Metalli
Che cosa succederà dopo lo choc dazi
Lamiera 2025 Macchine e innovazione i motori della fiera
Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - 70% NE / TN - Virginia Gambino Editore - Viale Monte Ceneri 60 - Milano - Contiene I.R. e I.P.
Numero 38 - MAGGIO 2025
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editoriale
LA BUFERA DEI DAZI
NON FRENA LA LATTONERIA
N
egli Stati Uniti c’è un proverbio che recita: «No news, good news». Cioè, se non succede niente è una buona notizia. Teoricamente non sarebbe applicabile a quello che ci si aspettava dopo la buriana dei dazi decisi dalla Casa Bianca, che coinvolge anche acciaio, alluminio e rame. Ma, come troverete scritto nell’articolo a pagina 22, il mercato è ancora in cerca di una risposta e le attività proseguono as usual: in sostanza, per ora la lattoneria non sembra toccata dalle tariffe imposte sui metalli e le aziende lavorano come sempre. Il giudizio finale, insomma, è perlomeno rimandato ai prossimi mesi, anche perché le (in)decisioni dell’amministrazione degli Stati Uniti in materia lasciano ipotizzare che la parola fine alla guerra dei dazi non sia ancora arrivata. Se sul temuto fronte del mercato dei metalli non si è registrata la scossa temuta, non per questo le imprese della lattoneria devono riposare sugli allori. C’è tanto da fare e l’abbrivio alla lattoneria spinto del parallelo settore dell’edilizia non sembra concluso, nonostante la fine dell’effetto superbonus. Anche se il boom con il doping degli incentivi fiscali è ormai alle spalle e la domanda è stata ricondotta a uno standard più sostenibile, le imprese continuano a operare. E questo è un bene. Ma attenti a non rimanere indietro con le richieste del mercato, che vogliono dire più formazione e rinnovamento. Due pilastri che sono alla base della mission di Pile.
Fabio Montagnoli
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Collaboratori / Contributors Alessandro Bonvicino, Pamela Catapano, Centro Studi YouTrade, Alice Fugazza, Selene Maestri (fotografa), Veronica Monaco, Fabio Montagnoli, Andrea Payaro, Franco Saro Impaginazione e grafica / Layout and graphics Raffaella Sesia e Gaia Avallone Periodicità/ Frequency of publication Trimestrale - cinque numeri/anno Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 70% NE / TN Registrazione / Registration: N. 222 del 10-04-2001 del Tribunale Civile e Penale di Milano. Ai sensi del D. Lgs. 196/2003, informiamo che i dati personali vengono utilizzati esclusivamente per l’invio delle pubblicazioni edite da Virginia Gambino Editore Srl. Telefonando o scrivendo alla redazione è possibile esercitare tutti i diritti previsti.
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La versatilità dell’’immaginazione
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sommario
maggio 2025
2 Editoriale La bufera dei dazi non frena la lattoneria STORIA DI COPERTINA 14 Revolti La lattoneria è su misura ATTUALITÀ 22 Il mercato Dopo i dazi metalli in cerca di equilibrio 26 Finco Da cinque anni l’export vola 28 L’emergenza Sono da rifare migliaia di tetti 32 Lamiera 2025 Le nuove macchine per il metallo 36 Alpewa Una rivoluzione full electric 40 Noleggio Lavori in corso per le macchine in affitto 46 Warehouse Un po’ di marketing in magazzino CANTIERE DEL MESE 48 Prefa Le ex Officine trasformate dal metallo LATTONIERE DEL MESE 52 Lattoneria Lazazzera Lavori speciali dalla Puglia al resto d’Italia
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Migliaia di tetti da rifare per l’amianto
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Sempre più aziende per il noleggio
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TUTELIAMO IL SETTORE DAL 1993
Associazione Nazionale Produttori e Installatori Lattoneria Edile Costituita nel 1993, l’Associazione riunisce i principali produttori e installatori di lattoneria edile con lo scopo di diffondere la conoscenza dello stato dell’arte del settore. L’Associazione è unica a livello nazionale e costituisce il punto di riferimento dei prescrittori, delle imprese, degli operatori e degli applicatori. Presente ai tavoli della UNI, l’Ente di Unificazione Nazionale, partecipa alle riunioni per la stesura delle norme che riguardano il settore della lattoneria, delle coperture discontinue, dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche. Il P.I.L.E. dà impulso a studi, ricerche di mercato ed organizza convegni, corsi di formazione professionale mirati a favorire l’innalzamento della professionalità e dello sviluppo tecnologico, manageriale e gestionale degli associati. In collaborazione con Gambino Editore, dal 2016 pubblica l’unica rivista specializzata del settore “LATTONERIA”. LATTONERIA PER LE IMPRESE DI LATTONERIA, I COPERTURISTI E I TECNICI SPECIALIZZATI. Lattoneria, edita dal 2016 da Virginia Gambino Editore, si rivolge alle
CONSIGLIO DIRETTIVO Presidente: Fabio Montagnoli
Direttore: Mattia Montagnoli
VicePresidente: Dalila Russo
Consiglieri: Nicola Tresoldi Giordano Mazzonetto Luca Ielapi Paolo Valmori
Segretario: Armando Minoliti
imprese di lattoneria, ai coperturisti e ai tecnici, anche progettisti, che operano in questo specifico settore. Vengono presentate realizzazioni significative e descrizioni tecnicoprestazionali dei materiali e dei prodotti innovativi. Grande attenzione per la normativa, la sicurezza e per i dettagli costruttivi. Particolare cura viene dedicata agli aspetti applicativi, alle attrezzature, alle macchine per la preparazione e la posa dei diversi manufatti. È organo ufficiale del PILE.
LA NORMA DEL LATTONIERE: UNI 11966:2024 Attività professionali non regolamentate - Lattoniere edile - Requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità L’Associazione ha steso in collaborazione con alcune delle più qualificate figure del settore e UNI la norma UNI 11966:2024, intitolata “Attività professionali non regolamentate - Lattoniere edile - Requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità”. La norma prevede l’identificazione e definizione, sia sotto l’aspetto delle competenze teoriche, che di quelle pratiche, di 2 figure professionali: il lattoniere di cornice e quello specializzato. Grazie a questa identificazione, le scuole di lattoneria The Skin Academy
Per ulteriori informazioni riguardanti i corsi, contattare direttamente le due scuole: The Skin Academy e Zintek Academy.
THE SKIN ACADEMY Via A. Ceccon, 12 35010 Loreggia (PD) Tel. 049 9322622 info@theskin.systems - https://www.theskin.systems ZINTEK ACADEMY Via delle industrie, 22 30175 Porto Marghera (VE) Tel. +39 041 2901866 zintek@zintek.it - www.zintek.it
e Zintek Academy, hanno potuto organizzare dei corsi di formazione per il rilascio delle certificazioni di lattoniere edile.
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MONTAGNOLI RINO Via Sandro Pertini 10, Arsago Seprio (VA) Tel: 0331-768951- Fax: 0331-076287 info@montagnolirino.it - www.montagnolirino.it RC LATTONIERI s.r.l. Via Molinara 9, 22031 Albavilla (CO) Telefono: 031-627268 info@rclattonieri.it - www.rclattonieri.it SANDRINI METALLI SPA Via P. Togliatti 18/A, 24062 Costa Volpino (BG) Tel: 035-970435 - Fax: 035-972161 webmarketing@sandrinimetalli.it www.sandrinimetalli.it LATTONERIA SRL Via Montegrappa 5, 24060 Rogno (BG) Tel: 347-7829789 - info@lattoneria-srl.com www.lattoneria-srl.com HOMBERGER Via dei Lavoratori 12 B-D, 20090 Buccinasco (MI) Tel: 010-5765270 vendite@homberger.com www.homberger.com ALPEMAC SRL Via Artigianato 2, 25011 Calcinato (BS) Tel: 030-2061781 - Fax. 030-2061782 info@alpemac.it - www.alpemac.it EUROGRONDE SRL Via Nicolò Tartaglia 10, 25024 Porzano di Leno (BS) - Tel: 030 9038349 info@eurogronde.it - www.roofix.it
PROFILTEK Zona Industriale, Tito (PZ) Tel: 0971-485178 - Fax: 0971-629157 commerciale@profilteksrl.com www.profilteksrl.com LATTONERIA SASANIELLO Via dell’Artigianato 24, Matera (MT) Tel: 0835-261464 - Fax: 0835-261464 info@lattoneriasasaniello.it www.lattoneriasasaniello.it LATTONERIA FUMAGALLI MAURILIO Lagonegro, Province of Potenza, Italy Tel: 0973-22175 / 347-1128977 Fax: 0973-22175 fumagallimaurilio@yahoo.it www.lattoneriafumagalli.com
PIEMONTE UNIMETAL Via Circonvallazione Giolitti 92, 12030 Torre San Giorgio (CN) Tel: 0172-96155 - Fax: 0172-96200 info@unimetal.net - www.unimetal.net EVOMACH Corso Canale 18R, 12051 Alba (CN), Tel: 0141-1856187 info@evomach.it - www.evomach.it
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ABRUZZO E MOLISE KOMY SNC Via dei Pastai sn, Zona Industriale “scerne” Pineto (TE) Tel: 085-936133 - 347-0937887 388-0506122 - Fax: 085-936133 info@komy.it - www.komy.it RP INVOLUCRI S.S.17 km 194.800 loc. S.Antuono 86096 Santa Maria del Molise (IS) Tel: 0865 251004 fpinvolucri@gmail.com
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SICURPAL Via dei Mestieri 12, 41030 Battaglia (MO) Tel: 059-818179 info@sicurpal.it - www.sicurpal.it MARCHESI SRL Via Donatori di Sangue 6, 42044 Gualtieri (RE) Tel: 0522-220072 info@marchesimetalli.com www.marchesimetalli.com RIVIT Via Guglielmo Marconi 20, Ozzano dell’Emilia (BO) Tel: 051- 4171111 - Fax: 051- 4171159 rivit@rivit.it - www.rivit.it EUROPROFIL S.r.l. Filiale Via Monteorino 7, 48024 Massa Lombarda (RA) CAMPANIA Tel: 0545-81340 - europrofil@ielapigroup.it www.ielapigroup.it EDIL LAMIERE SRL ISAL S.r.l. Filiale Via Papa Giovanni XXIII 2, 80019 Qualiano (NA) Via Monteorino 7, 48024 Massa Lombarda (RA) Tel: 081-8187158 - Fax: 081-8187158 Tel: 0545-81340 info@edillamiere.it - www.edillamiere.it isal@ielapigroup.it - www.isalsrl.it LATTONERIA F.LLI SILVESTRE TUBOZETA S.r.l. Unipersonale Zona ASI loc. Pascarola, Caivano (NA) Via Gandhi 12, 47121 San Martino in Strada (FC) Tel: 081-8359389 - Fax: 081-8360414 Tel: 0543-85816 - Fax: 0543-83223 info@lattoneriasilvestre.it tubozeta@tubozeta.it - www.tubozeta.it www.grupposilvestre.com TECNOSTAFF CILENTO GRONDE Via dell’Artigianato, 21/23, Cusercoli, Via Nazionale Ex. S.S. 18, Civitella di Romagna (FC) c/da Tre Archi-Fraz. Vallo Scalo (SA) Tel: 0543-989773 - Fax: 0543-989223 Tel: 0974-715076 - Fax: 0974-715076 info@tecnostaff.com - www.tecnostaff.com info@cilentogronde.com - www.cilentogronde.com TETTO CORPORATION SNC SICILIA Via degli Ontanelli, 1 80051 Agerola (NA) Tel: 333 2353331 SIRAME S.R.L. tettocorporation@gmail.com Via Regione Siciliana, Fraz. Zappardino www.tettocorporation.it 98060 Piraino (ME) Tel: 0941-303505 F.I.O.M. Via E. Toti, 95 - 96019 Rosolini (SR) Tel: 0931-857823 fiomsnc@gmail.com - www.fiomsnclattoneria.it
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Secondo Convegno Nazionale dei Lattonieri
Un nuovo inizio per la lattoneria Innovazione, digitalizzazione, formazione Villa Quaranta Via Ospedaletto, 57 - 37026 Ospedaletto di Pescantina (Verona)
giovedì 4 dicembre 2025 ore 19 Cena di business presso Ristorante Borgo Antico (villa storica) e premiazione Lattoneria Awards
Venerdì 5 dicembre 2025 ore 9 Convegno dei Lattonieri (sala Amarone Centro Congressi)
È un’iniziativa
in collaborazione con
VirginiaGambino E
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PROGRAMMA 9:30
Registrazione e welcome coffee
10:00
Introduzione Fabio Montagnoli, presidente Pile
10:10
I macro trend del 2026
10:30
Instant pool: vota il progetto Il sondaggio in diretta
10:40
Talkshow: le imprese sono pronte?
11:20
I numeri della lattoneria, congiuntura e previsioni Federico Della Puppa, coordinatore del Centro Studi YouTrade
11:45
Coffee break
12:00
Gestione finanziaria e passaggio generazionale Alberto Bubbio, professore associato di Economia Aziendale e responsabile del corso di Programmazione e Controllo, presso l’Università Cattaneo - Liuc
12:20
Talk: Installatori e nuove tecnologie
12:40
La strada della normativa Mattia Montagnoli, direttore generale di Pile
13:00
Le classifiche della lattoneria Federico Della Puppa, coordinatore del Centro Studi YouTrade
13:25
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Storia di copertina
14
Revolti
La lattoneria?
È UN LAVORO DA FARE SU MISURA L’azienda trentina punta su un servizio personalizzato per esprimere eccellenza artigianale e creatività. Ma preme anche l’acceleratore su investimenti in tecnologia, sostenibilità e su un percorso formativo per i giovani
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a lattoneria è un settore di nicchia, specialistico, dinamico, vivo. In un panorama che muta in continuazione è necessario rimanere autentici, per preservare il proprio valore. La Lattoneria Revolti, forte di una storia di 75 anni, incarna l’esempio di come la sapienza artigianale possa non solo persistere nel tempo, ma anche prosperare.
PASSATO E PRESENTE Fondata sulla passione per la lavorazione dei metalli e sulla meticolosa cura del dettaglio, Revolti ha attraversato i decenni passando di padre in figlio, distinguendosi per la qualità delle sue realizzazioni. Oggi, in un’epoca dominata dalla standardizzazione, l’azienda mantiene vivo un approccio che celebra la maestria manuale, affidando ai propri artigiani la trasformazione della materia in opere durature e di pregio. Ogni progetto è affrontato con dedizione, mirando a conferire agli edifici un valore aggiunto in termini di affidabilità ed estetica. L’azienda è riuscita a integrare la propria solida tradizione con le più moderne tecnologie. Questa sinergia tra passato e futuro ha permesso di affermarsi come partner di fiducia per progettisti e imprese edili, offrendo soluzioni personalizzate e performanti che rispondono alle sfide più ambiziose del settore.
