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20 regioni per 1 Italia

20 artisti per una mostra

25 marzo – 20 maggio 2012


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ventiperuna 20 regioni per 1 Italia, 20 artisti per una mostra 25 marzo – 20 maggio 2012

Un progetto IGAV per la Castiglia di Saluzzo A project by IGAV for Castiglia di Saluzzo Ideazione e realizzazione Istituto Garuzzo per le Arti Visive

Mostra a cura di Exhibition curated by Martina Corgnati

Catalogo a cura di Catalogue edited by Martina Corgnati

Organizzazione Organization IGAV

Testi di Texts by Martina Corgnati Alessandro Demma

Presidente President Rosalba Garuzzo nell’ambito di “Saluzzo Contemporanea Un progetto IGAV di arte diffusa” part of “Saluzzo Contemporanea Un progetto IGAV di arte diffusa” In collaborazione con In collaboration with

Direttore artistico Artistic Director Martina Corgnati Curatore Curator Alessandro Demma Direttore organizzativo Managing Director Cristina Cavaglià

Con il patrocinio di Under the Patronage of

Coordinamento Coordinator Carlotta Saracco Segreteria Secretariat Alessandra Lombardi

Con il contributo di With the contribution of

Redazione web Web editing Angela Pastore Per l’allestimento ha collaborato Contributor to the staging of the exhibition Alessandro Falanga

Partner ufficiale Official Partner

Ufficio Stampa Press Office Emanuela Bernascone, Torino Consulenza assicurativa Insurance Aon s.p.a Insurance Brokers Progetto grafico Graphic design Tonicadv Realizzazione editoriale De Ferrari Comunicazione S.r.l.

Traduzioni Translations Katherine Clifton Gordon Fisher, Traduzioni Liquide Crediti fotografici Photographic credits Per l’immagine di / For the picture of Dario Ghibaudo: Tommaso Matina Per l’immagine di / For the picture of Claudia Losi: Dario Lasagni Grafica della copertina Cover design Tonicadv Un ringraziamento particolare a Special thanks to Paolo Allemano Sindaco di / Mayor of Saluzzo Fulvia Artusio Vicesindaco di / Deputy Mayor of Saluzzo Roberto Pignatta Assessore alla Cultura e al Turismo / Councillor responsible for Culture and Turisme, Saluzzo Si ringraziano inoltre Gianna Gancia Presidente Provincia di Cuneo / President of the Province of Cuneo Licia Viscusi Assessore alla Cultura Provincia di Cuneo / Councillor responsible for Culture, Province of Cuneo Ringraziamenti Acknowledgments Luca Boiero Luigi Cavallo Marco Delleani Anna Maria Faloppa Silvia Manavella Iris Motaran


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La riapertura ufficiale della Castiglia, dopo la pausa invernale, avviene sotto i migliori auspici e coincide con un evento culturale di alto profilo e denso di significati. All’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, a cui da anni siamo legati da uno stretto rapporto di collaborazione che si è rivelato proficuo e nel quale riponiamo molte aspettative anche per il futuro, abbiamo affidato con grande fiducia l’onere ma anche l’onore di inaugurare una nuova stagione nel nostro polo espositivo. La Castiglia di Saluzzo diventa lo scenario della mostra Venti per una – 20 regioni per 1 Italia, 20 artisti per 1 mostra, studiata per essere uno spunto di riflessione sull’arte contemporanea italiana. Siamo orgogliosi di accogliere questo progetto dell’IGAV che propone una selezione di venti artisti italiani, uno per regione, espressione di una cultura e di una realtà che concorre alla composizione della nostra complessa identità nazionale; venti artisti chiamati a presentare opere sulle tematiche della cultura regionale e nazionale italiana, dell’identità e della cittadinanza. La mostra, uno degli eventi principali della primavera saluzzese, sarà un momento per riflettere, in una realtà globale, sulla memoria, le radici e la tradizione; un’occasione per approfondire il rapporto con il proprio territorio di appartenenza. Ancora una volta si realizza un felice connubio tra l’arte contemporanea e un sistema culturale, composto da un insieme architettonico, storico e paesaggistico unico qual è il nostro borgo medievale. Ancora una volta contiamo su una positiva risposta del pubblico. Paolo Allemano Sindaco della Città di Saluzzo

The official re-opening of the Castiglia, after the winter break, bodes very well and coincides with a high-profile cultural event of great significance. We have entrusted the Garuzzo Institute for the Visual Arts – with which we have been closely associated for years in a valuable relationship that we expect will allow us to achieve yet more great things in the future – the task and, indeed, the honour of inaugurating a new season in our exhibition hub. The Castiglia in Saluzzo provides the backdrop for the exhibition entitled Venti per Una – 20 regioni per 1 Italia, 20 artisti per 1 mostra, which is intended to serve as the basis for a reflection on contemporary art in Italy. We are proud to welcome this IGAV project, which encompasses a selection of twenty Italian artists, one per region, as an expression of the multi-faceted culture that feeds into our complex national identity. The twenty artists have been called upon to present works on the themes of Italian regional and national culture, identity and citizenship. The exhibition, one of the main events set to take place in Saluzzo this spring, will give visitors the opportunity to think, in a global context, about memory, roots and tradition, and it will also afford an opportunity to develop one’s relationship with one’s own part of the country. Once again, what has been achieved is a winning combination of contemporary art and the unique cultural system – composed of architecture, history and the landscape – constituted by our Mediaeval borgo. Once more, we are counting on a positive reaction from the public. Paolo Allemano Mayor of the City of Saluzzo

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Venti per Una, il primo progetto prodotto dall’Istituto Garuzzo per le Arti Visive nel 2012, è stato preparato a lungo e riveste per noi una speciale importanza: il tentativo infatti è di esplorare centri, modi, forme ed eccellenze della giovane creatività artistica italiana nella sua totalità, prendendo in considerazione le diverse regioni della penisola. Proprio le Regioni che costituiscono quest’anno il primo e il più urgente fra gli interessi e le prospettive di lavoro del Ministero degli Affari Esteri. Siamo troppo abituati, infatti, a incontrare gli artisti, specie i giovani artisti, già installati in “località centrali”, strategiche, del sistema dell’arte, come Torino o Milano, ma in questo modo trascuriamo implicitamente e sistematicamente altre realtà meno favorite ma dove esistono comunque, anzi sempre di più, centri di ricerca, di formazione e di produzione delle arti visive, da cui sempre più spesso emergono sorprese ed eccellenze. Il decentramento di musei, biennali, residencies e altre occasioni di incontro, non solo in Italia ma nel mondo, è infatti una realtà che ha portato alla scoperta di altre modalità e forme d’arte, oltre che, soprattutto, di altri prepotenti talenti creativi.

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Venti per una, the first project produced by the Garuzzo Institute for the Visual Arts in 2012, has been long in the making, and for us is especially important, since it aims to explore the centres, modes, forms and leading lights of young Italian artistic creativity in its totality, taking into consideration the various regions that make up the peninsula – regions, of course, being this year the most urgent focus for the Italian Ministry of Foreign Affairs. We are far too used to meeting artists – especially young artists – once they are already installed in “central, strategic locations” within the Italian art system, such as Turin or Milan, and because of this we implicitly and systematically neglect other, less preferred areas where there nevertheless exist hubs of visual arts research, training and production – hubs that are growing all the time and giving rise to hitherto unexpected levels of excellence. The phenomenon of the decentralisation of museums, biennales, residences and the like – which is taking place not only in Italy but around the world – has led to the discovery of other modes and forms of art, and above all to the discovery of powerful, new creative talents.


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Per l’IGAV, che ha assunto da molti anni ormai come propria fondamentale mission la valorizzazione della giovane arte italiana, una ricognizione nei diversi centri dell’intera Penisola, un incontro con le sue differenze, le sue radici e i suoi talenti, prevalentemente giovani ma non solo, era indispensabile, nella prospettiva di superamento di un “centralismo” che, anche nel sistema dell’arte, non sempre e non necessariamente veicola i valori migliori; e per dare la giusta attenzione a identità, temi ed elementi che, riletti alla luce non di un folklorismo commerciale e Kitsch, ma di uno spirito e di linguaggi autenticamente “contemporanei” contribuiscono senza dubbio ad arricchire il panorama della nostra cultura italiana. L’arte è dappertutto: l’IGAV non ha tesi da dimostrare ma è animato da un’irresistibile curiosità, che lo spinge a tentare di guardarsi continuamente intorno. Quindi “venti” regioni per “una” cultura nazionale composita, ricca e dialettica; e “venti” artisti, attentamente selezionati, per un’occasione espositiva che siamo fieri di presentare alla Castiglia di Saluzzo, da molti anni nostra “casa” e sede privilegiata delle attività dell’IGAV in Italia.

For IGAV, which has had as its longstanding mission the promotion of young Italian artists, it was indispensable to carry out a reconnaissance operation in the various centres of activity scattered throughout the entire country, in order to come face-to-face with the differences, the roots and the (mostly but not exclusively young) talents to be found there. This was crucial with a view to moving beyond the “centralism” that, in the art system as elsewhere, does not always and not necessarily embody the best values. It was also essential with a view to paying the right amount of attention to identities, themes and elements that – reinterpreted in the light not of a commercial, kitsch folklorism, but rather of a spirit and of languages that are authentically “contemporary” – undoubtedly contribute to enriching the panorama of Italian culture. Art is everywhere. IGAV has no particular axe to grind; rather, it is driven by an unflagging curiosity, which leads it to try to look at what is going on around it at all times. So, “twenty” regions for “one” rich, national, composite, dialectical culture; and “twenty” artists, carefully selected, for an exhibition event that we are proud to present at the Castiglia in Saluzzo, which for many years has been our “home” and the base for IGAV’s activities in Italy.

Rosalba Garuzzo Presidente IGAV

Rosalba Garuzzo IGAV President

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Sommario

Introduzione di Martina Corgnati

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Per una cartografia dell’arte italiana di Alessandro Demma

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Artisti in mostra

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Biografie Artisti

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Esiste ancora l’arte italiana? Esiste, in altre parole, un’identità comune e caratterizzante che distingua la cultura artistico-visiva del nostro paese da quella di altri territori europei o mediterranei? esiste una radice, un patrimonio di forme e di modi condiviso? Tentare di rispondere a domande come queste oggi, dopo vent’anni almeno di globalizzazione programmatica che ha interessato i linguaggi artistici a ogni livello, non è facile. A un primo livello e a un primo sguardo si sarebbe tentati di replicare con un secco “no”: non c’è e non ci può essere alcuna differenza fra un artista italiano e uno svizzero o statunitense o svedese – tutti hanno accesso alle stesse, ricchissime e praticamente illimitate fonti di informazione, tutti comunicano in rete, dialogano, si muovono lungo percorsi simili, frequentano le stesse città e gli stessi programmi di residecies e utilizzano più o meno le stesse tecniche e strategie produttive. Inoltre, ad aggravare, o migliorare dipende dai punti di vista, le cose, va aggiunto che sempre più numerosi artisti italiani si trasferiscono all’estero per soggiorni di durata più o meno lunga, nel tentativo non solo di alimentare il loro lavoro e la loro ricerca con stimoli nuovi ma anche di entrare più facilmente e direttamente in contatto con alcuni gangli vitali del sistema dell’arte. Tuttavia, limitarsi a queste considerazioni esteriori non sembra essere sufficiente; al di là degli “stereo-tipi”, relativi all’italianità come a qualunque altra cosa, restano infatti dei “tipi” fondati su interessi, abitudini, pratiche, sorgenti e patrimoni di memorie più o meno condivise, dalla lingua al cibo, odori, modi, tempi, gusti, immaginazioni. Tutte “piccole cose” che si fanno tanto più precise e calzanti quanto più quantitativamente limitato e qualitativamente omogeneo è il gruppo cui si fa riferimento. Bisogna forse ammettere allora che anche fra gli artisti, così come fra gli “italiani” genericamente intesi, un qualche sostrato comune sopravviva e si manifesti soprattutto in forma di sensibile “differenza”

Does Italian art still exist? In other words, is there still a shared, defining identity that differentiates the visual-art culture of our country from that of other European or Mediterranean territories? Is there a root, a shared heritage of forms and modes? It is far from easy to try to respond to questions like this today, after at least twenty years of systematic globalisation that has taken in the languages of art at every level. On one level, and at first glance, one would be tempted to reply with a curt “no” – i.e. there is not, nor can there be, any difference between an Italian artist and an artist from Switzerland, the States or Sweden, since they all have access to the same, incredibly rich and practically unlimited sources of information, they all communicate online, entering into dialogues, moving along similar paths, frequenting the same cities and the same residency programmes, and they all use more or less the same production techniques and strategies. Moreover, to make things better or worse, depending on your point of view, it should be stressed that more and more Italian artists are moving abroad to spend periods – some shorter, some longer – outside Italy, in an attempt not only to nourish their work and their research with new stimuli but also to enter more easily and directly into contact with the beating heart of the art system. Anyway, limiting oneself to these exterior considerations seems far from sufficient; over and above the “stereo-types”, relating as much to Italianness as to anything else, there remain “types” based on interests, habits, practices, sources and resources of memory that are shared to one extent or another, from language to food, smells, modes, times, tastes, imaginations – all “little things” that become all the more precise and appropriate as the group being referred to becomes more quantitatively limited and qualitatively homogenous. It is perhaps necessary to concede that among artists, as among “Italians” in the more general sense, a certain common substrate survives and manifests itself above all in the form

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rispetto alla ricerca e alla produzione di persone emerse da contesti e culture dissimili. In questa mostra alcuni artisti italiani, dislocati o provenienti da località diverse della penisola ma ancora tutti, anche coloro che risiedono all’estero, legati o ispirati dal loro luogo d’origine, sono stati invitati a riflettere su questioni identitarie, linguistiche e “socio-geografiche”, o storico-culturali, che li (ci) riguardano, contemplando anche, in queste, punti di vista inattesi che contribuiscono, come solo l’arte sa fare, a mettere in luce circostanze e aspetti problematici o inusitati o comunque stra-ordinari di tale identità sotto indagine. Concepito proprio nell’anno delle celebrazioni per il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia e messo in opera, significativamente, nella fase immediatamente successiva, senz’altro meno trionfalistica, questo progetto è nato anche per rispondere alla carenza di avvenimenti, fra i festeggiamenti, che l’anno scorso abbiano visto protagonista l’arte contemporanea italiana: un nonsense, se consideriamo che la memoria non sia solo materia scolastica o celebrazione retorica ma anche ricerca del senso e prospettiva di futuro. Riflettere sull’Italia, sulla ricchezza, complessità e polifonia dell’identità italiana da un punto di vista artistico significa, a mio avviso, innanzi tutto dar voce ai diretti interessati che quella ricchezza contribuiscono a formare. Ma lo scopo principale di Venti per Una resta quello di compiere una ricognizione allargata, curiosa e rischiosa nelle venti regioni italiane, avventurandosi in centri e luoghi molto diversi, alcuni molto meno visibili di altri, alla ricerca delle differenze, e di sensibilità e problematiche specifiche che, in alcuni casi, hanno nutrito in maniera del tutto particolare il lavoro dei migliori artisti che vi sono cresciuti in mezzo, con un occhio rivolto al mondo e l’altro alle proprie radici, personali e culturali. Quali artisti? Giovani, in alcuni casi giovanissimi, ma non solo; tuttora presenti nelle loro città

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of a tangible “difference” with respect to the research and production of artists emerging from other contexts and cultures. In this exhibition, a number of Italian artists, located in or hailing from different parts of the peninsula but still all – even those who live abroad – bound to or inspired by their place of origin, have been invited to reflect on a range of issues relating to identity, language, “socio-geographic” or historical/cultural matters, that concern both them and us, dealing here too with unexpected perspectives that contribute, as only are can, to highlighting circumstances and aspects that are problematic, unusual or in any case extraordinary, in relation to the identity under investigation. Conceived in the very year of the celebrations for the 150th anniversary of the Unification of Italy and, significantly, implemented in the – certainly less triumphalistic – phase immediately thereafter, this project came about partly in response to the lack of celebrations held last year that put Italian contemporary art centre stage; a ridiculous state of affairs, if we take into account the fact that memory is not only an academic subject or a rhetorical celebration but also a form of research into the sense and perspective of the future. Reflecting on Italy, on the richness, complexity and polyphony of the Italian identity from an artistic point of view means, to my mind, first and foremost giving voice to those who are directly involved in contributing towards the formation of that richness. And yet the main purpose of Venti per Una remains the carrying out of a wide-ranging, inquisitive and risk-laden reconnaissance mission across the twenty Italian regions, venturing into very diverse places, some far less visible than others, in search of differences and of specific sensibilities and problems that, in certain cases, have fed – in a very particular way – into the work of the best artists who have grown up in those milieux, with one eye on the world and the other on their own personal and cultural roots.


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d’origine oppure anche, talora, trasferiti in altre località più centrali o addirittura all’estero; ma sempre, tutti, attentissimi a considerare il contesto in cui esistono e si muovono, come artisti e come persone, con un’attenzione dalle sfumature talora sarcastiche, talora ironiche, talora poetiche, talora addirittura epiche. Elaborando lavori, sempre, aperti ma personali, in alcuni casi più sensibili alla realtà circostante (senza però mai scadere nel documentaristico), e in altri più pronti a ripiegarsi su una fervida indagine del proprio linguaggio, interpretato alla luce delle condizioni del fare contemporaneo. Qui, in queste elaborazioni, è nella tradizione (soprattutto in quella classica, sorprendentemente o forse no: dopotutto siamo italiani) che gli artisti rintracciano il pregiudizio (formale; la convenzione, in altre parole il Kitsch) per attaccarlo “dall’interno” del linguaggio stesso, senza mai perderne di vista la matrice, la radice ancora vitale che fornisce la linfa di nuove possibilità a pratiche artistiche che non abbiano rinunziato ad essere se stesse, alla propria natura complessa e specifica. (linguaggi) È il caso, per esempio, delle sculture di Alis/Filliol, il duo piemontese (Davide Gennarino e Andrea Respino) che ha concentrato la propria ricerca sulla dimensione della scultura a partire però non dall’oggetto plastico ma dal soggetto-corpo, anzi corpi (i loro due corpi) impegnati in azioni, quindi “nel tempo”: un tempo di cui la scultura cerca di trattenere il calco. Postisi uno sulle spalle dell’altro, come Enea ed Anchise in una delle immagini fondative della tradizione classica e anche del mito dell’Italia (Enea porterà i lari di Troia a Roma), il duplice corpo dell’artista spezza poi il materiale che l’ha avvolto, servendosi del proprio stesso gesto come matrice di un vuoto atto a generare l’impronta, cioè la scultura stessa. “La cosa”, sembra dicesse Carl Andre, “è un buco in ciò che la cosa non è”. la questione qui è più o meno la stessa, il ripensamento della tradizione plastica a partire dal vuoto, non dal pieno, con l’aggiunta,

Which artists? Young, in certain cases very young, but not exclusively; sometimes still located in their hometowns and in other instances based in more central locations or even overseas; in all cases, however, they are very sensitive to the context in which they exist and move around, both as artists and as people, focusing on it with undertones that are variously sarcastic, ironic, poetic or even epic. They have created works that are always at once open but also personal, in certain cases very aware of the surrounding reality (without ever falling foul of the temptation to make a documentary), whereas in others there is a greater propensity to conduct a fervent investigation into their own artistic language, interpreted in the light of the conditions of contemporary production. Here, in these works, lies the tradition (above all classical, which both is and is not a surprise – after all, we are Italians) in which the artists trace out prejudice (formal; convention, in other words kitsch) in order to attack it “from the inside” of the language itself, without ever losing sight of the matrix, the still-vital root that offers the lymph of new possibilities to artistic practices that have not renounced their very essence, their complex and specific nature. (languages) This is the case for example, of the sculptures of Alis/Filliol, the Piedmontese duo (Davide Gennarino and Andrea Respino) who have focused their research on the dimension of sculpture, but taking as their starting point not the plastic object but the subject/body, or rather, bodies (their two bodies) engaged in actions, and therefore “in time”: a time of which sculpture attempts to retain the cast. Placed on each other’s shoulders, like Aeneas and Anchises in one of the founding images of the classical tradition and also of the myth of Italy (Aeneas brought the Lares of Troy to Rome), the dual body of the artist splits open the material that enshrouded it, making use of its own gesture as the matrix of a void intended to generate the imprint – i.e. the sculpture itself. It is as if Carl Andre were saying: “the thing is a hole in that which the thing is not”. The question

