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CIL- Costruire In Laterizio - ottobre 2026

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Ripensare i borghi ISSN 0394-1590 • Anno XXXVIII • ottobre 2026 • Quadrimestrale

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info@solva.it +39 055 9156556 Via Urbinese 45/F 52026 Castelfranco Pian di Scò (AR) Italia www.solava.it Olive Hill House – Vlorë, Albania


BOLOGNA 7/10 ottobre 2026 La Fiera delle Costruzioni progettazione, edilizia, impianti

SAIE: la fiera che evolve e cresce con il mercato delle costruzioni Il punto d'incontro dove nascono nuovi contatti e collaborazioni professionali. SAIE anticipa le tendenze, per rendere gli interventi su edifici e infrastrutture più innovativi, efficienti e sostenibili. Settori espositivi: Progettazione & Digitalizzazione, Edilizia, Impianti, Servizi Saloni speciali: Infrastrutture, Serramenti, Pavimenti e Rivestimenti, Materiali, Macchine e Attrezzature

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SOMMARIO OTTOBRE 2026 INTERVISTA

4 NEWS

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Jorge P. Silva

• a cura di Roberto Gamba e Flavia Santia

6 PANORAMA • a cura della redazione

EDITORIALE 10 I borghi d'Italia: conoscere

per conservare e rigenerare • Pierluigi Grandinetti

PROGETTI

GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners 12 Casa di Langa Cerretto Langhe, Cuneo Ripensare i borghi 202

In copertina GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners Casa di Langa, Cuneo

42 Memoria, materia e permanenza • Pasqualino Solomita

DESIGN

• Adolfo F.L. Baratta

Fōntego architettura

46 Casa colonica e Fienile N.

Edoardo Milesi & Archos

Ginestra Fiorentina, Firenze

22 Borgo Banditaccia

• Chiara Testoni

Magliano in Toscana, Grosseto

STORIA E RESTAURO 52 La 'Corte del Vaticano' presso

• Roberto Gamba

Bricolo Falsarella Associati

il borgo di Arquà Polesine, Rovigo

30 Corte Renèe

Oliosi-Castelnuovo del Garda, Verona

• Massimiliano Furini

NORMATIVA 58 La rigenerazione dei borghi

• Ernesto Maria Giuffrè

Lazzarini Pickering Architetti

italiani nel PNRR

36 Una residenza nel borgo

• Alberto Cervesato

Asproli-Todi, Perugia

TECNOLOGIA 64 Tre strategie per Craco Vecchia.

• Antonio Acocella

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Laterizio, ricucitura, ospitalità diffusa • Pasqualino Solomita

70 Le fornaci Mariani a Roma • Flavio Binacchi

CANTIERE 84 L’evoluzione del laterizio

per la sostenibilità ambientale e sociale • Massimo Mariani, Sara Al Shoibi

78 Costruzioni in muratura armata:

sette alloggi antisismici nel mantovano • Alfredo Fusco

DETTAGLI

TAMassociati

90 Abitare la semplicità • Monica Lavagna

36 90 Promossa da

94 RECENSIONI • a cura di Roberto Gamba In collaborazione con

Soluzioni Tecniche per l’Architettura e le Costruzioni

SALONE INTERNAZIONALEDELL’EDILIZIA main sponsor

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• NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • NEWS • a cura di Roberto Gamba e Flavia Santia

L’Anno Gaudì a Barcelona 2026 a riscoprire i suoi capolavori. In L’UNESCO-UIA ha nominato Barcelona Capitale Mondiale dell’Architettura e quest’anno la città ha ospitato il Congresso Mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA). Attraverso un programma diversificato (dal 12 febbraio al 13 dicembre), che si sta svolgendo nei dieci distretti cittadini e in altri comuni della Catalogna, l’architettura catalana è stata proiettata nel mondo. Vi partecipano oltre 170 istituzioni, con 143 mostre, oltre 500 percorsi e visite guidate, 300 dibattiti e conferenze, 140 workshop e una sessantina di attività che collegano l’architettura a cinema, danza e musica. Il programma sarà integrato durante tutto l’anno con feste di quartiere e grandi celebrazioni, come LlumBCN, Sant Jordi, il Grec Festival o Dansa Metropolitana. In particolare, l’Anno Gaudí 2026 commemora il centenario della morte dell’insigne architetto e invita

Da Weimar a Dessau: cent’anni di Bauhaus Aperto nel 1919 a Weimar da Gropius, il Bauhaus ha cambiato il design. Nel 1925 si trasferì a Dessau, ove visse il suo maggior successo, allontanandosi dall’orientamento artigianale per concentrarsi sullo sviluppo di prototipi per la produzione in serie. Grazie alla Fondazione Bauhaus Dessau (https:// bauhaus-dessau.de), dal marzo scorso, “Bauhaus Dessau 100 - To the Core” celebra tale trasferimento, con un ricco programma di eventi (fino al febbraio 2027), tra cui cinque mostre: Glass Concrete - Metal (Vetro - Cemento - Metallo) esplora le basi materiali, economiche e tecniche dell’edificio icona del modernismo; Algae -

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Catalogna si concentra la maggior parte delle sue creazioni: quelli più famosi a Barcellona (la Sagrada Familia, Casa Batlló, La Pedrera, il Parc Güell, Casa Vicens, Casa Calvet e il Palau Güell, nella foto); fuori la Cripta della Colonia Güell a Santa Coloma de Cervelló, o i Giardini Artigas a La Pobla de Lillet. Il 10 giugno scorso è stata inaugurata la Torre de Jesús, alta 172,5 metri, struttura coronata da una croce a quattro bracci che rende la Sagrada Família l’edificio più alto di Barcellona.

Debris - CO2 (Alghe - Detriti - CO2) si concentra su cicli produttivi, risorse organiche, riuso, valorizzazione e nuove sperimentazioni sui materiali; presenta alternative a cemento, acciaio e vetro,

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CiL ai Café della Stampa di Cersaie 2026 Anche Costruire in Laterizio è protagonista dell’11° edizione dei Café della Stampa, il format di incontri promosso da Cersaie che, dal 21 al 25 settembre 2026, riunisce quest’anno le principali testate italiane di architettura, design e edilizia per approfondire i temi più attuali dell’abitare contemporaneo. Mercoledì 23 settembre alle ore 15, nell’area dedicata della Mall 29/30, la rivista propone il talk “Vivere il relax” (tema di CiL201), con l’obiettivo di esplorare approcci progettuali e opere che offrono non solo ospitalità ma anche esperienze desiderate e di sintonia con la natura. Ospiti dell’incontro sono Pisana Posocco, docente di Progettazione Architettonica presso l’Università La Sapienza di Roma, e Andrè Straja, architetto e cofondatore di GaS Studio, che

concetti e pratiche di conservazione e manutenzione; Bricks - Shed - Power (Mattoni - Capannone - Energia) affronta la questione dell’utilizzo futuro del materiale; ribadisce che l’architettura del Bauhaus è inconcepibile senza il mattone, prodotto di massa dell’era industriale, ad alta intensità energetica e di risorse, con conseguenze durature per l’ambiente; Sheet - Membrane - Porthole (Lamiera - Membrana - Oblò), ospitata presso la Casa d’Acciaio, edificio sperimentale nel complesso residenziale di DessauTörten; Slats - Purlins - Knots (Listelli - Travetti - Nodi), illustra la storia dell’edificio con tetto a arco ogivale (e di altri capannoni a listelli d’acciaio), costruito a Dessau nel 1930, oggi rimessa per barche.


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con Alfonsina Di Fusco, direttore di CiL, dialogano su come architettura, design e scelte materiche possano contribuire al benessere delle persone e a relazioni più armoniose con i luoghi. L’appuntamento si inserisce nel calendario dei Café della Stampa, e in particolare nella tematica dell’abitare il tempo libero. L’incontro può essere seguito sia in presenza, nell’apposito spazio di Cersaie, sia in diretta streaming su www. cersaie.it e sui social di CiL.

I tetti delle città nella strategia di adattamento climatico

Costa Paradiso e l’architettura di Ponis

Ponis, importante interprete della moderna architettura mediterranea, con progetti degli anni Sessanta del Novecento che si integrano nelle pietre e nella vegetazione di Costa Paradiso, come esempio di dialogo tra costruito e natura. Il programma multidisciplinare della manifestazione, che ha avuto inizio in luglio ed è proseguita in settembre, si sviluppa intrecciando arte, architettura e scienza partecipativa; tra novembre e dicembre si estenderà rafforzando il legame tra costa ed entroterra. Comprende visite alle architetture

Abitare Costa Paradiso è la seconda edizione di un progetto culturale, che prosegue il progetto Abitare la Vacanza – vincitore del Festival Architettura II edizione 2023 del Ministero della Cultura. È stato promosso dal Comune di Trinità d’Agultu e Vignola, nel nord della Sardegna, realizzata da U-BOOT Lab, Associazione di Promozione Sociale, in collaborazione con Archivio Alberto Ponis e con la curatela di Maria Pina Usai. Propone per uno dei luoghi più affascinanti della Gallura riflessioni su architettura, paesaggio e comunità, celebrando il pensiero e l’opera di Alberto

La conferenza finale del progetto europeo LIFE SUPERHERO, svoltosi il 25 maggio all’Università degli Studi Roma Tre, disponibile sul sito del progetto, ha acceso i riflettori sul ruolo strategico delle coperture nella transizione ecologica. Promosso nell’ambito del Programma LIFE della Commissione Europea e organizzato da Confindustria Ceramica, l’evento ha riunito ricerca, istituzioni, professioni e industria per presentare i risultati del progetto, evidenziando i benefici delle coperture ventilate e traspiranti nel migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, aumentare il comfort interno, ridurre il surriscaldamento urbano e favorire la resilienza climatica. Al centro del confronto anche il nuovo Credito Pilota GBC CP108 dedicato al raffrescamento passivo dei tetti e il ruolo della “quinta facciata” nelle strategie del Piano

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Casa e della rigenerazione urbana. Il progetto, realizzato dal partenariato composto da Centro Ceramico, Università Politecnica delle Marche, ACER, HISPALYT, TERREAL/wienerberger Italia, Confindustria Ceramica, CTMNC, EDILIANS e Industrie Cotto Possagno, conferma come la collaborazione europea possa tradurre la ricerca in soluzioni concrete per edifici e città più sostenibili. Leggi il resoconto della conferenza finale, guarda il video e scarica i materiali.

di Ponis (nella foto Casa Gostner), una residenza artistica, un workshop di autocostruzione, un percorso espositivo diffuso, un laboratorio con bambini e ragazzi, una biblioteca, escursioni paesaggistiche.

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PANORAMA A cura della redazione

MICROPLAN: il rettificato dell'edificio contemporaneo Il sistema MICROPLAN®, basato su blocchi rettificati e posa con malta-colla a giunti sottili, consente infatti di realizzare murature ad alte prestazioni caratterizzate da un efficace controllo dei ponti termici, una maggiore qualità esecutiva e un’elevata affidabilità del risultato finale. La precisione dimensionale degli elementi permette di ottenere prestazioni superiori ai requisiti previsti dalle normative di riferimento, contribuendo alla qualità complessiva dell’involucro edilizio. Ma innovazione significa anche ripensare il modo di produrre. Per Fornaci di Manzano, infatti, la sostenibilità non rappresenta un semplice obiettivo dichiarato, bensì un percorso concreto fatto di investimenti, ricerca e miglioramento continuo dei processi produttivi. L’azienda promuove l’utilizzo di materie seconde, il recupero e il riutilizzo degli scarti di lavorazione, l’efficientamento energetico degli impianti, la riduzione delle emissioni, l’impiego di energia da fonti rinnovabili attraverso impianti fotovoltaici e l’elettrificazione del trasporto delle materie prime. A queste scelte si affiancano certificazioni ambientali, Di-

Progettare oggi un edificio significa trovare un equilibrio tra esigenze sempre più numerose e complesse. Efficienza energetica, comfort estivo e invernale, sicurezza antincendio, prestazioni acustiche, durabilità e sostenibilità non sono più obiettivi separati, ma requisiti che devono convivere all’interno di un unico sistema costruttivo. In questo scenario, il laterizio conferma tutta la sua attualità. Lontano dall’essere un materiale della tradizione soltanto, rappresenta oggi una risposta concreta alle sfide dell’edilizia contemporanea grazie alle sue caratteristiche intrinseche di massa, inerzia termica, sfasamento dell’onda di calore e stabilità delle prestazioni nel tempo. Costruire in laterizio significa realizzare edifici massivi capaci di garantire comfort abitativo, efficienza energetica e affidabilità per tutto il ciclo di vita dell’opera. Tra le soluzioni più evolute in questo ambito si distingue MICROPLAN®, il sistema di laterizio rettificato sviluppato da Fornaci di Manzano, progettato per coniugare elevate prestazioni costruttive con una posa semplice, precisa e veloce. CIL 202

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chiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) e la piena conformità ai requisiti dei CAM, strumenti ormai fondamentali per una progettazione realmente sostenibile. Oggi, tuttavia, parlare di sostenibilità significa andare oltre il solo dato emissivo. La qualità ambientale di un edificio si misura anche attraverso la sua capacità di conservare nel tempo prestazioni, valore e funzionalità, riducendo gli interventi manutentivi e prolungandone la vita utile. Durabilità, affidabilità ed economia circolare diventano così elementi centrali nella valutazione complessiva di un sistema costruttivo. L’involucro edilizio contemporaneo è quindi chiamato a rispondere simultaneamente a molteplici esigenze: isolamento termico, comfort abitativo, sicurezza, resistenza nel tempo e sostenibilità ambientale. In questo contesto, la muratura multi-prestazionale in laterizio rappresenta una soluzione completa, capace di migliorare la qualità complessiva dell’edificio. Con MICROPLAN®, Fornaci di Manzano propone un sistema costruttivo che interpreta pienamente queste esigenze, offrendo ai progettisti una soluzione tecnologicamente evoluta che valorizza tutte le qualità del laterizio e risponde alle richieste dell’architettura contemporanea: prestazioni elevate, precisione costruttiva, sostenibilità e affidabilità destinate a durare nel tempo.

Nuovo complesso residenziale a Castelcucco – TV: rendering, dettaglio costruttivo della muratura di tamponamento e blocco in laterizio microporizzato e rettificato (Microplan in 45x25 - 19,9 SSR). Progetto pubblicato su CiL 201.

FORNACI DI MANZANO Contatto diretto info@fornacidimanzano.it

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PANORAMA A cura della redazione

Fornace Ballatore: il laterizio che meraviglia Il laterizio è da sempre uno dei materiali più rappresentativi dell’architettura, ma la sua versatilità gli consente di superare i confini dell’edilizia per diventare anche linguaggio artistico. La capacità di adattarsi a forme, geometrie e lavorazioni personalizzate rende infatti il mattone uno strumento espressivo in grado di dare forma a progetti unici, dove tecnica e creatività si incontrano. Ne è un esempio Huff and a Puff, l’imponente installazione permanente realizzata dall’artista americano Hugh Hayden per la 61ª Biennale Arte di Venezia, su commissione della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Collocata sull’Isola di San Giacomo in Paludo, nel cuore della laguna veneziana, l’opera si presenta come una cappella in scala reale inclinata di quaranta gradi in avanti, un’immagine sorprendente che sembra sfidare le leggi della gravità e che accoglie il visitatore in uno spazio di forte impatto emotivo e simbolico. La struttura, sormontata da una copertura in metallo verde e da un campanile alto dieci metri ispirato ai campanili della tradizione locale, fonde riferimenti all’architettura americana e italiana in una riCIL 202

flessione sul significato universale di fede, memoria, resilienza e trasformazione. All’interno, uno spazio visitabile con panche e una reinterpretazione del crocifisso invita alla contemplazione, mentre il campanile custodisce una campana realizzata appositamente per l’opera, il cui messaggio richiama la celebre fiaba dei Tre Porcellini, tema ricorrente nella ricerca artistica di Hayden. Per la realizzazione della cappella sono stati impiegati mattoni realizzati su misura da Fornace Ballatore, testimonianza della capacità dell’azienda di sviluppare soluzioni personalizzate per rispondere anche alle richieste più complesse dell’architettura e dell’arte contemporanea. In particolare, sono stati utilizzati mattoni con finitura Reggia, caratterizzati da profili irregolari, superfici rugose e una ricca gamma cromatica che spazia dal rosso al rosato fino alle sfumature gialle, ottenute attraverso l’impiego di pregiate argille selezionate e una delicata sabbiatura superficiale. Una lavorazione che conferisce alla muratura profondità materica, naturalezza e un forte

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Cappella Huff and Puff dell’artista Hugh Hayden sull’isola di San Giacomo in Paludo a Venezia e mattone (24x11,5 6,3 cm) con finitura “Reggia”, impiegato nell’opera.

valore espressivo, contribuendo al carattere iconico dell’installazione. La partecipazione a un progetto di rilevanza internazionale come quello firmato da Hugh Hayden dimostra come il laterizio possa essere interpretato non soltanto come materiale da costruzione, ma come elemento capace di dialogare con il linguaggio dell’arte contemporanea. La possibilità di realizzare pezzi speciali, personalizzare forme e finiture e mantenere inalterate le qualità estetiche e prestazionali del materiale apre infatti nuove prospettive per architetti, progettisti e artisti. Con questa realizzazione, Fornace Ballatore conferma la propria esperienza nella produzione di laterizi di alta qualità e la capacità di affiancare progettisti e designer in interventi che richiedono competenze tecniche, cura artigianale e massima attenzione ai dettagli. Un esempio concreto di come tradizione manifatturiera e innovazione possano incontrarsi per dare vita a opere destinate a lasciare un segno nel panorama internazionale dell’architettura e dell’arte.

FORNACE BALLATORE Contatto diretto info@ballatore.it

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EDITORIALE

I borghi d'Italia: conoscere per conservare e rigenerare

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Pierluigi Grandinetti Architetto, docente di Composizione architettonica presso l’Università Iuav di Venezia, Pierluigi Grandinetti ha pubblicato in libri e riviste le sue opere, tra cui il recupero della fortezza di Osoppo e la protezione della domus di Tito Macro ad Aquileia. Tra le pubblicazioni più recenti: Gianugo Polesello un maestro del Novecento, Siracusa 2019; I borghi della Calabria: dall’abbandono alla rinascita, Soveria Mannelli 2023; Il progetto di architettura: forme, teorie e strumenti, Napoli 2025.

Italia, come altri Paesi del Mediterraneo, è connotata da un’elevata storicità, frutto di una densa stratificazione formatasi nel corso dei secoli. Complessità e varietà ne caratterizzano il territorio, riflettendosi nei paesaggi che lo compongono, ogni volta diversi nell’intreccio tra natura e storia. Nella seconda metà del secolo scorso, si è innescato però un cambiamento, con il formarsi di vaste conurbazioni, nella commistione tra residenza, industria e terziario, a cui si sono aggiunte le strade e i centri commerciali: quelli che Marc Augé nel 2004 chiama i “nonluoghi” . Questi processi, alterando il tradizionale rapporto tra città e campagna lungo i grandi assi Villages di comunicazione e nelle periferie periurbane, stanno provocando una sorta di “mutazione geneRural identity Rural architecture tica” del sistema insediativo storico del nostro Paese, che rischia di intaccarne i caratteri identitari. Promotion of the Nonostante queste trasformazioni, l’intreccio tra natura e storia si è preservato in molti territori ruregion rali, presenti lungo la penisola ai margini dello sviluppo urbano. Differenziati per carattere e grado Living landscapes di naturalità e storicità, essi hanno conservato la propria identità, i loro caratteri di ruralità. Dal 2008 al 2020 ho coordinato una ricerca presso lo Iuav sul tema “Architetture, borghi e paesaggi rurali”, che ha promosso la conoscenza e il recupero di architetture e paesaggi rurali, utilizzando gli strumenti dell’architettura non solo per la conservazione e il riuso di manufatti di interesse storico nei loro caratteri architettonico-costruttivi, ma anche per la valorizzazione dei territori in cui si collocano. La ricerca ha immesso in sostanza l’architettura in una visione di contesto, assumendo i beni culturali come una risorsa, insieme con i settori che con essa possono interagire, quali appunto il paesaggio, ma anche la cultura, il turismo, la produzione agraria, l’alimentazione. Rispetto all’orientamento prevalentemente “urbanocentrico” della cultura urbanistica e architettonica italiana, affrontare il tema dell’architettura rurale ha significato avviare un ambito di ricerca, teorico e operativo, relativamente nuovo, in parte ancora da esplorare e progettualmente da inventare: un ambito che sta uscendo solo ora dalla marginalità per assumere un rilievo strategico, come emerge dall’interesse che sta suscitando non solo nel mondo scientifico nazionale e internazionale, ma anche nelle comunità regionali e locali. La ricerca si è occupata di alcuni territori rurali in Friuli e in Calabria. In Calabria in particolare, se le città sono modelli insediativi di colonizzazione, importati dalla Grecia e da Roma, il suo territorio anticamente era organizzato in borghi rurali, che costituivano gli insediamenti origiOur Country still features numerous areas characterized by a nari delle regioni in cui era suddivisa la Calastrong rural identity. Researches conducted on such areas in bria. Erano quindi la struttura fondativa della Friuli and Calabria revealed their organization into rural hamlets, società rurale calabrese. each with its own unique character. Understanding these Dalla ricerca sui borghi calabresi è emerso che places is a prerequisite for proposing their preservation and questo territorio è caratterizzato dalla preregeneration, within the framework of a concept of rurality that senza di una costellazione di borghi di straoris both ancient and new. dinario interesse, per la loro “unicità”, nel rapKEYWORDS

Borghi Identità rurale Architettura rurale Valorizzazione del territorio Paesaggi viventi

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porto ogni volta diverso tra i caratteri distintivi del borgo come architettura collettiva e testimonianza storica di cultura materiale, il paesaggio in gran parte conservato che lo circonda, le produzioni agricole e i prodotti alimentari che lo caratterizzano, la vitalità della comunità che lo anima. L’identità del borgo nasce anche dal rapporto peculiare che esso stabilisce con i materiali costruttivi che lo caratterizzano. Spesso le abitazioni hanno fondazioni irregolari in pietra, sulle quali si innestano le murature dell’edificio, che possono essere in mattoni di laterizio e/o in pietra, che è solita essere rivestita da uno strato di intonaco di calce a protezione dalla disgregazione. Le coperture (così come i solai intermedi) sono costituite da travi di legno massiccio e listelli di cannucciato o anche tavelle in cotto, aventi la funzione di supporto al rivestimento finale, in modo da creare una superficie il cui lato inferiore è destinato a essere tinteggiato, affrescato o decorato; il tutto sormontato da un manto di copertura in coppi di laterizio. Partendo dalle esperienze di alcuni borghi, è stata messa a punto una strategia per la loro conservazione e rigenerazione, che - partendo dal restauro o dal ripristino delle preesistenze originarie, e dal riuso di materiali che per durabilità intrinseca hanno superato la prova del tempo - li valorizzi come attrattori turistico-culturali e come centri ricettivi, a fini turistici ma anche abitativi, attraverso il coinvolgimento di attività disponibili a insediarsi nel borgo e attraverso l’individuazione di linee-guida per il restauro e il riuso del borgo nella sua storicità. È stato possibile così mettere a punto un metodo di lavoro, utilizzabile in casi analoghi, basato sulla conoscenza del borgo per coglierne l’identità e sulla messa a punto di proposte per la sua conservazione e valorizzazione: un campo di sperimentazione innovativo, in quanto gli studi finora prodotti hanno fatto riferimento esclusivamente ai centri storici urbani. I territori dei casi analizzati in Friuli e in Calabria sono profondamente diversi tra loro per storia, grado di sviluppo, composizione sociale, assetto insediativo, paesaggio. Li accomuna però la persistenza di un insieme di valori identificabili come “ruralità”, a partire da un forte senso di appartenenza delle comunità di paese, connotate da vitalità e coesione; a ciò si aggiunge, in Calabria, un intenso rapporto con le tradizioni (riti religiosi, relazioni sociali, feste locali), vissuto anche dai giovani non come un retaggio del passato, bensì come una risorsa per il presente e per il futuro. Da queste considerazioni si possono trarre alcune prime conclusioni teoriche. I territori rurali si distinguono da quelli urbani – oltre che per la prevalenza dell’agricoltura - per un elevato grado di naturalità e storicità, a cui corrisponde un basso grado di antropizzazione: veri e propri “paesaggi viventi” , come li definisce Rosario Assunto nel 1973. La tesi qui sostenuta è che la ruralità non sia solo un valore antico, ma possa costituire una straordinaria risorsa per il futuro: come carattere identitario; come fattore di attrazione, di sviluppo e innovazione; come condizione di base per una nuova idea di sostenibilità locale (che può diventare globale). La sfida su cui si misurano queste comunità è quella di ripartire dalla ruralità, operando per la valorizzazione del proprio territorio, senza deteriorare il sistema di risorse che lo identificano, soprattutto di quelle uniche e più vulnerabili come il patrimonio culturale, il paesaggio agrario, l’ambiente fisico-naturale, ma piuttosto potenziandole e migliorandole come condizione del proprio sviluppo. Trasformando così la loro marginalità in una nuova centralità.

