Edizione straordinaria
Quotidiano indipendente
Anno 97 - N. 130
Giovedì 12 maggio 2016
Abbinamento obbligatorio con il Giornale in Mantova e provincia e nel Casalasco “Poste Italiane spa - spedizione in a.p. D.L. 353/03 (conv. L.46/04) art. 1 comma 1, DCB - Filiale di Mantova”
supplemento al quotidiano “La Voce di Mantova” - edizione di giovedì 12 maggio 2016
INSIEME IN EDICOLA DAL 12 MAGGIO
LA Voce CAMBIA PARTNER: E Giornale SIA! PER UNA NUOVA INFORMAZIONE
di Alessio Tarpini
di Alessandro Sallusti
Una nuova intrigante sfida
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Benvenuti nella nuova famiglia
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lla fine eccoci sottobraccio a il Giornale. Ci siamo conosciuti e ci siamo inseguiti tempo fa, ma allora diciamo non c'erano i presupposti, adesso invece siamo pronti: sia noi, che loro e così dal 12 maggio ecco iniziare una nuova intrigante avventura. Lasciamo l'abbinamento con La Stampa dopo 15 lunghi anni in cui il quotidiano di Torino ci è stato vicino e ci ha accompagnato attraverso mille battaglie e mille tempeste, contro tutto e contro tutti, e ora, nel bel mezzo dell'ennesima tormenta, a raccogliere l'eredità è il Giornale, che ha orgogliosamente scelto di camminare al nostro fianco sposando i nostri ideali, le nostre idee e la nostra grande forza di volontà.
ono nato e cresciuto in una città di provincia lombarda, Como, e in provincia ho mosso i miei primi passi da giornalista, per poi tornarci vent'anni dopo a dirigere il quotidiano della città. Tra le mie tante esperienze professionali, quella è stata la più importante ed emozionante. La tua città, la tua gente, le tue radici: non c'è scoop, non c'è palcoscenico, non c'è gratificazione che valga quanto raccontare la vita della terra dove il tuo mondo è iniziato. Per questo ritengo che il giornalismo locale sia di pari dignità con quello nazionale, anzi, semmai è più impegnativo perché il lettore coincide con l'attore delle cronache, conosce fatti e personaggi, è in grado di giudicare il tuo lavoro e lo fa con grande severità.
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Una stretta di mano ideale fra i due direttori dei quotidiani della libertà
MANTOVA E arrivò il giorno del fatidico “sì”. Da oggi la Voce di Mantova e il Giornale usciranno insieme in tutto il territorio mantovano e in parte del Cremonese al costo di un solo quotidiano. Si tratta
di un “matrimonio” cercato da anni, e che finalmente si concretizza per dare corpo all’impegno costante che tutti noi sentiamo intimamente al fine di rendere l’informazione mantovana all’altezza dei tempi,
FORZE NUOVE Impegni NUOVA VESTE Cambia MILLE IDEE In arrivo costanti dei nostri redattori anche la nostra grafica tanti progetti per i lettori Pagina 19
Pagine 14-5
LA NOSTRA STORIA
Da 23 anni in edicola: come è nata e cresciuta la Voce MANTOVA Era l’8 di aprile 1993 quando la città dei Gonzaga e la sua provincia recepivano una delle più straordinarie e dirompenti novità editoriali dell’ultimo mezzo secolo: la nascita di un secondo quotidiano, in tutto e per tutto alternativo a quello che vanta – senza titolo documentale – il titolo di “primo quotidiano” della storia patria. Da quel giorno Mantova è tornata a conoscere il pluralismo. Pagina 7
I NOSTRI DIRETTORI
Una storica immaagine della Voce agli esordi
all’altezza delle necessità, e anche – perché no? – all’altezza di corrispondere alla legge economica che attende al massimo rendimento con il minimo sforzo. Vale per noi, vale per i lettori, vale per tutti.
Cinque firme di prestigio nell’impegno di tutti i giorni Pagine 9 e 11
Pagine 20-1
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la Voce di Mantova
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PER UN’INFORMAZIONE LIBERAL UN’UNICA VOCE FUORI DAL CORO
MANTOVA “Incipit vita nova”. Qui comincia la vita nuova. Sono le parole latine con cui Dante dava corso al “libro della memoria”. Il libro della sua memoria, naturalmente, entro il quale volle consegnarci tutti i segnali utili a decifrare la propria evoluzione umana e poetica, culturale e sentimentale. Insomma, tutto se stesso. Da quelle medesime parole vorremmo trarre gli auspici per affidare ai Mantovani (per una volta ci sia consentito utilizzare l’orgogliosa maiuscola) questo prodotto della nostra personalissima evoluzione umana, professionale e imprenditoriale. Anzi, aggiungiamo: umana, professionale, imprenditoriale e, nel senso pieno del termine, politica. Ciò che si va oggi a lanciare è infatti la manifesta risultanza di un’evoluzione che non tocca solo l’ambito del nostro vissuto o dell’informazione, ma entra a pieno titolo anche nelle dinamiche della quotidianità, della vita civile, e dunque della politica. Questo fondamentale passaggio ci autorizza a spendere la parola che richiama all’impegno dei singoli per rendere perfettibile, nei limiti delle nostre capacità, la vita di tutti. Il Giornale fondato da Indro Montanelli nel 1974, raccoglie nella sua completezza tutti questi presupposti di impegno e di coraggio. Per questo lo abbiamo scelto come nostro nuovo compagno di viaggio
Qui comincia la vita nuova con il foglio che fu di Montanelli Arriva De Benedetti ed è subito strappo con La Stampa... Meglio così: usciremo con il Giornale sulla via della libera informazione. Sino a ieri, come tutti ben sanno, eravamo legati in partnership editoriale con la Stampa, il prestigioso foglio torinese che per un certo periodo è stato anche proprietario della nostra Voce. Poi però, come spesso av-
La sede del Giornale a Milano: da qui parte il “tandem” con la Voce
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2000: inizia l’abbinamento con La Stampache nel 2002 acquisterà la testata, poi ceduta nel 2006 al gruppo Spallanzani
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viene nella vita di coppia, qualcosa si è incrinato, e senza voler rivangare con seriosità, dopo tanti fasti, anche i nefasti di quello sposalizio, ci limiteremo a constatare che le condizioni per proseguire nel sodalizio erano tutte venute meno. Dapprima l’ingerenza nella nostra redazione, che ha portato persino alla sostituzione di un direttore; quindi la vendita della
testata; a seguire, lo scarso gradimento della linea “liberal” proseguita dalla Voce, nel dispetto di una Confindustria e di una politica torinese sempre più “dem”; infine, l’acquisizione della stessa Stampa da parte del gruppo Repubblica, già proprietaria anche dei nostri diretti concorrenti sulla piazza virgiliana; ebbene tutti questi fattori hanno prodotto le condizioni necessarie e sufficienti di un inevitabile strappo. Per amarsi, bisogna almeno sopportarsi, se non piacersi. Con la Stampa il vaso, più che incrinato, si era proprio rotto. E anche a volerne ricomporre e incollare i cocci, il risultato non sarebbe stato più lo stesso.
LE NOSTRE TAPPE 1999: prime sinergie della Voce di Mantova con Edm Srl del gruppo Donati
CONTRO IL CORO
Il divorzio da Torino ci restituirà ruolo e identità
PARTNERSHIP
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UN’UNICA VOCE
2002: sinergie con Provincia e Cronaca di Cremona, rispettivamente, per la stampa e confezione delle pagine nazionali 2016: rottura dell’abbinamento con la Stampa e nuova sinergia col Giornale
PROVE DI ABBINAMENTO
Il Giornale: un sodalizio cercato sin dal 2006 Una delegazione della Voce a colloquio con Paolo Berlusconi negli uffici milanesi di via Negri
L’EDITORE Il patron del gruppo editoriale Paolo Berlusconi
MANTOVA Correva l’anno 2006. Dieci anni fa. La Voce di Mantova aveva superato i momenti più critici e la cooperativa Vidiemme – che dall’ottobre del 1999 aveva riportato in edicola lo storico foglio, dopo un’estate di assenza – stava guardando a nuovi e più significativi orizzonti nel panorama dell’informazione virgiliana. La sinergia con
La Stampa di Torino aveva funzionato. L’abbinamento avviato già nel novembre di sei anni prima era servito a rilanciare la testata che i tempi e un naturale processo di consunzione avevano avviato a un lento declino. Insomma, la rotta era invertita e le copie aumentavano. I vecchi debiti erano estinti e iniziavano persino i segni “+”. Nondimeno
UNA SCELTA STRATEGICA
Sallusti: con la Voce il Giornale è il 1° foglio nazionale nel mantovano MANTOVA Con buona pace di coloro che vorrebbero la carta stampata messa nell’archivio del bel tempo che fu, i lettori dei quotidiani sentono forse la crisi economica, che li porta a risparmiare sui caffè e nelle edicole, ma non accusano certo cedimenti nella voglia di leggere e di maturare i propri indirizzi sulla scorta dell’informazione scritta. Di questo assunto hanno fatto tesoro a Milano, nella direzione de il Giornale, cui la richiesta di esaminare l’opzione di un abbinamento in edicola con la Vo-
ce di Mantova è arrivata non più tardi di venti giorni fa. Mai proposta ha ricevuto viatico più rapido della nostra. Il direttore responsabile dello storico foglio milanese Alessandro Sallusti ha dato subito mandato alla direzione commerciale di studiare tempi e modi per avviare questo matrimonio editoriale. Il tutto peraltro in una piazza – quella di Mantova, appunto – in cui il Giornale già si vede da anni ai vertici delle vendite, a ridosso del Corsera e molto spesso persino davanti a Repubblica. Insomma, secondo o, alla peggio,
terzo – quantunque sul podio. Ma non basta. Mantova è strategica, dice Sallusti. Lo è territorialmente, trovandosi al crocevia di tre regioni e otto province. Lo è anche politicamente, in quanto terra di conquista per una espressione politica alternativa al centrosinistra. E lo sarebbe pertanto anche economicamente. L’abbinamento con la Voce, in questo sistema di riferimento, sarà altrettanto strategico, facendo de il Giornale il primo quotidiano nazionale per vendite nel comprensorio mantovano.
Il direttore Alessandro Sallusti
erano iniziati a farsi percepire i segnali di una presenza che mai prima di allora aveva fatto ingresso, se non pacifico, negli uffici di piazza Sordello. Fu così che una delegazione della Voce, propiziata dall’allora presidente della Camera di commercio Ercole Montanari approdò a Milano, in via Gaetano Negri. Il colloquio si tenne negli
uffici di Paolo Berlusconi, che vide subito di buon occhio l’abbinamento con il foglio mantovano. Ma i tempi non erano maturi. C’erano molte condizioni per dare avvio a quella partnership... Molte, ma non tutte. Dieci anni fa l’economia mise il freno all’ambizioso progetto. Oggi quel freno è stato sciolto.
Al Mamu il direttore che vanta il gran coraggio di scrivere la verità MANTOVA L’abbinamento Voce-Giornale viene festeggiato in città con un appuntamento importante, organizzato dallo stesso foglio virgiliano: una presentazione in grande stile al Mamu di largo Pradella nel pomeriggio di mercoledì 11. Dopo essersele date informalmente nelle sedi delle rispettive redazioni, il direttore della Voce Alessio Tarpini e quello del Giornale Alessandro Sallusti tornano a stringersi le mani davanti ad autorità e
personalità del mondo politico, economico e associazionistico locale. Con loro, sul palco, anche l’assessore regionale Giovanni Fava. Sallusti non ha bisogno di presentazioni. Il suo curriculum vitae professionale è costellato di riconoscimenti colti all’insegna della verità storica e documentale. I suoi scoop storici? Uno per tutti: l’invito a comparire per Berlusconi nel ’94 mentre l’allora premier si trovava a Napoli per i G7.
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VOCE & GIORNALE
la Voce di Mantova
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AMARCORD DELLE SINERGIE
Il nostro primo vero partner il “Corriere dell’Umbria” nalisti e tre poligrafici in tutto. Grazie a Donati ci venne il sostegno necessario per ricominciare con nuovo spirito e nuova consapevolezza imprenditoriale, certi allora più che mai che il primo guadagno
fosse proprio il risparmio – quale che fosse il sacrificio necessario a metterlo in pratica. E fu ancora Donati che di lì a poco ci aprì le porte de La Stampa. Ma questo sarà argomento di un altro articolo.
