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Zabaione_Aprile '19

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CLIMA COSA STIAMO ASPETTANDO?

ZABAIONE NUMERO 6

Anno xiii

INTERVISTA ENRICO BRIVIO

GIORNALISMO INDIPENDENTE AL PARINI DAL 2006

aprile MMXix

ALL'INTERNO L'ANGOLO DEL LIBERTARIO

LA BATTAGLIA PER IL CLIMA


EDITORIALE

CLIMA, CAMBIARE ABITUDINI NON È UN'OPZIONE.

O

di FILIPPO SAVIO

ltre 1,4 milioni di persone in 2.083 città di 125 Paesi da tutti i continenti. Numeri che superando anche le più rosee aspettative fanno dello sciopero per il clima del 15 marzo 2019 un indiscusso successo. Una manifestazione, questa, che ha portato in piazza studenti da tutto il mondo per un’unica causa, che riguarda tutti noi: la salvaguardia dell’ambiente e del clima. Noi rileggiamo i dati in grassetto, e gioiamo. Ci sentiamo più al sicuro, perché nessuno vuole che la terra desertifichi – e un milione e mezzo di persone non sono poche –. Magari poi, dopo aver manifestato, sentiamo la nostra coscienza un po’ più pulita, perché in fondo crediamo di aver fatto il possibile, almeno nel nostro piccolo. Purtroppo, però, non basta. L’Accordo di Parigi sottoscritto nel 2015 da 195 Paesi impone che per il 2030 l’aumento della temperatura media mondiale non superi i 2°. E a oggi (inizio 2019) le cose non vanno affatto bene. Secondo molti, se si mantengono gli attuali modelli di crescita economica, tale obiettivo è irraggiungibile. Il Presidente degli Stati Uniti sostiene invece che il riscaldamento globale sia una bufala (dall’account Twitter di Trump, 2012: “It's freezing and snowing in New York--we need global warming!”), ma secondo uno studio 2

firmato ONU e pubblicato a ottobre 2018, le differenze che passano tra un mondo più caldo di 1,5° e uno più caldo di 2° sono catastrofiche. Ecco perché cambiare abitudini è una necessità, non un'opzione. Certo, se finisce il mondo niente più congressi antiabortisti e omofobi a Verona, ma sarebbe come considerare di dare fuoco alla casa per liberarsi di una cimice sul tavolo. Smettere di guardare le cose in prospettiva è sempre un errore, pur trattandosi di esseri fastidiosissimi. Gli oscurantisti, ovviamente. In tutto questo, la mobilitazione a favore del clima di cui parleremo tanto nelle prossime pagine nasce dalla volontà e dalla rabbia di una ragazzina di 15 anni. Senza voler costruire idoli, e senza voler banalizzare il significato di una delle poche battaglie politiche dei giovani del XXI secolo, noi tutti dobbiamo riconoscere a questa ragazzina di possedere quel coraggio e quella forza che noi non abbiamo avuto. Nelle prossime pagine avrete modo di leggere cosa pensa al riguardo Enrico Brivio, Portavoce della Commissione Europea per l’Ambiente. Potrete capire quindi perché è necessario mobilitarsi, perché è urgente cambiare le nostre abitudini, e cosa succederà se la temperatura media della terra si alzerà più del dovuto. Infine, nella speranza che alla lettura possa seguire un dibattito

sincero e privo di ipocrisie, potrete apprezzare il ritorno dell’unico spazio su un giornale in cui la parola censura – anche morale – non esiste.

A questo link potete leggere l'intervista completa al portavoce UE per l'ambiente

SOMMARIO

INTERVISTA A ENRICO BRIVIO PAG. 3 GRETA THUNBERG pag. 4 CI INSEGNA CHE... cosa stiamo PAG. 5 aspettando? lo spreco passa pag. 7 dalla tavola neozelandese per sei mesi PAG. 8 RECENSIONI-FILM PAG. 10 recensioni-mostre PAG. 11 zabaoroscopo pag. 12 l'angolo del libertario PAG. 12 zabaenigmistica pag. 13 cacciA AL PROFESSORE PAG. 15

Aprile 2019 Anno xiii

Numero vi ZABAIONE


Online l'intervista completa di vittoria elli

ATTUALITÀ

INTERVISTA A ENRICO BRIVIO

IL PORTAVOCE UE PER L'AMBIENTE RISPONDE ALLE NOSTRE DOMANDE

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ual è il bilancio di questi 4 anni di Commissione Europea per quanto riguarda i temi ambientali? Quali sono i provvedimenti che hanno sortito gli effetti più concreti? L’ambiente è tornato a essere un argomento centrale nel dibattito europeo, anche se non tutti i politici in Italia se ne sono accorti. Si è rilanciata l’idea di economia circolare, ovvero il concetto di un’economia in cui ogni prodotto già dal momento della sua progettazione venga concepito pensando al suo riutilizzo o riciclo. In più si chiede un rinnovato impegno a tutti gli attori della società ad adottare pratiche compatibili con un modello di economia sostenibile. In questo scenario si è lanciata la strategia europea per la plastica e il divieto di oggetti di plastica monouso che sono tra gli oggetti più inquinanti nei nostri mari. Sono aumentati anche i vincoli nell’etichettatura e si è chiesto ai produttori di contribuire ai costi di smaltimento di molti prodotti di plastica. La Commissione europea ha anche portato di fronte alla Corte di Giustizia tutti i grandi Paesi europei per l’incapacità di rispettare le soglie di inquinamento nelle città che essi stessi si erano dati. Infrazioni che contribuiscono alla morte prematura di 400.000 europei ogni anno. L’Unione Europea ha anche fissato obiettivi ambiziosi per combattere il cambiamento climatico con l’Accordo di Parigi e per arrivare a una società completamente decarbonizzata nel 2050. Insomma, l’Europa rimane all’avanguardia nel mondo su tanti fronti ambientali e c’è di che esserne orgogliosi. ZABAIONE

