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2012*2013

La scuola va a teatro


Progetto realizzato dall’Unione Regionale Agis del Lazio

Con il contributo della Provincia di Roma

In collaborazione con Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio

Agiscuola

Biblioteche di Roma

Coordinamento generale Massimo Arcangeli Redattori Bruna Benvegnù, Fabio Morgan, Francesca Melucci, Marzia G. Lea Pacella, Valentina Noviello, Daniela Dramis, Serena Ferrari Realizzazione editoriale Agra srl [www.agraeditrice.com] Progetto grafico Rosa Schiavello [@rosaschiavello] Foto di copertina e delle pagina 14-15, 34-35, 244-245, 264-265 Max Pucciariello Tipografia Mirocineservice srl Finito di stampare nel 2012


La Provincia di Roma, all’apertura del nuovo anno scolastico 2012/2013, nella consapevolezza dell’importante e delicato ruolo che i docenti sono chiamati a svolgere, ha previsto nell’ambito delle politiche scolastiche, un contributo per il progetto ‘La Scuola va a Teatro’ realizzato dall’Agis Lazio in collaborazione con la Direzione Regionale Ufficio Scolastico del MIUR e Agiscuola, riconoscendo a tale strumento un’ importanza determinante come supporto didattico e stimolo all’apprendimento grazie ad un’attenta e accurata selezione degli spettacoli che caratterizzeranno la prossima stagione teatrale. Abbiamo deciso di sostenere e diffondere quest’originale sussidio didattico rivolto a tutti gli studenti, con l’intenzione di rafforzare l’importanza che il Teatro svolge nella società, come momento di confronto, d’integrazione e di crescita civile. In quest’ottica abbiamo voluto stimolare l’attenzione dei docenti verso l’offerta teatrale come supporto nei processi formativi dei giovani, intervenendo direttamente nella loro crescita cognitiva e stimolandone la curiosità, necessaria per approfondire le materie scolastiche ed arricchire le loro conoscenze. Sono certo che questo progetto nato dall’idea di facilitare l’accesso alla drammaturgia, avrà un ruolo fondamentale ed innovativo nel nostro sistema scolastico e aiuterà i giovani a diventare sempre di più cittadini maturi, critici e consapevoli.

Nicola Zingaretti Il Presidente della Provincia di Roma

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Premessa

Il progetto del Catalogo Agiscuola per il Teatro è quest’anno alla sua prima edizione. Tale progetto è nato dal desiderio di voler offrire uno strumento semplice, di agile consultazione, ma soprattutto importante per insegnanti/professori e studenti che vogliano conoscere il panorama teatrale di Roma e del Lazio. Gli spettacoli che sono stati attentamente valutati, in collaborazione con la Direzione Regionale Ufficio Scolastico del MIUR, sono stati scelti per il loro valore pedagogico/didattico, per l’importanza che rivestono nella storia culturale della nostra società ma anche con l’obiettivo di aiutare nell’indagine dei problemi sociali e d’attualità. Il volume è stato diviso per ordine e grado di istruzione, per categorie culturali (teatro classico, contemporaneo, civile) cui si aggiungono una sezione dedicata agli Eventi speciali (Musica e parole… lezione-concerto di Nicola Piovani, Puccini d’arte e d’amore, MomixReMix, Lo schiaccianoci, Oblivion-il sussidiario ) e una ai Progetti speciali (Servizio di Audiodescrizione per le persone non vedenti ed ipovedenti; traduzione in Lingua dei Segni per le persone sorde; Conversazioni in scena, ossia degli incontri con gli artisti teatrali). Questo progetto avrà raggiunto il proprio scopo se nel consultare il Catalogo gli insegnanti/professori troveranno utili gli spunti di approfondimento suggeriti, se lo useranno nel processo d’insegnamento per sensibilizzare gli studenti e renderli attenti all’arte teatrale, per far maturare una visione critica e favorire la socializzazione dei propri allievi in un momento importante della loro crescita psico/fisica. È nostro desiderio che il teatro, nelle sue molteplici componenti dalla scrittura alla regia, dalla creazione artistica a quella spettacolare, diventi per tutti un luogo di esplorazione, ricerca, arricchimento e conoscenza, dove le storie e la vita del passato e del presente possano unirsi per comunicare il valore dell’essere umano.

Pietro Longhi Il Presidente Agis Lazio

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Introduzione

La scuola va a teatro. La necessità sempre più forte di far avvicinare il pubblico dei giovani (bambini e ragazzi delle scuole superiori di primo e secondo grado) all’arte teatrale, favorendo così il rafforzamento dell’idea del bisogno di un’educazione teatrale per formare il pubblico del futuro, si è finalmente concretizzata in questo primo Catalogo Agiscuola che vuole essere un strumento culturale e didattico di cui, in prima istanza, insegnanti e professori possono avvalersi. Scegliendo gli spettacoli fra i cartelloni dei teatri presentati per la stagione 2012-13 si è cercato di fare un percorso ideale che prende le mosse dalle figure-mito dei personaggi che sono alla base della nostra civiltà, passando per i grandi autori del passato fino a comprendere quelli del presente che suggeriscono temi importanti e di attualità. Per una più semplice fruizione del Catalogo si è partiti con una prima distinzione dei destinatari: si ha quindi un ciclo di spettacoli per le scuole primarie e secondarie di primo grado e uno per le scuole secondarie di secondo grado. Per il primo ciclo, sono stati scelti spettacoli che si basano non solo su favole famose (dai fratelli Grimm, a Perrault), ma anche su opere letterarie adatte per linguaggio e tematiche affrontate, ed infine messe in scena che possano far nascere riflessioni sull’oggi (per es. l’ecologia). Il secondo ciclo, si suddivide a sua volta in tre grandi sezioni che prevedono spettacoli di Teatro classico e letterario, di Drammaturgia contemporanea, di Teatro civile e di denuncia. Dal genere tragico e comico negli antichi testi greci (con Euripide e Aristofane), si passa al grande Bardo, William Shakespeare, per un affresco del Cinquecento realizzato attraverso testi famosi e sempre applauditi, si prosegue con il Settecento italiano visto attraverso il linguaggio e gli occhi di Carlo Goldoni, per arrivare al Novecento di Luigi Pirandello. Infine completa la prima sezione un’incursione nei grandi classici italiani dal Trecento al Novecento, e uno sguardo all’estero, europeo e statunitense, partendo dal grande drammaturgo Molière fino ad indagare il rapporto esistente fra letteratura e teatro di fine Ottocento e Novecento.

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Per la seconda sezione, la drammaturgia contemporanea, si è voluto approfondire l’arte di Eduardo De Filippo, presentare autori che parlano del presente, focalizzare l’attenzione sull’importanza della comunicazione, e infine indagare problematiche scientifiche. Ancora la contemporaneità si affronta nella sezione del teatro civile, una delle forme più vitali di teatro contemporaneo, spaziando da testimonianze e riflessioni sulla mafia, e sui temi del razzismo contro ogni diversità culturale, agli orrori provocati dal fanatismo politico. Una sezione speciale è stata dedicata agli Eventi speciali con cui, scegliendo fra musica e opera lirica, balletto e teatro danza, la visione culturale si ampia e si nutre delle altre arti dello spettacolo. Siamo fieri di presentare, inoltre, due iniziative importanti, per il valore sociale e civile che hanno, l’interpretariato per audiolesi e l’audiodescrizione per non vedenti e ipovedenti. A corollario di tutto il lavoro, per ribadire la vitalità del teatro come arte della rappresentazione, comunicazione e come strumento indispensabile per la vita della cultura, sono previste le Conversazioni in scena, appuntamenti con gli artisti per far entrare lo spettatore curioso e appassionato (insegnanti e studenti) nel vivo della creazione artistica. Per rendere questo Catologo il più utile possibile, troverete nella scheda dedicata ad ogni spettacolo, oltre alla presentazione -alla sinossi alla messinscena, agli estratti stampa e alle conversazioni con gli artisti-, anche degli approfondimenti sull’opera -dalla sua nascita alle rappresentazioni più importanti che ci sono state e agli adattamenti che sono stati fatti anche in altri ambiti artistici-, cenni sulla vita dell’autore, e spunti didattici che rappresentano suggerimenti per riflessioni ad ampio spettro sui temi letterari, storici e di attualità presenti nello spettacolo. E per gli alunni delle scuole primarie di 1° e 2° grado è stata prevista una scheda per rendere più attivo e divertente l’essere spettatore.

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Convinti che la passione che è stata messa per redigere questo Catalogo possa trasformarsi in fattiva partecipazione e collaborazione, non si può che rivolgere un augurio di buona lettura e di buon lavoro

Luciana Della Fornace Il Presidente Agiscuola

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Indice PRIMA PARTE GLI SPETTACOLI CONSIGLIATI PER LE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE DI 1° GRADO Le favole Peter Pan di James Matthew Barrie La Bella e la Bestia liberamente tratto da Jeanne-Marie Leprince de Beaumont Il gatto con gli stivali di Charles Perrault Il Re Cervo di Carlo Gozzi

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Le opere letterarie La gabbianella e il gatto di Luis Sepulveda Il Piccolo Principe di Antoine Saint Exupery Sherlock Holmes e il mistero della mummia di Artur Conan Doyle

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I nuovi racconti La fattoria degli animali di Tommaso Paolucci e Ada Borgiani Nonno Charlie e il mistero dell’anello mancante di Gigi Palla Il ritorno degli Ecogatti di Gianluca Boffoli È importante salvare la natura di Enzo Fasoli

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Bibliografia

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SECONDA PARTE GLI SPETTACOLI CONSIGLIATI PER LE SCUOLE SECONDARIE DI 2° GRADO Il TEATRO CLASSICO-LETTERARIO

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I classici greci Medea di Euripide Le nuvole di Aristofane La pace di Aristofane

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Bibliografia

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Il Teatro elisabettiano: William Shakespeare La bisbetica domata Romeo e Giulietta Sogno di una notte di mezza estate

48 52 58

Bibliografia

63


Il Teatro del Settecento: Carlo Goldoni Arlecchino servitore di due padroni Il bugiardo Il ventaglio

64 70 73

Bibliografia

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RELATIVISMO PIRANDELLIANO Il berretto a sonagli Trovarsi Tutto per bene

78 82 87

Bibliografia

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Letteratura e teatro I grandi classici Europei Cyrano de Bergerac di Edmond Ronstand Diario di un pazzo da Gogol Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati Exiles di James Joyce La leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskij La scuola delle mogli di Molière La strega da Edgar A. Poe Un marito ideale di Oscar Wilde La ragione e il sentimento da Jane Austen

92 96 100 104 107 111 116 118 123

Bibliografia

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I grandi classici italiani Aquiloni di Giovanni Pascoli La coscienza di Zeno di Italo Svevo Divina Commedia di Dante Alighieri La governante di Vitaliano Brancati

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Bibliografia

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LA DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA Il teatro di Eduardo De Filippo L’arte della commedia La grande magia Le voci di dentro

146 150 154

Bibliografia

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Gli autori contemporanei italiani 456 di Mattia Torre L’arte del dubbio di Gianluca Carofiglio Giggino Passaguai di Antonio Grosso Il pellegrino di Pierpaolo Palladino

160 164 170 174

Bibliografia

177

Disagio e comunicazione Da Krapp a senza parole di Samuel Beckett Il discorso del re di Seidler Rain man di Ronald Bass

178 183 186

Bibliografia

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La scienza a teatro Anima di Leonardo da Vinci Il caso di Ettore Majorana di Franco Venturini In treno con Albert di Edoardo Erba

190 195 198

Bibliografia

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IL TEATRO CIVILE E DI DENUNCIA

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L’educazione alla legalità Chi ha paura muore ogni giorno di Giuseppe Ayala Giovanni Falcone: Un uomo di Monica Morini e Bernardino Bonzani Paolo Borsellino essendo stato di Ruggero Cappuccio

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Bibliografia

211

Il Giorno della memoria L’amico ritrovato di Fred Uhlman Il dolore di Marguerite Duras Gli Ebrei sono matti di Dario Aggioli Senza confini. Ebrei e zingari di Moni Ovadia

212 216 220 222

Bibliografia

225


Il mito del potere Antigone di Jean Anouilh Libia - Italia: un secolo di storie di Anna Ceravolo Propatria senza prigioni senza processi di Ascanio Celestini La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertold Brecht

226 230 234 239

Bibliografia

243

GLI EVENTI SPECIALI Musica e opera Musica e parole... di Nicola Piovani Puccini d’arte e d’amore con Giorgio Albertazzi

246 250

Balletto e teatro danza Momix reMix Lo Schiaccianoci

254 256

La cultura trasversale Oblivion Show 2.0 - Il Sussidiario

260

Bibliografia

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I PROGETTI SPECIALI Servizio di Audiodescrizione per le persone non vedenti ed ipovedenti e Traduzione in L.I.S. per le persone sorde Incontri a Teatro. Conversazioni in scena

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Le Biblioteche I teatri

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La programmazione potrebbe subire variazioni. Si consiglia quindi di verificare sempre le date e gli orari degli spettacoli.

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Prima Parte Spettacoli consigliati per le scuole primarie e secondarie di 1째 grado

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Le Favole Le opere letterarie I nuovi racconti

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Peter Pan

Il racconto Wendy Darling è una ragazzina di Londra che divide la stanza con i suoi due fratelli minori, Gianni e Michele. Essi, in assenza dei genitori, vengono accuditi dal loro cane Nana. Ormai stufo di tutto questo, il padre di Wendy, Agenore Darling, decide che ora sua figlia deve diventare adulta e quindi le fa

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cambiare stanza. Quella notte, mentre i signori Darling sono ad una festa, Peter Pan entra nella stanza dei bambini, insieme alla sua fatina Trilli, la quale si rivelerà molto gelosa nei confronti di Wendy. Peter Pan è in cerca della sua ombra persa qualche giorno prima per colpa di Nana. Dopo la sua frenetica ricerca, Wendy gli cuce l’ombra e Peter le chiede di venire con lui fino all’Isola che non c’è, dove lei potrà raccontare le favole ed essere la mamma dei Bimbi Sperduti. Wendy accetta e porta con sè anche Gianni e Michele, dopodiché grazie alla polvere magica di Trilly, volano tutti all’Isola che non c’è. Una volta lì, Peter decide di sfidare per l’ennesima volta il suo acerrimo nemico, Capitan Uncino, capo di una banda di pirati al quale Peter ha tagliato la mano sinistra dandola in pasto ad un coccodrillo che da allora lo segue sempre sperando di avere anche tutto il resto. Wendy, invece, vola fino al nascondiglio di Peter Pan, guidata da Trilly, la quale molto gelosa ordina ai Bimbi Sperduti di ucciderla, ma viene salvata da Peter, che una volta saputo del piano architettato dalla sua fatina, la bandisce dal suo regno per una settimana. Dopo una prima conoscenza, Peter nomina Gianni il capo dei Bimbi Sperduti, ma vengono rapiti dal Capo della tribù degli Indiani, il quale rivela loro che se sua figlia Giglio Tigrato non tornasse a casa, li scotennerà


TEATRO SAN CARLINO 26 gennaio - 24 febbraio 2013 Peter Pan tratto da James Matthew Barrie

Parliamone ai bambini I luoghi dell’immaginazione: Oz, il Paese delle Meraviglie e L’Isola Che Non C’è. Il viaggio come strumento di conoscenza. Il momento del passaggio dall’infanzia all’adolescenza: come affrontarlo.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

Le favole

tutti. In realtà lei è stata rapita da Uncino per far sì che possa dirgli dove si trova il nascondiglio di Peter Pan. Questi, aiutato da Wendy e dal coccodrillo, accore alla grande roccia a forma di teschio dove riesce nuovamente a sconfiggere Uncino e il suo tirapiedi, Spugna, salvando Giglio Tigrato. Fallito anche questa volta, Uncino ordina a Spugna di rapire Trilly per farsi dire da lei stessa dove si nasconde Peter. Intanto alla tribù degli Indiani, Peter ha fatto colpo sul Capo Tribù e Gianni e Michele hanno dimenticato la loro vera mamma, la signora Darling. Wendy decide così di riportarli a casa insieme a tutti gli altri Bimbi Sperduti, ma ormai Uncino ha scoperto dove si trova il nascondiglio di Peter e rapisce tutti i Bimbi Sperduti, tra cui Gianni e Michele, e Wendy. Dopodiché, decide di regalare un pacco con all’interno una bomba fingendo che sia da parte di Wendy. Sfuggita dalla prigione di Uncino, Trilly accorre per salvare Peter dall’esplosione. Arrivati sulla nave, Peter salva Wendy prima che cada in acqua. I pirati si insospettiscono perché non hanno sentito il rumore dell’acqua che avrebbe dovuto creare Wendy cadendo. Con un altro dei suoi piani Peter salva gli altri Bimbi Sperduti insieme a Trilly e Uncino che viene battuto nuovamente inseguito dal coccodrillo. Così Wendy, Gianni e Michele, possono finalmente tornare a casa.

Info e prenotazioni tel. 06.69922117 mobile 335.370225 fax 06.30859446 www.sancarlino.it scuole@sancarlino.it

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La Bella e la Bestia

Il racconto Un ricco mercante viveva in una città insieme alle sue tre figlie. Due erano presuntuose e vanitose, mentre la più giovane, Bella, era umile e pura di cuore. Un giorno il mercante perse improvvisamente tutte le sue ricchezze, solo una delle sue navi mercantili si era salvata. Decise di scoprire se nella nave era rimasto qualcosa di valore. Chiese alle figlie se desideravano qualcosa in dono. Bella si accontentò di chiedere una rosa. Arrivato in città, il mercante scoprì che il carico della nave era stato venduto per pagare debiti e, pertanto, non poteva comprare alle figlie ciò che aveva loro promesso. Triste e sconsolato, fece ritorno a casa, ma durante il cammino fu sorpreso da una bufera di neve e fu costretto a cercare rifugio in un castello. Vedendo un bel roseto in fiore si ricordò della promessa che aveva fatto alla figlia minore. Mentre stava per coglierla, fu sorpreso dal padrone del castello, una enorme e terribile bestia, il quale gli rimproverò di aver ricambiato la sua generosa ospitalità con un tentativo di furto. La bestia non volle sentire ragioni e decise di risparmiargli temporaneamente la vita a patto che al suo posto egli portasse al castello la giovane. A casa raccontò l’accaduto e Bella, resasi conto che la colpa di tale disgrazia era solo sua, si offrì di andare al castello al posto del padre. La bestia, con 18

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la giovane invece, si dimostrò cortese e gentile e le regalò anche uno specchio magico, in cui avrebbe potuto in ogni momento vedere la sua famiglia. Tutte le sere domandava a Bella se voleva sposarlo, ma la giovane, per non mortificarlo, gli rispondeva che gli voleva bene e che sarebbe stata sempre sua amica. Dopo qualche mese Bella vide nello specchio magico che suo padre si era ammalato e pregò la bestia di lasciarla andare a casa. La bestia alla fine acconsentì, ma la pregò di tornare dopo una settimana, altrimenti sarebbe morto di dolore. Le due sorelle, invidiarono non poco la fortuna della giovane, vedendola in carne e ossa e per di più agghindata come una regina, cominciarono a tramar vendetta: le chiesero di restare e Bella acconsentì, ma cominciò ben presto a sentirsi in colpa per aver infranto la sua promessa. Così ritornò al castello, dove trovò la bestia agonizzante di dolore e la pregò di non morire perché voleva unirsi in matrimonio. Appena pronunciate queste parole, la bestia sparì e al suo posto comparve un bellissimo principe, a cui una strega molto tempo prima aveva fatto un incantesimo.


TEATRO COLOSSEO 10 - 15 dicembre 2012 La Bella e la Bestia liberamente tratto da JeanneMarie Leprince de Beaumont adattamento di Cristina Aubry e Anna Maria Loliva con Cristina Aubry e Anna Maria Loliva Info e prenotazioni tel./fax 06.7004932 mobile 335.5386448 - 339.3332604 annamarialoliva@gmail.com

Parliamone ai bambini L’argomentazione delle diverse abilità e della cultura dell’integrazione. I valori morali ed affettivi che esistono al di là delle apparenze. La simbologia della fiaba: l’animalità della condizione umana, il raggiungimento della maggiore età. Interiorità ed esteriorità. La fiaba come critica dei matrimoni di convenienza.

Un gioco interattivo per i bambini

Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

Le favole

Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di...

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Il racconto Un ricco e vecchio mugnaio, in punto di morte, chiama a sé i suoi tre figli: al figlio maggiore lascia in eredità il suo mulino e il cavallo; al secondogenito viene lasciato il mulo e una casa di campagna; al figlio minore lascia il gatto che amava tanto. Il giovane è triste e deluso, ma il gatto gli dice di non preoccuparsi: insieme faranno fortuna. Così il felino si mette subito all’opera, e dopo aver cacciato con furbizia due conigli, messosi indosso due stivali di cuoio, si reca dal re e glieli offre, per conto di un certo marchese di Carabàs. Il gatto continuerà a portare al re della cacciagione fresca da parte del marchese di Carabàs. Il re incuriosito vuole incontrare il marchese e il gatto studia un piano per cui il giovane verrà conosciuto dal re, durante una passeggiata, e invitato al castello. Lì il giovane vedrà la principessa di cui si innamora. Il re chiede allora di visitare il castello del marchese e, ancora una volta, il gatto trova la soluzione: sfiderà lui l’orco che vive in un castello meraviglioso. E ci riesce. Il re allora, resosi conto che il giovane è veramente un marchese gli chiede se vuole sposare sua figlia. Il giovane accetta di buon grado e diventa così principe. E il gatto dagli stivali diventa un nobile cacciatore, che caccia i topi solo per divertimento.

CINE ARISTON GAETA 15 - 16 febbraio 2013 Il gatto con gli stivali favola musicale liberamente tratta dall’omonimo romanzo di C. Perrault versi Antonio Cericola testi Marco Giacintucci, Zenone Benedetto regia Zenone Benedetto con Ercole Di Francesco, Tiziano Feola e Zenone Benedetto Info e prenotazioni Rita Simeone tel. 0771.460214 mobile 339.1123862 cineariston@libero.it

Parliamone ai bambini Analisi delle capacità mostrate dal protagonista-felino, e di come è riuscito ad affrontare gli ostacoli. Gli animali e la loro capacità di relazionarsi e di comunicare con chi si prende cura di loro. Prendersi cura di un animale come assunzione di responsabilità.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

Le favole

Il gatto con gli stivali

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Il Re Cervo

NUOVO TEATRO SAN RAFFAELE 5 novembre - 15 febbraio 2013 Il Re Cervo di Carlo Gozzi

Il racconto Fiaba teatrale intrisa di mistero, inganni, incanti e comicità. Il re tramutato in cervo, attraverso le arti magiche di un cortigiano infedele, riacquista le sue forme grazie anche all’impegno di una moglie devota e innamorata. Nel regno di Serendippo c’è grande agitazione per la decisione del re di scegliere, fra tutte le donne, chi diventerà sua sposa. Prima di sposarsi però, il re vuole in segreto fare delle domande ad ogni candidata. Il mistero di queste domande sarà svelato solo dopo che il re avrà trovato la nuova regina. La forza di questo nuovo amore viene ostacolata da un’altra forza, magica e tremenda, che trasformerà il re rendendolo irriconoscibile. Un tradimento porterà paura e sofferenza nel regno e solo l’intervento del mago Durandarte riporterà la fiducia e la serenità. Spettacolo ricco di comicità, di mistero, di amicizia, di luci e di magia! Commedia con musiche e canzoni.

adattamento e regia Pino Cormani Info e prenotazioni tel. 06.45447585 ilcilindroteatro@yahoo.it

Parliamone ai bambini Le favole e il potere dell’elemento magico (per es. l’anello, il fagiolo etc.). La figura del mago e la trasformazione del mondo e degli eventi. Analisi delle favole e dei racconti in cui gli uomini vengono trasformati per un incantesimo e assumono aspetto d’animale.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale). Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo). Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere.

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La gabbianella e il gatto

IL SISTINA 4 - 26 aprile 2013 La gabbianella e il gatto dal romanzo di Luis Sepulveda regia di Gaetano Stella Info e prenotazioni prenotazioni@il sistina.com

Parliamone ai bambini Riflessioni su come l’Inquinamento metta in grave pericolo la vita dell’uomo. Il rispetto per l’ambiente, per gli animali, per la natura rappresentano anche il rispetto per se stessi, per la vita e per l’intera comunità.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale). Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo). Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere.

Le opere letterarie

Il racconto La gabbiana di nome Kengah, mentre si tuffava nelle acque del mare del Nord, viene colpita un’onda carica di petrolio lasciata da una petroliera in difficoltà. Raccolte le sue ultime forze, riesce a raggiungere la città di Amburgo e precipita sul balcone di una casa. Qui incontra Zorba, un gatto grosso dal mantello lucente nero. Morente, la povera Kengah riesce ad affidare il suo primo e ultimo uovo allo stupito Zorba, e gli chiede di mantenere tre promesse: covare l’uovo, aver cura del pulcino che sarebbe nato ed insegnare a volare al piccolo. Zorba promette di prendersi cura del pulcino che sta per nascere e con l’aiuto dei suoi amici gatti alleva con tanto amore la piccola gabbianella e la protegge dai pericoli. Zorba prova così a insegnare a volare alla gabbianella ma con scarsi risultati. Dopo tanti inutili tentativi i gatti sono costretti a ricorrere all’aiuto dell’uomo e rompere il tabù: parlare agli umani nella loro lingua. L’uomo prescelto è un poeta, un uomo dall’animo sensibile, capace di capire e comprendere. La Gabbianella riuscirà così a liberarsi e spiccare il volo nel cielo: il suo mondo.

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Il Piccolo Principe Il racconto La storia di un pilota di aereo, precipitato nel deserto del Sahara che incontra un bambino che poco per volta, dice di essere il principe di un lontano asteroide, sul quale abita solo lui e una piccola rosa, molto vanitosa, che lui cura e ama. Il piccolo principe nel suo vagare nello spazio ha incontrato tanti personaggi strani e da ognuno di essi egli ha appreso una piccola lezione di vita. Tra i tanti adulti incontra, ad esempio, un vecchio re che cerca in tutti i modi di mantenere il suo potere continuando a dare ordini nella speranza di essere ancora obbedito e un uomo vanitoso il cui unico scopo nella vita è quello di piacere e di essere ammirato da tutti. Nel suo viaggio sulla Terra, invece, il piccolo Principe fa un incontro importante con una volpe che chiede di poter essere addomesticata e di poter diventare amica facendogli comprendere il valore dell’amicizia e della solidarietà . Dopo aver incontrato altri personaggi tra cui un indaffarato controllore e un venditore di pillole il protagonista può finalmente tornare alla sua amata rosa lasciando al suo amico Pilota il suo sorriso e la sua innocente saggezza.

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TEATRO VITTORIA 4 - 14 aprile 2013 Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery adattamento e regia di Italo Dall’Orto Info e prenotazioni tel. 06.5781960 mobile 347.1616737 ufficioscuole@teatrovittoria.it

Parliamone ai bambini Il valore dell’amicizia che presuppone confidenza, condivisione di ricordi e di sentimenti ma che deve saper affrontare anche diffidenze, ripicche, incomprensioni.

Il rapporto fra mondo adulto e mondo-bambino. Commento alla frase del Piccolo principe: ‘bisogna guardare con il cuore, perché l’essenziale è invisibile agli occhi’.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

Le opere letterarie

L’importanza della conoscenza che porta apertura verso l’esterno, e verso gli altri.

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Sherlock Holmes e il mistero della mummia

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Le Maschere 17 - 24 febbraio 2013 Sherlock Holmes e il mistero della mummia

Info e prenotazioni Ivanka Gasbarrini tel. 06.58330817 fax 06.58334313 www.teatrolemaschere.it

Parliamone ai bambini Sherlock Holmes, il detective per eccellenza, analizzato come personaggio letterario. L’attenzione, la concentrazione e l’osservazione: gli elementi che servono per sciogliere i misteri dei gialli.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

Le opere letterarie

Il racconto Sidney Holmes, pronipote del grande investigatore Sherlock Holmes, ha appena ereditato la casa dell’illustre avo in Backer Street e mettendo ordine nella soffitta, trova per caso un vecchio baule appartenuto a Sherlock. Da quel momento il nostro protagonista avverte la presenza del grande investigatore, il cui fantasma comincia a parlare e ad interagire con lui. Ascoltare i consigli dello spettro del grande investigatore aiuterà Sidney a sciogliere gli intricati enigmi legati a una mummia egiziana che suo padre Nigel sta esaminando al British Museum dove lavora come egittologo. Sidney Holmes e il suo migliore amico e compagno di studi Andrew Morris saranno protagonisti, insieme alla giovane studiosa Jane Watson, pronipote del più celebre John, di una misteriosa vicenda popolata di fantasmi, apparizioni e mummie sussurranti e perfino l’omicidio di Willy, il custode del museo. Chi avrà rubato il papiro con scritta la maledizione della mummia? Chi si nasconde dietro i sussurri inquietanti che sembrano venire dal sarcofago? E, soprattutto, dov’è finito il diamante di cui parla il papiro? Saranno i nostri giovani protagonisti con l’aiuto di Sherlock Holmes a risolvere il caso o gli spettatori che assiepano la platea?

testo di Anna Masullo e Cinzia Giorgio regia di Anna Masullo

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La fattoria degli animali

Il racconto Una fattoria soffocata dalla città rischia di essere chiusa. La fattoressa Zia Giò, con simpatica determinazione, lotta per resistere alle ingiustizie perpetrate in nome del ‘progresso’. Così Zia Giò insieme a tutti gli animali della Fattoria, l’oca giuliva Isabella, Isa Gallina, la Mucca Gisella, il tacchino vanitoso Narciso, Jimmy lo spaventapasseri, le Stelline, il Gallo Capitano, il Gatto Zac, il Coniglio Miro, il Cavallo Toledo, l’asino Biagio, ostacolerà le perfidie dell’avvocato Burri ed i suoi tentativi di radere al suolo la fattoria per creare un centro commerciale. La favola, che come nelle antiche favole di Esopo e Fedro, ha come protagonisti degli animali e può essere letta come un’allegoria di tutte le rivoluzioni che, trasformandosi in regime, vengono in qualche modo tradite. Ogni evento e ogni personaggio corrispondono a un ben preciso evento o personaggio della realtà storica. Inoltre, come tutte le favole, anche questa ha una morale.

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La scuola va a teatro 2012*2013


IL SISTINA Dal 20 al 24 marzo 2013 La fattoria degli animali Commedia musicale scritta e diretta da Tommaso Paolucci e Ada Borgiani messa in scena di Ada Borgiani Info e prenotazioni prenotazioni@ilsistina.com

Parliamone ai bambini Riflessione sul valore della Natura in una società come quella moderna. Il mondo affascinante degli animali. La Natura e l’ Arte, solidali, per non essere sacrificate sull’altare dello sviluppo economico. L’importanza della tutela della Natura e dell’Arte per la società.

Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

I nuovi racconti

Un gioco interattivo per i bambini

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Nonno Charlie e il mistero dell’anello mancante

TEATRO ELISEO 20 novembre 2012 6 gennaio 2013 Nonno Charlie e il mistero dell’anello mancante Magico viaggio nel mondo di Darwin scritto e diretto da Gigi Palla

Il racconto Red e Blu, nipotini del celebre scienziato Darwin grazie all’aiuto di un simpatico dinosauro incontrato in una soffitta- laboratorio intraprendono una meravigliosa avventura: un viaggio attraverso il tempo. Fanno tappa alle Isole Galapagos dove incontreranno gli uccelli mimo, le testuggini, i fringuelli e le molteplici differenti specie di animali che vivono nell’ arcipelago ecuadoriano. Passano poi dall’era del giurassico popolata da diverse specie di dinosauri al viaggio nel futuro dominato dai robot. Chi ha fatto in modo che il loro viaggio nel tempo si potesse compiere è il nonno Charlie che ha allestito la soffitta per renderla un laboratorio scientifico allo scopo di introdurre i nipotini alla conoscenza dei misteri della storia, della natura e della teoria dell’evoluzione. Insieme al nonno i ragazzi dovranno risolvere l’enigma dell’anello mancante donato da Darwin alla moglie in segno del loro amore eterno. Il sentimento è l’unico elemento eterno in un mondo in continuo movimento e cambiamento.

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La scuola va a teatro 2012*2013

Info e prenotazioni Itaca tel. 06.48930736 info@itacaitaca.it

Parliamone ai bambini L’età dei dinosauri e l’evoluzione degli animali. La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin: la lotta della sopravvivenza nella Natura. Il ruolo dei nonni nella nostra società.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...


Il ritorno degli Ecogatti

TEATRO EUCLIDE da ottobre 2012 a giugno 2013 Il ritorno degli Ecogatti scritto e diretto da Gianluca Boffoli

Parliamone ai bambini La vita della Terra. Come mettere fine alla distruzione del nostro habitat e alle sciagure provocate dagli esseri umani, anche con piccole azioni quotidiane. La solidarietà dell’essere umano verso gli animali: come rispettare l’amico animale e come considerarlo una creatura vivente da tutelare, come prendersene cura e il modo più giusto di conoscere la sua natura e riconoscere i suoi comportamenti. Un’excursus sulle favole per analizzare i personaggi-animali.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di... Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere...

I nuovi racconti

Il racconto Ancora una volta gli Ecogatti entrano in azione, pronti a tirare fuori le unghie. I nostri amici-mici attraverso buffe ed eroiche avventure accorrono in difesa del territorio dall’attacco indiscriminato di quegli uomini che, con ingordigia e superficialità, continuano a modificare e devastare l’habitat. I nostri protagonisti, consapevoli che la cura e la difesa della Flora e della Fauna significa la difesa del proseguimento della specie e delle generazioni presenti e future, adottano piccole grandi azioni quotidiane. Per esempio fanno la raccolta differenziata, fanno utilizzo razionale dell’acqua, adottano energie alternative, e via dicendo. Al disordinato sfruttamento delle risorse della Natura, all’egoismo di accaparramento e di prevaricazione, al degrado di sentimenti e di relazioni, gli Ecogatti ci insegnano una comune linea di riflessione e di impegno per una visione più solidale del mondo.

Info e prenotazioni tel. 06.8082511 fax 06.8075497 mobile 339.7046748 info@teatroeuclide.it

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È importante salvare la natura Il racconto È importante salvare la natura è una fiaba teatrale ecologica ambientata in una foresta fatata i cui personaggi, le musiche e i colori ricordano le nostre realtà contadine. Il protagonista è un bambino di nome Gabriel che si trova catapultato nella foresta perché chiamato a sua insaputa ad una nobile e giusta missione: salvare la natura e l’ecosistema, minacciati da un’irreparabile catastrofe ambientale.

TEATRO DELLE EMOZIONI 29 ottobre -12 novembre 2012 22 gennaio - 4 marzo - 15 aprile 2013 È importante salvare la natura scritto e diretto da Enzo Fasoli con Riccardo Cascadan, Laura Massei, Manuela Montanaro, Flavio Mari, Angelo Messeri Info e prenotazioni tel. 06.23260003 - 06.7823381 fax 06.45421880 mobile 338.1604968 prenotazioni@lemuseinscena.it

Parliamone ai bambini La Natura e i mille gesti che possiamo fare per salvarla (la raccolta differenziata, l’energia alternativa, etc.). Il mondo dei contadini e dei nonni: la fatica del lavoro nei campi ma anche l’amore per la Natura, e i beni preziosi prodotti dalla terra.

Un gioco interattivo per i bambini Alla fine dello spettacolo fate giocare i bambini e domandate loro di… Raccontare lo spettacolo con un disegno (esercizio individuale) Raccontare lo spettacolo con una frase (esercizio collettivo) Raccontare il finale dello spettacolo che avrebbero voluto vedere.

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La scuola va a teatro 2012*2013


Bibliografia LE FAVOLE Chi vuole fiabe, chi vuole? Voci e narrazioni di qui e d’altrove. A cura di Vinicio Ongini. Campi Bisenzio, Idest, 2002. Bruno Bettelheim, Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe. Milano, Feltrinelli, 2000. Carla Ida Salviati, Raccontare destini. La fiaba come materia prima dell’immaginario di ieri e di oggi. Trieste, Einaudi Ragazzi, 2002. Enciclopedia della favola. Fiabe di tutto il mondo per 365 giorni. Raccolte da Vladislav Stanovsky e Jan Vladislav; edizione italiana a cura di Gianni Rodari. Roma, Editori Riuniti, 2002. Tullia Chiarioni, Ti racconto una fiaba... La narrazione come percorso interculturale. Roma, Carocci Faber, 2005. Milena Bernardi, Infanzia e fiaba. Le avventure del fiabesco fra bambini, letteratura per l’infanzia, narrazione teatrale e cinema. Bologna, Bononia university press, 2007. Fabio Rondot e Maria Varano, L’arte di inventare fiabe: per se stessi e per gli altri. Casale Monferrato, Sonda, 2006.

Roberto Filippetti, Educare con le fiabe: Andersen, Collodi, Saint-Exupéry, Lewis. Castel Bolognese, Itaca, 2008. Luisella Gioppato, Noi siamo favole. Milano, Salani, 2008.

Pino Boero, Una storia, tante storie: guida all’opera di Gianni Rodari. San Dorligo della Valle, Einaudi ragazzi, 2010.

Opere letterarie

La letteratura invisibile: infanzia e libri per bambini. A cura di Emy Beseghi e Giorgia Grilli. Roma, Carocci, 2011.

Alain Vircondelet, La vera storia del piccolo principe. Casale Monferrato, Piemme, 2009. Philippe Brasseur, 1001 attività per raccontare, esplorare, giocare, creare con i libri. Roma, Lapis, 2009.

Michèle Petit, Elogio della lettura. Milano, Ponte alle Grazie, 2010.

Bibliotu.it: cerca e richiedi online i titoli suggeriti e i testi delle opere teatrali disponibili nelle Biblioteche di Roma

1001 libri da leggere prima di diventare grandi. A cura di Julia Eccleshare. Monteveglio, Atlante, 2010. Pino Boero, Carmine De Luca, La letteratura per l’infanzia. Roma-Bari, GLF editori Laterza, 2009. La lettura, nonostante. Libri e ragazzi, tra promozione e rimozione. A cura di Domenico Bartolini e Riccardo Pontegobbi. Campi Bisenzio, Idest, 2009. Michael Ende, Storie infinite. A cura di Saverio Simonelli. Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010. Antonio Faeti, Gli amici ritrovati: tra le righe dei grandi romanzi per ragazzi. Milano, Rizzoli, 2010.

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Seconda Parte Spettacoli consigliati per le scuole secondarie di 2째 grado

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TEATRO CLASSICO LETTERARIO

DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA

TEATRO CIVILE E DI DENUNCIA

i classici greci Il Teatro elisabettiano Il Teatro del settecento Il relativismo Pirandelliano I grandi classici europei I grandi classici italiani

Il teatro di Eduardo De Filippo Gli Autori contemporanei italiani Disagio e comunicazione La Scienza a teatro

L’Educazione alla legalità Il Giorno della memoria Il mito del potere

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Medea

Sinossi Dopo aver aiutato il marito Giasone e gli Argonauti a conquistare il vello d’oro Medea si è trasferita a Corinto, insieme al consorte ed ai due figli, abbandonando il padre per seguire il marito. Dopo alcuni anni però Giasone decide di ripudiare Medea per sposare la figlia di Creonte, re di Corinto. Questo infatti gli darebbe diritto di successione al trono. Medea si lamenta col coro delle donne corinzie in modo disperato e furioso, tanto che il re Creonte, sospettando una possibile vendetta, le intima di lasciare la città. Dissimulando con abilità i propri sentimenti, però, Medea ottiene di restare ancora un giorno, che le servirà per attuare il proprio piano. Giasone si reca

da Medea, che gli rinfaccia tutta la sua ipocrisia e la mancanza di coraggio, ma Giasone sa opporre solo banali ragioni di convenienza. Di fronte all’indifferenza del marito, la donna attua la sua vendetta. Innanzitutto ottiene dal re di Atene, Egeo (di passaggio per Corinto) la promessa di ospitarla nella propria città, poi, fingendosi rassegnata, manda in dono alla futura sposa di Giasone una ghirlanda e una veste avvelenata. La ragazza, indossatele, muore tra atroci tormenti, e la stessa sorte tocca a Creonte, accorso per aiutarla. Questa scena è raccontata da un messaggero. A quel punto Giasone accorre per salvare almeno la sua prole, ma appare Medea sul carro alato del dio Sole, che gli mostra i cadaveri dei figli che ella, pur straziata nel cuore, ha ucciso, privando così Giasone di una discendenza. Nel finale la donna vola verso Atene lasciando il marito a maledirla, distrutto dal dolore.

Cenni storici sull’opera Euripide fu uno dei primi a mettere in scena il mito di Medea riguardante il suo soggiorno a Corinto. Lo aveva già fatto, probabilmente pochi anni prima, il tragediografo Neofrone, anch’egli autore di una Medea, ma gli studiosi tendono a negare che l’opera di Euripide sia direttamente ispirata ad essa, nonostante vi siano affinità. 36

La scuola va a teatro 2012*2013


TEATRO EUTHECA 12 - 17 Marzo 2013 Medea di Euripide regia Carlo Fineschi con Federica Tatulli Info e prenotazioni tel. 06.95945400 fax 06.95945414 g.sanzone@eutheca.eu v.ciammetti@eutheca.eu info@teatroeutheca.com

tempo stesso debole perché sola, disperata ed intenzionata a distruggere tutto quello che rappresenta il suo passato.

Messa in scena e note di regia Medea non è soltanto una donna che per amore abbandona la patria, la sua famiglia e che, una volta tradita, si fa artefice di una vendetta tremenda: ella è in grado di rivelare la sua appartenenza ad un universo non ‘umano’ ed è portatrice sulla scena di un’irriducibile alterità, in grado di divorare chi, con presunzione e mezzi inadeguati, cerca di decifrare il suo segreto. Biografia dell’autore Euripide è un poeta tragico ateniese nato a Salamina nel 480 a. C. e morto a Pella, secondo una nota leggenda, dilaniato dai cani, nel 406; fu sepolto in Macedonia, ed ebbe un cenotafio ad Atene. Secondo le tendenziose notizie tramandateci dai comici greci fu figlio di Mnesarco, o Mnesarchide, e di Clito, un

I classici greci

La tragedia è essenzialmente incentrata sugli uomini, lasciando da parte gli dèi, i quali non intervengono mai, tanto da spingere Giasone, verso la fine della vicenda, ad inveire contro di essi, accusandoli, ma senza ottenere risposta, di non aver impedito la triste sorte dei suoi figli. L’opera è dominata dalla straripante, incontrastata personalità di Medea, indubbiamente uno dei più grandi personaggi di Euripide. Fortemente emotiva e passionale, la donna esibisce un’ampia gamma di stati d’animo, che culminano negli omicidi della giovane sposa di Giasone e dei propri figli: atti caratterizzati sì da grande ferocia, ma non privi di dubbi e di tentazioni di desistere. Le sfaccettature del personaggio sono tante e tali che può essere visto, di volta in volta, come feroce e vendicativa assassina, come vittima di pulsioni interne incontrollabili, o anche come moglie così addolorata per l’abbandono del marito da arrivare a perdere ogni raziocinio. La grandezza del personaggio sta proprio nell’essere assai complesso, in una continua lotta tra la razionalità e le passioni. È la prima volta nel teatro greco (almeno per le opere note) in cui protagonista è la passione di una donna, una passione violenta e feroce che rende Medea una donna debole e forte allo stesso tempo. Forte perché padrona della sua vita e non disposta a piegarsi davanti a nessuno, e al

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oste e una venditrice di erbaggi; ma da altre notizie si può pensare che fosse di famiglia agiata. Ebbe una buona educazione e diede buoni saggi di pittura. La sua tendenza a discutere e a investigare ricorda quella dei sofisti. Alla sua concezione pessimistica della vita e alla sua misoginia contribuirono anche le sventure coniugali (certo esagerate dalla leggenda e dai comici). Non prese parte alla vita politica. Fu vincitore nei concorsi drammatici solo 4 volte. Dei 92 drammi che Euripide avrebbe scritto, già gli Alessandrini ne avevano solo 78, cioè 70 tragedie (ma ne giudicavano autentiche 67) e 8 drammi satireschi (uno spurio). A noi sono giunte 17 tragedie, non tutte databili con sicurezza: Alcesti (438); Medea (431); Eraclidi; Ipppolito (428); Andromaca e Ecuba (forse 424); Le Supplici; Eracle; Ione; Le Troiane (415); Ifigenia in Tauride; Elettra (forse 413); Elena (412); Le Fenicie; Oreste (408); Ifigenia in Aulide; Le Baccanti; il Reso, giudicato non autentico, e un dramma satiresco, il Ciclope; inoltre più di un migliaio di frammenti di un’altra sessantina di drammi. In Euripide è palese l’esigenza di fare una critica morale, politica, filosofica, letteraria e sociale che giunge spesso alla polemica o all’ironia. Anche il desiderio di rinnovare i temi delle tragedie è più evidente in Euripide che negli altri tragici: caratteristica la ricerca di episodî mitici non comuni (come nell’Alcesti o nella Medea), o il rinnovamento dei vecchi miti (Ifigenia in Tauride, Elena, Elettra), attraverso l’introduzione d’intrecci romanzeschi, quasi avventurosi, di quadri teatralmente spettacolari, di scene di genere, di motivi sentimentali, anticipazio38

La scuola va a teatro 2012*2013

ni spesso di atteggiamenti caratteristici della poesia alessandrina.

Adattamenti dell’opera Letteratura

Nel corso dei secoli molti autori si sono cimentati con il dramma di Euripide, creandone versioni che differivano più o meno ampiamente dal modello originale, a seconda del momento storico e del luogo in cui erano state scritte. Nella letteratura latina, delle numerose versioni scritte solo una è giunta integra ai nostri giorni, la Medea di Seneca. Anche Ovidio ne scrisse una versione, ma è andata perduta, così come la Medea di Ennio. Tra le opere moderne, Franz Drillparzer pose l’accento sul fato e le circostanze avverse che inducono la donna all’azione; su Mdea scrissero nel 1943 Corrado Alvaro, Lunga notte di Medea; nel 1946 Jean Anhouilh; e nel 1996 Christa Wolf, Medea. Voci. Teatro

Nel 1898 Sarah Bernhardt interpretò la Medea di Catulle Mendès; molte grandi attrici italiane si cimentarono con il personaggio di Medea fra queste Valeria Moriconi che andò in scena al Teatro greco di Siracusa nel 1972 con la regia di Franco Enriquez; nel 1987 fu Mariangela Melato che portò Medea in scena per la regia di Giancarlo Sepe; nel 1994 fu la volta di Ottavia Piccolo che interpretò La mia Medea; e nel 2003 e nel 2010 è stata Pamela Villoresi a interpretare il personaggio tragico diretta da Maurizio Panici. Musica

Fra le opere in musica dedicate al grande personaggio tragico, quella del 1693


Cinema

Dopo la Medea di Pier Paolo Pasolini, con Maria Callas del 1969, è stato Lars von Trier a dirigere una Medea nel 1987.

Conversazioni con... l’attrice Federica Tatulli Che cosa ti ha affascinato della figura di Medea? Una donna forte, coraggiosa, colpita a morte da un tradimento che non è riparabile. A uscire vittoriosa è Medea, che nel finale è destinata ad elevarsi perché irriducibilmente lontana dai non-valori della nostra attuale società (ora come allora) solo lei capace di atti che l’uomo Giasone nella sua mediocrità nemmeno riesce a comprendere. L’uccisione del re e di sua figlia, e soprattutto quella dei figli si configura allora come necessaria, inevitabile (dolorosa) conseguenza del comportamento infido, miope, di un Greco che qui rappresenta l’umanità intera (ieri come oggi) dedita a onori e interessi materiali e sprezzante dei valori del sacro. Il mito e la verità, come si incontrano a teatro? Il mito è una favola che racconta una verità e il teatro è il luogo dove accadono favole che raccontano la verità. A teatro il mito è una storia che gli attori e il pubblico vivono ‘fisicamente’, un viaggio in prima persona verso la verità. Una verità dunque non solo raccontata ma ‘vissuta’ da una comunità, da un pubblico che rappresenta una comunità.

Spunti didattici Confronto fra la tragedia classica che presenta in genere due personaggi in conflitto (Creonte e Antigone, oppure Oreste e Clitennestra), ciascuno portatore di un ben preciso ordine di vedute, e Medea che contiene, dentro di sé, quasi due figure contrastanti: una vorrebbe uccidere i figli, l’altra li vorrebbe risparmiare, mostrando una mente scissa e conflittuale. Analisi delle figure femminili di Euripide: donne forti, ma di una forza che nasce dalla loro stessa fragilità, da uno spirito di abnegazione, di rinuncia o di rassegnazione (Alcesti, Ifigenia, Ecuba, Polissena ecc.). Il mito di Medea nel Novecento: nel 1943 Corrado Alvaro nella sua Lunga notte di Medea, mise in evidenza la condizione di Medea come di una donna estranea in una comunità chiusa, e di conseguenza aggredita e discriminata. Nel 1946 Jean Anhouilh scrisse una Medea e da non dimenticare il romanzo di Christa Wolf Medea. Voci in cui la situazione di Medea a Corinto viene letta come metafora dello spaesamento dei cittadini della tedeschi dopo la riunificazione. Medea: dalla psicanalisi (il complesso di M. è il desiderio di una madre di uccidere i propri figli, in genere come riflesso del suo rapporto col marito) all’attualità.

I classici greci

di Marc-Antoine Charpentier, quella di Luigi Cherubini nel 1797; quella di Giovanni Pacini nel 1843 e quella di Adriano Guarnieri nel 2002.

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Le nuvole

Sinossi L’acuta satira di Aristofane vede come protagonista Socrate, il contadino Strepsiade e Fidippide, suo figlio. Strepsiade vuole mandare il figlio a studiare l’arte dialettica di Socrate di modo che possa tener testa ai numerosi creditori che lo tengono per la gola. Il figlio però in un primo momento non vuole andare al pensatoio di Socrate e Strepsiade decide

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La scuola va a teatro 2012*2013

di andare lui stesso. La rappresentazione di Strepsiade e di Fidippide è comica, ma non buffonesca: padre e figlio sembrano due personaggi della commedia nuova. Buffonesca è invece la rappresentazione del ‘pensatoio’ di Socrate. Strepsiade, dopo aver visto allievi piegati in due che studiano, scorge Socrate sospeso per aria in una cesta che scruta e studia il sole. Entrano poi in campo Le Nuvole, le divinità di Socrate che danno da mangiare a indovini, fannulloni, guaritori e che assumono tutte le forme a seconda delle persone che incontrano. Dopo la riluttanza iniziale Fidippide arriva al pensatoio prendendo il posto di Strepsiade, ed assiste al famoso dialogo tra il Discorso migliore e il Discorso peggiore, simboli della vecchia e nuova filosofia. Mentre il primo gli propone un programma di vita austero, di controllo degli istinti, di faticosi esercizi fisici, così da acquisire le stesse virtù dei combattenti di Maratona; l’altro non soltanto teorizza la massima libertà in tutti i campi,


TEATRO VITTORIA 10 - 14 dicembre 2012 11 - 22 marzo 2013 Le nuvole di Aristofane

Messa in scena e note di regia Diversi e multiformi sono i punti focali di questa commedia tanto antica da essere più attuale che mai. Innanzitutto il confronto mai sopito tra la tradizione e l’innovazione, tra l’antica saggezza dei padri e la sovversiva vitalità dei figli. In secondo luogo la satira verso quella categoria di intellettuali che, ripiegati su se stessi, ‘cadono nel pozzo per studiare le stelle’. Infine la condanna dell’ignoranza disonesta che tenta di piegare la conoscenza ai propri fini. Questi personaggi, come solitamente nella commedia antica,

Info e prenotazioni tel. 06.5781960 mobile 347.1616737 ufficioscuole@teatrovittoria.it

sono mossi da desideri frustrati. Strepsiade e Fidippide, infatti, sono spinti dalla necessità di rovesciare uno stato critico, fatto di sofferenza e di privazioni, per conquistarsi un accesso immediato al godimento, senza ostacoli e senza il controllo di fattori repressivi. Il ‘desiderio’ è uno dei punti cruciali della commedia, toccato da Aristofane non senza ironia. La passione (per lo più connotata come sconvolgimento amoroso) è ciò che anima ogni protagonista della commedia antica. Ma in un sistema che adotta la pulsione emotiva come principio fondante dell’identità individuale, la rinuncia al desiderio implica in qualche modo rinuncia all’esistenza. Per questo il ‘meccanismo della fabula’ viene ideato e avviato da Strepsiade, che è alla ricerca della sua scorciatoia per raggiungere senza alcun sforzo i suoi desideri e i suoi piaceri. Protagonista indiscusso de Le Nuvole è lo spettatore al quale in ogni momento è

I classici greci

ma sostiene anche con argomentazioni capziose il diritto per ciascuno di comportarsi come crede, senza preoccuparsi minimamente dell’antica morale. Nelle discussioni vince il Discorso peggiore; all’altro, non resta che ritirarsi sconfitto, riconoscendo di non avere nulla di attraente da offrire, a parte la fedeltà ad una giustizia ormai scomparsa dalla coscienza degli individui. Per Aristofane questi ‘corruttori’non fanno altro che insegnare con raffinata abilità affaristica ogni sorta di malizie e astuzie che sgretolano la semplice morale del bravo cittadino ateniese e l’antica solida struttura dello Stato.

regia Luca Bargagna con Viviana Altieri, Vincenzo D’amato, Elisabetta Mandalari, Luca Mascolo, Alessandro Meringolo, Massimo Odierna, Marco Palvetti, Sara Putignano

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rivolta l’azione della scena, in un teatro, quello greco, che era politica nell’atto stesso del suo manifestarsi tra la società e per la società.

Cenni storici sull’opera Durante il 424-423 Aristofane abbandona i temi strettamente politici frequentati per tre anni di seguito nei Babilonesi, negli Acarnesi e nei Cavalieri e alle Dionisie del 423 presenta le Nuvole in cui attaccava Socrate e discorreva di educazione. Ottiene solo il terzo posto: risulta primo Cratino con la Fiasca e secondo Amipsia col Conno. Da alcuni scritti non ritenuti però certamente attendibili si racconta che, poiché al teatro non tutti gli spettatori erano ateniesi, Socrate si alzò in piedi, in modo che anche chi non lo conosceva sapesse chi si stava prendendo in giro. La commedia piacque, tanto che alla fine delle rappresentazioni il pubblico cominciò a rumoreggiare perché fosse data la vittoria ad Aristofane. La sconfitta fu cocente per Aristofane, tanto che l’anno successivo, nella parabasi delle Vespe, l’autore affermò che la sua precedente opera (Le nuvole) non era stata capita e che la giuria avrebbe dovuto invece premiare chi cercava di dire qualcosa di nuovo. Ad ogni modo, la parodia aristofanea non passò inosservata, tanto che nel 399 a.C., ben 24 anni dopo, Socrate la ricordò nel celebre processo da lui subito. Aristofane scrisse una nuova versione delle Nuvole qualche anno dopo che può essere datata tra il 421 ed il 418 a.C. Questa versione non venne mai messa in scena dall’autore, e reca infatti alcuni segni 42

La scuola va a teatro 2012*2013

di incompiutezza, il più importante dei quali è la mancanza di un canto corale. Tra la prima e la seconda versione le modifiche furono notevoli in tutto il testo, ma riguardarono soprattutto l’introduzione di una nuova parabasi e di due scene: quella della disputa tra i due Discorsi e quella finale del Pensatoio che va in fiamme.

Biografia dell’autore Aristofane nasce nel demo attico di Cidateneo verso la metà del secolo V a.C. L’esordio teatrale avviene coi Banchettanti che egli fece rappresentare dal regista Callistrato alle Lenee o alle Dionisie. La sua seconda commedia furoni i Babilonesi che egli fece rappresentare alle Dionisie del 426. Vi criticava il trattamento che Atene infliggeva agli alleati, abbassandoli al rango di schiavi legati alla macina e attaccava Cleone rovesciando su di lui la responsabilità di quella politica. La prima commedia che Aristofane firma col suo nome è gli Acarnesi del 425 e stavolta, trattava della pace sospirata da molti cittadini ateniesi. Le critiche di Aristofane alla democrazia ateniese, toccano il culmine nei Cavalieri, commedia rappresentata nel 424. Le Nuvole risalgono all’anno successivo, il 423 a.C. Nel 422 va in scena un’altra sua nota commedia, le Vespe. Come i Banchettanti e le Nuvole anche questa tratta il rapporto tra Demos e demagoghi e tra la vecchia e la nuova generazione. Nello stesso anno ad Anfipoli muore Cleone e il commediografo iniziò a lavorare alla commedia la Pace, rappresentata nel 421 e nel 414 va in scena Gli Uccelli. Le ultime due commedie che Aristofane scrisse


con la sua tipica causticità e fantasia risalgono al 411, dopo la catastrofe della spedizione in Sicilia. Le Tesmoforiazuse, imperniata sulla celebrazione di una festa riservata alle donne. Il ruolo della donna è centrale anche nella Lisistrata, che ha come protagonista una donna agli antipodi del modello euripideo, tutta rivolta verso gli interessi della comunità. Nel 405 va in scena Le Rane dove torna ad occuparsi della situazione culturale attraverso Euripide ed Eschilo, seguono poi le Ecclesiazuse nel 391 che riguarda un ipotetico passaggio alla guida del governo da parte delle donne e il Pluto nel 388 che tratta della ricchezza e della sua ingiusta distribuzione tra gli uomini. Dopo il Pluto Aristofane compose ancora il Còcalo e l’Eolosicòne che furono presentate rispettivamente nel 387 e nel 386 da suo figlio Aràrote anch’egli poeta comico come l’altro figlio Filippo. La data della sua morte è ignota.

Spunti didattici Aristofane e la commedia greca. Il testo Le Nuvole e le accuse a Socrate: la disputa tra il Discorso Migliore e il Discorso Peggiore. Analisi delle accuse di Aristofane contro Socrate di non credere negli dèi e di corrompere i giovani. L’avversione per la nuova cultura: i mutamenti nel costume e il tramonto dei vecchi principi, delle vecchie abitudini, dell’ordine antico, di ogni rispetto per gli dei e per gli anziani.

Adattamenti dell’opera Teatro

Conversazioni con... il regista Luca Bargagna Perché hai scelto questo testo? La scelta di portare in scena un testo tanto complesso per un pubblico di giovani quale quello delle scuole medie e superiori, deriva proprio dalla specifica caratteristica del teatro greco: la possibilità, e in qualche modo la necessità, di aprire il dibattito.

I classici greci

Per approfondire la figura di Socrate si consiglia lo spettacolo Socrate di Vincenzo Cerami con Gigi Proietti; La vedova Socrate di e con Franca Valeri.

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La Pace

Sinossi La commedia si apre con una situazione davvero singolare: due servi sono costretti a impastare letame puzzolente per nutrire uno strano animale. Si tratta di un gigantesco scarabeo volante che si nutre di escrementi, allevato dal protagonista della vicenda, Trigèo, contadino ateniese, per portare a compimento la più grande impresa di tutti i tempi:raggiungere l’Olimpo a cavallo dell’animale per supplicare Zeus in persona di mettere fine alla guerra che sta tormentando da un anno la Grecia. A dispetto delle imprecazioni dei servi e della figlia, che lo credono impazzito, Trigèo riesce ad arrivare sino all’Olimpo dove, però, trova solo Ermes, da cui apprende che gli dei, adirati contro i Greci, hanno traslocato in più tranquille dimore. Ora spadroneggia la Guerra, che ha rinchiuso la Pace in una caverna e minaccia di distruggere l’umanità. Trigèo riuscirà, dopo molte vicissitudini e con l’aiuto di un gruppo di buffi ma saggi contadini, a liberare la Pace e a tornare con lei ad Atene, dove dovrà però scontrarsi con due bizzarri personaggi: Ierocle, il venditore di oracoli, ed Empedocle, l’armaiolo, rappresentanti di quelle classi di profittatori che sfruttano la guerra per i propri interessi. La vicenda si conclude con una grande festa per le nozze di Trigèo insieme ad Opora, la stagione dei frutti, 44

La scuola va a teatro 2012*2013

simbolo della riconquistata armonia tra l’Uomo e la Terra.

Messa in scena e note di regia Un viaggio oltre l’immobilità che rende abitudine anche gli eventi più tragici: un volo pazzo oltre quel comune senso che regola il vivere quotidiano, sempre pronto a difendersi con l’arma della derisione non appena avverte la presenza di una forza rivoluzionaria; la capacità di un uomo solo di riuscire, con il coraggio di mettersi in gioco, a produrre un autentico miracolo. La commedia non è solo evocazione dei piaceri della vita, vissuta in armonia con la natura nel trascorrere festoso delle stagioni: essa è anche, e soprattutto, il canto di rivolta contro la stupidità che impedisce agli uomini di comprendere quanto ognuno sia parte di una condizione comune, l’atto di accusa contro chi fa delle diversità un pretesto per continuare a perpetrare guerre e violenze. Aristofane non finisce mai di sorprendere per la sua capacità di essere profondamente calato nella realtà del suo tempo, eppure altrettanto libero da qualsiasi connotazione precostituita. Cenni storici sull’opera La pace è una commedia di Aristofane scritta nel 421 a.C., in un’epoca a


TEATRO ARCOBALENO 18 gennaio - 24 marzo 2013 La Pace di Aristofane

Bografia dell’autore Del commediografo piú famoso dell’età antica sono scarse o quasi nulle le notizie biografiche: nato ad Atene intorno al 445 a.C., esordí come autore di commedie nel 427 a.C. con i Banchettanti e ben presto incorse nelle ire del maggior esponente di quella democrazia post-periclea che fu tra i principali bersagli della satira di Aristofane: il politico Cleòne, secondo una testimonianza antica, avrebbe tratto in accusa il poeta per aver diffamato la

Info e prenotazioni tel. 06.86214433 fax 06.44248154 mobile 347.9575278 338.7605177 info@teatroarcobaleno.it

città dinanzi a un pubblico che comprendeva anche numerosi cittadini delle poleis alleate. In séguito, assumendo in proprio anche la regia dei drammi, presentò sulle scene attiche almeno 40 commedie, risultando spesso vincitore nelle competizioni poetiche delle feste Lenee e finendo per essere considerato, già in vita, il piú grande commediografo dei suoi giorni. Sappiamo che le ultime pièces di Aristofane furono rappresentate postume per le cure del figlio Araros. Sicché la sua vita segna un arco cronologico che copre non solo i principali eventi politici del V secolo a.C., dall’apogeo alla crisi dell’Atene democratica, ma anche i piú importanti fenomeni culturali dell’epoca, dall’avvento della sofistica e del socratismo (che Aristofane non seppe o non volle distinguere, mettendo in crisi cosí uno dei capisaldi della ricostruzione storico-filosofica moderna), alle articolate evoluzioni (euripidee e post-euripidee) della drammaturgia attica, di cui egli fu

I classici greci

cui fanno da sfondo i tristi eventi della Guerra del Peloponneso. Il titolo trae il nome dalla divina Eirene, dea della Pace. La commedia non a caso è piena di speranza per l’avvenire, in quanto scritta nel momento in cui Sparta ed Atene negoziavano la Pace di Nicia, 421 a.C. Rappresentata nelle Grandi Dionisie (fine marzo) dell’anno 421, La Pace precedette di pochissimi giorni la conclusione, appunto, della pace di cinquant’anni fra Sparta e Atene, e dell’alleanza che venne a confermare la stessa. La concezione e l’elaborazione di essa cadono quindi nel periodo delle trattative. Delle undici commedie aristofanee giunte sino a noi, La Pace ed Uccelli sono altresì le uniche commedie pervenuteci complete nella loro interezza all’interno di tutta la vasta produzione di quella che fu la Commedia Antica.

adattamento e regia Vincenzo Zingaro con Vincenzo M. Battista, Ugo Cardinali, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Camillo Ciorciaro

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aspro critico, ma anche – in molti aspetti della sua produzione – sapiente maestro. Sotto il nome di Aristofane erano giunte agli Alessandrini 44 commedie, di cui 4 erano unanimemente considerate spurie; di tale corpus, oltre ai frammenti di circa 30 drammi, sono sopravvissute, isolata e preziosissima eccezione, 11 commedie integre. In ordine cronologico: gli Acarnesi, i Cavalieri, le Nuvole (la versione che è giunta sino a noi è una rielaborazione risalente con ogni probabilità al 421-418 a.C.), le Vespe, la Pace, gli Uccelli, la Lisistrata, le Rane, le Donne all’assemblea, il Pluto.

Adattamenti dell’opera Teatro

Tra tutti gli adattamenti ricordiamo il progetto chiamato Arrevuoto, una parola dialettale che contiene il senso della rivolta, del Mercadante di Napoli del 2006, affidato al regista teatrale Marco Martinelli, del Teatro delle Albe. Così, scelti attraverso una serie di audizioni 70 ragazzi dai 12 ai 18 anni, convenuti da due diverse scuole di Scampia e da una vicina associazione di rom, ma anche da un liceo classico del centro, li si è chiamati a un lavoro d’assieme durato sette mesi, dedicati all’adattamento del classico, irridente commedia contro la guerra che si prestava per i suoi eterni temi a divenire attuale. Teatro Musicale

Settembre del 1971 alla Fenice viene presentata La pace di Aristofane. Quello che era stato invitato al XXX Festival della prosa di Venezia era, infatti, uno spettacolo storico, in repertorio al Deutsches

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Theater di Berlino est ormai dal 1962, da quando, cioè, in piena guerra fredda, Benno Besson si era rivolto al commediografo classico per esorcizzare la minaccia di un conflitto nucleare: la commedia di Aristofane era stata trasformata in un musical, con un sassofono jazz, che ricordava Kurt Weil. Un altro esperimento di teatro musicale si ha con Aristofane In Blue. Il compositore Maurizio Pisati affronta le commedie di Aristofane con un’opera di teatro musicale.

Estratti stampa Aristofane nostro contemporaneo. Si sa che il più grande commediografo dell’antichità (e forse di tutti i tempi) parla anche di noi, per noi (…) Rare volte, crediamo, l’insensatezza di qualsiasi impresa bellica è stata rappresentata al vivo come in quest’opera aristofanesca. (l’Unità, 31 gennaio 2003) Un’ occasione per vedere cosa dovrebbe essere il teatro e come spesso non è sulle scene italiane. Si parte da un testo classico per raccontare il nostro oggi, la minaccia della guerra opprimente su tutti noi come inesorabile, ineluttabile mentre invece non lo è. (…) La scena straripa di citazioni, rimandi, classicità di stile, splendide luci che portano giorno e notte, serenità ed animi in tumulto facendone simboli, mostrando come il teatro può divenire strumento di comunicazione, pensiero, libertà, voglia di esprimere le proprie idee senza urlarle, ma non rendendole per questo più deboli. Uno spettacolo davvero da vedere. (Il giornale d’Italia, 27 gennaio 2003)


Bibliografia La politica di Aristofane attraverso le sue commedie. La pace come argomento di opere letterarie e teatrali. Il genere della commedia come critica dei vizi della società : per es. Molière.

I CLASSICI GRECI Davide Susanetti, Euripide: fra tragedia, mito e filosofia. Roma, Carocci, 2007. Umberto Albini, Riso alla greca: Aristofane o la fabbrica del comico. Milano, Garzanti, 1997.

