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Poste Italiane SpA - Sped. in a.p. - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004, art. 1, c.1 - DCB Trento. Virginia Gambino Editore Srl - Viale Monte Ceneri 60 - 20155 Milano - Contiene I.R. e I.P.
SETTEMBRE 2020 - N°112
ISSN 2532 - 5671
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ANNO 13 - NUMERO 112 SETTEMBRE 2020
Direzione, Redazione, Abbonamenti, Amministrazione e Pubblicità Head office, Editorial office, Subscription, Administration and Advertising Virginia Gambino Editore Srl Viale Monte Ceneri, 60 - 20155 Milano - Italy Tel. +039 02 47761275 r.a. info@vgambinoeditore.it Direttore responsabile / Publisher Virginia Gambino virginia@vgambinoeditore.it Collaboratori / Contributors Roberto Anghinoni, Valentina Anghinoni, Giovanni Argento, Roberto Bolici, Marco Buschi, Federico Della Puppa, Ludovico Lucchi, Selene Maestri (fotografa), Federico Mombarone, Stefano Lavori, Veronica Monaco, Andrea Payaro, Giuseppe Rossi, Franco Saro, Cristiano Vassanelli Impaginazione e grafica Layout and graphics Raffaella Sesia Youtrade è media partner esclusivo per il settore rivendita e materiali per l’edilizia di
Supporto Tecnico / Technical Support Enrico Adinolfi • Dec Luca Berardo • Casa Oikos Massimo Bussola • BigMat Claudio Cammi • Cammi Stefano Colombino • Gruppo Uniedil Andrea Cammi • Centredil Franco Nessi • Eternedile Claudio Troni • Gruppo Made Cristian Zanni • Gruppo Edilcom Ufficio commerciale - Vendita Spazi pubblicitari Commercial department - Sale of advertising Spaces Viale Monte Ceneri 60 - Milano Tel. +039 02 47761275 - cell. 340 1761951 info@vgambinoeditore.it Come abbonarsi / How to subscribe Italia annuo € 48,00 - Estero annuo € 70,00 (compresi numeri speciali) Copia singola € 5,00. Numeri speciali copia singola €15,00. Per abbonarsi è possibile sottoscrivere l’abbonamento online al link youtradeweb.com/category/abbonati/ oppure, fare richiesta a abbonamenti@vgambinoeditore.it o telefonando al numero 02 47761275 Stampa / Printing ALCIONE Lavis - Trento
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Sommario settembre
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Rubriche 17 Editoriale Il grande momento delle imprese famigliari 18 Editoriale Edilizia e indigestione normativa 18 Chiacchiere in cantiere Sopra la banca il bonus campa 19 L’avvocato Covid, la responsabilità d'impresa 20 I fatti nostri Il superbonus che sussurrava alle rivendite 22 Digital News 24 Seggiole & Poltrone
Il superbonus? Un'occasione per le rivendite
Dossier YouTrade Academy 28 Edilizia Nel mercato a mosca cieca 38 Congiuntura Salto in alto, tutti in pista Attualità 44 Distribuzione Come fare affari con il superbonus 50 Mercato Immobili stop and go Rivendite 56 Nuove generazioni Consegne lampo meglio di Amazon 58 E-commerce L'arredo online cresce del 30% 64 Formazione Tutti a scuola per ripartire 68 Gruppo Made - Bizzo Contropiede in network 72 Bigmat - Focardi Cerbai Un'anima per due realtà 78 Smetar Lo scaffale è su misura 80 I ferri del mestiere Attenti all'ecomalus 83
Speciale Gdo Tutti i conti dei super big
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Storia di copertina Brevetti Montolit Il taglio giusto per i rivenditori
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83 Esclusivo: tutti i numeri della grande distribuzione
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Imprese 96 Progetto Dhomo L'intonaco? Ăˆ puro comfort 100 Fila Superfici a prova di sporco e batteri 102 Unifix Noi, consulenti delle rivendite 105 Tecnasfalti Il silenzio super sottile 106 Fornaci Laterizi Danesi Il laterizio per il superbonus 108 San Marco Affari online con le rivendite 110 Cfrm In macchina senza segreti 114 Muoviamoci Logistica, ma sostenibile 116 Come si fa Luna park rivendita 120 128 134 136 128 139 140 144 146
Speciale antincendio Tecnica edilizia Meglio riflettere sull'isolamento Edilizia Non bruciatevi con l'inefficienza Braga Il fuoco? Meglio chiuderlo fuori XT insulation La doga rigida non teme il fuoco Fibrotubi Combustione addio, basta un modulo RĂśfix L'intonaco che protegge Gruppo Etex Contro le fiamme con 10 mila test Knauf Nuovo intonaco contro le fiamme An Camini Stare al caldo senza pericolo
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Biocasa 148 Living Future EuropE Trasparenza certificata per i prodotti edili 154 Luxury Goods in showroom 158 Zapping 160 Hi-tech Ceramiche che passione
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E d it or i a l e
Il grande momento delle imprese famigliari
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no dei punti deboli dell’economia italiana, è stato scritto più volte, è il predominante nanismo delle imprese che, nella stragrande maggioranza dei casi sono a conduzione e proprietà famigliare. Si potrebbe, però, ribaltare il ragionamento: durante i periodi di crisi il punto di forza dell’economia italiana è stata proprio la base famigliare delle proprie piccole e medie imprese. Il 2020 segnato dal maledetto virus sembra confermare il secondo aspetto. Per esempio, una ricerca su 350 imprese ha indicato che durante la diffusione della pandemia le imprese controllate da famiglie hanno realizzato una performance azionaria significativamente superiore di quelle con strutture proprietarie diffuse. La ricerca si riferisce alle piccole aziende quotate in Borsa, ma il concetto rimane valido anche per quelle, quasi tutte, che non sono approdate al listino Aim (quello riservato alle micro imprese). In ogni caso, indicano i numeri della ricerca, le aziende familiari hanno registrato una performance azionaria dell’8% migliore rispetto a quella delle imprese a capitale diffuso o, comunque, senza una famiglia di riferimento. E, se contiamo che in Italia sono attive 101 mila piccole e medie imprese di proprietà famigliare (103 mila considerando anche le grandi) con almeno il 50% +1 dei diritti di voto, questo potrebbe essere un vantaggio per il sistema-Italia. Ma anche per i sotto-sistemi, per esempio quello della distribuzione, dove le imprese famigliari sono quasi la totalità. Certo, ci sono anche gli svantaggi. Per esempio, quando nella gestione di un’impresa famigliare si antepongono le carriere dettate dalla parentela invece che del merito. Un aspetto particolarmente negativo quando si verifica un cambio generazionale. Per il resto, le famiglie proprietarie tendono ad avere orizzonti di più lungo periodo nelle loro scelte strategiche. Non devono rendere conto a soci piccoli e grandi che pretendono risultati immediati e dividendi da distribuire. Un’azienda famigliare guarda avanti e l’imprenditore mette il cuore nella propria azienda. Inoltre, ha un buon nome da difendere e più difficilmente si troverà a gestire affari che possono nuocere alla propria reputazione, che fa parte del patrimonio aziendale. Aggiungiamo anche che, per sua natura, un’impresa famigliare ha spesso dimensioni più piccole e, per questo, chi la gestisce tende a stabilire rapporti più diretti con i dipendenti, ma anche con i propri clienti. Ecco perché, nel caso specifico del 2020, un’impresa famigliare ha probabilmente avuto maggiore capacità di riorganizzare l’azienda per affrontare la crisi dettata dall’emergenza sanitaria. Tutto bene, quindi? La realtà ha due facce: se le piccole imprese sono state capaci di affrontare meglio il covid, non è detto che la loro struttura sia sempre al passo con i tempi «normali». Una ricerca di Cerved, per esempio, ha messo in luce che la proprietà e la gestione famigliare si associano a una minor crescita dimensionale: le piccole imprese di carattere non famigliare realizzano in media 800 mila euro in più di ricavi e 1,4 milioni in più di attivo. Inoltre, le Pmi gestite da manager esterni vantano in media un margine operativo lordo maggiore (459 mila euro contro 400 mila). È vero che, in compenso, le imprese a carattere famigliare hanno tassi di profitto più elevati in termini di margini lordi su fatturato (7,2% contro 6,8%). Ma questo, rileva Cerved, è un’indicazione di una scala produttiva inefficiente e ridotta. In sostanza, le imprese familiari non sfruttano del tutto le opportunità di crescita. Insomma, il bicchiere è mezzo pieno. Ma anche mezzo vuoto.
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E C O N A U TA
Edilizia e indigestione normativa
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vviva, il decreto semplificazioni farà ripartire tutti i cantieri bloccati. Oppure no? Ogni volta che un provvedimento governativo (di qualsiasi colore sia l’Esecutivo) promette sfracelli, sorge il dubbio che, alla fine, tutto resterà come prima. Pessimismo cosmico? Qualunquismo anti-politica? Superficialità? Certo, a volte le ragioni dello scetticismo italico nei confronti della politica possono essere banali. Ma, probabilmente, non è il caso delle opinioni realtive al mercato delle costruzioni. Lo ha rilevato di recente anche l’Ance, numeri alla mano. L’aspetto che sarebbe curioso, se non provocasse un versamento di bile, è che i danni maggiori non sono causati dal disinteresse della classe dirigente verso il settore dell’edilizia. Al contrario, il problema è l’eccesso di interesse. Intendiamoci, non è che governi e Parlamento si divertano a peggiorare le cose: l’intento è buono, legiferano per snellire, aiutare, incentivare. Peccato che il risultato sia l’opposto. E non potrebbe essere altrimenti se le regole cambiano in continuazione. Pensate a come sarebbe complicato (e pericoloso) guidare un’auto se le norme del codice della strada mutassero ogni anno. Per le aziende il problema è questo, solo che a rischiare sono il business e i posti di lavoro connessi. Ma veniamo ai numeri che supportano questa insofferenza: i provvedimenti che riguardano le costruzioni e, in particolare, in mate-
ria di lavori pubblici sono una montagna. Se si fa il calcolo, partendo dalla legge Merloni del 1994 a oggi si contano circa 500 provvedimenti, cioè una ventina all’anno. Chi ha condotto lo studio citato si è preso la briga anche di contare il numero di pagine della Gazzetta Ufficiale: sono 45.520. Per rendere ancora meglio l’idea, messi in fila questi fogli sarebbero pari a una strada di 136 chilometri, che richiederebbe 158 giorni per essere letta. E questo senza contare i rimandi legislativi e normativi ad altre fonti contenuti nei provvedimenti. Non solo: forse a causa della crisi delle costruzioni, della recessione dopo il 2008, alla quale si è aggiunta ora anche l’emergenza covid, il numero di provvedimenti dedicati al settore di edilizia e costruzioni ha registrato un’accelerata: nei primi sette mesi del 2020 ne sono già stati decisi 23. E anche lo scorso anno le decisioni legislative e normative sono state 39. Decisamente troppe. Federico Mombarone giornalista
CHIACCHIERE IN CANTIERE
Sopra la banca il bonus campa
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unzionerà davvero il meccanismo della cessione del credito, che è il vero volano per il decollo del superbonus? Forse sì. La prova o, meglio, l’indizio è l’attivismo dei grandi gruppi interessati a mettere le mani su un guadagno certo, cioè il 10% che costituisce la fee per il disturbo di accollarsi il supebonus. Anche se spalmato su cinque anni, il 10% costituisce, infatti, un’ottima provvista per i grandi gruppi che possono accollarsi l’onere di anticipare i fondi necessari ai lavori. Com’è noto, la Bce da tempo fornisce liquidità alle imprese, in particolare alle banche, a costo zero. Utilizzare gli euro gentilmente messi a disposizione dalla bistrattata Europa e avere in cambio un profitto del 10% è un affare da non perdere. Rispetto al meccanismo di cessione del credito introdotto un anno fa (e poi eliminato con la legge di Bilancio 2020, per poi essere reintrodotto con i provvedimenti per il Rilancio post-covid), infatti, va segnalato l’attivismo dei grandi gruppi bancari: una pedina necessaria per le imprese grandi o piccole, che possono cedere a loro il credito fiscale. Saranno proprio le banche, insomma, che potrebbero rendere fluido il meccanismo e, detto senza falso moralismo, anche guadagnarci parecchio. Le due big italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno già fatto sapere che sono pronte a scendere in campo. Tanto che hanno organizzato una propria struttura interna dedicata alla cessione o, meglio, all’acquisto del superbonus. È già tutto deciso: nella più grande banca italiana, per esempio, a occuparsene sarà la divisione focalizzata in modo specifico sulle relazioni con le Pmi. A disposizione dei clienti vi saranno soluzioni differenti, che prevedono l’acquisto dei crediti di imposta dei contribuenti, sia nella forma diretta sia attraverso la cessione alle aziende. In questo modo si cercherà di fornire al sistema la liquidità necessaria per sostenere gli interventi di riqualificazione, anche in relazione al sismabonus, altro meccanismo che ora comporta il 110% di credito fiscale. Insomma, la congiuntura dell’edilizia nei prossimi mesi passerà allo sportello delle banche, che questa volta hanno tutto l’interesse a partecipare alla festa. Franco Saro giornalista
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L’AV V O C ATO
Covid, le responsabilità d’impresa
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a pandemia da covid-19 aveva ingenerato, in molte aziende, grandi preoccupazioni circa eventuali responsabilità da contagio verso i propri lavoratori, specialmente per le conseguenze che si sarebbero potute verificare in caso dell’avvio di processi penali o civili a loro carico, con il rischio di lunghe indagini e di sequestri. A tranquillizzare i datori di lavoro, cercando di mettere un po’ di chiarezza, è intervenuto l’Inail che, con una nota del 15 maggio 2020, ha precisato che dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l’accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro. L’Inail ha chiarito che sono diversi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo per la tutela relativa agli infortuni sul lavoro e quelli per il riconoscimento della responsabilità civile e penale del datore di lavoro che non abbia rispettato le norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Queste responsabilità devono essere rigorosamente accertate, attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative Inail. Pertanto, il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’Istituto non assume alcun rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza in tale ambito del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico dell’accusa, rappresentata dalla Procura della Repubblica. Parimenti, neanche in sede civile il riconoscimento della tutela infortunistica rileva ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre neces-
sario l’accertamento della colpa di quest’ultimo per aver causato l’evento dannoso. Al riguardo, si deve ritenere che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento epidemiologico, rendono estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale in capo ai datori di lavoro. La nota di maggio appare in linea con la circolare numero 13/2020 dell’Inail che, per quanto concerne l’onere della prova, aveva chiarito che vige la presunzione semplice di origine professionale solo per gli operatori sanitari e per altre attività lavorative a contatto con l’utenza (lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc), mentre per tutti gli altri lavoratori la copertura assicurativa è riconosciuta a condizione che la malattia sia stata contratta durante l’attività lavorativa, con onere della prova a carico dell’assicurato, da che deriva che al datore di lavoro potrebbe essere sufficiente dimostrare di aver adottato tutti i presidi indicati dalla legge per escludere in capo a sé ogni responsabilità. Ludovico Lucchi del Foro di Milano, lucchi@studiolucchi.eu
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spektra.it
Precisione che spacca il millimetro
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I FAT T I N O S T R I
Se il superbonus sussurra alle rivendite
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l sospirato rimbalzo della congiuntura di settore già dallo scorso mese di maggio c’è stato, ed è apparso anche convincente, tanto da far tirare un sospiro di sollievo all’umore delle imprese, in senso lato, che hanno ripreso a macinare ordini e forniture. Scrivo alla fine di luglio, quindi non so dire se la ripresa ha consolidato le sue basi, soprattutto se già ci sono concreti segnali di quello che sarà l’andamento del mercato dopo la pausa estiva, a livello di prospettive. La ripresa di cui sopra è stata per lo più generata dalla necessità di terminare le opere rimaste sospese a causa del lockdown. Sapevamo che i primi mesi estivi avrebbero beneficiato di questa situazione, ma il nostro mercato, come qualsiasi mercato, ha bisogno di prospettive almeno a medio termine, tenendo conto che il Superbonus 110% ci coinvolgerà poco più che marginalmente – cappotti, isolamento, impermeabilizzazione, che comunque non sono poca cosa – e che il livello qualitativo dell’offerta, in questo caso, dovrà garantire determinati standard. Posto che la produzione (almeno i marchi più noti e affermati) è già pronta da un pezzo, la domanda viene rivolta alla distribuzione edile, e la risposta, tanto per cambiare, non è univoca. Si potrebbe anche partire dal presupposto che il Superbonus 110% rappresenti una nuova opportunità. La distribuzione edile, per una volta nella vita, potrebbe dare finalmente un senso a quell’assioma, molto romantico quindi per definizione poco realistico, che la vorrebbe al centro della filiera del mercato dell’edilizia. È al contempo vero che, soprattutto i “piccoli” si stanno dando un gran daffare cercando
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di proteggere il loro territorio rivedendo le loro strategie di vendita, scoprendo (non è mai troppo tardi) che un po’ di comunicazione diretta al nuovo mercato può essere utile e, dove possibile, emarginando i materiali a bassa rotazione per aumentare le superfici espositive, come testimonia l’aumento delle show-room all’interno dei punti vendita.
Ancora una chiamata per la distribuzione edile. Questa volta il mercato, anche se coinvolgerà le rivendite solo in parte, è quello dei super incentivi fiscali di cui, udite udite, sono stati già firmati i decreti attuativi Ma i primi sentori non bisbigliano di una distribuzione edile che intende cavalcare l’onda, offrendo nuovi servizi, quantomeno informazioni tecniche, che potrebbero farla diventare, questa volta sì, un punto di riferimento reale, soprattutto per i clienti tradizionali, ovvero artigiani e piccole e medie imprese, che magari pagherebbero per avere una consulenza chiara e semplice dal loro fornitore di fiducia. L’impressione è che, ancora una volta, predomini un atteggiamento di attesa (un vero must del nostro comparto merceologico), con l’unica prospettiva di vendere i prodotti, quelli
che il cliente chiederà, se e quando lo farà. Neppure la presenza sempre maggiore del cliente privato, che potrebbe dare una mano a livello di sensibilità verso quelle azioni destinate, in generale, al miglioramento qualitativo della propria casa, paiono scuotere il nostro imprenditore della distribuzione edile e orientarlo a quel salto di qualità che ci auguriamo ormai da numerosi lustri. In sostanza, il posizionamento della rivendita di materiali edili rimane quello di sempre, con i difetti (forse sarebbe meglio dire le lacune) di sempre. E la cosa potrebbe anche non disturbare se non fosse che altri soggetti operativi qualcosa si inventeranno – in passato è già avvenuto numerose volte – lasciandoci come sempre a contenderci le briciole di ben altri, opulenti banchetti. Certamente, se fosse semplice non saremmo nemmeno qui a discuterne. Ma, se fosse semplice, la distribuzione edile non avrebbe la necessità di trasformare la sua pur necessaria attività di deposito e transito dei materiali sul territorio in una valida organizzazione di consulenza tecnica evoluta, quella che serve per lavorare ad alti livelli. Essendo ottimista per natura, oso pensare che qualcosa accadrà. Scommetto sui multipoint e sulle aggregazioni di rivendite che non limitano la loro attività ad acquistare al miglior prezzo possibile. Il mercato del Superbonus 110% non è il mercato del prezzo. Chissà se a qualcuno la cosa interessa. di Roberto Anghinoni Giornalista S e t t e m b r e
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Digital news da youtradeweb.com casacondominio.net youbuildweb.it
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IN AREA EURO L’EDILIZIA VA Dopo il periodo nero del lockdown, l’edilizia in Europa torna a crescere. A luglio il mercato delle costruzioni nella zona euro ha segnato un segno più, anche se a un ritmo più contenuto rispetto ai mesi precedenti, dopo il rimbalzo seguito alla fine del lockdown scattato per l’epidemia di coronavirus. Secondo Eurostat, la produzione nel settore delle costruzioni è salita dello 0,2% nello scorso luglio, dopo +5,1% registrato a giugno. Per tutti i Paesi della Ue, invece, il settore edile ha riportato una caduta della produzione dello 0,1%. (youtradeweb.com)
2 E-LETTURA PER I CONSUMI Francesco Sgarbi, amministratore di Techem Italia lancia un monito sugli aspetti della normativa Eed (Dir. EU 2018/2002) che sarà introdotta a ottobre 2020: gli amministratori di condominio è meglio che siano informati. La lettura dei consumi del condominio, infatti, si sposta verso una sempre maggiore digitalizzazione. (casacondominio.net)
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3 DUE TORRI A MILANO Demolizione di un immobile a destinazione industriale e successiva costruzione di tre diversi edifici a destinazione residenziale, di cui due torri e un edificio in linea, oltre a un piano interrato che ospiterà circa 120 box, una ciclo-officina e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. Il progetto è dello studio Asti Architetti e si chiama Park Towers: si svilupperà su un’area di circa 8 mila metri quadri. (youbuildweb.it)
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seggiole & poltrone BELLIN CONFERMATO PRESIDENTE DI ASSOTENDE
STIPA PRESIDENTE DI ASAL ASSOALLESTIMENTI
Gianfranco Bellin confermato presidente di Assotende, l’associazione dei fabbricanti di tende da esterno, da interno, schermature solari, tessuti e tendaggi tecnici e decorativi, arredo per esterno, accessori e complementi d’arredo, sistemi di comando e automazione. L’assemblea di Assotende è stata anche l’occasione per gli associati di apprezzare lo sforzo delle aziende associate che hanno destinato alla Croce Rossa 30 mila euro per i primi interventi sanitari a fronte della pandemia. Questa la nuova squadra del consiglio di Presidenza: Cesco Cazzamali (Tendarredo), Carlo Giovanardi (Flli Giovanardi Di Giovanardi Carlo & C), Luca Lovera (Mottura), Marco Marcatoni (Dfm), Riccardo Marchello (Euroflex), Roberto Mezzalira (Somfy Italia), Paolo Montanaro (Mv Line), Edi Orioli (Pratic Flli Orioli), Michele Parravicini (Para), Nicola Prendin (Nyx), Fabiano Pozzi (Manifattura Corti), Aristide Radaelli (Brianza Tende), Matteo Scampini (Zante).
Sandro Stipa è il nuovo presidente di Asal Assoallestimenti. È stato eletto nel corso dell’assemblea al posto del presidente uscente Massimiliano Vaj. “Garantire agli associati una comunicazione tempestiva e continua sulle attività della Federazione; tenere alta l’attenzione del Governo sulla particolarità della crisi del nostro settore e dei suoi attori valorizzando il ruolo dell’allestitore; realizzare nuove collaborazioni con i quartieri fieristici in modo che gli associati possano avere corsie di accesso privilegiate e facilitate".
di esperienza nella consumer electronics e nei fast moving consumer goods, una profonda conoscenza del mercato del largo consumo, della distribuzione, oltre che del settore produttivo asiatico (Cina e HK). Lo sviluppo e il coordinamento di successo di progetti di branding, innovazione prodotto, digital trasformation e comunicazione, all’interno di Cellularline di cui era Group Product Marketing Manager, diventano base di partenza e stimolo per mutuare il consolidato knowhow in un settore chiave, quello dei rivestimenti ceramici, del Made in Italy.
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Due nuovi manager ai vertici di Schüco Italia, azienda del settore dello sviluppo e distribuzione di sistemi in alluminio per finestre, porte e facciate di alta qualità. Si tratta di Davide Roveda e Leonardo Fatticcioni. Roveda, laureato in Giurisprudenza a Trento e manager di lunga esperienza come direttore commerciale nella gestione e nell’implementazione di reti di vendita in importanti aziende nel settore dell’edilizia, in Schüco Italia ha assunto la carica di direttore commerciale. Fatticcioni, architetto, è ora al timone dei comparti di Progettazione per prodotti di serie e cantieri speciali nonché dell’assistenza tecnica pre e post vendita. Progettista e manager di lunga esperienza nel settore, ha ricoperto la carica di direttore tecnico presso un‘importante azienda produttrice di semilavorati in alluminio per l’edilizia e l’industria, oltre che di direttore operativo in una società di engineering che si occupa della progettazione di sistemi per serramenti e facciate continue.
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webinar
EDILIZIA, LUCE DOPO IL BUIO a cura del Centro Studi YouTrade
• Nel mercato a mosca cieca • Salto in alto, tutti in pista
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A t t u a l it à || ACADEMY IL SONDAGGIO
NEL MERCATO A MOSCA CIECA
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Quali sono state le dinamiche aziendali nei mesi estivi post-lockdown? Hanno risposto 200 aziende, tra distributori e produttori, rappresentative della filiera dell’edilizia. Risultato: la ripresa c’è stata, ma le idee per affrontare il futuro restano piuttosto vaghe
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ome si muovono le aziende dell’edilizia? Ci sono differenze di comportamento tra le imprese più piccole e quelle più grandi? E tra distributori e produttori? Domande alle quali ha risposto il sondaggio condotto dal Centro Studi YouTrade e presentati nel webinar organizzato a fine luglio nell’ambito di YouTrade Academy, in versione digitale a causa della nota emergenza sanitaria. Un appuntamento oltremodo apprezzato da collegamenti da tutta Italia,
di Giuseppe Rossi
L’indagine questionaria ha coinvolto 200 imprese delle quali circa la metà appartenenti alla categoria dei produttori e la rimanente metà alla categoria dei rivenditori. Fonte: Centro Studi YouTrade
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L’80% del campione rileva una perdita di fatturato nel secondo trimestre aprile-giugno 2020 rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente. Una piccola percentuale pari al 6,5% rileva una crescita nel medesimo periodo analizzato mentre il 13,5% sostiene la medesima condizione di fatturato nel II trimestre 2020 rispetto l’anno 2019. Non si riscontrano variazioni importanti tra produttori e rivenditori rilevando entrambi variazioni assimilabili a quella rilevata per l’intero campione. Fonte: Centro Studi YouTrade
con notevole curiosità. Tre gli argomenti forti in programma. Il primo è stato, appunto, il sondaggio citato. Il secondo punto caldo riguardava, invece, la congiuntura delle costruzioni, in Italia e in Europa. Il terzo capitolo dell’agenda, infine, ha riguardato il superbonus. Se si analizzano le dinamiche per fasce di fatturato, le piccole imprese con fatturato inferiore a 1 mln di euro sono quelle che riscontrano le performance migliori sia in termini di maggior numero di imprese in crescita sia in termini di minor numero di imprese in contrazione. In linea generale tutte le altre imprese per classi di fatturato rilevano andamenti simili a quelli registrati per l’intero campione. Fonte: Centro Studi YouTrade
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IL CAMPIONE Il sondaggio, in particolare, ha riscosso una inevitabile attenzione: al contrario dei trend settoriali, delle statistiche ufficiali, per esempio quelle Istat che abbracciano una categoria composta inevitabilmente da soggetti molto differenti tra loro, l’indagine diretta su un campione ben definito di aziende ha il merito di S e t t e m b r e
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La slide mostra le incidenze percentuali di perdita/incremento di fatturato nel II° trimestre 2020 rispetto al medesimo trimestre del 2019. A fronte del 13,5% che ha rilevato nessuna variazione si registra un 30,5% di imprese che evidenziano una perdita compresa tra il 25% e il 50% del proprio fatturato. Seguono in termini di maggior incidenza, con Il 24,5%, le imprese che hanno registrato perdite dal 10% al 25% e con il 15% le aziende che hanno perso dal 5% al 10%. Un 4,5% di intervistati afferma che la perdita è stata superiore al 75% del fatturato. Irrilevante, è l’incidenza delle aziende che hanno registrato un incremento del fatturato con valori percentuali che non superano in tutti i casi l’1,5%. Fonte: Centro Studi YouTrade
fotografare da vicino una realtà particolarmente sfuggente, come quella del post-covid. Nel caso specifico, «il sondaggio del Centro Studi YouTrade, illustrato nelle slide che vedete in queste pagine, ha preso in considerazione un campione di 200 imprese, di cui il 21% appartiene a imprese nella fascia di fatturato più bassa, ovvero inferiore a 1 milione di euro, il 32,5% delle aziende con ricavi tra 1 e 5 milioni, il 28% tra 5 e 10 milioni e il rimanente 17,5% oltre i 10 milioni di euro. Insomma, imprese piccole e medio piccole, in una dimensione che è rappresentativa sia delle diverse tipologie di attività che delle diverse dimensioni delle aziende in termini di fatturato», ha commentato Virginia Gambino durante il webinar. S e t t e m b r e
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La variazione del fatturato nel mese di giugno rispetto al mese di maggio 2020 risulta in positivo. Il 51,5% delle aziende rileva infatti una crescita, il 34% registra medesime condizioni mentre solo il 14,5% rileva una perdita di fatturato. È la categoria dei produttori quella che registra le performance migliori con una crescita di fatturato per oltre il 58,4% del campione. Fonte: Centro Studi YouTrade
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Sono le grandi aziende con oltre 10 mln di fatturato quelle che hanno registrato la ripresa più veloce. Infatti oltre il 71,4% di tale categoria registra una crescita e soltanto il 3% rileva di avere perso fatturato. Fonte: Centro Studi YouTrade
La slide mostra le incidenze percentuali di perdita/incremento di fatturato nel mese di giugno 2020 rispetto il mese di maggio 2020. Il 34% ha ritenuto che non vi sono state variazioni di fatturato nel periodo di riferimento. In termini di maggior incidenza (con il 20%) si rilevano le imprese che hanno registrato una crescita del fatturato compresa tra il 5% e il 10%, seguita con il 15% delle imprese che hanno registrato una crescita compresa tra il 10% e il 25%. Le contrazioni maggiori si sono registrate nell’ordine del 10-25% del fatturato. Fonte: Centro Studi YouTrade
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GRANDI VS PICCOLI Sono diversi i risultati del sondaggio che possono indurre a una riflessione. Per esempio, si può dedurre che tra aprile e giugno la performance migliore, seppure relegata all’11,9% degli intervistati che ha aumentato gli incassi, è stata appannaggio delle micro imprese sotto il milione di euro di fatturato, forse per la maggiore flessibilità nel riorganizzare il business, ma anche perché un budget più piccolo è anche più facile da rivitalizzare se si considera l’incremento percentuale. Ma, passato il momento choc del lockdown, a un paio di mesi di distanza sono le aziende più grandi e più strutturate a mostrare miS e t t e m b r e
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Il settore che registra la ripresa più rapida è quello connesso alle pitture e vernici; oltre il 43% del campione ha infatti rilevato che il settore è in forte ripresa; seguono i settori del legno e del cartongesso. Al contrario il settore dei laterizi risulta quello più in difficoltà; oltre il 42% sostiene che il settore non è ancora in una fase di ripresa. Fonte: Centro Studi YouTrade
gliori performance. E a giugno, in piena ripresa delle attività, emerge meglio l’attività dei produttori, che dichiara per il 58,4% un aumento del giro d’affari, in confronto al 44,4% dei rivenditori. E quando si parla di aumento, va precisato che circa il 35% delle aziende ha dichiarato una variazione positiva di giugno rispetto a maggio compresa tra il 5% e il 25%. CHE SERÀ SERÀ Stupisce meno, forse, il bilancio dei «vincitori» tra le diverse categorie merceologiche: il coronavirus non ha mutato il trend già presente da mesi. Sono su di giri i comparti delle vernici, del legno, del cartongesso, S e t t e m b r e
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In generale la ripresa totale delle attività risulta già avvenuta per il 15,1% del campione mentre per il 9% avverrà entro pochi mesi. La maggior parte del campione (pari al 47,2%) sostiene però che non prima di un anno sarà possibile parlare di ripresa totale. Fonte: Centro Studi YouTrade
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Se si analizza il campione per fasce di fatturato emerge un sentiment di maggior fiducia nelle grandi imprese. Fonte: Centro Studi YouTrade
Il coronavirus ha comportato un cambio di strategie per il 52% delle aziende intervistate in entrambe le tipologie di attivitĂ indagate. Fonte: Centro Studi YouTrade
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Sono principalmente le grandi aziende quelle che hanno attuato in maniera più diffusa un cambio nelle proprie strategie aziendali. Fonte: Centro Studi YouTrade
L’ampliamento dei servizi via web risulta l’azione più praticata (oltre il 24,5% delle aziende che ha attivato un cambio di strategie l’ha messa in pratica) seguita dall’attivazione di nuove strategie di vendita. Tra le altre azioni a ttivate si rilevano prioritarie quelle legate alle modalità di lavoro con l’attivazione di maggiore flessibilità negli orari e incremento del telelavoro. Fonte: Centro Studi YouTrade
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Sono soprattutto le piccole aziende quelle che hanno investito in azioni legate all’ampliamento dei servizi via web mentre le grandi aziende hanno investito prioritariamente nell’incremento della propria area commerciale. Le aziende intermedie con fatturato compreso tra 1 e 5 mln di euro e tra 5 e 10 mln di euro hanno agito principalmente nell’attivazione di nuove strategie di vendita. Fonte: Centro Studi YouTrade
Le aziende che non hanno attivato nessuna nuova strategia aziendale lo hanno fatto principalmente perché ritengono che il loro modello di business sia adeguato a fronteggiare la situazione (per oltre il 60% delle aziende). Il 30% ha invece sostenuto che sta attendendo di verificare l’evolversi della situazione prima di attivare delle strategie mentre il 6% ha ritenuto che stanno attualmente studiando la migliore strategia da metter in pratica. Tra le due tipologie di attività i produttori risultano quelli che hanno meno sentito la necessità di attivare nuove strategie in seguito alla solidità e adeguatezza del loro business aziendale per contrastare la crisi ( il 70%). Fonte: Centro Studi YouTrade
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mentre soffrono laterizi e calcestruzzo. Ma la nota più sorprendente è quella che riguarda gli scenari prossimi venturi. Che cosa hanno in mente rivenditori e produttori? Il cambiamento delle modalità di acquisto e degli interessi da parte degli utenti finali, che il coronavirus sembra aver indotto, si riflettono sulle scelte delle aziende? Al momento non sembra, visto che oltre il 90% degli intervistati si dichiara soddisfatto del proprio modello di business o, comunque, in attesa di vedere quale piega prende il mercato. Idee non proprio chiarissime, insomma. E anche riguardo alle diverse iniziative, come l’ampliamento dei servizi web o nuovi sistemi e forme di comunicazione le risposte sono risultate in ordine sparso. Un gioco a mosca cieca con le opportunità di mercato, ma anche con il pericolo di una sua involuzione. S e t t e m b r e
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| ACADEMY LA CONGIUNTURA
SALTO IN ALTO TUTTI IN PISTA Dopo il prevedibile capitombolo causato dai mesi di chiusura forzata, l’economia europea rimbalza. E anche il mercato delle costruzioni si adegua: archivia le pesanti perdite causate dall’emergenza sanitaria e prova ad accendere i motori al massimo dei giri. Grazie alla prospettiva dei superbonus 110%
di Federico Della Puppa
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l mondo si è fermato, e l’Italia con esso, a causa del coronavirus. I diversi Paesi hanno imposto regole diverse che hanno prodotto effetti differenti, anche se a livello globale il mal comune pandemico vede crollare di oltre il 10% l’economia europea nel 2020, secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale. Un dato che rappresenta il risultato peggiore a livello mondiale, che nella media complessiva presenta -4,9% atteso. Ma le previsioni di ripresa per il 2021 sempre a livello mondiale sono di +5,4%, quindi, di un recupero pressoché totale del prodotto lordo perduto. Va anche segnalato che la perdita economica globale del 2020 sarà di oltre 12 mila miliardi di dollari, un valore che verrà recuperato nel 2021, secondo le stime del Fmi. Tuttavia, la debacle economica, legata alle scelte politiche di contrasto all’epidemia, con il lockdown che ha di fatto bloccato quasi interamente alcune nazioni,
tra le quali in Europa l’Italia, la Francia e la Spagna, porterà a flessioni molto significative. Se l’area Euro perderà il 10,2%, recuperando solo il 6% nel 2021, per alcuni Paesi la flessione sarà maggiore. Italia, Francia e Spagna perderanno tra il 12,5% e il 12,8%. In compenso, la Francia sarà capace di una migliore performance di ripresa (+7,3%), mentre Italia e Spagna dovrebbero raggiungere +6,3%, al pari del Regno Unito. Rispetto alle previsioni proposte dalla Commissione europea, le più recenti analisi del Fondo monetario internazionale dunque peggiorano il quadro complessivo e al suo interno lo scenario per l’Italia. S e t t e m b r e
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A t t u a l it à SCARSA DINAMICITÀ Giova ricordare che la pandemia si è abbattuta su un sistema economico che era già in sofferenza e presentava «dinamiche poco dinamiche». Il Pil europeo era già in flessione da un paio di anni, scendendo dal +2,8% del primo trimestre 2018 al +1,3% dell’ultimo trimestre 2019, con il primo trimestre 2020 che ha fatto segnare -2,7% seguito dal crollo del -14,4% del secondo trimestre. L’area Euro presenta dati leggermente peggiori, ma non tanto diversi da quelli medi europei, con un calo dal +3,0% del primo trimestre 2018 al +1,0% dell’ultimo trimestre 2019, per poi scendere del -3,1% nel primo trimestre 2020 e chiudersi a -15,0% nel secondo trimestre dell’anno in corso. L’Italia in questo scenario presenta come sempre dati di partenza che mostrano un gap strutturale con gli altri Paesi europei. Infatti, il primo trimestre 2018 l’economia cresceva in Italia dell’1,9%, e questo 1% di differenza con la media europea si rivela anche nell’ultimo trimestre 2019, quando il nostro Pil era a +0,1%, per poi scendere a -5,5% il primo trimestre 2020 e a ben -17,3% nel secondo trimestre dell’anno in corso. In sostanza, quando l’Italia cresce, va a una velocità più lenta del resto dell’Europa, ma quando frena, rallenta molto più velocemente e in modo anche più repentino, allargando la forbice percentuale di distacco tra i valori medi europei e quelli nazionali, segno di una nostra debolezza economica strutturale.
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CALO SIGNIFICATIVO In questo scenario il sistema delle costruzioni a livello europeo evidenzia un calo significativo della produzione nel mese di marzo (-16,4%), seguito dal -31,0% di aprile che è un dato particolarmente negativo, per poi proseguire con un calo anno su anno, ovvero del mese di maggio 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, del -11,9%. A livello nazionale, invece, già lo stop di marzo è stato molto più significativo, con una dinamica negativa più che doppia a quella media dell’area Euro, pari a -35,5%, per poi scendere al picco negativo più basso mai registrato dal settore, con il -68,9% di aprile, valore ancora una volta superiore al doppio di quello europeo, segno non tanto della problematicità italiana del settore quanto delle modalità di chiusura delle attività produttive legate all’edilizia, che in Italia a differenza di altri Paesi europei hanno avuto misure più restrittive. La buona notizia è che nel mese di maggio la dinamica anno su anno mostra un rientro a -16,8%, leggermente lontano dal -11,9% dell’area Euro, ma in recupero di oltre 50 punti percentuali, segno di un mercato che appena ha avuto le opportunità si è rimesso in moto in modo significativo. È per questo motivo che, nonostante il forte segno negativo, la ripartenza sembrerebbe far ben sperare per i prossimi mesi, in quanto il segno di ripresa è per ora un primo accenno di quella ripartenza a V che tutto il mondo produttivo si auspica e che nei prossimi mesi verificheremo nei fatti.
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La produzione nelle costruzioni nell’area Euro scende fino a -31% Variazioni mensili della produzione nelle costruzioni sullo stesso mese dell’anno precedente AREA EURO
In Italia il Covid-stop ha ridotto la produzione di quasi il 69% oltre il doppio dell’area Euro Variazioni mensili della produzione nelle costruzioni sullo stesso mese dell’anno precedente ITALIA
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| ACADEMY DISCONTINUITÀ La grande discontinuità del Covid-19 emerge in tutta la sua rilevanza nei giudizi delle imprese sull’attività produttiva. I dati pubblicati dall’Istat rispetto all’indagine di giugno ed elaborati dal Centro Studi YouTrade evidenziano come il salto in negativo del clima di fiducia delle imprese di costruzioni sia stato particolarmente pesante tra marzo e maggio (ad aprile Istat non ha fatto la consueta rilevazione mensile), ma come già nel mese di giugno il recupero dell’indicatore sulla fiducia delle imprese rispetto al mercato
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avesse in un solo mese già riguadagnato quasi la metà del gap negativo di maggio. Lo stop alle attività di costruzione si riverbera nei giudizi delle imprese rispetto alla propria produzione negli ultimi tre mesi. Il dato è fortemente negativo, con una caduta di oltre 60 punti percentuali e una debolissima ripresa nel mese di giugno, che porta l’indice a circa -60, ovvero su 100 imprese intervistate 80 vedono in negativo le proprie attività negli ultimi tre mesi a fronte di 20 che vedono il dato in positivo (in sostanza quattro su cinque). Ma i dati più interessanti emergono dalla
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lettura non tanto dal giudizio sul portafoglio ordini e/o sui piani di costruzioni delle imprese, che hanno visto una caduta repentina tra marzo e maggio da -20 a -45 per poi recuperare nei giudizi 15 punti a giugno, ma nella tendenza degli ordini e/o dei piani di costruzioni dell’impresa nei prossimi tre mesi. Da questo punto di vista il giudizio sul futuro a breve non solo è positivo, ma addirittura il livello di recupero dell’indicatore a giugno è migliore della caduta complessiva, portando l’indice a livello degli indicatori medi della metà del 2019. Molto si deve anche al
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clima di attesa e di potenzialità che il superbonus del 110% ha sviluppato proprio nel periodo di giugno, in concomitanza con la discussione del testo del decreto Rilancio per la conversione in legge. L’effetto annuncio del superbonus prima e della conversione in legge con allargamento delle potenzialità dello strumento fiscale è un fattore di sicura positività che nei prossimi mesi andrà monitorato per evidenziare proprio le opportunità di ripresa del mercato, che già oggi tuttavia sembrano essere migliori di quelle che ci si poteva aspettare durante la lunga pausa pandemica.
