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Inside Quality Design JULY

SEPTEMBER 2016

PROJECT: NEW TATE MODERN HERZOG & DE MEURON ARCHITECTURE AND SCIENCE: MAX IV LAB ARCHITECTURE FOR CULTURE: SAN FRANCISCO MOMA SNØHETTA COVER STORY: CATHEDRALS BENIAMINO SERVINO THEATRE DESIGN: SHAFTESBURY THEATRE BENNETTS ASSOCIATES

E 9,00 Italy only - E 13,00 B - E 15,00 F - E 16,00 D - E 18,00 NL - E 11,60 P - E 10,80 E

EXCELLENT ARCHITECTURES FROM: FRANCE, ITALY, JAPAN, PORTUGAL, SWEDEN, SWITZERLAND, UK, USA

Rivista per la cultura del progetto, dell’architettura, dell’innovazione e del design

Magazine for the culture of indoor planning, architecture, innovation and design


IL 20 LUGLIO ABBIAMO LANCIATO, DURANTE UN EVENTO PRESSO L’ATTICO OIKOS IN TORRE VELASCA A MILANO – ORGANIZZATO NELLA FORMULA DEL WORLD CAFÉ, IN COLLABORAZIONE CON L’AGENZIA NEW ERREDÌ – LA SINGOLARE SFIDA AI PROFESSIONISTI DEI SETTORI ARCHITETTURA E DESIGN A DIVENTARE “DIRETTORI PER UN GIORNO”. IL SUCCESSO DELL’INIZIATIVA CI HA CONVINTO A RIPETERE ALTRI LABORATORI NEL CORSO DEI PROSSIMI MESI, FINALIZZATI A FORNIRE UN APPROCCIO NUOVO, FUTURIBILE AL PARLARE DI ARCHITETTURA. I PARTECIPANTI SI TRASFORMERANNO DA SEMPLICI OSSERVATORI DEI MECCANISMI DI UNA RIVISTA AI PROTAGONISTI – IN UNA MODALITÀ CONDIVISA E PARTECIPATA – DELLA COMUNICAZIONE DI PROGETTI DI ARCHITETTURA E INTERIOR DESIGN. INVITIAMO ANCHE ATTRAVERSO QUESTO EDITORIALE A CONTATTARCI PRESSO LA SEDE DELLA REDAZIONE PER ESSERE COINVOLTI NEL PROGETTO “DIRETTORE PER UN GIORNO”, IL CUI OBIETTIVO È QUELLO DI INNOVARE ATTRAVERSO LA RICERCA DI NUOVE SUGGESTIONI E MODELLI, CAPACI DI OFFRIRE LE ESPERIENZE DI CUI HANNO BISOGNO I LETTORI, COINVOLGENDO IN MODO FATTIVO I PROFESSIONISTI DEL MONDO DELL’ARCHITETTURA NEL MONDO DELLA NOSTRA RIVISTA PER TUTTI I FASCICOLI IN USCITA NEL 2017.

“EDITOR IN CHIEF FOR ONE DAY” LAB

ON JULY 20 WE CHALLENGED, DURING A WORLD CAFÉ EVENT INSIDE THE OIKOS PENTHOUSE OF THE MILAN TORRE VELASCA – ORGANIZED IN COLLABORATION WITH AGENCY NEW ERREDÌ – ARCHITECTS AND DESIGNERS TO BECOME “EDITOR IN CHIEF FOR ONE DAY”. THE SUCCESSFUL RESULT OF THE EVENT CONVINCED US TO CONSIDER OTHER EVENTS IN THE COMING MONTHS, AIMED AT ACHIEVING A NEW, FUTURISTIC APPROACH TO COMMUNICATE ARCHITECTURE. THE PARTICIPANTS WILL TURN FROM MERE OBSERVERS OF THE SYSTEMS BEHIND A MAGAZINE INTO THE PROTAGONISTS – IN A SHARED MODE – OF THE COMMUNICATION OF ARCHITECTURE AND INTERIOR DESIGN.

EDITORIAL

WE INVITE YOU ALSO THROUGHT THIS PAGE TO CONTACT US AT THE HEADQUARTERS OF THE MAGAZINE TO BE INVOLVED IN THE “EDITOR IN CHIEF FOR ONE DAY” LAB, WHOSE GOAL IS TO INNOVATE THROUGH THE RESEARCH OF NEW IDEAS AND MODELS, ABLE TO CONVEY THE RIGHT MESSAGE TO THE READERS. ARCHITECTS AND DESIGNERS WILL BE INVOLVED PROACTIVELY IN THE WORLD OF IQD MAGAZINE THROUGHOUT 2017.


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Editoriale Editorial

Highlight

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New Tate Modern Herzog & de Meuron

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Shaftesbury Theatre Bennetts Associates

46 San Francisco MOMA Snøhetta

­Sommario LUGLIO

SETTEMBRE 2016

56 MAX IV Lab Snøhetta 64 The City of Wine XTU Casson Mann 70

Ettore Fico Museum Alex Cepernich

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Ishi-no-kinendo Stone Memorial Hiroya Kobiki Noritaka Ishikawa

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84 Cathedrals Beniamino Servino 94

The Design of Light Miguel Arruda

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The Flint House Skene Catling de la PeĂąa

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Montebar Villa JM Architecture

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Metal Only Nikita Bettoni Metal Design

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­Summary 84

JULY SEPTEMBER 2016

124 Events 126

Orphan Ground Renato Rizzi

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Workplace Wellness Paolo Bedogni

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House in Tuscany CCA&P Architetti

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HIGH L I G H T S

Gaber L’esperienza acquisita nel corso degli anni ha permesso all’azienda di crescere, ampliando la propria gamma di prodotti - che oggi include dalle sedute per interni ed esterni ai complementi d’arredo fino ai pannelli acustici - e di diventare una realtà poliedrica e all’avanguardia per tecnologia e design. Nella linea di pannelli acustici, Stilly, disegnato da Eurolinea, è realizzato con feltro modellato in poliestere a media densità, rivestito con tessuto di poliestere o di lana/poliammide, disponibile in numerose colorazioni. I materiali impiegati sono riciclabili, fonoassorbenti, resistenti al fuoco, leggeri e scelti per durare nel tempo. I singoli pannelli vengono fissati a parete o a soffitto, orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente, grazie a un supporto brevettato che offre al progettista la massima libertà compositiva. In ambito sedute, l’azienda punta molto sul modello Bakhita: sedia impilabile, ultraleggera, versatile, interamente realizzata in tecnopolimero e quindi adatta anche per uso esterno. Un complesso processo d’iniezione 2k la rende anche particolarmente robusta e durevole. Disponibile in dieci eleganti colorazioni e nelle versioni con o senza braccioli, Bakhita esiste anche nella versione sgabello, prodotto in due diverse altezze. Praticità, robustezza, leggerezza e design moderno rendono Bakhita Stool perfetto per qualsiasi ambiente. Robustezza e leggerezza caratterizzano anche la sedia Avenica, perfetta per sedute prolungate grazie alla sottile e resistente trama della seduta e dello schienale. Il sistema di produzione brevettato la rende ecosostenibile e inalterabile nel tempo. Pratica, semplice da pulire e impilabile, la sedia arreda con eleganza qualsiasi ambiente, anche all’aperto, offrendo un’ampia possibilità di composizioni e di abbinamenti cromatici.

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Thanks to its long history of success, the company has grown over the years, widening its production range - today including indoor and outdoor chairs, furnishing accessories and acoustic panels - and it is today a versatile company, characterized by cutting-edge technology and refined design. In the line of acoustic panels, Stilly, designed by Eurolinea, is made from molded medium density polyester felt, lined with a polyester or wool/polyamide fabric, available in several colors. The materials are all recyclable, soundabsorbing, fire-resistant, lightweight and durable. Each panel can be wall- or ceiling mounted - horizontally, vertically

or diagonally – by means of a patented bracket, which offers the designers the highest composition flexibility. In the furniture sector, the company is focusing on the new model Bakhita: a stackable, lightweight, versatile chair, entirely made from plastic material, also suitable for an outdoor use. The complex 2K injection-process behind it makes it also particularly sturdy and durable. Available in ten stylish colors and in the versions with arms or without, Bakhita features also a barstool version, designed in two different heights. The functional, sturdy, lightweight and modern Bakhita Stool can fit any indoor and outdoor environment.

Sturdiness and lightness characterize also Avenica, a chair ideal for intensive use, thanks to the thin, sturdy mesh of seat and back. The patented construction system makes it durable and eco-friendly. Functional, stackable and easy to clean, this chair elegantly furnishes any indoor and outdoor space, offering complete freedom of composition and color combination.


HIGH L I G H T S

Antoniolupi La combinazione tra le straordinarie capacità stilistiche e produttive dell’azienda toscana e il design di Carlo Colombo - una sinergia da cui erano nate in passato le collezioni Materia e Pantarei, due delle linee più belle e apprezzate nel mondo dell’arredo bagno internazionale - ha dato vita quest’anno al sistema modulare Bespoke. Si tratta di una vera e propria collezione di mobili e contenitori - basi, portalavabi, pensili e colonne - che coniugano versatilità e libertà compositiva. Elementi iconici, che sorprendono per la bellezza della loro linearità formale, si combinano in soluzioni sempre diverse e personalizzate in grado di vestire con

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eleganza non solo l’area bagno, ma anche le altre zone della casa. Bespoke consente di coordinare il linguaggio degli spazi abitativi con lo stile puro e sofisticato, che contraddistingue da sempre l’azienda Antoniolupi. Il sistema include dei contenitori - previsti nelle versioni con anta frontale o con cassetto - abbinati ad ante in vetro dello spessore di 4 mm con profili metallici. I piani possono essere realizzati in Quarzomood, il rivoluzionario materiale creato dall’azienda, oppure in legno. Le basi e i portalavabi sono previsti nelle versioni con anta o con cassetto, mentre i pensili e le colonne sono disponibili nella sola versione con anta.

The combination of the extraordinary stylistic and productive capacity of the Tuscan company with the design of Carlo Colombo - a synergy which developed in the past the successful collections Materia and Pantarei, two of the finest and worldwide most appreciated bathroom furniture - led this year to the development of the Bespoke modular system. It is a true furniture collection - including cabinets, high cabinets, sink units and wall units - featuring versatility and modularity. Iconic elements, featuring surprisingly beautiful, linear forms, which can be combined to create diverse, custom -made compositions, able to decorate

stylishly not just the bathroom but many other environments. Bespoke makes it possible to coordinate all the living spaces with that pure and sophisticated style, which distinguishes the company Antoniolupi. The system includes cabinets - available in the versions with front doors or drawers - combined with 4 mm acid etched doors with metal profiles. The surfaces can be made in Quarzomood, the new revolutionary material created by the company, or in wood. The cabinets and sink units can be delivered either with doors or with drawers, while the wall and high cabinets are available only with doors.


HIGH L I G H T S

Tabu L’azienda di Cantù, fondata nel 1927 e oggi considerata in oltre 60 paesi un prezioso riferimento nella tintura del legno naturale e nella tecnologia del legno multilaminare, ha saputo integrare la propria profonda conoscenza di questo materiale con nozioni scientifiche per sviluppare lavorazioni innovative e tecnologicamente all’avanguardia, che non solo consentono ai progettisti la massima libertà creativa, ma garantiscono l’omogeneità del colore e la ripetibilità del risultato. Quest’anno la collezione Graffiti si è arricchita di nuovi modelli, che testimoniano la capacità dell’azienda di aver saputo trasformare una materia prima nobile, complessa e variegata come il legno in un prodotto incredibilmente sofisticato. Per questa collezione, realizzata unicamente con piallacci naturali tinti, sono stati scelti legni quali il Rovere, l’Eucalyptus, l’Acero Frisé, l’Erable e la Betulla. Tra i quattordici nuovi disegni compositivi, che possono costituire una base anche per scelte cromatiche taylor made, mostriamo alcune realizzazioni con i modelli Yuan - con i suoi accostamenti di poligoni che ricordano antiche monete - Camouflage - con i suoi toni naturali declinati nelle raffinate strutture di legni frisé e occhiolinati - Endless -un piano infinito leggermente mosso da delicati accostamenti ton sur ton - e Barcode - caratterizzato dal rigore delle linee a elevato contrasto. Ogni pannello standard della collezione misura 1.260 x 3.060 mm, ma l’azienda può fornire fogli in misure particolari o piallacci grezzi.

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Tabu, established in Cantù in 1927, is today considered in over 60 countries a leading reference in the dyeing technology of natural and multilaminar wood. It has integrated its deep knowledge of this material with scientific knowledge to develop new, cutting-edge woodworking processes, which can grant the designers the highest creative freedom and ensure color homogeneity and impeccable repeatable results. This year, the Graffiti collection has been enriched with new models, showing how the company has succeeded in transforming a noble, complex raw material, as wood, into an extremely sophisticated product. For this new collection, made only with natural dyed veneers, they have selected the Oak, Eucalyptus, Frisè Maple, Erable and Birch veneers. Among the fourteen new models, which can be used also as basis for custom-made solutions, we feature some interior designs with the models Yuan - with its combination of polygons recalling ancient coins - Camouflage -with its natural shades on veined and birds-eye wooden structures - Endless - a never-ending texture slightly moved by tone-on-tone combinations - and Barcode - characterized by vertical and equal bands, alternatively jointed with a sharp contrast. Each standard sheet of this collection measures 1,260 x 3,060 mm, even if the company can provide also sheets in special measures or raw veneer.


HIGH L I G H T S

Antrax Presentato alla scorsa edizione del Salone del Mobile di Milano, Android, disegnato da Daniel Libeskind, non è un semplice radiatore, ma un sistema scultoreo dal forte valore iconografico. I tagli e i segni che rappresentano la cifra stilistica dell’architetto newyorkese vengono declinati, con un’operazione senza precedenti, in un oggetto capace di valorizzare qualsiasi ambiente domestico, lavorativo o pubblico. Una sequenza dinamica e inattesa di linee e pieghe, che richiama alla mente quella di un gigantesco origami, costituisce la forza espressiva dell’oggetto, esaltata da una serie di ombre e chiaroscuri che ne enfatizzano le linee compositive. Disponibile nei modelli Android e Android IQ - versione più evoluta, con il profilato tagliato trasversalmente - il

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nuovo modello di radiatore abbina alla ricerca stilistica una grande attenzione ai temi della sostenibilità. Il materiale impiegato per la realizzazione del radiatore - profilati di alluminio di diverse forme e dimensioni - è difatti riciclabile al 100%, mentre una tecnologia brevettata dall’azienda permette l’entrata a regime in tempi molto brevi, con un notevole risparmio energetico e un ridotto consumo di acqua. Ad alta efficienza termica e disponibile in oltre 200 colorazioni, Android è installabile sia in orizzontale che in verticale e può essere dotato di un apposito maniglione porta salviette in acciaio, la cui forma, non lineare, asseconda lo stile del radiatore e ne accentua la forza espressiva.

