Itinerari di Solidarietà e Cultura Athanòr - Ocre
Quaderno 2009 Nove Canti di Luciano Pizziconi
Poesia
Edizioni Progetto Athanòr
Itinerari di Solidarietà e Cultura 2009 Associazione Culturale N.P. Progetto Athanòr Via Bellini, 2 - Monticchio - 67100 - L’Aquila (sito internet: http://www.lucianopizziconi.com)
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Sommario
Sacro e profano: «Canti» Sacro e profano (opera della pittrice I. Maria Rêgo). ...................................... pag. 3 Parte Prima: testo italiano
Incipit. ............................................................................................................................................ pag. 4 Prefazione dell’Autore (Sacro e profano)....................................................................... pag. 5 Nove Canti.................................................................................................................................... pag. 7 Nota biografica........................................................................................................................... pag. 16
Parte Seconda: testo portoghese
Incipit. ............................................................................................................................................ pag. 18 Prefazione dell’Autore (Sacro e profano)....................................................................... pag. 19 Nove Canti.................................................................................................................................... pag. 21 Nota biografica........................................................................................................................... pag. 30
Parte Terza: testo francese
Incipit. ............................................................................................................................................ pag. 32 Prefazione dell’Autore (Sacré et profane)...................................................................... pag. 33 Nove Canti.................................................................................................................................... pag. 35 Nota biografica........................................................................................................................... pag. 44
Parte Quarta: testo inglese
Incipit. ............................................................................................................................................ pag. 46 Prefazione dell’Autore (Sacred and profane)............................................................... pag. 47 Nove Canti.................................................................................................................................... pag. 49 Nota biografica........................................................................................................................... pag. 58
Parte Quinta: testo rumeno
Nota: il testo in rumeno è consultabile sul sito http://www.lucianopizziconi.com
Appendice
Brani da alcune lettere e recensioni: italiano / portoghese (AA.VV.)................. pag. 60
Ringraziamenti................................................................................................................... pag. 71 2
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«A Colei che nessuno vide come la ‘vedo’ io.» (L.P.)
Sacro e profano
(di Isabel Maria Rêgo) 3
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Incipit (25 e 26 novembre 2008 – inedito) Il mago non agisce per sé, perciò è «mago»... Dunque non tutto il Bene che vuole potrebbe fare... E tuttavia, nel suo cuore, non dimentica nulla, perché l’Amore è instancabile. *** Oh mio Principio, tutto è saldo nelle Tue mani... e così io non gioisco, né mi rattristo. Eppure, lascia ch’io possa vivere come il leone che difende l’agnello, o accordami di condividere la sua sorte.
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Sacro e profano (testo italiano)
*** Chi ha avuto occasione di leggere alcuni miei scritti, già conosce cosa penso in merito al concetto di «autentica relazione», e quali sono, invece, i modelli e i moventi che la falsificano. Dalla anamnesi risulta evidente che la criminalizzazione del ‘Femminile’ prima, e poi la sua apparente e strumentale “rivalutazione”, hanno originato una serie di categorie, e dunque di conseguenze, i cui effetti producono soltanto sconfitti. Ciò è comprensibile se si sottopongono i testi e i linguaggi che abbiamo ereditato a verifica, perché la loro pervicacia non tralascia epoca per ribadire l’antico assunto, né metodo per imporlo. Dalla Lilith (e dalla seconda Eva) del Genesi a Esiodo, da Eschilo ad Aristotele, dai padri della Chiesa ai nostri giorni, infatti, ogni rilevante atteggiamento “culturale” è segnato e sottostà alla “mediazione” di tali antefatti; per cui ‘Maschile’ e ‘Femminile’ – che possiamo, semplificando, identificare con l’Io ed il Tu –, anziché polarità complementari della co-scienza e dell’esperienza, vengono a doversi considerare opposti per essere controllati dal mediatore, cioè falsificando la relazione che l’ego intrattiene con tutto ciò che si pone a lui come alterità... e che perciò lo inclina a sostituire la ‘Coppia originaria’ dei termini dialoganti con la loro contraffazione, forse nella illusione di esorcizzare l’ignoto. Ma l’‘Alterità’ rappresenta l’incalcolabile, che per ciò stesso sfugge ad ogni controllo e definizione, vanificando le pretese di onnipotenza che le strutture di potere hanno avviato, e tuttavia privando la persona di quegli aspetti essenziali della sua umanità per cui, vivere, può essere un bene prezioso o un lascito che non ha alcun valore, giacché, quando non operino i termini contraffatti – padre Violenza e madre Paura –, giungono intollerabili i loro aborti: l’indifferenza e la solitudine. Dalla criminalizzazione del principio alla svalutazione di genere – del ‘principio’ e del ‘genere’ femminile, appunto –, il passo è consequenziale. E mentre l’adeguarsi della donna al “modello maschile” produce il tradimento della propria natura e quel tipico atteggiamento che il controllore si aspetta – il ripudio di sé e l’amore sacrificale –, sarà il “giudizio comune” a emarginare le eventuali eccezioni che dello stereotipo indotto minacciano l’integrità. Ma, altrettanto, l’uomo – in quanto doppiamente “garante” di quel modello e delle sue leggi inique –, soffrirà la scissione della propria identità e dunque la perdita di empatia, perché trasgredire o obbedire, a fronte di un vantaggio o di un potere apparenti, non leniscono la sua condizione di sudditanza, ma la rafforzano. Quindi, sia pure in diverso grado, entrambi i termini propagano quella infermità discorsiva, o incapacità di colloquio, che diciamo «mal-essere», perché alla relazione interrotta o falsificata 5
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non corrisponde più che uno stato alienato della parola e delle sue interazioni col mondo. In tale contesto inequivocabile si tende così a ribadire gli aspetti del “femminile” che l’ipocrisia visita nottetempo, sicché, tanto che sia mostrata o si mostri, la donna è sottintesa e intesa unicamente quale “ornamento del fallo”. Sesso come potere, o potere sul sesso... giacché il “maschile” non potrebbe rapportarsi altrimenti con ciò che non conosce e che nega. Perché la donna sia considerata, allora, in tutta la sua complessità e unicità, occorre più che una “conoscenza” posticcia o esteriore, e mi accorgo di come grande sia il torto e carente il rimedio allorché ci si addentra, rinunciando alla maschera, a visitarne il «mistero»... poiché il governo delle coscienze è tuttora affidato alle residue strutture di quelli che avviarono il pre-giudizio. Forse un tale disprezzo necessita alla riproduzione, mi dico; o forse garantisce il bruto dal sotterraneo timore che il “suo” femminile compaia. Ma, se interrogo l’“idealista” o il “romantico”, scavando appena quel poco, mi avvedo che, in ogni modo, o si tratta di una forma di spregio assai più sottile – perché il raggiro fa conto di una fragilità culturale –, o si tratta di autentica soggezione, e cioè d’impotenza, superata soltanto alleandosi alla ‘mater terribilis’ con “sentimenti elevati”. La verità è che i generi si vogliono avversi perché non siano, nella reciprocità e pienezza, partecipi della condizione edenica in cui sarebbero naturalmente posti. E questo, in effetti, costituirebbe la minaccia più grande per il modello imposto, perché soltanto un popolo di egualmente infelici può essere manipolato. Dunque so bene quanto sia doloroso «amare», e come sia improbabile operare la differenza tra l’abusato concetto e la comunione nel «verbo». E tuttavia so altrettanto che sarebbe impossibile «essere» senz’amore, benché dirne adeguatamente travalichi il potere della parola. Debbo pertanto ammettere, per l’onore, che questi “Canti” non sono più che una velata allusione, appena un fremito della «Vampa», assai più estesa e inclusiva quanto più si palesa lacerante e totalmente esclusiva. E finalmente apprendo che solo rinunciando ai moventi fittizi della contesa, che in noi stessi ci oppongono all’Altro/a, potremo veramente accogliere, perché sapremo ancora amarci nella nostra totalità. Così, se penso alla Donna che li ha ispirati, pur nella stupenda unicità che la rende indicibile, vedo che in tutto incarna l’incomparabile del suo genere e del suo principio, ignara e tuttavia compresa dell’ineffabile che evoca in me. Talché, erotismo e religiosità si fondono, in Lei (e credo in ogni donna che sa di essere amata), in uno stato di sospensione che, tra il riso e il pianto e il divino e l’umano, ne accentuano la malía, testimoniando che nessuna parola potrebbe fissare il sembiante del ‘Femminile’ e nessuna capacità razionale sopportare a lungo la grazia che ne accompagna l’epifania. Ottobre 2008 Luciano Pizziconi 6
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Canto I. «Evocatĭo» (26 ottobre 2008 – rielaborazione) ... Il tempo afferra le nostre vite e le miete... ma prima? Il silenzio non grondava già sulle nostre rivelazioni? (Corporazioni tardofemministe come le antiche fratrie di guerrieri: stupratori o virago non c’è differenza, c’è chi ferisce il corpo e chi la mente. Una variante del prete e della strega, si tratta di prevalere.) Forzati nella grande ‘Vendemmia’, inesorabile viene, ma dolce, la stagione che i grappoli son recisi dai tralci e che gli acini, il sole, mutano in vino. La mater assolve il suo compito, ci nutre e ci divora... ma noi, siamo mai nati? (Pensaci! ora l’una ora l’altro, l’«essere» che Tu cerchi è ciò che sei, maschio e femmina, insieme. Presta la voce, dunque, al «suo» linguaggio, e parlerai questo semplice idioma, che non è “maschio” né “femmina”, che non conosce abuso né oltraggio.) La densa penombra ora dissolvi, e che il risveglio T’allieti: occorre far pace con la morte prima che il gallo canti e di speranza ogni domani arresti la Tua trepida attesa, uva che del suo succo priva più non matura. Vivi, mia sposa.
Canto II. «Cum-passio» (24 ottobre 2008 – inedito) ... Non volevo amarLa e mi amò; non doveva amarmi e L’amai... Sapevo d’essere sincero eppure 7
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sapevo di mentire, e la ragione, ormai, non può giovare. «Dal primo momento che ti vidi», disse, «già seppi ch’eri tu, quell’uomo...» ed io, nel vederLa, ritrovai il mio ‘respiro’. Sono privo di Lei, la mia colomba, e Lei con me si duole dello stesso male. Così non chiederò ai miei versi di “comprendere” la passione, come fanno gli amanti che usano questo inganno. È la Passione, invece, il mio linguaggio, ed è parola che arde, mentre divampa e strugge consumando me con l’ostacolo, il tempo inerte che ci separa. O mio destino! trovi qui il tuo compimento, in questo amore definitivo. Ma anche se tutto è già stato detto il mio silenzio non potrà tacere: torna colomba al nido, distendi le ali.
Canto III. «Mutatio» (16 luglio 2008 – inedito) ... Del «bene» non sappiamo più nulla. Sicché, in questo tempo, le parole spaventano, ricusano di concepire non per qualche negativa “potenza” che residui in ciò che fu il «suo» contrario, ma per la terribile indeterminatezza d’una assoluta insignificanza, e della sfrenata frequenza degli infiniti abusi che le sopprimono nominando, poiché nominando le abusano. E allora taci, se la separazione della “cosa” dal ‘segno’ 8
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è secessione dell’uomo dalla sua umanità. Dunque non voglio dire amore, ma amando senza profanazione dare «volto» all’informe e «parola» alle sue mutazioni.
Canto IV. «Nova Luna» (23 ottobre 2008 – rielaborazione) ... Sorgi o diletta, svelati, e accogli me nello spirito che ci lega – innocenti – di corde sottili come nasse intrecciate, vinciglio a vinciglio, con dita solerti, lunare e solare, di verbena e di spighe, corona d’alloro e cercine di spine. Alba da notte il tramite(•), maledetto l’intruso che si pone tra l’agito e l’agente, tra l’amante e il suo amore. Ora del cielo e della terra i lembi io vedo diversamente disposti; ora, equidistante agli estremi, sarò il vecchio re e adolescente scudiero. Così Ti scrisse un poeta guerriero la sua strofa occitana, o un cantare di scaldi: «Tu che sei l’Una e Tre, Tu che sei Nove e l’Una, schiudi per me il giardino, offrimi il melograno, e non avrò più nostalgia di ieri o di domani». Dissetami, così come quando l’aurora stessa si condensa e versa, foglia da foglia in gocce di silenziosa alchimia... Accoglimi, signora, nei padiglioni lucenti, sulle rive di Avalon: 9
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eri Colei che dovevo servire, sarò il Tuo paredro e Tu il mio destino.
(•)
La luna, l’amata.
Canto V. «Vigilĭa» (25 ottobre 2008 – rielaborazione) ... Ecco il temuto momento, ecco la sosta in cui non potrò riconoscermi nell’azione e neppure – ricusando ogni merito dell’agire – nell’apparenza che mi riveste. Resto solo nelle mie ossa, e sarà lunga veglia. Piego le mie ginocchia e prego verso il Tuo numinoso sembiante, e sulla nuda terra mi prosterno e confesso all’immagine che Ti riflette, mia Luna, mia abscondĭta amata. Fui soldato, alchimista, poeta itinerante e mago, fui filosofo e taumaturgo... ma tutto ciò che seppi lo appresi dalle ‘Madri’, e tutto ciò che sono è di ‘Stirpe lunare’. Io Ti domando un segno per congiungermi a Te. Gème la porta, ruotando sul cardine, sigillando il passaggio... Ma quel che sta di qua della soglia non s’addorme e urlerà di dolore... fino a che la sua eco, tra le oscure giogaie, sorprendendo la Tua mente nel sonno troverà un’altra via. Con la ferula capovolgo gli altari, e rimesto tra le pietre roventi, e disperdo la successione dei riti. E sotto una caligine oscura, tra le ceneri degli inutili giorni, ricompongo l’acronia della memoria, l’innocenza amorale dell’amore. Se la notte è il Tuo tempio, 10
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lascia ch’io dica a Te le cose che di Te più non sai... che nel telaio, ognuno, tesse illusioni. Solo piantar l’«amore» in mezzo al nulla, solo questo è reale. A ciò non tardare: vieni da me, signora, vieni mia sposa.
Canto VI. «Conjunctĭo» (18 luglio 2008 – inedito) ... Nel suo lungo percorso, la congiunzione è il «conoscere» che allude la nudità originaria, il primo tratteggiarsi di un ‘Tu’ nello specchio medesimo del suo affrancarsi dai limiti che, per esserci l’‘Io’, debbon essere posti e debbono essere tolti in continua alternanza, perché insieme, «Tu ed Io», siamo perdita e dono, smarrimento e conforto, dualità e relazione, unità e comunione. È il «linguaggio» che precede i linguaggi, ed è il traboccare anteriore alla coniugazione del verbo che dice l’«essere», così che l’abbandono apre varchi allo Spirito riabilitando la carne, perché, se incontro c’è stato, questa ha cercato e l’Altro si è lasciato trovare.
Canto VII. «Plena Luna» (20 ottobre 2008 – inedito) ... Regale è il Suo passo, che di ridenti fiammelle accende il cielo, e di leggiadra impronta. Sicché, nell’incedere, mille riverberi per l’amoroso sguardo s’aspergono, e danzano nell’attonita notte. 11
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Così è la mia Luna, che di cangianti e luminose vesti adorna i Suoi fianchi, e con grazia impudica schiude a me le ginocchia. Ah! dissetarmi ancora all’odorosa siepe del Suo giardino, e di rugiada rivi sulla mia bocca assaporare ogni goccia. Esule fui, e pellegrino... senza domani, né eredità, né patria. Ora son là e respiro ove l’amata giace sognando il mio abbraccio, mentre turgido il seno si porge e la schiena s’inarca, mentre tende la morbida mano e m’attira verso i sciolti capelli, e la nivea Sua fronte incorona di un diadema di stelle.
Canto VIII. «Contemplatio» (22 ottobre 2008 – rielaborazione) ... Tu che mi chiami «Sole», Tuo arcangelo e re, Tuo profeta e Tuo dio; Tu che mi dici «il mio bellissimo uomo»... ebbene, senza di Te la vita sarebbe desolazione, perché, se un ‘tempo vero’ esiste, io esisto in relazione a Te, bambina. Uscire da un tedioso incespicar nell’ombre, che la natura apprende senza danno, se ascolti, a superar le brume della morte, e, liberando la vittima dal clamore del mondo, fuori Ti condurrà del labirinto a danzare, quale esile gru dalle piume di luce. 12
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E l’attesa corrente ci penetra la pelle, rivoltando le zolle, disponendo la carne. Aureo stillare. Ora (o mai più), che siamo senza corde, quali onniscienti estremità, le membra, dall’accidioso esilio si tendono alla radice immortale, che nulla mai sarà nell’intelletto se prima non viva questo intero abbandono, che i saggi han chiamato identità, nella Follia, ovvero una mancanza di “ragione” che apre varchi all’«intendere». Né sarà “trasgredire”... che la Natura è sapiente e la Sapienza è morale: il trasgressore è un ribelle, chi è consapevole ama. Mai più, per concorde stupore, riaccoglieremo il “senso” che ci vuole “assennati”... se non quando saremo noi nella «memoria», una nuova promessa entro il prossimo seme, e, «amare», quella chiomata eccedenza del pensiero che c’insegnò a volare.