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Il borgo di Cleto in Calabria.

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GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners Casa di Langa Cerretto Langhe, Cuneo Adolfo F.L. Baratta, Professore Associato, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre

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P R O G E T T I

KEYWORDS Architettura rurale Borghi Ospitalità Equilibrio Sostenibilità Rural architecture Villages Hospitality Balance Sustainability

Planimetria generale.

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el cuore delle Langhe, tra le colline modellate da vigneti e filari di noccioli, il progetto sviluppato da GaS Studio, la società di progettazione con sede a Milano, Roma e California, fondata da Jim Goring e da André Straja, in collaborazione con lo Studio Parisotto+Formenton & partners, interpreta il tema dell’ospitalità attraverso un’architettura profondamente radicata nel carattere del luogo. Inserita in un territorio riconosciuto come Patrimonio Mondiale UNESCO per il suo valore paesaggistico e culturale, Casa di Langa non ricerca un’immagine estranea al contesto, ma lavora sulla continuità con i caratteri architettonici locali: la presenza delle cascine agricole, la misura dei volumi, la successione degli spazi aperti e il dialogo costante tra costruito e natura restituiscono una soluzione che si configura come una reinterpretazione contemporanea della tradizione costruttiva piemontese, dove la materia diventa elemento di connessione tra edificio e paesaggio. Il progetto è partito dal riuso dell’impianto realizzato nella prima decade del 2000 e mai portato a compimento per trasformarlo radicalmente: il nuovo corpo di fabbrica si colloca su un forte pendio e si articola in tre ali principali, attorno a un cortile concepito come un giardino digradante verso valle, con una serie di ampie terrazze. Circondato da 42 ettari di colline, vigneti, noccioleti, giardini, orti, il complesso offre 39 camere e suite, Spa & Wellness, palestra, piscina all’aperto, art garden e una villa annessa per gli eventi privati, oltre a un’enoteca, una cantina per la degustazione dei vini autoctoni e un ristorante guidato da Manuel Bouchard, chef di fama internazionale.

Set among hills shaped by vineyards and rows of hazelnut trees, the project by GaS Studio and Parisotto+Formenton & partners interprets the theme of hospitality through architecture deeply rooted in the character of the place, using brick not only as a building material but as an element capable of expressing a cultural continuity with the local area.

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In questo sistema compositivo il laterizio assume un ruolo centrale, non soltanto come materiale costruttivo, ma come elemento capace di esprimere una continuità culturale e materica con il territorio. Infatti, nell’architettura rurale piemontese il laterizio ha sempre rappresentato una materia strettamente legata alla costruzione del paesaggio: cascine, fienili ed edifici agricoli hanno costruito nel tempo un’immagine riconoscibile in cui il mattone faccia a vista ha costituito la soluzione materica con cui definire il carattere degli insediamenti. La sua diffusione locale dipende dalla disponibilità della materia prima, dalla tradizione artigianale e dalla capacità del prodotto finito di rispondere alle esigenze climatiche e costruttive del contesto. In Casa di Langa il richiamo a questa tradizione avviene attraverso una reinterpretazione dei suoi principi fondamentali. Il laterizio diventa infatti un elemento di continuità, capace di stabilire un dialogo con le preesistenze senza ricorrere a soluzioni mimetiche. La matericità del mattone permette al complesso di inserirsi nel paesaggio con una presenza discreta, costruendo un rapporto basato sulla similitudine cromatica, sulla consistenza delle superfici e sulla percezione del tempo. Anche gli spazi interni seguono questa ricerca di equilibrio tra autenticità e contemporaneità. Mentre negli esterni domina il mattone dei muri, dei coppi dei tetti a falda e delle trame mandorlate in mattoni che proteggono i ballatoi esterni, negli interni gli intonaci in terra cruda, la pietra di Luserna e il legno di rovere presente anche nelle capriate, restituiscono un’atmosfera accogliente alle camere così come aree comuni. Il complesso costituisce certamente un esempio virtuoso di sostenibilità, a partire dalla scelta di materiali durevoli, il controllo del rapporto tra massa e isolamento e l’organizzazione degli spazi in relazione al clima locale: l’involucro, ad esempio, è realizzato con una stratigrafia di doppio paramento in blocchi di laterizio alleggerito in pasta. Dal punto di vista energetico, la struttura ricorre all’esclusivo utilizzo di fonti di energia rin-


GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners | Casa di Langa | Cerretto Langhe, Cuneo

L'ecoresort Casa di Langa immerso nelle colline.

novabili arrivando, con un impianto geotermico e fotovoltaico, a essere energeticamente autarchica. Dal punto di vista idrico, tutta l’acqua consumata nel resort viene recuperata e, in seguito ad adeguati trattamenti di depurazione, viene riutilizzata nella proprietà e nei vigneti per l’irrigazione, integrando l’acqua piovana proveniente dall’apposito sistema di recupero. Dal punto di vista ambientale, per ridurre al minimo l’impatto antropico è stata effettuata un’ampia azione di rimboschimento con alberi e piante autoctoni e l’introduzione di quaranta alveari per contribuire all’impollinazione naturale e per la produzione di miele da utilizzare nella struttura ricettiva. Infine, dal punto di vista gestionale, la struttura ha rinunciato all’utilizzo di plastica monouso, a eccezione di quella riciclata e biodegradabile.

SCHEDA TECNICA Oggetto

Casa di Langa

Località

Cerretto Langhe, Cuneo

Committente

Krause Group

Progetto architettonico

GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners

Progetto strutturale

Bre Engineering S.r.l. – Euclide

Progetto illuminotecnico

PSLab

Progetto paesaggistico

Land S.r.l.

Project management

Arcadis S.r.l.

General contractor

Malabaila&Arduino S.p.A.

Cronologia

2019 (progettazione) - 2021 (realizzazione)

Superficie area

42 ettari

Superficie coperta

3.500 m2 ca.

Fotografie

Alberto Strada, Saverio Lombardi Vallauri

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P R O G E T T I

Pianta livello 0.

Sezione ambientale.

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GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners | Casa di Langa | Cerretto Langhe, Cuneo

Il terrazzamento della corte segue l’orografia del terreno.

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Dettagli della stratigrafia di involucro e della facciata in mattoni.

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GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners | Casa di Langa | Cerretto Langhe, Cuneo

La schermatura di uno dei volumi destinati ai collegamenti verticali.

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L’equilibrato fronte interno.

Uno scorcio esterno.

Le coperture a falde dell'ecoresort.

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GaS Studio con Parisotto+Formenton & partners | Casa di Langa | Cerretto Langhe, Cuneo

Il volume d’angolo visto dalla campagna circostante.

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Edoardo Milesi & Archos Borgo Banditaccia Magliano in Toscana, Grosseto Roberto Gamba, Architetto, libero professionista

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PROGETTI

KEYWORDS Borgo Bioedilizia Agriturismo Pergolato Tessitura Village Green building Farmhouse Pergola Weaving

S

iamo nell’entroterra maremmano, tra dolci colline punteggiate da boscaglie e orti, siti archeologici, borghi circoscritti, armoniose comunità che prosperano sull’artigianato e sull’equilibrio tra natura e civiltà, nel comune di Magliano in Toscana. L a comunità, originariamente insediamento etrusco sviluppatosi nel Medioevo, con belle chiese, palazzi, balconi panoramici e un centro storico circondato da una cinta muraria costruita dagli Aldobrandeschi e restaurata nel corso del X V secolo, conta oggi poco più di tremila abitanti (in provincia di Grosseto). Borgo Banditaccia nasce come riqualificazione e trasformazione, sulla dorsale di una collina, di un antico agglomerato rurale e diviene un originale e complesso nucleo abitativo che ripropone, in un piccolo borgo mediterraneo, vicoli, volumi ravvicinati e spazi d’ombra. È stato costruito con un progetto che assume come generatore una porzione autentica del complesso originario, le antiche carraie voltate, il corpo a settentrione e di esse conserva la sostanza e il carattere; sfrutta materiali locali, tecniche di bioedilizia, recupero delle acque piovane, coperture metalliche; dando vita a un insediamento agrituristico, comprendente una piccola comunità abitativa, con una casa del conduttore, sei minialloggi, spazi comuni condivisi, luoghi di relazione e di silenzio. L’intervento demolisce e ricompone in modo equilibrato le costruzioni che nel tempo si erano addossate disordinatamente, fragili e prive di qualità, ricongiungendo i corpi lungo l’asse storico, ortogonale al crinale, dando forma a un organismo di distinguibile consistenza. Nel nuovo profilo volumetrico, si alternano

Borgo Banditaccia, located on a hill ridge, is the redevelopment with local materials, green building techniques, stone and brick, of an ancient rural settlement which, reinterpreting the historic masonry, generates a new agritourism settlement, consisting of an original and complex residential nucleus, shared common spaces, places of relationship and silence.

CIL 202

24

falde, terrazze, coperture piane e ugualmente si mescolano tre materiali essenziali che compongono un insieme di richiamo alla tradizione, alla correttezza, all’armonia cromatica e costruttiva: sono la pietra locale, il mattone e il calcestruzzo a vista colorato in pasta; materie primarie, terrestri, mai ridotte a semplice rivestimento: la pietra non è decorazione, ma struttura; il mattone è segno identitario di un modo eterno del costruire; il calcestruzzo è reso tattile attraverso inerti affioranti e come reinterpretazione contemporanea della muratura storica scialbata. Nella composizione si riconosce un’articolata parte residenziale; un corpo con piscina e palestra, con la vasca che si estende al coperto e che continua all’esterno e che è stata ricavata nel volume di una ex stalla; in mezzo tra le due, un pergolato sorretto da massicce colonne quadre in mattoni, avvolto da glicine e vite americana. Non si tratta di una semplice somma di edifici recuperati, ma di una nuova configurazione spaziale che restituisce al luogo continuità, memoria, forma architettonica, per un uso contemporaneo e una più che attuale identità; attraverso volumi compatti, una calibrata disposizione di pieni e vuoti, superfici materiche riconoscibili grazie a una scelta di elementi di produzione territoriale, tecniche a secco, lavorazioni lignee, con recupero delle acque meteoriche e ricostituzione delle curve di livello originarie. La varietà di forme architettoniche - piccoli fori, fenditure, grandi superfici vetrate, infissi arretrati nello spessore murario, parti grigliate, eleganti tessiture laterizie semitrasparenti - consente di integrare memoria e modernità attraverso “citazioni” e avanzate applicazioni tecnologiche. Costruttivamente, l'involucro di chiusura dei nuovi volumi presentano un composto stratigrafico che utilizza blocchi in laterizio rettificati, che garantiscono elevate prestazioni rispetto al contenimento energetico, completati in corrispondenza degli elementi strutturali da tavelle coibentate per la risoluzione dei ponti


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Veduta zenitale di Borgo Banditaccia.

termici. Gli strati di rifinitura esterna sono invece di tre tipologie, in mattoni faccia a vista, rame o doghe di legno. Il Progetto è stato curato dallo studio Archos, fondato nel 1990 da Edoardo Milesi, con sedi a Bergamo e a Montalcino e che dal 2009 si pro-

pone anche come casa editrice, per la pubblicazione della rivista di arte e cultura ArtApp; inoltre, dal 2014, come Associazione Scuola Permanente dell’Abitare (SPdA). Con Borgo Banditaccia Edoardo Milesi & Archos hanno vinto il Premio RĒGUL A 2025.

SCHEDA TECNICA Oggetto Località Committente Progetto architettonico Progetto strutture Progetto impianti Imprese

Riqualificazione del Borgo Banditaccia Località Banditaccia, Magliano in Toscana, GR Azienda Agricola Delta 6 / Talyssa Royale Srl Edoardo Milesi & Archos Ing. Sebastiano Moioli Studio Moioli Ing. Alessandro Nani, P.I. Graziano Guerini Studio Nani Eurocostruzioni 1961 Srl

Superficie di progetto

2019-2022 (progetto) 2022-2025 (costruzione) 12.184,74 m2

Fotografie

Andrea Ceriani

Cronologia

Planimetria generale.

25

CIL 202


0.71

EST. 0.71

0.71

0.71

0.71

0.71

P R O G E T T I

0.71

EST.

0.71

0.71 3.56

INT.

3.56 EST.

1.20

INT.

Tipo A S105

0.71 2.40

0.71

0.71

0.71

Serramento in legno di rovere/castagno Stile tradizionale antico Composto da cinque elementi: due + due apribile a anta battente e wasistas + anta fissa centrale. Doppio vetro basso-emissivo Ug:1,00 W/mqK. Trasmittanza termica del serramento richiesta Uw: 1,150 W/mqK. Trasmittanza limite Uf:1,800 W/mqK. Classe di permeabilità all'aria (UNI1026): Classe 4 Maniglia interna in ferro anticato scuri interni

Dettagli della parete grigliata frangisole. EST.

0.71

0.71

INT.

Tipo A -

1.32

S106

1.20 2.40

0.71 2.40

0.71 2.40

0.71 2.40

0.71 2.40

3.88

INT.

Serramento in legno rovere /castagno Stile tradizionale antico doppia anta apribile a battente Doppio vetro basso-emissivo Ug:1,00 W/mqK. Trasmittanza termica del serramento richiesta Uw: 1.131 W/mqK. Trasmittanza limite Uf:1,800 W/mqK. Classe di permeabilità all'aria (UNI1026): Classe 4 Maniglia interna in ferro anticato scuri interni

1.20

EST.

3.56

Rivestimento esterno in mattoni sp. 120mm Ventilazione sp. 40mm

Ventilazione sp. 40mm

2.40

2.40

Rivestimento esterno in mattoni sp. 120mm

Telo traspirante per facciate 2.40

Telo traspirante per facciate Isolamento in polistirene sp. 100mm

Isolamento in polistirene sp. 100mm

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 sp. 15mm Muratura in termolaterizio sp. 300mm

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 sp. 15mm

M 34 - Tamponamento in termolaterizio

0.71

0.71

0.71

0.71

0.71

EST.

INT.

3.56

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

Tipo A Rivestimento in rame

S105

0.71 2.40

0.71

0.71

0.71

EST.

0.71 2.40

0.71 2.40

Ventilazione sp. 40mm Telo traspirante per facciate

0.71 2.40

3.88

INT.

0.71 2.40

Tavolato grezzo sp. 25mm Controlistelli per ancoraggio rivestimento sp. 40mm

M 34 - Tamponamento in termolaterizio

Muratura in termolaterizio sp. 300mm Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

EST.

0.71

Rivestimento in pietra sp. 20mm

0.71

EST.

1.20

1.32

1.20

3.56

INT.

EST.

INT.

Serramento in legno di rovere/castagno Stile tradizionale antico Composto da cinque elementi: due + due apribile a anta battente e wasistas + anta fissa centrale. Doppio vetro basso-emissivo Ug:1,00 W/mqK. Trasmittanza termica del serramento richiesta Uw: 1,150 W/mqK. Trasmittanza limite Uf:1,800 W/mqK. Classe di permeabilità all'aria (UNI1026): Classe 4 Maniglia interna in ferro anticato scuri interni

INT.

Isolamento in lana di vetro sp. 100mm Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 sp. 15mm

Muratura in termolaterizio sp. 300mm

1.20 2.40

Rivestimento in pietra sp. 20mm

2.40

2.40

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

INT.

EST.

M 35 - Tamponamento in termolaterizio

0.71

0.71

Rivestimento in doghe di legno sp. 20mm

0.71

3.56

Controlistelli per ancoraggio rivestimento sp. 50mm

3.88 Intonaco rustico a base di calcesp.NHL3.5 15mm

Muratura in termolaterizio sp. 250mm

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm Rivestimento in pietra sp. 20mm

INT.

EST.

0.71 2.40

0.71 2.40

0.71 2.40

0.71 2.40

Ventilazione sp. 40mm Serramento in legno di rovere/castagno Stiletraspirante tradizionale Telo perantico facciate Composto da cinque elementi: due + due apribile a anta battente e wasistas + anta fissa Isolamento in lana di vetro sp. 100mm centrale. Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 Doppio vetro basso-emissivo Ug:1,00 W/mqK. sp. 15mm Trasmittanza termica del serramento richiesta Uw: 1,150 W/mqK. Muratura in termolaterizio Trasmittanza limite Uf:1,800 W/mqK. sp. 300mm Classe di permeabilità all'aria (UNI1026): Classe 4 Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 Maniglia interna in ferro anticato + "intocivile scuri interni 0.8" sp. 15mm

Muratura in termolaterizio sp. 300mm

INT. M 18 - Parete in termolaterizio con rivestimento in doghe di legno

Tavolato grezzo sp. 25mm Tipo A Controlistelli per ancoraggio rivestimento sp. 40mm S105

Isolamento in polistirene sp. 100mm

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

0.71

0.71

M 34 - Tamponamento in termolaterizio

EST.

0.71

0.71

Rivestimento in rame

0.71

Tavolato grezzo sp. 25mm

INT.

EST.

Controlistelli per ancoraggio rivestimento sp. 40mm

3.56

INT.

Rivestimento in rame

Telo traspirante per facciate

mapelastic e intonaco rustico

EST.

EST.

Ventilazione sp. 40mm

Telo traspirante per facciate Isolamento - lana di vetro con listonatura in legno sp. 100mm

INT.

0.71

Rivestimento esterno in mattoni sp. 120mm

0.71 2.40

0.71

Sezione di un nuovo corpo abitativo.

Ventilazione sp. 40mm Telo traspirante per facciate Isolamento in lana di vetro sp. 100mm

M 35 - Tamponamento in termolaterizio

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 sp. 15mm Muratura in termolaterizio sp. 300mm Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm INT.

EST. M 35 - Tamponamento in termolaterizio

Rivestimento esterno in mattoni sp. 120mm

Rivestimento in doghe di legno sp. 20mm Rivestimento in doghe di legno sp. 20mm

Controlistelli per ancoraggio rivestimento sp. 50mm

Ventilazione Controlistelli per ancoraggio rivestimento sp. 50mm sp. 40mm Telo traspirante per facciate

Telo traspirante per facciate

Isolamento - lana di vetro con listonatura in legno sp. 100mm

Telo traspirante per facciate

mapelastic e intonaco rustico

Isolamento - lana di vetro con listonatura in legno sp. 100mm

Isolamento in polistirene sp. 100mm

Muratura in termolaterizio Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 sp. 250mm sp. 15mm Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

EST.

INT.

mapelastic e intonaco rustico

Muratura in termolaterizio sp.in300mm M 18 - Parete in termolaterizio con rivestimento doghe di legno

Muratura in termolaterizio sp. 250mm

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

INT.

EST. M 34 - Tamponamento in termolaterizio

CIL 202

Intonaco rustico a base di calce NHL3.5 + "intocivile 0.8" sp. 15mm

Rivestimento in pietra sp. 20mm

EST.

INT.

Stratigrafie degli involucri di due volumi. M nuovi 18 - Parete in termolaterizio con rivestimento in doghe di legno

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I corpi della parte abitativa.

27

CIL 202


P R O G E T T I

Fronte finestrato di un corpo abitativo.

Il pergolato in mattoni.

CIL 202

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Veduta laterale.

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CIL CIL 202 202


Bricolo Falsarella Associati Corte Renèe Oliosi-Castelnuovo del Garda, Verona Ernesto Maria Giuffrè, Architetto, PhD, libero professionista

CIL 202

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CIL 202


P R O G E T T I

KEYWORDS Continuità Innovazione Gelosie Mattone pieno Design Continuity Innovation Jalousies Solid brick Design

Planimetria generale.

L

e costruzioni oggetto dell’intervento di recupero si trovano nell’entroterra del Lago di Garda in una area verde pianeggiante a forte vocazione agricola, caratterizzata da piccoli borghi e loro frazioni, in alcuni casi composte anche da poche raggruppate costruzioni, in origine lì sorte perché connesse per uso e funzione ai vicini campi coltivati, in questo caso in maggioranza vigneti. Obiettivo del progetto è quello di restaurare e rendere nuovamente rispondenti ai nuovi standard abitativi due casolari tra loro adiacenti sviluppati su due piani. In tal modo non solo vengono recuperate due costruzioni ma viene dato nuovo impulso al riuso e alla rivitalizzazione di queste aree che altrimenti potrebbero rischiare di essere abbandonate o comunque divenire molto marginali. Un intervento mirato a definire una continuità d’uso dei due edifici che si rispecchia inevitabilmente e sapientemente nella metodologia progettuale adottata e sul linguaggio dei suoi elementi architettonici. Questo modus operandi presuppone la iniziale definizione di un nuovo lessico architettonico che riguarda tutti gli elementi che compongono i due casolari, sia esterni che interni ad esso, fino ad arrivare agli elementi di finitura fissi e quasi di arredo, che, partendo da segni e materiali originali ed archetipi, giunge ad una loro reinterpretazione contemporanea attraverso azioni di continuità di metodologia costruttiva e formale. Questa operazione consente una perfetta integrazione tra l’operazione di conservazione totale dell’esistente, lasciato volutamente nella sua poetica nudità, e di inserimento ed innesto calibrato dei nuovi elementi necessari a rendere l’edificio rispondente ai nuovi standard abitativi richiesti dalle persone. Non una operazione di cesura tra le parti origi-

Renovation and restoration of two adjacent farmhouses located in the hinterland of Lake Garda, in a small hamlet surrounded by vineyards. Development of a design language that combines innovation and tradition, through the use of a new architectural lexicon capable of providing morphological, material, and constructional continuity between the new and original parts.