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DISTRIBUZIONE
COME FARE AFFARI CON IL SUPERBONUS La procedura per ottenere lo sconto fiscale del 110% non è impossibile da seguire, ma presenta anche molti paletti, a cominciare dai materiali che è possibile utilizzare per i lavori di riqualificazione. Limitazione che, però, può essere sfruttata dal rivenditore di Federico Della Puppa
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È
certamente un momento di grande fermento per il mondo dell’edilizia, e non solo per il superbonus. L’attività legislativa che in questi mesi ha caratterizzato l’emergenza coronavirus dal punto di vista governativo non ha riguardato solo gli strumenti immediati di intervento prima per fronteggiare il virus e, poi, per riavviare l’economia, che mai nella sua storia, neppure durante il secondo conflitto mondiale, aveva subito uno stop così brusco e così totale di tutte o quasi le attività produttive. L’edilizia ha pagato più di altri settori lo stop dei cantieri, prova ne sono i dati Istat sulla produzione nelle costruzioni, che ad aprile ha segnato -70% se confrontata con lo stesso mese del 2019. Per far fronte a questa, e altre emergenze economiche, il Governo ha predisposto una serie di interventi normativi volti a velocizzare la ripartenza e, in alcuni casi, a investire su azioni di carattere straordinario. Ovviamente, in questa fase tutta l’attenzione del settore delle costruzioni, e non solo, è concentrata sui superbonus, sia eco che sisma, ma vi sono altre normative che sono intervenute nel frattempo e che, in attesa degli ultimi decreti attuativi del decreto Rilancio, poi tradotto in legge con la nuova opportunità della defiscalizzazione del 110% degli interventi di rigenerazione energetica e riqualificazione strutturale antisismica, possono dare un valido aiuto a tutto il comparto. Si tratta del decreto Semplificazioni e delle misure per l’edilizia, che hanno introdotto modifiche rilevanti alla legge 380/2001, ma ci riferiamo anche al nuovo testo unico per l’edilizia, per ora ancora in bozza, che si preannuncia come uno strumento di ulteriore semplificazione per l’avvio delle attività costruttive. NUOVO MERCATO In attesa di conoscere meglio i suoi contenuti e valutare le ricadute effettive dei decreti urgenti di semplificazione delle attività, la riflessione sull’uso del superbonus del 110% come strumento di attivazione di nuovo mercato deve orientarsi a comprendere non tanto che cosa si può fare (per questo vi è l’ottima guida agli interventi pubblicata dall’Agenzia delle Entrate), ma soprattutto come si può fare. Il tema chiave, infatti, è che il funzionamento del superbonus ruota attorno alla cessione dei crediti fiscali e, dunque, se da un lato il 110% di defiscalizzazione è già diventato un incredibile strumento di comunicazione e di marketing (con la banale traduzione dei «lavori gratis in casa»), da un altro lato la creazione di una sorta di moneta fiscale, ovvero di commercializzazione delle detrazioni apre a scenari per ora ancora sconosciuti sulle modalità di scambio e di accordo tra le parti. La piattaforma per la cessione dei
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crediti dell’Agenzia delle Entrate per la verità è già da tempo esistente, ma fino a oggi potevano accederci solo poche categorie di cittadini. Da oggi, con il superbonus, diventerà uno strumento diffuso e molto utilizzato e il tema chiave è come verranno gestiti gli scambi dei crediti. L’altra questione chiave è che la moneta fiscale introduce (grazie a quanto scritto nella norma, ovvero all’articolo 119 della legge di conversione del decreto Rilancio) la necessità di seguire procedure che certifichino, asseverino e rendano palesi le conformità necessarie perché le cifre in gioco possano diventare crediti fiscali.
"Una novità rilevante per il settore dell'edilizia è la certificazione dei materiali e la congruità della spesa"
LE PROCEDURE Il passaggio potrebbe sembrare banale, ma non lo è. Anzi, mette tutta la filiera delle costruzioni di fronte alla necessità di attivarsi in base alle procedure tecniche previste, dall’Ape ex ante (comprensiva di diagnostica preintervento) alla certificazione dei materiali e alla congruità della spesa, dai visti di conformità alle asseverazioni, fino all’Ape ex-post. Nulla di troppo difficile, solo un processo che va organizzato e all’interno del quale nella filiera delle costruzioni compare una nuova figura, il commercialista, cioè il soggetto che certifica che la spesa è detraibile e dunque può essere riportata nella dichiarazione dei redditi, al fine di creare il credito poi cedibile. Ma non è la sola novità importante, perché l’introduzione di una nuova figura di tecnico nella filiera è comunque una novità di non poco conto. L’altra novità particolarmente rilevante per il settore è la certificazione dei materiali e la congruità della spesa. In questo senso se in questo periodo tutto il mondo delle costruzioni attendeva i decreti attuativi, in particolare quelli di funzionamento del sistema, il decreto che forse diventa più strategico di tutti gli altri è quello già pubblicato dal Mise e relativo ai requisiti tecnici minimi dei prodotti destinati alle soluzioni previste dall’articolo 119. Come noto, e come riferito dal ministro allo Sviluppo Stefano Patuanelli in audizione in commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria, «il decreto sui requisiti tecnici fissa i massimali di costo e i controlli a campione. Stabilisce che il tecnico asseveri i costi massimi per tipologia d’intervento attraverso i prezzari regionali oppure i prezzari commerciali. In alternativa devono essere determinati in maniera analitica». LA SELEZIONE Dunque, non tutti i prodotti e non tutti i sistemi costruttivi potranno essere utilizzati per avviare interventi che possano godere del beneficio fiscale del 110%. Inoltre, nel decreto sono chiariti numerosi aspetti, a partire dai tetti di costo degli interventi, che saranno utilizzati per definire la «congruità» dell’intervento rispetto alla spesa. Certamente si potranno usare i prezzari predisposti da Regioni e province autonome o quello edito dal Dei (Tipografia del Genio Civile), ma data la varietà degli
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TABELLA DI SINTESI DEGLI INTERVENTI Per gli interventi ammessi alle detrazioni fiscali di cui all’articolo 1, comma 1, sono riportati nella tabella 1 il riferimento legislativo, la detrazione massima o l’importo massimo ammissibile, la percentuale di detrazione e il numero di anni su cui deve essere ripartita la detrazione. Interventi ammessi (*) Tipo Intervento
Riferimento Normativo
Definizione intervento
Riqualif. globale
C. 344, articolo1 L. 296/2006
a) Riqualificazione energetica globale
C. 345, articolo 1 L. 296/2006
b) coibentazione di strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti) (**)
C. 345 L. 296/2006
c) sostituzione di finestre comprensive di infissi (**)
C. 2 lett. b) articolo 14 DECRETO-LEGGE 63/2013 C. 2.quater articolo 14 DECRETOLEGGE.63/2013
Involucro edilizio (ex comma 34)
C. 2.quater articolo 14 DECRETO-LEGGE.63/2013
C. 2.quater.1 articolo 14 DECRETO-LEGGE 63/2013
C. 2.quater.1 articolo 14 DECRETO-LEGGE 63/2013
C. 220, articolo 1 L. 160/2019
Impianto di climatizzazione invernale e produzione di acqua calda sanitaria
Collettori Solari
C. 1 lett. a) Articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2019
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C. 346, articolo 1 L. 296/2006 C. 1 lett. b) Articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2019 C. 1 lett. c) Articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2019 C. 347, articolo 1 L. 296/2006 C.1 articolo 14 DECRETO-LEGGE 63/2013 C. 347, articolo 1 L. 296/2006 C.1 articolo 14 DECRETO-LEGGE 63/2013 lett. b), C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 lett. c), C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 C. 347 articolo 1 L. 296/2006 C. 347 articolo 1 L. 296/2006 lett. b) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 lett. c) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020
d) installazione di schermature solari e) interventi su parti comuni che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente (***) f) stessi interventi della superiore lettera e) che conseguono almeno le qualità medie di cui alle tabelle 3 e 4, dell’Allegato 1, al decreto 26/06/2015 “decreto Linee guida per la certificazione energetica” (***) g) interventi di cui alle superiori lettere e) e f) realizzati nelle zone sismiche 1, 2 e 3 che contestualmente sono finalizzati alla riduzione del rischio sismico che determinano il passaggio ad una classe di rischio inferiore (***) h) interventi di cui alle superiori lettere e) e f) realizzati nelle zone sismiche 1, 2 e 3 che contestualmente sono finalizzati alla riduzione del rischio sismico che determinano il passaggio a due classi di rischio inferiore (***) i) interventi sulle strutture opache verticali delle facciate esterne influenti dal punto di vista energetico o che interessino l’intonaco per oltre il 10% della superficie disperdente lorda complessiva degli edifici esistenti ubicati nelle zone A o B ai sensi del D.M. n. 1444 del 2 aprile 1968 j) interventi di isolamento delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio
k) installazione di collettori solari termici
l) caldaie a condensazione su singole unità immobiliari con efficienza energetica stagionale per il riscaldamento d’ambiente ηs maggiore o uguale al 90% m) intervento di cui al superiore punto l) contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, appartenenti alle classi V, VI oppure VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02 n) caldaie a condensazione con ηs maggiore o uguale al 90% su impianti centralizzati o) sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori d’aria calda a condensazione p) sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza q) sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza
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Riferimento all’articolo 2 C. 1
Detrazione massima ammissibile € (*)
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lett. b), p. ii
60.000
50%
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lett. b), p. iii
60.000
50%
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lett. b), p. iv
40.000 (£)
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lett. b), p. v
40.000 (£)
75%
10
lett. b), p. vi
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lett. b), p. vii
136.000 (£)
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65%
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lett. b), p. viii
lett. b), p. ix lett. c)
(#) 30.000
lett. d)
($)
110%
5
lett. d)
30.000
110%
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50%
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($)
110%
5
30.000
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lett. e), p. i
30.000
lett. e), p. iii
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30.000
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lett. e), p. v
30.000
65%
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($)
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30.000
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lett. d), p. vi
S e t t e m b r e
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Impianto di climatizzazione invernale e produzione di acqua calda sanitaria
Tipo Intervento
Building automation
A t t u a l it à
Riferimento Normativo
Definizione intervento
C. 1 articolo 1 DECRETO-LEGGE 63/2013
r) sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi
lett. b) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 lett. c) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020
s) sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi
C. 1 articolo 1 DECRETO-LEGGE 63/2013
t) microcogeneratori
lett. b) C.1 articolo 119 DECRETO LEGGE 34/2020 lett. c) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 C. 4. articolo 4 DECRETO-LEGGE 201/2011 lett. b) e c) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 C. 2.bis articolo 1 DECRETO-LEGGE 63/2013 lett. c) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020
u) microcogeneratori v) sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda w) sostituzione di scaldacqua con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria x) installazione di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili y) sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti caldaie a biomassa aventi prestazioni emissive con i valori previsti almeno per la classe 5 stelle individuata ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 7 novembre 2017, n. 186
lett. b) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE 34/2020 lett. c) C.1 articolo 119 DECRETO-LEGGE.34/2020
z) allaccio a sistemi di teleriscaldamento efficiente
C. 88, articolo 1, L.208/2015
ba) sistemi di building automation
(*) Detrazione per singola unità immobiliare. La percentuale di detrazione prevista dall'articolo 119, comma l del Decreto Rìlancìo per gli interventi individuati nella tabella l dalle lettere j), o), q), s), u), w). si applica anche agli interventi dì efficientamento energetico della stessa tabella l, individuati dalle lettere da b), ad e), da k) a n), lettere p), t) e lettere da x) a z), nei limiti di spesa in essa indicati a condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi di cui al suddetto articolo 119, comma l. Nel caso in cui l'intervento sia eseguito congiuntamente ad uno degli interventi trainanti di cui all'articolo 119, comma l del Decreto Rilancio, il numero di anni su cui ripartire la detrazione è pari a cinque. (**) Se gli interventi di cui alle lettere a) e b), del comma 345 riguardano la stessa unità immobiliare la detrazione massima complessiva rimane pari a € 60.000. (***) Possono comprendere, con gli stessi limiti di spesa e con la stessa percentuale di detrazione, la sostituzione degli infissi e l'installazione delle schermature solari insistenti sulle stesse pareti oggetto degli interventi e gli interventi sugli impianti comuni centralizzati. (****) Nel caso che l'intervento riguardi l'installazione di più macchine la detrazione massima complessiva rimane di € 30.000 o di € 100.000 euro nel caso
interventi possibili, non sempre sono utilizzabili e, in questo caso, il tecnico abilitato deve formare un elenco dei costi in modo analitico. Al di là di questa tecnicalità, il fattore che più di altri sembra intervenire a supportare la procedura è la rispondenza dei prodotti e delle soluzioni previste dagli interventi di rigenerazione energetica e di sicurezza antisismica ai criteri indicati nel decreto attuativo del Mise. I criteri ovviamente fanno riferimento a precise norme tecniche (contenute nell’allegato 1 al decreto) e lo scenario che si apre va tuttavia interpretato rovesciando la logica burocratica e introducendo un nuovo modo di pensare l’offerta di prodotti e soluzioni in modo che sia già congrua dal punto di vista tecnico e del costo. Dunque, se fino a oggi i rivenditori edili hanno sempre agito considerando il loro catalogo prodotti come la summa
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delle opportunità offerte al mercato, oggi l’avvio del superbonus deve orientare verso una proposta che selezioni a monte prodotti e sistemi che rispondano alle esigenze degli interventi defiscalizzabili, secondo quanto previsto dalle singole e specifiche norme. IL CATALOGO È QUESTO Si tratta di passare dal singolo catalogo generico a uno specializzato di prodotti asseverabili, magari con prezzi di riferimento e fonti dei prezzi. A ben guardare è una rivoluzione non da poco per un settore, quello della rivendita edile, che nella maggior parte dei casi non propone neppure cataloghi di prodotti. Ma è anche una rivoluzione per gli altri soggetti della filiera, le imprese di costruzione certamente, ma anche i progettisti, perché S e t t e m b r e
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Riferimento all’articolo 2 C. 1 lett. e), p. vii
Detrazione massima ammissibile € (*)
Spesa massima ammissibile €
Aliquota Detrazione %
30.000
Aliquota Detrazione %
65%
10
($)
110%
5
30.000
110%
5
65 %
65%
10
($)
110%
5
30.000
110%
5
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10
110%
5
50%
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30.000
110%
5
($)
110%
5
30.000
110%
5
65 %
10
lett. e), p. viii
lett. e), p. ix
100.000
lett. e), p. x
lett. e), p. xi
30.000
lett. e), p. xii lett. e), p. xiii
($) 30.000
lett. e), p. xiv
lett. d), p. xv
lett. e)
15.000
che si installi un micro-cogeneratore. (£) Da moltiplicare per il numero di unità immobiliari che compongono l'edificio. (#) Euro 50.000 per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all'interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall'esterno; euro 40.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l'edificio per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari; euro 30.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l'edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari. ($) Euro 20.000, moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l'edificio, per gli edifici composti fino a otto unità immobiliari ovvero a euro 15.000, moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l'edificio, per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari
ciò che governa la procedura è l'asseverazione dell’intervento e la valutazione della congruità della spesa rispetto al tipo di intervento e la conformità dello stesso al fine di aumentare di almeno due classi energetiche la qualità dell’edificio. È un vero e proprio rovesciamento di prospettiva, dove non sono i costi a prevalere, ma l’efficacia dell’intervento in ragione della qualità energetica richiesta e dunque della conformità dei prodotti a questa qualità. Chi oggi può offrire un servizio che certifichi che ciò che verrà utilizzato, installato, prodotto per rigenerare gli edifici garantisca la piena detraibilità della spesa (che ricordiamo contiene anche tutte le spese tecniche e pure l’Iva) e dunque permetta di sfruttare il 110%? Perché il punto finale è che per l’Agenzia delle Entrate le 50 sfumature di grigio non esistono. In queS e t t e m b r e
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sto caso, e anche come nel caso del 50% e del 65%, o è tutto bianco oppure è nero, non ci sono vie di mezzo. Ma se con il 50% o il 65% i controlli in pratica non ci sono, nel caso del 110% il Mise e l’Agenzia prevedono controlli a campione e la posta in gioco è credito fiscale che, se non fosse dovuto, andrebbe incontro a rimborsi e a sanzioni piuttosto pesanti, vista la normativa di rfierimento. Dunque, giochiamo al superbonus 110%, ma facciamolo conoscendo bene le regole e proponendo un pacchetto di offerta che pensi in primo luogo a tutelare il cliente, a tutelare il suo credito fiscale futuro. Essere pronti a questa tutela è il sistema per fare nuovo business in questa fase temporanea di mercato. Chi è pronto a farlo, con chi e in che modo? Queste sono le domande da porsi oggi per sviluppare nuovi business domani.
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A t t u a l it à
M E R C ATO
PER GLIIMMOBILI È STOP AND GO Una partenza 2020 positiva. Poi, il crollo. Ma la ripartenza delle compravendite fa sperare che l’anno possa chiudersi meno negativamente di quanto temuto, anche grazie a tassi dei mutui al minimo e la ripresa dei grandi investimenti. Più richieste le case con giardino o terrazzo
di Stefano Lavori
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Q
uanto ha impattato l’epidemia da covid-19 sul mercato immobiliare? Bella domanda. Di sicuro la compravendita di appartamenti e villette è stata tra le vittime illustri dell’emergenza sanitaria. Ma, a sentire i rivenditori di materiali per edilizia e le imprese di costruzione, le ristrutturazioni sono riprese a pieno regime appena si è interrotta l’emergenza sanitaria. Quindi è già passata la paura? Lo stop del mercato registrato nel
primo trimestre è da considerare un semplice passo falso obbligato (dal lockdown), una momentanea battuta d’arresto, una marcia indietro estemporanea, oppure è sintomo di un’inversione di tendenza, che arriva dopo anni di lenta risalita dall’abisso seguito alla crisi post 2008? PRUDENZA, MA... Naturalmente, la risposta definitiva si potrà cercare solo alla fine dell’anno, dopo che sarà scongiurato l’eventuale ritorno di uno stato di emergenza per la temuta seconda ondata autunnale di covid-19. Uno scenario che, però, in questo caso potrebbe sconvolgere non solo il mercato immobiliare, ma l’intera economia mondiale: meglio fare gli scongiuri. Non bisogna dimenticare, per contro, che a favorire la ripresa ci sono fattori come i tassi dei mutui ai minimi storici, che possono continuare a invogliare gli italiani verso l’investimento immobiliare. Il livello dei mutui è sempre molto abbordabile: secondo Facile.it/Mutui.it per un tasso fisso a 20 anni si rimane intorno allo 0,8% di Taeg. Inoltre, è proprio quando aumenta l’incertezza che la casa è vista come un bene rifugio, obiettivo principe degli investimenti. Insomma, la partita è aperta.
I PRIMI CONTI Ma non bisogna nascondere che per il primo semestre del’anno l’impatto del covid sul mercato immobiliare è stato drammatico, non fosse altro che a causa del lockdwon non era possibile materialmente eseguire le compravendite. Inoltre, la brusca frenata dell’economia e le incertezze delle imprese, senza contare le cupe previsioni sul mercato del lavoro, hanno indotto le famiglie a riporre i progetti di acquisto. Il calo delle compravendite certificato dall’Osservatorio dell’agenzia delle Entrate per quanto riguarda il primo trimestre del 2020 indica una discesa del 15,5%. Meno acquisti e conseguente calo di prezzi (che fino a inizio anno erano stabili). Un termometro della situazione è il calo della domanda di mutui. L’istituto di ricerche Nomisma prevede, infatti, per l’anno in corso un forte deficit rispetto allo scorso anno riguardo l’erogazione dei prestiti per acquistare casa. Non solo, Nomisma ha delineato tre scenari, per nulla positivi. «Alla luce della complessità del momento si sono ipotizzati tre differenti scenari, che incorporano un diverso grado di severità della crisi», ha spiegato a fine luglio l’amministratore delegato dell’istituto, Luca Dondi. Secondo queste previsioni, lo scenario soft, a fronte della crisi dell’economia, indica l’erogazione di mutui a -8% per il 2020 e di -11,4% nel 2021, con una ripresa rimandata al 2022. E questo è il quadro ottimistico. Quello un po’ meno rosa (si fa per dire) indica un calo prospettico dei nuovi mutui del 18% nel 2020, discesa che sarebbe figlia di una minore sottoscrizione di rogiti, ma anche da una espansione di surroghe e sostituzioni. Infine, munitevi di amuleti, c’è lo scenario più drastico: discesa a picco (-18,7%) quest’anno e del 15,1% l’anno prossimo. Per tutti, inoltre, la ripresa del 2022 dovrebbe essere debole tra 1,7 e 2%. STOP AND GO Sempre secondo l’istituto di ricerca bolognese, uno dei pochi che accende un faro costantemente sul mercato immobiliare, il 2020 dovrebbe terminare con un calo complessivo delle transazioni immobiliari di circa il 18%, con una flessione delle compravendite da 603 mila a 494 mila con oscillazioni
tra 471 mila (-22%) e 518 mila transazioni (-14,1%), secondo gli scenari dell’economia, al momento non prevedibili. Nomisma si è spinta anche a indicare le oscillazioni dei prezzi delle case: Catania (-4,3%), Roma (-4%), Bari (-3,9%) e Genova (-3,5%). Milano, invece, dovrebbe nel 2020 contenere il calo dei prezzi allo 0,6%, calo che nel 2021 scende allo 0,4% e nel 2022 si trasformerà in un aumento dello 0,8%. A contenere i cali nel 2020, sempre secondo lo scenario base saranno Firenze (-2%), Padova (-2%), Bologna (-2,2%) e Venezia (-2,3%). Scenario meno negativo per il mercato del residenziale nel 2021: Nomisma prevede una sostanziale stabilità delle transazioni, con la risalita a 537 mila delle compravendite. LUCI E OMBRE Anche Scenari Immobiliari ha fatto i conti del primo semestre: secondo questa società di ricerca le compravendite sono calate del 29,2%. Uno stop atteso, visto che per quasi tre mesi gli italiani sono stati chiusi in casa, ma pur sempre pesante. Per i primi sei mesi il bilancio, secondo il centro di ricerca fondato da Mario Breglia, è stato di 230 mila rogiti, confronto ai 325 mila del primo semestre 2019, che erano aumentati del 12,1% sullo stesso periodo 2018. Hanno tenuto meglio le due città più vivaci sotto il profilo del mercato immobiliare: a Roma il calo è stato contenuto al 13,5%, mentre a Milano la frenata è stata del 16,1%. Insomma, la metà della media nazionale. E c’è chi è pronto a scommettere che la capitale economica d’Italia alla fine dell’anno non soffrirà troppo, perlomeno per il mercato immobiliare destinato a uffici: «Nessun progetto si è definitivamente fermato, anzi. Siamo fiduciosi, anche perché gli uffici di nuova costruzione sono tutti di alta qualità. Nel segmento degli investimenti per sedi corporate, i contratti chiusi a Milano valgono il 60% del totale in Italia», è il succo di un’analisi della società di consulenza immobiliare
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A t t u a l it à
A MILANO RIPARTENZA SPRINT È stata una Milano caput mundi per un po’ di anni: la Design Week, le
Milano smart, il terzo grattacielo di CityLife, è ormai quasi ultimato.
fiere, le mostre, il vertiginoso sviluppo immobiliare, #milanononsiferma.
Ancora: Manfredi Catella, l’immobiliarista che ha sviluppato la zona di
E poi, all’improvviso, tutti a casa: eventi saltati, uffici vuoti, mercato
Porta Nuova e ora è a capo di Coima, ha appena chiuso un investimento
immobiliare in caduta libera. Ma, passata la paura del covid (anche se
per Gioia 22, la torre ex Inps, progetto valutato 1 miliardo e ha lanciato
non del tutto), sembra che gli investimenti siano ripresi come prima, più
Esg, primo fondo per la rigenerazione urbana. Non solo: a riqualificare
di prima. Il quartiere Santa Giulia, zona sud della città, è stato oggetto
per lo stesso gruppo di Catella l’edificio ex Telecom di via Pirelli 35 sarà
di un investimento da parte dell’australiana Lendlease, che in sinergia
lo studio norvegese Snøhetta che, insieme all’italiano Park Associati,
con Risanamento punta a sviluppare un’area mista residenziale-uffici.
si occuperà di reinventare in chiave sostenibile l’asset immobiliare.
E sempre nella stessa zona la canadese Psp ha scommesso 125 milioni
Un impegno importante perché in zona Melchiorre Gioia si gioca
per partecipare allo sviluppo del lotto nord. Il progetto per le aree ex
l’espansione del progetto Porta Nuova. Qui tra cinque edifici Coima
Expo, ai confini della città, non si è mai fermato: tra l’altro, sorgeranno
detiene un valore di quasi 2 miliardi di euro (in termini di prodotto
lì il nuovo ospedale Galeazzi e le facoltà scientifiche dell’Università
finito). Ed è proprio in Melchiorre Gioia che si trova la torre che Catella
Statale. Ci sono, poi, gli investimenti relativi all’Olimpiade invernale
ha venduto a Ubi Banca lo scorso giugno in cambio di sette immobili
Milano-Cortina, evento che necessita di adeguamenti e riqualificazioni
dell’istituto. Ci sono, infine, i grandi progetti per riqualificare gli ex scali
notevoli: anche quelli sono stati messi in sonno per un paio di mesi per
ferroviari e la zona occupata dalla caserma in disuso di via Forze Armate.
riprendere il loro cammino dopo il lockdown. Uno dei simboli della
Insomma, Milano sembra più viva che mai.
Jones Lang LaSalle. E anche Scenari Immobiliari prevede per il prossimo anno una ripresa sprint del 13,3%, seguita da Roma con il 7,9%.
L'area del quartiere Santa Giulia, alle porte di Milano
PROSPETTIVE Certo, Milano è Milano (vedi box). Non è detto che il resto dell’Italia sappia digerire così in fretta lo stop dei consumi e la prudenza negli investimenti, dettata dall’incertezza per il futuro. L’autunno, infatti, potrebbe rivelarsi pesante. Ma un report elaborato dall’ufficio studi Gabetti e Patrigest, la società di con-
sulenza del gruppo, ha messo nero su bianco i dati del primo trimestre 2020, ormai poco indicativi visto quel che ne è seguito, ma ha anche cercato di delineare i trend dei prossimi mesi, settore per settore. Secondo le previsioni della società immobiliare, si assisterà a una contrazione dei volumi e probabilmente, a livello di operatori, a una sorta di «selezione naturale» delle agenzie immobiliari, dove sopravviveranno quelle che meglio si sono adattate alle nuove tecnologie. Ma non si parla di discesa a picco. Al netto di situazioni di scarsa liquidità improvvisa delle famiglie, chi aveva intenzione di comprar casa ha continuato a cercarla, assicura l’analisi di Gabetti. Un trend che sembra confermato dall’indagine dell’osservatorio di CasaDoxa, secondo cui il numero di famiglie che vuole cambiare casa è del 12%, cioè 5 punti percentuali in più rispetto alle rilevazioni di 2018 e 2019, quando la quota era rimasta costante al 7%. Di queste famiglie, il 30% punta all’affitto, ma il 70% è propenso all’acquisto. Tradotto: circa l’8,4% di famiglie sul totale del campione è disponibile a comprare casa nei prossimi mesi. IL POLSO DEL MERCATO Che il mercato sia tutt’altro che depresso lo confermano anche le richieste, da parte dei venditori, che secondo le sensazioni raccolte tra gli agenti immobiliari sono pari, se non maggiori, a quelle di prima dell’emergenza sanitaria. E se non trovano acquirenti disposti a sborsare la cifra richiesta, i venditori scelgono di affittare l’immobile per uno o due anni in attesa di tempi migliori. Una
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A t t u a l it à
Il rendering del progetto Gioia 22, a Milano
scelta che contribuisce a non deprimere ulteriormente i prezzi di mercato. C’è, infine, una valutazione che condiziona il rapporto tra domanda e offerta: i tassi rimarranno bassi per sempre? L’Italia riuscirà a tenere a bada lo spread (che, a sua volta, condiziona a catena il costo dei mutui)? Domande che potrebbero influire positivamente sulla ripresa del mercato. COME CAMBIA LA DOMANDA C’è anche da considerare un altro aspetto: i nuovi rogiti sembrano indirizzati a tipologie di alloggio differenti rispetto allo scorso anno, complice lo choc da emergenza sanitaria. Secondo Breglia, per esempio, la pandemia ha cambiato la domanda. Da una parte è calata la propensione all’acquisto, per le incertezze dell’economia e del mercato del lavoro. Ma chi non ha (fortunato lui) questi problemi (Scenari Immobiliari quantifica questo segmento in almeno mezzo milione di persone) cerca più facilmente case con terrazzo o giardino. Anche in un quartiere periferico «pur di avere una stanza in più». È un po’ quello che si immaginava: «Si domandano case cablate e comunque adatte a una condivisone di lavoro e vita quotidiana». Quindi, soggiorni più ampi, e anche spazi e servizi comuni dell’edificio sempre più importanti nonostante il distanziamento sociale. Non stupisce, dunque, che secondo Breglia molti costruttori stiano riprogettando le iniziative immobiliari adeguandosi alla nuova domanda.
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R i vend it e
NUOVE GENERAZIONI
CONSEGNE LAMPO MEGLIO DI AMAZON Mario Colombino (Icos) spiega come ha reagito il distributore torinese durante il periodo di lockdown. E che la multicanalità è ormai imprescindibile anche per chi vende prodotti per l’edilizia, perché è «necessaria per posizionare il proprio brand all’interno del mercato» di Veronica Monaco
Y
ouTrade torna a raccontare le nuove generazioni delle rivendite per capire come hanno affrontato il lockdown e cosa si aspettano dal futuro. Dopo l’intervista a Marco Orsolini pubblicata sul numero di luglio/agosto (pagina 144), abbiamo incontrato Mario Colombino, 39 anni, direttore commerciale e marketing della Icos di Torino, la Cittadella dell’edilizia e della casa, dotata di 80 mila metri quadri di area commerciale e 1.500 metri quadri di negozi e più di 10 mila articoli disponibili a magazzino. Domanda. All’interno di Icos, Lei rappresenta la nuova generazione. Come ha vissuto il periodo del lockdown e come è stato il confronto con la «vecchia» generazione? Risposta. La «vecchia» generazione in Icos è piuttosto anomala, perché molto intraprendente. Abbiamo subito cercato di trovare insieme nuove soluzioni. Per esempio, abbiamo potenziato l’e-commerce e incrementato il servizio di consegne express, garantendo l’arrivo della merce in 24 ore nel raggio di 20 chilometri, un servizio che neanche Amazon riusciva a garantire in quel periodo. Durante il lockdown le persone hanno colto l’occasione per fare lavori in casa: abbiamo così ideato promozioni su kit pronti di pitture e vernici, piastrelle e prodotti da arredo giardino, e abbiamo messo a punto un servizio di videoconsulenza su whatsapp. Il cliente, dopo aver parlato in videochat con i nostri arredatori e venditori, riceveva direttamente a casa i materiali con il servizio di consegna a domicilio. Insomma, Icos non si è mai arresa Mario Colombino e ha voluto dare un segnale forte, inventandosi
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nuovi modi per stare vicino ai propri clienti. D. Durante il lockdown è cambiata la tipologia di clientela che si è rivolta a voi? R. Icos è fortemente orientata al cliente professionale. Durante il lockdown, però, i cantieri erano chiusi e, a parte una decina di imprese che avevano il permesso della prefettura per eseguire lavori di urgenza, abbiamo servito principalmente l’utilizzatore finale, quindi clienti privati. D. Avete messo a punto altre iniziative? R. Abbiamo anche ampliato la gamma dei prodotti e iniziato a vendere mascherine, prodotti igienizzanti e per la sanificazione, che prima non trattavamo. D. E il fatturato come è andato? R. Nei mesi di marzo e aprile abbiamo subito un calo. Maggio ha segnato ancora un valore negativo rispetto ai risultati dello scorso anno, mentre con giugno abbiamo pareggiato. A luglio contiamo invece di incrementare il fatturato rispetto al 2019. D. Quali sono le vostre previsioni a fine anno? R. Uno spartiacque importante sarà agosto e, poi, il mese di ottobre quando inizieranno le prime influenze. Noi siamo ottimisti e il nostro obiettivo, nonostante le perdite importanti che abbiamo subito quest’anno, è quello di pareggiare. Ce la metteremo tutta. D. Il lockdown ha comportato dei cambiamenti che ci porteremo dietro per sempre? R. Ci eravamo tutti ripromessi di mettere avanti i valori umani e affrontare le cose con una nuova prospettiva. Purtroppo, questa promessa si è già persa. Tutti sono tornati ad avere fretta, S e t t e m b r e
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nessuno ha pazienza di aspettare, nonostante le produzioni abbiamo subito ritardi importanti. Un’altra cosa che ci ha fatto molto riflettere è l’importanza della comunicazione online, dei social e dei nuovi strumenti come l’e-commerce. Se si vuole stare in piedi oggi, non si può più fare finta che questi strumenti non esistano. D. Quindi, cosa bisogna fare per adattarsi a questa nuova situazione del mercato? R. Bisogna prestare sempre più attenzione al cliente in maniera
omnicanale, sia nel negozio fisico sia nell’e-commerce, sia sui social. D. In questo contesto, qual è il principale contributo che la nuova generazione può dare allo sviluppo del business? R. Oggi social, e-commerce, comunicazione online sono una parte necessaria per posizionare il proprio brand all’interno del mercato. Penso che i giovani possano offrire un grande supporto per far capire alle vecchie generazioni quanto i nuovi strumenti possano essere utili al business.
Un interno della Icos. In alto, lo showroom
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R i vend it e
E-COMMERCE
L’ARREDO ONLINE CRESCE DEL 30%
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Decollano le vendite legate al settore home living. Effetto covid? Anche. Ma chi ha fatto e-shopping continuerИ, prevede l’Osservatorio del Politecnico di Milano. In crescita vertiginosa (+42%) gli acquisti dal cellulare. Ma, attenzione: le aziende che aprono il canale digitale non devono commettere troppi errori di Giuseppe Rossi
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ffetto covid-19 sul retail: forse dovremmo cominciare a chiamarlo e-virus. Non perché il malefico coronavirus possa infettare anche i computer, ma perché ha provocato un effetto sensibile sulle vendite retail. Intendiamoci: non è che gli italiani abbiano scoperto l’e-commerce solo a causa della pandemia. Ma, di sicuro, il lockdown ha accentuato un trend che, secondo le analisi (è questa la novità), è destinato a consolidarsi. Insomma, i rivenditori di materiali che ancora sono restii a organizzare un canale di distribuzione anche digitale, è meglio che riflettano sui dati dell’Osservatorio e-commerce del Politecnico di Milano, che due volte all’anno aggiorna risultati e previsioni. CASA ONLINE Ecco il risultato dell’ultima rilevazione: nel 2020 gli acquisti online di prodotto dei consumatori italiani varranno 22,7 miliardi di euro con una crescita annua del 26%. È tanto: 4,7 miliardi in più rispetto al 2019, l’incremento in valore assoluto più alto di sempre. Ovviamente, come accennato, sul dato influisce la sedentarietà obbligata dei mesi di autoreclusione sanitaria. Ma è interessante anche scoprire che sono in aumento le vendite di settori come quello dell’arredamento e home living, che vale oggi 2,3 miliardi e ha registrato una crescita del 30% in pochi mesi. Mentre più scontati sono gli aumenti di vendite per Food&Grocery (2,5 miliardi, +56%), pharma, beauty e sport&fitness, oltre che al classico settore dell’elettronica. In generale, la marcia del digitale fa salire all’8% la percentuale di acquisti portati a termine online. TREND DURATURO «Questo risultato porta anche a una maggiore consapevolezza, da parte dei retailer, della necessità di attivare anche il canale digitale oltre a quello tradizionale», commenta Riccardo Mangiaracina, responsabile scientif ico dell ’Osservatorio e-commerce B2c Netcomm del Polimi. «Un trend che è confermato dai continui investimenti per potenziare il canale digitale (tramite sito proprio, aggregatori, marketplace) o per favorire modalità di vendita fondate sull’integrazione tra esperienze online e offline (come click&collect, drive&collect, allestimento degli ordini online in store). L’e-commerce, dopo essere stato per anni un canale secondario, ha acquisito oggi un ruolo determinante nella riprogettazione delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori». S e t t e m b r e
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7 MILIONI IN PIÙ L’effetto covid ha definitivamente allargato la platea degli e-shopper: nel 2020 sono aumentati di 2 milioni gli acquirenti da computer o smartphone. Ma non solo: se si calcola che per ogni persona che acquista ce ne sono altre che usufruiscono dello shopping (considerando il nucleo famigliare) la platea è ancora più vasta, con circa 7 milioni di italiani in più che hanno usufruito di un acquisto via internet. Il caso arredamento è particolarmente significativo per il settore dell’edilizia, in cui sono molti i rivenditori che hanno allestito showroom crossborder con la home living: il 14% delle vendite è ormai online, calcola l’Osservatorio. «E per arredamento vale ricordare che solo il 57% dei top retailer sono online, c’è spazio per crescere. Più in generale, gli acquisti da smartphone sono aumentati del 42%, circa 18,8 miliardi. Equivale al 56% del totale, il canale preferito dagli italiani per fare shopping», spiega Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio. Per questo motivo, secondo l’esperta, chi ha puntato sul canale digitale ha visto lungo: «A crisi finita rimarranno gli investimenti in tecnologia, l’ottimizzazione dei processi per gestire al meglio non solo quella domanda straordinaria, ma anche un futuro in cui il digitale sarà sempre più fondamentale», pronostica Pontiggia. «Rispetto al passato è maturata una definitiva consapevolezza sulla necessità di sviluppare un canale e-commerce completamente integrato con l’esperienza fisica. Un cambiamento epocale e invocato dai consumatori che richiederà, soprattutto per i modelli più tradizionali di retail, profonde revisioni di processo e di organizzazione, investimenti, capacità di ascolto dei clienti e molta creatività». Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano
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COMPRA E RITIRA Altri dati rilevati dalla ricerca dell’Osservatorio possono essere oggetto di riflessione: il sistema di click & collect (cioè si acquista online e si ritira in negozio) è usato al 56% dai retailer ed è un format che piace ai consumatori, con una crescita del 150%. Ma ci sono ancora barriere da superare da parte di chi lavora nel commercio: prima tra tutte l’organizzazione, inadeguata per il 70% di chi ha un negozio, ma risultano carenti anche la cultura
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d’impresa (per il 55% dei soggetti) e le scarse competenze (50%). «Eppure le nostre rilevazioni sono chiare: ci sono 27 milioni di consumatori che comprano online. E sono molto soddisfatti: l’eshopping ha il gradimento più alto di tutti i servizi. Ma, certo, il consumatore pretende gli stessi servizi che trova in un punto vendita fisico», rileva Roberto Liscia, presidente di Netcomm. «Oltretutto l’e-shopping è il modo più sicuro da un punto di vista sanitario e anche il più semplice: niente code, ampia scelta prodotti, e tutte le
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Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio
Roberto Liscia, presidente di Netcomm
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info necessarie». Secondo Liscia i modelli di consumo stanno cambiando e il percorso verso l’ominicanalità è in forte accelerazione. E la direzione del nuovo e-commerce sarà sempre più glocal, cioè più legata alle singole realtà del territorio. «Dall’inizio della crisi sanitaria, infatti, un modello che ha preso piede nel nostro Paese è il proximity commerce, che permette l’integrazione tra i grandi player del commercio elettronico e i piccoli negozianti, i quali, grazie alla logistica e alle piattaforme di delivery, possono raggiungere i clienti residenti nelle zone limitrofe», aggiunge il presidente di Netcomm. «Tecnologia, gestione in piattaforma dell’offerta e capillarizzazione della rete logistica sono il mix per rendere vincente il modello dell’e-commerce di prossimità. Grazie al digitale, infatti, i negozi di un territorio possono fare sistema fino a organizzarsi in un micro-marketplace locale, raccogliendo in un’unica piattaforma l’offerta dei commercianti non solo per soddisfare la domanda del bacino di utenza locale, ma anche per favorire un ampliamento dei propri confini, fino all’esportazione dei prodotti». ATTENTI AGLI ERRORI Insomma, l’e-commerce è un’autostrada per chi vende prodotti di qualsiasi tipo? Non proprio: «C’è anche molta immaturità da parte delle aziende, per esempio, quelle che durante il lockdown S e t t e m b r e
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hanno chiesto di organizzare un canale online e che volevano tutto subito», frena Gianluigi Alberici partner di Alpenite, un system integrator che cura la digital transformation delle aziende. Per esempio, per avere successo è necessaria anche una attenta cura del sito di e-commerce. «Il consumatore non sta abbandonando mondo fisico: semplicemente usa quello che è più comodo. E chi acquista
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ha troppe informazioni e poco tempo», nota Omar Fogliadini, managing partner di Life Data Ai. «Per questo occorre facilitare il processo di acquisto: pochi click e niente menu a scomparsa. Funziona tutto meglio con un linguaggio naturale. Ma, attenzione: bisogna automatizzare i processi del back office se no si rischia di perdere il ritorno sull’investimento».
