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VicenzaPiù n.79, 10 novembre 2007

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Direttore editoriale Giovanni Coviello

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Pericolo pubblico

Una donna sola al comando di Giovanni Coviello

Il presidente della Provincia Attilio Schneck (Lega Nord) ha dichiarato, in merito alla conferma fino a pochi giorni fa a rischio di Manuela Dal Lago alla Presidenza della Serenissima, che «… il presidente dell’Autostrada lo può fare solo una persona che non ha altri impegni istituzionali, e che quindi possa mettere a disposizione tutto il tempo necessario per la società. L’unica persona che ha questi requisiti nel cda è la dal Lago, per cui la risposta è evidente». Con queste parole ha di fatto ufficializzato la conferma della leghista ex liberale Dal Lago al vertice autostradale e, di conseguenza, la morte del progetto di lista civica trasversale che avrebbe potuto prendere corpo proprio attorno alla Dal Lago, insieme a Pd, carolliani e altri centristi. A meno di colpi di scena, che in politica sono più abituali che a teatro. (continua a pagina 3)

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Episodi di degrado (ubriachezza molesta, atti indecenti, disturbo della quiete) inducono i Comuni ad adottare misure restrittive. Vicenza vieta persino la “detenzione” pubblica di alcolici. Il rischio è barattare la percezione della sicurezza con la libertà. La difesa dell’Anci Veneto: “Importante il rigore fin dalle piccole cose”. E le grandi? da pagina 6

Presidio No Dal Molin, nuovo tendone in arrivo

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Anno 2 - Numero 79 - Sabato 10 novembre 2007

Carraro il portavoce, un futuro da 100 mila euro

a pagina 10

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Società del Quartetto, i dimenticati del nuovo teatro

Schio, bilancio comunale: meno sociale più consulenze

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Piscine di Vicenza: un mare di corsi.

Iniziano le nuove attività. Informazioni in segreteria. Tel 0444 924868 nido blu • acquacità • scuola nuoto • sincro • pallanuoto • acquagym • hydrogym • hydrobike • kiklos palestra La segreteria è aperta dal lunedì al venerdì dalle 09,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 20,00. Sabato dalle 9,00 alle 12,00. Piscine di Vicenza. Viale Ferrarin 71 • www.piscinedivicenza.it • segreteria@nuotovicenza.it


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lettere

La riflessione di una lettrice: “Troppo clamore montato ad arte, troppe generalizzazioni: così si apre la strada a discriminazioni e razzismo”

loro codice deontologico nella parte che riguarda il trattamento dei dati personali (art. 5) e la tutela del diritto alla non discriminazione (art. 9). A cosa serve amplificare in modo esasperato i fatti di cronaca nera? A cosa serve citare la nazionalità del colpevole? Forse che una rapina, uno stupro o un omicidio sono meno gravi e dolorosi se commessi da un italiano piuttosto che da un comunitario? Abbiamo già dimenticato che in Italia la “ditta” più prospera è la mafia? Significa forse che tutti gli italiani sono mafiosi? E se uno stato estero (per esempio la Germania, teatro di una serie di omicidi ad opera della ‘ndrangheta) decidesse di decretare d’urgenza come

Fatti, personaggi e vita vicentina www.vicenzapiu.com info@vicenzapiu.com Direttore Editoriale GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com Direttore Responsabile GIAMPAOLO ZORZO

Redazione sportiva TOMMASO QUAGGIO t.quaggio@vicenzapiu.com PAOLO MUTTERLE p.mutterle@vicenzapiu.com Collaborano: ANDREA ALBA ANDREA BASSO FRANCESCO CAVALLARO GIULIANO CORÀ STEFANO FERRIO GIOVANNI MAGALOTTI

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Redattori LUCA MATTEAZZI l.matteazzi@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO i.toniello@vicenzapiu.com

Stampa Stampato da Pentagraph Srl via Tavagnacco, 61 33100 Udine Autorizzazione Tribunale di Treviso n. 1132 supplemento di Treviso Sette del 10 novembre 2007

Associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iscrizione al Registro Nazionale della stampa n.8857 del 15-12-2000

ha fatto l’Italia, ed espellesse gli italiani in modo indiscriminato? Perché nessuno – o quasi – dice che la criminalità è diminuita rispetto agli anni scorsi? Perchè nessuno ricorda – ma forse è più comodo fingere di non ricordare – che all’inizio del ‘900 la delinquenza in Italia era quindici volte superiore a quella attuale, che gli italiani vendevano i propri figli – a metà prezzo rispetto al costo di una macchina da cucire - figli che poi chiedevano l’elemosina agli angoli delle strade per conto dei loro acquirenti? Si vogliono chiudere agli altri le frontiere, dimenticando che a noi le frontiere degli altri fanno comodo ben aperte, in particolare quella rumena, visti gli enormi interessi economici che i nostri industriali esternalizzatori hanno da quelle parti. Ma anche altre frontiere le vogliamo aperte: per esempio, quelle che permet-

