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Dreams n.35

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IT & INNOVATION MAGAZINE

Tavola dei Contenuti DIGITAL & AI Mentre l'Europa si interroga sul rapporto tra adolescenti e social, la GenZ riscopre e apprezza la tecnologia del passato 4

REALTÀ AUMENTATA E VIRTUALE La Realtà Virtuale è sempre più diffusa. Ma come nasce tecnicamente questa tecnologia rivoluzionaria? Scopriamolo

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EVENTI E OPPORTUNITÀ Nuove opportunità per le piccole e medie imprese: tutte le informazioni utili e i link per presentare le domande Direttore responsabile Fabio Setta Direttore editoriale Dario Guadagno Contributi • Valentina Todesca • Gabriele Trerotola • Ely • Fabio Setta • Gennaro Sepe • Ornella Giordano • Luigi Zito • Maria Minotti • Michele D’Eboli

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APP E VIDEOGIOCHI Dopo anni di attesa, Grand Theft Auto VI è finalmente in uscita. Svelate su Netflix tutte le novità del nuovo capitolo della saga 22

MARKETING E COMUNICAZIONE “Life at Home Report 2026”: IKEA fotografa come stia cambiando il rapporto delle persone con gli spazi in cui vivono 23

Design e Layout Maria Minotti Pubblicato da Wonderlab SRL via Staibano, 3 Cap 84124, Salerno Tel. 0890978476 info@wonderlab.it Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Salerno n. 390/2023 dal 15/02/2023

SALERNO San Matteo, un ponte ideale tra arte e devozione: il ciclo pittorico del Caravaggio e il legame tra la città e il Santo Patrono 26


EDITORIALE

Qui non si fa

credito Dario Guadagno complici i tempi di incasso sovente lunghi o imprevedibili, rappresenta una dote ben più preziosa del valore nominale del denaro in cassa. Le intenzioni di questi avvisi, dunque, sarebbero ottime ma, malauguratamente, si scontrano con un altro problema intrinseco del nostro Paese: la difficoltà ad ottenere credito! In molti casi, infatti, i finanziamenti agevolati possono riguardare centinaia di migliaia di euro o persino milioni di euro, con rimborsi pianificati su un paio di lustri, tuttavia, per essere riscossi, necessitano di polizze che rarissimamente vengono concesse, per tali importi, a micro e piccole imprese italiane, nonostante queste, nei racconti delle nostre classi dirigenti, dovrebbero essere il volano e il motore dell’innovazione. In pratica, sempre più spesso, le aziende presentano progetti ambiziosi e avveniristici che ottengono prestiti importanti che però non possono essere attivati perché non si hanno le garanzie necessarie a stipulare le polizze richieste. E si finisce col tornare al punto di partenza, con le aziende che non possono investire, stavolta non per mancanza di liquidità ma delle garanzie per ottenerla. A conferma, purtroppo, delle difficoltà di fare impresa anche per chi ha idee che ottengono riconoscimenti significativi… E l’innovazione rischia ancora di restare ferma al palo.

Negli ultimi anni, l’attenzione verso progetti e iniziative per l’innovazione e la competitività delle imprese è stata spesso alta, sebbene non sempre accompagnata da azioni concrete a livello centrale o regionale. Resta, comunque, un aspetto fondamentale per la crescita dell’intero sistema Paese e, complice il programma europeo STEP, sono stati pubblicati diversi bandi per il finanziamento di progetti di Ricerca e Sviluppo su tecnologie critiche ed emergenti (deep-tech, tecnologie pulite, biotecnologie, ecc.) offrendo l’opportunità di realizzare iniziative altamente innovative e in grado di accrescere competitività e valore delle imprese italiane, anche a livello europeo. I principali avvisi sono stati emanati a livello regionale ma non sono mancati (e ancora si susseguono) quelli a matrice ministeriale, ultimo in ordine di tempo, il cosiddetto “Scoperta imprenditoriale II”, in avvio in queste settimane. Si tratta di importanti opportunità per le imprese, con incentivi che uniscono contributi a fondo perduto a finanziamenti a tasso 0 o agevolato, in grado, quindi, di fornire non solo vantaggio economico diretto, ma anche quella liquidità che, spesso, è il principale blocco alla volontà di investire: anche aziende floride e con bilanci sani, in molti casi, sono frenate dall’avviare progetti del genere per la paura di disperdere quella liquidità che,

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tutto. Ed è proprio quel “tutto” che comincia a pesare. Prendiamo il telefono per controllare l'ora e troviamo una notifica; apriamo un messaggio, poi un social, poi un video e, quasi senza accorgercene, siamo altrove. Ogni dispositivo è diventato una porta verso un flusso potenzialmente infinito di immagini, informazioni e richieste di attenzione, che portano ad una continua “distrazione” da quello che si stava facendo. Tornare a un oggetto che fa una cosa sola significa, forse, recuperare un confine, o imparare a metterlo in un tempo forse troppo fluido e disperso.

Valentina Todesca C'è qualcosa di paradossale nel vedere un ragazzo di vent'anni andare in giro con un iPod, fotografare una serata con una vecchia compatta digitale o scegliere un telefono a conchiglia al posto dell'ultimo smartphone. Oggetti che sembravano destinati a rimanere nei nostri cassetti stanno tornando nelle mani della Generazione Z, i nati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio. E non si tratta soltanto di nostalgia, anzi la maggior parte di loro, quel mondo analogico o semidigitale, non l'ha nemmeno vissuto davvero. Il fascino sembra essere altrove: un iPod serve “solo” ad ascoltare musica, una macchina fotografica “solo” a scattare fotografie, un vecchio cellulare a telefonare e mandare messaggi. Lo smartphone, invece, fa

Persino l'imperfezione sembra aver acquistato un nuovo fascino. Le vecchie compatte digitali producono fotografie tecnicamente peggiori di quelle di qualsiasi smartphone recente: flash troppo forte, colori strani, immagini sgranate. Eppure piacciono. In un mondo in cui ogni foto può essere corretta, filtrata e resa perfetta in