Presented at the latest edition of iSaloni in Milan, Android, designed by Daniel Libeskind, is not just a radiator, but, rather, a sculptural, highly iconographic system. The cuts and signs typical of the stylistic language of the New York architect are transferred, with an unprecedented operation, into an object able to enhance any residential, business or public space. A dynamic and unexpected sequence of lines and angles, recalling a giant origami, emphasizes its expressive power, further enhanced by some shadows and chiaroscuro effects. Available in the versions Android and Android IQ more sophisticated version in which the profile bar has been cut cross-wise - the new radiator combines a refined design with a great attention to sustainability.

The material used for its production aluminum profiles of different shapes and sizes- is 100% recyclable and a patented technology allows the radiator to be quickly fully operational, with a considerable energy saving and reduced water consumption. Characterized by high heating efficiency and available in over 200 colors, Android can be installed both horizontally and vertically and it can be delivered optionally with a steel towel rail, whose irregular shape, responding to the radiator’s style, emphasizes its expressive power.


HIGH L I G H T S

Mosaico+ La primavera si è aperta con un’esplosione di colori e trame floreali grazie alle nuove decorazioni di Mosaico+, azienda emiliana al vertice nella produzione di mosaici. Dal mondo della moda, segnata in questa primavera/estate 2016 da un ritorno degli abiti floreali, straordinarie decorazioni ispirate alla natura si trasferiscono nelle ultime tendenze dell’interior design, arricchite dagli effetti luminosi e cangianti del mosaico. Tralci fioriti, rami e foglie disegnano texture raffinate, capaci di ricoprire di esuberante naturalità le pareti di qualsiasi ambiente, residenziale o commerciale. Dalle tinte fresche, pastellate ai toni più accesi e vivaci, la nuova collezione Botanic Garden è in grado di trasferire suggestioni positive attraverso i segni armoniosi ed equilibrati dei suoi diversi decori Melted Rose, Sakura, Gypso e Florilège, disegnati da Ikos.

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Springtime started with an explosion of colors and floral patterns thanks to the new textures of Mosaico+, leading manufacturer of mosaic tiles. From fashion, where the 2016 spring / summer collections are dominated by a return of floral dresses, stunning natureinspired textures move to the latest trends in interior design, enhanced by the luminous, iridescent effects of the mosaic. Flowering branches, twigs and leaves draw exquisite textures, aspiring to cover with their exuberant naturalness the walls of any residential and retail space. From fresh, pastel shades to bright, lively colors, the new Botanic Garden collection radiates positive vibrations through the harmonious signs of its different models Melted Rose, Sakura, Gypso and Florilège, designed by Ikos.


La Tate Modern di Londra, il museo d’arte moderna più visitato al mondo con i suoi circa 5 milioni di visitatori all’anno, ha inaugurato lo scorso 17 giugno un ampliamento firmato dagli architetti dello studio svizzero Herzog & de Meuron, gli stessi che nel 2000 idearono la riconversione della vecchia centrale elettrica di Bankside, con la sua iconica ciminiera alta 98,87 m, nella sede nel museo. La Tate Modern - commentano gli architetti - ha contribuito dal 2000 a cambiare la città; l’impatto che ha avuto sulla progettazione urbana e sullo sviluppo delle aree adiacenti è stato sostanziale quanto l’influenza sulla sua vita artistica, culturale e sociale. L’imponente nuova struttura, che aumenta gli spazi espositivi del 60%, si erge per 10 piani sul lato sud del complesso, al di sopra dei cosiddetti Tanks, ovvero i vecchi serbatoi di combustibile della centrale, riconvertiti in spazi espositivi, mantenendone il più possibile invariato l’aspetto grezzo e industriale. Questi suggestivi spazi sotterranei scavati nel cemento, dalla forma trilobata, sono al centro del progetto del nuovo edificio. Non si tratta solo della base fisica su cui poggia la nuova costruzione - sottolineano i progettisti - ma del punto di partenza per lo sviluppo di nuovi approcci intellettuali e curatoriali, pensati per soddisfare le esigenze di un moderno museo del XXI secolo. L’estensione ci ha permesso di rivedere questi spazi facendo leva sull’obiettivo, condiviso con la direzione del museo, di armonizzare il nuovo con il passato e con la storia dell’edificio. Un altro accorgimento finalizzato a integrare il nuovo edificio con il preesistente e, più in generale, con lo skyline urbano, è stato quello di riprendere la matericità della Boiler House - la vecchia area caldaie con l’iconica ciminiera, riconvertita in museo nel 2000 - e di numerose altre architetture lungo il Tamigi. I progettisti hanno difatti utilizzato gli stessi bricks rossi della vecchia costruzione in una modalità moderna, realizzando una sorta di tessitura di mattoni, alternata ad ampie vetrate orizzontali, attraverso la quale la luce del sole filtra all’interno durante il giorno, garantendo un’ottima illuminazione naturale, e quella artificiale verso l’esterno, creando una forte caratterizzazione nelle ore notturne. Questa singolare pelle, compatta e al contempo perforata, che asseconda la geometria irregolare e sfaccettata della struttura, si modifica in base al punto di vista dell’osservatore: non solo per quanto riguarda trasparenza o compattezza, ma anche per forma e orientamento.

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London’s Tate Modern, the most visited modern art museum in the world with its around 5 million visitors every year, officially inaugurated on June 17 its new extension, designed by the renowned Swiss architects Herzog & de Meuron, the same who converted in 2000 the former Bankside Power Station, with its iconic 98.87 m high chimney, into a museum. Tate Modern - the architects comment- has changed London since 2000; the impact it has had on urban design and the development of the adjacent areas has been as substantial as its influence on the city’s artistic, cultural and social life. The imposing new 10-storey structure, which offers 60% extra exhibition space, is located to the south of the complex, on top of the Tanks, the former oil tanks of the station, recovered, while maintaining their raw, industrial look, to host magnificent exhibition spaces. These three cylindrical underground raw concrete spaces represent the conceptual starting point for the design of the new building. They are not merely the physical foundation of the new building – the architects explain - but also the starting point for intellectual and curatorial approaches which have changed to meet the needs of a contemporary museum at the beginning of the 21st century. The new extension allowed the designers to recover these spaces, in close collaboration with the museum, turning them into the ideal connection between old and new. Using the same material palette of the Boiler House - the former boiler with the iconic chimney, converted into a gallery in 2000 - and of many other buildings along the Thames also helped to integrate the new building with the pre-existing and, more generally, into the skyline of the city. The designers used the same red bricks of the old structure in a radical new way, creating a perforated brick screen, broken through the introduction of horizontal cuts, through which the natural light filters in during the day and through which the building glows at night. This compact, though perforated lattice which reacts to the twisting, faceted form of the structure, changes in appearance depending on the observer’s point of view, not just from transparent to opaque, but also in pattern and orientation. Silvia L. Belotti


LA NUOVA TATE MODERN THE NEW TATE MODERN

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Ai precedenti ingressi, rivolti a est e a nord, il recente intervento di ampliamento della Tate Modern di Londra, a cura degli architetti Jacques Herzog e Pierre de Meuron, aggiunge al museo un nuovo, terzo ingresso, rivolto a sud, che crea un collegamento diretto, finora mancante, tra le sponde del Tamigi e lo storico quartiere di Southwark. Il collegamento passa attraverso l’edificio preesistente di 6 piani, la cosiddetta Boiler House, e la Turbine Hall, l’antica sala macchine della centrale termoelettrica di Bankside, trasformata in uno spazio di 3.400 mq dedicato alle esposizioni temporanee. Il nuovo edificio, denominato Switch House, rafforza il legame tra il museo e la città grazie a questo collegamento e alla realizzazione, sul lato sud, di una nuova piazza con giardini pubblici.

La nuova struttura, che incrementa del 60% gli spazi del museo, include quattro piani di gallerie espositive, un bar, un’area retail, alcuni spazi didattici, gli uffici amministrativi, un ristorante e una spettacolare terrazza panoramica al decimo piano, che offre un’inedita vista sulla città di Londra. La progettazione degli arredi interni è stata affidata, come già nell’intervento del 2000, al designer londinese Jasper Morrison. La configurazione verticale di questi spazi si contrappone a quella orizzontale della prima fase della Tate Modern. I percorsi espositivi e le linee di collegamento tra gli spazi, subordinati a una lunga serie di vincoli, si sono condensati in una forma piramidale, generata da una combinazione di geometrie del sito e delle preesistenze.

Questa imponente, scultorea struttura si erge al di sopra degli spazi ipogei dei Tanks, i grandi serbatoi della vecchia centrale: uno splendido esempio di architettura industriale, in parte recuperata nella prima fase del 2000 e oggi completamente riconvertita in suggestivi spazi dedicati alle esibizioni di live art. Il nostro intervento in questi spazi è stato il meno invasivo possibile; - spiegano i progettisti - la patina originale, con le sue macchie e i segni di scolorimento, è stata preservata e il nuovo calcestruzzo va a fondersi impercettibilmente con questo patchwork creato dal passaggio del tempo.

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The recently inaugurated extension of the London’s Tate Modern, designed by architects Jacques Herzog and Pierre de Meuron, adds to the existing entrances to the East and the North a new entrance to the South, creating a previously-missing link between the River Thames and the historic Southwark. The connection passes through the preexisting 6-storey Boiler House and the Turbine Hall, the old generating hall of the Bankside Power Station, turned into a 3,400 sqm open space for temporary exhibitions. The new building, known as the Switch House, strengthens the link between the museum and the city through this connection and also through the creation of a new city plaza to the South and a new public garden. The extension, which increases the display space by 60%, boasts four levels for new exhibition galleries, two levels for learning spaces and offices, plus a restaurant, a café, a retail area and a rooftop terrace at the tenth level with panoramic views over London.  The London designer Jasper Morrison, who already designed the interiors of the museum in 2000, designed the interiors of the new extension. The vertical orientation of these spaces is clear in the same way that a horizontal orientation is evident in the first phase of the Tate Modern. The exhibition paths and the connecting lines condensed into a pyramidal form generated from the combined geometries of the site context and the existing building. This sculptural structure rises above the subterranean spaces of the Tanks: vast, industrial spaces, partially recovered in the first phase in 2000, dedicated to live art. As the designers tried to minimalize their interference with these spaces, the original patina with all its stains, marks and discoloration signs was preserved and the new concrete blends imperceptibly into this patchwork created by the passage of time.

Credits: Photographs: © Iwan Baan

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Lo studio di architettura britannico Bennetts Associates ha curato il progetto di ampliamento dello storico Teatro Shaftesbury, il più grande teatro indipendente del West End londinese. Classificato Grade II nell’elenco degli edifici storici protetti, il teatro, progettato nel 1911 dall’architetto Bertie Crewe, è stato recentemente riaperto al pubblico dopo un delicato intervento di ristrutturazione e ampliamento durato tre anni. L’intervento, che ha previsto la realizzazione di un parallelepipedo alto 10 m sul tetto dell’edificio, ha creato nuovi spazi per gli uffici amministrativi e ha contribuito al potenziamento della funzionalità del teatro, la cui graticcia in legno della torre scenica non era in grado di soddisfare le esigenze tecniche di grandi produzioni teatrali. La singolare sagoma seghettata che caratterizza il nuovo volume è stata progettata per accogliere all’incrocio delle falde le vetrate, gli evacuatori di fumo e altri elementi tecnici, mentre il rivestimento in acciaio Cor-Ten è stato scelto perché il suo tipico colore, che varia da un arancio a un bruno-rossastro, forniva un preciso riferimento alla terracotta e ai mattoni delle circostanti costruzioni e creava, al contempo, un netto contrasto con la chiara pietra delle facciate dell’antico teatro, permettendo alla nuova struttura di stagliarsi, quasi di fluttuare, nello skyline del più vivace distretto della capitale inglese.

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UK architecture practice Bennetts Associates has designed the extension of the historic Shaftesbury Theatre, the largest independent theatre of the London’s West End. The Grade II listed theatre, designed in 1911 by architect Bertie Crewe, was recently reopened to the public after three years of renovation and extension. The new design has created additional office spaces and has permanently extended the fly tower by 10 m above the existing roof, thus increasing the loading capacity of the theatre, whose existing timber-framed fly tower could not meet the technical demands of larger theatrical productions. The peculiar saw-tooth form characterizing the new extension was developed to accommodate the windows, the smoke vents and other technical requirements within a unified geometry of angular planes, while the weathering steel cladding was chosen because its typical color, varying from a vibrant orange hue to a warm burnt umber patina, corresponded to the extensive use of brick and terracotta of the adjacent mansion blocks façades. It also created a sharp contrast with the clear stone façades of the theatre, so that the new distinctive contemporary structure appears to float in the skyline of the most lively district of the British Capital.

Silvana Dunbar Roake


INTERVENIRE NELLA STORIA DEL WEST END INTERVENTION IN THE HISTORIC WEST END

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Il recente intervento - spiega James Williams, Amministratore Delegato del Teatro Shaftesbury - ha arricchito di un elemento contemporaneo lo storico edificio, senza intaccarne la grazia e la bellezza originali. L’edificio, progettato in stile Rinascimentale nel 1911 dall’architetto inglese Bertie Crewe, fu il primo teatro realizzato a Londra con struttura in acciaio e dotato di una torretta scenica e di un auditorium con tetto retrattile per spettacoli a cielo aperto. Dalla metà degli anni ’80 il teatro si è conquistato la reputazione di prezioso riferimento per importanti performance, ma le crescenti esigenze tecniche delle moderne programmazioni hanno evidenziato i limiti della graticcia lignea della torre scenica e la necessità di un adeguamento della struttura.

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Il progetto dello studio di architettura Bennetts Associates, con sedi a Londra, Edimburgo e Manchester, ha creato un’estensione permanente della torre scenica di 10 m sul tetto dell’edificio, eliminando in questo modo la necessità di ricorrere in futuro ad adeguamenti temporanei e garantendo alla nuova torre una capacità di supportare carichi fino a 35 tonnellate. La posizione all’interno di uno dei quartieri storici di Londra e l’obbligo di mantenere inalterato il tetto apribile dell’auditorium -l’ultimo esempio rimasto di questo genere - hanno determinato la geometria, l’altezza e la collocazione della nuova struttura.

