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editoriale 3

Cari lettori, Per iniziare bene quest’anno è mia intenzione fare i miei più sentiti ringraziamenti ai primi lettori di Buongiorno Ticino. Ringrazio tutte le persone che hanno preso contatto con il sottoscritto o la redazione di Buongiorno Ticino, per darci il loro pensiero, e a prescindere da quali fossero, abbiamo gradito i gesti di tutti, che ci sono apparsi genuini e sinceri. Sono molte le segnalazioni di affetto e sostegno che stiamo ricevendo per la rivista che abbiamo creato. Alcuni ci hanno dato consigli su come avremmo potuto migliorarla, e altri si sono offerti con proposte per collaborazioni di vario genere che ci lusingano e ci permetteranno di arricchire il magazine con preziosi contenuti che ci daranno la forza di soddisfare al meglio i gusti dei lettori. Questo mese Buongiorno Ticino sarà distribuita a tutti coloro che avranno sottoscritto l’abbonamento e potrà essere acquistata in quelle edicole che avranno scelto di rivenderla. Essendo Buongiorno Ticino distribuita in modo autonomo ed indipendente, inizialmente ci troverete solamente in quelle edicole che hanno deciso di supportarci vendendo la rivista. Sul nostro sito www.buongiornoticino.ch, sarà presto presente una mappa delle edicole che fanno parte della distribuzione. Al fine di far conoscere la rivista saremo ancora distribuiti gratuitamente a tutti i fuochi del Cantone Ticino nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre 2010. È con immensa gioia che vi porgo gli Auguri di Buon Anno nuovo.

Emiliano Frigeri

CASA EDITRICE Via Maggio 36, 6900 Lugano Tel: +41 91 971 80 38 Fax: +41 91 971 80 39 www.36editore.ch adv@buongiornoticino.ch

EDITORE Emiliano Frigeri DIRETTORE EDITORIALE Erik Alessandro Maier SEGRETARIA Paola Ortelli

REDAZIONE

GRAFICA

PUBBLICITÀ

REDATTRICE Nicoletta Di Marco

ART DIRECTOR Davide Calà

CORRETTORE DI BOZZE Francesco Bortoluzzi

ILLUSTRATORE - FUMETTISTA Joel Pretot

HANNO COLLABORATO A BT N.4 Alberto Scarpellini, nonno Carlo, Casa Astra, Christian Ponti, Corinna Bielic, Federica Farini, Jole Lago, Matteo Buzzi, Paolo Spalluto, Rete3, Sebastiano Brocchi, Sergio Guaita, Sergio Rossi, Tanya Lecchi, Vanessa

FOTOGRAFIE Nicola Liver, Drago Stevanovic, Joel Pretot, Greenpeace

TRENTASEI EDITORE SA Via Maggio 36, 6900 Lugano Tel: +41 91 971 80 38 Fax: +41 91 971 80 39 www.36editore.ch adv@buongiornoticino.ch Publicitas SA Casella postale 340 6912 Pazzallo Tel: 091 910 35 65 Fax 091 910 35 49 lugano@publicitas.ch


S

ul piano dei principi, il fatto che sia la FINMA a dovere imporre alcune regole basilari di buona gestione alle grandi banche, e ai maggiori gruppi assicurativi, evidenzia la carenza di buon senso nella maggioranza delle attività finanziarie svolte da queste istituzioni nell’era della “globalizzazione”. Sul piano operativo, invece, i problemi suscitati dall’applicazione delle regole introdotte dalla FINMA saranno complessi e numerosi, senza menzionare la difficoltà di predisporre i necessari dispositivi di controllo (interno ed esterno all’azienda), anche al fine di sanzionare i comportamenti fuorilegge. Essendo ogni attività finanziaria un servizio intangibile, cui concorrono una moltitudine di lavoratori all’interno di un qualsiasi istituto bancario o di assicurazione, non sarà possibile stabilire qual è il contributo e dunque la responsabilità personale di ciascun collaboratore impegnato in tale attività. Non sarebbe affatto corretto, infatti, attribuire al dirigente di un qualsiasi gruppo di collaboratori l’intera responsabilità per i risultati raggiunti, siano essi positivi o negativi per l’istituto entro cui queste persone operano professionalmente. Un’altra questione irrisolta è posta dalla possibilità per i dirigenti (bancari o assicurativi) di gestire le attività, di cui sono responsabili in azienda, in modo tale che i rischi assunti nelle loro operazioni finanziarie non si avverino prima del termine di almeno tre anni, secondo le direttive della FINMA, entro cui questi rischi implicherebbero una riduzione sostanziale dei compensi (differiti nel tempo) che sono versati ai dirigenti responsabili. Come la crisi degli oramai famosi prestiti subprime ha ben mostrato, le attività finanziarie rischiose possono in realtà svolgersi per numerosi anni senza destare sufficienti sospetti, in quanto esse generano inizialmente dei rendimenti molto elevati, inducendo gli attori finanziari a “continuare a ballare finché l’orchestra non smette di suonare”, come dichiarò Charles Prince, l’allora direttore generale di Citigroup, quando la bolla immobiliare era oramai già scoppiata negli Stati Uniti. L’argomento secondo il quale una nazione perde una parte rilevante della sua competitività nei confronti del resto del mondo, qualora essa decidesse di attuare misure più severe della concorrenza straniera in materia di regolamentazione salariale per i dirigenti di banche e di gruppi assicurativi, sembra incontrovertibile in quanto dettato dal buon senso, a tal punto da essere oramai diventato un luogo comune. In realtà, il

mercato del lavoro è assolutamente opaco per i dirigenti delle società finanziarie (bancarie o non-bancarie), le cui competenze professionali e i cui sistemi di remunerazione non sono affatto paragonabili da un istituto all’altro, sia dentro sia fuori i confini della nazione in cui il loro istituto è domiciliato. Resta pure da risolvere la questione della corretta imposizione fiscale delle remunerazioni versate ai suddetti dirigenti ma di cui l’azienda chiederà la restituzione parziale o totale in un anno fiscale successivo alla tassazione dei redditi del dirigente coinvolto nell’operazione. Può in effetti essere problematico introdurre un sistema (fiscalmente neutro per lo Stato) attraverso cui calcolare correttamente e concedere senza discriminazioni dei crediti fiscali ai dirigenti la cui tassazione passata si rivelasse errata alla luce della restituzione (di una parte) dei loro compensi, sui quali essi hanno già versato al fisco le imposte da essi dovute sulla base della loro dichiarazione dei redditi oramai pregressa. In buona sostanza, le regole della FINMA entrate in vigore con l’inizio del nuovo anno non avrebbero potuto evitare i gravi problemi di UBS né impedito alla crisi finanziaria globale e alla susseguente recessione economica di colpire la Svizzera dopo lo scoppio della bolla sul mercato immobiliare statunitense nell’estate del 2007. L’asimmetria delle conoscenze tra i regolatori e gli attori dei mercati finanziari, in effetti, congiunta con la cattura dei regolatori da parte dei gruppi di pressione negli ambienti politici degli Stati-nazione, hanno reso ogni azione di contenimento della speculazione finanziaria una pure velleità declamatoria, che si declina secondo la direzione del vento elettorale e che scema di pari passo con il calare del livello di rischio complessivo sui mercati finanziari, la cui stabilità – come faceva osservare (purtroppo inascoltato) Hyman P. Minsky negli anni Ottanta del secolo scorso – è in realtà destabilizzante. Se la Svizzera vuole essere la piazza finanziaria “numero uno” sul piano mondiale, si dovrà dotare della migliore autorità di vigilanza sui mercati finanziari, che sappia a ragion veduta imporre le necessarie riforme strutturali, anziché limitarsi ad agire sui comportamenti degli attori nei mercati finanziari “globalizzati”. Il buon senso, da solo, non basta per metterci al riparo dalla prossima crisi finanziaria.


think natural 20

Ultime foreste vergini: destino oramai segnato? Sacrificate per produrre carta, legname, carne, pelle e olio di palma di Matteo Buzzi

L’80% circa delle foreste vergini che originariamente ricoprivano la superficie del nostro pianeta sono già state distrutte, e la maggior parte di queste solo negli ultimi 30 anni. Almeno un quinto di questa percentuale è dovuta al disboscamento selvaggio ed illegale. In media un’area dalle dimensioni di un campo di calcio viene disboscata ogni due secondi. Con questo ritmo nei prossimi 2 decenni potremmo perdere aree di foresta equivalenti alla superficie di tutto il continente europeo. Oltre la metà delle specie vegetali e animali del nostro pianeta si trovano nelle foreste vergini. La perdita incalcolabile in termini di biodiversità, gli enormi danni fatti all’equilibrio climatico e le pesanti conseguenze sulle popolazioni indigene impongono da subito uno sfruttamento sostenibile delle foreste e la fine del disboscamento selvaggio. Anche noi consumatori dei paesi europei possiamo dare il nostro contributo in modo tangibile.

