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VIVA VINCENZO VIVA n.6 (June)

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fashion event body wellness cosmetic surgery

HM Make Up Italy per “Quel posto nel tempo” Al via le riprese del film sull’Alzheimer con Leo Gullotta e Giovanna Rei

I mille volti della sposa contemporanea firmata Fabiana Gabellini


No. 06

N°6 June 2021

February 2021 ISSN 2694-4154 VIVA VINCENZO VIVA Registered Library of Congress ISSN Publisher Liaison Section101 Independence Ave., S.E. Washington, DC 20540-4284 Tel.: (202) 707-6452 Fax: (202) 707-6333

PUBLISHER VINCENZO VIVA SALES LLC GROUP EDITORIAL OFFICES 213 William Hilton Pkwy #21361 Hilton Head Island SC 29925 USA EDITOR IN CHIEF Dott.ssa Marica Petti COVER GRAPHIC: ZenCaos Creative e/o Roberta Cavalleri www.zencaos.it On Cover Noutsou Maria EDITORIAL CONTACT archlovemagazine.editor@gmail.com arch.love.magazine.byviva@gmail.com EDITORIAL

vincenzovivafashion@gmail.com

Cristina Vannuzzi (Journalist at Viva Vincenzo Viva and Gourmet food and gift Baskets) Francesca Fortini (LA REVE PR & ADV SNC) Tatiana Incardone (Journalist at Viva Vincenzo Viva) Riccardo Seghizzi Giovanna Ciampa (Journalist at Viva Vincenzo Viva) Dott.ssa Veronica Di Meo & Dott.ssa Maria Giglio VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

Rita Pinna

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MARIA NOUTSOU

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The thousand faces of the contemporary bride signed Fabiana Gabellini

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What characterizes the new Ceremony Collection 2021 by Fabiana Gabellini is the elegance of simplicity, the sophisticated allure, the modern and versatile style. Wedding dresses up-to-date, colorful, short, not only the timeless white but many possibilities for future brides who want an unconventional garment, with a young and sparkling style and that, even on their wedding day, they want to feel at ease, free and dynamic, feel themselves, wearing a dress with a discreet charm and, at the same time, chic and contemporary. The Fabiana Gabellini creations are not simply a choice of style, but also of sustainability. Looking at the pragmatic side of the argument, many brides complain about buying a dress that, after the great day, will remain locked in the closet. The garments from Fabiana Gabellini Ceremony Collection 2021, instead, become a choice that looks to the future because they are reusable, dresses that have a thousand faces, able to satisfy all women: the easy chic bride, the one who prefers an elegant-traditional style, or the rock-contemporary one who decides to wear a black wedding dress to go out of the box in a bold and a bit provocative way. For the woman who wants a dress created especially for her, made from an idea or a sketch, it is possible to take advantage of the great skill of the young fashion designer to realize the dream of wearing a unique creation, made to measure and strictly handmade with the use of precious fabrics and materials. The continuous stylistic research and the sartorial manufacture give each model a strong "personality" combined with the value of exclusivity.

In addition, at the Atelier there is also a large space for both the dresses for bridesmaids and those for guests at the wedding. Creations with pastel colors that will match the wedding dress that will be worn by the "queen" of that day. The proposed models are born from the creativity of Fabiana Gabellini that, in her Atelier in Cattolica, realizes every dress entering in symbiosis with the future bride, always trying to realize her dreams for the most joyful and important day of her life!

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Ciò che caratterizza la nuova Collezione Cerimonia 2021 di Fabiana Gabellini è l’eleganza della semplicità, l’allure sofisticata, moderna e versatile. Abiti da sposa up-todate, colorati, corti, non solo l’intramontabile bianco ma tantissime possibilità per le future spose che vogliono un capo unconventional, dallo stile giovane e frizzante e che anche nel giorno del loro matrimonio desiderano sentirsi a loro agio, libere e dinamiche, sentirsi loro stesse indossando un abito dal fascino discreto e, al tempo stesso, chic e contemporaneo. Le creazioni di Fabiana Gabellini non sono semplicemente una scelta di stile, ma anche di sostenibilità. Guardando al lato pragmatico della questione, molte spose lamentano il fatto di acquistare un abito che, dopo il grande giorno, resterà chiuso nell’armadio. I capi della collezione Cerimonia 2021 di Fabiana Gabellini, invece, divengono una scelta che guarda al futuro poiché riutilizzabili, abiti che hanno mille volti in grado di accontentare tutte le donne: la sposa easy chic, quella che predilige uno stile elegante-tradizionale, o quella rockcontemporanea che decide di indossare l’abito da sposa nero per uscire dagli schemi in maniera audace e un po’ provocatoria. Per la donna che desidera un abito creato apposta per lei, realizzato partendo da un idea o da un disegno, è possibile avvalersi della grande abilità della giovane stilista per realizzare il sogno di indossare una creazione unica, su misura e rigorosamente fatta a mano con l’utilizzo di tessuti e materiali preziosi. La continua ricerca stilistica e la manifattura sartoriale conferiscono ad ogni modello una forte “personalità” abbinata al valore dell’esclusività. Inoltre nell’Atelier è presente anche un ampio spazio destinato sia agli abiti per le damigelle che a quelli per gli invitati alla cerimonia.

Creazioni dalle tinte pastello che ben si abbineranno all’abito da sposa della “regina” di quel giorno. I modelli proposti nascono dalla creatività di Fabiana Gabellini che, nel suo Atelier a Cattolica, realizza ogni abito entrando in simbiosi con la futura sposa, cercando sempre di concretizzare i suoi sogni nel giorno più gioioso ed importante della sua vita!

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Atelier Fabiana Gabellini Madetomeasure Via Matteotti n. 26 – 47841 Cattolica (RN), Italy Tel. + 39 347 9529434 www.fabianagabellini.com Ph. ©Evgheni Capanelli, Model & Stylist Natalia Arduini, Designer Fabiana Gabellini, Location Repubblica di San Marino Press: Francesca Fortini, e-mail: infolareve@libero.it

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Sospiri...di nozze! Il giorno del matrimonio è uno dei momenti più belli della vita di coppia! E non c'è alcun matrimonio senza un ricevimento che si concluda con il taglio della torta e il buffet dei dolci.

Altra leggenda, racconta che fu un ragazzo innamorato ad inventare i sospiri: riproducevano fedelmente il seno della donna amata. Oggi, è uno dei dolci tradizionali pugliesi e lucani che ancora si preparano ai banchetti di matrimonio, ma si trovano in tutte le pasticcerie, in tutti i mesi dell'anno! E se vi trovate in Puglia, vi consiglio di assaggiarla questa delizia, ma fra tanto, prepariamola insieme!

E a proposito di dolci, conoscete la storia dei Sospiri della sposa? Questo dolcetto tipico della Puglia fatto di Pan di Spagna farcito con crema e il tutto ricoperto da una glassa, è di tradizione antichissima ed intorno ad esso ruotano tantissime storie e leggende. Si narra che ad inventare questa delizia furono le suore di clausura di Bisceglie nel XV secolo per festeggiare il matrimonio tra Lucrezia Borgia e il Conte di Conversano. Ma la sposa non arrivò mai all'altare e le nozze saltarono, pertanto le clarisse, offrirono i dolci agli ospiti della cerimonia, che sospiravano, mangiandoli.

Per il Pan di Spagna: 3 uova 90 gr di zucchero 90 gr di farina 1 pizzico di sale Per la crema pasticcera: 500 ml di latte intero 125 gr di zucchero 75 gr di farina 00 3 tuorli scorza di un limone non trattato

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Per la glassa o naspro: 300 g di zucchero a velo 2-3 gocce di essenza di vaniglia o una bustina di vanillina 100 ml di acqua

In una ciotola, lavoriamo le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungiamo un pizzico di sale e continuiamo a mescolare. Setacciamo la farina e incorporiamola all’impasto poco alla volta, lavorando con movimento dal basso verso l'alto. Usiamo degli stampini a cupola di accaio o in silicone, spennelliamoli con dell’olio e versiamo dentro il composto. Una volta riempiti tutti gli stampini, li anremo a cuocere in forno preriscaldato a 175°C per circa 15 minuti. Lasciamo raffreddrare. Per preparare la crema pasticcera, intanto, portiamo quasi ad ebollizione il latte in un pentolino, aromatizzandolo con la scorza di limone.In un contenitore a parte, mescoliamo bene i tuorli con lo zucchero. Dopodichè versiamolo nel pentolino e portiamolo a bollore per 4-5 minuti continuando a mescolare. Appena la crema si sarà addensata, togliamo la scorza di limone, spegnamo il fuoco, versiamola in un contenitore di vetro, copriamola con della pellicola trasparente e lasciamo raffreddare.

Mentre attendete iniziate a preparare la ghiaccia reale: versate gli albumi in una ciotola e aggiungete le gocce di limone, poi montate con le fruste aggiungendovi un cucchiaino di zucchero a velo poco la volta. Quando il composto risulterà omogeneo e lo zucchero a velo ben amalgamato copritela con una pellicola. Riempiamo una sac-a-poche con la crema, pratichiamo un forellino alla base dei Pan di Spagna con un coltello e riempiamo. Una volta riempiti tutti i dolcetti, prepariamo il naspro montando lo zucchero a velo con acqua in una ciotola, aggiungendo anche delle gocce di vaniglia, fino ad ottenere un composto liscio che verseremo su ogni sospiro aiutandoci con un cucchiaio. Possiamo decorare la superficie con una ciliegia candita. Lasciamo asciugare in frigo per circa un paio di ore prima di servire.

Giovanna Ciampa

Appena i sospiri saranno cotti, leggermente dorati, poneteli su una gratella a raffreddare.

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ANELLI DOLCI

Durante il mio soggiorno lavorativo fiorentino, mi sono imbattuta in questi dolcetti tipici che si preparavano in occasione dei matrimoni per celebrare il giorno delle nozze. Sono delle ciambelline dall'impasto leggero e semplice, fatte con pochi ingredienti. La loro forma ad anello, dovrebbero rappresentare il legame della coppia unita in matrimonio, ma in realtà si sa poco della storia di questi dolci che in Toscana chiamano "Corolli". Attenzione principale è data al loro colore rosa, ottenuto, una volta cotti, passandoli nell’Alchermes e poi nello zucchero. Questo liquore è tipico di Firenze: viene preparato fin dal XV secolo ed è utilizzato moltissimo in pasticceria. Ed è il focus principale di questi dolcetti! Ma scopriamo insieme la ricetta!

PER L’IMPASTO

Impastiamo, in una ciotola, il burro, lo zucchero e la vaniglia fino a formare una crema, poi aggiungiamo le uova e il sale. Aggiungiamo la farina e continuiamo ad impastare su un piano leggermente infarinato. Formiamo un panetto liscio e omogeneo e lasciamolo riposare per mezz’ora in frigo. Riprendiamo l’impasto e dividiamolo in pezzetti da 20 g l’uno, allunghiamo dei bastoncini e poi richiudiamoli in cerchi. Sistemiamo le ciambelline sulla placca foderatacon carta forno r cuociamo a forno statico preriscaldato per 170° per circa 16-18 minuti. Intanto prepariamo due piatti, uno con l'Alchermes e l'altro con lo zucchero. Una volta raffreddati, intingiamo le ciambelline nel liquore, poi nello zucchero semolato, tenendo conto di colorare solo la parte superiore. Lasciamo asciugare bene e buon appetito!

Giovanna Ciampa

400 gr di farina 00 150 gr di zucchero semolato 130 gr di burro morbido 2 uova 8 gr di lievito per dolci bacca di vaniglia o vanillina 1 pizzico di sale Scorza grattugiata di arancia PER LA GLASSA 200 gr di liquore Alchermes 200 gr di zucchero

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EnoArte I ritratti di…vino di Elisabetta Rogai

raccontata da Oscar Wilde, quella di Elisabetta è una scelta che rende vivi i suoi quadri facendoli evolvere nel tempo e accrescendone il fascino. Naturalmente l’uso di vini longevi come il Brunello di Montalcino è decisamente utile al risultato finale ed è proprio per questo che il vino di Montalcino è fra quelli usati per dipingere il Drappellone del Palio dell’Assunta a Siena nel 2015. Crea un collage, Elisabetta Rogai, caratterizzando la sua opera d'arte con l'uso del vino in una tavolozza cromatica sapientemente usata e calibrata, fatto di pensieri ma anche sapori, profumi toscani, perché il suo dipinto profuma di vino, ha il cuore e l’anima del vino che usa per i suoi ritratti che hanno il potere di sospendere il tempo, rendere immortale un’espressione.