Nonostante le rigide restrizioni legate alla condizione di edificio storico protetto rappresentassero un’importante sfida nella progettazione dell’ampliamento del teatro commenta Paul Bowman, socio dello studio Bennetts Associates - abbiamo progettato un intervento che ha riscosso grande interesse e successo ed il merito va a una perfetta combinazione di semplicità strutturale, competenze costruttive e un approccio deciso alle scelte formali e materiche. All’interno della struttura, gli spazi, modulari, a pianta aperta e ben illuminati, si prestano all’utilizzo come ambienti lavorativi teatrali, arricchiti da un uso giocoso del colore degli elementi a vista del telaio.


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Whilst maintaining its original grace and beauty James Williams, Chief Executive of the Shaftesbury Theatre said - we now have a contemporary addition that enhances the facilities of this historic Theatre. The building, originally designed in an elaborate Renaissance style in 1911 by English architect Bertie Crewe, was the first steel framed theatre in London. It also had a fly tower and a Victorian openable rolling roof to the auditorium for open-air performances. Since the mid ‘80s the theatre has built a reputation as a receiving house for large-scale musical theatre, but the increasing technical demands of modern productions have shown the limits of the existing timber-framed fly tower and the need for a state of the art building, fit for large scale musicals. The design of the architecture practice Bennetts Associates, with offices in London, Edinburgh and Manchester, has permanently extended the fly tower by 10 m above the existing roof, thereby eliminating the need for temporary adaptation in future and allowing the new fly tower to take weights of up to 35 tonnes. The position within a conservation area of London and the imperative to retain the Victorian openable rolling roof to the auditorium - the last remaining example of its kind - were critical constraints to the design and influenced the geometry, height and location of the new extension. Despite all the restrictions and the challenging brief - Paul Bowman, Associate at Bennetts Associates, said - the interest and the ultimate success of this project has come from a combination of structural ingenuity, contractor know-how and a single-minded approach to architectural form and materials. Internally, the spaces created by the extension are ideally suited to be used as theatrical working environments, as they are largely open-plan, adaptable and naturally lit, enriched by a playful use of color on the exposed structural framing elements.

Credits: Photographs: Š Peter Cook Drawings: courtesy of Š Bennetts Associates

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CONTRASTI E CONTINUITÀ CONTRASTS AND CONTINUITY Nato nel 2009 dall’esigenza di ospitare più di 800 nuove opere di arte contemporanea e del dopoguerra, tra cui le 260 mai esposte provenienti dalla collezione privata di Donald e Doris Fisher, il progetto di ampliamento del Museo di Arte Moderna di San Francisco, curato dallo studio norvegese Snøhetta e inaugurato lo scorso 14 maggio, ha preso il via dalla creazione di un nuovo ingresso e dalla riprogettazione dei percorsi pedonali attorno all’edificio originario, disegnato nel 1995 dall’architetto svizzero Mario Botta. Il nuovo edificio di 22.000 mq avvolge, con la sua sagoma fluida e irregolare, l’edificio originario in laterizio e pietra lavica, dalle linee rigide e rigorose, triplicandone la superficie espositiva e creando una nuova galleria dedicata al Pritzker Center for Photography. Grazie all’aspetto organico della facciata est, che trae ispirazione dalle acque della baia, alla grande Parete Verde e a una serie di balconate esterne, che sembrano essere il proseguimento delle terrazze del palazzo originario, il nuovo edificio stabilisce un collegamento visivo e fisico con il contesto circostante. Questo progetto ci permette - ha commentato Neal Benezra, direttore del MOMA di San Francisco - di attingere all’energia del distretto della Baia di San Francisco, famoso per la sua bellezza e per la sua forza creativa, fornendo nel contempo lo spazio adeguato per esporre straordinarie opere d’arte, che non sarà possibile trovare da nessun’altra parte al mondo.

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Conceived in 2009 to accommodate more than 800 new contemporary artworks, including the 260 works from the Donald and Doris Fisher private Collection, never shown before, the extension design of the San Francisco Museum of Modern Art by the Norwegian practice Snøhetta, which re-opened to the public on May 14, began by opening new entrances and redesigning the pedestrian pathways around the original building, designed by Swiss architect Mario Botta in 1995. The new 22,000 sqm building wraps, with its fluid and irregular shape, the rigorous lines of the original bricks and lava stone building, offering nearly three times the previous exhibition space and creating a new gallery for the Pritzker Center for Photography. The new building establishes a visual and physical connection with the surrounding landscape through the organic eastern façade, partly inspired by the waters of the Bay, the huge Living Wall and a series of outdoor terraces, which seem to be the continuation of the terraces of the original building. This expansion - said Neal Benezra, Director of the SFMOMA - enables us to tap more fully into the energy all around us, in the San Francisco Bay region, known for its special creativity and beauty, while greatly increasing the presentations of a collection that includes remarkable concentrations of artworks that can be found nowhere else.

Robert McLean


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Photo: © Iwan Baan


Photo: © Henrik Kam

L’obiettivo dello studio norvegese Snøhetta, vincitore nel 2010 del concorso per la progettazione dell’ampliamento del Museo di Arte Moderna di San Francisco, progettato dall’architetto Mario Botta nel 1995, era quello di creare un edificio con un preciso ruolo sociale, aperto alla città e in grado di stabilire nuove relazioni tra quest’ultima, i suoi abitanti e i suoi visitatori. Il riferimento al paesaggio circostante è rinvenibile già nell’involucro dell’edificio: una pelle bianca e increspata - formata da 700 diversi pannelli polimerici rinforzati con fibra di vetro, sulla cui superficie sono stati inglobati cristalli silicati provenienti dalla vicina baia di Monterey - richiama alla memoria l’immagine cangiante delle nebbie che spesso avvolgono le acque della baia di San Francisco. L’interazione con il contesto prosegue nella realizzazione delle cinque terrazze, che accolgono delle sculture e offrono incantevoli viste sulla città, e della grande Parete Verde, realizzata con 15.000 piante, comprendenti 24 specie autoctone.

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L’accesso al museo è libero e gratuito a tutti coloro che vogliono visitare i 4.000 mq del piano terra, raggiungibile attraverso due ingressi: quello originario, rimodernato, da Third Street e quello nuovo, interamente vetrato, da Howard Street. L’atrio, grazie alla sostituzione della vecchia scalinata monumentale con una serie di scale in legno biondo che conducono alla lobby principale al secondo piano, è oggi uno spazio aperto e inondato di luce, dominato dalla presenza dell’imponente scultura Sequence di Richard Serra, visibile anche all’esterno attraverso la grande vetrata. Dalla lobby un’altra scalinata rivestita con legno d’acero conduce il visitatore al terzo piano, occupato dall’ampia galleria del Pritzker Center for Photography. Nonostante le numerose critiche mosse alle scelte formali e materiche del progetto, definite incoerenti sia con il contesto che con il contenuto, che hanno seguito l’inaugurazione del nuovo edificio, la direzione del MOMA di San Francisco, uno dei più importanti musei della California, ribadisce il suo compiacimento per questa presenza iconica, a cui si deve riconoscere anche il grande merito di aver posto l’esperienza del visitatore al centro della propria mission.


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Photo: © Henrik Kam


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Photo: © Henrik Kam


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Photo: © Henrik Kam


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Photo: © Henrik Kam

Photo: ©Iwan Baan

Photo: © Henrik Kam


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Photo: ©Iwan Baan

Photo: ©Iwan Baan

Photo: ©Joe Fletcher


Photo: © Iwan Baan

The goal of the Norwegian practice Snøhetta - winner in 2010 of the design competition for the extension of the original SFMOMA, designed by architect Mario Botta in 1995 - was to create a building with a precise social role, connected to the city and able to foster social interaction between the city, its inhabitants and its visitors. The façade refers to the surrounding landscape with its white, undulating skin - formed by 700 uniquely shaped fiberglass reinforced polymer panels with Silicate crystals from Monterey Bay embedded in their surfaces - intended to recall the changing light through the fogs which often surround the waters of the San Francisco Bay. The outdoor sculpture terraces, offering amazing views over the city, and the large Living Wall with 15,000 plants, including 24 native species, continue the dialogue with the surrounding landscape. The building expansion offers nearly 4,000 sqm of free entrance in the ground floor galleries, which can be accessed through two entrances: the revamped, original entrance from Third Street and the new glass-walled entrance on Howard Street.

The atrium has been opened up by replacing the monumental old staircase with a series of suspended blonde wood stairs, leading to the main lobby on the second floor. This open space, flooded with natural light, is dominated by Richard Serra’s monumental sculpture Sequence, entirely visible to passerby on the street through the large window. Another maple-clad staircase leads visitors from the lobby to the third floor, housing the Pritzker Center for Photography. Despite some the negative criticism to the formal and material choice of the new extension, considered somehow inconsistent with the context and the content, the board of trustees of the San Francisco MOMA, one of the most important museums in California, confirms his full satisfaction for this new iconic building, to which people have also to recognize the great merit of having considered the visitor experience as the key component of its mission.

Credits: Images: courtesy of © SFMOMA

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© Snøhetta

A Lund, città nel sud della Svezia famosa per la sua storica Università, è stato inaugurato lo scorso 21 giugno il MAX IV, l’impianto di alta potenza per la produzione di radiazione di sincrotrone. Con 30 anni di esperienza alle spalle, accumulata con i precedenti impianti, il nuovo laboratorio, che sorge su di un terreno di quasi 200.000 mq, fornirà agli scienziati la più brillante sorgente di raggi X al mondo per agevolare la ricerca di nuovi materiali da applicare 56

in diversi campi quali la biologia, la fisica, la chimica, le scienze ambientali, l’ingegneria, la medicina e l’industria. Alla progettazione della struttura - formata da due anelli di stoccaggio degli elettroni, il maggiore con una circonferenza di 528 m, e da un laser a elettroni liberi, alimentato da un acceleratore lineare lungo 250 m - è stata affiancata la complessa progettazione del paesaggio, capace di condizionare il perfetto funzionamento dell’impianto.

Affidata nel 2011 allo studio di architettura norvegese Snøhetta, la progettazione del territorio su cui sorge il nuovo MAX IV - il primo di quella che è destinata a diventare in futuro una Città della Scienza - si è basata su quattro criteri chiave: le vibrazioni del terreno, il bilanciamento delle masse, la selezione e manutenzione delle piante e la gestione delle acque piovane.


DOVE L’INVISIBILE DIVENTA VISIBILE WHERE THE INVISIBLE BECOMES VISIBLE

The city of Lund, in southern Sweden, known for its historic University, inaugurated on June 21 the MAX IV, a high-performance synchrotron radiation laboratory. With a 30 years’ experience with the previous facilities, the new laboratory, located on a nearly 200,000 sqm area outside the city, will provide the most brilliant x-ray light to scientists for their research for new materials to be applied to different fields, including biology, physics, chemistry, geology, engineering,

medicine and industry. The complex design of the landscape, able to influence the experiments in the laboratories, has been carried out alongside the design of the laboratory, formed by two storage rings for the electrons - the larger featuring a 528 m circumference - and by a freeelectron laser, fed by a 250 m long linear accelerator. The architects of the Norwegian practice Snøhetta were commissioned in 2011 to design the landscape surrounding the new

MAX IV, the first structure of a future Science City. They decided to base the landscape design on four key criteria: the ground vibrations, the mass balance, the plant selection and maintenance and the storm water management.

Markus Görn

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Il contesto verde in cui si inserisce il nuovo MAX IV, il laboratorio che fornirà la più brillante sorgente di raggi X al mondo, subirà nei prossimi anni un’importante trasformazione con la creazione di una Città della Scienza, che includerà ulteriori impianti e un insediamento residenziale. La straordinarietà di concepire questa futura cittadella della scienza come un grande parco pubblico nella zona a nord della città di Lund, non recintandola in un’area separata dal contesto pubblico, rappresenta un’importante pietra miliare nella visione futura dei centri di ricerca. L’immagine iconica di questo parco pubblico, che combina perfettamente la semplicità della natura alla più alta tecnologia, è stata determinata dall’esigenza di proteggere il laboratorio dalle vibrazioni causate dalla vicina autostrada E22 e di gestire correttamente le acque meteoriche.

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Poiché un terreno pianeggiante avrebbe agevolato la propagazione delle vibrazioni meccaniche, capaci di interferire con gli esperimenti di laboratorio, i progettisti hanno optato per la creazione di una serie di avvallamenti e cunette artificiali attorno alla struttura. I cumuli di terra che determinano la topografia irregolare del parco sono stati realizzati con le masse scavate per la realizzazione dell’impianto; questo corretto bilanciamento delle masse, oltre a risolvere il problema delle vibrazioni, consente di garantire una restituzione dell’area al suo originale uso agricolo al termine del ciclo di vita del sincrotrone, fissato in 25 anni. Abbiamo caricato il modello digitale 3D direttamente sui GPS delle ruspe - spiegano i progettisti dello studio Snøhetta - in modo tale da rilocare le masse nella loro posizione finale in un’unica operazione.

Il nuovo paesaggio è stato quindi ricoperto con erba e piante locali, provenienti dalla vicina riserva naturale di Kungsmarken, che richiedono una manutenzione molto semplice, affidata a una combinazione di macchine agricole tradizionali e greggi di pecore al pascolo. La nuova topografia ha infine contribuito, con la creazione di avvallamenti e specchi d’acqua, a ottimizzare il sistema di gestione delle acque e di stoccaggio e riutilizzo delle acque meteoriche, reso necessario dalle rigide restrizioni imposte dal dipartimento di urbanistica della città alla quantità d’acqua concessa per il funzionamento del laboratorio e la manutenzione del parco. Il perfetto funzionamento del laboratorio, frutto della collaborazione tra il CNR svedese e l’Università di Lund, renderà visibile l’invisibile, permettendo una migliore conoscenza dei materiali e lo sviluppo di nuovi.