tono alle aziende italiane produttrici di abbia tenuto comportamenti che comarmi di esportarle – e non importa se si promettono la dignità umana, ovvero tratta di paesi in guerra, noi siamo molto che compromettono diritti fondamentali generosi, poi gli manderemo l’euro via della persona umana (sic!), o l’incolumiSMS. tà pubblica così da rendere la permanenDimentichiamo di aver sottoscritto acza della persona in Italia incompatibile cordi internazionali, di far parte dell’UE, con l’ordinaria convivenza” è talmente e che questo ci obbliga a recepire le divaga da lasciare spazio a qualsiasi interrettive così come sono. Dimentichiamo pretazione. che le espulsioni collettive sono vietate Credo che dovremmo tutti iniziare a dal diritto internazionale e che l’Italia ha riflettere pacatamente sulla situazione, ricevuto dall’UE diverse raccomandaevitando questa isteria collettiva che prozioni sull’atteggiamento discriminatorio duce solo disastri. Chi muore di fame o adottato nei confronti delle minoranze fugge da una guerra non si fermerà da(siamo l’unico paese europeo ad avere i vanti a un decreto perché non ha nulla da campi nomadi e per questo siamo stati perdere; non ci proteggeremo chiudendo accusati di segregazione su base etnica), le frontiere (non dimentichiamo che nel dimentichiamo infine che la Commis2007 non è stato ancora emanato il desione Europea ha iniziato la procedura creto sui flussi), anzi, otterremo l’effetto preliminare di infrazione nei confronti contrario di aumentare la clandestinità, di quattordici Paesi, tra cui l’Italia, per la discriminazione e l’odio per gli altri, incorretta attuazione della Direttiva n. che sono soltanto il nostro specchio. Uno 2000/43 in materia di contrasto alle dispecchio che non abbiamo più il coraggio scriminazioni etnico-razziali. di guardare. Magari potremmo provare a Desidero infine rilevare la contraddiziochiedercene il perché. ne che vede l’Italia, da un lato promuoveDistinti saluti. re la moratoria sulla pena di morte (finalMaria Rosaria Baldin mente), e dall’altro inasprire le pene, cacciare i comunitari (che in qualche caso saranno messi nei famigerati CTP) dando amplissimi poteri discrezionali ai prefetti. Infatti, l’espulsione “quando il cittadino dell’U.E. o il suo familiare, qualunque sia la sua cittadinanza, In questa pagina foto di Bucarest, capitale della Romania

La Dal Lago resta alla Serenissima Via libera alla Sartori? segue dalla prima L’eurodeputato forzista Lia Sartori si trova così sgombrato il campo dei possibili competitors al preannunciato ruolo di candidato sindaco, e alza la voce sulla questione Aim, da un lato sollecitando la fine del mandato dell’amministratore unico ‘straordinario’ Mauro Zanguio, dall’altro sottolineando che occorre un consiglio di amministrazione “con una visione politica dei problemi”. Un’indicazione in contrasto, almeno apparentemente, con la possibile designazione alla Presidenza del nuovo Cda di Maurizio Castro, attuale segretario generale della Fiera di Vicenza, a cui sarebbe favorevole l’eurodeputato Sergio Berlato, presidente di An, dichiaratosi, invece, pronto a sostenere la nomina in Aim di tecnici, e non di politici, “come già era accaduto in Fiera”. Glissando sulle voci che danno Castro tecnico sì, ma vicino pro-

prio ad An, è bene ricordare a futura memoria le frequenti contrapposizioni tra i due eurodeputati su questioni importanti. Contrapposizioni spesso collegate ai centri di potere della galassia di Assindustria, ed evidenziate con simpatie più berlatiane che sartoriane dai media (Il Giornale di Vicenza, Tva, La Domenica di Vicenza, …) controllati, con intrecci di influenze diverse da parte dei suoi uomini forti, dall’Associazione presieduta dal non più granitico Massimo Calearo. Tra gli uomini forti primeggia Michele Amenduni Gresele, che è vice di Calearo in Associazione, ma può contare su una forza imprenditoriale ben superiore; e che, oltre a giocare in compagnia degli associati, da buon aspirante politico - come vogliono le mode di impegno diretto nella gestione della Cosa pubblica degli imprenditori inaugurate da Berlusconi e ribadite ora da Montezemolo - frequenta anche altri tavoli in cui siedono compagni diversi