Canto IX. «Lunaris Genus» (21 ottobre 2008 – rielaborazione) (Sarai come ossidiana, ed io la Tua pianta: distillami tra le mani...) ... E noi eravamo stati già così, dapprincipio, la prima volta che Ti vidi: «energia» senza segno, né margine o misura. Eliso dalle mie fibre, oggi sarò per Te come il re ‘Sòma’(•), il succo che fa limpida la mente filtrando nel mio cuore la Tua mente. Madre del padre Tuo e sorella allo sposo, 13
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uno sarà il conoscere tra noi, uno solo l’impulso. (Una Fanciulla, nel tepore del sonno, sommessamente discorre...) ... E Tu venisti a me come allora, inviata di ‘Urvasi’(••), seduttiva e avvenente, in voluttuoso disordine... Poi la nube del telaio m’avvolse, perché giacessi nella Tua scansione, perché tornasse a me Colei che fa spargere il seme, una goccia ancora, per Te, della mia medicina. Perciò Ti prego, amica, fa che non sia una fuga dalla morte questa notte di nozze. (L’aureo volo a spirale, nel suo moto danzante, irrora di miele le arnie del firmamento...) ... E navigai lo stupore degli occhi, increspato sull’incedere ondoso e alto, dei fianchi, quali appiglio sul ventre rotondo, quali approdo per lo spumeggiare del grembo, scifo odoroso di mandorle dolci... Hai Tu appreso ad ascoltare il tumulto, lo scangèo che Ti opprime nel petto, la marèa che Ti flette la voce, che Ti fa vacillare le tempie? Quanto a me, declinando nel Tuo vivere il mio, io soltanto dicevo ai miei polsi di battere, solo io consentivo al Tuo tempo di compiersi: perché Tu vieni a rammentarmi l’Altra, Colei che a me Ti manda a numerarmi le ore. (Come perle, i Suoi denti, mi fratturano il fiato, sulla bocca di henné...) ... Ora mi affido a Te, sorella e sposa, 14
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perché sulle Tue labbra il morso non mi duole, il tarlo più antico si confessa e tutto il desiderio si consola. Ti seguii dall’Origine’, là dove Tu pascevi nella bruma, incorrotta delizia, cerva di terre ombrose, astuzia del paradiso. E appresi il «dono» che sa di donarsi... non l’inquietudine incerta, quella “ragione” oscura che risale il ventre e che piacque sovente di chiamar “passione”. (Tenero il grembo, e ardito, che la corsa distende al timone del carro...) ... Dai divergenti seni i capezzoli offri alle labbra, abbrunite fontane; lieve la gola sfioro e la testa reclini. Ti ‘sento’. Urge dal Tuo madore un brivido e i miei sensi s’accordano; schiusa premendo fremi e le ginocchia si flettono. Ti ‘vedo’. Gème un lampo nell’iride, singhiozzo e varco, e con lacrime quiete, Tu, colomba smarrita, a dolce morte oramai T’abbandoni, fragrante e paga, offrendo alla mia foga primizie, il Tuo giglio di sangue. Bevo alla bocca e bevi il mio stesso respiro, langue la notte intorno e nessun male ci tocca. Altri imenei son questi, che a nuove nozze ci chiamano, e per sentieri impervi di vita in vita ci legano, finché il voto s’involi in una sola eternità di canti. Pianta che potenzia le visioni e il pensiero e che, pertanto, nella tradizione vedica rappresenta la bevanda sacra, la vittima sacrificale/re e la «Parola» dell’assoluto. (••) Una delle Ninfe celesti (Apsara) della tradizione vedica, incarnazione della voluttà e della conoscenza. (•)
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Nota biografica sull’Autore Di formazione tecnica, ma umanista per vocazione, Luciano Pizziconi è nato a Roma nel 1948. Saggista, critico, poeta, filosofo, è anche noto per il suo impegno in favore della solidarietà, per il mecenatismo culturale e l’opera di educatore. Dal 1998 ad oggi, in dieci volumi e diverse edizioni, ha pubblicato un testo per il teatro, quindici raccolte di versi e una di saggi (Socrate, in cinque lingue; Atti Alchemici; Centomaschere; Dedicato a Ocre e Alla Terra; Poesie della cruna; I legami dell’anima, in due lingue; Memoria e Terre, in ventuno lingue; Scritti sull’etica dei linguaggi, in due lingue, e il 1° volume dell’Opera Omnia, La parola per il suo verso, in 42 lingue), oltre decine di conferenze, discorsi e critiche. Definito ‘bonus vir’, ‘poeta della pace’, ‘maestro’ e quant’altro, per la costante ricerca di un equilibrio tra parola ed essere, relazione e valore, nel 2001 ha ufficializzato il suo programma nel Progetto Athanòr (di cui è fondatore e attuale presidente), avviando un discorso complessivo soprattutto in difesa di quanti egli chiama Esclusi, e organizzando mostre, convegni e concerti per sensibilizzare l’opinione pubblica in favore dei disabili mentali e Down, malati oncologici, Guinea Bissau, bambini del Terzo Mondo, lebbrosi, Guarani dell’Amazzonia, dei detenuti, dei diritti per gli immigrati e per Telethon... Per tali motivi, il Progetto Athanòr ha sostenuto numerose Associazioni, quali il Pro.do.c.s. (Volontariato internazionale, membro D.P.I. ONU). L.P. ha istituito premi per la letteratura, le arti figurative e la musica, per la saggistica e le professioni e, a titolo personale, un premio per la Cultura della solidarietà e una Borsa di Studio per la critica letteraria, assegnando oltre duecento riconoscimenti. In qualità di relatore è stato invitato a Congressi Internazionali ed ha tenuto numerosi seminari nell’ottica dei suoi interessi culturali ed umanitari. Benemerito e membro onorario di accademie ed associazioni, collabora saltuariamente con alcuni periodici indipendenti di arte e cultura. Notizie circa le sue attività sono apparse su molti quotidiani ed emittenti televisive nazionali ed estere. Oltre ai numerosi articoli e saggi di professori e studenti universitari, si sono espressi su di lui critici, giornalisti, scrittori e gente comune. Poco incline a proporsi, L.P. ha tuttavia ricevuto riconoscimenti, in diverse Regioni, per la Pace, la Filosofia e la Cultura; per la Solidarietà, l’Associazione, la Saggistica e l’Etica dei linguaggi; per la Poesia edita, inedita e alla Carriera... alcuni dei quali sotto l’alto Patrocinio del Presidente della Repubblica (Campidoglio, Santa Maria degli Angeli, Caffè Greco, Ritz, Castello dell’Aquila, Palazzo Barberini, Monastero di Santo Spirito d’Ocre, Centro Documentazione Giornalistico, Sala G. Cesare...). Nel 2004 gli è stato conferito il titolo onorifico di Professore emerito dalla ULE di Francavilla al Mare e, nel 2008, dalla ULE di Guardiagrele, realizzando il gemellaggio culturale con quelle città, ed è stato proclamato ‘Poeta dell’anno’ da apposita Commissione, dopo aver ricevuto il “Premio Internazionale Raoul Follereau” e il “Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri” per i contenuti del suo messaggio e il personale impegno in campo culturale ed umanitario. Direttore di un periodico a diffusione europea, nonché Presidente e Rettore per l’Abruzzo di alcune accademie con sede a Roma, si è dimesso dopo breve tempo a causa delle 16
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valutazioni, troppo “ambientali”, di quei soggetti, se riferite alla corretta funzione che la cultura dovrebbe avere. È, inoltre, membro Honoris Causa dell’AICL, “Associazione Internazionale dei Critici Letterari” con sede a Parigi. Promotore instancabile, dopo una serie di convegni a Villa Athanòr, L.P. ha tenuto conferenze in molte località dell’Abruzzo (quali Chieti, Auditorium Cianfarani; L’Aquila, Auditorium Carloni, Università degli Studi, Sala Bernardiniana e Palazzetto dei Nobili; Vasto, Biblioteca; Francavilla, Sala Consiliare, Palazzo dei Congressi e Museo Michetti...). È Presidente On. del Premio Letterario intitolato a Don L. Di Liegro, Presidente On. dell’Università G. Paolo II e Membro della Societé des Poètes Français. Nel 2005/06, per il quarantennale della sua attività letteraria, ha portato in numerose città italiane (L’Aquila, Sala Celestiniana di Collemaggio; Pescara, Museo Vittoria Colonna; Roma, Sala Innocenzo XII, a palazzo Pignatelli; Verona, Società Letteraria; Tocco Casauria, Sala Consiliare, etc...) il recital I legami dell’anima, a sostegno delle vittime dello Tsunami, che si è concluso, ancora a Roma, presso l’Osservatorio Parlamentare, a Palazzo Serlupi-Crescenzi. Replicando l’impegno nel 2006/07 con Memoria e Terre – che lo ha condotto in U.S.A. in favore delle vittime del Katrina –, le città di Vestal e Binghamton, gemellate con l’Athanòr, hanno conferito al poeta la “Cittadinanza Onoraria”; la prima altresì decretando ‘Pizziconi day’ il 12 Ottobre, la seconda offrendogli le chiavi della Città. Tra gli altri onori, il Senato americano gli ha concesso l’“Excelsior Award” e la “Cittadinanza Onoraria” dello Stato di New York, mentre l’Assemblea Legislativa dello Stato gli ha conferito un ulteriore alto riconoscimento quale “Acclamato Autore ed Educatore”. Analogamente la Facoltà di Lingue e Letterature Romanze della Binghamton University, che già gli aveva assegnato il “Diploma di Merito d’Onore”. Nel 2008, La parola per il suo verso è stata presentata a L’Aquila, Cattedra Bernardiniana; Roma, Teatro della Visitazione, Palazzo Santa Croce, Museo S.S. Apostoli e V Municipio; Enna, Palazzo Arcivescovile; Romania, radio Timişoara... mentre la Società Dante Alighieri ha presentato il volume all’Università di Pittsburgh. Inoltre, L.P. ha ricevuto i personali apprezzamenti delle più eminenti personalità della cultura e delle istituzioni internazionali, quali numerosi Capi di Stato nonché Accademici di alcuni prestigiosi Atenei. Le sue opere sono interamente destinate alla solidarietà, e si possono consultare presso Biblioteche, Centri Culturali e Università (in Italia e all’estero), in alcune delle quali oggetto di studio. La rivista ‘99 di abruzzesistica e dialettologia lo ha posto tra i testimoni del nostro tempo, e ha ricevuto personali benedizioni apostoliche sia dall’attuale Pontefice che dal precedente. Nel 2007 L.P. e stato proclamato ‘Personaggio dell’anno’ nella città di L’Aquila, ricevendo al teatro San Filippo un ulteriore “Riconoscimento alla Carriera” per la poesia, e gli è stata conferita la Laurea H.C. in Lettere e Filosofia dalla Accademia Internazionale “Città di Roma”, di cui in seguito è stato Rettore per brevissimo tempo. Per le sue iniziative culturali ed umanitarie, il Progetto Athanòr ha ottenuto la medaglia della Presidenza della Repubblica. Nell’ottobre 2008, la Commissione Internazionale dell’Accademia Mondiale dei Poeti, all’unanimità, ha proclamato L.P. “Poet of the Millennium”. L.P. vive e lavora ad Ocre. 17
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Incipit (25 e 26 novembro 2008 – inédito) O mago não age para si, por isso é «mago»... Portanto nem todo o Bem que deseja poderia fazer... Todavia, no seu coração, não se esquece de nada, porque o Amor é incansável. *** Oh meu Princípio, tudo é forte nas Tuas mãos... e assim eu não exulto, nem me entristeço. Mas mesmo assim, deixa que eu possa viver como o leão que defende o borrego, ou da-me a possibilidade de partilhar o seu destino.
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Sacro e profano (testo portoghese: traduzione di Lorena Di Francesco e I. Maria Rêgo)
*** Quem teve a ocasião de ler alguns dos meus escritos, já sabe o que eu penso acerca do conceito de «autêntica relação» e quais são, ao contrário, os modelos e as causas que a falsificam. Desde os primórdios constata-se que a criminalização do ‘Feminino’ primeiro, e a sua aparente e instrumental “revalorização” depois, originaram uma série de categorias cujos efeitos produziram e produzem apenas vencidos. Isto percebe-se, submetendo os textos e as linguagens que herdamos à verificação, porque a sua obstinação não deixa tempo para confirmar este tema antigo, nem método para o impor. Desde Lilith (e desde a segunda Eva), desde Génese a Esíodo, desde Ésquilo a Aristóteles, desde os Padres da Igreja aos nossos dias, de facto, cada atitude “cultural” relevante é marcada e submetida à “mediação” de tais fenómenos; por esta razão ‘Masculino’ e ‘Feminino’ – que, simplificando, podemos identificar como o Eu e o Tu –, em vez de polaridades complementares da con-sciência e da experiência, devem ser considerados opostos, por serem controlados pelo mediador, isto é, falsificando a relação que o ego tem, com tudo aquilo que se lhe coloca como diversidade... e, por isso, o leva a substituir o ‘Casal originário’ dos termos dialogantes com a sua contrafacção, talvez na ilusão de exorcizar o desconhecido. Mas a ‘Diversidade’ representa o incalculável, que por isso mesmo foge a cada controlo e definição, enganando as pretensões de omnipotência a que as estruturas de poder deram início, privando a pessoa daqueles aspectos essenciais da sua humanidade para os quais, viver, pode ser um bem precioso ou um legado sem nenhum valor, já que, quando não operam sobre os termos adulterados – pai violência e mãe medo –, não toleram as suas monstruosidades: a indiferença e a solidão. Desde a criminalização do princípio, até à desvalorização do género – do ‘princípio’ e do ‘género’ feminino –, o passo é consequencial. E enquanto a adaptação da mulher ao “modelo masculino” produz a traição da própria natureza e aquele comportamento típico que o controlador espera – o próprio repúdio e o amor sacrificado –, será a “opinião comum” que marginalizará as eventuais excepções que ameaçam a integridade do estereótipo induzido. Mas ao mesmo tempo, o homem – sendo duplamente “garante” daquele modelo e das suas leis iníquas –, sofrerá a separação da própria identidade e, por isso, a perca de empatia, porque transgredir ou obedecer, perante uma vantagem ou um poder aparente, não diminui a sua condição de subserviência, mas reforçam-na. Portanto, ainda que em diferentes graus, os dois termos propagam aquela enfermidade discursiva, ou incapacidade de colóquio, que definimos como «mal-ser», porque à 19
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relação, interrompida ou falsificada, não corresponde mais do que um estado alienado da palavra e das suas interacções com o mundo. Neste contexto inequívoco tende-se a confirmar os aspectos do “feminino” que a hipocrisia visita durante a noite, desde que se demonstre que a mulher deve ser entendida unicamente como “ornamento do falo”. Sexo como poder, ou poder sobre o sexo... visto que o “masculino” não se poderia comparar com aquilo que não conhece e rejeita. Para que a mulher seja considerada, então, em toda a sua complexidade e unicidade, é necessário mais do que um “conhecimento” fingido ou exterior, e imagino como deve ser grande a culpa e o remédio escasso quando se infiltram, renunciar à máscara e visitar o seu “mistério”... porque o governo das consciências ainda está entregue às estruturas residuais dos que deram início ao pre-juízo. Talvez um tal desprezo precise de reprodução, penso eu; ou talvez garanta o receio profundo de que o “seu” feminino se revele. Mas se interrogo o “idealista” ou o “romântico”, investigando só aquele bocado, reparo que ou se trata de uma forma de desprezo mais subtil – porque a vigarice precisa duma fragilidade cultural –, ou de uma sujeição autêntica, isto é, de uma impotência superada aliando-se à ‘mater terribilis’ com “sentimentos elevados”. A verdade é que os géneros querem-se adversos para não serem, na reciprocidade e na plenitude, intervenientes da condição edénica na qual seriam naturalmente colocados. E isto sim, constituiria realmente a maior ameaça para o modelo imposto, porque só um povo totalmente infeliz pode ser manipulado. Portanto, sei bem quanto seja doloroso «amar», e como seja improvável operar a diferença entre o conceito abusado e a comunhão no «verbo». E todavia, sei também que seria impossível «ser» sem amor, ainda que falar sobre isto, de forma adequada, supere o poder da palavra. Tenho portanto de admitir, pela honra, que estes “Cantos” não são mais do que uma velada alusão, apenas um frémito da «Chama», muito mais ampla e inclusiva do que aquilo que demonstra ser, lacerante e totalmente exclusiva. E finalmente aprendo que, só renunciando a falsas motivações da discórdia, que em nós próprios nos opõem ao Outro/a, poderemos realmente acolher, porque saberemos amarmo-nos na totalidade. Assim, se pensar na Mulher que os inspirou, ainda que na sua fantástica unicidade que a torna indescritível, vejo que em tudo encarna o incomparável do seu género e do seu princípio, incluindo o encanto que evoca em mim, e todavia sem se dar conta. Tal erotismo e religiosidade, nela se fundem (e creio que em cada mulher quel sabe sentir-se amada), num estado de suspensão que, entre o riso e o choro, o divino e o humano, acentuam o seu feitiço, sendo testemunha de que nenhuma palavra poderia fixar o aspecto do ‘Feminino’ e nenhuma capacidade racional aguentar, durante muito tempo, a graça que acompanha a sua epifania. Ottobre 2008 Luciano Pizziconi 20
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Canto I «Evocatĭo» (26 de Outubro 2008 – reelaboração) ... O tempo agarra as nossas vidas e ceifa-as... e antes? O silêncio não rondava já nas nossas revelações? (Corporações tardo-feministas como antigas irmandades de guerreiros: violadores ou viragos, não há diferença, há quem fira o corpo e quem fira a mente. Uma variante de padre e da bruxa, é uma questão de prevalecer.) Empurrados para a grande ‘Vindima’, inexorável chega, mas delicada, a estação em que os cachos são arrancados das cepas e os bagos, o sol, transformam em vinho. A mater cumpre o seu dever, alimenta-nos e devora-nos... e nós, será que nunca nascemos? (Pensa! ora uma ora outro, o «ser» que Tu procuras é aquilo que és, macho e fêmea, em simultâneo. Empresta, então, a voz à sua «linguagem», e falarás este simples idioma, que não é nem “macho” nem “fêmea”, que não conhece abuso nem ultraje.) A densa penumbra agora dissolves, e que o despertar Te alegre: há que fazer as pazes com a morte antes que o galo cante e de esperança cada amanhã sustenha a Tua espera ansiosa, uva privada do seu sumo não mais amadurece. Vive, minha esposa.
