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VillaCambiaso Villa Cambiaso Aut. Trib. di Savona N° 544/03 - Spedizione in A. P. - D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 Comma 2 - Direzione Commerciale Savona - Tassa Pagata - Taxe Perçue
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Anno XI - N° 58 - Settembre 2010 - Direttore: Pio Vintera - Stampa e Dir. Resp: M. Sabatelli - Copie riservate ai soci Redazione: Via Torino, 10 - 17100 Savona - Tel. 349 6863819 - Impaginazione e Grafica: M. Vintera - Fotografia: Veronica C/C Bancario N° 2293480 Cassa di Risparmio Savona - IBAN: IT74-W063-1010-6000-0000-2293-480 - Intestato a: Museo Cambiaso - Via Torino 10 - 17100 Savona
Progetto del “grafopittoscultore” Giacomo Corti su uno dei Muretti di Villa Cambiaso
VILLAPIANA: ARTE E CASSONETTI
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l Quartiere di Villapiana, alla periferia occidentale di Savona è la vetrina della città per chi viene dall’interno. Infatti, accanto a brutti edifici del primo dopoguerra, quando urgeva la necessità di costruire ad ogni costo e con pochi soldi e non l’estetica di un colto urbanesimo, si innalzano vecchi palazzi di borghese decoro che fanno schiera ad antiche ed illustri dimore nobiliari. Dotti cartelloni informano il visitatore senza premura sulla storia del quartiere e delle costruzioni più significative. Sembra, insomma, che una mano provvida ed intelligente, da sensi artistici sospinta, abbia fatto le cose per bene. Ma ad un primo compiacimento la mano di cui sopra sembra assai meno provvida ed intelligente. Da anni infatti, Villapiana scivola sul piano inclinato, leggermente inclinato per carità, ma tale senza dubbio, di un
lento e, a quanto sembra, ineluttabile declino. I palazzi sono trascurati, la viabilità difficile e in qualche caso perversamente complicata. Lo stesso civismo degli abitanti pare aver imboccato un eguale trascurato lassismo, sì che rifiuti di ogni genere sono tranquillamente abbandonati qua e là, mentre i felici possessori di cani, gatti, puma, coguari, tigri e leopardi percorrono con rara ed incontrastata improntitudine strade, piazze e marciapiedi per far pascolare le loro amate bestiole affinché a loro agio e discrezione possano lasciare profumata traccia del loro passaggio. O favolosi tempi in cui esistevano i fiori di odorata arbore amica! Ora esistono solo tracotanti amici dei cani, che se li guardi mentre assistono con malcelato orgoglio alle defecationes dei loro beneamati animali, amati più assai di quanto Catullo abbia adorato la sua Lesbia, sembrano dirti
fulminandoti con occhi di bragia: dì qualcosa ed io ti faccio sbranare! Per quanto esista un regolamento ad hoc, negli ultimi duecento anni nessuno ha visto un Vigile urbano intervenire per arginare la concimazione urbana. Questo è tuttavia nulla rispetto a quanto l’amministrazione comunale ha fatto e va facendo in Piazza Bologna, completamente rovinata, e in Via dei Cambiaso. Andiamo con ordine. Piazza Bologna, il cui sfondo è costituito dalla sobria facciata della chiesa dedicata a San Francesco da Paolo, era un’area di piccole dimensioni perfettamente raccordata all’edificio sacro con un rapporto rispettoso delle regole dettate dal grande genovese Leon Battista Alberti. Come tutti sanno, i genovesi continuano però a non essere popolari a Savona e dev’essere quindi parso un Segue ultima pagina
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Anno XI n°58 - Settembre 2010
VillaCambiaso
PROGETTI DI VIABILITÀ E PARCHEGGI A VILLAPIANA A Villa Cambiaso il Comitato Casella-Albamare ha invitato la cittadinanza a prendere visione della nuova proposta
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na serata molto impegnativa per il comitato casello Albamare a Villapiana. Un confronto con un quartiere con problemi di traffico, di parcheggio, di aree pubbliche. Un quartiere stretto tra il fiume e la collina. Un quartiere con soluzioni difficili. All’ordine del giorno alcune proposte per il quartiere, ma inserite in un contesto generale del traffico sia di Savona che delle Albisole, e del circondario. Forzano ha ricordato i riferimenti di legge riguardo i PUM, piani urbani della mobilità, che il comitato ha sollecitato da tempo al sindaco Berruti ed ai sindaci del comprensorio. Savona, Albisole, Celle, Varazze, Stella sono un’area coesa e molto interpendente, per cui le grosse soluzioni sul traffico e la mobilità che prendono comuni come Savona e le Albisole interferiscono con tutti gli altri: meglio sarebbe stato fare un PUM comune. Ma Savona ha in corso un suo PUM, quindi il comitato ritiene necessario che questo studio tenga conto anche delle istanze che il comitato sostiene da anni. Per la mobilità di area, il casello Albamare ed il tunnel di collegamento col porto: due soluzioni che unite consentirebbero di dare un grosso contributo alla convulsa circolazione stradale
trasferendo in autostrada quei flussi di traffico per Savona centro, porto, ospedale, e dando quindi in aggiunta all’Aurelia bis appaltata, un g r o s s o contributo alla vivibilità dell’area savonese, una scorrevolezza di traffico che consentirebbe anche un più efficace e veloce servizio pubblico. Sul servizio pubblico Forzano ha ricordato l’impegno del comitato a favore del trasporto pubblico, il convegno “metropolitana ligure” con proposte per un efficiente servizio ferroviario, il fatto che strade scorrevoli significano automaticamente servizio pubblico efficace. Ancora sulle connessioni di s e r v i z i o pubblico ha ricordato la proposta di ascensore tra l’Aurelia e l’ospedale, 160 m e t r i d i lunghezza, che permetterebbe, senza linee a u t o b u s particolari, un efficace connessione con pronto soccorso, laboratorio analisi ed ovviamente tutti gli ambulatori reparti ospedalieri. Di più: Forzano ha valutato la proposta di fare un nuovo ospedale vicino all’autostrada, ma dove si trova un’area più vicina di quella attuale? L’ospedale attuale dista in linea retta 325 metri dall’autostrada, e l’uscita della rampa del casello Albamare alle Funivie dista 410 metri da via Scotto! L’ospedale di Albenga è costato a suo tempo 54 milioni di euro, per servizi offerti