Un gioco, quello dell’artista fiorentina Elisabetta Rogai, un messaggio ironico, sorprendente, fatto nel modo più semplice, quello di EnoArte, la sua tecnica unica di dipingere con il vino al posto dei colori, rubare i colori del vino alla natura toscana fissandoli sulla tela per fermare un attimo di riflessione di donne e uomini, sovvertendo le regole, lasciando il colore, come un ricordo indelebile, al tempo, dando modo al vino…di invecchiare. I dipinti di Elisabetta Rogai hanno la particolarità di invecchiare sulla tela come il vino nelle bottiglie, qualcosa di particolare che ricorda il ritratto di Dorian Gray. Ma a differenza delle situazione diabolica VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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Una posa, due pose, tre, mille, ma è solo un istante rivelato, quello che serve all’artista per rubare l’anima al soggetto, l’abbinamento della pittura ad olio con il vino, usandolo anche per le etichette di bottiglie di vini che raccontano storie, le sue non sono illusioni ma suggestioni…..la costruzione di un mondo come realmente è visto dall’artista tra realtà, sogno e fantasia, mondi e modi del vivere quotidiano per abitare il mondo, codificando linguaggi e comportamenti, costruendo una identità, dunque producendo non solo immagini simboliche e desiderabili ma svelando principalmente la sua realtà di artista. I Ritratti al vino di Elisabetta Rogai, artista fiorentina. www.elisabettarogai.in

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Questo avvenimento condusse Salvador alla pazzia e follia. Il padre, Salvador Rafael Aniceto Dalí i Cusi, condusse con Dalí un comportamento ferreo, fatto da disciplina ed ordini, compensati però dal comportamento materno, Felipa Domènech i Ferrés, che incoraggiò e coltivò le aspirazioni artistiche del figlio. Fin dai primi anni in cui si cimentò nel disegno, tra cui una scuola d’arte che frequentò, Salvador diede prova delle sue abilità, riuscendo ad esporre per la prima volta nel 1919, all’età di 15 anni. Nel 1922 intraprese ufficialmente ed accademicamente la sua carriera artistica. In primis andò a vivere nella Residencia de Estudiantes di Madrid e studiò all'Academia de San Fernando.

Il marchese del surrealismo Salvador Dalí

Salvador Dalí, all'anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech, nato a Figueres città catalana vicinissima al confine francese, nel 1904. Il marchese, titolo che Salvador detenne, morirà il 23 gennaio 1989. Probabilmente uno degli artisti più bizzarri ed eclettici che si ricordi, ed allo stesso modo, uno dei più apprezzati e conosciuti al mondo.

Figlio di alto borghesi catalani, Dalí, fu traumatizzato fin dalla tenera età della scomparsa per meningite del fratello, mai conosciuto perché deceduto un anno prima della sua nascita, bensì per il comportamento e per ciò che gli venne detto dai suoi genitori.

Qui ebbe le prime influenze dal cubismo prima e dal dadaismo poi. In parallelo, Salvador diede sempre più prova della sua originalità ed eccletticismo, sfoggiando vestiari appariscenti, e tagli inconsueti. Nel 1926 fu espulso, a pochi esami dalla fine, dall’Accademia poiché aveva affermato che nessuno nell'istituto era abbastanza competente da esaminare uno come lui. Nello stesso anno visitò per la prima volta Parigi ed entrò in contatto con Mirò e Picasso. Negli anni seguenti, molte delle opere di Dalì saranno influenzate dallo stile dei due maestri. Altre influenze evidenti nelle opere di quel periodo sono il realismo, la pittura classica e quella più estrema, passando per tecniche moderne. Salvador Dalì in questi anni cerca di sperimentare, alla ricerca del suo stile, incassando comunque ottimi complimenti ed anche tanta perplessità. Sarà infine in questo periodo che deciderà di farsi crescere i famosi e vistosi baffi, ispirati a

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quelli del grande maestro del Seicento spagnolo Diego Velázquez, che finiranno per diventare un tratto inconfondibile e caratteristico del suo aspetto, oltre che iconico. Oltre che la bravura pittorica, Salvador Dalì si cimentò anche come scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore, sempre con il suo inconfondibile tocco estroverso. Sarà dal 1929 che maturerà svariate esperienze in questi vari campi, toccando l’apice della sua popolarità. Sempre nello stesso anno, conobbe la sua musa per eccellenza e futura moglie Gala, il cui vero nome era Elena Ivanovna Diakonova. Si susseguirono negli anni successivi svariate esperienze ed esposizioni di altissimo livello. Nel 1934 creò il più celebre dei suoi lavori, La persistenza della memoria. Dalì poté mostrare i suoi lavori a New York e Londra, per citare due delle città più famose ed ambite del tempo.

Parallelamente l’artista perderà definitivamente il rapporto con il padre, si instaurerà come uno dei massimi esponenti surrealisti, manterrà un approccio ambiguo e di mezzo sul fronte politico, molto caldo in quegli anni, e si accosterà definitivamente ad Edward James come suo mecenate. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, lo costrinse a trasferirsi negli Stati Uniti per otto anni, dove sviluppò maggiori lavorazioni di tipologia autorale e cinematografa. Negli anni ’50 Dalí tornò in catalogna, dove riprese la produzione delle sue opere, sperimentato anche nuove e moderne tecniche. Saranno molti giovani artisti, del calibro di Andy Warhol, a considerarlo una delle più importanti influenze sulla Pop Art. Si susseguirono collaborazioni, esperienze ed incontri nella vita di Salvador. Tra le più celebri vi è la creazione del famosissimo logo dei lecca lecca Chupa Chups, gli incontri con papa Pio XII e papa Giovanni XXIII e svariate apparizioni video. Nel 1982 il re Juan Carlos I di Spagna concede a Dalí il titolo di Marchese di Púbol, che più tardi il pittore ripagherà donando al re un disegno (che sarà anche il suo ultimo) quando il re gli farà visita sul letto di morte. In condizioni ormai da anni critiche ed irrecuperabili, Salvador Dalí si spegnerà il 23 gennaio 1989 per un attacco di cuore. Salvador Dalí è stato, e per sempre sarà, una figura iconica, incredibile ed irripetibile. Non basterebbero dei libri per raccontare e spiegare tutte le vicende, esperienze, lavori e produzioni della vita dell’artista catalano. Riccardo Seghizzi

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-La persistenza della memoria (1931) 24x33 – olio su tela MoMA di New York -Salvador Dalì – Formichiere -Salvador Dalì – Amanda Lear Un’esistenza fatta di eccessi, di originalità, stranezze e attimi incastonati nella storia contemporanea. Dalla pittura al teatro, passando per lavori cinematografici, scienza, fotografia e moda senza dimenticare l’arredamento e la gioielleria.

-Salvador Dalì – Design

E poi ancora, le influenze simboliste, l’esoterismo, Amanda Lear, l’architettura le sue esibizioni pubbliche fatte di estro e fantasia, con un pizzico di follia. In così poche righe è difficile ed impossibile spiegare, e anche solo dare un accenno, dell’immensità di questo artista, che è stato sempre in bilico sul filo immaginario del genio e della pazzia. Un artista totale, a 360°, con un mare di difetti, con un’immensità di stranezze, ma altrettanto contrapposte dall’essenza stessa dell’arte. Salvador Dalí, il marchese del surrealismo.

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Pensiamo ad esempio al teatro, nell’età grecoromana un singolo attore era chiamato a interpretare diversi personaggi, le maschere furono introdotte per personificare i diversi ruoli, calarsi negli stessi e per amplificare le emozioni. Esse rappresentavano una sorta di caricatura del personaggio e avevano lo scopo di farne meglio cogliere l’identità e il ruolo. In letteratura, Pirandello in “Uno, Nessuno e Centomila” riprende il concetto di relativismo di Nietzsche, e sottolinea quanto la realtà sia un gioco di forme illusorie da cui è difficile estrapolare verità. Jung nel suo concetto di persona descrive quest’ultima come colei che indossa maschere a seconda delle richieste e delle “spinte” del mondo esterno. Ebbene, da più di un anno oramai, prima di varcare la soglia di casa all’uscita, in quella che è la savana e il teatro delle relazioni sociali, siamo obbligati ad indossarne un’altra di “mascherina”; fisica, ma non meno pervasiva!

MASCHERE E MASCHERINE Ogni mattina, al pari della famosa gazzella, ci svegliamo, ma in più, in quanto specie per alcuni versi evoluta, ci laviamo, vestiamo e, a seconda di dove siamo diretti e della soglia che andremo a varcare, indosseremo la nostra maschera d’occorrenza. Quella maschera ereditata, costruita e rimodellata negli anni (nella migliore delle ipotesi), frutto delle nostre esperienze passate. Funzionali o disfunzionali che siano, esse caratterizzano la nostra identità, sono legate al ruolo, alla posizione che occupiamo nei diversi contesti che abitiamo e ci fanno da scudo nel fronteggiarli.

La percepiamo come più innaturale sicuramente, un corpo estraneo ma di cui, più o meno inconsapevolmente, ne abbiamo appreso e ne riconosciamo l’utilità. Non ci riferiamo qui solo alla protezione che ci offre rispetto al pericolo del contagio, ma alla protezione rispetto all’espressione delle nostre emozioni, alla trasmissione e alla “contaminazione” dalle stesse quando ci rapportiamo agli altri. Si genera però un paradosso, se da un lato la mascherina offre uno scudo verso l’esterno, al contempo, e in virtù di tale “protezione”, ci sentiamo più liberi di lasciarci andare rispetto alle stesse, ritrovandoci così a fare i conti con vissuti poco conosciuti perché troppo spesso repressi.

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Sin da subito tutto ciò ha destato non poche difficoltà in più ambiti, privarci dell’espressività facciale tra le parti mina la relazione più di quanto si possa pensare, ma di certo non la compromette. L’ attenzione all’analisi dell’analogico si acuisce, e questo vale non solo in terapia, dove per formazione siamo abituati di prassi a lavorare su più canali comunicativi, ma anche nel quotidiano. Per adattarci al cambiamento tendiamo spontaneamente, non solo da un punto di vista fisiologico, a compensare i limiti attingendo in misura maggiore alle risorse residue. Le persone tendono a porre molta più attenzione a fattori quali: la gestualità, l’espressione degli occhi, l’intonazione della voce etc. nel processo di comprensione dell’altro. Tuttavia quanto detto fin ora può anche rappresentare terreno fertile per l’amplificarsi di problematiche, legate al sé o all’altro, preesistenti o emerse a causa della situazione estrema e innaturale che stiamo vivendo. L’alienazione dal mondo esterno, la distanza e il distacco sono condizioni limite sempre più familiari. L’isolamento sociale può generare un bunker personale, e complici ne sono la storia di vita personale, l’inclinazione di ognuno di noi così come anche le fragilità trascurate.

Dott.ssa Maria Giglio Dott.ssa Veronica Di Meo Psicoterapeute ad orientamento sistemico relazionale Email dimeo.giglio@outlook.com Cell: 3332888967 (Dott.ssa Di Meo) 3770266585 (Dott.ssa Giglio)

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Intervista a Max Sabetta

organizzava. Il sogno più bello era il fatto che, oltre a cantare dal vivo e in un pubblico, la musica non era registrata ma con veri strumenti e musicisti, cosa rara nei tempi d'oggi... Così ebbi La fortuna di essere anche premiato. Iniziai ad interessarmi seriamente alla musica e allo spettacolo, e iniziò il mio percorso artistico. Raccontaci un po' del tuo percorso artistico? Crescendo ho capito che sarebbe stato il mio mestiere e passione più grande. Negli anni a seguire iniziai la mia gavetta nei comuni della mia regione, esibendomi sui palcoscenici dell'isola.