Recentemente, in seguito all’appello di una ragazza di soli 16 anni, i giovani di tutto il mondo si sono mobilitati in difesa dell’ambiente, portando all’attenzione del grande pubblico un problema che riguarda tutti noi. Crede che fino ad ora la classe politica abbia sottovalutato il problema? Probabilmente sì. Ci sono stati momenti, soprattutto quando la crisi economica era più grave, in cui l’ambiente è uscito dal radar della politica, è stato quasi dimenticato. Non può esistere una strategia alternativa, un piano B, perché non esiste un pianeta B. Questo ci ha ricordato Greta Thunberg, che è riuscita a riportare il tema del cambiamento climatico, e dell’urgenza di scelte politiche adeguate per combatterlo, al centro dell’attenzione pubblica. Bello vedere che tanti giovani si sono mobilitati con lei per un obiettivo fondamentale e planetario. Il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker l’ha incontrata a Bruxelles e ha promesso che un quarto del bilancio europeo sarà impegnato in politiche europee che abbiano un effetto positivo sul clima. Non poco.

sta ambientale. Penso sia la più grande scommessa che le generazioni più giovani dovranno vincere. Riuscire da un lato a mantenere un’economia basata sul libero mercato e sulle libere scelte dei cittadini, dall’altro a fornire le adeguate garanzie sociali per i più deboli, ma anche una gestione attenta delle risorse del nostro pianeta, probabilmente è il primo compito della politica nel futuro. E spero di tutto cuore che questa scommessa sarà vinta.

Non trova che sia necessaria una politica ambientale più coraggiosa e incisiva con misure draconiane e pene severe in caso di infrazione? Qualcosa di più coraggioso e incisivo può sempre essere fatto. Ed è giusto che i giovani incalzino i politici per farlo. L’“economia verde” è l’economia del futuro, continua a crescere e deve essere aiutata in tutti i modi. Tuttavia, non si può pretendere che si chiudano da un giorno all’altro imprese, dove lavorano decine di migliaia di persone, solo perché basate su vecchi modelli di sviluppo. Compito della politica è pilotare la transizione verso un’economia sosteCrede che la salvaguardia nibile, il più rapidamente possibile. dell’ambiente senza compromes- Quanto alle pene, la Commissione si (necessaria secondo gli studi in Europea ha il potere di proporre materia di riscaldamento globale) pene pecuniarie, quando si constatae il modello di sviluppo capitalisti- no persistenti infrazioni delle norme co siano compatibili? ambientali europee. Ma resto conQuesta è una domanda molto vinto che il vero cambiamento non si impegnativa, perché illustra una del- ottenga con multe e pene draconiale più grandi sfide che il nostro mon- ne, ma con un intenso lavoro politido ha davanti, cioè di mantenere un co e culturale per cambiare priorità modello di sviluppo orientato a un’e- delle politiche nazionali e comportaconomia sociale di mercato ma che menti della gente. sia anche sostenibile dal punto di vi-

Numero vi Anno xiii Aprile 2019

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ATTUALITÀ

GRETA THUNBERG CI INSEGNA CHE...

PERCHÉ È GIUSTO SCENDERE IN PIAZZA

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el 1929, durante la grande depressione statunitense, c’è stato il punto di rottura, da allora sono stati violati quattro dei nove e importantissimi planetary boundaries, ossia i limiti del pianeta, riconosciuti. Il mondo di domani somiglia sempre di più alle terribili distopie che si vedono nei film e, quando si parla di cambiamento climatico è risaputo che, se non agiamo in tempi brevi, arriveremo al temuto punto di non ritorno. Greta Thunberg se n’è resa conto tanto che, il 20 agosto 2018, ha iniziato la sua protesta pacifista scioperando ogni venerdì davanti al parlamento svedese. Ma Greta non è la sola a essere consapevole della situazione precaria del nostro pianeta. Di conseguenza, la domanda sorge spontanea: come mai chi ha il potere di agire se ne sta con le mani in mano? La ragazza, in una conferenza tenutasi il 21 febbraio scorso a Bruxelles, ha affermato che i politici non vogliono

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di LAURA CAPOCACCIA, LIVIA CRISOSTOMO E GRETA MANERA

parlarne perché sanno di non aver fatto i loro compiti a casa, ma noi sì. E continuiamo a farli tanto che il 15 marzo 2019 più di un milione e mezzo di studenti in tutto il mondo ha scioperato per protestare contro l’indifferenza. Abbiamo intervistato alcuni dei manifestanti per conoscere l’opinione pubblica. È piuttosto evidente che una buona parte delle manifestazioni e degli scioperi diventino spesso pretesto per molti ragazzi per saltare la scuola. Nonostante questo sono poche le persone in grado di ammetterlo e la maggior parte di quelli intervistati, alla domanda “come mai sei qui?” ha risposto dicendo di voler salvaguardare l’ambiente data la situazione, che sta diventando insostenibile. Ma l’intenzione non basta ed è qui che si percepisce la discrepanza tra coloro a cui importa e chi invece non ci tiene. Bisogna resistere ai vizi e sradicare le abitudini ecologicamente insostenibili di cui pensiamo di non poter fare a meno.