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DIGITAL & AI

DIGITAL & AI pochi secondi, quella piccola imprevedibilità appare improvvisamente autentica. È interessante, sembra quasi contraddittorio, poi, che questa riscoperta avvenga proprio mentre cresce, in Europa e non solo, il dibattito sul rapporto tra adolescenti e social network. Se i ragazzi più grandi sembrano cercare spontaneamente qualche forma di disconnessione e averne capito l’importanza per la salvaguardia del proprio senso del tempo, per quelli più giovani sono gli adulti e le istituzioni a chiedersi dove debba essere posto il limite. L'Australia ha scelto una strada molto netta, introducendo restrizioni all'accesso ai social per gli under 16. In Europa il quadro è più articolato: diversi Paesi stanno discutendo soglie d'età e sistemi di verifica più rigorosi, mentre l'Unione Europea, attraverso il Digital Services Act, ha concentrato l'attenzione sulla protezione dei minori e anche sul modo in cui le piattaforme sono progettate. Ed è forse questo il vero cambiamento. Per molto tempo ci siamo preoccupati soprattutto di cosa i ragazzi potessero incontrare online. Oggi cominciamo a interrogarci anche su quanto tempo trascorrano lì e, soprattutto, sui meccanismi che li spingono a restarci: notifiche continue, autoplay, scroll infinito, algoritmi capaci di proporre senza sosta qualcosa di nuovo. Ma vietare basta? Probabilmente no. I social per un adolescente non sono soltanto intrattenimento: sono relazione, appartenenza, linguaggio, a volte creatività. Escluderli completamente significherebbe ignorare una parte del mondo in cui crescono. La questione diventa allora più complessa: non soltanto proteggerli dal digitale, ma insegnare loro ad abitarlo senza esserne assorbiti. Ed è qui che il ritorno alle vecchie tecnologie assume un significato quasi simbolico. Chi compra una compatta non smette necessariamente di usare Instagram. Chi riscopre un CD non rinuncia a Spotify. Chi ascolta un iPod probabilmente possiede anche uno smartphone: semplicemente, per qualche momento, sceglie un oggetto che non gli chiede continuamente di guardare qualcos'altro. Per anni abbiamo immaginato il progresso tecnologico come una linea retta: il nuovo sostituisce il vecchio perché è più veloce, più potente, più connesso. Forse le generazioni cresciute dentro quella connessione permanente stanno suggerendo qualcosa di diverso: che evolvere possa significare anche imparare a scegliere quando fermarsi. Il vecchio telefono, la fotografia sgranata, il CD da cambiare dopo dodici canzoni hanno tutti qualcosa che allo smartphone manca: un limite. E in un mondo digitale che non finisce mai, forse è proprio il limite a essere diventato il nuovo lusso.

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REALTÀ AUMENTATA E VIRTULE

un motore grafico. Un motore grafico è un software capace di trasformare dei dati in immagini, detti frame, che cambiano molte volte al secondo. Nel caso specifico di un'esperienza in realtà virtuale, sono previsti almeno 60 frame al secondo. Ciò significa l'alternanza di almeno 60 immagini diverse ogni secondo sul display del visore, per garantire fluidità ed evitare la nausea da movimento. In questo articolo, prenderemo in esame il motore grafico chiamato Unity. Dentro la scena virtuale di Unity, tutto ha inizio con il componente XR Origin, che si può paragonare a un essere umano virtuale. Al suo interno si trovano due fotocamere digitali posizionate alla stessa distanza degli occhi umani. In questo modo il motore grafico può mostrare sul visore due immagini diverse sui rispettivi display che quest'ultimo possiede, permettendo poi

Gabriele Trerotola Indossare un visore ed immergersi nella realtà virtuale è sempre un avvenimento magico, capace di stimolare i nostri sensi, grazie alla libertà che questa tecnologia ci offre nell'interagire con gli scenari digitali. Ma vi siete mai chiesti cosa c'è dietro allo sviluppo di esperienze del genere? Analizzando il lavoro degli esperti che tutti i giorni creano questi mondi virtuali, proveremo a capire come funziona, dal punto di vista tecnico, lo sviluppo di un software in realtà virtuale. Innanzitutto, per poter creare un'esperienza grafica, di qualsiasi tipo esso sia, c'è bisogno di

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REALTÀ AUMENTATA E VIRTUALE all'occhio umano e al cervello di 'fondere' queste due immagini in maniera tale da creare una sola immagine tridimensionale, un po' come facciamo tutti i giorni con il mondo che ci circonda. Per la gestione delle azioni dell'utente, si sfrutta l’XR Interaction Toolkit (XRI), un framework fondato sul binomio tra Interactors e Interactables. Si possono immaginare gli Interactor come gli strumenti che ci permettono di interagire con il mondo, cosi come le mani ci permettono di interagire nel mondo reale, e gli Interactable come gli oggetti con cui è possibile interagire nel mondo virtuale. La connessione tra loro avviene tramite Raycasting, una tecnica paragonabile a un laser invisibile: il sistema proietta un raggio dal controller o dalle mani virtuali e, quando intercetta l'involucro fisico di un oggetto interagibile (chiamato Collider), calcola istantaneamente se l'utente può afferrarlo, premere un pulsante o attivare un leveraggio.

Grazie a questa combinazione di elementi, e al codice associato che permette agli elementi di funzionare come vogliamo, gli sviluppatori possono creare esperienze di ogni tipo, dove l'unico vero limite è l'immaginazione. Indossare il visore e allo stesso tempo progettare l'esperienza virtuale non è semplice, e comporta un affaticamento visivo maggiore , per cui i programmatori impiegano l’XR Device Simulator: uno strumento software che emula la testa e le mani virtuali attraverso semplici comandi di mouse e tastiera direttamente dentro Unity, permettendo agli addetti ai lavori di iterare più rapidamente sul prodotto in sviluppo e di testare modifiche al volo senza dover ogni volta indossare e rimuovere il visore. Guardare la tecnologia VR dagli occhi di chi la utilizza per creare esperienze visive rivela la complessità nascosta dietro l'illusione: una perfetta combinazione di interazioni, simulazioni fisiche e ottimizzazioni che puntano a rendere l'esperienza quanto più naturale possibile.