dai soliti noti e solidali colleghi assindustriali, da tempo in rotta di collisione con l’altrettanto potente Assoartigiani di Giuseppe Sbalchiero. Fuori la Dal Lago, improbabile l’ipotesi di un’altra candidatura forte di centro o di centro sinistra, la lotta per la guida della città non si ferma comunque alla sola Lia Sartori. Sicuramente è lei la candidata più forte, per i numeri a suo sostegno che Fi può pensare di mettere in campo. Ma anche lei deve guardarsi bene intorno, dai nemici come dagli amici: lei che, pur senza dichiararlo esplicitamente, è la prima ad essere scesa in lizza per la fascia tricolore e che potrebbe essere logorata da questo primato. Perché, alla fine, la Sartori non è poi così radicata sul territorio come altri potenti e altri poteri, che del territorio si fanno forza e sul territorio esercitano la loro forza. Giovanni Coviello

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Egregio Signor Direttore, assisto sempre più attonita all’isteria collettiva, montata ad arte dai media e che il governo ha deciso di cavalcare. Essa segue l’efferato assassinio di una donna a Roma da parte di un rumeno, (non si è ancora capito se appartenente alla comunità rom). Non era mai successo che il consiglio dei ministri si riunisse d’urgenza per varare un decreto legge in seguito a un crimine. Non ci si sognerebbe di farlo davanti ai molti, gravissimi reati commessi da cittadini di altri paesi (vedi il recente caso Calipari). Non ci sono state decretazioni d’urgenza per rispondere ai reati commessi da italiani verso rumeni (il datore di lavoro italiano che ha cosparso il proprio dipendente rumeno di benzina dandogli fuoco perché non voleva metterlo in regola; la piccola rom uccisa “per sbaglio” con un colpo di pistola). E se il problema da risolvere è la violenza dei maschi verso le donne, perché cacciare i rumeni, i rom e, più in generale, i più deboli? Mi sembra di essere improvvisamente entrata in un film dove tutti accusano tutti e nessuno si preoccupa di spiegare e verificare i fatti. L’etnicizzazione del colpevole è una scelta razzista e discriminatoria, che fomenta l’odio, accresce la paura del (cosiddetto) “diverso da noi”, aumentando nello stesso tempo il senso di insicurezza delle persone. In tutto questo i media – salvo rare eccezioni - hanno una responsabilità gravissima. Infatti, stanno infrangendo continuamente il

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La criminalità e i rumeni, un caso di isteria collettiva


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fatti&notizie

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DI LUCA MATTEAZZI

Non gli si addice il ruolo della Cassandra, del profeta di sventura. Non a lui, che al contrario è stato uno dei primi ad impegnarsi per portare a Vicenza l’università, e uno dei pochi ad aver provato davvero, al di là delle dichiarazioni di facciata, a far decollare il Dal Molin come aeroporto civile. Eppure c’è da dire che Manfredo de Paolis, presidente della società Voli Regionali che nel 2005 aveva avviato i voli di linea da via Sant’Antonino, è stato uno dei pochi, all’interno del mondo economico, a guardare da subito con pessimismo alle prospettive dell’aeroporto vicentino dopo l’arrivo degli Americani. Un pessimismo molto realista, visto che molti dei suoi timori si stanno puntualmente avverando. “Le condizioni poste dal consiglio comunale, in particolare quelle riguardanti l’aeroporto, sono deboli”, ci diceva in un’intervista di un anno fa. “Se non si chiedono garanzie precise è una farsa”, aggiungeva, e non dava al Dal Molin civile più del 20 per cento di sopravvivere. I fatti gli stanno dando ragione. “C’è da rimanere sconcertati di fronte alla notizia che l’aeroporto potrebbe essere definitivamente chiuso al traffico civile – osserva oggi De Paolis -. L’impressione che si ha è di avere avuto a che fare con dei custodi giudiziari piuttosto che con degli amministraManfredo De Paolis tori: gli amministratori si preoccupano di fare programmi a lungo termine, mentre il custode giudiziario si occupa solo di mantenere la cosa custodita. Come la società Aeroporti, che ha custodito l’infrastruttura e l’ha mantenuta in vita, ma non

Per il presidente di RegionAli De Paolis, l’aeroporto è condannato a chiudere. “Invece di amministratori, abbiamo avuto custodi giudiziari”