Cosa fai nel tuo piccolo? “Quando fumavo cercavo sempre un cestino dentro il quale buttare i mozziconi, quando vado al parco con gli amici, sto attento a non lasciarci le birre.” “Vado a scuola in bici.” “Faccio la raccolta differenziata.” rispondono alcuni tra i manifestanti. La mattina, andando al punto di ritrovo della manifestazione, ci siamo imbattute in una donna di mezz’età che imprecava e insultava i manifestanti ritenendo che stessero sprecando tempo prezioso utile per studiare. Abbiamo replicato e la signora si è giustificata dicendo che la manifestazione le impediva di andare a lavoro in orario, lavoro con il quale avrebbe pagato il cibo per suo figlio. Ed è qui che si può identificare il problema più grande, cioè che le persone non sono in grado di guardare al futuro perché non si sentono chiamate in causa fino a che il problema non le tocca personalmente. Ciò che dovremmo fare è, allora, far percepire a tutti che c’è un problema reale e che riguarda ognuno di noi nello stesso modo. Scrivere sui libri di tecnica delle medie di riutilizzare l’acqua della pasta per annaffiare le piante, di chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci si lava i denti o di non utilizzare inutilmente il riscaldamento perché anche d’inverno in casa vogliamo 35 gradi non basta. Prima di tutto i boss dell’inquinamento sono una decina di grandi aziende che ogni giorno ci rovinano un pezzo di futuro, non è loro diritto e per questo vanno ferma-

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te. Continuando così tutto viene messo in dubbio, il nostro pianeta è in pericolo e non stiamo facendo niente per fermarlo. Inutile incolpare la carenza di informazioni nel momento in cui ovunque ci si giri c’è qualcuno che sta parlando del cambiamento climatico. Si potrebbe ribattere affermando che la libertà è di un individuo, che spetta a lui decidere se ascoltare o meno, ma dato che la libertà che ci prendiamo non influenza solo la nostra vita, non ne abbiamo il diritto. È facile passare l’infanzia a fare lavori di gruppo mirati a creare una comunità che sappia pensare come tale e non come singoli individui, ma è poi nella vita reale che questi insegnamenti vanno messi in atto. Questo pianeta è di tutti ed è nostro dovere prenderci cura di esso come i nostri genitori ci hanno sempre insegnato a fare con gli oggetti. Spesso ci viene da pensare di essere protetti da una bolla

come quando vediamo un film e, appena arriva una scena che non vogliamo vedere, blocchiamo tutto con un telecomando e passiamo avanti. Ma questa è la realtà, non esistono telecomandi che possono salvarci, siamo noi che dobbiamo cambiare la fine della storia, non possiamo aspettare che sia troppo tardi. Quante volte sentiamo dire sempre le stesse cose a proposito del punto di non ritorno e della situazione catastrofica della Terra? E quante volte pensiamo che abbiamo sentito troppe volte questa storia e preferiamo non pensarci e tornare alla nostra tranquilla quotidianità? Troppe. Ed è proprio qui che sbagliamo, è proprio qui che decidiamo di essere indifferenti, di comportarci da egoisti e lasciare che ci pensino gli altri. Ma basta l’esempio di una persona come Greta Thunberg, che ha deciso di fare il suo piccolo, quotidiano gesto con talmente tanta costanza da

ATTUALITÀ

renderlo un vero e proprio movimento mondiale. Abbiamo 11 anni per salvare il nostro pianeta, e non lo risaneremo con le promesse o le intenzioni, ma con i fatti. Ci sono, purtroppo, molte persone che si ostinano a negare l’esistenza del surriscaldamento globale e preferiscono vivere una vita cieca e illusa, ma noi che abbiamo la fortuna di conoscere la verità dei fatti abbiamo il dovere di urlare che un mondo così noi non lo vogliamo. Dobbiamo manifestare non con il pensiero di aver finalmente trovato la perfetta giustificazione per saltare scuola, ma sapendo che stiamo dicendo ai politici del mondo che noi stiamo effettivamente facendo qualcosa, ora è arrivato il loro turno. La manifestazione di venerdì 15 deve essere l’inizio di un movimento che non si fermerà fino a quando non ci saremo assicurati una via d’uscita dal problema che in questo momento sembra insolvibile.

COSA STIAMO ASPETTANDO?

di ludovica facchetti e federico mantaci

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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E IL NOSTRO FUTURO

ensare che un giorno nelle strade della nostra città scorreranno torrenti d’acqua putrida, pensare alle campagne sommerse, alle paludi. Vivere angosciati dalle intossicazioni, oppure circondati da polvere e sabbia. Rimpiangere i verdi prati e gli alberi immensi che un tempo contornavano le nostre fotografie. Sentire la mancanza della primavera, del profumo dei fiori e degli striduli delle rondini a cui non prestavamo più alcuna attenzione. Come arriveremo a tutto questo? Il cambiamento climatico è ZABAIONE

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già una realtà, le evidenze e gli studi scientifici lo dimostrano. I motivi che hanno portato alla terribile crisi climatica che stiamo vivendo sono quasi esclusivamente di responsabilità dell’uomo. Dalla seconda rivoluzione industriale in poi, l’impatto dell’azione umana sull’ambiente ha acquisito proporzioni sempre maggiori, attraverso la produzione via via più intensa di materiale e l’aumento dei consumi. Consumi che possono essere di combustibili fossili, con l’uso di automobili e dei ben più inquinanti aerei, o di beni, come lo stesso