Da molti anni seguo Max Sabetta, nei suoi spettacoli e nella sua carriera,. Oggi ho deciso di conoscerlo, e farvelo conoscere, più a fondo con un'intervista. Una persona straordinaria che impegna tutta la sua vita e le sue energie al servizio della musica e delle persone. Partiamo dalle tue origini artistiche. Quando hai iniziato ad interessarti alla musica? Ho iniziato ad interessarmi alla musica sin da piccolissimo, sognare il palcoscenico era il mio primo pensiero. Ad ogni risveglio sognavo l'arte a 360°. i miei primi palcoscenici furono le mura di casa, inventavo festival con gli amici e imitavo i cantanti perché volevo essere come loro. Ma in generale l'arte mi piaceva in tutti i settori, creavo gli eventi dove spesso ero protagonista. A 12 anni ebbi la fortuna di iscrivermi ad un festival che il mio paese

Non mi bastava la musica e così iniziai anche a presentare eventi di moda concorsi di bellezza, festival e tanti altri… Mentre la prima fortuna fuori dall'isola l'ho avuta a 16 anni: partì per un provino e feci parte di una casa discografica a Milano. Il provino andò bene ed iniziai a girare per 5 anni tutta l'Italia, dove ho avuto modo di allargare i miei punti di vista artistici. È stata una grande gavetta. Dopo 5 anni ho deciso di tornare in Sardegna, avevo bisogno di trovare altri stimoli e la vita a Milano era diventata, dura non mi sentivo pronto per il grande salto e così cambiai. Ma presto scoprii che non era nostalgia di casa. La verità era che non mi bastava la musica e così decisi di iscrivermi in una vera Accademia d'arte e partii a Roma, dove per due anni iniziai a studiare recitazione. Non speravo nell'ammissione visto che i posti erano limitati. Invece fu un altro bel traguardo, è stata una grande scuola fatta di veri professionisti del settore dove imparato tanto. Grazie all'accademia ho incontrato un regista marchigiano, Gabriele Felici, che mi propose di essere coprotagonista nel suo lungometraggio girato nelle Marche. Una grande esperienza che mi ha fatto scoprire un altro settore: quello della recitazione. La recitazione, mi ha rafforzato le parti deboli, mi ha aiutato a

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credere in me stesso, ma soprattutto mi è servito per aumentare la mia autostima. Insomma ancora oggi vivo nelle scene dopo tantissimi anni e mi sento appagato del mio lavoro. Raggiungere un proprio stile e identità, quanto è importante per un musicista? È fondamentale L'identità, è lo stile di un artista, tutti ne hanno le capacità, ma lo stile lo riconosci sempre. Quali sono i tuoi punti di riferimento (cantanti o band) a cui ti ispiri? Non ho proprio un ideale ben preciso, sono cresciuto ascoltando Anna Oxa e le sue interpretazioni. Ma col passare del tempo ho scoperto tanti altri artisti, a cui mi ispiro, per esempio Biagio Antonacci, Alex Baroni, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti.. Insomma sarebbero tanti a elencarli tutti. Nelle mie serate canto anche i brani scelti dal pubblico ,la musica mi piace tutta. Cos'è la musica per te? La musica è tutto ed è la mia unica ragione e forza di Vita. Non riuscirei senza, mi ha aiutato anche nei momenti più difficili, perché la musica libera l'anima, la musica è terapia si fa anche per se stessi, solamente così possiamo essere comunicatori verso gli altri. Cosa provi quando canti? Quando canto e mi esibisco provo sempre un'emozione diversa. Il pubblico è capace di stupirti anche nei posti più impensati, a volte non sempre e facile gestire un pubblico. Il lavoro da presentatore e attore ha rafforzato il mio percorso. Ora affronto con più serenità il palcoscenico, e le emozioni vissute sarebbero tante raccontarle, ancora le ho dentro il mio cuore.

Quanto conta per te il testo di una canzone rispetto alla musica? Beh per me sono due mondi diversi, un testo racconta una vita, un'emozione, la musica accompagna, ed entrambi funzionano assieme. Bisogna saperla adattare. Il mio lavoro è sull'interpretazione, per poter interpretare un testo bisogna immergersi dentro, sentirsi attori e immedesimarsi nella vita di tutti. Tra le tue esperienze o partecipazioni, quali ricordi con soddisfazione? Uno dei tanti, è stato il Festival canoro di Vannulo a Paestum in provincia di Salerno, dove ho avuto l'onore di essere premiato in una manifestazione importante che mi è rimasta dentro. Soprattutto perché è stato un nuovo inizio dopo la perdita di mio padre.. Cosa ne pensano i tuoi amici e Familiari della tua scelta di intraprendere questa strada? Credo loro siano stati i miei primi fans, mi hanno sempre incoraggiato e seguito Nel mio percorso, Credo che non riescano ad associarmi ad altri mestieri e questo mi ha sempre sostenuto ad andare avanti. Grazie a loro e al pubblico che mi ha sempre omaggiato Se potessi passare un giorno con un artista vivo o morto chi Sceglieresti? Adoravo Alex Baroni, La sua arte e voce mi hanno sempre emozionato. sarebbe stato bello conoscerlo. Se non avessi fatto il cantante cosa pensi avresti fatto nella vita? Non ho proprio idea di cosa avrei fatto, non riuscirei a vedermi fare altri mestieri, mi sento nel mio mondo. Continuerò finché ne avrò le forze e capacità.

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Hai dovuto compiere tanti sacrifici per arrivare Dove sei ora? il gioco è valso la candela? Assolutamente sì, fa parte del mestiere. Nulla viene regalato e c'è sempre da combattere e rimettersi in gioco, é un mondo fatto di alti e bassi e ogni tanto si fanno i conti con i grandi sacrifici. Devi mettere in conto tutto, non basta essere artista devi mettere in conto la concorrenza anche se non fanno parte del mio essere. Amo l'arte e non potrei mai essere invidioso o geloso di qualcuno . Chi ha talento emerge in silenzio. Spiega la tua arte in una frase o, ancora meglio in una parola. Oggi mi sento più uno showman, non saprei definirmi l'arte mi piace a 360°. In cosa credi? È difficile credere in qualcosa nei tempi d'oggi. Credo all'Unione e alle menti giuste che possano creare e migliorare il tuo essere. Soli non si vince mai, bisogna avere una buona squadra piena di fiducia e passione. Come ti vedi Tra 10 anni? Non ne ho la più pallida idea. Sogno un'accademia vera, fatta di professionisti del settore, Amo scoprire Talenti e aiutarli nel loro percorso. i sogni vanno inseguiti. Il tuo mestiere ti ha reso felice? È la ragione per cui vivo. non potrebbe essere diversamente. la felicità in ciò che sogni è il massimo, mai arrendersi . Il tuo mestiere ha reso felici altre persone? Credo che questo mestiere possa rendere felici tante persone, come dicevo la musica è terapia e vitalità, ho lavorato con la disabilità e credo che la musica migliore me l'abbiano regalata loro .

Cosa significa per te aver messo su una scuola di canto? Lla mia non è una scuola di canto, è un punto di aggregazione di artisti. Il mio modo di vedere la musica, e trovare la personalità. È quello che insegno a chi vuole intraprendere questo mestiere. L'artista ha bisogno di tanta psicologia prima di mettersi in gioco, deve sentirsi sicuro dalla mente al corpo, solamente così si può raggiungere e dare grandi emozioni. Ovviamente, questo è il mio pensiero artistico. Credi più in un talento innato nel duro lavoro? Un talento innato parte da una grande base, C'è chi lo ha in superficie, e chi ancora deve scoprirlo. Sta a chi insegna scoprire le capacità dell'artista. Ho conosciuto tanti Talenti cambiare e diventare grandi professionisti. Ci vuole coraggio, tanta pazienza, non arrendersi mai al primo ostacolo. La gavetta rende un'artista migliore, mai arrendersi. Cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere questa strada? Consiglio sempre di stare con i piedi per terra, è un mondo a doppio taglio. si sale e si scende e non sempre va bene, resistono coloro che amano fare veri e seri sacrifici .Serve tanto studio, capacità, determinazione e tanta gavetta. Non si finisce mai di imparare. il pregio più grande è l'umiltà. Cosa consigli ai vecchi artisti che hanno abbandonato questo settore? Non sono la persona adatta per dare questi consigli. Ho conosciuto tanti artisti perdersi per strada dopo anni di esperienza. Ma oggi sono appagati da altri interessi, probabilmente la loro è stata un'altra scelta: hanno scelto altre strade e motivi di vita. non

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per tutti è facile resistere, il vero talento non smette mai di sognare. Come vedi il panorama musicale attuale italiano? Trovo un mondo musicale tanto diverso dai miei inizi, la musica d’oggi si è evoluta, come giusto che sia. È cambiato il sistema di fare musica, oggi è più alla portata di tutti. Rimpiango i vecchi artisti, quelli di un tempo, quelli che tutt'oggi non muoiono mai, un artista è eterno anche dopo la morte. Non tutti riescono ad emozionare, devi averlo dentro. Devi averne le capacità e regalarle a chi le ascolta. Oggi è diventato più un business pronto, con voci bellissime ma di poco spessore interpretativo. Come vedi il futuro di questo settore? Tutto dipenderà dall'evoluzione della vita. la musica va a passo coi tempi, oggi è cambiato il sistema: internet e i social hanno trasformato il potere della discografia. È tutto più immediato e veloce punto. Tra 10 anni Sarei curioso di sapere chi ancora è nella cresta dell'onda, i cambiamenti non finiranno mai…

Avresti voluto esibirti In un'altra epoca, o sei felice di poterlo fare in questo periodo storico? Ho visto il mondo dello spettacolo cambiare in questi ultimi vent'anni. ho avuto la fortuna di vivere entrambi. È vero che oggi si può fare più facilmente la musica, anche perché i social danno una grande visibilità, Ma è anche vero che spesso è un'arte usa e getta. In altri tempi dovevi dimostrare di essere un vero artista, dove esistevano gli artisti che regalavano le emozioni vere, oggi si punta più sul business. Secondo il mio punto di vista, mancano le vere grandi interpretazioni, grandi voci ma poca anima e cuore. I veri artisti non tramonteranno mai. una frase o una dimenticherai mai?

citazione

che

non

Sono tante le frasi o citazioni che mi hanno regalato in questo percorso artistico, ma una in particolare è stata questa... ”il miglior compenso per un artista e l'applauso”. Credo che avesse ragione, perché noi dovremmo lavorare per regalare emozioni in primis... Rita Pinna

Cosa ne pensi dei social come strumento di pubblicità o condivisione? Penso che i social e le condivisioni siano diventate la nuova formula per la pubblicità di un artista. In tutti i settori tra cui quello musicale, ci sono tante piattaforme per raggiungere ottimi traguardi . La comunicazione è immediata e può raggiungere tutti in luoghi inaspettati.

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1 giugno: in occasione della giornata mondiale dei genitori apre a Firenze il primo Village Art Expo dei bambini

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linguaggio unico e di tipico entusiasmo dei bambini con i suggerimenti e gli insegnamenti di uno dei Maestri contemporanei più affermati e quotati.

Firenze, 30 maggio 2021 – Giugno: il mese dei grandi festeggiamenti al Victoria Village non poteva che iniziare, in occasione delle giornata mondiale dei genitori, con un evento speciale. Il primo giugno, alle ore 18.30 si aprirà ufficialmente il Victoria Village Art Gallery con “Art Expo 2021”. Un’esposizione unica dove le opere realizzate dai bambini durante il laboratorio di Arte Contemporanea tenuto dal Maestro Marco Biscardi dialogano con quelle del maestro. Stile contemporaneo ed estemporaneo formano un percorso artistico inedito che va a realizzare il pensiero di Pablo Picasso che affermava che “ogni bambino è un’artista”. Il percorso che ha portato i bambini ad “Art Expo 2021” si è svolto attraverso laboratori creativi in cui si sono confrontati con i più grandi autori dell’arte: dalle pitture rupestri a Pablo Picasso, passando per Basquiat, Fontana, Mondrian, Dalì, Cattelan e moltissimi altri. In libertà si sono lasciati ammaliare dalla loro arte con la purezza della loro età ed hanno potuto poi trasmettere quanto ricevuto, pennelli alla mano, sulla tela bianca rendendoci col loro gesto contenuti espressivi e sensoriali inattesi.

Victoria Village Art Gallery è uno spazio d’arte che mancava a Firenze e che rende l’idea di come la purezza della mente di un bambino si trasforma in esclusive opere d’arte in un turbinio di colori, forme e linee. Un mondo onirico che si fa reale dove si coniuga la libertà di realizzazione con la riproduzione degli stili dei maestri dell’Arte Contemporanea che i bambini hanno esplorato. Una girandola di colori e suggestioni che uscendo dallo spazio ristretto della tela ha “invaso” anche lo spazio fisico della galleria dove i bambini, sotto la guida del maestro hanno realizzato l’allestimento tridimensionale in una performance unica. L’appuntamento è per il 1° giugno alle ore 18.30 con l’inaugurazione del Village Art Expo che apre il lungo mese di festeggiamenti del Victoria Village che si snoderà in tanti appuntamenti che culmineranno in un open day alla città dove chiunque potrà scoprire da vicino l’esperienza unica dei un centro ludico, formativo ed educativo dove si formano i fiorentini di domani.