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Š Snøhetta

The green site hosting the new MAX IV, the laboratory that will provide the most brilliant x-ray light in the world, will undergo a major transformation in the coming years with the creation of a future Science City, including other laboratories and a new housing development as well. The decision to conceive this future science city as a large public park in the area northeast of Lund, rather than as a fenced, introverted center, has set a new standard for the future research facilities. The iconic design of this public park, which perfectly combines a green landscape with the highest technology, has been influenced by the need to protect the laboratory from the ground vibrations caused by the surrounding E22 highway and to manage properly the storm water. Since a flat ground surface would have facilitated the propagation of the mechanical vibrations, able to interfere with the scientific experiments in the laboratory, the designers decided to create a series of artificial slopes around the structure. The mounds designing the uneven topography of the park have been created with the excavated masses on site; this correct mass balance, in addition to solving the problem of the vibrations, also secures the option of reversing the area to agricultural use at the end of the 25-year life cycle of the synchrotron. By uploading the digital 3D-model directly into the GPS-controlled bulldozers - the architects at Snøhetta explain - we were able to relocate the masses to their final position with one single operation. The new landscape was then covered with grass and local plants, coming from the nearby natural reserve area at Kungsmarken, whose simple maintenance strategy includes a combination of grazing sheep and conventional agricultural machinery. Furthermore, the new topography has helped, with the creation of both dry and wet ponds, to optimize the water management, storage and reuse systems, meeting the restrictions imposed by the planning department of the city relating the quantity of water permitted to run the laboratory and for the maintenance of the park. The proper functioning of the laboratory, operated jointly by the Swedish Research Council and the Lund University, will make the invisible visible, allowing a better understanding of materials and the development of new ones.

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© ABML4

© ABML4


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© ABML4 / Felix Gerlach

Photo: © Madeleine Schoug


LA CITTÀ DEL VINO THE CITY OF WINE

Dopo sei anni dall’affidamento della progettazione allo studio di architettura parigino XTU, la Città del Vino è stata inaugurata lo scorso 31 maggio a Bordeaux, città nel sud-ovest della Francia, dove si produce uno dei vini più famosi al mondo. Nella notte del giubilo e nell’infausto giorno esalta l’allegria o attenua la paura, scriveva il poeta argentino Jorge Luis Borges nel suo Sonetto al vino. Da Omero a Baudelaire molti scrittori hanno intessuto le lodi di questa bevanda, che evoca i mondi interiori e, al pari della poesia, colora la vita umana. E al vino la città di Bordeaux ha voluto dedicare una struttura di quasi 13.000 mq che, andando oltre il semplice

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concetto di museo o centro di degustazione, fosse in grado di far vivere al visitatore un’esperienza immersiva tra cultura, arte, tecnologia e storia nell’affascinante mondo del vino. L’architettura è stata pensata per preparare il visitatore a questo tipo di viaggio multisensoriale, diventandone essa stessa parte integrante. Non assomiglia a nessun’altra forma riconoscibile - è stato il commento degli architetti Anouk Legendre e Nicolas Desmazieres dello studio XTU - perché volevamo che fosse un’evocazione assoluta dell’anima del vino. Situata a metà strada tra il centro urbano e le rive della Garonna, la struttura rende omaggio,

con la sua forma scultorea e le sue audaci curve, ai flussi delle acque del fiume, echeggiando al tempo stesso il vortice di vino che si avvolge nel bicchiere e la forma attorcigliata dei tralci di vite. La pelle cangiante dell’edificio, formata da pannelli di vetro di vari colori alternati a pannelli di alluminio iridescente, che riflette i bagliori dorati del fiume e i toni del cielo e delle nuvole, fornisce infine un ricercato tributo alle affascinanti facciate neoclassiche degli edifici di pietra bianca del centro storico di Bordeaux.


Photo: © Julien Lanoo

Six years after the Paris-based architecture practice XTU started its design, the City of Wine was inaugurated on May 31 in Bordeaux, in southwestern France, where one of the most famous wine blends in the world is produced. On the night of joy or on the hostile day it exalts the glee or soothes the horror, the Argentine poet Jorge Luis Borges wrote in his Sonnet to Wine. From Homer to Baudelaire many writers have praised this beverage, which evokes inner worlds and, like poetry, colors human life. The city of Bordeaux has dedicated to wine a nearly 13,000 sqm structure, which, going beyond the simple functions of a museum or a tasting

center, provides the visitors with an immersive experience in the culture, art, technology and history of wine. Visitors are in a discovery mind-set initiated by the same architecture, which creates the right conditions for them to discover and complete this multisensorial journey. It is unlike any other recognizable form - architects Anouk Legendre and Nicolas Desmazieres of studio XTU said - because it is an evocation of the soul of wine. Located between the city center and the Garonne riverbank area, the building pays homage, with its sculptural form and its bold waves, to the eddies in the water of the river, echoing at the same time the swirling

motion of wine in a glass and the shape of a gnarled vine stock. The building’s shimmering skin, made up of silk-screen printed glass panels and perforated, iridescent, lacquered aluminum panels, reflecting the golden glow of the river, the clouds and the shades of the sky, is reminiscent of the white stone of Bordeaux neo-classical façades. Elise Piccoli

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Photo: © Patrick Tourneboeuf

L’iconica architettura della Città del Vino di Bordeaux, progettata dallo studio XTU di Parigi, e gli allestimenti interni, sviluppati in collaborazione con lo studio londinese Casson Mann, abbinano una audace e poetica interpretazione del vino e della sua fluida essenza a una serie di tecnologie digitali in grado di creare ambienti multimediali e multisensoriali. Linee verticali e orizzontali si intersecano in un continuo movimento sinuoso, che richiama le anse della Garonna e prosegue negli spazi, nei volumi e nei materiali all’interno della struttura. All’edificio si accede attraverso due ingressi, che rafforzano il concetto di movimento del progetto: uno rivolto verso la città e uno verso il fiume. Il viaggio immersivo alla scoperta dell’universo del vino ha quindi inizio in un’ampia hall al secondo piano e si snoda attorno a una grande area centrale, circondata da una scultorea struttura formata da 574 archi in legno lamellare. La struttura lignea si estende per tutti i 10 piani dell’edificio, emergendo all’esterno in prossimità del belvedere, che, situato a un’altezza di 55 m, consente ai visitatori di godere di una splendida vista sulla città e sul suggestivo paesaggio di vigne della Gironda. Oltre ai 2.800 mq di esposizioni permanenti, gli spazi interni ospitano un grande auditorium da 250 posti, caratterizzato da un soffitto di tubi di legno sospesi, tre aree di degustazione, inclusa un’area multisensoriale, un negozio per la vendita di vini provenienti da 80 diversi paesi e tre ristoranti, di cui uno panoramico.

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Photo: © Patrick Tourneboeuf


Photo: © Delphine Isart

Credits: Images: courtesy of © XTU

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Photo: © Nick Guttridge / Casson Mann 2016

The iconic architecture of the City of Wine in Bordeaux, designed by Paris studio XTU and its innovative permanent exhibition, designed by the London agency Casson Mann, combine a bold, poetic interpretation of the spirit of wine and its fluid essence with a raft of immersive digital technologies, delivering multimedia and multisensory environments. Horizontal and vertical lines are linked in a unique continuous motion, matching the curves of the Garonne River, which is also reflected in the interior volumes, spaces and materials. The building is accessed through two entrances, which reinforce the concept of motion: one on the city side and the other on the river side. The building houses a major space in the shape of the permanent tour on the second floor, an immersive voyage of discovery into the world of wine. It winds around a central courtyard, framed by a spectacular and immersive wooden structure: 574 curving arches, all individually made, constructed of laminated timber. These wooden arches cover all the 10 floors of the building, up to the tower to the belvedere level, culminating at a height of 55 meters and offering a unique panoramic view over the city and the stunning landscape of the Gironde vineyards. The building accommodates 2,800 square meters of permanent exhibitions, a 250-seat auditorium, characterized by a ceiling of suspended wooden tubes, three tasting areas, including an immersive multi-sensory space, a wine cellar offering wine bottles from more than 80 countries across the world, two restaurants and a panoramic restaurant.


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Photo: © Nick Guttridge / Casson Mann 2016


Era il 1965 quando la SICME - Società Industriale Costruzioni Meccaniche ed Elettriche - fondata a Torino nel 1955, si trasferì nello stabilimento disegnato nel 1955 da Aldo Marini, già di proprietà della INCET, l’Industria Nazionale Cavi Elettrici di Torino. L’attività dell’azienda proseguì in questo stabile, situato all’interno di un quartiere a vocazione prettamente industriale nella zona a nord della città, per circa un quarantennio, durante il quale vennero apportati importanti ampliamenti e modifiche.

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Nel 1968 fu costruita la grande navata con le imponenti estremità vetrate, che da quel momento divenne l’elemento caratterizzante dell’intero complesso. Nel 2004, anno in cui fu ufficialmente presentata istanza di fallimento, il complesso industriale, svuotato di tutti gli impianti, iniziò un rapido processo di abbandono e degrado, durato per circa un decennio, finché Andrea Busto, critico e attuale direttore della Fondazione e del Museo Ettore Fico, decise che quella sarebbe stata la sede ideale per il MEF, il museo che

porta il nome del pittore piemontese scomparso nel 2004. Affidata la progettazione all’architetto torinese Alex Cepernich, il nuovo museo, che occupa complessivamente 2.000 mq, di cui 1.100 espositivi, a distanza di poco più di un anno di attività, si è qualificato come centro non solo di crescita culturale, ma anche di aggregazione sociale, grazie a un vasto programma, che affianca alle mostre interventi diretti di artisti e sessioni di dialogo interdisciplinare.


After being founded in Turin in 1955, SICME - Industrial Society for Mechanical and Electric Manufacturing - moved to another plant in 1965, in a typically industrial neighbourhood, having purchased the plant, designed by engineer Aldo Marini in 1955, owned by INCET, the National Electric Wire Industry in Turin.The production of the company on these premises, located on the northern side of the city, proceeded for about four decades, during which the facility underwent significant transformations.

In 1968 the vast aisle with impressive windows at its ends was built, and it soon became the prominent feature of the manufacturing facility. In 2004, a petition in bankruptcy was officially filed and the empty industrial complex started to be abandoned and degraded. After about a decade, Andrea Busto, a critic and actual director of the Ettore Fico Foundation and Museum, chose that site as the ideal seat to house the MEF, just an acronym for Ettore Fico Museum, an important Piedmont painter died

in 2004, to whom the museum is dedicated. Designed by the Turin architect Alex Cepernich, the museum, featuring about 2,000 square meters 1,100 of which devoted to exhibitions - became, after one year of activity, a place giving strong impetus not only to processes of cultural growth but also of socialization, thanks to a vast program aiming to host exhibitions as well as direct interventions by artists and interdisciplinary dialogue sessions.

Gabriele Dalla Torre

NON SOLO MOSTRE NOT JUST EXHIBITIONS

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Il recente Museo Ettore Fico di Torino - spiega l’architetto Alex Cepernich - si compone di una serie di spazi e di volumi, interconnessi in modo organico e sviluppati su più livelli. Un fabbricato secondario, a cui si accede dal museo o direttamente dalla strada, ospita l’area ristorazione al piano terreno e gli uffici della Fondazione al primo piano. Il percorso espositivo del MEF prende il via dalla hall d’ingresso al pianterreno: uno spazio piuttosto cupo, con un’altezza contenuta, illuminato solo dalla luce artificiale indiretta. Questo spazio è rifinito con béton brut, il cemento grezzo a vista, che fornisce un eloquente tributo al passato industriale dell’edificio. A destra dell’ingresso si trova il concept store, sviluppato su due livelli con altezze variabili. Da qui il percorso prosegue lungo un corridoio centrale alto 5 m sul quale si affacciano le sale espositive, gli spazi didattici e la sala polifunzionale - che termina in un ampio spazio a doppia altezza, inondato dall’alto dalla luce naturale. Una scala perimetrale conduce il visitatore al piano superiore, regalando suggestivi affacci sugli spazi sottostanti. Il primo piano ospita un grande open space, uno spazio etereo, flessibile, adattabile alle più diverse esigenze espositive, caratterizzato da grandi altezze e valorizzato da ampie vetrate perimetrali. Credits: Photos: © Beppe Giardino

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Qui la luce naturale, amplificata dalle pareti e dai pavimenti total white, dilata le proporzioni del volume, creando un’atmosfera quasi surreale. Le strette e continue finestre orizzontali e le travi a traliccio lasciate a vista sono un chiaro richiamo alla forza espressiva dell’architettura industriale del passato, che si assomma alla forza espressiva delle opere d’arte esposte. Anche i dettagli dei portoni neri a libro a tutta altezza che indicano gli spazi di servizio, le uscite di sicurezza e le serrande esterne in metallo microforato, a richiamare lo scuro rivestimento metallico della facciata, sono stati concepiti come parti di un unico dialogo progettuale e realizzati su misura dall’azienda Iridium Doors, così da combinare estetica, funzionalità e sicurezza. Il percorso espositivo termina in un’ampia zona relax, connessa a una terrazza esterna, che, assieme all’ampia vetrata strutturale, garantisce un collegamento con la città di Torino e una continuità fattiva e visiva tra interno ed esterno. Da qui, a completamento del percorso espositivo circolare, il visitatore scende verso l’uscita al pianterreno passando attraverso il piano mezzanino.


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The recent Ettore Fico Museum in Turin - architect Alex Cepernich explains - consists of a series of spaces and volumes interconnected in an organic way on different levels. An annex building hosting the café-bistrot on the ground floor and the offices of the Foundation on the first floor can be accessed from the museum or directly from the street. The exhibition path of MEF starts from the entrance hall on the ground floor: a rather gloomy space, with low height, illuminated just by the indirect artificial light. This space is finished with béton brut, raw concrete, paying an eloquent tribute to the industrial past of the building. The concept store, situated on the right of the entrance, spreads over two levels with different heights. From here, the path continues along a central 5 m high corridor - onto which the exhibition rooms, the didactic spaces and the

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multifunctional room face - ending in a wide double height space flooded with a great amount of natural light from above. A perimeter staircase leading the visitor to the upper floor offers suggestive views of the spaces below. The first floor hosts a large open space: an ethereal, flexible space featured by remarkable heights and enhanced by wide full-length windows; it is suitable for fulfilling the multiple needs of an exhibition. The natural light, amplified here by the total white walls and floors, dilates the volume proportions, creating an almost surreal atmosphere. The narrow and continuous horizontal windows and the exposed lattice girders recall remarkably the expressive power of the industrial architecture of the past, added to the expressive power of the artworks on display. The details of the full-height, black folding doors indicating the service spaces,

the security exits and the external microperforated steel roller shutters, recalling the dark metal façade, were conceived as parts of a unique design dialogue and custom-made by the company Iridium Doors. A combination of aesthetics, functionality and safety. The exhibition path ends in a wide relaxation area connected with an external terrace that, together with the large structural window, provides a relationship with the urban landscape and a proactive and visual continuity between inside and outside. From here, after completing the circular exhibition path, the visitor proceeds down to the ground floor through the mezzanine in order to reach the exit.