paragonabili ad 1/4 di quelli dell’attuale S.Paolo. Non conviene realizzare il casello Albamare migliorando un po’ il S.Paolo? Stringendo il campo su Savona da sempre il comitato auspica un miglioramento dell’ingresso in Savona in piazza Leon Pancaldo: evitare quell’abbraccio mortale tra il traffico che da Albisola vuole entrare in via Paleocapa con il flusso che scende da via Berligieri e che magari si percorre tutta la piazza per andare ad Albisola. Un ingorgo risolubile, secondo il comitato, invertendo il senso di marcia di via Paleocapa ed entrando in città attraverso via Berlingeri a senso unico fino in piazza Diaz e Mameli. Soluzione compatibile con una estensione dell’area pedonale ad inglobare via Paleocapa: il resto della proposta rimarrebbe immutata. Stringendo ancora il campo
verso Villapiana, Forzano ha ricordato la valenza strategica del percorso funivie-Falletti-provincia. Ex tracciato ferroviario, unica, diretta via che dalle funivie porta ai parcheggi di via Piave, provincia, ex stazione fs: quella cintura di parcheggi, confine tra il quartiere di Villapiana ed il resto del centro città. Una risorsa preziosa da preservare per quando ci sarà l’opportunità economica di attivarla. Intervento lungo quello del comitato, che ha lasciato per la conclusione della serata quei temi importanti da affrontare quanto prima per dare al quartiere delle prospettive nuove sulla viabilità, sui parcheggi, sulle aree di svago e di coesione sociale. Forzano ha evidenziato come il quartiere abbia solo un ingresso/uscita a nord ed uno a sud, per cui è necessario pensare a
VillaCambiaso qualche ulteriore punto di ingresso/uscita; come all’interno del quartiere manchino degli anelli di circolazione interna, problematica aggravata dalla nuova circolazione a senso unico messa in atto di recente; come l’anacronistico ponte ex-fs di via San Lorenzo strozzi la circolazione proprio nel cuore del quartiere e releghi via Falletti a zona di parcheggio; come il parcheggio di via Piave sia insufficiente ed abbia bisogno di essere potenziato; come la zona di via Perugia-impianti sportiviparcheggi, opportunamente rivista, possa diventare la zona per un grosso rilancio del quartiere. Sogni? No, proposte! Proposte di discussione, proposte di modellare assieme col quartiere quella bozza proposta dal comitato. Punto 1: la viabilità attuale assicura maggior sicurezza nella circolazione, per cui l’opinione è quella di “migliorare togliendo le attuali criticità” piuttosto che tornare indietro con strade strette a doppio senso di marcia. Punto 2: abbattere il ponte di via S. Lorenzo facendo lì convergere allo stesso livello via S. Lorenzo, via Falletti, via Pisa, via Solari; doppio senso di marcia in via S.Lorenzo nel tratto tra via Falletti e via Vanini, per attivare una serie di circolazioni interne di quartiere; realizzare un parcheggio pubblico su due livelli in via Falletti tra via S.Lorenzo e l’imbocco della galleria Cadimora. Punto 3: ampliare il parcheggio di via Piave a 1000 posti auto, con impianti sportivi posti sopra il parcheggio, e con una rivisitazione della circolazione in modo da connettere via Falletti e via Torino con una rotatoria che a sua volte è connessa col parcheggio, con l’area della provincia; Punto 4: connessione della rotatoria con un eventuale futuro ponte verso corso Ricci e via Vittime di Brescia, e sempre con un eventuale
Anno XI n°58 - Settembre 2010 tunnel di collegamento con le funivie. Q u i n d i “centro di smistamento dei flussi di traffico” di Villapiana. Punto 5: connettere via Schiantapetto a senso unico all’aurelia bis in modo da dare un veloce sbocco alla Rusca verso corso Ricci, e quindi diminuire il traffico in attraversamento in Villapiana. Forzano ha, in ultimo, letto una mail ricevuta da Livio Giraudo, presidente dell’ATA ed impossibilitato ad essere presente, che ha dato la sua massima
disponibilità a studiare, realizzare, trovare fondi in project financing per la realizzazione dei parcheggi di via Piave. Come era prevedibile ci sono stati numerosi interventi. Molto assenti i politici. A livello regionale c’era Michele Boffa dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale, a livello comunale Federico Larosa, a livello della circoscrizione II il presidente Fabio Musso, della I circoscrizione Giorgio Amerio ed Eleonora Arboscello. Moderatore Pio Vintera. Amerio ha sottolineato come via Crispi sia oberata da traffico in transito da o per Villapiana a seconda delle ore. Fabio Musso valutato m o l t o positivamente l’ipotesi di abbattere il ponte e ricavare
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nuove opportunità di circolazione interna, ma ha sollevato l’obiezione sia dei costi/benefici che l’obiezione dei disagi che l’operazione comporta sulla circolazione. Sulla bretella Schiantapetto ha detto di aver chiesto inutilmente ad Anas questa aggiunta al progetto. Sull’operazione parcheggio via Piave è disponibile ad approfondire il discorso, seppur con la difficoltà del piano di bacino. Sulla diversa disposizione del parco sportivo ha una posizione di conservazione dell’esistente, e timori per eventuale nuovo traffico indotto. Alessandro Livotti ha contestato le misure suggerite per i nuovi impianti. Federico Larosa ha avuto un atteggiamento molto aperto e disponibile alla valutazione più approfondita della proposta, e non vede invece problemi insormontabili per quanto concerne i limiti del piano di bacino. Atteggiamento costruttivo anche da parte del comitato Villapiana-P.Saffi, presenti Giuseppe Procopio e Marino Masala. Per concludere, Forzano ha detto in chiari termini, che l’obiettivo per l’area via Piave ed impianti sportivi deve essere, non di approvare così come è la proposta del comitato, ma di utilizzarla come base di partenza, di farne una piattaforma di discussione, il cui obiettivo deve essere di fare un’opera assolutamente compatibile col quartiere, di modellare il parcheggio, le vie di collegamento, gli impianti sportivi, le zone pubbliche, per migliorare tutte le componenti dell’insieme. Ha quindi lanciato l’idea di un tavolo di discussione da farsi subito, comitato, circoscrizione, ATA, comune, in modo da produrre un progetto di massima da introdurre nel PUM. Comitato Casello Albamare il Presidente: Paolo Forzano 339 58 60 482 http://comitato-caselloalbamare.blogspot.com