Il loro impegno e la loro pura e ricchissima creatività ha condotto alla realizzazione di questo spazio espositivo multiforme ed unico nel quale ogni spettatore potrà dialogare col VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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Tatiana Incardone, fashion critic and report TAtianaincardone@yahoo.it Sito web www.lovemetrendly.it / IG @lovemetrendly

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AIREN KIDS «KIDS FASHION WEEK - FLORENCE» by FASHION VIBES 01 – 03 giugno 2021 Inizio della sfilata - 02/06/2021 h 12.00

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Il brand Airen di recente ha lanciato la propria linea d’abbigliamento Airen Kids Dress, un’identità stilistica che si concentra su eleganza, buon rapporto qualità-prezzo e attenzione per la moda, pensata per le mamme che amano vestire i loro figli con abiti comodi pur avendo sempre nuovi contenuti di moda. Le collezioni offrono una buona combinazione di abbigliamento formale e per tutti i giorni, con la messa a fuoco sempre sulla vestibilità e il comfort dei bambini. Un team di stilisti che studiano e interpretano le tendenze della moda internazionale, adattandole alle esigenze dei più piccoli è alla base del successo di questo brand. We Are Different - #wearedifferent è il motto del Brand, colorato e divertente si sta affermando rapidamente in Russia, creato per vestire la gioia di vivere di bambine e ragazze. Il Brand è registrato in Germania e perciò è adeguato agli standart qualitativi europei con una produzione propria dei tessuti. Stampe originali, a colori vivaci, che si armonizzano perfettamente con il mondo dell'infanzia e un'eccellente selezione di tessuti organici riempiono l'armadio di outfit sorprendenti: gonne, abitini, giacche da mixare insieme sono il mood birichino del marchio.

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La designer SOFYA TERESHINA alla Giornata Internazionale del bambino 2021 Firenze, 1 giugno ore 12.00

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Grande curiosità e attesa per la prima edizione della sfilata in digitale di KidWear Show Fashion Vibes, ideata da Yuliia Palchykova, che si svolge per le strade di una Firenze incantata, che ritorna alla vita in attesa di Pitti Bimbo, per mostrare il fashion dall’Est come presupposto per fondere i codici di due mondi apparentemente lontani, quello Europeo e quello dell’Est, in realtà uniti da culture millenarie.

Questa ragazza vivace, curiosa e intraprendente è la stilista più giovane nel mondo della moda dell’Est, i suoi outfit sono stati indossati da modelle che hanno sfilato in passarelle prestigiose, presso la casa di moda di Vyacheslav Zaitsev, alla Sochi Fashion Week, al Magic Show e ad altri eventi non meno noti.

Sono tanti i designer della prima edizione del KidWear Show Fashion Vibes – dal 1-3 giugno - e tra loro la designer Sofya Tereshina. L’ evento è dedicato alla Giornata Internazionale del Bambino e dedicato a Pitti Bimbo, con la diretta da Firenze, Brand ambassador del evento Valentina Ottaviani. Sofya Tereshina, una ragazza, esile e minuta, piena di idee creative e di talento, all'età di 12 anni, questa ragazza dal sorriso radioso che mostra un volto solare e sereno, è riuscita ad acquisire il know down necessario nell’ambito dello stilismo, dello studio dei colori e dei tessuti, oltre alla storia della moda, imparando facilmente tecniche e nozioni nuove, infatti Sofya ha già terminato il primo corso del Sochi Fashion Lab e si è iscritta alla Scuola Superiore di Stile, Design e Tecnologia. Decisamente una Enfant Prodige Sofya Tereshina, giovanissima ma ormai conosciuta come designer che crea abiti per bambini e adolescenti, completa, perchè si occupa anche di tutte le fasi di produzione dell’abbigliamento, ed è per questo tutti gli step che vanno dalla ideazione alla ricerca fino alla produzione sono seguiti personalmente da Sofya – dalla bozza fino alla completa realizzazione.

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Il suo stile è facilmente riconoscibile ed eclettico che non può essere catalogato in uno stile unico, ma ogni collezione è decisamente originale. Inoltre i suoi capi hanno una comoda vestibilità, creati da materiali di alta qualità adatti per ogni occasione.

E conoscendo la tenacia e la volontà di questa giovanissima designer si può inequivocabilmente dire che con lo zelo e la pazienza che ha, insieme al talento e al desiderio di raggiungere gli obiettivi, sarà sicuramente famosa nel mondo.

Come dice la designer stessa: "Se io stessa sono comoda indossando volentieri l’abbigliamento che ho creato avrò raggiunto il risultato desiderato". Sofya si è posta dei traguardi da raggiungere, il suo sogna è quello di aprire una sua casa di moda per bambini e adolescenti, dove poter esporre le sue creazioni comode, piene di stile e di qualità made in Russia, collezioni comode dove i bambini e gli adolescenti si sentono a proprio agio enfatizzando il mood di essere "alla moda". VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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Parola d’ordine: ascoltare i ragazzi che sono gli opinion leader più importanti!. Podiumkids sostiene l’idea di essere “sulla stessa onda” dei ragazzi, che è la voce più importante perché le collezioni sono create secondo i desideri dei ragazzi. Tutto inizia dall’elaborazione della bozza del prodotto dove il designer, il capo della produzione, gli artigiani hand made sottopongono al test di un gruppo di bambini per avere la loro approvazione. L’Azienda segue i commenti dei ragazzi, ascoltando i loro giudizi in termini di vestibilità, colori e comodità.

Vesna 2021, una collezione dal design elegante e minimale abbinato a materiali organici e sostenibili, dove struttura, atmosfera, colore e luce vengono usati per creare un messaggio estetico unificato che sia sottile, funzionale e senza tempo.

La collezione “Vesna 2021” che sarà presentata a Firenze su piattaforma digitale del KidWear Show organizzato da Fashion Vibes punta sui colori accesi, brillanti, stampe che aiutano a sviluppare l'alfabetizzazione visiva e a potenziare la naturale curiosità dei bambini, fornendo una tela per il gioco illimitato dell'immaginazione. Dalle stampe più “creative” ai binomi cromatici tra bianco e nero, passando per il lettering fino ai più classici grafismi, tra le stampe non mancano certo i fiori effetto macro, oppure illustrazioni acquerellate. La tendenza prevede che i capi si accostano tra di loro per creare degli outfits “matchymatchy” con la possibilità di spezzare i completi e accostare i diversi pattern in un mix&match di fantasie. La capacità di comunicare con i ragazzi attraverso il loro linguaggio aiuta a stabilire una connessione solida e un’ottima relazione, gli outfits sono caratterizzati da una semplicità romantica, dalla funzionalità e da una straordinaria attenzione ai dettagli, tutto per una nostalgica mancanza di viaggi, luce, sole e spazi aperti, dati dalla pandemia.

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MEDIA PARTNER Un ringraziamento speciale a LA BELLE KIDS MAGAZINE (USA) BACHIA KIDS MAGAZINE – Julio SancezVelo (Brasile) MODNY DOM – Beatris Malahova (Russia) VDG (Italy) DMGMODA – Giovanni Di Marco (Italia) Natalia Eclectic (Italia) Ladys.by – Svetlana Kovalchuk (Bielorussia) Ash Magazine – Aleksandra Bushma (Bielorussia) Salon 375 – Tatiana Keizerova (Bielorussia) Kult.by – Natallia Kondratenko (Bielorussia) Ketty Carraffa – opinionista TV (Italia) Celebrity TV – Olga Svetlaya FASHION STAR TV (Ukrainian Fashion - intellectual magazine - Fashion Star TV - Ukrainian TV) IKON MAGAZINE ARRAT MAGAZINE ALL EYES MAGAZINE

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COME IN UNA CASA DI VETRO...... A Firenze Kids Fashion Runway Show presentato da Fashion Vibes

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straordinario incubatore di tendenze, che ancora una volta investe su ricerca e trasversalità. Le sfilate si sono presentate come un racconto magico, ambientato in una città spettacolare come Firenze, location perfetta per il lancio e l’esposizione di nuovi progetti, che raccontano le mille sfaccettature del lifestyle e del dialogo che si instaura tra le frontiere creative dei concept store più sofisticati.

Come per magia, una dopo l’altra, escono dalla trasparenza di una casa di vetro figure aggraziate, sognanti, ambientate in una Firenze che finalmente ritorna a vivere e dà il via alle più celebri fiere della moda – Pitti Uomo e Pitti Bimbo, in onore del quale, all’occasione della Giornata internazionale del bambino, Fashion Vibes ha lanciato sulla sua piattaforma la sfilata virtuale dedicata per la prima volta esclusivamente ai più piccoli. Una fatina “moderna”, la testimonial dell’evento, Valentina Ottaviani ha aperto e chiuso da Firenze le giornate del Kids Fashion Runway Show dei brand provenienti dall’Est. Le 3 sfilate virtuali che sono andate in scena dal 1° al 3 giugno sulla piattaforma virtuale di Fashion Vibes hanno mostrato l’anteprima delle collezioni per bambini dei designer dell’Europa dell’Est, facendo emergere lo VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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La piattaforma di Fashion Vibes introduce ancora una volta le sfilate in digitale a causa della pandemia, offrendo uno spazio nuovo virtuale per un progetto espositivo dal forte impatto visivo dedicato al lifestyle del bambino: dal design ai piccoli accessori, dai gadget semplici a quelli all’avanguardia tecnologica, ma l’elemento chiave che contraddistingue ogni sfilata è stata l’incredibile creatività nella realizzazione delle collezioni. Sfilate dell’universo dell’abbigliamento bimbi che si presentarono piene di energia e ricche di sorprese in vista del ritorno al formato fisico, sotto il segno della sicurezza e della voglia di tornare finalmente insieme.

I designer arrivati dall’Est – AIREN KIDS, PODIUMKIDS, SOFIA TERESHINA, ELSA FAIRY DRESSES e il brand coreano DIMANCHE KIDS hanno illustrato con grande successo un percorso di stile originale e all’avanguardia. Grazie al sostegno di molti media partner italiani e stranieri ed esperti di kidswear & lifestyle sono riusciti ad offrire una vetrina esemplare alle aziende che si impegnano sul fronte della sostenibilità. Da questa magia virtuale è emerso il brand Airen. We Are Different - #wearedifferent è il motto del marchio, colorato e divertente, che si sta affermando rapidamente in Russia, creato portare allegria e gioia alle bambine e alle ragazze che lo indossano. Dimanche Kids ha presentato una linea di abbigliamento etico e senza tempo per i più piccoli; il main concept si può esprimere come “utopia Fantasy” dato che ogni pezzo della collezione vanta stampe esclusive che conferiscono una qualità pittorica al tessuto e, naturalmente, una sua

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originalità. La silhouette della collezione “My Mothers Love” di Elsa Fairy Dresses, iconica e leggera, ha presentato i look evanescenti con orli dalle diverse lunghezze sia per le mamme che per le figlie, connotati dai tessuti naturali dalle tonalità pastello e ornati con ricami a mano, pietre preziose, cristalli e Swarovsky. La collezione “Vesna 2021” di Podium Kids ha puntato sui colori accesi, brillanti, creando delle stampe che aiutano a sviluppare l'alfabetizzazione visiva e a potenziare la naturale curiosità dei bambini; i tessuti adoperati per la collezione sembravano una tela per il gioco illimitato dell'immaginazione. Ed infine, a chiudere la Kids Fashion Runway Show è stata la sfilata dell’enfant prodige Sofya Tereshina, giovanissima ma ormai conosciuta come designer completa in quanto segue tutte le fasi di produzione, dalla bozza fino alla completa realizzazione. Sofya ha presentato uno stile facilmente riconoscibile ed eclettico, capi che hanno una comoda vestibilità, creati con materiali di alta qualità adatti per ogni occasione.

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FASHION VIBES TEAM Press: Cristina Vannuzzi IG @fashionvibesmilano Yuliia Palchykova +393283484027 www.fashion-vibes.com @_fashionvibesmilano

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continuo divenire, che spaziano dall’ arte, al design, agli eventi culturali, all’artigianato ed infine all’ experience fashion di alto profilo. La presenza delle opere d’arte alle pareti rende unica l’atmosfera dove moda, ricerca della bellezza, cultura e attenzione al gusto oggi fanno rima. Mood rilassato e newyorkese per questo spazio che propone una formula innovativa, un mix bilanciato inteso nell’accezione più internazionale del termine.

APPUNTAMENTO CON LO STILE Evento di Marina Corazziari e Guido Corazziari RENDEZ VOUS CON LO STILE ALLO Spazio Art d’Or

Dunque lo Spazio riapre e lo fa con un evento scintillante, dove una seducente Alina Liccione ha presentato con garbo e competenza la moda, quella bella, che vorremmo ricominciare a indossare, un Rendez-Vous che ha l’atmosfera di una magia, l’ironia e allegria degli acrilici di Guido Corazziari alle pareti per scoprire capolavori, uno ad uno, affascinando lo spettatore che si immerge in una atmosfera fatta di colore, luce, linee, forme, gioielli, dal bianco degli abiti da sposa di Maria Elena Di Terlizzi, alla miriade di brillanti che ornano gli abiti di Arianna Laterza Couture, lo stile e l’eleganza maschile su misura di GianPiero Cozza, i gioielli fantastici di Marina Corazziari, l’alta moda di Massimo Crivelli, i foulard di Mariella Tissone che sembrano leggiadre farfalle, la delicatezza dei vetri incisi a mano di Fabrizia Dentice di Frasso, i dolci allestimenti di Dominique Dellisanti.