produttivi, con investimenti mirati in tecnologie all’avanguardia e nell’automazione. Questo ci consente di rispondere in modo sempre più efficiente alle esigenze del mercato, garantendo un’elevata capacità di personalizzazione del prodotto e una significativa riduzione dei tempi di consegna. L’attenzione costante alle richieste dei clienti e l’ottimizzazione dei flussi produttivi rappresentano per noi leve strategiche fondamentali. D. Il mondo della lattoneria è soggetto a continui cambiamenti: qual è la principale sfida da affrontare adesso? R. Attualmente, la principale sfida per il settore della lattoneria è riuscire a coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e formazione professionale. Da un lato, viene richiesto l’utilizzo di metalli riciclabili e durevoli. Parallelamente,
L’IMPRESA OGGI Francesco Revolti, con alle spalle un’attività sportiva giovanile nel ciclismo, assieme alla moglie Francesca Moser (figlia del campione), guida l’attività dell’azienda, che è in continua espansione. L’azienda guarda al futuro con ambizione e con un preciso piano di crescita. Un passo significativo in questa direzione è l’acquisizione recente di un nuovo terreno, proprio adiacente all’attuale sede, in via Dell’Impresa a Trento, destinato alla costruzione di una struttura all’avanguardia. Questo investimento strategico non solo amplierà gli spazi operativi, ma permetterà l’introduzione di macchinari di ultima generazione, un sogno a lungo coltivato che promette di elevare ulteriormente la precisione e la qualità delle lavorazioni. Ma c’è anche la volontà di aprire all’interno di questa seconda sede una scuola per lattonieri: per trasmettere l’anima della professione, la cultura di un lavoro che deve sgomitare in un oceano di professionisti. Domanda. Nelle pagine di Lattoneria dello scorso anno avete raccontato la storia dell’azienda, che cosa è cambiato ad oggi? Risposta. Rispetto allo scorso anno, l’azienda ha proseguito il proprio percorso di crescita attraverso un’evoluzione continua dei processi
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Franscesco Revolti proprietario della Revolti
Storia di copertina
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I macchinari tecnologicamente avanzati presenti all’interno dell’azienda
l’introduzione di tecnologie digitali sta rivoluzionando i processi produttivi e richiede una riqualificazione costante degli operatori del settore. Infine, si registra una crescente carenza di manodopera specializzata. La lattoneria, pur essendo un mestiere altamente tecnico e artigianale, fatica ad attrarre le nuove generazioni, e questo rischia di compromettere il passaggio di competenze tra le figure più esperte e i giovani apprendisti. D. In 75 anni avete apportato diversi cambiamenti per stare al passo con i tempi: quali sono stati, nel corso del tempo, quelli più significativi che vi hanno permesso di mantenere un fatturato alto? R. Sicuramente la nostra forza è stata quella
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di evolvere senza perdere l’identità artigiana, valorizzando l’esperienza tradizionale attraverso gli strumenti e le competenze del presente e del futuro con un continuo e costante investimento dei nostri utili in tecnologia. D. Qual è lo stato di salute del mercato della lattoneria? R. Negli ultimi anni la domanda ha subìto delle f luttuazioni legate all’andamento del comparto edilizio. Durante i periodi di incentivo (come il superbonus 110%), si è registrato un aumento significativo delle richieste. Con il ridimensionamento di questi incentivi il settore ha visto un rallentamento, ma la domanda di qualità e durabilità nei materiali ha mantenuto vivo l’interesse verso la lattoneria. Infatti, il settore pur essendo di nicchia rispetto ad altri comparti edilizi, rimane strategico, perché garantisce protezione e valore estetico agli edifici. In un contesto in cui la qualità e la sostenibilità diventano centrali, il mercato premia le imprese capaci di unire artigianalità e tecnologia. D. Dazi e metalli: lo scenario economico sta nuovamente cambiando. Avete già avuto le prime avvisaglie di un mutamento? Che cosa vi aspettate e cosa temete? R. Il mercato della lattoneria sta percependo le prime avvisaglie di un cambiamento legato ai dazi e all’instabilità del mercato dei metalli. I rincari su acciaio e alluminio, causati da tensioni geopolitiche e possibili misure protezionistiche europee, stanno generando incertezza sia sui prezzi che sulla disponibilità dei materiali. Stiamo iniziando a tutelarci anticipando gli acquisti e cercando fornitori alternativi. Più che il singolo aumento preoccupa la volatilità del mercato. In questo contesto, la capacità di pianificare gli approvvigionamenti e gestire strategicamente le scorte diventa un fattore competitivo. D. Chi sono oggi i vostri principali clienti? R. I nostri principali clienti sono lattonieri, che rappresentano il cuore del nostro mercato, insieme a carpentieri metallici e carpentieri in legno. A questi si aggiunge qualche impresa edile. D. Qual è il vostro approccio per fidelizzare il cliente? R. Il nostro approccio alla fidelizzazione del cliente si basa su un servizio completo, che va ben oltre la semplice fornitura del materiale. Puntiamo molto su un supporto pre e post-vendita, offrendo assistenza continua in tutte le fasi del progetto. In particolare, affianchiamo i nostri clienti con una consulenza tecnica personalizzata, sia in fase di progettazione che durante il montaggio, aiutandoli a individuare le soluzioni più adatte dal punto di vista funzionale, estetico e normativo.
17 Questo ci permette non solo di rispondere alle esigenze immediate, ma anche di costruire un rapporto di fiducia duraturo. D. Quali investimenti e strategie di marketing mettete in atto? R. Le nostre azioni sono orientate soprattutto alla creazione di relazioni dirette e qualificate con i nostri interlocutori principali: lattonieri, imprese, carpentieri e progettisti. Organizziamo momenti di incontro e formazione tecnica, come workshop, dimostrazioni pratiche e open day, che non solo presentano i nostri prodotti ma offrono anche un’occasione concreta di aggiornamento professionale. L’obiettivo è posizionarci non solo come fornitori, ma come partner affidabili, capaci di generare valore attraverso competenza, dialogo e presenza attiva sul territorio. D. Quali sono le lavorazioni più richieste dal mercato e quali in calo? R. Attualmente, le lavorazioni più richieste dal mercato sono quelle su misura, in particolare le lattonerie e i rivestimenti di facciata, sempre più apprezzati per la loro valenza estetica, funzionale e architettonica. C’è una forte domanda di soluzioni che si adattino perfettamente al progetto, con finiture, geometrie e dettagli realizzati ad hoc. Al contrario, stanno progressivamente calando le richieste di prodotti standardizzati, in misure convenzionali, che ormai rappresentano una parte più marginale delle commesse. Il mercato premia sempre di più chi è in grado di offrire flessibilità, precisione e servizio, piuttosto che solo prodotto. D. Dopo gli anni d’oro del superbonus, qual è la vostra strategia per mantenere fatturato e redditività? R. La nostra forza è stata quella di crescere ed Il cuore dell’azienda e, in basso, alcuni mezzi del servizio di logistica
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18 evolverci rimanendo fedeli alla nostra identità artigiana, riuscendo a valorizzare l’esperienza e il sapere tradizionale attraverso l’impiego degli strumenti e delle competenze più attuali, con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Questo percorso è stato possibile grazie a un costante reinvestimento degli utili in tecnologia e innovazione, che ci permette di mantenere alta la qualità e la competitività del nostro lavoro. D. Su quali lavorazioni vi concentrate maggiormente e quali vi permettono di distinguervi tra la concorrenza? R. Ci concentriamo principalmente sulle lavorazioni su misura, che rappresentano il nostro vero punto di forza e ciò che ci distingue dalla concorrenza. Siamo in grado di realizzare pezzi personalizzati in tempi molto rapidi, grazie a un’organizzazione f lessibile e a tecnologie
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efficienti, garantendo al cliente precisione e tempestività. Un altro elemento distintivo è il servizio di consegna diretta in cantiere, che permette ai nostri clienti di ottimizzare i tempi di posa e ridurre le problematiche logistiche. Questo approccio, unito alla qualità artigiana del prodotto e alla rapidità del servizio, ci rende un partner affidabile e competitivo nel panorama della lattoneria. D. Dite di essere specialisti della produzione su misura e della tradizione artigianale: in che modo vi distinguete? R. Per queste lavorazioni su misura ci distinguiamo perché riusciamo a coniugare la flessibilità dell’artigianato con l’efficienza di un’organizzazione strutturata, offrendo soluzioni personalizzate che rispondono concretamente alle esigenze di ogni cantiere. La nostra capacità di realizzare pezzi unici in tempi brevi, mantenendo sempre alti standard qualitativi, è il frutto di anni di esperienza, di investimenti in tecnologie avanzate e di una gestione snella e reattiva. Non ci limitiamo a fare su richiesta, ma affianchiamo il cliente fin dalla fase progettuale, suggerendo soluzioni, ottimizzando misure e dettagli, e adattando ogni lavorazione alle condizioni reali del progetto. Inoltre, il nostro servizio di consegna diretta in cantiere è pensato per semplificare il lavoro delle imprese e degli artigiani, riducendo i tempi morti e garantendo che il materiale arrivi pronto per essere installato. È questo mix di cura artigianale, velocità operativa e servizio su misura che ci permette di distinguerci in un mercato sempre più esigente e orientato alla personalizzazione. D. Quali sono le vostre tecniche di lavorazione? R. Le nostre lavorazioni coprono un’ampia gamma di soluzioni per la lattoneria e la carpenteria metallica. Ci occupiamo di pressopiegatura, riavvolgimento coils, taglio e punzonatura, lavorazione di lamiere grecate, fino alla realizzazione di canali di gronda, tubi pluviali e molteplici articoli e accessori per lattoneria, e profili speciali tramite profilatura. D. I rivestimenti di facciata sono i vostri cavalli di battaglia, coniugate design, architettura e lavorazione: come rispondete quindi alle esigenze più complesse? R. I rivestimenti di facciata rappresentano uno dei nostri punti di forza, perché ci permettono di esprimere al meglio la nostra capacità di coniugare design, architettura e precisione nella lavorazione del metallo. Affrontare esigenze complesse è per noi una sfida stimolante: ci piace confrontarci con richieste sempre più ambiziose, che richiedono attenzione al dettaglio, personalizzazione e
19 collaborazione stretta con progettisti e installatori. In questi casi non ci limitiamo a fornire un prodotto, ma mettiamo a disposizione tutta la nostra esperienza per costruire soluzioni tecniche concrete e su misura, studiate insieme al cliente. D. Siete un’azienda tecnologicamente avanzata: quali passi avanti avete compiuto per abbracciare il cambiamento digitale? R. Abbiamo fatto diversi investimenti in questo senso, ma uno degli ultimi effettuati che ha forte valenza strategica è stata l’implementazione di un sistema Mes (Manufacturing Execution System), che ci consente di avere un controllo continuo e in tempo reale sull’intero ciclo produttivo. Grazie a questo sistema, monitoriamo costantemente l’avanzamento delle lavorazioni, ottimizziamo le risorse, riduciamo gli sprechi e miglioriamo l’efficienza operativa. Il Mes ci permette anche di essere più reattivi alle richieste del cliente e di garantire tracciabilità, precisione e puntualità, elementi fondamentali in un mercato sempre più orientato alla qualità e alla rapidità di esecuzione. D. State investendo nei macchinari 4.0? R. Sì, abbiamo iniziato a investire nei macchinari 4.0 fin da subito, appena è stato varato il piano nazionale nel 2016. Questo ci ha permesso di rinnovare e potenziare il nostro parco macchine, introducendo tecnologie connesse, automatizzate e integrate con i sistemi gestionali aziendali. Grazie a questi investimenti, oggi possiamo contare su una produzione più efficiente, precisa e controllata, in linea con le esigenze del mercato moderno. L’industria 4.0 per noi non è solo un’etichetta, ma un percorso concreto di evoluzione tecnologica che ci ha reso più competitivi e preparati ad affrontare le sfide future. D. E nella Transizione 5.0? Com’è cambiato a oggi il vostro parco macchine? R. Anche sul fronte della Transizione 5.0 ci stiamo muovendo con decisione. Abbiamo già effettuato investimenti che si inseriscono pienamente nello spirito della nuova normativa, orientandoci verso scelte più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Il nostro parco macchine è già in parte rinnovato con tecnologie che non solo migliorano le performance produttive, ma riducono i consumi, ottimizzano l’uso delle risorse e minimizzano gli sprechi. In questo senso, la Transizione 5.0 non è solo un obiettivo da raggiungere, ma un percorso che abbiamo già avviato concretamente, con l’intento di rendere la nostra attività sempre più responsabile, tecnologica e in linea con i criteri della sostenibilità ambientale e dell’innovazione digitale. D. Quali saranno i prossimi investimenti e cambiamenti in tal senso?
Franscesco Revolti e Francesca Moser, proprietari della Revolti
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I lattonieri al lavoro nell’area dedicata alle opere manuali, fiore all’occhiello della Revolti
R. I prossimi investimenti andranno nella direzione di rafforzare ulteriormente la digitalizzazione e la sostenibilità dei processi produttivi, in linea con i principi della Transizione 5.0. Stiamo già pianificando l’integrazione di nuove macchine intelligenti a basso impatto energetico, capaci di dialogare con i sistemi informatici aziendali per ottimizzare cicli, tempi e consumi. Parallelamente, intendiamo investire in soluzioni per l’autoproduzione energetica, come l’ampliamento dell’impianto fotovoltaico di cui già disponiamo, e in tecnologie che ci aiutino a monitorare e ridurre l’impronta ambientale delle nostre lavorazioni. L’obiettivo è costruire un’azienda sempre più intelligente, sostenibile e pronta ad affrontare le sfide del futuro. D. Sostenibilità e tecnologia stanno andando quasi allo stesso passo: quali soluzioni state adottando per essere specialisti dei driver della nostra epoca? R. Sostenibilità e tecnologia sono ormai due facce della stessa medaglia, e anche per noi rappresentano assi portanti nella strategia di crescita e innovazione. Per questo stiamo adottando soluzioni che ci permettano di
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essere protagonisti attivi del cambiamento, non semplici spettatori. Dal punto di vista tecnologico, stiamo evolvendo con macchinari connessi e ad alta efficienza, capaci di ridurre tempi, errori e consumi, integrati con sistemi digitali che monitorano l’intero processo produttivo. Questo ci consente non solo di migliorare la qualità del lavoro, ma anche di ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi, un tema centrale per la sostenibilità. Essere «specialisti dei driver della nostra epoca» per noi significa unire competenza tecnica, visione ecologica e innovazione digitale, costruendo un modello produttivo più responsabile, efficiente e in sintonia con le sfide ambientali e industriali del presente e del futuro. D. Al primo convegno nazionale dei lattonieri lei ha sottolineato come la professione del lattoniere deve essere soggetta a un rebranding, magari anche dando un appellativo d’impatto alla figura: da dicembre a oggi che cosa è cambiato e cosa vorrebbe trasmettere in tal senso? R. L’idea che la figura del lattoniere meriti un rebranding profondo è sempre più condivisa nel settore. Non si tratta solo di un cambio di nome,
21 ma di una nuova narrazione che restituisca valore, competenza e modernità a una professione troppo spesso sottovalutata. Revolti ha voluto trasmettere la necessità di elevare la percezione del lattoniere, presentandolo non come un semplice esecutore, ma come un tecnico specializzato, un artigiano evoluto, in grado di coniugare estetica, funzionalità e innovazione nei rivestimenti architettonici e nelle coperture metalliche. È una figura che lavora con precisione millimetrica, spesso su misura, e che contribuisce in modo decisivo alla qualità e alla durata delle opere edilizie. L’obiettivo è attrarre giovani, stimolare la formazione e dare nuova dignità a un ruolo che oggi più che mai è centrale per l’edilizia sostenibile e di qualità. Revolti vuole trasmettere un cambio di passo culturale: non solo rivestire, ma rappresentare e raccontare con orgoglio un mestiere che ha molto da dire nel presente e nel futuro del costruire. D. Cambiamenti climatici e materiali: che cosa deve cambiare? Devono essere più robusti? R. Di fronte ai cambiamenti climatici è fondamentale che anche il mondo della lattoneria e delle costruzioni in metallo evolva, sia nella scelta dei materiali che nella progettazione. Le sollecitazioni ambientali sono sempre più estreme: piogge intense, grandinate, forti escursioni termiche, vento. E questo impone un cambiamento di approccio. È cruciale dimensionare correttamente ogni elemento e progettare con attenzione ogni dettaglio. Occorre quindi lavorare in stretta sinergia tra progettisti, fornitori e installatori, scegliendo soluzioni tecniche che rispondano a queste nuove condizioni climatiche, con uno sguardo attento anche alla sostenibilità dei materiali. D. Promuovere il mestiere: tra scuole, e norme. Revolti come si impegna? R. Già oggi organizziamo eventi formativi rivolti sia ai lattonieri che ai progettisti, con lo scopo di creare un dialogo concreto tra chi progetta e chi realizza, e di diffondere una vera cultura della lattoneria, fondata su competenza tecnica, qualità del lavoro e consapevolezza normativa. Il nostro obiettivo è quello di ampliare sempre più questa offerta formativa, coinvolgendo scuole professionali, enti di formazione e associazioni di categoria, affinché il mestiere venga riconosciuto non solo come un lavoro manuale, ma come una professione tecnica altamente specializzata come già accade in alcuni paesi nordici. In parallelo, Revolti promuove anche il confronto con le istituzioni e con il mondo normativo, affinché la lattoneria venga inserita nei percorsi formativi ufficiali e riconosciuta a livello professionale, con una
qualifica e un’identità ben definite. È una visione a lungo termine, ma necessaria per garantire un futuro al settore e per attrarre nuove generazioni di professionisti. Nei mesi scorsi abbiamo ospitato il primo corso Iso21001 svolto in Trentino Alto-Adige per acquisire competenze specialistiche e ottenere la qualifica di lattoniere specializzato. D. Che consiglio darebbe a un giovane che si approccia al mestiere? R. Il consiglio è di guardare il mestiere con occhi nuovi, non come un lavoro di fatica, ma come una professione tecnica, artigianale e creativa allo stesso tempo. Usare tecnologie avanzate, contribuire all’estetica e alla funzionalità degli edifici, collaborare con architetti e progettisti, e trovare ogni giorno soluzioni su misura. Chi sceglie questa strada troverà un settore in evoluzione, ricco di opportunità e con grande richiesta di figure qualificate. Serve impegno, voglia di imparare e apertura al cambiamento, ma in cambio offre soddisfazione concreta, specializzazione e possibilità di crescita professionale ed economica. Alice Fugazza