CIL 202

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narie e nuove ma lo sviluppo di un linguaggio innovativo che fornisca continuità morfologica, materica e formale e che, di conseguenza, porti con sé tutti i significati, la storia ed i valori della preesistenza. A scala più ampia questo si traduce nella reale rigenerazione di un borgo e dei suoi siti rurali portando con sé come bagaglio prezioso l’umanizzazione intrinseca degli spazi, dei luoghi, delle atmosfere e della cultura sociale e materiale propria di quelle realtà. A livello progettuale il recupero dei due casolari ha permesso la realizzazione di quattro appartamenti, due per piano, a cui si accede da un nuovo corpo di fabbrica posto a cerniera tra i due, avente funzione a livello distributivo di connessione sia orizzontale che verticale. Questo elemento, realizzato con struttura in calcestruzzo armato, ha inoltre anche la funzione di stabilire la continuità materica, costruttiva e di linguaggio tra le due costruzioni preesistenti ed è di conseguenza anche esso sviluppato secondo le regole del lessico architettonico stabilito a monte del progetto. Proprio in questo nuovo oggetto architettonico il mattone, pieno faccia vista, è utilizzato come elemento sinonimo nello stesso tempo di innovazione e tradizione materica e formale. Con questo viene infatti realizzata la parete forata, la gelosia, che definisce verticalmente, su entrambi i lati, il nuovo vano scale. Oggetto che a livello compositivo progettuale è chiamato a svolgere più funzione insistenti su diversi piani oltre a quello meramente funzionale. Ha infatti nello stesso tempo funzione di raccordo formale tra le parti integrandone i linguaggi, funzione bioclimatica di filtraggio della luce e dell’aria e non ultimo funzione di elemento che garantisce la privacy interna, diaframmando e scandendo il passaggio tra la parte esterna, la parte comune e la privata. Una parete fatta di pieni e vuoti che riprende le murature forate tipiche dei fabbricati agricoli, un segno architettonico qui riutilizzato ed attualizzato fino a divenire un elemento di design contemporaneo che porta però con sé, nella sua immagine e matericità, la storia e la cultura di quei luoghi.


Bricolo Fal sarella A ssociati | Cor te Renèe | Oliosi, Castelnuovo del Garda, Verona

Il nuovo corpo scala.

SCHEDA TECNICA Oggetto

Edificio residenziale

Località

Oliosi, Castelnuovo del Garda, Verona

Committente

Corte Renèe

Progetto architettonico

Filippo Bricolo - Bricolo Falsarella Associati 2019-2022 Francesca Falsarella – Bricolo Falsarella Associati 2022-2024

Team di progettazione

Valeria Righetti

Progetto strutture

Ing. Ezio Franzolin

Piano di sicurezza in fase di progetto ed esecuzione

Justin De Maio

Imprese

Cressoni Costruzioni di Cressoni S. e C. snc (opere edili)

Cronologia

2019 -2024: progetto e realizzazione

Dati dimensionali

2400 m2 superficie del lotto

Fotografie

Pietro Savorelli (Savorelli associati); Filippo Bricolo e studio Bricolo Falsarella (stato di fatto e del cantiere)

Inserimento nel progetto delle regole progettuali.

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CIL 202


P R O G E T T I

Sviluppo del prospetto secondo le regole progettuali.

Pianta piano primo.

CIL 202

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Bricolo Fal sarella A ssociati | Cor te Renèe | Oliosi-Castelnuovo del Garda, Verona

Le gelosie in mattoni viste dall'interno.

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CIL 202


Lazzarini Pickering Architetti Una residenza nel borgo Asproli-Todi, Perugia Antonio Acocella, Architetto, PhD, partner AFSa

CIL 202

36


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P R O G E T T I

KEYWORDS Borgo Restauro Archeologia rurale Mandolato Continuità Hamlet Restoration Rural archaeology Brick lattice screen Continuity

N

el fitto ordito collinare dell’Umbria, immerso in un’area boschiva protetta nei pressi di Todi, il complesso residenziale ad Asproli firmato dallo studio Lazzarini Pickering Architetti si configura come un raffinato esercizio di riscrittura dell’architettura rurale. L’intervento affronta il recupero di un piccolo borgo, un nucleo di manufatti tradizionali in pietra - una grande villa padronale, una piccola chiesa e alcune case rurali - radicati nella memoria agricola locale. In linea con l’approccio con cui si è distinto negli anni lo studio, il progetto rifiuta declinazioni nostalgiche quali il ripristino vernacolare o la mimesi filologica, optando per la continuità con il palinsesto storico attraverso l’inserzione di segni contemporanei desunti dalla tradizione. Se gli interventi sulle parti esistenti mantenute si attengono con scrupolo ai principi del restauro conservativo, gli elementi architettonici si configurano come innesti facenti parte di un sistema integrato di volumi, recinti e quinte murarie in laterizio che perimetrano le abitazioni, ne abbracciano i dislivelli e ne strutturano il rapporto con il paesaggio naturale attraverso aree edificate, corti e spazi aperti comuni. In un territorio tutelato e contrassegnato da rigidi vincoli volumetrici, l’estensione geometrica di queste pareti traforate si offre come un efficace dispositivo spaziale che, pur non generando nuova cubatura, simula un’estensione visiva dei volumi della casa e configura ampi patii esterni concepiti come stanze-giardino, luoghi protetti a diretto contatto con il paesaggio circostante, dove l’ortogonalità dei nuovi recinti racchiude ampie aree a prato e specchi d’acqua lineari. Il carattere distintivo del linguaggio è affidato

The project for the residential complex in Asproli redefines the recovery of a small Umbrian hamlet through a refinedstrategy of contemporary grafting. By establishing a continuity with the historic structures, the intervention entrusts the identity of the new architecture to a series of brick enclosures that reinterpret the traditional mandolati of rural culture, transforming them into filigrees that regulate the landscape.

CIL 202

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alla reinterpretazione del mandolato, il tradizionale diaframma murario in cotto storicamente impiegato come griglia di aerazione e ventilazione dei granai e, in questo luogo specifico, per l’essiccazione del tabacco nell’antica torre del borgo. Lo studio isola questo elemento funzionale della tradizione contadina, lo decontestualizza e lo eleva a matrice ordinatrice del progetto. Il mattone a faccia vista assume una nuova valenza, da chiusura opaca, diviene filigrana, velo materico e trasparente capace di schermare le grandi pareti vetrate delle nuove unità abitative. Questa trama geometrica non risponde soltanto a un’esigenza ornamentale, ma si configura come un vero e proprio dispositivo di controllo bioclimatico e della privacy: la disposizione angolata degli elementi in laterizio scherma la radiazione solare diretta, frammentando la luce solare in un pattern cinetico di ombre geometriche che muta costantemente nel corso della giornata. Si determina così una felice sintesi linguistica che innesta la trasparenza del padiglione vitreo di matrice modernista – sormontato qui da coperture in coppi in cotto tradizionali - sulla vibrante tettonica del laterizio locale. All’interno di questa trama in filigrana, le visuali sono calibrate attraverso grandi portali in ferro nero, concepiti come dispositivi ottici per inquadrare specifiche porzioni del territorio. Villa G, prima unità ex-novo completata all’interno del masterplan, esplicita la versatilità di questo codice espressivo; il volume racchiude nei propri recinti una piscina e si attesta nel tessuto del borgo come l’elemento di transizione verso i nuovi corpi di fabbrica in via di realizzazione. La continuità dell’intervento multifase è garantita proprio dal prolungarsi di questo sistema murario traforato che cuce, ordina e integra progressivamente il tessuto storico con le nuove architetture del borgo. Negli interni, il contrasto materico si fa più serrato: le pareti in pietra originarie, lasciate a vista nella loro ruvida consistenza, dialogano con imbotti metallici scuri e profondi, soffitti inclinati intonacati di bianco e arredi dal rigore minimale e scultoreo.


L a z z a r i n i P i c k e r i n g A r c h i t e t t i | U n a r e s i d e n z a n e l b o r g o | A s p r o l i -To d i , P e r u g i a

Il borgo di Asproli.

SCHEDA TECNICA

Planimetria generale.

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Oggetto

Complesso residenziale ad Asproli

Località

Asproli (Todi, PG)

Committente

Privato

Progetto architettonico

Lazzarini Pirckering Architetti (Claudio Lazzarini e Carl Pickering)

Collaboratori

Giuseppe Postet, Francesco Abodi, Serena Bisceglia, Stéphane Boucher, Carlo Guerrieri, Sara Nussberger, Anna Ceracchi

Cronologia

2008 – in corso (progetto multifase)

Superficie

2.810 m2, 9ha

Fotografie

REM, LPA

CIL 202


P R O G E T T I

Un diaframma verso il paesaggio.

Sezione su imbotte

Pianta

Pianta Soluzione angolare

Prospetto

Sezione Soluzione angolare

Dettaglio di collegamento tra diaframma in cotto e le aperture di passaggio..

0

CIL 202

40

100


L a z z a r i n i P i c k e r i n g A r c h i t e t t i | U n a r e s i d e n z a n e l b o r g o | A s p r o l i -To d i , P e r u g i a

I tetti della residenza.

Prospetto principale della residenza.

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INTERVISTA

Jorge P. Silva Memoria, materia e permanenza Pasqualino Solomita, Architetto, PhD, libero professionista Jorge P. Silva Architetto, collabora con lo studio Aires Mateus & Associados dal 1998. Con sede a Lisbona lo studio dei fratelli Manuel e Francisco Aires Mateus, vanta oltre 30 anni di esperienza in progettazione architettonica, urbanistica e ristrutturazione di edifici storici. Le opere spaziano dai grandi masterplan alle abitazioni unifamiliari, includendo edifici pubblici. Lo studio ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali

KEYWORDS Perdurare Permanenza Archetipo Riuso Memoria To persist Permanence Archetype Reuse Layered memory

Rivendicate gli archetipi universali — la casa vernacolare, la loggia, il patio — come strutture di memoria collettiva. Nell’Alentejo, però, il laterizio, il patio e la muratura massiccia restano tradizione costruttiva ancora operante, non memoria astratta. Intervenendo in questi luoghi, scegliete la continuità con quella tradizione o la sua reinvenzione? La risposta affonda le radici nell’idea che i materiali e i metodi costruttivi siano un’espressione profondamente culturale del luogo. Le diverse condizioni ambientali e territoriali rendono l’architettura diversa da una parte all’altra del mondo. Nell’Alentejo, nel sud del Portogallo, ad esempio, c’è una tradizione costruttiva molto diversa da quella del nord. Il nord è piovoso, con un’agricoltura che permette di sostenere comunità demograficamente più ravvicinate. Il sud, invece, è caratterizzato da un’architettura essenziale e povera, soggetta a un

Against sustainability reduced to energy certification stands the criterion of permanence: sustainable is the work that, through quality and ambition, is desired and preserved over the long term. Brick is its material of choice, chosen for durability rather than performance, rooted in the building culture of the Alentejo, from the patio to the generative module of Casa Melides.

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sole estremo e realizzata con un abaco materico completamente differente. Il patio, in particolare, nasce dall’esigenza atavica di proteggersi dal sole e di creare un ambiente controllato, intimo e prossimo alle persone, ponendosi in contrapposizione alla vastità incontrollabile del paesaggio circostante. I cortili erano vitali per vivere all’aperto e custodire i propri mezzi di sussistenza, come gli animali da cortile. Non si tratta, dunque, di una semplice predilezione estetica, ma dell’esito di una complessa serie di condizioni legate al modo in cui si vive e si utilizza il territorio. Per voi la sostenibilità non si misura nella certificazione energetica — intesa come performance d’esercizio dell’edificio — ma nella capacità di uno spazio di essere desiderato e preservato per diversi secoli. È il laterizio, più del calcestruzzo o di altri compositi moderni, il materiale che regge questa scommessa? Per quale ragione costruttiva? Negli ultimi decenni, fortunatamente, la consapevolezza sulla sostenibilità e sulla riduzione degli sprechi in edilizia è cresciuta. Noi, tuttavia, abbiamo sempre nutrito un profondo rispetto per ciò che viene costruito, poiché l’architettura richiede un’enorme concentrazione di risorse ed è un investimento imponente. Oggi viviamo in un’epoca frenetica dove le mode creano continuamente la necessità di cambiare. Eppure, i nostri nonni non costruivano case pensando solo a sé stessi, ai loro fine settimana o alla loro quotidianità temporanea. Edificavano per durare, con la massima qualità a loro disposizione, affinché un giorno quell’eredità potesse passare a figli e nipoti. Noi crediamo che lavorare su questa idea di «perennità» sia un atto autenticamente sostenibile alla sua base. Questo richiede un’ambizione e una responsabilità


che superano le mode del momento. Il mattone è storicamente uno dei materiali più durevoli, contrariamente ai moderni materiali derivati dal petrolio, che hanno cicli di vita molto più brevi. Nel sud dell’Europa, i climi caldi hanno sempre richiesto materiali come argilla, mattoni e pietra, capaci di resistere al calore estremo del sole. Il legno veniva evitato per le strutture principali e confinato agli elementi sostituibili, come porte e finestre. Al nord, invece, il clima e la reperibilità rendevano il legno un’opzione percorribile. Il laterizio però è un materiale minerale, inorganico, che non si degrada con la velocità del legno. In Portogallo, abbiamo edifici in muratura di cinquecento anni e castelli millenari. L’Italia, da questo punto di vista, conosce il peso del tempo nei suoi centri storici meglio di chiunque altro. Se gli edifici storici sopravvivono da secoli e hanno giustificato l’inserimento di impianti tecnologici, è perché possedevano già un’ambizione e una qualità intrinseca che ne ha reso degna la conservazione. Se così non fosse stato, tutto sarebbe stato demolito. Per questo associamo i materiali minerali all’idea di persistenza nel tempo e vera sostenibilità. La «Casa Melides» è descritta come il progetto in cui il laterizio di 25 cm diviene modulo generativo della forma. Il mattone ha governato la geometria fin dall’inizio, o la geometria era già definita astrattamente e il mattone è stato scelto a posteriori? Vincolo generativo effettivo o razionalizzazione di una libertà geometrica già acquisita? Per noi le due cose coincidono. Crediamo che l’eleganza progettuale consista nell’utilizzare le condizioni a disposizione nel modo più preciso possibile. Quando abbiamo scelto i mattoni per la casa di Melides, lo abbiamo fatto comprendendo che questo materiale non è solo materia inerte, ma rappresenta una presenza viva e un’eredità culturale fondamentale dell’Alentejo. In questo senso, è stato il materiale a generare il progetto. Una volta stabilite le dimensioni del mattone, ogni elemento dell’edificio — dagli spazi interni ed esterni ai muri perimetrali del cortile — è stato rigorosamente dimensionato per utilizzare il modulo come elemento

fondativo ed elegante, evitando accuratamente tagli e riduzioni. Ad Alenquer il crollo precede il progetto: il vuoto vi è consegnato dall’evento. Ma altrove, quando demolite consapevolmente porzioni di un edificio storico, l’azione è una sottrazione intenzionale. Come si concilia con la vostra teoria della permanenza? E con quale criterio distinguete la memoria da conservare da quella da cancellare? Vi è stata in effetti una demolizione accidentale all’inizio dei lavori di ristrutturazione, e tale evento ha dettato le sorti del progetto. Il proprietario non aveva più le risorse necessarie per ricostruire l’edificio secondo il progetto originale ed era sul punto di rinunciare. A quel punto, abbiamo rimesso in discussione l’intero intervento per capire se ciò che restava avesse ancora un futuro. La preesistenza è stata eletta a recinto, a scenario di riferimento, capace di contenere e proteggere una nuova architettura, incredibilmente compatta, posta al centro di queste mura. Il fulcro del progetto, in realtà, non è il nuovo oggetto, ma lo spazio che si viene a creare tra la nuova presenza e l’edificio antico. I criteri per scegliere quali mura conservare, correggere o demolire sono stati essenzialmente due. Il primo era tecnico: la valutazione reale del rischio di ulteriori crolli. Il secondo era l’intuizione compositiva: se inserisci una nuova stanza all’interno di una rovina, la presenza di un’ampia finestra si relazionerà in maniera molto diversa con il paesaggio a se-

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Casa a Melides: impianto quadrato a pati multipli. Vista d’insieme e particolare di un patio.

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I N T E R V I S TA

conda che di fronte vi sia o meno un muro preesistente a filtrarne la vista. La correzione delle mura è nata da questo delicato dialogo tra presente e passato.

Casa ad Alvalade: schema spaziale delle pareti-corridoio in laterizio che trasformano la casa in un labirinto.

Nei contesti storici alternate due strategie materiche opposte: l’integrazione cromatica e topografica con la terra rossa dell’Alentejo e la radicale astrazione bianca. Quali criteri governano approcci così antitetici? Non crediamo affatto che siano criteri in contrasto. Il nostro procedimento logico è sempre il medesimo, sia in Alentejo, sia nei nostri progetti in Australia, in Messico o in Italia. Analizziamo le condizioni e il programma per formulare la soluzione più elegante. Parlo di eleganza nel senso fisico o matematico: l’equazione più breve e pulita che sintetizza la risoluzione di un problema composto da molte variabili. Costruire in maniera «mimetica» col paesaggio ha senso quando un edificio, per la sua vasta scala o per l’elevata visibilità del sito, rischierebbe di risultare visivamente aggressivo per il contesto e per i vicini. D’altra parte, l’uso dell’astrazione bianca ha radici tecniche radicate. La calce, un sottoprodotto minerale povero, veniva utilizzata per imbiancare le pareti al fine di respingere il calore e abbassare le temperature interne. Era una soluzione tecnica molto comune per abitazioni e piccole cappelle isolate in cima alle colline, dove la protezione solare e il comfort umano erano prioritari. Al contrario, grandi magazzini agricoli e stalle in mattoni, destinati ad animali o stoccaggio, non venivano intonacati di bianco poiché il laterizio ha un’intrinseca tolleranza alle alte temperature e in quei casi l’estetica del «comfort» era secondaria. Molti borghi por toghesi conser vano edifici integri da secoli, ma le comunità che li abitavano sono scomparse per lo spopolamento rurale. La permanenza materiale presuppone una comunità che la abiti e la preservi: è una condizione che il progetto può assicurare, o che sfugge al controllo dell’architetto?

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Casa ad Alenquer: visto dello spazio interstiziale esterno con i nuovi volumi in laterizio intonacati a calce.

L’architetto non può assolutamente controllare queste evoluzioni demografiche o il futuro di un edificio. Se progetti affinché un’opera duri per secoli, devi rassegnarti a non poterne manipolare la destinazione futura. Quello che possiamo fare, però, è produrre un lascito qualitativo che sia capace, un domani, di accogliere molteplici scenari imprevisti. Poiché l’architettura assorbe risorse incalcolabili, il nostro dovere non è costruire per l’obsolescenza rapida o per la demolizione nel giro di una singola generazione, ma per perdurare e incidere sul futuro della collettività. Nel momento in cui offriamo un’architettura dotata di un oggettivo valore aggiunto e di un’ambizione alla bellezza, incentiviamo intrinsecamente le comunità future a custodire e valorizzare questo patrimonio. Pensiamo al borgo di Craco in Italia: è un nucleo che si è evoluto e svuotato per ragioni naturali e inarrestabili, eppure oggi nessuno pensa di demolirlo. Si è trasformato in un percorso culturale e paesaggistico idilliaco. Ha acquisito una nuova validità e un’identità diversa. Questa è la prova che, al netto delle trasformazioni funzionali, un’eredità ben costruita vale sempre la pena di essere preservata per le generazioni a venire.


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DESIGN

Fōntego architettura Casa colonica e Fienile N. Ginestra Fiorentina, Firenze Chiara Testoni, Architetto, PhD

KEYWORDS Borgo storico Conservazione Design Contemporano Laterizio-come-fil rouge Historic village Conservation Contemporary design Brickwork as a Fil rouge

o

Planimetria generale. 1:300

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I

n un piccolo borgo privato adagiato sulle colline nella campagna fiorentina, Fōntego architettura ha realizzato un intervento delicato che rilegge le caratteristiche tipologiche dell’edilizia rurale storica riadattandole alle esigenze dell’abitare contemporaneo. Il complesso è composto da una serie di edifici risalenti al XIX e XX secolo, distribuiti in ordine sparso attorno al nucleo principale della casa colonica che funge da perno di relazione tra i fabbricati. Strutture in legno a vista, intonaci ruvidi e terracotta dettano la cifra espressiva d’insieme, iscrivendo le costruzioni nel solco della tradizione costruttiva toscana. Il progetto ha riguardato il rinnovamento della casa colonica (2025), composta da un corpo a due piani e da un annesso ad un piano e, poco più a monte di questo, del tradizionale fienile distribuito su due livelli (2024). L a strategia d’inter vento si è orientata verso una minima invasività, preservando l’impianto strutturale originario, gli involucri e le partiture di facciata esistenti e ricalibrando con misura il layout interno al netto di superfetazioni ed elementi incongrui, per accogliere diverse unità abitative.

m

Set in the Florentine hills, the renovation of a small private hamlet adapts a historic layout to the needs of contemporary living by reinterpreting the original architectural forms and materials, with brick as a recurring element, creating continuity between the different buildings and defining a common architectural language.

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Fil rouge del progetto è un dialogo composto tra preesistenze e nuovi innesti. Le strutture storiche in capriate e travi lignee sono state oggetto di un accurato consolidamento mentre le nuove superfici in legno e cemento industriale dei pavimenti reinterpretano in chiave contemporanea la matericità essenziale del tavolato grezzo e del cemento artigianale della tradizione rurale. Arredi fissi ex novo introducono accenti cromatici discreti, appor tando una chiara cifra contemporanea in delicato contrasto con la palette di finiture nitide e radiose degli interni. La casa colonica è stata rinnovata per ospitare cinque alloggi indipendenti. La struttura muraria portante impone una rigida ripartizione dei nuclei abitativi, ciascuno con accesso diretto dal giardino e prospettive privilegiate sul paesaggio circostante. Negli interni, ambienti diurni spaziosi si alternano a quelli privati intimi e raccolti, in una sapiente organizzazione del layout per sfruttare al meglio lo spazio disponibile. Una dialettica di materiali schietti conferiscono gli ambienti un carattere sobrio ma caldo e accogliente. Poco più a monte, la piccola costruzione incastonata nel terreno e originariamente destinata a magazzino del fieno si sviluppa su due livelli. L’edificio rispecchia le caratteristiche tipologiche e costruttive dei tradizionali fienili del centro Italia: un volume compatto con una grande apertura al piano terra per consentire l’accesso del mezzo agricolo e “gelosie” in laterizio ai livelli superiori per


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favorire la ventilazione naturale. Contrariamente al consueto layout distributivo, il piano superiore ospita la zona giorno comune mentre quello sottostante, aperto sul giardino, la zona notte più raccolta. Negli interni, unico elemento ex novo nella composizione è un blocco posizionato di fronte alla porta di ingresso, che funge da “divisoria” tra ingresso e spazio abitato e che ospita diverse funzioni, dall’armadiatura per gli ospiti, alla cucina, ai servizi, e il cui unico punto di contatto con l’involucro originario è un tubo che attraversa la copertura per ragioni impiantistiche. In tutto il borgo, il laterizio agisce come un elemento progettuale discreto ma per vasivo, introducendo una qualità tattile e cromatica che radica profondamente l’intervento nella terra toscana. Un leitmotiv materico che, attraverso una cura minuziosa del dettaglio, riaffiora in una “costellazione” di inserti diffusi, ricucendo le diverse parti del complesso in una medesima grammatica espressiva: dalle gelosie del fienile, recuperate come schermature dal soleggiamento e contestualmente attualizzate a tutela dell’intimità domestica, al coronamento merlato del corpo annesso alla casa colonica, alle coperture in cotto, fino alle pavimentazioni esterne che connettono le diverse costruzioni, segnano i percorsi d’ingresso e lambiscono la piscina.

