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ECONOMIA VERONESE trimestrale n.2 - Anno 12 - giugno 2013 - Editore Apiservizi S.r.l. - Verona, via Albere 21/C - Poste Italiane S.p.A. Sped. in abb. post. 70% CNS VR - D.L. 353/2003 (conv. in L. - 27/02/2004 n 46) art., comma 1 DCB VERONA - 2,58 Euro

profili

Imaforni Geva Riva Marmi Grafiche Nicolis Zanella

personaggio

Gianni Dal Moro


sommario

Anno 12 - Numero 2 Giugno 2013

DIRETTORE RESPONSABILE Cirillo Aldegheri EDITORE APISERVIZI S.r.l. Via Albere, 21/C - 37138 Verona

Rivista trimestrale promossa da APINDUSTRIA

ASSOCIAZIONE PICCOLE E MEDIE MPRESE

DELLA PROVINCIA DI VERONA

www.apiverona.it

REDAZIONE c/o APINDUSTRIA Verona Via Albere, 21 - 37138 Verona Tel 045 8102001 Fax 045 8101988 economiaveronese@apiverona.net

editoriale

FOTOGRAFIE Archivio Apindustria

5 6 10 14 18 22 26

Apigiovani

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terza pagina AMO Arena MuseOpera Il Festival del Centenario 2013 all’Arena di Verona

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Buone prassi per pianificare la manutenzione in azienda

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previdenza 30 33

Le clausole risolutive espresse nei contratti d’agenzia

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fiscale

territorio Il Gruppo Samo testimonial d’impresa

Pubblicità raccolta in proprio

ambiente e salute

attività Relazioni economiche Italia - Russia Pillole di Imprenditorialità

D.L. 353/2003 (con. in L. 27/02/2004 n°46 art. 1, comma 1, DCB Verona

Lo stato del cloud in Italia

il personaggio Gianni Dal Moro

Poste italiane SpA Spedizione in abbonamento postale

STAMPA Intergrafica Verona Srl - Verona www.intergraficavr.com

profili Imaforni Geva Riva Marmi Grafiche Nicolis Zanella

Registrazione Tribunale di Verona n. 1393 del 22 marzo 2000

GRAFICA arteOn di Ilenia Cairo - Verona www.studioarteon.com

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Apidonne

PDCA Plan–Do–Check–Act

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legale

Riconosciamoci La nuova dimensione del business al femminile

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Il sistema CONAI e la gestione del Contributo Ambientale

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il punto

Apivenetofidi

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La rivoluzione di un Papa

62 65

inserzionisti Fimauto

Vefim

Gruppo Argenta

Banca Popolare

Albrigi

Varmo

Samo

Adawen

Viani

Bnl

Unicredit

Assicom

Cattolica

B&C

Multiutility

Ferrari BK

Perlini

Step

Usarci Economia Veronese - giugno 2013

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editoriale

Arturo Alberti

ALLA RICERCA DI UN PAESE NORMALE

S

tiamo vivendo certamente una delle fasi più complesse della nostra storia nazionale. Non solo per l’entità di una recessione economica, le cui drammatiche ripercussioni sono arrivate ormai a lambire la capacità di sopravvivenza delle famiglie, ma anche per il senso di smarrimento complessivo che stiamo avvertendo e che si è palesato, in particolare, nei 60 giorni che hanno seguito le elezioni. La crisi dei Partiti, l’empasse istituzionale, l’incapacità decisionale, la prevalenza degli interessi di parte su quelli generali, hanno evidenziato la dispersione di una cultura costitutiva ed identificativa, fondata su valori e principi condivisi, che dovrebbero preesistere e precostituire tutte le Istituzioni. La mancanza di questo “comune sentire” ha generato un corto circuito fra Istituzioni e società civile, una frattura che ha creato due mondi distanti, uno incapace (e forse non interessato) a comprendere l’altro. La politica partitica degli ultimi anni ha spesso ostentato l’esigenza di un rinnovamento generazionale, ideologico, progettuale, ma solo a fini propagandistici, per rosicchiare qualche voto in più nel breve periodo, in realtà, gli apparati autoreferenziali della politica hanno lavorato per la “conservazione”, allontanandosi dai temi reali e dalla prospettiva, necessariamente di medio-lungo periodo, di disegnare un Paese normalmente efficiente e moderno. Non è certo un Paese normale quello in cui le imprese devono rassegnarsi a lavorare senza essere pagate, devono investire senza essere orientate da una politica industriale che abbia una visione strategica, devono restare esposte ad una recessione che fa scomparire posti di lavoro senza un’idea, un intervento, un programma in grado di stimolare una ripresa. Ad una simile stagnazione non possiamo e non dobbiamo rassegnarci. Dobbiamo rivendicare e gridare la nostra voglia di un Pese migliore, al passo con i tempi, in grado di valorizzare le sue immense ed uniche risorse, di costruire un sistema economico fondato su una Amministrazione affidabile e su imprese adeguatamente qualificate, di riprogettare un percorso scolastico e formativo in grado di guardare avanti, di garantire servizi ed opportunità al pari altri Paesi europei. Smettiamola di essere il Paese delle scorciatoie, dello “speriamo che me la cavo”, del perenne stato emergenziale: le forze più responsabili di questo Paese decidano di partire da un vero progetto riformatore, in grado di ridefinire una prospettiva di sviluppo sociale ed economico nell’interesse del bene comune. Per questo non basta un Governo qualsiasi. Serve un Governo che sappia ricostruire le regole ed i principi sui quali fondare una convivenza civile funzionale a ridisegnare un Pese moderno ed uno sviluppo sostenibile per i prossimi decenni. Salutiamo la nascita del nuovo Governo Letta con l’auspicio che questa consapevolezza sia radicata ed in grado di orientare scelte e comportamenti dell’Esecutivo, introducendo segnali di rinnovamento anche nei rapporti con coloro che realmente rappresentano il mondo del lavoro e delle imprese (in particolare le PMI del manufatturiero).

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Sede principale

IMAFORNI the basic ingredient PARTNER DEL DOLCE E DEL SALATO

E

sportazione in 83 Paesi, fatturato 2012 sopra i 75 milioni di euro, per oltre il 90% realizzato all’estero: da Colognola ai Colli Imaforni, azienda specializzata nella produzione di linee complete per la preparazione e la cottura di crackers e biscotti, ha conquistato il mondo. Un calibrato percorso di specializzazione produttiva l’ha portata ad essere, come recita il pay-off aziendale, “the basic ingredient”, l’ingrediente fondamentale, per il successo di molte realtà internazionali delle quali è divenuta partner di riconosciuta affidabilità. Una storia lunga 50 anni quella di Imaforni, fondata nel 1962 dai due soci Demetrio Castello e Ugo G. Bademer, che decisero di rilevare dal liquidatore, Giovanni Chiampan, la Ima (Industria Macchine Automatiche), azienda dove lavoravano, maturando nel contempo la convinzione che, nell’arte di

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Demetrio Castello e Ugo Bademer

produrre biscotti, accanto a farina e zucchero, un ruolo importante è svolto dalla tecnologia utilizzata. Ricerca, innovazione e forte spinta all’evoluzione tecnica e tecnologica strettamente connesse alle analisi delle reali esigenze dell’industria dolciaria. Si è mosso in questa direzione il binomio Castello-Bademer, partendo dalla realizzazione di forni statici per uso artigianale. La radicale trasformazione dell’azienda ha avuto inizio alla fine degli anni ’60 con la creazione di due macchinari “rivoluzionari”, il forno a carrelli oscillanti per prodotti lievitati realizzato per produzioni su larga scala (Rotomatic) e il primo forno a tunnel automatico (Ciclomatic). Nel decennio successivo (1970-1980) la progettazione e produzione di forni a carrello venne definitivamente abbandonata. Imaforni si modifica profondamente, tanto dal punto di vista dell’organizzazione interna (con un ulte-


IMAFORNI

profili

Nadia e PierLuigi Castello

riore sviluppo della società in termini di dimensioni) e della struttura di progettazione, quanto da quello delle strategie commerciali rivolte sempre più alle grandi industrie produttrici di biscotti e salatini. Un nuovo impulso alla crescita fu dato agli inizi degli anni ‘80 dalla progettazione e commercializzazione del primo forno a gas diretto ad alta temperatura per la produzione di crackers. Pierluigi Castello, amministratore delegato di Imaforni, che, assieme alla sorella Nadia, che si occupa degli aspetti finanziari, ha preso, all’inizio degli anni 2000, le redini dell’azienda, con un graduale e riuscito passaggio generazionale, afferma: «Il successo dell’azienda è avvenuto con la realizzazione di linee automatiche complete di macchine formatrici, forno di cottura, sistemi di raffreddamento e dispositivi di ordinamento biscotti. Pochi anni dopo progettammo e installammo il primo impianto per la produzione di savoiardi, tecnologia che rappresenta uno dei nostri punti di forza e che, dopo continui aggiornamenti, è oggi in grado di garantire una capacità di produzione che arriva anche a 2.000 kg/h». Le cose belle sono create dalla passione, le cose giuste dall’esperienza, il successo dall’innovazione:

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è in questa frase che si può riassumere la filosofia imprenditoriale di Imaforni. «Dal 1962 – prosegue Castello – molto è cambiato a partire dalle competenze tecniche fino alla conoscenza delle dinamiche dei mercati, ma il dialogo e la collaborazione offerti alla clientela, della quale siamo spesso riusciti ad anticipare le richieste, sono sempre stati per noi un punto fermo. In quest’ottica abbiamo proceduto al potenziamento dell’ufficio tecnico dove operano 40 tecnici di comprovata esperienza, impegnati non solo nell’analisi e nella successiva progettazione dell’impianto richiesto, ma anche nello studio di nuove soluzioni. L’azienda è in grado di offrire la più completa assistenza anche nella fase di installazione e in quella di gestione attraverso la struttura del servizio Imaservice, composta di 25 addetti». Nei prodotti a marchio Imaforni – una vasta gamma

comprendente sistemi di alimentazione impasto, macchine formatrici, forni delle più svariate tipologie, sistemi di raffreddamento, macchinari per l’ordinamento dei biscotti pronti per essere consegnati alle macchine confezionatrici – la più perfetta funzionalità si coniuga con contenuti costi di gestione. Imaforni è in grado di realizzare intere linee automatiche computerizzate con controllo delle varie fasi di produzione dimensionate alle esigenze del committente: una visione di alta qualità, realmente “tailor made”, apprezzatissima all’estero con punte come quella dei Paesi asiatici che attualmente assorbono circa il 30% degli impianti usciti dalla sede colognolese. «I nostri programmi di lavoro – spiega Castello – si sono tradotti sempre nell’adeguamento delle tecnologie utilizzate: alle macchine per il taglio laser dei metalli si è di recente aggiunta una stazione di saldatura a Premiazione Borse di Studio

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IMAFORNI

mezzo Robot e sono stati adottati software sempre più sofisticati per la progettazione in 3D. Abbiamo inoltre già dal 1996 un centro pilota per testare con i nostri clienti le varie tecnologie possibili». Nulla è lasciato al caso, in quest’azienda che, nonostante le difficoltà della congiuntura internazionale, ha già un portafoglio ordini per tutto il 2013 e per i primi mesi del 2014 ed è così in grado di pianificare ulteriori investimenti in R&D, settore a cui dedica il 10% del fatturato annuo. «Traguardi significativi che ci rendono orgogliosi – sottolinea l’imprenditore – e che condividiamo con i nostri 191 dipendenti, legati a Imaforni da un sentimento di orgogliosa appartenenza. Abbiamo scelto di investire nel territorio, di non delocalizzare, e siamo stati ripagati dalla fidelizzazione di chi collabora con noi». In occasione del suo cinquantesimo compleanno, Imaforni, per dare un segno tangibile dell’importanza del contributo dato dai collaboratori alla sua storia, ha costituito un apposito fondo destinato, attraverso un bando di concorso, a finanziare cinque borse di studio da 3 mila euro cadauna da devolvere ai figli dei dipendenti che, nel 2012, avessero conseguito il diploma di maturità con una votazione minima di 90/100 o una laurea breve o specialistica con voto, pari o superiore, a 100/110. Le borse di studio sono state consegnate a cinque vincitori (un diplomato e quattro laureati), mentre il residuo del fondo è stato suddiviso tra nove dipendenti con figli che frequentano l’asilo nido. «Questa è un’iniziativa che si affianca ad altre realizzate per la solidarietà – conclude Castello –: siamo fermamente convinti che la leadership non sia fatta solo di tecnologia e abilità nell’intuire gli sviluppi dei mercati, ma che alla base di tutto ci siano i valori del patrimonio umano».•

profili

Seconda sede produttiva

IMAFORNI INT’L S.p.A. SEDE AMMINISTRATIVA Via Strà, 158 37030 Colognola ai Colli (Verona) Tel. 045 6174711 Fax 045 6150065

DIREZIONE FINANZIARIA Nadia rag. Castello

PRODUZIONE Linee complete per la preparazione e la cottura di crackers e biscotti

FATTURATO 2012 75 milioni di euro

ANNO DI FONDAZIONE 1962 TITOLARI Famiglie Castello e Bademer PRESIDENTE Pierluigi ing. Castello

DIREZIONE AMMINISTRATIVA Giuseppe rag. Petterlini

SUPERFICIE AZIENDALE Totale: 77.233 mq Coperta: 23.490 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione e installazione impianti: 91 Impiegati: 100

DIREZIONE COMMERCIALE Pierluigi ing. Castello DIREZIONE TECNICA Roberto ing. Cassero

SITO INTERNET/E-MAIL www.imaforni.it info@imaforni.it

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GEVA dagli impianti di imbottigliamento… a quelli di risalita

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l Made in Italy ha scoperto quali sono le 3 P che dovrebbero caratterizzare un’azienda sana e vincente: le piccole e medie imprese, spesso a conduzione famigliare – croce e delizia del sistema produttivo della nostra Penisola –, su cui si basa l’economia nazionale, dovrebbero puntare e investire in Produzio-

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ni più efficienti, Prodotti innovativi e Passaggi generazionali garantiti. Lo aveva ben compreso Renzo Valentini nel corso della sua storia imprenditoriale iniziata nel 1978 con l’apertura di GEVA, una piccola carpenteria per la lavorazione del ferro e dell’inox a Caselle di Sommacampagna in un capannone di circa 400 mq preso in

affitto. Un percorso di crescita costante, il suo, grazie alla determinazione, all’impegno, e alla capacità di intuire gli sviluppi del mercato. Valentini, in pochi anni, ha integrato l’attività, si è specializzato in molti tipi di lavorazioni (su ferro, inox e alluminio) e nella costruzione di macchinari, ha aumentato il numero degli addetti e ha acqui-


GEVA

profili

stato una sede produttiva di 2.500 mq (oltre a 6.000 mq di area scoperta) a San Giorgio in Salici (Vr). Ma non è tutto: il crescente sviluppo ha indotto l’imprenditore a continuare a investire su più fronti – sul personale, sugli impianti, sui macchinari sempre più sofisticati – fino alla decisione di aprire una seconda struttura produttiva di 5.000 mq a Villimpenta (Mn), costruita su un’area di 14.000 mq, con la possibilità di un ulteriore ampliamento di altri 2.400 mq. «L’azienda – racconta la figlia Chiara Valentini – è sorta grazie all’intuizione dei miei genitori e nel 2004, terminati gli studi universitari, ho fatto il mio ingresso in GEVA. Non volevamo trovarci impreparati di fronte al tanto temuto passaggio generazionale: per questo con un “tutor” davvero speciale, mio padre, ho iniziato subito sul campo la mia formazione professionale». L’“aspirante” imprenditrice si è trovata immediatamente a proprio agio in questo ambiente, che di solito è un settore di appannaggio maschile, e, oltre ad occuparsi della parte commerciale e degli acquisti della materia prima e dei semilavorati, ha cominciato a seguire costantemente lo stato di avanzamento delle commesse, monitorandone la qualità e tenendo sempre sotto stretto controllo i tempi di consegna, affiancata dalla madre Loretta, che si è invece sempre occupata di tutta la parte amministrativa e finanziaria. «Uno degli insegnamenti fondamentali che ho appreso – sottolinea Chiara – è quello che gli imprenditori che hanno vero successo, sono quelli che partono con una produzione ma che, inquadrati potenzialità e limiti, sono pronti a cambiarla. Dopo un’attenta valutazione al nostro interno abbiamo diversificato la produzione e ci siamo così affermati tra i nomi di spicco dei costruttori di macchinari prima nel settore alimentare e, successivamente, di altre varie tipologie e settori di riferimento». L’azienda, certificata ISO 9001, opera esclusivamente su commessa e grazie al know how raggiunto, ad un team particolarmente specializzato composto da 34 unità, all’alta qualità dei manufatti, può vantare una clientela “storica” con la quale ha instaurato un proficuo rapporto di collaborazione e consulenza da parte dei responsabili di produzione, che affiancano il committente in modo da garantire un prodotto finito conforme ai disegni tecnici, ai capitolati e nel rispetto dei tempi di consegna. Tra i pezzi forti che veicolano il nome di GEVA, oltre alla produzione di macchinari per diversi settori (legno, edilizia, eolico) e alla lavorazione della carpenteria, vale la pena evidenziare gli impianti di risalita (sciovie, seggiovie, funivie, cabinovie) e le macchine lavabottiglie. I saldatori qualificati di cui GEVA si avvale, in grado di realizzare particolari complessi, fanno sì che l’azienda possa distinguersi in un segmento che richiede elevati standard quale è quello funiviario, caratterizzato da prodotti rientranti nella fascia di “alta sicurezza”. Di tutto rilievo, inoltre, il posto raggiunto tra i costruttori di macchine per l’industria alimentare e in particolare di macchine lavabottiglie di ragguardevoli dimensioni, realizzate

