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Poste Italiane spa - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (Convertito in legge 27/02/2004 n. 46), art. 1, comma 1 - LO/M/ - euro 10,00 - In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio CMP Roserio (Mi) per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa - Editrice webandmagazine s.r.l. - Via Valla, 16 - I-20141 Milano - www.webandmagazine.media

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SistemaSerramento numero nove anno duemilaquindici mese settembre editrice webandmagazines.r.l.

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backUP gestioni editoriali

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SistemaSerramento numero nove anno duemilaquindici mese settembre 2 4

COLOPHON

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OLTRE L’ORIZZONTE

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CONVENTION VEROLEGNO di Sonia Maritan

FAIRS BATIMAT

BATIMAT COME PIATTAFORMA UNICA DEL COSTRUIRE di Sonia Maritan, Pietro Ferrari

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MEETING ANFIT

ANFIT IN OTTIMA FORMA di Sonia Maritan, Pietro Ferrari

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IDENTIKIT Sherwin-Williams SAYERLACK TREND NATURALISTICO di Beatrice Guidi

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FAKRO ITALIA FALEGNAMERIA PELLEGRINI TIP TOP FENSTER ABICERT PFT HEVO FRATELLI CASTELLANI DANESE EKEY EUROPROFILI GALANTE WOOD TECHNOLOGY GENIUS GROUP HOFFMANN LOGICO TEAM MUNGO FALEGNAMERIA PARISI NARDELLI SELENA GLOBAL EXPERIENCE SECURITY BUILDING SERVICE

ON THE FIELD FINITURE I COLORI DEL SUCCESSO di Sonia Maritan, Pietro Ferrari

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ON THE FIELD WEINIG GROUP

INNOVATION MADEexpo COSA EMERGE?

di Sonia Maritan

QUEL PREZIOSO OGGETTO …SARÀ IN “VERO LEGNO”?

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UNA VITA SOSTENIBILE

EDITORIALE di Sonia Maritan

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DOSSIER KLIMA

di Sonia Maritan 72 74 76 78 79 79 82 84 85

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ALBERTINI GRAF SINERGY ITALSERRAMENTI ONYX KELLER LA FALEGNAMERIA PAIL PB GROUP ENSINGER

OUTLOOK

QUANDO SI GUARDA UN VETRO di Samuele Broglio

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PRODUCT INTERPRINT

RITORNO IN BELLEZZA di Pietro Ferrari

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INTERVIEW 3 CAD

UNA RIVOLUZIONE NEL MONDO DEI SERRAMENTI di Beatrice Guidi

L’EMOZIONE DELL’ALTA TECNOLOGIA di Pietro Ferrari

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CONTATTI

di Franco Riccardi

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EDITORIAL di Sonia Maritan www.webandmagazine.media www.webandmagazine.com

Allo stand della Vetreria Müller, in occasione di Klimahouse, nell’angolo allestito per la prova di rottura del vetro, mi presto anche io a testare la resistenza del vetro temprato a confronto di quello stratificato.

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OLTRE L’ORIZZONTE

Probabilmente tutte le persone che non leggono Sistema Serramento, aprendo la finestra saranno invogliate a guardare l’orizzonte che si staglia davanti a loro, invece noi, guardiamo il serramento e cominciamo a toccarlo, per capire di quale materiale sia fatto e poi guardiamo la ferramenta e la maniglia, le guarnizioni e il tipo di vetro. Così faccio ogni volta che arrivo in una camera d’albergo! Non sarà una malattia inguaribile subire così prepotentemente il fascino di una finestra? Eppure mi perdo in questo settore e mi lascio trasportare dalle incredibili “trovate” dei produttori, sempre sorprendenti, i cambiamenti nell’aria li respiro e li colgo, attraverso tutte le aziende che concorrono a creare e mutare i piccoli dettagli che costituiscono un serramento. Penso a Roberto Galli che mi mostra il suo prototipo in Accoya, al vetro fotovoltaico di Giovanni Maci, alla finestra in stile vittoriano di Carlo Albertini, al total look di Fausto Pellegrini, al minimale in legno di Samuele Broglio o quello in alluminio di cui mi parla Gian Mocellin della Keller, e ancora, alle finestre su disegno di Andrea Vitale, o quella in bamboo di Ivan Muzzin, alla facciata strutturale di Andreas Rieder, al portoncino in legno-alluminio di Luciano Danese, ai sistemi biometrici di Joseph Unterhauser, all’assemblaggio a 90° di legno-alluminio di cui mi parla Paolo Pedersini o alla tipologia di giunzione che mi racconta Marco Mazzaracca. E poi sorrido di racconti, fra i corridoi delle fiere, in cui mi riferiscono di aver ascoltato due falegnami interrogarsi a vicenda, mentre stupiti si dicevano “guarda qui, hanno lasciato un po’ di alburno, potevano tirarlo via…”, senza capire che si trattava di un film e non di vero legno. Zeno De Antoni, dalla Interprint, saprebbe cosa rispondere! Del legno e del non-legno si tratta con passione, innanzitutto con Alessandro Calcaterra, Presidente di Vero Legno, e va bene, ma le innovazioni prendono strade diverse, Fausto Pellegrini ci dimostra che è

possibile, così si sfruttano le molteplici potenzialità di un prodotto, anche all’estero. Parliamo anche di questo. Come potrebbe un’azienda italiana nell’orizzonte illimitato della rete, e considerate anche le difficoltà del mercato interno, non guardare anche oltre il suo Stivale? I clienti internazionali apprezzano il made in Italy, però se un produttore vuole portare la sua qualità all’estero, deve sapere che sono diffuse tipologie di serramenti differenti. In America Latina e nel bacino del Mediterraneo si usano gli scorrevoli leggeri, nei paesi anglosassoni e nel Nord Europa sono diffuse le “finestre all’inglese”, e per gli edifici storici la finestra saliscendi. In Europa, soprattutto in Francia, in Germania e in Spagna, le finestre più in uso sono quelle “alla francese”. Realizzare questi “adattamenti” è possibile. Nei paesi europei più vicini, l’elemento catalizzante non è però dato espressamente dall’aspetto puramente tecnico, quanto da quello relativo al design italiano nel suo complesso, certamente quindi può essere attrattivo un serramento di elevata gamma, in legno o in materiale misto, e in pvc se di qualità molto elevata. In realtà non molto diversamente da quanto accade per il mercato internazionale, in genere. Gli industriali del settore, sia per porte che per finestre, esportano il marchio italiano proponendo il top di gamma: porte in massello, mentre nel mercato interno prevale il laminatino, ma evoluto, e finestre di alto valore “artigianale”. Questi sono i segnali che raccolgo parlando con i produttori. Ormai, non parliamo più di export ma di internazionalizzazione, che per i fornitori del serramentista (vernici, impianti, ferramenta, utensili, gammisti, sistemisti, etc), rappresenta, anche nell’UE, già una fetta importante del fatturato. I produttori di porte interne, sono proiettati soprattutto in ambito extra UE, mentre per i produttori di finestre è in atto una strategia più complessa, direttamente proporzionale al servizio di posa che il serramento esterno porta con sé, rendendo inseparabile la fase commerciale da quella tecnica. Come emerge in Anfit dalle parole del Direttore Piero Mariotto ma anche da quelle di Stefano Mora, Direttore del Consorzio Legno Legno, tutto si riduce a una parola: qualità, perché noi di questa possiamo essere maestri!


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CONVENTION VERO LEGNO di Sonia Maritan

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A un manufatto in legno massello oggi è riconosciuto un valore intrinseco, sempre di più, ma 19 anni fa, quando il Consorzio Vero Legno nacque, non era ancora un “dato” acquisito. Il 26 maggio scorso, nel seicentesco Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, si è tenuto il convegno annuale di Vero Legno e quella preziosità cui questo materiale rimanda è stata in tutti i modi valorizzata, attraverso quella che a tutti gli effetti potremmo definire una nuova rinascita dell’Associazione. D’altra parte, la valorizzazione dei prodotti con il marchio vero legno è un mandato che non si può tradire! 006 SistemaSerramento

QUEL PREZIOSO OGGETTO …SARÀ IN “VERO LEGNO”? L’apertura del convegno da parte di Renato Mauri è esplicita, a tratti emozionata eppure asciutta, perché tralascia i giri di parole: “Il 2 febbraio scorso gli associati si sono riuniti per stabilire se chiudere o no il Consorzio Vero Legno, purtroppo le difficoltà di questi ultimi anni ne hanno minato le fondamenta. Ma abbiamo deciso di andare avanti!” Nonostante le difficoltà è stato quindi scelto di rilanciare questa realtà, che mantiene la sua missione primigenia: la valorizzazione dei prodotti con il marchio Vero Legno, quella di un’Associazione costituita da molte e importanti aziende italiane, artigiane e industriali, operanti nel settore del legno-arredo; che si propone da 19 anni di sviluppare e promuovere le imprese associate e la tutela ai consumatori con la certificazione di prodotto. Con il suo benvenuto, il Presidente Alessandro Calcaterra, anticipa brevemente i temi del convegno. “Abbiamo scelto di esserci, di restare con il contributo associativo dimezzato, decisione presa quando la crisi ha iniziato a ‘mordere’ molte delle nostre realtà imprenditoriali, ma allo stesso tempo abbiamo deciso di rilanciare il Consorzio, e trovare un modo per investire in tecnologie e nuovi mezzi di comunicazione, che permettono buoni risultati con minori sforzi economici. L’impegno degli associati e dei consiglieri è così raddoppiato e tre sono i grandi temi che si è deciso di portare avanti: il made in Italy, il nuovo sito e il barcode”. Stefano Scardanzan, tratta del progetto lega-

to al made in Italy. “L’Associazione, nasce per tutelare i prodotti in vero legno da quelli a sua imitazione, rivestiti in carta stampata, melamminica o altro, in un periodo in cui la normativa sulla trasparenza del prodotto era lacunosa o inesistente. Il Consorzio si è fatto carico della tutela al consumatore attraverso una serie di servizi come la realizzazione della scheda prodotto per i consorziati, un elemento di trasparenza importante per la conoscenza del prodotto, un numero verde per la consulenza e la promozione dell’Associazione. Oggi, il consumatore, quando si reca in un negozio, al 90% sa già cosa deve acquistare, quindi se desidera arredare casa e ha un budget di 30.000 Euro andrà da un mobiliere, mentre un ragazzo giovane con possibilità più limitate andrà al supermercato del mobile a cercare qualcosa di più economico; comunque si tratta di un utente ‘evoluto’ che ha le idee chiare su quello che vuole acquistare. Al mutamento del consumatore, corrisponde quello degli associati che a questi si rivolge: da qui è partita l’idea di adattare l’offerta alle nuove esigenze degli associati con la proposta Vero Legno Cert, la certificazione di Vero Legno”. Una nuova certificazione dunque, che aggiunge anche il valore identitario. Come nel 2013 era stato introdotto il marchio Vero Legno Massello, la novità portata avanti nel 2015 è il nuovo marchio Vero Legno made in Italy, che non significa solo, come da normativa, che l’ultima lavorazione


sostanziale sia stata prodotta in Italia, ma innanzitutto che sia un prodotto in vero legno, italiano: progettato e prodotto in Italia, di qualità perché realizzato con la cura del dettaglio e con il design che da sempre contraddistingue il made in Italy. Perché made in Italy? “Perché è sinonimo in Italia e all’estero di qualità e di design: un termine riconosciuto a livello globale. Non esisteva prima un marchio di qualità specifico del settore legno, che oltre al prodotto certificasse anche l’origine italiana valorizzando lo stile e la qualità dell’artigianato italiano. Questo marchio, oltre che la certificazione di prodotto rappresenta anche un’opportunità per il commerciante. A partire dalla bozza di disciplinare predisposta, seguiranno i passi successivi, come individuare per ciascun settore di Vero Legno, quali: serramenti, mobili, materia prima, case in legno, le specifiche caratteristiche di prodotto, e quindi i requisiti che poi saranno implementati all’interno del

disciplinare. Il passo ulteriore sarà l’approvazione del disciplinare per l’uso del marchio e l’avvio del sistema di certificazione per il rilascio delle prime attestazioni, per poi proseguire analizzando i risultati e implementando le eventuali migliorie, sia per quanto concerne il processo di certificazione sia riguardo i requisiti della stessa, sino ad arrivare al sistema completo e funzionante. Insomma, uno strumento per voi soci, formato non solo dal certificato ma anche dal nuovo sito, e da eventi promozionali e culturali”. Il secondo tema, per voce di Andrea Perpignani, approfondisce la promozione del codice QR, abbreviazione di Quick Response Code, un codice a barre bidimensionale, che memorizza informazioni generalmente destinate ad essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone, un codice da associare ai prodotti, proprio come avviene per gli alimenti al supermercato. Questo rende usufruibile la scheda

prodotto in modo molto più immediato. “Si tratta di un servizio strutturato per la visualizzazione della scheda prodotto in modalità mobile. La lettura del codice QR dà una grande dinamicità al servizio, oltre a una rapida aggiornabilità, anche volta a sostituire il cartaceo. Una semplice applicazione abbinata al barcode rende usufruibile il servizio: scheda prodotto + certificazione Vero Legno del prodotto taggato, rendendo qualunque utente autonomamente in grado di raccogliere le informazioni in tempo reale. Queste possono ampliarsi rispetto a quelle contenute tradizionalmente nella sola scheda prodotto, in una sorta di micro sito che può contenere innumerevoli informazioni attraverso immagini, video, link, pdf, così da proporre una presentazione completa del prodotto o dell’azienda, in una struttura preimpostata che non può essere modificata. Vero Legno, infatti, genererà e gestirà i codici QR e l’associato avrà modo di entrare in

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questo servizio e gestire i contenuti in modo autonomo, quindi secondo il numero di prodotti e i relativi codici QR, inserendo la scheda prodotto e ogni altra informazione secondo le sue esigenze. Spesso gli associati si lamentano dell’assenza di un interlocutore preparato sul punto vendita, che non mostra la scheda prodotto o non descrive il manufatto adeguatamente; questo certificato di autenticità invece, attraverso l’App ‘dice’ tutto con ineccepibile precisione”. La relazione di Andrea Perpignani termina con una piccola dimostrazione dedicata alla realtà aumentata, una sorta di evoluzione del codice QR, anche se in realtà si tratta di due strumenti affiancabili perché complementari, di cui scegliere diverse configurazioni secondo la specifica utilità. Questa applicazione, volta come dicono le parole stesse ad ‘aumentare la realtà’, ha delle grandi potenzialità nell’ambito della comunicazione digitale. La dimostrazione si esplica quindi mostrando la stampa di un foglio raffigurante un mobile, il quale riporta un crittogramma detto tag, che attraverso un App carica il video facendo ‘vivere’ il mobile, in un filmato che lo colloca in un’ambientazione e durante il quale il mobile viene ruotato, aperto e chiuso, mostrandosi in tutte le sue parti, esattamente come se lo vedessimo nella realtà. Il foglio statico diventa così dinamico e di questo è possibile, ad esempio, produrne n° copie e distribuirle con l’applicazione

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Vero Legno a un evento per divulgare determinati contenuti. Il convegno prosegue poi con Paola Demariano che illustra il nuovo sito. “L’idea è di rinnovare la comunicazione rendendola chiara, di facile fruizione, creando un volto nuovo al sito non solo riguardo la veste grafica con la quale si presenta ma anche per la parte strutturale, che lo renda fra l’altro usufruibile da ogni tipo di supporto digitale con strumenti come lo smartphone e il tablet. Una posizione di rilievo lo avrà il barcode, anche nel sito, per il quale verrà segnalata la posizione in cui viene collocato sul prodotto, in modo che l’utente alla ricerca del manufatto in vero legno, saprà attraverso il codice QR come individuarlo in modo immediato. Rilevante anche la distinzione fra le due aree, una dedicata all’utente privato che può accedere alla tipologia di prodotto che lo interessa per categorie e l’altra dedicata all’area business legata a prodotti che non sono riservati all’utente finale. Da una parte il produttore e dall’altra chi deve acquistare un prodotto, che approccia al sito proprio alla ricerca di manufatti in vero legno. Il sito ha uno sviluppo verticale, in cui ci sono delle aree ben distinte, tra cui la parte superiore, detto top, dove viene visualizzato il menù principale, la gallery tematica che prevede il doppio accesso sia da parte del produttore che del consumatore, l’area delle news esposte in ordine cronologico e

infine un footer dedicato alle informazioni istituzionali (come i contatti di vero Legno), che dà largo spazio a chi oggi comunica principalmente con i social”. Nella gallery tematica si crea un parallelismo fra oggetti di valore unanimemente riconosciuto, come un diamante o un'auto d’epoca, e i diversi manufatti di matrice lignea. Questo permette all’utente finale di accedere a un ventaglio di prodotti potenzialmente appetibili come una cucina, un pavimento, un mobile, una porta o una casa in legno, e al produttore di essere presente in home page con il proprio logo, rappresentandosi attraverso quel prodotto. Facebook, Twitter e Instagram sono invece i social network su cui sarà presente Vero Legno, ma per questi sarà importante il lavoro che l’Associazione imposterà per inserire frequentemente contenuti e far si che quest’area si riempia a cadenza settimanale. Infatti, Vero legno, si avvarrà della collaborazione di un giornalista che si occuperà di un piano editoriale annuale, proprio perché i contenuti non siano inseriti casualmente. Chiude la serata, l’Architetto Stefano Marelli, che espone questo nuovo volto di Vero Legno anche dal punto di vista della proposta culturale. Le sue parole sono accompagnate da un video che racconta il restauro di una sedia di legno. “Nata con lo scopo ben preciso di essere una seduta, questa sedia, con il tempo ha avuto un certo deperimento, un calo in


valore e funzionalità, e oggi richiede di essere sistemata. E forse, creando una metafora, è quello che è successo in questi ultimi anni a Vero Legno. Il mio parallelismo, ha due chiavi di lettura, che vorrei illustrarvi mentre guardate i vari passaggi del restauro che hanno ridato vita a questa sedia: dalla fase di falegnameria, alla verniciatura e infine all’impagliatura. Mi piace pensare che la sedia rappresenti un po’ il Consorzio Vero Legno, che, allo stesso modo, ha necessità di acquisire nuovo vigore, pur mantenendo la sua struttura e riconoscendone ancora il ruolo fondamentale. Ha bisogno di essere maggiormente e ulteriormente valorizzato, arricchito, ha urgenza di acquisire nuovo entusiasmo, di avere più fermento, che sarà determinato, da una parte, dall’esperienza apportata dai soci storici e dall’altra dalla freschezza di pensiero e dalla voglia di partecipare dei nuovi arrivati. Guardando il video, attraverso un’altra chiave di lettura, mi piace evidenziare le lavorazioni che sono state eseguite per restaurare la sedia, azioni anche semplici ma che sono espressione del mondo del legno, che sono rappresentative di quel saper fare, di quella esperienza e di quella passione, che ha reso grande, famoso e conosciuto il lavoro di tanti artigiani e di molte aziende, costantemente riconosciuto per bellezza, per maestria, per perfezione e per cura del dettaglio in tutto il mondo. È dunque da questa duplice

lettura del video, ossia, da una parte, la volontà di arricchire il programma del Consorzio Vero Legno e dall’altra, la necessità di dare visibilità e sostegno alle imprese associate, che nasce l’idea di proporre e promuovere nuove iniziative di carattere culturale, che abbiano lo scopo di far conoscere e mettere in risalto il grande lavoro che voi artigiani, imprenditori e progettisti del legno, mettete in atto ogni giorno, nelle vostre botteghe, nelle vostre aziende, nei vostri studi. Anche in passato, questa cultura è stata valorizza, proprio qui vicino a dove ci troviamo adesso, con le esperienze della Biennale dello standard dell’arredamento a Mariano Comense e la Selettiva del mobile a Cantù, che ha messo in luce e mostrato opere di grande prestigio prodotte dalle imprese del legno, richiamando progettisti di fama nazionale e internazionale. Questo è solo uno spunto, perché oggi in quella forma sarebbe anacronistico, però si vogliono mettere in campo iniziative coerenti con il quadro contemporaneo, per fare l’interesse di ogni socio e per dare lustro a questa Associazione, coinvolgendo le amministrazioni che potranno mettere a disposizione i luoghi in cui si potranno svolgere mostre, eventi, esposizioni e retrospettive temporanee; che devono nascere dalla collaborazione tra il consorzio e i soci interessati a far conoscere il proprio lavoro, le proprie opere, le proprie eccellenze,

le proprie esperienze e le proprie passioni. Si tratta quindi di esperienze che nascono dal basso, nelle quali saranno coinvolte una o più aziende in contemporanea, che in un arco temporale ben definito, potranno esporre ciò che producono. Questi eventi costituiranno una vetrina aperta al pubblico, un momento di riconoscimento e di soddisfazione per l’azienda e un’occasione di arricchimento culturale per il partecipante, e creeranno un’interazione e una collaborazione finalizzate alla crescita del proprio territorio, sia in campo pubblico che privato. Dunque, se le esposizioni e le retrospettive rappresentano ciò che è stato fatto dagli Associati Vero Legno, e quindi mettono in mostra il loro presente e passato, il Consorzio vuole anche guardare avanti, e per questo ritiene indispensabile indire e divulgare concorsi di idee per la progettazione e la realizzazione di nuove opere in legno, legate ai materiali, alle tecniche e allo stile delle imprese associate. I concorsi rivolti a progettisti e studenti, risveglieranno la necessaria sinergia tra chi progetta e chi realizza, tra designer e aziende manifatturiere, per dare ancora più risalto al made in Italy”. Densi e importanti quindi i propositi di Vero Legno, alla cui rinascita noi di Web and Magazine partecipiamo così, dedicandole ampio spazio attraverso questa cronistoria del Convegno

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annuale del Consorzio, anche allo scopo di dare la possibilità ai partecipanti di ripercorrere i temi presentati e a chi fosse stato assente di conoscere da “vicino” la nuova natura di questa Associazione, che guarda al futuro con tanti progetti in atto o in fase di compimento. La visita al Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno e il piacevole scambio con il Presidente di Vero Legno, prima della cena, concludono la serata. Termino quindi restituendovi la mia conversazione con Alessandro Calcaterra, che indubbiamente si è trovato ‘fra le mani’ una situazione complessa, seppur forte dello ‘zoccolo duro’ costituito dai 150 soci che, di fatto, rappresentano Vero Legno. Ovviamente si parla di un impegno importante per

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rinnovare questa Associazione, in un momento così difficile di mercato, sia per gli associati sia per l’Associazione stessa, quindi gli chiedo quale sia la cosa su cui punta maggiormente per fare in modo che questa rinascita si concretizzi. “La scelta di affidarsi ai social media, per coinvolgere maggiormente i soci è impegnativa, perché abbiamo a che fare con una situazione territoriale dove le aziende sono abituate a fare da sé e a non guardare neanche tanto al di fuori del loro mondo ma secondo me rappresenta il fattore che può cambiare tutto. Nel senso che oggi, quando all’associato chiedi di inviare al Consorzio tutta la documentazione concernente l’azienda per presentarla a una fiera, dimostra una certa reticenza: non ci si crede più di tanto. Mentre questo approccio implica per Vero Legno di poter essere a totale disposizione dell’associato per garantirgli un servizio completo: una comunicazione multicanale e costante, ritagliata su misura per la specifica realtà imprenditoriale. Anche per l’associato che non ha mai curato la propria immagine, ma fa dei prodotti meravigliosi che non è in grado di trasmettere a nessuno, con il nuovo sito che ha un approccio redazionale ‘giornalistico’ è possibile coinvolgere un giornalista e garantire al produtto-

re un supporto che lo guidi alla comunicazione più idonea per lui”. In questo modo avrebbero un servizio ma anche una ‘guida’ che li sprona ad aprirsi all’esterno. “Sì, perché ci sono aziende che non hanno mai cercato di fare una presentazione, fosse anche molto piccola come un pdf o un pieghevole. Con questo strumento gli diamo la possibilità di farlo”. Siamo in un momento per la comunicazione di cambiamento epocale e non a caso organismi come Vero Legno affrontano attraverso lo strumento digitale, un’evoluzione innanzitutto in termini di visibilità, potenziando il servizio creato come solo la ‘rete’ permette di fare. Allo stesso modo, noi come molti altri editori, proponiamo simultaneamente la versione fluida e cartacea della rivista. “Può essere interessante per ogni singolo associato e fa parte di una logica per cui più aziende, ‘obbligate’ ad andare in ‘rete’ assieme per ottimizzare le risorse, mettono in comune la progettazione piuttosto che certi tipi di lavorazione artigianale”. Una sinergia che può funzionare. “Funziona concretamente, anche se c’è stata una grossa ‘barriera’ da abbattere. La riflessione che il consiglio ha fatto sul made in Italy arriva alla domanda: come lo caratterizziamo? In realtà, se si comincia a contare la percentuale di prodotto fatto in Italia sul totale del manufatto, non si arriva da nessuna


In apertura il seicentesco Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, il tavolo dei relatori, alcuni degli invitati sotto il portico e poi durante la visita delle splendide stanze affrescate.

disadorno degli arredi originali, io credo che la ricostruzione ‘in stile’ del mobilio ricomporrebbe il quadro originale e darebbe a quell’incantevole enfilade di stanze affrescate, un bel tocco. Un ‘esercizio’ di cui Vero Legno si farebbe portavoce, insieme alle amministrazioni locali, aprendo la strada a un recupero integrale delle ricchezze architettoniche italiane, che hanno bisogno dello stesso amore che solo chi lavora il legno sa mettere.

parte. In Italia di legno non ne abbiamo, arriva ‘da fuori’, però ci sono delle persone che da tre generazioni fanno determinati mestieri, lungo tutta la filiera, con delle professionalità diffuse molto importanti e che rappresentano in sé il concetto di gestione e amore artigianale nei confronti del prodotto, anche in una filiera che oggi è perfettamente industriale”. È nell’idea artigianale il made in Italy? “Quello che lo caratterizza è la specificità dell’essere artigiano, nel senso di fare le cose sempre in ogni momento con amore e pazienza, nel modo in cui pensi che vada fatto, anche quando non vedi immediatamente il risultato economico. Quando parli con un imprenditore che ha un’azienda molto importante, di successo, che ti confida di recarsi in

azienda alle sei e mezza di mattina, di non tornare a casa per il pranzo e di non riuscire ad andarsene prima delle otto di sera, quello è amore!” A questa Associazione che valorizza i prodotti con il marchio Vero Legno, auguriamo grandi successi, questo l’auspicio che gli esprimo! La visita del luogo in cui la serata ci accoglie poi, mi ispira un’idea di cui faccio dono a questo Consorzio, con il quale ho avuto in più occasioni il piacere di collaborare, percependo da vicino quanto questo materiale sia davvero intriso d’amore, un ingrediente benefico in questo mondo che non sa più bene come ‘girare’. Il seicentesco Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, come la maggior parte degli edifici antichi di cui è costellato il nostro Stivale, è

Il Consorzio VeroLegno ha in programma il prossimo 8 ottobre un convegno presso la Corà Legnami di Vicenza, che si concentrerà sulla Due Diligence. Infatti, il 3 marzo 2013 è entrato in vigore in tutti gli Stati Membri dell’Unione europea il nuovo regolamento 995/2010 una norma innovativa e promossa per contrastare il commercio di legname illegale. Rientra nel quadro degli impegni in corso negli Stati europei, per affrontare il problema della deforestazione selvaggia dovuta al taglio illegale e riguarda tutta la filiera del legno.

SistemaSerramento 011


FAIRS batimat

di Sonia Maritan, Pietro Ferrari www.batimat.com

Opportune sinergie nel mondo fieristico.

Un momento della presentazione del trittico parigino a Milano nel mese di gennaio. La conferenza ha visto la presenza compatta della stampa italiana.

