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Editoriale Sommario di Gianni Fava Assessore all’Agricoltura della Lombardia
Il futuro dell’agricoltura riparte dal Nord Il futuro dell’agricoltura riparte dal Nord. Perché è grazie alle Regioni del Nord che la riforma della Pac ha preso per la prima volta una piega positiva nei confronti delle produzioni zootecniche, innegabilmente concentrate fra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e le Province Autonome di Trento e Bolzano. Nella trattativa nella Conferenza delle Regioni è stata trovata una compattezza che come unica finalità ha avuto quella di sostenere il territorio principe dell’agricoltura, abbandonando - e non era mai successo - ogni divisione ideologica e di partito. Certo, è indiscutibile che si sarebbero potuto ottenere maggiori soddisfazioni a Bruxelles, ma con le carte che avevamo in tavola, non si poteva fare di più. L’agricoltura lombarda - e fra queste quella mantovana è di certo una delle più rappresentative e dinamiche - ha le carte in regola per affrontare le sfide del futuro, che sono l’export, ma anche la tracciabilità, l’etichettatura, la trasparenza. E ripresa dei consumi interni, accelerando in direzione di una valorizzazione dei prodotti tipici che in altri Paesi, attraverso un maggiore dialogo di filiera, riescono a sostenere. L’interprofessione dovrà fare in modo di riportare al proprio interno quella catena del valore che progressivamente in questi anni è scivolata verso la grande distribuzione. Serve coesione. Sono certo che il mondo agricolo sarà in grado di cogliere le opportunità che il
DIRETTORE Alessio Tarpini
prossimo Programma di sviluppo rurale della Lombardia offrirà, secondo una formula più innovativa, meno vincolante o imbullonata a strutture eccessivamente burocratiche. Si parte nel 2015 col nuovo Psr, ma già quest’anno sono state messe a disposizione delle imprese agricole lombarde risorse non trascurabili, a partire dai 25 milioni di euro per la modernizzazione delle strutture e per le aree di montagna. Come consuetudine quest’anno Palazzo Lombardia sosterrà l’anticipo della Pac per assicurare una liquidità anticipata alle aziende, in una fase dove l’accesso al credito è spesso un percorso ostico. Anche la battaglia della Lombardia e delle Regioni del Nord per la revisione della direttiva nitrati è aperta e i rapporti scientifici hanno scagionato l’agricoltura dal ruolo di inquinatori, in cui altri evidentemente l’avevano relegata per trarne vantaggi di categoria. Per la prima regione agricola a livello nazionale e sicuramente una delle prime a livello europeo in materia agroalimentare si aprono nuove opportunità, a partire da Expo che per la Lombardia sicuramente - per Mantova forse è meno scontato - sarà una vetrina per affermare una leadership a livello mondiale per tipicità, qualità e salubrità. Dobbiamo fare in modo, e questa sarà la missione prioritaria, che il mondo rispetti i prodotti dell’agroalimentare lombardo in un sistema più ampio dove la contraffazione deve diventare per tutti sinonimo di concorrenza sleale. Proviamoci compatti.
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Apindustria
“Imprenditori e lavoratori: siamo tutti sulla stessa barca” Francesco Ferrari, presidente di Apindustria Mantova, ha scritto una lettera al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione della ricorrenza del 1° Maggio Gli imprenditori sono abituati a tenersi tutto dentro. E’ difficile che alzino la voce o piuttosto scrivano alle istituzioni, abituati come sono a non sentirsi ascoltati o rappresentati. Eppure Francesco Ferrari, presidente di Apindustria, ha sentito il bisogno di scrivere a Giorgio Napolitano in occasione della festa del 1° maggio per chiedergli di ricordare anche i suicidi degli imprenditori a causa della crisi che sono da considerare al pari di tutte le altre vittime di incidenti sul lavoro. «Tutto è nato quando a Bergamo, al rientro da un viaggio di lavoro alle quattro di mattina - racconta Francesco Ferrari - ho visto una serie di croci in una rotatoria che ricordavano gli imprenditori suicidi a causa della crisi. A quel punto ho cominciato a riflettere e ho deciso di scrivere al presidente Napolitano, conoscendo la sua sensibilità e la sua attenzione al tema delle morti sul lavoro». Il Presidente della Repubblica ha raccolto l’appello di Ferrari citando alcuni brani della lettera e parlando “di sordità della nostra società come possibile causa di gesti perfino estremi”, sottolineando di aver voluto raccogliere la suggestione di assimilare i suicidi degli imprenditori agli incidenti sul lavoro “a testimonianza di una drammatica condivisione - da parte di titolari di imprese a conduzione familiare soprattutto, e di lavoratori dipendenti - dei colpi di una crisi che spesso lascia soli gli uni e gli altri”. Nella lettera di Francesco Ferrari si legge di come gli imprenditori italiani siano abituati alle crisi e non si siano mai fatti scoraggiare dalle difficoltà e tuttavia la vera differenza è che oggi si vive in un Paese che lascia le aziende in balia di una burocrazia sorda alle istanze degli imprenditori e dei cittadini, di una tassazione ingorda e senza proporzionalità, di una politica che pensa solo a sé stessa. Il presidente Ferrari aveva già stigmatizzato i suicidi degli imprenditori
Francesco Ferrari, presidente Apindustria Mantova
citandoli come una vera e propria tragedia durante la recente assemblea di Apindustria dove questo particolare passaggio era stato sottolineato da
La lettera
numerosi applausi e da una partecipazione commossa del pubblico. Quando muore un imprenditore è una tragedia per tutta la società. “Quando muore un imprenditore, soprattutto in Italia dove le imprese sono piccole e a conduzione familiare, con lui muore la sua azienda – si legge nel testo della lettera del Presidente Ferrari - e quando muore un’azienda, muore un pezzo di società e si crea un effetto simile a quello delle onde che si propagano quando si getta un sasso in uno stagno: non si sa mai quanto lontano arrivino”. Il presidente Ferrari ha inoltre sottolineato come non sia un caso che l’appello parta da Mantova, provincia di piccole e micro imprese, in cui lavoratori e datori di lavoro sono spesso «sulla stessa barca». Le aziende di piccole e medie dimensioni rappresentano più dell’80% del totale delle aziende e sono poco più di 200 le imprese che impiegano oltre cento dipendenti.
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Apindustria
Banche e imprese: prove di dialogo per un credito a misura di PMI Per dialogare occorre avere la disponibilità ad ascoltare ma soprattutto riuscire a parlare una lingua comune. Anche per questo sta riscuotendo grande successo la seconda edizione del progetto Itaca, verso la meta del credito, messo in campo da Apindustria per assistere le aziende nell’ambito del rapporto con gli istituti di credito. Grazie alla collaborazione con Alma Iura, centro studi veronese, è stato organizzato un progetto che alterna incontri gratuiti e a pagamento su credito e dintorni. Oltre una sessantina sono state le aziende che dall’inizio del 2014 hanno partecipato agli incontri e ai seminari in materia di lettura della Centrale rischi, di prodotti derivati e di valutazione delle condizioni applicate nei rapporti di conto corrente bancario, senza dimenticare la redazione efficace del business plan e il bilancio per non specialisti. All’attività di formazione è stata affiancata anche una serie di sportelli operativi gratuiti per fornire un orientamento generale alle aziende sul tema del credito e poterle assistere con servizi operativi laddove l’imprenditore sentisse l’esigenza di essere supportato nel rapporto con i referenti bancari per ottenere migliori condizioni o per attivare un nuovo rapporto. Itaca, questo il nome evocativo del progetto, sottolinea come il percorso di acquisizione delle competenze passi per un’attività di monitoraggio continuo e di crescita che non può mai dirsi conclusa. Gli strumenti efficaci per gestire il rapporto con gli istituti di credito si conquistano anche attraverso il confronto tra le aziende e soprattutto un approfondimento che passa attraverso l’analisi di casi pratici e di una formazione che privilegia l’aspetto concreto del fare rispetto a quello teorico dello spiegare. Come diceva Confucio: “Se ascolto…dimentico, se vedo…ricordo, se faccio…imparo”.
Nella foto in alto Massimo Rossi e Maddalena Mandarà durante uno degli incontri di Itaca Qui a lato una tavola rotonda su credito e dintorni
Approfondimento
Convenzioni bancarie e informative Apindustria prosegue anche nell’attività di confronto con le banche e nella stipula o aggiornamento di convenzioni con condizioni di favore per le aziende associate. In particolare per consentire un aggiornamento costante delle imprese dopo ogni firma di una nuova convenzione o rinnovo di un accordo esistente si è attivato un servizio informativo denominato Flash credito. L’invio dell’informativa è previsto a mezzo fax ed e-mail oltre ad essere pubblicata sul sito dell’Associazione (www.api.mn.it) in modo da consentire di verificare condizioni e agevolazioni in essere con quel particolare istituto e per specifiche operazioni bancarie.
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Apindustria Logisticando 2014 e visite aziendali: il caso Volkswagen La logistica non è teoria ma pratica applicata e per questo i giovani imprenditori di Apindustria sono andati a toccare con mano uno degli esempi di eccellenza nella gestione del magazzino e delle scorte: la Volkswagen group di Verona. Oltre venti imprenditori accompagnati da Luigi Supino (Supino srl), Alessandro Pacelli (Opta) e Maurizio Davolio consulente per il progetto hanno potuto rendersi conto di come funziona il “dietro le quinte” del magazzino di un’azienda che è tra i migliori esempi di applicazione della logistica alla attività di fornitura della ricambistica. Il progetto Logisticando 2014 proseguirà con altre visite ad aziende d’eccellenza nella convinzione che il confronto è fondamentale per raccogliere stimoli e modelli da applicare e che proprio dal confronto nascono nuove idee e sono le idee nuove che consentono di rimanere competitivi.
Il gruppo di imprenditori che ha partecipato alla visita alla Volkswagen di Verona
A 7 anni ho pilotato un jumbo Teatro e formazione per i Giovani imprenditori di Apindustria
Eros Tugnoli, il formattore protagonista di “A sette anni ho pilotato un jumbo”
Erica Gazzurelli, presidente Giovani Imprenditori di Apindustria, con Tugnoli
“Quando pensiamo alla formazione l’immagine che viene in mente è quella dell’aula con docente, scrivania e allievi: in realtà occorre superare la lezione frontale e lavorare sull’interattività e il coinvolgimento emozionale del pubblico” sottolinea Erica Gazzurelli presidente del Gruppo Giovani di Apindustria Mantova mentre ci racconta l’ultima iniziativa realizzata allo Spazio teatrale Studio S.Orsola. “A sette anni ho pilotato un jumbo” è stato il titolo volutamente scherzoso e provocatorio dell’evento che ha avuto come protagonista Eros Tugnoli, formatore e consulente in materia di vendita, e che ha visto la partecipazione di una ottantina di imprenditori. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con le aziende associate Sigla – Agenzia di comunicazione, DiPiEmme Studio – internet, marketing e comunicazione, e l’Agenzia per il Lavoro Randstad ed è nata dalla volontà di portare sul palcoscenico il libro di Eros Tugnoli intitolato “Va dove ti porta il budget” e di “giocare” con la metafora del volo, anzi del primo volo.