bel dispetto a chi ha autorizzato lo scempio della piazza, scempio, si badi bene, di un luogo pubblico per favorire l’interesse privato. Infatti, se continua ad esisterne l’area, la piazza non c’è più, mangiata da due corsie automobilistiche, da qualche fila di parcheggi cui le due corsie fanno da disimpegno, e da alcuni mostruosi ed enormi corpi d’edilizia, gli iperdimensionati sfiatatoi del parcheggio sotterraneo, per costruire il quale l’amminis’trazione ha autorizzato alcuni privati per l’interesse di pochi altri privati a rovinare un bene di tutti. Gli sfiatatoi sono penosamente coperti da un po’ di verde affinché non si dica che agli abitanti delle case prospicienti è stata rubata la clorofilla. Non basta. La chiesa è un edificio assediato, circondata dalle barriere sfiatatorie, da un mercato sulla sinistra, edificio che sembra essere stato costruito da un architetto non dimentico delle costruzioni Lego della sua infanzia (oggi è stato finalmente abbattuto, prima operazione di pulizia). Non mancano naturalmente le solite (scritte di filosofi e politicanti seguaci dei murales messicani, imitazioni meno belle e più stupide. Sulla destra sorge invece l’ingombrante accesso ai boxes sotterranei. Si tratta di un quadrilatero costituito da un muretto di squallido cemento sovrastato da uno sbarramento metallico sul tipo delle tanto deprecate gabbie dei detenuti di Guantànamo. Povera chiesa: meno male che Dio non guarda alle cose materiali ma alla fede, altrimenti gli amministratori comunali ed i dirigenti della impresa costruttrice sarebbero già all’inferno. Da Piazza Bologna, si dipartono i forse cinquanta metri di una via illustre, Via dei Cambiaso, breve quanto nobile perché fiancheggia quel
resta del parco della cinquecentesca Villa Cambiaso e perché sui suoi muretti fa mostra di sé una parte significativa della cultura figurativa, poetica e musicale savonese, dipinta su centinaia di piastrelle d’autore, molte delle quali preziosissime testimonianze di artisti scomparsi. Ebbene, questo incunabolo che dovrebbe essere tutelato in quanto non costituisce una bizzarra impresa realizzata da un privato ma un patrimonio che dovrebbe essere caro a tutti i savonesi di spirito d’arte dotati, è abbandonato a se stesso. Gli alberi riversano fastidiose ombre di giorno e l’oscurità più completa di notte per colpa di un’illuminazione inadeguata. La strada è divenuta una discarica indisturbata, con i suoi trionfali sei cassonetti, le due campane, e fanno otto, ed un altro cassonetto di fronte, piazzato in Via Torino, mentre su questa stessa via, a pochi metri di distanza, altri due contenitori sono stati collocati di fianco al dehors della Latteria Antona per far comprendere che gli amministratori savonesi hanno fatto un corso di profumeria a Grasse. I cassonetti di Via dei Cambiaso sono inoltre costantemente ispezionati dai clochard?, che ne spandono a terra il contenuto, sporcando la strada senza che nessuno intervenga. Ad abundantiam, gli addetti alla raccolta dei rifiuti detestano la collocazione dei cassonetti fra gli alberi in quanto risulta difficile agganciarli. Lo dimostrano le ferite inflitte alla corteccia dei tigli. Un’altra vittima della situazione d’incuria e di degrado in cui è stata abbandonata questa zona della città è il Café Restaurant Pasquale, il cui titolare quasi ogni mattina è costretto a ripulire la strada per non servire le colazioni tra puzze e spazzatura e sperare che non arrivino i camions
Le nuove piastrelle di Anna, Marina e Patrizia sui Muretti di Villa Cambiaso
destinati allo svuotamento dei cassonetti per non costringere i propri clienti a frettolosi spostamenti delle automobili in sosta mentre i loro proprietari si godono un rapido caffè. Eppure tempo fa il sindaco Berruti e l’assessore alla cultura Molteni, ambedue persone colte ed intelligenti, hanno visitato la piazza e la strada manifestando al proprietario di Villa Cambiaso il proprio disappunto e promettendo un rapido intervento, che finora non è avvenuto. Sorge un sospetto: circa un secolo or sono una mente fervida e dissacrante aveva inventato e sigillato in un vasetto firmato la Merde d’artiste; che a Savona abbiano lanciato un’altra stagione d’arte, collaudando la formula degli Artistes plus la merde? Aldo Pero I MURETTI DI VILLA CAMBIASO DI UGO PIACENTINI
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iancheggiata da grandi, ombrosi tigli, da sempre avvolta dai fragranti effluvi di un’antica pasticceria, esiste in Villapiana una stradina che sembra fatta apposta per dimenticare il frenetico traffico di via Torino, il degrado del vecchio cuore industriale di Savona, i barbarici sgorbi che deturpano tanti suoi muri. Si parla della via dei Cambiaso, adiacente all’omonima villa che generosamente ha messo a disposizione di tutti gli artisti, non solo savonesi, i lunghi Muretti le cui superfici già ospitano decine di formelle e creazioni varie oggetto di costante interesse da parte di concittadini e turisti. Ma ora un intero apparato di contenitori dei rifiuti è riuscito con la sua irruzione e il suo tanfo a violentare il carattere per certi aspetti unico di questo prezioso angolo di città.
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COLOROSAMENTE
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Mostra Artistica a Villa Cambiaso dal 25 settembre al 2 ottobre 2010 di Irene Bottero e Daniela Olivieri
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iportiamo integralmente alcune riflessioni critiche su Irene Bottero e Daniela Olivieri. Le illustrazioni riportano alcune immagini delle elaborazioni artistiche che verranno esposte a Villa Cambiaso dal 25 settembre al 2 ottobbre c.a. ed esecuzioni di performance delle espositrici eseguite a Villa Cambiaso in occasione della mostra collettiva “Il teatrino della politica” alla quale erano intervenuti come ospiti d’eccezione Antonella Elia e Vittorio Sgarbi. ALDO CAZZULLO ue donne poliedriche che all’insegnamento coniugano l’arte di vivere nel mondo del cromatismo. Insieme formano il duo “colorosamente”: uno sguardo artistico colorato e caloroso sulle fantasie concrete che si materializzano in pennellate festose e materiche. Svincolate da un’impostazione accademica trovano il loro tratto espressivo ispirandosi ad una rilettura personale della natura dai colori accesi o esperienze ritrattistiche di viaggi compiuti, con interpretazione talvolta surrealista, tridimensionale, astratta, figurativa, naif.
