FARE ITALIA2 Quadri di un’esposizione Pietro Ferrari • Paola Govoni • Sonia Maritan
Editoriale
A SPASSO PER IL MONDO
L’entusiasmo del secondo numero è dato dalla vastità del tema ma anche dal fatto che lo troverete interattivo, forse proprio questo evento ha stimolato Web and Magazine e in particolare Stefano Cervini a iniziare “a giocare” un po’ con la realtà aumentata …sembra che ci permetta di arrivare davvero in capo al mondo, noi di sicuro siamo sempre in movimento e poi all'Expo hai davvero la sensazione di girarlo in lungo e in largo il mondo! Sfogliando e cliccando qua e là potrete letteralmente entrarci all’Expo 2015 e vivere le prodezze di alcune aziende mentre costruiscono con centri di lavoro altamente tecnologici le componenti lignee, che poi assemblano, di meravigliose opere ingegneristiche, ma come per i migliori film su questo non vorrei anticipare troppo , lasciandovi prima al mio editoriale . . nUtrIre Il PIaneta All'interno dei padiglioni di Expo si svolge il tema della manifestazione: la rappresentazione delle problematiche profonde del cibo si unisce alla descrizione delle caratteristiche culturali dei diversi paesi, in questa piccola sequenza, di stampo sperimentale perché scaturite dalle prime impressioni del padiglione Zero e di quello belga presentati da Sonia Maritan.
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In vIsIta con l'archItetto Nella seconda visita, auspice la presentazione di promo_legno nel padiglione austriaco e nei padiglioni francese e spagnolo, l'architetto Sonia Maritan, direttore di Sistema Serramento, di StrutturaLegno e di FareItalia pubblicati da W&M, commenta i padiglioni di Expo e dialoga con Paola Govoni e Pietro Ferrari.
Il Padiglione del TURKMENISTAN
L'Expo con il linguaggio architettonico del nostro spaziotempo, ci ricorda che la glorificazione delle nazioni avviene ancora tramite la costruzione di edifici dallo stile rappresentativo del paese. Quando seppi del titolo dell’Expo 2015: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” rimasi abbastanza delusa. Avevo sempre pensato che le esposizioni universali, che divengono "internazionali" a partire dal 1928, fossero originariamente manifestazioni dedicate alla valorizzazione dei prodotti industriali, all'esaltazione del progresso. Quindi mi avevano cambiato le carte in tavole dal mio punto di vista, ed ero pronta a vederci soprattutto una valenza ipocrita in quel titolo e l’ennesima speculazione mediatica. Di fatto c’è anche questo, ma io mi illudo sempre di pensare che il cibo avariato lo potremo eliminare. La mia indole poi mi porta a trovare il bello e sempre in ogni occasione colgo l’aspetto positivo con naturalezza, e certo, qui, sono molti i lati seducenti che si percepiscono percorrendo quel lungo decumano. Una dopo l’altra le facce dei padiglioni si manifestano rendendo la promenade, un percorso che ritaglia scorci interessanti, raccontati con il linguaggio architettonico del nostro spazio-tempo, spesso ricordandoci che la glorificazione delle nazioni avviene ancora tramite la costruzione di edifici dallo stile rappresentativo del paese. Per questo il titolo che Pietro Ferrari ha dato a questo FareItalia: Quadri di un’esposizione, l’ho trovato poetico e calzante.
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Il Padiglione dell’ ESTONIA
Nel passato si trattava di far conoscere le tecnologie più innovative sperimentando sui nuovi materiali. Il pretesto per organizzare un'esposizione universale dipendeva, allora, molto spesso, da una commemorazione.
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Entrare qui, proprio come sfogliare questo secondo numero di FareItalia che abbiamo interamente dedicato all’Expo e che raccorda attraverso le promenades un quadro all’altro, mi porta vicino a moltissimi luoghi e culture che non ho mai visitato nella loro reale collocazione geografica: un’importante opportunità che noi di Web and Magazine non potevamo che cogliere. Entrare qui mi porta anche a fare un salto nel passato, alla prima Esposizione Universale a Londra del 1851, con il Crystal Palace: quell'evento colpì i partecipanti per la struttura architettonica dell'edificio che ospitava la manifestazione. Un' ampia navata di vetro e di metallo che l'architetto Joseph Paxton riprende in un progetto per l'esposizione parigina del 1867. Il metallo è il materiale la cui presenza diventa sempre più predominante nei padiglioni costruiti in occasione delle manifestazioni di allora. A quei tempi si trattava di far conoscere le tecnologie più innovative sperimentando sui nuovi materiali. Il pretesto per organizzare un' esposizione universale dipendeva poi, molto spesso, da una commemorazione: in Francia, il centenario della Rivoluzione francese è il pretesto per l'esposizione del 1889, il cui simbolo perenne è la costruzione di una torre alta 300 metri e progettata da Gustave Eiffel. Un caso particolare è il quartiere EUR di Roma per l’Expo del 1942, che non si svolse mai a causa della Seconda Guerra Mondiale. A Milano l’Acquario Civico è rimasto come segno di quella che ci fu nel 1906.
Il Padiglione della FRANCIA
Una manifestazione universale come questa porta soprattutto dei messaggi, fortemente correlati sia al riutilizzo dei padiglioni e sia dello spazio che attualmente accoglie l’Expo. Oltre un secolo dopo, arriviamo a oggi, dove primeggia il legno, un materiale che ha consentito di accelerare molto la fase finale del cantiere Expo per presentarlo puntuale al mondo il Primo maggio 2015. Durante la mia prima giornata all’Expo mi interrogavo, mentre la raggiungevo, sulla riflessione da fare hic et nunc. La prima differenza che emerge ai miei occhi, nonostante la fisicità delle costruzioni, è che la vetrina odierna di una manifestazione universale come questa porti soprattutto dei messaggi, per il tema che propone, fortemente correlati sia al riutilizzo dei padiglioni e sia dello spazio che attualmente accoglie l’Expo. Difficilmente le esposizioni attuali possono essere luoghi preposti e disposti a far conoscere nuovi materiali e tecnologie ma credo soprattutto alcuni linguaggi, quelli che sapremo cogliere. Perché saranno l’esperienza personale e le relazioni fra le parti che, nella società liquida di Zygmunt Baumann lasceranno il segno, mentre tutto velocemente evolve, come se percorressimo di corsa il decumano; mentre colori, immagini e suoni creano composizioni, scomposizioni e ricomposizioni rapide, incerte, fluide e volatili, in continuo e perenne divenire, con quella percezione, tutta contemporanea, di una velocità fuori dalla portata di un andamento a passo d’uomo.
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Il Padiglione dell’AUSTRIA
Il messaggio per i luoghi antropici riguarda il loro ciclo di vita ideale, Cradle to Cradle, come in natura, per creare davvero modelli sostenibili. Quello che si può trasferire fuori dall’Expo è il pensiero, che se ben formulato può diventare principio e allora io immagino che si debba trarre da questo luogo una nuova direttrice che si propaghi dal decumano, come se su quel tracciato ci fosse scritto: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Un messaggio che per i luoghi antropici significa creare un ciclo di vita ideale, Cradle to Cradle, dalla culla alla culla, o dalla vita alla vita dico io, come in natura, per creare davvero modelli sostenibili. Questo implica ottimizzare le risorse e valutare il bilancio ecologico sulla base del ciclo di vita per un oggetto, un prodotto, un edificio. Come per gli ingredienti di una pietanza, gli aspetti valutativi dell’ecodesign sono legati ai materiali, all’energia, tecnologia, manutenzione, impiego dei prodotti in opera e loro smaltimento, anche un uso diverso da quello iniziale, che sia possibile riparare e riutilizzare, prodotti che non devono avere costi aggiuntivi di adattamento per il cambio di destinazione d’uso, tutte valutazioni da prevedere in fase di progetto. I prodotti “verdi” che soddisfano l’eco-sostenibilità del processo produttivo, ma anche del ciclo di vita del manufatto, sono quindi gli ingredienti principali dell’innovazione sostenibile per creare davvero un mondo più pulito.
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Il Padiglione del VIETNAM
Molti padiglioni sono smontabili e riutilizzabili, così che possano rinascere altrove per connotare altri luoghi, spesso facendo ritorno nel Paese che li ha concepiti.
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Se pensiamo a un autoveicolo riciclabile al 90-95% possiamo trarne spunti interessanti anche per il comparto edile, che non avrebbe più quegli ingombranti scarti da portare in discarica …e poi chissà quale discarica! È sicuramente sensato, al di là dei materiali naturali, utilizzare materiali leggeri, usarne meno possibile e scegliere sempre quelli riciclabili. Pensare in alcuni casi ad architetture effimere e riciclabili. Allo stesso modo, il nostro organismo, utilizza quello di cui ci nutriamo per costruire se stesso. Ludwig Feuerbach asseriva “Noi siamo quello che mangiamo”, perché siamo fatti dal cibo solido, dall’acqua che beviamo, dall’aria che respiriamo, dei nostri pensieri e di quello che arriva dall’esterno. Dalla qualità e dalla purezza di tali sostanze che assorbe il nostro organismo nella sua interezza dipende il nostro benessere fisico, mentale, emozionale e spirituale. Creando questo parallelo con il comparto alimentare, auspico quindi che il cibo sia sano, gli ingredienti naturali, così che con gli “avanzi” si possano creare nuove portate, gustose come la ricetta originale. Allo stesso modo, per quanto abbiamo già potuto riscontrare, questi padiglioni sono smontabili e riutilizzabili, così che possano rinascere altrove per connotare altri luoghi, spesso facendo ritorno nel Paese che li ha concepiti.
Il Padiglione del QATAR
La forma dell’albero è una costruzione in acciaio e legno, che si avvolge su se stessa e sembra prendere vita! Giungo verso la fine con un elogio all’Albero della Vita, diventato simbolo di Expo 2015. Lo ha descritto l’Ingegner Giovanni Spatti in occasione del convegno Il legno è meraviglioso: Expo 2015 tenutosi a Ospedaletto di Pescantina in provincia di Verona durante il IV Forum internazionale dell’edilizia in legno. Concepito da Marco Balich, direttore artistico del Padiglione Italia, l’Albero della Vita è una struttura in legno lamellare di larice e di acciaio, alta 36 metri, posizionata all’interno di un bacino d’acqua, la Lake Arena, capace di accogliere 20.000 persone: con i suoi 90 metri di diametro è il più grande spazio aperto dedicato ai visitatori. Un’opera di ingegneria che, dal progetto originale, doveva essere realizzata con 500.000 Kg di acciaio e 100 m3 di legno lamellare. La difficoltà realizzativa di creare con il metallo le spire a doppia curvatura torte lungo l’asse ha fatto però optare per il larice, una scelta che ha portato a un risparmio di 350.000 kg di acciaio con un aumento di soli 20 mc di lamellare di larice. Quindi un totale di 150.000 kg di acciaio e 120 mc di legno (il legno pesa 90 tonnellate). Ogni spira (24 in tutto: 12 destrorse e 12 sinistrorse) è composta da 19 conci, (e ogni concio è composto da 5/6 pezzi: unità elementare della spira), realizzati in azienda da Wood Beton e uniti mediante assemblaggi meccanici eseguiti in cantiere. La forma dell’albero si ispira al pavimento della piazza del Campidoglio di Roma disegnata da Michelangelo ed è una costruzione che si avvolge su se stessa e sembra prendere vita!
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Il Padiglione della TURCHIA
È necessario indagare anche la tecnologia per incamminarsi verso un mondo più intelligente, meno distruttivo e più sostenibile.
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Il legno quindi è arrivato anche in soccorso per rendere possibile l’ingegnerizzazione del progetto, ma in moltissimi padiglioni è utilizzato con grande semplicità, persino enfatizzata dall’aspetto grezzo con il quale si raffigura. Sarebbe interessante valutare in quale percentuale sia stato utilizzato nel cantiere Expo nel suo complesso, ma credo che fra la sua funzione strutturale e quella di finitura superi il 50%. La sua presenza porta un altro messaggio, considerato che si tratta del materiale ecologico per eccellenza: se un secolo fa la sperimentazione tecnologica non aveva frontiere, oggi dobbiamo porci il limite della sostenibilità di tutti i processi produttivi. Questo non significa che gli altri materiali siano deprecabili ma indiscutibilmente che ogni processo debba essere Cradle to Cradle. Per pensare e agire in modo positivo bisogna discernere davvero, indagando anche la tecnologia che deve portare a un mondo più intelligente, meno distruttivo e più sostenibile. Certo, rispetto la malnutrizione nel mondo, sembra strano che la società contemporanea non possa con un click fare rete per ottimizzare le risorse alimentari e bilanciarle equamente fra le due parti del pianeta! Anche un viaggio con la mente quindi, quello dell’Expo, per perdersi e pensare a questi grandi temi mentre si cammina a passo d’uomo…
Il Padiglione del CILE
La diffusione dei semi L'Albero affonda le proprie radici nella potenza delle eccellenze italiane le raccoglie e, con un gesto plastico e altamente simbolico, le proietta verso il cielo quasi per ridistribuirle a favore dell'intero pianeta.
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Il Cardo è la strada che percorre tutto il Padiglione Italia I contenuti presenti nel cardo si innestano all'interno dei concept: Produzione, Evoluzione, Natura. Una festa visiva e sensoriale. Le Regioni Italiane presenteranno contenuti trasversali e coerenti con i temi di Padiglione Italia ed Expo 2015, con un focus specifico sul patto uomo-cibo-territorio. Inoltre nel Cardo, il visitatore è accompagnato alla scoperta, attraverso installazioni, storie e assaggi, dell'eccellenza della produzione italiana agroalimentare. Per orientarsi in questo divertente racconto, il visitatore sarà guidato da una APP che di volta in volta indirizzerà, fornirà approfondimenti e spunti a seconda del ‘palinsesto’ della giornata. “L’ Albero della Vita” è il segno fisico che sintetizza il percorso concettuale del Padiglione Italia: affonda le proprie radici nelle eccellenze del Paese Italia, con il Palazzo Italia e gli spazi espositivi e le raccoglie lungo il Cardo, per offrirle con un gesto ampio e simbolico, che ricorda la diffusione dei semi attraverso l'albero stesso. Segno italiano, icona globale! Realizzato grazie agli sponsor Coldiretti, Pirelli, al lavoro di Orgoglio Brescia, consorzio di 19 imprese Bresciane e allo Studio Giò Forma.
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La struttura, con i suoi 37 metri di altezza e una circonferenza di 45 metri è pensata per essere una macchina scenica che offre al pubblico uno spettacolo ogni ora per tutta la durata dell’esposizione universale con fontane, musica, luci, colori, proiezioni e spettacoli pirotecnici. L'Albero affonda le proprie radici nella potenza delle eccellenze italiane le raccoglie e, con un gesto plastico e altamente simbolico, le proietta verso il cielo quasi per ridistribuirle a favore dell'intero pianeta. Concepito da Marco Balich, direttore artistico del Padiglione Italia, l’Albero della Vita è una struttura in legno lamellare di larice e di acciaio, alta 36 metri, posizionata all’interno di un bacino d’acqua, la Lake Arena, capace di accogliere 20.000 persone: con i suoi 90 metri di diametro è il più grande spazio aperto dedicato ai visitatori. Un’opera di ingegneria che, dal progetto originale, doveva essere realizzata con 500.000 Kg di acciaio e 100 mc di legno lamellare. La difficoltà realizzativa di creare con il metallo le spire a doppia curvatura torte lungo l’asse ha fatto però optare per il larice, una scelta che ha portato a un risparmio di 350.000 kg di acciaio con un aumento di soli 20 mc di lamellare di larice. Quindi un totale di 150.000 kg di acciaio e 120 mc di legno (il legno pesa 90 tonnellate). Ogni spira (24 in tutto: 12 destrorse e 12 sinistrorse) è composta da 19 conci, (e ogni concio è composto da 5/6 pezzi: unità elementare della spira), realizzati in azienda da Wood Beton e uniti mediante assemblaggi meccanici eseguiti in cantiere.
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La forma dell’albero si ispira al pavimento della piazza del Campidoglio di Roma disegnata da Michelangelo ed è una costruzione che si avvolge su se stessa e sembra prendere vita! L'Albero è il collettore della straordinaria varietà italiana, della potenza e della capacità, propria del nostro Paese, di produrre bellezza. Le origini dell’albero sono profondamente ancorate nel nostro patrimonio culturale. È di fronte ai mosaici del Duomo di Otranto, che questa immagine ha, per la prima volta, emozionato Marco Balich. L’eco e le influenze di questo simbolo si ritrovano sia nel pavimento del Campidoglio di Michelangelo, sia nella tradizione orientale: in numerose culture del mondo, lo ritroviamo, come elemento dall'alto valore storico e spirituale, ma è anche, grazie al cinema, un segno iper-contemporaneo nell'immaginario collettivo. Gli edifici temporanei del Cardo che si affacciano sull’asse omonimo, un viale pavimentato largo 35 metri e lungo 325 metri che congiunge la Piazza d’Acqua a Nord con la piazza della Via d’Acqua a Sud, sono progettati con un sistema strutturale “a secco” per essere “smontati” al termine dell’evento e ricollocati in altra sede. Il concept di Nemesi per gli edifici del Cardo si basa sull’idea del Borgo Italiano, formato da volumi giustapposti a piccole piazze, terrazze e percorsi porticati. Composizioni geometriche differenti, talune a sbalzo, si susseguono incastrandosi tra loro come a dar vita a un grande mosaico in cui ogni pezzo ha una propria autonomia e identità progettuale. Al piano terra e al primo piano sono previste le “piazzette” generate dalle alternanze dei volumi architettonici. Gli edifici del Cardo saranno rappresentativi del territorio italiano e in particolare delle regioni, che qui troveranno la loro sede di rappresentanza ed espositiva. Di fronte a Padiglione Italia, nel Cardo nord, sono stati riservati spazi istituzionali, espositivi e di rappresentanza per il padiglione dell’Unione Europea, evidenziando in modo simbolico la stretta relazione tra l’Italia e l’Europa. Una traiettoria che spontaneamente porta all’analisi della biodiversità italiana, rappresentate nel Padiglione Italia, ma di cui trattiamo qui, sotto l’Albero della Vita, che le raccoglie tutte. Sono 21 piante delle regioni e dei territori italiani, che compongono il vivaio Italia, il Paese più biodiverso d’Europa. L’Italia è un ponte gettato nel cuore del Mediterraneo, una terra di diversità. Nonostante l’occupazione del suolo e delle coste, l’Italia è, infatti, ancora, il Paese con la massima biodiversità in Europa. Ogni Regione italiana ha scelto una pianta che fosse simbolo della sua storia, della sua cucina, del suo ingegno nel costruire un ambiente sostenibile, delle sue tradizioni e insieme del suo futuro.
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Abruzzo – il rito dello Zafferano La produzione dello zafferano di Navelli è un rito antico: la raccolta manuale, prima dell’alba, si fa stringendo il fiore ancora chiuso tra pollice e indice di una mano e recidendolo con l’unghia. Poi vengono separati gli stimmi e messi ad asciugare sopra la brace viva di quercia rovella. Tostato ed essiccato così, lo zafferano conserva il colore rosso porpora, la fragranza e l’aroma. La selezione dei bulbi è rigida e ogni zafferaneto vive un solo anno! Per questo i bulbi abruzzesi sono i più grossi e gli stimmi i più lunghi. Alto Adige – Suedtirol – il pane naturale di Segale La segale, giunta sulle Alpi nell’800 a.C. e oggi di nuovo coltivata soprattutto in Val Venosta e Val Pusteria, occupa un posto d’onore nel mondo dei cereali altoatesini: molte varietà di pane sono ottenute con farina di segale e pasta madre, il lievito naturale prodotto dai panettieri. Affinché durasse, il pane veniva fatto essiccare e così nacque lo Schüttelbrot. Pane naturale senza conservanti! Il progetto “Regiograno” ha l’obiettivo di rilanciare i cereali in Alto Adige, creando una rete tra agricoltori, mugnai e panificatori. Basilicata – la Fragola della California italiana Il Metapontino, lembo di terra che si affaccia sul Mar Jonio, culla della Magna Grecia, è detto “California d’Italia” per le condizioni del terreno e il clima eccezionalmente favorevoli. La regina delle colture è la fragola, soprattutto la varietà coltivata Candonga, dal frutto (in realtà un’infiorescenza ingrossata) succoso e aromatico, apprezzata ed esportata in tutto il mondo! Conserva integri, per più giorni, sapore e consistenza. Gli chef stellati la utilizzano sempre di più per i loro originali piatti in cucina. Calabria – il misterioso Bergamotto Vive nel sud della Calabria almeno dal Trecento. È un agrume sempreverde di origine incerta e nome misterioso, mutuato dal turco o dall’arabo. Sulla costa da Villa San Giovanni a Monasterace produce il suo olio essenziale, un toccasana, frutto di una miscela di 250 sostanze! L’essenza ricavata dalla sua scorza è ingrediente basilare dei profumi. Il the nero aromatizzato al bergamotto incantò gli inglesi due secoli fa. Il succo rende prelibati dolci, creme e liquori. Chi lo scoprì lo definì il frutto più prezioso di tutti.