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I coils, che vengono trasportati con i ganci per tutto il capannone
Attualità
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Il mercato
Dopo i dazi
METALLI IN CERCA DI EQUILIBRIO
Saranno le sorti dell’economia mondiale, dopo la stangata delle tariffe decise da Trump, a determinare il trend per alluminio, acciaio e rame. Le previsioni sono contrastanti, come lo stop and go della Casa Bianca
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he effetto ha avuto il «giorno della liberazione», il 2 aprile, sul mercato dei metalli? Quel giorno il presidente americano Donald Trump ha firmato l’ormai famoso ordine esecutivo intitolato Regulating Imports with a Reciprocal Tariff to Rectify Trade Practices that Contribute to Large and Persistent Annual United States Goods Trade Deficits. Tradotto: una stangata su tutte le importazioni. Il provvedimento ha introdotto un dazio base del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti, in vigore dal 5 aprile 2025. Ma per circa 60 paesi l’ordine prevede dazi aggiuntivi. Per l’Europa, per esempio, l’aliquota complessiva è del 20%. I dazi sono stati poi in parte sospesi, con qualche eccezione, per 90 giorni. Ma rimangono come una spada di Damocle sull’intera economia mondiale. BALZELLO DEL 25% Per quanto riguarda i metalli, per esempio, acciaio e alluminio, già soggetti a dazi separati del 25% dal 12 marzo 2025, non rientrano nell’ambito di sospensione e sono rimasti in vigore. L’amministrazione americana ha però presentato un allegato, il cosiddetto Annex II, che elenca un migliaio di prodotti esenti, tra cui figurano farmaci, legname, semiconduttori, rame. Il prezzo del metallo è poi condizionato dai dazi sui prodotti dell’industria automobilistica: la Casa Bianca ha imposto una tariffa specifica del 25%, in vigore già dal 3 aprile 2025, che si applica indipendentemente dal paese di origine. Anche
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23 questo provvedimento è stato poi attenuato, ma non si sa fino a quando. IL PUZZLE I mercati sembrano in attesa di capire le conseguenze della buriana tariffaria sull’economia e, in particolare sulla filiera dell’edilizia. Per ora, in ogni caso, la lattoneria non ne ha risentito. Gli ultimi segnali che arrivano dalle Borse dei metalli (in particolare quello di Londra, ai primi giorni di maggio), in ogni caso, indicano un prezzo del rame a tre mesi al London Metal Exchange in leggero aumento dello 0,5% a 9.415 dollari per tonnellata metrica. L’alluminio a tre mesi, invece, ha subito una leggera flessione dello 0,2%, stabilizzandosi a 2.437,50 per tonnellata. Ma sono dati che seguono gli aumenti messi a segno nelle settimane precedenti. Se i prezzi dell’alluminio sono lontani dal picco post covid del 2022, quando si era innescata una corsa generale alle materie prime, con la conseguente inflazione, rimangono comunque alti rispetto al pre-covid. Nel maggio 2019, per esempio l’alluminio quotava sotto i 1.400 dollari. I PREZZI Tuttavia, nonostante il miglioramento del sentiment di mercato, i prezzi dell’alluminio hanno registrato una crescita contenuta, in gran parte a causa del rafforzamento del dollaro statunitense, che in genere grava sui prezzi delle materie prime. Inoltre, le preoccupazioni per un eccesso di offerta globale dovuto alla crescente produzione di alluminio, a fronte di consumi più deboli in alcune parti del mondo, hanno mantenuto un andamento dei prezzi relativamente contenuto. Intanto, a livello globale, la produzione di alluminio sta mostrando un trend in crescita, con la produzione cinese in aumento del 4,4% a 3,75 milioni di tonnellate a marzo. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, la produzione totale cinese nel primo trimestre è aumentata a 11,07 milioni di tonnellate, segnando una crescita del 3,2% su base annua. Questo risultato è dovuto al limite nazionale fissato a 45 milioni di tonnellate per eliminare la sovraccapacità e ridurre le emissioni. E la produzione mondiale di alluminio primario è aumentata del 2,3% su base annua, sempre con i dati a marzo, raggiungendo 6,227 milioni di tonnellate, secondo il rapporto dell’International Aluminium Institute. Un dato che ha sollevato preoccupazioni circa un eccesso di offerta. SE SI TROVA L’ACCORDO Eppure, secondo molti operatori c’è invece
PREZZO DELL’ALLUMINIO IN DOLLARI
una tendenza al rialzo del metallo, guidata dal crescente ottimismo per un potenziale allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Questo significherebbe scongiurare una pesante recessione e, di conseguenza, un incremento della domanda di materiali ferrosi. Anche per il rame si segnalano «posizioni lunghe», cioè attese di prezzi al rialzo da parte della speculazione. Sono su questa linea anche gli analisti della banca di investimento Bernstein, che prevedono una prospettiva stabile per i prezzi dell’alluminio. In un recente rapporto, la società di intermediazione prevede un aumento moderato del 10-15% rispetto agli attuali livelli di prezzo, in linea con la posizione in cui il mercato si è attestato per gran parte del 2025.
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L’andamento delle quotazioni alla Borsa di Londra del prezzo dell’alluminio. Al momento il valore oscilla sui livelli del 2018
Attualità
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l’economia delle fonderie meno attraente rispetto al Canada, dazi permettendo. Anche gli sforzi per ridurre le emissioni di carbonio della produzione di alluminio procederanno lentamente. Sebbene l’Europa abbia introdotto una tassa sulle emissioni di carbonio, gli analisti di Bernstein sostengono che il suo impatto globale sarà limitato. La maggior parte della domanda europea può essere soddisfatta con l’attuale fornitura a basse emissioni di carbonio, e gli elevati costi di sostituzione dell’energia a carbone continuano a rappresentare un ostacolo a una decarbonizzazione diffusa.
Sul prezzo dei metalli nei prossimi mesi pesa anche l’incognita della capacità estrattiva di alcune miniere di rame e zinco
DOMANDA E OFFERTA Un equilibrio che gli analisti prevedono persista per il prossimo decennio. Bernstein stima che la domanda crescerà a un tasso annuo del 2,1% fino al 2040, alimentata dai settori dell’edilizia, dell’automotive e della trasmissione elettrica. L’offerta crescerà a un ritmo leggermente più lento, pari all’1,6% annuo, mentre la produzione riciclata (secondaria) aumenterà più rapidamente, attestandosi al 4,3%. La previsione di prezzo base di Bernstein è di 2.650 dollari a tonnellata fino al 2029, con oscillazioni che potrebbero variare da un minimo di 2.491 a un massimo di 3.262 dollari. Nel breve termine, invece, i prezzi seguiranno l’andamento del sentiment in Cina, il principale produttore e consumatore di alluminio al mondo. I cambiamenti nelle politiche stanno anche influenzando i prezzi regionali. FONDERIE OBSOLETE Dal lato dell’offerta, inoltre, il settore dell’alluminio si trova ad affrontare sfide strutturali a lungo termine. Le fonderie obsolete, alcune delle quali operative dagli anni Ottanta, dovranno essere sostituite, con un conseguente potenziale calo dei costi di produzione. Nonostante questo, c’è una limitata propensione agli investimenti per nuove capacità su larga scala, soprattutto negli Stati Uniti, dove gli elevati costi dell’energia e della manodopera rendono
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MATERIALE RICICLATO Il riciclaggio continua ad acquisire importanza e si prevede che la produzione di alluminio secondario guadagnerà quote di mercato con l’aumento della fornitura di rottami. Sebbene la contaminazione ne limiti l’uso nei settori più esigenti, l’alluminio riciclato rappresenta ormai circa un quarto della produzione mondiale e si prevede che questa quota aumenterà costantemente. Sul fronte geopolitico, inoltre, vanno considerate le mosse distensive non ufficiali. Per esempio, si è saputo che la Cina, non ufficialmente, ha delineato un elenco di prodotti statunitensi esenti dai dazi del 125% (come reazione alle tariffe del 145% introdotte da Donald Trump). Si tratta di materiali da cui dipendono aziende statunitensi, come i produttori di prodotti farmaceutici e di chip. Il metodo è perfettamente in linea con la filosofia cinese: la politica ufficiale mantiene una posizione di fermezza, nella pratica cerca di superare l’ostacolo con la mediazione. Ma con i dazi del 145% sulla Cina in vigore da diverse settimane, le spedizioni di merci sono diminuite drasticamente, con stime che indicano un calo del 60%, secondo l’agenzia Bloomberg. Insomma, al di là dei tentativi sotteranei di lasciare aperto un canale di trattativa, il «giorno della liberazione» proclamato dal presidente Usa rischia di provocare una frenata storica dell’economia. PERICOLO MINIERE Ai problemi legati alla geopolitica, inoltre, a scaldare il prezzo dei metalli si aggiungono le notizie che giungono sul fronte estrattivo. La miniera di rame e zinco Antamina, in Perù, una fonte significativa per il rame, è stata temporaneamente chiusa a causa di problemi di sicurezza: un altro fattore che ha spinto all’insù il costo del metallo rosso. Alessandro Bonvicino
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Finco
Da cinque anni
L’EXPORT VOLA L’analisi della federazione che riunisce le imprese relative al settore dell’involucro edilizio indica un incremento delle vendite oltrefrontiera, anche per effetto della reazione al dopo covid
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o spettro dei superdazi punitivi di Donald Trump agita il mondo delle imprese. Qualche effetto, secondo le lancette dell’economia, è già rilevabile, anche se le tariffe sono state rinviate di 90 giorni. Intanto, però, i settori industriali della filiera dell’edilizia fanno i conti sul pregresso. Quelli aggiornati al mese di aprile sono stati elaborati da Finco per quanto riguarda i codici Ateco e i corrispondenti codici doganali import-export che riguardano il settore dell’involucro edilizio. In particolare, la federazione ha estrapolato i valori analitici di tutti i codici tenendo conto, in alcuni casi, della percentuale di pertinenza del comparto Involucro edilizio, che comprende infissi, serramenti, chiusure tecniche, porte, portoni, schermature solari, sistemi oscuranti,
lattoneria, coperture, maniglieria, servizi ancillari alla installazione ed alla posa in opera, sistemi anticaduta. AUMENTO DEL 41,33% Risultato: l’andamento dell’ultimo quinquennio 2020-2024 evidenzia, per quanto riguarda l’export, un aumento del 41,33% e del 3,05% per quanto riguarda in particolare il 2024 sul 2023. Rimane il saldo positivo a favore dell’export nella bilancia import-export del settore, anche se nel 2023 si è assistito a un notevole incremento delle importazioni forse come onda lunga del decremento produttivo nazionale iniziato con il covid. In effetti, già nel 2024 il valore di queste importazioni si è attenuato. Franco Saro
SETTORE DELL’INVOLUCRO EDILIZIO Nel mese di aprile sono stati elaborati dalla Federazione i dati riguardanti i Codici Ateco e i corrispondenti Codici doganali import/ export concernenti il Settore dell’Involucro Edilizio. In particolare sono stati estrapolati i valori analitici di tutti i Codici tenendo conto, in alcuni casi, della percentuale di pertinenza del comparto Involucro edilizio (*) nell’ambito di quelle
singole voci relative a diverse merceologie. L’andamento dell’ultimo quinquennio 2020/2024 evidenzia, per quanto riguarda l’Export, un aumento del 41,33% e del 3,05% per quanto riguarda in particolare il 2024 sul 2023.
si è assistito ad un notevole incremento delle importazioni forse come “onda lunga” del decremento produttivo nazionale iniziato con il covid. In effetti già nel 2024 il valore di dette importazioni si è attenuato. *(Infissi, Serramenti, Chiusure Tecniche, Porte, Portoni, Schermature Solari, Sistemi Oscuranti, Lattoneria, Coperture, Maniglieria, Servizi ancillari alla installazione ed alla posa in opera, Sistemi Anticaduta etc…)
Rimane il saldo positivo a favore dell’Export nella bilancia Import\Export del settore, anche se nel 2023
SETTORE INVOLUCRO EDILIZIO
Importi in euro 2020
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import
export
import
export
1.029.646.481
2.579.598.261
1.686.760.811
3.019.546.140
2022
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import
export
import
export
2.775.963.246
3.537.318.282
2.906.897.094
3.538.228.336 2020 - 2024
2024 import
export
Incremento Export 2020-2024
Incremento Import 2020-2024
2.348.404.247
3.646.101.874
41,33%
128,06%
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Attualità
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L’emergenza
Sono da rifare
MIGLIAIA DI TETTI Pochi se ne ricordano, ma esistono ancora 1,3 miliardi di metri quadrati di copertura di edifici residenziali che contengono amianto, un materiale pericoloso e da anni vietato dalla legge
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i sono un sacco di tetti, e non solo, da rifare per legge. Pochi se ne ricordano, ma le coperture con materiali che contengono amianto sono proibiti da anni. Eppure, ce ne sono ancora tanti. Troppi: l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl) stima che ci siano da bonificare ancora circa 1,3 miliardi di metri quadrati di lastre di copertura in cemento-amianto sui tetti di edifici adibiti ad abitazione. Inoltre, non sono solo i tetti il problema: alle coperture si aggiungono tra i 50 e i 100 milioni di metri quadrati di altre superfici rivestite con amianto spruzzato. Insomma, c’è un’emergenza sanitaria alla quale
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anche la lattoneria può dare una risposta. E, in realtà, lo sta facendo da molti anni. Ma troppo lentamente. Il problema è noto, anche se nella realtà è stato colpevolmente dimenticato: secondo una valutazione del Cnr, in Italia restano ancora almeno 2,5 miliardi di metri quadrati di tetti realizzati con eternit. Cioè circa 32 milioni di tonnellate di cemento-amianto da smaltire. Di queste, ci sono «molte tonnellate di amianto friabile». Ma un’associazione no-profit, lo Sportello Amianto Nazionale, pensa che ce ne siano ancora di più: 40 milioni. La verità è che non esiste un censimento che dia numeri certificati. Ma il problema rimane.
29 ANDAMENTO LENTO L’aspetto più sorprendente è che la bonifica di tutte le coperture che contengono amianto è stabilita da una legge del 1992. Secondo quanto deciso dal Parlamento, devono essere le Regioni a mettere a punto una mappatura dei tetti in eternit-amianto. Risultato: nel nome dell’autonomia, ognuno è andato per la sua strada. Ci sono, quindi, Regioni che si sono date da fare, come Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna, e quelle che, invece, sono in ritardo di una trentina d’anni, come le Regioni meridionali, che non forniscono dati da quando in televisione regnava Pippo Baudo. Non solo: le Regioni hanno utilizzato nella raccolta dei dati criteri non omogenei e, di conseguenza, secondo il ministero dell’Ambiente moltissime aree di impianto particolarmente rilevanti in termini di necessità di intervento non rientrano tra i dati censiti. Magie del desiderio di indipendenza. ANCHE LE SCUOLE L’amianto in passato è stato utilizzato allegramente, prima che se ne conoscesse il lato oscuro cancerogeno e, qualche volta, paradossalmente è stato utilizzato anche per le strutture sanitarie. Ci sono 250 ospedali costruiti con amianto. Per non parlare delle scuole: sono 2.400 gli istituti scolastici che contengono amianto. Non ditelo ai 352 mila studenti, ai loro genitori e ai 50mila membri del personale scolastico. L’amianto, insomma, è un pericolo dimenticato, ancora più colpevolmente visto che per l’edilizia si parla di sostenibilità, comfort e benessere. E la salute? Dovrebbe venire prima di tutto. Eppure, le tecniche per lo smaltimento dell’amianto sono collaudate, come l’incapsulamento e la vetrificazione, anche se gli esperti consigliano di ricorrere soprattutto alle discariche speciali. Per fortuna, gli impianti ci sono. Se ne contano 19 con tutte le autorizzazioni del caso: nove si trovano al Nord (i più grandi), due al Centro e otto al Sud. In Lombardia sono quelle più efficienti e capienti, mentre altri centri di dismissione sono ormai saturi. Ne occorrerebbero quindi altri, anche perché per quelli ancora attivi la capacità è in costante diminuzione e non sufficiente a soddisfare il fabbisogno stimato. L’OSTACOLO Non solo. Un altro problema riguarda l’aumento dei costi di smaltimento. Trasportare macerie costa e il prezzo del trasporto varia, ovviamente, con l’aumentare della distanza. Le stime attuali
per lo smaltimento di amianto oscillano quindi dai 15 euro ai 25 per metro quadrato da portare in discarica. Premesso questo, non stupisce che Ispra nell’ultimo rapporto sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali indichi che le quantità di rifiuti contenenti amianto generate dalle attività di smantellamento di manufatti contaminati siano scese in dieci anni dalle oltre 530 mila tonnellate del 2012 alle 385 mila nel 2020. Bastano due calcoli per comprendere la strada che ancora c’è da fare per una completa bonifica: a questo ritmo ci vorranno altri 103 anni. «La priorità deve essere la bonifica del Paese. È assurdo che a 33 anni dalla legge che lo ha messo al bando ci siano ancora 32 milioni di tonnellate di amianto, e che scuole e ospedali siano ancora luoghi dove ci si ammala», ha spiegato l’ex ministro dell’Ambiente, il generale dei carabinieri forestali Sergio Costa. «E questo nonostante i milioni di euro erogati per le bonifiche, nel 2020 quando ero ministro ne furono stanziati 385 milioni. Molto in questa fase è in capo alle regioni e ci sono disparità Nord-Sud da sanare. Inoltre, il tema urgente è il confinamento dell’amianto smaltito: l’unico sistema collaudato a oggi sono le discariche, iniquamente distribuite nel Paese oltre a essere quasi sature. Bisogna intervenire subito». LE REGOLE Vale la pena, in ogni caso, di fare un ripasso e ricordare che cosa è l’amianto e che cosa preve-
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de la normativa. Secondo un documento della Camera dei deputati, «l’amianto è un minerale naturale a struttura fibrosa con buone proprietà fonoassorbenti e termoisolanti che, anche per via dell’economicità, è stato largamente utilizzato in passato in innumerevoli applicazioni industriali ed edilizie». Con il tempo, però, il materiale si è rivelato nocivo per la salute dell’uomo per la sua proprietà di rilasciare fibre che, se inalate, possono provocare patologie gravi ed irreversibili a carico dell’apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi). L’amianto è quindi sicuramente pericoloso soltanto quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante.