I classici greci

Spunti didattici

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La bisbetica domata

Sinossi Nel prologo dell’opera, Sly, un popolano, viene trovato addormentato dopo una sbornia da un signore e dalla sua corte. Al suo risveglio, costoro gli fanno credere di essere lui stesso un aristocratico e loro i suoi servi. Come parte degli intrattenimenti a lui dedicati, per Sly viene rappresentata una commedia da parte di un gruppo di attori girovaghi. Nella commedia Caterina è la bisbetica figlia maggiore di Battista, signore padovano, il quale vuole maritarla prima della sorella Bianca, molto corteggiata da Lucenzio, che perdutamente innamorato cerca di escogitare qualche sotterfugio per poter avvicinare la sua amata e perciò si scambia d’abiti con Tranio, il suo servo, così da poter diventare insegnante di letteratura di Bianca. Ma la docile Bianca ha anche altri due pretendenti padovani Gremio ed Ortensio che uniscono le loro forze per trovare un marito a Caterina. Quando giunge a Padova Petruccio, un giovane gentiluomo veronese e caro amico di Ortensio, in cerca di moglie, essi gli parlano di Caterina, del suo brutto carattere, ma anche della sua ricca dote. Petruccio, un po’ per aiutare Ortensio, un po’ allettato dalla ricca dote, chiede e ottiene la mano di Caterina. Dopo averla portata nella sua casa, la sottopone a ogni sorta di privazioni e di umiliazioni, sempre fingendo un’af48

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fettuosa premura: rimanda i cibi in cucina col pretesto che non sono cotti bene, le impedisce di dormire fingendo che il letto non sia fatto bene, scaccia sarti e fornitori che non portano vesti degne di lei. Domata dalla fame, dal sonno, dagli strapazzi, Caterina è ricondotta nella casa paterna dove viene sottoposta con le altri mogli ad una prova d’obbedienza. Caterina in un lungo discorso rammenta a tutte le donne i doveri coniugali e vince la palma della docilità. Gli uomini presenti celebrano l’avvenuta trasformazione di Caterina.

Messa in scena e note di regia La regia di Armando Pugliese individua tre mondi nell’universo della commedia: nel prologo e nell’epilogo troviamo quello tardo-cinquecentesco della taverna, abitata dal calderaio e dai suoi compari; il mondo della rappresentazione, invece, è proiettato in una sorta di futuro/immaginifico, che avrà i colori e i toni dei nostri anni Sessanta; mentre la casa di Petruccio, dove Caterina viene ‘educata’, diventa una sorta di ‘mondo dei trolls’, dove il ‘domatore’ comanda e governa i suoi servi ibseniani, per sottomettere la femmina ribelle. Cenni storici sull’opera The Taming of the Shrew si ritiene sia


TEATRO GHIONE 13 - 25 novembre 2012 La bisbetica domata di William Shakespeare

Biografia dell’autore William Shakespeare è un drammaturgo e poeta inglese nato a Stratfordupon-Avon 1564 e ivi morto nel 1616. Protagonista del teatro elisabettiano, ha continuato a vivere per secoli nei teatri di tutto il mondo. Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano intorno alla sua figura.

Info e prenotazioni Tiziana D’Ippolito mobile 346.8024247 339.1667899 tizi.dippolito@alice.it

Una delle poche certezze che abbiamo di lui è che nel 1592 era già noto nell’ambiente teatrale londinese come attore e mestierante di teatro. Gli inizi furono quelli di un qualunque aspirante attore del tempo; ma ben presto rivelò il suo talento nel contribuire alla creazione collettiva di nuovi testi drammatici o alla rielaborazione di quelli esistenti. Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile dire che le sue opere furono composte tra il 1588 e il 1613. Fra le opere si annoverano la tragedia di vendetta sul modello senechiano Titus Andronicus, il dramma storico in tre parti Henry VI, e la commedia The taming of the shrew, a queste seguirono le commedie The comedy of errors (sul modello

Il teatro elisabettiano

stata scritta prima del 1594. È una commedia in 5 atti che gioca su toni drammatici e comici. Le fonti di questa opera vanno ricercate nelle opere di G. Chaucer. Nella Bisbetica coesistono tre filoni: quello della commedia rinascimentale di derivazione plautina con la storia di Bianca, i cui pretendenti per farle la corte si travestono da precettori, e un servo si maschera da padrone (la fonte sono i Supposti dell’Ariosto, commedia che George Gascoigne aveva tradotto in inglese come The Supposes, nel 1566). Il secondo filone, quello con la storia della moglie bisbetica domata a forza non ha un’origine precisa, ma la situazione è presente in molta novellistica medievale, e anche nei Miracoli, spettacoli popolari su argomenti ricavati dalla Bibbia. Il terzo filone riguarda la cornice, realistica e contemporanea che c’è nell’opera shakesperiana ma non sempre inclusa negli spettacoli.

adattamento e regia Armando Pugliese con Vanessa Gravina e Edoardo Siravo, Carlo Di Maio, Vito Facciolla, Alberto Caramell, Elisabetta Alma, Emanuela Trovato, Gianluca Enria, Stefano Vona Bianchini, Maurizio Tomaciello, Valentina D’Andrea e la partecipazione di Giulio Farnese

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plautino) e The two gentlemen of Verona, la grande tragedia storica Richard III, Love’s labour’s lost, A midsummer night’s dream e la tragedia lirica Romeo and Juliet, tutte scritte dal 1592 al 1594 durante la peste. Quando Shakespeare entrò nei Chamberlain’s Men fornì copioni di successo. Scrisse King John, e venne presentata la contraddittoria figura di Riccardo II, cui fece seguito Henry IV, e la commedia The merry wives of Windsor nata attorno alla figura di Falstaff. I successi ottenuti con i drammi storici e le commedie romantiche (The merchant of Venice e Much ado about nothing), indussero la compagnia alla grande avventura di costruirsi un teatro proprio: Il Globe (1599) che aveva per motto ‘il mondo è teatro’ -, che fu inaugurato con i suoi copioni Henry V, Julius Caesar. Nei primi due anni del Seicento, accanto alle commedie romantiche, As you like it e Twelfth night or, what you will, rinnovò il tradizionale modello della tragedia di vendetta, creando Hamlet, Prince of Denmark. A seguire scrisse Troilus and Cressida, All’s well that ends well, Measure for measure. Dopo la morte della grande Elizabetta, gli anni fra il 1603 e il 1608 furono quelli delle grandi tragedie: Othello, the Moor of Venice, King Lear, Macbeth, Antony and Cleopatra, Coriolanus, Timon of Athens. Nel 1608 si ritirò a Stratford, dove compose i copioni secondo il genere allora in voga, il romance, nacquero così Pericles, Prince of Tyre; Cymbeline, King of Britain; The winter’s tale cui seguì il capolavoro The tempest. Durante una rappresentazione di Henry VIII (o All is true), il 29 giugno 1613, il teatro Globe s’incendiò e andò comple50

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tamente distrutto. La scomparsa del suo teatro fu preludio alla fine della vita.

Adattamenti dell’opera Teatro

La Bisbetica domata è sempre stata fra le commedie più popolari del suo autore. Nel 1633 John Fletcher scrisse il seguito con Petruccio vedovo domato da una nuova moglie. Nel 1667 John Lacy ambientò l’opera in Scozia. David Garrick, attore, drammaturgo e produttore del Settecento, condensò l’opera shakesperiana intitolandola Catharine and Petruchio, che tenne le scene per quasi un secolo (1754-1844). Nel 1948 Cole Porter ne ha tratto un vivace musical, Kiss Me Kate. Il testo originale di Shakespeare tornò a essere messo in scena in epoca vittoriana da J.R.Planchè, e da allora molti fra i più grandi attori di lingua inglese lo hanno interpretato. In Italia i principali Petruccio italiani furono Ermete Novelli, Ermete Zacconi, Gabriele Ferzetti (in televisione), Arnoldo Foà, Enrico Maria Salerno, Glauco Mauri; le Caterine: Laura Adani, Carla Bizzarri, Lea Padovani (in televisione), Anna Maria Guarnieri, Valeria Moriconi, Mariangela Melato. Cinema

Nel 1908 vi sono ben due versioni: l’italiana di Azeglio e Lamberto Pineschi, e la statunitense diretta da D. W. Griffith. Del 1929 è la prima celebre versione interpretata da Mary Pickford e Douglas Fairbanks, cui sono seguite quella firmata da Ferdinando Maria Poggioi nel 1942 con Amedeo Nazzari, Lilia Silvi e Paolo Stoppa; il musical americano di-


Fumetti

Nella collana di Alan Ford, edita da Max Bunker Press, il numero 481 è dedicato all’opera shakesperiana.

Estratti stampa La brava Vanessa Gravina è una Caterina mai doma che fa intendere nel finale come tanta sottomissione sia calcolata e che tutte le Caterine del mondo siano pronte a restituire agli uomini quello che verrà loro dato, nulla di più e nulla di meno. Bravo anche Edoardo Siravo, uno Sly-Petruccio un tantino sadico, stratega che lavora a una sottomissione che tale non si rivelerà. (Corriere della sera, Magda Poli, 15 dicembre 2010)

Spunti didattici Il tema letterario della ‘cornice’, cioè il racconto nel racconto. Analisi di esempi illustri che vanno da Boccaccio alle Mille e una notte. I travestimenti e gli scambi di ruolo (servo/padrone) nelle commedie classiche greche e romane e in quelle del XVI secolo (per es. nella Dodicesima notte di Shakespeare). Analisi della borghesia elisabettiana che esprime avidità e la volontà di potere, contrapposta a una nobiltà inglese ricca ma capricciosa. La donna e il matrimonio nella cultura occidentale; analisi della lunga tradizione misogina.

Il teatro elisabettiano

retto da George Sidney con Howard Keel e Kathryn Grayson. Nel 1967 uscì l’indimenticabile film di Franco Zeffirelli con Richard Burton ed Elizabeth Taylor. A riprova della popolarità dell’opera nel 1999 dopo il film 10 cose che odio di te è stata realizzata una serie televisiva.

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Romeo e Giulietta

Sinossi Dopo un’ennesima rissa nelle strade di Verona fra Capuleti e Montecchi, il Principe della città decide di porre fine alla faida annunciando che punirà con la morte coloro che vi parteciperanno da quel momento in poi. Il padre Capuleti organizza una festa per favorire i suoi piani, di unire in matrimonio sua figlia Giulietta con Paride, un giovane nobile; la madre di Giulietta invita sua figlia ad accettare le offerte di Paride. Il rampollo sedicenne dei Montecchi, Romeo, è innamorato ma non corrisposto di una certa Rosalina e Mercuzio e Benvolio per cercare di distoglierlo dalla sua malinconia lo convincono ad andare mascherati alla casa dei Capuleti per divertirsi. Romeo, che spera di vedere Rosalina al ballo, incontra Giulietta. I due ragazzi si scambiano poche parole, sufficienti però a farli innamorare l’uno dell’altra. Prima che il ballo finisca, i due giovani vengono a sapere di appartenere alle casate nemiche, Romeo è infatti un Montecchi e Giulietta è una Capuleti. Rischiando la vita, Romeo pur di rivedere la giovane di cui si è innamorato, si trattiene nel giardino dei Capuleti dopo la fine della festa e si arrampica fino al suo balcone. I due giovani così si dichiarano il loro amore e decidono di sposarsi in segreto con l’aiuto della Balia e di Frate Lorenzo che si offre di unirli in ma52

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trimonio. Le cose precipitano quando Tebaldo, cugino di Giulietta, incontra Romeo e cerca di provocarlo a duello. Romeo rifiuta di combattere contro colui che è ormai anche suo cugino, ma Mercuzio raccoglie al suo posto la sfida. Tentando di separarli, Romeo permette a Tebaldo di ferire a morte Mercuzio. Romeo accecato dall’ira uccide Tebaldo. Il Principe non condanna Romeo a morte ma solo all’esilio, e stabilisce che dovrà lasciare la città prima dell’alba del giorno seguente. Romeo riesce a passare un’unica notte d’amore con Giulietta e poi i due devono separarsi. Mentre Romeo fugge a Mantova, a casa Capuleti fervono i preparativi di nozze di Giulietta con Paride, perché così stabilito da padre Capuleti. Frate Lorenzo, esperto in erbe medicamentose, si offre di aiutare Giulietta dandole una pozione che le darà una morte apparente. Nel frattempo il frate manda un messaggero a informare Romeo affinché egli la possa raggiungere al suo risveglio e fuggire da Verona. Sfortunatamente il messaggero del frate non riesce a raggiungere Romeo poiché Mantova è in quarantena per la peste. A casa Capuleti, dopo aver scoperto il corpo senza vita della giovane Giulietta i preparativi per il matrimonio si trasformano in preparativi per la sepoltura. Quando giunge a Verona Romeo e viene a sapere della morte della sua amata, de-


TEATRO ELISEO 26 - 28 marzo 2013 Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Messa in scena e note di regia La storia di Romeo e Giulietta di William Shakespeare è uno di quegli archetipi centrali su cui si regge gran parte della moderna drammaturgia, sia dal lato del romanticismo che da quello della tragedia. Valerio Binasco ha deciso di riprendere quella che forse è la tragedia più rappresentata e rivisitata di tutta la storia del teatro moderno: per mostrarne i dettagli, per metterne in enfasi soprattutto gli aspetti marginali. Valerio Binasco lavora sui personaggi secondari, sui toni da commedia, il provincialismo italiano, aggiornando quindi non tanto

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i costumi ma le possibilità di leggere in questi due giovani capri espiatori innamorati, l’escalation di stragi della nostra attualità. Una messa in scena ricca di fantasia, sentimento, passione ma anche di pietas. Una regia dalle qualità inusuali. 230minuti di uno spettacolo fatto di scene memorabili dove i morti risorgono nel miracolo del teatro.

Cenni storici sull’opera Romeo e Giulietta è stata scritta tra il 1594 e il 1596. Il dramma è soprattutto di ispirazione medievale, nonostante Carol Gesner e J.J. Munro abbiano dimostrato come il motivo sia già presente nella letteratura greca antica nei Babyloniaka di Giamblico e negli Ephesiaka di Senofonte Efesio. In Romeo e Giulietta, una battuta della balia, afferma come siano passati esattamente undici anni da

Il teatro elisabettiano

terminato a unirsi a lei si reca alla tomba. Lì dopo aver ucciso in duello Paride e aver guardato teneramente Giulietta un’ultima volta, prende la pozione avvelenata che gli era stata data dallo speziale di Mantova pronunciando la famosa battuta “E così con un bacio io muoio”. Quando Giulietta si sveglia, trovando il suo Romeo e Paride morti accanto a lei, si trafigge con il pugnale di Romeo. Nella scena finale, le due famiglie e il Principe accorrono alla tomba e Frate Lorenzo rivela l’amore e il matrimonio segreto di Romeo e Giulietta. Le due famiglie, così riconciliate per il sangue versato dei loro figli, pongono fine alla loro guerra.

traduzione e adattamento di Fausto Paravidino e Valerio Binasco regia di Valerio Binasco con Francesco Montanari, Deniz Ozdogan, Antonio Zavatteri, Filippo Dini, Fabrizio Contri, Milvia Marigliano, Gianpiero Rappa, Andrea Di Casa, Simone Luglio, Gianmaria Martini, Fulvio Pepe, Marcela Serli, Roberto Turchetta

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un terremoto che avrebbe scosso la città di Verona. Per quanto non si possa fare affidamento sulla buona memoria di un personaggio, parte della finzione scenica, questo elemento ha suscitato interessanti riflessioni. Per fare più luce sulla data di composizione è utile tenere in considerazione il lasso di tempo che intercorre tra il 1594 (la riapertura dei teatri) e il 1597. Nei primi mesi del 1597 l’opera è per la prima volta data alle stampe da John Danter ed Edward Allde in una edizione fraudolenta: è frutto di una ricostruzio-

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ne mnemonica di qualche attore che ha partecipato alla rappresentazione probabilmente con l’aiuto di uno stenografo. Secondo H. P. Hoppe, Danter, in seguito alla stampa non autorizzata di un altro testo (Jesus Psalter) subirà la distruzione della sua tipografia tra il 9 febbraio e il 27 marzo dello stesso anno.

Biografia dell’autore William Shakespeare è un drammaturgo e poeta inglese nato a Stratfordupon-Avon 1564 e ivi morto nel 1616.


que aspirante attore del tempo; ma ben presto rivelò il suo talento nel contribuire alla creazione collettiva di nuovi testi drammatici o alla rielaborazione di quelli esistenti. Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile dire che le sue opere furono composte tra il 1588 e il 1613. Fra le opere si annoverano la tragedia di vendetta sul modello senechiano Titus Andronicus, il dramma storico in tre parti Henry VI, e la commedia The taming of the shrew, a queste seguirono le commedie The comedy of errors (sul modello plautino) e The two gentlemen of Verona, la grande tragedia storica Richard III, Love’s labour’s lost, A midsummer night’s dream e la tragedia lirica Romeo and Juliet, tutte scritte dal 1592 al 1594 durante la peste. Quando Shakespeare entrò nei Chamberlain’s Men fornì copioni di successo. Scrisse King John, e venne presentata la contraddittoria figura di Riccardo II, cui fece seguito Henry IV, e la commedia The merry wives of Windsor nata attorno alla figura di Falstaff. I successi ottenuti con i drammi storici e le commedie romantiche (The merchant of Venice e Much ado about nothing), indussero la compagnia alla grande avventura di costruirsi un teatro proprio: Il Globe (1599) che aveva per motto il mondo è teatro -, che fu inaugurato con i suoi copioni Henry V, Julius Caesar. Nei primi due anni del Seicento, accanto alle commedie romantiche, As you like it e Twelfth night or, what you will, rinnovò il tradizionale modello della tragedia di vendetta, creando Hamlet, Prince of Denmark. A seguire scrisse

Il teatro elisabettiano

Protagonista assoluto del teatro elisabettiano, ha continuato a vivere per secoli nei teatri di tutto il mondo. Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano intorno alla sua misteriosa figura. Una delle poche certezze che abbiamo di lui è che nel 1592 era già noto nell’ambiente teatrale londinese come attore e mestierante di teatro. Gli inizi furono quelli di un qualun-

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Troilus and Cressida, All’s well that ends well, Measure for measure. Dopo la morte di Elizabetta, gli anni fra il 1603 e il 1608 furono quelli delle grandi tragedie: Othello, the Moor of Venice, King Lear, Macbeth, Antony and Cleopatra, Coriolanus, Timon of Athens. Nel 1608 si ritirò a Stratford, dove compose i copioni secondo il genere allora in voga, il romance, nacquero così Pericles, Prince of Tyre; Cymbeline, King of Britain; The winter’s tale cui seguì il capolavoro The tempest. Durante una rappresentazione di Henry VIII (o All is true), il 29 giugno 1613, il teatro Globe s’incendiò e andò distrutto. La scomparsa del suo teatro fu preludio alla fine della vita.

Adattamenti dell’opera Teatro

Nel tempo ci sono stati molti adattamenti di Romeo e Giulietta in ogni forma artistica possibile. Uno dei più famosi, Romeo e Giulietta di Carmelo Bene a Prato al Teatro Metastasio, 17 dicembre 1976. Balletto

Il più conosciuto è il balletto in quattro atti Romeo e Giulietta musicato da Sergei Prokofiev su libretto di Sergei Radlov, Adrian Piotrovsky, Leonid Lavrovsky e Prokofiev stesso. La prima del balletto, che si sarebbe dovuto tenere al Teatro Kirov di Leningrado, fu rimandata fino all’11 gennaio 1940. Per una serie di curiosi contrattempi la prima avvenne quindi non in Unione Sovietica, bensì a Brno (nell’attuale Repubblica Ceca) il 30 dicembre 1938 con la coreografia di Ivo Váňa-Psota. Da allora il balletto è stato messo in scena da tutti i maggiori coreografi. 56

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Opera

Tra i numerosi adattamenti operistici si ricordano qui Romeo e Giulietta di Charles Gounod (1867) su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, Giulietta e Romeo (1922) di Riccardo Zandonai su libretto di Arturo Rossato. Felice Romani fu autore di un libretto d’opera basato sulla Novella IX di Matteo Bandello. Musicato una prima volta da Nicola Vaccaj con il titolo Romeo e Giulietta (Milano, Teatro della Cannobiana, 31 ottobre 1825), questo libretto fu messo in musica anche da Eugenio Torriani, con lo stesso titolo (Vicenza, Teatro Eretenio, 1828), e da Vincenzo Bellini con il titolo I Capuleti e i Montecchi (Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1830). Tra le opere strumentali ispirate alla tragedia ricordiamo Romeo e Giulietta, «ouverture-fantasia da Shakespeare» di Pëtr Il’ič Čajkovskij, e il Roméo et Juliette, Sinfonia drammatica,(1839) di Hector Berlioz, quest’ultima prevalentemente composta da parti strumentali e vocali. Berlioz fu probabilmente ispirato da una rappresentazione della tragedia del 1827. Musical

Il musical West Side Story, diventato anche un film, è basato su Romeo e Giulietta ma la storia è ambientata a metà del XX secolo a New York City e le famiglie rivali sono rappresentate da due bande giovanili di diversa etnia. Roméo et Juliette, de la à Haine l’Amour, un musical di Gérard Presgurvic, debuttò il 19 gennaio 2001 al Palazzo dei Congressi di Parigi, in Francia. Giulietta e Romeo è infine il titolo di una commedia musicale del 2007 con musica di Riccardo Cocciante, su libretto di Pasquale Panella.


Cinema

Conversazioni con… il regista Valerio Binasco Con quale spirito ti sei avvicinato a quest’opera? È quasi tutto troppo con Shakespeare. E Romeo e Giulietta ha persino un troppo in più. È un’opera così famosa che è impossibile sfuggire al già visto. Cosa ti ha interessato di questa tragedia romantica? Del testo mi piacciono soprattutto cose marginali: i personaggi secondari, il tono da commedia, il provincialismo italiano. La cosa che più mi attira in Romeo e Giulietta è la crudeltà, spesso involontaria ma ancora più spesso consapevole, che nasce dall’imbecillità umana. A parte i due protagonisti, in qualche modo salvati dall’innamoramento e dall’innamoramento convertiti al pacifismo, tutti gli altri si muovono minacciosi e vittoriosi verso il domani dell’umanità. Che è il nostro oggi purtroppo.

Spunti Didattici Analisi del gotico inglese che muove i suoi primi passi proprio dal teatro elisabettiano, fonte d’ispirazione delle torbide vicende di amanti perseguitati dentro le mura di conventi spagnoli o italiani. Analisi di come la storia italiana ha ispirato Shakespeare per la scrittura delle sue opere La funzionalità narrativa della peste in letteratura per Shakespeare, come del resto il colore della pelle, sono temi molto ricorrenti da Tucidide a Camus, considerando in particolare Lucrezio, Boccaccio, Defoe, Manzoni, Poe, Puškin e Artaud, senza tuttavia trascurare Sofocle, Erodoto, Virgilio, Procopio di Cesarea, Sant’Agostino, Shakespeare, La Fontaine, Coleridge e alcuni minori. Conflitto e violenza nella scrittura shakeasperiana in cui la violenza è domata solo sporadicamente mediante il sacrificio di una vittima designata, il capro espiatorio.

Il teatro elisabettiano

Esistono oltre quaranta versioni cinematografiche della storia di Romeo e Giulietta, di cui la prima nel 1900. La versione del 1936 fu una tra le più importanti tra i classici di Hollywood. Il film West Side Story, ispirato a Romeo e Giulietta con le musiche di Leonard Bernstein, vinse 10 Oscar. Nel 1968 Franco Zeffirelli diresse il film che vinse due Oscar. Abel Ferrara trasse dalla tragedia il suo film China Girl. Il film del 1996 Romeo + Giulietta, diretto da Baz Luhrmann, nonostante l’ambientazione contemporanea mantiene il testo nella sua forma integrale.

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Sogno di una notte di mezza estate Sinossi Tre sono le storie che si intrecciano fra loro, collegate dalla celebrazione del matrimonio fra Teseo, duca di Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni. La prima vede come protagonisti quattro giovani: Demetrio, Lisandro, Ermia ed Elena; la seconda, Oberon, re degli Elfi, e la sua sposa Titania, regina delle fate, che si preparano a festeggiare le imminenti nozze del duca; la terza storia è quella degli Artigiani, un gruppo capeggiato dal tessitore Bottom, che decidono di rappresentare Piramo e Tisbe per festeggiare il matrimonio del duca. Il bosco è il luogo incantato dove si recano gli Artigiani per fare le prove del loro spettacolo; in esso ci capitano anche Lisandro ed Ermia che si amano e fuggono da Atene perché il padre di lei vuole darla in matrimonio a Demetrio, e sempre nel bosco arriva Demetrio che insegue la sua sposa ed è a sua volta inseguito da Elena che lo ama. Il bosco è anche la dimora incantata di Oberon e Titania, il luogo dove tutto può accadere e dove si accendono litigi, equivoci e confusioni. Oberon ingaggia Puck, il bizzoso spiritello, per punire Titania che viene stregata da un filtro magico che la obbliga a innamorarsi del primo che vede: Bottom; ed è a lui che Puck, con il filtro magico, ha mutato la testa in asino. Contemporaneamente Oberon ordina a Puck di 58

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spremere il succo magico sugli occhi di Demetrio per farlo innamorare di Elena, ma per errore Puck spreme il succo sugli occhi di Lisandro che al risveglio vede Elena e se ne innamora perdutamente. Al termine della notte Oberon con una nebbia fatata scioglie tutti gli incantesimi, e le cose tornano tutte al loro posto: gli innamorati si uniscono secondo i loro sentimenti; gli Artigiani recitano la loro tragedia tramutandola in farsa, e fra il re degli elfi e la regina delle fate torna a regnare l’armonia e la pace.

Messa in scena e note di regia Sogno di una notte di mezza estate è rappresentazione del meraviglioso, è teatro nel teatro (vedi la recita di Piramo e Tisbe), è, in una sola parola, teatro allo stato puro. Lo spettacolo è particolarmente adatto a un pubblico giovane in quanto il tema principale, quello del desiderio e dell’amore, coinvolge, appassiona e interessa quella generazione che si trova nell’età di passaggio tra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti. La ricerca e il raggiungimento dell’innamoramento dei quattro giovani (Demetrio, Lisandro, Ermia e Elena) sono lo spaccato del fervido e immaginifico mondo giovanile in cui il sogno regna prima dell’inevitabile confronto con la realtà.


TEATRO ITALIA 6 - 18 novembre 2012 Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Biografia dell’autore William Shakespeare è un drammaturgo e poeta inglese nato a Stratfordupon-Avon 1564 e ivi morto nel 1616. Protagonista assoluto del teatro elisabettiano, ha continuato a vivere per secoli nei teatri di tutto il mondo. Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano intorno alla sua figura. Una delle poche certezze che abbiamo di lui è che nel 1592 era già noto nell’ambiente teatrale londinese come attore e mestierante di teatro. Gli inizi furono quelli di un qualun-

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que aspirante attore del tempo; ma ben presto rivelò il suo talento nel contribuire alla creazione collettiva di nuovi testi drammatici o alla rielaborazione di quelli esistenti. Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora al centro di numerosi dibattiti, così come la paternità di alcune di esse, è possibile dire che le sue opere furono composte tra il 1588 e il 1613. Fra le opere si annoverano la tragedia di vendetta sul modello senechiano Titus Andronicus, il dramma storico in tre parti Henry VI, e la commedia The taming of the shrew, a queste seguirono le commedie The comedy of errors (sul modello plautino) e The two gentlemen of Verona, la grande tragedia storica Richard III, Love’s labour’s lost, A midsummer night’s dream e la tragedia lirica Romeo and Juliet, tutte scritte dal 1592 al 1594 durante la peste. Quando Shakespeare entrò nei Chamberlain’s

Il teatro elisabettiano

Cenni storici sull’opera La commedia A Midsummer Night’s Dream fu composta tra il 1594 e il 1596, probabilmente in occasione della celebrazione solenne di nozze tra i membri dell’aristocrazia inglese. Mito, fiaba, e quotidianità si intersecano all’interno dell’opera in cui si trovano suggestioni che vanno da fonti classiche (metamorfosi ovidiane ed apuleiane) al patrimonio folkloristico tipico dell’Inghilterra (fate e folletti burloni compaiono comunque anche nei trattato sulla stregoneria di R. Scot e nel romanzo francese H. De Bordeaux, tradotto da Lord Berners).

adattamento di Marzia G. Lea Pacella e Maurizio Panici regia Maurizio Panici con Alessandro Federico, Annachiara Mantovani, Serena Marziale, Camilla Anisetta, Mauro Bernardi, Daniele Pilli, Rocco Piciulo, Pier Bresolin, Alba Maria Porto, Silvia Picciaia

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Adattamenti dell’opera Teatro

La prima versione integrale andò in scena nel XIX secolo. Nel 1692 l’opera

venne presentata nell’adattamento musicale di Henri Purcell con il titolo The Fairy Queen, e rappresentata in versione ridotta con Bottom come protagonista. In epoca vittoriana l’opera fu presentata con intermezzi musicali e balletti e Oberon e Puck, per circa settanta anni, furono interpretati da donne. Nel XX secolo alle fastosi rappresentazioni si oppose quella di Harley Granville-Barker che usò (1914) una scenografia semplice, la musica popolare elisabettiana, e ridusse il numeroso cast. Tra il 1905 e il 1934 Max Reinhardt mise in scena l’opera per tredici volte inventando un palcoscenico girevole e facendo un adattamento scenico all’aperto. Un’altra realizzazione che fece epoca fu quella di Peter Brook nel 1971 che ambientò la commedia in una scatola bianca vuota in cui fate maschili eseguivano degli esercizi circensi, e introdusse anche l’idea di far sostenere un doppio ruolo: Teseo/Oberon e Ippolita/Titania, come a voler dire che il mondo delle fate rispecchia il mondo degli uomini. Cinema

Nel 1935 Max Reinhartd diresse un film avvalendosi dei balletti di Bronislawa Nijinska. Nel 1999 Michael Hoffman è stato il regista del film con Rupert Everett, Michelle Pfeiffer, Kevin Kline e Stanley Tucci. Fumetti

Incubo di una notte di mezza estate, palesemente ispirato all’opera di Shakespeare, è il n. 36 della serie Dylan Dog. Sogno di un mattino di mezzo inverno, ispirata a Shakespeare è la storia di Corto Maltese di Hugo Pratt, ambientata du-

Il teatro elisabettiano

Men fornì copioni di successo. Scrisse King John, e venne presentata la contraddittoria figura di Riccardo II, cui fece seguito Henry IV, e la commedia The merry wives of Windsor nata attorno alla figura di Falstaff. I successi ottenuti con i drammi storici e le commedie romantiche (The merchant of Venice e Much ado about nothing), indussero la compagnia alla grande avventura di costruirsi un teatro proprio: Il Globe (1599) che aveva per motto “il mondo è teatro”, che fu inaugurato con i suoi copioni Henry V, Julius Caesar. Nei primi due anni del Seicento, accanto alle commedie romantiche, As you like it e Twelfth night or, what you will, rinnovò il tradizionale modello della tragedia di vendetta, creando Hamlet, Prince of Denmark. A seguire scrisse Troilus and Cressida, All’s well that ends well, Measure for measure. Dopo la morte della grande Elizabetta, gli anni fra il 1603 e il 1608 furono quelli delle grandi tragedie: Othello, the Moor of Venice, King Lear, Macbeth, Antony and Cleopatra, Coriolanus, Timon of Athens. Nel 1608 si ritirò a Stratford, dove compose i copioni secondo il genere allora in voga, il romance, nacquero così Pericles, Prince of Tyre; Cymbeline, King of Britain; The winter’s tale cui seguì il capolavoro The tempest. Durante una rappresentazione di Henry VIII (o All is true), il 29 giugno 1613, il teatro Globe s’incendiò e andò distrutto. La scomparsa del suo teatro fu preludio alla fine della vita.

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Spunti didattici

rante il primo conflitto mondiale. Lo scrittore Neil Gaiman per la serie a fumetti The Sandmen realizza una nuova versione dell’opera shakesperiana Le terre del sogno: Sogno di una notte di mezza estate con cui ha vinto il World fantasy award. Anche nel manga nei volumi 21 e 22 di Suzue Michi è presente la storia del grande Bardo: il grande sogno di Maya.

Conversazione con... il regista Maurizio Panici Perché hai scelto di mettere in scena il Sogno shakesperiano? È la storia che più rappresenta l’universo giovanile; è una storia che contiene tante storie. L’ho portato in scena perché ha una struttura complessa, che offre diversi livelli di lettura, da quello mitico/ archetipale, a quello magico, al teatro nel teatro. Sogno parla da quasi cinquecento anni dei nostri desideri. Perché consigli di vedere lo spettacolo? Perché è un grande classico, rappresentato chissà già quante volte, visto da chissà quante persone, che ancora ‘parla’ a noi contemporanei. Ma più di ogni altra considerazione, consiglio di vedere Sogno soprattutto perché è una storia che parla di ragazzi: i ragazzi e la famiglia, i ragazzi e l’amore, i ragazzi e il desiderio.

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Il personaggio Shakespeare e il contesto storico: il regno della Grande Elisabetta. La cultura del Cinqucento nei suoi multiformi aspetti (sociali, scientifici, religiosi). Analisi del topoi del sogno usato in letteratura. Nella letteratura occidentale Omero è il primo autore che parla di sogni. Nella letteratura latina c’è il Somnun Scipionis di Cicerone; l’elemento onirico è ben presente anche nell’Asino d’oro di Apuleio. In sant’Agostino si trova il filo conduttore che dalle premesse del mondo pagano porta alle riflessioni cristiane sul sogno e quindi al pensiero di Dante Alighieri. Alle teorie di Freud si ispirarono molto due importantissimi scrittori, uno italiano, Italo Svevo e uno irlandese James Joyce. Il sogno nel surrealismo come mezzo per superare la razionalità. La magia nel 1500 in relazione alla filosofia e alla scienza. Analisi del dissidio continuo e inevitabile tra ragione e istinto, tra apollineo e dionisiaco. Arti figurative e il tema shakesperiano del sogno e delle fate. Rapporti generazionali: la disubbidienza al genitore e la scelta della donna. Confronti sulla educazione della donna nei secoli. Il tema dell’invidia fra i giovani: il desiderio mai appagato.


Bibliografia TEATRO ELISABETTIANO Stefano Manferlotti, Shakespeare. Roma, Salerno, 2011. Peter Ackroyd, Shakespeare: una biografia. Vicenza, Neri Pozza, 2011. Moni Ovadia racconta William Shakespeare e il teatro moderno. Regia di Michele Calvano. Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, 2010 (DVD). Raimondo Guarino, Shakespeare: la scrittura nel teatro. Roma, Carocci, 2010. Bill Bryson, Il mondo è un teatro. La vita e l’epoca di William Shakespeare. Milano, TEA, 2010.

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Mark Twain, Shakespeare è davvero morto? A cura di Cecilia Mutti. Fidenza, Mattioli 1885, 2007.

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Arlecchino servitore di due padroni Sinossi La commedia si apre a Venezia in casa di Pantalone de’ Bisognosi, anziano mercante che sta assistendo alla promessa di matrimonio tra sua figlia, Clarice, e Silvio, figlio del Dottore Lombardi. I due sono innamorati ed è una fortuna che possano promettersi dato che Federigo Rasponi, agiato torinese a cui Clarice era destinata, è morto in una lite a causa della sorella di lui Beatrice. Alla promessa assiste Colombina, giovane serva di Clarice a casa di Pantalone e Brighella, locandiere veneziano che fa da testimone. Nella scena irrompe inaspettatamente Truffaldino, il giovane servo venuto per annunciare il suo padrone: si tratta proprio di Federigo Rasponi, venuto in Venezia per incontrare la sua futura sposa e per chiarire gli affari sulla dote della ragazza. In realtà, colui che si presenta in casa degli allibiti personaggi è Beatrice Rasponi, sorella del defunto in vesti da uomo, venuta per riscuotere ingannevolmente i soldi della dote per poter aiutare Florindo Aretusi, suo amante, fuggito a Venezia in seguito al colpo mortale inferto di sua mano proprio a Federigo e che lei sta inseguendo. Brighella riconosce Beatrice ma non svela l’inganno. Neanche Arlecchino, incontrato da Beatrice nel bergamasco, sa nulla della vera identità del suo padrone. Non soddisfatto del trattamento di Beatrice, che trascura gli 64

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orari del pranzo e lo lascia spesso da solo, per uno scherzo del destino si trova a servire un altro padrone che si rivela essere Florindo Aretusi, sotto il falso nome di Orazio Ardenti. Beatrice e Florindo sono vittime delle bugie, dell’ingordigia e della scaltrezza dell’abile servitore e si ritrovano alloggiati nella locanda di Brighella in cerca l’uno dell’altro. Per svincolarsi da situazioni critiche, Arlecchino non fa altro che creare guai su guai. Arlecchino soffre la fame, mente, corteggia, ama, finge di saper leggere, serve acrobaticamente due padroni in stanze diverse, pasticcia la trama e la risolve, tutto ciò mentre lo pseudo-Federigo Rasponi complica la vita dei due amanti Silvio e Clarice e delle rispettive famiglie. La finzione di Arlecchino arriva al culmine nel momento in cui egli scambia il contenuto di due bauli, uno di Beatrice e l’altro di Florindo. Il servitore deve giustificare a Beatrice come mai sia entrato in possesso di lettere che appartengono a Florindo. A quest’ultimo, viceversa, Arlecchino spiegherà perché ha con sé un ritratto di proprietà di Beatrice. La scusa di Arlecchino, raccontata ad entrambi, è quella di avere ereditato questi oggetti da un precedente padrone defunto. Quando la situazione sembra irrimediabile, e sia Beatrice che Florindo minacciano di suicidarsi convinti della rispettiva morte, Arlecchino riesce a risolvere ogni cosa.


Teatro Argentina 4 - 16 dicembre 2012 Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni

Cenni storici sull’opera Il servitore di due padroni, nota anche come Arlecchino servitore di due padroni, è una delle più celebri commedie di Carlo Goldoni, scritta dall’autore veneto nel 1745 quando l’autore si trovava a Pisa durante l’esercizio dell’avvocatura e la sua rinuncia, momentanea, al teatro. In piena sintonia con la tradizione della Commedia dell’Arte, Goldoni scrisse l’opera in forma di canovaccio in funzione di Antonio Sacchi, l’attore che interpretò Truffaldino con la compagnia di Imer nel 1746, il quale riusciva a recitare solo secondo improvvisazione. Con successive riscritture, l’opera si dotò di un

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copione steso per intero, nel 1753, così come voleva la sua graduale riforma.

Biografia dell’autore Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707 da una famiglia benestante. Poco incline a seguire le orme del padre medico, si dedica agli studi giuridici. Giovane avvocato a Padova, nel 1733 fugge a Milano per intraprendere la carriera di scrittore teatrale, passione ereditata dal nonno. Tornato a Venezia, il commediografo compone la prima opera di successo nel 1738, il Momolo cortesan, cui segue nel 1743 La donna di garbo, primo testo in cui tutti i ruoli sono scritti. Inizia così la rivoluzione goldoniana del teatro che interrompe anni di recitazione ‘a soggetto. L’attuazione della riforma di Goldoni si deve all’incontro con Girolamo Medebach, capocomico di spicco presso il Teatro Sant’Angelo di Venezia. Abbandonata definitivamente l’avvocatura, il commediografo scrive per la compagnia veneziana uno dei suoi primi grandi lavori, La vedova scaltra

Il teatro del Settecento

Messa in scena e note di regia La storia di Arlecchino servitore di due padroni, diceva Giorgio Strehler, è ‘memoria vivente’, un inarrestabile fiume in piena. Un’avventura teatrale unica e irripetibile, fatta di giochi e malinconie, trepidazioni e burle, lazzi e bisticci che incantano perché sono quelli di sempre. Una piccola ‘storia del teatro’ vivente che, da più di 60 anni, con strepitosa vitalità, conquista spettatori di ogni età e Paese. Raccontata con il malizioso, tenero sorriso della maschera più famosa al mondo che, con l’allegra brigata dei suoi comici e musicisti, sempre, fa capolino.

regia Giorgio Strehler messa in scena di Ferruccio Soleri con Ferruccio Soleri

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(1748). Nel 1750 l’autore annuncia provocatoriamente sedici ‘commedie nuove’ da scriversi in un anno. Nascono così le sue opere più riuscite: Il teatro comico, La bottega del caffè, La donna volubile, I pettegolezzi delle donne, La famiglia dell’antiquario, La serva amorosa, La figlia obbediente e infine La locandiera che segna la consacrazione dell’autore. Esasperato dalla rivalità con Pietro Chiari, che prenderà il suo posto al Sant’Angelo, e con Carlo Gozzi, Goldoni lascia Medebach per passare al teatro San Luca di Antonio e Francesco Vendramin dove resta fino al 1762, nonostante gli inevitabili attriti, creando alcuni capolavori: Il campiello, I rusteghi, la Trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnevale. Chiamato a Parigi come direttore artistico della ‘Comédie italienne’, Goldoni deve fare i conti con i comici dell’arte, ben più decisi che in Italia a difendere il loro teatro di improvvisazione. Desideroso di tornare in Italia, il commediografo viene trattenuto da Luigi XV, che, nel 1765, lo chiama a Corte come maestro d’italiano delle figlie. A Versailles per vent’anni, Goldoni organizza spettacoli alla reggia e nei teatri di Parigi e, ritrovato uno slancio creativo, scrive in francese, nel 1771, la sua ultima opera, Le bourru bienfaisant (Il burbero benefico). Ottenuta la rivincita sul palcoscenico, l’autore si dedica poi, a partire dal 1784, alla scrittura delle proprie memorie, i Mémoires, pubblicate nel 1787. Mentre a Venezia gli editori danno alle stampe le sue opere, Goldoni, vecchio e malato, vive di una pensione che, in seguito allo scoppio della Rivoluzione, gli viene ne66

La scuola va a teatro 2012*2013

gata e trascorre l’ultimo anno di vita in miseria fino alla morte, sopraggiunta tra il 6 e il 7 febbraio del 1793, un giorno prima che gli venisse restituita la pensione regia.

Adattamenti dell’opera Teatro

Lo spettacolo debuttò il 24 luglio 1947 al Piccolo Teatro di Milano. Il cambio del titolo venne fatto da Strehler in funzione della tournée internazionale che lo spettacolo di lì a poco avrebbe intrapreso sapendo che il nome di Arlecchino, data la sua notorietà, avrebbe richiamato più pubblico che non con il titolo originario di Goldoni. Lo spettacolo venne pensato a chiusura della stagione mai immaginando che avrebbe avuto una vita più longeva di quella del suo regista creatore. Le diverse edizioni dello spettacolo hanno cadenzato per 60 anni le stagioni del Piccolo Teatro di Milano, tutt’ora è lo spettacolo che più di ogni altro porta nel mondo il Teatro Italiano. Tra le varie edizioni si ricordano: La prima storica edizione con Marcello Moretti, Franco Parenti e Checco Rissone; l’edizione di Villa Litta, con Ferruccio Soleri, giocata all’aperto e contrappuntata da piccoli fuoriscena di vita dei comici intorno al palco; l’edizione dell’Addio, che doveva essere un saluto all’ Arlecchino e fu giocata tutta su tinte più malinconiche; riportò sul palco gli attori di vecchie edizioni dello spettacolo: Giulia Lazzarini, Enzo Tarascio, Gianfranco Mauri, Narcisa Bonati, Giancarlo Dettori e Andrea Jonasson; l’edizione del Buongiorno, con i giovani attori usciti dalla Scuola del Piccolo Te-


Estratti stampa ‘Nella messa in scena si seguono, con rispetto e competenza, note ed accorgimenti adottati negli allestimenti preesistenti; senza, tuttavia, sacrificare ingegno ed originale irriverenza:si prenda ad esempio il dialogo fra interpreti e spettatori (ingrediente fondamentale nella commedia dell’arte), come l’aggiunta di nuovi spunti polemici e frecciate comiche, rivolte ai manierismi ed alle guittonerie da palcoscenico. I Tre atti si susseguono l’uno dopo l’altro, con squisita levità, goduti dal primo sino all’ultimo da un pubblico attento e ricettivo’. (teatro. org, aprile 2007)

Spunti didattici La riforma goldoniana: dalla commedia d’intreccio a quella di carattere. Goldoni e Brecht: la ricostruzione dell’equilibrio teatrale attraverso l’umanesimo in momenti di crisi storica. La figura del servo come motore dell’intreccio nella storia della letteratura teatrale e del teatro d’opera. La lingua di Goldoni: l’adattamento del registro al carattere del personaggio. Scrittura e capocomicato: da Shakespeare a Pirandello. Le maschere della Commedia dell’Arte: caratteristiche e fortuna in letteratura e in teatro.

Il teatro del Settecento

atro, un’edizione particolarmente vivace e folle in cui l’Arlecchino Soleri sarà circondato da diverse compagnie che si alternano in un gioco di gioia e rivalità surreale. Infine l’edizione del cinquantenario, l’ultima curata da Strehler, con una distribuzione di attori tra passato e futuro, formula che tutt’ora tiene in forze questo antico gioco di Teatro. Il ruolo di Arlecchino venne affidato a Marcello Moretti, che lo lascerà, solo alla morte, a Ferruccio Soleri. Lo spettacolo ebbe, ed ha tutt’ora, un enorme successo tanto da andare in tournée in tutto il mondo, dall’America Latina alla Cina, ed essere presentato, nel corso degli anni, ad importanti manifestazioni culturali come il Festival di Edimburgo. Dal 1947 ad oggi lo spettacolo conta più di 2700 repliche.

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Il bugiardo

Sinossi Lelio Bisognosi è il figlio del mercante Pantalone. Non è altri che un ragazzo amante della bella vita e dei suoi piaceri, per questo torna con il servitore Arlecchino dalla sua residenza di Napoli a Venezia per divertirsi con Beatrice e Rosaura, le due figlie del dottor Balanzone. Giunti di notte alle soglie del palazzo, Lelio e Arlecchino hanno l’occasione di assistere ad una serenata per le due ragazze: si tratta del timido Florindo, amante segreto di Rosaura che però non ha il coraggio di dichiararsi e dopo qualche pezzo scappa via. Allora il giorno dopo Lelio si presenta da Beatrice e Rosaura dichiarando di essere stato lui l’autore della serenata notturna, ma non dicendo per chi era indirizzata. Lelio ha così, crede, l’occasione di godersi per un po’ di tempo tutte e due le ragazze, ma mentre i tre non se l’aspettano ritorna in casa il dottor Balanzone e accusa le figlie di aver fatto entrare uno straniero senza il suo consenso. Da qui tutto entra in crisi: il fidanzamento tra Beatrice e il giovane Ottavio è rotto per sempre, e anche la proposta di matrimonio tra Lelio e Rosaura decisa dai rispettivi padri è in pericolo, dato che Balanzone non ha mai avuto l’occasione di conoscere Lelio prima di allora. Ora il bugiardo Lelio deve trovare un metodo per sottrarsi dalla furia di Balanzone, ma essendo un poco 70

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sciocco e impacciato s’inventa una storia di matrimoni e figli da cui a un certo punto non riesce nemmeno più a venirne a capo. Minacciato severamente da Balanzone e da Rosaura, il giovane napoletano viene salvato solo dall’intervento di Florindo il quale si dichiara finalmente a Rosaura garantendo così il loro matrimonio e Lelio alla fine giurerà davanti a tutti di non dire più menzogne.

Messa in scena e note di regia In questa messa in scena Goldoni e il suo Bugiardo diventano quasi un pretesto... Un gruppo di attori in balia della crisi economica e culturale si ritrova in un teatro in disuso, con pochi elementi scenografici, ma con molta fantasia decidono di denunciare la propria condizione, recitando la storia di Lelio Bisognosi, uno scaltro e dissoluto, che fa della menzogna lo strumento preferito per destreggiarsi fra imposture che danno vita ed artificiose avventure, risucchiando vorticosamente gli ignari interlocutori. Cenni storici sull’opera La commedia appartiene alla raccolta delle sedici nuove commedie promesse all’impresario Gerolamo Medebach, venne rappresentata per la prima volta a Mantova il 23 maggio del 1750. La commedia, riprende e sviluppa un tema già


TEATRO SALA UNO 29 ottobre - 11 novembre 2012 Il Bugiardo di Carlo Goldoni

Biografia dell’autore Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707, in una famiglia borghese. Trasferitosi con la famiglia prima a Roma e poi a Peurgia, frequentò il collegio dei gesuiti e poi dei domenicani a Rimini. Tornato con la madre a Venezia nel 1721, frequentò il collegio Ghislieri di Pavia, fu poi a Udine e a Vipacco al seguito del padre, iniziando così un periodo piuttosto avventuroso della sua vita, durante il quale riprese gli studi a Modena ed elaborò le prime opere comiche, ancora in forma dilettantesca (Il buon padre e La cantatrice). Con l’improvvisa morte del padre nel 1731, si dovette prendere carico della famiglia; completò gli studi a Padova e intraprese la carriera forense. Nel 1734 incontrò a Verona il capocomico

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Giuseppe Imer e con lui tornò a Venezia dopo aver ottenuto l’incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele. In questo periodo nacquero le prime tragicommedie scritte dal neo-avvocato (da Il Belisario del 1734 fino al Giustino del 1738). Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e sposò Nicoletta Conio. Con lei Goldoni tornò a Venezia. Nel 1738 Goldoni diede al teatro San Samuele la sua prima vera commedia, il Momolo cortesan. A Venezia, dopo la stesura della sua prima commedia interamente scritta, La donna di garbo (1742-43), fu costretto a fuggire a causa dei debiti. Soggiornò a Pisa (1744-1748) praticando principalmente l’attività di avvocato, ma fu convinto dal capocomico Girolamo Medebach a sottoscrivere un contratto come scrittore per la propria compagnia che recitava a Venezia al Teatro Sant’Angelo. Nel 1748 tornò a Venezia e fino al 1753 scrisse per la compagnia Medebach una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell’ar-

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presentato sotto lo stesso titolo dal francese Pierre Corneille (1606-1684), che l’aveva a sua volta imitato dal teatro spagnolo. L’elemento più importante dell’ispirazione goldoniana è stato il mondo veneziano e l’amore. Goldoni fu famoso per il suo ‘illuminismo popolare’, accetta le gerarchie sociali distinguendo i diversi ruoli della nobiltà, della borghesia e del popolo. L’opera di Goldoni racchiude tutta la vita della Venezia e dell’Italia contemporanea: mercanti dalle grandi qualità, nobili senza valori, servi di gratuita intelligenza.

regia Roberto Della Casa con Roberto Della Casa, DarioTacconelli, Irma Cirimalla, Elvira Berarducci, Gabrielle Guarino

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te, realizzò i principi di una riforma del teatro (L’uomo prudente, La vedova scaltra, La putta onorata, Il cavaliere e la dama, La famiglia dell’antiquario) Realizzò inoltre sedici commedie, tra cui Il teatro comico, La bottega del caffè, Il bugiardo La Pamela, Il giuocatore, L’avventuriero onorato. L’attività per il Medebach continuò poi con Il Molière, La serva amorosa fino a La locandiera e a Le donne curiose. Dopo aver rotto con il Medebach, Goldoni assunse un nuovo impegno nel 1753 con il Teatro San Luca. Cominciò quindi un periodo travagliato in cui Goldoni scrisse varie tragicommedie (la Trilogia persiana), commedie (La cameriera brillante, Il filosofo inglese) ed il capolavoro Il campiello. Tornato a Venezia ebbe dei grandi risultati artistici con Gl’Innamorati, I rusteghi e con La buona madre. Nel 1761 Goldoni fu invitato a recarsi a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne, ma prima della sua partenza produsse La trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di Carnovale. Giunto a Parigi nel 1762 Goldoni affrontò varie difficoltà a causa dello scarso spazio concesso alla Commedia Italiana e per le richieste del pubblico francese, che identificava il teatro italiano con quella commedia dell’arte da cui Goldoni si era tanto allontanato. Per aver insegnato l’italiano alla famiglia reale, nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l’87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La Rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni concesse dal re morì in miseria il 6 febbraio 1793. Le sue ossa sono andate disperse. 72

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Adattamenti dell’opera Cinema

Vi consigliamo la visione dei seguenti film moderni: Billy il Bugiardo del 1963 di John Schlesinger; Il Bugiardo innamorato del 1983 di Francis Megahye e Jakob il Bugiardo del 1999 di Jurek Becker.

Conversazioni con... il regista Roberto Della Casa Lelio Bisognosi e Pinocchio, allora i bugiardi sono solo uomini? Decisamente no. E diciamoci la verità: si mente sempre! Allora fingere è un’arte mondiale? Le mascherate di carnevale si fondano proprio sulla teatralità della vita. E l’arte della dissimulazione è teatro!

Spunti didattici Le commedie del Goldoni e i suoi personaggi colti dal vero. La riforma teatrale goldoniana. L’uso del dialetto in teatro: il veneto di Goldoni. Analisi di altri commediografi che scrivono in dialetto. La bugia come escamotage letterario per smascherare la realtà o per abbellirla. Analisi per es. del testo La bugiarda di N. Ginzburg, Pinocchio di Collodi.


Il ventaglio

TEATRO EUTHECA 21 - 24 febbraio 2013 Il ventaglio di Carlo Goldoni regia Salvatore Costa con Mariagrazia Cerullo, Stefano Chiliberti, Salvatore Costa, Chiara Della Rossa, Loris De Luna, Michele Falica, Ambra Giordano, Francesco Mastroianni, Lorena Ranieri, Francesco Siggillino, Fabio Trunfio Info e prenotazioni tel. 06.95945400 fax 06.95945414 g.sanzone@eutheca.eu v.ciammetti@eutheca.eu info@teatroeutheca.com

passa nelle mani di tutti, la povera Candida si dispera al puno di essere persino tentata a sposare il Barone, che approfitta della situazione favorevole. Per fortuna in serata ritorna dalla caccia Evaristo, il quale con molta difficoltà riesce a risistemare la situazione e a dare finalmente il ventaglio a Candida.

Messa in scena e note di regia Il Ventaglio è una divertentissima anche se poco rappresentata commedia di Carlo Goldoni. L’attore protagonista attorno al quale l’autore fa ruotare l’intera vicenda è proprio il Ventaglio, che oltre ad essere simbolo dell’amore tra i due giovani Evaristo e Candida, si rivela fonte prospera di equivoci e colpi di scena. Goldoni prepara un perfetto ingranaggio comico, scritto in modo serrato e che si

Il teatro del Settecento

Sinossi Il ventaglio narra le vicende di un piccolo paesino del settecento. Il filo conduttore della trama è chiaramente il ventaglio, simbolo dell’amore tra Evaristo e Candida, attorno al quale l’autore affianca altre vicende. Tutto inizia quando, prima di partire per la caccia, Evaristo, rompe accidentalmente il ventaglio a Candida; egli subito si reca da Susanna, la merciaia, compra un nuovo ventaglio e lo dà a Giannina, una giovane contadina, con l’ordine di donarlo a Candida da parte sua. Il paese è molto piccolo e le notizie si diffondono molto rapidamente; infatti non appena Evaristo parte per la caccia, subito si diffonde la notizia che il ventaglio è stato donato a Giannina, il che insospettisce Candida, la quale non sa che Giannina ha il compito di donarlo a lei. Subito tra gli altri abitanti del paese si diffonde la notizia del ventaglio e tutti credono che Evaristo non voglia più sposare Candida; tra questi vi è il barone del Cedro, che coglie l’occasione per farsi amico il Conte di Rocca Marina il quale ha una certa importanza nel paese e il Barone sa che può domandargli di farlo sposare con Candida. La povera Giannina si reca a casa di Candida con le migliori intenzioni, ma non appena chiede di entrare, viene scacciata scortesemente, e lei, senza capire se ne va amareggiata. Durante il resto del tempo in cui il signor Evaristo è a caccia, il suo ventaglio

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esaurisce nell’arco di una giornata per lo più nella piazza centrale di un piccolo paese. Il tempo e lo spazio così ristretti danno l’impressione allo spettatore di vivere con la comunità del piccolo paese. La chiave di questa macchina è ovviamente ancora il ventaglio che passa di mano in mano come un testimone, ed ogni qualvolta arriva nelle mani di qualcuno e si ha l’impressione che la vicenda stia per esaurirsi ecco qua che invece si riparte in questo fuoco continuo che coinvolge e sconvolge la vita di un intero paese. La malizia, il pettegolezzo, la frenesia diventano carburante di questo fuoco sul quale soffia indisturbato il ventaglio...

Cenni storici sull’opera Il ventaglio è una commedia in tre atti di Carlo Goldoni del 1763. Si tratta di una delle più celebri commedie del commediografo veneziano e che ebbe larga fortuna sui palcoscenici delle compagnie teatrali italiane. L’opera venne composta in veneziano a Parigi durante il soggiorno francese dell’autore L’iniziale stesura era un canovaccio e venne portato in scena a Parigi dagli attori della Comédie Italienne il 17 maggio 1763 con scarso successo. La commedia fu quindi rivista da Goldoni e venne allestita al Teatro San Luca di Venezia, il 4 febbrabio 1765. Durante il soggiorno a Parigi il Goldoni fu costretto, poiché i francesi identificavano la commedia italiana con la farsa e l’intreccio puro, a tornare alla recitazione a soggetto e a ripercorrere il processo di rinnovamento già attuato in Italia, tornando al compromesso tra parti scritte e a soggetto, ripresa delle maschere e gioco d’intreccio con effetti 74

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Biografia dell’autore Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707, in una famiglia borghese. Trasferitosi con la famiglia prima a Roma e poi a Perugia, frequentò il collegio dei gesuiti e poi dei domenicani a Rimini. Tornato con la madre a Venezia nel 1721, frequentò il collegio Ghislieri di Pavia, fu poi a Udine e a Vipacco al seguito del padre, iniziando così un periodo piuttosto avventuroso della sua vita, durante il quale riprese gli studi a Modena ed elaborò le prime opere comiche, ancora in forma dilettantesca (Il buon padre e La cantatrice). Con l’improvvisa morte del padre nel 1731, si dovette prendere carico della famiglia; completò gli studi a Padova e intraprese la carriera forense. Nel 1734 incontrò a Verona il capocomico Giuseppe Imer e con lui tornò a Venezia dopo aver ottenuto l’incarico di scrivere testi per il teatro San Samuele. In questo periodo nacquero le prime tragicommedie scritte dal neo-avvocato (da Il Belisario del 1734 fino al Giustino del 1738). Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e sposò Nicoletta Conio. Con lei Goldoni tornò a Venezia. Nel 1738 Goldoni diede al teatro San Samuele la sua prima vera commedia, il Momolo cortesan. A Venezia, dopo la stesura della sua prima commedia interamente scritta, La donna di garbo (1742-43), fu costretto a fuggire a causa dei debiti. Soggiornò a Pisa (1744-1748) praticando principalmente l’attività di avvocato, ma

fu convinto dal capocomico Girolamo Medebach a sottoscrivere un contratto come scrittore per la propria compagnia che recitava a Venezia al Teatro Sant’Angelo. Nel 1748 tornò a Venezia e fino al 1753 scrisse per la compagnia Medebach una serie di commedie, in cui, distaccandosi dai modelli della commedia dell’arte, realizzò i principi di una riforma del teatro (L’uomo prudente, La vedova scaltra, La putta onorata, Il cavaliere e la dama, La famiglia dell’antiquario) Realizzò inoltre sedici commedie, tra cui Il teatro comico, La bottega del caffè, Il bugiardo La Pamela, Il giuocatore, L’avventuriero onorato. L’attività per il Medebach continuò poi con Il Molière, La serva amorosa fino a La locandiera e a Le donne curiose. Dopo aver rotto con il Medebach, Goldoni assunse un nuovo impegno nel 1753 con il Teatro San Luca. Cominciò quindi un periodo travagliato in cui Goldoni scrisse varie tragicommedie (la Trilogia persiana), commedie (La cameriera brillante, Il filosofo inglese) ed il capolavoro Il campiello. Tornato a Venezia ebbe dei grandi risultati artistici con Gl’Innamorati, I rusteghi e con La buona madre. Nel 1761 Goldoni fu invitato a recarsi a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne, ma prima della sua partenza produsse La trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di Carnovale. Giunto a Parigi nel 1762 Goldoni affrontò varie difficoltà a causa dello scarso spazio concesso alla Commedia Italiana e per le richieste del pubblico francese, che identificava il teatro italiano con quella commedia dell’arte da cui Goldoni si era tanto allontanato. Per aver insegnato l’i-

Il teatro del Settecento

grotteschi e facili caricature, equivoci, sorprese. Nacque così Il ventaglio che segnò l’abbandono da parte del Goldoni del teatro dei comici italiani in Francia.

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taliano alla famiglia reale, nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il 1784 e l’87 scrisse in francese la sua autobiografia, Mémoires. La Rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la soppressione delle pensioni concesse dal re morì in miseria il 6 febbraio 1793.

niane, e gli interventi di Luca Ronconi, Pierluigi Pizzi, Maurizio Scaparro, Luca De Fusco, Lluís Pasqual, Carmelo Alberti e Ferruccio Soleri (l’Arlecchino più famoso al mondo). Diretto da Alessandro Bettero, i testi usati nel film sono di Luigi Lunari.

Adattamenti dell’opera

Conversazione con... la direttrice artistica Federica Tatulli

Teatro

Negli anni Cinquanta e Sessanta in Italia l’approccio ai testi goldoniani a partire dalle grandi regie di Visconti e in parte quelle di Strehler ebbe il merito, tra l’altro, di strappare Goldoni a qualsiasi compiaciuta leziosità. Su questa scia Luca Ronconi nel 2008 ha riproposto il suo Ventaglio, trionfando in Francia ancora più che in Italia. Ancora prima di lui il regista della Comédie-Française, Jean Claude Lassalle con le sue messe in scena ha mostrato il rapporto profondo e di lunga data che ha avuto con il drammaturgo veneziano. Opera lirica

Nel 1831 a Napoli, il 22 gennaio venne rappresentata l’opera il Ventaglio che Pietro Raimondi aveva composto. Lo spettacolo girò in molti teatri d’Italia. Cinema

Il film Carlo Goldoni – Venezia Gran Teatro del Mondo è stato presentato in anteprima alla 64° Mostra del Cinema di Venezia (ha rappresentato l’Italia all’European Film Festival di Toronto, Canada. Girato in Italia (Venezia, Padova e Treviso) e in Francia, è recitato in italiano e in francese per la parte della rievocazione storica, il film si dipana tra scene di fiction, brani scelti di alcuni inediti allestimenti teatrali di opere goldo76

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Perché metti in scena Il ventaglio? È un testo tra i più intriganti, brillanti e riusciti di tutta la produzione goldoniana. Un ventaglio da pochi soldi scatena equivoci a non finire, svela gelosie, rancori, cattiverie, insomma tutto ciò che c’è di meno esaltante nell’animo umano. Goldoni indugia con grande ironia su tutti questi momenti oscuri dell’animo umano. Tutto questo è molto attuale. Anche oggi, nonostante le sicurezze che scienza e società dispensano all’uomo moderno, è lontana la fiducia indiscussa nella possibilità dell’uomo di cambiare il mondo, di dominare gli eventi. Perché consigli di vedere lo spettacolo? Il ventaglio svela quali sono i rapporti che intercorrono fra i personaggi, come si comportano e chi sono i personaggi stessi. Spesso crediamo di essere fatti in un certo modo e la situazione ci svela proprio il contrario. È un gioco divertente ma molto serio, perché ci fa conoscere noi stessi. Ma è un gioco, appunto. Lo spettacolo è costruito stilisticamente da molte scene brevi frizzanti, animate da perpetua azione e costruite con grandissima perizia drammaturgica estremamente godibili, pur trattando argomenti molto seri.


Spunti didattici Goldoni, la commedia dell’arte e la riforma in teatro. Analisi del vero e del verosimile in letteratura. Il razionalismo e l’Arcadia. Già in ambito arcadico erano nati tentativi di riforma da parte di alcuni autori toscani (Giovan Battista Fagiuoli, Iacopo Angelo Nelli, Girolamo Gigli) ma i loro tentativi erano solo letterari e confinati nel chiuso delle accademie.

Testo scritto e testo rappresentato: la querelle fra Goldoni e Carlo Gozzi. L’oggetto magico presente in favole, commedie e tragedie e leggende (vedi quella citata da Italo Calvino nelle sue Lezioni americane) e nel moderno fantasy (per es. Il signore degli anelli di Tolkien; Harry Potter della Rowling).

Bibliografia TEATRO DI GOLDONI Roberto Alonge, Goldoni: dalla commedia dell’arte al dramma borghese. Milano, Garzanti, 2004 Carmelo Alberti, Goldoni. Roma, Salerno, 2004. Franco Fido, Nuova guida a Goldoni. Teatro e societa’ nel settecento. Torino, Einaudi, 2000.

Il teatro del Settecento

Goldoni esiliato in Francia e l’atteggiamento degli scrittori illumisti francesi: Diderot e Voltaire.

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Il berretto a sonagli

Sinossi Il berretto a sonagli è una commedia. Tratta la vicenda di una giovane donna, Beatrice Fiorica, la quale viene a sapere che il marito la tradisce con la moglie di Ciampa, scrivano del cavalier Fiorica, e decide di farsi aiutare dal delegato Spanò per sorprendere in flagrante i due amanti. Così la giovane moglie offesa decide di allontanare Ciampa mandandolo a Palermo e poco dopo far scoppiare lo scandalo; ma la soddisfazione di Beatrice ha breve durata poiché dal verbale risulta non esserci alcuna prova di adulterio. Nonostante tutto, Ciampa, che era a conoscenza della relazione tra i due, in città viene tacciato come ‘cornuto’ e dunque non gli resta altro da fare che uccidere i due amanti; ma la soluzione che egli propone è un’altra: che la signora Fiorica si faccia credere pazza e così cerca di convincerla, giacché solo in questo modo il suo onore e quello del marito potranno essere salvi. Messa in scena e note di regia Direzione registica asciutta e sicura di Gino Auriuso che non indugia in compiacimenti manierati pur preservando la struttura originaria del testo drammaturgico e si prefigge di porne in evidenza gli snodi essenziali, quelli che consentono di porre pienamente in evidenza i 78

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topoi del messaggio pirandelliano. Scelte registiche dalla chiara valenza simbolica: i personaggi sin dal primo istante compaiono tutti in scena e vi rimarranno per l’intera durata della rappresentazione (il loro coinvolgimento nell’azione scenica o il loro momentaneo allontanamento verrà sancito dalla presenza o meno delle luci di scena ad accarezzarli); espediente questo in grado di suggerire con efficacia la sensazione che le scottanti vicende fulcro della narrazione siano costantemente sotto l’attenzione della morbosa curiosità del popolo, sempre pronto a interessarsi dei più privati fatti altrui e a giudicarli impietosamente.