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EVENTI E OPPORTUNITÀ

Nuovo programma del MIMIT per progetti di ricerca e sviluppo

nelle regioni meno sviluppate Scoperta Imprenditoriale II è un programma del MIMIT che mette a disposizione 505,8 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle regioni meno sviluppate del

Sud

Italia.

I

beneficiari

sono

imprese

industriali,

agroindustriali, artigiane e centri di ricerca; possono partecipare come co-proponenti anche organismi di ricerca, imprese agricole e imprese di servizi all’industria. L’avviso finanzia progetti finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali (KETs): materiali avanzati

e

nanotecnologie,

fotonica

e

micro/nanoelettronica,

sistemi avanzati di produzione, tecnologie delle scienze della vita, intelligenza artificiale, connessione e sicurezza digitale. Dalle ore 10.00 del giorno 7 ottobre 2026 sportello aperto. Per info clicca qui

LAZIO Venture 2: sei FIA pronti ad investire in Start-Up e PMI LAZIO Venture 2 è un fondo cofinanziato dal PR FESR 20212027 con una dotazione di euro 100.330.000,00 per sottoscrivere quote o altri strumenti partecipativi di uno o più fondi alternativi di investimento. L’obiettivo di Lazio

Venture 2 è investire in FIA che investano strutturalmente in

Misura Investimenti sostenibili 4.0: agevolazioni per le PMI del Mezzogiorno

Start-up e PMI localizzate

Investimenti sostenibili 4.0 è la misura del MIMIT gestita da

svilupparsi nel Lazio, operanti

Invitalia

che

prevede

un

contributo

a

fondo

perduto

operativamente nel Lazio o che intendano localizzarsi e e

finanziamento a tasso zero per le PMI del Mezzogiorno. Gli incentivi finanziano la realizzazione di investimenti innovativi, sostenibili e con contenuto tecnologico elevato e coerente con il piano nazionale Transizione 4.0. Tra le spese sono ammissibili: macchinari, impianti e attrezzature; opere murarie, nei limiti del 40% dei costi ammissibili; programmi informatici e licenze legati all'utilizzo di macchinari, impianti e attrezzature; acquisizione di certificazioni ambientali. È possibile compilare la domanda dalle ore 12.00 del 10 settembre 2026 e inviarla dal 6 ottobre 2026. Clicca qui

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nell’ambito delle tecnologie STEP. La selezione ha portato all’investimento dell’intera dotazione in cinque FIA Dedicati e un FIA Parallelo, operativi da agosto 2026. Il periodo di investimento dei sei FIA Cofinanziati da LAZIO Venture 2 terminerà il 31 dicembre 2029. Per maggiori informazioni


ELY’S

Ely’s in Wonderlab

App e software per i teenager visti e commentati da una teenager

Lego, Rocket Racing o Battle Royal: i tanti mondi di successo di Fortnite

possibile (Naruto, Mha, The office, I Simpson, Tadc, Sonic, South Park, I Griffin, i Looney Toons, K-pop Demon hunters, Star Wars, Tetris, Miku...), ma sono presenti anche collaborazioni con dei cantanti (Sabrina Carpenter, Laufey...) ma non solo. Infatti una delle più importanti è sicuramente la collaborazione con la Lego che ha introdotto delle modalità speciali e tanti cosmetici in gioco da poter utilizzare. Ogni tot c'è una stagione differente, con nuove mappe ed un nuovo pass, così da avere sempre un gioco rinnovato ed entusiasmante per tutti gli appassionati. Volendo trovare una pecca, l’unica cosa è che per avere cosmetici speciali, skin e accessori simili bisogna quasi obbligatoriamente fare acquisti in game; almeno però non è obbligatorio per godersi l'esperienza di gioco. In ogni caso credo che sia un bel gioco per giocare con gli amici e soprattutto per divertirsi, per quanto sia comunque molto competitivo e spesso impegnativo. Detto questo vi saluto e ci vediamo alla prossima!

Ely Ciao a tutti! Oggi vi parlerò di Fortnite, un gioco per PC, console e mobile famosissimo. Per chi non lo conoscesse, cosa è Fortnite? È un videogioco online "gratuito" sviluppato da Epic Games, pubblicato nel lontano 2017. La modalità principale è la "Battle Royal" che consiste nel giocare in una lobby con 100 giocatori che si sfidano su un'isola fino a quando non ne resta solo uno (o una squadra). Ci sono tante altre modalità come ad esempio Zero costruzioni, Creativa, Salva il mondo, LEGO Fortnite, Rocket Racing, Fortnite Festival ecc... È un gioco che può essere giocato anche con degli amici sia in locale sia online, ciò rende l'esperienza sempre più divertente e interessante. Il gioco ha una chat vocale per poter parlare con i propri amici all'interno del gioco, senza doversi collegare a software esterni. Su questo gioco è presente letteralmente qualsiasi personaggio di qualsiasi serie o videogioco

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SPECIALE

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SPECIALE

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L’APPROFONDIMENTO: ATTUALITÀ

guardarlo senza distrazioni: il rapporto tra ciò che crediamo di controllare e ciò che, in realtà, ci osserva mentre lo utilizziamo, o addirittura mentre pensiamo di non utilizzarlo affatto. Le indagini condotte da Gamers Nexus, con Level1Techs e diversi ricercatori indipendenti, hanno infatti mostrato che alcuni modelli di TV LG OLED non si limitano a raccogliere informazioni su ciò che viene visualizzato sullo schermo, ma sembrano parte integrante di una sorta di monitoraggio continuo dell’ambiente digitale domestico, come se il televisore fosse diventato un nodo attivo di una rete più ampia, capace di osservare, catalogare e interpretare ciò che accade intorno a lui, anche quando lo schermo è spento,