PERCHÉ È DA ELIMINARE
Il 27 marzo del 1992 l’Italia, primo Paese in Europa, si è dotata di una legge che metteva al bando l’amianto. Sono trascorsi 33 anni, ma l’amianto è ancora un pericolo diffuso. L’allarme è nato con l’emergere del caso Eternit di Casale Monferrato, con il processo per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny che si è prolungato fino ai giorni nostri. Un altro caso è stato quello della Fibronit di Bari. In tutti e due i casi l’amianto utilizzato, non solo inconsapevolmente, ha provocato oltre 6 mila vittime, secondo i dati riportati dalla Camera in base al registro nazionale mesoteliomi. Sono le persone che ogni anno muoiono a causa di malattie asbestocorrelate, come il mesotelioma, il carcinoma polmonare e l’asbestosi provocate dal contatto con le microfibre di amianto.
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LA LEGGE La legge 257 del 1992 e le principali norme emanate successivamente hanno riconosciuto la pericolosità dell’amianto e in attuazione di specifiche direttive comunitarie sono state dettate norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto e per il suo smaltimento controllato. La legge stabilisce il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto. In attuazione, sono stati emanati numerosi provvedimenti per definire le modalità di predisposizione dei cosiddetti piani regionali amianto, di valutazione del rischio, di gestione dei manufatti contenenti questo minerale, nonché le tipologie di interventi per la bonifica. Per quanto concerne l’inquinamento ambientale, inoltre, con il decreto legislativo del 1995 sono stati fissati limiti per le emissioni in atmosfera e negli effluenti liquidi. In seguito, inoltre, sono state emanate nuove norme per lo smaltimento dell’amianto, nell’ambito della nuova disciplina delle discariche di rifiuti, nonché le regole per la mappatura e le bonifiche urgenti. IL PERCORSO Bisogna aggiungere che, a suo tempo, la politica aveva compreso l’urgenza e la rilevanza della bonifica dell’amianto. Tanto che per la
mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale e per consentire la realizzazione degli interventi di bonifica urgenti, nel 2001 con una legge apposita il Parlamento ha stanziato 22 miliardi di lire per il triennio 2000-2002 (cioè circa 11,4 milioni di euro). Non molto per bonificare, ma probabilmente un buon contributo per arrivare a una mappatura. Un successivo decreto ministeriale del 2003 ha definito i soggetti, gli strumenti e le fasi per la realizzazione della mappatura, affidando alle regioni e alle province autonome il compito. Per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo, è stata predisposta da Inail, in convenzione con il ministero dell’Ambiente, una Banca Dati Amianto in cui rientrano circa 108 mila siti interessati dalla presenza di amianto. Il ministero precisa, però, che la banca dati non consente ancora una copertura omogenea del territorio nazionale. PIANO NAZIONALE Nel 2013, inoltre, il Governo ha approvato il Piano nazionale amianto, che va in tre direzioni: tutela della salute, dell’ambiente e aspetti di sicurezza sul lavoro e previdenziali. Un po’ è rimasto sulla carta, un po’ il piano è andato avanti. Nel 2018 era stato introdotto il credito d’imposta «del 65% delle erogazioni liberali per interventi su edifici e terreni pubblici di bonifica ambientale, compresa la rimozione dell’amianto dagli edifici, prevenzione e risanamento del dissesto idrogeologico, realizzazione o ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate e recupero di aree dismesse di proprietà pubblica». Incentivo che, poi, era rientrato anche nel pacchetto superbonus, ormai estinto. Ora però i bonus sono visti come fumo negli occhi dal ministro dell’Economia. E nel 2019 il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) aveva approvato un cosiddetto addendum al provvedimento, nel quale è prevista tra l’altro l’attuazione di un Piano di bonifica da amianto negli edifici pubblici «finalizzato, in particolare, alla rimozione e allo smaltimento dello stesso negli edifici scolastici e ospedalieri», con una dotazione finanziaria di 385 milioni di euro, quelli citati dall’ex ministro Costa. E anche se negli interventi del Pnrr non sono previste misure specifiche a favore di interventi di bonifica di beni contaminati da amianto, nel Piano è compreso un investimento di 500 milioni da destinare alla bonifica dei siti orfani con l’obiettivo della loro riqualificazione. Meglio di niente. Alessandro Bonvicino
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Lamiera 2025
Nuove macchine
PER IL METALLO A FIERAMILANO Dal 6 al 9 maggio una nuova edizione dell’evento con 389 espositori, 200 imprese registrate, e un incremento del 20% di partecipanti rispetto alle edizioni precedenti. Fitto anche il programma di incontri
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he bright side of metal forming è lo slogan della 23esima edizione di Lamiera 2025 (Fieramilano Rho, dal 6 al 9 maggio). I numeri parlano chiaro: 389 espositori secondo l’elenco ufficiale sul sito della manifestazione, 200 imprese registrate, 24% un più di presenza rispetto al 2023 di adesioni dall’estero, un dato rilevante se si pensa al dazigate che stiamo attraversando, e un incremento del 20% di partecipanti tondo rispetto alle edizioni precedenti. Sono i fatti che testimoniano l’interesse per la fiera. TAGLIO E DEFORMAZIONE La manifestazione, incentrata sul comparto delle macchine da taglio, la lavorazione e deformazione della lamiera e per le tecnologie connesse, è senza dubbio importante, un momento di incontro per i professionisti di tutta la filiera. Promossa da CEU-UCIMU, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, Lamiera 2025 quest’anno punta tutto su innovazione ed estero. A proposito di oltrefrontiera: il 24% delle adesioni pervenute è proprio di imprese straniere, che considerano l’Italia un mercato di grande interesse e potenzialità. In esposizione e in azione, con dimostrazioni pratiche, si potranno trovare macchine, impianti, attrezzature per la lavorazione e il taglio di lamiere, tubi, profilati, fili, carpenteria
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metallica, presse, stampi, saldatura, trattamenti e finitura delle superfici, parti, componenti, accessori, utensileria, materiali fastener, subfornitura tecnica e per l’industria. Ma fra i protagonisti spiccano anche importanti appuntamenti per quanto riguarda la tecnologia. GLI INCONTRI Accanto all’ampia offerta di macchine stand alone e di impianti complessi per la lavorazione e deformazione della lamiera, la manifestazione pone l’accento su sei temi tecnologici oggi centrali per la produzione del comparto. Gli incontri fissati a calendario c’è quello con Fabbrica Futura e dedicata a software e tecnologie per la connettività e la gestione dei dati, all’automazione e ai sistemi digitali e di robotica applicata alla lavorazione della lamiera, assieme a Saldatech, che offrirà una panoramica dell’ampio e diversificato mondo della saldatura, tra le più importanti tecnologie per la giunzione della lamiera. Fastener Industry presenterà la sua proposta di viti, bulloni, sistemi di serraggio e fissaggio. Il mondo dei trattamenti termici e di superficie aggregherà macchine, impianti, accessori e consumabili, dedicati ai trattamenti pre e post-produzione, per materiali ferrosi e non ferrosi, così da garantire una visione completa di questo segmento in continua evoluzione. Metrology & Testing è centrata su sistemi, macchine di prova e misura e controllo qualità fondamentali per la produzione di comparto, mentre Blech Italy Service, subfornitura tecnica e servizi all’industria del comparto, sui sei temi tecnologici della fiera.
La fiera quest’anno ha fatto incetta di espositori, con un occhio di riguardo per il settore tecnologico
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dedicata al settore siderurgico, organizzata (da martedì a giovedì) di fronte a padiglioni occupati da Lamiera».
Ritorna anche l’appuntamento con Lamialamiera
REVAMPING&RETROFITTING Lamiera proporrà un’area di Revamping & Retrofitting dedicata a macchine e impianti opportunamente rigenerati e dotati di nuove funzionalità che rispondono alle esigenze di un mercato complementare rispetto a quello del nuovo e che rispondono, in parte, ai criteri dell’economia circolare. «Con questo avvio e considerato il miglioramento del mercato atteso nel 2025 riteniamo che la manifestazione, giunta alla sua ventitreesima edizione, possa fare meglio dell’edizione precedente», spiega Alfredo Mariotti, direttore generale di Ucimu-Sistemi per Produrre. «D’altra parte, la decisione di anticipare di un giorno l’apertura della mostra, per concluderla entro la settimana feriale, così da allinearci alla gran parte degli eventi internazionali dedicati al comparto, permetterà di offrire ai nostri visitatori la possibilità di sfruttare appieno la concomitanza con Made in Steel, la mostra
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LAMIALAMIERA A dare ulteriore valore aggiunto alla fiera saranno le iniziative e progetti collaterali. Sarà riproposta Lamialamiera, l’area eventi della fiera, che presenterà un ricco programma di incontri, legati a tematiche rilevanti per il settore, e anche l’incoming degli operatori esteri e le iniziative legate all’education. I temi trattati spaziano da tecnologie per il taglio e la lavorazione della lamiera, software, tecnologie It, digitalizzazione, automazione e robotica, macchine e impianti per la saldatura, trattamenti e finitura delle superfici, fastener, metrology & testing e subfornitura. IL RUOLO DELL’ITALIA Con una produzione di 3,4 miliardi di euro, in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, nel 2023, secondo i dati dell’Oxford Economics dell’aprile 2024, l’industria italiana delle macchine e tecnologie per deformazione ha consolidato la seconda posizione nella classifica mondiale dei produttori. Ma ancora meglio ha fatto in termini di export. Grazie all’incremento di quasi il 30% delle vendite all’estero per un valore di 1,8 miliardi, I’Italia ha ottenuto, nuovamente, il secondo posto anche in questa graduatoria. In entrambi i casi allungando il passo rispetto ai follower. Un’offerta forte e riconosciuta dagli utilizzatori e costruttori di tutto il mondo è elemento di assoluto richiamo per gli operatori internazionali che hanno in Lamiera l’occasione migliore per osservare da vicino i più grandi player del settore. Alice Fugazza
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Una rivoluzione
FULL ELECTRIC PER LA PIEGATURA
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La nuova piegatrice a doppia bandiera Variobend V2.5 elimina la necessità di sistemi idraulici e riduce drasticamente il consumo energetico. Inoltre, offre qualità, precisione e maggiore sicurezza
ariobend V2.5: la rivoluzione full electric nella piegatura della lamiera. Nel settore della lattoneria e della lavorazione della lamiera, l’innovazione è sempre più legata a efficienza, precisione e sostenibilità. La nuova piegatrice a doppia bandiera Variobend V2.5 si distingue per un’evoluzione inedita: grazie alla tecnologia full electric, rivoluziona il concetto di piegatura, migliorando consumi, versatilità e qualità del risultato finale.
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GEOMETRIA AVANZATA Uno degli elementi distintivi della Variobend V2.5 è la sua geometria a 300 gradi, che consente un’ampia libertà di lavorazione e la possibilità di piegare profili con un rapporto d’aspetto di 2:1 senza difficoltà. Questa innovazione amplia le possibilità di design e lavorazione, permettendo di ottenere risultati che prima erano difficili da raggiungere con macchinari tradizionali.
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SOFTWARE VARIOBEND V-TOUCH L’automazione della V2.5 non si limita alla meccanica, ma si estende anche alla gestione digitale grazie al software Variobend V-Touch. Questo sistema offre un’interfaccia intuitiva su schermo in Hd da 21,5”, un sistema di gestione dei profili personalizzabile e illimitato, fun-
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La piegatrice Variobend V2.5 dalla tecnologia full electric
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Le pinze della Variobend, che permettono di lavorare più profili contemporaneamente
tamente in cantiere, con un’ampia tolleranza di conicità fino a ±120 millimetri su 6 metri. PINZE AUTOMATICHE L’automazione del processo di produzione è ulteriormente migliorata grazie al sistema di pinze Variobend, che permette di produrre più profili contemporaneamente con un solo operatore, lavorare pezzi con bordi corti grazie alla nuova pinza doppia e ottenere un’apertura delle pinze separata per ottimizzare i flussi di lavoro. SICUREZZA, ERGONOMIA Variobend V2.5 non è solo potente, ma anche sicura. È dotata di recinzioni di protezione, un telecomando avanzato per un controllo remoto intuitivo e una console operatore mobile per una gestione più f lessibile della macchina. Inoltre, su richiesta, è disponibile una verniciatura personalizzata nei colori desiderati, in linea con le esigenze aziendali. La Variobend V2.5 si presenta, quindi, come un riferimento per il futuro della piegatura della lamiera. Grazie alla combinazione di tecnologia full electric, software avanzato, automazione intelligente e precisione strutturale, la macchina è la scelta studiata per le aziende che cercano un connubio perfetto tra eff icienza, qualità e sostenibilità. Con la V2.5, la lattoneria entra in una nuova era di innovazione e performance. Franco Saro
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Noleggio
LAVORI IN CORSO
PER CHI OFFRE MACCHINE IN AFFITTO Anche per i lattonieri il renting di attrezzatura può diventare una solida opportunità di aggiornare gli strumenti di lavoro. Il settore si evolve e ha superato i 3 miliardi di fatturato (+6,8%)
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l noleggio si prefigura come un’attività altamente profittevole, che però ha bisogno di personale specializzato, strumenti informatici ad hoc e regole diverse da quelle che guidano le attività di vendita. Assodimi Assonolo, l’associazione dei distributori e noleggiatori di beni strumentali, dal 1992 aiuta le imprese a inserirsi in questo settore in maniera professionale e nel rispetto delle normative vigenti. Come spiega il direttore, Marco Prosperi. Domanda. Com’è andato il 2024 per il mondo del noleggio? Risposta. Anche nel 2024 l’intero comparto del noleggio di beni strumentali ha registrato un’espansione tale da superare i 3 miliardi come volume di affari. Il comparto è cresciuto del 6,8%, ma è interessante notare che il noleggio italiano arriva da un triennio in cui ha registrato un incremento di +20,9%, +18,3% e +11,8%. Nel periodo vi sono stati fattori che hanno spinto il noleggio, come superbonus e Pnrr, ma anche forti incentivi alla vendita (in particolare nelle regioni del Sud) che hanno rappresentato un vero e proprio boost. A dimostrare quanto il noleggio sia una pratica ormai diventata comune tra le aziende è la spesa media pro-capite, che nel 2024 si è attestata sui 53 euro. Va sottolineato che questo indice nel 2006 si attestava sui 23 euro. D. Quali sono i macchinari che sono cresciuti di più? Quali di meno? R. Il noleggio è cresciuto in tutte le sue sfaccettature: macchine, servizi, consulenza… I settori che hanno avuto le performance migliori sono stati quelli del movimento terra, pesante grazie alla forza del Pnrr, e il mondo del sollevamento, diventato maturo con i clienti che vedono nel noleggio la principale fonte di approvvigionamento. Da notare una forte crescita del settore dei sollevatori telescopici, grazie a due importanti fattori: un aumento dell’offerta diversificata e logisticamente bilanciata nel Paese, e di conseguenza l’attivazione di una richiesta latente mai completamente partita nei vari settori merceologici. D. Come si è aperto il 2025 e quali sono le principali sfide che il settore deve affrontare nel prossimo futuro? R. È ancora presto per dare qualche giudizio in quanto il primo mese dell’anno è sempre un po’ fiacco: i giorni di riposo e il maltempo spesso mettono in pausa alcuni cantieri. Il sentiment è in raffreddamento rispetto al periodo precedente, con una maggiore attenzione alle tempistiche di pagamento.