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Aumentare le competenze dei dipendenti (e le proprie): è la strada obbligata per sostenere una competizione resa più difficile dai mesi di lockdown. E la tecnologia, per la distribuzione può diventare l’arma in più. A patto di saperla usare di Stefano Lavori
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dicem: circa 40 ore, Biesse: 10-12 ore, Boscolo: tutti i giorni... L’elenco del tempo destinato dai distributori di materiali edili alla formazione del personale è variabile come il meteo in primavera. L’unico aspetto in comune è la mancanza di omogeneità: si va avanti in ordine sparso, ognuno fa a modo suo. Lo potete verificare, per esempio, dalle schede pubblicate sul numero di aprile di YouTrade. La sintesi che si può trarre da quelle autodichiarazioni è che non c’è, nel mondo delle rivendite di materiali, un filo comune per quanto riguarda gli skills, come si definiscono oggi le competenze, dei propri dipendenti. Le aziende agiscono secondo la sensibilità e, ovviamente, la capacità di investimento. Eppure questo è proprio il punto che distingue, secondo quanto amano ripetere i distributori, i rivenditori specializzati e la Gdo, accusata di avere una competenza solo nel marketing e non nell’assistenza al cliente. IL RIMPALLO Inoltre, la formazione del personale è proprio uno di quegli aspetti ai quali le aziende produttrici, cioè il gradino che precede il rivenditore nella filiera dell’edilizia, sono più attente. O, più precisamente, chiedono ai rivenditori maggiore impegno nell’istruzione dei propri dipendenti. «La distribuzione dovrebbe sforzarsi di stare al passo con il trend di specializzazione, che ha investito la produzione stessa dagli anni della crisi in poi: chi produce si deve specializzare sempre di più nel suo ambito, chi vende deve concentrarsi sui prodotti che fornisce al cliente finale», ha spiegato, per esempio, durante lo scorso Convegno YouTrade Renato Tesoli, responsabile commerciale e marketing prodotto Cap Arreghini. «La formazione continua richiede di essere presenti ovunque, visitare le aziende produttrici, per apprendere come e perché sono stati creati prodotti specifici e la tecnologia che ne sta alla base. Una volta appresi questi contenuti, si procede alla loro corretta diffusione. Poi, è necessaria anche una formazione interna rispetto alle competenze indispensabili a ogni venditore o a chiunque nel proprio lavoro ha a che fare con il pubblico», ha ribattuto nella stessa occasione Dante Cianciosi, titolare della omonima impresa di distribuzione. PARTITA A DUE Due punti di vista che sintetizzano la partita di ping-pong (che, a volte, assomiglia più a un incontro di wrestling) che si svolge tra le categorie dei rivenditori e delle imprese. Certo, è difficile stabilire un regola uguale per tutti, un impiego del tempo equiparabile a situazioni e mercati diversi per la formazione del personale. Sta di fatto, però, che la sensazione generale è di una certa carenza di investimenti. Che ora, nella Fase 2 e si spera presto 3 e 4 del dopo coronavirus, diventa ancora più importante. Una filiera che si accorcia, che è costretta a ottimizzare le risorse, deve essere ancora più competitiva. E il cliente si conquista sempre meglio con la competenza. CARENZA GENERALE D’altra parte, la distribuzione di materiali edili non è il pulcino nero della compagnia. È l’intero sistema delle imprese italiano che
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è carente in fatto di formazione. Non a caso Enrico Moretti, uno dei membri della task force governativa per la riapertura del dopo covid-19, ha definito la formazione sul lavoro una priorità. E, sempre non a caso, le aziende con la più alta concentrazione di competenze sono riuscite a organizzare meglio il lavoro con lo smart working. Inoltre la formazione potrebbe facilitare le nuove modalità di lavoro in sicurezza e favorire la trasformazione digitale che il covid-19 ha reso praticamente obbligatoria. A partire, per esempio, dall’integrazione della multicanalità. Con minori spostamenti e con maggiori distanze di sicurezza, per i distributori di materiali edili offrire un servizio di recapito dei prodotti e, ovviamente, un sistema valido di e-commerce, potrebbe diventare l’ancora di salvezza o, se preferite, un’arma in più. LE CLASSIFICHE Purtroppo, sottolinea l’Ocse (organismo che misura le economie dei Paesi più sviluppati), l’Italia è drammaticamente indietro riguardo alle competenze dei lavoratori. La partecipazione a pratiche di formazione è circa la metà della media e le imprese dedicano alla formazione formale solo lo 0,3% del monte salari, contro l’1% della Francia o il 2,5% del Regno Unito. Non solo: la formazione è anche orfana di padrini nella politica. Senza quasi distinzioni, chi sta in Parlamento se ne occupa poco o niente: secondo una recente analisi, per ritrovare la parola formazione in qualche dibattito bisogna risalire al Jobs act. IL CASO AGENZIA Apriamo una parentesi: nel 2015 l’allora governo aveva istituito l’Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che
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dovrebbe coordinare le iniziative per le persone in cerca di occupazione e la ricollocazione dei disoccupati, come previsto dal reddito di cittadinanza. A organizzare la piattaforma per mettere in moto l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, costata allo Stato 24 milioni, è stato chiamato dal passato ministro del Lavoro Luigi Di Maio Mimmo Parisi, professore che insegna in Mississippi. Ma Parisi, dopo essere stato bocciato dal suo Cda per il bilancio del piano industriale, è tornato in America, lasciando così l’Agenzia senza timone. Chiusa la parentesi. I VANTAGGI Per tornare ai problemi del mercato del lavoro, sempre secondo l’Ocse, con l’introduzione delle nuove tecnologie digitali il 15,2% dei posti di lavoro nel nostro Paese potrebbe essere completamente automatizzato e il 35,5% profondamente trasformato rispetto alle mansioni attuali. In Italia il 38% degli adulti ha competenze in matematica o nella lingua straniera (e, spesso, anche quella italiana) molto basse. In un mercato del lavoro sempre più integrato con la tecnologia questa scarsezza di capacità rischia di tagliare fuori milioni di persone. Per mantenere il posto di lavoro o trovarne uno diverso, infatti, gli italiani avranno bisogno di aggiornare le proprie competenze durante tutto l’arco della vita lavorativa. L’AUTOMAZIONE CHE AVANZA Un altro studio, questa volta del World Economic Forum, indica che circa il 50% delle aziende prevede una riduzione della forza lavoro full time a partire dal 2022 a seguito dell’automazione (con robotica e software di intelligenza artificiale tra le voci di spicco). Ma, allo stesso tempo, il 38% estenderà la propria forza lavoro a nuove funzioni integrate con S e t t e m b r e
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tecnologie di automazione. Nel 2018, il 71% del totale delle ore di lavoro coperte dalle 12 industrie prese a riferimento per l’analisi erano gestite da persone fisiche, rispetto al 29% a carico di sistemi automatici. Per il 2022, però, è previsto che il 58% del lavoro sarà assolto da persone e il 42% da macchine. Mentre in termini di totale ore lavorate, comprendendo quindi anche le nuove funzioni generate, i sistemi intelligenti guidati da algoritmi gestiranno lavori addirittura per il 57%. Facile capire, quindi, che assieme a un incremento del tasso tecnologico servano anche competenze adeguate. Le aziende, quindi, dovrebbero chiedersi: allo stato attuale quanti dei miei dipendenti sarebbero in grado di compiere il salto di qualità? E quanti, invece, sono destinati a rimanere a casa? Non è facile rispondere a questa domanda, ma la competizione costringerà prima o poi tutti a considerare queste due alternative. CI VUOLE INCENTIVATION Come fare, quindi, per migliorare il livello di formazione nelle imprese italiane? In Francia, per esempio, esiste il Compte personnel de formation, un incentivo che garantisce a ogni lavoratore 500 euro l’anno da spendere in formazione, anche online o durante l’orario di lavoro (ma concordandola con l’impresa). Il Compte si attiva tramite una app da scaricare sullo smartphone. Nel 2018 la misura è costata 750 milioni di euro, gestiti dalla Cassa depositi e prestiti francese. Visto che il dopo coronavirus dovrebbe essere ampiamente finanziato con fondi europei, perché non pensare a un’iniziativa simile? FONDI INUTILIZZATI Copiare chi riesce meglio è sempre una buona idea: in Francia fino al 2014 vigeva un obbligo di spesa in formazione del 2% del monte salari per le aziende sopra i dieci dipendenti. D’accordo, ora sarebbe troppo impegnativo per le imprese. Ma forse una via di mezzo, magari con il contributo della citata Anpal, potrebbe starci. Le aziende italiane, inoltre, possono anche destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’Inps a uno dei 19 fondi esistenti e avere accesso a finanziamenti per formare i propri dipendenti. Questi fondi coprono circa 1 milione di imprese e una platea potenziale di 10 milioni di lavoratori. E con la gestione di circa 600 milioni di euro ogni anno rappresentano il più importante canale di finanziamento per la formazione continua in Italia. Eppure, i fondi sono ancora poco utilizzati, soprattutto tra le aziende di piccole dimensioni. Solamente il 6,2% delle piccole imprese (tra i 10 e i 19 dipendenti) li utilizza per finanziare la formazione, contro il 64,1% delle imprese con più di mille dipendenti. Anche perché, bisogna aggiungere, pochi conoscono la loro esistenza. D’altra parte, l’esistenza stessa dei fondi è ancora poco nota alle piccole imprese e, comunque, i contrubuti non coprono tutti i costi della formazione ma, in media, solo il 65%. Va messo in conto anche un costo indiretto, dato che le micro imprese della distribuzione, che hanno in media pochi dipendenti, non riescono a staccare qualcuno dal bancone per fargli seguire i corsi. Da sottolineare anche che il 30% delle attività finanziate dai fondi riguardano la formazione obbligatoria, come le competenze per salute e sicurezza sul lavoro, mentre solo poco più del 3% è diretto allo sviluppo delle competenze per il mondo del digitale. Eppure per le imprese, che siano della distribuzione o della produzione, non c’è altra strada: far studiare i propri dipendenti. E, magari, potrebbe approfittarne per imparare qualcosa anche l’imprenditore. S e t t e m b r e
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GRUPPO MADE - BIZZO
CONTROPIEDE IN NETWORK L’azienda di distribuzione che fa parte del Gruppo Made reagisce dopo l’emergenza covid facendo appello alle sue specialità: servizi pre e post vendita. Anche grazie alle sinergie messe in campo e allo stretto legame con la rete di imprese artigiane che costituisce l’80% dei clienti di Veronica Monaco
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ra Milano, Como e Monza, nella parte più alta della Pianura Padana, dal 1972 opera la rivendita Bizzo. Con un punto vendita a Lazzate, nella provincia di Monza Brianza, l’attività unisce il know how di quarant’anni di esperienza nella distribuzione edile con un ampia offerta di servizi pre e post vendita. E alle spalle vanta la forza di un network, quello del Gruppo Made, di cui è stato uno dei soci fondatori. YouTrade ha incontrato Giordano Azzini, titolare della rivendita insieme al fondatore storico Valentino Bizzo. Domanda. Il 2020, a fronte dell’emergenza covid, come sta andando? Risposta. Sicuramente è un anno complicato, registreremo delle perdite, ma non è andata così male. Abbiamo fatto consegne a domicilio, pubblicità sul sito, abbiamo continuato a lavorare e impegnarci nonostante fossimo chiusi. Se riusciremo a puntare su forniture di qualità, potremo recuperare un po' di fatturato. D. Parliamo del superbonus al 110%: per il settore è una bella opportunità, voi state facendo qualcosa a riguardo? R. Siamo molto attenti a questa novità, anche se c’è ancora confusione. Noi siamo pronti a offrire consulenza, ma sia l’impresa sia il privato non sanno bene come muoversi. Anche perché la cessione del credito non è un passaggio automatico ma un'operazione complessa. D. Quando inizia la storia della rivendita Bizzo? R. L’azienda è stata fondata nel 1972 da due soci, Valentino Bizzo e Marino Vidori. Il magazzino edile è andato avanti con questa formula per circa vent’anni. Nel 1986 ho fatto il mio ingresso in azienda. Nel 1988, a fronte di visioni diverse sulla gestione dell’attività, i due soci si sono divisi e Bizzo ha proseguito il suo cammino trasformando la ragione sociale e diventando una srl. Dopo una decina di anni, sono entrato in società con una quota al 50%, continuando a occuparmi di tutta la parte operativa a 360 gradi.
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Gli interni del punto vendita di Lazzate (Monza Brianza). Nella pagina a fianco, Giordano Azzini, contitolare della rivendita
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All’inizio degli anni Novanta, anche grazie al boom immobiliare, c’è stata una bella crescita, si lavorava molto, ma tra il 2008 e il 2010 sono iniziate le difficoltà, a causa della nota bolla immobiliare, con conseguente calo dei fatturati. Nonostante le difficoltà, abbiamo comunque sempre cercato di far fronte ai nostri impegni e siamo ancora qua. Il fatturato attuale viaggia tra 1,6 e 1,7 milioni di euro e operiamo fino a 15 chilometri dal nostro punto vendita di Lazzate. D. Gestite anche un’attività di general contractor: da quanto tempo? R. Abbiamo sempre puntato sul servizio. Da un paio di anni proponiamo il servizio chiavi in mano, il linea con le esigenze
di mercato e in sintonia con il progetto “ristrutturaconmade.it”. D. Quando siete entrati nel Gruppo Made? R. Fin dalla sua nascita, nel 2012. Siamo infatti tra i soci fondatori. D. Quali sono i vantaggi di far parte di questo gruppo? R. Dal punto di vista commerciale fare parte di un network garantisce un potere di acquisto maggiore, che non è in alcun modo paragonabile a quello che puoi ottenere da solo. Dal punto di vista professionale consente di avere sempre un confronto e una condivisione anche strategica con altri colleghi. La vita di gruppo fa la differenza. D. Ci sono iniziative che il gruppo mette in campo per supportarla nella sua attività di vendita?
Gli spazi destinati a finiture e serramenti
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A sinistra, l'ingresso della sala mostra Bizzo: la rivendita aderisce al progetto Livingmade, il network di showroom di Gruppo Made. A destra e sotto, alcuni spazi destinati ad attrezzature e ferramenta.
R. Sì, oltre ai corsi di formazione e alle attività di marketing e pubblicità, Gruppo Made analizza quello di cui abbiamo bisogno e traduce il bisogno in servizio, mettendo a disposizione convenzioni e progetti commerciali oculati. É questo che fa la differenza, soprattutto nei momenti di difficoltà. D. Quali sono le principali sfide che il rivenditore di materiali edili dovrà affrontare nel prossimo futuro? R. Per diventare grandi, credo che la sfida principale sia quella di fare un passo indietro, rinunciare al proprio piccolo «feudo» e mettersi insieme. Ogni rivenditore deve diventare manager del proprio punto vendita all’interno di una grande rete, un’organizzazione con un’unica partita Iva che consenta di avere maggiore solidità, anche finanziaria. Oggi siamo delle piccole barchette in mezzo al mare, insieme invece possiamo essere più forti. D. Quanto siamo lontani da questo obiettivo? R. Non tanto. Il lavoro di Made Distribuzione va proprio in questa direzione. D. Come vi ponete invece nei confronti della Gdo e dell’ecommerce? R. Sono entrambi problemi importanti. Per quanto riguarda la Gdo mettiamo in campo ciò che ci contraddistingue e ci differenzia, cioè la consulenza, il servizio, l’installazione. Per quanto riguarda invece l’e-commerce è tutta un’altra storia. Molte persone, dopo qualche tutorial su internet, credono di poter fare da soli. Ci sono poi clienti che vengono in negozio, fotografano i prodotti, quindi li comprano online, con il forte rischio di acquistare materiale non adatto al lavoro che devono fare. D. Lavorate anche con le riqualificazioni di condomini? R. Abbiamo fatto un paio di interventi, ma non è il nostro core business. D. Come si compone la vostra clientela? R. All’80% lavoriamo con imprese e artigiani, al 20% con i clienti privati. S e t t e m b r e
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D. Quali sono gli ultimi settori inseriti in rivendita? R. Ci stiamo specializzando sulle finiture. Da circa due anni abbiamo iniziato a lavorare in maniera più strutturata con la showroom. Abbiamo inserito box e ambientazioni, e selezionato una serie di prodotti all’altezza del nostro business. D. Quali sono i principali marchi trattati? R. A livello di f initure, nell'ambito del progetto Livingmade, Atlas Concorde, Ragno, Marazzi, Azzurra Ceramiche, Lacus. Per quanto riguarda l’edilizia Mapei, Kerakoll, San Marco, Wierer, Braas, Danesi, Ytong, Hormann. D. Qual è la maggiore soddisfazione che le dà oggi il suo lavoro? R. Sono tempi difficili e sono molto esigente, soprattutto nei confronti di me stesso. Ma vedere un cliente andare via contento è la mia migliore soddisfazione.
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B I G M AT - F O C A R D I E C E R B A I
UN'ANIMA PER DUE REALTÀ Rivendita di materiali edili, ma anche showroom, dove il design è il punto di forza. Il distributore in pochi anni ha raddoppiato il business, grazie alla scelta di abbinare le diverse divisioni commerciali a un servizio curato di Veronica Monaco
Da sinistra, Alessandro, Matteo e Tommaso Cerbai
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ra Prato e Firenze, lì dove sembrano aver preso vita le avventure del burattino di Collodi, da oltre cinquant’anni opera Focardi e Cerbai, rivendita BigMat dal 2006, con una lunga esperienza nella fornitura di prodotti e sistemi per l’edilizia e l’interior design. Con il suo magazzino e lo showroom Habimat a Sesto Fiorentino, la rivendita punta a diventare sempre di più un punto di riferimento per imprese, artigiani e famiglie, sfidando concorrenti agguerriti. YouTrade ha incontrato i tre soci alla guida dell’attività: Alessandro Cerbai e i suoi due figli Tommaso, responsabile del magazzino, e Matteo, responsabile dello showroom Habimat. Domanda. Come definire BigMat Focardi e Cerbai oggi? Tommaso Cerbai. Siamo una rivendita a «340 gradi»: ci mancano ancora alcuni tasselli per completare la struttura. Siamo molto forti sul servizio su cui puntiamo l’80% delle nostre forze. La nostra clientela è molto frazionata, abbiamo tanti piccoli clienti che cerchiamo di soddisfare in ogni esigenza consegnando anche in cantieri lontani dal nostro punto vendita. Siamo un'azienda familiare e consideriamo parte della famiglia anche i dipendenti. E poi abbiamo tanta passione, il punto di forza che ci ha permesso
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Qui e sotto esterni e interni dello showroom Habimat Focardi e Cerbai. Sopra l'ingresso del punto vendita BigMat.
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Nelle foto in questa pagina e accanto esterni e interni del punto vendita BigMat Focardi e Cerbai
di realizzare tutto quello che siamo riusciti a fare fino a oggi. D. Quando e come è nata la BigMat Focardi e Cerbai? Alessandro Cerbai. L’azienda è stata fondata nel 1961 da mio padre Adelindo e dal suo socio, Bruno Focardi. Lavoravano entrambi come piastrellisti, poi hanno iniziato a stoccare piastrelle in magazzino aprendo una rivendita. Negli anni Settanta hanno poi sviluppato anche il settore edile con materiale pesante. Il figlio di Bruno Focardi, Piero, è rimasto in società fino al 2005, ma abbiamo deciso di mantenere anche il suo nome per rispetto della nostra storia e di chi ha creato l’azienda. Nel 2005 abbiamo deciso di scindere la società in due parti: quella immobiliare, proprietaria di tutti gli edifici della società, e quella commerciale che sta mandando avanti l’attività di rivendita dei materiali edili e lo showroom. Oggi io e i miei figli,
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Tommaso e Matteo, siamo gli unici proprietari. D. La rivendita ha un bellissimo showroom: quando è stato allestito e con quali obiettivi? Matteo Cerbai. Lo showroom è stato sempre presente nel nostro core business, ma nel 2017 abbiamo deciso di ristrutturarlo completamente. Il layout è stato rivisto e abbiamo ridotto tantissimo i fornitori, puntando su un mercato completamente diverso. Mentre in passato lo showroom si presentava come la classica sala mostra abbinata al magazzino di materiali edili e serviva tutte le medie e piccole imprese nostre clienti, ora lo showroom si rivolge al mercato privato di media e alta fascia. In più, offre tutta una serie di servizi correlati, dalla progettazione alla consegna puntuale in cantiere, per dare un segnale netto di distinzione rispetto alla grande distribuzione. Tutte le
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persone che lavorano nella sala mostra sono interior designer, architetti o geometri, proprio perché crediamo nella qualità del servizio come elemento di distinzione. Siamo a un punto di scissione netta tra i due mercati: chi entra da noi non va nella Gdo, e viceversa. D. Quando avete deciso di progettare il nuovo showroom, a che cosa vi siete ispirati? M.C. Ho sviluppato personalmente l'idea dello showroom. Ma prima di arrivare al risultato attuale, ho girato in lungo e in largo l’Italia per prendere spunti, soprattutto a Milano, città all’avanguardia sul fronte del design e dell’architettura. Abbiamo deciso di adottare il marchio Habimat ideato dal nostro Gruppo per identificare gli showroom d'interni che offrono pavimenti, rivestimenti e arredo bagno, senza dimenticare la consulenza necessaria
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per ogni tipo di progetto. D. Focardi e Cerbai fa parte di BigMat: da quando? A.C. Siamo soci BigMat dal 2006. L’aggregazione è sempre stata il nostro obiettivo, riuscire a collaborare con più persone e avere altri colleghi con cui confrontarsi e imparare qualcosa di nuovo è molto importante. Siamo entrati nel Gruppo anche grazie all’esperienza di alcuni colleghi: nel raggio di 10 chilometri ci sono altre cinque rivendite BigMat. D. Quali sono i vantaggi di essere soci BigMat? A.C. Prima di tutto il confronto con i colleghi rivenditori, poi i vantaggi a livello di acquisti e infine, ma non ultima, la comunicazione nazionale e locale, coordinata centralmente per ogni attività. Un’azienda come la nostra non potrebbe gestire da sola tutti i progetti che invece realizza appartenendo al Gruppo. D. Tra la rivendita di materiali edili e lo showroom, qual è la parte che vi dà più fatturato e quali sono le prospettive per i prossimi anni? T.C. Il fatturato è suddiviso all’incirca al 65% per il magazzino edile e il 35% per lo showroom. Nell’arco di sei-sette anni sono cresciuti entrambi, raddoppiando il loro fatturato e l’intenzione è quella di continuare a sviluppare tutte e due le attività. Sono due realtà diverse che si stanno slegando sempre più l’una dall’altra, ma che vanno costantemente rinnovate con l’obiettivo di aumentare il fatturato. Per quanto riguarda il magazzino edile, l’obiettivo è quello di aprire un altro punto vendita, invece per lo showroom puntiamo ad allargare la metratura. D. Secondo voi cosa significa l’innovazione nella rivendita edile? T.C. Innovazione nella rivendita edile significa riuscire a specializzarsi in vari settori, come il nostro consorzio fa da anni sui diversi progetti che sviluppa. La rivendita edile generalista non avrà futuro, l'obiettivo deve essere la multispecializzazione. Questo è un risultato che stiamo perseguendo anche con i nostri venditori, ognuno ha la sua specializzazione.
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Nelle foto in questa pagina e accanto interni dello showroom Habimat Focardi e Cerbai. Habimat è il marchio di BigMat dedicato agli showroom di interni che offrono consulenza e soluzioni per pavimenti, rivestimenti e arredobagno
D. State mettendo in campo qualche iniziativa per sfruttare al massimo il superbonus al 110%? T.C. C'è molta confusione, quando sarà tutto più chiaro comunicheremo le diverse opportunità che stiamo studiando insieme al Gruppo per sfruttare al meglio tutti gli incentivi fiscali. D. Come avete vissuto il lockdown? T.C. Ci siamo rimboccati le maniche fin da subito e siamo riusciti a non chiudere nemmeno un giorno. Abbiamo rassicurato immediatamente i fornitori per quanto riguardava i pagamenti e abbiamo iniziato a fare tantissime piccole consegne, anche 60-70 al giorno, a privati e aziende, anche di prodotti Dpi difficili da reperire, ma che grazie al Gruppo siamo riusciti a distribuire. In questo modo è stato più facile affrontare la ripartenza. D. Come è stata la ripresa? T.C. Nel mese di maggio abbiamo registrato un fatturato pari a quello dell’anno precedente e i dipendenti in cassa integrazione sono rientrati alle loro mansioni. A fine maggio la perdita è stata del 7-8%, ora siamo al -4%, a fine luglio abbiamo recuperato la perdita registrata durante il lockdown. Spero che a fine anno saremo in positivo. A.C. Stiamo continuando anche il lavoro che avevamo fatto durante il lockdown con le consegne a domicilio. T.C. Anche se è stato difficile, il servizio è stato impeccabile. Gli scontrini sono aumentati e la pubblicità che abbiamo fatto su Facebook durante il lockdown ci ha fatto conoscere ancora di più. D. C’è qualcosa che, dopo questa esperienza del lockdown, non tornerà più come prima? A.C. Credo che il servizio al privato e la consegna a domicilio possano essere una grande opportunità. Nel 2015, dopo l’inaugurazione di Bricoman a 1 chilometro di distanza, avevamo perso oltre il 50%
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Habimat ha sviluppato un proprio progetto dedicato al colore denominato Habicolor, una palette cromatica di 67 nuance che compongono l’Habimat Color collection
delle vendite ai privati che abbiamo recuperato piano piano proprio in questo periodo di lockdown. Ci siamo dati tanto da fare, abbiamo preso decisioni importanti, ci abbiamo creduto e siamo molto contenti dei risultati. D. C’è qualcosa che vi spaventa del prossimo futuro? T.C. Fondamentalmente sono due i timori per il prossimo fu-
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turo. Il primo riguarda il mercato: il nostro settore è ripartito, ma non si sa ancora che tipo di contraccolpi abbia dato il lockdown all'economia del Paese. Il secondo riguarda l’arrivo a Firenze dei multipoint che sviluppano logiche di prezzi al ribasso. A.C. Se BigMat continua a lavorare su tutti i progetti, curando come sempre, ogni aspetto anche localmente, potrà sicuramente diventare il multipoint più grande d'Europa.
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S M E TA R
LO SCAFFALE È SU MISURA Soluzioni personalizzate. Consulenza. E uno sguardo al futuro del retail. L’azienda attiva nella logistica e nell’allestimento interni rivela quali sono le sue armi migliori, a partire dalle soluzioni chiavi in mano. Con un occhio particolare per le rivendite di materiali edili di Veronica Monaco
I
l magazzino riveste un ruolo fondamentale per un’attività di retail efficiente e produttiva. Ma non esiste un solo modello, applicabile a tutte le realtà: ogni tipologia di azienda, infatti, ha necessità e obiettivi diversi, che Smetar, società attiva dal 1985 nella progettazione e allestimento di sistemi e strutture di magazzino per la logistica aziendale, è in grado di soddisfare. Oltre ai magazzini, Smetar è attiva anche nella progettazione e arredo di negozi e centri commerciali, «anche con soluzioni chiavi in
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mano», spiega Vincenzo Loliva, amministratore unico della società. Domanda. Tra la logistica e l’allestimento di interni, qual è il settore più importante per Smetar a livello di fatturato? Risposta. Al momento le due attività sono parimenti importanti. Grazie al nostro ufficio tecnico, con un team di 12 architetti e ingegneri, siamo in grado di proporre soluzioni innovative e certificate per ogni necessità. D. Come sono cambiate negli anni le esigenze dei retailer da un punto di vista logistico?
Vincenzo Loliva. A destra, le scaffalature del magazzino. Sotto, la sede di Smetar, nella zona industriale di Putignano (Ba)
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R. Fino a 10-15 anni fa i magazzini erano sostanzialmente statici. Oggi si è passati a sistemi logistici sempre più dinamici, che fanno uso di macchine intelligenti e nastri automatizzati per il trasporto delle merci. Oltre a scaffalature appositamente progettate per queste macchine, Smetar fornisce sistemi che garantiscono diversi livelli di integrazione e automazione. Inoltre, negli ultimi anni c’è sempre maggiore attenzione al tema della sicurezza negli ambienti di lavoro: molti magazzini si stanno adeguando per essere più sicuri, anche dal punto di vista antisismico. D. È cambiato anche il modo di esporre la merce sugli scaffali? R. Sì, ci sono state evoluzioni. Si è passati da un’esposizione massificata dei prodotti, perché il cliente comprava tutto, a un’esposizione che presta maggiore attenzione al design e ai colori, in grado di valorizzare la merce. Una sorta di cornice al prodotto stesso. D. Il mondo dell’edilizia ha compreso l’importanza dell’aspetto visual? R. Credo di sì, così come ha compreso l’importanza del servizio al cliente, tanto che le rivendite si sono attrezzate con commerciali interni e sale di formazione. D. Quali sono le tipologie di scaffalatura che possono essere utili per un rivenditore di materiali per edilizia? R. Dipende dai reparti. Per i materiali pesanti ci sono scaffalature portapallet dimensionate per lo stoccaggio dei bancali, anche automatizzate per ottimizzare ancora di più i tempi. Per quanto riguarda la minuteria, invece, ci sono contenitori per il picking e la selezione dei vari articoli che consentono una maggiore visibilità dei prodotti nello stesso magazzino. D. E per quanto riguarda il backoffice? R. Anche per il backoffice Smetar è in grado di offrire soluzioni interessanti, come reception che valorizzano anche la presentazione dei prodotti. D. Quali sono le principali richieste che vi arrivano oggi dal mercato? R. C’è molta attenzione alla sicurezza, partendo dall’antisismica fino alla progettazione di alcuni dettagli. Per esempio, dotiamo tutti gli scaffali industriali di correnti di colore giallo, in modo da dare al carrellista maggiore visibilità dei ripiani su cui deve riporre le merci. Altra accortezza sono i paracolpi di protezione, che evitano gli urti con le macchine e quegli incidenti con effetto domino, che per un magazzino sono dei disastri. Per quanto riguarda i punti vendita, invece, le principali richieste riS e t t e m b r e
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guardano la valorizzazione di alcuni reparti con esposizioni più accurate. D. E con il covid sta cambiando qualcosa nel modo di esporre la merce e nella logistica? R. Non tanto a livello di esposizione, quanto a livello di progettazione degli ambienti. Prima si cercava di ottimizzare al massimo gli spazi, ora i committenti ci chiedono corridoi più ampi che garantiscano il distanziamento sociale tra i clienti mentre si avviano nelle corsie. D. Quali sono le vostre principali referenze? R. Abbiamo numerose referenze sia a livello logistico che di retail. Nel settore edilizia e termoidraulica abbiamo diversi clienti, tra cui Quartarella e Cardinale Group. Nel settore food i supermercati MD, il Pastificio Divella, il Pastificio Pallante, Andriani. E nel settore retail Trony, IoBimbo, Bimbostore. Insomma, spaziamo in più settori, in tutta Italia, e anche all’estero. D. Proponete pacchetti standard, oppure per ogni realtà progettate soluzioni ad hoc? R. Nel nostro lavoro non esistono proposte stardard: ogni magazzino ha le sue esigenze sia a livello di portata sia di esposizione, per cui vanno dimensionati e progettati di volta in volta. D. Offrite anche un servizio di consulenza al retailer? R. Sì è proprio quello che fa la differenza e siamo attrezzati con commerciali e ufficio tecnico. D. Come immagina la rivendita del futuro? R. Sempre più automatizzata e digitale, interattiva nei confronti del cliente e con maggiore attenzione alla sicurezza. E sempre più multicanale per essere connessi al mercato.
Sopra, impianto di scaffalature per movimentazione automatica di pallets con sistema radio shuttle
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I FERRI DEL MESTIERE
Attenti all’ecomalus
S
arà come giocare a Monopoli. Oltre a evitare di andare in prigione, senza passare dal via, sarà importante pescare bene dal mazzo delle probabilità, evitando le carte degli imprevisti. A differenza del gioco originale, Monopoli Ecobonus 110% non distribuisce quattro contratti a ogni giocatore e la banca non regala loro banconote prima del via. I giocatori giocano con soldi propri, o usano la regola della cessione del credito. Come tutti sanno, a Monopoli vince chi manda in bancarotta tutti gli altri. D’altronde è un gioco che insegna a diventare monopolisti senza cuore: Mors tua vita mea. Ma chi sarà il vincitore designato? Scopriamolo analizzando i giocatori seduti al tavolo da gioco. Cominciamo dai proprietari di immobili. Al primo giro di dadi hanno pescato una carta delle probabilità, dove c’è scritto che hanno diritto alla cessione del 110% del credito e allo sconto in fattura per tutti gli investimenti che faranno. Un inizio
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col botto! Non giocano con soldi propri e ottengono una rivalutazione dell’immobile a costo zero. Ma al secondo lancio dei dadi potrebbero cadere sulla casella degli imprevisti e pescare la carta dell’Ecomalus, che potrebbe obbligarli a pagare costi non completamente deducibili o per i quali potrebbe rimanere una differenza a loro carico, prodotta dal vortice perverso della cessione del credito. Cosa assai probabile se i giocatori che faranno preventivi e consuntivi, prometteranno più di quanto possano mantenere. Ma su questi aspetti, farà luce l’Agenzia delle Entrate a tempo debito. Gli altri giocatori seduti al tavolo sono i grandi player dell’energia, le imprese, i rivenditori e le banche. I primi a lanciare i dadi sono stati le utility, a cui la sorte ha permesso di pescare due carte delle probabilità. Con la prima possono acquisire i lavori direttamente, promettendo lo sconto totale in fattura, così intascano il 10% del credito acquisito e parte dei profitti dei
lavori. Con la seconda acquisiscono succulenti contratti di fornitura per i prossimi anni. Non a caso, le varie Esco dell’energia sono già scese in campo, proponendosi come interlocutori diretti dei condomini, soprattutto nelle grandi città. È chiaro che questo tipo di giocatori tirano le fila e dettano le condizioni, sia ai produttori, che alle imprese, tagliando fuori i rivenditori a eccezione, forse, di quelli appartenenti ai Gruppi più importanti. Questi ultimi, hanno le spalle più grosse per acquisire credito, più influenza sulle banche per cederlo e più potere contrattuale su qualche grosso player dell’energia, del quale sono buoni clienti e con il quale sarà più facile fare accordi. A conti fatti, sembra che ci siano pochi dubbi sui vincitori finali e i
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Più sicurezza per le persone grandi player ne sono consapevoli. Infatti, hanno cominciato a giocare, senza neanche aspettare che il gioco diventasse duro. Ma siamo sicuri che debba finire proprio così? Con le regole attuali del Monopoli sì, ma se giocassimo con la versione originale del gioco, quando ancora si chiamava The Landlord’s Game (Gioco dei proprietari terrieri), le cose potrebbero andare diversamente. Il gioco nacque ai primi del Novecento, per contrastare lo strapotere dei ricchi latifondisti e spiegare alle persone che una redistribuzione della loro ricchezza sarebbe andata a vantaggio di tutti. Le modalità di gioco erano due, una per monopolisti, simile all’attuale e l’altra definita Prosperità, con regole opposte. In quest’ultima modalità, ogni giocatore guadagnava tutte le volte che qualcuno acquistava una nuova proprietà e il gioco veniva vinto da tutti, quando il giocatore partito con meno denaro, raddoppiava il capitale, grazie anche alla collaborazione con gli altri giocatori. L’Ecobonus è stato concepito per rilanciare l’economia del Paese, con lo scopo di portare più ricchezza per tutti. Ecco perché dovrebbe essere giocato nella versione Prosperità. In questa modalità, i rivenditori hanno la possibilità di pescare una carta vincente dal mazzo delle probabilità, anche se non appartengono ai Gruppi più importanti. Viviamo nell’era dell’economia condivisa e in un Paese dove sono ancora forti i legami con la tradizione e il territorio, soprattutto fuori dalle grandi città. In questo contesto, ogni rivenditore può essere protagonista, perché è presente fisicamente ed è sempre vicino ai suoi concittadini. Ha legami stretti con le banche locali, i professionisti della zona e i fornitori, con i quali forma un network e una potenziale rete di imprese vincenti. L’occasione è ghiotta anche per sotterrare l’ascia di guerra e trovare canali di collaborazione con altri rivenditori, con lo scopo di costruire un nuovo servizio condiviso, da offrire al mercato locale e aiutare le persone a scegliere la carta dell’Ecobonus, senza il risvolto dell’Ecomalus. di Marco Buschi Marco Buschi si occupa di marketing e copywriting a risposta diretta in edilizia. marco@marketingcommerciale.com Su Linkedin: Marco Buschi Marketing Commerciale. S e t t e m b r e
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Grande distribuzione, ai raggi x Continuano ad aumentare. Possono contare su sinergie a livello internazionale. Vantano una produttività invidiabile. Ma sono davvero cosÏ forti? Abbiamo messo assieme i conti di quei big della distribuzione che occupano lo spazio che va dall'edilizia al fai-da-te. Risultato: c'è chi sfoggia risultati inarrivabili. Ma anche chi mostra qualche crepa. Ecco tutti i conti della Gdo
a cura del Centro Studi YouTrade
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SP EC IA LE G DO LA CLASSIFICA
TUTTI I CONTI DEI SUPER BIG In generale cresce il fatturato complessivo dei gruppi. Ma quanto a ritorno sul capitale investito vincono Bricoman, Bricofer e Ottimax, mentre Leroy Merlin brilla per profitti rispetto agli investimenti. Tra i settori merceologici, spiccano sanitari-riscaldamento ed edilizia a cura del Centro Studi YouTrade
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D
opo un 2018 positivo, anche il 2019 è stato un anno di crescita e di incremento per il settore della Gdo e della Gds del comparto brico & garden. Le performance delle insegne presenti, infatti, sono state positive sotto il profilo dell’apertura di nuovi punti vendita e anche dei risultati economici che, come vedremo, premiano le strategie di allargamento e di espansione sul mercato. Secondo Prometeia, il canale dei centri bricolage nel 2018 ha fatto registrare un giro d’affari di 4,64 miliardi di euro e nel 2019 questo valore è salito a 4,66 miliardi, con una crescita dello 0,4% in valore, data da un aumento dei volumi dello 0,3% e dei prezzi dello 0,1%. Ma i dati di mercato relativi ai bilanci delle aziende e le stime relative alle aziende non presenti negli elenchi camerali, secondo le analisi del Centro Studi YouTrade, fanno salire la stima per il 2019 a 4,84 miliardi, con un incremento sul 2018 pari a +4,2%, un valore inferiore ma in linea con l’aumento medio del giro d’affari dei principali player nazionali, come vedremo in seguito.