For further information you can listen to the architect’s interview at http://goo.gl/M5fkvt


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76 Photo: © Alexandro Berto


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Photo: © Alexandro Berto


A distanza di oltre quattro anni da quel drammatico 11 marzo 2011, quando un violento terremoto con conseguente tsunami colpì la parte nord-orientale dell’isola Honshu, la più grande del Giappone, seminando morte e distruzione, è stato completato nella città di Ishinomaki, situata al centro dell’area più colpita dal sisma, il suggestivo Memoriale in pietra Ishi-no-kinendo, progettato dagli architetti Hiroya Kobiki e Noritaka Ishikawa dello studio Koishikawa Architects di Tokyo. Collocato su di una collina lambita da una rigogliosa vegetazione, il piccolo memoriale di 6,47 mq è stato realizzato come luogo di meditazione e di preghiera per le vittime del terremoto. La struttura è stata costruita con l’impiego di 18.000 sottili lamine in pietra - numero corrispondente a quello stimato delle vittime del sisma - recuperate, così come le tegole in ardesia che formano la copertura leggermente concava del memoriale, dalle case distrutte della zona. Parte del lato frontale e della copertura del memoriale è stata realizzata con acciaio inossidabile lucidato a specchio, su cui ogni primavera, la stagione in cui avvenne la calamità, si riflettono i fiori bianchi e rosa pallido del vicino ciliegio a ricordare al visitatore la forza della vita e della rinascita dopo una distruzione.

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It is over four years since, that dramatic March, 11, 2011, a massive earthquake with subsequent tsunami struck the northeastern region of Honshu, Japan’s main island, causing deaths and extensive damages. To commemorate the disaster, the community of Ishinomaki, located at the centre of the most affected area, has recently inaugurated the evocative stone Memorial Ishi-no-kinendo, designed by architects Hiroya Kobiki and Noritaka Ishikawa of the Tokyobased practice Koishikawa Architects. Built on a hillside, surrounded by lush green vegetation, the small 6.47 sqm memorial has been conceived as a place where to meditate and pray for the earthquake victims. The 18,000 thin laminated stones – corresponding to the estimated number of the victims – forming the walls as well as the slate shingles forming the slightly concave top of the memorial have been recovered from the nearby demolished houses. A part of the front wall and of the top has been covered with mirrored stainless steel, which reflects the white and pale pink flowers of a nearby cherry tree every spring, the same season when the earthquake occurred, to remind the visitor of the power of life and of the rebirth after the destruction.

Lea Andreoli


DISTRUZIONE E RINASCITA DESTRUCTION AND REBIRTH

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La collocazione su di una collina e la forma a ventaglio inducono il visitatore del memoriale Ishi-no-kinendo di Ishinomaki a volgere lo sguardo verso la piana che si estende nella vasta prefettura di Miyagi, la più colpita dalla tragedia del 2011, e a ricordare le oltre 18.000 vittime. Una mappa delle zone colpite dal sisma e dal conseguente tsunami è stata incisa sull’acciaio inossidabile che forma parte della sommità del memoriale. Le linee che irradiano dal centro della mappa indicano le direzioni verso altre aree gravemente colpite dal sisma, incluse le città di Miyako, Kamaishi, Minamisoma e Rikuzentakata, aiutando il visitatore a conoscere la posizione dei luoghi a cui sta rivolgendo le proprie preghiere. A completamento della struttura è stato posto sul fronte un piccolo altare, su cui portare dei fiori o bruciare dell’incenso. Per la costruzione del memoriale sono stati impiegati materiali e tecniche costruttive locali. La pietra di Ogatsu, con la sua bellezza sofisticata e il suo nero assoluto, è stata recuperata dalle macerie lasciate dopo il sisma ed è stata utilizzata come elegante omaggio all’architettura vernacolare del luogo nonché come auspicio per un rapido ripristino di tutte le attività produttive della zona.

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The location on a hillside and the fan shape invite the visitor of the Ishi-no-kinendo memorial in Ishinomaki to turn his gaze toward the vast plain of the Miyagi Prefecture, the most affected by the disaster in 2011, and to remember the nearly 18,000 victims. The stainless steel plate forming part of the memorial’s top has been etched with a map of the areas damaged by the earthquake and the subsequent tsunami. Lines radiating from the center of the map indicate the locations most severely affected by the earthquake, including the cities of Miyako, Kamaishi, Minamisoma and Rikuzentakata, helping the visitor to locate the places, towards which he is addressing his prayers. The memorial has been completed with a small altar, where people can lay out flowers or burn incense. The stone memorial has been built using local materials and construction methods. The Ogatsu stone, with its sophisticated beauty and absolute black, was recovered from the waste generated by the earthquake and used as an elegant tribute to the vernacular architecture as well as a wish for a rapid restoration of all the productive activities of the area.

Credits: Photographs: © Koji Fujii / Nacasa & Partners Drawings: courtesy of © Koishikawa Architects

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CATTEDRALI CATHEDRALS Il ciclo di articoli dedicati agli splendidi disegni di architettura di Beniamino Servino esplora la capacità di appropriazione della realtà attraverso la trasfigurazione in immagini. Questo numero lo fa attraverso una sequenza di disegni di cattedrali: architetture immaginate o riviste, reinventate, come nel caso del Duomo di Milano, attraverso lo strumento del rilievo. Il rilievo di un edificio, diversamente da una fotografia, elimina gli elementi di disturbo; lo modella così come vorrei che fosse - spiega Servino. Così come la sovrascrittura è un modo di possedere un testo, un adattamento a sé che conduce a un nuovo testo, i suoi disegni producono nuove architetture attraverso l’adattamento del reale al proprio pensiero. Da quest’ottica più ampia, previlegiata, l’ecclesia cathedralis di Servino può anche non avere ingressi, solo una grande quantità di finestre. Le immagini delle cattedrali ci guidano in un percorso multiforme, nei paesaggi più diversi, in cui l’unico segno, invisibile, in comune sembra essere quello della spiritualità; la spiritualità quale luogo personale - come la descrive Servino - che ognuno poi fissa, riconosce in un luogo fisico. La grotta o la capanna primordiale si corrispondono come luoghi di un riconoscimento.

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The series of articles featuring the beautiful drawings of architecture by Beniamino Servino are meant to explore the capacity of appropriation of the reality through its transfiguration into images. This issue tries to do it through a sequence of drawings of cathedrals: imagined or revised architectures, sometimes reinvented, as in the case of the Milan Cathedral, through the practice of the metric survey. The metric survey of a building, unlike a photograph, removes the disturbing elements; it shapes it just as I wish it is - Servino explains.

As well as overwriting is a way to appropriate a text, an adaptation to ourselves leading to a new text, his drawings create new architectures through the adaptation of the reality to his thought. Viewed from this wider, vantage point, the ecclesia cathedralis by Servino may also feature no entrance, only a large amount of windows. The drawings of his cathedrals lead us along a multifaceted path, with the most diverse landscapes, united by only the invisible sign of spirituality; spirituality as personal place - as defined by Servino - that each of us then fix and recognize in a physical place. The primordial hut or cave can be both places of recognition.

Roberta Busnelli


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Cattedrali [per la sublimazione del popolo] Per il popolo che tende a annullare lo spazio pubblico privatizzandolo [violentandolo a un uso privato]. Per il popolo che distrugge la città [addizionando individui e sottraendo collettività]. Per il popolo che si traghetta verso l’abbandono. La Basilica è la casa del Re. Ogni chiesa è una basilica. Ma solo quelle belle e grandi sono basiliche vere. Anche il Duomo è la casa del Re. Ma è la casa più importante della città. E se in una città c’è anche un vescovo allora il Duomo è una Cattedrale.

Beniamino Servino

Credits: Images: ©courtesy of Beniamino Servino

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Cathedrals [for the sublimation of the crowd] For the people that tend to erase the public space by making it private [by violating it to a private use]. For the people that destroy the city [by adding individuals and removing collectivity]. For the people that are ushering in the abandonment. The Basilica is the house of the King. Every church is a basilica. But only beautiful and large churches are true basilicas. The Duomo is the house of the King too. But it is the most important house in the city. And if in a city there is also a bishop, then the Duomo is a Cathedral.

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Beniamino Servino


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IL DISEGNO DELLA LUCE THE DESIGN OF LIGHT Arte, storia, architettura, design e ricerca industriale: sono gli elementi che confluiscono nella suggestiva installazione Il Disegno della Luce, ospitata fino alla fine di luglio all’interno della splendida cornice del Museo Nazionale delle Azulejo di Lisbona. Curata dall’architetto, designer e scultore portoghese Miguel Arruda, la mostra presenta la singolare nuova collezione di lampade, corredata di alcuni schizzi originali, disegnata dallo stesso Arruda per la società Exporlux, all’interno del percorso didattico che racconta, nell’ex convento Madre de Deus del XVI secolo, oltre cinquecento anni di arte dell’azulejo. Una collezione improntata, così come tutti i lavori di Arruda anche in ambito artistico e architettonico, alla ricerca e all’uso inedito dei materiali locali. I materiali protagonisti di questi singolari oggetti sono le stesse azulejo della linea Tile Lighting e il sughero della linea Acosutic Lighting.

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Art, history, architecture, design and industrial research are all elements that converge in the charming exhibition The Design of Light, on show until the end of July in the splendid environments of the National Azulejo Museum in Lisbon. Curated by the Portuguese architect, designer and sculptor Miguel Arruda, the exhibition features the original new collection of lamps, with some original sketches, designed by Arruda for the company Exporlux, within the educational path, in the former 16th-century convent Madre de Deus, unravelling more than five hundred years of azulejo art. Just like all the architecture and art works by Arruda, also this design collection is inspired by the research and the newfangled use of autochthonous materials. The materials used in these fine objects are the azulejo of the Tile Lighting collection and cork of the Acosutic Lighting collection.

Ludovico Levoli


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Dopo aver incontrato un grande successo sul mercato internazionale alla manifestazione Light+Building di Francoforte nel mese di aprile, i modelli di lampade del progetto Il Disegno della Luce, disegnate da Miguel Arruda per la società Exporlux di Agueda, hanno trovato una straordinaria collocazione temporanea all’interno degli spazi dell’ex convento Madre de Deus di Lisbona, che ospita il Museo Nazionale delle Azulejo. Eretto all’inizio del XVI secolo, il convento venne restaurato nel XVIII secolo e decorato con affreschi, azulejo e pannelli in legno che lo resero uno dei più brillanti esempi di barocco portoghese. Fu l’abbondante presenza di decorazioni con queste incantevoli piastrelle ceramiche bianche e blu decorate a mano, che suggerì alla città di Lisbona di collocarvi il museo. Affascinato dalle azulejo e dalla loro storia, il lavoro dell’architetto Arruda per la collezione Tile Lighting ha preso il via dall’osservazione della tradizionale capacità delle loro superfici smaltate di catturare e diffondere la luce; una caratteristica che è stata radicalmente stravolta, applicando le azulejo ai sistemi illuminanti e attribuendo loro in questo modo la funzione di schermo, che, anziché riflettere la luce, ne interrompe la proiezione. In questo modo - spiega l’architetto Arruda - l’azulejo mantiene il suo carattere decorativo, ma anziché catturare la luce e le immagini del mondo esterno, rimanendo in secondo piano, diventa protagonista: l’aver limitato la sua capacità di riflessione ci ha permesso di far risaltare la sua splendida superficie e i suoi disegni, frutto di delicate lavorazioni artigianali. L’altro materiale, parte della cultura identitaria portoghese, impiegato in modo inedito nella collezione Acosutic Lighting è il sughero. Non solo lampade decorative, ma anche sistemi modulari adatti a contesti pubblici, in grado di abbinare le massime prestazioni illuminotecniche all’ottimizzazione dell’isolamento acustico degli ambienti, in virtù della capacità di assorbimento delle onde sonore di questo materiale naturale.

Credits: Images: courtesy of Exporlux Photos: © Fernando Guerra

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After meeting a great international success during the Light+Building exhibition last April in Frankfurt, the lamps of The Design of Light project by Miguel Arruda for the company Exporlux of Agueda, found an extraordinary temporary location inside the former convent Madre de Deus in Lisbon, housing the National Azulejo Museum. Built in the early sixteenth century, the convent was extensively restructured in the eighteenth century and underwent a magnificent decorative program with frescoes, azulejo and wood paneling that turned it into one of the most exuberantly Baroque buildings in Portugal. The abundance of decorations with these charming white and blue hand-painted tiles suggested the city of Lisbon to arrange here the museum. Fascinated by the azulejo and its history, architect Arruda started his work for the Tile Lighting collection by observing the traditional ability of its glazed surface to capture and diffuse light; a feature that has been radically overturned by applying the azulejo to lamps and lighting systems, thus using them as screens, which interrupt the projection of light, instead of reflecting it. In this way – architect Arruda explains – the tile keeps its decorative function, but, instead of remaining in the background while capturing the light and the surrounding images, it becomes the protagonist; the limited ability to reflect the light allows a better reading of its beautiful surface and decorations, handmade by skilled craftsmen.

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Cork is the other material, belonging to the Portuguese cultural identity, used in the Acosutic Lighting collection. A line including decorative lamps and modular lighting systems suited to public spaces, which combine high lighting performance with high sound insulation performance thanks to the excellent acoustic absorption capacity of this natural material.


Situata in uno dei punti più bassi della grande tenuta di 5.500 acri di Waddesdon, nel Buckinghamshire, di proprietà di Lord Jacob Rothschild quarto barone della dinastia inglese della nota famiglia di banchieri - la Flint House, progettata dallo studio londinese Skene Catling de la Peña, è stata riconosciuta lo scorso novembre dall’associazione britannica Royal Institute of British Architects come la Casa dell’Anno 2015. La casa è formata dall’insieme dell’edificio principale di 465 mq - con cucina, soggiorno,

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biblioteca e tre camere da letto - e dello studio annesso di 115 mq: due monoliti lineari gradonati che si guardano, separati da un lembo di terra, a creare una sorta di piramide rovesciata. Colpiti dall’abbondanza di noduli di selce, portati in superficie con l’aratura dei campi della zona, e affascinati dal contrasto tra l’esterno grezzo, rivestito di una patina bianca, di questo quarzo, tipico della linea di faglia di gesso su cui sorge la tenuta - che va da Norfolk alla costa sud dell’Inghilterra - e la sua lucida

superficie nera e grigia una volta rimossa questa corteccia di gesso, i progettisti hanno deciso di fare di questa roccia locale il leitmotif dell’intero progetto. L’architettura della casa - spiegano gli architetti - è stata generata da questo materiale neolitico, dalla geologia e dall’ecosistema della zona, al punto da apparire come un elemento naturale che emerge dal paesaggio come un’antica estrusione geologica.


