Pagine elettroniche In questo numero:
Gennaio - Febbraio 2026 / Vol. 33 n.1 Newsletter pediatrica pag. n. 1
Clesrovimab, un altro monoclonale che protegge dal Virus Respiratorio Sinciziale Documenti pag. d.2
PFAS e regolamentazione Europea: implicazioni per la salute pediatrica Ambiente & Salute pag. a&s.1
Ambiente e Salute News (n. 36, novembre - dicembre 2025) L’articolo del mese pag. am.1
L’OMS aggiorna le raccomandazioni sul trattamento di seconda linea dell’asma acuto Nutrizione pag. nu.1
Nutrizione News (n.17, dicembre 2025 - gennaio 2026)
“Il guardiano delle vette” Concorso fotografico “Noi siamo la Natura”, 2025 (particolare)
www.quaderniacp.it
ISSN 2039-1382
Pagine elettroniche di Quaderni acp
Newsletter pediatrica ACP
n.1 Clesrovimab, un altro monoclonale che protegge dal n.1 Virus Respiratorio Sinciziale n.2 Cochrane Database of Systematic Review: revisioni n.1 nuove o aggiornate (Novembre-Dicembre 2025)
Gennaio - Febbraio 2026 / Vol. 33 n.1
Direttore Michele Gangemi
Presidente ACP Stefania Manetti
Coordinatore Vincenza Briscioli
Progetto grafico ed editing Programmazione web Gianni Piras
Comitato editoriale Laura Brusadin Rispetto come Infrastruttura Invisibile della Cura Claudia Mandato Riflessioni a margine del Compendium on Respectful Patrizia Rogari Maternal and Newborn Care dell’Organizzazione Mon- Annamaria Sapuppo Giacomo Toffol diale della Sanità
Documenti d.1 n.1 n.1 n.1 n.1 d.2 n.1 n.1
Commento a cura di Livio Provenzi, Sarah Nazzari
PFAS e regolamentazione Europea: implicazioni per la salute pediatrica Commento a cura di Vincenza Briscioli
Ambiente & Salute
a&s.1 Ambiente e salute news (n. 36, nov. - dic. 2025) .1
Collaboratori Gruppo PuMP ACP Gruppo Nutrizione ACP Gruppi di lettura della Newsletter Pediatrica Redazione di Quaderni acp
Internet La rivista aderisce agli obiettivi di diffusione gratuita della letteratura medica ed è disponibile integralmente all’ indirizzo: www.acp.it/pagine-elettroni che Redazione redazione@quaderniacp.it
L’Articolo del Mese
am.1 L’OMS aggiorna le raccomandazioni sul trattamento di Electronic pages Quaderni ACP index (number 1, 2026) am.1 seconda linea dell’asma acuto am.1 A cura di Enrico Valletta
Nutrizione
nu.1 Nutrizione news (n. 17, dicembre 2025 - gennaio 2026)
Poster
p.1 Comunicazioni orali al 37° Congresso Nazionale ACP am.20, 21 settembre 2025, Jesolo
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ACP Paediatric Newsletter
n.1 Clesrovimab, another monoclonal antibody that protects against respiratory syncytial virus n.2 Cochrane Database of Systematic Review: new and updated revisions November - December 2025
Documents
d.1 Respect as invisible infrastructure for care. Considerations on the World Health Organization’s Compendium on respectful maternal and newborn care Comment by Livio Provenzi, Sarah Nazzari d.2 PFAS and European regulations: implications for pediatric health Comment by Vincenzo Briscioli
Environment & Health
a&s.1 Environment and health news
Article of the month
am.1 WHO updates recommendations on second-line treatment for ni.1 acute asthma ni.1 By Enrico Valletta
Nutrition
nu.1 Nutrition news
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Clesrovimab, un altro monoclonale che protegge dal Virus Respiratorio Sinciziale Zar HJ, Simões EAF, Madhi SA et al. Clesrovimab for Prevention of RSV Disease in Healthy Infants N Engl J Med. 2025 Oct 2;393(13):1292-1303. doi: 10.1056/NEJMoa2502984
Questo studio di fase 2b-3, randomizzato in doppio cieco contro placebo 2:1, ha avuto come obiettivo quello di valutare, su 3.614 bambini, l'efficacia e la sicurezza di una dose da 105 mg di Clesrovimab somministrato in neonati sani pretermine (29-34+6 settimane di età gestazionale) e nati a termine che affrontavano la prima stagione di VRS. Nei primi 150 giorni dall'iniezione, un'infezione delle vie respiratorie inferiori associata a VRS necessitante cure mediche si è verificata in 60 dei 2.398 neonati nel gruppo Clesrovimab ed in 74 dei 1.201 neonati nel gruppo placebo (rispettivamente (tasso di incidenza su un periodo di 5 mesi, del 2.6% e del 6.5%), per un'efficacia del 60.4% (intervallo di confidenza [IC] al 95%, 44.1-71.9; P<0.001). L'ospedalizzazione associata a RSV entro 150 giorni è stata segnalata in 9 dei 2.398 neonati nel gruppo Clesrovimab e in 28 dei 1.201 neonati nel gruppo placebo per un'efficacia dell'84.2% (IC al 95%, 66.6-92.6; P<0.001). Eventi avversi gravi sono stati segnalati in 278 neonati su 2409 (11.5%) nel gruppo Clesrovimab e in 149 neonati su 1.202 (12.4%) nel gruppo placebo. Clesrovimab, another monoclonal antibody that protects against respiratory syncytial virus This phase 2b-3, randomized, double-blind, 2:1 placebo-controlled study aimed to evaluate, in 3,614 children, the efficacy and safety of a 105 mg dose of Clesrovimab administered to healthy preterm (29-34+6 weeks gestational age) and term infants facing their first RSV season. In the first 150 days after injection, a lower respiratory tract infection associated with RSV requiring medical care occurred in 60 of the 2,398 infants in the Clesrovimab group and in 74 of the 1,201 infants in the placebo group (respectively incidence rate over a 5-month period of 2.6% and 6.5%), for an efficacy of 60.4% (95% confidence interval [CI], 44.1-71.9; P<0.001). Hospitalization associated with RSV within 150 days was reported in 9 of the 2,398 newborns in the Clesrovimab group and in 28 of the 1,201 newborns in the placebo group, for an efficacy of 84.2% (95% CI, 66.6-92.6; P<0.001). Serious adverse events were reported in 278 of 2,409 (11.5%) newborns in the Clesrovimab group and in 149 of 1,202 (12.4%) newborns in the placebo group.
Metodo
Obiettivo (con tipo studio)
Valutare l'efficacia e la sicurezza di una dose da 105 mg di Clesrovimab somministrato in bambini nati pretermine (29-34+6 settimane di età gestazionale) e a termine che affrontavano la prima stagione di Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) con uno studio di fase 2b-3, randomizzato in doppio cieco contro placebo 2:1.
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Popolazione
I partecipanti erano 3.614 bambini sani di età inferiore a 1 anno, con età gestazionale uguale o superiore a 29 settimane , provenienti da 22 paesi (Argentina, Belgio, Canada, Cile, Cina, Colombia, Danimarca, Filippine, Finlandia, Francia, Italia, Giappone, Corea, Malesia, Messico, Perù, Polonia, Regno Unito, Sud Africa, Stati Uniti, Tailandia, Turchia). Criteri di inclusione: 1. assenza di condizioni mediche o malattie acute che non richiedessero più di un minimo intervento medico; stabilità di condizione medica congenita o cronica; 2. età gestazionale ≥29 settimane; 3. firma del consenso informato documentato per lo studio. Criteri di esclusione: 1. eleggibilità a ricevere Palivizumab secondo le linee guida nazionali o locali; 2. ipersensibilità nota a qualsiasi componente del Clesrovimab; 3. controindicazione a somministrazione intramuscolare per disturbo emorragico; 4. malattia febbrile entro 72 ore precedenti la somministrazione; 5. partecipazione ad altro studio clinico interventistico sperimentale in qualsiasi momento prima della somministrazione della prima dose; 6. precedente arruolamento e successiva interruzione alla partecipazione allo studio; 7. scarsa compliance familiare ai controlli previsti; 8. familiarità con personale del centro sperimentale o dello Sponsor direttamente coinvolto nello studio.
Intervento
2.412 bambini randomizzati nel gruppo Clesrovimab hanno ricevuto una singola dose di 0.7 mL (105 mg) per via intramuscolare nella coscia. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a sorveglianza per infezione respiratoria a partire da 3 giorni dopo l'iniezione tramite chiamata telefonica e di nuovo al giorno 7 con visita sul posto. Successivamente, i centri dello studio hanno monitorato settimanalmente per via telefonica dal giorno + 14 al +180 dall'iniezione l' insorgenza di sintomatologia compatibile con infezione da VRS. Per i partecipanti seguiti per 515 giorni il monitoraggio telefonico è stato ripreso dal giorno +372 fino alla fine della partecipazione allo studio. In caso di riferiti sintomi respiratori, i pazienti venivano valutati e testati presso i centri di riferimento per accertare la presenza o meno di infezione respiratoria. Inoltre, i partecipanti venivano
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valutati tra i 3 ed i 12 giorni dall'insorgenza dei sintomi respiratori o in caso di peggioramento dei sintomi, oppure in caso di visita ambulatoriale o ospedaliera per sintomi di infezione respiratoria.
bambini con infezioni respiratorie comunitarie non causate da VRS dal giorno 1 al giorno 180 erano simili nei due gruppi di sperimentazione. Eventi avversi gravi sono stati segnalati in 278 dei 2.409 bambini (11.5%) nel gruppo Clesrovimab e in 149 dei 1.202 (12.4%) nel gruppo placebo.
Controllo
1.202 bambini sani hanno ricevuto 0.7 ml di cloruro di sodio allo 0.9% (soluzione salina sterile) per via intramuscolare nella coscia (placebo). Il follow-up è stato il medesimo del gruppo di intervento.
Outcome/Esiti
Endpoint primario: comparsa di infezione respiratoria valutata da un medico associata a VRS, confermata da RT-PCR in un campione ottenuto entro 7 giorni prima o 12 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi o il peggioramento degli stessi, insieme a tosse o difficoltà respiratoria e almeno uno dei seguenti indicatori di infezione o gravità della malattia delle basse vie respiratorie: respiro sibilante, retrazioni della parete toracica, rantoli o crepitii all'auscultazione, ipossiemia, tachipnea o disidratazione causata da sintomi respiratori. Gli endpoint secondari erano: a. l'ospedalizzazione associata a VRS da 1 a 150 giorni dopo la somministrazione; b. l'infezione delle basse vie respiratorie associata a VRS con necessità di assistenza medica da 1 a 180 giorni dopo l'iniezione.
Tempo
I partecipanti sono stati sottoposti a sorveglianza delle infezioni respiratorie durante la prima stagione del VRS (fino al giorno 180 dopo l'iniezione). Un totale di 1.016 partecipanti nel gruppo Clesrovimab e 502 nel gruppo placebo sono stati seguiti anche durante la seconda stagione (dal giorno 365 al giorno 515). Non è riportato in che anni è stato realizzato lo studio.
Risultati principali I 3.614 bambini avevano un' età media all'arruolamento di 3.1 mesi, con la maggior parte (79.9%) di età inferiore a 6 mesi; l'82.5% erano neonati pretermine tardivi o a termine. 2.412 hanno ricevuto Clesrovimab e 1.202 hanno ricevuto placebo. Entro il 150° giorno dopo l'iniezione un'infezione delle vie respiratorie inferiori associata a VRS e assistita da personale medico si è verificata in 60 dei 2.398 bambini nel gruppo Clesrovimab (tasso di incidenza su un periodo di 5 mesi 2.6%) e in 74 dei 1.201 bambini nel gruppo placebo (tasso di incidenza su un periodo di 5 mesi, 6.5%), per un'efficacia del 60.4% (intervallo di confidenza [CI] al 95%, 44.1-71.9; P < 0.001). L'ospedalizzazione associata al virus respiratorio sinciziale entro 150 giorni è stata segnalata in 9 dei 2.398 bambini nel gruppo Clesrovimab e in 28 dei 1.201 neonati nel gruppo placebo, per un'efficacia dell'84.2% (IC al 95%, 66.6-92.6; P < 0.001). In un'analisi post hoc delle infezioni delle vie respiratorie inferiori associate al VRS e assistite da un medico, che richiedevano almeno un indicatore di infezione delle vie respiratorie inferiori più almeno un indicatore di gravità della malattia dal giorno 1 al giorno 150, la stima dell'efficacia era dell'88.0% (IC al 95%, da 76.1 a 94.0). Le percentuali di
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Conclusioni Nei bambini sani pretermine e a termine una singola dose di Clesrovimab di 105 mg somministrata per via intramuscolare ha ridotto l'incidenza di infezioni delle basse vie respiratorie associate a VRS che necessitavano di assistenza medica e di ospedalizzazione, con un profilo di sicurezza simile a quello del placebo. (Studio Finanziato da Merck Sharp e Dohme; numero CLEVER ClinicalTrials.gov, NCT04767373).
Altri studi sull'argomento All'inizio del 2025, Madhi et al hanno pubblicato uno studio di fase 1b/2a, in doppio cieco, che ha coinvolto 183 lattanti sani, prematuri e a termine (di età compresa tra 2 settimane e 8 mesi), randomizzati per ricevere una singola dose di Clesrovimab o placebo in 5 pannelli di dosaggio. Gli obiettivi principali erano valutare la sicurezza, la farmacocinetica, la presenza di anticorpi neutralizzanti nel siero e di anticorpi antifarmaco. Clesrovimab è risultato generalmente ben tollerato a tutti i dosaggi esaminati, non sono stati riportati eventi avversi gravi. I titoli degli anticorpi neutralizzanti nel siero sono aumentati in modo dose-dipendente nei gruppi di lattanti al giorno 150. Inoltre, riguardo gli endpoint associati all'RSV, l'infezione del tratto respiratorio inferiore trattata medicalmente e l'ospedalizzazione sono state inferiori nei lattanti trattati con Clesrovimab rispetto al placebo [1]. Alla luce di questi studi di sicurezza ed in base ai dati preliminari derivati dallo studio CLEVER nel giugno 2025 l'FDA ha approvato ENFLOSIA (Clesrovimab-Merck) e l'Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) ne ha raccomandato l'uso come alternativa a Nirsevimab per i neonati e bambini sotto gli 8 mesi nati durante o all'inizio della loro prima stagione RSV e non già protetti da vaccinazione materna, basando la scelta in funzione di disponibilità, tempistica della nascita e preferenze dei genitori [2]. Il farmaco è già in uso per la stagione corrente. A settembre 2025 il CHMP (Comitato per i Medicinali per Uso Umano), uno dei principali comitati scientifici dell'EMA (Agenzia europea del farmaco), ha dato parere positivo per l'impiego di Clesrovimab nella prevenzione della bronchiolite da VRS. Una decisione finale è attesa entro la fine dell'anno. Come segnalato per l'immissione in commercio di Nirsevimab, le agenzie regolatorie, (EMA e FDA), tendono a registrare nuovi farmaci testati contro placebo invece che contro un trattamento di riferimento già esistente. Così facendo, valutano qualità, efficacia e sicurezza, ma non il reale valore terapeutico aggiunto del nuovo prodotto. Inoltre, continuiamo ad osservare come gli studi di fase 3 e 4 siano ormai quasi sempre finanziati e condotti dalle aziende farmaceutiche, anziché da ricerca indipendente, pur sapendo che i risultati tendono ad essere più favorevoli rispetto a quelli ottenuti da studi indipendenti, anche con disegni di ricerca simili [3]. Una buona notizia è l'avanzamento di uno studio di fase 3, mul-
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ticentrico randomizzato di comparazione di Clesrovimab verso Palivizumab (SMART study), che ha arruolato i neonati e bambini idonei a ricevere Palivizumab secondo le linee guida locali ed esclusi dallo studio CLEVER, i cui risultati preliminari evidenziano una pari efficacia dei 2 farmaci fino a 150 giorni dall'inoculo [4]. Un aspetto sottolineato dagli Autori e citato dalle autorità (ACIPEMA) nel sostenere Clesrovimab è che la disponibilità di più anticorpi con epitopi differenti (site IV vs site Ø), rappresenti un vantaggio in ambito di sanità pubblica, perché riduce il rischio che un singolo evento di fuga comprometta tutta la protezione offerta. In realtà oggi non ci sono prove chiare che Clesrovimab offra un vantaggio netto rispetto a Nirsevimab contro la possibile comparsa di resistenze. Le mutazioni di fuga documentate sono rare per entrambi, ma esistono segnali e dati in vitro che mostrano che specifiche sostituzioni possono ridurre l'attività di ciascun anticorpo; la reale importanza pratica (cioè se Clesrovimab riduca effettivamente il rischio di resistenza rispetto a Nirsevimab nella popolazione) dipenderà dai dati post-marketing e dagli studi di sorveglianza richiesti dalle autorità [5].
fezione delle basse vie respiratorie da VRS con necessità di assistenza medica, un outcome relativamente sensibile ma meno rilevante dal punto di vista clinico rispetto all'ospedalizzazione, che rappresenta un indicatore più diretto di gravità e di impatto sui servizi sanitari. Il ricovero, pur valutato come endpoint secondario, ha mostrato una riduzione marcata e clinicamente significativa e si presta inoltre meglio a un confronto indiretto tra i diversi anticorpi monoclonali disponibili. Per consentire un confronto con gli studi su Nirsevimab, gli autori hanno condotto un'analisi post-hoc, non prevista nel protocollo originario, utilizzando una definizione più restrittiva di infezione delle basse vie respiratorie da VRS (richiedente almeno un segno di coinvolgimento delle basse vie e almeno un indicatore di gravità), analoga a quella adottata negli studi su Nirsevimab. L'efficacia è stata valutata fino a 150 e 180 giorni. Sebbene i risultati indichino un'elevata efficacia, trattandosi di un'analisi non pianificata, essi devono essere interpretati con cautela e confermati da ulteriori studi. Nel complesso, Clesrovimab risulta efficace e sicuro nella prevenzione della malattia da VRS nei lattanti sani, con un profilo di sicurezza sovrapponibile al placebo.
Che cosa aggiunge questo studio
Popolazione studiata: la popolazione è sovrapponibile a quella italiana che in parte è rappresentata (arruolati 51 bambini provenienti da Padova, Milano, Firenze, Roma, Bari) e i risultati sono probabilmente trasferibili nel nostro contesto. Tipo di intervento: Clesrovimab non è al momento disponibile in Italia. Il Nirsevimab, approvato da EMA nel 2022 e da AIFA nel 2023, è stato introdotto in Italia per la prima volta nella stagione epidemica 2024-2025. La Delibera della Conferenza Stato-Regioni del 17 ottobre 2024 ne ha previsto la somministrazione gratuita e su base volontaria a tutti i neonati a partire dal 1° novembre 2024, estendendo la copertura in modo variabile anche ai nati nei mesi precedenti e ai bambini sotto i due anni con condizioni di fragilità. Tuttavia, un'indagine condotta da SIP e SIN ha evidenziato forti disomogeneità regionali nell'implementazione del programma, sia per le diverse tempistiche di avvio, sia per l'accesso limitato dei bambini nati fuori dalla finestra epidemica (prima di novembre e dopo marzo). Nonostante le due Società scientifiche abbiano chiesto di armonizzare i criteri di somministrazione a livello nazionale, assicurando pari opportunità di prevenzione per tutti i bambini, anche nella stagione 2025-26 la campagna si sta svolgendo con modalità differenti nelle varie Regioni. Conflitto d'interesse: La sperimentazione è stata progettata e finanziata dai rappresentanti di Merck Sharp e Dohme, con il contributo di un comitato scientifico consultivo composto da esperti esterni.
Questo studio si focalizza sul valutare, su un'ampia popolazione di bambini provenienti da diverse aree geografiche in tutto il mondo, l'efficacia di un nuovo anticorpo monoclonale che si lega al sito IV della proteina di fusione (F) dell'VRS impedendone la replicazione, con il vantaggio, rispetto a Nirsevimab, di un unico dosaggio standard indipendentemente dal peso, evitando così possibili errori di somministrazione.
Commento Validità interna Disegno dello studio: la gestione della lista di randomizzazione, nascondimento della sequenza e cecità non sono esplicitamente dettagliate, come il periodo di arruolamento nei due differenti emisferi. Lo studio, tuttavia, mostra una validità interna molto alta grazie alla dimensione campionaria ampia che garantisce una potenza statistica superiore al 95% per l'endpoint primario. Le caratteristiche dei partecipanti erano generalmente simili nei due gruppi ed erano rappresentative dei neonati sani a rischio di malattia da VRS. I persi al follow up dopo la somministrazione del farmaco/placebo, riportati nel supplemento, erano bilanciati: 33/1202 nel gruppo placebo e 65/2411 nel gruppo intervento, non descritti nel testo. Le analisi di efficacia sono state eseguite sull'intera popolazione di analisi, definita come tutti i partecipanti che erano stati sottoposti a randomizzazione e avevano ricevuto un'iniezione di Clesrovimab o placebo e non erano stati esclusi per alcune deviazioni dal protocollo. Sono state condotte analisi farmacocinetiche, di anticorpi antifarmaco e di anticorpi neutralizzanti nel siero nella popolazione per protocollo. Le analisi di sicurezza sono state eseguite nella popolazione “as-treated”: secondo l'iniezione effettivamente ricevuta. Esiti: Gli esiti dello studio sono chiaramente definiti; tuttavia, è discutibile la scelta di identificare come endpoint primario l'in-
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Trasferibilità
L'FDA ha approvato ENFLOSIA (Clesrovimab) nel giugno 2025 e l'ACIP ne ha raccomandato l'uso come alternativa a Nirsevimab per i bambini sotto gli 8 mesi non protetti da vaccinazione materna. Il CHMP dell'EMA ha espresso parere positivo e la decisione finale è attesa entro fine anno. Si evidenzia che FDA ed EMA approvano spesso nuovi farmaci testati contro placebo e non contro trattamenti già esistenti, limitando la valutazione del reale valore aggiunto. Inoltre, la maggior parte degli studi clinici è finanziata dalle aziende, con il rischio di risultati più favorevoli rispetto alla ricerca indipendente. Un argomento a favore di Clesrovimab è che, avendo un epitopo Pagine elettroniche di Quaderni acp
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Tabella comparativa sintetica
Anticorpo
Epitopo target della proteina F del VRS (da prevenire la fusione virale)
Rischio attuale di resistenza
Evidenze chiave
Clesrovimab
Sito IV (regione molto conservata della proteina F)
Molto basso, pochi dati ma nessuna evidenza rilevante di varianti di fuga; mutazioni in questa zona possono ridurre la fitness virale.
Dati di sorveglianza ancora limitati ma favorevoli; progettato per legare una regione poco soggetta a mutazioni; utile come alternativa con epìtopo diverso
Nirsevimab
Sito Ø (epìtopo immunodominante)
Molto basso, con rari casi isolati di ri- Prevalenza di mutazioni resistenti <1%; dotta sensibilità; ampia sorveglianza alcuni segnali sporadici in RSV-B; piatdisponibile. taforma con più dati real-world e clinici.
diverso da Nirsevimab, potrebbe ridurre il rischio di resistenze, ma al momento non ci sono prove certe di un vantaggio reale. Le mutazioni di fuga sono rare per entrambi e l'impatto pratico potrà essere chiarito solo con i dati post-marketing. Infine, lo studio CLEVER presenta alcune criticità: l'esito primario scelto (infezione respiratoria da VRS) è meno rilevante dell'ospedalizzazione, e il confronto con Nirsevimab si basa su un'analisi posthoc non pianificata, che richiederà conferme. Segnaliamo infine che lo studio è iniziato ad aprile 2021 e si è concluso a luglio 2024. Si è svolto in parte durante la pandemia di SARS-CoV2, il che ha quasi sicuramente influenzato la circolazione del VRS 1. Madhi SA, Simões EAF, Acevedo A, Novoa Pizarro JM, Shepard JS, Railkar RA, Cao X, Maas BM, Zang X, Krick A, Roadcap B, Vora KA, Aliprantis AO, Lee AW, Sinha A. A Phase 1b/2a Trial of a Half-life Extended Respiratory Syncytial Virus Neutralizing Antibody, Clesrovimab, in Healthy Preterm and Full-term Infants. J Infect Dis. 2025 Mar 17;231(3):e478-e487. doi: 10.1093/infdis/jiae581. PMID: 39601265; PMCID: PMC11911779. 2. Moulia DL, Link-Gelles R, Chu HY, et al. Use of Clesrovimab for Pre-
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vention of Severe Respiratory Syncytial Virus-Associated Lower Respiratory Tract Infections in Infants: Recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices - United States, 2025. MMWR 2025 Aug 28;74(32):508-514. doi: 10.15585/mmwr.mm7432a3 3. Panza C, Reali L, Brusadin L, Toffol G, et al. Il nirsevimab nella profilassi dell'infezione da virus respiratorio sinciziale. Medico e Bambino 2023;42(3):151 DOI: https://doi.org/10.53126/MEB42150 4. Zar HJ, Bont LJ, Manzoni P, et al; SMART (MK-1654-007) Study Group. Clesrovimab in Infants and Children at Increased Risk for Severe RSV Disease. N Engl J Med. 2025 Oct 2;393(13):1343-1345. doi: 10.1056/NEJMc2506107 5. Fourati S, Reslan A, Bourret J, et al; POLYRES investigators. Genotypic and phenotypic characterisation of respiratory syncytial virus after nirsevimab breakthrough infections: a large, multicentre, observational, real-world study. Lancet Infect Dis. 2025 Mar;25(3):301-311. doi: 10.1016/S1473-3099(24)00570-X. Epub 2024 Oct 14. PMID: 39419046.
Scheda redatta dal gruppo di lettura di Monza e Brianza: Elena Arosio, Claudia Brusadelli, Riccardo Cazzaniga, Lucia Di Maio, Ines L'Erario, Ambrogina Pirola, Ferdinando Ragazzon, Patrizia Rogari, Federica Zanetto.
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Cochrane Database of Systematic Reviews (CDSR) (Novembre – Dicembre 2025) Il CDSR è il database della Cochrane Library che contiene le revisioni sistematiche (RS) originali prodotte dalla Cochrane Collaboration. L'accesso a questa banca dati è a pagamento per il full text, gratuito per gli abstracts (con motore di ricerca). L'elenco completo delle nuove RS e di quelle aggiornate è disponibile su internet. Di seguito è riportato l'elenco delle nuove revisioni di area pediatrica di Novembre – Dicembre 2025. La selezione è stata realizzata dalla redazione della newsletter pediatrica. Cliccando sul titolo si viene indirizzati all'abstract completo disponibile in MEDLINE, la banca dati governativa americana, o presso la Cochrane Library. Di alcune revisioni vi offriamo la traduzione italiana delle conclusioni degli autori. Revisioni sistematiche nuove o aggiornate di area pediatrica Novembre – Dicembre 2025 (Issue 11-12, 2025) 1. Decongestants and antihistamines for acute otitis media in children 2. Interventions for quitting vaping 3. Antibiotics for the common cold and acute purulent rhinitis 4. High‐frequency oscillatory ventilation versus conventional ventilation for infants with severe pulmonary dysfunction born at or near term 5. Indications and timings for caffeine initiation in preterm infants 6. Sugammadex for reversing neuromuscular blockade in infants and children 7. Multimodal health behaviour‐changing interventions for adolescents living with obesity 8. Multimodal health behaviour‐changing interventions for children living with obesity and their parents 9. Low versus high haemoglobin concentration threshold for blood transfusion for preventing morbidity and mortality in very low birthweight infants 10. School feeding programs for improving the physical and psychological health of school children experiencing socioeconomic disadvantage 11. Methylphenidate for children and adolescents with attention deficit hyperactivity disorder (ADHD) 12. Interventions for treating tibial shaft fractures in children Farmaci decongestionanti e antistaminici per il trattamento dell'otite media acuta nei bambini Darlison P. et al. Decongestants and antihistamines for acute otitis media in children Cochrane Database of Systematic Reviews 2025 La revisione si è posta l'obiettivo di valutare i benefici e i possibili danni dei trattamenti con decongestionanti e antistaminici nell' Otite Media acuta (OMA) nei bambini. Sono stati inclusi studi controllati randomizzati che hanno confrontato l'uso di decon-
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gestionanti e antistaminici, da soli o in associazione rispetto a nessun intervento o placebo, di decongestionanti contro antistaminici, e di vari decongestionanti o antistaminici tra loro. Sono stati identificati 15 studi (3.066 partecipanti) condotti negli Stati Uniti (11 studi), Danimarca (2 studi), Canada (1 studio) e Regno Unito (1 studio) e pubblicati tra il 1965 e il 2003. Dal 2003 non sono stati pubblicati altri studi rilevanti. Questi i risultati principali della revisione. Decongestionanti contro placebo o nessun intervento: i decongestionanti possono provocare poca o nessuna differenza di complicanze gravi rispetto a nessun intervento. L'effetto dei decongestionanti su eventuali eventi avversi rispetto al placebo è poco evidente (RR 3.60, 95% CI: 0.16 – 83.28; 3 studi, 296 partecipanti; evidenza molto bassa). Le prove sono molto incerte sull'effetto dei decongestionanti sull'otalgia entro sette giorni rispetto al placebo (RR 3.24, 95% CI: 0.14 – 75.91; 1 studio, 50 partecipanti; evidenza molto bassa). Le prove sono molto incerte sull'effetto dei decongestionanti sulla presenza di otite essudativa (OME) entro 10-14 giorni rispetto al placebo (RR 0.83, 95% CI: 0.53 – 1.292 studi, 239 partecipanti; evidenza molto bassa). Antistaminici contro placebo o nessun intervento: Le prove sono molto incerte sull'effetto degli antistaminici rispetto al placebo sulla comparsa di OMA entro sette giorni (RR 1.05, 95% CI: 0.32 – 3.36; 1 studio, 90 partecipanti; evidenza molto bassa). Le prove sono molto incerte sull'effetto degli antistaminici rispetto al placebo su eventuali eventi avversi (RR 7.00, 95% CI: 0.37 – 133.12; 2 studi, 192 partecipanti; evidenza molto bassa). Le prove sono molto incerte sull'effetto degli antistaminici sull'otalgia entro sette giorni rispetto al placebo (RR 3.52, 95% CI: 0.15 – 82.34; 1 studio, 48 partecipanti; certezza molto bassa). Gli antistaminici possono comportare poca o nessuna differenza nella presenza di OME entro 10-14 giorni rispetto al placebo (RR 1.13, 95% CI: 0.89 – 1.45; 3 studi, 439 partecipanti; prove a bassa certezza). Gli autori concludono che l'uso di decongestionanti o di antistaminici nei bambini con OMA è sostenuto solo da prove molto incerte. Antibiotici per il raffreddore comune e la rinite purulenta acuta Kenaly T. et al. Antibiotics for the common cold and acute purulent rhinitis Cochrane Database of Systematic Reviews 2025 Si tratta dell'aggiornamento di una revisione pubblicata precedentemente nel 2013 con lo scopo di determinare l'efficacia e i possibili effetti avversi degli antibiotici rispetto al placebo per ridurre i sintomi nasofaringei generali e specifici delle infezioni acute del tratto respiratorio superiore (URTI) (raffreddore comune) o della rinite purulenta acuta di durata inferiore a 10 giorni. Questo aggiornamento ha incluso 11 studi. Sei studi hanno contribuito a una o più analisi relative al raffreddore comune, cinque studi hanno contribuito a una o più analisi relative alla rinite purulenta. Non è stato possibile effettuare una meta-ana-
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lisi perché alcuni studi includevano solo bambini ed altri anche adulti, è stata utilizzata una vasta gamma di antibiotici e i risultati sono stati misurati in modi diversi. Le conclusioni degli autori ribadiscono che non vi sono evidenze di beneficio legate all'uso di antibiotici per queste condizioni cliniche, mentre vi sono prove che gli antibiotici causano effetti avversi significativi negli adulti quando somministrati per il comune raffreddore e in tutte le età quando somministrati per la rinite purulenta acuta. L'uso di routine di antibiotici per queste condizioni non è quindi raccomandato.
partecipanti; bassa evidenza). Le conclusioni degli autori sono che gli interventi comportamentali multimodali possono comportare un piccolo miglioramento del benessere fisico a 12 mesi quando effettuati nella comunità e in HRQoL a 12 mesi quando effettuati in contesti sanitari, ma sembrano avere poco o nessun effetto su altri risultati critici, tra cui il benessere mentale e l'attività fisica.