Le ultime foreste vergini: le fantastiche 7 Le foreste vergini sono grandi regioni forestali rimaste intatte per migliaia di anni. In queste regioni non ha ancora colpito la deforestazione e solo le popolazioni millenarie indigene cresciute con e nella foresta sono presenti. Sul nostro pianeta sono rimaste solo 7 grandi regioni con delle foreste vergini. Si tratta delle fantastiche 7: le foreste vergini del Nord America, la foresta pluviale amazzonica, le foreste di montagna cilene, le ultime foreste vergini europee (in gran parte presenti in Scandinavia), la foresta pluviale africana nella regione del Congo, le foreste boreali siberiane ed infine le foreste pluviali del sud- est asiatico.


L’inestimabile perdita di biodiversità Le foreste vergini sono la più ricca espressione di tre milioni di anni di evoluzione della vita sulla terra. Esse racchiudono la stragrande maggioranza delle specie animali e vegetali viventi sul pianeta, dai gufi alle orchidee, dagli orsi ai coleotteri, dagli oranghi al giaguaro, dallo scimpanzé alla tigre siberiana. In un ettaro di una foresta tropicale possono trovarsi fino a 500 tipi di alberi. Molte specie animali non sopravvivranno senza vaste aree di foresta in cui spostarsi. Le foreste tropicali ad esempio coprono solamente il 7% della superficie del pianeta, ma ospitano circa la metà delle specie animali e vegetali della terra. Molte di queste specie sono ancora sconosciute. Le foreste vergini sono quindi insostituibili ed il loro valore è inestimabile.

Accumulatori di carbonio: una sicurezza per il clima Le foreste vergini giocano un ruolo fondamentale per le dinamiche del clima a livello planetario. Le foreste del pianeta accumulano infatti nel suolo e nel legno un’enorme quantità di carbonio, stimabile intorno ai 500 miliardi di tonnellate, di cui gran parte si trova nelle foreste pluviali tropicali. Questa immensa quantità di carbonio supera l’intera massa dei carburanti bruciati in tutto il mondo negli ultimi cento anni. Quando vengono distrutte le foreste vergini rilasciano quindi grandi quantità di carbonio. Questo raggiunge l’atmosfera contribuendo in maniera massiccia al potenziamento dell’effetto serra e ai conseguenti mutamenti climatici. Un quinto delle emissioni mondiali di anidride carbonica sono da attribuire al disboscamento delle foreste. Basti pensare che gli incendi divampati nella foresta pluviale indonesiana nel 1997 hanno rilasciato quantità di anidride carbonica pari a quelle rilasciate annualmente dalla combustione di combustibili fossili nell’in-

Le foreste vergini sono la più ricca espressione di tre milioni di anni di evoluzione della vita sulla terra. Esse racchiudono la stragrande maggioranza delle specie animali e vegetali viventi sul pianeta, dai gufi alle orchidee, dagli orsi ai coleotteri, dagli oranghi al giaguaro, dallo scimpanzé alla tigre siberiana.


Soja, pelle e carne al posto dell’Amazzonia Un paio di scarpe sportive, un divano di pelle e un pasto a base di carne possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta. Dopo tre anni di indagini sotto copertura, Greenpeace ha pubblicato nel giugno 2009 l’inchiesta “Amazzonia, che macello!” con la quale smonta, pezzo per pezzo, il complesso mercato globale della carne e della pelle e rivela come i giganti brasiliani del comparto zootecnico – parzialmente sostenuti dallo stesso governo brasiliano – stanno distruggendo l’Amazzonia. In quest’inchiesta per la prima volta emergono i nomi dei marchi implicati. Inoltre sono state ricostruite le filiere fino ai prodotti che ogni giorno tutti noi usiamo e che nascondono una storia di deforestazioni, incendi, abusi e nuove schiavitù della popolazione locale. Sono stati, infatti, identificati centinaia di allevamenti illegali all’interno della foresta pluviale amazzonica che riforniscono i macelli e le concerie di gruppi come Bertin, JBS e Marfirg.

Grazie all’analisi di mappe e foto satellitari, Greenpeace è stata in grado di definire i confini di alcuni di questi allevamenti fornendo prove schiaccianti sulle loro attività illegali di deforestazione, taglio a raso e incendi dolosi. Le indagini in campo e l’incrocio di dati forniti dallo stesso governo brasiliano, svelano inoltre la disumana realtà del lavoro in stato di schiavitù all’interno degli allevamenti bovini nella regione amazzonica. Da questi allevamenti illegali i capi di bestiame vengono inviati ai macelli per produrre carne e pelle che, una volta trasformati, contaminano le filiere internazionali dell’alimentare, dell’arredamento e della calzatura. Queste forniture criminali vengono riciclate tra la carne, le scarpe e persino i capi di alta moda, prodotti di un silenzioso e, non sempre inconsapevole, mercato globale. In altri casi finiscono in filiere produttive meno conosciute dal catering ad enti pubblici e privati, nei prodotti per la cosmesi e l’igiene e nei prodotti per animali. Nell’in-

chiesta, Greenpeace, si è concentrata principalmente sulla deforestazione illegale. Le prove raccolte dimostrano che i giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani (Bertin, JBS, Marfrig, ecc.) vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge. Questi allevamenti continuano, mentre state leggendo, a distruggere un ettaro di Amazzonia ogni 18 secondi.

tera Europa Occidentale. Si stima che l’Amazzonia conservi tra 80 e 120 miliardi di tonnellate di carbonio. Se queste riserve di carbonio venissero distrutte, verrebbe emessa nell’atmosfera una quantità di gas serra pari a 50 volte quella prodotta dagli Stati Uniti in un anno.

danneggiarli in alcun modo. I Maisin si oppongono alle operazioni delle compagnie del legname e stanno sviluppando metodi per mantenere la loro identità e eredità culturale derivata dalla vita nelle foreste.

latte, stuzzicadenti e guide telefoniche. Enormi quantità di compensato, compreso quello usa e getta utilizzato nelle impalcature per il calcestruzzo, provengono dalle foreste. Nulla di tutto ciò è necessario. Se usassimo carta e legno in maniera più appropriata (carta riciclata o se proprio necessario carta bianca con il marchio FSC, legno di origine locale o FSC), la domanda per queste risorse potrebbe venir soddisfatta dalla gestione mirata di altri tipi di fonti, quali la selvicoltura e la gestione forestale sostenibile. Il contributo più grande lo si ottiene però riducendone sistematicamente l’uso, riutilizzando e riciclando carta e legname.

Abitazioni di popolazioni indigene Le foreste vergini del nostro pianeta mantengono in vita sistemi ecologici che sono essenziali per la vita e la sopravvivenza culturale di intere comunità forestali. L’industria del legno è tristemente divenuta sinonimo di sopraffazione nei confronti delle popolazioni indigene, le quali si sono viste distruggere le proprie risorse naturali e tradizioni culturali caratterizzate da un rapporto di completa armonia con la foresta. Per molte etnie, come i Maisin in Papua Nuova Guinea, foresta significa terra di appartenenza, casa. Per migliaia di anni hanno vissuto in questi luoghi senza

...le foreste vengono abbattute per produrre carta e prodotti del legno a basso prezzo, come carta igienica, cartoni per il latte, stuzzicadenti e guide telefoniche.

In Amazzonia vivono 200.000 persone, la foresta pluviale è la loro casa, la loro fonte di cibo, di medicine e di spiritualità. Anche loro hanno il diritto di poter vivere in un ecosistema intatto come i loro antenati.

Un sacrificio inutile: la produzione di legname e carta La distruzione delle ultime foreste vergini per produrre del legname non è assolutamente necessaria. Spesso senza pensarci gettiamo letteralmente nel gabinetto le nostre ultime foreste: incredibile a dirsi, le foreste vengono abbattute per produrre carta e prodotti del legno a basso prezzo, come carta igienica, cartoni per il

Per produrre carne, pelle, soia e olio di palma Negli ultimi 10-20 anni si è inoltre cresciuta esponenzialmente la pressione sulle foreste da parte dell’allevamento del bestiame come pure dell’agricolture intensiva per produrre soia e olio di palma.


L’ecobomba climatica indonesiana: colpa dell’olio di palma Il Brasile ha la mandria commerciale bovina più grande al mondo ed è il più grosso esportatore di carne a livello globale. Il Brasile, insieme alla Cina, è anche il più grande esportatore di pelle bovina al mondo. Il governo brasiliano prevede che le proprie esportazioni di carne raddoppieranno da qui al 2018. Il settore dell’allevamento brasiliano ha goduto di una rapida crescita in termini di esportazione nell’ultimo decennio. Le esportazioni di carne di bovino adulto e vitello dal Brasile sono aumentate di sei volte dal 1998 al 2008. Nel 2018, secondo il governo brasiliano, per ogni tre tonnellate di carne, commercializzate a livello internazionale, due saranno brasiliane. Per promuovere la crescita della produzione di carne e pelle il governo brasiliano sta investendo per sviluppare ogni singola parte della filiera. La pressione sulla foresta cresce quindi in continua quindi a crescere. Parallelamente anche le colture intensive di soia per produrre mangimi per animali d’allevamento sono state massicciamente ingrandite. Quasi la totalità della produzione di soia brasiliana viene esportata sotto forma di mangimi per animali da allevamento. Giornalmente anche la Svizzera importa 700 tonnellate di soia dal Brasile, utilizzata in gran parte come mangime. Una parte importante proviene certamente da superfici disboscate negli ultimi decenni.