The Show Must Go On (Lo spettacolo deve continuare) non è solo il meraviglioso brano che chiude l’ultimo album dei Queen. Lo spettacolo deve continuare è oggi, trent’anni dopo l’uscita di Innuendo, un messaggio di impegno, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia in corso. Finalmente una svolta importante, si riprende, in parte, la vita normale a Bari, e riaprono anche gli eventi allo Spazio Art d’Or di Marina Corazziari che conferma sempre più la sua identità di hub esperienziale con progetti in VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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Un pomeriggio dedicato allo "Stile" presenti personalità ed eccellenze del mondo della Moda, dell' Arte e del Giornalismo che hanno dialogato interagendo con gli Ospiti dando loro consigli, suggerimenti e descrivendo i capi sartoriali esposti, portando in luce la professionalità e la competenza della bella Alina Liccione, presentatrice degli eventi allo Spazio Art d’Or.

Via Melo, 1888- Bari spazioartdor@icloud.com press: Cristina Vannuzzi

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Un giorno uno shooting......il talento di un fotografo Checco De Tullio allo Spazio Art d’Or a Bari

Complice il ticchettio della macchina fotografica, sullo sfondo una musica viene interrotta dai suoi comandi secchi, presente la ragazza del ritocco al trucco, ai capelli, gli rubiamo le sue emozioni....... Noi siamo quello che facciamo, e, nel mio caso sono come Alice, letteralmente immerso in uno shooting della collezione di abiti di Arianna Laterza Haute Couture, in un paese incantato come lo Spazio Art d’Or di Marina Corazziari, dove gli abiti di questa giovane e talentuosa stilista sembrano farfalle in volo, lievi, sognanti, in un mood che mi sa di casa, profuma di terra, l’odore di casa mia, dove rinasco mille volte ogni volta che torno a casa, odori e ricordi che fanno parte della mia vita, che mi accompagnano in ogni evento cadenzando i momenti, fanno ridere la mia anima, mi accompagnano fra la gente.

Checco De Tullio, di professione fotografo....... la moda, le cose, gli abiti, la cucina, le ricette, gli accessori, l’arte, i quadri, i gioielli....... li “usa” e non solo per gustare un variopinto gelato o una morbida crema oppure un lembo di un abito mosso dal vento ma li fotografa su raffinate mise en place oppure in riva al mare o in uno showroom pieno di colori e di cultura e poi li usa, in maniera complice, ne fa il suo sfondo, si diverte a giocare con le nostre sensazioni, cambiando le carte in tavola e spingendoci a guardare la realtà da un altro punto di vista, magari attraverso una lente di ingrandimento.

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Fotografando io rubo l’attimo, devo trasmettere la passione e la qualità che c’è dietro ogni cosa, dietro un piatto, una ricetta ma anche dietro ad un abito, la ricerca di un tessuto secondo lo stilista.......svelare l’arte artigiana, il “fatto con le mani” dietro le creazioni, il talento, l’arte, in un attimo devo fermare e mostrare l’abilità, il tessuto, il designer e il suo talento, la sua storia, esalto il primo attore che sono le sue mani, le faccio parlare, fisso il candore delle stoffe, le pieghe, la luce, i chiaroscuri della materia, i colori, esalto la sua fantasia, l’estro, mille pensieri condensati nell’attimo, prove su prove, accostamenti, io devo tramettere la cultura visiva, ma ad ampio respiro, far riflettere chi osserva, farlo immedesimare in una condivisione creativa, ribaltare la forma in un riflesso per gli occhi.

Come si dice..... io “racconto” storie con la mia macchina fotografica e la mia è una bella storia perché faccio parlare i miei giochi fantastici, che raccontano incredibili parole e pensieri, viaggi mai intrapresi ma solo immaginati, visioni diverse, talenti e storie di uomini e donne, immagini non banali di monumenti e chiese, piazze, il mare, la vita, per parlare di una cultura ad ampio respiro, sperimentazione e contaminazione fra linguaggi ed esperienze diverse.

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Crediti: Designer: Arianna Laterza Haute Couture Crediti Photo: Checco De Tullio MUA Angela Noemi Scamarcio – Background Model Management Model: Beatrice Rollo e Ance Šķērstena Location Spazio Art d’Or a Bari Gioielli: Marina Corazziari Jewels

Press: Cristina Vannuzzi

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BACKGROUND MODEL MANAGEMENT allo Spazio Art d’Or a Bari “Vita da modella”

Una importante collaborazione siglata tra la nota agenzia Background Model Management e lo spazio culturale Spazio Art d’Or di Marina Corazziari a Bari per formare le modelle di domani in un mondo che sta cambiando velocemente, dominato dai social che hanno introdotto nuovi standard di riferimento. Le nuove modelle di oggi....influencer, editoria, e-commerce, Instagram, social, oggi alle modelle non basta più essere esili e belle ma hanno bisogno di corsi di formazione, percorsi didattici monitorati da docenti altamente qualificati nel settore moda che prepareranno le nuove modelle nel portamento, posa fotografica, gestualità, make up, hostess, postura.

Il primo shooting è stato girato al Caffè House di Palazzo Colonna a Roma dando corpo ad un racconto incantato della magnifica collezione di Marina Corazziari Jewels. La Background Model Management girerà nelle più belle location in Italia anche il format/fiction “Vita da Modella” la vita di tredici aspiranti modelle che si muovono dai loro paesi verso la città, rincorrendo la bellezza, spinte dalla passione, supportate dalle famiglie, intorno a loro insegnanti, followers, prove estenuanti e, principalmente, corsi di formazione professionale. Il format vedrà la presenza di importanti professionisti del mondo della cinematografia, da Lorenzo Antonioni regista, Andrea Dragoni aiuto regista, Rosa Busto direttrice della fotografia, Sofia Cocumazzo sceneggiatrice, Gabriele Davelli assistente alla sceneggiatura.

I corsi di formazione effettuati in coproduzione con Marina Corazziari allo Spazio Art d’Or, saranno gestiti dal team formato da Antonella Polini, GianPaolo Piccini e Raffaele Schillace, sono un importante obiettivo per formare professionalmente le aspiranti modelle che vogliono intraprendere questa professione con un adeguato e moderno grado di competenza così da poterle inserire in maniera efficace nel mondo del lavoro.

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Vita da modella......Sfilate, belle donne, abiti sontuosi, effetti luce speciali, le sfilate sono uno spettacolo, mostrano le ultime tendenze moda, l’ultima top scoperta, accessori personalizzati, moda, bella, divertente, gioiosa…ma nessuno si pone il problema di quanto lavoro e sacrificio ci sia dietro questo mondo – apparentemente – effimero che brucia nel giro di pochissimo tempo il lavoro di pochi mesi. Perché dietro quello che si vede, che appare, ci sono tante storie di lavoro e creatività, le tante creatività e talenti che ruotano intorno alla moda, ai servizi fotografici, agli studi televisivi, tanti sogni e sacrifici, artigiani, mani sicure e pratiche, scuole frequentate, corsi di formazione, apprendistato, e sguardi rubati da chi vuole imparare come carte assorbenti per carpire e capire le tecniche.........e si va avanti, il frenetico ticchettio della macchina fotografica, i pennelli del trucco, i comandi secchi, la gestualità, volti, mani, portamento, fotografi che raccontano emozioni, parrucchieri e make up per costruire, sulla tela bianca di un volto un mondo diverso, ricco di fascino e di fantasia con evidenti e dichiarati richiami allo spirito che ogni donna vorrebbe essere. info@backgroundmodelmanagement.com spazioartdor@icloud.com

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“Quel posto nel tempo” al via le riprese del film sull’Alzheimer con Leo Gullotta e Giovanna Rei

Leo Gullotta torna ancora una volta a Napoli e a Sorrento «Con stupore ho visto una città ancor più bella di come la ricordavo. Qui ci ho fatto tantissime cose, al teatro come al cinema. Ricordo i set con Nanni Loy tra Scugnizzi e Pacco, ma anche “Dio ci ha fatto gratis” di Elvio Porta. Quando torno qui mi sento a casa, Napoli e Sorrento sono un paradiso, e l’ospitalità della gente ti fanno sentire come un cittadino acquisito».

Ispirato al pluripremiato cortometraggio “Lettere a mia figlia” – vincitore di oltre 120 riconoscimenti in tutto il mondo tra cui i Nastri d’Argento, Giffoni Film Festival, Premio Ettore Scola alla Casa del Cinema di Roma – l’opera narra la storia di Mario (Leo Gullotta), un direttore d’orchestra ormai in pensione, che ha deciso di vivere la sua vecchiaia in un resort di lusso in Inghilterra. Da qualche tempo ha iniziato a soffrire di Alzheimer e viene spesso assalito da ricordi improvvisi che poi però dimentica di colpo, e che lo lasciano solo con il terrore che la malattia possa cancellare tutto il suo passato, fatto di successi e di fama, ma soprattutto dell’amore di sua moglie Amelia (Giovanna Rei), morta molti anni fa, e di sua figlia Michela (Beatrice Arnera), con cui non ha però mai avuto un vero rapporto, e che spera un giorno di ritrovare.

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Il film è ispirato al cortometraggio Lettere a mia figlia, vincitore di oltre 120 premi in tutto il mondo, tra cui i prestigiosi Nastri d’Argento e ha il supporto della Regione Campania e della Film Commission Regione Campania, regia di Giuseppe Alessio Nuzzo (La verità) “Quel posto nel tempo” , le riprese che dureranno altre 5 settimane tra Napoli e Caserta, toccheranno location come Piazza Plebiscito e la Reggia di Caserta. La sceneggiatura del film è stata scritta dallo stesso regista insieme a Eitan Pitigliani, mentre nel cast troviamo Leo Gullotta, Giovanna Rei e Beatrice Arnera.

“Raccontare una malattia, l’Alzheimer, attraverso la poesia del tempo che passa, dei ricordi che si cancellano e quelli che riemergono, incoerenti e irrazionali”, dice il regista Giuseppe Alessio Nuzzo. “La malattia come metafora di un viaggio, nel tempo e nell’immaginazione del protagonista. Attraverso questo film invece di declinare, come solitamente accade, la malattia attraverso gli occhi del caregiver, colui che assiste l’ammalato, ho lasciato recitare l’avanzamento della stessa attraverso il vivavoce del protagonista che racconta le sue paure attraverso una lunga lettera forse scritta per anni”.

Dice Giovanna Rei.«Era un po’ di tempo che non giravo a Napoli, nella mia città, nella quale sono ritornata da qualche tempo e sono emozionata come se fosse stato il mio primo giorno di set perché mi sono ritrovata al fianco di un attore che considero un maestro e dal quale mi piacerebbe poter imparare tanto. Devo dire che lui è molto disponibile nel farlo. Poi poter lavorare con una giovane promessa napoletana, italiana che è Nuzzo e che ha già dimostrato di avere molte qualità» Ultimo, ma importantissimo per il prezioso lavoro effettuato nel backstage, il Team di HM MAKE UP ITALY, capitanato da Luciano Carino e la sua bella figlia Miriam, che ha seguito la troupe in tutti gli spostamenti indicati dalla regia, studiando trucco e acconciature sugli attori. Dietro la realizzazione di un film o di una serie televisiva, ci sono tanti ruoli professionali, abbiamo figure importantissime, che lavorano dietro le quinte, gente che studia attentamente i contenuti e i testi, le figure dei racconti, gli interpreti, si occupano degli abiti, dei costumi, del trucco, dei prodotti, un racconto delle tante creatività e talenti che ruotano intorno alla moda, ai servizi fotografici, agli studi televisivi, tra gli altri è importantissimo il trucco, la qualità dei prodotti.

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Luciano Carino e Leo Gullotta

Fornitore ufficiale dei prodotti del make up del film è HM Make Up Italy di Luciano Carino, un nome storico nel mondo della moda, prodotti che supportano la creatività e la fantasia degli interpreti del film. Una collezione di prodotti cosmetici “ipoallergenici” soggetti a scrupolosi controlli, comprensivi di un gran numero di test dermatologici. Gli innumerevoli studi fatti su ogni prodotto servono a verificare che il prodotto sia ben tollerato da un largo campione di individui. Mascara, matita, eyeliner, i tre arnesi del mestiere indispensabili del make up, una collezione formulata interamente con ingredienti naturali.

Luciano Carino è un mago del make up, un creativo, la sua postazione è il backstage, coadiuvato dalla bella figlia Miriam, capace di usare la duttilità delle sue mani per costruire, su una tela bianca di un volto, un mondo diverso, ricco di fascino e di fantasia con evidenti e dichiarati richiami alla leggerezza che usa per costruire strutture articolate e complesse come pensieri, composizioni ardite come sogni. HM Make Up Italy Via Giosuè Carducci, 61, 80121 Napoli NA

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DOXA DOULGERAKI

email – doxadoulgeraki@gmail.com facebook – Doxa Doulgeraki Jewellery Designer instagram - doxadoulgeraki@gmail.com

Mrs Doxa Doulgeraki was born and raised in Heraklion Crete Greeece. She still lives and work to the island of Crete as a visual artist and jewellery disigner. From 1996 until 2013 she studied art painting at various art workshops in Heraklion next to great and inspiational artists and she has participated in many art exhibitions all over Greece. From 2012 and onword she studies the art of metal jewellery design in order to design her own handmade jewellery. She uses classic and modern technics and materials as well as unique ideas to create bold inspired compinations for today woman. Her designs reflect the effection of Greece as unique natural wonders of her country dominate her creations. Designing Jewellery is an art challenge for her and the way to follow her dreams.