«Il teatro come strumento di formazione sta diventando una tradizione per i giovani di Apindustria - ha sottolineato ancora la presidente Erica Gazzurelli - e sono profondamente d’accordo con Eros Tugnoli quando dice che queste esperienze servono solo se ci lasciamo coinvolgere e ci invita a far decollare i nostri sogni». I giovani imprenditori di Apindustria stanno lavorando ad un ciclo di appuntamenti formativi che metteranno a fuoco le competenze che oggi un imprenditore deve avere per poter affrontare le difficoltà e le incertezze di un mercato che non offre più punti di riferimento. «Ritengo che una delle sfide con cui oggi si confrontano gli imprenditori sia quella di avere a disposizione “una cassetta degli attrezzi” da cui scegliere gli strumenti adatti ad affrontare ogni situazione con un giusto equilibrio tra istinto e ragione - ha concluso Erica Gazzurelli - mi è piaciuta molto una frase che ho letto un po’ di tempo fa “è l’intelletto, la ragione che cerca, ma è il cuore che trova”».
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Apindustria
Progetto Pmi Export 2.0 Le istruzioni per l’uso Apindustria nel 2014 prosegue con il suo progetto dedicato all’export per sviluppare il grado di internazionalizzazione delle aziende mantovane. L’obiettivo è quello di fornire alle imprese sempre maggiori conoscenze e competenze non solo attraverso seminari formativi ma anche con sportelli di orientamento e servizi specifici. ApiPMI-Export, questo il titolo del progetto, punta ad offrire informazioni aggiornate sulle opportunità e sui servizi
I partecipanti a uno dei seminari di ApiPmi-Export
specifici per l’internazionalizzazione con un’attività di formazione e supporto concreto per le aziende. Tra i servizi attivati ricordiamo l’assistenza delle PMI nella stesura di progetti di internazionalizzazione e la verifica del know-how aziendale per affrontare i mercati esteri, senza dimenticare il monitoraggio e il controllo della correttezza delle operazioni di esportazione e importazione dal punto di vista del dichiarante doganale. Grande succes-
so hanno riscontrato anche i numerosi sportelli informativi attivati in particolare per fornire una panoramica e informazioni utili sulle opportunità di contributo all’export. Api PMI-Export 2.0 prevede inoltre il lancio entro la fine del 2014 di un nuovo servizio commerciale export, nato dagli stimoli e dalle richieste degli imprenditori e che punta a creare importanti opportunità di sviluppo di nuovi contatti e rapporti commerciali.
SERVIZIO TEM (Temporary Export Manager) Le aziende che per la prima volta si affacciano a nuovi Paesi spesso manifestano l’esigenza di essere accompagnate nel percorso di approfondimento delle opportunità offerte dai mercati esteri. Per questo Apindustria propone il progetto TEM, sigla che identifica il Temporary Export Manager. Questo servizio si sta rivelando fondamentale per tutte quelle aziende che vogliano acquisire il know-how necessario ad attivare un efficace progetto di internazionalizzazione ed essere affiancate direttamente da un professionista in grado di offrire un supporto personalizzato.
Da sinistra: Luca Caramaschi e Italo Rebuzzi di Export più per il servizio TEM
SERVIZIO EXPORT AUDIT Apindustria ha siglato una convenzione con CAD Mantova per promuovere un servizio di EXPORT AUDIT per consentire alle aziende, grazie alle competenze del Dichiarante Doganale, di acquisire l’esperienza per svolgere gli adempimenti legati alle cessioni intracomunitarie e alle esportazioni direttamente in azienda. Il servizio ha l’obiettivo di trasmettere maggiore consapevolezza nel momento in cui si dovesse affrontare la visita di controllo dell’Autorità doganale e consente di essere sempre aggiornati circa eventuali cambiamenti all’interno della normativa tecnica.
Da destra Francesca e Claudia Composta di Cad Mantova per il servizio Export Audit
Detassazione del salario di produttività: accordo tra Apindustria e Cgil-Cisl-Uil Grande soddisfazione per la stipula dell’accordo territoriale tra l’Associazione delle Piccole e Medie Industrie di Mantova e le Organizzazioni Sindacali Cgil-Cisl-Uil. In forza di tale accordo, le aziende aderenti ad Apindustria Mantova (oltre cinquecento aziende per un totale di circa 12.000 addetti) potranno stipulare accordi sulla detassazione ai sensi del DPCM 19 febbraio 2014 in applicazione delle norme contenute nella Legge di Stabilità 2013. L’accordo consentirà per l’anno 2014 alle aziende, anche prive di
Da sinistra: Stefania Trentini e Giovanni Acerbi (Apindustria) Massimo Marchini (Cgil), Marco Dalzoppo (Cisl), Francesco Iurato (Uil)
rappresentanza sindacale aziendale, di applicare ai propri dipendenti le agevolazioni fiscali, a fronte di miglioramenti della produttività aziendale che conseguano ad una diversa gestione degli orari osservati in azienda. Grazie a tale
intesa, tutte le aziende associate ad Apindustria potranno applicare la tassazione agevolata del 10% su tutte le voci accessorie della retribuzione riconducibili ad incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione od efficienza or-
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Apindustria
Apienergia: cultura e formazione per razionalizzare il consumo energetico La firma della Convenzione tra Apindustria e Tea Energia Da sinistra: Angiolina Bompieri, Giovanni Capra e Francesco Ferrari per Apindustria, Gilberto Sogliani e Piero Falsina per Tea Energia
ACCORDO APINDUSTRIA-TEA ENERGIA Il presidente di Apienergia Giovanni Capra ha espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto con Tea Energia sia per le maggiori garanzie di prezzo competitivo sia per la trasparenza delle condizioni contrattuali, di servizio e fatturazione. «Inoltre abbiamo fortemente voluto l’estensione degli sconti anche ai consumi domestici dei titolari e soprattutto dei dipendenti delle aziende associate Apindustria - ha sottolineato il presidente Capra - in questo modo diventano ancora più efficaci gli effetti della scontistica prevista allargando al massimo il novero degli aventi diritto alle agevolazioni». Si tratta di una convenzione di primario rilievo territoriale con Tea energia che offre condizioni economiche di favore in materia di gas ed energia elettrica, tutelando gli associati grazie alla trasparenza e ai servizi personalizzati che Tea energia è in grado di garantire. ganizzativa, in relazione a risultati riferibili all’andamento economico o agli utili dell’impresa. A titolo esemplificativo, un operaio di un’azienda associata, avrà la possibilità di pagare solo il 10% di imposta sulla retribuzione ed eventuali maggiorazioni rispetto al precedente 23%. Tale agevolazione spetta per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro per tutte quelle voci retributive erogate a fronte di prestazioni “diverse” da quelle rese in attuazione del regime di orario esistente in azienda prima della stipula dell’accordo territoriale odierno. L’impresa, dal canto proprio vede, da un lato ridotta la forbice fra costo del lavoro del proprio dipendente e sua retribuzione netta in busta e dall’altro, la possibilità di introdurre, nel rispetto del CCNL applicato in azienda, miglioramenti della produttività aziendale, risultato questo, giudicato positivamente dagli imprenditori.
Jobs act: le novità presentate alle aziende Molto affollato l’incontro organizzato da Apindustria per capire come le nuove norme del cosiddetto “Jobs act” incidano concretamente sull'attività quotidiana delle aziende. «Il seminario è stato un’occasione di confronto fondamentale per gli operatori che hanno potuto approfondire le disposizioni introdotte dal governo Renzi per rivedere la disciplina del contratto a tempo determinato, l’apprendistato, l’iscrizione dei lavoratori nelle liste di disponibilità, il DURC e i contratti di solidarietà. Relatori del seminario sono stati Andrea Lanfranchi e Flavio Pini (Area Impresa srl).
»Da sempre il nostro obiettivo è far risparmiare le aziende consorziate ottimizzando i contratti di fornitura, ma oggi questo aspetto non è più sufficiente” sottolinea Giovanni Capra, presidente del Consorzio Apienergia. «I prezzi delle commodities energetiche sono in calo, il mercato dell’energia sta subendo forti contrazioni di volume perché mancano i consumi delle aziende e tuttavia il costo delle bollette energetiche non diminuisce a causa degli oneri. Questa situazione non ci facilita nelle scelte di una tipologia contrattuale o del fornitore - continua Giovanni Capra - manca infatti nei non addetti ai lavori una cultura di base che gli consenta di orientarsi in questa difficile materia e compito del Consorzio è proprio quello di fornire alle aziende gli strumenti per compiere le scelte migliori». Proprio per questo il Consorzio Apienergia ha iniziato nel 2014 un percorso formativo in grado di accompagnare ed assistere le aziende nel razionalizzare in modo efficace il consumo energetico. «Il nostro ruolo è quello di dare strumenti concreti all’imprenditore in modo che possa scegliere e prendere decisioni ponderate e informate» spiega Mattia Biroli, segretario del Consorzio Apienergia- dall’inizio di quest’anno sono oltre ottanta le aziende che hanno partecipato agli incontri sulle varie tematiche dell’energia: dalla gestione efficiente degli impianti fotovoltaici in esercizio alla simulazione di un’ispezione del GSE con i relativi controlli documentali, dall’illustrazione dei meccanismi tecnici di richiesta dei Certificati Bianchi (TEE) alle tecnologie della cogenerazione ad alta efficienza». Attraverso gli incontri e la quotidiana attività di orientamento a favore delle aziende del territorio l’obiettivo di Apienergia è di rafforzare il proprio ruolo come punto di riferimento per le PMI del territorio in termini di consulenza e di assistenza. «Oggi quello che ci distingue come Consorzio non è solo la ricerca del miglior prezzo e delle migliori condizioni ottenute nella negoziazione del contratto di fornitura, obiettivo fondamentale e imprescindibile - conclude il presidente Capra - bensì l’attenzione profusa da Apienergia alle singole esigenze e necessità delle aziende con un’attività di monitoraggio e controllo tagliata su misura per il singolo consorziato dando un supporto tecnico, consulenziale e di orientamento a 360 gradi».