012 SistemaSerramento

BATIMAT COME PIATTAFORMA UNICA DEL COSTRUIRE Dal 2 al 6 novembre 2015, i tre saloni principali del settore edile, Batimat, Interclima+Elec e Ideobain, si svolgeranno presso il quartiere fieristico di Paris Nord Villepinte per costituire il primissimo Mondial du Bâtiment, una piattaforma unica che si rivolge a tutti gli operatori del settore edile e dell’architettura, raggruppando l’offerta più esauriente al mondo in termini di soluzioni, innovazioni, eventi collaterali e sessioni di formazione. Con oltre 2 600 espositori francesi e internazionali e oltre 350 000 visitatori attesi, il Mondial du Bâtiment - nuovo nome dato all’insieme dei tre saloni Batimat, Interclima+Elec e Ideobain, riuniti per la prima volta nel 2013 - conferma il proprio ruolo di evento leader e di riferimento, capace di favorire le sinergie tra i diversi comparti, valorizzando l’innovazione come elemento trainante del settore. Questa edizione 2015 si afferma innanzitutto come luogo di business unico e privilegiato, in grado di promuovere il contatto diretto tra espositori e visitatori, clienti e potenziali clienti provenienti dalla Francia e da tutto il mondo. Il nuovo format si fonda su tre grandi elementi principali: Innovazione - con la 33a edizione del Concorso dell’Innovazione, evento unico e trasversale, che premia i prodotti/soluzioni innovativi presentati al salone, le realizzazioni “smart” e gli architetti innovatori nel loro approccio alla performance energetica. Le presentazioni video dei prodotti candidati e i vincitori saranno presentate nei nuovi spazi dedicati all’innovazione in ognuno dei

padiglioni: le Torri dell’Innovazione. Informazione - grazie ai due nuovi spazi dedicati e situati al centro di ogni padiglione: forum, spazio informativo che propone un vasto programma di conferenze & workshop organizzati dagli espositori, gli Spazi Dimostrazione, che consentono ai visitatori di vedere, toccare e comprendere i nuovi prodotti. Dimensione Business - Mette a disposizione strumenti concreti che consentono di moltiplicare le opportunità di contatto e di confronto tra visitatori ed espositori. Per esempio: gli spazi caffè & networking all’uscita dei Forum, i percorsi di visita (tematici o per professione) su misura, la preparazione on-line di visite prima dell’apertura del salone, la possibilità per gli espositori di entrare in contatto con i visitatori preregistrati, o ancora l’organizzazione degli appuntamenti di lavoro tramite un social network dedicato.

DUE PAROLE SU TRE SALONI

In occasione della conferenza stampa milanese di Batimat, Sonia Maritan, direttrice di Sistema Serramento e Struttura Legno e Pietro Ferrari, direttore de Il Legno hanno incontrato Catherine Rousselot, direttore marketing e comunicazione della manifestazione, che ha tracciato un primo bilancio del trasferimento a Villepinte, il grande quartiere fieristico a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale Charles de Gaulle, determinato da un imponente progetto urbanistico in previsione a Parigi ma anche dalla vetustà sempre più evidente del quartiere di Porte de Versailles, ormai poco adatto a ospitare una fiera “pesante” come la concentrazione dei tre eventi legati all’edilizia che porta il nome di Mondial du Bâtiment. “Il trasferimento da Porte de Versailles lo consideriamo un’opportunità dal punto di vista logistico e un importante contributo alla professionalizzazione dei saloni, svincolati da un contesto


urbano così soffocante. Quindi possiamo dire che ci troviamo ormai di fronte a un salone professionale, che può fruire anche della razionale organizzazione degli spazi garantita dalla struttura moderna del quartiere di Villepinte. La possibilità di suddividere in aree tematiche precise le manifestazioni ci permette di fruire di percorsi estremamente razionali aiutati dalla nuova segnaletica che esordirà nell’edizione 2015.” Ovviamente la prossimità all’aeroporto, la RER e la stazione di TGV presso la fiera, un sistema di navette gratuite che partono da tutte le stazioni di Parigi al mattino e rientrano la sera sono altre caratteristiche che esaltano la logistica della manifestazione. Vantaggi anche per l’espositore nell’allestimento e nello smontaggio dello stand. Sembra anche di poter prevedere che l’edizione 2015 di Batimat si svolgerà in un quadro economico moderatamente positivo: “I segnali attuali - ci dice Catherine Rousselot - sembrano convergere verso uno scenario positivo, in tutto il mercato europeo, soprattutto se si considerano tecnologie, materiali e procedimenti innovativi. Sarà proprio l’innovazione a permettere alle aziende francesi ed europee di vedere questo scenario sotto una luce nuova. Un’innovazione legata al business, con un taglio molto concreto, un taglio che riguarderà anche la convegnistica.” L’integrazione tra le fiere si è fatta sempre più stretta fino ad arrivare a fare un’unica fiera di Batimat, idéoBain e Interclima. “Ci si è persuasi - commenta la direttrice dei Saloni - che era opportuno creare una forte sinergia tra le manifestazioni e si è proceduto, superando gli antagonismi, a gestire gli espositori in comune come un unico patrimonio.” Sonia Maritan auspica un posto nella convegnistica per un confronto tra le diverse vie alla riqualificazione edilizia che caratterizzano i diversi Paesi europei o anche le diverse logiche di approccio a edifici differenti per

storicità, funzioni o valore architettonico: un tema fondamentale per un contesto internazionale come quello dei saloni parigini.”Sono effettivamente interessanti questi confronti e già in passato sono stati sviluppati questi temi sottolineando i diversi approcci nei diversi Paesi - conferma Catherine Rousselot - soprattutto va sottolineata l’importanza di un interscambio, proprio perché gli architetti e gli ingegneri europei lavoreranno sempre più su piattaforme comuni, che creeranno un linguaggio in grado di superare le barriere nazionali.”

Pietro Ferrari con Catherine Rousselot. Sonia Maritan con Catherine Rousselot.

SistemaSerramento 013


MEETING Anfit

di Sonia Maritan, Pietro Ferrari www.anfit.it

Dalla brillante assemblea pubblica di Anfit emerge un direttivo rinnovato, uno statuto migliorato e un nuovo presidente, Laura Michelini.

ANFIT IN OTTIMA FORMA In un anno più che rinnovato il numero degli associati: questo il segnale che conferma la realtà di un Anfit in ottima salute e dà il via all'Assemblea annuale dell'associazione tenutasi tra Riva del Garda e Trento nei giorni 23 e 24 aprile. Nel giro di un anno l’Associazione per la tutela della finestra Made in Italy ha più che raddoppiato il numero di Associati. I soci serramentisti sono cresciuti da 20 a 41. Tante e originali sono state le iniziative messe in campo a difesa della qualità del serramento sul mercato come il Label energetico, il Marchio Quality Anfit e l’azione di contrasto contro iniziative diffamaIl presidente uscente Paola Tonini.

014 SistemaSerramento

torie verso il serramento in Pvc. Anfit nel contempo, conta sempre più sui tavoli istituzionali come UNI ed Enea. È presente in organizzazioni italiane importanti come Finco, Green Building Council e, a livello internazionale, è membro di Eurowindoor, la Federazione europea dei produttori di infissi. E si è fatta conoscere anche a livello fieristico con la presenza a Klimainfisso e a MADEexpo. Con questo bilancio si è presentato all’Assemblea generale 2015 il direttivo uscente capeggiato da Paola Tonini. “È stato fatto un lavoro intenso e importante che ha La comunicazione è curata da Angela Amato che ha aperto l'assemblea.

Piero Mariotto, direttore tecnico Anfit.


dato i suoi frutti in termini di adesioni, azioni, notorietà e visibilità di Anfit” ha affermato Paola Tonini, non più rieleggibile a termini di Statuto in quanto già eletta due volte alla carica di Presidente. Nuovo Presidente è un’altra donna, Laura Michelini, da sempre figura di riferimento nel settore del serramento in pvc. Al momento del passaggio di consegne Michelini ha ribadito il proprio impegno a sostegno della missione di Anfit: la tutela della finestra Made in Italy. “Grazie all’azione di promozione del prodotto nazionale, alle campagne di informazione sull’etichetta energetica per le finestre e alle iniziaNadia Boschi, Vice Presidente Stefano Mora, direttore Consorzio LegnoLegno. di GBC-Green Building Council Italia.

tive di contrasto contro il prodotto di bassa qualità messe in campo da Anfit il consumatore sta cambiando atteggiamento”. E ancora: “Noi oggi abbiamo la possibilità di evidenziare ancor più che in passato i vantaggi del prodotto Made in Italy, le caratteristiche che lo differenziano, i contenuti e i servizi che i produttori italiani mettono a disposizione e che giustificano un prezzo leggermente superiore. Se non faremo questa operazione con energia e determinazione siamo destinati a sparire. Da qui la necessità per Anfit di credere fortemente nella sua missione e di crescere. Se vogliamo tutelare il nostro lavoLaura Michelini, la nuova Presidentessa di Anfit con Sonia Maritan.

SistemaSerramento 015


ro e il nostro domani, dobbiamo aggrapparci concretamente alle nostre radici”. L’Assemblea generale 2015, tra le altre cose, ha provveduto a rinnovare il Consiglio Direttivo che affiancherà per i prossimi due anni il Presidente e il Direttore Tecnico Piero Mariotto. Sono risultati eletti Consiglieri: Germano Agostini, Emiliano Bonini, Giovanni Dalfino, Valerio Giovagnini, Giuseppe Miccolis, Guido Puccinelli, Marco Rossi e Franco Zuffi.

NEL SEGNO DELLA RAGIONEVOLEZZA E DELLA QUALITÀ

Piero Mariotto con Pietro Ferrari.

016 SistemaSerramento

La parte pubblica, a cui hanno preso parte per Web&Magazine, Sonia Maritan, direttrice della testata Sistema Serramento, e Pietro Ferrari, editore, si è svolta il 24 aprile presso le Cantine Ferrari di Trento, un marchio ambasciatore dell’eccellenza italiana ma anche simbolo di fratellanza e comunione nel rispetto profondo delle radici. “Valori che si ritrovano perfettamente nello spirito di Anfit” ha sottolineato il neo-presidente Laura Michelini ringraziando il Presidente uscente Tonini per il lavoro fatto e plaudendo all’impegno generoso dei membri del Direttivo. Il Direttore Tecnico Piero Mariotto ha tracciato un bilancio analitico di quanto fatto nell’anno appena trascorso e ha delineato i prossimi programmi dell’Associazione. Anzitutto il bilancio dell’iniziativa “Etichetta energetica” che ha fatto conoscere l’Associazione ben al di fuori del tradizionale perimetro del mondo del serramento: “Oltre 10 mila etichette energetiche applicate su finestre prodotte negli ultimi mesi dai soci ANFIT sono il miglior attestato della nostra azione che anticipa le disposizioni dell’Unione Europea. Un Label semplice, pragmatico, facile da implementare e da promuovere. Un Label non solo tecnico in quanto attesta la provenienza del prodotto. E il produttore di infissi che lo adotta si assume anzitutto la responsabilità etica della propria attestazione”. Il Direttore Tecnico di Anfit ha delineato i prossimi impegni: l’attività di presidio legislativo grazie a Finco, l’attività normativa in sede UNI (due nuove norme in arrivo prossimamente: la UNI 10818 e la UNI 11173), il Label sulla posa in opera e l’attività in sede internazionale (in arrivo il settimo requisito del CPR 305/2011 sulla sostenibilità) presidiata grazie a Eurowindoor. Della crescita della notorietà e della visibilità del marchio Anfit ha dato conto Angela Amato di Spazio/Parola, l’agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni che da poco più di sei mesi affianca l’Associazione nell’attività di comunicazione. Un’attività intensa fatta di

comunicati stampa, di newsletter, di relazioni strette con i mass media, i giornalisti e gli influenzatori che ha portato a una grande copertura su giornali, riviste e siti web e a una “ottima attenzione per le attività di Anfit”. Del Label di posa, presentato da Mariotto come necessario complemento del Label energetico ha riferito Stefano Mora, Direttore del Consorzio Legnolegno, che ha collocato il tema della posa all’interno del quadro di mercato che sarà soprattutto di riqualificazione edilizia. Nel progetto del Label di posa, ancora da affinare, sono previsti diversi step: formazione preliminare, prove e rilevazioni in cantiere, analisi agli elementi finiti dei nodi di posa fino alla adozione di un sistema di rating del Label di posa “relativo al contributo del sistema di posa alle prestazioni del prodotto”. L’edilizia che cambia e innova è stato l’argomento affrontato da Nadia Boschi, Vice Presidente di GBC-Green Building Council Italia, l’organizzazione che promuove il marchio energetico-ambientale LEED. Il fine è accrescere la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del mondo delle costruzioni che è responsabile del 40% delle emissioni di gas serra, del 12% dei consumi di acqua e del consumo di un terzo delle risorse mondiali. Il protocollo LEED oggi sta investendo i grandi progetti soprattutto per la pressione degli investitori internazionali che l’hanno adottato come standard di riferimento ma ben presto toccherà anche i medi cantieri. Quanto ai serramenti particolare attenzione dovrà essere data alla prestazione energetica ma anche al contenuto di riciclato, all’imballaggio, alla regionalità del prodotto e all’EPD, la Dichiarazione Ambientale di Prodotto. Nella sua chiusura, Piero Mariotto ha dichiarato: “Il Label di posa e l’attenzione alla sostenibilità sono solo due esempi delle nostre attività future il cui scopo ultimo è valorizzare la produzione dei nostri soci. Un buon lavoro è stato fatto finora nonostante i momenti duri che abbiamo affrontato. Prove più importanti ci attendono. Per questo è essenziale l’adesione di nuovi soci. Più siamo, più la nostra azione sarà efficace sui tavoli che contano."

LA PAROLA AL PRESIDENTE

Abbiamo incontrato, in un momento di pausa della vivace assemblea pubblica di Anfit, il nuovo presidente, Laura Michelini e abbiamo raccolto le sue dichiarazioni sui temi del settore e sul suo "programma di governo". Sonia Maritan - Laura Michelini, neoeletta


presidente di Anfit, è l'imprenditrice che ha portato il marchio Salamander, sinonimo di qualità nel serramento, in Italia. Da neopresidentessa di Anfit ci dice quali sono gli auspici e le mete che vi prefiggete? Laura Michelini: Da neopresidentessa di Anfit dico che le nostre mete sono focalizzate sull'utilizzo generalizzato da parte del mercato del marchio Anfit. Questo per me è determinante, per questo oggi stiamo facendo una forte azione di presenza sul mercato, fornendo spiegazioni al settore, cercando di insistere presso i serramentisti, che non sono sempre disponibili in questo momento di crisi, a iscriversi a un’associazione. Io vorrei riuscire a ottenere che i protagonisti del mercato si sentano interessati a partecipare all’Associazione, vorrei arrivare al punto che il marchio sia un identificativo di un prodotto fatto in Italia. Sonia Maritan - Sì, parliamo di un prodotto fatto in Italia. Ma anche di qualità … Laura Michelini: La qualità è fuori discussione, la qualità non la metto neanche in gioco. Sonia Maritan - È scontata. Laura Michelini: È scontata… diciamo che, però, il mercato oggi quando va a fare una richiesta, in genere si basa sulle conoscenze che ha, non siamo tutti professionisti. Sonia Maritan - L'utente finale poi non può conoscere tutti gli aspetti tecnici. Laura Michelini: No, però in base al passaparola, in base alla pubblicità, in base alle conoscenze, la signora Maria prende una decisione di acquisto a nostro favore, perché è consapevole che con noi può contare su di una garanzia. Il problema è che oggi non ha più la garanzia dello stesso prodotto, perché i prodotti che arrivano dall’estero, nel novanta per cento dei casi, pur essendo in molti casi buoni prodotti, non sono realizzati seguendo le normative che invece i produttori italiani si adoperano per applicare. Una finestra fatta nei Paesi dell’Est, per esempio, ha spesso un rinforzo di un millimetro o di 0,70, in Italia la misura dev’essere di un millimetro e mezzo… Sonia Maritan - Parliamo del pvc… Laura Michelini: Il pvc dev’essere rinforzato: la differenza determinante tra la mia finestra fatta in Italia potrebbe essere questa. Un’altra differenza è questa: noi oggi in Italia importiamo dalla Germania, che è una nostra fornitrice, finestre con molti prodotti in classe A, con degli spessori di tre millimetri e altre valide caratteristiche qualitative. Fuori da questo mercato virtuoso ci sono le case madri che hanno dei siti di estrusione dove producono un manufatto in classe B, mentre

il nostro prodotto è in classe A. Quindi se c’è una differenza… Sonia Maritan - Deve essere dichiarata? Laura Michelini: Si, perché questa si somma con altre differenze e oggi non parliamo dello stesso prodotto affatto. Sonia Maritan - Alla fine parliamo di un prodotto che costa meno perché è più scadente. Pietro Ferrari - È una distinzione importante. Parliamo di un prodotto che è già inferiore in partenza. Laura Michelini: Diciamo che visivamente lei ha due finestre analoghe. La signora Maria non può capire se è in classe A o in classe B. Se trova il vantaggio economico del prezzo è giusto che preferisca accettare quella che costa meno, però alla fine lei, se fosse stata Piero Mariotto con Sonia Maritan. informata adeguatamente, non avrebbe comprato quella finestra. Questo è uno dei compiti di Anfit nell'interesse del settore del serramento nel suo insieme.

CONVERSAZIONE SULLA QUALITÀ

A margine del dinamico evento di Trento, abbiamo avuto l'opportunità di improvvisare un piccola "tavola rotonda" con Piero Mariotto, direttore tecnico di Anfit, e con Stefano Mora, direttore del Consorzio LegnoLegno. Sonia Maritan - Dicevamo: un numero già è eloquente, 5000 serramentisti in Germania contro 50mila in Italia… Piero Mariotto: Che adesso saranno probabilmente 30mila in realtà, poi bisogna vedere le situazioni ufficiali, le stime non-ufficiali… Sonia Maritan - Certamente è singolare il fatto che si parli di portare il made in Italy nel mondo, come fiore all'occhiello di qualsiasi settore ormai, e nel contempo si abbia nel nostro Paese il problema di non far entrare... Piero Mariotto: I prodotti scadenti provenienti dall'Europa dell'Est. Sonia Maritan - …che sviliscono il serramento in maniera drammatica in termini di qualità. Pietro Ferrari - Noi abbiamo visto però degli esempi incoraggianti come quello di Barausse e Diquigiovanni che si sono messi assieme per andare in Ghana. Piero Mariotto: Certo, io credo che questo è il tipo di situazione che stiamo cercando di portare avanti in Anfit, cioè di proporre, oltre alla difesa del Made in Italy a casa, anche il nostro Made in Italy fuori e adesso pensiamo che con il nuovo consiglio direttivo comunque una scelta di questo genere possa essere fatta… e credo che ce la faremo: dobbiamo far finire questa guerra tra bande.

SistemaSerramento 017


Piero Mariotto e Stefano Mora con Sonia Maritan.

018 SistemaSerramento

Sonia Maritan - …tra materiali. Piero Mariotto: Lo la chiamo tra bande, una guerra veramente stupida. Pensiamo invece al valore della collaborazione con il Consorzio Legno Legno. Sonia Maritan - Che è importante. Unisciti a noi, Stefano Mora, per questo scambio. Come facciamo Stefano a superare questa lotta tra fazioni intente a difendere questo o quel materiale? Stefano Mora: Si fa smettendo di volersi a tutti i costi costruire un nemico davanti a casa e cercando di guardare assieme oltre e individuando obiettivi comuni e condivisi, dopodiché ognuno sul mercato gioca la sua carta, al di là che sia “contro” un altro materiale o anche con il proprio materiale cambia poco. Sonia Maritan - È ancora più paradossale tra l’altro fare ancora questo discorso nel 2015 perché si parla ormai di ibridazione di materiali, un domani avremo dei materiali che non si chiameranno né plastica né alluminio né legno. Pietro Ferrari - Però bisognerà sempre posarli… Sonia Maritan -… e testarli. Piero Mariotto: Speriamo ci siano sempre le finestre. Sonia Maritan - Abbastanza recentemente un commerciante di legname mi parlava di un calo del 30% in quattro anni per la vendita del lamellare destinato alla costruzione del serramento esterno. Quindi stiamo parlando di un settore in grande difficoltà che si crea un ulteriore difficoltà all'interno, invece di proporsi con delle azioni sinergiche e rappresentarsi al meglio. Piero Mariotto: Purtroppo il prodotto d’importazione rientra in un meccanismo oggettivamente difficile da contrastare. Sonia Maritan - Quali suggerimenti arrivano dal Consorzio Legno Legno? Stefano Mora: In realtà, a mio parere, il serramento in legno sconta qualche difficoltà in più in ragione del suo maggiore posizionamento storico nella cantieristica e nelle nuove costruzioni. Un problema di posizionamento sul mercato, quindi, più che di prodotto o di materiali. Sonia Maritan - Purtroppo, il legno, parlando di nuovo di qualità, in quegli anni non si è fatto una buona pubblicità! Stefano Mora: Certo, ma è soprattutto una questione di dimensione di mercato, dove i “numeri” non ci sono più. Contestualmente, c’è poi stata anche una significativa crescita del serramento in PVC, che forse si è avvicinato a quote di mercato simili a quelle di altri paesi europei.

Piero Mariotto: Sessanta per cento. Sonia Maritan - Forse non ancora. Stefano Mora: Trovare dei dati affidabili è una scommessa. Dopodichè il problema adesso è il mercato… Piero Mariotto - Che ci sia. Stefano Mora: In termini qualitativi e quantitativi, no? Su tutti e due i fronti: noi quello che vediamo è la forbice che si apre tra le fasce low-cost e i pezzi di qualità, cioè gli interventi di un certo tipo. È in mezzo che non c’è più nulla. Sonia Maritan - Parlavamo poco fa, con Laura Michelini, della difficoltà di trasferire all'utente finale la consapevolezza di quanto sia importante creare questo elemento di continuità con l’involucro, prima di investire in un prodotto di design un numero spropositato di soldi. Fare cultura sul nuovo paradigma costruttivo mi sembra quindi la sfida principale. Piero Mariotto: Eppure investono in pavimenti in legno del massimo livello. Sonia Maritan - Un bel parquet io non lo rinnego, il discorso però va portato sul valore della finestra, quando di questa parliamo, che assolve a un ruolo fondamentale per garantire il comfort indoor e anche, conseguentemente, quello outdoor. Piero Mariotto: ...e l’acustica e via discorrendo. Sonia Maritan - Non ne hanno ancora tutti consapevolezza, cosa può fare Anfit? Stefano Mora: Intanto parliamo di averne consapevolezza tutti noi, perché secondo me qualche passo ancora lo dobbiamo fare. Sonia Maritan - Noi ce l’abbiamo, Stefano. Stefano Mora: Qualche passo ancora lo dobbiamo fare. Piero Mariotto: Come sistema … Stefano Mora: Come sistema, dopodiché portarlo sull’utente privato vuol dire fare anche comunicazione ma soprattutto trasferirgli sicurezza e fidatezza, perché se noi facciamo un’attività di comunicazione, di performance, di labeling, tutto quello che vogliamo… Sonia Maritan - Che loro non capiscono. Stefano Mora: Ma soprattutto discutibile. Sonia Maritan - O interpretabile… Stefano Mora: ...interpretabile in modo non attendibile, otteniamo il risultato contrario che purtroppo in qualche caso abbiamo già vissuto con la certificazione energetica degli edifici. Abbiamo bisogno di un motore tecnico robusto e affidabile e di uno strumento di comunicazione semplice… Sonia Maritan - …e comprensibile.


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Sherwin-Williams SAYERLACK di Beatrice Guidi www.sayerlack.com

La verniciatura a effetto naturale sayerlack: il legno bello senza trucco.

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TREND NATURALISTICO Le tendenze del design per mobili, porte e complementi d’arredo, richiedono sempre più finiture per il legno che ne conservino inalterato l’aspetto naturale. Gli interior designer stanno infatti riscoprendo la straordinaria versatilità e il calore di questo materiale nel suo aspetto naturale, nel suo essere vivo, richiamandosi anche alle tendenze naturalistiche che ricercano l’equilibrio e la stabilità interiore nell’essenzialità e nella razionalità del contatto con queste materie. La luminosità del legno naturale riflette la luce nell’ambiente e, non esistendo in natura due alberi identici, ogni singolo manufatto rimarrà unico. Il legno naturale non ha però le necessarie resistenze chimiche e fisiche, né le finiture a effetto naturale a base di olio garantiscono questa protezione. Per questo il legno deve essere trattato con prodotti appositamente formulati. La sfida non è stata facile da affrontare ma il laboratorio R&D di SherwinWilliams Italy ha ottenuto, anticipando in precedenza i tempi con la finitura all’acqua AT 601/00 Natural Wood, risultati eccezionali che valorizzano il lato più bello del legno, il suo più grande valore. AFV 2318/00 è un nuovo fondo-finitura bicomponente all’acqua che grazie alle elevate prestazioni chimico fisiche come l’eccezionale resistenza alla lucidatura e al graffio, la resistenza alle macchie e ai detergenti e la resistenza all’ingiallimento provocato dalla luce, ne permette l’utilizzo per tutto l’arredamento d’interni: non solo porte, camere o soggiorni, ma anche cucine e bagni.

Il grande traguardo raggiunto consiste nell’aver ottenuto tutte queste caratteristiche su supporti chiari, difficili da proteggere da macchie quali quelle di vino, caffè e ammoniaca, con opacità della superficie trattata prossima allo zero e mantenendo la trasparenza sulle essenze scure. Ottimi anche i risultati ottenibili su manufatti in precomposto, che escludono viraggi della tonalità di colore attraverso la buona protezione dalla luce, anche su manufatti termotrattati, sempre più presenti sul mercato, utilizzando uno specifico catalizzatore. Per coprire questa variabilità di supporti con


un unico prodotto i catalizzatori da utilizzare sono AH 1564/00 per i legni e i precomposti chiari, AH 1550/00 per rendere il legno naturale più ravvivato, AH 1503/00 per i supporti scuri, allo scopo di esaltare la trasparenza. Anche l’isolamento dei legni tannici è ottimo, tanto da non prevedere un trattamento del supporto grezzo con un isolante specifico. Le prestazioni del ciclo a due mani su faggio, testato dai laboratori dell’istituto di certificazione CATAS, superano i requisiti degli standard R4 IKEA (IOS MAT-0066) e i test di resistenza delle superfici ai liquidi freddi EN 12720:2013 raggiungendo la classe B secondo CEN/TS 16209.

Sayerlack ha realizzato anche un ciclo a solvente a effetto naturale con performance eccezionali: il fondo finitura TZL 3471/00 acrilico a bassissimo glossaggio, garantisce elevata durezza e alta resistenza al graffio, con buona morbidezza e ottima bagnabilità. Nel caso si desiderasse esaltare la morbidezza si può utilizzare la finitura all’acqua AT 601/00 Natural Wood, utilizzabile sia come monocomponente che come bicomponente, che oltre a mantenere l’aspetto naturale del legno gli conferisce un particolare effetto touch. Particolarmente indicata per la finitura di mobili, complementi d’arredo o comunque dove sia necessaria una finitura dall’aspetto naturale, morbida e vellutata.

Ovunque nel mondo e qualunque sia la superficie da verniciare, Sherwin-Williams fornisce soluzioni innovative che garantiscono i risultati migliori. Vocazione all’innovazione e alla sostenibilità, forza tecnologica, impegno in ricerca e sviluppo, capacità di ascoltare e servire i mercati con soluzioni all’avanguardia, efficaci e sicure: Sherwin-Williams Italy è oggi il punto di riferimento del mercato delle finiture per legno, vetro, metallo e plastica, attraverso riconosciuti brand internazionali. Nel 2010 il colosso americano delle vernici The Sherwin-Williams Company ha acquistato Sayerlack e Becker Acroma che deteneva anche il marchio Oece, creando un leader globale nelle vernici per legno. The Sherwin-Williams Company, che occupa più di 30.000 persone, è la prima azienda di vernici negli Stati Uniti e la terza nel mondo. Dal 1 gennaio 2013 le due entità legali Sayerlack S.r.l. e SWIC sono diventate un’unica società: Sherwin-Williams Italy S.r.l. Sherwin-Williams Italy conta tre stabilimenti produttivi in Italia: Pianoro (BO), Mariano Comense (CO) e Cavezzo (MO), e distribuisce i propri prodotti in oltre 80 paesi del mondo, al servizio di oltre

40.000 clienti. L’azienda sviluppa, produce e distribuisce i propri prodotti a marchio Sayerlack, Linea Blu, Oece e Sherwin-Williams. Sayerlack è un marchio di Sherwin-Williams Italy, da 60 anni sinonimo di soluzioni innovative per il trattamento e la finitura del legno. I prodotti Sayerlack si distinguono grazie a una consolidata tradizione e a una forte componente innovativa. Nel 1988, grazie a importanti interventi in tecnologia e ricerca e sviluppo, Sayerlack è stata la prima azienda in Italia a produrre vernici per legno all’acqua. I risultati raggiunti in termini di compatibilità ambientale, performance e innovazione, garantiscono oggi a Sayerlack la leadership nel mercato europeo delle vernici per legno. Sayerlack è il marchio in grado di soddisfare le esigenze di tutti i settori esistenti nell’industria del legno - dall’arredamento alla falegnameria, dalle strutture per esterni ai mobili da giardino, dai cantieri navali all’edilizia, dal settore automobilistico agli strumenti musicali - del vetro, del metallo e della plastica.