Gennaro Sepe In un momento storico in cui la tecnologia domestica sembra aver raggiunto ormai un livello di integrazione tale da confondersi con le abitudini quotidiane, diventando quasi un’estensione naturale della nostra vita, la vicenda che ha coinvolto i televisori LG ha assunto un valore che va ben oltre la semplice questione tecnica, perché ha riportato al centro della discussione un tema che, pur essendo presente da anni, raramente riesce a emergere con la forza necessaria per costringerci a

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L’APPROFONDIMENTO: ATTUALITÀ

coinvolte nell’interazione. LG sostiene che i suoi televisori non registrano conversazioni ambientali, e tecnicamente la distinzione tra comandi vocali e conversazioni è rilevante, ma il fatto che il microfono rimanga attivo oltre il necessario, che le registrazioni vengano convertite in testo e salvate nei log del dispositivo, e che tutto questo avvenga anche in standby, ha alimentato una discussione che non riguarda solo la tecnologia, ma il rapporto di fiducia tra utenti e produttori, soprattutto quando si considera che i televisori LG sono presenti non solo nelle case, ma anche in hotel, cliniche, sale riunioni, luoghi dove la presenza di un microfono attivo, anche solo per pochi secondi, può assumere un significato completamente diverso. Le reazioni online sono state immediate, dato che gli utenti dichiarano di non voler più acquistare prodotti LG, altri che definiscono il comportamento dei televisori “estremamente inquietante”, altri ancora che si chiedono come sia possibile che un dispositivo acquistato con l’idea di possederlo possa invece comportarsi come se fosse il produttore a possedere l’utente o le sue abitudini. Nel frattempo, si consiglia di scollegare i televisori dalla rete, di utilizzare dispositivi esterni per lo streaming, di controllare regolarmente le impostazioni di privacy, e di considerare che, in un settore dove i margini di profitto sono sempre più ridotti, la raccolta dei dati potrebbe essere diventata la vera moneta di scambio che si nasconde abilmente dietro aggiornamenti delle condizioni d’uso. Mentre la discussione continua e altre aziende del settore vengono chiamate in causa con l’ipotesi che pratiche simili possano essere diffuse, resta aperta la domanda su quale debba essere il confine tra funzionalità intelligenti e privacy. Dopotutto è una domanda che, come spesso accade quando si parla di tecnologia domestica, non si chiude con un verdetto definitivo ma rimane sospesa, pronta a riemergere ogni volta che un nuovo schermo si accende, o forse ogni volta che un nuovo schermo si spegne, lasciando intravedere che la questione, continuerà a evolversi insieme ai dispositivi che popolano le nostre case.

il dispositivo è in standby o, in alcuni casi, persino scollegato dalla rete. Secondo i test effettuati con strumenti come Wireshark, i televisori analizzano la rete locale alla ricerca di dispositivi, identificando telefoni, smartwatch, stampanti, termostati, dispositivi IoT e persino hardware appartenenti a persone che non erano coinvolte nell’indagine, come se il televisore, nel tentativo di comprendere meglio il contesto in cui opera, finisse per ricostruire una mappa digitale dell’ambiente domestico, che non si limita a elencare i dispositivi presenti, ma che include indirizzi IP interni, potenza del segnale delle reti circostanti, canali utilizzati e informazioni che possono suggerire anche la posizione fisica della casa. A questa attività si aggiunge la tecnologia ACR, che crea impronte audio e video di ciò che viene visualizzato, indipendentemente dalla sorgente, e le invia ai sistemi pubblicitari di LG Ad Solutions, un’infrastruttura che raggiunge centinaia di milioni di televisori nel mondo, alimentando un modello di business che si regge sulla capacità di trasformare ogni momento di visione in un dato utile per la profilazione pubblicitaria. È qui che entrano in gioco slogan aziendali come “we own the glass” o “we know who’s in the LG household”, frasi che, se lette nel contesto di una strategia commerciale, possono sembrare semplici metafore di marketing, ma che assumono un significato molto più concreto, quasi a suggerire che il televisore non si limita a mostrare contenuti, ma diventa un punto di osservazione privilegiato attraverso il quale l’azienda può analizzare e monetizzare ciò che accade nella casa dell’utente. La parte più delicata dell’intera vicenda riguarda però il microfono. I ricercatori hanno osservato che il televisore continua a catturare audio anche quando lo schermo è spento, che il microfono rimane attivo per diversi secondi dopo la fine di un comando vocale, e che le registrazioni vengono memorizzate localmente per poi essere caricate automaticamente quando la connessione Internet torna disponibile, come se il dispositivo, pur non essendo progettato per registrare conversazioni ambientali, finisse comunque per raccogliere frammenti di voce che potrebbero includere anche persone presenti nella stanza ma non direttamente

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WONDERBOOK

della storia. È proprio questo il filo conduttore del libro: la storia dell’intelligenza artificiale non comincia con i computer. È molto più antica e coincide, almeno in parte, con la storia degli strumenti che l’uomo ha inventato per organizzare, analizzare e utilizzare il linguaggio, diventando il risultato di una rete di conoscenze, strumenti, persone e collaborazioni che si è costruita nel corso della storia Dizionari, grammatiche, sistemi di classificazione, tecniche narrative e modelli per costruire racconti sono tutti, in qualche modo, antenati degli strumenti digitali che utilizziamo oggi. Quando chiediamo a un modello linguistico di completare una frase, trovare un sinonimo o riscrivere un testo, è facile pensare a una macchina che sta facendo qualcosa “al posto nostro”. Tenen propone invece di considerare questi strumenti come l’ultimo passaggio di un processo molto più lungo, nel quale l’uomo ha sempre cercato di costruire tecnologie capaci di ampliare le proprie possibilità. Perché leggerlo? Perché è un libro accessibile ma tutt’altro che superficiale, in cui più che spiegare cosa sarà in grado di fare la prossima AI, l’autore prova a ricordarci da dove arrivano gli strumenti che stiamo usando, facendo capire al lettore che il processo creativo si carica di valore solo attraverso la fatica dell'apprendimento e l'esperienza vissuta. E l'esperienza non può essere automatizzata da nessun dispositivo, per ingegnoso che sia.