Anno xiii Aprile 2019

cibo. In che modo mangiare cibo può influenzare il cambiamento climatico? Gli allevamenti intensivi, per esempio, producono enormi quantità di gas serra. Il clima è evidentemente un sistema complesso, e se ci sono alcuni fatti ormai conosciuti dalla maggior parte delle persone, non è detto che tutti abbiano pienamente consapevolezza del problema. Si potrebbe pensare che l’aumento di pochi gradi non influisca sulla nostra vita, ma solo su quella di altre specie o altri paesi. Ma se si andasse oltre al famoso limite 5


ATTUALITÀ

di 1,5 gradi fissato dagli accordi? Lo scioglimento dei ghiacci è una conseguenza conosciuta, ma non sempre si dice che il collasso delle zone ghiacciate della terra sarà improvviso. Ci sono soglie oltre le quali lo scioglimento avverrà nel giro di poco tempo, quindi in un mese l’aumento del livello del mare potrebbe essere di diversi metri. Venezia? I Paesi Bassi? Le isole? Inevitabilmente sommerse. Ecco che cominciano a rivelarsi le ripercussioni sulla nostra società, e lo scioglimento dei ghiacci non coinvolge “solo” l’orso polare. Con questo non si vuole sottovalutare la perdita di biodiversità, dato che sta avvenendo la sesta estinzione di massa, ma affermare la necessità di soluzioni e di presa di coscienza se non per altri, almeno per la propria specie, dal momento che, in ogni caso, verrà colpita. È chiaro che non si può dire di fare veramente i propri interessi se si continua a distruggere il mondo, anche se lo si fa in nome di uno stile di vita che si crede il migliore. Secondo le stime un aumento della temperatura media di 2 gradi è dangerous, di 3 catastrophic, di 5 unknown, e la probabilità di trovarsi ad affrontare questi scenari è molto elevata. Il clima della nostra terra ha sempre subito variazioni di temperatura caratterizzate dall’alternarsi di ere glaciali e successive fasi di riscaldamento dovute a cause del tutto naturali... quindi la domanda che si pongono in molti è: “quello a cui assistiamo oggigiorno è realmente un surriscaldamento senza precedenti?”. In realtà il pianeta ha vissuto periodi anche più caldi di quello odierno; circa 700 milioni di anni fa ad esempio (dopo il periodo gla6

ciale del Neoproterozoico) la temperatura media globale era pari a 32°C, contro i 14 di oggi. Successivamente, come di consueto, si abbassò nel corso di milioni di anni per poi aumentare nuovamente e così via... il clima continuava a seguire quello che era il suo andamento naturale. Molti studiosi affermano che, stando a questo ciclo, la Terra nel corso delle prossime migliaia, anzi, decine di migliaia di anni dovrebbe andare incontro a una nuova glaciazione, ma l’intervento dell’uomo non ha fatto altro che bloccare questo processo e “manomettere” la sua andatura naturale. Mai le temperature sono aumentate con tanta rapidità come sta accadendo oggi. Dunque, il problema non è tanto il cambiamento climatico in sé, ma la sua preoccupante velocità. È stato calcolato che il riscaldamento naturale medio avviene al tasso di +0,3°C per millennio, incomparabilmente più lento di quello attuale (+1°C in un secolo). Le ondate di calore (che rappresentano solo una minima parte di questo problema) minacciano in primis le biodiversità degli oceani e di seguito tutte le altre specie esistenti, essere umano compreso. Non si tratta solamente della nostra salute, ma della nostra stessa esistenza. Provate solamente a immaginare: con l’acidificazione delle acque, dovuta sempre all’anidride carbonica, scomparirà il fitoplancton, che, anche se potrebbe sembrare insignificante, è alla base della catena alimentare marina; con la desertificazione si avrà un incisivo calo del rendimento delle piantagioni il che comporterà problemi di alimentazione perfino ai mammiferi da allevamento, come bovini e suini, dai quali noi ricaviamo il 50% del nostro nutrimento, se

non di più. Altro problema fondamentale sarà l’approvvigionamento idrico. Insomma, questi beni di cui disponiamo oggi potrebbero venire a mancare, magari tutti in una volta sola, nell’arco di pochi anni. Ora servirebbe che i nostri animi venissero almeno sfiorati da quell’emozione che è alla base di ciò che ci rende umani: la paura. La paura di non sapere con certezza che cosa ci aspetta, la paura di non avere un piano B, la paura di non farcela... Serve un cambiamento radicale e immediato, bisogna che il nostro sistema subisca una trasformazione, che passi dal “fossile” al “rinnovabile” ed è vero, non sarà facile, ma “l’istinto di sopravvivenza è la nostra più grande fonte d’ispirazione”. Spesso tendiamo a giustificare la nostra pigrizia credendo che noi non possiamo fare la differenza; sappiamo bene che non è così: come semplici esseri umani dotati di intelligenza e forza di volontà possiamo cambiare il nostro stile di vita, prestando attenzione allo spreco, ai rifiuti e all’inquinamento; in qualità di consumatori possiamo orientare la produzione dei mercati e far sì che anche loro diventino diligenti riguardo le medesime cose. I dati parlano chiaro, non c’è tempo per stare a guardare. Allora perché quello che si fa è sempre troppo poco? Chi sono i responsabili? Bisogna far nascere una nuova coscienza collettiva, ognuno di noi ha una responsabilità enorme nei confronti del proprio pianeta. Come ha detto Greta Thunberg “non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale”. Cosa stiamo aspettando?