Canto II «Cum-passio» (24 de Outubro 2008 – inédito) ... Não queria amá-La e amou-me; não devia amar-me e amei-A... Sabia que era sincero contudo 21
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sabia que estava a mentir, e a razão, agora, não me ajuda. «Desde o primeiro momento que te vi», disse, «soube logo que eras tu, aquele homem...» e eu, ao vê-La, reencontrei o meu ‘respiro’. Estou sem Ela, a minha pomba, e Ela, comigo, lamenta a mesma dor. Assim não pedirei aos meus versos para “compreenderem” a paixão, como fazem os amantes que utilizam este engano. Pelo contrário, é a Paixão a minha linguagem, e é palavra que arde, enquanto germina consumindo-me com o obstáculo, o tempo inerte que nos separa. Ó meu destino! encontra aqui a tua realização, neste amor definitivo. Mas ainda que tudo tenha sido dito, o meu silêncio não poderá calar-se: volta pomba ao ninho, abre as asas.
Canto III «Mutatio» (16 de Julho 2008 – inédito) ... Do «bem» não sabemos mais nada. Por isso, neste tempo, as palavras assustam, recusam-se a conceber não por alguma negativa “potência” que ficou naquilo que foi o «seu» contrário, mas pela terrível indefinição duma absoluta insignificância, e da desenfreada frequência dos infinitos abusos que as suprimiam nomeando, porque nomeando as abusam. E agora, cala-te, se a separação do “objecto” do ‘signo’ 22
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é a cessação do homem da sua humanidade. Por isso não quero dizer amor, mas amando sem profanação, dar «rosto» ao informe e «palavra» às suas mutações.
Canto IV. «Nova Luna» (23 de Outubro 2008 – reelaboração) ... Surge, ò eleita, revela-Te, e acolhe-me no espírito que nos liga – inocentes – com cordas subtis como cestos entrelaçados, vime a vime, por dedos zelosos, lunar e solar, de verbena e de espigas, coroa de louro e grinalda de espinhos. Do dealbar da noite intermediária(•), maldito intruso que se põe entre o agido e o agente, entre o amante e o seu amor. Agora do céu e da terra as margens eu vejo diversamente dispostas; agora, equidistantes das extremidades, serei o velho rei e adolescente escudeiro. Assim escreveu-Te um poeta guerreiro a sua estrofe occitana, ou um cantar de escaldos: «Tu que és Uma e Três, Tu que és Nove e Uma, entreabre para mim o jardim, oferece-me a romã, e não terei mais saudade de ontem ou de amanhã». Mata-me a sede, assim como quando a própria aurora se condensa e derrama, folha a folha as gotas de silenciosa alquimia... Acolhe-me, senhora, nas tendas brilhantes, nas margens de Avalon: 23
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eras Aquela que eu devia servir, serei o Teu defensor e vítima e Tu o meu destino.
(•)
A Lua, a amada.
Canto V. «Vigilĭa» (25 de Outubro 2008 – reelaboração) ... Eis o terrível momento, eis a pausa em que não poderei reconhecer-me na acção e nem – recusando cada mérito de agir – na aparência que me reveste. Fico sozinho nos meus ossos, e será longa a vigília. Dobro os meus joelhos e rezo ao Teu misterioso semblante, e sobre a terra nua prostrado confesso-me à imagem que Te reflecte, minha Lua, minha oculta amada. Fui soldado, alquimista, poeta itinerante e mago, fui filósofo e taumaturgo... mas tudo aquilo que soube aprendi-o das ‘Mães’, e tudo aquilo que sou é de ‘Estirpe lunar’. Eu peço-Te um sinal para me juntar a Ti. Geme a porta, rodando na dobradiça, fechando a passagem... Mas aquele que está atrás do limiar não adormece e gritará de dor... até que o seu eco, entre os tenebrosos penhascos, surpreendendo a Tua mente no sono encontrará um outro caminho. Com austeridade derrubo os altares, e remexo entre as pedras ardentes, e disperso a sequência dos rituais. E sob uma névoa obscura, entre as cinzas dos dias inúteis, reconstruo a acronia da memória , a inocência amoral do amor. Se a noite é o Teu templo, 24
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deixa que eu Te diga as coisas que de Ti já não sabes... que no tear, cada um, tece ilusões. Só plantar o «amor» no meio do nada, só isto é real. Por isso não tardes: vem a mim, senhora, vem minha esposa.
Canto VI. «Conjunctĭo» (18 de Julho 2008 – inédito) ... No seu longo percurso, a conjunção é o «conhecer» que alude à nudez originária, o primeiro tracejar de um ‘Tu’ reflectido no espelho mesmo do seu libertar-se dos limites que, para existir o ‘Eu’, devem ser postos e tirados em continua alternância, porque juntos, «Tu e Eu», somos perda e dom, perturbação e conforto, dualidade e relação, unidade e comunhão. É a «linguagem» que precede as linguagens, e é o transbordar anterior à conjugação do verbo que diz o «ser», assim como o abandono abre passagem ao Espírito reabilitando a carne, porque, se encontro houve, esta procurou e o Outro deixou-se encontrar.
Canto VII. «Plena Luna» (20 de Outubro 2008 – inédito) ... Real é o Seu passo, que com luzinhas cintilantes ilumina o céu, e com gracioso cunho. Por isso, no andar majestoso e leve, mill reflexos do Seu amoroso olhar salpicam, e dançam na atónita noite. 25
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Assim é a minha Lua, que com mutáveis e luminosos vestidos ornamenta as Suas ancas, e com graça impúdica abre para mim os joelhos. Ah! matar-me a sede na ainda na perfumada sebe do Seu jardim, e que do orvalho da noite, a minha boca, possa saborear cada gota. Fui exilado, e peregrino... sem amanhã, nem herança, nem pátria. Agora estou lá e respiro onde a amada jaz sonhando o meu abraço, enquanto o seio túrgido se oferece e as costas se arqueiam, estendendo a mão macia e me atrai para os cabelos soltos, e a Sua pálida testa coroa de um diadema de estrelas.
Canto VIII. «Contemplatio» (22 de Outubro – reelaboração) ... Tu que me chamas «Sol», Teu arcanjo e rei, Teu profeta e Teu deus; Tu que me dizes «o meu belíssimo homem»... então, sem ti, a vida seria desolação, porque, se um ‘tempo verdadeiro’ existe, eu existo em relação a Ti, menina. Sair de um tedioso tropeçar nas sombras, que a natureza apreende sem dano, se escutas, a superar as brumas da morte, e libertando a vítima do clamor do mundo, fora Te levará do labirinto a dançar, qual garça delicada de plumas luzentes. 26
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E a energia vital penetra-nos a pele, revolvendo a terra, possuindo a carne. Áureo destilar. Agora (ou nunca mais), que estamos sem amarras, e os membros, quais omniscientes extremidades, desde o indolente exílio se distendem à raiz imortal, que nada mais estará no intelecto se antes não viver este inteiro abandono, a que os sábios chamam de identidade, na Folia, ou na falta de “razão” que abre caminhos ao «entendimento». Também não será “transgredir”... porque a Natureza é sábia e a Sabedoria é moral: o transgressor é um rebelde, quem é consciente ama. Nunca mais, com estupefacta concordância, acolheremos o “sentido” que nos quer “sensatos”... se não quando tivermos nós na «memória», uma nova promessa no seio da próxima geração, e, «amar», aquele abundante excesso do pensamento que nos ensinou a voar.
Canto IX. «Lunaris Genus» (21 de Outubro 2008 – reelaboração) (Serás como ossidiana, e eu a Tua planta: destila-me entre as mãos...) ... E nós já tínhamos estado assim, no princípio, a primeira vez que Te vi: «energia» sem sinal, sem margem ou medida. Desligado das minhas fibras, hoje vou ser para Ti como o rei ‘Soma’(•), o sumo que torna límpida a mente filtrando no meu coração a Tua mente. Mãe do Teu pai e irmã para o esposo, 27
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um será o conhecimento entre nós, um só o impulso. (Uma Menina, no torpor do sono, calmamente conversa...) ... E Tu vieste a mim como agora, enviada por ‘Urvasi’(••), cativante e atraente, em voluptuosa desordem... Então a nuvem do tear envolveu-me, para que descansasse no Teu rasto, para que voltasse a mim Aquela que faz espalhar a semente, uma gota ainda, para Ti, do meu medicamento. Por isto Te peço, amiga, faz com que não seja uma fuga da morte esta noite de núpcias. (O áureo voo em espiral, no seu modo dançante, inunda de mel as colmeias do firmamento...) ... E naveguei no assombro dos olhos, encrespado sob o andar ondulante e alto, das ancas, atraído para o ventre redondo, para o bramido espumejante do âmago, vaso perfumado de amêndoas doces... Tens Tu aprendido a ouvir o tumulto, a confusão que Te oprime o peito, a maré que Te flecte a voz, que Te faz vacilar as fontes? Quanto a mim, declinando no Teu viver o meu, só eu dizia aos meus pulsos para bater, só eu consentia ao Teu tempo de cumprir-se: porque Tu vens a relembrar-me a Outra, Aquela que a mim Te ordena a numerar-me as horas. (Como pérolas, os Seus dentes, cortam-me o respiro, na boca de henné...) ... Agora entrego-me a Ti, irmã e esposa, 28
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porque sobre Teus lábios a mordida não me dói, o torpor mais antigo se confessa e todo o desejo se consola. Segui-Te desde as ‘Origens’, lá onde Tu pastavas na bruma, incorrupta delicia, corça de terras assombrosas, astúcia do paraíso. E aprendi o «dom» de saber doar-se... não a inquietude incerta, aquela “razão” obscura que percorre o ventre e a que frequentemente gostam de chamar “paixão”. (Ventre terno e possante, que a corsa distende no puxar do carro...) ... Dos seios, os mamilos ofereces aos meus lábios, fontes escuras; beijo levemente a Tua garganta e a cabeça reclinas. ‘Sinto’-Te. Do Teu suor brota um calafrio e os meus sentidos despertam; incubam um frémito e os joelhos flectem-se. ‘Vejo-Te’. Geme um relâmpago na íris, soluço e prossigo, e com lágrimas silenciosas, Tu, pomba perdida, à doce morte agora Te abandonas, fragrante e recompensada, oferecendo ao meu primitivo ardor o Teu lírio de sangue. Bebo da boca e bebes o meu próprio respiro, cai lânguida a noite e nenhum mal nos pode tocar. Outros apelos são estes, que a novas núpcias nos chamam, e por caminhos desconhecidos, de vida em vida nos ligam, até que o voto se acalme numa só eternidade de Cantos. (•) Planta que potencia as visões e o pensamento e que, portanto, na tradição védica representa a bebida sacra, a vitima sacrificial/rei e a «Palavra» do absoluto. (••) Uma das Ninfas celestes (Apsara) da tradição védica, incarnação da voluptuosidade e do conhecimento.
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Nota biográfica do Autor De formação técnica, mas humanista por vocação, Luciano Pizziconi nasceu em Roma em 1948. Ensaísta, crítico, poeta e filósofo, é também conhecido pelo seu empenho a favor da solidariedade, mecenato cultural e pelo seu trabalho como educador. Desde 1998 até hoje, publicou em 10 volumes e várias edições, um texto para o teatro, quinze compilações de versos e uma de ensaios (Sócrate, em cinco línguas; Atti Alchemici; Centomaschere; Dedicato a Ocre e Alla Terra; Poesie della cruna; I legami dell’anima, em duas línguas; Memoria e Terre, em vinte e uma linguas; Scritti sull’etica dei linguaggi, em duas línguas, e o 1° volume da Opera Omnia, La parola per il suo verso, em 42 linguas), para além de conferências, discursos e ensaios críticos. Definido como ‘bonus vir’, ‘poeta da paz’, ‘mestre’, e outros, pela busca constante de um equilíbrio entre a palavra e o ser, relação e valor, oficializou em 2001 o seu programa através do Progetto Athanòr (do qual é fundador e actual presidente). Com um discurso global, sobretudo em defesa daqueles a que chama Excluídos, organiza exposições, conferências e concertos, no sentido de sensibilizar a opinião pública para as pessoas portadoras de deficiência mental e síndrome de Down, doentes cancerosos, povo da Guiné-Bissau, crianças do Terceiro Mundo, leprosos, Guaranis da Amazónia, condenados, direitos dos emigrantes, e para a Telethon... Por isso, o Progetto Athanòr apoiou inúmeras Associações, como a Pro.do.c.s. (Voluntariado Interancional, membro D.P.I. ONU). L.P. instituiu prémios para a literatura, arte figurativa e música, para ensaios escritos e actividades profissionais e, a titulo pessoal, um prémio para a Cultura da solidariedade e uma Bolsa de Estudo para a crítica literária, tendo já atribuído mais de duzentos prémios. Na qualidade de orador, foi convidado a participar em Congressos Internacionais, realizando seminários, sempre na óptica dos seus interesses culturais e humanitários. Benemérito e membro honorário de academias e associações, colabora, ocasionalmente, para alguns periódicos independentes de arte e cultura. As suas actividades têm sido noticiadas em várias estações televisivas nacionais e estrangeiras. Professores, estudantes universitários, jornalistas, escritores e cidadãos comuns publicaram já inúmeros artigos, ensaios e criticas sobre a sua pessoa. Apesar da sua discrição, L.P recebeu reconhecimentos, em diversas localidades, pela Paz, Filosofia e Cultura; Solidariedade, Associações, Ensaística e Ética das Linguagens; pela Poesia editada e não editada e pela sua Carreira... alguns dos quais sob o Alto Patrocínio do Presidente da Republica Italiana (Campidoglio, Santa Maria degli Angeli, Caffè Greco, Ritz, Castello dell’Aquila, Palazzo Barberini, Monastero di Santo Spirito d’Ocre, Centro Documentazione Giornalistico, Sala G. Cesare etc...). Em 2004, foi-lhe atribuído o titulo honorífico de Professor emérito da ULE de Francavilla al Mare e, em 2008, da ULE de Guardiagrele, pela geminação cultural com aquela cidade, tendo sido proclamado ‘Poeta do Ano’ pelo Comité especializado, depois de ter recebido o “Prémio Internacional Raoul Follereau” e o “Prémio da Presidência do Conselho de Ministros” pelo conteúdo da sua mensagem e pelo empenho pessoal no campo cultural e humanitário. Director de um periódico de difusão europeia, bem como Presidente e Reitor para Abruzzo de algumas academias sediadas em Roma, demitiu-se pouco tempo depois, devido a oipiniões demasiado circunscritas e individualistas, emitidas sobre a verdadeira função 30
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da cultura. É, também, membro Honoris Causa da AICL, “Associação Internacional de Críticos Literários” com sede em Paris. Promotor incansável, e depois de uma série de palestras na Villa Athanòr, L.P. fez várias conferências em muitas localidades de Abruzzo como Chieti (Auditorium Cianfarani); L’Aquila (Auditorium Carloni, Universidade de Estudos, Sala Bernardiniana e Palazzetto dei Nobili); Vasto (Biblioteca); Francavilla (Sala Consiliare, Palazzo dei Congressi e Museo Michetti). É Presidente Honorário do Prémio Litrerário, intitulado Don L. Di Liegro, Presidente Honorário da Universidade João Paulo II e Membro da Sociedade de Poetas Franceses. Em 2005/2006, pela altura dos quarenta anos da sua actividade cultural, levou o recital I legami dell’anima, a favor das vítimas do Tsunami, a muitas cidades italianas como L’Aquila (Sala Celestiniana di Collemaggio); Pescara (Museu Vittoria Colonna); Roma (Sala Innocenzo XII, no Palácio Pignatelli); Verona (Sociedade Literária); Tocco Casauria (Sala Consiliare), terminando em Roma no Osservatorio Parlamentar, no Palazzo SerlupiCrescenzi. Em 2006/07, com Memoria e Terre, repete a iniciativa nos Estados Unidos, a favor das vítimas do Katrina. As cidades de Vestal e Binghamton, gemeladas com l’Athanòr, conferiram ao poeta a “Cidadania Honorária”. Para além disso, Vestal decretou o dia 12 de Outubro como ‘Pizziconi day’, enquanto que Binghamton ofereceu-lhe as chaves da Cidade. De entre outras condecorações, o Senado Americano concedeu-lhe o “Excelsior Award”, bem como a “Cidadania Honorária” do Estado de Nova York, enquanto que a Assembleia Legislativa do Estado concedeu-lhe um alto reconhecimento como o de “Aclamado Autor e Educador”. Analogamente a Faculdade de Línguas e Literaturas de Romance da Binghamton University, que já lhe tinha atribuído o “Diploma de Mérito de Honra”. Em 2008, La parola per il suo verso foi apresentada em L’Aquila (Cattedra Bernardiniana); em Roma (Teatro della Visitazione, Palazzo Santa Croce, Museu S.S. Apostoli, V Municipio); em Enna (Palazzo Arcivescovile); na Roménia (Rádio Timisoara)... e a Sociedade Dante Alighieri apresentou esse mesmo volume na Universidade de Pittsburgh. L.P. recebeu louvores pessoais das mais eminentes personalidades da cultura e de instituições internacionais, como de Chefes de Estado, e de Académicos das mais prestigiadas Universidades. As sua obras são inteiramente destinadas à solidariedade, podendo ser consultadas em Bibliotecas, Centros Culturais e Universidades (em Itália e no estrangeiro), em algumas das quais objecto de estudo. A revista ‘99, que se debruça sobre a abruzzesistica (cultura e civilização de Abruzzo) e dialectologia, considerou-o um dos testemunhos do nossso tempo. Recebeu a benção pessoal apostólica quer do actual Pontifíce quer do seu antecessor. Em 2007, L.P. foi proclamado, na cidade de L’Aquila, ‘Personagem do Ano’, recebendo, no teatro S.Filippo, o “Reconhecimento de Carreira” para a poesia, e foi-lhe conferido o titulo Honoris Causa, em Letras e Filosofia, pela Academia Internacional “Città di Roma”, da qual, depois, foi Reitor por pouco tempo. Pelas suas iniciativas culturais e humanitárias, o Progetto Athanòr obteve a medalha da Presidência da República. Em Outubro de 2008, e unanimemente, a Comissão Internacional da Academia Mundial de Poetas proclamou L.P. “Poet of the Millennium”. L.P. vive e trabalha em Ocre. 31
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Incipit (25 e 26 novembre 2008 – inédit) Le magicien n’agit pas pour soi-même, c’est pour cela qu’il est «magicien»... Donc non pas tout le Bien qu’il veut pourrait-il faire... Et toutefois, dans son cœur, il n’oublie rien, parce que l’Amour est infatigable. *** Oh mon Principe, tout est solide dans Tes mains... et je ne jouis, ni ne m’attriste. Et pourtant, laisse que je puisse vivre comme le lion qui défend l’agneau, ou accorde-moi de partager sa sort.