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strategica e impensabile per il minimalismo, del fattore tempo: tempo della resistenza, della dialettica fra due corpi, dei loro gesti e del loro sforzo per conservare il loro spazio. Un’intenzione simile costituisce il punto di partenza anche per Franco Menicagli, artista toscano il cui lavoro sfida il valore “positivo” della scultura tradizionale, così squisitamente “italiana” e fiorentina in particolare, per ottenerne una specie di trama o griglia ambientale, gabbie d’acciaio, cavi, legni, qualche volta persino pezzi di recupero ma soprattutto elementi lineari, aperti e audacemente sospesi nello spazio. Memori di una componente molto interessante della cultura modernista, questi ambienti fragili e irregolari, percorsi da trame instabili e imprevedibili, che interferiscono con la percorribilità e con la sensibilità del nostro corpo e dei nostri movimenti, riportano ai meravigliosi Controrilievi di Tatlin, le prima “sculture” programmaticamente e decisamente fuori dal piedistallo, e, con un significativo salto di prospettiva, ad alcune esperienze Antiform (per esempio Right After di Eva Hesse 1969), assai poco praticate e conosciute in Italia. (luoghi e non) In confronto con opere come queste, risulta assai appariscente lo sguardo si vorrebbe dire “contestuale” che ispira gran parte degli altri lavori proposti in questa mostra: sguardo sempre originale e soggettivo (come dimostra la straordinaria varietà delle esperienze qui presentate) ma dialettico, aperto, critico, animato da un leggero e flessibile contatto col presente. /barbaragurrieri/group per esempio (Barbara Gurrieri ed Emanuele Tuminelli), riflette da anni sul suo punto di osservazione privilegiato, la Sicilia sudorientale, le cui abitudini, tradizioni, economia, paesaggio e cultura diventano tutti materiali “grezzi” da immettere nel lavoro, dopo un adeguato lavoro di decantazione, di sottrazione e di “raffreddamento”. Nel nostro caso, l’antica tecnica di preparazione dei pomodori secchi, utilizzata dappertutto nel Mediterraneo, viene posta a contatto con il fare pittura: i pomodori, infatti, sono

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here is more or less the same, the rethinking of the plastic tradition starting from the void, not from fullness, with the addition – strategic and unthinkable for minimalism – of the time factor: time of resistance, of the dialectic between two bodies, of their gestures and their effort to conserve their space. A similar intention also constitutes the point of departure for Franco Menicagli, a Tuscan artist whose work also challenges the “positive” value of traditional sculpture, so exquisitely “Italian” and, specifically, Florentine, using it to make a sort of irregular environmental frame, steel cages, cables, wood, sometimes even salvaged materials but, above all, elements that are linear, open and audaciously suspended in space. Mindful of a very interesting component of modernist culture, these fragile and irregular environments, shot through with unstable and unpredictable frames, which interfere with the practicability and sensitivity of our body and our movements, referring back to Tatlin’s wonderful Counter-reliefs, the first “sculptures” systematically and decisively “off the plinth” and, with a significant leap in perspective, also referring to a number of Antiform experiences (for example Right After by Eva Hesse, 1969), which are relatively unknown and rarely practised in Italy. (places and non-places) Compared to works like these, the gaze we could call “contextual” that inspires most of the other works in this exhibition appears rather eye-catching: it is a gaze that is always original and subjective (as demonstrated by the extraordinary variety of experiences presented here) but also dialectical, open, critical, animated by a light and flexible contact with the present. For example, /barbaragurrieri/group (Barbara Gurrieri and Emanuele Tuminelli) has been reflecting for years on its privileged point of observation, south-eastern Sicily, the habits, traditions, economy, landscape and culture of which all become “raw” materials to be put into the work, after an appropriate operation of decantation, subtraction and “cooling”. In our case, the ancient technique of preparing sun-dried toma-


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stati collocati su grandi tele che hanno dolcemente e lentamente contribuito ad impressionare con i loro umori, tingendoli di un gradevole tono rosa. Guardandosi intorno, i due artisti creano una dialettica fra due “tecniche di produzione” tradizionali: pittura, da una parte, che diventa una sorta di ready-made “naturale”, e disseccamento dei pomodori, dall’altra, che viene provvisto di un’imprevista ricaduta estetica. Il contrasto e la tensione fra due matrici generative che, insieme, generano soltanto impossibilità, caratterizza anche il lavoro proposto da Paride Petrei, un delicatissimo e minuzioso disegno di grande formato che ritrae, con precisione da entomologo e con spirito visionario, degno del Manuale di zoologia fantastica di Borges, un insetto mostruoso, ibrido dalle zampe di ragno e il corpo da zecca: un Minotauro, appunto, che, nella sua allarmante delicatezza, si erge a metafora della tensione fra linguaggio e cosa, significante e significato, paradigma e individuo, lettera morta e osservazione viva. Dall’animale inesistente, ma credibile, al luogo esistente ma incredibile. Il raffinato lavoro di Christian Tripodina è volto alla ricostruzione di un non-luogo (ma non nel senso postulato dall’antropologo Marc Augé, anzi proprio al contrario: un luogo fittizio, ricchissimo di connotazioni, però tutte false) o meglio di un percorso, un viaggio in un ambiente dall’aspetto esotico ma che in realtà non è quello che potrebbe sembrare. L’artista dissemina tracce, indizi, invitandoci a trarne delle conseguenze, dedurne collocazioni, ipotesi, persino trame, in senso letterario: un viaggio in paesi lontani, forse una fuga o un inseguimento. In realtà siamo alle porte di casa e tutta la costruzione di Tripodina è posticcia: il suo lavoro, inserendosi nel consistente filone letterario che si potrebbe definire dei “viaggi immaginari”, che spazia da Jules Verne a Emilio Salgari, ci porta a riflettere sulla natura subdola dell’immagine e sulla dimensione fantastica, immaginaria del nostro rapporto col “viaggio”.

toes, used everywhere in the Mediterranean, is put in contact with the act of painting: tomatoes were placed on large canvases, which they sweetly and slowly contributed to impressing with their humours, dyeing them a pleasant pink hue. Looking around, the two artists create a dialectic between two traditional “production techniques”: painting, on the one side, which becomes a sort of “natural” ready-made, and on the other side, the drying out of the tomatoes, which has an unexpected aesthetic side-effect. The contrast and the tension between two generative matrixes that, together, generate only impossibility, also characterise the work put forward by Paride Petrei, an extremely delicate and detailed large-format drawing that portrays – with the precision of an entomologist and with a visionary spirit worthy of Borges’s Handbook of Fantastic Zoology – a monstrous, hybrid insect with a spider’s legs and a tick’s body: a Minotaur, which in its alarming delicateness, rises up metaphorically from the tension between language and thing, signifier and signified, paradigm and individual, dead letter and living observation. From the non-existent but credible animal to the existent but incredible place.The refined work by Christian Tripodina is geared towards the reconstruction of a non-place (but not in the sense postulated by the anthropologist Marc Augé, quite the opposite, in fact: a fictitious place, rich in connotations, but all false) or, better still, of a path, a trip in an exotic-looking environment that is not actually what it may seem. The artist disseminates traces, clues, inviting us to draw conclusions, deduce positions, hypotheses, even plots, in the literary sense: a voyage to far-off lands, perhaps an escape or a pursuit. In reality, we are outside our own home, and Tripodina’s entire construction is false: his work, inserted into the substantial literary thread that could be defined as that of “imaginary voyages”, which ranges from Jules Verne to Emilio Salgari, leads us to reflect on the sly nature of the image and on the fantastical, imaginary dimension of our relationship with the “journey”.

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Claudia Losi ha raccolto una serie di immagini di corpi celesti, astri che ruotano nello spazio. Cucite insieme, in un patchwork alto più di tre metri, queste immagini hanno dato corpo a una quinta che fa da sfondo all’immaginario, in apparenza portandolo lontano, oltre l’orizzonte della terra. Il titolo dell’opera, Guardando Dietro, ci riporta però a un esercizio di avvicinamento all’invisibile, a quell’angolo, o quella faccia del mondo, visivo morto di cui non possiamo fare esperienza, che non possiamo vedere direttamente. La sfera dell’occhio (il bulbo oculare), ruotando lentamente, dà senso al reale, fino ad abbracciare un’intera orbita che lo riporta alle proprie origini astrali. Lontano e vicino, l’”io” e il cosmo, le distanze abissali dell’universo e la contiguità addossata del sé alle spalle dello sguardo, tutto è relativo. Claudia Losi sembra scoprire affascinanti e malinconiche, quasi scientifiche (ma anche ermetiche), affinità fra queste dimensioni apparentemente diverse, (il lato morto della visione e la faccia buia degli astri) ma collegate dallo sguardo, inteso come modalità fondamentale del fare esperienza e del dare significato alle cose. Andrea Nicodemo a prima vista sembra citare la classica proposizione concettuale di Kosuth, Una e tre sedie. Egli ci propone infatti tre volte lo stesso soggetto (un frammento di paesaggio che ci assicura estrapolato dal suo luogo d’origine, il Molise) rappresentato con tecniche differenti: la fotografia analogica, il digitale e la pittura. In realtà, sfuggendo alla presentificazione della “cosa” (il paesaggio, che non c’è e non ci può essere), l’artista sottolinea non tanto e non solo la tensione fra indice, icona e referente, per dirla con Pierce, ma l’impossibilità di replica o di riproduzione di qualcosa che sia affettivamente connotato. L’osservazione, infatti, rimanda inevitabilmente a un soggetto, al suo tempo e modo interiore: è a questo che l’artista fa riferimento, mettendo in evidenza la mancanza di attenzione e l’impossibilità della presenza non solo, non tanto, da parte della “cosa”, vagheggiata e lontana, ma del soggetto stesso.

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Claudia Losi has put together a series of images of celestial bodies, stars orbiting in space. Sewn together in a patchwork more than three metres high, these images have created a curtain that forms a backdrop to the imagination, apparently taking it far away, beyond the horizon of the Earth. The title of the work, Guardando Dietro (“Looking Back”), leads us once again to try to approach the invisible, that blind spot, that face of the world, which we cannot experience, which we cannot see directly. The sphere of the eye (the eyeball), turning slowly, gives a sense to reality, until it rotates around an entire orbit that brings it back to its astral origins. Near and far, the “I” and the cosmos, the unfathomable distances of the universe and the contiguity of the self behind the gaze, everything is relative. Claudia Losi seems to discover affinities – fascinating, melancholic, almost scientific (but also cryptic) – between these apparently different dimensions, the blind side of sight and the dark side of the stars, which are nevertheless connected by the gaze, understood as the fundamental mode of experiencing things and endowing them with meaning. At first glance, Andrea Nicodemo appears to be citing Kosuth’s classic conceptual proposition, One and Three Chairs. Nicodemo proposes the same subject three times – a fragment of landscape that he assures us is extracted from his homeland, the Molise region – represented with different techniques: analogue photography, digital and painting. In reality, eluding the presentification of the “thing” (the landscape, which is not there or may not be there), the artist underlines not so much and not only the tension between symbol, icon and index, as Pierce would have it, but rather the impossibility of replication or reproduction of something that is affectively described. Indeed, the observation necessarily refers back to a subject, to its time and interior mode: it is to this that the artist makes reference, highlighting the lack of attention and the impossibility of presence not only, not so much, of the “thing”, so far away and yearned for, but of the subject itself.


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Matteo Attruia ipotizza un luogo paradossale, che è però quello in cui tutti viviamo. L’ha battezzato Stato di confine, invertendo semplicemente la posizione del participio passato. Lo stato, così, non è soltanto la nazione ma la condizione di chi sta, l’essere fermo; mentre il confine è ciò che ci circonda tutti, l’esistenza degli altri (appunto, a loro volta, il loro “stato”). Il Friuli-Venezia Giulia, dove l’artista vive, è una regione di confine, un limite fra “stati” diversi che in passato, passato prossimo, ha suscitato contese feroci. Il confine è pertanto, soprattutto osservato da questo punto di vista, una dimensione mobile, onnipresente, non priva di risvolti esistenziali. Lo stato, a sua volta, non può che essere precario, illusoriamente stabile, tanto nella realtà personale quanto in quella collettiva. Anche il lavoro di Wolfang Zingerle, in un certo senso, tratta dell’illusorietà dei confini, delle distinzioni rigidamente tracciate fra una dimensione e l’altra. L’artista, altoatesino appartenente alla minoranza tedesca, conosce molto bene e ha sperimentato in prima persona le incongruenze e le contraddizioni fra storia e geografia, fra appartenenze e stati. Il suo lavoro, infatti, offre una calzante rappresentazione dell’artificiosità di tutto questo: su preziose piastrelle di vetro, una specie di “territorio” ideale, un gatto ha, capricciosamente soltanto in apparenza, tracciato un percorso, cospargendo delle proprie morbide impronte l’intera superficie. Nulla di casuale: dalle impronte prende forma una parola: “identità”. Ma qual’è l’identità di un gatto ? È ladino, tedesco, italiano ? Sul luogo si concentra anche il lavoro di Maria Luisa Corapi che dalla pratica professionale dell’architettura ha tratto notevoli spunti e suggestioni per un’ininterrotta perlustrazione e interpretazione fotografica dei luoghi che la circondano, cominciando dalla città di Catanzaro dove vive e lavora. Il suo sondaggio, però, è quanto di più lontano si possa immaginare dalla caratteristica fotografia “sociale” o sociologica, di “denuncia” e documentazione. Di fronte al

Matteo Attruia ponders a paradoxical place, which is, however, that in which we all live. He has christened it Stato di confine (“Border State”), simply inverting the Italian phrase “confine di Stato”, meaning “State Border”. The state in question is no longer simply the country but also the condition of those undergoing stasis; while the border referred to in the title is that which surrounds us all, the existence of others (who are, in turn, their own “state”). Friuli-Venezia Giulia, where the artist lives, is a border region, a limit point between different “states”, which in the past, the recent past, was fiercely contested. The border is, then, above all observed from this point of view, a mobile, omnipresent dimension, not without existential implications. The state, in turn, cannot but be precarious, illusorily stable, both in terms of the reality of the individual and in terms of that of the community. Wolfang Zingerle’s work, too, draws in a certain sense on the illusory nature of borders, on the distinctions rigidly marked out between one dimension and another. The artist, a member of the German-speaking minority in the South Tyrol, knows very well from first-hand experience the incongruences and contradictions between history and geography, between affiliations and states. His work offers an apt representation of the artificiality of all this: on precious glass tiles – a sort of ideal “territory” – a cat has, only apparently capriciously, marked out a path, spreading its smooth pawprints across the entire surface. But there is nothing casual about it: the pawprints actually delineate a word: “identity”. But what is the identity of a cat? Is it Ladin, German or Italian? Place also features heavily in the work by Maria Luisa Corapi, who leveraged ideas taken from the architectural profession for her uninterrupted reconnaissance and photographic interpretation of the places that surround her, starting with the city of Catanzaro, where she lives and works. Her survey, however, is as far as one can imagine from the classic “social” or sociological photography of “exposure” and documentation. In the face of her

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suo estetizzante obbiettivo, gli spazi costruiti, ritagliati e disegnati, si irrigidiscono in una consistenza minerale, dal sapore quasi metafisico. Dalla località al paese: apertamente ironica, ma non priva di sfumature tragiche, l’Italia di Dario Ghibaudo, composta da innumerevoli sagome di un corpo posto nella posizione del Crocefisso. L’Italia, dunque, è vittima, tutta quanta, i suoi abitanti “poveri cristi”: si tratta di un male generico, universale, che colpisce tutti indistintamente, tutte queste figure attinte dalla tradizione sacra ma spogliate dal simbolo che le avrebbe limitate a una significazione univoca e, allo stesso modo, da qualsiasi segno di sofferenza. Il corpo infatti, la matrice di questa moltitudine di cloni cui l’artista ha dato spazio, appunto lo spazio della penisola, sembra il corpo di un giovane maschio dalle fattezze negroidi, che solo la nostra abitudine interpretativa (il sapere degli occhi) associa all’iconografia sacra cristiana. Ghibaudo ha costruito un’immagine volutamente ambigua, tradizionale ma, al tempo stesso, sovvertitrice. L’Italia è anche il riferimento del lavoro di Chicco Margaroli, artista valdostana che propone una versione ottimistica e incoraggiante della responsabilità civile, dall’artista come di ogni altro cittadino. La sua “Italia” è un dirigibile di rame rigonfio d’aria a forma di stivale, un oggetto demodè, antico (le ricerche sul dirigibile si concentrano nell’epoca dell’Unità), non privo di risonanze ambigue (ma sempre dal tono leggero) nel momento in cui, insieme a lei, smontiamo la parola per interpretare liberamente i nostri sentimenti nei confronti del nostro paese “dirigi (la) bile”. (il sociale) Altri artisti hanno connotato il loro “racconto” attraverso implicazioni sociali ancora più esplicite, spesso apertamente critiche o, in qualche misura, scoraggiate: Danilo Correale per esempio, nel suo bel video The Surface of my Eye is Deeper than the Ocean, presenta un ritratto spietato di una società senza futuro e senza speranze, tutta e soltanto dedita al gioco d’azzardo (gratta e vinci e simili): in questo ri-

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aesthetic objective, the spaces built, carved out and drawn take on a mineral consistency, with an almost metaphysical flavour. From the single place to the whole country: apparently ironic, but not without tragic overtones, Dario Ghibaudo’s Italia is composed of innumerable moulds of a body in the crucifix position. Italy, then, is a victim, its inhabitants “poor Christs”: it is about a general, universal evil, which strikes everyone indiscriminately – all of these figures taken from the sacred tradition but denuded of the symbol that would have limited them to an unambiguous meaning and, at the same time, of any sign of suffering. The body – the matrix of this multitude of clones to which the artist has given space, the space of the peninsula – seems to be the body of a young male with negroid features, which only our interpretative habit (the knowledge of the eyes) associates with sacred Christian iconography. Ghibaudo has constructed a deliberately equivocal image; traditional but, at the same time, subversive. Italy is also the reference point for the work by Chicco Margaroli, an artist from the Aosta Valley who has come up with an optimistic, encouraging version of civic responsibility as it pertains to the artist and to any other citizen. Her “Italia” is an air-filled copper dirigible airship in the form of a boot – an outmoded, old-fashioned object (research into airships was at its height during the period of Unification), but one not without ambiguous resonances, albeit always light in tone. Together with her, we dismantle the word “dirigibile” (Italian for “dirigible”), in order to interpret freely our feelings in relation to what she calls our “dirigi (la) bile” country. “Dirigi (la) bile” is a play on the word “dirigibile”, literally translatable as: [our country that] “directs the bile”. (social) Other artists decided to give their works even more explicit social implications, often openly critical or, to one extent or another, dispirited. Danilo Correale, for example, in his video The Surface of my Eye is Deeper than the Ocean presents a no-holds-barred portrait of a society with no fu-


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tuale, ripetitivo e claustrofobico, il gruppo trova la sua coesione e la sua ragion d’essere, avendo perso di vista qualunque prospettiva di sviluppo e di cambiamento reale. Questo lavoro acquista una pregnanza ancora maggiore se si pensa che per realizzarlo l’artista ha impiegato persone qualunque, incontrate al “lotto shop”, giocatori veri dunque, che, grattando schedine “vere”, si sono resi disponibili a farsi osservare e a fornire uno spaccato dell’Italia più disillusa, televisiva, sfaccendata e passivamente esposta alla “fortuna”. Marco Bernardi nel suo Il figlio mancino affronta il tema delicatissimo del conflitto generazionale, trattato come un fenomeno quasi naturale, meccanico, che si esplica attraverso l’azione, appunto meccanica, di un dispositivo elettrico rotatorio, che agisce sulle corde di due chitarre, una grande e una piccola, una volta dall’alto in basso e una volta dal basso in alto, strappandone armonie dissonanti dal periodo variabile. La ricerca acustica è sempre stata parte integrante del lavoro dell’artista romano, che in questo caso ha allestito un vero e proprio palcoscenico automatico, senza solista dotato di iniziativa propria, ma solo di esecutori inconsapevoli che meccanicamente fanno la loro parte. Sui miti di una società, più precisamente di una cultura scientifica che condiziona il cambiamento sociale, si sofferma anche la giovanissima Mariella Manconi: il suo lavoro mette a confronto l’informazione genetica come dato fisso, cui si appella miticamente l’identità di un popolo, e la libertà combinatoria di cui inevitabilmente necessita una società multietnica in rapido cambiamento. L’artista combina forme e immagini in un’installazione fluida, che contempla e presuppone la propria trasformazione a partire già dal titolo: Libera gene-ratio, un sistema significante passibile di interpretazioni diverse: dalla “libera-zione del gene” alla razionalità (ratio in latino) dello stesso. (Storia, storie) La storia è invece oggetto privilegiato della riflessione di altri artisti, a cominciare

ture and no hope, entirely given over to gambling (scratch and win, and the like): in this repetitive and claustrophobic ritual, the group finds its cohesion and its raison d’être, having lost sight of any perspective of real development or change. This work acquires ever greater significance when we consider that, in order to make it, the artist used everyday people whom he came across at the “lottery shop”, real players in other words, scratching “real” cards, who allowed themselves to be observed and to provide a cross-section of Italy at its most disillusioned, televisual, idle and passively exposed to “luck”. In his Il figlio mancino (“Left-handed child”), Marco Bernardi takes on the delicate theme of generational conflict, treated as an almost natural, automated phenomenon, expressed through the mechanical action of a rotating electrical device that acts on the strings of two guitars, one large and one small, once from the top downwards and once from the bottom up, extracting dissonant harmonies of variable length. Acoustic research has always been an integral part of the work of the Roman artist, who in this instance has put together a veritable automatic stage, with no soloist blessed with his or her own initiative – only with unconscious performers who mechanically play their part. In the crosshairs of the young Mariella Manconi are the myths of a society – more specifically, of a scientific culture – that conditions social change: her work contrasts genetic information as a given, to which the identity of a people mythically appeals, with the combinatory freedom that a rapidly changing multiethnic society inevitably requires. The artist combines forms and images in a fluid installation, which contemplates and presupposes its own transformation, starting with the title itself: Libera gene-ratio (“Free gene-ration”), a signification system susceptible to different interpretations – from the “libera-tion of the gene” to the rationality (ratio in Latin) of the gene. (History, histories) History is the privileged object of reflection on the part of other artists, starting