con una forte ripresa di tutto il comparto del fai-da-te nel mese di maggio, con una crescita complessiva delle vendite a valore del 43,5%. Ciò si deve alle nuove abitudini e alle nuove esigenze legate al modo di vivere la propria abitazione, che proprio il confinamento causa pandemia ha contribuito ad alimentare, nonché le nuove attenzioni per la casa dovute proprio alla lunga quarantena che ha di fatto costruito anche il fertile terreno per l’utilizzo nei prossimi mesi dei superbonus del 110%. BALCONI & TERRAZZI Durante il periodo del lockdown avere una casa con uno sfogo all’aperto si è rivelata una risorsa fondamentale per gli italiani e, secondo dati GfK Sinottica, la maggior parte degli italiani gode almeno di uno spazio esterno casalingo, dato che il 74% ha almeno un balcone e quasi uno su due (47%) ha un terrazzo, mentre il 42% della popolazione italiana vive in una casa con giardino. La ricerca della qualità della vita, del miglioramento delle proprie condizioni abitative e la possibilità di realizzare i lavori in casa tramite il fai-da-te sono dunque elementi in forte crescita che hanno, di fatto, fatto progredire questo settore negli ultimi dieci anni in modo molto consistente, portandolo anche ad erodere quote di mercato ad altri canali distributivi, orientati al segmento professionale, come nel caso delle rivendite di materiali edili e idrotermosanitari. Secondo una analisi comparativa realizzata da Giulia Arrigoni per il sito diyandgarden.com, il settore nel 2009 aveva prodotto nei primi sei mesi dell’anno un giro d’affari di 1,5 miliardi di euro, che se messo a confronto con la stima dei 3,5
BRICO IN FIORE Secondo un’indagine Gfk, il settore lo scorso anno è stato trainato in positivo dalle performance di alcuni prodotti, primi fra tutti quelli per il giardinaggio, che valgono l’11,5% del giro d’affari totale e sono preceduti da sanitari-riscaldamento (16,6% del totale) ed edilizia (15,6%). Nel monitoraggio di Gfk i primi dati relativi al 2020 peraltro confermano il trend positivo, nonostante il lockdown,
GRANDE DISTRIBUZIONE SPECIALIZZATA NEL BRICOLAGE IN ITALIA - ANNO 2004 INSEGNE
N.PUNTI VENDITA
BRICO HOBBY
10
BRICO IO BRICO ITALIA
DIRETTI
FRANCHISING
10
-
54
17
14
14
SUPERFICIE TOTALE MQ
SUPERFICIE MEDIA PER PDV
2.500
250
37
83.115
1.540
-
11.600
828
BRICO OK
66
30
36
91.250
1.382
BRICOCENTER
67
47
20
153.844
2.300
BRICOFER
73
13
60
58.360
800
BRICOLAND
4
4
-
4.100
1.025
CASTORAMA
22
22
-
148.451
6.748
CASTORO
13
13
-
3.220
248
CENTRI FDT
12
12
-
22.100
1.834
4
4
-
16.500
4.125
LA PREALPINA
10
10
-
15.500
1.550
LEROY MERLIN
10
10
-
77.598
7.760
OBI
31
-
31
111.500
3.600
PUNTO BRICO
43
43
-
96.740
2.250
PUNTO LEGNO
31
31
-
48.860
1.576
SELF
13
13
-
37.160
2.860
477
293
184
982.398
2.059
GRAN BRICO
TOTALE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati DIY in Europe, 2004
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S P EC IA LE G DO GRANDE DISTRIBUZIONE SPECIALIZZATA NEL BRICOLAGE IN ITALIA - ANNO 2019 INSEGNE BRICO BRAVO BRICO CASA DEODATO
N.PUNTI VENDITA
DIRETTI
FRANCHISING
SUPERFICIE TOTALE MQ
SUPERFICIE MEDIA PER PDV
10
1
9
11.362
1.136
3
3
-
16.500
5.500
BRICO IO
109
71
38
171.040
1.569
BRICO OK
102
56
46
168.450
1.651
3
3
-
7.600
2.533
BRICO PIÙ IKASA
9
9
-
10.100
1.122
64
51
13
156.952
2.452
BRICOFER
95
33
62
185.200
1.949
BRICOLIFE
83
83
-
184.121
2.218
BRICOMAN
23
23
-
166.940
7.258
BRICOMANIA
23
1
22
26.300
1.143
BRICO PROGETTO ITALIA BRICOCENTER
BRICOMARKET
4
4
-
11.100
2.775
BRICOSÌ
3
2
1
8.250
2.750
BRICOTERM
4
-
4
4.000
1.000
6
6
-
14.150
2.358
EVOLUZIONE BRICO
39
39
-
60.665
1.556
GRUPPO FDT
33
33
-
75.050
2.274
LEROY MERLIN
49
49
-
415.866
8.487
BRIGROS
7
6
1
24.100
3.443
57
53
4
249.033
4.369
OTTIMAX
6
6
-
65.000
10.833
PROGRESS
3
3
-
12.300
4.100
PRONTO HOBBY BRICO
6
6
-
15.200
2.533
MONDOBRICO OBI
SELF/BRICOSELF*
27
27
-
86.050
3.187
UTILITY
20
20
-
42.000
2.100
788
588
200
2.187.329
2.776
TOTALE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati diyandgarden.com, 2019 *gruppo Bricofer
miliardi del periodo gennaio/settembre realizzata da Gfk (stima in linea con le valutazioni del Centro Studi YouTrade), evidenzia come il settore sia fortemente cresciuto. Inoltre l’analisi comparata pubblicata da diyandgarden.com evidenzia una notevole diversificazione di pubblico, con un aumento del segmento professionale di artigiani e piccole imprese, al punto che non possiamo che concordare quando Arrigoni afferma che «assortimenti e insegne dedicate (leggi Bricoman e Ottimax) stanno profondamente ridefinendo il volto della distribuzione di settore». EVOLUZIONE Gdo e Gds, dunque, spingono sempre più su mercati un tempo meno presenti nelle merceologie proposte, e proprio le insegne citate mostrano che nel settore della distribuzione di materiali edili e idrotermosanitari i format possono essere innovati anche a partire dall’evoluzione che il fai-da-te sta avendo in questi segmenti commerciali. Secondo i dati contenuti nel Gds Report 2019 (www. diyandgarden.com) lo scorso anno è stato un ulteriore anno positivo
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per il settore, con un ulteriore aumento dei punti vendita della rete, aumentati del 4,1% (era +2,5% nel 2018), con un incremento del 4,8% dei punti vendita diretti, pari ad un incremento netto di 27 unità, e del 2,0% delle affiliazioni (più quattro unità), portandole al 25,4% del totale, che somma 788 punti vendita (contro i 757 del 2018), dei quali 588 diretti e 200 affiliati in franchising. Sullo stesso ordine di grandezza l’aumento della superficie di vendita complessiva, cresciuta nel 2019 di 93.000 mq, portando il totale a quasi 2,2 milioni di mq (+4,4% sul 2018). Facendo riferimento al 2004, l’incremento complessivo dei punti vendita totali del settore è stato pari al 65,2%, passando da 477 a 788. Tuttavia, va fatto notare come nel 2004 ben 184 punti vendita fossero affiliati. Dunque, la dinamica vede una crescita nei 15 anni considerati del 100,7% dei punti vendita diretti e solo dell’8,7% degli affiliati, segno di una evidente riorganizzazione del settore che in 15 anni di attività dimostra di procedere con sempre maggiore focalizzazione sulla realizzazione di reti composte da punti vendita diretti, con un peso ridotto del franchising. S e t t e m b r e
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GRANDE DISTRIBUZIONE SPECIALIZZATA NEL BRICOLAGE IN ITALIA - A PARITÀ DI CAMPO DI LETTURA - 2004 INSEGNE
N.PUNTI VENDITA
DIRETTI
FRANCHISING
SUPERFICIE TOTALE MQ
SUPERFICIE MEDIA PER PDV
BRICO IO
54
17
37
83.115
1.539
BRICO OK
66
30
36
91.250
1.382
BRICOCENTER
67
47
20
153.844
2.296
BRICOFER
73
13
60
58.360
799
FDT
12
12
0
22.100
1.842
LEROY MERLIN
10
10
0
77.598
7.760
OBI
31
0
31
111.500
3.597
313
129
184
597.767
1.910
TOTALE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati diyandgarden.com, 2019
GRANDE DISTRIBUZIONE SPECIALIZZATA NEL BRICOLAGE IN ITALIA - A PARITÀ DI CAMPO DI LETTURA - 2019 INSEGNE
N.PUNTI VENDITA
DIRETTI
FRANCHISING
SUPERFICIE TOTALE MQ
SUPERFICIE MEDIA PER PDV
BRICO IO
109
71
38
171.040
1.569
BRICO OK
102
56
46
168.450
1.651
BRICOCENTER
64
51
13
156.952
2.452
BRICOFER
95
33
62
185.200
1.949
FDT
33
33
0
75.050
2.274
LEROY MERLIN
49
49
0
415.866
8.487
OBI
57
53
4
249.033
4.369
509
346
163
1.421.591
2.793
TOTALE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati diyandgarden.com, 2019
GRANDE DISTRIBUZIONE SPECIALIZZATA NEL BRICOLAGE IN ITALIA VARIAZIONI A PARITÀ DI CAMPO DI LETTURA - 2004-2019 INSEGNE
N.PUNTI VENDITA
DIRETTI
FRANCHISING
SUPERFICIE TOTALE MQ
VAR. % SIPERFICIE TOTALE
BRICO IO
55
54
1
87.925
105,8
BRICO OK
36
26
10
77.200
84,6
-3
4
-7
3.108
2,0
BRICOFER
22
20
21
126.840
217,3
FDT
21
21
0
52.950
239,6
LEROY MERLIN
39
39
0
338.268
435,9
OBI
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53
-27
137.533
123,3
196
217
-21
823.824
137,8
BRICOCENTER
TOTALE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati diyandgarden.com, 2019
S e t t e m b r e
2 0 2 0
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SP ECIA LE G DO I MAGNIFICI SETTE Se restringiamo il campo di osservazione alle insegne presenti nel 2004 e nel 2019, ovvero se usiamo pari campo di lettura per analizzare i trend di lungo periodo delle insegne storiche, troviamo sette insegne (Brico Io, Brico Ok, Bricocenter, Bricofer, Fdt, Leroy Merlin, Obi) che mostrano una strategia di progressiva e significativa riduzione dei punti vendita affiliati, a fronte di un aumento molto consistente delle superfici di vendita. Nel 2004 queste sette insegne rappresentavano 313 punti vendita, dei quali 129 diretti e 184 affiliati, per un totale di quasi 600 mila metri quadrati di superfici, pari al 61% del totale delle superfici della Gdo/Gds, con una media di 1.900 metri quadrati per singolo punto vendita. Quindici anni dopo i punti vendita sono diventati 509 (+62,6%), con un incremento netto di 196 punti vendita, ma mentre sono aumentati di 217 quelli diretti (+168,2%), gli affiliati nello stesso periodo sono scesi di 21 unità (-11,4%). Nello stesso periodo le superfici sono aumentate del 137,8% arrivando a coprire il 65% del totale delle superfici della Gdo/Gds brico & garden, con un aumento delle superfici medie per punto vendita del 46%, portandole a 2.800 mq circa (+47,4%). In sostanza, meno affiliati e punti vendita di maggiori dimensioni, quindi un controllo più diretto della gestione della vendita, anche in termini di insegna e marketing, e superfici più adeguate ad offrire gamme e assortimenti merceologici sempre più ampi, compresi quelli legati ai prodotti più tipicamente professionali dell’edilizia. LE PERFORMANCE Dal punto di vista delle performance economiche e finanziarie, il 2019 è stato un anno decisamente positivo, migliore anche del già buono 2018. Le insegne sulle quali si è concentrata l’analisi sono, al pari dello scorso anno, sette: Bricocenter, Bricofer, Brico Io, Bricoman, Leroy Merlin, Obi, Ottimax, per un totale di 403 punti vendita. Le sette insegne monitorate rappresentano l’80% del giro d’affari di tutto il settore, con un valore della produzione complessivo pari a 3,87 miliardi di euro, in crescita del 6,1% rispetto al 2018. L’insegna con il valore della produzione più elevato è Leroy Merlin, con il 39,7% di quota di mercato rispetto agli altri
sei competitor e del 31,7% rispetto al totale del mercato stimato. La seconda azienda per valore della produzione è Bricoman, che nel 2019 ha superato il miliardo di euro e che rappresenta il 21% di quota di mercato a livello nazionale, seguita da Obi, che con 467 milioni di euro è il terzo player nazionale, con quasi il 10% di quota di mercato. La performance migliore di crescita del volume d’affari tuttavia la detiene Bricoman, +11.3% sul 2018, seguita da Bricofer Group (che considera i bilanci consolidati di Bricofer e Bricoself, con un +5,6%, seguiti dalla ottima performance di Leroy Merlin, che è cresciuta nel 2019 del 5,2%. La media complessiva di crescita (sulla quale pesa molto il dato di Bricoman) è del 6,1%, valore tuttavia molto distante da quello di Bricocenter e Brico Io, che si limitano a consolidamenti del giro d’affari e di Ottimax, che presenta un andamento di poco inferiore a quello medio nazionale del settore. CRESCITA GENERALE Il 2019 è un anno che dimostra la sua positività soprattutto in termini di utili, dato che per il primo anno tutte le aziende monitorate presentano utili e non perdite, comprese Obi e Bricocenter che nel 2018 avevano invece registrato perdite. Le buone performance economiche hanno un corrispettivo nelle buone e in alcuni casi ottime performance finanziarie. I principali indicatori infatti (Reo, Roi e Ros) presentano per la prima volta per tutte le insegne valori positivi. Ottimo il ritorno sul capitale proprio (equity) di Bricoman, Bricofer e Ottimax, ma molto positivo anche quello di Leroy Merlin. Dal punto di vista del ritorno sugli investimenti, il Roi appare molto positivo per Leroy Merlin, Bricoman e ancora Bricofer (le tre aziende più performanti dal punto di vista finanziario), ma positivi, anche se debolmente, gli indicatori per le altre insegne. A livello di vendite, il Ros (profitti rispetto alle vendite) migliore lo presenta Bricofer, seguita ancora una volta da Bricoman e Leroy Merlin. In ogni caso, il dato significativo, come già accennato, è che per la prima volta da alcuni anni tutte le insegne presentano indicatori economici e finanziari positivi, segno di uno stato di salute ottimo per chi già aveva buone performance, e ormai oltre il livello di guarigione per chi è dovuto uscire da fasi critiche nella propria gestione, in particolare Bricocenter e Obi.
IL VALORE DELLA PRODUZIONE Valore della produzione (€)
LEROY MERLIN ITALIA BRICOMAN ITALIA OBI ITALIA
VAR. % 2018/2019
2108
2019
1.461.790.496
1.537.204.803
5,2%
911.760.276
1.014.542.884
11,3%
448.035.222
467.273.739
4,3%
BRICOFER GROUP*
270.876.674
286.136.794
5,6%
BRICOCENTER ITALIA
267.040.535
270.640.404
1,3%
BRICO IO
200.118.961
201.674.642
0,8%
OTTIMAX ITALIA
90.248.484
93.762.232
3,9%
3.649.870.648
3.871.235.498
6,1%
TOTALE INSEGNE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati camerali *per il 2018 il valore si riferisce al bilancio consolidato di Bricofer Italia e Bricoself Italia
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S e t t e m b r e
2 0 2 0
IL CONTO ECONOMICO UTILI/PERDITE DI ESERCIZIO 2018
2019
LEROY MERLIN ITALIA
39.375.075
37.471.870
BRICOMAN ITALIA
21.834.570
28.978.735
OBI ITALIA
-6.143.530
612.418
7.437.615
10.001.443
BRICOFER GROUP
-7.530.061
628.277
BRICO IO
123.026
158.442
OTTIMAX ITALIA
667.672
668.434
BRICOCENTER ITALIA
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati camerali
REDDITIVITÀ DEL CAPITALE ROE (RETURN ON EQUITY)
MODELLI A CONFRONTO Mettendo in relazione i valori di fatturato con altri indicatori aziendali (numero di punti vendita, superfici di vendita e addetti) emergono in modo eclatante i diversi modelli di offerta presenti, che possono evidenziarsi negli indicatori e nei parametri di performance delle insegne e dei punti vendita in relazione alla produttività per punto vendita, superficie e addetto. In questo senso le sette insegne monitorate presentano complessivamente un fatturato di 3,87 miliardi di euro per un totale di 16.751 addetti e 1,41 milioni di metri quadrati di superfici di vendita. Il valore medio complessivo di fatturato, dunque di produttività, per addetto è pari a 231 mila euro, in crescita del 6,9% rispetto al valore medio del 2018, che era pari a 216 mila euro. La produttività delle superfici si assesta complessivamente a 2.745 euro (era 2.540 nel 2018) con un aumento dell’8,1%. Analizzando i dati per singola insegna emerge la grande differenza dei modelli di offerta e di organizzazione nella vendita delle insegne. Infatti il dato medio di fatturato per punto vendita evidenzia, come già rilevato lo scorso anno, una assoluta differenza tra i modelli della Gdo rappresentati da Bricoman (44 milioni di euro di fatturato medio per punto vendita, in leggero aumento rispetto all’anno precedente), Leroy Merlin (31,3 milioni in crescita rispetto ai 28 dello scorso anno) e Ottimax (15,6 milioni, in linea con il 2018), con staccato il modello Obi (8,2 milioni). Seguono invece a grande distanza i modelli della Gds rappresentati da Bricocenter (4,2 milioni in crescita rispetto ai 3,8 del 2018), Bricofer (3 milioni, in forte aumento rispetto ai 2,3 milioni del 2018) e Brico Io (1,85 milioni, in aumento rispetto gli 1,7 milioni dell’anno precedente). PRODUTTIVITÀ Rapportando la produttività al numero di addetti, la classifica vede anche quest’anno al primo posto Bricoman con 317 mila euro di fatturato medio per addetto, seguita da Bricofer con 267 mila euro e Ottimax con 258 mila euro. Migliora molto la performance di Bricocenter, con 240 mila euro rispetto ai 213 mila del 2018, mentre le altre insegne si collocano intorno ai 200 mila euro (188 mila per Obi). Molto interessante in questa lettura appare il valore medio di superficie per singolo addetto, dove i due modelli leader di mercato (Leroy Merlin e Bricoman) presentano poco più di 50 metri quadrati S e t t e m b r e
2 0 2 0
2018
2019
6,96%
6,78%
BRICOMAN ITALIA
15,08%
16,58%
OBI ITALIA
-11,93%
1,18%
BRICOFER GROUP
14,22%
11,57%
BRICOCENTER ITALIA
-18,18%
1,49%
LEROY MERLIN ITALIA
BRICO IO OTTIMAX ITALIA
2,83%
1,28%
13,54%
11,94%
PROFITTI SUGLI INVESTIMENTI ROI (RETURN ON INVESTMENT) 2018
2019
LEROY MERLIN ITALIA
5,65%
5,38%
BRICOMAN ITALIA
5,92%
6,48%
OBI ITALIA
-4,19%
0,67%
BRICOFER GROUP
2,60%
6,05%
BRICOCENTER ITALIA
-6,18%
1,16%
BRICO IO
2,83%
2,63%
OTTIMAX ITALIA
1,94%
2,08%
UTILI SULLE VENDITE ROS (RETURN ON SALES) 2018
2019
LEROY MERLIN ITALIA
4,48%
4,05%
BRICOMAN ITALIA
3,50%
4,26%
OBI ITALIA
-1,94%
0,31%
BRICOFER GROUP
2,14%
5,47%
BRICOCENTER ITALIA
-3,42%
0,63%
BRICO IO
0,60%
0,65%
OTTIMAX ITALIA
1,26%
1,28%
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati camerali
89
S P ECIA LE G DO LA REDDITIVITÀ DEI PUNTI VENDITA 2019
punti vendita
Fatturato medio (€) per punto vendita
Superficie di vendita (mq)
Fatturato medio (€) per mq
Addetti
Fatturato medio (€) per addetto
LEROY MERLIN ITALIA
49
31.371.527
415.866
3.696
7.513
204.606
BRICOMAN ITALIA
23
44.110.560
166.940
6.077
3.195
317.541
OBI ITALIA
57
8.197.785
249.033
1.876
2.485
188.038
BRICOFER GROUP
95
3.011.966
185.200
1.545
1.070
267.418
BRICOCENTER ITALIA
64
4.228.756
156.952
1.724
1.127
240.142
109
1.850.226
171.040
1.179
998
202.079
6
15.627.039
65.000
1.442
363
258.298
403
9.606.043
1.410.031
2.745
16.751
231.105
BRICO IO OTTIMAX ITALIA
TOTALE INSEGNE
Fonte: elaborazione Centro Studi YouTrade su dati camerali e diyandgarden.com
per addetto, mentre tutti gli altri superano i 100 metri quadrati, con il picco di Ottimax a 180 metri quadrati per addetto. Da qui si evince anche la diversa performance delle insegne rispetto alla produttività media per metro quadrato di superficie di vendita, che in questa particolare classifica presenta Bricoman con il valore migliore, pari a poco più di 6 mila euro di valore della produzione per metro quadrato, seguito da Leroy Merlin con 3.700 euro/mq, mentre più staccati risultano tutti gli altri, con produttività comprese tra i quasi 1.200 euro/mq di Brico Io e i 1.876 di Obi.
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OTTIMIZZAZIONE Come già notavamo lo scorso anno, al di là di Bricoman e di Ottimax che si presentano come importanti player nel mondo non solo del fai-da-te ma anche della rivendita edile più in generale (anche idrotermosanitaria ed elettrica), emerge dalla classifica dei bilanci e delle performance medie un dato molto interessante, in quanto non è al crescere dei punti vendita che cresce la produttività, ma all’ottimizzazione della gestione e alla definizione del format, oltre al posizionamento territoriale nel mercato. Da questo punto di vista il modello Brico Io, con 109 punti vendita e una superficie media di vendita di poco meno di 1.600 metri quadri per punto vendita, evidenzia una buona performance in termini di produttività per addetto, vicina a quella del leader Leroy Merlin, che tuttavia assieme a Bricoman evidenzia un modello organizzativo ottimizzato sulla produttività sia per addetto che per metro quadro di vendita. Bricocenter e Bricofer evidenziano ottime produttività per addetto, mentre Obi presenta i valori più bassi della categoria, e un discorso a parte merita Ottimax, che presenta buone performance economiche e finanziarie ma che necessita, per la tipologia di offerta scelta, di grandi superfici che scontano un valore meno rilevante della produttività per metro quadrato rispetto ai leader di mercato, nonostante l’ottimo risultato rispetto al numero di addetti. L’analisi di queste insegne evidenzia che in una dinamica positiva di mercato anche quelle che in passato avevano mostrato indicatori critici hanno saputo riprendere la rotta di una gestione di impresa che consente di guardare al futuro con maggiore capacità e opportunità di sviluppo in un mercato che cresce, anche se l’effetto covid-19 andrà ben valutato nel corso del 2020 e soprattutto lo si vedrà nei bilanci che analizzeremo il prossimo anno. Ma la lezione più interessante è misurare l’organizzazione in relazione alla migliore parametrizzazione tra modello di vendita, presenza e penetrazione nel mercato, numero di addetti e dimensione delle superfici di vendita, e in questo senso le lezioni delle migliori insegne della Gdo e della Gds del settore brico & garden sono ottime cartine di tornasole per il mondo della distribuzione moderna. S e t t e m b r e
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BREVETTI MONTOLIT
IL TAGLIO GIUSTO PER I RIVENDITORI Una delle aziende più innovative tra i produttori di strumenti per l’edilizia prepara una raffica di novità. E, dopo aver archiviato il periodo di lockdown, propone ai distributori di macchine per il trattamento della ceramica un patto che li promuova a partner
di Veronica Monaco
Vichi Montoli, amministratore delegato dell'azienda di Cantello (Varese) e Flash Line FL3
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S
ettembre è sempre stato, per Brevetti Montolit, azienda di Cantello (Varese) specializzata in attrezzature e macchine per il taglio e la foratura dei materiali lapidei con oltre 300 brevetti depositati in tutto il mondo, un mese ricco di iniziative per comunicare al mercato le più recenti novità. Tra queste il Cersaie, l’appuntamento internazionale che ogni anno porta a Bologna il meglio del settore delle superfici ceramiche e materiali per l’architettura. Quest’anno, come molti altri eventi fieristici, anche il Cersaie ha deciso di rimandare tutto al 2021 a causa delle misure per il contenimento per l’emergenza sanitaria del covid-19. Ma Brevetti Montolit non demorde, e nonostante il lockdown e le restrizioni, continua a proporre nuove soluzioni per la lavorazione dei materiali, sempre più performanti e in linea con le esigenze dei professionisti. Ne parliamo con l’amministratore delegato Vichi Montoli. Domanda. Quali novità avete nel cassetto? Risposta. Abbiamo sempre cercato di programmare l’uscita delle novità in primavera e per il Cersaie. Quest’anno, a causa del covid-19, sono saltate tutte le occasioni di incontro diretto. Stiamo comunque lavorando per organizzare iniziative che consentano di presentare i nuovi prodotti e raggiungere un buon risultato in termini di visibilità. Non voglio svelare troppo, ma posso dire che stiamo continuando a impegnarci per migliorare le prestazioni dei prodotti già disponibili e captare i desideri degli utenti finali. Qualcosa di nuovo sarà presentato quest’anno, ma sarà soprattutto l’anno prossimo a vedere novità importanti, dal settore diamantato alle attrezzature manuali. D. Durante il lockdown avete ideato qualche nuovo prodotto? R. Avevamo già nel cassetto moltissime idee. L’anno era iniziato alla grande, con tante ottime prospettive. Poi, ci siamo dovuti fermare: alcuni progetti hanno subito uno stop per l’impossibilità di procedere, altri hanno subito un rallentamento. Crediamo che, ormai, il 2020 sia un anno interlocutorio e bruciare oggi novità sul mercato non è strategico. Comunque, portiamo avanti tutti i progetti che abbiamo in cantiere,
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anche se con tempi più allungati. D. La maggior parte degli imprenditori ha sfruttato il lockdown per metter in ordine idee e varare nuove iniziative. Brevetti Montolit come ha vissuto questo periodo? R. Siamo rimasti chiusi cinque settimane, cercando comunque di mantenere i contatti con tutti i nostri punti di riferimento, dai fornitori ai rivenditori e agenti. La produzione e il magazzino sono rimasti chiusi, mentre gli uffici non si sono mai fermati e hanno lavorato in smart working. Devo dire che durante questo periodo di lockdown ci siamo conosciuti tutti un po’ meglio. C’è stato un contatto molto più frequente, utilizzando anche i sistemi di comunicazione online, e abbiamo sfruttato il momento per avere incontri più teorici e formali, che non puramente tecnici. D. Avete organizzato anche corsi di formazione online? R. Sì, anche se più che altro abbiamo cercato di agire sulla leva psicologica e non sugli aspetti tecnici. Eravamo abituati a corsi di formazione continui, incontri, fiere, ma è saltato tutto. Anche se il contatto diretto ci è mancato tantissimo, durante il lockdown abbiamo continuato a cercare il rapporto con i distributori e gli agenti, per scambiarci opinioni e creare coinvolgimento. D. Brevetti Montolit lavora in tutto il mondo: avete percepito differenze nell’affrontare il problema covid? R. Sì, all’inizio siamo stati gli unici in tutto il mondo, a parte la Cina, a chiudere le attività. Altrove venivano prescritte altre misure, dal distan-
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St or i a
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c op er t i n a
"Il rivenditore deve abbandonare la pura logica di prezzo e abbracciare una nuova filosofia di vendita fatta di aggiornamento costante e confronto continuo con il cliente finale"
Expo Totem, , espositori con i prodotti Montolit da collocare negli spazi della rivendita
ziamento sociale all’obbligo di mascherina e guanti, ma un lockdown stringente come quello italiano non è stato contemplato da nessun’altra parte. Quindi siamo entrati in difficoltà: eravamo chiusi, in giro per il mondo gli altri erano aperti, ci arrivavano ordini a cui non potevamo dare seguito… Poi, quando abbiamo riaperto, il resto del mondo ha cominciato a chiudere. Abbiamo avuto modo di osservare tante realtà diverse, e devo ammettere che gli italiani, solitamente noti per il loro lasco rispetto delle regole, questa volta sono stati davvero bravi. D. E adesso com’è la situazione? R. Premesso che quando siamo rientrati non c’era un decalogo preciso di che cosa bisognasse fare, abbiamo ripreso le attività, facendo attenzione a preservare la salute di quanti cooperano con noi, rispettando distanziamento e turni, con tutte le precauzioni. D. A livello mondiale com’è ora l’operatività?
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R. Ancora a scacchiera. C’è stata una contrazione di mercato generale: per alcuni Paesi è una contrazione fisiologica, nell’ambito del 5-10%, mentre altri sono stati attaccati pesantemente, come Stati Uniti, Canada, Russia, Spagna. Con questi Paesi ci stiamo muovendo con tutte le cautele del caso, sapendo che permane un clima di paura che rende più difficile il nostro lavoro. D. Qual è la principale difficoltà che si trova oggi ad affrontare un imprenditore, soprattutto nel settore dell’edilizia? R. Tutti gli imprenditori affrontano le stesse difficoltà, si naviga nella speranza di avere la vista sufficientemente lunga. Ci si deve reinventare ogni giorno, rimanendo sempre molto cauti e mettendo a frutto l’esperienza passata. Nel mondo ci si confronta con diverse realtà e ogni Paese richiede interventi diversi. Per quanto riguarda l’Italia, il mercato è stato toccato pesantemente e non mi sento di fare S e t t e m b r e
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previsioni. Abbiamo perso parecchio fatturato durante la chiusura, adesso stiamo recuperando con dinamismo e con l’entusiasmo di essere usciti da una situazione difficile, anche se sarà impossibile recuperare totalmente. Bisogna vedere sul campo fino a che punto saranno attuabili gli incentivi, sperando non si presentino le solite difficoltà e condizioni vessatorie. D. Brevetti Montolit mira a trasformare il rivenditore in un vero e proprio partner dell’azienda. In che modo? R. Stiamo cercando di individuare dei rivenditori che possano trasformarsi in qualcosa in più che distributori autorizzati. Ci piacerebbe che i nostri punti vendita diventassero veri partner dell’azienda, dato che hanno il privilegio di avere tutti i prodotti novità prima degli altri. Cercheremo di conquistare la fiducia dei rivenditori che vogliono prendere parte a questa nuova idea di distribuzione aggiornata, con un pacchetto accattivante fatto di nuovi prodotti, corner ed espositori dedicati, servizi, formazione. D. Che cosa dovrebbe fare, invece, il rivenditore? R. Da parte sua il rivenditore deve abbandonare la pura logica di prezzo e abbracciare una nuova filosofia di vendita fatta di aggiornamento costante e confronto continuo con il cliente finale. Con il coronavirus il mondo virtuale è diventato ancora più preponderante. La curiosità e la capacità di informarsi hanno fatto sì che l’utente finale sia sempre costantemente aggiornato. Ecco perché il distributore non può più permettersi di aspettare che il cliente vada da lui a ordinare la merce, ma deve offrire qualcosa in più. Il rivenditore deve farsi promotore di servizi e consulenza, oltre a offrire una gamma completa di prodotti. Questo è il suo valore aggiunto, un plus che il commercio online non potrà mai dare. D. Uno dei grandi problemi dell’e-commerce è il prezzo. Come vi ponete rispetto a questo tema? R. Stiamo lavorando su due fronti. Nei limiti del possibile stiamo cercando
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di coinvolgere i nostri distributori per far capire loro che il marchio o la storia di un prodotto deve essere collegata a un determinato prezzo di mercato. D’altra parte, stiamo cercando anche di agire sui rivenditori per fare in modo che adottino prezzi di mercato. D. I materiali sono sempre più sofisticati e richiedono prodotti per la lavorazione sempre più precisi? R. I materiali si evolvono continuamente, gli architetti prediligono sistemi di posa differenti dal passato, e i prodotti per la lavorazione tradizionale potrebbero non essere più adeguati. Anche le attrezzature devono essere all’altezza di una posa a regola d’arte. D. Brevetti Montolit collabora anche con le scuole di posa? R. Sì, collaboriamo come partner tecnico con tutte le scuole di posa ufficiali in molti Paesi nel mondo. Purtroppo, in Italia non esiste ancora una scuola di posa ufficiale, ma tante piccole realtà legate ai produttori di materiali, a cui non partecipiamo. D. Quali sono le principali novità nel settore dei pavimenti e rivestimenti in ceramica, a livello di materiali e formati? R. Quest’anno non ci sarà il Cersaie e siamo tutti molto curiosi. Diciamo che ormai con la ceramica si è arrivati a fare di tutto: c’è stato il periodo del ritorno al mosaico, poi al vetro, fino alle maxi lastre di 3 metri con spessori di 3 millimetri. Ora il mercato si è stabilizzato su piastrelle che vanno dai 60 centimetri a 1,50 metri, giocando tra tradizione e novità. La ceramica può ancora dare tanto e il made in Italy potrebbe dare un grande valore aggiunto, grazie alla creatività dei suoi designer e case di moda. D. Brevetti Montolit è un’azienda italiana. Secondo lei, questo periodo di chiusura ha fatto apprezzare ancora di più il prodotto italiano nel mondo? R. Negli ultimi anni il made in Italy ha un po’ perso il suo appeal. La globalizzazione è talmente diffusa che ormai i prodotti italiani sono presenti ovunque. Gli italiani viaggiano, stringono sinergie e collaborazioni con imprese in tutti i Paesi del mondo e il made in Italy non è più così esclusivo. Prodotti che sono il frutto di anni di studio, vengono copiati e messi alla portata di tutti, non ci sono più tempi di ammortamento, e i costi per proteggere queste idee sono impensabili. D. Quindi il made in Italy che carte può giocare? R. Credo che gli italiani abbiano delle qualità uniche nel mondo e potrebbero giocare moltissime carte, se solo le istituzioni lo permettessero.
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I mpr e s e
PROGETTO DHOMO
L’INTONACO? È PURO COMFORT La ricerca promossa da Miniera San Romedio e dai più importanti enti e associazioni punta a plasmare l’edilizia del futuro. Con un programma scientifico che studia su edifici reali l’impatto dei materiali e le scelte migliori ai fini del benessere abitativo di Veronica Monaco
I
l mondo delle costruzioni punta sempre più l’accento sul tema del comfort abitativo. Ma come misurarlo scientificamente? E come definire dei parametri replicabili in progetti veramente sostenibili e garanti del benessere? A tali interrogativi risponde Dhomo, il progetto di ricerca promosso da Covi Costruzioni, Miniera San Romedio e i più importanti enti e associazioni impegnati a plasmare l’edilizia del futuro. Come spiega Luca Endrizzi, responsabile della ricerca e divulgazione tecnico-scientifica, monitoraggio e analisi dati presso Covi Costruzioni. Domanda. Quali sono le caratteristiche del progetto Dhomo? Risposta. Dhomo è un progetto di ricerca dedicato al comfort abitativo e alla sostenibilità che vuole andare al di là dei classici test fatti in laboratorio o su edifici campione, e monitorare cosa davvero accade all’interno di edifici reali. A questo proposito sono stati ultimati quattro edifici, due in legno e due in laterizio, che saranno poi destinati a uso abitativo, perfettamente confrontabili tra loro, che consentiranno di rilevare dal vivo un numero elevatissimo di parametri inerenti al comfort indoor. D. Il comfort abitativo sembra un concetto molto astratto, in realtà non è così: perché? R. Il comfort abitativo dipende da diversi parametri fisici e misurabili, come temperatura, umidità, luminosità, rumore. I progettisti degli edifici realizzati per la ricerca Dhomo hanno studiato gli accorgimenti necessari per rendere gli edifici in grado di gestire il volano termoigrometrico, adeguatamente isolati al suono, con ingresso regolato della luce. Grazie all’elevato numero di sonde poste in opera sarà possibile rilevare tutti i parametri significativi e analizzare condizioni diverse, sia a edifici disabitati, sia con l’ingresso dei residenti. Questa seconda fase permetterà di studiare le preferenze soggettive degli utenti tramite questionari mirati. D. Avete messo a confronto quattro edifici costruiti con elementi
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Particolari costruttivi del progetto Dhomo. Nella pagina a fianco, Luca Endrizzi © Elisa Fedrizzi
diversi, due in legno e due in laterizio. Per quale motivo? R. Il focus principale del progetto in realtà non è tanto il confronto tra legno e laterizio, quanto il confronto tra finiture interne pesanti o leggere, tra ventilazione naturale o meccanica, tra impianto convettivo o radiante e tra gestione domotica o manuale. Il fatto di aver realizzato edifici sia in legno che in laterizio dimostra che entrambe le tecniche costruttive possono raggiungere altissimi livelli di comfort, non che una sia meglio dell’altra. D. A che punto è il progetto? R. Il cantiere è in fase di chiusura e a breve inizierà la fase di monitoraggio, che sarà il vero clou del progetto Dhomo. Durante questa fase potremo analizzare tutti i dati per capire quali sono le scelte S e t t e m b r e
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migliori ai fini del comfort. D. Quale è stato lo spunto che ha dato il via alla ricerca? R. Il progetto è nato da un’idea dell’ingegnere Matteo Covi, titolare di Covi Costruzioni, e dell’ingegnere Roberto Covi, amministratore delegato di Miniera San Romedio. Lo scopo era innovare e acquisire un know how superiore rispetto alla concorrenza, ma anche fare ricerca e condividere i risultati con il mondo delle costruzioni. Un altro vantaggio scaturito dal progetto Dhomo è aver creato una rete di collaborazioni, tra imprese, fornitori e partner scientifici, che ha rappresentato un’opportunità di crescita importante per l’azienda, sia a livello di relazioni personali che commerciali. D. Quali sono state le realtà coinvolte? R. Le persone coinvolte sono davvero tante, dallo studio tecnico di progettazione al personale di Miniera San Romedio che ha collaborato nella ricerca e sviluppo di materiali, fino a numerosi partner esterni che hanno collaborato a livello tecnico e per la fornitura dei materiali e posa in opera. Il progetto si è avvalso anche
tocollo, che darebbe accesso una certificazione, ma un manuale di supporto alla progettazione e ai costruttori per costruire edifici confortevoli e sostenibili. D. Gli edifici del progetto Dhomo sono però inseriti in un contesto particolare, un borgo completamente pedonabile e immerso nel verde. Queste condizioni sono replicabili anche in altre situazioni? R. Oltre al monitoraggio degli edifici in costruzione, verrà realizzato in parallelo un modello dinamico, con il software TRNSYS, dall’Università di Trento, che permetterà di fare simulazioni sul comportamento degli edifici in altre condizioni. La possibilità di tarare questo modello tramite i dati acquisiti dagli edifici reali garantirà che i risultati dati dal modello siano il più possibile aderenti alla realtà. Questo ci permetterà di estendere tantissimo l’ambito della ricerca e applicare il nostro modello a tutta una serie di casistiche differenti rispetto a quella del progetto Dhomo. D. Parliamo dei materiali utilizzati per la realizzazione degli edifici: quali sono le loro principali caratteristiche?
della consulenza di numerosi esperti tra cui il Polo edilizia 4.0, il professore Rossano Albatici dell’Università di Trento, l’architetto Leopoldo Busa, Habitec. D. Quanto durerà la fase di valutazione? R. La fase di valutazione a vuoto durerà un anno. Poi gli edifici saranno messi sul mercato e abitati, e la valutazione proseguirà per un altro anno. Le sonde rimarranno comunque in opera quindi l’acquisizione dei dati potrà andare anche avanti in futuro. D. Dopo aver ottenuto tutti i risultati, sarà stabilito una specie di protocollo del comfort? R. L’idea è proprio quella di redigere delle linee guida su come costruire edifici ai fini del comfort. Non un vero e proprio pro-
R. La principale caratteristica degli edifici del progetto Dhomo è gestire la temperatura e l’umidità all’interno degli ambienti. Ci serviva un materiale in grado di mantenerle sempre confortevoli e si è deciso di realizzare questo materiale all’interno di Minera San Romedio. È stato così sviluppato un ciclo di finitura appositamente per il progetto Dhomo, dando vita ad un marchio commerciale vero e proprio: Puro Comfort®. La particolarità dei prodotti Puro Comfort® è che la calce idraulica naturale che li compone, a differenza del cemento, ha una capacità igrometrica superiore e non emette sostanze nocive. In più, Miniera San Romedio si impegna ulteriormente in favore della sostenibilità in quanto le cave ipogee in cui viene estratto l’inerte, cioè la dolomia bianca, una volta
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IL LABORATORIO? È UN BORGO ALPINO
Gli edifici verranno monitorati attraverso un complesso sistema di sonde appositamente realizzate che rileveranno inizialmente i valori di quattro parametri principali come l’umidità, la luminosità, la qualità dell’aria e la temperatura. © Elisa Fedrizzi
Sarà un vero e proprio borgo alpino, completamente pedonabile e immerso nel verde. Le macchine rimarranno nel sottosuolo dando ampio spazio ad aree comuni di incontro e comunicazione tra edifici e residenti. Qui, nel cuore della Val di Non, trovano spazio gli edifici del progetto Dhomo, commissionati all’architetto Mauro Marinelli, impegnato nelle studio delle modalità di costruzione nel paesaggio alpino. La riflessione sul concetto di comfort abitativo è partita da aspetti qualitativi e sensoriali, come il rapporto tra gli spazi e l’immensità di un panorama unico caratterizzato dalle Dolomiti del Brenta. Il progetto parte da una specie di terrazzamento da cui emergono i volumi delle case, posizionate vicine per liberare lo spazio attorno e ricreare l’immagine di una comunità. Permane tuttavia l’autonomia delle singole abitazioni, che hanno ingressi autonomi, e sono caratterizzate da una pianta pulita e ampia. I due fronti principali si aprono al paesaggio attraverso ampie vetrate che permettono di mantenere un costante rapporto con l’esterno. Attorno alla scala centrale ruotano tutti gli spazi, e da qui si accede al piano superiore che porta alle camere. Il progetto vede una predominanza di materiali naturali e legati al territorio, dal legno utilizzato per la struttura portante di due dei quattro edifici, alla particolare calce idraulica naturale, un legante esclusivo che rispetta le caratteristiche dell’edilizia antica realizzata con la materia prima estratta dalle vicine Miniere San Romedio.