Campania – i terrazzamenti di Limone I più pregiati sono quelli di Sorrento e della Costiera Amalfitana: profumo intenso, polpa succosa, pochi semi. Magnifica è la coltivazione tipica a terrazzamenti, lungo i versanti scoscesi della costa, con la copertura delle piante attraverso le mitiche “pagliarelle”. I giardini di limoni sono fazzoletti di terra sempreverdi, elementi di spicco del paesaggio più celebrato al mondo! Li portarono in Campania gli arabi, ma già ne troviamo di molto simili agli attuali nei dipinti e nei mosaici di Pompei ed Ercolano. Emilia-Romagna – il tricolore del Melograno Fin dal Trecento il melograno era presente in Emilia-Romagna nei giardini dei contadini e negli orti dei conventi, per uso alimentare e medicinale. Il frutto del buon augurio cresce su piante bellissime, raffigurate in affreschi rinascimentali e ceramiche faentine. Per il verde delle foglie, il rosso dei chicchi e il bianco della membrana che li avvolge, è la pianta del tricolore italiano! Varietà locali, come la Grossa di Faenza, sono oggi molto rinomate e la ricerca conferma che la melagrana contiene sostanze antitumorali. Friuli Venezia Giulia – la giovanissima Barbatella di vite La barbatella è la madre del vino: una giovanissima pianta di vite, già innestata e pronta per essere piantata. Nei decenni fra Ottocento e Novecento il flagello della fillossera devastava i vigneti europei, attaccando le radici. Ci si accorse che l’unico rimedio era innestare le varietà europee su viti americane, non attaccate dall’insetto. In Friuli nacquero i primi vivai per il reimpianto e Rauscedo ne divenne la capitale. Oggi una barbatella su quattro, nel mondo, parla friulano! Grazie a ricerca, innovazione e qualità. Lazio – il romanesco Carciofo La ninfa Cynara rifiutò le attenzioni di Zeus e fu trasformata in pianta spinosa. Forse originario dell’Etiopia, il carciofo deriva dal cardo selvatico e fu portato in Lazio dagli etruschi. Gli egizi lo utilizzavano in cucina, in medicina e nei riti funebri. Principe della cucina romana secondo il gastronomo Apicio, Plinio il Vecchio ne esaltò le proprietà depurative, toniche e… afrodisiache! Nel Lazio sono tante le varietà coltivate, invernali ed estive, ma il più conosciuto è il carciofo romanesco del litorale laziale.
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Liguria – lo spettacolare Olivo Alti, plurisecolari, abbarbicati ovunque: gli olivi hanno trovato in Liguria un microclima particolare. Lo spettacolo degli oliveti liguri e dei terrazzamenti con muretti a secco è unico al mondo, per bellezza e ingegnosità nello sfruttare anche i pendii più scoscesi! È un paesaggio plasmato in questo modo fin dall’epoca romana per produrre un olio pregiato dal sapore delicato. Tante le varietà coltivate da Ponente a Levante, come l’oliva taggiasca, pazientemente selezionata dai monaci benedettini del convento di Taggia. Lombardia – il benefico Gelso Un tempo gli argini di campi e vigne della Lombardia erano contornati da file di gelsi. La pianta fu introdotta in Italia dai bizantini e diffusa nei domini lombardi dagli Sforza nel Quattrocento: le foglie dei “mori”, altamente proteiche, nutrivano i bachi da seta. Il gelso è resistente, ornamentale e produce more benefiche: una pianta umile e utilissima! Oggi le robuste varietà di gelso portate dagli emigranti lombardi in Sudamerica fanno il viaggio di ritorno: non solo per la bachicoltura, ma anche per foraggio e biomasse. Marche – la ricchezza della Roverella Fusto contorto e ampia chioma, la roverella è più piccola di altre querce caducifoglie ed è diffusa nei pendii marchigiani soleggiati, dal livello del mare fino ai 1100 metri d’altitudine. È buona come legna da ardere, ma presenta una ben più redditizia e rara proprietà: dove c’è lei ci sono anche i tartufi! Allo stato naturale stringe simbiosi con quasi tutte le specie di tartufo presenti sul territorio, ma predilige i tartufi neri, in particolare il tartufo nero pregiato, il tartufo scorzone e quello uncinato. Molise – le fertilizzanti Leguminose Un tempo le leguminose locali, come le lenticchie di Capracotta, i fagioli di Castel San Vincenzo e Conca Casale, le cicerchie di Baranello, i ceci di Riccia, erano parte essenziale della biodiversità agricola molisana. I loro semi contengono una quantità di proteine molto elevata, talvolta superiore a quella contenuta nella carne! Abbandonate per motivi economici, oggi vengono riscoperte e conservate, anche perché rappresentano preziose colture di rinnovo nelle rotazioni agricole, grazie al loro effetto fertilizzante.
Piemonte – la tipicità del Nocciolo Pietro Ferrero un secolo fa coltivava l’idea di realizzare un companatico per il pane che gli operai si portavano in fabbrica: una crema spalmabile di cioccolato con aggiunta di nocciole tipiche del Piemonte. La progenitrice della nutella (da “nut”, nocciola) si chiamava Pasta Giandujot ed era prodotta ad Alba: diventerà poi un enorme successo internazionale! La varietà di nocciolo coltivata in Piemonte è la Tonda Gentile Trilobata, la migliore al mondo per conservabilità, forma, gusto e aroma dopo la tostatura. Puglia – le “orecchiette” di Frumento Duro Il grano duro nacque dalla fusione di due specie selvatiche nella Mezzaluna Fertile e trovò nel clima caldo e secco del Tavoliere un ambiente ideale. Da quello pugliese, presente già nel V secolo a.C. e oggi prodotto soprattutto nelle province di Foggia, Bari e Taranto, si ricavano semole a granuli grossi ricchi di glutine e proteine, adatte per produrre pani tipici cotti in forni a legna, come il pane di Altamura e il pane di Laterza, o le tipiche frise salentine! Ma, soprattutto, paste di grano duro per le celebri orecchiette. Roma Capitale – la sacralità del Lauro Nella mitologia greco-romana l’alloro era una pianta sacra che simboleggiava sapienza, gloria e abbondanza. Una corona trionfale di Laurus cingeva la fronte dei generali che tornavano vittoriosi a Roma e poi degli imperatori. Portarla era il massimo onore anche per un poeta, che diveniva così “laureato”! Cresce spontanea nelle regioni mediterranee. Boschetti di questa pianta aromatica sempreverde sorgevano vicino ai santuari e ai luoghi di purificazione. Troviamo l’alloro raffigurato in splendidi affreschi di età imperiale. Sardegna – il tessuto di Sughero La quercia da sughero cresce spontanea in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. Se ne ricava un tessuto vegetale impermeabile e isolante. Per avere il sughero “femmina”, il più pregiato, ci vogliono abilità, per non rovinare con i tagli la corteccia sottostante, e tanta pazienza: l’albero, per essere decorticato senza danni, deve avere almeno vent’anni e il prelievo successivo deve attendere almeno dieci anni! L’estrazione e la lavorazione del sughero sardo è concentrata in Gallura, in particolare a Calangianus.
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Sicilia – il “rinnovabile” Fico d’India È maestra nell’accumulare acqua, come tutte le piante succulente. Nasce in Messico ma da cinque secoli il ficodindia è siciliano di adozione. Resiste dove altri soccombono. Dai semi si spreme olio per cosmesi, le sue pale spinose sono commestibili, viene usato come foraggio e per biomassa. Se ne ricavano persino pigmenti naturali per celle fotovoltaiche di nuovissima generazione! Ma i più amati sono i suoi deliziosi frutti, che Elio Vittorini così descrive: “Frutti coronati di spine che crescevano, corallo, sulla pietra”. Toscana – il plurisecolare Castagno Originario dell’Asia minore, il plurisecolare “albero del pane” era indispensabile per la vita in montagna. Regalava legno, farina, frutti e buon miele. “Pan di legno” e “vin di nuvoli”: il povero pasto a base di polenta di castagne e acqua di fonte diventava più saporito chiamandolo con nomi poetici! I castagneti da frutto un tempo ricoprivano 150.000 ettari di Toscana. Le invasioni della vespa cinese e della robinia hanno ridotto molto la produzione recente, motivo in più per difendere le varianti tipiche toscane. Trentino – le antocianine del Mirtillo Blu intenso, gustosi e carnosi: i mirtilli crescono bene in montagna anche oltre i 1000 metri, in terreni acidi. Si raccolgono tra luglio e ottobre nei boschi e nelle vallate del Trentino, che vanta una produzione di piccoli frutti di altissima qualità, per consumo diretto, marmellate e liquori. Le antocianine sono pigmenti con un’elevata attività protettiva antitumorale e i mirtilli ne sono ricchi! La specie maggiormente coltivata in Trentino è il mirtillo gigante nordamericano ed è suddivisa in varietà particolari come Brigitta. Umbria – la specie rara di Lenticchia Sugli splendidi piani carsici di Castelluccio di Norcia, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a circa 1500 metri di altitudine, si coltiva una varietà speciale e rara di lenticchia. I suoi semi sono stati trovati in tombe neolitiche del 3000 a.C. Proteine vegetali, vitamine, fibre e sali: la piccola “Lénta” ha tutto ciò che serve per una dieta nutriente e sana! Abituata al freddo, resiste ai parassiti. I germogli si mangiano in insalata. Grazie alla buccia tenera, può essere cotta senza ammollo, per deliziose creme e zuppe.
Valle d’Aosta – il luogo del Melo Lungo la Dora Baltea, le fertili terrazze alluvionali sono un paradiso per il melo. Piove poco e il territorio valdostano, benché circondato dai massicci delle Alpi, è inondato di sole e di vento, anche in settembre e ottobre, quando maturano le mele. Un ambiente unico, che ospita più del 40% di tutte le piante italiane! Da secoli le mele, renette e non solo, sono presenti in tante ricette, nel sidro, nei riti e nelle feste. Veneto – il nettare della Vite Nel 2013 l’Italia era detentrice del maggior numero di vitigni al mondo, con quasi 380 varietà tipiche, 25 delle quali solo in Veneto. La Dorona è un vitigno autoctono coltivato esclusivamente nella piccola isola lagunare di Mazzorbo: è un’antica e dorata uva bianca veneziana, una delle più rare che esistano! In Veneto si coltiva la vite dal VII secolo a.C. Secondo i romani, il vino retico delle colline veronesi era secondo soltanto al Falerno. Nel Cinquecento comparvero nel vicentino i vini “piccanti”, cioè frizzanti.
Semi per il futuro Padiglione Italia è un grande vivaio, il terreno di cultura, dove germogliano e crescono i semi del futuro. Semi che l'Italia offre al mondo intero come contributo sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Un vivaio di idee, proposte, soluzioni, per tutto il Paese e un itinerario scandito dalla potenza del saper fare, della bellezza, del limite e del futuro.
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Il candido involucro del Padiglione Italia è in cemento biodinamico e il suo colore insieme alle sue proprietà disinquinanti e autopulenti mi inviano un messaggio di onestà e chiarezza, perché ogni architettura rappresenta un messaggio preciso, con la responsabilità di costituire poi una comunicazione permanente, e questo Padiglione è fra quelli che resteranno! L’interno poi, ci sorprende con la sua ricchezza di contenuti, il cui concept guida è “Vivaio Italia”: uno spazio protetto che aiuta i progetti e i talenti a germogliare, offrendo loro un terreno fertile in grado di dare visibilità e accoglienza alle energie giovani che operano nel Paese e che attiva, tra gli altri, Università e sedi di ricerca. La metafora del vivaio si presta a molteplici interpretazioni, valorizzando alcuni aspetti della cultura e della società italiana in questa fase di cambiamento: un vivaio di idee, proposte, soluzioni, per tutto il Paese. Soluzioni che il Paese Italia offre alla comunità globale. Uno spazio di crescita, sviluppo, formazione. Un laboratorio. “Orgoglio Italia”, che caratterizza lo spirito del Padiglione, è la riaffermazione del contributo straordinario che l'Italia sta dando a questa esposizione universale, come luogo dove si coltivano risposte ma anche spazio in cui, maieuticamente, si pongono domande, e si stimola il senso critico dei visitatori coinvolgendoli attivamente in una esperienza che è al tempo stesso sorprendente, divertente, stimolante, ed educativa.
Padiglione Italia
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Il Padiglione italiano propone risposte e contenuti di approfondimento disposti secondo quattro assi concettuali, che sono la potenza del saper fare: creatività, eccellenza, innovazione; la potenza della bellezza: turismo, qualità della vita, paesaggi d’Italia; la potenza del limite: tradizione, gestione delle risorse, resilienza; la potenza del futuro: i semi del futuro, i semi naturali e i semi imprenditoriali. Quattro valori cardine, queste ‘potenze’ dell’Italia, individuate grazie a un lungo lavoro con Censis e Aaster ed esplose con le Regioni in due anni di lavoro sul territorio. A Padiglione Italia il visitatore potrà vivere un’esperienza immersiva per comprendere ed esplorare l’essenza del significato di ‘identità italiana’, una visione chiara e coerente in tutti gli ambienti espositivi, un percorso che susciterà orgoglio di appartenenza nei visitatori italiani e rinnovata curiosità e stimolo nei visitatori internazionali. Un itinerario, che sprigiona tutta la creatività nostrana e che merita un’ampia trattazione, da restituire con la stessa cura del dettaglio che gli italiani dedicano al loro “fare quotidiano”.
Il progetto architettonico
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Lo stesso Palazzo Italia è simbolo della grande fabbrica contemporanea, una sfida architettonica e costruttiva tutta italiana, un’opera contraddistinta da sperimentalità e innovazione in termini di design, materiali e tecnologie impiegati. È stato progettato in un’ottica sostenibile e concepito come edificio a energia quasi zero grazie anche al contributo del vetro fotovoltaico in copertura e alle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento per l’involucro esterno. Un “organismo osmotico” che dialoga e scambia energia con l’ambiente circostante. Il Padiglione è costituito da Padiglione Italia, edificio permanente di 6 livelli per un’area costruita di 14.400 mq, e dagli edifici temporanei del Cardo, di 2 livelli per un’area costruita di 12.500 mq. Ha comportato 7 mesi di progettazione, dal progetto preliminare all’esecutivo e 14 mesi di cantiere con oltre 200 professionisti coinvolti. 3 imprese italiane per realizzare l’involucro ramificato e la vela di copertura di Palazzo Italia con tecnologie all’avanguardia per 27.000 mq di spazi, a prevalente uso espositivo. Un’opera dal forte valore sperimentale costruito con 2.000 tonnellate di cemento i.active Biodynamic, oltre 700 pannelli ramificati tutti diversi tra loro e 4.000 mq di vela di copertura con 400 tonnellate di acciaio. Il progetto architettonico del Padiglione Italia è di Nemesi&Partners ed è il risultato di un concorso internazionale di progettazione aggiudicato da Expo 2015 S.p.A. nel Maggio 2013; su 68 studi partecipanti è risultato vincitore il
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progetto architettonico di Nemesi con Proger e BMS Progetti per la parte ingegneristica relativa alle strutture e agli impianti e il Professor Livio De Santoli per la sostenibilità dell’edificio. “Abbiamo immaginato un’architettura che rappresentasse l’idea dello stare insieme e la capacità di riconoscersi in quanto comunità attraverso una struttura innovativa, contemporanea, che tenesse conto della grande tradizione dell’architettura italiana. Palazzo Italia cerca una spazialità complessa, ricca, che fa del dialogo delle parti un elemento fondante” afferma Michele Molè, fondatore e direttore di Nemesi. A dar risalto alle forme scultoree dell’edificio, ispirato a una “foresta urbana”, è la ricca trama ramificata dell’involucro esterno. Per il design di questa “pelle” Nemesi ha dato vita a una texture geometrica unica e originale che evoca l’intreccio casuale di rami. L’intera superficie esterna di Palazzo Italia in cemento “i.active BIODYNAMIC” con principio attivo TX Active brevettato da Italcementi è costituita da pannelli, ingegnerizzati da Styl-Comp, tutti diversi tra loro. A contatto con la luce del sole, il principio presente nel materiale consente di “catturare” alcuni inquinanti presenti nell’aria trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog. La malta cementizia prevede l’utilizzo per l’80% di aggregati riciclati, in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione del marmo di Carrara, che conferiscono una brillanza superiore ai cementi bianchi tradizionali. La “dinamicità” è una caratteristica propria del nuovo materiale che presenta una fluidità tale da consentire la realizzazione di forme complesse come quelle che caratterizzano i pannelli di Palazzo Italia. La copertura di Palazzo Italia è una “vela” dal design innovativo che interpreta l’immagine della morbida chioma di una foresta. Caratterizzata da vetro fotovoltaico e da campiture geometriche sia piane che curve è realizzata da Stahlbau Pichler; assieme all’involucro ramificato dell’edificio è espressione d’innovazione sia in termini di progettazione che di tecnologia. L’andamento della copertura trova il suo punto di maggior espressione architettonica in corrispondenza del cuore della piazza interna, dove un grande impluvio di forma conica si inserisce in “sospensione” sulla piazza e sulla scala centrale irradiandole di luce naturale. Per posizione e architettura, Palazzo Italia assume il ruolo di Landmark all’interno dell’area Expo: posto a nord costituisce il fondale scenico del viale del Cardo che attraversa tutto il sito espositivo. Unica opera architettonica permanente all’Expo raggiunge un’altezza di 35 metri, la vetta più alta all’interno del sito dell’esposizione universale. Palazzo Italia è ispirato a una “foresta urbana”; la “pelle” ramificata disegnata dallo Studio Nemesi come involucro esterno dell’edificio
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evoca una figuratività primitiva e tecnologica al tempo stesso. La tessitura di linee genera alternanze di luci e di ombre, di vuoti e di pieni dando vita a un’architettura-scultura che rimanda a opere di Land Art. Per l’architettura di Palazzo Italia lo studio Nemesi è partito dall’idea di coesione, intesa come forza di attrazione che genera un ritrovato senso di comunità e di appartenenza. L’energia della comunità è rappresentata dalla piazza interna; cuore simbolico e partenza del percorso espositivo, riunisce attorno a sé i quattro volumi che danno forma a Palazzo Italia. Vere e proprie quinte urbane, i quattro blocchi ospitano rispettivamente: la zona Espositiva (Blocco Ovest), la zona Auditorium-Eventi (Blocco Sud), la zona Uffici di Rappresentanza (Blocco Nord) e la zona Sale ConferenzeMeeting (Blocco Est). I volumi architettonici, metafora di grandi alberi, presentano degli appoggi massivi a terra che simulano delle grandi radici che affondano nel terreno; gli stessi volumi, visti dalla piazza interna, aprendosi e allungandosi verso l’alto si liberano come chiome attraverso la grande copertura vetrata. Nemesi ha immaginato il percorso espositivo di Palazzo Italia come una graduale scoperta e conquista delle forme e dei contenuti di questa architettura-paesaggio. Il percorso inizia nella piazza interna, grande hall di accoglienza dei visitatori, dove superfici inclinate e curve conferiscono fluidità e dinamismo alle volumetrie architettoniche disegnando uno spazio suggestivo. La grande scala che si innalza dalla piazza attraversa longitudinalmente lo spazio e ne connette visivamente tutti i piani. Dal secondo al quarto livello, a tripla altezza, un grande guscio “sospeso” e completamente visibile dalla piazza accoglie al suo interno la Zona Espositiva. È questo cuore simbolico la parte che attira l’attenzione entrando qui e riunisce attorno a sé i gruppi di visitatori suggestionandoli prima che intraprendano il percorso espositivo, attirati e attratti dal grande fascio di luce che dà vita alla piazza interna e invita poi a salire lungo la scala. Al piano terreno è l'arte contemporanea italiana a offrire i primi spunti di riflessione ai visitatori. Un dialogo tra classicismo e contemporaneità, con la presenza di una scultura realizzata appositamente per Expo Milano 2015 da Vanessa Beecroft. Jennifer Statuario, questo il nome dell’opera, si compone di due sculture entrambe ricavate dal calco dal vero della sorella dell’artista. Lo stile utilizzato è quello classico-figurativo, mentre la posizione della scultura, posta a testa in giù, insieme ad altri elementi, ha lo scopo di destabilizzare l’idea di classicità; rappresentata invece appieno da un’altra opera del percorso artistico, la Hora. Questa, realizzata in marmo lunense di Carrara, appartiene probabilmente al I secolo d.C. con integrazioni quali la testa, la base e parte delle mani, risalenti a metà del XVI secolo. La dea è vestita di un drappo a
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pieghe, le cui stoffe modellate ne delineano le forme classiche al punto tale da rendere quasi reale l’impalpabilità della veste. Due opere pregne di significati che, si inseriscono in modo funzionale nel percorso che si snoda all’interno del Padiglione, dialogano fra passato e futuro. Al primo piano la potenza del saper fare, rappresentata attraverso 21 storie da 21 regioni che raccontano il nostro saper fare, ovvero: ingegno, creatività applicata, innovazione attraverso un’installazione di sculture raffiguranti uomini e donne che compongono una sorta di “tableau vivant”. Una rappresentazione ultramoderna di professioni capaci di rappresentare le attività economiche più significative e distintive del territorio. Storie di donne e uomini impegnati ogni giorno a rendere la nostra terra ricca e produttiva. La potenza della bellezza invece, si riflette in 3 stanze, rivestite di specchi, che ci accolgono al secondo piano: paesaggi, architetture e dettagli di interni mozzafiato ripresi con tecniche che valorizzano la loro unicità. Le vedute, gli interni, i paesaggi sono replicati visivamente grazie al sistema a specchi (riflessioni) e a tratti scomposti (caleidoscopio) per produrre una visione originale, un nuovo sguardo sulla bellezza e un effetto di riproduzione infinita che avvolge il visitatore. Nella visione proposta il concetto di bellezza è inquadrato all'interno dei canoni prospettici. “Prospettiva” intesa anche come metafora del “guardare oltre”: sinonimo di visione e capacità progettuale e una riflessione sull'importanza del mantenimento e recupero del nostro enorme patrimonio artistico. Un percorso a contrasto: il visitatore avrà modo di rivivere in tutta la sua drammaticità il momento del crollo della Basilica di San Francesco. Il filmato del crollo proiettato e per terra cocci, detriti, macerie. Di fianco, immagini di come si presenta oggi la volta affrescata e la Basilica integra grazie allo straordinario intervento di recupero. Un ulteriore momento di riflessione attende il visitatore, con l’installazione “Italia: se non ci fosse?“ che invita il pubblico, attraverso un grande plastico del Mediterraneo in cui manca la nostra penisola, a riflettere su cosa sarebbe oggi il mondo senza l'Italia. Video-interviste a personalità di fama mondiale forniranno ulteriori spunti di riflessione ai visitatori. Uno stratagemma visivo, raccontato attraverso una installazione tridimensionale posizionata al centro dello spazio espositivo, diventa l'occasione per riflettere sull'impatto e l'importanza dell'Italia nel sapere e nella cultura dei paesi del Mediterraneo e, probabilmente, del mondo intero. Al termine del piano, il visitatore sarà accolto da un’ultima sorpresa: l’installazione che parlerà di bellezza vissuta con
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gli altri sensi. Un percorso sensoriale al buio accompagna i visitatori a scoprire un mercato attraverso udito e olfatto. A un primo momento di disorientamento segue una iper-attivazione delle capacità sensoriali pronte a recepire e interpretare gli stimoli proposti sotto forma di odori, forme e consistenze diverse. Al termine del percorso il visitatore ri-guadagna la visione e scopre “La Vucciria” di Renato Guttuso, perfetta sintesi degli stimoli raccolti nel percorso in assenza di vista. Un capolavoro da riscoprire e di cui godere la maestosità. L’arte, come epilogo del viaggio nella bellezza, sancisce definitivamente il patto uomo-cibo-territorio. Al terzo piano la Potenza del limite e la Potenza del futuro. Creatività e ingegno dalle regioni e dai territori; il futuro raccontato come superamento di un limite. Storie di persone, normali e straordinarie che, grazie al loro ingegno, hanno vinto battaglie contro piccole e grandi avversità, trasformando gli ostacoli in idee che cambieranno il nostro futuro. Ologrammi, oggetti e brevi cortometraggi saranno gli strumenti di racconto. La presenza dominante di una replica dell'Albero della Vita al centro della stanza, con le sue fronde in diretta connessione con i protagonisti del racconto, simboleggia la metafora su cui si basa l'intero percorso del padiglione e completa la risposta italiana ai quesiti posti da Expo 2015. Ancora, la biodiversità italiana con 21 piante dalle regioni e dai territori italiani sono rappresentate del vivaio Italia, parte del percorso espositivo di Palazzo Italia. Per le descrizioni delle specie vegetali selezionate, rimandiamo al capitolo dedicato all’Albero della Vita, sotto il quale, immaginiamo idealmente raccolte la flora autoctona con le biodiversità dell'installazione. Un’altra installazione, ispirata al lavoro di un grande pedagogo italiano, offre un momento ludico che consentirà al visitatore di portare con sé un segno tangibile della visita a Palazzo Italia. È il “Future seeding”: 21 piante, una pianta per regione, per raccontare la straordinaria biodiversità del paesaggio italiano. Il terzo piano offre anche un’aula scuola, luogo deputato ai laboratori educativi delle scuole oltre allo spazio Bruno Munari per Expo 2015, l’installazione gioco per imparare, in maniera divertente, a riconoscere le diverse piante d’Italia e collocarle nelle regioni di origine.