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Apindustria
Apindustria sceglie Confimi Un progetto che dà nuova voce alle piccole e medie imprese Apindustria è definitivamente entrata in Confimi, la Confederazione dell’Industria Manifatturiera italiana e dell’Impresa Privata alla quale aderiscono 20.000 imprese con 330.000 addetti, per un fatturato aggregato di circa 70 miliardi di euro. La scelta di Confimi nasce con l’obiettivo di dare spazio ad un nuovo modo di fare associazione e offrire una rappresentanza forte e compatta all’impresa manifatturiera con l’obiettivo di creare lavoro, ricchezza e benessere per il Paese. Confimi raggruppa le associazioni delle piccole e medie industrie più importanti e vitali d’Italia e rappresenta infatti un modo nuovo di fare associazione, o meglio un ritorno all’antico ad un associazionismo fatto di strutture snelle e non autoreferenziali, che vede nelle territoriali una ricchezza di idee da cui attingere e sviluppare e non un serbatoio di quote da sfruttare. «Abbiamo scelto di aderire alla sfida lanciata da imprenditori perbene, imprenditori in sintonia con il nostro modo di vedere - sottolinea Francesco Ferrari, presidente di Apindustria - un modo di lavorare fatto di obiettivi, programmi e soprattutto della passione di persone che sono convinte che “senza imprese non c'è futuro. Fare associazione” per noi significa
Il nuovo Consiglio direttivo di Apindustria Mantova
semplicemente decidere in modo consapevole di stare insieme per coltivare un progetto comune nell’esclusivo interesse delle imprese». Gli obiettivi che CONFIMI IMPRESA vuole perseguire sono principalmente incidere sul cuneo fiscale per abbattere il costo del lavoro più alto d’Europa e intervenire sull’IRAP e sul costo energetico più alto del mondo. L'associazione di via Alpi si prepara quindi a una nuova stagione, che comincia proprio nell'anno in cui ri-
corrono i 25 anni dalla costituzione di quella che allora era Api Mantova e che in questi anni ha lavorato costantemente per affermare la centralità della piccola e media impresa, sia sul territorio sia a livello nazionale. «Come ho avuto modo di ribadire di fronte ai colleghi imprenditori, l'associazione di Mantova resta quella di sempre, con i suoi servizi di qualità e con il suo impegno a rappresentare le Pmi di Mantova e del suo territorio a tutti i livelli».
Il presidente Agnelli: “Alle aziende vanno dati servizi realmente utili”
Paolo Agnelli, presidente di Confimi Impresa con Ferrari (Apindustria)
Presidente Paolo Agnelli, cosa rappresenta di nuovo Confimi? «Oggi è indispensabile che le associazioni datoriali siano in grado di fornire servizi realmente utili alle aziende. Mi riferisco innanzitutto al supporto nella gestione delle crisi aziendali, nei processi di internazionalizzazione, di sostegno nelle procedure di richiesta di credito e nella compilazione più professionale dei bilanci. È necessario ridurre gli eccessi di autoreferenzialità; è necessario uno sforzo comune per rivoluzionare vecchi modelli di gestione associativa. La nostra struttura ha invertito il modello organizzativo. Noi lo definiamo “a piramide rovesciata”: la base della piramide sono i territori dove si sviluppano le politiche industriali, l’apice è la struttura nazionale che disegna l’interlocuzione istituzionale».
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Coldiretti
Coldiretti e la questione Nitrati “I fatti ci danno ragione” Il presidente Paolo Carra: “Smontate le falsità che per oltre 20 anni hanno messo sotto accusa gli allevamenti, dando ai reflui la responsabilità di inquinamento delle acque” «Si è realizzata finalmente quell’operazione-verità che Coldiretti ha inseguito per anni sulla vicenda nitrati. I dati emersi dallo studio effettuato dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) hanno smontato il castello di falsità che per oltre 20 anni ha messo sotto accusa gli allevamenti zootecnici, addossando esclusivamente ai reflui degli allevamenti la responsabilità di inquinamento delle acque da nitrati». E’ quanto afferma Paolo Carra, presidente di Coldiretti Mantova, al termine dell’incontro che il Ministero dell’Agricoltura ed il Ministero dell’Ambiente hanno avuto nei giorni scorsi sull’argomento. Risulta ormai chiaro come il coinvolgimento della fonte zootecnica sia del tutto trascurabile o minimo mentre assume un diverso peso il contributo di altre sorgenti, in particolare di quelle minerali e degli scarichi civili. Se in Europa i dati ufficiali forniti dalla Commissione confermano come tra i paesi in cui le concentrazioni massime registrate di nitrati nelle acque attribuiscono alla Germania il ruolo di Paese maggior inquinatore, nel nostro Paese occorre ricercare fuori dall’agricoltura le cause del deterioramento della qualità delle acque, così come già l’accordo del 2011 della Conferenza Stato Regioni aveva sancito, avviando la realizzazione di nuovi studi sulla natura e l’origine del superamento dei valori soglia. Occorre dunque apprezzare - precisa Carra - il lavoro del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che insieme al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e la fattiva collaborazione delle Regioni Lombardia ed Emilia Romagna, hanno rappresentato l’ineludibile necessità di avviare già a partire dal Consiglio europeo dei Ministri dell’ambiente previsto a Creta nel prossimo luglio la revisione del perimetro delle aree
Il presidente Paolo Carra
vulnerabili. Vale la pena ricordare che nelle zone vulnerabili sono state imposte fortissime limitazioni alle aziende zootecniche quali, ad esempio, il dimezzamento del carico potenziale di bestiame per ettaro di superficie. Le conseguenza per l’agricoltura lombarda sarebbero drammatiche poiché andremmo incontro al tracollo del settore, alla chiusura di moltissime aziende ed ad un drastico ridimensionamento di quelle sopravvissute. Il letame ed i reflui zootecnici hanno sempre costituito un valore per le imprese agricole rendendo fertili i terreni della pianura padana. Oggi questi fertilizzanti organici vengono considerati alla stregua di rifiuti da smaltire, contrariamente ai fertilizzanti chimici che per l’Unione Europea pare non siano un problema. Mantova è la provincia lombarda che conta più aree “vulnerabili”: ben 112.475 ettari su 168.658 ettari di superficie agricola utilizzabile. Seguono Brescia con 103.958 ettari, Cremona con 74.031 ettari, Bergamo con 32.246. «Abbiamo sempre respinto le dero-
ghe o le proroghe che avrebbero avuto il solo effetto di rinviare il problema - continua Carra - e contestato tutti quelli che, come altre organizzazioni, sostenevano che la soluzione al problema fosse quella di realizzare centinaia di impianti a biogas. Coldiretti ha invece sostenuto fin dall’inizio che la direttiva era ingiusta ed iniqua verso l’agricoltura. Abbiamo portato la questione a livello nazionale e da quando anche Regione Lombardia con il governatore Maroni e con l’assessore Fava si è schierata a difesa dei propri allevamenti, siamo decisamente più fiduciosi». È chiaro che, una volta risolto il problema della delimitazione delle zone definite vulnerabili, sarà anche possibile introdurre già a partire dal decreto di revisione degli effluenti alcune semplificazioni, con particolare riguardo ai periodi temporali dello spandimento. Una disposizione che ha logiche essenzialmente burocratiche ma che dal punto di vista agronomico è assai discutibile. La nuova mappa nitrati della Lombardia ha lo scopo di mettere in sicurezza un settore che conta oltre 17 mila allevamenti con un milione e mezzo di bovini, di cui oltre 320mila a Mantova e 4 milioni e mezzo di suini, di cui 1,2 milioni a Mantova all’interno di un sistema agroalimentare che in Lombardia garantisce 71 mila posti di lavoro, di cui 12 mila a Mantova. «La nuova mappa nitrati – conclude Carra – garantirà la vita del sistema zootecnico lombardo e la corretta gestione dei reflui sul territorio. Non dimentichiamo che le aree vulnerabili applicate fino a oggi fanno riferimento a una situazione di oltre 20 anni fa, disegnata sulla carta da qualche burocrate senza un adeguato supporto tecnico-scientifico e senza approfondire se gli eventuali punti critici fossero dovuti agli scarichi industriali e civili, più che all’agricoltura». (nican)
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Confagricoltura
Le perplessità di Confagricoltura “È una PAC che non convince” Il presidente Matteo Lasagna piuttosto critico sull’accordo tra il Ministro Martina e gli assessori regionali all’agricoltura: “Raggiunto un compromesso ingiusto” MANTOVA - Confagricoltura accoglie con molta perplessità la possibile attuazione della PAC proposta dal ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina ma non resta a guardare. Come ci ha spiegato il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna sono numerose le iniziative già attuate finora e che verranno attuate successivamente per aiutare le imprese ad affacciarsi sui mercati, in particolare quelli esteri, con maggiore competitività e innovazione. La sfida e gli obiettivi futuri sono quelli di migliorare la rete e l’integrazione fra le imprese per arrivare ad una filiera davvero unita. L’accordo raggiunto tra il ministro Martina e gli assessori regionali sull’attuazione della Pac 2014-2020 ha diviso il mondo agricolo. Confagricoltura da che parte sta? «È una riforma che non ci convince affatto, decisamente poco premiante. Da Roma parlano di scelte decisive per il futuro e il rilancio del comparto, per noi si tratta di un compromesso profondamente ingiusto. Come Confagricoltura e membri di Agrinsieme avevamo formulato diverse proposte, fra le quali quella di utilizzare al livello massimo del 13 più 2 per cento la quota di massimale da destinare ai pagamenti accoppiati settoriali. Ministro e assessori si sono invece fermati all'11 per cento, rinunciando a voler gestire una fetta importante di risorse e prevedendo misure che potrebbero essere di fatto ininfluenti sui conti aziendali. Non solo. Probabilmente ci ritroveremo a fare i conti con provvedimenti penalizzanti come una disciplina dell'agricoltore attivo e una forte riduzione dei pagamenti oltre determinate soglie, la cosiddetta degressività, che colpirà imprese dinamiche e competitive che creano ricchezza e posti di lavoro.