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GIORGIO BARBERIS rene Bottero e Daniela Olivieri, giovani insegnanti e promettenti pittrici, si sono affiancate da qualche tempo nel mondo dell’arte evidenziando un dono di spontaneità, di istintività e facendo rilevare inoltre la perizia con cui sanno individuare la struttura compositiva dei loro soggetti. Nelle spiccate assonanze con una sorta di linguaggio liberty per la prima ed uno altrettanto piacevole ma più libero da schemi predeterminati per la seconda, si potrebbe leggere l’insidiarsi del pericolo di “eccezionale facoltà mimetiche”. Tuttavia entrambe sanno trattare la materia con estrema disinvoltura, in stesure ora dense ora trasparenti che conferiscono profondità ai piani e corposità agli oggetti. Così emerge negli esperimenti di queste giovani, fuori dalla suggestione dei maestri storici e delle singole conoscenze artistiche, qualcosa di fresco, di candido, di nativo da cui potrà uscire in seguito, con la disciplina e la volontà, un definitivo carattere di artista; il tutto attraverso un’indagine volta a carpire
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con sensibile discrezione i moti interiori celati in un fiore o in una figura. PAOLO ROGGERO aniela Olivieri porta sulle tele paesaggi tenui come sogno, sfuggenti come nuvole, che sanno di brezze marine, di calde sere d’estate, di visi lontani dai tratti esotici. Le soffuse tinte pastello dei ricordi, visioni evanescenti e fragili come
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Anno XI n°58 - Settembre 2010 specchi d’acqua: l’artista trasforma il possibile della tela in un personale mondo fatto di vedute suggestive, di un realismo che è allo stesso tempo fantasia, di un’oggettività intrisa di emozione. Dipinti fatti con la stessa materia dei sogni, in un sottile cristallo di emozione pura.
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rene Bottero porta sulla tela una rilettura interiore della natura, degli oggetti, del mondo circostante. Gli
VillaCambiaso occhi dell’artista scavalcano l’apparenza cercando di mostrare una sorta di quarta dimensione interiore di ogni cosa che viene espressa con grande eclettismo: si va da un espressionismo di matrice fauve, in cui pennellate furibonde di colori antitetici si intrecciano come in una danza a comporre motivi floreali, al surrealismo, passando per tratti cubisti, senza mai rinunciare al gusto naif.
BRUNO GABETTI UN DUETTO DI COLORE, QUELLO DI IRENE E DANIELA NATO PER CONDIVISIONE D’ARTE. PELLEGRINAGGI IN STILI E COLORI, OLTRE A FORMAZIONE PROFESSIONALE, HANNO SUGGERITO ALLE DUE INSEGNANTI ARTISTE DI DIVERTIRSI A COMUNICARE, OLTRE AI BANCHI DI SCUOLA, CIÒ CHE SENTIMENTI, EMOZIONI E STUDI PITTORICI SUSCITANO E AGITANO I LORO ANIMI FEMMINILI, QUEL CHE PUÒ ESSERE DETTO ANCHE COL COLORE DELLA PASSIONE. LA TENTAZIONE DEL DIVERTIMENTO HA RAGGIUNTO LA COPPIA CHE IN SPIRITO DI ALLEGRIA MEDITATIVA HA PENNELATO TELE RILASSANTI E ALTAMENTE ESPRESSIVE CON TRATTI TOTALMENTE DIFFERENTI MA CON COMUNE VIVACITÀ CROMATICA, PER TRASMETTERE ANCHE CIÒ CHE VA OLTRE ALLA SENSORIALITÀ VISIVA. ASTRATTISMO, SURREALISMO TRIDIMENSIONALE, PAESAGGI, VOLTI E RIVISITAZIONI, RICERCATEZZA DEL PARTICOLARE EVOCANO SUGGESTIONI RIFLESSIVE CONTRAPPOSTE A IMMEDIATE REAZIONI D’URTO. COLORI ARDENTI E TEMATICHE CHE SCAVANO NELLA SENSUALITÀ E SPIRTUALITÀ DELL’INTIMO UMANO.
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ARTE DEL XXI SECOLO
Mostra Artistica Nazionale dal 18 al 26 settembre 2010 e l’estratto del Movimento Artistico
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i è svolta a Montezemolo una premostra Nazionale di “Arte e nobilità dello spirito” con lo scopo di introdurre una connotazione morale oltre che estetica all’arte del secolo nuovo scegliendo e abbinando un prodotto naturale come il miele per sottolineare simbolicamente la propria purezza di intenti. Gli artisti partecipanti alla mostra provenienti da tutta l’Italia sono i seguenti: Alda Alluigi, Giovanni Battista Bacino, Steve Barney, Giuliano Berlanda (Giuber), Nicoletta Bussi (Nicol), Giacomo Corti, Giovanna Crescini, Angela Crucitti, Nhóelm D’Akars, Renato Geido, Paolo Loy, Cristina Mantisi, Lina Marando (Mirandolina), Giovanna Marrone, Véronique Massenet, Luciana Mayer, Antonino Messina, Rosanna Mondino, Nikolinka Nikolova, Maria Grazia Omodeo, Orisol, Mariella Relini, Laura Romano, Germana Rossi, Liliana Scocco Olla, Stefano Solimani, Bruno Sullo, Aldina Todorovic, Pio Vintera, Lilia Viriglio, Settimia Zerboni. La mostra ufficiale che stigmatizzerà il nuovo movimento “Arte del XXI secolo” prefondato da Corti, Oliveri, Pero e Vintera decollerà il 18 settembre 2010 a Villa Cambiaso, occasione importante per raccogliere aderenti e concludere il documento del Manifesto. MANIFESTO DEL MOVIMENTO ARTE DEL XXI SECOLO [ESTRATTI] Noi artisti riuniti in assemblea proclamiamo la necessità di una nuova concezione dell’arte e del rapporto fra artisti e collezionisti. Noi affermiamo che la pratica artistica è la forma più alta della nobiltà dello spirito, nobiltà che non si estrinseca in questa o quella formula estetica ma nella profondità della concezione che ispira l’artista, concezione etica nel suo io profondo, concezione oggettiva nel suo proporsi quale critico austero del presente. Diciamo basta a tutte le concezioni che ignorino tali principî
inalienabili con il rischio di scadere nel ciarpame ideologico, di produrre chilometri quadrati di tele inutili e migliaia di statue e di ceramiche destinate ad accumularsi nei depositi dell’oblio perché prive del lume al quale dovrebbero ispirarsi. Noi desideriamo liberare il campo da tutte le false estetiche giustificatorie di pratiche artistiche dettate da pura superficialità o da mera imitazione. Gli artisti lamentano la difficoltà di vendere i loro prodotti perché alcuni di loro non sanno attingere le mète elitarie e perché spesso i collezionisti
“L’Ape Regina” di Stefano Solimani sono sconcertati non sapendo distinguere il prodotto dello spirito da quello della mano, tanto che finiscono per porsi infinite domande cui non sanno rispondere. È allora che gli artisti devono scendere della loro turris eburnea e spiegare e farsi comprendere ed avere l’umiltà di giustificare le proprie scelte. [...] Ci si deve chiedere anche la ragione dei tanti “ismi” che hanno affollato il secolo appena concluso con movimenti durati un breve palpito, in grado di produrre un unico numero di rivista e forse due mostre, perché vittime della pretesa di ridurre l’arte figurativa a mero segno, talora ispirato da superficiali formule letterarie, invece di ricordare l’impegno etico e la magnanimità dello spirito. [...] I fraintendimenti che affliggono l’esercizio artistico sono stati favoriti negli ultimi anni dal processo di deculturazione della società italiana, formata ormai in larga parte da