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DOSSIER

KLIMAHOUSE di Sonia Maritan

www.fierabolzano.it

UNA VITA SOSTENIBILE Dalla nota piattaforma Klima, nata a Bolzano 10 anni fa con Klimahouse, specializzata nell’efficienza energetica e il risanamento in edilizia, sono nati diversi format, come Klimainfisso, Klimaenergy e Klimamobility, dedicati rispettivamente alla filiera produttiva dei serramenti, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile. Precursore in Italia di questo trend, Fiera Bolzano ha dato voce in modo concreto alle richieste sempre più rilevanti di un vasto numero di attori del sistema economico italiano, di cui noi abbiamo intervistato alcuni espositori in occasione di Klimahouse e Klimainfisso, produttori che propongono continuamente innovazioni singolari, tutti in prima linea, ogni giorno, per rendere il nostro habitat più ecosostenibile. L’energia è il motore dell’economia moderna e sempre più condizione essenziale per sviluppo e benessere, soprattutto in un mondo ormai globalizzato. I combustibili fossili costituiscono ancora la fonte principale garantendo oltre l’80% del fabbisogno energetico complessivo: 34% il petrolio, 26% il carbone e 22% il gas metano. Anche le energie rinnovabili, in costante aumento, presentano numerosi potenziali vantaggi rispetto l’uso di combustibili fossili, soprattutto nella difesa del clima e dell’ambiente poiché contribuiscono a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di altri inquinanti atmosferici, oltre a ridurre la dipendenza da combustibili fossili. Il termine tedesco “Energiewende” che equivale a “transazione energetica” indica pro-

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Alcuni scatti delle due edizioni 2015 di Klima House e Klima Infisso.

prio l’ambizioso progetto germanico di adottare un sistema economico basato sulle energie rinnovabili non nucleari, un cammino intrapreso da alcuni Paesi, per procedere gradualmente alla chiusura delle centrali nucleari, dopo la catastrofe del 2011 di Fukushima in Giappone. In questo quadro economico ed energetico si muovono i singoli produttori quando apportano innovazioni e presentano in occasione di eventi fieristici specifici le loro idee. Per questo, la 10° edizione di Klimahouse ha ribadito il suo ruolo di primo piano nell’ambito dell’efficienza energetica e del risanamento in edilizia. Tra i momenti più significativi della fiera, l’intervento dell’Architetto Mario Cucinella al Congresso internazionale “Costruire con intelligenza”, che sottolinea come il tema della sostenibilità ambientale coinvolga tutti allo stesso livello: “Prima di parlare di aspetti tecnici bisogna parlare di politiche legate al clima, al consumo di energia. Noi parliamo di eredità e di bellezza del nostro Paese ma dobbiamo avere la consapevolezza di ricoprire un ruolo da attori nella salvaguardia dell’ambiente e del nostro patrimonio. Parliamo molto di statistiche e numeri ma non parliamo di conseguenze. Naturalmente non vogliamo costruire solo oggetti sostenibili ma una vita sostenibile: in ogni cosa che facciamo cade la responsabilità di ognuno di noi.” Un monito, che coinvolge architetti, progettisti, operatori del settore, istituzioni, e sempre più un pubblico finale consapevole e interessato a rea-

lizzare abitazioni a basso impatto energetico e ambientale, come testimoniato dalle migliaia di messaggi appesi all’albero del futuro, installato davanti all’ingresso di Fiera Bolzano quest’anno per il 10° Anniversario di Klimahouse. Al “Klima” quindi dedichiamo un Dossier declinato al target della testata, che raccoglie alcune importanti testimonianze, non solo rispetto le innovazioni di prodotto, che sono di per sé sempre sorprendenti ed entusiasmanti, ma anche per il territorio a cui si rivolgono, svelando come conseguenza le interessanti dinamiche di un mercato senza confini, eppure, quando vincente, fatto ancora, come avveniva in territori più circoscritti, di risposte mirate a esigenze specifiche.

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DOSSIER

KLIMAHOUSE FAKRO www.fakro.it

Bruno Pernpruner, Direttore di FAKRO Italia

“L’Italia è fatta del 70% di edilizia ormai vecchia, quello è il mercato che noi troveremo”.

Pietro Ferrari con Bruno Pernpruner e una foto della finestra da tetto piatta.

Fakro in questa 10 edizione di Klimahause esordisce con la sua presenza anche a Bolzano, chiediamo al Direttore di Fakro Italia, Bruno Pernpruner, quali siano le ragioni di questa scelta. “La nostra fiera di riferimento resta MADEexpo di Milano, però questa è una delle fiere dove avremmo voluto essere presenti con un nostro stand. C’era una lista d’attesa, essendo gli spazi ridotti, per cui l’anno scorso non siamo riusciti a entrare, ma quest’anno ci siamo riusciti”. In questi quattro anni, dal vostro esordio sul mercato italiano, che cosa è cambiato? “In questi quattro anni c’è stata una continua evoluzione, perché l’investimento da parte della casa madre è stato convinto e sostenuto anche se il mercato non ci ha dato una mano, siamo entrati in un momento difficile”. Qual è stata la ragione di questo investimento da parte della casa madre? “La ragione di questo investimento era dovuta alla necessità di passare a una presenza diretta del-

l’azienda produttrice sul territorio, non solo per ragioni commerciali ma anche per garantire quei servizi che diventano fondamentali quando si approccia il mercato in una certa maniera: assistenza, corsi di formazione sia commerciali sia tecnici per la posa. Era dunque fondamentale farlo con una base diretta”. Una strategia che si è dimostrata vincente nonostante il momento difficile? “Quattro anni fa abbiamo cominciato e passo dopo passo siamo in continua crescita sia in termini di fatturato, sia riguardo il numero di clienti, sia in un altro aspetto che ci piace molto: quello della qualificazione delle vendite in termini di prodotto per apertura o per altre caratteristiche tipologiche di categoria alta”. Avete quindi riscontrato un reale apprezzamento dei vostri prodotti? “Un apprezzamento dei nostri prodotti e un ritorno di immagine molto positiva per Fakro che è un leader dal punto di vista dell’innovazione e questo ci è stato riconosciuto”. Questa strategia la

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KLIMAHOUSE FAKRO

casa madre la sta portando avanti anche in altri Paesi in Europa? “Il passo in Italia era già previsto e inserito in una strategia di espansione. Altri mercati importanti sono Francia e Germania, che sono più storici, radicati, presidiati fortemente dalla concorrenza ma in cui stiamo piano piano crescendo e l’Est Europa, molto diverso da questi ultimi in quanto più giovane e aperto, nel quale ravvisiamo ottime opportunità”. Ci sono altri prodotti commercializzati a contorno del settore infisso che concorrono al fatturato 2014? “Sì, le scale retrattili. Come i serramenti Fakro, anche le scale sono contraddistinte da una tecnologia evoluta e da un piacevole impatto estetico; in particolare, offrono valori di trasmittanza termica che non trovano a oggi paragoni sul mercato italiano. La gamma di scale retrattili Fakro, caratterizzata da diversi modelli – dal sezionale in legno allo scorrevole a due pezzi, dal tipo a forbice a quello a pezzi in metallo – presenta infatti valori Uw tra 0,76W/mqK e 1,1W/mqK”. Ci dà qualche riferimento per comprendere come si suddivida il mercato di Frakro fra il settore residenziale e non residenziale, il nuovo e il rinnovo, ma anche il target al quale si rivolge evidenziando quale sia il prodotto più venduto della vostra gamma? Su tutto il territorio nazionale? “Innanzitutto il 100 % del venduto è destinato al residenziale, all’incirca suddiviso fra il 20% di nuovo e l’80% di rinnovo. Riguardo la tipologia di clientela ci relazioniamo quotidianamente con privati, progettisti e imprese, offrendo loro consulenza. Le vendite si realizzano attraverso le rivendite, il nostro principale canale distributivo, e in parte mediante la grande distribuzione. Sicuramente la finestra a bilico rappresenta il nostro prodotto più venduto, ma sta costantemente crescendo anche il modello a doppia apertura, e i nostri prodotti sono commercializzati in tutta Italia”. Pietro Ferrari porta il discorso sulle iniziative legate alla formazione e volte a creare cultura nel settore.

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“Questo è un tema importante, perché il settore dell’edilizia tende a essere statico e standardizzato, diciamo che il mercato si evolve, i prodotti si evolvono e a volte è difficile far passare il valore aggiunto di un prodotto, di un’innovazione o di un sistema: è importante farlo toccare con mano. Anche sull’altro fronte, che è quello dei progettisti, si incontra molto interesse e molta attenzione, voglia di innovazione e di alternative. Un recente convegno a Milano, ad esempio, è stato creato su misura per l’esigenza di questo capoluogo, quella dell’isolamento acustico, in altre realtà le tematiche sono diverse. In quell’occasione ci siamo messi assieme ad altre aziende complementari per un discorso completo e articolato, e per mostrare illustrando alcune realizzazioni inerenti questa problematica come abbiamo agito e quali siano state le proposte specifiche per questi interventi. Ne è uscito un pacchetto ‘fruibile’ in cui ognuno ha preso la sua parte. Fakro


Sonia Maritan con Bruno Pernpruner.

sta lavorando molto sulla formazione individuale, questo è un altro tema importante”. D’altra parte il tema della micro riqualificazione caratterizza il mercato attuale che non può prevedere soluzioni standard e forse anche per questo ormai più che di prodotto si parla di cultura di prodotto. Immagino che questi momenti di formazione abbiano anche questo slancio. “Alla fine viviamo anche di slogan, possiamo tranquillamente dire che la finestra ad alta efficienza energetica FTTU8, che è la finestra più calda del mercato con un coefficiente Uw=0,58W/ mqK, se non so come inserirla in un determinato contesto, non serve: bisogna far vedere come possono essere applicati i prodotti. Se restiamo sul termico, abbiamo cinque/sei livelli di performance, bisogna saperlo, ed è più facile comunicarlo in un momento di formazione che in una fiera”. In quali proporzioni sono richiesti i prodotti standard rispetto quelli personalizzati? “Nonostante il prodotto standard sia il protagonista del nostro mercato, consideriamo sia una sfida ogni più originale e stravagante progetto, non rifiutando a priori nessuna richiesta fuori standard. Ci è capitato spesso infatti di trovarci di fronte a idee progettuali all’apparenza inconcretizzabili che, alla fine, grazie all’impegno e alla professionalità della speciale Divisione Fakro deputata ai prodotti fuori standard, hanno preso vita attraverso lo studio di efficaci soluzioni. Queste inusuali applicazioni sono per noi non solo una sfida ma addirittura una

risorsa: ognuna di esse può infatti fornirci stimoli importanti in vista della realizzazione di nuovi prodotti. Pensiamo che accettare progetti inusuali o bizzarri possa dunque permetterci di acquisire know how, patrimonio prezioso che può poi condurre dalla sperimentazione alla standardizzazione di una tecnologia. Fakro può dunque fornire, in tempi brevi (nell’arco di un mese) finestre personalizzate e fuori standard per quanto concerne forme, dimensioni e colori. Il prezzo di questi prodotti chiaramente aumenta, talvolta anche fino al doppio”. Pietro Ferrari fa poi riferimento a fiere come il Saie, che sta cambiando pelle per l’ennesima volta, e il MADE. L’enfasi sulla ristrutturazione e sul recupero del patrimonio edilizio è straordinaria, questo, però, significa anche grande complessità di intervento da parte dell’operatore. Paradossalmente è più facile costruire il nuovo. “L’Italia è fatta del 70% di edilizia ormai vecchia, quello è il mercato che noi troveremo, costruzioni nuove non ce ne saranno: a noi va bene ma bisognerà indagare le situazioni individuali e operare nel mercato della sostituzione. Sono nate in Italia anche mansarde che non erano previste e ci sono situazioni di vario genere. Sarà in questo parco edilizio obsoleto il lavoro del futuro”.

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DOSSIER

KLIMAHOUSE FALEGNAMERIA PELLEGRINI

“Un’azienda verticale che compie tutte le fasi dalla produzione

www.pellegrinisrl.it

alla posa e lavoriamo diversi

Ivan Muzzin

materiali: legno, legno-alluminio e legno-vetro” La Pellegrini ha presentato un modello di finestra a filo che riprende la proposta del 2014, però realizzata in bamboo e con un sistema di ferramenta Maico anch’essa a filo. Ce la racconta Ivan Muzzin che rappresenta la quarta generazione di questa realtà. “Avevamo già realizzato la nostra linea a filo complanare interno ed esterno per assecondare le esigenze degli architetti e per svecchiare un poco il concetto di finestre: con un design minimalista che si limita all’anta e al coprifilo. Quest’anno abbiamo aggiunto anche una specie lignea particolare: il bamboo, un materiale molto usato dal design esclusivo e molto resistente agli agenti atmosferici e quindi perché non usarlo per le finestre”.È consigliato comunque un trattamento protettivo? “Un buon trattamento di finitura ne allunga la vita, ma si tratta comunque di un prodotto che può essere installato anche senza verniciatura”. Sono finestre che hanno performance ‘da casa passiva’? “Non tutti i modelli, ma più di qualcuno sono rispondenti alle normative più severe della casa passiva”.Qual è la storia della Falegnameria Pellegrini nel settore del serramento? “La ditta Pellegrini esiste dal 1930, e nel corso degli anni ha visto tutti gli step dei serramenti, dalla finestra mono vetro fino alle finestra con spessori corrispondenti a quelli attuali, oltre i 10cm! È un'azienda che non si è mai fermata e che ha sempre cercato di proporsi per qualità e innovazione, e il risultato degli ultimi anni ne è la prova...io rappresento la quarta generazione, ma sono presenti in azienda tutta la terza generazione e la supervisione finale spetta ancora alla seconda generazione”. Qual è il bacino d’utenza? “Per il momento lavoriamo sul mercato italiano che finora ci è sempre bastato, perché siamo un’azienda verticale che compie tutte le fasi dalla produzione alla posa e lavoriamo diversi materiali: legno, legno-alluminio e legno-vetro. Abbiamo anche una linea bio

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che utilizza legni termotrattati. Siamo una bella realtà all’avanguardia e in prospettiva vogliamo ampliare il nostro raggio d’azione e per questo stiamo verificando diversi canali all'estero”. Siete specializzati esclusivamente nel serramento esterno? “Siamo specializzati in tutto ciò che è serramento esterno: porte, portoncini, finestre e così via e ci rivolgiamo al settore residenziale con un prodotto personalizzato, per il 75-80% nell’ambito delle ristrutturazioni e dell’efficientamento energetico, prettamente rivolgendoci diretta-


mente al consumatore finale”. Come ha visto cambiare il settore la Falegnameria Pellegrini in quattro generazioni e come si evolverà in futuro? “Tutto: dal vetro alle guarnizioni, che sono passate da zero a quattro, come in questo modello che presentiamo. Riguardo il futuro, stiamo arrivando a pensare a una finestra come a un mobile e a livello di prodotti speciali siamo in grado di realizzare archi, trapezi, elementi curvi in pianta, quindi non abbiamo limiti morfologici. È chiaro che certe lavorazioni sono più complesse ma siamo in grado di effettuarle e di rispondere a qualsiasi domanda del cliente”.E riguardo le dimensioni? “Facciamo il possibile per rimanere nelle normative e rispondere alle esigenze del progettista”. Il limite è il peso dell’anta? “Le ante diventano sempre più pesanti e occorrono cerniere performanti. Si cerca di raggiungere il giusto compromesso tra peso e prestazioni”. Che materiale sceglierebbe per i serramenti di casa sua? “A casa mia ho trovato le finestre già realizzate, ma, ahimé, erano quelle della concorrenza! Se avessi dovuto realizzarle io, le avrei fatte linea a filo e, adesso, le farei in bambù: è elegante ed è qualcosa di diverso rispetto al legno solitamente utilizzato, è ecologico, perché cresce in natura in grande quantità e rapidamente”. Dove vi approvvigionate? “Siamo ovviamente certificati, anche se è un prodotto che è rapidissimo nel rinnovarsi e rappresenta una specie ecosostenibile per eccellenza”. Quali sono i vostri progetti per il futuro? “Fare crescere e sviluppare questo

marchio con 85 anni di storia, in Italia e sempre più anche all’estero, proprio come qui a KlimaHouse, dove siamo partiti il primo anno con un piccolo stand e di anno in anno siamo cresciuti portando sempre nuove proposte”. Lo stand della Pellegrini e Ivan Muzzin mentre parla con un cliente.

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KLIMAHOUSE TIP TOP Fenster www.tip-top-fenster.com Andreas Rieder

“Abbiamo cercato di ampliare la nostra gamma d’offerta e questa è la prima facciata strutturale che presentiamo.” Con Andreas Rieder il titolare di Tip Top Fenster di Bolzano parliamo di un nuovo prodotto realizzato in rovere lamellare che presenta a Klimahouse per la prima volta, non è ancora commercializzato, ma gli chiedo quali siano le potenzialità di questa facciata strutturale. “Fino a oggi sono state realizzate facciate in ferro e alluminio e il legno non veniva utilizzato nelle facciate in continuo, abbiamo pensato di farlo noi. Il legno è un materiale vivo, resistente al fuoco e con una sua indiscutibile bellezza estetica.” Come si caratterizza questa facciata continua? “Questo modulo viene costruito a cellule e viene agganciato in cantiere per realizzare la facciata modulare. Si tratta di un prodotto in cui i profili tra legno e vetro sono realizzati in alluminio e la parte restante è legno, quindi abbiamo la parte legno interna e il vetro incollato sull’alluminio. La finestra si apre verso l’esterno ed è costituita da moduli realizzati in azienda e assemblati successivamente.” Le misure dei moduli sono variabili e in questi ogni materiale assolve a una precisa funzione? “L’alluminio è necessario perché per il fissaggio meccanico ci vuole un profilo duro e quindi all’esterno la facciata è interamente in alluminio, e vengono utilizzate guarnizioni appositamente progettate nella giunzione tra alluminio e vetro. All’interno invece, può essere utilizzato qualsiasi legno, come rovere o larice, e questo lo rende particolarmente vantaggioso anche nella resa estetica. I moduli sono disponibili su misure a richiesta”. Qual è il vostro prodotto principale? “Noi realizziamo serramenti in legno e legno alluminio e strutture di rivestimento esterno come facciate continue, e ultimamente, poiché il mercato si è contratto abbiamo cercato di ampliare la nostra gamma d’offerta e questa è la prima facciata strutturale che presentiamo”. Che problemi avete dovuto affrontare per realizzare una facciata struttu-

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rale? “Il fissaggio del vetro sul profilo e del profilo di alluminio sul legno hanno costituito i principali problemi da risolvere. Abbiamo dovuto realizzare numerosi prototipi per realizzare una facciata soddisfacente dal punto


di vista tecnico e dare un contributo importante anche dal punto di vista estetico”. Avete già qualche cliente potenziale per questo prodotto? “Abbiamo proposto questa soluzione ad architetti che la stanno prendendo in considerazione. Abbiamo ripreso alcuni contatti vecchi in cui si era preso in esame l’utilizzo di strutture in acciaio e sono in corso parecchi preventivi per gli Stati Uniti”. Qual è la storia di Tip Top Fenster? “L’azienda è stata fondata da mio padre ed era una classica falegnameria che realizzava dal mobile alle finestre, dagli arredi alle strutture”. Oggi con un mercato italiano piuttosto critico come affrontate la sfida di questi tempi? “Noi puntiamo molto sulla qualità, un argomento che anche in Italia ha un suo valore. Nel Nord Italia troviamo ancora un mercato che risponde. Per quanto riguarda l’estero, lavoriamo già in Austria e, più recentemente, siamo entrati nel Sud della Germania”.

La prima facciata strutturale di Tip Top Fenster, azienda specializzata in costruzioni in legno e strutture di rivestimento esterno come facciate continue.

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KLIMAINFISSO ABICert www.abicert.it Michele Ferro

Sonia Maritan con Michele Ferro allo stand di ABI Cert.

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“È importante sottolineare la differenza tra consulente esterno ed ente di certificazione.” A KlimaInfisso al Geometra Michele Ferro, di ABICert chiediamo da quando esista ABICert e quali siano i suoi ambiti di interesse. “ABICert è un ente di certificazione specializzato in vari settori merceologici, nato circa 13 anni fa per iniziativa di alcuni tecnici con specifica esperienza operativa correlata al sistema delle certificazioni con la finalità di aiutare l’imprenditore a crescere. Un imprenditore, oggi, sovraccaricato dalla burocrazia, va guidato per consentirgli di operare bene aiutandolo a orientarsi fra la normativa e la specifica certificazione che lo riguarda e che gli consente di potenziare tecnicamente la commercializzazione del suo prodotto o servizio. In questo ambito abbiamo le certificazioni di sistema che sono la 9001 e la 18001, le certificazioni 14001. Siamo accreditati Accredia, ovvero l’organo di vigilanza degli enti di certificazione, quindi abbiamo molte più opportunità di lavoro perché diamo garanzie più estese”. Ci illustra brevemente queste certificazioni? “In sintesi la 9001 è una certificazione di Sistema che garantisce il funzionamento dell’azienda sulla base di procedure che permettono alle aziende di crescere sul mercato, dimostrando all’esterno quale sia la qualità del lavoro realizzato e che siano tenuti sotto controllo tutti i processi, questo permette di cancellare o ridurre gli errori dovuti all’attività, i quali creano un costo, spesso sconosciuto agli stessi imprenditori. BS OHSAS 18001, invece, è la certificazione del sistema di gestione della sicurezza; per aziende che hanno almeno dieci dipendenti da diritto a sgravi Inail fino al 30%. La ISO 14000 è la certificazione ambientale che dimostra il buon funzionamento nei confronti dell’Ambiente; imprese che hanno impatti ambientali considerevoli possono così dimostrare che la produzione avviene nel rispetto dei vincoli di legge e delle pratiche operative adeguate. Questa certificazione non riguarda solo le attività produttive ma anche gli enti pubblici come i comuni,

le aziende che lavorano per i comuni, etc. Infine, la certificazione ISO 50001 inerente il sistema di gestione dell’energia”. E riguardo le certificazioni di prodotto? “Siamo abilitati dal Ministero delle Infrastrutture, dello Sviluppo Economico, dell’Interno, per la marcatura CE, perché tutti i prodotti da costruzione che possono essere strutture di carpenteria metallica, malte, inerti, conglomerati bituminosi, per poter essere immessi sul mercato devono avere la marcatura CE. Marcatura CE non significa China Export ma indica la Conformity Expectancy, cioè la presunzione di conformità”. Michele Ferro poi ci mostra il vademecum ABICert che riporta una sintesi efficace delle certificazioni obbligatorie per ogni categoria di prodotto. ”Qui vediamo un riassunto delle scadenze obbligatorie, suddivise per categorie di prodotto; per ciascuna destinazione d’uso del prodotto troviamo la norma di riferimento e data entro la quale è obbligatorio ottenere la certificazione. Così ad esempio troviamo riportate le carpenterie in acciaio per le quali è obbligatoria la marcatura CE secondo la norma EN 1090 per il materiale da costruzione. Dal 1 luglio 2014 è entrata in vigore una normativa per cui tutti i produttori di acciaio strutturale devono avere una marcatura CE 1090 attiva”.


Per quanto riguarda il legno? “Per il legno lamellare vige l’obbligo di marcatura CE trattandosi di un prodotto da costruzione, secondo la norma EN 14080, mentre per il legno massiccio la norma obbligatoria è la EN 14081”. Quali altre attività svolge ABICert? “Oltre all’aspetto legato alla certificazione, organizziamo anche corsi di formazione per la qualifica di direttore tecnico di stabilimento per la trasformazione del legno, direttore operativo dei cantieri di messa in opera di strutture in legno, i corsi per la progettazione secondo criteri di sostenibilità, per poter accedere alle agevolazioni connesse al Green Public Procurement. Sempre molto frequentati sono i corsi professionalizzanti per diventare auditor dei sistemi di gestione per la qualità, l’ ambiente e lasicurezza, anche perché sono in corso di pubblicazione le nuove edizioni sia delle norme ISO 9001, che delle norme ISO 14001. Una necessità di formazione che apre, anche in questo periodo di crisi, consistenti occasioni di lavoro, o professionalizza e prepara l’imprenditore per gestire la crescita della sua azienda”. Perché un’azienda dovrebbe rivolgersi ad ABICert? “Perché gli ispettori ABICert sono specializzati, hanno una pregressa esperienza pratica che li distingue nel panorama della certificazione. Quando un ispettore ABICert esegue una verifica ispettiva, si confronta con l’imprenditore rispetto al livello di applicazione della norma. A causa della sua specifica esperienza operativa, concorda con l’imprenditore il livello ottimale di implementazione di quanto previsto dalla norma. Il risultato: una crescita progressiva ed inarrestabile del business aziendale, spesso in controtendenza con quanto fanno altre aziende non certificate da ABICert, che subiscono la crisi, senza avere la consapevolezza per adottare le necessarie misure prevenire i problemi che si verificano nel mercato problematico odierno. Quando un’azienda testa il servizio ABICert, ad esempio per la marcatura CE di un prodotto, comprende come anche l’ISO 9001 con ABICert non è più un documento di facciata, ma rappresenta un percorso concreto di miglioramento, sia sottto il profilo tecnologico, che sotto quello gestionale. Le aziende certificate da ABICert si trovano inserite in un percorso consapevole che le porta addirittura ad acquisire altre aziende gestite meno bene, un fenomeno virtuoso che gli imprenditori riconoscono come frutto di un investimento proficuo e non pagamento di una sorta di imposta insignificante”. Con l’incarico di ente certificatore voi verificate quindi la corrispondenza fra la procedura seguita dall‘azienda e una determinata certificazione, ad esempio l’ISO 9001; secondo quale iter e quali costi? “I costi si pos-

sono quantificare sulla base di determinati parametri, se inclusa la progettazione o meno, il numero di dipendenti, la tipologia di attività che svolge e così via. Noi non siamo consulenti, infatti, ma l’ente di certificazione; il consulente dell’azienda stessa implementa il manuale qualità, ambiente o sicurezza oppure anche la procedura di marcatura CE, mentre noi di ABICert siamo l’ente di certificazione che entra in azienda, verifica il manuale e le attinenze alle norme UNI, EN, eccetera, poi validiamo i processi ed emettiamo i certificati: quindi è importante sottolineare la differenza tra consulente esterno ed ente di certificazione”. È importante anche evidenziare la differenza tra la certificazione di prodotto considerando la cogenza della marcatura CE e i sistemi di qualità ISO, che sono sempre facoltativi? “Dipende, qualora l’azienda fosse un’impresa di costruzioni, la certificazione ISO 9001 è obbligatoria in contemporanea con la attestazione Soa, per esempio, per l’esattezza dalla terza categoria della Soa in poi è richiesta la certificazione ISO 9001. Anche se molto spesso chi ha la ISO 9001 ed è organizzato a un certo livello verifica la Soa in seconda battuta”. In quale vincolo ‘contrattuale’ incorre chi si lega ad ABICert? “ABICert è l’unico ente nazionale italiano che non vincola le aziende per più di un anno, come fanno tanti enti di certificazione, perché è giusto che l’imprenditore scelga un ente serio di cui si fida. Lasciamo quindi libera l’azienda di scegliere annualmente. Dopo tredici anni però posso affermare che i nostri clienti continuano il rapporto con il nostro ente per ampliare o completare le certificazioni nel loro ambito, perché hanno visto lavorare i nostri ispettori con competenza e specializzazione, questo soprattutto da cinque anni a questa parte, con un fenomeno crescente, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato”. Qual è il motivo di tale fenomeno? “Sono diversi: la competenza degli ispettori, la celerità operativa e di rilascio del certificato, la assenza di ipocrisia nel comportamento ABICert. Se qualcosa deve essere messo a posto, si va subito al dunque, si danno priorità agli imprenditori, e gli imprenditori lo apprezzano, perché il tempo è denaro, e gli imprenditori vogliono il meglio per la propria azienda, per far sì che la propria azienda sia la migliore sul mercato”. Quale è il vostro raggio d’azione? “La nostra sede è a Ortona, in provincia di Chieti, operiamo in tutta Italia, dal SudTirolo alla Sicilia e alla Sardegna, con ispettori locali distribuiti nei diversi territori. E ciò vale anche per la Germania, la Cina, l’Iran“. La formula vincente? “L’attenzione radicale e non ipocrita alle esigenze del cliente.”