Interventi comportamentali multimodali per gli adolescenti con obesità
Franco JVA. et al. Multimodal health behaviour‐changing interventions for children living with obesity and their parents Cochrane Database of Systematic Reviews 2025
Franco JVA. et al. Multimodal health behaviour‐changing interventions for adolescents living with obesity Cochrane Database of Systematic Reviews 2025 L'approccio principale per la gestione dell'obesità include interventi che mirano ai cambiamenti nei comportamenti legati alla salute (dieta, attività fisica e comportamento). Gli autori di questa revisione hanno cercato di valutare gli effetti di questi approcci, i cui risultati a lungo termine non sono ben definiti, sulla salute degli adolescenti di età compresa tra 10 e 19 anni. Sono stati inclusi nella revisione gli studi controllati randomizzati (RCT) che hanno confrontato interventi che coinvolgevano un minimo di due componenti comportamentali (modificazioni nella dieta, nell'attività fisica o nel cambiamento comportamentale) con un follow-up minimo di un anno. Gli esiti includevano benessere fisico o mentale, attività fisica, qualità della vita correlata alla salute (HRQoL), disabilità associata all'obesità, eventi avversi e indici antropometrici. Sono stati inclusi 33 RCT con 5.949 partecipanti di età compresa tra 10 e 19 anni, principalmente provenienti da paesi ad alto reddito. 13 interventi erano basati su attività effettuate nelle scuole, nelle chiese e nei centri comunitari e 20 interventi erano basati sull'assistenza sanitaria in contesto di cure primarie o ospedaliere. Gli interventi multimodali basati sull'assistenza sanitaria possono comportare poca o nessuna differenza nel benessere fisico e sul benessere mentale. Le prove inoltre sono molto incerte sull'effetto di questi interventi sull'attività fisica auto-riferita. Questi interventi possono migliorare leggermente HRQoL a 12 mesi (Differenza media standardizzata (SMD) 0.13, 95% CI: 0.02 – 0.24; 7 studi, 1.454 partecipanti; bassa evidenza). Questi interventi infine possono comportare poca o nessuna differenza nel BMI a 12 a 18 mesi (MD −0.11, 95% CI: −0.19 - −0.02; 17 studi, 2.666 partecipanti; bassa evidenza). Gli interventi multimodali basati sulle attività nelle comunità possono migliorare il benessere fisico a 12 mesi di follow-up (Youth Quality of Life instrument – Weight module: MD 13.50, 95% CI: 4.99 - 22.01; 1 studio, 136 partecipanti; bassa evidenza). Possono comportare poca o nessuna differenza nel benessere mentale e nell'attività fisica autoriferita e probabilmente determinano poca o nessuna differenza nell'HRQoL a 12 mesi (SMD 0.06, 95% CI: −0.11 – 0.244 studi, 666 partecipanti; certezza moderata). Questi interventi infine possono comportare poca o nessuna differenza nel BMI a 12 mesi (MD −0.07, 95% CI: −0.21 – 0.08; 5 studi, 585
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Interventi comportamentali multimodali per I bambini con obesità e i loro genitori
L'approccio principale per la gestione dell'obesità include interventi che mirano ai cambiamenti nei comportamenti legati alla salute (dieta, attività fisica e comportamento). Gli autori di questa revisione hanno cercato di valutare gli effetti di questi approcci, i cui risultati a lungo termine non sono ben definiti, sulla salute dei bambini di età inferiore a 10 anni e i loro genitori. Sono stati inclusi studi controllati randomizzati nei bambini sotto i 10 anni con obesità (e i loro genitori) che hanno testato interventi di comportamento multimodale per la salute (dieta, attività fisica e/o cambiamento del comportamento) con almeno un anno di follow-up. Gli esiti misurati erano il benessere fisico e mentale, l'attività fisica, la qualità della vita correlata alla salute (HRQoL), la disabilità associata all'obesità, gli eventi avversi e l'indice di massa corporea (BMI). Sono stati inclusi 34 RCT che hanno coinvolto 6.849 partecipanti, di età compresa tra quattro e nove anni, condotti in paesi ad alto reddito. 23 interventi erano svolti in contesto di assistenza sanitaria primaria e ospedaliera e 11 in contesti comunitari (scuole e altri centri). Gli interventi basati sull'assistenza sanitaria probabilmente determinano poca o nessuna differenza nel benessere fisico a 12 mesi (Pediatric Quality of Life Inventory (PedsQL), valore finale: SMD 0.05, 95% CI: da −0.09 – 0.19; 2 studi, 757 partecipanti; certezza moderata). Se vengono però misurati come punteggio di variazione dal basale, questi interventi possono migliorare il benessere fisico a 12 mesi, ma le prove sono molto incerte (SMD 1.16, 95% CI: −0.73 – 3.04; 2 studi, 56 partecipanti; prove di certezza molto basse). Probabilmente determinano poca o nessuna differenza nel benessere mentale (PedsQL SMD 0.02, 95% CI: −0,12 – 0.16; 2 studi, 757 partecipanti; prove di certezza moderate). Questi interventi possono migliorare l'attività fisica valutata oggettivamente (SMD 0.23, 95% CI: −0.16 – 0.63; 3 studi, 278 partecipanti; prove di bassa certezza), ma vi è poca o nessuna differenza nell'analisi soggettiva (SMD 0.01, 95% CI: −0.20 – 0.22). Determinano infine poca o nessuna differenza nell' HRQoL (MD 0.36, 95% CI: −1.18 – 1.905 studi, 921 partecipanti; evidenza moderata). Le prove sono molto incerte sull'effetto di questi interventi sul BMI (MD −0.15, 95% CI: −0.23 - −0.06; 16 studi, 2.397 partecipanti; evidenza di certezza molto bassa). Gli interventi multimodali effettuati in comunità possono comportare poca o nessuna differenza nel benessere fisico (MD 2.92, 95% CI: − 3.63 – 9.47; 1 studio, 87 partecipanti; prove di bassa certezza) e nel benessere
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mentale. Questi interventi determinano poca o nessuna differenza nell'attività fisica oggettivamente valutata a 12 mesi (SMD −0,02, 95% CI: da −0.27 – 0.23; 4 studi, 481 partecipanti; evidenza di bassa certezza), e poca o nessuna differenza nell' HRQoL (MD 0.58, 95% CI: −2.11 – 3.27; 4 studi, 653 partecipanti; prove di bassa certezza). Infine, si traducono in una piccola o nessuna differenza nel BMI (MD 0.02, 95% CI: da −0.08 – 0.12; 5 studi, 420 partecipanti; prove di certezza moderata). Gli autori concludono che gli interventi comportamentali multimodali possono migliorare l'attività fisica valutata oggettivamente quando forniti in contesti sanitari ma sembrano non avere alcun effetto sugli altri risultati analizzati tra cui il benessere fisico e mentale e le misure antropometriche.
bambini e negli adolescenti; non sembrano esserci eventi avversi gravi e non sembrano esserci effetti sulla qualità della vita. Il metilfenidato può essere associato a un aumento del rischio di eventi avversi considerati non gravi, come problemi di sonno e diminuzione dell'appetito. Tuttavia, la certezza dell'evidenza per tutti i risultati è molto bassa e quindi la vera entità degli effetti rimane poco chiara.
Metilfenidato per bambini e adolescenti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) Storebo OJ. Et al. Methylphenidate for children and adolescents with attention deficit hyperactivity disorder (ADHD) Cochrane Database of Systematic Reviews 2025 Si tratta dell'ultima revisione di una metanalisi pubblicata per la prima volta nel 2015. Sono stati inclusi tutti gli studi clinici randomizzati (RCT) che hanno confrontato il metilfenidato rispetto al placebo o nessun intervento nei bambini e negli adolescenti di età pari o superiore a 18 anni con una diagnosi di ADHD. Sono stati valutati due esiti primari, sintomi di ADHD ed eventi avversi gravi e tre esiti secondari, eventi avversi considerati non gravi, comportamento generale e qualità della vita. Sono stati inclusi 212 studi (16.302 partecipanti randomizzati). L'età media dei partecipanti è stata di 9.8 anni (da 3 a 18 anni). La maggior parte delle sperimentazioni sono state effettuate in paesi ad alto reddito e 86/212 (41%) sono state finanziate o in parte finanziate dall'industria farmaceutica. La durata del trattamento con metilfenidato variava da 1 a 425 giorni, con una durata media di 28.8 giorni. Tutti i 212 studi erano ad alto rischio di bias. Tra gli esiti principali, si segnalano i seguenti: il metilfenidato rispetto al placebo o nessun intervento può migliorare i sintomi dell'ADHD (differenza media standardizzata (SMD) −0.74, intervallo di confidenza 95% (CI): −0.88 - −0.61; 21 studi; 1.728 partecipanti; evidenza di certezza molto bassa). Ciò corrisponde a una differenza media (MD) di −10.58 punti (IC 95%: −12.58 - −8.72) sulla scala di valutazione ADHD (ADHD‐RS; intervallo da 0 a 72 punti. Il metilfenidato non sembra determinare eventi avversi gravi (rapporto di rischio (RR) 0.80, 95% CI: 0.39 – 1.67; 26 studi, 3.673 partecipanti; evidenza di certezza molto bassa). Il metilfenidato può causare più eventi avversi considerati non gravi rispetto al placebo o nessun intervento (RR 1.23, 95% CI: 1.11 – 1.37; 35 studi 5.342 partecipanti; evidenza di certezza molto bassa), può migliorare il comportamento generale rispetto al placebo (SMD −0.62, 95% CI: da −0.91 - −0.33; 7 studi 792 partecipanti; prove di certezza molto basse), ma non sembra influenzare la qualità della vita (SMD 0.40, 95% CI: −0.03 – 0.83). Questa revisione ribadisce la maggior parte delle conclusioni della versione del 2015: il metilfenidato rispetto al placebo o al non-intervento può migliorare i sintomi dell'ADHD e il comportamento generale nei
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Questa rubrica propone Documenti sanitari, linee guida, linee di indirizzo o di intenti di interesse pediatrico commentati a cura dell’Associazione Culturale Pediatri. Potete inviare le vostre osservazioni ai documenti scrivendo a: redazione@quaderniacp.it. Le vostre lettere verranno pubblicate sul primo numero utile.
Rispetto come Infrastruttura Invisibile della Cura Riflessioni a margine del Compendium on Respectful Maternal and Newborn Care dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Commento a cura di Livio Provenzi1,2, Sarah Nazzari 1 1. Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo, Università di Pavia 2. Centro di Neuroscienze Pediatriche, IRCCS Fondazione Mondino Il Compendium on respectful maternal and newborn care [1] pubblicato nel 2025, nasce dieci anni dopo la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla prevenzione degli abusi durante il parto e prova a fare qualcosa di ambizioso: spostare l’asse dalla denuncia alla costruzione, dal “cosa non va” al “che cosa serve perché funzioni”. In questo senso, la scelta di mettere al centro il concetto di respectful care non è meramente terminologica, anzi ha la forma di una presa di posizione culturale e politica che interpella i sistemi di cura nel loro insieme. 1. Perché “respectful” conta più di quanto sembri Nel linguaggio delle cure perinatali siamo già abituati a utilizzare e ascoltare parole rubate alla lingua angolofona quali sensitive, nurturing, responsive. Tutte importanti, tutte necessarie. Il rispetto gioca su un piano leggermente diverso. Non descrive solo una qualità relazionale, ma un posizionamento reciproco. Il rispetto non è un gesto gentile: è il riconoscimento dell’altro come soggetto pieno, titolare di diritti, di voce, di confini. Il rispetto è uno stile, di pensiero prima ancora che d’azione. In un contesto storico segnato da una crescente normalizzazione del bullismo politico, dall’impoverimento di una cornice di diritto dalla quale fuoriescono forme di leadership che esibiscono forza, dominio e disprezzo per la vulnerabilità, parlare di rispetto nella nascita è una scelta coraggiosa, si direbbe quasi stonata. Quantomeno controcorrente. Significa affermare che la cura non è uno spazio privato, emotivo, morbido; ma una infrastruttura democratica. Il modo in cui una società tratta le madri (e i neonati) nel momento della massima esposizione dice molto di come quella società concepisce il potere, l’autorità, la fragilità. Il Compendium fa bene a insistere su questo punto: il rispetto non è un “extra” che si aggiunge quando le risorse lo permettono, ma la condizione di base perché la qualità clinica possa esprimersi davvero. Non c’è buona medicina senza rispetto. E non c’è rispetto senza una cornice che lo renda esigibile. 2. Oltre un nuovo documento per programme manager Il Compendium nasce esplicitamente come strumento per decisori politici, manager e responsabili dei servizi socio-sanitari. Il suo obiettivo dichiarato è infatti quello di incidere sui sistemi, sulle politiche e sulle organizzazioni della cura, piuttosto che limitarsi a richiamare le buone intenzioni dei singoli professionisti. In questa prospettiva, il documento invita a spostare lo sguardo dalle responsabilità individuali alle condizioni strutturali che rendono possibile (o al contrario ostacolano) un’assistenza realmente rispettosa: risorse, modelli organizzativi, formazione, be-
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nessere degli operatori. Al tempo stesso, il Compendium sottolinea come questo lavoro non debba essere confinato a un livello esclusivamente programmatico, ma possa essere sviluppato in stretta collaborazione con i team che si occupano di salute materno-infantile e con le iniziative di miglioramento della qualità delle cure già presenti nei contesti assistenziali. Proprio per questa impostazione, questo documento potrebbe avere un impatto ancora più profondo, se venisse usato anche come materiale formativo per le nuove generazioni di professionisti che lavoreranno con genitori e bambini come ostetriche, neonatologi, psicologi, infermieri, educatori. In questo senso, il suo valore va oltre quello di un manuale operativo o un documento di policy, per porsi come orizzonte valoriale. Formare professionisti al rispetto significa aiutarli a leggere le relazioni di cura non come semplici sequenze di atti tecnici – spesso guidati da una logica difensiva
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orientata alla scelta “giusta” per non avere problemi - ma come contesti complessi, attraversati da asimmetrie di potere, da storie corporee, da aspettative implicite e da differenze culturali. In questa prospettiva, l’obiettivo non è tanto individuare l’intervento corretto in astratto, quanto costruire scelte rispettose della complessità della vita delle persone, capaci di tenere insieme sicurezza clinica, diritti, dignità e relazioni. Il Compendium offre un linguaggio comune, una mappa concettuale condivisa che permettono non solo di nominare, ma di porre al centro ciò che spesso resta implicito nelle pratiche di cura: il rispetto, la sua assenza nelle diverse forme di abuso o discriminazione, ma anche le condizioni che favoriscono esperienze di cura positive. In tal senso, questo documento potrebbe diventare parte integrante dei curricula formativi, non solo delle linee guida o dei documenti programmatici, contribuendo a formare professionisti capaci di riflettere criticamente sul proprio ruolo e sulle responsabilità etiche che accompagnano il lavoro con neonati e famiglie. 3. Qualità della cura, complessità e responsabilità professionale Un elemento particolarmente rilevante è l’idea che la qualità dell’assistenza non possa essere valutata esclusivamente in termini clinici o di esiti di salute, ma debba includere in modo strutturale il processo e l’esperienza di cura di madri, neonati e famiglie. Il rispetto, la dignità, la comunicazione efficace, il consenso informato e il supporto emotivo non sono presentati come “aggiunte” opzionali, anzi come componenti essenziali della qualità dell’assistenza. Questa prospettiva risuona in modo diretto con il lavoro quotidiano di pediatri e neonatologi, chiamati a prendersi cura non solo del neonato come paziente, ma della diade madre–bambino e della famiglia nel suo insieme. In questo senso, il documento dell’OMS contribuisce a rafforzare una visione della cura che supera la frammentazione degli interventi e richiama la responsabilità condivisa dei diversi professionisti coinvolti nel percorso nascita e nei primi anni di vita. Nel documento, inoltre, ritorna più volte il tema della complessità, parola che qui non appare vuota o pretestuosa, ma si riempie del riconoscimento della complessità delle relazioni umane e delle esperienze di cura. Il Compendium riconosce esplicitamente che esperienze di assistenza rispettosa o di abuso e discriminazione possono coesistere all’interno degli stessi contesti assistenziali e che i determinanti della qualità della cura operano a più livelli: individuale, organizzativo, socioculturale e di sistema. In questa direzione si colloca anche il sesto principio guida del documento, che invita a prendere in carico la complessità (“address complexity”), sottolineando come la sola eliminazione delle pratiche apertamente abusive non sia sufficiente a garantire un’assistenza rispettosa. Il rispetto non deriva automaticamente dall’ assenza di abuso o discriminazione, ma richiede un impegno attivo nel riconoscere e affrontare le diverse forme di abuso, incluse quelle meno visibili o prodotte per omissione, normalizzazione o routine organizzative. Questa lettura multilivello consente di superare una visione colpevolizzante centrata sui singoli operatori e invita invece a interrogarsi sulle condizioni di lavoro, sulle risorse disponibili, sui percorsi formativi e sulle culture organizzative che influenzano profondamente le pratiche di cura. Allo stesso tempo, sposta il focus da una logica prevalentemente reattiva a una prospettiva proattiva e riflessiva, in cui il rispetto diventa un processo dinamico, da costruire e mantenere nel tempo.
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4. Il rispetto come cardine del benessere delle famiglie e degli operatori Particolarmente significativo per la comunità pediatrica è il collegamento esplicito che il Compendium stabilisce tra assistenza rispettosa, salute mentale perinatale e benessere degli operatori sanitari. Il documento sottolinea come esperienze di abuso durante la gravidanza e il parto possano avere conseguenze durature sulla salute mentale materna e sugli esiti di sviluppo del bambino, confermando quello che la ricerca in campo psicobiologico afferma da tempo, ovvero che la qualità delle prime esperienze di cura rappresenti un determinante rilevante della salute lungo tutto l’arco di vita. Allo stesso tempo, si riconosce che il benessere degli operatori sanitari non è un tema separato o secondario, ma una condizione necessaria per garantire cure rispettose e di qualità. Ambienti di lavoro caratterizzati da carichi eccessivi, scarsa possibilità di riflessione, isolamento professionale o mancanza di supporto rendono più difficile mantenere uno sguardo rispettoso sulle persone e sulle relazioni di cura. In questa prospettiva, il rispetto appare come una proprietà emergente dei contesti di lavoro, più che come una semplice competenza individuale. Questo richiamo invita a considerare la promozione di ambienti di lavoro sostenibili e supportivi come parte integrante delle strategie per migliorare la salute materno-infantile. Investire nel rispetto significa dunque investire contemporaneamente nel benessere delle famiglie e in quello dei professionisti, riconoscendo che questi due livelli sono profondamente interdipendenti. Integrare i principi del Compendium nella pratica quotidiana può partire quindi dal riconoscere che il rispetto non è solo un valore etico, ma una determinante fondamentale della salute di madri, bambini e famiglie, da promuovere fin dai primi momenti di vita nei reparti nascita, nelle terapie neonatali e nei servizi territoriali. 5. Maternal o parental? Una questione che non è solo linguistica Il documento compie uno sforzo importante di inclusività, parlando di donne e persone gender-diverse, di famiglie, di genitori. Tuttavia, il focus resta prevalentemente materno. La parola “father” (padre) compare solo tre volte, se si escludono gli Annex. È comprensibile, per ragioni storiche e cliniche. Ma vale la pena porsi una domanda: il rispetto può dirsi davvero tale se resta centrato solo sulla madre? Lungo una direttrice dichiaratamente inclusiva, l’assenza di una figura genitoriale colpisce. La psicobiologia dello sviluppo ci insegna che il neonato non nasce “solo” da una madre, ma dentro un ambiente relazionale. I genitori, al plurale (in generale, gli adulti che si occupano di un piccolo o di una piccola), sono un luogo, non una funzione. Ridurre la scena della nascita a una diade madre-bambino rischia, anche se involontariamente, di rinforzare una delega totale della cura alle madri, lasciando ai margini altri attori fondamentali: padri, partner, reti familiari. Parlare di parental respectful care non significa diluire l’attenzione sulle madri, ma rafforzarla, distribuendo la responsabilità della cura su un sistema più ampio e più giusto. Significa non relegare le figure genitoriali in ruoli predefiniti, evitando che proprio questa tendenza implicita a “ruolizzare” la genitorialità sia già di per se stesso un grande limite alla nostra capacità di rispettare davvero i genitori, nella pluralità delle loro configurazioni ed esperienze.
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6. Il rispetto delle madri nasce prima: cittadinanza, diritti, prevenzione Un altro punto cruciale riguarda il tempo. Il Compendium si concentra, giustamente, sul continuum perinatale. Ma il rispetto che una donna riceve in sala parto non nasce lì. È il risultato di un percorso che comincia molto prima: nell’accesso ai diritti, nel riconoscimento sociale, nelle politiche di genere, nella possibilità di abitare il proprio corpo senza stigma. In questo senso, il rispetto può diventare una leva preventiva. Investire in respectful care significa anche interrogarsi su come le società preparano (o talvolta non preparano affatto) i genitori a diventare tali; su come educano i cittadini a essere curiosi e rispettosi della diversità del proprio bambino e della propria bambina e di quelli altrui; su quanto spazio venga dato alla loro voce nei contesti decisionali; su come le persone vengano riconosciute e trattate come cittadine, prima ancora che come pazienti. Il Compendium richiama esplicitamente l’importanza di politiche, standard, formazione e coinvolgimento delle comunità come elementi strutturali per promuovere un’assistenza rispettosa lungo tutto il continuum materno e neonatale. In questa prospettiva, esso apre implicitamente la strada a un dialogo più ampio con le politiche di prevenzione, con l’educazione e con quel lavoro culturale che precede la nascita e che contribuisce a definire il riconoscimento delle famiglie già prima dell’evento nascita.
tennio” di questo secolo, nessuno può ritenersi estraneo rispetto alla necessità di contribuire ogni giorno a coltivare, fare emergere, difendere una cultura di rispetto: investire in cura rispettose diventa allora una forma di resistenza che può partire dal nostro contesto di cura professionale e diventare identità di tutti, piccoli e grandi. 1. World Health Organization, Human Reproduction Programme, UNICEF, UNFPA, & Jhpiego. (2025). Compendium on respectful maternal and newborn care (ISBN 978-92-4-011093-9). World Health Organization.
7. Dall’ advocacy per fondi all’ advocacy per una cultura condivisa del rispetto Infine, una riflessione sull’advocacy. Il documento dedica spazio importante a questo tema, riconoscendo il ruolo fondamentale delle associazioni e della società civile nella promozione di un’assistenza rispettosa. Tuttavia, emerge la necessità di compiere un ulteriore passo. Oggi molte associazioni concentrano gran parte delle proprie energie nella ricerca di risorse minime per la sopravvivenza, con il rischio che l’advocacy si riduca progressivamente a una competizione per fondi scarsi. Il Compendium, invece, offre l’occasione per ripensare l’advocacy come costruzione di una cultura diffusa e condivisa del rispetto, che coinvolga non solo gli addetti ai lavori, ma l’intera cittadinanza. In questa visione, l’advocacy non può esaurirsi nella richiesta di finanziamenti, ma diventa un lavoro culturale e sociale, orientato a trasformare il modo in cui la nascita, la cura e la vulnerabilità vengono pensate e rappresentate. Il rispetto nella nascita non è una questione di nicchia. Riguarda tutti, perché parla di come una società accoglie i suoi nuovi membri e di come riconosce chi se ne prende cura. Trasformare l’advocacy in un lavoro culturale, oltre che politico, è forse una delle sfide più interessanti che questo documento ci consegna e una responsabilità condivisa che interpella istituzioni, professionisti e cittadini. 8. Rispetto e resistenza Il Compendium on respectful maternal and newborn care è un documento solido, necessario, generativo. Non chiude un discorso: lo apre. Offre una grammatica comune, ma lascia spazio a interpretazioni, adattamenti, sviluppi futuri. Se sapremo usarlo non solo come strumento di implementazione, ma come dispositivo culturale, potrà accompagnare un cambiamento che va oltre i servizi sanitari. Un cambiamento che riguarda il modo in cui pensiamo la cura, il potere, la fragilità. Il modo in cui scegliamo di stare insieme. Nel mondo che viviamo al giro di boa del “ven-
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Questa rubrica propone Documenti sanitari, linee guida, linee di indirizzo o di intenti di interesse pediatrico commentati a cura dell’Associazione Culturale Pediatri. Potete inviare le vostre osservazioni ai documenti scrivendo a: redazione@quaderniacp.it. Le vostre lettere verranno pubblicate sul primo numero utile.
PFAS e regolamentazione Europea: implicazioni per la salute pediatrica Commento a cura di Vincenza Briscioli Gruppo ACP “Pediatri per Un Mondo Possibile”
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) rappresentano una delle principali sfide emergenti per la salute ambientale e la sanità pubblica del nostro tempo. I PFAS sono una vasta famiglia di composti chimici sintetici utilizzati dagli anni Cinquanta in numerosi processi industriali e prodotti di consumo grazie alle loro proprietà di resistenza all’acqua, ai grassi, alle macchie e alle alte temperature. Sono presenti, ad esempio, in rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi per alimenti, schiume antincendio e in diversi processi industriali. Per la loro eccezionale persistenza, possono infatti impiegare fino a 1.000 anni per degradarsi, se mai accade, sono stati definiti “forever chemicals”. Queste sostanze si accumulano in modo crescente nel nostro corpo e nell’ ambiente, la loro elevata mobilità fa sì che la contaminazione si diffonda ben oltre le fonti di emissione, raggiungendo suolo, sistemi idrici potabili, alimenti e perfino il nostro sangue. Gli studi mostrano che l’esposizione ai PFAS è associata a diversi problemi di salute, tra cui alcuni tipi di tumore, malattie della tiroide, disfunzioni del sistema immunitario, ridotta risposta alle vaccinazioni, patologie epatiche, complicanze cardiovascolari, interferenze endocrine, infertilità. Le popolazioni vulnerabili, quali donne in gravidanza, bambini, lavoratori esposti, persone che desiderano concepire, soggetti immunocompromessi e anziani, sono particolarmente a rischio [1]. Secondo stime prudenziali del progetto “The Forever Pollution Project” [2,3], la bonifica dei PFAS “storici” (come PFOS e PFOA) costerebbe circa 95 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, anche in caso di cessazione immediata delle emissioni. Se invece le emissioni continueranno senza controllo, i costi legati alla contaminazione da PFAS a catena corta e ultra-corta (come l’acido trifluoroacetico TFA) potrebbero raggiungere i 2.000 miliardi di euro nello stesso arco temporale. Attualmente, questo enorme onere economico ricade prevalentemente sulle comunità e sui contribuenti, e non sui responsabili dell’ inquinamento. Health and Environment Alliance (HEAL) è un’organizzazione europea non profit che lavora sul legame tra ambiente e salute umana, con l’obiettivo di informare e influenzare le politiche europee, promuovendo azioni di prevenzione ambientale e proteggendo le comunità più esposte all’inquinamento [4]. HEAL ha recentemente pubblicato un documento informativo inerente la regolamentazione europea dei PFAS in cui chiede ai decisori politici di adottare una restrizione europea completa su tutta la produzione e uso dei PFAS entro il 2030; di includere tutti i PFAS in tutti i settori, prevedendo deroghe solo per usi essenziali e limitate nel tempo; di garantire zero emissioni e rigorosi obblighi di monitoraggio per eventuali deroghe; di rafforzare le norme su pesticidi, biocidi e farmaci, anch’essi fonti di PFAS. Il rapporto esamina le politiche e le normative adottate nei diversi Paesi dell’ UE e non UE per affrontare il problema dei PFAS, ponendo a confronto approcci nazionali e seguendo l’ evoluzione della restrizione europea prevista dal regolamento REACH [5]. REACH è il re-
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golamento UE (Reg. CE 1907/2006) che consente di registrare, valutare e limitare le sostanze chimiche per proteggere salute e ambiente, anche vietandone l’uso quando il rischio è inaccettabile; è attuato dalla European Chemicals Agency (ECHA) [6]. Il quadro regolatorio europeo Dalla valutazione d’insieme del piano regolatorio europeo emergono forti differenze tra Stati membri: alcuni hanno introdotto restrizioni mirate, sistemi di monitoraggio, campagne informative e Piani d’Azione Nazionali; la maggior parte, invece, ha adottato poche o nessuna misura. Questo crea un livello di protezione della salute molto disomogeneo in Europa ed approcci così frammentati non possono affrontare una crisi di contaminazione che non conosce confini. Nel 2023 l’European Chemicals Agency (ECHA) ha avviato la valutazione di una proposta di restrizione europea ampia sui PFAS, presentata da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia ai sensi del regolamento REACH, che mira a limitare la produzione, l’immissione sul mercato e l’uso di migliaia di PFAS, prevedendo deroghe solo per usi essenziali e limitate nel tempo (ECHA, 2023) [7]. Il rapporto di HEAL analizzando i piani d’azione e i quadri normativi sui PFAS negli Stati membri dell’Unione europea, nei Paesi EFTA e in due Paesi extra-UE (Stati Uniti e Australia) offre una panoramica comparativa delle misure adottate per ridurre l’esposizione della popolazione. Il focus principale è sulle politiche che incidono direttamente sull’esposizione dei consumatori, in particolare: divieti o restrizioni all’uso di PFAS in prodotti di consumo e professionali; limiti nazionali e regionali con misure di prevenzione o bonifica dei PFAS nell’acqua potabile; limiti e interventi volti a prevenire la contaminazione degli alimenti. Dalla revisione emerge che in Europa si osserva una crescente convergenza verso restrizioni ampie sui PFAS, guidata dal processo REACH [6] e da normative settoriali (imballaggi, cosmetici, giocattoli, schiume antincendio). Alcuni Paesi europei (Francia, Belgio, Austria, Danimarca) hanno adottato piani d’ azione specifici, concentrati soprattutto sulla ricerca e sui metodi analitici, sulla valutazione integrata dell’esposizione complessiva a PFAS da diverse fonti ambientali, sui valori tossicologici di riferimento e sulle tecniche di bonifica [8]. A livello regionale europeo, anche le convenzioni marine (HELCOM per il Baltico e OSPAR per il Nord-Est Atlantico) riconoscono i PFAS come sostanze problematiche per la salute e l’ambiente e prevedono misure di riduzione sulle schiume antincendio [9,10]. Il quadro normativo europeo sui PFAS è in rapida evoluzione: PFOS, PFOA e PFHxS sono già vietati a livello UE tramite la Convenzione di Stoccolma e il Regolamento POPs [11]. Inoltre, sono già in vigore, o approvate, ulteriori restrizioni sui PFAS, tra cui quelle REACH sui PFCA C9-14 e i divieti su specifiche sostanze e categorie di prodotti, che entreranno in applicazione dal 2026. La valutazione in corso presso l’ECHA, insieme ai divieti settoriali dell’UE e alle misure nazionali temPagine elettroniche di Quaderni acp
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poranee, si inserisce in un processo di progressivo allineamento delle norme europee a partire dal 2026. Tre Stati membri/Paesi SEE (Finlandia, Norvegia e Svezia) dispongono di strategie chimiche di carattere più generale che includono alcune azioni specificamente riferite ai PFAS. Questi piani d’azione integrano spesso il monitoraggio ambientale, il biomonitoraggio umano, la sorveglianza del mercato, interventi di bonifica e misure volte a migliorare l’informazione al pubblico e la comunicazione del rischio in relazione ai PFAS. Australia e Stati Uniti adottano approcci meno vincolanti alla gestione dei PFAS: l’Australia non dispone di un piano d’azione nazionale obbligatorio e si affida a strumenti tecnici e accordi intergovernativi, mentre negli USA manca un divieto generale e l’azione resta frammentata tra piani EPA, standard sull’acqua e regole per evitare la reintroduzione di PFAS dismessi, con una recente riduzione di ambizione e risorse. In questo contesto, l’UE rappresenta oggi l’area con l’approccio più avanzato e strutturato verso una riduzione sistematica dei PFAS; tuttavia, la complessità normativa e i tempi di transizione mantengono un’esposizione diffusa della popolazione, inclusi bambini e donne in gravidanza, rendendo necessarie restrizioni ampie, coerenti e realmente applicabili come strumento centrale di prevenzione primaria [5]. Regolamentazione nei prodotti di consumo L’approccio europeo risulta tra i più avanzati verso una riduzione dei PFAS, grazie a divieti già in vigore, alle restrizioni settoriali e alla proposta di una restrizione REACH universale [6]. Nel 2026 entreranno in vigore importanti divieti UE su imballaggi alimentari, tessili, cosmetici e schiume antincendio, con effetti diretti sull’ esposizione dei consumatori. Nei Paesi SEE l’approccio è sostanzialmente allineato all’UE, mentre Australia e Stati Uniti adottano strategie più frammentate o non vincolanti, con divieti parziali o volontari. Nel complesso, la prevenzione primaria dell’esposizione ai PFAS dipende da restrizioni ampie e coerenti a livello normativo, più che da interventi settoriali o comportamentali. Regolamentazione sulle acque Al giugno 2025, 26 Stati membri hanno recepito la Direttiva (UE) 2020/2184 sull’acqua potabile, che introduce due parametri PFAS: Somma di 20 PFAS (0.1 µg/L) e PFAS totali (0.5 µg/L). Oltre un terzo degli Stati membri ha adottato solo il parametro “Somma dei PFAS”. Alcuni Paesi hanno ampliato il numero di PFAS considerati (Danimarca: 22; Italia: 30; Svezia: 21). Danimarca e Vallonia hanno già reso applicabile il parametro senza periodo transitorio. Cinque Stati membri (Belgio – Stato federale e Bruxelles-Capitale, Bulgaria, Francia, Spagna e Svezia) hanno inoltre avviato il monitoraggio anticipato, mantenendo l’obbligo di conformità entro gennaio 2026. Regolamentazione sul cibo Unione europea: i limiti vincolanti per PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS negli alimenti sono fissati dal Regolamento (UE) 2023/915 e riguardano soprattutto alimenti di origine animale; gli Stati membri non hanno introdotto limiti nazionali aggiuntivi. L’ Italia non ha definito norme nazionali specifiche sui PFAS negli alimenti oltre a quelle europee; non risultano valori guida o misure nazionali dedicate per mangimi o prodotti alimentari. Eccezioni europee: alcuni Paesi (soprattutto Danimarca) utiliz-
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zano valori guida o soglie operative per mangimi e animali al fine di prevenire il superamento dei limiti UE negli alimenti; si tratta di strumenti di gestione del rischio, non di nuovi limiti sugli alimenti. Paesi SEE quali: la Norvegia applicano i limiti UE sui PFAS negli alimenti; nessuna misura aggiuntiva nazionale rilevante. Extra-UE: Australia e USA non hanno limiti vincolanti per i PFAS negli alimenti; si basano su valori di riferimento tossicologici. Solo alcuni Stati USA (es. Maine) stanno valutando l’introduzione di limiti. In sintesi dall’ analisi dei diversi settori si evidenzia che nei prodotti di consumo, alcuni Paesi (in particolare Danimarca e Francia) hanno anticipato l’azione UE con divieti su imballaggi, tessili, cosmetici e schiume antincendio; nell’ acqua potabile, quasi tutti gli Stati membri hanno recepito la Direttiva UE, ma con differenze significative nei parametri aggiuntivi e nei valori guida; negli alimenti, prevale l’applicazione dei soli limiti UE, con pochissime misure nazionali aggiuntive; al di fuori dell’UE (USA e Australia), gli approcci restano meno vincolanti e più frammentati. La Tabella 1 sintetizza i diversi quadri normativi nazionali. Nel complesso, solo pochi Stati membri hanno sviluppato politiche PFAS strutturate, mentre nella maggior parte dei Paesi l’azione si limita al recepimento delle norme europee. Situazione italiana L’Italia non dispone di un piano d’azione o di una strategia nazionale dedicata ai PFAS. L’azione regolatoria è stata prevalentemente trainata da alcune Regioni fortemente colpite dalla contaminazione, in particolare Veneto e Piemonte, dove sono stati identificati hotspot di inquinamento e avviati programmi articolati di monitoraggio ambientale e biologico, interventi di bonifica e misure di prevenzione. Sul fronte dell’acqua potabile, l’Italia presenta uno dei quadri normativi più avanzati a livello europeo. Con il recepimento della Direttiva Acque Potabili nel 2023, l’Italia ha inizialmente esteso il parametro “somma dei PFAS” da 20 a 24 sostanze, includendo anche HFPO-DA (GenX), ADONA e 6:2 FTSA. Un successivo decreto, adottato nel giugno 2025, ha ulteriormente rafforzato il quadro normativo: è stato eliminato il parametro “PFAS totali”; il parametro è stato ampliato a una somma di 30 PFAS, includendo sei cloro-perfluoropolieteri carbossilati utilizzati come coadiuvanti di processo nella produzione di fluoropolimeri fabbricati anche in Italia; sono stati introdotti due nuovi limiti vincolanti: somma dei 4 PFAS (PFOA, PFNA, PFHxS, PFOS) pari a 0.02 μg/L, applicato dal 13 gennaio 2026; TFA (acido trifluoroacetico) pari a 10 μg/L, applicabile dal 13 gennaio 2027 [12]. La normativa consente inoltre alle autorità sanitarie locali di adottare limiti più restrittivi per i parametri di somma in presenza di specifiche criticità territoriali. L’Italia è quindi uno dei pochi Stati membri ad aver introdotto parametri vincolanti sia per i PFAS storici sia per il TFA nell’acqua potabile. Al contrario, non sono state adottate restrizioni nazionali aggiuntive sui PFAS nei prodotti di consumo o negli alimenti, per i quali si applicano esclusivamente le normative europee, in particolare il Regolamento (UE) 2023/915. In altri ambiti ambientali, l’Italia ha definito standard di qualità ambientale (EQS) per diversi PFAS nelle acque superficiali (PFBA, PFPeA, PFHxA, PFBS, PFOA e PFOS) e standard per le acque sotterranee per alcune sostanze (PFOA, PFOS, PFBS, PFHxA e PFPeA). Inoltre, la Regione Piemonte ha introdotto limiti emissivi per i PFAS negli scarichi in acque superficiali, una misura ancora poco diffusa a livello europeo. Nel complesso, l’Italia presenta un approccio
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Tabella 1. Quadri normativi sui PFAS in Europa
avanzato sul piano ambientale e idrico, ma privo di una strategia nazionale integrata sui PFAS, con un’azione tuttora frammentata e fortemente dipendente dall’iniziativa regionale [5]. Conclusione L’ Unione europea mira a una riduzione strutturale dell’esposizione ai PFAS attraverso restrizioni normative, limiti per quanto riguarda l’acqua, gli alimenti e divieti settoriali, sebbene con tempi e applicazioni ancora disomogenei tra gli Stati membri. Al di fuori dell’UE prevalgono approcci frammentati o non vincolanti, con minore tutela della salute pubblica. In Italia, a fronte di un quadro avanzato sul controllo delle acque potabili, manca una strategia nazionale unitaria sui PFAS. Alla luce delle evidenze sugli effetti sanitari, soprattutto in età pediatrica, emerge la necessità di politiche di prevenzione primaria basate sulla riduzione alla fonte delle esposizioni. In questo contesto, le raccomandazioni di HEAL per una restrizione europea ampia dei PFAS rappresentano un riferimento centrale per la tutela delle generazioni presenti e future. Ritardare l’azione significa condannare le generazioni future a vivere in un ambiente saturo di “forever chemicals”. La protezione della salute pubblica richiede una risposta coordinata, preventiva e proporzionata all’entità del problema. Messaggio da portarsi a casa I PFAS sono sostanze persistenti e ubiquitarie, associate ad alterazioni endocrine e immunitarie, ridotta risposta ai vaccini, disturbi dello sviluppo e aumento del rischio di alcune patologie croniche. La popolazione pediatrica, le donne in gravidanza ed i feti sono i più vulnerabili perché l’ esposizione avviene in fasi critiche dello sviluppo e può avere effetti a lungo termine. Nonostante alcuni divieti già in vigore, l’esposizione resta diffusa a
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causa di normative frammentate e lunghi tempi attuativi. Per la salute pediatrica, la prevenzione primaria è essenziale: ridurre l’esposizione prima che si verifichi il danno è più efficace di qualsiasi intervento successivo. I pediatri hanno un ruolo chiave nel riconoscere il rischio ambientale, informare le famiglie e sostenere politiche che portino a una riduzione sistematica dei PFAS nell’ambiente e nei prodotti di uso quotidiano. 1. A. Sapuppo ed E.Uga: PFAS e salute: quali rischi per l’uomo? ACP – PagineElettroniche di Qacp, Ambiente e Salute 2. https://foreverpollution.eu/lobbying/the-cost-of-remediation/ 3. https://foreverpollution.eu/lobbying/the-bill/ 4. https://www.env-health.org/ 5. PFAS The policy landscape across Europe and beyond: A comparative overview 2025 6. https://www.reach.gov.it/ 7. https://echa.europa.eu/documents/10162/1c480180-ece9-1bdd-1eb8-0f3f8e7c0c49 8. https://notreaffaireatous.org/pfas-illustration-de-la-reglementation-a-lechelle-mondiale/ 9. https://helcom.fi/wp-content/uploads/2021/10/Baltic-Sea-ActionPlan-2021-update.pdf 10. https://www.ospar.org/work-areas/hasec/hazardous-substances/ priority-action 11. Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti - Italiano 12. Legislative decree of 19 June 2025, n. 102, Supplementary and corrective provisions of Legislative Decree 23 February 2023, n. 18, implementing Directive (EU) 2020/2184 of the European Parliament and of the Council of 16 December 2020, concerning the quality of water intended for human consumption. Official Journal n.153 of 4-7-2025 Ordinary Supplement n. 24.