Opere a Palazzo Italia Il nostro Paese è da sempre patria di grandi maestri, e culla dell’arte e della cultura riconosciuta a livello mondiale: una delle ragioni che hanno spinto a presentare una scelta di opere provenienti da diverse regioni d’Italia, mostrando a tutti i visitatori, la storia che accomuna luoghi molto diversi tra loro. La diversità si armonizza in un corpo unitario, fatto di grande bellezza, saper fare e voglia di futuro, in un dialogo armonico tra passato e presente e in un coinvolgimento appassionante che richiede l’utilizzo di tutti i sensi. Jennifer Statuario L’esposizione di Padiglione Italia vanta la presenza di una scultura realizzata appositamente per Expo Milano 2015 da Vanessa Beecroft, artista italiana fra le più note nel panorama internazionale. Jennifer Statuario si compone di due sculture entrambe ricavate dal calco dal vero della sorella dell’artista. Lo stile utilizzato è quello classico-figurativo, mentre la posizione della scultura, posta a testa in giù, insieme ad altri elementi, ha lo scopo di destabilizzare l’idea di classicità, rappresentata invece appieno da un’altra opera del percorso artistico, la Hora, avvicinandosi al concetto di “membre fantome”, la cosiddetta sindrome dell’arto fantasma, che l’artista indaga nelle sue opere a partire dal 1993. Hora La statua di Hora, realizzata in marmo lunense di Carrara, appartiene probabilmente al I secolo d.C. con integrazioni quali la testa, la base e parte delle mani, risalenti a metà del XVI secolo. La dea è vestita di un drappo a pieghe, le cui stoffe modellate ne delineano le forme classiche al punto tale da rendere quasi reale l’impalpabilità della veste. Le donne sono vere protagoniste di Padiglione Italia. Vucciria La Vucciria di Renato Guttuso, tra i più importanti e rappresentativi interpreti della storia dell'arte italiana del '900 è un olio su tela, realizzato nel 1974 che offre un’intensa rappresentazione del famoso, storico mercato palermitano. L’opera è la perfetta sintesi degli stimoli raccolti nel percorso in assenza di vista e sancisce definitivamente il patto uomo-ciboterritorio.
L’Ortolano L’Ortolano è una delle rarissime opere di Arcimboldo ad essere reversibile: ruotandolo di 180 gradi si trasforma in un altro soggetto completamente diverso dal primo. In questo caso la Ciotola di ortaggi si trasforma, capovolgendola, nella testa dell'Ortolano, costruito in modo da suggerire chiare allusioni sessuali maschili, simbolo di fecondità e della forza generatrice della natura. Trapezophoros Il Trapezophoros è un sostegno di mensa, in marmo dipinto, risalente alla seconda metà del IV secolo a.C. e rappresenta uno dei simboli dell’attività di recupero dei capolavori dell’arte e dei reperti archeologici trafugati, eccellentemente svolta in Italia dal Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale sotto la guida di Mariano Mossa, Generale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Sottratto dal luogo di rinvenimento negli anni Settanta, durante gli scavi nell’area archeologica di Ascoli Satriano, in Puglia, il sostegno di mensa è stato restituito all’Italia nel 2007 dal J. Paul Getty Museum di Malibù e gentilmente prestato a Padiglione Italia dal sindaco della città pugliese, Savino Danaro e da Luigi la Rocca, Sovrintendente per i Beni Archeologici della Puglia.
La potenza del saper fare La prima potenza è la Potenza del saper fare, situata al primo piano di Palazzo Italia, in cui un’installazione di sculture, che compongono una sorta di tableau vivant, racconta 22 storie del nostro “saper fare”; ovvero intuizioni felici, di 22 uomini e donne, caratterizzate da creatività, conoscenza della tradizione e capacità di innovare. Si tratta di una rappresentazione ultramoderna di professioni capaci di rappresentare le attività economiche più significative e distintive del territorio. Una caratteristica unisce queste storie: l’amore profondo, rispettoso e incondizionato, per la propria terra e ciò che essa produce.
Abruzzo - Niko Romito Studia economia, poi, prendendo in mano il ristorante di famiglia in un piccolo paese dell’Abruzzo, si appassiona alla cucina, da autodidatta. Oggi il Ristorante Reale è un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale e il monastero del Sedicesimo secolo che lo ospita è sede di una scuola che avvia giovani talenti alle professioni dell’alta ristorazione. Alto Adige - Harald Gasser Harald produce verdure in regime di permacultura, in un piccolo appezzamento di terra in posizione scoscesa. Un luogo impervio, improduttivo per sette lunghi anni nonostante le sue cure amorevoli. Oggi, con molta dedizione e rifiutando l’impiego di qualunque agente chimico, Harald produce ortaggi straordinari utilizzati dai migliori chef in tutta Italia. Basilicata - Francesco Cucari 22 anni, studente di ingegneria, è l’inventore del “Dizionario dei Rifiuti”, l’APP che aiuta i cittadini a fare la raccolta differenziata, in modo semplice ed efficace. Ha avuto l’idea a soli 18 anni da una necessità personale e oggi è diventata una startup di successo. Nel 2014 ha avuto mezzo milione di utilizzi ed è possibile usarla in oltre 70 comuni d’Italia, inclusa Roma. Calabria - Pina Amarelli È la “signora della liquirizia”, quella calabrese, considerata la migliore al mondo. La liquirizia, radice infestante dalle grandi proprietà, deve essere estirpata dal terreno prima di poter coltivare. Pina Amarelli l’ha trasformata in materia prima per gli chef di tutto il mondo, diventando leader europea nel mercato della prodigiosa pianta.
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Campania - Susanna Moccia La famiglia Moccia di Gragnano produce pasta su larga scala con tecniche artigianali. Processi di essiccazione, materie prime, trafilatura: tutto concorre a creare una pasta di eccellenza. L’ideazione di formati originali e un prodotto di altissima qualità hanno fatto del pastificio un marchio riconosciuto in tutto il mondo.
Emilia-Romagna - Giuseppe Pedroni La storia dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è il racconto di piccole botti che maturano per decenni un tesoro da gustare in gocce. La famiglia Pedroni, da generazioni, produce grandi aceti utilizzando metodi tradizionali combinati a innovazione e notevoli capacità imprenditoriali. Una tipicità locale ormai conosciuta ed esportata in tutto il mondo. Friuli Venezia Giulia - Joško Gravner A cavallo tra Italia e Slovenia una storia di eccellenza raggiunta attraverso un percorso a ritroso nel tempo e il recupero di una tradizione antica: la vinificazione in anfore interrate, il vino come si faceva ai tempi dei romani. I vini del “contadino Joško Gravner”, come ama definirsi, sono ai vertici delle guide enologiche del mondo. Lazio - Lucia Iannotta Figlia e nipote di olivicoltori e frantoiani, dopo gli studi universitari decide di prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia per creare qualcosa di nuovo, un’azienda moderna ma attenta alla tradizione. Gli oliveti di proprietà, il frantoio, la linea d’imbottigliamento, tutto il processo è costantemente monitorato per “interpretare” al meglio la cultivar Itrana. Liguria -Ertan Belollari Di origine albanese, arriva in Italia nel 2000. Ha lavorato la cultivar taggiasca per molte aziende dell’entroterra imperiese. Oggi è titolare dell’A zienda olivicola Belollari&Figli in località Monti a Pontedassio, un piccolo comune vicino a Imperia. Al momento vende le sue olive ma ha un sogno: “Vorrei produrre un’etichetta mia, portare il mio olio direttamente al consumatore”. Lombardia - Massimiliano Brambilla Massimiliano e il fratello Matteo hanno realizzato una vigna-cantina-laboratorio, dove università e associazioni possono studiare la vite e sperimentare: un vero e proprio laboratorio di ricerca e sviluppo dedicato al vino, all’insegna della sostenibilità ambientale. Il territorio è quello dell’Oltrepò Pavese, un luogo vocato per condizioni climatiche e composizione del suolo. Credit: Giovanni Nardi
Marche - Francesca Petrini Una famiglia di produttori d’olio, un sapere che si trasmette da generazioni potenziato da studi e approfondimenti scientifici, ulivi secolari in una zona particolarmente vocata in cui l’aria di mare permette di ridurre l’insorgenza di malattie nelle piante. Questa è la storia di un’azienda di successo che esporta il 70% della propria produzione all’estero. Molise - Carmelina Colantuono Carmelina ha ripreso l’antica tradizione della transumanza. Pratica divenuta anti-economica e ormai quasi scomparsa, ma straordinario strumento di riscoperta del territorio. Il cammino del bestiame riapre vie di comunicazione in disuso (gli antichi tratturi), riattivando un “tessuto” cancellato dalla storia ma presente nella memoria collettiva. Piemonte - Guido Martinetti Fondatore, insieme all’amico e socio Federico Grom, delle gelaterie Grom. La prima gelateria viene inaugurata nel 2003 con il sogno di fare “il gelato come una volta”: con le migliori materie prime e senza aromi, coloranti, conservanti o emulsionanti. Pochi anni dopo, viene fondata l’azienda agricola biologica Mura Mura: la gestione diretta dell’agricoltura è, infatti, il segreto per avere la frutta più buona. La filosofia dell’azienda trova compimento nel progetto ecologico Grom Loves World: niente plastica, ma Mater-Bi, carta FSC e raccolta differenziata. Puglia - Carmelo Fanizza Carmelo è biologo marino, ha lavorato in paradisi tropicali ma è tornato a casa, nel Golfo di Taranto, una delle zone più antropizzate d’Italia ma anche un “hotspot” per la presenza di cetacei. Trovare finanziamenti per le sue spedizioni era un problema… Poi l’idea: unire ricerca e turismo. Con “Ricercatore per un giorno” Carmelo e il suo staff hanno trasformato i turisti in assistenti biologi, creando sensibilizzazione sul tema, conoscenza del territorio e garantendo risorse per il proseguimento dei progetti di ricerca.
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Roma Capitale - Vincenzo Mancino Il lavoro di Vincenzo si sintetizza in quattro punti: rispettare il tempo delle stagioni e della natura, accorciare la distanza tra una grande città e la sua campagna, rifiutare la globalizzazione alimentare che porta all’appiattimento del gusto, tramandare le tradizioni della propria terra. Per fare questo, da anni seleziona prodotti della campagna laziale e li commercia nel suo punto vendita di Roma. Sardegna - Daniela Ducato È stata premiata nel 2013 a Stoccolma con l’Euwiin International Award come miglior innovatrice d’Europa nell’edilizia “verde”. Tutto nasce da un’intuizione: trasformare le eccedenze delle lavorazioni agricole in materiali per l’edilizia. Il suo oggetto simbolo è il nido, un’architettura perfetta che mescola mondo minerale, terra, fibre, paglia, lana… Sicilia - Carla La Placa È una “seed saver”: fa parte di un network internazionale impegnato nella salvaguardia del patrimonio mondiale di semi e colture. Carla è tornata nei luoghi della sua infanzia per coltivare cereali. Oggi ha recuperato cereali e semi quasi estinti e li ha reintrodotti nella filiera alimentare sotto forma di farine per pane e pasta. Toscana - Petrova Radoslava Bulgara di origine, è la fondatrice della prima cooperativa di donne pescatrici in Italia. Praticano una pesca sostenibile che utilizza reti a maglia larga e rispetta i ritmi biologici del pesce. Hanno scelto, per la commercializzazione del prodotto, la filiera corta, attraverso il contatto diretto con il cliente. Il loro obiettivo è educare a un consumo di pesce “povero” e al rispetto delle risorse ittiche. Trentino - Andrea Rosani Ingegnere, insieme a un gruppo di colleghi impegnati nell’agricoltura di precisione, ha ideato Melixa: un sistema di controllo e gestione dell’apicoltura attraverso hardware e software “cloud based”, che permettono di monitorare e controllare il lavoro delle api e preservarle da pericoli che porterebbero alla riduzione delle colonie.
Umbria - Marco Caprai È uno dei “signori del Sagrantino”: uva scomparsa e recuperata in un antico monastero. Oggi è tornata alla ribalta grazie a un gruppo d’imprenditori illuminati, supportati dalle università italiane. Marco Caprai non solo produce un grande e pluri-premiato Sagrantino, ma lo fa nel pieno rispetto delle regole della sostenibilità, adottando sistemi innovativi, dalla vigna alla cantina. Valle d’Aosta - Hervé Barmasse Guida alpina di quarta generazione. Ama arrampicare in solitaria ed è uno dei più affermati scalatori del panorama mondiale. Ha aperto nuove vie sul Cervino, primo nella storia dopo Walter Bonatti. Oggi, oltre ad arrampicare, è impegnato a trasmettere l’amore per la montagna e i suoi valori attraverso il cinema e la fotografia. Veneto - Lorenzo Cogo Lorenzo è la quarta generazione di una famiglia di ristoratori. È il più giovane chef/imprenditore stellato d’Italia. La sua cucina unisce sperimentazione a valorizzazione dei prodotti del territorio. Del suo lavoro dice: “La mia missione è dare voce ai prodotti della mia terra”. Organizza incontri tra giovani chef da tutto il mondo, finalizzati allo scambio di “saperi” e tradizioni.
La potenza del limite
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Creatività e ingegno dalle regioni e dai territori. Il futuro raccontato come superamento di un limite. Storie di persone, normali e straordinarie che, grazie al loro ingegno, hanno vinto battaglie contro piccole e grandi avversità, trasformando gli ostacoli in idee che cambieranno il nostro futuro. Ologrammi, oggetti e brevi cortometraggi saranno gli strumenti di racconto. La presenza dominante di una replica dell'Albero della Vita al centro della stanza, con le sue fronde in diretta connessione con i protagonisti del racconto, simboleggia la metafora su cui si basa l'intero percorso del padiglione e completa la risposta italiana ai quesiti posti da Expo 2015.