Gli enormi allevamenti bovini si insediano, ad esempio in Brasile, spesso dopo dei disboscamenti illegali. Parallelamente, anche le colture intensive di soia per produrre mangimi per gli animali d’allevamento (volatili, suini, bovini) sono state massicciamente ingrandite aumentando la pressione sulla foresta. Un consumo più ragionevole e ridotto di carne sarebbe sufficiente per arrestare questo assalto alle superfici forestali. Il consumatore europeo può quindi decisamente dare il suo contributo. I consumatori dovrebbero inoltre assicurarsi che la carne rimanente ancora acquistata e consumata sia prodotta utilizzando mangimi che non contengono soia brasiliana. Per gli allevatori esistono, infatti, delle alternative valide. In Indonesia, invece, la foresta vergine viene sistematicamente distrutta per impiantare monocolture destinate alla produzione di olio di palma, che poi finisce in una miriade di prodotti che troviamo sugli scaffali dei nostri negozi di alimentari. Purtroppo per i consumatori è praticamente impossibile dare un contributo tangibile. Finora non esiste nessun tipo di olio di palma prodotto secondo criteri di sostenibilità, e nelle liste degli ingredienti dei vari prodotti alimentari non è quasi mai dichiarato esplicitamente. L’olio di palma si nasconde spesso infatti sotto il termine generico di “olio vegetale” o “grasso vegetale”. In presenza di queste diciture la probabilità

L’utilizzo di olio di palma per alimentari, cosmetici e come combustibile sta mettendo sul lastrico le ultime foreste vergini dell’Indonesia. Le foreste e le torbiere indonesiane vengono sistematicamente disboscate per insediare monocolture di palma per produrre olio vegetale. Queste particolari foreste tropicali immagazzinano una quantità di carbonio che supera di un terzo quella trattenuta nell’atmosfera a livello globale. In Indonesia, l’espansione delle piantagioni di palma da olio nelle foreste torbiera viene praticata drenando il terreno con un reticolo di canali. I canali vengono inizialmente impiegati per il trasporto dei tronchi di valore commerciale rimossi dalla foresta e, successivamente, vengono svuotati per far defluire l’acqua e prosciugare il terreno. Malgrado questa pratica sia vietata, la biomassa residua viene normalmente rimossa con il fuoco immettendo nell’atmosfera enormi quantità di anidride carbonica. Ogni anno 1.8 miliardi di tonnellate di gas serra vengono rilasciati nell’atmosfera a causa della degradazione e degli incendi delle foreste torbiere indonesiane. L’Indonesia è infatti uno dei paesi con le più grandi emissioni di gas ad effetto serra al mondo.

della presenza di olio di palma è grande. Esistono comunque delle valide alternative come l’olio di colza, di girasoli e di cocco. I consumatori sono quindi invitati a chiedere ai vari rivenditori al dettaglio, come Migros e Coop, se dei determinati

prodotti alimentari contengono olio di palma. In questo modo si eserciterebbe dal basso una pressione sui rivenditori finali che si sentirebbero così finalmente costretti a chiedere maggiori garanzie sugli ingredienti ai produttori.


informatica & web 24

Un mondo di Linux di Christian Ponti

Il sistema operativo Linux nasce e si sviluppa a partire dal 1991 dall’incontro tra Linux Torwalds, un giovane studente finlandese, e il progetto GNU legato alla Free Software Foundation, un’organizzazione che da tempo si batte e divulga l’idea di software liberamente distribuibile senza il pagamento di una licenza.

N

ello stesso periodo si diffondono un’idea e una serie di tecnologie che negli anni a venire costituiranno l’ossatura di una delle invenzioni più rivoluzionarie di tutti i tempi: la rete Internet. È in questo contesto che molti individuano l’inizio e la crescita del fenomeno Linux: dapprima come semplice alternativa libera rispetto ad altri sistemi esistenti, poi come server per gestire diverse tipologie di rete (compresa quella che costituisce la rete Internet) e infine, meno di quindici anni dopo l’uscita della sua prima versione completa, come un sistema operativo che può addirittura pensare di insidiare una piccola fetta del mercato di sistemi come Windows e MacOSX. Si tratta di un cammino senza precedenti, costellato da molti successi e da non pochi problemi. Per capire bene questo processo credo sia giusto partire da due concetti, quello di software libero e quello di opensource. Il software libero, come accennato, comprende tutti quei programmi che qualsiasi persona può scaricare e installare liberamente sul suo computer, senza l’obbligo di pagare per il suo utilizzo.

Il software libero, come accennato, comprende tutti quei programmi che qualsiasi persona può scaricare e installare liberamente sul suo computer, senza l’obbligo di pagare per il suo utilizzo.

Il termine opensource, come spesso accade, proviene dalla lingua inglese e indica la disponibilità del codice sorgente, ovvero l’insieme di tutti i comandi, scritti in un determinato linguaggio, che costituiscono un programma. In genere, soprattuto per i programmi in commercio, il codice non viene divulgato ed è protetto legalmente come proprietà della società che lo produce. Nel caso dell’opensource, invece, ogni programmatore può scaricare e modificare il codice di un programma, aggiungere delle funzioni che ritiene necessarie o semplicemente valutare se ci sono errori da segnalare. Questi due concetti sono fondamentali perché, in breve tempo, grazie ad essi sono nate e si sono sviluppate delle vere e proprie comunità a livello mondiale, composte da migliaia di programmatori, che nel tempo hanno sviluppato e migliorato il sistema operativo e i programmi con cui è distribuito. Linux è uscito dal circuito dei programmatori verso la metà degli anni novanta e si è subito imposto come un sistema operativo sicuro, stabile ed efficiente. Ma nonostante questo non era ancora maturo, non era pronto per raggiungere un vasto pubblico. Coloro che decidevano di scaricarlo non erano necessariamente laureati in informatica, ma è certo che dovevano disporre di notevoli conoscenze in quest’ambito. E se questo non fosse stato sufficiente, l’ostacolo maggiore era costituito dai driver. Un driver è un semplice programmino che permette al sistema operativo di comunicare con i dispositivi fisici, come il disco fisso, lo schermo o la tastiera. Lo si potrebbe vedere come una sorta di traduttore, che consente la comunicazione tra due persone che parlano linguaggi differenti. Senza questa traduzione non è possibile comunicare.

Il problema maggiore, nel costruire un traduttore, è la necessità di conoscere il linguaggio delle due parti e, mentre quello del sistema operativo è conosciuto, quello del dispositivo fisico è spesso protetto e tenuto segreto dal suo costruttore. In questa parola inglese, driver, è racchiusa gran parte delle difficoltà che Linux ha incontrato sul suo percorso in questi anni. Difficoltà che, bisogna dirlo, non si è esaurita del tutto nemmeno adesso, anche se molti produttori di hardware hanno finalmente intuito le potenzialità di Linux distribuendo i driver necessari. Esiste un altro fattore, a mio avviso, che, almeno inizialmente, ha ostacolato la diffusione di Linux: l’ambiente in cui è nato


e nel quale si è poi diffuso e sviluppato, quello dei programmatori e degli addetti ai lavori.

quasi impossibile trovare un tecnico su cui fare affidamento per risolvere i problemi.

Linux è stato progettato tenendo conto di specifiche tecniche, ma non di mercato. Gli utilizzatori erano professionisti del settore informatico o persone con l’hobby dell’informatica; persone che hanno perso ore nella ricerca di driver e di spiegazioni su come configurare le varie parti del sistema. Coloro che utilizzano un computer tutti i giorni, per il lavoro o per la scuola, sono meno interessati alle caratteristiche tecniche. Questi utenti sono interessati maggiormente alla facilità nel gestire le proprie attività quotidiane piuttosto che al funzionamento del sistema operativo. In questo senso Linux non era sicuramente attrattivo: difficile l’ installazione, difficile la configurazione,

L’ambiente in cui è nato, però, con il passare degli anni e la maturazione, da fattore ostacolante si è trasformato in un punto di forza. L’idea di software libero, con il suo sistema operativo trainante, ha attechito in maniera sorprendente, riuscendo a raggiungere una massa critica di persone, sviluppatori e utenti finali, che, insieme, sono riusciti a deviare leggermente la rotta. Linux oggi si presenta con un’interfaccia grafica accattivante, adatta a soddisfare le esigenze della maggior parte delle persone. L’installazione del sistema operativo non è più una difficoltà insormontabile, non più di quanto sia difficile installa-

re Windows o MacOSX. L’aggiornamento dei programmi installati può avvenire automaticamente oppure con un semplice click del mouse.