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Ambiente e Salute
Ambiente e Salute News
n.36 novembre - dicembre 2025
A cura di Giacomo Toffol e Vincenza Briscioli Gruppo ACP Pediatri per Un Mondo Possibile
La relazione tra ambiente e salute dei bambini si costruisce precocemente e si esprime lungo tutto il corso della vita. Fattori ambientali quali qualità dell’aria, cambiamento climatico, esposizioni chimiche, contesti di vita indoor e accesso alla natura agiscono come determinanti di salute già a partire dalla gravidanza, influenzando sviluppo, vulnerabilità e benessere psicofisico. I dati presentati nel dossier “CAMBIAMO ARIA” di ISDE Italia confermano che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane rappresenta ancora una criticità rilevante di sanità pubblica. L’esposizione cronica a PM2.5, PM10 e biossido di azoto (NO2) rimane diffusa e ampiamente superiore ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con potenziali ricadute sulla salute respiratoria, cardiovascolare e sullo sviluppo infantile. Gli articoli di questo numero affrontano il tema delle esposizioni ambientali precoci, dall’aria agli interferenti endocrini, dagli ambienti indoor al ruolo protettivo della natura, nella consapevolezza che i dati osservazionali orientano in modo sempre più chiaro le strategie di prevenzione. In tale prospettiva, il pediatra è chiamato a riconoscere l’ambiente come determinante di salute e a promuovere, nella pratica clinica e nel dialogo con le famiglie, la riduzione delle esposizioni evitabili, contribuendo a una tutela più efficace della salute dei bambini. In questa rivista continuiamo a riassumere sinteticamente i principali articoli pubblicati nelle riviste monitorate, tutti gli articoli e gli editoriali ritenuti degni di attenzione vengono elencati divisi per argomento, con un sintetico commento. Questo numero si basa sul controllo sistematico delle pubblicazioni di novembre e dicembre 2025. The relationship between the environment and children's health is established early on and continues throughout their lives. Environmental factors such as air quality, climate change, chemical exposure, indoor living conditions, and contact with natural environments act as determinants of health starting from pregnancy, influencing development, vulnerability, and mental and physical well-being. The data presented in ISDE Italia's “CAMBIAMO ARIA” (Let's Change the Air) dossier confirm that air pollution in Italian cities is still a significant public health issue. Chronic exposure to PM2.5, PM10, and nitrogen dioxide (NO2) remains widespread and well above the values recommended by the World Health Organization, with potential repercussions on respiratory and cardiovascular health and child development. The articles in this issue address the issue of early environmental exposure, from air to endocrine disruptors, from indoor pollution to the protective role of nature, in the knowledge that observational data are increasingly guiding prevention strategies. In this perspective, paediatricians are called upon to recognize the environment as a determinant of health and to promote, in clinical practice and in dialogue with families, the reduction of avoidable exposures, contributing to more effective protection of children's health. In this journal, we continue to summarize the main articles published in the monitored journals. All articles and editorials deemed worthy of attention are listed by topic, with a brief comment. This issue is based on a systematic review of publications from November and December 2025. https://www.isdenews.it/wp-content/uploads/2026/01/CAMBIAMO-ARIA-dossier-rev3-15gen.pdf
"Il guardiano delle vette" - Concorso fotografico "Noi siamo la Natura", 2025
AMBIENTE E SALUTE NEWS
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Ambiente e Salute
n.36 novembre - dicembre 2025
Ambiente e Salute News Indice :: Cambiamento climatico 1.
Impatti dei cambiamenti climatici durante la gravidanza, il periodo perinatale e l'infanzia: una revisione sistematica
:: Inquinamento atmosferico 1. 2. 3. 4. 5.
Esposizione prenatale all'inquinamento atmosferico e traiettorie di crescita nei primi due anni di vita Effetti di un intervento comportamentale effettuato on line sull'esposizione al particolato fine, sulla funzionalità polmonare e sull'infiammazione delle vie aeree nei bambini Azione politica, tasse verdi e inquinamento dell'aria nell'Unione Europea Dermatite atopica infantile e fattori ambientali: analisi con modello ad albero decisionale Fumo degli incendi boschivi e controllo dell'asma pediatrica negli Stati Uniti nord-orientali: uno studio trasversale
:: Inquinamento da sostanze chimiche non atmosferiche 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.
Effetti dell'esposizione combinata agli interferenti endocrini sui polmoni dei bambini: fattori epidemiologici e differenze legate alle malattie Associazione tra esposizioni prenatali a PFAS e sviluppo linguistico precoce: uno studio di coorte Esposizione prenatale al fenolo e comportamento infantile Esposizione prenatale a ftalati, bisfenoli e miscele ed allergie/asma nei primi anni di vita Esposizione prenatale al fluoro e comportamenti autistici nei bambini in età prescolare: uno studio di coorte Contaminanti chimici e microbiota intestinale Miscele chimiche in gravidanza e effetti sulle abilità cognitive e di motricità fine nell'infanzia Microplastiche: il contributo nascosto dell'edilizia e l'impatto sull'economia circolare Revisione REACH e principio di precauzione: il punto di vista dei portatori di interesse
:: Campi elettromagnetici 1.
Effetti sanitari dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF): Le revisioni sistematiche commissionate dall'OMS non forniscono evidenze sicure
:: Rumore 1.
Esposizione residenziale al rumore del traffico e incidenza di depressione e ansia dall'infanzia all'età adulta: uno studio finlandese
:: Ambienti naturali 1. 2.
Cortili verdi per migliorare la salute dei bambini: il progetto di uno studio nei Paesi Bassi Esposizione alla natura e sistema nervoso in bambini e adolescenti: una revisione sistematica
:: Psicologia ambientale 1. 2. 3. 4.
La rappresentazione della natura dei bambini italiani Ansia da cambiamento climatico come peso mentale per i genitori: analisi della relazione tra l'ansia climatica e le pratiche genitoriali Connessione con la natura e benessere psicologico negli adolescenti e nei giovani adulti: revisione sistematica della letteratura Stupore (awe) e comportamenti pro-ambientali negli adolescenti: il ruolo della connessione con la natura e dell'identità morale
:: Miscellanea 1.
Alimentazione scolastica e salute ambientale
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Riviste monitorate .. American Journal of Public Health .. American Journal of Respiratory and Critical Care medicine .. American Journal of Epidemiology .. Archives of Diseases in Childhood .. Brain & Development .. British Medical Journal .. Child: Care, Health and Development .. Environmental and Health .. Environmental Health Perspectives .. Environmental International .. Environmental Pollution .. Environmental Research .. Environmental Sciences Europe .. European Journal of Epidemiology .. International Journal of Environmental Research and Public Health .. International Journal of Epidemiology .. JAMA (Journal of American Medical Association) .. JAMA Pediatrics .. Journal of Environmental Psychology .. Journal of Epidemiology and Community Health .. Journal of Pediatrics .. NeuroToxicology .. Neurotoxicology and Teratology .. New England Journal of Medicine .. Pediatrics .. The Lancet Revisione delle riviste e testi a cura di: Vincenza Briscioli, Laura Brusadin, Sabrina Bulgarelli, Ilaria Mariotti, Federico Marolla, Annamaria Sapuppo, Vittorio Scoppola, Mara Tommasi, Giacomo Toffol, Elena Uga.
Pediatri per Un Mondo Possibile
Gruppo di studio sulle patologie correlate all’inquinamento ambientale dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) mail: pump@acp.it
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Ambiente e Salute
Cosa aggiungono questi studi: indicazioni pratiche •
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Il clima entra in ambulatorio già dalla gravidanza. Cambiamento climatico e inquinamento colpiscono la salute dei bambini attraverso effetti diretti e indiretti. La protezione dell’ infanzia non può basarsi solo sui comportamenti individuali: servono istituzioni solide e politiche ambientali orientate alla salute. Scelte come la revisione di REACH e il rispetto del principio di precauzione determinano quanta prevenzione reale garantiamo oggi a donne in gravidanza, neonati e bambini. Natura, digitale e salute mentale. Ridurre l’iper-esposizione digitale e favorire un contatto regolare con la natura è una vera misura di salute pubblica: sostiene il benessere psicologico, il neurosviluppo e la costruzione dell’identità nei bambini e negli adolescenti. Anche l’ansia climatica dei genitori va riconosciuta e contenuta, perché può influenzare indirettamente la salute mentale dei figli. I bambini italiani rappresentano la natura ancora viva nel presente, ma immaginano un futuro più degradato e fragile, segnato da inquinamento e perdita di biodiversità. Questa visione segnala una precoce consapevolezza ambientale che l’educazione deve trasformare da pessimismo a responsabilità attiva e speranza competente. La salute dei bambini si gioca anche dentro le mura. Microplastiche da materiali edilizi e radon negli edifici scolastici sono esposizioni indoor spesso invisibili ma rilevanti. Ridurre l’esposizione a plastiche e additivi non è solo una scelta ambientale: è una priorità concreta di prevenzione pediatrica. Non una sostanza alla volta, ma miscele fin dall’inizio. Già dalla gravidanza i bambini sono esposti a miscele chimiche, interferenti endocrini e rumore ambientale. Le evidenze convergenti, pur senza dimostrare causalità definitiva, indicano effetti a lungo termine su neurosviluppo, salute mentale, apparato respiratorio e sistema immunitario, con aumento del rischio di problemi di attenzione, ansia, depressione, allergie e asma. La prevenzione primaria deve iniziare presto. L’ inquinamento agisce prima che il bambino nasca. L’ esposizione all’ inquinamento atmosferico dal periodo prenatale all’ infanzia aumenta la vulnerabilità respiratoria e può influenzare la programmazione della crescita. Fumo da incendi e PM2.5 peggiorano il controllo dell’asma, ma interventi comportamentali mirati possono ridurre l’esposizione e produrre benefici misurabili sulla salute pediatrica. La prevenzione passa anche dal piatto… e dallo sguardo del pediatra. Promuovere un’alimentazione scolastica sana e sostenibile significa agire simultaneamente su più determinanti di salute. Anche in assenza di prove causali definitive, evidenze coerenti e plausibili orientano la prevenzione e le politiche di salute pubblica. Il pediatra ha un ruolo chiave nel riconoscere l’ambiente come determinante di salute e nel ridurre le esposizioni evitabili nella pratica quotidiana.
Cambiamento climatico
1. Impatti dei cambiamenti climatici durante la gravidanza, il
periodo perinatale e l'infanzia: una revisione sistematica Questa revisione sistematica ha esaminato l'impatto dei rischi climatici sulla salute materna e infantile, coprendo il periodo dalla gravidanza al primo anno di vita. Seguendo le linee guida PRISMA, i ricercatori hanno analizzato 596 studi (442 articoli originali e 154 review) selezionati da database quali PubMed, Web of Science, Embase, Cochrane e database regionali dell'OMS tra gennaio 2000 e maggio 2025. Data l'elevata eterogeneità dei disegni di studio e degli esiti, è stata adottata una sintesi narrativa per interpretare i risultati. Gli autori concludono che il cambiamento climatico danneggia gravemente la salute materno-infantile attraverso percorsi diretti e indiretti. Gli effetti diretti includono l' esposizione a temperature estreme, agli eventi climatici estremi e al peggioramento della qualità dell'aria, con conseguenze acute su salute respiratoria, cardiovascolare e sugli esiti della gravidanza. Il calore è il rischio più documentato, associato a nascite pretermine, basso peso alla nascita e natimortalità. Gli effetti indiretti agiscono invece tramite insicurezza alimentare, aumento delle esposizioni ambientali, stress psicosociale, interruzione dei servizi sanitari e ampliamento delle disuguaglianze sociali. Questi meccanismi, soprattutto durante gravidanza e infanzia, possono avere effetti duraturi sulla salute lungo tutto il corso della vita. Gli impatti sono distribuiti in modo iniquo, gravando maggiormente sulle popolazioni vulnerabili e sulle regioni a basso reddito, con potenziali effetti transgenerazionali. È quindi essenziale che i sistemi sanitari integrino una prospettiva climatica per affrontare rischi specifici. È urgente attuare misure di mitigazione e adattamento su larga scala, come il rafforzamento della resilienza locale e la protezione delle infrastrutture sanitarie. I decisori politici devono dare priorità alla ricerca nelle aree geografiche più colpite e implementare interventi mirati per garantire il benessere di madri e neonati a livello globale. La revisione è limitata
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dall'elevata eterogeneità degli studi, che impedisce una metanalisi e limita l'inferenza causale. Tra i punti di forza, l'ampiezza delle evidenze considerate e l'approccio life-course consentono una visione integrata e solida degli effetti del cambiamento climatico sulla salute materno-infantile. ° Persson I et al.: Impacts of climate change during pregnancy, perinatal period and infancy: a systematic review. BMJ Paediatr Open. 2025 Nov 11;9(1):e002895. doi: 10.1136/bmjpo-2024-002895
Inquinamento atmosferico
1. Esposizione prenatale all'inquinamento atmosferico e tra-
iettorie di crescita nei primi due anni di vita Questo studio analizza l'associazione tra l'esposizione prenatale a miscele di inquinanti atmosferici e le traiettorie di crescita dei neonati (WAZ) dalla nascita fino ai due anni. I risultati indicano che l'esposizione prenatale agli inquinanti atmosferici, in particolare durante il secondo trimestre, è associata a una maggiore probabilità che i neonati seguano una traiettoria di crescita accelerata, con una sensibilità superiore riscontrata nelle femmine. Il secondo trimestre emerge come la finestra critica in cui l'ambiente intrauterino influenza maggiormente lo sviluppo post-natale. La ricerca ha coinvolto una coorte di 2.278 coppie madre-figlio a Ma'anshan, Cina. L'esposizione materna a sei inquinanti (PM2.5, PM10, O3, SO2, NO2, CO) è stata stimata per l'intera gravidanza e per ogni trimestre utilizzando dati satellitari ad alta risoluzione. La crescita infantile è stata monitorata attraverso otto esami fisici periodici. Gli autori hanno applicato modelli di traiettoria basati sul gruppo (GBTM) per identificare tre schemi di sviluppo del peso rispetto all'età: "stabile-basso", "stabile-moderato" (riferimento) e "in forte crescita". Per valutare l'impatto delle miscele inquinanti sono stati impiegati modelli avanzati come la regressione WQS e la regressione BKMR. Lo studio evidenzia una marcata variabilità nei risultati a seconda del genere, rilevando
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Ambiente e Salute
che i neonati di sesso maschile e femminile seguono traiettorie di crescita differenti in base agli stimoli ambientali intrauterini. In generale, le femmine mostrano una suscettibilità superiore rispetto ai maschi agli effetti dell'inquinamento sulla crescita post-natale. Nei neonati maschi, le associazioni sono apparse meno consistenti; lo studio ha rilevato un legame significativo con la traiettoria "in forte crescita" principalmente per l'esposizione al biossido di zolfo (SO2) durante l'intera gravidanza. Tali differenze potrebbero derivare da variazioni specifiche per sesso nel dispendio energetico, nelle difese antiossidanti e nelle risposte endocrine e metaboliche del feto durante lo sviluppo in un ambiente intrauterino compromesso. In conclusione, i risultati suggeriscono che l'ambiente prenatale influenzi lo sviluppo infantile in modo differente tra i generi, identificando le femmine come il gruppo a maggior rischio di sviluppare traiettorie di peso elevate in risposta all'inquinamento atmosferico. Dal punto di vista pratico, poiché una crescita infantile rapida è un noto fattore di rischio per l'obesità e le malattie croniche in età adulta, questi risultati sottolineano l'importanza di implementare interventi mirati alla riduzione dell'esposizione materna durante fasi specifiche della gestazione. Identificare tali finestre di vulnerabilità permette di migliorare le strategie di prevenzione per la salute pubblica e la protezione dello sviluppo pediatrico a lungo termine. Lo studio è di natura osservazionale e non consente inferenze causali; inoltre la stima dell'esposizione agli inquinanti, basata su modelli ambientali, può comportare una misclassificazione individuale. La complessità delle traiettorie di crescita e la possibile presenza di fattori confondenti residui, nonché la specificità dei risultati per sesso, limitano la generalizzabilità delle conclusioni. ° Zhen-Hua Li et al: Associations between prenatal exposure to air pollution and infant growth trajectories in the first two years: Exploring potential sexual dimorphism and sensitive windows, Environmental Research, Volume 285, Part 1, 2025,122322, ISSN 0013-9351
2. Effetti di un intervento comportamentale effettuato on line
sull'esposizione al particolato fine, sulla funzionalità polmonare e sull'infiammazione delle vie aeree nei bambini Lo studio dimostra che strumenti digitali e interventi educativi strutturati possono rappresentare una strategia complementare di prevenzione, soprattutto in contesti urbani ad elevato inquinamento, rafforzando il ruolo della prevenzione primaria e secondaria nella pratica pediatrica. Questo studio effettuato in Corea del Sud ha valutato gli effetti di un intervento comportamentale sull' esposizione al particolato fine (PM2.5), sulla funzionalità polmonare e sull' infiammazione delle vie aeree nei bambini. I partecipanti allo studio sono stati assegnati casualmente ad un programma di intervento comportamentale (gruppo di intervento educativo) o al gruppo di controllo. Sono state randomizzate 80 coppie madre-bambino (età media bambini 9.1 anni) tra luglio 2019 e giugno 2021. L'intervento educativo veniva effettuato on line con Google Classroom con una sessione di un' ora all' inizio dello studio con informazioni sugli effetti del PM2.5 e sull'importanza del cambiamento comportamentale. Durante il periodo di studio i partecipanti del gruppo di intervento ricevevano messaggi di allarme ogni volta che veniva emesso un avviso sulle polveri sottili con raccomandazioni specifiche e i partecipanti dovevano confermare la ricezione del messaggio. Il gruppo di controllo riceveva assistenza abituale e anche messaggi di
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allarme sulle polveri sottili senza però istruzioni specifiche sui comportamenti. Le raccomandazioni al gruppo di intervento riguardavano: 1. controllare le previsioni della qualità dell'aria per ridurre l'esposizione all'inquinamento atmosferico; 2. utilizzare purificatori d'aria portatili come intervento ambientale indoor; 3. garantire un'adeguata ventilazione domestica; 4. pulire gli ambienti interni; 5. modificare la dieta e integrare con antiossidanti; 6. limitare attività fisiche prolungate o intense all'aperto; 7. indossare maschere filtranti nelle uscite; 8. minimizzare l'esposizione del corpo indossando cappelli, abiti a maniche lunghe e occhiali protettivi; 9. scegliere percorsi di viaggio per ridurre l'esposizione all'inquinamento stradale; 10. passare alla modalità di circolazione interna con i finestrini chiusi durante la guida; 11. evitare il fumo passivo o astenersi dal fumare. Sono state misurate nelle abitazioni dei partecipanti le concentrazioni di PM2.5 in un periodo di campionamento di 24 ore, fino a quattro volte durante il periodo di studio e anche le concentrazioni personali di PM2.5 con un dispositivo portatile che i partecipanti portavano per 24 ore. Sono poi stati valutati gli effetti dell'intervento sulla concentrazione di PM2.5, sui parametri di funzionalità polmonare,(FVC, FEV1, FEV1/FVC FEF25-75%) e la frazione di ossido nitrico esalato (FeNO),come indicatore di infiammazione delle vie aeree. È stata valutata l'associazione di PM2.5 in rapporto agli esiti di funzionalità polmonare e infiammazione delle vie aeree, utilizzando analisi statistiche. Rispetto al gruppo di controllo, il gruppo di intervento ha mostrato una riduzione delle concentrazioni di PM2.5 indoor e personali rispettivamente del 20.5% (intervallo di confidenza CI al 95%: -30.7, -8.9) e del 12.9% (CI al 95%: -20.1, -5.1). Parametri di funzionalità polmonare come FVC, FEV1 e FEF 25%–75% erano più elevati nel gruppo di intervento, con maggiori benefici osservati per i bambini con i parametri più bassi. Livelli elevati di PM2.5, sia ambientali che personali (pari o superiori al 90° percentile), erano associati a una peggiore funzionalità polmonare, mentre concentrazioni elevate di PM2.5 outdoor risultavano associate a valori più alti di FeNO, indicativi di maggiore infiammazione delle vie aeree. In sintesi, l'intervento comportamentale ha ridotto la concentrazione di PM2.5 nelle abitazioni ed è risultato associato a miglioramenti della funzionalità polmonare e a una riduzione dell'infiammazione delle vie aeree nei bambini, con benefici più evidenti nei soggetti che presentavano valori iniziali più sfavorevoli di questi parametri. Lo studio ha come punto di forza il disegno randomizzato controllato e l'uso di misure oggettive di esposizione, funzionalità polmonare e infiammazione delle vie aeree. I principali limiti sono la durata limitata del follow-up, la dipendenza dall'aderenza all'intervento comportamentale e la ridotta generalizzabilità a contesti ambientali e socioeconomici diversi ° Lamichhane DK et al: Effects of web-based behavioral intervention on fine particulate matter, pulmonary function, and airway inflammation in children: The COCOA randomized controlled trial. Environ Res. 2025 Nov 1;284:122200.
3. Azione politica, tasse verdi e inquinamento dell'aria nell'U-
nione Europea Lo studio suggerisce che le politiche ambientali funzionano quando sono sostenute da istituzioni credibili e capaci di applicarle. Le tasse verdi non sono una soluzione automatica, diventano efficaci solo se parte di una strategia coerente, accompagnate
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da investimenti e controlli, orientate alla riduzione reale delle emissioni. L' inquinamento atmosferico rimane uno dei principali determinanti ambientali di malattia e mortalità precoce in Europa, con un impatto rilevante anche in età pediatrica. Questo studio analizza quanto contano la qualità dell'azione politica, le tasse ambientali ("green taxes") nel ridurre l'inquinamento dell'aria nei Paesi UE. Gli autori hanno valutato i dati di 27 Paesi dell'Unione Europea, mettendo in relazione i livelli di inquinanti atmosferici (in particolare PM2.5, NO2 e SO2) con la qualità dell'azione politica (intesa come efficacia delle istituzioni, controllo della corruzione, stato di diritto) e con il peso delle tasse ambientali. L'obiettivo era capire quali leve politiche siano realmente efficaci nel migliorare la qualità dell'aria. Dallo studio emergono tre conclusioni principali. In primo luogo, la qualità delle istituzioni, in particolare la qualità della regolazione, risulta il fattore più determinante nella riduzione delle emissioni. Quadri normativi trasparenti, credibili e applicabili sono costantemente associati a livelli più bassi di inquinamento, con l'effetto più marcato sul PM2.5. Anche l'efficacia dell'azione pubblica e il rispetto dello stato di diritto contribuiscono in modo significativo, confermando il ruolo centrale della capacità istituzionale nel garantire l'applicazione delle norme ambientali. In secondo luogo, la tassazione ambientale si dimostra efficace, ma con effetti specifici per singolo inquinante. Le imposte sui prodotti riducono le emissioni di PM2.5 modificando i comportamenti di consumo, mentre le tasse sull'energia contribuiscono soprattutto alla riduzione della SO2 scoraggiando l'uso di combustibili ad alto contenuto di zolfo. L'effetto sulla NO2 risulta invece debole o non significativo, evidenziando la necessità di strumenti fiscali più mirati, in particolare per il settore dei trasporti. Infine, la diffusione delle energie rinnovabili emerge come una soluzione solida e trasversale. L'associazione negativa costante con le emissioni di PM2.5, SO2 e NO2 indica che accelerare la transizione energetica è essenziale sia per migliorare la qualità dell'aria sia per raggiungere gli obiettivi europei di neutralità climatica a lungo termine. Lo studio non valuta gli effetti distributivi di tasse ambientali e sussidi alle rinnovabili, che possono incidere diversamente sui gruppi di reddito. I risultati indicano che rafforzare la qualità delle istituzioni e della regolazione è fondamentale per rendere efficaci le politiche ambientali. La tassazione deve essere mirata alle principali fonti di emissione: prodotti per il PM2.5, energia per la SO2 e strumenti specifici per i trasporti per la NO2. Gli investimenti nelle energie rinnovabili restano una leva centrale per migliorare la qualità dell'aria. Nel complesso, emerge la necessità di separare crescita economica ed emissioni per uno sviluppo sostenibile. ° Behera, D.K. et al. Governance, green taxes, and air pollution in the European Union. Environ Sci Eur 37, 186 (2025).