Testate già del gruppo Donati o in abbinamento con esse
Nel 1994 la Voce avrebbe dovuto lavorare col quotidiano di Mario Pendinelli vissuto solo pochi mesi L’editore L’editore Alberto Alberto Donati Donati
MANTOVA Regola numero uno: il primo guadagno è il risparmio. Se i giornalisti della Voce di Mantova non avessero applicato questa regola aurea, oggi queste pagine non saremmo qui a scriverle sulla carta, ma più verosimilmente sulle colonne dei portici. È stata pertanto una necessità vitale per quel gruppetto di giornalisti e poligrafici rimasti a spasso nell’estate del 1999 darsi da fare in tal senso per rimettere in sesto la baracca crollata; era imperativo individuare i necessari folcimenti tanto nel risparmio quanto nel sostegno di più solide murature. Insomma, dovevamo cercare e trovare un partner che ci permettesse di lavorare a costi abbattuti e con ampi spazi di possibile ampliamento del mercato. Cercammo, e fortunatamente trovammo. Riaprire la Voce di Mantova non fu semplice, e difficilmente ci saremmo riusciti se non avessimo incontrato Alberto Donati, il patron del Corriere dell’Umbria e di una lunga serie di corrieri minori, tutti orbitanti come satelliti attorno a quell’astro originario e sinergico. Fra le tante testate, una in particolare aveva attirato la nostra attenzione per naturale forza d’analogia: la Voce di Rimini, diretta allora da Stefano Passini. Questo quotidiano riceveva le pagine nazionali e comuni dal Corriere dell’Umbria; in più usciva in edicola, nell’area provinciale di competenza, con un inedito abbinamento obbligatorio: Voce + Gazzetta dello sport a sole 1.400 lire – mentre allora tutti gli altri quotidiani avevano in esergo il prezzo di 1.500. Capimmo subito che quella era la strada da perseguire se volevamo rimanere sul mercato. Zaino in spalla, andammo dritti a Milano per incontrare Alberto Donati. Il seguito della storia è noto. Donati entrò persino in società nella nostra cooperativa Vidiemme, e per diversi anni fornì alla nostra Voce le pagine di interni/esteri; dal canto nostro, della vecchia Voce del 1993, che avevamo ereditato, era rimasto ben poco: due gior-
“L’Informazione”, abbinamento tanto annunciato ma mai realizzato MANTOVA Era quello, nei primi anni ’90, il tempo in cui l’avventura editoriale sembrava la più appetibile per chi avesse la voglia di far cozzare l’aulico col prosaico: l’informazione con la politica. Persino noti cabarettisti alla Gianfranco Funari si improvvisarono giornalisti rilevando testate, e credendo così che bastasse sparare alto per eguagliare i successi di Vittorio Feltri. Altri ne fondarono di nuove. Gigi Vesigna dava vita al Telegiornale, cui collaborava anche il neo-divo del momento Antonio Di Pietro. Mario Pendinelli ci provava con L’Informazione. Persino alcuni
nostri praticanti di allora lasciarono la Voce nella speranza di approdare colà all’albo dei professionisti (Elena Martelli al Telegiornale e Mario Avagliano all’Informazione). Fiaschi. Per poco non ci cascò la stessa Voce, allorché nel febbraio del ’95 si dava notizia, in un supplemento straordinario, del matrimonio col giornale di Pendinelli. Arrivarono persino i tecnici romani per farci adottare la grafica del loro giornale, da cui avremmo ricevuto a breve le pagine nazionali in sinergia. Ma il matrimonio fu rato, non consumato. Non ne rimase più che qualche menabò.
L’ANNUNCIO ANDATO A VUOTO Prima pagina di un supplemento della Voce di Mantova datato al febbraio 1995: l’intesa con l’Informazione di Pendinelli sembrava cosa fatta e l’avvio del “tandem” cosa di pochi giorni... Tutto invece rimase fermo a questa sola pagina
VENT’ANNI TRASCORSI ALLA
La necessità della nuova editoria: unire le forze e associare quotidiani d MANTOVA Fa impressione vedere quanti nomi e quante occasioni si sono presentate, talvolta bussando alla porta, talaltra mostrando le porte perché a bussare fossimo noi. Di tante invero avevamo persino fatto un reset mentale, e solo scartabellando negli armadi, fra plichi di carte obliate, sono emerse le tracce. Una cosa non può essere trascurata o immeritamente disconosciuta: la considerazione che nella società contemporanea dominata da una pluralità di mittenze, le cosiddette “sinergie” più che un veicolo di forza si dànno come un approdo di necessità. Che cosa sono le sinergie? Il termine, che alla lettera significa collaborazione, fu introdotto nell’ambito dell’editoria proprio da un nome a noi assai caro: Rino Bulbarelli. Fu lui, convincendo Mario Formenton, patron della Mondadori, a istituire il primo
circuito editoriale sinergico fondando il gruppo editoriale “Le Gazzette”. Di esso, oltre alla Gazzetta di Mantova, facevano parte le consorelle gazzette di Modena, Carpi, Reg-
MANTOVA Nessuno di noi ne aveva mai sentito parlare, se non per sottintesi. Ma fu proprio Rino Bulbarelli, in un editoriale pubblicato l’8 aprile 2003, nel decennale del nostro giornale, a rivelare il disegno occulto che era covato nel suo animo di montanelliano impenitente. Una telefonata a Milano tra questi due campioni del giornalismo nazionale gettò le premesse di una sinergia che avrebbe potuto legare indissolubilmente le due Voci: quella di Mantova e quella di Indro Montanelli. Fortuna nostra volle che tutto si fermasse a quella telefonata
Rino Bulbarelli con Indro Montanelli
e poco più. Ma riportiamo le parole esatte di Bulbarelli, in relazione alla genesi del nostro giornale. «Allo scopo di sciogliere le mie residue incertezze, alzai il
telefono e chiesi: “Indro, qual è il tuo pensiero se riprendo la testata di un giornale che è stato fascista?”. Mi rispose con una risata: “Anche il Corriere è stato fascista; io stesso
sono stato fascista. L’Italia, per quanto riguarda i giornali, è sempre la stessa, non cambia”. Dopo qualche anno fu Montanelli a telefonarmi: “Ho intenzione di fare un nuovo
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AMARCORD DELLE SINERGIE
Stampa: l’esperimento durato quindici anni MANTOVA Perché non uscire in abbinamento con il Giornale? Questa fu la domanda che rivolgemmo ad Alberto Donati pochi mesi dopo la riapertura della Voce, dopo la forzata sospensione delle pubblicazioni nell’estate del ’99. «Non il Giornale – disse lui –. La Stampa». Una telefonata a Paolo Paloschi, allora amministratore delegato e direttore generale della Editrice La Stampa ci fece ritornare a Mantova con la parola di incontrare, di lì a pochi giorni, gli emissari del colosso torinese. Che infatti vennero a trovarci in redazione. Fatti quattro conti, visti i precedenti di altri analoghi abbinamenti e contrattati i compensi dell’una e dell’altra parte, nel novembre 2000 tutti e due eravamo pronti per lanciare il fatidico annuncio: la Voce di Mantova sarebbe uscita in abbinamento obbligatorio con La Stampa, offrendo anche il settimanale Specchio e vari altri gadget, tra cui una mini-serie di classici della letteratura. Il tutto al costo di un solo quotidiano. L’obiettivo era raggiunto. La Voce non era più sola a sfidare i giganti su un mercato sparso di triboli e cavalli di frisia. Con noi c’era la famiglia più potente d’Italia, dalla quale oltretutto ottenemmo ampie garanzie di autonomia sulla linea editoriale. «Potremo titolare “Vittoria!” in prima pagina, come fece a suo tempo l’Indipendente di Feltri, qualora alle politiche vincesse Berlusconi?», chiedemmo ai dirigenti di Torino. Lapidaria la loro risposta: «Certamente che
potrete titolare “Vittoria!”: la famiglia Agnelli è sempre stata filo-governativa». Titolammo appunto “Vittoria!” alle politiche del 2000. L’Editrice fu anzi talmente soddisfatta dell’abbinamento con noi, che di lì a poco bussò alla porta della famiglia Graepel di Sabbioneta per acquisire la testata della Voce. Ma quell’entusiasmo durò sino al giorno in cui morì Umberto, l’ultimo “signore degli Agnelli”. Poi le cose cambiarono. E noi con loro.
IL DEBUTTO Si presenta al Bibiena del tandem Voce-Stampa nel novembre del 2000 (foto 2000)
Grazie a Pirondini e Silla, abbiamo condiviso per 13 anni il centro stampa e le pagine nazionali
Provincia e Cronaca: amici della troppo vicina Cremona Avventura può fare rima con sventura, e anche troppe volte noi abbiamo dovuto soffrire di tanta paronomasia. Una delle pagine più critiche della storia della nostra cooperativa risale all’inverno del 2002. Quello fu l’anno in cui avvenne il distacco traumatico dalla famiglia Graepel, già proprietaria della testata della Voce, e sino allora proprietaria della concessionaria della pubblicità del nostro giornale. Gli effetti di quella separazione furono contabilizzati in un buco di 400mila euro, che tutti i soci della nostra cooperativa furono costretti a sanare con delle firmette in banca
I DIRETTORI Da sinistra Enrico Pirondini e Mario Silla
RICERCA DEL “PANINO”
LA CRONACA
Quel tentativo dei veronesi di respiro nazionale con pubblicazioni di carattere locale di fidanzarci... gio e Ferrara. Più tardi si unì al novero anche un foglio genovese. In sostanza, un giornale produceva l’edizione completa in proprio, lasciando ai fogli ab-
binati il compito di realizzare le sole pagine locali, mentre quelle comuni (interni, esteri, spettacoli e sport nazionali eccetera) venivano confezionate dal giornale capofila – nel ca-
so, la Gazzetta di Mantova, appunto –, che le trasmetteva pari pari all’intero gruppo. Questo sistema venne adottato in breve tempo da tutti i grandi gruppi editoriali – in
Poco mancò che già all’atto della nascita ci sposassimo con la “Voce”di Montanelli giornale; lo vorrei chiamare come tu chiami il tuo: La Voce. Potremmo fare un “panino”». «A mia volta – proseguiva il ricordo di Bulbarelli – avevo già fatto la stessa proposta alla Stampa che andò a vuoto. Non ebbe seguito nemmeno quella ideata da Indro con La
Voce, in quanto quest’ultimo quotidiano entrò rapidamente in crisi, specie dopo che Montanelli aveva accettato di presenziare al Festival dellUnità di Modena, dove i comunisti lo avevano colmato di onori e di elogi. Gran parte dei lettori della Voce, anticomunisti, gli voltarono le spalle e tornarono
ad acquistare il Giornale, nel frattempo passato sotto la direzione di Vittorio Feltri. La Voce di Mantova a sua volta continuò a navigare tra alti e bassi in una città opulenta (sempre tra le prime in Italia per reddito pro capite), però restia a comperare ogni mattina due giornali».
primis quello di Edoardo Longarini, il cui pacchetto giornalistico, dopo le note traversie degli anni ’90, venne rilevato da Alberto Donati. Il resto è storia nota. A eccezione della Rai, che con 13mila dipendenti produce 3 telegiornali in croce, tutti gli altri gruppi editoriali non assumono un dipendente se quello già assunto non riesca a supplirne almeno tre. Non solo. Il mercato dell’informazione ormai esige prodotti sempre più differenziati e diffusi con la logica della grande distribuzione: paghi uno, compri due. Se caso anche tre. Da qui l’introduzione dei cosiddetti “panini”, ossia giornali farciti con altri giornali a mo’ di companatico. Tale formula, specie per l’editoria cosiddetta minore (tanto “minore” che però, guardacaso, è quella oggi meno esposta a sofferenza) in molti casi si è rivelata vincente. Noi possiamo testimoniarlo.
MANTOVA Una menzione rapida, giusto per non dimenticare nulla. Al momento di affrontare le edicole, nei primi mesi del 1993, la Voce di Mantova imbastì una trattativa per uscire in sinergia con le pagine nazionali della Cronaca di Verona. Quel giornale era nato allora-allora per contrastare lo strapotere de l’Arena nel capoluogo scaligero. La trattativa nondimeno sfumò a causa delle richieste insostenibili della Cronaca, che aveva forse creduto di raddrizzare i propri conti sbilenchi appoggiandosi a noi. L’operazione non andò in porto. Verona restò autonoma. Mantova pure, dotandosi di una redazione per confezionare in proprio le pagine nazionali. Entrambe affondarono.
a garanzia dello scoperto. Ma è proprio vero, come solevano ripetere gli antichi, che audentes Fortuna iuvat: la sorte giova agli sconsiderati. Naturalmente le nostre firme non sarebbero bastate a coprire quel buco. Serviva tagliare i costi. Ma quali? Alzammo il telefono da audentes e chiedemmo aiuto a Enrico Pirondini, allora direttore della Provincia di Cremona, quindi al duumviro monoandrico Mario Silla, direttore della Cronaca, anch’essa di Cremona. Il primo ci permise di stampare nel suo nuovo centro stampa alla metà del costo impostoci dal precedente stampatore Pizzorni; il secondo ci avrebbe invece fornito le pagine nazionali e internazionali a un costo infinitesimale rispetto a quello già pagato dalla Edm di Alberto Donati – col quale proprio in quel tempo si consumò il “divorzio”. Dato poi di non secondaria importanza, da entrambi questi amici ci fu consentito un pagamento congelato a lunghissimo termine. La nostra cooperativa era in dirittura d’arrivo per maturare le provvidenze statali alle cooperative editoriali; ma un conto è essere creditori dallo Stato di soldi che (forse) arriveranno; altro conto è averli certi in saccoccia. Fortuna volle che, così la Provincia come la Cronaca e come La Stampa accettarono i nostri “pagheremo” a lunghissimo termine. L’arrivo dei sospirati contributi l’anno successivo fece tirare a tutti noi un sospiro di sollievo. Le firmette in banca vennero stracciate. Altrettanto i “pagheremo” verso i nostri partner del Torrazzo, che almeno per quella volta non ci fecero recriminare, come al Virgilio delle Bucoliche, sulla «troppo vicina Cremona».
