
In questo numero:
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In questo numero:
- Aprile 2026 / Vol. 33 n.2
Nei bambini con asma lieve, la terapia al bisogno con budesonide-formoterolo riduce le riacutizzazioni rispetto al salbutamolo?
Il Pediatra e lo Stigma ponderale in famiglia
Ambiente e Salute News (n. 37, gennaio - febbraio 2026)
Predire una batteriemia e una meningite in neonati febbrili. Le evidenze sono abbastanza per fare meglio con meno?
Nutrizione News (n.18, febbraio - marzo 2026)

Newsletter pediatrica ACP
n.1 Nei bambini con asma lieve, la terapia al bisogno con n.1 budesonide-formoterolo riduce le riacutizzazioni
n.1 rispetto al salbutamolo?
n.2 Cochrane Database of Systematic Review: revisioni n.1 nuove o aggiornate (Gennaio-Febbraio 2026)
Documenti
d.1 Intelligenza artificiale (IA) e decisioni basate sulle
n.1 evidenze: verso un uso responsabile nella sintesi
n.1 scientifica
n.1 Commento a cura di Laura Reali
d.2 Un invito all’azione: costruire insieme un futuro n.1 migliore, fondato sulle evidenze e orientato all’impatto n.1 collettivo
n.1 Commento a cura di Laura Reali
d.3 Il Pediatra e lo Stigma ponderale in famiglia
n.1 Commento a cura di V. Briscioli, A. Maria Davoli, R. Tanas
Ambiente & Salute
a&s.1 Ambiente e salute news (n. 37, gen. - feb. 2026)
.1
L’ Articolo del Mese
am.1 Predire una batteriemia e una meningite in neonati
am.1 febbrili. Le evidenze sono abbastanza per fare meglio
am.1 con meno?
am.1 A cura di Giuseppe Pagano
Nutrizione
nu.1 Nutrizione news (n. 18, febbraio - marzo 2026)
Direttore
Michele Gangemi
Coordinatore
Vincenza Briscioli
Comitato editoriale
Laura Brusadin
Claudia Mandato
Patrizia Rogari
Annamaria Sapuppo
Giacomo Toffol
Collaboratori
Gruppo PuMP ACP
Gruppo Nutrizione ACP
Gruppi di lettura della
Newsletter Pediatrica
Redazione di Quaderni acp
Presidente ACP
Stefania Manetti
Progetto grafico ed editing
Programmazione web
Gianni Piras
Internet
La rivista aderisce agli obiettivi di diffusione gratuita della letteratura medica ed è disponibile integralmente all’ indirizzo: www.acp.it/pagine-elettroni che
Redazione redazione@quaderniacp.it
Electronic pages Quaderni ACP index (number 2, 2026)
ACP Paediatric Newsletter
n.1 In children with mild asthma, does on-demand treatment with budesonide-formoterol reduce the number of exacerbations compared with salbutamol?
n.2 Cochrane Database of Systematic Review: new and updated revisions January-February 2026
Documents
d.1 Artificial intelligence and evidence-based decision-making: towards responsible use in scientific synthesis
Comment by Laura Reali
d.2 Call to action: building a better future together, powered by evidence, guided by collective impact
Comment by Laura Reali
d.3 The Paediatrician and Weight Stigma within the Family Comment by Vincenza Briscioli, Anna Maria Davoli, Rita Tanas
Environment & Health
a&s.1 Environment and health news
Article of the month
am.1 Predicting bacteraemia and meningitis in feverish newborns.
ni.1 Is there enough evidence to do better with less?
ni.1 By Giuseppe Pagano
Nutrition
nu.1 Nutrition news

budesonide-formoterolo riduce le riacutizzazioni rispetto al salbutamolo?
Hatter, LeeAnderson, Augustus J et al.
Budesonide–formoterol versus salbutamol as reliever therapy in children with mild asthma (CARE): a 52-week, open-label, multicentre, superiority, randomised controlled trial. The Lancet, Volume 406, Issue 10511, 1473 - 1483
CARE è uno studio randomizzato controllato di superiorità, open-label, multicentrico, della durata di 52 settimane, condotto in 360 bambini (5–15 anni) con asma lieve in terapia al bisogno con SABA. I partecipanti sono stati randomizzati a budesonide–formoterolo al bisogno oppure salbutamolo. Il tasso annuale di attacchi d'asma è risultato inferiore nel gruppo budesonide–formoterolo (0.23 vs 0.41 per partecipante/anno; RR 0.55; IC 95% 0.35–0.86), a fronte di un profilo di sicurezza sovrapponibile tra i gruppi. Lo studio presenta limiti rilevanti: disegno open-label, con possibile rischio di bias sugli esiti soggettivi, e numero di eventi inferiore a quanto previsto, con conseguente riduzione della potenza statistica. Inoltre, non è stata dimostrata una riduzione significativa degli attacchi gravi. Nel complesso, i risultati suggeriscono un beneficio della terapia al bisogno con budesonide–formoterolo, da interpretare con cautela.
In children with mild asthma, does on-demand treatment with budesonide-formoterol reduce the number of exacerbations compared with salbutamol?
CARE was a 52-week, open-label, multicentre, superiority randomised controlled trial conducted in 360 children (aged 5–15 years) with mild asthma using SABA as-needed therapy. Participants were randomised to as-needed budesonide–formoterol or salbutamol. The annualised rate of asthma attacks was lower in the budesonide–formoterol group (0.23 vs 0.41 per participant per year; rate ratio 0.55, 95% CI 0.35–0.86), with similar safety profiles between groups. The study has important limitations: its open-label design introduces potential bias in subjective outcomes, and the lower-than-expected event rate reduced statistical power. In addition, no significant reduction in severe exacerbations was demonstrated. verall, the findings suggest a benefit of as-needed budesonide–formoterol, which should be interpreted with caution.
Obiettivo (con tipo studio)
Studio clinico di superiorità di fase 3, randomizzato, controllato, multicentrico, open-label, disegnato per valutare se nei bambini con asma lieve la monoterapia al bisogno con corticosteroide inalatorio (ICS)–formoterolo riduce la frequenza delle riacutizzazioni asmatiche rispetto alla monoterapia al bisogno con agonista β₂ a breve durata d'azione (SABA).
Studio randomizzato controllato, multicentrico, open-label, di superiorità, della durata di 52 settimane, condotto in 15 centri
in Nuova Zelanda, su bambini di 5–15 anni con asma lieve in terapia al bisogno con SABA.
I partecipanti sono stati randomizzati (1:1) a: - budesonide 50 μg–formoterolo 3 μg, due inalazioni al bisogno - salbutamolo 100 μg, due inalazioni al bisogno
L'esito primario era il tasso di attacchi d'asma per partecipante per anno.
Criteri di inclusione: uso di SABA per 3 o più giorni consecutivi negli ultimi 12 mesi oppure uso di SABA in media per almeno due giorni al mese nell'anno o consulto medico urgente per peggioramento dell'asma negli ultimi 12 mesi
Criteri di esclusione: utilizzo di altri farmaci per il trattamento dell'asma (steroidi inalatori, LABA, anti-leucotrienici, teofillina, anticolinergici, cromoni) nei 6 mesi precedenti; asma medio-grave, definito da: utilizzo di più di 6 erogatori di SABA negli ultimi mesi, ospedalizzazione per almeno 24 ore per asma negli ultimi due mesi, un ricovero in terapia intensiva per asma nella vita Trial registrato (ACTRN12620001091998).
Popolazione
382 bambini tra i 5 e i 15 anni in terapia occasionale con SABA per asma, reclutati in 15 centri comunitari o ospedalieri in Nuova Zelanda.
Intervento
179 partecipanti hanno ricevuto budesonide 50 μg–formoterolo 3 μg (Symbicort Rapihaler, AstraZeneca), due inalazioni al bisogno per alleviare i sintomi (Fase 1). A seguito di un attacco d'asma grave, il trattamento è stato aumentato a budesonide 50 μg–formoterolo 3 μg, una inalazione due volte al giorno più due inalazioni al bisogno (Fase 2) o budesonide 50 μg–formoterolo 3 μg, due inalazioni due volte al giorno più due inalazioni al bisogno (Fase 3) a seguito di un secondo attacco grave. Non sono stati eseguiti scali della terapia di fondo impostata durante lo studio
Controllo
181 partecipanti hanno ricevuto 100 μg di salbutamolo (Ventolin, GlaxoSmithKline, Brentford, Regno Unito), due inalazioni al bisogno per alleviare i sintomi (Fase 1). Dopo un attacco grave, il trattamento è stato intensificato prima a fluticasone propionato (Flixotide, GlaxoSmithKline) 50 μg o 100 μg, due volte al giorno (Fase 2) oppure fluticasone propionato 50 μg–salmeterolo 25 μg o fluticasone propionato 100 μg–salmeterolo 50 μg (Seretide, GlaxoSmithKline), due volte al giorno (Fase 3), dopo un secondo attacco grave. A tutti i partecipanti è stato fornito un distanzia-

tore (Space Chamber Plus, Medical Developments International, VIC, Australia) e il piano d'azione per l'asma, che includeva istruzioni sull'uso dell'inalatore e su quando consultare un medico in caso di peggioramento dell'asma.
Lo studio ha previsto cinque visite nell'arco di 52 settimane, programmate alle settimane 0, 13, 26, 39 e 52. Le valutazioni sono state effettuate in presenza o da remoto (telefono/videocollegamento), anche a seguito della pandemia di COVID-19. Le caratteristiche basali sono state raccolte al momento della randomizzazione. Altezza, FEV₁ in trattamento e FeNO sono stati misurati alle settimane 0 e 52, mentre il punteggio al questionario sul controllo dell'asma a 5 domande (ACQ-5) è stato valutato alle settimane 0, 26 e 52. Durante le visite, sono stati dispensati i farmaci, raccolti i dati su controllo dell'asma, uso dei farmaci, eventi avversi ed eventi avversi gravi, con verifica e rinforzo della tecnica inalatoria quando necessario.
Outcome/Esiti
L'esito primario era il tasso di attacchi d'asma per partecipante all'anno. Venivano conteggiati sia attacchi moderati che gravi, secondo i criteri dell'American Thoracic Society/European Respiratory Society.
Un attacco d'asma di grado moderato è stato definito come un peggioramento dell'asma che ha comportato una valutazione medica ambulatoriale o ospedaliera urgente o il ricovero senza conseguente prescrizione di corticosteroidi sistemici (per via orale, in sospensione o per iniezione). Un attacco d'asma è stato definito grave in caso di ricorso a corticosteroidi sistemici. Il peggioramento dell'asma includeva evidenza documentata di una patologia respiratoria associata ad aumento del wheezing, incremento dell'uso del farmaco al bisogno, oppure il riconoscimento del peggioramento dell'asma da parte del partecipante o dei familiari.
Gli esiti secondari comprendevano: il tasso di attacchi d'asma gravi per partecipante per anno; i partecipanti con almeno un attacco d'asma; quelli con almeno un attacco grave; e la distribuzione dei partecipanti nei diversi livelli di trattamento; il tempo al primo attacco d'asma; il tempo al primo attacco d'asma grave; i giorni di ricovero ospedaliero per asma; la frazione di ossido nitrico esalato (FeNO, parti per miliardo [ppb]); il FEV₁ in trattamento (percentuale del valore predetto); il punteggio ACQ-5; i giorni di assenza da scuola a causa dell'asma; i giorni di assenza dal lavoro a causa dell'asma (partecipanti); i giorni di assenza dal lavoro per assistenza al figlio per asma (genitori o caregiver); la dose totale di corticosteroidi sistemici; la velocità di crescita; gli eventi avversi; e gli eventi avversi gravi.
Tempo
Lo studio è stato realizzato dal 28 Gennaio 2021 al 23 Giugno 2023. L'ultima visita è stata eseguita il 24 Luglio 2024. Il follow-up è stato di 52 settimane.
Risultati principali
Sono stati randomizzati 360 bambini (età media 10 anni).
Il tasso annuale di attacchi d'asma è risultato più basso nel gruppo budesonide–formoterolo rispetto al salbutamolo: 0.23 vs 0.41 attacchi per partecipante/anno rate ratio 0.55 (IC 95%
Box
Elenco dei farmaci a base di budesonide + formeterolo disponibili in commercio in Italia e autorizzati sotto i 18 anni:
• Budesonide e Formoterolo Sandoz 160+4.5 mcg sopra i 12 anni
• Duoresp Spiromax 160+4.5 mcg sopra i 12 anni
• Fobuler 80+4.5 mcg 6-11 anni, 160+4.5 mcg sopra i 12 anni
• Gibiter 80+4.5 mcg 6-11 anni, 160+4.5 mcg sopra i 12 anni
• Symbicort 80+2.25 mcg 160+4.5 mcg entrambi i dosaggi dai 12 anni
• Symbicort Mite 80+4.5 mcg sopra i 6 anni
0.35–0.86), con una riduzione relativa di circa il 45%. Non è stata dimostrata una riduzione statisticamente significativa degli attacchi gravi. Gli eventi avversi sono risultati simili nei due gruppi (91% vs 92%), senza differenze rilevanti di sicurezza. Una maggiore proporzione di bambini è rimasta allo step terapeutico iniziale nel gruppo budesonide-formoterolo (81% vs 70%). Pertanto budesonide-formoterolo al bisogno riduce il tasso di riacutizzazioni rispetto al salbutamolo (RR 0.55), senza differenze di sicurezza, ma anche senza evidenza di beneficio sugli attacchi gravi. L'analisi dei sottogruppi pre-specificati, ha evidenziato un effetto maggiore nei bambini più grandi (12-15 anni) rispetto ai bambini più piccoli (5-11 anni; RR 0.06 [95% IC 0.01-0.43] vs 0.72 [0.46-1.12]), nei maschi rispetto alle femmine (RR 0.30 [0.15-0.58] vs 0.94 [0.52-1.68]) e nei soggetti con un FeNO basale di almeno 44 ppb rispetto a quelli con un FeNO inferiore a 44 ppb (RR 0.24 [0.09-0.60] vs 0,80 [0.46-1.39]. La proporzione di partecipanti che rimanevano al livello terapeutico Step 1 a 52 settimane era più elevata nel gruppo budesonide-formoterolo rispetto al gruppo salbutamolo (145 [81%] su 179 vs 126 [70%] su 181; OR 1.86 [IC 95% 1.07–3.22]).
Il numero di partecipanti con almeno un evento avverso era 162 (91%) nel gruppo budesonide-formoterolo e 167 (92%) nel gruppo salbutamolo (odds ratio 0.79 [95% IC 0.35–1.79]. La maggior parte degli eventi avversi non era correlata al trattamento. Solo sette eventi avversi, di cui nessuno grave, sono stati correlati ai farmaci in sperimentazione
Nei bambini con asma lieve, l'uso al bisogno di budesonide–formoterolo riduce il numero complessivo di riacutizzazioni rispetto al salbutamolo, ma il risultato è condizionato da alcuni limiti metodologici dello studio (open label),dalla bassa frequenza degli eventi osservati e dall'assenza di un beneficio chiaro sugli esiti più rilevanti, rendendo prudente un eventuale cambiamento della pratica clinica.
Una revisione Cochrane (6 studi, 9.657 pazienti >12 anni) ha mostrato che l'associazione budesonide/formoterolo al bisogno è più efficace del solo SABA nel ridurre riacutizzazioni, ricoveri, uso di steroidi sistemici ed eventi avversi in adulti e adolescenti con asma lieve. Rispetto alla terapia regolare con ICS, offre un'efficacia sovrapponibile con una minore esposizione complessiva

agli steroidi. Restano tuttavia limitate le evidenze nei bambini <12 anni e sugli effetti a lungo termine [1]. Le linee guida GINA 2025 raccomandano negli adulti e negli adolescenti l'uso di ICS a basso dosaggio associato a formoterolo come terapia di prima linea al bisogno, mentre nei bambini di 6-11 anni la strategia di riferimento rimane ICS associato a SABA [2]. Le raccomandazioni britanniche e scozzesi sono allineate, mentre quelle canadesi riservano l'associazione ICS/LABA ai pazienti >12 anni con asma moderato-severo [3,4,5]. I principali RCT in adulti e adolescenti (SYGMA1 e Novel START) confermano l'efficacia della strategia al bisogno con budesonide/formoterolo nel ridurre le riacutizzazioni rispetto al SABA [6]. I dati disponibili suggeriscono inoltre una buona tollerabilità anche in contesti acuti.Nel complesso, le evidenze sono solide oltre i 12 anni, mentre rimangono insufficienti nella fascia 5-11 anni [7]
Che cosa aggiunge questo studio
È il primo studio che confronta la monoterapia al bisogno con ICS–formoterolo rispetto alla monoterapia al bisogno con SABA in età pediatrica, utilizzando un intervento standardizzato con inalatori predosati pressurizzati con lo stesso distanziatore.
Commento
Validità interna
Disegno dello studio: la lista di randomizzazione è stata generata in modo centralizzato, l'assegnazione è stata occultata tramite un database sicuro. Trattandosi di uno studio open-label, i partecipanti, i ricercatori e gli analisti erano tutti a conoscenza dell'assegnazione al gruppo di trattamento. Questo rappresenta un limite, in quanto l'assenza di cecità, relativamente alle variabili soggettive, aumenta il rischio di risultati distorti, rendendo più difficile distinguere l'effetto reale del trattamento da quello psicologico (effetto placebo).Inoltre l'assegnazione dello stesso trattamento ai membri dello stesso nucleo familiare introduce una possibile correlazione intra-cluster.Il numero di persi al follow up e abbandoni era bilanciato tra i due gruppi: nel gruppo controllo 19/181 e nel gruppo intervento 17/179. L'analisi è stata realizzata per intention to treat. Le caratteristiche della popolazione studiata erano simili nei 2 gruppi. Le analisi di sensibilità hanno incluso aggiustamenti univariati per variabili pre-specificate: fascia d'età, sesso, etnia, centro dello studio, punteggio ACQ-5 basale e presenza di una storia di attacco asmatico grave nei 12 mesi precedenti. Sebbene sia stata riscontrata una minore efficacia del budesonide-formoterolo nel prevenire gli attacchi d'asma nei bambini più piccoli (5-11 anni), nelle conclusioni questo dato non viene sottolineato. Da segnalare che il numero ridotto di casi nei sottogruppi potrebbe aver distorto le stime dell'effetto che pertanto dovrebbero essere considerate esplorative e meritevoli di ulteriori ricerche.
Esiti: gli esiti considerati sono clinicamente rilevanti e ben definiti. Tuttavia, come sottolineato dagli stessi autori, la caratterizzazione della gravità degli attacchi asmatici nei bambini nella pratica clinica è complessa e spesso si basa sul resoconto dei sintomi effettuato dai genitori, potendo determinare decisioni variabili e incoerenti, sia riguardo alla richiesta di una valutazione medica urgente da parte dei genitori o degli stessi bambini, sia
nella gestione clinica di quadri simili con o senza corticosteroidi sistemici, influenzando così l'identificazione dell'evento e la sua classificazione come attacco moderato o grave secondo la definizione dello studio. Le ospedalizzazioni che avrebbero potuto rappresentare un esito meno inficiato dalla soggettività si sono verificate in soli quattro casi, di cui 3 nel gruppo budesonide-formoterolo. Il numero di giorni di ricovero ospedaliero dovuti all'asma è stato di 7.9 giorni su 177.2 partecipanti-anno nel gruppo budesonide-formoterolo e di 2.8 giorni su 178.2 partecipanti-anno nel gruppo salbutamolo (tasso assoluto 0.05 giorni per partecipante-anno rispetto a 0.02 giorni per partecipante-anno). Il tasso reale di attacchi è risultato inferiore a quello stimato per il calcolo della potenza dello studio, riducendo la capacità di rilevare differenze tra i trattamenti. Sebbene i risultati suggeriscano un beneficio del budesonide–formoterolo, con una riduzione del 40% degli attacchi gravi, questo effetto non ha raggiunto la significatività statistica. La riduzione complessiva degli attacchi è stata probabilmente influenzata dalla pandemia di COVID-19, che ha limitato la circolazione dei virus respiratori.
Inoltre, il numero molto basso di attacchi nel gruppo budesonide-formoterolo suggerisce un possibile effetto "pavimento", ovvero il raggiungimento di un limite inferiore oltre il quale ulteriori riduzioni del rischio risultano difficilmente osservabili. Questo fenomeno potrebbe aver determinato una sottostima delle riacutizzazioni reali e, conseguentemente, una riduzione della potenza statistica dello studio nel rilevare differenze significative tra i gruppi, in particolare per gli esiti più rari ma clinicamente rilevanti come le riacutizzazioni gravi.
Conflitto di interessi: RB ha ricevuto compensi personali da AstraZeneca, Avillion e Teva, e finanziamenti per la ricerca istituzionale da AstraZeneca (inclusi gli studi in corso START CARE e INFORM), Teva, Health Research Council of New Zealand, CureKidz NZ e Barbara Basham Trust, gestiti da Perpetual Guardian. Tutti gli altri autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.
Popolazione studiata: la popolazione inclusa è sovrapponibile a quella italiana.
Tipo di intervento: l'intervento studiato è disponibile (con differente dosaggio: 80 mcg/4.5 mcg - Box) ma non realizzabile attualmente in Italia nei bambini più piccoli. Nella fascia di età (6-11) in Italia l'utilizzo di ICS-Formoterolo è autorizzato solo come terapia di mantenimento, MART (MaintenanceAndRelieverTherapy) e non anche come farmaco al bisogno (SMART: Single Maintenance And Reliver Therapy), autorizzato solo per età ≥ 12 anni. Secondo l'adattamento GINA ITALIA 2025 - per i bambini 6-11 anni, tuttavia, l'associazione ICS-Formoterolo può essere utilizzata sia per terapia di mantenimento che terapia al bisogno per gli STEP GINA da 3 a 5. Il disegno pragmatico e l'adattamento durante la pandemia COVID-19 aumentano la generalizzabilità dei risultati, ma riducono il controllo sperimentale. Le linee guida della Società Italiana di Pediatria prevedono l'utilizzo del solo salbutamolo nell'attacco asmatico lieve o di salbutamolo+ipratropio nell'attacco moderato, in aggiunta ad eventuale terapia steroidea di fondo. Nell'attacco grave viene introdotto il cortisonico sistemico.
Sarebbe interessante avere dati sull'utilizzo off label della terapia combinata nella fascia di età 6-11 anni.

I dati che abbiamo a disposizione (Rapporto AIFA 2024) non evidenziano un consumo prevalente di salmeterolo/fluticasone (14.9 confezioni/1.000 bambini) rispetto a salbutamolo (120.9) o beclometasone (96)-fluticasone (41.7) a differenza di quanto si osserva nella popolazione adulta, in cui l'associazione LABA‐ICS è la categoria a maggior spesa pro capite (6.44 euro) e consumo (12.3 dosi/1.000 abitantidie). L'associazione formoterolo/beclometasone si conferma il farmaco più utilizzato della categoria (4.3 dosi/1.000 abitanti die).
È probabile che anche in età pediatrica si vada verso un'estensione precoce e indiscriminata di un'unica strategia terapeutica rischiando di semplificare eccessivamente una realtà clinica complessa, soprattutto in età evolutiva, dove le forme di asma si modificano e si sovrappongono nel tempo. Come sottolineato da Giorgio Longo [8] la terapia SMART non dovrebbe sostituire un approccio personalizzato né svuotare di significato il percorso di educazione, autoconsapevolezza e self-management condiviso con il bambino e la famiglia.
1. Crossingham I, Turner S, Ramakrishnan S, et al. Combination fixed-dose β agonist and steroid inhaler as required for adults or children with mild asthma: a Cochrane systematic review. BMJ Evid Based Med. 2022 Jun;27(3):178-184. Epub 2021 Jul 19.
2. https://ginasthma.org/2025-gina-strategy-report/
3. British Thoracic Society BTS, National Institute for Health and Care Excellence NICE, Scottish Intercollegiate Guidelines Network SIGN
4. Asthma Care in the Community for People Under 16 Years of Age, Update 2025, Canadian Thoracic Society
5. O'Byrne PM, FitzGerald JM, Bateman ED, et al. Inhaled Combined Budesonide-Formoterol as Needed in Mild Asthma. N Engl J Med. 2018 May 17;378(20):1865-1876.
6. Beasley R, Holliday M, Reddel HK, et al; Novel START Study Team. Controlled Trial of Budesonide-Formoterol as Needed for Mild Asthma. N Engl J Med. 2019 May 23;380(21):2020-2030. doi: 10.1056/NEJMoa1901963. Epub 2019 May 19
7. Balanag VM, Yunus F, Yang PC, et al. Efficacy and safety of budesonide/formoterol compared with salbutamol in the treatment of acute asthma. Pulm Pharmacol Ther. 2006;19(2):139-47. Epub 2005 Jul 11.
8. Editoriale G. Longo Medico e Bambino 2024;43(7):415-416
Scheda redatta dal gruppo di Milano: Elena Arosio, Claudia Brusadelli, Federica Gironi, Lucia Di Maio, Ines L'Erario, Lorenza Matarazzo, Ambrogina Pirola, Ferdinando Ragazzon, Patrizia Rogari, Federica Zanetto.