Abruzzo Pier Paolo Visione - Antica Azienda Agricola Peltuinum (zafferano) Modello per eccellenza di produzione agricola sostenibile, l’A zienda Agricola Peltuinum per salvaguardare la qualità dello zafferano e le relative caratteristiche organolettiche non ha mai avuto fini puramente commerciali ma si è sempre imposta di rispettare i metodi tradizionali di produzione. Alto Adige Stazione Rifornimento Idrogeno - Progetto H2O Basilicata Daniele Gioia - RecoFunghi (RECOFFEE) La storia di Daniele inizia con la raccolta dei fondi inutilizzati di caffè per produrre una varietà di funghi molto apprezzata dal territorio lucano, il cardoncello. Calabria Antonio Basile e Domenico Rositano - Fattoria della Piana Azienda agricola di 280 ettari elabora latticini e vini di eccellenza riutilizzando l’energia elettrica e gli scarti di produzione. Campania Progetto QR CODE Il Progetto QR Code è stato sviluppato per affrontare l’emergenza “terra dei fuochi”, che ha colpito tutte le produzioni agroalimentari campane, ed è finalizzato a incrementare la tracciabilità e la sicurezza alimentare dei prodotti campani. Scaricando un’app gratuita, al consumatore campano basterà puntare il proprio smartphone sulla confezione del prodotto stesso, sul quale spicca il QR-code. Emilia-Romagna Eros Gualandi - Coop il “Raccolto” (Agricoltura di Precisione) Attualmente la cooperativa agricola è caratterizzata principalmente dalla presenza di cereali, oleaginose, foraggio, iniziando a “esplorare” con spirito pionieristico le potenzialità dell’agricoltura di precisione fin dai primi anni 2000, periodo in cui nel nostro Paese non esistevano ancora esperienze dirette significative da parte di imprese agricole. Friuli Venezia Giulia Area Science Park (App Genius Food) Un Parco Scientifico e Tecnologico multisettoriale con due campus sul Carso triestino, raggiungibili in pochi minuti dal centro di Trieste, e un terzo sito a Gorizia. Un sistema integrato di conoscenza, tecnologie e competenze al servizio del territorio, delle imprese, della valorizzazione dei risultati della ricerca, della nascita di startup. È la carta d’identità di AREA Science Park che, con una novantina di centri di R&S e aziende high-tech e circa 2.400 addetti, si configura come uno dei principali nodi italiani della rete europea di hub dell’innovazione.
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Lazio Giorgia Pontetti - Ferrari Farm Giorgia, insieme alla sorella Valentina, ha deciso di far diventare realtà sulla terra, la produzione di vegetali di alta qualità prescindendo dal clima esterno. Dopo vari studi, numerose prove e cinque lunghi anni spesi per ottenere le necessarie autorizzazioni, l’azienda ha realizzato, unico impianto in Europa, 3 serre ermetiche sterili, con clima intorno indipendente dall’esterno e gestione automatica. Liguria Luca Gamberini - Orto di Nemo (Basilico nel Mare) Che cosa hanno in comune un mazzetto di basilico, il mare di Noli e un subacqueo? Niente direte? Vi sbagliate! E il progetto Orto di Nemo ve lo dimostrerà. Ocean Reef ha dato vita a una coltivazione sott’acqua di basilico attraverso un sistema di biosfere ancorate al fondo del mare di Noli. Lombardia Agroittica Lombardia Molto merito della qualità del proprio caviale va attribuito alle caratteristiche uniche delle acque di Calvisano e a un modello di acquacoltura sostenibile grazie alla quale nasce un caviale di allevamento che ha grandi pregi, anche rispetto al celeberrimo caviale selvatico. Marche Loccioni - 2km di Futuro Un’impresa familiare, una sartoria tecnologica fondata nel 1968 dalla volontà di Enrico Loccioni di creare sul territorio, e diffondere nel mondo, un modello imprenditoriale che sviluppasse lavoro e conoscenza. Tra le tante iniziative è stato scelto il progetto di sostenibilità “un chilometro di futuro”: il loro stabilimento insiste su un fiume con grossi problemi idrogeologici di cui l’azienda si è presa in carico la gestione e lo usa insieme all’università per progetti sul dissesto idrogeologico. “Adotta un fiume” è il claim scelto. Molise Dalila Trupiano - Banca del Germoplasma Dal 2010 a oggi è assegnista di ricerca presso il laboratorio di Biologia Vegetale e la Banca del Germoplasma del Molise dell’Università del Molise, dove collabora allo svolgimento di attività di ricerca su temi relativi al recupero, caratterizzazione e conservazione di ecotipi autoctoni di interesse agroalimentare. Il suo contributo è di particolare rilevanza per la caratterizzazione genetica e gli studi molecolari finalizzati alla valorizzazione degli ecotipi autoctoni della Regione Molise. Piemonte Progetto WOW Sistema per bonificare l’acqua inventato e sviluppato da UNIPD e Pavia vede la sua prima applicazione sperimentale nel sito “Avogadro” di regione Piemonte dove si potranno così bonificare le acque reflue radioattive.
Puglia Conservatorio Botanico Pomona di Cisternino Nel luglio 2004 Cisternino (BR) Pomona onlus si trasferisce nella nuova sede operativa e costituisce un campo collezione con oltre 800 varietà di fruttifere arboree tendenzialmente costituite prima del 1950; tra queste oltre 220 cv. della sola specie ficus carica. Le finalità di tali impianti sono sia didattico-conservative che economico-produttive. Il progetto, ecosostenibile, coniuga turismo, conservazione della natura, valorizzazione delle cultivar tradizionali in cucina insieme al recupero delle acque meteoriche mediate il restauro del sistema delle cisterne e alla tutela dell’ambiente e del paesaggio. Roma Capitale Maria Fermanelli - Cose dell’Altro Pane La sua azienda artigianale è specializzata nella produzione e nella distribuzione di prodotti freschi per malati di celiachia rispettando il carattere prevalentemente al femminile e, dunque, sensibile alle istanze della conciliazione e della maternità. Sardegna Luca Ruiu - Bioecopest (biopesticidi) Il progetto Bioecopest per lo sviluppo di biotecnologie applicate alla difesa dai parassiti dannosi in agricoltura, ha ottenuto nel 2009 il Premio nazionale per l’Innovazione in un concorso di idee promosso da 42 Università italiane e dai due principali centri di ricerca nazionali, il Cnr e l’Enea. Il premio gli è stato consegnato al Quirinale dal presidente Napolitano. “I miei bioecopesticidi – spiega – provengono dall’ambiente naturale e quindi, al contrario dei pesticidi chimici, sono assolutamente innocui per l’uomo”. Sicilia Adriana Santanocito ed Enrica Arena - Orange Fiber Orange Fiber è una start up che sviluppa tessili innovativi – cosmetotessili - per la moda partendo dagli scarti e dai sottoprodotti dell’industria agrumicola. I valori alla base del progetto Orange Fiber sono la sostenibilità ambientale e il benessere della persona attraverso uso e riuso consapevole delle risorse naturali, concentrandosi sugli scarti dei processi produttivi e la necessità di riciclare. Toscana Aviator droni per monitoraggio territori AVIAToR “Autonomous VehIcles in AgriculTuRe” propone l’utilizzo di droni per poter procedere a un monitoraggio speditivo ed economico dell’azienda agricola al fine di valutare sia le condizioni di sviluppo delle colture che l’insorgenza di eventuali fisiopatie e/o fitopatie. L’utilizzo combinato di team di droni, controllati automaticamente in volo, potrà consentire infatti il controllo della superficie aziendale grazie all’impiego di sensori specializzati e al ricorso ad algoritmi per il riconoscimento in automatico delle principali infestanti, attacchi parassitari e carenze nutrizionali. In questo modo si potrà ottenere il duplice scopo di sollevare l’agricoltore dalla periodica verifica delle condizioni colturali e di accrescere la tempestività degli interventi a vantaggio della loro sostenibilità economica e ambientale.
Trentino Alberto Ferrarese - Bio Soil Expert Premiata nel 2013 tra le prime dieci startup italiane “amiche dell’ambiente”, Bio Soil Expert offre soluzioni per il dissesto idrogeologico e all’inquinamento dei suoli e delle acque attraverso l’uso di biotecnologie naturali. Particolari piante, coltivate in modo da svilupparne l’apparato radicale, possono infatti efficacemente prevenire frane e smottamenti, ma anche costruire efficaci barriere naturali a difesa dei corsi d’acqua o bonificare suoli inquinati. Umbria Catia Bastioli – Novamont Novamont è tra le più importanti aziende a livello mondiale produttrici di bioplastiche biodegradabili e compostabili. Sicuramente quella che ha solcato il campo, con i prodotti e con la diffusione di buone prassi e approcci innovativi. Novamont nasce con lo spirito di diffondere nel mercato una nuova concezione di industria sostenibile, sia per quanto riguarda il prodotto che la politica aziendale. Valle d’Aosta Skyway Monte Bianco Skyway Monte Bianco (la nuova Funivia del Monte Bianco) è una “signora” molto esigente, richiede mille attenzioni e chi lavora per lei, deve sfidare e spesso oltrepassare i propri limiti sia fisici, sia di immaginazione. Veneto Elisabetta Collini - Progetto Quenthrei fotosintesi quantistica QUENTRHEL, acronimo di “Quantum-coherent drive of energy transfer along helical structures by polarized light”: riguarda la determinazione del ruolo che proprietà singolari come quelle associate alla coerenza quantistica, introdotte nella fisica moderna dalle teorie dei quanti, giocano nel processo della fotosintesi, che è il modo più efficiente selezionato dalla natura per trasformare l’energia solare in energia chimica.
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Il mondo senza Italia FERRAN ADRIÀ: “Senza ombra di dubbio, la cucina italiana è una delle grandi cucine del mondo e l’Italia è uno dei posti, dove si mangia meglio nel mondo! Questo lo posso difendere in qualsiasi momento”. “Quella che oggi chiamiamo Italia vanta una gastronomia tra le più importanti del mondo occidentale perché ha generato una civiltà. Bisogna capire che le grandi culture, e la cucina è cultura, sono importanti quando rappresentano una civiltà”. “Adesso stiamo studiando nella storia della gastronomia quello che ha significato Bartolomeo Scappi nella sua epoca, grazie all’influenza di Caterina de’ Medici. È con lui che ha inizio la ricerca della raffinatezza nella gastronomia”. KENGO KUMA: “Penso di avere imparato molte cose dall'architettura italiana, di sicuro la più importante è il concetto di ricerca materica e l’attenzione per i dettagli che hanno dato al movimento modernista un senso umano.” “Un altro punto importante nell’architettura italiana è la collaborazione con gli artigiani. Senza l’influenza dell’architettura italiana probabilmente non avrei potuto definire il mio stile. Se dovessi scegliere un architetto italiano, direi che Carlo Scarpa è il mio mentore”. PHILIPPE STARCK: “L’Italia è il centro della cultura occidentale, potremmo dire che è come la punta di un compasso. Mettiamo che vogliate fare un cerchio: prendete un compasso, cercate di fare un cerchio e non c’è il centro!”. “Bisognerebbe anche immaginare, per esempio, un gran bel libro con un buco al centro, un gran bel film, con un buco sullo schermo. Questo è il mondo senza Italia e il mondo senza design italiano”. “La mia creazione più italiana è di sicuro quella di aver democratizzato la creazione italiana. Quando ho cominciato a fare design, ormai mezzo secolo fa, il design era molto bello, molto chic ma anche molto caro. Ora spero che sia ugualmente bello, ugualmente chic, ma è molto meno caro e quindi più interessante”. “Che aspetto avrebbe il mappamondo senza lo Stivale? È molto semplice: senza stivale non ci sarebbe la gamba, senza gamba non ci sarebbe il movimento e senza movimento non ci sarebbe la cultura mondiale, europea e italiana”.
Quadri di un’esposizione Tutto il mondo a Milano e tutto il know-how dell’Italia per Expo 2015
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Promenade Passati i tornelli, con i noiosi ma dovuti controlli di tipo aeroportuale che rafforzano l’impressione di partire per un viaggio attorno al mondo, la sensazione, specie se le condizioni meteorologiche sono amiche, è inebriante. “ Sono appena entrata a Expo - ci dice Paola Govoni, giornalista e scrittrice, responsabile delle pubbliche relazioni di Csil (Centro Studi Industria Leggera) e direttore del trimestrale in lingua inglese World Furniture - e già ho voglia di tornarci una seconda volta, perché so che molte visite saranno necessarie per approfondire il patrimonio di innovazione e proposte di questa manifestazione.” Sarà anche perché la solenne eppur gioiosa sfilata dei grandi arcimboldeschi che accoglie il visitatore alla Porta Triulza stimola la curiosità.
La visita continua attraverso la nostra Promenade..
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I grandi arcimboldeschi
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Il richiamo all’Arcimboldo, il geniale artista milanese del sedicesimo secolo, è evidente. Qui i volti e gli abiti sono costruiti con gli elementi del cibo e delle bevande, ma certo Dante Ferretti, scenografo italiano vincitore di tre premi Oscar con The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret, ha saputo alleggerire la severa costruzione cinquecentesca, pur senza rinunciare alla sensazione di forza e grandezza che un corteo di statue alte tre metri e sessanta suscitano nel visitatore, proponendosi come guide ideali del percorso di visita. Il Popolo del Cibo è una parata di personaggi giocosi dai nomi trasparenti, Enolo, Fornaro, Minestrello, Pasticcino, Ortolino e Macedonia. Le grandi statue sono state realizzate in vetroresina poliestere ignifuga in classe 1 di reazione al fuoco, la finitura è stata eseguita mediante trattamento con un fondo bi componente o altro sistema specifico di decorazione/coloritura per resistere agli agenti atmosferici, rendendo l’effetto estetico delineato nei bozzetti e avere un trattamento anticato. La base è rivestita con telai di legno, a loro volta trattati con vernice acrilica e finitura protettiva trasparente per resistere agli agenti atmosferici, è stata prevista anche l’ignifugazione della carpenteria con prodotti in classe 1 di resistenza al fuoco. è stata realizzata una struttura in alluminio adeguatamente irrigidita all’interno di ciascuna statua, collegata nei basamenti con elementi angolari in ferro zincati e la creazione di un vano con una piastra, anch’essa zincata, di fondale per l’alloggiamento delle zavorre di ferro di cui ogni statua dovrà essere dotata in conformità alle richieste dettate dalle condizioni atmosferiche delle località in cui si troverà e si è trovata. Questo perché le statue del Popolo del Cibo, proprio come ambasciatori della corretta gestione delle risorse agroalimentari, hanno viaggiato prima di Expo e viaggeranno ancora nei vari Paesi del mondo. Ancora arcimboldesco-ferrettiana, l’ispirazione di Foody, l’allegra mascotte della manifestazione. Una manifestazione il cui percorso è ancora punteggiato dei lavori di Ferretti che ha realizzato anche la serie di “altari del cibo” che si succede nel chilometro e mezzo del Decumano, celebrando le diverse abbondanze di cui la natura è finora stata prodiga con l’uomo.
Photo credits - Daniele Mascolo-Expo2015
Promenade L’elemento che colpisce il visitatore appena si incammina per il Decumano è l’elegante e leggera struttura dei velari che coprono il percorso dell’Expo, struttura che nei primi due mesi di durata della manifestazione è stata messa a dura prova dagli eventi atmosferici: la pioggia non è mancata, a tratti anche con fenomeni temporaleschi, il vento, pur senza punte estreme, ha fatto sentire la sua presenza. “Un sistema razionale e leggero che permette - ci dice Paola Govoni - di riparare i visitatori dal sole estivo e funziona anche con una pioggia non troppo violenta”.
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Nel regno del legno La nostra prima visita a Expo è guidata da Paola Govoni, direttore di World Furniture e responsabile PR di Csil (Centro Studi industria Leggera - Milano). Il legno si dimostra protagonista di questo evento elettrizzante.
QUADRO 2 Le grandi coperture è dello Studio Tecnico Majowiecki di Bologna il progetto della copertura dei percorsi pedonali di Expo 2015. Si è optato per una tipologia strutturale leggera e semplice: la tenda. Dopo una serie di consultazioni eseguite su simulazioni di computer grafica (rendering e filmati 3D) si è deciso di adottare una soluzione che comporta: un sistema strutturale orizzontale a tensostruttura in funi a curvatura contrapposta e collegamenti di pareti verticali, una membrana di copertura traslucida presollecitata e stabilizzata mediante stecche o tubi trasversali, strutture verticali d’ancoraggio e supporto in schema reticolare spaziale e un sistema fondazionale a plinti e fondazione d’ancoraggio a gravità. Il lavoro strutturale è stato svolto dalla LMV, un’azienda con quartier generale a Sommacampagna (in provincia di Verona) e una seconda unità a Roverbella (in provincia di Mantova) specializzata nel settore della carpenteria e delle costruzioni metalliche.
Gruppo Rubner
Un ruolo da protagonista Tre grandi progetti per il Gruppo Rubner a Expo 2015
QUADRO 3 FARE ITALIA 64
L’architettura in legno del Gruppo Rubner, sotto la guida del suo General Contractor Rubner Objektbau, è protagonista di tre grandi progetti realizzati per Expo Milano 2015: “Cluster1/East: BioMediterraneo - Isole, Mare e Cibo - Zone Aride - Cereali e Tuberi”, “Rocchetti del Children Park” e Padiglioni all’interno dello spazio dedicato a “Slow Food”. Expo Milano 2015 "Cluster1/East: BioMediterraneo - Isole, Mare e Cibo - Zone Aride - Cereali e Tuberi" - Il primo importante progetto rappresenta alcuni tra gli elementi più caratteristici di Expo Milano 2015. Si tratta di spazi espositivi che raggruppano oltre 30 paesi esteri e la Sicilia per un totale di 43 edifici con un unico tema condiviso attraverso un singolo progetto architettonico. Expo Milano 2015 "Rocchetti del Children Park" - Rubner si è occupato della fornitura di otto “Rocchetti-Albero”: elementi caratteristici in legno con un diametro di dodici metri e un’altezza di 7,50 metri all’interno di uno spazio dalle contaminazioni naturali che rimanda, dal punto di vista architettonico, a un giardino con alberi dai grandi rami. I “Rocchetti” personalizzano un’area speciale dedicata ai bambini che, grazie ai valori intrinseci del legno, è in grado di trasmettere e richiamare i valori della sostenibilità: dall’albero al legno, simboli di una crescita e di un futuro in armonia con la natura. Expo Milano 2015: “Slow Food” - Il terzo progetto, firmato dal famoso studio di architettura Herzog & de Meuron, riguarda la fornitura da parte di Rubner di tre padiglioni all’interno dello spazio dedicato a “Slow Food”. I padiglioni sono localizzati in posizione strategica, alla fine del Decumano e all’ombra della collina mediterranea e compongono, in pianta, un triangolo aperto. Gli edifici sono interamente in legno e ricordano le case agricole e le cascine di un tempo. **Le parole e gli elementi evidenziati in rosso sono link attivi.
Cluster Bio-Mediterraneo
Le straordinarie proprietà del legno
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Grazie alle straordinarie proprietà del legno, materiale flessibile e versatile per qualsiasi tipo di costruzione, i progetti a cura di Rubner - per un valore complessivo di 27 milioni, incluso l’incarico acquisito il 30.04.2015 per conduzione e manutenzione delle opere realizzate - sono in grado di interpretare e valorizzare l’identità e la filosofia di ciascuno di essi in un’ottica di personalizzazione degli spazi. L’efficienza e la rapidità esecutiva del servizio completo offerto dal Gruppo Rubner sono state assicurate dalla sua filiera produttiva verticale, formula unica e punto di forza distintivo a livello europeo. Un project management razionale ed esclusivo nel settore dell’edilizia in legno, in grado di assicurare anche un’ottimizzazione dei costi e dei tempi di realizzazione. L’organizzazione dell’azienda garantisce un vantaggio competitivo per i clienti grazie alla sua formula “chiavi in mano” che parte dalla fase di progettazione e consulenza e arriva alla consegna dell’edificio (inclusi: strutture, impianti, finiture, ecc.). Nello sviluppo dei progetti per Expo Milano 2015, le competenze di Rubner Objektbau sono state affiancate a quelle di Rubner Holzbau, altro fiore all’occhiello del Gruppo specializzato in grandi opere in legno. Rubner Holzabu rappresenta a livello europeo un autorevole punto di riferimento nel campo della costruzione di grandi strutture, eseguite assicurando al cliente una cura del progetto a 360° - dalla trave in legno lamellare alla soluzione completa - e sempre con tempi di messa in opera molto rapidi ed efficienti grazie all’elevato livello di prefabbricazione. Il puntuale coordinamento e la perfetta fusione delle competenze di queste due aziende del Gruppo permettono un’esecuzione impeccabile di ogni incarico. “Siamo molto orgogliosi del lavoro svolto per Expo Milano 2015”, afferma Peter Rubner Presidente del Gruppo Rubner. “Viviamo questa opportunità come una nuova grande sfida che permetterà di affacciarci ad altri nuovi interessanti mercati ancora poco esplorati, come quello degli eventi temporanei, per cui la qualità garantita dal prefabbricato in legno rappresenta senza dubbio la soluzione perfetta”.
