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MARRAKECH EXPRESS. di Valeria Merlini

DIARIO DI BORDO, 4a Puntata PIAZZA DJEMAA EL FNA CON PRANZO AL “CAFÉ DES ÉPICES”; GIRO SUI DROMEDARI; HAMMAM ZIANI; CENA AL DAR MOHA. (DAY 2) Una volta rientrati a Marrakech, salutati tutti, ci avviamo finalmente nella piazza, famosissima piazza, Djemaa El Fna, cuore pulsante di Marrakech, per certi aspetti dell’intero Marocco. Ne riassume i tempi, il divenire del giorno e della notte; tra le sue attrazioni antropologiche si perdono i turisti e i viaggiatori, ma soprattutto vi passano l’esistenza, ogni giorno, gli uomini e le donne di Marrakech, come in un palcoscenico all’aria aperta. E’ qui che si svolge gran parte di tutta la vita sociale, culturale e turistica. Ma siamo solo di passaggio, entriamo veloci nel souq (o souk che dir si voglia) da dove si accede al dedalo irregolare di strette vie che formano il mercato, nel ventre della medina. Veloci perchè io sono terrorizzata. Ho letto, sentito dire e poi confermato da Giorgina e Massimo, che gli incantatori di serpenti ti mettono al collo i poveri rettili e tu, turista, paghi qualunque cifra purché ti venga tolto. Ecco, io non voglio trovarmi in quella spiacevole situazione. Non per il denaro, ma per il terrore, assoluto terrore, dei serpenti. Tanto che appena entrati nel souq non mi rendo conto che il venditore che si sta avvicinando ha tra le mani un serpente finto, non vero. Ormai è fobia.

Dobbiamo mangiare. Anche in questo caso seguiamo una dritta e attraversiamo quindi una parte del souq per uscire in una piazzetta dove predominano le bancarelle di cappelli e borse, rigorosamente di paglia. Guardando bene vedo che oltre queste bancarelle c’è di nuovo la piazza Djemma El Fna, quindi non abbiamo fatto altro che una strada a L contraria e capovolta (praticamente, entrati, dritto lungo, a sinistra e fuori). La meta è il Café des épices, con la classica terrazza da cui ammirare il panorama sulla piazzetta sottostante e sui tetti circostanti. E anche qui, cappelloni enormi di paglia con cui ripararsi dal sole. Il cibo, però, non mi ha molto soddisfatta, lo devo ammettere. Cosa abbiamo mangiato (meglio, quello che era a disposizione per quella giornata come riportato da lavagna): sandwiches au poulet, acqua con gas e fanta. Bah… Rientrando al Riad ne approfittiamo per fare un giretto tra le viuzze, fotografare la vita del quartiere, con le bancarelle del pesce, i coni gelato all’aperto, la carne appesa e tutta la vita di Marrakech. Che ci stupisce, che ci rapisce. Andiamo a farci il solito sonnellino, è stata una mattinata lunga. Al solito, io e nana in camera, al fresco, sotto il piumone, lui al sole caldo, caldissimo, in piscina. … Al risveglio, come le avevamo promesso, mi tocca il giro sui cammelli (dromedari, secondo me, una


© www.cafedesepices.net

sola gobba). E sia. Un taxi ci porta all’esterno della Medina, su Avenue de la Mènara. Ed ecco Aisha e Madonna. A loro la prima, docile, bravissima, piacevole. Madonna l’esatto contrario: non vuole accucciarsi per farmi salire, proprio non se lo sogna nemmeno, incazzosa, insomma quello che mi merito. E poi, una volta in groppa, mi tiene tutta storta tanto che mi tocca mettermi di lato, come negli anni sessanta… Ma dico io! Un giretto da un’oretta lungo il viale e nei giardini della Mènara, ecco un po’ triste. Magari vale la pena andare alla Palmeraie solo per fare il giro sulla sabbia in groppa ai cammelli (o dromedari che dir si voglia). O magari, ancora meglio, evitare del tutto di sottoporre questi poveri animali a quella che vedo come un’inutile agonia… Meno male che c’è un seguito. Abbiamo fissato l’hammam dalle 19,00 alle 20,00. E non uno di quelli fighetti che, come dice Giorgina puoi trovare anche qui a Milano. No, uno di quelli veri, dove vanno i marocchini stessi. Ed è vicinissimo al Riad. Si chiama Les Bains Ziani, e nana accetta di partecipare anche lei. Quindi, le femmine da una parte, il maschio dall’altra. Commento anticipato: un’esperienza indimenticabile, unica, meravigliosa! Nana continua a dire che ci vuole tornare, anche a distanza di tempo. All’entrata veniamo dirottate verso uno spogliatoio con armadietti e lucchetti (peccato solo che le scarpe non abbiano modo di essere fisicamente se-