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terminato lo scavo, sono riutilizzate per altri scopi. Al momento, per esempio, sono adibite a celle frigorifere per le mele. Grazie a questo circolo virtuoso i prodotti risultano il 75% più sostenibili rispetto alla concorrenza. D. La calce idraulica naturale di Miniera San Romedio ha delle proprietà uniche: perché? R. Sì, si tratta di una calce idraulica naturale non additivata con altre sostanze, realizzata con la Scaglia Rossa trentina, una roccia geologicamente unica e perfettamente bilanciata, in grado di sviluppare resistenze meccaniche molto elevate senza l’uso di additivi. D. Oltre ai quattro edifici in fase di ultimazione, è in programma la costruzione di altri due edifici: di che cosa si tratta? R. Il cantiere Dhomo è un laboratorio a cielo aperto in cui si vogliono sperimentare materiali e tecniche innovative. Si è così deciso di realizzare altri due edifici, non confrontabili con i primi quattro perché di forma e posizione diversa, ma comunque interessanti per monitorare i livelli di comfort che altri materiali sono in grado di raggiungere. L’edificio indicato con la lettera E sarà realizzato in calcestruzzo con calce idraulica naturale a vista, sia in interno che in esterno. È stato sviluppato un prodotto apposito, completamente privo di cemento, con un colore più caldo e una capacità igrometrica superiore, a bassissime emissioni di sostanze nocive, che rappresenta un grande passo avanti per risolvere tutti i problemi che invece presentano gli edifici con cemento faccia a vista. L’edificio F, invece, sarà realizzato con uno strato monolitico di mattoni in laterizio Wienerberger da 45 centimetri, sorretti da una struttura con telaio in calcestruzzo. Semplicemente intonacata in interno ed esterno, la struttura ci permetterà di studiare il livello di comfort e le prestazioni raggiunte senza cappotto esterno. Oltre al vantaggio di una posa molto più rapida e veloce, la muratura in laterizio, completamente minerale, non avrà alcun problema di condensa interstiziale e, a fine ciclo di vita, potrà essere abbattuta e completamente riciclata. Sul lato interno sarà utilizzato l’intonaco Puro Latemar, mentre sul lato esterno è stato studiato un prodotto apposito, un termointonaco in aerogel e calce idraulica, che in pochi centimetri di spessore presenta un altissimo potere isolante. S e t t e m b r e
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FILA
SUPERFICI A PROVA DI SPORCO E BATTERI L’azienda specializzata in soluzioni per la pulizia e la protezione lancia due nuovi prodotti che combinano allo stesso tempo azione detergente e igienizzante , adatti a tutti i materiali, dai metalli alla ceramica, dalla pietra naturale alla plastica. Per un pulito sicuro ed efficace di Veronica Monaco
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ulire, igienizzare, detergere, sanificare: mai come in questo periodo, con l’emergenza covid ancora in corso, la lotta contro sporco, germi e batteri è diventata essenziale, sia fuori che dentro casa. Un’esigenza che ha portato numerose aziende a lanciare sul mercato prodotti e soluzioni per l'igienizzazione e la sanificazione. Ogni superficie però deve essere trattata in maniera specifica, con un adeguato ciclo di pulizia, come spiega Francesco Pettenon, Ceo di Fila, azienda specializzata da oltre 70 anni nel trattamento, protezione e manutenzione di tutte le superfici, e che ha da poco lanciato due nuovi igienizzanti. Domanda. A seguito dell’emergenza coronavirus in casa Fila sono nati due nuovi prodotti: con quale obiettivo? Risposta. Abbiamo lanciato Sanifast e Rapidsan, due nuovi prodotti che combinano azione pulente e igienizzante, adatti a tutti i materiali, dalle superfici metalliche alla ceramica, dalla pietra naturale alla plastica. Rapidsan è un igienizzante spray ecologico, a base di tea tree oil, sostanza naturale con un elevato potere antimicrobico, in formulazione con alcool che pulisce, igienizza ed elimina gli odori. Sanifast ha una formula più concentrata ed è ideale per la pulizia dei pavimenti. Abbiamo notato con l’assistenza tecnica che molti disinfettanti usciti in questo periodo sulla spinta dell’emergenza sanitaria hanno rovinato le superfici in modo irrimediabile. Quindi utilizzare il giusto igienizzante, che rispetti le superfici è fondamentale. Non dimentichiamo però che prima di igienizzare bisogna pulire. D. Non tutti i disinfettanti puliscono? R. No, per esempio l’alcol non pulisce, disinfetta
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soltanto. Sulle superfici si crea spesso un biofilm, dove germi e batteri proliferano. Se questa «pellicola» non è accuratamente rimossa prima di disinfettare con l’alcool o altre soluzioni disinfettanti, non serve a molto. È un po’ come dal dentista: se hai una carie, non basta il collutorio, ci vuole un corretto ciclo di pulizia. D. Che cosa propone Fila? R. Fila ha una expertise di più di 70 anni nei prodotti legati alla
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BONUS FACCIATE CON FILA Vento, pioggia e umidità, inquinamento, degrado urbano: le facciate degli edifici sono soggette a un progressivo deterioramento, che differisce nei tempi e nelle modalità in funzione del tipo di materiale e degli agenti fisicochimici e biologici coinvolti. Questo processo può andare a danneggiare per sempre l’estetica degli edifici, facendo diminuire anche il valore economico del bene immobile. Tutto questo può essere fermato grazie all’azione di prevenzione, di cura e di manutenzione dei prodotti specializzati Fila che si inseriscono nel nuovo “Bonus Facciate” inserito nella Legge di Bilancio 2020, che consente una detrazione d’imposta pari al 90% delle spese sostenute.
pulizia delle superfici. La prima fase, importantissima, è il lavaggio dopo posa, per rimuovere i residui di stucco cementizio. A questo proposito proponiamo Deterdek Pro, acido tamponato, che elimina efficacemente lo sporco da cantiere. Nel caso invece di sporchi ostinati è necessario utilizzare un detergente alcalino sgrassante come PS87 Pro. Poi, vanno rimosse eventuali macchie sulle fughe e sui pavimenti: a questo proposito abbiamo ideato degli estrattori per macchie, come il Nospot e SR95 o per pulire le fughe il detergente Fuganet. Dopodiché bisogna proteggere il materiale e le fughe, ad esempio con il nostro idro oleo MP90Eco Xtreme che riduce l’assorbimento del materiale senza alterarne l’aspetto estetico. Infine è possibile concludere il ciclo di pulizia con il giusto detergente e igienizzante. D. Quando tempo ci è voluto per mettere a punto i nuovi prodotti? R. Dall’idea al time to market circa quattro settimane. Abbiamo fatto tutto in lockdown, a dimostrazione delle potenzialità dello smart working e della forte proprietà intellettuale di Fila. D. Avete creato espositori appositi? R. Sì, abbiamo creato dei pall-box dedicati agli igienizzanti da esporre nei punti vendita. D. I rivenditori come hanno risposto? R. Bene, almeno la metà dei rivenditori ha puntato su nostri prodotti che stanno avendo un ottimo interesse da parte dell'utilizzatore finale. Tuttavia, quello che ci teniamo a far capire è che per l’igiene della casa il vero business è nella protezione delle superfici. D. Quindi perché scegliere Fila? R. Perché conosciamo i materiali e questo ci porta a trovare il detergente e protettivo più efficace per ogni superficie.
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UNIFIX
NOI, CONSULENTI DELLE RIVENDITE Non solo fornitori di prodotti per edilizia, ferramenta e Its. Il gruppo introduce servizi chiave per i punti vendita come Retail360, per migliorare il layout dell’area commerciale. Oppure Uni Format, per rendere lo spazio espositivo più efficiente di Franco Saro
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nifix è una realtà che in questi anni, grazie anche all’impulso del Ceo, Gernot Seebacher, ha radicalmente modificato il proprio modello di business e, grazie a un’efficiente riorganizzazione aziendale, è pronta per affrontare le sfide di un mercato in continua evoluzione», spiega Massimo Baraldi, Chief Operating Officer di Unifix. L’azienda, uno dei maggiori fornitori (e non solo) delle rivendite di edilizia e della ferramenta specializzata, delle carpenterie legno, della grande distribuzione, del settore elettrico e Its, fa il punto della situazione. E anticipa le proprie strategie: «Essere parte di una grande multinazionale ci consente inoltre di poter accedere al know-how delle altre compagini societarie che operano nel nostro settore e quindi di conoscere in anticipo i trend internazionali per poter ottimizzare i nostri interventi». Domanda. Come è organizzata l’azienda? Risposta. Il cuore pulsante dell’azienda è situato nella nostra sede amministrativa, localizzata alle porte di Bolzano, dove ha sede anche un reparto di logistica avanzata in grado di soddisfare tutte le richieste dei nostri clienti, che possono scegliere utilizzando un catalogo composto di ben 15 mila prodotti, con consegne in 24-36 ore su tutto il territorio nazionale. D. Qual è la strada percorsa per arrivare a questo punto? R. Operare in questo mercato da oltre quarant’anni ci ha consentito di mettere a punto un’offerta di prodotti non solo ampia, ma anche altamente qualificata e ricca di innovazioni tecnologiche. Stringere accordi commerciali con partner internazionali leader nei loro settori (Plano, Cetaform, eccetera), ci ha inoltre consentito di ampliare il nostro catalogo per rispondere alle richieste della clientela più esigente. La nostra idea è stata dunque quella di affiancare al ruolo di fornitori quello di veri e propri consulenti alla vendita e facilitatori di business per la nostra clientela. Questo cambio di paradigma può essere sintetizzato da un’affermazione
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molto cara al nostro Ceo: «Non possiamo limitarci a vendere, dobbiamo supportare i nostri clienti nel rivendere i prodotti». D. Lavorate in una particolare zona dell’Italia oppure in tutto il Paese? R. Operiamo sull’intero territorio nazionale grazie ad un team di 80 consulenti commerciali attentamente selezionati che quotidianamente garantisce un supporto operativo a tutti i nostri partner ed è in grado di offrire il proprio parere professionale sia in termini di rotazione dei ma-
Massimo Baraldi, Chief Operating Officer di Unifix
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teriali che di strategie di vendita. D. Avete vinto il Top Company Award 2020. Soddisfatti? R. Naturalmente! Il risultato non era affatto scontato in quanto nella categoria Big Company erano presenti diverse realtà di spicco che operano con successo sul territorio altoatesino. La soddisfazione maggiore sta però nel fatto che a premiarci, tramite sondaggio anonimo, siano stati proprio i nostri dipendenti. D. A quale tipologia appartenGernot Seebacher, Ceo Unifix gono i vostri clienti? R. Unifix può vantare un parco di circa 6 mila clienti l’anno, molti dei quali fortemente fidelizzati con l’azienda. Volendo semplificare, circa il 50% sono rivendite di materiale edile, il resto è suddiviso fra ferramenta e rivendite di legnami, materiale idraulico ed elettrico. D. Prodotti, ma anche servizi... R. La composizione del catalogo legata al prodotto classico comprende tutte le principali categorie, e in particolare viteria, fissaggio, carpenteria legno, prodotti chimici, taglio e misurazione. A questa, come detto, si affianca la nostra offerta di servizi: Retail360, Uniformat, U-academy e UniShop, che hanno come target comune quello di aiutare concretamente l’imprenditore che vuole investire nel futuro della propria azienda. D. In che cosa consiste Retail360? R. Con la crisi del 2007 molte rivendite italiane hanno realizzato che
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per essere competitive all’interno di un mercato completamente mutato, anche a causa dell’ingresso di nuove realtà distributive, era indispensabile ripensare alla propria proposta commerciale, a partire dal punto vendita. In questi anni gli imprenditori non sono però riusciti a individuare un interlocutore unico in grado di fornire sia il progetto che gli elementi espositivi che, soprattutto, una consulenza commerciale costruita su misura delle proprie specif iche esigenze. Per dare una risposta a questa domanda è nato Retail360: Strategie per il tuo Punto Vendita. Operando in sinergia con la società Logicà, Unifix ha dato vita a un manuale operativo che facilità l’attività di progettazione della rivendita, attraverso indicazioni tecnicoprogettuali e di comunicazione e marketing, così da trasformare il semplice deposito di materiali in un luogo di vendita a tutto tondo. La proposta si articola essenzialmente su cinque punti chiave: Layout del punto vendita, Progettazione magazzini e piazzali, Studio e realizzazione dei display merceologici, Gestione rotazioni e redditività, Comunicazione. Offriamo, inoltre, soluzioni di noleggio operativo che consentono di abbattere completamente l’investimento iniziale, rendendolo così accessibile a tutti. Retail 360 è senza dubbio l’elemento di punta fra i nostri servizi e l’aumento costante
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delle richieste, unite alle testimonianze di soddisfazione da parte dei nostri clienti, ci incoraggiano nel proseguire su questa strada. D. Un’altra soluzione è Uni Format... R. Partendo dalla considerazione che ogni settore merceologico all’interno della rivendita edilizia deve essere concepito con concetti di shop in shop, Unifix ha dato vita ad Uni Format. Essenzialmente si tratta di un format espositivo non solo esteticamente gradevole e accattivante, ma anche studiato per offrire la massima scelta sulle gamme di prodotto con una particolare attenzione alla redditività e alla rotazione degli articoli sugli scaffali e senza scorte di magazzino. Ciò è stato possibile grazie a uno studio storico-comparativo compiuto analizzando i dati di vendita nei nostri oltre 6 mila clienti. D. Infine, parliamo di U-Academy. A che cosa serve? R. U-Academy è un ente formativo nato nel 2017 su ispirazione dell’attuale Ceo, Gernot Seebacher. La struttura si occupa di erogare supporti alla formazione a 360 gradi anche per aziende che operano in settori diversi dal nostro. U-Academy progetta percorsi formativi ad hoc sulle necessità delle singole realtà commerciali, partendo dall’analisi dei bisogni con lo scopo primario di rafforzare o aumentare competenze, tecniche di vendita, conoscenze e abilità tecnico-specifiche dei collaboratori in maniera trasversale e soprattutto efficace. U-Academy si occupa anche del reperimento delle necessarie risorse economiche per sostenere gli investimenti formativi dei propri partner, avvalendosi di strumenti di finanziamento nazionali (fondi paritetici interprofessionali), provinciali, regionali ed europei (Fondo sociale europeo). D. Costi e vantaggi delle vostre proposte? R. I vantaggi per i nostri clienti, come citato, sono essenzialmente di tipo economico e commerciale. Per quanto riguarda i costi dei singoli servizi, la proposta Retail360 ha costi variabili rispetto alla dimensione del punto vendita e ai moduli richiesti, mentre Uni Format non ha alcun costo aggiunto oltre a quello del materiale acquistato, in quanto la scaffalatura e la comunicazione sono in comodato d’uso. U-Academy invece è, di fatto, una cooperativa. Ai clienti che aderiscono è possibile erogare formazione completamente gratuita, utilizzando fondi nazionali
Il magazzino di Unifix
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ed europei ai quali Unifix ha accesso. D. Qual è il livello qualitativo delle rivendite italiane? R. Appare diversificato. In generale, negli ultimi anni le aree più urbanizzate hanno visto nascere diverse realtà del fai-da-te, che hanno contribuito ad accelerare il processo di riorganizzazione dei punti vendita tradizionali. Non è raro trovare in queste zone rivendite esteticamente gradevoli e che favoriscono una buona esperienza per il cliente, oltre essere dei punti di riferimento per qualità e competenza. Nelle aree più fuori mano, con minore concorrenza, si trovano più spesso rivendite impostate su modelli identici a quelli di trent’anni fa. D. Che cosa manca ai rivenditori italiani rispetto ad altre realtà che si trovano all’estero? R. A mio parere il mercato estero della distribuzione edile è più evoluto di quello italiano, e sicuramente meglio organizzato. All’estero il processo di selezione dei player di mercato è avvenuto molti anni fa e, in conseguenza di ciò, le rivendite rimaste si sono consorziate in grandi gruppi d’acquisto e distributivi. Questo nuovo assetto ha consentito la nascita di strategie comuni, politiche di prezzo uniformi e, non da ultimo, uno sviluppo più razionale e redditizio dell’e-commerce. In Italia, invece, è ancora molto diffusa la piccola-media distribuzione che, per la sua natura individualista, ha capacità finanziarie e di gestione ridotte. Anche per quanto riguarda i gruppi d’acquisto presenti oggi in Italia, posso affermare che molti di loro prediligono una politica commerciale solo in parte centralizzata e coordinata e, ancor meno, una politica di brand strategy unitaria. In sintesi si può affermare che siamo ancora troppo individualisti, e questo non fa che aumentare le difficoltà di un mercato comunque in contrazione. D. Come vede il futuro Unifix? R. La nuova proposta di prodotti e servizi Unifix ha avuto un ottimo riscontro da parte dei nostri clienti e ciò si è concretizzato in un inizio di 2020 carico di soddisfazioni professionali e positivi risultati di bilancio. Va da sé che periodo di lockdown, imposto dall’emergenza Covid-19 nei mesi di marzo ed aprile, ha forzatamente ridimensionato parte dell’attività ma siamo ripartiti con slancio e contiamo comunque di chiudere l’anno con un ottimo risultato. Anche se ci troviamo a operare in un mercato che soffre di una globale incertezza, il trend positivo delle attività Unifix beneficia del clima positivo e della rinnovata fiducia del comparto, favorito anche dalle misure messe in campo dal nostro governo per quanto concerne Bonus casa, Ecobonus, Sismabonus, che danno una buona prospettiva sia per la seconda parte dell’anno che per tutto il 2021. S e t t e m b r e
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IL SILENZIO SUPER SOTTILE L’azienda specializzata nell'isolamento acustico ha messo a punto IsolTile, materiale anticalpestio a basso spessore (2 millimetri), desolidarizzante e armante, studiato per tutti i tipi di applicazioni e posa, dagli interventi di ristrutturazione alle nuove costruzioni di Veronica Monaco
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orte di un’esperienza di oltre 40 anni sul mercato dell’isolamento acustico e termico con il marchio Isolmant, Tecnasfalti ha da sempre l'obiettivo del benessere e del comfort abitativo. Ricerca, qualità, tecnologia e innovazione sono i capisaldi di questa realtà, in continua evoluzione per rispondere alle esigenze del mercato. Come per Isolmant IsolTile, l'isolante anticalpestio a basso spessore desolidarizzante e armante, studiato ad hoc per tutti i tipi di applicazioni e posa, sia negli interventi di ristrutturazione sia nelle nuove costruzioni. Un prodotto versatile e completo che non deve mai mancare nei punti vendita della moderna distribuzione edile. IN 2 MILLIMETRI Grazie alla sua innovativa tecnologia racchiusa in soli 2 millimetri di spessore, Isolmant IsolTile garantisce un elevato abbattimento acustico sia nella posa sotto massetti a bassissimo spessore (≤ 3 cm) sia nella posa sotto pavimentazioni in ceramica, parquet e materiale lapideo. Adatto sia direttamente su sistemi radianti a basso spessore, sia su massetti con o senza riscaldamento a pavimento, è disponibile in tre versioni: IsolTile Classic, IsolTile Ad con adesivo removibile nella parte inferiore, studiato ad hoc per la posa sulle pavimentazioni esistenti, e IsolTile Bv con barriera vapore integrata (Sd > 40), indispensabile soprattutto in presenza di pavimentazioni in legno. Facile e veloce da posare, IsolTile è la soluzione ideale per realizzare un sistema pavimento a regola d’arte ed efficace in termini di prestazione, durata e resistenza. Isolmant IsolTile
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VERSATILITÀ E FUNZIONALITÀ La continua ricerca di miglioramento e adeguamento alle richieste del mercato ha portato a una soluzione tecnologica funzionale che permette di garantire ottime prestazioni anche in situazioni completamente differenti. Questo anche a favore del distributore, che con un unico prodotto riesce a rispondere alle diverse esigenze dell'utente. IsolTile, così come gli altri prodotti per l'isolamento sottomassetto e sottopavimento di Isolmant, è protagonista del sito sistemapavimento.it, uno strumento di supporto al lavoro del progettista, perché ricco di pacchetti certificati per le strutture orizzontali che permettono di scegliere soluzioni complete già testate per ogni esigenza di comfort e necessità di cantiere.
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on il Decreto Rilancio a metà luglio sono entrate in vigore le nuove detrazioni fiscali previste per gli interventi di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico, allargate anche agli interventi di ristrutturazione edilizia realizzati tramite demolizione e ricostruzione. Per rispettare i vincoli imposti dai bonus fiscali e avere così accesso alle agevolazioni, è importante anche utilizzare i materiali giusti. Come la linea Normablok Più di Fornaci Laterizi Danesi, il sistema costruttivo completo e brevettato di blocchi in laterizio isolanti, dalle prestazioni migliorate grazie all'integrazione con il polistirene additivato di grafite Neopor di Basf. Normablok Più consente di realizzare contemporaneamente sia interventi di miglioramento sismico sia di efficientamento energetico nei termini richiesti dalla normativa, con conseguente accesso alle detrazioni fiscali del 110%.
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SAN MARCO
AFFARI ONLINE CON LE RIVENDITE L’azienda specializzata in vernici lancia un marketplace che coinvolge anche i distributori: possono sfruttare la piattaforma come vetrina per i prodotti disponibili in negozio e, coinvolti direttamente, ultimare la vendita senza alcuna spesa di intermediazione di Franco Saro
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l vertiginoso aumento degli acquisti online durante il lockdown ha solo confermato un trend in atto ormai da anni: le vendite via internet sono diventate una necessità per chi produce e un’abitudine per chi acquista. Va in questa direzione San Marco, marchio leader nella produzione e commercializzazione di pitture e vernici per l’edilizia professionale in Italia, con il primo marketplace interamente dedicato al mondo delle pitture. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con H-Farm, un hub nato in Veneto che supporta la trasformazione delle aziende in un’ottica digitale. I rivenditori di materiali, però, non sono tagliati fuori: anzi, possono sfruttare la piattaforma come vetrina per i prodotti disponibili in negozio e, coinvolti direttamente dal sistema, ultimare il processo di vendita senza alcuna spesa di intermediazione. Dopo aver ricevuto l’ordine, il rivenditore dovrà occuparsi solamente della preparazione del prodotto richiesto: San Marco, per agevolare e semplificare al massimo l’attività dei partner, assicura un’assistenza completa sulle spedizioni che verranno gestite direttamente dal sistema in base alla tipologia di merce e alla destinazione garantendo, inoltre, la totale sicurezza sulle transazioni di pagamento elettronico tramite l’uso di PayPal o Afone Paiement. Come spiega Roberta Vecci, international marketing director di San Marco. Domanda. Come è nato questo progetto? Risposta. Il progetto è nato nel 2018 a fronte di un’analisi del canale e-commerce e in concomitanza con la necessità percepita dall’azienda di iniziare un percorso che ci permettesse di colloquiare in maniera forte e chiara anche
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con il consumatore finale. Il 2018, infatti, porta San Marco per la prima volta in televisione, con uno spot di forte impatto emozionale Più Potere alla tua immaginazione, che si rivolge al consumatore, sottolineando il potere evocativo del colore abbinato alla qualità riconosciuta dei prodotti San Marco. L’azienda ha costruito in oltre 80 anni di storia un percorso premiante nei confronti del mondo della rivendita professionale. Il
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marketplace, quindi, arriva a completamento di questo percorso, con il preciso obiettivo di portare il privato all’interno del negozio specializzato di pitture, premiando il lavoro della rivendita specializzata e aumentando il traffico di consumatori che riconoscono nel servizio e nella qualità del prodotto San Marco il grande valore aggiunto dell’azienda. D. Da quanto tempo l’azienda ci stava lavorando per metterlo a punto? R. Siamo partiti circa tre anni fa con le prime analisi di mercato. Avevamo ben chiaro l’obiettivo: aumentare la riconoscibilità del brand San Marco, accreditare l’azienda nei confronti del privato attraverso campagne di comunicazione ad hoc (televisione, radio e piattaforme social) per potere capitalizzare gli investimenti con l’apertura di un e-commerce premiante per il rivenditore, che resta al centro del nostro mondo. È la rivendita professionale, infatti, che promuove il brand San Marco sul territorio a ricevere ordini, che possono essere consegnati direttamente a casa del cliente o ritirati presso il punto vendita, ad essere quindi premiata dal meccanismo del marketplace. D. Quali sono state le principali difficoltà che si sono dovute affrontare? R. Una volta individuato il partner tecnico H-Farm, che si è occupato di costruire con noi e per noi l’architettura del sito e la user experience abbiamo iniziato un percorso interno al nostro team digital per finalizzare un progetto articolato che prevede l’apertura di negozi virtuali per tutti i clienti che aderiscono al progetto. Le difficoltà sono insite nella complessità del progetto: la costruzione di un marketplace che prevede l’apertura di tanti negozi virtuali, la gestione interna all’azienda del processo di acquisto, la creazione di campagne che, quindi, possano portare traffico al sito attraverso la crescita della fiducia dei consumatori nei confronti del brand. Un impegno importante che ha comportato pause e ripartenze per arrivare a meta con un sito totalmente rinnovato nella
grafica e nei contenuti ed il primo marketplace d’Italia. D. Quanti sono i rivenditori che hanno già aderito a questa iniziativa? R. Abbiamo abbondantemente superato quota cento e continuiamo a ricevere adesioni. Il marketplace cresce di popolarità ogni giorno e le campagne appena attivate ci permetteranno di coinvolgere non meno di 300 rivenditori in Italia nei prossimi mesi. D. Aderendo a questa iniziativa, che cosa deve fare il rivenditore per essere pienamente operativo? R. Il rivenditore in realtà viene costantemente guidato in tutto il processo di attivazione del negozio virtuale. Ci sono ovviamente dei passaggi che lo coinvolgono direttamente, in una fase iniziale, per rispetto e tutela della privacy. Appena il negozio virtuale risulta attivato il rivenditore, che ha già partecipato a dei webinar di presentazione del progetto, riceve una sorta di vademecum che gli spiega come interagire con la piattaforma. Si tratta infatti di ricevere ed evadere ordini seguendo una procedura semplice e intuitiva. Abbiamo inoltre inserito un Help Desk in azienda a totale servizio dei nostri rivenditori che necessitino di informazioni, chiarimenti o guida proprio nella gestione degli ordini. Il meccanismo funziona in maniera semplice e veloce, ma prevede ovviamente un coinvolgimento da parte del rivenditore che si trova a dover gestire una piattaforma e interagire con il mondo digital, così come ci ha insegnato del resto la nuova realtà post-covid, il «new normal». Il marketplace è sicuramente un progetto ambizioso che rappresenta la volontà dell’azienda di portare il mondo digitale all’interno del mondo San Marco: è una necessità che abbiamo percepito negli ultimi anni e che riteniamo entrerà sempre più a fare parte della nostra normalità. Ed è soprattutto una spinta importante per il nostro settore, perché ci costringerà a ragionare su macro progetti e a vivere la tecnologia come un alleato.
Due schermate del marketplace di San Marco. A sinistra, Roberta Vecci, international marketing manager dell'azienda veneta
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IN MACCHINA SENZA SEGRETI Il Centro di Formazione e Ricerca Merlo, eccellenza per l’apprendimento, è rivolto a chi le attrezzature le usa o le costruisce. Dispone di laboratori attrezzati e propone corsi per migliorare l’impiego, la sicurezza e la conoscenza dei mezzi che si utilizzano nei cantieri di Veronica Monaco
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elle che simulano temperature estreme, percorsi sterrati e rampe ai limiti della stabilità, attrezzature specializzate per le prove di resistenza più impegnative. No, non siamo alla Nasa, ma al Centro di Formazione e Ricerca Merlo, a Cervasca, nel cuneese. Nominata per ben due volte Centro Formazione dell’Anno, la struttura rappresenta non solo un punto di riferimento per testare sicurezza, ergonomia e affidabilità di macchine industriali e agricole, ma anche un’eccellenza per la formazione professionale continua, con un’ampia proposta di corsi specialistici per chi queste attrezzature le usa per lavoro, le progetta
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o le costruisce. YouTrade ha intervistato il direttore Paolo Peretti. Domanda. Quali sono le principali attività del Centro di Formazione e Ricerca Merlo? Risposta. Operiamo essenzialmente in due ambiti. Siamo nati come specialisti nella ricerca operativa con l’obiettivo migliorare la sicurezza, l’ergonomia e l’affidabilità delle macchine operatrici industriali e agricole. Per queste attività disponiamo di sistemi tecnologici e di impianti specializzati per le verifiche di stabilità, di resistenza e per le prove a fatica, abbiamo laboratori attrezzati per le misurazioni più sofisticate e sensibili e aree per il testing più impegnativo. La nostra forza sono soprattutto i nostri tecnici, bravissimi nel gestire problematiche complesse secondo S e t t e m b r e
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i protocolli di prova più severi. Altro importante ambito di azione sono la formazione e l’addestramento all’uso in sicurezza di macchine per l’industria, l’agricoltura, le costruzioni e l’igiene urbana. D. Affermate che il vostro centro formazione è il più innovativo in Italia. Perché? R. Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e la formazione non può che esserne in sintonia. Quindi fare proprio lo stato dell’arte tecnologica è la prima missione di chi si occupa di formazione, una attività qualificante per la crescita culturale e professionale delle persone. In questo ambito il Cfrm (Centro Formazione e Ricerca Merlo) nominato nel 2019, per la seconda volta consecutiva, Centro Formazione dell’Anno, si è ritagliato uno spazio di rilievo tra gli operatori del settore caratterizzandosi per la qualità dei contenuti didattici, per la serietà della proposta formativa e soprattutto per la conoscenza di chi le macchine non solo le usa quotidianamente, ma soprattutto le costruisce. Da qui nasce la disponibilità immediata dei modelli più recenti per l’addestramento pratico. I nostri docenti? Tutti professionisti, rigorosamente nostri dipendenti, con anni di esperienza specifica. D. Con il coronavirus e il lockdown tutti gli eventi in presenza sono saltati, anche quelli di formazione. Come vi siete organizzati per fronteggiare lo stop imposto dall’emergenza sanitaria? R. Dall’inizio dell'emergenza dovuta alla diffusione del contagio da covid19 abbiamo avuto pesanti limiti allo svolgimento e continuazione della nostra attività. In particolare, con l’obiettivo di interpretare i segnali contradditori che pervenivano dalle autorità circa la pericolosità o meno del virus nella sua fase iniziale di diffusione, abbiamo scelto di anticipare le politiche di chiusura e abbiamo perseguito fin da subito il fermo totale ricorrendo al lavoro agile e organizzandoci per erogare i corsi di formazione in videoconferenza. Queste scelte si sono rivelate lungimiranti e hanno evidenziato la nostra attenzione alla salvaguardia della salute del nostro personale e dei nostri utenti. Di contro, hanno posto un evidente freno ai nostri programmi di crescita, che siamo fiduciosi di recuperare in parte nel secondo semestre di quest’anno. D. Avete collaborato anche con l’Esercito Italiano per migliorare l’efficacia negli interventi di soccorso in caso di calamità e umanitari. Che cosa avete fatto nello specifico? R. Una comunità di intenti che si è andata via via concretizzando nel corso degli ultimi due anni con la conduzione di attività addestrative sinergiche finalizzate a incrementare le capacità S e t t e m b r e
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Macchine Merlo e momenti dei corsi di formazione. Sotto, Paolo Peretti, direttore del Centro di Formazione e Ricerca Merlo
di determinati assetti logistici e operativi, siano essi civili o militari, con orientamento al loro utilizzo nell’ambito di operazioni di supporto al territorio. Il video-documentario Sistema Itala, che abbiamo realizzato, racconta attraverso contributi narrativi intervallati da momenti dinamici, il percorso di collaborazione tra il Gruppo Merlo e l’Esercito Italiano. Il video integrale è visibile sul sito www.cfrm.it e sul canale YouTube Cfrm Merlo. Con la consulenza dei tecnici militari sono in via di ultimazione presso il nostro centro impegnativi percorsi sterrati, sconnessi e rampe con inclinazioni tali da raggiungere pendenze longitudinali e trasversali al limite della stabilità dei veicoli. Questi apprestamenti saranno messi a disposizione dell’Esercito per la scuola guida fuoristrada e permetteranno di perfezionare l’addestramento del personale militare, consentendo ai conduttori di apprendere le tecniche di guida necessarie per gestire il VTLM “Lince” (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo) e il VM 90 – T (Veicolo Multiruolo). D. Questa attività avrà nuovi sviluppi futuri? R. Sì. Il Gruppo Merlo, che non viene chiamato in causa direttamente quando ci sono emergenze sul territorio, fronteggiate dagli enti preposti in modo molto efficace ed efficiente, è in realtà il più interessato a sapere quali macchine e attrezzature servono, come si utilizzano, perché si fanno delle scelte di impiego di certi mezzi e
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Il Centro di Formazione e Ricerca Merlo è accreditato per la formazione professionale continua conformemente alla normativa nazionale, ed è qualificato da enti stranieri per sviluppare la propria attività anche all’estero
non di altri che, magari per tutta una serie di logiche tecniche, potrebbero essere più adeguati a svolgere una determinata missione. L’orizzonte è quanto mai ampio e le potenzialità che abbiamo di fronte ci fanno essere molto ottimisti, pur con il pragmatismo che ci contraddistingue. D. Come dimostra la collaborazione con l’Esercito, le strutture del vostro centro di Formazione e Ricerca non sono progettate solo per le macchine Merlo. Che tipo di servizi offrite? R. In effetti le esigenze manifestate dall’Esercito Italiano possono essere facilmente sovrapposte a quelle di altri enti che necessitano di utilizzare macchine e attrezzature nello svolgimento dei loro compiti istituzionali, e soprattutto di addestrare e formare il personale al loro uso. Inoltre, rimanendo nell’ambito delle macchine agricole e industriali, da tempo collaboriamo con costruttori di livello internazionale di trattori, macchine movimento terra, veicoli industriali e componentistica nella realizzazione di attività per le quali le nostre strutture e la nostra organizzazione sono diventate di riferimento. D. Nel vostro reparto ricerche avete anche una innovativa cella climatica per test termici, anche in condizioni di temperatura e di umidità estreme. A che cosa servono questi test? R. Il poter simulare le condizioni di temperatura e di umidità più impegnative in qualsiasi momento e senza dover attendere i cambi delle
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stagioni o spostarsi in giro per il mondo offre vantaggi incredibili. La nuova cella climatica del reparto Ricerche è unica in Italia, e tra le poche in Europa, a permettere di certificare macchine di peso fino a 30 tonnellate, non solo in condizioni di temperatura e umidità controllate ma riproducendo fedelmente gli innumerevoli parametri dinamici che coinvolgono gli organi di trasmissione e il motore durante la marcia su strada. Un esclusivo banco a rulli, con un potere frenante e di spinta di oltre 200 kW, consente infatti ai tecnici di programmare le condizioni di sforzo e di simulare le sollecitazioni di un reale percorso stradale con le sue salite, le discese e le frenate improvvise, magari con un rimorchio al traino. La temperatura interna può essere impostata su valori variabili da -40 a +60 gradi centigradi e mantenuta costante indipendentemente dalle condizioni di funzionamento della macchina in prova, in contemporanea quindi alle elevate temperature di esercizio. La cella è in grado di controllare anche la percentuale di umidità per simulare le condizioni di impiego più gravose, come nei lavori in miniera o nei climi equatoriali. Inoltre l’innovativo sistema di ricircolo dell’energia permette di ridurre i consumi dell’impianto quando si simulano i percorsi in salita: tutta l’energia dissipata dal banco freno è convertita in corrente elettrica e rimessa in circolo. D. Torniamo alla formazione. Che tipo di corsi offrite e come sono organizzati? R. Il Centro di Formazione e Ricerca Merlo è accreditato per la formazione professionale continua conformemente alla normativa nazionale, ed è qualificato da enti stranieri per sviluppare la propria attività anche all’estero secondo le più stringenti normative internazionali. Indipendentemente dalla tipologia di formazione, le sessioni didattiche sono differenziate nei contenuti e nella durata per valorizzare il livello di esperienza acquisita e soddisfare gli obiettivi di apprendimento individuale. Sono anche, tra l’altro, funzionali all’ottenimento di un attestato di abilitazione conforme alle norme in vigore. La didattica più gettonata è quella che chiamiamo Smart, progettata per chi nel proprio lavoro già usa le macchine in configurazione base e desidera approfondirne i principali aspetti tecnici e pratici legati alla sicurezza e alla prevenzione nell’utilizzo quotidiano. La formula Premium è invece riservata al conduttore esperto che cerca un approccio più specialistico e di approfondimento con l’utilizzo di attrezzature e accessori speciali anche in contesti inusuali. La didattica Club permette di conoscere a fondo la macchina sia dal punto di vista tecnico che operativo e di apprendere come gestirla in sicurezza anche nelle condizioni più impegnative. La piena padronanza del mezzo diventa S e t t e m b r e
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un must riservato a professionisti che devono lavorare in perfetta simbiosi con la macchina e i suoi equipaggiamenti, soprattutto nelle situazioni critiche. Ad alto valore aggiunto anche i percorsi formativi College, nei quali il supporto professionale di istruttori esperti e di strutture didattiche all’avanguardia permette a chi non ha esperienza nell’uso delle macchine di conoscerle a fondo e di imparare ad utilizzarle in sicurezza. Tutto questo per non mettere nella stessa sessione formativa un giovane in cerca di lavoro e un professionista con anni di esperienza, e dare quel valore aggiunto che solo una formazione adeguata e mirata può garantire, per qualificare al meglio il risultato. D. Quali sono i corsi più richiesti? R. Dieci anni fa erano molto richiesti i corsi di formazione per le macchine da cantiere e industriali, dal classico muletto alle piattaforme aeree, dalle gru ai sollevatori telescopici, alle macchine movimento terra. Cinque anni fa la formazione ha toccato il settore agricolo e per la prima volta abbiamo strutturato corsi abilitanti alla conduzione di trattori agricoli e forestali e macchine operatrici agricole. Oggi si sono aggiunti, ai settori tradizionali, bacini di utenza all’epoca impensabili. Molto richiesti sono i corsi per l’utilizzo di macchine e attrezzature per la manutenzione del verde, per i servizi comunali e cimiteriali, per la pulizia e la manutenzione delle strade, per i servizi di igiene urbana e per la movimentazione portuale e la logistica. Molto apprezzata è inoltre la formazione che dallo scorso anno eroghiamo ad aziende ed enti in ambiti tecnici specifici, legati ai processi. In questi casi non si tratta di rilasciare una abilitazione ma di formare operativamente il personale su argomenti strettamente inerenti al proprio lavoro: dai corsi di oleodinamica a quelli sull’elettronica avanzata, dalle tecnologie di lavorazione dell’acciaio ai sistemi di verniciatura industriale, dalle tecniche di saldatura alla formazione in ambito marketing, commerciale e comunicazione e molti altri. Tutti valorizzati dalla profonda conoscenza e competenza di chi questi argomenti li affronta quotidianamente nel proprio lavoro di costruttore di macchine agricole ed industriali. L’orizzonte di azione si sta incredibilmente ampliando, tant’è che tra i nuovi interlocutori annoveriamo anche istituti tecnici e professionali per i cui studenti eroghiamo formazione personalizzata. D. A chi si rivolgono e qual è l’età media dei partecipanti? R. La nostra formazione ha come oggetto le macchine e le attrezzature pertanto si rivolge soprattutto a chi queste le usa per lavoro, le progetta o le costruisce. L’età dei nostri utenti è quindi molto varia e non sono rare abilitazioni erogate a persone molto avanti con gli anni. Tuttavia possiamo inquadrare il partecipante medio in due categorie ben distinte: il lavoratore dipendente e il lavoratore in cerca di impiego. Il loro approccio alla formazione e al valore aggiunto che questa offre è molto diverso, ed è un sensibile indicatore di quanta strada ci sia ancora da percorrere. La sfida per noi è riuscire a confutare la convinzione di chi dice «il mio lavoro l’ho sempre fatto così e non ho niente da imparare», dimostrando che l’apprendimento e l’accrescimento delle proprie conoscenze non hanno mai fine. Purtroppo troppo spesso il lavoratore è convinto che partecipare ad un corso di formazione sia una perdita di tempo. D. Mai come in questo periodo ci si è concentrati sul tema della sicurezza, un argomento su cui voi fate cultura da anni. A che punto siamo oggi in Italia? R. Purtroppo c’è ancora molto lavoro da fare. Se guardiamo alla formazione per i conduttori di macchine e attrezzature, obbligatoria per legge, ci addentriamo in una giungla. Un esempio? Il numeS e t t e m b r e
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ro medio di partecipanti a un nostro corso di formazione è di tre utenti per sessione. Ciò significa che eroghiamo abitualmente corsi teorico-pratici anche a un solo utente. C’è chi organizza aule anche con 30 partecipanti e la chiama formazione. È chiaro che è un’altra cosa. L’aspetto più deteriore è che l’utente medio non ha elementi a disposizione per distinguere lo spessore professionale di un soggetto formatore rispetto ad un altro e non è in grado di percepire gli effetti negativi di una formazione inadeguata o addirittura sbagliata. L’unico suo parametro di valutazione diventa il prezzo, il più basso, e il tempo da dedicare, il minimo indispensabile. Anzi, meglio se il relativo attestato arriva senza perdere tempo. Che cosa si dovrebbe fare? Una cosa sola, molto semplice: chi eroga formazione, chiunque indistintamente, deve obbligatoriamente sottostare alle stesse regole, vincoli, prescrizioni e soprattutto controlli. Senza scappatoie. D. A febbraio, poco prima della chiusura totale, avete concluso il primo master universitario di secondo livello, organizzato in collaborazione tra il Politecnico di Torino e il Gruppo Merlo. Di che si tratta? R. Questa formazione di alta specializzazione post-laurea ha coinvolto per due anni dodici giovani neolaureati in ingegneria impegnati nello sviluppo di Metodologie progettuali e di processo per l’industrializzazione di macchine telescopiche modulari. Le lezioni dei docenti del Politecnico si sono alternate presso le aule del Lingotto e presso il Cfrm e una parte importante delle attività pratiche si è svolta nei reparti dell’azienda sotto la guida di tutor esperti del Gruppo Merlo. I progetti finali sono stati integrati nei processi di sviluppo e di produzione aziendali e i loro realizzatori sono stati tutti assunti a tempo indeterminato, a riprova che il piano di formazione e di inserimento è stato seguito e gestito con il massimo profitto. Traendo forza dalla positiva esperienza appena conclusa, il Gruppo Merlo e il Politecnico hanno deciso di proporre una nuova edizione del Master Universitario che ha preso avvio nel mese di giugno 2020. D. Avete nuove iniziative in programma per il prossimo futuro? R. Sì. Non dobbiamo mai fermarci e la nostra crescita di questi anni dimostra che non ci mancano le idee e la voglia di confrontarci con nuove sfide.