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lume d’affari. Chiara, che purtroppo ha dovuto troppo presto prendere in mano le redini dell’azienda dopo la prematura scomparsa del padre, ha saputo interpretare e seguire le linee che aveva tracciato il fondatore, consapevole che la sfida della globalizzazione, specie in tempi come quelli attuali, richiede una visione lungimirante in grado di proporre un brand che sappia bilanciare il proprio business tra Paesi europei, extraeuropei

ed emergenti. Identificare e investire in nicchie di mercato dall’elevato potenziale, dribblare la crisi con l’internazionalizzazione è una capacità non comune e proprio qui sta la chiave dei risultati di GEVA che presenta un fatturato per il 90% realizzato dall’export, con un trend positivo che negli ultimi anni ha registrato un’escalation vertiginosa, passando da un +4,45% del 2010 sul 2009, a un + 19,97% nel 2011, a un + 35,18% nel 2012.•

GEVA S.r.l.

grazie ad un know how di costruzione del prodotto maturato negli anni dal personale operativo. «Solo per determinati componenti e lavorazioni specifiche – sottolinea l’interlocutrice – ci avvaliamo ancora di partner esterni. Siamo infatti dotati di un moderno parco macchine a CNC e tutti i processi, dal taglio, alla piega, alla calandratura, all’assemblaggio, fino alla saldatura e al montaggio, avvengono al nostro interno. Proprio nell’ottica di valorizzare la tempistica come elemento strategico, lo scorso anno abbiamo acquistato un taglio laser TRUMPF ad alta tecnologia e, successivamente, una piegatrice GADE da 7 metri con una potenza di 600 tonnellate a completamento dell’investimento. Una scelta che ha portato ulteriore lavoro, incrementando il vo-

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SEDE LEGALE E PRODUTTIVA DI VERONA Via dell’Artigianato,16 37060 S. Giorgio in Salici (Verona) Tel. 045 6095196 Fax 045 6095368 PRODUZIONE Costruzione di macchinari di varie tipologie, lavorazione di tutta la carpenteria in ferro, inox e alluminio, taglio laser e piegatura ANNO DI FONDAZIONE 1978 AMMINISTRATORE DELEGATO E RESPONSABILE AMMINISTRAZIONE E FINANZA Loretta Barbazzeni RESPONSABILE MARKETING, ACQUISTI E QUALITÀ Chiara Valentini RESPONSABILE PRODUZIONE Gianfranco Pozzato RISORSE UMANE Addetti alla produzione: 31 Impiegati: 3

SUPERFICIE AZIENDALE Totale: 8.500 mq Coperta: 2.500 mq SEDE PRODUTTIVA DI MANTOVA Via 1° Maggio, 3 46039 Villimpenta (Mantova) Tel. 0376 573001 Fax 0376 573900 RESPONSABILE PRODUZIONE Damiano Pizzini SUPERFICIE AZIENDALE Totale: 14.000 mq Coperta: 5.000 mq

SITO INTERNET/E-MAIL www.geva-srl.it amministrazione@geva-srl.it (sede Verona) villimpenta@geva-srl.it (sede Mantova)


RiVa MARMI PASSIONE PER LA PIETRA

Ricordati di osare sempre”. È questo il noto adagio che Giuseppe Righetti, titolare della RiVa Marmi di Domegliara, ha adottato come credo ispiratore per la sua avventura imprenditoriale. Lo ripete come un mantra da quando nel 1995 decise, insieme a due amici, dopo una ventennale esperienza maturata nelle aziende lapidee della zona, di mettersi alla prova come imprenditore, sfruttando l’onda lunga del successo che il marmo, tanto quello grezzo quanto quello lavorato, stava vivendo. E il coraggio non è mancato a Righetti nemmeno nel 2005 quando, dopo un periodo di difficoltà dell’azienda, che aveva registrato una perdita del fatturato del 34% causata dalla contrazione della domanda di manufatti lapidei, sia sul mercato interno che su quello internazionale, due soci decisero di “abbandonare la nave”. «Le crisi ci sono state anche in passato – ricorda Righetti –, ma quel momento segnò

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davvero un grande cambiamento per il mondo della pietra e per le persone, un cambiamento da cui tutti potevano cogliere l’opportunità per rinnovarsi, sia a livello personale che professionale». Righetti, per rimettersi in gioco, poteva contare sulla sua determinazione, sulla sua mente aperta, sulla sua flessibilità, doti indispensabili per uscire dalle abitudini e abbracciare il nuovo modello di un’economia di business consapevole. Fu la sua grande occasione. Il primo passo compiuto fu la trasformazione societaria (da S.n.c. in S.r.l. unipersonale); il successivo, invece, quello di valutare, una per una, le potenzialità del mercato, in una stagione considerata fra le più difficili per il settore lapideo e, di conseguenza, individuare gli indirizzi da seguire e le strategie da attivare. L’imprenditore mise così in atto una radicale revisione della politica aziendale, incentrata tanto sulla produzione seriale di pavimenti e rive-

stimenti di diverso formato e spessore, quanto sulla realizzazione personalizzata, sempre su commessa, di top, piani per cucina, bagni, scale, accessori per l’arredamento, sia con lavorazioni “lucide” che “anticate” o “graffiate” per esterni. Per un’impresa che voleva scommettere sull’innovazione e sull’esportazione era indispensabile non solo dotarsi di nuovi impianti, tecnologicamente all’avanguardia, ma anche ideare nuove linee di prodotto. Ecco allora che Righetti studia, crea e propone una gamma di marmette dai formati inediti: cm 60x60, cm 61x61, calibrate e bisellate e piastre da cm 70x70 e cm 100x100, tutte con spessore da 1 cm che per le loro dimensioni hanno il potere di conferire un aspetto più elegante e più ampio agli ambienti dove vengono posate. Procede alla certificazione ISO 9001, sia del processo organizzativo che dei prodotti, e attiva rapporti di fattiva collaborazione, molti in esclusiva,


RIVA MARMI

profili

Giuseppe Righetti

con alcune delle principali cave nazionali dove si reca per compiere personalmente la selezione dei materiali, effettuare il collaudo e perfezionare gli acquisti. È proprio dal luogo d’origine e dalla tecnica estrattiva, che un intenditore del marmo intuisce quale vita e quale futuro avrà quel blocco o quella pietra. «Ma dovevo trovare anche altre strade – sottolinea Giuseppe Righetti – e fu allora che, stimolato dalla nuova concezione della pietra naturale, pensata da progettisti, interior designer e architetti non più solo come prodotto, bensì come materia che deve

essere vista con occhio diverso dal passato, decisi di instaurare con questo “universo del costruire” un nuovo rapporto». Le più recenti tendenze del design litico, grazie anche alle odierne sofisticate tecnologie, hanno infatti scoperto e stanno sempre più valorizzando un aspetto finora trascurato di questo materiale antico, ritenuto erroneamente statico: la sua duttilità. Le potenzialità creative del marmo non conoscono confini e il suo sapiente utilizzo, la sua storia, il suo colore, la sua innata eleganza, ne fanno un materiale unico. «Proprio per rendere anco-

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ra più fattiva la nostra collaborazione con gli architetti – prosegue Righetti –, dando loro la possibilità di visionare e “toccare con mano” materiali e soluzioni, abbiamo inaugurato, in quel di Volargne, un ampio show room, affiancato da un deposito, nel quale abbiamo messo in mostra alcuni esempi di lavorazioni di pavimenti e piani di lavoro ad intarsio, scale e bagni, realizzati con gli intramontabili Bianco Carrara, Travertino, Botticino, Calacatta e molti altri marmi ancora. Se i materiali utilizzati sono preferibilmente italiani, il nostro mercato è il mondo intero: stiamo articolando e rinforzando la nostra rete di rivenditori soprattutto in Germania e Stati Uniti e abbiamo un rappresentante anche in Russia». Questa costante dinamicizzazione dell’attività produttiva e commerciale ha fruttato a Riva Marmi, dal 2005 ad oggi, un incremento del 25% del fatturato aziendale, realizzato per il 50% sui mercati esteri. Il bilancio 2012 si è attestato su oltre 4,5 milioni di euro: un successo che l’azienda di Domegliara condivide con i suoi 14 dipendenti, prevalentemente residenti nel territorio. «Attualmente – continua e conclude l’imprenditore – la nostra attività si svolge in prevalenza su commessa: il 90/95% dei lavori è il risultato di una trattativa commerciale con il cliente di cui decifriamo le esigenze, fornendo anche una mirata attività di consulenza sulla scelta del materiale e sulla sua posa in opera. Siamo veri partner, più che semplici esecutori. Stiamo lavorando, ad esempio, in stretta collaborazione con progettisti di importanti opere come la St. George Tower di Londra, per la quale stiamo realizzando pavimenti e rivestimenti, o la sede dell’ambasciata americana a Islamadab (Pakistan), della quale stiamo curando la pavimentazione. Traguardi che ci stimolano a guardare avanti e a programmare

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nuovi investimenti sul fronte della dotazione impiantistica: stiamo analizzando l’acquisto di una macchina per il taglio a controllo numerico, di una per il taglio a disco diamantato e di un’altra a idrogetto. Il nostro primario impegno, tuttavia, resta quello di consolidare la fidelizzazione della clientela che, in un momento di grande competitività come quello attuale, diventa l’elemento strategico della sopravvivenza di ogni di impresa, ancor più nel nostro comparto in cui il

futuro si gioca sì sul fronte della ricerca e dell’innovazione, ma anche su una politica commerciale che sintonizzi la sua attività sulle esigenze della committenza».•

RIVA MARMI S.r.l. SEDE AMMINISTRATIVA Via Sotto Sengia, 8 37015 Domegliara (Verona) Tel. 045 6888569 Fax 045 6884667 PRODUZIONE Marmette, pavimenti, lastre e blocchi in marmo ANNO DI FONDAZIONE 1995 TITOLARE Giuseppe Righetti RESPONSABILE MARKETING Giovanna Fasoli (Italia) Oliver dott. Alesini (estero) RESPONSABILE QUALITÀ Mauro Dellera RESPONSABILE PRODUZIONE Giuseppe Righetti

RESPONSABILE AMMINISTRAZIONE Mauro Dellera FATTURATO 2012 4 milioni e 500 mila euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale: 4.500 mq Coperta: 1.450 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione: 14 Impiegati: 2

SITO INTERNET/E-MAIL www.rivamarmi.it info@rivamarmi.it


Dal 1969 ricerca e cura del dettaglio

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uella delle Grafiche Nicolis è una storia tutta da raccontare. Una storia di straordinaria intraprendenza che, specie in un momento come quello attuale in cui dobbiamo misurarci con una crisi che condiziona in modo negativo la nostra vita, può essere presa ad esempio. L’intraprendenza è il filo conduttore che accompagna l’impresa di Sant’Ambrogio di Valpolicella che muove i suoi primi passi alla fine degli anni Sessanta, quando Guido Nicolis decide di coniugare la sua esperienza lavorativa con il periodo d’oro che stava vivendo l’industria grafica scaligera e apre una sua tipografia. «Mio padre che era un buon conoscitore del settore – ci racconta il figlio Alessandro Nicolis –, avendo lavorato in importanti aziende e nella tipografia del quotidiano locale, scelse di mettersi in proprio, acquistò le prime macchine da stampa dimensionate alle

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esigenze di una piccola realtà e iniziò ad operare in uno spazio piuttosto esiguo, nel centro del paese di Domegliara, in attesa di vedere quale sarebbe stato il suo futuro». I risultati non tardarono ad arrivare e ben presto Nicolis, diventato un punto di riferimento per le aziende del circondario e non solo, si impegnò per investire in macchinari adeguati e, individuato un terreno fabbricabile, pensò anche di costruire una sede più spaziosa, funzionale al nuovo carico di lavoro. A causa di un incidente, l’imprenditore non riuscì purtroppo a portare a termine i suoi progetti e la moglie Paola, rimasta sola, grazie alla sua determinazione, trovò la forza per reagire e per dare una prospettiva ai sacrifici che avevano affrontato insieme: fece crescere l’azienda, aumentò il personale e costruì il fabbricato aziendale nel terreno individuato da Guido. “La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non sa spiegare” diceva


Fronius

profili

Oscar Wilde, e questo è anche il pensiero di Alessandro che ci racconta, ripercorrendoli, gli oltre tredici anni durante i quali sua madre, trovatasi catapultata in una realtà a lei sconosciuta, ha saputo inventarsi imprenditrice, prendere decisioni, effettuare investimenti adeguati, individuare strategie vincenti, in attesa di passare le consegne al figlio che aveva indirizzato agli studi di perito grafico. «Nel 1990, conseguito il diploma all’istituto salesiano San Zeno – ricorda Alessandro –, ho fatto il mio ingresso “ufficiale” in azienda, dove in realtà vivevo fin dalla tenera età e dove ero già impegnato durante il tempo libero o le vacanze estive: pertanto, non mi sono trovato particolarmente impreparato nell’affrontare i cambiamenti che il mondo della grafica richiedeva». L’informatizzazione dei processi di lavorazione in questo settore aveva assunto, negli anni, un ruolo determinante e Alessandro Nicolis, non appena passato alla guida dell’azienda, ha saputo attuare un programma di modernizzazione, un vero e proprio restyling gestionale, dotandosi di un’impiantistica d’avanguardia, coniugando la tecnologia offset (macchine da stampa tradizionali che garantiscono, unitamente alla grande professionalità degli stampatori, una resa ottimale nella stampa di articoli commerciali) con quella digitale (plotter che stampano direttamente dal file evitando costi di lastre e avviamento e assicurando prodotti altrettanto competitivi e qualitativi nelle piccole tirature), ma mantenendo sempre alti standard qualitativi. «Ho investito risorse ed esperienza per “reinventare” il concetto di arti grafiche che mi era più consono. Capivo – prosegue l’imprenditore – che era inderogabile una diversa politica commerciale, perché era sempre più importante essere, per il committente, consiglieri piuttosto che semplici esecutori e fornitori di un prodotto. Pertanto, nell’ottica di stabilire con i clienti una partnership strategica di consulenza specializzata nella progettazione di un’immagine aziendale coordinata (biglietti da visita, carta e buste intestate, cartelline aziendali, blocchi appunti, materiale informativo e promozionale, ecc.), ho cominciato a instaurare con loro rapporti più stretti, recandomi spesso nelle loro sedi, per conoscere da vicino prodotti e servizi e proporre la soluzione migliore per trasmettere il vero valore dell’azienda». Se è vero che buona parte del marketing promozionale, ormai, avviene attraverso internet e le sue immense potenzialità, è anche vero che la carta stampata ricopre ancora un ruolo importante (non si spiegherebbe altrimenti la crescita esponenziale di tipografie, centri stampa, agenzie pubblicitarie) nelle strategie di promozione di un brand, di un prodotto, di un’iniziativa e, perché la comunicazione sia efficace nel catturare l’attenzione del target di clienti prescelto, è necessario definire gli obiettivi da perseguire, gli aspetti da evidenziare, lo stile comuni-

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cativo più adeguato, il look, il tipo di stampa e il formato migliore. «Il materiale promozionale cartaceo – conferma Nicolis – è un metodo funzionale che si usa da anni e che nemmeno la promozione on line ha fatto passare di moda, anzi diventa un valore aggiunto, un ulteriore mezzo per accrescere la propria brand-image. Presentarsi al meglio nei confronti di potenziali clienti significa partire già avvantaggiati e quando la creazione di un sito internet è affiancata da una buona campagna promozionale cartacea i risultati migliorano esponenzialmente. Da parte nostra, in risposta alla crescente richiesta dei clienti di studiare supporti che valorizzino i loro prodotti e alla necessità di realizzare mezzi pubblicitari cartacei su misura e personalizzati, ci siamo specializzati su un’ampia gamma di progetti e mezzi promozionali

nei più svariati settori. Ad esempio stanno riscontrando molto interesse le nostre proposte di banner, striscioni, roll-up, pannelli rigidi, in qualsiasi materiale stampabile – plastica, forex, tessuto – che i nostri clienti espongono durante le fiere o altri eventi e che sono realizzati esclusivamente con inchiostri ecologici sicuri anche per le aree interne. Un’altra nostra proposta che sta suscitando particolari consensi è la realizzazione della carta da parati personalizzata, materiale sul quale è possibile stampare qualsiasi motivo, scritta o immagine richiesta dal cliente in svariate dimensioni. Posso dire che quello che caratterizza la nostra azienda è l’esperienza unita all’innovazione, con l’obiettivo costante di realizzare prodotti su misura di ogni singolo cliente in base alle sue esigenze, senza mai trascurare dettagli e particolari».•

GRAFICHE NICOLIS S.r.l. SEDE AMMINISTRATIVA Via Armando Diaz, 3 37015 Domegliara (Verona) Tel. 045 6861297 Fax 045 6861535 PRODUZIONE Produzione e realizzazione prodotti grafici cartacei e digitali; studio grafico ANNO DI FONDAZIONE 1969 TITOLARE Alessandro Nicolis

RESPONSABILE PRODUZIONE Gianluca De Santi RESPONSABILE AMMINISTRATIVO Nadia Salzani SUPERFICIE AZIENDALE Totale: 1.789 mq Coperta: 800 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione: 3 Impiegati: 3