D. Quali opportunità si aprono per il mondo del noleggio con il Pnrr? R. Il Pnrr ha permesso sia di mantenere alti alcuni ambiti lavorativi che stavano diminuendo a causa della modifica al superbonus 110%, sia di implementare il lavoro di macchine di alta potenza, come il settore del movimento terra superiore agli 80 quintali. Il Pnrr non ha ancora esaurito la propria forza, anche se molti cantieri sono già partiti, quindi anche per il 2025 e il 2026 la richiesta di macchine continuerà. A questo si sommano i cantieri del Giubileo a Roma e delle Olimpiadi invernali nel Nord-Est. D. Dopo un lavoro durato quattro anni, Assodimi ha firmato il contratto nazionale di lavoro del settore: con quali obiettivi? R. Il contratto nazionale dei distributori e noleggiatori rappresenta un grande risultato per Assodimi, così come per tutto il settore. Questo nuovo contratto permette alle aziende di noleggio e distribuzione di avere uno strumento
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Lorenzo Moretti, segretario di Assodimi. In alto, Marco Prosperi, direttore dell’associazione. Il Pnrr ha permesso sia di mantenere alti alcuni ambiti lavorativi che stavano diminuendo a causa della modifica al superbonus 110%, sia di implementare il lavoro di macchine di alta potenza
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I dati relavi al business del renting in Italia
flessibile e innovativo che possa identificare quali figure operano in un centro noleggio e quali sono le loro attività, rappresentando così anche un ulteriore passo avanti verso il riconoscimento del settore. D. Quali opportunità il contratto nazionale di lavoro apre alle aziende di noleggio? R. Auspichiamo che il maggior numero possibile di aziende voglia adottare come riferimento questo contratto, perché porterebbe maggior valore alle imprese stesse. Nel nostro Paese manca ancora una forte cultura del noleggio e questo strumento può rappresentare un elemento in più per diffonderla. Mettere nero su bianco quali sono le figure di un centro noleggio e quali sono le rispettive attività è fondamentale anche in termini di valorizzazione del personale impiegato nel settore. Il noleggio italiano è alla continua ricerca di nuove risorse per continuare a crescere, questo contratto può dare supporto alle aziende per essere più appetibili e conosciute. D. Il noleggio è un’attività altamente finanziaria e analitica. Quali sono i requisiti che un’azienda deve avere per operare con successo in questo
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mondo? R. Il noleggio deve essere gestito da processi e regole diverse dalla pura commercializzazione. La prima domanda che un imprenditore dovrebbe porsi è: «Quale obiettivo ha il noleggio per la mia azienda»? Il puro prestito potrebbe infatti dare più fastidio che aiuto. Se la risposta è la creazione di valore, aggiuntivo a quello che la propria realtà sta già creando, allora uno dei primi requisiti è l’identificazione di persone a cui venga data la libertà organizzativa del centro noleggio (comunicazione, processi, contatto con il cliente, parco macchine), a cui si dovrà necessariamente collegare un piano di investimenti che daranno frutti dopo un primo periodo di assestamento organizzativo e comunicativo. Dopo aver definito l’unità di business del noleggio, l’ulteriore domanda da porsi è capire che cosa può servire ai propri clienti e/o ai nuovi utenti che si vogliono servire, indipendentemente da quello che si è venduto fino a quel momento. Si può noleggiare di tutto, ma al contempo il noleggio è un servizio che facilmente dovrà vivere dentro l’attività prevalente. Questi equilibri sono importanti e alla lunga tutte le unità di business godranno dell’apporto del noleggio professionale. D. In questo settore la raccolta dei dati ha un’importanza strategica. Come siamo messi in Italia e quali strumenti sono a disposizione delle aziende per ovviare a questa necessità? R. Il noleggio professionale non può essere gestito di pancia, come spesso viene fatta la vendita, sia perché è un settore abbastanza burocratico per permettere di aumentare la tutela dei proprietari dei beni noleggiati, sia perché l’alto numero dei dati creati (movimentazione macchine, contratti, clienti, preventivo) sono gli unici strumenti per capire l’andamento del settore. Il puro margine è quasi impossibile da anticipare. Nell’era dell’Iot, avere tutti questi dati senza leggerli e interpretarli sarebbe sbagliato. Il noleggio deve essere gestito da strumenti informatici ad hoc che permettano sia la mera compilazione della modulistica, sia la gestione degli scadenzari, dei registri di controllo e delle manutenzioni, il controllo delle tariffe e di conseguenza avere reportistiche e pannelli di controllo che in tempo reale facciano capire come l’attività sta evolvendo. In Italia esistono molte soluzioni che forniscono strumenti specialistici: in Assodimi abbiamo varie aziende di software che periodicamente si confrontano con i noleggiatori e frequentano corsi noleggio per essere sempre aggiornati. D. Quali sono stati i nodi più difficili che hanno
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Attualità
44 PIANO DA 120 MILIONI PER IL GRUPPO MOLLO
Mollo Noleggio, gruppo specializzato nella fornitura a terzi di attrezzature e macchinari per l’edilizia, agricoltura, industria, piattaforme logistiche e grandi eventi, investe sulla flotta. L’azienda piemontese ha presentato un piano industriale per il biennio 2025-2026 da 120 milioni per incrementare il numero di mezzi a noleggio. Il parco macchine di Mollo Noleggio oggi conta 18 mila unità, tra piattaforme aeree, sollevatori telescopici, minigru e autogru, gru per edilizia, autocarri e furgoni, macchine movimento terra, generatori e torrifaro e altre attrezzature edili in genere. Il piano industriale prevede, inoltre, già per il 2025 l’aggiunta di altre otto sedi, per arrivare a quota 73 filiali tra Nord e Centro Italia. Il fatturato previsto per quest’anno è di 170 milioni contro i 150 del 2024 chiuso con +18% rispetto ai 127 milioni del 2023. La metà dei ricavi è realizzata nell’edilizia, il resto con clienti dell’industria, dell’impiantistica ed eventi. Nel 2025 Molo Noleggio prevede di formare circa 10 mila addetti per i clienti, contro i 6.500 del 2024. Tra nuove assunzioni e turnover fisiologico, inoltre, l’azienda prevede un centinaio di nuovi ingressi per superare a fine anno i 650-660 addetti.
dovuto superare nell’impostazione e gestione di questo servizio? R. Togliendo la parte di investimento monetario iniziale, tre sono le principali difficoltà: la comunicazione del noleggio, in quanto l’introduzione di questa nuova unità deve essere fatta capire e digerire ai propri clienti; dare tempo al tempo, in quanto il noleggio per sua natura ha bisogno di stabilizzarsi e far crescere i propri indici di rotazione; terzo aspetto, il più importante, è la creazione di una vera e proprio organizzazione noleggio fatta di persone, processi e budget. D. Il noleggio in rivendita può essere gestito a più livelli: quali sono i principali modelli organizzativi e che tipo di ritorno possono garantire? R. Se il noleggio viene gestito come unità di business organizzata, si può arrivare a fatturare tra il 25% e il 40% dell’investimento del parco noleggio. La forbice è ampia perché dipende da molti aspetti, come la tipologia di macchine e di clientela. Non dobbiamo però fermarci solo all’aspetto puro del fatturato, che è sicuramente interessante, ma dobbiamo concentrarci anche sul servizio fornito al cliente che sarà incentivato a tornare periodicamente dal noleggiatore. D. Quali sono le macchine irrinunciabili che un servizio di noleggio dovrebbe offrire? R. Quando si crea un parco macchine bisogna prima di tutto considerare quali macchinari e attrezzature possono essere utili al cliente. Il cliente tipico può sicuramente aver necessità di elettroutensili o altre piccole attrezzature, così come chi acquista materiali quali ghiaia o sabbia può aver bisogno di un miniescavatore. Se si vuole diventare noleggiatori, però, fermarsi alle macchine di cui hanno bisogno i soli clienti
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attuali della rivendita sarebbe limitativo. Bisogna capire quali altre attività svolge il cliente per poter inserire attrezzature che potrebbero attrarre anche altre tipologie di clientela. In questo senso, il noleggiatore deve avere una visione molto aperta del mercato, svincolandosi anche da quello che è sempre stato il proprio target di riferimento come rivendita. D. In collaborazione con Cuoa Business School, Assodimi ha organizzato un percorso di alta formazione di general managing per il noleggio: di che cosa si tratta e com’è organizzato il corso? R. Assodimi ha già organizzato due edizioni del percorso manageriale Business Essential in collaborazione con Cuoa Business School e stiamo pianificando la terza edizione. La risposta alle prime due edizioni è stata eccellente e riflette la volontà delle aziende di noleggio di voler professionalizzare la propria attività anche dal punto di vista della gestione manageriale. Il percorso va a toccare quattro macro-argomenti: strategia, economics, marketing e leadership. Le lezioni, che si svolgono presso la sede ad Altavilla Vicentina, sono tenute da professori di alto livello perché lo scopo dell’intero percorso è quello di formare figure estremamente professionali. D. Avete altre iniziative di formazione in programma? R. Assodimi ha sempre creduto nella professionalità del servizio e nella formazione continua degli operatori del noleggio. Per questo dal 2025 ha ampliato ancora di più la propria offerta formativa che comprende il Corso Noleggio di Livello 1 e di Livello 2, la Guida Legale al Noleggio e il Corso sulla Vendita del Servizio di Noleggio. Stiamo però lavorando anche alla creazione di workshop che mirano a fornire skill trasversali come il Public Speaking o la Gestione del tempo. D. Quali altri servizi offre Assodimi/Assonolo alle aziende di noleggio? R. Assodimi offre un grande ventaglio di servizi alle aziende di noleggio, con lo scopo di semplificare il proprio lavoro, rendendolo il più efficace e professionale possibile. All’interno dell’associazione c’è un Comitato Tecnico, composto da esperti in noleggio, aspetti legali, assicurazioni, sicurezza e formazione, che possono supportare i noleggiatori per qualsiasi dubbio o problematica. I soci possono accedere a una modulistica sempre aggiornata in base alle normative vigenti, agli studi di mercato, a servizi di scambio informazioni tra noleggiatori e a tutta una serie di convenzioni. Veronica Monaco
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UN PO’ DI MARKETING IN MAGAZZINO
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ei primi anni del nuovo secolo alcuni ricercatori hanno cominciato a mettere in rilievo la necessità che tra la funzione marketing e la quella logistica sia necessaria un’integrazione, esprimibile come condivisione delle informazioni e collaborazione sulle strategie. Dopo quasi 20 anni dalle prime ricerche e una cospicua produzione in letteratura, ancora oggi le due funzioni sembrano essere separate, non integrate e lontane da una piena collaborazione. La mancanza di integrazione è evidente quando nelle aziende avvengono alcuni fatti quali: • Promozioni realizzate dal marketing che non sono comunicate alla logistica. L’eventuale conseguente aumento delle vendite causa il fabbisogno non programmato di maggiori risorse nel magazzino e nei trasporti. • Materiale promozionale progettato dal marketing (per esempio, espositori o display) non pensato per essere stoccato e trasportato in modo efficiente nel magazzino. Le conseguenze sono generalmente un aumento del fabbisogno di spazi. • Dimensioni e pesi dei prodotti non progettati per essere stoccati e movimentati in modo efficiente, con conseguente richiesta di maggiori risorse e trasporti. Un prodotto e il suo imballo, se non vengono progettati in ottica di ottimiz-
zazione delle fasi di stoccaggio e trasporto, potrebbero causare il fabbisogno aggiuntivo di spazi (posti pallet) e mezzi di trasporto (aumento del numero di mezzi necessari). • Imballi progettati in modo da non garantire la sicurezza dei prodotti causando così un aumento del numero dei resi. In una recente indagine condotta da Aism (Associazione Italiana Sviluppo Marketing) su un campione di 55 aziende è emerso che i punti di contatto tra marketing e logistica sono ancora pochi. Come teorizzato da Madhami nel 2017, sembra esserci una zona di conflitto tra le due funzioni. Questa separazione non è esclusiva delle aziende di medie e piccole dimensioni, ma coinvolge anche aziende con fatturati superiori ai 300 milioni di euro, inoltre il livello di integrazione non è legato al modello di business. Infatti, gli stessi scarsi livelli di integrazione si sono registrati sia per le aziende di produzione che quelle commerciali. Purtroppo, le conseguenze si concretizzano in un aumento dei costi e una riduzione dei margini, elementi pericolosi in ambienti economici che richiedono agilità e dinamicità. di Andrea Payaro docente, esperto del ministero dello Sviluppo Economico (Ice)
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Smartphone, computer e YouBuild. Il magazine edito Smartphone, computer e YouBuild. Il magazine edito da Virginia Gambino Editore è diventato in pochi anni da Virginia Gambino Editore è diventato in breve uno strumento apprezzato dai professionisti della filiera delle uno strumento apprezzato dai professionisti della costruzioni, in modo particolare di progettisti e costruttori edili. filiera delle costruzioni: architetti, geometri, ingegneri, YouBuild – Progettare e Costruire Sostenibile, racconta periti, imprenditori...YouBuild, infatti, non si propone i grandi processi che stanno attraversando il XXI Secolo e come solo di fare genericamente cultura del costruire e del impattano sulle Costruzioni mutandone il Dna lungo l’intera filiera progettare. La rivista, che ha cadenza produttiva. Insieme alla Sostenibilità, un altro trimestrale, grande driver informazioni utili, pratiche e aggiornate dipubblica trasformazione è rappresentato dalla Digitalizzazione sulmondo mondo e della del deldell’architettura lavoro e con esso contemporanea dei processi organizzativi ponendo attenzione al eriqualificazione, della produzione. L’era digitaleparticolare è senza dubbio più efficiente risparmio energetico e alla ambientale, ai ma non è priva di insidie. La rivistasostenibilità ha cadenza bimestrale e ai processi produttivi e di cantiere, eprodotti si avvale innovativi della direzione editoriale di Livia Randaccio alla progettazione in dettaglio e all’ingegnerizzazione e della direzione scientifica del prof. Emanuele Naboni. dell’architettura, all’innovazione e alsostenibile cambiamento La cultura del progetto e della costruzione viene della professione. Sotto la direzione di Luca Maria fotografata nel suo divenire quotidiano attraverso le linee guida Francesco Fabris, docente al Politecnico dicostruito. Milano, normative, associative e realizzative dell’ambiente un comitato internazionale è in grado di Con l’ambizionescientifico di dare un contributo fattivo affinchè le tecnologie, case ilhistory e metodologie ilselezionare “carbon thinking” possa diventare paradigma dominante del settore. Ecco Ecco perché a YouBuild è uno è uno migliori. perchél’abbonamento l’abbonamento a YouBuild strumento migliorare il vostro lavoro. lavoro. strumentoperper migliorare il vostro
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Prefa
LE EX OFFICINE
TRASFORMATE DAL METALLO L’ex fabbrica di macchine agricole della storica Tosi Carlo & Figli è stata riqualificata con lastre Prefalz P.10 in testa di moro di larghezza uniforme, guarnizioni in acciaio per le finestre e la pergola
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na metamorfosi architettonica ha interessato un edificio di Formigine, vicino a Modena. L’intervento dello Studio Ambientevario su un complesso industriale in disuso ha rappresentato non solo un restauro, ma una rilettura del tessuto urbano, che ha proiettato la comunità nell’era dell’edilizia contemporanea senza rinnegare la propria storia. Formigine è una cittadina con un passato rurale che convive con l’eredità dell’industrializzazione. In questo scenario, l’ex fabbrica di macchine agricole della storica Tosi Carlo & Figli ha rappresentato un fulcro economico e sociale per decenni, fino alla sua dismissione nel cuore della città circa dieci anni fa. LO STUDIO AMBIENTEVARIO Proprio in una delle ex officine meccaniche ha trovato casa lo Studio Ambientevario, fondato dagli architetti Duccio Randazzo, Francesca Cibelli ed Elisa Gozzi. La loro sensibilità per i materiali, la cura del dettaglio e l’amore per le peculiarità del luogo hanno guidato la trasformazione dello spazio in un innovativo studio di architettura. L’adiacente edificio amministrativo della Tosi, ormai in disuso, rappresentava una nuova sfida di riqualificazione. La visione di Ambientevario per questo edificio, come spiega l’architetto Randazzo, si è concretizzata in un concept formale e funzionale: passato e futuro dovevano dialogare
nel presente attraverso l’accostamento di materiali distinti. Il progetto testimonia questo equilibrio, segnando una svolta architettonica per Formigine e aprendo nuove prospettive per la rigenerazione urbana nel contesto del Nord Italia. I MATERIALI L’idea su come procedere con il tessuto dell’edificio è stata presa in considerazione abbastanza rapidamente. «Volevamo mostrare sia il passato che il futuro di questo luogo e sottolineare entrambi gli aspetti dal punto di vista architettonico», racconta Randazzo. «Ovunque si apportassero modifiche all’edificio esistente, il metallo doveva essere utilizzato come materiale di contrasto». Prima ancora di molte altre considerazioni, gli architetti si sono quindi concentrati sulla ricerca di prodotti adatti alla conversione e all’ampliamento. L’idoneità dei materiali doveva essere garantita anche a livello tecnico, strutturale e funzionale, perché, alla fine, si dovevano ricavare 700 metri quadrati di spazi abitativi e commerciali, ampi e luminosi. Poiché i nuovi requisiti non si adattavano del tutto all’edificio esistente, è stato aggiunto
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Francesca Cibelli e Duccio Randazzo, di Ambientevario. A sinistra, l’ex fabbrica di macchine agricole della storica Tosi Carlo & Figli, ristrutturata.