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da Riccardo Giacconi che, lavorando a quattro mani con un antropologo, Andrea Morbio, ha riproposto la figura di Simone Pianetti, un assassino che, una mattina del 1914 in un piccolo paese della bergamasca, uccise 7 persone, dandosi poi alla macchia e riuscendo a farla franca grazie allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Celebrato dagli anarchici di tutto il mondo come un eroe, Pianetti favorisce un interessante insight sulla mitopoiesi, soprattutto quella di natura politica, e una lettura alternativa di un episodio della storia nazionale apparentemente minore ma molto significativo per quel che attiene alla costruzione del racconto. Andrea Nevi ed Eleonora Beddini, invece, hanno posto al centro del loro lavoro un piccolo corpo celeste scoperto dall’astronomo Giovanni Schiaparelli all’indomani dell’Unità d’Italia e proprio per questo battezzato Hesperia, il nome greco della penisola. L’infinitamente lontano dei corpi celesti e l’attualità politica trasformata ormai in storia nazionale si fondono in una sintesi dall’alto valore poetico e l’intenso valore evocativo, dove suoni ed immagini realizzate ex-novo si combinano suggestivamente con pezzi d’archivio. Claudio Beorchia ha anch’egli lavorato sulla storia, a partire da una rilettura, anzi una riscrittura delle lapidi dei monumenti (per esempio quelli “ai caduti” o agli eroi dell’Unità d’Italia o alla Resistenza) sparpagliati nelle nostre città. Monumenti che fanno parte, ormai, del paesaggio visivo più consueto e abituale, vecchie cose spesso retoriche e artisticamente mediocri che nessuno nota più. Invece è proprio su di loro che si è concentrata l’attenzione del giovane e sensibile artista veneto, il quale ha dedicato mesi a copiare i testi delle lapidi attraverso il frottage su fogli leggeri di carta velina: con calma, pazienza, si vorrebbe dire con amore. Nei fogli sparsi, fragili e inconsistenti, è conservata alla lettera il contenuto celebrativo della memoria nazionale, in un suggestivo monumento di carta. Una dialettica fra dimensioni disomogenee e contrastanti viene elaborata nel bellissimo video

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with Riccardo Giacconi. Working alongside anthropologist Andrea Morbio, Giacconi brings back the figure of Simone Pianetti, an assassin who, one morning in 1914 in a small village outside Bergamo, killed seven people, then promptly disappeared from view and managed to get away with his crime thanks to the outbreak of the First World War. Celebrated by anarchists around the world as a hero, Pianetti provides not only an interesting insight into mythopoeia, particularly that of a political nature, but also an alternative reading of a seemingly minor episode in national history that was, in actual fact, very significant in relation to the construction of the narrative. For their part, Andrea Nevi and Eleonora Beddini put at the centre of their work a small celestial body discovered by the astronomer Giovanni Schiaparelli the day after the Unification of Italy, and for that reason named Hesperia, which was the Greek name for the peninsula. The infinite distance of the heavenly bodies and the transformation of political current affairs into national history are fused into an intensely emotional synthesis with great poetic value, where sounds and images created from scratch are evocatively combined with archive material. Claudio Beorchia has also worked on history, taking as his starting point a re-reading, or rather a re-writing of the plaques of monuments (such as those to “the fallen” or to the heroes of the Unification of Italy or of the Resistance) scattered across our towns and cities. These are monuments that now form part of the habitual visual landscape – old, often rhetorical and artistically mediocre things that no one pays any attention to any more. Yet it is specifically on these that the attention of the sensitive young artist from the Veneto is focused. He dedicated months to copying – calmly, patiently, lovingly even – the texts of plaques through frottage on sheets of tracing paper. On the fragile, insubstantial, dispersed sheets, the celebratory content of the national memory is conserved verbatim, in an evocative paper monument.


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di Valentina Ferrandes, che, in termini intensamente poetici e a tratti quasi struggenti, associa due tipologie di “cura” praticate su soggetti specialmente “deboli”, nella fattispecie donne, nel Nord e nel Sud Europa: la psico-terapia, usata da Freud per curare Anna O, celebre caso di isterica, e i balli delle tarantolate filmati dall’antropologo Ernesto De Martino nel 1959, in località molto vicine a quella dove l’artista è nata. La sovrapposizione spiazzante delle immagini e delle voci, il ritmo lento e quasi apatico delle riprese, contagia lo sguardo con un senso di fortissima alienazione e, in ultima analisi, violenza. Alla dimensione femminile è dedicato anche il lavoro di Agnese Purgatorio, un’installazione video e fotografica realizzata nel carcere femminile di Bari. In questa delicata operazione, l’artista investe e mette in rapporto tre elementi diversi, raccolti momentaneamente in un’unica strategia visionaria: il corpo delle detenute, delle poliziotte e dell’artista stessa; le parole (i desideri delle donne scritti con mano insicura sulla pelle) e le rose, fiore caucasico impregnato di implicazioni e di memorie diversissime ma tutte significative per l’artista. Alcune sono esplicite: la bellezza, l’amore, il contrasto fra la meravigliosa corolla e le spine acuminate del gambo, i luoghi comuni che riguardano la rosa e che precipitano nell’essere addirittura stereotipi. Altre invece sono meno evidenti: la rosa che cresce spontanea sugli altopiani d’Armenia rievoca il feroce e dimenticato genocidio di quel popolo; ed è proprio servendosi di un mazzo di rose rosse che Gina Pane, una delle massime interpreti della body art al femminile, ha interpretato nel 1973 la sua performance forse più famosa, Azione sentimentale.

A dialectic between contrasting dimensions is developed in the wonderful video by Valentina Ferrandes, who in intensely poetic and at times almost all-consuming terms, associates two types of “care” provided to especially “weak” subjects (specifically, women in northern and southern Europe): psychotherapy as used by Freud to treat Anna O, the famous patient diagnosed with hysteria; and the tarantellas filmed by anthropologist Ernesto De Martino in 1959, in towns very close to the artist’s birthplace. The unexpected overlaying of images and voices, and the slow, almost sluggish rhythm of the footage, together infect the viewer with a strong sense of alienation and, in the final analysis, violence. Agnese Purgatorio’s work – a video and photo installation using images taken in the female prison in Bari – is also dedicated to the feminine dimension. In this delicate operation, the artist places three different elements, collected momentarily in a unified visionary strategy, in a relationship with each other: the bodies of the convicts, of the female police officers and of the artist herself; words (the desires of the women written with an insecure hand on the skin); and roses, the Caucasian flower laden with implications and memories – utterly divergent but all significant – for the artist. Some are explicit: beauty, love, the contrast between the wonderful corolla and the sharp thorns on the stem, the commonplaces that concern the rose and that end up being stereotypes. Others are less evident: the rose growing wild on the high plains of Armenia evokes the ferocious, forgotten genocide of the Armenians; and it was with a bunch of red roses that Gina Pane, one of the greatest exponents of female body art, in 1973 gave perhaps her most famous performance, Azione sentimentale.

Martina Corgnati

Martina Corgnati

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Per una cartografia dell’arte italiana

Mapping Out Italian Art

Regione (re-giò-ne: dal latino regere = dirigere, nel senso di “direzione, linea di confine”): porzione della superficie terrestre caratterizzata e distinta da tratti geografici, climatici e biologici omogenei.

Region (|ˈrējən|: from Latin regere = to direct, as in “direction, borderline”): portion of the Earth’s surface characterised and distinguished by homogenous geographical, climatic and biological features.

Ha senso oggi, nell’epoca della globalizzazione, riflettere ancora su questa figura territoriale e antropologica? E soprattutto, ha senso parlarne rispetto al sistema dell’arte contemporanea? Due interrogativi questi sul concetto di regione che mettono in gioco riflessioni teoriche, filosofiche, etnoantropologiche, sociali, politiche e culturali, e che, soprattutto, inquadrano il senso della mostra Venti per Una. Riflessioni, intorno al concetto di arte oggi, che analizzano l’importanza, assolutamente non marginale, del genius loci, inteso nell’accezione moderna come approccio fenomenologico allo studio dell’ambiente, all’interazione tra luogo e identità, in netto contrasto con i concetti di omologazione e neutralità dell’oggetto. Analizzare queste venti identità regionali vuol dire costruire una piccola cartografia dell’arte italiana attuale, ma soprattutto riflettere sulla questione dell’immagine oggi, specificando il carattere antropologico dei suoi artefici secondo la geografia e la storia sottese alla propria produzione. La questione dell’immagine nella nostra epoca della globalizzazione diventa, infatti, figura di grande interesse teorico, estetico e culturale, un sintomo che s’impone alla nostra attenzione nel momento attuale, quello del confronto con il fenomeno dell’immagine sociale, con l’immagine prodotta dall’universo mediatico, che ha trasformato la società della macchina in “società dell’immagine”. Questa definizione assume un significato complesso che percorre esperienze evolutive in campo tecnico e tecnologico, ponendosi, nell’attuale periodo storico della “surmodernità”1, come messa in scena di un “ambiente elettronico” che svolge una funzione comunicativa, informativa e

Does it make sense any more, in the era of globalisation, to consider this territorial and anthropological construct any further? And even more so, is it worth discussing it in relation to the system of contemporary art? These two questions on the concept of “region” bring into play theoretical, philosophical, ethnoanthropological, social, political and cultural reflections and, above all, provide a frame through which to make sense of the Venti per Una exhibition. These are reflections on the concept of art today, which analyse the importance – certainly not marginal – of the genius loci, understood in the modern sense as a phenomenological approach to the study of the environment, to the interaction between place and identity, in marked contrast with the concepts of standardisation and neutrality of the object. Analysing these twenty regional identities means constructing a small map of current Italian art, but to an even greater extent it means pondering the question of the image today, specifying the anthropological character of its authors, in accordance with the geography and history implicit in its production. Indeed, the question of the image has become – in this, the era of globalisation – a matter of great theoretical, aesthetic and cultural interest, and one that is forcing its way to the forefront of our minds at the moment, as we try to get to grips with the phenomenon of the social image, with the image produced by the media universe, which has transformed the society of the machine into the “society of the image”. This definition takes on a complex sense that encompasses evolutionary experiences in the technical and technological fields, positioning itself – in the current historical epoch of “surmodernity” 1 – as a mis-en-scene in an “elec-

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creativa per la nostra società. «La globalizzazione, che trasforma (come dice ironicamente Benjamin Barber) “il mondo in Mc Mondo”, minaccia il carattere di identità, elimina il tentativo di personalizzare l’esistenza: una strutturale omologazione economica determina quella dei comportamenti»2. Così, nell’era della globalizzazione, del cyberspazio, di Internet e degli avatar, si rende necessaria un’analisi, una riflessione attorno al linguaggio visivo, all’iperconsumo simbolico-visuale che avvolge e travolge il nostro “essere nel mondo” e il rapporto tra arte, spazio e tempo presente. «La durata si costruisce in ogni istante attraverso un particolare rapporto tra storia e memoria, presente e desiderio»3. Con queste parole Georges Didi-Huberman invitato ad una conferenza all’Accademia di Belle Arti di Brera presenta il suo intervento dal titolo Costruire la durata. È proprio sul concetto di durata e di continuità, di rapporto tra arte, spazio e tempo che prende forma la mostra Venti per Una. Un percorso che mette in scena una possibile ricostruzione, mentale e fisica, di un’”Italia ad arte” che ha segnato e continua a disegnare alcuni dei passaggi fondamentali sulle scene dell’arte contemporanea internazionale. La mostra propone, infatti, una ricognizione di alcuni passaggi e paesaggi fondamentali dell’arte contemporanea italiana, presentandosi come traccia evidente di una produzione di forme che offrono una possibilità di mondi differenti, di visioni, una costellazione di venti artisti che, provenienti da venti differenti territori, ci mostrano intenzioni, riflessioni, sperimentazioni totalmente singolari, nonostante la matrice italiana, sociale, politica e culturale comune. È proprio questa, probabilmente, la forza di questo progetto, la costruzione di una storia attraverso i differenti confini territoriali di una nazione messi a confronto. Una storia, questa raccontata da Alis/Filliol (Piemonte), Matteo Attruia (Friuli Venezia-Giulia), /barbaragurrieri/group (Sicilia), Eleonora Beddini e Andrea Nevi (Umbria), Claudio Beorchia (Veneto),

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tronic environment” that serves a communicative, informative and creative function for our society. “Globalisation, which (as Benjamin Barber commented with considerable irony) transforms ‘the world into a McWorld’, threatens the character of identity, eliminates the attempt to personalise existence: a structural economic standardisation determines a standardisation of behaviour” 2. Therefore, in the era of globalisation, of cyberspace, of the internet and of avatars, what is required is an analysis of the visual language, the symbolic-visual hyperconsumption that wraps up and overwhelms our “being in the world” and the relationship between art, space and the present. “Duration is constructed in each instant through a particular relationship between history and memory, the present and desire” 3. With these words, Georges Didi-Huberman introduced his speech – entitled Constructing Duration – at a conference held at the Brera Academy of Fine Arts in Milan. It is precisely on the concepts of duration and continuity, and on the relationship between art, space and time, that the Venti per Una exhibition is based. The show embodies a possible reconstruction – mental and physical – of an “Italy done properly”, which has marked out and continues to delineate some of the fundamental passages of the international contemporary art scenes. The exhibition proposes a reconnaissance of certain fundamental passages and landscapes of contemporary Italian art, presenting itself as an evident trace of a production of forms that offer a possibility of different worlds, of visions, a constellation of twenty artists who, coming from twenty different parts of the country, show us intentions, reflections and experiments that are utterly singular, despite sharing a common Italian social, political and cultural matrix. It is, most probably, in this that the real strength of the project lies –  the construction of a story through the act of the different territorial confines of a nation coming face to face with each other. The story is told by Alis/Filliol (Piedmont), Matteo Attruia (Friuli Venezia-Giulia), /barbaragurrieri/group (Sicily), Eleonora Beddini and Andrea


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Marco Bernardi (Lazio), Maria Luisa Corapi (Calabria), Danilo Correale (Campania), Valentina Ferrandes (Basilicata), Dario Ghibaudo (Lombardia), Riccardo Giacconi e Andrea Morbio (Marche), Claudia Losi (Emilia Romagna), Mariella Manconi (Sardegna), Chicco Margaroli (Valle d’Aosta), Franco Menicagli (Toscana), Andrea Nicodemo (Molise), Paride Petrei (Abruzzo), Agnese Purgatorio (Puglia), Christian Tripodina (Liguria), Wolfgang Zingerle (Trentino Alto Adige), in cui s’intrecciano differenti linguaggi, tecniche, segni e simboli, in cui il disegno, la pittura, la scultura, la fotografia, il video, l’installazione rappresentano un complesso campionario che riproduce un mondo, o meglio alcuni “mondi possibili” che questi artisti stanno esplorando; i loro spazi di riflessione e di ricerca all’interno del sistema dell’arte contemporanea italiana. «Noi viviamo nella riproduzione indefinita di ideali, di fantasmi, di immagini, di segni»4. Così Baudrillard ci ha avvertito del processo che stiamo vivendo, quello della “spettacolarizzazione” del tutto nella società dell’iperconsumo delle immagini. Una condizione che sempre più ci proietta verso la messa in discussione dell’identità dell’individuo. I concetti d’interiorità, passato, memoria, autenticità, per secoli alla base delle riflessioni e del pensiero della società come strumento di definizione dell’individuo, si sono modificati e addirittura capovolti; sempre più si è alla ricerca dell’esteriorità, dell’istantaneità e dell’omologazione. Questa continua proliferazione d’immagini standardizzate provenienti dai bombardamenti mediatici, crea nell’uomo una condizione di anoressia mentale, di «memoria istantanea» segnata da un «collegamento immediato»5. Una “memoria momentanea” obbligatoria che è il risultato dei flussi di rappresentazione che costantemente ci invadono procurandoci un’instabilità visuale fatta d’incoscienza nel riconoscere il valore culturale, politico e sociale dell’immagine. Allora le opere d’arte presentate per Venti per una rappresentano questa possibilità di conoscenza

Nevi (Umbria), Claudio Beorchia (Veneto), Marco Bernardi (Lazio), Maria Luisa Corapi (Calabria), Danilo Correale (Campania), Valentina Ferrandes (Basilicata), Dario Ghibaudo (Lombardy), Riccardo Giacconi and Andrea Morbio (Marche), Claudia Losi (Emilia Romagna), Mariella Manconi (Sardegna), Chicco Margaroli (Valle d’Aosta), Franco Menicagli (Tuscany), Andrea Nicodemo (Molise), Paride Petrei (Abruzzo), Agnese Purgatorio (Puglia), Christian Tripodina (Liguria) and Wolfgang Zingerle (Trentino Alto Adige). It interweaves a plethora of different languages, techniques, signs and symbols, in which drawing, painting, sculpture, photography, video and installation represent a complex sample that reproduces a world, or rather a number of “possible worlds”, which these artists are exploring – their spaces of reflection and research within the Italian contemporary art system. “We live in the indefinite reproduction of ideals, ghosts, images and signs” 4: in this way, Baudrillard informed us of the process that we are experiencing, the process of the “spectacularisation” of everything in the society of image hyperconsumption. It is a condition that is projecting us more and more clearly towards a situation in which the identity of the individual is put under discussion. The concepts of interiority, the past, memory, authenticity – which lay for centuries at the base of the reflections and the thought of society, and were used as tools for defining the individual – have been modified and even overturned; more and more, we are searching now for exteriority, instantaneity and standardisation. This ongoing proliferation of standardised images with which the media is bombarding us creates in mankind a condition of mental anorexia, of “instant memory”, marked by an “immediate connection” 5. Thus an obligatory “momentary memory” is the result of the flows of representation that are constantly invading us, giving rise in us to a visual instability constituted by unconsciousness in recognising the cultural, political and social value of the image. The works presented within Venti per una represent, then, this possibility of knowl-

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e di coscienza, un luogo, ci ha insegnato Panofsky, di «scoperta e interpretazione dei valori simbolici», lo spazio in cui incontrare «la storia dei sintomi culturali»6. La mostra vuole, infatti, mettere in discussione queste forti problematiche, vuole presentare venti identità per evidenziare i processi, i “sintomi” culturali, sociali e politici che hanno spinto artisti di differenti regioni a ragionare sul proprio presente, rispettando sempre i concetti d’interiorità, unicità, aprendo una riflessione sul tempo e sullo spazio dell’opera come strumento di definizione del sé e dell’altro da sé. Le opere esposte diventano così il viatico attorno al quale si è voluto rileggere alcune vicende dell’arte italiana attraverso uno sguardo al contempo local e global, un nomadismo glocal, come l’ha definito Achille Bonito Oliva, in cui sono presenti le radici della memoria, della tradizione, delle proprie origini, che permettono all’artista di conferire un’identità all’opera, e le spinte alla conoscenza globale del sistema mondiale attuale che motivano la possibilità degli artisti di giocare con i principi di contaminazione, d’interagenza culturale, di sconfinamento linguistico e strutturale. Alessandro Demma

edge and consciousness – a place, Panosky taught us, for the “discovery and interpretation of symbolic values”, the space in which to encounter the “history of cultural symptoms”6. The exhibition intends to put under discussion these major issues, presenting twenty identities with a view to highlighting the processes, the cultural, social and political “symptoms” that have led artists from different regions to ponder their own present, respecting the concepts of interiority and uniqueness, while opening up a reflection on the time and space of the work as a tool for the definition of the self and of the other-than-self. The exhibited works thus become the viaticum around which a number of the vicissitudes of Italian art can be re-read through a prism that is at once local and global, a glocal nomadism, as Achille Bonito Oliva defined it, containing the roots of memory, tradition and one’s own origins, which enable the artist to endow the work with an identity, and also containing the drives towards the global knowledge of the current world system that motivate the possibility for artists to play with the principles of contamination, cultural interaction, and linguistic and structural trespassing. Alessandro Demma

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Il neologismo surmodernità è stato creato dall’antropologo francese Marc Augé nello sviluppo della teoria dei nonluoghi. Con il termine surmodernità s’intende fare riferimento ai fenomeni sociali, intellettuali ed economici connessi allo sviluppo delle società complesse alla fine del ventesimo secolo, con riferimento in particolare al superamento della fase postindustriale e alla sempre più invasiva diffusione della globalizzazione nella vita degli individui. M. Augé, Non Luoghi, introduzione ad una antropologia della surmodernità, trad. it., Eléuthera, Milano 2002. 2 A. Bonito Oliva, La Globalizzazione dell’arte, in G. C. Argan, A. Bonito Oliva, L’arte Moderna 1770-1979. L’Arte oltre il Duemila, Sansoni, Milano 2002, p. 337. 3 G. Didi-Huberman, Costruire la durata, in Del Contemporaneo. Saggi su arte e tempo, a cura di F. Ferrari, Bruno Mondadori, Milano 2007, p. 21. 4 J. Baudrillard, La sparizione dell’arte, trad. it., Giancarlo Polito Editore, Milano 1998, pp. 19-20. 5 Ivi, p. 43. 6 E. Panofsky, Il significato nelle arti visive, trad. it., Einaudi, Torino 1962, p.36.