4. Dermatite atopica infantile e fattori ambientali: analisi con
modello ad albero decisionale La dermatite atopica (DA) in età pediatrica risulta più sensibile alle variazioni ambientali e stagionali rispetto ad altre forme di dermatite. In particolare, l'esposizione a livelli elevati di ozono gioca un ruolo rilevante nell'aumento degli accessi ospedalieri per DA. Questi risultati sottolineano l'importanza di integrare dati ambientali e climatici nella gestione del rischio e nello svi-
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luppo di strategie preventive per i bambini affetti da dermatite atopica. Lo studio ha valutato l'associazione tra dermatite atopica in età pediatrica e una serie di fattori ambientali e familiari, utilizzando un modello di machine learning ad albero decisionale (decision tree) per identificare i principali determinanti e le loro interazioni. È stato condotto uno studio osservazionale trasversale retrospettivo sui registri clinici di 21.407 pazienti pediatrici (0–18 anni) che si sono presentati all'ospedale cittadino di Ağrı (Turchia) tra il 2020 e il 2024. Le date di accesso ospedaliero sono state incrociate con dati meteorologici (velocità del vento, pressione atmosferica, umidità, temperatura) e con indicatori di inquinamento atmosferico (PM10, SO2, NO2, NOx, NO, O3). Le analisi statistiche hanno incluso test t, analisi delle associazioni, regressione logistica binaria e un modello ad albero decisionale CHAID, utilizzato per individuare le combinazioni di variabili maggiormente associate agli accessi per dermatite atopica. Le variabili considerate comprendevano la presenza o assenza di DA, le caratteristiche ambientali, i fattori familiari (storia allergica) e alcune variabili sociodemografiche. Il modello ad albero decisionale è stato applicato con l'obiettivo di identificare profili di rischio, piuttosto che singoli fattori isolati, attraverso un percorso di domande "sì/no" simile al ragionamento clinico. È importante sottolineare che questo approccio non dimostra relazioni causali, non formula diagnosi e non predice il rischio individuale, ma rappresenta uno strumento di supporto per orientare interventi di prevenzione ambientale. La dermatite atopica ha rappresentato il 10.1% di tutte le visite dermatologiche pediatriche. Gli accessi per DA sono risultati più frequenti nel primo semestre dell'anno. È emersa un'associazione significativa tra livelli più elevati di ozono (O3) e aumento delle visite per DA, mentre livelli più alti di PM10 risultavano associati a una minore probabilità di accesso. La regressione logistica ha identificato come predittori significativi l'età, il sesso, il periodo dell'anno, la pressione atmosferica, il PM10 e l'O3. Il modello ad albero decisionale ha indicato età, stagione e livelli di O3 come le variabili con maggiore capacità discriminante per la DA. Lo studio conferma quindi il ruolo rilevante dei fattori ambientali, in interazione con la familiarità allergica, nello sviluppo della dermatite atopica in età pediatrica. Tra i limiti, il disegno trasversale non consente inferenze causali; i dati ambientali si basano in larga parte su questionari e non su misurazioni oggettive; il contesto geografico e culturale specifico limita la generalizzabilità dei risultati; inoltre, il modello decisionale può comportare una semplificazione eccessiva di un fenomeno complesso. Tra i punti di forza si segnalano l'integrazione tra approccio clinico-ambientale e machine learning, la capacità del modello di rappresentare in modo intuitivo le interazioni tra fattori e la sua potenziale utilità nella prevenzione. ° Ayşin N et al: Evaluation of Childhood Atopic Dermatitis and Environmental Factors in Turkey with Decision Tree Model. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2025; 22(12):1812.
5. Fumo degli incendi boschivi e controllo dell'asma pediatri-
ca negli Stati Uniti nord-orientali: uno studio trasversale I risultati di questo studio evidenziano come il fumo derivante dagli incendi boschivi, anche se originato a oltre 300 km di distanza, sia associato a un peggiore controllo dell'asma pediatrico nel Nord-est degli Stati Uniti. Le ricadute pratiche per la gestione clinica di questi risultati sono cruciali: i medici dovrebbero ri-
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Ambiente e Salute
considerare la tendenza a ridurre i farmaci di controllo dell'asma durante l'estate nelle zone abitualmente interessate da incendi boschivi, poiché il fumo rappresenta un nuovo trigger stagionale che può sovrapporsi ai pollini. È fondamentale fornire ai genitori e ai pazienti una guida anticipatoria, educandoli a limitare l'esposizione all'aria aperta, monitorare la qualità dell'aria e utilizzare correttamente i farmaci di emergenza durante i picchi di fumo. Poiché il cambiamento climatico sta rendendo le stagioni degli incendi più lunghe e intense, è necessario un monitoraggio costante della salute respiratoria infantile anche in regioni storicamente poco colpite. Nel dettaglio la ricerca ha analizzato i dati di 1.217 visite ambulatoriali di giovani (3-21 anni) tra il 2022 e il 2024. Il controllo dell'asma è stato valutato tramite tre strumenti: TRACK, ATAQ e le linee guida NHLBI; TRACK e ATAQ sono strumenti complementari, coerenti con le linee guida NHLBI, che permettono di valutare il controllo dell'asma pediatrica in modo standardizzato, precoce e sensibile ai fattori ambientali emergenti. I ricercatori hanno confrontato il controllo dell'asma nell'estate 2023 (colpita dagli incendi in Quebec) con quelli del 2022 e 2024 e hanno incrociato il dato con i livelli dei pollini. I dati di PM2.5 per residenza sono stati ottenuti tramite modelli satellitari della NASA. Ne è emerso un controllo dell'asma significativamente peggiore nel 2023 rispetto al 2022 per due parametri su tre. Tuttavia, non è emersa un'associazione spaziale diretta tra i livelli locali di PM2.5 e i sintomi nel 2023, suggerendo che l'impatto del fumo sulla salute sia complesso e non del tutto legato ai soli livelli di particolato fine. Ciò non toglie la necessità di aggiungere questa possibile fonte ai trigger di peggioramento dell'asma. ° Maassel, A.K. et al Wildfire smoke and pediatric asthma control in the Northeastern United States: a cross-sectional study. Environ Health 24, 91 (2025).
Inquinamento da sostanze chimiche non atmosferiche
1. Effetti dell'esposizione combinata agli interferenti endocri-
ni sui polmoni dei bambini: fattori epidemiologici e differenze legate alle malattie Negli ultimi anni l'attenzione sugli interferenti endocrini si è concentrata soprattutto su sistema riproduttivo e neuro-sviluppo, mentre il polmone pediatrico è rimasto un bersaglio poco esplorato. Questo studio colma una lacuna rilevante mostrando che i bambini sono esposti, già a livello tissutale, a miscele complesse di interferenti endocrini, con la presenza simultanea di ftalati, bisfenoli, parabeni, pesticidi e altri composti noti per interferire con ormoni, infiammazione e sviluppo. Gli autori hanno esaminato 79 interferenti endocrini (EDC) in 99 tessuti polmonari pediatrici normali e in 53 con malformazione congenita delle vie aeree polmonari (CPAM). La malformazione congenita delle vie aeree polmonari (CPAM) è un complesso disturbo congenito dello sviluppo polmonare caratterizzato da masse polmonari cistiche o solide anomale che si manifestano durante lo sviluppo del feto. Sono stati arruolati 99 bambini con CPAM, 65 maschi e 34 femmine, di cui 22 neonati sotto 1 anno, 25 bambini di età 1-2 anni, 20 bambini di 3-5 anni, 21 di 6-11
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anni e 11 di 12-16 anni presso l'Ospedale Pediatrico di Pechino (Capital Medical University) tra giugno 2023 e giugno 2024. I criteri di inclusioni erano la presenza di alterazioni documentate alla diagnostica per immagini suggestive per la diagnosi di CPAM, criteri adeguati alla lobectomia; esame istopatologico di conferma di CPAM. Sono stati raccolti in totale 152 campioni di tessuto polmonare (del peso di 50-100 mg ciascuno, inclusi 99 campioni normali e 53 campioni malformati appaiati). Il lobo polmonare resecato includeva la lesione localizzata e i tessuti non affetti adiacenti, situati a più di 3 cm dal margine della lesione I tessuti non affetti, confermati dall'esame istopatologico, sono serviti come controlli "normali" in questo studio. Nei tessuti normali, sono stati identificati 35 EDC in oltre il 50% dei casi. I composti più abbondanti erano i ftalati e i loro metaboliti, seguiti dagli esteri organofosfati e i loro metaboliti. Altri EDC con frequenze di rilevamento superiori al 50% includevano 3 parabeni, 2 bisfenoli, 2 alchilfenoli, benzofenoni-3 e triclosano, indicando uno scenario di esposizione complesso nei polmoni pediatrici. Sebbene solo quattro EDC mirati possano comportare rischi specifici per genere, più della metà di questi EDC ha mostrato modelli di distribuzione dipendenti dall'età o dallo sviluppo, evidenziando gli impatti dei fattori fisiologici sull'esposizione agli EDC nei bambini. Inoltre, 20 ED su 35 differivano significativamente tra tessuti malformati normali e adiacenti, con 17 elevati nei tessuti malformati (p< 0.05). L'analisi trascrittomica è stata effettuata in 8 campioni e identificati 62 geni differenzialmente espressi associati alla CPAM. I livelli di esposizione di 19 su 20 EDC sono significativamente correlati con questi geni, che potrebbero essere coinvolti nelle vie di carcinogenesi chimica, di espressione citochinica e ormonale. Questi risultati evidenziano la vulnerabilità dei polmoni pediatrici alle miscele di EDC e sottolineano la necessità di esplorare i meccanismi sottostanti dell'esposizione all'EDC nelle malattie respiratorie nei bambini. L'esposizione non è uniforme ma influenzata dall'età, dalla fase di sviluppo, dal genere e dallo stato patologico, con schemi che variano tra le classi chimiche. Lo studio si distingue per l'analisi diretta di un'ampia miscela di interferenti endocrini nel tessuto polmonare pediatrico e per il confronto tra tessuti normali e malformati appaiati, che rafforza la rilevanza biologica dei risultati. Il disegno osservazionale non consente tuttavia di stabilire relazioni causali e il numero limitato di campioni per le analisi molecolari riduce la generalizzabilità delle conclusioni. ° Chen C, Yu J, Qi H, Zhong C, Tang J, Chen C, Li Z, Yang X, Wu Y, Chen W, Yu G, Sun L. Synergistic exposure to endocrine-disrupting chemicals in pediatric lungs: Epidemiological drivers and disease-associated variations. Environ Pollut. 2025 Dec 15;387:127292.
2. Associazione tra esposizioni prenatali a PFAS e sviluppo linguistico precoce: uno studio di coorte Lo studio conclude che le concentrazioni prenatali di PFAS, prese singolarmente o come miscela, non risultano associate in modo significativo allo sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita. Ci sono segnali deboli in alcune analisi per sesso, ma non emergono associazioni robuste. Gli autori hanno esaminato la relazione tra l'esposizione prenatale alle sostanze per e polifluoroalchiliche (PFAS) e lo sviluppo del linguaggio nella prima infanzia. Il periodo prenatale è critico per lo sviluppo cerebrale, lo studio ha cercato di chiarire la relazione esistente tra esposizione
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a PFAS e sviluppo del linguaggio. La ricerca ha utilizzato i dati di sette coorti dello studio statunitense ECHO (Environmental influences on Child Health Outcomes), coinvolgendo un totale di 1.762 bambini. Sono state misurate le concentrazioni di quattro tipi di PFAS (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) nel plasma o nel siero materno durante la gravidanza. Lo sviluppo del linguaggio è stato valutato in bambini tra 1.5 e 5 anni attraverso due strumenti: la scala di comunicazione del questionario ASQ-3 (Ages & Stages Questionnaires) strumento di screening compilato dai genitori, che intercetta difficoltà comunicative funzionali nei primi anni di vita, ma non è diagnostico (n=1.503) e il test di vocabolario figurato PVT (Picture Vocabulary Test) dell'NIH Toolbox, test standardizzato e diretto che misura il vocabolario recettivo, offrendo una valutazione oggettiva di una specifica competenza linguistica (n=399). Oltre ai singoli inquinanti, è stata analizzata anche la miscela complessiva di PFAS. Complessivamente, lo studio non ha riscontrato associazioni significative tra l'esposizione prenatale ai singoli PFAS e la loro miscela e i punteggi dei test linguistici. Tuttavia, le analisi specifiche per sesso hanno evidenziato: nel genere femminile una piccola ma statisticamente significativa associazione negativa tra la miscela di PFAS e i punteggi di comunicazione ASQ-3, mentre nei maschi, i risultati non hanno mostrato associazioni significative, sebbene le direzioni degli effetti fossero diverse rispetto alle femmine per alcuni composti. Gli autori concludono che l'esposizione prenatale ai PFAS comuni non appare fortemente legata a ritardi nello sviluppo del linguaggio, a differenza di alcuni studi condotti in Asia che avevano riportato associazioni negative più marcate, forse a causa di differenze nei livelli di esposizione o negli strumenti di valutazione utilizzati. Tra i limiti segnalati figurano l'uso di valutazioni riferite dai genitori (che possono essere soggette a bias) e il fatto che siano stati monitorati solo quattro PFAS tra i moltissimi esistenti, per cui sono necessarie ulteriori ricerche che utilizzino metodi di valutazione del linguaggio più completi e diretti per comprendere appieno i potenziali rischi neurotossici. ° Cintora P, et al; ECHO Cohort Consortium. Association between prenatal exposures to per- and polyfluoroalkyl substances and early language development in the ECHO cohort. Neurotoxicology. 2025 Dec;111:103309.
3. Esposizione prenatale al fenolo e comportamento infantile
Lo studio conferma associazioni tra esposizione prenatale a fenoli e comportamento infantile, ma non trova evidenza che tali effetti siano mediati dall'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, suggerendo il coinvolgimento di altri meccanismi biologici. Nello studio sono state incluse 1024 coppie madre-figlio, provenienti da due coorti europee: il BiSC (Barcelona Life Study Cohort (201821, N=607) e il SEPAGES (Suivi de l'Exposition à la Pollution Atmosphérique durant la Grossesse et Effets sur la Santé - Francia, 2014-17, N=417). Sono state reclutate madri maggiorenni con una gravidanza unica, di meno di 19 settimane di età gestazionale; sono stati raccolti campioni ripetuti di urina (fino a 24 nel BiSC; fino a 42 nel SEPAGES) nel 2° e 3° trimestre e sono stati ricercati 12 composti (11 fenoli e il triclocarban). Gli esiti comportamentali dei bambini sono stati valutati a 18 mesi nel BiSC e a 24 mesi nel SEPAGES, utilizzando la Child Behavior Checklist for (CBCL), questionario di valutazione di problemi emotivi o comportamentali interiorizzanti (come ansia, depressione e riti-
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ro) ed esternalizzanti (come aggressività e iperattività) per bambini di età 1.5-5 anni (i punteggi più alti sono indice di comportamenti problematici). Sono state misurate le concentrazioni di ormoni steroidi dell'asse HPA da campioni di capelli materni. Gli autori hanno trovato che la maggior parte dei fenoli è stata rilevata in oltre l'80% dei campioni e che l'esposizione materna al metilparabene nel terzo trimestre di gravidanza è stata associata ad un aumento di problemi comportamentali. In particolare, per un aumento di dieci volte delle concentrazioni urinarie di metilparabene, l'aumento stimato del punteggio CBCL è stato di 0.44 punti (p=0.011) per i comportamenti interiorizzanti e 0.67 punti (p=0.017) per i comportamenti esternalizzanti. Inoltre, nei maschi, l'esposizione materna al bisfenolo S nel terzo trimestre è stata collegata a un aumento dei punteggi di internalizzazione (p=0.019) e potrebbe essere collegata a un aumento dei punteggi di esternalizzazione (p=0.070). Nelle ragazze, l'esposizione nel secondo trimestre al butilparabene e al propilparabene è stata associata a punteggi più bassi interiorizzati (p=0.033) ed esternalizzanti (p=0.019); questo effetto protettivo potrebbe essere in realtà un artefatto causato dalle concentrazioni relativamente basse di questi composti e necessita di ulteriori approfondimenti. Non è stata osservata alcuna mediazione degli ormoni steroidei. Questo studio conferma il potenziale rischio neuro-evolutivo derivante dalle esposizioni a questi composti e supporta la necessità di una regolamentazione più rigorosa per ridurre l'esposizione prenatale. La valutazione dell'esposizione è eccezionalmente robusta ed il disegno analitico è avanzato, a fronte della mancata evidenza di mediazione dell'asse HPA, che potrebbe riflettere limiti temporali e biologici della misura del cortisolo, più che l'assenza di un ruolo neuroendocrino. ° Rollad M. et al. Prenatal phenol exposure and child behaviour: insights into the hypothalamic–pituitary–adrenal axis from two prospective mother–child cohorts. Lancet Planet Health 2025; 9: 101330.
4. Esposizione prenatale a ftalati, bisfenoli e miscele ed aller-
gie/asma nei primi anni di vita Lo studio suggerisce che l'esposizione prenatale a specifici ftalati e al bisfenolo S (BPS) può essere associata a manifestazioni allergiche precoci, con pattern dipendenti dall'età e dal sesso. Gli autori hanno valutato l'associazione tra esposizione prenatale a ftalati, bisfenoli (BPA bisfenolo A, BPS bisfenolo S) e alle loro miscele e lo sviluppo, nei primi tre anni di vita, di eczema, rash cutanei, allergie alimentari e asma, considerando effetti specifici per età e sesso. È stata analizzata una coorte prospettica di nascita composta da 556 coppie madre-bambino appartenenti allo studio canadese Alberta Pregnancy Outcomes and Nutrition (APrON). I campioni di urina materna, raccolti nel secondo trimestre di gravidanza, sono stati analizzati per i metaboliti dei ftalati e per BPA e BPS. Gli esiti (eczema, rash, allergie alimentari e asma) sono stati rilevati tramite questionari compilati dalle madri quando i bambini avevano 12, 24 e 36 mesi Le analisi statistiche hanno incluso modelli logistici a singolo composto, metodi di selezione dei predittori (LASSO e double LASSO) e modelli per l'analisi delle miscele chimiche (Bayesian Kernel Machine Regression - BKMR), con analisi stratificate per sesso e correzione per confronti multipli. I risultati mostrano che le associazioni variano in funzione dell'età e del sesso del bambino. Nei modelli a singolo composto, alcuni metaboliti degli ftalati
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(in particolare MMP mono-metil ftalato, MbzP mono-benzil ftalato e MCOP mono-carbossil-octil ftalato ) e il BPS risultano associati a eczema e rash, soprattutto a 36 mesi. Il BPS emerge come composto particolarmente rilevante, con associazioni talora opposte a seconda dell'esito e dell'età (ad esempio aumento del rischio di asma a 12 mesi e riduzione di eczema e rash a 36 mesi). Nei modelli multi-esposizione, le analisi LASSO hanno identificato MMP e BPS tra i composti rilevanti in relazione ad eczema e rash a 36 mesi, mentre i modelli BKMR hanno indicato il BPS come il principale composto in relazione all'eczema e MMP e BPS per il rash alla stessa età. Dopo la correzione per confronti multipli, molte associazioni si attenuano, suggerendo la necessità di un'interpretazione prudente dei risultati. Le analisi delle miscele rafforzano l'ipotesi che non un singolo composto, ma combinazioni di interferenti endocrini, possano influenzare lo sviluppo del sistema immunitario nei primi anni di vita. Tra i punti di forza si segnalano il disegno prospettico, il biomonitoraggio prenatale, l'uso di metodologie avanzate per l'analisi delle miscele (LASSO, BKMR), le analisi sesso-specifiche e il controllo di molti fattori confondenti. I limiti includono la disponibilità di una sola misura urinaria in gravidanza (con possibile variabilità intra-individuale), l'uso di esiti riferiti dai genitori senza conferma clinica, l'assenza di dati di esposizione postnatale degli ftalati, dopo la correzione per confronti multipli alcune associazioni si sono attenuate, indicando la possibilità che parte dei risultati iniziali fosse dovuta al caso e che la generalizzabilità sia limitata a popolazioni con livello socioeconomico medio-alto.
prenatale al fluoro e un punteggio T totale SRS-2 elevato (ovvero, 90° percentile o superiore). La potenziale modificazione dell'effetto del MUFSG è stata esaminata in base al sesso del bambino, all'integrazione giornaliera di acido folico e al folato plasmatico totale in gravidanza. I risultati hanno evidenziato un T-score totale medio SRS-2 per i bambini di età compresa tra 3 e 4 anni di 45.3 (DS = 6.1, range = 34-85). La concentrazione mediana di MUFSG era di 0.43 mg/L (range interquartile = 0.33 mg/L). Il MUFSG non era significativamente associato al T-score totale SRS-2 nella regressione lineare multivariata (β = -0.16; IC 95%, -1.70, 1.39) o nella regressione logistica (OR = 0.76; IC 95%, 0.29, 1.96). Analogamente, l'assunzione giornaliera stimata di fluoro e la concentrazione di fluoro nell'acqua non erano associate al T-score totale SRS-2. In conclusione, non vi sono prove di un'associazione tra l'esposizione prenatale al fluoro e i comportamenti autistici nei bambini in età prescolare, a differenza di quanto riscontrato in precedenti ricerche MIREC su piombo e ftalati. In considerazione del fatto che questa coorte presenta relativamente pochi bambini con punteggi elevati alla scala SRS-2, sono necessarie ulteriori ricerche in altri gruppi di bambini per esplorare più a fondo questa associazione.
° Bartram E et al: MH on behalf of the APrON Study Team. Prenatal Exposure to Phthalates, Bisphenols and Their Mixtures and Early Childhood Allergic Conditions and Asthma: Results from the APrON Cohort. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2025; 22(12):1875.
6. Contaminanti chimici e microbiota intestinale
5. Esposizione prenatale al fluoro e comportamenti autistici
nei bambini in età prescolare: uno studio di coorte La prevalenza dei disturbi dello spettro autistico è aumentata negli ultimi decenni. Data la crescente evidenza che l'esposizione prenatale al fluoro possa avere un ruolo neurotossico, questo studio ha esaminato le associazioni tra tale esposizione e i comportamenti autistici riferiti dai genitori nei bambini in età prescolare. Lo studio ha compreso 453 coppie madre-bambino utilizzando i dati dello studio Maternal-Infant Research on Environmental Chemicals (MIREC), una coorte di nascita prospettica canadese. I comportamenti autistici sono stati valutati nei bambini di età compresa tra 3 e 4 anni utilizzando il modulo prescolare Social Responsiveness Scale-Second Edition (SRS-2), dove un punteggio più alto indica una maggiore presenza di comportamenti autistici. L'esposizione prenatale al fluoro è stata rilevata attraverso tre metodi: fluoro urinario materno corretto per peso specifico (MUFSG), da campioni di urina prelevati a ogni trimestre e media calcolata tra i campioni; assunzione giornaliera di fluoro materna, basata sul consumo auto-riferito di acqua del rubinetto, caffè e tè durante il primo e il terzo trimestre; concentrazione di fluoro nell'acqua del rubinetto. Sono stati utilizzati modelli di regressione lineare multivariata per stimare le associazioni tra i punteggi T della scala SRS-2 e ciascuna esposizione al fluoro separatamente. La regressione logistica multivariata è stata invece utilizzata per stimare l'associazione tra ciascuna esposizione
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° Carty A et al: Prenatal fluoride exposure and autistic behaviors in preschool-aged children: the Maternal-Infant Research on Environmental Chemicals (MIREC) cohort study. Environ Health. 2025 Nov 11;24(1):87. doi: 10.1186/s12940-025-01237-9. PMID: 41220017; PMCID: PMC12607120.
Questi due studi esaminano l'impatto dei contaminanti ambientali, quali le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), i bisfenoli e i parabeni, sullo sviluppo del microbiota intestinale durante l'infanzia. Entrambe le ricerche sottolineano come l'esposizione a questi interferenti endocrini avvenga in una "finestra di opportunità" critica, ovvero i primi anni di vita, in cui la colonizzazione batterica è fondamentale per la salute immunitaria e metabolica futura. Nel dettaglio la revisione sui PFAS [1] ha sintetizzato 7 studi (da 30 a 789 neonati) che hanno utilizzato il sequenziamento del gene 16S rRNA o la metagenomica shotgun, ovvero una tecnica che analizza tutto il DNA di un campione per identificare quali microrganismi sono presenti e quali funzioni biologiche svolgono, offrendo una visione completa del microbiota su campioni fecali, misurando i contaminanti nel sangue materno, cordonale o nel latte materno. Lo studio su bisfenoli e parabeni [2] invece ha coinvolto 97 bambini spagnoli (4-12 anni). I composti sono stati quantificati nei capelli tramite cromatografia liquida ad altissime prestazioni (UHPLC-MS/MS). Il microbiota è stato analizzato sequenziando le regioni V3-V4 del 16S rRNA e i dati sono stati elaborati con modelli di regressione lineare (MaAsLin2) e algoritmi di random forest (modelli di machine learning che combinano molti alberi decisionali per analizzare dati complessi e individuare i fattori più importanti associati a un esito di salute) e correggendo per variabili quali età e sesso. L'esposizione ai PFAS risulta associata ad alterazioni della diversità microbica e alla variazione di unità tassonomiche specifiche: è stato osservato un incremento di Enterococcus e una riduzione di batteri benefici come Faecalibacterium e Phocaeicola vulgatus. Sul piano pratico, queste alterazioni possono compromettere la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) e l'integrità
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Ambiente e Salute
della barriera intestinale, aumentando il rischio di asma, allergie e malattie metaboliche. È dunque cruciale monitorare il trasferimento materno-fetale di PFAS, che avviene sia tramite la placenta che attraverso l'allattamento. Per quanto riguarda bisfenoli e parabeni invece la ricerca indica che il bisfenolo S (BPS) - spesso usato come alternativa "sicura" al BPA - è associato alla riduzione di vie metaboliche legate alla metionina, con potenziali effetti negativi sulla risposta immunitaria. Una ricaduta pratica di rilievo è l'efficacia del capello come matrice di biomonitoraggio non invasiva per valutare l'esposizione cronica, offrendo una misura più stabile rispetto ai campioni di urina. Inoltre, l'abbondanza di Lachnospiraceae è emersa come un possibile marcatore biologico dell'esposizione ai parabeni. 1. Lourdes Rodrigo et al: Associations between chronic exposure to bisphenols and parabens and gut microbiota in children,Environmental Research,Volume 285, Part 5,2025,122643,ISSN 0013-9351. 2. Ida Asta Olsen et al: Per- and polyfluoroalkyl substances and the gut microbiota in infants: A scoping review, Environmental Research, Volume 286, Part 2, 2025, 122937, ISSN 0013-9351.
7. Miscele chimiche in gravidanza e effetti sulle abilità cogni-
tive e di motricità fine nell'infanzia Lo studio conclude che non vi sono evidenze solide a sostegno di un effetto della miscela di sostanze chimiche prenatali sulle capacità cognitive o sulla funzione motoria fine in età infantile, sottolineando la necessità di interpretare con cautela i segnali osservati. Gli autori hanno voluto studiare gli effetti di una miscela di 29 sostanze chimiche in gravidanza sul neurosviluppo dei bambini. Sono stati analizzati i dati di 2.270 coppie mamma-bambino arruolate in 3 città spagnole tra il 2003 e il 2008, tra la 10° e la 13° settimana di gestazione. Sono stati dosati nel 1° e 3° trimestre 10 composti organoclorurati (OC) e 4 PFAS nel sangue, 7 fenoli e 8 ftalati nelle urine. Le capacità cognitive e la motricità fine (memoria di lavoro, funzione attentive, attenzione visuo-motoria, flessibilità cognitiva, intelligenza verbale, intelligenza non verbale, velocità di elaborazione delle informazioni, capacità decisionale e motricità fine) sono state valutate all'età media di 7, 9 o 11 anni con una batteria di test standardizzati. Tutti i modelli di analisi sono stati aggiustati per età, livello di istruzione, parità e fumo della madre, età, livello di istruzione, fumo del padre, classe sociale dei genitori, sesso ed età della prole al momento della valutazione dell'esito. L'analisi statistica basata sui quantili, pur mostrando alcune tendenze (direzione attesa per i risultati relativi a funzione attentiva, intelligenza non verbale, velocità di elaborazione, capacità decisionale e funzione motoria fine; direzione opposta per memoria di lavoro), non ha mai raggiunto la significatività. Gli autori hanno confrontato i loro risultati con quelli di studi simili, tra cui Human Early Life Exposome (HELIX) e altri con risultati discordanti. Gli autori, affermando che il loro studio non fornisce prove concrete che l'esposizione prenatale a una miscela di composti organoclorurati, sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, fenoli e ftalati influisca sulle capacità cognitive o sulla funzione motoria fine durante l'infanzia, concludono che questi studi sono complessi, che possono entrare in gioco altri fattori ambientali ed epigenetici e che vi è la necessità di approcci più completi nella ricerca futura.
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° Pavla Brennan Kearns et al: Mixtures of chemicals in pregnancy and their effects on cognitive and fine motor abilities in childhood, Environmental Research, Volume 285, Part 2,2025, 122380, ISSN 0013-9351.
8. Microplastiche: il contributo nascosto dell'edilizia e l'im-
patto sull'economia circolare Quando si parla di microplastiche (MPs), l'attenzione si concentra spesso su imballaggi, tessili e rifiuti marini. Tuttavia, il settore dell'edilizia rappresenta una delle principali fonti di microplastiche, ancora poco considerata nel dibattito su ambiente e salute. In Europa, circa il 23.5% della plastica totale è utilizzata nel settore delle costruzioni. Le microplastiche vengono rilasciate durante l'uso quotidiano, la manutenzione, le ristrutturazioni e le demolizioni degli edifici. Le vernici edilizie risultano una delle principali fonti, alcune stime indicano che potrebbero contribuire fino al 40% delle microplastiche rilasciate annualmente nell'ambiente. Altre fonti rilevanti includono i materiali isolanti, le pavimentazioni viniliche, le tubazioni in PVC, i sigillanti e gli adesivi, gli asfalti e le superfici stradali. Le microplastiche dell'edilizia contribuiscono in modo significativo all' inquinamento dell'aria indoor, contaminazione del suolo urbano, dispersione nelle acque. L'esposizione avviene soprattutto per inalazione e ingestione di polveri, con particolare rilievo per i bambini, le scuole e gli asili, le abitazioni vecchie o degradate. Le evidenze sugli effetti sanitari diretti sono ancora incomplete, ma il principio di precauzione è giustificato in quanto le MPs possono veicolare additivi chimici ed è noto che sono già state identificate in tessuti umani (polmone, placenta, cervello). Lo studio segnala che l'impiego di plastiche riciclate in materiali da costruzione può ridurre i rifiuti, ma non elimina il problema, rischiando di rimandare nel tempo il rilascio di microplastiche, soprattutto a fine vita dei materiali. ° Turk, K., Kalčikova et al. From plastic use in the construction and built environment to state-of-the-art circular economy solutions to combat microplastic pollution. Environ Sci Eur 37, 185 (2025).
9. Revisione REACH e principio di precauzione: il punto di
vista dei portatori di interesse La revisione del regolamento REACH rappresenta uno snodo cruciale per la tutela della salute e dell'ambiente in Europa. Questo studio analizza le posizioni dei principali portatori di interesse (istituzioni, industria, società civile, comunità scientifica) con particolare attenzione al ruolo del principio di precauzione nella regolazione delle sostanze chimiche. Attraverso documenti ufficiali, consultazioni pubbliche e prese di posizione formali, gli autori hanno esaminato come i diversi attori interpretano la revisione di REACH; il grado di consenso o conflitto sul principio di precauzione; le implicazioni per la protezione della salute umana e ambientale. La ricerca ha evidenziato un ampio consenso sul fatto che REACH necessiti di un rafforzamento, in particolare per le sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche, gli interferenti endocrini e le miscele chimiche. Emerge una forte divergenza sul principio di precauzione tra società civile e mondo sanitario, che lo considerano essenziale per prevenire danni irreversibili, rispetto all'industria che lo interpreta come un ostacolo all'innovazione e alla competitività. Emerge una narrazione industriale che richiede prove di danno sempre più solide prima
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Ambiente e Salute
dell'azione regolatoria con maggiore enfasi sull'analisi costi-benefici rispetto alla prevenzione. Lo studio mostra che il principio di precauzione è il vero nodo politico della revisione REACH. Il dibattito sulla revisione di REACH mostra come il principio di precauzione assuma significati diversi per i vari portatori di interesse, riflettendo un equilibrio complesso tra scienza, diritto e politica. Al centro vi è il problema di decidere in condizioni di incertezza scientifica, quando esistono possibili danni ma mancano prove condivise sulla loro probabilità o gravità. L'incertezza deriva non solo dalla variabilità dei dati, ma anche dal disaccordo su quali evidenze siano sufficienti per intervenire. La revisione di REACH evidenzia tensioni tra tutela della salute e competitività economica, tra regole armonizzate e flessibilità. Pur esistendo un consenso generale sul rafforzamento della protezione sanitaria e ambientale, manca un accordo sulle misure concrete. Lo studio suggerisce approcci regolatori più graduati e ibridi, capaci di integrare precauzione e proporzionalità per garantire un'efficace tutela della salute. ° Josefsson, H. et al: Stakeholder perspectives on the REACH revision and the role of the precautionary principle. Environ Sci Eur 37, 227 (2025).