Il CDSR è il database della Cochrane Library che contiene le revisioni sistematiche (RS) originali prodotte dalla Cochrane Collaboration. L'accesso a questa banca dati è a pagamento per il full text, gratuito per gli abstracts (con motore di ricerca). L' elenco completo delle nuove RS e di quelle aggiornate è disponibile su internet. Di seguito è riportato l' elenco delle nuove revisioni di area pediatrica di Gennaio – Febbraio 2026. La selezione è stata realizzata dalla redazione della newsletter pediatrica. Cliccando sul titolo si viene indirizzati all' abstract completo disponibile in MEDLINE, la banca dati governativa americana, o presso la Cochrane Library. Di alcune revisioni vi offriamo la traduzione italiana delle conclusioni degli autori.
Revisioni sistematiche nuove o aggiornate di area pediatrica Gennaio – Febbraio 2026 (Issue 1-2, 2026)
1. Cerebral near‐infrared spectroscopy monitoring for prevention of death or neurodeve-lopmental disability in very preterm infants
2. Enteral lipid supplements for the prevention and treatment of parenteral nutrition‐associated liver disease in infants
3. Oral iron supplements for children in malaria‐endemic areas
4. Exercise for multidirectional instability of the shoulder
5. Laparoscopic versus open repair for paediatric inguinal hernia
6. Intravenous chemotherapy versus intra‐arterial chemotherapy for retinoblastom
7. Face‐to‐face psychoeducation for the parents of people with severe mental illness
8. Macrolides for the prevention of bronchopulmonary dysplasia in preterm neonates
Monitoraggio cerebrale con spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS) per la prevenzione della mortalità o della disabilità neuroevolutiva nei neonati molto pretermine
Bodrero E. et al.
Cerebral near‐infrared spectroscopy monitoring for prevention of death or neurodevelopmen-tal disability in very preterm infants
Cochrane Database of Systematic Reviews 2026
I neonati nati prima delle 32 settimane di gestazione presentano un elevato rischio di danno cerebrale e di esiti neuroevolutivi sfavorevoli a lungo termine. La spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS) consente un monitoraggio continuo dell'ossigenazione cerebrale e potrebbe guidare la gestione clinica. Negli ultimi anni l'interesse verso questa tecnologia è cresciuto, rendendo necessario chiarirne l'efficacia clinica nel migliorare lo sviluppo neurologico e ridurre le sequele. Questa revisione Cochrane ha valutato benefici e rischi del monitoraggio cerebrale con NIRS rispetto
all'assenza di monitoraggio o a un monitoraggio “in cieco” (in cui i clinici non sono a conoscenza dei valori di ossigenazione), includendo cinque studi randomizzati per un totale di 2.415 neonati molto prematuri. I risultati indicano che il monitoraggio con NIRS non comporta differenze rilevanti rispetto alla pratica standard in termini di mortalità e di lesioni cerebrali maggiori diagnosticate prima della dimissione. L'effetto sulla disabilità neuroevolutiva maggiore a 18–24 mesi rimane incerto, per la scarsità e la bassa qualità dei dati disponibili. Analogamente, non emergono differenze significative per altri esiti rilevanti, tra cui malattia polmonare cronica, enterocolite necrotizzante, retinopatia della prematurità severa e reazioni avverse gravi. Nel complesso, quindi, il monitoraggio cerebrale con NIRS sembra offrire benefici clinici limitati sugli esiti attualmente disponibili. Il NIRS migliora la capacità di osservare la fisiologia cerebrale, ma resta da dimostrare che questa maggiore precisione si traduca in un reale beneficio clinico per il neonato. Le evidenze indicano la necessità di studi meglio disegnati, con monitoraggio continuo fin dalla nascita e valutazione di esiti clinicamente rilevanti a lungo termine; tuttavia, poiché questi richiedono campioni molto ampi, l'uso indicatori precoci e indiretti (esiti surrogati) può rappresentare un'alternativa praticabile, purché validata rispetto agli esiti reali per il paziente.
Supplementi lipidici enterali per la prevenzione e il trattamento della malattia epatica associata alla nutrizione parenterale nei lattanti
Premkumar MH. et al.
Enteral lipid supplements for the prevention and treatment of parenteral nutrition‐associated liver disease in infants Cochrane Database of Systematic Reviews 2026,
Questa revisione Cochrane ha valutato benefici e rischi della supplementazione di lipidi enterali nei lattanti a rischio di malattia epatica associata alla nutrizione parenterale (PNALD) o con diagnosi di PNALD, includendo 11 studi randomizzati per un totale di 2.192 bambini. Le formulazioni utilizzate erano eterogenee (olio di pesce, algale, fungino, da soli o in combinazione) e confrontate con placebo, nessun intervento o altri oli. I risultati indicano che i lipidi enterali possono avere un effetto nullo o minimo nella prevenzione della PNALD (misurata come colestasi), ma le evidenze sono molto incerte. Analogamente, non emergono differenze chiare su intolleranza alimentare, tempo per raggiungere la nutrizione enterale completa e mortalità. È possibile una lieve riduzione della durata della degenza, ma anche questo dato è altamente incerto. Nessuno studio ha valutato la risoluzione della PNALD né il bisogno di trapianto epatico. L'interpretazione dei risultati è limitata da numerosi fattori: elevata eterogeneità delle formulazioni lipidiche, piccoli campioni, ampia variabilità negli esiti e rischio di bias da incerto a elevato. La qualità complessiva delle evidenze è molto bassa. Nel complesso, non è possibile trarre conclusioni affidabili sull'efficacia dei lipidi enterali nella

prevenzione o nel trattamento della PNALD nei lattanti. Sono necessari studi ben disegnati, con campioni adeguati e maggiore uniformità negli interventi e negli esiti, per chiarire il ruolo di queste strategie nutrizionali.
Supplemento orale di ferro nei bambini che vivono in aree endemiche per malaria
Itzkovich M. et al.
Oral iron supplements for children in malaria‐endemic areas Cochrane Database of Systematic Reviews 2026
L'anemia da carenza di ferro è una condizione frequente nei bambini che vivono in aree endemiche per malaria ed è associata a effetti negativi sullo sviluppo e sulla salute. Tuttavia, persiste il timore che la supplementazione di ferro possa favorire la crescita del parassita e aumentare il rischio di malaria, soprattutto nei contesti con limitati servizi di prevenzione e cura. Questa revisione Cochrane ha valutato efficacia e sicurezza della supplementazione di ferro, con o senza acido folico, nei bambini residenti in aree ad alta trasmissione malarica, attraverso l'analisi di 40 trial randomizzati per un totale di oltre 33.000 partecipanti. I risultati mostrano che il ferro non modifica in modo rilevante il rischio di malaria clinica e può ridurre lievemente le forme gravi, senza effetti chiari su mortalità, ricoveri o accessi sanitari. L'associazione con acido folico non comporta differenze significative sugli esiti principali. Un elemento cruciale è rappresentato dal contesto: nei setting in cui sono presenti adeguati servizi di prevenzione e trattamento della malaria, la supplementazione di ferro è sicura e può persino associarsi a una lieve riduzione del rischio; al contrario, in assenza di tali servizi, si osserva un possibile, seppur modesto, aumento dei casi. L'integrazione del ferro con profilassi antimalarica risulta invece particolarmente efficace nel ridurre l'incidenza della malattia. Nel complesso, il ferro si conferma un intervento utile e sicuro, a condizione che sia inserito in strategie sanitarie capaci di garantire un adeguato controllo della malaria.
Approccio laparoscopico vs chirurgia a cielo aperto nel trattamento dell'ernia inguinale pediatrica
Muff JL et al.
Laparoscopic versus open repair for paediatric inguinal hernia
Cochrane Database of Systematic Reviews 2026
L'ernia inguinale è una delle condizioni più frequenti in età pediatrica che richiedono trattamento chirurgico. Può essere trattata mediante approccio laparoscopico o chirurgia a cielo aperto. Le evidenze disponibili derivano spesso da interpretazioni differenti degli stessi studi randomizzati, rendendo necessaria una revisione sistematica di alta qualità con meta-analisi per confrontare i due approcci. L'obiettivo della revisione è stato confrontare benefici e rischi dell'approccio laparoscopico rispetto alla tecnica open nei bambini. La ricerca è stata condotta su CENTRAL, MEDLINE ed Embase (maggio–giugno 2025), includendo studi pubblicati dal 1993 in poi, anno del primo intervento con laparo-
scopica in pediatria, e integrata con registri di trial e analisi delle bibliografie. Sono stati inclusi trial randomizzati su bambini (<18 anni) con ernia inguinale mono- o bilaterale, diagnosticata clinicamente o con supporto strumentale. Sono stati considerati esclusivamente studi che confrontavano tecniche senza utilizzo di rete sintetica protesica; gli studi quasi-randomizzati sono stati esclusi. Gli autori hanno con-siderato come esito principale la recidiva dell'ernia, valutata a diversi tempi di follow-up (entro 12 me-si, tra 12 e 60 mesi e oltre 60 mesi), mediante esame clinico, con eventuale conferma strumentale. Sono state incluse sia le recidive già trattate sia quelle non ancora operate. Tra gli esiti secondari sono state analizzate le complicanze intraoperatorie (lesioni durante l'intervento o necessità di conversione), le complicanze postoperatorie entro 30 giorni secondo la classificazione di Clavien-Dindo, il dolore acuto nelle prime 24 ore e il dolore cronico oltre i sei mesi, valutato sia come presenza/assenza riferita dal paziente sia come intensità misurata con scale validate (come la scala analogica visiva, VAS). Sono stati inclusi 12 studi randomizzati per un totale di 1.247 bambini, prevalentemente in età prescolare, con follow-up da due mesi a due anni. La maggior parte degli studi ha valutato recidiva, complicanze e dolore acuto, mentre dolore cronico ed esiti a lungo termine non sono stati riportati. L'analisi combinata non mostra differenze significative nella recidiva tra tecnica laparoscopica e open (OR 0.64; IC 95% 0.26-1.61), ma le evidenze sono di bassa qualità per l'imprecisione e il numero limitato di eventi. Non sono stati riportati eventi intraoperatori rilevanti e non è stato possibile stimare il rischio per alcune complicanze maggiori a causa dell'assenza di eventi. Per le complicanze di grado 3b-4 secondo la classificazione Clavien-Dindo non emergono differenze tra i due approcci, mentre per il dolore acuto a 24 ore non sono state rilevate differenze, con evidenze di qualità molto bassa. Nessuno studio ha valutato il dolore cronico. Nel complesso, l'approccio laparoscopico e quella open sembrano avere tassi di recidiva comparabili. Tuttavia, le evidenze sono limitate e di qualità da molto bassa a bassa e non consentono conclusioni solide su complicanze, dolore e altri esiti clinicamente rilevanti. L'eterogeneità del-le tecniche chirurgiche richiede cautela nell'interpretazione dei risultati. Sono necessari studi di alta qualità, con esiti standardizzati e follow-up a lungo termine, per chiarire eventuali differenze tra i due approcci.
Macrolidi per la prevenzione della displasia broncopolmonare nei neonati pretermine
O'Connor KL. et al.
Macrolides for the prevention of bronchopulmonary dysplasia in preterm neonates
Cochrane Database of Systematic Reviews 2026
La displasia broncopolmonare (BPD) rappresenta ancora oggi la complicanza più frequente della prematurità, nonostante i progressi nella cura neonatale. È il risultato dell'interazione tra fattori prenatali e postnatali, tra cui esposizione all'ossigeno, ventilazione meccanica e altri danni che inducono uno stato infiammatorio in un polmone immaturo. I macrolidi, in particolare l'azitromicina, possiedono proprietà antinfiammatorie che potrebbero contribuire alla prevenzione della BPD. Questa revisio-

ne è stata condotta per valutare se, nei neonati a più alto rischio (pretermine < 32° settimane gestazionali, di peso < a 1.500 gr e ventilati), i benefici dei macrolidi superino i potenziali rischi. Sono stati inclusi sei studi randomizzati per un totale di 1108 neonati molto prematuri e di peso molto basso, tutti sottoposti a ventilazione meccanica. La maggior parte degli studi ha valutato l'azitromicina per via endovenosa rispetto a placebo o nessun trattamento. I risultati indicano che l'uso di macrolidi può avere un effetto nullo o minimo sull'incidenza di BPD a 36 settimane di età postmestruale (RR 0.95; IC 95% 0.86-1.06). È possibile una lieve riduzione della mortalità prima della dimissione (RR 0.89; IC 95% 0.66-1.19), mentre non emergono differenze rilevanti per disfunzione epatica, prolungamento del QT o aritmie cardiache e stenosi pilorica. I macrolidi potrebbero ridurre i disturbi gastrointestinali e, soprattutto, l'uso di steroidi postnatali per la prevenzione o il trattamento della BPD (RR 0.74; IC 95% 0.54-1.02). I risultati sono sostanzialmente sovrapponibili considerando la sola azitromicina. Tuttavia, la qualità delle evidenze è bassa, principalmente per l'imprecisione legata al numero limitato di pazienti e all'ampiezza degli intervalli di confidenza. Nel complesso, nei neonati molto prematuri ad alto rischio, i macrolidi - in particolare l'azitromicina - non sembrano ridurre in modo significativo la BPD, ma po-trebbero contribuire a una lieve riduzione della mortalità e a un minore utilizzo di steroidi, senza evidenti segnali di aumento degli eventi avversi maggiori. Sono necessari ulteriori studi per chiarire meglio il rapporto beneficio-rischio in questa popolazione.

Questa rubrica propone Documenti sanitari, linee guida, linee di indirizzo o di intenti di interesse pediatrico commentati a cura dell’ Associazione Culturale Pediatri. Potete inviare le vostre osservazioni ai documenti scrivendo a: redazione@quaderniacp.it. Le vostre lettere verranno pubblicate sul primo numero utile.
Intelligenza artificiale (IA) e decisioni basate sulle evidenze: verso un uso responsabile
Commento a cura di Laura Reali
Pediatra, Presidente dell’ European Confederation of Primary Care Paediatricians (ECPCP)
In un contesto di crescente complessità e rapida produzione di conoscenze, la qualità e l’utilizzo delle evidenze rappresentano una sfida cruciale per i processi decisionali. I due documenti affrontano in modo complementare questo tema: il position statement sull’IA definisce le condizioni per un uso responsabile nella sintesi scientifica, mentre l’ editoriale ESIC propone una visione strategica per rafforzarne l’infrastruttura globale.
Commento a:
“Position statement on artificial intelligence (AI) use in evidence synthesis across Cochrane, the Campbell Collaboration, JBI and the Collaboration for Environmental Evidence 2025”
Questo position statement definisce un quadro condiviso per l’uso dell’ intelligenza artificiale (IA) nella sintesi delle evidenze, ribadendo che la responsabilità ultima rimane in capo agli autori e che l’ adozione di strumenti automatizzati deve avvenire nel rispetto degli standard metodologici, etici e legali. Le principali organizzazioni coinvolte (Cochrane, Campbell Collaboration, JBI e Collaboration for Environmental Evidence) dichiarano il loro supporto alle raccomandazioni RAISE (Responsible AI in Evidence Synthesis) proponendo un approccio prudente e responsabile all’ integrazione dell’IA. In questo contesto, l’uso dell’ IA è considerato accettabile purché non comprometta l’integrità metodologica e sia accompagnato da supervisione umana, trasparenza nella rendicontazione e adeguata giustificazione del suo impiego. Il documento riconosce inoltre le potenziali opportunità offerte dall’IA in termini di efficienza, ma anche i rischi associati, quali opacità decisionale, bias algoritmici e affidabilità dei risultati. Viene sottolineata la responsabilità degli sviluppatori nel garantire trasparenza, validazione e accessibilità delle informazioni sugli strumenti utilizzati, così come la necessità di considerare gli impatti sociali e ambientali. La creazione di un gruppo di lavoro congiunto e l’allineamento con iniziative come ESIC (Evidence Synthesis Infrastructure Collaborative) e DESTINY (piattaforma di ricerca che sviluppa metodi e strumenti, anche basati su AI, per rendere la sintesi delle evidenze più efficiente, rigorosa e aggiornata) indicano un tentativo di coordinamento a livello internazionale.
Punti di forza
Il documento si distingue per la chiarezza con cui riafferma principi fondamentali della sintesi delle evidenze, in particolare la responsabilità degli autori e la centralità della supervisione umana. L’ integrazione con standard esistenti (come PRISMA Preferred
Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses) e l’ enfasi sulla trasparenza nella rendicontazione dell’uso dell’IA rappresentano elementi particolarmente solidi e operativamente rilevanti. Apprezzabile è anche l’ adozione di un approccio pragmatico basato sul bilanciamento tra benefici e rischi, che tiene conto del contesto decisionale e della tolleranza all’ errore. Il coinvolgimento congiunto di più organizzazioni contribuisce inoltre a ridurre la frammentazione e a promuovere una maggiore armonizzazione delle pratiche.
Aree di miglioramento
Come facilmente accade negli editoriali di indirizzo, la proposta ha inevitabilmente un grado limitato di dettaglio operativo. In particolare, la forte dipendenza dal framework RAISE, pur rappresentando un punto di coerenza, limita in parte lo sviluppo di indicazioni operative autonome. La traduzione dei principi in criteri applicativi concreti - ad esempio per la valutazione, validazione e selezione degli strumenti di IA - potrebbe essere ulteriormente sviluppata.
Il documento attribuisce agli autori un ruolo centrale anche nella valutazione critica degli strumenti, inclusa l’analisi dei bias e delle performance. Questo approccio, pur coerente con il principio di responsabilità, potrebbe risultare impegnativo in assenza di infrastrutture di supporto condivise, come un archivio strutturato e aggiornato di strumenti validati e standard di riferimento. Alcuni aspetti, come gli impatti ambientali e sociali dell’IA o il bilanciamento tra rapidità e rigore metodologico, sono opportunamente richiamati ma restano poco operativi. Analogamente, il tema della governance e dei potenziali conflitti di interesse - considerata la sovrapposizione tra gruppi di sviluppo e definizione delle raccomandazioni - potrebbe beneficiare di ulteriori chiarimenti in termini di trasparenza e indipendenza.
Considerazioni finali
Nel complesso, il position statement rappresenta un contributo importante nel definire un quadro di riferimento condiviso per l’uso responsabile dell’ IA nella sintesi delle evidenze. Più che fornire linee guida prescrittive, il documento offre un insieme di principi che orientano la pratica in una fase di rapida evoluzione del campo.
Il suo valore principale risiede quindi nella capacità di promuovere un uso consapevole e trasparente dell’IA. Il passo successivo sarà tradurre questi principi in strumenti operativi, standard condivisi e risorse di supporto per gli autori, al fine di garantirne un’ applicazione coerente e sostenibile nella pratica.

Questa rubrica propone Documenti sanitari, linee guida, linee di indirizzo o di intenti di interesse pediatrico commentati a cura dell’ Associazione Culturale Pediatri. Potete inviare le vostre osservazioni ai documenti scrivendo a: redazione@quaderniacp.it. Le vostre lettere verranno pubblicate sul primo numero utile.
Un invito all’azione: costruire insieme un futuro migliore, fondato sulle evidenze
Commento a cura di Laura Reali Pediatra, Presidente dell’ European Confederation of Primary Care Paediatricians (ECPCP)
In un contesto di crescente complessità e rapida produzione di conoscenze, la qualità e l’utilizzo delle evidenze rappresentano una sfida cruciale per i processi decisionali. I due documenti affrontano in modo complementare questo tema: il position statement sull’IA definisce le condizioni per un uso responsabile nella sintesi scientifica, mentre l’ editoriale ESIC propone una visione strategica per rafforzarne l’infrastruttura globale.
Commento a:
“Call to action: building a better future together, powered by evidence, guided by collective impact”
Questo editoriale programmatico presenta la visione strategica della Evidence Synthesis Infrastructure Collaborative (ESIC), un’iniziativa volta a rafforzare l’infrastruttura globale per la sintesi delle evidenze e migliorarne l’utilizzo nei processi decisionali. L’articolo parte da una constatazione condivisibile: in un contesto globale sempre più complesso, la disponibilità di evidenze tempestive, accessibili e affidabili è essenziale per decisioni informate in ambiti quali sanità, politiche pubbliche ed educazione. Le criticità dell’ attuale ecosistema sono ben delineate e includono frammentazione, duplicazione degli sforzi, disuguaglianze tra paesi ad alto e basso reddito, dipendenza da finanziamenti instabili e limitata accessibilità per i decisori. In questo quadro, la proposta di una roadmap articolata in cinque passi rappresenta un tentativo ambizioso di rendere la sintesi delle evidenze più coordinata, inclusiva e orientata agli utenti, con una particolare attenzione al principio di equità e al rafforzamento del ruolo del Sud Globale.
Punti di forza
Tra gli elementi più apprezzabili c’ è l’approccio partecipativo, che ha coinvolto un ampio numero di stakeholder, e l’enfasi sull’equità come principio guida. La valorizzazione di una leadership più distribuita e la promozione di collaborazioni transnazionali rappresentano aspetti rilevanti per affrontare squilibri storici nella produzione e nell’uso delle evidenze.
Aree di miglioramento
Come spesso accade negli editoriali programmatici, alcune componenti della proposta rimangono necessariamente a un livello generale. In particolare, la roadmap trarrebbe beneficio da una maggiore esplicitazione di indicatori operativi, meccanismi di responsabilità, rendicontazione e criteri per la valutazione dell’ impatto.
Anche il ruolo dell’intelligenza artificiale, pur opportunamente richiamato, potrebbe essere ulteriormente sviluppato attraverso riferimenti a standard metodologici e indicazioni pratiche per un utilizzo appropriato.
Un ulteriore aspetto riguarda la governance: la forte integrazione tra i promotori dell’iniziativa e il processo di sviluppo suggerisce l’ opportunità di chiarire ulteriormente le modalità con cui verranno garantite indipendenza, trasparenza e gestione dei potenziali conflitti di interesse.
Alcune questioni restano aperte, tra cui la sostenibilità finanziaria dell’ infrastruttura proposta, la gestione della crescente produzione di revisioni sistematiche e il necessario equilibrio tra rapidità e rigore metodologico.
Considerazioni finali
Pur nei limiti propri di un editoriale, il contributo ha il merito di porre al centro dell’attenzione un tema cruciale e di proporre una visione coerente e ambiziosa. Il suo impatto dipenderà dalla capacità di tradurre i principi enunciati in azioni concrete, misurabili e sostenibili nel tempo.
Nel complesso, si tratta di un documento utile per stimolare il dibattito e orientare lo sviluppo futuro dell’ecosistema della sintesi delle evidenze, nella tradizione di impegno metodologico che caratterizza la Cochrane Collaboration.

Questa rubrica propone Documenti sanitari, linee guida, linee di indirizzo o di intenti di interesse pediatrico commentati a cura dell’ Associazione Culturale Pediatri. Potete inviare le vostre osservazioni ai documenti scrivendo a: redazione@quaderniacp.it. Le vostre lettere verranno pubblicate sul primo numero utile.
1. Pediatra di Famiglia, Pisogne (BS)
2. Pediatra di Famiglia, Reggio Emilia
3. Pediatra Endocrinologa, Ferrara
Commento a: “The Risk of Intra-Familial Stigmatisation in Family-Based Treatment of Childhood Obesity. A Position Statement of the European Childhood Obesity Group”
Lo stigma è una forma di disapprovazione sociale o discriminazione verso chi si discosta dalle norme percepite; nel caso del peso, colpisce persone con sovrappeso o con obesità, viste negativamente rispetto all’ideale sociale di magrezza, particolarmente enfatizzato nelle società occidentali. Lo stigma crea un rapporto asimmetrico di potere, in cui chi stigmatizza, etichettando l’ altro, esercita influenza e controllo, mentre chi riceve l’ etichetta subisce esclusione o svalutazione. L’interiorizzazione si verifica quando gli individui stigmatizzati adottano il punto di vista negativo esterno ricevuto, rivolgendolo a sé stessi e ad altri membri del loro gruppo. Lo stigma familiare interiorizzato si verifica quando i membri della famiglia fanno propri i punti di vista negativi della società e finiscono per riprodurli in casa, nei confronti di sé stessi ed anche dei figli. Nella maggior parte dei casi non è intenzionale: può essere già presente in famiglia oppure nascere, e talvolta intensificarsi, come effetto collaterale della partecipazione a un intervento sanitario di cura dell’ obesità basato sulla famiglia. I bambini e gli adolescenti in eccesso ponderale sono spesso soggetti a stigma del peso da parte di coetanei, insegnanti, tutori, genitori e familiari, ciò riduce benessere, autoefficacia e motivazione a mantenere comportamenti salutari. I bambini sono più vulnerabili degli adulti con conseguenze psicosociali gravi, specialmente se lo stigma proviene dalla famiglia ed è precoce e per questo è fondamentale offrire loro sostegno e protezione [1]. Come sottolinea la dichiarazione ufficiale dell’European Childhood Obesity Group [2], lo Stigma del peso intra-familiare è un fenomeno complesso e poco studiato, che può essere involontariamente facilitato dagli interventi terapeutici, trasformando così buone intenzioni in dinamiche di attrito e conflitto, con conseguente percezione di incoerenza o mancanza di sostegno all’interno della famiglia. I genitori, temendo lo stigma esterno e il bullismo, spesso esercitano pressione sui figli affinché perdano peso; e questo atteggiamento può trasformarsi in forme inconsapevoli di stigmatizzazione domestica [3]. Lo stigma agito dai genitori è particolarmente doloroso. Quando i bambini interiorizzano la responsabilità del loro peso, possono sviluppare sentimenti di colpa e vergogna, che generano conseguenze emotive, cliniche e psico-sociali destinate a persistere anche in età adulta [4]. Se non riconosciuto e gestito adeguatamente, lo stigma familiare non solo compromette l’efficacia delle cure, ma rischia anche di compromettere la salute mentale e la qualità della vita futura dei ragazzi. Uno studio quantitativo longitudinale ha mostrato che gli adolescenti si sentono stigmatizzati in famiglia quando percepiscono che madri o padri sono eccessivamente preoccu-
pati per il loro peso [5]. Spesso i genitori cercano di nascondere o negare l’ obesità quando i bambini sono piccoli, per proteggerli, tuttavia man mano che i bambini crescono, gli stessi genitori sono più schietti nell’incoraggiarli ad assumersi responsabilità per ottenere una perdita di peso. I meccanismi dello stigma del peso intra-familiare sono sottili e possono verificarsi anche nelle famiglie in cui i genitori desiderano sinceramente fare tutto il possibile per aiutare i propri figli [5]. È estremamente difficile per i genitori tradurre le proprie preoccupazioni in un supporto ottimale alla cura dei figli. Pertanto, quando i professionisti affrontano la terapia dell’ obesità lo stigma del peso intra-familiare va considerato con una maggiore consapevolezza sia dello stigma implicito e/o esplicito del professionista e dei familiari sia dei dilemmi morali che i genitori affrontano.
Quando si invitano le famiglie al trattamento dell’ obesità dobbiamo considerare bene alcuni fattori (Box) e in particolare che:
- Le conseguenze di una forte attenzione al “peso”, che fa sì che questo diventi il centro dell’ intervento, e rischi di dividere i membri della famiglia in chi “deve” cambiare peso e chi “non ne ha bisogno”, ostacolando un autentico coinvolgimento familiare e la sostenibilità delle nuove abitudini.
- La narrazione dell’ obesità in famiglia, che se vissuta come una “lotta senza possibilità di vittoria” da genitori che si sentono inefficaci e scoraggiati, porterà ad un senso di impotenza, tristezza, ridotta motivazione e autolesionismo [6]
1. Tanas R, Gil B, Marsella M, Nowicka P, Pezzoli V, Phelan SM, Queirolo S, Stanford FC, Pettoello-Mantovani M, Bernasconi S. Addressing Weight Stigma and Weight-Based Discrimination in Children: Preparing Pediatricians to Meet the Challenge. J Pediatr. 2022;248:135-6.e3.
2. Hoeeg D, Grabowski D, Torbahn G, Handjieva-Darlenska T, Luszczki E, Vlachopapadopoulou E, Vania A, Thivel D, Weghuber D, Braet C. The Risk of Intra-Familial Stigmatisation in Family-Based Treatment of Childhood Obesity. A Position Statement of the European Childhood Obesity Group. Pediatr Obes. 2025 Sep 8:e70054.
3. Hoeeg D, Frohlich KL, Christensen U, Grabowski D. Mechanisms of Stigmatization in Family-Based Prevention and Treatment of Childhood Overweight and Obesity. Children (Basel). 2023;10:1590.
4. Czepczor-Bernat K, Mikulska M, Matusik P. Analysis of Blame, Guilt, and Shame Related to Body and Body Weight and Their Relationship with the Context of Psychological Functioning Among the Pediatric Population with Overweight and Obesity: A Systematic Review. Nutrients. 2025;17:1763.
5. Lessard LM, Puhl RM, Larson N, Simone M, Eisenberg ME, Neumark-Sztainer D. Parental Contributors to the Prevalence and Long-term Health Risks of Family Weight Teasing in Adolescence. J Adolesc Health. 2021;69:74-81.
6. Saunders LA, Jackson B, Gibson LY, et al. (2023). ‘It’s been a lifelong thing for me’: parents’ experiences of facilitating a healthy lifestyle for their children with severe obesity. BMC Public Health, 2023;23(1):1176.

Box. Punti chiave per ridurre lo stigma intra-familiare e migliorare l’esito delle cure dell’obesità nell’ambulatorio pediatrico
1. Non rinviamo la comunicazione della diagnosi, ma impariamo a farla al meglio, con una formazione completa sulla relazione terapeutica, sulla cura dell’ obesità in età evolutiva e sullo stigma del peso, per ottenere la maggior collaborazione di tutta la famiglia. Cominciamo in punta di piedi, chiedendo il permesso ed usando un linguaggio che non ferisca.
2. Focalizziamo l’attenzione e il discorso sulla salute e sul benessere della famiglia intera. Gli obiettivi non dovrebbero essere la perdita di peso, ma i comportamenti salutari.
3. Evitiamo sensi di colpa o vergogna, che ostacolano le cure e fanno sentire inadeguati e inefficaci, anzi usiamo le nostre conoscenze aggiornate per ridurre quelli di cui sono già portatori.
Sosteniamo genitori e bambini nel modificare gradualmente le loro abitudini, attraverso piccoli passi concordati, possibili per loro, per costruire insieme una “famiglia più sana”, aiutandoli a ridurre i conflitti emergenti in famiglia, anziché ignorarli o banalizzarli. Questa conflittualità tende ad associarsi a un maggior rischio di abbandono dei percorsi di cura, riducendone l’ efficacia.
4. Ricordiamo che i genitori possono avere livelli diversi di motivazione alle cure e che, in molte famiglie, sono presenti anche fratelli e altri membri. Questo può generare conflittualità, soprattutto quando i fratelli sono molto più grandi o molto più piccoli. Se i cambiamenti nelle abitudini alimentari non vengono condivisi da tutta la famiglia, il bambino può percepirli come ingiusti o fastidiosi, e lo stesso può accadere al secondo genitore o ai fratelli, se non vengono coinvolti adeguatamente. In questi casi, il rischio è che il bambino con obesità si senta solo: “colpevolizzato”, anziché sostenuto.
5. Individuiamo con i genitori i contesti in cui è difficile mantenere abitudini sane (scuola, casa dei nonni, attività ricreative, vacanze) per valutarne possibili adattamenti ed aiutiamoli a cercare supporti esterni (ad esempio il gruppo classe o la società sportiva) per un coinvolgimento non stigmatizzane.