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MUOVIAMOCI
Logistica, ma sostenibile
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l tema ambientale è sempre più presente nelle discussioni accademiche, ma lo si ritrova frequentemente presentato anche dai media tradizionali. Riscaldamento globale e inquinamento da anni continuano ad avere andamenti crescenti. La logistica ha un impatto non indifferente, sia per le emissioni inquinanti dei mezzi usati nel trasporto che dei materiali solitamente usati negli imballi. Che cosa significa, quindi, realizzare una logistica sostenibile e da chi deve partire un comportamento più sostenibile? Gestire una logistica più sostenibile significa affrontare in modo indipendente ciascuno dei seguenti elementi:
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Prodotti sostenibili. Il prodotto sostenibile ha un impatto ambientale basso, solitamente realizzato con materie «prime seconde», ovvero derivate da sfridi o da modelli di riciclo. Un prodotto realizzato con materia prima seconda è, per esempio, un pannello fonoassorbente utilizzato in edilizia e realizzato con fibre ottenute da indumenti dismessi. Altri prodotti sostenibili sono quelli realizzati in materiali a impatto zero, ovvero totalmente riciclabili, compostabili o biodegradabili. In questo caso un esempio è il legno. Un
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prodotto può essere anche riutilizzato nei suoi componenti in toto o in parte. In questo caso si parla di modularità di prodotto e sostanzialmente alcuni suoi componenti vengono recuperati per essere reinseriti nel processo di produzione, con una notevole riduzione dei costi produttivi. Packaging sostenibili. L’imballo ha un ruolo fondamentale per la gestione e il trasporto del prodotto. Vi sono alcuni imballi che hanno sempre più difficoltà a varcare le frontiere del nostro Paese, come
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PENDENZA MINIMA 100% Min. 15% PENDENZA MINIMA
Sottocoppo Metallico + Correntini COPERTURA
il polistirolo. Il packaging è un elemento LEGGERA PEDONABILE RESISTENTE 1 Sistema brevettato per ancorare i coppi; logistico di primaria importanza in 2 Innovativo, impermeabile e pedonabile; quanto consente il trasferimento dei prodotti in piena sicurezza. Realizzare 3 Soluzione leggera e resistente; un imballo sostenibile significa 1 Sistema brevettato per ancorare i coppi; utilizzare materiali facilmente riciclabili, *2 Innovativo, impermeabile e pedonabile; come il legno, la carta / cartone o alcune 3 Soluzione leggera e resistente; tipologie di plastica. Esistono ormai da IMPERMEABILE tempo dei settori che hanno adottato * imballi riciclabili di plastica. In questo 194 mm caso il contenitore, opportunamente studiato, come ad esempio le cassette ANCORAGGIO a sponde abbattibili, viene usato per SICURO COPPO Coibentato da 13 mm la distribuzione, viene recuperato e 194 mm riutilizzato; una volta inutilizzabile 4 Efficienza termica migliorata; diventa materia prima per nuovi imballi. 5 Riduzione di rumore e condensa. Distribuzione sostenibile. In Coibentato da 13 IMPERMEABILE mm questo caso si parla del trasporto. * VENTILATO 4 Efficienza termica migliorata; Purtroppo oltre il 90% del trasporto 5 Riduzione di rumore e condensa. nel nostro Paese avviene su gomma 100% e la gran parte dei mezzi utilizzano ANCORAGGIO Min. 15% SICURO COPPO IMPERMEABILE combustibili fossili. Vi è comunque COPERTURA PENDENZA un cambiamento in atto che riguarda LEGGERA MINIMA PEDONABILE RESISTENTE proprio i mezzi. Anche in Italia il trasporto pesante sta iniziando a usare Sottocoppo ANCORAGGIO Metallico + Correntini veicoli a gas (Lng o Cng) ottenendo * VENTILATO IMPERMEABILE SICURO una notevole riduzione di gas ad per ancorare i coppi; 1 Sistema brevettato COPPO effetto serra, mantenendo elevate le 2 Innovativo, impermeabile e pedonabile; 100% prestazioni (1500 chilometri con un 3 Soluzione leggera e resistente; Min. Tel. +39 0522 956911 - fibrotubi@fibrotubi. pieno). Per quanto riguarda il trasporto 15% pesante l’elettrico (full-electric) appare ANCORAGGIO COPERTURA PENDENZA * SICURO COPPO * VENTILATO LEGGERA PEDONABILE RESISTENTE MINIMA difficile da realizzare anche se alcune Tel. +39 0522 956911 - fibrotubi@fibrotubi. forme ibride sono state sperimentate 100% Sottocoppo Metallico + Correntini in alcuni Paesi europei. Si tratta, Min. per esempio, di automezzi dotati di 15% 1 Sistema brevettato per ancorare i coppi; 194 mm PENDENZA pantografo in gradoCOPERTURA di convertirsi in 2 Innovativo, impermeabile e pedonabile; *RESISTENTE VENTILATO MINIMA PEDONABILE veicolo elettrico puroLEGGERA laddove la rete Sottocoppo Metallico Coibentato 3 Soluzione leggera e resistente; stradale sia stata opportunamente Sottocoppo Coibentato da 13 mm 100% Sottocoppo + Correntini elettrificata. Tali veicoli non necessitano Metallico 4 EfficienzaMin. termica migliorata; La rivoluzione continua, Sottocoppo Metallico * di pesanti batterie1néSistema di tempi lunghi 15% brevettato5per ancoraredi i coppi; il sistema brevettato di Fibrotubi che ancora i Riduzione rumore e condensa. PENDENZA per COPERTURA la ricarica. Per quanto riguarda la 2 Innovativo, impermeabile e pedonabile; coppi nel tempo si evolve in Sottocoppo MetalLEGGERA MINIMA PEDONABILE RESISTENTE distribuzione dell’ultimo miglio, dove 3 Soluzione leggera e resistente; lico Coibentato che aggiunge nuovi vantaggi a vengono utilizzati dei furgoni leggeri, 194 mm quelli già in essere grazie allo strato isolante: Sottocoppo Metallico l’elettrico potrebbe costituire una valida + Correntini
Sistema di Sottocopertura Sottocoppo Metallico + Correntini
Sistema di Sottocopertura
Sottocoppo
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Sistema di Sottocopertura Sottocoppo
Sistema di Sottocopertura
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alternativa. 1 Sistema brevettato per ancorare i coppi; La logistica sostenibile quindi non è solo 2 Innovativo, impermeabile e pedonabile; un trasporto più rispettoso dell’ambiente, 3 Soluzione leggera e resistente; ma diventa un progetto più esteso che 194 mm coinvolge differenti aspetti del business * aziendale.
• Efficienza termica migliorata; Sottocoppo Coibentato da 13 mm
• Riduzione di rumore e condensa. 4 Efficienza termica migliorata; 5 Riduzione di rumore e condensa.
Sottocoppo Coibentato da 13 mm
Andrea Payaro 4di Effi cienza termica migliorata; Tel. +39 0522 docente, esperto del ministero 5 Riduzione di rumore e condensa. 194 mm dello Sviluppo Economico (Ice)
956911 - fibrotubi@fibrotubi.it
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Sottocoppo Coibentato da 13 mm
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4 Efficienza termica migliorata; 5 Riduzione di rumore e condensa.
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COME SI FA (ad aumentare il business)
di Roberto Bolici*
Luna park rivendita La multicanalità significa anche offrire servizi ai clienti grazie all’impiego della tecnologia
I
n questi ultimi anni, multicanalità e strategia omnichannel hanno reso il punto vendita fisico un luogo differente da quello abitualmente frequentato in passato, quando fungeva da unico punto di contatto con il cliente. A farlo evolvere ulteriormente ci ha pensato il post Covid. Nel pre Covid, nonostante il cambiamento di ruolo imposto dagli altri canali, il punto vendita non appariva aver perso il suo valore. Tant’è che alcuni sondaggi basati sulle opinioni dei consumatori e sviluppati nella fase precedente al lockdown evidenziavano l’importanza del punto vendita come riferimento basilare per gli acquisiti. Addirittura,
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in tempi recenti e con riferimento alla loro frequenza di utilizzo, si erano registrati dati in significativo aumento rispetto al passato. Insomma, il punto vendita fisico era visto come luogo di contatto, di scambio, di confronto e di socializzazione. Elementi apprezzabili tanto quanto la velocità, la convenienza e la comodità degli altri canali. Nel corso dell’emergenza covid sono emerse due posizioni apparentemente contrastanti, quali il grande interesse nei confronti dell’e-commerce, ma anche un forte ritorno nei confronti del punto vendita fisico come luogo di riferimento, per ritrovare normalità e relazione. Che cosa aspettarci nei mesi
o anni che seguiranno? L’apprezzamento dell’acquisto online e dunque del canale digitale verrà confermato o si farà ritorno al punto vendita tradizionale? Forza brand Sono in molti a pensare che al punto vendita, in tempi pre e post-covid, non è più attribuibile la sola funzione di luogo in cui effettuare un acquisto e prelevare un prodotto, ma è bensì percepito come uno spazio attrezzato per dimostrare la forza del brand e consentire al cliente l’immersione in un’esperienza di valore, in tutta sicurezza. Nel tempo i canali alternativi hanno declassato il punto vendita, assegnandogli un ruolo minore, in quanto non più fonte principale di fatturazione e di garanzia della marginalità. Tuttavia la sua funzione resta rilevante, poiché il cliente ha la possibilità di verificare quanto promesso e costruirsi, attraverso l’esperienza fisica, un’immagine dell’azienda e del brand. Inoltre, con il successo dell’e-commerce e la nascita di nuove modalità di interazione e di acquisto, si registrano cambiamenti anche nelle motivazioni che spingono i consumatori a visitare il punto vendita. Quest’ultimo, non rappresentando più l’unica possibilità di accesso fisico al prodotto, è alla ricerca di nuovi significati e funzionalità, in un’ottica anche relazionale. Dunque, il punto vendita non è messo in discussione, quello che cambia sono le logiche con cui lo si concepisce e lo si gestisce, consentendogli di giocare al meglio il suo nuovo ruolo. Laboratori multiesperienziali La digitalizzazione, in edilizia, non è più una scelta, bensì un requisito indispensabile per tutte le aziende della filiera, diventata necessaria per realizzare nuovi modelli, aumentare le vendite e riuscire a offrire servizi innovativi. Ricordiamoci che siamo di fronte alla digital disruption, o rivoluzione digitale. In questo scenario, il punto vendita deve cogliere il meglio del passato e del presente, per ripensare il business del futuro S e t t e m b r e
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su nuovi concetti e nuovi meccanismi di interaction design, ossia la progettazione di una vera e propria interazione intuitiva con l’utente, in cui le nuove tecnologie sono chiamate a svolgere un compito importantissimo: rendere la vita più semplice e dunque agevolare l’acquisto dei prodotti. In definitiva, i distributori di materiali edili intenzionati alla rivisitazione dei loro punti vendita dovrebbero spostare il focus dai prodotti ai servizi, applicando nuove funzionalità operative e nuovi significati, attraverso una visione incentrata sul cliente. Infatti, da luogo di accesso fisico al prodotto, il punto vendita diventa un luogo d’elezione, per garantire al consumatore un’esperienza più rilevante, contestuale e gratificante in termini di informazioni e, perché no, di emozioni. Grazie alle tecnologie digitali i punti vendita conosceranno, negli anni a venire, una stagione tutta orientata alla valorizzazione di spazio e tempo, divenendo sia preziosissimi punti di raccolta e di utilizzo dei dati, sia veri e propri laboratori multiesperenziali. Customer experience Il cliente, ormai multicanale, si muove tra fisico e digitale senza più fare distinzioni.
L’obiettivo del punto vendita è offrirgli la migliore customer experience. Tracce di questo orientamento sono oggi sempre più evidenti, basti guardare l’alto numero di innovazioni, in larghissima misura digitali, adottate dalle aziende per rendere più attrattivi i punti vendita e per irrobustire l’integrazione online-offline, che stanno
ridisegnando il retail in una prospettiva di customer experience multicanale. Oggi, però, il panorama di queste novità è ancora molto disomogeneo. Non sembra esistere un modello di riferimento, quindi ciascuno sperimenta per sé, inseguendo la propria intuizione. L’unica certezza, in questa prospettiva, è la richiesta dei consumatori al mercato. Serve quindi creare esperienze su misura per i clienti, in cui i brand riescano ad interagire con loro al meglio. In sintesi, si dovrà puntare al commercio unificato, di cui il punto vendita ne è parte integrante, offrendo una esperienza customer centrica basata sul modo in cui i clienti si avvicinano all’acquisto, privo di frizioni o limiti, tra un canale e l’altro. Ai clienti dovrà essere consentito di trovare ciò di cui hanno bisogno, scoprire nuovi prodotti e servizi (totem interattivi, postazioni intelligenti, oggetti connessi e comunicanti), interagire in modo trasparente con le informazioni (applicazioni Pos interconnesse, applicazioni mobili e modalità di transazione veloci e sicure). Inoltre, acquistare beni e servizi attraverso una molteplicità di metodi (acquisti fisici, acquisti online e ritiro in negozio, consegna a domicilio, rifornimento automatico e soluzioni di distribuzione logistica sul territorio).
*Professore associato in Tecnologia dell'Architettura, Politecnico di Milano
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Gli
SPECIALI di Isolamento
Ci vogliono materiali e tecniche giuste
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Attenti al fuoco
Non bruciatevi con l'inefficienza
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S PEC IA L E
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TECNICA EDILIZIA
MEGLIO RIFLETTERE SULL’ISOLAMENTO Le superfici riflettenti hanno un impatto positivo sulla regolazione termica, specialmente nelle aree calde. Nuovi materiali, inoltre, hanno rivalutato i possibili impieghi. Ma per una coibentazione completa è più efficace utilizzare le soluzioni classiche già sperimentate di Cristiano Vassanelli
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a quando il presidente del Consiglio ha pronunciato la parola superbonus, il mercato edile nazionale è entrato in fibrillazione, emozionato ed eccitato come un bimbo la notte di Natale dall’opportunità di risollevare un annus horribilis azzoppato dalle vicissitudini sanitarie che abbiamo vissuto. Ormai da un paio di mesi assistiamo a un rincorrersi di articoli, webinar e sparate pubblicitarie tra le più disparate e, in qualche caso, fuorvianti. Sia chiaro, non è mia intenzione accodarmi al lungo elenco di tecnici con il sapere in tasca o aziende con la bacchetta magica per proporvi un altro focus sul superbonus. Ma mi permetto qualche suggerimento in merito, al fine di evitare false aspettative e pericolosi fraintendimenti. • Affidatevi a tecnici seri di comprovata esperienza. Costeranno un po’ di più ma vi tuteleranno in modo più sicuro. Per accedere ai bonus relativamente al comparto dell’efficientamento energetico sarà necessario che l’edificio oggetto di intervento sia in grado di fare due salti di classe energetica, altrimenti non verranno erogati i bonus. Per i serramenti le indicazioni sembrano richiedere che la posa dei nuovi infissi debba essere effettuata da personale in grado di garantire
N misure in condizioni di temperatura e stagionatura determinate
Determinazione del valore λλ 90/90
Norma di prodotto
Determinazione del valore λλ 90/90
UNI EN ISO 10456
Determinazione del valore dichiarato λλ D
una posa qualificata. Privilegiate aziende esecutrici che sappiano effettuare lavori a regola d’arte, non fatevi condizionare solamente dal prezzo. • Se verrà scelta la cessione del credito (possibile oltre alla detrazione fiscale sull’Irpef ), prestate attenzione ai valori in gioco, che dovranno essere allineati ai prezzi di mercato: è necessario ricordare che l’Agenzia delle Entrate avrà tempo due anni per analizzare la pratica di richiesta del bonus e, qualora non fosse documentata correttamente o ritenuta esagerata sotto l’aspetto economico, il rischio del risarcimento del bonus ricadrà sul privato, che si vedrà costretto a coprire di sua tasca il controvalore ceduto di credito d’imposta. Sotto il profilo delle proposte commerciali il mercato dell’efficientamento energetico dell’involucro è in questo periodo altrettanto florido e dinamico. Dalle molteplici soluzioni di interventi di isolamento a cappotto, con i più disparati materiali isolanti, si procede con i termo-intonaci tradizionali, fino ad arrivare a soluzioni basate su rivestimenti nanotecnologici, che promettono interventi a spessore minimo con risultati del tutto ragguardevoli, sia che si lavori in interno che in esterno. •
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I DATI SCIENTIFICI A questo titolo e basandomi esclusivamente sulla fisica dei materiali, ritengo opportuno anche in questo caso, approfondire la questione al fine di chiarire alcuni aspetti di capitale importanza per quanto concerne la scelta di una soluzione piuttosto che un’altra. Tra i vari parametri con cui poter confrontare le varie proposte del mercato, quello che ha maggiore diffusione e conoscenza è senza dubbio la conduttività (o conducibilità) termica del materiale, cioè il parametro che indica la capacità o meno di un materiale di trasferire un determinato flusso di calore (in un senso o nel senso opposto) per conduzione. La conduttività termica si indica con il simbolo λ, si misura in W/mK ed è ottenibile tramite un test di laboratorio che si effettua in accordo con la Norma Uni En Iso 10456 e le norme specifiche di prodotto che dipendono dalla tipologia di materiale (per esempio, Uni En 13165 per il poliuretano, 13163 per il polistirene espanso e seguenti). Dai valori ottenuti dai test e mediati aritmeticamente si ottiene il valore di conduttività solitamente indicato come λ90/90, che dovrebbe essere statisticamente rappresentativo della produzione. Da questo, poi, si ottiene il valore dichiarato dal produttore e indicato con λD, come si seguito riportato nel diagramma a blocchi sottostante.
Oltre a tale valore sul mercato è possibile trovare una serie di altre declinazioni della conduttività termica, alcune dotate di un fondamento scientifico come λ10, dry (cioè il valore certificato in laboratorio a temperatura di 10 gradi e umidità relativa 0%) e altre un po’ più fantasiose, come il λeq o il λ calcolato secondo metodo interno di cui non si conosce fondamento. In prima analisi, per tutelare il proprio lavoro e gli interessi del cliente finale, è quindi opportuno selezionare aziende produttrici serie, che diano indicazioni precise sulle norme utilizzate per la certificazione del valore di conduttività termica evitando proposte allettanti ma infondate sotto l’aspetto scientifico. DATI RELATIVI Una volta stabilita la tipologia di isolante prescelto, il valore del λD dichiarato dal produttore non deve essere considerato esaustivo al fine del procedimento di valutazione preventiva di calcolo, ma è necessario procedere a un'ulteriore analisi basata sulle indicazioni riportate nella norma Uni En Iso 10456 al fine di ottenere il valore di conduttività termica di progetto λP, come riportato di seguito. Tale normativa consente di caratterizzare il valore di conduttività
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SPEC IA L E
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dichiarato tramite tre coefficienti di cautela determinati dalla destinazione d’uso del materiale stesso e dalle sue condizioni d’esercizio, in relazione all’umidità relativa (Ur), al gradiente di temperatura (ΔT) e all’invecchiamento. Va da sé, quindi, che un materiale adibito a isolamento a cappotto abbia condizioni d’esercizio differenti rispetto a un pannello posto a vista in copertura (secondo la stratigrafia del tetto rovescio o tetto freddo), sia sotto l’aspetto della presenza di umidità che di irraggiamento solare e tali diversità devono essere valutate e considerate al fine di ottenere l’effettivo valore della conduttività operante, non tanto il valore della conduttività in condizioni standard.
Determinazione del valore λ
λ D in condizioni standard
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UNI EN ISO 10456
I MATERIALI Negli ultimi anni il mercato ha registrato un fiorire di nuove proposte tecnologiche rivolte all’efficientamento energetico degli edifici potenzialmente in grado di garantire notevoli migliorie a fronte di bassissimi ingombri. Il materiale isolante oggi più prestazionale è derivato dal comparto aerospaziale ed è riconosciuto con il nome commerciale di Aerogel. È un prodotto con valori di conduttività bassissimi e, quindi, in grado di incrementare l’isolamento termico con ridottissimi spessori, nell’ordine di qualche millimetro. Solitamente i pannelli si presentano flessibili e leggeri e, a fronte di un costo piuttosto elevato rispetto alla concorrenza, hanno come
Determinazione del valore di progetto λλ P
Una volta definiti i limiti scientifici relativi ai parametri che determinano la prestazione di un materiale isolante, è possibile valutare con maggiore accuratezza le varie proposte del mercato edile in materia di efficientamento energetico, riuscendo a confrontare i vari sistemi senza cadere in errore.
prerogativa di riuscire a risolvere tutte le problematiche di miglioria dell’isolamento anche nei casi di ristrutturazione dove gli spessori sono particolarmente esigui. Il materiale è commercializzato da anni in Italia e ha dato ampia dimostrazione di un ottima prestazione isolante.
I SISTEMI Con questa base di conoscenza sarà quindi possibile valutare come portare avanti un progetto di efficientamento energetico di un qualunque fabbricato, determinando le corrette stratigrafie in base al territorio, alla situazione climatica, alla destinazione d’uso del fabbricato, al posizionamento del materiale e alla colorazione delle superfici, tutti parametri che intervengono nella determinazione della prestazione energetica di un pacchetto isolante. Tra tutti i sistemi di isolamento termico di un fabbricato disponibili sul mercato tralasceremo quelli tradizionali ormai ampiamente conosciuti come il cappotto (interno o esterno), l’isolamento in intercapedine (riempita con pannelli o riempita tramite insufflaggio di fibre minerali o di cellulosa), mentre concentreremo la nostra trattazione su alcune nuove proposte capaci di migliore la prestazione energetica di un fabbricato, contenendo gli spessori necessari all’intervento.
SOTTILI, MA... Esiste, poi, una schiera di proposte basate su rivestimenti cementizi a base nanotecnologica a basso spessore (4 millimetri) e pitture termo-rif lettenti che, a dire dei produttori, possono essere considerati sostitutivi di un pannello di isolamento a cappotto di 10÷12 centimetri. Qui è bene fare un po’ di chiarezza al fine di valutare l’affidabilità di tali prodotti. Per quanto riguarda i rivestimenti nanotecnologici a basso spessore, pur considerando le notevoli caratteristiche delle nanotecnologie, in tutta sincerità, non si riesce a capire e testimoniare come possa un rivestimento di pochi millimetri con valori di conduttività certificati in laboratorio (di cui di seguito si riporta uno stralcio del Rapporto di prova) e pari a circa 0,06 W/mK possa essere equiparato a un pannello di isolante di spessore 10 centimetri con valori di conduttività di 0,04 W/mK.
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Sempre in quest’ambito ci sono, poi, produttori che preferiscono indicare il valore di conduttività termica λ10, dry, arrivando a valori di tutto rispetto come dimostrato dallo stralcio del rapporto di prova di seguito riportato, relativo all’Empa di Zurigo. Considerando che il valore indicato e certificato è relativo a condizioni mai riproducibili nella realtà sia sotto il profilo dell’umidità relativa sia del gradiente di temperatura, un buon termotecnico prenderà questo valore e lo tratterà secondo le indicazioni della Uni En Iso 10456, penalizzando tale valore per considerare l’effettiva umidità relativa e lo stress termico a cui il materiale sarà sottoposto durante la sua vita operativa. In definitiva, il valore certificato per uno spessore di 3 centimetri circa, inizierà ad avvicinarsi a quello degli altri isolanti disponibili sul mercato, facendo venir meno la necessità di utilizzare una soluzione di questo tipo e preferendo soluzioni conosciute e tecnicamente robuste già presenti da anni sul mercato.
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SCARSE PRESTAZIONI Il proliferare di proposte a basso spessore con prestazioni degne di nota, non sempre suffragate da altrettante dimostrazioni scientifiche, ha nel tempo creato una notevole curiosità sul mercato e alcune associazioni di categoria sono uscite allo scoperto al fine di chiarire l’effettiva funzionalità di tali proposte. Già nel 2014 la rivista Altro Consumo aveva testato quattro prodotti del comparto dei rivestimenti isolanti a basso spessore. A questo test sono seguiti comunicati stampa di altre associazioni, unite nell’allertare il mercato dei consumatori in merito a tali proposte commerciali, Anit (Associazione Nazionale Isolamento Termico e Acustico), Cortexa, associazione che raggruppa i player del mercato dell’isolamento a cappotto e Assovernici, per la categoria dei produttori di colori e pitture, hanno chiaramente preso le distanza da tali proposte, esortando a porre la massima attenzione nella scelta di tali prodotti.
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RAFFRESCAMENTO PASSIVO In materia di limitazione del fabbisogno energetico per la stagione estiva è possibile registrare, tra le ultime tendenze, un avvicinamento a una tecnica di raffrescamento passivo molto diffusa negli Stati Uniti, ma ancora in fase embrionale per quanto concerne il mercato nazionale. Si tratta degli interventi di raffrescamento passivo degli edifici con pitture antisolari ad alta riflettanza, denominate Cool, che sono applicate prevalentemente sulle coperture degli edifici. Per questo deriva il nome della tecnica detta cool roof. Il termine anglosassone cool roof identifica una classe di prodotti per l’efficienza energetica in edilizia in regime estivo caratterizzati da elevata riflettanza solare ed emissività termica all’infrarosso, capaci di garantire una drastica limitazione del surriscaldamento delle superfici e un positivo impatto in termini di consumo energetico. La riflettanza solare è quel parametro che quantifica la capacità di una superfice di riflettere l’energia della radiazione che incide su di essa. Una superficie che riflette molto si scalda poco. Viceversa, una superficie che riflette poco si scalda molto. Materiali con buon effetto antisolare hanno riflettanza al di sopra del 70%, materiali con ottime proprietà antisolari hanno riflettanza sopra al 80%. L’emissività termica è la proprietà che quantifica l’attitudine di una superficie a emettere energia sotto forma di onde elettromagnetiche nello spettro della radiazione infrarossa termica. Un tipico materiale basso emissivo è una lamina metallica lucida. Anche se è riflettente, sotto il sole si scalda molto, perché è poco emissiva e perciò trattiene tutto il calore che non ha riflesso. In genere, materiali che non presentano una superficie metallica lucida hanno una elevata emissività, prossima al 90%. Superfici metalliche lucide possono avere emissività molto basse, circa 5%. Per essere classificato come cool roof un materiale deve avere riflettanza ed emissività certificate da un laboratorio accreditato. L’EFFICACIA I cool roof sono particolarmente efficaci nel favorire l’efficienza energetica degli edifici in regime estivo, perché risolvono il problema ancora prima che esso si crei impedendo, cioè, che l’energia del sole surriscaldi gli edifici e comprometta il comfort delle persone al loro interno. Quando ciò accade, infatti, la temperatura percepita dagli esseri viventi contenuti nelle strutture è maggiore di quella dell’aria che li circonda a causa del così detto «effetto testa calda», ovvero la sensazione di disagio termico che si prova a vista di una parete o di un soffitto surriscaldato. Il principio è lo stesso che verifichiamo in scala maggiore tutte le volte che ci scaldiamo davanti al caminetto. Ciò che ci scalda non è l’aria, ma l’irraggiamento che proviene dal focolare. Il problema è sentito tanto negli edifici dotati di aria condizionata, come in quelli senza. Negli edifici sprovvisti di aria condizionata le persone sono esposte alla radiazione diretta proveniente dal tetto surriscaldato dal sole. L’effetto del rivestimento cool è immediato ed estremamente significativo, sia sotto l’aspetto della temperatura superficiale del manto impermeabilizzante (in estate le finiture scure possono arrivare a sfiorare anche gli 80 gradi, il trattamento con pitture anti solari può ridurre tale temperatura di 32÷35 gradi) che per quanto riguarda la limitazione della temperatura interna che può essere decrementata di 3÷5 gradi nei locali posti a contatto diretto.
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Copertura piana di edificio impermeabilizzata con membrane bitume-polimero e trattata con pittura anti-solare bianca a elevata riflettenza solare e remissività all’infrarosso
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ALTA RIFLETTANZA Le soluzioni applicative ad alta riflettanza solare non si limitano alle sole vernici per il trattamento delle coperture, ma trovano ampio impiego anche in altri settori dell’edilizia, con molteplici sistemi applicativi adatti anche ai rivestimenti esterni. Esistono in commercio, infatti, materiali impermeabilizzanti dotati di elevate caratteristiche di riflettanza solare, come membrane bituminose o sintetiche prefabbricate bianchissime o impermeabilizzanti liquidi, capaci di fornire la doppia prerogativa di tenuta all’acqua e limitazione del surriscaldamento, rivestimenti a base cementizia per interventi di finitura delle pareti esterne (intonachini) degli edifici per continuare con pavimentazioni riflettenti e finire con le ultime novità di mercato che riguardano coppi e tegole che mantengono le colorazioni abituali seppur trattati con pigmentazioni riflettenti. Tali opportunità applicative non sono vincolate alla sola colorazione bianca, ma possono essere un’ottima difesa contro il surriscaldamento delle superfici degli edifici e arrivare ad elevati valori di riflettanza solare (nell’ordine di un 60÷70%) anche se pigmentati con tinte tenui e pastello, adatte ai rivestimenti di facciata, siano dotati di isolamento a cappotto o finite a intonaco. Inoltre, si registrano ulteriori interessanti novità in materia di S e t t e m b r e
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SPEC IAL E
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SUPERFICIE
RIFLETTANZA
EMISSIVITÀ
12 %
>80 %
MEMBRANA CON VERNICE ALLUMINIO
50 ÷ 60 %
50 %
LAMIERA VERNICIATA SCURA
20 ÷ 30 %
30 ÷ 40 %
LAMIERA VERNICIATA CHIARA
60 ÷ 70 %
50 %
TEGOLA O COPPO
27 %
>80 %
MARMO
40 %
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CEMENTO
40 %
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MEMBRANA BITUMINOSA NERA
Tabella riassuntiva dei valori di riflettanza solare ed emissività all’infrarosso di materiali da costruzione di uso comune.
applicazione dei rivestimenti riflettenti per i fondi stradali: da una parte alcuni produttori nazionali stanno portando avanti sperimentazioni relative a un agglomerato asfaltico pigmentato riflettente, mentre negli stati Uniti, precisamente a Miami, procedeno con test di stesura di un rivestimento bianco da applicare direttamente sull’asfalto esistente, capace di limitare il surriscaldamento del fondo stradale senza creare problematiche di riflessione potenzialmente pericolose per i guidatori. Sotto il profilo legislativo anche l’Italia muove i primi passi nei confronti di questa tecnica di facile applicazione e notevole flessibilità. Con la legge di Stabilità del 2016, infatti, sono stati introdotti requisiti minimi sugli indici di riflettanza solare a cui devono sottostare le coperture nuove, suddivise in due categorie in base alla tipologia di copertura: • per coperture piane l’indice di riflettanza solare deve essere non inferiore di 0,65 (che equivale al 65%) • per coperture inclinate l’indice di riflettanza solare deve essere non inferiore a 0,30 (che equivale al 30%) SOLUZIONI AD HOC I valori sopra indicati, sono difficilmente ottenibili con comuni materiali da costruzione e sarà necessario ricercare soluzioni adatte a superare tali richieste, sia per le coperture piane sia per quelle inclinate finite con tegole o coppi. Per le coperture inclinate è possibile reperire alcune tipologie di tegole e coppi con pigmentazioni riflettenti, come anticipato, o in alternativa affidarsi ancora a pitture riflettenti di colorazione simile a quella dell’argilla cotta, in grado di ottemperare le necessità legislative mantenendo un impatto visivo assolutamente impercettibile. Per coperture piane finite con un manto impermeabile di colore scuro a base polimerica o metallica, per esempio, gli indici di riflettanza solare sono ben più alti da quanto indicato nella legge di Stabilità, come si può vedere nella tabella. E sarà necessario reperire manti impermeabili a elevata riflettanza solare o affidarsi ancora una volta a vernici riflettenti per ottenere i valori richiesti e mantenere le temperature superficiali all’interno di un intervallo capace di prolungarne la funzionalità e ridurre i consumi per il raffrescamento estivo. Negli Stati Uniti i cool roof hanno avuto un notevole successo (basti pensare che negli Stati maggiormente esposti al problema del surriscaldamento estivo, come Florida e California, la presenza di rivestimenti
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bianchissimi è sfruttata per il 35% delle coperture piane) perché unanimemente ritenuti una soluzione facile ed efficace al surriscaldamento estivo degli edifici e sempre più progettisti raccomandano questo intervento di grande impatto e di costo contenuto, sia per quanto riguarda l’edilizia civile (condomini o abitazioni) sia per quanto concerne l’ambito industriale, dove è richiesta una temperatura confortevole o dove, al di sotto della copertura, la temperatura deve essere controllata per conservare alimenti, medicinali od ospitare animali. L’applicazione di materiali e pitture riflettenti sulle coperture e sulle pareti esterne degli edifici porta una serie di importanti vantaggi sulla durabilità e l’efficienza degli elementi edilizi, senza alcun impatto sull’uomo e sull’ambiente: • Riduzione della necessità di climatizzazione estiva e conseguente incremento del comfort degli occupanti e limitazione dei costi energetici.
Immagini della videocamera ad infrarosso che testimoniano l’effetto della pittura anti-solare.
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Incremento della durata dei materiali da costruzione grazie alla diminuzione del gradiente di temperatura d’esercizio e la limitazione degli shock termici. Miglioramento delle prestazioni dei materiali adibiti ad isolamento termico (uno dei coefficienti di correzione per la valutazione della conduttività di progetto riguarda proprio il gradiente di temperatura d’esercizio a cui viene sottoposto l’isolante). Incremento, nell’ordine del 4÷6 %, della produzione di energia elettrica da sistemi fotovoltaici, grazie a un duplice effetto: una limitazione della temperatura superficiale dei manti a vista che aumenta il rendimento energetico dei pannelli e la possibilità di ricevere energia solare per riflessione diretta sulla copertura stessa.
NESSUNA SOSTITUZIONE Anche per quanto riguarda le pitture antisolari è necessario chiarire un fondamentale concetto; parlare di vernici termo-riflettenti rischia di essere fuorviante: il consumatore potrebbe pensare che tali soluzioni possano in qualche modo essere ritenute sostitutive dell’isolamento termico, come evidenziato dai comunicati delle associazioni di categoria. Per tale comparto merceologico risulta più appropriato e veritiero parlare di vernici riflettenti, capaci sì di influire sulla prestazione del pacchetto isolante termico, migliorando sensibilmente la risposta in regime estivo intervenendo pesantemente sul coefficiente correttivo legato al gradiente di temperatura indicato dalla Uni En Iso 10456, ma non certamente sostitutive di un adeguato isolamento termico sia esso tradizionale a spessore o di derivazione aerospaziale a basso ingombro. S e t t e m b r e
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EDILIZIA
NON BRUCIATEVI CON L'INEFFICIENZA Massimo Lommano, uno dei massimi specialisti di norme per la prevenzione degli incendi spiega a YouTrade qual è la situazione in Italia. E lancia l’allarme: le regole da rispettare ci sono, ma scarseggia la buona esecuzione nella posa dei materiali per combattere il fuoco di Giovanni Argento
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a sicurezza antincendio è un settore diventato di nicchia, molto specialistico», spiega a YouTrade Massimo Lommano, che si occupa di sicurezza antincendio dal 1994, da quando sviluppò la tesi di laurea sul tema dell’esodo di emergenza per i sistemi antincendio nei servizi ospedalieri. Da lì Lommano ha iniziato l’attività professionale, per poi diventare docente in diversi corsi universitari, fino a entrare nel 2014 nella Commissione Sicurezza Antincendio dell’Ordine degli Ingegneri di Milano, di cui fa parte anche oggi, oltre a essere titolare di uno studio di ingegneria. «I lavori ormai si fanno in team, e ognuno deve fare il suo, nella propria specializzazione, puntando al massimo del risultato», aggiunge. Domanda. Come è arrivato a occuparsi di antincendio?