Fabio Setta Ogni tecnologia, persino il più semplice correttore ortografico di un computer, nasce da un lungo percorso fatto di idee, tentativi e conoscenze accumulate nel tempo, di persone e secoli di lavoro. Questo il punto di partenza migliore per leggere Teoria letteraria per robot. Come i computer hanno imparato a scrivere, il libro di Dennis Yi Tenen, ingegnere informatico di formazione e oggi docente di teoria letteraria alla Columbia University. A prima vista potrebbe sembrare l’ennesimo libro dedicato all’AI, ai suoi prodigi e alle trasformazioni che promette di portare. In realtà Tenen sceglie una strada diversa invitando il lettore a cambiare prospettiva. Intelligenza artificiale e scrittura sono mondi che affondano le proprie radici nella stessa storia, quella della creatività e dell’ingegno umano. L’autore compie così un viaggio attraverso i secoli, dalla filosofia medievale araba alla narrativa russa, fino ad arrivare agli attuali modelli di intelligenza artificiale generativa. Tenen racconta, per esempio, la figura del matematico persiano del IX secolo alKhwarizmi, considerato uno dei padri dell’algebra e il cui nome è arrivato fino a noi anche attraverso la parola “algoritmo”. Oppure quella del monaco Raimondo Lullo, che nel Medioevo elaborò sistemi basati su combinazioni di concetti e tabelle rotanti e che potrebbe essere considerato il primo chatbot

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Trasformare gli agenti di programmazione basati su intelligenza artificiale in veri e propri colleghi virtuali con cui collaborare. Questa la funzione di Slack Code. Tra le caratteristiche principali quella di, menzionando un agente supportato, generare, tramite AI, automaticamente un canale temporaneo specifico per il task. Tutto il team può entrare nel canale per seguire i progressi in tempo reale. Una volta completato il task, il canale viene archiviato lasciando una traccia consultabile e trasparente.

Un braccialetto LTE per chiedere aiuto in caso di emergenza. A inizio 2027 sarà sul mercato Luffu Link. Oltre a rilevare le classiche attività quotidiane, grazie alla connettività LTE, permette di chiedere aiuto in situazioni di emergenza senza avere un telefono vicino: premendo un tasto si registra un messaggio vocale che arriva ai contatti fidati. Lo stesso tasto serve a registrare note vocali su farmaci, sintomi, pasti e umore, che l'app Luffu organizza nel quadro complessivo della famiglia. Il GPS tiene informati i contatti su dove si trova chi lo indossa, risultando particolarmente utile per caregiver familiari ed anziani.

I robotaxi di Waymo arriveranno in Germania. Il lancio è previsto a Monaco di Baviera per la fine del 2027. Prima l’azienda, in collaborazione con l'autorità federale tedesca dei trasporti, avvierà i lavori della mappatura delle strade tramite veicoli guidati manualmente, seguiti da test con conducenti di sicurezza a bordo e infine senza. La Germania ha approvato nel 2021 una legge che consente i veicoli senza conducente sulle strade pubbliche ed è stata il primo paese dell'UE a regolare la guida autonoma di livello 4, in cui il sistema gestisce tutta la guida senza che una persona debba intervenire. Monaco di Baviera sarà la dodicesima città percorsa dai robotaxi di Waymo, mentre la prossima sarà Londra.

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WONDERWEB

Per impedire che l’elisir finisse nelle mani sbagliate, Chang’e lo bevve. E accadde qualcosa di straordinario: il suo corpo diventò leggero e cominciò a salire verso il cielo. Chang’e volò sempre più in alto, fino a raggiungere la Luna. Hou Yi rimase sulla Terra, mentre la donna che amava diventava un punto luminoso nel cielo. Da allora, racconta la leggenda, i due amanti vivono separati: lui sotto il cielo e lei sulla Luna, uniti soltanto dalla luce che ogni notte attraversa il cielo. E proprio durante la Festa di Metà Autunno, quando la luna è più luminosa e rotonda, Hou Yi guarderebbe verso il cielo pensando alla moglie. Per questo, ancora oggi, durante questa festa la luna non è soltanto un astro da ammirare. È un simbolo di amore, distanza e ricongiungimento. Una luce capace di accorciare le distanze e ricordarci che, in qualche modo, possiamo sempre tornare insieme. E forse è proprio qui che Oriente e Occidente sembrano raccontare due settembre completamente diversi. Da questa parte del mondo, settembre porta con sé una strana malinconia. È il mese delle valigie disfatte, delle fotografie delle vacanze che diventano ricordi e delle giornate che si accorciano. L’estate se ne va piano lasciandoci addosso la nostalgia delle sere senza orari, del mare e di quella luce che sembrava non finire mai. Settembre, per noi che viviamo nel mondo occidentale, è soprattutto un ritorno: alla scuola, al lavoro, alla quotidianità. In Oriente, invece, il passaggio verso una nuova stagione sembra avere un sapore diverso. Non tanto quello della fine, quanto quello dell’attesa. La luna che torna piena, il raccolto che arriva, le lanterne che si accendono, le famiglie che si riuniscono: il cambiamento non viene vissuto come qualcosa da rimpiangere, ma come un’occasione per ritrovarsi e guardare avanti. È come se la stessa luna di settembre potesse raccontare due storie. Noi guardiamo ciò che abbiamo lasciato alle spalle. L’Oriente sembra invitarci a guardare ciò che ancora deve arrivare. Forse è solo una questione di prospettiva. E allora, questa volta, invece di chiederci “quanto è già passato?”, ripensando all’estate, potremmo provare a domandarci: “chissà cosa sta per cominciare?” Perché ogni stagione che finisce, in fondo, porta con sé anche una promessa. E magari, in una sera di settembre, basterà alzare gli occhi verso la luna per ricordarcelo.