Il presidente Matteo Lasagna
Per quanto ci riguarda, sono mancati il senso di responsabilità e la volontà di costruire una proposta unitaria. Quello raggiunto non è certo il miglior compromesso possibile. Tutt'altro». Su quali fronti si sta concentrando l’impegno di Confagricoltura? «Diversi. Sicuramente stiamo riflettendo sul bisogno di imporsi su nuovi mercati in un contesto in cui la ripresa del settore agroalimentare sembra giocata quasi esclusivamente sull'export. Anche per questo Confagricoltura Mantova ha organizzato un’iniziativa di ampio respiro che ha visto nella nostra provincia una delle venti tappe italiane toccate dal road show voluto dalla Cabina di Regia per l’Italia internazionale e coordinato dall’Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Ci stiamo impegnando per fornire agli operatori del settore strumenti utili per approcciare i mercati esteri, ma anche aumentare il livello di internazionalizzazione delle aziende già presenti oltrefrontiera. Un altro tema fondamentale è quello
dell’aggregazione, abbiamo recentemente organizzato il seminario “L’impresa è fare rete” proprio per spiegare alle aziende le opportunità che possono nascere aggregandosi, sia in termini di competitività che di capacità innovativa». Qual è l’obiettivo più importante oggi? «Sicuramente un collegamento concreto fra tutti i soggetti della filiera, quello che serve è condivisione. Si parla tanto di integrazione fra imprese, ma siamo decisamente lontani dal raggiungerla. La qualità del made in Italy, che tutti ci invidiano, non deve essere clonabile, ma basarsi su un modello condiviso da una filiera unita. Vantiamo produzioni di indiscussa qualità, ma tutti dobbiamo contribuire alla crescita del made in Italy. Nessuno escluso». Nicola Antonietti
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Confindustria
Credito, Finanza, Confidi: focus per i nostri imprenditori Credito, Finanza, Confidi: Focus per l’imprenditore” è un ciclo di incontri gratuito realizzato da Confidi Lombardia e dalle Confindustrie territoriali con la collaborazione di Markup e il sostegno delle banche rete del Gruppo UBI. Confidi Lombardia propone questo breve ciclo di incontri in tema di credito e finanza con l’obiettivo di fornire alle imprese indicazioni gestionali e strategiche per la salvaguardia del loro equilibrio e della loro capacità di credito sul mercato. L’approccio scelto è molto pratico ed operativo, con momenti meno tradizionali ed esperienze dirette. Il primo incontro, dal titolo “Banche, Rating, Credito: si può uscirne vivi?” si è svolto lunedì 16 giugno presso la sede di Confindustria Mantova ed ha visto la partecipazione di Claudio M. Grossi, Professore incaricato di Programmazione e Controllo (Milano) e Analisi Finanziaria (Piacenza). Un esponente di UBI Banco di Brescia ha poi approfondito la questione del Merito di credito in una banca concentrandosi in particolare sul rating, i suoi parametri ed il suo impatto sulla politica creditizia dell’azienda, mentre un rappresentante della sede centrale di Confidi Lombardia ha invece illustrato quali sono le opportunità di supporto che il confidi può offrire all’impresa, sia come servizi di garanzia, sia di consulenza. Appuntamento a dopo l’estate per il secondo convegno sul tema “Impresa sana e affidabile: i 10 comandamenti per ridurre al minimo i rischi di default finanziario”, in programma, sempre presso la sede di Confindustria Mantova (via Portazzolo 9) il prossimo 6 ottobre. Anche in questo
Parte a Mantova un ciclo di incontri gratuito realizzato da Confidi Lombardia e dalle Confindustrie territoriali con la collaborazione di Markup e il sostegno delle banche rete del Gruppo UBI caso è previsto l’intervento di Claudio M. Grossi, mentre un dirigente di UBI Banco di Brescia tratterà “Il rapporto impresa /banca: come, cosa e quando comunicare con la banca?”. Seguirà la testimonianza di un imprenditore e la tavola rotonda. Gli incontri sono destinati a imprenditori, responsabili amministrativi e finanziari e ai loro collaboratori. La
partecipazione è gratuita (previa iscrizione) e un attestato di frequenza verrà rilasciato a chi partecipa a entrambi gli appuntamenti. (Info e iscrizioni presso Confidi Lombardia - sede di Mantova Luca Pezzani - Tel. 0376 237234 l.pezzani@confidilombardia.it Cristina Righi - Tel. 0376 237220 c.righi@confidilombardia.it)
I grandi numeri di Confidi Lombardia Confidi Lombardia riunisce oggi le risorse di nove confidi lombardi di emanazione confindustriale (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Pavia, Varese, Sondrio e Mantova) cui si è aggiunta nel dicembre 2010 Fidindustria Biella, che opera sull’intero territorio piemontese. Tra i maggiori enti di garanzia italiani, per numero di soci - circa 15.000 - e volume dell’operatività - nell’ultimo esercizio ha posto in essere circa 1.500 nuove operazioni, per un ammontare di nuove garanzie pari a circa 81 milioni di euro - Confidi Lombardia è un intermediario vigilato da Banca d’Italia dal 2010 ed ha oggi la forza patrimoniale e la professionalità necessaria per stare a fianco delle PMI di fronte alle numerose sfide del mercato finanziario. CONFIDI LOMBARDIA www.confidilombardia.it Direzione Generale - Via Cefalonia, 56 – Brescia – 030.2428020 direzione.generale@confidilombardia.it
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Confindustria
PMI a partecipazione femminile: sostegno per l’accesso al credito Garanzie pubbliche e plafond bancari per iniziative di sviluppo delle imprese in rosa e delle lavoratrici autonome: “Ma perchè abbia successo è necessario che vengano individuate le giuste sinergie” Maria Cristina Bertellini, delegato Piccola Industria di Confindustria per i Rapporti con l'Europa, ha presenziato in rappresentanza di Confindustria, presso il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, alla sottoscrizione del Protocollo d’intesa per lo sviluppo e la crescita dell’imprenditorialità e dell’autoimpiego femminili. Con il Protocollo verranno attivati specifici plafond bancari per nuovi investimenti e l’avvio di nuove attività che potranno beneficiare della garanzia dello Stato. Le banche che aderiranno al Protocollo, indicheranno il plafond finanziario dedicato che potrà essere utilizzato per la concessione di finanziamenti in relazione a specifiche linee di intervento: • “INVESTIAMO NELLE DONNE” – finanziamenti finalizzati a realizzare nuovi investimenti, materiali o immateriali, per lo sviluppo dell’attività di impresa ovvero della libera professione; • “DONNE IN START-UP” – finanziamenti finalizzati a favorire la costituzione di nuove imprese, ovvero l’avvio della libera professione; • “DONNE IN RIPRESA” – finanziamenti finalizzati a favorire la ripresa delle PMI e delle lavoratrici autonome che, per effetto della crisi, attraversano una momentanea situazione di difficoltà. Prevista anche la possibilità di sospensione del rimborso dei finanziamenti, per un periodo fino a 12 mesi, in casi di maternità dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma; grave malattia, anche del convivente o dei figli anche adottivi; malattia invalidante di un genitore o di un parente o affini entro il terzo grado conviventi dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma. Per i finanziamenti sono previste
Maria Cristina Bertellini, delegato Piccola Industria di Confindustria per i Rapporti con l'Europa
condizioni competitive rispetto alla normale offerta su operazioni simili e con lo stesso grado di rischio. Inoltre, beneficiando della garanzia della Sezione speciale “Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità” del Fondo di garanzia per le Pmi in favore delle imprese a prevalente partecipazione femminile, il costo del finanziamento potrebbe essere conseguentemente migliorato. Le associazioni firmatarie, da parte loro, forniranno alle imprese supporto informativo ed assistenza per
l’accesso agli strumenti previsti dal protocollo. «Il protocollo sottoscritto - afferma Maria Cristina Bertellini - rappresenta una grande occasione per favorire e valorizzare la presenza femminile. Si tratta di un punto d’avvio importante e perché possa avere successo è necessario che vengano individuate le giuste sinergie, a livello territoriale, fra mondo associativo delle imprese e sistema bancario al fine di conferire all’iniziativa la migliore attuazione».
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Confcommercio
Ercole Montanari: “Le riforme sono l’unica via per la ripresa del Paese” Per il presidente di Confcommercio Mantova riduzione fiscale e semplificazione sono le due priorità da perseguire per il rilancio di imprese e occupazione. Expo 2015 deve essere occasione concreta e tangibile di ripresa economica La parola d'ordine per favorire la ripresa è una sola: riforme. Ne è fortemente convinto il Presidente di Confcommercio Mantova Ercole Montanari, di ritorno dalla recente Assemblea Generale 2014 della Confederazione svoltasi a Roma lo scorso 5 giugno. «L’Italia è ancora gravemente malata di bassa crescita, non è affatto fuori pericolo: le prospettive di ripresa sono deludenti e siamo ancora nella palude degli “zero virgola” tanto per il Pil quanto per i consumi. Questo vale tanto a livello nazionale che locale: come evidenziato dal Rapporto economico provinciale del 2013 redatto dalla Camera di Commercio, l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato contraddistinto da una crisi profonda. Lo stock delle imprese mantovane si è contratto per il secondo anno consecutivo e la disoccupazione è salita al 9,1%, vale a dire che nella nostra provincia ci sono ben 17.400 persone senza un lavoro. Un discorso a parte va fatto per le imprese che operano nel settore del commercio, dei servizi e del turismo, cresciute dello 0,6%: a fine 2013 esse costituiscono oltre il 48% del totale, giocando un ruolo fondamentale nell’economia mantovana. Una solidità che, tuttavia, è messa a dura prova dalla contrazione dei consumi che ancora non accenna ad allentarsi. Chi spera in una ripresa salvifica resterà deluso: ci dobbiamo salvare da soli facendo le riforme. Governo, Parlamento e politica devono agire con celerità, fermezza, efficacia. Il primo fronte su cui intervenire con urgenza è quello fiscale. Serve una riforma che, attraverso la riduzione generalizzata delle aliquote dell'Irpef, abbassi il carico fiscale, in particolare quello sul lavoro, oggi incompatibile con la crescita. E' poi necessaria una semplificazione a favore di imprenditori e contribuenti. In Italia infatti le tasse si pagano tre volte: prima come imposte, poi come burocrazia e infine come incertezza.
Il presidente Ercole Montanari
Altra criticità è legata al credito. Il sistema bancario continua ad essere troppo rigido e timido, soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese. Chiediamo alle banche di ritrovare il valore della prossimità territoriale con le imprese, confermando da parte nostra l'impegno alla maggiore diffusione della moneta elettronica a condizione che il costo delle transazioni venga allineato ai parametri europei. Per quanto riguarda invece il costo dell'energia, Confcommercio Mantova accoglie con favore e fiducia
l'annunciata riduzione del 10%, ma l'importante è che vada a vantaggio di tutte le imprese, indipendentemente dal volume dei consumi, interrompendo una prassi discriminatoria che ha caricato su una parte del sistema produttivo l'onere delle agevolazioni alle imprese cosiddette energivore. Sul fronte occupazione, il pre-requisito per la sua crescita, oltre alla diminuzione del cuneo fiscale, è rappresentato da buone regole nel mercato del lavoro: aprire alla flessibilità significa aprirsi ad un'economia che cambia e dare una spinta ad un settore che ha bisogno di duttilità come il terziario. Quello che ci aspettiamo oggi dal Governo e dal Parlamento è una politica economica che si muova per sottrazione, ma non di risorse come è stata fino a ieri, bensì di eliminazione degli ostacoli all'attività delle imprese del cui ruolo strategico ci auspichiamo finalmente il pieno riconoscimento. In particolare per le imprese dei servizi, del commercio e del turismo, per una crescita che non sia episodica bensì strutturale. E' questa anche la grande intuizione di Expo 2015: aver unito tutte le forze produttive del Paese intorno ad un tema forte, di sviluppo duraturo. Solo così l’esposizione universale riuscirà ad essere occasione concreta e tangibile della ripresa economica».