A cura di Giacomo Toffol e Vincenza Briscioli
Gruppo ACP Pediatri per Un Mondo Possibile
La salute infantile si costruisce negli ambienti in cui i bambini vivono, crescono e apprendono. Una recente revisione internazionale promossa dalla Björn Steiger Stiftung, che ha raccolto evidenze provenienti da numerosi contesti urbani europei e nordamericani, rafforza le evidenze a favore delle Zone 30 come misura efficace per migliorare sicurezza stradale, vivibilità urbana e qualità ambientale. Il dato richiama con forza un principio ormai centrale nella sanità pubblica: le scelte urbanistiche e di mobilità non rappresentano soltanto decisioni infrastrutturali, ma veri interventi di prevenzione primaria. Le evidenze raccolte in questo numero confermano che le esposizioni ambientali precoci influenzano profondamente sviluppo e salute lungo tutto l'arco della vita. Inquinamento atmosferico, rumore, contaminanti chimici, qualità dell'ambiente urbano e indoor, accesso al verde e sistemi alimentari emergono come determinanti interconnessi della salute del bambino. In questo contesto, il ruolo del pediatra non si limita a riconoscere i rischi, ma si estende alla promozione di consapevolezza, prevenzione e accompagnamento educativo, aiutando bambini e famiglie a comprendere le sfide ambientali senza generare disimpegno o paralisi. Proteggere la salute dei più piccoli significa oggi ampliare lo sguardo oltre la malattia: prendersi cura della salute infantile significa anche contribuire a costruire ambienti più sani, equi e favorevoli allo sviluppo. In questa rivista continuiamo a riassumere sinteticamente i principali articoli pubblicati nelle riviste monitorate, tutti gli articoli e gli editoriali ritenuti degni di attenzione vengono elencati divisi per argomento, con un sintetico commento. Questo numero si basa sul controllo sistematico delle pubblicazioni di gennaio e febbraio 2026.
Children's health is shaped by the environments in which they live, grow and learn. A recent international review commissioned by the Björn Steiger Stiftung, which gathered evidence from numerous urban contexts across Europe and North America, strengthens the case for 30 km/h zones as an effective measure for improving road safety, urban liveability and environmental quality. This finding strongly underscores a principle that is now central to public health: urban planning and mobility choices are not merely infrastructural decisions, but genuine primary prevention measures. The evidence gathered in this issue confirms that early-life environmental exposures profoundly influence development and health throughout the lifespan. Air pollution, noise, chemical contaminants, urban and indoor environmental quality, access to green spaces and food systems emerge as interconnected determinants of children's health. In this context, the paediatrician's role is not limited to recognising risks, but extends to promoting awareness, prevention, and educational support, helping children and families to understand environmental challenges without fostering disengagement or paralysis. Protecting the health of young children today means looking beyond illness: caring for children's health also means helping to build healthier, fairer and more development-friendly environments. As always, we provide a summary of the main articles published in the monitored journals, listing all selected articles and editorials by topic, with brief commentary. This issue is based on the systematic monitoring of publications from January and February 2026.

:: Cambiamento climatico
1. Adolescenti e cambiamento climatico: come si costruisce il senso di responsabilità morale tra contesto sociale, preoccupazione e distacco
:: Inquinamento atmosferico
1. Il ruolo dell'inquinamento atmosferico, delle variazioni stagionali e della luce solare nelle allergie alimentari infantili: una revisione sistematica e una metanalisi
2. Associazioni longitudinali tra inquinamento atmosferico e sviluppo cerebrale negli adolescenti
3. Verso un'aria più pulita: esposizione al PM2.5 e disparità tra i vari servizi di assistenza all'infanzia in Inghilterra
:: Inquinamento da sostanze chimiche non atmosferiche
1. Esposizione alle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) e tempistica del menarca: una revisione sistematica e metanalisi
2. Additivi plastici nei prodotti per la cura della pelle dei bambini. Uno screening mirato
3. Plastificanti tradizionali ed emergenti nelle aule della scuola materna: identificazione innovativa delle fonti e valutazione dell'esposizione
4. Dalle micro alle macro plastiche: strumenti giuridici per contrastare l'inquinamento plastico a livello nazionale, europeo e internazionale
5. Interazioni tra farmaci e microplastiche nei suoli: una revisione critica delle nuove dinamiche di co-contaminazione
6. Rischio di esposizione al piombo e scelte nel consumo di acqua a Chicago: risultati dello studio CO-OP
7. Effetto interattivo dell'esposizione al rame e dello status socioeconomico sullo sviluppo cognitivo dei bambini in età prescolare
8. Esposizione ad arsenico, cadmio, piombo, mercurio e PFAS durante la gravidanza o l'allattamento e rispettive concentrazioni nel latte materno: revisione sistematica
9. Esposizione all'arsenico e funzionalità tiroidea nei bambini di età compresa tra i 5 e i 7 anni in Bangladesh
10. Esposizione a pesticidi agricoli con attività di interferenza endocrina nel periodo prenatale e caratteristiche del ciclo mestruale nelle adolescenti latine in California
:: Rumore
1. Rumore del traffico stradale e metilazione del DNA nel sangue dalla nascita all'infanzia: una meta-analisi epigenomica su larga scala
:: Ambienti naturali
1. Famiglia, natura e successo scolastico: il ruolo mediatore e moderatore del contatto con la natura e del verde residenziale
2. Esposizione al verde in gravidanza, inquinamento atmosferico e peso alla nascita: quali sono le finestre più sensibili e i gruppi più vulnerabili in un contesto di esposizioni multiple
3. Crescere nella natura: una responsabilità che attraversa le generazioni
:: Psicologia ambientale
1. Percezione del rischio climatico e comportamenti ambientali negli adolescenti: una dinamica reciproca
:: Miscellanea
1. Promuovere un'agricoltura resiliente al clima e la sicurezza alimentare attraverso l'alimentazione scolastica
2. Dermatite atopica e ambiente domestico: evidenze da un contesto rurale sudafricano
3. Ambiente Urbano nella prima infanzia e morfologia cerebrale nei preadolescenti
:: Approfondimenti
• La rappresentazione della natura dei bambini italiani
• Contaminazione chimica e microbiota
Riviste monitorate
American Journal of Public Health
American Journal of Respiratory and Critical Care medicine
American Journal of Epidemiology
Archives of Diseases in Childhood
Brain & Development
British Medical Journal
Child: Care, Health and Development
Environmental and Health
Environmental Health Perspectives
Environmental International
Environmental Pollution
Environmental Research
Environmental Sciences Europe
European Journal of Epidemiology
International Journal of Environmental Research and Public Health
International Journal of Epidemiology
JAMA (Journal of American Medical Association)
JAMA Pediatrics
Journal of Environmental Psychology
Journal of Epidemiology and Community Health
Journal of Pediatrics
NeuroToxicology
Neurotoxicology and Teratology
New England Journal of Medicine
Pediatrics
The Lancet
Revisione delle riviste e testi a cura di: Vincenza Briscioli, Laura Brusadin, Sabrina Bulgarelli, Ilaria Mariotti, Federico Marolla, Annamaria Sapuppo, Vittorio Scoppola, Mara Tommasi, Giacomo Toffol, Elena Uga.
Pediatri per Un Mondo Possibile
Gruppo di studio sulle patologie correlate all’ inquinamento ambientale dell’ Associazione Culturale Pediatri (ACP) mail: pump@acp.it

Cosa aggiungono questi studi: indicazioni pratiche
• Cambiamento climatico: L'intervento del pediatra non è solo informativo: deve agire sulla consapevolezza, rendendo il rischio percepibile e sostenendo il senso di efficacia personale nei bambini e negli adolescenti. Non basta trasmettere conoscenze: è necessario evitare sia disinteresse sia eco-ansia, orientando verso azioni semplici e quotidiane. I bambini sono già consapevoli della crisi ambientale: nei loro disegni emergono emozioni, preoccupazioni e una crescente visione pessimistica del futuro. La scuola e i pediatri devono accompagnare queste rappresentazioni, trasformando eco-ansia e preoccupazione in consapevolezza, responsabilità e possibilità concreta di azione
• Connessione con la natura: si costruisce nel tempo e richiede il coinvolgimento dei genitori. È un determinante di salute e sviluppo, capace di ridurre l'ansia e favorire apprendimento e benessere, soprattutto nei contesti urbani più poveri di verde.
• Inquinamento atmosferico: l'esposizione agli inquinanti atmosferici fin dalle prime fasi della vita ha effetti duraturi, coinvolgendo non solo la salute respiratoria ma anche lo sviluppo cerebrale e gli esiti cognitivi ed emotivi. Proteggere i bambini dall'inquinamento significa agire lungo tutto il corso di vita, con benefici che vanno oltre la prevenzione immediata. Poiché l'esposizione colpisce di più i contesti urbani e svantaggiati, ridurre l'inquinamento è anche una priorità di equità per tutelare i più vulnerabili.
• Ambiente urbano: influenza lo sviluppo fin dalla gravidanza. Il verde favorisce esiti migliori, mentre traffico, inquinamento e rumore possono avere effetti sfavorevoli anche su base biologica. Il verde urbano svolge un ruolo protettivo, attenuando l'impatto dell'inquinamento, in particolare del PM2.5. Promuovere ambienti più sani - aumentando il verde e riducendo traffico ed esposizioni - è un intervento concreto per sostenere sviluppo e salute, soprattutto nei contesti più svantaggiati.
• Alimentazione scolastica: le mense scolastiche possono rappresentare molto più di un semplice servizio nutrizionale. Se integrate con filiere agricole locali, diventano strumenti di promozione della salute, sostenibilità e resilienza climatica. Per il pediatra, questo richiama l'importanza di considerare l'alimentazione infantile non solo in chiave clinica, ma anche nelle sue dimensioni ambientali e sociali. Investire nella refezione scolastica significa infatti agire simultaneamente su prevenzione, equità e salute planetaria.
• Fattori ambientali e patologie allergiche: il pediatra ha un ruolo centrale nell'identificare i rischi ambientali e nel promuovere interventi semplici su casa, ambiente e stili di vita per prevenire precocemente le patologie allergiche. Anche nei contesti rurali, esposizioni modificabili come fumo passivo, inquinanti e muffe aumentano il rischio, mentre l'esposizione solare può avere un effetto protettivo, in un'interazione complessa tra ambiente domestico e fattori climatici. Il rumore del traffico emerge come fattore ambientale indipendente, capace di influenzare la metilazione del DNA e con possibili effetti su salute mentale e cardiometabolica
• Metalli pesanti, pesticidi, PFAS, bisfenoli e parabeni: le esposizioni ambientali precoci, già dalla gravidanza, possono avere effetti duraturi su sviluppo endocrino, tiroideo, riproduttivo e puberale, anche a basse dosi. Questi effetti si amplificano con la vulnerabilità sociale e possono trasferirsi al neonato (es. tramite latte materno), rendendo essenziale ridurre le esposizioni senza rinunciare ai benefici dell'allattamento e orientare scelte alimentari più sicure. Interferenti endocrini come PFAS, bisfenoli e parabeni possono inoltre alterare precocemente il microbiota, che emerge come sensore delle esposizioni e possibile target di prevenzione.
• Microplastiche: ridurre l'esposizione alle microplastiche nei bambini è una priorità che richiede interventi a monte su produzione ed emissioni. Nella pratica quotidiana, prodotti per l'infanzia e ambienti come le scuole rappresentano fonti rilevanti, soprattutto per l'esposizione combinata a più sostanze. Azioni semplici - ridurre la plastica, scegliere materiali più sicuri e migliorare la pulizia delle superfici - possono già offrire una protezione significativa.
Cambiamento climatico
1. Adolescenti e cambiamento climatico: come si costruisce il senso di responsabilità morale tra contesto sociale, preoccupazione e distacco
Questo lavoro mostra come il senso di responsabilità morale dei giovani adulti verso il cambiamento climatico sia associato a fattori socio-ecologici e psicologici, in particolare alla connessione con la natura e alle norme genitoriali. Un elemento rilevante è la preoccupazione climatica rivolta al mondo e alle generazioni future, che media parzialmente la relazione tra questi fattori e la responsabilità morale. La ricerca ha utilizzato un approccio quantitativo, coinvolgendo un campione di 619 studenti delle scuole superiori svedesi (età 16-20 anni) nel 2023. Gli autori hanno esaminato come fattori socio-ecologici (connessione con la natura e norme genitoriali) e psicologici (preoccupazione e strategie di coping) si associno alla responsabilità morale, considerando anche le differenze di genere. Per quanto riguarda i fattori socio-ecologici, sia la connessione con la natura sia la percezione di comportamenti pro-ambientali da parte dei genitori risultano positivamente associate al senso di responsabilità morale. La preoccupazione per il clima media parzialmente queste relazioni. Il legame tra comportamento dei genitori e responsabilità è più forte nei ragazzi, mentre nelle ragazze l'effetto di mediazione della preoccupazione nel rapporto tra natura e responsabilità risulta più marcato. Il ricorso al distacco (evitare temporaneamente pensieri legati al cambiamento climatico) è risultato debolmente e positivamente associato alla responsabilità
senza modificare la relazione tra preoccupazione e responsabilità, potrebbe configurarsi come un meccanismo difensivo, ma richiede cautela interpretativa. Da un punto di vista pratico, questi risultati suggeriscono il possibile ruolo della connessione con la natura, del modello genitoriale e di una gestione equilibrata della preoccupazione nel sostenere lo sviluppo della responsabilità morale nei giovani, pur nei limiti di uno studio trasversale. Inoltre gli autori suggeriscono che rafforzare la connessione con la natura nei contesti scolastici potrebbe contribuire allo sviluppo del senso di responsabilità. Tra i punti di forza si segnalano il campione ampio, l'inquadramento teorico integrato e l'uso di modelli statistici avanzati; tra i limiti, il disegno trasversale che non consente inferenze causali, l'uso di misure autoriferite e la limitata generalizzabilità del contesto studiato.
° A. Rikner Martinsson et al: Understanding late adolescents' moral responsibility for climate change: The role of social-ecological factors, worry, and distancing. Journal of Environmental Psychology, Volume 109, 2026, 102879, ISSN 0272-4944.
1. Il ruolo dell'inquinamento atmosferico, delle variazioni stagionali e della luce solare nelle allergie alimentari infantili: una revisione sistematica e una metanalisi
La metanalisi conclude che lo sviluppo delle allergie alimentari (FA) nell'infanzia può essere influenzato in modo significativo da

una complessa interazione tra inquinanti atmosferici, fattori climatici ed esposizione solare. In particolare, l'esposizione a particolato sottile (PM2.5) e biossido di azoto (NO2), insieme alla presenza di muffe domestiche e alla nascita nei mesi freddi, aumenta il rischio di sensibilizzazione allergica. Al contrario, l'esposizione alla luce solare agisce come un importante fattore protettivo. Lo studio consiste in una revisione sistematica e metanalisi di 21 studi osservazionali (coorte, caso-controllo e trasversali) selezionati da database internazionali come PubMed, Embase, Scopus e Web of Science. La popolazione totale analizzata comprende 729.565 partecipanti. È emerso come l'esposizione al PM2.5 sia associata a un rischio maggiore di FA, specialmente nei paesi sviluppati (OR 1.34). Anche l'esposizione al NO2 ha mostrato un legame significativo (OR 1.09) con lo sviluppo di FA. Non sono invece emerse associazioni globali significative per PM10 e SO2 L'esposizione a muffa o umidità in casa incrementa il rischio (OR 1.51) così come vivere a latitudini elevate (lontano dall'equatore) (OR 1.15). I bambini nati in autunno o inverno presentano un rischio sensibilmente più alto di sviluppare FA rispetto a quelli nati in primavera o estate (OR 1.35). L'esposizione solare è stata confermata come fattore preventivo (OR 0.97), probabilmente legato alla sintesi di vitamina D. I risultati di questa review suggeriscono come la prevenzione delle allergie alimentari infantili richieda un approccio multifattoriale. È fondamentale implementare politiche per la riduzione degli inquinanti atmosferici e migliorare la salubrità degli ambienti interni, eliminando muffe e umidità. I medici dovrebbero monitorare con maggiore attenzione i bambini nati nei mesi freddi o residenti in aree urbane inquinate, promuovendo al contempo una sicura e regolare esposizione solare come strategia preventiva a basso costo per mitigare il rischio allergico.
° Yihao Xue et al: The role of air pollution, seasonal variations, and sunlight in childhood food allergy: A systematic review and meta-analysis, Environmental Research, Volume 288, Part 1, 2026, 123215, ISSN 0013-9351.
2. Associazioni longitudinali tra inquinamento atmosferico e sviluppo cerebrale negli adolescenti
L'inquinamento atmosferico rappresenta una sfida globale per la salute pubblica con effetti significativi sulla salute fisica e neurologica. Il particolato fine (PM2.5), il biossido di azoto (NO2) e l'ozono (O3) possono causare infiammazione sistemica, stress ossidativo e compromissione dell'integrità della barriera ematoencefalica. Gli adolescenti, in un periodo critico della maturazione cerebrale che coinvolge il "pruning" (potatura sinaptica) e la mielinizzazione, possono essere particolarmente vulnerabili a tali esposizioni. Questo studio ha utilizzato i dati di 10.947 partecipanti allo studio Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD), la più grande coorte statunitense di adolescenti analizzati nell'ambito neuroevolutivo, per indagare le associazioni tra l'esposizione combinata a PM2.5, NO2 e O3 e lo spessore corticale nel tempo. Lo studio ABCD ha reclutato oltre 11.000 bambini in 21 siti geografici negli Stati Uniti. Le stime dell'esposizione sono state ricavate dall'indirizzo di residenza geocodificato collegato ai dati di monitoraggio dell'aria raccogliendo i dati al tempo basale (età 9-10 anni) e i dati di neuroimaging (RM) al basale, al secondo anno e al quarto anno di follow-up con la parcellizzazione corticale in 68 regioni. Sono stati utilizzati modelli lineari a effetti misti per valutare le associazioni tra esposizione a in-
quinanti e spessore corticale, aggiustando per fattori confondenti demografici e socioeconomici come reddito familiare, livello di istruzione dei genitori, urbanizzazione, età, sesso. Una maggiore esposizione a PM2.5 e NO2 è stata associata a un assottigliamento corticale accelerato nelle regioni frontali e temporali, aree importanti per la funzione esecutiva e l'elaborazione socio-emotiva. L'O3 ha mostrato un'associazione minima con la morfologia corticale suggerendo meccanismi di azione differenti o minore impatto sulla corteccia. La maggiore vulnerabilità di queste regioni riflette la loro plasticità e il ruolo nello sviluppo di capacità esecutive, attenzione e regolazione emotiva. Le differenze tra inquinanti evidenziano che NO2, associato al traffico, potrebbe avere meccanismi più diretti di neurotossicità, come stress ossidativo e infiammazione, mentre O3 potrebbe agire attraverso vie diverse. Questi risultati suggeriscono che l'inquinamento atmosferico può alterare le traiettorie dello sviluppo neurologico nell'adolescenza, con potenziali implicazioni per gli esiti cognitivi ed emotivi. Gli autori riconoscono anche alcuni limiti in questo studio. Le stime di esposizione si basano su dati di residenza e non su altre variabili, come l'esposizione a scuola o in altri ambienti. La selezione di covariate è limitata e potrebbero esserci altri fattori confondenti come condizioni meteorologiche o fattori socioeconomici non misurati. La ricerca si concentra su tre inquinanti, ma altri contaminanti potrebbero influenzare i risultati. La ricerca suggerisce comunque che le politiche di riduzione dell'inquinamento potrebbero favorire uno sviluppo cerebrale più sano, ma sono necessari studi con follow-up più lunghi e valutazioni funzionali. Per chiarire le conseguenze a lungo termine.
° Calvin A. Jara, Scott A. Jones, Bonnie J. Nagel. Longitudinal associations between air pollution and adolescent gray matter development: Insights from the ABCD study. Environmental Research. 2026;289:123333. ISSN 0013-9351.
3. Verso un'aria più pulita: esposizione al PM2.5 e disparità tra i vari servizi di assistenza all'infanzia in Inghilterra È noto che l'inquinamento atmosferico rappresenta un rischio significativo soprattutto per la salute dei bambini piccoli, in particolare nelle aree urbane e svantaggiate. I bambini trascorrono gran parte del loro tempo all'interno delle scuole, dove i livelli di inquinanti dipendono per una quota compresa tra il 74% e l'89% dai livelli esterni. I ricercatori si sono chiesti se le aree limitrofe alle scuole dell'infanzia avessero concentrazioni diverse di inquinanti a seconda della zona in cui sono ubicate, del tasso di povertà e di diversa etnia residente. Sono state esaminate le variazioni di PM2.5 nei dintorni di oltre 15.000 scuole della prima infanzia in Inghilterra dal 2018 al 2022 (circa 80% situate in area urbana), associandole poi con indicatori di povertà e di deprivazione sociale e di diversità etnica (zone con presenza di popolazione bianca oltre il 50% vs presenza di etnie asiatiche, nere o miste oltre il 50%). I risultati hanno mostrato una graduale riduzione temporale dell'inquinamento in tutte le aree (-18%), raggiungendo valori al di sotto di quelli raccomandati dalle linee guida inglesi (< 10 cgr/mc), ma al di sopra del target dell'OMS (<5 mcgr/mc). Si sono evidenziate significative disparità nelle concentrazioni di PM2.5 nelle aree più svantaggiate, urbane e "non bianche", disparità che sono rimaste costanti nel tempo. Lo studio mostra come le aree con livelli più elevati di deprivazione socioeconomica spesso coincidano con regioni caratterizzate da un maggiore traffico o attività industriale, con conseguenti

livelli elevati di inquinamento atmosferico. Inoltre, le disuguaglianze socioeconomiche influenzano ulteriormente l'esposizione dei bambini all'inquinamento atmosferico, incidendo sugli ambienti in cui vivono, giocano e frequentano la scuola. Sono auspicabili misure per ridurre le emissioni e l'esposizione, tra cui programmi "no engine idling" (divieto di mantenere il motore acceso durante la sosta), riduzione delle emissioni provenienti da caldaie e cucine, creazione di strade scolastiche, aggiunta di barriere verdi, promozione della mobilità attiva e sperimentazione di sistemi di filtrazione dell'aria interna. Studio innovativo e su larga scala sull'esposizione a PM2.5 nei servizi per l'infanzia in Inghilterra, con dati longitudinali (2018–2022) e confronto tra modelli che evidenzia variabilità nelle stime. I limiti riguardano l'uso di dati modellizzati e aggregati, difficoltà nell'interpretazione temporale, mancata valutazione di altri inquinanti e assenza di dati individuali sui bambini. Ulteriori criticità includono la sovrapposizione tra fattori socio-economici e ambientali e lacune nei dati, che richiedono cautela nell'interpretazione e ulteriori studi.
° Joana Cruz et al: Towards cleaner air: PM2.5 exposure and disparities around childcare providers in England, Environmental Research, Volume 288, Part 1, 2026, 123172, ISSN 0013-9351.
Inquinamento da sostanze chimiche non atmo-
1. Esposizione alle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) e tempistica del menarca: una revisione sistematica e metanalisi
L'articolo analizza la possibile relazione tra l'esposizione alle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) e l'età di comparsa del menarca. Negli ultimi anni è cresciuta l'attenzione scientifica verso i PFAS perché possono agire come interferenti endocrini, cioè sostanze in grado di alterare il funzionamento del sistema ormonale. Tra i possibili effetti studiati vi è l'influenza sullo sviluppo puberale femminile, in particolare sul momento in cui avviene il menarca, un importante indicatore della salute riproduttiva. L'età del menarca è determinata da fattori genetici ma anche da fattori ambientali, nutrizionali e socioeconomici; variazioni troppo precoci o troppo tardive possono essere associate a diversi problemi di salute nel corso della vita. Per chiarire il ruolo dei PFAS, gli autori hanno realizzato una revisione sistematica e una metanalisi seguendo le linee guida PRISMA. Sono stati analizzati studi osservazionali pubblicati nelle principali banche dati scientifiche. Sono stati inclusi 14 studi, provenienti principalmente da Europa e Nord America, con diversi disegni di studio (coorti longitudinali, studi trasversali e studi caso-controllo). Le sostanze PFAS più frequentemente esaminate sono state PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA, misurate generalmente nel siero. I risultati della metanalisi mostrano un'associazione positiva tra l'esposizione a PFOA e PFOS e un ritardo nell'età del menarca, soprattutto negli studi longitudinali in cui l'esposizione avviene dopo la nascita. In questi casi, un aumento dei livelli di queste sostanze è stato associato a un leggero ritardo nell'inizio delle mestruazioni. Al contrario, negli studi trasversali o in quelli che valutavano l'esposizione prenatale non è stata osservata un'associazione significativa. Inoltre, per altri PFAS analizzati (PFHxS e PFNA) non
sono emerse relazioni evidenti con l'età del menarca. Gli autori sottolineano tuttavia che i risultati devono essere interpretati con cautela. Gli studi disponibili mostrano una notevole eterogeneità dovuta a differenze nel disegno degli studi, nelle popolazioni analizzate, nei livelli di esposizione e nei metodi statistici utilizzati. Inoltre, alcuni fattori di confondimento, come caratteristiche materne o condizioni socioeconomiche, sono stati considerati in modo diverso tra i vari studi, rendendo difficile un confronto diretto dei risultati. In conclusione, la revisione suggerisce che l'esposizione ai PFAS, in particolare a PFOA e PFOS, potrebbe contribuire a un ritardo del menarca, ma le evidenze disponibili non sono ancora definitive.
° Cavicchio L. et al: Exposure to per- and polyfluoroalkyl substances (PFAS) and timing of menarche: A systematic review and meta-analysis. Environ Res. 2026 Feb 15;291:123596.
2. Additivi plastici nei prodotti per la cura della pelle dei bambini. Uno screening mirato Questo studio documenta una diffusa presenza di additivi plastici (PA), sia storici sia emergenti, nei prodotti per la cura dell'infanzia. Sebbene l'esposizione cutanea stimata per i singoli composti risulti generalmente bassa - da 3 a 8 ordini di grandezza inferiore alle dosi di riferimento - l'elevata frequenza di rilevamento e la copresenza di numerose sostanze, inclusi i prodotti di trasformazione, delineano un quadro di complessità chimica che merita attenzione. La sensibilità della pelle dei neonati e i loro meccanismi di disintossicazione immaturi rendono gli effetti cumulativi e di miscela una potenziale minaccia per la salute durante le fasi critiche dello sviluppo. I ricercatori hanno analizzato 55 prodotti commerciali (lozioni, talco e detergenti) utilizzando un approccio analitico integrato. La metodologia ha combinato il "suspect screening" (ricerca delle sostanze chimiche "sospette") basato sulla spettrometria di massa ad alta risoluzione (HRMS), utilizzando un elenco di 987 sostanze chimiche, con la "quantificazione target" (misura specifica della concentrazione o della quantità di specifiche sostanze) per confermare e misurare i composti identificati. Sono stati rilevati 121 additivi plastici, di cui oltre 20 segnalati per la prima volta in questa categoria di prodotti, inclusi plastificanti emergenti e prodotti di trasformazione di antiossidanti e stabilizzatori UV. La concentrazione totale mediana è stata di 3.220 ng/g. Le classi di composti più rappresentate sono risultate i plastificanti non ftalici (1.090 ng/g), seguiti dagli esteri organofosfati (289 ng/g) e dagli stabilizzatori UV (227 ng/g). Lozioni idratanti e talco hanno mostrato livelli di PA significativamente più elevati rispetto ai prodotti da risciacquo (shampoo-doccia), suggerendo che la tipologia di prodotto influenzi il carico chimico totale. Questi risultati indicano la necessità di una sorveglianza normativa più rigorosa e di una migliore distinzione tra additivi intenzionali e contaminanti accidentali (come quelli derivanti dall'imballaggio). È essenziale sviluppare alternative più sicure e condurre studi approfonditi sugli effetti delle miscele chimiche per mitigare i rischi sanitari e proteggere i neonati da esposizioni potenzialmente tossiche durante la crescita.
° Xiaolin Liang et Suspect screening of plastic additives in baby skincare products, Environment International, Volume 208, 2026, 110137, ISSN 0160-4120.