Massimo Lommano
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Risposta. Quando ho incominciato a lavorare in proprio, da subito ho collaborato con l'ingegnere Franco Luraschi, e dal 2000 con Msc associati, lo studio del professor Migliacci che ha sempre sviluppato progetti di grandi opere e grandi strutture, alberghi, centri commerciali, sale multifunzionali. Poi, nel tempo sono diventato consulente per i property management delle grandi aziende internazionali, come Cushman & Wakefield, Cbre, Bnp Paribas, Coima. La mia attività, quindi, si è sempre più indirizzata sul tema della prevenzione incendi di palazzi uffici. D. La progettazione antincendio in Italia è in linea con quella degli altri Paesi? R. Dal 2015 è in vigore il Codice di prevenzione incendi, revisionato poi nel 18 ottobre del 2019. Prima comunemente chiamato Testo Unico, il nuovo Codice di prevenzione è un testo che riassume al suo interno gran parte dei riferimenti degli standard internazionali, come British standard e Nfpa, utilizzati attraverso una lettura calata nella realtà delle attività italiane. Mentre prima del 2019 l’adozione del Codice era volontaria, adesso è diventata sostanzialmente cogente per tutte quelle attività che prima non erano normate. Per le attività classiche come alberghi e uffici, invece, esiste un doppio binario: può valere la precedente Regola tecnica verticale (che per gli uffici, per esempio, risale al 2006) oppure si può applicare la Rtv legata al Codice (Regola tecnica verticale, acronimo frutto della terminologia del Codice). D. Che cosa comporta? R. In sostanza, gli uffici si possono progettare sia con la vecchia regola sia con la nuova, che racchiude riferimenti presi a larghe mani dagli standard internazionali, soprattutto dalla Bs 9999. Questi standard, per esempio, hanno chiarito che il vecchio calcolo delle vie di esodo, compiuto con il metodo capacitativo, risulta un approccio che non è più considerato buona tecnica a livello internazionale. Anche in Italia è stato adottato un nuovo metodo di calcolo, con riferimento ai British standard, che è molto più aderente alla realtà dell’esodo delle persone. Le S e t t e m b r e
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nuove regole non sono più stringenti, ma più dettagliate: per il momento sono relative a uffici, centri commerciali, alberghi, autorimesse e scuole. D. I professionisti italiani sono sufficientemente preparati sull’argomento? R. Da quando è utilizzato il nuovo Codice di prevenzione incendi, i professionisti italiani si dividono in due gruppi: una gran parte che si occupa di attività di basso rischio, ovvero quelle che il Dpr 151/2011 ha identificato come di categoria A (per cui non è nemmeno previsto l’esame progetto da parte dei Vigili del Fuoco, ma si va direttamente in Scia, con la segnalazione certificata di inizio attività). Gli altri professionisti, più specializzati, si orientano sulle attività di complessità maggiore, di categoria B e C. E devo dire che sono sufficientemente preparati, anche perché esiste un’obbligatorietà dei corsi di aggiornamento per mantenere l’iscrizione all’Elenco speciale del Ministero degli Interni per i professionisti e i tecnici antincendio. Questa scrematura, durata un quinquennio, ha fatto sì che la presenza dei professionisti oggi sia sicuramente molto qualificata. Stiamo parlando di un settore diventato di nicchia, molto specialistico: è difficile che il singolo professionista o uno studio piccolo abbiano la competenza per possedere tutte le Il progetto Garibaldi 123 a Milano. Sopra, il Campus Cameo a Desenzano del Garda (Brescia)
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Analisi dei fumi per il Museo di Santa Maria della Scala a Siena. Sotto, analisi delle temperature e della visibilità per lo stesso edificio
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caratteristiche che richiede oggi la normativa. I lavori ormai si fanno in team, e ognuno il suo, nella propria specializzazione, puntando al massimo del risultato. D. Parliamo di protezione passiva antincendio. Che cosa prevedono le normative nazionali? R. La protezione passiva riguarda le caratteristiche di resistenza al fuoco delle strutture e il comportamento al fuoco delle strutture. Sia le normative di vecchio ordinamento sia il nuovo codice prevedono delle caratteristiche prestazionali, ovvero delle indicazioni molto rigorose riferite a standard europei. Ormai si parla di Euroclassi, quindi di reazione al fuoco certificata con i metodi delle Uni En o degli Eurocodici. In ogni caso, con riferimenti normativi riconosciuti a livello europeo. Per la protezione passiva, poi, esistono diversi metodi di valutazione delle caratteristiche prestazionali. Per i professionisti della categoria A, a basso rischio, un metodo è quello di individuare la resistenza al fuoco attraverso delle tabelle, in modo da certificare strutture senza grossi problemi di ottimizzazione delle caratteristiche e, quindi, con un grande margine di sicurezza. Altri metodi, invece, sono di natura o sperimentale o analitica: nelle attività di categoria C si fa ricorso quasi sempre a valutazioni di tipo sperimentale, se parliamo di nuove costruzioni. Per attività non prefabbricate si parla di operazioni analitiche, dove i riferimenti sono appunto gli Eurocodici. L’importanza della produzione passiva nella strategia antincendio è un tassello all’interno di quella che è la strategia globale della prevenzione incendi: una materia molto interdisciplinare dentro a cui esistono tanti elementi che concorrono alla formazione della sicurezza. D. Qual è la caratteristica più importante all’interno della strategia globale di prevenzione incendi? R. Una caratteristica a livello strategico molto importante è quella di reazione al fuoco, assieme alla caratteristica di produzione dei fumi dei materiali e, quindi, la capacità di auto estinguersi, ovvero di avere un buon comportamento nei confronti del ritardo di propagazione dell’incendio e dei fumi. Oggi, anche grazie al Codice di prevenzione incendi, l’approccio nella valutazione della strategia è sempre più condotto con riferimento al Fire safety engineering, cioè a quelle metodologie di calcolo e valutazioni analitiche che permettono di trovare delle soluzioni alternative rispetto a quelle di base del Codice. D. E questa è una cosa positiva? R. Sì, è la grande novità del Codice, che non è più una norma stringente ma una norma che permette la valutazione da parte del tecnico antincendio di una gamma di soluzioni alternative. Ovviamente queste hanno un maggior onere di progettazione: devono essere fatti dei modelli e bisogna valutarli anche con sistemi avanzati di calcolo, come i Cfd ovvero modellazioni fluido-dinamiche, che possono valutare quali sono gli effetti reali di una propagazione di incendio almeno nelle sue prime fasi, ovvero quelle determinanti per la sicurezza degli occupanti. Quindi, una delle caratteristiche fondamentali di questo approccio della Fire safety engineering è quello di andare a valutare il tempo disponibile per l’evacuazione e confrontarlo con il tempo reale richiesto dall’evacuazione. Per esempio, in un grande capannone con altezze interne rilevanti, di 10 metri, la stratificazione dei fumi avverrà con un ritardo rispetto ai grandi volumi d’ambiente, per cui è possibile calcolare il tempo di esodo delle persone in relazione al tempo di rilevazione dell’incendio. Insomma, il primo punto da prendere in considerazione è sicuramente la S e t t e m b r e
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L'Hotel VIU a Milano. Sotto, il padiglione dell'Uruguay di Expo 2015
salvaguardia delle persone, e qui la strategia porta all’individuazione di materiali che possono avere un ottimo comportamento nella produzione dei fumi e gas tossici, e con una reazione al fuoco limitata: tutte queste indicazioni portano alla riduzione dei tempi di evacuazione. D. Quando si parla di incendi, qual è il punto più critico della struttura e quali sono le soluzioni per mettere in sicurezza l’edificio? R. I punti più delicati sono i transiti delle compartimentazioni. E questo perché il compartimento ha la funzione di selezionare il rischio ed evitare che diventi fuori controllo e generalizzato. La compartimentazione deve essere a tenuta sia di fumi caldi sia di fumi freddi: per esempio, sono nate le guarnizioni di tipo Sa di tenuta ai fumi freddi per le porte tagliafuoco. Tuttavia, nell’applicazione pratica bisogna stare molto attenti: se da una parte la produzione tecnologica è molto avanzata e molto attenta, dall’altra non bisogna fare l’errore di vanificare gli sforzi fatti dai produttori. Infatti, le piccole-medie imprese italiane vivono da sempre il problema della frammentazione e, quindi, non hanno al loro
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Collaudo di impianti di protezione attiva nello stabilimento industriale Arkema a Rho (Milano)
interno servizi tecnici di posa in opera. In questa catena di attività si rischia che l’ultimo soggetto non abbia le competenze per un’esecuzione a regola d’arte di questo tipo di sigillature, come bende, collari, sacchetti termo-espandenti, guarnizioni o serrande tagliafuoco. D. Come ovviare? R. Sono fondamentali i tecnici antincendio, ovvero coloro che compilano il modulo Dich Prod, necessario per la produzione della Scia autorizzativa delle attività. In modo da controllare la conformità tra rapporto di prova e classificazione dell’elemento, anche verificando la Declaration of performance dei prodotti marcati Ce e le condizioni di impiego. Per esempio, un quadrotto di un pavimento galleggiante ha a livello di prefabbricazione la caratteristica corrispondente alla classe 1 di reazione al fuoco, ma leggendo il rapporto di prova e classificazione si scopre che questa condizione è stata testata su un supporto incombustibile, quindi al di sopra di quel quadrotto non potrà essere applicata una moquette, perché in quel caso le condizioni di test non sono garantite. D. La qualità dell’installazione è uno dei problemi dell’edilizia italiana. Quale potrebbe essere la soluzione? R. La filiera è costruita bene, ma esistono delle problematiche a livello di installazione. Soprattutto, la fatica la facciamo noi tecnici antincendio per seguire la produzione di documenti da parte di imprese che non sono attrezzate per produrre la documentazione certificativa corretta. La parte critica non è tanto la tecnologia, ma la buona esecuzione, e soprattutto la difficoltà di dover inseguire questa buona esecuzione alla fine dell’opera, quando tutti hanno fretta di chiudere per presentare la Scia, altrimenti non viene approvata la richiesta di agibilità. Di conseguenza non si può consegnare l’immobile e scattano le penali. Questa corsa finale nel processo edilizio fa male alla buona esecuzione. D. E quindi? R. Non credo esista una soluzione preconfezionata, ma il primo passo dovrebbe essere quello di riconoscere una funzione articolata già nelle fasi di progettazione e di direzione lavori della figura del tecnico antincendio, che poi sarà quello che emetterà i documenti certificativi finali. Molte delle commesse che seguiamo con molti studi di progettazione ci «prendono a bordo» fin dalla fase di progetto, e nella fase di cantiere li assistiamo nella scelta del prodotto giusto al posto giusto, partecipando alle riunioni di cantiere e verificando in itinere che l’installazione degli elementi sia corretta. Alla fine riusciamo a fornire il documento finale del modello Dich Prod con la consapevolezza che quello che firmiamo sia corretto. Tutto questo non è ufficializzato a livello normativo, ma è
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una best practice di alcune aziende e alcuni professionisti del settore. Nemmeno nelle opere pubbliche è riconosciuta la figura dell’assistenza antincendio alla direzione lavori. Secondo me, il primo passaggio dovrebbe essere questo: assicurare l’assistenza di un tecnico antincendio in tutto il processo, in modo che possa entrare nel team di progetto fin da subito. D. Parliamo di cappotto termico. Quando è sicuro e quando non lo è? R. In Italia esiste una lettera circolare volontaria, che è una linea guida del ministero degli Interni per la sicurezza antincendio delle facciate degli edifici. Si applica sopra i 12 metri di altezza e indica criteri di delimitazione tra l’interno e l’esterno. In sostanza: una linea guida che si prefigge come scopo di limitare il rischio del propagarsi di un incendio da un cappotto esterno all’interno dell’edificio. Quello che abbiamo visto succedere alla Grenfell Tower a Londra difficilmente potrebbe capitare da noi, non solo per le dimensioni degli edifici con cappotto, ma anche perché negli edifici progettati con il Codice la linea guida è richiamata per intero, e in pratica viene resa cogente. I prodotti che compongono il cappotto, poi, possono essere combustibili o no, la differenza è tutta qui: esistono prodotti come il gas beton o le fibre minerali che sono incombustibili. È chiaro che la maggiore efficienza energetica di un edificio è conferita da materiali come il poliuretano o il polistirene, che sono anche infiammabili, qualora non vengano usati degli additivi per la riduzione della propagazione del fuoco. Il rischio zero non esiste e il Codice di prevenzione incendio lo dice chiaramente nelle sue premesse. La buona pratica consiste nell’analisi del rischio corrente, teso a mitigare il rischio per renderlo accettabile. D. È possibile far convivere tecnologie antincendio con i principi di sostenibilità edilizia? R. Perché no? Ci sono tantissimi edifici per uffici che stiamo seguendo marcati Leed. Tutte le attività antincendio vengono valutate con un loro peso e vengono inserite all’interno dei principi di sostenibilità edilizia e della salvaguardia dell’ambiente. Gli accorgimenti possono essere tanti, come l’impiego dell’acqua piovana per il reintegro delle riserve idriche per l’antincendio. E come questo esistono tanti casi di attenzione verso la sostenibilità edilizia. Sul tema della caratteristica di reazione al fuoco, produrre meno fumo in caso di incendio è sicuramente un bene per l’ambiente, e quindi bisogna tenere conto dei costi/benefici di una scelta di un prodotto anche in relazione a questo. S e t t e m b r e
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Certificazioni porte: IT EI30 / EI60
EN EI30
Test porte:
Dump heat
Shock thermal
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BRAGA
IL FUOCO? MEGLIO CHIUDERLO FUORI
L'azienda propone un ampio catalogo di porte con resistenza certificata a 30 e 60 minuti, che ormai non si limitano soltanto alle strutture alberghiere o pubbliche, ma sono installate anche nelle case private. Con una gamma di finiture sia in laminato sia in legno
di Veronica Monaco
Porta REI Braga in finitura Larice sabbia 1105. A destra, Porta REI Braga in finitura Olmo Perla 1609 Microtech
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solare le fiamme, chiudendole fuori. Questa la funzione delle porte tagliafuoco, che grazie alla loro elevata resistenza, sono in grado di svolgere un importante ruolo in caso di incendi, riducendo la propagazione di fiamme e fumo e garantendo un’uscita sicura dall’edificio alle persone che si trovano all’interno. Sicure e resistenti, le porte tagliafuoco devono rispondere a criteri molto stringenti, che cambiano da Paese a Paese. Come spiega Giuseppe Braga, fondatore del gruppo omonimo che è specializzato, oltre che in porte interne in legno e laminato, anche in quelle resistenti al fuoco per la sicurezza di hotel, uffici, scuole e abitazioni. Domanda. Quali soluzioni propone Braga per la sicurezza contro gli incendi? Risposta. L’attenzione alla sicurezza che da sempre contraddistingue il nostro gruppo ci ha portato a sviluppare una collezione di porte per interni certificate per resistere al fuoco per 30 e 60 minuti. Possiamo realizzarle sia rivestite con laminati di ultima tendenza sia con i più classici tranciati. D. Quali caratteristiche deve avere una porta tagliafuoco? R. Le porte tagliafuoco devono necessariamente essere testate presso laboratori riconosciuti per poi ottenere la necessaria certificazione. Le attuali legislazioni impongono diversi certificati in base al Paese nel quale la porta viene installata e per questa ragione abbiamo sia certificati italiani, UL (Canada e Stati Uniti) e BM Trada (Area del Golfo) che ci consentono di vendere in moltissime regioni e di rafforzare la nostra vocazione all’export.
D. Quali sono i principali luoghi di installazione? R. Alcune recenti tragedie hanno aumentato la sensibilità alla sicurezza e questo ha portato a un ampliamento dei luoghi di utilizzo delle porte tagliafuoco, che ormai non si limitano soltanto alle strutture alberghiere, ma anche alla casa privata. D. Quali certificazioni possiedono le vostre soluzioni? R. Abbiamo certificazioni sia al fuoco che all’insonorizzazione, una tematica quest’ultima sempre di maggior attualità. Abbiamo anche inserito alcune certificazioni per la resistenza ai fumi, che spesso risultano più pericolosi delle stesse fiamme, questo per poter migliorare sempre più la sicurezza dei nostri clienti. D. Braga esporta le sue porte in tutto il mondo: ci sono differenze in tema di sicurezza antincendio? R. Ogni Paese adotta una legislazione diversa dagli altri. Si tratta spesso di forme di protezionismo verso produttori locali e questo avviene anche a livello di Unione Europea, nonostante ormai da troppi anni si annunci, senza poi realizzarla, una armonizzazione del sistema. I particolarismi dei singoli Stati danneggiano il consumatore finale impedendo la realizzazione di un vero mercato globale. D. Oltre a essere sicure, le vostre porte tagliafuoco sono anche belle: quante finiture sono disponibili su questo tipo di prodotti? R. Proponiamo una gamma di finiture sia in laminato che in legno che possono essere scelte all’interno delle nostre collezioni, ma siamo sempre disponibili a personalizzazioni nel caso in cui il progetto lo richieda.
Prova di tenuta porta REI Braga. A destra, dopo oltre 37 minuti, la porta è ancora completamente intatta
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X T I N S U L AT I O N
LA DOGA RIGIDA NON TEME IL FUOCO L’azienda presenta Isolam G, soluzione per l’isolamento termico, acustico e per la protezione al fuoco di primi solai, piani pilotis e autorimesse. Realizzato in lana di roccia, questo elemento è studiato per essere incollato direttamente sul solaio. Ed è certificata rei 360 di Veronica Monaco
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ISOLAMENTO, ISTRUZIONI PER L’USO La posa di Isolam G di XT insulation è facile e veloce, senza necessità di fissaggi meccanici. Ecco come procedere: •
Stendere il collante sul retro del pannello (lato non verniciato).
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Applicare il pannello sul solaio, prestando attenzione a non lasciare fughe, in modo da evitare ponti termici e il disallineamento delle lastre.
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Premere il pannello su tutta la sua superficie utilizzando un frattazzo.
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Terminata la posa di tutte le lastre la superficie è pronta per la verniciatura.
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Per ottenere un risultato finale gradevole esteticamente è fondamentale curare l’allineamento dei pannelli.
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ra i sette requisiti essenziali che devono soddisfare le costruzioni secondo il Regolamento 305/2011 c’è la sicurezza in caso di incendio. In caso di fiamme le opere di costruzione devono essere realizzate in modo che la capacità portante dell’edificio possa essere garantita per un determinato periodo di tempo: la generazione e propagazione del fuoco e del fumo al loro interno devono essere ridotte, la propagazione del fuoco a opere di costruzione vicine limitata, gli occupanti devono poter abbandonare l’edificio o essere soccorsi in altro modo, e il soccorso deve risultare in ogni caso garantito. I requisiti di protezione passiva dal fuoco dipendono dalla destinazione d’uso del locale e dal carico d’incendio previsto. Particolare attenzione va prestata a quei locali in cui la presenza di automezzi è in grado di aumentare notevolmente il carico di incendio, come i garage, le autorimesse, gli interrati. A questo proposito Xt insulation presenta Isolam G, la soluzione per l’isolamento termico, acustico e la protezione al fuoco di primi solai, piani pilotis e autorimesse. IL PROBLEMA Quando si tratta di primi solai, per isolare efficacemente è necessario ricorrere a materiali in grado di agire contemporaneamente su più fronti. Quello dell’isolamento termico, in quanto i primi solai separano in genere locali riscaldati da locali che non lo sono. Quello dell’isolamento acustico, poiché al di sotto dei primi solai spesso si trovano autorimesse, garage, locali caldaie, ambienti in cui possono verificarsi frequentemente situazioni di rumore. E, infine, anche quello della resistenza al fuoco: spesso, infatti, questi ambienti sono soggetti a situazioni a importante carico di incendio e le regole tecniche impongono parametri più stringenti al fine di garantire la sicurezza degli occupanti. S e t t e m b r e
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La doga Isolam G
LA SOLUZIONE Per rispondere efficacemente a tutti i requisiti di isolamento termico, acustico e di protezione al fuoco Xt insulation propone Isolam G: si tratta di una doga rigida in lana di roccia studiata per essere incollata direttamente sul solaio. Il materiale è in grado di garantire la protezione al fuoco e aumentare l’isolamento di primi solai, piani pilotis e autorimesse dal caldo, dal freddo, dal rumore e dal fuoco. Il pannello, biosolubile, è verniciato sulla faccia a vista e sui bordi smussati con primer bianco, e si applica in maniera semplice e veloce con il solo utilizzo di colla a base cementizia, senza bisogno di armature o fissaggi esterni. I bordi smussati della doga, posata a giunti sfalsati, conferiscono una gradevole finitura estetica, eliminando eventuali piccole differenze. Il pannello Isolam G, applicato su solaio di prova normato, ha ottenuto la certificazione di resistenza al fuoco Rei 360.
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FIBROTUBI
COMBUSTIONE ADDIO BASTA UN MODULO Attraversamento Eterinox si compone di due parti, ciascuna provvista di piastra integrata e coibentazione, con un’escursione telescopica per adattarsi allo spessore e all’inclinazione dello strato da attraversare, senza volumi tecnici sopra e sotto la zona di passaggio di Veronica Monaco
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ncendio sul tetto della casa: prende fuoco la canna fumaria», «Fiamme dalla canna fumaria al tetto di una casa», «La canna fumaria va a fuoco e l’incendio rischia di propagarsi all’intera abitazione»: sono solo alcuni titoli comparsi sui giornali e riferiti a fatti di cronaca accaduti negli ultimi mesi (uno di questi, per inciso, ha interessato persino la casa di campagna in Umbria dell’ex presidente della Bce, Mario Attraversamento tetto/parete Eterinox Draghi). Incidenti che, però, si potrebbero evitare: come tutti i componenti dell’impianto termico, anche le canne
Eterinox Matdp verniciato
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fumarie devono rispondere a determinate prescrizioni normative per escludere problemi e danni, talvolta anche molto gravi. A questo proposito Fibrotubi, seguendo i temi attuali della sicurezza abitativa e del risparmio energetico, produce i sistemi fumari a marchio Eterinox, una gamma completa di canne fumarie monoparete, doppia parete, tubi flessibili, in metallo o in plastica. ATTRAVERSAMENTO SICURO Il rischio di combustione è significativo in presenza di forme di riscaldamento a biomasse, come la legna, non tanto quando i sistemi sono a regime, quanto piuttosto nel momento in cui si verificano surriscaldamenti dovuti a eccessivi carichi di combustibile o a fumi particolarmente ricchi di fuliggine. In abbinamento ai propri sistemi fumari Fibrotubi ha ideato uno speciale modulo di attraversamento tetto/solai, che assicura totale affidabilità sul lungo periodo, oltre a garantire la sicurezza antincendio e un’installazione rapida su tetti piani o in pendenza. Il modulo Attraversamento Eterinox si compone di due parti, ciascuna provvista di piastra integrata e coibentazione, con un’escursione telescopica che permette di adattarsi con precisione allo spessore e all’inclinazione dello strato da attraversare, senza bisogno di volumi tecnici sopra e sotto la zona di passaggio. Il diametro della canna fumaria inseribile nel modulo ha un diametro che va da 80 millimetri in su, mentre le piastre quadrate sono disponibili di serie con lato da 320 a 485 millimetri (oppure rotonde e/o verniciate a richiesta). L’escursione telescopica del modulo va da 200 a 330 millimetri, lo spessore del corpo cilindrico, comprensivo di coibentazione, è di 50 mm. Creato in base alle esigenze del cliente, il modulo è facile da installare in pochi minuti e, se associato ai sistemi fumari Eterinox Serie Matdp, inoltre, è certificato. S e t t e m b r e
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RÖFIX
L’INTONACO CHE PROTEGGE L’azienda presenta un nuovo materiale per la protezione di elementi strutturali e divisori, che rispetta pienamente i requisiti di legge: Röfix Intofire. Garantisce efficienza e affidabilità per le applicazioni delicate, quando si richiedono specifiche caratteristiche di Franco Saro
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a sicurezza inizia dalla pelle o, meglio, dalla superficie dell’edificio. Per scongiurare il propagarsi di un incendio, insomma, la soluzione è iniziare a utilizzare materiali sicuri già nello strato più visibile della costruzione, quello esterno. Ed è anche l’idea portante di Röfix Intofire, nuovo intonaco per la protezione di elementi strutturali e divisori, che rispetta pienamente i requisiti richiesti dal decreto ministeriale 16/02/2007. Si tratta di un intonaco studiato appositamente per garantire un efficiente comportamento e affidabilità per le applicazioni delicate, quando si richiedono specifiche caratteristiche, che non tutti sono in grado di garantire.
RISPETTO DELLE NORME I requisiti di protezione passiva al fuoco, infatti, sono stabiliti dalle normative edilizie nazionali, che definiscono il comportamento al fuoco secondo due concetti diversi ma fondamentali: reazione e resistenza al fuoco. La reazione al fuoco (Uni En 13501-1:2009) di un elemento da costruzione (intonaco, malta, pittura) rappresenta il comportamento in presenza di fiamme del materiale stesso che, per effetto della sua decomposizione può alimentare o meno l’incendio al quale è esposto. Per esempio, partecipando all’incendio con la propagazione, l’infiammabilità e il calore (classificazione: A1, A2, B, C, D, E); con il gocciolamento infiammabile e la caduta di frammenti incandescenti (d0, d1, d2); con il fumo che ostacola i soccorritori o il deflusso della folla (s1, s2, s3). La reazione al fuoco non si calcola, essa viene determinata sperimentalmente mediante prove su campioni in laboratorio. RESISTENZA La resistenza al fuoco, quindi, è un parametro riferito alle strutture e agli edifici e rappresenta la capacità di un sistema (non di un materiale) composto da più materiali di resistere per un determinato tempo alla tenuta e all’isolamento durante l’incendio. Le classi di S e t t e m b r e
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resistenza al fuoco sono numerate con la sequenza 10, 15, 20, 30, 45, 60, 90, 120, 180, 240 e 360, ed esprimono il tempo in minuti durante il quale la resistenza al fuoco deve essere garantita. Le sigle che definiscono le caratteristiche di resistenza al fuoco sono del tipo «Rei 60, EI 90, EI-M 120, R 120 ecc.». Premesso questo, Röfix Intofire abbina una grandissima resa, determinata dal basso peso specifico, a una cremosa lavorabilità e incredibile adesione anche sui supporti problematici come il calcestruzzo liscio.
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GRUPPO ETEX
CONTRO LE FIAMME CON 10 MILA TEST Il brand Promat è leader mondiale nella protezione passiva all'incendio sia come volume di vendita sia come qualità di prodotti e soluzioni. Grazie anche all’esperienza di cinque laboratori di ricerca e sviluppo e oltre mille rapporti di classificazione secondo le norme En
di Franco Saro
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Promat offre prodotti di alta qualità progettati per la protezione passiva al fuoco, l'isolamento termico e acustico. Sotto, Matteo Da Forno
i sono aziende che hanno in catalogo alcuni prodotti per la protezione dal fuoco. Poi, ci sono quelle che possono vantare una super specializzazione nei sistemi di protezione antincendio per l’edilizia. Uno di questi rari campioni del settore è il Gruppo Etex. E c’è un motivo: «Contiamo sull’esperienza di cinque laboratori di ricerca e sviluppo specializzati, su più di 10 mila test report internazionali e oltre mille rapporti di classificazioni secondo le norme En», sintetizza Matteo Da Forno, amministratore delegato di Etex Building Performance. Domanda. Il Gruppo Etex, oltre ai sistemi a secco e ai rivestimenti in fibrocemento ecologico per facciate ventilate è anche un’azienda che vanta prodotti antincendio attraverso il marchio Promat. Qual è la dimensione di questa società? Risposta. Etex è un gruppo multinazionale con sede in Belgio, presente in 42 Paesi con 101 sedi e 12.500 dipendenti. Al suo interno
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Etex è organizzata in cinque divisioni: Etex Building Performance, Etex Exteriors, Etex Residential Roofing, Etex Industry e Etex New Ways e da differenti brand uniti per essere il riferimento dei materiali da costruzione in tutto il mondo. Etex Building Performance è presente in Italia con i brand Promat e Siniat: Siniat si occupa di sistemi a secco per l'edilizia sia per ambienti interni che esterni, Promat di protezione passiva dal fuoco. Il Gruppo Etex è poi presente in Italia con la divisione Industry per i settori O&M, Marina, Heavy Industry e Transportation oltre ai brand Cedral e Equitone che si occupano di facciate ventilate. D. E in particolare, per quanto riguarda la protezione dal fuoco? R. Promat è leader mondiale nella protezione passiva all'incendio sia come volume di vendita che come qualità di prodotti e soluzioni. I nostri numeri parlano chiaro: vantiamo 14 stabilimenti di produzione, portiamo avanti con passione il lavoro quotidiano grazie al contributo di oltre 1.300 persone, contiamo sull'esperienza di cinque laboratori di ricerca e sviluppo specializzati, su più di 10 mila test report. Promat ha un'esperienza di oltre quarant'anni e può contare su tecnici e ricercatori di altissimo valore e, soprattutto, su un know how che non teme alcun confronto. Sono queste le ragioni per cui siamo in grado di offrire garanzie di serietà e affidabilità uniche nel nostro settore. D. Qual è il portafoglio prodotti di Promat? R. Il nostro portafoglio prodotti si identifica sostanzialmente in quattro macro famiglie applicative: lastre in silicato di calcio per la compartimentazione e per la protezione strutturale, intonaci e pitture intumescenti, canali autoportanti di ventilazione ed estrazione fumo, prodotti per la sigillatura degli attraversamenti di impianti. D. È vero che Promat è considerato uno standard nei sistemi antincendio? R. Promat ha costruito la sua reputazione negli anni grazie a una vasta e completa gamma di prove di laboratorio che coprono sostanzialmente tutte le tipologie costruttive. Unitamente alla grande sicurezza che deriva dalle nostre certificazioni sia di prodotto che di sistema, siamo in grado mettere a disposizione di tecnici e imprese la tranquillità necessaria a una scelta consapevole. Per queste ragioni Promat spesso risulta essere la prima scelta per i prodotti da protezione passiva al fuoco. La qualità è frutto anche degli investimenti in ricerca e sviluppo nei laboratori dell’azienda, in particolare al centro studi Itc di Tisselt e Avignone. Abbiamo a disposizione cinque centri R&D in Europa e in tutto il mondo, con attrezzature all’avanguardia e forni specifici per l’esecuzione di prove di resistenza al fuoco. Investiamo moltissime risorse in termini di R&D ottenendo risultati vincenti. Lo dimostrano tutte le innovazioni che stiamo presentando al mercato come Promatect-100X, la lastra universale per la compartimentazione o la lastra Promatect-XS per la protezione strutturale, e altri nuovi prodotti sono in fase di sviluppo. S e t t e m b r e
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D. E per la protezione dal fuoco? R. Oltre il 90% dei prodotti Promat è destinato alla performance di resistenza al fuoco, nello specifico protezione passiva. Questo comporta la totale necessità di Promat di testare sperimentalmente in laboratorio tutti i propri prodotti in modo da poter costantemente proporre a progettisti, imprese e distributori, i più innovativi e sicuri sistemi antincendio, a protezione di qualsiasi tipologia costruttiva o impiantistica. D. Quali sono le applicazioni previste per questi materiali? R. Copriamo sostanzialmente tutte le applicazioni possibili all’interno del panorama costruttivo italiano. Siamo in grado di proporre i più performanti sistemi di compartimentazione orizzontale o verticale: controsoffitti, contropareti o pareti antincendio, per i più alti requisiti di resistenza al fuoco; canali autoportanti per singolo o multi comparto, realizzati in lastre di calcio silicato dalle straordinarie performance di stabilità, leggerezza e funzionalità; pitture e intonaci per strutture in acciaio e cemento armato; una gamma completa di sistemi termoespandenti per la sigillatura di attraversamenti impiantistici come collari, sacchetti, nastri, eccetera. D. Che cosa spinge un rivenditore a tenere in magazzino i materiali Promat? R. Certamente la versatilità e le performance uniche dei nostri Applicazioni a parete della lastra Promatect-100X. Sopra la nuova lastra Promatect-100X progettata per le compartimentazioni antincendio sia orizzontali che verticali
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Controsoffitto antincendio pendinato con lastre Promatect 100X . Sopra, applicazione in aderenza di lastra Promatect 100X a soffitto
sistemi. Basti pensare a Promatect-100X, una lastra progettata per le richieste quotidiane di protezione al fuoco, ideale per la distribuzione poiché ottimizzata in due soli spessori e applicabile su qualsiasi elemento costruttivo e in qualsiasi condizione, fino a 120 minuti. Oppure Promatect-L500, la lastra più qualificata del mercato per la costruzione di canali di estrazione fumo, con gli spessori più bassi e il peso minore: una vera e propria unicità senza paragoni. Potremmo proseguire con le pitture intumescenti o con la moltitudine di certificazioni della gamma Fire Stopping. Unitamente ai capitolati queste sono solo alcune delle ragioni per le quali la parte distributiva non può fare a meno di Promat. D. Le norme di sicurezza antincendio in Italia non mancano. Ma sono davvero applicate? R. Dal nostro punto di vista, le norme si dividono in quelle di tipo (per i produttori, che indicano con precisione «come» devono essere condotti i test di laboratorio) e quelle di procedura (per i tecnici antincendio i quali sono tenuti a verificare sempre la scelta e applicabilità dei sistemi di prevenzione incendi). Per entrambe le categorie è richiesta sempre più competenza tecnica. Lungo tutta la filiera i professionisti antincendio sono sempre più preparati sulla verifica dei campi di applicazioni dei sistemi premiando i produttori che lavorano con trasparenza e professionalità. Lato ministeriale, i comandi dei vigili del fuoco grazie alla loro attività di controllo, aiuteranno sempre più all’innalzamento del livello tecnico di protezione passiva dal fuoco in Italia.
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D. Quali sono i prodotti che passano dalle rivendite edili? R. Essenzialmente ogni prodotto viene canalizzato attraverso la rete distributiva delle rivendite di materiale edile. La partita si gioca sul campo dell’opportunità. Mentre è compito di noi produttori generare domanda sul territorio attraverso l’attività di specifica o di formazione tecnica, la rete distributiva è per noi fondamentale all’intercettazione delle stesse opportunità o di altre autonome: anche per queste siamo sempre pronti ad assistere i nostri clienti qualora fosse necessario. D. È sufficiente la formazione tecnica dei rivenditori? R. Gli ambiti della protezione passiva stanno diventando sempre più complessi e articolati. La formazione e l’aggiornamento costante sono ovviamente la chiave per un mercato tecnico come quello della resistenza al fuoco. Credo che i produttori siano chiamati a contribuire alla formazione tecnica della parte distributiva del mercato alla luce di un panorama normativo in costante rinnovamento anche grazie al nuovo codice di prevenzione incendi. Ritengo quindi il supporto tecnico-commerciale di Etex prezioso in questo particolare momento. D. Offrite un supporto alle rivendite? R. Spendiamo più che volentieri molto del nostro tempo e della nostra energia per l’attività formativa dei nostri clienti. Non solo i progettisti sono infatti oggetto dei nostri training ma teniamo particolarmente al fatto che tutti gli operatori dei nostri partner siano costantemente aggiornati sulle novità immesse sul mercato, siano essi nuovi prodotti, sia nuovi sistemi di protezione al fuoco. D. Come vi regolate riguardo alla logistica? R. I temi della consegna dei materiali e soprattutto quello della velocità di spedizione sono ormai cruciali per le opportunità di vendita. L'efficienza di cantiere impone tempi inimmaginabili fino a pochi anni fa e i produttori devono farsi trovare pronti. Durante gli ultimi anni, Promat ha rivoluzionato la propria organizzazione logistica riducendo fortemente i tempi di produzione e consegna di tutti i propri prodotti. Questo anche grazie alla creazione di Etex Building Performance e quindi alla sinergia con Siniat: l'opportunità infatti di incrementare i poli logistici sul territorio e sfruttare la capillarità dei trasporti dei sistemi a secco Siniat, risulta essere un grande plus ai fini del miglioramento del livello di servizio. La facilità di abbinamento tra i prodotti di protezione al fuoco e quelli di edilizia a secco, rappresentano un benefit aggiuntivo che siamo in grado di offrire ai nostri clienti. Monitoriamo inoltre la soddisfazione di tutti i nostri clienti anche e soprattutto su questo ambito. La supply chain è un focus strategico della nostra organizzazione e investiremo sempre nel miglioramento della performance logistica. S e t t e m b r e
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KNAUF
NUOVO INTONACO ANTI FIAMME Il gruppo introduce MP 75 L Fire nella linea di prodotti per la sicurezza: unisce le prestazioni di protezione a superfici lisce ed esteticamente perfette. Si aggiunge a soluzioni per rivestimenti, controsoffitti, cavedi, strutture in acciaio e condotte di Veronica Monaco
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na gamma di sistemi completi per combattere le fiamme. Grazie all’intenso lavoro di ricerca e sviluppo, la divisione Antincendio di Knauf è in grado di proporre una gamma di soluzioni a 360 gradi per la protezione dal fuoco, con lastre, intonaci, attraversamenti, vernici e accessori, certificati secondo i parametri europei. Un approccio globale, che consente all’azienda di rispondere alle esigenze degli installatori per la realizzazione di pareti, rivestimenti, controsoffitti e cavedi resistenti al fuoco, proteggendo anche strutture in acciaio, condotte di ventilazione e impianti tecnologici. Leggeri, veloci e facili da posare, i sistemi antincendio coniugano i vantaggi delle lastre in gesso rivestito Knauf. Il gesso, infatti, possiede caratteristiche naturali di resistenza al fuoco, potenziate dall’aggiunta di fibre di vetro, vermiculite e perlite, materiali naturali che permettono di raggiungere un’efficienza ancora maggiore nella lotta contro le fiamme. ATTRAVERSAMENTI Uno degli elementi più importanti nella progettazione antincendio è la protezione passiva, cioè lo studio di tutti quegli elementi in grado di ridurre l’eventualità di innesco delle fiamme ed evitarne la propagazione. Da questo punto di vista si trova, spesso, un punto debole negli edifici che sfugge all’attenzione di progettisti, installatori e proprietari: gli attraversamenti. La sigillatura degli attraversamenti (di tubazioni, cavi elettrici, canalizzazioni o servizi), nelle pareti come nei solai, spesso non risulta adeguata a togliere al fuoco ogni possibilità di propagazione. Grazie alla sua esperienza e alle competenze del proprio staff tecnico, Knauf ha messo a punto una vasta gamma di soluzioni per sigillare ogni possibile varco. Anche perché non tutti gli attraversamenti sono uguali e occorre adottare sistemi di protezione differenti in relazione a ogni specifica esigenza. Per esempio, in presenza di cavi elettrici l’azienda propone KF-Bags, cuscinetti antifuoco composti da materiale intumescente, inerti termocoibenti e prodotti a graduale rilascio d’acqua, e i materassini intumescenti KF-Masa. Oppure, nel caso dei tubi in plastica facilmente incendiabili, Knauf propone i collari KF- Collar, che, in caso di incendio, comprime il tubo soffocando le fiamme e impedendo il passaggio dei fumi.
PITTURE INTUMESCENTI Nella lotta agli incendi un’azione determinante si può ottenere con rivestimenti protettivi reattivi, che all’aumentare della temperatura innescano un reazione chimica che muta il loro stato fisico e forma una vera e propria barriera contro il fuoco e il calore. È il caso delle pitture intumescenti Knauf che, in caso di incendio, aumentando il loro spessore originario anche fino a cento volte, espandendosi fino a formare un’efficace barriera protettiva in grado di proteggere le strutture minacciate dal fuoco. Anche in questo caso le soluzioni proposte variano in base alle esigenze di applicazione, il tipo di strutture da proteggere e gli ambienti stessi di utilizzo. Per esempio, la vernice intumescente Interchar 404 assicura fino a due ore di protezione su travi con sezione a T, pilastri e profili cavi e può essere utilizzato sopra una larga gamma di sistemi di primer, oppure Interchar 1160 a base acqua, ideale per la protezione di strutture in acciaio quando il lato estetico è importante. In più, sviluppando un odore molto limitato, può essere applicata anche in zone occupate da personale. NOVITÀ Tra le novità della divisione Antincendio di Knauf il nuovo intonaco MP 75 L Fire, che unisce le prestazioni di protezione dal fuoco con la possibilità di realizzare superfici lisce ed esteticamente perfette. Sviluppato appositamente per ambienti interni e semi esposti, Knauf MP 75 L Fire è più leggero e garantisce una protezione al fuoco fino a R 240. Idoneo anche per aree con alimenti, aderisce perfettamente anche in punti critici e supporti difficili come i rivestimenti in lamiera grecata, profili metallici e superfici in calcestruzzo anche senza l’utilizzo di primer. Altra novità Knauf è il sistema di protezione passiva Thermax per condotte di ventilazione e di evacuazione fumi. Cuore del sistema è la nuova lastra in vermiculiteSL - SP. 50 mm, che garantisce elevate caratteristiche di resistenza al fuoco EI 120, sia per fuoco lato interno che esterno. Costituita da materiale ecologico, è riciclabile al 100% e non dannosa per la salute. Resistente a funghi e batteri, è particolarmente indicata per l’impiego in impianti per il trattamento dell’aria.