SITO INTERNET/E-MAIL www.grafichenicolis.com info@grafichenicolis.com

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ZANELLA TUTTE LE FORME DELL’ACCIAIO N

egli anni sessanta il territorio veneto, e veronese in particolare, è stato tra gli artefici del progresso italiano. Il merito di questo risultato è in gran parte da imputare a quegli “uomini geniali” che si sono inventati un business, che hanno saputo sviluppare distretti manufatturieri e che hanno capito la necessità di ampliare i propri confini. In questo tessuto di piccole e medie imprese ha cominciato ad operare, nel settore termotecnico, Publio Zanella che, nel settembre del 1964, ha fondato a Lazise la ditta individuale Zanella (S.r.l dal 2006), recentemente trasferita a Castelnuovo del Garda e alla cui guida c’è oggi il figlio Roberto. «La decisione di acquistare una nuova sede – afferma Roberto Zanella – è stata dettata dalla necessità di poter usufruire di uno spazio più adeguato alle nostre esigenze. Un impegno non indifferente, in parte ripagato dalla scelta di avere dotato i capannoni di un efficiente impianto fotovoltaico da 200 Kw che, oltre a fornirci l’energia per il nostro fabbisogno, costituisce, oggi, un sicuro “investimento a reddito”». Grazie all’esperienza maturata in quasi 50 anni di attività e al costante aggiornamento tecnico, l’azienda castelnovese può

Roberto Zanella

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ZANELLA

offrire un servizio completo di consulenza, progettazione ed assistenza assicurando l’affidabilità che da sempre la contraddistingue. Alta la sua specializzazione nella realizzazione di accessori in ferro per impianti GPL, parti di chiusura serbatoi, alloggiamenti valvole, staffe, sostegni, viteria speciale, particolari in gomma - pvc - alluminio - ottone - bronzo, caldaie, autoclavi, filtri industriali, serbatoi prima raccolta e serbatoi per combustibili. «La nostra produzione – spiega l’imprenditore – ottenuta con acciai normali (S235JR, S275JR, St37.2, St44.2), al carbonio (P265GH, P275NH, P355NH, C18, ASTM A 106 Gr.B., St45.8, SA516 60/70) e inossidabili (304, 316, serie L), normale o speciale su disegno, è certificata ed omologata TUV, Bureau Veritas, ISPESL. Comprende una vasta gamma di boccaporti che grazie alle loro peculiarità costruttive possono essere utilizzati in vari settori: boccaporti prima raccolta per acqua e alimenti, boccaporti per il gasolio d’uso domestico, boccaporti per combustibili e benzine secondo le più comuni case petrolifere, boccaporti a chiusura rapida a tenuta ermetica e per la pressione. Spaziamo dai passi d’uomo ovali, ai passi di testa, ai passi di mano, con particolare attenzione alle diverse pressioni di tenuta, alle temperature d’impiego, agli spessori e alla qualità delle lamiere utilizzate, tutti realizzati in vari

diametri, standard e su disegno specifico dei clienti, con molti dei quali intratteniamo un rapporto di fiducia e consulenza che si è consolidato nel tempo». L’azienda si avvale di apparecchi di tornitura a CNC verticale e orizzontale, fresatura con centro di lavoro, taglio laser, presso-piegatura, taglio termico 3D, a disegno su tubi, forme stampate, lamiere in acciaio, acciaio al carbonio, inox, pvc, ottone, bronzo, alluminio e può offrire lavorazioni aggiuntive come sabbiatura, zincatura o burattatura. La qualità dei manufatti e del processo di produzione ha portato la Zanella ad essere presente sul mercato europeo con agenti di rappresentanza diretta in Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Lussemburgo, Grecia, Cipro e con una

Publio e Maria Zanella

profili

rete di vendita nei Paesi est-europei e in quelli del bacino medio-orientale. Il 30% del fatturato, che nel 2012 ha raggiunto 1 milione e 200 mila euro, è attualmente realizzato sui mercati esteri: un interscambio destinato a salire, viste le strategie messe in atto dai vertici aziendali. Il successo raggiunto da questa realtà si basa, oltre che sulla specializzazione produttiva, sulla flessibilità che le consente di adattarsi rapidamente alle esigenze della domanda, sia della clientela “storica” che di quella nuova. E proprio flessibilità, voglia di diversificare, intraprendenza, condivisione degli obiettivi con i collaboratori, creatività, spirito imprenditoriale sono la molla che ha spinto l’imprenditore, in un periodo come quello attuale, a diversificare, a lanciarsi in una nuova “avventura”. «Si sa – ci racconta Roberto Zanella – che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, e, mentre un giorno mi aggiravo all’interno dello stabilimento, visti gli scarti delle lavorazioni pronti per la rottamazione, pensai: perché non dare loro un’altra vita e farne magari una risorsa assemblandoli in qualcosa di nuovo?». Da qui lo spunto per la nascita del progetto RZ design che si è concretizzato con la realizzazione di installazioni artistiche di grandi dimensioni da collocare in parchi di divertimento, centri commerciali, game store, teatri, fiere, giardini o sedi private. «Grazie

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anche all’inventiva del mio staff – prosegue Roberto – abbiamo pensato di dare concretezza ad una dimensione fantastica, prendendo ispirazione dai personaggi più amati del mondo del cinema, della televisione, della musica. Ogni realizzazione, in metallo monocromo o a colori, è un’opera d’arte vera e propria, unica e personalizzata, curata in ogni minimo dettaglio per rispondere in modo “nuovo” alle necessità di marketing e di business». Le installazioni artistiche si possono realizzare su commissione (basta solo scegliere il personaggio più amato, Zanella penserà al resto!), possono essere acquistate o noleggiate e la formula del noleggio, ad esempio, è l’ideale per fiere, mostre temporanee ed esposizioni, discoteche. RZ design crea installazioni artistiche ad hoc anche per parchi naturali e zoo: dai grandi predatori ai piccoli insetti, dagli animali domestici alle più diverse forme del mondo vegetale. «Le prime uscite pubbliche dei personaggi “forgiati” da RZ design, ad esempio all’ultima edizione di Model Expo svoltasi alla Fiera di Verona – conclude Roberto Zanella –, hanno ottenuto un notevole riscontro tra il pubblico, non solo dei più piccoli, ma anche degli adulti, ammirati dalla fedeltà delle riproduzioni». Predator, Optimus e Bumblebee dei Transformers: i beniamini di film, fumetti e cartoon si sono materializzati per magia. E siamo certi che, vista l’abilità di questi creatori di effetti speciali, presto la famiglia degli “uomini d’acciaio” si allargherà.•

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ZANELLA S.r.l. - RZ DESIGN (progetto in via di sviluppo) SEDE AMMINISTRATIVA Via Martiri di Cefalonia e Corfù, 21 37014 Castelnuovo del Garda (Verona) Tel. 045 7575277 Fax 045 7571221 PRODUZIONE Accessori per impianti GPL, passi d’uomo, passi di testa, passi di mano, boccaporti per combustibili, carburanti, 1a raccolta; installazioni artistiche ANNO DI FONDAZIONE 1964 TITOLARE Roberto Zanella RESPONSABILE MARKETING Roberto Zanella, Elisa Gardumo RESPONSABILE QUALITÀ Roberto Zanella, Sante Russo

RESPONSABILE PRODUZIONE Sante Russo RESPONSABILE AMMINISTRAZIONE Maurizio Faretta, Maria Pasquero FATTURATO 2012 1 milione e 200mila euro SUPERFICIE AZIENDALE Totale: 4.100 mq Coperta: 2.500 mq RISORSE UMANE Addetti alla produzione: 7 Impiegati: 3 Art design: 1

SITO INTERNET/E-MAIL www.zanellasrl.com zanellasrl@zanellasrl.com www.rzdesign.net info@rzdesign.net


On.le

GIANNI

DAL MORO

L

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’intervista all’on. Gianni Dal Moro, acuto conoscitore e attento interprete della realtà economica veneta, rappresenta un passaggio obbligato per comprendere quanto e come l’attuale compagine governativa ha a cuore il futuro della PMI, in particolare quella della nostra provin-

cia, che rappresenta da decenni l’ossatura del sistema economico e occupazionale. I contenuti del confronto si sono tradotti in una serie articolata di risposte su alcuni dei temi di maggiore attualità a cui le PMI guardano con apprensione in attesa di soluzioni che vadano nella giusta direzione.


GIANNI DAL MORO

Recentemente l’Istat commentando alcuni indicatori (PIL e tasso di disoccupazione) ha sottolineato come la ripresa economica in Italia non si vedrà prima del secondo semestre del 2014. Lei reputa che a queste condizioni la PMI possa permettersi il “lusso” di navigare a vista per altri 12 mesi? Assolutamente no. Oggi non solo non ci possiamo permettere il “lusso di navigare a vista” ma neppure possiamo permetterci il “lusso di improvvisare” dentro una continua emergenza. L’economia italiana sta vivendo dentro un quadro drammaticamente straordinario che è sotto gli occhi di tutti, dentro una recessione, la più profonda e lunga dal dopoguerra. Come dichiarato dal Presidente Letta nel suo discorso di insediamento alla Camera è ora di parlare con “il linguaggio sovversivo della verità”. Occorre sapere che i problemi vengono da lontano. Siamo un Paese che non cresce da oltre 10 anni e questa mancata crescita sommata al grande debito pubblico ha reso il Paese fragilissimo. Occorre dire subito e in modo chiaro che non ci può essere futuro in un Paese senza la crescita: crescita economica e sociale. Per questo serve subito un piano per la crescita, un nuovo “Cantiere Italia”. Un primo tassello importante potrebbe essere il via libera alla Golden Rule che scorpora dal patto di stabilità, per le Nazioni che non sono sotto la procedura di debito eccessivo, le opere per investimenti su infrastrutture, edifici scolastici, manutenzione del Paese. La PMI italiana e quella scaligera in particolare hanno rappresentato il volano di uno sviluppo e di un benessere sociale diffusi. Oggi, tra cassa integrazione, cassa integrazione in deroga, carenza di ordinativi, crediti quasi inesigibili, questo universo virtuoso rischia di scomparire. Quali secondo Lei i rimedi più urgenti per non perdere un simile patrimonio di scienza imprenditoriale e professionale? Penso che il tema del credito sia cruciale per la piccola e media impresa. Se non mettiamo subito ossigeno il rischio è di un tracollo del Paese. Dobbiamo creare le condizioni finanziarie affinché

personaggio

le nostre imprese possano essere messe nelle condizioni economiche di poter ripartire agganciandosi ad una ripresa che tarda a venire ma che ci sarà. L’idea del Governo è di puntare da subito sull’utilizzazione dei fondi della Banca Europea degli investimenti che potranno essere impegnati come forma di finanziamento diretto alle banche italiane affinché si trasformino in prestiti veri alle imprese, in primis le piccole. Questa volta i finanziamenti che potranno arrivare a breve alle banche non dovranno più servire alle stesse per acquistare i nostri titoli di Stato o per operazioni finanziarie interne, ma messi direttamente in circolo come finanziamenti alle aziende. L’altro impegno da subito è il rafforzamento del Fondo centrale di garanzia per assicurare un accesso più facile al credito bancario da parte delle PMI italiane. Oggi nella compagine del Governo Letta il Veneto è rappresentato da un ministro al vertice del dicastero dello Sviluppo Economico e due sottosegretari al Ministero dell’Economia. In sostanza, in posti chiave per rimettere in “moto” la macchina del sistema veneto e veronese. Lei crede che tra tante emergenze potranno far valere i bisogni della nostra Regione, quelli delle imprese e delle famiglie in particolare? Conosco bene sia il ministro Zanonato sia i due sottosegretari Baretta e Giorgetti, sono tutte persone concrete e pragmatiche. Vengono da storie ed esperienze diverse ma credo complementari. L’occasione di avere un Veneto alla guida di un dicastero strategico come lo Sviluppo Economico sarà importantissimo per Verona e per la nostra Regione. Per troppi anni lo Stato è rimasto un po’ strabico e quando si parlava di imprese o di aziende un occhio di riguardo veniva dato alla grande industria italiana, argomentando che se cresce la grande industria ne avrebbero avuto benefici le piccole e medie imprese. Certo dal punto di vista teorico il ragionamento è ineccepibile, peccato però che negli ultimi anni abbiamo visto le grandi imprese delocalizzare abbandonando la subfornitura italiana con forti ripercussioni per la nostra economia. Per troppi anni abbiamo assistito alla socializzazione dei debiti

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non solo finanziari ma anche umani e i crediti portati fuori confine. Una delle carenze di cui soffre la PMI regionale è la sua incapacità di saper fare Rete. Oltre alla normativa varata in proposito dai precedenti esecutivi, Lei crede che al di là di altri salvagente il Presidente Letta riesca a stimolare questa opportunità che, a giudizio di molti, potrebbe rappresentare una svolta nel processo di internazionalizzazione delle PMI? Oggi le Piccole e Medie Imprese valgono in Italia il 58% del PIL e il 62% dell’occupazione, di fatto sono la struttura portante del nostro Paese e in particolare del Nord Est. Il tema della dimensione è uno dei nodi cruciali per lo sviluppo del sistema economico imprenditoriale italiano, che tocca quasi tutte le piccola imprese. Per anni abbiamo vissuto cullati nell’idea che il “piccolo è bello” per poi trovarci di fronte alla crisi inadeguati in termini dimensionali anche se certamente dentro la crisi la piccola dimensione ha garantito maggiore flessibilità. Per questo il Governo Letta sta ragionando su come creare le condizioni di facilitazione per forme nuove e moderne di aggregazione e di sistemi di rete, partendo non solo da eventuali ipotetiche defiscalizzazioni. Oggi si vive una recessione che sotto molti aspetti ha i connotati della deflazione e, quindi, una stagnazione preoccupante della propensione ai consumi, anche quelli primari. Come pensa se ne potrà uscire? Di fronte ad una crisi che vedrà il quadro economico ancora soffrire per i prossimi 12 mesi occorre approvare e rendere immediatamente operativi alcuni interventi come il blocco dell’aumento dell’IVA o almeno il suo spostamento, lo sblocco operativo dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, allentare il patto di stabilità interno per i Comuni virtuosi. Non sarà facile, ma il Governo ce la metterà tutta per reperire le risorse necessarie, continuando in modo determinato nella spending review e il taglio delle agevolazioni fiscali. Speriamo di poter trovare per tutte queste azioni le risorse necessarie. Inoltre, anche se

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la situazione economica non è favorevole, occorre valorizzare il patrimonio pubblico. La Sgr che è stata creata potrà finanziare la valorizzazione degli immobili.

Lo sfaldamento della struttura imprenditoriale può avere pesanti ripercussioni sulla pax sociale e, pertanto, sulle opportunità per le giovani generazioni di trovare una sistemazione decorosa per costruirsi il proprio futuro e, soprattutto, per contribuire all’equilibrato mantenimento degli attuali livelli di esborso dell’INPS. Non sarebbe il caso di rivedere, o di tagliare, alcuni fra i molti impegni cui le casse dell’Ente devono far fronte? Su questo tema si confrontano due questioni rilevantissime. La disoccupazione giovanile e l’invecchiamento della nostra società. Il tasso di disoccupazione giovanile è drammatico, tra i 15 e 24 anni i giovani disoccupati in Italia sono il 38,4%, peggio di noi solo la Grecia e la Spagna. In Italia ci sono inoltre 2 milioni di Neet, cioè di giovani principalmente tra i 15 e 29 anni che non lavorano, non studiano, non si informano, sono rassegnati. Sono i cosiddetti Neet. Giovani che


GIANNI DAL MORO

non cercano più, che non si muovono più, che stanno imbalsamando il proprio avvenire. Il dato per noi più allarmante è che l’incremento maggiore dei Neet in Italia è nel nostro Veneto, nella regione considerata qualche tempo fa una delle locomotive dell’Italia. Sull’altro versante c’è il tema del invecchiamento. L’Italia è tra i Paesi più vecchi al mondo. Oggi il 30% della popolazione è over 65 anni. Questo peserà sempre di più non solo dal punto di vista pensionistico ma anche da quello sanitario. Occorrerà ripensare al nostro attuale modello di welfare sempre più integrato e innovativo. Gli ospedali dovranno sempre più essere riservati alle patologie acute, si dovrà puntare sulle tecnologie Smart, sulla telemedicina, sulla domotica per una longevità attiva. Tutto questo avrà certamente ripercussioni anche nel mondo del lavoro, nella gestione del tradizionale modello famigliare. Penso che superata la crisi economica il tema del welfare e dell’alimentazione saranno le sfide cruciali della nuova Europa. Una generazione senza lavoro e un Paese che invecchia sempre di più, questo è il grande rischio prossimo futuro del nostro Paese. Da subito dobbiamo evitare che questo contrasto generazionale faccia danni irreparabili alla nostra economia e alla tenuta sociale del Paese. Non possiamo più, neppure per un attimo, fare finta di niente come se il problema non ci riguardasse. Non è così, ci riguarderà a breve tutti. Per questo più che parlare di tagli o di nuovi impegni per le casse dell’INPS occorrerà riflettere e agire velocemente sulla nuova dimensione sociale della nostra comunità.•

personaggio

G

ianni Dal Moro è nato a Verona il 23 maggio 1958 è coniugato e ha due figli. Imprenditore nell’area della comunicazione e degli eventi, già membro del consiglio d’amministrazione dell’AMIA – Azienda Municipale di Igiene Ambientale di Verona negli anni 1990-1993, è stato anche presidente del consiglio d’amministrazione di Veronamercato S.p.A Centro Agroalimentare di Verona (dal 2003 al 2007) e, per un breve periodo, consigliere di amministrazione dell’Aeroporto di Verona Villafranca (2008). Dal 2006 è uno dei più stretti collaboratori del Presidente del Consiglio Enrico Letta che affiancò a Palazzo Chigi durante la sua esperienza quale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Prodi. Per le primarie del Partito Democratico dell’ottobre 2007 viene nominato da Letta coordinatore nazionale della sua lista “I democratici per Enrico Letta” che ottiene un lusinghiero 11%. Nel 2008 partecipa in rappresentanza di Letta al tavolo nazionale per la stesura delle liste nazionali per le elezioni politiche. È deputato del Pd dal 2008 ed è stato componente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati (2008-2013). Nel 2009 viene nominato Capo della Segreteria Politica del vicesegretario nazionale Pd Enrico Letta. Riconfermato alla Camera dei Deputati nel 2013, è oggi consigliere politico del Presidente del Consiglio di Ministri.