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KLIMAINFISSO PFT Hevo www.pfthevo.com Antonio Brighenti

“La mia ambizione è quella di fornire solo materiali riciclati ai serramentisti.” Antonio Brighenti espone allo stand di Selena, l’infisso PFT Hevo, un progetto realizzato per gli Stati Uniti, un esempio per raccontare il suo sogno di realizzare la filiera eco sostenibile attraverso la finestra. È un serramentista? “No, in effetti no, fornisco la barra in alluminio riciclato ai serramentisti, sono da 32 anni nel mondo dell’edilizia e ho sempre commercializzato profili di alluminio”. Ci racconta qualcosa di questa finestra realizzata per gli Stati Uniti, in particolare sulla finitura satinata? “La mia ambizione è quella di fornire solo materiali riciclati ai serramentisti per tutti i componenti dei manufatti che realizzano. In questa finestra l’alluminio, le barrette, le guarnizioni in termoplastica sono realizzati in materiale riciclato. Manca solo una guarnizione che non riesco a trovare da nessuna parte nel mondo che mi darebbe la possibilità di realizzare una guarnizione anch’essa da materiale riciclato. Quindi è stato utilizzato il PDM con mio grande dispiacere. Sono cinque anni che cerco un’alternativa”. Perché persegue l’idea di fare tutta la finestra in materiale riciclato? “Sono convinto che il futuro sia questo. Questa finestra, ad esempio la presenterò a Tokyo, a Material ConneXion, dove verrà esposta per un mese e dove avrò l’opportunità di spiegare la filiera della eco sostenibilità attraverso la finestra”. Questa finestra dal punto di vista tecnico presenta delle novità? “La finestra, oggi come oggi, non ha più tanti segreti: sono state raggiunte le performance che la Comunità Europea chiedeva, e sono chiari i certificati e le normative attraverso cui dichiararle, adesso si tratta di comporre la finestra con dei materiali diversi. Io ho scelto la filiera ecosostenibile come fil rouge dell’aspetto materico, che guidi alla scelta dei prodotti utili per realizzare una finestra, perché in futuro la finestra non dovrà avere il problema dello smaltimento”. Come titolare di PFT Hevo, ha pensato di portare questo messag-

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gio anche nel mondo del design? “Sì, collaboro oggi con degli studi di architettura importanti: con Vittorio Grassi, Cesare Chicci a Milano e con Renzo Piano a Parigi per un progetto importante con un altro prodotto in acciaio a taglio termico sempre nel campo del serramento e dell’involucro edilizio. Lavoro in Giappone e collaboro con due architetti in Nuova Zelanda, tutti inerenti il concetto della finestra minimal, come questa qui esposta: essenziale, sottile, leggera”. L’estrusione dell’alluminio dove avviene? “All’estero ed è


Sonia Maritan con Antonio Brighenti allo stand di Selena.

certificata dai profilatori che la concepiscono, io non sono un estrusore, ho un piccolo ufficio da cui mando gli ordini a un magazzino in outsourcing e collaboro con una cinquantina di persone, tutte autonome e indipendenti, questo mi consente di non avere i costi di un’impresa italiana tradizionale”. Questa scelta è legata alla crisi? “Sì, la mia realtà si è trasformata a seguito della forte crisi che c’è stata, che mi ha portato ad attuare un cambiamento totale. Comunque non sto puntando sul mercato italiano, in questo momento molto rigido rispetto alle novità, come il sistema creditizio che non permette di sbagliare”. Insomma, vorrebbe essere un precursore nei materiali riguardanti il mondo del serramento? “Sì, proporre una filiera molto snella stimolando sul mercato l’innovazione sui materiali da produzione e da costruzione”. Cosa pensa dei materiali compositi? “I materiali compositi sono ottimi se arrivano da una filiera riciclabile e sposano un’etica di eco sostenibilità, inserendosi così nell’ambito della Green Economy, naturalmente senza perdere in efficacia, in performance, e rimanendo ad alti livelli. Credo che in futuro si par-

lerà sempre di più di nanotecnologia. Il reparto automobilistico o tessile ci insegna che tutto è fattibile. Per ora però la fibra di carbonio ha un costo inaccessibile”.


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KLIMAINFISSO FRATELLI CASTELLANI www.CASTELLANIPERSIANE.COM

Claudio Castellani

Le proposte di Castellani Persiane, e allo stand Sonia Maritan con Claudio Castellani.

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“Siamo produttori di persiane in legno da una quindicina d’anni, abbiamo scelto la specializzazione.”

Con Claudio Castellani della Fratelli Castellani, parliamo della produzione di persiane in legno. "La nostra azienda, collocata nella zona di Tione precisamente di Ragoli in provincia di Trento, è dei primi del Novecento e siamo produttori di persiane in legno da una quindicina d’anni". Parlavamo questa mattina con chi vi fornisce anche la parte specchiata delle persiane, la ditta Galante, e dell’evoluzione tecnologica di questo prodotto legata alla fattura del pannello, non più in massello ma in MDF od Okoumé a tre strati che garantisce una tenuta migliore. "Garantisce sia una tenuta migliore sia una resa estetica maggiore". Qual è il vostro target di riferimento? "La maggior parte dei nostri clienti sono falegnami e serramentisti nei confronti dei quali siamo terzisti". Ci sono tipologie che vanno per la maggiore? "Le tipologie cambiano molto secondo le aree geografiche. La doppia specchiatura, per esempio, va molto in Trentino dove piace anche la griglia orientabile, in Alto Adige invece usano spessori inferiori e vengono prefe-

riti pannelli più lisci". Qual è il vostro prodotto di punta? "Il prodotto a griglia orientabile è sicuramente quello più richiesto". Le richieste dei serramentisti vertono prevalentemente su produzioni personalizzate? "Decisamente sì, noi non lavoriamo con un catalogo fisso. Oltre alla zanzariera che viene integrata nel serramento, ci sono numerose altre richieste specifiche che richiedono una grande versatilità sia riguardo le misure sia per le tipologie". Quali sono i legni che utilizzate per produrre le persiane? "Utilizziamo per la maggior parte lamellare di abete, di larice e di pino, ma a richiesta lavoriamo anche altre varietà". Spesso l’utente finale ha


la percezione del prodotto persiana in legno come di un prodotto da esterno che non dura, soprattutto se è esposto a est, se non è riparato, etc. Io penso sia dovuto anche a legni non adatti o di qualità scadente utilizzati nei decenni scorsi, che non hanno fatto un 'buon servizio' al settore. Cosa ne pensa? "Sicuramente il lavoro di alcuni non ha premiato quello di chi opera con serietà e competenza, creando una nomea negativa al settore legno, in realtà se il supporto di base è buono e se usiamo prodotti di verniciatura di alto livello, possiamo dare delle garanzie in più anche in termini di durata". Voi vendete il prodotto finito? "No, facciamo effettuare la verniciatura da terzi, perché ai nostri clienti finali diamo un prodotto semilavorato o grezzo, solo saltuariamente verniciato, quando richiesto". Il vostro mercato di riferimento è quello interno? "Sì, il mercato italiano, anche perché all’estero non potremmo essere concorrenziali". Perché? "Per i costi, anche se disponiamo di macchine a

controllo numerico, alcune fasi della parte finale delle lavorazioni vengono eseguite manualmente, come il montaggio dei pezzi e il controllo sulla qualità per la soddisfazione del nostro cliente diretto". E questi anni difficili, soprattutto sul mercato italiano, come li ha affrontati la Fratelli Castellani? "Sicuramente abbiamo rilevato momenti difficili rispetto a qualche anno fa, ma abbiamo un’azienda a conduzione familiare, siamo in 8 e quindi riusciamo a controllare i costi e a lavorare, grazie a una clientela fidelizzata e al nostro ‘buon’ nome". Un prodotto come una persiana, che può essere a doghe orizzontali o verticali, con specchiature o a doghe orientabili, è suscettibile di un’evoluzione ulteriore del prodotto? Ad esempio con legni nuovi, termo trattati o con l’Accoya©. "L’Accoya© lo usiamo poco ma abbiamo usato del larice termo trattato che però comporta costi più elevati, anche se la durata è superiore, al giorno d’oggi, però si guarda soprattutto ai prezzi".


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KLIMAINFISSO DANESE www.danese.vr.it Luciano e Claudia Danese, e Daniele Trevisan

“La nostra novità è il portoncino in legno-alluminio, un primo passo in questo campo.” Daniele Trevisan della Danese non appare molto entusiasta di KlimaInfisso per la scarsa affluenza, quindi tentiamo di raccontare noi l’azienda per chi non ha visitato questa edizione. Siamo con Daniele Trevisan, con Luciano Danese e la seconda generazione rappresentata da Claudia Danese a cui chiediamo di raccontarci le novità. Luciano Danese ne è da sempre uno dei fautori e ci parla con entusiasmo di un prodotto preciso. "La novità che portiamo è il portoncino in legno-alluminio che rappresenta per noi un primo passo in questo campo, terminato per essere esposto a KlimaInfisso. Sempre nella famiglia del legno-alluminio presentiamo il Sistema Zero e il Termoscuro con dei valori prestazionali che soddisfano le richieste della casa passiva". Complimenti per queste novità in termini qualitativi e quantitativi! Così, dopo la scelta di passare dal semilavorato al prodotto finito, ritenendo il mercato del serramento troppo circoscritto, non vi siete fermati? "Se non avessimo fatto questo passaggio, saremmo in crisi perché il mercato del semilavorato è crollato letteralmente mentre il finito ha mantenuto le quote che aveva preso quattro - cinque anni fa, questo significa che il falegname ha bisogno del prodotto finito: mettersi a verniciare a mano, come si faceva un tempo, non è più possibile". Chiedo a Daniele Trevisan, che parte abbia nell’azienda. "Sono entrato in Danese per occuparmi della qualità, poi mi sono occupato della sicurezza e dell’SPP. La qualità poi porta con sé le prove sul prodotto, le prestazioni e tutti i temi affini". Allora entriamo nel tecnico e parliamo dell’evoluzione della qualità. Io vedo un serramento in legno lamellare e alluminio, fra i quali è interposto l’eps che aumenta ulteriormente la coibentazione termica. Luciano Danese conferma "Sì, è un prodotto isolante che ci permette di raggiungere un valore di 0,8 W/mqK". Aggiunge, Daniele Trevisan "Un serramento altamente

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performante in legno, con doppio vetro e tre guarnizioni oltre all’evoluzione tecnica ulteriore dovuta all’aggiunta di questo materiale che è isolante e diminuisce la trasmittanza". Questa generazione di serramenti l’avete pensata anche nell’ottica del design e di un’estetica minimale? Luciano Danese indica un prodotto "In particolare il modello Zero è stato pensato perché una volta installata la finestra si vedesse solamente la parte vetro e nello stesso tempo abbiamo un isolamento termico maggiore, dove il cappotto copre la parte dell’alluminio che crea dispersione termica, in questo modo, la parte muraria concorre all’isolamento". Il vostro know-how sul serramento che contributo ha dato nella creazione del primo portoncino? "La nostra esperienza sul serramento ci ha aiutato a uscire dallo schema del portoncino classico, portando a un’evoluzione del prodotto, pur nell’ambito delle soluzioni necessarie". Il sistema Scudo come il Termozero sono prodotti di qualità nell’ambito del serramento in legno, a quale target e mercato si rivolgono? "Il nostro cliente è italiano, queste tipologie all’estero non sono capite e ci sono solo alcu-


ne zone in Italia che le richiedono. In pratica, con valori di un certo tipo la nostra area è circoscritta al Nord Italia. Lo Zero è invece un prodotto con una destinazione più ampia, richiesto in qualunque casa moderna dove vogliano vedere linee pulite". Lo spessore del modello Termoscudo è superiore a Zero, e come cambiano i risultati rispetto la prestazione termica? Daniele Trevisan entra in un ambito più tecnico "La base in legno è sempre uguale, cambia quella che è la struttura dell’alluminio. Il k termico di Zero è 1,2, di Termoscudo è 0,8 mentre per una sezione tradizionale come l’EK 092 è 1". Qual è il vostro prodotto di punta? "Noi facciamo l’80% del fatturato con Isola che è il prodotto di punta". È un prodotto che io ricordo! Luciano Danese precisa con orgoglio. "Risale a vent’anni fa. È un prodotto realizzato con una buona tecnica che si è evoluto nel tempo ma già concepito con due guarnizioni, poi è arrivata la terza". Danese come ha affrontato la crisi? "La crisi la sentiamo anche noi, abbiamo avuto un crollo del fatturato non indifferente specie negli ultimi due anni, però la nostra struttura e il personale l’abbiamo mantenuti nella speranza che il mercato si riprenda un pochettino. La nostra fortuna è stata quella di passare dal grezzo, alla verni-

ciatura e poi aggiungere anche la vetratura, cosa che ci ha aiutato a mantenere un fatturato adeguato". Infine, mi rivolgo a Claudia Danese, alla quale chiedo da quanto sia in azienda. "Tre anni, ma non è la prima esperienza di lavoro". Però, vivere la propria azienda è diverso? "È una soddisfazione. Ammiro la cura per il prodotto e per le fasi di produzione. Io mi occupo un po’ della parte commerciale, sento le esigenze dei clienti. Si cerca sempre di accontentare e seguire i clienti più difficili". Danese ha terminato la sua evoluzione offrendo, con il portoncino, la gamma completa di serramenti da esterno? O forse no, sembra che Luciano Danese non abbia nessuna intenzione di fermarsi… "Si parlerà poi di scuri, di zanzariere di una gamma intera di prodotti".

Lo stand di Danese, con Claudia e Luciano Danese insieme a Sonia Maritan e Daniele Trevisan.

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KLIMAINFISSO EKEY www.ekey.net Josef Unterhauser e Carlo Omizzolo

“Le impronte digitali che comandano i sistemi biometrici costituiscono la chiave del futuro.” A KlimaInfisso c’è anche l’azienda Ekey, un’azienda austriaca nata sedici anni fa a Linz, l’amministratore delegato Joseph Unterhauser che si occupa di sistemi di controllo e accessi biometrici ci presenta un prodotto in particolare. Un prodotto che io e Pietro Ferrari troviamo molto interessante. A Carlo Omizzolo, un agente che si occupa di questo prodotto per il Piemonte chiediamo quali siano i vantaggi garantiti da questo prodotto. "I vantaggi sono quelli di poter aprire una porta, senza doversi ricordare un codice, senza dover possedere qualcosa di fisico che è alieno al corpo umano. In questo caso è sufficiente disporre delle proprie dita per comandare l’apertura di una porta o effettuare qualsiasi altra operazione su dispositivi elettrici tra cui ad esempio l’attivazione di un antifurto". Quindi è prevedibile un’integrazione con la domotica? "È possibile realizzare integrazioni con la domotica mediante opportuni adattatori e software specifici che dialogano con i software interattivi di gestione domotica, implicando qualsiasi impianto si possa trovare dentro una casa.

I sistemi biometrici di Ekey.

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Gli impianti di controllo accessi, l’opposto di quelli antintrusione che lavorano tipicamente quando non c’è nessuno, deputati a regolare gli accessi negli uffici e negli ambienti abitati, si possono integrare con altri sistemi di pro-


duttori noti, con la videofonia di ultima generazione e con i sistemi di domotica più disparati, dai singoli sistemi semplici fino a quelli più complessi, in funzione della capacità di integrazione del nostro partner che sviluppa anche un pacchetto software riguardante il prodotto Ekey". A questi prodotti è possibile abbinare un allarme sulle finestre, ad esempio per il primo piano di abitazioni parte del tessuto urbano o di ville isolate, in modo da creare un perimetro di sicurezza? "Un ambiente sicuro è un ambiente nel quale è facile entrare per il proprietario e molto difficile introdursi per un estraneo. L’aumento dei furti incentiva la gente a proteggersi maggiormente, ma questo porta a tutta una serie di chiavi fisiche o elettroniche (tesserine, badge, codici), comportando una crescente complessità di gestione. Facciamo un esempio: immaginiamo un personal computer, fino a vent’anni fa si accedeva ai programmi senza nessuna password, adesso ci sono password per ogni sito internet. Siccome le applicazioni sono tutte web oriented, significa che coloro che accedono a questi siti internet dovranno tenere a mente o scritte le password. Se non si dispone di un gestore password, ma occorre essere ‘un po’ informatici’ per farlo, se ne crea una unica possibilmente. Le alternative sono due anche per le chiavi: andare in giro come San Pietro oppure tenerne una che vada bene per tutte, ma nel momento in cui fosse copiata o estorta, diventa un problema". Certo, idealmente è meglio non avere né codici, né chiavi! "Proprio così, per avere l’accesso garantito nei vari locali, basta utilizzare le impronte digitali stabilendo un criterio: l’indice su una porta ha un certo effetto, ad esempio aprire e basta, su un’altra ancora potrà fare altro, dipende da come viene programmato il sistema di accesso ed è possibile anche accedere da remoto, per conferire o togliere la possibilità di accesso a una persona, agendo sul

sistema biometrico. Queste chiavi sono ‘incorporate’, non si possono dimenticare, non possono essere rubate, non possono essere duplicate. Di conseguenza le impronte digitali sono la soluzione. Un prodotto con un prezzo estremamente ragionevole a fronte delle sue prestazioni e della sicurezza che garantisce". Pietro Ferrari nota i nomi dei clienti di Ekey "I nomi di queste aziende dimostrano come i leader dei produttori di porte d’ingresso siano interessati da tempo ai sistemi biometrici". Mi rivolgo a Joseph Unterhauser per chiedergli quale sia il target di questo prodotto. "È indirizzato soprattutto all’utente finale, anche se in questa fiera ci rivolgiamo ai produttori di porte e agli architetti". In quali altre fiere esponete? "KlimaHause, Sicurezza e MADEexpo". Quali sono i campi di applicazione oltre a quello residenziale? "L’azienda fondata nel 1999, nei primi anni si è dedicata ad applicazioni bancarie poi dal 2003 si è applicata alla produzione di prodotti fisici da installare e abbiamo soluzioni che lavorano nel settore residenziale, senza problemi, ormai da 12 anni". Non hanno bisogno di manutenzione? "È sufficiente un po’ di pulizia superficiale". Precisa Carlo Omizzolo, e Pietro Ferrari gli chiede se sia prevista un’alimentazione autonoma per l’impianto elettrico dell’edificio. "Vale l’idea dell’antifurto, che è sempre dotato del suo alimentatore, allo stesso modo per i nostri prodotti, che prevedono una batteria autonoma". Pietro Ferrari chiede ancora se la casa madre sia specializzata in questi sistemi e Joseph Unterhauser afferma che "È la numero uno in Europa". Continuiamo a guardare dentro le teche questi piccoli gioielli tecnologici e Carlo Omizzolo ne indica un altro. "Questo prodotto si chiama Arte ed è uno dei prodotti più piccoli esistenti sul mercato. Questo oggetto si può montare anche su di una maniglia, passando il dito comando l’apertura della serratura. Un altro sistema

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KLIMAINFISSO EKEY

Allo stand Ekey, Sonia Maritan con Joseph Unterhauser e Carlo Omizzolo.

legge il dito da dietro, è una soluzione molto importante. Questo è inserito nel legno naturale. Riuscire a essere così efficaci nel design e assieme garantire un’inviolabilità tale da resistere a dieci milioni di dita, prima di dare l’accesso a un intruso, rappresenta una qualità che hanno solo i sistemi di sicurezza militari". Una crescente sicurezza del sistema e una maggiore usufruibilità del prodotto? "Possiamo dire che si tratti ormai di prodotti commerciali. In termini di sicurezza invece, per darle un’idea, possiamo dire che se quindici anni fa la sicurezza era garantita solo da un dito su diecimila, nel 2005 è passato a uno su centomila, quattro anni fa è passato a uno su un milione, adesso siamo a uno su dieci milioni. Poi ci sono i prodotti cinesi". Joseph Unterhalter, precisa. "Che costano cinquanta euro invece di cinquecento". Forse non è un caso che siate partiti dalle banche per poi portare questo know-how nell’edilizia? Risponde Carlo Omizzolo "Il problema è che tutti vogliono spendere poco, ma sulla sicurezza non si può rischiare. Chiaramente rispetto a una pagina di listino del 2005, che ricordo ancora a memoria, a un listino della versione 2015 fatto di oltre trenta pagine, non stiamo parlando di aria. I prodotti si sono sviluppati ed evoluti tanto da creare delle combinazioni molteplici, una delle ultime è un lettore pilotabile in configurazione da telefono e questo modello ha anche un lettore RFD in grado di leggere il classico tesserino oppure il dito, ma il bello è che li posso configurare in modo da mettere nome e cognome e la

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fotografia dei vari utenti, per cui non posso sbagliare. Le nuove funzionalità e le integrazioni fra i prodotti permettono moltissime opzioni, ho la possibilità, ad esempio, di passare un dito diverso da quello ‘preposto’ all’apertura della porta se è necessario lanciare un segnale silenzioso di aiuto. I modelli da parete si sono sviluppati fino a prodotti integrabili nelle porte blindate, prodotti da incasso antivandalico in acciaio inox e molto altro". Avete un’ultima curiosità? "Purtroppo non l’abbiamo in fiera, ma abbiamo realizzato una macchina per il caffè ‘che va’ a impronte digitali! Abbiamo tra i clienti, integratori di sistemi che lavorano nella domotica che hanno preso il prodotto base con un interruttore e una centralina base, e gli hanno aggiunto un accessorio nostro che consente a questo assieme elementare di dialogare su una rete lan con un personal computer. Così, ogni volta che c’è il positivo riconoscimento di un dito, una stringa di comando viene trasmessa a un personal computer che a questo punto interpretandola sa di dover gestire determinate cose. Tra i miei clienti c’è la Digital Domus, il suo sistema prevede che il riconoscimento dia origine a determinate azioni nella casa, tra cui la prima è di benvenuto, poi, a seconda che la casa sia abitata o no, vengono inserite o disattivate delle funzioni. In pratica, noi forniamo il prodotto base che può essere in scatola o anche libero, per mettere in condizione un integratore di costruire qualsiasi cosa".


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KLIMAINFISSO EUROPROFILI www.europrofiligroup.it Paolo Pedersini

Lo stand di Europrofili con primo da sinistra Emanuel La Rocca, Maurizio Merlini e Paolo Pedersini (anche sotto c on Sonia Maritan).

“Il serramento in legno-alluminio è caratterizzato dall’assemblaggio a 90° come quello in legno.”

All’Europrofili con Paolo Pedersini, commerciale di grande esperienza, tracciamo la storia dell’azienda. "Europrofili è un’azienda storica, oggi dedicata alla produzione di sistemi, ma che ha iniziato con la produzione di gocciolatoi e guarnizioni. Dal 1995, abbiamo introdotto i primi telaietti in legno-alluminio di cui tanti produttori di infissi hanno recepito subito la bontà del prodotto. Adesso per completare tutto il sistema produciamo anche i sistemi in alluminio per persiane, antoni, scuri". Mentre osserviamo che non sono molti i sistemisti in Italia, Pietro Ferrari rileva che è perché non è facile realizzare questi profili. "Sì, non è facile produrli: innanzitutto bisogna sapere di cosa si sta parlando, perché io ho cominciato tanti anni fa, senza conoscere la finestra di legno, pensando che le finestre fossero tutte uguali per poi scoprire che non c’è un falegname che faccia una finestra uguale all’altro. Il sistema legno-alluminio è un prodotto che noi forniamo finito cioè in telaietti in legno-alluminio

assemblati verniciati, pronti da montare sulla finestra, quindi si lavora ‘al millimetro’, e se l’ordine non è corretto si creano problemi, ritardi, eccetera. I falegnami come dicevo hanno recepito già allora, 20 anni fa, la bontà del prodotto: strutturalmente un serramento di legno, un materiale che non ha eguali, rivestito da una scocca d’alluminio per risolvere il problema della manutenzione. Anche se le motivazioni di allora erano frammentate, dettate più da una spinta emotiva di qualche falegname che voleva distinguersi, eppure ha segnato la direzione oggi unanimemente condivisa". Pietro Ferrari concorda sul fatto che il sistema compensi i punti deboli della finestra in legno. "Esatto, pensiamo solo alla verniciatura. Soprattutto negli ultimi anni in cui c’è stata questa flessione di mercato che è sotto gli occhi di tutti. Il legno-alluminio, pur con tutti i suoi problemi, ha preso sempre più piede: vuoi perché il falegname ha più tempo, vuoi perché i clienti sono più informati e non lo confondono più con il serramento alluminio-legno di una volta. Fino al 2007 io andavo dai falegnami e non mi ascoltavano, adesso sono loro che mi chiamano, perché i clienti lo chiedono e loro devono realizzarlo. Hanno tempo per farlo, e tanti che lo commercializzavano prima adesso hanno il tempo di produrlo autonomamente". Come si è evoluto il sistema legno-alluminio in questi anni? "L’evoluzione c’è sempre stata in questi anni


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KLIMAINFISSO EUROPROFILI

Lo stand di Europrofili.

dal punto di vista dei materiali, soprattutto degli accessori, delle guarnizioni, anche se non evidente all’occhio, ma sicuramente chi lo costruisce, chi lo monta, chi lo ‘mastica’ tutti i giorni, vede la differenza. Quest’anno però noi presentiamo la novità in assoluto che è il serramento denominato Sprint che è caratterizzato dall’assemblaggio a novanta gradi: nella giunzione angolare rispecchia le tipiche lavorazioni di tenonatura sul legno". Non più a 45 gradi, dunque, ma proprio come si usa nel legno, con l'assemblaggio del telaio di alluminio, fatto a 90 gradi! "Esatto, e lo presentiamo in tutte le sue forme e finiture. Sembra un serramento di legno, abbiamo lavorato sul concetto stilistico: pulizia di disegno e di immagine, e forme abbastanza squadrate per ottenere il minimalismo che viene richiesto". Sprint si presenta proprio come una finestra in legno, una novità che debutta a Klimainfisso? "Sì, lo presentiamo in questi giorni, in mezzo alle finestre in legno. I colleghi hanno già visitato diverse aziende e molti lo vogliono, perché si stacca molto dalla tipologia che propone la concorrenza, anche per la velocità di montaggio". Nel vostro servizio è incluso anche il cascading per le prove di laboratorio e conseguente certificazione del serramento? "Certo, il cascading è un servizio che noi forniamo al nostro cliente e che in questo modo non lo vede più obbligato a fare le prove di tutti i suoi campioni in laboratorio. Per i falegnami costituiva un grave onere anche dal punto di vista economico, che soprattutto negli ultimi anni non potevano più permettersi di sostenere". Pietro Ferrari sottolinea il concetto affermando che con una modellistica ampia e varia la certificazione diventa un investimento insostenibile. "Io seguo personalmente molti artigiani e constato che non riescono da soli a far fronte a questo impegno, in questo modo noi li aiutiamo, seguendo la produzione del legno-alluminio anche sotto l’aspetto della certificazione, perché comunque la legge parla chiaro: ogni finestra che esce dalla fale-

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gnameria deve essere certificata". A livello internazionale come vi muovete? "Abbiamo dei rivenditori per Germania, Austria e Spagna, ma mentre in Italia forniamo il telaietto finito, all’estero mandiamo invece il profilato estruso che poi assemblano direttamente in loco, perché sarebbe impensabile mandare cornici su misura in giro per l’Europa". Avete sofferto della contrazione del mercato di questi anni? "Noi siamo ben radicati e operiamo in un’azienda che vanta il suo know how e sul mercato vogliamo essere ancora più presenti nei prossimi anni, perché è vero che è un momento difficile questo, però è anche vero che dopo ogni tempesta viene il sereno. La tempesta serve per farci crescere professionalmente e commercialmente, durante la tempesta di semina, poi i frutti si spera che arrivino". Pietro Ferrari ci conforta aggiungendo che qualche segnale positivo si legge, per cui possiamo anche guardare al futuro con un pizzico di ottimismo. Per voi, aggiungo, come terzisti specializzati nella fornitura del serramento legati al mercato del vostro territorio, questo è ancora più importante, trattandosi di un prodotto ‘semilavorato’ di cui non è possibile esportare la tecnologia in toto! "No, non è pensabile, oltre al fatto che ormai c’è tanta ristrutturazione con problematiche specifiche legate anche alla posa della finestra. Oltre alla vendita di per sé, che alla fine è la cosa minore, il cliente da Europrofili si sente seguito anche tecnicamente e appoggiato perché sa che in cantiere avrà il supporto dell’azienda. Inoltre, dispone di prestazioni misurate ‘sul nascere’, un prodotto di cui può prevedere le prestazioni, e certificato"! È questo servizio fondamentale che vi rende preziosi? "È questo che alla fine ci differenzia dalla concorrenza: da Europrofili hai il servizio oggi, domani, dopodomani, sempre".


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KLIMAINFISSO GALANTE WOOD TECHNOLOGY www.galantewt.it Cristian Galante

Cristian Galanti con Sonia Maritan.