LA CASA DI ROCCIA THE FLINT HOUSE

Located at the lowest point of the Buckinghamshire’s 5,500-acre Waddesdon estate, owned by Lord Jacob Rothschild - fourth Baron of the English branch of the famous banking family - the Flint House, designed by the London practice Skene Catling de la Peña, was named last November 2015 House of the Year by the Royal Institute of British Architects. The house consists of two structures: the 465 sqm main building - with kitchen, dining room, library and three bedrooms and the 115 sqm annex studio.

The two stepped, linear monoliths are positioned opposite one another, separated by a small valley, to form a sort of inverted pyramid. Impressed by the abundance of nodules of flint on the surface of the local plowed fields and fascinated by the contrast of the rough exterior, covered by a thin white layer, of this quartz, typical of the chalk seam running from Norfolk to the south coast of England, and its black and gray glassy surface once removed this chalk cortex, the designers decided to use this local stone as the leitmotif

of their project. The architecture of the house - the designers explain - was generated from this Neolithic material, the geology and the immediate ecosystem, insomuch that it appears as a natural element, pulled from the landscape as an ancient geological extrusion. Silvana Dunbar Roake

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Magistralmente inserita nel paesaggio della campagna del Buckinghamshire, contea dell’Inghilterra sudorientale, la Flint House è stata commissionata allo studio Skene Catling de la Peña da Lord Jacob Rothschild, filantropo e appassionato di architettura, come testimonia la sua carica di presidente del Premio Pritzker per l’Architettura, ricoperta nel biennio dal 2002 al 2004. Lo stretto legame con il contesto è stato affidato ai rivestimenti delle due strutture, per cui sono stati impiegati noduli di selce locali appartenenti alla stessa categoria delle pietre in ossidiana, diaspro e onice - lavorati principalmente in un laboratorio della vicina Norfolk, a mano e secondo un metodo preistorico utilizzato per la produzione di asce in pietra levigata. La sovrapposizione degli strati di selce non è stata lasciata al caso, ma si rifà al principio geologico della stratigrafia, applicato alle sequenze sedimentarie.

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Le facciate sembrano riprodurre la sezione trasversale della crosta terrestre, con gli strati inferiori formati da selci nere dal taglio irregolare e grandi giunti di malta nera che si dissolvono in tonalità sempre più chiare, passando dal grigio fino all’ultimo strato, composto da lunghi e stretti blocchi di gesso bianco, che consentono alla casa di fondersi con il cielo opalescente e nebbioso della campagna inglese. Lo stesso effetto di dissolvenza è stato ripreso anche sulle coperture dei terrazzamenti. Grazie alle scelte formali e materiche e agli accorgimenti cromatici dei progettisti, la casa risulta scultorea ed eterea al contempo. All’interno, gli spazi aperti e conviviali, posti al centro della casa, lasciano il posto a stanze private più contemplative alle estremità, rivolte a nord, verso gli alberi e lo stagno. Gli arredi e le decorazioni, frutto del lavoro dell’interior designer londinese di origini slovene David Mlinaric, si inseriscono in ambienti,

in cui abbondano i rimandi alle tecniche e ai materiali del passato, in un dialogo coerente con la pelle esterna. Un fiume interno reinventa la tipologia della grotta, utilizzando noduli grezzi di selce, ancora avvolti nella loro bianca corteccia gessosa. Questa sorta di misteriosa caverna, scavata tra alte mura di pietra, separa gli ambienti pubblici con quelli privati. I soffitti al di sopra di questo fiume interno sono ricoperti con degli specchi neri, che riflettono l’acqua e il paesaggio esterno, sfumando il confine tra interno ed esterno e creando l’impressione di uno spazio infinito, a metà tra il sogno e la memoria.


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Masterfully inserted into the landscape of the Buckinghamshire countryside, in South East England, the Flint House was commissioned to the architecture practice Skene Catling de la Peña by Lord Jacob Rothschild, a philanthropist, fond of architecture, having chaired the Pritzker Prize for Architecture from 2002 to 2004. The close connection with the landscape has been established by cladding the two structures with nodules of local flint - a material related to obsidian, jasper and onyx - mainly hand-worked at a workshop in nearby Norfolk with a prehistoric technique used in the making of polished stone axes. Rather than using the nodules of flint at random, the designers were inspired by the geological principles of stratigraphy, applied to the sedimentary sequences. The façades look like a giant cross-section of the layers making up the earth’s crust, with the lower courses formed by black, roughly hewn flints and large black mortar joints, which fade in increasingly lighter shades, through finely knapped grays until they transform into courses of long, narrow blocks of white chalk, where the building appears to dissolve into the opalescent and misty sky of the English countryside. The terrazzo roofs of the structures feature the same fading effect. Thanks to the chromatic effects and the material and formal design choices, the house manages to look both sculptural and ethereal. Inside, the open, living spaces at the center of the house become more contemplative and private at the north end, toward the pond and the trees. The furnishings and decorations, designed by the London-based interior designer of Slovenian origin David Mlinaric, fit into environments, rich in references to old techniques and materials, featuring a coherent dialogue with the outer skin. An internal river reinvents the historic grotto, using raw nodules of flint, still covered in chalk. This sort of mysterious cave, carved through tall stone walls, separates the public spaces from the private ones. The ceiling above this internal river, lined in black mirror, reflects the dark water below and the landscape, blurring the boundary between inside and outside and creating an impression of infinite space, somewhere between dream and memory.

Credits: Photos: © James Morris

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Nella cornice dell’Aula Magna della storica Università IUAV di Venezia, in concomitanza con l’inaugurazione della 15. Biennale Internazionale di Architettura, il progetto della Montebar Villa sviluppato dall’architetto Jacopo Mascheroni dello studio milanese JM Architecture si è aggiudicato il primo premio nella sezione edilizia residenziale alla decima edizione del concorso di architettura Grand Prix,

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indetto dalla società Casalgrande Padana. Considerato l’obiettivo del contest - aperto a tutti quei progettisti che sperimentano e impiegano creativamente i materiali ceramici dell’azienda - di valorizzare le qualità tecniche e le potenzialità espressive degli elementi in grès porcellanato attraverso l’interpretazione creativa e l’applicazione concreta nell’opera architettonica, al progetto della

Montebar Villa, completato nel 2015 a Medeglia, nel Canton Ticino, è stata riconosciuta la capacità di aver sperimentato una soluzione inedita per l’involucro ceramico, che riveste ogni superficie verticale e inclinata, definendo un’architettura monolitica, monomaterica e monocromatica, che si inserisce con coerenza nello splendido contesto naturalistico.


In the Aula Magna of the Faculty of Architecture of the historical University of Venice, during the opening of the 15th International Architecture Biennale, the project of Montebar Villa, designed by architect Jacopo Mascheroni of the Milan studio JM Architecture, was awarded the first prize in the Residential Buildings section at the tenth edition of the architecture Grand Prix competition,

promoted and organized by Casalgrande Padana. Being the competition - open to architects who experiment with and make creative use of the ceramic materials of the company - aimed at enhancing the technical qualities and the design potentialities of the ceramic tiles through their creative interpretation and application to the design works, Montebar Villa, completed in 2015

in Ticino, Switzerland, was awarded because of the unusual, experimental solution adopted for the ceramic cladding, which entirely covers each vertical and inclined surface to create a monolithic, mono-material and monochrome architectural style, blending flawlessly into the beautiful natural landscape.

Stefano Galati

PURA, SEMPLICE MATERIA PURE, SIMPLE MATERIAL

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Il progetto della casa prefabbricata in legno Montebar Villa è stato sviluppato dall’architetto Jacopo Mascheroni partendo dal vincolo edilizio, che imponeva l’impiego di tetti a falde di color grigio scuro per una migliore integrazione nell’incantevole paesaggio della vallata, circondata da monti e costellata di bei punti panoramici. Il progettista ha sapientemente elaborato questo tema attraverso un linguaggio contemporaneo, ricorrendo a una soluzione omogenea con un unico materiale, il grès porcellanato, sia per il tetto che per le facciate, per conferire all’edificio un’immagine monolitica che ricordasse quella di un masso nella natura.

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Unica eccezione il fronte sud, dove una vista spettacolare sulla vallata è garantita da una grande vetrata, che contiene la zona giorno e lascia spazio a una loggia dove poter soggiornare nei mesi estivi. L’aspetto materico, puro e semplice, delle tre facciate, è stato ottenuto grazie a un rivestimento composto da lastre di tre diversi formati, disegnate con un pattern dinamico, rifilate a 45° su ogni spigolo e posate su di un sistema di facciata ventilata in alluminio. Lo stesso grès porcellanato, scelto in nuances che ricordano la pietra locale, è stato utilizzato come rivestimento delle persiane a libro su disegno, che, una volta chiuse, riprendono lo stesso pattern delle facciate.

La struttura è in legno a telaio, coibentato con elementi prefabbricati e assemblati in opera. La medesima stratigrafia è stata prevista per la copertura e le pareti perimetrali, con 22 cm di isolante e un doppio strato di ventilazione esterna al fine di rendere l’involucro altamente performante dal punto di vista energetico. Il tetto a sei falde, asimmetrico e sbilanciato verso monte - spiega l’architetto Mascheroni - è stato calibrato per ottenere la falda principale con la stessa inclinazione del versante della montagna su cui si trova la casa per contribuire a ottenere un’armoniosa integrazione nel contesto naturalistico.


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The prefabricated wooden Montebar Villa was designed by architect Jacopo Mascheroni around the local building code, which imposes each house to have a dark gray pitched roof for a better integration in the charming landscape of the valley, surrounded by mountains and dotted with beautiful panoramic views. The architect cleverly elaborated this constraint into a contemporary language and developed a homogeneous solution using the same, unique material, porcelain tile, for both the roof and the façades, providing the building with a monolithic aspect, like a stone in the landscape. The only exception is the South elevation, where a curtain wall, allowing a spectacular view over the valley, encloses the living area and folds toward the inside creating a loggia to be used during the warmer months. The pure, simple material aspect of the three façades has been achieved with a uniform shell made up of ceramic tiles in three different formats, many with 45-degree angles, designed with a dynamic pattern and applied to the ventilated façade system. The same porcelain stoneware material, featuring shades reminiscent of the local stone, has been applied to the custom designed folding shutters to match and align with the façade pattern when they are closed. The house is constructed with prefabricated and thermally insulated wood elements. The same stratigraphy has been designed for both the roof and the perimeter walls, with 22 centimeters of thermal insulation and a double layer of ventilation in order to achieve high standards of energy performances. The asymmetric six-sided roof is offset toward the mountain - architect Mascheroni says - and it is calibrated to have the largest side with the same inclination of the mountain for a better integration with the landscape.

Credits: Photographs: © Jacopo Mascheroni Images: courtesy of © Casalgrande Padana

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METAL ONLY Risplende, racchiude magia e intrinsecamente mistero. Sarà per questo che il metallo non passa mai di moda, anzi detta moda; quest’anno in tutte le sue forme e declinazioni per collezioni di arredi e progetti, che s’impreziosiscono con finiture metallizzate, ottonate, dorate o cromate.

It is bright, magic and intrinsically mysterious. It is perhaps for this reason that metal never goes out of fashion, on the contrary, it leads fashion; this year it has been used in all its forms and aspects for collections of furniture and projects, embellished with metallic, brass-plated, golden or chromed finishes.

Valentina Pepe

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Così da dettaglio il metallo diventa protagonista assoluto, come nel nuovo progetto di un appartamento, nido e dimora di rappresentanza per una coppia cosmopolita e viaggiatrice, nel distretto di CityLife - il progetto di riqualificazione dell’ex-fiera di Milano - all’interno del complesso di residenze disegnate dall’architetto Zaha Hadid. L’appartamento è stato curato negli interni dall’architetto e interior designer Nikita Bettoni, in collaborazione con l’azienda De Castelli. Le forme morbide e sinuose dell’architettura organica dell’edificio proseguono anche all’interno, dove differenti materiali sono stati accostati e combinati armonicamente tra loro: ferro, legno e marmi. Parte della pavimentazione è formata dall’elegante mosaico Copycat disegnato dall’architetto Cino Zucchi per De Castelli, realizzato posando piccole tessere ottenute dalla tranciatura di una barra di ferro a sezione esagonale; posato a mano e poi spazzolato, il pavimento é trattato con cera d’api protettiva. Ottone e ferro anche per gli arredi e la boiserie. La libreria - progettata come declinazione della libreria Existence di Michele De Lucchi - è formata da uno schienale in ottone satinato e da ripiani e divisori verticali in ferro maistral brunito. Ma non è tutto. Materiali preziosi come acciaio lucido, smalto bianco e rame martellato a mano sono utilizzati anche nel gioco dei chiaroscuri con motivi geometrici del pannello-tenda.

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Metal is now not just a detail, it is the absolute protagonist; as in the new design of an apartment, home and representation dwelling for a cosmopolitan and travelling couple, in the CityLife district - the redevelopment project of the former Milan Trade Fair district - inside the residential complex designed by architect Zaha Hadid. The interior decoration of the apartment has been designed by architect and interior designer Nikita Bettoni in collaboration with the Italian company De Castelli. The organic shapes of the building’s architecture reflect their sinuous and soft approach also in the interiors, where different materials have been harmoniously combined: iron, wood and marbles. Part of the flooring is made using the elegant hexagon-shaped mosaic Copycat, designed by architect Cino Zucchi for De Castelli. The small tiles, obtained from the cutting of a hexagonal iron bar, have been manually laid and then brush finished. The flooring is treated with natural protective wax. Brass and iron were the leading materials in the furniture and the panelling. The bookcase - designed as a declination of the bookcase Existence designed by Michele De Lucchi - is composed by a satin brass back panel and by bronzed maistral iron shelves and vertical partitions. But that’s not all. Precious materials like polished stainless steel, white enamel and handhammered copper were used for the chiaroscuro effect with geometric texture of the panel-curtain.