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attività

RELAZIONI ECONOMICHE ITALIA – RUSSIA Se ne è parlato in un incontro organizzato da Apindustria e Conoscere Eurasia

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a Russia è un interlocutore di primaria importanza per l’Italia e le relazioni economiche tra i due Stati rivelano un significativo rafforzamento: secondo gli analisti, la Federazione Russa è tra i Paesi che genereranno maggior valore per il nostro export nel quadriennio 2013-2016, con una crescita media annua del 9,4%. Inoltre, la costituzione dell’Unione Doganale e dello Spazio Economico Comune tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan, che dal 2015 dovrebbe dare vita ad una Unione Eurasiatica, porta a pensare alle relazioni con Mosca in vista della creazione di una nuova compagine politico-economica. Alla luce di questi dati e per fare il punto sulle prospettive future, Apindustria Verona e Conoscere Eurasia hanno organizzato un incontro con gli imprenditori che operano nel sistema casa. «In Russia, grazie a nuovi meccanismi interni a livello legislativo e politico, si sta verificando un’accelerazione costante. È in crescita il ceto medio, il che significa aumento di spesa e apertura verso altri mercati. Questa crescita – spiega Arturo Alberti, presidente di Apindustria – può avere una positiva influenza sul sistema delle PMI italiane. Attualmente le imprese miste russo-italiane a Mosca sono quasi 500 con circa 40 mila addetti. È evidente che si sta instau-

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rando un rapporto bilaterale, concreto, in cui l’Italia potrebbe ricoprire un grande ruolo. Apiverona offre un tessuto di 900 aziende, con 17 mila addetti e 5 miliardi di euro di fatturato per il 50% realizzato sui mercati esteri. Verona ha delle vere eccellenze, con produzioni di alta qualità ideali per un mercato ricettivo come quello russo a cui però non bisogna guardare solo in prospettiva dell’export, ma anche nell’ottica di stabilire partnership strutturate». Ne sanno qualcosa gli architetti Costante Marengo, titolare Arcos Interior Architectural Consulting, e Yan Bigazzi, direttore generale della Targetti Poulsen Russia, da anni operanti in Russia, che hanno por-

tato la loro testimonianza e illustrato le strategie migliori – dagli studi di architettura ai consorzi di impresa – per veicolare il Made in Italy della casa (edilizia, arredamento e design). L’interscambio Italia-Russia ha raggiunto i 33 miliardi di euro. I dati della Banca d’Italia segnalano nel 2011 un saldo positivo di 574 milioni di euro a favore dell’Italia. Verona recita una parte importante, grazie alle sue aziende e alla posizione geografica: l´interscambio con il mercato russo è di 353 milioni. E se i settori tradizionali (agro-food, moda e sistema casa) la fanno da padroni, anche i beni strumentali per l’industria (macchinari e meccanica) e alta tecno-


E se è vero che resta ancora molto da fare sulla via della facilitazione degli interscambi commerciali tra Italia e Russia, molto è però già stato fatto. Da anni il sistema bancario italiano è presente in Russia con sportelli diffusi sia di Unicredit che di Banca Intesa. Nel panorama italiano Verona gode di vantaggi maggiori rispetto ad altre città. «Il 27 marzo – sottolinea il professore Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa e presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia – è stato firmato l´accordo interministeriale che farà di Verona il primo punto in Italia per la formalizzazione doganale a distanza delle merci per la Russia che viaggiano via container e in aereo, grazie alla presenza stabile di due funzionari russi. Questo consentirà di sbrigare in un giorno le formalità che ora richiedono settimane: un abbattimento dei tempi e delle pratiche burocratiche. Dal 2014, inoltre, sempre dalla città scaligera partirà un treno merci che va direttamente in Russia. Si consideri che già l’aeroporto Catullo è collegato a Mosca-Domodedovo da un volo diretto. Per favorire una sincronia sempre maggiore con il territorio russo sarebbe a questo punto necessario anche semplificare il meccanismo dei visti turistici. Incontri come questo fanno capire che la speranza di riavere l’Italia e logia (computer e prodotti di elettronica) sono sempre più richiesti. «Non dobbiamo pensare alla Russia solo in termini di energia, gas e petrolio – ribadisce Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) –, ma come potenzialità di un mercato e di un partner strategico. A parte i settori tradizionali ve ne sono altri nei quali l’imprenditoria italiana deve essere abbastanza acuta e pronta: sappiamo che chi ha gli asset della tecnologia più avanzata avrà un ruolo primario nel futuro scenario multipolare. Noi abbiamo un know how importante per quanto riguarda il trasferimento tecnologico che possiamo mettere a beneficio dell’ammodernamento della Russia. Ma tale trasferimento tecnologico non dovrà partire esclusivamente dai centri di ricerca italiani e dall’università bensì dovrà partire anche dalle imprese e dalle associazioni industriali: le PMI italiane hanno una grande esperienza nel manifatturiero e un sapere e un saper fare importantissimi da trasferire ai loro omologhi russi».

il nostro Sistema Paese ai posti che le competono può diventare realtà». C’è un tessuto di PMI che si muove bene nel mondo e soprattutto nell’area euroasiatica e Verona è l’emblema di questa verve imprenditoriale, una vitalità sempre più necessaria di questi tempi. «La Russia e i Paesi dell’area euroasiatica sono alleati importanti per l’Italia – ribadisce Georgy Luntovskiy, primo vicepresidente della Banca Centrale Russa –: vi è molta richiesta di prodotti italiani e le possibilità di cooperazione sono pressoché infinite. È tempo di intensificare i rapporti, sia di tipo commerciale che di tipo culturale, da sempre esistenti con l’Italia e Verona si appresta a interpretare una parte sempre più di primo piano nello scacchiere degli scambi con Mosca».•

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attività

Pillole di imprenditorialità PIANIFICAZIONE PUBBLICITARIA ONLINE E USO AZIENDALE DEGLI STRUMENTI WEB & APP-MOBILE GRATUITI

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a nuova rassegna 2013 “Pillole di imprenditorialità”, promossa da Apindustria con il patrocinio della Camera di Commercio di Verona, punta sul web. Per le aziende più strutturate come per quelle medio-piccole, è oggigiorno essenziale saper utilizzare correttamente i nuovi strumenti di comunicazione connessi alle tecnologie più all’avanguardia. Per questo due incontri sono stati dedicati alla Pianificazione Pubblicitaria Online - Organizzare e gestire una campagna pubblicitaria aziendale in Internet e all’ Uso aziendale degli strumenti web e app-mobile gratuiti.

ed efficace a patto che lo si utilizzi nella maniera giusta. L’advertising online offre diversi vantaggi: è flessibile, accessibile con budget limitati, misurabile, migliorabile, geolocalizzabile, scalabile. Ma non è semplice come sembra: creare strategie web in grado di sviluppare un vero e pro-

Nell’incontro del 13 marzo i docenti Andrea Ragno, amministratore di Promobit.com, e Valentina Manservigi, account e media planner in Promobit.com, hanno trattato la tematica della pubblicità online, uno strumento versatile

prio business online è un’attività che richiede una specifica professionalità. Non basta aumentare il numero degli accessi a un sito, ma bisogna ottimizzare il tasso di conversione (da visitatori a clienti). Quali sono i migliori canali web

da utilizzare? Come si compone il messaggio? Come si possono monitorare i ritorni? E quali sono gli errori più frequenti da evitare? Ragno e Manservigi hanno indicato quali sono alcune delle regole precise alle quali attenersi. Punto di partenza è l’esatta definizione di strategie e obiettivi dalla quale dipende una centrata profilazione del target. Ogni mezzo – dalla strategia SEO, al direct mailing, ai banner, ai video adv, alle digital pr, ai social media – presenta dinamiche e rischi peculiari che devono essere conosciuti per poter massimizzare i risultati, promuovendo al meglio in rete i propri prodotti e servizi in ogni parte del mondo. Importantissimi sono, in fase di impostazione della campagna, lo studio del mercato e della concorrenza e, in seguito, l’analisi dei risultati ottenuti (la strategia si può correggere se non porta i risultati desiderati). Per una PMI la vetrina web è essenziale per ottenere benefici a livello di visibilità e brand awareness: prima di acquistare qualsiasi cosa, è diventata ormai

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attività

routine cercare informazioni sul prodotto o sul servizio in rete e per questo, per chi gestisce un’azienda, dev’essere ormai chiaro che presidiare anche il mercato ‘virtuale’ non è più pratica facoltativa, ma è un passaggio obbligatorio.

I

nternet viene tuttavia in soccorso dell’azienda non soltanto per la pubblicità. Nella lezione del 17 aprile Marco Sandrin, consulente aziendale, ha illustrato l’utilizzo di alcune delle più apprezzate applicazioni gratuite (disponibili su web e cellulari) nell’ambito amministrativo, commerciale, ufficio tecnico, gestione sicurezza e qualità, che consentono notevoli incrementi di produttività ed efficienza a costi praticamente nulli. Lo sviluppo di applicazioni “mobile” è il processo con cui un sito web o software applicativo è sviluppato appositamente o è compatibile con i dispositivi portatili (tablet, smartphone o telefoni cellulari di ultima generazione). Queste applicazioni possono essere dedicate esclusivamente a uno o più dispositivi mobili e vengono scaricate da piattaforme software mobili di distribuzione oppure applicazioni web (siti) appositamente sviluppate per fornire una esperienza di navigazione “applicationlike” all’interno di un browser web. I possessori di smartphone in Italia sono oltre 20 milioni, un numero che già nel 2011 aveva supera-

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to quello dei telefoni tradizionali. Il mobile internet è utilizzato da un terzo degli italiani (la media e di 2 sim per abitante) e i navigatori da mobile sono oggi ogni mese oltre la metà di quelli che accedono da

PC. Con la diffusione di iPad ed altri Tablet, è logico supporre che ci sarà un ulteriore ampliamento del mercato del mobile ed è facile intuire che il giro d’affari generato dal mobile marketing è destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni. L’incontro, rivolto a titolari, collaboratori, responsabili commerciali e amministrativi, ha toccato diversi argomenti. Dall’archiviazione in remoto sfruttando tecnologie cloud computing (con l’esempio sull’utilizzo di Dropbox), alla creazione di form online (moduli da inserire in una propria pagina con campi da riempire di vario tipo, per chiedere o dare informazioni: rapportini, questionari, preventivi), al QR code (manualistica, form, video istruzioni, mappe, ponte tra stampati e web, turismo), agli sfogliabili on line per ammortizzare sul web i propri stampati (bilanci, brochure, manuali). Attenzione speciale è stata riservata a Facebook e all’opportunità di gestire una “Fun Page” dedicata alla propria azienda, da sfruttare come area News del sito corporate, pubblicando foto, link utili ad altri siti, link a pdf caricati su Dropbox, sfogliabili, filmati dal proprio canale You Tube e molto altro.•

Beatrice Paglialunga


territorio

IL GRUPPO SAMO

TESTIMONIAL D’IMPRESA

IN UN PROGETTO DI RICERCA DI SDA BOCCONI E SAP Ag Il Gruppo Samo di Bonavigo, leader italiano nel settore dell’arredobagno, è stato una delle realtà imprenditoriali scelte da SDA Bocconi School of Management e da SAP Ag per partecipare ad un progetto di ricerca al fine di esemplificare la relazione fra dimensioni di complessità delle imprese italiane, economicità e valore dei sistemi informativi. Assetto proprietario, societario, internazionale, struttura manageriale, modello operativo, strategie di crescita, dinamicità del business, supply chain, sistema produttivo, modello di go-to-market sono gli aspetti tenuti in considerazione nella fase di analisi. L’autorevole School of Management, attraverso questa ricerca, ha voluto portare il proprio tangibile contri-

buto ad imprenditori e manager in termini di soluzioni per la gestione delle complessità aziendali, al fine di poter affrontare con competenza

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le sfide del mercato. Lo scorso 23 maggio Samo è stata invitata a Bologna, a Palazzo Pepoli-Museo del-

navighese di divulgare l’esperienza maturata con i partner SAP, già iniziata a partire dal 2002, attraverso

la Storia, all’evento di presentazione dell’indagine per far conoscere la propria realtà. La testimonianza diretta ha permesso all’azienda bo-

una soluzione applicativa estesa la cui implementazione all’interno dei propri processi commerciali, produttivi, logistici e di controllo gestionale, ha permesso di accompagnare efficacemente la sua significativa crescita sia nel mercato interno che in quello internazionale. Alla luce di questi dati, Samo è stata riconosciuta da SDA Bocconi come realtà di riferimento nel panorama imprenditoriale italiano, testimonial di percorsi d’innovazione continua all’interno dei processi gestionali per la crescita e l’internazionalizzazione. È questo per Samo un nuovo riconoscimento da parte del mondo accademico che si affianca a quelli ricevuti di recente in occasione di partnership con l’Università di Trento e con Alma Graduate School di Bologna.•


Apidonne

gli imprenditori cercano opportunità e partner

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roprio come negli speed-date americani: solo pochi minuti a disposizione per conoscere e farsi conoscere. Ma ad incontrarsi al Mulino Simbeni di Fumane, lo scorso 10 maggio, non sono stati cuori solitari, bensì imprenditori, desiderosi di stabilire un contatto diretto tra colleghi allo scopo di agevolare il business. ‘Ri-conoscersi’ è quasi una “mission impossible” per molti uomini d’affari, presi dai mille impegni professionali e costretti dai tempi stretti imposti dalla produttività al

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dialogo, rapido ma impersonale, via email o telefono. «Ri-conosciamoci, il nostro appuntamento ormai consolidato di speedmeeting “one-to-one” tra capitani d’azienda, fornisce – spiega Marina Scavini, presidente del Gruppo Donne di Apindustria Verona, promotore dell’iniziativa – la giusta modalità di incontro a chi è in cerca di nuove opportunità e di partner professionali. Le nostre comunicazioni sono continue, ma superficiali e, spesso, inefficaci: siamo costantemente connessi con cellulari,

Skype, social network, internet eppure non riusciamo a entrare in sintonia con i nostri interlocutori. Talvolta, pur nella vicinanza geografica, aziende che magari potrebbero essere interessate a collaborare non hanno occasione di conoscersi. Come donne e come imprenditrici, consapevoli dell’importanza della comunicazione e dei rapporti umani anche nel business e convinte che per implementarlo sia importante tornare al contatto visivo tra cliente e fornitore attraverso una modalità di incontro esperienziale, abbiamo deciso


di fornire ancora una volta, con questo progetto, la chance giusta per stabilire rapporti più profondi». Dopo la start-up a Peschiera del Garda e il secondo evento a Cerea, per la terza edizione di Ri-conosciamoci si è scelto di puntare sulla Valpolicella. Immutato il format: un moderatore ha stabilito le regole e la rotazione tra i partecipanti, referenti aziendali che, seduti a coppie frontali, hanno avuto colloqui di 3 minuti. I 32 imprenditori iscritti (aziende/professionisti) si sono potuti confrontare, in un solo pomeriggio, con tante altre realtà della provincia appartenenti a diversi settori/categorie. Un’idea semplice nata dal desiderio di dare una risposta concreta all’esigenza sempre più sentita di “fare rete”, per affrontare in sinergia quello che è, senza dubbio, un momento difficile per l’economia. Ri-conosciamoci ha goduto quest’anno del patrocinio e del contributo della Camera di Commercio di Verona. «Prima e più che per i risultati tangibili a cui una tale iniziativa può portare, risultati che comunque auspichiamo e che, anzi, siamo convinte non tarderanno ad arrivare, riteniamo che il valore aggiunto di Ri-conosciamoci stia nell’offrire la possibilità di un matching anche personale. Tanti imprenditori – prosegue Scavini –, impegnati magari in settori differenti, ma accomunati da problemi, difficoltà, sfide, vittorie professionali simili, hanno potuto confrontarsi sulle loro attività, approfondendo anche la conoscenza, dopo gli incontri veloci, nel corso di slow meeting». Nell’intento di definire un legame stretto con il territorio e con le realtà produttive che lo caratterizzano Riconosciamoci è stato concepito come evento itinerante. Quest’anno, vista la location scelta, nel cuore della Valpolicella, si è pensato di riservare un’attenzione particolare alle aziende del settore lapideo. Diversi gli imprenditori del comparto che hanno partecipato alla sessione di lavori: Fabio Coltri di Marmi S. Caterina, Angiolina Cometti di Cometti Marmi, Giuseppe Righetti di Riva Marmi, Cristina Savoia di Essegi

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Marmi, Germana Allegri di Europorfidi, Palmalisa Zantedeschi, Testimar. Davvero positivi i feedback «Ho apprezzato molto Ri-conosciamoci – afferma Germana Allegri di Europorfidi – che si è rivelata opportunità unica per stabilire un contatto con diversi colleghi. Non è magari “scoccata la scintilla” nel senso di un preventivo, un ordine, un contratto, ma il confronto,