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Confai
Confai Mantova, sempre più attrattive per il sistema agricolo Il cambio del nome porta bene. Confai Mantova, dal 1936 all’aprile 2014 Apima, in effetti non ha mutato pelle. «Continuiamo a rappresentare le imprese di meccanizzazione agricola del territorio e, ormai sempre più frequentemente, anche le aziende agricole, che si rivolgono a noi per i servizi», dichiara il presidente Marco Speziali. Per Confai Mantova è senza dubbio un momento positivo, dal momento che il sindacato è riconosciuto come punto di riferimento per un comparto, quello agricolo e dei servizi di terziarizzazione nel primario, che sta meglio di altri settori, ma che va pur sempre a corrente alternata. Fra i grandi problemi, innegabilmente, l’elevato costo del gasolio (una preoccupazione, considerati i consumi medi delle imprese agromeccaniche), la burocrazia asfissiante e le difficoltà di accesso al credito, che non sono secondarie per quelle realtà che puntano a crescere, a diversificare l’attività in un’ottica multifunzionale. Resta il nodo, con riferimento proprio alle attività connesse, delle agroenergie. «Confidiamo in una revisione approfondita del nuovo regime di tassazione, che così com’è stato indicato dal governo è un freno per un’attività cresciuta notevolmente negli ultimi anni e che attrae investimenti importanti», sostiene Speziali. Si può parlare invece di un’emergenza crescente quella dei furti nella campagne, a danno di attrezzature, trattori, carburanti e persino materiale da ufficio. «Già un anno fa avevamo denunciato questo scenario - ricorda Speziali - che accanto al danno economico immediato arrecano problemi a catena, dai ritardi nelle operazioni in campagna, ai costi per aumentare la sicurezza. In quest’ultimo periodo sembra che si sia riacutizzato il fenomeno. Confidiamo nell’intervento del prefetto e delle forze dell’ordine, a tutela di una categoria che per propria immanenza vive una situazione di debolezza». Il fenomeno del contoterzismo è
Il presidente Marco Speziali
Il direttore Sandro Cappellini
sempre più in crescita. Lo dicono i dati di vendita delle trattrici e dei mezzi agricoli. «Se nel complesso l’Italia mostra un segno negativo riassume Sandro Cappellini, direttore di Confai Mantova e coordinatore dell’organizzazione nazionale - le vendite di macchine con potenza superiore a 240 cv hanno totalizzato una crescita di oltre il 14 per cento. Allo stesso modo sono risultate in netta crescita le mietitrebbiatrici (+13,9%), ormai oggetto di acquisto quasi esclusivo da parte delle imprese contoterziste. Dati dai quali emerge chiaramente che le imprese agromeccaniche sono quasi le uniche che hanno continuato a investire in tecnologia agraria, nonostante la crisi». Si intravede uno spiraglio per risolvere la questione ormai cronicizzata della Direttiva nitrati. «Speriamo che il dinamismo dell’assessore lombardo Gianni Fava, che sta cercando alleanze con le regioni e i Paesi d’Europa con problemi simili ai nostri, come i Paesi Bassi, sia di esempio per altre amministrazioni, affinché si possano aprire finalmente prospettive più rosee per tutti - ha auspicato Speziali -. Il mondo agromeccanico rimane disponibile a farsi carico della costituzione di una Borsa dei liquami al servizio delle zone vulnerabili, progetto da tempo
avviato in collaborazione con Ersaf e Amministrazione Provinciale». Confai Mantova sollecita il Governo e il Parlamento per una più equa valorizzazione del comparto agromeccanico, assimilando le imprese di meccanizzazione agricola a quelle agricole. «Sarebbe un obiettivo a saldo zero per le casse dello Stato e non ha - afferma Speziali - come unica motivazione l’accesso ai fondi comunitari: esso si rende ormai necessario al fine di evitare che al contoterzismo agrario si applichino condizioni del tutto sfavorevoli rispetto al resto del mondo agricolo riguardo ad una serie di obblighi di legge, come le normative vigenti in materia di smaltimento dei rifiuti, messa in sicurezza dei depositi di carburante, disposizioni antincendio: questi sono solo alcuni esempi delle ingiuste penalizzazioni che gli imprenditori agromeccanici si trovano a soffrire a causa di un inquadramento giuridico che fa riferimento al comparto artigianale e non, come logicamente dovrebbe essere, a quello agricolo». Una richiesta che oggi vede un fronte compatto della rappresentanza degli agromeccanici, grazie all’intesa a livello nazionale fra Confai e Unima sancita dalla costituzione del CAI - Coordinamento Agromeccanici Italiani.
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Confar tigianato
Artigiani e piccoli imprenditori Colpiti, ma ancora reattivi Gli artigiani e i piccoli imprenditori sono stati profondamente segnati dalla crisi degli ultimi cinque anni. Tuttavia manifestano anche straordinarie doti reattive. Certo, la recessione ha picchiato duro e ha fatto selezione tra le aziende. Ma molte hanno vissuto le difficoltà come occasione per cambiare e per innovare, altre hanno prodotti e clienti non sostituibili, e altre ancora hanno stretto la cinghia e, pur di resistere, hanno ridotto i margini di profitto. Purtroppo, a fronte degli sforzi e dei sacrifici dei nostri imprenditori, continuiamo a non vedere cambiamenti nelle condizioni di contesto per agganciare la ripresa. Anzi. In tema di fisco, burocrazia, credito, servizi pubblici, si moltiplicano i costi e gli ostacoli a carico degli imprenditori. Il Governo Renzi ha indicato un percorso utile ad uscire dalla palude della crisi, ma occorre mettere in campo maggiori risorse per permettere alle imprese di recuperare competitività e realizzare nuova occupazione. La scelta positiva di tagliare la spesa pubblica improduttiva deve diventare l’inizio di una svolta forte e duratura nel tempo. L’utilizzo della leva fiscale per sostenere i redditi più bassi è un primo segnale che può determinare effetti positivi sui consumi interni colpiti duramente dalla lunga crisi, anche se rimane un gravissimo errore aver escluso da tale misura i lavoratori autonomi e i titolari di reddito d’impresa. Tuttavia occorre agire anche sul fronte della riduzione dell’Irap che grava sulle piccole imprese, con l’innalzamento della franchigia. Così come vanno ridotti i costi dell’energia a carico dei piccoli imprenditori, oggi penalizzati da una iniqua distribuzione degli oneri in bolletta a vantaggio delle grandi imprese energivore. Nonostante le misure per accelerare il pagamento alle imprese dei debiti da parte della Pubblica Amministrazione, devono essere rapidamente risolte le difficoltà burocratiche nei meccanismi di certificazione dei crediti pregressi e vanno fatte rispettare le norme in vigore dal 2013, che impongono i pagamenti in 30 giorni. Sul fronte degli interventi in tema di lavoro, registriamo passi avanti per semplificare e snellire le norme sulle assunzioni e sull’apprendistato.
Il presidente Lorenzo Capelli
Oggi, proprio gli artigiani e le piccole aziende, profondamente radicati nei territori di cui hanno garantito la coesione sociale ed economica, sono rimasti da soli a presidiare il valore del vero made in Italy. E allora, a maggior ragione, bisogna ripartire dal modello produttivo della piccola impresa per realizzare nuove scelte di sviluppo che puntino a valorizzare la qualità dei nostri prodotti e a difendere chi li realizza. Bisogna fare di più. Meno fisco, meno burocrazia, più credito sono tre leve
fondamentali sulle quali agire per rimettere in moto il sistema produttivo. Ridurre la pressione fiscale è una delle priorità, se si pensa che oggi tutte le tasse e imposte sulle aziende, pesano per il 68,3% sugli utili lordi d’impresa, la più alta percentuale in Europa. Bisogna poi semplificare la burocrazia che alle aziende italiane costa 31 miliardi l’anno, pari a 2 punti di Pil. Uno zaino pesantissimo che portiamo tutti i giorni sulla schiena. Quanto al credito, il problema va affrontato sia potenziando gli strumenti di garanzia a sostegno delle piccole imprese, sia pagando le decine di miliardi di debiti accumulati nei confronti degli imprenditori dalle Pubbliche amministrazioni e da altre aziende private. Confartigianato Imprese Mantova sarà al fianco degli artigiani e dei piccoli imprenditori per aiutarli a stare di più e meglio sul mercato. Questo significa che gli imprenditori dovranno sempre più puntare su reti e tecnologie digitali, fattori abilitanti per affermarsi su un mercato che è già globale per tutte le categorie. Quindi, mercato globale, anche se si svolge all’interno dei confini nazionali; digitale in tutte le sue accezioni e versioni; rete come forma di collaborazione necessaria che rompe l’isolamento non più possibile per le imprese: questi tre elementi compongono la ricetta degli imprenditori di Confartigianato per guardare con fiducia al prossimo futuro. Lorenzo Capelli (presidente Confartigianato Imprese Mantova)
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Co.Di.Ma
CO.DI.MA, dal 1975 in aiuto alle produzioni agricole Un 2014 che si è aperto con numeri davvero importanti per il Co.Di.Ma. ovvero il Consorzio di Difesa delle Produzioni Agricole di Mantova, passando da 4300 a 5500 soci dopo avere incorporato, tramite fusione uno dei due consorzi di difesa di Cremona. L’ente, nato nel 1975 e quindi prossimo a compiere i quarant’anni di vita, si pone come fine quello di garantire la difesa delle produzioni agricole dalle avversità e dai rischi - in particolare quello ambientale per le produzioni erbacee e arboree (alluvione, colpo di sole, eccesso di neve, eccesso di pioggia, gelo e brina, grandine, sbalzi termici, siccità, venti sciroccali e venti forti), nonchè per serre e reti antigrandine