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HILDE DENYS

hildedenys@yahoo.com pinterest.com/hildeforLoveLea/best-oflovelea https://www.instagram.com/denyshilde

bracelets; later I added beads, dragon heads and chunky chains; while combing flea markets for tools, I stumbled upon vintage buttons. In a sale I bought all kinds of chains and use them in glam bracelets, punk bracelets. I love the warmth, sensuality and felxibility of leather set off against the cold, luster and rigidity of metal

I was born in Poperinge, Belgium the 1st of July, 1953. In primary school, I learned knitting, sewing, crocheting and embroidery; high school prepared us for big intellectual carriers so we didn’t take needlework seriously: it wasn’t “intellectual” enough. After retiring from teaching, I had a huge urge to use my hands. I love fabrics, wool, silk, linen (a linen blouse takes your form!), lace, everything tactile; old weathered stones/walls make my heart flutter. I don’t remember how, but I discovered leather and was hooked. Leather is versatile, sensual, almost alive, useful, stylish, strong, flexible; it has its own rules and when used properly and from good quality lasts more than a lifetime. I bought leather scraps, some tools, explored the internet for guidance and made everything that the scrap suggest me to do till it downed on me that I needed a “line” in all this. And this line needed a name: LoveLea (love leather). I choose to make all leather VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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MARIA GIDA

Contact details Tel. (0030)6932625549 e-mail. maria_mgi@yahoo.gr

In recent years she has been living and working in Halkidiki. She maintains a technical office from 2007 until today, while she is also involved in the design of jewelry. Its source of inspiration is the ancient civilizations, mainly the ancient Greek civilization. Her works use the timeless and precious metal of gold.

Maria Gida was born in Athens. She is a graduate in Civil Engineering with postgraduate studies in Decoration and Architectural Design-Bioclimatic Design. She has also attended a Gemmology school.

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La Salute in Tavola Il colore ti fa bella Come ci insegna Patrizia Pellegrini naturopata i colori esercitano un’influenza fisica ed emotiva di cui generalmente non siamo consapevoli. La cromoterapia ha avuto un ruolo importante nel mondo sin dalle tradizioni di India, Cina e Grecia e dunque dobbiamo sforzarci di allontanare pensieri negativi per preservare il nostro corpo, infatti, secondo la Medicina Cinese, ogni emozione negativa può danneggiare un organo: la rabbia il fegato, l’eccessiva esaltazione il cuore, le preoccupazioni la milza, l’angoscia i polmoni e la paura i reni. I colori hanno diverse proprietà, ed è ormai assodato, dopo diversi secoli di studio pratico, che i colori aiutino ad alleviare disturbi sia fisici che emotivi.

Il colore ti fa fare un viaggio......Un viaggio meraviglioso di scoperta, il meraviglioso caleidoscopio emotivo che suscitano, sia nel mondo dell’arte che nella natura. Numerose ricerche hanno scoperto che quando gli esseri umani sono esposti ai vari colori, il cervello risponde in maniera differente, e nel nostro corpo avvengono cambiamenti fisiologici. I colori infatti possono stimolare diverse reazioni come ad esempio, eccitamento e rilassamento, perfino creare una sensazione di calore o di freddo e indurre o ridurre l’appetito. I colori ci influenzano, ruotano intorno alla nostra vita, a partire da quello che indossiamo, dalle pareti della nostra abitazione, il nostro make up, i colori degli oggetti che scegliamo, per noi stessi, per gli altri sono determinanti perché ci trasmettono

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sensazioni ed negative.

emozioni sia positive sia

“La salute ti fa bella” i segreti per essere sempre al top con l'aiuto della tavola. "La bellezza risiede in un corpo sano, ed è possibile tenerlo in forma solo se si è attenti alla salute dell'organismo". Sarà per questo che nei buffet vanno a ruba fragole, cipolle crude e cotte, pesche bianche e finocchi, alimenti drenanti anti-cellulite… ...ma dobbiamo sapere che i carboidrati, «non favoriscono l'aumento di peso ma, al contrario, facilitano la scomposizione dei grassi. Però devono essere consumati con moderazione e associati in modo furbo in base alle diverse esigenze. Per liberarsi di qualche cm di troppo sulla pancia, se mangi un piatto di pasta o delle patate, non aggiungere altri carboidrati, come frutta o pane. Il consumo di pesce è super consigliato, con il suo contenuto di iodio velocizza il metabolismo tiroideo. Frutta e verdura sono necessari perché forniscono le giuste sostanze che aiutano a prevenire i danni che, molto spesso, regimi alimentari seguiti in maniera drastica procurano alla pelle e ai tessuti. Bere acqua in maniera esagerata non risolve il problema della cellulite ma va ad aggravare il lavoro dei reni che invece andrebbe agevolato con alimenti che favoriscono l’eliminazione dei sali responsabili della ritenzione dei liquidi nei tessuti. Evitare alimenti come manzo, funghi, bieta e spinaci cotti, formaggi stagionati e troppi pomodori...la ritenzione è in agguato e il corpo , come una pianta grassa nella stagione calda più che nelle altre, centillina l'acqua e non la cede!

IL LINGUAGGIO DEI COLORI VEGETALI Che ci esortano a mangiare i frutti della stagione! Un alimento lo si mangia prima con gli occhi e poi con la bocca. Gli alimenti hanno un loro “linguaggio” creato dai loro colori. Ogni giorno dobbiamo mangiare cinque colori con frutta e verdura fresca di stagione. I colori che non devono mai mancare nella nostra tavola sono: rosso, giallo, verde, bianco, viola. La nostra vita è piena di colori, preferiamo alcuni colori ad altri sulla base della nostra personalità. Ogni colore ha un suo significato. ALIMENTI ROSSI Il rosso è il colore della energia, è stimolante, è simbolo di forza e vitalità. Possiamo trovare il rosso nei pomodori, ciliegie, fragole, mele rosse, peperoni rossi, lamponi, cavolo rosso, radicchio, cocomero, ravanelli, arancia rossa, barbabietola rossa… Il bel colore rosso dei pomodori è licopene, una molecola naturale che il nostro corpo non possiede e dunque lo deve assumere con il cibo. Il licopene è il più efficace abbronzante e protettivo della cute, attivo prima e dopo l'esposizione al sole. Tutte le varie tonalità di rosso contenute nella frutta e verdura sono polifenoli, carotenoidi, antocianine, nutrienti essenziali per la salute delle nostre cellule. I carotenoidi del pomodoro e della carota sono assorbiti meglio se cotti.

Patrizia Pellegrini, Naturopata, Bioterapeuta Nutrizionale® mail.patriziapellegrini@gmail.com-

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cell 3339995532 www.patriziapellegrini.com

IN UN MARE DI FRAGOLE Ricetta d’autore di Cristina Todaro chef Ingredienti: 300g fragole fresche 200g Pesce Spada fresco 150g di Songino 30g di Pistacchi Buccia di limone Olio evo – sale q.b. VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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PROCEDIMENTO

Abbattere il pesce spada a -20° per almeno 24 ore per evitare la presenza di parassiti; Decongelare con passaggio in frigorifero e appena pronto farne delle fettine sottili tipo carpaccio. Nel frattempo frullare le fragole mondate lavate e tenute in frigorifero, in modo tale da non farle surriscaldare, mantenendo quindi il loro colore naturale (tenere da parte un poco di frullato per impiattamento) Far marinare il carpaccio di pesce spada nel frullato di fragole almeno 6-7 ore Gli acidi presenti nelle fragole doneranno al pesce la giusta consistenza e sapore. Tolto il pesce dalla marinatura tamponiamolo appena con della carta; saliamo leggermente

Impiattamento: alla base del Songino precedentemente mondato e lavato, ADAGIARE A PIACERE IL CARPACCIO DI Pesce Spada, creare delle julienne di buccia di limone, che andremo ad adagiare sopra, terminiamo con delle gocce sparse di succo di fragola e dell’olio

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BOTTARGA

Quando ho accettato di scrivere alcuni articoli per questo Magazine mi sono chiesta di cosa avrei potuto parlare. La storia della Sardegna è nota a tutti, miti, leggende, di cui anche io ho scritto tantissimi romanzando la storia ma restando inequivocabilmente arroccata alla terra sarda e ai suoi tesori. Cominciamo allora con dei cenni storici e geografici che vi porteranno lungo una strada fatta di miti e gusto. Secondo alcuni la Bottarga sarebbe stata inventata dai Fenici ma è la tesi più controversa e fumosa che gli assertori convinti che i fenici siano esistiti hanno messo in campo. Il Libano, che dovrebbe essere, e dico dovrebbe, la moderna Fenicia (geograficamente parlando) la patria dei Cristiano Maroniti non sanno neppure cos'è la bottarga di Muggine. Com'è possibile se sono i discendenti del popolo che l'avrebbe inventata e diffusa? Com'è possibile che nella loro terra, non ci siano lagune o stagni necessarie all'allevamento del muggine, per ricavarne uova a sufficienza per questa lavorazione particolare? Le coste nord del Libano sono rocciose e alte sul mare come le falesie.

Non è certo una morfologia adatta alla laguna di cui ha bisogno il muggine per vivere e riprodursi. Le coste del sud invece sono aride e sabbiose solcati da canali che sboccano al mare, spesso in secca e sfociano a estuario e non a delta, necessario ai muggini per il loro ciclo vitale. Non c'è traccia di tradizioni di pesca dovuta ai muggini e la cucina Cristiana Maronita non considera cibi simili a quelli di Cabras, che presumibilmente ha origini molto antiche, la cui cucina è incentrata su muggini, arselle, bottarga, macinata, a fette, o aggiunta ad altri piatti tipici della cucina del Sinis, che non è certamente araba o libica. Nella lingua sarda la bottarga viene chiamata butàriga conservando una certa assonanza con il termine arabo il termine buttàriga sarebbe arabo, secondo alcuni studiosi, ma logicamente è impossibile, quando la storia ci insegna che gli arabi sono arrivati dalle steppe asiatiche circa seicento anni dopo Cristo. Se ne deduce che i popoli antichi, ossia i nuragici presenti nel Sinis, dove i Muggini si potevano pescare a mani nude e in riva alla laguna di Cabras, abbiano inventato un modo per conservare il pesce e le uova del pesce (bottarga) sotto sale, avendone a sufficienza nelle vicinanze della laguna, perché si sa, la Sardegna è terra di saline.

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Sicuramente i pescatori di Cabras, ieri come oggi, non hanno capito il vero tesoro che avevano in casa propria e l'hanno insegnato a tutti coloro con cui sono entrati in contatto. La Bottarga si fa, fin dai tempi antichi, dove il territorio è simile a quello del Sinis, lagune di acqua dolce e salmastra. La Sicilia ha un territorio simile a quello di Cabras, ma manca l'acqua dolce che il muggine cerca per ingrassare e riprodursi, infatti, la loro specialità antica è la bottarga di tonno, non di muggine, ma entrando in contatto con i pescatori sardi, gli abbiano insegnato quella tecnica di conservazione, che non è affatto semplice, se si vuole impedire che le uova marciscano o siano troppo salate. Quindi ricapitolando le origini della bottarga sono antichissime, si parla di una tradizione che ha quasi 3000 anni. Sono stati gli antichi sardi a esportare questo alimento nel Mediterraneo. Presumibilmente perché la preparazione di essicazione con il sale, permetteva la lunga durata di conservazione nei lunghi viaggi verso altre terre.

La bottarga, ovvero “uova di pesce essiccate” si ricava dall’essiccazione e dalla successiva salatura di uova di muggine. Non confondete la bottarga originale, con i succedanei, infatti è preparata anche con le uova di tonno, ma non è l’originale. Per ottenere la bottarga originale c’è bisogno di una lunga preparazione che inizia con il ricavare la sacca delle uova dal ventre del pesce, alla loro pulitura e la successiva salatura. Alla fine avviene la pressatura e la stagionatura per almeno 90 giorni, periodo di tempo indispensabile per dare alla bottarga il tipico colore oro e la sapidità che la caratterizza. Gli usi in cucina di questo straordinari o e versatile ingrediente sono molti. Si può usare a fettine sottili, sulla pizza, oppure servita solo con olio e limone. Grattugiata sui carciofi tagliati a fettine conditi con olio e limone, oppure grattugiata sugli spaghetti al burro, o con spaghetti alle vongole. Rita Pinna

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Ricetta spaghetti bottarga con vongole e zucchine. Le dosi sono a piacere, e se volete potete aggiungere anche un pezzo di peperoncino. Tagliate a rondelle le zucchine e friggetele, scolatele e tenetele da parte. Sbattete el vongole in un piano o dentro il lavello, se ce ne fosse qualcuna piena di sabbia si aprirebbe evitando che la sabbia esca in cottura. Lavate le vongole, fate un soffritto di olio E.V.O. aglio e prezzemolo tritato, versateci le vongole e coprite con un coperchio in modo da farle aprire con il vapore. Scolate gli spaghetti al dente saltateli con le vongole, aggiungete le rondelle di zucchine. Togliete dal fornello, cospargete di bottarga e servite.