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Numero vi ZABAIONE


ATTUALITÀ

LO SPRECO PASSA DALLA TAVOLA

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di giulia cappato E noemi vismara

er spreco si intende generalmente il fenomeno per cui una risorsa ancora sfruttabile viene persa durante la catena produttiva. Lo spreco può riguardare aspetti numerosi, ma concatenati: si passa da quello alimentare, a quello idrico fino a quello di materie prime e risorse energetiche. Soprattutto lo spreco alimentare si trova sotto i riflettori, complici la crisi globale e l'allarme sempre più perentorio del cambiamento climatico. Questa prima categoria di spreco dipende sia da fattori umani sia da altri che sono imprevedibili, come l'azione di agenti patogeni che rovinano le derrate. Di conseguenza solo in Europa vengono gettati via circa 179kg di cibo pro capite ancora utilizzabile, dai dati di una stima, al 90%. È un dato sconcertante e paradossale, soprattutto sapendo che 79 milioni di persone sono sotto la soglia di povertà (15% delle persone hanno un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese); detto ciò, non sembra strano che il 40% dello spreco mondiale si verifichi proprio nei paesi ricchi. Ma la nozione ancora più sconvolgente è quella delle tonnellate di merci sprecate a livello globale, infatti, secondo un’analisi della FAO (l'agenzia dell’ONU per l’alimentazione e l’agricoltura), il loro numero ammonta a più di 1.3 miliardi annui, vale a dire niente meno che un terzo della produzione totale, per un valore complessi-

ZABAIONE

Numero vi

ALCUNE DELLE NOSTRE PEGGIORI ABITUDINI

vo di 1.200 miliardi di dollari. Esistono tre punti critici durante la produzione di un alimento, che insieme ne determinano l’enorme spreco: il primo è chiamato food losses e si riferisce alle perdite verificatesi durante la coltivazione, l’allevamento o la raccolta della materia prima; il secondo, food waste, denota i prodotti in eccedenza, rimasti perciò invenduti; terzo ed ultimo è lo spreco domestico, ovvero quei prodotti lasciati guastare dai consumatori, che finiscono irrimediabilmente nella spazzatura. Riguardo a quest’ultimo l’Italia è seconda solamente al Regno Unito e agli USA, infatti ogni settimana vengono buttati 659 grammi di cibo, che seppur relativamente insignificanti, vengono a costare a ogni famiglia italiana 8,1 miliardi di euro annui. In rapporto al dispendio generale, invece, in Italia vengono buttati ogni anno 149 kg pro-capite, rispetto ad una media europea di 180kg pro-capite dove il massimo esponente è l’Olanda con 579 kg pro-capite ed il minimo è la Grecia con i suoi 44kg pro-capite. Da cosa è causato tutto questo spreco? Dai difetti di packaging, dall’eccesso di offerta e dai residui di promozioni. Se invece venissero promossi modelli di produzione e consumo più efficienti si otterrebbe anche una riduzione nel costo del cibo e una maggiore accessibilità ai prodotti, influendo positivamente e riducendo l'impatto anche in termini ambientali e sociali. L'intervento a riguardo do-

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vrebbe essere imperativo proprio perché i costi indiretti dello spreco alimentare hanno conseguenze sul pianeta a livelli altissimi: il cibo non consumato produce CO2, ben 4,5kg per un solo kg di prodotto. Solamente in Europa, annualmente, vengono dunque prodotte 170 milioni di tonnellate di CO2. Chilogrammi di cibo che vengono prodotti con fatica e denaro, dal momento che per ottenere, per esempio, un chilo di mele, esposte a centinaia nei banchi frutta e verdura dei supermercati e quindi date per scontate, servono 820 litri di acqua. Gran parte del fabbisogno idrico mondiale infatti, è strettamente legato allo spreco, ne sono la prova altri prodotti ben più assetati, dal mais con 1220 litri, al maiale (5990 litri) fino al manzo con ben 15.500 litri di acqua, totalmente sprecata se il controfiletto viene lasciato a marcire nel frigorifero. Nel caso degli animali da macello, i costi vanno calcolati anche per la quantità di acqua necessaria a far crescere il loro di cibo, come soia e altri mangimi, e i costi di smaltimento delle deiezioni. È perciò comprensibile che Il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta sia consumato dalla zootecnica e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali). Dunque la prossima volta che snobberai un pezzo di carne scaduto da pochi giorni, prova a pensare alle conseguenze che quella stessa bistecca avrà sulla terra. 7