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lo scambio, il reciproco ascoltarsi con altri uomini e donne impegnati come me ogni giorno nella gestione di un’azienda ha costituito un arricchimento che va oltre l’utilità immediata». «Tra imprenditori – le fa eco Cristina Savoia di Essegi Marmi – ci si incrocia a volte di sfuggita in occasione di assemblee o convegni. Ma è difficile “ri-conoscersi” e trovare, nella frene-

sia della vita professionale, momenti per condividere idee e riflessioni con colleghi che magari lavorano anche a pochissima distanza da noi. Trovo che incontri come questo siano indispensabili per promuovere lo sviluppo di fattive cooperazioni». «Formula che vince non si stravolge – prosegue il presidente Scavini –, ma si cambia. Siamo convinti che l’efficacia


di Ri-conosciamoci stia anche nel suo essere uno work-in-progress, aperto ai suggerimenti dei partecipanti e, come in passato abbiamo tarato ogni evento sulla base di esigenze emerse nell’edizione precedente, anche questa volta intendiamo fare tesoro di “dritte” dateci dai nostri imprenditori. È emerso, ad esempio, l’interesse a vedere più coinvolti in questi meeting anche pro-

gettisti, architetti, designer…, anello di congiunzione, nella filiera dei materiali e delle costruzioni, fra produttore e consumer. Uno spunto senza dubbio utile per Ri-conosciamoci 2014». «Mi piace fare mio – conclude Cinzia Martini di Martini Mobili, neoeletta vicepresidente Apid – quel proverbio che recita: “Sei vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, corri in-

sieme a qualcuno”. Consolidare e sviluppare legami, anche non di business in senso stretto, darsi fiducia, supportarsi reciprocamente, fa bene non solo all’imprenditore ma all’intero mondo che gravita attorno alla sua impresa».•

Beatrice Paglialunga

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La nuova dimensione del Business al Femminile Un nuovo stile, una nuova era

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ualcosa di straordinario sta accadendo per noi donne. Siamo di fronte ad un cambiamento evolutivo enorme che racchiude in sé il potenziale di alterare il corso della storia. Ho la fortuna di lavorare tutti i giorni con libere professioniste, lavoratrici in proprio, imprenditrici ed aspiranti tali, donne meravigliose che decidono di affrontare un percorso di Coaching con me spinte dal desiderio profondo di migliorare la loro vita personale e professionale e motivate dalla voglia di coinvolgere in questo mutamento anche coloro che hanno vicino. Ed è grazie al mio meraviglioso lavoro, che ho la possibilità di avere un posto in prima fila per godere di questo spettacolo evolutivo e per comprendere sempre più profondamente, la dinamica di questo forte ed epocale cambiamento. Alcune donne all’inizio lo sentono come un forte impulso ad evolvere e migliorare loro stesse come individui e come lavoratrici, a concretizzare il potenziale dei propri talenti creativi e ad offrire nuovi servizi, prodotti o maggior contributo attraverso la loro attività. Altre provano il desiderio di vivere maggior connessione, relazioni sane e amore, il desiderio di vivere più pienamente la vita. Ed altre hanno la sensazione di avere uno scopo ed un ruolo unico, preciso e fondamentale nel plasmare il futuro del nostro mondo, contribuendo a migliorarlo. Ed hanno tutte ragione: le cose stanno cambiando e siamo proprio noi donne a creare questo cambiamento. Mai prima d’ora come donne, abbiamo avuto così tanto potenziale per plasmare il nostro futuro individuale e collettivo e tanto desiderio di farlo ed è grazie a queste spinte che provengono dal profondo di ciascuna di noi che si sta plasmando una nuova forma di successo femminile e di leadership al femminile, basata su uno stile diverso da quello oggi generalmente riconosciuto nel mondo del business: sta nascendo un nuovo potere femminile. Le ricerche ci dicono che per la prima volta nella storia, è maggiore il numero di donne laureate rispetto a quello degli uomini. Oltre il 40% delle donne negli Stati Uniti sono anche i capifamiglia per i loro nuclei familiari ed a partire da gennaio di quest’anno è maggiore il numero di donne nel mondo del lavoro. Lo scorso ottobre, la CNN ha dichiarato che le donne sarebbero diventate le “salvatrici dell’economia globale” e il Dalai Lama ha profetizzato che “il mondo sarà salvato dalla donna occidentale”. Ma paradossalmente, da quando le donne hanno ottenuto la libertà di fare, essere e avere tutto ciò che vogliono, la maggior parte di loro non è stata

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felice! Le donne in Occidente oggi sono veramente diventate la generazione più autonoma, indipendente, colta e potente nella storia. Negli ultimi 50 anni, le donne che sono entrate nel mondo del business, non sapendo bene come fare ad essere le artefici del proprio destino con un loro stile, hanno adottato come metodo per il raggiungimento dei risultati un modello che poco si confaceva loro e alle loro caratteristiche, il modello maschile: logico, gerarchico, competitivo, battagliero e determinato. Ispirandosi ai loro padri, capi ufficio, mariti, fratelli, colleghi e amici uomini, hanno fatto del loro meglio per creare un successo seguendo lo stile “ maschile” di fare business. E questo modello le ha aiutate sì a creare una parte del successo che volevano, ma le ha costrette a rinunciare a buona parte del loro profondo ed autentico modo di essere, ed è così che molte donne sono entrate in crisi. Spesso si sono sentite impotenti a creare quelle cose a cui tengono invece tanto e che sono allineate ai loro valori profondi: realizzazione personale, ricchezza spirituale, espressione di sé, senso di appartenenza, creatività, libera espressione, vitalità, scopo, contributo e un futuro migliore per le generazioni a venire. Lo sapete che: - il 50% di noi ora vive da solo senza un partner; - una su cinque di noi è sotto anti-depressivi (senza contare quelli di noi che si sentono infelici e insoddisfatti); - 75% di noi hanno rapporti malsani con il cibo e il proprio corpo; - 6 su 10 di noi non riesce a dormire la notte per l’ansia da stress finanziario (che alcuni studi dichiarano essere la causa n° 1 di malattie croniche). Anche se abbiamo deciso di lanciare piccole imprese a destra e a sinistra, il 95% di noi non riesce a rompere la barriera dei fatturati a 6 cifre per provare quel successo che sappiamo di meritare: c’è qualcosa di atavico nel nostro DNA, di culturale e sociale che finora ce l’ha impedito. C’è una discrepanza tra il nostro mondo interiore e quello esteriore, tra ragione ed intuito, tra agire con logica e seguire il “ flusso”. Molte di noi hanno sofferto di un’indefinita frustrazione che però non potevano esternare per l’obbligo a dover dimostrare di ”essere all’altezza” ed hanno avuto la sensazione che la lotta per riuscire a creare queste cose che desideravano tanto fosse un fallimento solo personale, ma in realtà era un problema collettivo, sintomatico del nostro viaggio evolutivo globale come donne. L’inquietudine che sentivamo è in realtà una vocazione critica, un impulso ad evolversi. Perché a dispetto dei nostri risultati e dopo anni di crescita personale e spirituale non siamo state in grado di accedere al potere di cui avevamo bisogno per prosperare con un nostro stile femminile?


Ogni grande cambiamento viene preceduto da una profonda crisi e questo è stato il nostro turno. La buona notizia è che è negli ultimi anni è nato e si sta espandendo a macchia d’olio una vibrante alternativa a tutto ciò: un po’ alla volta tante donne stanno comprendendo un “nuovo modo” e lo stanno mettendo in pratica, prendendo possesso della propria profonda forza interiore. Quello che accade è che la nostra natura femminile, l’essenza di chi siamo veramente, vista fino ad oggi spesso come un ostacolo o addirittura un handicap, la nostra energia femminile ci sta dando invece una grande spinta nelle nostre vite e nelle nostre attività professionali portandoci ad attuare enormi cambiamenti! Ora che ci stiamo dando il permesso di riconoscerlo, sta emergendo quel potere femminile necessario al risveglio autentico di ogni donna. Alcuni lo chiamano “feminine power” potere femminile appunto, ed è qualcosa di favoloso. La forza creatrice e creativa, intensa e intuitiva del femminile si sta risvegliando e dice “sì posso farcela.” Dando spazio a nuove visioni e scenari futuri. E qual è il percorso per risvegliare la pienezza del nostro potere autentico come donne, potere inteso anche come possibilità di coinvolgere, esprimersi, comunicare, curare, difendere? Dove dovremmo porre la nostra energia e l’attenzione al fine di rendere il nostro più grande contributo? E come potremmo lavorare insieme e sostenendoci a vicenda in questo processo? Dopo avere affiancato e lavorato con tante donne di successo che sono riuscite a creare quello che desideravano nella loro vita sia personale che professionale e che riescono ogni giorno a migliorare un pezzetto alla volta il proprio mondo, posso dire di avere individuato le tre principali e fondamentali caratteristiche di questo nuovo stile di potere femminile: 1) ESSERE AUTENTICHE E SMETTERE DI TRATTENERSI “Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te”. Paulo Cohelo Dal punto di vista culturale le donne hanno subito un “lavaggio del cervello” fino ad arrivare a credere che per essere “ brave” avrebbero dovuto mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, i pensieri degli altri davanti ai propri, le parole degli altri davanti alle proprie. Ed è andata a finire che molte donne vivessero inseguendo l’idea di ciò che avrebbero dovuto essere anziché in armonia con chi erano veramente. La prima chiave quindi per il successo nel nuovo

stile femminile è quello di essere autentiche. Quello di smettere di trattenersi. Le donne che oggi hanno successo e riescono a creare vite personali e professionali di grande equilibrio e soddisfazione, sono donne autentiche. Dicono la verità, esprimono i loro sentimenti, sono centrate su loro stesse seppur al servizio degli altri. Sanno prendersi i loro tempi, hanno ben chiaro chi sono e cosa vogliono e non hanno paura di dichiararlo a prescindere dalle aspettative della società. Non si sminuiscono né sminuiscono i propri successi alla famiglia o agli amici perché sono preoccupate di come gli altri si sentiranno di fronte ai loro risultati. Sono onestamente, coraggiosamente e autenticamente loro stesse. Quando le donne incontrano la loro dimensione femminile smettono di avere paura, smettono di dirsi “no, non sei capace”, “non ce la farai mai”, “non vali niente”, smettono di dire “sì” a tutti solo per essere più apprezzate, smettono di gettare tutte le forze dove non serve facendo a brandelli i loro desideri, smettono di lasciare se stesse in fondo alla lista. Le donne della nuova dimensione di business al femminile sono AUTENTICHE. 2) USARE L’INTUITO “L’intuizione di una donna è molto più vicina alla verità della certezza di un uomo”. Rudyard Kipling Una delle caratteristiche del nuovo potere femminile è l’assiduo utilizzo dell’intuito come facoltà intellettuale potente e estremamente attendibile. L’intuito non mente. Ma che cos’è l’intuito? Lo definirei come la capacità di sentire o captare un’informazione che non hai avuto modo di apprendere precedentemente. Alcuni lo chiamano una sensazione, altri una voce interiore, altri la voce della coscienza, altri una vibrazione; non importa come lo si chiami, di fatto si tratta di una capacità meravigliosa che abbiamo tutti sin dalla nascita, una delle nostre stupefacenti facoltà. Le donne di successo seguono attentamente quella vocina dentro di loro, il sussurrare gentile che le guida con amore e determinazione, il loro intuito: hanno compreso che è qualcosa che va rispettato e al quale attenersi, soprattutto quando si tratta di prendere decisioni difficili. L’intuito suggerirà quale direzione prendere e spesso sarà la direzione corretta! Gli americani lo chiamano “ flow”, flusso: le donne che creano questa nuova dimensione di business al femminile seguono il flusso del loro INTUITO.

3) UNIRSI “Siamo tanto forti quanto siamo unite. Tanto deboli quanto siamo divise.” J.K. Rowling Da qualche mese mi sono unita, entusiasta e partecipe, al gruppo di ApiDonne, donne straordinarie e piene di determinazione, capacità e talenti, e questa esperienza mi sta dando ulteriore conferma dell’avvento di questa grande nuova era femminile nella quale stiamo entrando a grandi passi in modo del tutto naturale. Le donne che hanno successo non si ostacolano a vicenda, non c’è invidia, né competizione. La nuova forma di potere femminile prevede che le donne si sostengano a vicenda, formino tra loro una rete di supporto per creare sinergie positive che spesso danno frutto ad attività di grande successo. Hanno compreso che l’invidia non porta a nulla di buono e che se sì è autentiche ( vedi punto 1) non esiste problema di competizione perché sicuramente staranno offrendo servizi, prodotti unici , con uno stile unico. Il proprio. Dopo anni di lotte estenuanti per primeggiare, sgomitando in un mondo dove i posti alle luci della ribalta per le donne erano pochi e molto ambiti, oggi le donne hanno capito che la mossa migliore è unirsi. Creare gruppi di lavoro. Creare progetti in sinergia. Aiutarsi. Compensarsi. Fare gruppo. Ed ecco come, poco per volta, la realtà di donne di successo non è più una rarità per le donne che creano questa nuova dimensione di business al femminile UNITE. La strada da compiere è ancora lunga ed abbiamo molto da imparare. Ma noi imprenditrici che abbiamo la fortuna di avere compreso questa nuova strada e avere fatto un passo verso questa nuova consapevolezza dobbiamo impegnarci a divulgare questi concetti, sostenere le altre donne e affiancarle nel risveglio del loro potere femminile: il mondo può cambiare, una passo alla volta. Una donna alla volta. Vale Giuffrè, Success & Styling Coach for Women, creatrice di “INSIDEOUT SUCCESS: la strategia in 6 Semplici Passi per creare la Vita e lo Stile che ami”, autrice del Libro “Crederci. Una straordinaria storia di Successo. Il tuo!” Business & Life Coach, NLP Coach e NLP Trainer, Life Success Consultant di Bob Proctor lavora con le donne di tutto il mondo, aiutandole ad essere più soddisfatte, più sicure, più felici, più belle e più ricche e a creare una vita di totale libertà.•

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TRANCHED COVER REGIONE DEL VENETO

Un patto per dare liquidità alle PMI del Veneto

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unedì 25 marzo 2013, la Regione Veneto ha ufficializzato l’avvio di un importante strumento di sostegno alle piccole e medie

imprese del territorio, frutto della collaborazione tra Regione del Veneto, 7 Confidi regionali e 2 Banche, che ha lo scopo di fornire alle PMI ve-


apivenetofidi

nete fino a 130 milioni di euro per esigenze di liquidità, attraverso l’erogazione di finanziamenti da € 30.000 a € 300.000 assistiti da garanzia pubblico/ privata. Apiveneto Fidi è uno dei 7 Confidi regionali che hanno

aderito all’iniziativa consentendo così alle proprie Imprese Socie di accedere immediatamente ai finanziamenti previsti dall’importante progetto di sostegno finanziario regionale. Per maggiori informazioni sulle modalità di accesso alle facili-

tazioni, rivolgersi agli Sportelli di Apiveneto Fidi oppure visitare il sito internet all’indirizzo www.apivenetofidi.it. Qui sono riportate le schede tecniche dei finanziamenti ottenibili nell’ambito del progetto regionale.

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FOCUS SULL’ECONOMIA DEL PRIMO TRIMESTRE 20131 Lo scenario globale Nel primo trimestre del 2013 l’economia globale mostra segnali di rafforzamento soprattutto negli Stati Uniti e in alcune economie emergenti. Nel complesso, la crescita mondiale nell’anno in corso dovrebbe rimanere comunque modesta, per rafforzarsi a partire dal 2014. Permane l’incertezza sugli sviluppi della politica di bilancio negli Stati Uniti e della crisi del debito sovrano in Europa. Nell’area dell’euro, dopo la caduta del PIL nel quarto trimestre del 2012, l’attività economica sembrerebbe essersi stabilizzata nel primo trimestre di quest’anno; la domanda interna rimane tuttavia debole anche nei Paesi europei meno colpiti dalla crisi del debito sovrano. È proseguito di conseguenza il calo dell’inflazione, scesa sotto il 2 per cento per la prima volta dal 2010 e prevista in ulteriore calo nei prossimi mesi. L’andamento dei mercati finanziari è stato nel complesso positivo, proseguendo nel progressivo miglioramento iniziato nell’estate del 2012. Nelle ultime settimane di marzo si sono registrate nuove tensioni nelle borse europee e nei mercati del debito sovrano causate da rinnovate incertezze legate alla crescita in Europa, all’esito delle elezioni politiche italiane e, soprattutto, alla crisi cipriota, che ha evidenziato le difficoltà di coordinamento tra autorità europee e nazionali. Il Consiglio direttivo della BCE ha confermato che l’orientamento della politica monetaria rimarrà accomodante fino a quando necessario. I finanziamenti dell’Eurosistema alle banche operanti nell’area dell’euro sono diminuiti a seguito della volontaria restituzione anticipata di parte dei fondi ottenuti nelle due operazioni di rifinanziamento effettuate a dicembre del 2011 e a febbraio del 2012. L’economia in Italia I mercati finanziari italiani hanno risentito solo in misura limitata dell’incertezza politica interna. I differenziali di interesse (spread) tra i titoli di Stato italiani e tedeschi sono aumentati dalla fine di gennaio, ma restando molto al di sotto dei massimi raggiunti nel 2011. Gli ultimi dati disponibili sul sistema dei pagamenti segnalano una positiva ripresa degli afflussi di capitale dall’estero anche verso il nostro Paese. Dopo l’ulteriore contrazione del PIL nel quarto trimestre del 2012, gli indicatori relativi ai primi tre mesi dell’anno in corso suggeriscono che il prodotto è ancora in fase calante, ma a ritmi meno accentuati. Il calo della produzione industriale nel primo trimestre si sarebbe pressoché arrestato grazie al buon andamento delle vendite all’estero, ma permangono profonde aree d’incertezza. Le possibilità di ripresa restano principalmente legate all’evoluzione, nei prossimi mesi, della fiducia degli operatori (imprese e privati), delle condizioni finanziarie e del loro effetto sulla ripresa degli investimenti di imprese e famiglie. Dalle analisi effettuate sulle attese degli imprenditori nel breve periodo, non emergono purtroppo miglioramenti nella propensione agli investimenti, che restano frenati dall’incertezza della domanda e dalle difficoltà di accesso al credito, anche se le aspettative sugli ordini esteri sono lievemente migliorate, pur in un quadro globale ancora incerto e volatile. I crediti commerciali verso le Amministrazioni pubbliche con ritardo nei pagamenti, influiscono pesantemente sulla posizione di liquidità delle imprese fornitrici. Su questo versante, le misure recentemente definite dal Governo volte a sbloccare la liquidazione di una parte dei propri debiti, potrebbero avere un impatto macroeconomico positivo, la cui intensità