3. Plastificanti tradizionali ed emergenti nelle aule della scuola materna: identificazione innovativa delle fonti e valutazione dell'esposizione
L'esposizione indoor ai plastificanti rappresenta un rischio crescente per lo sviluppo infantile. Tuttavia, i loro profili di contaminazione, le fonti e le principali vie di esposizione a oggi non sono del tutto chiare. Questo studio ha valutato le concentrazioni di vari derivati plastici e la loro diffusione in 30 classi di scuola materna selezionate casualmente nella città di Zhengzhou, in Cina, tra luglio e agosto 2024. Le aule prese in considerazione sono state pulite due volte al giorno da personale qualificato, garantendo un'igiene eccellente (le ispezioni in loco hanno confermato una presenza minima di particolato e nessun accumulo di polvere visibile). I plastificanti noti ed emergenti sono stati ricercati su diverse componenti ambientali (aria, superfici di contatto come tavoli e sedie, pareti, pavimenti, armadi, letti, tende ecc). I risultati hanno rivelato che un plastificante emergente, il 2,2,4-trimetil-1.3-pentandiolo diisobutirrato, era predominante nella fase gassosa (mediana: 1.304 ng/m3), mentre un plastificante tradizionale, il di(2-etilesil) ftalato, presentava le concentrazioni più elevate nelle particelle (54.9 ng/m3), nella polvere (624 μg/g) e su tavoli e sedie (rispettivamente 258 e 134 μg/m3). Le superfici interne (ad esempio, scrivanie e sedie) hanno agito come importanti serbatoi di plastificanti, dove il contatto frequente con i bambini (>50 volte/ora) ha interferito sull'equilibrio aria-superficie, facilitando contemporaneamente la ridistribuzione dei plastificanti sulle superfici. Tra le fonti, pavimenti e letti sono stati identificati come principali contribuenti (27%-59%), anche pareti e tende hanno mostrato contributi inaspettatamente elevati (fino al 29%). Infine, le dosi di esposizione sono state calcolate su quattro vie: inalazione, assorbimento cutaneo, ingestione di polvere e contatto superficie-mano-bocca. In particolare, la via superficie-mano-bocca è stata identificata come una via importante per plastificanti a bassa volatilità e persino la via dominante per alcuni composti emergenti, il che necessiterebbe di ulteriori studi. Questi risultati supportano la necessità di strategie di mitigazione efficaci: la rimozione o l'evitamento dei materiali di origine plastica rappresenta l'approccio più diretto per ridurre i plastificanti negli ambienti interni, e una pulizia più frequente delle superfici ad alto contatto può ridurre ulteriormente l'esposizione dei bambini. Lo studio presenta alcuni limiti legati all'uso di modelli per stimare le concentrazioni in particelle e polvere, che potrebbero sovrastimare l'esposizione, e a un'analisi delle fonti limitata ai principali arredi e materiali, senza includere attività quotidiane potenzialmente rilevanti. La valutazione dell'esposizione si concentra inoltre sui percorsi esterni, evidenziando il ruolo del contatto superficie-mano-bocca, ma senza integrare dati di esposizione interna. Nonostante ciò, lo studio propone un approccio innovativo per identificare le fonti e i percorsi di esposizione ai plastificanti indoor, aprendo la strada a ricerche future più complete e raffinate.
° Yatai Li et al: Legacy and emerging plasticizer profiles in kindergarten classrooms: innovative source identification and exposure assessment, Environment International, Volume 207, 2026, 109980, ISSN 0160-4120.
4. Dalle micro alle macro plastiche: strumenti giuridici per contrastare l'inquinamento plastico a livello nazionale, europeo e internazionale
La diffusione ubiquitaria della plastica nell'ambiente ha sollevato preoccupazioni significative riguardo all'integrità degli ecosistemi, ai rischi per la salute umana e all'adeguatezza degli attuali sistemi normativi. Questo articolo propone un'analisi approfondita, di tipo giuridico e di policy, delle risposte regolatorie all'inquinamento da microplastiche a livello nazionale, dell'Unione Europea (UE) e internazionale. In particolare, ricostruisce l'evoluzione dei quadri normativi che disciplinano le microplastiche, partendo dai primi strumenti non vincolanti (soft law) e da regolazioni settoriali frammentate, fino ad arrivare a forme di legislazione più complete e cogenti, culminate nella restrizione REACH del 2023 sulle microparticelle polimeriche sintetiche. L'analisi mette in luce alcune criticità giuridiche e scientifiche fondamentali, tra cui l'eterogeneità delle definizioni relative alle microplastiche, la tensione tra promozione dell'innovazione e applicazione del principio di precauzione, nonché le persistenti difficoltà nel rendere omogenei i meccanismi di applicazione delle norme tra diverse giurisdizioni. Il lavoro confronta inoltre gli sviluppi normativi dell'UE con le iniziative internazionali parallele, come gli emendamenti alla Convenzione di Basilea sui rifiuti plastici e i negoziati in corso per un trattato globale vincolante sull'inquinamento da plastica. Un'ulteriore parte dell'analisi è dedicata alle complessità del commercio internazionale delle plastiche e ai dilemmi politici che esso comporta, in particolare rispetto alla coerenza normativa e al rispetto delle regole. Un esempio emblematico è il bando cinese all'importazione di rifiuti plastici (2018). Per anni molti Paesi ad alto reddito esportavano grandi quantità di plastica verso la Cina per il riciclo; con il divieto, questi flussi si sono rapidamente spostati verso Paesi del Sud-Est asiatico (es. Malesia, Vietnam, Thailandia), spesso con minore capacità di gestione. Il risultato è stato un aumento di pratiche come discariche incontrollate e combustione illegale. Questo caso mostra bene la complessità: una misura nazionale efficace per ridurre l'inquinamento interno può generare effetti a catena globali, evidenziando incoerenze normative e difficoltà nel garantire standard ambientali uniformi tra Paesi. L'interazione tra legislazioni nazionali e governance ambientale transfrontaliera rivela un quadro disomogeneo, caratterizzato da disallineamenti normativi, lacune lungo il ciclo di vita delle plastiche e debolezza degli strumenti internazionali. In assenza di standard condivisi e meccanismi efficaci di controllo, il rischio è che le politiche ambientali non riducano l'inquinamento, ma ne determinino una redistribuzione geografica. Infine, l'articolo individua opportunità chiave per migliorare la governance multilivello attraverso una progettazione normativa più efficace. Inserendo gli strumenti giuridici all'interno di quadri di policy più ampi, offre indicazioni strategiche per rafforzare le risposte regolatorie all'inquinamento da microplastiche in un mondo sempre più interconnesso e sottoposto a vincoli ambientali. La vera opportunità è passare da un sistema frammentato e reattivo a una governance integrata, preventiva e basata su evidenze, capace di agire lungo l'intero ciclo di vita della plastica.
° Moloi, M.S. Et al: From micro to macro: legal tools for combating plastic pollution at national, EU, and international levels. Environ Sci Eur 38, 22 (2026).

5. Interazioni tra farmaci e microplastiche nei suoli: una revisione critica delle nuove dinamiche di co-contaminazione La presenza simultanea di composti farmaceutici (PCs) e microplastiche (MPs) negli ambienti del suolo rappresenta una sfida ambientale significativa ma ancora poco studiata, con implicazioni critiche per la salute del suolo, la sostenibilità agricola e le vie di esposizione umana. La co-contaminazione da microplastiche e farmaci introduce infatti una nuova dimensione del rischio ambientale: non più esposizioni isolate, ma sistemi complessi in cui le microplastiche agiscono da vettori, modificando biodisponibilità, persistenza e effetti biologici dei contaminanti. Questo rende i modelli attuali di valutazione del rischio inadeguati e impone un approccio integrato, con implicazioni dirette per la salute pubblica e in particolare per le popolazioni più vulnerabili come i bambini. Nonostante la diffusa co-contaminazione dovuta a vie di ingresso sovrapposte, gli attuali sistemi di valutazione del rischio considerano questi contaminanti separatamente, rischiando di sottostimare i rischi ambientali combinati. Questa revisione è stata condotta per mappare le tendenze della ricerca e sintetizzare le conoscenze attuali sulle interazioni tra PCs e MPs negli ambienti del suolo, analizzando i comportamenti individuali, i meccanismi di interazione e gli effetti combinati sui processi del suolo e sulle attività biologiche. I suoli agricoli rappresentano importanti serbatoi, nei quali i PCs mostrano una persistenza variabile che va da pochi giorni a diversi anni, mentre le MPs alterano proprietà chiave del suolo, tra cui la ritenzione idrica e i pattern di aggregazione. Mentre gli studi in ambiente acquatico dimostrano che le MPs possono trasportare i PCs attraverso processi di adsorbimento e co-trasporto, la ricerca in ambiente terrestre è ancora limitata e mostra risultati complessi e talvolta contrastanti riguardo all'influenza delle MPs sui tassi di dissipazione dei PCs. L'analisi bibliometrica ha evidenziato che gli studi specifici sui suoli rappresentano solo il 19% della ricerca sulle interazioni PCs–MPs, con significative disparità geografiche nell'attenzione scientifica, soprattutto nelle regioni aride e semi-aride, dove i rischi di contaminazione sono più elevati. Importanti limiti metodologici, tra cui l'eccessivo utilizzo di sistemi sperimentali semplificati, la breve durata delle esposizioni e il focus su un singolo composto farmaceutico, ostacolano la comprensione del comportamento reale in condizioni ambientali. Le principali priorità di ricerca includono lo sviluppo di protocolli analitici standardizzati, scenari di esposizione realistici, studi di campo a lungo termine e l'esplorazione dei meccanismi di interazione in diversi tipi di suolo e condizioni climatiche. Affrontare questo crescente problema di co-contaminazione richiede un approccio interdisciplinare volto a sviluppare sistemi integrati di valutazione del rischio e politiche basate sull'evidenza, capaci di proteggere la salute del suolo e garantire la sostenibilità agricola a livello globale.
° Shabib, A. Et al: Pharmaceutical-microplastic interactions in soil environments: a critical review of emerging co-contamination dynamics. Environ Sci Eur 38, 46 (2026).
di analizzare i fattori che possono nuocere alla salute orale. Il campione era costituito prevalentemente da persone residenti in quartieri economicamente emarginati, l'arruolamento è stato effettuato tra il 2022 e il 2023. Tra i risultati principali segnaliamo che il 65% dei genitori arruolati in questo studio non dà mai acqua del rubinetto ai propri figli, il 20% lo fa occasionalmente e solo il 14 % utilizza abitualmente quest'acqua, senza differenze significative in base al livello di reddito o di istruzione. La scelta sembra essere guidata soprattutto da preoccupazioni per la sicurezza dell'acqua, seguite da problemi percepiti di qualità (gusto o aspetto) o da una preferenza per altre fonti, come l'acqua confezionata. Gli autori hanno verificato se le percezioni legate alla sicurezza dell'acqua fossero legate a un rischio reale, utilizzando un indice di rischio di esposizione al piombo a livello di quartiere, costruito sulla base dell'età delle abitazioni e degli indicatori socioeconomici; le scelte dei genitori non sono risultate associate a questo indice: il timore legato alla sicurezza dell'acqua non sembra quindi riflettere un rischio ambientale misurabile, ma piuttosto una percezione soggettiva del rischio. Lo studio evidenzia l'importanza di comprendere le percezioni e decisioni dei genitori riguardo al tipo di acqua utilizzata per i bambini che, almeno in questo campione limitato, non sono guidate da rischi reali per la salute ma solo da percezioni soggettive. Sarebbero auspicabili analisi simili anche nella popolazione delle regioni italiane, dato che l'utilizzo delle acque confezionate non è privo di rischi per la salute e conoscere preferenze e motivazioni della popolazione che afferisce ai nostri ambulatori potrebbe servire per programmare campagne mirate di educazione alimentare.
° CRNOSIJA, Natalie; et al. Potential Lead Risk and Water Consumption Behavior in the Chicago Area: A Coordinated Oral Health Promotion (CO-OP) Study Analysis. International Journal of Environmental Research and Public Health, 2026, 23.2: 193.
7. Effetto interattivo dell'esposizione al rame e dello status socioeconomico sullo sviluppo cognitivo dei bambini in età prescolare
6. Rischio di esposizione al piombo e scelte nel consumo di acqua a Chicago: risultati dello studio CO-OP Gli autori di questo studio hanno valutato le preferenze nel consumo idrico in 331 diadi genitore-bambino arruolati in uno studio di coorte di Chicago effettuato con l'obiettivo primario
Lo studio analizza come i livelli plasmatici di rame (Cu) nei bambini e lo status socioeconomico familiare (SES) interagiscano nel determinare il rischio di anomalie cognitive in età prescolare. Si tratta di uno studio trasversale che utilizza i dati di follow-up della China National Birth Cohort, condotta presso il Centro di Salute Materno-Infantile di Ma'anshan (provincia di Anhui). Il campione finale comprende 1.031 coppie madre-bambino reclutate tra il 2017 e il 2018. Lo sviluppo cognitivo è stato valutato a 36 mesi con le Bayley Scales of Infant and Toddler Development - Third Edition (BSID-III), che esplorano 5 domini: cognizione, comunicazione ricettiva, comunicazione espressiva, motricità fine e motricità grossolana. I livelli plasmatici di Cu sono stati misurati tramite spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente (ICP-MS), con una concentrazione mediana di 1062.8 µg/L. Il SES familiare è stato costruito come indice composito basato su reddito, istruzione e occupazione dei genitori. Un SES basso si associa ad un rischio significativamente aumentato di anomalie nella cognizione (OR=2.56), nella comunicazione ricettiva (OR=2.87), in quella espressiva (OR=1.77) e nella motricità fine (OR=2.57). Anche livelli medi e alti di Cu risultano associati ad un maggiore rischio di anomalie cognitive e nella comunicazione espressiva rispetto ai livelli bassi. Il dato più rilevante dello studio è la sinergia tra i due fattori di rischio.

I bambini con livelli medi di Cu e basso SES mostrano un rischio di anomalie cognitive quasi 10 volte superiore rispetto al gruppo di riferimento (basso Cu/alto SES; OR=9.88). Nei bambini con alti livelli di Cu e basso SES il rischio sale ulteriormente fino a OR=14.35, con intervalli di confidenza ampi, ma statisticamente significativi. Un effetto sinergico si osserva anche per la comunicazione espressiva. Gli autori ipotizzano che bambini con basso SES siano esposti a fonti ambientali di Cu più elevate (ad esempio tubature in rame), abbiano una minore protezione nutrizionale (carenza di zinco e antiossidanti) e siano soggetti a stress cronico con elevazione del cortisolo, fattore che a sua volta aumenta le concentrazioni di Cu e amplifica la neurotossicità da metallo. Tuttavia, lo studio mostra dei limiti: misura il Cu plasmatico totale e non la frazione libera biologicamente attiva. Inoltre, il SES è stato rilevato in epoca prenatale, mentre Cu e cognizione sono stati misurati a 3 anni. Infine, la dimensione campionaria relativamente contenuta determina intervalli di confidenza molto ampi nelle analisi stratificate. Lo studio è il primo a documentare un'interazione significativa tra esposizione al Cu e SES sullo sviluppo cognitivo prescolare, sottolineando la necessità di integrare fattori ambientali e sociali nelle strategie di salute pubblica per la tutela del neurosviluppo infantile precoce.
° Zhen H. et al: Interactive effect of children's copper exposure and socioeconomic status on preschoolers' cognitive development, NeuroToxicology, Volume 112, 2026, 103377, ISSN 0161-813X.
8. Esposizione ad arsenico, cadmio, piombo, mercurio e PFAS durante la gravidanza o l'allattamento e rispettive concentrazioni nel latte materno: revisione sistematica
Questa review analizza la relazione tra l'esposizione materna a contaminanti ambientali e la loro presenza nel latte umano, e conclude che una maggiore esposizione materna a piombo, mercurio, PFOA e PFOS durante la gravidanza o l'allattamento è correlata a concentrazioni significativamente più elevate di tali contaminanti nel latte umano. Al contrario, le prove riguardanti l'arsenico (totale e inorganico) e il cadmio sono risultate limitate, inconsistenti e inconcludenti, impedendo di stabilire una chiara relazione statistica per questi metalli. La review ha incluso 48 articoli derivanti da 46 studi (16 coorti prospettiche e 30 studi trasversali) condotti in 25 paesi classificati con un Indice di Sviluppo Umano (HDI) "alto" o "molto alto". Gli autori hanno consultato i principali database medici (come MEDLINE ed Embase) fino ad aprile 2025. L'esposizione è stata misurata attraverso l'analisi di campioni biologici quali sangue intero, siero, plasma, urine e capelli. I risultati evidenziano una correlazione fra esposizione materna e concentrazione nel latte moderata per piombo, PFOA e PFOS, e bassa per il mercurio. I dati relativi all'esposizione derivante specificamente dal cibo sono limitati e spesso contraddittori; ad esempio, la correlazione tra consumo di prodotti ittici e livelli di mercurio nel latte materno non è risultata costante tra i diversi studi analizzati. Questi dati suggeriscono la necessità di interventi mirati a ridurre l'esposizione materna ai contaminanti (sia attraverso fonti alimentari che ambientali). Una ridotta esposizione potrebbe diminuire direttamente il carico di sostanze tossiche trasmesse ai neonati durante una fase critica dello sviluppo. È auspicabile l'implementazione di programmi di monitoraggio e screening clinico per le persone in gravidanza, attualmente poco diffusi. Inoltre, è fondamentale fornire raccomandazioni dietetiche precise (come la scelta di
pesce a basso contenuto di metilmercurio), bilanciando i rischi dei contaminanti con i benefici nutrizionali e immunologici insostituibili dell'allattamento al seno. La ricerca futura dovrà concentrarsi su isomeri emergenti di PFAS e sull'integrazione di dati dietetici più dettagliati.
° Lauren E. O'Connor et al: Arsenic, cadmium, lead, mercury, and PFAS exposure during pregnancy or lactation and respective concentrations in human milk: Systematic review, Environmental Research, Volume 290, 2026, 123433, ISSN 0013-9351.
9. Esposizione all'arsenico e funzionalità tiroidea nei bambini di età compresa tra i 5 e i 7 anni in Bangladesh L'arsenico è un contaminante ambientale diffuso con preoccupanti effetti per la salute pubblica a livello globale. Le evidenze sperimentali suggeriscono che l'arsenico possa interferire con il sistema endocrino durante alcune finestre critiche dello sviluppo; tuttavia, i dati epidemiologici sugli effetti tiroidei nella prima infanzia rimangono limitati. Questo studio ha valutato l'associazione trasversale tra l'esposizione all'arsenico e i livelli di tiroxina libera (fT4) in 496 bambini di età compresa tra 5 e 7 anni arruolati nella coorte del progetto di ricerca ambientale sulla salute infantile del Bangladesh (BiRCH). L'esposizione all'arsenico è stata valutata utilizzando le concentrazioni di arsenico totale nelle urine e nelle unghie dei piedi. I livelli sierici di fT4 sono stati misurati mediante un kit ELISA. Le associazioni con la fT4 sono state stimate utilizzando modelli di regressione lineare multivariata aggiustati per età, sesso, indice di massa corporea ed esposizione al fumo passivo. I risultati hanno evidenziato che le concentrazioni mediane di arsenico nelle urine e nelle unghie dei piedi erano rispettivamente di 88.0 μg/L (intervallo interquartile [IQR]: 127.4) e 1.7 μg/g (IQR: 2.0). I bambini nel quartile più alto di esposizione all'arsenico presentavano livelli di fT4 significativamente più elevati rispetto a quelli nel quartile più basso, sia per l'arsenico urinario (β = 0,09; IC 95%: 0.005–0.17) che per quello nelle unghie dei piedi (β = 0.10; IC 95%: 0.03–0.17). È stata osservata una significativa tendenza dose-risposta tra i quartili, suggerendo una potenziale relazione lineare. In conclusione, questi risultati sembrano suggerire che la funzionalità tiroidea possa essere sensibile alla tossicità dell'arsenico nella prima infanzia. Sono necessari studi longitudinali per valutare gli effetti a lungo termine dell'esposizione all'arsenico nella prima infanzia sulla funzione tiroidea nel corso della vita. Lo studio, basato su un ampio campione (n=496), utilizza biomarcatori a breve e lungo termine, includendo una misura innovativa dell'esposizione cronica tramite unghie, e mostra risultati coerenti tra i diversi indicatori. L'ampia variabilità dei livelli di esposizione consente una valutazione solida della relazione dose-risposta. Tuttavia, il disegno trasversale limita la possibilità di stabilire nessi causali e relazioni temporali. Non si può escludere un confondimento residuo, in particolare per lo stato iodico non valutato e altri fattori ambientali o dietetici. La mancata misurazione di T3, TSH e TRH riduce inoltre la comprensione complessiva della funzione tiroidea. Nel complesso, i risultati suggeriscono possibili effetti su crescita e neuro-sviluppo e richiamano l'urgenza di politiche preventive e linee guida pediatriche sull'esposizione ad arsenico
° Ni, Y., Balakumar, P., Islam, T. et al. Cross-sectional association of arsenic exposure with thyroid function in Bangladeshi children aged 5 to 7 years. Environ Health 25, 9 (2026).

10. Esposizione a pesticidi agricoli con attività di interferenza endocrina nel periodo prenatale e caratteristiche del ciclo mestruale nelle adolescenti latine in California
Lo studio conclude che l'esposizione prenatale a pesticidi agricoli può influenzare il sistema endocrino (EDC) e le caratteristiche del ciclo mestruale durante l'adolescenza. In particolare dai risultati emerge un'associazione significativa tra l'esposizione materna al methomyl, un insetticida della classe dei carbammati, e una maggiore probabilità di sviluppare flussi mestruali abbondanti nelle figlie all'età di 16 anni. La ricerca ha coinvolto 273 adolescenti latino-americane residenti nella Salinas Valley, in California, partecipanti allo studio CHAMACOS. L'esposizione prenatale è stata stimata collegando gli indirizzi di residenza delle madri durante la gravidanza al database californiano sull'uso dei pesticidi (PUR), analizzando l'impiego di 11 principi attivi entro un raggio di 1 km dalle abitazioni. All'età di 16 anni, le ragazze hanno completato questionari su regolarità, durata del ciclo, intensità del flusso e dolore mestruale. Nel modello a singola esposizione, ogni raddoppio del methomyl prenatale è stato associato a un aumento del 29% della probabilità di flusso abbondante (OR 1.29). Tale legame è rimasto robusto nel modello bayesiano con una probabilità superiore al 95% che l'associazione fosse reale. Sono state osservate anche probabilità elevate di associazione tra l'esposizione alla permetrina e l'aumento del dolore mestruale, e tra l'oxydemeton-methyl e l'uso frequente di farmaci antidolorifici. Poiché le caratteristiche del ciclo mestruale sono considerate indice di salute generale, flussi abbondanti e dolore possono indicare condizioni sottostanti come l'endometriosi o disturbi emorragici. Queste problematiche hanno un impatto negativo diretto sulla qualità della vita, causando stress, anemia e assenteismo scolastico. Questi risultati sottolineano la necessità di politiche di protezione ambientale per ridurre l'esposizione prenatale alle sostanze chimiche e suggeriscono l'importanza di ulteriori ricerche per tutelare la salute mentale e riproduttiva delle future generazioni. Lo studio presenta diversi punti di forza, tra cui il disegno longitudinale, la stima oggettiva dell'esposizione tramite database ufficiali e l'uso di modelli bayesiani per analizzare le miscele di pesticidi. Tuttavia, i risultati vanno interpretati con cautela per la numerosità relativamente limitata rispetto alla complessità delle analisi e alla bassa frequenza di alcuni esiti, la possibile misclassificazione dell'esposizione (limitata alla residenza) e la natura auto-riferita degli esiti. Inoltre, la generalizzabilità è limitata a popolazioni simili e non si può escludere la presenza di confondimento residuo.
° PAUL, Jillian, et al. Prenatal residential proximity to endocrine-disrupting agricultural pesticides and menstrual cycle characteristics among Latina adolescents in California. American Journal of Epidemiology, 2026, 195.2: 326-334.
1. Rumore del traffico stradale e metilazione del DNA nel sangue dalla nascita all'infanzia: una meta-analisi epigenomica su larga scala
Il rumore del traffico è il secondo fattore di "stress" ambientale in Europa, associato a disturbi cardiovascolari, metabolici e del neurosviluppo. L'ipotesi dei ricercatori è che l'esposizione cronica al
rumore attivi percorsi di risposta allo stress che lasciano "tracce" epigenetiche, potenzialmente spiegando i meccanismi biologici alla base di questi effetti sulla salute. Lo studio ha analizzato i dati di sei coorti di nascita europee (BAMSE, Generation R, HELIX, INMA, LISA, PIAMA), includendo un totale di 1.477 neonati (sangue del cordone ombelicale); 1.129 bambini (4-6 anni); 2.065 bambini (8-10 anni). I ricercatori hanno stimato l'esposizione al rumore agli indirizzi residenziali durante tre finestre temporali: prenatale, infanzia (fino a 1 anno) e recente (12 mesi prima del prelievo). Sebbene, dopo la correzione per test multipli non siano emerse associazioni statisticamente significative a livello di singoli siti di metilazione (DMP) sull'intero genoma, l'analisi ha comunque evidenziato segnali rilevanti. In questo contesto, sono stati identificati 46 siti di metilazione "suggestivi" (DMP), cioè segnali non sufficientemente robusti da raggiungere la significatività a livello genomico ma potenzialmente rilevanti. Tra questi, il sito cg09400092, associato al gene SSTR1 (coinvolto nella regolazione del sistema somatostatinergico), è stato confermato in una coorte indipendente (ALSPAC) in relazione all'esposizione recente tra gli 8 e i 10 anni. Inoltre, l'analisi a livello regionale ha identificato 93 regioni con variazioni significative della metilazione (DMR) con significatività statistica. Alcune di queste coinvolgono geni rilevanti per la salute, come HTR2A, recettore della serotonina associato alla risposta allo stress e alla salute mentale, e CDH13, implicato nella regolazione cardiometabolica e nel disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Le associazioni sono rimaste stabili anche dopo aver corretto i modelli per fattori confondenti come il fumo materno e, soprattutto, l'inquinamento atmosferico (polveri sottili e nerofumo), suggerendo che l'impatto del rumore sia indipendente da altri inquinanti legati al traffico. I risultati forniscono prove suggestive che l'esposizione al rumore del traffico stradale sia associata a cambiamenti nei profili di metilazione del DNA nel sangue dei bambini. Questi cambiamenti epigenetici potrebbero rappresentare il "ponte" biologico tra l'ambiente rumoroso in cui un bambino cresce e lo sviluppo di future patologie. Lo studio si distingue per l'ampio campione, la valutazione oggettiva e modellizzata dell'esposizione al rumore e la disponibilità di dati epigenomici su larga scala in diverse fasi della crescita, analizzati con un approccio armonizzato. Tuttavia, i risultati vanno interpretati con cautela per la natura esplorativa delle associazioni, i limiti nella stima dell'esposizione, il possibile confondimento residuo e il disegno osservazionale. Inoltre, la complessità dell'esposizione al rumore e la limitata generalizzabilità richiedono ulteriori studi per chiarire i meccanismi biologici e i nessi causali.
° Yu Z, et al. Road traffic noise exposure and blood DNA methylation at birth and in childhood: An epigenome-wide meta-analysis. Environ Int. 2026;207:109976.
Ambienti naturali
1. Famiglia, natura e successo scolastico: il ruolo mediatore e moderatore del contatto con la natura e del verde residenziale Lo studio sottolinea l'importanza congiunta dei fattori familiari e ambientali nel determinare il successo scolastico in età evolutiva e suggerisce che il contatto con la natura possa rappresentare un intervento accessibile e a basso costo, soprattutto nei contesti