al Par l'e ini st an er i o

ATTUALITÀ

NEOZELANDESE PER SEI MESI

SOFIA FEHR CI RACCONTA LA SUA ESPERIENZA AD AUCKLAND

di sOFIA FEHR

C

iao a tutti, pariniani e pariniane! Eccomi qua per raccontare la mia esperienza all’estero che purtroppo è ormai terminata. Sono stata sei mesi ad Auckland, in Nuova Zelanda, e posso sicuramente affermare che rifarei questa esperienza altre mille volte. A dire la verità, prima di partire avevo qualche dubbio, perché pensavo che avrei potuto non trovarmi a mio agio con la famiglia o con la scuola, e i miei amici italiani dicevano che all’inizio non sarebbe stato facile. Ma non è stato così. Sin dal primo giorno mi sono trovata benissimo con la mia famiglia e a scuola non ho avuto troppi problemi a conoscere nuove persone. Se siete titubanti come lo ero in partenza, rifletteteci perché dovete sapere a cosa state andando incontro ed essere consapevoli del recupero che vi aspetta al “Parello” dal momento che non sarà facile. Poi, ovviamente, per ognuno di voi sarà diverso, c’è chi piangerà per due settimane chiamando casa e dicendo “vi prego, riportatemi in Italia” e chi invece si scorderà di avere una famiglia e degli amici dopo circa mezza giornata. E se avete paura di andare male a scuola e di fare una brutta impressione? Impossibile. Nella mia scuola si facevano solamente 5 materie che variavano da matematica a cucina, da inglese a teatro, da scienze a design e così via. Io svolgevo matematica, inglese, teatro, Classical studies e Health 8

studies. Se posso permettermi di darvi un consiglio scegliete delle materie che vi possano essere utili al rientro, come ad esempio matematica. Troverete di certo il gruppo dei “nerds” e quello dei “vip” ma non preoccupatevi perchè ci sarà anche quello adatto a voi. Stavo quasi per dimenticarmi di dire che bisogna indossare un’orrenda uniforme tutti i giorni, ma ci farete l’abitudine. Durante la mia permanenza ho viaggiato molto e visitato posti incredibili come l’isola del Sud dove ho fatto bungee-jumping, kayaking e nuotato con i delfini. Per quanto riguarda la mia famiglia riconosco di essere stata piuttosto fortunata in quanto avevo tre sorelle fantastiche - una delle quali sento quotidianamente - e dei genitori altrettanto simpatici e

straordinari. Ho avuto poi l’occasione di fare sport, tra cui scherma tre volte alla settimana in una palestra non lontana da casa. Se ne avete l’opportunità anche voi, fatelo per conoscere più persone, per migliorare il vostro inglese e per non diventare degli obesi, perché - diciamoci la verità - la qualità del cibo non è delle migliori. Quanto mi mancava la pizza! Vi ho raccontato in qualche riga i sei mesi più appassionanti e travolgenti che io abbia mai vissuto e nonostante vi abbia dato qualche dritte su come sopravvivere, non esitate a partire qualunque sia la vostra meta ma buttatevi in questo tornado di emozioni perché spero di leggere presto un vostro articolo su Zabaione!

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Numero vi ZABAIONE


Milano luci e ombre quale IMMAGINe TI VIENE IN MENTE LEGATA alle luci e alle ombre di milano? MANDACI, SULLA MAIL O SUI SOCIAL, UNA FOTO ENTRO IL 15 aprile E PARTECIPA AL

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Inviaci i tuoi scritti (anche in forma anonima) entro il 15 aprile 2019 e potrai far parte del nostro "Numero Speciale di Narrativa" mail: parini.zabaione@gmail.com

ZABAIONE

Numero vi

Anno xiiii Aprile 2019

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SVAGO

RECENSIONI-FILM

dI iacopo bellavite e giulia cappato

THE END OF THE F***ING WORLD

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Sono James, ho 17 anni e sono piuttosto sicuro di essere uno psicopatico”. Questa è la frase iniziale con cui si apre il sipario di questa serie, della quale viene immediatamente definita la comicità e drammaticità che la caratterizzerà per tutta la sua durata. La vicenda si focalizza nella sua interezza su James (Alex Lawther) e Alyssa ( Jessica Barden), due adolescenti segnati profondamente da traumi familiari, e sulla loro fuga dalla soffocante cittadina natale in cui hanno sempre vissuto. Lei si sente trascurata, abbandonata e tenta di dare un significato alla sua vita, mentre lui è convinto di essere uno psicopatico e la segue soltanto per trovare il momento giusto per ucciderla. Le vie dell’assurdo sono infinite e infinite saranno le improbabili disavventure, a volte esilaranti, a volte sinceramente traumatiche, in cui incorreranno i due protagonisti. Il successo della serie sta nel fatto che ogni singolo dettaglio è stato curato a opera d'arte: ogni parola pronunciata da James o Alyssa è in linea con il loro carattere, con le loro problematiche e con il loro sviluppo. Di Alyssa viene esplorato ogni singolo anfratto emotivo, le motivazioni alla base della sua rabbia, la sua impulsività e la sua voglia di libertà vengono mostrate subito. James, personaggio certamente geniale, d’altro canto, è molto più passivo e introverso, in un certo senso più debole. Tuttavia la serie non mi ha appassionato più di tanto, in alcuni punti si rivela priva di trama e vuota. (Iacopo Bellavite)