Rita Pinna VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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“Io, chef per la mia terra” Autori: Oreste Paliotti e Filippo Cogliandro Edito da CITTA’ NUOVA

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La storia di Filippo Cogliandro "ambasciatore della ristorazione antiracket", un viaggio vissuto dalla tavola al suo primo libro scritto a 4 mani con Oreste Paliotti Il libro Io, chef per la mia terra, è il racconto di un lungo viaggio di Filippo Cogliandro, un viaggio non facile, dalle traversie del padre al rifiuto di pagare il pizzo, dalle pressioni della ‘ndrangheta alla solitudine ed infine la rinascita, sempre animato dalla passione per la sua terra attraverso la cucina, la sintesi di un vero e proprio processo creativo. Insomma, un viaggio nella sua Calabria come catarsi del lettore che, piano piano, penetra nel luogo fisico in cui lo chef è nato e lavora. Una immagine di una Calabria diversa da quella che ci viene presentata da Filippo Cogliandro, persona positiva, buona, aperta al mondo, pronto a testimoniare i valori appresi in casa per parlare del bello e del buono che c’è nella sua Regione. Infatti il libro è servito a Filippo proprio per raccontare il volto della Calabria fatto di gente per bene, la rete che dovrebbe unire le competenze culinarie e poi la grande attenzione che ha verso i giovani, italiani ed immigrati, l’importanza della formazione per farne nuovi chef, nuove figure professionali, ed infine l’aiuto che si dovrebbe dare ai meno fortunati.

In altre parti d’Italia sembrerebbero concetti banali ma qui, in Calabria, sono concetti ispirati dal dolore, dalla sofferenza, dalla solitudine sofferta, dai mille interrogativi che Filippo si è posto, usando strumenti come la denuncia e il coraggio e portando fuori dalla Calabria l’esempio attraverso “Le Cene della Legalità”, progetto nato nel 2012 in un periodo buio della sua vita che gli ha fatto capire che "il silenzio uccide" e che ha voluto far conoscere attraverso la cucina, la sua terra, il suo dolore, le paure, il sostegno e l'amicizia con Don Luigi Ciotti, la sua brigata fatta di ragazzi arrivati da lontano, il suo lavoro e, infine, la solidarietà ricevuta, uno status che gli ha dato il coraggio di una scelta: la denuncia come "investimento” per il proprio futuro. Attraverso la sua professione Filippo ha scelto di parlare di legalità, di raccontare la sua storia ai ragazzi a cui dedica del tempo in occasione delle sue Cene della Legalità. Infatti una sezione importante della sua attività di impegno sociale è dedicata alle scuole, in maniera particolare agli istituti alberghieri. Quando lo contattano, Filippo corre subito, gratuitamente. E la sua cucina diventa il pretesto per far parlare i suoi piatti, la sua creatività, attraverso le materie prime della sua terra, una terra generosa, che insegna l'armonia della cucina, il bello, il buono, i valori, le tradizioni, la storia di un popolo. E poi il libro parla del suo impegno sociale, una parte importante del suo carattere che è quella di considerare la cucina, il cibo, come una delle forme di aggregazione più utilizzata dal genere umano. La tavola è sempre stata e lo è ancora il luogo dove sono state prese grandi decisioni e trattati argomenti di ogni genere.

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Reggio Calabria mette a disposizione la sua arte, la sua natura, l'integrazione e l'enogastronomia diventa la base per poterne parlare. E Filippo dunque prende lo spunto per parlare della sua brigata e di un suo gesto nobile, la brigata si è allargata con la presenza di ragazzi extracomunitari, sbarcati da minori sulle nostre coste, affidati dal Tribunale alla sua famiglia e oggi diventati collaboratori di cucina, umili, talentuosi, desiderosi di imparare ed è così che la cucina di Filippo Cogliandro diventa il pretesto per insegnare. Cristina Vannuzzi

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idea di ripercorrere dopo 2500 anni, sulle tracce di un mito, le varie fasi della produzione di un vino antico, ha così colpito gli autori che hanno dedicato i primi tre capitoli del libro al tema del vino marino. Il ritrovamento degli scheletri, che risalgono all’Ottocento, darà il via ad un'indagine che sarà un vero e proprio viaggio nel passato, fino al periodo del soggiorno elbano di Napoleone Bonaparte, che condurrà il lettore tra luoghi magici e nascosti dell’isola, personaggi bizzarri, contesse intriganti, feste in maschera e tavole imbandite, forzieri piombati e archivi segreti della Bibliotèque Nationale de France a Parigi. VINO MARINO SI TINGE DI GIALLO: NESOS E ARRIGHI PROTAGONISTI DE “I MISTERI DI PORTO LONGONE” Un romanzo d'investigazione che affonda le radici nell’Elba di Napoleone E' il Nesos l'aggancio da cui si dipana la trama de: “I misteri di Porto Longone”, giallo storico di Roberto Bianchin e Luca Colferai. Aggancio metaforico, ma non troppo, infatti, i misteriosi scheletri di cui si narra la vicenda, restano letteralmente impigliati nelle nasse calate in acqua per la produzione del vino marino. La storia si districa tra monasteri millenari e antiche leggende, vendemmie notturne e personaggi Napoleonici, ma prende le mosse dalle peripezie di Antonio Arrighi, vignaiolo all’isola d’Elba da quattro generazioni, che ama andare a curiosare fra le storie antiche dei vitigni, e che scopre in circostanze misteriose come facevano il vino duemilacinquecento anni fa i greci dell’isola di Chio. Proprio la curiosità per il progetto Nesos, realizzato dall'Azienda Agricola Arrighi dell'isola d'Elba, è stata la molla reale che ha fatto scattare l'idea del libro. La suggestiva

Sostenuto da una scrittura originale, ironica e brillante, e da un continuo incrociare realtà e fantasia, con personaggi realmente esistenti che si muovono accanto ad altri che sono invece immaginar i , i l romanzo diventa così un avvincente giallo storico, in cui alla fine si riuscirà a trovare la chiave per risolvere il giallo con un “coup de théâtre” alla maniera di Agatha Christie. Nato da un’idea di Marino Sartori, veneziano trapiantato all’Elba, il libro, che è candidato al Premio letterario Internazionale Gian Antonio Cibotto 2021 in programma in settembre a Rovigo. I Misteri di Porto Longone, di Roberto Bianchin e Luca Colferai, postfazione di Giuseppe Massimo Battaglini. I Antichi Editori, 2021 (iantichieditori.it). 258 pagine, 12 euro. Disponibile su Amazon dal 5 maggio 2021. Contatti stampa: Daniela Mugnai 347 8288287 danielamugnai.coffee@gmail.com

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LA TRATTORIA DI UNA VOLTA ...... IL BBQ A FIRENZE

Avere cura dell’ospite vuol dire avere le stelle nel cuore

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Firenze è bellissima ma i fiorentini non perdono tempo a dirlo, fanno finta che non gl’importi, che non si sappia, Firenze non ha tempo per guardarsi allo specchio, muta e si trasforma, ma è nella sua camaleontica natura, basta qualche chilometro e ci si trova in collina, terrazze a strapiombo su tanta bellezza, e la natura che qui certo non è matrigna, piena di colori, di cipressi, di tetti rossi. Firenze non indugia su se stessa, non si guarda, ma conferma la sua vocazione di città d’arte e di turismo ed è piena di volti, di storie di vita che vogliono dire soprattutto ospitalità. In questa città la cucina è fatta da personaggi che sono veri talenti, da generazioni, giovani, pazzoidi, geniali e sperimentatori, ma anche legati alle tradizioni, innovatori, provocatori, la filosofia dell’ospitalità, che a Firenze è il vero lusso, ovvero la semplicità, senza ricorrere a effetti speciali che ormai appaiono vuoti, privi di contenuti, dove si riscoprono gli ingredienti, si valorizzano le materie prime,

perché qui cuochi si diventa cercando e sperimentando, frugando nella memoria alla ricerca di sapori e saperi, accorgendosi di cosa si ha 'sotto il naso', usando con intelligenza le risorse, senza mai abdicare alla qualità delle materie prime, che è poi la qualità della vita. Un isola, Piazza Tasso, nel quartiere caro a Pratolini, l’Oltrarno Fiorentino, con il suo intreccio di voci e i personaggi che animano la città, che raccontano di “quel popolo incivilito e nutrito di storia qual è il fiorentino”, un oasi di silenzio, una piazza verde come uno smeraldo, palazzi severi, austeri, una boutique del gusto nella ristorazione fiorentina, la Trattoria BBQ, gestita a livello familiare da due fratelli Cristian e Simone Lalli, qui il sapore è un percorso poliedrico che si alimenta di tutti i nostri sensi, si dice che bendandosi gli occhi la nostra concentrazione aumenti, che la ricezione delle papille si acutizzi, la sensibilità alle sfumature si accentui... può darsi, ma noi crediamo che la “percezione estetica del gusto” sia un’esperienza completa, un viaggio attraverso un equilibrio tra creatività, sostanza e immagine.

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E i cinque sensi sono tutti perfettamente accordati, perché anche la vista gode di un armonia di colori, si cena all’aperto e all’angolo, posizionato tra Via della Chiesa e Via del Leone. occhieggia restaurata La Maestà' dipinta da Tommaso di Stefano detto Giottino (Secolo XIV), una di quelle immagini sacre che caratterizzano la maggior parte delle piccole vie del centro storico fiorentino e i loro angoli. Una forma di architettura religiosa che risale all’epoca romana ma, a Firenze, ha visto la sua espansione nel 1200, in chiave moderna si può dire che sia una vera e propria forma di street art!

Aperto a pranzo e a cena, è un dehors affacciato su una calma piazza storica della città, nel cuore di San Frediano, che introduce a due sale interne, gli specchi, le tendine ricamate ai vetri ricordano un salotto bene, per sentirsi immediatamente a casa, un continuo dialogo tra interno ed esterno grazie alle pareti vetrate completamente apribili. Qui i tavoli hanno candidi tovagliati bianchi, oppure vengono lasciati a nudo per mostrare le calde venature del legno.

Ricette di casa, segreti e tecniche tramandati, modi di cucinare visti tutti i giorni, semplicità, pochi tecnicismi e rifiuto delle sovrastrutture sono i mantra della trattoria che lavora con materie prime tipiche della cucina toscana, freschissime e di qualità....si parte dal “fiasco in tavola” e poi la bistecca alla fiorentina, la ribollita, il baccalà, le frittelle di riso, pici salsiccia e cavolo nero, la tartare di manzo, l’olio bono, il pollo al mattone, le tagliatelle fatte a mano con il lampredotto, la farinata di cavolo, i fagioli toscani al fiasco....... Ma in sala si vive un singolare racconto dove il “primo attore” di questo viaggio del gusto è sicuramente la bistecca, regale, calda, quasi sensuale nella sua prepotenza, appena posata sul vassoio, unica…… “la fiorentina”! Territorio e stagionalità sono le linee guida della Trattoria BBQ, mentre in ogni ricetta il sapore, i colori e le consistenze degli ingredienti sono sempre ben riconoscibili, esaltati da un approccio che punta alla semplicità.

Trattoria BBQ Firenze Piazza Torquato Tasso, 9/R San Frediano – 50124 Telefono 055/5120376

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STREGHE VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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Inquisizione spagnola secolo XVII

Nella documentazione sull'Inquisizione spagnola in Sardegna tra le persone condannate per stregoneria c’erano sette donne di Villacidro. A Villacidro le credenze e le pratiche di stregoneria erano molto diffuse tra il popolino, ma anche nella società medio borghese, che ufficialmente tacciava queste credenze come superstizioni da ignoranti, ma ufficiosamente costituivano uno dei pilastri della mentalità superstiziosa. Tra le sette donne condannate dall’inquisizione, tre di esse furono denunciate dai compaesani per aver, ucciso dei bambini con le loro "arti demoniache". Alcuni brani in castigliano della relazione dell’inquisizione su una di loro, recitano così: "Maria de Onis, settantenne, originaria del borgo arcivescovile di Villacidro . Fu denunciata come una strega che con le sue arti diaboliche aveva ucciso alcuni bambini e che se ne vantava creando scandalo e pettegolezzi in tutta quella città e regione. Sono stati interrogati diciassette testimoni, tutti resi noti nei tempi avvenire. Due di questi riferirono che, quando uno di loro era malato, la Maria de Onis andò a trovarlo e che prese una tazza e vi gettò dentro dell'acqua, un uovo e dei soldi, dicendo che quello era il calice; e dopo aver preparato un tale miscuglio gli disse che le sue malattie erano incantesimi. Un testimone disse che, essendo malato e con il sospetto che fosse rimasto vittima di una stregoneria, chiamò questo paese (Villacidro)la capitale della stregoneria. Lei sciolse il piombo in un calice con acqua santa, acqua di mare e Taray, lo gettò su tutto il corpo e gli disse di stare attento e così gli diede uno scudo.