Cluster Bio-Mediterraneo
“L’interesse crescente verso l’impiego in edilizia di materiali naturali, primo fra tutti il legno, dimostra che si sta via via sempre più diffondendo una cultura più responsabile, attenta al benessere abitativo ma anche alla salvaguardia dell’ambiente”, conclude Peter Rubner. Oggi Rubner gestisce un’attività suddivisa in cinque settori strategici: industria del legno, strutture in legno (Rubner Holzbau), grandi progetti ‘chiavi in mano’ (Rubner Objektbau), case in legno (Rubner Haus) e porte in legno (Rubner Porte). Da sempre impegnato in Ricerca & Sviluppo, il Gruppo Rubner dispone di un reparto altamente specializzato dedicato alla progettazione di strutture in legno all’avanguardia, in grado di gestire in toto anche le soluzioni costruttive più complesse con progetti individuali ‘su misura’.
I cluster
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Tra gli elementi più caratteristici di Expo Milano 2015, i Cluster1/East dedicati a BioMediterraneo - Isole, Mare e Cibo - Zone Aride - Cereali e Tuberi rappresentano il primo progetto assegnato al Gruppo Rubner per l’Esposizione Universale. Si tratta di spazi espositivi che raggruppano oltre 30 paesi esteri e, nell’area Bio-Mediterraneo, la Sicilia, per un totale di 43 edifici all’interno di 4 aree tematiche dove un unico argomento condiviso è interpretato da un singolo progetto architettonico. Protagonista dell’opera il legno, materiale ecologico e naturale e perfetto interprete dell’area tematica rappresentata, che si contraddistingue per la sua flessibilità e adattabilità a qualsiasi tipo di costruzione in tempi particolarmente rapidi. Il Gruppo Rubner, che ha messo in prima linea Rubner Objektbau, General Contractor del legno per eccellenza in Europa e interlocutore unico nella gestione dei progetti realizzati per Expo Milano 2015, ha assicurato tempi particolarmente rapidi di messa in opera. Le strutture in legno dei Cluster, infatti, sono state montate in soli 2 mesi garantendo la consegna delle chiavi ufficiali del Cluster Bio-Mediterraneo - rispettivamente alle delegazioni del Montenegro (Padiglione P01) e di Malta (Padiglione P06) – con formula ‘chiavi in mano’ già lo scorso 5 febbraio 2015.
Il Cluster Cereali e Tuberi
Cluster Isole Mare e Cibo
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L’eccezionale velocità di esecuzione garantita da Rubner ha così consentito a questi Paesi di avviare, per primi nell’ambito degli spazi Cluster, i lavori di allestimento all’interno dei propri padiglioni. Si tratta di un successo significativo che testimonia e insieme conferma l’impegno di Rubner nel mantenere sempre alti standard di affidabilità e qualità, due concetti che si collocano perfettamente allineati allo stile dell’azienda. Ogni spazio è stato costruito in modo personalizzato e caratterizzato da tratti distintivi tipici delle zone del mondo che rappresentano e da un’area comune dalle molteplici funzioni. Il Cluster del Bio-Mediterraneo raggruppa i Paesi che si affacciano sul mare Nostrum: Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Serbia, Malta, Montenegro, Tunisia, San Marino e la regione Sicilia. Il Cluster dell’Alimentazione e Nutrizione nelle Zone Aride ospita i Paesi che affrontano i problemi della desertificazione e del clima arido. Tra i Paesi che rientrano in quest’area, Eritrea, Palestina, Mauritania, Senegal, Gibuti, Giordania e Mali. Il Cluster dedicato a “Isole, Mare e Cibo” raggruppa tutti i piccoli Paesi che occupano isole o arcipelaghi accomunati da ecosistemi legati all’Oceano e da una dieta basata sullo sfruttamento sostenibile delle risorse marine come Capo Verde, Maldive, Comore, Comunità Caraibica, Guinea Bissau e Madagascar. Infine, il Cluster dei “Cereali e Tuberi” è la rappresentazione di una valle dedicata a un itinerario tra i cereali e i tuberi del mondo. Tra i Paesi che racconteranno la propria economia agricola: Bolivia, Haiti, Mozambico, Togo, Repubblica del Congo, Venezuela e Zimbabwe. Nello sviluppo dei progetti per Expo Milano 2015, le competenze di Rubner Objektbau sono state affiancate a quelle di Rubner Holzbau, altro fiore all’occhiello del Gruppo specializzato in grandi opere in legno. Rubner Holzbau rappresenta a livello europeo un autorevole punto di riferimento nel campo della costruzione di grandi strutture, eseguite assicurando al cliente una cura del progetto a 360° - dalla trave in legno lamellare alla soluzione completa - e sempre con tempi di messa in opera molto rapidi ed efficienti grazie all’elevato livello di prefabbricazione. Il puntuale coordinamento e la perfetta fusione delle competenze di queste due aziende del Gruppo permettono un’esecuzione impeccabile di ogni incarico. La struttura architettonica porta la firma del Politecnico di Milano e Cluster Project Working Groups mentre la progettazione esecutiva è stata curata da Sering s.r.l.
Cluster Zone Aride
Il Gruppo Rubner, che ha messo in prima linea Rubner Objektbau, General Contractor del legno per eccellenza in Europa e interlocutore unico nella gestione dei progetti realizzati per Expo Milano 2015, ha assicurato tempi particolarmente rapidi di messa in opera.
I rocchetti del Children Park
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Il Gruppo Rubner, ha saputo esprimere attraverso i "Rocchetti del Children Park" il giusto connubio tra architettura e arte per dare vita a un’opera originale e unica nel suo genere in cui la flessibilità del legno è stata messa alla prova. Il progetto è stato seguito da Rubner Objektbau: il General Contractor del legno per eccellenza che grazie alle sue specifiche competenze ha assicurato tempi particolarmente rapidi di messa in opera. Rubner Objektbau si è occupato della fornitura di 8 “Rocchetti-Albero”: elementi decorativi in legno lamellare di abete con un diametro di 12 metri e un’altezza di 7,50 metri all’interno di uno spazio dalle contaminazioni naturali che rimanda, dal punto di vista architettonico, a un giardino con alberi dai grandi rami. I “Rocchetti” personalizzano un’area speciale dedicata ai bambini che, grazie ai valori intrinseci del legno, è in grado di trasmettere e richiamare i valori della sostenibilità: dall’albero al legno, simboli di una crescita e di un futuro in armonia con la natura.
I rocchetti del Children Park
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Dentro all’opera, così suggestiva nella sua espressione, si nasconde una notevole complessità di struttura. I caratteristici elementi decorativi sono composti da due gruppi di travetti di dimensioni 12x8 cm interrotti circa in mezzeria. Il rocchetto è ricavato partendo da questi pezzi ed è costituito da 42+42 elementi ottenuti ruotando i travetti di partenza di 36°. In corrispondenza dell’interruzione tra i travetti è posizionato un anello realizzato con un profilo UPN400 che sostiene gli elementi e su cui è posizionata una copertura in acciaio. Questo profilo è supportato da tre colonne realizzate con tubi metallici di diametro 244.5 mm e spessore 5 mm. Nel suo complesso il Children Park è un’area verde a sviluppo lineare, interamente dedicata ai bambini, il cui percorso prevede otto stazioni di sosta rappresentate dai cosiddetti “Rocchetti” e allestite in modo da offrire ai più piccoli visitatori occasioni di sperimentazione e di gioco per approfondire i temi di Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. L’intervento da parte del Gruppo Rubner comprende anche la realizzazione di una struttura in legno adibita a “Tribuna” comprensiva di sedute, alzate, gradini e parapetti e del punto di accoglienza che risulta di fondamentale importanza al fine di filtrare il grande flusso di visitatori fornendo le informazioni di orientamento sia attraverso un dialogo diretto con operatori addetti sia attraverso il sistema informativo multimediale. Il contratto per la fornitura dei "Rocchetti del Children Park" è stato siglato lo scorso 25 febbraio 2015 mentre la fine lavori è datata 3 aprile 2015 a buona conferma dell’efficienza e della rapidità esecutiva garantita dal servizio completo offerto dal Gruppo Rubner: un project management razionale ed esclusivo nel settore dell’edilizia in legno, in grado di assicurare sempre anche un’ottimizzazione dei costi e dei tempi di realizzazione. L’organizzazione dell’azienda garantisce un enorme vantaggio competitivo per i clienti grazie alla sua formula “chiavi in mano” che parte dalla fase di progettazione e consulenza e arriva alla consegna dell’edificio (inclusi: strutture, impianti, finiture, ecc.). Il progetto “Slow Food” è la conferma dell’affidabilità e della velocità di realizzazione garantite dal Gruppo Rubner, leader europeo nel settore dell’edilizia in legno, dopo l’acquisizione dei quattro Cluster “CL1/East” dedicati a
I rocchetti del Children Park
“Bio-Mediterraneo”, “Isole, mare e cibo”, “Zone Aride” e a “Cereali e Tuberi” - alcuni tra gli elementi più caratteristici dell’Esposizione Universale che raggruppano oltre 30 Paesi per un totale di 43 edifici .
Slow Food Il Gruppo altoatesino si è aggiudicato la gara il 5 febbraio scorso e ha portato la propria expertise nelle costruzioni in legno con un’opera in grado di valorizzare ed esprimere appieno la filosofia di “Slow Food”, associazione internazionale no profit impegnata a ridare valore al cibo e strettamente legata al rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema. Per la realizzazione dei tre padiglioni sono stati prodotti in totale 466 m3 di legno lamellare in larice, grazie alla sinergia con Rubner Holzbau, altro fiore all’occhiello del Gruppo Rubner specializzato in grandi opere in legno. Rapidissimi i tempi di esecuzione dell’opera: ogni settimana sono stati montati circa 110 m3 di legno (telai, copertura, pavimento e pareti). In particolare, il primo padiglione “E03 Tasting”, formato da 33 telai e suddivisione interna dei locali, è stato montato in soli dodici giorni. Il secondo “E02 Theatre”, formato da 25 telai con suddivisione per servizi, è stato montato in 7 giorni, mentre il terzo “E01 Exhibition” formato da 28 telai è stato montato in 6 giorni. I tre padiglioni di E MILANO 2015 dedicati a “Slow Food” sono localizzati in posizione strategica, alla fine del Decumano, a pochi passi da uno degli ingressi principali e all’ombra della collina mediterranea ricoperta da piante di fichi, di agrumi e olivi. I tre distinti corpi di fabbrica compongono, in pianta, un triangolo aperto di circa 3.300 m e rimandano alle case agricole e alle antiche cascine. Per ciascuno dei tre padiglioni è stata identificata una destinazione tematica - “Exhibition”, “Tasting”, e “Theatre” - e aree degustative di prodotti alimentari firmati “Slow Food”. Grazie alle straordinarie proprietà del legno, materiale flessibile e versatile per qualsiasi tipo di costruzione, gli edifici mo2
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dulari si dimostrano assolutamente eco-compatibili: a conclusione della manifestazione, infatti, saranno disassemblati, spostati e riutilizzati secondo le indicazioni sulla destinazione che, al termine di Expo Milano 2015, “Slow Food” comunicherà. L’efficienza e la rapidità esecutiva del servizio completo offerto dal Gruppo Rubner sono assicurate dalla sua filiera produttiva verticale, formula unica e punto di forza distintivo a livello europeo. Il project management di Rubner Objektbau, razionale ed esclusivo nel settore dell’edilizia in legno, è in grado di garantire anche un’ottimizzazione dei costi e dei tempi di realizzazione, e una capacità di gestire le commesse anche più complesse. Tale organizzazione offre un vantaggio competitivo per i clienti grazie alla sua formula “chiavi in mano” che parte dalla fase di progettazione e consulenza e arriva alla consegna dell’edificio (inclusi: strutture, impianti, finiture, ecc.). Il successo di questo progetto è un’ulteriore testimonianza dell’impegno di Rubner nel mantenere sempre alti gli standard di affidabilità e qualità, due concetti che fanno parte della filosofia e dello stile dell’azienda. La struttura principale è costituta da un telaio a tre cerniere: questo telaio è composto da travi in legno lamellare di sezione rettangolare, un pilastro con sezione composta ad “H” incollata di elementi di legno lamellare, un tirante con sezione composta ad “H” incollata di elementi in legno lamellare e una catena con sezione rettangolare in legno lamellare. Il tutto è collegato mediante bulloni, spinotti e barre filettate, mentre il telaio appoggia su dei piedini regolabili in altezza. La struttura è stata dimensionata per la classe di servizio 2, vita nominale di 10 anni e classe d’uso III e certificazione di resistenza al fuoco R30. La copertura è costituita da un pannello a tre strati in legno e listelli in legno massiccio (duolam) incollati tra di loro e fissati alla sottostruttura mediante viti. Un pannello in legno lamellare sdraiato, funge da solaio; tale elemento appoggia su dei listelli in legno massiccio (duolam) avvitati lateralmente alla catena. Per rendere ispezionabile la parte sottostante, i pannelli del solaio sono stati posati in semplice appoggio. La rampa d’accesso è costituita dallo stesso tipo di pannello del solaio, posato su dei travetti in legno lamellare fissati alla sottostruttura.
Le strutture di Slow Food
Le pareti sono composte da pannelli a 3 strati, avvitati a dei montantini in legno massiccio (duolam). La controventatura della struttura è garantita dal pannello di copertura, i telai e i controventi in acciaio di parete. Sono previste delle staffe in carpenteria metallica per garantire il trasferimento dei carichi orizzontali alla fondazione. Per il calcolo delle sollecitazioni in condizioni statiche e sismiche sulle strutture progettate sono stati impiegati differenti codici di calcolo, sviluppando sia modelli globali che modelli locali. Le analisi strutturali e la verifica delle sezioni degli elementi strutturali è stata effettuata con il metodo degli Stati Limite. Le combinazioni di carico adottate sono esaustive relativamente agli scenari di carico più gravosi cui l'opera è soggetta. Per il calcolo di un singolo telaio è stato realizzato un modello bidimensionale agli Elementi Finiti. La modellazione è stata eseguita tramite il programma agli elementi finiti RStab 7 della Dlubal; inoltre, per tutti i tre padiglioni, è stato realizzato un modello tridimensionale, sempre agli Elementi Finti mediante il programma di calcolo RFEM 4 della Dlubal - codice di sicura e accertata validità, per la sua diffusione sul mercato e per la pratica d’uso consolidata e frequente all’interno della pratica di progettazione. Pilastri, travetti e archetti sono stati modellati con elementi tipo beam e truss. Il pannello di copertura è stato modellato con elementi bidimensionali di tipo “surface”. Per la modellazione sono state considerate n° 87 combinazioni di carico con otto casi di carico.
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Un impegno di grande rilievo così riassunto da Alessandro Lacedelli di Rubner Objektbau: “Inizialmente siamo partiti con 21 milioni che poi sono cresciuti perché Expo Milano 2015 ci ha affidato poi tutte le sistemazioni esterne e poi anche per i cluster come per tutti gli altri progetti la conduzione e la manutenzione, quindi noi saremo presenti a Milano fino al 31 ottobre. Siamo presenti attualmente con diciotto persone che garantiscono la funzionalità di tutto quello che abbiamo costruito ventiquattr’ore al giorno. Per i Cluster abbiamo realizzato 43 padiglioni di cui 32 in legno che ospitano una trentina di Paesi. I cluster sono quattro e tutte le costruzioni sono state da noi realizzate in soli due mesi, cioè abbiamo chiuso tutte le 43 scatole in due mesi. Per quanto riguarda la velocità di esecuzione, noi siamo entrati per ultimi in cantiere, però i primi cluster in assoluto sono stati consegnati a Malta e Montenegro, nella zona Biomediterraneo, da Rubner: siamo molto orgogliosi della professionalità che abbiamo dimostrato nell’esecuzione dei lavori. Il secondo progetto è quello di Children Park, non è un chiavi in mano completo, abbiamo realizzato solamente gli otto rocchetti che sono degli alberi stilizzati al disotto dei quali le famiglie e i bambini possono giocare e trascorrere un po’ di tempo. Non è un progetto di grande entità economica, però è molto piacevole dal punto di vista architettonico, è stata promosso da Regio Children questa associazione per la tutela dei bambini di tutto il mondo. Siamo riusciti qui in ventiquattro giorni a concludere tutti i lavori con una media di tre giorni per ogni rocchetto. Da ultimo abbiamo realizzato questo progetto di Slowfood: la struttura architettonica, pur essendo molto semplice, è stata forse l’unica struttura in tutto l’Expo, pensata veramente per essere riutilizzata al cento per cento; inoltre è l’unica struttura in Expo che non ha un impianto di condizionamento, diciamo che abbiamo il condizionamento naturale. Per quanto riguarda il dopo Expo, Rubner per questo contratto ha una clausola con Expo che prevede, in caso il committente lo decida, che noi siamo già impegnati per lo smontaggio di questo padiglione: lo smontiamo e poi Slow Food deciderà dove montarlo e come ricomporlo, magari in tre, quattro, cinque sei padiglioni diversi e non più in tre”.
Al lavoro nei giorni della costruzione del quartiere dell'Expo
RUBNER protagonista Nella terza visita è l'ingegner Alessandro Lacedelli del Gruppo Rubner ad accompagnarci nel tour delle realizzazioni del Gruppo. I rocchetti, i cluster e il padiglione di SlowFood.
Promenade Architettura e viaggio
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"Entrare qui - ci dice Sonia Maritan, giornalista e architetto, direttore delle nostre testate Sistema Serramento e Struttura Legno e della testata interattiva FareItalia che ci ospita - è un’importante opportunità che noi di WebandMagazine non potevamo che cogliere. Entrare qui mi porta anche a fare un salto nel passato, alla prima Esposizione Universale a Londra del 1851, con il Crystal Palace: quell'evento colpì i partecipanti per la struttura architettonica dell'edificio che ospitava la manifestazione. Un'ampia navata di vetro e di metallo che l'architetto Joseph Paxton riprende in un progetto per l'esposizione parigina del 1867. Il metallo è il materiale la cui presenza diventa sempre più predominante nei padiglioni costruiti in occasione delle manifestazioni di allora. A quei tempi si trattava di far conoscere le tecnologie più innovative sperimentando sui nuovi materiali. Il pretesto per organizzare un'esposizione universale dipendeva poi, molto spesso, da una commemorazione: in Francia, il centenario della Rivoluzione francese è il pretesto per l'esposizione del 1889, il cui simbolo perenne è la costruzione di una torre alta 300 metri e progettata da Gustave Eiffel. Un caso particolare è il quartiere EUR di Roma per l’Expo del 1942, che non si svolse mai a causa della Seconda Guerra Mondiale. A Milano l’Acquario Civico è rimasto come segno di quella che ci fu nel 1906."
Il Padiglione dell’ ESTONIA
Il Padiglione del TURKMENISTAN
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Il Padiglione della GERMANIA
Il Padiglione del GIAPPONE Promenade
Il Padiglione del VIETNAM
padiglione ESTONIA il concept Il Padiglione estone denominato “Galleria di” è stato progettato per presentare questo Paese del nord Europa giovane, dinamico e in rapido sviluppo. Il Padiglione mostra più di trenta aziende, musica, canto estone e Arvo Pärt, design, cultura, cibo di strada e bevande ispirati alla natura locale, come la birra di segale. Il padiglione è un melting pot di elementi high-tech e low-tech che presentano l'Estonia come un piccolo paese operoso in cui le antiche tradizioni e la natura incontaminata si fondono con l'innovazione tecnologica, ad esempio la firma e la residenza digitali. Il Padiglione è composto da tre piani di blocchi di legno accatastati uno sopra l'altro come scatole cinesi che, insieme, costituiscono la galleria estone piena di altalene appese tra le scatole. I visitatori possono trasformare l'energia cinetica creata al piano terra in energia elettrica utilizzando queste oscillazioni, comprendendo così quanta energia sia necessaria per le semplici azioni di ogni giorno, come ricaricare un telefono o accendere la luce. Al piano terra ci sono un ristorante che propone street food, un chiosco per le informazioni e uno stand di souvenir. Sei scatole cinesi costituiscono una galleria che offre ai visitatori la possibilità di scoprire le informazioni essenziali sul Paese. Al primo piano è allestita una mostra sui settori estoni più importanti. Qui i visitatori possono scoprire tutto sui risultati raggiunti dall’Estonia e sulle storie di successo che la vedono protagonista in diverse aree. Il primo piano ospita anche un bar dedicato alla segale, alla birra artigianale e ai distillati locali. Il secondo piano mostra una parte della natura estone, comprese piante e alberi caratteristici dei Paesi nordici. Su questo piano i visitatori possono conoscere gli uccelli estoni e osservare giorno per giorno la vita degli animali presenti in natura attraverso telecamere nascoste.