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Sacré et profane (testo francese: traduzione di Nausicaa Spinosa)
*** Ceux qui ont eu l’occasion de lire l’un d’entre mes écrits, connaissent déjà ma pensée au sujet du concept de «authentique relation», et quels sont, au contraire, le modèles et les motifs qui la falsifient. De l’anamnèse l’on résulte évident que la criminalisation du ‘Féminin’ d’abord, et après son apparente et instrumentale “réévaluation”, ont donné l’origine à une série de catégories, et donc de conséquences, dont les effets produisent seulement des vaincus. Cela est compréhensible si l’on analyse les textes et les langages que nous avons hérités, parce que leur opiniâtreté ne néglige aucune époque pour confirmer l’ancienne thèse, ni aucune méthode pour l’imposer. De la Lilith (et de la deuxième Eve) du Genèse à Esiode, de Eschyle à Aristote, des pères de l’Eglise à aujourd’hui, en effet, chaque considérable attitude “culturelle” est signée et se plie à la “médiation” de tels antécédents; pour cela, ‘Masculin’ et ‘Féminin’ – qu’on peut, en simplifiant, identifier avec le Moi et le Toi –, plutôt que polarité complémentaires de la con-science et de l’expérience, se trouvent à être considérés opposés pour être contrôlés par le mediateur, c’est à dire en falsifiant la relation que l’ego entretient avec tout ce qui lui se présente comme altérité... et qui pour cela le pousse à remplacer le ‘Couple originaire’ des termes dialoguants avec leur propre contrefaçon, peut-être dans l’illusion d’exorciser l’inconnu. Mais l’‘Altérité’ représente l’incalculable qui s’enfuit de tout contrôle et définition, en rendant vain toutes prétentions d’omnipotence que les structures de pouvoir ont entreprises, et toutefois en privant la personne de sa propre humanité; par conséquent, vivre peut être soit un bien précieux, soit un legs sans valeur, du moment que, quand se taisent les termes contrefaits – père Violence et mère Peur –, arrivent intolérables leurs avortements: l’indifférence et la solitude. De la criminalisation du principe à la dépréciation de genre – donc du ‘principe’ et du ‘genre’ féminin – le passage est bref. Et pendant que la femme s’adapte au “modèle masculin”, en produisant la trahison de sa propre nature et la typique attitude que le contrôleur s’attend – la répudiation de soi-même et l’amour sacrificiel –, le “jugement commun” marginera les éventuelles exceptions qui menacent l’intégrité du stéréotype induit. Mais, aussi, l’homme – en tant que doublement “garant” de ce modèle et de ses lois iniques –, souffrira de la scission de sa propre identité e donc de la perte d’empathie, parce que transgresser ou obéir, à côté d’un avantage ou d’un pouvoir apparents, n’adoucissent pas sa condition de sujétion, mais la renforcent. Donc, même si de degré différent, les deux termes propagent celle infirmité discursive que l’on appelle 33
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«mal-être», parce que à la relation interrompue ou falsifiée ne correspond plus qu’un état aliéné du mot et de ses interactions avec le monde. Dans ce contexte clair, on tend à confirmer les aspects du “féminin” que l’hypocrisie visite nuitamment, de sorte que, qu’elle soit montrée ou qu’elle se montre, la femme est sous-entendue et entendue seulement en tant que “ornement du phallus”. Sexe comme pouvoir, ou pouvoir sur le sexe... puisque le “masculin” ne pourrait pas se comparer autrement avec ce qu’il ne connaît pas et qu’il nie. A fin qu’une femme soit considérée, alors, dans sa complexité et unicité, il faut plus que une “connaissance” postiche et extérieure, et je m’aperçois du grand tort et du remède carencé lorsque l’on pénètre, en refusant la masque, à en visiter le «mystère»... puisque la direction des consciences est encore remise aux résiduelles structures de ceux qui donnèrent origine au pré-jugé. Ce mépris est peut-être nécessaire à la reproduction, je me dis; ou, encore, il préserve la brute de sa souterraine peur que “son” féminin paraisse. Mais, si j’interroge l’“idéaliste” ou le “romantique”, en creusant juste un peu, je m’aperçois qu’il s’agit, en tout cas, ou d’une forme de mépris bien plus subtile – parce que la machination compte sur une fragilité culturelle –, ou de vraie peur, c’està-dire d’impuissance, surmontée seulement par l’alliance à la ‘mater terribilis’ avec “sentiments élevés”. En vérité, les deux genres sont adverses à fin qu’ils ne partagent pas, avec réciprocité et plénitude, la condition édénique qui leur serait naturellement propre. Et cela, en effet, serait la plus grande menace pour le modèle imposé, puisque seulement un peuple de pareillement malheureux peut être manipulé. Donc, je sais bien qu’il est douloureux d’«aimer», et qu’il est improbable d’opérer la différence entre l’abusée idée et la communion dans le «verbe». Et toutefois, je sais aussi qu’il serait impossible «être» sans amour, bien qu’en dire d’une manière adéquate dépasse le pouvoir du mot. Je dois cependant reconnaître, pour l’honneur, que ces “Chants” ne sont plus qu’une allusion voilée, juste un frémissement de la «Flamme», aussi étendue et inclusive qu’elle se montre déchirante et totalement exclusive. Et enfin j’apprends qu’en renonçant aux mouvement fictifs de la querelle, qui opposent nous-même à l’Autre, nous pourrons vraiment accueillir, parce que nous saurons encore nous aimer dans notre totalité. Donc, si je pense à la Femme qui les a inspirés, même dans la magnifique unicité qui la rend indicible, je vois qu’elle incarne l’incomparable de son genre et de son principe, inconsciente et toutefois comprise de l’ineffable qu’elle évoque en moi. De sorte que, érotisme et religiosité se fondent, en Elle (et, je crois, en chaque femme qui sait d’être aimée), dans un état de suspension que, entre le rire et les larmes et le divin et l’humain, en accentuent le charme, en témoignant que aucun mot pourrait fixer le semblant du ‘Féminin’ et que aucune capacité rationnelle pourrait supporter longuement la grâce qui se joint à l’épiphanie. Ottobre 2008 Luciano Pizziconi 34
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Chant I. «Evocatĭo» (26 octobre 2008 – nouvelle élaboration) ... Le temps saisit nos vies et les moissonne... mais d’abord? Le silence ne ruisselait déjà sur nos révélations? (Corporations féministes comme les anciennes fratries de guerriers: violeurs ou virago il n’y a pas de différence, il y a ceux qui blessent le corps et ceux qui blessent l’esprit. Une variante du prêtre et de la sorcière, il s’agit de prévaloir.) Forcés dans la grande ‘Vendange’, arrive inexorable, mais douce, la saison où les grappes sont coupées des sarments et où les grains, le soleil, changent en vin. La mater s’acquitte de son devoir, nous nourrit et nous dévore... mais nous, sommes-nous jamais nés? (Penses-y! tantôt l’une tantôt l’autre, l’«être» que Tu cherches est ce que Tu es, mâle ou femelle, à la fois. Prête la voix, donc, à «son» langage, et Tu parleras ce simple idiome, qui n’est pas “mâle” ni “femelle”, qui ne connaît pas l’abus ni l’outrage.) Dissous maintenant la dense pénombre, et que le réveil Te réjouisse: il faut se réconcilier avec la mort avant que le coq chante et d’espérance le demain arrête Ton anxieuse attente, raisin qui de son jus privé ne mûrit plus. Vis, mon épouse.
Chant II. «Cum-passio» (24 octobre 2008 – inédit) ... Je ne voulais pas L’aimer et Elle m’aima; Elle ne devait pas m’aimer et je L’aimai... Je savais d’être sincère et cependant 35
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je savais de mentir, et la raison, maintenant, ne peut plus réussir. «Dès que je te vis», dit-Elle, «je compris que c’était toi, cet homme... » et moi, en La regardant, je retrouvai mon ‘souffle’. Je suis dénué d’Elle, ma colombe, et Elle se plaint avec moi du même mal. Je ne demanderai pas à mes vers, donc, de “comprendre” la passion, comme le font les amants qui utilisent cette duperie. C’est la Passion, par contre, mon langage, mot qui brûle, flambe et fond en consumant avec moi l’obstacle, le temps inerte qui nous sépare. Ô mon destin! tu trouves ici ton accomplissement, dans cet amour définitif. Mais même si tout a été déjà dit mon silence ne pourra pas se taire: rentre ma colombe au nid, déploie Tes ailes.
Chant III. «Mutatio» (16 juillet 2008 – inédit) ... Du «bien» nous en savons plus rien. De sorte que, à ce temps, les mots effraient, récusent de concevoir non pas pour quelque négative “puissance” qui reste en ce qui fut «son» contraire, mais pour la terrible indétermination d’une absolue insignifiance, et de l’effrénée fréquence des infinis abus qui les suppriment en nommant, puisqu’en nommant les abusent. Et alors tais-toi, si la séparation de la “chose” du ‘signe’ 36
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est sécession de l’homme et de son humanité. Donc je ne veux pas dire amour, mais en amant sans profanation donner «visage» à l’informe et «mot» à ses mutations.
Chant IV. «Nova Luna» (23 octobre 2008 – nouvelle élaboration) ... Lève-Toi ô chérie, dévoile-Toi, et accueille-moi dans l’esprit qui nous lie – innocents – de cordes fines comme nasses entrelacées, tressage d’osier, avec doigts diligents, lunaire et solaire, de verveine et d’épis, couronne de laurier et tortillon d’épines. Aube de nuit l’intermédiaire(•) , maudit l’intrus qui se met entre l’agi et l’agent, entre l’amant et son amour. Maintenant du ciel et de la terre les coins je vois différemment disposés; maintenant, équidistant aux extrêmes, je serai le vieux roi et adolescent écuyer. Ainsi T’écrivit un poète guerrier sa strophe occitane, ou chanson de scaldes: «Toi, qui es l’Une et Trois, Toi, qui es Neuf et l’Une, eclos pour moi le jardin, offre-moi le grenadier, et je n’aurai plus nostalgie de hier ou de demain». Désaltère-moi, comme lorsque l’aurore même se condense et vèrse, feuille de feuille en gouttes de silencieuse alchimie... Accueille-moi, madame, dans les pavillons luisants, sur les rives de Avalon: 37
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Tu étais Celle que je devais servir, je serai Ton substitut sacrificiel et Toi mon destin.
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La lune, l’aimée.
Chant V. «Vigilĭa» (25 octobre 2008 – nouvelle élaboration) ... Voilà le craint moment, voilà l’arrêt où je ne pourrai pas me reconnaître dans l’action et non plus – en refusant tous mérites dans l’agir – dans l’apparence qui me recouvre. Je reste seul dans mes os, et la veille sera longue. Je plie mes genoux et je prie vers Ton ineffable semblant, et sur la terre nue je me prosterne et confesse à l’image qui Te réfléchit, ma Lune, mon abscondĭta aimée. Je fus soldat, alchimiste, poète itinérant et magicien, je fus philosophe et thaumaturge... mais tout ce que je sus je l’appris des ‘Mères’, et tout ce que je suis est de ‘Lignage lunaire’. Je Te demande un signe pour me joindre à Toi. Gémit la porte, en tournant sur le gond, en scellant le passage... Mais ce qui se trouve en deçà du seuil ne dort pas et hurlera de douleur... jusqu’à ce que mon échos, parmi les obscures chaînes, en surprenant Ton esprit dans le sommeil trouvera un autre chemin. Avec la férule je renverse les autels, et je remue parmi pierres cuisantes, et je disperse la succession des rites. Et sous une brume obscure, parmi les cendres des jours inutiles, je recompose la non-temporalité de la mémoire, l’innocence amorale de l’amour. Si la nuit est Ton temple, 38
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laisse que je dise à Toi les choses que de Toi tu ne sais plus... que dans le métier, chacun, tisse des illusions. Seulement planter l’«amour» au milieu du néant, c’est réal. A cela ne tarde pas: viens à moi, madame, viens mon épouse.
Chant VI. «Conjunctĭo» (18 juillet 2008 – inédit) ... Dans son long parcours, la conjonction est le «connaître» qui fait allusion à la nudité originaire, le premier brosser d’un ‘Tu’ dans le miroir même de son s’affranchir des limites qui, pour exister le ‘Moi’, doivent être mises et doivent être enlevées en continue alternance, parce que ensemble, «Toi et Moi», nous sommes perte et don, égarement et réconfort, dualité et relation, unité et communion. C’est le «langage» qui précède les langages, et c’est le déborder antérieur à la conjugaison du verbe qui dit l’«être», de sorte que l’abandon se fraie des passages à l’Esprit en réhabilitant la chair, parce que si une rencontre il y a eu, celle-ci a cherché et l’Autre s’est fait trouver.
Chant VII. «Plena Luna» (20 octobre 2008 – inédit) ... Royal est Son pas, qui de riantes flammèches allume le ciel, et de gracieuse empreinte. Elle avance, donc, et mille reflets pour l’amoureux regard s’aspergent, et dansent dans la nuit ahurie. 39
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C’est comme cela ma Lune, qui de chatoyants et lumineux vêtements orne Ses hanches, et d’une grâce impudique éclot à moi Ses genoux. Ah! me désaltérer encore à l’odorante haie de Son jardin, et de rosée ruisseaux sur ma bouche savourer chaque goutte. Exilé fus-je, et pèlerin... sans demain, ni héritage, ni patrie. Maintenant je suis là et respire où l’aimée est couchée en rêvant mes bras, pendant que le sein se tend turgide et la taille se cambre, pendant qu’Elle tend Sa douce main et m’attire vers Ses dénoués cheveux, et Son nivéen front couronne d’un diadème d’étoiles.