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MEZZA GAZZETTA SI SVUOTA
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Una “voce” importante, una sede storica MANTOVA La notizia che sarebbe nato un secondo quotidiano a Mantova sotto la direzione di Rino Bulbarelli produsse un terremoto all’interno del gruppo Le Gazzette. Il fuggi-fuggi, in quei giorni di fine ’92, primi ’93, era continuo. Ogni giorno la Gazzetta di Mantova perdeva un pezzo. Col senno del poi, occorre dirlo, non fu una bellissima pensata. Economicamente questa “nuova Gazzetta”, ossia la Voce, avrebbe pesato in modo insostenibile sulle casse degli investitori, e non bastava riempirsi di giornalisti per sostituirsi alla Gazzetta – nemmeno se per farlo si era scelto un contenitore di tutto rispetto: lo storico Palazzo Bonacolsi, nostra attuale sede.
I RETROSCENA
APRILE 1993 L’annuncio-locandina della nascita della Voce chiamò in causa la corte gonzaghesca
MANTOVA Un evento di portata nazionale è all’origine della nascita della Voce di Mantova sul finire del 1992: l’applicazione della legge Mammì che avrebbe costretto il gruppo Mondadori – alias, Silvio Berlusconi – a cedere diverse testate giornalistiche per non incappare nelle trappole dell’anti-trust. Quel passaggio del gruppo editoriale Le Gazzette da Mondadori alla Finegil (gruppo Repubblica - l’Espresso) fu condizione di un malessere nella sede della storica testata di via Fratelli Bandiera, che sarebbe sfociato di lì a non molto nella rimozione dell’altrettanto storico direttore Rino Bulbarelli. Siamo nel maggio 1992. Sei mesi dopo, nel novembre, Bulbarelli avrebbe chiamato a sé una macchina da guerra di nome Werther Gorni, e dietro a lui una decina di giornalisti della Gazzetta rimasti mortificati dalla nuova gestione. Lo scopo: fare un altro giornale. Già erano stati contattati dal Rino diversi imprenditori, tutti scottati dallo strapotere spocchioso della “nuova Gazzetta”. Steno Marcegaglia era stato legnato con un titolo improvvido (“Il Cavaliere inquina”) per uno sversamento da nulla in un fosso. L’imprenditrice Maria Teresa Graepel, sindaco di Sabbioneta, veniva sbattuta in prima pagina per un “abuso d’ufficio” che, letto col senno di oggi non rientrerebbe nemmeno fra i peccati veniali. Era però quanto bastava per coalizzare altri cinque o sei
C’era un bel pool di imprenditori che volevano cambiare il mondo... Poi siamo rimasti solamente noi
Stop democrazia? Ecco la Voce Mancanza di pluralismo e pensiero unico... Ecco il perché di un secondo giornale imprenditori (il più celebrato era Luca Formenton, patron di Mondadori e nipote del grande Arnoldo), e con quelli, sotto la bandiera della libertà e
della democrazia, sfidare il “giornale del Pds”, la “Pravda”, la “Repubblica di Mantova”. Il guanto era lanciato in faccia alla sinistra che non
lasciava spazio ad altri respiri ideologici, tutta compatta in forza del pensiero unico. Guardate in sincronia, nel proprio tempo, queste moti-
vazioni appaiono oggi non dissimili da quelle dei quattro amici al bar cantati da Gino Paoli. Allora però in tanti ci avevano creduto, salvo ricre-
dersi quando videro che il giornale non decollava oltre le 6mila copie, e che ogni anno le voci di perdita assommavano fra i 4 e i 5 miliardi di lire.
NATI (NON RINATI) NEL ’93
Nessun “foglio del ventennio”: le panzane del giornalismo locale MANTOVA C’è una diceria ormai consolidata e passata di bocca in bocca con l’autorità di un imperativo categorico: la Voce di Mantova è un giornale fascista. Con il ché si dà conto del fatto che, lungo tutta la parabola del ventennio mussoliniano, l’unico giornale di Mantova è stato a tutti gli effetti proprio la Voce. Lei e nessun altro. Ma tra il giornale e il partito, invero, correlazione diretta non c’è. Sicuramente anche la Voce rientrava fra i giornali allineati durante quel torno di tempo. Sicuramente plaudì la guerra etipica, l’introdu-
Nel giugno 1920 la Gazzetta cambiò nome e divenne Voce: saluto al Duce!
Fasti e fasci La Voce nata dalla fusione della Gazzetta con la Provincia
zione delle leggi razziali e l’entrata in guerra. Lo fece la Voce come in quegli stessi giorni lo facevano il Corriere della sera e La Stampa e tutti gli altri. Ma asserire che la Voce sia stata organo ufficiale del Partito fascista è insulso, prima che falso. Questo giornale nacque infatti ufficalmente il 12 giugno 1920 dalla fusione di due quotidiani: la Gaz-
zetta di Mantova e la Provincia di Mantova (che da poco aveva cessato le pubblicazioni). Niente fascisti, ancora, né sansepolcristi. L’avventura della Voce finì col dopoguerra, quando il giornale, passando per Mantova libera, tornò a essere Gazzetta di Mantova. Se un giornale fascista c’è stato, pertanto, quello era la Gazzetta – sia pure sotto
CORSI E RICORSI STORICI
stato tradito. L’estromissione di Rino Bulbarelli dalla direzione della Gazzetta di Mantova nel maggio 1992 ha fatto nascere di lì a poco la Voce di Mantova. Il recente atto di fusione fra Repubblica e Stampa ha invece avuto un riverbero per lui impremeditato. Per carità, ci mancherebbe: siamo ben lungi dal credere che nell’atto di acquisto (in italiano si chiama così) della testata torinese De Benedetti avesse in mente di andare a pregiudicare l’abbinamento
altra identità. Noi no: questa Voce è uscita per la prima volta l’8 aprile 1993: quasi cinquant’anni dopo. Una curiosità: noi, dicendo la verità, abbiamo necessità di toglierci degli anni; la Gazzetta, mentendo spudoratamente, se li aggiunge arbitrariamente proiettandosi nel 17° secolo, ma saltando a piè pari l’èra del Duce, che invece è tutta sua.
DIETROLOGIE D’AVANGUARDIA Un quotidiano scomodo: ma chi si è preso la briga di volerlo affossare tante volte?
De Benedetti arrivò due volte: fregato MANTOVA Dicevamo, qui sopra di Carlo De Benedetti. A lui va riconosciuta la piena responsabilità di tutti gli accadimenti che hanno movimentato la vita giornalistica provinciale da venticinque anni in qua. Se la sua politica imprenditoriale sia quella di creare colossi editoriali, dobbiamo dargli atto che c’è sempre riuscito alla perfezione. Se invece il suo scopo sia di far prosperare nella tranquillità l’esistente, il risultato è sempre
La La sede sede Marcegaglia Marcegaglia
Voce-Stampa, che funzionava da sedici anni. Non siamo così importanti da rientrare nei suoi pensieri, né noi vorremmo mai turbare i suoi sonni, così come lui non è mai riuscito a turbare i nostri. Certo è comunque che l’avere amplificato vecchi contrasti, mettendoci in condizione di sciogliere il sodalizio, alla Voce ha portato un nuovo dono: dopo quello di averla indirettamente fatta nascere, adesso le ha portato un nuovo partner con tanto di “ricca dote”: l’ambitissimo Giornale.
Un De Benedetti... appisolato
MANTOVA Ci han definiti piccoli, siamo spesso additati come cadaveri ambulanti e dal peso informativo irrilevante. Eppure nessuno sa spiegare come mai così tante volte si sia tentato di chiudere la cannetta dell’ossigeno al moribondo, che con dispetto di tutto e tutti è sempre vivo e attivo. Ai posteri l’ardua sentenza. Di certo sappiamo che il terreno sotto ai nostri piedi aveva cominciato a franare quando il suo fondatore Steno Marce-
gaglia si fece da parte ritirandosi dalla compagine societaria della nostra editrice. Chi dice fossero motivi economici, chi dice fossero attriti con l’amministratore delegato Riko Graepel, chi addirittura avanza sollecitazioni avvenute in Bam, presente un parlamentare Pds... Non la sapremo mai giusta. Sappiamo solo che siamo qui, piccoli, forse, ma nel dispetto di grandi, che tanto più grandi di noi evidentemente non sono.
VOCE & GIORNALE
GIOVEDÌ 12 MAGGIO 2016
Cinque direttori in ventitrè anni a colpo d’occhio
MANTOVA Ventitrè anni di vita editoriale, cinque direttori. Nell’ordine, la Voce è stata guidata da Werther Gorni, che aveva assunto la carica pro tempore nel 1993 in attesa dell’insediamento ufficiale di Rino Bulbarelli; quindi Bulbarelli, appunto, sino al 1997, dopodiché
cedette la direzione responsabile per tenersi quella editoriale. Dopo la breve chiusura dell’estate 1999, subentrata la cooperativa Vidiemme nella gestione della testata, la direzione è passata a Davide Mattellini sino al 2006. Alcune vicende giudiziarie lo avevano costretto
la Voce di Mantova
a lasciare il posto al proprio vice Romano Gandossi, che è rimasto alla guida del giornale sino al 2014, anno del suo collocamento in pensione. Infine, dal 2014, ha preso le redini Alessio Tarpini, già caposervizio della redazione sportiva. Nessuno degli ultimi quattro di-
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sconosce il proprio debito professionale nei riguardi di Rino Bulbarelli, lo storico fondatore del giornale scomparso il 15 giugno del 2014. Il suo contributo oggi lo abbiamo affidato a sua figlia Paola, nostra affezionata lettrice ed editorialista, ma soprattutto amica.
GORNI: NON TUTTI SANNO CHE...
Tutto è partito con Rino in quel novembre del 1992... di Werther Gorni
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utto arriva da lontano. Domenica 15 giugno 1980, al mattino. Assemblea dei 63 soci della Citem, la cooperativa di operai, impiegati e giornalisti proprietaria ed editrice del quotidiano la Gazzetta di Mantova. All’ordine del giorno, detto in parole povere, l’ipotesi di vendere la testata del giornale. Su 58 soci presenti, uno solo contrario. Così si dà il via al nuovo corso del più antico foglio italiano con la costituzione dell’Editoriale Le Gazzette. Da quel momento, oltre al rinnovamento tecnologico, una serie di passaggi di proprietà da Mondadori a De Benedetti. Con la conseguenza di un “vero padrone” che, poco per volta, impone la sua linea editoriale, fa arrivare direttori da fuori e dà una connotazione ben precisa al potere che un quotidiano come la Gazzetta può esprimere. Scomparsi i tempi in cui la bagolona, pur nella sua connotazione sin troppo provincialistica, manteneva il carattere di lavoro in famiglia. Uno per tutti, tutti per uno. Sino ai tempi più recenti con la fine inesorabile della storica Citem. Nell’arco di poco più di un decennio si creano gerarchie e impostazioni giornalistiche che non a tutti risultano accettabili. Con l’aggiunta del dimissionamento del direttore Rino Bulbarelli, artefice peraltro degli accordi del 1980, costretto a lasciare. Nell’estate del 1992 sembrano aprirsi orizzonti di sviluppo, con la eventuale concessione ministeriale, per TeleGazzetta, la prima emittente giornalistica della provincia figlia dello stesso Bulbarelli che ne è anche proprietario in quel momento. Ma la concessione non arriva. Forse, se ci fosse stata, non sarebbe nemmeno nata la Voce. L’aria nella redazione della Gazzetta si fa sempre più pesante:
Bulbarelli – che non ci sta a un pensionamento forzato – mi invita a casa sua e, in perfetta sintonia, ci poniamo una domanda: “Perché non facciamo un altro quotidiano?”. A me il compito di reclutare la truppa, ovvero di convincere alcuni dei colleghi più insofferenti alla nuova gestione a fare il grande passo. Progetto che non sarebbe stato possibile se non si fosse trovato il convinto sostegno di due famiglie di imprenditori tra le più affermate e qualificate: Graepel di Sabbioneta e Marcegaglia di Gazoldo. Proprio grazie ai titolari delle rispettive e importanti aziende mi è stato possibile coinvolgere in modo concreto una decina di giornalisti della Gazzetta. Mi ricordo che, durante una cena a Sabbioneta, osai definirli “capitani coraggiosi”. Incontri su incontri per capire come costruire la nuova realtà. Ci voleva poco perché la notizia trapelasse tanto è vero che non pochi furono i tentativi della direzione della Gazzetta di intralciare l’iniziativa. Ma eravamo decisi. Così, men-
IL 1° DIRETTORE Werther Gorni. Oggi dirige la nuova Cronaca
Gandossi: Il giornale non si fa davanti a un pc, ma in strada e fra la gente di Romano Gandossi
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Giorno per giorno la Voce di Mantova incontra i suoi lettori varcando decine di porte, quella di casa, quella del posto di lavoro quella di luoghi pubblici come negozi, bar, ristoranti, luoghi di ritrovo; anche la porta del proprio veicolo che per il tempo trascorso in esso per tanta gente costituisce quasi una seconda abitazione. Viene in sostanza letta in parecchi posti, sia su carta, come tradizione vuole, o come è di moda oggi, in via telematica. La Voce è diventata un incontro giornaliero, un simbolo di come uno in-
Romano Romano Gandossi Gandossi
tende il suo modo di vivere e di pensare nel quotidiano. La pluralità di informazione è sempre stata nel suo dna, nonostante le critiche superficiali dovute all’ottusità di chi vive coi paraocchi, pensando al giornale come a un palazzo di vetro intoccabile e im-
tre rassegnavo le dimissioni nella mani del direttore Sergio Baraldi, depositavo in Tribunale due nuove testate: la Voce di Mantova e la Provincia di Mantova. Di entrambe ero il direttore responsabile. Carica che successivamente, all’uscita del giornale, venne assunta da Rino Bulbnarelli. Dalla fine del 1992 all’aprile del 1993 si dà il via a quella che reputo un’operazione editoriale storica. Trovata la sede – quella che è ancora oggi Palazzo Castiglioni in piazza Sordello – c’era da allestire gli uffici per l’amministrazione, la pubblicità e la diffusione oltre che, ovviamente, per la redazione. Stipulare un contratto con la tipografia. Allargare il numero dei giornalisti: ne sono passati tanti e alcuni di loro hanno conseguito successi in altre testate o in altri ambienti sempre collegati al mondo dell’informazione. Senza contare le ore, i giorni, le settimane dedicate a predisporre ogni minimo dettaglio, anche tecnico. Il primo numero della Voce di
penetrabile. Per noi eredi di Rino Bulbarelli la redazione del giornale non è mai stata una sede in muratura con grandi stanze e computer, ma la gente, la strada. La gente che si incontrava e con cui si colloquiava in qualsiasi luogo di città o provincia. Il giornalista vive la vita quotidiana nel confronto coi suoi lettori e la gente con cui abita. Un confronto senza il paludamento di cui si vestono coloro che vogliono distinguersi, ma la semplicità quasi francescana. La Voce che vive sempre nel presente guardando al futuro in questi giorni effettua una svolta con un abbinamento prestigioso col Giornale diretto da Alessandro Sallusti; una svolta che penso più che mai gradita ai nostri affezionati lettori, sempre critici e consapevoli del ruolo che il loro giornale ha svolto e svolge ogni giorno per il bene di una città e di una provincia che deve reagire all’oscurantismo di un regime subdolo e cieco che lentamente l’ha divorata.