“I pannelli per esterno coibentati con sughero naturale supercompresso li produciamo per il serramentista.” A KlimaInfisso incontro Cristian Galante, intento a scrutare le novità del settore e a salutare i clienti che espongono. La sua azienda si chiama Galante Wood Technology e produce pannelli semilavorati per ante oscuranti, porte interne e portoncini d’ingresso. "Siamo specializzati nella produzione di semilavorati per serramentisti, pannelli che per esterno sono coibentati con sughero naturale supercompresso, pronti per la lavorazione finale del serramentista". La destinazione di questi pannelli è rivolta solo alle porte d’ingresso o anche alle porte da interno? "È destinata sia alle porte interne che ai portoncini d’ingresso e alle ante oscuranti. Abbiamo un’esperienza ventennale e io rappresento la seconda generazione". Come si è evoluta la sua generazione? "L’azienda è nata come falegnameria tradizionale, poi abbiamo deciso di diversificare la produzione inserendo una linea di pannelli semilavorati, appunto per serramentisti e falegnamerie, cercando di soddisfare esigenze specifiche specie in campo bioclimatico, quindi abbiamo intrapreso la specializzazione in questo tipo di settore". È quindi il fornitore di alcuni serramentisti che espongono a Klimainfisso? "Sì, certamente abbiamo diversi clienti espositori, come Essepi, Fratelli Castellani, Persiane Nardelli, Sudtirolfenster". E riguardo la persiana qual è il componente che fornisce? "Noi forniamo i pannelli bugnati o lisci che il produttore inserisce all’interno della persiana stessa". Il prodotto tiene conto anche della trasmittanza termica? " Sicuramente la sua realizzazione tiene conto del risparmio energetico cui anche questi componenti devono contribuire, soprattutto sul pannello per portoncino strutturale Klimtek, per questo abbiamo dovuto rivedere un po’ tutti i materiali, nel senso che noi utilizziamo dei materiali inerti e li lavoriamo in modo da poter garantire un ottimo abbattimento acustico, un notevole risparmio energetico e stabilità nel tempo". Si tratta di un sandwich? "Si in sintesi si tratta di

un sandwich, come MDF exterior o compensato marino, con diversi materiali tra cui il coibente che è sughero naturale supercompresso con assenza di colle sintetiche, accoppiato con multistrati in legno, cosi abbiamo ottenuto risultati veramente ottimi dal punto di vista della trasmittanza termica e, allo stesso tempo impiallacciando con tranciati nobili di spessori 18/10 con presse a doppia membrana e resine specifiche per esterni assicuriamo una durabilità nel tempo, dove il legno massiccio invece può mostrare delle criticità". La misura dello spessore va a beneficio della trasmittanza, più è alto e più migliorano i valori: una tecnologia testata, anche grazie alla sezione a sandwich? "Abbiamo sostituito il legno massiccio dell’anta con l’MDF impiallacciato in tre strati sia per l’anta oscurante che per la porta blindata, quindi con un pannello inerte, che evita il problema tradizionale del legno massiccio posto in esterno che tendeva a creparsi e sfogliarsi. Un tipo di prodotto in commercio da molti anni, che costituisce tuttora un’innovazione importante: un pannello che non avrà grossi problemi in futuro è una grande evoluzione". La vernice contribuisce alla durata? "La vernice che sia impiallacciato o massiccio fa lo stesso lavoro. La durabilità nel tempo è garantita dai pannelli in tre strati grazie alla cartella che non ha la ‘forza’ di crepare essendo spessa solo due millimetri di legno, e confidando nell’inerzia dell’MDF. Produciamo questi pannelli bugnati dal 2003". Il legno termotrattato o l’Accoya© non potrebbero costituire una nuova evoluzione? "Naturalmente sì, abbiamo clienti che utilizzano questi materiali anche se in modeste quantità, sinceramente sono trattamenti che vanno a incidere significativamente sul costo finale e quindi scoraggiano un pochino, tuttavia specie nel settore del legno, sperimentare nuove tecniche è abbastanza complicato da proporre, anche se tali materiali sono stati brevettati e testati, la diffidenza dell’utilizzatore finale è ancora forte".

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KLIMAINFISSO GENIUS GROUP www.geniusgroup.it Denis Bacchi

Alcuni scatti dello stand di Genius e Denis Bacchi con Sonia Maritan.

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“Noi crediamo nell’associazione d’impresa, con il Gruppo Genius abbiamo messo insieme delle realtà indipendenti.”

Siamo alla Genius Group a KlimaInfisso con Denis Bacchi, uno dei titolari, ma sono più soci. "Esatto, siamo più soci e più aziende. Genius è un marchio utilizzato da due aziende di produzione che sono la Bacchi Genius di Parma e la Stiltende Genius di Ferrara, inoltre abbiamo un altro paio di aziende del Gruppo che si occupano della commercializzazione dei nostri prodotti sui mercati esteri. In Italia invece lavoriamo con una rete di agenti che si rivolge direttamente ai serramentisti e alla filiera di pertinenza". Mentre parliamo, ci raggiunge Franco Bortolotti, un altro socio della Genius Group, che ascolta lo scambio in corso. Il prodotto zanzariera come si è evoluto negli ultimi anni? "C’è stata un’evoluzione notevole nel nostro settore, nel senso che dalle zanzariere tradizionali che si avvolgono, sistema che risale a oltre dieci anni fa, siamo arrivati a una serie di

sistemi molto più performanti, soprattutto per le porte, in relazione al problema dell’inciampo, con la guida ultra ribassata – quasi inesistente –, fino ad arrivare a dei sistemi che hanno permesso di eliminare la guida in basso e di disporre di zanzariere di dimensioni molto maggiori". L’inciampo costituiva un grande ostacolo fisico e le grandi dimensioni sono necessarie per coprire le ampie luci dei serramenti attuali: due risposte importanti! "Sì, per confrontarsi con gli alzanti scorrevoli e rincorrere il mondo del serramento sono nati molti altri sistemi, un po’ più evoluti, come i sistemi plissettati, fra i quali alcuni di soli 17 millimetri di spazio, perché spesso i monoblocchi sono più piccoli e hanno sempre meno spazio per la parte che non attiene al serramento e di conseguenza noi ci siamo adeguati". Quindi voi fornite il sistema zanzariera, collocato all’interno del


serramento, in uno spessore di 17 mm? "Esatto, è così. C’è stata poi una forte integrazione nel sistema monoblocchi anche per la zanzariera. Quindici anni fa era vista come una ‘rottura di scatole’ da parte del serramentista, adesso, finalmente, negli ultimi anni è considerato un valore aggiunto". Una funzione certamente richiesta! "E quindi un valore che il serramentista può rivendere ottenendo un margine soddisfacente rispetto il serramento in sé". Il telaio della zanzariera, invece, viene sempre realizzato in alluminio? "Sì, è un materiale leggero e versatile che permette di creare qualunque forma". E la gamma colori? "I colori sono esplosi, nel senso che più si va a Sud, più i colori aumentano. Noi ne abbiamo dodici standard da catalogo, facciamo qualsiasi tipo di colore su richiesta ma vengono considerati colori speciali, e prevedono una maggiorazione di prezzo rispetto ai colori disponibili a stock". L’evoluzione tecnologica della finestra vi ha portato, di riflesso, dei vantaggi? "Sicuramente l’evoluzione tecnica del serramento ha fatto sì che le aziende produttrici di zanzariere si evolvessero a loro volta, diventassero più tecniche, aumentando il contenuto di design anche nel loro prodotto. Ha stimolato tutta la filiera a evolvere per essere in grado di fornire tutta la parte di supporto tecnico, così è diventata sempre più importante la qualità dei disegni e si è implementata l’evoluzio-

ne dei software per fornire precise sezioni ai serramentisti, che a loro volta si sono evoluti con un ‘blocco’ ormai concepito ad hoc, in cui è fondamentale dialogare con il sistema CAD perché quel blocco finestra conterrà il serramento ma anche la zanzariera". Come fornitore di zanzariera il target di riferimento è solo il serramentista o vi rivolgete anche ai privati? "No, non ci rivolgiamo ai privati, e distribuiamo solo a Parma a livello locale. I privati vengono serviti dai vari piccoli rivenditori della zona, ma gli accessori del serramento seguono una logica territoriale che ha competenze zonali circoscritte, sia che si tratti del ‘tendaiolo’, del rivenditore, del serramentista, dell’installatore o di chi fa magazzino di alluminio". Spostiamoci a Ferrara, Stiltende Genius quale tipologia di prodotto realizza? "Siamo due aziende che realizzano gli stessi prodotti, anche se

il nome può trarre in inganno. Il prodotto è identico e il mercato è equamente diviso perché la struttura commerciale è la medesima". Quindi, entrambi producete le zanzariere Genius che sono vendute da una rete di agenti afferenti alla stessa rete distributiva. Perché due realtà? "Noi crediamo nell’associazione d’impresa, con il Gruppo Genius abbiamo messo insieme delle realtà indipendenti in cui ognuno è titolare a casa propria, ma abbiamo creato dei patti parasociali, delle strutture commerciali in comune e anziché farci la guerra, cresciamo insieme. Dividiamo i costi e riusciamo anche ad andare all’estero, visto che esportiamo il 60% di quello che produciamo fuori dall’Italia, dal Kazakistan all’Azerbajian, grazie al fatto di muoverci in gruppo. E questo da vent’anni".


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KLIMAINFISSO HOFFMANN www.hoffmann-sistemi.com Luigi Ferrari e Marco Mazzaracca

“La spina nel nostro sistema aiuta semplicemente il fissaggio, ma la funzione vera e propria viene svolta dai tasselli.” A KlimaInfisso andiamo a trovare la Hoffmann, rappresentata da Marco Mazzaracca, l’anima tecnica dell’azienda, e da Luigi Ferrari, a cui chiediamo se la giunzione che espongono sia specifica per il mercato del serramento. "Noi sicuramente siamo specializzati in una tipologia di giunzione dedicata a molti settori e in particolare all’infisso ed è il motivo per cui siamo qui. Proponiamo soluzioni per poter produrre gli infissi in maniera veloce e pratica, dando risposte a quelle che sono le esigenze attuali del mercato, che richiedono praticità nel flusso produttivo, per abbattere i costi di operatività e di conseguenza per dare qualità a un prezzo che sia comunque interessante e concorrenziale". Un prodotto, che potremmo dire, accorcia un po’ la filiera produttiva? "Assolutamente sì, è proprio questo il nostro fine". Questa giunzione che rende solidale montante e traversa è utilizzabile solo per il legno? "Il serramento può essere in legno, legno-alluminio, legno-vetro, secondo le caratteristiche produttive, comunque con la parte strutturale lignea. Forniamo un prodotto qualitativamente molto elevato che oltre ad accorciare la filiera produttiva e quindi i costi e i tempi, riduce anche lo spazio dedicato alla produzione". Vi inserite a un certo punto del layout produttivo preesistente oppure vi collocate su un’isola di lavoro dedicata all’assemblaggio del serramento? "La gamma prodotti comprende molti step: da una macchina semplice per arrivare a macchine super automatizzate e in molti casi le aziende preferiscono staccarsi rispetto alla linea produttiva con un nuovo prodotto come il nostro, che implica un nuovo modo di produrre e per il quale è utile creare un contesto a sé. I serramentisti per non impegnare gli stessi spazi e creare confusione a livello di movimentazione, in genere, affiancano la nostra tecnologia in un reparto apposito. Con 200-250 metri quadri possono produrre

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tranquillamente le finestre che desiderano senza avere la necessità di spazi enormi, senza andare a impattare sulla linea produttiva dove magari ci sono altre necessità". Come funziona questo sistema di giunzione e cosa cambia se si adotta questa modalità per assemblare montanti e traverse? "È più facile farlo vedere che spiegarlo. Per velocizzare al massimo quello che è l’aspetto produttivo, si effettua un taglio a 45 gradi, la fresatura con la nostra tecnologia e quindi con i nostri macchinari, poi l’assemblaggio con i tasselli Hoffmann, che hanno la caratteristica di poter unire in maniera molto solida due parti in legno a 45 gradi: la maniera più semplice per creare un infisso in modo veloce e rapido con un’alta qualità". Il sistema di fissaggio prevede l’incollaggio? "Sì, prevede l’incollaggio, perché nel tempo la colla crea uniformità rispetto i vari movimenti che il legno può avere, ma comunque anche senza il collante otteniamo un risultato positivo". Pietro Ferrari ricorda di alcune proposte di spine senza colla con una notevole tenuta, che erano state avanzate in passato. In particolare di riferisce a una piccola azienda di un austriaco che si chiamava Arno Astl che aveva tentato per anni di proporre queste spine in legno. "Erano arrivati anche a noi i


Alcuni scatti dello stand di Hoffmann con Luigi Ferrari e Sonia Maritan, e poi con Marco Mazzaracca e Pietro Ferrari (editore di Web and Magazine).

prototipi dalla casa madre tedesca, ma non hanno avuto successo". È la risposta tecnica che arriva da Marco Mazzaracca a dissolvere ogni dubbio. "La spina nel nostro sistema aiuta semplicemente il fissaggio, ma la funzione vera e propria viene svolta dai tasselli. Noi comunque, avendo un settore dell’infisso in cui c’è un certo rispetto delle tradizioni, consigliamo sempre il collante in maniera tale da non creare destabilizzazioni rispetto a quanto già proponiamo". Pietro Ferrari chiede se ci siano anche impianti che vengono progettati in funzione di un determinato utilizzo, trattandosi di un prodotto parzialmente seriale che viene poi customizzato. Luigi Ferrari risponde "A livello di base c’è un modello standard che può essere presentato al piccolo artigiano, poi ci sono una serie di soluzioni che possono essere customizzate, secondo le esigenze del cliente, sulla base di un progetto".

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KLIMAINFISSO LOGICO TEAM www.logicoteam.it Oscar Bertagnoli

Sonia Maritan allo stand di Logico con Oscar Bertagnoli.

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“Insistere nella ricerca e investire nello sviluppo ci ha fatto arrivare a X-Logico: un prodotto unico e innovativo dedicato ai serramentisti.”

"ll nostro prodotto storico, è confluito in XLogico, un software completamente nuovo scritto per il mondo web, per le aziende che vogliono lavorare anche da remoto. Si tratta di un progetto che ci ha visti impegnati per oltre 2 anni. Il risultato finale è andato oltre le previsioni attese tantè che il prodotto ha vinto un importante bando per la ricerca e sviluppo." Le vostre applicazioni quali ambiti delle aziende gestiscono? "Le nostre applicazioni sono rivolte soprattutto alla gestione aziendale di cui il macchinario è l’ultimo tassello che di solito viene collegato ai programmi. L’informatica per getire i macchinari moderni è fondamentale: senza i giusti CAD/CAM, le macchine sarebbero dei pezzi di ferro. In questo contesto noi abbiamo presentato XLogico che, oltre a seguire tutti gli aspetti gestionali, è dotato di un potente CAD con uscita CAM. Grazie a tutte queste funzionalità

sta ottenendo successo consentendoci anche di internazionalizzare". Dove? "X-Logico lo abbiamo installato in Francia, in Portogallo, in Polonia, in Romania, in Belgio, in Svizzera, in Spagna, in Lussemburgo, in Cile, in Argentina... Ci ha consentito di andare in posti dove non saremmo mai potuti andare e, in secondo luogo, ci sta facendo lavorare parecchio anche sui clienti italiani". Qual è la prossima frontiera? "I nostri prossimi obiettivi fondamentali sono tre. Il primo è la migrazione del parco clienti verso i nuovi prodotti, per permettere loro di migliorare organizzazione ed effecienza operativa. Il secondo è incrementare ancora di più il processo di internazionalizzazione di Logico Team, perché siamo convinti che fermarci ai confini nazionali non ci consenta di mantenere degli standard di prodotto che il mercato richiede. Il terzo è quello di continuare a migliorare la qualità di prodotti e servizi che eroghiamo ad una Clientela sempre più esigente". Una realtà in continua evoluzione è un buon ‘biglietto da visita’ anche agli occhi dei clienti? "Certamente, perché operiamo in un contesto in cui i nostri clienti sono spesso in difficoltà, sono spaventati, prima di fare un investimento ci pensano tantissimo. Anche se esistono vari livelli di proposte-investimenti, il piccolo artigiano adesso pensa tantissimo anche prima di spendere una cifra esigua. La grande industria, una volta passata la fase del cambio della tecnologia di produzione o dell’utilizzo degli utensili, piuttosto che della ferramenta utilizzata ha raffreddato questa richiesta". Eppure il gestionale che il vostro software ‘organizza’ abbraccia ogni mansione aziendale, coinvolgendo la fase produttiva soprattutto attraverso tutto quello che sta prima, ma anche dopo! "La cosa un po’ strana, e preoccupante, è che l’imprenditore è restio anche a investire in organizzazione; normalmente, quando ci sono i periodi di


crisi, si cerca di organizzarsi al meglio per raggiungere un’efficienza operativa migliore, adesso spesso rinunciano anche a questo. Un atteggiamento che significa che le aziende non hanno liquidità e una visione del futuro piuttosto nera. Finché questo aspetto non viene superato, difficilmente vedremo i padiglioni delle fiere pieni e aziende disposte a fare investimenti". Quindi, per Logico Team è stato fondamentale il nuovo parco clienti internazionale? "Diciamo che ci sta dando una buona mano, ci stiamo convincendo sempre di più che vale la pena insistere nella ricerca di nuovi mercati.

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KLIMAINFISSO MUNGO www.mungo.it Mauro Leoni

Sonia Maritan allo stand di Mungo con Mauro Leoni.

Comunque ci sono anche tanti clienti italiani che nonostante il periodo stanno lavorando, stanno facendo investimenti ridotti però sono in ‘campo’. Siamo convinti che pian piano ci sarà una ripartenza anche sul territorio nazionale e stiamo lavorando proprio per essere pronti per quel momento".

“Abbiamo investito molto sul concetto di posa e lo abbiamo sviluppato nell’ottica dell’edilizia.” A KlimaInfisso, incontriamo Mauro Leoni, Dirigente di Mungo Italia, fondata da lui undici anni fa, ma la sua esperienza nel settore, nasce prima. "Il mio know-how è di oltre vent’anni nel mondo del fissaggio, della sigillatura e dell’isolamento termoacustico".

Si tratta di un sistema di fissaggio garantito e certificato? "La logica di questa azienda si basa su un concetto di soluzione applicativa, alte performance, qualità svizzera: tutti parametri importanti. L’idea, in Italia, assieme alla casa madre, una multinazionale con oltre 50 filiali in tutto il mondo, è stata quella di promuovere lo sviluppo di quest’area di business e sviluppare un nuovo progetto, non tanto nella logica di vendere il prodotto, ma soluzioni applicative all’avanguardia e sistemi certificati per il mondo dell’edilizia e per il mondo del serramento". Con Leed per il mondo dell’edilizia? "Per il mondo dell’edilizia l’idea è stata quella di cercare di andare oltre gli standard, quindi, integrare i prodotti al progetto globale nel quale vengono inseriti, cogliendo anche tutta una serie di opportunità come la certificazione Leed, valida a livello mondiale e che copre oltre 140 Paesi, ma che in Italia è ancora poco divulgata. Noi l’abbiamo abbracciata e assieme ad altri opera-

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KLIMAINFISSO MUNGO

tori, siamo stati i primi a promuovere una gamma di prodotti mappati Leed nell’ottica del risparmio energetico e del costruire secondo criteri di bassa emissione nociva per l’ambiente". Certo, il bilancio ecologico dell’edificio ha molto a che fare con i certificati del fabbricato, dei suoi singoli componenti e dell’ambiente nel quale viene inserito! "Questo progetto lo abbiamo portato avanti nonostante la difficoltà che in Italia si incontra a promuovere prodotti e progetti di questa levatura, ci è sembrata una cosa corretta che un marchio come Mungo, per essere all’avanguardia, si facesse promotore di queste nuove attività". Non solo, proporre un buon prodotto ma creare intorno ad esso anche un’aura di cultura? "Esattamente, un buon prodotto lo diamo per scontato, concettualmente tutto ciò che sta attorno al prodotto per noi, è la vera sfida, quindi su questo ci siamo basati e devo dire che nonostante rappresentiamo l’azienda più giovane in Italia, in pochi anni siamo diventati un punto di riferimento per i mercati professionali. Edilizia e serramento sono i due comparti che più ci hanno visti impegnati in questo senso e quin-

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di oggi molti progetti innovativi portano il sigillo arancione, che per noi è un’idea di sviluppo cromatico ma anche di sviluppo di qualità e di innovazione, in un mondo che riteniamo ne abbia sempre più bisogno". Allo stand Mungo fa bella mostra il progetto PQS, Posa Qualificata del Serramento, volto a garantire con l’utilizzo dei nastri adesivi, secondo la modalità indicata, una posa a regola d’arte. E non c’è fine se si imbocca la strada della qualità e di come erudire tutta la filiera, fino all’utente finale, sul tema dell’efficienza energetica, dove il serramento, come parte più debole dell’involucro ha un ruolo fondamentale. Tutto ciò passa dalla qualità, perché anche il miglior serramento se non è ben posato perde la parte fondamentale del suo ruolo, quello di impedire le dispersioni energetiche. "La cosa curiosa è proprio questa: quando abbiamo iniziato il nostro percorso in Italia, il mondo del serramento, uno dei nostri più importanti core business, risentiva di un riferimento importante per quanto riguardava la posa, dieci anni fa non ne parlava quasi nessuno. Con la marcatura CE del serramento ci si è iniziati a preoccupare di garantire


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KLIMAINFISSO MUNGO anche in fase di produzione del serramento requisiti prestazionali maggiori riguardo la termica, l’acustica, e le altre prestazioni, ma nessuno si è preoccupato di andare a vedere che un serramento ben prodotto e mal posato equivalesse a un serramento di scarsa qualità. Noi per primi ci abbiamo creduto, e per questo ci sentiamo i pionieri di questo mondo: abbiamo investito molto sul concetto di posa, abbiamo preso in esame questo comparto e lo abbiamo sviluppato nell’ottica dell’edilizia". L’ambito di applicazione del serramento è sicuramente quello dell’involucro edilizio, per cui in quest’ottica va visto, e a dire il vero io ne tratto sulle riviste di settore da ben più di 10 anni, coadiuvata da esperti del settore. Vero è che tutto richiede tempo per depositarsi fra le pieghe della memoria. "Infatti, dieci anni fa, pochi operatori sapevano come prendere in esame questo comparto. Attraverso una collaborazione con il Consorzio Legno Legno che ha offerto un supporto importante per il nostro progetto, abbiamo iniziato questo percorso che, a oggi, ci sta dando notevoli soddisfazioni e trasformando in un punto di riferimento importante per quanto riguarda la posa del serramento, per poi arrivare addirittura, a sviluppare una serie di prodotti per la posa, mappati Leed, che consentono all’edificio che utilizza questi prodotti di avere un miglior punteggio e di poter essere più performante". Mungo Italia che crescita ha avuto nei suoi primi 11 anni e come affronta questa fase difficile di mercato? "Certamente a noi non piace vincere facile e quindi le sfide sono importanti anche quando il gioco si fa difficile. Abbiamo scelto, o forse ci è capitato, il momento peggiore per iniziare questo progetto ma questo ci ha certamente aiutato a essere più forti, a essere coriacei e a crederci fino in fondo e, devo dire, come si suol dire, che così la crisi è diventata un’opportunità. Siamo riusciti a sviluppare progetti impegnativi ma interessanti che oggi ci hanno consentito di crescere, e nonostante il momento difficile a livello globale la nostra azienda continua a svilupparsi in un contesto di qualità. Oggi il mercato non ha più bisogno solamente di prodotti ma soprattutto di soluzioni applicative e di progetti che possono far vedere più in là di quello che è la quotidianità". A proposito di andar oltre, ho visto allo stand del Consorzio Legno Legno delle opere d’arte realizzate con la schiuma sigillante

Mungo e so che le esporrete anche in Brera al Fuori Salone. Un altro modo per fare cultura di prodotto? "La dinamicità sul mercato è una delle caratteristiche della nostra azienda, certamente oggi una qualità importante e forse non è un caso che il nostro logo rappresenti una mangusta. Mungo significa appunto mangusta in tedesco, quel simpatico animaletto che per rapidità e intelligenza è in grado di sconfiggere il cobra, e che rappresenta il simbolo del nostro marchio aziendale. A noi piace pensare che la capacità di stupire rimane un valore importante: così mi è sorta questa opportunità di incontrare un artista che con il silicone compone opere d’arte e abbiamo sviluppato assieme questo progetto attraverso l’unione di due aziende, per esprimere come la tecnologia dei materiali possa diventare anche arte". L’altra azienda cosa fa? "Abbiamo messo assieme un’azienda ecologica, nell’ottica di produrre con il cartone una gamma di mobili di design, dalle poltrone ai letti alle luci: dall’unione di questi articoli e dei prodotti Mungo, grazie all’opera di un artista, Luca Moretto, abbiamo iniziato a pensare di poter realizzare delle opere d’arte, a proposito delle quali qualcuno ha pensato di poter definire il silicone come il marmo del terzo millennio". Così, con un’idea originale e inconsueta, avete avvicinato il silicone all’utente finale, trasformandolo in ‘arte’ e questo concretizza il proposito di base di far cultura nell’ambito dell’edilizia, del risparmio energetico, per una vita migliore per tutti. Arte come etica? "Arte come etica, e poi il silicone si presta: è un materiale innovativo, è un materiale colorato. È morbido, si può toccare, perché non può essere un’opera d’arte?"

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KLIMAINFISSO FALEGNAMERIA PARISI NARDELLI www.falegnameriaparisi.it www.nardellipersiane.com Luca Parisi e Gildo Agostini Ivan Nardelli

Ivan Nardelli nello stand a Klimainfisso.

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“Abbiamo cambiato tipologia di clienti, adesso abbiamo una clientela formata al 95% da privati.” Luca Parisi, della Falegnameria Parisi, nata nel 1905 a Terme di Comano, mi accoglie al suo stand dove ha in mostra una serie di finestre. È con Gildo Agostini, tecnico commerciale. "Le finestre che presentiamo sono tutte certificate. Siamo un’azienda familiare, siamo artigiani, ma abbiamo la mentalità industriale per poter dare il prezzo e la qualità che il mercato richiede". Qual è il vostro mercato di riferimento? " Il Triveneto". Quindi il vostro mercato è rimasto lo stesso rispetto al periodo ‘pre-crisi’? "Abbiamo cambiato tipo di clienti. Dal 50% formato dall’impresa o dall’agenzia immobiliare, adesso abbiamo una clientela formata al 95% di privati. Andiamo direttamente al privato e sinceramente ci troviamo anche bene". Sul finire della giornata lo stand si affolla di vari esponenti del settore, tutti fornitori della Falegnameria Parisi, e parliamo della filiera della finestra in legno così articolata e lunga da richiedere al serramentista odierno di ‘accorciarla’, attraverso la tecnologia, e idee innovative nell’ambito del prodotto e Claudio Nardelli completa il pensiero "Altrettanto importante è il servizio a 360 gradi sia nella fase iniziale sia nel postvendita. Comunque con loro noi lavoriamo perché hanno anche un prodotto di fascia alta". C’è un caso di omonimia che data l’ora tarda mi confonde ulteriormente le idee, così chiediamo a Ivan Nardelli cosa faccia. "Produciamo persiane in legno per conto terzi, per falegnamerie al 90%. Lavoriamo prevalentemente nel Nord Italia, e ci stiamo spingendo un po’ nel Centro Italia e un pochettino anche all’estero. Forniamo anche la Falegnameria Parisi da anni". Sembra ci sia un rapporto consolidato tra di voi? "Noi lavoriamo con le falegnamerie di un certo livello ormai da anni". Continuo a parlare con Ivan Nardelli. Quindi, nonostante il mercato si sia un po’ assottigliato, scegliere una nicchia di clientela che punta a una qualità medio-alta,

è vincente? "Sì, perché ha un’esigenza precisa a cui il nostro prodotto risponde”. E la flessibilità del legno permette la personalizzazione e quindi il prodotto su misura? Mi risponde un coro di cui non saprei distinguere le voci. "Sì, esatto". E poi il padrone dello stand recupera la posizione centrale, anche perché il tema gli sta a cuore. "Il legno si adatta moltissimo a essere modellato e personalizzato per la ristrutturazione che oggi costituisce il mercato più importante". Rileva Luca Parisi "Il legno si adatta moltissimo all’utilizzo sull’edificio esistente e non teme di dover produrre finestre una diversa dall’altra". E Claudio Nardelli incalza. "Noi alle falegnameria diamo un servizio completo, andiamo a studiare il corpo finestra, non solo del serramento, ma proprio nella fase di installazione con delle soluzioni tecniche molto innovative, dove andiamo a isolare completamente la finestra". Così da assicurare la tenuta


Sonia Maritan allo stand di Parisi con Claudio Nardelli e fra Gildo Agostini e Luca Parisi (a destra).

del giunto primario e di quello secondario? "Essendo certificatori Casaklima, il nostro obiettivo è di arrivare addirittura a dare delle soluzioni più innovative di quelle esistenti e questo diventa anche il nostro valore aggiunto". Che cosa potete migliorare ancora? "Sul servizio puntiamo tanto". Quale altro valore? "È una zona che ha ancora tantissimo la tradizione del legno, anche se produciamo anche serramenti in legno-alluminio". Dalla finestra alle persiane, torno a parlare con Ivan Nardelli. Oltre alla struttura a tre strati del prodotto quale può essere il valore aggiunto di questi semilavorati? "L’altro valore aggiunto può essere la verniciatura, dove una volta la vernice era un po’ scadente o di bassa qualità oggi ci sono delle garanzie molto più elevate: una volta era impensabile dare una garanzia di cinque anni di verniciatura sulla persiana". Trattate elusivamente legno per le vostre persiane? "Lavoro solo ed esclusivamente oscuranti in legno conto terzi per falegnami e il 90% della mia produzione è un prodotto grezzo pronto per la verniciatura, una piccola percentuale è verniciata per falegnami e per show-room". Parliamo anche in questo caso solo del bacino territoriale del triveneto? "Noi siamo presenti in tutt’Italia, attraverso degli agenti che operano per conto nostro. Abbiamo degli agenti in Slovenia e piano piano stiamo crescendo nel Nord Europa perché diversificare e aprire il mercato è importante anche per noi. Siamo un’azienda piccola ma molto flessibile: abbiamo dieci dipendenti in produzione, due soci e una segretaria". Torno da Luca Parisi, con il quale stavamo parlando delle finestre in legno. Voi fate anche speciali? "Sì tutto, grazie alla flessibilità del centro di lavoro che ci consente di produrre linee diversificate. Ogni

cliente ha l’importanza del miglior cliente, perciò è importante riuscire a creare il prodotto ad hoc per lui, con ogni tipo di legno, di finitura, qualsiasi tipologia di finestra voglia, e abbiamo ben cinque tipologie di profili di finestre in conformità alle normative, per poterlo accontentare. La nostra forza è soddisfare il cliente e capire le sue esigenze creando il suo prodotto, su misura, realizzando la finestra ad arco o la finestra tonda, la finestra più termica o quella più bella". Avete a che fare anche con il progettista rivolgendovi al privato? "In parte, stimabile intorno al 20% circa, soprattutto riguardo la componentistica, ma il rapporto umano col nostro cliente privato è quello fondamentale". Il cliente finale conosce le caratteristiche tecniche delle finestre o si affida a voi? "Non le conosce, ma credo che molte volte si venda la persona e non la finestra". Come riuscite a indovinare il gusto del cliente? "Lo ascoltiamo". In Trentino persiste il disegno tradizionale o vi chiedono anche le finestre più moderne e più minimali? "Vengono scelte anche le forme moderne, però a volte dipende anche dal fatto, che dopo aver ascoltato il cliente e visto la tipologia abitativa noi proponiamo loro la più adatta: capire quello che vuole il cliente costituisce, secondo me, il segreto della vendita". La crisi ha portato a una flessione per voi? "Dire che non c’è stata flessione sarebbe una bugia, però se la crisi è questa, va bene". Bello sentirlo dire!