Cenni storici sull’opera Il berretto a sonagli è una commedia in due atti dello scrittore Luigi Pirandello. Il titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti. La commedia, che riprende le tematiche delle due novelle La verità e Certi obblighi, venne scritta nel 1916 composta di getto in meno di una settimana, in lingua siciliana per l’attore Angelo Musco. In questa versione fu messa in scena nel 1917. I lavori per la rappresentazione della pièce furono caratterizzati dalle continue tensioni tra Musco ed il professore. Musco riuscì a portare in scena una versione accorciata di parecchio. La versione ita-


TEATRO SALA UNO 23 settembre - 10 ottobre 2012 Il Berretto a sonagli di Luigi Pirandello

Biografia dell’autore Luigi Pirandello nasce a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867, da una famiglia borghese. Nel 1891 si laurea all’Università di Bonn. Tornato in Italia, nel 1893 si stabilisce a Roma dove inizia a collaborare a riviste letterarie, per l’interessamento di Luigi Capuana; Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre. Questo matrimonio probabilmente concordato soddisfaceva anche gli interessi economici della famiglia di Pirandello. Nonostante ciò tra i due coniugi nacque veramente l’amore e la passione. Grazie alla dote della moglie, la coppia godeva di una situazione molto agiata, che permise ai due di trasferirsi a Roma. Nel 1895, a completare l’amore tra gli sposi, nacque il primo figlio: Stefano, a cui seguirono due anni dopo, Rosalia e Fausto. Nel 1904, un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di proprietà del padre, nella quale era stata

Info e prenotazioni mobile 339.1292643 promozione@salauno.it info@salauno.it kiariny@tiscali.it

investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico. Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta. Ella era sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia; solo diversi anni dopo, nel 1919, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, lo studio dei meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale. Il suo primo grande successo fu il romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata. Il libro fu pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non

Il relativismo pirandelliano

liana, preparata alcuni anni più tardi (1918) da Pirandello, corrisponde all’incirca alla versione ridotta, messa in scena dalla compagnia di Musco. Il professore infatti avrebbe perso nel frattempo il manoscritto con la versione originale in siciliano. La versione in italiano che fu rappresentata nel 1923 compagnia di Gastone Monaldi.

regia di Gino Auriuso con Tony Allotta, Irma Ciaramella, Eduardo Ricciardelli, Maria Borgese e con la partecipazione di Roberto DellaCasa e Ornella Grezzi

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tributò al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero coglierne il carattere di novità, come fu per altre opere di Pirandello. Perché Pirandello arrivasse al successo si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente al teatro. Accademico d’Italia dal 1929, nel 1934 è insignito del premio Nobel per

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la letteratura. Muore a Roma nel 1936, mentre sta lavorando alla stesura de I giganti della montagna.

Adattamenti dell’opera Teatro

Numerosissimi sono gli adattamenti teatrali: De Filippo, che nel 1936, per volontà dell’autore, ne trasse una ridu-


Televisione

È del 1970 per la Regia di Edmo Fenoglio la versione de Il berretto a sonagli con Salvo Randone trasmesso sulla Rai.

Estratti stampa Teatro serio, il mio vuole tutta la partecipazione dell’enti­ tà morale uomo. Non è un teatro comodo. La difficoltà è tutta nell’esecuzione che dovrebbe essere pari alle difficoltà proposte. È la tragedia dell’anima moderna. Bisogna farla discendere dal palcoscenico fra questo pubblico... La distruzione esige una ricostruzione. Fa tabula rasa perché appaiano nuovi valori. Esso chiama a raccolta perciò, le più profonde forze vitali dell’uomo. Ma in che senso il suo teatro risponde alle esigenze dell’arte moderna, quali sono le necessità della nostra epoca, in fatto d’arte? Non ci sono programmi, non ci possono, non ci devono essere preformazioni e imbrigliamenti. L’arte, libera vita dello spirito, deve essere assolutamente libera, per manifestare se stessa. Tutto il mio teatro riconosce solo una necessità, proprio nel senso greco, una duplice contraddittoria necessità primordiale della vita: essa deve consistere e nello stesso tempo, fruire (intervista del 1936 rilasciata a Giovanni Cavicchioli)

Spunti didattici Il contrasto fra illusione e realtà; l’umorismo. Il sentimento della casualità, dovuto alla relatività delle vicende umane. L’antiretoricità, il rifiuto della sperimentazione linguistica lo induce alla ricerca di un linguaggio medio che si attenga alle cose. Il sentimento di alienazione dell’uomo moderno La tecnica narrativa teatrale si rinnoverà con un io-narratore che diventa io-attore attraverso l’uso del monologo interiore. Il pessimismo pirandelliano deriverà dalla consapevolezza della morte che complica la vita. Il relativismo psicologico del personaggio, il dubbio, l’ironia determinerà l’inutilità dell’azione, in quanto ciò che conta è l’interpretazione dei fatti compiuti. L’amletismo pirandelliano: Il contrasto romantico tra sogno e realtà si trasforma in contrasto amletico tra l’essere e l’apparire, l’essere e il non essere. Le donne: Il berretto a sonagli ci pone dinanzi una gamma di personaggi femminili che esemplificano diverse maniere di agire le possibilità di ‘potere’ del proprio sesso.

Il relativismo pirandelliano

zione in dialetto napoletano. Nel 1963 Il berretto a sonagli venne ripreso da Turi Ferro e nel 1984 Luigi Squarzina ne curò la regia per l’interpretazione di Paolo Stoppa, reintegrando i tagli operati da Angelo Musco.

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Trovarsi

Sinossi Il testo affronta il problema di ciò che ciascuno di noi veramente sia, prescindendo da come gli altri lo vedano, e da come, in un certo senso, lo facciano essere. Tutto diventa più complesso per chi, come la Donata Genzi della commedia, per la sua professione di attrice, deve assumere, di volta in volta, l’identità dei vari personaggi rappresentati sul palcoscenico. Nella commedia a Donata viene rimproverato di vivere nella falsità di una finzione, nell’interpretare con tutta se stessa, anche personaggi dalle caratteristiche opposte. Anche se, non si tratta di falsità, bensì della vita che si rivela a noi stessi, vita che ha trovato la sua espressione. Quando la commedia finisce e cala il sipario, l’attrice di fronte allo specchio del suo camerino «non si trova più»; finita la vita del personaggio rappresentato non sa più chi essa sia. Nella vita quotidiana si sente persa, non sa come deve viverla. Questo senso di vuoto, spinge Donata a cercare la morte convincendo il giovane Elj, innamorato di lei ma non del teatro, ad avventurarsi nel mare in tempesta. La barca dove si trovano i due fa naufragio, ma il coraggioso svedese riesce a salvare Donata e se stesso. L’attrice si dona al giovane uomo con lo stesso slancio dei suoi personaggi ed Elj, dal carattere avventuroso e anticonformista, risponde appassionatamente a Donata. Il 82

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rapporto tra i due però s’incrina, Donata non riesce a rinunciare alla sua intensa vita teatrale: essa ha bisogno di completare la sua vita reale con quella, altrettanto reale per lei, del teatro. Ma accade però che sul palcoscenico Donata non riesca ad esprimere più la stessa bravura, perché ormai ha una vita propria e recitando si rende conto che è a quella che sta pensando, di riproporre cioè nel suo rapporto amoroso con Elj, la stessa scena che si svolge sul palcoscenico. Elj, che per la prima volta assiste a una recita di Donata, capovolge invece la situazione: crede che Donata approfitti dei loro sentimenti vissuti realmente per riproporli sulla scena, per usarli nella sua recitazione: è come se li mettesse in piazza agli occhi degli spettatori. Elj esce disgustato dal teatro ed ora Donata, separata dalla vita reale, può portare a termine la commedia con grande bravura svolgendo sulla scena una finzione dell’amore, una finzione più reale della realtà. Donata rinuncia alla propria vita per vivere quella più reale dei suoi personaggi: la vita per l’arte è una vita esclusiva non consente altre forme di esistenza, esige una dedizione completa che avvolge l’artista nella sua superiore, disperata solitudine.

Messa in scena e note di regia Il rapporto di Stefano Randisi ed Enzo


Teatro Eliseo 6 - 25 novembre 2012 Trovarsi di Luigi Pirandello

Info e prenotazioni Itaca tel. 06.48930736 info@itacaitaca.it

specie di sogno in bilico tra la maschera e la vita, tra saggezza e impazienza,tra vecchiaia e giovinezza. Non va dimenticato che Pirandello scrisse questo testo disegnando il giovane Elj, sì come un uomo affascinante ma anche come un immaturo in modo che fosse facile per Donata/ Marta la scelta da compiere. E come tutti i lavori a tesi l’assunto finisce per diventare preponderante rispetto alla resa drammaturgica.

Cenni storici sull’opera Trovarsi è uno dei testi meno rappresentati di Luigi Pirandello, una commedia in tre atti che compose nel luglio-agosto del 1932. Dedicata a Marta Abba, che ne sarà interprete principale il 4 novembre 1932 al Teatro dei Fiorentini di Napoli. L’opera fu pubblicata nel 1932 nella raccolta Maschere nude. Biografia dell’autore Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 nella villa detta Caos nei pressi di Girgenti (oggi Agrigento). Dopo essersi iscritto all’Università di Palermo si tra-

Il relativismo pirandelliano

Vetrano con Pirandello è ormai consolidato, avendo già messo in scena I giganti della Montagna, L’uomo, la bestia e la virtù e Pensaci Giacomino! Trovarsi..., non facile da realizzare. Si assiste ad un lavoro indubbiamente a tesi, molto pirandelliano, del resto a lui era molto congeniale il tema dell’essere e dell’apparire, e proprio nell’attrice vedeva l’incarnazione dell’arte. Altro elemento interessante di questa pièce è l’enorme possibilità data all’attrice protagonista di sfoggiare il suo talento. Saggiamente i registi non optano per il realismo, ma l’impianto scenico di Mela Dell’Erba ci presenta l’angolo di un palcoscenico vuoto dove Donata si trucca, si strucca, muove le braccia, mentre da una sala prima e da un palco teatrale poi gli altri disquisiscono su di lei, parlando con molta enfasi e pause a volte quasi caricaturali. Donata ha per i due registi l’interprete ideale in Mascia Musy, che, da un certo freddo pallore iniziale, passa a dare, specie nel finale,uno spessore che forse va oltre il personaggio. Più a suo agio comunque appare nei momenti di solitudine e di amarezza che non in quelli di felicità. Vetrano e Randisi nella loro riscrittura tendono ad andare oltre la vicenda narrata, come in una sorta di viaggio nel tempo e nello stesso Pirandello.Il dramma si può anche intendere come una

adattamento e regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi con Mascia Musy

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sferisce prima a Roma e poi a Bonn, dove nel 1891 si laurea in Filologia romanza con una tesi dialettologica. Intanto ha già esordito come poeta con Mal giocondo (1889) e con Pasqua di Gea (1891). Nel 1892, fermamente deciso a dedicarsi alla sua vocazione letteraria, si stabilisce a Roma, dove conosce Luigi Capuana, che lo spinge verso il campo della narrativa. Compone così le prime novelle e il suo primo romanzo, uscito nel 1901 con il titolo L’esclusa. Non abbandona tuttavia la poesia: escono nel 1895 le Elegie renane, nel 1901 Zampogna, e nel 1912 Fuori di chiave, la sua ultima raccolta poetica. Nel 1894 sposa a Girgenti, con matrimonio combinato tra le famiglie, Maria Antonietta Portulano. Pirandello vive sempre con disagio il rapporto con la fragile e inquieta moglie, avvertendo il forte peso delle norme comportamentali risalenti alle radici siciliane. Inizia una fitta collaborazione con diversi giornali e riviste letterarie, sulle quali pubblica una ricca e vasta produzione narrativa che trova consensi presso il pubblico, ma indifferenza da parte della critica. Scrive il romanzo Il turno (edito nel 1902) e lavora ai suoi primi testi teatrali che non riescono a raggiungere le scene. Dal 1897 al 1922 insegna stilistica italiana presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma. Per un disastro finanziario della famiglia, Antonietta cade in una gravissima crisi e vani saranno i tentativi di Pirandello di dimostrare che la realtà non è come invece pare alla moglie. Abbandonata la tentazione del suicidio, Pirandello cerca di fronteggiare la disperata situazione. Nel 1904 Il fu Mattia Pascal, pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», 84

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riscuote grande successo. Nel 1908 pubblica due volumi saggistici Arte e scienza e L’Umorismo, grazie ai quali ottiene la nomina a professore universitario di ruolo. Nel 1909 inizia la sua collaborazione, che durerà fino alla morte, al «Corriere della Sera», su cui appaiono via via le sue novelle; e pubblica la prima parte del romanzo I vecchi e i giovani (la seconda esce in volume nel 1913). Nel 1911 esce il romanzo Suo marito. Scrive anche alcuni soggetti cinematografici, mai realizzati; mentre nel 1915 pubblica il romanzo Si gira... Nel 1915-1916 inizia la sua prodigiosa e intensa attività teatrale, che darà vita a dibattiti e discussioni in Italia e all’estero. Proprio negli anni della grande guerra scrive alcune celebri opere: Pensaci Giacomino!, Liolà (1916), Così è (se vi pare), Il berretto a sonagli, Il piacere dell’onestà (1917), Ma non è una cosa seria e Il gioco delle parti (1918). Nel 1918 esce il primo volume delle Maschere nude, titolo sotto cui raccoglie i suoi molteplici testi teatrali. Nel 1920 il teatro pirandelliano con Tutto per bene e Come prima, meglio di prima, si afferma pienamente, e, a partire dall’anno successivo, raggiunge il grande successo internazionale con il capolavoro Sei personaggi in cerca d’autore. Nel 1922 esce il primo volume della raccolta Novelle per un anno; la sua produzione teatrale prosegue con Enrico IV e Vestire gli ignudi (1922), L’uomo dal fiore in bocca (1923), Ciascuno a suo modo (1924), Questa sera si recita a soggetto (1930). Nel 1924 si iscrive formalmente al partito fascista, da cui ottiene appoggi e finanziamenti per la compagnia del Teatro d’Arte di Roma che, sotto la direzione dello stesso Piran-


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Il relativismo pirandelliano


dello, porta per tre anni (fino al 1928) il teatro pirandelliano in giro per il mondo. Nel 1926 esce in volume il romanzo Uno, nessuno e centomila. Il dramma La nuova colonia (1928) inaugura l’ultima stagione pirandelliana, quella fondata sui «miti» moderni, che culmina nell’opera incompiuta I giganti della montagna. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura. Si ammala di polmonite, mentre segue le riprese a Cinecittà di un film tratto da Il fu Mattia Pascal. Muore nella sua casa romana il 10 dicembre 1936.

uomini, la verità di cui il palcoscenico può essere il più autentico testimone contrapposta alle ipocrisie e ai pregiudizi alimentati da una società malata. Nella nostra riscrittura questo spettacolo sarà un viaggio all’indietro nel tempo, un sogno in bilico tra maschera e vita, tra vecchiaia e giovinezza, tra saggezza e impazienza, tra rimpianti e incomprensioni.

Adattamenti dell’opera Teatro

L’opera è andata in scena nel 1975 per la regia di Giorgio De Lullo con Rossella Falk e Ugo Pagliai. Nel 1992 è stata rappresentata con Valeria Moriconi diretta da Giuseppe Patroni Griffi.

Conversazione con... i registi Enzo Vetrano e Stefano Randisi Perché proprio Trovarsi ? Da diversi anni siamo impegnati in un percorso di rilettura dei classici del teatro. Trovarsi, prosegue l’ormai consolidato rapporto fra e noi e la drammaturgia di Luigi Pirandello. In questa occasione, il nostro interesse si è orientato verso un testo tra i meno rappresentati, ma di grande suggestione. In questo testo viene affrontata la tematica dell’identità in relazione all’essere e all’apparire. Ancora una volta Pirandello e il paradigma della vicenda teatrale... Pirandello affronta tematiche che riguardano il modo di relazionarsi tra gli 86

La scuola va a teatro 2012*2013

Spunti Didattici Analisi della visione del mondo di Pirandello: la crisi di una filosofia (positivismo) e di una societa’ (borghese) che era alle radici della civilta’ decadente. Inoltre, la forte influenza del materialismo leopardiano e del naturalismo siciliano, il passaggio dall’oggettivita’ scientifica al soggettivismo, la forte influenza parapsicologica e filosofica di Nietzsche e Schopenauer. Pirandello e i suoi ambigui e discussi rapporti con il fascismo. Il pessimismo pirandelliano: la consapevolezza della morte che complica la vita. Analisi di altri autori su questa tematica: Dante, Foscolo e Leopardi, ecc


Sinossi La commedia s’incentra sulla figura di Martino Lori il quale, rimasto vedovo, sembra non riprendersi da tale luttuoso avvenimento. Ha una figlia, Palma, affidata fino al diciottesimo anno di età ad un tutore, il senatore Manfroni: questa, raggiunta la maggiore età, si sposerà con Flavio lasciando solo ed abbandonato il padre, verso cui nutre un profondo disprezzo.In realtà, l’odio coltivato da Palma ha ragion d’essere perché è convinta, come tutti coloro che credono di conoscere l’ingenuo Lori, che questi sappia la verità sulla sua famiglia ma per interesse e convenienza finga di non sapere che la moglie morta era un’adultera, che lei stessa, che passa per sua figlia, sia invece il frutto della relazione con il senatore Manfroni e che persino il lavoro, che egli esercita come dipendente di Manfroni, sia stata una copertura per permettere gli incontri e la tresca tra i due amanti. Scoperta la verità con un tempestoso colloquio con la figlia, Lori è disperato, poiché è stato raggirato per la sua intera esistenza da tutti coloro che gli erano vicini: solo adesso, egli dice, la moglie gli «muore davvero uccisa dal suo tradimento».Scoprirà l’onesto Lori che il suo amico, il rispettabile e onorato Senatore del Regno, non solo lo ha tradito e ingannato prendendogli la moglie, ma ha anche sottratto degli appunti al padre di

TEATRO ARGENTINA 16 - 27 gennaio 2013 Tutto per bene di Luigi Pirandello regia di Gabriele Lavia con Gabriele Lavia, Roberto Bisacco, Riccardo Bocci, Giorgio Crisafi, Gianni, De Lellis, Lucia Lavia, Riccardo Monitillo, Daniela Poggi, Dajana Roncione danzatrice Alessandra Cristiani Info e prenotazioni tel. 06.684000310 promozione@teatrodiroma.net

lei, famoso scienziato, pubblicando a suo nome un’opera scientifica.

Messa in scena e note di regia Pirandello è il Teatro: ho sempre avuto questa convinzione. Non si può capire il senso del Teatro senza conoscere e capire il Suo Teatro. E ho sempre avuto la sensazione che davanti alla rappresentazione di una sua opera non abbia importanza di quale opera si tratta: o vai a vedere Pirandello, o qualsiasi altra cosa. Il che non significa affermare che le sue opere sono tutte uguali, ma che sono talmente assolute, dirette a centrare un più alto significato dell’essere uomo, che la trama che le differenzia l’una dall’altra è quasi secondaria. È per questo che Pirandello spesso faccio fatica a seguirlo, per la prima mezz’ora mi annoio anche. Non riesco a concentrarmi sulla trama, quasi non mi interessa. Inizio ad annusare il profumo di quel disegno più grande che già pervade la scena, e mi faccio inebriare da quel-

Il relativismo pirandelliano

Tutto per bene

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lo. Per fortuna questa distrazione non è mai fatale: arriva sempre il momento in cui la storia viene a te. È stato così anche per Tutto per bene che racconta la storia di un uomo che per sedici anni è stato un altro rispetto a chi credeva di essere: gli altri gli avevano attribuito un ruolo che lui non sapeva di ricoprire. Questo il nodo, questa la struttura in gioco del testo teatrale, il punto fondamentale ad 88

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indicare la via maestra verso una messa in scena efficace. La vicenda racchiude uno dei topos pirandelliani più noti: la maschera sociale, quel ruolo che la comunità borghese impone a tutti i propri attori. Se in altri drammi sono i protagonisti a scegliere la propria, il Martino Lori di Tutto per bene subisce il meccanismo finendo per vivere per vent’anni la vita di qualcun altro, ignaro di un evento


Cenni storici sull’opera Tutto per bene, dramma della passione e non della ragione, è stata scritta nel

1919 e rappresentata per la prima volta al Teatro Quirino di Roma da Ruggero Ruggeri nel 1820. Si discute da tempo se considerarlo un testo marginale del pirandellismo. Qualcuno invece sostiene che fra il Così è (se vi pare) del 1917 e i Sei personaggi in cerca d’autore del 1922, Tutto per bene, centrale al quinquennio, definiscano il periodo più fruttuoso di Pirandello. La commedia è considerata un passo indietro nell’Ottocento e si potrebbe rispondere oggi che l’Ottocento al quale Pirandello guardava è identificabile nell’Eterno marito di Dostoevskij. La versione portata in scena da Romolo Valli mise d’accordo molti critici, definendola un’interpretazione europea. La ritroviamo radicata in un pezzo d’Europa che, tradizione nazionale miracolosamente ritrovata, si chiama Verdi. È considerata quindi una grande interpretazione verdiana. Pur non rientrando fra i titoli pirandelliani più celebrati dopo Ruggero Ruggeri il testo attrasse molti grandi attori: da Salvo Randone a Renzo Ricci, Tino Buazzelli, Giulio Bosetti, Gianrico Tedeschi, Glauco Mauri e Pino Micol.

Biografia dell’autore Luigi Pirandello nasce a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867, da una famiglia borghese. Nel 1891 si laurea all’Università di Bonn. Tornato in Italia, nel 1893 si stabilisce a Roma dove inizia a collaborare a riviste letterarie, per l’interessamento di Luigi Capuana; Nel 1894, a Girgenti, Pirandello sposò Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre. Questo matrimonio probabilmente concordato soddisfaceva

Il relativismo pirandelliano

fondamentale che di lui ha determinato un’immagine e di conseguenza un’opinione comune. Mi servo di tutte le economie a disposizione (e non sono poche) per creare un’atmosfera attraverso scenografia, costumi e luci. Gli interni borghesi: mobili lussuosi, pavimento a scacchi, luci fortemente contrastate e una gigantesca vetrata di fondo da cui lampeggiano i tuoni di un temporale esistenziale. Nel racconto è il sopraggiungere di un ricordo, forse rimosso, a permettere a Martino Lori di ricostruire l’intrigo; il passato ritorna in una sorta di delirio completamente personale, mentale, vissuto nell’intimità di una stanza. Nel dramma quella consapevolezza giunge tramite un accidente, uno scambio di persona, e quel colossale malinteso diviene insopportabile proprio perché improvvisamente pulsa negli occhi e nelle parole di tutti gli altri personaggi. Lori è circondato dalle prove vive della propria inettitudine ed è proprio questa posizione di rapporto a tramutare l’inettitudine in effimera violenza. La regia di Lavia, fatta eccezione per qualche intuizione visiva come il lugubre velatino che separa proscenio /cimitero e scena/salotto, punta ancora una volta al lavoro del mattatore. L’indiscutibile mestiere gli permette, da protagonista, di tratteggiare un personaggio struggente, lontano da qualsiasi consistenza, infantile e penoso. Ma è il rapporto con gli altri personaggi a far scattare la trappola della maschera sociale.

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anche gli interessi economici della famiglia di Pirandello. Nonostante ciò tra i due coniugi nacque veramente l’amore e la passione. Grazie alla dote della moglie, la coppia godeva di una situazione molto agiata, che permise ai due di trasferirsi a Roma. Nel 1895, a completare l’amore tra gli sposi, nacque il primo figlio: Stefano, a cui seguirono due anni dopo, Rosalia e Fausto. Nel 1904, un allagamento e una frana nella miniera di zolfo di proprietà del padre, nella quale era stata investita parte della dote di Antonietta, e da cui anche Pirandello e la sua famiglia traevano un notevole sostentamento, li ridusse sul lastrico. Questo avvenimento accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Antonietta. Ella era sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, causate anche dalla gelosia; solo diversi anni dopo, nel 1919, egli, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud, lo studio dei meccanismi della mente e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale. Il suo primo grande successo arrivò con il romanzo Il fu Mattia Pascal, scritto nelle notti di veglia alla moglie paralizzata. Il libro fu pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d’altronde di altre opere di Pirandello. 90

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Perché Pirandello arrivasse al successo si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente al teatro. Accademico d’Italia dal 1929, nel 1934 è insignito del premio Nobel per la letteratura. Muore a Roma nel 1936, mentre sta lavorando alla stesura de I giganti della montagna.

Adattamenti dell’opera Non risultano adattamenti dell’opera se non riproduzioni DVD contenute all’interno di una raccolta Rai sul Teatro di Pirandello. Oltre a quest’ultimo allestimento ne ricordiamo due fra i più famosi: quello del 1926 a Parigi Tutto per bene per la regia di Charles Dullin; e quello del 2005 adattato da Tullio Kezich. Conversazioni con... il regista Gabriele Lavia Come è nata l’idea di portare in scena Tutto per bene? Tutti si aspettavano un Pirandello classico, mi dicevano: fai l’Enrico IV, il pubblico si aspetta questo da te! Ma leggendo Tutto per bene mi è scattato qualcosa dentro, e così ho deciso di rappresentare sul palco lo ‘scacco’ di personalità che è il problema che affligge la nostra società, racconto il non io... Quella di Martino Lori che tipo di maschera è? La più cieca ed illusa di tutto il teatro pirandelliano, anche se tinta di un’amara saggezza. Tutto per bene è un giallo paradossale come la vita di tutti i personaggi di Pirandello. Tra i tanti personaggi ‘mascherati’ lui è il più violentato dalla propria maschera, costretto a rappresentare a sua insaputa tutte le parti della commedia.


Bibliografia Spunti didattici Il concetto di maschera in Pirandello in quest’opera in altre. Ogni personaggio è una “maschera”, spesso una “maschera nuda”, cioè un personaggio che si rende conto, nel corso dell’opera, che sta “recitando” secondo la volontà di qualcun altro e tenta così di uscire dallo schema in cui è inserito. Il relativismo fra Svevo e Pirandello. Analisi delle differenze: Pirandello ha una suddivisione dell’io-uomo in più “maschere”, mentre per Svevo l’uomo è un inetto,un essere incapace di vivere in società e che nonostante gli sforzi non può, o non vuole, essere felice.

RELATIVISMO PIRANDELLIANO Luigi Filippo D’Amico, L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino. Palermo, Sellerio, 2007. Matteo Collura, Il gioco delle parti: vita straordinaria di Luigi Pirandello. Milano, Longanesi, 2010. Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato. Milano, BUR, 2006.

Il relativismo pirandelliano

Il contrasto tra illusione e realtà, tra quello che vorremmo essere, quello che in realtà siamo e quello che sembriamo agli altri.

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Cyrano de Bergerac

Sinossi Cyrano de Bergerac, cadetto di Guascogna, ammirato e temuto per la sua infallibile spada e per i suoi motti spiritosi e taglienti è afflitto da un naso mostruoso e non ha il coraggio di manifestare alla cugina Rossana il suo amore per lei. Ma la sorte gli riserva qualche amara sorpresa, infatti, a teatro, una sera, dopo aver umiliato un attore che aveva osato levare i suoi occhi sulla bella Rossana, ed aver sconfitto in duello un gentiluomo che gli si era contrapposto (il famoso ‘ed al fin della licenza io tocco!’), riceve un invito per un incontro segreto proprio dalla sua amata. Mentre sta rientrando al suo alloggio incontra un suo amico pasticciere e poeta che gli chiede aiuto e protezione da un gran numero di sicari (si dice che fossero addirittura cento) mandati da qualche potente messo in ridicolo dai suoi versi. Cyrano non chiede altro, d’impeto li affronta e li sbaraglia da solo compiendo un’altra delle sue imprese leggendarie. Si reca poi trepidante al suo appuntamento, convinto che il suo sogno d’amore stia per realizzarsi. Costei, ignara dei sentimenti del cugino, lo prega di prendere sotto la sua protezione il giovane Cristiano de Neuvillette del quale è innamorata. A Cyrano non resta che accettare e prendersi cura di costui, Cristiano è bello, onesto, coraggioso e leale, ma purtroppo non possiede alcuna delle do92

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ti capaci di stimolare quell’amore fatto anche di intelligenza e di poesia cui Rossana anela. Cyrano fa del suo meglio per insegnare all’amico i rudimenti di quelle dolci schermaglie verbali che tanto sarebbero gradite alla bella Rossana. Poiché questi non riesce a esprimere in belle frasi il suo sentimento, Cyrano gliele suggerisce e fa in modo che Cristiano possa sposare Rossana a dispetto del Conte De Guiche innamorato della donna. Questi, adirato, trasferisce subito Cristiano e Cyrano al fronte per combattere: da qui, de Bergerac, a nome di Cristiano, scrive numerose lettere d’appassionata poesia per Rossana mantenendo sempre per sé questo segreto anche quando il giovane muore combattendo. Solo al termine della propria vita, trascorsi molti anni, Cyrano, seppur involontariamente, confesserà all’amata il suo sentimento, ma quando lei lo ricambierà sarà ormai troppo tardi.

Estratti stampa La versione di Preziosi del Cyrano ha inoltre il pregio di unire versi a prosa, in un testo che si avvicina ai giovani, senza mai scadere in volgarità o in modernismi estremi, come in altre rivisitazioni di classici. (dietro le quinte.it, Silvia Arosio, 14 marzo 2012) Alessandro Preziosi sembra assecondare questa seconda opzione: da un la-


Teatro Quirino Vittorio Gassman 22 gennaio - 10 febbraio 2013 Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand

Cenni storici sull’opera La celebre commedia teatrale in cinque atti, scritta in endecasillabi, venne pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese Edmond Rostand (18681918) ed è ispirata alla figura storica di Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac, uno dei più estrosi scrittori del seicento francese precursore della letteratura fantascientifica. La prima rappresentazione, avvenuta il 28 dicembre 1897 a Parigi al Théâtre de la Porte-Sain-Martin, ebbe un eccezionale trionfo di pubblico e critica che

traduzione e adattamento Tommaso Mattei regia Alessandro Preziosi con Alessandro Preziosi, Valentina Cenni, Emiliano Masala, Benjamin Stender Info e prenotazioni tel. 06.6785802 f.melucci@teatroquirino.it

salutò questo dramma romantico come una vera e propria summa delle potenzialità espressive nella sfera dei sentimenti e delle passioni umane. Cyrano è una commedia tenera e romantica, tutta puntata sul ritmo, che rifugge il monumentale e il fastoso, e risulta soprattutto coinvolgente come solo il personaggio del celebre poeta e spadaccino sa essere, capace com’è, di gridare e di piangere con eguale convinzione.

Biografia dell’autore Edmond Eugène Alexis Rostand è un poeta e drammaturgo francese nato a Marsiglia nel 1868 e morto a Parigi nel 1918. Nato in una famiglia agiata ebbe diversi interessi dal giornalismo alla traduzione di testi latini, alla poesia; fu membro della Academie des Sciences morales et politiques. Dopo aver debuttato col volume di versi Les musardises (1890), vennero pubblicati i suoi primi saggi teatrali, animati da una fantasia pittoresca, fra cui Les romanesques (1894).

I grandi classici europei

to rinuncia all’icona visiva ‘classica’ del personaggio, sacrificando il celebre naso alla naturalezza espressiva dei propri tratti, senza alcun trucco o ritocco; dall’altro, lavora a sminuzzare la prosodica del testo in un apparente flusso continuo, dove rime e assonanze della traduzione italiana tendono a rarefarsi, fino quasi al camuffamento fonetico nell’insieme. Il risultato è estremamente godibile. (cultura&spettacolo Venezia, 26 febbraio 2012) Preziosi è riuscito a dare una lettura fedele e moderna al testo di Rostand: il ritmo c’è tutto, gli attori si muovono intorno a lui quasi fossero una compagnia di danza, l’alternanza tra versi e prosa non annoia anzi alleggerisce la messinscena. (Culturaespettacolo.it, 20 aprile 2012)

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Scrisse per il teatro La princesse lointaine (1895) che ebbe successo grazie all’interpretazione di Sarah Bernhardt, che interpretò anche La Samaritaine (1897). Fu Coquelin Ainé che chiese a Rostand di scrivergli il Cyrano de Bergerac, cui seguirono L’Aiglon (1900), dramma sul figlio di Napoleone, e la favola scenica Chantecler (1910), opere tutte di piacevole verseggiatura. Nel 1901 entrò a far parte dell’Académie Française. Postuma fu pubblicata La dernière nuit de Don Juan (1921).

Adattamenti dell’opera Teatro

L’opera di Rostand è stata tradotta, adattata e interpretata innumerevoli volte. Nel 1953 andò in scena con la regia del francese Raymond Roulea, Gino Cervi nel ruolo del protagonista che recitava i versi martelliani scritti da Mario 94

La scuola va a teatro 2012*2013

Giobbe. Nel 1977 Pino Micol venne diretto da Maurizio Scaparro che utilizzò la nuova traduzione di Franco Cuomo. Altri memorabili spadaccini dal naso mostruoso furono Gigi Proietti (1985), Franco Branciaroli (1992), Massimo Popolizio (2009), e Domenico Modugno (1978), in una commedia musicale. Cinema

Augusto Genina fu il primo a trasporre sul grande schermo la storia di Cyrano (1922); nel 1950 venne diretto un film da Michael Gordon che permise all’attore José Ferrer di vincere il premio Oscar; del 1990, con interprete Gerard Depardieu, è la versione in versi di Jean-Paul Rappeneau. Nel 1987 il popolare personaggio rivive in Roxanne con Steve Martin diretto da Fred Schepisi. Fumetti

Nella collana Teatro a fumetti, Cira-


Conversazione con... il regista e interprete Alessandro Preziosi Che tipo è Cyrano? Cyrano è uno scontroso spadaccino dall’irresistibile vitalità. La sua abilità con la spada, come la sua passione per la poesia e per i giochi di parole, con i quali ama mettere in ridicolo i suoi nemici, sono leggendarie così come il suo carattere poco incline al compromesso e al suo disprezzo verso potenti e prepotenti. La sua vita vissuta pericolosamente ne fa un autentico eroe romantico e al contempo un personaggio straordinariamente moderno. Perché portare in scena Cyrano de Bergerac? È una commedia tenera e romantica, tutta puntata sul ritmo; è inoltre un grande classico del teatro. Lo spettacolo è rivolto ad un vasto pubblico, strizzando l’occhio ai giovani. Si passa dal registro comico a quello tragico esaltando il valore della parola che sola può far riflettere sul rapporto misterioso fra il corpo e lo spirito nel mistero ancora più grande dell’amore. Dal connubio di dignità e incapacità di amare ho cercato di prendere le mosse credendo sin dal principio che il Cyrano de Bergerac sia una commedia sulla ‘inadeguatezza’ e sulla epicità sentimentale delle grandi personalità rispetto al comune sentire dell’amore, rispetto alla coerenza con la quale compiere la più giusta per sé e per i propri valori.

Spunti didattici Il Seicento e l’Ottocento letterario in Francia: il barocco e la poesia. L’inizio della letteratura fantascientifica con i romanzi di Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna (L’autre monde ou Les ètats et empires de la lune, pubblicato postumo nel 1657), probabilmente il suo capolavoro, e Gli stati e imperi del sole (Les ètats et empires du soleil, pubblicato postumo nel 1662); analisi dello sviluppo del genere fantascientifico. Analisi del passaggio dal pensiero libertino allo scetticismo radicale, dalla visione del mondo intesa come un atomismo dinamico alle nuove scoperte della scienza e poi ancora all’esaltazione di René Descartes (Cartesio) e alla sua centralità del dubbio. L’eroe romantico: i personaggi creati dagli scrittori che hanno contribuito ad alimentarne il mito.

I grandi classici europei

no, partendo dall’ adattamento del testo realizzato da Corrado d’Elia, rivive in un’ambientazione moderna.

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Diario di un pazzo

Sinossi Il diario si sviluppa come un’autobiografia e, a differenza delle altre novelle narrate in terza persona, mostra una naturale vocazione al monologo teatrale. Il racconto è un viaggio nella doppiezza, nella schizofrenia di un uomo niente affatto particolare, è l’iter di un piccolo borghese alle prese con una smisurata ambizione che lo porterà a smarrire identità e ragione. Il protagonista Propriscin, è un impiegato dalla pallida personalità che ha oltrepassato la quarantina e, tuttavia, ha la sola responsabilità di temperare le matite del capufficio, l’amore per la di lui figlia, lo porterà giorno dopo giorno a sprofondare nel delirio, annotando su un diario il grafico della sua follia. L’infinita amarezza e crudeltà del destino di Popriscin è annegata nell’ironia e nella comicità che fanno di questo personaggio l’archetipo di una schiera di ‘non eroi’ protagonisti di tanto teatro e letteratura del Novecento europeo. Messa in scena e note di regia Del personaggio centrale, Propriscin, scrive Renzi, ci interessava sottolineare il provincialismo, l’inadeguatezza che sente verso la grande città e la macchina burocratica che lo schiaccia e insieme lo esclude. Abbiamo preferito togliere i riferi96

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menti russi per assimilarlo,renderlo, alla lettera, simile a noi, prossimo, vicino. Gli abbiamo dato un accento di provincia italiana, dell’entroterra tra Campania e Lucania e abiti dei primi anni cinquanta, il periodo in cui in Italia si andava formando una nuova classe impiegatizia. Le spalle di Gogol sono talmente possenti da sopportare con facilità questo spostamento. Propriscin, interpretato da Roberto De Francesco, diventa Papaleo: uno che tempera matite e fa commissioni, poco più di un impiegatuccio. E Renzi riassume tutto questo universo in un armadio: là trovano posto la casa e l’ufficio di Papaleo, raccontando allo spettatore di una mente obbligata in spazi troppo angusti. Roberto De Francesco, grande interprete tra i protagonisti de le Operette Morali di Giacomo Leopardi dirette da Mario Martone, riesce con estrema forza a trasmettere il senso di angoscia del protagonista, regalando un accento ed una caratterizzazione che fanno di Papaleo un individuo ordinario ed eccezionale al contempo. L’uomo sceglierà la via della follia convincendosi di essere Ferdinando VIII Re di Spagna, nell’ennesimo tentativo di scardinare quell’ordine costituito che per una vita lo ha costretto ad un ruolo secondario. Sarà questa fuga senza ritorno quella che lo salverà da una realtà ancora più devastante.


TEATRO ARGOT STUDIO 23 ottobre - 11 novembre 2012 Diario di un pazzo di Nikolaj Gogol

Biografia dell’autore Nikolaj Vasil’evič Gogol’ nacque il 20 marzo 1809 a Velyki Soročynci, villaggio nell’oblast’ di Poltava, allora governatorato russo in territorio ucraino, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Il padre fu scrittore di commedie in lingua ucraina. Venne ammesso nel 1821 al liceo, dove iniziò i suoi studi letterari. Iniziò a scrivere ufficialmente nel 1825. Tra i racconti più significativi di questi anni abbiamo: I masnadieri, una tragedia andata perduta, I fratelli Tverdislavič e Qualcosa su Nežin, ovvero per gli stupidi la legge non è scritta. Nel 1828 concluse gli studi e trasferitosi a Pietroburgo intraprese una carriera di burocrate mantenendo viva la passione per la letteratura. Nel 1829, assunto lo pseudonimo di V. Alov, pubblicò il Ganc Kjuchel’garten, iniziato nel 1827, subito stroncato dalla critica. Partì allora per l’estero, visitò la Germania, specialmente Lubecca e Amburgo nel 1829. Tornò a Pietroburgo e si

Info e prenotazioni tel/fax 06.5898111 mobile 392.9281031 info@teatroargotstudio.com

occupò degli immobili pubblici, prima, e dei beni patrimoniali. Nel 1831 conobbe il poeta Aleksandr Puškin e nello stesso anno pubblicò la prima opera di successo Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, e diverse opere: La fiera di Soročincy, La sera della vigilia di Ivan Kupalo, La notte di maggio (o L’annegata) e La lettera smarrita. Nel 1832 pubblicò il secondo volume delle Veglie alla fattoria presso Dikan’ka e, durante un suo soggiorno a Mosca, conobbe molti intellettuali quali Michail Petrovič, Sergej Timofeevič Aksakov e Michail Nikolaevič Zagoskin. Nel 1834 fu nominato professore aggiunto di Storia (tratta specialmente quella ucraina) all’Università di Pietroburgo. Nel 1835 pubblica Gli Arabeschi, La prospettiva Nevskij, Il ritratto e Mirgorod, una raccolta di racconti in due parti; inoltre ‘per motivi organizzativi’ non gli fu rinnovato l’incarico di professore, così, nel 1836, si dedicò febbrilmente alla produzione di racconti, pubblicati sul Sovremennik

I grandi classici europei

Cenni storici sull’opera Nel 2009 è andato in scena Diario di un pazzo (che amava Shakespeare) di Nicolaj Gogol’ con Anna Mazzamauro al Teatro Ghione. Flavio Bucci è stato il protagonista della versione di Mario Moretti rappresentata al Teatro dell’Orologio nella stagione 2010.

tratto da Le memorie di un pazzo della raccolta I racconti di Pietroburgo traduzione di Pietro Zveteremich regia Andrea Renzi con Roberto De Francesco

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(Il contemporaneo). Tra questi racconti spiccano: Il calesse, Il mattino di un funzionario, Il Revisore e l’articolo Della letteratura nelle riviste del 1834-1835. In aprile va in scena L’Ispettore Generale, che costituì uno snodo importante nella sua vita. Deluso infatti per il magro successo della commedia a Pietroburgo, al quale comunque fece da contraltare il buon responso moscovita, Gogol’ decise di mettersi in viaggio verso l’Europa, dove soggiornò a lungo. Partito per la Germania, visita città come Aquisgrana, Düsseldorf e Brema. Giunge anche in Svizzera in agosto, dove, a Vevey, riprende a scrivere Le anime morte. In ottobre esce il racconto Il naso che precede la partenza per Parigi, dove incontra il poeta polacco Adam Mickiewicz. Nel 1837 inizia a studiare la lingua italiana in occasione del suo soggiorno in Italia.Vive a Roma in via Santo Isidoro n. 17 e frequenta diversi scrittori russi residenti nella città, specialmente Ivanov e Šapovalov. Conosce il letterato Pagodin e Giuseppe Gioacchino Belli. Torna a Mosca nel 98

La scuola va a teatro 2012*2013

1839. Nel 1842 pubblica Il cappotto e sulla rivista Moskvitjanin (in italiano Il Moscovita) la novella Roma e inizia la pubblicazione de Le anime morte. In ottobre torna a Roma e affitta una casa in via Felice n. 126. Tornato a Pietroburgo in dicembre, scrive e mette in scena l’opera Il Matrimonio. Nel 1843 pubblica in quattro volumi tutte le sue opere che comprendono anche Il cappotto, poi ritorna in Germania, a Düsseldorf, dove abita con il poeta Vasilij Žukovskij. L’anno seguente va in scena La lite. Nel 1845 si ammala a Francoforte e si trasferisce prima a Praga, poi torna nuovamente a Roma, dove continua il lavoro del secondo volume de Le anime morte. Pubblica i Brani scelti della corrispondenza con gli amici e diventa amico del religioso Matvej Konstantinovskij, che finisce per aggravare la sua nevrosi. Nel 1848 visita Malta, Costantinopoli, Gerusalemme e Odessa; torna a Mosca in settembre, dove incontra il drammaturgo Aleksandr Ostrovskij. Nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 1852 brucia la seconda parte de


Le anime morte a causa di una crisi religiosa. Il 20 febbraio 1852, dopo aver rifiutato varie volte di curarsi, i medici gli applicano le sanguisughe e così muore il 21 febbraio. Viene sepolto quattro giorni dopo nel Monastero di San Danilo. Alla ricognizione della tomba, il cadavere è stato trovato girato a faccia in giù, il che ha dato adito alla possibilità che lo scrittore sia stato sepolto vivo; la scoperta risulta tragicomica alla luce del fatto che la maggior paura di Gogol da vivo era proprio la tafofobia, cioè il terrore di venire sepolto vivo.

Spunti didattici Gogol’ e il realismo russo. L’amore per la sua terra e le tradizioni. L’influenza di Puskin nella letteratura di Gogol’. La follia nella letteratura e nell’arte da Werther a Bernhard da Van Gogh a Bosch e Ligabue.

Adattamenti dell’opera Cinema

Conversazioni con... il regista Andrea Renzi Sei stato diretto al cinema da Ozpetek, Virzì, Sorrentino, Martone, da quali dei tre grandi registi hai imparato di più? Una grande fortuna essere stato ciakkato da tutti loro. Con Mario Martone la grande esperienza teatrale fatta insieme, agli inizi della mia carriera, quando ero solo un adolescente con la passione per il teatro. Uno sguardo carismatico, penetrante, ironico e accattivante, è studiato e costruito o naturale? È efficace, rende i miei personaggi subito credibili e verosimili, che importanza ha la sua vera natura, forse sono un bravo attore.

I grandi classici europei

Diario segreto di un pazzo (1963), un film di Reginald Le Borg, con Vincent Price, Nancy Kovack, Chris Warfield, Elaine Devry, Ian Wolfe.

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Il deserto dei Tartari

Sinossi Il romanzo segue tutta la vita di Giovanni Drogo, dal momento in cui questo, ventunenne pieno di ambizioni, arriva alla Fortezza Bastiani, sua prima destinazione dopo la recente nomina a tenente. La Fortezza, ultimo avamposto ai confini settentrionali del regno, domina la desolata pianura chiamata deserto dei Tartari, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici. Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica, è rimasta solo una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti

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ignorano finanche l’esistenza. Essa continua tuttavia a vivere secondo le norme ferree che regolano gli organismi militari, ed esercita sui suoi abitanti una sorta di malia che impedisce loro di lasciarla. I militari che la abitano hanno un’unica, inconfessata, speranza: vedere apparire all’orizzonte, contro le aspettative di tutti, i nemici. Fronteggiarli, combatterli, diventare eroi: sarebbe l’unica via per restituire alla fortezza la sua importanza, e, in ultima analisi, per dare un senso agli anni spesi in quel luogo. Anche Drogo rimane affascinato dalla Fortezza, dalle rassicuranti e pigre abitudini che vi scandiscono il tempo, dalla speranza di una futura gloria che lo porterà ad investire i suoi vent’anni, e poi la sua intera vita, in una speranzosa, e infine rassegnata, attesa. Sin dalla sua prima licenza, dopo quattro anni di permanenza, Drogo sente un senso di estraneità e smarrimento nel ritornare al suo vecchio mondo. Nell’attesa della grande occasione si consuma la vita di Drogo e dei suoi compagni; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni morire, altri lasciare la fortezza ancora giovani o ormai vecchi. Fino alla beffa finale: proprio nei giorni in cui i nemici, finalmente, avanzano verso il confine, Drogo dovrà lasciare la Fortezza, dopo oltre trenta anni dal suo arrivo, minato da una malattia


TEATRO ARGOT STUDIO 10 - 21 aprile 2013 Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

Messa in scena e note di regia La vicenda narrata ne Il deserto dei Tartari da Dino Buzzati, ambientata proprio in una fortezza, la Fortezza Bastiani, ormai abbandonata a causa della sua posizione non più strategica all’interno del conflitto, si traduce in un intenso monologo in cui il tenente Drogo, protagonista del romanzo, si confronta con se stesso, i suoi pensieri, i suoi desideri e le sue paure esistenziali. L’adattamento teatrale a cura di Maura Pettorruso è affidato all’interpretazione di Woody Neri, per la regia di Carmen Giordano: tre giovani artisti si confrontano con una messinscena di grande intensità, ricreando sul palco l’atmosfera, i silenzi e le parole del celeberrimo romanzo di Dino Buzzati. Cenni storici sull’opera Il deserto dei Tartari è forse il romanzo più noto di Dino Buzzati. Nel 1940, il grande scrittore milanese pubblicò un romanzo che lo inserì immediatamente nel novero dei più importanti scrittori italiani del Novecento.

Info e prenotazioni tel. 06.5898111 info@teatroargotstudio.com

Lo scrittore bellunese in un’intervista affermò che lo spunto per il romanzo, era nato «dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva». Una curiosità: lo scrittore sfrutta il nome dei Tartari per evocare l’idea di una minaccia militare, di una invasione da parte di un popolo crudele, guerriero e sconosciuto, sulla scia di un immaginario medievale che ha la sua origine ne Il Milione, il primo grande libro di viaggi, in cui lo stupore per il favoloso e il meraviglioso è sempre confuso alla tendenza catalogatrice di Marco Polo.

Biografia dell’autore Dino Buzzati, scrittore giornalista,

I grandi classici europei

che non gli consente di proseguire oltre la vita militare. La morte lo coglierà solo, in un’anonima stanza di una locanda di città, ma non in preda alla rabbia e alla delusione.

adattamento teatrale di Maura Pettorruso regia Carmen Giordano con Woody Neri

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drammaturgo e pittore è nato a Belluno nel 1906, esattamente nella villa San Pellegrino alle porte della città di Belluno. È qui che il padre ama tornare per le lunghe vacanze insieme a tutta la famiglia; è qui che Dino trascorre il proprio tempo libero da bambino, affezionandosi a luoghi e persone. 
 Sin dalla giovinezza si manifestano in lui gli interessi, i temi e le passioni del futuro scrittore, ai quali resterà fedele per tutta la vita: la poesia, la musica (studia violino e pianoforte e non bisogna dimenticare che in futuro scriverà anche alcuni libretti d’opera), il disegno, e la montagna, vera compagna dell’infanzia,. Per le forti pressioni familiari, conseguì la laurea in Giurisprudenza. Ma ancora prima di finire la carriera universitaria, lavorò come giornalista presso il quotidiano milanese Corriere della Sera.
Il suo primo romanzo, dal titolo Bàrnabo delle montagne, uscì nel 1933 ma già nell’anno precedente aveva pubblicato racconti. Nel 1935 venne pubblicato il secondo romanzo Il segreto del Bosco Vecchio. Dal 1936 scrisse diversi racconti poi raccolti in I sette messaggeri (1942), Paura alla Scala (1949), Il crollo della Baliverna (1954), Sessanta racconti (1958), Esperimento di magia (1958), Il colombre (1966), Le notti difficili (1971). Si impose a livello internazionale con l’uscita del romanzo Il deserto dei tartari (1940), una storia di grande suggestione.
Nel 1942 esordì in teatro con la pièce Piccola passeggiata, cui seguirono altri spettacoli come Un caso clinico, messo in scena dal regista Giorgio Strehler nel 1953.
Dalla sua vita sentimentale, segnata da amori difficili, presero spunto i romanzi Il grande ritratto (1960), Un 102

La scuola va a teatro 2012*2013

amore (1963) e i numerosi dipinti a sfondo erotico. Cimentadosi sempre più con l’arte pittorica e nella commistione delle diverse arti nel 1969 sperimenta il rapporto tra immagine e scrittura e successivamente e in I miracoli di Val Morel, coniuga arte letteratura e folklore.
Buzzati, ancora nel pieno dell’attività artistica, morì nel 1972.

Adattamenti dell’opera Cinema

Nel 1976 il regista Valerio Zurlini portò sul grande schermo il romanzo trasformandolo in un film poetico: gli interpreti sono stati Vittorio Gassman, Philippe Noiret e Giuliano Gemma. La colonna sonora è firmata dal maestro Ennio Morricone. Alcuni registi (fra cui Antonioni, Jancsó) avevano progettato un’opera cinematografica basata sul romanzo di Buzzati, ma non avevano dato corso alla realizzazione per le inevitabili difficoltà sia di tipo narrativo, sia di tipo economico. La situazione si sbloccò grazie a Jacques Perrin, che si impegnò personalmente nella ricerca di finanziamenti, e soprattutto grazie alla fortunosa scoperta, nell’Iran sud-orientale, dell’antica fortezza di Arg-e Bam, che sarebbe diventata la vera protagonista del film. Letteratura

Il premio Nobel 2003 per la letteratura, J. M. Coetzee, si ispirò alla trama del romanzo di Buzzati per scrivere il proprio romanzo Aspettando i Barbari (Waiting for the Barbarians, pubblicato nel 1980). Musica

Il cantante Franco Battiato nel brano


Estratti stampa Nel testo, infatti, che si muove lento tra l’assurdo e il reale per arrivare poi dritto e secco come uno schiaffo, la storia è metafora di una situazione fin troppo umana, persa nell’incantesimo del tran-tran quotidiano - che per Buzzati era il lavoro redazionale - in quella monotona e ammaliatrice routine che mangia inesorabilmente la vita. Faccia e spalle al muro, passi contati e cadenzati, sguardi lontani. Nel monologo, così come nel romanzo, tutto si consuma all’interno della Fortezza Bastiani. Un confine dimenticato, tra la verde pianura a cui forse si potrebbe fare ritorno e un deserto sibillino, arido di vita ma ricco di illusioni. Incapace di dare ascolto al proprio desiderio di libertà, il tenente Giovanni Drogo trascorre la vita soggiogato prima dall’orgoglio e poi dalla speranza di una giusta ricompensa. È Woody Neri a condurre il gioco, a raccontare la ‘voce sola’ del giovane ufficiale, disegnando con lo sguardo il deserto in lontananza e modulando nell’interpretazione prima l’orgoglio giovanile, poi la ferma illusione dell’età adulta, e infine la tragica resa della vecchiaia, acquisendo nel corso del monologo sempre più consapevolezza e drammaticità. (klpteatro.it, 3 agosto 2012)

Spunti didattici La scrittura durante il periodo bellico (la Seconda guerra mondiale): analisi e confronti con altri romanzi usciti negli stessi anni. Il 1940 è l’anno in cui Hemingway pubblica Per chi suona la campana, Alvaro, Incontri d’amore e Comisso Felicità dopo la noia. Analisi dei temi di Buzzati dell’attesa, del trascorrere del tempo, del senso della morte, dell’illusione e della delusione e come questi sono stati affrontati da altri scrittori (Marquez, Proust, Beckett, Kafka e Camus). Analisi del ritmo della narrazione (da più lento a più veloce), e soprattutto del continuo mutare di prospettiva del narratore. Confronti della diversità di punti di vista e del tono narrativo che cambia, usando altri romanzi appartenenti alla letteratura italiana e straneira. L’approccio al romanzo (e l’empatia che suscita nel lettore il protagonista) in cui viene assunto il punto di vista del protagonista (Melville, Dostoevskj), in cui viene narrato di lui in terza persona; oppure il personaggio che interloquisce con gli altri personaggi; ancora, il personaggio che sembra seguire un proprio pensiero, un flusso di coscienza ininterrotto (per es. Joyce, Woolf).

I grandi classici europei

omonimo tratto dall’album Dieci stratagemmi uscito nel 2004, paragona la sua esistenza alla Fortezza Bastiani sentendosi come il Tenente Drogo in cerca della sua personale missione tra le mura della Fortezza.

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Exiles Sinossi L’azione si svolge a Dublino nel 1912, Richard e Bertha sono quella che oggi verrebbe definita una coppia di fatto ed insieme al figlio Archie tornano in Irlanda dopo nove anni, in cerca di nuove prospettive per la carriera di intellettuale e scrittore di Richard. Al ritorno in patria, la coppia ritrova i vecchi amici e dal loro incontro si ravvivano vecchi legami. Da una parte Richard, che ha mantenuto un intenso rapporto epistolare con Beatrice, le si riavvicina e cerca, in un gioco crudele, di farle ammettere il proprio amore per lui. Dall’altra Robert ritrova i propri precedenti sentimenti per Bertha e la corteggia, non rendendosi conto che Richard è al corrente di ogni cosa succeda tra i due. Richard nel frattempo sfrutta la situazione per mettere alla prova i sentimenti di amore e di amicizia di entrambi. Si presenta quindi un’ intricata rete di inganni e tradimenti che lega fra loro i personaggi. Ognuno di loro soffre molto perché si trova intrappolato nel desiderio di tradire e contemporaneamente lo rifiuta, è spinto ad agire e contemporaneamente frenato. Robert, forse il più volitivo fra i personaggi, ottiene un appuntamento segreto con Bertha, ma Richard si presenta inaspettatamente prima della moglie per chiarire la situazione con l’amico. Richard stranamente lo incoraggia a scegliere liberamente, lo lascia libero di agire; permette dunque che Bertha incontri Robert e si condan104

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na a vivere da allora nel dubbio che la moglie l’abbia tradito. In realtà il dubbio in parte lo consola perché ristabilisce sul piano morale una situazione di parità nella coppia: in questo modo Richard sente meno opprimente sulle proprie spalle il peso del senso di colpa per aver tante volte tradito la moglie, e soprattutto per averla fatta soffrire confessandosi a lei ogni volta.

Messa in scena e note di regia La compagnia Teatro Instabile mette in scena Exiles, thriller di James Joyce. Unica opera teatrale di Joyce, Exiles si muove nel terreno paludoso di un ménage a quattro ed esplora le dinamiche degli impulsi più intimi della coppia. Richard e Bertha, Robert e Beatrice sono legati fra loro da un’intrigata rete di inganni che li rende prigionieri di desideri contraddittori: tradire e allo stesso tempo rifiutare il tradimento. Chi subisce il tradimento non è più soltanto un testimone passivo, ma ne è lui stesso l’artefice. Cenni storici sull’opera Nel 1914 terminato il Portrait, Joyce diede inizio a Ulysses. Dopo le prime pagine, però, accantonò il lavoro sul grande romanzo per dedicare tre mesi alla composizione di Exiles. Dopo questo esperimento abbandonò la letteratura teatrale e passa alla narrativa con i risultati a tutti


TEATRO BELLI 27 novembre - 2 dicembre 2012 Exiles di James Joyce

Biografia dell’autore James Augustine Aloysius Joyce, uno dei più grandi autori di narrativa del XX secolo, nasce a Rathgar, una frazione di Dublino, il 2 febbraio 1882. Appartiene ad una famiglia della buona società di Dublino, le cui condizioni finanziarie vanno però via via peggiorando. Si laurea a Dublino in lingue moderne. In questi anni inizia a manifestare un carattere anticonformista e ribelle. Difende con articoli e conferenze il teatro di Ibsen, considerato ai tempi immorale e sovversivo, pubblica Il giorno del Volgo, un pamphlet nel quale si scaglia contro il provincialismo della cultura irlandese. Nel 1904 scrive il saggio autobiografico A portrait of the artist che decide poi

adattamento e regia Gianni Leonetti Info e prenotazioni tel. 06.23260003 mobile 338.1604968 prenotazioni@lemuseinscena.it www.lemuseinscena.it

di trasformare nel romanzo Stephen Hero: questo canovaccio costituirà il nucleo centrale del successivo Ritratto dell’artista da giovane. L’educazione estetica del giovane Stephen Dedalus è il pretesto per proporre un romanzo nuovo. È un romanzo di formazione e, nello stesso tempo, uno splendido affresco esteticometafisico; sul giornale Irish Homestead escono tre racconti poi compresi in un altro fondamentale libro di Joyce, Gente di Dublino. Incontra Nora Barnacle, proveniente dall’Ovest dell’Irlanda e in cerca di un lavoro come cameriera a Dublino poi sua compagna per tutta la vita. Nel 1902 è richiamato in Irlanda dalla morte della madre e, costretto a guadagnarsi da vivere, insegna per qualche tempo in una scuola di Dublino, per poi trasferirsi a Trieste. Nel 1922, invece, si stabilisce ancora una volta a Parigi fino al dicembre 1940 e poi a Zurigo. In una lunga vacanza a Roma lavora, senza iniziare a scriverlo, a un racconto di vita dublinese, primo germe dell’Ulisse. Quest’ultima è la seconda grande opera joyciana. Scritto tra il 1914 e il 1921, il capolavoro rap-

I grandi classici europei

ben noti. Esuli, pubblicato e messo in scena nel 1918, resta quindi un episodio isolato all’interno della sua opera. Joyce scrive sulla base di esperienze personali, vissute quando si trova in esilio volontario a Trieste. Egli è deciso ad esplorare sia la gelosia che il tradimento e a ridefinire la figura del marito tradito, irriso da tutta una tradizione della letteratura precedente. Per la gelosia si confronta con l’Othello. Dal suo amore per Ibsen, adotta una tecnica ibseniana, però più rigida e simbolistica: pochi personaggi, preferenza per le scene a due, molti concetti e scarsa azione, eroe eterodosso, e ci mostra i personaggi che estraggono dal loro passato i tormenti del presente.

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presenta una rivoluzione estetica: l’opera è fortemente autobiografica e nello stesso tempo obiettiva, nel momento in cui pone un parallelismo tra le vicende del mito, nell’Odissea, e le vicende reali della vita dublinese. Una grave malattia agli occhi che per alcuni periodi lo priva quasi completamente della vista, lo costringe a numerosi interventi chirurgici. Viaggia frequentemente tra Inghilterra, Svizzera e Germania. Frammenti di Finnegans Wake, è l’estremo capolavoro. Dopo l’inizio della guerra Joyce si trasferisce a Zurigo dove morirà in seguito ad un’operazione chirurgica nel 1941.

Adattamenti dell’opera Teatro

Ricordiamo le versioni di Marco Sciaccaluga del 1982 con Aroldo Tieri e quella del 2010.

Spunti didattici Il tema dell’esilio fisico ed intellettuale dai valori religiosi cattolici e culturali dell’Irlanda che Joyce ha lasciato. E ad esso connesso è quello del rapporto conflittuale con l’elite culturale lasciata in patria e la difficoltà di farsi strada come intellettuale “dissidente”. Il concetto di epifania negli autori: Joyce e T.S. Eliot. Per Joyce è un momento fuggente della realtà, in cui appare una perfezione di forma in un oggetto qualsiasi; è un’esperienza istantanea, tanto che non si ha il tempo di riflettere perchè essa svanisce, ma nell’attimo in cui si manifesta la vita acquista senso e valore per colui che la coglie. L’Italia e Joyce: i rapporti dello scrittore irlandese e Italo Svevo.

Cinema

Da Exiles fu tratto un film di Anton Giulio Majano, con Raoul Grassilli, Ivo Garrani, Anna Miserocchi del 1965. Un altro rifacimento risale al 1976, per la regia di Daniele D’Anza, con Alberto Lupo, Duilio Del Prete, Lucilla Morlacchi.

Conversazioni con... il regista Gianni Leonetti Come si potrebbe sintetizzare Exiles di Joyce? È un thriller sentimentale dove le passioni, la gelosia, il sadomasochismo ed in particolare il desiderio di possedere l’altro ed essere posseduti nella più completa libertà, si intersecano con i vasti temi dell’amicizia e dell’amore.

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La scuola va a teatro 2012*2013

Riflessioni storiche sui rapporti fra Irlanda e Inghilterra: dall’indipendenza a oggi. Non mancano nel testo polemiche esplicite a livello politico-culturale da cui partire.


Sinossi Ivan Karamàzov espone al fratello Aleksej un racconto allegorico di sua invenzione, ambientato in Spagna ai tempi della Santa Inquisizione. Dopo quindici secoli dalla sua morte, Cristo fa ritorno sulla Terra. Non viene mai menzionato per nome ma sempre chiamato ‘Lui’. Il popolo lo riconosce e lo acclama come Salvatore tuttavia egli viene subito incarcerato per ordine del Grande Inquisitore. Nelle segrete l’Inquisitore si reca poi a trovarlo e, dopo avergli comunicato la sua condanna a morte, gli rimprovera di avere seminato confusione, di aver voluto portare la libertà ad un popolo che è incapace di usufruirne poiché un popolo felice non può essere libero ma deve essere sottoposto ad un potere autoritario che decida per lui. Cristo infatti con il suo messaggio dà all’umanità la libertà che risulta insostenibile per la maggior parte degli uomini: essi hanno invece bisogno delle necessità materiali corrispondenti alle tentazioni di Satana che Cristo ha rifiutato. Il Grande Inquisitore spiega a Cristo come sia necessaria un’autorità forte, quella da lui rappresentata, che soddisfi i veri bisogni materiali del popolo in cambio di obbedienza, in modo che essi siano davvero felici. L’Inquisitore conclude l’interrogatorio comunicando

Teatro Eliseo 7 novembre - 9 dicembre 2012 La leggenda del Grande Inquisitore da I Fratelli Karamazov di Fëdor Michajl ovič Dostoevskij regia Pietro Babina con Umberto Orsini, Leonardo Capuano Info e prenotazioni Itaca tel. 06.48930736 - 06.48872260 fax 06.4743431 info@itacaitaca.it

al condannato che la sua esecuzione avverrà l’indomani e che il popolo ne gioirà, attendendo poi una replica a quanto ha detto. Cristo rimane sempre in silenzio, e come unica risposta si avvicina al vecchio Inquisitore e lo bacia sulle sue vecchie labbra esangui. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle sue labbra hanno come un tremito; va verso la porta, l’apre e gli dice: ‘Vattene e non venire più... mai più, mai più!’ E lo lascia andare per le oscure vie della città. L’Inquisitore è turbato, eppure Ivan commenta: “...quel bacio gli brucia nel cuore, ma il vecchio non muta la sua idea”.

Messa in scena e note di regia La leggenda del Grande Inquisitore è un capitolo del romanzo I fratelli Karamàzov, dello scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Il racconto può essere analizzato e compreso anche fuori dal contesto del romanzo. Orsini ripropone quello strepitoso passaggio

I grandi classici europei

La leggenda del Grande Inquisitore

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di Dostoevskij approfittando della sua maturità per darne una lettura che tiene conto della contemporanea presenza in scena dell’ideatore della leggenda, vale a dire il giovane Ivan Karamàzov, e del prodotto della sua fantasia, ossia a dire il vecchio Inquisitore, entrambi interpretati dallo stesso Orsini tra memoria e finzione, tra nostalgia e sofferenza srotolando il suo suggestivo nastro di Krapp in chiave dostoevskiana.

Cenni storici sull’opera I fratelli Karamàzov è l’ultimo romanzo scritto dal russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij, spesso ritenuto il vertice della sua produzione letteraria. Pubblicato a puntate su Il messaggero russo a partire dal gennaio 1879, lo scrittore riuscì a completare l’ultimo capitolo solo pochi mesi prima di morire. La trama del romanzo si sviluppa attorno alle vicende dei membri della famiglia Karamàzov, al contesto in cui matura l’assassinio di Fëdor, il capofamiglia e al conseguente processo nei confronti di Dmitrij, il figlio primogenito accusato di parricidio; ad un livello più profondo è il dramma spirituale scaturito dal conflitto morale tra fede, dubbio, ragione e libero arbitrio. Secondo l’originale progetto dell’autore, la storia dei fratelli Karamàzov doveva essere la prima parte di una complessa e vasta biografia di Aleksej (Alëša), uno dei fratelli. L’opera, dopo cinque anni, due di studio e tre di lavoro, rimase quindi incompiuta. Il primo progetto ‘L’Ateo’ risaliva alla fase precedente agli studi e l’idea di personaggio era più simile a quella del padre che di Ivan. 108

La scuola va a teatro 2012*2013

Biografia dell’autore Fëdor Michajlovič Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821, secondo di sette figli di un medico, piuttosto stravagante, Michail Andreevic. Nel 1937 il padre resta vedovo ed iscrive il figlio alla scuola del genio militare di Pietroburgo, pur non avendo il ragazzo nessuna predisposizione per la carriera militare. Tutti i suoi interessi sono per la letteratura e, terminati gli studi, Fedor abbandona la vita militare, pur non avendo altra risorsa che i pochi rubli che ricava traducendo dal francese. Nel 1846, conosce Michail Petrasevkij, convinto sostenitore del socialismo utopistico di Fourier, questa conoscenza influenza la stesura del suo primo racconto, Povera gente (1946). È in questo periodo che Dostoevskij inizia a frequentare i circoli rivoluzionari e nel 1849 viene arrestato e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo con l’accusa di cospirazione e di far parte di una società segreta sovversiva guidata da Petrasevskij. Il 16 novembre, dopo un processo burla, Dostoevskij è condannato con altri venti imputati, alla pena di morte mediante fucilazione. È già nello spiazzo Semenovskij per l’esecuzione, quando un ordine dell’imperatore Nicola I cambia la condanna in quattro anni di lavori forzati. Il 24 dicembre 1849 Dostoevskij parte per la Siberia: destinazione finale la fortezza di Omsk dove sconterà quattro anni di lavori forzati. La dura esperienza lo segna fisicamente e moralmente. Terminata la pena, viene mandato a Semipalatinsk come soldato semplice (diventerà sottufficiale e ufficiale dopo la morte dello zar Nicola I). Conosce Marija, moglie di un


quale ha un burrascoso legame extraconiugale che durerà un paio d’anni. Nel 1864 muoiono la moglie (15 aprile) e il fratello (10 luglio) che lo lascia in gravi difficoltà finanziarie per l’edizione della rivista. L’ultimo numero sarà quello del 22 marzo 1865. Nel 1866 dovendo consegnare al più presto al proprio editore Delitto e Castigo assume una stenografa, Anna Grigor’evna Snitkina. È la sua fortuna! Con l’entusiastica collaborazione di questa ragazza, Dostoevskij può mantenere gli impegni con l’editore. Nasce anche un rapporto affettivo e lo scrittore - vedovo da due anni - sposa la ragazza l’anno successivo. Snitkina si rivelerà la sposa ideale. Nel 1878 muore il figlio Aleksej e Dostoevskij inizia a frequentare il filosofo mistico Vladimir Solov’év. Il 28 gennaio 1881, all’età di 59 anni, Dostoevskij muore.