Credits: Photographs: © Federico Sgarbossa Images: courtesy of © De Castelli


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Narcissus Garden, Yayoi Kusama

Metallo recuperato, quotidiano eppur straordinario: è il metallo materia d’arte per le sculture del coreano Seo Young-Deok, che raffigurano corpi umani realizzati per mezzo della saldatura di catene di biciclette, a volte lucide come appena oliate, quasi vive, e a volte corrose e fuse con quella caratteristica e polverosa finitura color ruggine che evidenzia i tratti della disperazione. Nel suo lavoro, Seo Young-Deok utilizza alluminio, acciaio, ferro, plexiglass, neon che rimandano alla tecnologia industriale. Ancora arte e metallo con Narcissus Garden, la spettacolare installazione paesaggistica di Yayoi Kusama, attualmente esposta alla Glass House, la casa capolavoro dell’architetto statunitense Philip Johnson. L’installazione è formata da 1.300 sfere galleggianti di acciaio di circa 30 cm di diametro, che si muovono con il vento e seguono le correnti naturali dello stagno, formando una scultura cinetica. Nel design sono tante le declinazione di questo materiale: dalla sedia Ami, disegnata da Shinobu Ito per Sampietro 1927, alla collezione di souvenir dal mondo del designer Alessandro Zambelli per Seletti. La serie Memorabilia Gold, in edizione limitata, racchiude complementi realizzati in fine porcellana placcata oro, perfetti per arredare con ironia e glamour il living. La De Castelli ha presentato quest’anno la sua Wunderkammer, che raccoglie la collezione disegnata da Nikita Bettoni declinando le potenzialità dei metalli per costruire intrecci, decori e chiaroscuri che impreziosiscono complementi di arredo e rivestimenti. Il fascino del metallo cattura e seduce anche in The Cutlery Project di Valerie Objects, il progetto in cui sei designer internazionali - Maarten Baas, Studio Wieki Somers, Muller Van Severen, Jinhyun Jeon, Koichi Futatsumata, Studio Simple - e l’azienda belga si sono cimentati in una nuova collezione di oggetti quotidiani. Può sembrare cosa semplice, ma in realtà forchetta, coltello e cucchiaio sono frutto di attento studio e precisi compromessi di equilibrio. Una serie densa di dettagli e spunti interessanti; dalle eleganti forme preziose in ottone, rame e acciaio di Wieki Somers a quelle lineari e piatte di Muller Van Severen. Dalle forme radicalmente rivoluzionate di Jinhyun Jeon, che mirano a stravolgere abitudini alimentari, fino a quelle in bronzo di Koichi Futatsumata: piccole sculture dall’impugnatura modificata. Anche Martinelli Luce affida ai preziosi bagliori dell’oro il compito di celebrare Pipistrello, la lampada d’ispirazione art nouveau disegnata da Gae Aulenti. Era il 1965, e quando la Pipistrello venne messa sul mercato, fu subito chiaro che sarebbe diventata un’icona di stile e design. Nata in due colori, il testa di moro e il bianco, la Pipistrello ha ampliato negli anni la gamma dei colori della base telescopica che sorregge le sue celebri ali luminose e lo scorso anno ha celebrato l’importante compleanno con due anniversary edition: la prima realizzata con una sottile doratura in oro protetta da una vernice speciale, la seconda è la versione luxury con una placcatura oro a 24 kt, disponibile in soli 50+1 esemplari numerati. I vividi riflessi del metallo scintillano nella loro bellezza anche nel rivestimento èmetallo di Mosaico+; qui la solidità della materia diventa flessibile strumento per un design agile in quattro tonalità di metallo. I moduli geometrici esaltano la preziosità della superficie con forme quadrate, esagonali e romboidali per interpretazioni uniche. Anche nel mondo della moda i metalli risplendono e fanno faville: la celebre Birkin bag di Hermès nella versione con diamanti e dettagli in oro bianco 18 kt è diventata la borsa più costosa mai battuta all’asta. Effetto lamé irresistibile per tutte le collezioni fashion, dove il segreto è mixare tessuti e stile per un look mai drammatico. Il must have? La gonna a pieghe, d’oro o d’argento, ma per le più ardite, anche una tuta in lurex, il filato dall’aspetto metallico con uno strato di alluminio vaporizzato.


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Chain sculpture, Seo Young-Deok

Pipistrello, Martinelli Luce

The Cutlery Project, Valerie Objects

Memorabilia Gold, Seletti

èmetallo, Mosaico+


A collection rich in details and interesting cues; from the elegant precious brass, copper and steel shapes designed by Wieki Somers to the linear and flat ones by Muller Van Severen. From the radically revolutionized shapes by Jinhyun Jeon, aiming to change eating habits, till Koichi Futatsumata’s bronze ones: small sculptures with the modified handle. Martinelli Luce relied on the precious gleams of gold to celebrate the 50th anniversary of its Pipistrello, the art nouveauinspired lamp, designed by Gae Aulenti. It was 1965 when it was presented and it was immediately clear that it would become a design and style icon. The first lamps were produced in two colours, dark brown and white; over the years, its telescopic base supporting its famous luminous wings has been produced in different colours. Last year the famous lamp was produced in two anniversary editions: the first features a thin gold plating and is covered with a special protective paint, while the second, named the luxury version, features a 24 kt gold plating and it is available in only 50+1 numbered copies. The vivid reflections of metal sparkle in their beauty even in the èmetallo coating of Mosaico+; here the matter’s solidity becomes a flexible instrument for an agile design in four metallic shades. The geometric modules enhance the preciousness of the surface with square, hexagonal and rhomboidal shapes for unique interpretations. Metals give a sparkling performance also in the fashion world. The version with diamonds and 18 kt white gold details of the famous Hermès Birkin bag, has become the world’s most expensive handbag ever sold at auction. Irresistible lamé effect for all fashion collections, where the secret is to mix fabrics with style for a never dramatic look. The must have? The gold or silver pleated skirt, and for the most audacious women a metallic lurex suit, the shiny yarn made from synthetic film with vaporized metallic aluminum.

Gioiello, De Castelli

2015 / 2016 Fall Winter Fashion collection, Sabrina Persechino Ami, Sampietro 1927

Recovered, daily and yet extraordinary metal: this is the art element playing a central role in the sculptures by the Korean artist Seo Young-Deok; sculptures of human figures made with welded chains taken from old bicycles. Sometimes glossy, as just oiled, almost alive, sometimes corroded and melted with that special dusty and rust coloured finish emphasizing the desperation traits. In his works Seo Young-Deok uses materials such as aluminium, steel, iron, Plexiglas, neon that refer to the industrial technology. Art and metal again in the Narcissus Garden, the spectacular landscape installation by Yayoi Kusama, which is on display now at the Glass House, the masterpiecehouse designed by the American architect Philip Johnson. The installation comprises 1,300 floating steel spheres, each approximately 30 cm in diameter, moving with the wind and following the pond’s natural currents, forming a kinetic sculpture. The declinations of this material are multiple in the design field: from the Ami chair, designed by Shinobu Ito for Sampietro 1927, to the collection of souvenirs from the world of the designer Alessandro Zambelli for Seletti. The Memorabilia Gold collection, produced in limited edition, includes gold plated fine porcelain complements; interesting objects to furnish the living area with irony and glamour. De Castelli presented this year its Wunderkammer, housing the collection designed by Nikita Bettoni, where metals are amazingly used to create twines, decorations and contrasts embellishing the pieces of furniture and the coverings. The charm of metal also captures and seduces in The Cutlery Project of Valerie Objects. This new project includes everyday objects, designed by six international designers - Maarten Baas, Studio Wieki Somers, Muller Van Severen, Jinhyun Jeon, Koichi Futatsumata, Studio Simple - together with the Belgian brand. It may seem simple, but actually fork, knife and spoon have to be carefully designed and perfectly balanced.

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SPANISH PAVILION VENICE BIENNALE, 26 MAY - 27 NOVEMBER 2016 La giuria della 15. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta dagli architetti Pippo Ciorra, Sergio Fajardo, Marisa Moreira Salles, Hashim Sarkis e Karen Stein, ha assegnato il massimo riconoscimento della manifestazione, ovvero il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale, alla Spagna, che con la singolare installazione Unfinished, curata dagli architetti Iñaqui Carnicero e Carlos Quintáns, ha saputo dimostrare come creatività e impegno possano superare qualsiasi limite materico o

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contestuale. Un allestimento semplice, formato da strutture di legno e metallo, accoglie sette serie fotografiche e le testimonianze di progetti, accomunati dalla capacità di aver fornito una risposta adeguata alla drammatica crisi economica e immobiliare del paese negli ultimi anni: storie di opere imaste incompiute a causa della crisi, che, grazie a strategie o speculazioni creative e meno dispendiose, sono riuscite a trovare una nuova vita, sovvertendo la difficoltà in azione positiva. Oltre alle opere incompiute, l’esposizione

spagnola presenta anche esempi didattici sui temi del riuso, della reversibilità e del recupero. Opere che suggeriscono, testimoniano una possibile strada da percorrere, in linea con il tema scelto dal curatore, l’architetto cileno Alejandro Aravena, di questa quindicesima edizione, dal titolo Reporting from the front. Questa edizione riguarderà la condivisione con un pubblico più ampio dell’opera delle persone che scrutano l’orizzonte alla ricerca di nuovi campi di azione - ha commentato Aravena - offrendo

esempi in cui più dimensioni vengono sintetizzate, integrando il pragmatico con l’esistenziale, la pertinenza con l’audacia, la creatività con il buonsenso. Questi sono i fronti da cui vorremmo che vari professionisti ci dessero notizie, condividendo storie di successo e casi esemplari in cui l’architettura ha fatto, fa e farà la differenza.

Credits: Photographs: © Fernando Maquieira


TOP E V E N T

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The international jury of the 15th International Architecture Exhibition The Venice Biennale, composed of architects Pippo Ciorra, Sergio Fajardo, Marisa Moreira Salles, Hashim Sarkis and Karen Stein, awarded the Golden Lion for the Best National Participation to the Spanish Pavilion, which, with the exhibition Unfinished, curated by architects Iñaqui Carnicero and Carlos Quintáns, has shown how creativity and commitment can transcend any material constraint.

A simple exhibition, formed by wooden frames mounted on a steel structure, hosts seven photographic series showing unfinished projects that responded to the economic and construction crisis over the past years in Spain through less expensive strategies or creative speculations, capable to subvert the past condition into a positive contemporary action. In addition to the unfinished works, the Spanish Pavilion also deals, gathering educational examples, the topics of reuse, reversibility and recovery.

All works show a possible solution, complying with the theme chosen by the 2016 Biennale director, the Chilean architect Alejandro Aravena, for this 15th edition, titled Reporting from the front. This edition will be about sharing with a broader audience, the work of people who are scrutinizing the horizon looking for new fields of action - related Aravena - presenting examples where different dimensions are synthesized, integrating the pragmatic with the existential, pertinence and boldness, creativity and common sense.

These are the frontlines from which we would like different practitioners to report, sharing success stories and exemplary cases where architecture did, is and will make a difference.

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Tra le installazioni che hanno colto ed espresso al meglio l’invito dell’architetto cileno Alejandro Aravena, curatore della XV Biennale di Architettura di Venezia, a superare la mediocrità del mercato, la mostra Orphan Ground dell’architetto Renato Rizzi, situata nel Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale, presenta uno spaccato, coinvolgente e inesorabile, di un mondo orfano non solo di un terreno stabile, ma di un substrato culturale e spirituale. Partendo da questa denuncia, la mostra rivolge a tutti l’invito a ripensare radicalmente il ruolo delle individualità, non solo di quelle dell’essere umano, ma anche dei luoghi e delle realtà universali. Il passaggio dall’arbitrarietà alla singolarità - rivolta quest’ultima alla civiltà, ovvero alla somma di culture e conoscenze rappresenterebbe una svolta radicale ed epocale nell’universo della cultura. La linea del fronte da cui l’architetto Rizzi ci dà notizie - con riferimento al tema di questa XV edizione Reporting from the front - non è solo economicosociale, ovvero quella dei corpi, ma è piuttosto quella linea che dovrebbe disegnare il profilo, singolare, della nostra interiorità, intesa come valore universale.

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Among the installations that best grasped and expressed the invitation of the Chilean architect Alejandro Aravena, curator of the XV International Architecture Exhibition at the Venice Biennale, to overcome the mediocrity of the market, the exhibition Orphan Ground of architect Renato Rizzi in the Central Pavilion at the Giardini della Biennale presents an absorbing and merciless cross section of a world bereft not only of a solid ground, but also of a cultural and spiritual substratum. Starting from this statement, the aim of the exhibition is to do some radical rethinking of the role of individualities, not only of human beings but also of places and universal realities. The passage from arbitrariness to singularity - this latter aimed at the civilization, or rather the sum of cultures and cognitions - would represent an epochal turning-point in the culture universe. The line of the front from which architect Rizzi reports - with reference to the theme selected by this 15th International Architecture Exhibition Reporting from the front - is not only Socio-Economic, i.e. the one of the bodies, but it is rather the one that should outline our singular interiority as a universal value.

Roberta Busnelli


ORFANI SPIRITUALI SPIRITUAL ORPHANS

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Chiamato a far parte della rappresentanza italiana all’interno di una selezione di 88 architetti provenienti da 37 diversi paesi, l’architetto trentino Renato Rizzi ha risposto con la singolare installazione Orphan Ground all’invito della XV edizione della Biennale di Architettura di Venezia a mostrare a un pubblico più vasto cosa significhi migliorare la qualità della vita affrontando sfide impellenti. L’allestimento della mostra, aperta fino al prossimo 27 novembre, si divide in due sezioni. Nella prima, quattro modelli in sezione formano un’ideale curva ascendente che conduce l’osservatore dal sottosuolo del suo progetto di Napoli-Villaricca, attraverso le immagini latenti della sua Parma Inattesa e le due ali metalliche del tetto del Teatro Shakespeariano che si spalancano verso il cielo di Danzica, fino ai paesaggi cosmici all’esterno della Cupola di Santa Maria del Fiore in Firenze. Un viaggio interiore guidato da forze invisibili verso la singolarità che nasce simbolicamente nel rimorso - la contrazione -si trasforma in pudore - l’arretramento - poi in desiderio - l’apertura - e infine in visione - la contemplazione dell’educazione. La seconda sezione della mostra è formata da 118 modelli in gesso esposti alle pareti della sala. Splendidi modelli che testimoniano come a ogni pensiero corrisponda un luogo con la sua irrepetibilità. E a ogni materia - spiega l’architetto Rizzi - la propria spiritualità. Non ci può essere spirito senza materia, né materia senza spirito.