Casa colonica. Vista del piazzale centrale pavimentato in laterizio.

SCHEDA TECNICHA Oggetto

Casa colonica e Fienile N.

Località

Ginestra Fiorentina, Firenze

Progetto

Fōntego architettura

Cronologia

2025 (Casa colonica), 2024 (Fienile N.)

Superficie

1.200 m2 (Casa colonica), 80 m2 (Fienile N.)

Fotografie

Simone Bossi e Simone Padelli (Casa colonica), Federico Farinatti (Fienile N.)

Fienile N. L’edificio nella campagna fiorentina.

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D E S I G N

Fienile N. e Casa colonica. Vista assonometrica d’insieme.

Casa colonica. Dettaglio di facciata, con coronamento superiore in laterizio.

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Casa colonica. Sezione.

dati di progetto

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#Site Description ristrutturazione ? -|- sezioni

1:100 24/10/2024

dati cliente

dati studio

dati pratica edilizia

-

fōntegoarchitettura busifrancesco@gmail.com 3384901908 fontegoarchitettura.com

Pratica edilizia n. protocollo pratica edilizia primo invio

anno di inizio 2024

n.

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Casa colonica. Pianta piano terra.

Casa colonica. La pavimentazione in laterizio intorno alla piscina.

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dati di progetto

#Site Description ristrutturazione ? -|- piante

1:100 24/10/2024

dati cliente

dati studio

dati pratica edilizia

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fōntegoarchitettura busifrancesco@gmail.com 3384901908 fontegoarchitettura.com

Pratica edilizia n. protocollo pratica edilizia primo invio

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anno di inizio 2024

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D E S I G N

Fienile N. L'ingresso al piano superiore.

Fienile N.Sezione e pianta livello superiore (di accesso).

Fienile N. Le gelosie in laterizio creano un filtro visivo.

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Fienile N. Il fronte sul giardino.

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S T O R I RA I C E ERRECSAT A U R O

La 'Corte del Vaticano' presso il borgo di Arquà Polesine, Rovigo Da corte e dimora agricola della famiglia rodigina dei Mainardi presso il borgo di Arquà Polesine, al suo frazionamento d’uso, fino al declino e abbandono. Una progettazione complessa per il ristabilimento della sua unità potenziale architettonica proponendo nuove destinazioni d’uso Massimiliano Furini, Architetto, PhD, libero professionista

KEYWORDS Conservazione Consolidamento Vulnerabilità sismica Riuso Conservation Consolidation Seismic vulnerability Reuse

Il contesto

Territorio racchiuso dal corso del Po e dell’Adige, disegnato al suo interno dal Tartaro – Canalbianco – Po di Levante, il Polesine oggi si identifica pienamente con la Provincia di Rovigo. La sua etimologia, probabilmente, deriva dal latino medievale pollicinum o policinum ossia “terra paludosa”. Ed è proprio nell’epoca medievale che si configura la sua prima identità nell’agglomerarsi di centri rurali e borghi, dispersi nelle campagne acquitrinose e ricoperte da fitta vegetazione. Qui piccoli feudatari e religiosi iniziarono ad erigere semplici for tificazioni situate nei punti nevralgici a protezione di privilegi, ereditati o acquisiti, o per imporre dazi sui passaggi sicuri che collegavano i territori. A Guglielmo III Adelardi Marchesella,

nobile influente della Ferrara medievale, si attribuisce il merito dell’edificazione di numerose rocche e castelli sugli assi fluviali principali come linea difensiva per contenere le ambizioni dei signori d’Este. Fronte che si vanificò dopo le nozze dei rispettivi figli determinando l’ascesa, nella città di Ferrara, degli Estensi. I presidi vennero abbandonati e lentamente perduti [2]. Ai nostri giorni è arrivato il castello di Arquà Polesine trasformato in epoca rinascimentale, dalla nobile famiglia veneziana dei Diedo, in dimora signorile adornandola di pregevoli cicli pittorici. Proprio attorno a tale dimora, grazie ai lavori di bonifica delle campagne e all’av viarsi dell’ar tigianato nel campo della lana, si trasformò l’antico borgo in Comune continuando purtuttavia a mantenere la propria identità legata forte-

The ‘Vatican Court’ in the village of Arquà Polesine, Rovigo

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he Polesine area is considered a borderland, marked by waterways and disputed for centuries by Lordships who saw its strategic location, but it never flourished due to its intrinsic characteristics, and it became a place of expansion and revenge. Several

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powerful families saw the ancient village of Arquà Polesine as the ideal place to settle. The restoration of “Corte il Vaticano,” owned by the Municipality, is an attempt to recover by design a building envelope, protected by the MIC (Ministry of Cultural Heritage).

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The design phase is characterized by studies about the wall structures made of clay bricks that are significantly deteriorated by a material degradation. New intended uses, that are different but compatible with the original ones, are projecting the building towards a possible new life.


L a 'Cor te del Vaticano' presso il borgo di Arquà Polesine, Rovigo

1. Il Castello Medioevale (sec. XIII), aVilla Diedo – Da Mula (sec. XVI).

mente al suo antico castello1 (fig. 1) [2]. Dalla vicina Rovigo, nella metà del Settecento, la famiglia Borgese dei Mainardi individuò in Arquà Polesine il luogo ideale per edificare una residenza legata all’agricoltura e al commercio, per la costruzione della quale il laterizio costituì il materiale prevalentemente impiegato. Venne realizzata un’ampia corte all’interno del tessuto urbano, come documentato dalle mappe del Catasto Austriaco, di cui non si conosce la provenienza o l’attribuzione del nome “Vaticano” 2 [1]. Oggi il suo inserimento nel contesto edificatorio del paese risulta essere irrispettoso, schiacciato da un’urbanizzazione insensibile, frutto di innumerevoli sottrazioni pertinenziali, relegando la proprietà al solo sedime del costruito, togliendole il “genius loci” che la caratterizzava [5]. Non è più leggibile il legame tre l’edifico e il suo contesto, tranne che nello spazio inedificato prospicente al prospetto principale, che

aiuta la percezione del suo volume rispetto al paese. Rappresentato da un parcheggio, utilizzato anche per il mercato settimanale, dove ci si incontra nella quotidianità senza percepire l’edificio in quello che fu il suo ruolo, marginandolo a rudere, maceria e spazio sprecato.

SCHEDA TECNICA Oggetto

Restauro del complesso ‘Corte del Vativano’

Località

Arquà Polesine (RO)

Committente

Comune di Arquà Polesine (RO)

Progetto architettonico

Arch. Massimiliano Furini

Collaboratore

Arch. Dino Rodighiero

Progetto strutturale

Ing. Claudio Pigato

Cronologia

2024 - in corso

Costo dei lavori

€ 3.410.000,00

Fotografie

Studio di Architettura Massimiliano Furini

Acquarelli

Arch. Manuela Sora

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S T O R I A

E R E S TA U R O

2a. Rilievo fotografico ante operam e restituzione grafica post operam del prospetto principale. 2b. Pianta piano terra del progetto di rifunzionalizzazione.

Il rilievo del costruito e l’analisi tipologica

3. Il rilievo diretto delle fondazioni realizzate in mattoni di laterizio con sottofondo in pietrame.

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Denominato “Corte il Vaticano” il complesso è sottoposto a vincolo diretto con Decreto della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto del 29 agosto 2008. Un’attenta campagna propedeutica di rilievo diretto e indagini strumentali e materiche, per la definizione delle caratteristiche dei materiali e loro resistenza, hanno permesso di registrare il maggior numero possibile di informazioni sulle condizioni attuali, derivate dalle trasformazioni avvenute nel tempo, dai fenomeni di degrado, prevalentemente dovuti allo stato di abbandono in cui versa l’edificio, e dai restauri già apportati (fig. 2). L’avvicinamento alla diagnosi è avvenuto dunque attraverso l’analisi dei segni e dei sintomi, necessaria per una corretta formulazione dello stato di

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L a 'Cor te del Vaticano' presso il borgo di Arquà Polesine, Rovigo

conser vazione, indispensabile ogni qual volta si debba intraprendere un percorso progettuale di restauro [6]. Un progetto complesso e articolato, alcune volte di difficile lettura ed interpretazione dello stato dei luoghi gravati da una condizione di abbandono rilevante. La perdita quasi completa dei piani inclinati di copertura, e di quelli orizzontali di interpiano, ha provocato il continuo percolamento delle acque meteoriche all’interno dei vani che, con il loro ristagno, hanno causato il prolificarsi di una copiosa vegetazione spontanea. Il rilievo eseguito con metodologia “laser scanner”, che costituisce lo stato di fatto degli elaborati grafici di progetto, contribuisce a delineare, anche con l’ausilio di fotografie scattate con drone, il reale stato dell’edificio. Mediante saggi di scavo sono state rilevate le fondazioni (fig. 3). Pochi corsi di mattoni posati su sottofondo di residui di laterizio vario ne costituiscono la struttura. Murature in mattoni cotti in maniera non uniforme, legati con malte magre anche ricche di terra utilizzata come inerte al posto della sabbia (fig.4), solai orizzontali e inclinati realizzati con strutture primarie e secondarie in legno di abete con pavimentazioni in tavelle di cotto, travi vincolate ai setti murari con capo chiavi posti esternamente alla pelle di intonaco, ne costituiscono i principali materiali edificatori [7]. L’apparecchiatura muraria è caratterizzata da laterizi di dimensione regolare 12x25x5,5 posati a due teste fino alla cornice di gronda dotata di un leggero aggetto e nobilitata da forme curvilinee disegnate dall’intonaco. Una tipologia riconducibile a quella tipica della casa rurale in Polesine [8]. Prospetticamente lineari quasi seriali, si inserivano omogeneamente all’interno del contesto territoriale prettamente caratterizzato da uno profilo che si discosta raramente dal piano di campagna [3]. “Alla mancanza di articolazioni e di qualsiasi risalto decorativo della scatola muraria…. sembra soccorrere unicamente la soluzione assegnata al tema del camino che.... viene trasfigurato in tema architettonico per eccellenza” 3. La loro pro-

nunciata verticalità, che si innalza anche oltre la linea di colmo, e il loro costrutto aggettante rispetto alle pareti prettamente intonacate cercano, nella spinta verso l’alto, una via di fuga nell’intento di slanciare un palinsesto rigorosamente piatto. Tralasciando le ultime destinazioni d’uso a

4. Particolare del degrado dell’apparato murario della “ex barchessa”. In atto alcuni meccanismi di polverizzazione ed esfoliazione del laterizio, dovuti al perseverare dello stato di abbandono.

5. Fase diagnostica mediante l’ausilio di doppi martinetti piatti.

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S T O R I A

E R E S TA U R O

Tabella 1.: : Informazioni campione testato e sulla tipologia di prova. Caratteristiche muratura Tipologia

Muratura in mattoni pieni

Spessore

25 cm

Specifiche prova Strumento

Martinetto semicircolare 50 x 25 cm

Dimensioni

350 x 259 x 4.5 mm

Costanti

Km = 0.86 / Ka 86

Distanza tra i due martinetti

450 mm

Numero basi di misura

2 (CH13, CH14) + 1 (CH15)

Temperatura

8° C

Umidità

78%

6. Caratteristiche della muratura in laterizi del corpo di fabbrica principale, in corrispondenza della quale sono state condotte prove con doppi martinetti piatti.

cui è stato adibito l’edificio il progetto individua, come stato di fatto, tre tipologie edificatorie-funzionali distinte tra di loro, se pur il corpo di fabbrica risulti linearmente unitario e continuativo. Quella centrale, sontuosa, elegante, con pianta regolare, due piani fuori terra, bucature simmetriche, affacci centrali su esili balconi: l’edifico a uso abitativo della proprietà. Quelle laterali, di servizio, presentano volumi minori, quasi a sostenere e nobilitare la spinta verso l’alto di quello principale: probabilmente la casa del fattore. Sicuramente l’altra, una barchessa per il ricovero di mezzi, derrate e forse in parte utilizzata come stalla e fienile.

Il progetto di restauro

La redazione del progetto si è basata sullo studio e definizione di due ambiti di intervento concettualmente distinti seppur complementari. Il primo inerente al restauro conservativo per il recupero statico e funzionale del complesso. Il secondo, invece, relativo alla realizzazione delle opere per il miglioramento della vulnerabilità sismica delle strutture facendo riferimento al quadro normativo vigente in materia di valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale (D.P.C.M. 09/02/2011). La fase conoscitiva, oltre al rilievo architettonico e materico, è stata ampliata attraverso una significativa campagna di indagini diagnostiche. Lo studio geologico-sismico è stato definito attraverso: a) prove penetrometriche statiche (CTP) fino a una profondità di 20m; CIL 202

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b) prospezione sismica attiva (NASW); c) prova sismica passiva (HVSR). Sulle murature in mattoni sono state effettuate in situ, con doppi martinetti piatti, prove micro distruttive per la verifica dello stato di sollecitazione con determinazione del modulo elastico E (fig. 5-6), risultato pari a 1.224 Mpa, un valore da considerarsi compatibile con un apparecchio in mattoni pieni e malta di calce. Si è ritenuto necessario, per garantire le verifiche sismiche, rinforzare le murature con intonaci a base di calce idraulica naturale NHL 3.5 armati con reti FRP collegate tra di loro, tra interno ed esterno, da zanche in acciaio inox, in considerazione della scarsa distanza delle bucature dagli angoli e dagli insufficienti innesti con i muri di spina. L’allargamento delle sezioni di fondazione, verificate con saggi e rilievo diretto, con cordoli in cemento armato binati, e cuciture armate localizzate, nelle porzioni di muratura dove il quadro fessurativo risulta significativo, hanno migliorato la distribuzione tensionale nel terreno di sedime, elevando le strutture da una classe di rischio D a una classe di rischio A+ [4]. Se le murature in elevato hanno richiesto, per ragioni strutturali, il rinforzo con intonaci armati, nelle pavimentazioni, in corrispondenza delle coperture e dei pilastri i laterizi sono esibiti a vista, quale elemento caratterizzante l’architettura del Polesine. Complessivamente sono state ripristinate le forometrie originarie di tutti i prospetti, riproponendo simmetrie perdute, seppur mante-


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nendo quegli elementi discontinui che ne contraddistinguono l’evoluzione del disegno nel tempo (fig. 2a). Planimetricamente ci si è posti su livelli differenti di interpretazione distributiva e funzionale, a seconda della destinazione d’uso prevista e delle caratteristiche intrinseche, che definiscono i corpi di fabbrica. Mentre per quello principale, destinato ad accogliere la sede di rappresentanza municipale, ci si è basati sulla mera conservazione degli spazi planimetrici e della distribuzione verticale esistente, con interventi minimi di ripristino dimensionale degli androni e l’inserimento, in ambienti defilati, dei servizi igienici e dell’ascensore, per quelli secondari il progetto prevede nuove destinazioni, proponendo l’inserimento anche di nuovi elementi costruttivi (fig. 2a). Viene proposta la realizzazione di ambienti adibiti a cohousing nella porzione minore ex abitativa, posta alla sinistra dell’edificio principale, conglobandone, senza modificarne i profili esterni, alcuni vani del piano terra e del piano primo. Una destinazione sociale di “coabitazione sociale over 65 in emergenza abitativa che fornisce un ambiente protetto per un invecchiamento attivo”. Non scontato è il riuso funzionale e distributivo della vecchia barchessa, un volume costituito essenzialmente dalle murature perimetrali e da lacerti delle pilastrate centrali, a quattro teste in mattoni a vista, che sorreggevano il colmo della copertura. Si è pensato subito di destinare tale ambito a biblioteca e ad archivio comunale. Al fine di riuscire ad aumentare la superficie calpestabile e fruibile il progetto prevede l’inserimento di un soppalco in acciaio, con implacato ligneo, autonomo dalle strutture in muratura esistenti al fine di non gravare, con i nuovi carichi permanenti e d’uso, sui precari pilastri. Il soppalco, non arrivando trasversalmente alle murature perimetrali, garantirà una doppia altezza lungo il senso longitudinale della pianta al fine di poter percepire, dal piano terra, la copertura lignea, con orditura primaria e secondaria e piano inclinato in tavelle di laterizio, in modo tale da far ricordare la percezione volumetrica dell’ex barchessa (fig. 7).

7. Particolari degli elementi strutturali e delle finiture in laterizio dello spazio destinato a biblioteca. Note 1. 2. 3.

Si rimanda al riferimento bibliografico [2], p. 221. A cura dell’Archivio di Stato di Rovigo, Ricerca storica sulle famiglie Mainardi e Grignan, in [1], pp. 112 -113. Si rimanda al riferimento bibliografico [3], p. 5.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8]

AA.VV., Premio Raise 2024, edizione XXXI, Comune di Arquà Polesine (RO), 2024. AA.VV., Rovigo e la sua Provincia, guida turistica e culturale, Provincia di Rovigo – Assessorato alla Cultura, 2003. A. Acocella, Le costruzioni rurali in Polesine, in: Limina - Quaderni dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Rovigo, 4 (giugno 1998). A. Bellini (a cura di), Tecniche della conservazione, Franco Angeli, Milano, 2009. F. Bevilacqua, Genius Loci, il dio dei luoghi perduti, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2010. M. Furini, Il rilievo del degrado nelle strutture murarie e negli apparati decorativi in cotto, in: Costruire in Laterizio, 61 (gennaio-febbraio 1998), pp. 42-47. R. Peregalli, I luoghi e la polvere, sulla bellezza dell’imperfezione, Bompiani, Milano, 2010. G. Scarpari, Tipologia e ambiente, in: AA.VV., La casa rustica in Polesine, Ed. Marsilio, Venezia, 1980.

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NORMATIVA

La rigenerazione dei borghi italiani nel PNRR Attraverso strategie tecnologiche basate su modelli di economia circolare conformi agli obiettivi del PNRR, il contributo analizza il potenziale del laterizio nella rigenerazione dei borghi presenti nelle aree interne Alberto Cervesato, Ricercatore tdA in Progettazione Tecnologica e Ambientale dell’Architettura, Università degli Studi di Udine KEYWORDS Aree interne PNRR Rigenerazione Economia circolare Riciclo Inner areas NRRP Regeneration Circular economy Recycling

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e Aree Interne italiane, caratterizzate da una fitta rete di piccoli insediamenti, hanno subito nel secondo dopoguerra significativi squilibri territoriali a causa della migrazione della popolazione verso i principali centri urbani. Questa polarizzazione ha prodotto non solo disuguaglianze socioeconomiche, ma ha anche escluso questi margini da strategie di valorizzazione, affidandosi solo a interventi compensativi [1]. Negli ultimi anni, la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) (1) [2] (fig.1) ha tentato di contrastare lo spopolamento attraverso un approccio territoriale, basato sulla valorizzazione delle risorse locali. Questa strategia trova concretizzazione operativa e finanziaria nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): la linea di investimento 2.1 “Attrattività dei borghi” richiede una progettazione che ga-

rantisca sicurezza strutturale, efficientamento energetico e sostenibilità ambientale. In tale contesto, il progetto architettonico assume una marcata valenza tecnologica: le aree interne diventano veri e propri laboratori in cui sperimentare forme dell’abitare basate sull’economia circolare. I materiali della tradizione costruttiva locale, tra cui il laterizio (fig.2), emergono come risorsa fondamentale per coniugare l’innovazione tecnologica con la conservazione dell’identità storica e materiale del paesaggio costruito.

Caratteristiche e criticità

Le aree interne, pur occupando circa il 60% della superficie nazionale, ospitano solo il 22% della popolazione complessiva. Questa asimmetria demografica genera una carenza di servizi essenziali — sanità, istru-

The regeneration of Italian hamlets in the NRRP

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he regeneration of Italian marginal territories demands technological innovation in the management of abandoned hamlets. This contribution examines the selective disassembly of buildings as a sustainable strategy, with particular focus on recovery of clay-based components. The Italian inner areas, historically marginalized by urbancentric development, are here redefined as laboratories for socio-technical

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experimentation. A methodological approach is presented that proposes an operational repertoire of modular, reversible interventions designed to facilitate adaptive reuse through flexible constructive solutions. Brickwork components—full bricks, tiles, and roof tiles—are analyzed for their inherent reversibility, thermal inertia, durability, and high recyclability, alongside their favorable seismic behavior. Attention is given to the contribution of brickwork

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in meeting emerging environmental requirements, including recycled content, energy performance of massive structures, and innovative technical solutions. Controlled re-naturalization processes and the concept of architecture without predetermined function are discussed. The findings indicate that the technological properties of brickwork enable its dual role as both heritage material and performative component in climate-neutral regeneration projects.


L a rigenerazione dei borghi italiani nel PNRR

zione, mobilità — e alimenta una crisi multifattoriale fatta di precarietà economica, abbandono edilizio e declino demografico. Tuttavia, proprio in tali contesti è possibile sperimentare modelli innovativi di sviluppo sostenibile, valorizzando risorse latenti come il patrimonio edilizio, l’agricoltura locale, le filiere artigiane e le competenze territoriali. Esperienze significative — lo smart working attuato nel borgo di Colletta di Castelbianco (fig. 3) e l’albergo diffuso nel borgo di Maranzanis (fig. 4) — dimostrano che la rigenerazione fisica degli spazi rappresenta il prerequisito fondamentale per ricostruire comunità resilienti e attrarre nuove forme di economia locale. Il processo di recupero deve bilanciare la protezione del valore ambientale complessivo con l’individuazione di nuove funzioni che giustifichino gli investimenti richiesti, promuovendo al contempo forme di governance partecipata e modelli di gestione a lungo termine. È inoltre necessario considerare che l’edilizia rurale storica presenta una maggiore vulnerabilità sismica e talvolta ammaloramenti dovuti alla mancanza di manutenzione. Per questo motivo gli interventi devono combinare strategie di consolidamento strutturale, miglioramento energetico e soluzioni tecniche compatibili con i materiali esistenti, privilegiando misure che massimizzino il riuso e la reversibilità. La sostenibilità economica degli interventi richiede strumenti finanziari dedicati, incentivi alla filiera del riuso e percorsi formativi per le maestranze locali, così da trasformare la sfida del declino in opportunità di riattivazione produttiva e sociale.