Chant VIII. «Contemplatio» (22 octobre 2008 – nouvelle élaboration) ... Toi qui m’appelles «Soleil», Ton archange et roi, Ton prophète et Ton dieu; Toi qui me dis «mon homme merveilleux»... et donc, sans Toi la vie serait désolation, parce que, s’il existe un ‘temps vrai’, j’existe en relation à Toi, petite fille. Sortir d’un ennuyeux trébucher dans l’ombre, que la nature apprend sans dommage, si Tu écoutes, à dépasser les brumes de la mort, et, en libérant la victime de la clameur du monde, Te conduira hors du labyrinthe à danser, en tant que mince grue aux plumes de lumière. 40
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Et l’attente courante nous pénètre la peau, en retournant les mottes, en disposant la chair. Doré goutter. Maintenant (ou jamais plus), que nous sommes sans cordes, en tant qu’omniscientes extrémités, les membres, du paresseux exile se tendent à la racine immortelle, qui rien jamais sera dans l’esprit si Elle ne vit pas cet entier abandon, qui les sages ont appelé identité, dans la Folie, c’est-à-dire une absence de “raison” qui fraie des passages à l’«entendre». Ce ne sera pas “transgresser”... car la Nature est savante et la Sagesse est morale: le transgresseur est un rebelle, celui qui est conscient aime. Jamais plus, pour stupeur concordante, nous accueillerons encore le “sens” qui nous veut “raisonnables”... sinon quand nous serons nous-mêmes dans la «mémoire», une nouvelle promesse dans la prochaine graine, et, «aimer», ce chevelu surplus de la pensée qui nous apprit à voler.
Chant IX. «Lunaris Genus» (21 octobre 2008 – nouvelle élaboration) (Tu seras comme obsidienne, et moi Ta plante: distille-moi entre Tes mains... ) ... Et nous avions déjà été, comme ça, au début, la première fois que je Te vis: «énergie» sans signe, ni marge ou mesure. Elidé des mes fibres, aujourd’hui je serai pour Toi comme le roi ‘Sòma’(•), le jus qui rend clair l’esprit en filtrant dans mon cœur Ton esprit. Mère de Ton père et sœur à l’époux, 41
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un sera le connaître entre nous, une seule l’impulsion. (Une Jeune Fille, dans la tiédeur du sommeil, doucement parle... ) ... Et Tu vins à moi comme une fois, envoyée par ‘Urvasi’(••), séduisante et avenante, avec voluptueux désordre... Puis, le nuage du métier m’enveloppa, afin que je m’abandonnasse dans Ta scansion, afin que revînt à moi Celle qui fait répandre la graine, une goutte encore, pour Toi, de mon médicament. Donc je T’en prie, mon amie, afin que ce ne soit pas une fuite de la mort cette nuit de noces. (Le doré vol à spirale, avec sa route dansante, baigne de miel les ruches du firmament... ) ... Et je naviguai la stupeur des yeux, ridé sur l’avancer houleux et haut, des hanches, prise sur le ventre rond, côte pour l’écumer du giron, coupe odorante d’amandes... As-Tu appris à écouter la tumulte, l’agitation qui Te pèse sur la poitrine, la marée qui Te fléchit la voix, qui Te fait vaciller les tempes? Quant à moi, en déclinant dans Ton vivre le mien, je disais à mes pouls de battre, je consentais à Ton temps de s’accomplir: parce que Tu viens à me souvenir de l’Autre, Celle qui T’envoie à moi pour me numéroter les heures. (Comme des perles, Ses dents, me fracturent le souffle, sur la bouche d’henné... ) ... Maintenant je me remets à Toi, sœur et épouse, 42
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parce que sur Tes lèvres la morsure n’est pas douloureuse, le tourment le plus ancien s’avoue et tout le désir se console. Je Te suivis dès l’‘Origine’, là où Tu paissais dans la brume, intact délice, biche de terres ombragées, astuce du paradis. Et j’appris le «don» qui sait de se donner... non pas l’inquiétude incertaine, celle “raison” obscure qui remonte le ventre et qui l’on appelle souvent “passion”. (Tendre, le sein, et hardi, que la course détend au timon du chariot... ) ... Des divergents seins les mamelons offres-Tu aux lèvres, brunies fontaines; légèrement le gosier je frôle et la tête Tu baisses. Je Te ‘sens’. De Ta moiteur un frisson et mes sens s’accordent; éclose en pressant Tu frémis, et les genoux se fléchissent. Je Te ‘vois’. Gémit un éclair dans l’iris, sanglot et passage, et avec larmes calmes, Toi, colombe égarée, à une douce mort Tu t’abandonnes, fragrante et satisfaite, en offrant primeurs à mon feu, Ton lys de sang. Je bois à la bouche et Tu bois mon souffle même, languit la nuit d’alentour et aucun mal nous touche. Ce sont d’autres hyménées ceux-ci, qui à nouvelles noces nous appellent, et par ardus chemins de vie en vie nous lient, jusqu’à ce que la voix s’élève à une seule éternité de chants. (•) Plante qui intensifie les visions et la pensée et qui, pourtant, dans la tradition védique représente la boisson sacrée, la victime sacrificielle/roi et «Mot» de l’absolu. (••) Une des Nymphes célestes (Apsara) de la tradition védique, incarnation de la volupté et de la connaissance.
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Biographie de l’Auteur De formation technique, mais humaniste par vocation, Luciano Pizziconi est né à Rome en 1948. Essayiste, critique, poète, philosophe, est aussi connu pour son engagement dans la solidarité, le mécénat culturel et pour son œuvre d’éducateur. Dès l’année 1998 à aujourd’hui il a publié une pièce théâtrale, quinze recueils de vers et une d’essais, en dix volumes et plusieurs éditions (Socrate, en cinq langues; Atti Alchemici; Centomaschere; Dedicato a Ocre et Alla Terra; Poesie della cruna; I legami dell’anima, en deux langues; Memoria e Terre, en vingt-et-un langues; Scritti sull’etica dei linguaggi, en deux langues, et le premier volume de l’Opera Omnia, La parola per il suo verso, en 42 langues), en plus de dizaines de conférences, discours et critiques. Défini ‘bonus vir’, ‘poète de la paix’, ‘maître’ etc., en vertu de sa recherche constante d’un équilibre entre le mot et l’être, la relation et la valeur, en 2001 il a officialisé son programme dans le Projet Athanòr (dont il est fondateur et président), en commençant un discours d’ensemble surtout à la défense de ceux qu’il appelle les Exclus, et en organisant expositions, congrès et concerts pour la sensibilisation de l’opinion publique en faveur des handicapés, des malades oncologiques, de la Guinée Bissau, des enfants du Tiers Monde, des lépreux, des détenus, des droits des immigrés et pour Telethon... Pour cela, le Projet Athanòr a soutenu plusieurs Associations, comme le Pro.do.c.s. (Volontariat international, membre D.P.I. ONU). L.P. a institué des prix pour la littérature, les arts figuratifs et la musique, pour les essais et les professions et, à titre personnel, un prix pour la Culture de la solidarité et une Bourse d’Etudes pour la critique littéraire, avec l’attribution de plus de 200 prix. En tant que rapporteur, il a été invité à Congrès Internationaux et il a donné plusieurs séminaires dans le domaine de ses intérêts culturels et humanitaires. Membre honoraire d’académies et associations, il collabore de temps en temps avec des périodiques indépendants d’art et culture. Informations à propos de ses activités sont parues sur plusieurs quotidiens et émetteurs de télévision nationaux et étrangers. Critiques, journalistes, écrivains, professeurs et étudiants ont parlé et écrit à propos de lui. Peu porté à se proposer, L.P. a toutefois reçu beaucoup de prix: pour la Paix, la Philosophie et la Culture; pour la Solidarité, l’Association, les Essais et l’Etique des langages; pour la Poésie éditée, inédite et pour la Carrière... aucuns desquels sous le Patronage du Président de la République (Campidoglio, Santa Maria degli Angeli, Caffè Greco, Ritz, Château de L’Aquila, Palais Barberini, Monastère de Santo Spirito d’Ocre, Centro Documentazione Giornalistico, Salle G. Cesare... ). En 2004 il a reçu le titre honorifique de Professeur honoraire par la ULE de Francavilla al Mare et, en 2008, par la ULE de Guardiagrele, en réalisant le jumelage culturel avec ces villes, et il a été proclamé ‘Poète de l’année’, après avoir reçu le “Prix International Raoul Follereau” et le “Prix de la Présidence du Conseil des Ministres” pour le contenu de son message et son engagement personnel dans le domaine culturel et humanitaire. Directeur d’un périodique de diffusion européenne, et Président et Recteur pour les Abruzzes de quelques académies avec siège à Rome, il a démissionné à cause des évaluations trop “environnemental” de ces sujets, si rapportées à la correcte fonction que la culture devrait 44
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avoir. Il est aussi membre Honoris Causa de l’AICL, “Association Internationale des Critiques Littéraires” avec siège à Paris. Promoteur infatigable, il a organisé beaucoup de congrès à Ville Athanòr et a donné conférences en plusieurs localités des Abruzzes (comme Chieti, Auditorium Cianfarani; L’Aquila, Auditorium Carloni, Université des Etudes, Salle Bernardiniana et Palazzetto dei Nobili; Vasto, Bibliothèque; Francavilla, Salle Consiliare, Palais des Congrès et Musée Michetti... ). Il est Président honoraire du Prix Littéraire dédié à Don L. Di Liegro, Président honoraire de l’Université G. Paolo II et Membre de la Société des Poètes Français. En 2005/2006, pour les 40 ans de son activité littéraire, il a porté en plusieurs villes italiennes (L’Aquila, Salle Celestiniana de Collemaggio; Pescara, Musée Vittoria Colonna; Rome, Salle Innocenzo XII, à Palais Pignatelli; Verona, Società Letteraria; Tocco Casauria, Salle Consiliare, etc...) le récital I legami dell’anima – pour soutenir les victimes du Tsunami – qui est terminé, encore à Rome, à l’Observatoire Parlementaire, à Palais Serlupi-Crescenzi. En répétant l’engagement dans les années 2006/2007 avec Memoria e Terre – qui l’a porté aux Etats-Unis en faveur des victimes de Katrina –, les villes de Vestal et Binghamton, jumelées avec l’Athanòr, ont conféré au poète le “Droit de Cité Honoraire”; la première en instituant le ‘Pizziconi day’ le 12 Octobre, la deuxième en lui offrant les clés de la Ville. Parmi les autres honneurs, le Sénat américain lui a accordé l’ “Excelsior Award” et le “Droit de Cité Honoraire” de l’Etat de New York, tandis que l’Assemblée Législative de l’Etat lui a donné un autre prix important: “Acclamé Auteur et Educateur”. De même façon, la Faculté de Langues et Littératures Romanes de la Binghamton University, qui lui avait déjà attribué le “Diplôme de Mérite d’Honneur”. En 2008, La parola per il suo verso a été présentée à L’Aquila, Chaire Bernardiniana; Rome, Théâtre de la Visitation, Palais Santa Croce, Musée S.S. Apostoli et V Municipio; Enna, Palais Archiépiscopal; Roumanie, radio Timişoara... tandis que la Société Dante Alighieri a présenté le volume à l’Université de Pittsburgh. En outre, L.P. a reçu les appréciations personnelles des plus hautes personnalités de la culture et des institutions internationales, comme plusieurs Chef d’Etat et Académiciens. Ses œuvres sont entièrement destinées à la solidarité et peuvent être consultées dans les Bibliothèques, les Centres Culturels et les Universités (en Italie et à l’étranger), où elles sont aussi étudiées. La revue ‘99 dédiée aux Abruzzes et au dialecte, l’a considéré parmi les témoins de notre temps et l’actuel Pontife, aussi que le précédent, lui a donné de personnelles bénédictions apostoliques. En 2007 L.P. a été proclamé ‘Personnage de l’année’ dans la ville de L’Aquila, en recevant, au théâtre San Filippo, un “Prix pour la Carrière” pour la poésie; encore, il a obtenu la Licence ès lettre H.C. par l’Académie Internationale “Ville de Rome”, dont il a été Recteur pendant une courte période. Grâce à ses activités culturelles et humanitaires, le Projet Athanòr a obtenu la médaille de la Présidence de la République. En Octobre 2008, la Commission Internationale de l’Académie Mondial des Poètes, à l’unanimité, a proclamé L.P. “Poet of the Millennium”. L.P. vit et travaille à Ocre. 45
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Incipit (25th and 26th November 2008 – unpublished) Magician does not act for himself, thereby he is magician... So not all the Good he wants he could do... However, in his heart, he forgets nothing, because Love is untiring. *** O, my Principle, all is staunch in Your hands... and so I do not rejoice, nor I become sad. Yet, let me live like a lion defending the lamb, or grant me to share his fate.
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Sacred and profane (testo inglese: traduzione di I. Maria Rêgo e Luciano Pizziconi)
*** Whoever had the chance to read some of my works, already knows my thoughts about the concept of «authentic relation», and which are the models and the reasons that distort it, instead. Obviously, from the anamnesis results that the criminalization of the ‘Feminine’ first, and then his apparent and functional “revaluation”, gave rise to a series of categories, and therefore consequences whose effects produce only losers. This is understandable if we submit the texts and the languages we have inherited to a verification, because their stubbornness does not miss time to reiterate the old assumption, or method to impose it. In fact, from Lilith (and from the second Eve) of Genesis to Esiodo, from Eschilo to Aristotle, from the Fathers of the Church to the present time, every important “cultural” attitude has marked and is subject to the “mediation” of these facts; so ‘Masculine’ and ‘Feminine’ – that we can, in a simple way, identify with the I and the You –, rather than complementary polarities of consciousness and experience, must be considered opposite to be controlled by the mediator... in other words, falsifying the relation between the ego and with everything that is presented to him as an alterity... and therefore induces him to replace the ‘Original couple’ of dialogical terms with their counterfeiting, maybe in the illusion of exorcising the unknown. But the ‘Alterity’ represents the incalculable, and for that reason escapes out of control and definition, making in vain the omnipotence pretensions of the power structures depriving the person of those essential aspects of his humanity, so that live can be a precious good or a worthless legacy, because when the adulterated terms don’t act – that is father violence and mother fear – come intolerable their abortions: indifference and loneliness. From the criminalization of the principle to the devaluation of the gender – the ‘principle’ and the feminine ‘gender’, precisely –, the step is consequential. And while woman adapts herself to the “masculine model”, and produces the betrayal of her own nature and that typical attitude expected by the controller – the repudiation of herself and the sacrificial love –, will be the “common judgement” to exclude any of the exceptions that from the induced stereotype threaten the integrity. But man in the same way – twice “guarantor” of that model and of those unfair laws –, will suffer for his own identity and therefore the loss of empathy. Because infringe or obey against a benefit or an apparent power don’t soothe his condition of subjection, but reinforce it. So, even if in a different way, both terms spread that talking disease, or inability of talking, that we call «bad-being», because the interrupted or counterfeit relation is no more than an alienated state of the word and of its interactions with the 47
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world. In this unmistakable context we are inclined to confirm the aspects of the “feminine” visited during the night by the hypocrisy, so woman shows herself or has shown just like a “phallus ornament ”. Sex as power, or power over sex... since the “masculine” couldn’t relate with all that it denies and doesn’t know. So, we don’t need an external or artificial knowledge, in order that the woman will be considered in her complexity and uniqueness. Going into that, I realize how big is the wrong and how is lacking in remedy, abandoning the masque and visiting the «mystery»... because the consciences’ management is entrusted to those residual structures of people who gave begin to the pre-judice. I say to myself, maybe a need to reproduce such contempt is necessary; or perhaps provides the brute from the deep fear that “his” feminine can be revealed. But, if I question an “idealist” or a “romantic”, hardly digging, I observe that in anyway, it’s a very incisive kind of contempt – because the swindle is for a cultural weakness –, or authentic subjection, that is impotence, that you can overcome with the help of the ‘mater terribilis’, being “high-minded”. The truth is that the kinds pretend to be adverse because, in the reciprocity and plenitude, they are not participants of that paradisiacal condition in which they should be. As a matter of fact, this would be the greatest threat for the enforced model, because only unhappy people could be manipulated. Well, I perfectly know how painful is «to love», and how unlikely is to make a difference between the abused concept and the communion in the «verb». But I even know that it will be impossible «being» without love, although talking about it exceeds the power of word. Therefore I should admit, for the honour, that these “Poems” are simply a veiled allusion, only a thrill of a «Flame», larger and more inclusive when it reveals itself so lacerating and totally exclusive. And finally I realize that just abandoning the fictitious causes of the dispute, which oppose us to the Other, we could receive, because we could love each other entirely. So, if I think about the Woman who inspired them, even if in the wonderful uniqueness that makes her indescribable, I see the incomparable embodiment of her kind and her principle, unaware of the ineffable that she evokes in me. Eroticism and religiousness consolidate in Her (and I think in every woman, aware of being loved), in a state of suspense between smile and tears, divine and human, emphasizing Her charm, testifying that any words could fix the Feminine features and any rational abilities could bear for long the grace that takes to the epiphany. Ottobre 2008 Luciano Pizziconi
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Poem I. «Evocatĭo» (26th October 2008 – revision) ... Time seizes our lives and reaps them... but before? Didn’t Silence already run over our revelations? (Late feminist corporations as the antique warriors phratries: no difference between rapists and virago, there are those who wound the body and those wound the mind. A variant of the priest and of the witch, It’s a question of pre-eminence.) Forced in the big ‘Vintage’, inexorable, comes the season, but sweet, when bunches are cut off from the vine-branch and grapes, the sun, change in wine. The mater accomplishes her task, feeds us and devours us... but we, have we ever born? (Think! sometimes the one, sometimes the other, the «being» You are seeking is what you are, male and female, together. So, give voice to «its» language, and You will speak this simple idiom, which is no “male” or “female”, which doesn’t know abuse or outrage.) The thick gloom now You dissolve, and can You be delighted by the awakening: it’s necessary to make peace with the death before the cockcrow and with hope every tomorrow halt Your anxious waiting,. grapes devoid of its juice mature no more. Live, my bride.