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The neologism “surmodernity” was coined by French anthropologist Marc Augé while developing his theory of nonplaces. The term “surmodernity” is intended to refer to those social, intellectual and economic phenomenon associated with the development of complex societies at the end of the 20th century, with reference in particular to the move beyond the post-industrial phase and to the ever-more invasive spread of globalisation in the lives of individuals. M. Augé, Non Luoghi, introduzione ad una antropologia della surmodernità, Italian translation, Eléuthera, Milan, 2002. 2 A. Bonito Oliva, La Globalizzazione dell’arte, in G. C. Argan, A. Bonito Oliva (Eds.), L’arte Moderna 1770-1979. L’Arte oltre il Duemila, Sansoni, Milan 2002, p. 337. 3 G. Didi-Huberman, Costruire la durata, in Del Contemporaneo. Saggi su arte e tempo, in F. Ferrari (Ed.), Bruno Mondadori, Milan 2007, p. 21. 4 J. Baudrillard, La sparizione dell’arte, Italian translation, Giancarlo Polito Editore, Milan 1998, pp. 19-20. 5 Ibid., p. 43. 6 E. Panofsky, Il significato nelle arti visive, Italian translation, Einaudi, Turin 1962, p.36.


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artisti in mostra


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PIEMONTE

Ritratto di fantasma n°2, 2010 Poliuretano espanso, legno e ferro / Polyurethane foam, wood and iron 220x140x100 cm

Courtesy degli artisti / Courtesy of the artists

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Alis/Filliol Ritratto di fantasma n°2

Ritratto di fantasma n°2

Il lavoro proposto per la mostra appartiene ad una serie di sculture dal titolo Ritratto di fantasma realizzate a partire dal 2010. Si tratta di una delle molte forme che può produrre un’unità costituita da più parti (nel nostro caso due). Il numero due contiene già una condizione di differenza. Apre un campo di possibilità. La fusione di due corpi in uno e la proprietà del materiale di espandersi in modo arbitrario dà luogo ad una struttura autogeneratrice. Un fantasma solido. I due corpi degli artisti costituiscono il nucleo della scultura stessa. Essa, infatti, è stata realizzata a partire da una sottile armatura di metallo modellata in maniera tale da ricoprire in parte i loro corpi. Uno dei due sosteneva l’altro sulle spalle come a voler diventare, per gioco, una sorta di gigante fragile. Tanto fragile da dover essere puntellato per non crollare; ma al contempo leggero come se, mollati gli ormeggi, potesse galleggiare alla deriva. Questa scultura è una figura ibrida, muta e incompleta. Una forma emersa troppo presto da un qualche oceano primitivo.

The work presented for the exhibition is part of a series of sculptures entitled Ritratto di fantasma produced from 2010 on. It is one of the many forms that a unit made up of more than one part (in our case two) can produce. The number two already contains a condition of difference. It opens up a range of possibilities. The fusion of two bodies into one and the capacity of material to expand arbitrarily gives rise to a self-generating structure. A solid ghost. The two bodies of the artists form the nucleus of the sculpture itself. In fact, it is made from a thin metal sheet modelled to partially cover the bodies. One of the two carried the other on his shoulders as if to become, in play, a sort of fragile giant. So fragile that it had to be propped up if it was not to fall; but at the same time so light that it seemed as if, once the moorings were cast off, it could drift away. This sculpture is a hybrid figure, mute and incomplete. A form that emerged too soon from some primitive ocean.


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FRIULI

VENEZIA-GIULIA

STATO DI CONFINE, 2012 Neon 12x120 cm Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Matteo Attruia Stato di Confine

Stato di Confine

STATO DI CONFINE DI STATO... Il verbo confonde la sua posizione. E così fa con la posizione del confine. Un cortocircuito di parole “quasi” riconosciute. Abituato a vivere in uno spazio indefinito; tra quel aldilà (sconosciuto) e quel vicino (sconosciuto). Ho invertito la scritta “Confine di Stato” per spingere ad una riflessione più aperta sui luoghi della “vitapratica” e della “vitapubblica”. Lo Stato di Confine è una residenza privata, una abitudine in divenire. Un ancoraggio tra le onde. Il pensiero di abitante che, tra abitanti, cerca uno spazio del pensiero. Non dà risposte. Non le conosce. Semplicemente ripete infinito se stesso. Parte di un infinito che ci circonda ma contemporanei di un infinito che conteniamo.

BORDER STATE, STATE BORDER… the position is confused by the words, as is the position of the border. An “almost” recognised short circuit of words. Accustomed to living in an indefinite space, between the afterworld (unknown) and the (known) nearby world, I have inverted the phrase “state border” to encourage more wide-ranging thinking about “practical life” and “public life”. The border state is a private residence, a habitual becoming. A mooring amongst the waves. An inhabitant’s thinking as he amongst inhabitants seeks a space for thought. Without giving answers. He doesn’t know them. He simply continually repeats himself. Part of an infinite that surrounds us but contemporaries of an infinite within us.


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SICILIA

Untitled 2 (dry food), 2011 Tecnica mista + audio / Mixed technique + audio 4 tele 150x190 cm / 4 canvases 150x190 cm

Courtesy degli artisti / Courtesy of the artists La documentazione fotografica si riferisce alla fase di preparazione delle tele / The photographs refer to the preparation of the canvases

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/barbaguerrieri/group Untitled 2 (dry food)

Untitled 2 (dry food)

Il progetto Untitled (dry food) mette in relazione un’esperienza visiva con un contesto tradizionale, con l’intento di capire quante e quali indispensabili probabilità di realizzazione effettiva si aprono. L’unitarietà stilistica confluisce in un’unica trattazione della “figura” sulla superficie. Il contenuto mostra una lenta evoluzione/trasformazione organica. La tela bianca viene utilizzata come una base d’appoggio, un negativo fotografico del processo in atto, “un lenzuolo” sul quale sono visibili i segni della disidratazione del prodotto. Tutto quello che si deposita in quello spazio, la successiva reazione al sole e all’aria sono una documentazione di un processo di produzione. La tela bianca come emblema ed occasione di condivisione di un procedimento che presuppone e necessita la cooperazione tra più persone. La scelta dei toni cromatici è ridotta, per sottolineare la frontalità della composizione ed evidenziare la cristallizzazione casuale della traccia sulla superficie. Da sottofondo all’esperienza un audio che racconta un luogo preciso.

The project Untitled (dry food) compares a visual experience with a traditional context, with the aim of understanding how many and which essential probabilities of effective realisation open up. The stylistic singleness flows into a single treatment of the ‘figure’ of the surface. The content shows a slow organic evolution/transformation. The white sheet is used as a support, a photographic negative of the process underway, ‘a sheet’ on which the signs of the dehydration of the product are visible. Everything that is deposited in that space, the successive reaction to sun and air are a documentation of a process of production. The white sheet as an emblem and opportunity for sharing a procedure that presupposes and requires cooperation between a number of people. The choice of colours is limited, to emphasise the directness of the composition and highlight the casual crystallisation of the traces on the surface. In the background of the experience the soundtrack that tells of a precise place.


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UMBRIA

Hesperia, 2012 Video, doppia proiezione / Video, double projection 15’17’’

Courtesy degli artisti / Courtesy of the artists

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Eleonora Beddini e Andrea Nevi Hesperia

Hesperia

L’asteroide Hesperia fu individuato il 26 aprile 1861 dal grande astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli. Per celebrare il processo di unificazione nazionale appena compiuto, il corpo celeste fu battezzato col nome che i Greci avevano attribuito alla penisola italiana. Poco meno di un secolo dopo, la Seconda Guerra Mondiale volge al termine. Le strade delle città italiane, progressivamente liberate, vengono invase dai festeggiamenti. Dopo anni di violenze e divisioni, la comunità prova a ricomporsi, sotto lo stesso cielo. Un forte legante è spesso un sentimento condiviso, una speranza, un ideale, qualcosa che c’è ma che non si vede ad occhio nudo come un corpo celeste. I due video, composti da materiale originale e d’archivio, evocano un viaggio immaginifico nel tempo e nello spazio sulla scia di Hesperia, che, tornando magicamente, squarcia i cieli insanguinati delle città finalmente liberate dalla guerra, proiettando sulle folle la sua ombra e nei cuori il senso di un futuro condiviso. Il suono immoto e incorporeo dell’asteroide che abita lo spazio, denso di un valore profetico, e la rappresentazione visiva dello stesso, realizzata con tecniche differenti, rimandano all’immanenza nel tempo, propria degli oggetti celesti come anche dei sentimenti umani.

The asteroid Hesperia was identified on April 26th 1861 by the great astronomist Giovanni Virginio Schiaparelli. To celebrate the recently completed process of national unification, the celestial body was given the name that the Greeks had attributed to the Italian peninsula. Just a little over a century later, the Second World War came to an end. As the streets of the Italian cities were progressively liberated, they were invaded by celebrations. After years of violence and divisions the communities tried to put themselves back together again, under the same sky. A strong bond is often a shared sentiment, a hope, an ideal, something that might not be visible to the naked eye, like a celestial body. The two videos, composed of original and archive material, evoke an imaginary journey in time and space on the trail of Hesperia, which magically returning, pierces the bloody skies of the cities freed at last from the war, projecting onto the crowds her shadow and into the hearts the sense of a shared future. The still and incorporeal sound of the asteroid that inhabits space, dense with a prophetic value, is the visual representation of the same, realised using different techniques, referring to the immanence of time, which belongs to celestial bodies and to human sentiments.


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VENETO

Fogli/Caduti, 2011 Frottage, grafite su carta velina / Frottage, graphite on tissue paper Circa 100 fogli 70x50 cm ciascuno / Approximately 100 sheets 70x50cm each Dimensioni ambientali / Environmental dimensions

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Claudio Beorchia Fogli/Caduti

Fogli/Caduti

Sono andato alla ricerca dei monumenti ai caduti e ho ricalcato i nomi in rilievo sulle lapidi su sottili fogli di carta velina bianca. La mia ricerca si è concentrata sui monumenti presenti nel circondario dove risiedo, la terra fra il Piave e Vittorio Veneto, così drammaticamente importante per la storia della nazione. La maggior parte di queste lapidi si trova nelle piazze dei paesi, alcune volte sul muro di una chiesa, qualcuna lungo una strada, una persino lungo un sentiero nel bosco. Nella mia ricerca ho trovato lapidi per i caduti della prima guerra mondiale, per quelli della seconda, per i partigiani. Io ho ricalcato tutti i nomi - solo il nome senza soffermarmi sul grado del soldato, sull’anno della sua morte, sulla guerra che aveva combattuto. Ho ricalcato tutti quei nomi con il dito imbrattato di grafite, in un gesto che mi ha obbligato a sfiorare la pietra, a seguire il contorno di ogni lettera, di ogni nome che pian piano anneriva e solcava il foglio. La monumentalità e la solennità di queste lapidi, spesso fredde e distanti, nei leggerissimi fogli che compongono il mio lavoro volevo lasciassero spazio alla dimensione di fragilità e vulnerabilità, di dolore e tragicità intima di ogni nome, di ogni singola persona.

I went looking for the monument to the fallen and I traced the raised names on the tombstones through thin sheets of white tracing paper. My research was concentrated on the monuments present in the district I live in, the territory between the Piave and Vittorio Veneto, so dramatically important for the history of our nation. The majority of these tombstones are in the town squares, sometimes on the façade of a church, at other times along a road, even along a path through the woods. During my research I found tombstones for those who fell in the first world war, for those who died in the second world war and for the partisans. I traced all the names – only the name – without lingering on the rank, the year in which they died, the war in which they fought. I traced all those names with my finger dirtied with graphite, in a gesture that forced me to rub the stone, to follow the outlines of each letter, of each name that slowly, slowly darkened and furrowed the paper. The monumentality and the solemnity of these stones, often cold and distant, in the flimsy sheets that compose my work demanded that I leave room for the dimension of fragility and vulnerability, of pain and intimate tragedy of each and every name, of each and every single person.


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LAZIO

Il figlio mancino, 2012 Chitarre, motori elettrici, ferro / Guitars, electric motors, iron, Dimensioni ambientali / Environmental dimensions

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Marco Bernardi Il figlio mancino

Il figlio mancino

Due chitarre classiche, una normale e una più piccola da allievo, vengono fatte suonare tramite un dispositivo elettrico rotatorio. Nella chitarra dalle dimensioni normali il dispositivo gira in senso orario, in quella più piccola in senso antiorario. La scala sonora suonata sarà la stessa, ma l’una suonata in sequenza contraria dell’altra. Ci si sofferma sulle occasioni in cui i figli decidono di non percorrere le vie dei padri. L’istallazione mira infatti a rappresentare due generazioni in conflitto, in una società umana in cui esiste un meccanismo autocorrettivo: la generazione successiva tende a contrastare le scelte di quella che l’aveva preceduta. “Vorrei comunicarvi le mie speranze, la mia fede nella generazione di ragazzi che sta crescendo. Nel loro mondo, nei loro valori. E, contemporaneamente, nella loro impermeabilità ai falsi valori, ai falsi idoli, ai falsi sentimenti d’odio delle precedenti generazioni. Nonché,…nel fatto che questi bravi, ottimi ragazzi non potranno essere raggiunti, toccati e neppure sfiorati dalla “gravita”, che ha fatto precipitare noi persone più vecchie, a nostra insaputa e contro la nostra volontà, a 9,7 metri al secondo quadrato per tutta la vita... convinti, per giunta, di desiderarlo davvero.” Philip K.Dick, L’androide e l’umano (1972)

Two classical guitars, one standard and a smaller, student’s version, are played by a rotating electrical device. In the standard guitar the device turns clockwise, in the smaller guitar anticlockwise. The scale they play will be the same, but they each play in the opposite sequence to each other. We stop to think about the occasions on which children decide not to follow in their fathers’ footsteps. In fact, the installation is intended to represent two generations in conflict, in a human society where there is an autocorrective mechanism: the next generation tends to contrast the choices of the one that preceded it. “I would like to communicate my hopes to you, my faith in the generation of kids that are growing up. In their world, their values. And at the same time, in their impermeability towards false values, false idols, false sentiments of hate in the previous generations. And… in the fact that these good, excellent kids can never be reached, touched and even brushed by the ‘gravity’ that caused we older ones, without our knowing it and against our will, to fall at 9.7 metres per square second for all our lives… convinced, moreover, that that is what we really wanted.” Philip K.Dick, L’androide e l’umano (1972)


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CALABRIA

Spiraglio, 2011 Foto digitale stampata su forex / Digital photo printed on forex 80x80 cm

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Maria Luisa Corapi Spiraglio

Spiraglio

Come ho scritto più volte nel tentativo di motivare le scelte del mio lavoro, io sono sempre a caccia di immagini e il mondo intorno a me si manifesta come uno sconfinato territorio di caccia, che percorro armata di macchina fotografica. Quando la realtà non mi è sufficiente, attingo al mio mondo interiore per una ricerca continua, alla quale non è estranea la mia provenienza dallo studio e la pratica dell’architettura. Io cerco spazi, aperture, varchi, ambienti vuoti, ambienti ai quali si accede da altri ambienti, percorsi urbani, città, strade, bivi, scale, finestre. In quello che fotografo c’è spesso uno spostamento, a volte solo immaginato o latente e comunque c’è la curiosità di vedere che cosa succede dopo, oltre al raggio consentito dallo sguardo. A volte mi sembra di procedere in una realtà già scansionata in inquadrature, in ognuna delle quali riconosco la mia personale proiezione del mondo che ho intorno, che non coincide quasi mai con la realtà, quella vera.

As I have often written in an attempt to motivate the choice of my work, I am always looking for images and the world around me appears as a boundless hunting ground that I roam armed with a camera. When reality is not sufficient, I dip into my interior world for ongoing research that includes my roots in the study and practice of architecture. I look for spaces, openings, gaps, empty spaces, spaces that lead to other spaces, urban routes, cities, streets, junctions, stairs, windows. Movement is often present in what I photograph, at times only imagined or latent and in any case there is the curiosity to see what will happen next, beyond the radius open to the gaze. At times it seems that I am moving through a reality already photographed, where I can recognise my personal projection of the world around me, which almost never coincides with reality, true reality.


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CAMPANIA

The Surface of My Eye Is deeper Than The Ocean, 2011 2K Cinemascope on Blue Ray 14’’, audio / 14”, Sound

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Danilo Correale The Surface of My Eye Is deeper Than The Ocean

The Surface of My Eye Is deeper Than The Ocean

Nel video The Surface of My Eye Is deeper Than The Ocean, viene ritratto un gruppo di personaggi assorti in un movimento ripetitivo ed ossessivo, reso ulteriormente ridondante dal rumore di fondo. Gli elementi audio e video si combinano durante la proiezione fino al raggiungimento di un “anti-climax” nel quale il gesto “pornografico” diviene lucido nella sua banalità. Il video racconta, con uno sguardo curioso ed analitico, il fallimento di una società attraverso un gesto spersonalizzante, attraverso l’ossessivo tentativo di trasformare la propria storia personale in una realtà simile a quella televisiva. Un progetto che parla del divario simbolico creatosi tra la realtà e la sua “ricostruzione”: l’incapacità di immaginare un futuro migliore sembra essere stata sostituita oggigiorno dalla rincorsa alla fortuna e in questo la speranza si avvita in maniera morbosa in una spirale discendente che porta ad un ulteriore sgretolamento del tessuto sociale. Durante il processo di realizzazione dell’opera l’artista ha dedicato il 90 per cento del budget di produzione all’acquisto di diversi biglietti della lotteria istantanea, sottoscrivendo un contratto di suddivisione equa delle eventuali vincite con i partecipanti al video (scelti casualmente in alcuni Lotto Shop). Di tutta la somma investita in origine il solo 20 per cento della spesa iniziale è stata poi suddivisa.

In the video The Surface of My Eye Is deeper Than The Ocean, an assorted group of personages is portrayed in a repetitive and obsessive movement, made even more redundant by the background noise. The audio and video elements combine during the projection to reach an “anti-climax” in which the “pornographic” gesture becomes lucid in all its banality. The video narrates the failure of a society, with a curious and analytical scrutiny, through a depersonalising gesture, through the obsessive attempt to transform one’s personal story into a reality similar to television. A project that speaks of the symbolic gap between reality and its ‘reconstruction’: the incapacity to imagine a better future seems nowadays to have been replaced by chasing riches and hope winds pathologically down a descending spiral that leads to a further crumbling of the social fabric. During the realisation of the work, the artist dedicated 90% of the production budget to the purchase of various scratch cards, signing a contract for the equal sharing of any wins with the participants in the video (chosen at random in some Lotto Shops). Of the sum originally invested only 20% of the initial investment was shared out.