In genere, soprattuto per i programmi in commercio, il codice non viene divulgato ed è protetto legalmente come proprietà della società che lo produce. Nel caso dell’opensource, ogni programmatore può scaricare e modificare il codice di un programma, aggiungere delle funzioni che ritiene necessarie o semplicemente valutare se ci sono errori da segnalare.


26 Distribuzioni Linux CentOS Fedora Gentoo OpenSuse Red Hat Slackware Ubuntu

www.centos-italia.org www.fedora-it.org www.gentoo.it it.opensuse.org it.redhat.com www.slackware.it www.ubuntu-it.org

Ogni distribuzione possiede le sue caratteristiche. Per i nuovi utenti consigliamo di leggere il sito web relativo ad Ubuntu.

Il lungo percorso di maturazione di Linux ha inoltre prodotto un interessante effetto collaterale: lo sviluppo di un certo numero di distribuzioni, simili tra loro nel cuore del sistema e in molte altre parti, ma con caratteristiche diverse che le rendono adattabili a molteplici situazioni. Una distribuzione è un sistema operativo completo, creato da una società, da un’organizzazione oppure promosso da una comunità virtuale. La diversità consiste nel creare un sistema con una base simile, ma con funzioni, programmi e finalità diverse. Distribuzione Gentoo Linux con interfaccia grafica Kde

Distribuzione Ubuntu Linux con interfaccia grafica Kde

Per esempio, alcune distribuzioni si rivolgono al mercato dei server di rete: in esse prevalgono programmi che gestiscono il traffico di rete, che permettono di ospitare pagine web o server di posta elettronica. Altre invece sono orientate all’uso di tutti i giorni, contengono programmi di elaborazione testi compatibili con quelli in commercio, dispongono di un’ottima gestione della memoria, utile anche per visionare dei filmati e interagiscono perfettamente con tutte le tecnologie di comunicazione, come bluetooth e reti wireless. E non da meno sono facili ed intuitivi da utilizzare. La maturazione di Linux, come spesso accade, ha portato con sé ulteriori benefici. Diversi produttori di hardware si sono accorti delle sue grandi potenzialità e hanno messo a disposizione dei pc assemblati e dei laptop con una distribuzione adatta alle persone comuni. Forse per alcuni è ancora presto per acquistare un computer con Linux ed usarlo come sistema principale. Nel caso che qualcuno possedesse un pc inutilizzato, invece, potrebbe valere la pena approfondire la questione, magari con l’aiuto di un amico, per muovere i primi passi. Il mondo di Linux è in continua evoluzione e sicuramente saprà sorprendere anche in futuro.

Da ormai diversi anni, disponibile anche per Windows, esiste una valida alternativa al pacchetto Office di microsoft: il suo nome naturalmente è: OpenOffice! Provatelo! http://it.openoffice.org/doc/utenti/index.html


psicologia 28

Coppie in collusione Quando il conflitto interiore diventa un conflitto tra coniugi di Tanya Lecchi

Nella pratica clinica s’incontrano spesso relazioni tra un partner, tipicamente il marito, lontano e non espressivo, e un altro, di solito la moglie, frustrato, molto volubile ed emotivo. Quando le caratteristiche di quest’ultimo sono esasperate si parla di disturbo di personalità istrionica, disordine presente in persone piacevoli e affettuose, anche se in modo superficiale, egocentriche, intemperanti, prive di alcuna considerazione per gli altri. Dipendenti e alla continua ricerca di rassicurazioni, spesso indulgono in fantasie romantiche e mostrano un disperato bisogno d’affetto. Ovviamente questo tipo di personalità potrebbe appartenere anche al marito: non sono caratteristiche legate al genere femminile, pur corrispondendo a uno stereotipo molto diffuso.

L

’altro partner, nei casi più gravi, potrebbe invece essere diagnosticato come un “maniaco ossessivo”: estremamente ordinato, inflessibile, privo di spontaneità, con un angosciante desiderio di controllo su di sé e sull’ambiente. Non può permettersi di divenire consapevole dei propri sentimenti di rabbia e risentimento, perché, se ammettesse di provarli, dovrebbe anche riconoscersi come un individuo potenzialmente pericoloso e distruttivo: un’ipotesi intollerabile. È su queste basi che inizia il rapporto: il marito solitamente si assume la responsabilità di garantire stabilità e soccorso alla moglie, rivestendo così un ruolo che lo fa sentire importante. Questo “patto coniugale” in genere funziona fino a quando il marito non inizia a sentirsi privo di energie, incapace di soddisfare le continue richieste affettive della moglie. Convinto di poter soddisfare i propri bisogni emozionali in modo autonomo, cerca di creare una sorta di distanza dalla partner, che vive questo cambiamento come un colpo insopportabile: desidera furiosamente attenzione e rassicurazione, mentre si sente messa da parte proprio dalla persona che aveva promesso di accudirla. La moglie istrionica non può sopportare che il marito la ignori: è terrorizzata all’idea di rimanere da sola, perché è proprio la presenza dell’altro a garantirle un’identità. È profondamente convinta che, all’inizio del rapporto, il marito le abbia promesso che sarebbe sempre stato al suo fianco, per ammirarla e sostenerla, aiutandola a migliorare il suo basso livello di autostima. Molto spesso, infatti, queste donne hanno avuto una vita familiare mol-

...il marito solitamente si assume la responsabilità di garantire stabilità e soccorso alla moglie, rivestendo così un ruolo che lo fa sentire importante.

to sterile da un punto di vista affettivo, oppure relazioni amorose infelici, quindi ora si sentono in diritto di reclamare l’amore che non hanno potuto ricevere nel loro triste passato. È per questo che la trasgressione del contratto matrimoniale viene vissuta in modo così terribile: tradita e umiliata per l’ennesima volta, sente rinascere in sé la rabbia e il risentimento a lungo repressi. Il marito, però, aggredito con violenza dalla moglie, si spaventa terribilmente, ritirandosi sempre di più, causando quindi un aumento esponenziale dei comportamenti accusatori della partner. Mentre la donna cerca disperatamente di vivere in completa simbiosi con il marito, nella piena libertà di espressione del proprio universo emotivo, l’uomo cerca di controllare l’invadenza della moglie, nel tentativo di conservare la propria autonomia, terrorizzato non solo dalle intense passioni della moglie, ma anche dalle proprie. La persona ossessiva, anche se ha scelto una forma di difesa psicologica totalmente diversa rispetto alla compagna istrionica, ha sofferto per problemi simili, soprattutto per carenze affettive. Anche se non cosciente della propria rabbia repressa, l’ossessivo percepisce dentro di sé la presenza di una forza terribile: per fronteggiare questo pericolo ha imparato a scaricare parte del suo risentimento attraverso il canale dell’emotività della moglie. Quest’ultima, allo stesso tempo, ha delegato i propri bisogni di autocontrollo e padronanza al marito. Ovviamente due persone non possono fondersi in un unico essere indifferenziato per sempre: l’iniziale sollievo, dovuto alla presenza di un partner capace di mettere in contatto con gli aspetti non riconosciuti e non integrati della propria personalità, con


i punti di domanda 30

L’inevitabilità Possiamo cambiare il corso degli eventi? di Sebastiano Brocchi

un po’ di tempo immobile ad asciugarsi ai raggi del caldo sole di luglio. Poi, timidamente, cominciò a muovere alcuni passettini leggeri sulla spiaggia lastricata della piscina. Sembrava perfettamente ristabilita, e pronta a spiccare nuovamente il volo, quand’ecco che all’improvviso, da sotto un sasso lì vicino, spuntò rapidissima una lucertola che agguantò l’insetto tra le bramose fauci, e subito scomparve, lesta com’era venuta, all’ombra del sasso. Salvador Dalì, Les montres molles

I punti di domanda. Riflessioni filosofiche, domande esistenziali e crescita spirituale

L

’estate scorsa mi sono capitati due eventi molto curiosi. Entrambi, riguardavano il destino di una farfalla notturna. Nel primo caso, si trattava di una falena che arrancava sul pelo dell’acqua di una piscina, battendo faticosamente le ali ormai bagnate. Impietosito dallo spettacolo, raccolsi una foglia, e aiutai l’animaletto a guadagnare la sponda. La piccola farfalla rimase per