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STARE AL CALDO SENZA PERICOLI L’azienda bergamasca offre un servizio completo per la sicurezza dei camini e dispone di un catalogo con 33 diversi modelli di canna fumaria, dai sistemi in plastica speciale a quelli in acciaio inox, dal ferro al rame. Non solo: consegna in poche ore ai rivenditori di Veronica Monaco
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gni anno in Italia bruciano circa 10 mila tetti per l’incendio della fuliggine contenuta nella canna fumaria. A rivelare questo dato poco rassicurante è Paolo Marcati, amministratore unico di An Camini, azienda di Zingonia di Verdellino (Bergamo) specializzata da oltre 30 anni in soluzioni tecnologiche per l’evacuazione di fumi. Domanda. Quali tipologie di canne fumarie proponete al mercato? Risposta. Abbiamo 33 modelli diversi di canna fumaria. L’85% dei prodotti sono di nostra produzione e spaziamo dai sistemi in plastica a quelli in acciaio inox, dal ferro al rame. Negli anni ci siamo adeguati alle richieste del mercato, ampliando la produzione. Per esempio, per il settore della biomassa, che fino a qualche anno fa rappresentava per noi una nicchia di mercato, abbiamo introdotto due nuovi modelli di canna fumaria, uno in acciaio al carbonio verniciato, l’altro smaltato, proprio per soddisfare il boom delle stufe a pellet. D. Questa attenzione continua al mercato si sposa con il vostro slogan «soluzioni tecnologiche per l’evacuazione dei fumi». Quali sono le altre peculiarità che caratterizzano l’azienda? R. Sicuramente l’aspetto tecnico. Negli anni il prodotto in sé si è molto semplificato, ma ci sono situazioni in cui serve davvero molta esperienza per un’installazione a regola d’arte. Il nostro ufficio tecnico offre tutta
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la consulenza necessaria: oltre a sviluppare preventivi e dare consigli, esegue anche calcoli per il dimensionamento delle canne fumarie ed è a disposizione per assistere in cantiere i clienti che ne fanno richiesta. D. Quando è nata An Camini? R. L’azienda è nata alla fine degli anni Ottanta. In quegli anni le canne fumarie erano solo in cemento e non c’era un vero e proprio mercato Impianto di ventilazione EI 120. A sinistra, Paolo Marcati
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nazionale. Anzi, spesso i prodotti erano importati dall’estero. Poi, con il passaggio degli impianti di riscaldamento dal gasolio al gas metano, il mercato è diventato molto più interessante, e siamo passati a essere più di 80 concorrenti. Pian piano le aziende si sono organizzate, si sono strutturate, sono aumentati i prodotti. Anche An Camini ha seguito questo percorso riorganizzandosi secondo i nuovi volumi del mercato e un nuovo livello di prezzi. È stato uno shock positivo che ci ha permesso di prendere una decisione che non potevamo più rimandare: internalizzare la produzione. Oggi An Camini è una delle aziende leader sul mercato dei camini e delle canne fumarie. D. Negli anni è cambiata anche l’attenzione alla sicurezza. Un tempo, ad esempio, si trascuravano dettagli importanti come il dimensionamento della canna fumaria. Quanto c’è ancora da fare su questo fronte? R. Negli anni si è innescata una spirale della qualità che continua a crescere. L’attenzione ai temi della sicurezza è sempre in aumento, anche grazie all’obbligo delle certificazioni. Gli impianti a gas, per esempio, dal 1990 devono possedere un documento di conformità, e dal 2008 anche le stufe a pellet. Questo significa che l’installatore sotto la sua responsabilità dichiara che l’impianto è sicuro, e in caso di incidenti rischia grosso. Non da ultimo c’è anche un discorso di risparmio energetico: se la canna fumaria non è progettata adeguatamente può deprimere il rendimento di un impianto termico fino al 15%, oltre a creare tutta una serie di problematiche pratiche. Insomma, l’impianto va considerato a 360 gradi e progettato ad hoc per ogni situazione, tenendo a mente anche il rispetto delle normative, alcune anche a valenza regionale. D. Che cosa propone An Camini per una corretta progettazione? R. Offriamo software di dimensionamento e disegno schemi impianto, che dà la possibilità di calcolare il diametro corretto in funzione dell’installazione, e di recente abbiamo introdotto una nuova sezione relativa al calcolo della temperature di contatto. Oltre a verificare il buon funzionamento della canna fumaria, la velocità dei fumi e altri parametri, il software consente di calcolare la temperatura raggiunta dal camino, sia all’interno che all’esterno. Questo è fondamentale, perché in caso di incendio di fuliggine, dobbiamo essere certi che la temperatura raggiunta all’esterno non sia mai tale da poter incendiare parti combustibili poste nelle vicinanze. Il nostro ufficio tecnico è comunque sempre a disposizione per una corretta progettazione e, per chi volesse approfondire questi argomenti, An Camini mette a disposizione un percorso formativo attraverso la sua Academy, prossima al debutto. D. Rilascerete anche degli attestati? R. L’obiettivo sarà anche questo. Quando i clienti chiedono il riferimento di un installatore sul territorio, abbiamo bisogno di proporre interlocutori qualificati e certificati. In più, vorremmo introdurre anche test di verifica delle competenze, seguendo un po’ il metodo della patente di guida. Attraverso un percorso di e-learning è possibile accedere a contenuti, esercitarsi, per poi mettere in pratica quello che si è imparato nel lavoro di tutti i giorni. D. Quali sono i plus dei vostri prodotti rispetto agli altri presenti sul mercato? R. Abbiamo industrializzato i prodotti e semplificato la vita a chi deve installare gli impianti e a chi deve verificare se sono a norma. Infatti, finora i prodotti erano assemblati in cantiere e richiedevano maestranze molto specializzate. Con i nostri camini, realizzati in fabbrica e certificati CE in laboratorio, si semplifica molto il lavoro dell’installatore che S e t t e m b r e
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Possibilità di colorazione in tinta con la stufa. A destra, Il sistema passaggio a tetto G00S di An Camini può stare a contatto con le parti in legno senza nessun rischio di incendio.
non deve più incollare e costruire in opera con colla e cemento, ma gli basta un cacciavite per raggiungere le stesse performance ottenute in laboratorio. E anche per il termotecnico e l’ispettore diventa molto più semplice capire se il camino è installato correttamente. D. Sono soluzioni certificate antincendio? R. Ci sono norme completamente diverse per i condotti di ventilazione e i camini. Per avere la doppia funzione, il tubo deve avere una doppia certificazione. An Camini dispone di condotti che godono della doppia certificazione quindi possono essere utilizzati sia come canna fumaria che come condotti di ventilazione. I prodotti hanno superato test molto severi e sono certificati per sopportare gli incendi da 30 fino a 120 minuti, il tempo tecnico per consentire alle persone di mettersi in sicurezza. D. Passiamo alla distribuzione: come si articola il vostro rapporto con i rivenditori di materiali edili? R. Per il discorso dell’obbligo di dichiarazione di conformità, il muratore non abilitato lettera C, secondo il DM 38/08, non può più installare canne fumarie: di conseguenza i rivenditori hanno perso interesse per questo genere di prodotti, perché le richieste erano sempre più scarse. Tuttavia, ci sono rivenditori evoluti che hanno compreso le opportunità del mercato e sono diventati consulenti anche per termotecnici, geometri e utenti privati: in questi casi è stato possibile attivare delle belle sinergie con il nostro ufficio tecnico, che offre tutto il suo supporto per risolvere qualsiasi problematica. D. Quanti prodotti bisogna avere a magazzino per avere un’esposizione che offra una buona rotazione? R. Normalmente consigliamo di concentrarsi sui prodotti per uso domestico, gas e stufe a pellet. Abbiamo abbandonato i discorsi di stock a magazzino, di pre-stagionali, anche perché, grazie a un servizio B2B molto efficiente, siamo in grado di consegnare entro 48 ore dall’ordine, in qualsiasi periodo dell’anno. Anche da smartphone, i rivenditori possono scegliere gli articoli e il materiale viene spedito dalla sera alla mattina. Ai rivenditori offriamo anche corner espositivi, studiati in funzione dello spazio e dei volumi che può muovere il punto vendita, configuratori che permettono di fare preventivi in maniera semplice e veloce e il supporto dell’ufficio tecnico per qualsiasi necessità. Insomma, piuttosto che cavalcare l’onda del prezzo, abbiamo deciso di percorrere una strada un po’ diversa, quella del super-service! D. Quali saranno le caratteristiche delle canne fumarie del futuro? R. In Italia in questi anni c’è stata una valorizzazione un po’ esasperata della parte estetica a discapito della parte tecnica. Oggi, man mano che aumenta l’attenzione alla sicurezza, si sta raggiungendo un compromesso tra lato estetico e lato tecnico per far sì che l’evacuazione dei fumi risulti sempre più sicura e di qualità.
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Trasparenza certificata per i prodotti edili Si chiama Declare e riporta l’elenco delle sostanze chimiche codificate internazionalmente. È la prima dichiarazione volontaria dei produttori sui loro materiali, per soddisfare una duplice esigenza: la chiarezza di informazioni da parte della committenza, ma anche la sostenibilità certificata di Valentina Anghinoni
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e mbrerebbe un paragone scontato, se non fosse che l’argomento in questione riguarda un cambiamento delle abitudini di consumo che ha totalmente rivoluzionato il marketing e le vendite del settore alimentare nel nostro contesto culturale. Stiamo parlando dell’esigenza del consumatore, diffusa sempre più su larga scala, di orientare i propri acquisti in base alla risposta che i prodotti sanno offrire a tre domande fondamentali. Ovvero, da dove viene questo prodotto? quali ingredienti contiene? come è possibile smaltirlo alla fine del suo utilizzo? Sono gli stessi quesiti ai quali più di 800 prodotti per edilizia etichettati Declare hanno risposto, grazie a questo strumento messo in campo dall’International Living Future Institute (ILFI), ente statunitense attivo nel promuovere la transizione dell’edilizia verso un modello sempre più rigenerativo, spiega Carlo Battisti, presidente di Living Future Europe (l’affiliata europea di ILFI), nonché consulente per l’innovazione sostenibile e Project Manager. Domanda. Declare è la prima etichetta di prodotto pensata appositamente per i materiali per le costruzioni: di che cosa si tratta? Risposta. È una piattaforma di trasparenza e database di prodotti, che si propone di rivoluzionare il mondo dei materiali per l’edilizia e il design. È pensata per fornire all’architetto, progettista e in ultima istanza anche al cliente finale, informazioni chiare e precise sulla composizione di un determinato prodotto e il suo effettivo impatto sull’ambiente. Una vera etichetta, in cui vengono indicati tutti i componenti chimici utilizzati, per esempio, per una finestra, un mattone o un pavimento, con un dettaglio di peso che arriva fino a 100 parti per milione, ovvero lo 0,01%. Ogni elemento al di sopra
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Carlo Battisti, presidente di Living Future Europe. A destra, Phipps Center for Sustainable Landscapes, Pittsburgh (Pa). Photo courtesy © The International Living Future Institute
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di questa percentuale deve essere dichiarato. La piattaforma Declare contiene l’elenco completo delle sostanze chimiche codificate internazionalmente, secondo i due maggiori sistemi di classificazione: il Cas (Chemistry Abstract Service) americano e l’Ecics (European Customs Inventory of Chemical Substances) europeo. In più, bisogna specificare la provenienza di ogni componente chimico, la riciclabilità del prodotto e, a breve, anche le informazioni sulle emissioni di CO2 in fase di produzione. Le sostanze considerate nocive (il cui elenco è contenuto in una cosiddetta Red list) saranno evidenti nell’etichetta disponibile secondo tre livelli di salubrità, permettendo di conoscere in maniera esatta e immediata quanto un prodotto impatta sull’ambiente, quanto è riutilizzabile e quanto è salubre per salute degli utenti. D. Come è stato recepito questo strumento dal mondo della produzione? R. Ci sono più di 800 prodotti etichettati nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Australia e Nuova Zelanda, dove questa esigenza è molto sentita per promuovere i prodotti locali. In Europa abbiamo più di 60 prodotti etichettati. Quindi, è una realtà nuova e innovativa che si sta sviluppando e che speriamo prenda sempre più piede tra i produttori, visto che rappresenta una chiara volontà di trasparenza in un mercato spesso ancora ambiguo. S e t t e m b r e
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Basti pensare alla miriade di nomi e sotto-nomi commerciali di determinate sostanze che rendono difficile comprendere che cosa ci sia davvero all’interno di un prodotto. Declare è uno strumento progettuale che favorisce la sostenibilità come parametro di scelta qualitativa sui materiali e prodotti da impiegare in un progetto, riconosciuto da certificazioni di sostenibilità come Living Building Challenge, Leed e Well. D. Qual è la visione di edilizia promossa dal protocollo di certificazione Living Building Challenge? R. La visione si collega molto a quella della progettazione biofilica che punta a riconnettere gli esseri umani con la natura nell’ambiente costruito (vedi Speciale Biocasa su YouTrade 111 ndr) - della quale si parla molto in questo momento, ma che in realtà è un concetto, oltre che una prassi, esistente da molto tempo, già parte della tradizione costruttiva italiana. Trovandoci nell’ambito dell’edilizia rigenerativa, divulghiamo la metafora dell’edificio come un fiore, o come un albero, entità radicate e dunque che non si muovono, eppure vivono: se ci pensiamo è una connotazione significativa che implica essere in relazione con l’ecosistema circostante, naturale e costruito. In questa visione, l’edificio è dunque perfettamente integrato con il luogo in cui si trova e riesce a essere autosufficiente dal punto di vista delle risorse, restituendo all’ambiente circostante
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bioCasa The Bullitt Center, Seattle (Wa) Photo courtesy © The International Living Future Institute
ciò che preleva, in maniera armoniosa, efficiente e bella. La bellezza è un altro elemento fondamentale di questa visione perché incide sul benessere delle persone. La Challenge, a cui fa riferimento il protocollo è una vera e propria sfida, aperta agli architetti, ingegneri e a tutta la filiera delle costruzioni. D. Il protocollo Living Building Challenge è adatto solo per le nuove costruzioni o ha una portata più ampia? R. Il protocollo riguarda sia le nuove costruzioni, sia le ristrutturazioni, anche su spazi ridotti. Per esempio, se si vuole intervenire in un negozio, magari all’interno di un edificio commerciale. In realtà, la portata della sfida Living Building è molto più ampia, perché può e deve coinvolgere anche gli spazi urbani: quelle che il nostro Istituto definisce Living communities. In tal caso la metafora dell’edificio come fiore si allarga a livello di comunità, quartiere e città, in cui gli edifici sono collegati tra loro esattamente come gli alberi di una foresta. A questo proposito, è interessante il concetto di scale jumping (termine che indica l’uscire dai confini propri di uno specifico contesto per trovare soluzioni
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più efficienti ndr), per cui nel caso non sia possibile realizzare un edificio completamente autosufficiente si può pensare di progettare un cluster di edifici che insieme raggiungano un bilancio positivo, per esempio, grazie a un bacino di biofiltrazione delle acque grigie o un impianto fotovoltaico comune. D. Un simile approccio implica un cambio di paradigma del settore delle costruzioni? R. È un approccio dirompente, diverso da quello a cui si è abituati: presuppone una collaborazione sinergica fin dall’inizio del progetto, cosa che non è affatto banale. Per questo i nostri consulenti per prima cosa si occupano di formare e mettere in comunicazione il gruppo di progettisti, il proprietario, il gestore dell’edificio, fino all’impresa di costruzioni. Ciò permette di trovare le soluzioni più efficaci alle problematiche di cantiere, ottimizzare i processi e evitare gli sprechi, aumentando l’efficienza e l’efficacia dei vari interventi. Diversamente da ciò che accade in quella che possiamo definire come filiera a cascata, nella quale ognuno è cliente o fornitore di chi lo precede o lo segue e dove ognuno lavora in maniera isolata. S e t t e m b r e
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Si tratta di un processo integrato che applicato a ogni passaggio produce l’ottimizzazione complessiva che tutti auspichiamo. D. La distribuzione edile qualificata può diventare un veicolo per promuovere l’idea di un’edilizia sostenibile e di un nuovo modo di costruire? R. Certo, la mia impressione è che la rivendita edile sia piuttosto sottovalutata nei termini dell’impatto che può avere dal punto di vista culturale e della trasformazione dei processi. Non è sempre vero che i distributori vendono solo ciò che i grossi player sono in grado di imporre loro dal punto di vista commerciale: se la rivendita è il tramite tra la produzione e l’architettura, la progettazione e l’utenza finale, allora è sicuramente un anello importante e, se in grado di fornire una consulenza di qualità, penso che questo canale possa essere molto potenziato nella direzione dell’edilizia sostenibile. Chiaro che, a monte, il rivenditore deve fare delle scelte sui materiali e sistemi da proporre ai propri clienti. D. Qual è, invece, il ruolo della produzione? R. Noi puntiamo molto a orientare la produzione perché così è possibile ottenere un grande impatto sulla qualità dell’intera filiera. Non ci sono materie prime scartate a priori, ma sono selezionate in base al livello di salubrità che sono capaci di offrire, specie per gli
ambienti indoor, anche dal punto di vista strettamente industriale. Conoscendo la portata dell’impatto che il mondo delle costruzioni ha sulla produzione di emissioni di anidride carbonica, bisogna agire sia sui prodotti che sugli edifici, quindi non solo usare strategie progettuali volte alla sostenibilità ma anche materiali virtuosi, riciclabili e con filiere certificate. D. Il superbonus 110% si propone di riqualificare il patrimonio edilizio attraverso l’utilizzo di materiali e soluzioni tecniche altamente prestazionali e di qualità. Può rilanciare e dare una spinta forte all’edilizia sostenibile? R. È un discorso complesso, con tante sfaccettature. In linea di massima sì, perché ammettere un rimborso del 110% per ristrutturare è un messaggio molto forte, in un mercato in cui il problema maggiore spesso riguarda la liquidità e i finanziamenti. Però, come sappiamo, il diavolo si nasconde nei dettagli, in questo caso nella burocrazia. Per esempio, per realizzare un progetto di rivestimento a cappotto per ottenere il bonus 110%, un progettista deve compilare molti documenti diversi. Questo non va bene. Poi, c’è un focus sulla salubrità e la sostenibilità dei materiali? È corretto mettere in moto il settore delle costruzioni in questo periodo economico così complicato, oltre a migliorare le prestazioni energetiche degli Etsy headquarters, Brooklyn - NYC Photo courtesy ¬© The International Living Future Institute
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bioCasa edifici. Ma altrettanto essenziale dovrebbe essere non puntare solamente sul minor prezzo e su materiali scadenti e di derivazione fossile. La nostra missione complessiva è di eliminare questa fonte non rinnovabile che continua a rilasciare quantità enormi di CO2 nell’atmosfera, per iniziare un nuovo ciclo finalmente rigenerativo, l’unico in grado di assicurare il benessere per le generazioni future. D. Qual è il rapporto con la tecnologia? R. Con il covid ci siamo resi conto, intrappolati nelle nostre abitazioni, che il comfort delle nostre case incide in maniera significativa sulla nostra salute. La pandemia ha sicuramente suscitato nelle persone una serie di riflessioni su quanto sia importante vivere in un ambiente salubre e contenente elementi naturali, al punto che anche architetti e progettisti hanno reimpostato alcuni parametri per venire incontro a queste rinnovate istanze. D. In sintesi, qual è l’identità e l’attività di Living Future Europe in riferimento al settore dell’edilizia e delle costruzioni sostenibili? R. Living Future Europe fa riferimento a una realtà di respiro internazionale, l’International Living Future Institute (Ilfi), che nasce di fatto per la promozione della certificazione Living Building Challenge, un’idea nata nel 2006 da Bob Berkebile e Jason McLennan, rispettivamente architetto e designer promotori e pionieri dell’edilizia sostenibile negli Stati Uniti. Insoddisfatti dei protocolli di sostenibilità già esistenti, si sono attivati per creare
UniverCity Childcare Centre, Burnaby, BC, Canada Photo courtesy © The International Living Future Institute
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un protocollo che fosse il più possibile olistico e rigenerativo, sostenibile a tutto tondo. Il protocollo Living Building Challenge, negli anni, ha continuato a svilupparsi dal punto di vista tecnico e commerciale sotto l’egida di ILFI (con sede a Seattle). Esiste anche il Living Future Institute of Australia mentre a Bolzano c’è appunto la sede di Living Future Europe. Il network conta inoltre nel mondo circa 130 community denominate Collaborative, tra le quali c’è anche il LF Italy Collaborative. Sostanzialmente, si tratta di gruppi locali che su base volontaria agiscono per promuovere lo sviluppo dei nostri programmi. D. Quali figure del settore delle costruzioni ne sono coinvolte? R. Soprattutto dal mondo dell’architettura e dell’ingegneria, ma in realtà lavoriamo con tutta la filiera delle costruzioni e anche con sviluppatori immobiliari, enti pubblici, scuole, organizzazioni non governative e le grandi società. Insomma, da chi progetta e sviluppa gli interventi, a chi li realizza e li finanzia. Alcuni progetti sono diventati iconici: abbiamo superato il numero di 700 progetti registrati nel mondo di cui circa 130 certificati (il numero è sempre molto più basso rispetto a quelli registrati, perché il nostro protocollo richiede per la certificazione un monitoraggio dell’edificio di almeno dodici mesi dalla fine del completamento del cantiere, per capire se le prestazioni effettive ne rispettano i parametri). Tra le fila dei nostri clienti si annoverano anche alcuni giganti del tech come Google, Microsoft, Amazon e Salesforce. Per esempio, con Google abbiamo due progetti certificati, la ristrutturazione dei loro uffici a Chicago o i nuovi uffici a Londra, con Amazon stiamo collaborando per certificare il primo stadio sportivo al mondo a zero emissioni di CO2 , la Climate Pledge Arena di Seattle (Washington). Stiamo assistendo il gruppo Salesforce per la certificazione Zero Carbon del loro nuovo campus a Dublino. E anche Microsoft ha adottato i nostri programmi per i loro prossimi edifici, compreso il nuovo campus a Mountain View (California), nella Silicon Valley. Quindi stiamo lavorando con grossi player dell’economia che hanno scelto di investire nelle costruzioni rigenerative secondo il modello che noi proponiamo. D. Qual è invece la diffusione dei vostri standard in Italia? R. In Italia siamo ancora molto all’inizio. Non solo perché c’è molta diffidenza verso il nuovo, ma principalmente perché si perde di vista quello che è il vero obiettivo, che per noi è molto chiaro: rendere davvero sostenibile il mondo costruito, che ha un impatto enorme sull’inquinamento ambientale. Per arrivare, come indicato dagli obiettivi internazionali dell’Onu e da quelli europei descritti nel Green Deal, alla decarbonizzazione completa prima del 2050. Tecnicamente e finanziariamente è possibile, i risultati che stiamo ottenendo con i nostri progetti lo dimostrano sulla base di prestazioni reali, grazie agli almeno dodici mesi di monitoraggio richiesti. Verifica indispensabile per capire come gli edifici, al di fuori dalla teoria, si comportano dal punto di vista prestazionale e come essi reagiscono ai comportamenti quotidiani degli utenti che li utilizzano. Caratteristica che rende nostro protocollo Living Building Challenge il più stringente, avanzato e dunque sostenibile, al mondo. S e t t e m b r e
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AL LAVORO CON YOUBUILD Smartphone, computer e YouBuild. Il magazine edito da Virginia Gambino Editore è diventato in breve uno strumento apprezzato dai professionisti della filiera delle costruzioni: architetti, geometri, ingegneri, periti, imprenditori... YouBuild, infatti, non si propone solo di fare genericamente cultura del costruire e del progettare. La rivista, che ha cadenza trimestrale, pubblica anche informazioni utili, pratiche, aggiornate. Sotto la direzione di Luca Maria Francesco Fabris, docente al Politecnico di Milano, un comitato scientifico internazionale è in grado di selezionare le tecnologie, case history e metodologie migliori. Ecco perché l’abbonamento a YouBuild è uno strumento per migliorare il vostro lavoro.
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2 1. Opulence di Ceramiche Piemme si ispira
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alle texture di marmi e graniti pregiati con spettacolari effetti di iridescenza e colore: dal bianco scintillante della finitura Bliss al nero magmatico di Pleasure, dai grigi delle finiture Caprice e Delight fino all’eleganza del verde con venature dorate di Eccentric. La linea di piastrelle e lastre ceramiche comprede vari formati, fino a 60x120 cm, e si completa con una gamma di cinque decori a parete. 2. Sartoria, brand di Terratinta Group, presenta Equus, una linea di pavimenti e rivestimenti in gres ispirata al mondo equestre, con tre tipologie di superfici ottenute mediante pressatura a secco. Scolpiti e lavorati in rilievo, gli elementi si prestano a infiniti schemi di posa. 3. Fiandre Architectural Surfaces lancia due nuove texture ispirate dalla purezza del marmo bianco: Apuano Purissimo e Invisible, entrambe disponibili nelle finiture lucidata e semilucidata. Le lastre in finitura semilucidata sono, inoltre, attivizzabili e diventare ceramiche fotocatalitiche, ad azione antibatterica e autopulente. 4. La nuova collezione Sheer di Fap ceramiche dona personalità e ritmo agli ambienti grazie a una gamma completa di trame, texture e suggestioni materiche opache. Nel grande formato 80x160, la collezione in pasta bianca rende le pareti perfettamente omogenee, mentre il formato 25x75 è ideale per tutti i contesti, dal bagno alla cucina. 5. L’eleganza della pietra si sposa con la matericità del cemento in Loft, la nuova collezione di Porcelaingres d’ispirazione nord-europea in quattro varianti colore: Snow, Sand, Smoke, Dark. Il fondo è illuminato da piccole particelle iridescenti che conferiscono ulteriore carattere. Le lastre sono disponibili anche con coefficiente di scivolosità R11 e spessore di 2 cm per applicazioni in outdoor. 6. Woodsense è la nuova proposta
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effetto legno di Ragno che riporta in vita le suggestioni delle travi e tavolati di recupero. Forti variazioni cromatiche e segni del tempo mai uguali contribuiscono a rendere le superfici ancora più autentiche e vissute. Disponibile in quattro colori (beige, marrone, avorio e grigio) e tre formati: 25x150 cm; 19x150 cm e 20x120 cm (quest’ultimo anche su superficie strutturata per l’uso in esterno). 7. Una superficie morbida al tatto e facile da pulire, realizzata con un innovativo processo produttivo brevettato. Questa è StepWise, la nuova tecnologia che Marazzi ha sviluppato e applicato ad alcune nuove collezioni, sperimentandone l’efficacia sia su prodotti high performance come Terratech, sia sui nuovi gres effetto pietra della collezione Mystone, sia sul piccolo formato decorativo Crogiolo D_Segni Blend. 8. La naturalezza dell’ardesia, con le sue sfumature e imperfezioni, rivive in Ubik di Ceramiche Keope, una collezione versatile, adatta ad ambientazioni domestiche, spa urbane e design boutique. Disponibile in otto formati, da 120x120 cm a 9,7x60 cm, e in cinque miscele di colore: Walnut, Greige, Ivory, Grey e Anthracite. 9. Premiata con il Red Dot Award 2020, Policroma di Cedit disegnata da Cristina Celestino coniuga classicità e modernità. La collezione si ispira alle tessiture venate di marmi italiani in via d’estinzione e alle campiture cromatiche del marmorino, fatte convivere all’interno della medesima lastra. Accostate, le ceramiche creano ricche trame figurative e disegni bidimensionali di grande impatto visivo. 10. Rak Ceramics lancia RakSanit, una gamma di soluzioni per pavimenti e rivestimenti in gres e ceramica realizzati con smalti che inibiscono la crescita dei batteri, riducendo il rischio di contagio e contribuendo a creare ambienti più sicuri.
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11. La ceramica diventa la nuova protagonista
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dell’interior design con Del Conca House, il nuovo progetto di Ceramica del Conca di arredi unici ed eleganti, anche per esterno, realizzati con le grandi lastre: lavabi, panche, lampade, sedute, tavoli, cucine in gres porcellanato caratterizzati da innumerevoli combinazioni di superfici e colori. 12. Le collezioni i’Pix di Sicis riproducono la segmentazione delle superfici mettendo a punto, grazie alla combinazione di migliaia di tessere di mosaico, intricati motivi geometrici, paesaggi, fiori e astrazioni materiche. La nuova Capsule Collection Deep Sea ricrea straordinari fondali marini con una fauna affascinante e misteriosa. 13. Doppio riconoscimento per VitrA nell’edizione 2020 degli iF Design Awards: vincono il premio internazionale la collezione Equal per l’ambiente bagno, disegnata da Claudio Bellini, e la linea di piastrelle CementMix, trendsetter per WGSN, autorità nel campo delle nuove tendenze a livello globale. 14. Il marchio di Industrie Cotto Possagno Lustri Veneziani presenta Terre bianche, la nuova collezione di piastrelle artigianali realizzata con caolino bianco, caratterizzata da colori e sfumature che richiamano gli effetti cromatici dei mosaici e cristalli veneziani. La linea Murano riprende le nuance della natura combinandole tono su tono, mentre la linea Fusioni miscela i colori creando un effetto cromatico senza eguali. 15. Dune presenta Selena, la nuova serie ceramica dove la grafica dell'onice naturale è delicatamente trattata in una gamma cromatica che spazia dal tono avorio, al blu grigiastro fino al grigio intenso. 16. Calacatta Grey è la nuova superficie della linea MaxFine Marmi di FMG - Fabbrica
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IN SHOW
Marmi e Graniti. Caratterizzata da fondo bianco e da una densa trama di venature grigie, è disponibile in due diverse finiture, lucidato e prelucidato, e cinque formati, dal 300x150 al 75x37,5 cm. 17. Gli ossidi del metallo, i riflessi cromati dell’acciaio e le morbide spatolature stonalizzate del cemento si uniscono nella nuova collezione di lastre in gres porcellanato effetto metallo Kerinox per ambienti moderni e sofisticati. Disponibile in quattro varianti di colore (Antracite, Bianco, Grigio e Sabbia), in due formati (60x60 cm e 90x90 cm) e in tre superfici complementari tra di loro (naturale, lappata e lucida). 18. Sensazioni di morbidezza e profondità per le piastrelle in gres porcellanato effetto resina Creos di Ceramiche Refin. Le lastre presentano una texture delicatamente mossa e irregolare, caratterizzata da zone leggermente lucide ed altre più opache, tipiche del processo di asciugatura della resina. La palette cromatica è composta da cinque colori neutri: bianco Bride, i grigi freddi Dorian e Shadow e i toni caldi Cookie e Mud, e due inedite proposte colorate, Bluebay e Coral, disponibili anche nel nuovo grande formato 120×278. 19. Disegnata da Matteo Thun per Florim Ceramiche, la collezione “Sensi of Casa dolce casa” si ispira alla tattilità delle terre naturali per creare piacevoli superfici toni neutri. La collezione è realizzata esclusivamente con l’utilizzo di materie prime naturali e con il 60% di materiali riciclati. 20. I pavimenti in ceramica Porcelanosa sono progettati in base ai parametri di materiali naturali come il legno (Starwood e Par-Ker) e la pietra (Ston-Ker), nonché di composti industriali ispirati al cemento (Harlem di Porcelanosa, Urban di Venis e XLight di Urbatek) e al metallo.
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ZAPPING IL POLISTIROLO SI PRESENTA «Ciao, mi presento, sono la pallina di polistirolo!»: così inizia il nuovo filmato realizzato da Aipe (Associazione Italiana Polistirene Espanso) per promuovere l’Eps. Materiale poliedrico dalle caratteristiche uniche, si presta alla realizzazione di innumerevoli prodotti, dai caschi, ai contenitori alimentari e medicali, fino ai prodotti specifici per l’isolamento delle abitazioni. Leggero, resistente, igienico e termoisolante, l’Eps è anche riciclabile al 100% e riutilizzabile all’infinito. Per approfondire tutte le qualità e i vantaggi del polistirolo, anche dal punto di vista dell’ecologia e dell’economia circolare, il video Polistirolo. Una storia infinita, ideato e sviluppato dall’Agenzia Realtà di Milano, è disponibile su Facebook, Twitter, LinkedIn e su YouTube al link https://bit.ly/2ZQaIPW.
PROPOSTA FIERISTICA IN ASSOLUTA SICUREZZA E IN CONFORMITÀ CON LE ATTUALI NORMATIVE ANTICORONAVIRUS IN ITALIA. PROSEGUE NEL FRATTEMPO L’INTENSO LAVORO PER PROPORRE UNA FIERA DELLA FERRAMENTA ANCORA PIÙ COINVOLGENTE E MULTICANALE NELLA PIÙ INNOVATIVA INTEGRAZIONE TRA MONDO FISICO E DIGITALE.
NUOVA CALCE IDRAULICA NATURALE DI TASSULLO Tassullo, brand di Gruppo Miniera San Romedio, è riuscito a sviluppare una nuova calce
HARDWARE FORUM RIMANDATA A SETTEMBRE 2021 ALLA LUCE DELLE DISPOSIZIONI GOVERNATIVE IN MATERIA DI SICUREZZA E PROROGA DELLO STATO DI EMERGENZA PER IL COVID-19, LA FIERA DELLA FERRAMENTA HARDWARE FORUM È STATA RIMANDATA A SETTEMBRE 2021. HARDWARE FORUM ERA STATA RIDISEGNATA SUL MODELLO DI SICUREZZA #B-SAFE4BUSINESS MESSO A PUNTO DA KOELNMESSE PER UNA
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idraulica naturale, alternativa biocompatibile al cemento Portland, traspirante e con un impatto ambientale il 75% inferiore rispetto ai prodotti tradizionali. Un calcestruzzo dal colore nocciola chiaro con sfumature bianche, ideale per progetti di particolare pregio estetico, ideale per costruire opere con velocità, precisione e costi contenuti, come dimostra la realizzazione della fontana per la sede di Confcommercio di Trento. «La flessibilità della calce idraulica naturale ha consentito di realizzare l’opera con velocità, precisione e costi contenuti, permettendo di ottenere una geometria pulita e un risultato che meglio si adatta al contesto. L’utilizzo di un materiale come il calcestruzzo di calce ha garantito una finitura liscia e spigoli vivi per la struttura generale, mentre una finitura irregolare per la superficie della lastra su cui scorre l’acqua», afferma Mattia Forti, architetto di Evenstudio a capo del progetto.
IDROPULITRICE PER PALE COMPATTE BOBCAT BOBCAT LANCIA LA NUOVA IDROPULITRICE PER PALE COMPATTE GOMMATE E CINGOLATE, PROGETTATA PER SPRUZZARE ACQUA AD ALTA PRESSIONE SU STRADE, VIE URBANE E ALTRE SUPERFICI. GRAZIE AL SUO DESIGN PLUG&PLAY, L’IDROPULITRICE PUÒ
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ESSERE COLLEGATA IN MODO SEMPLICE E RAPIDO ALLA PALA COMPATTA BOBCAT, ED È DISPONIBILE IN TRE DIVERSI MODELLI, 250S, 250M E 250L. LE DIMENSIONI COMPATTE DEL NUOVO ACCESSORIO GARANTISCONO LA MASSIMA EFFICIENZA E SEMPLIFICANO IL TRASPORTO, MENTRE LO SPRUZZATORE ANTERIORE È REGOLABILE PER ADATTARSI A TUTTI I TIPI DI LAVORO, DAI LAVORI STRADALI E DI COSTRUZIONE ALLA DISINFEZIONE DI AMBIENTI PER PREVENIRE LA DIFFUSIONE DEL COVID-19.
SAINT-GOBAIN TRA LE 100 AZIENDE PIÙ INNOVATIVE Secondo la classifica Derwent Top 100 Global Innovators 2020 stilata da Clarivate Analytics, Saint-Gobain è, per la nona volta consecutiva, tra le prime 100 aziende ed istituzioni più innovative del mondo. La classifica si basa su quattro criteri
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principali: il numero totale di brevetti, la percentuale di brevetti rilasciati, il numero di brevetti depositati, la portata globale del portafoglio-brevetti e l’impatto relativo. Per l’attività di ricerca e sviluppo Saint-Gobain si avvale di una rete globale di otto centri interfunzionali e numerose unità dedicate. Grazie a questo grande impegno, possiede un serbatoio di innovazioni che le permette di lanciare molti nuovi prodotti ogni anno (dei prodotti commercializzati oggi, uno su quattro non esisteva cinque anni fa). In totale, il Gruppo deposita oltre 400 brevetti ogni anno, proponendosi come polo tecnologico di riferimento per i propri mercati, con prodotti, sistemi e soluzioni realizzati per il 90% in Italia e un’attenzione particolare ai temi del comfort termo-acustico, risparmio energetico, sicurezza, estetica e qualità dell’aria. «Le aziende del Gruppo che operano nel nostro Paese sono orgogliose del contributo che l’Italia apporta alla rete mondiale di Ricerca & Sviluppo. Oltre a soluzioni ad alte prestazioni tecniche prodotte avvalendoci di tecnologie sviluppate a livello mondiale, abbiamo adattato i materiali per la costruzione ai nostri sistemi italiani, producendone il 90% sul nostro territorio», commenta Gaetano Terrasini, ceo di SaintGobain in Italia.
COMPLEANNO PER QUICK-STEP
QUICK-STEP COMPIE TRENT’ANNI, IN CONTEMPORANEA ALLA CASA MADRE UNILIN CHE FESTEGGIA IL SUO 60ESIMO ANNIVERSARIO. CON LA SUA CONTINUA ATTENZIONE ALLA QUALITÀ, AL DESIGN E ALL’INNOVAZIONE, QUICK-STEP È DIVENTATO SINONIMO DI PAVIMENTO IN LAMINATO, MA OGGI, GRAZIE ALLA SUA AMPIA GAMMA DI PROPOSTE E STILI, È IN GRADO DI PROPORRE SOLUZIONI PER OGNI ESIGENZA, SIANO PARQUET IN LEGNO, LAMINATO O VINILE. TUTTI I PAVIMENTI QUICK-STEP OFFRONO UN ALTO LIVELLO ESTETICO E FUNZIONALE: AD ESEMPIO, L’ULTIMA GENERAZIONE DI PAVIMENTI IN LAMINATO IMPERMEABILE QUICK-STEP OFFRE UN IMPAREGGIABILE LIVELLO DI REALISMO ANCHE NEI PIÙ PICCOLI DETTAGLI. LE TECNOLOGIE SCRATCH GUARD E HYDROSEAL, ASSICURANO CHE I PAVIMENTI IN LAMINATO QUICK-STEP POSSANO OFFRIRE UNA PROTEZIONE ECCELLENTE CONTRO GRAFFI, MACCHIE E PERFINO UMIDITÀ SUPERFICIALE.
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più nei prossimi 6-12 mesi. Un’intenzione correlata anche a una generale tendenza verso stili di vita più digitali, confermata dall’abbandono del contante: un italiano su tre dichiara che lo userà meno d’ora in poi.
HACKER ALL’ATTACCO IL BOOM DI ZOOM
AMAZON PUNTA FORTE SULL’ITALIA Amazon creerà in Italia 1.600 posti di lavoro a tempo indeterminato entro l’anno. Il colosso dell’e-commerce arriverà così a 8.500 dipendenti, rispetto ai 6.900 di fine 2019, sparsi tra 25 sedi in tutta Italia. Il colosso ha investito circa 4 miliardi di dollari tra aprile e giugno per iniziative legate al covid e alla consegna degli ordini ai clienti e alla sicurezza dei dipendenti. I nuovi posti di lavoro comprendono un pacchetto di benefit, tra cui l’assicurazione sanitaria privata contro gli infortuni e sconti per acquisti su Amazon.it a tutti i dipendenti. Nel 2019, Amazon ha pagato, in media, oltre 17,2 milioni di euro al mese in remunerazioni e stipendi ai dipendenti in Italia.
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L’emergenza sanitaria legata al covid ha aumentato l’importanza dello smart working e degli strumenti per realizzarlo. Per esempio, la piattaforma Zoom per le videoconferenze. Zoom è così passato da 10 milioni di utenti giornalieri del dicembre 2019 a oltre 300 milioni nell’aprile 2020. Visto il successo, l’azienda americana è pronta a fare la sua prossima mossa e ha annunciato una nuova categoria di prodotti denominata Zoom for Home, che consiste sia di un’interfaccia software, sia di una linea di dispositivi hardware realizzati appositamente per il lavoro da casa.
L’E-COMMERCE ACCELERA Secondo una ricerca Ipsos, con il lockdown c’è stata una crescita dell’e-commerce che si manterrà nel tempo. Rimane, però, la criticità della consegna, che soprattutto nel nostro Paese deve ancora essere risolta. Secondo l’indagine, il periodo di lockdown ha impresso un’accelerazione senza precedenti alla diffusione dell’ecommerce. Durante la quarantena lo shopping online è stato adottato da tre italiani su quattro e rientra ormai fra le nuove e più frequenti abitudini della quotidianità, preceduto solo dal tempo passato con familiari e amici, sui media o dedicato agli hobby nel tempo libero. Sempre secondo l’indagine di Ipsos, il 37% degli italiani ha intenzione di acquistare online addirittura di
La pandemia ha influito negativamente sulla sicurezza informatica. Secondo il Rapporto sulle minacce informatiche elaborato dall’Osservatorio sulla Cybersecurity di Exprivia, giugno è stato il mese in cui dall’inizio dell’anno si sono verificati la maggior parte di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende, privati e pubblica amministrazione. La maggior parte degli attacchi sono da mettere in relazione all’emergenza coronavirus e oltre il 60% degli episodi ha provocato come danno il furto dei dati con una crescita a tripla cifra rispetto al primo trimestre (+361%), superando sia le violazioni della privacy (11% dei casi) che le perdite di denaro (7%). Gli esperti di Exprivia pongono l’accento sull’elevato rischio che stanno correndo i sistemi di videosorveglianza presi di mira dagli hacker, che già nel primo trimestre hanno messo a punto un pericoloso attacco con il malware Mirai. YO U T R A D E
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NO TOOLS JUST HANDS Appendere lampade a sospensione o quadri, fissare la cassetta postale o il portarotolo, riparare vasi o le cerniere dei mobili: i piccoli lavori manuali sono spesso un incubo perché manca l’attrezzo giusto. Ecco che allora entrano in gioco gli innovativi prodotti No Tools Just Hands, ideati per risolvere tante piccole applicazioni in maniera pratica e veloce: pad attacca e stacca, colle, ganci, nastri biadesivi. Le tue mani sono tutto ciò di cui hai bisogno.
ATTACCA E STA CCA AGGIUSTA BIADESIVI APPLI CA E FISSA RIPARA APPENDI INCOLLA