(grandine, trombe d'aria, neve, vento, uragani, fulmini) e quello da malattia per le produzioni zootecniche - e sta registrando consensi sempre più crescenti da parte dei coltivatori: sono infatti oltre cinquemila le polizze sottoscritte per avversità atmosferiche su coltivazioni e circa mille quelle relative alle produzioni zootecniche: «L’aspetto più importante che va rilevato - ci spiega il direttore di Co.Di.Ma. Romano Giacomelli - è la convenienza. Allo stato attuale non esistono più contributi e finanziamenti compensativi post-evento ma esiste la possibilità, per le aziende, di accedere a dei finanziamenti che consentono di coprire fino all’80% del costo complessivo di pratica e istrut-
toria di cui il consorzio si fa carico. Questi finanziamenti possono essere sia di tipo statale (fino al 15% del costo) che comunitario (fino al 65%). Dove risiede la comodità di fare una polizza tramite il Co.Di.Ma? Basti pensare che il consorzio fa pagare il 50% a novembre dell’anno di sottoscrizione e l’altro 50% a luglio dell’anno dopo, mentre il contributo arriva un mese prima del pagamento della seconda rata.» Strumenti importati, fodamentali per lo sviluppo delle aziende agricole e che stanno garantendo al Consorzio presieduto da Giovanni Gorni un apprezzamento sempre più crescente da parte dei soci. Nicola Antonietti
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Upa
Piccole e medie imprese: è finita l’epoca del microcosmo L’urlo degli artigiani che non riescono più ad andare avanti si perde in una zona grigia: sempre di più si sente parlare di suicidi imprenditori e lavoratori autonomi che hanno interrotto la storia della loro vita «C’è un malessere silenzioso che viene sottovalutato. E’ il malessere di un microcosmo che non fa rumore, lasciato alla deriva nella totale indifferenza. E’ il microcosmo delle piccole imprese artigiane, annientate dalla voragine prodotta dalla crisi economica. Ma l’urlo degli artigiani che non ce la fanno più ad andare avanti si perde in una zona grigia che non lascia segni particolari se non i titoli e le inchieste dei giornali che va il merito di non spegnere la luce sui continui suicidi di piccoli imprenditori, lavoratori autonomi che hanno interrotto la storia della loro vita. Si sta lentamente e nella totale indifferenza depauperando un tessuto sociale ed economico unico. Creatività, ingegno, sapere, fanno parte di quel inestimabile patrimonio che si chiama artigianato. Gli esperti ci fanno notare che è finita l’epoca del piccolo è bello e risulta inevitabile che la grave crisi economica che attanaglia il Paese provoca una selezione naturale con la conseguenza che i più deboli devono soccombere se non sono in grado di innovarsi, di strutturarsi e fare massa critica. I tempi cambiano e si sta progressivamente andando verso un nuovo modello economico che
Franco Bruno responsabile dell’Unione Provinciale Artigiani
secondo gli esperti lascia poco spazio alle piccole imprese per sopravvivere se non riunendosi in rete d’impresa portando avanti progetti comuni e puntando sui mercati esteri con prodotti innovativi e di qualità. Per gli esperti è finita l’era delle imprese familiari a bassa capitalizzazione. Ma se il lavoro scarseggia, la banca taglia i fidi , i crediti della pubblica amministrazione e dai committenti non arrivano, se il denaro non circola e aumentano gli insoluti, hai voglia a dirgli agli artigiani che la colpa è da attribuire solo perché sono piccoli e non possono più reggere il mercato globale. Puntiamo pure sulla rotta delle aggregazione di imprese che non è una novità se pensiamo che l’artigianato mantovano negli anni ottanta e novanta
è stato all’avanguardia in Lombardia con la nascita di una trentina di consorzi artigiani. Tuttavia, se riteniamo che in questo Paese non vale più la pena di scommettere sulla piccola impresa perché l’economia e la finanza globale chiede imprese strutturate e di grandi dimensioni (che scappano all’estero) e non sotto capitalizzate e guidate da governance familiari, allora per favore smettiamo una volta per tutte di snocciolare i soliti numeri dell’economia reale del nostro Paese rappresentata da quel sistema di 4.200.000 micro piccole e medie imprese che rappresentano il 98,2% del tessuto produttivo italiano che stanno pagando il prezzo più alto della crisi con conseguenza della perdita di un capitale umano unico al mondo. Franco Bruno
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Crisi: se crolla l’artigianato si allarga il disagio sociale Dal 2008 nel Mantovano hanno chiuso i battenti 1.300 imprese artigiane. Sono 60mila gli imprenditori che qualche mese fa hanno riempito Piazza del Popolo a Roma per manifestare
Alla manifestazione organizzata in piazza del Popolo a Roma hanno partecipato più di 60mila imprenditori
«I ceti medi spazzati via dalla crisi. Prova tangibile i 60 mila imprenditori artigiani e commercianti che hanno riempito qualche mese fa Piazza del Popolo a Roma per manifestare il loro disagio sociale. Un segnale forte di come la crisi ha colpito il mondo del lavoro autonomo se consideriamo che negli ultimi cinque anni 90 mila imprese artigiane hanno chiuso i battenti. Basti pensare che nel mantovano dal 2008 hanno chiuso i battenti 1.300 imprese artigiane. Mentre nel primo trimestre del 2014 duecento imprese hanno cessato l’attività. Se non rilanciamo la domanda interna e allentiamo la morsa delle procedure di austerità il sistema delle imprese artigiane corre il serio rischio di saltare definitivamente a prescindere dei temi caldi che riguar-
dano la burocrazia, la tassazione e il credito. Allora diciamo basta con i retaggi culturali, sull’infedeltà fiscale e della scarsa propensione sulla logica solidale. Basta con le assurde contrapposizioni tra lavoro dipendente e indipendente. Basta alle solite litanie che impongono al nostro sistema economico imprese a taglia forte. Basta con la solita telenovela che le piccole imprese soffrono di “nanismo” e che non sono propense a fare sistema in rete ed innovazione. Sono tutte balle. Se agli artigiani viene concesso un habitat favorevole e non ostile a prescindere delle dinamiche imposte dall’evoluzione del mercato, le imprese artigiane hanno nella loro struttura genetica la forza di competere, di innovare, di fare aggregazione. Gli artigiani non possono più restare silenti semplicemente perché non ce la fa più. La politica deve capire che il tessuto imprenditoriale diffuso è un patrimonio inestimabile della nostra economia, e se crolla diventerà difficile risollevarci. Ma gli appelli degli artigiani non sono stati recepiti. Eppure la crisi delle piccole imprese, del crollo dei consumi non sono problemi nuovi, se n’è parla da molto tempo. Non rimanere che attendere cosa farà il Governo Renzi. Franco Bruno
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Unipeg
Gruppo Unipeg: le scelte sostenibili per fare impresa Autonomia energetica, riduzione delle emissioni e abbattimento dei consumi sono i tre punti cardine che l’azienda (una realtà da oltre 500 milioni di fatturato) porta avanti da tempo
Unipeg, gruppo cooperativo da oltre 500 milioni di fatturato nel 2013, leader in Italia nella macellazione e lavorazione delle carni bovine, ha messo tra le priorità della sua attività lo sviluppo sostenibile. Per ridurre la propria impronta ecologica , Unipeg ha scelto di pensare alla sostenibilità ad ogni passo del ciclo produttivo. Così il percorso di sostenibilità ambientale ha permesso a Unipeg di raggiungere l’autonomia energetica e ridurre, presso lo stabilimento di Pegognaga, le emissioni climalteranti del 93% sul vettore energia elettrica, del 75% sul vettore energia termica, e regalare così al pianeta un risparmio annuo di oltre 3.000 tonnellate di CO2, pari a quanto producono annualmente gli impianti di riscaldamento di circa 860 famiglie italiane. Questi importanti risultati sono stati ottenuti grazie al progetto Green Energy Farm, un polo energetico costato 16 milioni di euro e realizzato da Unipeg presso lo stabilimento di Pegognaga, dove un impianto di biogas e una centrale di cogenerazione producono energia dai sottoprodotti di macellazione e valorizzano al meglio gli scarti di produzione. Oggi i due impianti coprono l’intero fabbisogno elettrico annuo dei 2 stabilimenti Unipeg, pari a quasi 26 milioni di kW, e generano un surplus di energia elettrica pari al 43% del fabbisogno. Oltre a ciò, Unipeg è impegnata nella tutela del bene acqua e nella riduzione del suo consumo, proprio per questo ogni anno se ne recuperano e riutilizzano oltre 11.000 metri cubi, mentre i 2 depuratori presenti negli impianti produttivi assicurano il trattamento idrico giornaliero di una città di 82.000 abitanti.
Per quanto riguarda il tema rifiuti, il Gruppo Cooperativo assicura un riciclo efficiente e una raccolta differenziata di qualità: nel 2012 ha avviato a recupero 94.900 kg di ferro e acciaio, 790 kg di alluminio, 19.862 kg di imballaggi in plastica, 33.000 kg di carta e cartone, che ora potranno diventare nuova materia prima per produrre nuovi oggetti. Insieme al riciclo di 3.670 kg di olio usato, la raccolta differenziata di questi materiali ha permesso di generare un risparmio ambientale in termini di mancate emissioni di 224 tonnellate di CO2. Anche l’autosmaltimento a km zero degli scarti di lavorazione presso gli impianti di biogas e di cogenerazione, ha permesso di creare benefici sia economici che ambientali e di ridurre il traffico veicolare in uscita dallo stabilimenti di Pegognaga di oltre il 15%. La rendicontazione ambientale, che è scaricabile on line al sito www.unipeg.it/,? rappresenta per il Gruppo Unipeg un importante strumento di dialogo con tutti gli stakeholder, per questo raccoglie tutte le azioni concrete di impegno responsabile realizzate in questi anni verso il territorio.