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padiglione CHINA il concept Il tema scelto dalla Cina incarna l’atteggiamento di gratitudine, di rispetto e di cooperazione del popolo: la terra nutre l’uomo dalle origini, la speranza è la prospettiva di un futuro in cui il cibo consenta la vita di tutti. Agricoltura, alimentazione, ambiente, sviluppo sostenibile sono i punti focali della partecipazione della Cina a Expo Milano 2015. Lo scopo è ricordare la convinzione della filosofia cinese che “l’uomo è parte integrante della natura”, illustrare le tradizioni culturali e i progressi nei campi dell’agricoltura, presentare i grandi passi compiuti nell’uso razionale delle risorse per assicurare cibo a sufficienza, buono e salutare. Il filo conduttore è la ricerca di equilibrio tra gli esseri umani e l’ambiente, tra l’umanità e la natura. Come il contadino cura e protegge la sua terra, così il popolo deve custodire il Pianeta. Sono tre i temi intorno a cui si dipana l’esposizione, su un’area di 4.590 metri quadri. “Il dono della natura” illustra il processo del raccolto secondo il calendario cinese lunisolare e i cinque colori del suolo. “Cibo per la vita” mostra il percorso produttivo del cibo, del tofu e di altri piatti, le Otto famose scuole di cucina cinese, la cultura del tè. “Tecnologia e futuro” documenta i progressi scientifici, tra cui il riso ibrido del professor Yuan Longping, il riciclo in agricoltura, le tecniche per la tracciabilità, l’Internet delle cose. È la prima volta che la Cina partecipa a un’Esposizione Universale con un Padiglione self-built, simbolo dell’impegno di un grande Paese, la seconda economia mondiale. Per la prima volta il Paese si impegna a mostrare e spiegare nei dettagli la sua politica agricola, dalla storia alle innovazioni del futuro. Anche province e singole città sono presenti con ricche e colorate attività. E, sempre per la prima volta, vi sono anche imprese cinesi in propri Padiglioni self-built.
Promenade Architettura e viaggio
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""Viene da pensare, percorrendo avanti e indietro il decumano, avvicinandosi all'Albero della Vita per il Cardo, girovagando per le vie laterali che ospitano spesso bellissimi padiglioni, aggirandosi per i cluster tematici, di vivere l'opportunità di una vita, ma nello stesso tempo di non potersi esimere da un po' di trepidazione nel leggere i nomi di Paesi che sono stati protagonisti di eventi terribili, subendoli o scatenandoli. Questa vicinanza propiziata da una dimensione conviviale dell'Expo, propiziata proprio dal tema della manifestazione, sembra quella di migliore auspicio per portare il nostro Paese al centro di un processo di pace e dialogo che si spera sia più efficace di altre iniziative meno festose. Popoli diversi esprimono la loro tradizione e la loro cultura, esprimono il loro stile di vita e la loro volontà di rappresentarsi al meglio, in un contesto unico, quello dell'Expo." Pietro Ferrari, giornalista ed editore, direttore delle testate IDML'Industria del Mobile, Il Legno e Textures, vede così questa festa di pace e di soccorso ai bisogni del pianeta, dove convivono tematiche e contrasti, ma sempre sotto il segno del dialogo e del confronto pacifico nell'interesse di tutto il genere umano.
Il Padiglione dell’ AZERBAIJAN
Galloppini Legnami
QUADRO 4 FARE ITALIA 90
Galloppini Legnami costruisce il padiglione giapponese di Expo Galloppini Legnami, con sede a Borgo Sesia, è tra i protagonisti dell'architettura in legno a Expo 2015. La struttura del Padiglione del Giappone è rappresentata da un graticcio tridimensionale in legno, dalla forte versatilità applicativa, proposto come soluzione costruttiva per la creazione di volumi architettonici. Prefabbricazione, ecosostenibilità, facilità di trasporto e montaggio a secco, rapido e autoportante, sono le caratteristiche di questa struttura concepita dal prof. arch. Atsushi Kitagawara ed elaborata dalla società Ishimoto Architectural & Engineering Firm Inc., che è stata ingegnerizzata e industrializzata per la costruzione delle pareti del padiglione Giappone, in Expo 2015. Per l’occasione sono state impiegate quasi 20mila travi di due metri in legno lamellare di larice del Giappone dalla sezione di circa 11,5 x 11,5 cm. è Alberto De Pace a spiegarci come si è sviluppata la collaborazione con i progettisti giapponesi: "Tutto è nato in occasione dell’Expo, siamo stati contattati dallo studio che ha avuto l’incarico di realizzare il capannone dell’Expo per il Giappone tramite internet, perché loro volevano affidare il lavoro a una azienda vicino a Milano, ed erano venuti a conoscenza della nostra realtà. Sono venuti a fare un sopralluogo, hanno visto come lavoriamo, ci hanno chiesto un preventivo e alla fine quello che li ha indirizzati verso di noi, è stato il fatto che noi, anche in fase di preventivo, siamo riusciti a dare loro dei dettagli tecnici che li hanno colpiti, per la realizzazione della struttura, perché comunque la struttura è stata pre-
Alberto De Pace
Due generazioni della famiglia De Pace davanti alla struttura lignea
sentata come un’idea astratta, per la quale anche i progettisti cercavano competenze specifiche, in grado di esprimere il progetto tecnicamente: questo credo sia il supporto fondamentale dato da parte dell’azienda per la fase realizzativa della costruzione. Ci sono poi state le varie visite da parte di delegazioni giapponesi all’interno della nostra azienda e la fase iniziale si è conclusa con la realizzazione di un campione al vero alto sei metri e lungo quattro."
Concetti ancestrali
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Sono concetti ancestrali quelli che presiedono alla realizzazione del manufatto. Fin dai tempi antichi, infatti, nei villaggi giapponesi si è instaurato un rapporto ideale tra l’uomo e la natura (sistema di riciclo) tramite i satoyama, tipiche strisce di terreno coltivato, frapposte fra onde di colline lussureggianti. Tuttavia, in seguito alla modernizzazione, la composizione del riciclo è andata deteriorandosi, fino a cadere in un rapporto basato sullo sfruttamento unilaterale della natura (sistema non fondato sul riciclo). Si pensa che la maggior parte dei problemi legati all’alimentazione su scala globale sia dovuta a questo sistema non fondato sul riciclo. L’utilizzo efficace del legno, risorsa rinnovabile, è legato alla preservazione e al mantenimento delle foreste, che forniscono acqua ricca di sostanze nutritive. Quest’acqua viene poi restituita alla terra e al mare e dona svariate risorse alimentari per la vita delle persone. Similmente, nei satoyama giapponesi lo spirito insito nell’utilizzo del legno è strettamente legato alla vita delle persone, e ciò porta all’esistenza di una società del riciclo ideale. Dalle grandi strutture d’ingegneria civile su scala urbana fino ad arrivare agli articoli per la casa di uso quotidiano, l’utilizzo del legno è sempre stato una costante. Tale background è determinato dal fatto che il territorio giapponese è costituito al settanta per cento da foreste, e ciò si rivela una ricca fonte di risorse. Il tema di Expo 2015 Milano è “alimenti della terra, energia della vita” e la parola chiave è “sostenibilità”. Il contributo del Giappone nei confronti dei problemi alimentari mondiali risiede nell’idea di “ricca cultura alimentare/cultura forestale/società del riciclo” portata avanti fin dai tempi antichi. Tale concetto è espresso in architettura tramite l’utilizzo della “griglia tridimensionale di legno”, adottata nella periferia esterna del Padiglione Giappone.
Nel segno della tradizione
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Le tradizionali tecniche giapponesi di costruzione in legno – il tempio di Horyuji ne è un eccellente esempio – adottano un “metodo di tensione compressiva” in cui i singoli elementi costruttivi sono collegati con sistemi di aggancio e giuntura per ottenere il necessario supporto. Il risultato è una struttura molto resistente ai terremoti, nonché base delle costruzioni a volte dette viventi, o della “teoria della vita”. Il padiglione, che ha preso forma da una griglia tridimensionale di legno, è stato il primo in assoluto ad essere edificato con una commistione di tecniche costruttive tradizionali, analisi strutturale moderna e il suddetto “metodo della tensione compressiva”, per realizzare un esempio di architettura innovativa capace di esprimere appieno la fusione di cultura tradizionale e tecnologia avanzata. Il metodo della tensione compressiva sfrutta favorevolmente le tensioni perpendicolari alla fibratura (cosa che solitamente limita un materiale anisotropo come il legno) e trova spiegazione negli stati di coazione che nascono nel legno, infatti ogni nodo è permeato di tensione, grazie anche all’eventuale utilizzo di cunei. Le sollecitazioni orizzontali, vento e sisma, sono così assorbite anche dall’attrito fra gli elementi dei nodi, interconnessi in modo tale da conferire grande duttilità alla struttura. Allo stesso tempo, la configurazione a nido d'ape comporta l’assenza di superfici continue, dando così poca rilevanza al carico vento anche dopo il raggiungimento di altezze considerevoli. Il Padiglione Giappone presenta una struttura su due piani. Il piano terra è dedicato alla zona espositiva, mentre il primo piano è costituito da ristoranti e zona eventi. La zona espositiva al piano terra consiste in una serie di spettacoli di alto valore artistico, incentrati sui vari problemi dell’alimentazione su scala globale, e aventi per tema la simbiosi con la natura, la coesistenza e l’armonia. Il secondo piano offre un’area di ristoro dove è possibile assaporare in modo divertente la cucina giapponese e dove vengono presentate le tecnologie relative all’alimentazione, vanto del Giappone e famose in tutto il mondo. I ristoranti del secondo piano utilizzano ingredienti e prodotti originari del Giappone, in modo da poter apprezzare al meglio il gusto e l’ospitalità di questo paese. Durante il periodo espositivo di 184 giorni, nella zona eventi adiacente all’area ristoro, tramite la partecipazione di tutte le prefetture giapponesi, è possibile assistere a numerosi eventi che mettono in risalto la cultura tradizionale e una grande varietà di tecniche e conoscenze relative all’alimentazione. Inoltre è prevista una giornata dedicata al Giappone, chiamata “Japan Day”.
Ricavare una pulita e chiara concezione strutturale risulta complicato, visto l’elevato grado di iperstaticità dell’opera, è perciò necessario abbandonare alcune categorie di giudizio della classica tecnica delle costruzioni e tentare l’arduo compito di immedesimarsi nella mentalità costruttiva del Giappone del passato, pur trovandoci lontanissimi culturalmente e geograficamente. Un concetto fondamentale per iniziare a conoscere la cultura del costruire giapponese è il significato che loro danno alla parola “architettura” (kenchiku). Nell’occidente con “architettura” s’intende qualcosa di eterno, che segna un particolare periodo storico; in Giappone, invece, un edificio antico non è mai l’originale, avrà subito sicuramente ricostruzioni e ristrutturazioni, basti solo guardare la cronostoria del tempio di Horyuji, il più antico del Giappone, con i suoi adeguamenti nel 711 d.C., nel 1374, nel 1603 e agli inizi del ventesimo secolo. Questo perché ciò che maggiormente identifica il legno, rispetto agli altri materiali da costruzione, è la sua origine organica. è qui la prima consapevolezza dei mastri costruttori giapponesi: più che il materiale – in questo caso rinnovabile e facilmente reperibile – ciò che si può davvero conservare è l’atto mentale e il gesto tecnico. In Europa, invece, la conservazione della materia è fortemente radicata nella cultura, sfociando, a volte, in puro feticismo. Altro aspetto preponderante dell’architettura giapponese è il legame col territorio, non solo a livello di materiale, ma come dialogo con le condizioni ambientali imposte. Coperture pesanti, per fronteggiare i forti venti, connesse a intricati nodi ai vertici dei pilastri, perché l’antisismicità di una costruzione non è data dal materiale, bensì dalla concezione strutturale conforme alle caratteristiche dell’opera.
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La struttura base del progetto
Ahec
QUADRO 5 FARE ITALIA 98
I legni duri americani nel Padiglione Usa L’American Hardwood Export Council (AHEC) ha contribuito alla realizzazione del Padiglione USA all’Expo 2015 con la fornitura di un bellissimo pavimento di 500 metri quadrati realizzato in quercia bianca americana (American white oak). Il pavimento riveste in tutta la sua lunghezza il primo piano del padiglione, dove si trova lo spazio espositivo principale. La quercia bianca è stata scelta dall’architetto newyorkese James Biber, il cui studio ha progettato il padiglione. L’architetto voleva un legno dall’aspetto classico che completasse armonicamente il resto della pavimentazione, che è stato realizzato utilizzando il legno vecchio di 100 anni recuperato dalla originale passeggiata a mare di Coney Island, distrutta dall’uragano Sandy nel 2012. Il Padiglione USA ha un contenuto fortemente legato alla sostenibilità che comprende un grande orto coltivato in verticale, le tecnologie più recenti nel campo dell’efficienza energetica e l’uso di legno riciclato. Ma uno dei messaggi ambientali più forti deriva dall’uso di legno nuovo di quercia bianca americana prodotto in modo sostenibile. L’AHEC, utilizzando i risultati della sua ricerca sulla valutazione ambientale del ciclo di vita (Environmental Life Cycle Assessment, LCA), ha prodotto un profilo ambientale completo “dalla culla alla tomba” della nuova pavimentazione in quercia bianca. I dati dell’impatto ambientale relativo a silvicoltura, segagione, essiccatura e trasporto dei segati di quercia bianca in Italia sono stati combinati con i dati registrati durante il processo di produzione. Sono inclusi nella valutazione anche il trasporto, l’installazione e la prevedibile aspettativa di vita di tutti i materiali diversi dal legno (colle, oli e accessori). Alla fine del suo uso il pavimento potrà essere riciclato oppure bruciato come un combustibile rinnovabile.
Credit: Giovanni Nardi
Una risorsa in espansione La quercia bianca americana è una risorsa non solo rinnovabile, ma in espansione. Questa risorsa è così abbondante e cresce così rapidamente che ci vogliono meno di 25 secondi perché la foresta rimpiazzi la quantità di quercia bianca tagliata per produrre il pavimento installato all’Expo 2015. Sulla base di una valutazione “dalla culla alla tomba” il saldo di emissioni rilasciate nell’atmosfera dal pavimento è minore o uguale a zero. Le emissioni di anidride carbonica associate alla consegna dei materiali e alla fabbricazione del pavimento saranno più che compensate dall’energia generata dall’eliminazione del legno alla fine della sua vita. Inoltre molta dell’energia usata per la produzione del pavimento è derivata da fonti rinnovabili. Finchè il pavimento rimane in uso, esso immagazzina l’equivalente di 14,5 tonnellate metriche equivalenti di CO2 . Per David Venables, direttore europeo dell’AHEC, questo progetto fornisce una grande opportunità all’industria statunitense del legno di latifoglie di sostenere il Padiglione USA e di comunicare con i visitatori dell’Expo. “Il pavimento è veramente bello, pieno di carattere e ricco di venature dal disegno vibrante. Gli architetti sono stati molto contenti del risultato finale. All’AHEC ha fornito l’opportunità di calcolare per la prima volta il profilo LCA di un prodotto per la pavimentazione, e i risultati mostrano ancora una volta che le credenziali ambientali del legno di latifoglie americane sono davvero forti e documentate”. Il pavimento in quercia bianca americana è stato prodotto in Italia da Imola Legno ed è formato da listelli profilati di lunghezza variabile, spessore 20 mm e larghezza 80 mm. Il pavimento è stato posato usando un sistema nascosto di montaggio a clip con 5 mm di distanza fra i listelli. Sono state usate cerniere in acciaio inossidabile e il pavimento può essere facilmente sollevato senza essere danneggiato, sia per la manutenzione ordinaria che per il riuso, estendendo quindi in modo consistente la sua aspettativa di vita. Il pavimento è finito con una mano di olio trasparente anti ossidante.
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Resstende
QUADRO 6 FARE ITALIA 102
Schermature solari per l'Expo Nell’ambito di Expo 2015 Resstende firma i progetti delle schermature solari dei padiglioni Indonesia, Brasile, Cina, Vanke, New Holland. L’azienda ha così saputo cogliere l’affinità che lega l’appuntamento di Milano con i propri prodotti e non ha voluto mancare a questo importante appuntamento di promozione del Made in Italy. L’Esposizione Universale è per Resstende un palcoscenico straordinario attraverso il quale mettere in evidenza l’ingegno e l’inventiva italiana che la connotano. Il filo conduttore della presenza aziendale nei padiglioni dell’appuntamento milanese è proprio quello di mettere in scena soluzione custom made, pensate per l’uomo e costruite attorno all’uomo; studiate per aiutarlo a vivere meglio e realizzate per rispondere alle sue esigenze specifiche. Un punto di incontro unico in cui tecnologia e design convivono in modo armonico: nel segno di un nuovo modo di concepire l’architettura. Tutto italiano. Tra le 5 case histories aziendali in Expo 2015 sicuramente di rilievo il progetto riguardante il colosso immobiliare cinese China Vanke, che in questa occasione mostra al mondo uno spicchio di vita contemporanea in Cina. Un padiglione di 800 m² che ricrea le atmosfere legate allo Shitang, luogo tradizionale cinese di incontro, dove trovare cibo in un ambiente sereno e sano. Uno spazio conviviale progettato dallo studio dell’architetto Daniel Libeskind – New York – e da Libeskind Architettura di Milano, che hanno voluto realizzare un microcosmo che collega la cultura cinese a quella europea. Il padiglione è stato concepito come un’estensione del paesaggio circostante: geometrie sinuose, dinamiche, con movimenti fluidi che permettono un dialogo continuo tra volume interno e volume esterno. Un organismo che cresce dalla terra e sale verso il cielo. L’esposizione del padiglione è organizzata in due percorsi autonomi, dall’interno verso l’esterno e con un giardino accessibile sul tetto. I visitatori si trovano inseriti in un mondo a sé, tra foreste di pali e 300 schermi che proiettano momenti conviviali di pranzi e gioia. L’esterno, come squame di drago, è rivestito interamente da piastrelle rosse disegnate ad hoc da Libeskind e prodotte da Casalgrande Padana. * Fondata nel 1984, Vanke è la più grande realtà immobiliare residenziale cinese, quotata alla Borsa di Shenzhen.
Padiglione Indonesia
Padiglione Vanke Padiglione Cina
Un materiale ceramico innovativo, ecosostenibile ed autopulente. Resstende ha partecipato orgogliosamente a questo padiglione con 5 sistemi orizzontali di tende a rullo completamente incassate. Le schermature coprono la forma irregolare del lucernario del padiglione, che viene così schermato dalle strutture orizzontali con un tessuto filtrante e uno oscurante. L’incasso delle tende ha permesso di mantenere pulita la linea architettonica della struttura del lucernaio, permettendo una completa gestione della luce all’interno dello spazio, sia grazie al tessuto oscurante che filtrante. L’azienda di Agrate Brianza ha inserito due sistemi – filtrante e oscurante - per ogni porzione di serramento. In fase di progetto sono stati predisposti i giusti spazi permettendo una perfetta integrazione del sistema nella struttura architettonica, anche grazie al dispositivo Conston. I tessuti utilizzati sono l’oscurante Darktex in fibra di vetro e pvc, colore bianco cod. 32400 e il filtrante Soltis 99 colore bianco argento cod. 39955 in poliestere; entrambi certificati in Classe 1. L’ufficio tecnico Resstende ha utilizzato le guide GC20 in alluminio estruso e un cassonetto C90, del medesimo materiale, composto da una parte fissa e una mobile ispezionabile. Il sistema Conston costituisce il dispositivo meccanico utilizzato per il trascinamento forzato del telo adottato in questo contesto: realizzato con un nastro di acciaio che, per effetto del riavvolgimento bilanciato, mantiene costante la coppia o forza di trazione in tutto il suo sviluppo. Le dimensioni ridotte del dispositivo Conston (126x60x63mm) e la sua ottima adattabilità ne fanno un dispositivo eccellente per tecnica e resistenza.