Mantova esce in edicola l’8 aprile 1993. Nel manifesto di lancio la famiglia Gonzaga, nella Camera degli Sposi, legge il nuovo quotidiano. Gli strilloni distribuiscono le copie durante il giorno di mercato. Comincia l’avventura. Faticosa, difficile, estenuante ma affascinante. Dal mattino sino a notte inoltrata per cercare di dare ai mantovani una informazione che si distingua dall’altro quotidiano. Sono stati sette anni – dal 1992 al 1999 – n cui ho avuto l’onore e il piacere di coordinare una straordinaria squadra di colleghi e amici. Il confronto con una corazzata storica avrebbe potuto anche resistere se non ci fossero state molte, troppo forze avverse che hanno ostacolato il nostro lavoro. Alla fine soltanto la famiglia Graepel era rimasta ma i costi erano diventati eccessivi e insostenibili. L’8 agosto 1999 sono l’ultimo a uscire da Palazzo Castiglioni e a serrare dietro di me il portone. Rimane oggi il piacere di vedere – per me che ho scelto altre strade - che il “mio” e il “nostro” giornale c’è ancora. Grazie alla cooperativa che è riuscita, dopo la chiusura, a far tornare in edicola la Voce e a mantenerla viva. Non è facile in momenti in cui tutto quanto è comunicazione sta subendo evoluzioni epocali. Eppure il giornale stampato sulla carta possiede quell’energia che nessun computer o nessun tablet riuscirà a scalfire. Il nuovo ciclo che si apre con l’abbinamento con il Giornale, dopo la straordinaria esperienza con La Stampa, è per me, ex direttore responsabile del “mio” e del “nostro” quotidiano, una gioia silenziosa. Presuntuosamente, quando un figlio cresce e lotta per essere libero di agire, un pizzico di orgoglio resta al padre. Con un fraterno ringraziamento a tutti coloro che hanno dato il meglio e anche di più per far nascere e per continuare a far vivere la Voce.
IL RICORDO DI PAOLA BULBARELLI di Paola Bulbarelli
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l fondo di mio padre sul primo numero della Voce di Mantova, da lui fortemente voluta proprio per ridare la parola ai mantovani scippati della Gazzetta, aveva un titolo emblematico: “Ci riprendiamo il maltolto”. Un titolo che diceva tutto, convinto, papà, che i mantovani avrebbero scelto di abbandonare la Bagolona, ormai diventata di predominio estero, menefreghista delle sensibilità e dei riguardi locali. Ma quel che può fare un necrologio, non lo fa un articolo. Quel che può fare il potere del quattrino non lo fa l'onestá di pensiero. Eppure, scorrendo la Voce di allora, avere tra le mani oggi quei numeri straordinari fatti da persone che avevano buttato il cuore oltre l'ostacolo, capisci che bisognava fare cosi, bisognava tentarci e ti viene un groppo alla gola pensando
Anche mio padre parlò con Berlusconi che la tenacia, la forza, la voglia di farcela andavano ben oltre la fatica e l'arduità dell'impresa. Davano tre mesi, forse cinque alla sopravvivenza della Voce. E invece, tiè ai menagramo. La Voce è ancora qui. A dare fastidio, a rompere le scatole, a importunare, a dire la sua. Spesso è una Voce che non condivido, che mi fa incazzare, da tempo e anche ora. Ma l'affetto che provo per questo giornale va ben oltre ogni malumore. È stata la creatura di mio padre dopo la Gazzetta (e scusatemi se anche per la Gazzetta provo un amore profondo!) e nonostante il giornale più antico d'Italia, invenzione di Rino, giochi una partita differente dalla mia, non riesco a staccarmi da nessun luogo che lo ha visto protagonista. Protagonista anche nei rapporti con il Giornale che, fi-
nalmente, arriva a Mantova per uscire con la Voce. Quante volte mio padre parlò con Paolo Berlusconi! Probabilmente non erano i tempi maturi e così si optò per la Stampa. Un matrimonio, quello con il Giornale, che non s'aveva da fare e che invece è stato fatto, un'unità di pensiero che non si poteva non mettere assieme. Un'unità di pensiero, mi auguro, rimetta sulla giusta via quella editoriale della Voce. La mia è una gioia doppia perchè a traghettare questa unione c'è un amico vero come Alessandro Sallusti, direttore delle battaglie, coraggioso come lo era mio padre. E proprio Alessandro mi parlò di lui, di un incontro in piazza Sordello, di un colloquio surreale per la ipotetica direzione della Gazzetta di Reggio da parte di Sallusti. Bisognava passare il vaglio del
Paola Bulbarelli con Rino suo padre
“terribile” Bulbarelli, mi raccontò. Mi sarebbe piaciuto vederli lavorare di concerto in quelle Gazzette, altra invenzione di Rino, che erano il futuro dei giornali locali. Vabbè, la vita va spesso in direzioni diverse dai desideri. Ma oggi anche mio padre è qui, a fare il
tifo per il suo giornale, per i suoi ragazzi, diventati, ormai da tempo, degli uomini. Che non l'hanno mai dimenticato al contrario di una città senza ricordi se non quelli gonzagheschi nonostante grazie a lui Mantova possa vantare il massimo della democrazia: due quotidiani.
VOCE & GIORNALE
GIOVEDÌ 12 MAGGIO 2016
la Voce di Mantova
la Voce di Mantova
Una nuova grande sfida Segue dalla prima pagina
Una forza che ci ha permesso ancora una volta di togliere i bastoni dalle nostre ruote e poter guardare avanti con l'entusiasmo di sempre e con la voglia di confezionare ogni giorno un prodotto gradito ai nostri lettori e allo stesso tempo concorrenziale dal punto di vista del mercato. Un mercato che non ci hai mai risparmiato spallate, spintoni e soprattutto colpi bassi, tuttavia fino ad oggi ad ogni puntuale provocazione siamo sempre riusciti a rispondere con la dignità e l'intraprendenza che contraddistingue i cosiddetti piccoli, “quelli che manco andrebbero considerati”. Non abbiamo i mezzi (e fortunatamente nemmeno arroganza e prepotenza) di chi si professa un potere forte, di chi predica bene ma razzola male e di chi è costretto a legare
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Direttore responsabile
ALESSIO TARPINI Editrice
VIDIEMME società cooperativa piazza Sordello, 12 MANTOVA tel. 0376-222266 fax 0376-320999 Pubblicità locale
PUBLIVOCE piazza Sordello, 12 MANTOVA tel. 0376-224951 fax 0376-225859 Stampa
Un partner di spessore per un’avventura che si profila assai intrigante
ROTOPRESS INTERNATIONAL SRL 60025 - LORETO (AN) tel. 071-7500739 Registrazione
tribunale di Mantova n. 25/92 del 30.11.1992
LA REDAZIONE I giornalisti della Voce di Mantova al lavoro nella sede di piazza Sordello. Nel riquadro, il direttore responsabile Alessio Tarpini
l'asino dove vuole il padrone. La nostra strada è sempre stata libera ed ovviamente segnata dalle sole leggi del mercato, le uniche alle quali ci sentiamo di rispondere. La natura della Voce è sem-
pre stata questa e continuerà ad essere così a prescindere dal partner con cui saremo in edicola. A chi pensa che con il Giornale sia stata fatta una decisa scelta di campo... ha
ragione: finalmente al nostro fianco arriva un quotidiano più vicino alla nostra provincia, più vicino al nostro mondo del lavoro e più vicino al nostro modo di pensare. Sarà una bella sfida e come
tutte le sfide che ci hanno accompagnato dal 1999 ad oggi, noi del La Voce di Mantova siamo pronti a dare il massimo per uscire vincitori. Alessio Tarpini
Sallusti alla Voce: “Benvenuti in questa nuova famiglia” Segue dalla prima pagina
Alessandro Sallusti direttore de il Giornale
di Davide Mattellini
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revedevo. Arrivano a stormi adesso per ammonirci che, grazie all’abbinamento con il Giornale, dovremo essere “un giornale di destra”. Grazie per avercelo ricordato. Il vaffa è implicito nel fatto che non rispondiamo nemmeno a tono, bastandoci chiudere il telefonino o la conversazione con un sorriso di maniera. Purtroppo questa gretta mantovanità è figlia del suo tempo. Tempo gretto quanto la superficialità che dimostra chi fa politica, se governa, e superficiale quanto la grettezza che spesso dimostra chi la eserciti dall’opposizione. Ma finiamola qui con le querele. Ripensiamo piuttosto al senso della comunicazione nelle coordinate della politica. E ripensiamo anche il senso stesso della politica, la cui geografia viene a tutt’oggi tagliata a spigolo vivo fra due assurde coordinate che in tutto il mondo, tradotte in tutte le lingue, non verreb-
È una grande scuola quella del giornalismo locale, bisognerebbe rendere obbligatorio un tirocinio per qualunque giovane voglia intraprendere la nostra professione. Altro che università, master e fronzoli vari. Il giornalismo ruota attorno alla cronaca, ai fatti, alle persone. Il giornalismo non è una professione ma un mestiere, e come tale lo si può imparare solo a bottega. In questo caso botteghe di eccellenze destinate a durare nel tempo perchè meno
risentono della crisi innescata dall'informazione globale e gratuita. Mi sono sempre chiesto che senso abbia sapere in tempo reale che cosa succede in uno sperduto villaggio della Cina, partecipare in diretta streaming a un party londinese e poi non conoscere cosa accade nel tuo condominio, nel tuo quartiere, nella città che hai scelto per fare crescere i tuoi figli.