Campi elettromagnetici
1. Effetti sanitari dei campi elettromagnetici a radiofrequenza
(RF-EMF): le revisioni sistematiche commissionate dall'OMS non forniscono evidenze sicure Gli autori di questo lavoro sottolineano come le 12 revisioni sistematiche (SR) e meta-analisi (MA) commissionate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sugli effetti sanitari dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) non possano essere utilizzate come prova di sicurezza per l'esposizione a telefoni cellulari e altri dispositivi wireless. In particolare emerge come tali revisioni soffrano di gravi vizi metodologici e debolezze nella loro conduzione. Le raccomandazioni specifiche per donne (in particolare in gravidanza) e bambini dovrebbero sempre basarsi sulla necessità di adottare un approccio precauzionale a causa delle evidenze di rischi per la salute che emergono dagli studi sperimentali e osservazionali, nonostante le conclusioni spesso rassicuranti delle revisioni. Nel dettaglio per quanto riguarda donne in gravidanza e feti la letteratura scientifica ad oggi pubblicata indica che l'esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) può essere associata a rischi significativi per lo sviluppo del feto e gli studi sperimentali su animali (SR4B) evidenziano un aumento delle perdite fetali (riassorbimenti o morti intrauterine), una riduzione della crescita fetale (peso e lunghezza), una maggiore frequenza di malformazioni congenite e alterazioni delle funzioni motorie nella prole. È quindi considerato urgente promuovere raccomandazioni precauzionali affinché le donne in gravidanza riducano l'esposizione del feto alle radiazioni dei dispositivi, anche perché alcuni di questi effetti avversi (come la riduzione del peso alla nascita) sono stati riscontrati indipendentemente dall'aumento della temperatura corporea della madre, invalidando l'assunto che solo gli effetti termici siano pericolosi. Gli autori sottolineano come anche i bambini debbano essere identificati esplicitamente come un
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gruppo a rischio elevato, chiedendo ai decisori politici di rafforzare i limiti di sicurezza per proteggerli, poiché gli standard attuali (ICNIRP/FCC) sono ritenuti obsoleti e basati su assunzioni errate. Ad esempio, viene citato uno studio longitudinale di 10 anni sui bambini che ha riportato effetti negativi significativi legati all'aumento dell'esposizione ai cellulari, tra cui rallentamento dei tempi di reazione a luci e suoni, danni alla memoria semantica e alla percezione fonemica e aumento della fatica muscolare. Oltre alle precauzioni individuali gli autori suggeriscono azioni a livello normativo per proteggere queste popolazioni vulnerabili: 1. Revisione dei limiti di esposizione: le agenzie di sanità pubblica dovrebbero utilizzare i dati sulla tossicità riproduttiva e sullo sviluppo per stabilire nuovi limiti di esposizione molto più bassi degli attuali. 2. Informazione agli utenti: le autorità dovrebbero fornire istruzioni chiare su come ridurre attivamente il rischio (ad esempio, aumentando la distanza dai dispositivi wireless) anziché limitarsi a dichiarare che non ci sono prove certe di danno. In conclusione, l'evidenza scientifica accumulata negli ultimi 30 anni su cancro e tossicità riproduttiva impone la necessità di ridurre l'esposizione e rafforzare i limiti di sicurezza, con una priorità assoluta per le donne in gravidanza e i bambini. Gli autori raccomandano quindi che l'OMS commissioni nuove revisioni sistematiche, condotte da esperti senza conflitti di interesse, per la prossima monografia EHC. ° Melnick, R.L. et al.The WHO-commissioned systematic reviews on health effects of radiofrequency radiation provide no assurance of safety. Environ Health24, 70 (2025).
Rumore
1. Esposizione residenziale al rumore del traffico e incidenza
di depressione e ansia dall'infanzia all'età adulta: uno studio finlandese Lo studio fornisce solide evidenze del fatto che il rumore del traffico residenziale rappresenti un fattore di rischio ambientale modificabile per depressione e ansia nelle giovani generazioni. I risultati rafforzano la necessità di integrare la riduzione del rumore nelle politiche di pianificazione urbana e di salute pubblica, attraverso interventi strutturali sugli edifici, una migliore organizzazione del traffico e una particolare attenzione alle aree socialmente più vulnerabili. L'articolo esamina il ruolo dell'esposizione cronica al rumore del traffico residenziale nello sviluppo di depressione e disturbi d'ansia dall'infanzia alla giovane età adulta. Lo studio nasce dalla consapevolezza che il rumore ambientale rappresenta uno dei principali fattori di stress urbano in Europa e che, sebbene i suoi effetti cardiovascolari siano ben documentati, le evidenze sugli esiti di salute mentale - soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione - risultano ancora frammentarie e metodologicamente deboli. Gli autori hanno condotto uno studio longitudinale di registro su una vasta coorte finlandese composta da oltre 114.000 individui nati tra il 1987 e il 1998 e residenti nell'area metropolitana di Helsinki. I partecipanti sono stati seguiti dal 2007 al 2016, coprendo un periodo cruciale per l'insorgenza dei disturbi mentali. L'esposizione al rumore stradale e ferroviario è stata stimata in modo oggettivo per ciascun indirizzo di residenza, distinguendo tra il lato dell'e-
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Ambiente e Salute
dificio più esposto e quello meno esposto al rumore. Gli esiti di salute mentale sono stati identificati tramite diagnosi cliniche registrate nei servizi sanitari specialistici, garantendo un'elevata affidabilità dei dati. Le analisi statistiche, condotte mediante modelli di rischio proporzionale di Cox e ampiamente aggiustate per fattori individuali, familiari, socioeconomici e ambientali (inclusi inquinamento atmosferico e verde urbano), mostrano che l'aumento del rumore da traffico è associato a un rischio maggiore di depressione e ansia. In particolare, ogni incremento di 10 dB del rumore stradale sul lato più esposto dell'abitazione è correlato a un aumento significativo dell'incidenza di entrambe le patologie. L'andamento del rischio appare sostanzialmente crescente oltre la soglia di circa 53 dB, valore che coincide con il limite raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Per quanto riguarda il lato meno esposto dell'abitazione, emerge una relazione non lineare con l'ansia: il rischio risulta minimo intorno ai 45 dB, ma aumenta nuovamente quando i livelli di rumore superano i 53–55 dB. Questo risultato suggerisce che, oltre una certa soglia, il rumore diventa un fattore di stress psicologico anche negli spazi teoricamente più protetti della casa. Le associazioni osservate risultano indipendenti dall'inquinamento atmosferico e dalla presenza di aree verdi, indicando un effetto specifico del rumore sulla salute mentale. Lo studio si distingue per l'ampia dimensione della popolazione e il lungo follow-up basato su registri nazionali, che consente di valutare l'impatto del rumore da traffico sulla salute mentale lungo tutto il corso della vita. Il principale limite è l'uso di stime modellate dell'esposizione residenziale al rumore, che non tengono conto dell'esposizione individuale reale né della percezione soggettiva, e la natura osservazionale che non consente inferenze causali. ° He Y et al: Residential exposure to traffic noise and incidence of depression and anxiety from childhood through adulthood: a Finnish register study. Environ Res. 2025 Nov 15;285(Pt 2):122443. doi: 10.1016/j. envres.2025.122443 . Epub 2025 Jul 26. PMID: 40721104.
Ambienti naturali
1. Cortili verdi per migliorare la salute dei bambini: il proget-
to di uno studio nei Paesi Bassi L'esposizione precoce agli spazi verdi può determinare un aumento dell'attività fisica, una riduzione del rischio di obesità e un miglioramento dello sviluppo cognitivo ed emotivo. I cortili delle scuole offrono un'opportunità unica per promuovere la salute, poiché i bambini trascorrono gran parte del loro tempo a scuola. In questo articolo viene descritto un progetto per valutare come l'inverdimento dei cortili scolastici possa influenzare la salute dei bambini. Gli autori di questo studio hanno coinvolto quattro scuole primarie di Belgio e Paesi Bassi e i bambini di età compresa tra 7 e 12 anni che le frequentano. Gli autori calcolano di arruolare circa 150 – 200 bambini in totale. In due scuole sono stati effettuati degli interventi di rinverdimento dei cortili e due scuole sono servite come controllo. Al termine degli interventi i cortili scolastici delle due scuole "intervento" erano costituiti da aree di gioco avventurose e diverse, aree di riposo verdi, aree con fiori, arbusti, siepi e/o alberi, e/o variazione in zone di attività come animali da fattoria, piscine o orti. La valutazione dello stato di salute dei bambini, ancora in corso, si baserà su: punteggio Pagine elettroniche di Quaderni acp
BMI e circonferenza della vita, malattie in atto, durata e caratteristiche del sonno, livello di attività fisica, comportamento dietetico, sulle prestazioni cognitive e benessere scolastico, conoscenza e sull'apprezzamento della biodiversità. Verrà inoltre misurata l'esposizione individuale al particolato fine mediante il dosaggio del Black Carbon nelle urine. Gli autori si aspettano che questo studio possa guidare le future strategie sanitarie migliorando la progettazione degli ambienti scolastici e integrando gli interventi basati sulla natura nella programmazione della salute pubblica. ° VAN ENGELEN, Bo HW, et al. Greening Schoolyards to Improve Child Health: A Quasi-Experimental Study Protocol in Belgian and Dutch Primary Schools. International Journal of Environmental Research and Public Health, 2025, 22.12: 1805.
2. Esposizione alla natura e sistema nervoso in bambini e ado-
lescenti: una revisione sistematica La revisione indica che l'esposizione alla natura rappresenta un potenziale fattore protettivo per il sistema nervoso in età evolutiva. I risultati supportano l'importanza di integrare spazi verdi nella pianificazione urbana e di promuovere il contatto con la natura come intervento di prevenzione primaria per la salute mentale e neuroevolutiva dei bambini e degli adolescenti. Lo studio ha valutato in modo sistematico le evidenze scientifiche sugli effetti dell'esposizione alla natura sul sistema nervoso di bambini e adolescenti (0–18 anni), considerando esiti cognitivi, emotivi, comportamentali e neurofisiologici. La revisione sistematica della letteratura è stata condotta secondo i criteri PRISMA, identificando complessivamente 26 studi attraverso una ricerca nelle principali banche dati (Children & Nature Network Research Library, APA PsycNet, Scopus, CINAHL, EMBASE e Medline). Sono stati inclusi studi osservazionali e sperimentali relativi all'esposizione a spazi verdi e blu, alle attività svolte in ambienti naturali e al contatto diretto o indiretto con la natura. Gli esiti analizzati riguardano le funzioni cognitive (in particolare attenzione e memoria), la salute mentale ed emotiva, lo stress e la regolazione emotiva, nonché indicatori neurofisiologici come l'attività cerebrale e la risposta allo stress. Gli studi inclusi presentano un'ampia eterogeneità in termini di disegno, modalità di misurazione dell'esposizione e degli esiti considerati. Nel complesso, i risultati mostrano effetti positivi consistenti dell'esposizione alla natura, con miglioramento dell'attenzione e della capacità di concentrazione, aumento del benessere emotivo e riduzione dello stress e dei sintomi internalizzanti. Emergono inoltre evidenze di una migliore regolazione emotiva e di un potenziale beneficio sul neurosviluppo, soprattutto nelle fasi precoci della vita. Alcuni studi segnalano anche associazioni favorevoli con la riduzione dei problemi comportamentali e un miglior equilibrio del sistema nervoso autonomo. Tali effetti risultano particolarmente rilevanti nei contesti urbani e nei bambini esposti a stress ambientale o socioeconomico. La revisione presenta tuttavia alcuni limiti, legati principalmente all'elevata eterogeneità metodologica, alle diverse definizioni di "natura" e alle modalità non standardizzate di misurazione dell'esposizione. La prevalenza di studi osservazionali limita l'inferenza causale, e non possono essere esclusi fattori confondenti come lo stile di vita, il contesto familiare e il livello di attività fisica. Inoltre, risultano ancora pochi gli studi longitudinali e quelli basati su biomarcatori oggettivi.
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Ambiente e Salute
° Gabriela Quintela Do Carmo et al: A systematic review of the impacts of nature exposure on the nervous system in children and youth: Implications for nature-based learning, Journal of Environmental Psychology, Volume 107, 2025, 102788, ISSN 0272-4944.
Psicologia ambientale
1. La rappresentazione della natura dei bambini italiani
I bambini italiani vedono ancora una natura viva nel presente, ma immaginano un futuro più degradato e incerto, oscillando tra pessimismo ambientale e fiducia nella tecnologia come possibile soluzione. Lo studio analizza il modo in cui bambini della scuola primaria italiana rappresentano la natura attraverso il disegno. I risultati sottolineano l'importanza di considerare le percezioni ambientali dei bambini nei programmi educativi per promuovere consapevolezza ecologica e pensiero sostenibile. Il campione, composto da 2.997 alunni di età compresa tra 9 e 11 anni provenienti da scuole pubbliche del Nord Italia, ha realizzato due disegni: uno raffigurante la natura nel presente e uno immaginandola nel futuro. L'analisi dei contenuti evidenzia una frequente presenza di tematiche ambientali e una visione prevalentemente negativa della natura futura. Questo studio ha identificato 5 tipologie rappresentative di studenti in base alla rappresentazione che hanno fatto dell'ambiente attraverso il disegno. Il primo gruppo "Osservatori naturalistici" (Naturalistic Viewers) raffigura soprattutto ambienti naturali e mostra una visione positiva e ottimistica della natura, con pochi riferimenti all'inquinamento. Il secondo gruppo "Ambivalenti urbani" (Urban Ambivalents) si concentra principalmente su contesti urbani e tecnologici, in cui gli elementi naturali sono presenti, ma marginali. Il terzo gruppo i "Pessimisti ambientali" (Environmental Pessimists) esprime una visione fortemente pessimistica dell'ambiente, evidenziando degrado, inquinamento e deforestazione. Il quarto gruppo "Realisti equilibrati" (Balanced Realists) mostra una visione equilibrata del rapporto natura e città, con una comprensione più realistica e articolata delle relazioni tra esseri umani e ambiente. Infine, il quinto gruppo "Futuristici tecnologici" (Tecnological Futurists) immagina scenari futuri dominati dalla tecnologia, con poca natura, riflettendo fiducia nelle soluzioni tecnologiche per affrontare i problemi ambientali. I "Realisti equilibrati" sono i più numerosi, mentre i "Futuristi tecnologici" i meno rappresentati. Emergono differenze di genere: le bambine tendono a rappresentare maggiormente il degrado ambientale e gli elementi biotici, mentre i bambini privilegiano aspetti urbani e tecnologici. L'analisi esplorativa intra-soggetto mostra inoltre che molti partecipanti passano da rappresentazioni neutre o positive del presente a rappresentazioni più negative del futuro. Studio ampio e metodologicamente solido, innovativo per il contesto italiano, che integra analisi qualitativa e statistica per esplorare come i bambini rappresentano la natura nel presente e nel futuro. Tuttavia, il campione non rappresentativo e il disegno trasversale limitano la generalizzabilità e non consentono inferenze causali o evolutive ° Sofia Mastrokoukou et al: Italian children's visions of nature: A cluster analysis of environmental themes in drawings, Journal of Environmental Psychology, Volume 107, 2025, 102753, ISSN 0272-4944.
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2. Ansia da cambiamento climatico come peso mentale per i
genitori: analisi della relazione tra l'ansia climatica e le pratiche genitoriali Questa ricerca invita a considerare l'eco-ansia dei genitori come fattore di contesto clinicamente rilevante, capace di influenzare indirettamente la salute mentale di bambini e adolescenti. Lo studio analizza l'impatto dell'ansia legata al cambiamento climatico nei genitori sulle pratiche educative, mettendo in luce un meccanismo psicologico rilevante per la salute mentale delle nuove generazioni. Il campione comprende 701 genitori statunitensi con almeno un figlio di età compresa tra 12 e 22 anni, una fase cruciale dello sviluppo in cui i giovani sono particolarmente sensibili alle minacce globali e al clima emotivo familiare. Attraverso un disegno longitudinale (tre rilevazioni nell'arco di un anno), gli autori dimostrano che l'eco-ansia genitoriale non è un semplice stato emotivo, ma una condizione che consuma risorse cognitive ed emotive, riducendo la capacità dei genitori di svolgere una funzione di contenimento e guida. In particolare, l'ansia climatica risulta associata a un aumento del controllo psicologico e a pratiche educative incoerenti, entrambe note in letteratura come fattori di rischio per il benessere emotivo dei figli. Parallelamente, lo studio evidenzia una riduzione del supporto all'autonomia, elemento chiave per lo sviluppo di competenze di coping e resilienza negli adolescenti. Questo effetto è indipendente dall'ansia generalizzata, suggerendo che l'eco-ansia rappresenti una forma specifica di stress genitoriale, con dinamiche proprie. Nel complesso, i risultati indicano che il peso mentale della crisi ecologica può indebolire la funzione genitoriale proprio nel momento in cui i giovani avrebbero maggiore bisogno di adulti emotivamente disponibili per elaborare paure legate al futuro. ° Hoi-Wing Chan et al: Climate change anxiety as a mental toll for parents: Investigating the relationship between climate change anxiety and parenting practices. Journal of Environmental Psychology, Volume 107, 2025, 102798 ISSN 0272-4944.
3. Connessione con la natura e benessere psicologico negli
adolescenti e nei giovani adulti: revisione sistematica della letteratura La revisione evidenzia che la connessione con la natura è un determinante rilevante del benessere psicologico e sociale nei giovani. Non si tratta solo di un fattore ambientale, ma di una risorsa di salute mentale, particolarmente importante in contesti urbani, multiculturali e ad alta esposizione digitale. Gli autori attraverso una revisione sistematica della letteratura hanno analizzato il ruolo che la connessione con la natura gioca nel benessere psicologico e sociale di adolescenti e giovani adulti di età compresa tra 11 e 26 anni. Seguendo le linee guida PRISMA, gli autori hanno identificato 63 studi rilevanti su un totale di 352 articoli inizialmente selezionati. I risultati hanno evidenziato che una maggiore connessione con la natura è associata a migliori esiti di salute mentale, tra cui maggiore benessere psicologico, riduzione dello stress e delle emozioni negative, e maggiore affettività positiva. La revisione evidenzia inoltre che la relazione con la natura favorisce comportamenti pro-ambientali e atteggiamenti orientati alla sostenibilità, suggerendo un legame tra benessere individuale e responsabilità ecologica. Un ulteriore ambito rilevante riguarda il rapporto tra uso delle tecnologie digitali e connessione con la natura: l'eccessiva esposizione agli
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Ambiente e Salute
ambienti digitali può ridurre il contatto con la natura, ma approcci integrati possono contribuire a ristabilire un equilibrio. Infine, la connessione con ambienti naturali emerge come fattore che sostiene la connessione sociale, il senso di appartenenza e l'inclusione, soprattutto nei contesti urbani e multiculturali. Nel complesso, la revisione indica che la connessione con la natura rappresenta una risorsa trasversale per lo sviluppo psico-emotivo e sociale dei giovani. Per la pratica pediatrica, questi risultati suggeriscono l'importanza di considerare il contatto con la natura come un determinante di salute, utile nella promozione del benessere mentale e nella prevenzione del disagio psicologico in adolescenza e nella prima età adulta. ° Francesco Madera et al: Nature connectedness in adolescents and young adults: a systematic review, Journal of Environmental Psychology, Volume 107, 2025, 102761, ISSN 0272-4944.
4. Stupore (awe) e comportamenti pro-ambientali negli ado-
lescenti: il ruolo della connessione con la natura e dell'identità morale Favorire esperienze di stupore e contatto con la natura in adolescenza può rafforzare l'identità morale e promuovere comportamenti di tutela ambientale, con potenziali benefici duraturi per la salute e il benessere collettivo. Lo studio ha analizzato se e in che modo l'emozione di awe (stupore, senso di vastità e trascendenza) favorisca i comportamenti pro-ambientali negli adolescenti, e ha verificato il ruolo mediatore della connessione con la natura e dell'identità morale. La ricerca è stata articolata in due fasi. Nel primo studio, di tipo osservazionale, sono stati coinvolti 554 studenti di età compresa tra 12 e 17 anni (228 maschi e 326 femmine). Sono stati utilizzati questionari validati per valutare la predisposizione allo stupore, la connessione con la natura, l'identità morale e i comportamenti pro-ambientali. I dati sono stati analizzati mediante analisi delle associazioni tra variabili e modelli di mediazione sequenziale. Il secondo studio, di tipo sperimentale, ha incluso 163 studenti (52 maschi e 111 femmine), di età compresa tra 12 e 20 anni. L'intervento consisteva in un'induzione emotiva tramite video, confrontando tre condizioni (stupore, divertimento, neutra). L'esito considerato era l'intenzione di adottare comportamenti pro-ambientali, analizzata attraverso il confronto tra gruppi e modelli di mediazione causale. I risultati hanno evidenziato che lo stupore è associato positivamente ai comportamenti pro-ambientali negli adolescenti. L'effetto risultava in parte diretto e in parte mediato dall'aumento della connessione con la natura e dal rafforzamento dell'identità morale. I due mediatori agivano anche in sequenza, secondo il percorso: dallo stupore alla connessione con la natura, al rafforzamento dell'identità morale, fino all'adozione di comportamenti pro-ambientali. Lo studio sperimentale ha confermato inoltre un rapporto causale, e non soltanto associativo. Nel complesso, lo stupore è emerso come una leva psicologica rilevante per promuovere atteggiamenti e comportamenti di tutela ambientale in età evolutiva. Favorire esperienze capaci di suscitare stupore e senso di appartenenza al mondo naturale può sostenere lo sviluppo di una motivazione morale alla protezione dell'ambiente. Lo studio presentava alcuni limiti, i comportamenti pro-ambientali sono misurati prevalentemente tramite autovalutazioni e intenzioni, e non attraverso comportamenti osservati. Il campione era limitato a un contesto culturale specifico (Cina) e il disegno sperimentale è stato di breve durata, senPagine elettroniche di Quaderni acp
za follow-up a lungo termine. Inoltre, l'induzione dello stupore era avvenuta esclusivamente tramite stimoli visivi. Tra i punti di forza si segnalano l'approccio integrato (osservazionale e sperimentale), un modello teorico solido e coerente, il focus su una fase chiave dello sviluppo come l'adolescenza e la rilevanza delle evidenze prodotte per interventi educativi e preventivi in ambito ambientale e di salute pubblica. ° Chen Leyao et al: Awe and adolescents' pro-environmental behavior: the role of nature connectedness and moral identity, Journal of Environmental Psychology, Volume 108, 2025, 102832, ISSN 0272-4944.
Miscellanea
1. Alimentazione scolastica e salute ambientale
L'alimentazione scolastica è un determinante di salute strategico, capace di produrre benefici simultanei sul benessere dei bambini, sull'equità sociale e sulla sostenibilità ambientale. I programmi di alimentazione scolastica sono ritenuti potenziali stimoli per la realizzazione di cambiamenti dei sistemi alimentari e dei conseguenti miglioramenti sia della salute individuale sia della salute ambientale. Nel mondo attualmente a meno di un bambino su cinque è garantita la fornitura di pasti scolastici e il rapporto è particolarmente basso nei paesi a basso reddito, dove i programmi di pasto scolastico coprono meno di un bambino su dieci. Attualmente più di 110 nazioni in tutto il mondo hanno già aderito alla School Meal Coalition (Smc), realizzata con il sostegno del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite con l'obiettivo di fornire pasti scolastici sani e sostenibili secondo le indicazioni della EAT–Lancet Commission on Healthy Diets from Sustainable Food Systems a tutti i bambini del mondo entro il 2030. Per sostenere e dare validità scientifica a questo obiettivo gli autori di questo lavoro hanno cercato di stimare gli effetti relativi alla salute e all'ambiente e i costi previsti di questo progetto. Sono stati valutati i cambiamenti immediati previsti nella prevalenza della denutrizione e i cambiamenti a lungo termine causati dai fattori di rischio legati alla dieta. Sono stati inoltre quantificati gli effetti relativi alla salute ambientale legati alla preparazione e distribuzione di pasti sostenibili per l'ambiente (emissioni di gas serra, uso e inquinamento del suolo e dell'acqua). Per la valutazione dei costi, sono stati confrontati i costi della fornitura alimentare ai bambini con i costi risparmiati dalla modifica degli
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Ambiente e Salute
esiti sanitari e ambientali. Le conclusioni degli autori evidenziano che l'attuazione di questo progetto potrebbe essere associata a sostanziali benefici per la salute e l'ambiente. Potrebbe ridurre la prevalenza della denutrizione del 24% e prevenire più di 1 milione di casi di malattie non trasmissibili all'anno a livello globale. I costi annuali totali varierebbero tra i 670 e gli 820 miliardi di dollari all' anno, in gran parte risparmiati dalla riduzione dei costi sanitari per le malattie legate alla dieta e dei danni climatici. La bassa scolarizzazione e il lavoro minorile soprattutto nei paesi a basso reddito costituiscono le barriere fondamentali per l'efficacia di questi programmi. ° Springmann Marco et al.: The health, environmental, and cost implications of providing healthy and sustainable school meals for every child by 2030: a global modelling study. The Lancet Planetary Health, 2025, 9.11.
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L’articolodelmese
L’OMS aggiorna le raccomandazioni sul trattamento di seconda linea dell’asma acuto Rubrica L’articolodelmese
Commento di Enrico Valletta U.O. Pediatria, Ospedale G.B. Morgagni – L. Pierantoni AUSL Romagna, Forlì
Powell C. Acute asthma systematic review series. Arch Dis Child 2025;110:939. doi:10.1136/archdischild-2025-329295 L’articolo esamina le nuove raccomandazioni dell’OMS sul trattamento dell’asma acuto pediatrico refrattario alle terapie standard, valutando l’ efficacia e la sicurezza dei trattamenti parenterali di seconda linea: magnesio solfato endovenoso (ev), beta-2 agonisti (SABA) ev e aminofillina ev. Il magnesio solfato emerge come l’intervento più promettente e sicuro, essendo efficace nel ridurre le ospedalizzazioni e la necessità di ventilazione non invasiva, senza riportare eventi avversi gravi. I SABA ev rappresentano una possibile alternativa per ridurre la durata del ricovero, ma richiedono cautela per potenziali rischi cardiovascolari, come tachicardia e aritmie. L’ aminofillina, pur avendo un ruolo storico, appare oggi marginale a causa della mancanza di benefici consistenti e di un profilo di sicurezza sfavorevole caratterizzato da nausea e vomito. Nel loro complesso, gli studi delineano una gerarchia clinica che pone il magnesio come prima scelta, auspicando tuttavia nuovi studi multicentrici per migliorare la qualità delle prove attualmente disponibili. WHO updates recommendations on second-line treatment for acute asthma This article examines the new WHO recommendations for the treatment of acute pediatric asthma refractory to standard therapies, evaluating the efficacy and safety of second-line parenteral treatments: intravenous (IV) magnesium sulfate, IV beta-2 agonists (SABAs), and IV aminophylline. Magnesium sulfate emerges as the most promising and safe intervention, effectively reducing hospitalizations and the need for noninvasive ventilation, with no serious adverse events. IV SABAs represent a possible alternative for reducing length of hospital stay, but require caution due to potential cardiovascular risks, such as tachycardia and arrhythmias. Aminophylline, despite its historical role, currently appears marginal due to its lack of consistent benefits and an unfavorable safety profile characterized by nausea and vomiting. Overall, the studies outline a clinical hierarchy that places magnesium as the first choice, while further multicenter studies are recommended to improve the quality of the currently available evidence. Le riacutizzazioni acute di asma costituiscono una sfida clinica significativa soprattutto nei casi in cui la terapia di prima linea
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- rappresentata dall’uso di broncodilatatori a breve durata d’azione per via inalatoria (SABA), corticosteroidi sistemici e, quando indicato, ipratropio bromuro - non è sufficiente a ottenere un miglioramento clinico soddisfacente. Per rispondere alla necessità di aggiornare e uniformare le pratiche cliniche internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha commissionato una serie di revisioni sistematiche con l’obiettivo di valutare criticamente l’efficacia e la sicurezza delle principali terapie parenterali di seconda linea. I risultati di questo lavoro, presentati al WHO Guideline Development Group nel 2023, costituiscono oggi un corpus di evidenze aggiornate fondamentale per la revisione delle future linee guida globali [5]. Le quattro revisioni pubblicate su Archives of Disease in Childhood analizzano in dettaglio gli interventi più utilizzati nella pratica clinica: il magnesio solfato endovenoso (ev), i SABA ev, l’aminofillina ev e, più in generale, l’insieme dei trattamenti parenterali impiegati come “terapia di seconda linea”. Il valore della serie risiede non solo nella valutazione comparativa dei singoli farmaci, ma anche nella capacità di delineare un quadro integrato che possa orientare i clinici nella scelta dell’intervento più appropriato. Trattamenti endovenosi di seconda linea: una valutazione comparata La prima revisione della serie offre un’analisi complessiva delle principali terapie endovenose utilizzate dopo il fallimento della gestione standard [1]. Attraverso l’inclusione di nove trial randomizzati per un totale di 546 bambini e adolescenti, gli autori valutano aminofillina, SABA, magnesio solfato, ketamina ev ed adrenalina sottocutanea (Tabella 1). Il dato più significativo riguarda il magnesio solfato, che emerge come l’intervento con il miglior rapporto tra efficacia e sicurezza, perché in grado di ridurre la probabilità di ospedalizzazione, la necessità di ulteriori farmaci endovenosi e di accelerare il miglioramento dei punteggi di gravità. Al contrario, sia l’aminofillina sia i SABA non mostrano differenze significative negli esiti principali, pur con alcune sfumature: l’aminofillina presenta una maggiore incidenza di nausea e vomito, mentre i SABA sembrano comportare benefici clinici modesti ma non trascurabili. Ciò che emerge chiaramente da questa revisione è la mancanza di prove solide a supporto della superiorità di uno specifico farmaco endovenoso in senso assoluto. Tuttavia, il magnesio si distingue come il candidato più promettente e sicuro, rendendolo una prima scelta razionale in questo contesto. Commento Il primo articolo della serie, offre una visione d’insieme essen-
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L’articolodelmese
Tabella 1. Confronto tra i principali farmaci endovenosi Farmaco ev
Benefici principali
Esiti non influenzati
Eventi avversi
Qualità evidenze
Note cliniche
Magnesio solfato
• Riduce necessità di ricovero e di NIV • Migliora il PEF
Durata del ricovero (variabile)
Nessun evento grave
Basso
Prima scelta ev
SABA
• Riduce necessità di ricovero e di O₂ • Migliora i sintomi
• Accesso in TIP • Necessità di ventilazione meccanica
• Tachicardia • Ipotensione • Ipokaliemia
Basso– Moderato
Alternativa al Mg ma meno maneggevole
Aminofillina
Possibile beneficio nei ventilati
• Sintomi • Necessità di ricovero • Accesso in TIP
Nausea/vomito
Basso
• Uso marginale • Necessità di monitoraggio
NIV: ventilazione non invasiva; PEF: picco di flusso espiratorio; TIP: terapia intensiva pediatrica
ziale, chiarendo che la gestione del bambino con asma grave refrattario non dispone, ad oggi, di un “farmaco risolutivo” endovenoso. Il magnesio solfato è il più promettente nelle evidenze, mentre gli altri trattamenti trovano giustificazione solo in contesti selezionati. Il messaggio chiave è la necessità urgente di studi multicentrici meglio strutturati, poiché la qualità delle prove attualmente disponibili è generalmente bassa. Magnesio Solfato endovenoso: efficace nella pratica clinica La seconda revisione esplora in modo specifico il profilo del magnesio solfato ev, analizzando nove RCT che coinvolgono complessivamente 473 bambini [2]. Il magnesio, noto da tempo per il suo effetto broncodilatatore mediato dal blocco del calcio intracellulare e dalla riduzione del rilascio di mediatori infiammatori, viene qui valutato come terapia aggiuntiva alla gestione standard. I risultati confermano una riduzione significativa del tasso di ospedalizzazione e della necessità di ventilazione non invasiva, mentre l’effetto sul miglioramento sintomatologico e sulla durata del ricovero è più variabile e caratterizzato da forte eterogeneità tra gli studi. Inoltre, nessun trial riporta eventi avversi gravi associati al magnesio, confermando l’elevato profilo di sicurezza del farmaco. L’effetto positivo sul peak expiratory flow (PEF), osservato in un singolo studio, aggiunge un ulteriore elemento a favore dell’impiego di questa terapia, soprattutto quando la risposta al SABA inalatorio è insoddisfacente. Commento L’analisi dei dati disponibili rafforza in modo convincente la posizione del magnesio solfato come prima opzione endovenosa in caso di asma acuto grave refrattario. La combinazione di benefici clinici rilevanti e sicurezza elevata è particolarmente interessante in un contesto dove molti altri farmaci endovenosi presentano un rapporto rischio-beneficio meno favorevole. SABA endovenosi: un’opzione utile ma da maneggiare con cautela La terza revisione prende in considerazione i farmaci beta-2 agonisti a breve durata d’azione somministrati per via endovenosa; una terapia utilizzata da decenni ma caratterizzata da grande variabilità nei dosaggi, nelle modalità di somministrazione e nelle indicazioni cliniche [3]. I quattro RCT inclusi (183 partecipanti) mostrano alcuni risultati interessanti: - un miglioramento significativo dei punteggi di gravità dell’asma; Pagine elettroniche di Quaderni acp
- una riduzione della durata del ricovero; - una diminuzione dei giorni necessari alla sospensione dell’ossigenoterapia. Questi benefici, pur osservati in campioni relativamente piccoli, suggeriscono che il SABA ev possa offrire un vantaggio clinico nei bambini che non rispondono alla terapia inalatoria intensiva. Gli eventi avversi, tuttavia, per quanto infrequenti non sono irrilevanti e includono tachicardia, ipotensione, ipokaliemia e, in un caso, aritmia con modesto incremento della troponina I. L’ uso dei SABA ev impone, quindi, una certa prudenza, soprattutto nei pazienti con comorbidità o rischio cardiovascolare. Commento Questa revisione dei dati disponibili suggerisce che i SABA ev possano rappresentare una possibile alternativa al magnesio nei casi refrattari, soprattutto quando si desidera ottenere un rapido miglioramento della sintomatologia. Tuttavia, la scarsità degli studi e il profilo di sicurezza meno favorevole rispetto al magnesio limitano la possibilità di raccomandarne un uso esteso. Il potenziale beneficio sulla durata dell’ospedalizzazione è interessante, ma necessiterebbe di conferma in studi più ampi e condotti con criteri più rigorosi. Aminofillina endovenosa: tradizione lunga, ma ruolo sempre più marginale La quarta revisione della serie affronta il tema dell’ aminofillina endovenosa, uno dei farmaci più antichi nella gestione dell’asma e, comunque, gravato da un profilo di sicurezza meno favorevole e dalla necessità di monitoraggio dei livelli plasmatici. I nove RCT inclusi (466 bambini) non mostrano alcun beneficio significativo in termini di gravità dei sintomi, tasso di ospedalizzazione, necessità di ventilazione, accesso in terapia intensiva o durata del ricovero. Al contrario, la frequenza di nausea e vomito è significativamente maggiore nei pazienti trattati con aminofillina. Un risultato degno di nota è la possibile utilità del farmaco nei bambini già ventilati o in condizioni critiche, dove un piccolo studio ha evidenziato un miglioramento della funzione polmonare e una riduzione della durata dell’intubazione. Si tratta tuttavia di osservazioni isolate, non sufficienti per giustificarne un impiego sistematico. Commento L’ aminofillina, pur avendo un ruolo storico nella terapia dell’asma, appare oggi superata nella maggior parte dei contesti clinici, soprattutto alla luce del profilo di sicurezza sfavorevole e
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L’articolodelmese
Tabella 2. Valutazione qualitativa rischio-beneficio Efficacia
Sicurezza
Evidenza
Magnesio ev SABA ev Aminofillina ev
della mancanza di benefici consistenti. Il suo impiego dovrebbe essere riservato a scenari eccezionali e in centri con competenze specifiche e capacità di monitoraggio terapeutico. Conclusioni Dall’analisi integrata delle quattro revisioni è possibile delineare una sorta di gerarchia delle terapie endovenose nell’ asma acuto pediatrico (Tabella 2). Il magnesio solfato si conferma come il trattamento di seconda linea più efficace e sicuro, e dovrebbe rappresentare la prima scelta nella gestione dell’ esacerbazione grave refrattaria alle terapie di prima scelta. I SABA possono svolgere un ruolo importante come alternativa nei casi in cui il magnesio non sia sufficiente o non sia disponibile, ma richiedono maggiore cautela per la non trascurabile possibilità di eventi avversi cardiovascolari. L’aminofillina, pur avendo un potenziale nei pazienti più critici, appare oggi una scelta marginale e non sostenuta dall’ evidenza nella popolazione pediatrica. Nel complesso, la serie di revisioni WHO evidenzia una necessità urgente: quella di studi ben disegnati, ampi e metodologicamente rigorosi, in grado di definire la sequenza ottimale dei trattamenti endovenosi, i criteri di escalation e i profili di sicurezza in specifici sottogruppi di pazienti.