parate dagli abiti). Ciabattine d’ordinanza e accappatoio. Poi verso l’ultima sala dell’hammam, quella del vapore o bagno turco. Un donnone mi fornisce di saponetta con cui strofinarmi e sciacquarmi con acqua tiepida, poi mi siedo sui gradoni e attendo che il vapore faccia il suo lavoro. Lei? Ha scoperto

l’acqua calda. Ma nel vero senso della parola; gioca come una pazza a buttarsi secchiate d’acqua tiepida. Bene, sono tranquilla. Poi arriva il mio donnone


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che mi porta in una sala adiacente a quella del vapore dove mi ristrofina e mi piazza su tavolone di marmo ed eccoci. Mi sento dal macellaio. Sono pronta alla tortura. …Ma che tortura e tortura, sono in paradiso! Lei mi strofina con un guanto e mi tira via pelle morta come mai nessuno me ne aveva tirata via. La differenza dalle spa milanesi (e non)? Che sul guanto non c’è nessuna crema, nessun unguento che addolcisca il trattamento: è una prova d’urto, solo i più forti resistono. Ce la faccio, alla fine è un piacere. Da qui una sciacquata veloce ed eccomi in un’altra sala, altro tavolone e questa volta sono al lavaggio vero e proprio: bagno schiuma, massaggio e, roba da non credere, persino lo shampoo. Fino a quando non mi gira supina e, per fare un massaggio completo, si mette dietro la mia testa e fa scorrere le mani dal mio ventre in su. Ok, niente da dire, no? Peccato che il mio donnone sia dotata di due tette giganti e quando si sdraia su di me io praticamente soffoco, ho un momento di mancamento. Vorrei vedere voi… Infine, sotto la doccia a sciacquare il tutto. E, rompina come sono, chiedo se hanno anche un pettine per i miei nodacci: il donnone mi pettina mentre io approfitto del getto caldo. Io l’amo e amo questo posto. Ma nana? L’avevo lasciata a giocare, la ritrovo stesa sul tavolone da macellaio che si fa fare lo scrub con il guanto e ride come una pazza. Stesso trattamento, ovviamente più soft, anche per la doccia e lo shampoo. E’ molto a suo agio la ragazza. E la sua

donnona, se la bacia tutta… Al termine ci rivestiamo e ci accomodiamo in una sala dell’hammam ad aspettare LUI, sorseggiando  tè alla menta. Ed è già ora di cena. Il tassista che ci ha accompagnato ai cammelli sarà il nostro autista per la serata. Quindi un salto veloce al Riad e di nuovo in pista per la tappa di questa sera. Conosciuto per la sua gastronomie legendaire, le petit prince de la cuisine, nuivelle cuisine marocaine, entriamo al Dar Moha. Peccato solo che io abbia lasciato l’appetito all’hammam, forse. Non riesco davvero a gustarmi le prelibatezze che ci vengono portate al tavolo. Anzi, sbaglio pure un’ordinazione e mi ritrovo nel piatto del fegato puzzolente anziché del patè… Il menù è a degustazione, quindi a scelta tra alcune proposte: si parte con insalate marocchine (almeno una decina di piccole porzioni), per poi passare alla tajine o, nel mio caso, a quello che credevo fosse patè, il tutto per forza accompagnato da cous cous. Per finire il dolce. Una delle pochissime volte in vita mia che non tocco cibo. Che spreco. Per il cibo e per il conto. Rientro triste al Riad… Non me la sono goduta per niente, la giornata è stata troppo piena… E domani è l’ultimo giorno. fine 4 puntata


credit foto © www.cafedesepices.net © www.darmoha.ma © www.hammamziani.ma le foto dell’autrice sono di proprietà © ViolaBlanca


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