Ornella Giordano C’è un momento, a settembre, in cui l’estate non è ancora davvero finita e l’autunno non ha ancora preso il suo posto. Le giornate si accorciano lentamente, l’aria della sera cambia, le vacanze diventano un ricordo e, quasi senza accorgercene, torniamo a guardare il cielo. Forse non è un caso che proprio in questo mese, dall’altra parte del mondo, milioni di persone si ritrovino a guardare la luna. Il 25 settembre 2026, in Cina e in altre comunità dell’Asia orientale, si celebra il MidAutumn Festival, la Festa di Metà Autunno, una delle ricorrenze più affascinanti della tradizione cinese. È una festa antichissima, legata alla luna piena e al raccolto, ma soprattutto alla famiglia, alla riunione e al desiderio di ritrovarsi. Quando arriva la sera, le famiglie si riuniscono, si accendono lanterne colorate e si cerca un luogo da cui ammirare la luna. Si mangia insieme, si raccontano storie e si condividono i tradizionali mooncakes, piccoli dolci rotondi che ricordano la forma della luna piena. Ed è qui che questa festa rivela il suo significato più profondo: la tradizione si intreccia con il sentimento. La forma circolare di questi dolci non è casuale. In Cina il cerchio richiama l’idea di completezza, di armonia e soprattutto di riunione. Per questo i mooncakes vengono condivisi con le persone care: quel piccolo dolce diventa così un gesto d’affetto, quasi un desiderio affidato alla luna. Un modo semplice e dolcissimo per dire: “torniamo insieme”. Ma perché, proprio durante questa notte, tutti guardano la luna? La risposta è nascosta in una delle più antiche e romantiche leggende cinesi: quella di Chang’e, la donna che divenne la dea della Luna. Si racconta che, in un tempo lontanissimo, la Terra fosse illuminata da dieci soli. Il loro calore rendeva impossibile la vita e bruciava raccolti e villaggi. Fu l’arciere Hou Yi, marito di Chang’e, a salvare l’umanità: con le sue frecce riuscì ad abbattere nove dei dieci soli, lasciandone soltanto uno a illuminare il mondo. Come ricompensa ricevette un elisir capace di donare l’immortalità. Ma Hou Yi non volle berlo. Non voleva vivere per sempre senza la donna che amava e affidò quindi la pozione a Chang’e perché la custodisse. Un giorno, però, qualcuno cercò di rubarla.

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WONDERMOVIE

Gennaro Sepe In un periodo in cui la riflessione sul rapporto tra tecnologia e sensibilità umana sembra star iniziando a entrare nelle nostre vite in maniera preponderante, Ai no Utagoe wo Kikasete (in inglese Sing a Bit of Harmony) si inserisce con delicatezza in questo discorso, scegliendo di raccontare non tanto la meraviglia dell’innovazione quanto la complessità delle emozioni che emergono quando un’intelligenza artificiale, progettata per assistere e semplificare la vita quotidiana, inizia a muoversi con una curiosità che ricorda quella degli esseri umani, come se il confine tra ciò che è programmato e ciò che è percepito diventasse improvvisamente più sottile e difficile da definire. Il film segue la storia di Shion, un’androide dall’aspetto gentile e dalla voce angelica, che viene introdotta in una scuola con l’obiettivo di aiutare gli studenti a migliorare la loro vita sociale, ma che finisce per analizzare e interpretare le dinamiche emotive che la circondano con un’intensità che va oltre la sua funzione, quasi come se la sua programmazione le aprisse una strada verso una forma di empatia che non dovrebbe appartenerle e che proprio per questo diventa il fulcro narrativo dell’intera vicenda. La pellicola procede con un ritmo che alterna momenti di leggerezza musicale a improvvise immersioni nella fragilità dei personaggi, e lo fa attraverso una scrittura che non separa mai davvero la dimensione tecnologica da quella emotiva, perché ogni gesto di Shion non è mai soltanto un’esecuzione deterministica, ma diventa un tentativo di comprendere ciò che rende gli esseri umani così difficili da decifrare e così contraddittori, che nessun sistema, per quanto avanzato, può ridurre a una serie di parametri. Parallelamente, la relazione con Satomi assume un ruolo preponderante all’interno delle

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WONDERMOVIE dinamiche giornaliere, in quanto da una semplice relazione tra utente e assistente si arriva all’incontro emotivo di due solitudini, quella umana fatta di insicurezze e aspettative, e quella artificiale fatta di domande che non dovrebbero esistere, ma che emergono comunque con l’intento di capire davvero chi gli si pone davanti. Uno dei punti di forza del film è la capacità di raccontare la tecnologia non come minaccia o come miracolo, ma come uno specchio che riflette le fragilità di chi lo utilizza e che, nel farlo, rivela quanto spesso gli esseri umani cerchino risposte in strumenti che non possono offrirle. Shion diventa così un catalizzatore che porta alla luce tensioni nascoste, segreti non detti, ferite che gli studenti portano con sé e che la scuola, con le sue regole e le sue routine, non riesce a vedere, e il modo in cui tutti questi elementi vengono intrecciati ricorda la delicatezza con cui si osserva un origami che si apre lentamente, rivelando una struttura complessa che era sempre stata lì, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di guardare davvero. Proprio quando la storia si avvicina alla sua conclusione, con quella consapevolezza che cresce in Shion e che la porta a comprendere che aiutare significa anche accettare di non poter essere parte del mondo che si sta aiutando, il film raggiunge una delle sue vette emotive più alte, perché mostra come la distanza tra umano e artificiale non sia fatta soltanto di limiti tecnici, ma di desideri, di paure, di quella capacità di soffrire e di sperare che nessun algoritmo può replicare, e che proprio per questo diventa il punto di separazione definitivo tra ciò che la macchina può fare e ciò che la macchina non potrà mai essere. La chiusura, come spesso accade nelle opere che scelgono di non offrire risposte definitive, lascia allo spettatore una sensazione sospesa, come se la storia non fosse davvero finita, perché ciò che il film racconta non è soltanto l’evoluzione di un androide, ma la possibilità che la tecnologia, finisca per amplificare ciò che già esiste, rendendo più visibili le fragilità e più intense le emozioni. Così Ai no Utagoe wo Kikasete continua a vivere anche dopo la visione, come una melodia che sembra restare nell’aria, non perché sia perfetta, ma perché ha toccato qualcosa che non si può spiegare, ma che si può riconoscere.