1. Aree interne. Mappa delle Aree Interne SNAI (elaborazione grafica dell’autore).

Decostruzione selettiva e reversibilità del laterizio

Una possibile strategia di intervento, fondamentale per la transizione ecologica applicata al recupero dei borghi, è costituita dalla decostruzione selettiva, dove il processo di separazione e recupero dell’esistente mira a preservare l’energia incorporata dei materiali. Ed è proprio il recente aggiornamento

2. Penne. Borgo di Penne in Abruzzo.

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3. Colletta. Borgo di Colletta di Castelbianco in Liguria.

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dei CAM Edilizia [3], basandosi sul Bauhaus europeo 2022 - che punta a favorire la durabilità, la decostruzione e il riuso in edilizia a sottolineare l’importanza di tali aspetti fin dalla progettazione di un’opera: costruzioni resilienti possono consentire il recupero di materiali e componenti allo scopo della chiusura dei flussi di materia in un’ottica di circolarità. In tal modo, oltre alla riduzione di rifiuti ed emissioni di CO2 evitate, si promuove anche la responsabilità di conservare le tecniche costruttive locali e la cultura materiale di una determinata comunità [4]. Il processo di decostruzione si differenzia in funzione sia dell’apposita operazione svolta sia del tipo e livello di elementi recuperati. Per dis-assemblabilità, ad esempio, si intende l’attitudine di una determinata soluzione costruttiva ad essere scomposta al termine del proprio ciclo di vita utile, minimizzando il dispendio energetico e la produzione di rifiuti eterogenei [5]. Con lo stesso intento, attraverso specifici tagli è possibile estrarre intere porzioni di muratura esistente da impiegare in nuove costruzioni [6].

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In questo quadro analitico, il laterizio - da sempre caratterizzato da una forte resilienza - manifesta una spiccata vocazione tecnologica alla reversibilità, specialmente quando riferito a murature storiche edificate con malte di calce a bassa resistenza meccanica o sistemi costruttivi che prevedono la scomposizione modulare, come nel caso delle coperture a falde. Ai sensi della Prassi di riferimento [7], la decostruzione trasforma i manufatti abbandonati e irrecuperabili in veri e propri siti di approvvigionamento. Elementi in cotto quali mattoni pieni, tavelle (fig.5) e coppi/tegole, in virtù della loro elevata durabilità intrinseca, possono essere estratti, catalogati e reimmessi in nuovi cicli costruttivi. Questo approccio al recupero permette di riutilizzare elementi con inerzia termica e prestazioni igrometriche già consolidate.

Economia circolare e compatibilità materica

L’impiego di laterizio di recupero risponde ai requisiti sanciti dai Criteri Ambientali Mi-


L a rigenerazione dei borghi italiani nel PNRR

nimi (CAM), essenziali per l’accesso ai fondi PNRR, e contribuisce al tempo stesso agli obiettivi dell’Agenda 2030. In Italia, il riciclo dei rifiuti da Costruzione e Demolizione si attesta al 78.1%, superando l’obiettivo europeo, e in particolare il laterizio si distingue per un potenziale di riuso, riciclo o recupero che supera il 90%. Oltre al recupero e riuso di elementi di copertura nelle ristrutturazioni, il laterizio a fine vita può essere riciclato in aggregati per calcestruzzi e malte, riempitivi o substrati per la coltivazione di piante [8]. La trasformazione controllata dell’esistente, necessaria per adeguare gli edifici agli standard contemporanei, deve proteggere i caratteri formali e materiali della preesistenza. L’adozione di metodologie di progettazione digitale integrata permette oggi di mappare le tessiture murarie degli edifici donatori, programmando il riuso selettivo in base alle caratteristiche geometriche e meccaniche

degli elementi [9]. Oltre alla funzione portante, il laterizio recuperato può essere declinato come interfaccia tecnologica: dispositivi filtranti, elementi per l’ombreggiamento e rivestimenti che sfruttano l’inerzia termica del materiale. Nel caso di opere di consolidamento, l’applicazione di laterizio come pelle esterna può avvolgere strutture discontinue in calcestruzzo armato, impiegando mattoni pieni di diverse gradazioni di colore per creare una vibrazione localizzata nei prospetti, come documentato nella ricostruzione post-sisma in Emilia-Romagna [10].

Strategie operative

Per tradurre la teoria in prassi operativa, è necessario sviluppare strumenti progettuali fondati sul concetto di un’architettura senza funzione prestabilita: l’obiettivo primario non è la determinazione immediata di una destinazione d’uso, bensì la predispo-

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4. Maranzanis. Borgo di Maranzanis in FriuliVenezia Giulia.

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5. Rodda. Tavelle all’interno di un edificio nel borgo di Rodda in FriuliVenezia Giulia.

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sizione del patrimonio edilizio ad accogliere future e flessibili funzioni. L’azione del “costruire sul costruito” [11] si realizza attraverso strategie dove l’involucro edilizio esistente (spesso in muratura di laterizio o misto) funge da rivestimento per nuove strutture interne che garantiscono comfor t e prestazioni. La realizzazione di un abaco di interventi standardizzati e scalabili può risponde in modo concreto a questo tipo di necessità [12]. Le soluzioni proposte prevedono l’uso di sistemi misti: la solidità e la massa termica degli involucri murari in laterizio esistenti si integrano con qualsiasi tipologia costruttiva. I CAM premiano esplicitamente l’impiego di soluzioni massive come le murature in laterizio per il loro contributo all’efficientamento energetico e al comfort termico e acustico [13, 14]. Questo approccio dialettico tra la struttura portante in laterizio e altri nuovi innesti permette di adeguare il patrimonio edilizio agli standard di sicurezza e comfort contemporanei, preservandone l’integrità tipologica. Nei contesti di conclamata fragilità idrogeologica o sismica, laddove il recupero edilizio risulti tecnicamente ed economicamente insostenibile (anche per l’elevata povertà energetica), la ricucitura con le preesistenze passa dalla demolizione e ricostru-

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zione (fig. 6): strategia che - ancor di più per i borghi - non può prescindere da un’attenta lettura dei luoghi e dei fattori identitari costruttivi necessari a mantenere un rapporto profondo con la memoria del manufatto sostituito [15]. In tale ambito, una possibile soluzione può essere costituita dall’attivazione di pratiche di dismissione consapevole. La decostruzione assume qui la funzione di acceleratore per una rinaturalizzazione controllata, attraverso la rimozione mirata dei materiali, dove il recupero del laterizio e della pietra consentono di bonificare i suoli, favorendo l’espletamento dei ser vizi ecosistemici e la mitigazione del rischio idrogeologico. La gestione della crescita del bosco può diventare in questi contesti essa stessa una strategia di rigenerazione territoriale.

Conclusioni

Attraverso una lettura multiscalare l’insediamento viene interpretato come un ecosistema resiliente, suscettibile di rigenerazione tramite l’applicazione degli interventi proposti. I fondi del PNRR e le indicazioni della SNAI costituiscono il vettore finanziario e politico di questo processo, ma la sua effettiva sostenibilità risiede nella qualità delle scelte tecnologiche, riconosciuta anche dai CAM. In questa transizione, il laterizio si conferma come materiale altamente performativo e circolare, dove il suo comportamento strutturale può rappresentare un vantaggio significativo per la sicurezza sismica. La capacità di progettare la decostruzione e la riconfigurazione delle opere, dei componenti e dei materiali, esplorando innovazioni di prodotto tramite additivazione di scarti, rappresenta una frontiera avanzata anche nei processi produttivi del laterizio. L’implementazione del Building Information Modelling può, inoltre, facilitare questo processo, rendendo la progettazione di manufatti in laterizio circolare un efficace contributo per ridefinire l’abitabilità dei margini secondo principi di neutralità climatica e qualità costruttiva.


Per tradurre queste potenzialità in risultati concreti è necessario integrare strumenti pianificatori, normativi e formativi: protocolli di rilievo e catalogazione digitale, linee guida per il riuso dei materiali e percorsi di formazione per maestranze locali. Occorre altresì definire indicatori di performance ambientale e sociale (Life Cycle Assessment, bilanci energetici, misure di inclusione comunitaria) e programmi di monitoraggio post-intervento per valutare durabilità, comfort e impatto economico. Solo un approccio integrato — che combini tecnologia, partecipazione locale e governance adattativa — garantirà che la rigenerazione dei borghi sia efficace, replicabile e in grado di restituire valore culturale, ambientale ed economico ai territori marginali. Note 1.

La Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) è una politica territoriale diretta al miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e delle opportunità economiche nei territori interni e a rischio marginalizzazione. Sono “interne” quelle aree caratterizzate da una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi, in particolare quelli relativi all’istruzione, mobilità e servizi socio-sanitari.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

6. Cantiere dell’intervento di demolizione e ricostruzione con blocchi in laterizio a Prada, Comune di Montagna di Valtellina [16].

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TECNOLOGIA

Tre strategie per Craco Vecchia. Laterizio, ricucitura, ospitalità diffusa Tre progetti elaborati durante il workshop Earth Architecture / YACademy per Craco Vecchia usano il laterizio come dispositivo di continuità tra rovina e ciclo costruttivo secondo tre invarianti: percorso-matrice, ospitalità diffusa, disgiunzione strutturale Pasqualino Solomita, Architetto, PhD, libero professionista KEYWORDS Rovina Rinascita Ospitalità diffusa Heritage Craco Ruin Renewal Scattered hospitality Heritage Craco

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iusare una rovina senza ripristino volumetrico né restauro stilistico è un problema costruttivo prima che compositivo: richiede una strategia tettonica compatibile con un suolo frammentato, geologicamente instabile e privo di continuità strutturale affidabile. Craco Vecchia — borgo della Basilicata evacuato definitivamente nel 1963 per fenomeni franosi attivi — offre a questo problema una base tecnica di lettura diretta: laterizio in archi, fasce marcapiano e rinforzi angolari su muratura portante in pietra calcarea locale sono una traccia leggibile in situ delle gerarchie costruttive storiche. Il problema si colloca all’intersezione di due linee di letteratura: la riflessione sulla rovina come categoria temporale autonoma e sul rapporto antico-nuovo [1,2], e gli studi

geologico-applicativi che documentano l’evoluzione dei fenomeni franosi del versante di Craco [3,4]. I tre progetti qui analizzati sono esito del laboratorio di Earth Architecture1 — programma di alta formazione YAC Academy dedicato alla tettonica del laterizio in contesti di patrimonio complesso — condotto da Jorge P. Silva (Aires Mateus Associados) in collaborazione con Craco Ricerche e wienerberger 2. Il gruppo di lavoro ha riunito nove allievi di otto nazionalità, con formazioni disciplinari e tradizioni costruttive non omologabili. La disomogeneità in questo caso non è interferenza: produce approcci distinti su costanti operative comuni. Gli elaborati sono esito di una fase conclu-

Brick, repair, scattered hospitality. Three strategies for Craco Vecchia

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he advanced training programme Earth Architecture (YAC Academy) addressed the tectonic use of brick in complex heritage contexts, electing the abandoned hill town of Craco Vecchia (Basilicata), evacuated in 1963 after active landslides, as its design field. Method. The study examines three projects produced in the concluding design workshop, led by Jorge P. Silva, and develops a transversal reading that isolates the operative constants recurring across heterogeneous

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disciplinary and constructive backgrounds, comparing the distinct tectonic declensions of brick adopted by each proposal. Results. Three constants emerge: the ruin assumed as an acquired constructive constraint rather than an object of stylistic restoration; the pedestrian path treated as the primary settlement matrix; and scattered hospitality adopted as the functional model compatible with the fragmented, unstable ground. Brick is declined along three vectors — massive facing, internal spatial unit,

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and recycled aggregate in rammed earth — while new construction is systematically disjoined from the degraded masonry. Conclusions. Across the three cases brick operates as the element of material continuity between the present condition of ruin and a renewed habitability of the town, binding the historical palimpsest to the contemporary building cycle without resorting to replica or mimesis. The proposals remain at a preliminary stage, a methodological delimiter consistent with the intensive format.


Tr e s t r a t e g i e p e r C r a c o V e c c h i a . L a t e r i z i o , r i c u c i t u r a , o s p i t a l i t à d i f f u s a

In Dialogue with Craco: vista area con foto inserimento dei nuovi edifici.

siva a carattere intensivo: i tre progetti identificano il campo del problema con precisione e sviluppano un ragionamento costruttivo-distributivo fondato sulla specificità del sito; la documentazione tecnica di dettaglio — sezioni esecutive, nodi strutturali, verifiche geotecniche — resta a livello schematico. È un limite di fase, non di impostazione, e segna il punto da cui uno sviluppo successivo deve partire. Su questa base si leggono i progetti elaborati «In Dialogue with Craco», «Between the Past and the Path» e «Craco – The Journey»: tre risposte distinte allo stesso campo di problemi.

La seconda: il tracciato pedonale non è elemento accessorio ma matrice insediativa primaria — il percorso misura il vuoto urbano e genera le gerarchie spaziali prima che i volumi vengano definiti. La terza: il programma funzionale converge sul modello dell’ospitalità diffusa [5,6], scelta che distribuisce i carichi edilizi in modo compatibile

In Dialogue with Craco: spazi aperti tra i nuovi edifici della ospitalità diffusa.

Costanti operative e declinazione del laterizio

Tre costanti operative ricorrono nei progetti analizzati. La prima: nessuna delle proposte persegue il ripristino volumetrico o il restauro stilistico del borgo; la rovina è assunta come vincolo costruttivo acquisito, che orienta il dimensionamento e la posizione degli innesti.

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Between the Past and the Path – Craco: innesto del nuovo edificio nella muratura perimetrale esistente.

In Dialogue with Craco: scorcio verso le rovine di Craco vecchia.

con la frammentazione fisica del suolo franato. Sul piano tettonico, il laterizio costituisce il principale fil rouge materiale del corpus [7], ma viene declinato secondo tre vettori costruttivi distinti. In «In Dialogue with Craco», il mattone è impiegato con funzione massiva e figurativa: facciate a faccia vista e grandi archi a tutto sesto marcano la discontinuità temporale rispetto alla pietra calcarea delle rovine. In «Between the Past and the Path», il laterizio definisce l’unità spaziale interna del «box» — murature portanti o di rivestimento a trama lineare e pavimentazioni a spina di pesce generano una compattezza omogenea, leggibile per contrasto con la tessitura scabra della preesistenza. In «Craco – The Journey», il mattone abbandona la propria forma di concio: frantumato e miscelato con argilla e terra locale in casseforme per la precompressione dei blocchi, diventa inerte strutturale per murature portanti in rammed earth3 [8], reintegrando nel ciclo costruttivo la materia del crollo.

In Dialogue with Craco4

Between the Past and the Path – Craco: interno del nuovo edificio tra le mura esistenti.

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Il progetto propone un sistema di ospitalità diffusa che assume le rovine di Craco Vecchia nel loro stato attuale come limite invalicabile dell’intervento. Il borgo è concepito per essere visitato, non riabitato con le modalità originarie. La geometria dei nuovi corpi di fabbrica non è arbitraria: le giaciture derivano dall’allineamento con un edificio preesistente riutiliz-

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zato, con i blocchi antistanti e con l’asse della chiesa. Il programma distributivo comprende residenza per i lavoratori, spazi comuni nell’edificio restaurato, sei camere per ospiti, area reception e ristorante. La grammatica costruttiva dello stato di fatto — muri di forte spessore, nicchie, soffitti a volta — viene tradotta nei nuovi volumi attraverso un linguaggio massivo in laterizio a faccia vista. Il mattone costituisce il modulo materico primario per campiture murarie opache e archi a tutto sesto, generando una discontinuità visiva netta rispetto alla pietra calcarea e all’intonaco con-


Tr e s t r a t e g i e p e r C r a c o V e c c h i a . L a t e r i z i o , r i c u c i t u r a , o s p i t a l i t à d i f f u s a

sunto delle rovine. Le aperture ad arco con infisso metallico e vetro strutturano inquadrature mirate verso il paesaggio di rovina.

Between the Past and the Path5

Il progetto articola la riattivazione del borgo attraverso due sistemi lineari sovrapposti: il percorso pedonale e la canalizzazione idrica superficiale. Entrambi operano come vettori di orientamento e catalizzatori spaziali prima ancora che come infrastrutture tecniche. A scala architettonica, il principio insediativo è la strategia «box-in-box»: un modulo dimensionale estratto dalla morfologia del borgo viene replicato come matrice per l’inserzione di nuove unità ricettive all’interno di rovine strutturalmente stabili, senza che il nuovo volume si addossi ai paramenti in pietra. Il laterizio definisce l’unità spaziale del box con continuità materica: murature verticali a trama lineare e pavimentazioni a spina di pesce trattano allo stesso modo le superfici orizzontali e verticali, generando un «interno» riconoscibile per omogeneità rispetto alla tessitura irregolare della rovina. Il disassamento planimetrico tra box e paramenti storici produce intercapedini e corti interne che fungono da filtro climatico e spazio di mediazione. Il sistema è progettato come palinsesto incrementale, ampliabile progressivamente.

Craco – The Journey6

Il progetto articola il sito secondo una zonizzazione a gradienti di rischio geologico (Zone 1–6), che discrimina le aree di intervento in funzione della stabilità del suolo. Nelle aree

di frana, l’intervento è esclusivamente reversibile: padiglioni workshop in telaio ligneo con rivestimento in lamiera grecata vengono calati nei gusci murari preesistenti secondo un principio di «non-contact insert», ovvero senza ancoraggi permanenti alla muratura storica. Nelle aree di crinale stabile, le residenze permanenti (Living Pods) poggiano su fondazioni su pali e piattaforme in gabbioni di pietra. La ricerca tecnica più originale del corpus riguarda la rielaborazione del laterizio come inerte di riciclo. I mattoni prelevati dai de-

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Between the Past and the Path – Craco: nuove pavimentazioni e percorsi d’acqua.

Between the Past and the Path – Craco: strategia box in a box.

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Craco – The Journey: schema delle nuove residenze permanenti (Living Pods).

triti della frana — documentati nel rilievo storico come elementi di rinforzo per spigoli, archi e fasce marcapiano — vengono frantumati e miscelati con argilla, terra locale e leganti in casseforme per la precompressione di nuovi blocchi prefabbricati [9]. Le murature portanti delle Living Pods sono realizzate in rammed earth con questo inerte composito, che reintegra la materia del crollo nel ciclo costruttivo contemporaneo.

Craco – The Journey: concept dell’inerte composito in laterizio, argilla e leganti.

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I nodi tra preesistenza e innesto

Il nodo critico comune ai tre progetti è la risoluzione dell’interfaccia tra la struttura muraria degradata delle rovine e i nuovi elementi costruttivi. La strategia dominante non è il consolidamento integrativo ma la disgiunzione: il nuovo non tocca il vecchio, o lo tocca soltanto per appoggio superficiale. Questo approccio risolve il problema della compatibilità materica tra laterizio, legno e mura-


tura in pietra degradata, ma trasferisce il problema tecnologico alle fondazioni e al contrasto delle azioni orizzontali. In «Between the Past and the Path», il disassamento planimetrico del box produce un’intercapedine abitabile che agisce come macro-giunto di separazione: le murature in laterizio e quelle in pietra non si toccano, separate da corti pavimentate. In «Craco – The Journey», la formula del «non-contact insert» radicalizza la logica della disgiunzione: le strutture lignee dei padiglioni sono dichiarate auto-stabili e reversibili, calate nel guscio murario senza ancoraggi alla cresta sbrecciata. In «In Dialogue with Craco», l’interfaccia è gestita per accostamento volumetrico ai margini dell’edificato storico: il laterizio si attesta a filo con la pietra, secondo una logica di completamento del tessuto più che di inserimento al suo interno. In tutti e tre i casi, il vuoto tra preesistenza e innesto opera simultaneamente come dispositivo prossemico e come accorgimento costruttivo: la distanza fisica tra vecchio e nuovo assolve insieme alla salvaguardia della rovina e alla semplificazione del nodo tecnologico tra materiali eterogenei.

Il laterizio come materia di continuità

La rilevanza delle tre proposte si misura sul piano della costruzione del problema: in tutti e tre i casi il laterizio originario di Craco — archi, rinforzi angolari, fasce marcapiano sulla muratura in pietra calcarea — non è dato evocativo ma matrice tecnica del nuovo inter vento. Il mattone viene declinato come modulo stereotomico per nuove cellule abitative, come paramento massivo di facciata o come inerte di riciclo nel rammed earth, tre vie distinte che convergono su un’unica posizione costruttiva: il laterizio come elemento di continuità tra la condizione attuale di rovina e la possibilità di una nuova abitabilità del borgo, capace di ricucire il palinsesto storico [10] al ciclo costruttivo contemporaneo senza ricorrere né alla replica né alla mimesi.

Craco – The Journey: inserimento paesaggistico delle Living Pods. Note 1.

2. 3. 4. 5. 6.

Earth Architecture — prima edizione, sviluppata da YAC Academy in partnership con wienerberger — è il programma di alta formazione dedicato alla tettonica del laterizio in contesti di patrimonio complesso; si è strutturato in 76 ore di didattica frontale e 32 ore di laboratorio progettuale. I contributi di Zhu Pei, Herzog & de Meuron e Benedetta Tagliabue hanno affrontato la relazione tra involucro in laterizio, durabilità materica e controllo prestazionale. Le visite a Craco e Matera hanno connesso l’esperienza diretta del contesto con la lettura tecnica delle stratificazioni costruttive. Craco Ricerche s.r.l. è la società costituita dal Comune di Craco nel 1999 per tutela e valorizzazione del centro antico, con obiettivi di messa in sicurezza, fruizione turistica e laboratorio di ricerca in campo aperto. Il termine rammed earth è utilizzato nella forma originale inglese in assenza di un equivalente tecnico-normativo consolidato nella letteratura italiana del settore. Il riferimento è al principio della costipazione della terra battuta. Gruppo di lavoro «In Dialogue with Craco»: Ana Maria Banu, Tomas Guidotti, Silvia Juliana Rueda Guerrero. Gruppo di lavoro «Between the Past and the Path – Craco»: Eleonora De Bac, Ayushi Rai. Gruppo di lavoro «Craco – The Journey»: Valentyna Lubska, Rasha Jweiles, Lakshmi Sai Chinimilli, Maya Kersten Harwood.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI [1] [2]

Augé M., Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, Torino, 2004. Carbonara G., Architettura d’oggi e restauro. Un confronto antico-nuovo, UTET Scienze Tecniche, Torino, 2011. [3] Del Prete M., Petley D.J., “Case history of the main landslide at Craco, Basilicata, South Italy”, Geologia Applicata e Idrogeologia, vol. 17 (1982), pp. 291–304. [4] Delmonaco G., Falconi L., Leoni G., Margottini C., Puglisi C., Spizzichino D., “Multi-Temporal and Quantitative Geomorphological Analysis on the Large Landslide of Craco Village”, in: Sassa K., Fukuoka H., Wang F., Wang G. (a cura di), Landslides, Springer, Berlin–Heidelberg, 2005, pp. 113–117. [5] Dall’Ara G., Manuale dell’albergo diffuso. L’idea, la gestione, il marketing dell’ospitalità diffusa, FrancoAngeli, Milano, 2010. [6] Teti V., Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni, Donzelli, Roma, 2017. [7] Frampton K., Studies in Tectonic Culture. The Poetics of Construction in Nineteenth and Twentieth Century Architecture, The MIT Press, Cambridge (MA), 1995. [8] Minke G., Building with Earth. Design and Technology of a Sustainable Architecture, Birkhäuser, Basel, 2006. [9] He Z., Shen A., Wu H., Wang W., Wang L., Yao C., Wu J., “Research progress on recycled clay brick waste as an alternative to cement for sustainable construction materials”, Construction and Building Materials, vol. 274 (2021), 122113. [10] Corboz A., “Il territorio come palinsesto”, Casabella, n. 516 (1985), pp. 22–27.