urbani meno dotati di verde. Gli autori esaminano il ruolo del contatto con la natura come mediatore nella relazione tra gli atteggiamenti familiari verso la natura e il successo scolastico dei bambini, considerato in termini di coinvolgimento nell'apprendimento, ansia e rendimento accademico. Attraverso un disegno longitudinale triennale su un campione di 429 bambini, i risultati evidenziano che il contatto con la natura media significativamente tali relazioni, atteggiamenti familiari più favorevoli sono associati a un maggiore contatto con la natura, che a sua volta si associa a minore ansia, maggiore coinvolgimento e migliori risultati scolastici. Inoltre, il verde residenziale entro un raggio di 500-1.000 metri sembra influenzare la relazione tra contatto con la natura e rendimento scolastico. In particolare, nei contesti con minore disponibilità di verde, il contatto con la natura assume una funzione compensativa, associandosi a migliori esiti accademici. Complessivamente, lo studio sottolinea l'importanza congiunta dei fattori familiari e ambientali nel determinare il successo scolastico in età evolutiva. Nonostante l'interesse dei risultati, lo studio presenta alcuni limiti. Il disegno osservazionale, pur con struttura longitudinale, non consente di stabilire relazioni causali e non esclude possibili fattori confondenti (es. stili genitoriali). L'assenza di una misura basale del rendimento scolastico limita la valutazione degli effetti nel tempo. Gli atteggiamenti familiari verso la natura sono riportati dai bambini e quindi riflettono una percezione soggettiva. Inoltre, i risultati derivano da contesti urbani cinesi e la loro generalizzabilità è incerta. Non sono stati considerati altri fattori potenzialmente rilevanti, come gli atteggiamenti dei bambini verso la natura (es. connessione con la natura) o altre forme di esposizione ambientale, in particolare gli spazi blu. Infine, l'indice NDVI misura la quantità ma non la qualità o l'accessibilità del verde e il contatto con la natura può sovrapporsi ad altre attività (es. attività fisica), rendendo difficile isolarne gli effetti specifici.
° Jingyi Zhang et al: The family-nature-school success pathway: Longitudinal mediation by nature contact and moderation by residential green space, Journal of Environmental Psychology, Volume 109, 2026, 102871, ISSN 0272-4944.
2. Esposizione al verde in gravidanza, inquinamento atmosferico e peso alla nascita: quali sono le finestre più sensibili e i gruppi più vulnerabili in un contesto di esposizioni multiple Da questo lavoro emerge come l'esposizione al verde residenziale durante la gravidanza sia positivamente associata a un maggiore peso alla nascita, agendo come fattore protettivo anche in presenza di inquinamento atmosferico. I ricercatori hanno analizzato i dati di 798.071 nascite nel Michigan tra il 2007 e il 2016. L' esposizione al verde residenziale è stata misurata tramite l'indice NDVI (Normalized Difference Vegetation Index) entro aree ad una certa distanza (270m e 1230m) dalle abitazioni materne. Il modello ha integrato stime settimanali di PM2.5, NO2 e O3, controllando variabili come temperatura, stagionalità, caratteristiche materne e stato socioeconomico (SES). Dai risultati è emerso come l'esposizione al verde sia in grado di mitigare gli effetti dannosi del particolato sottile (PM2.5), suggerendo che le soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions) possano ridurre l'impatto degli inquinanti ambientali sulla salute neonatale. In particolare, ogni aumento dell'intervallo interquartile (IQR) dell'NDVI nell' area distante 270m è risultato associato a un incremento di 12.3 g nel peso alla nascita. Mentre le concen-
trazioni di NO2 e PM2.5 sono risultate associate a una riduzione del peso alla nascita, l'impatto negativo del PM2.5 è risultato massimo nelle aree meno verdi (-21.3 g), risultando invece attenuato o nullo nelle zone con alta densità di vegetazione. Questi risultati supportano l'attuazione di politiche di forestazione urbana e creazione di parchi come interventi di sanità pubblica per migliorare la resilienza bio-psicosociale delle donne in gravidanza. Gli interventi dovrebbero dare priorità ai quartieri con basso SES e scarsa vegetazione per massimizzare i benefici e ridurre le disuguaglianze nelle nascite. Inoltre, i medici potrebbero includere il contatto con la natura nelle raccomandazioni cliniche per favorire uno sviluppo fetale ottimale. Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui una possibile imprecisione nella stima dell'esposizione, l'assenza di dati sulle abitudini quotidiane, il rischio di associazioni casuali dovuto ai test multipli e una certa sensibilità dei modelli alle scelte metodologiche. Tra i punti di forza, spicca l'analisi dinamica delle esposizioni lungo la gravidanza, che ha permesso di individuare finestre di maggiore suscettibilità. Inoltre, i risultati sono rafforzati dalla considerazione simultanea di più esposizioni ambientali e dall'aggiustamento per numerosi fattori individuali e socio-economici.
° Melissa Fiffer, Mercedes A. Bravo, Dominique Zephyr, Joshua L. Tootoo, Charlotte Roscoe, Grete Wilt, Rafiga Gasymova, Peter James, Marie Lynn Miranda. Prenatal greenness, air pollution, and birthweight: Assessing sensitive windows of exposure and sub-populations in a multi-exposure setting. Environment International. 2026;208:110079. ISSN 0160-4120.
3. Crescere nella natura: una responsabilità che attraversa le generazioni
Negli ultimi anni, la connessione con la natura è emersa come un determinante rilevante di salute e benessere, non solo psicologico ma anche comportamentale e ambientale. Non si tratta semplicemente di "stare all'aria aperta", ma di sviluppare un senso di appartenenza, familiarità e relazione con il mondo naturale, che si associa a maggiore benessere e a comportamenti più sostenibili. Questo studio condotto a Hong Kong su oltre 2.300 diadi genitore-bambino propone un modello innovativo per comprendere come questa connessione si costruisca: non in modo casuale o individuale, ma attraverso un vero e proprio processo intergenerazionale. Il dato centrale è semplice quanto potente, i bambini sviluppano una maggiore connessione con la natura quando fanno esperienza diretta di ambienti naturali. Ma queste esperienze non sono neutre: dipendono in larga misura dalle scelte, dalle abitudini e dalla sensibilità dei genitori. E, a loro volta, queste scelte sono influenzate dalle esperienze che i genitori stessi hanno vissuto durante la propria infanzia. Si delinea così una catena: l'infanzia dei genitori, la loro relazione attuale con la natura e le opportunità offerte ai figli che determinano la connessione dei figli con la natura. Questo modello aiuta a superare una visione individualistica dello sviluppo e introduce una prospettiva più ampia, in cui la relazione con l'ambiente si trasmette, o si perde nel tempo. Il lavoro conferma anche un punto cruciale per la pediatria: l'esperienza concreta conta più di ogni intervento teorico. Non bastano l'educazione ambientale o le informazioni; ciò che realmente incide è il tempo trascorso in natura, la possibilità di esplorare, giocare, osservare. In questo senso, il ruolo dei genitori è determinante: sono loro a decidere se il bambino andrà al parco o resterà davanti a uno schermo. Le implicazioni sono

rilevanti. Se la connessione con la natura è un fattore protettivo per la salute e un driver di comportamenti sostenibili, allora promuoverla diventa un obiettivo di salute pubblica. Tuttavia, gli interventi finora si sono concentrati quasi esclusivamente sui bambini (scuola, programmi educativi), trascurando il contesto familiare. Questo studio suggerisce un cambio di paradigma ovvero per favorire la connessione con la natura nei bambini, bisogna coinvolgere i genitori. Il disegno dello studio è trasversale e non consente di stabilire con certezza la direzione causale: è possibile, ad esempio, che anche i bambini influenzino i genitori. Inoltre, le esperienze infantili dei genitori sono ricostruite a posteriori, con possibili distorsioni di memoria. Nonostante questi limiti, in un'epoca caratterizzata da crescente urbanizzazione, digitalizzazione e riduzione del contatto diretto con l'ambiente (ovvero "estinzione dell'esperienza") il rischio non è solo perdere la natura, ma perdere la relazione con essa; e questa perdita, come suggerisce il modello intergenerazionale, potrebbe amplificarsi di generazione in generazione. Promuovere il contatto con la natura nei primi anni di vita non è quindi un gesto accessorio, ma un investimento a lungo termine per la salute dei bambini, per il benessere delle famiglie e per il futuro dell'ambiente.
° Kim-Pong Tam et: Intergenerational pathway to nature connectedness, Journal of Environmental Psychology, Volume 109, 2026, 102891, ISSN 0272-4944.
1. Percezione del rischio climatico e comportamenti ambientali negli adolescenti: una dinamica reciproca Non è la conoscenza a cambiare i comportamenti, ma l'equilibrio tra percezione del rischio, valori e senso di efficacia. Questo studio longitudinale ha esaminato la relazione reciproca tra la percezione del rischio legato ai cambiamenti climatici (climate change risk perception, CCRP) e l'atteggiamento ambientale (environmental attitude, EA), oltre alla loro influenza combinata sul comportamento pro-ambientale (pro-environmental behavior, PEB) in adolescenti tra i 10 e i 14 anni (N=942) di estrazione socio-economica media, seguiti per un periodo di 18 mesi in tre aree urbane della provincia di Shandong (Cina). Utilizzando un modello cross-lagged panel, gli autori hanno evidenziato una relazione bidirezionale positiva tra CCRP ed EA. I due costrutti si rafforzano reciprocamente nel tempo, con un effetto più marcato dell'atteggiamento ambientale sulla percezione del rischio. Entrambi predicono il comportamento pro-ambientale successivo, ma in questo caso è la percezione del rischio a mostrare la maggiore forza predittiva. L'analisi delle traiettorie di sviluppo ha identificato quattro profili distinti: (1) "progressivamente disimpegnati" (livelli bassi e in calo di CCRP ed EA), (2) "sensibili al rischio ma distaccati nell'atteggiamento" (CCRP in aumento, EA in diminuzione), (3) "costantemente impegnati" (CCRP elevato e stabile, EA in crescita), e (4) "moderatamente stabili" (livelli medi e costanti di entrambe le dimensioni). È particolarmente rilevante osservare che gli adolescenti appartenenti ai gruppi "sensibili al rischio/distaccati nell'atteggiamento" e "moderatamente stabili" mostrano livelli più elevati di comportamento pro-ambientale rispetto ai "progressivamente disimpegnati", e che i primi superano anche il gruppo dei "costantemente impegnati". Nel complesso, i risultati evidenziano come i processi cognitivi euristici
(cioè rapidi ed intuitivi legati alla percezione del rischio) e quelli sistematici (più riflessivi legati agli atteggiamenti) interagiscano nel determinare il comportamento ambientale; le implicazioni sono rilevanti per la pratica educativa e preventiva. Infatti gli interventi dovrebbero essere calibrati sui diversi profili di sviluppo, promuovendo non solo conoscenze e atteggiamenti, ma anche senso di efficacia e possibilità di azione, per evitare sia il disimpegno sia il sovraccarico emotivo. La natura regionale del campione e l'utilizzo di misure auto-riferite richiedono cautela nella generalizzazione dei risultati. Nonostante ciò, lo studio offre indicazioni utili per sviluppare strategie educative sensibili alle fasi evolutive, evidenziando che interventi efficaci dovrebbero integrare percezione del rischio, atteggiamenti e senso di efficacia, adattandosi ai diversi profili degli adolescenti.
° H. Liu et al: Reciprocal dynamics of climate change risk perception and environmental attitude in early adolescence: Association with pro-environmental behavior, Journal of Environmental Psychology, Volume 109, 2026, 102868, ISSN 0272-4944.
1. Promuovere un'agricoltura resiliente al clima e la sicurezza alimentare attraverso l'alimentazione scolastica
L'articolo propone una riflessione strategica sul ruolo delle mense scolastiche come strumento non solo nutrizionale ma anche di trasformazione dei sistemi alimentari locali. Gli autori sostengono che i programmi di refezione scolastica possono diventare una leva concreta per promuovere agricoltura resiliente al clima, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale, se collegati intenzionalmente alla produzione agricola locale. I programmi di alimentazione scolastica che prevedono "pasti scolastici ecologici" offrono una piattaforma per promuovere la "sovranità alimentare", ovvero il diritto delle persone a un cibo sano e culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi ecologicamente sostenibili e il diritto di definire i propri sistemi alimentari e agricoli. I programmi nazionali di alimentazione scolastica in alcuni paesi dell'Africa sono progettati per ottimizzare il loro potenziale catalizzatore nella promozione della produzione alimentare intelligente rispetto al clima e nel miglioramento della sicurezza alimentare. Nel 2003 nell'ambito della Nuova Collaborazione dell'Unione Africana per lo Sviluppo dell'Africa (African Union's New Partnership for Africa's Development) venne lanciato il modello HGSF (home-grown school feeding, ovvero alimentazione scolastica domestica) che spostò l'attenzione dei decisori politici dagli aiuti alimentari e dalle importazioni, verso l'approvvigionamento alimentare localizzato e lo sviluppo rurale. Da allora i programmi di alimentazione scolastica, in particolare l'HGSF, in diversi paesi a basso reddito rappresentano una promettente strada per integrare pratiche agricole sensibili al livello nutrizionale con iniziative di adattamento e mitigazione climatica. Nel quadro proposto la piattaforma dei pasti scolastici e i centri di produzione alimentare sono presentati come due sistemi, ciascuno composto da componenti reciprocamente coinvolte; il sistema dei pasti scolastici comprende la progettazione del menù, l'approvvigionamento, gli orti scolastici e comunitari e le cucine scolastiche; il sistema dei siti di produzione alimentare comprende le piccole aziende agricole, gli orti domestici o comunitari, le

agroforeste e le attività ittiche. Questi modelli integrati, che coinvolgono sforzi coordinati tra i settori della salute, dell'agricoltura e della gestione ambientale, possono portare molteplici benefici, in particolare diete sane e sostenibili e produzione alimentare sostenibile. Gli autori sottolineano che affinché questi modelli siano realmente efficaci sono necessarie condizioni strutturali precise, tra cui una governance intersettoriale tra sanità, scuola, agricoltura e amministrazioni locali, adeguati investimenti logistici e infrastrutturali, politiche di approvvigionamento pubblico orientate alla sostenibilità e un adattamento flessibile ai diversi contesti territoriali. In questa prospettiva, la mensa scolastica non dovrebbe essere considerata un mero servizio assistenziale, ma un vero strumento di politica pubblica, capace di promuovere simultaneamente salute infantile, resilienza climatica e sostenibilità dei sistemi agricoli locali.
° Samrat Singh et al: Promoting climate-resilient agriculture and food security through school feeding, The Lancet Planetary Health, Volume 10, Issue 2, 2026, 101414, ISSN 2542-5196.
2. Dermatite atopica e ambiente domestico: evidenze da un contesto rurale sudafricano
La dermatite atopica (AD) è una delle più comuni patologie croniche dell'infanzia e riflette l'interazione tra predisposizione individuale e ambiente di vita. Se nei contesti urbani il ruolo dei determinanti ambientali è ampiamente documentato, nei contesti rurali le evidenze restano più limitate, nonostante condizioni abitative ed esposizioni domestiche possano rappresentare fattori rilevanti di rischio. In questo studio trasversale condotto nel distretto di Ehlanzeni, nella provincia di Mpumalanga (Sud Africa), è stata valutata la prevalenza di AD e il ruolo dei fattori domestici e ambientali in una popolazione pediatrica residente in area rurale. Sono state incluse 881 coppie caregiver-bambino (5-13 anni), utilizzando un questionario standardizzato (ISAAC, International Study of Asthma and Allergies in Childhood), ampiamente validato per lo studio delle malattie allergiche in età pediatrica, al fine di raccogliere informazioni su caratteristiche socio-demografiche, condizioni abitative e esposizioni ambientali. La prevalenza di dermatite atopica è risultata del 13.9% per i casi pregressi e del 18,6% per i casi attuali, valori comparabili a quelli riportati in contesti urbani. L'analisi ha evidenziato come alcuni fattori ambientali domestici siano significativamente associati alla presenza di AD. In particolare, l'esposizione al fumo passivo, la presenza di ristrutturazioni domestiche e l'uso di scope tradizionali per la pulizia risultano associati a un aumento del rischio. Quest'ultimo dato suggerisce un possibile ruolo dell'esposizione ad allergeni o polveri domestiche. Il parto naturale emerge invece come fattore protettivo. Questi risultati confermano che anche nei contesti rurali i determinanti ambientali giocano un ruolo rilevante nello sviluppo della dermatite atopica, probabilmente in relazione a condizioni abitative e pratiche domestiche specifiche. Tra i punti di forza dello studio vi sono l'ampiezza del campione e l'utilizzo di uno strumento validato a livello internazionale. Tuttavia, il disegno trasversale non consente di stabilire relazioni causali e la diagnosi basata su questionario può introdurre una possibile misclassificazione. In un'ottica di sanità pubblica, lo studio sottolinea la necessità di rafforzare i servizi di assistenza primaria nelle aree rurali e di sviluppare interventi educativi mirati alla riduzione delle esposizioni ambientali domestiche, con particolare attenzione alle fasi precoci della vita.
° Mbonane TP. Household and Environmental Determinants Influencing Atopic Dermatitis Among Young Rural Children in the Ehlanzeni District Municipality. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2026; 23(2):182.
3. Ambiente Urbano nella prima infanzia e morfologia cerebrale nei preadolescenti
L'ambiente urbano in cui un bambino cresce, fin dalla gravidanza, rappresenta un determinante sempre più rilevante della salute e dello sviluppo neurologico. Urbanizzazione, inquinamento e riduzione degli spazi naturali non incidono solo sul rischio di malattia, ma possono influenzare in modo più sottile la struttura stessa del cervello in età evolutiva, con possibili implicazioni a lungo termine. Questo studio analizza come le caratteristiche dell'ambiente urbano durante la gravidanza e l'infanzia influenzino la morfologia cerebrale nei preadolescenti, basandosi su studi di coorti europee. Esamina l'impatto delle esposizioni ambientali urbane, come spazi verdi, uso del suolo e inquinamento, sullo sviluppo cerebrale nei bambini. Considera fattori come inquinamento atmosferico e rumore come possibili mediatori di tali effetti. Si focalizza su come le caratteristiche dell'ambiente edificato e naturale influenzino volumi cerebrali, spessore corticale e superficie cerebrale in età preadolescenziale. Sono stati inclusi 2.895 bambini provenienti dallo studio olandese Generation R, una coorte di nascita avviata a Rotterdam tra il 2002 e il 2006. I bambini sono stati invitati a partecipare a una sessione di risonanza magnetica cerebrale (RM) quando avevano tra i 9 e i 12 anni. L'analisi è stata effettuata su coloro per i quali erano disponibili dati sull'esposizione all'ambiente edificato e agli spazi naturali urbani, insieme a scansioni RM cerebrali di alta qualità. Lo studio è stato poi replicato su 92 bambini della coorte francese PELAGIE condotta in Bretagna, Francia, tra il 2002 e il 2006. Dodici indicatori relativi all'ambiente edificato e quattro relativi allo spazio naturale urbano sono stati stimati presso gli indirizzi di residenza durante la gravidanza e l'infanzia. Come indicatori dell'ambiente edificato sono stati inclusi: densità di popolazione, edifici, incroci stradali, fermate e linee degli autobus, diversità delle strutture, percentuali di utilizzo del suolo e tipologie di strutture, diversità dell'uso del suolo e indice di pedonabilità. Per gli spazi naturali urbani, la vegetazione circostante è stata valutata utilizzando l'indice di vegetazione a differenza normalizzata (NDVI). Sono stati inclusi 7 inquinanti atmosferici: particolato, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), carbonio organico (OC), silicio, zinco e potenziale ossidativo del PM2.5. In PELAGIE, i dati sull'inquinamento atmosferico non sono stati inclusi a causa della mancanza di misurazioni disponibili. Gli esiti cerebrali includevano la sostanza grigia corticale, la sostanza bianca cerebrale, il cervelletto, il corpo calloso, i volumi delle strutture sottocorticali, lo spessore corticale e l'area superficiale valutati tra i 9 e i 12 anni, con estrazione dei volumi di 7 strutture sottocorticali. Sono stati applicati modelli di regressione multi-esposizione con selezione delle variabili basata sui dati e valutata la mediazione da parte dell'inquinamento atmosferico e del rumore del traffico stradale, aggiustando per i fattori confondenti (livello socioeconomico, origine genitoriale, stile di vita materno e caratteristiche demografiche). Nello studio Generation R, un NDVI più elevato durante la gravidanza è stato associato a un volume di materia grigia corticale inferiore. Una maggiore ricchezza di infrastrutture è stata associata a un volume maggiore del nucleo accum-

bens. Durante l'infanzia, una maggiore distanza dagli spazi blu è stata associata a un volume maggiore di materia grigia corticale, e un maggiore utilizzo del suolo per i trasporti a un ippocampo più piccolo. Non è stata osservata alcuna mediazione da parte dell'inquinamento atmosferico o del rumore del traffico stradale. Nello studio PELAGIE, le associazioni sono risultate coerenti ma non statisticamente significative. Lo spessore corticale è stato associato a diversi indicatori dell'ambiente edificato durante l'infanzia, e la presenza di verde circostante è stata collegata a una minore area superficiale in specifiche regioni corticali. I risultati suggeriscono che l'esposizione precoce agli ambienti urbani può influenzare la morfologia cerebrale, con contributi distinti da parte di spazi verdi, spazi blu e fattori legati all'ambiente edificato. La presenza di spazi verdi e la diversità di strutture urbane possono supportare uno sviluppo cerebrale più sano, mentre ambienti altamente urbanizzati e con traffico intenso sono associati a alterazioni morfologiche potenzialmente dannose. Uno dei principali punti di forza di questo studio risiede nell'ampia dimensione del campione, con donne reclutate nelle prime fasi della gravidanza, che ha permesso una valutazione prospettica dei potenziali fattori confondenti dal concepimento alla preadolescenza. Inoltre, l'utilizzo di due coorti indipendenti aumenta la generalizzabilità dei risultati, anche se la dimensione ridotta del campione PELAGIE e le variabili mancanti ne limitano la generalizzabilità. Un possibile limite è rappresentato dal profilo socioeconomico medio-alto dei partecipanti, che potrebbe portare a una sottostima delle associazioni, in quanto gli effetti osservati potrebbero risultare più marcati in popolazioni più eterogenee. Inoltre, le valutazioni dell'esposizione sono state condotte esclusivamente nell'ambiente domestico, trascurando potenziali contributi rilevanti provenienti da altri contesti, quali scuole e aree ricreative.
° Anne-Claire Binter et al: Urban environment in early-life and brain morphology in preadolescents, Environmental Pollution, Volume 388, 2026, 127333, ISSN 0269-7491.
Approfondimenti
La rappresentazione della natura dei bambini italiani
A cura di Ilaria Mariotti
Secondo la psicologia ambientale, l'ambiente ha un ruolo fondamentale nella costruzione e nell'espressione dell'identità individuale, poiché lo spazio fisico in cui una persona cresce influenza profondamente l'interazione tra individuo e ambiente. La percezione ambientale riguarda la capacità di comprendere l'ambiente in cui si vive e di riconoscere l'impatto delle proprie azioni quotidiane su di esso. Numerosi studi mostrano che il contatto con la natura favorisce lo sviluppo psicologico ed emotivo dei bambini ed è associato ad atteggiamenti e comportamenti più pro-ambientali. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto attuale, segnato da gravi problematiche ambientali come il cambiamento climatico, l'inquinamento e la perdita di biodiversità. Le ricerche indicano che i bambini sono consapevoli del ruolo umano nel degrado ambientale e possono provare emozioni negative e ansia legate alla crisi ecologica, fenomeno
noto come eco-ansia. Per studiare le percezioni ambientali dei bambini, alcuni ricercatori utilizzano i disegni, considerati strumenti capaci di riflettere la loro interpretazione del mondo fisico e sociale, sia nel presente sia in prospettiva futura. Nonostante alcuni limiti metodologici, il disegno è ampiamente utilizzato nella ricerca psicologica ed educativa, poiché rappresenta per i bambini un'attività spontanea e generalmente piacevole. I disegni rappresentano per i bambini una modalità comunicativa alternativa al linguaggio verbale, permettendo loro di esprimersi superando barriere linguistiche e consentendo confronti tra gruppi con diverse abilità e lingue. Oggi il disegno non è più considerato solo uno strumento di valutazione psicologica, ma anche un mezzo di ricerca capace di cogliere le rappresentazioni, le conoscenze e le interpretazioni dei bambini su temi rilevanti ed emotivamente significativi, come le problematiche ambientali. Numerosi studi hanno analizzato specifici elementi presenti nei disegni dei bambini per comprendere la loro percezione dell'ambiente, come la presenza di elementi naturali e artificiali, segni di degrado ambientale, aspetti tecnologici, l'uso dei colori, le espressioni emotive e la disposizione spaziale degli elementi. In generale, colori vivaci e paesaggi ricchi di vegetazione sono associati a emozioni positive e speranza, mentre colori scuri, simboli di inquinamento o scenari sterili indicano preoccupazione, negatività ed eco-ansia. La presenza di persone impegnate in azioni di tutela ambientale riflette invece un senso di responsabilità e capacità di agire. Le ricerche mostrano che i bambini tendono a rappresentare sia elementi naturali sia costruiti dall'uomo, ma spesso emergono forti preoccupazioni per lo stato di salute dell'ambiente e per la crisi climatica attuale e futura. Studi precedenti evidenziano che molti bambini raffigurano problemi ambientali già nel presente e una visione ancora più pessimistica del futuro, caratterizzata da aumento di inquinamento, deforestazione e urbanizzazione. Alcuni bambini, tuttavia, immaginano un futuro positivo in cui la tecnologia svolge un ruolo chiave nella protezione dell'ambiente. Sono emerse anche differenze legate all'età e, in parte, al genere: con l'aumentare dell'età cresce la percezione negativa del futuro ambientale, mentre i risultati sulle differenze di genere sono contrastanti. Nonostante il potenziale del disegno come strumento di indagine, la ricerca su questo tema è ancora limitata, soprattutto in Europa e in Italia. Infine, questi risultati hanno importanti implicazioni educative: analizzare come i bambini rappresentano la natura nel presente e nel futuro aiuta insegnanti ed educatori a comprendere le loro emozioni, preoccupazioni ed aspettative, favorendo un dialogo che riconosca le paure legate alla crisi ambientale ma promuova al tempo stesso speranza, consapevolezza e senso di responsabilità verso un futuro sostenibile. Questo studio ha identificato 5 tipologie rappresentative di studenti in base a come rappresentano l'ambiente nei loro disegni. Il primo gruppo "Osservatori naturalistici" (Naturalistic Viewers) raffigura soprattutto ambienti naturali e mostra una visione positiva e ottimistica della natura, con pochi riferimenti all'inquinamento. Il secondo gruppo "Ambivalenti urbani" (Urban Ambivalents) si concentra principalmente su contesti urbani e tecnologici, in cui gli elementi naturali sono presenti ma marginali. Il terzo gruppo "Pessimisti ambientali" (Environmental Pessimists) esprime una visione fortemente pessimistica dell'ambiente, evidenziando degrado, inquinamento e deforestazione. Il quarto gruppo "Realisti equilibrati" (Balanced Realists) mostra una visione equilibrata del rapporto natura e città, con una comprensione più realistica e articolata delle relazioni tra esseri umani e ambiente. Infine, il