Poem II. «Cum-passio» (24th October 2008 – unpublished) ... I didn’t want to love Her and She loved me; She should not love me and I loved Her... I knew I was sincere but 49
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I knew I lied, and reason, now, can’t help. «From the very first moment I saw you», She said, «I knew it was you, that man...» and I, seeing Her, found my ‘breath’ again. I’m devoid of Her, my dove, and with me She regrets the same grief. So I will not ask my poetry to “understand” the passion, like lovers do using this deceit. It’s Passion, my language, instead, and it’s a burning word, as blazes and consumes consuming me with the obstacle, the inert time that separates us. O my destiny! you find here your completion, in this definitive love. But even if everything has been said my silence will not be silent: come back to the nest, dove, spread Your wings.
Poem III. «Mutatio» (16th July 2008 – unpublished) ... About «good», we don’t know anything more. Well, in this time, words frighten, refuse to conceive not owing to a negative “power” that remains in what was «its» contrary, but for the terrible indetermination . of an absolute insignificance, and of the hectic frequency of the endless abuses that suppress them by mention, because by mention abuse them. And then, be silent, if the separation of the “thing” from the ‘sign’ 50
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is the secession of man from his humanity. So, I do not want to say love, but loving without profanation give a «countenance» to shapeless and «word» to his mutations.
Poem IV. «Nova Luna» (23th October 2008 – revision) ... Rise my beloved, reveal Yourself, and receive me in the spirit which binds us – innocent – in thin ropes like braided creels, osier by osier, with strong fingers, lunar and solar, of vervain and spikes, laurel crown and rings thorn. Dawn from night the mediator(•), damned the intruder who puts himself between the acted and the agent, between the lover and his love. Now, of the sky and earth the margins I see differently arranged; now, equidistant from the extremes, I will be the old king and adolescent squire. So a warrior poet wrote to You his provencal strophe, or scalds sing: «You that are the One and the Three, You that are the Nine and the One, open for me the garden, offer me the pomegranate, and I will feel no more nostalgia for yesterday or tomorrow». Quench my thirst, as when the dawn condenses and pours, leaf by leaf like in drops of silent alchemy... Receive me, lady, in the bright pavilions, on the shores of Avalon: 51
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You were The One I should serve, I will be Your defender and victim and You my destiny.
(•)
The moon, the beloved.
Poem V. «Vigilĭa» (25th October 2008 – revision) ... Here’s the dread moment, here’s the time in which I will not be able to recognize me in the action and even – refusing every merit of the acting – in the appearance that hides me. I’m alone in my bones, and it will be a long vigil. I bend my knees and pray towards Your mysterious countenance, and on the naked earth I prostrate myself and confess to the image that reflects You, my Moon, my hidden beloved. I was a soldier, alchemist, itinerant poet and magician, I was a philosopher and thaumaturge... but all that I knew has come to me by the ‘Mothers’, and all that I am is of ‘lunar Birth’. I beg You a sign to join You again. Creak the door, wheeling on its hinge, sealing the passage... But what is on this side of the threshold doesn’t fall asleep and will scream with pain... until its echo, among the dark mountain ranges, surprising Your mind while sleeping will find another way. With austerity I turn the altars over, and I stir among the scorching stones, and disperse the rituals sequence. And under a dark fog, among the useless days’ ashes, I rebuild the memory’s achrony, the amoral innocence of love. If the night is Your temple, 52
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let me tell You the things, about You, You don’t know anymore... because in the loom everyone weaves illusions. Just plant «love» in the middle of nothing, just this is real. So, don’t be late: come to me, lady, come my bride.
Poem VI. «Conjunctĭo» (18th July 2008 – unpublished) ... During its long way, the connection is the «knowledge» which alludes to the original nakedness, the first sketching of ‘You’ in the same mirror of its liberation from the limits that, owing to the existence of ‘I’, have to be set and have to be deleted in a constant alternation, because together, «You and I», are loss and gift, bewilderment and comfort, dualism and relation, unity and communion. It’s the «language» that precedes the languages, and it’s the preceding overflow to the conjugation of the verb «to be», so that the renounce makes a way to the Spirit rehabilitating the flesh, because, if there was a meeting, it sought and the Other let it find.
Poem VII. «Plena Luna» (20th October 2008 – unpublished) ... Royal is Its step, which kindles the sky with smiling little flames, and with graceful print. So, walking solemnly, thousands of reverberations intersperse in the amorous glance, and dance in the astonished night. 53
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This is my Moon, which iridescent and brightly dressed adorns Its hips, and with unchaste grace open to me Its knees. Ah! slaking again my thirst at the fragrant hedge of Its garden, and of dewy streams on my mouth savour every drop. I was exiled, and I was a pilgrim... with no tomorrow, no heritage, no country. Now I am there and breathe where my beloved lies dreaming of my embrace, while Her swollen breast offers and the back bends, while stretches Her soft hand and attracts me towards the loose hair, and Her pale forehead crowns with a stars diadem.
Poem VIII. «Contemplatio» (22nd October 2008 – revision) ... You who call me Your «Sun», Your archangel or king, Your prophet and Your god; You who tell me «my beautiful man»... well, without You my life would be desolation, because, if a ‘real time’ exists, I exist in relation to You, little girl. Coming out from a tedious stumble in the darkness, known by the nature without damage, if You listen, to overcome the death’s fogs, and, freeing the victim from the world’s clamour, it will lead You out of the labyrinth to dance, as a light-feathered weak crane. 54
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And the present wait pierces the skin, turning over the soils, disposing the flesh. Golden drip. Now (or never), that we are without ropes, as omniscient extremities, the limbs, from the slothful exile stretch to the immortal root, because nothing more will be in the intellect if first do not live this entire abandonment, that wise men call identity, in the Madness, or lack of “reason” which opens ways to the «understand». It will not be “infringe”... because Nature is wise and Wisdom is moral: transgressor is a rebel, the aware, loves. Never again, in unanimous astonishment, we will receive once more the “sense” that pretend us to be “sensible”... only when we will be in the «memory», a new promise by the next seed, and, «love», that longhaired thought excess which taught us fly.
Poem IX. «Lunaris Genus» (21st October 2008 – revision) (You will be like obsidian, and I will be Your plant: distil me in Your hands...) ... And we have already been like that, from the beginning, the first time I saw You: «energy» with no signs, nor margins or limits. Annulled by my fibres, today I will be for You like king ‘Soma’(•), the essence that makes the mind clear, filtering Your mind in my hearth. Mother of Your father and sister to the bridegroom, 55
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the one will be the knowledge between us, the other only the impulse. (A Young Girl, in the sleeping warmth, quietly talks...) ... And You came to me like then, sent by ‘Urvasi’(••), seductive and attractive, in a sensual disorder... Later on, the loom cloud envolved me, so that I could lay in Your scansion, so that came back to me That One who makes the seed sowed, yet a drop, for You, of my medicine. So I beg You, my friend, make this a no escape from death this wedding night. (The golden spiral flight, in its dancing movement, sprinkle with honey the hives of firmament...) ... And I sailed in the wonder of the eyes, choppy under the wavy walking and high, of the hips, attracted to the round belly and to the foamy roar of the heart, fragrant scyphus of sweet almonds... Have You learned how to listen to the tumult, the bewilderment that oppresses Your breast, the tide which interrupts Your voice, and makes Your temples tottering? As for me, declining my life in Yours, me alone said my pulses to beat, me alone allowed Your time to come to an end: because You come and remember me the Other, The One who orders You to number me the hours. (Like pearls, Her teeth, break my breath, on the henna’s mouth...) ... Now I give myself to You, bride and sister, 56
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because on Your lips bite doesn’t hurt, the oldest gnawing confesses and the whole desire consoles itself. I followed You from the ‘Origin’, there where You graze in the fog, incorrupt delight, gazelle from shady lands, cunning of paradise. And I’ve learned the «gift» which knows how to give itself... not the uncertain anxiety, that obscure “reason” which runs through the belly and which often is called “passion”. (Tender and powerful balley, that the run stretches to the helm of the cart...) ... From the divergent bosoms, the nipples offer to the lips, darkened fountains; lightly I touch Your throat and You bow Your head. I ‘feel’ You. Urge from Your perspiration a thrill and my senses conciliate; wide open You quiver pressing and knees bend. I ‘see’ You. A flash groans in the iris, sob and pass, and with quiet tears, You, lost dove, to a sweet death give Yourself up, perfumed and quieted, giving firstlings to my ardour, Your bloody lily. I drink at the mouth and You drink my own breath, languishes the night around and no trouble touch us. These are other hymeneals, that invite us to new nuptials, and impassable paths from life to life bound us, until the vow fly away to an only songs eternity. (•) Plant which intensifies visions and thought and which in the Vedic tradition represents the sacred drink, the sacrificial victim and the «Word» of the absolute. (••) One of the celestial Nymphs (Apsara) of the Vedic tradition, incarnation of voluptuousness and knowledge.
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Biographical note about the Author A technician by training, though humanist by vocation, Luciano Pizziconi was born in Rome in 1948. Essayist, critic, poet, philosopher, he is renowned also for his commitment in support of solidarity, for his cultural patronage and his activity as an educator. Since 1998 he has published – in ten volumes and different editions – a drama, fifteen collections of poems and an anthology of essays (Socrate, in five languages; Atti Alchemici; Centomaschere; Dedicato a Ocre and Alla Terra; Poesie della cruna; I legami dell’anima, in two languages; Memoria e Terre, in twenty-one languages; Scritti sull’etica dei linguaggi, in two languages, and the first volume of the Opera Omnia, La parola per il suo verso, in fourty-two languages), apart from tenths of conferences, speeches and critical essays. Defined ‘bonus vir’, ‘poet of peace’, ‘maestro’ and much more, for his unfailing search for an equilibrium between word and being, relation and value, in 2001 he made official his programme through Progetto Athanòr, of which he is the initiator and president in charge. The project inaugurated a global discourse especially for the protection of those whom he calls the Outcasts, by organizing exhibitions, conferences and concerts, in order to make the public opinion aware of mentally disabled people and Down’s syndrome sufferers, as well as of cancer sufferers, Guinea Bissau inhabitants, Third World children, lepers, Amazon Guarani, convicts, immigrants’ rights and Telethon... Hence, the Progetto Athanòr supported a great number of Associations such as Pro.do.c.s. (International voluntary service, a member of UN D.P.I.). L.P. has set up awards for literature, figurative arts and music, for essay writing and professional activities, as well as a Culture of solidarity prize and a Scholarship for literary criticism – on his personal behalf –, delivering more than two hundred awards. He has participated to several International Conferences and has organized a number of workshops on issues relating to his own cultural and philanthropic interests.. Ameritorious and honorary member of academies and associations, he occasionally writes for independent culture and art periodicals. Information about his activities were mentioned by national and international newspapers and broadcasting stations. In addition to the great number of articles and essays written by professors and undergraduates about his works, also critics, journalists, writers and common people wrote about him.. Despite being somewhat introverted, L.P. did nevertheless receive awards in different regions for Peace, Philosophy and Culture; for Solidarity, Association, Essay Writing and Ethics of languages; for published and unpublished Poetry and for his Career... some of which under the High Patronage of the President of the Italian Republic (Campidoglio, Santa Maria degli Angeli, Caffé Greco, Ritz, The Castle of L’Aquila, Palazzo Barberini, Santo Spirito d’Ocre Monastery, Centro Documentazione Giornalistico, Julius Cesar Hall...). In 2004 he was awarded the honorary title of Professor Emeritus from the ULE of Francavilla al Mare and, in 2008, from the ULE of Guardiagrele, for the twinning with those cities, and was proclaimed ‘Poet of the Year’ from a committee of experts, after receiving the “Raoul Follereau International Prize” and the “Prize of the Prime Ministership” for his message and his personal commitment in the philanthropic and cultural field. Director of a periodical with European circulation, as well as President and Rector of the Abruzzo branches of some academies located in Rome, he resigned after a short time because of the opinions of some collaborators, which he defined too “localistic” as regards 58
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the appropriate function of culture. Furthermore, he is a Honoris Causa member of the AICL, the “International Association of Literary Critics”, which has its headquarters in Paris. An unfailing promoter, after a series of meetings in Villa Athanòr, L.P. has held conferences in many places of Abruzzo (Chieti, Auditorium Cianfarani; L’Aquila, Auditorium Carloni, University of L’Aquila, Sala Bernardiniana and Palazzetto dei Nobili; Vasto, Library; Francavilla, Sala Consiliare, Palazzo dei Congressi and Museo Michetti... ). He is Honorary President of the Literary Prize named after Don L. Di Liegro, Honorary President of the Giovanni Paolo II University and Member of the Societé des Poètes Français. In 2005/06, for the fortieth anniversary of his literary activity, he staged his recital I legami dell’anima in many Italian cities (L’Aquila, Sala Celestiniana di Collemaggio; Pescara, Museo Vittoria Colonna; Rome, Sala Innocenzo XII, in Palazzo Pignatelli; Verona, Società Letteraria; Tocco Casauria, Sala Consiliare, etc...), with the aim of supporting the Tsunami victims. The last performance of the tour was held in Rome at the Osservatorio of the Parliament, in Palazzo Serlupi-Crescenzi. In 2006/07, the initiative was repeated with Memoria e Terre, in the United States, in support of the victims of the Katrina hurricane. The cities of Vestal and Binghamton, twinned with Athanòr, awarded him the “Honorary Citizenship”. Besides, Vestal created the 12th October ‘Pizziconi day’, while Binghamton offered him the key to the city. Among other awards, L.P. received the “Excelsior Award” and the “Honorary Citizenship” of the State of New York, whereas the State Legislative Assembly awarded him another recognition as “Acclaimed Author and Educator”. Similarly, he was awarded the “Diploma of Honor” on the part of Binghamton University Department of Romance Languages and Literatures. In 2008, La parola per il suo verso, was presented in L’Aquila, Cattedra Bernardiniana; Rome, theatre of Visitation, Santa Croce Palace, Museum of the Holy Apostoles and V Municipium; Enna, Archiepiscopal Palace; Romania, Timişoara Radio... while the Dante Alighieri Society presented the volume at Pittsburgh University. Besides L.P. received the personal appreciation of the most eminent cultural and international personalities, like Heads of State, as well as Academics of the most prestigious Academies. His works are realized entirely for solidarity purposes and can be consulted in Libraries, Cultural Centres and Universities in Italy and abroad, being in some of them they represent a study subject. The review ‘99, which deals with abruzzesistica (Abruzzo culture and civilization) and dialectology, made him one of the witnesses of our time; he has received a personal apostolic blessing both from the current Pontiff and from the previous one.. In 2007 L.P. has been chosen as ‘Character of the year 2006’ of L’Aquila, and he has received in the San Filippo theatre another “Recognition for the Career” for his poetry works. Besides, he has been awarded the Honoris Causa degree in Arts and Philosophy by the “City of Rome” International Academy, where, after, he was Rector for a short period of time.. Thanks to its philanthropic and cultural initiatives, the Progetto Athanòr has received the medal of the President of the Republic. In October 2008, the International Commission of the Mundial Academy of Poets proclaimed unanimously L.P. “Poet of the Millennium”. Luciano Pizziconi lives and works in Ocre. 59
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Brani da alcune lettere e recensioni (elenco degli Autori)
Giovanni Amodio (Saggista, poeta e critico)
Franco Campegiani (Saggista, poeta e critico)
Tito Cauchi (Saggista, poeta e critico)
Maria Teresa Epifani Furno (Saggista, poetessa e critico, già Docente di Diritto)
Rosa Muscarà (Insegnante)
Aldo Onorati (Editore, scrittore e critico)
Massimo Pasqualone (Libero docente di Bioetica presso le Università di Teramo, Chieti e L’Aquila)
Maria Russo (Musicista e compositrice)
Leonardo Selvaggi (Saggista, poeta e critico, già Direttore delle Biblioteche Reale e Nazionale di Torino)
Sandro Sticca
(Critico, saggista e conferenziere; Docente di Storia del Teatro e Letterature Comparate presso la Binghamton University di New York)
Antonietta Tafuri (Poetessa e critico, già Docente di Lettere Moderne)
Margarida Valle (Presidente della omonima Accademia di Danza con sede a Oporto) 60
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Testo italiano Giovanni Amodio Shulamith Firestone, nella sua celebre opera “La dialettica dei Sessi”, rileva come “gli effetti distruttivi dell’amore si verificano solo in un contesto di disuguaglianza”, quella disparità completamente debellata dal poemetto “Sacro e profano” che Luciano Pizziconi, munito della virgiliana conoscenza de “i segni dell’antica fiamma” (... adgnosco veteris vestigia fiammae), premette alla condizione dell’innamoramento, stabilendo poi, nei riguardi della donna e quindi del ‘Femminile’, quell’autentico «valore di relazione» che ne abolisce la condizione di sudditanza per un rafforzamento paritario dei ruoli e delle integrità. Poeticamente, attraverso nove «Canti», l’Autore dipana la matassa sublime di un percorso sperimentato tra immanenza e trascendenza, alla ricerca del punto ove il segreto e il sacro s’incontrano, dove la grazia, la magia, la seduzione, il divino e l’umano si transustanziano in epifania. Tra luglio e ottobre 2008, tra inediti e rielaborazioni, l’opera procede dalla Evocatĭo alla Cum-passio, dalla Mutatio alla Nova Luna, dalla Vigilĭa alla Conjunctĭo, dalla Plena luna alla Conteplatio, dalla Lunaris Genus terminale al verso conclusivo «in una sola eternità di canti»: l’amor vero che “mai ebbe agevol corso”, di memoria scespiriana. Se la scrittura che l’Autore si prodiga penetra dentro le parole e dentro l’anima, il processo che innesca diviene motore e sostanza per un ritorno alla vita attraverso i valori spirituali, quale segno di individualità universale. E se, come affermava Jonesco, la sola salvezza dell’uomo risiede nell’Arte – un valore assoluto come l’Amore che ci trasmuta –, nella concatenazione poetica di L.P. l’Arte ne nobilita le ascendenze verso traguardi eccelsi, sia per condizione umana, sia per esito altamente poetico. Le similarità percettive, per le quali l’idealizzazione della Donna e dell’Amore che suscita si sublima nelle ragioni della sua continua ri-creazione simbolica, animano la fuga elettiva nell’adeguato progetto di ‘Amore Totale’, che muove l’equivalenza stabilita da L.P. tra parola e azione, tra concetto e possibilità di applicazione, in concreto. La vitale espressività, che coniuga sprazzi colloquiali con riflessioni di straordinaria densità concettuale e filosofica, non manca di enunciazioni dirette, con risposte per un dialogo virtuale che incorpora segnali espliciti, entro contesti emblematici e saggistici. Essa stabilisce un approccio testuale capace di una struttura solida, accurata e conscia, che sviluppa i nove segmenti poetici delle componenti enunciate nella metafora della Casta Diva (la Luna) e nel trionfo dell’amore, che non nasconde gli aspetti carnali, sublimati nella mente e nella feconda disciplina che regola i sentimenti e la divinazione con elegante e raffinata successione delle classi emotive. La sacralità e la dimensione profana coesistono nella vicenda interiore che eleva i modelli comportamentali e quelli identificativi, attribuendo alla femminilità l’aureola epifanica che riconosce un rapporto di equivalenza nella dinamica tensione e distensione dell’Io e del Tu, come la poetica di L.P. esalta ed irradia. «Del ‘bene’ non sappiamo più nulla. / Sicché, in questo tempo, le parole spaventano, / 61
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ricusano di concepire / non per qualche negativa “potenza” / che residui in ciò che fu il ‘suo’ contrario...» (Mutatio) La ‘potenza del bene’, che le parole audaci sprigionano, ritrova nella qualità poematica di L.P. la purezza primigenia che il verbo assunse, «al principio», quale «amore senza profanazione», allorché la Mutatio consente di attribuire spirituale energia al «suo contrario», quale ribaltamento dei luoghi comuni e delle sciatterie, troppo sovente riferiti ad un errato intendimento dell’Eros. Leopardianamente, l’esortazione alla Luna, affinché «diletta si sveli», accoglierà lo spirito innocente del poeta, ma anche dei suoi ammaliati lettori.