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Renato Rizzi, Rovereto, called to be part of the Italian representation in a selection of 88 architects from 37 countries, responded with his particular installation Orphan Ground to the invitation of the 15th Venice Architecture Biennale to show to a broader audience how to improve the quality of life facing pressing challenges. Open to the public until November 27th, the exhibition is divided into two sections. In the first, four models in section form an ideal ascending curve leading the observer from the underground of his Naples-Villaricca project, through the latent images of his Unexpected Parma and the roof of the Shakespearean Theatre whose two metal wings extend upwards towards the sky of Gdansk, up to the cosmic landscapes outside The Dome of Santa Maria del Fiore in Florence. An inner journey, guided by invisible forces towards the singularity, which symbolically starts in the remorse - the contraction - is then transformed into shamelessness - the retreat into desire - the opening - and finally into vision - the contemplation of education. The second section of the exhibition concentrates on 118 plaster models hanging on the walls. Exquisite models, testifying how every thought is related to a place with its uniqueness and every matter - as architect Rizzi explains - to its own spirituality. The matter is the aspiration to soul and vice versa.

Credits: Photos: Š Marco Renzi

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WORKPLACE WELLNESS Un’architettura da vivere: stiamo parlando di quella progettata dall’architetto Paolo Bedogni nel suo intervento di restauro scientifico dello stabilimento Mutti, l’industria specializzata in conserve alimentari, situata a pochi chilometri da Parma. L’accurato recupero del settecentesco fabbricato che ospita la sede dell’azienda si è basato su una rispettosa conservazione delle partiture architettoniche originali, valorizzate da un’addizione contemporanea di 360 mq in metallo e vetro, che crea un collegamento semantico con i nuovi uffici. Con essa si è delineato un nuovo raccordo tra le diverse aree aziendali, fatto di luoghi di incontro, promenade, terrazze e scalinate. Il recente progetto di recupero e ammodernamento di questo straordinario esempio di archeologia industriale ha saputo porre il benessere dell’individuo e della collettività al centro di un ponderato rapporto fra architettura, paesaggio, tradizione e sostenibilità. Il risultato è un linguaggio fatto di design e comfort, tecnologia e tradizione, risparmio energetico, materiali all’avanguardia e sensazioni naturali, conseguito anche grazie all’applicazione dei principi del Natural Office Fantoni® dell’omonima società - leader nella produzione di mobili per ufficio, sistemi fonoassorbenti, pannelli truciolari e MDF - che ha fornito tutti gli arredi e le sedute e realizzato pareti e soffitti con i sistemi fonoassorbenti 4akustik e radianti Climacustic.

Architecture to be lived in: we are talking about the one designed by architect Paolo Bedogni in his work of scientific restoration of Mutti plant, the famous food-preserving industry, located few kilometres from Parma. The careful recovery of the eighteenth-century building, hosting the seat of the company, respected the conservation of the original design, enhanced by a contemporary 360 sqm metal and glass addition, which creates a semantic link with the new offices and outlines a new connection between the different concern areas, including meeting places, promenades, terraces and staircases. The recent project of recovery and modernization of this extraordinary example of industrial archaeology considered the well-being of the individual and the community at the centre of a well thought-out relationship between architecture, landscape, tradition and sustainability. The result is a language made of design and comfort, technology and tradition, energy saving, avant-garde materials and natural sensations, obtained also thanks to the application of the principles of Natural Office Fantoni® of company Fantoni - leading manufacturer of office furniture, acoustic systems, MDF and chipboard panels - which supplied all the furniture and seating systems and carried out walls and ceilings with the 4akustik sound-absorption and Climacustic radiant systems.

Linda Mattei

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Alla sede dello stabilimento Mutti, rinnovata lo scorso anno grazie a un delicato intervento di ammodernamento e restauro scientifico dell’architetto Paolo Bedogni, si accede attraverso un esuberante ingresso, dominato dalle storiche cromie aziendali del rosso e del giallo oro, che conduce alla reception hall, uno spazio dalla forma circolare che funge da baricentro di tutto il complesso architettonico. Da qui è possibile raggiungere gli uffici, le sale riunioni, i locali tecnici e l’area ristoro, dislocati sui due livelli della struttura. A questo spazio è demandata non solo la funzione di collegamento con gli spazi interni, ma anche di connessione con il territorio, grazie alle alte vetrate, che si affacciano sul verde rilassante di un ampio giardino e permettono all’occhio di proseguire oltre, verso i campi della pianura parmense. Nella progettazione degli spazi lavorativi particolare attenzione è stata dedicata alla ricerca del giusto rapporto tra luoghi di relazione e di lavoro individuale, ambienti pensati sia per sviluppare le potenzialità del lavoro di gruppo che per nutrire la creatività del singolo. Con il supporto dei sistemi e degli arredi del Natural Office Fantoni ®, gli ambienti sono dominati da quel perfetto equilibrio tra tecnologia e tradizione, capace di creare le condizioni ideali per gli occupanti di ergonomia e di comfort termico, acustico e illuminotecnico.

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Grazie alla luce solare proveniente dalle vetrate esposte a sud, una luce mai violenta perché filtrata e addolcita dalla parete traforata in mattoni che affaccia sul ballatoio di collegamento, gli uffici beneficiano per la maggior parte della giornata di un’illuminazione naturale. Nulla è lasciato al caso; le tonalità cromatiche dei tavoli da lavoro e degli arredi sono state scelte con l’obiettivo di realizzare spazi distensivi e rilassanti per la vista. L’elegante color avorio delle pavimentazioni in gres di Casalgrande Padana -che esalta per contrasto i toni caldi del mattone in cotto, del legno degli arredi, delle quinte in blu oltremarino, del rosso della hall e dell’azzurro degli antichi scuri recuperati - riflettono in parte la luce, amplificando la luminosità dei locali e contribuendo a migliore il benessere visivo degli occupanti.


The seat of Mutti plant, renewed last year with a delicate work of modernization and restoration by architect Paolo Bedogni, can be accessed through an exuberant entrance, dominated by the historical concern shades of red and golden yellow, leading to the reception hall, a circular shaped space acting as the barycentre of the entire architectural complex. From here, it is possible to reach the offices, the meeting rooms, the technical premises and the refreshment area, spread over the two levels of the structure. This space is expected to be not only a connection with the internal spaces, but also with the territory, through the high windows overlooking the relaxing greenery of a wide garden and allowing the eye to go beyond, towards the fields of the plain around Parma. Designing the working spaces, special attention was paid to the research of the right relationship between areas for interrelation and individual work, milieus thought-out to develop the potentialities of the team-work and to nurture the creativity of the individual. With the support of the Natural Office Fantoni Ž systems and furniture, a perfect balance between technology and tradition dominates the environments and creates the ideal conditions for the occupants of ergonomics and thermal, acoustic and lighting comfort. Thanks to the solar light coming from the windows facing south - a light which is never harsh, as it is softly filtered by the perforated brick wall facing the connecting gallery - the offices benefit from a natural illumination for the better part of the day. Nothing is left to chance; the colour tones of the working tables and furnishings were chosen with the aim to achieve restful spaces providing visual rest. The elegant ivory colour of the stoneware floors of Casalgrande Padana - exalting, by contrast, the warm shades of the firebrick, the furniture wood, the backdrops in ultramarine blue, the red of the hall and the lightblue of the recovered ancient shutters -reflects the light partially. The milieu luminosity is amplified, contributing to improve the visual comfort of the occupants.

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In un contesto ambientale di particolare pregio in Toscana, ai bordi di un bosco e in una zona collinare coltivata a viti e ulivi, l’architetto Angela Chiantelli dello studio CCA&P Architetti di Lucca ha eseguito un delicato intervento di riqualificazione e ripristino ad uso residenziale di un edificio di due piani, facente parte di un complesso architettonico formato da villa, cappella e fattoria. L’edificio, costruito nei primi del ‘900 come fabbricato per la lavorazione del tabacco, si presenta con una

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volumetria compatta, segnata da grandi aperture simmetriche, che lo contraddistinguono tipologicamente. L’intervento, completato lo scorso aprile sotto la direzione dei lavori di Elvio Cecchini, ha lasciato intatta la spazialità originaria, inserendo i servizi e gli impianti all’interno di moderni moduli, concepiti come elementi di arredo, disposti in sequenza e staccati dai soffitti, che scandiscono i diversi ambienti abitativi senza mai interrompere la percezione visiva dell’insieme.


MODERNA CONCEZIONE DI RESTAURO MODERN RENOVATION CONCEPT

In an environment of great regard, on the edge of a wood, located on the slopes of hills cultivated with vineyards and olive groves, architect Angela Chiantelli of the Lucca-based practice CCA&P Architetti carried out a delicate work of requalification and restoration for residential use of a two-storey building, belonging to an architectural complex comprising a villa, a chapel and a farm. The building, constructed in the early twentieth century for the tobacco processing, features a compact volumetry, marked by large

symmetrical openings, which characterize it typologically. The restoration work was completed last April under the supervision of Elvio Cecchini. The original spatiality was left intact, by inserting services and plants inside modern modules. Conceived as furnishing elements, arranged in sequence and detached from the ceilings, the modules mark the different living environments without interrupting the visual perception of the whole.

Linda Mattei

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Il fabbricato, oggetto dell’intervento di riqualificazione e ripristino progettato dall’architetto Angela Chiantelli, venne realizzato nei primi del ‘900 ad uso produttivo. La struttura, eretta con muratura in pietra e mattoni e conci squadrati agli angoli, presenta una tipologia costruttiva differente dagli altri edifici colonici del complesso, annessi alla villa padronale del XVII secolo. Nel rispetto dei caratteri costruttivi originari, il restauro e il consolidamento delle strutture sono stati eseguiti seguendo i criteri del green building e ponendo particolare cura nella definizione dei dettagli, degli aspetti illuminotecnici e del design degli elementi funzionali. Non potendo intervenire sui prospetti esterni - ha spiegato l’architetto Chiantelli - l’involucro è stato isolato con un cappotto interno di intonaco ecologico, naturale ed ecocompatibile, formulato con calce idraulica, sughero, argilla e polveri diatomeiche, ad alto potere di isolamento termico, fonoassorbente, traspirante e deumidificante. Il tetto, ricostruito completamente con capriate e struttura in legno di castagno, è stato coibentato e ventilato. La quota d’imposta del solaio di copertura è stata abbassata internamente al fine di rispettare la preesistente gronda sagomata in cotto. Il solaio del primo piano, in parte crollato nella zona corrispondente alla scala, è stato ricostruito con una struttura metallica, tamponata in cartongesso, per accogliere gli impianti. Gli altri due terzi della struttura sono stati ripristinati utilizzando le preesistenti travi armate in acciaio. Tutte le strutture lignee sono state tonalizzate con velature di colore con l’obiettivo di armonizzarle con la finitura a calce delle pareti e dei pavimenti in legno naturale e cemento. Un setto murario in calcestruzzo sostiene la scala in acciaio e legno che collega i due piani openspace, divenendo l’elemento costruttivo caratterizzante del progetto. L’elaborato studio illuminotecnico ha consentito di costruire scenari funzionali alla percezione degli spazi, delle opere d’arte e degli oggetti di design, che includono anche alcune iconiche lampade realizzate dalla vicina Martinelli Luce. Il progetto si completa con la realizzazione di un padiglione tecnologico, sovrastante il piano interrato adibito a servizi, coperto con pannelli fotovoltaici e solari integrati nella copertura, che si relaziona con l’edificio principale attraverso un’area soggiorno open air.

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The requalification and restoring works, designed by architect Angela Chiantelli, involved a building constructed in the early twentieth century for productive use. The structure, erected with stone and brick masonry and square ashlars in the corners, features a constructive typology different from the other farm buildings of the complex, annexed to the main villa, dating to the 17th century. Compliant with the original constructive typology, the renovation and the consolidation of the structures were made according to the criteria of the green building and by paying special attention to the definition of details, lighting aspects and design of the functional elements. Being impossible to work on the external walls - explained architect Chiantelli - the envelope was insulated inside with a thermal system of natural eco-friendly plaster, formulated with hydraulic lime, cork, clay and diatomaceous earth with high thermal, sound-absorbing, breathable and dehumidifying power. The roof, completely renovated with trusses and chestnut structure, was insulated and ventilated. The impost level of the roof slab was internally lowered to respect the pre-existing shaped terracotta gutter.

Credits: Photographs: Š Mario Ciampi, Š Beatrice Speranza Drawings: courtesy of Š Cecchini Chiantelli & Partners Bathroom furniture: Antoniolupi

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The ceiling of the first floor, partially collapsed in the zone corresponding to the staircase, was rebuilt with a metallic structure fitted with plasterboard in order to contain the plants. The other two thirds of the structure were restored by using the pre-existing reinforced steel beams. All the timber structures were shaded with glazing of colour to harmonize them with the lime finish of the walls and the natural wood and concrete floors. A concrete partition wall, supporting the wood and steel staircase connecting the two open-space floors, becomes the constructive element characterizing the project. The elaborate lighting design allowed to create scenarios, conceived for a better perception of the spaces, the artworks and the design objects, which also include some iconic lamps manufactured by the nearby Martinelli Luce. The design was completed with the realization of a technological pavilion overhanging the basement, given over to services, coated with photovoltaic and solar panels integrated into the covering, creating a relationship with the main building through an open-air living area.


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Foto copertina / Cover: Cattedrale con Tempio soprastante Cathedral with Templum laying on top © Beniamino Servino

Graphic design: PalazzinaCreativa Promoters: Silvia L. Belotti Francesco Dezio Marketing: Carlo Chiarabini Correspondent in London: Silvana Dunbar Roake Press agency: Puntodoppio - Milano Traduzioni: Vertigo Translations Antonella Bertalmia Hanno collaborato a questo numero: Elise Piccoli, Gabriele Dalla Torre, Lea Andreoli, Linda Mattei, Ludovico Levoli, Markus Görn, Robert McLean, Silvana Dunbar Roake, Silvia L. Belotti, Stefano Galati, Valentina Pepe

Editore: Verbus Editrice Via Pacinotti 12 I - 20812 LIMBIATE - MB T +39 02 99501446 edit@verbus.it www.verbus.it Tutti i diritti sono riservati. All rights reserved. È vietata la riproduzione anche parziale senza l’autorizzazione dell’editore. Le opinioni espresse dagli autori e dai redattori non impegnano la Direzione della rivista.

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