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CONGIUNTURA ECONOMICA IN VENETO2

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dipenderà però dai tempi in cui si realizzeranno i pagamenti e dalle modalità con cui i fondi saranno utilizzati dalle imprese. L’accesso al credito resta difficile a causa degli effetti negativi della con-


giuntura, che causano un progressivo deterioramento del merito creditizio di imprese e famiglie. Nei primi mesi dell’anno è proseguita pertanto la flessione dei prestiti alle imprese e ai privati, pur se con un ritmo inferiore rispetto alla seconda metà del 2012. Dopo il lieve rialzo dello scorso autunno, il costo del credito alle imprese si è stabilizzato, ma resta di circa un punto percentuale più elevato rispetto alla media dei Paesi dell’area dell’euro. Alla fine del 2012 il livello delle nuove sofferenze dei prestiti alle imprese, si è riportato in prossimità dei livelli osservati nella recessione dei primi anni novanta. L’assetto patrimoniale delle banche italiane resta comunque solido e appare in grado di far fronte alle sfavorevoli condizioni congiunturali, come recentemente confermato anche dal Fondo monetario internazionale nell’ambito del programma di valutazione del settore finanziario. Nello scorso dicembre il core tier 1 ratio medio dei principali gruppi bancari italiani ha superato il 10 per cento (10,9 per i cinque principali operatori). L’economia in Veneto I segnali provenienti dall’economia regionale sono prevalentemente negativi e confermano la fase recessiva che sta vivendo il Paese. L’andamento della produzione e del fatturato delle imprese venete del settore manifatturiero, mette a segno variazioni negative pressoché in tutti i comparti, con l’unica eccezione del settore delle macchine elettriche ed elettroniche, mentre gli ordinativi interni registrano una flessione generalizzata, soprattutto per le imprese con meno di 10 addetti e nei comparti

della lavorazione del marmo, vetro e ceramica e del legno e mobili. In controtendenza gli ordinativi provenienti dal mercato estero in tutti i comparti del settore manifatturiero (ad eccezione dei mezzi di trasporto e dei metalli e prodotti in metallo), che fanno sperare in una decisa ripresa dell’export, che peraltro non ha mai cessato di rappresentare una componente positiva della variazione del PIL regionale. Il numero di imprese venete che hanno cessato l’attività nel primo trimestre dell’anno è in continua crescita, mentre il tasso di natalità è ancora in calo; anche sul piano occupazionale non si ravvisano buoni segnali, con preoccupante incremento delle ore di cassa integrazione concesse. Le aspettative degli operatori economici regionali, pur rimanendo negative, sono tuttavia in debole miglioramento rispetto ai trimestri precedenti. L’accesso al credito per imprese e famiglie venete resta difficile a causa dell’incrementata rischiosità; i prestiti erogati dalle banche operanti in regione rilevano una costante flessione sia nel settore privato sia nel comparto imprese, con un’impennata dei prestiti in sofferenza.• _____________________________________________________________ 1. Fonti: Banca d’Italia, Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo 2. Fonte:Elaborazione FVBCC del Veneto su dati ISTAT, Unioncamere del Veneto - Indagine Veneto Congiuntura. Si tratta di dati basati su un’indagine a campione. 3. Fonte: elaborazione FederVeneta su dati Banca d’Italia. Dati al 31/03/2013


Apigiovani Marco Bizzantino

Lo stato del cloud in Italia

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l 2013 si sta dimostrando l’anno in cui le aziende italiane iniziano ad affacciarsi al mondo del cloud, anche se la conoscenza del concetto di cloud stesso è ancora piuttosto limitata, da molti visto come un sinonimo di hosting (web e mail) o storage, e frenato principalmente da vincoli legati alla connettività o dubbi sulla privacy dei dati. I servizi più conosciuti sono quelli utilizzati in ambito prettamente personale, dai Cloud a Dropbox, e i provider di cloud vengono spesso sovrapposti al provider di banda. Per questi motivi è utile farsi guidare nella scelta da aziende specializzate che siano in grado di illustrare tutti i pro e i contro di questo nuovo paradigma, fornendo quindi le basi per una scelta consapevole. Il cloud può essere infatti pubblico, privato o ibrido, come pure molteplici possono essere le tecnologie utilizzate per la sua implementazione. È possibile inoltre erogare singoli servizi (SaaS, software as a service), un insieme di servizi (PaaS, platform as a service) o un intero datacenter (IaaS, infrastracture as a service), e altro aspetto, spesso poco considerato, è possibile calcolare l’utilizzo esatto delle risorse, utile ad esempio per ripartire il budget in modo equo.

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I principali driver che spingono le aziende ad approcciare progetti di questo tipo sono principalmente due: l’accesso remoto alle risorse e il risparmio sui costi infrastrutturali. È percepito come un grande valore il fatto che l’utente sia in grado di accedere al dato e al servizio cloud ovunque si trovi, utilizzando il client che preferisce, rimanendo comunque sempre sotto stretto controllo per quanto concerne policy di accesso e sicurezza. Sul risparmio dei costi vanno considerati diversi fattori, spesso calcolati in modo errato, in quanto oltre a quello sull’infrastruttura, vengono eliminati anche quelli derivanti da energia elettrica, manutenzione, spazio storage e gestione del backup, solitamente venduti insieme al servizio cloud pubblico. Nel caso in cui il cloud invece sia privato, a beneficiarne è tutta la gestione del datacenter, più snella e moderna, e dal punto di vista del business ci si può focalizzare sul servizio e sulla sua disponibilità, utilizzando tutta una serie di strumenti per l’analisi e il calcolo del ritorno degli investimenti che molto difficilmente si potrebbero avere con un modello tradizionale, mantenendo tutti i vantaggi del cloud pubblico. Se consideriamo il fattore della sicurezza e della disponibi-

lità del dato, anche in questo caso le soluzioni basate sul cloud risultano vincenti, e ne rendono ancora più appetibile l’adozione. Non è un caso infatti che la totalità delle startup adotti il cloud come scelta predefinita. Soprattutto in un periodo come questo, in cui gli investimenti sono limitati, è importante introdurre in azienda tecnologia che porta innovazione, e il cloud è questo, cercando un partner affidabile e in grado di seguire tutta la transazione verso un modello in cui l’informatica diventa un servizio, senza stravolgere metodologie di lavoro acquisite. Il cloud in sostanza è un punto di inizio per un cambiamento radicale nell’utilizzo degli strumenti informatici, e le aziende devono iniziare a valutarlo seriamente per mantenere competitività in un mercato sempre più difficile.•


PUBBLIREDAZIONALE

EXPORT, DA AVVENTURA IN LANDE SCONOSCIUTE A PROGRAMMA DI CRESCITA STRUTTURATO di Andrea Burchi - Resp. Area Verona Unicredit Il persistente rallentamento della domanda interna italiana, sia sul versante pubblico che su quello privato, ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi un problema enorme per il sistema manifatturiero veronese. Se a ciò si aggiungono le difficoltà relative alla riscossione dei crediti e altre problematiche relative al sistema economico nostrano, risulta evidente come l’unica strada per le aziende veronesi per intraprendere nuovi percorsi di crescita sia quella dell’export e dell’internazionalizzazione.

nei prossimi anni, maggiore rispetto a quella dei paesi dell’Europa Occidentale, con tassi di incremento del Prodotto Interno Lordo che dovrebbero variare, per il quinquennio 2016-2020, dal +5,8% annuo della Turchia al +2% della Serbia. Il supporto che la banca può fornire alle imprese veronesi interessate a cogliere opportunità di business in quest’area è molteplice a variegato:

Tuttavia la ricerca di sbocchi commerciali sui mercati esteri e la gestione del business in quelle aree rappresentano per le aziende, soprattutto per quelle di piccole e medie dimensioni, degli ostacoli, spesso insormontabili. È proprio per accompagnare le PMI sui mercati internazionali che UniCredit ha lanciato nei mesi scorsi ‘UniCredit International’, una nuova e completa linea di servizi e iniziative dedicata all’internazionalizzazione delle imprese (www.unicreditinternational.eu). UniCredit è infatti uno dei principali gruppi finanziari Europei, con un network internazionale distribuito in 50 paesi, con più di 9.300 sportelli e oltre 156.000 dipendenti, e la banca leader in Italia, forte di 4.300 sportelli distribuiti su tutto il territorio nazionale, e una presenza radicata e storica sui territori. Questa doppia caratteristica, la forte identità nazionale e la naturale vocazione internazionale, fanno di UniCredit il partner privilegiato per le imprese italiane alla ricerca di nuovi sbocchi di mercato e di nuove opportunità di crescita, soprattutto in Paesi caratterizzati da un alto potenziale di sviluppo. In particolar modo UniCredit è leader di mercato nell’Europa Centrale e Orientale, un’area che comprende anche due dei cinque più grandi mercati emergenti del mondo, Russia e Turchia, e uno dei mercati più stabili e promettenti d’Europa, la Polonia. A rendere particolarmente appetibili ed interessanti tali mercati sono le stime per il futuro prossimo: la crescita economica della Regione Europa Centro Orientale dovrebbe essere, anche

1. Conoscenza dei mercati: incontri di approfondimento e di orientamento ai mercati dedicati agli imprenditori e tenuti da manager delle banche estere del Gruppo, esperti e consulenti indipendenti. 2. Ricerca di controparti di business all’estero, con l’organizzazione di eventi Business to Business, per l’incontro diretto fra esportatori italiani e importatori stranieri, selezionati e invitati in Italia da UniCredit. 3. Nuovi prodotti dedicati: da conti a pacchetto, con agevolazioni sulle transazioni domestiche ed estere e nuove lettera di credito, mezzi di pagamento sicuri e con una struttura di costo snella. 4. Consulenza specializzata in Italia e all’Estero tramite una rete di 200 Specialisti in Italia e un network di 22 Desk Internazionali. Il sistema imprenditoriale veronese può cogliere le opportunità rappresentate dall’internazionalizzazione e UniCredit si propone come partner privilegiato per accompagnarle in questi percorsi di crescita.


terza pagina

In occasione del Festival del Centenario dell’Arena aperte a Palazzo Forti di Verona tre mostre: AMO Pavarotti, AMO L’ARENA - 100 anni di Festival attraverso 200 anni di Verdi, Esposizione fotografica ARENA DI VERONA

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perto nel 2012, nello storico Palazzo Forti di Verona, e inaugurato definitivamente nel 2013 in occasione del Centenario del Festival lirico Arena di Verona, AMO – Arena MuseOpera ha portato a termine la sua missione: contribuire alla valorizzazione e alla divulgazione della cultura operistica italiana che tutto il mondo ci invidia. AMO vuol far conoscere al pubblico la grande macchina creativa che si nasconde dietro la nascita di un’opera lirica. Quest’anno sono stati allestiti tre nuovi percorsi che, insieme alla permanente Dall’idea alla scena aperta nel 2012, si dispiegano su 5.000 metri quadrati, completando così il progetto dedicato al mondo dell’opera che trasforma ArenaMuseOpera in un luogo d’incontro tra le molte espressioni artistiche che ruotano intorno alla creatività e ai diversi talenti. Curiosità: per l’allestimento di AMO sono stati utilizzati: 400 mq di velluto, 1.600 metri di tessuto blu, 350 metri di tulle, 12 chilometri di cavi elettrici, 2.800 viti, 2.000 chiodi, 1.000 metri lineari di legno, 50 kg di colla, 100 kg di vernice. AMO Pavarotti Il più degno rappresentante della storia della lirica italiana a livello internazionale è senza dubbio Luciano Pavarotti e proprio a lui, che all’Arena di Verona ha cantato nel corso degli anni per sette stagioni, è intitolata nell’Arena MuseOpera la mostra AMO Pavarotti. Nelle nove stanze dedicate a Pavarotti, la Voce si racconta attraverso un percorso di video, restaurati ed ela-

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borati graficamente: installazioni multischermo, strutture video trasparenti e di tessuto, dall’effetto tridimensionale e di grande impatto, disposte a ricordare le quinte di un palcoscenico; una speciale e originalissima timeline che trasmette un collage fotografico animato, accompagnato da musiche, effetti sonori e, su tutto, dalla voce stessa del Maestro che canta e racconta. Dai melomani sarà apprezzata una grande esclusiva: la registrazione delle prove, mai vista prima, di Luciano Pavarotti che si apprestava a interpretare nuovamente, nel ruolo di Calaf, Turandot, vent’anni dopo la sua ultima recita: il raro documento video risale al 27 settembre 1997, e si tratta della rappresentazione andata in scena alla Metropolitan Opera House di New York, diretta da James Levine con la regia Franco Zeffirelli. E ancora: immagini inedite, oggetti che rivelano le opere preferite dal Maestro, la registrazione dei suoi 9 do di petto, i costumi, gli spartiti, le onorificenze, i carteggi verdiani di sua proprietà e altre testimonianze della vita di colui che è stato ambasciatore del “bel canto” e della cultura italiana nel mondo. AMO Pavarotti, presentata in anteprima a New York il 16 aprile in occasione dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti, è destinata ad essere mostra itinerante. AMO L’ARENA - 100 anni di Festival attraverso 200 anni di Verdi In occasione del Festival del Centenario dell’Arena di Verona (nato nel 1913 per commemorare il primo centenario della


nascita di Giuseppe Verdi), musica, immagini e documenti mai esposti della Fondazione Arena di Verona, rievocano la storia del Festival Lirico attraverso gli allestimenti scenici. La musica di Giuseppe Verdi rappresenta la chiave che interpreta alcuni aspetti essenziali del Centenario. Sono esposti documenti originali e digitali dal 1913 al 2013 provenienti dal prezioso Archivio Storico della Fondazione, con un particolare omaggio a Verdi, il cui rapporto con Verona ha certamente influito sulla caratterizzazione dei suoi personaggi, sugli allestimen-

L’esposizione permanente esplora la creatività dei grandi compositori con l’esposizione di documenti originali, utilizzando tecniche multimediali che raccontano il percorso creativo e imprenditoriale italiano in questo ambito che tutto il mondo ci invidia. Partiture autografe, lettere, appunti dei grandi compositori Bellini, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini. E ancora: costumi, scenografie, bozzetti, fotografie. I materiali esposti hanno carattere storico e documentaristico e provengono in parte dal glorioso Archivio

Partitura Per la prima volta esposte al pubblico, tutte provenienti dagli archivi Ricordi, sei partiture autografe: Aida, Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata di Giuseppe Verdi e Turandot e Tosca di Giacomo Puccini. Bozzetti Sempre dagli Archivi Ricordi è possibile vedere gli originali di Hohenstein per Tosca, di Girolamo Magnani per Aida, e di Mario Sala per Rigoletto. Provenienti dall’Archivio della Fondazione Arena di Verona si potranno ammirare i bozzetti originali di Ettore Fagiuoli per l’edizione

ti, sui costumi e sulle scenografie delle sue opere, che emergono come autentica “colonna sonora” areniana lunga ben 100 anni. Lo spettatore potrà toccare e sentire l’opera verdiana, come immerso in Arena, sperimentando l’emozione del palco. Esposizione fotografica ARENA DI VERONA Nella zona Archeologica, è stata inaugurata l’esposizione fotografica ARENA DI VERONA, un secolo di immagini e suggestioni: 100 fotografie, stampate in grande formato dagli originali conservati nell’Archivio della Fondazione Arena e appositamente restaurati, sono realizzate con tecnica digitale fine-art su speciale carta baritata, per raccontare un secolo di storia della stagione lirica areniana. Le immagini, che partono dal 1913, accompagnano, in un percorso cronologico, i visitatori nell’affascinante scoperta di scenografie e regie, di direttori d’orchestra, di grandi interpreti, di giovani promesse e ballerini, di spettatori. Dall’idea alla scena

Ricordi, in parte dall’Archivio dell’Arena. Il concetto guida del museo è accompagnare il visitatore attraverso il processo creativo della messa in scena di un’opera: dal primo schizzo alla rappresentazione teatrale, dalla stesura del libretto alla scrittura della partitura, dal disegno delle scenografie e dei costumi alla preparazione dei cantanti, sino all’effettiva produzione teatrale.

di Aida rappresentata nel 1913 all’Arena e quelli di Pietro Aschieri per Tosca del 1939. Scenografia Una sala intera è dedicata alla scenografia dell’Aida di Zeffirelli nella produzione della Fondazione Arena di Verona. Voci Durante la visita si ascoltano grandi arie delle opere Aida - “Se quel guerrier io fossi!”, Turandot - “Tu che di gel sei cinta”, Il Trovatore - “Di quella pira”, La Traviata – “Libiam nei lieti calici”, “Follie follie”. Costumi Dalla sartoria dell’Arena di Verona sono esposti diversi costumi di scena di Turandot, Tosca e Aida. A rotazione saranno in mostra anche costumi utilizzati negli spettacoli in cartellone. Rappresentazione Nell’ultima sala, si possono rivedere alcuni spettacoli realizzati nelle passate stagioni dell’Arena: Aida, La Traviata, Il Trovatore, Nabucco, Rigoletto, Tosca, Turandot e Roméo et Juliette.•

Sono 7 le macrosezioni che occupano 15 sale: Libretto, Partitura, Bozzetti, Scenografia, Voci, Costumi, Rappresentazione. Libretto Vengono esposti i libretti originali di Francesco Maria Piave per Rigoletto e La Traviata, anche quello del 1853 con le note manoscritte dalla censura che ne ha modificato il titolo in Violetta. E ancora quello di Antonio Ghislanzoni per Aida, di Salvadore Cammarano per Il Trovatore. E per finire quello di Giuseppe Adami e Renato Simoni per Turandot e il libretto di Illica e Giacosa per Tosca.