Il secondo episodio aveva come protagonista una sfinge (non saprei dire di quale specie, essendo quella degli sfingidi una grande famiglia di farfalle notturne dalle forme e i colori più variati). Anche questa volta l’animaletto lottava fra la vita e la morte, rimasto impigliato sullo stelo di un fiore a causa forse di una resina appiccicosa. Già questo era abbastanza inconsueto… una farfalla rimasta attaccata ad un fiore non si vede tutti i giorni. La sfinge, con il suo rumoroso e frenetico batter d’ali, sapeva certo come farsi notare. Fu per questo che attirò la mia attenzione. Ebbene, credendo di fare cosa

gradita, staccai l’animaletto dalla sua trappola mortale. La sfinge volò via in un batter d’occhio librandosi nel cielo contro i colori del tramonto che ormai diveniva crepuscolo. Eppure, il suo volo venne repentinamente quanto bruscamente interrotto: la farfalla era stata catturata da un pipistrello! I due episodi, così simili peraltro, mi sono parsi molto significativi, e carichi di un messaggio che va al di là delle vicende di due piccole farfalle notturne. Più che un messaggio, una domanda: è possibile cambiare il destino? Ricordo che nel film “The time machine”, diretto da Simon Wells (ma di quel film ho visto solo l’inizio, dovrò chiedere a qualche amico che l’ha visto com’è andato a finire…) il protagonista costruisce una macchina per tornare indietro nel tempo e modificare il destino mortale della sua amata, ma si accorge che tornando indietro anche mille volte è impossibile cambiare le cose. In un modo o nell’altro, la donna che amava era destinata a morire quel preciso giorno. Quindi, che si tratti di una farfalla notturna, o di una persona, la domanda è sempre la stessa: possiamo, con le nostre azioni, impedire che si compia un destino inevitabile? Non parlo solo della morte. Ma di qualunque cosa. E non importa se si creda o meno nel destino. Se lo si chiami fato, provvidenza o casualità. Voglio dire: se una cosa deve succedere, possiamo fare qualcosa per impedirlo? Questa domanda si pone come sosta necessaria nel cammino di un individuo e della stessa società umana, perché è intorno alle risposte che ad essa si possono dare che vengono costruite molte delle nostre attività, e in primo luogo penso alla scienza medica. Ha senso curare un malato se alla morte non si può sfuggire? E senza metterla sul piano professionale, lo stesso dubbio potrebbe sorgere a livello interpersonale, famigliare e affettivo: ha senso darsi da fare, combattere per “salvare” qualcuno da un destino infau-


sto? Prima di tutto ci sarebbe molto da discutere sul verbo “salvare” e sull’aggettivo “infausto”, parole strettamente connesse fra loro ed entrambe figlie soltanto di un giudizio soggettivo: chi può pretendere di “salvare” qualcun altro? E chi può dire quale destino sia fausto e quale infausto? Quale sorte favorevole, quale sfavorevole? Ricordo che fin da bambino, uno dei miti greci che più profondamente mi ha colpito è quello di Cidippe, sacerdotessa di Hera. Narra la leggenda che un giorno, Cidippe doveva recarsi ad una cerimonia in onore della Dea, ma il bue che avrebbe dovuto trainare il suo carro non arrivava. I due figli della sacerdotessa, devoti e servizievoli, si offrirono allora di portare essi stessi il carro della madre al tempio. Cidippe, impressionata da quel gesto, chiese ad Hera, come premio per i propri figli, il più bel dono che un immortale potesse fare ad un mortale; e per tutta risposta la sposa di Zeus fece morire all’istante i due ragazzi. Questo mito sconvolge alla radice l’opinione che abbiamo della morte. Chi può dire se la morte sia un bene o un male? E se questa domanda si applica alla morte, da molti considerata come il sommo fra i mali, non può forse applicarsi ad ogni possibile evento del nostro destino? Chi può giudicare la sorte? Di certo i giudizi che diamo agli eventi mentre questi si manifestano sono spesso molto diversi dai giudizi che ne diamo a distanza di tempo. Ora, io credo che proprio l’impossibilità di rispondere a queste domande, ci impone di rivoltare il problema, dirigendo l’attenzione su noi stessi, invece che sugli altri, sul mondo e sul destino. Quando pensiamo di “aiutare” o “salvare” qualcuno, non possiamo sapere se realmente la nostra azione possa strappare un essere da un destino che forse è inevitabile; non possiamo giudicare se quella che noi crediamo essere una triste sorte sia in realtà tale, o piuttosto non sia una sorte migliore; ma sappiamo per certo che la nostra azione nasce da un impulso altruistico che dimostra la nostra non estraneità, la nostra non indifferenza, nei confronti di ciò che è altro. In altre parole, il desiderio di aiutare un altro essere può anche rivelarsi utile o inutile alla prova dei fatti, perché giustamente ignoriamo cosa sia inevitabile e cosa invece possiamo cambiare con il nostro impegno; ma per noi stessi, quel desiderio, quella spinta di compassione, è il modo che ci è dato per dimostrare la nostra sensibilità, la nostra attenzione nei confronti di ciò che esiste al di fuori di noi stessi. Il buon medico, non lotta contro la morte, ma cerca di migliorare la vita del suo paziente. Il genitore che si preoccupa del figlio, forse non potrà evitare al figlio di commettere i propri sbagli e di soffrire, ma con la sua apprensione dimostra il proprio amore. Così, allo stesso modo, cercando di liberare le due piccole farfalle notturne dai

Hera, la sacerdotessa

loro affanni, non ho, certo, potuto ritardare il compiersi di un destino ineluttabile e di certo impossibile da giudicare in quanto espressione di un disegno naturale (il che mi è stato mostrato più che palesemente dall’intervento della lucertola e del pipistrello), ma ho in qualche modo migliorato me stesso, rifiutando l’indifferenza. Inoltre, l’impegno di tutti, l’azione di ogni essere umano, in qualsiasi campo, e dettata da qualsiasi sentimento, sia quest’ultimo costruttivo o distruttivo, è, nell’ottica di un disegno armonico che permette alle cose di essere, inevitabile né più né meno della sorte. I gesti, piccoli o grandi, di chi cerca di cambiare un destino che sembra inevitabile, sono essi stessi inevitabili, e proprio in ragione di quel destino cui cercano di opporsi; in un’interminabile catena di azioni e reazioni che permettono alle cose di accadere così come accadono.

I

n questo libro, definito “un testo magistrale” dalla critica specialistica, Sebastiano B. Brocchi cerca di definire i pilastri maggiori dell’Alchimia, interpretandone i simboli alla luce della scienza dello spirito. L’arte della trasmutazione dei metalli in oro viene qui spiegata per quello che era il suo intento originario e più segreto: trasformare interiormente l’essere umano. Brossura. 210 pagg. illustrate a colori. 55.- CHF [+ spese postali]

BT consiglia Vi sono due modi per ordinarlo: - scrivendoci: Buongiorno Ticino c/o Trentasei Editore SA, Via Maggio 36, 6900 Lugano - visitando il nostro portale internet: www.buongiornoticino.ch


costume & società 34

La befana vien di notte... di Nicoletta Di Marco

Nell’immaginario collettivo la Befana è una vecchietta vestita di stracci con un fazzoletto o un cappellaccio in testa, il naso grosso, il mento pronunciato e pochi denti che porta un sacco pieno di dolcetti e regali vari per i bambini, volando di casa in casa a bordo di una scopa. I bambini attendono impazienti il suo arrivo nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, appendendo al camino da cui scenderà la Befana le calze che al mattino troveranno colme di regali o di carbone, a seconda di come si sono comportati durante l’anno. I bambini le lasciano in un piatto un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino per ringraziarla: troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.

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radizione di matrice italica, il personaggio della befana è l’evoluzione di culti precristiani, usanze popolari ed elementi folcloristici che ha origini antichissime. Il termine Befana è un’alterazione di Epifania, a sua volta derivante dal greco “Tà epiphaneia”, cioè manifestazione della divinità. Durante il Medioevo, l’Epifania rappresentava la dodicesima notte tra Natale e il 6 gennaio, periodo immediatamente successivo alla semina da cui dipendeva l’esito del raccolto e quindi la sopravvivenza stessa. Era comune, allora, fra i contadini, la credenza che durante queste notti Diana (Dea della fertilità per gli antichi Romani) volasse sopra i campi seminati per proteggere i raccolti. La Chiesa condannò il culto di questa figura pagana, trasfigurandola in demone e da qui nacquero tutta una serie di racconti sulle streghe. Nella liturgia cristiana l’Epifania passò a significare la manifestazione di Gesù agli uomini come Messia, ma con l’andar del tempo finì per ricordare solo la venuta e l’adorazione dei Re Magi.