Franco Campegiani ... Un poeta con la P maiuscola (tralasciando gli aspetti di saggista e filosofo, non meno sorprendenti per fecondità di intuizioni), attraversato da un ardore incandescente che possiede la forza di ricondurci alle scaturigini della vita. [...] Siamo infatti direttamente coinvolti in uno stato mentale inedito e sorprendente, che definirei precedente all’insorgere di ogni credo – e proprio per questo autenticamente ‘originario’ – dove le facoltà umane non hanno ancora avuto de-finizione, ma sono tutte presenti e annunciate in armonia tra loro. [...] I versi di Luciano Pizziconi possiedono questa luce stupefacente e folgorante di fronte alla quale il critico dovrebbe ammutolire...
Tito Cauchi ... Credo che i critici precedenti abbiano parlato con enfasi giustificata.
Maria Teresa Epifani Furno Conclusa in nove «Canti» (Evocatĭo, Cum-passio, Mutatio, Nova Luna, Vigilĭa,
Conjunctĭo, Plena Luna, Contemplatio, Lunaris Genus), questa Poesia raggiunge i vertici di un’espressione lirica pura, vissuta e partecipata con mistica intensità ed innocenza edenica, in grazia di una concezione del ‘Femminino’ (das Ewig-Weibliche di goethiana memoria) che, nella sua essenza immutabile, viene motivato nell’Autore da autentiche esigenze storiche, culturali e sociali, non disgiunte dal desiderio di riacquisire alla donna la sua integrità virginale e la condizione che le compete. Più che bellissimi, questi versi scaturiscono da un profondo sentire, dalla intuizione di una realtà che trascende quella comune. Ecco, allora, l’osservazione, ripetuta più volte, che Luciano Pizziconi è poeta munifico e filosofo acuto, cui vanno ascritti sistemi di pensiero pervi e principii la cui verità non mediata si rivela nell’esperienza stessa che se ne trae. Sicché, l’altrui persistere della negazione del nesso relazionale e di complementarità tra il ‘Maschile’ e il ‘Femminile’ non fiacca l’uomo-poeta, ma, piuttosto, in sintonia con i suoi ideali di condivisione, di comunione e di solidarietà, ne fortifica l’intelletto ed il cuore, che sanno confutare ogni pretesa separazione – o implicata frattura di genere – dell’io dall’altro/a da sé. Così, sulla scia di una concezione che richiama la ‘Mulieris Dignitatem’, in L.P. l’amore acquista un significato escatologico, dovendosi in esso accogliere anche, quale premessa 62
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insostituibile, l’esigenza egualitaria del «colloquio» spirituale e fisico fra uomo e donna, così come tra i due «principi» che dell’«Unità originaria» essi incarnano. L.P. è geloso tutore della vera ‘imago muliebris’, da sempre turbata e offuscata nei rapporti affettivi e sociali degli stereotipi della prevaricazione e dell’ipocrisia “maschile”, cioè di un ego manipolato dai (falsi) criteri di selezione che avallano la spogliazione e il dominio del Tu femminile, ovvero di ciò che appunto si pone, rispetto all’“io” come ‘Altro da sé’. Ricordando come le parole non hanno soltanto una superficie ma anche uno spessore e, per così dire, un tono, il Poeta ne crea di suggestive e soavissime per esprimere il fascino irresistibile che l’amata, assurgendo a modello emblematico del ‘Femminile’, esercita sull’animo del suo amante. Gioco di forze misteriose, che hanno per comune denominatore la ricongiunzione dei poli indipendentemente dal veicolo che li attrae, l’Eros qui si condensa in un magico cerchio di religioso stupore e di meraviglia gioiosa, rivelando tutta la forza inclusiva e coesiva della «Sostanza» che sostiene le forme del contingente. Così, quale scintilla divina prima e fiamma terrena poi, l’amore, dalle sorgenti ineffabili della incarnazione di voluttà e conoscenza, penetra lungo i tornanti dell’ascesa spirituale «in una sola eternità di Canti». (Lunaris Genus) Il fraseggio immaginifico, iperbolicamente figurativo, associato alla rivisitazione memoriale di antichi testi sacri e leggende, asseconda gli appassionati, magmatici attributi che dipingono il numinoso sembiante del ‘Femminile’ in tutta la sua regale magnificenza, mentre attraversa gli occhi della mente raggiungendo la pristina forma dell’anima, al punto che se ne possono avvertire i sussulti. Assonanze ancestrali ripetono turbinosi percorsi, estatici abbracci di una materiata innocenza pronta «alla coniugazione del verbo che dice l’‘essere’, / così che l’abbandono apre varchi allo spirito / riabilitando la carne, / perché, se incontro c’è stato, / questa ha cercato e l’Altro / si è lasciato trovare». (Conjunctĭo) Intenso e ri-evocativo, l’amplesso finale conduce dove si coglie l’essenza verticistica del seme: principio primo e causa originante della ‘Realtà’ al di qua e al di là dei fenomeni. Talché, avvolto nell’insondabile e fonte dell’inesauribile, l’Amore, quale “esigenza ontologica ed etica della persona” (md 29), è risonanza che innova e si rinnova nell’eterno rigenerarsi delle cose.
Rosa Muscarà ... Nessun commento sarebbe adeguato al valore del testo, poiché Luciano Pizziconi, coralmente definito Profeta e Maestro, fissa magistralmente nei nove «Canti» quella singolare Bellezza di cui solo chi si è posto al servizio della «Parola» può essere tramite, garante e degno possessore. Riemerge qui riscattata, dopo secoli di contaminazione e umiliante oppressione, una immagine integra e rigogliosa del ‘Femminile’, la cui grazia regale rapisce ed infiamma, accarezza e fa ardere, ripristinando nella sua primeva innocenza una tal figura di donna da rimediare i torti accumulati e dissolvere il pregiudizio che ne rese infermo il destino.
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Aldo Onorati ... Caro Luciano, ti devo la più assoluta ammirazione per il tuo libro: opera forte, profonda, fresca, ricca di pensose metafore, cui le parole sono mezzo e fine alla complessità della vita e del mondo. [...] Ringrazio, perché ho conosciuto un vero Autore, in un tempo in cui gli autori sono numerosissimi ma gli Autori pochi, pochissimi. Un abbraccio.
Massimo Pasqualone ... Afferma Luciano Pizziconi che «la logica della Bellezza sta già dentro e anteriore ad ogni forma sensibile del giudizio, perché ‘Modello’ del vero». E infatti la Poesia di L.P. è bella! di una bellezza maestosa e delicatissima, di una levigatezza classica, esente da ombre e artifizi... Bella per la pregnanza di ciò che emana e trasmette, rivelando sotto una luce piena quello che si credeva soltanto di “vedere”, e di vedere concretamente ciò che, rivelato, si poteva soltanto “credere”. Perciò il suo poemare si fa mezzo di conoscenza, di svelamento e di comunione nella gratuità perfetta del dono, così come egli, esemplarmente, pratica e intende. [...] Profeta e uomo, la religiosa intensità dei suoi versi si alimenta della capacità di vivere in empatia con il Tutto, e posso soltanto aggiungere che L.P. sarà ricordato, per l’incrollabile fedeltà alla «Parola», come uno dei pochi che ebbe titolo ad accreditare il termine di Poeta.
Maria Russo ... Natura forte e dolcissima, quella dell’Autore, che con straordinaria maestria innova magicamente tutto ciò di cui parla, traducendo una non comune erudizione nella capacità di evocare e commuovere, a più livelli, attraverso il potere della sua scrittura. Sicché, proiettandosi in una universalità di linguaggio e di contenuti, ben più che adeguati a cogliere i nessi tra visibile ed invisibile, Luciano Pizziconi è all’altezza del compito che si propone con una misura, morale e intellettuale, in speculare equilibrio con l’arte e la fantasia. Un percorso di elevazione che egli sublima oltre il vertice delle passioni, là dove ogni conflitto è risolto in quella rara disposizione dell’anima che si fa atto d’Amore.
Leonardo Selvaggi ... Una sapienza che è accensione di sensi, un pensiero che è illuminata estensione. [...] Vi è, nel testo di Pizziconi, quella concatenazione di legami che non ha un tempo di inizio ma infinite diramazioni di senso e sincronia di rapporti, ove la congiunzione è nudità dell’Origine e conoscere un ritrovarsi...
Sandro Sticca Evocatĭo, Cum-passio, Mutatio, Nova Luna, Vigilĭa, Conjunctĭo, Plena Luna, Contemplatio, Lunaris Genus... I nove «Canti», che costituiscono la raccolta di “Sacro e profano”, trasmettono una illuminata sintesi sulla sacralità dell’eros nella sua pienezza, celebrata da Luciano Pizziconi in straordinari vertici di intensa liricità. Sicché la parola, nel testo, è come avvolta da un’aura iniziatica, il cui orizzonte esonda dalla sua struttura temporale per abbracciare l’Eterno, in una liturgia, quasi rituale, volta a ristabilire l’autentica relazione del ‘Maschile’ 64
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e del ‘Femminile’, siano essi intesi nella reciprocità di ‘genere’ o di ‘principio’. In tale comunione ed unità di senso dei termini dialoganti, ove l’opposizione si muta in complementarità e le diverse istanze in un solo movente, il poetare oscilla tra l’amore contemplato e l’amore agito, tra l’archetipo e il suo emissario, in un contesto della memoria che nello stesso istante è presenza ed evocazione dell’‘essere originario’: «Altri imenei son questi, / che a nuove nozze ci chiamano, / e per sentieri impervi / di vita in vita ci legano, / finché il voto s’involi / in una sola eternità di Canti.» (Lunaris Genus) Ed ecco affiorare, dal miracolo di questi versi, il mistero profondo che vela e ri-vela il potere del ‘Femminino’... Sicché, pur nel sensuale abbandono (Plena Luna), si avverte l’unione mistica cui il Poeta allude e rimanda. E invero, trascendendo i limiti delle facoltà umane di esprimere l’indicibile, egli riesce a partecipare l’Essenza incomunicabile, che si rinnova e si amplifica in quel trasmutare dell’anima che alimenta il tormentato cammino dell’uomo verso l’«Assoluto». L.P. innalza un inno di lode a «Colei» che lo affranca e lo vincola, distillato modello delle fibre più intime del cuore, e che perciò si impose alla sua volontà e comprensione: «Non volevo amarla e mi amò, / non doveva amarmi e l’amai...» (Cum-passio) ‘Destino’ accolto, dunque, e sublimato nei «Canti» con un vertiginoso movimento capace di trasfigurare i ritmi vitali dell’esistenza nell’eterno pulsare di quell’Amore che rigenera il mondo.
Antonietta Tafuri Come può un poeta, già ritenuto «Sommo», superare ogni volta il suo apice? Ancora questa è la domanda che autonomamente si pone leggendo i «Canti» d’amore inediti di Luciano Pizziconi, che, con mirabile armonia di logica e fantasia, legando intuitività e raziocinio in una rappresentazione dialogica dell’esperienza vissuta, trasmettono le più conturbanti emozioni, in una atmosfera incantatoria di tale vibrante liricità e bellezza da penetrare l’anima e scorrere nelle vene. In un progressivo incarnarsi del ‘Femminile’ nel sembiante della donna che lo ha ispirato – e perciò in un costante sovrapporsi di ‘principio’ e di ‘genere’ nell’identità dell’amata, così investita di spiritualità e di passione, cioè della regale dignità e pienezza che le competono –, su questi versi nulla di veramente adeguato si potrebbe dire, se non che, per essi, il Nostro è da collocarsi tra i Classici di ogni tempo, pur nella modernità inaudita dei contenuti, che la gamma inesauribile delle immagini e della raffinatezza stilistica pongono in una condizione assolutamente a sé stante. Pochi, come lui, sono giunti nell’empireo... e meno ancora giungeranno nuovamente a stupirci, come L.P. sa fare in ogni circostanza. Si accordano, qui, note eccelse di un autentico ‘Trattato d’Amore’ che si fa melodia; perle e coralli che affiorano da scandagliati abissi, ove la Poesia, tracciando indelebili scie, accresce la nostra eredità culturale di un capolavoro che – nel panorama letterario della nostra epoca immiserita – non conta paragoni possibili.