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KLIMAINFISSO SELENA Global Experience www.selena.com Tomasz Lewicki

Allo stand di Selena Sonia Maritan e Pietro Ferrari sono con Tomasz Lewicki.

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“Con più di 270 milioni di euro all’anno di fatturato, siamo il secondo produttore mondiale di schiume poliuretaniche.”

Selena, di cui Tomasz Lewicki è amministratore unico, è nata nel 2003 e produce prodotti chimici per l’edilizia in genere."Noi abbiamo diviso la nostra proposta di prodotti per sistemi di posa. Uno dei sistemi che proponiamo è il sistema di posa del serramento. Abbiamo individuato sette sistemi di posa all’interno dell’edilizia, secondo lo specifico tipo di applicazione nell’involucro edile. Altri sistemi proposti dall’azienda riguardano quelli di posa a secco che qui non presentiamo. Siamo partner di Kimahouse e siamo presenti da quattro anni sul mercato italiano, da quando abbiamo deciso di lanciare il marchio Tytan Profili nel vostro Paese". Può illustrarci brevemente l’azienda madre? "Il Gruppo Selena ha trenta filiali in tutto il mondo, è di origine polacca ed è stato fondato nel 1992. Una storia che l’ha portato a una grande espansione! È un gruppo che fa più

di 270 milioni di euro all’anno di fatturato, siamo il secondo produttore mondiale di schiume poliuretaniche e siamo in fiera a presentare la schiuma Energy 2020". Allora parliamone "È un gioiello nel settore delle schiume poliuretaniche, che permette di ridurre del 60% le perdite di calore, ha ottenuto 5 certificazioni e il prodotto è frutto del nostro settore di Ricerca & Sviluppo, una vera e propria azienda che si chiama Serena Labs, perché in Selena allo sviluppo giornaliero di prodotti nuovi si dedicano 27 persone che lavorano solo nel laboratorio interno al Gruppo. Sono giovani scienziati tra cui anche due italiani. Si sono trasferiti tutti quanti a Breslavia, dove abbiamo la sede principale del Gruppo, hanno trovato lì, anche la loro vita e il loro amore". La passione per un lavoro può portare a scelte di vita che sembrano inimmaginabili, inizialmente anche a chi le compie in prima persona. "Hanno fatto il contrario di quello che ho fatto io, che mi sono trasferito dalla Polonia qui in Italia. Oggi noi facciamo parte del progetto di Selena che vuole espandere il Gruppo in Europa Occidentale". Oltre all’Italia, dove? "Siamo presenti in vari Paesi, da quando abbiamo iniziato la distribuzione


del marchio Tytan Profili in Italia, e io non potevo dedicare tempo ad altro perché è molto impegnativo, infatti, stiamo rivedendo l’organizzazione che avevamo previsto inizialmente all’interno del Gruppo. All’oggi, però, la mia funzione di responsabile su tutta l’area europea non è stata ancora destinata a nessuno, anche se intanto abbiamo aperto in Spagna con una fabbrica e lo stesso abbiamo fatto in Germania". Quali sono i risultati qui? "In Italia, dove siamo partiti da zero, oggi siamo a tre milioni e mezzo di fatturato solo con prodotti nostri". Questo con il marchio Tytan Profili? "Sì con Tytan Profili, non solo riguardo la posa ma anche con altri prodotti di questo marchio". Possiamo parlare di questa famiglia di prodotti? "È un prodotto dedicato ai serramentisti con 8 certificazioni, la prima, dedicata al controllo del rispetto dei limiti di emissione degli isocianati, che protegge il serramentista che non inala così gas nocivi". Pietro Ferrari interviene per precisare che si tratta di un gas tremendo. Le altre certificazioni? "La M1, è una certificazione che riguarda le emissioni delle sostanze volatili innanzitutto quando il prodotto è indurito, poi la classificazione che riguarda la marcatura CE e quindi l’isolamento termico e le infiltrazioni d’aria e d’acqua. Tutto questo è riportato nell’etichetta e nella documentazione tecnica e KlimaInfisso è il primo evento in

cui lo presentiamo. Partecipiamo invece a tutti gli eventi di KlimaHouse". Quali altre forme di promozione pensa che siano importanti per promuovere questo prodotto? "Giornali specializzati e sicuramente lo sviluppo dei siti web: abbiamo siti nostri dedicati ai diversi settori. Questo progetto si chiamerà Energy 2020 perché richiama il Pacchetto clima-energia 20-20-20 varato dall’Unione Europea, il ‘pacchetto’, contenuto nella Direttiva 2009/29/CE, che prevede entro il 2020 di ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico". Ritenete importante, per la penetrazione sul mercato italiano, essere certificati PosaKlima? "Riteniamo sia una strada importante e siamo in contatto con il Consorzio LegnoLegno per perseguirla. In Polonia dove siamo presenti e Selena è leader di mercato con il 30% del fatturato, abbiamo creato un’accademia di posa insieme ad alcuni produttori di finestre come Fakro, Oktoplus, Drutex che sono i leader nel settore, e che sono presenti anche in Italia. Noi abbiamo anche proposto uno scambio tra i ricercatori italiani e quelli polacchi al Consorzio LegnoLegno, perché lo scambio di esperienze, le sinergie fra competenze, rappresenta secondo me il futuro". Non potrei essere più d’accordo.


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KLIMAINFISSO SECURITY BUILDING SERVICE www.lineevita.it Riccardo Nava

Sonia Maritan allo stand Security Building Service con Riccardo Nava.

“Ci occupiamo di sicurezza. In quota per prevenire le cadute dall’alto.” Termino la giornata allo stand della Security Building Service, e parlo con Riccardo Nava che nel settore commerciale per quanto riguarda le linee vita si occupa anche di sviluppare nuove regioni e ambiti di mercato per questi prodotti. Possiamo intuire l’indubbia utilità di questi prodotti in termini di sicurezza, ma entrando più nel dettaglio? "In particolare sono responsabile commerciale per i dispositivi Sun200 e Win200. Spider Linea Vita è il nome del marchio per tutti i nostri prodotti che commercializziamo, l’azienda è la Security Building Service di Bergamo. Noi ci occupiamo di messa in sicurezza durantei lavori in quota, quindi cadute dall’alto, linee vita. Lo facciamo anche nell’ambito del patrimonio artistico e quindi per monumenti come il Duomo di Siena e la Venaria Reale". Adottate degli accorgimenti particolari in questi casi? "Sì, in punti dove è importante anche l’aspetto estetico, interveniamo con diversi accorgimenti, come ad esempio la possibilità di colorare i nostri prodotti con la gamma dei RAL per abbassare l’impatto visivo e quindi rendere dall’esterno più gradevole il cantiere.

Anche a lavoro finito, un conto è vedere il normale paletto linea vita in acciaio installato, è invece diverso e migliorativo poter realizzare un sistema integrato così da non costituire ‘un pugno nell’occhio’ come si suol dire". Siete in grado di proporre un servizio customizzato? "Certamente, essendo produttori, possiamo creare dei servizi personalizzati secondo la tipologia di cliente e la sua esigenza. Inoltre all’interno della nostra azienda c’è un ufficio Ricerca & Sviluppo: basti pensa-

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re che noi siamo fautori, mediamente, di tre/quattro brevetti all’anno di prodotti nuovi". Quindi Security Building Service è un Gruppo importante, con un forte knowhow? "In Italia siamo una delle aziende ‘leader’. Abbiamo voluto essere presenti anche qui, per presentare due prodotti in particolare, che un po’ si distinguono dalla comune concezione delle linee vita: il palo Sun200 e la barra Win. Sun200 è un semplice palo telescopico, potrebbe essere considerato un puntello, ma ci sono alle spalle due anni di progettazione: si tratta di un prodotto in classe B, certificato CE che è stato recentemente collaudato per l’utilizzo in contemporanea fino a due operatori, in pratica a esso è possibile attaccare dei dispositivi retrattili che funzionano un po’ come una sorta di cintura di sicurezza, nel caso di caduta il sistema autofrenante si blocca e trattiene l’operatore". Sicuramente utile anche nel settore del serramento! "Si può utilizzare sul balcone, dall’esterno e anche all’interno della stanza se è necessario montare un infisso. In sostanza noi abbiamo messo a punto queste gomme bianche diamantate che aumentano l’atrito, realizzate con un materiale e un colore che non lascia segni quando utilizzato. È un prodotto speciale per i posatori di infissi". Ho nella mente diverse immagini angoscianti di operatori sporti sulle facciate e intenti a ripristinare gli infissi sul lato esterno o a sostituire le persiane! "In passato, prevalentemente in questo settore, qualche caduta c’è stata, anche mortale, perché c’era l’abitudine, specialmente quando si lavorava con gli infissi di farlo slegati. Su questo prodotto, in particolare, abbiamo piacevolmente scoperto che una delle principali compagnie assicuratrici della Svizzera, la Suva, lo ha scoperto e ci ha fatto ‘praticamente’ della pubblicità come prodotto innovativo importante". Lo è certamente.

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ON THE FIELD FINITURE

di Sonia Maritan e Pietro Ferrari www.finiture.it

Siamo da Giovanni Sedino, il titolare di Finiture, a Saonara, in provincia di Padova. Con Pietro Ferrari, editore di Web and Magazine, vi raccontiamo di una di quelle aziende italiane, che della specializzazione ha fatto il suo successo internazionale. È sempre interessante carpire i segreti di un’azienda sana, in crescita costante, forte delle sue strategie sempre in divenire, ma è altrettanto straordinario avvicinare questa realtà di dimensione medie, dove realmente tutti si conoscono e dove si respira davvero l’atmosfera calda di una grande famiglia. È la forte personalità di Giovanni Sedino, il capo famiglia, a crearla!

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I COLORI DEL SUCCESSO La scelta strategica di Finiture è stata in questi anni di ampliare e diversificare il mercato investendo di più sui mercati esteri? "Una parte delle risorse destinate anteriormente all’Italia le abbiamo spostate sui mercati esteri". In quale modo? "Con modalità di comunicazione tradizionale come pagine di pubblicità e case history pubblicate sulla stampa estera. L’obiettivo per noi è sempre la piccola e media impresa, abbiamo tantissime referenze nella nostra nicchia di mercato, che ci permettono facilmente di mostrare impianti simili ai nuovi clienti". I mercati europei rispetto a quelli più distanti portano a una distinzione dell’approccio imprenditoriale? "Fatta eccezione per il mercato cinese che è un po’ un caso a sé, in quanto abbiamo un forte rivendito-

In conversazione con Giovanni Sedino.

re per il settore della serramentistica, in generale non abbiamo la potenzialità e nemmeno il prodotto per ampliarci in mercati remoti. Il nostro prodotto è destinato a un mercato evoluto, dove porta e finestra siano sinonimo di qualità". Quindi il know how inerente la parte robotica costituisce un mercato interessante soprattutto per l’ambito europeo? "Tutta la parte robotica è stata fortemente sviluppata grazie al mercato francese e tedesco, dove c’è stata una grande richiesta, che per la complessità di tipologia di pezzi ci ha costretto da un lato, a un grosso impegno di sviluppo e all’altra ha costituito lo slancio per imboccare la strada giusta da percorrere, con diverse soluzioni e applicazioni". Pietro Ferrari precisa che il braccio antropomorfo una


Pietro Ferrari in conversazione con Giovanni Sedino.

volta era una cosa fantascientifica, ma adesso è un componente molto più accessibile. "Ci sono delle cose che noi neanche immaginiamo, ma è possibile, ad esempio, realizzare dei bracci con visione virtuale…" Che riproducono praticamente l’operatore umano. "…anche nella fisionomia". Rispetto a RAS, l’attuale robot di Finiture, quale può essere, per il settore del serramento, un’ulteriore evoluzione? "Stiamo studiando possibili sviluppi e molte altre applicazioni che oggi vengono fatte a mano e possono essere trasferite a un operatore robotizzato". Per esempio, il carico-scarico automatico dei pezzi che abbiamo visto a Xylexpo l’anno scorso? In effetti, era lì l’ultimo baluardo dell’operatività manuale, anche tenendo conto che ci può essere in questa fase una funzione di controllo da parte dell’operatore umano, mi fa eco Pietro Ferrari. Quindi si va oltre a quello che era l’utilizzo classico del robot, mutuando altre funzioni umane? "Questa è l’ultima evoluzione che abbiamo presentato, ma in prospettiva si vedranno altre cose: ad esempio, ho un cliente in Francia che ha il pallino dell’automazione, presso il quale, salvo per alcuni pezzi speciali, partendo dal magazzino dei profili del quadrotto fino all’imballaggio è tutto automatizzato, compreso ovviamente il processo di verniciatura con Finiture". Per Finiture il mercato del futuro rimane quello del serramento o ci sono altre categorie merceologiche papabili? "Vedo sicuramente degli sviluppi interessanti nel settore della plastica, e non solo nel serramento in pvc: abbiamo fatto degli impianti automatici per aziende che realizzano tegole in plastica, carter di bicicletta. Quindi ovunque ci siano attività, dove possiamo applicare le nostre tecnologie". La tipologia di materiale è irrilevante? "Anzi, il prodotto a base sintetica è più semplice da verniciare. Diverso è il settore del metallo, dove devono essere effettuati dei lavaggi, si applicano alte temperature, e si

utilizzano altri prodotti, come le polveri". Pietro Ferrari chiede se il vetro possa costituire un altro settore. "Nel vetro si lavora molto in piano e io nel mondo del piano non ci voglio entrare". Sono molto in crescita i materiali compositi. "Assolutamente, anche nella serramentistica. La finitura servirà sempre, perché quando è richiesta una colorazione standard, per quantità molto elevate, come nelle plastiche, si immette direttamente il colorante nell’estruso, però siccome moltissimi prodotti sono pezzi unici o piccole serie, la verniciatura, per motivi estetici o tecnologici, resta un fattore fondamentale. Per esempio, ho un cliente in Francia di serramenti in pvc, con due impianti Finiture, e lui sta utilizzando vernici termoisolanti per la finestra. È una soluzione utile soprattutto per il pvc, dove c’è il problema delle alte temperature. La verniciatura, quindi, non solo come finitura estetica, ma sempre di più anche come processo tecnico che aggiunge valore prestazionale al manufatto". Passare da un settore all’altro non crea problemi all’azienda? "Lo spirito di Finiture è di restare nel suo core-business, legato a impianti verticali per prodotti bi-tridimensionali nei diversi materiali. Il problema non è tecnico, perché siamo consapevoli della nostra capacità di ricerca e sviluppo ma commerciale, e sta nella necessità di presidiare settori diversi con le relative fiere di riferimento, dinamiche commerciali differenti e con l’esigenza di essere seguiti da personale qualificato. Presidiare il settore è indispensabile, a fronte del fatto che la concorrenza esiste e non è possibile per un operatore saturare totalmente il mercato, se non a condizioni inaccettabili di pressione sui prezzi". D’altra parte quel servizio in più che Finiture può dare è anche commisurato al percorso che l’azienda ha fatto, e alla scelta di mantenere una dimensione media. Come sottolinea Pietro Ferrari: una base di produzione industriale e, assieme, un alto livello di

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personalizzazione delle linee fornite. "Diciamo che Finiture è in grado di fornire impianti su misura con pezzi di produzione e di qualità industriale, fornendo soluzioni speciali che fanno la differenza. Tra l’altro oggi noi realizziamo prevalentemente impianti di verniciatura a base acqua perché è il prodotto prevalentemente utilizzato grazie all’evoluzione tecnologica che ha avuto, in particolare in Europa, il solvente è ormai confinato a brevi e limitati interventi di pulizia dell’impianto. Questo, non solo nel settore del legno ma anche in quello del metallo e della plastica, tale da sostituire in numerosi campi il prodotto al solvente con evidenti vantaggi per l’ambiente e la sicurezza". La vernice all’acqua non ha più limitazioni di applicazione, ha migliorato le formulazioni, le basi chimiche, eppure credo sia stato proprio il maggior volume di utilizzo a permettere maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. Dal punto di vista tecnologico quale è stata la sua carta vincente? "A rendere performante la vernice non era certo il solvente ma la resina contenuta nella vernice, infatti il prodotto all’acqua si è a sua volta evoluto quando ha raggiunto e addirittura superato le caratteristiche tecniche dei prodotti a solvente". Che cosa possiamo dire di questo mercato italiano così stanco? Chiede poi Pietro Ferrari. "Posso dirvi, che abbiamo fatto qualcosa quest’anno in Italia, a fronte del nulla dell’ scorso anno. Finiture rimane un’azienda più che solida, attiva e che non ha subito grandi perdite in questi anni difficili per la diversificazione preventivamente messa in atto. Grazie alla crisi abbiamo ottimizzato tante cose, guadagnando invece che perdere, a parità di fatturato". La mia impressione – osserva Pietro Ferrari – e lo dico sempre anche ai miei clienti tedeschi, è che ci sia una metamorfosi in atto, le persone sono le stesse ma non fanno più le stesse cose, per i commerciali che vendono, è molto difficile leggere questo mercato nuovo. "Per il nostro settore del serramento in legno, comunque, non vedo un grosso cambiamento. I serramentisti lavoricchiano e si adattano, hanno molte attrezzature obsolete e non hanno risorse per investire e far fronte alla evoluzione produttiva in corso. Il falegname ha sempre pensato che il legno fosse il materiale più nobile e ideale per fare il serramento, bisogna invece rendersi conto che, per stare sul mercato, devi dare al mercato quello che vuole. Se l’utente finale si è convinto che la finestra in pvc sia migliore perché non gli farà mai manutenzione, gli si può offrire la miglior finestra in legno ma non la vorrà. Questo non vuol dire svalorizzare il legno e tutte le sue caratteristiche tecniche,

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ma nemmeno perdere i clienti che andranno da un’altra parte. Molti si sono attrezzati anche in Italia ormai per commercializzare la finestra in pvc, ma i francesi e i tedeschi commercializzano il prodotto finestra e non il prodotto finestra in legno da tempo. All’estero i produttori hanno linee per la finestra in legno accanto a linee per la finestra in pvc. Con troppo ritardo abbiamo puntato alle soluzioni in legno-alluminio, in legno-vetro". Paradossalmente sono stati proprio alcuni produttori a scegliere i legni sbagliati per fare il serramento esterno. "Anche delle verniciature sbagliate". All’iniziale scambio con Giovanni Sedino segue un vero e proprio tour dell’azienda, che attraverso un’osservazione più ravvicinata ci regala nuovi dettagli di questa realtà, dove tutto è perfettamente valutato, ogni ruolo chiaramente definito e le commesse seguono diligentemente il loro percorso per arrivare a compimento, imballati, infine, nella parte di magazzino preposta alle spedizioni, scintillanti nella loro metallescente sagoma. L’ingegner Matteo Baruzzo ci racconta come è strutturata la ditta, portandoci innanzitutto da una delle receptionist, che evidenzia il senso del suo ruolo "l’accoglienza è fondamentale, io smisto le richieste che arrivano ai vari uffici, ed è molto importante il supporto linguistico ai vari tecnici". Nell’area amministrativa troviamo Giada Fogarolo e Antonella Dal Bianco, loro sono le custodi e le dispensatrici delle ricchezze che un’azienda deve accumulare ma soprattutto gestire. Quindi passiamo alla zona commerciale con Annalisa Pelizzola, alla quale chiediamo quali siano le difficoltà più grosse nella gestione della sua area. "La difficoltà più grossa è capire cosa vuole effettivamente il cliente, perché noi conosciamo i nostri impianti e sappiamo cosa possono fare e come possono essere installati, il cliente non sempre ha un’idea precisa di cosa vuole, di cosa gli serve, per cui la difficoltà maggiore è fargli capire cosa sia necessario per lui". Nella parte commerciale, un altro ufficio è occupato da Luigi Canella, attraverso cui tastiamo il polso del mercato, quello dei mercati esteri di lingua inglese. "Il mercato sta andando bene, ha dato delle grandissimi soddisfazioni nella seconda parte dell’anno scorso e la prima parte di quest’anno. Adesso c’è un po’ di calma negli ultimi due mesi (aprile-maggio), ma ci sono delle commesse molto grosse in prospettiva, puntando noi a soluzioni di un livello tecnologico molto elevato". Commesse paragonabili a quelle italiane che consideravamo interessanti negli anni ‘pre-crisi’? "Direi anche molto


più interessanti, perché ogni giorno dobbiamo inventarci delle soluzioni nuove e c’è sempre una richiesta aggiuntiva di know-how. Quello che c’è non basta mai, dobbiamo creare ogni giorno qualcosa di meglio per stare sul mercato".Gli chiediamo della sua lunga esperienza in Cina. "Il mercato cinese è andato un po’ scemando, ci sono tuttora dei grossi progetti con la Cina che però sono molto lunghi da portare a termine e con un risultato molto incerto. Invece ci sono di nuovo molte richieste dall’America, grazie anche alla referenza di certi impianti di grande prestigio con clienti di primo piano. Stiamo

lavorando su richieste molto interessanti indirizzate a quel mercato adesso". All’area commerciale appartiene anche Matteo Baruzzo, che si occupa del mercato italiano, ma che soprattutto è di supporto tecnico-commerciale per alcune aree dell’Europa. "Gran parte del nostro fatturato lo realizziamo in Europa ma installiamo impianti in tutto il mondo come in questo momento, che abbiamo in corso un’installazione di un impianto in Australia". Proseguiamo con lui il giro nell’area uffici dell’azienda. "Nell’ufficio assistenza sono costantemente presenti tre persone, salvo trasferte presso i clienti. Abbiamo l’assistenza post-avviamento che è quella un po’ più impegnativa perché nei primi due o tre mesi il cliente deve prendere ‘la mano’ con l’impianto, abbiamo successivamente l’assistenza di garanzia: il cliente che nell’arco della garanzia può avere qualche difficoltà tecnica legata all’hardware oppure richiedere delle informazioni, e abbiamo anche l’assistenza postgaranzia che noi effettuiamo anche dopo molti anni di funzionamento dell’impianto". Nell’area tecnica incontriamo il direttore tecnico Claudio Bonaventura, a lui chiediamo di cosa si occupi il suo reparto. "L’area tecnica progetta gli impianti e mette a punto anche alcuni dettagli che possono essere richiesti ‘su misura’, nel limite del possibile". Trasforma i sogni in realtà, precisa Pietro Ferrari. "Tentiamo di farlo, ma ci sono persone che hanno troppi sogni. Dobbiamo riuscire a realizzare alcune particolarità richieste da più clienti e valide per tutte le aree".

Nelle due foto in alto: Matteo Baruzzo ci accompagna in un tour dello stabilimento. Nella prima foto a sinistra: Elisa Crivellaro al lavoro alla reception ma anche nell'importante ruolo di interprete. Nella foto a sinistra: Annalisa Pelizzola dell'area commerciale.

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Nella prima foto a destra: Andrea Nardetto nell'ufficio tecnico, che segue le installazioni, i collaudi e le parti elettriche. Luigi Canella, in prima linea sui mercati più difficili e lontani. Giovanni Sedino non manca mai nei reparti produttivi.

Il robot Ras, protagonista di questa stagione progettuale di Finiture con Sonia Maritan e Matteo Baruzzo.

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Come Matteo Baruzzo e Luigi Canella, anche lui parla di Finiture come se fosse la sua azienda. "Quest’anno sono trent’anni e sono entrato dopo un colloquio fatto sei mesi prima, quando il titolare era il padre di Giovanni Sedino, anche se l’azienda che vedete oggi, è nata con Giovanni Sedino e la sua volontà di farla crescere". Quanti impianti create in un anno? "Cinquanta, sessanta, ma il nostro obiettivo non è il numero di impianti, ma il fatturato". Poi ci rivolgiamo ai progettisti, in particolare chiediamo a uno degli ingegneri in merito alla parte progettuale degli impianti. Producendo su commessa, facciamo impianti sempre diversi, adattati alle esigenze del cliente e alle necessità di spazio che ha, comunque è stimolante perché abbiamo sempre un confronto tra area tecnica e commerciale per trovare le soluzioni più adeguate di volta in volta". Pietro Ferrari gli chiede quale sia l’equilibrio ideale tra prodotti standard e parti speciali. "Esistono diverse parti standard, ma le percentuali dipendono molto dal tipo di impianto, alcuni sono quasi tutti standard, mentre altri hanno un’alta percentuale di personalizzazione. Volendo calcolare una media approssimativa che potrebbe dare l’idea, direi il 60% standard e il 40% di parti personalizzate". E proprio in produzione con Matteo Baruzzo ci rechiamo. "Qui siamo nell’officina produzione, dove sviluppiamo fisicamente il progetto, realizzato prima dall’ufficio tecnico, quindi gran parte dei componenti partono proprio da barre metalliche in ferro nudo, il materiale metallico viene tagliato, saldato, lavato, verniciato". Pietro Ferrari chiede se la carpenteria metallica venga fatta direttamente in casa. "Gran parte, salvo appoggiarci a terzisti che ci permettono così di bilanciare i carichi di lavoro. Abbiamo anche una verniciatura interna che nella maggior parte dei casi è sufficiente per le nostre esigenze". Come mai trovate conveniente fare internamente questo processo che è complesso e implica l’ottemperanza a normative pesanti? Chiede ancora Pietro Ferrari. "Per essere celeri nella risposta, purtroppo c’è un problema grosso: i clienti ordinano sempre all’ultimo istante. L’impianto lo vorrebbero per ieri. La commessa, poi, cerchiamo di farla partire quando l’ordine è a buon punto, per evitare qualsiasi problema tecnico e finanziario. Quindi i tempi di progettazione e costruzione sono molto stretti e aver la possibilità di gestire internamente certi aspetti è molto importate". Come si sviluppa il layout di produzione? "È semplice: abbiamo la parte magazzino del materia-

le grezzo, e quello dei vari componenti, soprattutto quelli per la ricambistica, poi le diverse isole di lavoro, dove i vari operatori prelevano dal magazzino i componenti che devono lavorare secondo disegno, cominciando con il taglio, la saldatura e poi l’assemblaggio dei pezzi. I diversi impianti realizzati vengono misurati in termini di ore-uomo per indicare il contenuto in lavoro che serve per produrli. I pezzi vengono lavati dagli olii utilizzati nella fase di taglio o di lavorazione. Ci sono sistemi di trasporto utilizzati per com-


ponenti molto pesanti come le rotaie".Mentre giungiamo nel reparto verniciatura, Pietro Ferrari osserva che si tratta di ‘una carpenteria metallica con tutte le carte in regola’. Che tipo di verniciatura viene effettuato per i vostri impianti? "Per scelte aziendali si è passati esclusivamente a prodotti all’acqua, anche se richiede un passaggio in più con l’applicazione del primer. Sopra questo viene applicato il rosso o il nero in una o due mani secondo il componente. L’operatore qui spruzza a mano ma è in progetto, nell’arco di sei mesi, di modificare questo impianto e di automatizzare tutte le varie fasi. Abbiamo delle cabine per verniciare dei componenti che difficilmente possono essere appesi o che hanno grandi dimensioni. I pezzi vengono poi asciugati in un ambiente a temperatura controllata". Andrea Zago, l’operatore che si occupa della verniciatura dei componenti, deve essere stato il primo ad apprezzare il passaggio alla verniciatura all’acqua. Da quando? "Saranno dieci anni. Il solvente dava parecchio fastidio, oggi la verniciatura sta diventando migliore, noi usiamo vernice all’acqua con bi componente, il secondo componente è un catalizzatore che ha un minimo di solvente: il 3-4%. Sicuramente abbiamo abbattuto il carico d’incendio: ho fatto un corso presso i Vigili del Fuoco in cui si segnalava come punto critico in caso d’incendio proprio la verniciatura". Da quanti anni lavora in Finiture? "Diciotto. Siamo una grande famiglia, cresciuta insieme. Ho lavorato anche nell’installazione di impianti, per me la soddisfazione del cliente era una grande emozione, poi c’è stata l’esigenza di un verniciatore ed eccomi qua". Matteo Baruzzo, poi ci indica l’area dedicata ai test. "In quest’area abbiamo la sala prova, dove invitiamo i clienti a vedere o a provare alcune mani di verniciatura a scopo dimostrativo oppure per trovare la soluzione giusta per loro. La sala test è costituita da un impianto, una cabina con una parete che raccoglie l’overspray e un robot di verniciatura. Dietro la cabina ci sono le barre di lettura, dove vengono caricati i pezzi e il software che gestisce il robot, oltre c’è poi un dry box, un locale di essiccazione per vernici all’acqua: un ambiente a temperatura e a umidità controllata che in 20-25 minuti asciuga il pezzo. Questo ci ha permesso di conquistare molti clienti, perché essendo dei ‘sarti’ la sala prove è utile per individuare la soluzione sulla base del cliente, delle vernici che ci fornisce e del ciclo che ci richiede". Quali sono gli elementi di cui è composto Ras? "Con Ras, Finiture si è inventato il sistema per verniciare finestre in auto-

matico, ed è costituito da un software, un sistema di lettura e il braccio antropomorfo a sei o più assi. Insomma Ras ha cervello, occhi e anche un cuore". Pietro Ferrari chiede delle pompe e pistole di spruzzatura. "Sono delle componenti che cerchiamo di gestire assieme ai clienti, anche in base al loro territorio, perché la pistola e la pompa hanno bisogno di manutenzione e la prossimità del servizio è un fattore necessario". Qual è stato il passo più difficile in questa evoluzione nel sistema di verniciatura? "La difficoltà è stata creare l’automazione in verniciatura, ci sono stati tanti prototipi: la prima volta che abbiamo presentato un robot in una fiera è stato nel 2004 ed è stata una corsa a sviluppare un software che potesse gestirlo, ci sono voluti più di due anni e mezzo per cominciare a far muovere i robot nella verniciatura. Il primo cliente risale al 2006 e oggi un impianto di verniciatura non può prescindere da un robot".