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PEPPERMINT

eppermint racconta la storia di Riley, impiegata in una banca di LA. La donna vede il marito e la figlia uccisi da un malavitoso locale, come un fulmine a ciel sereno. Il gangster, che aveva mal inteso il tentativo del marito Chris di derubarlo, decide di vendicarsi uccidendolo insieme alla figlia di dieci anni della coppia, durante una cena fuori. Riley viene ferita, ma sopravvive, malauguratamente per l'assassino, e non avendo ottenuto giustizia dal tribunale, che si giustifica puntando il dito contro l'assunzione di farmaci da parte di Riley, decide di vendicare la morte della sua famiglia. Per questo viene mandata in un ospedale psichiatrico, da cui scappa prima di arrivare. Dopo cinque anni, gli effetti della sua furia si fanno sentire e attirano l'attenzione della polizia, ma soprattutto dei media, nei quali si iniziano a discutere le ragioni della madre americana. La lista di delitti comprende tutti coloro che l’hanno ostacolata nel raggiungimento della verità, trasformando la protagonista in un'antieroina del mondo adulto, un provocatorio stimolo all'immedesimazione. Il film fa leva sullo schieramento pro o contro la giustizia privata di una vittima diventata canefice. Le scelte forti del personaggio della Garner e l'affidamento posto in lei dalla comunità, di cui è l'angelo vendicatore, sono ben accordate alla recitazione impegnata dell'attrice di "Dallas Buyers Club". Nonostante la forte presenza di scene violente e sanguinose, il film thriller-psicologico, conclusosi con un finale aperto, potrebbe avere un sequel. (Giulia Cappato)

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Numero vi ZABAIONE


SVAGO

RECENSIONI-MOSTRE

di iacopo bellavite E alessia cuzzocrea

CAPIRE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

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a Terra è un pianeta stupendo. Le montagne ricoperte da bianchissima neve, le foreste ricche di alberi rigogliosi, i fondali marini cosparsi di coloratissimi coralli sono tutti luoghi bellissimi. Gli orsi, le tartarughe, i pesci tropicali e gli elefanti sono animali meravigliosi che chiunque vorrebbe vedere. Un qualsiasi tramonto, una tempesta o una notte di una luna piena sono attimi speciali e unici. Questo suggeriscono le emozionanti immagini proiettate sulle grandi pareti della prima stanza dell’esposizione. Tuttavia, tutto ciò sta andando incontro a una sempre più rapida distruzione. Troviamo ciò che ci circonda così irrimediabilmente splendido, che lo stiamo infettando con estrema noncuranza. La seconda sala suggerisce infatti come la bellezza, che ha sempre caratterizzato la nostra casa, stia svanendo, sostituita da immagini di inquinamento e morte. Viene inoltre data voce a quattro animali, fra i quali l’essere umano, da una parte memori della loro felice esistenza passata, dall’altra testimoni dei terribili cambiamenti in atto. Un’ultima speranza può essere data solo da una maggiore consapevolezza e da azioni volte a rimediare agli errori fino ad ora commessi. Il percorso della mostra si conclude quindi con pareti infografiche, illustrazioni e postazioni interattive per far comprendere quanto si possa aiutare l’ambiente e come accrescere il proprio contributo. Ci si lascia col patto di dare una mano al mondo impedendogli di andare verso la sua terribile fine, alla quale noi non potremmo di certo sottrarci. (Alessia Cuzzocrea)

ZABAIONE

Numero vi

Anno xiii Aprile 2019

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INGRES

a mostra Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello, e al tempo stesso mettere in mostra l'ambiente artistico ai tempi di Napoleone. L’esposizione dà una particolare attenzione a Milano, che in quel periodo artistico ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. La città era un centro artistico e culturale. Di questo periodo ricordiamo Appiani e Canova, ma anche Giovanni Battista Sommariva che fu un grandissimo mecenate. La mostra si sviluppa attraverso una serie di stanze in cui dominano gli effetti di luce, lasciando un particolare tono di solennità alla sala dedicata al Napoleone I sul trono imperiale: opera di ingres, a quei tempi pittore personale di Napoleone. Numerose sono le opere rappresentanti il comandante, alternate a primi piani e scene mitologiche o religiose. Nella parte finale la mostra assume un carattere monografico ed è costituita in larga misura da opere di Ingres. All'interno dell’esposizione non è permesso fare fotografie e c’è un clima di tranquillità e quiete silenziosa. La mostra comprende oltre 150 opere, di cui più di 60 dipinti e disegni del grande maestro francese, riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni di tutto il mondo. (Iacopo Bellavite)

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SVAGO

ZABAOROSCOPO ARIETE

Anche se il mattino ha l’oro in bocca, domani mattina troverai soltanto piombo e ti intossicherai come le matrone romane.

TORO

Tu e la tua sindrome da cavallo impazzito dovete darvi una calmata. Tutto andrà per il meglio se non lo disturbi con i tuoi continui complessi.

GEMELLI

L’ultima volta che ci hai provato è andata male, lo sappiamo. Ti sconsiglio tuttavia di riprovare perché non andrà meglio la prossima volta.

CANCRO

Pensate all’estate, i raggi del sole sul volto e il rumore del mare, il mare di debiti in cui sarete sommersi e il rumore degli schiaffi di tua madre. Congratulazioni.

di LAURA CAPOCACCIA, livia crisostomo E GRETA MANERA

LEONE

Qualcosa mi dice che questo mese troverai proprio lei, una persona che ti prepari la carbonara la sera e il caffè la mattina… e che ti scriva i bigliettini per le verifiche.

VERGINE

È tornata la primavera ma nonostante sia tutto rose e fiori non riesci a smettere di essere pessimista. E se la vita ti stesse sorridendo per davvero?

BILANCIA

Credi davvero che il tuo nuovo follower super figo e popolare ti segua per farti il filo? Guardati le spalle: potrebbe che essere un professore in incognito che vuole vedere se veramente il gatto ha mangiato i compiti.

SCORPIONE

Dopo aver sudato 7 camicie hai finalmente raggiunto la sufficienza in matematica, ti stimiamo tutti. Se ti capita

di fare una festa per celebrare il momento facci sapere!