Per questo quando gli amici de la Voce di Mantova si sono seduti al tavolo per varare una collaborazione con noi de il Giornale ho sperato e lavorato per un un lieto fine. Il nostro sarà un lavoro alla pari. Noi vi porteremo in casa il mondo visto con i nostri occhi, i colleghi de la Voce la vostra vita reale e quotidiana in base alla loro esperienza e sensibilità. Non ci
DI DEMAGOGIA IN DEMAGOGIA
E facciamo un giornale di destra... bero recepite se non con la qualifica di anomalia: destra e sinistra, appunto. Che queste due parole politicamente non significhino un bel nulla ce lo aveva suggerito persino un cantante. Ma il vero è proprio in queste formule di orientamento, destra e sinistra, che accontentano solo la disposizione a sedere della politica parassitaria in un emiciclo parlamentare o civico che sia. Per tutto il resto, sono solamente aria fritta. Per rendersene conto, basterebbe pensare che in Italia l’estrema destra e l’estrema sinistra – rispettivamente il fascismo e il comunismo – sono nate quasi contemporaneamente da due scissioni dello stesso partito socialista: Gramsci e Salvemini da un lato, e Mussolini dall’altro. Sul fronte opposto c’era la compagine catto-liberale. Ma come capi-
rebbe anche una vongola, destra e sinistra sono definizioni anoressiche. In America esistono i fronti democratico e repubblicano; in Inghilterra laburista e conservatore; anche in Francia la ripartizione è distribuita tra frange più o meno radicali di moderati o liberali o conservatori o cattolici e progressisti-socialisti. Così in Germania, così in Spagna. Forse anche nel Burundi. In Italia la tradizionale discrezione, sin dai tempi dei guelfi e ghibellini, si contempla solo fra cattolici e laici. Stop. Cos’è allora la destra? Cosa la sinistra? Una vecchia superstizione riduceva la politica ai due orientamenti grassatorî: quello dei ricchi che vogliono rubare ai poveri, e quello dei poveri che vogliono espropriare i ricchi. Queste la destra e la sinistra? Personalmente non ci sto. Soprattutto non ci sto a
Davide Mattellini ex direttore della Voce
dividere la politica in due fazioni contrapposte solo dalle muffe del luogo comune. Proprio osservando la politica sotto la lente del buonsenso, scevro dai pregiudizî stantii, vedo che non ci sono stati politici più “di destra” dei D’Alema o dei Monti o dei Renzi, tutti proni ai diktat dei bankieri (con la k), dei delinquenti internazionali e degli industriali radical chic con l’erre moscia e la cocaina facile. Per converso, mai populismo
è stato più “di sinistra” di quello dimostrato sul campo dai Mussolini (Iri, Iacp, Inps, carta dei poveri, carta del lavoro ecc.) o dai Berlusconi e dai Fini – che passarono dalla defiscalizzazione degli utili reinvestiti sino al patetico voto per gl’italiani all’estero. Eppoi, si dica se sia più di sinistra la legge Biagi voluta dalla “destra”, che impone l’assunzione a tempo indeterminato dopo due assunzioni provvisorie, oppure la legge
sono due orizzonti diversi, la visione è unica, cambia solo dove posi lo sguardo. La Voce in edicola insieme a il Giornale non è soltanto una operazione commerciale, è un progetto editoriale forte per informare a trecentosessanta gradi fuori da pensieri unici, convenienze politiche, complicità indicibili. Siamo liberi, anche di sbagliare ma mai su ordinazione. Buona lettura e benvenuti in questa nuova famiglia. Alessandro Sallusti Fornero spinta dalla “sinistra”, che acconsente ai licenziamenti facili anche degli assunti a tempo indeterminato. Insomma, i nostri dubbî sono assai più corpulenti delle nostre esilissime certezze. Dove invece siamo campioni di radicali convinzioni, tanto da diventare persino assiomatici, è nel considerare assai fragile il cromosoma della sedicente “destra” mantovana. Posto che gli amministratori si misurano solo per le opere che realizzano, e non per le loro tessere o chiacchiere, qualcuno sa spiegarci che cosa dovrebbe fare un giornalista di “destra” a Mantova? Spingeremo per aggiustare i marciapiedi di destra, piuttosto che di sinistra, nei soli sensi unici? Solleciteremo la defiscalizzazione della Tosap per i bar che espongano l’insegna della Coca-Cola, ma sovratasse per le Arci? Sempre qualcuno saprebbe indicarci a Mantova dov’è la “destra” e perché sia possibile definirla tale? Basta la cravatta coi pallini per dire che uno è di destra, o c’è dell’altro? Davvero vorremmo saperlo.
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VOCE & GIORNALE
la Voce di Mantova
FRA LUCI E OMBRE MANTOVA Senza pretendere di far concorrenza ai gatti, con la nostra Voce di Mantova siamo così arrivati alla terza vita. Scusate se è poco. Il tutto, beninteso, solo da un punto di vista nominale, non anagrafico. In realtà, la prima vita, come abbiamo detto e dimostrato qualche pagina addietro, non ci appartiene. La vita e la morte della Voce nata nel 1920 rimangono estranee alla nostra presenza nelle edicole, trattandosi di un quotidiano riconducibile alla Gazzetta di Mantova, che per quei 25 anni, dal ’20 al ’45, cambiò nome. Eppure non c’è chi non riconduca questo giornale al precedente. Del resto, l’estro acuminato di Rino Bulbarelli quell’equivoco lo aveva non solo preventivato, ma addirittura auspicato. Niente di meglio che la gente veda continuità – disse lui – in una testata giornalistica passata addirittura sulle bocche dei mantovani in forma di antifrastico adagio: “set semo o lesat la Voce?”. Altri dicono: basta che se ne parli, insomma. Per Bulbarelli quella prima fenice era già risorta in forma di giornale. Ma anche quell’esperienza si concluse l’8 agosto di sei anni dopo. Ci volle solo la temerarietà (e diciamolo pure, l’incoscienza) di un gruppo di giovani per affrontare quel volo in alta quota
I COLLABORATORI
Una squadra affiatata, ma mai col fiatone
MANTOVA Servirebbero pagine e pagine per dire, più che i nomi, i meriti di tanti collaboratori che dànno cuore e tempo alla riuscita del nostro giornale, spesso senza neppure apporre le proprie firme agli articoli. Ma pure fra i nomi l’imbarazzo di scremare, per ragioni di spazio, è grande. Ci sia consentito premiare quantomeno l’assiduità, a vario titolo e con varie mansioni (anche qui andiamo per ordine alfabetico), di Nicola Antonietti, Elena Avanzini, Giovanni Bernardi, Vito Bruzzo, Gianfranco Bocca, Luca Giacomelli, Giacomo Lasagna, Alessandro Moretti, Silvia Vernizzi.
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Una “fenice” rinata 2 volte Intuizioni, marketing: un nuovo abbinamento per sfidare la piazza
LA 1ª TAPPA La storica “prima” della Voce l’8 aprile del 1993
senza la certezza del paracadute. La sorte gliela mandò buona. La fenice, stavolta, era rinata per davvero. Il principale segnale della sua rinascita è da configurarsi nel rafforzamento del polo editoriale virgiliano con quello torinese de La Stam-
pa. Vita anche questa destinata a soffrire il peso degli anni. Il bisogno di recuperare vigore la Voce lo ha ritrovato proprio in questi giorni cambiando partner e strategia. Grazie al Giornale la fenice rinasce ora una seconda volta.
LA PAGINA PIÙ NERA E L
CI SIAMO, CI RESTIAMO
MANTOVA Luci e ombre, gioie e dolori, pieni e vuoti... La vita si misura anche così, nella dinamica degli opposti. Lo sanno sin troppo bene i tempi che viviamo, continuamente in bilico fra le illusioni di una vittoria e il baratro delle sconfitte. I giornalisti della Voce di Mantova hanno cominciato ben presto a convivere con questo stato di precarietà, reso ancor più manifesto dal fiato sinistro della maldicenza che soffiava in continuazione nella speranza quasi di accelerarci la fine. La grande soddisfazione sta nel fatto che la più parte di queste Cassandre apportatrici
Quella sofferta sospensione delle uscite per tre mesi nell’esta di sventura ce le siamo lasciate dietro le spalle. Talvolta sottoterra ci sono persino finite soltanto loro, senza rammarico alcuno da parte nostra. Non erano ancora scoccati i due anni di vita del nostro giornale quando l’uscita di scena di Steno Marcegaglia dalla compagine societaria fece presagire la fine prematura di tante speranze. Va dato atto all’industriale sabbionetano Riko
Werner Graepel di avere resistito in solitaria gestione con una tenacia propriamente tedesca, senza aver mai fatto mancare ai suoi dipendenti lo stipendio un solo giorno. L’unico sacrificio richiesto: rinunciare ai super-minimi... Capirai! Per il resto i dipendenti della sua
Editoriale Mantovana, titolare della testata della Voce, non ebbero mai a soffrire più che il cicaleccio esterno dei menagrami più ansiosi di vederci morti che di darcene una ragione. Pure con la più buona volontà, la conduzione del giornale soffriva di un peccato ori-
ginario: la Voce era nata per essere alternativa alla Gazzetta, ma in dirittura d’arrivo finiva sempre per assomigliarle troppo. La gente il pluralismo lo avverte solo sulle tinte forti, non sulle labili nuance. Persino nella struttura, non solo nei contenuti, la nostra Voce sem-
Qualche capello grigio (e tanti biondi...) ma siamo sempre gli stessi. Anzi, di più MANTOVA Stilare gli elenchi, francamente, non è mai stato il forte di nessuno. Il rischio è sempre quello di dimenticare un nome, soprattutto fra i (giustamente) permalosi collaboratori esterni. Si lasci pertanto spazio qui a coloro più facilmente computabili, e che sono i soci storici e meno storici della nostra cooperativa Vidiemme, editrice della Voce di Mantova. Quasi gli stessi da sedici anni in qua. A taluni si sono un po’ ingrigiti i peli della barba, ad
altri i capelli. Altri invece sfoggiano ancora le loro belle testoline bionde di pascoliana memoria. Ma è nei numeri che l’età media ancora non passi di molto i 40 anni. Al vertice, senz’altro, la presidente della società Francesca Pancera con il direttore responsabile Alessio Tarpini e il vice Carlo Doda. Fra il corpo amministrativo-poligrafico, Monica Lucchini, Flavia Mari, Tiziana Mortoni, Marco Pettenati e Paolo Vaini. Compongono il corpo reda-
zionale, in ordine alfabetico, Roberto Baschè, Cristiana Castellani, Sabrina Cavalli, Gabriele Ghisi, Davide Mattellini, Maurizio Pellegrini e Davide Sorregotti.
A latere, i fedelissimi partner della nostra concessionaria di pubblicità Publivoce: Stefano Boccaletti, Stefania Nicolai, Carla Parolini, Luca Tolazzi e Paolo Turina.
La sede storica della nostra Voce
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Il 4 settembre del ’99 nasce la coop Vidiemme A lei il compito di prendere in gestione la testata e riportarla in edicola. Sarà il “giornale delle libertà” LA LA NUOVA NUOVA SQUADRA SQUADRA
26 ottobre, il debutto
a
Il segnale era dato. L’editoriale di Davide Mattellini che sanciva il ritorno sulla piazza virgiliana de la Voce di Mantova definiva programmaticamente la propria ragione ontologica e deontologica: «Saremo il giornale delle libertà, e a dirla con Rimbaud, letteralmente, in tutti i sensi».
LA PIÙ LUMINOSA
ate del 1999 e il ritorno in edicola a fine ottobre brava tutta parametrata all’elefantiasi della concorrenza. Morale, i costi crescevano, le vendite calavano. Il buco fisiologico si tradusse in voragine e la voragine in sepolcro... I 4 e passa miliardi di lire che l’Editoriale mantovana perdeva ogni anno per compiacersi del suo giocattolino, ben presto nella estate 1999 misero fretta alla proprietà sabbionetana per chiudere i conti col passato.
Ci volle il talento manageriale di un giovane, sino ad allora relegato a confezionare le pagine della cronaca viadanese, per rimettere speranza a chi ancora non si era rassegnato alla disoccupazione. Quel giovane caposervizio si chiama Maurizio Pellegrini. La sua rapidità nel fare i conti contrasta solo con la lunghezza della sua prudenza. Non un cent delle uscite deve superare le en-
trate. Su questo fondamento si basò la ricostruzione della Voce, della quale può essere considerato il “motore”, se non l’anima. Grazie a lui è nata la cooperativa Vidiemme; grazie a lui è parso facile persino l’impossibile, come trovare canali utili a risolvere problemi di stampa o di sinergia. Grazie a lui siamo oggi in piedi a contare molti nostri nemici e detrattori finiti sottoterra.
IL RITORNO Maurizio Pellegrini tra i protagonisti della ripresa dalla Voce
MANTOVA Dall’album dei ricordi è emersa una fotografia. Pochi anni, una vita fa: molti dei volti dei ragazzi che compongono il quadro della rinata Voce di Mantova hanno lasciato il tavolo da gioco e sono andati a scommettere altrove. Qualcuno (scorgiamo persino il volto del bravo Igor Cipollina) è passato alla concorrenza. Altri (come Alessandra Ferrari) si sono rifugiati sotto ali istituzionali. Altri ancora hanno persino cambiato mestiere o sono stati collocati in pensione (l’ex direttore Gandossi, per esempio, o Alberto Capilupi, per altro esempio). Fra quelli che son rimasti, identico è da considerarsi l’entusiasmo, nella difformità del colore dei capelli e del giro-vita. Del resto, siamo nel settembre del 1999. Il 4 settembre la cooperativa Vidiemme, nuova editrice della Voce si era costituita davanti al notaio viadanese Francesco Besana. L’allora neo-direttore, succeduto a Werther Gorni e a Rino Bulbarelli aveva 36 anni (il più giovane direttore di quotidiani d’Italia); il suo successore, Alessio Tarpini, 28.