Padiglione Brasile
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Padiglione Paesi Bassi
Promenade Un invito da Promolegno
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è veramente un'Expo sotto il segno del legno quella di Milano, è generale convinzione anzi che senza questo prezioso materiale i tempi imposti dalla mediocrità e dalla scelleratezza di una parte della politica non avrebbero permesso di arrivare, sia pure in zona rischio, alla conclusione dei lavori per il fatidico primo maggio. Dunque ci sembra comprensibile che Promolegno abbia dedicato una giornata a un proprio momento convegnistico nel Padiglione Austriaco, dove il legno è visibile nella sua forma più viva e naturale, e una visita al Padiglione Francese e al Padiglione Spagnolo, in cui il legno è utilizzato con grande pregio architettonico. Una serie di interventi, coordinati da Lorena De Agostini di Promolegno, ha avuto per protagoniste dapprima le autorità quali il Console Commerciale per l'Austria Michael Berger, quindi l'intervento di Klaus Loenhart che ha illustrato il ruolo della foresta come protagonista del padiglione "breathe.austria" sottolineando la capacità del padiglione di generare aria pulita e fresca. Sono seguiti poi gli interventi di Emanuele Orsini, presidente di Assolegno /FLA, di Domenico Corà, presidente Fedecomlegno/FLA e di Christof Kulterer dell'Associazione dell'Industria del Legno Austriaca. La visita del Padiglione Austriaco con le sue specificità naturiste è stata seguita, sotto la competente cura di giovani guide, che hanno illustrato la filosofia progettuale che ha ispirato il concept del padiglione, cui ha seguito anche la visita guidata del Padiglione Francese e del Padiglione Spagnolo.
Lorena De Agostini presenta il convegno di Promolegno.
Ha la parola il Console Commerciale per l'Austria Michael Berger con Domenico Corà, presidente Fedecomlegno/FL A . il ruolo a r t s lu il t r a h Klaus Loen me protagonista o della foresta c "breathe.austria2”. e del padiglion
Le formule della fotosintesi sono scritte sul legno.
Enzo Micali "racconta" il settore e la sua bellezza. Lo ascolta un vero o parterre di illustri ospiti: Emanuele Orsini, presidente di Assolegn Kul /FL A, Domenico Corà, presidente Fedecomlegno/FLA , Christof s terer dell'Associazione dell'Industria del Legno Austriaca e Ladislau (EuroDöry, agli ultimi giorni del suo mandato come Presidente di EPF pean Panels Federation), prima di cedere il suo ruolo, esercitato con lo. grande vigore e successo, a Paolo Fantoni, primo italiano a ricoprir
del legno. Un po' spaesato nella foresta conscia al fenomeno Sarà forse una reazione in aturato in noi? dell'urbanesimo ormai conn ne a favore di una sio en m di a un a an nt lo sì co è ntatto diretto con vita elementare, vissuta a co la natura?
Produrre il cli tecnologia: pe ma, una nuova lita, una miss r creare aria puio non possiamo ne dalla quale format del pa più sottrarci! Il d striaco sugger iglione auis coli boschi sp ce l'idea di pica belli, ma sopr rsi nelle città, a prio polmoni ttutto veri e proin grado di pu l'aria! lire
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La Francia, una vecchia passione e il padiglione che la rappresenta un'affascinante di volte in legno lamellare gioc isp a un luogo simbolo della cu ira ltu alimentare francese: il mer ra ca perto, aperto sulla città. to co
co ato a o-
Sonia Marita che gli raccon n con Sergio Rubechi ta Cina in cui il di un progetto in le sta . .un gratta gno sarĂ protagonicielo di 200 m etri!
Verso il padiglione francese. Un padiglione che al fascino della sua struttura lignea, aggiunge un sistema di ventilazione naturale che non richiede alcun impianto meccanico . .provare per credere! el progetto L'eccellenza d Francese e del Padiglion versazione. stimola la con
La conversazione non langue nemmeno al Padiglione Spagnolo . .a quanto pare parleremo presto di quel grattacielo alto 200 metri che vede, proprio come fra questi padiglioni, protagonista il legno.
olonne o. c i l i b a id nol Le form iglione Spag , il padiglione del Pad o a una serra l’idea di eďŹƒIspirat bile trasmette con la sua sosteni ambientale, avata è cienza ra a doppia n rie di portici struttu sto da una se o, sostenuti compo o compensat volumi pridi legn sequenza di laminato e da una i irregolari di elli traspasmatic lati da pann to che funinterca policarbona renti in a pensiline. gono d
Promenade Ritorno nel bosco austriaco
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“Ancora una volta l’Austria è stata protagonista dell’Expo nel campo della costruzioni in legno: Hugo Karre, come sempre dinamico e instancabile organizzatore nel settore, ha organizzato una missione sotto l’egida di Holzbau Forum per raccontare le straordinarie performance del legno nel padiglione austriaco, dove una vera e propria foresta vivente trasmette la straordinaria piacevolezza del respirare e del camminare nel bosco, nel padiglione francese, dove l’eleganza dell’architettura ha tratto dalle travi lamellari un edificio di grande pregio, poi ai ben conosciuti padiglioni coreano e cinese, dove la presenza del legno austriaco a ben potuto inorgoglire i visitatori organizzati in gruppi. Per noi che, abbiamo accompagnato la visita, il rientro al padiglione austriaco è stata l’occasione di parlare con due personaggi di rilievo che, cortesemente, hanno commentato per noi il mondo di Expo: Peter Lang, titolare di Rotho Blaas, di recente premiata per il rivoluzionario sistema X-Rad, e lo stesso Hugo Karre. Lang ci esprime la sua ammirazione per Expo che vede come un segnale promettente di ripresa psicologica del Paese e dello spirito d’iniziativa. Sicuramente in questo contesto il padiglione austriaco brilla per significato: “I primi mesi del padiglione austriaca- ci dice - mi chiedevo cosa sarebbe successo nel corso del tempo, poi la natura ha fatto il suo lavoro, gli alberi sono cresciuti e hanno creato uno spazio estremamente piacevole.” A conferma di ciò con lui, con Paola Govoni e con Sonia Maritan ci attardiamo a conversare, apprezzando la qualità dell’aria e la frescura in una giornata di settembre ancora piuttosto calda.” Il padiglione austriaco crea un grande senso di relax” dice Peter Lang.”E’ anche un messaggio di cultura dell’ecosostenibilità: alla fine di questo percorso, il visitatore dice: se mettiamo degli spazi verdi nelle città piene di asfalto, non solo facciamo una cosa bella, perché chi può dire che un bosco non è bello ma anche miglioriamo l’aria che respiriamo.
Nel padiglione austriaco con Peter Lang di RothoBlaas, Sonia Maritan e Paola Govoni.
Una chiacchierata davanti a una birra: Govoni, Ferrari e Karre.
Sonia Maritan, Pietro Ferrari e Peter Lang nella frescura del bosco austriaco.
Sul tetto dell'Expo: Hugo Karre con Sonia Maritan e Paola Govoni.
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E’ un messaggio meraviglioso.”Commenta Sonia Maritan. “Poi bisogna apprezzare il fatto che chi ha progettato questo spazio- aggiunge Paola Govoni - ha pensato al benessere di chi visita questo padiglione: crei una cultura di accoglienza.” “Siamo andati a vedere i quartieri di social housing di Singapore in appartamenti dignitosi - dice Paola Govoni direttore di World Furniture - aprendo la prospettiva di un Oriente intensamente impegnato a costruire a tutti i livelli - i capitali cinesi a Singapore sono immensi.””Stiamo lavorando in Oriente in maniera molto significativa - conferma Lang - in questo contesto particolare di capitalismo di stato. Difficile non parlare di X-Rad“La collaborazione tra materiali strutturali - domanda Sonia Maritan , architetto e direttrice di Struttura Legno, Sistema Serramento e FareItalia, la rivista digitale che ospita il nostro straordinario work in progress che segue legno e non legno in Expo - come si relaziona con il vostro sistema?””Il sistema X-Rad -risponde Lang - è stato ideato per rispondere al problema di chi arrivava sul cantiere e trovava che il solaio non era mai preciso, doveva sempre tarare il solaio e per posizionare i primi pannelli ci volevano tre o quattro giorni. Con il sistema X-Lam, dopo una serie di messe a punto successive, siamo ora in grado di garantire una velocità e una precisione incredibile nella realizzazione del solaio di legno. Non c’è più bisogno, come accadeva in passato, di tarare tutti gli elementi, di spessorare tutto quanto, mettere tutto gli angolari e dopo si arriva in cantiere e uno sbaglio di mezzo centimetro mette in discussione il tutto. Con il sistema X-Rad è tutto pianificato. Quando abbiamo presentato a Vienna questo sistema, subito ci hanno detto: serve per fare le case di otto-nove piani, no, abbiamo risposto: serve per le case monofamigliari.” Sonia Maritan domanda se con queste tecnologie sarà possibile arrivare a edifici molto alti. “Anche venti piani, tenendo conto persino del criterio antisismico, come è richiesto in Italia o in altre Paesi e rischio geologico, grazie alla possibità di tirare e rinforzare la giunzione…””Mantenendo quindi l’elasticità della giunto..” conclude Sonia Maritan“Abbiamo effettuato una importante ricerca in tema antisismico - spiega Lang - con il professor Piazza e la sua equipe dell’Università di Trento soprattutto per calcolare il fattore relativo all’oscillazione del giunto: questo ci permette di indicare quanto è la freccia del movimento del giunto e tutti sono sorpresi del fatto che siamo in possesso di questa capacità d’intervento. Una ricerca che ha costituito un investimento importante ma ci permette di rispondere a un’esigenza fondamentale. L’orgoglio non è vendere due scatole di viti. “”No - conferma Sonia Maritan - è fare ricerca…””Ed essere sempre un passo più avanti.” Conclude Peter Lang.
Anche il legno del padiglione giapponese, dopo la lunga estate, ha cambiato colore.
Hugo Karre ci regala una nuova prospettiva sull’Expo dalla terrazza del padiglione austriaco e una piacevole conversazione a margine delle giornate di visita organizzate dal Holzbau Forum : “Sono numerosi i padiglioni in cui il legno è protagonista, una visione molto originale è quella del padiglione della Corea del Sud, interessanti la Francia e anche il Cile con l’utilizzo del suo legno nazionale, particolarmente bello l’Albero della Vita.” “Qui il legno ha risolto molti problemi - commenta Sonia Maritan - permettendone la realizzazione.” Hugo Karre ci parla del Forum di Garmisch-Partenkirchen e di molte iniziative di altissimo livello:”Prima del forum di dicembre, sarà molto interessante quello di Colonia in cui il tema sarà l’utilizzo del legno in aree urbane con particolare riguardo all’efficienza energetica. Poi avremo l’appuntamento di dicembre a Garmisch e anche quest’anno aspettiamo 1.500 partecipanti a Villa Quaranta avremo l’11 marzo 2016 il Forum italiano come è tradizione, ma in agosto avremo l’onore di organizzare a Vienna la Build Conference on Timber Engineering dal 22 al 25 agosto 2016, ogni due anni in un continente diverso, questa volta è in Europa a Vienna, due anni fa era a Quebec, quattro anni fa era ad Auckland, otto anni fa era a Trieste. A Vienna ci sarà per la prima volta un collegamento con l’architettura. Winter, Natterer, Herzog, Merz sono i grandi personaggi che fanno riferimento al gruppo con una rilevanza a livello mondiale. Per questo abbiamo la possibilità di fare molto per il legno.”
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Con Hugo Karre e l'Holzbau Forum in visita a Expo.
L'Expo svanirĂ come le figure specchiate sul soďŹƒtto del padiglione russo?
Serge Ferrari
Onnipresenti all'Expo A Milano Ferrari è una presenza costante nel settore delle tende per esterni Uno dei protagonisti di Expo 2015 a Milano è il produttore di tende francese Serge Ferrari di cui i Fratelli Giovanardi sono esclusivisti per l'Italia. Uno volta tanto l'espressione "leader" non è abusata: questa azienda esprime un livello tecnologico, una capacità di incontrare il gusto degli utenti e una forte presenza sul mercato che la mettono in cima alla classifica. Questa supremazia si esprime anche all'Expo in cui l'azienda si è distinta per una presenza ampia e qualificata in tutte le aree espositive, singoli paesi e cluster, presenza ben documentata da questa impressionante rassegna fotografica. fotografie Andrea Liverani
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Promenade Efficienza e cortesia
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"Lorenzo Altheimer e Carla Dalla Rosa sono in visita con noi a Expo, imprenditori del settore delle Biotecnologie il mondo lo girano senza sosta per promuovere i loro prodotti e per stringere alleanze e collaborazioni commerciali. Proprio per questo, abituati come sono a dover confrontare il nostro Paese e le troppe pochezze che la caratterizzano, la prima cosa che sottolineano è l'efficienza della macchina espositiva, la pulizia e l'ordine degli spazi, la professionalità e l'impegno di quanti si adoperano perché la vita quotidiana della manifestazione si svolga tranquilla e piacevole. "Abbiamo la sensazione che abbiamo provato di rado di poterci dire orgogliosi di quanto vediamo e di come l'Italia mostri in questo evento il suo volto migliore fatto di creatività e di energia assieme." Dice Carla Dalla Rosa. L'Albero della Vita colpisce anche questi visitatori abituati a vedere le luci sfavillanti della più grandi metropoli del mondo:"Uno spettacolo vario ed emozionante che mette in gioco tutta la fantasia e la creatività dei nostri operatori" . Conferma Lorenzo, mentre la serata troppo breve ci spinge verso l'uscita.
L’ALBERO DELLA VITA
Gewiss
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La luce e la tecnologia Oltre ad essere stata identificata da Expo 2015 come “Fornitore Selezionato”, Gewiss è official sponsor della manifestazione e main partner di Padiglione Italia. L’A zienda offre il proprio know how per la fornitura di soluzioni per lo spazio architettonico di Padiglione Italia, degli edifici del Cardo, delle strutture di Servizio Eataly, delle Aree Servizi e dei Padiglioni Paesi e Corporate. Gewiss, infatti, partecipa da protagonista a Expo 2015. In qualità di sponsor di Expo 2015 e Main partner di Padiglione Italia, Gewiss ha scelto di essere presente alla prestigiosa vetrina per sostenere il made in Italy e l'innovazione, i valori sui quali si fonda la storia aziendale e che esprimono l'essenza e l’identità del Gruppo. Un’opportunità unica per far conoscere il marchio al grande pubblico internazionale, per costruire un network relazionale su scala mondiale ma soprattutto per promuovere nel contesto dell’eccellenza italiana le più avanzate tecnologie che compongono l'offerta Gewiss. Coerentemente con il tema della manifestazione, "Nutrire il pianeta. Energia per la vita", Gewiss ha infatti offerto il proprio know-how tecnologico e la propria esperienza nell'ambito della fornitura di soluzioni per lo spazio architettonico di Padiglione Italia ed Expo 2015. Il cuore di Padiglione Italia, degli Edifici del Cardo, delle Architetture di Servizio Eataly, delle Aree Servizi e dei Padiglioni Paesi e Corporate saranno infatti alimentati dai sistemi di distribuzione dell’energia e dai dispositivi di connessione e protezione Gewiss. La sinergia e l’integrazione tra centralini, quadri e armadi di distribuzione e combinati, apparecchi modulari e scatolati, contenitori speciali e canalizzazioni danno vita a un’offerta tecnologicamente avanzata in grado di garantire la fruizione dell'energia ai milioni di ospiti che hanno visitato, stanno visitando e visiteranno la manifestazione nel corso dei prossimi mesi. Sicurezza e funzionalità che si coniugano con lo stile italiano delle placche Lux, raffinate nelle linee e high-tech nello spirito. Una linea di placche dalle forme contemporanee in cui convivono, in perfetta simbiosi, uno spirito moderno e una personalità che ama l’eleganza della tradizione. Un tocco di classe che veste ogni ambiente di Palazzo Italia e che sarà il luogo simbolo dell'italianità, anche negli anni a venire.
“Da sempre”, ha spiegato Domenico Bosatelli, presidente di Gewiss, “abbiamo investito sullo sviluppo delle più avanzate soluzioni in ambito domestico, industriale e terziario. Abbiamo quindi realizzato e messo a disposizione di Expo e Padiglione Italia i nostri dispositivi, che consentono a tutti di vivere in edifici più sicuri e confortevoli. Il valore della collaborazione sarà sicuramente molto ambizioso, in termini di progetti e opportunità future. E siamo convinti che questo grosso impegno porterà lustro e luce nel mondo a tutta la manifestazione oltre che ai nostri prodotti e alla nostra Azienda”.
Lo spazio mostra Gewiss
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In occasione della settimana di apertura della grande manifestazione mondiale, Gewiss ha avuto il compito di dare forma al concetto di abitare con un percorso espositivo all'interno di Padiglione Italia (Cardo Nord Ovest). Il mondo è la nostra casa. La casa è il nostro mondo. Cambiano i continenti, le culture, le situazioni, le epoche, ma il sentimento di “sentirsi a casa” è inconfondibile: forte, unico e universale. Il piacere e la felicità di essere a casa, di sentire calore, amore, comfort e protezione accomuna un esquimese e un europeo, un uomo, un bambino e un adulto. Anche gli animali. In occasione dell'apertura di Expo 2015 , Gewiss è stata protagonista all'interno di Padiglione Italia con una mostra dedicata all'abitare e a tutte le sfumature di senso e di significato che lo accompagnano. Nello spazio espositivo sono stati infatti esplorati gli stati d'animo che legano gli esseri viventi di ogni latitudine alla propria casa e agli oggetti che la rendono un luogo unico, dove si realizzano l'identità, l'intimità famigliare ma anche le relazioni sociali. Un percorso che includeva ritratti di uomini, donne, bambini e animali fotografati davanti alle loro case, in ogni angolo del pianeta oltre agli oggetti e ai dispositivi con i quali entriamo quotidianamente in contatto e che rendono più comfortevole e sicura la dimensione domestica. Fra questi ci sono i sistemi per il comando e il controllo di luci, tapparelle, temperatura ma anche i dispositivi touche di nuova generazione del sistema domotico di Gewiss, progettati per adattare la casa e tutte le sue funzioni alle necessità di chi la vive. Gli ospiti che hanno visitato lo spazio espositivo di Gewiss hanno potuto contribuire direttamente a definire il concetto "Feeling at Home": sono stati infatti gli stessi visitatori a diventare protagonisti dello spazio espositivo scrivendo, su cartoline sagomate che riprendono le placche Gewiss, il proprio punto di vista sul “sentirsi a casa” e appendendo il proprio messaggio in un grande pannello-bacheca.
Ilva
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Ilva dipinge la Cina Le vernici all’acqua della linea per esterno Ilva Klima Aquatech sono state scelte da Stratex per proteggere e garantire la massima resistenza agli agenti atmosferici alla innovativa struttura in legno del Padiglione Cina a Expo 2015, il più grande padiglione straniero realizzato **. Il legno posto all’esterno è costantemente attaccato da agenti atmosferici, da batteri, muffe, funghi, parassiti e necessita di essere protetto con prodotti specifici di qualità che ne garantiscano la durata. I prodotti della linea Ilva Klima Aquautech garantiscono una protezione assoluta perché creano una barriera contro l’azione aggressiva degli agenti atmosferici conferendo al legno una resistenza estremamente elevata. Per la struttura della copertura in legno del Padiglione Cina, con una particolarissima forma architettonica con curve, controcurve e travi con diversi raggi di curvatura, realizzata da Stratex, tra le più importanti realtà industriali del settore, sono stati utilizzati impregnanti e finiture della linea Klima Aquatech di Ilva. Gli impregnanti penetrano nelle fibre del legno trasportando in profondità le sostanze che lo proteggono da marcescenze e funghi d’azzurramento (agenti biologici). Le materie prime innovative impiegate nella loro formulazione conferiscono alla struttura straordinarie proprietà di resistenza all’azione dannosa delle radiazioni UV, limitando il degrado degli strati superficiali in lignina, causa di possibili distacchi del film di vernice. Le finiture assicurano la massima elasticità anche dopo lunghi periodi di esposizione, elemento indispensabile per garantire la durata dei manufatti esposti all’esterno, permettendo una perfetta resistenza all’azione dannosa delle radiazioni UV. “I prodotti all’acqua Ilva garantiscono il rispetto dell’ambiente, argomento da sempre a noi molto caro, offrendo contemporaneamente massime performance. Siamo estremamente orgogliosi di essere stati scelti da Stratex per questa importantissima opera in legno realizzata per Expo 2015, a conferma della qualità dei nostri prodotti e del nostro costante impegno nella ricerca e sviluppo di soluzioni sempre più all’avanguardia“ ha dichiarato Dario Bassetti, Executive Vice President di IVM Chemicals, di cui Ilva è uno dei brand.