personaggi chiusi in un loro vacuo ed impenetrabile egocentrismo, insofferenti di ogni studio ma certi di poter esprimere pareri e giudizi su qualunque argomento. [...] Dobbiamo smettere di nasconderci dietro le parole ed operare in modo concreto per recuperare l’antica dignità del pensiero e dell’impegno etico-culturale di cui a lungo si sono valsi intellettuali ed artisti in quanto coscienze critiche del loro tempo. [...] In un mondo etero-diretto da poteri che vengono comunemente definiti “occulti”, ma che tali non sono affatto, in una stagione culturale di frasi e di concettuzzi prefabbricati che tutti ripetono convinti di esprimere alte opinioni in proprio, il destino dell’arte non può che ammantarsi di funeree vesti. Funeree vesti che noi ci rifiutiamo d’indossare. Lanciamo invece un forte richiamo a tutte le persone, artisti e amanti dell’arte, dotate di s e n t i m e n t o , d’intelligenza e di autonomia intellettuale affinché compiano uno sforzo comune per contrastare i pericoli e la banalità del nostro tempo. La gente deve comprendere che il prodotto artistico può anche essere un bene-rifugio o un investimento a medio o lungo termine, ma che è soprattutto un elemento importante per la gioia di vivere. [...] Circondati di cose belle e credi solo al tuo gusto, al semplice «mi piace» o «non mi piace». Non credere di esprimere il giudizio di un incolto: è lo stesso criterio di scelta teorizzato da un grande filosofo come Immanuel Kant. A voi, artisti, rivolgiamo un appello: unitevi a noi nello sforzo di conferire valori ad una società che si è globalizzata nel nome del consumo e di poveri slogans. Non vi chiediamo di scendere in strada, ma di testimoniare giorno dopo giorno con la vostra arte una posizione critica nei confronti di un mondo povero di valori generali e di senso del bello. L’opera d’arte non è un pezzo d’arredamento, ma uno stimolo di elevazione spirituale e di
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consolazione esistenziale. Siatene consapevoli ed operate in questo senso. Evitiamo tutti insieme il rischio di trasformarci in uno dei tanti imperversanti cellulari e di diventare banali ripetitori di pseudo-concetti. [...] Fate riflettere perché solo così sarete dei grandi artisti e non dimenticate che vale sempre l’appello contenuto nel Manifesto sintetico dell’artista
Anno XI n°58 - Settembre 2010 futurista: «Viviamo in un momento triste e disperato in cui i furbi comandano e gli intelligenti obbediscono. Vogliamo ristabilire i giusti equilibri, esaltando l’intelligenza, difendendola dalla cattiveria e dalla furbizia menzognera. Proclamiamo la necessità della ricerca al fine di superare l’attuale stato d’ipocrisia e di dare all’uomo quello
VillaCambiaso che è dell’uomo. Ci muoviamo armati solo della nostra tensione e della nostra follia verso dimensioni ancora sconosciute. Non possiamo prevedere come ci trasformeremo nel corso della nostra ricerca; a noi, in questo momento, è sufficiente conoscere la nostra insoddisfazione per farci muovere con velocità ed ossessività verso nuovi ed esaltanti traguardi».
LA BELLEZZA SECONDO SOLIMANI Presentazione a Villa Cambiaso di Franca Maria Ferraris in occasione della mostra del Maestro
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uardando la pittura del Maestro Stefano Solimani, mi viene in mente una frase di Stefano Zecchi, il famoso storico dell’arte, scritta in uno dei suoi libri: “La parola più importante nel mondo dell’arte è bellezza”. L’arte di Stefano Solimani aderisce perfettamente alla frase di Zecchi, poiché nelle immagini che Solimani rappresenta, ovvero nei corpi perfetti, negli sguardi espressivi, nelle membra armoniose, c’è la riscoperta di una bellezza che si richiama ai modelli dei pittori secenteschi, in una parola, alla bellezza assoluta. Non per nulla il Maestro fonda nel 2007 un movimento artistico a cui dà nome “Iperestetismo”, proclamandosi quindi padre di un modo di fare arte tutto teso a impossessarsi dell’armonia estetica e della bellezza. Egli viene così a ribadire la priorità dell’estetica in arte, attuandola con la rappresentazione della corporeità di figure umane, in prevalenza donne, da sempre depositarie per eccellenza del concetto di bellezza. Sono donne delle quali il Pittore mette al centro la femminilità attraverso l’intensità figurale della perfezione anatomica. Forme di bellezza che Solimani carica di un grande fascino fatto sì di sensualità, ma anche, e per molta parte, di una suggestiva luce interiore che le illumina e le trasfigura. Così trasfigurate, esse appaiono immerse in una dimensione surreale, acquistando perciò un ulteriore fascino che le fa assurgere ad autentici quanto insoliti simboli di esuberante carnalità e insieme di mistica spiritualità. È in questa dimensione che definirei di “surrealismo simbolico”, che l’immagine oltre a svelare un’intensa armonia estetica, mette in luce
qualcosa di più profondo, di più alto, si muova nella tradizione del di più misterioso. Classicismo, attinga al Rinascimento, Raffigurate in espressioni e in si avvalga del Surrealismo e del atteggiamenti estatici, queste creature Simbolismo, il piglio e l’energia con fortemente sensuali, ma come rapite cui egli opera sono attualissimi, calati da un’estasi mistica, si protendono verso una ieratica spiritualità contemplativa, oserei definire sacra. E forse non è del tutto errata tale d e f i n i z i one,poiché in questo “La Pietà” di Stefano Solimani vibrante, percettibile seno di sacralità, è già connella realtà odierna e quindi veloci, tenuto l’embrione pronto a germogliaallusivi ed ambigui, magicamente re nelle opere che il Maestro coinvolgenti ed estremamente presenterà in una sua prossima mostra accattivanti. espositiva, riguardante appunto il Inoltre, e devo aggiungerlo perché ciò sacro, a Palermo. è nelle mie corde, il suo gesto pittorico Il Maestro avvalendosi sia del è guidato da un profondo afflato simbolismo onirico sia poetico che si coglie con emozione e dell’astrattismo rende l’immagine con gioia, ma non invischia troppo le rarefatta ed enigmatica, allo scopo di immagini, anzi, contribuisce a dare ad essa molte chiavi interpretatiliberarle, aggiungendo a ciascuna, se ve, perché come ogni grande pittore, possibile, un’ancora maggiore Stefano Solimani è anche un narratore solennità di grazia, di armonia, in una di sogni e di eventi, ma parola, di bellezza. nell’interpretazione di questi, occorre E qui mi riallaccio alla stessa frase peraltro aver sempre presente che, dello storico dell’arte Stefano Zecchi, nella sua pittura, ciò che più conta è il frase già citata all’inizio del mio non detto, anzi il non visibile. Ovvero intervento e che mi piace ribadire, cioè è quella sorta di apertura che egli mai che “la parola più importante nel tralascia nella sua narrazione, affinché mondo dell’arte è bellezza”. Perché, lo spettatore possa entrarne a far parte, come spero si sia potuto cogliere dalle e qui espandere i limiti della propria mie parole e come molto meglio si può visionarietà, fino ad un punto tale che comprendere osservando le sue opere, l’opera d’arte osservata, possa l’arte del Maestro Solimani, è diventare anche un po’ sua. perfettamente inscritta e descritta in Sebbene il gesto pittorico di Solimani questa frase.