Nella foto sopra: Andrea Zago, responsabile della verniciatura, una lunga presenza in Finiture. Nella foto sotto: Le classiche carpenterie rosse prodotte direttamente in azienda, quasi un marchio di fabbrica di Finiture.

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ON THE FIELD Weinig

di Pietro Ferrari www.weinig.com

Contourex III di Weinig costituisce un vertice tecnologico nel contesto di eccellenza della Von Euw Fenster.

La conferenza stampa: l’intervento di Adi von Euw.

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L’EMOZIONE DELL’ALTA TECNOLOGIA La Von Euw Fenster AS è un produttore di finestre svizzero con sede a Rothenturm, nell’area di Zurigo. Si tratta di un’impresa familiare giunta alla terza generazione la cui attività inizia nel 1919 da una base minima, con l’apertura di una falegnameria al piano terreno della casa di famiglia in cui il fondatore Adolf von Euw con un lavorante producono ogni genere di oggetti in legno e di attrezzi agricoli. Nel 1948 la falegnameria si ingrandisce e nel 1963, quando si arriva alla seconda generazione, l’azienda può contare su dieci addetti. Il 1972 è l’anno dell’acquisizione di un’azienda di serramenti con dodici dipendenti. La presentazione di Van Dyck.

Quell’azienda verrà successivamente venduta nel 1979, ma in quell’anno la famiglia prende una decisione importante: quella di specializzarsi nella produzione di finestre. La storia della famiglia von Euw diventa così quella di un produttore svizzero di finestre di qualità, che prende l’avvio dalla prima unità produttiva costruita a Rothenburg (area di Zurigo) a ridosso della ferrovia per favorire il trasporto e la consegna dei materiali e che negli anni cresce attraverso una serie di ampliamenti successivi delle superfici destinate alla produzione, ai magazzini e alle attività di servizio. Con l’arrivo al timone dell’azienda della terza generazione, nel 1997, e la trasformazione


Il folto e interessato pubblico di giornalisti.

in società per azioni, il titolare, Adi von Euw, avvia una serie di massicci investimenti, prevalentemente in nuove tecnologie, per aumentare il livello qualitativo del prodotto e potenziare la produttività. L’anno successivo viene installato l’impianto UC-Matic della ditta Weinig di Tauberbischofsheim. A partire dal 2000 entrano in funzione il nuovo sistema di verniciatura a spruzzo e la pressa per telai a controllo numerico e nel 2006 viene creata accanto agli uffici un’ampia area espositiva di prodotto.

Possiamo constatare personalmente la straordinaria cadenza dei cicli produttivi.

La visita ai reparti produttivi.

di scarico con controllo della qualità. La presentazione dei dettagli tecnici da parte del responsabile tecnico della Weinig van Dyck ha illustrato ogni singola fase di lavorazione e, nel corso della visita in produzione, il centro di lavoro Conturex, completamente automatizzato, ha evidenziato la propria capacità di garantire un livello ottimale di La linea Weinig Contourex III e i suoi dispositivi di servizio.

UN INCONTRO RICCO DI SUGGESTIONI

Nello showroom aziendale dove è in mostra una selezione significativa della produzione di finestre, il titolare Adi von Euw ha accolto lo scorso 25 agosto un nutrito gruppo di giornalisti internazionali, in occasione di una visita aziendale organizzata dai responsabili marketing Weinig, per presentare alla stampa tecnica il centro di lavoro Conturex III per la scorniciatura delle finestre, un progetto specificamente realizzato da Weinig per l’azienda von Euw, che ha preso il via nel 2012 ed è entrato in funzione nel 2015. L’imponente centro di lavoro con sei portali e sedici tavoli di lavoro, con un centro di lavoro Powermat 1200 in linea si compone di un sistema di levigatura, un alimentatore personalizzato, una doppia sega a nastro, del sistema Conturex di finitura, il Conturex CNC con sistemi di foratura e fresatura, il sistema Conturex di finitura in lunghezza e il sistema

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In queste tre immagini sulla destra: la linea Weinig Contourex III e i suoi dispositivi di servizio.

qualità e una altissima precisione, con foratura e fresatura integrate. Si tratta di un concetto di impianto modulare che si avvale dei componenti Conturex ed è caratterizzato da un’estrema flessibilità, unita a un’alta produttività. Il sistema esegue le lavorazioni per famiglie di componenti coerenti, senza cambio utensile intermedio. Ogni pezzo che esce dall’impianto viene etichettato mediante un codice a barre per il montaggio, il posizionamento delle ante e del telaio e per la foratura e l’inserimento della ferramenta. La flessibilità dell’impianto consente di passare dal doppio al triplo vetro senza cambio utensile e ciò rappresenta un indubbio vantaggio, considerando al momento che la domanda si orienta prevalentemente verso finestre a triplo vetro. Gioielli di legno.

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I vantaggi garantiti dall’utilizzo di Contourex III di Weinig sono in sintesi: qualità elevatissima e grandissima uniformità dei pezzi, integrazione dei sistemi di foratura e fresatura, nessun tempo di attesa per l’intero sistema e la completa gestione delle attività on-line.

VON EUW IN CIFRE

L’azienda occupa in totale 47 addetti, di cui 28 lavorano in produzione e 10 al reparto montaggio. La produzione si concentra su finestre in legno e in legno/alluminio. La capacità produttiva annua raggiunge i 27.000-30.000 m2 di superficie finestra e circa 8.000 unità finestra (unità = 1 telaio + 2 ante, in totale di 12 pezzi). La verniciatura è a 2-3 mani e il 90% delle finestre prodotte in azienda è di colore bianco (Ral 9010 e Ral 9016). A fronte di tempi di consegna che erano diventati troppo lunghi (fino a tre mesi) l’azienda ha deciso di produrre in proprio il telaio e le ante in alluminio e ha sviluppato un proprio sistema di controllo, riconfigurando completamente il reparto nel 2015. I volumi medi del magazzino di materia prima sono di circa 1.600 m3. Il legno viene acquistato dai grossisti ed è prevalentemente di provenienza austriaca. I volumi medi del magazzino dei profili di alluminio sono circa 100.000 metri. L’azienda garantisce il proprio prodotto in relazione alla qualità, alla finitura, ai requisiti energetici e agli eventuali sistemi anti-intrusione, ma non aderisce ad alcuna campagna associativa di etichettatura del prodotto in tema energetico.

L’alluminio pronto alla lavorazione.

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INNOVATION MADEexpo di Sonia Maritan

www.madeexpo.it

Due momenti della fiera, sopra Mauro Zamberlan in qualità di relatore.

Moltissimi gli eventi a cui abbiamo partecipato, ma dal MADEexpo, dopo mesi, noi ascoltiamo ancora piccole e grandi storie di imprenditori, che a partire da lì stanno portando avanti un progetto oppure si ripromettono di esserci alla prossima edizione per presentarlo, ma a noi hanno già svelato qualcosa. Lo spirito della rivista cartacea trimestrale, disponendo anche del web quotidianamente, è ormai quello di creare e raccogliere dossier giornalistici, per dare al settore il vero polso dell'innovazione e del mercato riguardo i temi più "solidi", attraverso questi incontri live, più approfonditi e dedicati, che selezioniamo in occasione delle fiere. Questi solo alcuni, purtroppo non ci stavano tutti…

Cosa emerge? La crisi ha ridimensionato il settore, ma soprattutto ha spronato molte aziende a rinnovarsi, riprogrammando il loro modus operandi come produttori e distributori, innovando continuamente i prodotti per garantire funzionalità, praticità, resistenza, personalizzazione e i migliori materiali. Anche il mercato interno promette una leggera ripresa nel 2016 e loro sono pronti a rispondere a precise richieste. Chi incontriamo a una fiera, come questa, ma anche ad altre, ha intenzione di raccontare la sua storia e di presentarsi con quella al mondo. La tendenza forte riguarda il serramento esterno misto e/o dal design minimale, grandi luci per soddisfare qualunque destinazione d’uso e alte performance, per dare all’elemento più vulnerabile della facciata un ruolo da protagonista nel risparmio energetico, cui tutti devono concorrere. Una finestra diventata intelligente per questo, prima che per il suo contenuto domotico, che però la rende elemento ulteriormente attrattivo. E poi una finestra che dialoga con il serramento interno, per far parte con questo dell’arredamento degli ambienti, in un coordina-

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mento stilistico assoluto, volto a realizzare ambienti armonici nei quali il total look sarà imperante. Un serramento esterno che vuole due facce, per occuparsi di questioni di “facciata” all’esterno e temi più “fashion” all’interno, quelli di cui la porta da interno è maestra da tempo. Cambiando forma e dimensione, la porta a volte diventa persino un muro divisorio scorrevole, separa o crea openspace, mutando gli orizzonti domestici, oppure diventa una presenza caratterizzante e magari “apre le ali” in una boiserie e poi si fa mensola, e scivolando più giù si allunga sul pavimento, fino a essere anche il rivestimento, coordinato, della porta d’ingresso. Questo quello che emergeva al Salone meneghino dell’architettura, del design e dell’edilizia, e non solo riguardo i serramenti: lo stile coordinato sta contagiando tutto e tutti!


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Allo stand di Albertini le novità sono sempre numerose, e fra i prodotti quest’anno c’è anche il nuovo Direttore Commerciale, Luca Galletti, che si dice molto onorato di poter rappresentare un marchio così autorevole nel settore. ll prodotto nuovo che mi presenta Carlo Albertini è il minimale in legno, che sottolinea essere senza manutenzione e accessibile nel prezzo e con lui parliamo della manutenzione delle finestre in legno e del prodotto. "La finestra in legno senza manutenzione è un bel punto d’arrivo. Per questo al MADE presentiamo la finestra totalmente in legno a manutenzione zero. Una finestra che anche a livello economico è molto competitiva e costa poco più di una normale finestra in legno. Prodotta interamente in azienda: all’interno è una normale finestra in legno, sulla quale fare qualsiasi finitura, mentre all’esterno è in vetro e la luce architettonica è uguale alla superficie del vetro, per cui dà una luminosità totale. La ferramenta, la doppia camera, ogni elemento è quello utilizzato per una finestra tradizionale ma il vetro è ancorato strutturalmente con dei particolari prodotti chimici alla struttura in legno. Il tutto viene chiuso da un profilo che può essere di svariati colori". Nessuna manutenzione e una pulizia formale in linea con la tendenza attuale. Eppure ci sono altre novità. "Un’altra grande novità è questa: la risposta alle tante finestre minimali in alluminio ma realizzata in legno prodotta con profili di design Albertini. Questa è in teak ma puoi essere realizzata in qualsiasi essenza. Con un costo del 3035% inferiore a qualsiasi prodotto affine di alluminio. I profili di legno sono attaccati al vetro con particolari adesivi". Quindi il vetro costituisce la parte strutturale mentre il legno fa da cornice? "Son vetri importanti, vetri di un certo spessore, qui abbiamo usato un dieci millimetri esterno e un otto interno. Con questi prodot-

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t i

abbiamo un cappa termico elevato rispetto all’analogo prodotto in alluminio. Inoltre, non c’è serratura, né maniglia, anche se fosse manuale, perché la chiusura è fatta con un pistone magnetico che, a comando, si chiude o si sgancia. Anche la movimentazione è fatta in Albertini con due carrelli che portano 250 Kg l’uno, però se anche aumentasse il peso, basterebbe aggiungere un carrello e così via”. Parliamo poi con Marco Albertini dell’export in America, lui è sul posto da 11 anni e gli chiediamo come sia quel mercato. "Il mercato è completamente cambiato: dalle commesse normali che facevamo fino a sei anni fa, adesso (dopo la crisi) ci sono ancora moltissime case in vendita. Quindi il mercato nostro si è trasformato nella villa di superlusso, sono le case dai 2mila ai 5mila metri quadrati, nelle quali sono richiesti soprattutto serramenti in legno. Stiamo facendo proprio adesso (parliamo con lui a marzo 2015 al MADE) una finestra i cui campioni dovrebbero essere pronti la prossima settimana per una casa da 4 mila metri quadrati". Albertini

esporta in America infissi lignei di qualità dai tempi pre-crisi, con il legno-bronzo per le ville sull’oceano, dove amano ancora il made in Italy, come 10 anni fa, per la qualità e il livello di customizzazione.Che cosa amano oggi del made in Italy? "Amano ancora la qualità e il livello di customizzazione che riusciamo a fare, come il nostro primo legnobronzo di dieci anni fa destinato alle ville americane, che è ancora apprezzato. Rivolto inizialmente alle ville prospicienti l’oceano, un oceano anche aggressivo, cui questi infissi rispondono come strumento tecnico ma anche estetico". Qual è il target? "Solo residenziale di prestigio, in quanto negli Stati Uniti ci sono dei produttori che sono enormi, che coprono le altre fasce di mercato. Ed è per questo che noi ci siamo focalizzati sul mercato di alta qualità". Oltre a lei ci sono altri componenti della famiglia che vivono in America? "Paolo, il fratello di Carlo, che segue gli Stati Uniti da quando ci siamo aperti a quel mercato, e adesso mio fratello Andrea che seguirà la parte Far East, quindi India, Sumatra". Il legno per il contract poi li vede protagonisti un po’ ovunque con finestre in stile, anche allo stand hanno ricostruito un palazzo di Mosca per il quale loro hanno fornito eleganti serramenti in stile. Più in generale, riguardo il mercato estero, l’azienda assolve anche a grandi commesse? "Sì, ad esempio è in corso la consegna di una commessa di circa 4.000 finestre uguali di una community a Mosca in quattro megapalazzi molto belli, a cinquecento metri dalla Piazza Rossa. È una finestra in stile vittoriano, con la ferramenta a scomparsa, di 92 millimetri di spessore di legno!

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INNOVATION

MADEexpo GRAF SINERGY www.grafsynergy.com www.V-Perfect.it Michael Ferranti

Siamo con Michael Ferranti della Graf Sinergy. Un’azienda italiana? "Un’azienda italiana al cento per cento". Interessante il pay-off, V-Perfect: alluminio, legno e pvc, che mette tutti d’accordo! "Mette tutti d’accordo perché grazie alla tecnologia della nostra saldatrice SL4FF, possiamo ottenere il V-Perfect che è questo angolo perfetto dato anche dall’unione di diversi materiali, qualunque essi siano. La base dev’essere ovviamente sempre pvc". Quindi la struttura della finestra in pvc e la pellicola a discrezione del cliente? "Sì, possiamo pellicolare con legno vero, come negli esempi di finestre qui esposti, oppure con una cartella d’alluminio. La macchina può lavorare con un unico ciclo. Cose che con i materiali tradizionali non sarebbe possibile. Questa saldatrice è presente sul mercato da due anni e l’abbiamo già venduta in oltre un centinaio di esemplari: durante la saldatura gli si può applicare il rivestimento e questo permette di unire più materiali, cosa che con un macchinario tradizionale puoi fare soltanto dopo, con perdite di tempo, imperfezioni sull’angolo. Qui invece hai l’eccellenza". Un accenno sulla storia dell’azienda? "La Graf Sinergy è un’azienda che ha cinque anni, però nasce da una realtà che si chiamava STB ultratrentennale di cui abbiamo acquisito il know-how tecnico, quello meccanico legato alla filiera della finestra in pvc, in quanto fornitori per loro dell’elettronica e del software. A quest’azienda abbiamo aggiunto il nostro knowhow: meccanica, software, elettronica. Questo ci ha permesso di ottenere questa tecnologia e di fare tutto ‘in casa’ proponendoci come un’azienda altamente innovativa". Che riscontri avete avuto in Italia? "Questo prodotto è nato soprattutto per l’Italia, dove lo style conta tantissimo e considerati i profili complessi richiesti, diventava costosissimo realizzarli con una linea tradizionale che ottenga finiture come questa. Così posso avere una finitura all’esterno e un’altra all’interno, su una struttura in pvc rinforzata con acciaio, alluminio, ferro o vetroresina. La

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vetroresina dev’essere saldata con questo macchinario". Pietro Ferrari chiede se siano diverse le dimensioni disponibili. "Sì, da 1200 per 2800 di dimensioni di base, anche se non essendoci il tavolo di rotazione, il limite della pulitrice, è possibile fare anche un cinque per cinque, quindi consente una grande libertà in termini di dimensioni". Non è possibile fare curvature? "No, l’arco richiede una lavorazione manuale". Pietro Ferrari precisa che le dimensioni diverse della macchina che vediamo dipendono dal tipo di lavorazione, mentre il cuore della macchina resta sostanzialmente uguale, e chiede dove si trovi l’azienda. "Modena". Qual è il vostro approccio sul mercato internazionale? "Siamo presenti in trenta Paesi e attualmente per noi i mercati più

importanti sono: Germania, Francia, Polonia, Romania, Inghilterra, Nordamerica. Siamo partiti con il Sudamerica e stiamo tentando di entrare in Nordafrica". Il prodotto che realizza la vostra macchina potrebbe essere interessate anche per l’architetto o il designer? "Assolutamente sì, infatti, il marchio V-Perfect è nato proprio per influenzare questi professionisti. È un modo per dire: ‘Signori, una volta il pvc era plastica e basta, adesso proponiamo questo, che diventerà lo style, perché vi permette di sbizzarrirvi e trovare nuove soluzioni, ad esempio avere il legno ottenendo l’efficienza del pvc. L’efficienza termica, acustica ma anche quella legata alla sicurezza grazie all’anima in acciaio". La finestra sta entrando nel mondo del design e tecnologie come la vostra le permettono di essere all’altezza di un mondo così improntato all’estetica? "Siamo ormai passati da un elemento per chiudere un buco a un oggetto d’arredamento. Una volta il pvc era solo bianco, adesso, grazie alle normative legate all’efficienza termica, è diventata un componente importante per risparmiare energia e considerata la volontà di creare un coordinamento stilistico fra le parti di un ambiente anche uno strumento estetico". È cambiato anche l’estruso in pvc per costruire il serramento esterno? "Sono cambiate anche le formule, una volta era più inquinante, nelle mescole c’era il piombo, adesso il 70% è polivinilcloruro, un sale, più una mescola legante a base di idrocarburi, ed è diventato riciclabile al 100%. Queste finestre sono composte, all’interno di pvc riciclato e all’esterno di pvc nobile, quello giovane che evita che si rovini". La soluzione per tutti? "È la soluzione più intelligente, perché se pensiamo al mercato del lusso o a una villa importante è possibile proporre il noce …ma per una famiglia normale è necessario un prodotto più accessibile".

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INNOVATION

MADEexpo ITALSERRAMENTI www.italserramenti.it Roberto Galli

La novità di Italserramenti è il primo prototipo di finestra in Accoya©, presentata in occasione del MADE, di cui approfondiremo anche con una visita presso l’azienda. Intanto un piccolo assaggio direttamente dalla voce di Roberto Galli. "E un prototipo, il procedimento di acetilazione sembra renderlo resistente e durevole, e l’appeal sulla rete vendita è stato forte anche perché si va a sfatare l’idea che il legno non duri nel tempo. Al momento non è possibile fare previsioni, ma credo non produrremo molte finestre in Accoya poiché il prodotto è particolarmente costoso e perché, a oggi, non ci sono sezioni adeguate. Per ora infatti è disponibile solamente la sezione da 76 mm; so che è anche in arrivo la sezione da 84 mm. Il maggiore spessore della sezione è indispensabile per ottenere un serramento di alta qualità con performance di un certo livello. Quali sono invece le tendenze attuali? "Credo si sia puntato troppo sulle prestazioni, dimenticandoci che la materia prima è importante. Dal punto di vista tecnico, il pvc non ha problemi prestazionali, dal punto di vista estetico se lacco il legno, la differenza è minima, e diventa dif-

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ficile riconoscere un serramento in legno da uno in pvc. Invece di spingere il finger-joint, e fare gli industriali del legno, forse dovremmo cambiar strada, io ho cercato di far qualcosa di diverso. Ad esempio con il Tecnorovere Integrale, un prodotto innovativo. Per quanto concerne le caratteristiche tecniche del legno a differenza dei lamellari utilizzati normalmente i listelli sono giuntati in facciata formando un mosaico a vista che ricorda il parquet industriale. Nel 1990/92 a Lapeyre in Francia, realizzavano serramenti in rovere giuntato con lo stucco sui vetri, ma in Italia il rovere giuntato era improponibile. Adesso, sto preparando una fornitura di serramenti di legno dell’Uruguay per una commessa in Azerbajan, che è meglio del mogano. Propongo comunque anche il legno-alluminio; laccato all’interno e in alluminio finito finto legno all’esterno". Ma sostanzialmente ormai il legno non si identifica più con ‘forza’? "Io ho due aziende, la Italserramenti che si caratterizza con linee in legno massello e la Seridea nella quale realizziamo il prodotto Uniform con il loro pellicolato, eppure non si distinguono. E poi con la stampante

3D è possible fare anche le finestre ormai, anzi non credo sia lontano il giorno in cui sarà possibile portare la stampante tre D a casa del cliente e produrgli le finestre sul posto, e certo su misura. Una volta si distingueva facilmente una bella finestra in rovere da una brutta in abete. Oggi se ha tre guarnizioni e doppia camera è bella a prescindere dalla materia prima". C’è poi il fatto che si voglia in tutti i modi bypassare la necessità di doverlo manutentare all’esterno: un altro svantaggio del legno? "A cui anche noi abbiamo risposto con il legno-vetro. L’incollaggio strutturale del vetro effettuato dalla parte esterna copre totalmente l’anta apribile, evitandone nel tempo qualsiasi esigenza di manutenzione, raggiungendo oltre che ottimi risultati estetici – come per una facciata continua – anche eccezionali prestazioni termiche e acustiche perché distribuisce il carico in modo lineare. Il serramento raggiunge fino a 46 db di abbattimento acustico e assicura inoltre maggiore protezione antiscasso".

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INNOVATION MADEexpo ONYX SOLAR ENERGY

www.onyxsolar.com Giovanni Maci

Al MADE incontriamo anche Giovanni Maci, responsabile di Glasspro, con il quale parliamo del vetro fotovoltaico integrato al serramento, prodotto dalla spagnola Onyx Solar Energy. "Il nostro gruppo ha un’esperienza di più di trent’anni, legata al settore del vetro in Italia, e da circa tre anni promuove le soluzioni innovative di Onyx Solar, una realtà d’eccellenza e in piena evoluzione che ha già valicato i confini europei". Il vetro fotovoltaico implicherebbe di risolvere un problema estetico rilevante: l’integrazione del prodotto all’architettura. "Esattamente, ed è questo che noi ci proponiamo di fare ogni giorno, sviluppando e sostenendo una buona sinergia fra le diverse competenze: dallo strutturista, all’architetto, all’impiantista, al serramentista; perché un buon vetro ha sempre bisogno di essere progettato, prodotto e movimentato in una certa maniera, a maggior ragione se fotovoltaico". Questo prodotto segue i canoni di installazione tradizionali? "In linea di massima sì, rimane però un vetro speciale, che richiede maggiori accorgimenti in fase di installazione, inoltre, è necessario prevedere un valido sistema di cablaggio e l’occultamento degli stessi cavi. Anche se sorrido pensando che su questo punto specifico esistono diverse scuole di pensiero: alcuni progettisti, ad esempio, preferiscono addirittura lasciare i cavi a vista”. A voler descrivere brevemente un prodotto così innovativo? "Le due tipologie di prodotto Onyx Solar sono lo Skin Glass ed il Floor Glass. Quest’ultimo è un pavimento calpestabile in vetro antisdrucciolo, con tre gradi di trasparenza, 10, 20, 30%, che può essere anche colorato e retro illuminabile, con una tecnologia led che sfrutta la stessa energia prodotta. Lo Skin Glass è un vetro fotovoltaico per facciate continue o ventilate, anch’esso con differenti colori e

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trasparenze". La trasparenza sulla superficie verticale è fondamentale. "Noi consigliamo al massimo il 10 % di trasparenza per superfici orizzontali, mentre per quelle verticali il 20 - 30% diventa essenziale per un buon comfort visivo e termico. L’effetto colore è più intrigante e di grande valenza estetica, soprattutto se si utilizza vetro a diversi gradi di trasparenza. A tutti gli effetti parliamo di prodotti da costruzione in grado di sostituire il comune vetro per edilizia, apportare valore aggiunto all’edificio, con prezzi molto interessanti". Dobbiamo aspettarci di vedervi fra gli espositori alla prossima edizione? "Stiamo certamente valutando una nostra partecipazione alla prossima edizione di MADEexpo, nella logica di una maggiore interazione con un comparto italiano dell’edilizia di qualità e sostenibile”.


Dopo aver parlato del serramento minimale in legno, incontriamo nuovamente anche Gian Mocellin allo stand di Keller. Con lui in occasione di Architect@Work avevamo già parlato del serramento minimale per eccellenza, quello in alluminio (pagina 25 di Sistema Serramento n°8). "Questo serramento scorrevole, ha la caratteristica di avere il basamento completamente incassato a terra, quindi è complanare con il pavimento e tutto il profilo può essere completamente a scomparsa nella parete, lasciando a vista solo il profilo centrale del serramento che è di soli 2 cm (21 mm). Una soluzione ottimale per grosse vetrature che permette di avere una vista verso l’esterno completamente aperta, ampliando lo spazio percepito anche dall’interno. È un prodotto creato una decina di anni fa, prodotto in Lussemburgo dalla Keller e distribuito in tutto il mondo". Quali sono le sue caratteristiche prestazionali? "Ha prestazioni buone, in termini di trasmittanza termica è conforme a un serramento in classe A (il serramento garantisce valori da 0,9 a 1,0 W/mqK). I vetri possono essere a una o

due camere, quindi con doppio o triplo vetro, garantendo un’estrema sicurezza anche per grosse superfici, perché si può arrivare anche a un vetro di 12 mq e a un peso di 1000 Kg. In questo caso, però, l’anta viene movimentata con la motorizzazione, anche questa a scomparsa nel controsoffitto, perché un serramento di queste dimensioni sarebbe pesante da movimentare manualmente". Al tema è molto interessato anche Samuele Broglio che ha da poco presentato la versione lignea, e quindi nasce un divertente dibattito sulle finestre minimal! Per La Falegnameria, che durante l’estate si è arricchita della versione ad anta, rimandiamo all’articolo qui sotto.