Margarida Valle ... Sia benedetta la donna che ha ispirato i Suoi versi. 65
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Testo portoghese Giovanni Amodio Shulamith Firestone, na sua célebre obra “A dialéctica dos sexos” demonstra como “os efeitos destrutivos do amor, só se verificam num contexto de desigualdade”, aquela disparidade completamente dominada no poema “Sacro e profano” que Luciano Pizziconi, munido do conhecimento virgiliano de “os sinais da antiga chama” (... adgnosco veteris vestigia fiammae), antepõe à condição do enamoramento, estabelecendo depois, nos cuidados à mulher e portanto do ‘Feminino’, aquele autêntico «valor de relação» que elimina a condição de submissão a favor de um reenforço paritário dos papéis e da integridade. Poeticamente, através de nove «Cantos», o Autor desenlaça o enredo sublime de um percurso experimentado entre imanência e transcendência, na procura do ponto onde o segredo e o sagrado se encontram, onde a graça, a magia, a sedução, o divino e o humano se transformam em epifânia. Entre Julho e Outubro de 2008, entre inéditos e reelaborações, a obra avança desde Evocatĭo a Cum-passio, de Mutatio a Nova Luna, de Vigilĭa a Conjunctĭo, de Plena Luna a Conteplatio, de Lunaris Genus ao verso final «numa só eternidade de cantos»: o amor verdadeiro que “nunca teve um caminho fácil”, de memória shakesperiana. Se a escrita que o Autor utiliza penetra dentro da palavra e dentro da alma, o processo que inicia torna-se motor e substância para um retorno à vida através dos valores espirituais, como sinal de individualidade universal. E se, como afirmava Jonesco, a única salvação do homem reside na Arte – um valor absoluto como o Amor que nos transforma –, na concatenação poética de L.P., a Arte enobrece as origens do amor para atingir metas grandiosas, seja pela condição humana, seja pelo êxito altamente poético. As similaridades perceptivas, para as quais a idealização da Mulher e do Amor que suscita, se sublima nas razões da sua continua re-criação simbólica, animam a fuga electiva no projecto adequado de ‘Amor Total’, que move a equivalência estabelecida por L.P. entre palavra e acção, entre conceito e possibilidade de aplicação, em concreto. A expressividade vital, que conjuga pequenos momentos coloquiais com reflexões de extraordinária densidade conceptual e filosófica, está repleta de enunciações directas, com respostas para um diálogo virtual que incorpora sinais explícitos, entre contextos emblemáticos e de ensaios. Ela estabelece uma aproximação textual capaz de uma estrutura sólida, cuidada e consciente, que desenvolve os nove «Cantos» poéticos das componentes enunciadas na metáfora da Casta Diva (a Lua) e no triunfo do amor, que não esconde os aspectos carnais, sublimados na mente e na disciplina fecunda que rege os sentimentos e a divinização, com uma sucessão elegante e refinada das classes emotivas. A sacralidade e a dimensão profana coexistem na vivência interior, que eleva os modelos comportamentais e identificativos, atribuindo à feminilidade a auréola epifânica que reconhece uma relação de equivalência na dinâmica tensão e distensão do Eu e do Tu, como a poética de L.P. exalta e irradia. «Do ‘bem’ não sabemos mais nada. / Por isso, neste tempo, as palavras assustam, / 66
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recusam-se a conceber / não por alguma negativa “potência” / que ficou naquilo que foi o ‘seu’ contrário....» (Mutatio) A ‘potência do bem’, que as palavras audazes libertam, encontra na qualidade poemática de L.P. a pureza das origens que o verbo assumiu, «ao princípio», como «amor sem profanação», quando a Mutatio consente em atribuir energia espiritual ao «seu contrário», como mudança radical dos preconceitos e das coisas sem importância, demasiadas vezes relacionados com um entendimento errado do Eros. Como já o fez Leopardi, a exortação à Lua, para que «eleita se revele», acolherá o espírito inocente do poeta, mas também o do seus encantados leitores.
Franco Campegiani ... Um poeta com P maiúsculo (evitando os apectos de ensaísta e filósofo, não menos surpreendentes pela fecundidade das intuições), atravessado por um ardor incandescente que possui a força de nos reconduzir à origem da vida. [...] De facto, estamos directamente envolvidos num estado mental inédito e surpreendente, que definirei como precedente ao aparecimento de cada credo – e por isso mesmo autênticamente ‘originário’ – onde as faculdades humanas não tiveram ainda definição, mas estão todas presentes e anunciadas em harmonia entre elas. [...] Os versos de Luciano Pizziconi possuem esta luz estupefaciente e fulgurante, perante a qual o crítico deveria silenciar...
Tito Cauchi ... Creio que os críticos anteriores se pronunciaram com enfâse justificado.
Maria Teresa Epifani Furno Compilada em nove «Cantos» (Evocatĭo, Cum-passio, Mutatio, Nova Luna, Vigilĭa, Conjunctĭo, Plena Luna, Contemplatio, Lunaris Genus), esta Poesia atinge os vértices de uma expressão lírica pura, vivida e participada com uma intensidade mística e inocência edénica, graças a uma concepção do ‘Feminino’ (das Ewig-Weibliche de memória goethiana) que, na sua essência imutável, está motivado no Autor com exigências históricas, culturais e sociais, não separadas do desejo de devolver à mulher a sua integridade virginal e a condição que lhe compete. Mais do que belos, estes versos derivam de um profundo sentir, da intuição de uma realidade que transcende a comum. Por isso, a observação, várias vezes repetida, que Luciano Pizziconi é poeta generoso e filósofo perspicaz, aqui estão processados sistemas de pensamento acessíveis e princípios cuja verdade não mediata se revela na própria experiência que através deles se obtem. Portanto, o facto dos outros persistirem na negação da ligação relacional e de complementariedade entre o ‘Masculino’ e o ‘Feminino’ não enfraquece o homem-poeta, mas, pelo contrário, em sintonia com os seus ideais de condivisão, de comunhão e de solidariedade, fortifica o seu intelecto e o coração, que sabem rebater cada separação exigida – ou uma fractura envolvida de género – do eu do outro/a de si. Assim, no caminho de uma concepção que faz referimento à ‘Mulieris Dignitatem’, em L.P. o amor adquire um significado escatológico, tendo que considerar isto também, como 67
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premissa insubstituível, a exigência equalitária do «colóquio» espiritual e físico entre homem e mulher, assim como entre os dois «princípios» que da «Unidade originária» eles incarnam. L.P. é tutor ciúmento da verdadeira ‘imago muliebris’, desde sempre turvada e ofuscada nas relações afectivas e sociais dos esteriótipos da prevaricação e da hipocrisia “masculina”, isto é, de um ego manipulado pelos (falsos) critérios de selecção que avalizam a privação e o domínio do Tu feminino, quer dizer daquilo que se coloca, respeito ao “eu” como ‘Outro de si’. Recordando como as palavras não têm só uma superfície mas também um corpo, uma expressão e, por assim dizer, um tom, o Poeta consegue criá-las sugestivas e suavíssimas para exprimir o fascínio irresistível que a amada, ficando como modelo emblemático do ‘Feminino’, exerce sobre o ânimo do seu amante. Jogo de forças misteriosas, que tem por denominador comum a reunião dos pólos independentemente do veículo que os atrai, o Eros aqui se condensa num círculo de estupor religioso e de alegria maravilhosa, revelando toda a força inclusiva e coesiva da «Substância» que sustem as formas do contingente. Assim, como centelha divina primeiro e chama terrena depois, o amor, das nascentes indesctritíveis da encarnação de prazer e conhecimento, penetra através dos percursos da ascenção espiritual «numa só eternidade de Cantos». (Lunaris Genus) O fraseado imaginativo, hiperbolicamente figurativo, associado à revisitação memorial dos antigos textos sagrados e lendas, favorece os atributos apaixonantes e magmáticos que pintam o semblante luminoso do ‘Feminino’ em toda a sua magnificiência graciosa, enquanto atravessa os olhos da mente atingindo a forma primordial da alma, ao ponto de se conseguir sentir os seus abalos. Correspondências ancestrais repetem tumultuosos percursos, estáticos abraços de uma inocência materializada pronta «à conjugação do verbo que diz o ‘ser’, / assim como o abandono abre passagem ao espírito / reabilitando a carne, / porque, se encontro houve, / esta procurou e o Outro / deixou-se encontrar». (Conjunctĭo) Intenso e reevocativo, o amplexo final conduz onde se colhe a essência do sémen : primeiro princípio e causa originante da ‘Realidade’ do lado de cá e do lado de lá dos fenómenos. De maneira que, envolvido no imperscrutável e fonte do inesgotável, o Amor, como “exigência ontológica e de ética da pessoa” (md 29), é ressonância que inova e se renova no eterno regenerar-se das coisas.
Rosa Muscarà ... Nenhum comentário seria adequado ao valor do texto, pois que o Autor, unanimemente definido como Profeta e Mestre, fixa magistralmente nos nove «Cantos» aquela singular Beleza de só quem se coloca ao serviço da «Palavra» pode ser veículo, garante e digno possuidor. Volta a aparecer aqui libertada, depois de séculos de contaminações e opressão humilhante, uma imagem integra e vigorosa do ‘Feminino’ cuja beleza real, rapta e inflama, acaricia e faz arder, reabilitando à sua antiga inocência uma tal ideia de mulher que conseguiu remediar as ofensas acumuladas e conseguiu dissolver o prejuízo que tornou o seu destino enfermo. 68
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Aldo Onorati ... Devo-te a mais absoluta admiração pelo teu livro: obra forte, profunda, fresca, rica de metáforas pensativas, em que as palavras são meio e fim à complexidade da vida e do mundo. [...] Agradeço, porque conheci um verdadeiro Autor, num tempo em que os autores são inúmeros mas os Autores poucos, pouquíssimos. Um abraço.
Massimo Pasqualone ... Afirma Luciano Pizziconi que «a lógica da Beleza está já dentro e anterior a cada forma sensível do juízo, porque é ‘Modelo’ do verdadeiro». De facto, a Poesia de L.P. é bela! de uma beleza majestosa e delicadíssima, de uma leveza clássica, isenta de sombra e artifícios... Bela pela riqueza daquilo que emana e transmite, revelando debaixo de uma luz plena, aquilo que se pensava poder sómente “ver”, e de ver concretamente aquilo que, revelado, se podia sómente “acreditar”. Por isso, o seu modo de fazer poesia faz-se meio de conhecimento, de revelação e de comunhão na gratuitidade perfeita do dom, assim como ele, exemplarmente, pratica e entende. [...] Profeta e homem, a beleza religiosa dos seus versos alimenta-se da capacidade de viver em empatia com o Todo, e posso sómente acrescentar que L.P. será recordado, pela lealdade inabalável à «Palavra», como um dos poucos que teve a capacidade de dar real valor ao termo de Poeta.
Maria Russo ... Natureza forte e delicadíssima, aquela do Autor, que com extraordinária mestria inova, de forma mágica, tudo aquilo de que fala, traduzindo uma invulgar erudição na capacidade de evocar e comover, a vários níveis, através do poder da sua escrita. Assim, projectando-se numa universalidade de linguagem e de conteúdos, mais do que adequados a entender as ligações entre visível e invisível, Luciano Pizziconi está à altura do objectivo a que se propõe, com uma medida moral e intelectual, em especular equilíbrio com a arte e a fantasia. Um percurso de elevação que ele sublima para o ponto mais alto das paixões, onde cada conflito é resolvido naquela disposição rara da alma que se torna acto de Amor.
Leonardo Selvaggi ... Uma sabedoria que é ascenção dos sentidos, um pensamento que é iluminada extensão. [...] Está, patente no texto, aquela concatenação de laços que não têm um tempo de início mas ramificações infinitas de sentido e sincronia de relacionamentos, onde a conjunção é nudez da Origem e conhecer um reencontrar-se...
Sandro Sticca Evocatĭo, Cum-passio, Mutatio, Nova Luna, Vigilĭa, Conjunctĭo, Plena Luna, Contemplatio, Lunaris Genus... Os nove «Cantos», que constituem “Sacro e profano”, transmitem uma síntese iluminada sobre a sacralidade do eros na sua plenitude, celebrada por Luciano Pizziconi em diversos pontos com intenso lirismo. Assim, a palavra no texto, é como que envolvida por uma áurea inicial, cujo horizonte transborda da sua estrutura temporal para abraçar o Eterno, 69
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numa liturgia, quase ritual, decidida a restabelacer a autêntica relação do ‘Masculino’ e do ‘Feminino’, considerados na reciprocidade do ‘género’ e do ‘princípio’. Numa tal comunhão e unidade de sentidos e de termos dialogantes, onde a oposição se transforma em complementariedade e as diversas solicitações numa só causa, a poesia oscila entre o amor contemplativo e o amor activo, entre o arquétipo e o seu emissário, num contexto da memória que no mesmo instante é presença e evocação do ‘ser originário’: «Outros imanes são estes / que a novas núpcias nos chamam, / e por caminhos desconhecidos / de vida em vida, nos unem, / até que o voto se acalme / numa só eternidade de cantos.» (Lunaris Genus) E emerge então, do milagre destes versos, o mistério profundo que vela e revela o poder do ‘Feminino’... De maneira que, ainda que no abandono sensual (Plena Luna), sente-se a união mística que o Poeta alude e aconselha. Em verdade, transcendendo os limites das faculdades humanas em exprimir o inexprimível, ele consegue transmitir a Essência incomunicável, que se renova e amplia naquele transmutar da alma que alimenta o caminho tormentoso do homem em direcção ao «Absoluto» . L.P. enaltece um hino de laude à «Aquela» que o liberta e vincula, modelo destilado das fibras mais íntimas do coração, e que por isso se impõe à sua vontade e compreensão: «Não queria amá-la e amou-me, / não devia amar-me e amei-a...» (Cum-passio) ‘Destino’aceite, portanto, e sublimado nos «Cantos» com um movimento vertiginoso, capaz de transfigurar os ritmos vitais da existência no eterno pulsar daquele Amor que regenera o mundo.
Antonietta Tafuri Como pode um poeta, já considerado “Sumo”, a cada passo, superar-se? É esta a pergunta que ainda, autónomamente, se coloca lendo os «Cantos» de amor inéditos de Luciano Pizziconi que, com admirável harmonia de lógica e fantasia, entrelaçando intuito e raciocínio numa representação dialógica da experiência vivida, transmitem as mais perturbantes emoções, numa atmosfera encantadora que tem um lirismo tão vibrante e belo de penetrar e escorrer nas veias. Num progressivo incarnar-se do ‘Feminino’ no semblante da mulher que o inspirou – e por isso num constante sobrepor-se de ‘princípio’ e de ‘género’ na identidade da amada, assim investida de espiritualidade e de paixão, isto é, da real dignidade e plenitude que lhe competem –, sobre estes versos nada de verdadeiramente adequado se poderia dizer, a não ser que, por eles, o Nosso tem de ser colocado entre os Clássicos de todos os tempos, ainda que na modernidade inaudita dos conteúdos, que a gama inexaurível das imagens e do primor estilístico põem numa condição absolutamente própria. Poucos, como ele, chegaram ao empíreo... e mutio poucos conseguirão deixar-nos. novamente estupefactos, assim como L.P. sabe fazer em cada circunstância. Acordam-se aqui, notas excelsas de um autêntico ‘Tratado de Amor’ que se faz melodia; pérolas e corais que surgem de abismos sondados, onde a Poesia, deixando indeléveis rastos, aumenta a nossa herança cultural de uma obra-prima que – no panorama literário da nossa época caída na miséria – não tem comparações possíveis.
Margarida Valle ... Bendita seja a mulher que inspirou os Seus versos. 70
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Ringraziamenti Si ringraziano le Traduttrici per il generoso impegno con cui hanno affrontato la complessità dei testi; la giornalista e scrittrice rumena Veronica Balaj, per il gratuito apporto e la preziosa amicizia; la professoressa e compositrice Maria Russo, che ha voluto dedicare ai miei versi la sua ‘Opera in re b. Maggiore’; la professoressa Margarida Valle, Presidente dell’omonima Accademia di danza, che ne ha tratto ispirazione per la stupenda coreografia; i suoi incomparabili allievi (Maria João Vila Verde, Anabela Oliveira, Maria Vorontsova, Gil Neto, Eduardo Holanda) e il loro insegnante, professor Alexander Vorontsov; il dottore e compositore Rui Soares Da Costa, che ha musicato con intensità magistrale il balletto ispirato ai “Canti”, e il violoncellista Jaroslav Mikus, che ha contribuito ad arricchirne l’esecuzione; il regista teatrale M° Manuel Angelo, che ne ha interpretato la versione in lingua portoghese; il Console Onorario d’Italia per la Città di Porto, Ten. Gen. (r) Angelo Arena, l’Amminitrazione della Città di Porto e l’Associazione Culturale Italiana della Città di Porto (ASCIP), che hanno offerto ogni collaborazione; le locali Associazioni e gli Artisti, nonché i Membri Onorari del “Progetto Athanòr”, che hanno accolto con entusiasmo e spirito solidale l’iniziativa; i Critici e gli ammiratori che hanno incoraggiato la presente pubblicazione, con particolare riguardo a Madame la Presidente del Portogallo, Maria Cavaco Silva, che ha voluto onorarmi della Sua attenzione; la dottoressa Isabel Maria Rêgo, la cui fedeltà ai comuni ideali ha reso possibile l’impossibile; mia moglie, Rosalba Virginia Piccart, che sostiene il maggior onere del mio lavoro in devoto silenzio. 28 Gennaio 2009
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Finito di stampare nel mese di febbraio 2009 per conto del “Progetto Athanòr” Presso la Tipografia ‘Tipolito 95’ Via Madonna Fore, 17 - 67100 L’Aquila Telefono: 0862.312959 Cellulare: 329.4207004 / 5
Edizione fuori commercio *** Questo volume è dedicato alla “Associação Portuguesa para as Perturbações e Desenvolvimento e Autismo” (APPDA - Norte - c/c: 0018.0003.18399998020.76) ed è destinato al sostegno delle iniziative di solidarietà per l’anno 2009 72
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Edizioni Progetto Athanòr