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TECNOLOGIA

Le fornaci Mariani a Roma La fornace Mariani, situata nell’area di Saxa Rubra a nord di Roma, rappresenta una testimonianza significativa dell’archeologia industriale romana, attiva principalmente tra gli anni ‘40 e ‘80 del Novecento, era dotata di avanzati forni Hoffman a fuoco continuo Flavio Binacchi, Architetto KEYWORDS Archeologia industriale Forno hoffman Rilievo fotogrammetrico Modellazione BIM Industrial heritage Hoffman kiln Photogrammetric survey BIM modeling

L'

area di Saxa Rubra, a nord di Roma, è situata al nodo tra l’asse di collegamento territoriale del Grande Raccordo Anulare e la secolare Via Flaminia che, fin dai tempi antichi collegava il centro di Roma con le regioni adriatiche. Quest’area rappresenta un esempio di quartiere ricco di reperti archeologici eccezionali i quali, se fossero adeguatamente valorizzati, potrebbero restituire identità e dignità a un luogo periferico segnato dal degrado [1]. Lungo tutta la Via Flaminia, ma nello specifico a Saxa Rubra, sorgono numerose preesistenze archeologiche che testimoniano l’insediamento dell’area e lo sfruttamento del sottosuolo fin dai tempi dell’antica Roma [2]. Non è un caso che l’area sia nominata proprio Saxa Rubra, dal latino “sasso rosso”. Di fatto, date le straordinarie qualità dell’argilla estratta e data la presenza di giacimenti di tufo, quest’area rappresentò l’unico polo di produzione di materiale edile a Roma, e nello specifico di laterizi,

dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta [3], fino alla chiusura degli stabilimenti ed al successivo decadimento (fig. 1). Dei numerosi stabilimenti presenti, oggi se ne contano solo otto, testimonianze di un passato industriale che ha acquisito un valore storico e architettonico Queste rovine, che evocano nella nostra memoria le immagini romantiche di Joseph Michael Gandy o di Giovanni Battista Piranesi, rappresentano un’occasione di riscatto verso un processo di stratificazione dei tessuti urbani incapace di valorizzare l’identità del quartiere.

Le industrie del mattone a Roma ed il borghetto industriale di Saxa Rubra

La scelta di collocare il polo dell’industria edile in quest’area non fu casuale: essa rispondeva a esigenze sociali, economiche e geomorfologiche. Le fornaci, sorgendo necessariamente nei pressi di giacimenti di argilla, raccontano attraverso la loro pre-

The Mariani Brick Kiln in Rome

T

he Mariani Brick Kiln, located in the Saxa Rubra area north of Rome, represents an important example of Roman industrial archaeology, currently threatened by degradation and a lack of appropriate conservation interventions. Primarily active between the 1940s and 1980s, the kiln was equipped with advanced Hoffman continuous-fire kilns, ensuring a steady production of bricks and establishing Saxa Rubra as one of the capital’s main building material production hubs. This text provides an

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overview of the history of brick kilns in Rome, examining their relationship with the soil’s geomorphological characteristics and their role in the urban expansion of the city, also highlighting the social, economic, and environmental aspects connected to this productive sector’s development. Its objective is to offer a cross-sectional analysis of the site, utilizing innovative techniques such as drone-based photogrammetric surveys to document the current condition, and BIM modeling to visually restore its original appearance. The text is the

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result of accurate historical research and an in-depth investigation of the kiln’s internal production cycle. Through this multidisciplinary analysis, the text serves as a fundamental methodological tool for future redevelopment projects of the Mariani Kiln, interventions that could significantly contribute to the historical and cultural enhancement of a peripheral neighborhood preserving important traces of its industrial past, transforming the site from a marginal and degraded element into a landmark for collective urban memory.


Le fornaci Mariani a Roma

senza la storia geologica del territorio. Nella storia di questi impianti, il fiume Tevere ha svolto un ruolo primario: durante il suo processo millenario di modellazione del paesaggio, ha caratterizzato il sottosuolo del letto in cui anticamente scorreva lasciando un deposito argilloso ampiamente fruttato in ogni epoca [4]. Le prime fornaci risalgono all’epoca imperiale. Si pensa che Ottaviano, intuendo le potenzialità del laterizio grazie alle sue proprietà meccaniche e refrattarie, che ne promosse l’uso sistematico per far fronte alle esigenze dell’espansione edilizia dell’Urbe [5]. Il Campus Vaticanus (attuale Borgo Sant’Angelo) fu designato per collocare gli impianti: era un’area pianeggiante, scarsamente popolata e ricca di argilla, quindi perfetta per la produzione. Tuttavia, nel XV secolo, Papa Pio II Piccolomini ordinò il trasferimento delle fornaci oltre Porta Fornacum (oggi Porta Fabbrica), dando origine alla Vallis Fornacum tra Porta Cavalleggeri, Porta Fabbrica e il Gianicolo. Qui furono prodotti i mattoni utilizzati nella costruzione della Basilica di San Pietro [5]. L’eredità di questa attività sopravvive nella toponomastica, con strade come Via dei Monti di Creta, legata all’estrazione dell’argilla, e Via delle Fornaci, che richiama la lavorazione dei laterizi. Con la fine del XIX secolo il polo industriale sorse nell’area dell’attuale Valle Aurelia. Gli impianti della zona, dopo la proclamazione di

Roma Capitale nel 1871 e durante il fascismo, ebbero il loro picco di produttività, arrivando a produrre fino a 60.000 unità al giorno per i cantieri della Roma moderna [5, 6]. Le fornaci rimasero attive fino agli anni ‘50, periodo oltre il quale i fuochi continui dei forni Hoffman vennero spenti. Nel frattempo, grazie alla proclamazione di Roma Capitale del Regno d’Italia, si rese necessaria la bonifica delle zone paludose nei pressi dell’Urbe, tra cui Saxa Rubra. La legge nazionale sulla bonifica idraulica del 1882 ne avviò la trasformazione urbana, rendendola abitabile: l’area fu lottizzata e messa all’asta, attirando gli investimenti di famiglie imprenditoriali come quella dei Mariani. Saxa Rubra divenne così il principale polo produttivo di materiali edili della capitale [7]. Attorno agli stabilimenti si sviluppò un centro abitato il cui sviluppo demografico [8] era incrementato da ex braccianti e fornaciai.

1. La produzione di laterizi a Roma: gli stabilimenti presenti nel XIX secolo, negli Anni 20, negli anni 40 e negli anni 60 (Binacchi).

2. Vista aerea della fornace Mariani, 2025 (Binacchi).

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T E C N O L O G I A

3. Il rilievo fotografico dello stato dei luoghi: ortofoto planimetrica della fornace Mariani (Binacchi).

Tuttavia, negli anni Ottanta, l’avanzamento tecnologico portò alla chiusura simultanea degli stabilimenti. La successiva edificazione del centro RAI e la ridefinizione urbanistica trasformarono definitivamente l’area, cancellandone la memoria industriale sotto nuove stratificazioni urbane. Oggi, tra parcheggi e ruderi abbandonati, sopravvivono i frammenti di quella storia, segni di un passato produttivo che rischia di scomparire.

4. Confronto tra lo stato di fatto e l’edificio nel 1940.

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Dal rilievo fotogrammetrico alla restituzione modellazione BIM

La fornace Mariani ha rappresentato, per dimensione dell’impianto e per quantità di materiali prodotti, una delle fornaci più importanti dell’epoca. Lo stato di decadenza attuale la rende irriconoscibile (fig. 2). Rimangono i pilastri che emergono dal suolo come pinnacoli gotici e la ciminiera che, svettando dalle macerie per quasi 50 metri, costituisce un segno distintivo nel paesaggio urbano del


Le fornaci Mariani a Roma

quartiere. Attualmente, nonostante il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali abbia dichiarato nel 1992 la fornace come bene di interesse storico-artistico, non è previsto alcun intervento di riqualificazione. Attraverso il rilevamento fotogrammetrico della medesima e il confronto delle immagini storiche è stato possibile restituire graficamente l’aspetto originario della fabbrica degli anni Quaranta e Cinquanta. Le immagini, scattate con l’impiego di un drone

ed elaborate attraverso programmi Structure from Motion, hanno permesso una restituzione precisa dello stato dei luoghi del bene offrendo una panoramica accurata dello stato della fabbrica (fig. 3), che con il modello 3D, rappresenta il risultato della campagna di rilievo. I dati geometrici e materici raccolti durante la campagna di rilievo, congiuntamente con l’analisi delle foto storiche pervenute durante le ricerche, hanno posto le basi per un processo di restituzione dell’aspetto originale del bene effettuata attraverso la modellazione in ambiente BIM. Il BIM, oltre a rivelarsi uno strumento indispensabile vista la capacità di gestire agevolmente un bagaglio così ampio di informazioni, si è rivelato estremamente utile per la possibilità di inserire all’interno del modello l’aspetto temporale dell’edificio. In questa maniera, è stato possibile suddividere il modello in due fasi principali: quella originaria e lo stato attuale, evidenziando quindi un confronto tra gli elementi perduti e quelli esistenti (fig. 4).

5. Sezione prospettica dell’edificio originario (Autore).

LEGENDA

1. Cave esterne – Estrazione; 2. Rampa posteriore – Trasporto; 3. Corpo posteriore – Impasto; 4. Corpo posteriore – Riposo; 5. Corpo posteriore – Formatura; 6. Gallerie di preessiccazione – Essiccazione; 7. Forni Hoffman – Cottura; 8. Area frontale – Stoccaggio.

Il processo produttivo del mattone nella fornace Mariani

La ricostruzione tridimensionale della fabbrica è essenziale per comprendere lo svolgimento del processo produttivo svolto all’interno di essa. Composto principal-

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6. Il progetto di recupero e riqualificazione (Binacchi).

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T E C N O L O G I A

7. Viste interne.

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mente da argilla e acqua, il laterizio è il risultato di una lunga serie di fasi produttive finalizzate ad esaltarne le proprietà fisiche, rendendolo un prodotto finito di alta qualità tecnica, meccanica ed estetica [9]. Attraverso una lettura dell’edificio è possibile individuare lo stretto rapporto che lega le diverse fasi della filiera di produzione con gli spazi architettonici che compongono la fabbrica. La loro disposizione rispecchia la rigida logica razionale del processo produttivo stesso, evidenziando chiaramente il dualismo che intercorre tra forma e funzione. Leggendo da destra a sinistra la sezione prospettica (fig. 5) è possibile individuare otto locali a cui corrispondono altrettante fasi del ciclo di produzione. Essi sono: 1. Cave esterne – Estrazione. Dopo aver rimosso il manto erboso superficiale, lo scavo si esegue modellando il terreno a gradoni e intaccando lo strato argilloso inferiore. Prima dell’introduzione di macchine escavatrici apposite, lo scavo era eseguito manualmente attraverso l’uso di zappe e picconi. Alla fase di estrazione seguiva un periodo di fermo delle argille al coperto; 2. Rampa posteriore – Trasporto. I cumuli delle argille scavate erano soggetti a lenta fermentazione che, decomponendo l’ossido ferrico e distribuendo meglio il carbonato di calcio nel cumulo, rendeva l’argilla più duttile e omogenea. Questa veniva poi caricata su carriole e successivamente trasportata con locomotori su rotaia allo stabilimento, per essere poi scaricata su nastri trasportatori; 3. Corpo posteriore – Impasto. L’argilla è un composto che a seconda della qualità estratta presenta silice (40%-80%), alluminia (12%-45%) e acqua (5%-20%). Il processo di impasto era finalizzato a rimuovere impurità, frantumare eventuali sassi (nella fornace Mariani non era raro trovare anche antiche monete romane) e bagnare l’argilla con acqua e integrarla con un 10% di pozzolana; 4. Corpo posteriore – Riposo. Il risultato dell’impasto era un prodotto omogeneo in

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Le fornaci Mariani a Roma

grado di garantire alto valore tecnico. A seguito delle lavorazioni, le argille perdevano plasticità: a tal proposito era necessario un periodo di riposo; 5. Corpo posteriore – Formatura. Una volta riacquisita la dovuta plasticità, l’impasto subiva la cosiddetta “formatura dei crudi”, affidata generalmente alla manualità del formista che modellava il manufatto con cassette di legno. Con l’industrializzazione aumentarono le macchine per la formatura, composte da una parte per l’estrusione della pasta e una per il taglio con filo d’acciaio; 6. Gallerie di pre-essiccazione – Essiccazione. Una volta prodotti, i crudi venivano accatastati su fustelle di legno detti “Gambetti” per essere sottoposti ad essiccazione. Questo processo era finalizzato a portare il grado di umidità all’interno dei crudi al di sotto del 3%, così da evitare rotture dei pezzi dovute allo sbalzo termico durante la successiva cottura. L’essiccazione avveniva inizialmente all’aperto per 7-15 giorni. Negli stabilimenti all’avanguardia, come nel caso della fornace Mariani, erano presenti essiccatori artificiali: lunghe gallerie dove veniva introdotta aria calda proveniente dai forni. Attraverso l’uso di essiccatori artificiali si poteva avere un maggior controllo della qualità dei crudi [10]; 7. Forni Hoffman – Cottura. Nei forni i crudi raggiungevano una temperatura di 1.0001.200°C. In questa fase gli ossidi di ferro, di alluminia e la silice, subiscono un processo che cambia irreversibilmente le proprietà meccaniche del prodotto. In questa fase il laterizio prende la colorazione tipica che lo distingue dipendentemente dalla composizione dell’impasto: il tipico colore rosso si deve ad alte quantità di ossido di ferro, il colore giallo paglierino è dato dalla presenza di cloruro di sodio. Durante la cottura era fondamentale alimentare omogeneamente il fuoco ed evitare variazioni locali di temperatura all’interno della cella. In passato l’abilità dei fuochisti consisteva nell’a-

limentare uniformemente il fuoco senza l’aiuto del termometro ma osservandone il colore attraverso le bocchette di immissione dei combustibili. La fornace Mariani vantava ben due forni Hoffman a fuoco continuo: uno di tipo a “gallerie parallele con raccordi a semicirconferenza alle estremità”, e l’altro di tipo “a teste tagliate”, composto da due gallerie parallele senza raccordi. 8. Area frontale – Stoccaggio. Il mattone, una volta sfornato a una temperatura vicina agli 80°C, veniva trasportato manualmente dalla cella di cottura all’esterno, in attesa del carico sui mezzi di trasporto. Talvolta, per rispondere a necessità di rapidità i laterizi venivano caricati senza attendere il loro raffreddamento [11].

Conclusioni

Gli operai che instancabilmente lavorarono in questi impianti furono fondamentali per lo sviluppo sociale ed edilizio della città: attraverso le loro fatiche, furono tra i protagonisti dietro le quinte dell’evoluzione dell’Urbe. Un’ipotesi di riqualificazione della fornace (figg. 6 e 7) non solo restituirebbe alla città un frammento del suo patrimonio industriale ma rappresenterebbe anche un gesto di valorizzazione della storia di questi lavoratori.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI [1]

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U=

2K m / W 3 8 1 . 0

POROTON BIO CLIMA IL LATERIZIO CHE ASSICURA COMFORT E SOSTENIBILITÀ

stabila.it


CANTIERE

L’evoluzione del laterizio per la sostenibilità ambientale e sociale Laterizi evoluti - Poroton® Bio a setti sottili di SIAI - sono stati impiegati per l'involucro verticale monostrato ad alte prestazioni in un intervento di demolizione e ricostruzione di unità residenziali, che rigenerano un vero e proprio comparto urbano a Lecce, in linea con le disposizioni del Protocollo Itaca Massimo Mariani, Architetto, PhD, Assegnista di Ricerca, Università degli Studi Roma Tre Sara Al Shoibi, Architetto, libero professionista

KEYWORDS Rigenerazione urbana Laterizio evoluto Protocollo Itaca Sostenibilità ambientale e sociale Qualità dell'abitare Urban regeneration Advanced brick Itaca Protocol Environmental and social sustainability Life quality

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Nel contesto italiano, l’interesse verso la rigenerazione urbana ha assunto sempre maggior rilievo dalla fine del secolo scorso come ultimo passaggio di un percorso legislativo e programmatorio focalizzato prima al recupero urbano, poi alla ristrutturazione urbanistica e infine ai programmi complessi. Strumenti accomunati dal fine di far fronte all’obsolescenza tecnico funzionale del patrimonio e all’emergere di fenomeni di degrado fisico e ambientale delle città [1]. Quando i processi di rigenerazione si legano alla residenzialità e alla qualità dell’abitare, in particolar modo per le aree periferiche o comunque prossime all’accesso dei centri storici delle principali città, dovrebbero prevedere un’integrazione socio-territoriale che pone al centro gli abitanti e la loro relazione con il contesto abitativo inquadrando principi di convivenza e di condivisione relativamente a spazi e a servizi. In questo modo le possibili soluzioni progettuali ampliano il raggio degli obiettivi di prestazione al raggiungimento di importanti livelli di sostenibilità ambientale ma anche economica e sociale. Tra gli strumenti sviluppati per misurare tali livelli quelli che impiegano indicatori di impatto in grado di valutare gli effetti di mitigazione e di adattamento degli interventi assumono particolare rilevanza in quanto permettono agli interventi stessi di poter essere oggetto di protocolli di certificazione terza [2]. Il beneficio che ne può trarre il patrimonio pub-

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blico è notevole e nel corso degli ultimi anni, anche e soprattutto grazie ai fondi PNRR, sono stati finanziati numerosi progetti finalizzati a riqualificare edifici di rilievo territoriale in linea con i requisiti richiesti. Tra questi, è importante citare il progetto di rigenerazione del complesso ex sanatorio Galateo a Lecce, vincitore del “Premio Urbanistica 2024” per la sezione “Nuove modalità dell’abitare e del produrre”, assegnato nell’ambito di Urbanpromo: la riqualificazione di un imponente edificio degli anni Trenta e delle sue pertinenze, dismessi e in stato di abbandono da qualche decennio, attraverso un modello di convivenza innovativa per il quale gli abitanti possono godere dei benefici del supporto di vicinato e usufruire di servizi e spazi comuni bilanciando aree private e pubbliche [3]. La realizzazione di tale progetto è soggetta all’applicazione delle direttive stabilite dal Protocollo Itaca (Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale), uno strumento in grado di valutare le prestazioni di un intervento in riferimento ai consumi, all’efficienza energetica e al possibile impatto sulla salute delle persone in un’ottica innovativa che guarda al benessere psicofisico. Il protocollo prevede incentivi associati al raggiungimento di determinati livelli di sostenibilità che promuovono nuovi interventi a energia quasi zero, con ridotti consumi di acqua e realizzati con materiali a basso costo energetico.


L’ e v o l u z i o n e d e l l a t e r i z i o s o s t e n i b i l i t à a m b i e n t a l e e s o c i a l e

Rendering di progetto. Vista da Via Taranto.

Il presente contributo espone un caso specifico di forma privata che, come l’ex Galateo, si trova nel Comune di Lecce, amministrazione all’interno del quale il protocollo risulta applicabile ai nuovi piani urbanistici, alla progettazione e realizzazione di nuove costruzioni e al recupero del patrimonio esistente, ai sensi dell’art. 9 (Certificazione della sostenibilità degli edifici) e dell’art. 10 (Disciplinare tecnico e linee guida) della Legge Regionale 13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile” e in riferimento alla Delibera di Consiglio Comunale n. 93 del 6 maggio 2021 [4]. Un’operazione indirizzata al raggiungimento di livelli di sostenibilità trasversale oltre la soglia minima di rispondenza alle prescrizioni normative relativamente al progetto e ai prodotti impiegati, dando avvio a un percorso volontario di valutazione finalizzato all’ottenimento di certificazioni energetico-ambientali [5].

Lo stato dei luoghi e l’intervento progettuale

L’intervento, che si inserisce nel quadro della rigenerazione urbana sopra accennato, prevede la demolizione di alcuni piccoli immobili a uso residenziale che versano in stato di degrado con successiva realizzazione di tre nuovi fabbricati con la medesima destinazione d’uso. Il lotto d’intervento, di circa 3.000 m2, si colloca all’interno di un isolato ad angolo tra Via Taranto e Via Antonio Zimbalo al confine nord-ovest della città, in un ambito urbano consolidato e

caratterizzato da servizi, grandi infrastrutture, zone verdi e collegamenti che soddisfano necessità diversificate e favoriscono una elevata qualità dell’abitare. L’area in cui insiste tale lotto si trova nei pressi di Porta Napoli, una delle importanti porte di accesso alla città storica, dalla quale il centro storico risulta facilmente raggiungibile anche a piedi. La vicinanza con la tangenziale permette un’ottima connessione a livello sia urbano sia extraurbano e garantisce il raggiungimento di poli lavorativi, scolastici e commerciali del territorio. La struttura morfologica dell’area include tessuti edilizi residenziali, attività commerciali, produttive e spazi dedicati al pubblico, presentando quindi grandi potenzialità che nel corso degli ultimi anni si sono concretizzate in trasformazioni finalizzate alla miglioria del benessere

SCHEDA TECNICA Oggetto

Demolizione e ricostruzione di tre fabbricati a uso residenziale

Località

Lecce

Committente

SEL SAS DI 25 SRL

Progetto architettonico

Arch. Giovanni Cantatore

Designer

Paolo Garrisi

Impresa di costruzione

FINTECNA

Cronologia

2023 - in corso d’opera

Superficie lotto - residenziale

3.305 m²

Produttore laterizi

SIAI Laterizi, Fornace di Petacciato

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C A N T I E R E

Stato di progetto. Planimetria.

Stato di progetto. Prospetto Via Taranto (Corpi B e C).