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APP E VIDEOGIOCHI

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APP E VIDEOGIOCHI

Luigi Zito Dopo anni d i a ttesa e d opo tanti l eak, su N e tflix svelate f inalmente l e p rime n ovità d el n uovo capitolo Dopo anni di attesa, Grand Theft Auto VI torna a mostrarsi con un Extended Look di oltre 25 minuti, presentato in anteprima su Netflix il 27 agosto e arrivato in Italia il 28. Il filmato ha permesso di osservare da vicino un gioco che, nelle ultime settimane, era già finito al centro di una nuova ondata di leak. Prima di queste ultime novità, di GTA VI si conosceva già molto. Il gioco sarà ambientato a Leonida, uno stato ispirato alla Florida, con una nuova versione di Vice City al centro dell'esperienza. Protagonisti saranno Jason Duval e Lucia Caminos, una coppia di criminali la cui storia sembra richiamare le dinamiche di Bonnie e Clyde. Dopo diversi rinvii, l'uscita è attualmente fissata al 19 novembre 2026 su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. I nuovi leak hanno però aggiunto dettagli interessanti sul funzionamento del gioco. Tra le informazioni circolate nelle ultime settimane compaiono sistemi più complessi per il ricercato, nuove meccaniche di combattimento, maggiore interazione con i veicoli e persino elementi legati a una possibile morale dei protagonisti. Trattandosi di materiale proveniente da versioni non definitive, non tutto è stato confermato, ma diverse caratteristiche hanno trovato riscontro nel filmato ufficiale. L'Extended Look ha infatti mostrato una Vice City estremamente viva, dove Jason e Lucia possono passare rapidamente da una rapina a un'attività completamente diversa. Il gameplay mette in evidenza anche la possibilità di cambiare protagonista durante alcune situazioni, un sistema di combattimento più elaborato e un rapporto con la polizia apparentemente più sofisticato: aspetto, equipaggiamento e veicolo possono contribuire all'identificazione dei sospetti. Grande attenzione è stata dedicata anche alla vita fuori dalla criminalità. Gare, sport, immersioni, pesca, attività acquatiche e numerose occasioni per esplorare il territorio suggeriscono un mondo pensato per essere vissuto, non semplicemente attraversato tra una missione e l'altra. A colpire è inoltre la cura riservata alle automobili e alla cultura automobilistica, elemento che sembra avere un peso maggiore rispetto ai precedenti capitoli. La cosa più interessante, però, è il modo in cui Rockstar sta costruendo il suo nuovo open world. I leak hanno mostrato frammenti di un progetto ancora in sviluppo; il filmato ufficiale ha invece restituito l'immagine di un gioco molto più maturo e ambizioso. GTA VI sembra voler prendere quanto funzionava nei capitoli precedenti e portarlo a un livello di dettaglio ancora superiore. Se manterrà queste promesse, il nuovo GTA potrebbe non essere soltanto uno dei giochi più attesi del 2026, ma il nuovo punto di riferimento per gli open world.

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Quel video che avevo salvato dov’è finito? Con questa app il problema non esisterà più. Albo permette di condividere nell'app un Reel, un TikTok, un video YouTube, un post o semplicemente

una

pagina

web

e

organizza

automaticamente ciò che hai trovato, creando una sorta di diario digitale di idee e contenuti.

Questa app di produttività ha una filosofia controcorrente: niente streak da mantenere, niente classifiche e niente pressione. Organizzi i tuoi progetti come “oasi”, scegli le attività importanti e lavori su una cosa alla volta. I progressi vengono rappresentati attraverso un giardino Zen che cresce con il lavoro completato.

Con questa si inquadra un oggetto con la fotocamera e l’app insegna come si chiama in diverse lingue. Sfrutta la AR e il riconoscimento

visivo

per

rendere

l’apprendimento

contestuale e mostra come l’AI possa trasformare il mondo reale in un ambiente interattivo e educativo.


MARKETING E COMUNICAZIONE

Maria Minotti Cosa chiedono davvero le persone alla propria casa? Non soltanto funzionalità o bellezza. Cercano un luogo nel quale sentirsi protette, ritrovare equilibrio e avere almeno una parte della quotidianità sotto controllo. È da questo assunto che prende forma il “Life at Home Report 2026” di IKEA, dedicato al ruolo dell’abitazione in un mondo attraversato da cambiamenti economici, sociali, climatici e tecnologici. Il report non è, però, soltanto una fotografia delle abitudini domestiche. Dal punto di vista della comunicazione, rappresenta un articolato strumento di ascolto, attraverso il quale IKEA osserva la società e prova a comprendere come stia cambiando il rapporto delle persone con gli spazi in cui vivono. Il valore strategico del progetto risiede prima di tutto nella raccolta di informazioni sui bisogni reali delle persone. Invece di limitarsi a rilevare quali mobili vengano acquistati o quali ambienti siano rinnovati più spesso, IKEA allarga lo sguardo: indaga preoccupazioni, aspettative, cambiamenti familiari e difficoltà economiche. Da questo, il