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Millenaria
Fiera Millenaria, evento che dura “tutto l’anno” Una Fiera Millenaria che dura “tutto l’anno” e che si apre al territorio, nel senso letterale del termine. L’appuntamento tradizionale di settembre, sia chiaro, è “limitato” al periodo dal 6 al 14, ma oltre alla “Millenaria” vera e propria, l’ente fiera ha approntato anche quest’anno un calendario che da metà gennaio (quando è andata in scena la rassegna zootecnica e di meccanizzazione agricola “Bovimac”) arriva fino a dicembre con ben diciassette eventi in programma: «A parte luglio e agosto i padiglioni della Fiera di Gonzaga sono sempre caratterizzati da eventi di grande interesse e rivolti fasce di pubblico tra le più disparate - ci dice Giovanni Sala, Presidente dell’Ente Fiera Millenaria - Un esempio ci viene proprio dal mese di giugno, in cui è andata appena in scena la Mostra Scambio di auto, moto e cicli d’epoca, organizzata da ventotto anni dal Moto Club di Carpi e per la prima volta ospitata a Gonzaga. E che nelle giornate del 20, 21 e 22 vedrà la prima edizione del Motor G.A.M.P. Show, curata dal sodalizio Gonzaga Action Motor Power, nato nel 2014. Due eventi che solo apparentemente sembrano simili, ma che in realtà si rivolgono a due target di pubblico ben diversi». La diversificazione del pubblico, la necessità continua di inserire elementi innovativi ma senza snaturare eventi ormai consolidati e apprezzati, il lavoro dell’ente fiera è simile ad una continua “ricerca” per rendere la proposta sempre più accattivante e coinvolgente: «Per la Fiera Millenaria abbiamo approntato un programma molto intenso - continua Sala - Abbiamo pensato ad un padiglione interamente dedicato ai bambini e stiamo lavorando con l’Associazione Mantovana Allevatori per un nuovo spazio in cui riunire gli animali da cortile. E ovviamente non dimentichiamoci dello spazio di “Mantova Golosa” il cui successo è ormai stato riconosciuto e che in-
Il presidente Giovanni Sala
tediamo allargare ulteriormente». Uno spazio, quello della Millenaria, che vuole essere vetrina per tutto un territorio, e che sta richiamando espositori, e che sta avviando collaborazioni anche al di fuori del comune di Gonzaga, mettendo in gioco un’esperienza e un know how che non hanno eguali nella nostra provincia: «Per novembre abbiamo deciso che organizzeremo da soli il Christmas Village - conclude il Presidente dell’Ente Fiera - anche questo, ormai, diventato un appuntamento atteso da un pubblico sempre numeroso». Nicola Antonietti
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Aziende
GEM: da 40 anni i professionisti dell’ufficio a vostra disposizione E’ da 40 anni che la GEM di Romanore di Borgoforte fornisce all’ingrosso prodotti di cancelleria per piccole medie e grandi aziende e che fa dei prezzi bassi e della professionalità i suoi punti di forza. Gem (www.gemweb.it) nasce a Mantova nel 1974 dalla volontà della famiglia Grossi, già da tempo impegnata in questo tipo attività. G.E.M. è infatti l’acronimo di Grossi Elio Mantova, il fondatore che intraprese la rivendita di prodotti di cancelleria e cartotecnica a partire
dagli anni 50. A metà degli anni ‘80 entra in azienda l’Ing. Galeazzo Grossi e l’azienda stabilisce sede e magazzino a Romanore di Borgoforte, con uno sviluppo che via via ha aumentato la superficie coperta sino a raggiungere gli attuali 2.000 mq. Gem in quegli anni si espande anche in provincia di Verona. Negli anni ’90 è il momento della terza generazione che entra nella gestione aziendale con l’Ing. Giangaleazzo Grossi e successivamente la dott.ssa Giovanna Grossi. «E’ importante per noi ragionare soprattutto in termini di servizio, professionalità e cortesia - racconta Giangaleazzo Grossi - senza dimenticare naturalmente i prezzi bassi e una grande elasticità nel rispon-
dere alle esigenze delle aziende». Oggi la GEM ha un organico di 7 dipendenti, 6 agenti tra le province di Mantova, Verona e Cremona ed è dotata di mezzi propri per le consegne che consentono una evasione veloce degli ordini e una distribuzione mirata per venire incontro alle richieste della clientela più esigente. L’azienda ha intrapreso da tempo un processo di modernizzazione con l’utilizzo di software gestionali e di logistica specifici e con la creazione di un portale di e-commerce con funzioni avanzate dove i clienti possono autonomamente vedere i prezzi ed effettuare ordini, pur mantenendo la caratteristica flessibilità e disponibilità delle piccole realtà.
Approfondimento
Un’azienda in continua espansione
Giangaleazzo Grossi, titolare della GEM
«Per migliorare l’efficienza e la produttività - sottolinea l’ing. Grossi - è necessario oggi dotarsi degli strumenti informatici idonei per gestire ordini sempre più frazionati e con un mix di articoli molto vario, in tempi brevi». Negli ultimi anni, accanto alla cancelleria tradizionale, GEM ha inserito nuove categorie di articoli per l’ufficio come l’arredo, la segnaletica, l’antinfortunistica , i prodotti per la pulizia e l’igiene per fornire un servizio sempre più completo. Il catalogo elettronico sfogliabile può essere consultato all’indirizzo www.gemweb.it, catalogo XIII edizione. La Mission di GEM è proprio questa, essere il fornitore di riferimento per tutto quello che può servire in un ufficio, conservando flessibilità e cortesia, nell’ottica della soddisfazione della clientela.
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TRAS-MEC di Fontanella Grazioli: un’azienda a misura di cliente La Tras-mec srl di Fontanella Grazioli oggi rappresenta una realtà importante nel settore dell’automazione industriale e in particolare nella progettazione e realizzazione di trasportatori per la movimentazione interna alle aziende (cosiddetti “ Convogliatori aerei”). «Abbiamo l’intenzione di portare avanti i progetti e gli obiettivi di nostro padre – raccontano Claudia e Daniela, le due figlie del titolare, oggi alla guida di Tras-mec srl insieme alla mamma Antonella - lo dobbiamo a lui e soprattutto agli attuali dipendenti che hanno dimostrato un attaccamento all’azienda non comune». La Tras-mec srl (http://www.trasmec.it/) ha un moderno stabilimento di circa 2000 metri quadrati dove progetta ogni impianto di movimentazione interna su misura, realizzando convogliatori con dimensioni e caratteristiche che rispondono alle esigenze del cliente. Oltre alla realizzazione di impianti completi chiavi in mano, l'azienda effettua interventi di modifica e manutenzione di impianti già in uso anche se non di propria costruzione. «Stiamo lavorando per costruire il futuro della Tras-mec impegnandoci insieme alla squadra dei nostri collaboratori per realizzare progetti importanti come quello dell’internazionalizzazione e della certificazione aziendale, scelte fondamentali in una fase difficile come l’attuale» aggiungono all’unisono le neo-titolari con un entusiasmo dato tanto dalla giovane età quanto dall’esempio del padre. Il punto di forza dell’azienda mantovana si riscontra anche nella qualità del servizio di manutenzione degli impianti di movimentazione (effettuato anche su impianti realizzati da altre aziende) ivi comprese le operazioni di smantellamento di vecchi impianti e di rimontaggio del nuovo, con la possibilità di fornire parti di ricambio dell'impianto o apportare modifiche ai trasportatori anche se realizzati su modelli non standard.
La Tras-mec srl di Fontanella Grazioli (nata nel 1978) si occupa della progettazione e realizzazione di “convogliatori aerei”
Il ricordo del fondatore
Silvio Zanelli: uomo e imprenditore La famiglia Zanelli di Tras-mec srl Da sinistra: Claudia Zanelli, Silvio Zanelli (il fondatore recentemente scomparso) la moglie Antonella e Daniela Zanelli
Silvio Zanelli, recentemente e prematuramente scomparso, costituisce la Tras-mec srl nel 1978 come carpenteria metallica e si specializza nella progettazione e realizzazione di trasportatori per la movimentazione interna a partire dal 1984. Il sig. Zanelli, da neo diplomato, entra prima come operaio nell’unica azienda di Fontanella Grazioli - facendo la gavetta e imparando il mestiere - per raccogliere poi la “sfida” di avviare un’attività propria. Dopo piu’ di 35 anni di storia lavorativa amava ripetere che era orgoglioso di poter considerare i suoi collaboratori come un famiglia “allargata”, e che la forza dell’azienda stava proprio in questa coesione. Tutti i suoi collaboratori, i fornitori e i clienti lo ricordano per le sue spiccate capacità di intraprendenza, per la lungimiranza e la visione con cui ha saputo rispondere al mercato, ma soprattutto per l’umiltà, l’etica e l’umanità che gli hanno fatto sempre privilegiare la valorizzazione della persona rispetto agli interessi economici, fidelizzando prima i suoi dipendenti e poi i suoi clienti.
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Replica Sistemi: da 30 anni in prima fila sull’innovazione Il segreto di un’azienda vincente è riuscire a restare sul mercato continuando a puntare sull’innovazione e sul servizio al cliente. Per questo è da più di 30 anni che Replica Sistemi (www.replica.it) consegue importanti risultati economico-finanziari caratterizzati da una crescita costante e significativa rappresentando il modello delle medie aziende italiane di successo: qualità, specializzazione, passione, creatività. L’azienda mantovana è specializzata in particolare nello sviluppo di prodotti software completi e integrati con tecnologie d’avanguardia per la gestione e il controllo della logistica di magazzino e dei trasporti a supporto della Supply Chain. «Il nostro miglior biglietto da visita sono i clienti e siamo orgogliosi di poter dire che oltre 1.000 aziende in Italia e all’estero hanno scelto i prodotti Replica Sistemi – sottolinea Francesca Guaschino, responsabile marketing – prodotti conosciuti per l’architettura software flessibile e facilmente configurabile ai parametri dei settori merceologici di ciascun cliente, in grado di supportare il processo di crescita e di internazionalizzazione in tutto il mondo». Replica Sistemi sviluppa prodotti su due linee integrate tra loro e in particolare software di proprietà per la gestione dei processi logistici di magazzino, il controllo dei costi di trasporto, l’ottimizzazione del traffico, del parco automezzi aziendale e la gestione di depositi fiscali. «Tutti i nostri software usano le ultime tecnologie disponibili come RFID, Voice, Mobile e sistemi di geolocalizzazione satellitare – aggiunge Francesca Guaschino – in tal modo si riducono gli errori, si aumenta la produttività e migliora il business delle aziende, garantendo un rapido ritorno degli investimenti (ROI)». Oltre alla qualità dei prodotti Replica Sistemi garantisce ai clienti anche servizio e competenze instaurando rapporti consolidati di partnership.
Approfondimento
Un gruppo internazionale
Francesca Guaschino, responsabile marketing della Replica Sistemi In alto la sede e la struttura dell’azienda mantovana
Replica Sistemi Spa è la società del gruppo IT@ly specializzata nello sviluppo di prodotti software per la gestione e il controllo della logistica e dei trasporti integrati a soluzioni tecnologiche innovative e specifiche suite per settori come quello vitivinicolo. Prodotto particolarmente interessante è l'ERP Ergo Mobile Enterprise software gestionale disponibile anche in versione Mobile per le medie aziende con verticalizzazioni per il settore edile e per il settore alimentare e bevande. Ricordiamo inoltre lo sviluppo recente sul mercato turco con distribuzione anche nell'area del mediterraneo dei prodotti software per la gestione e il controllo della logistica.