ASSOCIAZIONE NAUTICO LEON PANCALDO
LA VOCE DELL’
ESTRATTO AUTONOMO DELLA RIVISTA VILLACAMBIASO
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A.LP.
N° 10 - Settembre 2010 - Redazione: A.LP. - Via Torino, 10 - 17100 Savona - Tel: 349/6863819 - E-mail: vintera@villacambiaso.it
MA CHE MONDO È QUESTO? DI CLAUDIO TAGLIAVINI
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uesto mondo non mi piace! Parole che pronuncio ogni qualvolta voglio esprimere il giudizio, sempre più radicato, sulla corrente filosofia di vita venuta avanti negli ultimi venti, trent’anni. Qualcuno, per mitigare le mie opinioni, mi suggerisce una versione meno tranciante, che personalmente trovo banale: “Guarda che i tempi sono cambiati, ecc, ecc…”. Se capisco bene, secondo costoro, dovrei acriticamente ritenere giustificabile: l’evidente avanzare del menefreghismo, l’egocentrismo, l’intolleranza che vivo quotidianamente in nome di una presunta, ma non dimostrata, modernità culturale. Un giudizio che, naturalmente, non intende sottovalutare l’innegabile progresso tecnologico che sta sotto gli occhi di tutti. Ciò che non riesco ad accettare è l’inevitabile constatazione di quanta influenza abbia, oggi, una emergente quanto falsa concezione della libertà. Dal dopo guerra ad oggi, la nostra società, anziché affiancare a tale progresso un’etica altrettanto avanzata, ha reso “naturale” l’illusoria presunzione di poter vivere unicamente al presente. Così pensando, la storia del nostro passato risulta sminuita, ridotta ad un argomento di relativa importanza. L’oblio nel quale è caduto il nostro passato ha portato l’uomo moderno a vivere il presente preoccupandosi poco del futuro. A questo risultato contribuisce la inadeguata formazione della scuola e
l’informazione condizionata della società contemporanea, strette nella morsa del consumismo e dell’individualismo. Per questo, responsabili di un grave impoverimento della nostra cultura. Minuto per minuto, martellati dalla “filosofia” del poter avere facilmente ciò che si desidera, dimentichiamo di essere noi stessi. Abbiamo smesso di vivere con gli altri per vivere individualmente. Questa insidiosa e strisciante “modernità” ci porta all’indifferenza generalizzata e alla “solitudine”. Una realtà assecondata dall’esercizio decadente e persistente di un potere mediatico che rischia di offuscare, pericolosamente, i valori fondanti di una società civile. La loro lenta erosione trova, purtroppo, inconsapevole ospitalità nella cultura di una parte consistente delle giovani generazioni, affascinate da una specie di canto delle sirene che li vuole trascinare nell’isola dei sogni. Come può piacermi un mondo come questo? LAPIDE A RICORDO DEL COMMENDATOR BERTANI DI CARLA SORASIO VERZELLO
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l giorno 18 maggio 2010 nell’ambito delle attività culturali promosse dall’Assessorato ai Quartieri, dalla Circoscrizione Prima e dalla Confraternita di San Dalmazio, alla presenza dei familiari e delle autorità cittadine, è stato commemorato il Commendatore Cesare Bertani, uomo generoso e sempre presente nella vita di Lavagnola sia per la
costruzione di una galleria sotto il “Castello” che fungeva da rifugio antiaereo per la popolazione inerme durante le incursioni della seconda guerra mondiale, sia per l’attiva partecipazione alla gestione dell’Asilo Basso. Accanto alla grata che chiude l’imbocco della galleria sul muro di via Cantagalletto è stata posta una lapide a ricordo dell’evento e di fronte è stato sistemato un pannello esplicativo riguardante la galleria stessa e l’attività svolta dal Commendator Bertani come imprenditore che, con il suo operato ha trasmesso un messaggio importante di altruismo aggiungendo un nuovo tassello alla storia di Lavagnola. Così quella grata sul muro, fino ad oggi anonima, in futuro sarà ricordata come la custode silenziosa della salvezza di molte vite. Qui sotto e nelle pagine successive sono riportate le fotografie eseguite il 18 giugno 2010 da Claudio Tagliavini in occasione del pranzo del Cinquantenario dei Diplomati Capitani Istituto Nautico Leon Pancaldo Savona presso la trattoria “Madonna del monte”. Le altre foto sono riportate sul sito A.LP. (www.alpleonpancaldo.org). Sono altresì riportate lettere di Gravano e Vintera e le risposte sia del Sindaco di Savona Federico Berruti, sia del vicesindaco Paolo Caviglia. Ricordiamo a tutti che da settembre il primo martedì di ogni mese la segreteria A.LP. è aperta dalla 17.00 alle 18.00 o al mattino su appuntamenteo telefonado al 349 6863819. Pio Vintera
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Anno XI n°58 - Settembre 2010
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NAUFRAGIO IN PACIFICO
Estratto del Giornale di Bordo redatto dal Cap. Sup. L. C. Manlio Fallucca della nave M/V “Sandalion”
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on piacere pubblichiamo il documento inviatoci dal nostro iscritto Paolo Fallucca, diplomato C.L.C. Leon Pancaldo, anno 69/70, che ricorda il naufragio in Pacifico della nave “M/V Sandalion”, comandata dal padre Cap. Sup. L. C. Manlio Fallucca, avvenuto il 29 dicembre 1980 in condizioni atmosferiche avverse:
M/V “Sandalion”: Bulk carrier, LOA 249,75 mt ; Beam 29,78 Deadweight: 49.325 LT Bandiera italiana Costruzione: 1969 Cantieri Riuniti Adriatico (Monfalcone)
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Le date sono riferite al mese di novembre 1980.
eggo con interesse gli articoli degli Associati relativi ai loro ricordi di mare. Vorrei anch’io contribuire ma, dopo aver conseguito il diploma, la mia carriera si è svolta interamente ai comandi di aerei di linea, con esperienze che non sono certo pertinenti con lo spirito della presente rivista. Ho però indirettamente vissuto il naufragio della nave Sandalion, Comandante della quale era mio padre Manlio, diplomato anche lui c.l.c. dal Leon Pancaldo, nel 1945. Purtroppo egli non ha avuto il tempo di associarsi ALP, essendo mancato nel 2001, ma penso che avrebbe gradito condividere con noi queste letture. Avvalendomi, della documentazione in mio possesso, relativa alla cronologia degli avvenimenti, ed al racconto da lui fattomi a suo tempo, passo alla ricostruzione dell’accaduto.