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1. Abdelgadir IS, Mudawi K, Hamud A, et al. Second-line treatment option for children aged 18 years and under with an acute severe asthma exacerbation: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. Arch Dis Child 2025;110:948-954. 2. Hamud AA, Mudawi K, Powell C, et al. Use of intravenous magnesium sulfate in addition to standard first-line treatment with inhaled/ nebulised short-acting beta 2 agonist and systemic steroids in the management of acute asthma exacerbations in children: a systematic review and meta-analyses of randomised controlled trials. Arch Dis Child 2025;110:955-961. 3. Abdelgadir IS, Hamud A, Mudawi K, et al. Use of intravenous shortacting beta-2 agonist in addition to standard first-line treatment versus placebo in children and adolescents with acute severe asthma exacerbation: a systematic review and meta-analysis. Arch Dis Child 2025;110:962-968. 4. Mudawi K, Hamud A, Powell C, et al. Use of intravenous aminophylline in addition to the standard first-line treatment in children and adolescents with an acute asthma exacerbation: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. Arch Dis Child 2025;110:969-976. 5. WHO. Noncommunicable Diseases, Rehabilitation and Disability.
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Nutrizione
Nutrizione News
n.17 dicembre 2025 - gennaio 2026
A cura di Sergio Conti Nibali Gruppo ACP "Nutrizione" Prosegue in questo numero la rubrica sulla nutrizione pediatrica curata del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri. Il gruppo sorveglia 22 riviste scientifiche internazionali tra le più qualificate in base a criteri EBM, per diffondere i risultati degli articoli più rilevanti in materia di nutrizione infantile. Su queste pagine verranno riassunti sinteticamente i principali articoli pubblicati nelle riviste monitorate. Tutti gli articoli e gli editoriali pubblicati e ritenuti degni di attenzione vengono elencati divisi per argomento, con un sintetico commento. Questo numero si basa sul controllo sistematico delle pubblicazioni di dicembre 2025 e gennaio 2026. La gran parte degli articoli selezionati in questo numero richiama, ancora una volta, l’attenzione di noi pediatri sull’importanza che riveste la nutrizione nella prevenzione di numerose malattie non trasmissibili e ci sollecita a intraprendere iniziative di advocacy per difendere i nostri bambini e le loro famiglie dai rischi di un’alimentazione inadeguata. Speriamo che il servizio che possa risultare utile ai lettori di Quaderni acp. This issue continues the column on pediatric nutrition edited by the nutrition group of ACP, the Pediatricians Cultural Associ-ation. The group monitors 22 international scientific journals among the most qualified according to EBM criteria, in order to disseminate the results of the most relevant articles on child nutrition. These pages will summarize the main articles pub-lished in the monitored journals. All articles and editorials published and deemed worthy of attention are listed by topic, with a brief comment. This issue is based on a systematic review of publications from December 2025 and January 2026. Most of the articles selected in this issue once again draw the attention of paediatricians to the importance of nutri-tion in the prevention of numerous non-communicable diseases and urge us to undertake advocacy initiatives to protect our children and their families from the risks of inadequate nutrition.We hope that this service will be useful to readers of Quaderni acp.
"La famiglia" - Concorso fotografico "Noi siamo la Natura", 2023
NUTRIZIONE NEWS
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Nutrizione
n.17 dicembre 2025 - gennaio 2026
Nutrizione News Indice :: Allattamento 1. 2. 3. 4. 5.
Avvio e durata dell'allattamento: associazioni con la salute fisica, mentale e comportamentale nei bambini statunitensi di età compresa tra 3 e 5 anni Diagnosi delle difficoltà nell'allattamento: a che punto siamo? Programmare le routine con pazienza: un'etnografia focalizzata sull'allattamento dei neonati negli ospedali Effetto dell'allattamento sul rischio di cancro mammario: una meta-analisi di studi osservazionali Effetto degli interventi prenatali sull'autoefficacia dell'allattamento delle neomamme: una revisione sistematica
:: Prematurità 1. 2.
L'apporto parenterale precoce di lipidi nei pretermine supporta il neurometabolismo cerebellare Valutazione dell'effetto del pooling (mescolamento) casuale multi-donatore sulla qualità nutrizionale del latte umano donato (DHM)
:: Obesità 1. 2. 3.
Prevalenza dell'eccesso di adiposità per categoria di indice di massa corporea tra i bambini e gli adolescenti negli Stati Uniti Dolcificanti e Zuccheri Urinari in Relazione all'Obesità Infantile: Il Progetto SWEET Fenotipizzazione dell'obesità in bambini e adolescenti: verso la medicina di precisione nell'obesità pediatrica
:: Modelli alimentari 1. 2. 3. 4.
Valutazione del programma Yes to Veg! un approccio ai sistemi alimentari per aumentare l'esposizione e l'autonomia rispetto alle verdure nei bambini in età prescolare: uno studio quasi-sperimentale Dieta Mediterranea, alimentazione complementare e microbiota: effetti a lungo termine Impatto dell'accessibilità alimentare sulle abitudini dietetiche e sugli esiti antropometrici di diadi genitore-figlio in aree rurali statunitensi Il consumo di verdure può influenzare la relazione tra fast food e prestazioni cognitive negli adolescenti? Il progetto Cogni-Action
:: Marketing 1. 2.
Ricordo spontaneo di adolescenti di pubblicità di cibi e bevande sui media digitali: un sondaggio trasversale a Montevideo, Uruguay Divario normativo: la maggior parte dei prodotti alimentari confezionati attraenti per i bambini in Canada mostrerà un simbolo nutrizionale frontale "ad alto contenuto di"
:: Miscellanea 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.
L'impatto dello stato nutrizionale e socioeconomico sul rendimento scolastico dei bambini delle scuole primarie nel nord dell'Etiopia: uno studio trasversale Aumento degli eventi avversi legati al cibo e alla dieta nei bambini degli Stati Uniti: un appello per una migliore etichettatura degli alimenti e una migliore documentazione nutrizionale Assistenza all'infanzia in centri educativi nella prima infanzia e rischio nutrizionale nella tarda infanzia: uno studio di coorte prospettico Comprendere le esperienze dei genitori nell'utilizzo di una guida alle porzioni per bambini piccoli: uno studio qualitativo Resilienza e vulnerabilità degli ambienti alimentari urbani nella regione Asia-Pacifico Fattori che influenzano la scelta del cibo nelle scuole secondarie del Regno Unito: una prospettiva tramite mappa sistemica Fattori chiave che favoriscono l'educazione alimentare nelle scuole primarie – le prospettive dei dirigenti scolastici e dei direttori dell'istruzione Caratteristiche dei venditori di cibo dentro e intorno alle scuole medie e relazione con la qualità della dieta degli adolescenti in Ghana
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Riviste monitorate .. Archives of Diseases in Childhood .. Birth .. Breastfeeding Medicine .. British Medical Journal (con i vari open access) .. Early Human Development .. European Journal of Clinical Nutrition .. European Journal of Nutrition .. First Steps Nutrition Trust .. Frontiers in Nutrition .. International Breastfeeding Journal .. JAMA Pediatrics .. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition .. Journal of Pediatrics .. Journal of Perinatology .. Journal of Human Lactation .. Journal of Nutrition .. Maternal and Child Health Journal .. Maternal and Child Nutrition .. Nutrients .. Pediatrics .. Public Health Nutrition .. The Lancet
Revisione delle riviste e testi a cura di:
Giovanni Cacciaguerra, Natalia Camarda, Angela Cazzuffi, Margherita Cendon, Nicoletta Cresta, Samuel Dallarovere, Giulia D’Arrigo, Cristina Di Berardino, Federica Garibotto, Ines L’Erario, Stella Lonardi, Samantha Mazzilli, Lorenzo Mottola, Angela Pasinato, Ilaria Polenzani, Giuseppina Ragni, Laura Rocca, Ilaria Sala, Annamaria Sapuppo, Vittorio Scoppola, Alessandra Turconi, Sara Uccella, Rosanna Vit.
Allattamento
1. Avvio e durata dell'allattamento: associazioni con la salute
fisica, mentale e comportamentale nei bambini statunitensi di età compresa tra 3 e 5 anni L'articolo analizza il rapporto tra l'avvio e la durata dell'allattamento e la salute fisica, mentale e comportamentale dei bambini statunitensi di età compresa tra 3 e 5 anni. Lo studio si basa sui dati del National Survey of Children's Health raccolti tra il 2016 e il 2022 e coinvolge oltre 40.000 bambini, rappresentativi della popolazione infantile degli Stati Uniti. L'obiettivo principale della ricerca è comprendere se l'aver ricevuto latte materno e per quanto tempo sia associato a migliori esiti di salute nella prima infanzia. Gli autori considerano diverse condizioni fisiche (come asma, allergie o diabete), mentali (ansia e depressione) e comportamentali (ADHD, sindrome di Tourette e problemi di condotta), valutate tramite questionari compilati dai genitori. I risultati mostrano che l'aver iniziato l'allattamento è associato a una minore probabilità di sviluppare problemi comportamentali e, in modo meno netto, anche disturbi di salute mentale. Al contrario, non emerge alcuna associazione significativa tra allattamento e salute fisica. Un elemento centrale dello studio è l'analisi della durata dell'allattamento: i dati indicano una relazione non lineare, secondo cui sia periodi molto brevi sia periodi molto lunghi di allattamento sono associati a maggiori probabilità di problemi mentali o comportamentali. Il periodo che risulta più favorevole è intorno ai 15 mesi, considerato il punto in cui il rischio di tali Pagine elettroniche di Quaderni acp
Nutrizione
problematiche è più basso. L'analisi evidenzia inoltre forti differenze geografiche negli Stati Uniti: l'avvio dell'allattamento è più diffuso negli Stati occidentali e meno frequente nel Sud-Est del Paese. Sebbene negli ultimi anni si osservi un aumento generale dell'allattamento, la percentuale di bambini allattati per almeno 12 mesi rimane inferiore agli obiettivi di salute pubblica fissati a livello nazionale. Gli autori sottolineano che, pur non potendo stabilire un rapporto di causa-effetto a causa del disegno trasversale dello studio, i risultati suggeriscono che l'allattamento, anche se non esclusivo, può avere benefici importanti per lo sviluppo emotivo e comportamentale dei bambini. In conclusione, lo studio propone di riconsiderare le raccomandazioni sulla durata dell'allattamento, evidenziando come una durata intermedia, attorno ai 15 mesi, possa rappresentare un equilibrio efficace per promuovere il benessere mentale e comportamentale nella prima infanzia. ° Pan N, et al. Breastfeeding initiation and duration: links to physical, mental and behavioural health in US children aged 3–5 years. BMJ Nutrition, Prevention & Health. 2025 doi: 10.1136/bmjnph-2025-001175
2. Diagnosi delle difficoltà nell'allattamento: a che punto sia-
mo? Nonostante l'allattamento sia un evento naturale, molte barriere strutturali e fattori individuali possono influenzare la capacità di una donna di allattare. A livello individuale, le evidenze hanno ampiamente documentato, che i fattori di rischio e le barriere sociali, che possono compromettere l'allattamento, sono aumentati considerevolmente negli ultimi decenni (ad esempio, stress psicosociale, disturbi metabolici, interventi al parto, ecc.). Tuttavia, il sistema sanitario a livello mondiale sembra non essere preparato a supportare le donne che affrontano tali difficoltà nell'allattamento. Alle donne in gravidanza spesso vengono fornite aspettative irrealistiche su come dovrebbe svolgersi l'esperienza dell'allattamento, il che può tradursi in sentimenti negativi quando incontrano delle difficoltà. In questo contesto, lo sviluppo di strumenti diagnostici oggettivi in grado di aiutare i professionisti sanitari e le donne a identificare le difficoltà nell'allattamento, che potrebbero poi essere trattate di conseguenza, sembrerebbe una soluzione ideale. Studi precedenti hanno cercato di fornire prove sull'uso delle variazioni composizionali del latte durante l'allattamento precoce, come strumento per identificare un'attivazione secretoria ritardata della ghiandola mammaria, che spesso comporta un'insufficiente produzione di latte. Tuttavia, nonostante siano state sviluppate e/o validate con successo tecnologie a questo scopo, permane una lacuna di ricerca consistente riguardo al reale potere diagnostico di tali biomarcatori in relazione a esiti clinicamente significativi. Ciò ostacola lo sviluppo di strumenti diagnostici efficaci che potrebbero essere impiegati nella pratica clinica per migliorare i risultati dell'allattamento e i tassi di allattamento al seno. ° Galante L. et al. Diagnosing Breastfeeding Difficulties: Where Do We Stand? Maternal & Child Nutrition, 2026; 22:e70153.
3. Programmare le routine con pazienza: un'etnografia foca-
lizzata sull'allattamento dei neonati negli ospedali L'allattamento influisce positivamente sulla salute a lungo termine di donne e bambini. L'Organizzazione Mondiale della Sanità Pagine elettroniche di Quaderni acp
(OMS) mira ad aumentare il tasso di allattamento esclusivo nei primi sei mesi dal 44% al 70% entro il 2030, rendendo cruciale il supporto all'allattamento. Questo studio si concentra sui professionisti sanitari (HCP) nei reparti di neonatologia, e analizza le dinamiche contestuali e sociali dell'assistenza alle famiglie, con intenzioni di allattamento durante il periodo postparto iniziale. È stato condotto uno studio etnografico focalizzato. Utilizzando l'osservazione e le interviste, sono state esplorate le dinamiche sociali e culturali. I dati includevano note dettagliate e citazioni, analizzate tematicamente. Il lavoro sul campo, condotto per tre mesi nell'autunno 2023, ha incluso un totale di 78 ore di osservazione distribuite su 12 giorni e ha coinvolto 20 HCP in un ospedale con 2.000 parti annuali. Dopo l'elaborazione dei dati sono stati identificati tre sotto-temi: "Routine e interruzioni - navigare tra l'atteso e l'inaspettato", "Pazienza nella pratica - accesso al supporto per l'allattamento", e "Tempi frenetici - programmazione di brevi incontri" fornendo supporto all'allattamento nel reparto di neonatologia. Sono stati integrati questi tre sotto-temi in un unico tema: "Sincronizzare le routine con pazienza". I risultati venivano discussi attraverso la teoria di Benner e Wrubel "La primacy del prendersi cura", sottolineando la pazienza e le routine nel contesto dell'allattamento e analizzando il valore del supporto all'allattamento. È stato riscontrato che l'importanza della disponibilità e della presenza dei professionisti sanitari, come elementi chiave per incontri compassionevoli, è stata definita attraverso l'analisi con la teoria di Benner e Wrubel. Pertanto, integrare la pazienza e la consapevolezza relazionale sia nella formazione che nella progettazione delle routine potrebbe far parte del miglioramento del supporto all'allattamento. Il supporto all'allattamento come prendersi cura richiede non solo strutture organizzative e formazione professionale, ma anche la capacità di cura corporea e relazionale. La presenza e l'impegno dei professionisti sanitari lasciano un'impronta duratura, non solo sulle famiglie, ma anche sugli stessi professionisti. ° Annemi Lyng Frandsen, et al. Timing Routines With Patience: A Focused Ethnography on Newborn Breastfeeding in Hospitals. Maternal & Child Nutrition, 2025; 22:e70149.
4. Effetto dell'allattamento sul rischio di cancro mammario:
una meta-analisi di studi osservazionali Lo studio analizza il rapporto tra allattamento e rischio di tumore della mammella attraverso una meta-analisi di studi osservazionali, con l'obiettivo di chiarire il ruolo protettivo della durata dell'allattamento. Il carcinoma mammario rappresenta il tumore più frequente tra le donne a livello globale e una delle principali cause di mortalità, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, rendendo fondamentali le strategie preventive accessibili. Seguendo le linee guida PRISMA, gli autori hanno esaminato studi pubblicati in lingua inglese tra il 2014 e il 2024, selezionando 23 studi caso-controllo provenienti da diverse aree geografiche. Sono state incluse solo ricerche che riportavano stime di rischio aggiustate (OR, RR o HR) relative all'associazione tra allattamento e tumore della mammella. La qualità metodologica degli studi è stata valutata mediante la scala Newcastle-Ottawa. I risultati mostrano che le donne che non hanno mai allattato presentano un rischio di tumore della mammella superiore del 40% rispetto a quelle che hanno allattato (OR 1,40), sebbene con elevata eterogeneità tra gli studi. Un dato ancora più rilevante emerge dall'analisi della durata: un allattamento inferiore a 12
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Nutrizione
mesi è associato a un rischio oltre tre volte maggiore rispetto a un allattamento superiore a 11 mesi (OR 3.59), con bassa eterogeneità. Le analisi di sensibilità confermano la solidità dei risultati, mostrando un rafforzamento dell'associazione dopo l'esclusione degli studi anomali. Dal punto di vista biologico, l'effetto protettivo dell'allattamento è attribuito alla riduzione dell'esposizione cumulativa agli estrogeni, alla soppressione dell'ovulazione, alla maturazione del tessuto mammario e alla maggiore eliminazione di cellule potenzialmente cancerogene. Nonostante alcuni limiti, legati soprattutto al disegno retrospettivo degli studi inclusi, la meta-analisi fornisce evidenze consistenti. In conclusione, lo studio conferma che l'allattamento di lunga durata, in particolare oltre gli 11–12 mesi, rappresenta un importante fattore protettivo contro il tumore della mammella, sottolineando la necessità di promuoverlo come strategia preventiva efficace e a basso costo, soprattutto nei contesti con risorse sanitarie limitate
- La continuità del supporto nel post-parto, anche tramite tecnologie digitali, è cruciale per il successo. - Rafforzare la self-efficacy materna è un determinante centrale sia della durata dell'allattamento sia dell'allattamento esclusivo. Limiti - Inclusione solo di studi in lingua inglese. - Eterogeneità negli interventi e nei tempi di follow-up. - Numero limitato di studi che analizzano in modo dettagliato l'allattamento esclusivo.
° Mutahar R. et al. Effect of breastfeeding on the risk of breast cancer: a meta-analysis of observational studies. Int Breastfeed J (2026).
° Necipoglu D et al. The effect of antenatal interventions on breastfeeding self-efficacy of first-time mothers: a systematic review. Int Breastfeed J 21, 6 (2026).
5. Effetto degli interventi prenatali sull'autoefficacia dell'al-
lattamento delle neomamme: una revisione sistematica Il documento è una revisione sistematica di studi randomizzati controllati (RCT) e analizza l'efficacia degli interventi prenatali volti a migliorare la self-efficacy dell'allattamento (fiducia materna nella capacità di allattare) e i tassi di allattamento esclusivo nel periodo postnatale, nelle madri al primo figlio. La revisione è stata condotta secondo le linee guida PRISMA 2020 e include 13 RCT pubblicati tra il 2010 e maggio 2025. Tutti gli interventi iniziano nel periodo prenatale; circa la metà prosegue anche dopo il parto. Risultati principali - Aumento significativo della self-efficacy dell'allattamento: la maggior parte degli studi mostra un miglioramento statisticamente significativo dei punteggi di self-efficacy nelle donne che ricevono interventi rispetto alla cura standard. - Maggiore successo dell'allattamento esclusivo: negli studi che riportano questo outcome, i tassi di allattamento esclusivo risultano più elevati nei gruppi di intervento. - Efficacia legata a durata e continuità: gli interventi multisessione, prolungati fino al post-partum (fino a 6 mesi), sono più efficaci rispetto a quelli brevi o limitati al solo periodo prenatale. Tipologie di intervento - Interventi individualizzati (i più frequenti): counseling faccia a faccia, supporto telefonico o digitale (SMS, WhatsApp, web-based). - Educazione di gruppo: sempre efficace nel rafforzare la self-efficacy. - Interventi di coppia: risultati contrastanti, probabilmente influenzati da durata, contenuti e dinamiche relazionali. - Approcci teorici: gli interventi basati su modelli teorici (es. teoria dell'autoefficacia di Bandura, modello di Dennis) mostrano effetti più consistenti e duraturi. Implicazioni - Il periodo prenatale è una fase chiave per avviare interventi educativi sull'allattamento.
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Conclusioni La revisione conclude che interventi strutturati, continuativi, personalizzati e teoricamente fondati, avviati in gravidanza e proseguiti dopo il parto, migliorano significativamente la self-efficacy dell'allattamento e i tassi di allattamento esclusivo nelle madri al primo figlio.
Prematurità
1. L'apporto parenterale precoce di lipidi nei pretermine sup-
porta il neurometabolismo cerebellare Questo studio, effettuato nei pretermine di età gestazionale ≤ 32 settimane, ha utilizzato la Spettroscopia protonica di risonanza magnetica (H-MRS) per la misurazione sia dei volumi del sistema nervoso centrale sia dei neurometaboliti, N-acetilaspartato (NAA), creatina, colina e glutammato (Glx), componenti integrali dei cicli energetici neuronali. Alla nutrizione parenterale, iniziata al momento del ricovero con proteine e destrosio, vengono aggiunti lipidi alla dose di 1g/kg/die entro 24 ore dal ricovero attraverso un'emulsione di olio di soia al 20% (Intralipid) nel corso dello studio sostituita da un'emulsione multicomponente con soia, trigliceridi a media catena, olio di oliva e olio di pesce (SMOFlipid). I neonati hanno ricevuto un apporto medio di lipidi di 2.1 ± 0.5 g/kg/die. La diagnostica per immagini, effettuata attorno alla data presunta del parto, è stata focalizzata soprattutto al cervelletto, per il ruolo importante di questa parte del sistema nervoso nello sviluppo senso-motorio, cognitivo, linguistico e socio-affettivo nei pretermine. È stata notata una maggior concentrazione di NAA, colina e Glx con un apporto lipidico parenterale precoce. Poiché l'alta concentrazione di questi metaboliti nel cervelletto e nei gangli della base è associata a un favorevole outcome nel neurosviluppo, questo studia indirizza i neonatologi a una precoce somministrazione di lipidi parenterali nei pretermine. ° S K Basu et al Early parenteral lipid intake supports cerebellar neurometabolism at term age in preterm infants Journal of Perinatology (2025) 45: 1735-1744
2. Valutazione dell'effetto del pooling (mescolamento) casua-
le multi-donatore sulla qualità nutrizionale del latte umano donato (DHM) L'articolo analizza l'impatto del mescolamento casuale di latte
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Nutrizione
umano proveniente da più donatrici (random multi-donor pooling) sulla qualità nutrizionale del latte umano donato, utilizzato soprattutto nei reparti di terapia intensiva neonatale. Il latte umano donato (DHM) è fondamentale per i neonati prematuri e malati, ma presenta una grande variabilità nutrizionale. Questo studio ha valutato se il pooling (mescolamento) casuale di campioni di latte da più donatrici possa ridurre questa variabilità, migliorando la qualità nutrizionale del DHM. I ricercatori hanno analizzato 210 campioni, confrontando latte individuale, pool da due donatrici e pool casuali da tre a dieci donatrici. I risultati mostrano che il pooling da almeno quattro donatrici riduce significativamente la variabilità di grassi, proteine ed energia rispetto al latte individuale o al pool di due donatrici. Questo approccio consente una distribuzione più omogenea dei nutrienti, evitando sia concentrazioni troppo basse sia eccessi potenzialmente dannosi. Tuttavia, è stato osservato che, sebbene la variabilità diminuisca, i livelli proteici rimangono spesso inferiori ai fabbisogni dei neonati pretermine, suggerendo la necessità di fortificazione aggiuntiva. Inoltre, il pooling casuale tra più donatrici non compromette la sicurezza microbiologica né comporta costi aggiuntivi rilevanti. Gli autori sottolineano che il pooling multi-donatore casuale è una pratica semplice e vantaggiosa, già attuabile nelle banche del latte, per migliorare la coerenza nutrizionale del DHM. Tuttavia, non basta da solo a soddisfare i bisogni nutrizionali elevati dei neonati vulnerabili: la fortificazione mirata resta essenziale. Il modello proposto potrebbe contribuire a una maggiore equità nutrizionale, soprattutto in contesti dove l'accesso al DHM è limitato. Gli autori raccomandano l'integrazione di questa strategia nei protocolli clinici delle banche del latte, specialmente nei paesi a basso e medio reddito.
principali sono stati: • Stabilità della Prevalenza: Lo studio ha rilevato che la prevalenza dell'obesità definita dal solo BMI è del 21.1%, mentre quella confermata da un eccesso di adiposità è del 21.0%. In pratica, quasi tutti i bambini classificati come "obesi" tramite il BMI presentano effettivamente un eccesso di grasso corporeo (circa il 99.2%). • Categoria Sovrappeso: La situazione cambia per la fascia del "sovrappeso" (BMI tra l'85° e il 94° percentile). In questo gruppo, solo una parte dei soggetti presenta un reale eccesso di adiposità. Pertanto, il BMI è meno preciso nel prevedere l'eccesso di grasso in questa specifica categoria rispetto a quella dell'obesità conclamata. • Differenze Demografiche: Non sono state riscontrate differenze significative tra i vari gruppi etnici o tra i sessi per quanto riguarda la capacità del BMI di identificare correttamente l'obesità.
° Smith G., Richter S. et a. Evaluating the effect of random multidonor pooling on the nutritional quality of donor human milk. Maternal and Child Nutrition, 2025; 22:e 70158
fantile: Il Progetto SWEET L'articolo analizza il rapporto tra l'esposizione a zuccheri e dolcificanti a basso o nullo contenuto calorico (LNCS) e gli indicatori di obesità in bambini e adolescenti olandesi, utilizzando biomarcatori urinari come misura oggettiva dell'assunzione alimentare. Partendo dal contesto dell'aumento globale dell'obesità infantile e dal ruolo riconosciuto delle bevande zuccherate, lo studio evidenzia come l'uso crescente di dolcificanti alternativi allo zucchero rimanga controverso in relazione al rischio di obesità, anche a causa dei limiti delle valutazioni dietetiche basate su autoriporto. Per superare tali limiti, i ricercatori hanno misurato direttamente nelle urine diverse tipologie di LNCS e zuccheri in un campione di 500 partecipanti tra 8 e 17 anni appartenenti alla coorte Lifelines, mettendo in relazione questi biomarcatori con BMI e rapporto vita/altezza standardizzati per età e sesso. I risultati mostrano che la saccarina urinaria è positivamente associata al BMI, mentre il sucralosio risulta associato sia al BMI sia all'accumulo di grasso centrale, suggerendo una possibile relazione tra alcuni dolcificanti e un maggiore rischio di obesità. Al contrario, i livelli urinari totali di zuccheri, in particolare glucosio e fruttosio, risultano inversamente associati sia all'obesità generale sia a quella centrale. Alcune relazioni non sono lineari, come nel caso del glucosio, che presenta un andamento a "J rovesciata", indicando che meccanismi fisiologici e comportamentali diversi potrebbero influenzare l'escrezione urinaria in funzione dello stato ponderale. Gli autori discutono che le associazioni positive osservate per alcuni LNCS potrebbero riflettere sia effetti metabolici specifici sia fenomeni di causalità inversa, dato che i bambini con sovrap-
Obesità
1. Prevalenza dell'eccesso di adiposità per categoria di indice
di massa corporea tra i bambini e gli adolescenti negli Stati Uniti L'indice di massa corporea (BMI) è lo strumento standard per lo screening dell'obesità, ma è spesso criticato perché non distingue tra massa magra e massa grassa. Recentemente, una commissione internazionale di esperti ha suggerito che la diagnosi di obesità nei bambini e negli adolescenti non dovrebbe basarsi solo sul BMI, ma richiedere la conferma di un'eccessiva adiposità tramite altre misure (come la circonferenza vita o misurazioni dirette del grasso corporeo). Lo studio si è posto l'obiettivo di verificare se questo nuovo approccio cambi effettivamente le stime di prevalenza dell'obesità rispetto all'uso del solo BMI. I ricercatori hanno utilizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un campione rappresentativo della popolazione statunitense di età compresa tra 8 e 19 anni. Hanno confrontato la prevalenza dell'obesità definita esclusivamente dal BMI (uguale o superiore al 95° percentile) con quella confermata dalla presenza di eccesso di grasso corporeo, misurato tramite la densitometria ossea (DEXA) o il rapporto vita-altezza. I risultati
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I risultati suggeriscono che l'aggiunta di ulteriori misurazioni per "confermare" l'obesità non ne altera significativamente la prevalenza a livello di popolazione. Per i medici, questo significa che il BMI rimane uno strumento estremamente affidabile e robusto per identificare i bambini con obesità clinica. Sebbene misure aggiuntive possano essere utili per i casi limite (sovrappeso), l'uso del solo BMI è sufficiente per la diagnosi di obesità, semplificando le procedure cliniche senza perdere precisione diagnostica. ° Chetty AK, et al. Prevalence of Excess Adiposity by Body Mass Index Category Among US Children and Adolescents. JAMA Pediatr. 2026 Jan 1;180(1):104-106. doi: 10.1001/jamapediatrics.2025.4291.
2. Dolcificanti e Zuccheri Urinari in Relazione all'Obesità In-
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Nutrizione
peso potrebbero scegliere più spesso prodotti con dolcificanti al posto dello zucchero. Nel complesso, lo studio sottolinea il valore dei biomarcatori urinari come strumento più oggettivo per valutare l'esposizione dietetica rispetto ai questionari tradizionali e suggerisce che i pattern di consumo di zuccheri e dolcificanti nei bambini e negli adolescenti sono complessi e differenziati. Pur riconoscendo i limiti legati al disegno trasversale e all'uso di un singolo campione urinario, gli autori concludono che l'impiego di biomarcatori può offrire nuove prospettive per comprendere il legame tra dieta e obesità in età pediatrica. ° X Cai et al. Urinary Sweeteners and Sugars in Relation to Childhood Obesity: The SWEET Project. Journal of nutrition, 2025.