Dal XIII al XVI secolo la Befana non è ancora una “persona” ma solo una festa, importante e gioiosa dell’anno. È solo nel tardo 1500 che si comincia a parlare di figure femminili erranti il cui scopo era impaurire i bambini. In seguito avviene un ulteriore mutamento, per cui da strega, la Befana, si trasforma in una buona vecchietta che porta doni volando sulla sua scopa. Secondo una versione “cristianizzata” invece, una sera, i Re Magi in cammino verso Betlemme per portare i loro doni a Gesù bambino bussarono alla porta di una vecchietta per chiedere indicazioni essendosi persi. La vecchietta indicò loro la strada ma rifiutò l’invito dei Magi ad unirsi a loro. Dopo che partirono, però, si pentì di non averli seguiti ed uscì a cercarli in tutte le case, lasciando ad ogni bambino un dono nella speranza che potesse essere Gesù. Da allora, ogni anno continua ad andare in giro distribuendo i regali ai bambini per compiere la sua missione. Esistono diverse varianti della Befana, celebrate in vari Paesi. In Francia, ad esempio, si mette una fava all’interno di un tipico dolce preparato per l’occasione: chi lo troverà sarà re o regina per un giorno. In Russia, il Natale si celebra il 6 gennaio, giorno in cui Padre Gelo accompagnato da Babuschka, una simpatica vecchietta, porta i doni ai bambini. In Italia, vi sono diverse tradizioni a seconda delle regioni: in Toscana si mettono in scena le “befanate” (rappresentazioni sacre e profane); in Veneto si accendono dei falò per bruciare fantocci raffiguranti la Befana; in Calabria, Sicilia, Puglia e Abruzzo i ragazzi vanno in giro per le case cantando per la Sacra Famiglia; in Friuli si fanno rotolare dei dischi infuocati dai fianchi delle colline. La simbologia legata al personaggio della Befana è molto complesso: questa scende infatti nelle case attraverso le cappe dei camini, che simbolicamente raffigurano un punto di incontro tra cielo e terra, distribuendo due tipi di doni: quelli buoni sono presagio delle buone novità portate dal prossimo arrivo della nuova stagione (la primavera) e il carbone che invece rappresenta il residuo del passato (dell’anno appena trascorso e dell’inverno). Se San Nicola è un santo protettore, e Babbo Natale un simpatico nonnino che accontenta tutti i bambini, la Befana è invece la sostanza femminile pagana di una lunga tradizione rituale contadina. Non porta soldi ma (tradizionalmente) arance, noci, dolcetti, piccoli prodotti casalinghi e carbone. Arriva il 6 gennaio per ricordarci che le feste son finite e bisogna ritornare “nei campi” a lavorare e ricominciare con la nuova semina.


bestiale 36

Chihuahua: cani da tenere in tasca... di Nicoletta Di Marco

I Chihuahua non sono solo i cani più piccoli del mondo, ma detengono anche il primato di cani più antichi d’America. Secondo alcune teorie devono il nome alla regione di Chihuahua, in Messico. Intelligenti, vivaci ed instancabili esploratori, sono la razza ideale per chi desidera avere un cucciolo con una personalità unica.

S

ono cani con una personalità unica, dotati di grazia, molta energia e che vivono a lungo: circa 15 anni! Questa razza è nota per essere molto devota e fedele ai proprietari con cui vive a strettissimo contatto e da cui esige tutta una serie di attenzioni. Nonostante il temperamento dolce,

il Chihuahua è audace e senza paura soprattutto se si tratta di difendere il proprio padrone. Tendenzialmente è socievole con i cani della sua stessa razza ma non particolarmente verso gli altri. Il Chihuahua è noto per i suoi occhi grandi le dimensioni davvero ridotte e le orecchie dritte. Ne esistono due varietà: una a pelo lungo e un’altra a pelo corto. È molto apprezzato per la sua devozione e per la personalità. Attento e intelligente, le dimensioni ridotte permettono di inserirlo praticamente ovunque: nella borsa, nella tasca di una giacca, perfino in una tazza… Solitamente questi cani si legano in maniera particolare ad una sola persona, nei confronti della quale arrivano a sviluppare forme acute di gelosia e possessività.

Origini Alcune teorie sostengono che i Chihuahua siano la razza più antica d’America. Secondo alcune leggende questa razza era addirittura coinvolta nei culti religiosi durante il regno degli Aztechi: sono state rinvenute alcune incisioni che li raffigurano nelle piramidi di Cholula, in Messico. Altri invece ne attribuiscono l’origine ai paesi mediterranei o addirittura alla Cina, da cui furono portati in America dai commercianti spagnoli. Fatto sta che una volta giunti in Messico, furono allevati dagli indigeni. Verso la fine dell’ottocento, poi, il Chihuahua si diffuse negli Stati Uniti raggiungendo un livello di popolarità che lo ha portato ad essere tra le dodici razze più allevate. Anche in Europa è allevato con successo; il più conosciuto rimane la varietà a pelo corto rispetto a quella a pelo lungo.

Aspetto

Scheda: Nome: Origine: Taglia: Altezza: Peso:

Chihuahua Messico Piccola Da 6 a 10 cm Da 1 a 3 kg

Manto: Indole: Particolarità:

Può essere di vari colori Intelligente, vivace, diffidente con estranei Molto geloso del suo padrone

Le prime cose che si notano del Chihuahua sono gli occhi e le orecchie grandi. Generalmente l’altezza di un Chihuahua è tra i sei e i dieci centimetri al garrese anche se alcuni hanno addirittura raggiunto i quindici centimetri. Non esistono standard di razza che ne definiscono l’altezza obbligatoria anche se il peso e le proporzioni generali sono stati definiti. Il peso solitamente varia tra uno e tre chili; comunque non dovrebbe mai eccedere i sei chili. Il Chihuahua può essere di molti colori: ce ne sono neri, bianchi, pezzati ma anche di colore fulvo con abbondanza


di variazione in ombre e toni. Il cranio è tondo a forma di mela e il muso corto, mentre la coda, piuttosto lunga e a forma di falce, spesso tocca la schiena. Il manto, soffice e brillante, aderisce al corpo nella varietà a pelo corto, è invece più lungo sul collo e sulla coda, nella varietà a pelo lungo. In entrambi i casi il tipo di pelo è il medesimo, leggermente più sottile e setoso nella versione a pelo lungo in cui può presentarsi liscio o leggermente ondulato.

Carattere Il Chihuahua è un cane molto piccolo che può facilmente adattarsi a qualsiasi ambiente. Questa razza è molto vispa ed ha sempre un’espressione sbarazzina sul suo volto. Alcuni esemplari però possono diventare scontrosi o arroganti, soprattutto se provocati. Sono in generale cani molto sospettosi di chiunque al di fuori del proprietario a cui si affezionano moltissimo. Dotati di un innato senso di curiosità, sono molto intelligenti e leali. La fedeltà così come l’affinità a vivere a stretto contatto con il padrone li rendono adatti alla convivenza ravvicinata. Dato che la loro dimensione ridotta li rende piuttosto fragili, avere dei bambini piccoli intorno per loro non è il massimo, perché rischierebbero di essere scambiati per giocattoli…

Cure I Chihuahua godono generalmente di buona salute anche se possono essere soggetti ad alcuni disturbi come la lussazione della rotula che causa loro dolore, rigidità e difficoltà di deambulazione: si tratta di una condizione comune per le razze più piccole. L’ipoglicemia (livello di glucosio nel sangue estremamente basso) è un’altra condizione abbastanza diffusa anche se molti cuccioli che nascono con questo problema lo superano dopo lo svezzamento. In ogni caso non appena si notano sintomi o comportamenti al di

Il Chihuahua non ama particolarmente il freddo ecco perché i proprietari più premurosi li coprono con mini-maglioni e cappottini durante i mesi invernali.

fuori del normale (irrequietezza, brividi o tremori muscolari) è sempre consigliato rivolgersi a personale qualificato. L’intervento del veterinario è indispensabile anche per curarne i denti e al momento del parto.

Ambiente ideale Il Chihuahua non ama particolarmente il freddo ecco perché i proprietari più premurosi li coprono con mini-maglioni e cappottini durante i mesi invernali. Indipendentemente dal clima, l’habitat naturale di un Chihuahua sarà la vostra borsa o la vostra tasca: ben al caldo e in strettissimo contatto con l’amato e padrone.

Alimentazione Il Chihuahua ama scegliere ciò che mangia e può essere piuttosto esigente sul cibo che deve essere nutriente ma non eccessivamente grasso, in quanto, il sovrappeso potrebbe causargli problemi come lesioni articolari.