ESTRATTO DAL GIORNALE DI BORDO
......segue da viaggio Baltimora - Los Angeles via Panama, con un carico di minerale di ferro destinato al Giappone. Ven. 7: A ½ dì, 22° 25’ N ; 110° 18’ W. Alle 20.35 si esce dalla zona tropicale. Beccheggio accentuato. Sab. 8: Persiste moderato beccheggio. A ½ dì, 25° 51’ N ; 114° 16’ W. Dom. 9: Mare lungo da NW. Beccheggio e rollio accentuati. A ½ dì, 30° 11’ N ; 116° 41’ W. Nel pomeriggio eseguita esercitazione generale “abbandono nave” ed “antincendio”. Ispezione cucina e cambusa. Il Direttore ha controllato i servizi di sicurezza e galleggiabilità della nave. Alle 22,30 traverso dr. Isola Coronados, dist. mg.11,9. Lun. 10: Si seguono le rotte di
sicurezza per l’atterraggio a Long Beach. Alle 05,30, in prossimità della boa LB, pronti in macchina. Alle 06,00 imbarca il Pilota. Alle 06,15 si ancora nella rada interna a Long Beach. Seguono normali pratiche di arrivo. Visita al Consolato Italiano e regolarizzazione del Ruolo Equipaggio. Imbarco viveri e provviste. Alle 17,35 Pilota a bordo, pronti in macchina: si salpa. Alle 19,00 fuori dal porto, sbarca il Pilota ed alle 19,06 finito in macchina. Riprende regolare navigazione per Hirohata (Giappone), come da istruzioni ricevute dal Noleggiatore. Rotte varie, come da giornale di navigazione. Mar. 11: Navigazione disturbata da elementi contrari forza 5. A ½ dì, 33° 03’ N ; 121° 48’ W. Mer. 12: Navigazione ostacolata da elementi forza 4/5 da NNW. A ½ dì, 33° 17 N ; 127° 57’ W. Gio. 13: Navigazione regolare, a ½ dì, 33° 37’ N ; 134° 24’ W. Ven. 14: Condizioni di tempo perturbato, con elementi ruotanti da SSE forza 4/5. A ½ dì, 33° 54’ N ; 140° 31’ W. Nel pomeriggio peggioramento delle condizioni del tempo. Si naviga con mare da SSE, forza 5/6. Notevoli movimenti di rollio e beccheggio.
VillaCambiaso Frequenti colpi di mare in coperta e sulle boccaporte stive. Velocità notevolmente ostacolata. Sab. 15: Maltempo: mare molto grosso da NW che spesso irrompe in coperta e sulle boccaporte stive. Accentuati movimenti di rollio e beccheggio; velocità ostacolata. A ½ dì, 34° 09’N ; 146° 25’ W. A sera netto miglioramento delle condizioni meteo. Dom. 16: Navigazione regolare, ma con mare lungo da NW. Rollio e beccheggio. A ½ dì, 34° 23’ N ; 152° 15’ W. Nel pomeriggio, il Marconista ha provato il ricetrasmettitore CTR 49, per imbarcazioni di salvataggio. Ispezione viveri e cambusa. Alle 20.00, esercitazione con “Aldis”. Lun. 17: Navigazione regolare. A ½ dì, 34° 40’ N ; 158° 32’ W. Mar. 18: Passaggio di piovaschi. Tempo perturbato. Rollio e beccheggio accentuati. A ½ dì, 34° 47’ N ; 164° 38’ W. Mer. 19: Condizioni del tempo in peggioramento: mare e vento al giardinetto forza 6/7. A ½ dì, 34° 48’ N ; 170° 43’ W. A sera, gli elementi ruotano a NW, sempre forza 6. Gio. 20: Perdura il maltempo: si naviga ostacolati dal mare molto grosso da NW, forza 7/8. Coperta e boccaporte stive, continuamente invase dal mare. Alle 11,00, si riducono opportunamente i giri della motrice. A ½ dì, 34° 43’ N ; 176° 24’
Anno XI n°58 - Settembre 2010 W. Dopo il tramonto attenuazione dei fenomeni. Alle 20,20, motrice a giri normali. Ven. 21: Alle 05,40 si passa il meridiano 180°: a causa del salto di data, nella stesso istante, si passa alle 05,40 di Sabato 22 novembre. A ½ dì, 34° 51’ N ; 178° 32’ E. Navigazione sempre ostacolata da elementi avversi forza 6/7. Beccheggio accentuato. Dom. 23: Senza tregua, soffia il maestrale, alzando altissime onde che flagellano la nave: motrice opportunamente ridotta. Rollio e beccheggio accentuatissimi. La traversata, si sta praticamente effettuando sempre con la caratteristica alta onda del Pacifico, che quando gonfiata dal vento diviene montagnosa. A ½ dì, 34° 49’ N ; 173° 54’ E. A causa del cielo costantemente coperto, le osservazioni astronomiche sono state e continueranno ad essere rarissime o quasi nulle, anche perché l’apparecchio satellitare, funziona saltuariamente. Lun. 24: Navigazione regolare, ma con mare lungo da N. A ½ dì, 34° 36’ N ; 168° 43’ E. Rollio accentuato. Mar. 25: Navigazione regolare. A ½ dì, 34° 32’ N ; 162° 43’ E. Dopo mezzodì, con rapida discesa del barometro, condizioni meteo in peggioramento. Nella tarda serata, elementi da Est, forza 7/8. Mer. 26: Continua a scendere il barometro, mentre gli elementi tendono a girare da SW, e quindi a
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stabilizzarsi da W, forza 6/7. Alle 22,00, si riducono opportunamente i giri della macchina. A ½ dì, 34° 39’ N ; 156° 58’ E. Gio. 27: Mare in tempesta da W forza 9. Si governa alla cappa, con macchina al minimo possibile per mantenere il governo della nave. Grossi colpi di mare invadono la coperta. Alle 08,05, un colpo di mare particolarmente alto, sfonda le boccaporte della stiva n° 1 e della stiva n° 2. Una di queste boccaporte finisce in mare, altre dentro le stive, ed altre ancora rimangono pericolosamente incastrate in coperta. Si attende il momento più propizio, quindi con il timone alla barra, si inverte la rotta per navigare con il mare in poppa ossia, con rotta 101°. Governo della nave molto difficoltoso, mentre inesorabilmente inizia l’allagamento delle stive aperte, ed il lento appruamento della nave. Pompe di sentina delle stive allagate costantemente in funzione, così pure si aspira dalle casse alte n° 1 e 2, in quanto molti sfoghi d’aria delle medesime, sono stati asportati dal mare. Già alle 08,10, considerata la situazione gravissima, si è richiesto via radio, l’assistenza immediata a tutte le altre navi, ma senza successo. Si comunica con la Coast Guard giapponese e con quella americana di Honolulu, scambiandoci messaggi circa la situazione. A ½ dì, 34°06’ N ; 154° 46’ E. Il governo nave diviene quasi