Adattamenti dell’opera Teatro

Jacques Copeau adattò il romanzo per la regia di Rouchè e con Charles Dullin nei panni di Smerdiakov nel 1911. L’allestimento è stato ripreso poi più volte dalla compagnia del Vieux Colombier. Luca Ronconi nel 1998 portò in scena il romanzo al Teatro Argentina: nella sua versione il testamento letterario del genio russo si trasforma in un progetto di spettacolo a puntate, sviluppato in tre parti autonome ma consecutive di circa quattro ore ciascuna: I lussuriosi, Il Grande Inquisitore, Un errore giudiziario. Unico precedente italiano di successo nel 1953 con la Compagnia Stabile Teatro di Via Manzoni di Ivo Chiesa e la regia di André Barsacq, protagonisti d’ec-

I grandi classici europei

amico, e se ne innamora, la sposerà nel 1857 quando rimarrà vedova. Nel 1859 viene congedato per motivi di salute e si trasferisce a Pietroburgo. Nel 1860 inizia su Russkij mir, rivista fondata assieme al fratello, la pubblicazione delle Memorie da una casa di morti. È il resoconto allucinante delle sue esperienze di carcerato. Nel 1862 conosce Apollinarija Suslova, aspirante scrittrice populista, con la

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cezione Memo Benassi (Fedor), Enrico Maria Salerno (Ivan), Gianni Santuccio (Dmitrj), Glauco Mauri (Smerdjakov), Davide Montemurri (Alesa) e Lilla Brignone (Grusen’ka). Televisione

La libertà come assunto religioso: dai padri della Chiesa ai trascendentalisti.

Lo sceneggiato televisivo diretto da Sandro Bolchi e trasmesso dal Programma Nazionale della RAI nel 1969. Articolato in sette puntate, andò in onda dal 16 novembre al 28 dicembre di quell’anno. A curarne la riduzione televisiva e la relativa sceneggiatura fu chiamato lo scrittore e drammaturgo Diego Fabbri.

L’Inquisizione come topos letterario: Il nome della Rosa (Umberto Eco), La strega e il capitano e Morte dell’Inquisitore (Leonardo Sciascia), La Chimera (Sebastiano Vassalli).

Cinema

Il meccanismo del dubbio e della domanda: Edipo, Socrate, Cartesio, Brecht.

Celebre l’adattamento cinematografico del regista Richard Brooks nel 1958. Nei panni di Ivan, Richard Basehart.

Conversazioni con... il regista Pietro Babina Perché hai scelto come protagonista Umberto Orsini? Il nome di Umberto Orsini è legato, nell’immaginario collettivo di una certa generazione, ad una famosa interpretazione del giovane Ivan Karamàzov nel romanzo sceneggiato degli anni settanta diretto da Sandro Bolchi per la televisione italiana. In quella trasmissione il punto più memorabile era il pezzo comunemente noto come La leggenda del Grande Inquisitore che Ivan raccontava al fratello Alioscia nel disperato ed appassionato tentativo di spiegare i dubbi che tormentavano la sua anima di miscredente. Orsini si calava in quell’episodio nei panni del Grande Inquisitore assumendone le parole senza cambiare l’aspetto fisico che era allora quello di un giovane russo appassionato ai problemi della fede. 110

Spunti didattici

La scuola va a teatro 2012*2013

Il rapporto tra il pensiero politico di Dostoevskij e il positivismo marxista.


Sinossi Il ricco e maturo borghese Arnolfo condanna la stupidità degli uomini che vogliono sposare donne intelligenti, di spirito, intellettuali. Arnolfo confida al suo coetaneo Crisaldo che anni prima, approfittando della situazione di miseria in cui versava una madre, ha acquistato la tutela della figlia, Agnese, all’epoca una bambina di quattro anni, per farla crescere lontano dalle insidie e dalle tentazioni della società e dall’opera corruttrice di ogni forma di istruzione. Per Arnolfo è meglio una moglie ingenua e sciocca che una consorte bella e intelligente: così fa crescere Agnese in perfetta ingenuità, per poi farla diventare sua sposa.
Viene però a sapere che, durante una sua assenza, la giovane ha ospitato un giovanotto di cui si è innamorata. Sconvolto il vecchio Arnolfo decide di affrettare le nozze con la giovane Agnese, ma la ragazza si rifiuta essendosi innamorata di Orazio, giovane come lei.
Orazio non conoscendo i legami esistenti tra Agnese e Arnolfo, racconta proprio a questi il suo amore per Agnese. I due giovani decidono di fuggire per salvare il loro amore, ma Arnolfo li scopre e fa bastonare il povero Orazio. Mentre ad Agnese riserva un’altra sorte: vorrebbe chiudere la ragazza in un convento. L’ingenua Agnese comprende la condizione

TEATRO ARGENTINA 19 febbraio - 3 marzo 2013 La scuola delle mogli di Molière traduzione Giovanni Raboni regia Marco Sciaccaluga con Eros Pagni, Alice Arcuri, Marco Avogadro Massimo Cagnina, Roberto Serpi, JeanMarc Stehle’, Mariangeles Torres, Federcuci Vanni, Antonio Zavatteri Info e prenotazioni tel. 06.684000310 promozione@teatrodiroma.net

nella quale Arnolfo l’ha costretta a vivere e impara ben presto a liberarsi dalle catene dell’ignoranza. L’amore muove persino la sua penna sino ad acuirne l’ingegno, come dovrà desolatamente constatare il povero ma diabolico Arnolfo che, disperato da una gelosia senile tremenda, si vedrà sprofondare nelle maglie del suo amore irragionevole per Agnese.

Messa in scena e note di regia Questa è una commedia senza tempo e senza spazio, è come un vestito magico che si modella su qualsiasi corpo, allargandosi e stringendosi a seconda della necessità. Sebbene lontani quasi quattrocento anni il mondo di Molière e il nostro riescono a divenire speculari, a guardarsi, ritrovarsi, riconoscersi. Sciaccaluga fa sì che questa comunicazione sia più chiara ed evidente. Abile regista e fine spettatore di se stesso, ha apportato varie, anche se piccole, modifiche al

I grandi classici europei

La scuola delle mogli

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testo originale: ha trasformato la piazza parigina in un interno cittadino, provinciale; ha ambientato l’opera tra la fine Ottocento e gli inizi del Novecento; ha aggiunto altri due interni domestici; fa parlare in spagnolo i due domestici.

Un’altra piccola variante è nella scena in cui Arnolfo invita Agnese a mantenere il ritmo nella lettura facendole adottare un’improbabile metrica al fine di memorizzare meglio, mentre lui, battendo il tempo interviene nella lettura con incursioni divertenti ed esilaranti.
 Nella scena finale il protagonista, ancora sotto scacco della sorte subisce l’ennesimo smacco quando decide di spararsi ma la rivoltella fa cilecca.

Cenni storici sull’opera L’école des femmes fu rappresentata per la prima volta nel dicembre del 1662 nel Teatro del Palais-Royal a Parigi. Tutta Parigi, con Luigi XIV e la famiglia reale, vide la commedia. Nonostante le risate, suscitò scandalo tra i benpensanti che accusarono l’autore di volgarità, oscenità, immoralità; a queste accuse Molière rispose con altre due commedie teatrali: Critica della scuola delle mogli e Improvvisazione a Versailles. La commedia è reputata autobiografica. Sicuramente Molière aveva letto i racconti di Scarron le Nouvelles tragi-comiques e proprio da uno di questi, La Precaution inutile, trasse L’École des Femmes. Altre fonti dell’opera vanno rintracciate in Erodoto (la storia del re Candaule), La Fontaine, Cervantès (Il geloso di Estremadura, Le Jaloux d’Estramadure). La commedia segna il passaggio dal teatro comico precedente, caratterizzato 112

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dalla divisione tra buoni e cattivi e dalla ripetizione di innumerevoli cliché e trucchi teatrali, al nuovo teatro realistico, conservandone però elementi come il lieto fine, ottenuto nonostante l’inverosimiglianza del racconto finale. I personaggi hanno una psicologia complessa e la contrapposizione di Arnolfo e Crisaldo è dovuta piuttosto a una differenza di vedute relativa alle consuetudini e alla realtà sociale dell’epoca.

Biografia dell’autore Jean-Baptiste Poquelin è il vero nome del grande drammaturgo francese Molière (pseudonimo assunto all’età di 22 anni), nato a Parigi nel 1622. Certamente è uno dei più eccelsi commediografi di tutti i tempi e forse il più grande autore teatrale comico. Sebbene la sua infanzia fu segnata da lutti ed inquietudini, trascorse una fanciullezza spensierata, durante la quale assorbì la vivacità popolare e, grazie alla passione trasmessagli da Louis Cressé, il nonno materno, vide molti spettacoli dei comici italiani. Tra il 1635 e il 1639 studiò al Collège de Clermont dei gesuiti, filosofia e latino e imparò ad avere una perfetta padronanza della retorica. Nel 1641 portò a termine gli studi di diritto e divenne avvocato. Cominciò poi a frequentare gli ambienti teatrali (conobbe il famoso Scaramuccia Tiberio Fiorilli) e intrattenne una relazione con la ventiduenne Madeleine Béjart, giovane attrice colta che organizzò una compagnia teatrale che servì a Molière per capire la propria vocazione di attore. Nel 1643 Madeleine diede alla luce Armande Béjart che diverrà la sposa del drammaturgo. In quello stes-


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so anno creò una compagnia teatrale, l’Illustre Théâtre, con la quale si stabilì a Rouen, dove mise in scena spettacoli di ogni tipo, dalle tragedie alle farse, ma una volta arrivato a Parigi iniziarono ad accumularsi i debiti della compagnia che portarono all’arresto di Molière per insolvenza. Nel 1645 la compagnia si sciolse e, assieme ad alcuni membri della compagnia, abbandonò la capitale francese, e iniziò la carriera di attore ambulante. In questo periodo iniziò a scrivere alcune farse e due commedie: L’Etourdi, commedia di intrigo, e Le dépit amoureux. Con la sua nuova compagnia, la Troupe de Monsieur, tornò a Parigi nel 1658 e recitò davanti a re Luigi XIV che si entusiasmò alla farsa Le docteur amoureux, scritta dallo stesso Molière. Dopo gli insuccessi di alcune tragedie Molière capì che la sua vera vocazione era la commedia: in questo genere ottenne successo già con la sua prima opera Les précieuses ridicules, nel 1659, ma fu nel 1660 che arrivò il grande successo di Sganarello o il cornuto immaginario cui seguì l’École des maris. Nel 1662, dopo aver sposato Armande, che entrò a far parte della compagnia, mise in scena l’École des femmes che in termini di successo e valore superò tutte le commedie precedenti, ma portò Molière allo scontro con gli integralisti cristiani. Nel maggio 1664 mise in scena Tartufo o l’Impostore e, tra il 1667 e 1668, scrisse L’Avare ou l’École du mensonge e in occasione della prima rappresentazione recitò lui stesso la parte di Harpagon. Molière morì di tubercolosi il 17 febbraio 1673 mentre stava recitando Il malato immaginario. Su intercessione del Re presso l’Arci114

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vescovo venne aggirato il divieto di inumazione cattolica per gli attori e commedianti che all’epoca vigeva: Molière venne quindi sepolto nel cimitero di Saint-Eustache. Oggi la tomba di Molière si trova al cimitero di Père-Lachaise.

Adattamenti dell’opera Teatro

Dopo la prima rappresentazione, la commedia è rimasta permanentemente nel repertorio della compagnia di Molière e poi della Comédie-Française. Tra il 1680 e il 1934 l’opera fu rappresentata 1340 volte. La più famosa edizione scenica è stata quella diretta nel 1936 da Louis al Théâtre Athénée con scene di C. Bérard e, tra gli interpreti principali, lo stesso Jouvet e M. Ozeray (sostituita nel dopoguerra da P. Blanchar). Altre edizioni francesi degne di nota furono quelle di J. Meyer e di G. Wilson entrambe del 1959. In Italia il personaggio di Arnolfo è stato mirabilmente interpretato, tra gli altri, da Memmo Benassi e Mario Scaccia. Nel 2009 Daniel Auteuil a Milano si è calato nei panni di Arnolphe, Una frequentazione, quella con il grande drammaturgo francese, che risale agli inizi degli anni Novanta quando Auteuil interpretò Le furberie di Scapino, sempre con la regia di Jean-Pierre Vincent. Cinema

Nel 1973 Vittorio Cottafavi girò La scuola delle mogli con Ferruccio De Ceresa, Giuseppe Pambieri e Stefania Casini.

Estratti stampa Il regista imprime un ritmo sostenuto con dialoghi brillanti e colpi di scena, e


Spunti didattici Lo stile letterario e teatrale di Molière: un omaggio alla natura e alle sue eterne leggi. Analisi della formazione del drammaturgo: Rabelais fu essenziale, anche per il dominio della lingua francese, vivace e forte; Aristofane e le sue commedie. Analisi dell’influenza di Lucrezio, dietro l’insegnamento del filosofo Gassendi, che aveva allontanato Molière dall’ipocrisia della cultura ufficiale del tempo e lo aveva indotto a studiare a fondo la natura umana come depositaria di leggi insite nel mondo, da proclamare come le sole valide. I drammaturghi e l’analisi dei vizi, passioni e virtù dell’animo umano: Molière e Shakespeare. Intellettuali e potere: dai mecenati rinascimentali al ruolo degli uomini di cultura del Novecento (D’Annunzio, Pasolini, Calvino).

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raggiunge il meglio nel secondo atto in cui emerge maggiormente lo spirito comico e caustico di Molière. Tuttavia il punto di forza è la recitazione di Eros Pagni che disegna il personaggio di Arnolfo con grande maestria, ricorrendo a una varietà di accenti e di espressioni mimiche, capaci di far emergere oltre all’egoismo e alla chiusura mentale, anche il travaglio dell’ animo di quel piccolo despota di provincia. (Sipario, marzo 2012) E così la risata si mescola con la precisione dello studio minuzioso dei personaggi dando vita a scene sublimi che traducono la più profonda analisi dell’animo umano in un’azione squisitamente teatrale. In una scena mastodontica che si schiude davanti ad una locomotiva roboante viene presentato il dramma, diciamolo pure, di un uomo vecchio che vecchio non vuole essere e che, attraverso l’amore di una giovane ingenua da lui stesso allevata, vuole trovare la giovinezza eterna. Una specie di Faust, il cui diavolo altro non è che lui stesso con la sua presunzione di avere la verità in tasca sull’educazione delle donne (il giornale. it, 15 marzo 2012)

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La Strega di Edgar Allan Poe Sinossi ‘Voi che mi state leggendo siete ancora tra i vivi, ma io che scrivo sarò da molto e molto tempo partita per la regione delle ombre, perché strani fatti accadranno, segreti saranno rivelati e molti secoli passeranno prima che queste mie pagine siano lette dagli uomini.’ Ella attende, o crede di attendere, il rogo. E più avverte la fine, più abbandona la fragile mente al delirio d’amore per Edgar, che racconta di lei, delle sue perversioni, come se la conoscesse. L’ha amata, ne è certo, in una vita passata. Lei lo ama tuttora. Ama la sua penna a inchiostri scuri che graffia la pelle di carta. Perché, ferire e ferirsi, nient’altro chiede il suo cuore di strega. Messa in scena e note di regia Negli incubi e nei terrori dell’opera di Poe si direbbe prenda voce quel crimine rimosso, quel terribile silenzio della cultura ‘ufficiale’. Raccontiamo attraverso lui un’umanità dolente e allucinata, i cui protagonisti sono alter ego dell’autore, in cui ricorrono le sue funebri ossessioni: l’attrazione morbosa per la decadenza e la morte; la sepoltura da vivi e il ritorno dei non-morti; i torturanti sensi di colpa; la vendetta a lungo covata e ferocemente messa in opera; il desiderio di autodistruzione venato di sado-masochismo e di necrofilia, in una spirale sempre più asfittica e vorticosa, sempre più disperatamente chiusa in se stessa. 116

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Cenni storici sull’opera Lo spettacolo trae ispirazione da alcuni tra i più affascinanti racconti di Poe, presi dalla raccolta I racconti del terrore: Berenice scritto nel 1835; Ligeia (1838); Il cuore rivelatore e Il gatto nero (1843). Biografia dell’autore Arianna Di Pietro nasce a Roma il 2 giugno del 1985 e ben presto manifesta una spiccata attitudine alla scrittura e alla poesia. Votata agli studi umanistici, consegue a pieni voti il diploma al liceo classico Giulio Cesare e la laurea specialistica in Letteratura e lingua italiana presso l’università La Sapienza. Parallelamente si avvicina al teatro e nel 2008 consegue il diploma di “Drammaturgia, recitazione e messa in scena” presso l’Accademia Teatrale dell’Orologio diretta da Riccardo Cavallo. Nel 2010 gestisce, assieme ad altri giovani dell’accademia, Antù SpazioTeatro OFF, un innovativo spazio teatrale romano, dove partecipa a diversi spettacoli come autrice e attrice. Frequenta inoltre il “Corso per la gestione e la distribuzione di una produzione indipendente” a cura della 369gradi centro diffusione cultura contemporanea, che la porta, nel gennaio 2012, a contribuire alla fondazione dell’Associazione di promozione sociale Upnos, di cui è a tutt’oggi socio consigliere. Tra le sue opere teatrali ricordiamo “Macbeth, storia di streghe, fantasmi e intrighi a corte”, spettacolo per bambini dai 6 ai 12 anni, “Le mille e una


Adattamenti dell’opera Cinema

Si consiglia di vedere le tante trasposizioni cinematografiche realizzate dall’opera di Poe. Le puits et la pendule, regia di Henri Desfontaines (1909); La caduta della casa Usher di Jean Epstein (1928); I vivi e i morti di Roger Corman (1960); Il pozzo e il pendolo di Roger Corman (1961); I racconti del terrore di Roger Corman (1961); La maschera della morte rossa di Roger Corman (1964); La tomba di Ligeia di Roger Corman (1964); I terrificanti delitti degli assassini della via Morgue di Gordon Hessler (1971); Black Cat di Lucio Fulci (1981); La casa degli Usher di James L. Conway (1981); Il gatto nero di Dario Argento in Due occhi diabolici (1990); Fatti nella vita del signor Valdemar di George A. Romero in Due occhi diabolici (1990); Il pozzo e il pendolo di Stuart Gordon (1991); I racconti del mistero. Edgar Allan Poe di vari registi, episodi introdotti da Christopher Lee (1995); Il gatto nero di Stuart Gordon (2007); The Raven di James McTeigue (2012). Televisione

Si ricorda inoltre lo sceneggiato liberamente ispirato a I racconti fantastici di Edgar Allan Poe della RAI, di Daniele D’Anza, 1979.

Conversazioni con... la regista Annalisa Biancofiore Cosa ti affascina di Edgar Allan Poe? La capacità di interpretare gli incubi

TEATRO STANZE SEGRETE 30 ottobre - 11 novembre 2012 La Strega di Edgar Allan Poe di Arianna Di Pietro regia Annalisa Biancofiore con Cristina Noci Info e prenotazioni tel. 06.6872690 mobile 388.9246033 info@stanzesegrete.it

e le nevrosi. «Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale». Da queste sue parole è partito il mio lavoro.

Spunti didattici Edgar Allan Poe, il decadentismo e il simbolismo francese. Poe e i suoi racconti del terrore e del mistero: i suoi racconti fonte d’ispirazione per il cinema, la musica, cartoni e fumetti. Il genere horror, tanto amato dai giovani, come si è modificato nel corso dei secoli: dai racconti gotici inglesi (Byron, Stoker) all’ultima narrativa horror italiana (Tiziano Sclavi) e americana (Ann Rice).

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notte, i sapori dell’eros” e “La strega di Edgar Allan Poe”, questi ultimi due presso il teatro Stanze Segrete di Roma.

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Un marito ideale

Sinossi Sir Robert Childern è il marito ideale per lady Childern; secondo lei, egli è incapace di qualsiasi atto immorale; se fosse diverso non potrebbe amarlo. Sir Robert, uomo rispettabilissimo di grandi capacità, è ormai una personalità, in quanto occupa un’importante posizione nella vita politica: è sottosegretario agli Affari Esteri. Tuttavia egli porta una spina nella sua coscienza: ha iniziato la sua ascesa con un atto disonesto e tace alla moglie quell’inizio immorale per paura di perdere il suo amore. Mentre la vita dei coniugi scorre nella tranquillità dell’agio e dell’ammirazione di tutti, appare una ricattatrice, la signora Cheveley. Essa è a conoscenza della macchia iniziale della carriera di Sir Robert Childern e intende avvalersene per i suoi loschi traffici. Quando Sir Robert rifiuterà di agire come essa vuole, lo minaccerà di smascherarlo e di rovinargli, quindi, la carriera e la felicità coniugale. In soccorso di Sir Robert interviene un amico, il visconte Goring, che abilmente riesce non soltanto ad annientare tutte le manovre della signora Cheveley, ma anche a convincere lady Childern a tornare tra le braccia del marito. Venuta a conoscenza dell’intero imbroglio, e rassicurata che il marito è salvo per opera di Goring, lady Childern, per la sua concezione morale, vorrebbe che il marito si ritirasse dalla vi118

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ta pubblica. E qui si svolge l’interessante dialogo fra Goring e lei che, alla fine, è costretta a rivedere le proprie opinioni.

Messa in scena e note di regia Tutti i personaggi di Un marito ideale sono ancorati alla loro eleganza, si muovono per spazi angosciosi dove s’annidano duelli, ricatti e compromessi. Nessun personaggio è come sembra. Sir Robert, considerato da tutti il marito ideale, il politico perfetto, nasconde nel suo passato un losco segreto. Sua moglie Gertrud, apparentemente modello di amore virtuoso, è pronta ad abbandonare il marito appena costui si rivela moralmente poco limpido: vero amore o piuttosto venerazione di un ideale? La signora Cheveley dietro la maschera dell’eleganza e del fascino femminile, nasconde un animo scaltro e senza scrupoli. E lord Goring, autoritratto di Oscar Wilde, apparentemente frivolo e superficiale, in realtà è profondamente umano ed equilibrato. Ogni uomo ambizioso deve combattere il proprio secolo con le sue stesse armi. Le armi che l’autore impugna per combattere il perbenismo e l’ipocrisia della sua epoca sono proprio quelle del teatro di genere in voga, per un pubblico che voleva solo divertirsi con soggetti di ambientazione borghese. Ma sul canovaccio stereotipato della commedia vittoriana


TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN 14 - 19 maggio 2013 Un marito ideale di Oscar Wilde

Cenni storici sull’opera An ideal husband è una commedia in tre atti (scritta nel 1893) che fu rappresentata per la prima volta nel 1895 a Londra, al Theatre Royal. Alla prima dello spettacolo Oscar Wilde, noto in tutti i salotti per il suo straordinario talento di conversatore e per lo scalpore suscitato a causa delle sue opere e della sua vita, ottenne il suo trionfo. La genialità del testo è evidente nelle conversazioni brillanti, nelle osservazioni irriverenti e frivole che, sebbene ininfluenti sull’intreccio, insinuano di straforo critiche sulla società borghese che, inizialmente, sembrerebbe si voglia celebrare. In realtà “niente è come sembra...” frase che contiene il vero segreto di questo gioiello di scrittura. La capacità di mettere a nudo la misera dimensione umana, sovralimentata d’apparenze, di slogan tanto ripetuti quanto insensati. Biografia dell’autore Oscar Fingal O’ Flahertie Wills Wilde, celebre poeta, aforista, scrittore, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese

regia Roberto Valerio con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Pietro Bontempo Info e prenotazioni tel. 06.6785802 f.melucci@teatroquirino.it

nacque a Dublino il 16 ottobre 1854. Dopo aver frequentato il prestigioso Trinity College a Dublino e il Magdalen College divenne presto popolare per la sua lingua sferzante, per i suoi modi stravaganti e per la versatile intelligenza. Nel 1879 a Londra iniziò a scrivere occasionalmente saggi giornalistici e pubblicare poemi (Poems, 1881). Il suo brillante modo di conversare, il suo ostentato stile di vita ed il suo stravagante modo di vestirsi fecero di lui una delle figure più salienti degli affascinanti circoli londinesi. Dopo un soggiorno negli Stati Uniti nel 1884, ritornato a Londra dopo aver trascorso un mese a Parigi, sposò Costance Lloyd: un matrimonio di facciata. Wilde infatti visse la sua omosessualità con enorme disagio, soprattutto a causa della soffocante morale vittoriana. Dopo la nascita dei suoi figli, si separò dalla moglie a causa della sua prima vera relazione omosessuale. Nel 1888 pubblicò la sua prima collezione di storie per ragazzi Il principe felice e altre storie, mentre tre anni dopo uscì il suo unico romanzo, Il ritratto di Dorian Gray, capolavoro che gli

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Wilde ha innestato il suo formidabile gusto per la battuta caustica, l’aforisma fulminante, il dialogo frizzante, il nonsense, il paradosso, il virtuosismo verbale, gettando via in un soffio tutto il vecchiume e la polverosa ipocrisia di un’epoca.

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Adattamenti dell’opera Teatro

Nel 1995 Aroldo Tieri, con Giuliana Lojodice, compagna sulla scena e nella vita, ha portato in teatro la commedia. Indimenticabile l’interpretazione del 1979 di Romolo Valli, ultima sua prova d’attore prima di morire, in Oscar Wilde - Divagazioni e delizie di John Gay per la regia di Giorgio De Lullo. Il testo, tradotto e adattato da Masolino D’Amico, rappresenta un ipotetico monologo di Oscar Wilde in un teatro francese nel novembre del 1889 nel corso del quale lo scrittore cita se stesso e la sua opera. L’opera era stata portata sul grande schermo da Vincent Price nel 1977. Cinema

Dall’opera sono stati tratti due film dal titolo omonimo. Il primo è stato diretto da Alexander Korda nel 1947 con Paulette Goddard e Michael Wilding. Il secondo è del 1999, per la regia di Oliver Parker con Rupert Everett, Jeremy Northam e Cate Blanchett. In Italia la commedia è stata portata al cinema da Sandro Bolchi nel 1959, con Giancarlo Sbragia, Anna Maria Alegiani e Bianca Toccafondi. Da ricordare il film biografico Wilde del 1997 diretto da Brian Gilbert con Stephen Fry che interpretava Oscar Wilde, Jude Law interprete di lord Alfred Douglas e Vanessa Redgrave come lady Speranza Wilde.

Conversazioni con... il regista Roberto Valerio Cosa ti ha interessato della commedia. Un marito ideale, sicuramente la migliore commedia di Oscar Wilde, in cui l’autore

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diede fama imperitura. Nel 1891 pubblicò il secondo volume di favole La casa dei melograni e Intenzioni una collezione di saggi comprendente il celebre La decadenza della menzogna. Nello stesso anno scrisse per l’attrice Sarah Bernhardt il dramma Salomé, ancora una volta fonte di grave scandalo, cui seguì la commedia brillante Il ventaglio di Lady Windermere. Galvanizzato dai successi, scrisse Una donna senza importanza, Un marito ideale ed esplose nuovamente la sua vena umoristica in L’importanza di chiamarsi Ernesto. Ma la società vittoriana non si dimostrò disposta a farsi prendere in giro e soprattutto a veder svelate le sue contraddizioni in maniera così palese e sarcastica, tanto che, a partire dal 1885, la scintillante carriera dello scrittore e la sua vita privata vennero distrutte. Già dal 1893 la sua amicizia con Lord Alfred Douglas, detto Bosie, aveva mostrato la sua pericolosità e gli aveva procurato non pochi fastidi, suscitando scandalo agli occhi della buona società; addirittura due anni dopo Wilde venne processato per il reato di sodomia. Entrato in carcere fu processato anche per bancarotta e i suoi beni furono messi all’asta. Condannato per due anni ai lavori forzati, durante il periodo del carcere scrisse una delle sue opere più toccanti De profundis, una lunga lettera indirizzata al mai dimenticato Bosie. L’ultima opera scritta è Ballata del carcere di Reading che terminò nel 1898 dopo essere uscito di prigione, durante un soggiorno a Napoli. Tornato a Parigi apprese della morte della moglie e, dopo un paio d’anni di spostamenti sempre insieme all’amato Bosie, il 30 novembre del 1900 morì.

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riesce meglio a fondere una trama seria e la leggerezza della sua scrittura? Tema centrale della commedia è il problema della corruzione politica e dell’integrità dei governanti. Un tema drammaticamente attuale per la nostra società che offre un’ottima sponda per interrogativi di sconcertante attualità: è possibile una politica senza compromessi? La questione morale è un fatto privato o pubblico? Esiste ancora un limite oltrepassato il quale si prova vergogna delle proprie azioni? Quale altro tema affronta la commedia oltre a quello pubblico della politica? L’altra tematica portante della commedia è di natura privata: un marito, per essere ideale per sua moglie, deve anche impersonare la perfezione morale? Essere incapace di qualsiasi debolezza? Indifferente a qualsiasi tentazione? E la sua condotta si vorrebbe illibata per l’intero corso della vita, anche prima del matrimonio? E se l’uomo potesse arrivare a tanta perfezione, il sentimento della moglie sarebbe l’amore? O diverrebbe piuttosto venerazione degna di un essere celestiale? Ma il marito è un uomo: ha egli bisogno di questa venerazione, o di un amore che lo circondi, che lo comprenda, che lo conforti, lo sorregga?

Spunti didattici Oscar Wilde e la sua teoria estetica dell’ ‘arte per arte’. Il decantentismo in letteratura e il dandismo wildiano come rivolta alla società in epoca vittoriana. Gli autori italiani e internazionali che hanno affrontato il tema dell’omosessualità nelle loro opere del Novecento: Aldo Palazzeschi probabilmente il primo a fare delle pubblicazioni con tematiche omosessuali (che rimangono sullo sfondo) con il romanzo Riflessi (Allegoria di Novembre) nel 1908; la poesia di Sandro Penna alla fine degli anni Trenta cominciò a cantare l’amore per i fanciulli in modo naturale ma innocente e formale; Umberto Saba nel 1953 iniziò a scrivere Ernesto, romanzo autobiografico che affronta esplicitamente il tema omosessuale; Pier Paolo Pasolini rappresentò un punto di rottura e lo scandalo nella letteratura omossessuale nel dopoguerra; Dario Bellezza seguendo la lezione di Pasolini prende una posizione esplicita sulla tematica omosessuale sia nei suoi romanzi che nelle sue poesie: Lettere da Sodoma del 1972 è uno dei suoi romanzi più celebri. Fra gli autori internazionali: Thomas Mann, André Gide, Marcel Proust, Jean Jenet; fra le donne, Saffo, Gertrude Stein, Virginia Woolf ecc. Riflessioni sull’apparenza e la finzione; sul mascheramento di intrighi, scandali e storie veramente accadute, presentati poi in teatro o in letteratura (esempi in Shakespeare).

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Sinossi La morte del signor Dashwood segna il passaggio della proprietà di Norland a John Dashwood, suo figlio primogenito avuto da un precedente matrimonio. Sebbene John abbia promesso al padre di prendersi cura della matrigna e delle sorellastre, Elinor, Marianne e Margaret, sua moglie Fanny, una donna profondamente egoista, lo persuade facilmente a non donare loro nulla dell’eredità paterna. Le Dashwood presto sono costrette a cercare una nuova abitazione. Grazie ad un cugino della madre, Sir John Middleton, a sua moglie e a sua suocera, la signora Jennings, riescono a trovare un alloggio. Elinor, lasciando la casa paterna, rimane affezionata a Edward Ferrars, fratello di Fanny. Arrivate nella nuova casa, Marianne, pur essendo corteggiata dal ricco colonnello Brandon, s’invaghisce del giovane ed affascinante Willoughby. Quest’ultimo ricambia Marianne ma non si dichiara mai ufficialmente. Un giorno Willoughby parte improvvisamente per Londra lasciando Marianne nella disperazione. Nel frattempo Elinor incontra la signorina Steele che le confessa il suo segreto fidanzamento con Edward: Elinor vede così tramontare tutte le sue speranze di felicità. La signora Jennings invita le due sorelle Dashwood e la signorina Steele a Londra. Marianne è contenta perché intravede la possibi-

TEATRO SAN PAOLO 23 gennaio - 17 febbraio 2013 La ragione e il sentimento di Jane Austen liberamente ispirato a Ragione e sentimento regia Ester Cantoni con Patrizia Grossi, Ester Cantoni, Giuseppe Renzo, Massimo Lello, Lucia Ricalzone, Giorgio Barlotti, Daniele Biagini Info e prenotazioni tel. 06.59606102 - 345.3543767 info@teatrosanpaolo.it

lità di incontrare di nuovo Willoughby che ormai da tempo vive a Londra. Qui però Marianne viene a conoscenza del fidanzamento di Willoughby con una ricca ereditiera. Il colonnello Brandon, per alleviare le pene della ragazza, rivela il passato di Willoughby, che aveva messo incinta e abbandonato la sua figlia adottiva. Nel frattempo la signorina Steele rivela a Fanny il suo fidanzamento segreto con Edward. Una volta però che la sorella di Edward viene a conoscenza dell’intreccio amoroso, disereda il fratello perché lui non vuole rompere il fidanzamento. La signorina Steele intanto cambia repentinamente i sentimenti nei confronti di Edward, preferendogli il fratello Robert, che sposa. Edward è ormai libero di andare da Elinor per dichiararle il suo amore e chiederle la sua mano. Marianne, ormai maturata, si fidanza con il Colonnello Brandon, da cui si sente legata da un sentimento più profondo rispetto a quello che la legava a Willoughby.

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Messa in scena e note di regia Adattata per la prima volta per il teatro, la commedia inizia con l’arrivo delle due sorelle Dashwood, Elinor e Marianne a Barton Cottage, dove sono ospiti di un lontano cugino, il burbero signor John Middleton e di sua suocera, la simpatica ciarliera signora Jennings. La sorella maggiore, Elinor, più razionale e posata, sembra non essere indifferente alle attenzioni del fratello della cognata, il signor Edward Ferrars, giovane timido e impacciato. La sorella minore, Marianne, invece sogna l’arrivo di quell’uomo appassionato e romantico che le sconvolgerà la vita. Ben presto ella incontrerà, durante un fortuito incidente, l’aitante e seducente signor John Willoughby col quale troverà immediatamente una corrispondenza di sentimenti, mentre l’altro suo spasimante, l’impeccabile Colonnello Brandon, vedrà disattese le sue speranze amorose. La commedia diverte e commuove il pubblico che potrà ritrovare tutta l’atmosfera del romanzo della Austen, rimasta inalterata in questa avvincente trasposizione scenica. Cenni storici sull’opera Ragione e sentimento (titolo originale Sense and Sensibility) è un romanzo scritto da Jane Austen e pubblicato per la prima volta nel 1811 con lo pseudonimo di una Lady. Jane Austen scrisse la prima stesura di Elinor and Marianne in forma epistolare più o meno intorno al 1794, quando aveva circa 19 anni. Preceduto da alcuni racconti (raccolti in Juvenilia), Elinor e Marianne fu il suo primo romanzo vero 124

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e proprio. Il romanzo venne poi rielaborato tra il 1797 e il 1798 e la forma epistolare fu sostituita dallo stile in terza persona. Nel 1811 Thomas Egerton della casa editrice Military Library di Londra approvò la pubblicazione del manoscritto in tre volumi. Il libro ebbe un enorme successo: venne infatti tradotto in francese già nel 1815, quando la scrittrice era ancora in vita. In Italia il libro è stato a volte pubblicato anche con i titoli Elinor e Marianne, L’eterno contrasto, Senno e sensibilità, Sensibile amore, Sensibilità e buon senso.

Biografia dell’autore Jane Austen è una delle autrici più famose e conosciute della narrativa preromantica inglese. Nacque a Steventon nel 1775; venne educata in casa, sotto la guida del padre e grazie al suo incoraggiamento, già giovanissima, oltre a imparare il francese e le basi della lingua italiana, acquistò familiarità con le opere di alcuni autori (Walter Scott, Henry Fielding ecc.). Dopo essersi trasferita con la numerosa famiglia (sei fratelli e una sorella) a Bath, morì improvvisamente il padre; trascorso un periodo a Southampton, nel 1809 si spostò a Chawton (nella regione dell’Hampshire) dove visse il resto della sua vita. Dopo la morte del padre e dopo la partenza dei fratelli che si arruolarono in Marina, l’ambiente familiare così come quello delle amicizie si andò componendo di signore sole. Insieme alla sorella Cassandra s’incaricò dell’educazione dei molti nipoti per i quali scrisse racconti per il loro intrattenimento e divertimento. Tutto il mondo della giovane Austen è vivamente descritto nei suoi


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romanzi e per l’ironia con cui dipinge l’ambiente provinciale, per la fedeltà al dettaglio e lo stile nitido e preciso, indicò una via d’uscita dal romanticisno verso uno studio più reale del carattere. A parte alcuni lavori giovanili, scritti agli inizi della sua carriera letteraria, è conosciuta soprattutto per i suoi romanzi. I suoi lavori più noti sono Orgoglio e pregiudizio, terminato nel 1797 e pubblicato nel 1813 (molto noto oggi anche per le sue trasposizioni cinematografiche), Ragione e sentimento (scritto nel 1798 e pubblicato nel 1811), L’abbazia di Northanger, pubblicato nel 1818 solo dopo che verrà riacquistato dai famigliari. Negli ultimi mesi della sua vita iniziò la stesura di Sanditon, opera che seguì Persuasione, dove il tema dominante era la satira sul progresso e sulle sue conseguenze sul carattere delle persone. Sofferente di tisi, nel mese di marzo del 1817 le condizioni di salute peggiorarono e all’età di 41 anni, il 18 luglio 1817 morì. La sua salma riposa nella cattedrale di Winchester.

Adattamenti dell’opera Teatro

Questo è il primo adattamento teatrale dell’opera di Jane Austen in Italia. Nella primavera 2012 con l’adattamento di Laura Turner è andato in scena lo spettacolo Sense and sensibility. Cinema

Il testo è stato più volte rimaneggiato e adattato per versioni cinematografiche. Nel 1995 Ang Lee ha diretto una delle più note edizioni con Emma Thompson, Kate Winslet, Hugh Grant e Alan Rickman. Esiste anche un adattamento, in stile bollywoodiano, Kandukondain, 126

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Kandukondain
per la regia di Rajiv Menon, sceneggiato da Rajiv Menon e Sujatha, uscito nel 2000. Un nuovo adattamento moderno, ambientato nel quartiere popolare di Los Angels, è stato fatto nel 2011, From Prada to Nada diretto da Angel Gracia, con Camilla Belle, Alexa Vega e Nicholas D’Agosto. Televisione

Per la televisione sono state tratte tre diverse serie: la prima Sense and Sensibility uscì nel 1971 diretta da David Giles. La seconda, nel 1981, diretta da Rodney Bennett; la terza nel 2008 diretta da John Alexander e scritta da Andrew Davies.

Conversazioni con... la regista Ester Cantoni Un adattamento di un testo letterario importante perché? Il testo dello spettacolo è liberamente ispirato al celeberrimo romanzo di Jane Austen Ragione e Sentimento, capolavoro della letteratura romantica; mi piaceva far rivivere in quest’affascinante commedia, con ironia e freschezza, le atmosfere tipiche dell’Ottocento inglese. Perché hai deciso di portare in scena la storia delle due sorelle Dashwood? Perché la loro è una storia universale, briosa e appassionata, che parla, sopra ogni altra cosa, di amore. Vedendo lo spettacolo ci si renderà conto che non può esistere la ragione senza il sentimento, e viceversa; questi fanno parte dell’essenza stessa dell’essere umano e si completano a vicenda. Senza un pensiero ragionato la passione porta soltanto alla perdizione e alla sofferenza ma, d’altra parte, senza un sentimento vivo e autentico l’amore non avrebbe alcun senso.


Bibliografia L’Ottocento letterario inglese: preromanticismo (poesia) e romanticismo (prosa). Dall’Io ripiegato in una malinconica solitudine e pervaso da un senso drammatico e doloroso del vivere, all’esaltazione dell’individualità e del sentimento. Uno spaccato della società, e dei valori morali su cui si basa, attraverso la lettura di un’opera narrativa (per es. Charles Dickens, Honoré de Balzac, Emile Zola, etc.). La narrativa femminile da Jane Austen, a Charlotte Bronte, a George Eliot per arrivare a Virginia Woolf.

I GRANDI CLASSICI EUROPEI Cesare G. De Michelis racconta Fedor Dostoevskij e la ricerca della verità, regia di Michele Calvano. Roma, Gruppo editoriale l’Espresso, 2010 (DVD). Mario Scaccia, Il mio Molière. Roma, Bulzoni, 1994. Andrew Gibson, James Joyce. Bologna, Il Mulino, 2008. Antonella D’Amelia, Introduzione a Gogol. RomaBari, Laterza, 1995. Giovanna Franci e Rosella Mangaroni, Le mille e una maschera di Oscar Wilde. Bologna, Bononia University Press, 2002.

I grandi classici europei

Spunti didattici

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Aquiloni

Sinossi Aquiloni: allegoria del comporre poetico, giocattolo antico preindustriale che affettuosamente ci ricorda il poeta Giovanni Pascoli. Da Myricae e dai Poemetti lo spettacolo intende evocare la magia memoriale e la saldezza linguistica nelle figure contadine di un’Italia ancora gergale. I floreali motivi della Belle Époque accompagneranno gli ascoltatori nel ricordo del volgere del secolo. Paolo Poli rilegge il poeta del fanciullino per farci viaggiare con malizia nel passato, nei territori della nostra infanzia o nel piccolo mondo antico dei nostri bisnonni. Messa in scena e note di regia Performance elegante e raffinata. Evoca che: c’è qualcosa di diverso nel cielo, anzi, qualcosa di già visto; io vivo in un altro luogo, ma capisco che qui vicino sono fiorite le viole. Sono fiorite nel bosco del convento dei cappuccini, tra le foglie morte ai piedi delle querce agitate dal vento. Si respira un’aria dolce che ammorbidisce il terreno duro, e si diffonde per le chiese di campagna dalle porte d’erba;un’aria di un altro luogo, di un’altra stagione, di un altra vita; un’aria frizzante che fa volare molte ali bianche sospese: gli aquiloni…questo è il mio spettacolo! 128

La scuola va a teatro 2012*2013

Cenni storici sull’opera L’aquilone di Giovanni Pascoli racconta un episodio controverso dell’infanzia del poeta, in cui la gioia e la felicità di un ricordo del passato si uniscono all’amarezza per la morte di un compagno del collegio. In ventuno terzine in versi endecasillabi, Pascoli ribadisce un concetto che è diventato il cardine degli studi sulla memoria: il ricordo è un elemento bifronte, che può riaccendere sentimenti di pura e incontaminata nostalgia, ma anche intensi momenti di dolore. Biografia dell’autore Paolo Poli è figlio di un carabiniere. I suoi spettacoli teatrali sono caratterizzati da una forte connotazione comica, rifacendosi alle commedie brillanti, surreali e oniriche. Recita spesso en travesti. Dopo la laurea in letteratura francese (con una tesi su Henry Becque), inizia ad affermarsi intorno agli anni cinquanta: i primi esordi sono nei piccoli teatri cittadini, come a «La borsa di Arlecchino» di Genova, piccolo teatro d’avanguardia in via XX Settembre (nato anche grazie ad Aldo Trionfo): qui Poli comincia a farsi notare per la sua pungente ironia, il suo garbato istrionismo, la sua vena poetica e surreale contornata da momenti comici e giochi linguistici apprezzati anche da capocomici illustri come Tina Pica e Polidor, con i quali ebbe modo di


TEATRO ELISEO 15 gennaio - 3 febbraio 2013 Aquiloni liberamente tratto da Giovanni Pascoli

Info e prenotazioni Itaca tel. 06.48930736 info@itacaitaca.it

di cantante, pubblicando un primo singolo nel 1960 e in seguito diversi album veri e propri. Anche sua sorella Lucia è attrice teatrale e cinematografica e, insieme a lei, a partire dagli anni settanta, ha interpretato quattro spettacoli teatrali. È stato in Italia uno dei primi personaggi pubblici dichiaratamente omosessuali.

Adattamenti sull’opera Consigliamo la visione sul web (YouTube) della lettura dei versi di Pascoli, Pavese, Leopardi e tanti altri famosi personaggi della nostra letteratura fatte da: Roberto Benigni, Vittorio Gasmann, Gianrico Tedeschi, Carmelo Bene. Conversazioni con... il regista Paolo Poli Ci descrive il suo teatro? In verità io come autore non ho scritto mai nulla: mi son sempre appoggiato alla penna di scrittori più validi e la mia amica Ida Omboni, ormai deceduta da un lustro, mi aiutava nelle riduzioni;

I grandi classici italiani

lavorare. Nei primi anni sessanta è protagonista di una trasmissione televisiva sulla RAI in cui legge favole per bambini tratte da Esopo e da famosi racconti letterari. È proprio lui, tra le altre cose, sul finire degli anni sessanta, a scoprire un giovanissimo Marco Messeri, che difatti può essere considerato teatralmente l’unico vero erede di Poli. Sempre per la RAI, realizza lo sceneggiato I tre moschettieri, insieme a Marco Messeri, Milena Vukotic e Lucia Poli. Lavora inoltre con Sandra Mondaini in Canzonissima. Rifiutò, come lui stesso racconta, una parte in 8½ propostagli dall’amico Federico Fellini. Ha diretto come regista ed è stato principale attore di varie opere teatrali, fra cui Aldino mi cali un filino, Rita da Cascia, Caterina de’ Medici, L’asino d’oro, I viaggi di Gulliver, La leggenda di San Gregorio, Il coturno e la ciabatta, La nemica di Dario Niccodemi. Lo spettacolo Rita da Cascia, che dava una lettura comica e irriverente della storia di Santa Rita, diede vita a molte polemiche, con Oscar Luigi Scalfaro che fece un’interrogazione parlamentare sul caso. Compiuti gli 80 anni, è ancora attivo e recita nei Sillabari, commedia tratta dai racconti di Goffredo Parise. Ha anche recitato in vari audiolibri, tra cui una edizione di Pinocchio negli anni ‘70, edita da Fratelli Fabbri Editori e composta da 21 dischi a 45 giri. Ha coltivato anche la carriera

di e con Paolo Poli regia Paolo Poli con Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco

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ma io non ho mai scritto niente di mia penna, ho sempre ridotto delle cose che magari non erano destinate al teatro, e quindi ho fatto un’operazione completamente contraria a quello che fa il teatro. Il teatro è sintesi, mentre la letteratura si adagia nella analisi, e quindi è tutta una lotta a coltello: per fortuna le cose mi vanno meglio quando gli autori sono morti e non possono protestare. Vede un suo successore? Non è che siamo nella monarchia, comunque Arturo Brachetti è perfino più bravo di me, sicché lo vedo con grande piacere quando miete successo anche all’estero. Lui fa un tipo di apparizioni che non hanno bisogno di spiegazioni: è bravissimo a fare quei trasformismi folgoranti, mentre io m’appoggio di più alla letteratura, sono più vecchio stile, per me il teatro era soprattutto di parola. Lei dopo aver conquistato una certa fama televisiva, il piccolo schermo l’ha praticato pochissimo in verità il grande quasi mai: ha qualche riluttanza nei confronti della televisione e del cinema, i due grandi media per eccellenza? Ennio Flaiano sperava che la televisione sviluppasse un suo linguaggio, invece è rimasta ‘un brutto cinema alquanto migliorato dalla bella pubblicità’, come diceva lui. Io sono dell’epoca in cui il cinema lo facevano Luchino Visconti, Fellini, Rossellini, Vittorio De Sica: c’erano dei film straordinari, e quindi noi giovani eravamo molto modesti per far gli attori in confronto al cinema. In Torna a casa Lassie era bravo il cane come Liz Taylor: il cinema si fa con tutto, anche senza gli attori.

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La scuola va a teatro 2012*2013

Spunti Didattici Il plurilinguismo in Pascoli: non è possibile trascurare uno dei punti forti del Pascoli e cioé il rapporto tra la lingua e le forme linguistiche che lo stesso poeta adotta all’interno dei suoi testi. Il simbolismo pascoliano. L’allegoria del fanciullino: l’identificazione della poesia con un momento di conoscenza primigenia ed ‘eterna’, ovvero libera da ogni spessore storico e culturale.


La coscienza di Zeno

Teatro Quirino Vittorio Gassman 2 - 14 aprile 2013 La coscienza di Zeno di Italo Svevo adattamento di Tullio Kezich regia Maurizio Scaparro con Giuseppe Pambieri Info e prenotazioni tel. 06.6785802 f.melucci@teatroquirino.it

fortunato commercio. Ciò lo fa sentire forte e sano e lo spinge ad abbandonare la cura psicoanalitica. Chiude il romanzo l’apocalittica previsione di una catastrofe, prodotta dagli ordigni di guerra, che travolgerà la terra.

Messa in scena e note di regia Giuseppe Pambieri, diretto da Maurizio Scaparro, interpreta Zeno Cosini, non personaggio ma coscienza che si costruisce attraverso il ricordo e al racconto dell’io tramite flusso narrativo. All’interno della struttura del diario, che in teatro diventa monologo esteriore e dialogo con il pubblico, l’autobiografia appare un gigantesco tentativo di autogiustificazione da parte dell’inetto Zeno che vuole dimostrarsi innocente da ogni colpa nei rapporti con il padre, con la moglie, con l’amante e con il rivale Guido, anche se ad ogni parola traspaiono i suoi impulsi reali, ostili ed aggressivi, a volte addirittura omicidi. La recitazione enfatizza la dimensione umana del romanzo e il suo essere inesorabile ritratto della cri-

I grandi classici italiani

Sinossi Zeno Cosini, un maturo e ricco commerciante di Trieste, quasi intossicato dal fumo, è stato indotto dal suo psicoanalista a scrivere un’autobiografia, nella speranza che ciò lo aiuti a guarire dal pericoloso vizio. Interrotta dal paziente la terapia, il medico Dottor S., per vendetta, ne pubblica le memorie. Zeno nel racconto ripercorre sei significativi episodi della sua vita, legati da una radice comune: l’incapacità di vivere, l’inettitudine che è la sua vera malattia. Ricorda come cominciò a fumare e come non sia mai riuscito ad accendere ‘l’ultima sigaretta’. Il susseguirsi di pentimenti, buoni propositi e fallimenti che si realizza rispetto al fumo si estende anche alle circostanze più importanti della vita: al difficile rapporto col padre, fatto, fino alla sua morte, di diffidenza e incomprensione; al matrimonio con Augusta, accettato sotto la spinta del caso e poi rivelatasi felice; alla relazione con la giovane Carla, voluta per sconfiggere la paura d’invecchiare e di cui non si assume alcuna responsabilità morale; al rapporto di amore e odio col cognato Guido, colpevole di aver sposato Ada, di cui Zeno era innamorato; all’associazione commerciale che ha costituito con lui. Nell’ultimo episodio, la guerra sorprende Zeno ed egli ne rimane sconvolto. Ancora una volta la sorte lo aiuta e gli consente di arricchirsi con un

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si dell’uomo del primo Novecento che, sotto apparenti certezze, avverte il vuoto, causa principale dell’inquietudine e dell’angoscia esistenziale.

Cenni storici sull’opera La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923, è il romanzo più maturo e originale di Italo Svevo. In esso si riassume l’esperienza umana di Zeno Cosini, il quale racconta la propria vita in modo così ironicamente disincantato e distaccato da far apparire l’esistenza tragica e comica insieme. Zeno ha maturato alcune convinzioni: la vita è lotta; l’inettitudine non è più un destino individuale, ma un fatto universale; la vita è una ‘malattia’; la nostra coscienza un gioco comico e assurdo di autoinganni più o meno consapevoli. Il romanzo possiede un’architettura particolare: l’autore abbandona il modulo ottocentesco del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l’espediente del memoriale, del diario, in cui la narrazione si svolge in prima persona e non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare, ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze. Per questo l’opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Pirandello, Joyce, Proust: essa testimonia il male dell’anima moderna. 132

La scuola va a teatro 2012*2013

Biografia dell’autore Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz, nasce tra il 19 e il 20 dicembre 1861 a Trieste da una benestante famiglia ebraica, con madre italiana. Nel 1874 viene mandato a studiare tedesco e altre materie utili per l’attività commerciale al collegio di Segnitz, in Baviera. Il biculturalismo sarà un elemento importante nella vita dello scrittore che egli non vivrà mai in modo conflittuale o doloroso, ma sempre in armonia, sottolineandola nella scelta dello pseudonimo Italo Svevo. Nel 1880, con il fallimento dell’azienda paterna, inizia a lavorare in banca, impiego che, sebbene mai amato, manterrà per diciotto anni. Nello stesso periodo ha inizio la collaborazione con il giornale L’Indipendente. Nel 1888 e nel 1890 pubblica i suoi racconti Una lotta e L’assassinio di via Belpoggio, scritti in lingua italiana sotto lo pseudonimo Ettore Samigli. Nel 1892, anno in cui muore suo padre, avviene la pubblicazione del primo romanzo Una vita, firmato con il definitivo pseudonimo Italo Svevo: l’opera viene ignorata dalla critica e dal pubblico. Dopo alcune collaborazioni con il giornale Il Piccolo e aver ottenuto una cattedra all’Istituto Revoltella, nel 1895 muore la madre e nel 1896 si sposa con rito civile e nel 1897, dopo aver abiurato la religione ebraica ed essersi


si curare da Sigmund Freud, entrando in contatto con la psicoanalisi freudiana. Durante tutta la durata della prima guerra mondiale lo scrittore rimane nella città natale mantenendo la cittadinanza austriaca ma cercando di restare il più possibile neutrale di fronte al conflitto. Nel 1919 inizia a scrivere La coscienza di Zeno, poi pubblicata nel 1923, ancora senza successo, fino al 1925, quando l’amico Joyce la propone ad alcuni critici francesi, mentre in Italia, Eugenio Montale, in anticipo su tutti, ne afferma la grandezza: scoppia così il ‘caso Svevo’. Il 13 settembre 1928 mentre tornava con la famiglia da un periodo di cure termali a Bormio, Svevo è coinvolto in un incidente stradale, in cui rimane grave-

I grandi classici italiani

convertito, con matrimonio religioso. Il matrimonio segna una svolta fondamentale nella vita di Svevo: in primo luogo l’«inetto» trova finalmente un terreno solido su cui poggiare e di conseguenza può arrivare a coincidere con quella figura virile di pater familias che sembrava irraggiungibile. Nel 1898 pubblica il secondo romanzo, Senilità; l’insuccesso letterario lo spinge quasi ad abbandonare del tutto la letteratura. Dimessosi dalla banca, nel 1899 Svevo entra nell’azienda del suocero, accantonando la sua attività letteraria che diventa marginale e segreta. Nel 1907 conosce lo scrittore irlandese James Joyce, che lo incoraggia a scrivere un nuovo romanzo e, intorno al 1910 si reca a Vienna e cerca di far-

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mente ferito. Viene dichiarato morto al ricovero nell’ospedale di Motta di Livenza. Il quarto romanzo, Il vecchione o Le confessioni del vegliardo, un sequel de La coscienza di Zeno, rimarrà incompiuto.

Adattamenti dell’opera Teatro

Nell’adattamento di Tullio Kezich del 1964, il romanzo è stato portato sulle scene italiane da Alberto Lionello (1964), Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci (1987), Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli (2002). Radio

Nel 2003 RadioTre ha trasmesso un adattamento in radiodramma dell’opera di Svevo in 23 puntate.

Conversazioni con… il regista Maurizio Scaparro Come la struttura di un romanzo viene trasformata in struttura drammaturgica? Per l’adattamento teatrale che ha fatto Tullio Kezich è stata rispettata la struttura del romanzo, e sono stati presi in esame gli argomenti trattati nelle sedute psicanalitiche a cui Zeno si era sottoposto. In queste, le tematiche che emergono sono la psicanalisi, la morte del padre, il fumo, storia del matrimonio, la moglie e l’amante.

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La scuola va a teatro 2012*2013

Spunti didattici Il flusso di coscienza: meccanismo narrativo e tecnica letteraria (James Joyce, Virginia Woolf, Tomas Eliot, Luigi Pirandello). Memorie e diari nella Letteratura moderna e contemporanea: Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, I quaderni dal carcere di Gramsci, Diario di un ladro di Jean Genet, Il diario intimo di Sally Mara Queneau, Il libro dell’Inquietudine di Fernando Pessoa, i Quaderni di Josè Saramago, Montauk Max Frisch, Diari di Sylvia Plath. Psicoanalisi come metodo di analisi letteraria: la rivoluzione della critica psicoanalitica (da Marie Bonaparte a Lacan).


Sinossi La vicenda inizia con lo smarrimento di Dante in una ‘selva oscura’, metafora del peccato e del male: egli tenta di uscirne ma la strada gli viene sbarrata da tre belve feroci. Gli si fa incontro però l’anima del grande poeta Virgilio, inviato da Beatrice, la donna amata da Dante e morta alcuni anni prima, per condurlo al bene attraverso un arduo cammino per i tre regni dell’aldilà: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. L’Inferno dantesco è immaginato come una serie di anelli numerati, sempre più stretti, che si succedono in sequenza e formano un tronco di cono rovesciato; l’estremità più stretta si trova in corrispondenza del centro della Terra ed è interamente occupata da Lucifero che, muovendo le sue enormi ali, produce un vento gelido. Ad ogni peccato, corrisponde un cerchio ed ogni cerchio successivo è più profondo del precedente e più vicino a Lucifero: più grave è il peccato, maggiore sarà il numero del cerchio. Giunti al termine del primo regno, scendendo lungo il corpo di Lucifero, i due protagonisti attraversano il canale che li condurrà alla spiaggia del Purgatorio che ha l’aspetto di una montagna. Il Purgatorio è diviso in sette ‘cornici’ dove le anime scontano i loro peccati per purificarsi prima di accedere al Paradiso. Qui le anime non vengono punite in eterno e per una sola colpa, ma scontano

Teatro Argentina 9 - 11 novembre 2012 Divina commedia di Dante Alighieri Spettacolo in lituano con sottotitoli in italiano regia Eimuntas Nekrošius Info e prenotazioni tel. 06.684000310 promozione@teatrodiroma.net

una pena pari ai peccati commessi durante la vita. Libero da tutti i peccati, dopo aver scalato il secondo regno, Dante può ascendere al Paradiso e, non più con Virgilio ma con Beatrice, vi accede volando ad altissima velocità. Il Paradiso è composto da nove cerchi concentrici al cui centro sta la Terra: in ognuno di questi cieli, dove risiede un pianeta diverso, stanno i beati, più vicini a Dio a seconda del loro grado di beatitudine. Quando Dante, arrivato al culmine del suo lungo viaggio, vicinissimo a Dio, tenta di penetrarne ancor più il mistero, il suo intelletto viene meno, ma in un excessus mentis la sua anima è presa da un’illuminazione e si placa, realizzata dall’armonia che gli dona la visione di Dio, dell’amor che move il sole e l’altre stelle.

Messa in scena e note di regia Eimuntas Nekrošius, regista lituano, fa un omaggio esplicito alla cultura italiana dirigendo un ensemble di attori esemplari della sua compagnia Meno

I grandi classici italiani

Divina Commedia

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Fortas, accanto ad alcuni giovanissimi e sorprendenti allievi della Scuola da lui diretta a Vilnius. Nekrošius si avvicina al nostro testo-mito studiandolo come una preziosa miniera di immagini, concentrandosi essenzialmente sulle prime due cantiche, Inferno e Purgatorio. E se l’attenzione del regista si concentra sulle figure di Dante e di Virgilio, gli attori svelano una forte potenzialità scenica, gli oggetti e le scene, curate dal figlio Marius, si animano di una forte risonanza plastica e metaforica. Gli attori entrano in scena da un fondale nero ed interpretano alcuni dei canti più celebri dell’Inferno e del Purgatorio su musiche che spaziano da Let it be dei Beatles fino ad alcune sonate di Bach: segnano le linee del percorso drammaturgico il primo canto dell’Inferno in cui Dante incontra Virgilio; l’incontro con le anime del Limbo fra cui grandi pensatori e poeti come Omero, Seneca e Ovidio; il cerchio dei suicidi trasformati in alberi, con le loro lettere che Dante si incarica di consegnare ai vivi. Da poema di formazione la Divina Commedia diventa l’epopea di un eroe orgoglioso che riuscirà a ritrovare l’umiltà soltanto alla vista di sofferenze e punizioni esemplari.

Cenni storici sull’opera Non si conosce con esattezza in che periodo Dante scrisse ciascuna delle cantiche della Divina Commedia e gli studiosi hanno formulato ipotesi anche contrastanti in base a prove e indizi talvolta discordanti. L’inizio della stesura dell’Inferno è collocata dalla critica odierna nel biennio 1304-1305 oppure in quello 1306-1307, in ogni caso dopo l’esilio 136

La scuola va a teatro 2012*2013

(1302). Salvo l’eccezione del riferimento al papato di Clemente V (1305-1314), spesso indicato come un possibile ritocco post-conclusione, non vi si trovano accenni a fatti successi dopo il 1309. Al 1317 risale la prima menzione in un documento (un registro di atti bolognese, con una terzina dell’Inferno copiata sulla copertina), mentre i manoscritti più antichi che ci sono pervenuti risalgono al 1330 circa, una decina di anni dopo la morte di Dante. La scrittura del Purgatorio secondo alcuni si accavallò con l’ultima parte dell’Inferno e in ogni caso non contiene riferimenti a fatti accaduti dopo il 1313. Tracce della sua diffusione si riscontrano già nel 1315-1316. Il Paradiso viene collocato dal 1316 al 1321, data della morte del poeta. Il viaggio inizia il venerdì santo del 1300 e dura più o meno una settimana. La stesura, invece, cominciò circa nel 1304, in esilio. Il tempo della storia e quello del racconto non coincidono.

Biografia dell’autore Dante nacque da una famiglia di piccola nobiltà cittadina non fornita di larghe risorse. Perduta nell’infanzia la madre, promesso dal 1277 a Gemma Donati (il matrimonio avvenne intorno al 1285), visse adolescenza e giovinezza tra studi grammaticali e retorici, amicizie letterarie, incontri con personaggi affermati della cultura del tempo, primo fra questi il guelfo Brunetto Latini. Le letture delle opere della scuola poetica siciliana e dei rimatori siculo-toscani influenzarono il primo momento poetico di Dante e lo disposero al fondamentale incontro (1283) con un altro


1300, venne inviato in ambasceria presso il papa nel 1301, quando Carlo di Valois si avvicinava a Firenze. Con l’entrata di Carlo in città, i Neri conquistarono il potere: nel 1302, accusato di baratteria, Dante venne condannato prima all’esilio e poi alla morte. Dante cominciò così le solitarie peregrinazioni per ogni parte d’Italia. Tra il 1304 e il 1306 fu a Bologna: lì prese a comporre il De vulgari eloquentia e il Convivio. Dopo un soggiorno in Lunigiana (1306), Dante fu a Lucca (1308). In quello stesso anno l’e-

I grandi classici italiani

poeta, Guido Cavalcanti. Capitale fu per l’esperienza letteraria e la vita stessa del poeta l’incontro con Beatrice Portinari. La morte della donna amata (1290) e la ricerca di un conforto al proprio dolore avviarono Dante a una più profonda meditazione e a più ampi studi di filosofia cui seguì ben presto (1295) la partecipazione alla vita pubblica. Nella guelfa Firenze Dante aderisce ai Bianchi e si oppone all’ingerenza di Bonifacio VIII nella vita cittadina. Ambasciatore del Comune a San Gimignano e priore nel

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lezione di Enrico di Lussemburgo a imperatore fece rinascere le speranze dell’esule. La morte di Enrico (1313), però, troncò ogni sogno di pacificazione e Dante, intorno al 1316, riparò a Verona, presso Cangrande della Scala e più tardi a Ravenna, presso Guido da Polenta: qui egli compì la Commedia e qui morì, il 14 settembre 1321.

Adattamenti dell’opera Teatro e Televisione

Rendere la Divina Commedia oggetto di drammaturgia è un’impresa titanica e non priva di rischi. Per questo è stata privilegiata, nei secoli, la lettura pubblica dei versi danteschi: questa pratica ha una lunga storia dietro di sé ed è detta Lectura Dantis. La tradizione secolare si fa risalire alle lezioni di Giovanni Boccaccio, iniziate in Orsanmichele, a Firenze, il 23 ottobre del 1373. Nel XX secolo i momenti della declamazione (lectura espressiva) e del commento (lectura esegetica) hanno preso a scindersi, originando tradizioni esegetiche distinte. Non solo: la declamazione si è andata evolvendo verso vere e proprie performance di carattere sempre più teatrale. Tra le letture più celebri sono da citare: Le letture di Vittorio Gassman, d’impostazione classica, tesa a conferire tensione drammatica al tessuto poetico. Le letture di Carmelo Bene caratterizzate da un grande lavoro sui rapporti sonoro-musicali tra voce e terzina. Celebre La Lectura Dantis per voce solista (Torre degli Asinelli, il 31 luglio del 1981, per commemorare l’anniversario della strage della stazione di Bologna). La ripresa televisiva è rimasta inedita fino al 2008. 138

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Le letture dello scrittore e studioso Vittorio Sermonti (1995 e il 1997) che ha letto nella basilica di San Francesco a Ravenna l’intera Commedia; tra il 2000 e il 2002 l’ha letta ai Mercati Traianei e al Pantheon di Roma; dal 2003 al 2005 a Firenze (Cenacolo di Santa Croce) e a Milano (S. Maria delle Grazie); nel 2006 a Bologna (Santo Stefano) ha letto L’Inferno. Le letture di Roberto Benigni: il suo Tutto Dante ha toccato le maggiori piazze e teatri d’Italia. Lo spettacolo Tutto Dante di Benigni è stato riadattato per la televisione: la serie Tutto Dante-La Divina Commedia in tv ha debuttato su Rai Uno il 29 novembre 2007. Danza

Tra le opere ispirate dichiaratamente alla Commedia ricordiamo la quadrilogia della compagnia Emio Greco | PC: Hell (2006); il dittico sul Purgatorio In visione e PopOpera (2008), you Para | Diso (2010) e infine Commedia (2011). La trilogia di Emiliano Pellisari, artista romagnolo, che utilizza la Divina Commedia come spunto per suggestivi giochi coreografici, coraggiose giustapposizioni musicali e per un recupero filologico di tecniche e macchinerie teatrali utilizzate fin dal Rinascimento: (Inferno, 2008, poi Cantica II, 2010; Paradiso, 2012). Musical

La Divina Commedia: l’opera debutta il 23 novembre 2007, a Roma al ‘Teatro Divina Commedia’ costruito appositamente per lo spettacolo: la Commedia è trasformata in sontuosa opera destinata al grande pubblico. Le musiche di Marco Frisina erano accompagnate dalla suggestione delle creature fantastiche create dal premio Oscar Carlo Rambaldi.