Addestramento L’addestramento dei Chihuahua deve sicuramente essere svolto con un approccio positivo: si tratta infatti di cani intelligenti e veloci nell’apprendimento ma che poco tollerano rimproveri e punizioni. Ci sono alcune cose principali che si devono tenere a mente al momento di “educare” un chihuahua. Innanzitutto la dimensione: è controproducente e insensato utilizzare un guinzaglio a soffocamento con un cane così piccolo, rischiando di danneggiargli la trachea. I premi dovrebbero essere parte integrante dell’addestramento: il rinforzo positivo è un ottimo strumento per ogni cane ma il chihuahua lavorerà particolarmente duro in vista di qualche sfiziosa ricompensa… La formazione dovrebbe inoltre svolgersi regolarmente ed essere iniziata il prima possibile con comandi semplici, persistendo sullo stesso finché non verrà eseguito per poi passare alle fasi successive.


spazio trovatelli 38

Animali cercano casa BARBINA europea, sterilizzata, nata ca. 2004, abituata ad uscire

BIRBA europea, sterilizzata, nata 04.2006, abituata ad uscire

CHICCO europeo, castrato, nato ca. 2005, abituato ad uscire

DIABLITO europeo, castrato, nato ca. 2002, abituato ad uscire

GORI europeo, castrato, nato ca. 2004, abituato ad uscire

NIX europea, sterilizzata, nata 3.2001, abituata a stare in casa

MILLI europea, sterilizzata, nata ca. 2006, abituata ad uscire

RONNY europeo, castrato, nato ca. 2007, abituato ad uscire

RIXO europeo, castrato, nato ca. 2006, abituato ad uscire

TANGO europeo, castrato, nato nel 2002, in adozione con Samba

SEBY europea, sterilizzata, nata 5.2009, abituata ad uscire

SocietĂ  Protezione Animali distr. di Locarno e Val Maggia Via Stradonino 2 6596 Gordola Tel. 091/859.39.69 Fax 091/859.38.45 posta@spalv.ch www.spalv.ch

SAMBA europea, sterilizzata, nata ca. 2002, in adozione con Tango

SINA europea, sterilizzata, nata ca. 2008, abituata ad uscire

LACKY incrocio, maschio, nato 3.2005, affettuoso e coccolone

SILA europeo, sterilizzata, nata ca. 2008, abituata ad uscire

NERONE Coker Spaniel Inglese, castrato, nato ca. 2006, molto attivo

TARO incrocio appenzellese, nato ca. 2005, adora il contatto

ROCKY incrocio Amstaff, nato 11.2008, ha bisogno di essere educato

NUVOLA incrocio Husky, femmina, nata 6.2009, ama le lunghe passeggiate


motori 40

Maserati Granturismo S Automatica Il fascino italiano del Granturismo di Paolo Spalluto

Chi acquista una Maserati non lo fa per apparire e mostrarsi, ma perché apprezza il valore delle linee e dell’ eleganza.

N

ella storia del marchio del Tridente, iniziata a Modena nel 1914 per mano di Alfieri Maserati, la ricerca di prestazioni di assoluta qualità, insieme ad una signorilità che nulla avesse a che vedere con il Rosso Ferrari esibito e sbattuto in faccia, è sempre stato un elemento centrale. Un esempio su tutti? Il Blu Maserati appunto. Alla sua apparizione a Ginevra nel 2007, la Granturismo fu subito giudicata la regina del Salone e per mesi le varie testate mondiali ne hanno decretato un apprezzamento meritato soprattutto per la fantastica linea di Pininfarina. Oggi giunge sul mercato un avanzamento importante della Granturismo che riceve prima di tutto il motore 4,7 litri otto cilindri che sviluppa ben 440 cavalli, ma soprattutto il sicuro e fluido cambio ZF automatico.

L’innovazione è di tutto rispetto perché permette all’acquirente di avere in mano due auto allo stesso tempo, noi di BT abbiamo testato il modello sulle autostrade ticinesi, ma anche sui passi della Novena e dell’Albula. In condizioni di guida normali, con il tasto Sport disinserito, la Granturimo è confortevole, romba come un gatto sornione e viaggia a suo agio anche nel percorso cittadino. Poi, in modalità Sport, il suono tutto italiano delle quattro canne d’organo inizia a cantare le sue note melodiose e grazie al cambio “paddle F1” e al volante rapidissimo negli innesti e nelle scalate (con tanto di rabbioso rinculo), ci si ritrova in mano un mezzo capace di raggiungere in circuito quasi i 300 all’ora. Ma vediamo ancora qualche dato sulle prestazioni della Granturismo: da 0 a 100 in 5 secondi netti e soprattutto si esce da 0 a 1000 metri a 227 kmh, sempre in circuito è ovvio.

I test di Spesso per semplicità si parla di automobili utilizzando le “veline” delle case automobilistiche. Buongiorno Ticino vuole essere diverso anche in questo caso, presentando ad ogni numero uno o due modelli che avremo personalmente testato sulle nostre strade per verificarne e giudicarne perfomance e qualità. Partiamo con un modello da sogno perché il mondo delle quattro ruote è anche questo, ma in futuro sapremo anche stare con i piedi per terra, attenti alla componente ambientale e alla sostenibilità. L’industria automobilistica è infatti tra quelle che hanno maggiormente investito in tale ambito nonostante siano state prese di mira eccessivamente rispetto, ad esempio, ai riscaldamenti domestici.


Il motore è splendido e si sente la derivazione costruttiva Ferrari: un poco imballato sino a 3500 giri, poderoso pieno ed instancabile dai 3500 a quasi 8000, con un sound che sulle ripide rampe dei nostri passi ha suscitato sguardi rapiti di ammirazione. E’ chiaro che si tratti di una GranTurismo e dunque il passo più lungo della precedente GranSport la rende certo più confortevole e silenziosa pur se nel contempo parzialmente meno agile, anche in virtù delle quasi due tonnellate di peso con guidatore a bordo. Quello che può sembrare un piccolo limite è in realtà l’essenza della marca Maserati di cui parlavamo prima: la signorilità e la discrezione di un mezzo potente e splendido. Veniamo ora all’interno: qui si sente il contrasto tutto italiano nel costruire un’auto sportiva. Se cercate eleganza, design, suono, motore, freni e tenuta, in questa Maserati starete benissimo. Se invece amate la perfezione delle pulsanterie, delle levette, dei tergicristalli degni di questo nome, insomma l’anima teutonica della qualità, la Maserati vi piacerà meno. Un notevole miglioramento in questo senso è già visibile e fa ben sperare per il futuro. Certo, il pulsante degli specchietti è in una posizione assurda e fatto in materiale povero; ben sei bottoni di controllo posti alla sinistra del volante semplicemente non si vedono; i tergicristalli non sono propriamente dei più nuovi, ma la pelle Frau è vera pelle, non quella sensazione di “tamburo” spesso spacciato come pregiato. Il colore corallo, poi, semplicemente emozionante.

Un qualche ulteriore investimento sulle chiavi forse si poteva fare, ma non dimentichiamo che la resurrezione del Tridente è strada lunga e faticosa essendo divenuta Business-Unit, il che significa “tenersi in piedi con le proprie gambe” senza più ricevere aiuti economici da Fiat Group. Evitiamo di entrare nel merito dei consumi del mezzo, anche perché l’acquirente di tale gioiello probabilmente non si porrà il problema. In città ad andatura serena abbiamo fatto 100 chilometri con 13 litri. La performance sui passi ve la evitiamo per serenità di lettura. In conclusione se avete 200.000 franchi per comprarvi un’auto da sogno, da guidare senza imbarazzo ma coscienti che l’eleganza sia a volte fatta anche da un tocco di unicità, la Maserati Granturismo S Automatica è davvero il mezzo per voi. Tutti quelli che non se la possono permettere, possono comunque ammirare un vero gioiello tutto italiano.

Giudizio complessivo

★★★★★

Ci piace design di Pininfarina (splendido!) sonorità e prestazioni del motore tenuta di strada e frenata qualità della Pelle Frau Non ci piace allineamento di alcune parti della carrozzeria alcune pulsanterie non al livello del veicolo alcuni controlli coperti in visuale dal volante chiavi davvero misere Il modello in prova Maserati Granturismo S 4,7 Automatica Frs. 196.000.— (listino) Optional Alcantara, Bose Sound System, pinze freni rosse, sedili elettrici e comfort pacchetto, tappeti interni rosso come pelle speciale Corallo rosso Frau, cerchi 20 pollici Mercury, controllo pressione pneumatici, colore speciale esterno grigio palladio, apertura garage, presa IPod, pelle traforata dei sedili, sensori parcheggio posteriori. Prezzo auto in prova Frs. 214.800.—


saranno famosi 48

Miss Alpe Adria International La finale Svizzera il 23 gennaio 2010, ore 20.30 presso il Teatro di Locarno

Miss Alpe Adria International è un concorso di bellezza internazionale giunto alla ventiduesima edizione che dal 2006 gode del patrocinio dell’Alps Adriatic Working Community.

I

paesi partecipanti sono quelli appartenenti alla Comunità Alpe Adria (Italia, Germania, Slovenia, Croazia, Austria, Ungheria, Svizzera), oltre la Repubblica Slovacca. Dal 2007 è stata inserita nel circuito anche la Repubblica di San Marino.

Spetta a MediaPlanet Sagl, agenzia di moda con sede a Giubiasco, scegliere le tre rappresentanti svizzere che prendono parte alla finale internazionale di Miss Alpe Adria International prevista nel corso del mese di marzo 2010 in Slovenia. A questa finale partecipa di diritto anche Miss Insubria in carica (dal 2006 i due concorsi sono gemellati).