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terza pagina

Il Festival del Centenario 2013 all’Arena di Verona

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l 2013 è l’anno del Festival del Centenario, che celebra il primo secolo del Festival lirico all’Arena di Verona ed inaugura i prossimi 100 anni all’insegna della grande opera. Dal 14 giugno all’8 settembre 2013, 58 appun-

tamenti con 6 titoli d’Opera e 4 serate di Gala compongono la 91ma edizione del Festival lirico all’Arena di Verona, dedicato al grande compositore Giuseppe Verdi in occasione del bicentenario della nascita. Per questo eccezionale avvenimento il Festival del Centenario 2013 vedrà il celebre Plácido Domingo in qualità di Direttore Artistico Onorario, oltre che direttore d’orche-

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stra ed interprete sul palcoscenico più grande del mondo. Inaugura il Festival il nuovo allestimento della celeberrima Aida, per la regia della Fura dels Baus. Aida, titolo areniano per eccellenza, viene riproposta dal 10 agosto anche nella Rievocazione del 1913 a cura di Gianfranco de Bosio. Dal 15 giugno sempre per la regia di De Bosio in scena


il dramma di Nabucco, accanto alla trilogia popolare verdiana composta da La Traviata (dal 22 giugno) per la regia di Hugo de Ana, Il Trovatore (dal 6 luglio) nell’allestimento di Franco Zeffirelli e Rigoletto (dal 9 agosto) per la regia di Ivo Guerra. Ritorna in cartellone dal 31 agosto Roméo et Juliette di Charles Gounod, titolo stabile del repertorio areniano, per la messa in scena di Francesco Micheli. Ancora Verdi con la Messa da Requiem il 13 luglio: diretti da Myung-Whun Chung Orchestra e Coro dell’Arena di Verona insieme a Orchestra e Coro del Teatro La Fenice di Venezia. Al

compositore di Busseto sarà ancora intitolato il Gala del 17 luglio con tre grandi direttori protagonisti sul podio: Andrea Battistoni, Riccardo Frizza e Giuliano Carella. Nel 2013 ricorre anche il bicentenario della nascita del compositore tedesco Richard Wagner. A lui e a Verdi sarà dedicata la serata di Gala del 15 agosto, che vedrà il giovane e famoso Daniel Harding dirigere Plácido Domingo insieme ai più grandi interpreti wagneriani e verdiani come Evelyn Herlitzius, Violeta Urmana, Susanna Branchini, Francesco Meli, Vitalij Kowaljow.•

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ambiente e salute

Plinio Menegalli Medico Competente - Ergonomo

Buone prassi per pianificare la manutenzione in azienda

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a definizione di un piano di manutenzione preventiva (con l’eventuale implementazione di un software dedicato) e la formazione e sensibilizzazione del personale incaricato possono essere soluzioni idonee alla prevenzione delle conseguenze correlate alla mancata manutenzione e l’errata manutenzione di macchinari, attrezzature, impianti e strumenti. Conseguenze che possono determinare incidenti o “near-misses” con infortuni ai lavoratori e danni alla produzione. Questo è quanto suggerisce una buona prassi, dal titolo “Pianificazione della Manutenzione, Utilizzo di Software dedicato e Formazione per Addetti Manutenzione”, validata dalla Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro il 30 maggio 2012. Nei documenti allegati alla scheda della buona prassi, applicata all’interno dell’azienda si segnala che “la ge-

stione degli impianti, dei mezzi, dei macchinari e delle attrezzature è affidata al Datore di lavoro e/o RSPP e ai Responsabili delle attività di manutenzione interessati per le rispettive competenze, con il supporto del Direttore Amministrativo per gli assetti amministrativocontabili, che provvedono alla loro costante idoneità all’uso per cui sono previsti. Allo scopo è necessario organizzare tutto quanto è necessario per assicurare la massima efficienza, idoneità e sicurezza degli impianti, dei mezzi, dei macchinari e delle attrezzature utilizzati dall’Azienda”. La gestione di impianti, mezzi e macchinari in sicurezza si sostanzia nelle “seguenti attività:

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- individuare, con il supporto delle Funzioni specialistiche, quegli impianti, quei mezzi, quei macchinari e quelle attrezzature, che inficiando il regolare svolgimento delle attività influenti le prestazioni qualitative, ambientali e di salute e sicurezza aziendali, sono da sottoporre ad interventi di manutenzione preventiva; - predisporre opportune schede, associate agli impianti, ai mezzi, ai macchinari e alle attrezzature di cui al punto precedente, con le quali programmare gli interventi di manutenzione da effettuare e registrare quelli effettuati; - predisporre, con il supporto delle Funzioni Specialistiche, opportune indicazioni scritte qualora la loro mancanza possa inficiare negativamente gli aspetti relativi alla gestione operativa della manutenzione e alle modalità di conduzione finalizzate ad un uso corretto e in sicurezza degli impianti, dei mezzi, dei macchinari o delle attrezzature utilizzati; - individuare specifiche modalità comportamentali per la verifica dell’idoneità all’uso di quelle attrezzature per le quali non sono di utilità interventi di manutenzione preventiva; - individuare le ditte o organismi esterni in grado di eseguire attività specialistiche di manutenzione sugli impianti, sui macchinari, sui mezzi, sulle attrezzature e sugli eventuali strumenti di misura presenti sugli stessi”. Veniamo alle varie fasi attuative della buona prassi. La prima fase ha previsto il censimento degli impianti, dei mezzi, dei macchinari e delle attrezzature e la gestione di una Scheda di Manutenzione. Riguardo a questa fase “i Responsabili delle attività di manutenzione gestiscono e tengono aggiornato un apposito Elenco Impianti Mezzi Macchinari ed Attrezzature in dotazione all’Azienda, che sottopongono alla verifica del Datore di lavoro e/o RSPP con indicazione delle informazioni essenziali di carattere anagrafico e tecnico per la loro completa ed univoca identificazione. In particolare, agli impianti, ai mezzi, ai macchinari e alle attrezzature viene assegnato, quando necessario, anche un codice identificativo riportato sull’impianto, sul mezzo, sul macchinario o sull’attrezzatura stessi”. E per tali impianti, mezzi, macchinari e attrezzature, i Responsabili delle attività di manutenzione interessati “gestiscono


una specifica Scheda di Manutenzione nella quale vengono riportate tutte le informazioni utili per una corretta manutenzione, in particolare: tipologia dell’impianto, del mezzo, del macchinario o dell’attrezzatura; tipologia di intervento di manutenzione; frequenza di intervento”. La Scheda di Manutenzione “definisce tutti gli interventi di manutenzione ordinaria o preventiva che il Personale aziendale interessato deve effettuare ad intervalli predeterminati. Tali interventi sono quelli che l’esperienza aziendale suggerisce, tenuto conto, laddove necessario, di quanto consigliato dal Libretto di Uso e Manuale di Manutenzione predisposti dal Costruttore”. Ed è cura del Datore di lavoro e/o RSPP - su segnalazione dei Responsabili delle attività di manutenzione interessati – “organizzare specifiche attività di addestramento finalizzate ad una più idonea utilizzazione dei mezzi, delle attrezzature e degli strumenti, con particolare attenzione agli aspetti relativi all’ambiente e alla salute e sicurezza sul lavoro”. La seconda fase è invece relativa alla programmazione della manutenzione e registrazione delle attività di manutenzione. Infatti una volta definiti gli interventi di manutenzione necessari, i Responsabili delle attività di manutenzione interessati “predispongono su base annuale il Programma Annuale di Manutenzione in cui definiscono

gli interventi di manutenzione da eseguire per ogni impianto, mezzo, macchinario e attrezzatura, che sottopongono alla verifica e all’approvazione del Datore di lavoro. Tale programma viene quindi divulgato a tutto il Personale incaricato delle attività di manutenzione”. Si segnala che le attività di manutenzione “vengono effettuate dal Personale aziendale o, nel caso di ricorso a ditta esterna, dal Personale esterno nel rispetto degli obiettivi di salvaguardia ambientale e di tutela della salute e sicurezza nel luogo di lavoro”. In particolare lo stato di utilizzabilità degli impianti, dei mezzi, dei mac-


ambiente e salute

chinari e delle attrezzature “viene verificato di volta in volta dal Personale aziendale al momento della loro effettiva utilizzazione durante lo svolgimento delle attività operative e al momento della conclusione delle attività stesse. In caso di guasto o malfunzionamento di un impianto, di un mezzo, di un macchinario e di un’attrezzatura, il Personale aziendale mette al corrente il Responsabile delle attività di manutenzione interessato affinché, con il RSPP, siano stabilite le necessarie azioni per ripristinarne l’utilizzabilità e la funzionalità”. Si sottolinea che “tutte le attività di manutenzione effettuate, siano esse ordinarie, straordinarie, preventive e/o correttive, vengono registrate a cura del Personale aziendale che le ha effettuate sulla Scheda di Manutenzione in

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corrispondenza del relativo spazio riferito alla particolare tipologia di intervento eseguito, con registrazione delle eventuali parti di ricambio sostituite e della data degli interventi effettuati. Qualora per un intervento di manutenzione si fosse ricorso ad una ditta esterna qualificata, è cura dei Responsabili delle attività di manutenzione interessati, con il supporto del RSPP, verificare e registrare quanto eseguito, allegando alla Scheda di Manutenzione copia degli interventi effettuati comprovati dai Rapporti di Assistenza Tecnica e/o dalle Fatture emesse dall’Organizzazione Esterna”. Infine la terza fase è relativa all’analisi degli Interventi di Manutenzione. Infatti ogni anno – “prima di ripristinare per uno specifico impianto, mezzo, macchinario o attrezzatura la relativa Sche-

da di Manutenzione con gli interventi di manutenzione preventiva da eseguire oppure prima di decidere per le relative attività di manutenzione” – il “Rappresentante della Direzione e il Responsabile delle attività di manutenzione interessato, con il supporto delle Funzioni interessate, esaminano gli interventi effettuati nell’anno precedente, al fine di valutare la necessità di modificarli nel tipo, nelle modalità e nella frequenza”. Per concludere veniamo all’efficacia, ai fattori di successo e ai vantaggi della buona pratica: riduzione dei tempi di fermo dei macchinari, riduzione del numero di near-misses e di infortuni sul lavoro, miglioramento del clima organizzativo, partecipazione del personale incaricato al piano di manutenzione preventiva.•


previdenza

LE CLAUSOLE RISOLUTIVE ESPRESSE NEI CONTRATTI D’AGENZIA – ART. 1456 c.c.

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e clausole risolutive espresse sono condizioni apposte ai contratti d’agenzia, al verificarsi delle quali il contratto si risolve senza preavviso e senza riconoscimento delle indennità di fine mandato, dato che le parti hanno riconosciuto nella fase di costituzione e regolamentazione del rapporto la gravità dell’inadempimento all’obbligazione assunta, tale da determinare l’interruzione del contratto. La normativa che disciplina questo aspetto è l’art. 1456 c.c. che si riporta per chiarezza. I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite. In questo caso, la risoluzione si verifica diritto (1517) quando la parte interessata dichiara all’altra che intende valersi della clausola risolutiva. Non solo nell’ipotesi prospettata ovvero di risoluzione del rapporto per richiamo delle clausole risolutive espresse il giudice non può in alcun modo sindacare o operare valutazioni alcuna, in ordine alla gravità dell’inadempimento dedotto nella clausola risolutiva espressa. In genere le clausole risolutive espresse pattuite dalle parti nell’ambito del contratto di agenzia fanno riferimento a obiettivi di fatturato (budget) da conseguire nell’anno o al non verificarsi di una data percentuale di insolvenze nei contratti promossi dall’agente o al trattenere somme incassate o a svolgere attività in concorrenza. Le ragioni per le quali le mandanti ricorrono alla clausola risolutiva espressa sono presto dette ovvero come si diceva una volta identificato l’inadempimento che dà luogo alla risoluzione, alla mandante basterà provare il fatto-inadempimento come dedotto nella clausola risolutiva, manifestare la volontà di avvalersi di tale clausola risolutiva e il contratto si risolve.

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previdenza

Tutto quanto appena detto fino al precedente orientamento giurisprudenziale. Non solo fino ad allora veniva anche sottratta al giudice la valutazione della gravità dell’inadempimento sia per quanto riguardava gli aspetti oggettivi, ovvero se la condizione si era effettivamente verificata e fosse grave, ma anche sia per quello che riguarda gli aspetti soggettivi, cioè relativi all’imputabilità di tale inadempimento all’agente. L’unico elemento essenziale al fine della validità e dell’efficacia di tali pattuizioni era che fossero ben identificate e che non contenessero solo un generico riferimento a tutte le obbligazioni derivanti dal contratto; poiché in questo caso le clausole sarebbero state nulle, appunto per effetto dell’indeterminatezza dell’oggetto. Il problema, ora, rispetto alle recenti sentenze è proprio quello di capire se queste clausole sono ancora idonee a risolvere il rapporto in forza di automatismi contrattuali ed escludere la spettanza all’agente del preavviso e delle relative indennità di fine mandato o pare che in realtà vi sono notevoli difficoltà a poter considerare ancora la clausola risolutiva espressa e il verificarsi dell’inadempimento previsto nella stessa, come circostanze di per sé idonee ad escludere in modo automatico il preavviso e la spettanza

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all’agente dell’indennità di risoluzione del rapporto. Come è noto la giurisprudenza ha sempre affermato l’applicabilità, per analogia, al rapporto di agenzia delle disposizioni di cui all’art. 2119 del c.c. - LIBRO QUINTO. Del lavoro - TITOLO SECONDO. Del lavoro nell’impresa – che disciplina il recesso per giusta causa del rapporto di lavoro subordinato. In virtù di detta analogia non compete il preavviso e/o l’indennità sostitutiva quando il recesso sia determinato da un inadempimento dell’agente che non consenta la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto. A questo punto la questione è stabilire se l’inadempimento posto in essere dall’agente e specificato nella clausola risolutiva espressa debba essere sottoposto o meno alla valutazione del giudice o se, una volta verificatosi, la valutazione in ordine alla sua gravità possa non essere effettuata e quindi indipendentemente dalla gravità il rapporto cessa. Il più recente orientamento giurisprudenziale sul quale vorremo fosse posta l’attenzione è che il giudice nell’applicare, seppur in via analogica, l’art. 2119 c.c., norma inderogabile, anche al rapporto d’agenzia, determina come conseguenza che la mandante potrà risolvere il rapporto sì con richiamo alle clausole risolutive

espresse, ma poi al fine di vedere se spetta o meno l’indennità sostitutiva del preavviso si dovrà verificare se quell’inadempimento integri anche una giusta causa di recesso, valutazione che non potrà che essere riservata al giudice. Tale principio è stato riaffermato anche nell’art. 30, comma 3 della legge n. 183/2010 (cd. Collegato Lavoro), laddove si è previsto che il giudice tenga conto, senza però esserne vincolato, delle previsioni della contrattazione collettiva o dei contratti individuali in ordine ad ipotesi che integrino giusta causa o giustificato motivo di recesso. Questo a conferma della inderogabilità dell’art. 2119 c.c. che se si applica anche al rapporto di agenzia, come è vero che si applica per analogia, ne deriva che il verificarsi dell’inadempimento oggetto della clausola risolutiva espressa potrà, al fine di verificare se quell’evento non consenta la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto, essere sottoposto alla valutazione del giudice. Quindi d’ora in avanti fermo restando che il giudice terrà conto delle pattuizione raggiunte tra le parti, la clausola risolutiva espressa non costituirà più per la mandante un automatismo contrattuale, rimanendo a carico della mandante stessa l’onere di provare che quell’inadempimento integra giusta causa di recesso, in quanto è stato leso irrimediabilmente i rapporto fiduciario. Ciò detto le ipotesi di mancato raggiungimento del budget e/o il raggiungimento di un certo numero di insoluti previsti nell’ambito delle clausole risolutive espresse potranno ancora determinare la risoluzione del rapporto di d’agenzia, ma la rilevanza, l’importanza e la gravità dell’inadempimento andranno essere valutate tenuto conto di alcuni elementi fra cui, per esempio, la zona affidata all’agente, la media di affari promossi precedentemente, l’entità media delle insolvenze, ecc.