Un'altra delle testimoni, moglie e vedova, dando ragione di sapere che Villacidro è il covo delle streghe,un giorno è andata a prendere in prestito alcune bisacce dal marito, (la strega)si è arrabbiata molto e li ha minacciati, facendole delle croci sulla fronte, dicendo che l'avrebbero pagata molto bene. E quattro giorni dopo trovarono un figlio che avevano, la testimone e suo marito, morti a letto senza aver avuto né sofferto alcun disturbo. E si sparse la voce che la beata Maria Onis lo aveva ucciso con la sua stregoneria ...”

Relazione alla Santa Sede sullo stato dell'Archidiocesi da parte dell'arcivescovo di Cagliari mons. FALLETTI (1744) "Conscias praterea reddo Eminentias Vestras quod, ad extirpandum in loco Villa Sidro meae Dioecesis abusum superstitionum et sortilegiorum praticari identidem consueverunt, praesertim ab aliquibus mulieribus infimae plebis artem sagarum lucri causa secreto profitentibus, proprium duxi meae pastoralis sollicitudinis curare erectionem Congregationis Sancti Philippi Nerii in dicto loco de Villa Sidro, quae Congregatio quamprimum, Deo dante, erigetur a nonnullis sacerdotibus secularibus huius civitatis saluti animarum deditis et ad predicandum, iuxta institutum dictae Congregationis idoneis, dictoque populo valde acceptis. Hinc spero eventurum, ut dictus abusus superstitionum (quem mei antecessores cum toto rigore iustitiae abolere non valuerunt, nec ego ipse)paulatim eradicetur per dictos sacros operarios et eorum socios..." TRADUZIONE: "Informo inoltre le Vostre Eminenze che, per estirpare nella località di Villacidro della mia diocesi l'abuso delle superstizioni e dei sortilegi che furono abitualmente praticati in

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continuazione, soprattutto da parte di donne degli strati più bassi della popolazione che esercitavano in segreto l'arte delle streghe a fine di lucro, ho ritenuto proprio della mia pastorale sollecitudine curare la fondazione della Congregazione di S. Filippo Neri nella suddetta località di Villacidro. Tale Congregazione verrà fondata quanto prima, con l'aiuto di Dio, da alcuni sacerdoti secolari di questa città dediti alla salute delle anime e alla predicazione, secondo le regole di questo istituto, e molto graditi al popolo. Da ciò spero che il predetto abuso delle superstizioni (che i miei predecessori non riuscirono a togliere, nonostante tutto il rigore della giustizia, e neppure io) venga a poco a poco sradicato dai detti operai (sacerdoti) e dai loro compagni...".

G. Spano in "Postille alla storia degli Ebrei in Sardegna", Tip. Arciv., 1864, pp. 507-508 descrive la situazione di Villacidro a metà del secolo XVIII

… “stante in questo villaggio ab antiquo è un ridotto di superstizioni solite praticarsi per lo più da donnicciuole ad istanza di malviventi, naturali e forestieri per procurar la morte o la sanità di altri o l’effettuazione di qualche matrimonio, o la vittoria di liti o l’invenzione di tesori e simili empietà, avanzando le dette donne che fanno la professione di streghe, dandosi al Diavolo per guadagnar danari, dal terzo o dal quarto, sino ad invocar talvolta espressamente per questo effetto i Demonj”.

G. Siotto Pintor nella "Storia civile dei popoli sardi dal 1798 al 1848", Forni, To, 1877, riporta: “Udii a dire... essere stata in Cagliari nel finire del secolo passato [1700] una strega la quale fu dall'inquisitore dannata a essere esposta in una delle piazze della città in abiti da scherno, la testa circondata da penne di struzzo e d'altri uccelli siffatti. Chiamavasi Maria Saju, nativa di Villacidro.”

V. Angius nel G. Casalis - V. Angius nel Dizionario geografico - Storico - Statistico Commerciale degli Stati di S. M. Re di Sardegna, nel 1842 ca, alla voce "Cidro", nel paragrafo “Carattere, pregiudizi e costumanze particolari" afferma: ... "E' ancora ne' più una forte persuasione della esistenza delle streghe, e credenza nella virtù delle loro arti malefiche. Quindi certe femminette sono rispettate con un vero timore; e mentre con questo errore e l'altro che siano i preti terribili nelle loro maledizioni, avviene che delle credute maliarde temansi assai più che di questi. A render pertanto vane le operazioni secrete delle cotali diavolesse, le madri timorose invocano contro quelle la protezione di S. Sisinnio, cui onorano quanto sanno, mentre il credono nemicissimo di quelle maligne, e tengono come una strega trasformata il serpente che il Santo è rappresentato conculcare.”

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Salvatore Manno nella monografia "Villacidro", 1893, scrive:

“Villacidro era assai rinomato per le sue streghe ed i suoi abitanti venivan segnati a dito, come fattucchieri di prim’ordine. Se vuolsi la fama non tradiva affatto l’indole di questi popolani. Difatti fuvvi un tempo in cui essi aveano ferma persuasione dell’esistenza delle streghe; o la credenza nella virtù delle loro arti malefiche era grandemente radicata nell’animo del popolino semplice ed ignorante. Certe femminette, abbronzate dal sole e bruttissime di volto, traevano gran profitto dalla superstiziosità dei loro conterranei, atteggiandosi a fattucchiere e vendendo filtri ed amuleti. Quelle magliarde, senza tripode e senza cuore, erano assai rispettate, anzi temute, e le loro insulse operazioni procuravano loro di che vivere a ufo.

Le madri ignoranti e paurose delle segrete operazioni delle streghe credevano che quelle potevan rapire i neonati, specie la notte susseguente al loro battesimo, per poi succhiarne il sangue come vampiri. Unico mezzo per scongiurare siffatto pericolo s’era quello di mettere sotto il letto un trepiè rovesciato! Una buona donnicciuola del mio vicinato mentre un dì discorrevasi di questo grossolano pregiudizio, affermava che il primo frutto del suo amore, pochi giorni dopo che fu battezzato, sel trovò una notte nello svegliarsi intirizzito e dissanguato dalla strega. Ebbi un bel sfiatarmi per farle intendere che la causa della morte della sua creatura era stata tutt’altra che quella. Essa avea più fede in ciò, che nei dieci comandamenti.

Perché i neonati venissero preservati dall’influenza delle magliarde, le matri invocavan la protezione di S. Sisinnio. Credevano esse che questi fosse nemico VIVA VINCENZO VIVA (fashion magazine)

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acerrimo di quelle e, a confermarle in ciò, contribuivano molto quelle immagini dozzinali, in cui questo santo è raffigurato nell’atto che calpesta una strega, dall’aspetto orrendo, per punirla del ratto d’un bambino che essa tiene ancora in braccio. DA Le streghe siamo noi di Barbara Ehrenreich: “Per secoli le donne sono state medici senza laurea, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale: apprendevano le loro conoscenze reciprocamente, trasmettendosi le loro esperienze da vicina a vicina, da madre a figlia. La gente del popolo le chiamava «le sagge», le autorità, streghe.” – Il paese di Villacidro, conosciuto anche come Sa bidda de is cogas, è diventato noto per il mistero e superstizione che lo circonda da tempi ormai remoti. L’origine della coga risale alle lamie dell’antica Grecia. Le lamie, considerate delle divoratrici di bambini, erano delle creature metà donna e metà bestia, che si aggiravano di notte per rapire chiunque gli capitasse a tiro, e succhiargli il sangue. La leggenda si origina da una delle solite scappatelle amorose di Zeus, con una bellissima fanciulla. Era, come al solito, lo venne a scoprire e per gelosia rese pazza la fanciulla, inducendola ad uccidere tutti i figli nati dal suo rapporto con Zeus. Fortunatamente esistevano dei rimedi per tenere lontane le cogas: si sprangavano porte e finestre, si sigillavano le serrature con della cera per impedire alla coga di entrare in casa sotto forma di mosca, si potevano mettere degli oggetti, ad esempio un treppiede, al contrario sotto il letto del neonato, in modo da distogliere la coga dal suo intento, oppure si posizionava una falce dentata o una scopa a testa in su vicino alla porta di ingresso. La tradizione vuole, infatti, che le cogas non

sapessero contare oltre il numero sette e che quindi sarebbero rimaste tutta la notte a contare le setole della scopa o i denti della falce, dimenticandosi il loro scopo. Il rimedio più potente ed efficace era però rappresentato da S. Sisinnio, il santo patrono di Villacidro che, nell’immaginario popolare, rappresentava la naturale forza in grado di opporsi ai malefici delle cogas. Non appena un neonato veniva al mondo, il padre doveva, infatti, posizionare alle porte e alle finestre un’immagine del santo, per impedire alle cogas di entrare in casa e rapire il bambino. Le storie raccontano, inoltre, di come Sisinnio abbia salvato i raccolti da invasioni di cavallette o liberato un bimbo dalle grinfie di una strega mutata in serpente. Il santo, al quale la tradizione attribuisce origini villacidresi, viene festeggiato la prima domenica di agosto in una chiesetta campestre, circondata da secolari alberi di ulivo, a lui dedicata. L’area, attrezzata con tavoli da picnic e barbecue in pietra, è l’ideale per raccontare vecchie storie e rivivere gli antichi miti della tradizione. Il Reliquiario in argento che contiene un frammento osseo di S. Sisinnio martire e una pergamena datata 1631. E' custodito nella chiesa di S. Barbara a Villacidro

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Villacidro, un paese misterioso La maledizione dei Padri Mercenari

Nel Campidano, ai piedi della vallata di Castangias sorge Villacidro, il "paese d'ombre" di Giuseppe Dessì, il paese delle antiche superstizioni e delle streghe che, secondo il letterato e antropologo Francesco Alziator, si fa ricordare come la Benevento sarda. Moltissime le storie relative ai rituali insoliti, radici di una sorta di inquietudine che aleggia sul paese e soprattutto nei boschi circostanti. Sul paese aleggia una maledizione di cui parleremo più avanti ma Villacidro ha l'appellativo di "paese degli impiccati" che suggella il mito maledetto di Villacidro. Alla base della leggenda, c’è la storia della cacciata dei Preti Mercedari da Villacidro: Esisteva un tempo in cui la presenza dei frati nel paese non era ben vista dal popolino con la sua tradizione secolare, rivolta a esaltare figure ben poco angeliche, come i demoni e le streghe. Era il 1858 quando, re Vittorio Emanuele II, decise di chiudere il convento del paese, sito nell'attuale piazza del Municipio, a cui era collegata la chiesa dell'Annunziata, per sostenere economicamente la guerra confiscando i beni ecclesiastici. Gli ultimi sei frati dell'ordine dei Mercedari furono costretti a trasferirsi alla sede centrale del monastero di Cagliari, congiunto alla chiesa di Nostra Signora di Bonaria (Nuestra Senora di Buenos Aires). Il momento più drammatico della storia è quello in cui i frati furono accompagnati fuori dal paese dai villacidresi.

La situazione mutò in peggio, poiché, gli oltraggi e le malignità urlategli contro, spinsero uno dei frati a slacciarsi il cingolo che stringe in vita la caratteristica tunica bianca e a scaraventarla contro la folla ingiuriosa, lanciandogli contro il seguente malaugurio:

"Chi si serbat po s'impicai" (che vi serva per impiccarvi).

La folla ammutolita alle parole del frate si ritrasse. L'eco del presagio delle future disgrazie echeggerà sempre per le strade del paese, abbarbicata come l’edera alla credenza popolare tramite la tradizione orale che tramanda i racconti popolari atavici. La peculiarità della vicenda narrata, sta nel fatto che Villacidro ha pianto un alto tasso dei suicidi avvenuti nel corso del tempo proprio secondo le modalità augurate dal frate, ossia attraverso l'impiccagione. E mentre se ne parla il ricordo drammatico della cacciata dei mercedari, viene e verrà ricordato per sempre come la "giornata della maledizione villacidrese". Rita Pinna

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