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sociale con nuovi complessi residenziali e servizi di prima necessità, incrementando la valorizzazione del contesto urbano esistente. In riferimento alla zonizzazione del Piano Regolatore Generale il lotto ricade in “Zona urbanistica B14 - Residenziale da ristrutturare”: aree urbanizzate che presentano l’esigenza di trasformazioni migliorative con interventi sugli edifici e sulle aree libere, che possono portare ad una parziale o totale sostituzione del tessuto edilizio esistente [6]. A questo proposito, seguendo quanto prescritto dal D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia) ed in conformità con quanto previsto dalle Norme Tecniche Attuative per il comune di Lecce, il progetto rispetta i seguenti parametri di capacità edificatoria: • Indice di fabbricabilità fondiaria (IF) pari a 2,2 m3/m2; • Indice di utilizzazione fondiaria (UF) pari a 0,73 m2/m2; • Spazi destinati a verde attrezzato o arredo urbano min 1 m2 ogni 4 m2 di superficie utile; • Altezza massima dei fabbricati (H max) pari a 12 m; • Numero di piani fuori terra (Np) max 3. Ne deriva un complesso edilizio diviso in tre

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corpi di fabbrica: • il corpo A su Via Antonio Zimbalo su tre livelli fuori terra con i lati lunghi orientati est-ovest; • il corpo B su Via Taranto con i lati lunghi orientati nord-sud e costituito da: - un piano interrato destinato a cantine, locale integrativo per le residenze e centrale idrica; - un piano terra a portico con accessi ai collegamenti verticali; - altri tre piani destinati ad appartamenti; • il corpo C, il più interno al lotto, con i lati lunghi orientati est-ovest e suddiviso come il corpo B. All’interno dei tre corpi si distribuiscono 29 unità abitative di dimensioni variabili da 2 a 5 vani. Il corpo A conta 9 unità a 2 vani, distribuite in tre livelli, il cui accesso risulta raggiungibile da uno spazio comune centrale, all’interno del quale si trovano anche i collegamenti verticali. Le unità sono dotate di un’ampia zona pranzo/soggiorno, una camera da letto e un bagno. I corpi B e C presentano la medesima distribuzione: un piano terra svuotato su pilotis, due unità a due vani e due a tre vani per i piani primo e secondo, un piano attico formato da due unità composte da un’ampia zona soggiorno, cucina, tre camere da letto e due bagni. Tutte le unità abitative godono di spazi esterni privati come logge, balconi, patii e terrazze, quest’ultime per il solo piano attico. Il lotto si completa con pertinenze a servizio delle residenze: 30 posti auto scoperti, un parcheggio per le biciclette e uno spazio per la raccolta differenziata dei rifiuti, tutte facilmente raggiungibili dagli abitanti e opportunamente ombreggiate. L’area destinata alla vegetazione naturale copre circa 790 m2 con piante autoctone raggruppate per fabbisogno idrico.


L’accesso principale al complesso avviene da Via Taranto, scandendo un percorso interno al lotto in direzione nord - sud dal quale è possibile accedere ai singoli edifici. Questi ultimi sono accessibili pedonalmente grazie alla viabilità privata interna al lotto ma anche da Via Antonio Zimbalo a ovest per il corpo A e da Via Taranto a sud per il corpo B. I tre volumi sono caratterizzati da una struttura portante puntiforme in calcestruzzo armato che permette lo “svuotamento” del livello inferiore dei blocchi B e C per la creazione di un piano pilotis con pilastri a sezione circolare e da un piano copertura con andamento orizzontale in previsione dell’installazione di pannelli fotovoltaici e solari a una quota conforme a quanto stabilito dalle norme tecniche locali.

Il sistema tecnologico e il cantiere

L’involucro di chiusura verticale è costituito da una muratura monostrato di tamponamento in blocchi di laterizio biosostenibile dalle alte prestazioni tecniche. Il processo produttivo e di cantiere segue le direttive del Protocollo ITACA, il quale prevede il raggiungimento di determinati livelli di sostenibilità ambientale subordinati al consumo di risorse, ai carichi ambientali e alla qualità del servizio. A tal fine, per assicurare un’elevata prestazione termica e acustica a basso impatto ambientale le murature di tamponamento, di spessore 50 cm, sono realizzate con laterizi alleggeriti in pasta a setti sottili, a marchio Poroton, prodotti dalla SIAI Laterizi1.

La tecnologia a setti sottili (circa 4 mm) permette di sfruttare le eccellenti proprietà isolanti dell'aria in quiete, confinata in numerose camere perpendicolari alla direzione del flusso termico, conferendo all'involucro edilizio una trasmittanza termica particolarmente contenuta. Lo stesso involucro è caratterizzato da una cospicua massa superficiale, e quindi di un'eccellente inerzia termica che permette di accumulare calore nelle ore più calde, attenuando così i picchi di temperatura esterna. Isolamento e inerzia termica insieme assicurano il massimo comfort abitativo sia in estate che in inverno. L'assenza di materiali isolanti aggiuntivi nella stratigrafia previene inoltre le criticità legate all'iper-isolamento, che può causare surriscaldamento degli ambienti abitativi con conseguente aumento dei

I blocchi di tamponamento e l'innesto del solaio sull'involucro verticale.

Tabella 1. Volumi dei laterizi SIAI impiegati nel cantiere e quantità minima di materia riciclata dichiarata. Componente

m3 totali

% materia riciclata

m3 materia riciclata

Muratura di tamponamento in laterizio. Spessore 50 cm

532,0

15%

79,8

Muratura di tamponamento in laterizio. Spessore 25 cm

62,5

15%

9,4

Blocchi per solaio in laterizio

739,2

15%

110,9

Un elemento della struttura puntiforme completato dalla tessitura dei due diversi elementi in laterizio.

Un particolare della posa del blocco di tamponamento in laterizio.

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C A N T I E R E

Blocco SIAI POROTON® P600 50X24,5X19 BSS37 INC.FV / Muratura di tamponamento, a fori verticali Prodotto Spessore - Altezza - Lunghezza

cm

50 - 19 - 24,5

Peso medio

kg

16

Percentuale di foratura Spessore cartelle esterne; setti interni Massa volumica apparente Conducibilità termica equivalente

%

55 ≤ 60

mm

≥ 7; ≥ 4

3

kg/m

700

W/mK

0,107

W/mK

0,124 - 0,112 -0,110

W/m K

0,235 - 0,214 -0,210

3

kg/m

724 - 697 -729

J/kgK

1000

-

10

W/m K

0,002 - 0,002 - 0,001

-

0,010 - 0,008 - 0,006

h

26,9 - 27,9 - 28,8

kJ/m K

43,2 - 42,6 - 42,7

minuti

240

dB

52,3 - 52,0 - 52,3

Specifiche tecniche parete Conducibilità termica equivalente (1) / malta tradizionale - termica - giunto isolato (6) Trasmittanza

(2)

malta tradizionale

Massa volumica apparente

(3)

2

/ malta tradizionale - termica - giunto isolato

(6)

Calore specifico / malta termica Resistenza alla diffusione del vapore / malta termica Trasmittanza termica periodica / malta tradizionale - termica - giunto isolato

(6)

2

Fattore di attenuazione / malta tradizionale - termica - giunto isolato (6) Sfasamento / malta tradizionale - termica - giunto isolato

(6)

Capacità termica areica interna / malta tradizionale - termica - giunto isolato

(6)

2

Resistenza al fuoco (4) EI Indice di valutazione potere fonoisolante apparente

(5)

/ malta tradizionale - termica - giunto isolato

(6)

LEGENDA

(1) Parete priva di intonaco spessore giunti 7 mm, malta tradizionale: 0,82 W/ mK, malta termica: 0,28 W/mK - (2) Parete intonacata - (3) Parete priva di intonaco (4) Metodo tabellare (5) Valore calcolato su parete intonacata (6) Giunto di malta orizzontale interrotto mediante interposizione di fascia isolante in EPS-100 addizionato di grafite della larghezza di 80 mm e spessore 10 mm

consumi per il raffrescamento. Dello stesso produttore i laterizi delle dimensioni 10x40x19 cm, anch'essi a marchio Poroton, utilizzati per il rivestimento degli elementi in calcestruzzo armato, al fine di ridurre i ponti termici dovuti dalla discontinuità materica e di conducibilità termica tra le tamponature esterne e la struttura portante, limitando quindi le dispersioni di calore. Sono inoltre previste tramezzature interne in blocchi di tufo, pratica consolidata della tradizione locale grazie alla facile reperibilità nel territorio e alle buone prestazioni ambientali del materiale che vanno a integrare il livello di

Avanzamento del cantiere: preparazione del primo solaio; realizzazione dell’involucro del secondo livello.

CIL 202

82

sostenibilità di tutto il sistema tecnologico. I materiali da costruzione locali incidono complessivamente il 25% rispetto alla totalità dei materiali impiegati nel cantiere. Gli orizzontamenti sono in latero-cemento opportunamente isolati per il raggiungimento di determinati livelli prestazionali: i solai del piano primo e della copertura saranno completati da pannelli per l’isolamento termico, mentre il completamento dei solai intermedi avverrà con la posa di un massetto cellulare per l’isolamento termoacustico. Gli elementi di alleggerimento in laterizio sono costituiti da blocchi interposti della stessa Fornace Siai Laterizi di dimensioni 20x25x38 cm. In linea con le disposizioni della normativa locale e con gli indirizzi per la certificazione ambientale citati in premessa, i prodotti da costruzione utilizzati risultano caratterizzati da contenuti di materia riciclata con frazioni di recuperato, rici-


L’ e v o l u z i o n e d e l l a t e r i z i o p e r l a s o s t e n i b i l i t à a m b i e n t a l e e s o c i a l e

Tramezza SIAI POROTON® P600 10X40X19/ Muratura di tamponamento - tramezzatura, a fori verticali Prodotto Spessore - Altezza - Lunghezza

cm

10,0 – 19,0 – 40,0

Peso medio

kg

5,0

Percentuale di foratura

%

55 ≤ 60

mm

≥ 8; ≥ 6

3

kg/m

710

W/mK

0,169

Conducibilità termica equivalente (1) / malta tradizionale - termica

W/mK

0,198 - 0,174

Trasmittanza / malta tradizionale - termica

W/m K

1,386 - 1,264

Massa volumica apparente / malta tradizionale - termica

3

kg/m

717 - 676

Calore specifico/ malta termica

J/kgK

1000

Resistenza alla diffusione del vapore / malta termica

adim

10

Spessore cartelle esterne; setti interni Massa volumica apparente Conducibilità termica equivalente

Specifiche tecniche parete (2)

2

(3)

2

W/m K

1,136 - 1,031

adim

0,819 - 0,816

h

3,9 - 4,0

Capacità termica areica interna / malta tradizionale - termica

kJ/m K

48,4 - 48,0

Resistenza al fuoco (4) EI

minuti

60

dB

41,7 - 41,4

Trasmittanza termica periodica/ malta tradizionale - termica Fattore di attenuazione/ malta tradizionale - termica Sfasamento / malta tradizionale - termica

2

Potere fonoisolante apparente (5)/ malta tradizionale - termica

clato o sottoprodotto, che variano da percentuali del 10% all’80% (per i vetri degli infissi). Nello specifico, per gli elementi in laterizio della fornace SIAI le quantità di materia riciclata sono riportati in tabella 1. Il laterizio biosostenibile si distingue per l’utilizzo di materia prima naturale e riciclata, processi produttivi energeticamente efficienti riducendo notevolmente emissioni e impatto ambientale e rappresenta oggi una delle evoluzioni più interessanti nel campo dei laterizi ad alte prestazioni, sia sotto il profilo prestazionale sia sotto quello della sostenibilità. Il Poroton Bio della Fornace Siai Laterizi costituisce una soluzione tecnologicamente avanzata perché integra le qualità tradizionali del laterizio come la durabilità, l’inerzia termica, la traspirabilità e l’affidabilità costruttiva alle prestazioni altamente ecologiche richieste dall’edilizia contemporanea. Nei laterizi alleggeriti di nuova generazione, la caratteristica innovativa è l’impiego, assieme all’argilla, di componenti naturali che durante la cottura generano microporosità interne consentendo di ottenere blocchi più performanti con minore peso e una minore quantità di materia impiegata. Nel caso

della Fornace Siai Laterizi i componenti utilizzati integrando l’argilla sono farine derivanti dal recupero dei residui della lavorazione di materiali naturali di origine vegetale. In un momento storico in cui il settore delle costruzioni è chiamato a ridurre drasticamente consumi energetici ed emissioni, il laterizio evoluto dimostra come un materiale tradizionale possa reinterpretarsi attraverso innovazione tecnologica, ricerca prestazionale e attenzione ambientale, mantenendo al centro qualità architettonica, comfort e durabilità.

LEGENDA (1) Parete priva di intonaco spessore giunti 7 mm, malta tradizionale: 0,82 W/ mK, malta termica: 0,28 W/mK - (2) Parete intonacata - (3) Parete priva di intonaco (4) Metodo tabellare – con intonaco antincendio - (5) Valore calcolato su parete intonacata

Note 1.

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina online www.siailaterizi.it.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI [1] [2] [3] [4]

[5] [6]

M. Mariani. Intervista a Elena Germana Mussinelli. La rigenerazione urbana: una bussola per la qualità della vita, Costruire in Laterizio, 188 (2022), pp. 42-45. A. Baratta, L. Calcagnini, F. Finucci, A. Magarò. Gli indicatori di impatto nei Programmi di rigenerazione urbana del PNRR, Costruire in Laterizio, 190 (2022), pp. 66-74. C. D’Onghia (a cura di). Esperienze di abitare sociale. Il caso dell’ex Galateo tra luogo, spazio e progetto (2023). Protocollo Itaca: sistemi di procedure per la certificazione di sostenibilità (2021) https:// orca.regione.puglia.it/sistema-di-procedure-per-la-certificazione-di-sostenibilit%C3%A0 (consultato il 28.05.2026). L. Calcagnini, M. Mariani. La qualità certificata dello spazio urbano: l’esperienza del quartiere Città verde a Roma, Costruire in Laterizio, 189 (2025), pp. 66-71. Norme Tecniche di Attuazione, Comune di Lecce (1989), pp. 97-98.

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CIL 202


CANTIERE

Costruzioni in muratura armata: sette alloggi antisismici nel mantovano A Volta Mantovana la demolizione e ricostruzione di un fabbricato di sette unità abitative affida la struttura portante alla muratura armata in blocchi Poroton Danesi: posa rapida, alte prestazioni termoacustiche e sicurezza sismica in zona 2 Alfredo Fusco, Architetto e giornalista

KEYWORDS Muratura armata Laterizio Sicurezza sismica Demolizione e ricostruzione Efficienza energetica Reinforced masonry Clay block Seismic safety Demolition and reconstruction Energy efficiency

Nel tessuto residenziale a bassa densità della frazione di Cereta, a Volta Mantovana (MN), un intervento di demolizione e ricostruzione ha sostituito un fabbricato preesistente con un nuovo complesso di sette unità abitative, concepito secondo criteri integrati di efficienza energetica, qualità architettonica e sicurezza sismica. Identificato catastalmente al foglio 35, mappali 140 e 428, il lotto si colloca in un contesto di abitazioni unifamiliari e piccoli condomini, rispetto al quale il progetto persegue una doppia fedeltà: coerenza con le volumetrie circostanti e introduzione di un linguaggio contemporaneo. La scelta di demolire e ricostruire, anziché recuperare, ha permesso di azzerare le criticità statiche ed energetiche dell’edificio originario e di impostare ex novo un organismo strutturale ottimizzato per la muratura armata in laterizio, secondo i criteri prestazionali richiesti dalle NTC 2018 [1] per le costruzioni in zona sismica.

Contesto e impianto architettonico

L’edificio si sviluppa su due piani fuori terra, con copertura a due falde, su una pianta rettangolare di 37,80 x 10,60 m. Le pareti del piano terra materializzano un basamento continuo dal quale, al piano primo, si articolano tre distinti corpi di fabbrica separati da terrazze non praticabili. Il linguaggio arCIL 202

84

chitettonico è dichiaratamente moderno e minimale: linee pulite e prive di gronde, volumetrie semplici e proporzionate, superfici intonacate in tonalità RAL differenziate. I serramenti sono in PVC bianco, gli avvolgibili e i portoni sezionali in avorio chiaro, mentre gli elementi metallici, ringhiere e scossaline, adottano il color testa di moro. L’assenza di gronde e la sobrietà cromatica restituiscono un’immagine ordinata, in cui aggetti, portici e terrazze definiscono un fronte dinamico, aperto al dialogo con l’esterno.

Le unità abitative

La distribuzione funzionale articola sette alloggi di metrature differenziate, serviti al piano terra da sette autorimesse. Due villette indipendenti si sviluppano su due livelli, con zona giorno al piano terra e zona notte al primo, ciascuna dotata di accesso diretto a un portico e a un giardino privato. Al piano terra trovano posto tre bilocali, composti da soggiorno con angolo cottura, camera matrimoniale, bagno e portico; al piano primo, due trilocali completano l’offerta con zona giorno, due camere da letto, bagno, ripostiglio-lavanderia e un’ampia terrazza. Tutte le abitazioni si affacciano su spazi verdi o terrazzi, con un impianto planimetrico studiato per ottimizzare le zone comuni e garantire comfort e qualità dell’abitare.


Costruzioni in muratura armata: sette alloggi antisismici nel Mantovano

Render del prospetto principale del complesso di sette unità abitative.

Pianta architettonica del piano primo: distribuzione delle zone giorno, delle camere e delle terrazze non praticabili dei tre corpi di fabbrica.

La muratura armata Poroton Danesi

Il focus tecnologico del cantiere è la scelta della muratura armata in laterizio, realizzata con blocchi Poroton P800 MA forniti da Fornaci Laterizi Danesi, nei formati 25.19.25 e 30.19.21. Si tratta di blocchi portanti in laterizio semipieno, a fori verticali, con percentuale di foratura ≤ 45% e resistenza caratteristica a compressione in direzione dei carichi verticali f bk superiore a 12 N/mm², requisiti pienamente conformi a quanto prescritto dal D.M. 17/01/2018 per gli elementi resistenti impiegati in zona sismica [1,5]. La conducibilità termica equivalente, compresa tra 0,18 e 0,23 W/mK, si abbina a un elevato potere fonoisolante, differenziato in funzione dello spessore della parete [5]. Le malte impiegate sono specifi-

SCHEDA TECNICA Oggetto

Demolizione e ricostruzione di un fabbricato residenziale di sette unità immobiliari

Località

Via Avis, località Cereta, Volta Mantovana (MN)

Committente

Aries Immobiliare S.r.l. – Lonato del Garda (BS)

Destinazione d'uso

Residenziale

Progetto architettonico

Geom. Mattia Compri

Progetto strutturale e direzione lavori

Ing. Barbieri Luca

Progetto impiantistico

Ing. Roberto Stella

Collaudatore opere in c.a.

Ing. Andrea Battaglioli

Cronologia

2024-2025

Superficie lorda

800 m2

Costo complessivo

1.000.000 €

Produttore laterizi

Fornaci Laterizi Danesi S.p.A.

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CIL 202


C A N T I E R E

Pianta delle armature dei maschi murari a livello di fondazioni e primo piano, con l’indicazione delle barre da inserire nei cordoli.

che per murature armate, a base di calce idraulica e cemento, in classe M10, completate da armature in acciaio B450C poste nel vano verticale dei blocchi e nei giunti orizzontali di malta. Lo spessore è di 30 cm per le pareti perimetrali, integrate da cappotto esterno, e di 25 cm per quelle interne. L’adozione di questo sistema costruttivo non è soltanto una questione strutturale, ma una scelta strategica di cantiere [2,3]. Le dimensioni standardizzate e la precisione dei blocchi consentono una posa rapida e una sensibile riduzione delle lavorazioni rispetto ai sistemi in calcestruzzo armato; le prestazioni termiche e acustiche integrate limitano il ricorso a materiali aggiuntivi; la logistica di cantiere risulta semplificata. Sul piano economico, la muratura armata ha permesso di ridurre i tempi di costruzione fino al 20% rispetto a soluzioni tradizionali, con un risparmio stimato tra il 10% e il 15% sui costi complessivi della struttura [3]; la coerenza esecutiva e la qualità dei materiali hanno inoltre ridotto la necessità di interventi correttivi in corso d’opera, a vantaggio della durabilità e del contenimento dei costi nell’intero ciclo di vita dell’edificio.

Configurazione strutturale

L’organismo resistente è interamente coerente con la logica scatolare della muratura armata [4]. Le aperture in facciata, noCIL 202

86

nostante la presenza delle autorimesse al piano terra, sono verticalmente allineate: ciò consente di materializzare maschi murari continui dalla base fino alla sommità. Anche le pareti divisorie interne si estendono, per la quasi totalità, fino alla copertura, garantendo controventamento in entrambe le direzioni principali. Dal basso verso l’alto, la fondazione è costituita da una platea in calcestruzzo armato di spessore 40 cm, con quota d’imposta a -80 cm dal piano di campagna sul magrone (fig.5). La platea non assolve solo la funzione di solaio controterra, ma agisce da ripartitore degli sforzi orizzontali indotti dal sisma; per questo è armata, secondo due direzioni ortogonali e per l’intera estensione, con percentuali non inferiori allo 0,1% dell’area della sezione trasversale, sia inferiormente sia superiormente. L’impostazione fortemente monolitica riduce al minimo le criticità geotecniche e ottimizza la struttura in elevazione. Le pareti in muratura armata in elevazione sono coronate da cordoli in calcestruzzo armato per tutto il loro sviluppo e sormontate da una copertura leggera in legno lamellare GL24h a vista, con assito incrociato di spessore 4 cm. I solai intermedi sono realizzati con lastre prefabbricate tipo Predalles 5+15+5, per uno spessore strutturale di 25 cm: una soletta inferiore in calcestruzzo


Costruzioni in muratura armata: sette alloggi antisismici nel Mantovano

Sezione di dettaglio: muratura armata spessore 30 cm, solaio in lastre tipo predalles sp.25 cm, cordolo in calcestruzzo armato e copertura in legno lamellare con pannelli fotovoltaici. Dettagli della posa del blocco Poroton P800 MA, con inserimento della barra di armatura verticale nel vano predisposto del laterizio.

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CIL 202


C A N T I E R E

Blocco Danesi Poroton 800 M.A. 30.19.21 a fori verticali per muratura portante armata in zona sismica [5]. Dimensioni, sp. x h x l (cm)

30 x 19 x 21

Massa volumica lorda

800 – 860 kg/m³

Percentuale di foratura, φ

≤ 45%

Resistenza caratteristica a compressione (carichi verticali), fbk

12 N/mm²

Resistenza caratteristica in direzione ortogonale, f'bk

2,4 N/mm²

Resistenza caratteristica a compressione della muratura, fk

5,8 N/mm²

Resistenza caratteristica a taglio della muratura, fvk0

0,3 N/mm²

Conducibilità termica equivalente, λ

0,18 – 0,23 W/mK

Potere fonoisolante, Rw (parete finita sp. 30 cm)

54 dB

Resistenza al fuoco REI Reazione al fuoco

240 Euroclasse A1

Poroton 800 M.A. 25.19.25 fori verticali per muratura portante armata in zona sismica [5]. Dimensioni, sp. x h x l (cm) Massa volumica lorda Percentuale di foratura, φ

25 x 19 x 25 800 – 860 kg/m³ ≤ 45%

Resistenza caratteristica a compressione (carichi verticali), fbk

12 N/mm²

Resistenza caratteristica in direzione ortogonale, f'bk

2,4 N/mm²

Resistenza caratteristica a compressione della muratura, fk

5,8 N/mm²

Resistenza caratteristica a taglio della muratura, fvk0

0,3 N/mm²

Conducibilità termica equivalente, λ

0,18 – 0,23 W/mK

Potere fonoisolante, Rw (parete finita sp. 25 cm)

52 dB

Resistenza al fuoco REI Reazione al fuoco

240 Euroclasse A1

Sviluppo in elevazione della muratura armata.