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MONDANITÀ FECE RIMA CON CULTURA E IMPEGNO
VENTI ANNI DI EVENTI AL SERVIZIO DELLA GENTE MANTOVA Doveva diventare un appuntamento fisso, anche se poi si diradò negli anni, quello di tributare un riconoscimento tutto nostro alle personalità eminenti nazionali o persino internazionali. Il tutto, però, nel vincolo culturale prefissato dalla direzione della Voce, d’intesa con l’editore, che i premiati fossero rappresentativi di uno spirito di libertà e indipendenza culturale, quale è appunto il Dna costitutivo del giornale. Aveva aperto la serie, quando ancora la Voce non era arrivata in edicola, il giornalista mantovano Albino Longhi, proprio in quei giorni designato alla guida del Tg1. Era il 26 febbraio 1993 quando in un Bibiena straripante e ansioso di novità, unitamente al premio per il giornalista dell’anno veniva annunciata la imminente uscita del “secondo” quotidiano. Anzi, non il secondo, ma l’unico. Questo era infatti il titolo del velenoso editoriale scritto da Rino Bulbarelli per quell’edizione speciale fuori commercio. Una risposta diretta dal giornalista stesso all’indirizzo della stampa concorrente, il cui vice direttore («un pugliese», rimarcò Bulbarelli) non aveva trovato di meglio da fare che sparare sulla “casta” della mantovanità più retriva e stagnante. Insomma, contro questa progenie dell’universalismo la piccola mantovanità della Voce voleva riprendersi un ruolo e una dignità. Per “sprovincializzare” Mantova, semmai ce ne fosse stato bisogno, la ricetta della Voce consisteva nel tributare premi a eminenze del giornalismo e delle scienze. In quest’ultimo ambito un premio speciale e memorabile venne dato il 29 luglio 1998 a Luigi Di Bella, il fisiologo modenese che proprio in quei mesi aveva ridato speranza a tanti malati neoplastici, e le cui teorie, con buona pace di molti oncologi, attendono ancora oggi smentite serie su base scientifica.
Una risposta a chi voleva smarcare la mantovanità dal suo antico provincialismo coi radical chic
Il prof. Luigi Di Bella ricevette il premio uomo dell’anno all’auditorio Bam nel ’98
Quando la Voce premiò i talenti “Giornalista dell’anno” e “uomo dell’anno” alle personalità del momento
E nel palmares, 3 concerti: Zucchero, Morandi, Ramazzotti
Zucchero Zucchero “Sugar “Sugar ”Fornaciari ”Fornaciari
MANTOVA La nascita della Voce di Mantova rimane legata alla creazione di alcuni eventi che non hanno precedenti nell’ambito dell’animazione cittadina. Eventi che hanno richiamato personalità di calibro nazionale e internazionale traducendosi in un riscontro di pubblico oltre le attese. Aveva inaugurato la serie dei concerti quello di Zucchero “Sugar” Fornaciari. Era il 1993, e la nostra Voce si trovava in prima linea nel corpus
organizzativo. L’appuntamento in piazza Sordello fu salutato da tutta la stampa nazionale, e raramente si è più visto lo spalto gonzaghesco così gremito come lo fu in quell’occasione. Inutile rammentare come quell’ormai paremistico “donne, du-du-du” fosse stato salutato da un’ovazione da far tremare le mura secolari dei palazzi storici. Passarono pochi mesi, e nel giugno dell’anno successivo toccò a Gianni Morandi in-
UNA GIORNATA “LIBERAL” E CONTROCORRENTE CON GIULIO ANDREOTTI MANTOVA Aperture a 360 gradi, senza troppi giudizi, ma soprattutto senza pregiudizi. Questa politica che solo la superficialità definirebbe qualunquista, in realtà ha sempre marcato la nostra azione sociale mirata alla gente, prima che ai
partiti, e al buon senso, anziché alle ideologie. Fu proprio in risposta a questo spirito “liberal” – parola con cui troppi si sciacquano la bocca dopo essersela riempita di demagogia – che nel febbraio ’98 la Voce dava spazio alla demonizzata
vetero-politica organizzando un pubblico incontro col sen. Giulio Andreotti per presentare il suo ultimo libro De prima republica. Del resto, Vittorio Feltri non diede spazio editoriale a “Geronimo”, alias Paolo Cirino Pomicino?
Tributo a 4 big del giornalismo
fiammare gli animi dei fans. Per l’eterno ragazzo di Monghidoro fu un trionfo memorabile; per sua stessa ammissione, la bellezza del teatro storico di piazza Sordello amplificò il potere di suggestione del concerto più di quanto potesse mai fare la musica. Qualcosa però andò per il verso storto. Vero o falso che fosse, durante l’esibizione di Morandi un camino esposto verso la piazza perse qualche mattonella, e vennero incolpati del cedimento i decibel della musica amplificata. Fatto questo che determinò alcuni mesi dopo lo slittamento nell’area Te, su ordine della Sovrintendenza ai monumenti, del successivo concerto organizzato dalla Voce: quello di Eros Ramazzotti. La vista di Palazzo Te, comunque, non tolse poesia né dignità all’evento, che come previsto fece il pieno.
Vittorio Vittorio Feltri Feltri
I riconoscimenti a Longhi (’93), Montanelli (’94), Biagi (’95) e Feltri (’97) Enzo Biagi
Indro Indro Montanelli Montanelli
Albino Albino Longhi Longhi
MANTOVA Punta di diamante delle iniziative pubbliche legate alla nascita della Voce di Mantova furono le consegne dei riconoscimenti alle massime penne del giornalismo. Aveva aperto
la serie Albino Longhi, forte della sua trentennale esperienza Rai e di fresca nomina alla direzione del Tg1. Il premio “Giornalista dell’anno” gli venne consegnato il 26 febbraio 1993. A
seguire, nel ’94, toccò a indro Montanelli. Fiasco (ammettiamolo) fu il premio dato nel ’95 a Enzo Biagi, con un Bibiena semivuoto, riscattato nel ’97 dal pienone di Vittorio Feltri.
GIOVEDÌ 12 MAGGIO 2016
VOCE & GIORNALE
la Voce di Mantova
IlIl direttore direttore Alessio Alessio Tarpini Tarpini (al (al centro) centro) studia studia col col vice vice Carlo Carlo Doda Doda ee con con Davide Davide Mattellini Mattellini gli gli effetti effetti della della nuova nuova grafica grafica della della Voce Voce
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LE PECULIARITÀ LE FONTI Caratteri elvetici “bold” nei titoli importanti e fonti Garamond varie nelle altre titolazioni. I testi permangono in fonte Times
a
GLI SPAZI Abolizione della fissità dei palchi e maggiore concessione alle aree bianche (“vivagni”) per dare più respiro alle pagine
a
I COLORI Riduzione delle cromie. Fasce, civette, tamburini, testatine e box ridotti alle sole varietà della tinta pervinca e delle gradazioni ocra
a
MANTOVA Non c’è bar, non c’è negozio, non c’è attività che a distanza di anni non senta l’esigenza di cambiare almeno il colore dei muri. Persino i pacchetti di sigarette, dopo anni di immutabilità, adesso cambiano aspetto ogni due o tre anni, rinunciando persino al design storico che ne aveva caratterizzato il brand. Anche per noi è venuto il momento di ripensarci sul versante dell’immagine. L’abbiamo fatto lavorando sodo e confrontando le nostre esigenze con gli ultimi apporti dell’editoria mondiale in fatto di grafica. Il tutto però senza dare per morta l’esperienza vissuta in questi anni. Per noi era un imperativo categorico non disorientare il lettore affezionato e ormai, si passi il brutto termine, “assuefatto” alla fisionomia della Voce di Mantova, così come l’aveva conosciuta – quantomeno a partire dall’autunno del 1999, quando
MANTOVA Quanto sia cambiata la filosofia grafica nei giornali da pochi anni in qua lo documenta la stessa scomparsa dei menabò. Con la qual parola veniva designato il progetto grafico di una singola pagina di giornale o di rivista: proprio quel che ci vuole per condurre in ordine la “mandria” dei
Rinnovata la veste grafica: tradizione che guarda avanti di meticolosi hanno dimostrato che si tratta della fonte più rilassante per la vista. I suoi abbellimenti, detti “grazie”, ossia i minimi uncini alle estremità dei singoli caratteri, fungono da legame fra lettera e lettera, sicché l’occhio scorre via con fluidità, senza gli intoppi e le more che incontra inevitabilmente con tutti gli altri tipi di caratteri. Insomma, cambiare il Times con altri tipi di fonti sarebbe equivalso a frapporre ostacoli tra lo scrittore e il suo destinatario.
Stesso ragionamento speso per l’interlinea, che abbiamo mantenuto di 4 punti distanziato fra ogni discendente e le sottostanti ascendenti. Oggi il confronto con tutti i maggiori quotidiani, e in primis col nostro partner il Giornale, ci ha indotti a lavorare di pulizia eliminando la fissità dei tre palchi. Abbiamo mantenuto solo per ragioni pratiche, legate alle inserzioni pubblicitarie quello basso di feuilleton. Nel resto, abbiamo cercato di ampliare gli spazi bianchi (i cosiddetti “vivagni”) riducendo nel contempo l’eccesso di colori tipico di tutti i giornali che hanno recepito l’avvento del “full color” come l’invito per l’oca a bere. Oggi la Voce si presenta uniformata al cromatismo del Giornale, con le stesse fonti, gli stessi colori e le stesse campiture. Insomma, l’avanguardia della grafica applicata all’editoria del foglio tradizionale.
DUE RESTYLING
IL BATTAGE
I precedenti “ritocchi” con i tecnici della Stampa
Una campagna studiata fra Mantova e Milano
MANTOVA La veste grafica della Voce di Mantova, negli ultimi quindici anni ha subito svariati ritocchi, ma niente affatto invasivi. Alla prima grafica elaborata da Davide Mattellini nel 1999, dopo la riapertura del giornale (veste per lo più adeguata a quella del Corriere dell’Umbria, nostro partner di quel tempo), si sommarono vari ritocchini di pochissimo conto. Più significativi quelli introdotti dallo stesso Mattellini nel 2003, dietro suggerimento e con la collaborazione dei referenti Marco Travan e Ruggero Conteduca della Stampa. Da allora, sempre minimali ritocchi sino al più incisivo restyling odierno.
MANTOVA E qui arriva la parte “ludica” della nuova avventura che andiamo a intraprendere col Giornale. Parliamo del battage pubblicitario autopromozionale cui la Voce sta dando diffusione per preconizzare il nuovo sposalizio editoriale col prestigioso foglio di Alessandro Sallusti. A ciascuno il suo. Noi che pure tutti i giorni comunichiamo di mestiere, nella coniazione di slogan e pubblicità ci siamo riconosciuti del tutto impreparati. Per questo ci siamo affidati all’esperienza del mantovano Luca Scodellari, da tempo residente a Milano dove ha conseguito numerosi successi. E con lui, spazio alla fantasia e al divertimento.
Caratteri più chiari e spazi meno costretti: un design in linea con le maggiori testate italiane e internazionali cioè siamo ritornati in edicola dopo una breve interruzione di tre mesi. A quel tempo adottammo il modulo del giornale cosiddetto tabloid all’italiana: il formato introdotto primamente da Repubblica, e poi quasi da tutti ormai. Abbandonavamo così il formato “lenzuolo” che la Voce aveva recepito da un paio d’anni, ossia da quando aveva spostato il proprio centro stampa da Mantova, ove ha sede lo stabilimento Publi-Paolini, a Paderno Dugnano, nel milane-
se, presso gli impianti della Satim Spa. Il ritorno in edicola nell’ottobre ’99 ci riavvicinò alle rotative. Dapprima stampammo presso lo stabilimento Pizzorni di Cremona; poi, sempre a Cremona, con la stessa Sel che editava la Provincia. Quanto alle caratteristiche della pagina, non ci eravamo scostati granché dalla modulistica tradizionale: palco alto, taglio centrale e fogliettone. Caratteri dominanti: l’elvetico
Addio, caro e vecchio menabò: e adesso la pagina passa a internet giornalisti nei dovuti stalli. Oggi quei menabò hanno lasciato il posto ai master, pagine preconfezionate, nell’aspetto grafico, e adattate volta a volta alle
necessità del momento: una applicazione dovuta a un lavoro di équipe coordinato dal direttore Alessio Tarpini, da Davide Mattellini, entrambi
“bold” per le titolazioni portanti (il cosiddetto “bastone” per titoli “di scatola”), e via e via, a decrescere, altre varianti del carattere elvetico per le titolazioni inferiori. Il testo non lascia dubbi: la variante consolidata del Garamond – derivazione a sua volta del classicissimo Bodoni – è quella che lascia meno distrazioni alla vista. Parliamo di quel carattere che ormai tutti gli utenti di Word chiamano impropriamente Times-new Roman. Stu-
affiancati dall’esperienza grafica di Marco Pettenati. Ma non finirà qui. Sia pure con un certo ritardo sui tempi, stiamo lavorando sodo per dare forma alla veste telematica della Voce. Il nostro portale è già in fase di studio e contiamo entro pochi mesi di poterlo inaugurare ufficialmente.