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50 un piano sopraelevato alla struttura esistente. «L’alluminio Prefalz è un materiale leggero e flessibile», continua Randazzo. «Sapevamo che avrebbe soddisfatto tutti i requisiti richiesti per un adattamento strutturale di questo genere. Anche la scelta del materiale era molto importante per loro, perché con i loro progetti miravano a fornire ai clienti risposte realistiche alle loro richieste ed esigenze».
L’edificio ristrutturato con l’alluminio Prefalz, flessibile
VALORE STORICO «Nonostante il piano progettuale fosse convincente, ci sono voluti molti incontri per ottenere la chiarezza anche nel risultato finale», racconta il progettista, non senza sottolineare però che per loro è importante proprio questa interazione con i costruttori, la comunità e le aziende. Per tutti i membri dello studio Ambientevario, questa è la chiave per un’architettura che «cambia le prospettive di tutti su ciò che già esiste». Pur non essendo vincolato come edificio storico, gli architetti hanno riconosciuto il valore delle facciate in mattoni e ne hanno protetto l’autenticità come un archivio della storia. Le pareti in mattoni sono state pulite con idropulitrice ad alta pressione per non cancellare completamente le tracce del passato, mentre le fughe sono state nuovamente intonacate. In questo modo i muri sembrano al momento quasi nuovi e mantengono ancora chiaramente il valore dell’edificio originale. La demolizione delle pareti avrebbe invece comportato la
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perdita dell’identità architettonica di questo edificio. SECONDO INVOLUCRO Dove strutturalmente necessario, è stato costruito un secondo involucro dietro le facciate esistenti e questo nuovo livello costruttivo è stato collegato ai solai originali, a loro volta rinforzati strutturalmente con cemento armato. «Sì, come un nuovo edificio, ma in stretta connessione con la struttura esistente», dice Randazzo, spiegando che le aggiunte hanno permesso di realizzare un sistema costruttivo in grado di resistere anche ai carichi futuri. «Senza queste aggiunte, non sarebbe stato possibile costruire il nuovo piano mansardato sopra le mura esistenti». Il nuovo piano è una costruzione in legno lamellare a strati incrociati, rivestita con lastre Prefalz P.10 in testa di moro di larghezza uniforme. Le guarnizioni in acciaio scuro a cornice delle finestre e una pergola in acciaio, utilizzata come protezione solare, sottolineano ulteriormente il contrasto tra il tetto e le pareti chiare. Gli architetti hanno realizzato con coerenza la loro idea dei due materiali. Per far sì che questi contrasti visivi formassero comunque un’unità, gli architetti hanno mantenuto le proporzioni e gli assi del vecchio edificio nella nuova struttura del tetto, dimostrando di apprezzare in modo genuino il volume esistente, la città e la sua storia. Il punto di partenza di ogni progetto è la lettura degli edifici esistenti e delle tracce che la vita pre-
51 cedente dei luoghi ha lasciato nell’architettura. Nella pratica, poi, la tecnologia più avanzata viene utilizzata anche per questo, misurando gli edifici esistenti tramite una nuvola di punti al fine di ottenere una base di dati ottimale in fase di pianificazione ed esecuzione. DESIGN SOSTENIBILE L’ edificio ristrutturato dell’ex fabbrica che ospitava gli uffici in via Giardini e che un tempo passava alquanto inosservato, oggi si distingue per tre aspetti in particolare: le pareti in mattone, pulite e dai toni caldi del beige, il tetto rivestito con alluminio Prefalz nella colorazione testa di moro, le cui linee definite contrastano con il vecchio edificio e i giardini pensili verdi e rigogliosi davanti alle finestre della facciata a sud e sul lato della strada. I giardini pensili riflettono l’approccio di Ambientevario basato sul design sostenibile, con cui l’architettura affronta le sfide del cambiamento climatico. Questa vegetazione rigogliosa non solo rende la facciata a capanna un’attrazione nella piccola piazza antistante, ma contribuisce a regolare a lungo termine anche il clima interno negli spazi esterni e abitativi della casa. In questo modo si garantisce un ambiente piacevole non solo al momento del completamento, ma anche nei decenni successivi, nonostante temperature sempre più elevate e ricorrenti ondate di calore. Molti altri progetti dello studio inglobano, quindi, le piante come elemento chiave dell’architettura, all’insegna della simbiosi, piuttosto che della segregazione strutturale. Il comune di Formigine e il quartiere si sono mostrati talmente entusiasti di questo progetto di inverdimento che vengono richiesti e realizzati sempre più edifici con facciate verdi. IN COMUNITÀ «Semplicemente, conosciamo bene il luogo e le persone, visto che Ambientevario non solo costruisce e lavora a Formigine da dieci anni, ma ci vive pure». Si tratta di un luogo popolare in Emilia-Romagna, che ha per questo offerto un ottimo punto di partenza per il lavoro architettonico dello studio. Gli architetti hanno realizzato più di dieci progetti nella regione e sono apprezzati dalla comunità come architetti contemporanei che, oltre allo stile, hanno anche talento in termini di cultura edilizia, sono cioè in grado di rapportarsi nel miglior modo possibile con le persone e con le condizioni della regione. Pamela Catapano
GAL, LATTONIERI DA 56 ANNI
I metri quadrati sono 4 mila: non si tratta della superficie di un tetto, ma dello spazio dell’officina che è a disposizione di Gal, azienda che opera nei pressi di Bologna, per eseguire coperture, facciate e ora anche infissi, così come i lavori di lattoneria richiesti durante le costruzioni. L’azienda sviluppa innanzitutto soluzioni insieme, a stretto contatto con progettisti e committenti. Un esempio? La trasformazione dell’ex edificio Tosi a Formigine. I capannoni di Gal, situati nella cittadina di Ghiardo di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, sono da quasi 56 anni la base per 29 dipendenti e sette soci. Il portfolio dell’azienda comprende grandi tetti per scuole ed edifici pubblici, nonché coperture e facciate più piccole per case unifamiliari e ristrutturazioni. L’azienda è gestita, tra gli altri, da Fausto Comastri e Andrea Pasqualini. «Siamo sette amministratori delegati e ognuno di noi ha una propria area di responsabilità», afferma Comastri. «Questo ci permette di lavorare su molti progetti contemporaneamente e con un alto grado di specializzazione». L’edificio di Formigine, con la sua copertura color testa di moro, «che è poi anche una facciata», dice Comastri, rappresentava un entusiasmante progetto di ristrutturazione. Sopra i vecchi muri di mattoni, un parapetto in lamiera, anch’esso di colore scuro, fa da transizione a una sezione di facciata alta solo 178 centimetri, le cui lastre Prefalz si fondono senza soluzione di continuità con il tetto a falda. Tre lattonieri hanno impiegato quattro settimane di lavoro e tanta maestria per posare in loco 175 metri quadrati di Prefalz nella tonalità P.10 testa di moro. Il piano prevedeva che le lastre di larghezza uniforme e standard di 43 centimetri, dovessero essere distribuite sull’intera lunghezza del tetto di 19 metri. Poiché gli abbaini, prefabbricati come elementi indipendenti e montati in loco, riprendono gli assi delle finestre dell’edificio esistente, è stata richiesta più volte una certa precisione nel taglio, nelle aggraffature e nel fissaggio, a causa delle connessioni talvolta molto strette. Il drenaggio della copertura avviene tramite una grondaia interna su ciascuno dei lati lunghi. Anche in questo caso, per l’architetto Duccio Randazzo era particolarmente importante che le aggraffature attraversassero visivamente la grondaia e la facciata seguendo lo stesso ritmo. I pluviali tondi contrastano con il design altrimenti spigoloso del tetto in alluminio. Gal ha già collaborato in diverse occasioni con l’architetto di Formigine, le cui idee sono accolte con entusiasmo. In fin dei conti, da un punto di vista artigianale ogni linea, ogni millimetro possono determinare la qualità di un progetto. I due amministratori delegati si aspettano questo spirito anche dai dipendenti e dagli apprendisti. Sebbene la situazione con le generazioni future sia un po’ problematica. «L’unica cosa che non abbiamo qui in zona è una scuola che formi dei giovani talenti», spiega Pasqualini. Sempre di più Gal lavora a delle idee su come rendere più attraente il lavoro di coperturista e di progettazione, in modo che tra dieci o vent’anni Reggio-Emilia non sarà ricordata solo per «formaggio, ciliegie e castelli», ma anche per l’artigianato delle coperture metalliche.
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Lattoneria Lazazzera
Lavori speciali
DALLA PUGLIA AL RESTO D’ITALIA L’azienda barese, gestita da un’imprenditrice laureata in architettura e dal padre, lavora anche a Roma, Verona e Milano con opere di rilievo. Grazie agli investimenti e senza dimenticare formazione e sostenibilità
Anastasia e Giacomo Lazazzera, titolari della Lattoneria Lazazzera
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el cuore della Puglia, a Santeramo in Colle, in provincia di Bari, dove la passione per il lavoro manuale si tramanda di generazione in generazione, si trova la Lattoneria Lazazzera: un’eccellenza artigiana pronta a plasmare il metallo per dare forma alle esigenze costruttive più ambiziose. La Lattoneria Lazazzera mette al servizio di privati e aziende una profonda conoscenza delle tecniche di lavorazione della lamiera, trasformando materiali resistenti e versatili come acciaio, alluminio e rame in soluzioni funzionali ed esteticamente curate. La loro opera si esprime nella realizzazione di coperture metalliche che proteggono e valorizzano gli edifici e nella creazione di rivestimenti metallici per facciate che coniugano design e durabilità. Con la stessa cura artigianale, vengono realizzati elementi speciali su misura, come scossaline, raccordi e profili particolari, pensati per integrarsi perfettamente in ogni contesto architettonico. La competenza di Lazazzera non si limita alla sola realizzazione, ma si estende alla manutenzione e al rifacimento di opere esistenti, garantendo interventi precisi e duraturi. PASSAGGIO DI TESTIMONE Giacomo e Anastasia Lazazzera, padre e figlia, guidano l’attività familiare. Lui dagli anni Duemila, quando l’azienda è stata aperta. Ora c’è un passaggio di testimone, importante e cruciale: «Il settore della lattoneria è tradi-
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zionalmente dominato da una presenza maschile e le donne che operano in questo ambito sono ancora relativamente poche. Credo fermamente che questo sia un lavoro che richiede precisione, attenzione ai dettagli e una grande capacità manuale, qualità che le donne possono offrire in modo eccellente», racconta Anastasia, che attualmente è fra le poche donne che operano nel settore. LA STORIA «La nostra azienda nasce dalla passione per l’artigianato di mio padre, Giacomo Lazazzera, che all’età di 14 anni ha imparato il mestiere sul campo lavorando per l’azienda locale Musci e Stasolla, fino ad aprire la sua attività. All’inizio si occupava principalmente di lavorazioni semplici di lattoneria, come pressopiegati e grondaie. Con il tempo, però, grazie alla sua intraprendenza e al desiderio di crescere, l’attività si è evoluta, puntando non solo sulla funzionalità, ma anche su un maggiore impatto estetico e architettonico degli edifici», spiega l’imprenditrice. «Il nostro salto di qualità è stato possibile grazie alla collaborazione con partner ufficiali di prestigio, come Alpewa. I loro prodotti di alta qualità si sposano perfettamente con il nostro impegno ed è proprio attraverso questa sinergia che crediamo che un buon prodotto possa esprimere al meglio il suo valore, grazie a un buon installatore». NUOVA PELLE Anastasia Lazazzera racconta di come è cresciuta in officina, tra lamiere e attrezzi da cantiere, respirando ogni giorno l’atmosfera del lavoro artigianale. «Dopo la laurea in architettura e alcune esperienze professionali, ho
scelto di proseguire il percorso avviato da mio padre. Da architetto, trovo affascinante l’idea di dare una nuova pelle agli edifici, unendo le mie competenze progettuali alla passione per l’arte e l’artigianato che ho ereditato. Oggi portiamo avanti l’azienda con lo stesso spiri-
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Alcune lavorazioni particolari effettuate dall’azienda
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to: cura del dettaglio, rispetto della tradizione e voglia di innovare». Domanda. Che territorio servite? Risposta. Il nostro ambito operativo non si limita alla nostra regione o al Sud Italia, ma abbraccia l’intero territorio nazionale. Attualmente, per esempio, siamo impegnati a Roma in un progetto per il ministero dell’Ambiente e abbiamo da poco concluso cantieri a Verona e Milano. Questo ci permette di confrontarci con contesti diversi e di portare la nostra esperienza artigianale su scala sempre più ampia. D. Dalle lattonerie, alle coperture e rifacimento tetti, all’impermeabilizzazione, alle bonifiche dell’amianto: come si sono sviluppati questi servizi? R. I nostri servizi, dalle lavorazioni di lattoneria alle coperture, dai rifacimenti tetti all’impermeabilizzazione, si sono sviluppati inizialmente a partire dalle nuove normative edilizie, ai requisiti di miglioramento energetico e alle esigenze di una maggiore sostenibilità degli edifici ma, più ancora, sono nati da una volontà profonda: lasciare un segno, distinguendoci per la qualità e l’unicità delle nostre realizzazioni. Abbiamo scelto di accogliere le sfide dei progetti più particolari e complessi, spesso ispirati a riferimenti internazionali, soprattutto europei. In Italia molti architetti desideravano proporre questo tipo di lavorazioni, ma spesso mancavano maestranze in grado di realizzarle. Noi, invece, ci siamo fatti trovare pronti, capaci di interpretare le esigenze estetiche e funzionali con competenza artigianale e spirito innovativo. È anche così che abbiamo
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55 costruito la nostra identità e guadagnato la fiducia di clienti e progettisti. D. Quale servizio incide maggiormente sul business? R. Attualmente, i servizi che incidono maggiormente sul nostro business sono le facciate ventilate e le coperture. Si tratta di interventi ad alto valore aggiunto, sempre più richiesti in ambito sia residenziale che pubblico, grazie alla loro capacità di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, ridurre i consumi e valorizzarne l’estetica. Questi lavori richiedono competenze specifiche e un’attenta progettazione, elementi che rappresentano appieno il nostro approccio tecnico e artigianale. D. Quali sono i servizi più richiesti di lattoneria in questi anni? Quali invece in calo? R. Negli ultimi anni, i servizi di lattoneria più richiesti riguardano principalmente le opere pubbliche, spesso legate a progetti finanziati dal Pnrr. In particolare, c’è una crescente domanda per interventi su edifici scolastici, strutture sanitarie e altri immobili pubblici, dove la lattoneria gioca un ruolo fondamentale sia dal punto di vista funzionale sia estetico. Al contrario, stiamo registrando un calo nelle ristrutturazioni private, soprattutto nella fascia media, con l’eccezione di una clientela più abbiente, che continua a investire in interventi di alta qualità. Questa tendenza riflette un cambiamento nel mercato, dove le risorse pubbliche e i bandi dedicati alla rigenerazione urbana stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. D. Quali sono i cantieri più importanti che avete realizzato in questi anni? E nell’ultimo mese? R. Negli ultimi anni abbiamo avuto il privilegio di lavorare su cantieri di grande rilievo, sia pubblici sia privati, che testimoniano la nostra crescita e la fiducia acquisita nel settore. Tra i progetti più importanti figura l’attuale rivestimento della copertura del ministero dell’Ambiente a Roma, un intervento di alto profilo che ci vede impegnati tutt’oggi. Abbiamo recentemente completato il rivestimento in scandole di alluminio per la Chiesa di Conversano, un lavoro che unisce innovazione tecnica ed estetica. Tra gli altri cantieri significativi ricordiamo la Chiesa di San Pio a Lecce, ancora in opera, la biblioteca comunale di Taranto, il Palazzetto dello Sport di Altamura, tre chiese a Bisceglie, la Chiesa di Sant’Achille, il centro antiviolenza di Molfetta e una prestigiosa villa privata a Malta. D. Come siete messi a sostenibilità? Quali
sono i plus che distinguono la vostra azienda? R. La sostenibilità è un aspetto fondamentale per noi e cerchiamo di integrarla in ogni fase della nostra attività. Ottimizziamo l’uso dei materiali, riducendo gli sprechi e riutilizzando gli scarti, che trasformiamo anche in oggettistica e complementi di arredo, dando nuova vita a ciò che altrimenti verrebbe scartato. Questo approccio ci permette di ridurre l’impatto ambientale e al tempo stesso creare soluzioni creative e utili. Inoltre, abbiamo investito in macchinari a basso consumo energetico e stiamo procedendo con l’installazione di impianti fotovoltaici, sfruttando l’energia rinnovabile per ridurre ulteriormente il nostro impatto ambientale. Un altro passo importante è l’adozione del protocollo Breeam, un sistema di certificazione che ci aiuta a garantire l’efficienza energetica e la sostenibilità dei nostri progetti edilizi. Questi sono solo alcuni dei modi in cui ci impegniamo a fare la nostra parte per l’ambiente, distinguendoci per una gestione responsabile e innovativa delle risorse. D. Come state approcciando le nuove tecnologie? R. Siamo costantemente alla ricerca di so-
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Copertura per villa privata (Conversano): aggraffatura in zinco titanio Rhenzink
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Chiesa S.Vincenzo de Paoli (Lecce) aggraffatura in tecupatina Prefa