CIL 202

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armato precompresso di 5 cm, irrigidita da tralicci metallici, alleggerimento in pani di polistirolo, travetti e cappa collaborante superiore di 5 cm gettata in opera. Le scale sono in calcestruzzo armato, modellate come travi rampanti. Sul prospetto sud, aggetti costituiti da piastre in c.a. di spessore 25 cm fungono da balconi al piano primo e da tettoie in copertura, sostenuti da pareti in muratura armata e da pilastri in calcestruzzo armato (fig.6). I pilastri in calcestruzzo armato sono considerati elementi strutturali secondari, opportunamente svincolati alla base e in sommità: progettati per i soli carichi verticali, seguono gli spostamenti della struttura senza perdere capacità portante. Nell’analisi sismica, in accordo con il § 7.2.3 delle NTC 2018 [1], se ne trascurano rigidezza e


Costruzioni in muratura armata: sette alloggi antisismici nel mantovano

resistenza alle azioni orizzontali, avendo verificato che il loro contributo complessivo non supera il 15% di quello degli elementi primari.

Modellazione e comportamento sismico

Il comune di Volta Mantovana ricade in zona sismica 2, con accelerazione di picco al suolo (ag) compresa tra 0,15 g e 0,25 g; il progetto è redatto secondo le NTC 2018 [1]. La scelta della muratura armata è stata fortemente condizionata dalla tipologia dell’edificio: due piani, aperture allineate, pareti controventanti interne e copertura lignea leggera e flessibile [2,4]. I maschi murari sono stati modellati con una mesh di elementi shell verticali, con rapporto tra spessore flessionale e membranale pari a 0,2 e dimensione ottimale di 50 cm. La copertura in legno lamellare GL24h è stata modellata con la sua effettiva rigidezza nel piano, senza imporre alcun vincolo di piano: gli elementi beam che la compongono, travetti di sezione 14 x 24 cm con interasse 50 cm e trave di colmo 24 x 60 cm, sono stati incernierati alle estremità, svincolando le rotazioni, nell’ipotesi credibile che le connessioni lignee non trasmettano azioni flettenti (fig.5). Il solaio tra piano terra e piano rialzato, in lastre Predalles da 25 cm con cappa collaborante, è stato invece considerato infinitamente rigido nel piano, con carichi ripartiti per aree di influenza. Trattandosi di edificio isolato, non sono stati necessari giunti di separazione da strutture contigue. Sul fronte della sicurezza sismica il progetto prevede analisi sismica locale e verifica dei cedimenti, dettagli costruttivi mirati al miglioramento del comportamento della muratura armata e, soprattutto, collegamenti efficaci tra orizzontamenti e pareti portanti [1,4]: è proprio la continuità tra platea, maschi murari, cordoli e solai a garantire quel comportamento d’insieme che fa della muratura armata una soluzione affidabile in zona sismica.

Involucro, comfort e prestazioni energetiche

L’involucro completa la prestazione strutturale con quella energetica: isolamento termico esterno in EPS da 10 cm su tutte le pareti perimetrali, pannelli in lana di roccia da 16 cm in copertura, contropareti tra le unità e pacchetti fonoisolanti tra autorimesse e abitazioni. I requisiti acustici del DPCM 5/12/1997 (R’w ≥ 50 dB per le partizioni verticali, L’n,w ≤ 63 dB ai rumori di calpestio, D2m,nT,w ≥ 40 dB per le facciate) sono soddisfatti anche grazie al contributo fonoisolante della muratura Poroton stessa [5] e ai serramenti in PVC a doppia camera con vetrocamera basso-emissivo (1,0 W/m²K) e gas argon. Il complesso raggiunge la Classe Energetica A4 mediante pompe di calore, impianto fotovoltaico in copertura (almeno 3 kWp per unità) e ventilazione meccanica controllata. Portici e terrazze, orientati a sud, agiscono da elementi filtro: schermano nei mesi caldi e favoriscono l’accumulo passivo in inverno, massimizzando gli apporti solari gratuiti. Le ampie vetrate a sud, dotate di vetri basso-emissivi ad alte prestazioni, ottimizzano l’illuminazione naturale riducendo le dispersioni, mentre l’orientamento accurato delle aperture favorisce la ventilazione trasversale estiva e contiene il fabbisogno di raffrescamento, in una sintesi tra cantiere, struttura e qualità dell’abitare. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI [1] [2] [3] [4] [5]

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 2018. Consorzio Poroton Italia, Progettare edifici in muratura armata secondo le NTC 2018, 10.06.2023. Luca Trulli, La muratura armata: requisiti e prestazioni di una tecnica costruttiva. Costruire in Laterizio 187 (2021) pp.74-81. Ennio Casagrande, Progettazione in zona sismica: muratura armata. Rimini, Maggioli editore, 2018. Consorzio Poroton Italia, Muratura armata P800 MA – Scheda tecnica, www. poroton.it/mattoni-laterizi/muratura-armata-p800/ (consultato luglio 2026).

SITOGRAFIA • •

https://www.danesilaterizi.it/prodotti/poroton-p800-muratura-armata/ https://www.poroton.it/

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CIL 202


DET TAGLI

Abitare la semplicità Sostenibilità sociale e ambientale sono i principi che hanno guidato il progetto di questo “borgo solidale” residenziale, che trova nella semplicità costruttiva della muratura portante in laterizio e del tetto in tegole l’espressione di durevolezza, benessere abitativo ed economicità di gestione Monica Lavagna, Professore Associato, Dipartimento ABC Architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito, Politecnico di Milano KEYWORDS Muratura portante Blocchi in laterizio Co-housing Ecoquartiere Load-bearing masonry Clay blocks Co-housing Eco-neighborhood

L'

Ecoquartiere Quattro Passi è un mini-villaggio composto da otto edifici monofamiliari, che si propone come esempio abitativo sperimentale di co-housing. I principi fondativi dell’impianto spaziale mirano a preser vare la qualità paesaggistica dell’area in cui sorge il borgo, caratterizzata da vegetazione rigogliosa, e a rispettare i vincoli tipologici e insediativi del “borgo rurale veneto”. L’idea progettuale nasce dall’unione della tipologia a corte e dell’insediamento a borgo, realizzando una corte centrale comune e posizionando gli edifici sul perimetro. Il progetto si fonda inoltre su alcuni principi chiave di sostenibilità sociale e ambientale ed è stato sviluppato tramite un approccio partecipativo in collaborazione con Cooperativa Pace e Sviluppo. L’intenzione è di proporre un modo diverso di abitare, equo e solidale, fondato sulla condivisione e associato a un cambiamento di stile di vita, in cui “abitare sostenibile significa privilegiare la semplicità”. Questa impostazione ha determinato attenzioni ai bisogni sociali e al rispetto dell’ambiente e scelte tipologiche e tecnologiche orientate alla sintesi tra innovazione e tradizione, privilegiando robustezza e durevolezza, coniugando qualità, semplicità ed economicità. I volumi sono minimali, a pianta tendenzial-

Social and environmental sustainability are the principles that guided the design of this residential “solidarity village”, which finds in the simple construction of the load-bearing brick walls and tiled roof the expression of durability, residential well-being, and cost-effective management.

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mente quadrata e tetto a falde, richiamando la forma archetipica della casa. Ogni abitazione unifamiliare, con una superficie utile di circa 80 metri quadrati, si articola su due livelli e dispone al piano terra di una propria terrazza esterna privata. Pur in un linguaggio architettonico omogeneo e in una apparente uniformità dei volumi, ogni abitazione è stata realizzata su misura in funzione delle esigenze di ciascuna famiglia e ha una personalizzazione della distribuzione interna, delle aperture, e della colorazione delle schermature. Lo spazio aperto è interamente condiviso ed esclusivamente pedonale, con aree ludiche per bambini e ragazzi, e un orto collettivo. Inoltre, a nord è collocata una “casa comune” di 230 m 2 per le attività sociali (sala polifunzionale con cucina attrezzata, portico per attività all’esterno, officina per il bricolage, magazzino Gruppo di Acquisto Solidale). La casa comune ospita anche gli impianti: la centrale termica a biomassa (pellet) per il riscaldamento dell’intero insediamento, l’impianto solare termico per l’acqua calda sanitaria e l’impianto fotovoltaico per l’energia elettrica della casa comune e il funzionamento degli altri impianti. Gli edifici sono in classe A, realizzati in muratura portante in laterizio a doppia parete, riducendo l’uso degli isolanti al minimo (solo per i ponti termici e in copertura), e privilegiando la massa per l’inerzia termica e il comfort termico (progettazione bioclimatica passiva). I disegni e le immagini sono stati gentilmente messi a disposizione dallo studio TAMassociati. Le fotografie sono di Andrea Avezzù e TAMassociati. I disegni dei Dettagli sono stati rielaborati dall’arch. Matteo Fasciolo.


T AA M ei tlQ Vai tl al ol rl o bp a ,s ,T r2e0v1i 9 s o, 2 014 H R aQsUsIoTcEi aCtTi ,ETESic,tooCqlauona1tritn|i eaTr C oolusoaPt2tar|cohTPeiam t so,sl io G, r3

Dettaglio 1 Sezione verticale copertura e solaio intermedio La muratura strutturale in laterizio rappresenta un chiaro richiamo alla tipologia tradizionale degli edifici rurali veneti, interamente costruiti in laterizio, e risponde ai requisiti strutturali e di resistenza sismica riducendo l’uso del calcestruzzo a fondazione, solaio intermedio e cordolo di appoggio delle travi in legno di copertura. Il tetto a falde ha un manto in coppi di laterizio.

Legenda 1. 2. 3. 4. 5. 6.

manto di copertura in coppi di cotto architrave con fondello in laterizio serramento blocco esterno in laterizio forato da 17 cm solaio in laterocemento blocco portante interno in laterizio rettificato da 30 cm

SHA

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Vista dell’ecoquartiere da sud.

E PRIVAT

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Planimetria dell’ecoquartiere.

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CIL 202


T A M a s s o c i a t i , LE cAoTq E u aRr It iZe rI eO Q Iu N a t t Sr oO PSaPs sEi ,NVSi lIl o b aE, T r e v i s o , 2 0 1 4 O rN

Dettaglio 2 Sezione verticale del piano terra Per garantire comfort termico, le pareti sono state progettate per ottenere elevato isolamento termico ed inerzia termica, e per favorire la traspirabilità della parete. È stata quindi scelta una muratura strutturale in blocchi di laterizio ad alte prestazioni e di grosso spessore, costituita da una doppia parete con intercapedine vuota centrale, senza isolante interposto.

Legenda 1. 2. 3. 4. 5. 6.

solaio in laterocemento blocco esterno in laterizio forato da 17 cm blocco portante interno in laterizio rettificato da 30 cm architrave con fondello in laterizio portafinestra pavimento radiante

Vista dei volumi dalla corte interna.

Fase di costruzione in cantiere.

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T A MHaAs R s oQcUi aI T t iE, CE Tc oE qSu, aCr at inetrien a Q uCal tot sr oP Pa ac shsei m , V, iG l lroartbaal ,l oT rpesv, i 2 s o0 ,1 2 9 014

Dettaglio 3 Porzioni di pianta del piano terra I blocchi della muratura strutturale perimetrale sono in laterizio porizzato e rettificati, al fine di eliminare il giunto in malta. Le facciate esterne e le pareti interne sono rivestite con intonaco. La colorazione delle schermature, unita a un riquadro colorato che contorna le aperture in maniera decorativa e realizzato semplicemente tramite pitturazione, personalizza i volumi.

Legenda 1. 2. 3. 4. 5.

blocco esterno in laterizio forato da 17 cm blocco portante interno in laterizio rettificato da 30 cm portafinestra schermature serramento

Vista del lato ovest con le terrazze private.

Pianta del piano terra.

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R CE AC NE TNI SE IROE N I a cura di Roberto Gamba

Rischio spopolamento

Tesori d’Italia

Tradizione certificata

Restauro e digitalizzazione

Circa il 70% dei comuni italiani con meno di 5000 abitanti si spopola, a causa di crisi economica, isolamento geografico, carenza di servizi, cambiamento degli stili di vita. Il volume, omonimo della Conferenza Internazionale svoltasi nel 2019 all’Università di Salerno, ne raccoglie i contributi presentati. Cinque topics ne affrontano gli aspetti socioeconomici, la loro salvaguardia, sicurezza, compatibilità funzionale e normativa. In “Le cause e le conseguenze dello spopolamento” si cita rischio sismico e idrogeologico, “La conoscenza dei luoghi per lo sviluppo del territorio” riguarda regioni italiane e straniere; “Strategie, proposte metodologiche e progetti“ concerne urbanistica, rivitalizzazione, greenways, edifici scolastici, cave, filande, arte pubblica; “Recupero e riuso sostenibili del patrimonio edilizio esistente” tratta riqualificazione energetica, attenzione a architettura, tradizione, costruttività rurale; “Questioni estimative e valutative” ha per temi dinamiche turistiche, socioeconomiche, mercato immobiliare, analisi e governance multiscala, priorità di intervento sui beni storici, gestione dei parchi nazionali.

Dal 1998 il Touring Club Italiano, con una lunga esperienza fatta di migliaia di sopralluoghi, certifica con la Bandiera Arancione (www. bandierearancioni.it), marchio di qualità turistico-ambientale, i piccoli e eccellenti borghi con meno di 15.000 abitanti dell’entroterra italiano, per promuoverne uno sviluppo turistico sostenibile. Ne è nata un’associazione con sede a Dolceacqua, nell’Imperiese ligure, che riunisce quelli che hanno ottenuto dal TCI il riconoscimento della Bandiera Arancione. La selezione è giunta a 281 paesi (tra oltre 3500 esaminati), seguendo cinque criteri analitici, relativi a accoglienza, ricettività e servizi complementari, fattori di attrazione turistica, sostenibilità ambientale, struttura e qualità della località. Il volume, una guida che consente la scoperta nel “cuore” del nostro paese di luoghi autentici, ideali per un weekend o una vera e propria vacanza, li raggruppa in 40 zone, omogenee per caratteri geografici e storici, con schede che di ogni borgo indicano coordinate principali (ma senza una mappa localizzativa), tratteggiano storia e paesaggio, tradizioni e particolarità, segnalano suggestioni architettoniche ed enogastronomiche ‘da non perdere’, indicano un sito di informazioni turistiche.

Nella nuova edizione diciasettesima della guida vengono presentati i 363 borghi selezionati dall’Associazione nata nel 2002 all’interno della Consulta del Turismo dell’ANCI allo scopo di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura e paesaggi presente nei piccoli centri italiani, con un procedimento certificato ISO9001. Tra le venti regioni d’Italia, le Marche e l’Umbria sono quelle con un maggior numero di borghi citati, 32; segue la Toscana con 30, 29 la Liguria e 28 la Lombardia… Negli ultimi anni, sono stati certificati 37 nuovi borghi: in più ci sono 8 “ospiti”, cioè borghi di Comuni con più di 15mila abitanti e incluso come ospite internazionale San Marino. Il contenuto della guida propone una breve descrizione generale e quattro sezioni: “Da vedere”, “Sapori”, “Eventi” e “All’aria aperta”. Poi, nella scheda di ciascun borgo, i dati di altitudine, numero di abitanti, festa patronale, recapiti turistici e comunali, video e immagini della realtà aumentata, origine del nome, cenni storici; indicati i principali monumenti e opere d’arte, i prodotti tipici, le feste e le sagre, i percorsi suggeriti. L’autore, giornalista, fa parte del Comitato scientifico dell’associazione, di cui è stato tra i fondatori.

I due volumi, frutto di collaborazione fra Ministero della Cultura (MiC) e Sapienza Università di Roma, definiscono una metodologia di analisi dei centri storici per un restauro dal punto di vista ‘conservativo’. Un GIS istituzionale (la digitalizzazione georeferenziata è ormai efficace per la gestione urbanistica e la ricerca storicocostruttiva), insieme alla normativa e alla schedatura indicate dalla Carta del Rischio, consentono per i 22.000 centri storici italiani: censimento, conoscenza, geolocalizzazione, identificazione e comparazione dei beni e del patrimonio culturale. Attraverso la catalogazione, il sistema li rende ‘gestibili’ ad azioni di tutela ordinarie e d’emergenza; esplicita le modalità di compilazione delle schede, articolate oggi su sei livelli: Centro Storico, Unità Urbana-Aggregato, Unità Urbana-Edilizia Residenziale Puntuale o Specialistica, Spazio Urbano, Unità Edilizia, Fronte Edilizio; approfondisce concetto di rischio, vocabolari specifici, algoritmi di calcolo degli indici di vulnerabilità e trasformazione, applicazioni per i modelli proposti.

I centri minori… da problema a risorsa. Strategie sostenibili per la valorizzazione del patrimonio edilizio, paesaggistico e culturale nelle aree interne ■ A cura di Pierfrancesco Fiore, Emanuela D’Andria FrancoAngeli (Milano), 2019 Pp. 1454, OpenAccess

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Borghi da Vivere. Tesori nascosti nel cuore dell’Italia: 281 paesi Bandiera arancione, sorprendenti occasioni di viaggio

I borghi più belli d’Italia. Il fascino dell’Italia rivelata ■ di Claudio Bacilieri Società Editrice Romana, 2024 Pp. 464, € 23,66

Touring Editore (Milano), 2024 Pp. 352, € 20,00

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Centri storici, digitalizzazione e restauro. Applicazioni e prime normative della Carta del Rischio ■ Donatella Fiorani, Marta Acierno, Adalgisa Donatelli, Silvia Cutarelli, Annarita Martello Sapienza Università editrice (Roma), 2 volumi, 2022, 2023 Pp. 178 Pp.318 open access


Direttore responsabile/Editor in Chief Andrea Serri aserri@confindustriaceramica.it tel. +39 (0)536.818280 Di­rettore edi­to­ria­le/Editorial Direction Alfonsina Di Fusco adifusco@confindustriaceramica.it tel. +39 (0)644236926

Luoghi del cuore

Riaffermare la cultura

L’autore travel blogger di professione con VoloGratis. org, è un appassionato viaggiatore che apprezza l’Italia per le sue innumerevoli tradizioni e siti monumentali. Insieme alla casa editrice Dario Flaccovio, durante il lockdown causato dal Covid19, periodo in cui il settore del turismo si stava sgretolando, penalizzando l’intera economia del Paese (il turismo ha inciso nel 2009 per il 13% sul PIL nazionale), ha lanciato sui social network l’iniziativa “Racconta il tuo borgo e ripartiamo viaggiando in Italia”, per coinvolgere i suoi lettori nel racconto dei propri luoghi del cuore. In meno di un mese ha collezionato centinaia di racconti, da cui ha selezionato un’antologia di scritti di neofiti scrittori o semplici appassionati, adatti a presentare da chi li vive in prima persona, ciascuno con il suo stile, 92 centri dislocati in 19 regioni, a testimonianza di un'Italia variegata e vivissima. Petroni ha contribuito con Calangianus, suo paese natio, nell’entroterra gallurese, citandone il centro storico, la Chiesa parrocchiale con associato il Museo di arte sacra e quello del Sughero, materiale per cui la località è rinomata e di cui descrive le diverse fasi di lavorazione.

Di Zermani (docente a Firenze, Accademico di San Luca) nel libro sono riprodotte nel bianco e nero di Mauro Davoli: Cimitero di Sansepolcro; Casa Zermani e Cappella nel bosco, a Varano dei Marchesi; Chiesa di San Giovanni a Perugia; Tempio di cremazione e Scuola per l’Europa, a Parma; Restauro del Castello di Novara; Riforma della Basilica di Sant’Andrea a Mantova; interventi nella Fortezza da Basso e nel Museo delle Cappelle Medicee, a Firenze. Con continui riferimenti letterari (tra cui, a Longhi, Borges, Roth, Ceronetti, Guardini), vi si considera la sacralità della nostra terra e “la grande rovina” in cui versa nell’attualità il paesaggio; ci si esprime su “tempo dell’uomo”, “tempo eterno”, “tempo architettonico”; si ritiene paradossale l’arte che contribuisce ai travestimenti utilizzando strumentalmente la natura; si ricorda che la sequenza dei temi luogo, tempo, terra, luce, silenzio ha definito in Italia il carattere delle città; che il paesaggio offre al fare architettura la prospettiva di “reimpianto”, non di rimpianto. Vi si apprezza la fotografia di Ghirri e Chiaramonte; si cita Immagini dell’Italia di Muratov; si dà merito alla cultura italiana di aver fornito per prima gli strumenti per la definizione dell’architettura europea.

In viaggio tra i borghi d’Italia. Il fascino di 92 luoghi preziosi incastonati tra tutte le regioni, narrati da chi li vive e li ama ■ Andrea Petroni Dario Flaccovio (Palermo), 2020 Pp. 208, € 14,00

Il nuovo nell’antico. Architettura e paesaggio italiano ■ Paolo Zermani La nave di Teseo, 2025 Pp. 256, € 22,00

Re­da­zio­ne/Editorial Office Livia Randaccio (responsabile) Livia@vgambinoeditore.it tel. +39 (0)2 47761275 Comitato di redazione/Editorial Board Alberto Ferraresi, Giovanni D’Anna, Adalgisa Donatelli, Elisa Di Giuseppe, Roberto Gamba, Ernesto Maria Giuffrè, Flavia Santia, Pasqualino Solomita, Chiara Testoni Comitato scientifico/ Scientific Advisory Board Alfonso Acocella (Università di Ferrara), Adolfo F. L. Baratta (Università Roma Tre), Andrea Campioli (Politecnico di Milano), Jean Luc Chevalier (CSTB Parigi), Marco D’Orazio (Università Politecnica delle Marche, Ancona), Manuel Garcìa Roig (ETSAM Madrid), Zheng Shilling (Tongji University Shanghai), M. Chiara Torricelli (Università di Firenze) Comitato direttivo/Managing Board Luigi Di Carlantonio, Vincenzo Briziarelli, Roberto Danesi, Robert Lang Coor­di­na­men­to stampa, grafica e im­pa­gi­na­zio­ne/Printing Coordination, Graphic & Editing Raffaella Sesia Han­no col­la­bo­ra­to a que­sto fa­sci­co­lo/ Con­tributors to This Edition Alberto Ferraresi (curatore Architettura), Antonio Acocella, Sara Al Shoibi, Adolfo F.L. Baratta, Flavio Binacchi, Alberto Cervesato, Alfredo Fusco, Massimiliano Furini, Roberto Gamba, Pierluigi Grandinetti, Ernesto Maria Giuffrè, Monica Lavagna, Massimo Mariani, Flavia Santia, Pasqualino Solomita, Chiara Testoni

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