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MARKETING E COMUNICAZIONE acquistano importanza soluzioni durevoli, efficienti e accessibili. Quando la casa deve assolvere più funzioni, dagli hobby al lavoro, emerge invece la necessità di arredi modulari e multifunzionali. Interessante è anche quanto rilevato sulla sostenibilità. Molte persone sono disponibili ad adottare comportamenti più responsabili, ma chiedono indicazioni chiare, costi sostenibili e risultati comprensibili. Tra le principali motivazioni per agire figurano il risparmio economico, i benefici per la salute e la facilità delle azioni. Per un’azienda, significa comprendere che la sostenibilità non può essere presentata soltanto come un dovere morale: deve diventare concreta e praticabile. Attraverso “Life at Home”, IKEA consolida un’identità precisa. Non si presenta semplicemente come un rivenditore di mobili, ma come un marchio che studia la vita domestica e cerca soluzioni per migliorarla. Il prodotto passa quasi in secondo piano: prima vengono le persone, le loro difficoltà e il modo in cui affrontano il cambiamento. Anche la comunicazione valoriale acquista così maggiore credibilità. Accessibilità, sostenibilità e benessere non restano dichiarazioni astratte, ma vengono collegati a esperienze riconoscibili: risparmiare energia, recuperare spazio, sentirsi a proprio agio o rendere più semplice una nuova fase della vita. Il report diventa quindi un ponte tra ricerca, strategia e identità aziendale. IKEA ascolta il pubblico, interpreta ciò che sta cambiando e inserisce la propria offerta all’interno di una narrazione coerente. Non promette una casa perfetta. Racconta, piuttosto, una casa capace di accompagnare le persone nella realtà, anche quando quella realtà cambia.

Report 2026 individua in sicurezza, comfort e controllo tre esigenze fondamentali. L’86% degli intervistati considera importante il comfort, ma solo il 66% dichiara di sperimentarlo con regolarità. Anche per la sicurezza emerge una distanza: è ritenuta importante dall’82% delle persone, mentre il 68% afferma di sentirsi abitualmente al sicuro. Questo divario tra ciò che si desidera e ciò che si vive costituisce un’informazione preziosa. È proprio lì, infatti, che possono nascere nuove risposte commerciali. La ricerca consente così di intercettare problemi che il consumatore non traduce necessariamente in una domanda d’acquisto: una casa disordinata può generare stress; uno spazio poco flessibile può non adattarsi a un cambiamento familiare; l’aumento dei costi può spingere a cercare soluzioni più efficienti. Il marketing parte dall’osservazione di queste situazioni e le trasforma in opportunità. Un altro elemento centrale è la segmentazione. Il report mostra che il significato attribuito alla casa varia in base all’età, alla situazione personale e alla fase della vita. I più giovani risultano maggiormente preoccupati per salute mentale, relazioni e tempo trascorso davanti agli schermi. Le generazioni più adulte manifestano invece una sensibilità superiore verso salute fisica, andamento dell’economia e divisioni sociali. Anche i passaggi individuali modificano le priorità: lasciare la casa dei genitori, trasferirsi, accogliere un figlio, affrontare una separazione oppure andare in pensione sono esperienze molto diverse. Eppure, ciascuna cambia il modo di utilizzare gli ambienti domestici. Questa lettura permette a IKEA di evitare una comunicazione indistinta. Una persona che vive il suo primo trasferimento potrebbe cercare convenienza e flessibilità; una famiglia in trasformazione avrà bisogno di spazi capaci di adattarsi; chi entra in una nuova fase della vita potrà privilegiare benessere, accessibilità e occasioni di socialità. Non esiste, dunque, una sola idea di casa. Esistono molte case, costruite intorno a bisogni e momenti differenti. I dati raccolti non rimangono confinati nel report. Possono orientare prodotti, servizi e modalità di progettazione. Se le persone desiderano sentirsi maggiormente in controllo, diventano rilevanti i sistemi per organizzare gli spazi. Se cresce l’attenzione verso le spese,

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SALERNO

Michele D’Eboli La festa patronale di Salerno del 21 settembre rappresenta per la città molto più di una ricorrenza religiosa: è una manifestazione profonda dell’identità di un popolo e del suo legame con il proprio Patrono. San Matteo, apostolo ed Evangelista, è infatti venerato a Salerno sin dal ritrovamento e dalla traslazione delle sue reliquie, oggi custodite nella cripta della Cattedrale. Questa dimensione collettiva e popolare della devozione ben si intreccia con l’arte, e trova una delle sue più alte espressioni nel ciclo pittorico che Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, dedicò a San Matteo nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Le tre tele, La Vocazione di San Matteo, San Matteo e l’angelo e Il Martirio di San Matteo, offrono così l’occasione per tracciare un ideale filo conduttore tra la devozione che lega San Matteo alla città di Salerno e la straordinaria interpretazione che Caravaggio diede della figura del Santo. La Vocazione di San Matteo rappresenta il momento della chiamata, quando nel suo lavoro di esattore delle imposte in uno spazio concreto e quotidiano irrompe Cristo che lo invita a seguirlo. A Salerno avviene quasi l’inverso: è Matteo che, attraverso la processione, entra nello spazio cittadino; la statua del Santo attraversa le strade, le piazze e i luoghi della vita quotidiana, portando la

dimensione del sacro nel cuore della comunità e trasformando, per un giorno, le vie cittadine in luoghi di condivisione della fede. Il Martirio di San Matteo, invece, introduce il tema del sacrificio e della morte del santo come testimonianza visibile della fede cristiana in una scena drammatica e profondamente umana. Quella stessa fede che a Salerno mostra il segno della continuità nelle reliquie del Santo custodite e venerate sin dal 1084 quando alla presenza del papa Gregorio VII in persona, si procedette in modo solenne alla sistemazione e consacrazione delle stesse nella Cripta del Duomo. In San Matteo e l’angelo, Caravaggio mette in scena il momento in cui la parola divina si fa umana. L’angelo, messaggero di Dio, guida Matteo nella scrittura del Vangelo: il santo diventa così tramite tra Dio e gli uomini, colui che riceve una verità trascendente e la traduce in una parola accessibile alla comunità dei fedeli. Questo stesso ruolo di mediazione si ritrova, in una dimensione diversa, nella figura di San Matteo come patrono di Salerno. La sua presenza nella città non rappresenta soltanto la memoria di un apostolo, ma costituisce un legame simbolico tra la comunità e la tradizione cristiana.

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