luzioni innovative per migliorare la qualità e l’efficienza dei nostri lavori. Recentemente abbiamo acquisito una macchina a controllo numerico, che ci consente di lavorare con maggiore precisione e rapidità, affrontando progetti sempre più complessi. Inoltre, stiamo programmando l’acquisto di altre tecnologie avanzate, come una macchina a taglio laser, che ci permetterà di ampliare le possibilità di lavorazione e ottimizzare i processi produttivi. Stiamo anche valutando l’acquisto di un nuovo sistema gestionale, che ci consentirà di monitorare e ottimizzare ogni fase della produzione, dalla pianificazione alla consegna. Infine, abbiamo in programma l’acquisto di nuova strumentazione per i rilievi, con l’obiettivo di aumentare la precisione e l’efficienza dei nostri interventi sul campo. D. Che cosa ne pensate del servizio di lattoneria? R. Il servizio di lattoneria rappresenta da sempre un pilastro fondamentale della nostra attività. Grazie alla nostra esperienza e alle competenze artigianali, siamo in grado di offrire soluzioni su misura per ogni tipo di esigenza, che spaziano dalle semplici lavorazioni alle opere più complesse. Ciò che rende la lattoneria così interessante è la sua versatilità: non si tratta solo di un lavoro funzionale, ma
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57 di un’opportunità per valorizzare l’estetica e la durata degli edifici. Inoltre, con l’evoluzione delle normative e delle esigenze del mercato, la lattoneria si è trasformata in un ambito in continua innovazione. Oggi è sempre più orientata alla sostenibilità, con un’attenzione particolare all’efficienza energetica e alla resistenza nel tempo, elementi che ci spingono a investire continuamente in nuove tecnologie e tecniche di lavorazione. Nel complesso, il servizio di lattoneria è per noi un settore in crescita, in grado di rispondere alle sfide moderne in maniera sempre più efficace ed efficiente, grazie anche alla cura dei dettagli e all’approccio innovativo che caratterizzano il nostro lavoro. D. La formazione è molto importante: che servizi offrite in tal senso? R. La formazione è un aspetto fondamentale per garantire la sicurezza e la crescita professionale del nostro team. Per questo finanziamo corsi di formazione specifici per i nostri dipendenti. Ci sono i corsi sulla sicurezza, con particolare attenzione agli operatori che lavorano in quota, per garantire che rispettino le normative di sicurezza e possano operare in modo sicuro. I corsi per l’utilizzo dei macchinari servono per assicurare che il personale sia adeguatamente preparato nell’uso delle tecnologie avanzate e dei nuovi strumenti a disposizione e quelli di aggiornamento presso i nostri partner e fornitori di materiali, per mantenere i nostri dipendenti sempre informati sulle ultime innovazioni e tecniche nel settore. Investire nella formazione dei nostri collaboratori è un modo per garantire non solo la sicurezza sul lavoro, ma anche la qualità e l’efficienza dei nostri progetti, assicurando che il nostro team sia sempre al passo con le novità e le migliori pratiche del settore. D. Come state gestendo il personale? Risentite della crisi? R. La gestione del personale è sempre stata per noi una priorità, anche nei momenti più complessi. Abbiamo attraversato periodi difficili, in cui la continuità dell’attività è stata messa a dura prova a causa di mancati incassi legati a clienti insolventi. Non è stato semplice, ma grazie all’impegno e alla coesione interna siamo riusciti a resistere. Oggi ci troviamo in una fase più serena, in cui possiamo finalmente guardare avanti con fiducia. Stiamo investendo per far crescere l’azienda e garantire un futuro stabile ai nostri dipendenti. Molti di loro ci sono rimasti accanto nei momenti più critici, dimostrando attaccamento e
spirito di squadra. È anche grazie a loro, a chi ha creduto nel progetto e ha scelto di restare, se oggi possiamo continuare a costruire e progettare il futuro con determinazione. Attualmente, non sono l’unica donna nell’organico dell’azienda. Graziangela Natuzzi mi supporta attivamente nella gestione quotidiana delle attività, contribuendo in modo determinante al nostro successo. Inoltre, mio padre svolge un ruolo cruciale nella formazione dei nostri dipendenti, guidandoli con esperienza e passione, per preparare ciascuno ad affrontare le sfide con autonomia e competenza. Il nostro team di operatori è composto da installatori altamente qualificati, tra cui Leonardo Natuzzi, Antonio D’Ambrosio, Giuseppe Moramarco, Giuseppe Stasolla, Mohamed Diarra, Raffaele Labarile, Bartolomeo Pesce e Michele Perniola. La loro esperienza e dedizione fanno la differenza in ogni progetto che rea-
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Condominio Bitonto - imbotti in alluminio e rivestimento di facciata in Hpl
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Vano scala Binetto, cassette in alluminio composito Stacbond
lizziamo. È grazie al loro impegno costante e alla loro professionalità che siamo in grado di offrire lavori di altissima qualità, affrontando ogni sfida con un approccio collaborativo che ci distingue nel settore. D. La figura del lattoniere, come evidenziato anche nel primo Convegno Nazionale dei Lattonieri organizzato nel dicembre scorso, fatica a emergere nella filiera, benché sia molto importante: che cosa state facendo per distinguervi? R. La figura del lattoniere, pur essendo fondamentale nella filiera edilizia, spesso fatica a emergere e a essere riconosciuta per il suo ruolo cruciale. Per questo motivo, stiamo cercando di distinguerci puntando non solo sulla funzionalità, ma anche sulla resa estetica degli interventi. In particolare, ci concentriamo sul conferire una nuova immagine agli edifici, aggiungendo valore non solo dal punto di vista tecnico, ma anche visivo. Inoltre, supportiamo attivamente i nostri clienti e i progettisti sin dalla fase di progettazione, mettendo a disposizione la nostra esperienza e le nostre compe-
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tenze per sviluppare soluzioni che rispondano sia alle esigenze funzionali che estetiche. Ci piace contribuire all’elaborazione dell’aspetto finale dell’edificio, rendendo ogni progetto unico e in grado di valorizzare al meglio la struttura. In questo modo, puntiamo a elevare il ruolo del lattoniere e a farne un elemento centrale nella realizzazione di edifici non solo funzionali, ma anche esteticamente pregevoli. D. Come è andato il 2024 e che cosa prevedete per il 2025? R. Il 2024 è stato un anno decisivo per noi, in quanto, grazie a un andamento positivo, abbiamo deciso di fare una serie di investimenti strategici. Il più significativo di questi è l’acquisto di un nuovo capannone industriale, che ci permetterà di avere spazi più funzionali per i nostri lavoratori. Questo nuovo ambiente, dotato di uffici moderni, ci consentirà di lavorare in sinergia, creando un’atmosfera di collaborazione e produttività, circondati dal verde, che contribuirà anche al benessere del nostro team. Per il 2025 affrontiamo un anno ricco di sfide. Siamo particolarmente entusiasti per i cantieri per cui abbiamo già ricevuto richieste di preventivi, in particolare quelli legati alla conservazione di siti archeologici e ai lavori di restauro, un settore che ci affascina e che ci stimola a mettere in gioco tutte le nostre competenze. Siamo quindi ottimisti e fiduciosi, pronti ad affrontare un anno che si preannuncia ricco di opportunità e crescita. D. Una considerazione personale sul ruolo femminile… R. Il settore della lattoneria è tradizionalmente dominato da una presenza maschile, e le donne che operano in questo ambito sono ancora relativamente poche. Tuttavia, credo fermamente che questo sia un lavoro che richiede precisione, attenzione ai dettagli e una grande capacità manuale, qualità che le donne possono offrire in modo eccellente. Nel mio caso, il mio ruolo è prevalentemente tecnico e progettuale, ma non rinuncio a essere coinvolta anche nella parte manuale, perché trovo soddisfazione nel vedere i progetti prendere forma. Penso che ci siano molte altre donne che potrebbero scoprire la bellezza di questo settore, che considero a tutti gli effetti un’arte. È un ambito che, seppur tecnico, offre grandi opportunità per chi ha passione per la precisione e per il lavoro creativo. Sono convinta che le donne possano dare un contributo significativo a questo settore, portando una visione diversa e arricchendo il lavoro con nuove prospettive e sensibilità. Alice Fugazza
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SPECIALE TECNOLOGIE DI PIEGATURA E DEFORMAZIONE DELLA LAMIERA Evomach Isal Alpemac
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Speciale
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Evomach
Questa piegatrice
SEMIAUTOMATICA HA UNA MARCIA IN PIÙ Officine Ortiga, azienda che ha collaborato a prestigiosi lavori anche in campo internazionale, si avvale della piegatrice a tangenziale Power Bend Industrial di Schröder, con supporto tecnico garantito
P Vania e Michele De Piccoli, titolari di Officine Ortiga, in sinergia con Evomach. A lato la pannellatrice Power Bend Industrial
er grandi lavorazioni servono macchinari all’altezza: fra Officine Ortiga ed Evomach si è creata una solida partnership per essere operativi in un mercato ipertecnologico. Fondata nel 1973 come bottega artigiana a San Donà di Piave (Venezia), Officine Ortiga è oggi un’azienda di riferimento nella lattoneria e carpenteria leggera, e arriva a contribuire a progetti internazionali come il palazzo JP Morgan e la sede della Warner Bros a New York.
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FLESSIBILITÀ L’evoluzione tecnologica dell’azienda è stata possibile grazie alla partnership con Evomach, distributore esclusivo Schröder in Italia, che ha fornito una piegatrice a tangenziale Power Bend Industrial con campo di lavoro da 4040 x 2000 millimetri, spessore massimo lavorabile da 5 millimetri per l’acciaio e altezza massima dello scatolato fino a 300 millimetri. «La tecnologia fornita da Evomach è stata determinante», spiegano il titolare
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Michele De Piccoli e l’amministratrice Vania De Piccoli. «Siamo riusciti nella realizzazione di elementi fondamentali solamente grazie a questa pannellatrice Schröder di Evomach, che ci ha permesso di eseguire lavori ad alta complessità e prestigio che altrimenti avremmo dovuto rifiutare». MICRO PIEGATURA Il caso più emblematico è stata la piegatura di reti in alluminio per un cantiere in Lussemburgo. Grazie alla piegatrice Evomach che ha eseguito micro-pieghe sequenziali, conferendo alle reti la forma desiderata, mantenendo però intatte le loro caratteristiche strutturali. Oltre al supporto tecnico, Evomach ha garantito un’assistenza tempestiva: «Quando abbiamo avuto necessità, l’azienda è intervenuta rapidamente, riducendo al minimo il fermo macchina», conferma l’imprenditore. Pamela Catapano
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Speciale
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Isal
Nessun limite
PER I PROFILI Le macchine a bandiera modello Ms a marchio Metal-Mac possiedono un sistema di piegatura retro inclinato, per realizzare anche geometrie complesse: la rotazione permette una inclinazione fino a 145 gradi
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M
etal-Mac è il marchio commerciale con il quale Isal ha dato il via alla produzione di macchine piegatrici a bandiera modello MS. Si tratta di dispositivi all’avanguardia, di nuova generazione e completamente elettrici. La movimentazione della lama di piega avviene infatti tramite assi elettrici, sincronizzati meccanicamente da un albero di torsione che garantisce massima precisione di piegatura e una continua riproducibilità. SOFTWARE PERSONALIZZATO Metal-Mac possiede un sistema di piegatura retro inclinato, così da poter realizzare profili con geometria complessa e la rotazione è tale da permettere un angolo di piega fino a 145 gradi. Ogni macchinario Metal-Mac utilizza un software personalizzato, il Cnc, che racchiude l’alto senso tecnologico in grado di regolare la potenza di bloccaggio di ogni singola spalla. TOUCH SCREEN L’operatore può disegnare il profilo da realizzare con le dita su un ampio schermo touch screen che visualizza in 3D il modello da realizzare. Il Cnc racchiude l’alto senso tecnologico in grado di creare una fattiva collaborazione tra l’uomo e la macchina, che permette di guardare dritto all’industria 5.0, creando una sinergia per ottenere più volumi, prodotti migliori, zero sprechi e costi più bassi. Le macchine Metal-Mac, inoltre, dimezzano i consumi energetici e possono aumentare la produttività del 30%. Pamela Catapano
Le piegatrici a bandiera di Isal, riunite sotto al marchio Metal-Mac
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Speciale
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Alpemac
UNA MACCHINA AD HOC PER L’EDILIZIA
La piegatrice a bandiera Cidan FX32 è stata adottata da Irondom, azienda specializzata in nuova costruzione e riqualificazione: si basa su un sistema versatile e di precisione, che si adatta a ogni esigenza
La Cidan FX32 presso la sede di Irandom (Avellino), distribuita in Italia da Alpemac
N
el panorama delle tecnologie per la piegatura, la Cidan FX32 si distingue per versatilità, precisione e capacità di adattarsi a esigenze produttive complesse. A testimoniarne l’efficacia è l’esperienza di Irondom, realtà con sede ad Avellino, che ha scelto questa macchina per integrare e completare il proprio sistema costruttivo in acciaio. Nata da una forte motivazione personale e tecnica, Irondom si è affermata negli anni
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come una delle aziende italiane più innovative nel settore della costruzione a secco in acciaio strutturale. Il cuore del progetto è il sistema Steel Frame, una soluzione costruttiva leggera, antisismica e completamente a secco ispirata alle tecniche usate nei Paesi ad alto rischio sismico, come la Nuova Zelanda. La proposta Irondom si articola in due aree: nuova costruzione e riqualificazione edilizia. In quest’ultimo ambito è nato il Duo System, un
67 cappotto termo-sismico in acciaio capace di rinnovare completamente l’involucro edilizio, migliorandone efficienza energetica, sicurezza strutturale e qualità estetica. Per completare questo sistema e gestire in autonomia la realizzazione di finiture su misura in lamiera, Irondom ha scelto di dotarsi della piegatrice FX32 di Cidan. LA SCELTA «La FX32 è stata una svolta nel nostro processo», spiega Alfonso Mastantuoni, il fondatore di Irondom. «Ci serviva una macchina capace di piegare su due e quattro lati, in modo rapido e preciso, per produrre internamente imbotti, raccordi, finiture architettoniche. Con Cidan abbiamo trovato la soluzione ideale». La FX32 si basa su un sistema di piega a bandiera che permette piegature in positivo e negativo senza rovinare il materiale. Grazie alla lama superiore girevole e al cambio lama rapido, la macchina consente di eseguire lavorazioni complesse con tempi ridotti. Il controllo Cnc ProLink permette inoltre la gestione completa della macchina da remoto, con l’invio diretto dei file di produzione. Tutto questo si traduce per Irondom in tempi di lavorazione ottimizzati e standard qualitativi elevati, anche su pezzi speciali o complessi. IL SUPPORTO A fare la differenza è stato anche il supporto di Alpemac, distributore ufficiale Cidan per il mercato italiano. «Conoscevamo già Alpemac
da tempo», racconta Mastantuoni. «Ma in questa occasione ci hanno affiancato in modo preciso e competente, con demo dedicate e la possibilità di testare la macchina prima dell’acquisto. Un valore aggiunto importantissimo». LA DISTRIBUZIONE Il caso di Irondom mostra come la FX32 non sia solo una macchina da piega, ma un alleato strategico per aziende che puntano su innovazione, qualità e controllo del processo. La tecnologia Cidan, distribuita in Italia da Alpemac, si conferma ancora una volta al servizio delle idee più evolute dell’industria edilizia e manifatturiera. Pamela Catapano
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La Cidan FX32 si basa su un sistema di piega a bandiera per piegature in positivo e negativo. Consente di eseguire lavorazioni complesse in tempi ridotti con la possibilità di gestione completa da remoto. In basso, il sistema Steel Frame di Irondom
Imprese
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Gruppo PML
Una regola certa
COME GARANZIA L’istituzione dell’organizzazione dei Produttori di Membrane Liquide e la pubblicazione della norma Uni 11928 a protezione della qualità dei sistemi impermeabilizzanti liquidi rappresentano una svolta strategica
L’
innovazione nei sistemi impermeabilizzanti ha permesso di sviluppare soluzioni sempre più performanti, con una combinazione ottimale tra facilità d’uso e resa tecnica. Tuttavia, l’adozione di queste tecnologie si scontra ancora con resistenze radicate: da un lato, le imprese e gli artigiani meno inclini a modificare le proprie abitudini operative; dall’altro, gli applicatori specializzati, consapevoli della necessità di adottare soluzioni certificate per garantire interventi a regola d’arte, riducendo il rischio di contestazioni o rifacimenti, e aumentando la durabilità delle opere. Le aziende produttrici, oltre alle attività di ricerca e sviluppo, devono impegnarsi per favorire un mercato maturo, fornendo gli strumenti perché possa crescere sia nella consapevolezza tecnica, sia nella certezza che realizzare un lavoro a regola d’arte non debba essere una eccezione, ma un semplice esempio di apprezzabile professionalità. Il mercato, insomma, può crescere solo se può contare su regole di riferimento, in questo caso le normative. L’obiettivo del Gruppo PML è quello di promuovere la formazione e la conoscenza di un quadro normativo chiaro che definisca parametri di qualità, criteri applicativi e requisiti prestazionali.