SAGITTARIO

Tu sei il mio raggio di luce in una buia viuzza, direi di sfruttarlo per il concorso di Zabaione “Milano luci e ombre”. E mandala una foto!

CAPRICORNO

Finalmente metterai a posto la tua camera piena di vestiti, se con camera intendiamo vita e con vestiti problemi. Ipoteticamente.

ACQUARIO

Nettuno è felice e di certo ti ha più a genio di quanto non abbia mai avuto Ulisse, ma attenzione a non dare falsi consigli, che la bolgia è sempre aperta.

PESCI

Smettila di sguazzare nella procrastinazione, falle quelle 24 frasi di greco, di certo non sarà Netflix a farle per te.

L’ANGOLO DEL LIBERTARIO IL DIRITTO DI FARSI LANCIARE

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vete presente la scena iniziale di The Wolf of Wall Street in cui DiCaprio lancia dei nani? Ricordate la gioiosa espressione di quei piccoli atleti tutti bardati? Ecco, quello si chiama lancio del nano, o dwarf tossing. Empietà, direte voi. Eppure, il lancio del nano, così come freccette, è un vero e proprio sport: il piccoletto viene preso tramite due maniglie e lanciato verso un bersaglio. Onestamente, cosa c’è di male? Lo facevano a me alle elementari, senza il mio consenso, senza che io fossi

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di BIANCANEVE

nemmeno pagato, perché dovremmo dunque rinnegare questo sport, i cui atleti sono consenzienti? Perché negare a questi piccoli uomini il diritto di praticare un’attività per la quale verrebbero pagati? Perché alcuni pregiudizi sociali e regole miopi dovrebbero impedire ai nani di praticare una delle poche attività sportive in cui potrebbero eccellere? Il lancio del nano è uno sport tanto quanto il calcio, è forse giusto che venga abolito in base a una presunta immoralità e discriminazione? Immorali sono piuttosto le nor-

me che tolgono ai nostri piccoli atleti la libertà di scelta personale. Ci sono un milione di cose che potrebbero essere umilianti e a volte pericolose ma non per questo c’è una legge che le vieta, non è forse discriminatorio dire a una persona cosa fare nella sua vita solo perché non arriva al metro? Sono inoltre da considerare le possibilità di guadagno che questo sport offre ai suoi atleti, possibilità che altrimenti potrebbero non avere. Alla luce di queste considerazioni credete che il lancio del nano sia un’attività moralmente deprecabile? Il dibattito è aperto.

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ORIZZONTALI 1. Esecutore del lavoro relativo a una determinata produzione. - 10. Un volatile della famiglia degli Uccelli Anatidi. 11. Il pronome relativo greco . - 12. Un genere musicale di voga ai nostri giorni, sottogenere dell’hip hop. - 13. Sigla automobilistica internazionale di Taiwan. - 14. Apertura per bottoni. - 17. Associazione di sommelier in Italia. - 18. La diminuzione del diametro della pupilla . - 20. In latino sta assieme a Paulo. - 22. Uno tra i più noti nella storia è quello di Milano. - 24. La piscina inglese. - 26. Un avverbio di luogo. - 27. United Artists Records. - 28. Un liquore tipico sardo. - 29. Un articolo determinativo. - 30. Segue al re. - 31. Dittongo che si può usare al posto della lettera Ä, nella lingua tedesca. - 32. Pianta appartenente alla famiglia delle Myrtaceae. - 36. Una delle Muse figlie di Zeus e Mnemosine. - 38. Radio Radicale. - 39. Un argomento di attualità in Italia. - 41. Un re dei Franchi Orientali. - 43. Possedimenti, ricchezze…. - 45. La testa e la coda del ratto. - 46. Una macchina targata a Nuoro. - 48. Un pronome determinativo latino. - 49. Stupito, sbalordito… VERTICALI 1. Macchina per ridurre in formelle il foraggio. - 2. Il peccato dell’orso in Seven Deadly Sins. - 3. Bari in breve. - 4. La gallina più famosa di tutto il mulino. - 5. il prefisso di uguaglianza. - 6. Teratesla in breve. - 7. Colui che si esibiva nel foro. - 8. L’emittente pubblico italiano. - 9. Una lettera greca. - 14. Sinonimo di portapenne . - 15. Gli estremi del loop. - 16. Le vocali del naso. - 19. un articolo greco. - 21. sinonimo di sicofante. - 23. Impronta, vestigio…. - 25. Al centro delle moto. - 32. Stop!. - 33. … che abbaia, non morde. - 34. Un altro modo di dire Bro. - 35. All’intervallo è sempre affollato. - 37. Uno dei tre moschettieri. - 39. L’esame inglese. - 40. Faccia, volto…. - 42. Le prime tre del nome di Letta. - 47. Unione Europea.

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DOV’È SODDU?

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di FILIPPO SAVIO

In questa foto compare cinque volte il nostro Preside, riuscite a trovarlo?

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iao a tutti Pariniani! Dopo che Nicole Sangiovanni ha vinto il mese scorso, caccia al professore torna anche questa volta! Come al solito, il primo a inviare i nomi corretti alla mail parini.zabaione@gmail.com vincerĂ un buono di 5 euro da spendere al bar della scuola. Che la caccia abbia inizio!

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di cecilia albanese

CACCIA AL PROFESSORE 7 6 5 2 4 3 8 9 1 8 4 3 5 9 1 2 7 6 2 1 9 8 7 6 4 3 5

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