Cinema

Musica

Le suggestioni romantiche dantesche riecheggiano in Francesca da Rimini (1876) fantasia sinfonica di Pëtr Il’ič Čajkovskij e in Francesca da Rimini (1914), opera in quattro atti di R. Zandonai su libretto di T. Ricordi: il riferimento è ovviamente al notissimo personaggio dell’Inferno dantesco e, il secondo adattamento, si ispira all’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio. Anche Franz Liszt ha reso omaggio al nostro poeta con Après une Lecture de Dante: Fantasia quasi Sonata.

Conversazioni con... il regista Eimuntas Nekrosius Che cosa rappresenta per te questo testo? La Divina Commedia è un lago profondo una fonte inesauribile di sapienza e di poesia. Una tentazione forte, per me: rendere in linguaggio umano e teatrale quella creazione, un’impresa al limite dell’impossibile.

Spunti didattici Anabasi e catabasi: viaggi dell’anima e approdi nella letteratura: da Senofonte e Omero a Tolkien. Dante e l’esilio. Riflessioni sulla letteratura nata da scrittori in esilio (da Orazio, Catullo a Bertold Brecht). Dante, il mondo classico e la visione cristiano cattolica: personaggi mitologici, letterari e autori inseriti nella Divina Commedia. La cosmologia dantesca: L’universo tolemaico e aristotelico: le teorie medioevali sull’universo e il suo funzionamento.

I grandi classici italiani

Le più celebri riduzioni cinematografiche dell’opera dantesca risalgono ai tempi del muto e riguardano la prima cantica: L’inferno diretto da Giuseppe Berardi e Arturo Busnego (1911) e L’inferno diretto da Francesco Bertolini, Giuseppe de Liguoro e Adolfo Padovan (1911): quest’ultimo è stato restaurato nel 2011 dalla Cineteca Nazionale di Bologna; Dante’s Inferno (1924) per la regia di Henry Otto. Ricordiamo anche La nave di Satana (1935) per la regia di Lachmann e l’interpretazione di Spencer Tracy.

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La governante

Sinossi La vicenda è imperniata su Caterina Leher, governante francese assunta in casa Platania, famiglia siciliana e borghese trapiantata a Roma. Emblematica è la figura di Caterina, che occulta la propria natura e dilaniata dal rimorso: da un lato ostenta il rigore calvinista, dall’altro non può frenare l’eros di cui si sente colpevole, al di là delle autorevoli opinioni di quanti assolvono la sua condotta. Per esorcizzare la propria condizione, Caterina calunnia allora la rozza servetta siciliana Jana. Il patriarca siciliano Leopoldo le crede: lui che ha sacrificato una figlia sull’altare del moralismo, e considera Caterina un modello d’integrità, licenzia Jana. La governante, sempre più tormentata, rivolge le sue attenzioni ad un’altra giovane cameriera. Leopoldo la coglie involontariamente in flagrante, aprendo di slancio la porta ‘sbagliata’ nell’urgenza di comunicarle che Jana è morta per i postumi di un incidente, proprio mentre tornava al Sud. Leopoldo è impietrito da ciò che vede. Caterina, ignara della tragedia, cerca perdono per la sua omosessualità ormai scoperta; incapace di accettarsi, afferma piuttosto di essere ‘guarita’ e chiede di restare in quella casa dove si sente pronta a vincere il suo ‘diavolo’. Leopoldo le crede ancora una volta, neanche la sua è accettazione, ma perdono 140

La scuola va a teatro 2012*2013

del ‘peccato’: gesto che riequilibra in lui il tormento per l’intransigenza mostrata alla figlia. La sua comprensione dura tuttavia pochi attimi. Leopoldo non riceve risposta quando chiede a Caterina quanto fondate fossero le sue asserzioni su Jana. Al contempo, quando Caterina apprende della scomparsa della servetta, si sente irrimediabilmente responsabile, secondo l’etica calvinista alla quale vorrebbe conformarsi. La sua calunnia ha innescato la morte, e la donna non riesce più a perdonare se stessa, schiacciata dalla responsabilità individuale che le impone di espiare.

Messa in scena e note di regia Secondo il regista Scaparro il lato più sorprendente e attuale del testo è quello di una Sicilia e di un’Italia dei nostri padri e dei nostri nonni, dimenticato forse, certo sconosciuto ai più giovani, ma di cui è facile scoprire ancora oggi le tracce nella società, e che Brancati nella sua opera sottolinea: dai tabù sessuali, al gallismo, ai falsi moralismi, alle divisioni forzatamente etniche, alle censure appunto, alle ipocrisie dei poteri ‘ufficiali’ di tutti i tempi. L’azione si svolge a Roma, in una ricca casa borghese su cui incombe, la cupola di San Pietro. La governante francese


Teatro Quirino Vittorio Gassman 16 - 28 aprile 2013 La governante di Vitaliano Brancati

Cenni storici sull’opera Nel 1952 La governante fu interdetta alle scene dalla censura perché ‘contraria alla morale’, e si accese in Italia una querelle non solo letteraria e teatrale, ma anche civile e politica – nella quale è inevitabile cogliere nodi tuttora irrisolti, in termini di intolleranza, negazione della libertà di espressione, perbenismo e pruderie; mali cronici di una società che annega nell’ipocrisia e si dibatte in un insanabile conflitto tra morale e pregiudizio. Utilizzando un registro parodico e satirico che approda alla tragedia, l’autore descrive il clima oscurantista dell’Italia

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anni Cinquanta. La governante è un eloquente spaccato di un preciso periodo storico, icastica invettiva contro la Sicilia baronale e, più in generale, contro la società e la politica italiane, dominate – quasi senza soluzione di continuità – prima dal fascismo, poi dai democristiani. Il principale motivo del divieto a rappresentare La governante è da riscontrare in quest’esplicita accusa, mentre la materia ‘scabrosa’ è descritta in maniera elegante e allusiva. Pietra dello scandalo, ufficialmente, è il tema dell’omosessualità (per di più femminile). Nella protesta affidata al veemente pamphlet Ritorno alla censura scritto subito dopo il divieto di rappresentazione Brancati avverte che il problema è più la calunnia che l’amore fra due donne . In effetti la drammaturgia di Brancati adotta e sconvolge un topos duttile e collaudato, qual è appunto l’inganno calunnioso.

Biografia dell’autore Vitaliano Brancati, scrittore, dramma-

I grandi classici italiani

Caterina Leher, charmante, colta e di fede calvinista, instaura un rapporto dialettico con il siciliano Leopoldo Platania, cattolico e severo capofamiglia, illuso di essersi integrato nella Capitale e invece incapace di accettare un’etica diversa da quella in cui è cresciuto. Entrambi, per ragioni diverse, si struggono dentro: la prima perché vive l’omosessualità come colpa segreta, l’altro perché è stato troppo intransigente nell’imporre la propria morale alla figlia, morta suicida, mentre il figlio Enrico incarna l’atavico gallismo siculo ai danni della fragile moglie Elena. A frequentare assiduamente casa Platania è Alessandro Bonivaglia, scrittore indolente ma lucido.

regia Maurizio Scaparro con Pippo Pattavina, Giovanna Di Rauso, Max Malatesta, Marcello Perracchio, Giovanni Guardiano, Valeria Contadino, Veronica Gentili, Chiara Seminara

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turgo e sceneggiatore, Si impose come autore di punta nel panorama della narrativa neorealista negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale. Nato a Pachino (Siracusa) nel 1907, compì gli studi a Catania. Si trasferì a Roma per svolgervi l’attività letteraria e giornalistica. Nel 1934 la crisi politica lo portò a ripudiare gli scritti giovanili e il fascismo con la sua mitologia dell’azione. Tornò a Catania e si dedicò all’insegnamento, compiendo una scelta individuale coraggiosa, che pochi scrittori in quegli anni fecero preferendo collaborare con il fascismo. Collaborò al settimanale «Omnibus» con alcune corrispondenze, ispirate a un anticonformismo radicalliberale cui rimase fedele anche dopo il 1945. Un capolavoro novellistico è Il vecchio con gli stivali (1944), una denuncia dell’antifascismo ufficiale. Ottenne il successo con tre romanzi: Don Giovanni in Sicilia (1941), una farsa spregiudicata di cui è protagonista il quarantenne Giovanni Percolla; Il bell’Antonio (1949) racconto tragicomico di un’impotenza sessuale dissimulata in cornici vitalistiche; incompiuto e pubblicato postumo è Paolo il caldo (1954), storia di un’ossessione erotica cui si intreccia l’analisi del costume culturale e sociale postbellico. Dopo La governante, la vicenda della censura ispirò a Brancati un pamphlet, Ritorno alla censura (1952), in cui lo scrittore rivendicò i diritti civili del teatro e ribadì la sua poetica del comico, fedele ai grandi modelli del realismo classico ottocentesco. Per il cinema scrisse la sceneggiatura di Signori, in carrozza! (1951) diretto da Luigi Zampa e di Guardie e ladri (1951) di Mario Monicelli; Altri 142

La scuola va a teatro 2012*2013

tempi (1952) con la regia di Alessandro Blasetti; nel 1954 per Roberto Rossellini scirsse Dov’è la libertà? e Viaggio in Italia. Morì a Torino nel 1954.

Adattamenti dell’opera Teatro

In Italia il debutto a teatro dell’opera avviene postumo, ben 11 anni dopo la morte di Brancati, che aveva dedicato e concepito la commedia per la moglie, l’attrice Anna Proclemer che fu protagonista della prima edizione. Il debutto è avvenuto precisamente il 22 gennaio 1965, protagonisti la Proclemer e Gianrico Tedeschi, per la regia di Giuseppe Patroni Griffi; spettacolo fu ripreso più volte. Nel 1984 sono stati interpreti della pièce Turi Ferro e Carla Gravina, regia di Luigi Squarzina. Nel 1994 La governante viene rappresentata da Paola Pitagora, a fianco di Gabriele Ferzetti e poi di Pippo Pattavina, regia di Giorgio Albertazzi, il quale riprende il ruolo di Bonivaglia, da lui già interpretato nell’edizione di esordio. Nella stagione successiva, Albertazzi passa al ruolo di Platania, sempre con Paola Pitagora. Alla stagione 2001-2002 risale la messinscena del Teatro Stabile di Catania con Andrea Johnasson e ancora Pattavina, regia di Walter Pagliaro. Cinema

Sul grande schermo l’opera è stata adattata per il film La governante, con la regia di Giovanni Grimaldi nel 1974.

Estratti stampa La governante di Brancati è un dramma forte, che parla di calunnia, di falsitá e di moralismo; un moralismo gretto che condanna una giovane donna omoses-


Spunti didattici La narrativa neorealista (Cesare Pavese, Primo Levi, Elio Vittorini etc.) e il cinema (Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Cesare Zavattini). La Sicilia di Brancati - il quale rompe con la sua opera per la forza della concretezza artistica gli schemi letterali e culturali - e quella di Verga e Pirandello. L’inganno e la calunnia: analisi di altre opere incentrate sul tema, per esempio la commedia Molto rumore per nulla e il tragico Otello di Shakespeare; il testo di Lilliam Hellman, moglie del celebre scrittore Dashiell Hammet, La calunnia (The Children’s Hour) del 1934. Il ruolo della morale e della religione rispetto alla scelte individuali sessuali. Analisi della problematica ancora attuale: la Chiesa, i protestanti e i laici e lo Stato. La censura e il libero pensiero: dal ventennio fascista all’ età repubblicana.

I grandi classici italiani

suale a una vita in cui il rimorso diventa l’unico bene da custodire gelosamente per poter conservare la dignitá. Una tematica che nei primi anni ‘50 valse all’opera la censura (l’allora sottosegretario preposto era Giulio Andreotti). (girodivite, 17 gennaio 2012) “[…] è un gioco di specchi. Non solo Caterina governa una famiglia già governata da Leopoldo – e forse in realtà ella governa solo gli umori di Leopoldo – ma questione assai più importante: ella non riesce a governare se stessa. Non ha la forza di contenersi, non sa custodire un segreto, assegna le sue colpe a Jana servetta ingenua, innocente e primitiva (che morirà), e infine con gesto di disperato risarcimento paga col suicidio la propria condotta. Come a dire: il male genera se stesso, anche se il male in origine è tutt’altro che male. Insomma: chi governa chi? la governante omosessuale governa casa Platania o quest’ultima famiglia perbenista, barbosa e ipocrita come mille altre, governa (coi suoi valori) il destino di Caterina? Il quesito è molto marxiano e ricorda pagine circa la relazione fra società e coscienza’. (scandalizzareeundiritto, 4 febbraio 2012)

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Bibliografia I GRANDI CLASSICI ITALIANI Alice Cencetti, Giovanni Pascoli: una biografia critica. Firenze, Le lettere, 2009. Carlo Ossola, Introduzione alla Divina Commedia. Venezia, Marsilio, 2012. Beatrice Stasi, Svevo. Bologna, Il Mulino, 2009.

I grandi classici italiani

Luca Rachetta, Vitaliano Brancati: la realtĂ svelata. Firenze, Atheneum, 2006.

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L’arte della commedia

Sinossi 1964. Oreste Campese, capocomico di una compagnia di guitti, si reca da De Caro, prefetto di un capoluogo di provincia appena insediato, e gli espone i problemi della compagnia. I due discutono sulla crisi del teatro, sul ruolo dell’attore, sui repertori e infine sul rapporto tra finzione e realtà, manifestando profonde divergenze. Campese invita il prefetto al suo spettacolo, sperando che la presenza di un’autorità possa invogliare la gente ad andare a teatro; De Caro rifiuta e lo congeda bruscamente. Campese però si appropria di una lista di persone che devono essere ricevute e lancia una sfida: sarà in grado De Caro di distinguere fra le persone reali e i suoi attori travestiti? Dal prefetto si avvicendano le persone che avevano chiesto udienza presentando i loro casi e lui, nuovo del luogo, non riesce a capire se sono reali o se sono attori della compagnia. Nemmeno quando arriva il Maresciallo che dovrebbe arrestare Campese… L’arte della commedia è un vero e proprio “manifesto” politico della poetica teatrale di Eduardo. È una commedia di denuncia da parte degli attori verso la borghesia che censura ideologicamente e materialmente i contenuti di verità che gli artisti vorrebbero esprimere e mette in secondo piano il loro ruolo produttivo in società. Una censura di carattere 146

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materiale imposta, che evita di far nascere e pubblicizzare lavori di denuncia sociale, per impedire una sensibilizzazione delle coscienze verso i reali problemi della società. Eduardo, infatti, denuncia in questa opera la coercizione che il teatro e gli artisti sono costretti a subire dai vari governi che, per distrarre le masse dall’avere un’opinione, indirizzano la cultura di massa in una direzione tanto edonista quanto deleteria per le sorti dell’intera umanità, generando confusione, che risulta essere strumentale agli interessi dei potenti. Un capolavoro politico sulla questione teatrale.

Messa in scena e note di regia L’Arte della commedia è un gran testo, tanto poco rappresentato da essere una vera riscoperta. Michele Sinisi riscopre così un Eduardo molto attuale. La commedia trova inquietanti assonanze con la crisi teatrale di oggi; un allestimento scabro e quasi acido, capace di virare il grottesco in tragedia. Un’ottima compagnia quella del Teatro Minimo, con un Sinisi di sublime asciuttezza nella parte del capocomico che fu dell’autore. La messinscena è ottima e sa far risuonare appieno un testo. Il regista in questa edizione ha il merito di rilanciare l’opera in maniera inedita affrontando il tema oggi attualissimo della funzione della cultura


TEATRO ELISEO 5 - 17 marzo 2013 L’Arte della Commedia di Eduardo De Filippo

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si pretenda di scrivere tutti i finali ma è giusto penso desiderare l’ascolto.

Cenni storici sull’opera L’Arte della commedia è una commedia teatrale in due tempi e un prologo, scritta da Eduardo De Filippo nel 1964. L’opera fa parte della raccolta Cantata dei giorni dispari, che contiene le commedie scritte nell’immediato dopoguerra, e quindi nei giorni più difficili (i giorni dispari in un detto napoletano). Per inquadrare l’opera nel suo tempo storico: Nel 1964 Martin Luther King riceve il Nobel per la pace. A New York arrivavano i Beatles, sempre negli States nascono Sandra Bullok, Nicolas Cage e Guillermo Del Toro; in Italia nasce Antonio Albanese, Francesca Neri e Isabella Ferrari. Il cinema produce Per un pugno di dollari di Sergio Leone, Mary Poppins di Robert Stevenson, Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini ma è anche l’anno

Il teatro di Eduardo De Filippo

e soprattutto del teatro. Sinisi attore va in scena con una recitazione disadorna, tutta a “togliere”: basta la dignità con cui accetta dal funzionario il caffellatte che gli viene offerto, basta la cura con cui si stende un tovagliolino sul ginocchio, per non sbriciolarsi addentando la brioche, a dirla lunga sullo spessore di questa figura. Credo che ciascuno di noi nella propria vita prima o poi incontra il proprio Prefetto. Una o più volte purtroppo ci capita di vestire i panni di Campese nonostante la stanchezza e gli schiaffi ricevuti. Con molta dignità però mettiamo la giacca, facciamo il nodo alla cravatta e andiamo di primo mattino a parlare di noi, colla speranza che il Prefetto ci stringa la mano e dica: sì. Ahimè non di rado però il Prefetto, comunque essere umano pure lui, risponde al nostro desiderio di ascolto con lo scherno o ancora più cinicamente con l’indifferenza. A me fa male. Però finisco per ingoiare il rospo perché sono stato educato a non distruggere ogni probabilità anche minima che le cose possano migliorare. Ma in certi momenti, quando la misura non la trovo malgrado l’impegno, finisco per agire perché bisogna anche compensare il vortice delle proprie emozioni. Allora succede che al Prefetto chiedo il rispetto che comunque si deve ad un essere umano che ha solo sperato in una stretta di mano accompagnata da un sì. Non che

regia Michele Sinisi con Michele Altamura, VittorioContinelli, Nicola Conversano, Simonetta Damato, Nicola DiChio, Gianluca delle Fontane, Patrizia Labianca, Riccardo,Lanzarone, Michele Sinisi

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in cui esce nelle sale Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica, adattamento della Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, che proprio nel’64 scrive L’Arte della commedia. Eduardo affronta un problema artistico e culturale ma anche sociale e politico. Solleva con questa commedia questioni che danno voce non ad un intellettuale, ma a un piccolo teatrante di poca cultura e di molta esperienza, mantengono anche oggi la loro schiacciante attualità e la manterranno fintanto che esisteranno, da un lato, un potere arrogante e votato solo al mantenimento di se stesso, dall’altro un teatro che guarda alla realtà per aiutare a comprendere, se non a risolvere, le sue troppe contraddizioni. Forse Eduardo sentiva e avvertiva quello che Mimmo Franzinelli ci racconto nel suo libro Il Piano solo, storia di un golpe impossibile.

Auto-Biografia dell’autore Sono nato a Napoli il 24 maggio 1900, dall’unione del più grandi attoreautore-regista e capocomico napoletano di quell’epoca, Eduardo Scarpetta, con Luisa De Filippo, nubile. Mi ci volle del tempo per capire le circostanze della mia nascita perché a quei tempi i bambini non avevano la sveltezza e la strafottenza di quelli d’oggi e quando a undici anni seppi che ero “figlio di padre ignoto” per me fu un grosso choc. La curiosità morbosa della gente intorno a me non mi aiutò certo a raggiungere un equilibrio emotivo e mentale. Così, se da una parte ero orgoglioso di mio padre, della cui compagnia ero entrato a far parte, sia pure saltuariamente, come comparsa e poi 148

La scuola va a teatro 2012*2013

come attore, fin dall’età di quattro anni, d’altra parte la fitta rete di pettegolezzi, chiacchiere e malignità mi opprimeva dolorosamente. Mi sentivo respinto, oppure tollerato, e messo in ridicolo solo perché “diverso”. Da molto tempo, ormai, ho capito che il talento si fa strada comunque e niente lo può fermare, ma è anche vero che esso cresce e si sviluppa più rigoglioso quando la persona che lo possiede viene considerata “diversa” dalla società. Infatti, la persona finisce per desiderare di esserlo davvero, diversa, e le sue forze si moltiplicano, il suo pensiero è in continua ebollizione, il fisico non conosce più stanchezza pur di raggiungere la meta che s’è prefissata. Tutto questo però allora non lo sapevo e la mia “diversità” mi pesava a tal punto che finii per lasciare la casa materna e la scuola e me ne andai in giro per il mondo da solo, con pochissimi soldi in tasca ma col fermo proposito di trovare la mia strada. Dovrei dire: di trovare la mia strada nella


Adattamenti dell’opera Televisione

L’Arte della Commedia è andata in onda il 9 gennaio 1976, nel terzo ciclo dedicato al Teatro di Eduardo.

Conversazioni con… il regista Michele Sinisi Perché Michele Sinisi scegle proprio i giorni “ dispari “ fra quelli raccontati da Eduardo? Questo lavoro appartiene a una raccolta di commedie teatrali che Eduardo scrisse in quegli anni, la Cantata dei giorni dispari, in cui sono state inserite le opere scritte subito dopo il termine della seconda guerra mondiale. Tempi difficilissimi, ovvero ‘giorni dispari’, come si dice dalle parti del Vesuvio…come quelli che stiamo vivendo, quindi la necessità di capire. Qual è solitamente il rapporto fra realtà e finzione nel gioco teatrale e in particolare in questa commedia? Eduardo in questa commedia mette in campo tutte le possibili varianti di questo rapporto, considerandolo anche da una duplice prospettiva: il teatro che guarda alla società mettendo l’occhio al buco della serratura, per riportare sulla scena storie di vita, pezzi di realtà; ma anche la società civile che guarda al teatro considerandolo non un passatempo futile o una realtà marginale, ma uno specchio in cui riflettersi per conoscersi meglio.

Spunti didattici Il rapporto fra realtà e finzione in teatro in Eduardo e in altri autori. La funzione del teatro in un’epoca come la nostra. I nuovi generi teatrali: il teatro civile e il teatro di narrazione. Il ruolo degli intellettuali e della cultura. Un’analisi a partire dal Rinascimento italiano.

Il teatro di Eduardo De Filippo

strada che avevo già scelto da sempre, il teatro, che è stato ed è tutto per me. Eduardo De Filippo muore il 31 ottobre 1984.

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La grande magia Sinossi In un grande albergo di una località termale frequentato da agiati borghesi, la direzione, per divertire e distrarre i suoi ospiti, ha ingaggiato un prestigiatore, il mago Marvuglia che tira a campare allestendo spettacoli itineranti nelle località di villeggiatura: una sorta di illusionista filosofo che con trucchi dozzinali vuole presentarsi come un grande mago. I villeggianti dell’albergo Metropolitan in realtà hanno già di che divertirsi spettegolando su Calogero Di Spelta che si rende ridicolo per la sua sfrenata gelosia nei confronti della moglie, la bella Marta. I suoi sospetti in realtà non sono infondati poiché è proprio Marta che, volendo incontrare segretamente il suo amante, per sfuggire alla continua sorveglianza del marito, corrompe il mago organizzando il trucco della sua sparizione durante lo spettacolo. Il mago potrà finalmente fare una “grande magia” facendola prima scomparire e poi riapparire agli occhi stupefatti del pubblico. Marvuglia organizza bene il suo trucco ma, quando la moglie fedifraga dovrebbe ricomparire, il trucco non riesce: la moglie è definitivamente scomparsa. Il mago che sa la verità, e che non vuole essere coinvolto in un caso che ha messo in moto anche le autorità di polizia, riesce a convincere il marito geloso e disperato che in realtà la moglie non è sparita ma è rimasta intrappolata in una scatola che non dovrà mai essere aperta altrimenti la sua 150

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amata moglie sparirà definitivamente. Calogero potrà riabbracciare sua moglie, di cui ha sempre sospettato, a condizione di mai più dubitare della sua fedeltà, altrimenti essa sparirà definitivamente. Calogero si convince e, ritenuto da tutti ormai pazzo, vive non separandosi mai dalla scatola in cui crede essere la moglie, convinto che così l’avrà sempre con sé. Quando Marta dopo ormai quattro anni, abbandonata dall’amante, disperata decide di tornare dal marito, scongiura Marvuglia di fingere di concludere l’esperimento interrotto durante lo spettacolo e di farla riapparire. Il marito, ormai prigioniero della sua voluta illusione, respingerà quella donna per lui estranea.

Messa in scena e note di regia Il tema sostanziale de La grande magia è il rapporto tra realtà, vita e illusione. Ove si consideri il periodo di scrittura e prima messa in scena del testo, tra il 1947 e il 1950, va rilevato la sua modalità coraggiosamente sperimentale, con numerosissimi riferimenti meta teatrali: Eduardo parla in modo preciso del rapporto tra il mondo del teatro e quello degli spettatori, e dei confini, invisibili ma invalicabili, tra queste due realtà complementari. Ma parla forse anche della crisi di un autore che aveva creduto di trovare la propria funzione negli anni difficili ma pieni di speranza e di entusiasmo del primo dopoguerra e si accorge che il mondo


Teatro Quirino Vittorio Gassman 19 febbraio - 10 marzo 2013

Cenni storici sull’opera La grande magia appartiene alla stagione creativa da cui nascono le commedie più celebri di Eduardo, da Napoli mi-

La grande magia di Eduardo De Filippo regia Luca De Filippo con Luca De Filippo, Massimo De Matteo, Carolina Rosi Info e prenotazioni tel. 06.6785802 f.melucci@teatroquirino.it

lionaria a Le voci di dentro. L’ideazione probabilmente risale al ’47; l’anno successivo, in vista del debutto autunnale, Eduardo ne dà lettura prima agli allievi dell’Accademia d’Arte Drammatica poi a Lucio Ridenti che sulla rivista da lui diretta, Il Dramma, dedica alla commedia un servizio in forma di fotoromanzo, dove le fotografie dell’autore si accompagnano alle didascalie che narrano la trama. Anche se la figura del mago ricorda lontanamente quella di Sik Sik, l’artefice magico al quale Eduardo deve i suoi primi successi, in realtà La grande magia si avventura per strade non ancora sperimentate: scritta in italiano, manifesta accenti diversi dal realismo delle commedie che l’hanno immediatamente preceduta. Eduardo inoltre aveva pensato di affidare il personaggio di Otto Marvuglia al grande attore pirandelliano Ruggero Ruggeri e di riservarsi la parte del marito abbandonato. Non solo però la collaborazione con Ruggeri non si realizza, ma in occasione della prima a Trieste, a ottobre del ’48, Titina, che doveva interpretare Zaira, la moglie di Marvuglia,

Il teatro di Eduardo De Filippo

- cieco e sordo - preferisce non guardare in faccia la realtà: in particolare il teatro è considerato un’arte accessoria. Così il protagonista Otto Marvuglia ‘professore di scienze occulte, celebre illusionista’ - come recita la locandina prima del testo - fa sì tornare alla mente la figura di SikSik ‘artefice magico’ ma con ben altre scaltrezze e capacità di manipolare: e tutto diviene più inquietante. Se in altri testi Eduardo aveva riflettuto sulla società, con i limiti, le ipocrisie, i condizionamenti che imponeva all’individuo, nella Grande magia lascia spazio all’introspezione e all’amara disillusione sulla possibilità di assistere, in Italia, ad un reale cambiamento. La speranza di un’inversione di tendenza è venuta meno: all’individuo non resta che cullarsi nell’illusione che tutto vada bene. Una scelta valida, utile a sopravvivere, ma perdente, nel privato, come nel pubblico. Nella Grande magia è palesemente dichiarato anche il gioco del metateatro, non solo un espediente drammaturgico ma anche un’ intima e accorata riflessione, che è giusto ricordare al pubblico, ma che mai sovrasta la finalità principale della commedia: raccontarci una storia, appassionarci a una vicenda umana, filtrata dalla lente di una straordinaria poesia.

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si ammala seriamente rendendo necessaria la sostituzione. A Milano, Eduardo rinuncia a mettere in scena la commedia e scrive a tempo di record Le voci di dentro, in modo da riuscire a onorare il contratto con il Nuovo. Titina interpreterà La grande magia nella stagione successiva, ma il lavoro non avrà successo.

Biografia dell’autore Eduardo nasce a Napoli il 24 maggio del 1900, figlio naturale dell’attore Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, egli debutta nel 1904 come giapponesino ne La geisha, firmata da suo padre. Nel 1914 entra in pianta stabile nella compagnia del fratellastro e vi rimane fino al 1920, anno in cui viene richiamato alle armi: nel 1922, terminato il servizio militare, riprende a calcare con regolarità i palcoscenici. Nel 1931, insieme ai fratelli Peppino e Titina, forma la compagnia del ‘Teatro Umoristico I De Filippo’, che durerà fino al 1944: in questo periodo egli scrive opere del valore di Natale in casa Cupiello (1931) e Chi è cchiù felice ‘e me? (1932), mentre inizia una intensa attività cinematografica con Tre uomini in frack (1932) di Mario Bonnard seguito da Il cappello a tre punte (1934) di Mario Camerini e Quei due (1935) di Gennaro Righelli. Nel 1945 scrive Napoli milionaria e consuma una definitiva rottura, per dissapori artistici, con Peppino; così egli forma la Compagnia di Eduardo che rappresenta nel 1946 Questi fantasmi e di lì a poco, Filumena Marturano, destinato a divenir cavallo di battaglia della grande Titina. Seguono altri capolavori: Le bugie con le gambe lunghe (1947), La grande 152

La scuola va a teatro 2012*2013

magia (1948), Le voci di dentro (1948), La paura numero uno (1951) vanno ad arricchire un repertorio sempre più fuori dell’ordinario, mentre al cinema si succedono Assunta Spina (1948, di M. Mattoli), Napoli milionaria (1950), Filumena Marturano (1951), L’oro di Napoli (1954, di V. De Sica), Fantasmi a Roma (1960, di A. Pietrangeli). Nel 1958, viene rappresentata a Mosca, con la regia di R. Simonov, Filumena Marturano; nel 1962, è la volta de Il sindaco del rione Sanità. Nel 1964, egli scrive L’arte della commedia, che viene paragonata a L’impromptu di Molière; nel 1973 mette in scena Gli esami non finiscono mai e, nel medesimo anno, all’Old Vic di Londra viene rappresentata Sabato, domenica e lunedì, con la regia di Franco Zeffirelli e l’interpretazione di Laurence Olivier. Nel novembre del 1980, gli viene conferita la laurea in lettere honoris causa dall’Università di Roma e nel 1981 è nominato senatore a vita: nel 1984, Eduardo si spegne a Roma.

Adattamenti dell’opera Teatro

La prima messinscena risale al 30 ottobre 1948 al Teatro Verdi di Trieste ad opera de Il teatro di Eduardo con Titina De Filippo. Sarà portata per diverse piazze non incontrando il favore del pubblico, fino al ritiro dal cartellone dopo la rappresentazione nel 1950 a Roma, al Teatro Eliseo. Eduardo interpretava Calogero Di Spelta e Titina De Filippo Zaira, la moglie di Marvuglia. Nel 1985 la commedia, a pochi mesi dalla morte di Eduardo, debutta con la regia di Giorgio Strehler al Piccolo Tea-


Televisione

Eduardo nel 1964, nella riedizione delle sue commedie per la TV, inserisce La grande magia interpretando il ruolo di Otto Marvuglia e lasciando quello di Calogero Di Spelta a Giancarlo Sbragia.

Conversazione con… il regista Luca De Filippo Che cos’è La grande magia? A chi gli chiedeva cosa avesse voluto dire con La grande magia, Eduardo rispondeva che aveva voluto significare che ‘la vita è un gioco, e questo gioco ha bisogno di essere sorretto dall’illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede... Ogni destino è legato ad altri destini in un gran gioco eterno del quale non ci è dato scorgere se non particolari irrilevanti’ (Il Dramma, marzo 1950). Qual è il legame tra questo testo e gli altri del suo repertorio? Le ragioni per le quali si sceglie una commedia sono sempre molteplici ed è difficile trovare a tutte una spiegazione. La grande magia nasce in un contesto storico affine a quello di Napoli milionaria!, Filumena Marturano e Le voci di dentro; tuttavia trovo che questa commedia, rispetto alle altre che ho messo in scena sino ad ora, abbia uno sviluppo differente e del tutto originale.

Spunti didattici Relativismo pirandelliano e esistenzialismo eduardiano: punti di contatto e differenze. La vita come imperfetta illusione: da Platone a Nietzsche. La tecnica di scrittura drammaturgica di Eduardo: l’importanza del terzo atto. Il dialetto come espressione letteraria privilegiata: Eduardo, Porta, Belli, Viviani e Dario Fo. Il teatro napoletano: da Scarpetta a Ruccello.

Il teatro di Eduardo De Filippo

tro di Milano: nei panni di Otto Marvuglia Renato De Carmine, in quelli di Calogero Di Spelta Franco Parenti. La regia strehleriana verrà ripresa nella stagione 1997/1998 in occasione del cinquantenario del Piccolo da Carlo Battistoni con un cast invariato se si esclude Giancarlo Dettori, già subentrato a Franco Parenti, nel ruolo di Calogero Di Spelta.

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Le voci di dentro

Sinossi Alberto Saporito è un apparecchiatore di feste popolari e vive col fratello Carlo e lo zio Nicola. Una notte sogna che i vicini di palazzo, i Cimmaruta, uccidono l’amico Aniello Amitrano e fanno sparire il cadavere. Nel sogno, lucidissimo, Alberto vede dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L’indomani, fatta la denuncia in questura, fa arrestare i Cimmaruta e rimasto solo in casa con il portiere Michele, cerca i documenti. Solo allora, all’improvviso, s’accorge di aver sognato il tutto e capisce il guaio che ha combinato. Ritrattata la denuncia dal commissariato di polizia, Alberto si trova ora nei guai: il procuratore della Repubblica, insospettito, crede che egli abbia ritrattato per paura od altro; rischia, inoltre, una querela per calunnia da parte dei vicini. Ma quel che viene messo in moto, in una rapida degenerazione, è un meccanismo che svelerà tutte le meschinità dei protagonisti. Carlo, il fratello, nell’evenienza dell’arresto, cerca immediatamente un compratore per tutto il materiale per l’allestimento delle feste popolari e tenta di farne firmare ad Alberto la cessione (con pieni poteri), adducendo varie scuse. I Cimmaruta, che vengono a trovarlo uno alla volta, si mostrano stranamente gentili e si accusano l’uno con l’altro cercando di salvare il resto della famiglia. Con154

La scuola va a teatro 2012*2013

verranno, alla fine, di dover assassinare Alberto per salvarsi... da un omicidio che, nel finale della commedia, si scopre essere solamente un sogno, in quanto Aniello è vivo e vegeto. Alberto, a questo punto, finge di aver trovato i documenti, chiamando assassini i vicini e spiega a cosa si riferisce: assassini della stima e della fiducia reciproche, ammettendo un omicidio come potenziale prassi, sospettando degli stessi familiari. In fondo, ammette Alberto Saporito, è compreso anche lui fra loro, senza saperlo: infatti con quel sogno, ha inconsciamente creduto i vicini capaci di un tale crimine.

Messa in scena e note di regia Toni Servillo torna al lavoro sulla drammaturgia napoletana e in particolare all’amato Eduardo, a dieci anni di distanza dal successo di Sabato, domenica e lunedì. ‘Eduardo De Filippo è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare: dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. È inoltre l’autore italiano che con maggior efficacia, all’interno del suo meccanismo drammaturgico, favorisce l’incontro e non la separazione tra testo e messa in scena. Seguendo il suo


Teatro Argentina 7 - 31 maggio 2013 Le voci di dentro di Eduardo De Filippo

Cenni storici sull’opera Dato che Titina all’inizio del dicembre 1948 si era ammalata e il medico le aveva prescritto un periodo di convalescenza piuttosto lungo, consapevole di non poter replicare il suo solito repertorio fino a Natale, Eduardo, chiuso nella camera 24 dell’hotel Continental a Milano, in diciassette ore, scandite in tappe notturne, scrisse Le voci di dentro, ‘tarantella in tre atti’ rappresentata la prima volta, al Nuovo, la sera del 12 dicembre 1948. Nel contesto della produzione dell’autore, si tratta di una commedia noir che, malgrado sia stata scritta solo tre anni dopo Napoli milionaria!, segna il momento di passaggio, come ha detto Luca De Filippo «da un Eduardo in cui è ancora viva la speranza nei grandi

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cambiamenti e nel recupero dei valori fondamentali, dopo il terribile dramma della guerra, ad un Eduardo in cui la disillusione ed il pessimismo prevalgono in misura crescente». Da assassini finti a veri assassini. Come gli italiani del dopoguerra possono essere tutti dei ladri di biciclette, così possono trasformarsi facilmente anche in assassini: «io vi ho accusati - dice alla fine il protagonista ai suoi vicini - e non vi siete ribellati, eppure eravate innocenti tutti quanti… Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni… il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! […] la stima reciproca che ci mette a posto con la nostra coscienza, che ci appacia con noi stessi, l’abbiamo uccisa… E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto. E ci stavamo arrivando». Specchio dell’Italia del tempo, Le voci di dentro riflette i traumi di un paese dove tutti sospettano di tutti (le mogli dei mariti, i mariti delle mogli, i fratelli delle sorelle, le zie dei nipoti), dove i valori sembrano scomparsi, dove i più sag-

Il teatro di Eduardo De Filippo

insegnamento cerco nel mio lavoro di non far mai prevalere il testo sull’interpretazione, l’interpretazione sul testo, la regia sul testo e sull’interpretazione. Il profondo spazio silenzioso che c’è fra il testo, gli interpreti ed il pubblico va riempito di senso sera per sera sul palcoscenico, replica dopo replica.’ Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo quella italiana, per i decenni a venire.

regia Toni Servillo con Toni Servillo e Peppe Servillo

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Biografia dell’autore Eduardo de Filippo, nato a Napoli il 24 maggio del 1900, figlio naturale dell’attore Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, debutta nel 1904 come giapponesino ne La geisha, firmata da suo padre. Nel 1914, entra in pianta stabile nella compagnia del fratellastro e vi rimane fino al 1920, anno in cui viene richiamato alle armi: nel 1922, terminato il servizio militare, riprende a calcare con regolarità i palcoscenici. Nel 1931, insieme ai fratelli Peppino e Titina, forma la compagnia del ‘Teatro Umoristico I De Filippo’, che durerà fino al 1944: in questo periodo, egli scrive opere del valore di Natale in casa Cupiello (1931) e Chi è cchiù felice ‘e me? (1932), mentre inizia una intensa atti-

vità cinematografica con Tre uomini in frack (1932) di Mario Bonnard, seguito da Il cappello a tre punte (1934) di Mario Camerini e Quei due (1935) di Gennaro Righelli. Nel 1945 scrive Napoli milionaria e consuma una definitiva rottura, per dissapori artistici, con Peppino; così egli forma la Compagnia di Eduardo che rappresenta nel 1946 Questi fantasmi e di lì a poco, con esiti trionfali, Filumena Marturano, destinato a divenir cavallo di battaglia della grande Titina. Seguono altri capolavori: Le bugie con le gambe lunghe (1947), La grande magia (1948), Le voci di dentro (1948), La paura numero uno (1951) vanno ad arricchire un repertorio sempre più fuori dell’ordinario, mentre al cinema si succedono Assunta Spina (1948, di M. Mattoli), Napoli milionaria (1950), Filumena Marturano (1951), L’oro di Napoli (1954, di V. De Sica), Fantasmi a Roma (1960, di A. Pietrangeli). Nel 1958, viene rappresentata a Mosca, con la regia di R. Simonov, Filumena Marturano; nel 1962, è la volta de Il sindaco del rione Sanità. Nel 1964, egli scrive L’arte della commedia, che viene paragonata a L’impromptu di Molière; nel 1973 mette in scena Gli esami non finiscono mai e, nel medesimo anno, all’Old Vic di Londra viene rappresentata Sabato, domenica e lunedì, con la regia di Franco Zeffirelli e l’interpretazione di Laurence Olivier. Nel novembre del 1980, gli viene conferita la laurea in lettere honoris causa dall’Università di Roma e nel 1981 è nominato senatore a vita: nel 1984, Eduardo si spegne a Roma.

Il teatro di Eduardo De Filippo

gi preferiscono non parlare perché sanno di non poter essere ascoltati o compresi quasi da nessuno (come il vecchio Zì Nicola Saporito che comunica sparando bengala e mortaretti e che solo Alberto riesce a capire), di un paese intimamente sconvolto e ormai poco fiducioso nella possibilità di un’autentica rinascita dopo la tragedia della guerra. La dimensione del sogno si mescola e confonde con quella della realtà: tutti i tipi di orrore sono già stati visti, vissuti, metabolizzati a livello inconscio e nessuna efferatezza sembra più impossibile. «Il sogno - dirà lo stesso Eduardo in una intervista rilasciata nel 1977 - è la spia di una inquietudine che ci attanaglia. I personaggi di questa commedia portano in sé l’ansia di una guerra appena finita, di violenze non dimenticate».

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Adattamenti sull’opera Teatro

Nel 2007 Luca De Filippo porta in scena Le voci di dentro per la regia di Francesco Rosi e la scena onirica di Enrico Job. La messinscena recupera alcune scene che Eduardo non inserì nella sua versione. Televisione

Il 30 e 31 dicembre del 1978 la RAI trasmise la versione girata da Eduardo per la TV, all’interno del terzo ciclo delle sue commedie. Questi i personaggi ed interpreti: Rosa (Pupella Maggio); Maria (Marina Confalone); Michele (Luigi Uzzo); Matilde (Giuliana Calandra); Pasquale Cimmaruta (Gino Maringola); Carlo Saporito (Luca De Filippo); Alberto Saporito (Eduardo); il brigadiere (Antonio La Raina); un agente (Franco Folli); Luigi (Marzio Onorato); Elvira (Lidia Ferrara); Capa D’Angelo (Sergio Solli); zi’ Nicola (Ugo d’Alessio); Teresa Amitrano (Linda Moretti); Aniello Amitrano (Franco Angrisano).

Estratti stampa Nella messa in scena di Francesco Rosi, grande regista cinematografico ‘imprestato’ al palcoscenico, quell’Oltre di cui si parlava viene anche suggerito dalle belle scenografie di Enrico Job, dove tra pile assurde di sedie e porte esageratamente grandi c’è spazio anche per un paio di copie di Caravaggio che rappresentava i suoi santi e le sue madonne con le fattezze realistiche di uomini e donne diseredati (la testa del Golia decapitato di una delle due opere rappresentate sembra sia il proprio autoritratto), come a dire che c’è sempre qualcos’altro dietro la rappresentazione della realtà. (teatroteatro.it, 2007) 158

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Spunti didattici Politica e umanesimo: l’Italia dell’immediato dopoguerra nelle commedie eduardiane. Curzio Malaparte e Eduardo De Filippo: ritratti della Napoli occupata. Il sogno come motore drammaturgico e meccanismo narrativo privilegiato: i tragici greci, Calderòn de la Barca, Racine, Shakespeare, Strindberg, Eduardo.


Bibliografia IL TEATRO DI EDUARDO Fiorenza Di Franco, Eduardo De Filippo. Roma, Gremese, 2000. Maurizio Giammusso, Vita di Eduardo, prefazione di Dario Fo. Roma, Minimum fax, 2009.

Il teatro di Eduardo De Filippo

Il cattivo Eduardo: un artista troppo amato e troppo odiato, a cura di Italo Moscati. Venezia, Marsilio, 1998.

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Sinossi 456 sono gli ettari che circondano l’isolata casetta in cui vivono i protagonisti di questa commedia, che ha al proprio centro la famiglia. La famiglia come nucleo sociale primario, angustiante e castrante, oscuro e impenetrabile. Come entità che, al posto di accogliere e proteggere, genera frustrazione e repressione. 456 è la storia comica e violenta di una famiglia che, isolata e chiusa, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre, madre e figlio sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano. Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo. E tuttavia occorre una tregua, perché sta arrivando un ospite atteso da tempo, che può e deve cambiare il loro futuro. Tutto è pronto, tutto è perfetto. Ma la tregua non durerà. Messa in scena e note di regia È un sud senza nome e geografia definita quello descritto da Torre, è uno spazio senza luogo e connotazione temporale, teatralmente è una scena nera chiusa da tre pareti. Come i personaggi gli attori non hanno vie di fuga, le rare volte che hanno bisogno di entrare in scena lo fanno dalla platea, unico riposo è il volto 160

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verso le pareti nere, bagnati da una luce che li mostra nascondendoli. La famiglia, proprio quella del sud, istituzione caposaldo della società, qui è degenerata nel cancro di un barbaro conservatorismo, incapace della più timida apertura verso l’esterno. Famiglia del sud certo, ma geograficamente e linguisticamente inesistente, parlante un miscuglio grezzo e incattivito dei vari dialetti meridionali, di composizione moderna – solo tre persone – ma dai valori arcaici. Padre, madre e figlio, protagonisti di una pièce che per movimento ricorda Eduardo De Filippo, Beckett per l’assurdo che la attraversa e Cechov per la mortale immobilità. Non c’è amore o altruismo tra di loro, ma solo la sopravvivenza e la lotta per i propri spazi, sono tre animali braccati divisi dalle più tradizionali dinamiche familiari, tragici esponenti di un’umanità a perdere che tocca talmente il fondo da diventare tragicomica in quella surreale violenza tipica dei videoracconti di Ciprì e Maresco. Si ride per tutto lo spettacolo grazie alle deformazioni di un dialetto inventato, ripetizioni e paradossi sulla degenerazione dei valori creano una comicità viva e quasi mai banale. Basti ricordare che nel soggiorno dove tutto si svolge è allestita una cucina sulla quale cuoce il sugo perpetuo, una pentola che fuma dalla morte della nonna avvenuta 4 anni prima. La morte ap-


PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI 11 dicembre 2012 - 6 gennaio 2013 456 scritto e diretto da Mattia Torre

Cenni storici sull’opera 456 ha debuttato al Piccolo Eliseo Padroni Griffi nella stagione 2011 all’interno della Rassegna Roma Città Teatro diretta da Orazio Torrisi, rassegna dedicata all’arte del racconto e della parola. Prosegue il tour nei più importanti teatri italiani nel 2011 per ritornare alla fine del 2012 proprio sul palcoscenico da dove era partito e che le ha portato tanta fortuna. Biografia dell’autore Mattia Torre è nato a Roma nel 1972.

con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggeri, Cristina Pellegrino, Franco Ravera Info e prenotazioni tel. 06.48930736 - 06.48872260 info@itacaitaca.it

Insieme a Giacomo Ciarrapico è autore delle commedie teatrali Io non c’entro Tutto a posto Piccole anime e L’ufficio. Nel 2000 pubblica il libro Faleminderit Aprile ‘99 in Albania durante la guerra. Nel 2001 cosceneggia il film Piovono Mucche di Luca Vendruscolo. Nel 2003, il suo monologo In mezzo al mare con Valerio Aprea vince al Teatro Valle di Roma la rassegna Attori in cerca d’autore. Nel 2005 scrive e dirige il monologo teatrale Migliore, con Valerio Mastandrea. È tra gli autori del programma Parla con me di Serena Dandini. Con Ciarrapico e Vendruscolo scrive la serie televisiva Buttafuori e, dal 2007, la prima, la seconda e la terza stagione della serie televisiva Boris, per Fox Italia. Con gli stessi autori, scrive e dirige Boris – il film, prodotto da Wildeside e da Raicinema. Nel 2011 scrive e dirige lo spettacolo teatrale 4 5 6.

Adattamenti dell’opera Televisione

456 è anche una mini-fiction, in onda all’interno del programma The show must go off su La7 di Serena Dandini. Ogni

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punto, diventa qui argomento centrale per fuggire dal presente. D’altronde i tre vivono nell’attesa, ognuno della propria Mosca: il figlio è tenuto alla catena, ma sogna la grande città, il lavoro nella capitale; la madre inverte l’utopia e invece di puntare all’irrealizzabile vive per riavere una teglia data in prestito; il padre invece è proiettato già verso l’aldilà. È lui a spostare l’asse del futuro verso la morte. Tiene la famiglia per giorni a provare la risolutiva cena da fare con un funzionario (uno che si fa prete pur di non pagare le tasse) per acquistare i primi posti al camposanto. È morte di lusso per dimenticare la vita mediocre, nel tagliente silenzio di una verità dolorosa: in questo paese l’unica cosa che ti puoi permettere è una degna sepoltura

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episodio un frammento di realtà, divertente e ironico ma, allo stesso tempo, tragico e drammaticamente attuale.

Conversazioni con… il regista Mattia Torre Qual è la differenza nello scrivere e pensare per il teatro, la TV, il cinema? Da quando ho iniziato a scrivere per il teatro con Giacomo Ciarrapico, una delle regole che ci siamo preposti di seguire, ed è forse la più importante, è di scrivere cose che innanzitutto abbiano un senso.

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E cioè che abbia una ragione per esistere e, nel migliore dei casi, una necessità. E che piacciano a noi per primi, come spettatori. Vale per il teatro, per la televisione, per il cinema. Io credo che se la scrittura è sensata, ed è sincera, allora può diventare potente ovunque si esprima. E allora i tre mezzi hanno uguale potenza espressiva e uguale nobiltà, perché sono campionati di un’unica disciplina: il racconto. Nella scrittura teatrale hai dei riferimenti autoriali precisi? Direi di no. E questo ha inizialmente


Spunti didattici La ricerca della parola nella scrittura della nuova drammaturgia. La morte che si fa verbo e diventa topos letterario: da segnale di decadenza o fine di un’epoca a metafora di altri significati. Analisi del tema della morte in autori letterari del Novecento: per es. in Kafka, Heiss, Muller.

Gli autori contemporanei italiani

creato qualche disguido: perché la critica ama poter fare nessi e rimandi tra gli autori e tra le loro opere. È legittimo. Poi ho capito che era altrettanto lecito concepire la scrittura non solo come prosecuzione di qualcosa, ma come tentativo di innovazione. Il nostro tempo è così controverso e complesso: decidiamo come raccontarlo. Molti parlano della commedia all’italiana come modello ideale di scrittura cinematografica; io credo invece che fosse lo strumento ideale per raccontare quell’epoca, che ora abbiamo superato. Detto questo, ognuno di noi è influenzato dai libri, dai film, dalle conversazioni in cui si imbatte, dalla visione del mondo di un amico, da tante cose che lasciano un segno anche nella scrittura; è umano ed è interessante, ma non dev’essere per forza schematizzabile in un filone teatrale. Qual è per te la relazione tra la scrittura e la messa in scena? È un legame strettissimo. Sono abituato, scrivendo, a immaginare il volto, il tono della voce, le potenzialità espressive dell’attore che interpreterà il personaggio che sto facendo parlare. E d’altra parte la regia è una seconda scrittura, perché il testo cambia grazie agli attori e ai loro punti di forza. Ora invece sono alle prese, per la prima volta, con una commissione teatrale: mi pagano per scrivere un testo (Qui e ora) di cui altri cureranno la regia. Devo scrivere senza pensare agli attori, devo scrivere come fosse un romanzo; è un’esperienza nuova, con cui sono felice di misurarmi.

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L’Arte del dubbio

Sinossi Un ‘cabaret del dubbio’ dove niente è dato per scontato, una moderna commedia dell’arte articolata in quadri in cui giochi di parole, lo strumento dell’interrogatorio e la forma del processo fanno sì che i due interpreti si divertano a indossare i panni dei tipi più disparati sullo sfondo di un teatrino da fiera di paese, con siparietto, quinte e luci di atmosfera brechtiana. Già dall’inizio, Adamo ed Eva, nudi nelle loro sagome, sono stuzzicati dal serpente che, con la voce di Gioele Dix, insinua loro il dubbio, un Dubbio con D maiuscola. In effetti il serpente si sostituisce al creatore con il suo bizzarro decalogo “Io sono il dubbio, non esiste altra verità all’infuori di me”, e diventa il motore che alimenta e suggerisce i diversi episodi che appaiono in scena. Le musiche composte da Cesare Picco ed eseguite dal vivo da Nicola Arata, scandiscono i ritmi dello spettacolo che diventano tesi nei pezzi più impegnati: l’assassinio di Don Peppino Diana a opera della camorra e la morte dei sette operai della Thyssen. In questo strano risiko teatrale che racconta la guerra fra Vero e Falso, tutto scaturisce nientemeno che da verbali autentici di processi italiani. Presi direttamente dai nostri tribunali, compariran164

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no in scena truffatori e pentiti, poliziotti e camorristi: un’umanità pronta a testimoniare la verità o la menzogna, in quel gigantesco palcoscenico chiamato realtà.

Messa in scena e note di regia Varietà di registri espressivi incorniciata scenograficamente in una sorta di teatrino cabaret (un boccascena quasi di cartone con lucette, ribaltina e sipario) che i due bravissimi interpreti, in camicia bianca, salopette e bombetta nere (un po’ alla fratelli De Rege del glorioso avanspettacolo, ma anche ai beckettiani Vladimiro ed Estragone in attesa di quel Godot che qui è il concetto – problematicissimo – di verità), animano usando qualche parrucca e sagome che li costringono a divertenti siparietti mimici. Ne sortisce un excursus molto accattivante sul piano spettacolare, serio a tratti, eppur mai serioso o piattamente didascalico. Un excursus che Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani, accompagnati dai dieci strumenti del musicista Nicola Arata, cavalcano con consumata maestria e con ironica leggerezza. Cenni storici sull’opera Gianrico Carofiglio racconta nella prefazione del suo libro come pubblicando un libro sulle tecniche di interro-


TEATRO VITTORIA 29 gennaio - 10 febbraio 2013 L’arte del Dubbio dal libro di Gianrico Carofiglio

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Conferma ciò il seguito che trasmissioni televisive dedicate alla presentazione di casi giudiziari, a indagini o a processi in corso. Qual’è poi la rara dote di Carofiglio? Una scrittura sempre brillante, l’arte della sintesi e l’uso di un linguaggio dalle tante tonalità (questo è evidente nella riproduzione degli interrogatori) che spinge il lettore a non interrompere il libro perché sa di poter trovare, nella pagina che ancora non ha letto, qualche nuovo motivo di piacere.

Biografia dell’autore Gianrico Carofiglio nasce a Bari nel 1961,magistrato e scrittore (parlamentare dal 2008), dopo numerose pubblicazioni giuridiche e di settore esordisce nel 2002 nella narrativa con Testimone inconsapevole, pubblicato da Sellerio, oggi alla cinquantottesima edizione. Il romanzo, che introduce il personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, incontra l’immediato favore dei lettori e dei critici ottenendo diversi riconoscimenti riservati alle opere prime, tra cui il Premio del Giovedì “Marisa Rusconi”, il premio

Gli autori contemporanei italiani

gatorio, destinato agli addetti ai lavori, finì invece, anche tra le mani di tanti lettori che lo apprezzarono e lo lessero con la passione divertita con cui si può affrontare una raccolta di racconti. Così quando l’editore propose a Carofiglio, diventato nel frattempo uno scrittore di successo, di ripubblicare il libro, stralciando ovviamente le parti prettamente giuridiche, l’idea gli piacque e si rimise all’opera. Ristrutturò, senza snaturarlo, quel testo, sottolineando alcune riflessioni sul linguaggio, sulla falsa testimonianza, consapevole o meno, su testi esperti e deposizioni di vari tipi di investigatori, testimonianze di collaboratori di giustizia, tematiche presentate attraverso esempi, aneddoti (tutti veri e propri racconti), sulla riproduzione di interrogatori in tribunale, reali o ricostruiti dallo scrittore per esemplificare i concetti esposti, cose che, nella composizione del volume, rendono la lettura estremamente piacevole oltre che interessante. Questo libro (che nasce come testo giuridico) è, dopo pochi giorni dalla sua uscita in libreria, in testa alle classifiche di vendita e non solo perché il suo autore è molto noto e amato dai lettori, ma anche perché la giustizia nel suo attuarsi, i processi, le indagini sono diventate per gli italiani una delle maggiori passioni.

adattamento di Stefano Massini regia Sergio Fantoni con Ottavia Piccolo, Vittorio Viviani

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Rhegium Iulii, il premio Città di Cuneo e il Premio Città di Chiavari. Sempre con protagonista Guerrieri, da Sellerio seguono nel 2003 Ad occhi chiusi, premio Lido di Camaiore, premio delle Biblioteche di Roma e “miglior noir internazionale dell’anno” 2007 in Germania secondo una giuria di librai e giornalisti, e nel 2006 Ragionevoli dubbi, premio Fregene e premio Viadana nel 2007, premio Tropea nel 2008. Nel 2004 da Testimone inconsapevole e Ad occhi chiusi vengono tratti due film tv, prodotti da Palomar. Nel 2004 Rizzoli pubblica il romanzo Il passato è una terra straniera, premio Bancarella 2005, da cui è tratto l’omonimo film prodotto da Fandango nel 2008. Nel 2007 Carofiglio pubblica per Rizzoli con il fratello Francesco il graphic novel Cacciatori nelle tenebre, premio Martoglio. Nello stesso anno escono da Sellerio il saggio L’arte del dubbio e da Emons la versione in audiolibro di Testimone inconsapevole, con la voce dello stesso autore. Nel 2008 gli viene conferito il Bremen Prize dalla radiotelevisione della città stato di Brema e il premio Grinzane Cavour Noir. Laterza pubblica Né qui né altrove, primo romanzo nella storia della casa editrice, in testa per mesi alle classifiche di vendita, ed Emons propone l’audiolibro di Ad occhi chiusi, sempre con la lettura dell’autore. Nel 2009 Nottetempo pubblica il dialogo Il paradosso del poliziotto. Nel gennaio 2010 torna l’avvocato Guerrieri nel nuovo romanzo Le perfezioni provvisorie, l’editore è Sellerio. Il libro, che rimane per otto settimane al primo posto assoluto nelle classifi166

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che di vendite, con quindici edizioni e una tiratura totale di 450.000 copie, ottiene il premio Selezione Campiello. A marzo, la lettura di Carofiglio nella versione audiolibro di Emons. A maggio Rizzoli pubblica Non esiste saggezza, premio Chiara, una raccolta di racconti con l’inedito “Il maestro di bastone”, che arriva in pochi mesi a quindici edizioni, con una tiratura di oltre 225.000 copie. A ottobre, sempre per Rizzoli, esce La manomissione delle parole, una riflessione sul potere della lingua e sulle lingue del potere e della sopraffazione, attraverso l’analisi di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta. Sette edizioni, con una tiratura di oltre 160.000 copie. Nel mese di ottobre 2011 uscirà per Rizzoli l’atteso romanzo Il silenzio dell’onda. Con una narrazione serrata e struggente sui padri e i figli, la mancanza e le assenze e la fragilità degli uomini, Gianrico Carofiglio regala ai lettori un nuovo, indimenticabile personaggio. I libri di Gianrico Carofiglio, che superano in Italia i quattro milioni di copie vendute, sono tradotti o in via di traduzione in ventiquattro lingue e pubblicati o in via di pubblicazione in oltre 130 paesi.

Adattamenti dell’opera Cinema

Non ci risultano altri adattamenti dell’opera, ma vi suggeriamo il film Rashomon del regista giapponese Kurosawa dove uno dei concetti espressi da Carofiglio è sviluppato meglio che in qualsiasi riflessione teorica. L’opera cinematografica narra di un samurai assassinato mentre, con la mo-


Conversazioni con... il regista Sergio Fantoni Fantoni, giudice fra Piccolo e Viviani? No, assolutamente complice. Attento a fare centro insieme a loro e ad utilizzare il gioco teatrale come sano antitodo a tanta stupidità imperante dei giorni nostri, e all’attentato alla nostra intelligenza, soprattutto da parte dei media. Qual’è secondo lei il grande merito di Gianrico Carofiglio? Aver portato il tema del Dubbio fuori dal perimetro giuridico per lasciare che dilagasse nella realtà quotidiana.

Spunti didattici Linguaggio e verità: ‘Per capire che una risposta è sbagliata non occorre una intelligenza eccezionale, ma per capire che è sbagliata una domanda ci vuole una mente creativa’. La riflessione sia teorica che pratica su qualsiasi professione che preveda la proposizione di domande e includa la prerogativa di attendere, o addirittura pretendere, delle risposte deve tenere conto della verità custodita in questa massima. Il legal thriller come genere letterario e cinematografico: uno strumento per approfondire la conoscenza dei meccanismi dei processi, e per raccontare la verità o far sorgere dubbi su alcuni casi di cronaca e di episodi politici.

Gli autori contemporanei italiani

glie, attraversa una foresta. L’episodio viene raccontato da diversi soggetti e cioè il brigante autore dell’omicidio, la moglie del samurai, lo stesso samurai (evocato da una maga) e un boscaiolo testimone oculare del fatto. Ognuno di questi personaggi racconta una storia totalmente diversa per cui ‘tutte le versioni appaiono al tempo stesso vere e false; ognuna è dominata dagli interessi di chi la racconta’. Dai racconti emergono tante verità quanti sono i protagonisti della vicenda. Alcuni studiosi del comportamento umano sostengono che: ‘la comunicazione crea quella che noi chiamiamo realtà’. Questa affermazione, dall’apparenza paradossale, prende le mosse dalla constatazione del carattere illusorio delle nostre idee tradizionali sulla realtà. Metafisicamente illusoria è la fiducia nell’esistenza di un’unica realtà, quando ‘in effetti esistono molte versioni diverse della realtà, alcune contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non riflessi di verità oggettive, eterne’.

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Giggino Passaguai

Sinossi Questa è la storia di Giggino un ragazzino in cerca di guai, è la storia di due preti mandati a risollevare le sorti di un bruttissimo quartiere infestato da malavita e organizzazioni criminali. Questa è la storia di un ragazzo che, salvato dalla droga si tiene occupato svolgendo mansioni di cura per la sacrestia e la chiesa. È la storia di una donna che affronta la vita con sacrificio e divertimento, questa è una storia... una storia come tante, in cui succede di tutto: due preti, Don Sabatino e Don Michele, affrontano una sfida, quella di riportare la gente in una chiesa del tutto abbandonata, coinvolgendo sempre di più la comunità di quel posto, con l’esperienza positiva di chi nella vita combatte ogni giorno in modo positivo e sereno, senza mai perdersi d’animo. Messa in scena e note di regia Giggino Passaguai non è altro che un racconto dei giorni nostri, una storia raccontata con estrema leggerezza e comicità. La cosa che più mi ha colpito di Giggino Passaguai è la scrittura, così armonica e sapiente per un autore nemmeno trentenne. Il tema trattato, poi, è estremamente attuale e coraggioso. Bella la storia, l’idea. Due sacerdoti vengono spediti in un paese del casertano a ripristinare una 170

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vecchia chiesa, ormai abbandonata. Terra di nessuno e senza legge o, almeno, senza la legge che dovrebbe garantire una civile e dignitosa vita a tutti coloro che vi abitano. I sacerdoti riusciranno ad entrare nel cuore degli abitanti e a conquistare la loro fiducia, a risvegliare in loro la solidarietà e il coraggio di chiedere un mondo più pulito. Non esiteranno nemmeno a cantare ‘resta con noi, signore, la sera’ in neomelodico, ma alla fine riusciranno nel loro intento... Testo di grande divertimento, a tratti esilarante, ma con quel pizzico di amarezza che rimane nel cuore. Credo sia adattissimo ad un pubblico giovane. Farà divertire e riflettere, grazie anche ad un gruppo di attori davvero straordinario.

Cenni storici sull’opera La storia, vera, di Don Puglisi, un sacedote cresciuto a Brancaccio, periferia di Palermo in mano ai boss mafiosi. Don Puglisi è stato più fortunato dei suoi amici d’infanzia, tutti mafiosi e criminali. Lui invece è nato e cresciuto in un ambiente integro e onesto, riuscendo a salvarsi. Eppure nonostante questo la sua non è stata una vita facile. Perché Don Puglisi era un uomo coraggioso, che ad un certo punto della sua vita si è sentito chiamato a compiere una scelta radicale: aiutare il suo quartiere a rinascere, per


TEATRO DÈ SERVI 27 novembre - 16 dicembre 2012 Giggino Passaguai di Antonio Grosso

Info e prenotazioni tel. 06.6795130 info@teatroservi.it

di analfabetismo è altissimo, visto che i genitori preferiscono mandare i figli a rubare, perché tanto lo Stato non ci dà lavoro. Ma i politici sono collusi, e le ritorsioni si dimostrano immediate: prima va a fuoco il sagrato, poi è lo stesso Puglisi a pagare, con la vita. ‘Non lasciate il mio corpo troppo solo’, aveva chiesto il sacerdote al diacono Gaetano, ormai certo che la morte era vicina. E invece il suo corpo rimane a terra sotto gli occhi di automobilisti, passanti e condomini che girano la testa.

Biografia dell’autore Antonio Grosso, giovane attore-autore, diplomatosi alla scuola Teatro Azione, si è poi laureato al Dams. Lavora per il teatro e per la televisione, dove è stato protagonista della fiction RIS Roma 2 e prossimamente Ris Roma 3 Squadra Antimafia. In teatro partecipa allo spettacolo teatrale Take in Side, regia di Manuela Kustermann; come autore-attore ricordiamo O ssaje comme fa o’ core, dedicato a Massimo Troisi, Papà al cubo.

Gli autori contemporanei italiani

restituire alla sua gente ciò che la vita gli aveva dato. Una vita spezzata presto dalla crudeltà impietosa dei clan mafiosi, da subito a lui avversi. Don Puglisi comincia a costituire un gruppo di giovani che ruota attorno alla parrocchia. Sono figli degli stessi “uomini d’onore” che terrorizzano la gente e la fanno da padroni. Ma a differenza degli adulti, loro riescono ancora a sorridere e la loro umanità non è ancora stata uccisa. Eh già, perché è questo il delitto della mafia: rubare la vita, quando è ancora nella giovinezza. Tanto che di fronte a questo nemico le scelte che rimangono aperte sono poche: fuggire, o togliersi la vita. Ed è quello che succede ai ragazzi più sensibili: il giovane nipote di un noto avvocato che fa affari con la mafia scappa a Milano con la sorellina piccola, e un altro giovane, figlio di un collaboratore di mafia, si toglie la vita. Suo padre è il classico padre padrone che indisturbato, disponendo a piacimento della vita del figlio, che picchia a cinghiate ogni volta che viene contraddetto, davanti agli occhi ormai vuoti di una madre impotente che sembra essere una morta che abita la terra. Don Puglisi denuncia la presenza di un covo mafioso dove avvengono i traffici più turpi e chiede che il luogo venga trasformato in una scuola, perché il quartiere non ne ha una e perché il tasso

regia Paolo Triestino con Salvatore Catanese, Antonio Grosso e Antonello Pascale

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Adattamenti dell’opera Cinema

Alla luce del sole film diretto nel 2005 da Roberto Faenza, tratto dalla storia vera di don Puglisi. Un film crudo quello di Faenza, senza infiorettature e parti romanzate. Perché la realtà è cruda, e senza riscatto. Nel film si fa riferimento anche agli attentati fatti a Falcone e Borsellino.