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la Voce di Mantova
VOCE & GIORNALE
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LA VOCE: NON UN GIORNALE M
Libri, eventi, magazine, stampe d’autore, mensili, strume Con Voce e Giornale il mensile Stile e in offerta la verità di Pansa
MANTOVA Per amare i giornali, si sa, occorre soprattutto amare la carta. Tanto più all’altezza del proprio compito è quel giornale che alla carta, in quanto supporto, sa aggiungere un valore ideale. Viceversa, lo sappiamo, ciò che oggi chiamiamo giornale, domani sarà solo il cappello del muratore. Vero è che i giornali un tempo venivano detti grecamente effemeridi, così come il poeta greco Simonide aveva definito tutti gli esseri viventi: ephémeroi, letteralmente “creature di un sol giorno”. La cosa non ci è mai piaciuta. Questa attenzione a far sì che il nostro
lavoro non si dissipasse nel torno di una giornata ci ha indotti da tempo (vorremmo dire da sempre, – compatibilmente con le nostre possibilità) a lavorare per farci conservare il più a lungo possibile. La vanità, in fondo, si affina anche in questo attaccamento alla vita, e ben per questo cerchiamo di prolungarne al massimo la durata, gli effetti e gli affetti. Non sembri pertanto presunzione d’accatto la nostra convinzione di avere lavorato anche contro le leggi del giornalismo. Lo abbiamo fatto ne-
MANTOVA Appuntamento fisso, in edicola, con il mensile “StileMese”, supplemento gratuito in compiega. Il prossimo numero uscirà il prossimo sabato 21 maggio. Un magazine di opinione e approfondimento cui collaborano alcune fra le più prestigiose firme del giornalismo “liberal”. Sul numero di imminente uscita, un viaggio culturale fra il design “à la page” delle ultime proposte in passerella, perlustrazioni di arredamento nuove antiche efuturibili, e il piacere del “ritrovato” cognac. Da segnalare infine le numerose proposte editoriali, in offerta con l’abbinamento Voce-Giornale, gli ultimi lavori della ricerca scomoda di Giampaolo Pansa.
gli anni con una serie di iniziative che oggi ci lascia persino la convinzione di non poterle ricordare tutte. In ordine di tempo ci fece da apripista la pubblicazione de I dieci Comandamenti, a cura di Angelo Rossi, col quale si dava a dispense una lezione approfondita sui fondamenti
LE OFFERTE
StileMese: coper tina del nuovo numero. Accanto, Giampaolo Pansa
della civiltà cristiana. Inutile dirlo, l’opera raccolse un vasto consenso e finì presto esaurita. Così come si esaurirono persino i resi degli Itinerari gonzagheschi, che trovarono battesimo addirittura dall’allora ministro ai beni culturali Antonio Paolucci. In epoca più recente, non si possono sottacere le numerose pubblicazioni librarie e le ri-
viste prodotte in proprio o per conto di altri: la Voce di Mantova è stata persino deputata per dieci anni alla confezione dell’“house organ” Aciemme, organo ufficiale del Mantova Calcio; ciò che consideriamo,
oltre che un lavoro, un riconoscimento indubbio alla nostra redazione sportiva che da sempre non patisce concorrenza da alcun altro organo di informazione. Punta di diamante dell’informazione spor-
ANCHE LE BIBLIOTECHE CI DEVONO QUALCOSA MANTOVA Il settore dell’ecdotica, ossia la stampa dei libri, ci vede davvero in prima fila rispetto a tanti quotidiani. La Voce di Mantova ha realizzato in proprio numerosi manuali, fra cui ricordiamo, in ordine di uscita, il volume dedicato a La grande piena - 1951, edito in concomitanza con la “piena del secolo” del 2001 e grazie al concorso del Comune di Pomponesco. Quindi il caposaldo dello sport locale Un grido solo - Mantova - Storia del calcio biancorosso dal 1904 a oggi di Alberto Gazzoli (2004). L’opera postuma di Luigi Pescasio Enciclopedia delle curiosità mantovane – a cura di Paolo Bertelli (2005), e infine, Cara vecchia Cano di Paolo Vaini (2009).
... E IN ARRIVO CINQU NUTRIZIONISTA
IMMOBILIARISTA
FISIATRA
La dr.ssa Campostrini insegna come comportarsi con i cibi
Facciamo il punto sulla casa e le locazioni con Raffaldini
Problemi di riabilitazione? Risponde il dr Alberto Formis
MANTOVA Laureata in scienze biologiche e specializzata in biochimica, la dottoressa Lorella Campostrini è nutrizionista e già docente all’università di Brescia. La dottoressa intende rivolgersi (ogni venerdì) attraverso la Voce di Mantova a tutti coloro che intendono perseguire un corretto regime alimentare, nel rispetto del proprio gusto e delle esigenze personali. La specialista intende inoltre trasmettere un’educazione alimentare, sensibilizzando gli aspetti di prevenzione e cura. Le domande vanno inviate a: nutrizionista@vocedimantova.it
MANTOVA Fare il punto sulla casa, sulle locazioni e sulle situazioni particolari che si presentano nella vita condominiale. Si è presa il compito di questo filo diretto con i lettori, per corrispondere alle loro esigenze, la dottoressa Marisa Raffaldini. La professionista ricopre la carica di presidente provinciale dell’associazione Uppi (sindacato della proprietà immobiliare e del condominio) dal 1985, del quale ha fatto parte anche del direttivo nazionale. La casella e-mail alla quale inviare le domande (risposte ogni giovedì) è: immobiliare@vocedimantova.it
MANTOVA Il dr Alberto Formis 42 anni, vive in provincia di Cremona, e dopo la laurea in medicina e chirurgica ha conseguito la specializzazione in medicina fisica e riabilitazione. Ha lavorato sino al 2009 per l'azienda ospedaliera “ Carlo Poma” di Mantova e a Bozzolo, per poi entrare nell'équipe riabilitativa dell'ospedale Suzzara guidata dal dr. Posteraro. I campi di interesse vanno dalla riabilitazione trauamatologico-sportiva alla riabilizione in campo neurologico. Il dottor Formis risponderà (ogni lunedì) alle e-mail inviategli a: fisiatra@vocedimantova.it
La dottoressa Campostrini
L’immobiliarista Marisa Raffaldini
Il dottor Alberto Formis
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VOCE & GIORNALE
MA UNA FABBRICA DELLE IDEE
enti di corredo per la conoscenza della nostra mantovanità
la Voce di Mantova
PALESTRA DEI POETI
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SPORT
Più di 800 voci L’agonismo esce liriche in 23 anni dalla pagina scritta
E con una minima aggiunta: il pensiero “controcorrente” MANTOVA Pochi soldi, poche pagine, molto contenuto. Questo il fondamento della mini-serie in edicola ogni settimana con il Giornale. “Mini” solo per le dimensioni della costa, non certo per il peso specifico degli scritti. Si tratta di agili pamphlet acquistabili con il minimo sovrapprezzo di 2,50 eurini, ma in tutto rapportabili ai capisaldi della cultura liberale e occidentale. Bastino due o tre nomi: quelli di Lottieri, di Ricossa, o Allam, Farina, Mascheroni... Piccole perle che faranno grande le nostre biblioteche.
tiva, la Voce offre oltretutto al pubblico dei dilettanti lo stesso risalto e trattamento offerto ai professionisti. E ne fanno documento le pagine impecabili dello “Sport per tutti” realizzate con una costanza e una
precisione senza precedenti da Giuseppe Sabbadini e dai suoi collaboratori. Delle pubblicazioni specifiche diffuse in abbinamento con la Voce tratteremo specificamente più oltre. Qui basti ri-
cordare che a esse si affiancano nelle pagine interne del quotidiano rubriche altrettanto particolari e specialistiche da non trovare eguali nemmeno sui più blasonati fogli a respiro nazionale. Pensiamo alle pa-
gine della “Mantova colta” di Paolo Bertelli, a quelle dedicate all’arte, “In galleria” curate da Paola Artoni; a quelle del cinema, “Grande schermo” coordinate da Claudio Fraccari, e via e via...
MANTOVA Nata nel 1993 su idea di Wainer Mazza, la nostra “Palestra dei poeti” – spazio dedicato all’estro poetico dei lettori – ha ospitato il quindici anni oltre 800 voci poetiche: “professionisti del verso”, pochi, e quasi tutti sensibilità raffinate che hanno dato il proprio contributo togliendo i componimenti dai cassetti e mandandoli a noi. È indubbia la valenza unica di questa pagina che non trova precedenti nell’ambito della pubblicazione a stampa quotidiana. A nostro merito va comunque detto che la Palestra del giovedì ha ospitato i più bei nomi della poesia mantovana.
PREZIOSE STAMPE E LITOGRAFIE IN OMAGGIO AI LETTORI MANTOVA Lo ribadiamo, non è solo carta. E non è nemmeno il volgarissimo gadget utile a incrementare i fabbricieri di bibelot o i rivenduglioli del bricà-brac. Un giornale è una fabbrica di idee, che molto spesso si concretizzano in prodotti afferenti alla sfera editoriale: tanto più gradite, quanto più affidate ai nostri lettori “gratuitamente”,
ossia come ringraziamento e con senso di riconoscenza. Anche in tale senso la storia del nostro giornale può annoverare una lunga serie di iniziative andate a premio della fedeltà dei lettori. Il fatto stesso che per quindici anni abbiamo dato due giornali al prezzo di uno sta a dimostrarlo. Altrettanto le stampe allegate gratuitamente al quo-
UE NUOVE RUBRICHE
tidiano. Fra le tante, ricordiamo di essere partiti con le vedute virgiliane realizzate con la tecnica dell’incisione dal maestro Alessandro Dal Prato. Quindi le foto storiche delle porte cittadine tratte dall’archivio fotografico di Giancarlo Giovetti, e infine le splendide lito rurali del maestro Sandro Negri .
AVVOCATO
REGIONE
La lite a portata di legale: consigli dell’avv. Marco Baioni
Maroni avvia un dialogo diretto coi mantovani
MANTOVA La litigiosità della società contemporanea non trova precedenti nella storia. Parliamo di controversie non solo per ragioni cogenti; il più spesso per futili motivi. Ma anche per questo si rende sempre più necessario avviare un filo diretto con i legali, non fosse altro che per sapere in anticipo di che vita si va a vivere, o di che morte si andrà a morire varcando le soglie di un tribunale. Per far fronte a questa tendenza l’avvocato Marco Baioni si è dato disponibile (ogni sabato) a rispondere alle vostre domande. Scrivere: avvocato@vocedimantova.it
MANTOVA Volevamo riservarcelo per la giornata inaugurale, nella quale si dà annuncio ufficiale dell’avvenuto matrimonio in edicola fra la Voce di Mantova e il Giornale, ma una sovrapposizione di impegni impedisce al governatore della Lombardia Roberto Maroni di essere presente al Mamu, assieme al direttore del foglio milanese Alessandro Sallusti. Impegni istituzionali di valenza comunitaria lo intrattengono a Strasburgo. Poco male. Maroni ha infatti assicurato per l’evento la presenza del suo assessore di punta, il titolare dell’agricoltura on. Giovanni Fava, riservando a sé nella
L’avvocato Marco Baioni
MANTOVA La cura con cui la Voce di Mantova segue le vicende sportive non è documentata solo dalle formidabili pagine della nostra redazione sportiva, ma anche dalla partecipazione attiva della nostra testata a numerosi eventi dell’agonismo biancorosso, in senso interdisciplinare e a tutti i livelli. Della cura nella confezione del giornale ufficiale del Mantova Calcio, Aciemme, collaborazione durata un decennio, già si è detto. Ma parimenti decennale è l’assegnazione della Supercoppa, scudetto di 3ª categoria. Addirittura data a quindici anni fa il ruolo di media partner della Voce nel “Torneo Leso”, mentre – entrando in un nuovo ambito sportivo – è tutta targata dal nostro quotidiano l’organizzazione della tappa finale del “Giocosport - Tennistavolo”. Un altro importante torneo vede impegnata la Voce, in quanto partner del torneo giovanile di calcio “Matteo Guerreschi”, nonché partner della “Vibe color run”, manifestazione podistica. E fermiamoci qui. L’elenco potrebbe continuare con iniziative seguitissime (una per tutte: “Vota il campioncino”) ma non serve: il nostro lettore queste cose già le sa e non gli necessita risentirle.