Chi rappresenterà la Svizzera in Slovenia? MediaPlanet Sagl sceglierà le tre ragazze svizzere che prenderanno parte a questo importante appuntamento con la bellezza europea durante la finale nazionale che si terrà al Teatro di Locarno. Una serata da sogno con tanti premi ed alla quale potranno partecipare “soltanto” 15 ragazze. L’evento vedrà quali protagoniste le indossatrici di MediaPlanet Sagl che presenteranno in passerella i capi di Gabbiano Blu (boutique con sede a Locarno e Tenero) e Sposa Ireos (di Locarno). Haute Coiffure Française Gruppo Ticino si occuperà delle pettinature di Miss ed indossatrici. La serata è organizzata anche dai partner Linea Sprint, Terme di Grado, Garage Mondauto (di Osogna), BuongiornoTicino.

Le ragazze possono ancora iscriversi Possono partecipare a Miss Alpe Adria International Svizzera le ragazze di bella presenza tra i 15 ed i 28 anni accettate dall’organizzatore. Le candidate ammesse ricevono l’abbigliamento ufficiale del concorso che comprende uniforme, scarpa e costume da bagno. Partecipare a Miss Alpe Adria International Svizzera significa anche poter ambire ai numerosi e ricchi premi riservati non solo alle vincitrici. Informazioni ed iscrizioni: +41 (0)91 220 01 02 info@mediaplanet.ch

www.mediaplanet.ch

Tara Zupancic, 21 anni, vincitrice della finale lo scorso anno a Budapest

Prevendita biglietti: Fino al 16.01.2010 sul sito www.biglietteria.ch oppure presso Manor Lugano, Bellinzona, Vezia, Locarno, Ascona e le principali stazioni FFS Dal 18.01.2010 presso Ente Turistico Lago Maggiore, Locarno Telefono: +41 (0)91 756 61 60 CHF 20.- adulti CHF 15.- fino a 16 anni Ai lettori di BT, la possibilità di partecipare all’evento: 5 biglietti in omaggio, visita il nostro portale web: www.buongiornoticino.ch


La vera avventura per te non è niente di simile ad un’impresa temeraria, ma vivere intensamente, combattendo per le tue passioni e le persone che ami, perseguendo con tenacia i tuoi obiettivi. Tutta la vita richiede coraggio, nelle grandi decisioni così come nella quotidianità, e tu ti metti in gioco incessantemente, anche se a volte preferiresti non doverlo fare. Ma, come l’eroe, sai che senza paura non c’è vero coraggio.

Vivi giorno per giorno, riflettendo profondamente su te stesso e su quanto ti circonda; la tua vita non è quasi mai lasciata al caso, ma ogni passo è ben ponderato e accuratamente studiato. Infondo infondo pensi che chi possiede la giusta dose di razionalità, e sa usare la testa, non avrà bisogno di avere un coraggio da leone nella vita. Generalmente preferisci evitare di correre rischi, e in caso di estrema necessità, si sa, l’unione fa la forza.

Fino a 46 punti

Fino a 32 punti

Fino a 60 punti Per te avere coraggio è fondamentalmente sinonimo di non avere paura ed è anche una questione di onore: per questo preferisci agire prima di provare paura o di chiederti se quello che stai facendo sia la cosa giusta. Nei tuoi momenti migliori segui la corrente e ti lasci trasportare da essa, fiducioso di saper affrontare qualsiasi situazione ti si presenterà davanti. E, sulla cresta dell’onda, il coraggio del folle incosciente diventa poesia.

Risposta A 6 6 6

B 4 4 2

C 2 2 4

Preferisco avere compiti chiari

Domanda 1 2 3

4 2 4 6 6 2 2

Sono perseverante

6 6 2 2 2 4 4

B C

2 4 6 4 4 6 6

Spesso ho spirito di iniziativa

4 5 6 7 8 9 10

da svolgere

A

10 Quale affermazione si adatta meglio a te? entusiasmo

C

di vista

In modo improvviso e con

C

Hai semplicemente festeggiato

Dopo aver pianificato nei det-

B

la situazione da un altro punto

C

l’anno nuovo

tagli ogni cosa

B

Hai pianificato attività per

Sei deluso ma cerchi di vedere ve e sei aperto alle sorprese

7 Prendi una decisione che darà una grande svolta nella vita...

8 A capodanno...

9 Se non ottieni ciò che desideravi e ti aspettavi...

A

A

A B

l’anno nuovo

meditata a lungo

C

Con coscienza e dopo averla

Hai espresso i tuoi desideri per

C

Cerchi alleati o soci

B

Tendi ad avere poche aspettatiPer te è un insuccesso Fanno parte della vita scoraggiarti

cavartela da solo

4 Devi intraprendere una nuova attività:

5 Hai più paura di...

6 Per te gli ostacoli:

A

A B C

A

Sei perfettamente in grado di cuno di fidato Preferisci farti aiutare da qual-

Fare una figuraccia

B

Andare in aereo

Se sono troppi tendono a da superare

Ferire una persona

Sono principalmente prove


sociale 66

Casa Astra

Il primo centro di accoglienza del Cantone cerca una nuova sede

Dall’inizio del nostro impegno sono stati aperti in Ticino, prima il Dormitorio di Lugano e in seguito il nuovo Centro invernale a Lumino. Per quest’ultimo siamo stati sostenuti dalle numerose firme di cittadini e cittadine, allegate al progetto per la rete di centri di accoglienza, cittadine e cittadini che ringraziamo oggi per il loro fondamentale sostegno. Come dobbiamo ringraziare tutti coloro, enti, associazioni, singole persone con cui collaboriamo da anni e che permettono a Casa Astra di non essere più una struttura precaria ma una realtà ben inserita e accettata nel territorio del Mendrisiotto. In attesa della futura struttura continuiamo con caparbietà a batterci per i diritti dei più deboli, a cercare soluzioni insieme ai nostri ospiti ai problemi che in questo difficile momento affliggono una parte importante della popolazione e a progettare un modo diverso di vivere insieme.

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Lanterne fabbricate dagli ospiti di Casa Astra al mercatino natalizio di Bellinzona, 13.12.2009

l primo maggio del 2004 ha inizio l’esperienza di Casa Astra, il primo centro di accoglienza per senza fissa dimora in Ticino. Il Movimento dei Senza Voce, l’associazione che se ne prende cura, apre l’appartamento di Ligornetto e inizia, in forma completamente volontaria, ad accogliere tutti coloro che, per diversi motivi, si trovano a non avere un tetto o a vivere in una situazione abitativa talmente precaria e insalubre per cui il centro di accoglienza è l’unica soluzione prima della strada.

tendeva a una maggiore professionalizzazione del nostro intervento, il Cantone decide di iniziare a sostenere il nostro progetto attraverso i Fondi della Lotteria Intercantonale (30% del budget totale) e di affiancarci un gruppo di valutazione, professionisti provenienti da diversi settori del lavoro sociale e dell’amministrazione, per sostenere concretamente il nostro operato.

Da allora sono passati quasi sei anni e Casa Astra esiste ancora, migliora la sua azione sul territorio, amplia l’equipe e cresce in esperienza.

Ogni progetto è sempre migliorabile, e le cifre di cui disponiamo ci decidono ad inoltrare, nel marzo del 2009, un nuovo progetto per la creazione di una rete di 3 centri di accoglienza stabili, con un massimo di 20-25 posti ognuno, dislocati nelle diverse regioni del Cantone.

Nel gennaio del 2005, a sette mesi dall’apertura del centro sempre su stimolo del Movimento dei Senza Voce, esce una ricerca del Dipartimento Sanità e Socialità volta a quantificare la presenza di persone che fanno, in Ticino, richiesta di un tetto di emergenza. Le cifre sono sconcertanti, quasi ottocento persone ogni anno chiedono aiuto perché non dispongono di un tetto o dei mezzi per potersene permettere uno. Avevamo visto giusto con anticipo. Nel settembre 2007, dopo la presentazione di un progetto che

Il progetto, definito in collaborazione con altre associazioni quali AMCA, SOS Ticino, CSOA Molino e alcuni membri di partiti viene preso in seria considerazione dal Cantone che risponde positivamente ad alcune delle nostre richieste. Una di queste richieste, per noi di Casa Astra la più importante, è quella del raddoppio di posti letto in una nuova struttura, posti che dovrebbero passare dai dodici attuali ad almeno una ventina, questo perché le richieste di entrata aumentano e garantire inoltre una maggiore sostenibilità finanziaria.

Per contattarci:

CASA ASTRA Centro di prima accoglienza Via Mastri Ligornettesi 28 6853 Ligornetto tel. 091 647 46 47 Per sostenerci:

MOVIMENTO DEI SENZA VOCE 6500 Bellinzona ccp 65-9483-6

www.casa-astra.ch casa.astra@bluewin.ch

Questa pagina è nata dal desiderio di dare voce alle associazioni presenti sul nostro territorio. Ogni mese metteremo a disposizione gratuitamente questo spazio. Se desiderate far conoscere la vostra associazione mettevi in contatto con la nostra redazione al seguente indirizzo e-mail: redazione@buongiornoticino.ch



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