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La scuola va a teatro 2012*2013

Conversazioni con... il regista Paolo Triestino Qual è stato il tuo percorso formativo? Hai lavorato anche in televisione e per il cinema, come ci sei arrivato? Per me recitare è sempre stato’teatro’. Ho cominciato a 18 anni e già ero professionista. Ho lavorato per tanti anni in giro per l’Italia con compagnie teatrali


Spunti didattici Riflessioni su quell’età incerta che oscilla fra infanzia e maturità:l‘irrequieto desiderio di sensazioni forti, di rischi, di sfide oltre i limiti delle proprie potenzialità e contro il mondo. Riflessioni sul disagio giovanile all’interno di situazioni di degrado e indifferenza e soprattutto in luoghi dove la presenza di criminalità organizzata è pesante come un macigno che impedisce di muoversi e respirare. Analisi dei personaggi ecclesiastici, nella storia e nella letteratura, che hanno svolto un importante ruolo sociale (per es. Don Milani, la teologia della liberazione; Antonio Fogazzaro in Leila, Silvio D’Arzo in Casa d’altri).

Gli autori contemporanei italiani

e parti sempre più importanti. Ma poi non mi è bastato più. Girare l’Italia e dire le stesse battute per sei mesi (tipo ‘vedete, contessa ecc.’) era diventato per me insopportabile. Ho allora cercato storie di oggi e spettacoli dove le storie si raccontassero. Questa scelta mi ha portato poi al cinema ed alla televisione. Da anni con Nicola percorriamo questa strada: parlare di oggi lasciando allo spettatore, oltre al divertimento, anche un pensiero da portare via. Conta di più essere bravi o belli? Risposta difficile... mi piacerebbe rispondere la bravura, ma abbiamo tutti sotto gli occhi esempi di bei visi con poco dietro. È anche vero che è un mestiere che si può imparare e che spesso, poi, quei visi col tempo ti possono sorprendere. Direi tutte e due le cose, sì, credo proprio che sia così. Cos’è il successo? In generale credo sia la fama, la riconoscibiltà, il denaro ed il senso di onnipotenza che ne consegue. Per me, invece, il successo è essere felice di ciò che faccio. È gratificante, certo, essere riconosciuti o ricevere i complimenti per strada. Ma i più bei complimenti sono quelli che ricevi dagli spettatori teatrali che ti fermano e ti dicono ‘grazie per ieri sera, mi avete regalato una serata magnifica’. Perchè ritengo che gli spettatori teatrali siano persone un po’ speciali. Ci vuole talento, in un mondo così, per uscire di casa ed andare a teatro. Come regista, i testi scelgono te e tu come scegli i testi? Scelgo io. Se non mi interessano declino l’offerta.

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Il pellegrino

Sinossi Ninetto, vetturino che presta servizio con la madre presso il Monsignor Caracciolo, un alto prelato reazionario, viene informato da questi che il nipote, il giovane Conte Enrico, milanese, è ricercato dalla polizia austriaca e verrà quindi a passare un po’ di tempo a Roma in casa dello zio. A Ninetto viene raccomandato di stargli vicino, di servirlo e controllare i suoi contatti nella città, essendo il giovane di chiare idee carbonare e quindi inaffidabile. La storia è ricordata e rivissuta da Nino che segue tutte le tappe di una vicenda romantica in cui le passioni si dividono tra il suo scetticismo di vetturino romano, e l’idealismo del nobile che si innamora nientemeno che di Paolina Bonaparte, la sorella del “fu imperatore”, con tutti i rischi che ne conseguono e che trasformano giocoforza Nino nel protettore di Enrico e nel suo migliore amico, fino all’inevitabile compimento del destino di entrambi. Messa in scena e note di regia A dieci anni dalla sua prima edizione l’autore ripropone un racconto in cui tutti i personaggi sono interpretati da un singolo attore, Massimo Wertmuller, che ci porta per mano nella Roma dell’ottocento, all’indomani della caduta 174

La scuola va a teatro 2012*2013

di Napoleone e della restaurazione imposta da Pio VII e dalla sua polizia. In scena ogni personaggio è evocato ed interpretato dall’attore stesso che, con l’aiuto di una sedia, semplici oggetti e una musica suonata dal vivo, ci fa immaginare ogni ambiente: piazze, strade e palazzi del tempo.

Cenni storici sull’opera L’opera viene scritta per la prima volta nel 2001 per Massimo Wertmuller. Nel 2004 ne viene effettuata una versione cinematografica e ritorna in scena nel 2012 sempre con Massimo Wertmuller. Biografia dell’autore Pierpaolo Palladino è un drammaturgo che da anni segue le vicende e vicissitudini della nuova drammaturgia contemporanea sia come autore che come attore e organizzatore. Come autore i titoli che ama citare di più sono: Tempo Zero Premio IDI Autori Nuovi 1995 (pubblicata sulla rivista Hystrio n.3/1995, regia di Roberto Gandini). Il Cappello del Papa, segnalato al Premio Tondelli ’96 e Premio IDI 1997 (con Ennio Coltorti e Massimo Wertmuller, regia di Maurizio Panici), Una Vita Semplice Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia 2010 e la collaborazione con i teatri stabili di Bolzano, Roma e Calabria.


Comunale J.P.Velly di Formello 26 - 27 gennaio 2013

TEATRO DELL’ANGELO 5 - 24 febbraio 2013 Il Pellegrino di Pierpaolo Palladino con Massimo Wertmuller Info e prenotazioni Comunale J.P.Velly di Formello tel. 06.9088337 mobile 331.2316153 Teatro dell’Angelo tel. 06.37514258 promozione@teatrodellangelo.it

maticamente alla capitale ed ai suoi molteplici aspetti. Ha inoltre organizzato e prodotto la prima edizione di FabbricAzioni il festival in fabbrica a Cittaducale in provincia di Rieti e alcuni spettacoli di prosa come Hard Love di Motti Lerner con Francesco Acquaroli e Cristina Aubry, regia di Roberto Silvestri. Collabora in un laboratorio rivolto ai detenuti giovani-adulti.

Adattamenti dell’opera Cinema

Si consiglia di approfondire l’argomento dello spettacolo vedendo i seguenti film dedicati alla Roma dell’Ottocento: In nome del Papa Re, diretto da Luigi Magni, il secondo della trilogia iniziata con Nell’anno del Signore (1969) e proseguita con In nome del popolo sovrano (1990); film nei quali ricorre il tema del

Gli autori contemporanei italiani

L’interesse sia per la drammaturgia in senso stresso che per il teatro di narrazione lo portano a scrivere vari racconti teatrali, tra cui Il pellegrino per Massimo Wertmuller, La Banda e Senza Swing per Flavio Insinna, Al Pacino e La signora in Blues per Cristina Aubry, e Sputa la gomma! Il teatro va a scuola, La matematica sentimentale e L’amico di Fred per se stesso come autore e interprete. Nel 2011 debutta L’albergo Rosso con Ninetto davoli e Gabriella Silvestri per la regia di Federico Vigorito. È autore delle sceneggiature La volpe a tre zampe il cui film è presentato al festival di Berlino 2004 e Il pellegrino, tratto dalla versione teatrale, vincitori entrambi del fondo di garanzia per la cinematografia italiana come sceneggiature di interesse culturale nazionale. È stato autore per la trasmissione radiofonica di Radio 3 Teatrogiornale. Da anni dirige l’associazione culturale Racconti teatrali con cui ha organizzato varie manifestazioni teatrali, tra cui il festival Racconti al Parco, nell’ambito dell’Estate Romana e dedicato al teatro di narrazione e Autori per Roma la città e il mondo, in collaborazione col comune di Roma e il Teatro Eliseo, che commissiona a scrittori ‘Altritaliani’, ossia immigrati di prima o seconda generazione, testi da scrivere direttamente in italiano come prima lingua di appartenenza, e legati te-

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rapporto tra il popolo e l’aristocrazia romana con il potere pontificio, tra gli sconvolgimenti del periodo risorgimentale.

Conversazione con... l’autore Pierpaolo Palladino Teatro e musica, teatro e matematica, teatro e vita semplice, diversi i modelli cui si ispira perché sia ogni volta più credibile lo sforzo, più fruibile il messaggio, ma cosa la musica, la matematica, la vita semplice degli altri ci aiuta a capire della complessità dell’esistenza? La complessità dell’esistenza non si

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La scuola va a teatro 2012*2013

può capire, si può solo testimoniare e affrontare di volta in volta. Al centro dei miei Racconti Teatrali c’è sempre un protagonista che testimonia l’incontro con qualcun’altro che gli ha cambiato la vita influenzandolo con la propria passione per un determinato mondo, sia esso il maresciallo che suona nella banda militare o il giovane carbonaro proprio come nell Pellegrino con Massimo Wertmuller, insomma personaggi che evocano mondi e miti da condividere con il pubblico, in chiave poetica. (Chiara Merlo intervista Pierpaolo Palladino su Italia sera, 5 aprile 2011)


Bibliografia La Roma papalina dell’Ottocento con le sue contraddizioni culturali e sociali, uno spaccato della società pontificia e dei suoi fermenti. Il popolo romano come viene ritratto dal Belli. I rapporti, conflittuali e di sostegno reciproco che nel corso dei secoli ci sono stati fra il potere spirituale e temporale (a partire dalla donazione di Costantino, fino al Concordato del 1929).

AUTORI CONTEMPORANEI ITALIANI Corpi e visioni: indizi sul teatro contemporaneo. A cura di Antonio Audino. Roma, Artemide, 2007. Silvana Matarazzo, La parola e la scena. Conversazioni con dieci drammaturghi contemporanei e una testimonianza di Toni Servillo. Civitella in Val di Chiana, Zona, 2011. Giuseppe Benelli, Il linguaggio nel teatro italiano contemporaneo. Firenze, Barbes, 2011.

Gli autori contemporanei italiani

Spunti didattici

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Da Krapp a senza parole

Sinossi atto senza parole I e II I. Sulla scena, in una landa desolata illuminata da una luce accecante troviamo un solo personaggio la cui identità è ignota: viene identificato con la lettera P. da destra, da sinistra e dall’alto gli giunge il suono di un fischio che richiama la sua attenzione e ne condiziona l’esistenza. Vengono calati degli oggetti: un piccolo albero con un solo ramo e una chioma, un paio di grandi forbici da sarto, una caraffa con la scritta ‘EAU’ che cercherà invano di prendere, una corda a nodi con cui cercherà inutilmente di suicidarsi dopo il fallimento dei vari tentativi di prendere la caraffa, dei cubi di varia grandezza che cercherà di utilizzare per raggiungere l’acqua. Alla fine, sfinito si lascerà sdraiato a terra con la caraffa a due passi da lui, ma che ormai non vorrà più prendere. II. Due i personaggi in scena, sommariamente indicati con A e B. Due esemplari simili nella figura ma opposti nei comportamenti: svogliato il primo, meticoloso l’altro. Vivono chiusi dentro due sacchi. Periodicamente un pungolo che spunta dalla quinta destra li esorta a uscire dal sacco, a vestirsi, compiere azioni ripetitive fino a quando non si infileranno nuovamente nel sacco. Il sipario si chiuderà compassionevole su A intento a 178

La scuola va a teatro 2012*2013

pregare mentre ha appena guadagnato il centro del palco. Respiro La trama dell’opera consiste in un’azione scenica: cinque secondi di luce fioca sulla scena cosparsa di rifiuti eterogenei, espressamente segnalati dall’autore. Grido-vagito in lontananza. Lenta inspirazione in crescendo per dieci secondi con la luce che aumenta man mano che sale l’inspirazione. Cinque secondi di silenzio e luce fissa. Lenta espirazione in crescendo per dieci secondi con la luce che diminuisce pian piano che l’espirazione procede. Nuovamente il gridovagito. Cinque secondi di silenzio e luce bassa proprio come la situazione iniziale. Improvviso dell’Ohio Due figure entrambe vestite di nero, con lunghi capelli bianchi che nascondono il loro volto al pubblico, sono sedute su due sedie bianche ai lati di un tavolo bianco. Le due figure sono simili d’aspetto e diverse solo per le loro funzioni: uno è un lettore ‘con un libro sul tavolo davanti a lui, aperto alle ultime pagine’, l’altro un ascoltatore. La storia che il Lettore legge sul suo libro incomincia con ‘l’ultimo tentativo’ fatto da un uomo per ‘trovare sollievo’ dopo la perdita dell’amata. L’ultimo nastro di Krapp L’atto unico ha inizio con il vecchio


TEATRO ELISEO 2 - 21 aprile 2013 Da Krapp a senza parole di Samuel Beckett

Messa in scena e note di regia Nello stupito e grottesco silenzio di Atto senza parole l’uomo beffato e ingannato dalla vita trova la sua commovente dignità sia nel rifiuto sia nella voluta e cercata solitudine. Ne L’ultimo nastro il vecchio Krapp ascolta una bobina che ha registrato tanti anni prima. Riaffiorano persone, visi ormai sbiaditi dal tempo, si riscoprono sentimenti… e tra questi – ormai dimenticata – una storia d’amore, ‘quando la felicità era forse ancora possibile’. Ma il giovane Krapp non l’aveva saputa afferrare la felicità! In Improvviso dell’Ohio un uomo (il Lettore) legge un libro ad un altro uomo (l’Ascoltatore) per aiutarlo a sopportare il dolore di un’assenza dolorosa, la moglie morta? La moglie abbandonata? Respiro. Un cumulo di macerie. Pochi secondi: è la vita. La vita che passa tra il primo vagito e l’ultimo respiro.

Info e prenotazioni Itaca tel. 06.48930736 info@itacaitaca.it

Cenni storici sull’opera Atto senza parole I e II Le opere teatrali furono scritte contemporaneamente nel 1956. Le pièces s’inseriscono nel percorso di ricerca di Beckett verso la scarnificazione del testo teatrale, spogliato dei mezzi espressivi verso la pienezza dell’azione drammatica tramite ‘l’annullamento, l’immobilità ed il silenzio’. Insieme all’ esplorazione della esistenza umana, le opere vogliono esprimere anche una tensione verso una sorta di teatro puro, inserendosi nel filone del mimo corporale contemporaneo, nato a Parigi negli anni Trenta grazie al mimo Étienne Decroux. Respiro Il dramma fu composto nel 1968 sul retro di una cartolina indirizzata a Kenneth Tynan, critico teatrale, come parte

Disagio e comunicazione

Krapp intento ad ascoltare una sua registrazione diaristica di trent’anni prima dalla quale si evince l’entusiasmo che aveva nei confronti della vita. Arrivato all’età anziana e sentendo prossima la morte, deride se stesso per il futile tentativo di dare un senso alla propria esistenza, rivelatasi poi fallimentare.

da Respiro. Improvviso dell’Ohio. Atto senza parole. L’ultimo nastro di Krapp traduzione e adattamento di Carlo Fruttero e Franco Lucentini regia Glauco Mauri film documentario Silence to silence, regia Seán O’Mordha con Glauco Mauri, Roberto Sturno

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del corpus del musical Oh Calcutta!, inscenato poi dallo stesso Tynan. Improvviso dell’Ohio Scritto in inglese nel 1980 su richiesta di S. E. Gontarski che lo richiese per un convegno internazionale a lui dedicato. Beckett non amava la scrittura su commissione e impiegò nove mesi per finire il testo. Il convegno che intendeva festeggiare i settantacinque anni di Beckett, ebbe luogo nel 1981 nel Campus di Columbus, la sede principale dell’Ohio State University. L’ultimo nastro di Krapp L’opera fu ideata per l’attore americano Pat Magee. In una lettera al suo editore di Londra, Jake Schwartz, del 15 marzo 1958, Beckett scrisse che aveva ‘quattro situazioni, scritte a macchina, con molte note e cattive correzioni, di un breve monologo teatrale’. D’accordo con Ackerley e Gontarski, è stato pubblicato su Evergreen Review 2.5 (estate 1958). Beckett stesso tradusse la pièce in francese e La Dernière Bande, fu pubblicato in Les Lettres Nouvelles il 4 marzo 1959. Il testo stampato non deve essere preso come definitivo. In una lettera all’assistente dell’editore Rosset, Judith Schmidt, datata 11 maggio 1959, Beckett riferisce che l’allestimento de L’ultimo nastro di Krapp è come una sua creazione e l’autore apporterà significative modifiche al testo nel corso degli anni.

Biografia dell’autore Samuel Beckett fu uno scrittore e drammaturgo irlandese, nato in una famiglia anglo-irlandese. Studiò al Tri180

La scuola va a teatro 2012*2013

nity College di Dublino e dopo essersi diplomato, viaggiò a lungo per l’Europa (1928-30). A Parigi conobbe James Joyce con il quale instaurò una profonda e duratura amicizia. Tornato in patria tentò la carriera accademica, ma l’abbandonò ben presto per incompatibilità con l’ambiente, dedicandosi infine unicamente all’attività di scrittore. Le sue prime opere furono redatte in inglese (il romanzo Murphy, 1935, pubbl. 1938). Nel 1938 si trasferì definitivamente a Parigi e dal 1945 adottò il francese come lingua d’elezione. Tra i primi testi redatti in francese si segnala la novella Primo amore (Premier amour, rimasta inedita fino al 1970). Fra il 1951 e il 1953 vide la luce la grande trilogia narrativa composta da Molloy (1951), Malone muore (Malone meurt, 1951) e L’innominabile (L’innommable, 1953). Con questi romanzi si afferma nella narrativa beckettiana la tendenza a un monologo che andrà via via perdendo ogni riferimento psicologico-naturalistico, in un processo di sottrazione che è uno dei caratteri fondamentali dell’arte di Beckett. Nonostante Beckett debba la sua fama principalmente all’opera teatrale, non abbandonò mai la narrativa. Si ricordano, tra gli altri, il romanzo Watt (in lingua inglese, 1953), Novelle e Testi per nulla (Nouvelles et Textes pour rien, 1955), Mal visto mal detto (Mal vu mal dit, 1981), Worstward Ho (1983). La produzione teatrale di Beckett iniziò con Eleutheria (1947), pubblicato postumo dopo infinite peripezie. Ma fu Aspettando Godot (En attendant Godot, 1952) che gli diede il successo mondiale. L’opera teatrale di Beckett comprende


Adattamenti dell’opera Teatro

Atto senza parole I La prima rappresentazione avvenne a Londra al Royal Court Theatre il 3 aprile 1957, assieme alla prima di Finale di

partita; la prima italiana avvenne nel 1962 per la regia di Franco Enriquez e l’interpretazione di Glauco Mauri. Atto senza parole II La prima assoluta fu nell’autunno 1959 presso il Clarendon Press Institute di Oxford. Si ricorda la regia di Peter Brook che lo inserì nel suo Fragments nel 2008. Respiro La prima assoluta fu al Close Theatre Club di Glasgow nel 1969. Improvviso dell’Ohio Lo spettacolo andò in scena allo Stadium 2 Theater, nel Campus dell’Uni-

Disagio e comunicazione

altri celebri testi quali Finale di partita (Fin de partie, 1957), da molti considerato il suo capolavoro, Atto senza parole (Acte sans paroles, 1957), Giorni felici (Oh les beaux jours, 1961), Non io (Not I, 1973), Ohio impromptu (1981). Nel 1969 Beckett ricevette il premio Nobel per la letteratura.

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versità dell’Ohio, il 9 maggio 1981. L’ultimo nastro di Krapp La prima assoluta fu il 28 ottobre 1958 al Royal Court Theatre di Londra. Nell’ottobre 2006 Harold Pinter interpretò il ruolo di Krapp in un’acclamatissima replica per il cinquantenario della composizione dell’opera al Royal Court Theatre con la regia di Ian Rickson. Nel 2010 Bob Wilson interpreta e dirige la pièce prima al Festival dei Due Mondi di Spoleto e poi in una tournèe mondiale. Il primo ad interpretarlo in Italia fu Glauco Mauri nel 1961. Cinema e Televisione

Beckett on Film è un progetto che ha permesso di realizzare versioni cinematografiche di tutte e diciannove le commedie di Beckett ad eccezione della sua prima pièce mai messa in scena Eleutheria. Il progetto è stato concluso con successo nel 2001. Dieci pièces furono proiettate nel 2000 al Toronto International Film Festival. Il film è stato edito in video e dvd.

Conversazione con… il regista Glauco Mauri Perché hai scelto questi atti unici che compongono lo spettacolo? Atto senza parole e L’ultimo nastro di Krapp sono forse le opere che più chiaramente esprimono alcuni aspetti del mondo di Beckett Con le sue opere l’autore ci ha mostrato un nuovo modo di interpretare il rapporto tra la vita e l’uomo. Vari momenti poetici ma lo stesso tema: l’uomo e la sua fatica del vivere.

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La scuola va a teatro 2012*2013

Spunti didattici Il tempo nella drammaturgia di Beckett: le teorie sul tempo di Einstein e Bergson. Il Teatro dell’assurdo: Ionesco, Adamov, Genet. L’incomunicabilità nella cultura del Novecento: l’ esistenzialismo di Sartre e Camus, l’espressionismo nell’arte, la poesia di Pasolini, il cinema di Michelangelo Antonioni e della Nouvelle Vague. La morte come fatalistico e ineluttabile orizzonte della vita: Finale di partita, Giorni felici, Aspettando Godot.


Il discorso del re

TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN 13 novembre - 2 dicembre 2012 Il discorso del re di David Seidler regia Luca Barbareschi con Luca Barbareschi, FilippoDini, Astrid Meloni, Chiara Claudi, Roberto Mantovani, Mauro Santopietro, Ruggero Cara, Giancarlo Previati Info e prenotazioni tel. 06.6785802 f.melucci@teatroquirino.it

mancato per eccessiva enfasi, insegnò al Duca di York come superare l’incubo di parlare in pubblico. Logue pretese subito il “tu” dal reale e sottopose il futuro re ad una cura che attingendo al laboratorio teatrale quanto alla seduta psicanalitica gli permise di salire sul trono.

Messa in scena e note di regia Tutta la vicenda è costituita da un’ incessante partitura dialettica che ricorda la necessità di adoperare le giuste parole da parte del potere e forse proprio in questa epoca storica è una lezione che andrebbe ripetuta anche perché una storia acquista valore se tramandata ai posteri attraverso un persuasivo impianto oratorio. Il discorso del Re sfrutta l’aspetto psicofisico della disarticolazione verbale per raccontare il rapporto tra il Paese colono e l’Impero per cui sacrifica i propri figli in guerra e dimostra come aneddoti nascosti nelle pieghe della Storia possano

Disagio e comunicazione

Sinossi La commedia è ambientata in una Londra surreale, a cavallo tra gli anni 20 e 30, ed è centrata sulle vicende di Albert, secondogenito balbuziente del Re Giorgio V. Dopo la morte del padre, il timido e complessato duca di York non sarebbe dovuto salire al trono d’Inghilterra. Il primogenito era infatti Edoardo che divenne sì re ma che, per amore di Wallis Simpson, abdicò neppure un anno dopo. A Bertie, o meglio ad Albert Frederick Arthur George Windsor, toccò il peso della corona diventando sovrano con il nome di Giorgio VI. Un uomo atipico che fu re molto amato dal popolo, legato da vero amore alla moglie: la volitiva Elisabetta Bowes-Lyon e che si portava appresso un fardello di costrizioni infantili e un bisogno di affetto difficili da trovare nell’anaffettiva coppia di genitori regali. Un’insicurezza che si esprimeva attraverso una balbuzie invalidante e impossibile da gestire nei numerosi e imbarazzanti discorsi pubblici cui era tenuto. In più Giorgio VI si trovava a essere la voce del e per il popolo britannico in un momento difficile della storia, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Ma che voce poteva essere o quale guida per il popolo? Così venne portato dalla moglie in visita dal logopedista australiano Lionel Logue, dai metodi anticonformisti, capace di sondare le anime e di medicarle, attore

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elevarsi alla potenza dell’epica se narrati con perizia e ritmo. È una bellissima storia sul senso di responsabilità e sulla dignità del ruolo, anche quando tale ruolo non è atteso né desiderato, sulla solidarietà familiare e sulla forza di volontà che permette di superare ostacoli apparentemente insormontabili. David Seidler con questo testo riesce anche a sottolineare le differenze fra i fratelli e le rispettive famiglie: Albert cammina a piedi, entra con la moglie in un ascensore, si presenta in incognito nella casa del logopedista; Elizabeth, la futura regina madre, prende il the con la moglie di questi. David, per breve tempo Edoardo VIII, entra in scena scendendo da un aereo che pilota personalmente; alla morte del padre piange tra le braccia della madre, non per la perdita ma per il rischio di dover lasciare la sua vita leggera. Lo incontriamo poco dopo al centro di una festa in cui lascia l’incarico di padrona di casa alla sua amante e dove risponde ai richiami del fratello con l’insinuazione che questi voglia il suo posto. È la vicenda umana della ricostruzione storica che rende perfettamente l’idea dei due modi di porsi di fronte al dovere ed al potere. Eccellente, preciso, determinante il peso che ha ciascun personaggio della commedia che oltre ai due protagonisti (Albert e Logue) riesce a rappresentare sapientemente il risvolto umano, psicologico, storico di tutti gli altri personaggi, la cura e la massima attenzione ai costumi ed alla scenografia renderanno a pieno la ricostruzione di tempi, ambienti ed atmosfere.

Cenni storici sull’opera David Seidler aveva sempre volute 184

La scuola va a teatro 2012*2013

scrivere sulla storia di Giorgio VI e le sue ricerche in proposito iniziarono negli anni 70. Dopo aver trovato il figlio di Lionel Logue, il dr Valentine Logue, neurochirurgo ormai in pensione, gli scrisse nel 1981. Logue, in risposta, fu entusiasta di parlare con Seidler e di mostrargli i taccuini e gli appunti di suo padre a proposito del periodo di terapia del re ma alla condizione che la pubblicazione fosse autorizzata dalla regina Madre. Seidler scrisse alla Regina Madre che gli chiese di non continuare il progetto finchè fosse stata in vita. Seidler, quindi, abbandonò il progetto nel 1982. La regina madre morì nel 2002 ma Seidler poté ricominciare a lavorare dopo il 2005. Seidler scrisse per prima cosa un adattamento per il cinema ma la sua moglie di allora gli suggerì di riscriverlo, come esercizio, per il teatro per focalizzare meglio le relazioni tra i personaggi senza le distrazioni che impone la tecnica cinematografica.

Adattamenti dell’opera Teatro

La prima mondiale de Il discorso del re si è tenuta al Guildford’s Yvonne Arnaud Theatre il 2 febbraio 2012. Il cast includeva Charles Edwards (George VI), Jonathan Hyde (Lionel Logue), Emma Fielding (Elizabeth), Joss Ackland (George V) e Ian McNeice (Winston Churchill). La regia è stata firmata da Adrian Noble. Cinema

Il discorso del re appare per la prima volta come film nel 2010 diretto da Tom Hooper con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter e Guy Pearce; il


Conversazione con… il regista Luca Barbareschi Perché la scelta de Il discorso del re? Il discorso del re si inserisce in un filone in cui il teatro resta soprattutto un inno alla voce e all’importanza delle parole. La vicenda è ambientata nel XX secolo quando i mezzi di comunicazione di massa stavano assumendo un’importanza capitale per il vivere quotidiano del cittadino. Cosa ti ha interessato di questo testo? Il testo è una commedia umana, sempre in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca di ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente, ma capace anche di far ridere. Non di risate grasse o prevedibili, ma di risate che nascono dal cervello e si trasmettono al cuore. Così come le lacrime non nascono da un intento ricattatorio ma dall’empatia, da una condivisione sentimentale di difficoltà umane. Il discorso del Re parte dai fatti storici per addentrarsi in un dramma personale, senza abbandonare mai la Storia, che non è fondale sottofondo ma è presenza imprescindibile di ogni istante della commedia al fianco dei protagonisti.

Spunti didattici Politica e mass media: dalla teoria di società di massa del protosocialista Claude Henri SaintSimon alla strumentalizzazione del consenso secondo il teorico della comunicazione Noam Chomsky. Quarto e Quinto potere in letteratura: da Orwell a Pasolini. L’Inghilterra alla vigilia della seconda guerra mondiale: ruolo nel conflitto e nella risoluzione dello stesso. La figura di Winston Churchill. Balbuzie e problemi linguistici: da Demostene a Italo Calvino.

Disagio e comunicazione

film ha vinto il premio del pubblico al Toronto International Film Festival, cinque British Independent Film Awards 2010, ha ottenuto sette candidature ai Golden Globe 2011, ben sette BAFTA incluso miglior film dell’anno e miglior film britannico, nonché quattro premi Oscar su 12 candidature: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

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Rain man

Sinossi Charlie Babbit, giovane commerciante di auto sportive apprende dopo la morte di suo padre che l’unico erede dell’immenso patrimonio familiare è suo fratello maggiore Raymond, un uomo affetto da autismo e del quale era stato all’oscuro dell’esistenza. Sentitosi tradito dal genitore e indebitato sul lavoro a causa di investimenti fallimentari, decide di portare via Raymond dalla clinica psichiatrica, in cui è permanentemente ricoverato, nella speranza di riuscire ad essere riconosciuto come suo tutore legale e quindi beneficiare del patrimonio paterno. Durante il viaggio verso Los Angeles che si protrae per le necessità di Raymond (non può volare, non può fare l’autostrada, a causa della sua paura degli incidenti), Charlie comincia a conoscere veramente suo fratello, un individuo la cui vita è scandita da gesti meccanici e frasi ripetitive ma dotato anche di un’incredibile memoria e capacità di calcolo. Giunti a Las Vegas Charlie ha la brillante idea di farlo giocare al tavolo verde ottenendo ingenti vincite. Piano piano Charlie si affeziona a lui, grazie anche all’aiuto della sua fidanzata Susanna, scoprendo anche che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, e che egli chiamava Rain Man (una storpiatura del nome Raymond) e pensava fosse frutto della sua fantasia, 186

La scuola va a teatro 2012*2013

non era altri che suo fratello, del quale è stato privato per tutti questi anni. Ormai appianati i debiti, Charlie decide di riportare Raymond nella clinica, rinunciando all’eredità paterna ed a un assegno offertogli dal nosocomio per dimenticarsi della vicenda, e promettendo di frequentarlo appena possibile.

Messa in scena e note di regia La Compagnia della Rancia, ai trionfi con musical di successo, ha deciso di affiancare uno spettacolo di prosa, con l’adattamento teatrale del famoso film dal titolo omonimo. Per questa avventura, Saverio Marconi si è affidato a interpreti di grande calibro, con alle spalle importanti successi teatrali, cinematografici e televisivi. Raymond, ruolo che valse l’Oscar a Dustin Hoffman, qui è affidato a Luca Lazzareschi, un attore che ha interpretato testi classici e contemporanei; uno straordinario lavoro attoriale, quello di Lazzareschi, che sottrae intenzioni ed espressioni alla sua interpretazione per restituire la fortezza inespugnabile del mondo interiore di Raymond, rendendo così toccanti anche i quasi novanta ‘sì’ del copione che pronuncia senza colore né significato. Al suo fianco, nel ruolo di Charlie, che nel film fu di Tom Cruise, Luca Bastia-


TEATRO QUIRINO VITTORIO GASSMAN 4 - 16 dicembre 2012 Rain man di Ronald Jay Bass

Cenni storici sull’opera Rain Man è il celebre film del 1988 interpretato da Tom Cruise e Dustin Hoffman, che all’epoca commosse il mondo intero. Vincitore di 4 premi Oscar (miglior attore protagonista, miglior regia, miglior scenografia e miglior fotografia) e diretto al cinema da Barry Levinson, ha debuttato nella versione teatrale il 19 settembre 2008 all’Apollo Theatre di Londra, con un adattamento curato da Dan Gordon. Il personaggio di Raymond è ispirato a Kim Peek (morto nel 2009 a 58 anni), colpito sin dalla nascita dalla cosiddetta ‘sindrome del saggio’, un’alterazione neurologica rarissima che si manifesta solo nel 10% delle persone affette da autismo. Lo sceneggiatore Barry Morrow, che lo incontrò a un convegno nel 1984, rimase colpito dalle strabilianti capacità di Kim, tra cui quelle di memorizzare

adattamento di Dan Gordon traduzione Michele Renzullo e Saverio Marconi regia Saverio Marconi e Gabriela Eleonori con Luca Lazzareschi Info e prenotazioni tel. 06.6785802 f.melucci@teatroquirino.it

l’opera omnia di Shakespeare o i prefissi telefonici di tutti gli Stati Uniti e decide di dedicargli il film. Gli ultimi anni di Kim Peek, attraverso conferenze e incontri, hanno avuto come unico obiettivo l’appello a «imparare a riconoscere e rispettare le differenze negli altri, trattandoli come vorreste essere trattati voi».

Biografia dell’autore Ronald Jay Bass, a volte accreditato come Ron Bass è uno scrittore, sceneggiatore statunitense, nato a Los angeles nel 1942. Ha vissuto un’infanzia travagliata a causa di gravi problemi di salute che lo costrinsero a trascorrere lunghi periodi a letti, con sintomi come febbre, nausea e problemi respiratori. Durante i lunghi periodi in cui era costretto a letto, iniziò a scrivere. Poco più che adolescente iniziò a scrivere il suo primo romanzo intitolato Voleur, che completò attorno ai diciassette anni, ma che non pubblicò mai. Dopo aver frequentato la Stanford University e poi la Yale University, dove

Disagio e comunicazione

nello, giovane attore di talento che unisce una straordinaria somiglianza fisica con Cruise a un’interpretazione dalle diverse sfaccettature che mostra l’evoluzione del suo personaggio. La scenografia, creata da Gabriele Moreschi, è divisa in quadrati, che sottolineano i dettagli, così importanti per la mente degli autistici, che hanno una memoria prodigiosa e attraverso oggetti e proiezioni aprono squarci onirici.

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si laureò in diritto cominciò a scrivere e pubblicò tre romanzi, di cui l’ultimo, pubblicato nel 1984, Smeraldo, fu adattato per il grande schermo nel1985, segnando il suo debutto nel mondo del cinema in quanto curò la scrittura della sceneggiatura. Ha lavorato assiduamente per il cinema scrivendo per Bob Rafelson e per Francis Ford Coppola (Giardini di pietra), fino al 1988, anno in cui ha avuto l’occasione di curare la sceneggiatura di Rain man – L’uomo della pioggia con cui vinse il suo primo premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

Estratti stampa Una storia che tocca il cuore, una di quelle vicende umane che a teatro diventano vere e uniscono per emozionare, commuovere, divertire (il Resto del Carlino, 4 ottobre 2011) Con un cast di rilevo, riesce a Marconi, con la collaborazione di Gabriela Eleonori, di mettere in campo uno spettacolo che aggancia, e che non consoce sbavature, capace di correre con la giusta tensione. Sa, forse, di teatro tradizionale, ma tutto è ben levigato, condotto per linee chiare e decise, strutturato con quel taglio veloce e cinematografico di cui Marconi è maestro. Il tutto saldato dentro una efficace scenografia (di Gabriele Moreschi), che si presenta come una sorta di scatola-gabbia astratta e luminosa dove concorrono diapositive ben scelte che scorrono su un fondale, il quale velocemente si scompone, e recano l’immagine di una America scintillante di false luci. Prosciugato da ogni orpello mattatoriale, da ogni esasperazione naturalistica, il suo Raymomd (Lazzareschi) ti col188

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pisce fin dalla sua prima silenziosa apparizione. Ogni gesto, frutto di uno studio meditatissimo. Un dinamismo mimico, il suo, non artificiale ma che pare sorgere dalle pieghe più sotterranee del candore della sua anima. (Avvenire, Domenico Rigotti, 8 ottobre 2011)

Conversazioni con… il regista Saverio Marconi Perché portare in scena la storia di Rain man? Questo progetto teatrale vuol essere, per la Compagnia della Rancia, anche uno strumento di sensibilizzazione e informazione sul tema dell’autismo. Conoscevo attraverso il film la storia toccante di Raymond, ma solo grazie alla preziosa collaborazione scientifica con l’Associazione Autismo Italia e al lavoro sul personaggio ho potuto scoprire questo universo. Il tema dell’autismo in teatro, quanto pensi sia importante il ruolo di uno spettacolo del genere? Sono rimasto profondamente colpito dalle statistiche che indicano 2 soggetti colpiti da autismo su 1000 e mi auguro che lo spettacolo possa puntare l’attenzione sull’unicità e la complessità nelle relazioni con le persone autistiche, non solo durante l’infanzia e l’adolescenza ma soprattutto in età adulta.


Bibliografia Il rapporto e le dinamiche esistente fra fratelli raccontati in letteratura (esempio i Fratelli Karamàzov di Dostoevski), e riscontrabili anche nei miti, fino a risalire agli archetipi (Caino e Abele; Esaù e Giacobbe): odio, rivalità, amore. Analisi delle reazioni della società nei confronti dei ‘diversi’ considerati tali per motivi fisici (portatori di handicap) o di scelta sessuale. Studio sulla differenza di linguaggio utilizzato per raccontare al cinema e in teatro: gli adattamenti.

DISAGIO E COMUNICAZIONE Charles Juliet, Incontri con Samuel Beckett. Milano, Archinto, 2001. Mark Logue, Peter Conradi, Il discorso del re: come un uomo salvò la monarchia britannica. Milano, Tecniche nuove, 2011. Fulvio Ervas, Se ti abbraccio non aver paura: il viaggio di Franco e Andrea. Milano, Marcos y Marcos, 2012.

Disagio e comunicazione

Spunti didattici

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Anima

Sinossi Per Leonardo l’anima è una cosa totalmente materica, riscontrabile scientificamente, tanto da considerarla posta al centro del cervello, preceduta da una zona dove ha sede il mondo sensibile e seguita da un’altra, sede della memoria; il ponte che congiunge il mondo esterno con l’anima è l’occhio, definito ad hoc ‘finestra dell’anima’. ‘L’occhio, che si dice finestra dell’anima, è la principale via donde il comune senso può piú copiosamente e magnificamente considerare le infinite opere di natura e l’orecchio è il secondo, il quale si fa nobile per le cose racconte, le quali ha veduto l’occhio’. Ma cosè l’Anima? Leonardo rinuncia ad investigare e afferma: ‘La definizione dell’anima lascio nelle menti de frati (...) che sanno tutti li secreti. L’anima desidera stare col suo corpo, perchè, senza li strumenti organici di tal corpo, nulla può oprare nè sentire.’ E dunque come possiamo rappresentarla in teatro? L’Anima è là dove le parole stentano ad arrivare. Platone dice: ‘L’Anima è movimento’. E il movimento più naturale che il palcoscenico conosca è la danza, che racconta con la lingua del ‘sensibile’ il luogo dove la parola non trova più spazio. Mi sono dedicato agli scritti dell’ ‘Omo sanza lettere’ cercando la verità della sua umanità, scoprendo poi che la sua scrittura è anche una straordinaria 190

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invenzione linguistica in cui arte, poesia, filosofia e scienza si fondono in un connubio raro e prezioso. ‘L’anima mai si può corrompere nella curuzzion del corpo, ma sta nel corpo a similitudine del vento ch’è causa del sono de l’organo, che guastandosi una cana no’ resultava per quella, del vento buono effetto.’

Messa in scena e note di regia Luciano Roman, attore e regista milanese, incantato dall’uomo Leonardo da Vinci, personaggio unico nel panorama culturale italiano comprendente in sé l’artista, lo scienziato, il poeta, il filosofo il quale attraverso una straordinaria chiarezza espressiva comunica costantemente il suo amore incondizionato per la vita. Analizzando diversi scritti autografi, ha creato uno spettacolo incentrato sull’idea dell’anima. Mettere in scena uno spettacolo che tratti tale entità non è certo impresa semplice: intendendo il palcoscenico come l’occhio, le quinte di un teatro come la sede dell’anima allora l’attore altro non può essere se non un medium tra queste due entità. Cenni storici sull’opera Nella caratteristica scrittura speculare, svolta da destra a sinistra, tale da poter esser letta facilmente solo ponendo i fogli davanti a uno specchio, i manoscritti


TEATRO BELLI 13 - 25 novembre 2012 Anima dagli scritti di Leonardo Da Vinci

Biografia dell’autore Leonardo di ser Piero da Vinci è stato un artista, scienziato e pittore italiano.

Info e prenotazioni mobile 338.1604968 info@enzofasoli.com

Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento italiano, incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza. Fu pittore, disegnatore, scultore, architetto, ingegnere, scenografo, anatomista, letterato, musicista e inventore. È considerato uno dei più grandi geni dell’umanità. Leonardo nacque a Vinci il 15 aprile del 1452. Nel 1469 si trasferì con tutta la famiglia a Firenze. Quì entrò a far parte della bottega del Verrocchio dove vi rimase per otto anni e dove apprese l’arte del disegno, l’uso della prospettiva e dell’anatomia. Questo può essere riscontrato nel suo quadro l’Annunciazione, tra il 1475 e il 1478, nella quale abbiamo una straordinaria qualità cromatica, e uno studio attento verso i particolari soprattutto naturali. Leonardo arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni al servizio di Ludovico il Moro e dove si occupò dei diversi campi delle scienza e delle arti, ma si dedicò prevalentemente all’attivi-

La scienza a teatro

di Leonardo, dati in eredità a Francesco Melzi, pervennero dopo la morte di questi allo scultore Pompeo Leoni che, per commerciarli più facilmente, li suddivise in diversi gruppi, mutandone l’aspetto originario. Raccolti in gran parte nel XVII secolo dal conte milanese Galeazzo Arconati, furono donati alla Biblioteca Ambrosiana di Milano dalla quale furono trasferiti nel 1796 a Parigi, da dove tornò a Milano, dopo la caduta di Napoleone, il solo Codice Atlantico, mentre gli altri, per un errore, rimasero all’Institut de France. Altri codici erano già da tempo finiti in Inghilterra. Oggi esistono oltre 8.000 fogli di appunti (più di 16.000 pagine) con molte decine di migliaia di disegni lasciati da Leonardo, ma si ritiene che siano solo una piccola parte di ciò che ha scritto e disegnato. Alcuni pensano che abbia scritto 60.000, forse 100.000 pagine, ormai perdute. Ma forse qualcosa ancora esiste, sepolta in qualche antico archivio; nel 1966 per esempio sono stati trovati due nuovi codici a Madrid. Si tratta di pagine scritte quasi ‘di getto’, tant’è vero che gli esperti di Leonardo dicono: ‘sembra di sentirlo parlare come da un registratore’.

adattamento e regia Luciano Roman con Luciano Roman, Carlotta Bruni, Rosa Merlino

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tà di pittore, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali la Vergine delle rocce. Eseguì molte altre opere tra cui la Dama con l’ermellino di Cracovia, il Ritratto di dama del Louvre, ma il capolavoro dell’attività svolta a Milano è considerato l’Ultima Cena che realizza intorno al 1495-1497 nel convento di Santa Maria delle Grazie. Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l’invasione del ducato da parte dei francesi, e Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze. In questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia dove rimane tutt’oggi, al museo del Louvre. Nel 1506 si recò nuovamente a Milano. Negli ultimi anni della sua vita l’artista alternò il suo soggiorno in questa città con brevi viaggi a Firenze. Nel 1516 accettò l’invito del re di Francia e si recò ad Amboise dove trascorre gli ultimi anni della sua vita e dove morì nel 1519.

Adattamenti Letteratura

Per approfondire la conoscenza delle opere di Leonardo da Vinci vi segnaliamo il romanzo Il codice da Vinci, un thriller dello scrittore Dan Brown, scritto nel 2003, da cui è stato tratto l’omonimo film. Il libro, best seller internazionale, vende 80 milioni di copie ed è definito dallo stesso autore ‘Romanzo di pura finzione’. Cinema

I Cortometraggi Un tragico amore di Monna Lisa di Albert Capellani (1912), Leonardo da Vinci di Giulia Cassini Riz192

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zotto e Mario Corsi (1919). Il documentario Portrait of a Genius di Sammy Lee (1943) Il lungometraggio L’ultima cena di Luigi M. Giachino (1948) Il documentario Leonardo da Vinci di Luciano Emmer e Enrico Gras (1952). I cortometraggi animati Leonardo Da Vinci di Richard Rich (1996) e Perpetuum Mobile di Raquel Ajofrin ed Enrique Garcia (2006). Il documentario The secret life of Leonardo Da Vinci di Michael Bouson (2006). Il lungometraggio animato Perpetuum Mobile di Enrique Garcia e Rubén Salazar (2008). Televisione

Lo sceneggiato trasmesso dalla Rai con Philippe Leroy del 1971. Il film tv I, Leonardo: A Journey of the Mind di Chandler Cowles (1983). Leonardon Ikkunat di Pirjo Honkasalo (1986), Leonardo: A Dream of Flight di Allan King (1998) e Leonardo di Sarah Aspinall (2003).

Conversazioni con... Luciano Roman In questo spettacolo è il frutto di una collaborazione, fra tre discipline la musica la danza, e le immagini, noi attori siamo abituati a parlare, dire attraverso la voce e le parole, il verbo e oggi si parla di immagini, di movimento e Leonardo stesso dice ‘l’anima è movimento’ e noi stiamo facendo uno spettacolo sull’anima e quindi che cosa meglio del movimento può raccontarla. Questo è uno spettacolo su Leonardo Da Vinci di Leonardo Da Vinci il punto di partenza sono i suoi scritti (You Tube Leonardo Da Vinci –Anima)

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Spunti didattici In oltre cinquemila pagine di appunti Leonardo aveva registrato pensieri, ricerche, progetti, ma anche fatti personali, curiosità e riflessioni di un’intera vita. Attraverso l’analisi di questa documentazione scritta è stato possibile conoscere molte delle vicende legate a Leonardo e comprendere la sua visione del mondo e le sue grandiose intuizioni. Rilettura critica oggettiva sui progetti matematici di Leonardo da Vinci che rivela molte incertezze e incredibili lacune. L’uomo del Rinascimento, al centro del mondo.


Sinossi Nel 1938, all’età di 32 anni, Ettore Majorana, geniale fisico italiano, scompare nel nulla. Sulla sua sparizione sono state fatte numerose ipotesi, dal suicidio alla fuga in Germania per mettersi al servizio dei nazisti, dall’emigrazione in Argentina al volontario esilio in un monastero. Franco Venturini, in questo scioccante spettacolo, propone una ipotesi paradossale, dai toni pirandelliani. Mentre pian piano lo sconcertato spettatore mette a fuoco la vicenda che si svolge sul palco, appare sempre più chiaro che a Majorana è affidata la riflessione sul destino di un’umanità che ha fatto della scienza il proprio dio e si è condannata all’estinzione. Ma forse c’è ancora un filo di speranza, nel ritorno alla primitiva innocenza dello stato di natura. ‘Al mondo ci sono varie categorie di scienziati, gente di secondo e terzo rango che fanno del loro meglio ma non vanno lontano’, scriveva Enrico Fermi. ‘C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quello che invece è comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso’.

TEATRO FLAVIO 20 aprile - 26 maggio 2013 La vera storia di Ettore Majorana scritto e diretto da Franco Venturini con Franco Venturini, Chiara Conti Info e prenotazioni mobile 347.7421686 info@teatroflavio.it

Messa in scena e note di regia Sicuramente questa messa in scena è inedita rispetto a qualunque altro lavoro sull’argomento: Franco Venturini, autore e regista, si chiede, perché accade ciò? Per amore della scienza? Solo e unicamente per amore della scienza? C’è ancora qualcuno che crede a questa balla? Nello spettacolo si tenta di capire a quali conclusioni fosse giunto Ettore Majorana, per scomparire precipitosamente dal nostro mondo e di come sia riuscito a non farsi più trovare. Senza una soluzione pirandelliana, dalla vicenda non se ne esce. Cenni storici sull’opera Prima di iniziare a scrivere il suo lavoro sulla scomparsa di Ettore Majorana, Franco Venturini, ha considerato i seguenti aspetti dell’intera vicenda: Majorana aveva una concezione religioso-filosofica della vita. Era cattolico. Non aveva mai parlato di suicidio.

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La vera storia di Ettore Majorana

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Era arrivato, lavorando a fianco di Fermi e degli altri ragazzi di Via Panisperna, a previsioni apocalittiche che si trovano, attenuate sì, ma ciò dipende dal carattere, anche in Einstein e in altri famosi scienziati dell’epoca e anche di oggi. Majorana proveniva da famiglia nota e ricca, e le difficoltà oggettive di sopravvivenza in una società organizzata come la nostra gli erano sconosciute. Era assolutamente consapevole del proprio genio, ma ha preferito, con la sua scomparsa, che andasse perduto, invece di metterlo al servizio dell’umanità. Non ha voluto continuare a studiare la natura, per dare una spiegazione ai tanti misteri, che essa ci riserva, ma ha precipitosamente programmato la sua scomparsa, come se la sua genialità costituisse un grave pericolo per l’umanità. Non c’è traccia di ragioni sentimentali, che possano averlo indotto a scomparire. A 70 anni dalla sua scomparsa e cioè oggi, si registrano nel mondo interventi autorevoli circa più o meno prossime catastrofi, provocate dall’uomo, dalle conseguenze fatali per la sopravvivenza della specie. Si parla di inquinamento ambientale, di mutazioni genetiche, di programmazione delle nascite in stile nazista, di armi di distruzione di massa, di uomo bionico, di mostri creati in laboratorio utilizzando cavie animali e umane.

Biografia dell’autore Franco Venturini, classe ’37, è figlio d’arte: a un suo avo, il famoso dantista Domenico Venturini è intitolata una strada di Acilia; come si evince dall’en196

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ciclopedia del Teatro italiano a cura di Enrico Bernard, è romano e socio Siae dal 1985. Regista, commediografo, attore, fondatore nel 1978 del Teatro Catacombe 2000, poi Teatro D’Oggi, ha svolto la sua attività sia in Italia sia in Germania in qualità di direttore del teatro Das neue Theatre a Dusseldorf. Con la sua drammaturgia porta avanti un discorso legato ai miti, alla religiosità sacra e profana senza perdere di vista i legami etici e politici, nel senso più vasto, dell’uomo con la storia. Tra le opere più importanti, le Trilogie sulla libertà e sul terrorismo, gli adattamenti shakespeariani, goldoniani e di commedie di drammaturgia contemporanea. Nel 2009, insieme a Federica De Vita, attrice e commediografa, ha fondato, ai piedi del colle Oppio, il Teatro Flavio di Roma. Franco Venturini è anche apprezzato regista cinematografico; ha diretto dal 2000 a oggi 4 film e alcuni documentari. È fondatore, insieme a Federica De Vita, della scuola di formazione professionale per attori denominata Università dello Spettacolo Di Roma, autorizzata dalla Regione Lazio.

Adattamenti dell’opera Cinema

Esistono film e rappresentazioni teatrali che trattano il tema della scomparsa di Majorana e del gruppo di scienziati di Via Panisperna, fra questi ricordiamo lo spettacolo Il caso Majorana Show di Claudio Pallottini, Marco Simeoli e Gigi Proietti. (2012). Il film I ragazzi di via Panisperna di Gianni Amelio (1988).


Che idea si è fatta Franco Venturini di questa ‘ illustre’ scomparsa, mistero o verità nascoste? L’idea che mi sono fatto sulla scomparsa di Ettore Majorana è che siamo davanti ad una verità nascosta, in quanto penso che lo scienziato abbia organizzato la sua scomparsa per non proseguire una ricerca scientifica che avrebbe inesorabilmente portato, a suo parere, alla distruzione dell’Umanità. La vera storia di Ettore Majorana, è denuncia, narrazione o semplicemete scienza e teatro? Lo spettacolo è Scienza e Teatro: Scienza in quanto vengono affrontati argomenti scientifici nel contesto della società moderna; Teatro perché il tema scientifico è sviluppato come dilemma umano ed invenzione teatrale.

Spunti didattici Una meta-fisica siciliana. Ettore Majorana e Leonardo Sciascia tra scienza e letteratura. Analisi delle tematiche fondamentali per la nostra società contemporanea e futura, quali per esempio la responsabilità della scienza e il rapporto tra mondo scientifico e collettività civile. Majorana e il lato oscuro della materia: la teoria ipotizzata dal geniale fisico italiano, potrebbe essere presto scoperta dai nuovi esperimenti negli acceleratori. e violerebbe il principio secondo cui materia e antimateria non possono coesistere. Majorana e l’esperimento Gerda: 18 novembre 2010, al Gran Sasso parte l’esperimento Gerda, Majorana potrebbe avere ragione… (Unità, 8 gennaio 2010)

La scienza a teatro

Conversazioni con… il regista Franco Venturini

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In treno con Albert Sinossi Nel 1895 Albert Einstein ha 16 anni, e ha lasciato il liceo perché rifiuta i metodi autoritari della scuola tedesca. La sua famiglia si è trasferita a Milano dove il padre sta per iniziare un’attività industriale. Albert, libero da impegni scolastici, anticonformista, ribelle, viene spesso in treno in Italia a trovare la famiglia, impara un po’ la lingua e passa lunghe estati sulle colline dell’Oltrepò Pavese. È proprio in uno di questi viaggi in treno che Edoardo Erba lo immagina. È una giornata piovosa di primavera e Albert sulla carrozza di un treno di seconda classe incontra Ernestina, la ragazza pavese con la quale, da adulto, avrà una documentata corrispondenza. L’incontro, insieme ad un misterioso evento dai contorni polizieschi, eccita la sua fantasia e gli fa intuire la relatività del tempo. È solo un lampo: gli occorreranno dieci anni di studio per mettere a fuoco il concetto. Ma da quel momento la metafora del treno ricorrerà in tutti i suoi scritti divulgativi sulla Teoria della Relatività Ristretta. Costruito su solide certezze storiche, biografiche e scientifiche, è un testo sorprendente: avvincente come un poliziesco, ci porta lentamente nella mente del giovane Einstein, e ci fa fare insieme a lui un salto di comprensione della realtà. Per un momento la Relatività sembra a portata di mano. Poi nel finale, il paradosso stordisce Albert e noi spettatori, lasciandoci con l’emozione di un misterioso incontro. 198

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Messa in scena e note di regia In treno con Albert non è un testo biografico, perché la vicenda – anche se poggia su basi possibili – è totalmente inventata. E non è nemmeno un lavoro sulla scienza, per lo meno in senso descrittivo. È puro teatro scientifico perché la teoria ne informa le singole battute e l’intera struttura. Su questa idea ho costruito la regia, cercando di spostare il piccolo giallo che avviene su treno nel 1895, tutto nella mente di Albert. Il lavoro – che contiene 14 personaggi - è interpretato da tre soli attori. Due che narrano la vicenda e fanno le varie parti, il terzo che recita solo nella parte di Albert. È una scelta efficace per fare entrare il pubblico nella mente del protagonista e accompagnarlo nella dimostrazione della relatività ristretta. Spiegata in modo inedito, essenziale, così come avrebbe potuto raccontarla un ragazzo di genio. Cenni storici sull’opera Quando si evoca la Scienza moderna o ci si riferisce alla figura della scienziato, difficile è non pensare immediatamente ad Albert Einstein, il genio universale della Fisica che, alle soglie del XX Secolo, contribuì in modo determinante a cambiare radicalmente la nostra visione del mondo, sfatando nel giro di pochi anni millenarie convinzioni sul carattere assoluto di Spazio e di Tempo, sul concetto di simultaneità, sulla natura


TEATRO ITALIA 4 - 8 febbraio 2013 In treno con Albert scritto e diretto da Edoardo Erba con Mirko Soldano, Monica Rogledi, Beniamino Zannoni Info e prenotazioni tel. 06.44239286 mobile 340.3876848 teatroitalia@teatroitalia.info r.dicristina@teletu.it

troppo deboli per incurvare abbastanza il tessuto dello Spazio e del Tempo.

Biografia dell’autore Edoardo Erba nasce a Pavia l’11 marzo del 1954. Si diploma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, e consegue la laurea in lettere moderne. Attualmente insegna all’Università di Pavia e vive a Roma. Erba esordisce nel 1986 con Ostruzionismo radicale, interpretato dall’allora sconosciuto Claudio Bisio. Tra le sue opere più note, scritte e dirette, rientrano La notte di Picasso, rappresentata a Roma nel 1990, Maratona di New York nel 1992 (con interpreti Bruno Armando e Luca Zingaretti), Muratori (con Pistoia e Triestino) nel 2002 e Margarita e il Gallo (con Maria Amelia Monti) nel 2007. Nel 1991, rappresenta Porco selvatico, nel 1992 Tessuti umani e nello stesso anno è autore e debutta come interprete di Curva cieca. Nel 1995 viene rappresentato Vizio di famiglia, Venditori e Vaiolo nel 1998, L’uomo della mia vita nel 1999, Buone notizie nel 2002,

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continua della materia, sulla distinzione tra materia solida ed impalpabile energia. Salito con fatica sulle solide spalle di Galileo, di Newton e di Maxwell, nel giro di pochi anni, tra il 1905 ed il 1916, Einstein sradicò infatti l’assolutezza della contemporaneità – dimostrando che ciò che accade in uno stesso istante per un osservatore può invece essere visto come sdoppiato in due eventi distinti per un altro osservatore; distrusse la convinzione che l’Universo possa essere un contenitore vuoto ed immutabile – sostituendolo con un Universo dinamico e plasmabile dalle forze di gravitazione e dalle masse; ipotizzò e dimostrò che in uno spazio pieno di materia la luce non cammina in linea retta ma si incurva invece seguendo le pieghe stesse dello spazio. Dalla nuova fisica di Einstein sarebbe scaturita una visione in cui l’Universo è esso stesso incognito, non più fredda arena di forze imposte dall’esterno ma piuttosto dominatore di sé stesso attraverso una curvatura sempre più forte quanta più materia si concentra, capace di vibrare incessantemente come un reticolo di luce e di forze, capace di espandersi o contrarsi sotto la spinta gravitazionale, ma anche capace di racchiudersi in sé stesso e nascondersi in un buco nero sotto l’impenetrabile cortina di un orizzonte degli eventi. Il mondo – dopo Einstein – non fu più sé stesso, e le millenarie convinzioni divennero ipotesi ed approssimazioni valide soltanto a patto che le velocità in gioco fossero piccole in confronto all’astronomica velocità della luce nel vuoto, o le forze in gioco

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Dramma Italiano nel 2006, Senza Hitler nel 2007, Parete Nord nel 2008, Michelina nel 2009, Trote nel 2010 e Tante Belle Cose (con interprete Maria Amelia Monti) nel 2011. Le opere pubblicate in Italia sono comprese in due raccolte di Ubu libri, Maratona di New York e Sei commedie in commedia. Vizio di famiglia e Curva cieca sono pubblicati da Ricordi Teatro Edizioni. Maratona di New York è stata tradotta in diciassette lingue, pubblicata in otto e rappresentata in tutto il mondo. La versione inglese è pubblicata a Londra da Oberon Book. Maratona di New York è stata rappresentata a Londra con la regia di Mick Gordon e a Boston con la traduzione di Israel Horowitz. La notte di Picasso è stata rappresentata a Los Angeles e successivamente a Rio de Janeiro. Vizio di Famiglia a Londra e Buenos Aires, Déjàvu a Londra e Amburgo, Muratori a Frankfurt (Oder), Venditori a Wilhelmshaven, Barcellona, Amsterdam e Budapest, Animali nella nebbia a San Pietroburgo. Come traduttore e adattore Erba ha lavorato a Roman e il suo cucciolo (premio Ubu 2010) diretto da Alessandro Gassman, Il nipote di Rameau di Diderot, Nemico del Popolo di Ibsen e Die Panne di Durrenmatt, Prima Pagina e L’Appartamento di Billy Wilder, La notte di Maggio di Yehoshua, L’apparenza inganna e Festen. Erba ha ricevuto dei premi nazionali di teatro (Olimpici del Teatro, Riccione, Candoni, Salerno, Idi) per Margarita e il gallo, Venditori, Vizio di Famiglia, Il capodanno del secolo, Maratona di New York, Déjàvu e Senza Hitler. Erba ha lavorato anche per la radio e la televisione scrivendo sceneggiati, film, varietà e sit com. 200

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Conversazione con … l’autore Edoardo Erba Come ti è venuta l’idea di scrivere In treno con Albert? Sono cresciuto a Pavia. Nelle mie gite in bicicletta, notavo sempre sul Naviglio, vicino alla confluenza con Ticino, un edificio abbandonato, che pareva una vecchia fabbrica. Un giorno sono venuto a sapere che quella era la fabbrica di dinamo elettriche del padre di Einstein e che la famiglia Einstein aveva abitato a Pavia per due anni. Esisteva anche una corrispondenza con una ragazza pavese di cui il giovane Albert doveva essere stato innamorato. Mi parevano ci fossero buoni elementi per provare a inventare una storia. Però non è solo una storia… No. La mia idea era, attraverso una storia, esplorare la relatività. La relatività allo stato nascente nella mente di un ragazzo. In questo senso ho dovuto documentarmi parecchio. Nel lavoro c’è anche un intento un po’ campanilistico: ambientando la vicenda fra Milano e Pavia lascio interndere che l’idea della teoria che ha cambiato completamente la storia della scienza, sia nata dalle mie parti, stimolata dall’amore per una ragazza pavese. Come ti sei documentato? Leggendo e studiando le opere divulgative, compresa quella difficilissima dello stesso Einsein sulla relatività. Ma soprattutto conversando coi fisici. In questo senso il contributo più importante al lavoro l’ha dato Mauro Francaviglia, il presidente dell’associazione italiana dei fisici gravitazionisti, caro amico ed eccellente comunicatore delle teorie scientifiche agli asini come me.


Bibliografia La sinergia tra Arte e Scienza. Einstein dice: ‘là dove il mondo cessa di essere la scena delle nostre personali speranze ed ambizioni, dove noi ci confrontiamo con esso come esseri in ammirazione, osservando e cercando risposte, proprio là noi entriamo nel regno dell’Arte e della Scienza’. La posizione di Einstein sulla costruzione della bomba atomica. Dopo la guerra lo scienziato fece pressioni per il disarmo nucleare . Il rifiuto della violenza e dello scontro per promuovere la pace, non partecipando a ciò che la nostra coscienza ritiene ingiusto; esempi storici: Gandhi.

SCIENZA A TEATRO Fritjof Capra, La scienza universale: arte e natura nel genio di Leonardo. Milano, Rizzoli, 2007. Tullio Regge, Lettera ai giovani sulla scienza. Milano, Rizzoli, 2004. Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana. Milano, Adelphi, 2004. Abraham Pais, Einstein. Sottile è il Signore... La scienza e la vita di Albert Einstein. Torino, Bollati Boringhieri, 2012. Abraham Pais, Einstein è vissuto qui. Torino, Bollati Boringhieri, 1995.

La scienza a teatro

Spunti didattici

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Chi ha paura muore ogni giorno Sinossi È una storia di vittorie, di fallimenti, di speranze deluse e tanti luoghi comuni da sfatare, primo fra i quali che ‘le stragi fermarono il pool antimafia’. Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici, lo spettacolo è idealmente diviso in tre sezioni: la prima dedicata a Falcone e Borsellino e al loro rapporto con Ayala. Per anni condivisero momenti difficili, drammatici ma entusiasmanti allo stesso tempo un legame cementato dal trascorrere del tempo lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi e dalle serate trascorse assieme, fino alla loro tragica scomparsa. Nella seconda parte ‘rivive’ lo storico maxiprocesso del quale Ayala fu pubblico ministero. Considerata la prima, grande reazione dello Stato a Cosa Nostra, il processo terminò dopo quasi due anni, il 16 dicembre 1987. Per leggere la sentenza servì oltre un’ora: 2665 anni di condanne al carcere vennero divisi fra i 360 colpevoli, oltre agli ergastoli per i 19 boss principali. Durante l’ultima sezione dello spettacolo, Ayala affronta i temi di oggi: le tante indagini ancora aperte, la grande eredità lasciata da Falcone e Borsellino. Lo fa con eleganza ed umanità ed una comunicativa fuori dal comune. In lui c’è la partecipazione di chi quelle vicende le ha vissute sulla sua pelle: c’è grande parte della sua vita sul palco. Ma soprat202

La scuola va a teatro 2012*2013

tutto c’è il suo irrefrenabile, deciso, fortissimo desiderio di non far dimenticare, di lasciare una traccia per i più giovani.

Messa in scena e note di regia Nelle parole di Ayala, nella sua ricostruzione degli avvenimenti precisa, essenziale, lucida, si coglie la sofferenza per la perdita di tanti amici che con lui hanno combattuto la mafia. Ayala spiega con grande lucidità che Falcone e Borsellino furono uccisi già prima del 1992 con un lento e lungo lavoro di isolamento. ‘Se vuoi affrontare e battere un avversario - dice Ayala dal palco - è necessario che quest’ultimo sia di fronte a te, sia altro da te. Lo Stato non ha mai giocato veramente la partita contro la mafia. Nella squadra dello Stato vi erano diversi che indossavano quella maglia e in realtà giocavano e giocano per la mafia. Queste connivenze vanno individuate e condannate’. ‘La mafia, come hanno scoperto Falcone e Borsellino con le loro indagini, non è solo un’organizzazione criminale ma una struttura di potere, una componente organica del sistema che governa questo paese. È per questo importante che la lotta alla mafia non sia delegata ai magistrati ed alle forze dell’ordine perchè se sarà così anche i nostri pronipoti parleranno ancora di mafia’. Ayala spiega le novità nel metodo di indagine seguita da Falcone che consen-


TEATRO VITTORIA 2 - 4 novembre 2012

Cenni storici sull’opera A vent’anni dalla tragica scomparsa di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Giuseppe Ayala racconta la sua verità, mettendosi alla prova con un mezzo comunicativo per lui inusuale, il teatro. La storia di quegli anni e la straordinaria esperienza vissuta al fianco dei giudici Falcone e Borsellino, con i quali condivise vita professionale e sincera amicizia, animano un ‘incontro-spettacolo’ che pone l’attenzione sulla Sicilia, su Cosa Nostra, sulla politica e la giustizia di allora e di oggi. Lo spettacolo ricostruisce la storia del pool antimafia, il maxiprocesso, le stragi

tratto dall’omonimo libro scritto da Giuseppe Ayala con la collaborazione di Ennio Speranza con Francesca Ceci Info e prenotazioni tel. 06.5781960 mobile 347.1616737 ufficioscuole@teatrovittoria.it

in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Una grande emozione e un’occasione di riflessione collettiva.