quinto gruppo Futuristi tecnologici (Tecnological Futurists) immagina scenari futuri dominati dalla tecnologia, con poca natura, riflettendo fiducia nelle soluzioni tecnologiche per affrontare i problemi ambientali.
La tabella soprastante riporta percentuali e caratteristiche di ciascun gruppo.
Il gruppo più rappresentato è quello degli "Realisti equilibrati" (30% del campione). Questa visione riflette probabilmente il contesto di vita dei bambini coinvolti, che abitano prevalentemente in aree peri-urbane, né completamente urbane né rurali. Rispetto a studi precedenti, le differenze osservate possono essere attribuite ai cambiamenti dovuti allo sviluppo urbano negli ultimi decenni, poiché i bambini tendono a rappresentare l'ambiente che conoscono direttamente. Il secondo gruppo per rappresentatività è quello degli "Ambivalenti urbani" (25%), in cui prevalgono elementi urbani e strutture artificiali, ma con una forte presenza anche di segni di degrado ambientale. Questo gruppo non esprime una visione positiva dell'urbanizzazione, bensì una tensione tra ammirazione per il progresso umano e consapevolezza dei danni ambientali causati dall'uomo. Tale ambivalenza contribuisce a spiegare l'ampia presenza di riferimenti all'inquinamento, soprattutto nei disegni di maschi e studenti più grandi. Segue il cluster degli "Osservatori naturalistic" (20%), che riflette una percezione più positiva e ottimistica della natura, e quello dei "Pessimisti ambientali" (15%), caratterizzato da una forte attenzione al degrado ambientale e all'inquinamento. Anche se quest'ultimo gruppo mostra i livelli più alti di rappresentazioni negative, elementi di degrado sono presenti anche nelle altre tipologie, suggerendo che una parte consistente dei bambini abbia una visione critica e pessimistica dell'impatto umano sull'ambiente. Il gruppo meno diffuso è quello dei "Futuristi tecnologici" (10%), in cui i bambini immaginano scenari futuri dominati dalla tecnologia, vista come possibile soluzione ai problemi ambientali. Infine, emergono differenze legate al genere e alla nazionalità: i maschi sono più presenti nella tipologia orientata alla tecnologia e all'ambiente urbano, mentre le femmine tendono a comparire maggiormente nei gruppi con una visione più naturalistica e sensibile alle problematiche ambientali. Questo studio, il primo in Italia a utilizzare l'analisi delle tipologie rappresentative sui disegni dei bambini, offre un approccio innovativo per comprendere come gli alunni delle scuole primarie rappresentano la natura. I risultati identificano cinque profili distinti evidenziando la diversità delle percezioni tra gli studenti italiani. I dati mostrano che, sebbene i bambini rappresentino alcuni problemi ambientali nel presente, una larga parte tende a esprimere una visione negativa del futuro, probabilmente influenzata dai messaggi dei media e dall'educazione scolastica riguardo alla crisi ambientale e agli effetti negativi delle azioni umane sulla natura. La tendenza
a rappresentare il futuro della natura in modo pessimista varia in base a genere, nazionalità e livello scolastico, sottolineando l'importanza di un'educazione ambientale mirata. Inoltre, i bambini più grandi tendono a riportare una visione più negativa, probabilmente perché hanno maggiore esposizione alle informazioni sulla crisi ambientale e sviluppano capacità cognitive superiori per valutarle. Differenze legate a genere ed etnia emergono dai dati e meritano ulteriori approfondimenti.
° Sofia Mastrokoukou et al: Italian children's visions of nature: A cluster analysis of environmental themes in drawings, Journal of Environmental Psychology, Volume 107, 2025, 102753, ISSN 0272-4944.
A cura di Elena Uga
Questi due studi esaminano l'impatto dei contaminanti ambientali, quali le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), i bisfenoli e i parabeni, sullo sviluppo del microbiota intestinale durante l'infanzia. Entrambe le ricerche sottolineano come l'esposizione a questi interferenti endocrini avvenga in una "finestra di opportunità" critica, ovvero i primi anni di vita, in cui la colonizzazione batterica è fondamentale per la salute immunitaria e metabolica futura. Il primo studio (Rodrigo et al., 2025) conclude come, sebbene l'esposizione cronica a bisfenoli e parabeni non alteri drasticamente la diversità globale del microbiota intestinale nei bambini, essa risulti significativamente associata a variazioni sia nella composizione dei principali gruppi batterici sia nei processi metabolici da essi svolti. Questi risultati suggeriscono che tali sostanze chimiche possano influenzare sottilmente la salute metabolica e immunitaria durante finestre critiche dello sviluppo. Il secondo studio (la scoping review di Olsen et al.,2025) conclude come l'esposizione alle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sia frequentemente collegata ad alterazioni nella composizione e nella diversità del microbiota infantile. Sebbene i risultati varino tra le diverse ricerche, emerge un modello coerente di spostamenti microbici che potrebbero avere implicazioni a lungo termine per la salute e lo sviluppo dei neonati. Nel dettaglio lo studio trasversale su Bisfenoli e Parabeni è stato condotto su 97 bambini spagnoli (4-12 anni). I livelli di 4 bisfenoli e 5 parabeni sono stati quantificati nei campioni di capelli tramite cromatografia liquida ad altissime prestazioni accoppiata alla spettrometria di massa tandem (UHPLC-MS/MS), metodo che riflette l'esposizione cronica su settimane o mesi. Il microbiota è stato analizzato sequenziando il gene 16S rRNA da campioni fecali per determinarne la composizione tassonomica. La scoping


review che ha preso in considerazione i PFAS ha invece considerato 7 studi epidemiologici con popolazioni da 30 a 789 soggetti. I PFAS sono stati misurati nel latte materno, sangue materno o sangue del cordone ombelicale e il microbiota è stato valutato tramite sequenziamento 16S rRNA o metagenomica shotgun. Nel primo studio l'esposizione è risultata onnipresente, infatti bisfenoli e parabeni totali sono stati rilevati nel 100% dei bambini presi in esame. Non sono state riscontrate differenze significative nella diversità complessiva (alfa e beta) tra gruppi a bassa e alta esposizione. Il Bisfenolo S (BPS) è risultato negativamente associato a percorsi metabolici della metionina. Per quanto riguarda i taxa batterici è stata osservata un'associazione positiva tra il genere Izemoplasmatales e il BPS, e tra il gruppo Prevotellaceae_ NK3B31 e l'etilparabene. Il genere Lachnospiraceae_UCG-001 è emerso come predittore dell'esposizione al propilparabene. Dalla review sugli PFAS emergono risultati contrastanti; l'esposizione a PFOA e PFOS è stata associata sia a diminuzioni che ad aumenti della diversità del microbiota. L'esposizione sembra essere collegata all'aumento di batteri potenzialmente patogeni come Enterococcus e alla diminuzione di generi benefici come Faecalibacterium e Bifidobacterium. Sono state segnalate perturbazioni nel metabolismo degli acidi biliari e nella fosforilazione ossidativa. Gli autori hanno ipotizzato come i PFAS possano influenzare i batteri attraverso la perturbazione delle membrane cellulari, lo stress ossidativo e l'alterazione del "quorum sensing" (comunicazione batterica). In conclusione, entrambi i lavori sottolineano l'importanza di considerare il microbioma intestinale come
un bersaglio chiave della tossicità ambientale durante l'infanzia. Le ricadute pratiche comuni includono la necessità di monitoraggi precoci: i risultati infatti supportano l'uso del monitoraggio biologico (come l'analisi dei capelli o del sangue del cordone) per valutare l'esposizione cumulativa a sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino (EDC) fin dalle prime fasi della vita. Inoltre, questi risultati sottolineano la necessità di identificare biomarcatori: il microbiota potrebbe infatti fungere da sensore o biomarcatore indiretto dell'esposizione ambientale, aiutando a identificare i bambini a maggior rischio di futuri disturbi metabolici o immunitari. Entrambi gli studi evidenziano la necessità di normative più rigorose per limitare l'uso di bisfenoli, parabeni e PFAS nei prodotti di consumo (imballaggi alimentari, prodotti per la cura personale), specialmente quelli destinati ai bambini. La comprensione di come queste sostanze alterano specifici batteri (come la riduzione di Faecalibacterium) apre la strada a possibili interventi mirati (es. probiotici o diete specifiche) per mitigare gli effetti negativi dell'esposizione chimica sulla salute intestinale. In conclusione, in entrambe i lavori viene sollecitata la conduzione di studi longitudinali su larga scala per stabilire nessi causali definitivi tra l'esposizione chimica, i cambiamenti del microbiota e lo sviluppo di malattie croniche.
° Lourdes Rodrigo et al: Associations between chronic exposure to bisphenols and parabens and gut microbiota in children, Environmental Research, Volume 285, Part 5, 2025, 122643, ISSN 0013-9351.
° Ida Asta Olsen et al: Per- and polyfluoroalkyl substances and the gut microbiota in infants: A scoping review, Environmental Research, Volume 286, Part 2, 2025, 122937, ISSN 0013-9351.

Predire una batteriemia e una meningite in neonati febbrili. Le evidenze sono abbastanza per fare meglio con meno?
Rubrica L’ articolodelmese
Commento di Giuseppe Pagano
UOC Pediatria a Indirizzo Critico e Patologia Neonatale
AOUI Verona
Burstein B, Waterfield T, Umana E, Xie J, Kuppermann N. Prediction of Bacteremia and Bacterial Meningitis Among Febrile Infants Aged 28 Days or Younger.
JAMA. 2026;335(5):425-433. doi:10.1001/jama.2025.21454
La febbre nei neonati è uno dei problemi più comuni nell’assistenza sanitaria pediatrica a livello globale. Oltre il 2% di tutti i neonati a termine negli Stati Uniti viene visitato per febbre nei primi mesi di vita nei reparti di pronto soccorso e in altri contesti ambulatoriali. Sebbene la maggior parte presenti malattie virali autolimitanti, circa il 4% dei neonati febbrili di età pari o inferiore a 28 giorni è affetto da infezioni batteriche invasive, in particolare batteriemia e meningite batterica. Molti neonati febbrili con infezioni batteriche invasive appaiono in buona salute e non possono essere identificati in modo affidabile solo sulla base dell’ anamnesi e dell’ esame obiettivo. Per evitare di trascurare anche un solo neonato affetto da meningite batterica, la maggior parte delle linee guida internazionali raccomanda attualmente la puntura lombare di routine per l’analisi del liquido cerebrospinale, il trattamento antibiotico empirico e il ricovero ospedaliero per tutti i neonati febbrili di età pari o inferiore a 21 giorni o inferiore a 30 giorni. La puntura lombare nei neonati è una procedura invasiva e può essere stressante per i genitori e richiede l’ esecuzione di un’ analgosedazione. L’uso empirico di antibiotici e il ricovero ospedaliero di routine sono associati a rischi iatrogeni e a un notevole impiego di risorse. Ridurre in modo sicuro le punture lombari non necessarie nei neonati con febbre migliorerebbe l’assistenza incentrata sulla famiglia e ad alto valore aggiunto. I ricercatori del Pediatric Emergency Care Applied Research Network (PECARN) hanno individuato fattori predittivi per identificare i neonati febbrili di età pari o inferiore a 60 giorni a basso rischio di infezioni del tratto urinario (UTI), batteriemia e meningite batterica. Questi fattori predittivi inclusi nel “PECARN prediction tool” (procalcitonina sierica ≤ 0.5 ng/mL, una conta assoluta dei neutrofili ≤ 4.000/mm³ in combinazione con un risultato negativo dell’analisi delle urine), hanno dimostrato un’ eccellente accuratezza diagnostica, consentendo secondo gli autori, di ridurre in sicurezza il numero di punture lombari da eseguire in neonati con febbre a “basso rischio”.
Predicting bacteraemia and meningitis in feverish newborns. Is there enough evidence to do better with less?
Fever in newborns is one of the most common issues in paediatric healthcare worldwide. Over 2% of all full-term infants in the United States are seen for fever in the first few months of life in A&E
departments and other outpatient settings. Although most have self-limiting viral illnesses, approximately 4% of febrile infants aged 28 days or younger have invasive bacterial infections, particularly bacteraemia and bacterial meningitis. Many febrile newborns with invasive bacterial infections appear healthy and cannot be reliably identified on the basis of history and physical examination alone. To avoid overlooking even a single newborn with bacterial meningitis, most international guidelines currently recommend routine lumbar puncture for cerebrospinal fluid analysis, empirical antibiotic treatment and hospital admission for all febrile newborns aged 21 days or younger or 30 days or younger. Lumbar puncture in newborns is an invasive procedure and can be stressful for parents, requiring the use of analgosedation. The empirical use of antibiotics and routine hospital admission are associated with iatrogenic risks and a significant use of resources. Safely reducing unnecessary lumbar punctures in feverish newborns would improve family-centred high value care. Researchers from the Paediatric Emergency Care Applied Research Network (PECARN) have identified predictive factors to identify febrile infants aged 60 days or younger at low risk of urinary tract infections (UTIs), bacteremia and bacterial meningitis. These predictive factors, included in the ‘PECARN prediction tool’ (serum procalcitonin ≤ 0.5 ng/mL, an absolute neutrophil count ≤ 4.000/mm³ in combination with a negative urine analysis result), have demonstrated excellent diagnostic accuracy, enabling, according to the authors, a safe reduction in the number of lumbar punctures performed on ‘low-risk’ infants with fever.
Scopo dello studio
Gli autori hanno valutato l’ accuratezza diagnostica di alcuni fattori predittivi aggiornati per l’ individuazione di neonati di età pari o inferiore a 28 giorni con sole infezioni batteriche invasive e hanno determinato la prevalenza della meningite batterica tra i neonati a basso rischio in un ampio campione internazionale di neonati febbrili che accedevano in PS pediatrico.
Metodi
Questo studio include una popolazione di 1.537 neonati che hanno avuto accesso al pronto soccorso pediatrico tra il 2008 e il 2024, provenienti da quattro coorti prospettiche internazionali, (2 multicentriche e 2 monocentriche), che includevano neonati a termine (≥ 37 settimane di gestazione) di età compresa tra 0 e 28 giorni, apparentemente sani, valutati per febbre e sottoposti a test diagnostici quali procalcitonina sierica, conta leucocitaria e analisi delle urine o striscia reattiva. In tutti gli studi, gli esami ematici e delle urine erano standard, mentre le puntu-

re lombari venivano eseguite a discrezione dei medici curanti. In tutti gli studi inclusi, lo stato di infezione batterica invasiva nei neonati è stato accertato mediante l’ esame delle cartelle cliniche e dei risultati delle colture microbiologiche e/o tramite follow-up telefonico effettuato oltre 7 giorni dopo la dimissione dall’ ospedale. Il follow-up e l’accertamento degli esiti sono stati effettuati secondo il protocollo di ciascun centro. La batteriemia è stata definita dalla crescita di un singolo agente patogeno batterico nell’ emocoltura mentre la meningite batterica è stata definita dall’individuazione di un agente patogeno batterico nella coltura del liquido cerebrospinale.
Risultati
Tra 1.537 neonati febbrili di età pari o inferiore a 28 giorni provenienti da 4 studi in 6 paesi, questi tre fattori predittivi hanno mostrato una sensibilità del 94.2%, una specificità del 41.6%, un valore predittivo positivo del 6.9% e un valore predittivo negativo del 99.4% per batteriemia e meningite batterica; nessun neonato classificato a basso rischio presentava meningite batterica. I neonati venivano classificati come a basso rischio di batteriemia e/o meningite batterica se soddisfacevano tutti e 3 i criteri aggiornati del “PECARN prediction tool” evidenziando come l’applicazione di questi criteri consentiva di raggiungere un valore predittivo negativo per infezione batterica invasiva del 99.4% (95% CI, 98.1%-99.8%) nella popolazione studiata.
Commento
I neonati con febbre di età ≤ 28 giorni presentano un rischio di circa il 4–5% di avere un’infezione batterica invasiva che in meno dell’1% dei casi si associa anche a meningite batterica. Fino ad oggi il neonato febbrile in pronto soccorso pediatrico è sinonimo di esami di laboratorio, puntura lombare e di avvio terapia antibiotica ad ampio spettro ed eventualmente antivirale in attesa dei risultati degli esami colturali/film array PCR su sangue e/o liquor. Anche le linee guida dell’ American Academy of Pediatrics e (≤21 giorni), e del NICE (≤30 giorni) raccomandano ancora LP routinaria in questa fascia d’ età. Il quesito posto dagli autori è molto chiaro, così come il disegno dello studio, appropriato per rispondere a questo tipo di quesiti clinici, e l’ analisi statistica adottata. Tuttavia una prima domanda che sorge è se questi risultati possano essere estendibili a tutti i setting ove accedono neonati con febbre. Infatti la popolazione coinvolta proviene da PS pediatrici di paesi molto sviluppati, quindi con programmi vaccinali consolidati e con un livello assistenziale generalmente elevato. Tutti i centri utilizzano la procalcitonina, esame certamente non disponibile in tutti gli ospedali, in particolare nelle ore notturne, in tutte le parti del mondo e con tempi di esecuzione variabili in base ai diversi contesti ospedalieri. Analoghe considerazioni valgono sull’ applicabilità di questi fattori predittivi in un contesto di cure primarie nel quale la procalcitonina non è sicuramente un esame facilmente disponibile da far fare ai propri assistiti. Un ulteriore limite è rappresentato dall’ assenza di neonati pretermine nella popolazione studiata, che di fatto, sono a maggior rischio di infezione batterica invasiva. È inoltre emerso che solo il 70.3% dei neonati era stato sottoposto a puntura lombare. Gli autori riferiscono che, nel follow-up, nessuno dei neonati nei quali non era stato eseguito il prelievo del liquor ha ricevuto una diagnosi di meningite batterica. Tuttavia, questo dato si basa su un follow-up telefonico e sulla revisione delle cartelle cliniche e potrebbe pertanto essere influenzato da possibili
bias. Rimane comunque un limite metodologico non aver eseguito la puntura lombare in tutti i neonati febbrili coinvolti nello studio visto il quesito iniziale degli autori. Resta in sospeso anche l’infezione da Herpes che seppur in questa popolazione ha una prevalenza molto bassa, richiederebbe considerazioni ulteriori non affrontate dagli autori. Un altro dato, descritto per altro in un editoriale annesso all’ articolo, evidenzia come circa il 35% dei pazienti inclusi nell’ analisi secondaria aveva un’ età compresa tra i 22 e i 28 giorni, il che potrebbe distorcere questi risultati poiché non è nota la percentuale di neonati di età compresa tra gli 8 e i 21 giorni che sono stati classificati come a basso rischio. Nonostante questi limiti, i risultati mostrati suggeriscono la possibilità in futuro di evitare una puntura lombare in neonati a basso rischio, tuttavia le evidenze disponibili non appaiono sufficienti per modificare le linee guida, considerando la gravità potenziale della meningite batterica e il basso rischio di complicanze della puntura lombare. Più che sostituire la pratica corrente, questi dati contribuiscono a ridefinire il perimetro del dubbio clinico e aprono alla possibilità, in contesti selezionati, di “fare meno” in modo consapevole e sicuro.
• Burstein B, Waterfield T, Umana E, Xie J, Kuppermann N. Prediction of Bacteremia and Bacterial Meningitis Among Febrile Infants Aged 28 Days or Younger. JAMA. 2026;335(5):425-433. doi:10.1001/ jama.2025.21454
• Searns JB, O’Leary ST. Moving the Field Forward to Safely Do Less With Febrile Neonates. JAMA. 2026;335(5):405-406.
• Bedetti, L., Marrozzini, L., Baraldi, A., Spezia, E., Iughetti, L., Lucaccioni, L., & Berardi, A. (2019). Pitfalls in the diagnosis of meningitis in neonates and young infants: the role of lumbar puncture. The Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine, 32(23), 4029–4035.
• Le DM, Vezzetti R, Earp A, Jung A, Aufricht G. Thrombocytopenia and Adverse Bleeding Events in Neonatal Lumbar Punctures in the Emergency Department. Pediatr Emerg Care. 2024 Jun 1;40(6):426-429.

A cura di Sergio Conti Nibali Gruppo ACP "Nutrizione"
Prosegue in questo numero la rubrica sulla nutrizione pediatrica curata del gruppo nutrizione dell'Associazione Culturale Pediatri. Il gruppo sorveglia 22 riviste scientifiche internazionali tra le più qualificate in base a criteri EBM, per diffondere i risultati degli articoli più rilevanti in materia di nutrizione infantile. Su queste pagine verranno riassunti sinteticamente i principali articoli pubblicati nelle riviste monitorate. Tutti gli articoli e gli editoriali pubblicati e ritenuti degni di attenzione vengono elencati divisi per argomento, con un sintetico commento. Questo numero si basa sul controllo sistematico delle pubblicazioni di febbraio e marzo 2026. La gran parte degli articoli selezionati in questo numero richiama, ancora una volta, l'attenzione di noi pediatri sull'importanza che riveste la nutrizione nella prevenzione di numerose malattie non trasmissibili e ci sollecita a intraprendere iniziative di advocacy per difendere i nostri bambini e le loro famiglie dai rischi di un'alimentazione inadeguata. Speriamo che il servizio che possa risultare utile ai lettori di Quaderni acp.
This issue continues the series on paediatric nutrition curated by the Nutrition Group of the Cultural Association of Paediatricians. The group monitors 22 of the most authoritative international scientific journals, selected according to EBM criteria, to disseminate the findings of the most relevant articles on child nutrition. These pages provide concise summaries of the main articles published in the monitored journals. All articles and editorials published and deemed worthy of attention are listed by topic, with a brief commentary. This issue is based on a systematic review of publications from February and March 2026. Most of the articles selected for this issue once again draw our attention, as paediatricians, to the importance of nutrition in the prevention of numerous non-communicable diseases and urge us to undertake advocacy initiatives to protect our children and their families from the risks of inadequate nutrition. We hope that this feature will prove useful to the readers of Quaderni acp.

:: Allattamento
1. L'allattamento esclusivo nei primi mesi di vita è associato a un minor consumo di alimenti ultra-processati nei bambini piccoli
2. Associazioni tra la somministrazione intraparto di ossitocina sintetica e la riduzione dei livelli di ossitocina salivare neonatale e l'alterazione dei modelli di suzione
3. Impatto degli interventi di supporto paterno sull'allattamento esclusivo e sull'autoefficacia nell'allattamento: una revisione sistematica e meta-analisi
4. Esperienza e soddisfazione delle donatrici: un sondaggio trasversale australiano
5. Verso risorse autentiche tra le madri: impatto della cybercondria sull'autoefficacia materna e sulla competenza nell'allattamento
:: Prematurità
1. Può l'intelligenza artificiale migliorare l'approccio nutrizionale del neonato pretermine e prevenirne il growth faltering?: uno studio retrospettivo di coorte
2. Utilizzo di galattogoghi a base di erbe per migliorare la produzione di latte materno e l'allattamento nelle madri di prematuri: una revisione sistematica degli studi clinici
3. Composizione corporea a 14 giorni di vita di gravi prematuri alimentati con latte umano ad alti volumi (> 170 ml/kg/die)
:: Obesità
1. Prevenire l'aumento eccessivo della massa grassa nell'obesità pediatrica grave
2. Modelli predittivi per l'identificazione precoce dei soggetti a rischio di sviluppare obesità infantile: uno studio nazionale condotto in Israele
3. MOTIVATE-CEW: l'uso di m-Health technology può migliorare l'aderenza all'attività fisica programmata in adolescenti affetti da obesità severa?
4. Progressivo aumento del rischio cardiometabolico nei bambini brasiliani in base ai fenotipi di obesità
:: Modelli alimentari
1. Adeguatezza dell'assunzione abituale di nutrienti e stato nutrizionale dei bambini e adolescenti negli Stati Uniti: Indagine nazionale sulla salute e la nutrizione (2001–marzo 2020)
2. Mappatura e profili nutrizionali degli alimenti complementari prodotti commercialmente in Africa occidentale
3. La dieta infantile è associata al BMI nelle fasi successive dell'infanzia: uno studio di coorte madre-figlio a livello nazionale in Islanda (ICE-MCH)
:: Marketing
1. Esposizione dei bambini finlandesi alla pubblicità digitale a pagamento di alimenti: uno studio pilota
2. Acquisti di bevande per bambini piccoli negli Stati Uniti: 17 anni di dati su demografia familiare e spesa
3. Relazione tra pediatri e industrie farmaceutiche della formula artificiale: uno studio esplicativo a metodi misti
:: Miscellanea
1. Uso dei social media misurato oggettivamente, preoccupazioni per il peso e abitudini dietetiche negli adolescenti
2. Dalla restrizione della crescita fetale al rischio cardiometabolico in adolescenza: l'impatto della crescita di recupero e dell'adiposità
3. L'associazione tra peso alla nascita e ansia, depressione e disabilità dello sviluppo nei bambini
4. Empowerment femminile e stato nutrizionale dei bambini: nuove evidenze per il Bangladesh
5. Durata dell'insicurezza alimentare, qualità della dieta e sviluppo infantile: risultati dell'Infant and Toddler Feeding Practices Study-2 del programma WIC
6. Associazione dell'alimentazione con formula infantile a base di proteine di soia con crescita, composizione corporea, salute cardiometabolica e svilup-
po puberale in adolescenza, a confronto con formule a base di latte vaccino e con l'allattamento
7. Coinvolgimento paterno nell'alimentazione di neonati e bambini piccoli: una revisione sistematica e una meta-analisi della sua estensione e dei fattori associati
Riviste monitorate
Archives of Diseases in Childhood
Birth
Breastfeeding Medicine
British Medical Journal (con i vari open access)
.. Early Human Development
European Journal of Clinical Nutrition
European Journal of Nutrition
First Steps Nutrition Trust
Frontiers in Nutrition
International Breastfeeding Journal
JAMA Pediatrics
Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition
Journal of Pediatrics
Journal of Perinatology
Journal of Human Lactation
Journal of Nutrition
Maternal and Child Health Journal
Maternal and Child Nutrition
Nutrients
Pediatrics
Public Health Nutrition
The Lancet
Revisione delle riviste e testi a cura di: Giovanni Cacciaguerra, Natalia Camarda, Angela Cazzuffi, Margherita Cendon, Nicoletta Cresta, Samuel Dallarovere, Giulia D’Arrigo, Cristina Di Berardino, Federica Garibotto, Ines L’Erario, Stella Lonardi, Samantha Mazzilli, Lorenzo Mottola, Angela Pasinato, Giuseppina Ragni, Laura Rocca, Ilaria Sala, Annamaria Sapuppo, Vittorio Scoppola, Alessandra Turconi, Sara Uccella, Rosanna Vit.