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BASILICATA

L’effetto ostrica, 2010 Video HD, bianco e nero e colore / HD Video, black and white and colour 12’51” Produzione IT – UK / Production IT – UK

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Valentina Ferrandes L’Effetto Ostrica

L’Effetto Ostrica

Utilizzando come punto di partenza alcuni estratti di filmati di repertorio girati dal team di De Martino durante la sua prima ricerca in Salento, L’Effetto Ostrica si sviluppa come un assemblaggio di riferimenti storici sotto forma di voce narrante su un percorso visivo. Nel video, la rappresentazione del malessere femminile nel Nord e Sud d'Europa passa attraverso una serie di parallelismi tra spazi architettonici, il paesaggio e la loro narrazione. Lo spettatore si muove tra lingue straniere e località non descrittive, in un viaggio che sfida linearità e storicismo. Una lettera scritta da Bertha Pappenheimer, la giovane donna austriaca di origine ebraica, divenuta famosa sotto il nome di Anna O, definita isterica da Breuer e Freud, descrive uno dei sintomi della sua malattia, la sua temporanea incapacità di parlare la propria lingua madre. La lettera, scritta originariamente in inglese, e’ tradotta in tedesco e letta mentre scorrono immagini di uno spazio architettonico che potrebbe vagamente ricordare un edificio modernista dell’inizio del 20esimo secolo. Mentre Anna O parla della sua condizione, l’occhio della videocamera si muove nello spazio della Chiesa di San Pietro e Paolo, a Galatina, dedicata al culto di San Paolo e alla memoria del tarantismo. E il viaggio continua.

Using extracts from archive films by the De Martino anthropological team, taken during his first research project in Salento. The Effetto Ostrica develops as a collage of historical references under the form of a voice narrating over a visual path. In the video the representation of feminine discomfort in northern and southern Europe passes through a series of parallelisms between foreign languages and nondescriptive localities, in a journey that challenges linearity and historicism. A letter written by Bertha Pappenheimer, the young Austrian Jewish woman who became famous as Anna O, defined as hysterical by Breuer and Freud, describes one of the symptoms of her illness, the temporary inability to speak her native language. The letter, originally written in English, is translated into German and read as the images of an architectural space that vaguely recalls a modernist building from the early nineteenth century cross the screen. While Anna O speaks of her condition, the eye of the video camera moves across the space between the church of Saints Peter and Paul in Galantine, dedicated to the cult of Saint Paul and to the memory of tarantism. And the journey continues.


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LOMBARDIA

Italia - Museo di Storia Innaturale Sala X Etnografia, 1998 Resina fluorescente, legno, carta, vetro / Fluorescent resin, wood, paper, glass 96x132x10 cm

Courtesy Paolo Tonin arte Contemporanea Torino / Courtesy of Paolo Tonin arte Contemporanea Torino Foto: Tommaso Matina / Picture: Tommaso Matina

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Dario Ghibaudo Italia - Museo di Storia Innaturale Sala X Etnografia

Italia - Museo di Storia Innaturale Sala X Etnografia

La richiesta di qualche riga esplicativa sulla scelta dell’opera mi ha portato ovviamente a riflettere su quel che di più adatto avrei potuto esporre: eseguo un’opera a tema o presento un lavoro già esistente che però in qualche modo rientra nel concetto della mostra? La scelta è caduta su un’Italia realizzata nel ’98, un’Italia di poveri cristi che oggi forse più di ieri, mi è parsa significativa. Formata da una grande quantità di piccoli Gesù luminescenti, quelli della devozione popolare privati della croce, li avevo a suo tempo accumulati, gli uni sopra gli altri a formare la geografia dell’Italia. Se tutto è buio con la loro luce sembrano dire: “Hei! Qui ci sono dei problemi, attenti, non è che va a finire che un giorno o l’altro si muore di fame vero? Noi siamo qui, ammassati e luminosi per ricordarvi che siete vivi, abitanti del Bel Paese, vivi!”

The request for a few lines of explanation of my work obviously led me to consider what was the most suitable thing to display: should I create a work on the theme, or present and existing work that somehow fits with the concept of the exhibition? The choice fell on an Italy created in 1998, an Italy of poveri cristi or poor bastards1 who today, perhaps even more than yesterday, seem to me to be significant. The work is formed of a quantity of small luminous Jesus, those figurines made for popular devotion, without the cross, that I piled on top of each other to make the shape of the Italian peninsula. If it is dark, with their light they seem to say, “Hey! There are some problems here, careful, don’t forget that you are alive, you inhabitants of the ‘beautiful country’, alive!” 1

The work is a visual-linguistic pun on the figurines of Jesus Christ in the work and the slang expression


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MARCHE

Monti e mari (foglio volante n.1), 2011 Inchiostro su carta / Ink on paper 29,7x42 cm In collaborazione con Giulia Marzin / In collaboration with Giulia Marzin Courtesy degli artisti / Courtesy of the artists

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Riccardo Giacconi e Andrea Morbio Monti e mari

Monti e mari

13 luglio 1914. In un paese della Valle Brembana si consuma la vendetta di Simone Pianetti. Sette vittime, tra le quali si annoverano il parroco, il segretario comunale, il medico condotto. Il giorno stesso della strage Pianetti si dà alla macchia, e nonostante una forsennata caccia all’uomo organizzata con la mobilitazione del regio esercito, la sua cattura non viene mai compiuta. La ricerca che Giacconi e Morbio sviluppano dal 2010 si concentra sulle modalità con cui la storia di Simone Pianetti è stata diffusa dalle tradizioni popolari nell’Italia del ventesimo secolo. I due artisti si interrogano sulla possibilità di dedicare un monumento contemporaneo al bandito bergamasco, intendendo celebrare il carattere complesso e paradossale di questa figura, al contempo storica e leggendaria. Dopo aver realizzato una performance a Bilbao recuperando la forma orale degli “strilloni”, organizzato uno spettacolo per burattini a Milano (Il vendicatore, eseguito da Giacomo Onofrio), Giacconi e Morbio si confrontano, in questa ulteriore tappa della loro ricerca, con la tradizione dei “fogli volanti”, venduti dai cantastorie otto-novecenteschi al termine delle loro performances.

13 luglio 1914: in a small town in the Valle Brembana, Simone Pianetti takes his revenge. Seven victims, including the parish priest, the town clerk, the GP. On the same day, Pianetti takes to the hills, and despite a frantic manhunt organised with the help of the royal army, he is never captured. Giacconi and Morbio’s research began in 2010 and has since concentrated on the way the popular traditions regarding the story of Simone Pianetti spread throughout the twentieth century. The two artists have examined the proposals to dedicate a contemporary monument to the Bergamo-born bandit, intended to celebrate the complex and paradoxical character of this personage. After putting on a performance in Bilbao that recuperated the oral form of the ‘barkers’, and organising a puppet show in Milano (The Avenger, performed by Giacomo Onofrio), in this supplementary stage of their research, Giacconi and Morbio deal with the tradition of the ‘flyers’ sold by the nineteenthtwentieth century storytellers at the end of their performances.

Daniele Zoico

Daniele Zoico


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EMILIA ROMAGNA

Claudia Losi Guardando dietro

Guardando dietro

I suoi occhi arretrano nelle orbite guardano dietro si sforzano in avanti dove non vedo più sottile, sempre più sottile i suoni si rintanano all’interno si aggrovigliano in un altro silenzio non la capisco più il bambino lancia 1 2 3 4 5 6 7 volte un nodo di elastici contro il soffitto stellato

her eyes draw back into their sockets looking behind they strain forward where I can`t see narrower, ever narrower the sounds burrow deep dowen inside they tangle up in another silence I can no longer understand her  the child throws a ball of elastic bands 1 2 3 4 5 6 7 times against the starry ceiling 

allargati quieta

broaden out peacefully

Guardando dietro, 2010 Ricamo e intaglio su carta collage, legno, fonte luminosa / Embroidery and cut-outs on paper collage, wood, light source 315x120 cm

Courtesy Monica De Cardenas, Milano / Courtesy of Monica De Cardenas, Milano Foto: Dario Lasagni / Picture: Dario Lasagni

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SARDEGNA

Libera gene-ratio, 2012 Video installazione sonora / Audio-video installation Dimensione ambiente / Environmental dimension

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Mariella Manconi Libera gene-ratio

Libera gene-ratio

In un mondo multietnico come il nostro o, per dirla parafrasando la sociologia, in un nuovo ambiente Fuzzy, quello in cui le sfumature la fanno da padrone, si può ancora parlare di identità culturale? La concezione di identità di un popolo, come qualcosa di puro e di originario, è cosa superata oppure ci si aggrappa ancora con forza alle così dette “radici”, alla tradizione o, perché no?, alla genetica? Libera gene-ratio non offre risposte a tali quesiti, ma semplicemente vuole invitare alla riflessione. Se, da una parte, si cerca di mantenere una identità “genetico-culturale” rigida, come se fosse uno scoglio sicuro che permetta la conservazione di “se stessi”, dall’altra si cerca di superare tale concezione per dare spazio ad una libera generazione. Piccole sfere sonore collocate nel suolo esprimono il senso dell’azione di rottura, ma anche di libertà, di vita e di speranza, mentre un’immagine fissa all’interno di un nucleo esprime un rigido rapporto genetico e culturale che si ostina a voler emergere. Il titolo stesso da una parte evidenzia l’importanza delle radici linguistiche, dall’altra ne indica il superamento attraverso la combinazione e il significato stesso delle parole.

In a multi-ethnic world like ours, or to paraphrase sociology, in a fuzzy environment, where the shades command, can we still speak of cultural identity? Is the concept of the identity of a people, as something pure and original, a thing of the past or should we still hold on to the so-called ‘roots’ of tradition or, why not? Genetics? Libera gene-ratio does not offer answers to these questions, it simply invites one to think. If, on the one hand, we try to maintain a rigid genetic-cultural identity, as if it were a safe rock that would permit the conservation of ‘ourselves’, on the other hand it tries to overcome this idea to give room to a free generation. Small resonant spheres positioned in the ground express the sense of breaking away, but also of freedom, of life and hope, while a fixed image inside a nucleus expresses the rigid genetic and cultural relationship that insists on emerging. The title itself on the one hand highlights the importance of linguistic roots, on the other it indicates the overcoming through the combination and the meaning itself of the words.


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VALLE D’AOSTA

Dirigibile, 2012 Rame rivettato, acrilici, carta, plexiglass / Rivetted copper, acrylic, paper, plexiglass 85x150x50 cm

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Chicco Margaroli Dirigibile

Dirigibile

Sarà la rinnovata testimonianza di un’Italia che ha svoltato. Oggi vorrei solo pensare che uniti cambiamo. Che uniti lavoriamo, che muoviamo di nuovo mercati, che torniamo nel mondo a far pensare a noi in qualità di popolo affidabile e non affidabilmente fallace. Sforziamoci di andare avanti, per riprendere il volo. Pratichiamo un’azione positiva per l’Italia, tutti e tutti insieme. Un’azione speranzosa. Lavorare uniti per una coscienza etica forte: il lavoro. Dirigi anche tu, insieme a tutti. Sarà dirigibile solo con lo sforzo comune, direzionabile verso il meglio, certo, c’è un però: in tutto questo paesaggio dai colori caldi, lo sforzo lo si vede nelle case dei piccoli paesi, case fragili di carta, fogli di tasse, bollettini di pagamento, tv, rifiuti, tasse scolastiche, iva, rivalse inps, e via così. Bile, per tutti.

I will bear renewed witness to Italy that has undergone a sea change. Today I only want to think that we will change together. That we will work together, that we will move in new markets, that the world will again consider us a reliable people and not reliably fallacious. Let’s make the effort to move on, to take flight again. Let’s do something positive for Italy, all of us and all together. A hopeful action. Working together for a strong ethical awareness: work. Steer, with everyone one else. It will only be steerable if we all make the effort, aiming for something better, of course, there is a ‘but’: in all this landscape with its warm colours, the effort can be seen in the houses of the small towns, fragile paper houses, tax returns, receipts, TV subscription, rates, school fees, VAT, welfare contributions, and so on. Spleen, for all.


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TOSCANA

2011 Clues 10_, 2011 Oggetti in metallo, legno, fascette ferma cavo / Objects in metal, wood, cable clips Dimensioni ambientali / Environmental dimensions

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Franco Menicagli 2011 Clues 10_

2011 Clues 10_

Tra i luoghi comuni relativi alla “italianità” c’è quello che gli italiani sono un popolo di creativi e fantasiosi, ma quando si va a domandare di indicare i più illustri esponenti di tali caratteristiche la risposta fa spesso riferimento a Firenze e al Rinascimento, emblemi di un passato che non sarà più, dimenticando che i protagonisti di quel contesto erano contemporanei al loro tempo e soprattutto dei grandi innovatori. Per me, che sono toscano e da sempre interessato ad un lavoro di ricerca attuale e di respiro internazionale, questa peculiarità toscana è sempre apparsa come un enorme fardello da sopportare. Per questo i miei modelli di riferimento sono il lavoro dei nostri artigiani, l’ingegno creativo dei designer nel creare oggetti d’uso comune e complementi d’arredo. Partendo da questi indizi, creo un insieme di relazioni formali che mettono in dialogo lo spettatore e lo spazio espositivo tramite l’opera d’arte. Strutture abitabili e attraversabili, fisicamente e con lo sguardo, sono metafora delle nostre relazioni interpersonali. Queste strutture cambiano sempre nel loro farsi e si modificano sempre secondo il luogo, sono strutture nomadi.

Amongst the clichés of ‘Italianness’ it is said that Italians are a creative and immaginative people, but when we ask for the most illustrative examples of these characteristics the answers often refer to Florence and the Renaissance, symbols of a past that no longer exists, forgetting that the protagonists of that period were children of their time and above all great innovators. In my opinion, as a Tuscan with an interest in current research work with an international scope, this Tuscan peculiarity has always seemed to be a terrible burden to bear. That is why my reference models are the works of our craftsmen, the creative ingenuity of designers in producing every day objects and furnishing accessories. Starting from these clues, I create a set of formal relations that link the spectator and the exhibition space through works of art. Inhabitable spaces that can be crossed by the glance, or physically, are a metaphor of our interpersonal relationships. These structures change continually and adapt according to the place, they are nomadic structures.


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MOLISE

Andrea Nicodemo Dove Vorrei Essere

Dove Vorrei Essere Dove

luogo

casa

Vorrei

desiderio

Essere

esistenza

passato

Where

place

house

prospettiva futuro

Want

wish

perspective future

vita

Be

existence

life

presente

Il dove di un vorrei essere è luogo che ha identità, è casa, terra, passato. Il vorrei dell’essere in quel dove è desiderio che traccia prospettive, cielo, futuro. Essere in quel dove che si vorrebbe è affermazione vitale d’esistenza, punto di vista, presente. Dove Vorrei Essere è simultaneità del tempo interiore. E’ passato, futuro e presente in uno. Alessio Sciurpa

Dove Vorrei Essere, 2011 Acrilico su tela / Acrylic on canvas 60x100 cm

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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past

present

The want to be place is a place that has identity, it is home, land, past. The wish to be in that place is the desire that depicts perspectives, sky, future. To be in the place we wish for is vital affirmation of existence, point of view, present. Where I Want to Be is the simultaneousness of interior time. It is past, future and present in one. Alessio Sciurpa


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ABRUZZO

Minotauria attemsi, 2010 Penna su carta / Pen on paper 70x100 cm

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Paride Petrei Minotauria attemsi

Minotauria attemsi

…Petrei si colloca nella posizione di un entomologo dabbene, le cui tavole di animali sono dedotte esclusivamente dalla letteratura scientifica, perciò generate dalla lettera morta anziché dall’osservazione e dall’esperienza diretta. Viene presa alla lettera la descrizione, ma la lettera (il senso letterale), secondo l’apostolo Paolo, uccide (2 Corinzi 3,6), cioè annichila la natura ed è contrapposta non solo allo spirito che vivifica ma anche all’evidenza della materia. L’approccio naturalistico, aberrato dal ricorso alle sole descrizioni tassonomiche, genera un campionario di mostriciattoli, come gli ibridi di Kafka (nel racconto Un incrocio - Eine Krezung). Ciò significa configurare la natura ispirandosi alla lettera, ma lettera e creatura non combaciano. Con fare scrupoloso da naturalista, Petrei può ottenere la spiritosità di un animale, non la sua vitalità. L’interpretazione fumosa degli animali produce una serie mutevole di creature improbabili, che rientra nel genere dei capricci anatomici. Se il nominare di Dio fu creatore in quanto era un linguaggio che chiamava all’essere le cose che nominava, l’artista scimmiotta il processo creativo della lingua divina. Ma già all’epoca del paradiso della lingua, il nominare adamitico, che discendeva direttamente da Dio, benché fosse altamente nominante, non era più creativo. da Malinchonia ludens di Gianni Garrera

…Petrei stands in the position of a well-bred entomologist, whose paintings of animals are exclusively deduced from scientific literature and therefore generated by the dead letter rather than observation and direct knowledge. The description is taken literally, but according to the apostle Paul, (2 Corinthians 3:6) the letter kills, it annihilates the soul and is contrasted not only to the spirit that gives life, but also to the evidence of matter. The naturalistic approach, wrecked by recourse only to taxonomic descriptions, generates a range of little monsters, like Kafka’s hybrids (in the story A Crossbreed – Eine Krezung). This means configuring nature inspired by the letter, but the letter and the creature do not match. With the scrupulous care of the naturalist, Petrei can obtain the wittiness of an animal, but not its vitality. The vague interpretation of animals produces a changing series of improbable creatures, that fall within the genre of anatomical freaks. If God’s name-giving was creative because it was a language that called the things it named into being, the artist imitates the creative process of divine language. But even at the time of the paradise of language, the naming of Adam, who descended directly from God, although highly nominative was no longer creative. from Malinchonia ludens by Gianni Garrera


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PUGLIA

solo rose per te, 2012 Stampe fotografiche / Photographic prints 7 stampe 75x100 cm / 7 prints 75x100 cm

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Agnese Purgatorio Solo rose per te

Solo rose per te

Le immagini di solo rose per te sono piccole variazioni simboliche pensate in forma di collage digitali per la mostra Venti per Una. Le parole sovrapposte ai corpi e alle rose diventano carne linguistica, i desideri sono trascritti come ricostruzione visiva di un femminile frammentato che sfugge a qualsiasi definizione. Cespi di rose e un mondo coperto di spine, mentre l’inchiostro si amalgama alla pelle e rose di carta sono sottratte alla corruzione del tempo: questi gli elementi di un dialogo fatto di piccoli gesti e il corpo la soglia privilegiata del riscatto, il limite valicabile della libertà individuale. La videoperformance solo rose per te è composta in due tempi simmetrici: nel primo l’artista spoglia i rami dalle spine per accarezzarsi il volto, mentre nel secondo incolla le rose di carta sul corpo delle detenute e di alcune agenti della polizia penitenziaria della casa circondariale di Bari. I fiori sono un elemento importante per chi vive recluso, in un penitenziario la natura è assente: le rose di carta evocano il superamento del limite.

The images of solo rose per te are small symbolic variations designed as a digital collage for the exhibition Venti per Una. The words overlaid on the bodies and the roses become linguistic flesh, the wishes are transcribed as a visual reconstruction of a fragmented femininity that flees from definition. Bunches of roses and a world covered in thorns, while the ink that blends into the skin and the paper roses are kept back from the corruption of time: these are the elements of a dialogue made up of small gestures and the body is the privileged threshold of redemption, the limit of individual freedom that can be crossed. The videoperformance solo rose per te is composed of two symmetric times: in the first the artist strips the stems of thorns to caress the face, while in the second she sticks paper roses onto the body of the prisoners and prison wardens of the Bari district prison. The flowers are an important element for anyone who is locked up, in a prison Nature is absent: the roses evoke the overcoming of a limit.


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LIGURIA

Cafhage, 2011 Film in Super 8mm, 5’ Dimensioni variabili / Variable dimensions

Courtesy dell’artista e CHAN Contemporary Art Genova / Courtesy of the artist and CHAN Contemporary Art Genova

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Christian Tripodina Cafhage

Cafhage

Cafhage é una rivelazione, un viaggio immaginario, un’esplorazione mentale dove i soggetti rappresentati assumono aspetti ulteriori. Luoghi apparentemente distanti ri-scoperti attraverso un video e alcune fotografie, dove l’esperienza si cela nell’evocazione stessa, quasi a sfidare la dimensione effimera delle nostre convinzioni. Il viaggio interpretato come racconto vuole svelare visioni differenti attraverso lo spaesamento, accostando elementi lontani, decontestualizzandoli, per poi ricomporli all’interno dello spazio espositivo secondo una personale narrazione. “Una dimensione straniante di un viaggio che non passa per nessun itinerario anche se mette insieme dei luoghi precisi” (Ivan Bargna, Christian Tripodina, Orchard Season III). Una fuga dalla percezione quotidiana abbandonando le proprie convinzioni, cercando di ricreare momenti paralleli dove l’immaginazione prevarrà sulla conoscenza. Il video Cafhage diventa così materiale documentaristico di un viaggio inventato, in cui i costumi rappresentati nelle fotografie immaginano un presunto esploratore dal viso coperto, rivelando l’inutilità degli occhi davanti ad una epifania per la mente.