Biografia dell’autore Giuseppe Maria Ayala è un magistrato e politico italiano, nato a Caltanissetta il 18 maggio 1945. Dopo essere stato iscritto al Partito Repubblicano Italiano, è stato eletto senatore nel Collegio di Bisceglie Molfetta – Corato, in Puglia, il 21 aprile 1996. Ha ricoperto diversi incarichi ed uffici: dal 12 maggio 1996 è Membro del Gruppo Sinistra Democratica - l’Ulivo. Dal 30 maggio 1996 al 22 aprile 1998 è stato eletto Membro della Commissione Permanente di Giustizia, un incarico che gli è stato di nuovo attribuito dal 23 aprile 1998. Ha rivestito il ruolo di Sottosegretario di Stato per la Grazia e Giustizia. Nella sua attività di magistrato lo si ricorda come magistrato di punta nelle indagini e

L'educazione alla legalità

tì di arrivare al maxiprocesso e di capire cosa sia realmente Cosa Nostra e i suoi centri di potere: il continuo e puntuale ricorso agli accertamenti bancari, le rogatorie internazionali, lo stabilire le connessioni di un sistema criminale e di potere seguendolo non solo in Sicilia ed in Italia, ma anche all’estero nei luoghi dove il denaro arrivava e circolava. Ayala nel corso dello spettacolo spiega le ragioni del perchè mettere in scena dopo tanti anni la sua verità su questo pezzo di storia del nostro paese e su avvenimenti ancora per la maggior parte oscuri: ‘La bella foto di Giovanni e Paolo, che è diventata un simbolo rischiava con il passare del tempo di diventare fredda, ho voluto provare a ridare così colore a quella foto’.

Chi ha paura muore ogni giorno I miei anni con Falcone e Borsellino di e con Giuseppe Ayala

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nei maxi processi alla mafia. Tra le opere che ha scritto ricordiamo La guerra dei giusti (1993), Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (2009), e Troppe coincidenze. Mafia, politica, apparati deviati, giustizia: relazioni pericolose e occasioni perdute (2012).

Conversazioni con … il giudice Giuseppe Ayala Il testo teatrale, tratto dal suo libro ‘Chi ha paura muore ogni giorno’, è un insolito esempio di teatro civile: sulla scena c’è proprio uno dei protagonisti di quegli anni che è anche un magistrato e un parlamentare. Ci sono stati momenti di difficoltà nel portare avanti questo progetto? Non è stata una esperienza difficoltosa. Sono stato animato dall’esigenza di divulgare questa storia che non è solo la storia del nostro lavoro, ma dei fatti che portano a raccontare lo Stato in quegli anni. Quando si parla di mafia, molti dicono cose che non sono vere. Così come è accaduto per il pool antimafia. Alla fine il mio obiettivo è stato far conoscere la realtà degli avvenimenti dal punto di vista privilegiato dell’osservatore, di colui che era dentro la storia. Il mio unico interlocutore è stata la memoria. La trasposizione al teatro è stata, in realtà, una idea di mia moglie che ha sempre avuto un occhio attento alla tradizione culturale e al teatro di impegno sociale. Un desiderio da realizzare? Continuo ad aver fiducia nell’idea di Giovanni: la mafia è un fenomeno destinato ad esaurirsi. Voglio campare a sufficienza per arrivare a vederlo quel giorno. (agoravox.it, Il teatro civile di Giuseppe Ayala, 16 novembre 2011) 204

La scuola va a teatro 2012*2013

Spunti didattici L’importanza storica, politica e sociale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, magistrati italiani che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Gli anni del pool antimafia, il maxiprocesso di Palermo,le stragi di Capaci e di via d’Amelio. Riflessioni sulla difesa della legalità che presuppone un rispetto della libertà, una lotta continua contro ogni forma di violenza o sopruso, una salvaguardia della coscienza svincolata da condizionamenti esterni.


Giovanni Falcone: un uomo

TEATRO OLIMPICO 6 novembre 2012 Giovanni Falcone: Un uomo di e con Monica Morini consulenza alla drammaturgia Annamaria Gozzi Info e prenotazioni tel. 06.32659927 ufficiopromozione@ teatroolimpico.it

è soltanto un magistrato che lotta contro la mafia, ma è anche un uomo delle istituzioni che crede fermamente nei valori della democrazia, nella legalità. Un profeta di oggi.

Messa in scena e note di regia Lo spettacolo è una scena nuda in cui si muovono gli attori, sullo sfondo lo scenario è dato dalle video proiezioni di immagini della vita di Giovanni Falcone. Attraverso le parole di Giovanni Falcone, dei testimoni che lo hanno conosciuto, degli scritti che parlano di lui, il racconto a due voci si inanella in forma vibrante, sostenuto e amplificato dalla musica eseguita dal vivo al pianoforte di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e dai brani di Astor Piazzolla. Le immagini della Sicilia, del pool antimafia che lo ha visto protagonista, accompagnano la narrazione. Cenni storici sull’opera Il 23 maggio del 1992 la strage di Capaci ferma Giovanni Falcone e la sua

L'educazione alla legalità

Sinossi Lo spettacolo ripercorre la vita del giudice Giovanni Falcone, il suo impegno, le vittorie e le sconfitte, le rinunce; dalla sua infanzia alla sua formazione, dalla lotta alla mafia fino al tragico epilogo, dell’attentato di Capaci in cui muore insieme alla moglie Francesca e agli uomini della scorta. Le mosse della battaglia dal palazzo di giustizia, u palazzu, contro il mostro, il carciofo, Cosa Nostra. La macchina del fango: le difficoltà, il sospetto che lo circonda e crea discredito intorno alla sua azione indomita, coraggiosa, costante. Attorno a lui molti personaggi, boss mafiosi, commissari di polizia, giudici come l’amico Paolo Borsellino. Falcone e Borsellino (che sarà ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992) erano per la cupola gli avversari più pericolosi. Il 23 maggio del 1992 un ordigno di potenza inaudita travolse la Fiat Croma blindata su cui viaggiava il giudice e le due auto della scorta: persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro. La strage di Capaci fermò lui e la sua scorta, ma non le sue idee. La mafia non è affatto un fenomeno invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani, ha un inizio e avrà anche una fine. Falcone non

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scorta, ma non le sue idee. ‘La mafia non è affatto un fenomeno invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani, ha un inizio e avrà anche una fine’. Falcone non è soltanto un magistrato che lotta contro la mafia, ma un uomo delle istituzioni che credeva fermamente nei valori della democrazia, nella legalità. Lo spettacolo ha debuttato nell’ aprile 2012 al Teatro Fellini di Pontinia ed è stato rappresentato in occasione ricorrenza dei vent’anni della sua scomparsa e di quella di Paolo Borsellino.

Biografia del giudice Falcone Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Capaci, 23 maggio 1992)

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La scuola va a teatro 2012*2013

dopo gli studi classici e la laurea in giurisprudenza, nel 1961, all’Università di Palermo vinse il concorso in magistratura, nel 1964, e gli fu assegnata la procura di Lentini prima e di Trapani poi dove lavorò per dodici anni. In seguito all’omicidio del giudice Cesare Terranova, Falcone ottenne, nel 1978, il trasferimento all’ufficio Istruzione di Palermo dove incontrò Rocco Chinnici che ne era il capo. Chinnici era un innovatore ed insieme a Falcone, a Borsellino e ad altri giudici iniziò un lavoro di bonifica della procura palermitana. Gli anni del lavoro a Palermo videro l’ascesa del clan mafioso dei Corleonesi. Tra le vittime stesso Rocco Chinnici. Dopo la sua morte arrivò a Palermo il nuovo sostituto Antonio Caponnetto che insieme a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino fu il fondatore del Pool Antimafia, che doveva essere un organismo indipendente dove i magistrati potessero lavorare in sinergia alla stessa indagine. E cosi fu, almeno all’inizio, tante che i giudici riuscirono ad organizzare quello storico Maxi processo nel carcere dell’Ucciardone di Palermo. Il maxi processo duro ben 22 mesi per riuscire ad emettere tutte le sentenze. Un grande


Adattamenti dell’opera Cinema

Per approfondire la figura del giudice si consigliano i film: Giovanni Falcone, un film del 1993 diretto da Giuseppe Ferrara, in cui si assiste a tutti gli elementi più importanti della sua attività. In un altro Paese, un film documentario del 2005 diretto da Marco Turco.

Spunti didattici Analisi della storia italiana in cui è avvenuta la strage di Capaci (1992). Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due figure di giudici animati da spirito democratico, senso dello Stato, e dal riconoscimento del valore della legalità. La mafia come è stata affrontata in letteratura: Leonardo Sciascia.

L'educazione alla legalità

successo che sicuramente aveva infastidito non poche persone, che preferivano servirsi del sistema mafioso per i propri interessi. E furono quelle stesse persone ad iniziare un processo di disgregazione del pool antimafia. Tutti i giudici del pool antimafia furono in sostanza abbandonati lasciando piena libertà alla mafia. Nel giugno 1989, Falcone scampò miracolosamente ad un attentato in periferia di Palermo. Con il trascorrere del tempo, gli attacchi di esponenti politici a Falcone, divennero sempre più frequenti visto che il personaggio diventava sempre più scomodo. Bisognava dunque togliere Falcone dalla sua Palermo per evitare che continuasse ad agire indisturbato. Gli fu offerto un compito istituzionale a Roma Falcone accettò poichè convinto che da quella posizione potesse svolgere meglio il suo compito ma si resè conto prestissimo di essere ancora più solo ed abbandonato da tutti. La nomina a superprocuratore antimafia giunse il 22 maggio 1992 ma il giorno successivo, rientrando a Palermo, fu vittima di uno degli attentati più efferati che la mafia aveva messo in atto. A Capaci, venne fatto saltare in aria con un’esplosione provocata da oltre 500 chili di tritolo.

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Paolo Borsellino essendo stato Sinossi L’azione prende l’avvio dal diciannove luglio 1992. Alle ore sedici e cinquantotto in via D’Amelio, a Palermo, un attentato pone fine alle vite del giudice Borsellino e degli uomini che lo stavano proteggendo: Vincenzo Li Muli, Walter

Cusina, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi. Nell’ultimo decimo di secondo tra l’esplosione e la morte, Paolo Borsellino ricompone memorie e sogni della sua vita. Parla, racconta. Dubita di essere ancora vivo. Dubita di essere già morto. La messinscena deflagra in dodici movimenti, quanti sono quelli di uno Stabat Mater, addensando frasi, sussurri, visioni. Ed è appunto uno Stabat Mater doloroso, la prima parte. Il giudice, quell’ultimo giorno, andava a far visita a sua madre: una madre consapevole, metafora e incarnazione del dolore cosciente e fiero di un’altra Sicilia, di quella più invisibile e più vera.

Messa in scena e note di regia La singolare esperienza esistenziale di Borsellino porta con sé i tratti inequivocabili dell’eroe. Un eroe moderno. Un eroe lontano dalle tentazioni della retorica. Un eroe che si batte senza armi contro le armi; senza violenza contro la violenza; senza protervia contro omicidi, stragi, tradimenti. Forte unicamente della sua spiazzante lealtà intellettuale, di un intuito espresso a livelli altissimi, Paolo Borsellino è l’incarnazione di eroe psicologico in grado di sacrificare il proprio corpo e i propri affetti per un’idea: la giustizia. A condividere con Borsellino la co208

La scuola va a teatro 2012*2013


Comunale J.P.Velly di Formello 16 e 17 Gennaio 2013

Cenni storici sull’opera I cinquantasette giorni in cui Paolo Borsellino vive dopo la morte a Giovanni Falcone, fanno del giudice sopravvissuto un uomo solo, accerchiato da elementi deviati dello Stato e della politica, da Cosa Nostra e dall’indifferenza collet-

con Claudio Di Palma Info e prenotazioni tel. 06.9088337 formello@internationaltheatre.org

tiva come prodotto culturale raffinatissimo atto a seppellire la verità. Senza Falcone, senza l’uomo che Borsellino stesso definiva ‘il suo scudo’, il magistrato elabora la certezza matematica della propria fine. A più riprese disegna come imminente la propria morte a colleghi ed amici con allusiva eleganza. Malgrado ciò rimane. Rimane in Sicilia, rimane a Palermo, rimane fedele a un’idea, a Falcone, a sé stesso.

Biografia dell’autore Ruggero Cappuccio è un drammaturgo e regista italiano. Esordisce, come autore teatrale, nel 1993 con ‘Delirio marginale’.e nel 1994 debutta con ‘Shakespea Re di Napoli’ al Santarcangelo dei Teatri, Festival Internazionale del Teatro in Piazza. Si cimenta con i classici greci e latini curando per il Teatro di Roma la riscrittura e la regia del Tieste di Seneca e delle Bacchidi di Plauto. Ha curato la regia di Nina pazza per amore nel 1999 e del Falstaff nel 2001, con la direzione musicale di Riccardo Muti. È anche

L'educazione alla legalità

scienza della fine è innanzi tutto il mondo femminile, composto da sua madre, sua moglie, sua sorella, le sue figlie, oltre naturalmente a suo figlio Manfredi. Questa partecipazione silenziosa al destino di chi combatte in una sfida con un finale già scritto, torna a parlarci di una consapevolezza tutta classica in cui alla dignità dell’eroe fa riscontro la dignità di chi dovrà piangerlo e continuarlo ad amare nell’assenza del corpo. La messinscena di Ruggero Cappuccio allinea accanto a Borsellino le figure di cinque donne Antigoni, memorie di un’infanzia perduta intesa come età della perfezione, della bellezza. Il femminile distilla un’idea calda e solare della terra, in una parola della Sicilia stessa. Il lavoro si sviluppa in un concentrato di suoni e immagini tese ad esaltare il contrasto tra la spudorata bellezza dell’isola e i suoi umori notturni. L’ironia si rivela come una qualità in grado di percorrere il dramma per svelarlo con più forza e più direzionalità in tutta la sua crudezza.

Paolo Borsellino essendo stato scritto e diretto da Ruggero Cappuccio

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pubblicista sulle pagine della cultura del quotidiano napoletano Il Mattino. Con ‘La notte dei due silenzi’ storia d’amore al tempo del Regno delle Due Sicilie, è finalista alla 62ª edizione Premio Strega 2008. Con ‘Fuoco su Napoli’ vince il Premio Napoli 2011.

Adattamenti sull’opera Cinema

Per ricordare la figura del giudice, consigliamo i seguenti film: Paolo Borsellino è il titolo di un film e di una miniserie televisiva (due puntate da 100 minuti) del 2004, dirette dal regista Gianluca Maria Tavarelli. Ambientata a Palermo, narra la drammatica storia dal 1980 al 1992 del pool antimafia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto la guida di Rocco Chinnici, e successivamente dal giudice Antonino Caponnetto, nella disperata guerra contro la mafia. Paolo Borsellino – I 57 giorni un film di Alberto Negrin, con Luca Zingaretti, uscito nel 2012.

Riflessioni... di Borsellino ‘Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla, perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare’. Con questa breve riflessione Paolo Borsellino svela il senso più segreto del suo essere uomo e del suo essere giudice. La sua giovinezza e gli anni difficili della sua maturità sono ispirati ad una tensione vitale che oscilla tra passione per la memoria e progetto instancabile per una costruttività del futuro.

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Spunti didattici La figura di Paolo Borsellino, eroe italiano impegnato da sempre nella lotta alla mafia. La mafia non solo come fenomeno sociale ma anche come atteggiamento mentale. Analisi della nascita della mafia e i suoi sviluppi fuori dalla Sicilia. I nuovi paladini contro ogni forma di violenza e discriminazione: chi sono e come operano.


Bibliografia EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ Achille Serra, La legalità raccontata ai ragazzi. Firenze – Milano, Giunti, 2012.

Luigi Ciotti, Nichi Vendola, Dialogo sulla legalità. San Cesario di Lecce, Manni, 2005. Giovani e legalità nelle realtà a rischio: problemi e prospettive. A cura di Anna Maria Giannini e Roberto Sgalla. Roma, Carocci, 2009.

Gherardo Colombo e Anna Sarfatti, Educare alla legalità: suggerimenti pratici e non per genitori e insegnanti. Milano, Salani, 2011. Le ultime parole di Falcone e Borsellino. A cura di Antonella Mascali. Milano, Chiarelettere, 2012.

Enrico Deaglio, Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino: una storia di orrore e menzogna. Milano, Feltrinelli, 2012. Gherardo Colombo, Che cos’è la legalità?. Roma, Sossella, 2010 (audiolibro). Sergio Tramma, Legalità illegalità: il confine pedagogico. Roma, Glf editori Laterza, 2012.

L'educazione alla legalità

Alberto Melis, Da che parte stare: i bambini che diventarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Illustrazioni di Paolo D’Altan. Milano, Piemme, 2012.

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L’amico ritrovato

Sinossi L’amico ritrovato è tratto dallo storico romanzo di Fred Uhlman che narra dell’amicizia, nata sui banchi di scuola, tra due ragazzi completamente diversi per estrazione sociale e carattere. Hans ha origini ebree e Konradin proviene da una nobile famiglia tedesca. Il romanzo è ambientato a Stoccarda, durante gli anni dell’ascesa del Nazismo. Tra i due ragazzi nasce un’amicizia profonda, sincera, e a legarli inizialmente sono due passioni che li accomunano: la lettura e la collezione di monete greche. Quello che sembra essere un legame saldo, duraturo, infrangibile, viene però messo a dura prova dalla Storia. Hitler, infatti, sale al potere e Konradin, che proviene da una famiglia filo nazista, si schiera dalla parte del potere appoggiando le scelte del Dittatore, considerato da lui l’unico capace di salvare la Germania . Il ragazzo, messo alle strette dalle pressioni, si trova costretto a scegliere e per non mettersi in cattiva luce decide, di non frequentare più l’amico ebreo. Hans, nel frattempo, emigra da parenti americani, mentre i genitori restano a combattere nella loro terra, contro il nazismo, per difendere a tutti i costi la loro patria e i loro diritti. L’ebreo rimarrà presto orfano perdendo i genitori che, pur di sottrarsi alle persecuzioni dei nazisti, decidono di suicidarsi. Dopo molti anni 212

La scuola va a teatro 2012*2013

dalla fine della guerra ad Hans arriva una lettera proveniente dal liceo che aveva frequentato, in cui c’è la richiesta di un contributo economico per la costruzione di un monumento agli studenti caduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed è a quel punto che Hans legge, tra i vari nomi, quello del suo vecchio compagno di scuola Konradin. Accanto al suo nome c’e scritto: giustiziato per essere implicato nel complotto per uccidere Hitler. Proprio leggendo la lettera del suo liceo, Hans si rende conto di aver ritrovato un amico

Messa in scena e note di regia Liberamente tratto dall’omonimo romanzo e capolavoro di Fred Uhlman, scritto e diretto da Luca Pizzurro e impreziosito dalla voce narrante del maestro Arnoldo Foa’. Un testo meraviglioso per una messinscena che non mancherà di regalare forti emozioni. Cenni storici sull’opera L’amico ritrovato, titolo originale inglese: Reunion, è una novella storica del 1971, dello scrittore tedesco Fred Uhlman. Insieme a Un’anima non vile e Niente resurrezioni, per favore, forma la cosiddetta Trilogia del ritorno. Si tratta di una novella poiché pur essendo priva della complessità strutturale


TEATRO ITALIA 25 - 26 gennaio 2013 L’amico ritrovato di Fred Uhlman

Biografia dell’autore Fred Uhlman, nato Manfred Uhlmann (Stoccarda, 19 gennaio 1901 – Londra, 11 aprile 1985), è stato uno scrittore, pittore e avvocato tedesco. Nacque da una prospera famiglia ebrea della classe media; studiò nelle università di Friburgo, Monaco e Tubinga dove, nel 1923, si laureò in Legge. Nel marzo 1933, due mesi dopo che Hitler aveva giurato come Cancelliere, si trasferì a Parigi per iniziare una nuova vita. Questo, tuttavia, si rivelò molto difficile: agli stranieri non era permesso avere un lavoro retribuito, e venivano immediatamente espulsi dalla Francia se venivano scoperti a farlo. Uhlman si sostenne disegnando e dipingendo, e vendendo le sue

Lo spettacolo (un atto unico) è seguito da La nudità di Roberta Skerl Info e prenotazioni tel. 06.44239286 mobile 340.3876848 teatroitalia@teatroitalia.info r.dicristina@teletu.it

opere privatamente quando poteva; per un certo tempo arrotondò le sue entrate con la vendita di pesci tropicali. L’attività di pittore riscuoteva un successo crescente, ma gli acquirenti rimanevano difficili da trovare. Nell’aprile del 1936 si trasferì in un piccolo villaggio di pescatori sulla Costa Brava in Spagna, ma di lì a poco scoppiò la guerra civile spagnola e quindi in agosto Uhlman decise di tornare a Parigi, passando per Marsiglia. Qui, gli venne rubato il portafogli, contenente la maggior parte dei suoi soldi e il suo passaporto. Uno straniero in Francia senza passaporto diventava di fatto un apolide soggetto ufficialmente a persecuzioni, all’arresto ed a una possibile espulsione. Demoralizzato e in preda alla disperazione, diede il suo numero di telefono di Parigi al titolare del bar, e continuò il suo viaggio verso la capitale. Il giorno

Il giorno della memoria

e delle qualità panoramiche del romanzo, differisce dal racconto, in quanto quest’ultimo si articola generalmente attorno a un unico episodio, a un frammento di vita, mentre la novella aspira ad essere qualcosa di più completo: un romanzo in miniatura. Fred Uhlman raggiunge mirabilmente il suo scopo, forse perché i pittori sanno adattare la composizione alle dimensioni della tela, mentre gli scrittori, sfortunatamente, dispongono di una quantità illimitata di carta. L’amico ritrovato ebbe un immediato successo ed è stato tradotto in diciannove lingue.

adattamento e regia Luca Pizzurro con Giuliano Calandra, Guido Saudelli voce narrante Arnoldo Foà

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dopo ricevette una telefonata dal suo albergo; il chiamante lo informò che aveva il portafogli e il passaporto e li avrebbe inviati a Uhlman il giorno seguente, perché era un correligionario di Uhlman, trattenendosi il dieci per cento del denaro, per coprire le spese. Il portafogli e il passaporto arrivarono l’indomani. Il 3 214

La scuola va a teatro 2012*2013

settembre 1936, Fred Uhlman sbarcò in Inghilterra senza soldi e senza conoscere una parola d’inglese. Due mesi dopo, il 4 novembre 1936, sposò Diana Croft. Nove mesi dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel giugno 1940, Uhlman, insieme a migliaia di stranieri originari di paesi nemici, fu


confinato dal governo britannico sull’Isola di Man. Fu rilasciato sei mesi dopo e si poté ricongiungere con la moglie e la figlia, nata durante l’internamento. Uhlman fece la sua prima mostra personale a Parigi nel 1935. Da allora cominciò ad esporre regolarmente in mostre personali e collettive in tutta la Gran Bretagna.

Adattamenti dell’opera Teatro e musica

Recentemente è stato adattato per il palcoscenico da Ronan Wilmot ed ha debuttato al New Theatre di Dublino il 9 novembre 2010. L’amico ritrovato, da Fred Uhlman, allestimento nato da un’idea di Annamaria Russo e Ciro Sabatino e di cui firmano anche la regia. La messa in scena si avvale della presenza, in scena, di Paolo Cresta e Giacinto Piracci alla chitarra.

Spunti didattici La convivenza tra due etnie diverse; in particolare, l’amicizia tra un tedesco e un ebreo pochi anni prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. La situazione della Germania nazista e le leggi razziali del 1938. L’Olocausto, gli ebrei salvati, gli ebrei fuggiti negli Stati Uniti.

Nel 1989 fu tratto dal romanzo il film omonimo, L’amico ritrovato (tit. or. Reunion), il cui soggetto fu scritto dallo stesso Uhlman e dal drammaturgo e romanziere britannico Harold Pinter. Il film, diretto da Jerry Schatzberg, è interpretato da Jason Robards nei panni di Hans adulto, da Christien Anholt in quelli di Hans giovane, e da Samuel West in quelli di Konradin.

Conversazioni con... Il regista Luca Pizzurro Perché hai messo in scena questo testo? Perché è un inno all’amicizia e al coraggio di vivere malgrado tutto, tra i rimpianti, le ferite ed i sorrisi di un’età che ciascuno custodisce gelosamente tra le pieghe della vita.

Il giorno della memoria

Cinema

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ll dolore

Sinossi Nella cornice degli ultimi giorni del secondo conflitto mondiale si consuma una tragedia personale e universale. 
Una donna è in attesa di notizie del suo uomo deportato. Le informazioni si rincorrono, si affastellano, si intrecciano in un gioco suicida di speranza e delusione. L’ansia di una telefonata, l’incomprensibile calore di un affetto umano, false premonizioni e testimonianze certe trasformano chi aspetta in una corda tesa di nervi e paura, buio, smarrimento e lacrime: ai sussurri di una ragionevolezza disperata si alternano le grida informi del dolore umano. Ogni bollettino con le vittime riconosciute è presagio funesto, ogni silenzio si fa orlo di un precipizio ove la pazzia sembra l’unico ristoro. Sullo sfondo, la vita di ogni giorno, perché si è costretti a vivere, ad aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno, ad essere capaci, nell’insonnia del terrore, di non ridurre tutto il senso di una vita alla mera, spasmodica attesa. 
Così si vestono le sembianze del coraggio di chi non ha nulla da perdere e si organizza una rete di ricerche buona anche per gli altri. Così si ascoltano i discorsi dei politici e i programmi dell’ ‘ora che la guerra è finita’ per il futuro: nuova ansia, nuovi timori. 
I proclami dei vincitori hanno il suono metallico storpiato di un altoparlante guasto, il mondo intero è in 216

La scuola va a teatro 2012*2013

ginocchio stupefatto, confuso e stordito, tornano a casa i soldati, tornano anche i deportati, da inferni soprattutto interiori popolati dal fantasma del dubbio di essere davvero ancora vivi. Il dolore partorito da una disperazione divorante sembra la sola disumana risposta ai crimini orrendi perpetrati da uomini verso i loro simili, un castigo eterno che colpisce anche gli innocenti, ma che si infrange contro un muro più alto di qualsiasi intenzione: la vita.

Messa in scena e note di regia Il dolore racconta l’angoscia e lo smarrimento della scrittrice francese durante la primavera parigina, mentre è in attesa del ritorno del marito Robert, arrestato dai nazisti come membro della Resistenza e deportato a Dachau. Scrittura straziante di una Penelope tragica che si esprime con la durezza letteraria del ritmo nervoso e tempestoso sprigionato dalle pagine del monologo e trasferite sul palcoscenico nell’energia incandescente ed incisiva della grande attrice milanese in cui prende forma e sostanza il ‘dramma dell’attesa’. L’attesa è quella di tutte le donne in tutti i paesi del mondo: ‘che gli uomini ritornino dalla guerra’, è l’urlo più imponente di quest’animo sospeso nel tempo, fermato nella storia, in uno scontro tra stati d’animo contrastanti


TEATRO ARGENTINA 18 - 30 dicembre 2012 Il dolore di Marguerite Duras

Cenni storici sull’opera Il dolore è un percorso di vita tragicamente vissuta, affidato a due vecchi quaderni scritti da Marguerite Duras in una ‘calligrafia minuta, straordinariamente regolare e calma’ (sono parole dell’autrice) tra il 1944 e il 1945, dimenticati, ritrovati fortunosamente e riproposti al pubblico quasi quarant’anni più tardi. Il testo è stato pubblicato in Francia nel 1985 e contiene anche altri racconti: Il signor X detto qui Pierre Rabier; Albert de Capitales; Il miliziano Ter. Entrata insieme con il marito nella Resistenza antinazista, la Duras trascorse i lunghi mesi tra il giugno 1944 e il periodo immediatamente seguente la fine della guerra, in attesa del coniuge, arrestato dai nazisti e deportato a Dachau. È in questa cornice storica che si consuma una tragedia insieme personale e universale.

Info e prenotazioni tel. 06.684000310 promozione@teatrodiroma.net

Nei suoi scritti sul tempo di guerra c’è un unico personaggio di donna che prende maschere diverse, ma che, Duras ci dice, è sempre lei. Pagine violente, sanguinanti, di una brevità intensissima, nella quale confluiscono esperienze personali, ricordi, impressioni, e un autobiografismo ferocemente allacciato a una sensibilità non comune che genera anche stilisticamente pagine incisive, difficili da dimenticare.

Biografia dell’autore Marguerite Duras, pseudonimo di Marguerite Donnadieu, scrittrice e regista francese è nata il 4 aprile 1914, a Gia Dinh, in Cocincina, l’attuale Vietnam del sud che a suo tempo era dominio francese. Lì trascorse l’infanzia e l’adolescenza. Nel 1924 la famiglia - la madre e i suoi due fratelli (il padre morì quando Marguerite aveva solo 4 anni) si trasferì a Sadek, e quindi a Vinhlong, sulle rive del Mekong. Nel 1930 studiò in un pensionato a Saigon dove incontrò il celeberrimo fidanzato cinese, lo stesso che sarà il protagonista di uno dei suoi più celebri romanzi L’amante (per il qua-

Il giorno della memoria

‘dentro e fuori’, ‘oblio e memoria’, ‘tormento e razionalità’, ‘vita e morte’. Senza soluzione di continuità la cifra rigorosa della Melato fanno proprie le parole del ‘dolore’ che significano il sentimento più ostinato dell’amore, ma anche quello più tenace e lacerante del tormento, dell’angoscia, della tribolazione, e soprattutto l’obbligo a comprendere l’imprevedibile e ad accettare la sofferenza e lo strazio di un corpo amato sconvolto dall’atrocità della guerra.

regia Massimo Luconi con Mariangela Melato e Cristiano Dessì

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le vinse il premio Gouncourt). Dopo le scuole superiori a Saigon, lasciò l’Indocina e nel 1932 si trasferì a Parigi, dove studiò diritto, matematica e scienze politiche. Nel 1939, dopo il suo matrimonio con Robert Antelme, cominciò a lavorare per alcune case editrici. Nel 1942 morirono il suo primo figlio e il fratello Paulo e, nello stesso anno, incontrò Dionys Mascolo, da cui ebbe un figlio nel 1947. Nel 1943 entrò nella Resistenza, mentre il marito venne arrestato e deportato. Tra il 1944 e il 1950 si iscrisse al Partito Comunista; sempre più impegnata sul fronte politico si impegnò nella lotta contro 218

La scuola va a teatro 2012*2013

la guerra d’Algeria, e contro il potere di De Gaulle. Mentre naufragava il suo matrimonio con il suo nuovo marito, Mascolo, ricevette notevoli gratificazioni dalla critica e dal pubblico di lettori francesi. Le sue opere sono nello stesso tempo racconti, poemi in prosa e sceneggiature. La sua scrittura è particolarissima, piena di silenzi e di risonanze interiori; nella sua produzione letteraria, si assiste alla completa distruzione della trama, e alla rivelazione della vita interiore dei suoi personaggi attraverso un profondo lavoro di scavo. Nel 1970 riprese a lavorare come giornalista (l’aveva già fatto fra


Adattamenti dell’opera Teatro

Il dolore della Duras nell’adattamento teatrale di Andrea Balzola - che si è avvalso della traduzione originale di Monica Rapetti - per la regia di Mauro Avogadro, con Marisa Fabbri unica magistrale interprete, ha debuttato il 2 marzo 1999 al Teatro Carignano. In Italia lo spettacolo La douleur per la regia di Patrice Chereau e con Dominique Blanc come interprete è arrivato solo a Roma nel gennaio del 2010.

Conversazioni con... l’attrice Mariangela Melato Cosa ti ha colpito del testo? L’attesa in cui vive la protagonista è identica a quella di tutte le donne che aspettano, non solo in un momento di guerra, ma nei momenti di abbandono, di sofferenza interiore, e testimonia una capacità di sopportazione tipicamente femminile che mi ha molto colpito.». Quali sono i sentimenti che hai provato nel recitare il Dolore a teatro? Ansia e speranza, gioia e dolore. Come dice la stessa Duras ‘l’esistenza di ogni giorno prosegue, perché si è costretti comunque a vivere’.

Spunti didattici Letteratura d’avanguardia e il Noveau roman, la corrente letteraria nata in Francia tra gli anni Cinquanta e Sessanta (tra gli autori, Alain Robbe-Grillet; Nathalie Sarraute, Claude Simon). Confronto dei testi della nuova corrente con quelli che li hanno preceduti: nelle opere del Nouveau roman c’è il rifiuto del personaggio e delle normali vicende; c’è la descrizione, con minuzia di particolari, degli oggetti e della realtà esterna come se la scrittura si trasformasse in una macchina fotografica. Dall’universale all’individuale: la Storia e le storie degli individui. La Seconda guerra mondiale usata come sfondo in alcuni romanzi in Italia: per esempio, l’Agnese va a morire di Agnese Viganò, Se questo è un uomo di Primo Levi, La Ciociara di Alberto Moravia. Ma anche i testi del teatro di narrazione (Radio clandestina di Ascanio Celestini, Maggio ’43 di Davide Enia). La scrittura autobiografica: i diari degli autori e gli epistolari. Dai diari di Ippolito Nievo, al Mestiere di vivere di Cesare Pavese, a Il diario di Anna Frank; il Diario di Hetty Hillesum.

Il giorno della memoria

il 1955 e il 1960); gli anni Ottanta furono segnati dai suoi movimentati viaggi, dai nuovi successi editoriali. Morì nel 1996 a Parigi all’età di ottantuno anni. Ha scritto 34 romanzi e, oltre alla scrittura, diresse ben 16 film fra cui Hiroshima mon amour per Alain Resnais. Per India Song (1975) vinse il Gran Premio Accademico del Cinema francese.

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Gli Ebrei sono matti

Sinossi Durante il ventennio fascista, Enrico viene ricoverato in un manicomio in una clinica vicino Torino, lontano dai suoi cari, dalla sua città e dai discorsi del Duce, da lui tanto amati. Ferruccio ebreo romano costretto a fuggire per l’ennesima volta, viene ricoverato in un manicomio vicino al confine, sotto un altro nome: Angelo. Il professore che dirige la casa di cura per insegnargli a comportarsi come un malato di mente, lo mette in stanza con Enrico, uno dei più innocui tra i degenti. Ferruccio per imparare ad essere un altro, si confronta con Enrico che non riesce ad essere più se stesso da tempo. Un matto vero fascista e un matto falso ebreo raccontano la tragedia delle leggi razziali attraverso la comicità della situazione. Messa in scena e note di regia Lo spettacolo si ispira ad un evento veramente accaduto: nella casa di cura per malattie mentali Villa Turina Amione, l’allora direttore, il professor Carlo Angela, padre del noto presentatore televisivo, offrì rifugio a numerosi antifascisti ed ebrei, confondendoli con i degenti. Per raccontare la patologia di Enrico, un tipo di demenza romanzata 220

La scuola va a teatro 2012*2013

con tratti autistici, verranno utilizzate alcune particolari maschere realizzate in gioventù da Julie Taymor, regista di Titus e di Frida.

Cenni storici sull’opera Lo spettacolo ha vinto il Premio Giovani Realtà del Teatro 2011; menzione Speciale al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2010. Adattamenti dell’opera Cinema

Oltre ai tanti documentari che descrivono gli episodi storici avvenuti contro gli ebrei, si segnala Süss l’ebreo (in lingua tedesca: Jud Süß), un film di propaganda antisemita diretto da Veit Harlan che uscì in Germania nel 1940, durante il periodo nazionalsocialista. Letteratura

Numerosi sono le opere letterarie e cinematografiche per ‘non dimenticare’. Si consiglia di approfondire l’argomento analizzando un fatto di cronaca: lo sterminio dei disabili. I manicomi di Venezia: una storia italiana, le deportazioni da S. Servolo e S. Clemente (1944).

Conversazioni con... il regista Dario Aggioli Perché questo spettacolo? Per una serie di vicissitudini ci sem-


TEATRO DELL’OROLOGIO 21 gennaio - 10 febbraio 2013 Gli Ebrei sono matti scritto e diretto da Dario Aggioli

Info e prenotazioni tel. 06.6875550 teatroorologio@gmail.com

Spunti didattici La condizione etnica unita alla follia: analisi della tematica anche nei romanzi di Giorgio Bassani. Le leggi razziali e le teorie eugenetiche: le teorie naziste e l’applicazione fascista.

Il giorno della memoria

brava giusto raccontare il dramma delle leggi razziali, però a nostro modo, perciò trovando una situazione comica e assurda con la quale raccontarle. Comica e assurda, perciò non reale? No! La vita ci stupisce sempre e l’assurdo e l’inimmaginabile è sempre dietro l’angolo. La storia che narriamo non è vera, ma è tratta da una vicenda che lo è. Infatti proprio in quegli anni Carlo Angela, padre del noto presentatore televisivo Piero, era direttore di una casa di ricovero per malati di mente. Lì lui nascose molti partigiani e ebrei, spiegando loro il modo di farsi passare come matti, agli occhi degli altri inservienti o medici fascisti o tedeschi. A proposito a che pubblico consiglia questo spettacolo? A tutto il pubblico, dai giovani che non conoscono questa zona nera della nostra Storia, a chi invece la conosce già. La storia è semplice, lineare ed è raccontata in modo leggero. Perché sono convinto che diventi più fruibile raccontare qualcosa di ‘pesante’ alleggerendo solo il modo, la forma e non la storia. Se io do un pugno nello stomaco ad una persona, le tolgo il fiato molto di più se poco prima questa persona stava ridendo e questo avviene con i nostri spettacoli. Perciò questo è uno spettacolo in cui si ride molto durante e si pensa molto dopo.

con Dario Aggioli, Angelo Tantillo voci registrate Stefania Papirio e Marco Fumarola

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Senza confini. Ebrei e zingari

Sinossi Un recital di canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio; una vocazione che proviene da tempi remoti e che in tempi più vicino a noi si fa solitaria, si carica di un’assenza che sollecita un ritorno, un’adesione, una passione, una responsabilità urgente. Lo spettacolo è incentrato sulle storie

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La scuola va a teatro 2012*2013

parallele di due popoli in movimento e affronta le vicende di rom ed ebrei tra musica, canto e teatro, con l’inserimento di massicce dosi del classico umorismo ebraico. Come gli ebrei, anche gli zingari sono un popolo che ha vissuto e vive al di là di una statalità definita, mantenendo una propria identità. L’arte rom ha influenzato molte delle più alte espressioni dei popoli con cui è entrata in contatto,


TEATRO VITTORIA 20 novembre - 2 dicembre 2012 Senza confini. Ebrei e zingari di e con Moni Ovadia

Messa in scena e note di regia Gli ebrei e il popolo degli ‘uomini’ per secoli hanno condiviso lo stesso destino. Il tratto comune che ha segnato la loro storia spesso tragica per colpa delle nazioni che li tolleravano o li perseguitavano, ma sublime per loro esclusivo merito, è stata la condizione di ‘altro’. Lo spettacolo è un appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo.
 Ebrei e Zingari è la nostra assunzione di responsabilità. Biografia dell’autore Moni Ovadia è un attore teatrale, cantante e compositore; è nato nel 1946 a Plovdiv (Filippopoli) in Bulgaria ma è cresciuto a Milano. Di ascendenza ebrai-

ca sefardita, risente delle influenze della cultura yiddish e mitteleuropea e si è dedicato nel corso della carriera al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale. In teatro ha esordito nel 1984. Si è fatto conoscere dal grande pubblico con lo spettacolo Oylem Goylem (1993, che in lingua yiddish significa Il mondo è scemo) a questo, sono seguiti, fra gli altri, gli spettacoli Dybbuk (1995) sull’Olocausto, Frammenti sull’Apocalisse (1994), Mame, mamele, mamma, m a m à . . . (1998, con la Theaterorchestra, da lui fondata nel 1990). Nel 2001 ha debuttato con Il banchiere errante, Il violinista sul tetto (2002). Fra gli ultimi spettacoli, Le storie del signor Keuner (2006) su testi di B.Brecht, La bella utopia (2007) e nel 2012 Cabaret Yiddish. Oltre a spettacoli teatrali Ovadia ha nel proprio curriculum anche partecipazioni a film e programmi televisivi. In collaborazione con artisti prestigiosi ha offerto la sua voce per concerti-spettacoli.

Cenni storici sull’opera L’opera è nata nel 2009 (ha debuttato

Il giorno della memoria

lasciando una parte di sé in ogni luogo in cui è passata. Ritmi vorticosi e travolgenti raccontano i virtuosismi di un popolo, al di là dei pregiudizi. Note e parole si intrecciano perfettamente e rendono omaggio alla diversità come valore: aver voglia di conoscere gli altri e imparare da loro, uscendo dai soliti stereotipi. Questo spettacolo, di teatro civile, ha l’obiettivo di scardinare conformismi, meschine ragionevolezze e convenienze e proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano e di ogni gente.

Info e prenotazioni tel. 06.5781960 mobile 347.1616737 ufficioscuole@teatrovittoria.it

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a Milano) col titolo Oltre i confini. In scena vi sono un attore e i musicisti; ed è con essi che il protagonista intreccia il suo canto e le sue parole, nella luce cruda dei riflettori.

Estratti stampa Sino al sionismo moderno, gli ebrei sono stati in diaspora, come i rom, esuli a tutto tondo. Sono stati accomunati dallo stesso destino: essere senza patria, per secoli e millenni, sviluppando la stessa sconvolgente capacità di dimostrare al mondo che si può essere popoli senza terra, con una cultura, una cucina, un patrimonio di storie. Mostrarono che il popolo è altro dal vivere in una terra. I nazionalisti non potevano non odiarli. Il nazionalista è l’idolatra del confine. Per questo ebrei e zingari sono stati calunniati, non capiti, male accolti da chi ha commesso i peggiori crimini della storia dell’umanità. Gli ebrei e rom sono stati la coscienza inquieta del mondo. Hanno insegnato che si può vivere da ospiti. (La Repubblica, 8 luglio 2012) ...Non è uno spettacolo di taglio storico, né semplicemente una narrazione sociale. È quasi una predicazione, che Moni Ovadia rivolge al tempo presente.
Una predicazione che ha come testimone la musica, ‘segno’ culturale di ogni popolo. Lui stesso quasi scompare dietro il cymbalon di Marian Serban, incontenibile musicista rumeno (come altri due, dei cinque accompagnatori della sua piccola orchestra). E il suo messaggio è affidato agli struggenti ritornelli delle canzoni yiddish e alla vivacità di quelle rom, di quelle russe, di quelle greche. (Modicamieteculture.it, 15 giugno 2012) 224

La scuola va a teatro 2012*2013

Spunti didattici Il razzismo come conoscerlo per combatterlo. La convivenza fra i popoli oggi. La diversità culturale come arricchimento. Le immigrazioni e i cambiamenti nella vita sociale e nei costumi. La musica rom e l’influenza nella cultura musicale europea e americana. La storia degli ebrei e l’olocausto. La memoria come elemento fondante della società civile.


Bibliografia GIORNO DELLA MEMORIA Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz: l’archivio e il testimone (Homo sacer 3.). Torino, Bollati Boringhieri, 1998. Mario Avagliano e Marco Palmieri, Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945. Torino, Einaudi, 2011. Claudio Gaetani, Il cinema e la Shoah. Prefazione di Moni Ovadia. Recco, Le mani, 2006.

Pier Vincenzo Mengaldo, La vendetta è il racconto: testimonianze e riflessioni sulla Shoah. Torino : Bollati Boringhieri, 2007. Gli internati militari italiani: diari e lettere dai lager nazisti, 1943-1945. A cura di Mario Avagliano e Marco Palmieri. Torino, Einaudi, 2009. Valentina Pisanty, Abusi di memoria: negare, banalizzare, sacralizzare la shoah. Milano, Bruno Mondadori, 2012. Germaine Tillion, Ravensbrück; prefazione di Tzvetan Todorov. Roma, Fazi, 2012.

Il giorno della memoria

Memoria della Shoah: dopo i testimoni. A cura di Saul Meghnagi. Roma, Donzelli, 2007.

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Antigone

Sinossi
 La tragedia è basata sulla figura ‘mitologica’ di Antigone, figlia di Edipo, re di Tebe, e di Giocasta.
Nell’antefatto Eteocle e Polinice, figli di Edipo e fratelli di Antigone, si combattono e si uccidono per la supremazia: Eteocle difensore della città riceve le onoranze funebri, che vengono invece rifiutate a Polinice perché viene dichiarato traditore da Creonte, zio dei due e nuovo re di Tebe.
 Antigone decide di recarsi ugualmente per dare sepoltura a Polinice, sfidando l’ordine del re, e chiede alla sorella Ismene di aiutarla. Ismene però è spaventata e si tira indietro. Antigone viene arrestata, e poiché non nega di aver commesso il fatto, ma anzi afferma che la sepoltura di un cadavere è un rito voluto dagli dei, potenze molto superiori a Creonte, viene condannata a essere sepolta viva.
Emone, figlio di Creonte e fidanzato di Antigone, chiede disperato al padre di avere clemenza per la giovane, ma non la ottiene perché Creonte lo deride e ignora le sue suppliche.
Antigone intanto viene condotta al luogo del supplizio e dichiara di voler morire restando fedele alle leggi celesti. Creonte per paura di dover subire l’ira degli dei, decide di farla liberare.
Ma è troppo tardi, la fanciulla è morta, si è suicidata. Emone, corso da lei, si trova di fronte al fatto compiuto e, stringendo il corpo della ragazza, rivolge 226

La scuola va a teatro 2012*2013

l’arma contro se stesso. Di fronte a questa notizia Euridice, madre di Emone e moglie di Creonte, rimane ammutolita. Creonte, con in braccio il cadavere di Emone, rimpiange la propria stoltezza che ha portato il figlio alla morte, e quando è davanti al suo palazzo gli viene riferito che anche la moglie si è tolta la vita. Creonte rimane così solo ‘a regnare su un deserto’.

Messinscena e note di regia Lo spostamento operato da Anouilh rispetto alla tragedia di Sofocle, dalla contrapposizione tra leggi divine e leggi dello stato, ad un conflitto di sentimenti, è la ragione della nostra scelta.
Creonte e Antigone sono le facce di una stessa medaglia e si riflettono continuamente, rinviando il conflitto come in un gioco di specchi: conflitto eterno tra vecchiaia e giovinezza, tra maschile e femminile, sfera dell’intimità privata e sua profanazione pubblica.
Antigone è tragedia dell’oggi, del dubbio e dell’inquietudine, conflitto tra le leggi del cuore e osservanza delle regole, linea di confine dove l’ideale giovanile si misura con l’acquisita responsabilità. Cenni storici sull’opera Antigone è un dramma in un atto unico scritto nel 1941 e pubblicato nel


TEATRO ITALIA 19 febbraio - 3 marzo 2013 Antigone di Jean Anouilh

Biografia dell’autore Jean Anouilh fu scrittore e drammaturgo francese, nato a Bordeaux nel 1910 da una famiglia di origini basche. Come autore teatrale esordì nel 1929 con la farsa Humulus le muet. Conobbe il grande successo nel 1937 con Le voyageur sans bagage e l’anno successivo con La sauvage

Info e prenotazioni mobile 340.3876848 teatroitalia@teatroitalia.info r.dicristina@teletu.it

e Le bal des voleurs. Durante la Seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista (fu accusato di collaborazionismo) nel 1941 scrisse Eurydice, tragedia ispirata dal mito greco di Orfeo e nel 1944 rappresentò la celeberrima Antigone. Da allora Anouilh non ebbe altro che successi, diventando un drammaturgo famoso in Europa e negli USA. Del 1959 è Becket ou l’honneur de Dieu, noto in Italia come Becket e il suo re, che vinse un Tony Award (1960-61). Dopo il 1961 si dedicò al cinema e alla regia allestendo spettacoli di grande rilievo, ma continuò a scrivere testi che gli meritarono l’appellativo di «autore di teatro di distrazione». Per più di cinque decadi scrisse opera di vari generi dalla satira alla tragedia passando per la farsa, per il teatro dell’assurdo e per il pessimismo caricaturale; morì a Losanna nel 1987.

Adattamenti dell’opera Teatro

Molte le opere che alla tragedia sofoclea e al mito di Antigone si sono ispirate, tra le altre: Antigone (1580) del dram-

Il mito del potere

1943. Venne rappresentato per la prima volta al Théâtre de l’Atelier di Parigi nel 1944. La regia fu di André Barsacqu che curò anche i costumi e la scenografia. Il dramma composto durante l’occupazione del suolo francese da parte dei nazisti, ispirato alla omonima tragedia di Sofocle, rielabora il mito adattandolo alla situazione storica e, sia pur presentato in modo ambiguo per superare la censura, il conflitto di Antigone e Creonte nasconde quello fra gli ideali della Resistenza e le ragioni del collaborazionismo. Alla prima rappresentazione l’Antigone fu accolta dal pubblico molto freddamente: non ci furono applausi a conclusione della rappresentazione. La critica si divise, l’opera ebbe un’eco strana, ambigua; molti ritennero infatti che l’opera, mettendo in rilievo la figura del tiranno Creonte, sostenesse una posizione favorevole all’occupante tedesco. Altri, al contrario, difesero la tragedia interpretando il rifiuto di Antigone di sottomettersi all’autorità come un atto sovversivo.

traduzione, adattamento e regia Maurizio Panici con Roberto Latini, Maurizio Panici, Elena Arvigo

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maturgo cinquecentesco Robert Garnier; La Tebaide (1664) di Jean Racine; Antigone di Vittorio Alfieri, una tragedia mitologica, rivista dall’autore più volte, e pubblicata per la prima volta nel 1783 e rielaborata fino al 1789. In epoca contemporanea il tema di Antigone è stato trattato come paradigmatico dei rapporti tra individuo e potere, trovando in Walter Hasenclever (1890-1940) un poeta attento e sensibile 228

La scuola va a teatro 2012*2013

che nel 1917 ne ha offerto una versione pacifista, indirizzata contro la carneficina delle trincee e dei gas asfissianti nella Prima guerra mondiale; a questo, sono seguiti il testo di Jean Anouilh e l’Antigone di Sofocle di B. Brecht (1947). Nel 2012 Antonio Tarantino, drammaturgo italiano, ha presentato Piccola Antigone. Il mito qui è calato nella realtà quotidiana; Antigone diventa quindi una prostituta che incontra un cliente


Teatro musicale

Il teatro musicale non ha ignorato il mito di Antigone, a cominciare da Tommaso Traetta (1727-1779) che ne ha fatto una versione in armonia con il dramma musicale, ricco di recitativi, arie e di ‘a capo’. Cinema

Il film italiano di Liliana Cavani, I Cannibali, (1968) cala il dramma di Sofocle in piena contestazione studentesca.

Conversazione con… il regista Maurizio Panici Perché hai scelto di mettere in scena questo testo? La scrittura è epica e nello stesso tempo quotidiana e minima, il conflitto con l’assoluto viene reso in maniera piana, parlata e non urlata. Tutto è dichiarato, fin dal prologo che apre lo spettacolo illustrando tutti i personaggi che reciteranno la storia. Perché hai scelto l’Antigone di Anouilh? Perché Anouilh coglie un aspetto sostanziale della tragedia (pur trattandolo in forma apparentemente privata), la caducità e l’inutile affanno dei ‘piccoli’ protagonisti immersi in un contesto ‘grandioso’ di insostenibile presenza del destino.

Spunti didattici Individuo e potere: tema della tragedia antica e delle rivisitazioni moderne, il contrasto cioè tra i bisogni di chi è al potere e le esigenze di una persona che non ammette compromessi con la propria coscienza. Antigone è la natura stessa del Tragico. Analisi dell’insanabile conflitto tra la legge non scritta (oikos) e la legge percepita come giusta dalla propria coscienza, e la legge dello stato (polìs). Le riflessioni si allargano anche al rapporto fra generazioni: giovani vs adulti; al rapporto fra dissidenti (ex in vari paesi europei e in varie nazioni del mondo) e potere politico. Da prendere in considerazione anche il rapporto conflittuale di tutti quegli uomini di scienza, e che appartengono al campo filosofico e teologico, che si sono ribellati ai poteri costituiti: per esempio, Giordano Bruno etc. Analisi della vasta eco che l’Antigone di Sofocle ha avuto nella cultura occidentale: approfondimenti sugli autori moderni che hanno trattato il mito (per es. Brecht). Approfondimenti storici e parallelismo del conflitto esistente fra Antigone/Creonte e quello fra la Resistenza al nazismo e il collaborazionismo. Nell’Antigone di Anouilh la giovane donna è usata come metafora della ribellione contro ogni dittatura (la rinuncia al suo ruolo di cittadina-suddita pesò sull’autore, considerato per questa scelta favorevole alla Germania nazista).

Il mito del potere

che si svelerà essere poi Edipo, suo padre. La protagonista vomita parole feroci e banali per sfuggire, al dolore di un vivere quotidiano che la stringe in una morsa inesorabile e la paralizza.

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Libia – Italia un secolo di storie Sinossi I racconti che si fanno - credo - in quasi tutte le famiglie italiane, pullulano di vicende legate a terre lontane, terre d’emigrazione, terre sognate come terre madri. Raccontare queste storie, che costituiscono i germi veri della ‘grande storia’, significa riconoscersi in un passato che ci appartiene e che i più giovani, soprattutto, devono scoprire. Dalla terribile guerra di conquista di un impero coloniale alla rivoluzione dei giovani libici ne è passato di tempo, un secolo. Con questo spettacolo si vuole raccontare cento anni di storia dando voce anche a coloro i quali si sono recati in quel vagheggiato Paese ricchi solo di speranza, per poi venirne allontanati da bambini (come è avvenuto ai 13.000 ragazzi spediti in Italia durante la Seconda guerra mondiale che sono rimasti separati dalle famiglie per anni), o esserne brutalmente espulsi dopo la presa del potere di Gheddafi nel 1970. Per scoprire come, al di là dei disegni astrusi della politica, tra la gente comune si sono stabiliti rapporti di rispetto e fratellanza. Oggi, apprendendo la volontà e il dolore del popolo libico che vuole alzare la testa, si riaccende la nostalgia, lo struggimento, l’affiatamento con quelle genti. Questo spettacolo è dedicato a chi in Libia ha lasciato un po’ del suo cuore. 230

La scuola va a teatro 2012*2013

Messa in scena e note di regia Lo spettacolo si caratterizza come un esempio di teatro-documento. Il testo nasce da un lavoro di ricerca durato molti mesi, in cui si sono analizzati testi, filmati, documenti. Abbiamo raccolto numerose testimonianze di persone italiane e libiche. Alcune di queste si rintracciano nello spettacolo sia in video, sia inserite nel testo. Un ricco corredo di proiezioni di documenti originali dell’epoca (foto, scritti, cartoline illustrate, materiali stampa) catapulta direttamente lo spettatore nel cuore delle storie narrate. Dato il continuo evolversi delle vicende libiche, lo spettacolo si situa in un continuo divenire. Cenni storici sull’opera Nei primi decenni del Novecento gli italiani partono per la Libia. Nel 1970 vengono espulsi, ma nel 2009 dopo un protocollo d’intesa possono tornare. Nel 2011 scoppia la guerra civile. Nel 2012 ci sono guerra, emigrazione, ribellione, integrazione, fratellanza, rancore, nostalgia: Libia/Italia un storia che è la somma di tante storie… Biografia dell’autore Anna Ceravolo è un autrice, regista. Opere scritte e messe in scena: Sei personaggi in cerca di auto… grill, regia A.


Conversazioni con… la regista Anna Ceravolo Cosa ti ha spinto a scrivere un testo che racconta storie della nostra storia: la necessità di ricordare, per non dimenticare, denunciare o semplicemente sperare...? Appartengo ad una famiglia la cui storia è punteggiata da partenze e talvolta da ritorni, o talvolta no. Una famiglia i cui componenti si sono spostati nel mondo alla ricerca di lavoro o per dissentire da un regime. Le cui radici sono state

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La scuola va a teatro 2012*2013

tranciate, frantumate. La cui identità ha smarrito i contorni e, almeno temporaneamente, tale perdita di certezze ha provocato sofferenza e isolamento. Questa sorte è la realtà di molte famiglie, è una storia che abbiamo in comune. È quasi scontato affermare che se non si riflette sul passato, non si può comprendere il presente e tantomeno presentire il futuro. Proprio mentre questi tempi amari non danno affatto per scontato che i nostri figli e nipoti decidano di vivere dove


Spunti didattici La Libia è il principale paese di passaggio per il flusso di immigrati che dall’Africa e dall’Oriente vogliono arrivare in Italia e in Europa. Analisi dei motivi delle migrazioni del III millennio. La primavera araba: le rivoluzioni oggi. Analisi dei dittatori odierni e di come gestiscono il potere e il cambiamento che vive il Paese una volta rovesciato il dittatore. Analisi dei rapporti storici fra Italia e Libia.

Il mito del potere

sono nati anziché cercare fortuna altrove, verso luoghi più promettenti. Questo spettacolo, che attraversa cento anni di storia, è ricco di testimonianze, di parole pronunciate da chi ha vissuto quelle vicende e di immagini tratte dagli scenari che sono lo sfondo dei fatti narrati. Poiché credo che l’emozione della verità sia più efficace di qualsiasi volume di storia. Perchè proprio Libia - Italia? Nel 1911 l’Italia, in ritardo sugli altri paesi europei, si lancia nell’impresa coloniale. Da allora la nostra storia si è intersecata con quella della Libia scandita da date fondamentali: dal popolamento in massa della colonia nel 1938, agli eventi bellici del secondo conflitto mondiale che fanno precipitare la Libia in fronte di guerra e provocano l’allontanamento di oltre 13.000 bambini che si ricongiungeranno alle famiglie dopo molti anni, alla cacciata degli italiani dopo la presa del potere da parte di Gheddafi nel 1970, fino alla guerra civile del febbraio 2011 che ha sconvolto il Paese e purtroppo deluso le speranze riposte in un cambiamento che si sperava partisse dal basso. Ciò che più mi ha colpito, raccogliendo le voci dei testimoni, è che solidarietà e desiderio di convivere in pace erano i sentimenti prevalenti, erano pilastri della microstoria, che sono stati periodicamente traditi dagli eventi della macrostoria.

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Propatria senza prigioni senza processi

Sinossi Un detenuto si interroga sul senso e sui limiti della giustizia preparando un discorso da fare in tribunale. A fargli da immaginario interlocutore un muto Giuseppe Mazzini. Pro Patria attinge alla storia risorgimentale per parlare di un tema attuale come quello delle carceri, istituti che dovrebbero tendere alla rieducazione e alla riabilitazione dell’individuo, ma che spesso purtroppo falliscono. ‘I morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune, non temono i processi i morti perché non possono finire in galera; gli ergastolani perché dalla galera non escono più... Chi ruba una mela finisce in galera anche se molti pensano che rubare una mela è un reato da poco. E chi ruba due mele? Chi ne ruba cento? Quando il furto della mela diventa un reato? C’è un limite? C’entra con la qualità della mela? La legge è uguale per tutti e i giudici non si mettono a contare le mele. La statua della giustizia davanti al tribunale ha una bilancia in mano, ma entrambi i piatti sono vuoti. non è una bilancia per pesare la frutta...’ Sono le parole del detenuto che sta scrivendo il discorso. Un discorso importante nel quale cerca di rimettere insieme i pezzi della propria storia, ma anche di una formazione politica avvenuta in cella attraverso i tre libri che l’istitu234

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zione carceraria gli permette di consultare. Chiede aiuto a Mazzini. Un Mazzini silenzioso e sconfitto.

Messa in scena e note di regia Un racconto di cento minuti. Ascanio Celestini è solo in uno spazio di due metri per due. Un fondale con alcune immagini, ritagli di giornali e manifesti di uno spettacolo. Un palco di metallo che è anche un piccolo prato artificiale sul quale va in scena la prova per un discorso. Un banchetto rosso tra palco verde e fondale bianco. Due musiche accompagnano la narrazione, un brano surf e una variazione di Chopin su un’aria di Bellini. Cinque personaggi. Un narratore-personaggio che parla in prima persona. Con lui ci sono due padri, uno di sangue e uno ideale. Accanto si muovono due abitanti della prigione che è il luogo dell’azione. Sono un secondino detto l’intoccabile, padrone concreto della vita del carcere, e un immigrato africano che dorme cinque minuti ogni ora. Cenni storici sull’opera Nella stagione 2011/2012 Ascanio Celestini interpreta lo spettacolo teatrale Pro Patria, una produzione del Teatro Stabile dell’Umbria.


TEATRO VITTORIA 9 -14 ottobre 2012 Propatria senza prigioni, senza processi di e con Ascanio Celestini Info e prenotazioni tel. 06.5781960 mobile 347.1616737 ufficioscuole@teatrovittoria.it

Estratti stampa ‘Pro Patria mette a fuoco la condizione individuale e civile di chi oltre un secolo e mezzo fa, a metà dell’Ottocento, stando in carcere rifletteva sul Risorgimento e su quella pietra miliare che fu l’avventura della Repubblica Romana. Ascanio Celestini impersonerà un detenuto messo sotto chiave nell’epoca dei prodromi insurrezionali che anticiparono la nostra Unità. Sarà un recluso la cui formazione politica è principalmente data da letture di libri sull’eroismo di gente considerata rivoluzionaria quando non terrorista. Sarà un finito tra le sbarre per motivi infimi, un soggetto periferico, uno cui però l’isolamento del carcere permette una crescita culturale e di coscienza. Tant’è che nello spettacolo il movente ispiratore dell’eloquenza, del rimurginare, è un progetto di lettera aperta, di discorso pubblico da tenere in tribunale, un’elaborazione dello status di prigionieri, un pensiero comparato sulle ingiustizie esterne, una ricerca di un perché dei sacrifici, delle vessazioni e delle morti inflitte ad attivisti idealisti, ad anarchici anti-regime, a poeti disperati di una nuova giustizia nazionale…’. (Repubbli-

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Biografia dell’autore Ascanio Celestini attore teatrale, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo italiano nasce a Roma il 1° giugno 1972. Dopo i primi anni al Teatro Agricolo O del Montevaso, Celestini scrive ed interpreta il suo primo spettacolo, Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini (1998). Il cammino teatrale continua con Milleuno (1998-2000), Scemo di guerra (2002), Cecafumo (2002). È inoltre l’autore della rubrica ‘Viaggi della memoria’ su La Repubblica e partecipa alla trasmissione ‘Parla con me’ condotta da Serena Dandini. Nel 2007, debutta cinematograficamente nel film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico e dirige la pellicola La pecora nera (2010), incentrato sulla vita di un uomo ricoverato in manicomio. È considerato uno dei rappresentanti della seconda generazione del cosiddetto teatro di narrazione: i suoi spettacoli sono fatti di storie raccontate e sono preceduti da un lavoro di raccolta di materiale lungo e approfondito. L’attore-autore fa quindi da filtro, con il suo racconto, fra gli spettatori e i protagonisti dello spettacolo. L’attore in scena rappresenta sé stesso, anche quando parla in prima persona: è qualcuno che racconta una storia. Il romanzo Lotta di classe, pubblicato nell’aprile del 2009, chiude una parte importante del suo lavoro sul tema delle condizioni precarie di molti lavoratori italiani e in particolare degli operatori di call center che in questi anni hanno condotto un’importante battaglia nella più grande azienda del settore in Italia, Atesia nella periferia di Roma.

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ca Trovaroma, Rodolfo di Giammarco, 4 ottobre 2011) ‘Nella minuscola del titolo è già molto del senso non certo nascosto che l’autore romano intende portare con sé in scena: un’Italia piccola, ottenebrata dalle proprie battaglie interne, figlia di relazioni adultere e immorali, meticcia Italia dei cromosomi di ogni potere forte che l’ha la prigione che a ben pensare è il simbolo immutabile di intere generazioni che hanno attraversato il nostro Paese da prima che fosse una nazione fino ad oggi che una nazione non è più. dominata, questa Italia va in scena con Celestini sì vituperata da un secolo che l’ha ridotta in catene, ma anche desiderosa di affermare la propria discendenza illustre, pur senza nascondere sanguinosi e crudeli risvolti, né le tante viltà che ne sono fondamento. Sullo sfondo di questo intento c’è un progetto più antico che chiude – dopo la fabbrica, i manicomi, i call center – la ricerca sull’istituzione che Celestini porta avanti dai suoi esordi...’. (Teatroecritica.net, Simone Nebbia, 8 ottobre 2011) ‘...In quel palco celestiniano fatto di niente (al solito: un paio di luci, un manifesto alle spalle, uno sgabello e un tappeto d’erba finta) Ascanio imbastisce un affresco di storia e di interlocuzioni col presente. Mette in ballo Mazzini e Garibaldi, la breve avventura della Repubblica Romana smorzata nel sangue, quel ‘senza prigioni, senza processi’ che era il suo motto e rimbalza all’oggi, nelle prigioni affollate fatte per chi non ha soldi né padrini. Per poveri cristi contemporanei, insomma, zingari, neri e disperati...’. (l’Unità, Rossella Battisti, 8 ottobre 2011) 238

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Spunti didattici La storia risorgimentale italiana: Giuseppe Mazzini, i moti rivoluzionari del 1848, la Repubblica Romana del 1849, la spedizione dei Mille, Giuseppe Garibaldi, Papa Pio IX. La condizione delle carceri in Italia. La riabilitazione e rieducazione dei detenuti. L’isolamento dell’individuo, l’alienazione e l’emarginazione.


Sinossi Il testo narra la storia, feroce e grottesca, di un gangster della Chicago anni Trenta, – gli anni del proibizionismo, della notte di San Valentino, dei racket e degli assassini – che impone la sua legge violenta al trust dei cavolfiori della città. Arturo Ui si trasforma rapidamente da delinquente di strada a boss di Stato. Per arrivare dove vuole uccidere non basta: la scalata di Ui passa attraverso la costruzione dell’ ‘immagine’ – un vecchio attore gli insegna a muoversi e a parlare-, e l’uso spregiudicato della corruzione, per conquistare le giuste ‘aderenze’ del potere finanziario e politico. Arturo Ui non è soltanto un volgare delinquente che, insieme con i suoi accoliti, conquista la città con la forza del disprezzo e della tracotanza. È qualcosa di più meschino e di più infame, è l’incarnazione teatrale di Adolf Hitler. Senza la maschera del gangster, la sua parabola è quella di un dittatore la cui barbarie ha fatto scorrere, in tutta Europa, il sangue delle nazioni: un bandito della Chicago anni Trenta diventa simbolo di ogni dittatura. Lo spettacolo inizia con un prologo che si rivolge direttamente al pubblico in cui vengono presentati i personaggi principali e vengono spiegati i fondamenti della storia che sarà messa in scena, consentendo così allo spettatore

Teatro Argentina 3 - 7 aprile 2013 La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht traduzione Mario Carpitella adattamento Luca Micheletti regia Claudio Longhi con Umberto Orsini, Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale, Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati, Antonio Tintis Info e prenotazioni tel. 06.684000310 promozione@teatrodiroma.net

di avere una chiave di lettura di ciò cui sta per assistere a scapito della suspense. Le indicazioni sceniche prevedono che siano mostrati cartelli al pubblico con la didascalia di quanto sta accadendo e il testo è arricchito con spiegazioni precise delle dinamiche correlate all’ascesa del potere di Hitler. Brecht inserisce riferimenti shakespeariani a Riccardo III, a Macbeth (per il fatto che ad Arturo Ui appaiono i fantasmi delle sue vittime) e a Giulio Cesare: l’abilità retorica di Hitler è ritratta nelle lezioni che Arturo Ui prende da un attore, tra le quali c’è il famoso discorso di Marco Antonio tratto da Giulio Cesare di Shakespeare.