Padiglione Cina
Il marchio Ilva Ilva è un marchio del Gruppo multinazionale IVM Chemicals, fra i più grandi e importanti in Europa e nel mondo specializzati in vernici per legno. I prodotti Ilva nascono nel 1946 in Italia, Paese che è da sempre punto di riferimento in questo settore. Si è infatti sviluppato e perfezionato grazie alla costante interazione con l’Industria del legno e del Mobile, eccellenza dell'industria locale apprezzata in tutto il mondo. In Italia vengono oggi prodotti e distribuiti da IVM Chemicals, Azienda del Gruppo IVM che dalla sua sede di Parona, in provincia di Pavia, si concentra sul mercato italiano, e sui mercati di Europa, Africa, Middle East, Asia e Pacifico dove non vi sono altre Società del Gruppo. Ilva mette al servizio dell’utilizzatore professionale, dall’artigiano alla grande industria, le soluzioni ad alta tecnologia sviluppate dai suoi oltre duecento ricercatori.
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Suggestive renderizzazioni del progetto del padiglione cinese
Promenade Incontrare vecchi amici
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Per Paola Govoni, il poeta, romanziere e filosofo tedesco Johann Wolfgang von Goethe è sempre stato una figura di riferimento, un amico, un saggio anziano di famiglia a cui chiedere consigli e imitazioni. Certo a Paola piace il Goethe "olimpico" e meno il Goethe tempestoso amico di Schiller, con buona pace di quesrt'ultimo l'abbraccio di Paola è stato per il Consigliere Aulico che aveva già rivisto a Bardolino sulle rive del lago di Garda (vedi foto). Tra le molte polemiche dei soliti rissosi, vorremmo segnalare che la cultura, tanta cultura, è sempre presente all'Expo , se solo si voglia cercarla. Che poi si possa anche bere una buona birra o giocare con le infinite varietà di spremute di frutta è un altro discorso: la riflessione c'è ed è gestita e portata avanti con grande impegno e professionalità dal personale dei padiglioni, a noi comodamente attavolati nel ristorante uruguaiano (vedi foto) è successo di essere piacevolmente intrattenuti a fine pasto da una seria e simpatica operatrice sulle virtù e sulla tracciabilità delle carni bovine del suo paese. Ma non c'è solo il cibo, c'è il confronto con le tradizioni architettoniche, con la danza e con la cultura dei Paesi, dalle danze tradizionali moldave alle rock assordante dei Polacchi, dal canto cinese alle straordinarie forme emozionali della cultura giapponese.
Il padiglione dell’URUGUAY
Il Padiglione del VIETNAM
Bellezza e tecnologia Il tema dell’Expo 2015 di Milano è “Nutrire il Pianeta”: le polemiche sono all’ordine del giorno, bisognava fare un Expo triste e severo, perché l’argomento è drammatico e fame, denutrizione e malnutrizione sono all’ordine del giorno in molti Paesi o era invece opportuno, pur senza porre in secondo piano i problemi, dare un contenuto ludico e quasi carnevalesco a una manifestazione che, alla fine, ponesse l’accento sul piacere del cibo e sull’interscambio culturale promosso dalla presenza contemporanea nei millecinquecento metri del decumano, nel cardo e nelle vie laterali e parallele di decine di culture gastronomiche diverse? Una domanda alla quale non sta a noi rispondere, ma alla quale ci sentiamo portati a reagire sottolineando come il cibo e la nutrizione siano temi seri e talvolta drammatici ma anche come solo uno sforzo comune del genere umano possa portare a una soluzione: il ritrovarsi assieme non è qui mai sbagliato, serio o ludico che sia l’intento. Come editori di testate che si occupano del legno in tutti i suoi aspetti non abbiamo però potuto esimerci dal sottolineare la straordinaria ricchezza progettuale che ha visto il legno protagonista dell’Expo 2015: abbiamo seguito con grande impegno gli appuntamenti a cavallo tra 2014 e 2015 dell’importantissimo Holzbau Forum: prima a Garmisch-Partenkirchen nel dicembre del 2014, poi a Nancy-Epinal nell’aprile del 2015 e, infine, a Verona nel maggio dello stesso anno. Anche l’Egger Treff, organizzato dal produttore austriaco di pannelli a base legno Egger nel gennaio 2015, così come i tre appuntamenti di Holzbau, parlava di Expo, e di legno a Expo.
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Il Padiglione Tedesco All’Egger Treff di Kitzbuhel tra i grandi temi trattati non mancava l’Expo 2015: Egger è stata infatti scelta come partner nella realizzazione del Padiglione Tedesco per la fornitura dei materiali decorativi a base legno nel mobile e nell’arredamento d’interni. Il tema della sostenibilità e del riciclaggio delle materia usate ha giocato un ruolo importante nella scelta del committente. Oltre al pannello leggero Eurolight, i prodotti Egger utilizzati comprendono i laminati per pavimentazione, i pannelli ignifughi, e i laminati compatti. Il Padiglione Tedesco ha una superficie di 2.700 metri quadrati, il solo spazio espositivo ha richiesto l’utilizzo di quattro chilometri di pannello leggero Eurolight. I pannelli laminati Egger utilizzati nella pavimentazione dell’area mostre, quelli utilizzati nei tre ristoranti e nell’area servizi sono prodotti innovativi con nuove superfici tecniche comprensive di decori e tessiture particolari.
Il Padiglione Francese e il padiglione Austriaco Il progetto del Padiglione Francese è “tutto legno” ( strutture, tramezzi e facciate) ed esprime il saper fare francese sul tema dell’ossatura in legno. La struttura, il soffitto e la facciata formano un unico insieme, un’unica opera in legno che si scompone in una struttura primaria e in una struttura secondaria curva in legno lamellare per disegnare la forma interna di un grande mercato.
Foto: cortesia Hugo Karre
Un edificio passivo e ventilato naturalmente attraverso dei flussi d’aria che l’attraversano con un tiraggio termico dal lucernario posto al centro dell’edificio ( dall’intervento di Anouk Legendre e Nicolas Desmaziere dello Studio XTU di Parigi all’Holzbau Forum di Garmisch-Partenkirchen del 3-4-5 dicembre 2014 e al Forum Construction Bois di Nancy-Epinal 15-17 aprile 2015). L’aria come alimento è il tema del Padiglione Austriaco all’Expo di Milano che vede la ricostruzione di un microclima umido boschivo tipico della montagna austriaca in cui la qualità dell’aria è altissima. La struttura dell’edificio posa su una trama longitudinale e trasversale di 2 metri e novanta. è composta di elementi di legno molto semplici, leggeri ed economici che considerazioni legate alla sicurezza antincendio hanno consigliato di fissare strettamente a una tavola di legno massiccio. Le pareti e i soffitti sono in CLT a vista. In questo modo si crea l’aspetto caratteristico e volutamente grezzo dell’edificio. Poiché l’ accento non è posto sulla facciata ma sul contenuto dell’edificio. Il termine Low-Tech riassume bene il concetto di base del Padiglione Austriaco e ha portato a evitare l’utilizzo di materiali o di tecnologie complesse e costose. Anche per questa ragione le facciate fanno a meno consapevolmente di vestiti con involucri decorativi, a favore di una messa a nudo della struttura. Questo si coniuga con un’esigenza particolare nei confronti dei materiali da costruzione. Tanto gli elementi di costruzioni in legno quanto i dettagli di riempimento e interfaccia messi a vista giocano un ruolo di primo piano in termini di architettura a beneficio di una ottimizzazione spinta che tiene conto nello stesso tempo delle prestazioni strutturali, del linguaggio architettonico e delle necessità pratiche delle costruzioni prefabbricate. (dall’intervento di Josef Hohensinn e Karlheinz Boiger di hohensinn architectur all’Holzbau Forum di Garmisch-Partenkirchen del 3-4-5 dicembre 2014 e al Forum Construction Bois di Nancy-Epinal 15-17 aprile 2015).
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Il Padiglione Cinese, l’Albero della vita, il Children Corner, i Cluster e il Padiglione SlowFood Il Padiglione Cina di Expo 2015 è una costruzione di circa 2500 metri quadrati di superficie coperta ed è un edificio di particolare rilevanza architettonica. L’elemento più caratterizzante dell’opera è costituito dalla copertura la, la cui forma multicurvilinea le conferisce leggerezza e bellezza. Il padiglione è stato progettato dallo studio Link-Arc di New York. La struttura della copertura è in acciaio e legno lamellare, a testimonianza della sempre più diffusa tendenza all’accoppiamento di materiali diversi, ed è costituita da una serie di telai consecutivi trasversali, ricollegati da elementi secondari longitudinali. La Stratex ha avuto il compito della completa ingegnerizzazione delle parti in legno lamellare, dapprima con il calcolo, la progettazione e lo sviluppo di tutti i dettagli costruttivi (connessioni legno - Legno e legno - acciaio) e successivamente con lo studio delle fasi di montaggio. Nella produzione delle travature in legno si sono applicate le più recenti tecniche realizzative relative al legno lamellare e per la finitura delle stesse si sono utilizzate macchine a controllo numerico di ultima generazione.
Sono stati necessari circa 250 metri cubi di legno lamellare con lamelle a spessore ridotto in GL32H e circa 65000 kg di acciaio per le connessioni (S275) e le tirantature (S355), quantitativo suddiviso in più di 1400 pezzi tutti di diversa fattura, a esclusione ovviamente del quantitativo necessario per la realizzazione delle travature in acciaio.(Dall’intervento dell’ingegner Sandro Rossi di Stratex al Forum Legno Edilizia di Verona 22 maggio 2015) Concepito da Marco Balich, direttore artistico del Padiglione Italia, l’Albero della Vita è una struttura di legno lamellare di larice e acciaio, alta 36 metri, posizionata all’interno della Lake Arena, capace di accogliere 20mila persone: con i suoi novanta metri di diametro è il più grande spazio aperto dedicato ai visitatori, all’interno del quale si svolgono spettacoli con giochi d’acqua e rappresentazioni pirotecniche, installazioni artistiche, concerti su piattaforme e palchi galleggianti. L’Albero della Vita rappresenta la natura primigenia ed esprime le molteplici radici, le tradizioni e il sapere dei territori italiani, una rete di connessioni tra il Padiglione Italia e i Padiglioni Regionali: con la sua forma fortemente simbolica, che racchiude significati esoterici, è un simbolo legato alla nascita, alla rigenerazione e all’energia vitale. Ispirata al famoso disegno di Michelangelo della Piazza del Campidoglio a Roma, l’Albero della Vita è una costruzione che si avvolge su se stessa e sembra prendere vita: un simbolo del nuovo Rinascimento italiano, emblema del Padiglione Italia, punto di incontro e di ritrovo per i visitatori. Un’idea vincente rappresentata dall’Albero della Vita è stata quella di aggregare le eccellenze bresciane nel consorzio Orgoglio Brescia, da esso simboleggiato nella capacità tipicamente bresciana, nella caparbietà e nella tenacia della gente e degli imprenditori, del suo territorio, storicamente sede di grandi società operanti nel campo dell’acciaio e del legno.
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Wood Beton, con l’ingegner Giovanni Spatti, ha giovato un ruolo determinante nella definizione dell’impostazione strutturale dell’Albero, nell’individuazione della tecnologia di produzione degli elementi in legno lamellare a doppia curvatura e con torsione lungo l’asse, nell’ingegnerizzazione e nell’ideazione dei sistemi e dei dispositivi di montaggio e, infine, nell’esecuzione del montaggio stesso. Il progetto originale prevedeva la struttura portante realizzata con profili d’acciaio, mentre gli elementi di legno svolgevano semplicemente la funzione estetica di rivestimento. Inizialmente era previsto l’utilizzo di 500mila chilogrammi di acciaio e cento metri cubi circa di legno lamellare. Con la revisione del progetto da parte dell’ingegner Giovanni Spatti è stata modificata completamente l’impostazione strutturale: la chioma, il fusto e la “gonna” inferiore dell’Albero sono costituiti da elementi portanti in legno senza la presenza di elementi in acciaio di sostegno diretto. Questa soluzioni ha consentito di risparmiare circa 350mila chilogrammi di acciaio a fronte di un aumento del legno di soli 20 metri cubi. La parte lignea dell’Albero pesa in totale circa novanta tonnellate. La nuova concezione strutturale che prevede la presenza di una colonna centrale cava con un diametro di circa 250 centimetri ha consentito di risolvere agevolmente il problema dell’accesso in quota attraverso la posa in opera di una scala elicoidale all’interno della colonna stessa: grazie a ciò il personale di servizio può quindi tranquillamente arrivare in quota per la manutenzione e l’installazione di tutte le apparecchiature previste per gli spettacoli. Il fusto metallico, peraltro, è stato studiato per essere sfruttato durante la fase di montaggio e anche per ospitare tutta la parte relativa all’impiantistica.
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Produrre “spire” in legno lamellare per seguire la superficie esterna dell’Albero, caratterizzata dall’essere costituita da elementi a doppia curvatura con torsione lungo l’asse, è stato uno dei punti di massima difficoltà di tutto il progetto. Per raggiungere l’obiettivo, è stato necessario mettere a punto sistemi di produzione assolutamente innovativi ma, nel contempo, di grande affidabilità e sicurezza. L’Albero della Vita è costituito da 24 spire, con lunghezza di circa 124 ml cadauna e sezione 16x29 centimetri, di cui dodici destrorse e dodici sinistrorse. Ogni spira è costituita da 19 conci uniti mediante assemblaggi meccanici eseguiti in cantiere. A sua volta, ogni concio è composto da 5/6 pezzi che costituiscono l’unità elementare della spira. Quindi in totale si hanno 1392 pezzi di legno lamellare di larice di provenienza siberiana e svizzera. Partendo da elementi in legno lamellare curvi nel piano, si è successivamente passati alla loro lavorazione con macchine a controllo numerico e alla loro unione attraverso barre e resine epossidiche. Per il montaggio dell’Albero della Vita è stato messo a punto un sistema specifico che ha previsto la realizzazione della chioma alla base del fusto e il suo successivo tiro in quota con l’utilizzo di un complesso sistema di tagli e argani: la chioma dell’Albero è collegata al tubo centrale mediante 48 trefoli in acciaio armonico nella sua parte superiore e con 24 piastre di acciaio nella sua parte inferiore (dall’intervento dell’ingegner Giovanni Spatti di Wood Beton al Forum Legno Edilizia di Verona il 22 maggio 2015). I Padiglioni Cluster sono tra gli elementi più caratteristici di Expo 2015, si tratta di spazi espositivi che raggruppano oltre settanta Paesi attorno a un tema condiviso, attraverso un unico e innovativo progetto architettonico. L’esperienza presentata da Rubner Objektbau riguarda la costruzioni di 43 edifici, ospitanti oltre trenta Paesi che rappresentano i cluster dedicati a Bio-Mediterraneo, Isole, mare e cibo, Zone aride, Cereali e Tuberi.
RISO
CACAO E CIOCCOLATO
CAFFÈ
La struttura portante dei singoli padiglioni è composta da un telaio principale a due cerniere, travi, pilastri e pannelli di copertura e di solaio. Il telaio principale è costituito da una trave a forma di bifalda, con luce di circa undici metri, incastrata a due pilastri laterali, alti circa dieci metri, rastremati verso il basso e incastrati alla fondazione. Tutto il telaio è stato realizzato in legno lamellare giuntato con staffe in carpenteria metallica. La maggior parte dei telai è stata realizzata con travi di larghezza di 18 centimetri e altezza variabile dall’estremità di circa ottanta centimetri e in mezzeria di circa sessanta centimetri e nei pilastri rastremati dal basso all’alto da sessanta centimetri a ottanta centimetri. Il solaio, formato da un pannello X-Lam di spessore sedici centimetri, prefabbricato in stabilimento, appoggia su delle travi interposte tra i pilastri del telaio e della facciata. Il pannello di copertura è un pannello prefabbricato in stabilimento composto da travetti in legno lamellare portanti di sezione 8x12 centimetri con isolante interposto e tamponatura in pannelli a base di legno. Lo schema statico è una trave su quattro campate. In parte sono state previsti dei pilastri per interrompere le luci delle travi di solaio, sempre in legno lamellare. La resistenza ai carichi orizzontali è garantita dai telai e dai controtelai realizzati mediante diagonali e puntoni in legno lamellare. Inoltre, il pannello di copertura e i solai sono stati giuntati meccanicamente per garantire la distribuzione degli sforzi orizzontali sui controventi e telai. Sono stati previsti, telai doppi, cioè due telai accoppiati, per sostenere i carichi dovuti a strutture metalliche che appoggiano sui padiglioni in legno. Il Children Park è un’area verde a sviluppo lineare fortemente caratterizzata dai cosiddetti “Rocchetti”, realizzati da Rubner Objektbau: i Rocchetti sono realizzati con una struttura lignea di forma simile a quella di una clessidra avente altezza di circa cinque metri e diametro da cinque a otto metri (l’ingombro totale dei singoli elementi, legno e acciaio, risulta essere di circa dodici metri di diametro per un’altezza di circa 7,5 metri).
FRUTTA E LEGUMI
SPEZIE
CEREALI E TUBERI
Gli elementi sono composti da due gruppi di travetti di dimensioni 13x8 con interrotti circa in mezzeria. Il rocchetto è ricavato da due di questi pezzi ed è costituito da 42+42 elementi ottenuti ruotando i travetti di partenza di 36 gradi. In corrispondenza dell’interruzione tra i travetti è posizionato un anello realizzato con un profilo UPN400 che sostiene gli elementi e su cui è posizionata una copertura in acciaio. Questo profilo è sostenuto da tre colonne realizzate con tubi metallici di diametro 244,5 millimetri e spessore di 5 millimetri. I tre Padiglioni Slow Food a Expo 2015 sono localizzati in posizione strategica alla fine del decumano. Per realizzarli Rubner Objektbau ha prodotto in totale 466 metri cubi di legno lamellare in larice, ma ancora una volta sono state le tempistiche di montaggio delle strutture dei padiglioni che hanno fatto la differenza: circa 110 metri cubi di legno alla settimana. La struttura principale è costituita da un telaio a tre cerniere: questo telaio è composto da travi in legno lamellare di sezione rettangolare, un pilastro con sezione composta ad H incollata con elementi in legno lamellare e una catena con sezione rettangolare in legno lamellare, il tutto è collegato mediante bulloni, spinotti e barre filettate, mentre il telaio appoggia su dei piedini regolabili in altezza. La struttura è stata dimensionata per la classe di servizio 2, vita nominale di dieci anni, classe d’uso III e certificazione di resistenza al fuoco R30. La copertura è costituita da un pannello a tre strati a base di legno e listelli in legno massiccio (duolam) incollati tra di loro e fissati alla sottostruttura mediante viti. Un pannello in legno lamellare sdraiato funge da solaio, tale elemento appoggia su dei listelli in legno massiccio (duolam) avvitati lateralmente alla catena. Per rendere ispezionabile la parte sottostante, i pannelli del solaio sono stati posati in semplice appoggio. La rampa d’accesso è costituita dallo stesso tipo di pannello del solaio, posato su dei travetti in legno lamellare fissati alla sottostruttura.
BIO-MEDITERRANEO
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ISOLE MARE E CIBO
ZONE ARIDE
Le pareti sono composte da pannelli a tre strati, avvitati a dei montantini in legno massiccio (duolam). La controventatura della struttura è garantita da pannelli di copertura, i telai e i controventi in acciaio di parete. Sono previste delle stae in carpenteria metallica per garantire il trasferimento dei carichi orizzontali alla fondazione. (dall’intervento dell’ingegner Alessandro Lacedelli di Rubner Objektbau al Forum Legno Edilizia di Verona 22 maggio 2015)
Promenade Un omaggio
नमस्ते FARE ITALIA 148
Resta un velo di tristezza nel Padiglione del Nepal che proprio nelle settimane iniziali di Expo ha visto il frettoloso rientro in patria di maestranze e operatori, a causa dello spaventoso terremoto che ha colpito il Paese. Eppure l'impegno era stato tanto: l'edificazione dei meravigliosi templi di legno, le travi e le colonne scolpite e intagliate con lavoro di mesi e mesi, senza tacere la generosa collaborazione delle maestranze italiane per concludere le ultime fasi della costruzione. Il Padiglione del Nepalè uno spazio deserto ma certo non privo di nobiltà. Avremmo preferito trovare la vivacità e l'animazione delle vie di Katmandu, dei mercati di Patan e Baghdaon che caratterizzano un Paese che alcuni di noi, in redazione, in tempi diversi hanno visitato. Il terremoto e le altre catastrofi naturali non sono un fatto raro in Nepal e siamo sicuri che il Paese con la forza della sua gente e del suo lavoro, potrà superare anche questa prova e che il Padiglione dell'Expo 2015 sia il miglior pegno verso tempi migliori.
Namasté
“mi inchino a te”
Foto di viaggio di Stefano Cervini
FARE ITALIA
numero due
writers: Pietro Ferrari, Paola Govoni, Sonia Maritan. editor in chief: Sonia Maritan
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