In sostanza dovrà essere effettuata una valutazione caso per caso, propria quel tipo di valutazione che le parti nel pattuire la clausola risolutiva espressa volevano evitare. A maggiore ragione non è nemmeno più così pacifico che in caso di risoluzione del rapporto per richiamo delle clausole risolutive espresse non sia dovuto il preavviso e le indennità di fine mandato visto che già il legislatore pone un principio di non derogabilità, quanto meno a svantaggio dell’agente, dell’art. 1751 c.c., secondo il quale l’indennità di risoluzione non è dovuta solo quando il proponente risolve il rapporto per un’inadempienza, imputabile all’agente, la quale non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto. Ne consegue che solo laddove l’inadempimento sia di tale gravità da integrare una giusta causa il proponente potrà sottrarsi al pagamento dell’indennità di risoluzione rapporto, indipendentemente dalle previsioni in ordine all’inadempimento dedotte nella clausola risolutiva espressa. Per quanto attiene all’onere della prova è molto importante sottolineare che con un contratto di agenzia l’agente assume nei confronti della mandante un’obbligazione di mezzi, laddove per obbligazione si intende che l’agente

assume un vincolo giuridico, in forza del quale la mandate può “costringere” l’agente all’adempimento di una prestazione, nel rispetto delle disposizioni di legge e, specificatamente, per obbligazioni di mezzi si intende che l’agente deve improntare il proprio operato a canoni di diligenza, perizia e prudenza richiesti dalla natura dell’attività esercitata – promuovere affari visitando la clientela, curando i rapporti con il proponente – indipendentemente e a prescindere dal raggiungimento dell’eventuale risultato finale atteso dalla mandante. Da questa specifica appare chiaro come l’onere della prova in capo alla mandante consista nel dimostrare la negligenza, l’imperizia e la trascuratezza posta in essere dall’agente nello svolgimento della sua attività lavorativa. Si può pertanto affermare che in ipotesi di svolgimento di attività in concorrenza o di agente che trattiene somme dei clienti o che non visiti la clientela e che non svolga quindi attività di promozione degli affari non ci sono problemi, dato che si può tranquillamente sostenere che questi tipi di comportamenti sono posti in essere con coscienza e volontà, cioè con consapevolezza, ma per quanto riguarda all’esempio più volte citato del mancato raggiungimento del budget non è così facile.•


fiscale

Francesco Domaschio

Dottore Commercialista

PDCA: Plan–Do–Check–Act

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L’esecuzione

ei precedenti articoli abbiamo introdotto il modello PDCA – Plan, Do, Check, Act (pianifica, esegui, verifica, agisci), valido per assumere decisioni e governare i processi aziendali di tipo direttivo (definizione di politica e obiettivi aziendali), ausiliario (servizi di supporto: amministrazione, risorse, manutenzioni, …) o produttivo (vendite, progettazione e sviluppo, approvvigionamenti, produzione, magazzino, consegne e assistenza), e ci siamo soffermati sulla prima fase del modello, la pianificazione (plan) dei medesimi processi. Ora approfondiamo la seconda fase del modello, l’esecuzione (do) di quanto pianificato, distinguendo ancora una volta tra processi direttivi e processi produttivi o ausiliari. Eseguire quanto pianificato al livello dei processi direttivi significa in poche parole attuare la strategia con decisioni, azioni e comportamenti coerenti con la medesima. Come già ricordato la strategia aziendale comprende l’orientamento strategico di fondo, cioè il complesso dei valori, delle idee guida e degli atteggiamenti che definiscono l’identità desiderata, prospettica o futura, dell’azienda, e gli indirizzi strategici che concretizzano l’orientamento di fondo, ovvero le scelte di assetto societario (proprietà, forma societaria, organi sociali, …), patrimoniale (localizzazione, infrastrutture, know-how, …), organizzativo (organigramma, autorità, responsabilità, deleghe, competenze del personale, …) e di prodotto (mix di prodotto, mix delle condizioni commerciali, …). Su questo punto appare con tutta evidenza un problema tipico delle nostre aziende: l’orientamento strategico di fondo e gli indirizzi strategici concreti non sono quasi mai formalizzati in forma scritta, ma sono molto spesso impliciti, cioè dichiarati in modo informale, verbale od occasionale; risulta pertanto difficoltosa e incerta, nel momento d’esecuzione di tale strategia informale, la verifica di coerenza interna delle decisioni e azioni intraprese, in quanto non confrontabili con un dato oggettivo, con una strategia esplicitata in tutte le sue variabili chiave. Ciò non è privo di conseguenze per la gestione aziendale: si possono infatti assumere decisioni strategiche incoerenti e attuare azioni corrispondenti tali da compromettere la formula competitiva e la redditività aziendale stessa. Un semplice esempio per chiarire la portata di questa affermazione: se la strategia implicita, cioè non formalizzata in un piano strategico scritto, prevede un’offerta al mercato di prodotti standardizzati, tendenzialmente omogenei, con poche varianti o personalizzazioni, coerentemente le scelte di assetto organizzativo dovranno privilegiare un organigramma aziendale da una parte con una presenza di risorse umane preponderante nei reparti produttivi, poiché la produzione è sostanzialmente di serie e con poche personalizzazioni e, dall’altra, un ridotto impiego di tecnici nell’ufficio progettazione, poiché i pro-

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dotti standardizzati progettati e industrializzati non richiedono che poche varianti. Però, se il management concede ai rappresentanti e agenti commerciali di vendere in prevalenza prodotti altamente personalizzati, con varianti complesse richiedenti un’intensa attività di revisione e modifica dei progetti già sviluppati, è chiaro come a questo punto si generino pesanti ripercussioni sia sull’ufficio progettazione, con organico sottodimensionato rispetto alle esigenze reali non pianificate, sia sugli approvvigionamenti, la produzione e la logistica (magazzino, spedizioni e assistenza), che riceveranno costantemente in ritardo le specifiche di acquisto, produzione e spedizione sviluppate con affanno dai tecnici progettisti. Questo causerà un endemico ritardo nelle consegne dei prodotti ai clienti, con effetti scoraggianti sulla loro soddisfazione e fidelizzazione e, in ultima, sulle vendite e la redditività future. Le successive fasi del modello PDCA, la verifica (check) e l’azione (act), se correttamente applicate permettono di risolvere positivamente la distonia tra il piano strategico e le decisioni reali. Anche sul fronte dei processi produttivi e/o ausiliari eseguire quanto pianificato richiede coerenza, non con gli elementi chiave definiti in un piano ma con un complesso di requisiti ben più nutrito. Tali requisiti sono l’insieme di specifiche, parametri, regolazioni, operazioni, lavorazioni, monitoraggi, misure, etc. generalmente descritto all’interno di procedure, istruzioni e altri documenti operativi in uso presso gli uffici produttivi, intesi questi in senso lato: acquisizione degli ordini dei clienti, progettazione, approvvigionamenti, produzione o erogazione del servizio, logistica. Ricordiamo che pianificare un processo


significa definire non solo quando si svolge una determinata attività ma anche cosa occorre fare, chi la deve fare, come farla, perché la si fa (quale obiettivo raggiungere). Applicare questo principio al processo di trasformazione produttiva comporta definire quegli elementi che concorrono a ottenere il prodotto offerto al mercato: la successione dei centri di lavoro e delle operazioni produttive, i materiali da impiegare, le specifiche di prodotto, i parametri da impostare sui macchinari, le istruzioni dettagliate per le operazioni critiche in relazione alla qualità del prodotto, i punti e i momenti di monitoraggio di prodotti e processi, le tolleranze ammesse o soglie di accettabilità delle misure eseguite, come e chi deve gestire eventuali non conformità, quali decisioni può adottare in autonomia e quali invece con l’intervento di un superiore, etc. È su questi elementi che sovente si riscontra lo stesso tipo di distonia o incoerenza incontrata per i processi direttivi: le proce-

dure che pianificano i processi dicono una cosa ma operativamente sono eseguite altre cose. In pratica, le procedure sono state documentate solo per soddisfare l’ispettore dell’ente certificatore ma non corrispondono alla realtà operativa, o chi le ha scritte non conosceva i processi reali, o il personale non è stato adeguatamente addestrato sulle modalità produttive da seguire. Il punto è cruciale: i processi devono (sottolineo: devono) essere pianificati con procedure e documenti operativi che riproducano l’operatività reale e le tecniche produttive ritenute migliori, cioè considerate più efficienti ed efficaci ai fini della Qualità desiderata; presupposto come dato questo principio i processi devono poi seguire puntualmente quanto indicato nei documenti predisposti, perché ogni scostamento da essi, non giustificato da motivi contingenti adeguatamente comprovati, determinerebbe per definizione una “non conformità”, con i suoi costi occulti ma rilevanti.

Dove si gioca la possibilità di un’esecuzione coerente di un processo pianificato? La risposta già traspare nelle righe precedenti: nella gestione efficace delle risorse umane. Ogni procedura, per quanto precisa e reale, risulta inefficace se non è adeguatamente trasferita alle persone che devono attuarla. Le persone operanti in azienda sono una delle componenti fondamentali per svolgere e mantenere i processi in stato di controllo, cioè per forzarli a produrre i risultati attesi, aspetto spesso trascurato o non correttamente considerato nei suoi risvolti concreti. Non è un caso che tutti gli standard che presiedono al tema Qualità nelle sue varie declinazioni (ISO 9000, ISO 14000, ISO 22000, IRIS, IFS, BRC, …) dedichino requisiti specifici all’addestramento e formazione del personale aziendale. Su questi temi e sugli altri ingredienti del controllo dei processi torneremo nel successivo articolo, quando parleremo della fase di monitoraggio o verifica degli stessi.•


legale

Il sistema CONAI e la gestione del Contributo Ambientale

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a crescita del benessere e il cambiamento degli stili di vita hanno notevolmente modificato la quantità di rifiuti che vengono prodotti, con conseguenti sempre maggiori difficoltà ed oneri di smaltimento che sono quasi completamente a carico della Pubblica Amministrazione. Capita spesso, inoltre, che le merci vengano prodotte in un luogo ma trasportate in altri per essere vendute e consumate, con la conseguenza che la circolazione e lo smaltimento degli imballaggi , che poi si trasformeranno in rifiuti, diventa di non facile gestione e controllo. In seguito ad attente e capillari campagne di sensibilizzazione soprattutto sull’impatto ambientale dei rifiuti di imballaggio nel nostro ecosistema, si è passati dal recupero di 1 imballaggio su 3 nel 1998 al recupero di 3 imballaggi su 4 nel 2010, con notevoli vantaggi dal un punto di vista del riciclo e riutilizzo dell’imballaggio stesso oltre alle evidenti conseguenze positive sotto il profilo ecologico. Gli imballaggi, infatti, sono facilmente reintroducibili nei cicli produttivi in quanto generalmente trattasi di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro, tutte materie riutilizzabili. Nel 2011, infatti, il recupero complessivo di imballaggi ha raggiun-

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to la ragguardevole percentuale del 73%, equivalente a 8,6 milioni di tonnellate recuperate su un totale di 11,6 milioni di tonnellate immesse al consumo; il riciclo è stato del 64,6% dell’immesso al consumo, equivalente a 7,5 milioni di tonnellate. La norma cardine che regola l’attività della produzione, utilizzo e smaltimento degli imballaggi è la Direttiva 94/62/CE che si rivolge a tutti i produttori e gli utilizzatori di imballaggio, ovvero ai produttori

di beni di consumo che imballano la propria merce e successivamente la immettono al consumo. I principi fondamentali della Direttiva sono finalizzati alla responsabilizzazione del raggiungimento degli obiettivi previsti per tutti i tipi di imballaggio e il principio della responsabilità solidale tra le parti coinvolte nella produzione, nell’uso e nella distribuzione di imballaggi e di prodotti imballati, per la gestione dei rifiuti di imballaggio, con l’obiettivo di prevenire e ri-


durre l’impatto dei rifiuti causati dallo scarto o dall’inutilizzo dell’imballaggio stesso e cercare di recuperare e riciclare la percentuale più alta possibile degli stessi. Con il preciso scopo di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio immessi sul territorio nazionale nel 1997 viene istituito il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi). Il sistema CONAI si basa sull’attività dei sei Consorzi rappresentativi dei materiali che vengono utilizzati per la produzione di imballaggi: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Per iscriversi al CONAI occorre inviare la “Domanda di Adesione” con allegata la ricevuta di versamento della quota di adesione

che si versa solo una volta ed è costituita da un importo fisso e da uno variabile. Sono esclusi dall’obbligo di adesione gli utenti finali degli imballaggi. Proprio per illustrare le modalità di adesione al CONAI ed illustrare dettagliatamente le varie procedure differenziate per l’importazione/esportazione degli imballaggi, Apindustria ha organizzato uno specifico convegno tenuto da Massimiliano Polizzi,

competente funzionario dell’ufficio Controlli del CONAI (gli atti si possono trovare sul sito Apindustria www. apiverona.it). Il convegno ha avuto inoltre lo scopo di sensibilizzare e responsabilizzare gli associati sulle verifiche che CONAI sta effettuando sulle aziende per accertare la corretta applicazione delle regole relative alla gestione degli imballaggi. Negli ultimi mesi il CONAI ha infatti iniziato a procedere, presso le aziende, a verifiche minuziose per controllare il rispetto delle clausole regolamentari da seguire, con controlli retroattivi anche di svariati anni e applicando sanzioni, in caso di inosservanza della normative, molto pesanti.•


il punto

La rivoluzione di un Papa

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he Papa Francesco sia simpatico non ci piove. Ma è giusto definire un Papa simpatico? Abituati come siamo a Papi eterei, definirlo in questo modo potrebbe sembrare perfino irrispettoso. Eppure è proprio partendo dalle ragioni della simpatia che sprigiona, che è possibile fare qualche considerazione oltre i confini delle cose clericali. Un primo dato ci consegna innanzitutto un uomo. Distante anni luce dallo stereotipo cui eravamo abituati, lontano dal linguaggio teologico, dall’ecclesialese, dalla voce impostata, che sai cosa uno dice prima ancora che apra bocca. E poi quel tono mellifluo e nasale, che usano spesso i monsignori di curia, che è un compromesso tra diplomazia e ipocrisia e che ti fa dire che quello è un prete o un laico mezza cartuccia, prima ancora di averlo visto in faccia. Niente di tutto questo in Papa Francesco. Già l’andatura, un po’ traballante da paperotto, non tradisce alcuna noblesse né sociale né di ruolo. Dietro quel passo e quel sorriso spontaneo si cela lo stile dell’uomo medio, quello del popolo, cresciuto nel più normale contesto rurale possibile. Ed è questa verità umana, profondamente umana, che veicola il credente che c’è in lui. Per essere corretti, bisogna dire che Papa Francesco, dietro la bonomia del tratto, nasconde in realtà un’in-

telligenza straordinaria, un’astuzia illimitata, una preparazione culturale gigantesca e una sicurezza psicologica che ne fa un condottiero rispettoso ma incorruttibile. Chi credesse di poterlo condizionare e farne una vittima come si disse di Papa Luciani, dimostrerebbe di non aver capito a fondo il soggetto. La gente è ammirata per il fatto che abbia rinunciato all’appartamento papale. In realtà lui ci va tutti i giorni a lavorare. Ma scegliendo di mangiare e dormire con gli altri preti, la scelta è stata funzionale a far fuori la corte. Un segretario basta e avanza e alla

sera via anche lui, per conto suo. Corvi e corvetti, gufi e sparvieri sono serviti. Rauss , fuori dai piedi. Credo, comunque, che la vera rivoluzione di questo Papa, oltre al fascino della gestualità, vada ricercata nella capacità di comunicare. Oserei dire che, non solo Francesco ha lasciato le paludate riflessioni teologiche preparate da altri, ma ha, per certi aspetti, restituito il gusto del parlarsi fuori dai marchingegni digitali. Il parlarsi a tu-per-tu che fa sentire il valore dell’intelligenza e la freschezza dell’humour. «Perché non vai nel tuo appartamen-

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to?» gli ha chiesto un bambino. «Non per ragioni di povertà, ma psichiatriche (sic!). Io amo stare tra la gente, ho bisogno di stare con gli altri» è stata la risposta. «Volevi fare il Papa?». «Se uno aspira a fare il Papa vuol dire che quello non è il suo posto!» ha precisato sorridendo. Frasi immediate, concise, vere da un punto di vista psicologico, prima ancora che evangelicamente provocanti. Come il giorno in cui ha detto alle suore di tutto il mondo di «essere madri e non zitelle». O quando ha ricordato ai «preti che devono avere l’odore delle pecore». Battute icastiche che hanno peraltro lo spessore di un’enciclica. Espressioni che non hanno bisogno di interpreti, perché si impongono per evidenza di contenuto e semplicità di linguaggio. Poco tempo fa ha detto che «il cibo buttato è cibo sottratto ai poveri». Poteva sembrare una battuta pauperistica. Il giorno dopo abbiamo scoperto che in Italia nel 2012 si sono buttati alimenti commestibili per 18 miliardi di euro. Il Banco alimentare ne ha recuperate 65 mila tonnellate, consentendo di fornire cibo a 8800 centri caritativi. Sempre nei suoi incontri informali ha ribadito che «l’ipocrisia è dei corrotti. Nessun linguaggio socialmente educato che sia incline all’ipocrisia è ammesso per il cristiano perché l’ipocrisia cerca l’inganno, la menzogna, è una bugia che non cerca la verità e non la dice. Dai corrotti viene il

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linguaggio dell’ipocrisia che abusa della fiducia altrui, mentre la verità non viaggia da sola ma con l’amore». Prendere o lasciare, o da una parte o dall’altra. Gli alpini di Buenos Aires hanno portato in Italia le foto di quando andava a trovarli nelle loro abitazioni. Si faceva preparare piatti piemontesi e poi voleva che si cantassero canti alpini. Alla fine salutava tutti e, dopo aver ringraziato, sommessamente chiedeva: «Non è che avreste una bottiglietta di grappa da regalarmi?». Poi prendeva il bus o la metro per tornare a casa. Assolutamente normale, assolutamente straordinario.• Tse Tse


Economia Veronese giugno 2013  

Rivista edita da Apindustria Verona. Bimestrale di economia, affari, cultura.