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Cantina Sociale di Quistello: dopo l’innovazione, i nuovi mercati La grande innovazione è stata portata a compimento, ora è il momento di consolidare le scelte fatte e passare a raccogliere quanto si è seminato con pazienza negli anni scorsi: per la Cantina Sociale di Quistello il 2014 si annuncia come un anno tutt’altro che di transizione rispetto al successivo, in cui andrà in scena il grande appuntamento dell’Expo, bensì come un periodo decisivo sotto tutti i punti di vista, da quello della produzione a quello della commercializzazione. Ne è convinto il presidente della Cantina Sociale Luciano Bulgarelli: «Volendo fare una previsione, su quello che è possibile prevedere finora dice - Stiamo assistendo a una buona vegetazione dei vigneti e quindi si stanno prospettando una buona raccolta e una buona qualità. Ovviamente è troppo presto per dire che annata sarà, per il momento diciamo che quella precedente si è conclusa con numeri più che soddisfacenti: 60mila i quintali di uva che sono stati conferiti dai nostri 170 soci e più di 38mila gli ettolitri di vino prodotti». Numeri importanti che testimoniano un lavoro di produzione attento e ricompensato dai consumatori: «Il Lambrusco continua ad avere un trend di consumo stabile e soprattutto fidelizzato - spiega Bulgarelli Le indicazioni che ci arrivano da coloro che comprano il nostro vino ci dicono che il Lambrusco è un prodotto che piace. Del resto il Lambrusco, insieme al Prosecco, è un vino che, anche in un periodo di “stasi” dei prezzi come quello attuale, riesce a mantenere un mercato attivo e senza “cali”». Un mercato attivo e fiorente non solo in Italia, ma anche in tantissimi altri paesi: oltre alla Spagna, dove il Lambrusco gode di una incredibile popolarità e ad altri mercati già ben avviati come quello statunitense e messicano, se ne stanno aggiungendo altri ricchi di grande potenzialità, come quello dell’Est Europeo - in particolare Russia, Repubblica Ceca e Slovacchia - e quello della Cina che, per quanto ancora
Da sinistra: Massobrio e Bulgarelli
“indecifrabile” per via di un diverso approccio all’elemento “vino”, sembra essere una delle nuove frontiere da esplorare per un prodotto che, dopo anni di paziente lavoro, è stato portato a un livello di eccellenza: «Credo che, dato il livello raggiunto, questo 2014 non sia l’anno dell’innovazione, bensì quello del consolidamento - aggiunge Bulgarelli - Al momento ci siamo attestati su quattro diverse tipologie o linee di lambrusco e credo che tutti i passi innovativi siano stati finora fatti. Ovviamente ora sta a noi consolidare quanto ottenuto e potenziare sempre di più la qualità che è poi l’elemento che incide maggiormente sulla scelta del nostro potenziale cliente. In ogni caso il lavoro fatto finora è stato molto importante anche e soprattutto in chiave futura, e lo dimostra anche il riconoscimento del Grappello Ruberti come vitigno autoctono». E proprio al Grappello Ruberti sarà dedicato un convegno, che si svolgerà sabato 21 giugno a Quistello cui parteciperà anche il giornalista Paolo Massobrio. Nicola Antonietti
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Sterilgarda: ricerca, innovazione, professionalità e internazionalità Sterilgarda è leader nel settore lattiero caseario e in quello delle bevande a base di frutta. Fondata nel 1969, a Castiglione delle Stiviere, nel 2013 ha fatturato 329 milioni di euro e impiega direttamente 280 lavoratori. I canali di vendita Sterilgarda sono la GD, DO, Ho:Re.Ca. e l’industria alimentare. Ampia è la gamma dei prodotti alimentari che offre l’azienda ed proprio da qui che iniziamo l’intervista a Fernando Sarzi, amministratore delegato di Sterilgarda. L’agroalimentare è uno dei pochi settori che ha saputo brillare nonostante la grande crisi economica. Quali sono i prodotti “eccellenti” sui quali ha puntato Sterilgarda? «I nostri prodotti sono tutti eccellenti ma in questo momento uno dei nostri fiori all’occhiello è il latte microfiltrato Uht. che ora è anche nel formato 3x250 ml in formato Edge con tappo a vite. Il latte, proveniente al 100% da allevamenti italiani certificati, si rivolge a un target ampio che include le famiglie moderne, particolarmente attente agli sprechi, e tutti coloro che hanno uno stile di vita dinamico. Un prodotto che prima non esisteva sul mercato e che ha fatto da apripista ad un'intera gamma di prodotti. Il latte microfiltrato offre, infatti, la garanzia di massima sicurezza alimentare, maggiore shelf life del prodotto, pur mantenendo inalterato il gusto e le proprietà organolettiche del latte. La gamma di quattro referenze comprende latte intero, parzialmente scremato, scremato e alta digeribilità». Quali sono gli elementi di competitività rispetto alle altre aziende? «Sterilgarda è sempre più proiettata verso l’export per cogliere nuove opportunità di crescita. Si guarda ai mercati oltreconfine, in particolare a quelli più promettenti come le piazze del Far East. Il 2013 si è chiuso con un accordo di partnership che aprirà ai prodotti dell’azienda mantovana specializzata nella lavorazione del latte il mercato cinese. Sterilgarda produrrà infatti latte per Yili Group (In-
Fernando Sarzi, amministratore delegato di Sterilgarda
ner Mongolia Yili Industrial Group Company Limited), il più grande produttore lattiero-caseario cinese quotato alla borsa di Shanghai, che nei primi nove mesi dello scorso anno ha registrato ricavi operativi pari a 5,9 miliardi dollari». Dalla partnership con Alitalia all'espansione sul mercato cinese: quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere Sterilgarda? «La Cina è sicuramente il mercato che in questo momento sta registrando la crescita più veloce. Yili, rappresentando il primo marchio del settore caseario cinese, potrà contare sui nostri prodotti di alta qualità. Per quel che riguarda Alitalia, poi, possiamo dire che rappresenta un connubio vincente per la promozione della qualità made in Italy. La nostra linea di succhi in fascia Premium è il risultato di un lungo lavoro di ricerca e innovazione tecnologica e ci ha permesso di offrire ai consumatori una qualità al top di gamma, ispirata dalle esi-
genze di benessere e della sostenibilità ambientale. I succhi pure juice di Sterilgarda non contengono conservanti e zuccheri aggiunti, se non quelli contenuti naturalmente nella frutta, e si caratterizzano per il sapore naturale e fresco. Il packaging elegante e innovativo nella sua praticità di utilizzo, è il nostro biglietto da visita per i consumatori più esigenti». Progetti di espansione anche verso altri paesi? «Sterilgarda sta capitalizzando gli sforzi compiuti per internazionalizzare il core business ottenendo ottimi risultati: il fatturato è salito dai 310 milioni di euro del 2012 ai 329 milioni di euro del 2013, con le vendite oltreconfine che hanno fatto segnare un +10 per cento. L’azienda ha partecipato alle più importanti fiere di settore in tutti i cinque continenti, con l’obiettivo di aprire nuove opportunità di business, tra queste: Foodex di Tokyo, Fha a Singapore, PLMA ad Amsterdam, Thaifex a Bangkok, World of India (Bangalore) e il Fancy Food di New York. Fulcro di questa strategia sono gli investimenti in tecnologia realizzati negli ultimi anni per spingere sul pedale dell’innovazione di processo e di prodotto. Sterilgarda ha rivoluzionato il settore lattiero con il lancio del latte microfiltrato UHT avvenuto nel 2010. Grazie al know how acquisito, Sterilgarda si è imposta come il punto di riferimento nazionale e internazionale per l’innovazione nel settore lattiero caseario, ma anche in quello dei succhi di frutta in fascia premium con il recente lancio della linea di succhi e spremute naturali ‘pure juice’».
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L’industria molitoria Perteghella festeggia i 75 anni di attività ed insieme i 75 anni del suo presidente Romolo Perteghella Accadono fatti che cambiano la vita, ora come un tempo. Succede che il falegname Attilio Perteghella, classe 1889, e la moglie Maria Ines Lanfranchi acquistino nel 1932 a Sarginesco una segheria/falegnameria con annesso mulino e proprio quest’ultimo appassioni tanto i nostri coniugi da diventare mugnai a pieno titolo fino a portarli a rilevare il Molino Nuovo di Solarolo di Goito, lì con la sua ruota ad acqua dalla notte dei tempi. La nuova attività parte in una data ben precisa: era il 25 novembre 1939; due giorni dopo, il 27, sarebbe nato Romolo Perteghella, l’attuale Presidente. Malgrado il periodo bellico l’attività si espande, tanto che negli anni dell’immediato dopoguerra il mulino viene ampliato e dotato dei primi macchinari alimentati a corrente elettrica. La produzione giornaliera raggiunge ben presto i 150 quintali. Nel mulino opera tutta la famiglia, presenti già tre generazioni: anche i bambini hanno i loro compiti specifici, pur affidati loro in forma di prove di abilità e non come lavori gravosi al pari degli adulti, come succedeva fino a poco tempo prima. Nel 1948 la famiglia Perteghella acquista il Molino S. Caterina in Reggio Emilia: lì si trasferiscono Ezio e Bruno con le rispettive famiglie. Ma nel 1955 il sedicenne Romolo e il fratello Carlo, di due anni più giovane, raggiungono nonno Attilio a Solarolo e da qui si muoveranno solo il tempo utile per frequentare la scuola di Arte Bianca a Torino. Nel 1961 il Molino Nuovo Perteghella tocca il traguardo dei 250 quintali prodotti al giorno. Saranno proprio Romolo e Carlo a far compiere alla fine degli anni ‘60 il salto di qualità dall’attività prettamente artigiana all’industria molitoria. Via via vengono sperimentate innovazioni che poi si riveleranno strategiche, quali la distribuzione diretta ed il confezionamento automatizzato. Purtroppo questi anni sono segnati dalla prematura scomparsa, nel 1967, del padre Ezio che non potrà assistere all’ampliamento e ammodernamento dello stabilimento di Solarolo, com-
Una storia di famiglia che coincide con la nascita e lo sviluppo dell’affermata impresa mantovana
pletato nel 1972. Subito a seguire la produzione tocca il picco impensabile dei 1000 quintali al giorno. Nel 1985 entra in azienda il ventiquattrenne Attilio, che già alla nascita aveva ricevuto dal padre Romolo un’eredità importante: il nome del bisnonno, il mitico fondatore. Il mulino viene ancora trasformato e potenziato nel 1988 tanto da raggiungere i 1600 quintali di produzione giornaliera. Ormai si può dire che dell’at-
mosfera del mulino tradizionale resti ben poco; le normative e le certificazioni dei processi di qualità rendono obbligata l’omologazione anche in un’attività antica quanto l’uomo. Tutta intatta resta però quella passione vera che vede al fianco di Attilio nella conduzione dell’azienda la moglie Morena Coffani, i cugini Ezio e Andrea, figli di Carlo, entrati in azienda rispettivamente nel 1997 e nel 2002. Ed è già pronta la quinta generazione, nelle persone dei figli di Attilio, Marica e Daniele, e la figlia di Ezio, Anna. A riprova che al Molino Nuovo di Solarolo di Goito la storia di famiglia continua...
Il Molino Nuovo di Solarolo di Goito oggi, sede dell’Industria Molitoria Perteghella. Ma il complesso di domani sarà ancora più imponente: i lavori di ampliamento sono appena iniziati