Cafhage is a revelation, an imaginary voyage, a mental exploration where the subjects represented assume other aspects. Apparently distant places rediscovered through video and photographs, where the experience is hidden in the evocation itself, almost a challenge to the ephemeral dimension of our convictions. The journey interpreted as a story is intended to reveal different visions through disorientation, approaching distant elements, decontextualising them, and recomposing them in the exhibition space according to a personal narrative. “A harrowing dimension of a journey that does not follow any itinerary even though it brings together precise places.” (Ivan Bargna, Christian Tripodina, Orchard Season III). A flight from the daily perception abandoning one’s convictions, seeking to recreate parallel moments where the imagination prevails over knowledge. The video Cafhage thus becomes documentary material of an invented voyage, in which the costumes represented in the photographs imagine a presumed explorer with a covered face, revealing the uselessness of the eyes before an epiphany for the mind.


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TRENTINO ALTO ADIGE

Identity, 2012 Vetro di Murano / Murano glass 195x53x4,5 cm

Courtesy dell’artista / Courtesy of the artist

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Wolfgang Zingerle Identity

Identity

Premessa Il gatto è uno dei pochi esseri che vive tra noi come creatura selvaggia e, allo stesso tempo, come animale domestico. Mi chiedo: come è possibile che un gatto abbia una nazionalità se questi piccoli felini vivono in ogni paese del mondo? Essi ci accompagnano da generazioni nella nostra vita quotidiana, da 9.500 anni convivono con noi senza che ci rendiamo veramente conto della loro importanza. I gatti rivestono anche da sempre un ruolo importante nell'arte.

Introduction The cat is one of the few creatures that lives with us as a wild animal and, at the same time, as a domestic animal. I wonder: how can a cat have a nationality if these small felines live in every country in the world? They have accompanied us for generations in our everyday life, for more than 9,500 years they have lived with us without us really understanding their importance. Cats also play an important role in art.

L’identità: Come artista, e non come politico, ho scelto di fare un lavoro con le impronte di un gatto che tracciano la parola “identity”. L' identità, come concetto generale, fa discutere: tanto più se si tratta di un fantasma di gatto che ci scrive, attraverso le sue impronte casualmente abbandonate, “identity”. L’identità è qualsiasi cosa che rende un’entità definibile e riconoscibile, perché possiede un insieme di qualità o di caratteristiche che la distingue da altre entità. In altri termini, identità è ciò che rende due cose identiche oppure differenti.

Identity: As an artist, not as a politician, I chose to create a work with the footprints of a cat tracing the word ‘identity’. Identity, as a general concept, leads to discussion: particularly if it is the ghost of a cat writing with its casually abandoned footprints, ‘identity’. Identity is what makes us a definable and recognisable entity, because it has a set of qualities or characteristics that distinguishes it from other entities. In other words, identity is what makes us two identical but different things.


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Biografie artisti g

Alis/Filliol

Davide Gennarino nato a Pinerolo (TO) nel 1979 / Born in Pinerolo (TO) in 1979. Andrea Respino nato a Mondovì (CN) nel 1976 / Born in Mondovì (CN) in 1976. Vivono e lavorano a Torino / They live and work in Turin Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2010 Calco di due corpi in movimento nello spazio, a cura di Beniamino Foschini, Cripta 747; Torino Testa di sirena urlante, MARS; Milano Pieeeeetraaaaaaaaaa!, Gum Studio; Carrara Paesaggi a scavare_Campo volo, a cura di Carlo Fossati, blank; Torino 2009 00, Ludovica Carbotta-Alis/Filliol, Torino Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 VA’ PENSIERO: passato prossimo e futuro anteriore dell’Italia, a cura di Andrea Bruciati, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone Del povero B.B., a cura di Beniamino Foschini, Gum Studio, Carrara Pleure qui peut, rit qui veut_ Premio Furla per l’Arte, VIII edizione, Palazzo Pepoli, Bologna 2010 Fort/da, a cura di Alis/Filliol, CARS; Omegna A as Stone, a cura di Marianne Lanavère e Simone Menegoi, galleria SpazioA; Pistoia Titolo Grosso, Cripta747; Torino 2008 No Location, Relocation, a cura di Milovan Farronato, A.T. Kearney; Milano

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Matteo Attruia

Nato a Sacile (PN) nel 1973; vive e lavora ovunque / Born in Sacile (PN) in 1973; he lives and works everywhere Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2011 Lavoro nero, progetto per NeoHesperia, a cura di Anna Romanzin e Osvaldo Galletti, Treviso 2010 La Meglio Gioventù, galleria d'arte contemporanea di Monfalcone, a cura di Andrea Bruciati 2009 Featuring, galleria Ugo Ferranti, Roma Qui è altrove, ex Chiesa dei Battuti, San Vito al Tagliamento (PN)

2008 Me, material connexion, La Triennale di Milano 2007 Esilio Nido, ex Chiesa di San Gregorio, Sacile (PN), a cura di Giovanni Granzotto 2006 Io odio Napoli, galleria Salvatore Pica, Napoli Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2012 Il Fuoco della Natura, Salone degli Incanti, a cura di Marco Puntin, Trieste Extracurricular Activity, Central Park, a cura di Daniele Capra e Gruppo Superfluo, Padova 2011 Ti Amo da Vivere 2, Galleria Browning, a cura di Maura Celant, Asolo Dolomiti Contemporanee, LAboratorio d'Arti Visive in Ambiente, DC pulse 2, a cura di Gianluca D'Incà Levis, Sospirolo (BL) Dobia Art Eventi, DobiaLab, Staranzano (GO) Biennale d'ArteDiffusa, padiglione Italia, Porto Vecchio di Trieste Made in China, Galleria Browning - a cura di Daniele Capra e Maura Celant, Asolo PoliLab 2011, Galleria PoliArt, a cura di Leonardo Conti, Milano Artisti per una Cultura Resistente, Galleria LipanjePuntin, a cura di Paolo Toffolutti, Trieste Padiglione Italia, Biennale Diffusa, presso Magazzino n.26, Porto Vecchio Manleva, Trieste Ma dici a Me? Interlocutori dell'imperfetto, Spac, Buttrio (Ud) 2010 Roamong, Mestna Galerija, Nova Goriça (Slo) Group Show, Galleria Ugo Ferranti, Roma 2009 ManinFesto, finalista concorso scultura ed installazioni, a cura di Sarah Cosulich, Villa Manin, Passariano (Ud)

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/barbaragurrieri/group

Barbara Gurrieri nata a Vittoria (RG) nel 1978 / Born in Vittoria (RG) in 1978. Emanuele Tumminelli nato a Vittoria (RG) nel 1977 / Born in Vittoria (RG) in 1977. Vivono e lavorano a Vittoria (RG) / They live and work in Vittoria (RG) Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2011 Even if I use an umbrella, my shoes get wet just the same, Bocs, Catania, Italia 2009 Ci piace rimanere da soli, però alla fine ci raccontiamo sempre le solite favole, Galleria Francesco Pantaleone, Palermo, Italia. Forgotten games project, curatore Ambra Stazzone, Galleria Neon FdV, Milano, Italia

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Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Animate, curatori Anna Daneri e Stefano Coletto, Pori Art Museum, Pori, Finlandia (upcoming) Play it, curatore Daniele Perra, Tennis Club Parioli, Roma, Italia Frame.By.Frame, curatore Helga Marsala, Museo Riso, Palermo, Italia Supermegadrops 7, curatore Mario Gorni, CRAC, Cremona, Italia Archive fever, curatore Giovanni Iovane, Frigoriferi Milanesi, Milano, Italia 2010 Others resident, curatore Giovanni Iovane, Museo Riso, Palermo, Italia Paesaggio e popolo della Sicilia, curatore Giovanni Iovane, Museo Riso, Palermo, Italia Others resident, curatore Giovanni Iovane, Fondazione Brodbeck, Catania, Italia E-flux video rental, curatore Cristiana Perrella, Fondazione Giuliani, Roma, Italia 2009 A camel is a horse designed by a committee (attempts at rewriting the wor(l)d), curatori Anna Daneri, Cesare Pietroiusti e Stefano Coletto, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, Italia Bjcem –Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, XIV Edizione, Skopje, R. di Macedonia Corso aperto, curatori Cesare Pietroiusti e Anna Daneri, Villa del Grumello, Como, Italia S.A.C.S. videonight, curatore Helga Marsala, Museo Riso, Palermo, Italia Fecale, curatore Cesare Pietroiusti, Trastevere 259, Roma, Italia Playlist, ESPANSIONE (mobile), Inno alla mobilità del video, curatore Marta Casati, Galleria Neon Campobase, Bologna, Italia 2008 Seek Refuge, insediamenti precari /in/ luoghi di transito, curatori Riccardo Lisi e Marta Casati, Venezia Camping Village, Venezia, Italia Supermegadrops 4, curatore Mario Gorni, CRAC, Cremona, Italia 2007 Mostra di fine corso, Fondazione Spinola Banna per l’arte, curatore Eva Marisaldi, Poirino (Torino), Italia Real presence – Generation 2007, curatori Biljana Tomic e Dobrila Denegri, Museo della Città di Belgrado, Belgrado, Serbia 2nd International youth salon 2007, curatori Reem Hassan e Moataz El Safty, Atelier of Alexandria, Alexandria, Egitto Gemine Muse, curatore Ambra Stazzone, Monastero dei Benedettini, Catania, Italia Obbiettivo Parco, curatore Martina Corgnati, Parco di Monza, Italia

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Eleonora Beddini e Andrea Nevi

ELEONORA BEDDINI Pianista, compositrice ed autrice, nata a Foligno (PG) nel 1983; vive e lavora a Bologna / Pianist, composer and author, born in Foligno (PG) in 1983; she lives and works in Bologna Musiche di scena per teatro Theater Soundtrack 2009 La Pluralità dei Mondi; regia/direction: Rita Cacchione, produzione/pro-

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duction: Segni Barocchi Festival La vita è nuova; regia/direction Marco Galignano e Eleonora Beddini, produzione/production: La Soffitta Luogo In-Interrotto: Prima forma di cielo; regia/direction Marco Galignano e Eleonora Beddini, produzione/production: La Soffitta Schlachthof-fünf/Mattatoio Cinque; regia/direction: Roberto Biselli, produzione/production: Teatro di Sacco 2008 La splendida cattiveria del mare; regia/direction: Giulia Battisti e Eleonora Beddini, produzione/production: Strade dissestate. Vicolo del tredici; regia/direction: Rita Cacchione, produzione/production: Casa dei Popoli 2005 Coro-grafia (e Catarsi); regia/direction di Eleonora Beddini, produzione/production: Ermo Colle L’occhio di vetro; regia/direction: Roberto Biselli, produzione/production: Teatro di Sacco Musiche da film Movie Soundtrack 2010 The Hiccup, animazione/animation; regia/direction by Consuelo Calitri, Andrea Nevi; produzione/production by SunShy, Babele Filmica, MilleIndaghiFilms; Festival Young Station 2010, Montemurlo, Prato (miglior cortometraggio / best short film); II Festival Internazionale del Cinema Patologico, Roma (miglior regia/best direction); IV Video Festival Città di Imperia, Imperia (secondo classificato “Animazione Amatori”/ second place “Animation Amateur”); VideoConcorso Francesco Pasinetti, Venezia (miglior cortometraggio sezione “Venezia, una città”) 2006 La lettera; regia/direction by Consuelo Calitri; produzione/production by Scuola di Cinema Anna Magnani, Prato Discografia / Discography 2011 Across The Road, Mama’s gan; arrangiatrice/arranger, produttore artistico/artistic producer, pianista/pianist produzione/production by Carlo Bertilaccio, etichetta discografica/record label: Cinico Disincanto (2011) 2010 Watcher’s Songs, Mama’s gan; compositrice/composer, arrangiatrice/arranger, pianista/pianist (2010) 2007 Biella Festival Autori Cantautori; compilation (2007) Sono un’isola – Premio Bianca D’Aponte; compilation (2007) Premi/Prizes 2007 Premio Bianca D’Aponte 2007 (in Duo con Mama’s gan/in Duo with Mama’s gan) Concorso dei Concorsi – Premio Davoli 2007 (in Duo con Mama’s gan/in Duo with Mama’s gan) 2006 Premio Augusto Daolio 2006 (in Duo con Mama’s gan/in Duo with Mama’s gan)


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Ritmi Globali Europei 2006 (in Duo con Mama’s gan/in Duo with Mama’s gan) Songwriters 2006 (miglior interpretazione/best interpretation, in Duo con Mama’s gan/in Duo with Mama’s gan) Musiconda 2006 (miglior performance/best performance, in Duo con Mama’s gan/in Duo with Mama’s gan) 2005 Palio Poetico Musicale Ermo Colle 2005 (Premio dei ragazzi e menzione speciale della critica/prize of young and special critical mention) Mostre collettive / Group exhibitions 2011 Italia-Israele: I sensi del Mediterraneo, Hangar Bicocca, Milano, 322 maggio /May; Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure, 3 giugno/June - 31 luglio/July; Ex stazione di Jaffa, Tel Aviv, ottobre/ October Pubblicazioni / Publications 2009 “Solo con me” in “Bloggirls – Voci femminili dalla rete”, a cura di Mario Benedetti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2009. ANDREA NEVI Nato a Foligno (PG) nel 1985; vive e lavora a Firenze / Born in Foligno (PG) nel 1985; he lives and works in Florence Filmografia / Filmography 2011 Video editing Mo(vi)mento d’infanzia, video-proiezione per la coreografia di e con Veronica Cornacchini nell’ambito del Toscana Factory Dance Award. (FabbricaEuropa 2011 - Stazione Leopolda, Firenze) 2010 Sceneggiatura, scenografia e co-regia Screenplay, set design, co-direction The Hiccup, animazione/animation; regia / direction by Consuelo Calitri, Andrea Nevi; produzione / production by SunShy, Babele Filmica, MilleIndaghiFilms; Festival Young Station 2010, Montemurlo, Prato (miglior cortometraggio / best short film); II Festival Internazionale del Cinema Patologico, Roma (miglior regia/best direction); IV Video Festival Città di Imperia, Imperia (secondo classificato “Animazione Amatori”/ second place “Animation Amateur”); VideoConcorso Francesco Pasinetti, Venezia (miglior cortometraggio sezione “Venezia, una città”) Regia e montaggio / Direction and film editing A casa, videoclip; International Super8 Film Festival (Milano, 13-14 novembre/November); Festival Cinema Zero (Trento,17-20 novembre/November) 2008 Soggetto / Storyline The Sneeze, regia / direction by Consuelo Calitri; produzione / production by INFWA, Roma Lazio Film Commission, Goethe-Institut Italien, Istituto Italiano di Cultura a Berlino, Deutsche Film- und Fernsehakademie Berlin; Festival del Cinema di Roma (27 ottobre/October); Tenebria Film Festival, Potenza (25-31 ottobre/October)

2006 Sceneggiatura / Screenplay La lettera, regia / direction by Consuelo Calitri; produzione / production by Scuola di Cinema Anna Magnani, Prato; I Concorso “Ordet. Fronte del Corto”, Foligno (finalista/finalist) Una giornata memorabile, regia / direction by David Becheri; produzione / production by Scuola di Cinema Anna Magnani, Prato, in collaborazione con / in collaboration with Assessorato alle Politiche per lo Sport, Comune di Prato Mostre collettive / Group exhibitions 2009 Piaceri incrociati, Nocera Umbra, 2-9 agosto/August I Primi ai Primi, Foligno, 24-27 settembre/September 2011 Italia-Israele: I sensi del Mediterraneo, Hangar Bicocca, Milano, 3-22 maggio /May; Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure, 3 giugno/June - 31 luglio/July; Ex stazione di Jaffa, Tel Aviv, ottobre/ October Premi / Prizes 2008 Premio Pagine Bianche d’Autore per la regione Umbria.

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Claudio Beorchia

Nato a Vercelli nel 1979; vive e lavora a Refrontolo (TV) / Born in Vercelli in 1979; he lives and works in Refrontolo (TV) Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 BYOB - Padiglione Internet, a cura di Rafael Rozendaal, Isola di San Servolo, Venezia Open day DeIndustria, a cura di Francesco De Luca, Castello di Piandimeleto, Urbino Italia-Israele. I sensi del Mediterraneo, a cura di Martina Corgnati, HangarBicocca, Milano Underground Trip, a cura di Ezio Cuoghi, Sala Napoleonica, Accademia di Brera, M 2010 Irukandji, a cura di Marta Ferretti, Nina Fiocco, Gaia Martino, Collegio Armeno, Venezia Giardino Contemporaneo, a cura di Mara Campaner, giardino pubblico, Sacile (Pordenone) DeIndustria, a cura di Francesco De Luca, Museo dell’Architettura, Fermignano (Urbino) Como Contemporary Contest, a cura di Sergio Gaddi, Spazio Natta, Como Stanze della Memoria, a cura di Renato Carpi e Pietro Millefiore, Palazzo Ducale, Genova 2009 Paesaggi Invernali, Biblioteca pubblica, Cimadolmo (Treviso) “Pubblicinvasioni”, spazio pubblico, Potenza RiciclArte, Museo Etnografico, Vallarsa (Trento) DeIndustria, a cura di Francesco De Luca, Museo dell’Architettura, Fermignano (Urbino)

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Marco Bernardi

Nato a Roma nel 1969; vive e lavora tra Roma e Venezia / Born in Roma in 1969; he lives and works between Roma and Venezia Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2010 time enough –tempo bastante-, galleria Ex elettrofonica, Roma Black flag, la portablu gallery, Roma 2008 Demiurgo Bambino, BugnoArtGallery, Venezia 2004 Armiperdenti, BugnoArtGallery, Venezia 2003 L’uomo di Velluto, opere su testi di Giuseppe Pedicini, Cube Gallery, Venezia 2002 Il Rito e il Passaggio, BugnoArtGallery, Venezia 2001 Manufatto-Vaso, BugnoArtGallery, Venezia 2000 La Ricerca dell’Archetipo, galleria FlavioStocco, Castelfranco Veneto (TV) Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Italietta con allodole, Bugno Art Gallery, Venezia Strange Cross #2, galleria EX Elettrofonica, Roma Motion of a Nation, V.M.21, Roma 2009 MANPOWER, Shoreditch Studios, London 2008 mostra performance Face-Of. Roma art Weekend, Studio d’arte Campaiola, Roma Fitil, Sala 1, Roma Help yourself, Cordy House, London Volumi Spazi Equilibri, Stagione espositiva itinerante Galleria L’Union, Roma 2007 Battaglie d’amore in sogno, Rialto santambrogio, Roma INTERFERENZE, incursioni di arte urbana, Teramo Peep ART Show, l’Arte nascosta, Porta Blu Gallery, Roma HOMECLONE, Caffè AURORA, S.Marco Venezia S/AGO/ME.547, Ministero degli Affari Esteri, Roma 2006 CF2, Festival della fotografia di Ceglie Messapica (BR). Video Island – rassegna di video arte contemporanea, Roma Don’t sleep! live art 2006, notte bianca, Roma Almadromestica, Pigneto-Roma 2005 Emersioni, Schola dei Battioro e Tiraoro, Venezia Dowload.Fr/It, Glaz’Art , Paris – Linux Club, Roma Infanzia, Cube Gallery, Venezia Ludica, Galleria A.K.A., Roma

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2004 Artisti a confronto, Galleria Flavio Stocco, Castelfranco Veneto (TV) Enérgeia, Centrale Idroelettrica di Nove (TV) 2001 Il Lento Procedere, Schola dei Battioro Tiraoro , Venezia 2000 Arte in contemporanea 00, Centro Polifunzionale, Latisana (UD) 1999 Arte duemila si presenta, Temple Gallery, Roma 1997 Arte in contemporanea 97, Centro Polifunzionale, Latisana (UD) 1994 79° collettiva Bevilacqua-La Masa, Giardini della Biennale di Venezia 1993 Produzione e lettura di un’opera, a cura di C. Petroiusti e P. Roccasecca, Centro Culturale “Mediterranea”, Tuscania (VT) 78° collettiva Bevilacqua-La Masa, Padova

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Maria Luisa Corapi

Nata a Napoli nel 1950; vive e lavora a Soverato (CZ) / Born in Naples in 1950; she lives and works in Soverato (CZ) Laureata in Architettura, insegna Metodologia della Progettazione all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro / She has a degree in architecture and teaches Methodology of Planning at the Accademia di Belle Arti in Catanzaro, Italy. Dal 2009 collabora con Getty Image / She has been working with Getty Image since 2009. È autrice delle immagini relative alla campagna pubblicitaria di StrataCemento 14 (2011-2012) / She is the author of the images used in the Strata-Cemento 14 advertising campaign (2011-2012) Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Start Living Again, Pavia e AISLA – Milano 54° Biennale d’Arte di Venezia – sezione regionale calabrese del Padiglione Italia 2010 Mostra fotografica online, a cura di Osvaldo Pieroni Lo sguardo oltre, mostra fotografica, Catanzaro 2009 Lo sguardo oltre, mostra fotografica, Catanzaro 2008 Soverato dreaming, Soverato