1. L'allattamento esclusivo nei primi mesi di vita è associato a un minor consumo di alimenti ultra-processati nei bambini piccoli
Gli alimenti ultra-processati (UPF) sono sempre più presenti nella dieta dei bambini; tuttavia, si sa poco su come le pratiche di alimentazione precoce influenzino il consumo di UPF durante l'infanzia. L'obiettivo dello studio era valutare l'associazione tra l'alimentazione infantile durante i primi 4 mesi di vita (allattamento materno vs. formula artificiale) e il consumo di UPF nei bambini piccoli. Questo studio prospettico ha incluso 186 neonati allattati esclusivamente e 284 neonati alimentati esclusivamente con formula artificiale, reclutati a Santiago del Cile. All'età di 2 anni, l'assunzione alimentare è stata valutata tramite un questionario di richiamo delle 24 ore. Il contributo calorico degli alimenti ultra-processati (UPF) è stato stimato utilizzando la classificazione Nova. Le associazioni sono state valutate utilizzando modelli di regressione probit frazionaria aggiustati per potenziali fattori confondenti, tra cui caratteristiche del bambino, della madre e del nucleo familiare. Gli alimenti ultra-processati (UPF) hanno contribuito al 44.6% dell'apporto calorico dei bambini piccoli. La percentuale calorica di UPF nei bambini nutriti artificialmente era del 51,0% rispetto al 35.5% nei bambini allattati. Dopo l'aggiustamento, i bambini alimentati artificialmente presentavano un apporto medio di UPF superiore di 15.4 punti percentuali (IC 95%: 12.0–19.6; p < 0.001), principalmente a causa del maggiore consumo di prodotti lattiero-caseari UPF. Circa la metà dei bambini allattati ha continuato a ricevere latte materno a 2 anni, rappresentando il 15% dell'apporto energetico totale di questo gruppo. Rispetto ai bambini allattati, i bambini nutriti artificialmente hanno consumato più formula artificiale o di proseguimento (11.0% contro 6.8%, p = 0.002) e bevande a base di latte (23.1% contro 15.3%, p < 0.001) a 2 anni. L'allattamento esclusivo nei primi mesi di vita è risultato associato a un minore consumo di alimenti ultra-processati (UPF) nella prima infanzia. Questi risultati supportano la promozione dell'allattamento come strategia per ridurre l'esposizione precoce agli UPF e favorire abitudini alimentari più sane durante l'infanzia.
° Zancheta C, Aldana M, Rebolledo N, Corvalán C. Exclusive Breastfeeding in Early Infancy Is Associated with Lower Ultra-Processed Food Consumption in Toddlers. Breastfeeding Medicine. 2026;21(3):217-224.
2. Associazioni tra la somministrazione intraparto di ossitocina sintetica e la riduzione dei livelli di ossitocina salivare neonatale e l'alterazione dei modelli di suzione L'ossitocina sintetica è comunemente utilizzata durante il travaglio, ma i suoi effetti sul neonato, in particolare sui livelli ormonali e sui comportamenti precoci come la suzione, non sono ancora del tutto chiari. L'obiettivo dello studio era valutare l'associazione tra la somministrazione intraparto di ossitocina sintetica e i livelli di ossitocina salivare materna e neonatale, nonché i modelli di suzione nei neonati. Lo studio ha analizzato madri e neonati esposti o non esposti all'ossitocina sintetica durante il parto. Sono stati misurati i livelli di ossitocina nella saliva di madre e neonato e sono stati valutati i pattern di suzione neonatale, considerando parametri come frequenza delle scariche, durata delle pause e regolarità del ritmo. I risultati hanno mostrato che i
neonati esposti all'ossitocina sintetica presentavano livelli significativamente più bassi di ossitocina salivare rispetto ai non esposti. Inoltre, questi neonati mostravano pattern di suzione meno efficienti, caratterizzati da un minor numero di scariche e pause più lunghe e variabili. Al contrario, livelli più elevati di ossitocina salivare neonatale erano associati a una suzione più efficace e ritmica. Non sono emerse differenze significative nei livelli di ossitocina materna tra i gruppi. L'esposizione intraparto a ossitocina sintetica sembra quindi influenzare negativamente i livelli di ossitocina nel neonato e i comportamenti di suzione precoce. Questi risultati suggeriscono la necessità di ulteriori approfondimenti sugli effetti dell'uso di ossitocina durante il parto e sulle possibili implicazioni per l'avvio dell'allattamento.
° Omaru M, Fujita F, Kajiwara S, Wakamatsu E, Kuroishi S, Ochiai Y, Morokuma S. Associations Between Intrapartum Synthetic Oxytocin Administration and Reduced Neonatal Salivary Oxytocin Levels and Altered Sucking Patterns. Early Human Development. 2026;218:106539.
3. Impatto degli interventi di supporto paterno sull'allattamento esclusivo e sull'autoefficacia nell'allattamento: una revisione sistematica e meta-analisi
Lo studio analizza l'efficacia degli interventi di supporto paterno sull'allattamento esclusivo (EBF) e sull'autoefficacia materna attraverso una revisione sistematica e meta-analisi di studi pubblicati tra il 2010 e il 2025. L'allattamento esclusivo nei primi sei mesi è raccomandato dall'OMS per i suoi benefici sulla salute e sviluppo del neonato, ma i tassi globali restano inferiori agli obiettivi, rendendo necessario individuare strategie più efficaci. In questo contesto, il ruolo del padre emerge come fattore chiave, spesso trascurato nei programmi tradizionali focalizzati solo sulla madre. Sono stati inclusi sei studi (716 partecipanti) che valutavano interventi rivolti ai padri, come educazione, counseling, supporto digitale e coinvolgimento diretto nella cura del neonato. I risultati mostrano che tali interventi aumentano l'inizio precoce dell'allattamento (+17%) e migliorano significativamente la probabilità di allattamento esclusivo a quattro mesi (oltre 2,5 volte maggiore). Tuttavia, gli effetti a uno e sei mesi non risultano statisticamente significativi, pur mantenendo un trend positivo. Complessivamente, il successo dell'allattamento aumenta del 41%. Per quanto riguarda l'autoefficacia materna, gli interventi con coinvolgimento paterno mostrano un miglioramento, ma senza significatività statistica, anche a causa dell'elevata eterogeneità tra gli studi. Il supporto dei padri agisce infatti sia sul piano pratico (aiuto nella gestione del neonato) sia su quello emotivo, contribuendo a ridurre stress e fatica materna e a rafforzare la motivazione. Lo studio evidenzia come gli interventi più efficaci siano quelli integrati e centrati sulla coppia, che combinano educazione, supporto continuo e partecipazione attiva del padre. Nonostante alcuni limiti metodologici (numero ridotto di studi, variabilità degli interventi, rischio di bias), i risultati confermano l'importanza del coinvolgimento paterno. In conclusione, promuovere il ruolo del padre nei programmi di salute materno-infantile può migliorare significativamente gli esiti dell'allattamento, suggerendo un passaggio verso modelli assistenziali più "family-centered".
° Samiun, Z.et al. Impact of paternal support interventions on exclusive breastfeeding and breastfeeding self-efficacy: a systematic review and meta-analysis. Int Breastfeed J(2026).

4. Esperienza e soddisfazione delle donatrici: un sondaggio trasversale australiano
Il latte umano donato pastorizzato è una risorsa vitale per i neonati pretermine vulnerabili. Con l'aumento della domanda, la sostenibilità dei servizi di banca del latte dipende non solo dal reclutamento delle donatrici, ma anche dal favorire esperienze positive. Le donatrici soddisfatte sono più propense a contribuire in modo costante e a promuovere il servizio, aumentando la sua visibilità e il sostegno della comunità. Un totale di 588 donatrici della banca del latte che hanno donato al programma di latte della Croce Rossa Australiana Lifeblood tra gennaio 2024 e aprile 2025 sono state invitate a partecipare a un sondaggio. Il sondaggio mirava a esplorare i fattori che fanno sentire le donatrici di latte apprezzati, a valutare la loro soddisfazione riguardo ai diversi aspetti del processo di donazione e a identificare le barriere che potrebbero ostacolare la donazione continuativa. Il sondaggio includeva domande con scala Likert e risposte opzionali a testo aperto. Il sondaggio è stato completato da 257 donatrici (tasso di risposta del 43.7%). La maggior parte (72.4%) si sentiva molto apprezzata da Lifeblood, grazie alle interazioni personali e di supporto con i coordinatori. Tuttavia, alcune donatrici si sentivano poco apprezzate a causa della mancanza di comunicazione post-donazione. Sebbene la soddisfazione per il processo di donazione fosse alta, alcune intervistate hanno trovato il processo di screening ripetitivo e dispendioso in termini di tempo. La barriera più segnalata era lo spazio limitato nel congelatore (67.7%), seguita da vincoli di tempo, malattie in famiglia e l'impegno richiesto per pulire e sterilizzare l'attrezzatura per l'estrazione del latte a casa. Le banche del latte dovrebbero adottare pratiche incentrate sulla donatrice, inclusa la semplificazione dei processi per ridurre il tempo e lo sforzo richiesti, ridurre i costi sostenuti dalle donatrici quando possibile e migliorare la trasparenza e il coinvolgimento post-donazione.
° Claire Newman et al. Donor Experience and Satisfaction: A Cross‐Sectional Survey of Australian Milk Donors. Maternal & Child Nutrition, 2026.
5. Verso risorse autentiche tra le madri: impatto della cybercondria sull'autoefficacia materna e sulla competenza nell'allattamento Il periodo post-partum è una fase critica in cui la fiducia materna e l'autoefficacia influenzano significativamente il successo dell'allattamento e l'adattamento complessivo. La cybercondria si riferisce alla ricerca ripetitiva di informazioni relative alla salute online, che può portare le madri a dubitare delle loro capacità di cura, ridurre la fiducia materna e influenzare negativamente la competenza percepita nell'allattamento e nella cura del neonato. Questo studio ha esplorato la relazione tra cybercondria, autoefficacia materna e competenza percepita nell'allattamento tra le madri post-partum. È stato condotto un sondaggio trasversale su 300 madri entro 2 mesi dal parto, reclutate tramite un metodo di campionamento casuale in due fasi dalle strutture di assistenza primaria del distretto di Zagazig, in Egitto. Le partecipanti hanno completato versioni arabe validate della Cyberchondria Scale (CS), della Perceived Maternal Parenting Self-Efficacy Scale e della Breastfeeding Competency Scale (BCS). I risultati hanno rivelato che livelli più elevati di cybercondria erano associati a una minore autoefficacia materna e a una competenza
inferiore nell'allattamento. L'autoefficacia materna ha mostrato una significativa associazione positiva con la competenza percepita nell'allattamento e ha mediato parzialmente la relazione tra cybercondria e competenza nell'allattamento. Questi risultati suggeriscono che i comportamenti di ricerca di informazioni sulla salute online possono minare la fiducia e le abilità materne, evidenziando l'importanza di integrare interventi di alfabetizzazione alla salute digitale nella cura post-partum. Supportare le madri nell'identificare e utilizzare in modo critico le informazioni sanitarie online può aumentare l'autoefficacia e migliorare i risultati dell'allattamento.
° Amin SM et al. Toward Authentic Resources Among Mothers: Impact of Cyberchondria on Maternal Self‐Efficacy andBreastfeeding Competency. Maternal & Child Nutrition, 2026; 22:e70166.
1. Può l'intelligenza artificiale migliorare l'approccio nutrizionale del neonato pretermine e prevenirne il growth faltering?: uno studio retrospettivo di coorte
L'articolo analizza l'efficacia dell'ottimizzazione della nutrizione enterale nella prevenzione del deficit di crescita postnatale (Growth Faltering - GF) nei neonati pretermine, attraverso uno studio di coorte retrospettivo su 700 neonati. La popolazione in esame comprendeva neonati con età gestazionale ≤ 34 settimane e peso alla nascita ≤ 1.800 g, ammessi in una terapia intensiva neonatale tra il 2014 e il 2022. Il GF è stato definito non come una soglia trasversale assoluta, ma come un calo longitudinale dello z-score del peso ≤1.2 DS dalla nascita alle 36 settimane di età post-mestruale. Gli Autori hanno utilizzato modelli di machine learning (ML), specificamente algoritmi di random forest, per sintetizzare oltre 100 variabili cliniche e nutrizionali raccolte nei primi 28 giorni di vita. Il modello predittivo finale ha dimostrato un'ottima capacità discriminante, con un'area sotto la curva (AUC) di 0.85, una sensibilità dello 0.71 e una specificità dello 0,86. Tra i principali predittori identificati figurano il peso al 28° giorno, lo z-score del peso alla nascita, la GA e il volume dell'alimentazione enterale al 28° giorno di vita. I risultati indicano che il GF si è verificato nel 17.7% della coorte. I neonati colpiti presentano GA e un peso alla nascita inferiori e una maggiore dipendenza dall'ossigeno al 28° giorno di vita. Sebbene sia il volume enterale che l'apporto calorico abbiano mostrato associazioni protettive indipendenti, il volume enterale è emerso come il predittore più robusto e clinicamente informativo. In particolare, ogni aumento di 10 mL/kg/die nel volume alimentare è stato associato a una riduzione del 13% del rischio di sviluppare GF. Un dato rilevante riguarda la popolazione dei "pretermine intermedi" (27-31 settimane), che ha mostrato i tassi più elevati di GF rispetto ai neonati estremamente pretermine, probabilmente a causa di un monitoraggio nutrizionale meno aggressivo rispetto ai soggetti più fragili. Lo studio ha portato allo sviluppo di un quadro di supporto alle decisioni cliniche: i neonati che non raggiungono un volume enterale di circa 60 mL/kg/die al 7° giorno di vita sono classificati ad alto rischio, con un tasso di GF osservato del 26.3%. In conclusione, la progressione precoce e sostenuta del volume enterale riflette la tolleranza alimentare ed è un determinante critico per la crescita a lungo termine.

L'integrazione di strumenti di intelligenza artificiale nel monitoraggio nutrizionale dinamico di questi bambini permetterebbe di identificare precocemente i neonati a rischio, consentendo di sviluppare strategie di intervento personalizzate per migliorare gli esiti neuroevolutivi e di salute generale.
° Gegel GE, et al. Optimising enteral feeding prevents postnatal growth faltering in preterm infants: a retrospective cohort study. BMJ Nutrition, Prevention & Health. 2026;0:e001425.
2. Utilizzo di galattogoghi a base di erbe per migliorare la produzione di latte materno e l'allattamento nelle madri di prematuri: una revisione sistematica degli studi clinici Si tratta di una revisione di studi clinici randomizzati controllati (RCT) sull'uso dei galattogoghi a base di erbe in madri di neonati prematuri. Sebbene i galattogoghi vegetali siano stati utilizzati dal I secolo D.C., la sicurezza del loro impiego e la loro efficacia sono in gran parte sconosciute. Le RCT selezionate sono 10, comprendenti le osservazioni su 856 pazienti in varie nazioni (Filippine, USA, Italia, Turchia, India, Polonia, Iran). Ogni studio ha valutato un agente diverso o una miscela di agenti. Sono state esaminate singole erbe (capsule con foglie di Moringa oleifera, capsule con semi di fieno greco, semi di Lepidium sativum immersi in acqua tiepida, sciroppo di Lactuca sativa, infuso di semi di anice) oppure estratti (silimarina) e prodotti commerciali a base di più componenti (malto d'orzo e semi di melissa; fieno greco con ortica finocchio e cardo benedetto; ortica, melissa, cumino, anice, finocchio, galega, citronella). La maggior parte degli studi ha comparato efficacia e sicurezza con un placebo; uno studio non ha utilizzato nel gruppo di controllo alcun intervento sull'allattamento, mentre un altro ha proposto la meditazione quale intervento attivo. Per la valutazione della quantità di latte gli studi hanno utilizzato varie metodiche: quantità del latte estratto con tiralatte, la doppia pesata, la combinazione di queste due metodiche e l'accrescimento del neonato. In due studi veniva considerato l'incremento di prolattina materna. La durata dell'osservazione è stata dai 5 ai 28 giorni. La persistenza dell'allattamento a distanza di mesi non è stata valutata. L'età gestazionale media dei prematuri era molto variabile, da 28 a 33 settimane, con uno studio che ha valutato, invece, neonati tra 36 e 37+6 settimane. Per quanto riguarda la sicurezza, nessun studio ha evidenziato effetti collaterali nei neonati, mentre sono stati riportati effetti collaterali minori, quali cefalea, nausea, aumento della sudorazione nelle mamme. Per quanto riguarda l'efficacia, i risultati positivi comunicati dalle RCT hanno un livello di evidenza basso. Aspetti critici della valutazione degli studi riguardano la possibilità di reperire le materie prime (es Moringa presente nell'Asia subtropicale, subhimalayana, in America latina e nei Caraibi), le differenze dei metodi di coltivazione tra regioni, l'utilizzo in RCT di capsule piuttosto che di preparazioni tradizionali quali gli infusi. I galattogoghi più sicuri, efficaci e convenienti per le madri di bambini prematuri sono il malto d'orzo, lo sciroppo di lattuga e le capsule di foglie di Moringa oleifera. Il fieno greco, sebbene molto usato, merita cautela ed ulteriori osservazioni cliniche, per le segnalazioni di potenziale effetto anticoagulante, ipotensivo e possibile nausea, vomito, diarrea. La combinazione di silimarina e Galega officinalis pare efficace, ma difficilmente sostenibile per i costi del prodotto commerciale che li contiene entrambi.
° Cragg A, Levene I, Darabi S, Willcox M. Herbal galactagogues to im-
prove breastmilk production and lactation in mothers of preterm babies: a systematic review of clinical trials. European Journal of Clinical Nutrition. 2026;80:146–158.
3. Composizione corporea a 14 giorni di vita di gravi prematuri alimentati con latte umano ad alti volumi (> 170 ml/kg/ die)
Questo studio è stato condotto su 212 prematuri di età gestazionale compresa tra le 28 e le 32 settimane, alimentati con latte umano; i volumi offerti di latte erano compresi tra 20 e 80 ml/ kg/die nelle prime 36 ore di vita e progressivamente aumentati. I neonati che hanno raggiunto volumi > 170 ml/kg/die sono stati assegnati al gruppo ad alto volume, mentre quelli con quantità di latte tra i 150 e i 170 ml/kg/die sono stati assegnati al gruppo a volume abituale. Nel gruppo ad alto volume l'età postnatale mediana al raggiungimento di volumi di latte > 170 ml/kg/die è stata di 10 giorni. Lo scopo del lavoro era di valutare la massa grassa attraverso pletismografia al 14 ° giorno di vita. Non sono state rilevate differenze significative nella percentuale di grasso corporeo tra i due gruppi. I prematuri del gruppo ad alto volume hanno recuperato più velocemente il peso alla nascita. Poiché il volume ottimale di latte umano necessario per supportare la crescita e preservare la composizione corporea rimane poco chiaro e non esiste un consenso sul volume massimo di alimento, questo studio, in realtà limitato ad una finestra temporale di osservazione molto precoce, sembrerebbe indicare che l'approccio ad alti volumi può essere effettuato con discreta sicurezza. Essenziale è poterlo attuare con prematuri clinicamente stabili. Ottimale sarebbe la riverifica dell'alimentazione enterale ad alti volumi con un follow-up più lungo.
° Gunawan E, Molleti M, Salas AA. Early body composition outcomes of infants born very preterm and receiving high volume human milk feedings (≥170 mL/kg/day) before postnatal day 14. Journal of Perinatology. 2026;46(3):467–469.
1. Prevenire l'aumento eccessivo della massa grassa nell'obesità pediatrica grave L'obesità grave infantile rappresenta una sfida critica per la salute pubblica, poiché le traiettorie dell'indice di massa corporea (BMI) si stabiliscono precocemente e tendono a peggiorare rapidamente nel tempo. Negli individui con obesità, la velocità di aumento del BMI è significativamente più accelerata rispetto ai coetanei normopeso. Infatti, si ipotizza che il numero di adipociti si stabilisca durante l'infanzia e l'adolescenza. Una volta formate, queste cellule possono ridursi di dimensioni con la perdita di peso, ma il loro numero non diminuisce. Inoltre, vi sarebbero modificazioni epigenetiche nel tessuto adiposo che persistono anche dopo una sostanziale riduzione ponderale, creando una "memoria" fisiologica che favorisce il recupero del grasso perso. Gli autori presentano un modello ipotetico basato sull'uso di farmaci anti-obesità (AOM), come i GLP-1 agonisti (es. semaglutide e liraglutide), per confrontare due diversi momenti di intervento in caso di obesità ad esordio precoce.
1. Intervento Tardivo (15.5 anni): iniziando il trattamento in adolescenza, il BMI si ridurrebbe drasticamente, portando a un

risparmio netto di circa 12,5 punti di BMI e 36.2 kg di grasso corporeo entro i 20 anni rispetto a nessuna terapia.
2. Intervento Precoce (6 anni): se la terapia iniziasse nell'infanzia, si potrebbe rimodellare radicalmente la traiettoria di crescita. Entro i 20 anni, il risparmio sarebbe di 19 punti di BMI e ben 50.5 kg di massa grassa.
L'intervento precoce è considerato superiore perché agisce durante periodi biologicamente sensibili, comportando un numero inferiore di adipociti, una "memoria dell'obesità" meno pronunciata a livello molecolare ed una maggiore facilità nel mantenimento del peso a lungo termine. Al contrario, un intervento tardivo riduce solo la dimensione delle cellule già esistenti, lasciando invariata la patologia sottostante e rendendo più probabile il recupero del peso. Tuttavia, lo studio mostra dei limiti, in quanto la sicurezza a lungo termine dei GLP-1 agonisti in età pediatrica è ancora da verificare; inoltre, il modello presuppone una terapia continua e una perfetta aderenza al trattamento, che non sempre è facilmente raggiungibile in bambini e adolescenti. Infine, sarebbero necessarie biopsie del tessuto adiposo per misurare l'effettiva cellularità e non sono così facili da eseguire in una popolazione pediatrica. In conclusione, l'articolo propone di passare da una strategia correttiva "tardiva" a una preventiva "precoce", che dovrebbe modificare la traiettoria della massa grassa per tutta la vita, riducendo il rischio di obesità grave da adulti.
° Wabitsch M, Brandt-Heunemann S, Ulrich K, Zorn S. Preventing Excess Fat Mass Gain in Severe Pediatric Obesity. JAMA Pediatrics. 2026;180(3):227–228.
2. Modelli predittivi per l'identificazione precoce dei soggetti a rischio di sviluppare obesità infantile: uno studio nazionale condotto in Israele
Lo studio condotto da Sadaka et al. affronta la problematica globale della prevenzione dell'obesità infantile attraverso lo sviluppo di modelli predittivi basati sul machine learning per l'identificazione precoce dei soggetti a rischio. Utilizzando un approccio di coorte retrospettivo su scala nazionale, i ricercatori hanno analizzato i dati di circa 198.503 bambini nati in Israele tra il 2014 e il 2016 e monitorati per un periodo minimo di 18 mesi. L'obiettivo dello studio era sviluppare dei modelli di machine learning basati esclusivamente su parametri di crescita per identificare i soggetti a rischio di sviluppare sovrappeso in modo più accurato rispetto agli attuali standard dell'OMS. Sono stati quindi sviluppati 3 modelli distinti per le finestre temporali di 0-3 mesi, 3-6 mesi e 6-12 mesi. L'esito primario è stato definito come sovrappeso nella prima infanzia, identificato da un rapporto peso-altezza uguale o superiore al 97° percentile secondo gli standard OMS, misurato tra i 18 e i 36 mesi di età. Sebbene l'analisi iniziale includesse un'ampia gamma di variabili, tra cui dati demografici, caratteristiche materne (stato psicologico, grado di istruzione, etc.) variabili neonatali (punteggio Apgar, peso alla nascita, etc.) e nutrizionali, i modelli finali hanno dimostrato che i parametri di crescita sono i predittori più significativi. Le variabili determinanti includono i percentili di peso, lunghezza e circonferenza cranica, le pendenze lineari (slope) rispetto alle misurazioni precedenti e i rapporti tra i diversi indici antropometrici. L'unico fattore non strettamente auxologico che ha mostrato un contributo seppur minimo nel modello 0-3 mesi, è stata l'età di introduzione della formula artificiale. In termini di
performance statistica, i modelli in studio hanno mostrato una superiore capacità discriminativa della popolazione a rischio rispetto agli stansard OMS, specialmente nei bambini sotto i 6 mesi di vita. Le conclusioni evidenziano che questi strumenti di machine learning possano essere integrati nei sistemi già esistenti senza particolari sforzi aggiuntivi, poiché utilizzano dati raccolti durante le visite pediatriche di routine. L'implementazione di tali modelli, potenzialmente facilitata da un calcolatore online dedicato, permetterebbe una stratificazione del rischio più precoce e accurata. Ciò consentirebbe di indirizzare interventi preventivi e consulenze nutrizionali mirate sin dai primi mesi di vita nei soggetti più a rischio, riducendo potenzialmente l'incidenza di comorbidità sistemiche legate all'obesità nelle fasi successive della vita.
° Sadaka IL, et al. Prediction Models for Early Identification of Overweight and Obese Children: A National Study. Nutrients. 2026;18(3):441.
3. MOTIVATE-CEW: l'uso di m-Health technology può migliorare l'aderenza all'attività fisica programmata in adolescenti affetti da obesità severa?
Lo studio MOTIVATE-CEW ha valutato la fattibilità e l'accettabilità di un intervento di attività fisica strutturato, guidato da uno specialista e supportato da tecnologie m-Health in adolescenti con obesità grave. Questo lavoro, configurato come un trial controllato randomizzato (RCT) a centro singolo presso l'Alder Hey Children's Hospital, ha coinvolto 92 pazienti tra i 12 e i 18 anni con un indice di massa corporea superiore a 30. L'intervento, della durata di 3 mesi, ha previsto la creazione di piani d'azione personalizzati e progressivi, integrando sessioni di counseling virtuale e l'uso di dispositivi wearable (smartwatch) per il biofeedback in tempo reale e il monitoraggio da remoto. L'obiettivo primario è stato quello di valutare la fattibilità intesa come tasso di reclutamento, di ritenzione e di aderenza ad un intervento di attività fisica guidato da specialisti e supportato da tecnologie m-Health in un servizio specialistico. I risultati hanno evidenziato un tasso di reclutamento del 27% (25 pazienti randomizzati su 92 idonei) e un'eccellente ritenzione (pari all'88%) al termine del periodo di studio. In termini di aderenza, il gruppo di intervento ha completato una media di 2±2 sessioni di esercizio a settimana, rispetto alla quasi totale inattività del gruppo di controllo (0±0 sessioni), con un effetto di entità elevata (d di Cohen=1.04). I dati relativi agli esiti clinici esplorativi hanno mostrato un impatto positivo significativo sulla qualità della vita misurata tramite la scala EQ-5D-Y (d di Cohen=0.86) e miglioramenti nei livelli di alanina aminotrasferasi (ALT) e trigliceridi. Lo studio, dunque, conclude che l'integrazione di tecnologie m-Health e specialisti dell'esercizio è fattibile e promettente, sebbene futuri adattamenti dovranno includere anche soggetti in terapia farmacologica, attualmente sottorappresentati. In sintesi, MOTIVATE-CEW rappresenta un modello innovativo per potenziare i servizi multidisciplinari per l'eccesso di peso in età pediatrica, migliorando l'impegno dei giovani pazienti verso uno stile di vita attivo.
° Davies AP, et al. Integrating an Exercise Specialist Supported by mHealth Technology to Increase Exercise and Physical Activity Adherence in a Paediatric Complications from Excess Weight Service (MOTIVATE-CEW): A Feasibility Study. Archives of Disease in Childhood. Published online February 24, 2026.