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insostenibile, con colpi di mare che salgono sulla poppa, rendendo pericolosissima la situazione. In considerazione di ciò, sentito il parere del Direttore di macchina, del 1° Ufficiale e di altri ancora, alle 18,45 (locali), si lancia l’S.O.S. Seguono contatti con stazioni di terra ed altre navi, mentre la situazione continua ad essere disperata. Ven. 28: Situazione immutata, con elementi ora da WNW forza 9. Si continua a mantenere, per quanto possibile il mare in poppa. Alle 11,25 si osserva al radar la presenza di una nave: si entra in contatto V.H.F., e si concorda l’assistenza. Si tratta della nave americana “Sealand Liberator”. Alle 12,40 detta nave si dispone a navigare parallelamente a noi, alla distanza di 6 miglia. Avuta la certezza dell’assistenza fino Honolulu, ove ora siamo intenzionati a dirigere, viene lanciato il messaggio di cessata richiesta di assistenza ad altre navi. Segue navigazione sempre più difficoltosa, a causa del continuo affondare della prua. Il Direttore di macchina mi fa presente che il motore sta ora lavorando al limite delle sue possibilità; ossia egli è continuamente costretto a supplementare olio al fine di lubrificarlo, e la fortissima inclinazione potrebbe improvvisamente compromettere definitivamente il suo funzionamento, anche provocare esplosioni. A sera si nota una leggera attenuazione della forza del mare. Sab. 29: Alle 01,00 il Comando della nave “Sealand Liberator” ci fa sapere a mezzo V.H.F., che ha ricevuto notizie dal suo armatore, di procedere regolarmente per Los Angeles, terminando di fatto l’assistenza, anche perché la mia nave ha dichiarato non necessaria l’assistenza della Coast Guard giapponese. Si continua ad insistere che la “Sealand Liberator” deve assolutamente continuare a fornirci assistenza. Ci viene risposto negativamente; ancora richieste da parte nostra, ora però senza più alcuna risposta da parte loro, mentre la nave si allontana rapidamente, fino a sparire. Si è ora soli e si cerca di contattare nuovamente altre navi via radio, ma inutilmente. La situazione a bordo peggiora in continuazione: l’appruamento continua inesorabilmente ad aumentare e si comincia a notare anche un certo sbandamento a dritta. Si continua senza soste a pompare la sentina e le casse alte
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Anno XI n°58 - Settembre 2010 corrispondenti alle stive allagate. Tutta la sezione prodiera è costantemente sommersa, salvo qualche saltuaria uscita, provocata dal moto ondoso, e l’acqua in coperta si mantiene tra le stive n°3 e 4. Risulta anche aperta o sfondata, la porta di accesso locale pompe prora, e quindi allagato anche questo locale, mentre va considerato che le due casse prodiere, contengono ancora 400 ton di nafta. Riconsiderata la situazione gravissima, 11,48 locali si lancia nuovamente l’S.O.S. Immediatamente risponde la nave cilena “Arauco” che trovasi in vicinanza e che subitoviene contattata
Nel pomeriggio, constatato che l’abbassamento della prua non si arresta, che tutti i tentativi messi in opera per salvare la nave sono risultati vani, che è in arrivo una nuova forte depressione, sentito il parere del Direttore di macchina, del 1° Ufficiale, del Nostromo e di altri ancora, considerando imminente l’affondamento della nave, alle 15,14 ordino “l’abbandono nave”, accordandoci per le operazioni con il Comandante della “Arauco”, che invia subito una motolancia. Seguono operazioni di abbandono, rese difficoltosissime dal mare che è molto alto. Alle 17,38 tutto l’equipaggio della “Sandalion”, compreso il sottoscritto è in salvo ed in buone condizioni sulla M/n “Arauco”. Posizione stimata dell’avvenimento: lat. 29° 30’ N ; long 162° 23’ E. La motolancia che ha effettuato il salvataggio delle persone, a causa delle pessime condizioni del mare, è andata perduta. Al momento dell’abbandono, la nave presentava l’intera parte poppiera emersa, con elica e timone completamente fuori dall’acqua. Il Comando di nave “Arauco” mi comunicava che a causa delle condimeteo particolarmente avverse, riteneva rischiosa l’attesa in zona. Scontato, e dato per imminente l’affondamento del “Sandalion”, si allontanava.
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“La Torretta Leon Pancaldo” Olio di Pio Vintera in V.H.F. Ci si accorda per l’assistenza dichiarando che è nostra intenzione procedere per Honolulu. La “Arauco” accetta, ed alle nostre richieste se in possesso di bunker per raggiungere quella destinazione, risponde affermativamente. Alle 12,20 la M/n “Arauco” è in nostra vicinanza ed inizia l’assistenza.
ui si conclude il resoconto riportato dal Giornale di Bordo, redatto come si può ben immaginare, in condizioni a dir poco precarie. Per completezza di informazione devo aggiungere che mio padre, nel corso della tempesta, urtava in plancia contro l’apparato radar, riportando un fortissimo trauma con conseguente rottura di più costole. Nei giorni successivi a bordo della “Arauco”, egli accusava forti emorragie interne, che hanno richiesto uno sbarco d’urgenza a mezzo elicottero della Coast Guard Statunitense. Giunto privo di conoscenza all’ospedale di San Pedro, ha subito la totale asportazione del colon perforato, cui è seguita una degenza di 40 giorni. Dopo circa un anno dagli eventi, ha ripreso a navigare, fino al conseguimento della pensione. Si è spento nel 2001, causa complicanze anche derivanti dal trauma allora subito. C.L.C. Paolo Fallucca