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Danilo Correale

Nato a Napoli nel 1982; vive e lavora tra Napoli ed Anversa / Born in Napoli in 1982; he lives and works between Naples and Antwerp Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2010 Mosh Pit Control, Galleria Raucci/Santamaria, Napoli, I


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2009 How much art can you take?, Spazio Chan, Genova, I 2008 Goodbye My Darling, curated by M. Scotini, Galleria FR Artivisive, Napoli, I Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Se vuoi che la storia Continui , Biennale di Praga, video Section, curated by Andrea Bruciati, CZ REP Premio Ariane Rothschild, curated by L.Barreca ed M.Smarrelli, Palazzo Reale , Milano, I Posso Errare Ma non di Core, curated by Andrea bruciati Galleria Civica di Monfalcone, Monfalcone IT Bedtime Stories, Badtime Stories, Supportico Lopez, Berlin, DE 2010 Manifesta 8: The European Biennal of Contemporary Art, section curated by CPS – Give and Take, group show selected by Fondazione Ratti, Via Farini, Milano, I Politique Zéro, Espace Niemayer, Paris, F Harald Szeemann, cur. by S. Zuliani, Chiesa dell’Addolorata, Salerno, I My favourite things, cur. by Sottobosco, Galleria Contemporanea di Mestre, Mestre, I Eco e Narciso, cur. by R. De Marchi and E. Volpato, Eco Museo Feltrificio Crumiere, Villar Pollice, Torino, I Video Report Italia, cur. by A. Bruciati, Galleria Comunale d’arte contemporanea di Monfalcone, Monfalcone, I Sindrome Italiana, Magasin – Centre National d’Art Contemporain de Grenoble, Grenoble, F Corso Aperto CSAV, Visiting Professor Hans Haacke, cur by A. Daneri and C. Piatroiusti, Villa Secuta, Como I Practicing Memory in a time of an all - encompassing present, cur. by M. Lucchetti, Pistoletto Foundation, Biella, This story is not ready for its footnotes, cur. by C. Pignatti Morano and P. Uran, Elettrofonica, Roma, I Correnti Mediterranee. Arte e Artisti tra Italia e Turchia, Yapi Kredi bank, Istanbul, TURKEY Sunday Fair, Berlin, D Time Machine, cur. by M. Bortolotti and M. Scotini, Miart 2010, Milan, I Blind Mirror, Galleria Raucci/Santamaria, Napoli, I Avalanche, Maribel Lopez Gallery, Berlin, D 2009 Antipop, cur. by G Delvecchio, Alessandro De March, Milano, I Neighborohood. We Do It, cur. by M. Scotini, Kunstraum Lakeside, Klagenfurth, AU Memories, cur. by G. Pisapia, Circolo Artistico Politecnico, Napoli, I Transit, cur. by A. Rispoli, P. Uran, E.Viola, ///PIST, Istanbul, Event of the 11th Istanbul Biennal, TURKEY Transit 2 Project: The Istanbul Symphony, cur. by A. Rispoli, P. Uran, E.Viola, MADRE Museum, Napoli, I Altri Discorsi, Careof DOCVA, Fabbrica del Vapore, cur. by V. Angeleri e M. Lucchetti, Milano, I Fondazione Spinola Banna per l’Arte, FSBA Poirino, I Emergency room, cur. by T. Geoffroy, PAN palazzo delle arti di Napoli, I

2008 12x12, PAN Palazzo delle arti di Napoli, Napoli, I Emerging Talents, selected by L. Cerizza, Fondazione Strozzina , Firenze, I Premio Cairo 09, presented by J. Draganovich, Museo Della Permanente, Milano, I Video&Installation Container: Danilo Correale & Bianco Valente, cur. by Not Gallery, Napoli, I Backpackers – Passaggi Urbani, cur. by M. Scotini and B. Theis, Borgovico 33, Como, I Classroom #1, cur. by S. Lacagnina, MADRE Museum, Napoli, I Interno italiano, cur. by F. Jodice, Galassia Arte, Milano, I Be hero become ordinary, cur. by M. Scotini, Naba, Milano, I

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Valentina Ferrandes

Nata a Policoro (MT) nel 1982; vive e lavora tra Londra e Berlino / Born in Policoro (MT) in 1982; she lives and works between London and Berlin Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Contemporary.doc, MAXXI, Roma / / selezione portfolio Directors Lounge – Urban Research Programme – Meinblau, Berlin Salon Photo Prize, Matt Roberts Project Space, London 2010 Autumn Exhibition, The Open Prize, The Square Gallery, Bristol Visions in the Nunnery, Bow Arts Trust, London Open Prize for Video Painting, Shortlisted Works, Nichols and Clarke Warehouse, London Renaissance Arts Prize, shortlisted works, Italian Cultural Institute, London Souvenirs from Earth, Satellite TV Broadcast, France and Germany China: an interpretation, Chelsea College of Art and Design, London Salon Video Art Prize, Matt Roberts Project Space, Vyner Street, London 2009 Streaming Festival, La Hague, Netherlands namaTRE.ba part III, Gallery of Fine Arts Academy Trebinje, Open Air cinema and Town Theatre of TrebinjeTrebinje, Bosnia & Herzegovina Duration:London, Candid Arts Trust, London / / Curated by Lose Play Atari Subversive Correspondences #2, The Gallery at Willesden Green, London / / Curated by Diana Ali Subversive Correspondences #1, Broadwalk Arts, Bristol / / Curated by Diana Ali No Passport Necessary, The Roundhouse, London / / Curated by The Projection Gallery Fu Festival, Galerie O L G A, Wuppertal, Germany / / Curated by Nusara Main-Garm 2008 CologneOFF at The Salon de Arte Digital at Museum of Contemporary Art Zulia (MACZUL) Maracaibo/ / Venezuela Twelve Steps Down, Shoreditch Town Hall, London

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2video.undo.net // Curated by Francesca di Nardo 2007 (Deviant) Art Festival, The Punphouse, Trollhattan Sweden // Curated by Fredrik Lindberg and Joanna Ageborn Women in Magmart, Trip, Naples // Curated by Enrico Tomaselli Asia Europe Mediations, Kunsthalle Faust, Poznan, Poland Athens Video Art Festival, Athens, Greece

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Dario Ghibaudo

Nato a Cuneo nel 1951; vive e lavora a Milano / Born in Cuneo in 1951; he lives and works in Milan Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2011 I peccati capitali sono otto, Galleria Gilberto Zabert, Torino 2010 Centocinquanta pesci fuor d’acqua, Palazzo della Rosa Prati, Parma 2008 Museo di Storia Innaturale: Sala XIII Pesci e Anfibi: Centocinquanta pesci fuor d’acqua, Paolo Tonin Arte Contemporanea, Torino 2005 Museo di Storia Innaturale: Sala X Etnografia: Calpestabile, Paolo Tonin Arte Contemporanea, Torino 2004 Museo di Storia Innaturale: Sala XII Etnologia: Siamo Dei, Paolo Tonin Arte Contemporanea, Torino 2000 Museo di Storia Innaturale: Sala X Etnologia: I diorami, Galerie Angelo Falzone, Mannheim (D) 1999 Museo di Storia Innaturale: Sala X Etnologia, Galleria Caterina Fossati, Torino 1996 Museo di Storia Innaturale: Sala VI, Antropologia: Homo Pronto, Galleria Caterina Fossati, Torino Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Time in Jazz 2011 – “Terra”, Berchidda, Olbia-Tempio Ultimo quarto, Aosta 2, Aosta La scultura italiana del XXI secolo, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano 2010 Private Plat #6. Brucia Babilonia, Casa della creatività, Firenze II Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Sabbioneta, Palazzo Ducale, Sabbioneta (MN) 2009 Intermedia, O’, Milano L’anima nell’acqua, Ca’ D’Oro, Venezia 2008 Ex voto, Castello di Rivalta, Rivalta (TO)

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2007 Anni Settanta il decennio lungo del secolo breve, Palazzo della Triennale, Milano 2006 I costruttori, il lavoro in 100 anni di arte, Rimini, Palermo ManifestTo, Palazzo delle Esposizioni, Torino I simulacra del quotidiano, Convento dei domenicani di Santa Maria della Rosa, Torino Natura e Metamorfosi, Shanghai – Pechino – Spoleto, a cura di Istituto Garuzzo per le Arti Visive - IGAV 2005 Cow Parade, Firenze PlotArt Europa, Centro per l’Arte Contemporanea, Genazzano (Roma) Miracolo a Milano, Loggia dei Mercanti e Palazzo della Regione, Milano Un’estate italiana Figurative Kunst aus Italien, Die Galerie, Frankfurt Perdere la testa, Studio Lattuada, Milano  Regionevolmente, Viterbo ManifesTO, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino  Ipermercati dell’Arte, Complesso Museale di Santa Maria alla Scala, Palazzo delle Papesse, Siena  2004 Quotidiane Meraviglie, Magazzini del Cotone, Genova  Figurative Kunst aus Italien, Frankfurt XII Biennale di Arte Sacra, San Gabriele (Teramo) Museo di Storia Innaturale: Sala XII Etnologia: Siamo Dei, Paolo Tonin Arte Contemporanea, Torino 2003 Tendenze attuali dell’arte italiana, MART Palazzo delle Albere, Trento  Aktuelle Positionen italienischer Kunst, Mathildenhohe Institute, Darmstadt  2002 Sumptuous, Cantieri Culturali Ex Macelli, Prato  Alto volume corporale, Palazzo Bice Piacentini Centro Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto (AP) 2001 Ipernatura, Stamperia dell’Arancio Artecontemporanea, Grottammare (AP) 2000 Sui generis, P.A.C. Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano Welchome, Palazzo delle Esposizioni, Roma  Trapassato futuro, ex cartiere Vannucci, Milano Ironic, Flash Art Museum, Trevi 1999 Im Werken der folgenden Italienischen Kunstler, Villa Eule, Wiesbaden (Magonza) 1998 Amoveable Feast, Galerie Luc Queyrel, Parigi 1997 Oscar Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea, Galleria La Nuova Pesa, Castello Colonna, Genazzano (Roma) Wirwarr, Galleria d’arte Damasquine, Bruxelles  Popolart, Galleria Fac-Simile, Milano) 1996 Ineditoopen, Latina  Cose dell’altro mondo, Flash art Museum, Trevi (PG)


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Riccardo Giacconi e Andrea Morbio

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RICCARDO GIACCONI Nato a San Severino Marche (MC) nel 1985; vive e lavora a Poitiers / Born in San Severino Marche (MC) in 1985; he lives and works in Poitiers Mostre principali Selected Exhibitions 2011 FID Marseille - International Film Festival, director Jean-Pierre Rehm, Marseille, France If you want this story to continue..., curated by Andrea Bruciati, Prague Biennale 5, Prague, Czech Republic Ariane De Rothschild Prize, curated by Marcello Smarrelli and Laura Barreca, Palazzo Reale, Milano, Italy Curator’s Table #1, curated by Ilaria Gianni, Reload, Roma, Italy 2010 Desplazamientos temporales, curated by Laura Diez Garcia and Patricia Vega Artime, La Alhóndiga, Bilbao, Spain Se vuoi che questa storia continui..., a cura di Andrea Bruciati, neon>campobase, Bologna, Italy irukandji, Collegio Armeno Moorat-Raphael, Venezia, Italy ARGONAUTI, curated by Andrea Bruciati, ArtVerona art fair, Verona, Italy videoREPORT ITALIA 2008_09, curated by Andrea Bruciati, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone, Italy You-We + Ablo, curated by Francesco Bonami, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Rotonda di Via Besana, Milano, Italy Let’s play, curated by Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Palazzo Pretorio, Cittadella, Italy My favourite things, curated by Sottobosco Galleria Contemporaneo, Mestre, Italy 2video, online video screening curated by undo.net 2009 Sottobosco c/o CHAN, curated by Sottobosco CHAN | Contemporary Art Association, Genova, Italy 93.ma Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua-La Masa, Venezia, Italy Exhibition on “spazio chiuso”, curated by Stefano Coletto, Uscita Pistoia, Pistoia, Italy Videoart Yearbook 2009, video screening curated by Renato Barilli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Paola Sega, Chiostro di Santa Cristina, Bologna, Italy Playlist - Ho popolato di nomi il silenzio, video screening curated by Barbara Meneghel, neon>campobase, Bologna, Italy Furniture Music, curated by Blauer Hase Cannaregio 96/F, Fondamenta Priuli dei Cavalletti, Venezia, Italy Documents, curated by Peter Friedl, Fondazione Spinola Banna per l’Arte, Banna (TO), Italy 2008 92.ma Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua-La Masa, Venezia, Italy Re:public, curated by Amerigo Nutolo, Tese dell’Arsenale, Venezia, Italy IUAV al MAXXI, curated by Cornelia Lauf and Angela Vettese, MAXXI, Roma, Italy

B, B, B, C, F, G, G, K, R, S, V ?, curated by Stefano Coletto and Marco Ferraris, Careof, Milano, Italy. 2007 Hic Sunt Leones, curated by Blauer Hase, Palazzo Ca’ Corniani degli Algarotti, Venezia, Italy Open #0, curated by Marco Baravalle, S.A.L.E., Venezia, Italy In the dark, performance Museo d’arte Medievale e Moderna, Arezzo, Italy 6o secondi, curated by Dovrat Ana Meron Scala Mata Art Gallery, Venezia, Italy Lost in production, curated by Marco Baravalle S.A.L.E., Venezia, Italy Blindscapes, curated by Tomas Guido Illgen, Francoise Calcagno Art Studio + , Scala Mata Gallery, Venezia, Italy Blindscapes, curated by Tomas Guido Illgen, Fabbrica del Vapore, Milano, Italy Blindscapes, curated by Tomas Guido Illgen, Centro Cìvico Zona Nord, Barcelona, Spain 2005 Mappening, curated by Armin Linke and Hans Ulrich Obrist, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, Italy

ANDREA MORBIO Nato a Montichiari (BS) nel 1984; vive e lavora a Parigi / Born in Montichiari (BS) in 1984; he lives and works in Paris Esperienze professionali Professional Experiences 2011 Residenza VIR Viafarini-in-residence, Milano (con Riccardo Giacconi) Paesaggio, progetto di pubblicazione con Blauer Hase, Festival de l’art contemporain, Faenza (Italia) 2009 Progetto Rodeo di Blauer Hase, Post Vertigo Virginis, Sale di Palazzo Carminati (Fondazione per l’arte contemporanea Bevilacqua - La Masa), Venezia 2008 Collaborazione con il gruppo d’arte contemporanea Blauer Hase e realizzazione di un’intervista ai Raqs Media Collective a Bolzano, in occasione di Manifesta 7 Mostre principali Selected Exhibitions 2011 Torino Film Festival 29, sezione cortometraggi Open studio, curata da Milovan Farronato, VIR Viafarini-in-residence, Milano, Italia Homework, a cura di Chiara Massini. PARCO, Treviso, Italia Curator’s Table #1, a cura di Ilaria Gianni, Reload, Roma, Italia 2010 Desplazamientos temporales, curata da Laura Diez Garcia e Patricia Vega Artime, Centro Culturale La Alhóndiga, Bilbao, Spain AA.VV, curata da Giulia Morucchio, Galleria A+A, Venezia, Italy 2009 Rodeo 9, a cura di Blauer Hase, Palazzo Carminati, Fondazione Bevilacqua – La Masa, Venezia, Italia

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2005 Mappening, curata da Armin Linke e Hans Ulrich Obrist, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, Italia

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Claudia Losi

Nata a Piacenza nel 1971; vive e lavora a Piacenza / Born in Piacenza in 1971; she lives and works in Piacenza Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2011 Proiezione Video Les Funerailles de la Baleine, Viafarini, Milano ; Cinema Massimo, Torino 2010 Claudia Losi, Galleria Monica De Cardenas, Milano Les Funerailles de la Baleine, Balena Project Performance, Cossila San Giovanni, Biella Simulacro animale per tempi di rapido consumo, Spazio Trento Agenzia UniCredit Banca, Trento 2009 Strip Maps. Sguardo ed Esperienza, exhibition site-specific at Filiale UniCredit Banca, Milano Balena Project/ Linee annodate/ Argille disciolte, Assab One, Milano 2008 Balena Project, IKON Gallery, Birmingham Patterns of Identity, Stenersen Museum Oslo La Coda della Balena 1995-2008, Museo Marino Marini, Firenze 2007 Project Room, IKON Gallery, Birmingham Hamish Fulton, Claudia Losi, La Marrana Arte Ambientale, Monte Marcelllo Ameglia, La Spezia Arduenna, Fortezza della Brunella, Aulla (Massa Carrara) 2006 Claudia Losi, Galleria Monica De Cardenas, Milano 2005 Balena Project, Lanificio Pria, Biella Balena Project Ecuador 2005, MACC de Guayaquil and Cento Cultural Pontificia, Universidad Catolica de Quito, Ecuador 2004 Places, GAM, Spazio Aperto, Bologna Balena Project e altre storie, Castello Lerici, La Spezia Claudia Losi-Antonio Marras, Uno più uno meno, Ex Caserma dei Carabinieri, Alghero Balena Project Animazione, Via Farini, Milano Balena Project Balena di Fiume, The Beach, Murazzi Po, Torino 2003 Installazione, Théatre Studio des Champs Elysée, Paris Mari, Galleria Monica De Cardenas, Milano 2002 Galleria Lindig in Paludetto, Project Room, Nünberg Etna Project, ARCO Project Room, Luigi Franco Arte Contemporanea, Madrid Tre Regni, Spazio Mobile, Rocca Sforzesca, Imola

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2001 Dopo il Danubio/le carpe del mercato/guardano gambe, Galleria Monica De Cardenas, Milano Puro Ossigeno, Galleria Primo Piano, Roma Walkscape, Istituto Italiano di Cultura, Washington 2000 Marmagne, Luigi Franco Arte Contemporanea, Torino Danubio, Galleria Zone c/o Graffio, Bologna 1999 Cut, Galleria Placentia Arte, Piacenza Over the Reef, Galerie Pascale Cottard-Olsson, Stockholm Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2010 Aware: Art Fashon Identify, Gsk contemporary 2010, Royal Academy of Arts, London La Scultura Italiana del XXI secolo, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano Si Sindrome italiana, MAGASIN Centre National d’Art Contemporain de Grenoble, Grenoble The Secret Lives of Trees, Galleria Monica De Cardenas, Zuoz Pagine da un bestiario fantastico, Galleria Civica di Modena Spazio, MAXXI, Roma Fotografia Europea, Museo dei Cappuccini, Reggio Emilia 2009 Project 4 ways to - Claudia Losi, Andrea Nacciarriti, Francesco Pedrini, Stefano Romano, final exhibition at publisher Zenit, Tirana, Albania. (Tirana International Contemporary Art Biennial 2009) Project titled Qui e non altrove.Qui. ArtePollino-un altro Sud, Italy, curated by Laura Barreca Diritto Rovescio, Triennale di Milano, Milano On Paper, Galleria Monica De Cardenas, Zuoz 2008 Soft –Cell, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone 15° Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2007 Fatto in Svezia, Röda Sten, Göteborg Still Life, Sharjah Biennial 8, Still Life, United Arab Emirates “La scimmia nuda”, Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento “Open Air”, Orto Botanico Università di Parma 2006 “La Giovine Italia”, a cura di Renato Barilli, Lo Spazio d’Arte Gambettola (FC), Pinacoteca Nazionale, Bologna 2005 “Generation of Art”, Fondazione Antonio Ratti, Como “Filoluce”, Museo della Permanente, Milano “TVB, From Italy with Love”, Raid Projects, Los Angeles 2004 “Ad’a - area d’azione”, Rocca Sforzesca, Imola 2003 “Premio Maretti”, Galleria d’Arte Moderna, Bologna “Innatura”, X Biennale Internazionale per la Fotografia Palazzo Bricherasio, Torino “Ratio”, Galleria d’Arte Contemporanea Monfalcone


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“Il racconto del Filo”, MART Museo di Arte Contemporanea di Trento Rovereto “Cover Theory”, Officina della Luce, ex Centrale Emilia, Piacenza 2001 “Utopie Quotidiane”, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano “Paradiso Perduto/Paradise Lost”, Palazzo dell’Arengo, Rimini “AssabOne”, Ex tipografia GEA, Milano “Italian Studio Program 2000/2002 P.S.1 Italian Bureau Selection”, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2000 “Adriatico. Le due sponde”, Museo Michetti, Francavilla al Mare, Pescara Rade de Brest, Galerie Artem, Quimper “7 Artisti della Scena Italiana”, Casa di Rigoletto, Mantova “Periscopio”, Palazzo delle Stelline, Milano 1999 “The Equinox”, Cairn Gallery, The Old Stamp Office, Nailsworth “Onufri 1999”, National Fine Arts Gallery, Tirana