4. Progressivo aumento del rischio cardiometabolico nei bambini brasiliani in base ai fenotipi di obesità
Questo studio si focalizza sulla categoria di bambini normopeso obesi (NO), che sembra essere un ossimoro, ma rappresenta la categoria di persone con peso normale con un eccesso di grasso corporeo e/o disturbi metabolici. Sono stati valutati 364 bambini tra 8 e 9 anni. Oltre ai dati antropometrici, compresa la circonferenza della vita, e pressori, sono state valutate le componenti biochimiche della sindrome metabolica (SM), alcune di rilievo di routine (colesterolo HDL, trigliceridi, glicemia, insulina e acido urico), più i marcatori dell'infiammazione (PCR ad alta sensibilità, le adipochine: leptina, adiponectina), pro-ossidanti, tra cui l'acido urico, e antiossidanti. Inoltre, è stata valutata la percentuale di grasso corporeo con l'assorbimetria a raggi X. Il campione studiato presentava 66 bambini (18.1%) con fenotipo NO e 122 (33.5%) con eccesso ponderale. Pur partendo dal presupposto che non esiste una definizione chiara della SM in pediatria e che la sua definizione si configura su quella dell'adulto (obesità centrale, ipertensione arteriosa, dislipidemia, alterazioni omeostasi glicidica), gli autori hanno posto in relazione tre categorie di bambini (normopeso con adeguate quantità di grasso corporeo, NO, sovrappeso) con i parametri della SM. È stato riscontrato un aumento progressivo della SM, della circonferenza della vita e dei parametri di anomalie del metabolismo glicidico (valutate attraverso l'indice HOMA) in base ai fenotipi di obesità. I fattori di rischio cardiometabolici aumentano dal soggetto normale al soggetto in sovrappeso, identificando un rischio intermedio per il soggetto NO. Quindi il calcolo dell'indice di massa corporea non è sufficiente a identificare una popolazione a rischio cardiovascolare e metabolico. È necessario utilizzare la circonferenza della vita come indice di presenza di grasso viscerale. I parametri utili ed economicamente sostenibili per la diagnosi di SM sono la misurazione della pressione arteriosa, indice HOMA, profilo lipidico ed acido urico. Questo studio rafforza l'importanza di valutare il rischio cardiometabolico in età precoce, indipendentemente dall'indice di massa corporea.
° Cota BC, Filgueiras MS, Dias NP, Juvanhol LL, Pereira PF, Novaes JF, et al. Progressive increase of cardiometabolic risk in Brazilian children according to obesity phenotypes. European Journal of Clinical Nutrition. 2026;80:270–277.
Modelli alimentari
1. Adeguatezza dell'assunzione abituale di nutrienti e stato nutrizionale dei bambini e adolescenti negli Stati Uniti: Indagine nazionale sulla salute e la nutrizione (2001 - marzo 2020) L'articolo esamina in modo approfondito l'adeguatezza dell'assunzione di nutrienti e lo stato nutrizionale di bambini e adolescenti negli Stati Uniti sulla base dei dati raccolti dalla National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tra il 2001 e il marzo 2020. L'analisi mostra che una parte consistente della popolazione giovanile non raggiunge i livelli raccomandati per diversi nutrienti fondamentali, evidenziando una qualità della dieta spesso inadeguata. In particolare, risultano frequentemente insufficienti vitamina D, calcio, fibre e potassio, mentre si osservano consumi eccessivi di sodio e zuccheri aggiunti, fattori associati a rischi per la salute nel lungo periodo.
Lo studio mette anche in luce differenze significative tra gruppi di età, sesso, condizioni socioeconomiche ed etniche, indicando che le disuguaglianze sociali influenzano fortemente l'accesso a un'alimentazione equilibrata. I dati suggeriscono che, pur essendoci stati alcuni cambiamenti nel tempo, non si registrano miglioramenti consistenti e generalizzati nella qualità nutrizionale complessiva delle diete. Inoltre, l'articolo sottolinea come il problema non riguardi soltanto la quantità di cibo consumato, ma soprattutto la sua composizione: molti giovani assumono calorie sufficienti o eccessive, ma con un apporto inadeguato di micronutrienti essenziali. Infine, gli autori evidenziano le implicazioni per la salute pubblica, sottolineando che queste abitudini alimentari possono contribuire allo sviluppo di obesità e malattie croniche già in età precoce o nel corso della vita adulta. Di conseguenza, viene ribadita la necessità di interventi nutrizionali mirati e politiche di salute pubblica più efficaci per migliorare la qualità della dieta tra bambini e adolescenti negli Stati Uniti.
° Bailey ADL, Miketinas DC, London HE, Houslay T, Bender TM, Patterson AC. Usual Nutrient Intake Adequacy and Nutritional Status of United States Children and Adolescents: National Health and Nutrition Examination Survey 2001–March 2020. The Journal of Nutrition. 2026;156(3):101377.
2.Mappatura e profili nutrizionali degli alimenti complementari prodotti commercialmente in Africa occidentale Gli alimenti complementari prodotti commercialmente (CPCF) sono sempre più preferiti rispetto agli alimenti preparati in casa, ma non sempre rispettano le raccomandazioni internazionali. L'obiettivo di questo studio era valutare la conformità dei CPCF venduti in Africa occidentale con il Modello Europeo di Profilo Nutrizionale e Promozionale (NPPM) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Lo studio è stato condotto da agosto a ottobre 2023 e ha coinvolto 315 punti vendita in Benin, Mali, Mauritania, Niger, Senegal e Togo. La conformità dei CPCF con l'NPPM è stata valutata in termini di contenuto nutrizionale e pratiche di etichettatura, sulla base delle informazioni registrate dalle etichette. Sono stati individuati un totale di 673 prodotti, il 76.1% dei quali importati. I cereali (37%), i piatti salati (25.2%) e le puree (22.7%) sono state le categorie più rappresentative, mentre gli snack e le bevande sono state le meno rappresentative (rispettivamente 3.9% e 2.1%). Complessivamente, l'11% dei prodotti ha soddisfatto tutti i requisiti di composizione nutrizionale e nessuno ha soddisfatto i requisiti di etichettatura. Inoltre, quasi la metà dei prodotti ha superato la percentuale consentita di energia derivante dagli zuccheri (42.3%). Nonostante ciò, nessuno dei prodotti ha riportato un'avvertenza sull' alto contenuto di zuccheri sulle proprie etichette. L'elevata percentuale di prodotti con un alto contenuto di sodio (44.3%) e le frequenti indicazioni in etichetta (95,9%) rappresentano anche una delle principali sfide per questi alimenti. Questo studio ha inoltre dimostrato che il 10,5% degli alimenti complementari per bambini è raccomandato per bambini di età inferiore a 6 mesi, contrariamente alle raccomandazioni, mentre solo il 13.2% dei prodotti contiene informazioni per proteggere l'allattamento al seno. Questi risultati confermano le preoccupazioni relative ai CPCF e dimostrano l'importanza di limitare la commercializzazione di alcuni CPCF nell'Africa occidentale.
° Diongue A et al. Mapping and Nutrient Profiles of Commercially Pro-

duced Complementary Foods in West Africa. Maternal & Child Nutrition, 2026; 22:e70167.
3. La dieta infantile è associata al BMI nelle fasi successive dell'infanzia: uno studio di coorte madre-figlio a livello nazionale in Islanda (ICE-MCH)
Pochi studi hanno esplorato le associazioni tra l'allattamento e l'alimentazione complementare e il rischio futuro di sovrappeso/ obesità. Lo scopo di questo studio era esplorare le associazioni tra un punteggio sulla dieta infantile (Infant Diet Score, IDS; punteggio più alto riflette una migliore aderenza alle linee guida sull'allattamento e l'alimentazione complementare nel primo anno di vita) e il rischio di sovrappeso e/o obesità nell'infanzia. I dati nutrizionali e antropometrici di tutti i bambini nati in Islanda tra gennaio 2009 e giugno 2015 sono stati raccolti dai registri sanitari nazionali. Sono stati utilizzati modelli di regressione logistica per testare le associazioni tra IDS e punteggi z-score del BMI per età (standard OMS). Tra i bambini per i quali l'IDS poteva essere calcolato, i dati antropometrici erano disponibili per 6.335 bambini a 2.5 anni (di cui il 7% con sovrappeso/obesità), 2.486 a 4 anni (4% con sovrappeso/obesità), 8.946 a 6 anni (19% con sovrappeso e 8% obesità) e 5.626 a 9 anni (23% con sovrappeso e 15% obesità). Rispetto ai bambini nel quintile IDS più alto, quelli nei quintili 1 e 2 avevano maggiori probabilità di obesità a 6 anni (aOR: 1.42; IC 95%: 1.05-1.93 e aOR: 1.58; IC 95%: 1.18–2.14) e a 9 anni (aOR: 1.37; IC 95%: 1.02-1.85 e aOR: 1.46; IC 95%: 1.10-1.94). Lo stesso valeva parzialmente per il quintile IDS 3. Le associazioni erano incoerenti a 2.5 anni e non osservate a 4 anni. In questa coorte nazionale, una minore adesione alle linee guida sulla nutrizione infantile si associava ad un maggior rischio di obesità in età scolare.
° Jenny Jonsdottir et al. Infant Diet Is Associated With BMI Later in Childhood: A Nation‐Wide Mother‐Child Cohort Study in Iceland (ICE‐MCH). Maternal & Child Nutrition, 2026; 22:e70165.
1. Esposizione dei bambini finlandesi alla pubblicità digitale a pagamento di alimenti: uno studio pilota L'articolo analizza l'esposizione dei bambini finlandesi alla pubblicità digitale a pagamento di alimenti, con l'obiettivo di comprendere quanto e in che modo i contenuti promozionali online influenzino le loro abitudini. Trattandosi di uno studio pilota, i risultati offrono una prima fotografia del fenomeno, mostrando che i bambini sono frequentemente esposti a pubblicità di cibi soprattutto attraverso piattaforme digitali come social media, video online e applicazioni. Lo studio evidenzia che gran parte delle pubblicità riguarda prodotti ad alta densità energetica e basso valore nutrizionale, come snack, dolci e bevande zuccherate. Inoltre, queste forme di marketing sono spesso integrate nei contenuti digitali in modo poco evidente, rendendo difficile per i bambini riconoscerle come pubblicità. I risultati suggeriscono che l'esposizione a questo tipo di contenuti può influenzare le preferenze alimentari e le richieste dei bambini, contribuendo a scelte meno salutari. Gli autori sottolineano quindi la necessità di ulteriori ricerche e di possibili interventi regolatori per limitare l'impatto della pubblicità digitale sugli stili alimentari infantili
° Haario P, Koivurinta E, Mäki P, Gregório MJ, Wickramasinghe K, Kuusipalo H. Finnish children's exposure to paid-for digital food advertising: the pilot study. Public Health Nutrition. 2026;29(1):e50.
2. Acquisti di bevande per bambini piccoli negli Stati Uniti: 17 anni di dati su demografia familiare e spesa Lo studio analizza i dati di acquisto delle "toddler drinks", ovvero bevande destinate ai bambini di età compresa tra 1 e 3 anni negli Stati Uniti nell'arco di 17 anni, dal 2004 al 2020, per capire quali famiglie le comprano e come è cambiata la spesa nel tempo. I risultati mostrano che solo una piccola parte delle famiglie ha acquistato questi prodotti, ma la loro diffusione e la spesa associata sono aumentate in modo significativo nel corso degli anni, con una crescita complessiva di oltre la metà. Gli acquisti sono più frequenti tra famiglie con reddito più alto, maggiore livello di istruzione e con bambini piccoli, suggerendo che si tratta di un consumo legato a specifici profili socioeconomici. Nonostante non siano prodotti raccomandati dalle principali linee guida nutrizionali, le bevande per toddler stanno diventando sempre più presenti nelle abitudini di consumo, probabilmente anche grazie al marketing. Lo studio evidenzia quindi una discrepanza tra le raccomandazioni sanitarie e i comportamenti reali delle famiglie, sottolineando la necessità di maggiore informazione e di politiche che orientino verso scelte più salutari per i bambini piccoli.
° Kaidbey JH, et al. Purchases of toddler formula in the USA: 17 years of household demographics and spending. Public Health Nutrition. 2026;29(1):e55.
3. Relazione tra pediatri e industrie farmaceutiche della formula artificiale: uno studio esplicativo a metodi misti L'obiettivo di questo lavoro era descrivere e comprendere le relazioni tra pediatri e industria farmaceutica in Colombia. È stato condotto uno studio a metodi misti composto da tre fasi: quantitativa (studio trasversale, indagine elettronica ai pediatri) descrivendo i modelli di interazione e valutando i fattori che spiegano la percezione della necessità delle visite dell'industria ai servizi sanitari e la loro influenza attraverso analisi multivariate; qualitativa (studio basato sulla teoria fondata, interviste semistrutturate) per creare una teoria esplicativa; e una fase integrativa (studio esplicativo a metodi misti). Sono stati intervistati 218 pediatri (età media 45.2 anni), quasi tutti interagivano mensilmente con l'industria delle formule artificiali commerciali (CMFI). La partecipazione a viaggi sponsorizzati e una minore adesione ad altre attività formative erano associate alla percezione che tali viaggi potessero influenzare le pratiche prescrittive. Inoltre, i pediatri sponsorizzati per viaggi internazionali tendevano a considerare queste iniziative essenziali per il mantenimento della formazione medica continua (FMC). Nella fase qualitativa, sono emersi quattro fenomeni: due legati ai risultati quantitativi: "Dipendenza del pediatra dall’industria per la FMC" e "Il contesto sanitario colombiano favorisce una relazione più stretta tra pediatri e industria". Due sono emersi come fattori esplicativi: "Normalizzazione dell'interazione tra pediatra e industria" e "Potere prescrittivo del pediatra: mediazione tra il conflitto di interessi con l'industria e gli interessi dei pazienti"'. L'integrazione ha mostrato come la fase qualitativa spiegasse i risultati quantitativi. La maggior parte dei pediatri interagisce frequentemente con l'industria,

principalmente con la CMFI, e ciò è percepito come necessario per la FMC. La normalizzazione dell'interazione pediatra–industria porta alla sottovalutazione e all'invisibilità dei suoi effetti, il che favorisce l'idea della sua necessità per il settore pediatrico.
° Leon-Ayala MA, Agudelo-Velasquez MA, Yepes-Delgado CE, Florez ID. Relationship between paediatricians and the pharmaceutical and commercial milk formula industries: an explanatory mixed methods study. Archives of Disease in Childhood. 2026;111:219–225.
1. Uso dei social media misurato oggettivamente, preoccupazioni per il peso e abitudini dietetiche negli adolescenti L'impatto dell'uso dei social media (SM) sull'immagine corporea e sui disturbi alimentari negli adolescenti è da tempo al centro del dibattito scientifico e politico, ma le ricerche precedenti hanno prodotto risultati contrastanti, spesso basandosi su dati auto-riportati dagli utenti, che tendono a essere inaccurati o influenzati da pregiudizi. Per superare questi limiti, i ricercatori hanno condotto uno studio longitudinale utilizzando il rilevamento passivo dei dati direttamente dagli smartphone di 155 adolescenti statunitensi (età 13-17 anni, utenti Android), seguiti per 6 mesi. Attraverso l'app Stanford Screenomics, sono stati acquisiti screenshot ogni 5 secondi di attività sullo schermo per calcolare con precisione la durata d'uso dei SM. Parallelamente, i partecipanti hanno compilato sondaggi mensili riguardanti le loro preoccupazioni per il peso e le diete. I dati raccolti, pari a oltre 217.000 ore di attività smartphone, hanno rivelato:
- Gli adolescenti trascorrono una mediana di 1.35 ore al giorno sui social media.
- Non è stata riscontrata alcuna associazione significativa tra la durata totale dell'uso dei SM e le preoccupazioni per il peso o le diete.
- Questa assenza di correlazione è stata confermata sia a livello individuale (fluttuazioni nel tempo del singolo ragazzo) sia a livello di gruppo (differenze tra utenti con maggiore utilizzo e non).
- Fattori come genere, età, etnia, indice di massa corporea (BMI) o livello di istruzione dei genitori non hanno influenzato questo risultato.
Sebbene il tempo totale non sembri determinante, l'analisi di singole piattaforme ha suggerito dinamiche differenti:
- L'uso di Snapchat, TikTok e X (ex Twitter) è stato associato a maggiori preoccupazioni per il peso.
- Al contrario, l'uso di Instagram ha mostrato un'associazione inversa con la frequenza delle diete a livello interpersonale. I ricercatori concludono che il tempo totale trascorso sui SM potrebbe non essere il fattore critico nell'influenzare l'immagine corporea. Le limitazioni dello studio includono l'esclusione di utenti iOS e la possibile insufficienza del campione per identificare associazioni in sottogruppi specifici, per cui le ricerche future dovrebbero concentrarsi non solo sulla durata, ma anche sulla qualità dei contenuti e sugli "ambienti digitali" specifici frequentati dagli adolescenti per comprendere meglio i rischi legati all'immagine corporea.
° Sun X, et al. Objectively Measured Social Media Use and Weight Concerns and Dieting in Adolescents. JAMA Pediatrics. 2026;180(2):212–213.
2. Dalla restrizione della crescita fetale al rischio cardiometabolico in adolescenza: l'impatto della crescita di recupero e dell'adiposità
La restrizione della crescita fetale (FGR) è una condizione in cui il feto non raggiunge il proprio potenziale di crescita genetico a causa di fattori avversi intrauterini. Questo studio si basa sulla teoria del "DOHaD" (Origini della Salute e della Malattia durante lo Sviluppo), la quale suggerisce che l'ambiente prenatale programmi permanentemente il metabolismo, aumentando il rischio di malattie croniche nell'età adulta. L'obiettivo della ricerca è stato esaminare la relazione tra il peso alla nascita, la crescita di recupero (catch-up growth) postnatale e i biomarcatori di rischio cardiometabolico negli adolescenti. Si tratta di uno studio trasversale condotto su 80 adolescenti (13-17 anni), suddivisi in due gruppi: 40 nati con FGR e 40 controlli sani nati con peso normale. I ricercatori hanno valutato parametri antropometrici (BMI, circonferenza vita), pressione sanguigna, profilo lipidico, livelli di glucosio e ormoni legati al metabolismo energetico (leptina, adiponectina e ghrelina). I risultati hanno evidenziato che il peso alla nascita da solo non è un predittore diretto dell'adiposità o dei problemi cardiometabolici in adolescenza. Il vero fattore determinante è la crescita di recupero postnatale: gli adolescenti nati con FGR che hanno subito un rapido aumento di peso dopo la nascita presentano una correlazione significativa con un BMI più elevato, adiposità centrale (grasso addominale) e pressione arteriosa sistolica e diastolica più alta. Lo studio ha anche rilevato delle alterazioni endocrine significative: la crescita di recupero è associata a livelli più elevati di leptina e ad un rapporto leptina/ ghrelina alterato, segnali di un possibile squilibrio nei meccanismi di sazietà e accumulo di grasso. In conclusione, la ricerca suggerisce che la vulnerabilità cardiometabolica non dipende solo dalle dimensioni fetali, ma è guidata principalmente dall'accelerazione della crescita postnatale. Questo "mismatch" tra ambiente intrauterino e postnatale amplifica le conseguenze negative del programma metabolico fetale, rendendo l'adolescenza una finestra critica per identificare precocemente questi rischi.
° Adam-Raileanu A, et al. From Fetal Growth Restriction to Adolescent Cardiometabolic Risk: The Impact of Catch-Up Growth and Adiposity. Nutrients. 2026;18(5):843.
3. L'associazione tra peso alla nascita e ansia, depressione e disabilità dello sviluppo nei bambini
Il peso alla nascita rappresenta un importante indicatore della salute neonatale e può influenzare lo sviluppo fisico e psicologico a lungo termine. Tuttavia, le relazioni tra peso alla nascita e disturbi come ansia, depressione e disabilità dello sviluppo non sono ancora completamente chiarite. L'obiettivo dello studio era indagare l'associazione tra peso alla nascita e la presenza di ansia, depressione e disabilità dello sviluppo nei bambini. Lo studio ha analizzato dati relativi a bambini con diversi pesi alla nascita, valutando la presenza di disturbi psicologici e dello sviluppo. Sono state esaminate in particolare le associazioni tra basso peso alla nascita e il rischio di sviluppare ansia, depressione e disabilità multiple, considerando anche l'andamento del rischio in relazione all'aumento del peso alla nascita. I risultati hanno mostrato che il basso peso alla nascita era significativamente associato a un maggiore rischio di ansia e di disabilità dello sviluppo multiple. Inoltre, è emersa una relazione inversa: all'aumentare del peso alla nascita, il rischio di ansia e di disabilità multiple tendeva a

diminuire. L'associazione con la depressione risultava meno evidente rispetto agli altri esiti considerati. Il basso peso alla nascita si conferma quindi un importante fattore di rischio per problemi di salute mentale e dello sviluppo nei bambini. Questi risultati sottolineano l'importanza di monitorare e supportare nel tempo i bambini nati con basso peso, al fine di promuovere uno sviluppo sano e intervenire precocemente in caso di difficoltà.
° Deng X, et al. Association Between Birth Weight and Anxiety, Depression, and Developmental Disabilities in Children. Early Human Development. 2026.
4. Empowerment femminile e stato nutrizionale dei bambini: nuove evidenze per il Bangladesh L'articolo analizza il legame tra l'empowerment femminile e lo stato nutrizionale dei bambini in Bangladesh, evidenziando come il ruolo e l'autonomia delle donne all'interno della famiglia influenzino in modo significativo la salute infantile. In particolare, lo studio considera diverse dimensioni dell'empowerment, come la capacità decisionale nelle spese domestiche, l'accesso alle risorse, il livello di istruzione e la partecipazione alla vita sociale. I risultati mostrano che livelli più elevati di empowerment femminile sono associati a migliori indicatori nutrizionali nei bambini, tra cui minori tassi di malnutrizione cronica e acuta. Le madri con maggiore autonomia tendono infatti a garantire un'alimentazione più adeguata, una migliore igiene e un accesso più tempestivo ai servizi sanitari per i propri figli. Tuttavia, l'impatto varia a seconda della dimensione considerata: ad esempio, l'istruzione e il potere decisionale sembrano avere effetti più marcati rispetto ad altri fattori. Lo studio sottolinea inoltre che il miglioramento dello stato nutrizionale infantile non dipende solo da interventi diretti sull'alimentazione, ma anche da strategie più ampie che promuovano l'uguaglianza di genere e rafforzino il ruolo delle donne nella società. In questo senso, l'empowerment femminile emerge come un elemento chiave per favorire lo sviluppo e la salute dei bambini nei contesti a basso e medio reddito come il Bangladesh.
° Jolly SP, van der Schans J, Lensink R, Afsana K, Islam MA, Biesma R. Women's Empowerment and Nutritional Status of Children: New Evidence for Bangladesh. Public Health Nutrition. 2026;29(1):e46.
5. Durata dell'insicurezza alimentare, qualità della dieta e sviluppo infantile: risultati dell'Infant and Toddler Feeding Practices Study-2 del programma WIC L'articolo analizza la relazione tra la durata dell'insicurezza alimentare e la qualità della dieta, nonché lo sviluppo nei primi anni di vita, utilizzando i dati dello studio Infant and Toddler Feeding Practices Study-2 condotto nell'ambito del programma Special Supplemental Nutrition Assistance Program for Women, Infants, and Children (WIC) negli Stati Uniti. I risultati evidenziano che non solo la presenza, ma soprattutto la durata dell'insicurezza alimentare rappresenta un fattore determinante per la salute dei bambini: esposizioni più prolungate sono associate a diete di qualità inferiore e a esiti meno favorevoli nello sviluppo. In particolare, i bambini che vivono in condizioni di insicurezza alimentare persistente tendono a consumare meno alimenti nutrienti, come frutta e verdura, e più cibi meno salutari, con un conseguente rischio di squilibri nutrizionali. Questa condizione
può riflettersi anche su alcuni aspetti dello sviluppo cognitivo, comportamentale e generale, suggerendo che le difficoltà nell'accesso al cibo adeguato non incidono solo sulla crescita fisica, ma anche su dimensioni più ampie del benessere infantile. Lo studio sottolinea inoltre che le famiglie partecipanti al programma WIC, pur ricevendo supporto nutrizionale, possono comunque sperimentare episodi di insicurezza alimentare, e che la continuità o intermittenza di tali difficoltà ha effetti diversi sugli esiti nei bambini. In generale, emerge che interventi precoci e duraturi sono fondamentali per mitigare gli effetti negativi dell'insicurezza alimentare, migliorando sia la qualità della dieta sia le traiettorie di sviluppo nei primi anni di vita.
° Kay MC, Fansler A, Sun B, Palakshappa D, Borger C, et al. Duration of Food Insecurity and Childhood Diet and Development: Special Supplemental Nutrition Assistance Program for Women, Infants, and Children Infant and Toddler Feeding Practices Study-2 Findings. The Journal of Nutrition. 2026;156(3):101365.
6. Associazione dell'alimentazione con formula infantile a base di proteine di soia con crescita, composizione corporea, salute cardiometabolica e sviluppo puberale in adolescenza, a confronto con formule a base di latte vaccino e con l'allattamento
L'articolo esamina gli effetti a lungo termine dell'alimentazione infantile con formula a base di proteine di soia, confrontandola con quella a base di latte vaccino e con l'allattamento, in relazione alla crescita, alla composizione corporea, alla salute cardiometabolica e allo sviluppo puberale durante l'adolescenza. I risultati mostrano che, nel complesso, i soggetti alimentati con formula di soia non presentano differenze sostanziali rispetto agli altri gruppi per quanto riguarda altezza, peso e parametri generali di crescita. Per quanto riguarda la composizione corporea e gli indicatori cardiometabolici, come pressione arteriosa e profilo lipidico, glicemia, BMI, percentuali di massa grassa e magra e distribuzione del grasso corporeo, non emergono effetti negativi rilevanti associati al consumo di formula di soia durante l'infanzia. Tuttavia, lo studio rileva alcune lievi differenze in specifici indicatori, che restano comunque entro intervalli considerati normali e senza implicazioni cliniche significative. Anche sul piano dello sviluppo puberale non si osservano variazioni marcate tra i diversi gruppi, suggerendo che l'uso di formule a base di soia non influisce in modo rilevante sui tempi o sulle modalità della pubertà. Nel complesso, i risultati indicano che l'alimentazione con formula di soia nei primi mesi di vita rappresenta un'alternativa comparabile alle formule a base di latte vaccino in termini di esiti a lungo termine, pur confermando il ruolo dell'allattamento come riferimento ideale quando possibile.
° Cruz LL, Fiecke C, Reed B, Martinez A, Keck A, et al. Soy Protein-Based Infant Formula Feeding Association with Adolescent Growth, Body Composition, Cardiometabolic Health, and Pubertal Development in Comparison with Cow's Milk-Based Infant Formula and Human Milk Feeding. The Journal of Nutrition. 2026;156(3):101376.
7. Coinvolgimento paterno nell'alimentazione di neonati e bambini piccoli: una revisione sistematica e una meta-analisi della sua estensione e dei fattori associati
L'alimentazione ottimale di neonati e bambini piccoli (IYCF) è

un intervento fondamentale durante i primi 1.000 giorni di vita, eppure in Etiopia i ruoli di cura rimangono fortemente differenziati per genere, spesso escludendo i padri. Questa revisione sistematica e meta-analisi ha quantificato l'entità del coinvolgimento paterno nell'IYCF in tutta l'Etiopia e ha identificato i principali fattori associati. Seguendo le linee guida PRISMA, una ricerca completa nelle principali banche dati e nella letteratura grigia ha identificato 11 studi trasversali che coinvolgono 6030 padri. Utilizzando un modello ad effetti casuali, la prevalenza complessiva del coinvolgimento paterno era del 41% (IC 95%: 25%-57%). I predittori significativi di un maggiore coinvolgimento includevano avere un'istruzione superiore al livello secondario (AOR 4.27), famiglie meno numerose (AOR 4.03), primo figlio (AOR 3.36) e percezioni positive verso l'IYCF (AOR 2.68). Altri fattori includevano credenze culturali positive (AOR 2.35), buona conoscenza dell'IYCF (AOR 2.21) e avere un figlio di sesso maschile (AOR 2.09). Questo studio suggerisce uno spostamento nelle strategie nutrizionali in Etiopia da modelli incentrati sulla madre a modelli incentrati sulla famiglia, implementando programmi inclusivi per i padri. Formare operatori sanitari a sfidare le norme di genere tramite la consulenza ed il dialogo comunitario permetterà di affrontare le barriere socio‐culturali, consentendo così di promuovere la cura condivisa e migliorare gli esiti nutrizionali dei bambini.
° Adisu MA et al. Paternal Engagement in Infant and Young Child Feeding: A Systematic Review and Meta‐Analysis of Its Extent and Associated Factors. Maternal & Child Nutrition, 2026; 22:e70174.