IL MINIMAL DI LUSSO

innovative per il settore dei serramenti minimali". Quali? "Anzitutto lo scorrimento delle ante non avviene più mediante rotelle inserite nella traversa inferiore del telaio, ma bensì tramite un sistema basato su guide lineari rettificate in acciaio inox e relativi pattini a ricircolo di sfere; tale meccanica permette portate decisamente superiori rispetto agli altri sistemi (fino a un massimo di 1500 Kg circa) e inoltre, essendo studiata per movimentazioni industriali, garantisce lunga durata nel tempo anche a fronte di un uso intensivo. Il bloccaggio delle ante mobili non avviene mediante agganci a scatto, ma utilizzando una chiusura a funghi multipli comandata da maniglia, del tutto identica a quelle utilizzate nei serramenti di normale produzione; tale chiusura garantisce un bloccaggio sicuro tra anta e telaio". Quali sono le sue caratteristiche prestazionali? "L’utilizzo del legno, oltre a ridurre al minimo i ponti termici e le relative formazioni di condensa, permette un’opera di personalizzazione quasi infinita sia per quanto riguarda le forme dei profili che per i colori. Vista® ha già superato i test necessari per la Marcatura CE; un campione della misura di 2900x2900

Al MADE incontriamo anche Samuele Broglio, che ci racconta del serramento Vista© promettendoci per l’estate anche la versione a battente, che puntualmente per mano del fratello, il geniale Guglielmo Broglio è arrivata… Avevamo parlato nel numero scorso del modello scorrevole per esterni in legno con larghezza del nodo centrale inferiore a 25 mm (pagina 40 di Sistema Serramento n°8). Ripartiamo da qui per arrivare alla nuova versione. Perché avete proposto Vista©? "Risponde alla richiesta crescente di serramenti dal profilo minimale. Dopo l’alluminio, doveva arrivare anche il legno e così abbiamo progettato e brevettato Vista®, un modello di serramento scorrevole per esterni in legno con larghezza del nodo centrale di 23 mm. È il primo esempio di serramento in legno con sezioni paragonabili a quelle proprie dei serramenti minimali prodotti in alluminio e incorpora alcune soluzioni tecnologiche assolutamente

INNOVATION MADEexpo KELLER

www.minimal-windows.com Gian Mocellin

INNOVATION MADEexpo

LA FALEGNAMERIA www.falegnameriabroglio.it Samuele Broglio

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B A

mm, prodotto in Okoumè massiccio privo di rinforzi aggiuntivi e nella configurazione di guarnizioni più “scarica”, ha raggiunto la classe 4 per la permeabilità all’aria, la classe 4A per la tenuta all’acqua e la classe A2 per la resistenza al vento". E con l’inizio dell’autunno eccovi con la versione a battente: Vista TT ©? "Il progetto della lineaVista comprendeva già dall’inizio anche una versione a battente, perché con il solo scorrevole non si risolvono tutte le problematiche possibili in un’abitazione (in ambienti come cucina o bagno). Il serramento a battente però è certamente più complesso di uno scorrevole, soprattutto qualora si voglia fare un vero minimale ossia ridurre al minimo assoluto le parti cieche. Oggi si chiama minimale tutto purché abbia “poca carne” addosso, e quindi per molti basta smagrire un po’ un serramento normale per aver costruito un minimale; è un po’ come se un allevatore di Nelle fotografie A, B e C. il primo campione prodot- cavalli facesse dimagrire un cavallo da tiro e to, che misura 1480x1660 mm e che viene descrit- poi sostenesse di aver allevato un purosanto durante l’intervista. gue, teoria sulla quale, manco a dirlo, noi non concordiamo per nulla, e quindi lo sviluppo ha richiesto decisamente più tempo rispetto al sistema scorrevole". Ed ecco qui la nuova nata, allora direi per i lettori di descrivere le fotografie A, B e C. "Il primo campione prodotto, misura 1480x1660 mm ed è a due ante con apertura a battente e ne abbiamo già testato la funzionalità. Il serramento è dotato di doppia battuta con canale di depressione (sia su anta che su telaio) di guarnizioni e di sistema di chiusura multipunto, esattamente come accade in un serramento normale. Naturalmente la maniglia in foto è solo di prova perché nella produzione reale sarà utilizzata una maniglia a scomparsa. Stiamo già producendo altri campioni in misura da porta finestra". Passiamo alla foto B. "Mostra la vista del nodo centrale, che assomma a 35 mm, però è una misura mini-

C

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ma limitata a serramenti che non siano esposti ad acqua battente, ma per serramenti esposti si dovrà ‘accettare’ una sezione del nodo centrale da 40 mm al fine di permettere la fresatura del rompigoccia". Il particolare della foto C? "Il particolare dell’angolo superiore destro del telaio, evidenzia, partendo dall’esterno, il canale di depressione, il taglio della guarnizione (in questa fotografia non è montata essendo un campione per prove di apertura a tenuta meccanica) e la ferramenta a nastro posta sul telaio. Nell’angolo si nota l’elemento angolare “contrario” e la cerniera a scomparsa. Dove possibile abbiamo utilizzato ferramenta standard visto che non vediamo ragione per non utilizzare componenti di provata affidabilità". E riguardo l’anta? "Sull’anta destra dopo prova a urto, eseguita con le procedure della 13049 (anche se naturalmente con una apparecchiatura più empirica), si è incrinata una delle lastre dello stratificato sul quale si è verificato l’impatto, ma il serramento continua a funzionare senza che le incrinature abbiano compromesso la stabilità statica o la funzionalità dell’insieme". L’incollaggio strutturale? "Il campione statico realizzato per verificare la tenuta del sistema di incollaggio strutturale del vetro è costituito da un elemento da 1355x1030 che è stato caricato fino a una sollecitazione di 64 Kgm (o 629 Nm), ossia paragonabile a quella esercitata da un’anta da 128 Kg di peso della larghezza di 1 metro; per meglio visualizzare la cosa, la sollecitazione è quella propria di un’anta da 1000x2400 vetrata con un 5+5/camera/5+5 oppure con un 4+4/camera/4/camera /4+4 (però il campione statico ha una lunghezza del giunto collante molto inferiore rispetto all’anta teorica di cui sopra visto che sviluppa circa 4620 mm contro i 6620 di un’anta 1000x2400, cosa questa che fa sì che la linea collante del campione sia sovraccaricata di più del 40%


Nell’anta di destra il vetro con una notevole serie di linee di frattura; nonostante il colpo forte e la conseguente la rottura di una lastra il serramento continua a funzionare egregiamente sia in apertura che in chiusura.

rispetto ad una condizione di normale utilizzo). Comunque dopo 91gg la misura delle diagonali del campione attesta la quasi totale assenza di deformazioni (pochi decimi di mm di differenza tra le due diagonali), cosa questa che dimostra la notevole tenuta del giunto collante". L’anima tecnica di Guglielmo Broglio è sempre in fermento? Sin nei dettagli si è ricercato l’effetto minimale? "Naturalmente per far tenere il legno su queste sezioni è stato necessario studiare un sistema di laminazione legno/carbonio/fibra, mentre come ho già accennato per applicare una ferramenta multipunto sul telaio invece che sull’anta (per garantire le sezioni ridotte ed evitare nel contempo antiestetici ed anacronistici ringrossi all’altezza della maniglia e creare pulizia formale anche su questo fronte) è stato necessario studiare un angolo “contrario” che permettesse la congiunzione e la trasmissione del moto; naturalmente entrambe le cose sono state adeguatamente brevettate. Riguardo mio fratello, credo le pensi anche di notte". Immagino che siano previsti i consueti test per la marcatura CE? "Sì, nei prossimi mesi eseguiremo anche dei test di laboratorio aria-acqua-vento così da poter avere dati di tenuta, ma vista la natura dell’oggetto, quella di un serramento a battente con guarnizione continua sui quattro lati sottoposta ad appropriata compressione, la commercializzazione potrà avvenire sin da subito mediante marcatura CE con sistema tabellare. D’altronde nella 14351-1 la tabella I che permette di attribuire un valore di permeabilità all’aria senza eseguire test è stata inserite anche per consentire di immettere sul mercato serramenti innovativi senza dover per forza eseguire le prove prima". Dimenticavo di aver davanti anche un esperto in normativa e così in questa risposta c’è un’informazione utile per molti lettori, ma terminiamo con i primi risultati di Vista TT©, versione a battente. "Eseguendo i calcoli con

sistema semplificato per Uf e psi_g (penaliz- Sopra….. il campione statico zante circa del 15% su questi spessori sottoposto a prova di carico rispetto al sistema rigoroso con la 10077-2) a lungo periodo. e prendendo in considerazione un doppio battente da 1230x1480 si hanno delle Uw: ! di 1,5 W/mqK con un normale vetro da 1,1 W/mqK e canalino standard; ! di 1,3 W/mqK con un vetro da 1,0 W/mqK e canalino con psi_g da 0,06; ! di 1,1 W/mqK con un vetro da 0,7 W/mqK e canalino con psi_g da 0,06. Il che significa che anche usando vetri tutto sommato normali e prendendo i valori più penalizzanti possibile il minimale a battente Vista TT© si piazza bene nelle “Olimpiadi dell’Uw”. Questo è dovuto in parte alla ridotta sezione in larghezza e allo spessore che si attesta sui 96 mm per l’anta e sui 108 mm per il telaio nella versione per vetro da 35 mm di spessore massimo.

Alcuni scatti realizzati al MADEexpo del depliant di Vista © , la versione scorrevole, la prima nata. A sinistra: Sonia Maritan con Samuele Broglio.


INNOVATION MADEexpo PAIL

www.pailserramenti.com Fausto Pellegrini

Allo stand della Pail Serramenti hanno messo in atto il concetto di total look, grazie all’essenza rovere, al laminatino e 4 punti di forza: design, tecnologia, economicità e servizio. Parliamo con Fausto Pellegrini del total look che caratterizza con enfasi l’allestimento fieristico. Il total look è nato come progetto per il mercato italiano e ha comportato un forte investimento, alla fine del 2014, sulla filiera produttiva, dove abbiamo pianificato l’acquisto dell’impianto di estrusione di colla poliuretanica, per sviluppare e consolidare un prodotto di qualità alta. "Abbiamo fatto questo importante investimento in tecnologia per nobilitare il nostro prodotto e dare una risposta chiara e tempe-

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stiva alle esigenze del mercato domestico ed estero e per permettere di usare il rivestimento melamminico anche sul serramento, perché lì solo con la colla poliuretanica si può arrivare ad avere la certezza che il decorativo non venga via. Al compromesso qualitàprezzo giusto aggiungiamo le consegne puntuali e il più veloce possibile. Abbiamo quattro cataloghi di cui tre per le porte interne e uno per i serramenti in legno e legno-alluminio. Partiamo da un prodotto di fascia media con un catalogo di collezioni in decorato, cioè in materiale sintetico; un catalogo di fascia medio-alta con la proposta dei legni verniciati e soprattutto dei laccati, lisci e pantografati e poi arriviamo al catalogo Dolce Vita, un prodotto di fascia molto alta, che ci permette di conquistare il mondo.


In tre anni abbiamo implementato in modo esponenziale l’esportazione dei ns prodotti all’estero ottenendo numerosi riconoscenti. La strategia della Pail è quella di offrire, sia per il mercato italiano che estero, un prodotto qualificato anche per il prodotto in decorato e questo ci ha portato inevitabilmente a togliere l’MDF, che si identifica come prodotto di scarsa qualità rivolto ad un target di fascia bassa e ad utilizzare stipiti e coprifili in legno stratificato multistrato i quali, preciso, sono semilavorati prodotti nei ns stabilimenti. Anche per questo è risultato vincente l’acquisizione dell’impianto di colla poliuratanica, il suo uso fa sì che i nostri prodotti, porte ed infissi, resistano anche in ambienti di umidità e temperatura critica." Indispensabile quindi l’investimento nel nuovo impianto per l’incollaggio del rivestimento e anche la tecnologia del sistemista Uniform per il serramento in legno-alluminio? "Sì, con il quale abbiamo messo a punto il progetto per la finestra in legno- alluminio: Uniform è stata indispensabile nell’applicazione del rivestimento esterno e per scegliere il sistema più adatto. Adottiamo un design moderno, minimale e ricercato che ci ha permesso anche un po’ di snellire gli ingombri e i volumi per ottenere il giusto compromesso di qualità e prezzo. Noi abbiamo solamente esteso la linea per il poliuretanico dai semilavorati per le porte, ai profili per infissi in legno di abete lamellare giuntato, così da avere barre dritte, stabili, senza nessun problema di nodi, ricoperte con il decorativo. A questo punto il total look può essere proposto." Avete realizzato il concetto di total look con le finiture sintetiche, ma non solo. "Il coordinamento stilistico lo proponiamo sia sulle finiture sintetiche ma anche nel vero legno. Il concetto è lo stesso solo che il total look è stato fatto abbinando il vero legno di rovere in finitura cerata opaca e molto morbida al tatto. Quindi un total look di fascia alta, a cui aggiungeremo la boiserie integrata". Immagino che il concetto di total look così realizzato costituisse un obiettivo arduo da raggiungere senza questo investimento, la

competenza di specialisti qualificati e di fornitori autorevoli! "L’obiettivo era chiaro, ma il suo compimento ha richiesto un grande impegno da parte di tutti. La Uniform ci fornisce il sistema legnoalluminio e noi con le varie finiture abbiniamo la finestra al mobile, alla porta da interni e alla boiserie." Avete finalmente fatto dialogare il serramento interno con quello esterno e così si è ampliata la vostra gamma prodotti? "L’idea viene decisamente dal mercato: avendo quasi 900 punti vendita in Italia che vendono prodotti Pail in esclusiva ma anche altri prodotti, la richiesta è di avere un coordinamento stilistico dell’interno. Producendo sia serramenti che porte, possiamo coordinare i due elementi. Tutto ciò ci ha portati a far sì che tutti questi quattro punti: design, tecnologia, economicità e servizio diventassero realtà!"

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INNOVATION MADEexpo PB Group

WWW.PBGROUP.IT Andrea Vitale

Andrea Vitali crede nel legno per il mercato Italiano e internazionale, sia europeo che extra europeo, che consente grande versatilità per realizzare una finestra qualunque su disegno e quindi idonea anche per il recupero di palazzi antichi. La connotazione delle linee di prodotto definita nel 2015 è propedeutica a creare una comunicazione chiara verso l’utente finale, ben leggibile anche nel concept dello stand. Viola Vitali, CEO di PB Finestre, ce ne parla, ed esemplifica 4 famiglie di prodotti. "Un concetto semplificato per l’utente finale, considerata la grande gamma di prodotti PB, che ci ha portata a individuare 4 grandi famiglie: tradizionale, quindi la finestra tutto legno, che raccoglie l’Italica, l’Ottocento, il Novecento concava, la Quadra più pulita, la Tonda con un profilo rotondo, tutte disponibili in tre spessori, da 68, da 78 o da 98 mm, in castagno, rovere, meranti e pino lamellare. Si tratta di 30 modelli, combinando le sezioni con i sei stili. La seconda famiglia è Eterna, la finestra in legno-alluminio, disponibile in due sezioni da 68 e da 78 mm, che propone sul legno le stesse lavorazioni: Italica, Ottocento ecc. Sull’alluminio invece la Quadra, la Tonda, l’Impero e la Complanare, anche qui abbiamo una ventina di combinazioni o più. Poi Flat, il terzo gruppo, presentata nel 2014, una finestra ‘pulita’ con anta e complanari e ferramenta a scomparsa: tutto legno, legno-alluminio, legnovetro e vetro-vetro. Nella soluzione vetrovetro c’è la lastra di vetro sia all’interno sia all’esterno, tutte realizzate nella sezione 78… E poi abbiamo la finestra come la vuoi tu: quella su disegno". Raggiunti da Andrea Vitali e Ivo Pellegri l’Architetto dell’azienda, insieme a noi, creiamo un piacevole ‘salotto’ intorno al tema del momento.

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Proponete tutti il misto e il disegno minimal, perché? "Forse la gente pensa di durare in eterno, io non duro in eterno: le finestre, messe nel 1992, le cambio perchè voglio metter tre vetri, ma non perche siano vecchie. Voglio dire che le finestre fatte in pvc nel 1992 ormai sono impresentabili, invece il legno no. Comunque per fortuna sono arrivati i Polacchi e i Rumeni che vendono le finestre in pvc a 1 Euro. La signora Maria non si ricorda che l’ha pagata un euro, si ricorda che non funziona: questo è quello che mi fa piacere. Il mercato non sa che c’è una ruota che gira. Noi non abbandoneremo mai il calore del legno, anche se adesso tutti sono passati all’alluminio, al vetro, al pvc". La sua personalità dirompente mi è ormai familiare, e la sua passione costituisce da sempre la ricetta vincente di PB Finestre, una coerenza che lo porta persino a creare essenze, che a un tratto spruzza nello stand, inebriandoci, letteralmente, con l’aroma di una o l’altra specie lignea. Parliamo ancora di mercato e tendenze. "Noi andiamo in giro in tutto il mondo, nel Qatar, in America, in Europa, facciamo i Magazzini Gum, facciamo le finestre del 1.400. Tenga presente che c’è una domanda di finestre per i palazzi antichi per le quali la gente non sa a chi rivolgersi. Noi siamo in grado di rifare quelle finestre, ma certificate e tecnologicamente avanzate. Abbiamo in corso una trattativa a Parigi, in SaintGermain, c’è un palazzo che ha comprato un principe e che avrà 500 finestre. Attualmente stiamo realizzando anche dei palazzi in Marocco, in Israele stiamo facendo degli alberghi, …vedo che sta scemando la facciata continua, a vantaggio di un ritorno alla partizione fra pieni e vuoti".


INNOVATION MADEexpo ENSINGER

www.ensinger.it Luca Venegoni

Con Luca Venegoni parlo del marchio Ensinger, allo stand omonimo, che si occupa delle componenti di poliammide per taglio termico, rivolgendosi quindi a tutti i grossi sistemisti dell’alluminio. Nella vetrina risaltano, infatti, i nomi più rappresentativi della filiera: Uniform, Mixall, Woodman, Schüco, il Gruppo Sapa. Nei profili di alluminio qual è la tecnologia più recente? "Un accorgimento che consiste in una pellicola di alluminio a bassa emissività posta sulle pinne, cioè sulle appendici delle nostre barrette di poliammide; questa pellicola, creando un effetto

“thermos” respinge ancora di più l’effetto convettivo del calore.". Migliorano ulteriormente la prestazione termica del serramento? "Esattamente, le nostre barrette puntano proprio a questo obiettivo. La poliammide è ideale per l’isolamento termico ma è anche elemento strutturale, data la tenacità del prodotto". Un dettaglio importante della sezione del serramento!


OUTLOOK di Samuele Broglio

Fino al febbraio del 2011, mancando una regola ufficiale in materia di difetti ottico-visivi dei vetri, estenuanti e animate discussioni costituivano l’unico argomento logico a difesa della propria tesi. Con il Rapporto Tecnico UNI TR 11404 invece oggettività e ripetibilità dei giudizi rendono “misurabili” le motivazioni di eventuali contenziosi.

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QUANDO SI GUARDA UN VETRO Nella mia attività di perito di parte, nel contesto di cause legali, mi sono spesso trovato di fronte a contestazioni legate all'aspetto ottico-visivo di vetri singoli e/o di vetrocamera installati su serramenti interni e/o esterni. In tale contesto, spesso ci si trova di fronte a clienti (e purtroppo, molto più spesso di quanto per logica ci si potrebbe attendere, anche di fronte a tecnici), i quali pretendono che un vetro studiato per un impiego in edilizia si presenti assolutamente e perfettamente trasparente, privo di ogni difetto visibile e in grado di passare ogni esame ottico-visivo a prescindere dalla distanza e dall'angolazione di visione, dal tipo di illuminazione e dall'angolo d'incidenza della luce rispetto al piano del vetro stesso. Se tali pretese possono essere considerate condivisibili in caso di vetri destinati a impieghi speciali, quali per esempio i vetrini da microscopio, nei quali è indispensabile che sia assente qualsiasi imperfezione tale da falsare le osservazioni per le quali essi vengono utilizzati, le stesse non sono per nulla ragionevoli in caso di vetri destinati ad abitazioni i quali, per principio, non sono studiati per delicati usi scientifici, ma per contro debbono venire prodotti in grande quantità, in pezzi di dimensioni notevoli e, non ultimo, contenendo i costi a un livello ragionevole in base al loro utilizzo previsto. Nel momento nel quale le contestazioni vertono sull'aspetto ottico-visivo di un vetro, solitamente il cliente ritiene di essere nel proprio diritto nel pretendere che esso rispetti appieno le sue proprie opinioni in merito a trasparenza, variazioni di colore degli oggetti osservati attraverso di esso, presenza di bolle e/o inclusioni e/o rigature superficiali, così come pretende di definire le modalità di esame dello stesso, le quali di solito sono basate sulla presunzione che “...il vetro deve essere perfettamente trasparente a prescindere da come lo si osserva”. A seguito di ciò

chi come me esercita l'attività di perito, durante i contenziosi, spesso si è trovato impantanato in lunghe ed estenuanti discussioni, finalizzate a impedire alla controparte di raggiungere il suo obiettivo, il quale solitamente è, ovviamente, quello di procedere ad analisi effettuate a distanze veramente risibili (poche decine di centimetri e a volte persino con l'ausilio di strumenti ingranditori), con angolature di visione decisamente abnormi (angoli di visione praticamente tangenti al vetro) e/o in condizioni di illuminazione del


tutto irrealistiche (luce diretta, a volte proveniente da fonti artificiali di grande potenza, spesso incidente sul vetro con angoli estremamente ridotti), ossia, in pratica, applicando condizioni di esame tali da far risaltare al massimo ogni piccolo difetto. Altrettanto spesso poi, terminata la discussione legata alle modalità di analisi, ci si è trovati impegnai in altrettante e allo stesso modo defatiganti discussioni legate all'accettabilità dei difetti visibili, nelle quali ci si è dovuti difendere dalla pretesa di controparte di considerare inaccettabile qualsiasi difetto presente in una lastra di vetro, pretesa motivata basandosi sul fatto che essendo tale materiale per definizione modello di trasparenza nessuna sua riduzione rispetto all'assoluto, per quanto minima, possa venire accettata. In passato di fronte a tali discussioni i CTU nominati dal Giudice si sono solitamente basati sulle regole “...della logica e del buonsenso...”, ossia su parametri assolutamente soggettivi e aleatori, cosa questa in grado di provocare pesanti irritazioni a chi come me ama l'oggettività e la ripetibilità dei giudizi. Purtroppo, mancando una regola ufficiale e condivisa in materia di difetti ottico-visivi dei vetri, nel passato nulla si poteva fare in tali frangenti, se non discutere animatamente cercando di portare la maggior quantità di argomenti logici a difesa della propria tesi. A partire dal Febbraio 2011 però la situazione è mutata, anche se molti operatori del settore non hanno registrato il cambiamento, in quanto il nostro Ente Normatore nazionale, ossia l’UNI, ha emanato un Rapporto Tecnico (ossia un documento praticamente analogo a una norma) definito come UNI TR 11404, il quale “...definisce i criteri per la valutazione in opera della qualità ottica e visiva delle vetrate isolanti e del vetro destinati all'impiego in edilizia;...”. Tale Rapporto Tecnico, che per ragioni di spazio non tratterò in maniera completa ma che a mio avviso dato il suo

relativamente basso costo (poche decine di Euro) e la sua potenzialmente elevata utilità dovrebbe essere in possesso di ogni serramentista italiano, definisce: • modalità di esame, in base alle quali, tra l'altro (vedi cap.4) la vetrata “...deve essere esaminata in trasparenza illuminata da luce diffusa senza irraggiamento solare diretto...” non deve “...recare alcun segno di evidenziazione...” e deve essere visionata “....da una distanza di almeno 1 metro e in posizione ortogonale rispetto alla superficie vetrata... osservando solo dall'interno verso l'esterno”; • aspetti visivi tollerabili (vedi cap.5) tra i quali sono inclusi 1) colore intrinseco del vetro (in pratica variazioni di colore del paesaggio visto attraverso il vetro per principio non sono difetto) 2) fenomeni di interferenza e di iridescenza (in pratica effetti derivanti dalla scomposizione della luce non rappresentano difetto) 3) distorsione ottica delle immagini derivante da flessioni delle lastre in vetrate isolanti (eventuali flessioni delle lastre di un vetrocamera derivanti dalla variazione di pressione interna derivante dall'espansione/contrazione del gas causata da sbalzi termici non sono difetti) 4) presenza di condense sulle superfici esterne delle lastre (la presenza di condense sulle superfici delle lastre esposte verso l'ambiente non sono un difetto; è però difetto alla presenza di condense interne all'intercapedine di un vetrocamera) 5) wettability (qualora in caso di presenza di condense e/o di acqua allo stato liquido si notino segni come impronte di rulli, ventose, dita ecc. ciò non è difetto a patto che tali segni scompaiano all'atto dell'asciugatura del vetro); • tolleranze dei difetti visibili (vedi cap.6) quali, graffi, bolle, punti, macchie, inclusioni ecc...; tali aspetti sono considerati accettabili solo se compresi entro certe misure e solo se non presenti in una numerosità superiore

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a quella stabilita e parametrata in base alla dimensione del vetro (vedi prospetto 1); • tolleranze particolari (vedi cap 6) quali incrementi di tollerabilità dei difetti per vetrate isolanti multiple (triple o quadruple), per vetrate composte da vetri stratificati (numero dei difetti ed eventuali ondulazioni), per vetrate composte da vetri temprati (ondulazioni) nonché le tolleranze ammesse nel parallelismo dei distanziatori. Leggendo con attenzione la norma si può notare come spesso le modalità di esame dei vetri normalmente messe in atto durante i contenziosi (bonari, ossia senza la presenza di un legale e/o il coinvolgimento di un tribunale, oppure legali) non coincidano con le procedure previste a livello normativo e come altrettanto spesso una buona parte dei difetti in base ai quali i committenti pretendono la sostituzione dei vetri siano invece da considerare normativamente accettabili. A fronte di quanto sopra, oltre a reiterare l'esortazione di acquistare il documento normativo al fine di poterlo utilizzare con la propria clientela in caso di necessità, mi sento di avanzare i seguenti consigli: 1. evitare di riportare sui propri contratti condizioni di esame/accettabilità dei vetri autocostruite o ricopiate da documenti provenienti da vetrerie e che si discostino da quanto stabilito dalla norma, in quanto spesso tali condizioni non sono precise ed esaustive come il dettato normativo; il loro uso, vista la superiorità gerarchica di un contratto controfirmato dalle parti rispetto a una norma, potrebbe escludere quest'ultima portando un danno al serramentista (per esempio qualora si utilizzassero condizioni che prevedono l'esame da 2 metri in luogo del metro previsto dalla norma ma che non abbiano accluso un prospetto analogo al prospetto 1 della UNI TR 11404, si rischierebbe che si consideri inaccettabile qualsiasi difetto visibile da 2 metri; considerato che le inclusioni colorate spesso da 2 metri si vedono, anche se piccolissime, tale condizione risulterebbe penalizzante rispetto alla norma che, pur prevedendo un esame da distanza più sfavorevole permette la presenza di un determinato numero di inclusioni purché di diametro inferiore a 2 mm);

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2. non accettare dai propri fornitori di vetri condizioni di vendita differenti da quanto stabilito dal dettato normativo; la norma rappresenta lo stato dell'arte e quindi pretendere il rispetto della stessa da parte dei propri fornitori non significa altro che pretendere un proprio diritto; 3. non sostituire mai a titolo gratuito un vetro che presenti aspetti ottici-visivi considerati accettabili dalla norma, soprattutto se nelle proprie condizioni di vendita la stessa non è stata richiamata, in quanto ciò rappresenterebbe un precedente in base al quale la controparte potrebbe basare successive richieste di ulteriori sostituzioni; qualora in un simile caso si voglia comunque procedere alla sostituzione pro bono pacis sarà il caso di predisporre un documento, da far controfirmare dal committente, nel quale si metta ben in chiaro che “...la sostituzione è avvenuta pro bono pacis, nonostante il vetro presenti aspetti ottico-visivi considerati pienamente accettabili dalla normazione nazionale in materia e senza che ciò rappresenti un'ammissione di colpa da parte della ditta fornitrice...”. Come sempre voglio rammentare una cosa; le norme possono essere e spesso sono una seccatura soprattutto per i piccoli produttori, in quanto aumentano nettamente l'impegno burocratico delle aziende, ma alcune di esse se adeguatamente applicate possono essere e sono un importante aiuto nella difesa dei diritti dell'imprenditore.


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