Filo diretto col governatore Lombardia
Rober to Maroni governatore regionale giornata di giovedì 12 la propria presenza per una visita alla Voce, nella sede di piazza Sordello, ove peraltro dà disponibilità per intraprendere una collaborazione stretta. Il presidente della Regione ha infatti acconsentito a tenere una ru-
brica settimanale (ogni domenica) sulla Voce per attivare un dialogo diretto con i suoi amministrati mantovani. A questo scopo anche per il governatore Maroni è stata attivata una apposita casella di posta elettronica alla quale potrà indiriz-
zarsi chiunque intenda sollevare un problema di natura generale, o persino di natura personale, risolvibile (si spera) per via istituzionale. L’indirizzo cui rivolgersi per interpellare direttamente Maroni è: governatore @vocedimantova.it
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la Voce di Mantova
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GLI 80 ANNI DI CONFAI MANTOVA: 1936-2016
MAGGIO
INNOVARE PER COMPETERE IN AGRICOLTURA Il modello delle imprese agromeccaniche è vincente e si sta evolvendo verso formule più complesse, a sostegno del settore primario a competitività in agricoltura passa inevitabilmente dal contoterzismo. Non ha dubbi il presidente di Confai Mantova, Marco Speziali, che rilancia il grande tema del recente G7 dei ministri dell’Agricoltura, riunito a Niigata, in Giappone. “La crescita sostenibile è inscindibilmente legata al contoterzismo, strumento vitale in particolare per le piccole e medie imprese, che hanno una minore spinta propulsiva all’innovazione, per evidenti limiti dimensionali”, dichiara Speziali. I numeri, d’altro canto, sono evidenti. Le 239 imprese professionali che operano agricoltura in outsourcing generano nella provincia di Mantova un fatturato che ha ormai superato la soglia dei 120 milioni di euro. “Ormai il comparto agromeccanico mantovano – sottolinea il direttore di Confai Mantova, Sandro Cappellini - offre infatti i propri servizi alla maggioranza delle circa 8.200 aziende agricole che gestiscono una superficie coltivabile di circa 165.000 ettari, con una particolare penetrazione nelle pmi agricole”. A livello europeo i numeri parlano di circa 150.000 imprenditori agromeccanici attivi, in grado di investire 6 miliardi di euro all’anno, finalizzati alla gestione anche del 98% delle operazioni in campo, grazie all’impiego di manodopera sempre più qualificata. Sul piano socio-economico, evidenzia Marco Speziali, “si sta assistendo a un vero e proprio cambio di profilo dell’operatore agricolo tradizionale. Vi sono sempre più imprenditori agricoli che, indipendentemente dalle dimensioni della propria azienda, optano per un mix di manodopera interna e di servizi esterni basato su criteri di convenienza economica e di efficienza produttiva. Motivo per cui si ricorre sempre più spesso ai servizi agromeccanici”. Una recente indagine dell’Osservatorio nazionale sul Contoterzismo ha sottolineato come l’attività agromeccanica rappresenti una straordinaria opportunità per le aziende agricole, ma anche per la salvaguardia e valorizzazione delle zone rurali nel loro complesso per mezzo di “servizi ecosistemici” e funzioni sociali e paesaggistiche. La ricerca pone l’accento sul fatto che il contoterzismo consente una gestione effettivamente sostenibile del territorio coltivato, grazie ad una riduzione delle singole operazioni e dei transiti e il controllo automatico della distribuzione dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti. A livello territoriale è poi dimostrato come il ricorso ai servizi agromeccanici da parte delle aziende agricole generi un complessivo miglioramento dell’utilizzo delle risorse irrigue, applicando il principio dell’apporto di quantità differenziate di acqua secondo le necessità dei singoli terreni sottoposti a lavorazione. “Da qualche tempo a questa parte nelle nostre campagne si assiste inoltre ad un fenomeno relativamente inedito – osserva Speziali -. Sta aumentando infatti il numero delle aziende contoterziste che, a loro volta, utilizzano i servizi di altre aziende agromeccaniche”. È
GLI 80 ANNI DEL SINDACATO Il 30 aprile 1936 nasceva il sindacato dei contoterzisti agricoli, con il nome di Consorzio Trebbiatori della provincia di Mantova. Domenica prossima, 15 maggio, al Tesoro Resort di Rivalta sul Mincio, Confai Mantova – che nel frattempo ha ampliato le proprie maglie associative anche alle imprese agricole – festeggerà l’appuntamento con i propri associati, con l’assemblea annuale e il pranzo sociale.
Marco Speziali, presidente di Confai Mantova
il fenomeno della specializzazione del contoterzismo: alcuni imprenditori agromeccanici valutano attentamente l’economicità di ogni lavorazione e, se necessario, esternalizzano determinate operazioni verso colleghi specializzati in certi ambiti. “L’attuale crisi del settore primario – dichiara Cappellini – impone di valutare accordi globali pluriennali
di coltivazione tra imprese agricole e agromeccaniche, già adottati in Francia e Stati Uniti”. Una sinergia operativa tra contoterzisti agrari e aziende agricole in senso stretto si dimostra sempre più necessaria come antidoto ad una crisi strutturale dell’agricoltura professionale, iniziata nel 2009 e che non accenna ad esaurirsi. Indicativo di una fase inedita del settore agricolo è il trend negativo del numero delle aziende agricole (-22,8%), cui si contrappone un aumento della dimensione media aziendale (+30,7%), frutto anche dall’accorpamento effettuato dalle aziende agromeccaniche che prendono in affitto la gestione dei terreni. Come conseguenza di tale tendenza, attualmente circa il 60% delle aziende agromeccaniche affianca al proprio “core business” un’attività di azienda agricola.
PREZZI BASSI DEI MANGIMI, MA LA ZOOTECNIA ITALIANA SOFFRE Le previsioni del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti sul contenimento dei prezzi dei mangimi durante il 2016 prospettano, in linea di massima, uno scenario di ripresa a livello mondiale del comparto zootecnico, per il quale la voce alimentazione costituisce – com’è ovvio - un fondamentale fattore di produzione. Nondimeno, per quanto riguarda gli allevatori del nostro Paese, il quadro si prospetta in forma un po’ meno semplificata e ottimistica, in ragione delle specifiche condizioni strutturali che caratterizzano la zootecnia di casa nostra. Seppure a fronte dei notevoli risultati che i nostri allevatori fanno registrare in materia di qualità di carne e latte, permane tuttavia una struttura di costi molto elevata, legata soprattutto a una dimensione media aziendale dove predomina ancora, in molti casi, il concetto di proprietà diretto-coltivatrice, ormai sempre meno compatibile con scenari mondiali altamente competitivi. Il ritardo strutturale che caratterizza purtroppo il sistema agricolo nazionale, nonostante un sempre più ampio ricorso al contoterzismo stia favorendo il recupero della competitività, fa sì che la zootecnia italiana non possa beneficiare - se non in misura molto marginale - di eventuali trend positivi in atto a livello internazionale. Al contrario, secondo le previsioni più negative, un “efficientamento” globale delle produzioni zootecniche potrebbe addirittura ampliare il gap a livello internazionale a danno della nostra zootecnia, gravata peraltro da alcuni svantaggi propri del sistema Paese, tra cui i perduranti alti costi dell’energia. Inspiegabili, analizza Confai, con i ribassi registrati dal petrolio negli ultimi mesi.
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la Voce di Mantova
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OLTRE LA NOTIZIA MANTOVA Immaginazione al potere. Era questo lo slogan degli hippy che negli anni sessanta e settanta del secolo scorso lanciavano i segnali di una rivolta mirata al rinnovamento. Quella immaginazione al potere ci è andata, almeno parzialmente, ma di rinnovamento se ne è visto ben poco. Vero è invece che la lezione impartita allora vale ancora oggi come linea di indirizzo per coloro che ambiscano a cambiare un pochino le cose, possibilmente in meglio. Nel nostro piccolo ci abbiamo provato e stiamo tutt’ora provando anche noi. La confezione quotidiana della Voce di Mantova è il segnale manifesto di questa ambizione, ma a essa da almeno una quindicina d’anni abbiamo affiancato anche la produzione fissa di strumenti di corredo che non per poco si caratterizzano al punto da reclamare autonomia dalla “casa madre”. Lunghissima è la serie di prodotti inseriti nel corpus dell’edizione quotidiana, e altrettanto lunga quella dei prodotti distribuiti in doppia costa. Tutti prodotti, si badi bene, svincolati dalla consuetudine venale dei “free press” scadentissimi in circolazione, utili solo a darsi come contenitori di pubblicità e riempiti a sacco con grezza banalità. Il novero delle nostre produzioni parte da lontano. La prima, in ordine, fu il magazine Mia diretto prima da Rino Bulbarelli, poi da Maria Grazia Savoia, e infine da Riccardo Braglia. Di quello stesso prodotto uscì persino, per pochissimi numeri, a cura di Mario “Sparafucile” Tenedini, una versione satirica: Mia Ridens. Non può essere messo in subordine il giornalino ufficiale del Mantova Calcio Aciemme, da noi realizzato continuativamente per dieci anni a far data dal 2002. Né il periodico Più Voce che, a partire dal 2002, batteva settorialmente varie aree della provincia con una distribuzione capillare casa per casa, dando voce (minuscola) alle più disparate entità territoriali. Ancora, sotto l’egida della Voce, e in abbinamento con essa, aveva trovato larga diffusione il magazine La lente, diretto da Emanuele Salvato e Sabrina Cavalli. Sul versante dello sport giovanile e dilettantistico invece va menzionata la produzione per svariati anni di Csi informa.
Informazione diversificata per tutti i gusti e tutte le età
APPUNTAMENTI FISSI
In mano ai giovanissimi Sport per tutti e Alta fedeltà MANTOVA L’informazione diretta ai giovanissimi, si sa, impone scelte e argomenti particolari. Ma nella nostra attività non abbiamo trascurato di cercare anche questo punto di penetrazione. Li abbiamo trovati nelle ricche pagine de “la Voce dello Sport per
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MIA È stato questo il nostro primo prodotto editoriale extra giornale: il trimestrale diretto da Maria Grazia Savoia
tutti”, curate ogni giovedì da Giuseppe Sabbadini e, dal novembre del 2008, in quelle di “Alta Fedeltà”. L’inserto curato da Fabio Guastalla occupa le pagine centrali della Voce raccontando i protagonisti e l'evoluzione della scena musicale mantovana. Quat-
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MIA RIDENS Non tutti ricordano che “Mia” divenne anche un foglio satirico realizzato da Mario Tenedini alias “Sparafucile”
MODA COSTUME E SOCIETÀ
E la pagina dei vip diventa un magazine MANTOVA Moda, costume, attualità e sociale sono i temi de la Voce Magazine, inserto de la Voce di Mantova in uscita il mercoledì, a cura di Ilaria Perfetti e con la collaborazione di Federica Lonati. La Voce Magazine nasce otto anni fa con il nome di la Voce Vip, con l'obiettivo di trattare argomenti leggeri e particolare riferimento alla cronaca rosa, riguardante le star internazionali e di casa nostra. Ben presto, però, i contenuti dell'inserto si spostano in ambito locale, poiché maggiore risulta l'interesse dei lettori. Sono soprattutto i club di
service e le associazioni del territorio, che vogliono dare visibilità alle proprie attività e alle proprie manifestazioni, a diventare protagoniste de la Voce Vip. Con il tempo la direzione dei contenuti cambia nuovamente, sempre in seguito alle esigenze dei lettori, dai quali arriva un concreto segnale di gradimento, e l'inserto prende il nome di la Voce Magazine. Ora i temi trattati sono quelli di vasto interesse dell'attualità, come l'influenza dei social sulla propria immagine, fattore approfondito ormai settimanalmente. Notevole spa-
LA NOVITÀ Una delle vetrine della Voce Magazine
tro pagine nelle quali vengono presentate band, artisti, concerti e festival in città e in provincia. Il tutto senza rinunciare a uno sguardo più ampio sulla musica del momento e del passato in Italia e nel mondo. Uno spazio inaugurato da noi e poi “copiato” da tanti.
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ACIEMME La Voce ha editato ininterrottamente per dieci anni, dal 2002 il giornalino biancorosso ufficiale del Mantova calcio
MANTOVA CHIAMA GARDA
Notizie e inchieste superano anche la nostra provincia
MANTOVA Era nato come una costola della Voce di Mantova, e ha finito per assumere una dignità propria. Il mensile Mantova chiama Garda rappresenta una delle perline più preziose e rare uscite dalla nostra officina dell’informazione, grazie anche alla cura e alla competenza del suo direttore responsabile Marco Morelli, che da subito ne aveva preso a cuore l’indirizzo e il “timone”. Per timone si intende, giornalisticamente parlando, la scansione in ordine di pagine, ossia il susseguirsi di argomenti e rubriche, topica e gnomica, appuntamenti fissi e improvvisazione. Il filo conduttore da subito è stato quello riassunto nella stessa testata: uno strumento di informazione a scavalco fra la provincia virgiliana e il basso Garda, dove principalmente questa pubblicazione è orientata nella sua stessa ossatura tematica. Il tutto però senza togliere spazio alla fantasia e ai grandi temi dell’attualità. Anzi proprio su questo versante il mensile – distribuito gratuitamente con la Voce di Mantova – trova uno dei propri punti di forza. Mantova chiama Garda esce senza interruzioni dal maggio 2004, ed è particolarmente apprezzato per la dovizia di rubriche che lo connotano sin dalla sua prima uscita.
zio hanno le interviste ai personaggi mantovani, soprattutto nel settore della creatività artistica e artigianale, diventata una vera e propria alternativa ai lavori “tradizionali” in periodo di crisi. E poi, grazie a un gruppo di professionisti che collabora con la Voce Magazine, puntuale è la pubblicazione di piccoli laboratori, interventi e consigli in fatto di trucco, decorazioni floreali, cucina, benessere, tendenze creative, animali e soluzioni pratiche per le tante attività quotidiane. Obiettivo principale dell'inserto resta la ricerca di materiale che costituisca una nicchia esclusiva rispetto ai soggetti trattati usualmente dagli altri mezzi stampa del territorio, da proporre sempre con leggerezza, ironia e in qualche caso con piglio provocatorio, ma non con superficialità.