Messa in scena e note di regia Premiato dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro come spettacolo dell’anno 2011, ritorna all’Argentina a tre anni dal debutto.

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La resistibile ascesa di Arturo Ui

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Buffa e mordace parabola satirica sulla corruzione del potere, La resistibile ascesa di Arturo Ui racconta la cronaca nera della Berlino degli anni Trenta invasa dalle squadracce naziste, trasferita per invenzione dell’autore in una coeva Chicago in cui l’industria magnatizia del commercio dei cavolfiori prospera all’ombra sinistra del gangster Arturo Ui, satirico alias di Adolf Hitler. Brecht definirà l’opera come ‘farsa storica’, dato il piglio ironico, sagace ed epico al contempo con cui essa ricostruisce la tragicomica epopea di un trust scalcagnato in una città corrotta, ammiccante alla situazione economico-politica in dissesto nella Germania dello stesso periodo. Con Umberto Orsini assoluto protagonista, affiancato da una compagnia giovane e affiatata, lo spettacolo intende assecondare l’ispirazione grottesca del copione, conferendogli una straordinaria dimensione circense.

Cenni storici sull’opera L’opera fu scritta da Brecht in tre sole settimane, nel 1941, durante l’esilio a Helsinki, in attesa del visto per gli Stati Uniti. Quando l’autore muore, nel 1956, ancora non è stato messo in scena. Il dramma fu messo in scena solo verso la fine del 1958. ‘Il verso rende misurabile l’eroismo dei personaggi’. Così Brecht voleva presentare l’Ui in un quaderno dei suoi Versuche. La pubblicazione della commedia avvenne invece solo dopo la morte di Brecht, nel numero speciale della rivista Sinn und Form (1957) dedicato al grande scrittore scomparso, senza che questi avesse proceduto alla revisione definitiva del testo. 240

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Il dramma è un’allegoria satirica dichiarata di Adolf Hitler nella Germania nazista: l’ascesa del Führer è presentata attraverso la carriera di Ui. I personaggi hanno una diretta controparte nel mondo reale: Ui è Hitler, il suo sgherro Ernesto Roma è Ernst Röhm, Dogsborough è Paul von Hindenburg (suggerito tramite un gioco di parole dove ‘Hund’, cioè ‘cane’, consonante con ‘Hinden-’ diventa ‘dog’ e ‘-burg’ è reso con ‘borough’), Giuseppe Givola è Joseph Goebbels, Emanuele Giri è Hermann Göring, il cartello del cavolfiore è l’aristocrazia degli Junker, il destino della città di Cicero è l’Anschluss dell’Austria e così via. Inoltre ogni scena del testo si riferisce a un evento storico, per esempio l’incendio dei magazzini sta per l’incendio del Reichstag. La composizione del dramma è vicina all’uscita del film Il grande dittatore di Charlie Chaplin che pure prende di mira, con metafora satirica, il potere nazista. Dal punto di vista drammaturgico l’Arturo Ui rispecchia le teorie brechtiane del teatro epico.

Biografia dell’autore Bertolt Brecht nasce il 10 febbraio 1898 ad Augsburg in Baviera da famiglia benestante (è il figlio, infatti, dell’amministratore delegato di un’importante impresa industriale). Compie a Monaco le prime esperienze teatrali, esibendosi come autore-attore: il suo esordio è fortemente influenzato dall’Espressionismo. Presto aderisce allo schieramento marxista e sviluppa la teoria del ‘teatro epico’ secondo cui lo spettatore non deve immedesimarsi durante la rappresen-


del celebre dramma popolare inglese del ‘700 di J. Gay (la cosiddetta Beggar’s Opera). I personaggi principali sono il re dei mendicanti che ne organizza il ‘lavoro’ come un affare qualsiasi (e da cui ricava notevoli compensi), il criminale senza scrupoli Mackie Messer, che in fondo è un esempio di rispettabilità borghese, e il capo di polizia, un tipo marcio e corrotto. Brecht inscena qui una

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tazione ma deve cercare di mantenere una distanza critica allo scopo di riflettere su quello che vede in scena. Da parte dell’autore, invece, canzoni, elementi parodistici e una drammaturgia molto ben studiata devono essere utilizzate per creare un effetto di straniamento, un distacco critico. Nel 1928 raggiunge un grande successo con la rappresentazione della Opera da tre soldi, rifacimento

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rappresentazione spettacolare, ricca di colpi di scena, con bellissime e graffianti canzoni e ballate scritte da Kurt Weill (che diventeranno tra le più celebri della sua eclettica produzione di compositore). In quest’opera, la differenza tra criminali e persone rispettabili sparisce del tutto, i soldi rendono tutti uguali, cioè corrotti. Critico nei confronti della società del tempo, Brecht aderisce come detto al marxismo e nel 1933, quando sale al potere il nazismo, è costretto a lasciare la Germania. Peregrina per quindici anni attraverso molti paesi ma dopo il 1941 si stabilisce negli Stati Uniti. Alla fine del conflitto mondiale, diventato sospetto alle autorità americane per le sue polemiche politiche e sociali, lascia gli Stati Uniti e si trasferisce nella Repubblica Democratica Tedesca, a Berlino, dove fonda la compagnia teatrale del Berliner Ensemble, tentativo concreto di realizzare le sue idee. In seguito, l’Ensemble diventerà una delle più affermate compagnie teatrali. Nonostante le sue convinzioni marxiste, comunque, è spesso in contrasto con le autorità della Germania dell’Est. Brecht è autore di numerose poesie che possono considerarsi tra le più toccanti della lirica tedesca del Novecento.

Adattamenti dell’opera Teatro

In Italia ricordiamo le seguenti edizioni: nel 1961 per la regia di Gianfranco De Bosio con Franco Parenti; nel 1983 per regia di Giancarlo Sepe con Eros Pagni e Tino Carraro; nel 1994 per la regia di Marco Sciaccaluga con Eros Pagni. 242

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In campo internazionale, gli attori che si sono misurati col personaggio di Arturo Ui sono stati fra gli altri Al Pacino, Peter Falk. In Germania la pièce è stata nel repertorio del Berliner Ensemble fino al giugno 1995 con la regia di Heiner Müller interpretata da Martin Wuttke come protagonista. Cinema

Nel film La croce di ferro di Sam Peckinpah vengono recitati e citati alcuni brani della pièce. Televisione

Una ripresa televisiva è stata effettuata nel 1974 al Berliner Ensemble per la regia di Margot Thyret.

Estratti stampa ‘Claudio Longhi ha capito il valore di Brecht risiedere nella carica morale, mai moralistica, ha compreso l’equilibrio fra gli estremi, la didascalia e il grottesco, rendendo tutto questo spettacolare, centrando cioè il risultato dell’equazione che il drammaturgo ha segnato sulle sue carte e che egli stesso chiamava ‘farsa tragica’. (teatroecritica, Simone Nebbia, 31 marzo 2011) Con la regia di Claudio Longhi, spazio, parola e musica stabiliscono un accordo raro, creano un avvenimento teatrale in cui gli elementi di suggestione e d’intelligenza sono distinti e autonomi, eppure necessari nella fusione risultante. La concezione rappresentativa mi pare concretata in naturalezza congrua, in un gioco di spontaneità controllata; in cui anche l’istrionismo e la caricatura chiariscono temi e scopi, oltre che procurare divertimento. (drammaturgia.it, Gianni Poli, 16 febbraio 2012)


Bibliografia La dialettica brechtiana: l’approccio critico e la distanza dall’argomento. Il Teatro come strumento di analisi e pratica politica: dagli autori greci a Dario Fo. Il grottesco della dittatura: Bertolt Brecht, Charlie Chaplin, i fratelli Marx, Ettore Petrolini, Carlo Emilio Gadda. Coincidenza autore-regista e le specifiche attitudini drammaturgiche e particolarità nella scrittura che ne derivano: Brecht, Eduardo, Pirandello, Shakespeare, Molière. Il cabaret tedesco degli anni Venti e Trenta: cultura popolare e avanguardia artistica.

IL MITO DEL POTERE Potere, autorità, formazione: dinamiche socio-culturali. Bari, Progedit, 2012. Dacia Maraini, I giorni di Antigone: quaderno di cinque anni. Milano, BUR saggi, 2007. Ludolf Herbst, Il carisma di Hitler: l’invenzione di un messia tedesco. Milano, Feltrinelli, 2011. Federico Cresti, Non desiderare la terra d’altri. La colonizzazione italiana in Libia. Roma, Carocci, 2011. Patrizia Bologna, Tuttestorie: radici, pensieri e opere di Ascanio Celestini. Milano, Ubulibri, 2007. Bibliotu.it: cerca e richiedi online i titoli suggeriti e i testi delle opere teatrali disponibili nelle Biblioteche di Roma

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Spunti didattici

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Gli eventi speciali Musica e Opere Balletto e teatro danza La cultura trasversale

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Musica e Parole...

Sinossi La lezione/concerto è un affascinante viaggio nel mondo della musica, accompagnato dalle note e le parole di un pianista, compositore e direttore d’orchestra conosciuto in tutto il mondo, Nicola Piovani. Piovani ci spiegherà come negli anni ha dato vita ad una forma di teatro

dove musica e parole hanno pari dignità e si sostengono a vicenda, da qui la nascita di tante belle canzoni. Ci racconterà come nascono le colonne sonore di famosi film e poi ancora suite strumentali, composizioni cameristiche e scritture orchestrali complesse, ma al tempo stesso sempre d’impatto immediato sul pubblico. Ci farà emozionare e ci sedurrà mettendo in musica versi di poeti, da Omero a Umberto Saba... ed altri miti.

Biografia dell’autore Nicola Piovani nasce a Roma il 26 maggio 1946 è un pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano. Celebre autore di colonne sonore, ha lavorato con i maggiori registi del cinema e teatro musicale. Piovani comincia a studiare inizialmente la fisarmonica, poi il pianoforte, prendendo lezioni private mentre studia al liceo classico. Dopo la maturità, si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia. Nel 1967 si diploma in pianoforte da privati246

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TEATRO ITALIA 26 marzo 2013 Musica e Parole... di e con Nicola Piovani

La carriera cinematografica Il regista Marco Bellocchio, si rivolge a Piovani per la colonna sonora del suo film Nel nome del padre (1972). La collaborazione con Bellocchio (che durerà più di un decennio) dà l’inizio a una carriera che porta il compositore a incontrare quasi tutti i maggiori autori del cinema italiano degli anni Settanta e Ottanta: fra gli altri i fratelli Taviani, Nanni Moretti, Mario Monicelli, Giuseppe Tornatore, Federico Fellini. Per il grande regista riminese Piovani scrive le colonne sonore degli ultimi tre film, prendendo di fatto il posto dello scomparso Nino Rota. Il sodalizio con Roberto Benigni ha inizio con La vita è bella, premiato con l’Oscar per la migliore colonna sonora di film drammatico. A Los Angeles, subito dopo aver ritirato la statuetta, Piovani approfitta dell’occasione per far sapere alla stampa statunitense di non essere uno pseudonimo di Ennio Morricone (così aveva erroneamente scritto anni prima un’enciclopedia americana). Nel 2010 realizza la musica per tre comiche di Stan Laurel e Oliver Hardy per il progetto Sounds for Silence. Piovani lavora molto anche all’estero, soprattutto in

Musica e opera

sta al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Sono gli anni della ‘contestazione’, e all’università Piovani entra in un collettivo di cui fa parte fra gli altri il regista Silvano Agosti. Nel 1968 il gruppo produce una serie di cinegiornali che documentano il movimento studentesco, a Piovani viene affidato l’incarico di realizzare il commento musicale: sarà la sua prima colonna sonora. L’esordio in un lungometraggio arriva l’anno successivo. Silvano Agosti gli chiede di lavorare a N. P. Il segreto, protagonista Irene Papas. Nel frattempo Piovani continua a studiare e a fare diverse esperienze professionali. Per guadagnarsi da vivere suona in un locale di cabaret, dove una sera ha l’occasione di accompagnare Vittorio De Sica che canta Parlami d’amore Mariù. Incontra il grande compositore greco Manos Hadjidakis, per il quale si offre di lavorare come ‘negro’ (cioè come orchestratore anonimo) allo scopo di carpire i segreti della composizione e della scrittura orchestrale. Fa l’arrangiatore per la casa discografica Produttori Associati, e viene coinvolto da Fabrizio De André come co-autore di due album: Non al denaro, non all’amore né al cielo e il successivo Storia di un impiegato. Gira l’Italia con la compagnia teatrale di Carlo Cecchi, scrivendo le musiche di scena e talvolta partecipando in prima persona agli spettacoli come pianista e batterista.

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Europa. In particolare negli ultimi anni la maggior parte della sua attività per il cinema è al servizio di registi francesi come Danièle Thompson, Philippe Lioret, Éric-Emmanuel Schmitt. Il 21 maggio 2008 al festival di Cannes il ministro della Cultura francese gli consegna il titolo di Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres della Repubblica francese. Il teatro musicale Accanto al lavoro per il cinema, Piovani continua a dedicarsi alle musiche di scena. Firma spettacoli per Carlo Cecchi, Luca De Filippo, Maurizio Scaparro, Vittorio Gassman, e tanti altri registi del teatro italiano. Con Luigi Magni e Pietro Garinei crea per il Teatro Sistina la commedia musicale I sette re di Roma, protagonista Gigi Proietti. Nel 1991, insieme con lo scrittore Vincenzo Cerami, decide di dare vita a una nuova forma di teatro musicale, che fino a quel momento non trovava spazio sui palcoscenici italiani. Nasce la Compagnia della luna, che dà vita a spettacoli come La cantata del Fiore e del Buffo (1991), Il signor Novecento (1992), Canti di scena (1993), Romanzo musicale (1998). Nel 2000 debutta Concerto fotogramma: un allestimento in cui Piovani compendia e traveste in forma teatrale trent’anni di creazioni per il cinema. Nel 2002 riceve dal Théâtre national de Chaillot di Parigi la commissione per Concha Bonita, spettacolo che si colloca a metà strada fra l’opera e la commedia musicale, composta su libretto di René de Ceccatty e Alfredo Arias. Nel 2003 si dedica al recupero della canzone tradizionale romana con il fortunato Semo o nun semo. 248

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La musica da concerto Nicola Piovani è autore di molte composizioni cameristiche (fra le altre si può citare Reflex, piccola suite per due pianoforti composta per le sorelle Labèque). È invece concepita per un organico ampio La Pietà, uno stabat mater contemporaneo, che è stato eseguito per la prima volta a Orvieto nel 1998. Nel 2004 La Pietà viene proposta in Medio Oriente in una doppia rappresentazione, nel territorio palestinese di Betlemme e in quello israeliano di Tel Aviv. Nel 2003 compone L’isola della luce (su testi di Omero, Sicilo, Byron, Einstein, Giorgos Seferis, l’Ecclesiaste, Mesomede di Creta e Vincenzo Cerami); nel 2006 scrive La cantata dei cent’anni, sempre con Cerami, dedicata al centenario del sindacato Cgil. Nel 2008 presenta Epta, suite strumentale in sette movimenti per sette esecutori, ispirata al fascino del numero sette. Nel mese di gennaio 2012 pubblica l’album Viaggi di Ulisse, inteso come concerto mitologico per strumenti e voci registrate. Le canzoni Oltre ai due album con Fabrizio De André già menzionati, la produzione di Piovani comprende diverse decine di canzoni, composte perlopiù per spettacoli teatrali. Con Cerami e Benigni, prima ancora della collaborazione cinematografica, scrive per il tour dal vivo Tutto benigni tre canzoni, fra cui la celebre Quanto t’ho amato. Dal tema principale di La vita è bella viene tratta Beautiful that way, con le parole della cantante israeliana Noa.


Come nasce una colonna sonora? Prima sulle sceneggiature e sui dialoghi. Da quelli cominciano a nascere le idee. Poi sulle immagini girate. Solo con Fellini le sceneggiature non c’erano: però facevamo delle lunghissime chiacchierate: descriveva fino nei dettagli un film, magari poi girava altre cose. Le è mai capitato di scrivere una musica molto bella, ma che non s’ adattasse alle immagini? Una volta, proprio con Bellocchio. Mi chiese di non fare una musica montata sulle immagini, ma di inventarne una che desse il senso del racconto. Senza troppa convinzione ci provai, e mi venne una musica bellissima, che piacque moltissimo, tanto è vero che la suonavamo continuamente. Però mentre la montavamo con le immagini non sapevamo dove metterla: la musica non può essere un racconto parallelo alle immagini, deve integrarsi con il film! Com’è il rapporto con i registi? Si sente libero di creare musica? Bisogna vedere chi è il regista. Se non c’è un rapporto di collaborazione non esce niente di buono. Allora meglio non lavorare assieme. Ci sono dei registi con i quali io non lavorerò mai, non chiedetemi i nomi. A volte la musica da film è fatta di una nota, ci sono delle sequenze con quattro note: grandi musicisti hanno realizzato grandi sequenze così, e questo dimostra una grande arte, una grande perizia nella conoscenza del suono. La libertà poi sta nel far bene il proprio lavoro.

Spunti didattici Analisi dei generi musicali che sono categorie entro le quali vengono raggruppate, indipendentemente dalla loro forma, composizioni musicali con caratteristiche generali comuni, quali l’organico strumentale, il destinatario e il contesto in cui sono eseguite, da qui... classica, pop, jazz, rock, etnica, elettronica... Riflessioni sullo stretto rapporto che esiste tra la musica e la matematica: ‘La musica è una scienza che deve avere regole certe, queste devono essere estratte da un principio evidente, che non può essere conosciuto senza l’aiuto della matematica’ (Jean Philippe Rameau).

Musica e opera

Conversazione con… il regista Nicola Piovani

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Puccini - d’arte e d’amore

Sinossi Lo spettacolo è un omaggio a Puccini, al grande compositore e alle sue opere immortali che ci restituiscono ancora oggi un teatro modernissimo. Ma è anche un omaggio ad Albertazzi, al grande attore e all’intensità delle sue straordinarie doti drammatiche. L’intera opera di Puccini viene ripercorsa con alcune arie delle sue opere più famose: Vissi d’arte, vissi d’amore, Recondita armonia, E lucevan le stelle da Tosca; O soave fanciulla; Quando m’en vò, Che gelida manina, Mi chiama Mimì da Boheme; Signore ascolta, Nessun dorma da Turandot; Un bel dì vedremo, Con onor muore Butterfly da Madama Butterfly; Sola, perduta, abbandonata da Manon Lescaut; Oh mio babbino caro dall’opera Gianni Schicchi. Messa in scena e note di regia Lo spettacolo è un riuscitissimo mix di musica e parole, di lirica e prosa, con un insolito Albertazzi nei panni del grande compositore lucchese che ci fa rivivere tutti i momenti più salienti di una vita artistica e sentimentale sempre vissuta al limite dell’incredibile. Dove le due vite 250

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a tratti si mescolano approdando ad un livello di pathos di straordinaria grandezza. Tutto questo mentre le magnifiche voci dei tenori e dei soprani ripercorrono l’intera produzione pucciniana, da Bohéme a Tosca, dalla Manon Lescaut al Gianni Schicchi e alla Turandot.

Cenni storici delle opere liriche pucciniane Sono sei le opere liriche di Giacomo Puccini che vengono utilizzate nello spettacolo: la Manon Lescaut, la Bohème, la Tosca, la Madama Butterfly, Turandot e Gianni Schicchi. La Manon Lescaut è un’opera in quattro atti; la prima rappresentazione avvenne il 1° febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino. L’opera è ispirata al romanzo Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut, che l’abate francese Antoine François Prévost scrisse fra il 1889 e il 1892. Storia d’amore travagliata e, per quei tempi, peccaminosa fra un giovane studente e una donna affascinante e infedele. Puccini modificò la partitura a più riprese, per trent’anni, dal debutto dell’opera fino a poco prima di morire. La Bohème è un’opera in quattro quadri, basata sul libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. La prima rappresentazione avvenne il 1° febbraio 1896 al teatro regio di Torino, diretta da Arturo Toscanini, ottenendo successo di pubblico,


TEATRO GHIONE 4 - 21 ottobre 2012

TEATRO NINO MANFREDI 23 ottobre - 4 novembre 2012

con Giorgio Albertazzi Info e prenotazioni Teatro Ghione: mobile 346.8024247 339.1667899 tizi.dippolito@alice.it Teatro Nino Manfredi: mobile 393.9173393 info@teatroninomanfredi.it

di un amore sofferto fra un ufficiale della marina degli Stati Uniti e di una giovane geisha. Dopo il matrimonio fra i due, l’ufficiale torna in patria abbandonando la giovanissima sposa. Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell’amato. Il ritorno avviene, ma solo perché l’ufficiale, con la sua nuova moglie, vuole riprendersi il figlio e portarlo via con sé. Soltanto di fronte all’evidenza dei fatti Butterfly comprende: la sua grande illusione e, dopo aver abbracciato il figlio, si uccide. Turandot è un’opera in tre atti e cinque quadri, basata sul libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, e successivamente completata da Franco Alfano. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro della Scala di Milano, il 25 apri-

Musica e opera

mentre la critica ufficiale, dimostratasi all’inizio piuttosto ostile, dovette presto allinearsi ai generali consensi. L’opera si ispira al romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger ed è incentrata sull’ esistenza gaia e spensierata di un gruppo di giovani artisti che vive a Parigi nel 1830. L’opera ha la stessa fonte e lo stesso titolo dell’omonimo spettacolo di Ruggero Leoncavallo, con cui al tempo Puccini ingaggiò una sfida. La Tosca è un’opera lirica in tre atti, basata sul libretto di Giacosa e Illica. La prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi il 14 gennaio 1900. Il libretto si ispira all’omonimo dramma di Victorien Sardou che fu interpretato da Sarah Bernhardt nel 1887. L’azione si svolge a Roma nell’Ottocento, nell’atmosfera tesa che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia e la caduta della Prima Repubblica Romana. Madama Butterfly è un’opera in tre atti (in origine era in due atti) basata su libretto di Giacosa e Illica. Nello spartito e nel libretto venne definita tragedia giapponese e venne dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro. Puccini scelse il soggetto dopo aver assistito a Londra nel luglio 1900, all’omonima tragedia in un atto di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto dell’americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly, apparso nel 1898. Storia

Puccini - d’arte e d’amore scritto e diretto da Giovanni De Feudis

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le 1926, diretta da Arturo Toscanini. Si narra che il direttore arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto ovvero dopo l’ultima pagina completata dall’autore, rivolgendosi al pubblico con queste parole: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto». La sera seguente, l’opera fu rappresentata, sempre sotto la direzione di Toscanini, includendo anche il finale di Alfano. Il libretto dell’opera di Puccini si basa, molto liberamente, sulla traduzione di Andrea Maffei dell’adattamento tedesco di Friedrich Schiller del lavoro di Gozzi. L’azione si svolge a Pechino ‘al tempo delle favole’. Il soggetto dell’opera fu tratto dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi, già oggetto di importanti adattamenti musicali. Gianni Schicchi è un’opera in un atto su libretto di Giovacchino Forzano, basato su un episodio del XXX canto dell’Inferno di Dante Alighieri (vv. 2248). La prima assoluta ha avuto luogo il 14 dicembre 1918 a New York. La fonte primaria del soggetto dell’opera è dunque in un breve episodio contenuto nel trentesimo canto dell’Inferno, dove il protagonista viene condannato in quanto ‘falsatore di persone’. A sua volta anche Dante si era ispirato a un fatto realmente accaduto. Trattare un tema furfantesco, una situazione da commedia dell’arte, ma di taglio moderno, era senza dubbio una prova singolare e fuori del comune per un temperamento non incline all’umorismo, nonostante la brillantezza di molte pagine di Bohème e della Rondine. Pertanto la comicità dispiegata nello Schicchi sorprende più di quella del Falstaff di Giuseppe Verdi. 252

La scuola va a teatro 2012*2013

Biografia del compositore Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini, uno dei massimi operisti della storia, nacque a Lucca nel 1858 e morì a Bruxelles nel 1924. Discendente da un’antica famiglia di musicisti, studiò al conservatorio di Milano con A. Bazzini e A. Ponchielli. Raggiunse il primo successo teatrale con Le Villi, opera-ballo d’indole fantastica e romantica (1ª rappresentazione, Milano 1884), che riottenne con Manon Lescaut (1893), che si può dire abbia rivelato la personalità artistica di Puccini. Le opere che seguirono, ad eccezione di La Bohème (1896) e di Madama Butterfly (1904), accolte dapprima con riserva, ebbero ben presto un esito incontrastato ed entrarono rapidamente nel repertorio dei teatri di tutto il mondo. L’ultima opera, Turandot (1926), rimasta incompiuta (fu interrotta alla fine della scena della morte di Liù) e portata a termine da F. Alfano, ebbe lo stesso successo delle altre. Il trionfo delle sue opere fu internazionale, e fu dovuto al talento dell’operista, alla sua personalità compositiva e al tipo stesso della sua melodia; egli toccò tutti i generi: dal lirico (Manon Lescaut, La Bohème) al drammatico e al tragico (Tosca, Il tabarro), al mistico (Suor Angelica) e al comico (Gianni Schicchi). Ma le sue corde più intime restano quelle liriche: dell’idillio, della nostalgia, della piccola vita a due, della morte. Al centro del suo mondo romantico è la donna: Mimì, rappresentata nell’atto di grazia di un passaggio melanconico sulla terra. Ogni naturalezza di avvenimenti portati sulla scena è innalzata a poesia in


Spunti didattici L’Ottocento letterario italiano e l’opera lirica. Analisi delle fonti delle opere liriche: da Dante Alighieri, a Carlo Gozzi, ai romanzieri e drammaturghi francesi del SetteOttocento.

Conversazioni con... il regista Giovanni De Feudis Chi è per te Puccini? E Albertazzi? Inesauribile inventore di melodie melodrammatiche di sovrumana bellezza il primo, profondissimo conoscitore e ineguagliabile interprete dell’animo umano il secondo. Cosa accumuna questi due artisti? Entrambi sono indefessi estimatori delle donne; entrambi innamorati dei cavalli e del brivido della velocità; entrambi strenui difensori del primato dell’estetica nell’arte; entrambi non credenti ma convinti dell’ineffabile presenza degli dei; ambedue divorati dall’amore per la vita; ambedue toscani: due stelle in un misterioso universo popolato quasi esclusivamente da donne.

In Europa, da Shakespeare alla vena tragica presente anche nelle opere di T. S. Eliot; da Goethe con, in particolare, il suo Faust (da confrontare, magari, con il Faust di Marlowe) a Kafka, nelle cui opere emerge a più riprese il senso tragico, fino al drammaturgo Brecht. La grande tragedia francese del XVII secolo, Corneille e Racine (un confronto con le tragedie greche) e il seicento spagnolo con Lope de Vega, Miguel de Cervantes e Calderon de la Barca. Senza dimenticare le opere di Dostoevskij, e il teatro, del norvegese Ibsen. Il significato storico politico, legato al risorgimento italiano, delle opere di Giuseppe Verdi, di cui nel 2013 si celebra il bicentenario della nascita.

Musica e opera

questa umanità della donna pucciniana, nella delicatezza del suo accento, nel suo amore e nel suo dolore.

Il senso del tragico. Dalla letteratura greca (Eschilo, Sofocle, Euripide) a quella romana (Livio Andronico, e soprattutto Seneca). In Italia con Alfieri, Foscolo (Tieste e Aiace e i modelli greci e latini) e Manzoni e la tragedia cristiana (Adelchi e Il Conte di Carmagnola) e Leopardi e l’inquietudine esistenziale che ha in comune con gli antichi.

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Momix reMix

Sinossi I Momix mescolano sapientemente danza atletica, musiche avvincenti e costumi psichedelici per creare un’esperienza di intrattenimento unica nel suo genere. La scelta dei numerosi pezzi proposti in Momix reMix sarà una sorpresa, potrebbero provenire da Momix Classics, la prima magica e sorprendente creazione di Pendleton, oppure dalla strepitosa ultima Bothanica, potrebbero essere estratti di Passion, opera ispirata alla colonna sonora di Peter Gabriel del

film L’ultima Passione di Cristo, oppure tratti da Baseball, Opus Cactus o dal pluripremiato Sun Flower Moon e ci saranno sicuramente anche nuove e divertenti coreografie create ad hoc per l’occasione. Una cosa è certa: come è di loro consuetudine, lasceranno tutti a bocca aperta.

Cenni storici dell’opera Momix reMix presentato nel 2011, in occasione del 30° anniversario della compagnia, dal geniale Moses Pendleton è una caleidoscopica ‘compilation’ delle coreografie più significative, originali e suggestive, scelte tra tutte le produzioni susseguitesi nel corso degli anni. Biografia del coreografo Moses Pendleton è nato nel Vermont, Stati Uniti nel 1949 è un danzatore e coreografo statunitense. Vince il campionato di sci di fondo del Vermont nel 1967. Si laurea in letteratura inglese al Darmouth College e con Jonatahan Wolken, crea il Pilobolus Dance Theatre. In seguito vince il Berlin Critics Prize e debutta a Broadway. Intanto firma l’a solo al ralenti, vestito di bianco, con occhiali neri e bastoncino, dal titolo Momix, ideato per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Lake Placid. Nasce in quella fase la sua nuova compagnia, chiamata appunto Momix. Coreografo per l’opera, si dedica anche

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TEATRO OLIMPICO dal 13 novembre 2012 Momix Remix coreografie di Moses Pendleton

Conversazioni con... il coreografo Moses Pendleton È considerato uno dei coreografi più innovativi della scena mondiale, perchè? Forse perché ho semplicemente rivoluzionato la storia della coreografia inventando un modo diverso di pensare la danza, mettendoci dentro cultura pop, filosofie hippy e una religione della natura solida, laica. Che cos’è per te il cervello? Il cervello è un muscolo che devi esercitare, come le gambe. Io faccio funzionare la mia mente per quanto posso e non penso che sia una cosa eccezionale, non c’è assolutamente intelligenza in questo...

Spunti didattici La danza è la prima espressione artistica del genere umano perché ha come strumento il corpo. Essa è stata (ed è) parte dei rituali, preghiera, momento di aggregazione della collettività nelle feste popolari e anche occasione di aggregazione tra persone. Nel corso dei secoli questa arte è sempre stata lo specchio della società, del pensiero e dei comportamenti umani. Seguendo un itinerario fra gli scrittori più importanti e significativi della letteratura si può mettere in luce l’unione di parole e musica (a partire dal XIII sec.: le liriche dei trovadori; poi i madrigali etc.); l’uso dei vocaboli ‘danza, danzar, danzando’ nei poeti siciliani, e nella lirica amorosa del Dolce Stilnovo. La mente e il corpo sono collegate e vanno esercitate entrambe per stare in salute. Analisi delle medicine alternative, e delle nuove teorie sul benessere umano (dall’Oriente all’Occidente).

Balletto e teatro danza

alla fotografia, sia per fissare nuove idee di movimento sia come espressione artistica pura. Alla base del suo successo si ritiene vi sia, naturalmente, il suo talento e la sua inventiva, ma soprattutto la sua semplicità. La continuità della sua carriera e l’influsso che ha esercitato su altre personalità, come Daniel Ezralow, e su altri gruppi, come i Movers, testimoniano che si tratta della più acuta testa pensante nel campo dell’intrattenimento intelligente, che associa la libertà di ricerca della danza moderna e la spettacolarità del varietà e del teatro leggero. (statingidea.org)

Info e prenotazioni tel. 06.32659927 ufficiopromozione@ teatroolimpico.it

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Lo Schiaccianoci Sinossi Lo Schiaccianoci, in questa versione scenica di Mario Piazza è ambientato in una atmosfera che ha un ‘non so che’ di cibernetico, colori metallici, tv sulle quali vengono proiettate immagini alla velocità spasmodica dei videogame. Spari, esplosioni, un bombardamento. Fritz e Clara bisticciano per il comando dei canali. Cambi sempre più rapidi. Le televisioni si accendono e si spengono. Sono le scene davvero fantasiose di Giuseppina Maurizi. L’albero di Natale c’è, ma è solo un’‘idea’ data dalle luci posizionate ad arte. Fedele alla storia originale, nella festa di Natale in casa si infiltra fra gli invitati il Mago Drosselmeyer che fa il suo dono a Clara: uno schiaccianoci. È un regalo molto speciale, poiché, come tutti i doni offerti dal Mago, prende vita. Così durante la notte, nei sogni di Clara, lo schiaccianoci vive. Interpretato da Andrè De La Roche Lo Schiaccianoci è una sorta di alter ego del Mago Drosselmeyer. Se in tutte le possibili versioni nei sogni di Clara - personaggio idealista e innocente del balletto - diventa anche il suo Principe, qui finisce per esserne l’incubo. Così, Principe dei suoi sogni diventa invece il caro fratellino Fritz, protettivo e coraggioso, in grado di fronteggiare uno Schiaccianoci sinistro e malvagio che vuole addirittura ucciderlo. Sebbene sia una versione innovativa non si è rinunciato alla bat256

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taglia del Principe con il Re dei Topi, né alle danze di carattere sulle meravigliose musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Tutto ha il sapore della parodia. Tutto è portato all’eccesso. C’è sempre una seconda verità nascosta. I giocattoli animati di Drosselmeyer non sono che una realtà ingannevole che nasconde sempre un risvolto di crudeltà e violenza. Il Valzer dei Fiori sembra essere un momento di gioia ma i fiori celano veleni mortali e spine affilate come coltelli. Sempre a De La Roche spetta la parte della Fata Confetto, assai lontana dall’ideale fiabesco di fata. È grassa, sgraziata, dai modi buffi e villani, civettuola e forzatamente leggiadra.

Cenni storici sull’opera Su indicazione del Consiglio dei Teatri Imperiali, Marius Petipa scrisse nel 1891 la trama di un nuovo balletto intitolato Lo schiaccianoci, successivamente messo in musica da P. I. Čajkovskij. Il soggetto si basava sulla famosissima favola Lo schiaccianoci e del Re dei Topi di Hoffmann, adattata per i bambini e trasformata in un balletto-favola. Il balletto è stato messo in scena nel 1892 da Lev Ivanov, secondo maître de ballet del Teatro Mariinskij. La danza dei fiocchi di neve ottenne particolare successo. La versione di Vajnonen (1934), riprendendo le indicazioni e le tradizioni di Petipa, ottenne il successo grazie alla calda atmosfera, alle emozionanti scene


AUDITORIUM CONCILIAZIONE 6 - 8 dicembre 2012 Lo Schiaccianoci

Biografia dell’autore Riccardo Reim, nato a Roma nel 1953, è un attore, regista e drammaturgo italiano. Debutta in teatro nel 1972 nel ruolo di protagonista in Ragazzo e ragazzo di Dacia Maraini. Successivamente recita in Oh mamma! e in L’uomo di sabbia nel 1976 (regia di Tinto Brass). È di nuovo protagonista nel 1978 in Lady Edoardo di Aldo Trionfo. Dagli anni Ottanta predilige l’attività di regista e autore,spesso legate tra loro. Scrive a quattro mani con Copi la farsa Tango -charter. Scrive di suo pugno e dirige: Gamiani de Musset (1984), La carta da parati gialla (1985), Les enfants terribles (1989), Frau SacherMasoch (1991), Virginia Maria de Leyva monaca di Monza (1992), Le ceneri del West (1994) con Francesca Benedetti e Philippe Leroy, I ragazzi di via Pal (1995), I mignotti (dall’omonimo libro scritto con Antonio Veneziani, 1997). Dal 2000 si dedica anche al cinema. Nel 2003 è tra i protagonisti in Assassini dei giorni di festa di Damiano Damiani con Carmen Maura e da quell’anno recita in una serie di corto e mediometraggi: L’arte di morire,Le grandi dame di casa D’este, Sexum superando, Parassiti in bianco. Nel 2006 interpreta la ‘creatura di Frankenstein’ in Le opere e i giorni e nel documentario Cuore meccanico in corpo

libretto ed elaborazione drammaturgica di Riccardo Reim sulle musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij con la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche Info e prenotazioni tel. 06.90375236 www.ballettodiroma.com

anonimo (2009). In televisione recita in due documentari: La signora dei misteri e Lorenzo lotto a Trescore. Inoltre recita nella versione radio de Il nome della rosa. Di recente si è dedicato maggiormente alla scrittura e alla regia di libretti. Nel 2008 riscrive il libretto de Lo schiaccianoci evidenziando la parte noir rispetto alle rappresentazioni classiche. Successivamente porta in scena i libretti di danza classica Don Giovanni (da Mozart), Salon Kitty.

Adattamenti dell’opera Letteratura

Nel 2008 Fabbri Editori pubblica il libro di Vivian Lamarque Lo Schiaccianoci: la celebre favola settecentesca di Hoffmann raccontata dalla narrazione leggera e fiabesca di Vivian Lamarque e dalle tavole raffinate di Maria Battaglia. In allegato un CD musicale. Cinema

Nel 2010 esce nelle sale cinematografiche il film Lo Schiaccianoci in 3D diret-

Balletto e teatro danza

dei bambini, alla danza dei fiocchi di neve e allo divertissement dell’ultimo atto.

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Conversazioni con... L’autore Riccardo Reim Quale rapporto c’è tra teatro e realtà? Nell’arte in generale non esiste la realtà: Michelangelo o Tiziano ti sembrano realistici? Nella letteratura come nel teatro è lo stesso. Aveva ragione Oscar Wilde quando diceva che è la realtà ad imitare l’arte, quando le riesce. Il teatro nasce come cerimonia, perché mai dovrebbe essere realistico? L’arte è allusiva, parla ambiguamente per simboli e in malafede. Esistono oggi gli attori puri? Mi auguro di no! Almeno non come si intende da noi. Mi dispiace dirlo, ma l’attore assai spesso scade a mestiere esecutivo. È una questione di consapevolezza e, ovviamente, di cultura. Cerco di spiegarmi con un esempio a livello mondiale: Meryl Streep non è mai un’attrice meramente esecutiva, perché sceglie con la massima cura le sceneggiature, collabora alla stesura, le scrive etc., e poi arricchisce tutta la partitura con il suo talento di attrice, che spesso è geniale. È una delle poche per cui esco di casa e vado a vedere un film a scatola chiusa: male che va c’è Meryl Streep!

Spunti didattici Čajkovskij: la maggiore figura del panorama musicale dell’epoca romantica ed anche il compositore più importante del balletto classico. L’elemento fantastico nella danza e nel balletto. L’influenza di Mozart sulla creazione artistica di Čajkovskij.

Balletto e teatro danza

to da Andrej Konchalovskij: si tratta infatti di una fiaba colorata ma dall’animo nero, dove il celebre balletto è pressoché scomparso, le musiche di Čajkovskij sono riarrangiate e la storia prende una piega assai sinistra. A tratti originale e visionario, altrove stucchevole, il film di Konchalovsky è una di quelle rare opere ambiziose e personali, preziose anche in virtù delle proprie imperfezioni.

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Oblivion Show 2.0 Il Sussidiario Sinossi Oblivion Show 2.0 – il Sussidiario, è un irresistibile compendio di musica e comicità che sa essere contemporaneamente commedia musicale e rivista, ma anche parodia e cabaret. Lo show non è semplicemente la versione aggiornata del precedente, ma una vera e propria evoluzione dello stile che riesce a mescolare Lady Gaga con J.S. Bach e Tiziano Ferro con William Shakespeare. Con la consueta eleganza e irriverenza, i cinque madrigalisti postmoderni raccontano storie epiche o semplici avvenimenti quotidiani giocando continuamente con la musica. Come in ogni sussidiario che si rispetti, in questo nuovo spettacolo troviamo tutte le materie: dal solfeggio alla storia, fino alla grande letteratura italiana dove Dante e Pinocchio cantano le loro avventure in soli sei minuti. Oblivion Show 2.0 – Il sussidiario non è solo una corsa contro il tempo, travestimento e giocoleria musicale. Nel susseguirsi degli sketch, tra un cazzotto e una canzone mimata, si nasconde uno sguardo beffardo ma acuminato su una società che assomiglia sempre di più a una parodia. Messa in scena e note di regia Gli Oblivion utilizzano almeno un secolo di materiale musicale italiano 260

La scuola va a teatro 2012*2013

servendosi delle canzoni come di un alfabeto privato, per montare, intrecciare, deformare, riciclare in modo da costruire uno scintillante palinsesto canoro, al tempo stesso omaggio ai grandi e sberleffo ai meno grandi. Giocano per tutto lo show, indossando le vesti ora di innocenti boy-scout alle prese con un perfido disturbatore, ora rievocando le fumose atmosfere del café chantant. Il cronometro scorre inesorabile e con ritmo forsennato tra motivetti retrò, sonorità tecno ed estetica Bollywoodiana. Un’attualissima trasversalità di mezzi, dunque, in un gruppo innamorato di una comicità vecchio stile. Gli Oblivion strizzano l’occhio al cabaret, ma anche al café chantant, praticano una satira di costume, inventano giochi tra musica e linguaggio. Come numi tutelari il Quartetto Cetra e Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber e la follia organizzata dei Monthy Phyton.

Biografia degli Oblivion Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli sono gli Oblivion, i cinque miracolati dalla banda larga, i cinque punti del governo del cantare, i cinque gradi di separazione fra Tito Schipa e Fabri Fibra. Si incontrano nel 2003 a Bologna e iniziano subito a condividere la passione per una serie di maestri eccellenti come il Quartetto Cetra, Rodolfo


SALA UMBERTO 23 ottobre - 4 novembre 2012 Oblivion Show 2.0 Il Sussidiario di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda regia di Gioele Dix Gli Oblivion sono: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli Info e prenotazioni tel. 06.97274066 fax 06.69380155 promozioni@salaumberto.com

così le manzoniane lectio dementialis nelle scuole italiane e un libro con DVD (I promessi esplosi, 2011) tra il didattico e il comico. Tutte esperienze che confluiscono nel richiestissimo show didattico I Promessi Esplosi. Nel maggio 2011 regalano alla rete un micro-kolossal pubblicando, sempre su YouTube, Obliviatar -Avatar in sei minuti, realizzato in grafica 3D con la collaborazione di Video Italia per la regia di Michele Ferrari.

Cenni storici sull’opera Nel 2011 debutta il nuovo show teatrale Oblivion Show 2.0 – Il Sussidiario con la regia di Gioele Dix. Estratti stampa Diretti ancora una volta da Gioele Dix, mantengono la loro caratteristica cifra comica legata alla parodia della canzone, rivendicando come numi tutelari il Quartetto Cetra, Rodolfo de Angelis,

La cultura trasversale

de Angelis, Giorgio Gaber, i Monty Phython fino a creare un loro stile originale che mescola modernità e tradizione, vintage e attualità. Trascorrono sette anni intensi spesi nel teatro di rivista e nei musical, poi nel 2009 diventano notissimi al grande pubblico grazie al clip caricato su YouTube I Promessi Sposi in 10 minuti, geniale micro-musical visto fin ad oggi, da oltre due milioni di utenti. Nasce Oblivion Show che debutta al Teatro Franco Parenti nel giugno del 2009 e subito ottiene grandi riscontri da parte del pubblico, della stampa e degli addetti ai lavori. Da quel momento gli Oblivion iniziano un lungo tour teatrale in co-produzione con il Teatro Stabile del Friuli VeneziaGiulia. La tv orizzontale di Internet spinge subito il teatro ad accogliere nel modo migliore il loro spettacolo, grazie anche alla divertita ma rigorosa regia di Gioele Dix: due stagioni di tour e oltre 200 repliche nei più importanti teatri e città italiane. Il teatro chiama poi la tv e gli Oblivion debuttano sul piccolo schermo a ‘Parla con me’ di Serena Dandini. Segue poi l’invito come ospiti fissi a Zelig nel 2011. Migliaia di studenti impazziscono per le parodie culturali degli Oblivion diventate ormai parte del gergo giovanile (I promessi sposi in dieci minuti, appunto, ma anche Shakespeare in 6 minuti, Dante, Pinocchio): nascono

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Giorgio Gaber e i Monty Phython, ma propongono un repertorio più maturo, con numeri e performance calati in contesti sempre più diversi e dalle cifre sempre più varie. Come un buon sussidiario, cimentandosi con il canto, il cabaret, il ballo e il mimo, impartiscono lezioni surreali di tutte le materie: dal solfeggio alla letteratura italiana, dalla storia alla satira politica, sferzando in modo indiretto ma impietoso la nostra realtà quotidiana e i suoi sbilenchi personaggi. Giocano a cambiare le parole dei brani famosi, sfruttandone i passaggi più noti e indugiando su variegati stili musicali, da Bollywood (Tutti quanti voglion fare yoga) al rap (Una zebra a pois), dal cafè chantant alla techno. Piace sempre di più la loro rilettura in pillole dei classici italiani. (Sipario, 6 maggio 2012)

Conversazioni con... il regista Gioele Dix Come sei riuscito a dirigere gli attoricantanti? È stato un piacere dirigerli, sono cin262

La scuola va a teatro 2012*2013

que solisti che amano il gioco di squadra. Sono tutti ottimi cantanti, solidi sul piano tecnico e musicalmente versatili. Il loro repertorio spazia dal classico al pop, passano dal canto gregoriano al rap, sono melodici e jazz. Ed è proprio il gusto per la contaminazione, unito all’innata vocazione per il palcoscenico, a renderli speciali. Hanno senso del comico e sanno mettersiin gioco. Una faticosa e felice avventura per la quale è valsa la pena spendersi senza risparmio. Come sarà questo nuovo Show? Sono artisti che sanno crescere ed evolversi, pur restando ‘fedeli alla linea’. Giunti al terzo anno consecutivo hanno deciso di scommettere sull’innovazione del loro repertorio. Mettere in scena altre parodie di opere letterarie, inventarsi altri ingorghi di parole, giocare e improvvisare su altri generi musicali. Citano il café chantant, reinterpretano i musical di Bollywood, irridono l’eccesso di rap e pop e, nel contempo, ironizzano sui vizi contemporanei.


Bibliografia I generi teatrali: dal cabaret alla commedia, alla satira. Analisi della sinergia di linguaggi utilizzati per la rielaborazione di opere famose. Riflessioni sulle rielaborazioni di testi letterari famosi (per es. La traviata di Dumas e il film Moulin Rouge di Baz Luhrmann). Confronto fra i famosi personaggi della storia e della letteratura e la loro rilettura in chiave comico/ satirica.

EVENTI SPECIALI Nicola Piovani, Concerto fotogramma. Con un contributo di Vincenzo Cerami; a cura di Pietro Piovani. Milano, BUR, 2005. Oriano De Ranieri, Mauro Lubrani, Giacomo Puccini: luoghi e sentimenti. Firenze, Polistampa, 2008. Julian Budden, Puccini. Roma, Carocci, 2008. Moses Pendleton con Elisabetta Sgarbi, Salto di gravitĂ : conversazioni con il creatore dei Momix. Milano, Olivares, 1999. Piotr Ilic Ciaikovsky, Lo schiaccianoci. The Royal Ballet Covent Gardent. Novara, De Agostini, 2009 (DVD). Bibliotu.it: cerca e richiedi online i titoli suggeriti e i testi delle opere teatrali disponibili nelle Biblioteche di Roma

La cultura trasversale

Spunti didattici

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I progetti speciali

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Servizio di Audiodescrizione per le persone non vedenti ed ipovedenti e Traduzione in L.I.S. per le persone sorde Il progetto nasce con l’obiettivo di coinvolgere le persone cosiddette diversamente abili, che normalmente restano escluse da una piena partecipazione ad eventi culturali quali il cinema ed il teatro d’opera e di prosa, e di integrarle col pubblico cosiddetto normodotato, attraverso interventi specifici, volti a superare quelle barriere di tipo anzitutto sensoriale, e, che più in generale, si riflettono nella qualità delle relazioni sociali. La tecnica della audiodescrizione teatrale, per l’appunto, consiste in un commento audio che giunge alle persone non vedenti tramite un sistema di trasmettitori e ricevitori senza fili. Una voce narrante accompagna le immagini silenziose, delinea i tratti dei personaggi, descrive alcune scene dello spettacolo, e, senza sovrapporsi ai dialoghi originari del copione, ne integra i contenuti, offrendo alle persone prive della vista una cognizione piena della trama. È evidente che la buona riuscita di una simile tecnica presuppone un’analisi preventiva delle scene e dei dialoghi e la relativa stesura e

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adattamento di uno specifico copione, il cui testo accompagnerà armoniosamente lo spettatore, per il tramite di una voce dal timbro tenue ed in grado di rispettare i toni della recitazione. L’interpretariato teatrale è un servizio creato per le persone sorde. Nel 2009 è stato proposto da Isiviù Messina per lo spettacolo I 39 scalini. Dal 2011 è inserito in tutte le prime teatrali degli spettacoli presenti nel cartellone del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Il servizio è realizzato dagli operatori teatrali dell’Ente Nazionale Sordi di Messina. La tecnica dell’interpretariato consiste in una traduzione simultanea dei dialoghi dello spettacolo. Due operatori teatrali, posti sul lato del palcoscenico, traducono lo spettacolo. Il servizio è rivolto ad un gruppo di persone sorde che saranno sedute in platea. Grazie all’interpretariato si forniscono gli strumenti necessari a seguire la rappresentazione, ottenendone una piena comprensione.


Il servizio di interpretariato e audiodescrizione teatrale è previsto per i seguenti spettacoli, selezionati dall’Associazione Isiviù nel programma del Catalogo Agiscuola Teatro: Senza confini ebrei e zingari di e con Moni Ovadia al Teatro Vittoria dal 20 novembre al 2 dicembre 2012 spettacolo audiodescritto per una sola recita, data da definire.

Il servizio di Audiodescrizione ed Interpretariato è fornito dall’Associazione Isiviù di Barbara Marsala Via Consolare Pompea, 7 98168 (Me) Cell. + 39 333.6818794 barbaramarsala@katamail.com

Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni regia Giorgio Strehler messa in scena Ferruccio Soleri al Teatro Argentina dal 4 al 16 dicembre 2012 spettacolo con interpretariato per una sola recita, data da definire.

La Gabbianella e il gatto dal romanzo di Louis Sepulveda, regia di Gaetano Stella al teatro Il Sistina dal 4 al 26 aprile spettacolo con interpretariato, per una sola recita, data da definire.

I progetti speciali

La bisbetica domata di William Shakespeare adattamento e regia di Armando Pugliese al Teatro Ghione dal 13 al 25 novembre spettacolo audiodescritto per una sola recita, data da definire.

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Incontri a Teatro Conversazioni in scena Anno scolastico 2012/2013 Il corso “Incontri a Teatro - Conversazioni in scena”, giunto alla sua quarta edizione, si pone lo scopo di rafforzare il contatto fra la scuola e il teatro, attraverso gli insegnanti che ne rappresentano il tramite indispensabile. Il corso, infatti, vuole mettere a loro disposizione mezzi diretti che rendano più semplice l’introduzione di tale strumento nella didattica. Quest’anno, inoltre, al fine di avvicinare maggiormente i giovani al mondo del teatro, anche agli studenti avranno la possibilità di partecipare attivamente agli incontri. Infatti gli insegnanti iscritti al corso potranno essere accompagnati da un gruppo di studenti, preparati sul testo dello spettacolo scelto, i quali potranno assistere gratuitamente alla conversazione con gli artisti formulando domande e interagendo direttamente con i protagonisti dello spettacolo (NB per l’acquisto del biglietto per gli spettacoli potranno usufruire di tariffe ridotte). Agli studenti che, avendo seguito più della metà degli incontri organizzati, scriveranno una breve relazione potranno essere riconosciuti dalla scuola dei crediti formativi. Il corso si articolerà in 6 incontri pomeridiani che si svolgeranno all’interno 268

La scuola va a teatro 2012*2013

di 6 diversi teatri. Ogni incontro prevede una conversazione con il regista/autore/ attori su diverse tematiche che introdurranno alla visione dello spettacolo. I partecipanti al corso avranno anche la possibilità di assistere agli spettacoli collegati agli incontri, previa prenotazione, nelle date indicate dai teatri, a fronte del pagamento di una quota di adesione onnicomprensiva. I docenti che seguiranno il corso per un minimo di 20 ore complessive (incontri dibattiti pomeridiani + visione degli spettacoli) riceveranno un attestato di frequenza del corso, a norma del D.M. M.P.I. n. 177/2000. A coloro che avranno frequentato il corso per un numero di ore inferiore a 20 sarà rilasciato un certificato di frequenza. Per poter aderire all’iniziativa è necessario compilare un modulo di partecipazione (da richiedere alla segreteria Agis Lazio) e versare una quota di adesione di € 50,00 che darà diritto a partecipare agli incontri con gli artisti e ad assistere allo spettacolo collegato all’incontro nelle date indicate dai teatri e previa prenotazione. Per ulteriori informazioni e per aderire al corso rivolgersi alla Segreteria dell’Agis Lazio. Tel. 06 4451208 int. 224 info@agisanec.lazio.it


Programma degli appuntamenti

Giovedì 8 Novembre 2012 Ore 17.30 Teatro Italia Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare regia di Maurizio Panici Intervengono: Maurizio Panici e alcuni artisti della compagnia

Mercoledì 17 Aprile 2013 Ore 17.30 Teatro Quirino La Governante di Vitaliano Brancati regia Maurizio Scaparro Intervengono: Maurizio Scaparro e alcuni artisti della compagnia

Giovedì 13 Dicembre 2012 Ore 18.00 Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi 456 testo e regia Mattia Torre Intervengono: Mattia Torre e alcuni artisti della compagnia

Mercoledì 8 Maggio 2013 Ore 18.00 Teatro Flavio La vera Storia di Ettore Majorana scritto e diretto da Franco Venturini Intervengono: Franco Venturini e alcuni artisti della compagnia

Lunedì 4 Febbraio 2013 Ore 17.00 Teatro Di Documenti Bel suol d’amore Libia/Italia 1912/2012 drammaturgia e regia Anna Ceravolo Intervengono: Anna Ceravolo e alcuni artisti della compagnia

Tutti gli incontri saranno coordinati da un referente dell’Agis Lazio. Il programma potrebbe subire variazioni e/o potrà essere integrato con altri incontri o appuntamenti. Le date disponibili per la visione degli spettacoli collegati agli incontri da parte dei docenti iscritti al corso, vanno coordinati con il teatro. Eventuali date per la visione dello spettacolo da parte delle scolaresche, sono da concordare con i singoli teatri. La partecipazione degli studenti agli incontri dovrà essere coordinata preventivamente con la segreteria dell’Agis Lazio.

I progetti speciali

Mercoledì 23 Gennaio 2013 Ore 17.30 Teatro dell’Orologio Gli ebrei sono matti regia Dario Aggioli Intervengono: Dario Aggioli e alcuni artisti della compagnia

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Le biblioteche

L

e Biblioteche di Roma hanno la finalità di garantire il diritto alla cultura e all’informazione, promuovendo lo sviluppo della comunicazione in tutte le sue forme. Dislocate su tutto il territorio della città, le biblioteche offrono un accesso facile e immediato al libro e a tutti gli strumenti della conoscenza che le nuove tecnologie sono in grado di mettere a disposizione.

L’Istituzione delle Biblioteche di Roma, nata nel 1996, ha unificato in sistema oltre 40 biblioteche del Comune di Roma, e altre ‘federate’: chiunque può entrare in biblioteca liberamente per leggere e sfogliare libri, oppure chiederli in prestito per leggerli a casa. Nelle biblioteche ci sono libri di tutti i tipi (dai classici, ai gialli, e ai bestseller italiani e stranieri) e su qualsiasi argomento: saggistica, informazione, manuali, fumetti, enciclopedie.

Consulta il catalogo www.bibliotu.it, cerca e richiedi online i titoli suggeriti in questa guida e i testi delle opere teatrali preferite attraverso il PIM (prestito interbibliotecario metropolitano), un servizio delle Biblioteche di Roma. Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali Presidente Francesco Antonelli Direttore Massimo Alessandro Voglino Ricerche bibliografiche a cura di Laura Alegiani e Stafano Gambari Via Giuseppe Zanardelli, 34 00186 Roma info@bibliotechediroma.it

Le biblioteche

Oltre ai libri, troviamo in biblioteca anche giornali e riviste, DVD-video, cd musicali e multimediali, audiolibri, postazioni per la consultazione di Internet, Ebook disponibili per il prestito.

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MUNICIPIO ROMA I

MUNICIPIO ROMA II

Casa della Memoria e della Storia via San Francesco di Sales 5, 00165 Roma, tel. (0039) 06 45460501 Casa delle Traduzioni via degli Avignonesi 32, 00187 Roma, tel. (0039) 06 45430235 - 06 45460720 Centrale Ragazzi via San Paolo alla Regola 15-18 , 00186 Roma, tel. (0039) 06 45460391 Enzo Tortora via Nicola Zabaglia 27 b, 00153 Roma, tel. (0039) 06 45460601 Rispoli piazza Grazioli 4, 00186 Roma, tel. (0039) 06 45460561 Romana Sarti piazza dell’Accademia di San Luca 77, 00187 Roma, tel. (0039) 06 6791155, 00186 Roma, tel. (0039) 06 45460391

Europea via Savoia 15, 00198 Roma, tel. (0039) 06 45460686 Flaminia via Cesare Fracassini 9, 00196 Roma, tel. (0039) 06 45460441 Villa Leopardi via Makallé, entrata nel Parco, 00199 Roma, tel. (0039) 06 45460621

Biblioteche federate Biblioteca della Scuola popolare di musica Testaccio piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma, tel. (0039) 065759846 Biblioteca di Statistica di Roma Capitale via della Greca 5, 00186 Roma, tel. (0039) 06 67106998 Scaffale d’arte Palaexpo via Milano 13, 00184, tel. (0039) 06 48941238

Bibliopoint Liceo scientifico “Amedeo Avogadro” via Cirenaica 7, 00121 Roma, tel. (0039) 06 86205536

Biblioteche federate Istituto per l’Oriente “Carlo Alfonso Nallino” via A. Caroncini 19, 00197 Roma, tel. (0039) 06 8084106 - 06 8080710 WWF Italia “Biblioteca Pier Lorenzo Florio” via Po 25 C, 00198 Roma, tel. (0039) 06 84497320/324

MUNICIPIO ROMA III Villa Mercede via Tiburtina 113, 00185 Roma, tel. (0039) 06 45460631

MUNICIPIO ROMA IV Ennio Flaiano via Monte Ruggero 39, 00139 Roma, tel. (0039) 06 45460431 Bibliopoint Liceo Scientifico “Nomentano” via della Bufalotta 229, 00139 Roma, tel. (0039) 06 87236539

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La scuola va a teatro 2012*2013


MUNICIPIO ROMA V

MUNICIPIO ROMA VII

Vaccheria Nardi via di Grotta di Gregna 27, 00155, tel. (0039) 06 45460491 Biblioteca del Centro Culturale “Aldo Fabrizi” via Corinaldo/angolo via Treia (traversa di via del Casale di S. Basilio), info.sanbasilio@zetema.it

Gianni Rodari via Tovaglieri 237 a, 00155 Roma, tel. (0039) 06 45460571 (chiusa a causa di interventi lavori di ripavimentazione biblioteca) Teatro Biblioteca Quarticciolo via Castellaneta 10, 00171 Roma, tel. (0039) 06 45460701

Biblioteche federate Biblioteca “Fabrizio Giovenale” del Centro di Cultura Ecologica-Archivio ambientalista Casale Alba 3 -”Le Vaccherie” Parco Regionale Urbano di Aguzzano via Fermo Corni snc, 00156 Roma (adiacente Parrocchia di S. Gelasio) tel. (0039) 06 8270876, fax (0039) 06 82084273, biblioteca@centrodiculturaecologica.it

Bibliopoint Liceo Scientifico “Francesco D’Assisi” viale della Primavera 207 00172 Roma, tel. (0039) 06 2414696

MUNICIPIO ROMA VI Goffredo Mameli ex Pigneto via del Pigneto 22, 00176 Roma, tel. (0039) 06 45460541 Penazzato via Dino Penazzato 112, 00177 Roma, tel. (0039) 06 45460531 Bibliopoint Scuola elementare “Iqbal Masih” Biblioteca “Alessandra Tarducci” via Francesco Ferraironi 38, 00177 Roma, tel. 06 24300010

Borghesiana largo Monreale senza numero civico, 00133 Roma, tel. (0039) 06 45460361 Rugantino via Rugantino 113, 00169 Roma, tel. (0039) 06 45460591 Bibliopoint Liceo Scientifico “Edoardo Amaldi” via Domenico Parasacchi 21, 00133 Roma, tel. (0039) 06 2003140 Istituto Comprensivo “Biblioscuola Francesca Morvillo e Giovanni Falcone” via del Fosso dell’Osa a Villaggio Prenestino (dati in allestimento)

Le biblioteche

Bibliopoint Liceo Scientifico “Benedetto Croce” via Battista Bardanzellu 7, 00155 Roma, tel. (0039) 06 4067069 Istituto comprensivo Giorgio Perlasca via Ramiro Fabiani 45, 00158 Roma, tel. (0039) 06 4505958

MUNICIPIO ROMA VIII

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MUNICIPIO ROMA IX

MUNICIPIO ROMA XII

Appia via La Spezia 21, 00182 Roma, tel. (0039) 06 45460341 (chiuso a causa di interventi dei lavori alla MET.RO. C)

Pier Paolo Pasolini viale dei Caduti per la resistenza 410/a, 00128 Roma, tel. (0039) 06 45460521

Bibliopoint Liceo Sperimentale “Bertrand Russell” via Tuscolana 208, 00182 Roma, tel. (0039) 06 7017506 IIS Enzo Ferrari Bibliopoint Giancarlo Vallauri, via di Grottaferrata 76, 00178 Roma, tel. (0039) 06 7827953

Biblioteche federate Biblioteca Liber Laurentina via Laurentina 748, 00143 Roma, tel. (0039) 065051450 Bibliopoint Istituto superiore “Leon Battista Alberti” viale della Civiltà del Lavoro 4

MUNICIPIO ROMA XIII MUNICIPIO ROMA X Casa dei Bimbi via Libero Leonardi 153, 00173 Roma, tel. (0039) 06 45460381 Raffaello via Tuscolana 1111, 00173 Roma, tel. (0039) 06 45460551 (chiusa a causa di interventi di ristrutturazione sede)

Elsa Morante, via Adolfo Cozza 7, 00121 Roma, tel. (0039) 06 45460481 Sandro Onofri via Umberto Lilloni 39/45, 00125 Roma, tel. (0039) 06 45460641 Bibliopoint Liceo scientifico “Antonio Labriola” via Capo Sperone 50, 00122 Roma, tel. (0039) 06 5662275

MUNICIPIO ROMA XI BiblioCaffè letterario via Ostiense 95, 00154 Roma, tel. (039) 06 45460710

MUNICIPIO ROMA XV Corviale via Marino Mazzacurati 76, 00148 Roma, tel. (0039) 06 45460421 Guglielmo Marconi via Gerolamo Cardano 135, 00146 Roma, tel. (0039) 06 45460301 Biblioteche federate Insieme per il Trullo “BiblioTrulloTeca” via Monte delle Capre 23, 00148 Roma, tel. (0039) 06 65793133

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La scuola va a teatro 2012*2013


MUNICIPIO ROMA XVI

MUNICIPIO ROMA XIX

Casa dei Teatri Villa Doria Pamphilj - largo 3 giugno 1849 angolo via di San Pancrazio, ingresso Arco dei Quattro Venti, 00164 Roma, tel. (0039) 06 45460691 Colli Portuensi viale dei Colli Portuensi 275, 00151 Roma, tel. (0039) 06 45460401 Longhena via Baldassarre Longhena 98, 00163 Roma, tel. (0039) 06 45460471

Casa del Parco via della Pineta Sacchetti 78, 00167 Roma, tel. (0039) 06 45460671 Franco Basaglia via Federico Borromeo 67, 00168 Roma, tel. (0039) 06 45460371

Bibliopoint Liceo Classico “Eugenio Montale” via Bravetta 395, 00164 Roma, tel. (0039) 06 66150748 Biblioteca di riferimento: Corviale

MUNICIPIO ROMA XX Bibliobus cell. (0039) 3357519295 o (0039) 06 45460351 Galline Bianche via delle Galline Bianche 105, 00188 Roma, tel. (0039) 06 45460451

MUNICIPIO ROMA XVII Giordano Bruno via Giordano Bruno 47, 00195 Roma, tel. (0039) 06 45460461 Bibliocaffè Giordano Bruno via Giuseppe Ferrari 39, 00195 Roma, tel. (0039) 06 37526260

Bibliopoint Liceo Scientifico “Gelasio Caetani” viale Giuseppe Mazzini 36, 00195 Roma, tel. (0039) 06 36000956

MUNICIPIO ROMA XVIII Cornelia via Cornelia 45, 00166 Roma, tel. (0039) 06 45460411 Valle Aurelia viale di Valle Aurelia 129, 00167 Roma, tel. (0039) 06 45460611

Le biblioteche

Biblioteche federate Biblioteca dell’Archivio Disarmo piazza Cavour 17, 00193 Roma, tel. (0039) 06 36000343

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I teatri

ARCOBALENO

FLAVIO

Via F. Redi, 1/a - Roma

Via Giovanni Mario Crescimbeni, 19 - Roma

ARGENTINA

GHIONE

Largo di Torre Argentina, 52 - Roma

Via delle Fornaci, 37 - Roma

ARGOT STUDIO

IL SISTINA

Via Natale del Grande, 27 - Roma

Via Sistina, 129 - Roma

AUDITORIUM CONCILIAZIONE

ITALIA

Via della Conciliazione, 4 - Roma

Via Bari, 18 - Roma

BELLI

LE MASCHERE

Piazza Sant’Apollonia, 11/a - Roma

Via Aurelio Saliceti, 1/3 - Roma

CINEARISTON

NINO MANFREDI

Piazza della Libertà, 19 - Gaeta (Lt)

Via dei Pallottini, 10 - Ostia (Rm)

COLOSSEO

NUOVO TEATRO SAN RAFFAELE

Via Capo D’Africa, 29/a - Roma

Via S. Raffaele, 6 - Roma

COMUNALE J. P. VELLY DI FORMELLO

OLIMPICO

DE’ SERVI Via del Mortaro 22 - Roma

DELL’ANGELO Via Simone de Saint Bon, 19 - Roma

DELLE EMOZIONI Via Tor Caldara, 23 - Roma

DI DOCUMENTI Via Nicola Zabaglia, 42 - Roma

ELISEO/PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI Via Nazionale, 183 - Roma

EUCLIDE Piazza Euclide, 34/a - Roma

EUTHECA Via Quinto Publicio, 90 - Roma

Piazza Gentile da Fabriano, 17 - Roma

OROLOGIO Via de’ Filippini, 17/a - Roma

QUIRINO VITTORIO GASSMAN Via delle Vergini, 7 - Roma

SALA UMBERTO Via della Mercede, 50 - Roma

SALA UNO Piazza di Porta S. Giovanni, 10 - Roma

SAN CARLINO Viale dei Bambini (Villa Borghese) - Roma

SAN PAOLO Via Ostiense, 190 - Roma

STANZE SEGRETE Via della Penitenza, 3 - Roma

VITTORIA Piazza Santa Maria Liberatrice 10 - Roma

I teatri

Viale Regina Margherita 6 - Formello (Rm)

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LA SCUOLA VA A TEATRO 2012/2013  

Il primo catalogo/guida per il teatro destinato alle scuole primarie e secondarie

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