3. Fenotipizzazione dell'obesità in bambini e adolescenti: ver-
so la medicina di precisione nell'obesità pediatrica L'obesità pediatrica è ormai considerata una malattia cronica, complessa e recidivante, la cui prevalenza globale si è triplicata negli ultimi tre decenni. Nonostante l'ampia gamma di interventi disponibili, dalle modifiche dello stile di vita ai farmaci d'avanguardia fino alla chirurgia bariatrica, i risultati clinici rimangono estremamente variabili. Il limite principale identificato dagli autori è l'approccio "universale" (one-size-fits-all), mentre oggi la medicina si sta muovendo verso un approccio di precisione, che mira a fornire "il trattamento giusto, per il paziente giusto, al momento giusto". Pertanto, è necessario superare la diagnosi basata solo sull'Indice di Massa Corporea (BMI) e passare alla fenotipizzazione, ovvero all'identificazione di sottogruppi di pazienti con caratteristiche biologiche e comportamentali simili. L'articolo analizza come diverse modalità di intervento producano risposte radicalmente differenti tra i giovani: - Interventi sullo stile di vita: sebbene rappresentino la base della terapia, la perdita di peso media è mediamente modesta (circa l'1-3% del BMI). Tuttavia, alcuni bambini rispondono eccezionalmente bene, mentre altri non mostrano alcun miglioramento. I fattori predittivi includono il coinvolgimento dei genitori e la gravità iniziale dell'obesità. - Farmacoterapia: l'avvento di farmaci come gli agonisti del recettore GLP-1 (es. liraglutide e semaglutide) ha rivoluzionato il campo. Tuttavia, i dati mostrano che esistono pazienti "responders" e "non responders" (ad esempio, chi non perde almeno il 4% del BMI dopo 16 settimane di liraglutide difficilmente otterrà benefici a lungo termine). - Chirurgia bariatrica: è l'intervento più efficace per l'obesità grave negli adolescenti, ma le traiettorie post-operatorie variano; alcuni mantengono una perdita di peso del 30-40%, mentre una minoranza significativa recupera peso o non raggiunge la remissione delle comorbidità (come il diabete di tipo 2). Il nucleo centrale della revisione propone l'adattamento ai bambini di un modello di fenotipizzazione basato su quattro pilastri, già validato negli adulti: A. Il "Cervello affamato" (Sazietà anormale): questo fenotipo è caratterizzato dalla necessità di consumare una quantità eccessiva di calorie per raggiungere la sensazione di pienezza durante un pasto, legato ad una comunicazione inefficiente tra l'intestino e il sistema nervoso centrale. I pazienti in questa categoria beneficiano di diete ad alto volume e bassa densità calorica o di farmaci che potenziano i segnali di sazietà precoce. B. L' "Intestino affamato" (sazietà post-prandiale anormale): il
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paziente raggiunge la sazietà durante il pasto, ma la sensazione svanisce molto rapidamente, portando a spuntini frequenti. È spesso causato da uno svuotamento gastrico accelerato o da bassi livelli di ormoni della sazietà (come il peptide YY o il GLP1). La medicina di precisione suggerisce qui l'uso di farmaci che rallentano lo svuotamento gastrico. C. La "Fame emotiva" (Mangiare edonico): questo fenotipo riguarda il desiderio di cibo guidato dal piacere (sistema dopaminergico della ricompensa) anziché dalla necessità fisiologica. Gli individui presentano spesso alti livelli di impulsività o utilizzano il cibo come meccanismo di difesa contro ansia e depressione. In questi casi, la terapia comportamentale e il supporto psicosociale sono più efficaci delle semplici restrizioni caloriche. D. La "Combustione lenta" (Ridotto dispendio energetico): si riferisce a pazienti con un metabolismo basale significativamente inferiore rispetto al BMI, per cui questi bambini faticano a perdere peso anche con diete ipocaloriche rigide. L'identificazione di questo fenotipo tramite calorimetria indiretta è fondamentale per impostare obiettivi realistici e personalizzare l'attività fisica. Infine, la revisione approfondisce i fattori sottostanti che influenzano questi fenotipi: - Genetica: l'obesità monogenica (es. deficit del recettore MC4R) è rara ma grave e richiede trattamenti specifici. Molto più comune è l'obesità poligenica, dove centinaia di varianti genetiche influenzano la suscettibilità all'ambiente "obesogenico". - Fattori prenatali ed epigenetici: l'esposizione in utero all'obesità materna, al fumo o al diabete gestazionale può "programmare" il metabolismo del feto, aumentando il rischio di obesità infantile. - Determinanti sociali di salute (SDoH): l'insicurezza alimentare, la mancanza di spazi sicuri per l'attività fisica e lo stress familiare agiscono come barriere insormontabili se non vengono affrontati all'interno del piano terapeutico. Un punto cruciale della revisione è la necessità di considerare lo sviluppo. A differenza degli adulti, i bambini sono in una fase di crescita lineare e maturazione cerebrale. Gli interventi non devono solo mirare alla riduzione del peso, ma garantire il corretto sviluppo fisico e psicosociale, evitando di indurre disturbi del comportamento alimentare o stigmatizzazione. In sintesi, identificare il "tipo" di obesità di un bambino permette di passare da un approccio per tentativi ad una strategia mirata, aumentando drasticamente le probabilità di successo e riducendo il carico di malattie croniche nell'età adulta. ° Saba, L. et al. Obesity Phenotyping in Children and Adolescents: Next Steps Towards Precision Medicine in Pediatric Obesity. Nutrients 2026, 18, 303.
Modelli alimentari
1. Valutazione del programma Yes to Veg! un approccio ai
sistemi alimentari per aumentare l'esposizione e l'autonomia rispetto alle verdure nei bambini in età prescolare: uno studio quasi-sperimentale L'ambiente alimentare nei primi anni dei bambini può influenzare le abitudini alimentari. È stato valutato Yes to Veg!, un programma di 4 settimane basato sull'esposizione, il consumo e l'autonomia dei bambini in età prescolare nei confronti delle
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Nutrizione
verdure. Uno studio quasi-sperimentale è stato condotto in 11 asili nido (6 intervento / 5 controllo) situati in aree socio-economicamente svantaggiate di Glasgow, Scozia. Yes to Veg! ha fornito verdure fresche locali una volta alla settimana per le attività giornaliere dei bambini. Gli asili di controllo hanno ricevuto raccomandazioni standard per un'alimentazione sana. Questionari pre e post somministrati ai genitori hanno misurato l'esposizione dei bambini alle verdure (verdure provate da una lista di 27 elementi), la frequenza di consumo (1=una volta a settimana a 5=ogni giorno) e la varietà di verdure consumate (0=nessuna/1=1-4/2=5-9/3=10+ tipi). Sono stati estratti commenti qualitativi riportati dai genitori, dal personale dell'asilo e dalle osservazioni dei ricercatori per l'analisi dei temi qualitativi. Dei 257 genitori-bambino arruolati, 57 (n=34 intervento/n=23 controllo, età media del bambino 51 mesi) hanno completato entrambi i questionari. Le verdure provate [Media(SD)] non sono cambiate tra il gruppo di intervento [punteggio totale pre 16.7 (4.5) vs 16.8 (5.6) post, differenza 0.19 (0.6), p=0.765] e il gruppo di controllo [punteggio totale pre 16.4 (5.3) vs 16.0 (5.6) post, differenza −0.39 (0.57), p=0.503]. La frequenza mediana di consumo pre e post in entrambi i gruppi era 4 (quasi tutti i giorni); la varietà di verdure consumate era maggiore nel gruppo di intervento (5-9 tipi) rispetto al controllo (1-4 tipi) e queste misurazioni non sono cambiate tra pre e post. L'autonomia nel consumo di verdure è aumentata nel gruppo di intervento; i genitori hanno riferito che i bambini parlavano più delle verdure a casa (91% vs 65% controllo) ed erano disposti a provare verdure a casa (41% vs 34% controllo); i temi qualitativi emergenti includevano il coinvolgimento dei bambini con le verdure, l'interazione sensoriale e l'accettazione del programma. Yes to Veg! ha facilitato l'esposizione, il coinvolgimento e la familiarizzazione con le verdure, è stato ben implementato e accolto, anche se non ne ha modificato il consumo. ° Ada Lizbeth Garcia, et al. Evaluation of the Yes to Veg! Programme, a Food Systems Approach to Increase Vegetable Exposure and Agency in Pre‐School Age Children: A Quasi‐Experimental Study. Maternal & Child Nutrition, 2025; 22:e70145.
2. Dieta Mediterranea, alimentazione complementare e mi-
crobiota: effetti a lungo termine Lo studio longitudinale condotto da de Franchis et al. ha analizzato l'impatto a lungo termine di un intervento nutrizionale precoce, basato sull'introduzione di alimenti freschi tipici della dieta mediterranea (DM) durante l'alimentazione complementare, sulla salute e sul microbiota intestinale di una coorte di bambini seguiti fino ai 9 anni di età. Lo studio, che rappresenta il follow-up di un precedente trial clinico, ha coinvolto 191 soggetti (96 nel braccio DM e 95 controlli) con l'obiettivo primario di valutare l'aderenza alla DM tramite la somministrazione di un questionario ad hoc. Sebbene a distanza di 9 anni l'aderenza complessiva alla DM e il BMI non mostrassero differenze statisticamente significative tra i 2 gruppi presi in esame, i bambini del gruppo DM hanno mantenuto un consumo quotidiano di verdure significativamente superiore rispetto ai controlli (71.9% vs 51.6%; p = 0.005). Sul piano microbiologico, l'analisi tramite sequenziamento del gene 16S rRNA in un sottogruppo di 36 bambini ha confermato la persistenza di una composizione del microbiota distinta tra i 2 gruppi. In particolare, il gruppo DM ha mostrato una maggiore alpha-diversity e una stabilità della Pagine elettroniche di Quaderni acp
biodiversità microbiologica nel tempo, a differenza del gruppo di controllo dove è stata osservata una riduzione dei parametri di diversità. Un dato di rilievo scientifico è l'incremento longitudinale nel gruppo DM di Ruminococcus bromii e di vari taxa della famiglia Lachnospiraceae, microrganismi specializzati nella degradazione dell'amido e nella produzione di acidi grassi a catena corta. Tali metaboliti sono considerati biomarcatori di un ecosistema intestinale eubiotico, capace di modulare l'infiammazione sistemica e influenzare gli assi funzionali tra l'intestino e organi distanti come cervello, polmoni e pelle. Sotto il profilo clinico, lo studio ha rilevato una tendenza seppur non significativa a una minore incidenza di alcune malattie nel gruppo DM, inclusi disturbi dello spettro autistico, ADHD, dermatite atopica e rinite allergica. Questi risultati supportano l'ipotesi che la nutrizione nei primi anni di vita rappresenti una "finestra critica" capace di indurre un "effetto priorità" duraturo sul microbioma, contribuendo così alla prevenzione delle patologie croniche non trasmissibili. ° De Franchis R et al. Can Early Nutrition Be Responsible for Future Gut Microbiota Changes and Different Health Outcomes? Nutrients. 2025 Nov 27;17(23):3721. doi: 10.3390/nu17233721.
3. Impatto dell'accessibilità alimentare sulle abitudini dieteti-
che e sugli esiti antropometrici di diadi genitore-figlio in aree rurali statunitensi Questo studio rappresenta un'analisi secondaria di dati derivanti da un intervento di alimentazione consapevole (mindful eating) denominato "Eat My ABC", volto a esaminare l'impatto dell'accessibilità alimentare sugli esiti antropometrici e sulle abitudini dietetiche in un campione di 154 diadi genitore-figlio residenti in aree rurali degli Stati Uniti. L'indagine si è focalizzata sulla relazione tra la vicinanza a quattro tipologie di punti vendita alimentari - supermercati/negozi di alimentari, convenience stores, ristoranti full-service (con servizio al tavolo) e ristoranti limited-service (fast-food) e diverse variabili di salute. L'accessibilità è stata oggettivata tramite strumenti di Sistema Informativo Geografico (GIS), collegando i codici postali dei partecipanti alla densità di punti vendita per 1.000 abitanti. Il campione era composto da famiglie a basso reddito con bambini di età media pari a 47,16 mesi. Risultati Principali: - Esiti antropometrici infantili: al baseline, un maggiore accesso ai ristoranti limited-service e un minore accesso ai ristoranti full-service sono risultati significativamente correlati a z-score del BMI più elevati (p=0.040 e p=0.021 rispettivamente) e a una maggiore percentuale di grasso corporeo nei bambini (p=0.032 e p=0.020) - Comportamenti alimentari dei genitori: le analisi longitudinali hanno indicato che l'aumento dell'apporto di fibre nei genitori era correlato a un minore accesso ai ristoranti limited-service (p=0.034). Al contrario, il miglioramento delle capacità di gestione delle risorse alimentari è stato associato a una maggiore vicinanza ai supermercati (p=0.043). - Ambiente alimentare domestico: l'accesso ai convenience stores è stato collegato a una peggiore gestione delle risorse alimentari da parte dei genitori, a una minore responsabilità percepita nell'alimentazione del bambino e a un ambiente alimentare domestico meno salutare. Inoltre, un maggiore accesso a questi negozi è stato associato a un incremento del peso dei genitori nel
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Nutrizione
tempo (p=0.027). Conclusioni e Implicazioni I risultati evidenziano come l'ambiente alimentare esterno influenzi non solo i risultati di salute diretti (obesità infantile), ma anche la capacità dei genitori di stabilire abitudini alimentari sane in casa. Mentre i supermercati e i ristoranti full-service sembrano avere un ruolo protettivo, i fast-food e i convenience stores esercitano invece un impatto deleterio. Gli Autori suggeriscono che gli interventi dietetici debbano integrare anche fattori di tipo ambientale, come restrizioni urbanistiche sulla densità di fast-food e politiche di etichettatura nutrizionale più chiara nei convenience stores, per promuovere l'equità sanitaria nelle comunità rurali. Lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui l'assenza di un gruppo di controllo, l'affidamento a misure auto-riportate dai genitori (soggette a bias di desiderabilità sociale) e l'impossibilità di valutare i cambiamenti nell'accessibilità alimentare nel corso del tempo. Inoltre, la natura specifica del campione (basso status socioeconomico in aree rurali) limita la generalizzabilità dei risultati a popolazioni più ampie. ° Ling J et al. Impact of food accessibility on eating and anthropometric outcomes among rural parent-child dyads: a secondary data analysis of a mindful eating intervention. BMJ Open. 2025 Dec 31;15(12):e108076. doi: 10.1136
4. Il consumo di verdure può influenzare la relazione tra fast
food e prestazioni cognitive negli adolescenti? Il progetto Cogni-Action L'apporto di verdure nella dieta svolge un ruolo cruciale nell'attenuare eventuali disturbi metabolici. Tuttavia, nessuno studio ha indagato il potenziale ruolo di mediazione dell'assunzione di verdure nell'associazione inversa tra consumo di fast food e prestazioni cognitive negli adolescenti. Inoltre, le differenze di genere in questo percorso di mediazione rimangono poco chiare. Questo studio trasversale ha incluso 1.296 adolescenti cileni tra i 10 e i 14 anni (50% M e 50% F). Il funzionamento cognitivo è stato valutato utilizzando otto compiti cognitivi, da cui sono stati derivati un punteggio di Prestazione Cognitiva Globale (GCP) e quattro domini cognitivi: flessibilità cognitiva (CF), controllo inibitorio (CI), memoria di lavoro (WM) e ragionamento fluido (FR), utilizzando l'analisi delle componenti principali. L'assunzione di verdure e fast food è stata valutata utilizzando il questionario Mediterranean Diet Quality Index. Le analisi di mediazione sono state condotte utilizzando un modello lineare generalizzato con 5.000 campioni bootstrap. I risultati hanno evidenziato che il consumo di fast food è risultato inversamente associato alle prestazioni cognitive (r = -0.140; p < 0.001). Considerando il campione completo, la verdura ha mediato questa relazione per GCP (β = -0,29; IC 95% -0.42, -0.18), CF (β = -0.20; IC 95% -0.32, -0.08), WM (β = -0.18; IC 95% -0.32, -0.06) e FR (β = -0.12; IC 95% -0.24, -0.00). Non è stata riscontrata alcuna mediazione significativa per IC (p = 0.228). Nei ragazzi, è stata osservata una mediazione per GCP (β = -0.29; IC 95% -0.49, -0.12) e WM (β = -0.23; IC 95% -0.46, -0.04), mentre non è stata riscontrata alcuna mediazione significativa per CF, IC o FR. Nelle ragazze, è stata riscontrata una mediazione per GCP (β = -0.28; IC 95% -0.46, -0.13) e CF (β = -0.21; IC 95% -0.39, -0.06), mentre non è stata riscontrata alcuna mediazione significativa per IC, WM e FR. In conclusione, questi risultati
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suggeriscono che il consumo di almeno due porzioni di verdura al giorno può svolgere un ruolo di mediazione nell'associazione inversa tra consumo di fast food e prestazioni cognitive, evidenziando differenze di genere nei diversi domini cognitivi. ° Peña-Jorquera, H et al. Can vegetables intake pattern mediate the relationship between fast-food and cognitive performance in adolescents? The Cogni-Action project.
Marketing
1. Ricordo spontaneo di adolescenti di pubblicità di cibi e be-
vande sui media digitali: un sondaggio trasversale a Montevideo, Uruguay L'articolo analizza l'esposizione degli adolescenti al marketing digitale di alimenti e bevande e la loro capacità di ricordare spontaneamente tali pubblicità, con particolare attenzione ai prodotti non salutari. Partendo dal presupposto che gli adolescenti sono grandi utilizzatori dei media digitali e particolarmente vulnerabili alle strategie persuasive del marketing alimentare, lo studio evidenzia come questa esposizione possa favorire il consumo di alimenti ricchi di zuccheri, grassi e sale, contribuendo allo sviluppo di sovrappeso, obesità e malattie croniche non trasmissibili. La ricerca è stata condotta a Montevideo, in Uruguay, un Paese caratterizzato da un'elevata prevalenza di sovrappeso e obesità in età adolescenziale e, al momento dello studio, privo di regolamentazioni specifiche sul marketing alimentare digitale. Attraverso un'indagine trasversale su oltre 1.500 studenti tra 11 e 19 anni, gli autori hanno valutato sia l'esposizione auto-riferita alla pubblicità alimentare online sia il ricordo spontaneo di annunci visti sui social media e su altri canali digitali. Il ricordo spontaneo è stato considerato particolarmente rilevante, poiché le pubblicità che rimangono impresse nella memoria sono quelle con maggiore potenziale di influenzare le decisioni di consumo, soprattutto quelle impulsive. I risultati mostrano che la grande maggioranza degli adolescenti aveva visto pubblicità di alimenti e bevande nei giorni precedenti all'indagine e che circa tre quarti dei partecipanti era in grado di ricordare spontaneamente almeno un annuncio. Le pubblicità più frequentemente richiamate riguardavano fast food, bevande zuccherate e snack salati, con una forte presenza di marchi globali noti. Al contrario, gli alimenti raccomandati dalle linee guida nutrizionali, come frutta, verdura e preparazioni culinarie tradizionali, erano raramente menzionati. Questo conferma la predominanza di prodotti ultra-processati nel panorama del marketing digitale rivolto agli adolescenti. Lo studio ha inoltre evidenziato differenze socio-demografiche nel ricordo delle pubblicità. L'età, il genere e lo status socio-economico risultavano associati alla probabilità di ricordare annunci di specifiche categorie di prodotti. Gli adolescenti più grandi tendevano a ricordare più spesso pubblicità di fast food e bevande zuccherate, mentre differenze di genere emergevano per alcune categorie alimentari. In modo innovativo, la ricerca ha mostrato che gli adolescenti provenienti da contesti socio-economici più elevati avevano una maggiore probabilità di ricordare pubblicità di fast food e snack rispetto a quelli di livello socio-economico più basso, un risultato che potrebbe riflettere sia strategie di targeting algoritmico sia differenze nei modelli di consumo e negli ambienti alimentari. Nel complesso, lo studio contribuisce a rafforzare le evidenze secondo cui il marketing Pagine elettroniche di Quaderni acp
Nutrizione
digitale espone sistematicamente gli adolescenti a messaggi promozionali di alimenti non salutari e che tali messaggi sono efficaci nel catturare l'attenzione e rimanere impressi nella memoria. Gli autori sottolineano la necessità di introdurre politiche regolatorie obbligatorie per limitare l'esposizione degli adolescenti al marketing digitale di cibi e bevande non salutari, in linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, al fine di tutelare la salute delle giovani generazioni. ° G. Ares et al. Adolescents' spontaneous recall of food and beverage advertisements on digital media: a cross-sectional survey in Montevideo, Uruguay, Public Health Nutrition, 2025 DOI: 10.1017/ S1368980025101481
2. Divario normativo: la maggior parte dei prodotti alimenta-
ri confezionati attraenti per i bambini in Canada mostrerà un simbolo nutrizionale frontale "ad alto contenuto di" L'articolo analizza il rapporto tra l'etichettatura nutrizionale fronte-pacco ("front-of-package", FOP) introdotta in Canada e la presenza di confezioni con marketing rivolto ai bambini, in un contesto di crescente obesità infantile e diete di scarsa qualità. L'obesità nei bambini è aumentata in modo marcato a livello globale ed è strettamente associata a un'elevata assunzione di zuccheri, grassi saturi e sodio, nutrienti che risultano particolarmente diffusi anche nella dieta dei bambini canadesi. Per contrastare questo problema, il Canada ha finalizzato nel 2022 un sistema obbligatorio di etichettatura FOP che, a partire dal 2026, richiederà l'apposizione di un simbolo "high in" sui prodotti preconfezionati che superano determinate soglie di nutrienti critici. Tuttavia, a differenza di Paesi come Cile e Messico, la normativa canadese non prevede restrizioni sul marketing rivolto ai bambini, né include le confezioni tra i canali da regolamentare. Lo studio parte dall'ipotesi che questa mancanza possa ridurre l'efficacia delle etichette FOP, soprattutto per i bambini, che hanno una limitata alfabetizzazione nutrizionale e sono fortemente influenzati da strategie di marketing come personaggi, giochi e colori accattivanti sulle confezioni. Utilizzando il database FLIP 2017, che raccoglie informazioni dettagliate su oltre 17.000 prodotti alimentari canadesi, gli autori hanno analizzato un campione di 5.850 prodotti appartenenti a categorie frequentemente commercializzate ai bambini, identificando quelli con confezioni "child-appealing" e valutando quanti di questi dovrebbero esporre il simbolo FOP "high in" secondo i criteri canadesi. I risultati mostrano che circa il 13% dei prodotti analizzati presenta confezioni attrattive per i bambini e che quasi tre quarti di questi prodotti dovrebbero esporre almeno un simbolo "high in" per uno o più nutrienti critici. Questa proporzione è significativamente più alta rispetto ai prodotti senza marketing infantile, indicando che gli alimenti promossi ai bambini tendono a essere nutrizionalmente peggiori. In particolare, molti prodotti con confezioni accattivanti, come cereali per la colazione, pasti pronti, snack e bevande zuccherate, risultano ad alto contenuto di zuccheri, grassi saturi o sodio. Lo studio evidenzia che oltre la metà dei prodotti con marketing infantile supera le soglie per gli zuccheri, rendendo evidente una forte incoerenza tra l'obiettivo di promuovere scelte alimentari più sane e la possibilità di continuare a commercializzare questi prodotti ai bambini attraverso il packaging. Gli autori sottolineano che questa discrepanza rappresenta un importante vuoto normativo: anche se un prodotto viene chiaramente identificato come "non salutare" tramite l'etichetta FOP, Pagine elettroniche di Quaderni acp
può comunque attirare i bambini grazie a confezioni studiate per essere persuasive, riducendo l'impatto positivo dell'etichettatura e limitando gli incentivi per l'industria a riformulare i prodotti. L'esperienza di altri Paesi, come il Cile, dimostra che l'integrazione tra etichette FOP e restrizioni sul marketing infantile, comprese le confezioni, può ridurre in modo significativo la presenza di prodotti non salutari promossi ai bambini. In conclusione, lo studio evidenzia che, senza includere il packaging nelle restrizioni sul marketing rivolto ai bambini, le etichette FOP canadesi rischiano di avere un'efficacia limitata. Gli autori raccomandano quindi un approccio più integrato, in cui i prodotti che devono esporre simboli "high in" non possano essere commercializzati ai bambini attraverso alcun canale, incluse le confezioni. Una strategia coordinata tra etichettatura e regolamentazione del marketing sarebbe fondamentale per creare un ambiente alimentare più protettivo e favorire scelte più sane per bambini e famiglie. ° H. Jeong et al. Policy gap: most child-appealing packaged food products in Canada will display a ‘high in' front-of-package nutrition symbol. Public Health Nutrition, Volume 28, Issue 1, Dicembre 25
Miscellanea
1. L'impatto dello stato nutrizionale e socioeconomico sul
rendimento scolastico dei bambini delle scuole primarie nel nord dell'Etiopia: uno studio trasversale L'articolo analizza l'influenza dello stato nutrizionale e delle condizioni socioeconomiche sul rendimento scolastico di bambini che frequentano scuole primarie pubbliche urbane nel nord dell'Etiopia. Lo studio nasce dalla consapevolezza che, nei Paesi a basso reddito, povertà e malnutrizione rappresentano fattori critici per lo sviluppo cognitivo e il successo educativo, ma che il loro ruolo specifico nel contesto urbano etiope è ancora poco esplorato. La ricerca è uno studio trasversale condotto nel 2022 nella città di Debre Tabor e ha coinvolto 399 alunni di età compresa tra 7 e 14 anni, selezionati tramite campionamento casuale da tre scuole primarie pubbliche. I dati socioeconomici sono stati raccolti attraverso questionari somministrati ai tutori legali, mentre il rendimento scolastico è stato valutato sulla base della media dei voti di due semestri. Lo stato nutrizionale dei bambini è stato misurato tramite indicatori antropometrici standardizzati dall'OMS (altezza per età, peso per età e indice di massa corporea per età). I risultati mostrano che oltre la metà dei bambini (56%) presenta una qualche forma di malnutrizione. In particolare, la prevalenza di deperimento (wasting) è pari al 34%, quella di ritardo della crescita (stunting) al 23.8% e quella di sottopeso al 24%, mentre il sovrappeso risulta poco diffuso (4.3%). Il rendimento scolastico medio è pari a 71.65/100, un valore relativamente più alto rispetto a quanto osservato in altri studi condotti in contesti simili dell'Africa subsahariana. L'analisi statistica evidenzia che lo stato nutrizionale, pur risultando associato al rendimento nelle analisi preliminari, non rappresenta un predittore significativo del successo scolastico nel modello finale. Al contrario, emergono come fattori determinanti soprattutto variabili di natura socioeconomica e scolastica. In particolare, ottengono risultati migliori gli studenti più giovani (7–10 anni), quelli provenienti da famiglie con reddito mensile più elevato, i bambini che hanno frequentato la scuola dell'infanzia, coloro che non sono frequentemente assenti da scuola e quelli che vivono in famiglie in cui
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Nutrizione
il padre è il capofamiglia. Gli autori interpretano questi risultati sottolineando come il rendimento scolastico sia un fenomeno multifattoriale, nel quale elementi come il supporto familiare, la stabilità economica, la continuità della frequenza scolastica e l'accesso precoce all'istruzione possano attenuare o mascherare l'impatto diretto della malnutrizione sulle prestazioni scolastiche. Viene inoltre evidenziato che la valutazione nutrizionale si è basata solo su misure antropometriche, senza considerare eventuali carenze micronutrizionali, che potrebbero influire in modo più sottile sulle capacità cognitive. In conclusione, lo studio conferma che la malnutrizione rimane un grave problema di salute pubblica tra i bambini in età scolare, ma suggerisce che, nel contesto urbano analizzato, sono soprattutto i fattori socioeconomici ed educativi a incidere direttamente sul rendimento scolastico. ° Gedamu, T.E. The impact of nutritional and socioeconomic status on academic performance of primary urban school children in northern Ethiopia: a cross-sectional study. Ital J Pediatr (2025).