Dall’alto, Matteo Ottocento presidente Gruppo PML; Leonardo Castelvecchio e Antonio Miglietta del Comitato tecnico PML
MIGLIORI PERFORMANCE Il settore degli impermeabilizzanti liquidi negli ultimi anni ha fatto passi da gigante in termini di proposte qualitative e di performance prestazionali. Una tecnologia certamente innovativa che, però, non ha mai avuto punti di riferimento normativi specifici che aiutassero i progettisti a indicare nei capitolati adeguate soluzioni tecniche dei prodotti da utilizzare, o che suggerissero agli applicatori come utilizzare questi prodotti, questi sistemi, in modo corretto. Insomma, era necessaria una svolta, e alcuni dei produttori più rappresentativi del settore hanno deciso di creare il Gruppo PML, che opera all’interno del Siteb (Strade Italiane e Bitumi), nella Categoria D. All’interno del Siteb opera anche Gruppo Primi (Produttori Italiani Membrane Impermeabilizzanti). Gruppo PML si muove autonomamente, ma naturalmente anche in collaborazione con il Gruppo Primi, perché nel settore dell’impermeabilizzazione esistono obiettivi comuni. NASCE LA NORMA 11928-1 La norma 11928-1 qualifica per la prima volta un prodotto con una conformità per essere utilizzato in copertura e rimanere in piena esposizione. Un prodotto che abbia quella specifica destinazione d’uso e abbia il livello di durabilità richiesto, che è di dieci anni, a garanzia della vita utile del sistema, anche se il riferimento è a una norma di prodotto e non di sistema. Ma in Italia si fanno tante lavorazioni che non devono necessariamente garantire una durabilità di dieci anni. Il concetto è quello di poter avere nel settore degli impermeabilizzanti dei prodotti un po’ più
69 nobili, utili anche per qualificare lo specifico comparto produttivo. E la norma in questo processo diventa fondamentale. Significa affermare che per quel tipo di intervento è necessario quel tipo di sistema. Perché solo in questo modo l’intervento sarà certificabile, a tutela di tutti. Quindi, l’attenzione si deve focalizzare sulla destinazione d’uso, è a questo che servono le norme, e in Italia una norma come questa sino a oggi non c’era. LA SECONDA PARTE Se la prima parte definisce i parametri, la seconda è fondamentale per dotare chi applica dei giusti strumenti, al fine di comprendere come utilizzare i sistemi liquidi impermeabilizzanti. La parte fondamentale è quella applicativa che non può prescindere da una corretta analisi e preparazione dei supporti. La norma Uni 11928-2 dettaglia quelli che sono gli aspetti di preparazione dei supporti, come devono essere trattati e utilizzati i sistemi impermeabilizzanti liquidi. Questo è fondamentale per chi applica, ma anche per i tecnici, per la direzione lavori, che ha a disposizione uno strumento armonizzato, e che può essere utilizzato per controllare il lavoro in opera. È inoltre in definizione una parte 3 della norma, a sua volta altrettanto fondamentale, dove saranno indicati tutti quelli che sono gli aspetti tecnici esecutivi dei dettagli e tutti gli aspetti progettuali. IL PRODOTTO GIUSTO È importante che i prodotti siano utilizzati per la loro specifica funzione. Il grande problema in Italia è che i sistemi impermeabilizzanti non sono progettati. Mentre invece è fondamentale. Sono giustamente progettati l’impianto elettrico, quello idraulico, ma per l’impermeabilizzazione non c’è progettazione. Le norme sulle quali i produttori stanno lavorando devono aiutare a regolamentare il mercato dal punto di vista dei prodotti, ma anche sotto il profilo di una corretta progettazione e applicazione. La norma vuole colmare questo vuoto che non è solo normativo, perché i prodotti liquidi per molti anni sono stati utilizzati nelle destinazioni d’uso sbagliate, una destinazione diversa da quella per la quale questi prodotti erano stati certificati. LA FORMAZIONE SUL CAMPO L’attività che Gruppo PML si propone di fare è la formazione sul campo, la formazione degli operatori che devono conoscere e rispettare determinate regole applicative. A questo
LE AZIENDE ADERENTI
Gruppo PML non limita l’ingresso ad altre aziende produttrici, purché rispettino i requisiti che tutti hanno condiviso: essere un’azienda produttrice, all’interno del territorio europeo con la presenza di una organizzazione stabile e registrata sul territorio italiano, di sistemi impermeabili liquidi che siano conformi alla normativa Uni 11928-1, oppure che abbiano ottenuto la marcatura Ce secondo Ead 03035000-0402 (la ex Etag 005). Attualmente, il Gruppo PML è rappresenatto da Roberto Badialetti (Casali), Andrea Bernardi (Ha Italia), Danilo Buccella, Marina Marino e Antonio Miglietta (Icobit), Andrea Zanfi e Filippo Simoni (Kerakoll), Francesco Bordoni e Tommaso Gattolin (Sika), Matteo Ottocento (Soprema), Marco Bordigoni (Torggler), Fabrizio Giordani (Triflex), Marco Ruzzier (Volteco), Alessandro Stevanella (WestWood), Fabrizio Giordani (Triflex), Leonardo Castelvecchio e Paolo Ghezzi (Winkler) e da Massimo Schieroni (Presidente Gruppo Primi). Il Gruppo ha anche formato un Comitato Tecnico composto da Antonio Miglietta (Icobit) e da Leonardo Castelvecchio (Winkler).
fondamentale aspetto è dedicata la seconda parte della norma Uni 11928, che dettaglierà gli aspetti operativi di preparazione del supporto e di utilizzo del materiale. Questo perché la qualità del prodotto è importante, ma la durabilità e la performance del risultato finale per il 75% della riuscita è in mano a chi fa il lavoro. In sostanza, è fondamentale fornire le competenze necessarie e l’obiettivo del Gruppo PML è quello di coinvolgere sia i progettisti, sia gli applicatori, ma soprattutto gli imprenditori della distribuzione edile. Molti prodotti liquidi vengono veicolati attraverso la rivendita. Il rivenditore edile è un attore importante che ha l’opportunità di essere informato per proporre correttamente questi sistemi e consigliare le soluzioni più adatte alle diverse destinazioni d’uso. Anche il rivenditore è un attore che va formato, anche nel suo interesse, perché non si tratta di vendere una latta di prodotto, ma una serie di prodotti coerenti, dal massetto alla copertura. Il vantaggio del distributore è quello che può fornire un livello di servizio e consulenza a 360 gradi. Con la consapevolezza di questo ruolo, può quindi contribuire a cambiare il mercato, orientandolo maggiormente alla qualità. Franco Saro
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Due immagini dell’applicazione degli impermeabilizzanti liquidi
Imprese
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Rivit
Nuove frontiere
PER IL FISSAGGIO L’azienda presenta bulloni a strappo e rivettatrici oleopneumatiche, per garantire fissaggi rapidi, sicuri e resistenti alle vibrazioni. Sono indicati per settori come automotive, ferroviario e carpenteria
U
n’innovativa gamma di bulloni a strappo e rivettatrici, progettata per garantire il massimo della resistenza e della rapidità di installazione in molteplici settori industriali. A presentarla è Rivit, azienda di Ozzano dell’Emilia (Bologna) specializzata nel settore dei sistemi di fissaggio. I bulloni a strappo Rivit rappresentano una soluzione per assemblaggi che richiedono un’elevata resistenza alle vibrazioni e agli stress meccanici. Utilizzati in settori strategici come costruzioni ferroviarie, automotive, ventilazione, carpenteria metallica e cantieristica navale, questi sistemi di fissaggio offrono numerosi vantaggi rispetto ai metodi tradizionali: grazie alle scanalature presenti lungo il corpo del bullone è
garantita un’elevata resistenza alle vibrazioni e un fissaggio stabile nel tempo. Inoltre, il loro utilizzo consente una notevole riduzione del tempo di montaggio, una posa semplice e controllata e un livello di silenziosità superiore rispetto ad altri sistemi di fissaggio. LE SOLUZIONI La gamma Rivit comprende diverse soluzioni per soddisfare esigenze specifiche. I Rivlock sono bulloni a strappo standard disponibili in acciaio zincato, alluminio e acciaio inox, con testa tonda o svasata e diametri che vanno da 4,8 a 10,0 millimetri. Per chi necessita di un range di serraggio più ampio, i Rivlockgrip rappresentano la scelta ideale, essendo disponibili in ferro e alluminio con diametri di 4,8 e 6,4 millimetri. Infine, i Rivtainer sono progettati per fissaggi su superfici rigide e morbide. Garantiscono una sporgenza minima e risultando particolarmente indicati per la costruzione di veicoli e container, con un diametro di 9,5 millimetri. Tutti i bulloni a strappo possono essere provvisti di relativi collari in base al materiale scelto. LA GAMMA Per garantire la massima efficienza nell’applicazione dei bulloni a strappo, Rivit ha sviluppato una gamma di rivettatrici oleopneumatiche in grado di soddisfare diverse esigenze di fissaggio. La RIV508 è la rivettatrice progettata per l’installazione di bulloni a strappo Rivlock e Rivlockgrip fino a 6,4 millimetri di diametro, oltre che per rivetti strutturali fino a 7,8 millimetri. Grazie al sistema di aspirazione del rivetto e al recupero del chiodo,
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questa rivettatrice assicura precisione e pulizia nell’installazione. La RIV511B, invece, è dotata di un’impugnatura leggera in alluminio e di un booster separato, caratteristiche che la rendono ideale per il fissaggio di bulloni Rivlock, Rivlockgrip e Rivtainer fino a 10 millimetri di diametro e per rivetti strutturali tipo Magnariv e Monriv fino a 9,8 millimetri. La sua forza di trazione può essere personalizzata in base alle esigenze del cliente, offrendo un alto grado di versatilità. Franco Saro
Rivettatrice con booster
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Sicurpal
PIÙ PREVENZIONE MENO PERICOLO
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n fase di progettazione di sistemi che proteggono gli operatori contro le cadute dall’alto è necessario predisporre un piano di valutazione dei rischi, per l’eliminazione o quanto meno la riduzione di eventuali incidenti. GIOCARE D’ANTICIPO In fase di valutazione è fondamentale effettuare una stima della probabilità che qualcosa possa accadere e dei pericoli connessi all’attività, con le conseguenze eventuali che potrebbero verificarsi. Una volta ultimata la fase di ispezione e descrizione oggetto dell’intervento, sarà il momento di
procedere a una corretta e completa definizione delle misure per la riduzione o eliminazione dei possibili pericoli. Eliminare il rischio significa rimuoverne la fonte o sostituire la radice del possibile danno. Si pensi, per esempio, a un’area il cui l’accesso presenta un rischio di caduta: si può procedere eliminando la necessità di entrata in tale zona, oppure fornendo un’alternativa che garantisca un’entrata più sicura. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE Per l’accesso in quota sarà necessario prevedere misure di protezione collettive (parapetti) o individuali (linee vita
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o ancoraggi). La normativa vigente in materia di sicurezza contro le cadute dall’alto, in particolare, predilige la prima soluzione, con il fine di eliminare o ridurre i rischi e i pericoli direttamente alla fonte. Tuttavia, non sempre è possibile o sufficiente ricorrere a parapetti, ponteggi o altre soluzioni di protezione collettiva per la tutela dei lavoratori in quota. In questo caso sarà necessario ricorrere alle linee vita e all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, i Dpi. Così facendo anche il rischio residuo potrà essere affrontato con le giuste misure. LAVORARE CORRETTAMENTE Infine, ma non meno importante, elemento chiave per la sicurezza dei lavoratori è la componente umana. Ridurre il rischio di caduta dall’alto significa anche che gli addetti ai lavori devono attenersi alle norme in materia, alle indicazioni fornite dalle aziende produttrici dei sistemi anticaduta e dei Dpi da loro indossati, e alle procedure loro insegnate nei corsi di formazione e addestramento. Nonostante norme mirate che regolano il comportamento in quota dei lavoratori, la frequenza di questi incidenti è ancora elevata e incide in maniera preponderante sul totale degli infortuni in molti settori. Agire nel rispetto di queste norme significa lavorare applicando principi non solo previsti dalla legge, ma anche secondo principi di etica volti alla tutela propria e dei propri colleghi. Alla stesura di un progetto per la riduzione del rischio di caduta dall’alto, sarà quindi necessario affiancare e diffondere una radicata cultura della sicurezza.
Linee vita sistemi anticaduta per il lavoro in quota
Sopralluogo e preventivo
Installlazione
Revisione
Progettazione
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Lattoneria S.r.l., azienda artigiana operante nel settore della lattoneria edile e lavorazione e piegatura di lamiere, nasce all’inizio del 2013 ed è composta da personale altamente qualificato e con una esperienza maturata nel settore. L’impresa collabora con aziende che si occupano prevalentemente di realizzazione di coperture civili ed industriali, carpenterie metalliche ed imprese edili in genere. Lattoneria S.r.l. è in grado di gestire le commesse in tempi ristretti e di fornire informazioni tecniche e amministrative durante tutto il rapporto di lavoro, grazie alla grande competenza degli addetti alle vendite e alla produzione. In virtù dell’utilizzo di macchinari tecnologicamente avanzati e della sua efficiente organizzazione aziendale, Lattoneria S.r.l. riesce a far fronte con tempistiche rapide a qualsiasi esigenza del proprio Cliente, con notevole precisione realizzativa e ottima qualità estetica. L’azienda realizza lamiere di varia natura, formati e spessori, con materiali impiegati di altissima qualità e varia natura (acciaio inox, rame, lamiera zincata, lamiera preverniciata, alluminio preverniciato, alluminio naturale e zinco-titanio), al fine di offrire prodotti dagli elevati standard qualitativi e duraturi nel tempo. Si producono inoltre accessori speciali per completamento della copertura: pluviali, staffe, sfiati, borchie, tronchetti troppopieni, giunti dilatazione, al fine di completare a perfetta regola d’arte il sistema tetto.
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