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Mariella Manconi

Nata a Sassari nel 1982; vive e lavora a Nulvi (SS) / Born in Sassari in 1982; she lives and works in Nulvi (SS) Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2010 Il Respiro dell’Arte, Osili, Sassari Abracadabra, Nulvi, Sassari Public, Palazzo della Frumentaria, Sassari Arte Evento Creazione, Molineddu, Ossi (Sassari) Spazzi variabili, in occasione della settimana della cultura, località Sorso (SS) 2009 Artissima, Selezione premio Pinacoteca Agnelli, Torino Mostra di arti visive, (Nell’ambito della Giornata Internazionale della Musica), curata dai docenti Marcello Cinque e Pier Paolo Luvoni. Museo Archeologico Nazionale G. A. Sanna Sassari Premio Nazionale delle Arti, sessione grafica 2008 11 Arti superiori, Palazzo della Frumentaria, Sassari 2007 Asinart, Rassegna arti visive, Parco Asinara, Sassari 2006 Collettiva studenti, Accademia di Belle Arti di Sassari, Sassari

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Chicco Margaroli

Nata ad Aosta nel 1962; vive e lavora ad Aosta / Born in Aosta in 1962; she lives and works in Aosta

Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2011 Con.fine Naturale, Saint Rhemy en Bosses 2009 Un après midi d’un faune, performance, Aosta 2008 Lo specchio leggero, galleria Via Metastasio 15, Roma 2007 Maternit, Asl, Aosta 2005 T’intimo, Artgallery, Venezia, a cura di Simonetta Gorreri 2003 Habits de Soi, Espace Vallée d’Aoste, Parigi 2002 Serbatoi dell’Anima, Torre del Lebbroso, Aosta 1999 Potatura di Ritorno, Aosta Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Fabula in Art, Roma San Salvatore in Lauro Nuove forme nello spazio della tradizione, Padiglione Italia 54 Biennale di Venezia, Regione Valle d’Aosta, Forte di Bard (AO), a cura di Vittorio Sgarbi 2010 Festival Letteratura, Verbania Futuro Remoto, Città della Scienza, Napoli Biennale Arte, Ferrara Trasparenze, Arte per l’energia rinnovabile, Macro Future, Roma, a cura di Laura Cherubini Trasparenze, Arte per l’energia rinnovabile, MADRE, Napoli, a cura di Laura Cherubini Entre glace et neige, chiesa di Saint-Benin, Aosta A’ tout art, video e performances per l’Orchestra Sinfionica della Valle d’Aosta 2009 Fabula. In defence of african children, Musei di San Salvatore in Lauro, Roma The Snowshow, Courmayeur 2008 Specchio leggero - Quotidiano in crema, Galleria della Fondazione Orafi, Spoleto Oro, Biennale d’Arte Contemporanea, Todi 2004 Tatà, pouettes et borioules, Castello di Ussel, Chatillon (AO) 2003 Andiamo al Piazzo, Biella Fuoricontrollo, Galleria Spazioerasmus Brera, Milano Cittazioni, Public Art a Milano, a cura di Mimmo Di Marzio, performance allo spazio Emporio Armani 2002 Opere al muro, Murazzi, Torino 1996 Il tatto, la touche, Alliance Française, Aosta

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Franco Menicagli

Nato a Campiglia Marittima (LI) nel 1968; vive e lavora tra Prato e Donoratico (LI) / Born in Campiglia Marittima (LI) in 1968; he lives and works between Prato and Donoratico (LI) Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2012 MARS, Milan Artist Run Space, Milano. 2010 Open Studios, Firenze Prato Pistoia 19/05/2010, a cura del CCC Strozzina, Centro Cultura Contemporanea a Palazzo Strozzi, Firenze. 2008 Strain Gage, Gallery Nicola Ricci, Pietrasanta, a cura di Antonio Grulli. 2007 Shell-Like, Albertoaperto, Milano, a cura di Alberto Mugnaini. 2006 Ginnasio Proect Window, Trevi Flash Art Museum, (PG) a cura di Maurizio Coccia, Mara Predicatori. 2000 Manipulations, Bologna, Gallery Interno e Dum Dum, a cura di Daniele Perra. Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Suspense-Sculture sospese, a cura di Arabella Natalini, Lorenzo Giusti, EX3 Centro per l’Arte Contemporanea, Firenze. La Sfida Continua, Franco Ionda, Franco Menicagli, Prato, Galleria Diemauer, a cura di Pietro Gaglianò. Tempi Osceni (Likaiset ajat), Contemporary Italian Photography, Pohjoinen valokuvakeskus ja Kulttuuritalo Valve, Hallituskatu 7, Oulu, Finlandia. The Wall (archives) #3, Nosadella.Due, Bologna, a cura di Pietro Gaglianò. 2010 Private Flat#6 Brucia Babilonia, Firenze. PF#6.5-B-label, a cura di Irene Balzani e Irene Innocente, via Giuseppe Giusti 16, Firenze. Tempi Osceni_Moments de la photographie italienne II, a cura di: Alessandra Capodacqua - Paul di Felice - Danielle Igniti, FSM Gallery Firenze. 2009 Tempi Osceni_Moments de la photographie italienne II, a cura di: Alessandra Capodacqua - Paul di Felice - Danielle Igniti, Galeries-Dudelange Luxemburg Gallery DOB, Cultural Center DOM OMLADINE, Makedonska, Belgrade Serbia. EPPISITIS (le città felici), Teatro Studio di Scandicci (FI), a cura di Pietro Gaglianò. 2008 Mediarc: International Festival of Architecture in Video, Firenze Casa Della Creatività, a cura di Pietro Gaglianò. Seek-refuge, Venezia Camping Village, a cura di Marta Casati. Trade Mark, Galleria Daniele Ugolini Contemporary, Firenze, a cura di Gaia Pasi.

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Strong End Weak End nella Città che Sale,Prato, a cura di Pier Luigi Tazzi. 2007 Abitanti Ambienti, Galleria il Ponte, Firenze, a cura di Silvia Lucchesi. 2006 Godart 06, Museo Laboratorio Città Sant’Angelo (PE) a cura di Enzo De Leonibus. Cantieri D’Arte, Cortile del Palazzo di Donna Olimpia, Viterbo, a cura di Marco Trulli. Il giardino Immaginato, Palazzo di San Clemente , Firenze a cura di Bruno Corà. 2005 In Luogo, Foundation Sautherige, Matera, a cura di Angelo Bianco. 2004 Venezia Immagine-Retentiva, Venezia, Padiglione Italia, Giardini di Castello, a cura di Raffaele Gavarro. Robinson, Geografie Naturali e dell’Umano, Trevi Flash Art Museum, a cura di Maurizio Coccia. GemineMuse, Palazzo Pitti, Firenze, a cura di Maria Antonia Rinaldi. 2001 Quotidiana 01, Padova, Palazzo del Santo, a cura di Virginia Baradel, Guido Bartorelli, Stefania Schiavon. 2000 Arti Visive 3, Genova, Palazzo Ducale, a cura di Viana Conti, Guido Festinese. Passaggi a nord ovest, Biella, Quartiere Chiavazza, a cura di Michelangelo Pistoletto, Alberto Fiz, Silvy Bassanese.

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Andrea Nicodemo

Nato a Termoli (CB) nel 1976; vive e lavora a Roma / Born in Termoli (CB) in 1976; he lives and works in Rome Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2010 Contro la luce cruda tutte le forme sono sagome, a cura di Gianluca Brogna, IPSAR, Roma 2007 A un amico lontano, a cura di Lorenzo Canova, Galleria Ugo Ferranti, Roma 2006 Colors addicted, a cura di Maurizio Faraoni, Galleria Ugo Ferranti, Roma 2005 Intimismo, Galleria Lion & Lion, a cura di Roy Wilkinson, New Orleans, USA Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011-2012 Illuminando Lecce, a cura di Ilaria Caravaglio e Chiara Miglietta, ex Conservatorio di Sant’Anna, Lecce 2011 Double espace, a cura di Bruno di Marino, Nuova Pesa, Roma


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56° L’intreccio dei viaggi, a cura di Lorenzo Canova, Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea, Premio Termoli, Galleria civica,Termoli Lo stato dell’arte. 54° Biennale di Venezia – Padiglione Italia, Maci, Isernia. A cura di Vittorio Sgarbi Aperitivo ad Artes, collettiva, Bosi Artes, Roma Bianco&Nero, Galleria Ugo Ferranti , Roma 2009 Collezione aratro 2010, Museo Aratro Università’ del Molise, Campobasso, a cura di Lorenzo Canova Avvertenze artistiche, Mercati Di Traiano Museo Dei Fori Imperiali, Roma Una mano per ail, Asta tenuta da CHRISTIE’S, Roma Group show, Galleria Ugo Ferranti, Roma 2008 Fluchten (fughe), a cura di Christiane Erdmann., Wiesbaden (Germania) Experimenta, Collezione Farnesina Giovani (Ministero degli Affari Esteri) Roma, a cura di Lorenzo Canova Pianeta Terra, Museo Aratro Universita’ Del Molise, Campobasso, a cura di Lorenzo Canova 2006 Gala’ Ast’arte, UNICEF, Repubblica di San Marino Fuoriluogo, Galleria Limiti Inchiusi, a cura di Mariacristina Bastante, Campobasso Sottovetro, Galleria Esedra Roma, a cura di Pier Paolo Pancotto 2005 Molise Glo/Cal Identity, a cura di Lorenzo Canova. Galleria Limiti Inchiusi di Campobasso (testo) 2004 Genius Loci, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Termoli (CB), a cura di Lorenzo Canova Interiorità, Galleria 9, Via della Vetrina Contemporanea, Roma, a cura di Elisabetta Giovannoni Com’ e’ profondo il mare, Isole Tremiti 2003 Arcobaleno degli angeli, San Giuliano di Puglia (CB) 2000 Il Paesaggio Urbano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, (3°premio)

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Paride Petrei

Nato a Pescara nel 1978; vive e lavora a Pescara / Born in Pescara in 1978; he lives and works in Pescara Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2010 Ex societate imaginis, Galleria Cesare Manzo, Roma 2008 Il diamante si farà grafite, Galleria Cesare Manzo, Pescara Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Versus, Velan Centro d’Arte Contemporanea, Torino

2010 Natura e destino, Galleria Riccardo Crespi, Milano. Premiata Officina Trevana, Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi 2009 Kaotica, Galleria Cesare Manzo, Pescara 1° Aprile, Galleria Cesare Manzo, Roma Cromofobie, Ex Aurum, Pescara 2008 Godart, Museo Laboratorio, Città Sant’ Angelo (Pe) 2006 Index, Palazzo Sanità di Toppi, Chieti. I love Abruzzo, Ex mercato ortofrutticolo, Pescara 2005 Il giardino, Museo Laboratorio, Città Sant’ Angelo (PE) 2001 Care-off, Galleria Viafarini, Milano

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Agnese Purgatorio

Nata a Bari nel 1964; vive e lavora tra Belgrado e Beirut / Born in Bari in 1964; she lives and works between Belgrado and Beirut Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2010 Perhaps you can write to me, Castello Svevo, Bari 2009 Perhaps you can write to me, Mars gallery, Melbourne, Australia Dalla clandestinità, Istituto Italiano di Cultura, Melbourne, Australia 2007 Fronte dell’est, Galleria Bonomo, Bari 2004 Self-ish, Gallery Onetwentyeight, New York 2003 Maternità dell’opera, Galleria Bonomo, Bari 2000 Non Racconti, Aroma Photogalerie, Berlino Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Sulla linea verde, performance, Fondazione Horcynus Orca, Lipari Era un giorno di neve, Armenian Center for Contemporary Art, Yerevan, Armenia 2010 Era un giorno di neve, video-installazione, Museum of Contemporary Art, Skopje, Macedonia Correnti mediterranee. Arte contemporanea fra Italia e Turchia, Torino, Istanbul, Teheran, galleria Yapi Kredi, Istanbul, Turchia Manifesta 8, Bienal Europea de Arte Contemporáneo, Murcia (Spagna) 2009 Perhaps you can write to me, galleria Bonomo, Bari Perhaps you can write to me, Fondazione Horcynus Orca, Messina. Dalla clandestinità, Galleria Bonomo, Artefiera Bologna

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2008 International Experimental Film Festival, Museum Florean, Carbunari, Romania Le porte del Mediterraneo, Palazzo Piozzo, Rivoli (TO) L’arca, Galleria Bonomo, Bari 2007 Bienal B, Porto Alegre, Brasile Stanza dei Portatori d’acqua, Castel di Tusa (ME) Oltre le nuvole... dalla terra al cielo, Aeroporto, Bari Funny women, 23 international artist, Gallery 128, New York 2006 Aria a tempo giusto, Madonna del Palazzo, Rutigliano (BA) Stanza dei Portatori d’acqua, Art Hotel, Atelier sul mare, Castel di Tusa (ME) Telepass, Museo civico Castello dei Ventimiglia, Castelbuono (PA) 2005 bac!05 - International Festival of Contemporary Art, Barcellona Premio Milano e Torino Incontrano l’Arte, Palazzo Affari ai Giureconsulti, Milano TO, MI, Palazzo Birago, Torino. S/ago/me 547, traforo di via Nazionale, Roma 2004 Self-ish, Gallery Onetwentyeight, New York 500 Spot per Librino, Fiumara d’Arte, Catania e Roma Superheroine, Gallery 128, New York 2003 43° Premio Suzzara, Anima e corpo fra tradizione e cibernetica, Suzzara (Mantova) Voci e Volti, Università degli Studi, Bari 2002 Extraordinario, Casa Museo Stesicorea, Catania Arte Maggio, Sala Murat, Bari Artisti per l’epicentro, Museo delle mattonelle d’arte, Gala di Barcellona (ME) 2001 Mille e una Biennale, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia Border Stories, IX Biennale Internazionale di Fotografia, Palazzo Bricherasio, Torino Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, Convento di San Francesco, Giffoni Valle Piana (SA) 2000 Art Woman, Castello Carlo V, Lecce

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Christian Tripodina

Nato a Genova nel 1981; vive e lavora tra Genova e Berlino / Born in Genoa in 1981; he lives and works between Genoa and Berlin Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2011 Orchard (Season #2), Coral Gardens and Their Magic, performance di Christian Tripodina e Benjamin Altermatt. a cura di CHAN e Anna Daneri, Oratorio di San Bernardino, Genova.

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2010 Orchard (Season #1), a cura di CHAN e Anna Daneri, CHAN, Genova. 2009 Farewell, goodbye forever, a cura di Rebecca Container Gallery and Municipalità di Genova, Molo Vecchio Porto Antico, Genova. Ad hoc, a cura di Anna Daneri, Giglio Bagnara, Genova. 2008 Promise, Anyway Gallery, Genova. Christian Tripodina, a cura di Emilia Marasco, Mentelocale Di Sopra, Genova. 2007 Le desordre c’est moi, Laboratorio Sociale Buridda, Genova. Untitled, Anyway Gallery, Genova. Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2011 Paper, a cura di Alice Morey, ZMF, Berlin. 2009 Italian restyle, a cura di Barbara Fragogna, Kunsthaus Tacheles, Berlin. XIV Biennial of young artists from europe and mediterranean, a cura di BJCEM, Skopje (Repubblica di Macedonia). Sospeso 00, a cura di Roberta Gucci Cantarini, Matteo Casari, Laboratorio Sociale Buridda, Genova. F. Y. I. For your information, a cura di Roberta Gucci Cantarini, Fresh Festival, Genova. Christian Tripodina - Simona Barbera, a cura di Assessorato alle Politiche Giovanili, Munizioniere Palazzo Ducale, Genova. Fatal error, a cura di Roberta Gucci Cantarini, Anyway Gallery, Genova. 2008 24h di creatività, a cura di Paola Bellotti, Emilia Marasco, Munizioniere, Genova. Arte italiana / Contemporary art, a cura di Marwan Jassim Al Sarkal responsabile di Qanat Al Qasba e Annamaria Bersani Emirato di Sharjah, Emirati Arabi Uniti. Mulhouse art fair, a cura di Eric Vincent, Parc des Expositions, Mulhouse (FR). 2007 Accademiografia, a cura di B.A.G (Borsa Arte Giovane), Loggia della Mercanzia, Genova. Container art, a cura di A.L.B.A, Genova. Illegal arts, a cura di Eves, Laboratorio Sociale Buridda, Genova. Flashes 2 bag (Borsa Arte Giovane), a cura di Elvira Bonfanti, Emilia Marasco, Sandra Solimano, Bag Loggia della Mercanzia, Genova. Hic sunt leones, a cura di Daniela Boggio, Sala Anita Garibaldi, Genova. Monitoraggi, a cura di Cesare Viel, Emilia Marasco, Laura Fagioli, Alessandra Gagliano Candela, Carlo Ricci, Marisa Vescovo, Museo dell’Accademia Ligustica, Genova. 2006 Illegal arts, a cura di Eves, Laboratorio Sociale Buridda, Genova. Il lavoro oggi, a cura di Daniela Boggio, Palazzo Ducale, Genova. 2005 Christian Tripodina, Facoltà Dams, Torino. Illegal arts, a cura di Eves, Laboratorio Sociale Buridda, Genova.


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Wolfgang Zingerle

Nato a Brunico (BZ) nel 1969; vive e lavora a Perca (BZ) / Born in Brunico (BZ); he lives and works in Perca (BZ) Mostre personali principali Selected Solo Exhibitions 2012 Wolfgang Zingerle, Glass and Paintings, Künstlerhaus Wien, curato da von Wolfgang und Gerlinde Szaal (A) 2011 Wolfgang Zingerle. Invisible II, Berengo Collection Art Gallery, curato da Martina Corgnati e Adriano Berengo, San Marco 412/413 Venezia Venice Projects, Dorsoduro 868, 30123 Venezia 2010 Wolfgang Zingerle. Paintings and objects, Lexington Company, Bozen, curato da Michael Hölzl, Bolzano (I) 2009 Wolfgang Zingerle. Paintings and objects, Gallerie 90, Rio Pusteria, curato da Alex Pergher e Giancarlo Mariani (I) 2002 Wolfgang Zingerle. Who is afraid of red, SVP Sitz, curato da Giancarlo Mariani e Thomas Widmann 1999 Wolfgang Zingerle. Paintings,Gallerie La Goccia, Laives (I) Wolfgang Zingerle. Paintings, Vecchie terme di Merano (I)

2007 Kunstmyststücke, Galleria permanent2, Bruneck (I) Übergehen, Kunstmyst, Luttago (I) Gletscherblut 3, Kunstmyst, Campo Tures (I) 2004 Kunsthandwerk, Installazione permanente, scuola artigianale, Brunico (I) 2002 Gletscherblut 2, Kunstmyst, Camp Tures (I) 2000 Hominiden, Installazione permanente, UFO, Centro di cultura, Brunico, curato da Giancarlo Mariani (I) 1999 Malerei, Art Gallery Marchetti Sadowski, Gubbio (TR-I) Limina, Paintings, Art Gallery La Goccia, curato da Giancarlo Mariani, Laives (I) Giovani artisti dell’ Accademia Di Belle Arti Di Bologna, Galleria Prisma, Südtiroler Künstlerbund, Bozen, curato da Margareth Dorigatti (I) 1997 Knast-ART, Bruneck (I) Übergehen, Kunstmyst, Campo Tures (I) 1996 Undertrenta, Art Gallery Nanni, curato da Roberto Pasini, Bologna 1994 Paintings, Theaterhaus Wangen, Stoccarda

Mostre collettive principali Selected Group Exhibitions 2012 Glass sculptures by Wolfgang Zingerle, Art Palm Beach, County Convention Center, Art, Photography and Design, curato da Adriano Berengo, Berengo studio 1889 2011 Glass sculptures by Wolfgang Zingerle, World’s Foremost Fairs of Contemporary Arts & Design, Navy Pier, Chicago, curato da Adriano Berengo, Berengo studio 1889 2010 Glass by Wolfgang Zingerle, Art-Festival-Kränzelhof, Tschermes (I) Inflated mirroring and pipeline trough the earth, Freistaat Burgstein, Gries, (A) Merano arte, Undefined 10, Merano (I) 2009 Die andere Seite vom Stadtmuseum, Paitings and objekts, Brunico (I) Fühlst du dich frei?, “kunstMeran“, Merano (I) Krossing, evento collaterale della 53. Biennale di Venezia, Forte Marghera, via Forte Marghera 30, Mestre Merano arte, Undefined 09, Merano (I) Kind & Kunst, Progetto per bambini in Afrika, Gais (I) 2008 Special presentation, ART Innsbruck (A) GOLD TARGET, parallelevents to Manifesta7, curato da Sabine Gamper e Josef Urthaler, Perca (I)

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FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI MARZO 2012

VENTI PER UNA SALUZZO  

ventiperuna20 regioni per 1 Italia, 20 artisti per una mostra sudamerica