2. Aumento degli eventi avversi legati al cibo e alla dieta nei
bambini degli Stati Uniti: un appello per una migliore etichettatura degli alimenti e una migliore documentazione nutrizionale Cibo e dieta sono essenziali per il mantenimento della salute, soprattutto durante l'infanzia, poiché favoriscono una corretta alimentazione, crescita e sviluppo. Tuttavia, alcuni alimenti possono scatenare reazioni allergiche o tossiche, potenzialmente causa di malattie o persino di condizioni potenzialmente letali. Poiché gli ingredienti dei prodotti alimentari non sono sempre completamente divulgati o etichettati in modo accurato, i consumatori devono rimanere vigili per evitare l'esposizione ad allergeni o tossine. Anche adottando le dovute precauzioni, possono verificarsi esposizioni involontarie, che richiedono un trattamento di emergenza. Gli operatori sanitari svolgono un ruolo importante nel riconoscimento, nella segnalazione e nella gestione di questi eventi avversi. Il Center for Food Safety and Applied Nutrition Adverse Event Reporting System (CAERS) gestisce un database accessibile al pubblico sugli eventi avversi correlati ad alimenti, integratori alimentari e cosmetici. Con questo studio si è valutato il numero di eventi avversi correlati all'alimentazione e alla dieta nei giovani di età inferiore ai 18 anni, utilizzando i dati del CAERS, cercando di identificare le caratteristiche dei prodotti e dei pazienti con esiti negativi. Le categorie di prodotti commestibili maggiormente associate a decessi, ricoveri ospedalieri e eventi avversi gravi sono state i prodotti vitaminici/minerali/ proteici/ dietetici non convenzionali, gli alimenti per neonati e le formule in polvere per neonati. Dal 2004, nel CAERS, l'analisi, concentrata su pazienti con esiti dei casi classificati come decesso, ricovero ospedaliero o eventi avversi gravi (SAE) (inclusi disabilità, ricovero ospedaliero o decesso) associati ai prodotti alimentari, mostra un aumento con picco di 15.5 volte. Questi risultati, sebbene preoccupanti, devono essere interpretati nel contesto dei limiti dei sistemi di sorveglianza passiva (che si basano sulla segnalazione volontaria da parte di consumatori e operatori sanitari), tra cui sottostima, classificazione errata e potenziale sovrarappresentazione dei casi più gravi. Ciononostante, i dati suggeriscono una reale preoccupazione per la salute pubblica che merita un ulteriore esame, e sottolineano la necessità di un' etichettatura alimentare più chiara e di una documentazione standardizzata su dieta e allergie. La ricerca futura dovrebbe mirare a convalidare i
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risultati del CAERS utilizzando dati clinici collegati provenienti da cartelle cliniche elettroniche o sistemi sanitari per comprendere meglio i fattori di rischio, i meccanismi causali e le opportunità di prevenzione. ° Rising Food and Diet Adverse Events in United States Children: A Call for Better Food Labeling and Nutrition Documentation. Jeannie S. Huang et al. THE JOURNAL OF PEDIATRICS, Brief Reports, Volume 288, 114821, January 2026
3. Assistenza all'infanzia in centri educativi nella prima in-
fanzia e rischio nutrizionale nella tarda infanzia: uno studio di coorte prospettico L'articolo esamina il ruolo dei servizi educativi per l'infanzia, in particolare dei servizi di assistenza all'infanzia di tipo centro-basato, nello sviluppo della salute nutrizionale dei bambini. Gli autori partono dal presupposto che i primi anni di vita rappresentino una fase cruciale per la formazione delle preferenze alimentari e dei comportamenti legati all'alimentazione, che tendono a persistere anche in età adulta. Considerando che una larga percentuale di bambini nordamericani frequenta forme di assistenza non parentale già in età prescolare, il contesto del childcare diventa un ambiente potenzialmente determinante per la promozione di abitudini alimentari sane. Lo studio si concentra in particolare sui servizi di childcare centro-basati, che in Canada e in molti altri Paesi sono soggetti a regolamentazioni specifiche in materia di personale qualificato, programmi educativi, routine quotidiane e politiche nutrizionali. Questi contesti strutturati prevedono la somministrazione di pasti e spuntini conformi a linee guida nutrizionali e potrebbero quindi favorire lo sviluppo di comportamenti alimentari più sani rispetto ad altre forme di assistenza, come il childcare domiciliare o non regolamentato. Gli autori sottolineano inoltre che i bambini provenienti da famiglie a basso reddito, più esposti a obesità, insicurezza alimentare e stili di vita poco salutari, potrebbero trarre particolare beneficio da ambienti educativi regolamentati e di qualità. Alla luce delle evidenze ancora limitate e spesso eterogenee presenti in letteratura, lo studio si propone di valutare in modo prospettico l'associazione tra la frequenza di childcare centro-basato nei primi anni di vita (tra 1 e 4 anni) e il rischio nutrizionale nella tarda età prescolare (4–5 anni), misurato attraverso il NutriSTEP, uno strumento validato per lo screening del rischio nutrizionale nei bambini in età prescolare. Oltre all'obiettivo principale, gli autori analizzano anche la relazione con il rischio nutrizionale elevato, l'assunzione alimentare e i comportamenti alimentari, esplorando il possibile ruolo modificatore del reddito familiare, del sesso del bambino e dell'intensità di frequenza del childcare. Gli autori ipotizzano che la frequenza di servizi di childcare centro-basati sia associata a un rischio nutrizionale più basso rispetto ad altre forme di assistenza, grazie all'esposizione a un ambiente regolamentato e favorevole all'adozione di comportamenti alimentari sani. Si prevede inoltre che questo effetto sia più marcato nei bambini provenienti da famiglie a basso reddito, nei maschi, e in coloro che frequentano il childcare a tempo pieno, poiché maggiormente esposti alle pratiche alimentari strutturate e di supporto offerte da questi contesti. Nel complesso, lo studio mira a fornire evidenze utili per comprendere il potenziale ruolo dei servizi educativi per l'infanzia nella prevenzione del rischio nutrizionale e per orientare future politiche e interventi in ambito di salute pubblica e nutrizione infantile. Pagine elettroniche di Quaderni acp
Nutrizione
° M.D.Kukab et al. Center-Based Childcare in Early Childhood and Nutritional Risk in Later Childhood: A Prospective Cohort Study. Journal of Nutrition, 2025 DOI: 10.1016/j.tjnut.2025.09.028
4. Comprendere le esperienze dei genitori nell'utilizzo di una
guida alle porzioni per bambini piccoli: uno studio qualitativo Servire porzioni abbondanti ai bambini è associato a un maggiore apporto calorico e può contribuire all'obesità infantile. Sebbene i genitori siano generalmente aperti a ricevere indicazioni sulle porzioni, il punto di vista di chi ha effettivamente ricevuto una guida alle porzioni non è ancora ben compreso. Questo studio , condotto nel Regno Unito, ha mirato a: (i) comprendere come i genitori di bambini tra 1 e 4 anni utilizzano una guida alle porzioni adeguata all'età per orientare il comportamento alimentare; (ii) valutare l'utilità di rendere tali guide più accessibili. Sono state condotte interviste qualitative con 15 genitori, analizzate tramite analisi tematica riflessiva. Sono emersi quattro temi principali: (1) la guida è apprezzata ma ha un impatto limitato sulle porzioni servite; (2) le porzioni sono di norma determinate da altri fattori, (3) la guida è considerata utile, sebbene non venga usata come previsto; (4) il modo e il momento in cui la guida viene distribuita influenzano la sua accettazione. I risultati mostrano che, sebbene i genitori riconoscano il valore della guida, la trovano difficile da applicare in situazioni quotidiane, soprattutto durante pasti frenetici. Le misurazioni basate sulla mano sono percepite come confuse, e alcuni esempi alimentari non riflettono abitudini culturali (ad es. per famiglie vegetariane). Le decisioni sulle porzioni sono maggiormente influenzate dall'esperienza personale, dalle preferenze del bambino, dai segnali di fame/sazietà e dall'uso di utensili specifici per bambini. I genitori utilizzano la guida più come promemoria per offrire una dieta equilibrata o per moderare zuccheri e grassi, piuttosto che per determinare quantità precise. Nella discussione, gli autori evidenziano che, nonostante l'interesse iniziale per le guide alle porzioni, l'uso pratico da parte dei genitori è limitato. Si raccomanda di integrare tali strumenti in programmi educativi e di fornirli accompagnati da spiegazioni verbali o visive, magari attraverso app o materiali personalizzati. È inoltre fondamentale che le guide siano inclusive dal punto di vista culturale e nutrizionale. Le guide possono comunque influenzare positivamente le scelte alimentari, ispirando pasti più vari e favorendo una maggiore consapevolezza nella gestione dei cibi meno salutari. L'importanza del supporto da parte di figure sanitarie affidabili e la necessità di adattare la comunicazione alle circostanze dei genitori risultano elementi chiave per l'efficacia di questi strumenti educativi. ° Malmberg M. et al. Understanding parents experiences of using a portion-guide for young children: a qualitative study. Maternal and Child Nutrition, 2025;22: e 70151
5. Resilienza e vulnerabilità degli ambienti alimentari urbani
nella regione Asia-Pacifico L'articolo analizza la complessa situazione degli ambienti alimentari urbani nella regione Asia-Pacifico, evidenziando come questi siano messi a dura prova da crisi multiple, tra cui la malnutrizione crescente, le disuguaglianze sociali e gli effetti del cambiamento climatico. Questi fattori, spesso intrecciati tra loro, compromettono l'accesso equo e sostenibile a cibo nutriente nelle città, in particolare per i gruppi più vulnerabili come donne Pagine elettroniche di Quaderni acp
e bambini. Attraverso una revisione della letteratura, gli autori identificano le principali fragilità: crescita urbana incontrollata, insicurezza alimentare legata alla povertà e una governance frammentata che non riesce a gestire in modo integrato le sfide alimentari urbane. L'impatto della pandemia e degli eventi climatici estremi ha aggravato ulteriormente la situazione, rivelando l'assenza di sistemi di supporto solidi. Tuttavia, emergono anche segnali positivi. Sistemi informali di distribuzione del cibo, iniziative comunitarie e strumenti digitali hanno dimostrato una certa capacità di adattamento e resistenza alle crisi. Il ruolo delle reti locali e della solidarietà tra cittadini si è rivelato cruciale per mantenere l'accesso al cibo in periodi di emergenza. Nel complesso, lo studio suggerisce che rafforzare la resilienza degli ambienti alimentari urbani richiede un approccio coordinato e inclusivo, capace di integrare politiche urbane, sociali, ambientali e sanitarie. Tra le soluzioni efficaci si evidenziano: la partecipazione attiva delle comunità locali, il riconoscimento del ruolo centrale delle donne e la promozione di innovazioni accessibili, adattate ai contesti socioeconomici delle città asiatiche. ° Rousham E. et al. Resilience and vulnerabilities of urban food environments in the Asia-Pacific region. Maternal and Child Nutrition 2026; 22: e 13513
6. Fattori che influenzano la scelta del cibo nelle scuole se-
condarie del Regno Unito: una prospettiva tramite mappa sistemica L'articolo affronta il tema della scarsa qualità della dieta nei bambini e negli adolescenti, evidenziandone le gravi implicazioni per la salute, come l'aumento del rischio di obesità, malattie croniche non trasmissibili, carenze di micronutrienti, problemi dentali e uno sviluppo fisico non ottimale. Queste problematiche colpiscono in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito e quelle che vivono in aree svantaggiate, anche a causa della diffusione dell'insicurezza alimentare. In questo contesto, le scuole vengono identificate come un ambiente chiave per ridurre le disuguaglianze alimentari e migliorare la qualità della dieta, poiché, in quanto contesti strutturati, influenzano in modo significativo le routine quotidiane, i comportamenti e gli esiti di salute dei ragazzi. Gli autori sottolineano che per ottenere cambiamenti efficaci è necessario adottare un approccio "whole-school", cioè un approccio che coinvolga l'intera comunità scolastica e non si limiti all'educazione alimentare in aula. Questo tipo di approccio include la cultura della scuola, la leadership, le politiche interne, il personale, gli studenti, le famiglie e l'ambiente alimentare complessivo. Data la complessità del sistema scolastico, lo studio utilizza il pensiero sistemico per comprendere come i diversi fattori interagiscano tra loro e influenzino le scelte alimentari degli studenti nelle scuole secondarie del Regno Unito. Attraverso metodi partecipativi che hanno coinvolto stakeholder del sistema scolastico, tra cui decisori politici, operatori scolastici, esperti di nutrizione e studenti, gli autori hanno sviluppato una mappa di sistema che rappresenta il funzionamento del sistema alimentare nelle scuole secondarie. La mappa individua ventiquattro fattori interconnessi, organizzati in sei grandi aree tematiche: ristorazione e approvvigionamento, leadership e governance scolastica, priorità attribuita al cibo nella scuola, aspetti sociali e comportamentali, spazio ed esperienza del pasto a scuola e fattori economici. Al centro del sistema si colloca l'obiettivo delle "scelte alimentari più sane a scuola". Dallo studio emerge che le scelte
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Nutrizione
alimentari degli studenti non dipendono solo dall'offerta di cibo, ma da una rete complessa di relazioni che coinvolge la qualità e la presentazione dei pasti, le competenze del personale, le politiche scolastiche, l'impegno della dirigenza, la cultura alimentare della scuola, l'influenza dei pari, l'ambiente familiare, il tempo disponibile per mangiare e il costo del cibo. Particolare importanza assumono alcuni circuiti di retroazione positiva, che mostrano come una cultura alimentare scolastica positiva possa rafforzare nel tempo la domanda e l'offerta di opzioni più sane, migliorare l'aderenza agli standard nutrizionali e influenzare anche l'ambiente alimentare domestico. Nel complesso, lo studio evidenzia che il sistema alimentare della scuola secondaria è un sistema complesso e adattivo, in cui intervenire su un singolo elemento può produrre effetti ampi e talvolta inattesi. La mappa di sistema sviluppata rappresenta uno strumento utile per comprendere questa complessità e per progettare, implementare e valutare interventi scolastici integrati e basati su un approccio sistemico. Gli autori concludono che visualizzare il sistema nel suo insieme può aiutare decisori politici, scuole e comunità a identificare azioni prioritarie e a promuovere interventi più efficaci e sostenibili per migliorare le scelte alimentari e ridurre le disuguaglianze nutrizionali negli adolescenti. ° N. O'Kane et al. Factors contributing to food choice in the UK secondary school food setting: a systems map perspective. Public Helath Nutrition, Volume 28, Issue 1, Dicembre 25
8. Caratteristiche dei venditori di cibo dentro e intorno alle
scuole medie e relazione con la qualità della dieta degli adolescenti in Ghana Lo studio ha esaminato gli ambienti alimentari delle scuole medie (JHS) di Cape Coast, Ghana, analizzando i venditori di cibo, i tipi di alimenti disponibili e le pratiche igienico-sanitarie. Tra i 265 venditori osservati, quelli presenti all'interno delle scuole offrivano meno snack e bevande industriali e più piatti cucinati rispetto a quelli esterni, come waakye, riso bianco e platani fritti. Nonostante queste differenze, la qualità della dieta degli adolescenti rimaneva bassa, con scarsa diversità alimentare e consumo limitato di frutta e verdura, senza differenze significative in base al luogo di acquisto del cibo. Le pratiche igieniche e di sicurezza erano spesso insufficienti, in particolare per quanto riguarda acqua, sapone e uso di combustibili puliti. I risultati indicano che, sebbene le politiche scolastiche possano influenzare la disponibilità di alimenti meno industriali, sono necessari interventi più ampi sull'intero ambiente alimentare, inclusi miglioramenti infrastrutturali e strategie per aumentare l'accesso a cibi sicuri, nutrienti e diversificati, per sostenere la salute e la nutrizione degli adolescenti. ° E.C. Reynolds et al. Food vendor characteristics in and around junior high schools and the relationship with adolescent diet quality in Ghana. Public Health Nutrition, Volume 29, Issue 1, Dicembre 25
7. Fattori chiave che favoriscono l'educazione alimentare nel-
le scuole primarie – le prospettive dei dirigenti scolastici e dei direttori dell'istruzione L'articolo analizza i fattori che influenzano l'implementazione dell'educazione alimentare nelle scuole primarie finlandesi, dal punto di vista dei dirigenti scolastici e dei direttori dell'istruzione comunale. Partendo dall'evidenza che abitudini alimentari scorrette in età infantile possono compromettere sviluppo, apprendimento e rendimento scolastico, lo studio sottolinea il ruolo centrale della scuola come ambiente privilegiato per promuovere comportamenti alimentari sani. In Finlandia, pur esistendo un solido sistema di refezione scolastica gratuita e linee guida nazionali, l'educazione alimentare non è una materia autonoma e manca di obiettivi e modalità operative chiaramente definiti. Di conseguenza, la sua applicazione dipende in larga parte dalle priorità, dalle competenze e dall'impegno dei singoli insegnanti e dirigenti. Attraverso interviste qualitative, lo studio evidenzia che i principali ostacoli sono la mancanza di tempo, le molteplici responsabilità degli insegnanti e l'assenza di una pianificazione pedagogica sistematica, mentre tra i fattori facilitanti emergono il supporto della leadership scolastica, la collaborazione con i servizi di ristorazione e la disponibilità di materiali didattici pronti. In conclusione, l'articolo evidenzia che un'educazione alimentare efficace richiede una cultura scolastica che la consideri una priorità, il coinvolgimento attivo dei dirigenti e il supporto delle amministrazioni locali, affinché non resti limitata ai pasti scolastici ma venga integrata in modo strutturato nella vita e nel curriculum della scuola. ° A.L.Laitinen et al. Key factors advancing food education in primary schools – Perspectives of headteachers and education directors. Public Health Nutrition, Volume 28, issue 1, Dicembre 25
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Poster congressi
Comunicazioni orali al 37° Congresso Nazionale ACP 20, 21 settembre 2025, Jesolo
Utilizzo di Infliximab in un raro caso di necrolisi epidermica tossica
tuttavia necessari ulteriori studi su efficacia e sicurezza di tale trattamento.
Federica Iannone1, Raguseo Celeste1, Cafagno Claudio1, Lucia Salcuni1, Vittorio Greco Miani1, Angela Messa1, Cristian Bisceglia1, Caselli Desirèe Linda Isola1, La Torre Francesco2
Figura 2
1. Azienda Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico-Giovanni XXIII (Bari), U.O.C "Malattie Infettive" 2. Azienda Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico-Giovanni XXIII (Bari), U.O.C "Pediatria ospedaliera"
Obiettivi Descrizione di un caso di necrolisi epidermica tossica (TEN) indotta da uno degli antibiotici più utilizzati in età pediatrica. Metodi S., 9 anni, ricoverata presso la U.O.C "Malattie Infettive" dell'Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII (Bari) per rash maculo-papulare diffuso, febbre, congiuntivite e lesioni aftoidi del cavo orale (in corso terapia con Amoxicillina/clavulanato). In anamnesi patologica remota mucosite del cavo orale dopo assunzione di Cefprozil. Agli esami ematochimici riscontro di indici infiammatori elevati (PCR 159 mg/L, VES 58 mm/h), con work-up infettivologico negativo.
Figura 1
Risultati Alla luce del peggioramento del quadro cutaneo con estesa evoluzione eritemato-bollosa (Figura 1, Figura 2) e della muco-site periorale (Figura 3) e genitale veniva sospesa terapia con Amoxicillina/clavulanato e, dopo valutazione immuno-reumatologica, nel sospetto di TEN, si avviava terapia con Metilprednisolone (30mg/kg/die per tre giorni e successivo decalage) e Immunoglobuline ev (2gr/Kg). Tuttavia, in considerazione dello scarso miglioramento clinico con persistenza del quadro eritemato-bolloso esteso, si avviava terapia di seconda linea con Infliximab (5mg/Kg) ben tollerata. Successivo trasferimento presso la U.O.C "Chirurgia Plastica" del Policlinico di Bari per una migliore gestione delle medicazioni. In considerazione del miglioramento del quadro cutaneo la piccola veniva dimessa dopo tre settimane con indicazione a decalage steroideo e prosecuzione di follow-up immuno-allergologico e dermatologico. Conclusioni La TEN è un'entità piuttosto rara in età pediatrica [1] e gli antibiotici rappresentano la principale causa scatenante [2]. Non sono attualmente disponibili linee guida di trattamento standardizzate e nei pazienti pediatrici la letteratura è limitata. Recentemente, sono emersi nuovi approcci terapeutici, tra cui gli inibitori del TNF-alfa [3]. La terapia con Infliximab si è dimostrata efficace nell'arrestare la progressione di malattia e accelerare la guarigione cutanea [4], senza associarsi a effetti collaterali significativi, come dimostrato anche nel caso descritto. Si rendono
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Figura 3
Quando la polmonite si complica i drenaggi raddoppiano: un case report tra segni di allarme e gestione secondo linee guida Annamaria Compagnone1, Lorenzo De Luca1, Annalisa Allegorico2, Stefania Rapagiolo2, Giovanna Gaudiello2, Fabio Antonelli2, Pierluigi Vuilleumier2 1. AIF, Università degli studi di Salerno, Scuola di specializzazione in Pediatria 2. AORN Santobono Pausilipon, UOC Pneumologia e UTSIR, Direttore: dr. Pierluigi Vuillemier
Obiettivi Illustrare, attraverso un case report, i principali segnali clinici di allarme che devono indurre il pediatra curante a sospettare una polmonite complicata e a richiedere un tempestivo approfondimento ospedaliero. Discutere, inoltre, il corretto iter diagnostico-terapeutico secondo le linee guida internazionali (PIDS/ IDSA, SITIP). Per corrispondenza iannone.fede@gmail.com Bibliografia
1. Caimmi S, Caimmi D, Bernardini R, et al. Perioperative anaphylaxis: epidemiology. Int J ImmunopatholPharmacol 2011; 24(3 Suppl): S21-6. 2. Liotti L, Caimmi S, Bottau P, Bernardini R, Cardinale F, Saretta F, Mori F, Crisafulli G, Franceschini F, Caffarelli C. Clinical features, outcomes and treatment in children with drug induced Stevens-Johnson syndrome and toxic epidermal necrolysis. Acta Biomed. 2019 Jan 29;90(3-S):52-60. 3. Wang CW, Yang LY, Chen CB, Ho HC, Hung SI, Yang CH, Chang CJ, Su SC, Hui RC, Chin SW, Huang LF, Lin YY, Chang WY, Fan WL, Yang CY, Ho JC, Chang YC, Lu CW, Chung WH; the Taiwan Severe Cutaneous Adverse Reaction (TSCAR) Consortium. Randomized, controlled trial of TNF-α antagonist in CTL-mediated severe cutaneous adverse reactions. J Clin Invest. 2018 Mar 1;128(3):985-996. 4. Scott-Lang V1, Tidman M, McKay D. Toxic epidermal necrolysis in a child successfully treated with infliximab. PediatrDermatol 2014; 31: 532-4.
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Metodi Alessandro, un bambino di 8 anni, giunge in PS per febbre elevata (>38°C) e tosse produttiva da 7 giorni, senza migliora-mento nonostante la terapia domiciliare con amoxicillina/clavulanato. All'ingresso è tachipnoico (40 atti/min) con rientramenti intercostali, satura 95% in aria ambiente e l'auscultazione rivela ipofonesi basale destra. Gli esami ematochimici mostrano leucocitosi neutrofila (GB 23.430/mmc), PCR 172.5 mg/L e PCT 3.66 ng/ mL. Rx e TC torace evidenziano versamento pleurico destro con atelectasia e consolidamento. Viene posizionato un drenaggio pleurico (600 cc), con diagnosi di empiema: esame colturale sterile, citologico positivo (Figura 4-5). Alessandro viene ricoverato in Pneumologia e inizia terapia con ampicillina/sulbactam Figura 4. Ecografia polmonare: versamento pleurico apico-parieto-basale destro, modicamente corpuscolato, spessore massimo 5 cm, volume stimabile in circa 500 cc.
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Figura 5. Prima RX di controllo post-drenaggio n1: pneumotorace apico-parieto-basale destro e disomogenea ipodiafania parenchimale a sede lobare superiore omolaterale
Figura 6. Ecografia polmonare al peggioramento clinico: versamento apico-parieto-basale desto, spessore max 13 mm a sede apicale.
Figura 7. Rx di controllo in corso di peggioramento clinico: cospicua quota di idro-pneumotorace apico-parieto-basale destro
[1], secondo le raccomandazioni SITIP e PIDS per la polmonite complicata, protratta fino a 2 settimane dopo la defervescenza, e urochinasi intrapleurica [2]. L'antigenuria risulta positiva per Streptococcus pneumoniae [3]. In seconda giornata si osserva un peggioramento clinico: l'angioTC documenta un idropneumotorace, per cui viene posizionato un secondo drenaggio (130 cc) e avviata ossigenoterapia per episodi di desaturazione [4] (Figura 6-7-8). Risultati Il decorso clinico è stato favorevole con progressiva risoluzione del quadro flogistico e riduzione del versamento pleurico. Il follow-up radiologico post-dimissione ha mostrato completa risoluzione (Figura 9). Conclusioni Febbre persistente, dispnea, ipossia, alterazione del murmure vescicolare all'auscultazione e mancata risposta alla terapia orale devono indurre il sospetto di polmonite complicata. Da qui, l'importanza del monitoraggio clinico-radiologico anche dopo l'inizio della terapia, per riconoscere eventuali complicanze e avviare tempestive modifiche terapeutiche, con l'obiettivo futuro di privilegiare l'impiego dell'ecografia rispetto alle radiografie seriate.
Figura 8. TC torace con mdc documentante idro-pneumotorace destro
Per corrispondenza a.compagnone2@studenti.unisa.it Bibliografia
1. John S. Bradley, Carrie L. Byington, Samir S. Shah et al., The Management of Community-Acquired Pneumonia in Infants and Children Older Than 3 Months of Age: Clinical Practice Guidelines by the Pediatric Infectious Diseases Society and the Infectious Diseases Society of America,Clinical Infectious Diseases, Volume 53, Issue 7, 1 October 2011, Pages e25–e76, https://doi.org/10.1093/cid/cir531
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Figura 9. Rx di controllo a 3 settimane: riduzione della falda liquida pleurica parieto-basale destra, miglioramento dell'aerazione del polmone omolaterale
la norma. È stato iniziato un trattamento con latte formulato e acido ursodesossicolico (UDCA). A causa di scarso incremento ponderale e diarrea abbondante, sono stati eseguiti ulteriori esami del sangue: la GGT risultava elevata (527 U/L). Sospettando un'allergia alle proteine del latte vaccino (APLV), è stato avviato latte idrolisato, senza miglioramenti. Il paziente è stato ricoverato in Epatologia Pediatrica, dove sono state escluse patologie acute gravi. Successivamente è stato trasferito all'OPBG, dove ha iniziato la nutrizione orale con formula a base di aminoacidi e nutrizione parenterale. È stato eseguito un pannello genetico (NGS) per diarrea associata a colestasi. Il test ha evidenziato varianti nel gene SI compatibili con CSID, portando all'introduzione di una formula con proteine del latte vaccino intere e carboidrati a basso contenuto di disaccaridi, con miglioramento clinico [3]. Sono state rilevate anche altre varianti non causative. In questo caso, la diagnosi differenziale è stata resa complessa dalla presenza di colestasi anitterica con GGT elevata. Le ulteriori mutazioni riscontrate potrebbero contribuire al quadro clinico colestatico [4]. Sono necessari ulteriori studi per valutare la reale prevalenza della CSID e definire un adeguato algoritmo diagnostico-terapeutico in ambito pediatrico. Per corrispondenza francescajrcocomero@gmail.com Bibliografia
2. Balfour Lynn IM, Abrahamson E, Cohen G, et al. BTS guidelines for the management of pleural infection in chil-dren. Thorax 2005; 60(suppl 1):i1-i21. 3. Dean P, Florin TA. Factors Associated With Pneumonia Severity in Children: A Systematic Review. J Pediatric Infect Dis Soc. 2018 Dec 3;7(4):323-334. doi: 10.1093/jpids/piy046. PMID: 29850828; PMCID: PMC6454831. 4. Abdullah Saeed Al-Shamrani. (2020). Management of Complicated Pneumonia in Children: Evidence Beyond Guidelines. American Journal of Pediatrics, 6(3), 240-252. https://doi.org/10.11648/j.ajp.20200603.22
1. Treem WR. Congenital sucrase-isomaltase deficiency. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 1995;21(1):1–14. 2. Robayo-Torres CC, Opekun AR, Quezada-Calvillo R, et al. Congenital sucrase-isomaltase deficiency: heterogeneity in clinical presentation. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2009;48(4):412–418. 3. Alfalah M, Keiser M, Leeb T, Zimmer KP, Naim HY. Compound heterozygous mutations affect protein folding and function in patients with congenital sucrase-isomaltase deficiency. Gastroenterology. 2009;136(3):883–892. 4. Kelly P, Salerno-Goncalves R, Wanke C. Diagnosis of intestinal malabsorption using carbohydrate breath tests: up-date review. Clin Gastroenterol Hepatol. 2004;2(10):884–890.
Il viaggio di un piccolo paziente attraverso la diagnosi di Deficit di Sucrasi Isomaltasi… attraverso un'inaspettata colestasi!
La complessità diagnostica di HLH/MAS secondaria a EBV: un caso pediatrico con sovrapposizione di criteri e presentazione colestatica
Francesca Cocomero 1, Gyusy Ambrosio 1, Carmen Campanile 1, Annamaria Compagnone 1, Lorenzo De Luca 1, Annalaura Milano 1, Rossella Colantuono 1, Antonella Diamanti 2, Claudia Mandato1
Massimo Verdicchio 1, Annalaura Milano 1, Vincenzo Tipo 3, Claudia Mandato 2
1. Università degli studi di Salerno 2. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
La CSID (deficit congenito di sucrasi-isomaltasi) è una rara malattia autosomica recessiva causata da mutazioni nel complesso della sucrasi-isomaltasi (SI), fondamentale per la degradazione di saccarosio e amido in monosaccaridi [1]. L'esordio può essere neonatale, con diarrea osmotico-fermentativa, ritardo della crescita e disidratazione [2]. Presentiamo il caso di un neonato con esordio precoce di CSID, caratterizzato da diarrea osmotica e colestasi. D. è nato a termine con basso peso alla nascita. Al quinto giorno di vita, a causa di iperbilirubinemia, è stato sottoposto a fototerapia. Il controllo post-fototerapia ha mostrato colestasi, ma l'ecografia era nelPagine elettroniche di Quaderni acp
1. Scuola di Specializzazione in Pediatria, Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria "Scuola Medica Salernitana", Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA) 2. Pediatria d'Urgenza-Pronto soccorso-Terapia sub-intensiva A.O.R.N. SantobonoPausilipon 3. Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Università degli Studi di Salerno "Scuola Medica Salernitana", Baro-nissi (SA), Italia
Obiettivi La Sindrome da Attivazione Macrofagica (MAS) è una grave sindrome iperinfiammatoria, considerata una forma di Linfoistiocitosi Emofagocitica (HLH) secondaria, spesso scatenata da infezioni virali [1]. Descriviamo un caso di HLH/MAS [2] secondaria a EBV, con una diagnosi inizialmente ostacolata da una presentazione colestatica dominante, non comune.
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Materiali e metodi Una paziente di 13 anni è giunta al pronto soccorso e ricovero per febbre persistente (T max 39.5°C), vomito e astenia. All'esame clinico presentava iperemia faringea con essudato peritonsillare, linfoadenopatia sottomandibolare ed epato-splenomegalia all'ecografia. Gli esami ematochimici mostravano piastrinopenia (65.000/mm³), ipertransaminasemia (AST/ALT 278/321 U/L), colestasi marcata (GGT 120 U/L, ALP 414 U/L, bilirubina diretta 1.5 mg/dL) (Figura 10), ferritina elevata (1.089 ng/mL), trigliceridi elevati (275 mg/dL) e fibrinogeno ridotto (138 mg/ dL). L'aspirato midollare ha evidenziato attivazione macrofagica. Le sierologie virali erano positive per EBV in fase attiva, e IgM positive per HHV 1-2 e CMV, suggerendo una sindrome da overlap o cross-reaction. Considerando i criteri MAS Classification 2016 (Tabella 1), soddisfaceva la diagnosi di MAS (ferritina alta + 4 criteri). Alla luce dei criteri HLH-2004 (3) e della positività all'EBV risultavano soddisfatti 6 criteri su 8.
Figura 10. Andamento dei valori di GGT, AST, ALT durante il ricovero (U/L)
Tabella 1. Criteri HLH – 2004 e MAS Classification 2016 a confronto
Risultati È stato avviato trattamento corticosteroideo di prima linea con Desametasone ev (10 mg/kg/die), con ottima risposta clinica e laboratoristica, senza necessità di terapia di seconda linea né complicanze neurologiche o ematologiche. Conclusioni Il caso evidenzia l'importanza di includere la MAS nella diagnosi differenziale in presenza di febbre persistente, epatosplenomegalia e colestasi, anche senza sintomi reumatologici. La colestasi prominente ha rappresentato un elemento fuorviante. L'integrazione precoce di indici di infiammazione e attivazione macrofagica ha permesso una diagnosi tempestiva e un trattamento efficace. Sulla base della presentazione clinica, degli esami ematochimici e dei criteri diagnostici, non è stato possibile differenziare con certezza tra MAS e HLH data la sovrapposizione. La positività per EBV, principale agente infettivo associato all'HLH, deponeva per quest'ultima, ma l'assenza di emofagocitosi all'aspirato midollare, di cellule patologiche CD45 e di mutazioni nell'espressione della perforina (4) sottolinea la complessità diagnostica dell'HLH secondaria e l'importanza dell'approccio combinato. Per corrispondenza massimoverdicchio@yahoo.it Bibliografia
1. Lee, Jin et al. "Macrophage Activation Syndrome in Children: Update on Diagnosis and Treatment."Children (Basel, Swi-tzerland)vol.11,7 755. 21 Jun. 2024, doi:10.3390/children11070755 2. Shakoory, Bita et al. "The 2022 EULAR/ACR Points to Consider at the Early Stages of Diagnosis and Management of Su-spected Haemophagocytic Lymphohistiocytosis/Macrophage Activation Syndrome (HLH/ MAS)."Arthritis & rheumatology (Hoboken, N.J.)vol. 75,10 (2023): 1714-1732. doi:10.1002/art.42636 3. Henderson, Lauren A, and Randy Q Cron. "Macrophage Activation Syndrome and Secondary Hemophagocytic Lym-phohistiocytosis in Childhood Inflammatory Disorders: Diagnosis and Management."Paediatric drugsvol. 22,1 (2020): 29-44. doi:10.1007/s40272-019-00367-1 4. Kumar, Ashish et al. "Inflamed-HLH, MAS, or something else?."Hematology. American Society of Hematology. Educa-tion Programvol. 2023,1 (2023): 31-36. doi:10.1182/hematology.2023000463
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Trattamento di un sarcoma indifferenziato intracranico extrassiale in piccolo di sei mesi Sara Barisciano 1, Maria Capasso 2, Serena Ruotolo 2, Fabiola De Gregorio 2, Maria Grazia Pionelli 2, Mariarosaria Augurio 2, Michele Antonio Capozza 2 1. AOU Federico II di Napoli 2. Oncologia Pediatrica Santobono Pausilipon
Introduzione I tumori cerebrali in età pediatrica rappresentano le forme più frequenti di cancro con circa il 13% di casi nella fascia 0-14 anni, dopo le leucemie e i linfomi mentre i sarcomi della teca cranica riguardano meno del 3% dei casi e sono ancora più rari sotto l' anno di vita. Presentazione del caso Un piccolo di sei mesi presentava una tumefazione cranica in sede fronto-parietale in rapido accrescimento e accedeva in pronto soccorso dove a seguito di una valutazione clinica veniva posta diagnosi di lipoma da rimuovere chirurgicamente. La RMN encefalo eseguita documentava voluminosa lesione espansiva extracerebrale intracranica (Figura 12), pertanto il pa-ziente veniva sottoposto ad intervento neurochirurgico di biopsia escissionale della lesione e l'esame istologico deponeva per un sarcoma indifferenziato a piccole cellule rotonde. Si decideva comunque di optare per una chemioterapia neoadiuvante nel sospetto di un sarcoma di Ewing a partenza dalla teca cranica pur in assenza dell'analisi molecolare, sia per la giovane età del paziente, sia per il possibile peggioramento delle condizioni cli-
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niche in considerazione della sede di malattia. Eseguiva pertanto i primi due cicli di chemioterapia secondo schema VDC (vincristina, doxorubicina, ciclofosfamide) e IE (ifosfamide, etoposide) a dosaggio ridotto per età. La raccolta di cellule staminali, in previsione di un trapianto autologo, come prevista dal protocollo, è stata posticipata per l'età e il peso del paziente. Gli esami strumentali di rivalutazione dopo due cicli di chemioterapia mostravano una riduzione del trofismo e dell'edema peritumorale con una diminuzione degli effetti compressivo-distorsivi sul sistema ventricolare e sulle strutture della linea mediana (Figura 13).
Figura 13. RMN encefalo con mdc dopo i primi due cicli di chemioterapia in sezione sagittale
Conclusioni I sarcomi dei tessuti molli sono rari soprattutto nei primi mesi di vita. La diagnosi definitiva come per tutti i tumori si avvale dell'esame istologico e degli studi molecolari. Il trattamento con chemioterapia neoadiuvante secondo schema VCD/IE tempestivo è in ogni caso il trattamento da prendere in considerazione soprattutto nel caso di una lesione intracranica non cerebrale e pur in assenza dei dati molecolari. Per corrispondenza sbarisciano@libero.it Figura 12. RMN encefalo con mdc prima del trattamento in sezione sagittale
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