RISTORANTE PIZZERIA

Dal Molin, cronaca di una morte annunciata l’ha mai posta al servizio della città”. Un’occasione buttata. Eppure De Paolis rimane convinto che un aeroporto, a Vicenza, poteva funzionare, se solo chi di dovere ci avesse creduto. Certo, non un grande aeroporto stile Venezia, ma uno scalo di dimensione regionale, con collegamenti per un paio di hub internaziona- Il Dal Molin li e per quelle località lasciate scoperte dagli altri aeroporti veneti. “Niente di più e niente di meno di ciò che è già accaduto in altri piccoli aeroporti regionali come Bolzano, Rimini, Cuneo, Parma e Forlì”, puntualizza. E proprio Forlì può offrire un’idea di quello che Vicenza poteva diventare: con una città anche più piccola, e con 61 chilometri di distanza dall’aeroporto di Bologna e 45 da quello di Rimini (“Il Dal Molin è a più di 60 chilometri da Verona, e a quasi 90 da Venezia”, fa notare De Paolis), lo scalo romagnolo ha aperto rotte per Dublino, Barcellona, Valencia, Bucarest, ed è passato dai 72 mila passeggeri del 2001 ai 618 mila del 2006. Solo che a Forlì il maggior azionista della società è il Comune, e il progetto aeroporto è stato definito in modo chiaro e preciso, e sostenuto in modo convinto. A Vicenza, invece, è proprio la politica ad essere mancata. Nessuno è stato in grado di costruire un futuro per l’aeroporto, né di immaginare per

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Aeroporto addio, cui prodest?

tempo una soluzione alternativa. “La verità – commenta De Paolis – è che Vicenza non ha voluto l’aeroporto. Se almeno lo si fosse detto subito con chiarezza, si sarebbero avuti meno problemi. Invece, così, Vicenza cosa ne ricava?”. E le conclusioni non possono che essere amare. “La città non potrà più avere un aeroporto, perché dopo le difficoltà del passato, dubito che si possa davvero ripartire dopo quattro anni di stop– conclude il presidente di Regionali -. In più, le opere di compensazione pare che saranno solo cofinanziate dal Governo, nonostante tutte le raccomandazioni date un anno fa. E anche il famoso indotto, a cui io avevo anche creduto, sta venendo meno, visto le condizioni molto restrittive stabilite dal bando di gara. Infine, ed è forse la cosa peggiore, Vicenza si troverà con un coinquilino ingombrante come gli americani, contro cui io non ho nessuna chiusura, ma che utilizzeranno per i loro obiettivi un’area che avrebbe potuto essere molto utile alla città: lì si potevano mettere il nuovo stadio, il tribunale, la nuova sede della Camera di Commercio, l’università. Ma per questo sarebbero serviti bravi amministratori, non custodi giudiziari”.

Sono interessanti le domande poste da De Paolis. E, se si continuasse sulla stessa linea, diventerebbero forse ancora più interessanti. Spieghiamoci: il punto di partenza è che, al di là delle posizioni ufficiali e delle dichiarazioni di intenti, i vertici delle istituzioni e delle categorie economiche vicentine hanno smesso da tempo di credere nel progetto aeroporto. Negli ultimi anni le perdite della società Aeroporti Vicentini sono state ripianate solo dalla Camera di Commercio, mentre tutti gli altri soci (Comune, Provincia, Industriali) si sono via via defilati. E questo anche prima che l’incompatibilità tra scalo civile e base americana diventasse evidente. Se a questo aggiungiamo il fatto che di progetti reali per il rilancio del Dal Molin se ne son visti pochi, che per avere tutte le autorizzazioni ci sono voluti anni, si fa presto a concludere che la morte dell’aeroporto è cominciata ben prima che arrivasse il progetto Ederle 2. Come se, sotto sotto, si fosse già scelto di lasciar decadere l’aeroporto, nella speranza magari di rilevarlo nel momento in cui il demanio militare avesse deciso di dismetterlo. La domanda a questo punto

è: a chi poteva interessare una strategia di questo tipo? La prima risposta è: agli enti pubblici; Comune e Provincia, o anche le associazioni di categoria, avrebbero potuto sperare di recuperare in questo modo una zona che si poteva prestare a moltissimi usi. La seconda risposta, decisamente più verosimile, punta lo sguardo verso qualche gruppo privato. Che, nel caso in cui il demanio avesse messo all’asta il Dal Molin, avrebbe potuto entrarne in possesso a costi tutto sommato contenuti, e realizzarci qualche redditizia operazione edilizia. Vuoi vedere che, dietro l’abbandono del Dal Molin, c’erano gli interessi di qualche imprenditore, o di gruppi di imprenditori, ben inseriti nei salotti che contano e a cui facevano gola i campi lungo via Sant’Antonino? Solo che, come nella migliore tradizione, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E alla fine il giochino è stato mandato all’aria dagli Americani che sono stati più furbi e veloci a cogliere l’opportunità Dal Molin. Peccato che a rimetterci non sia stata solo qualche imprenditore, ma tutta la città. L. M.

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fatti&notizie “Il terreno è agricolo, e il progetto residenziale è fermo da anni. A perderci non siamo noi”. Il tendone? “Presto sarà a prova di ispezione comunale”

Presidio, parlano i proprietari: “Non siamo speculatori” DI ALESSIO MANNINO

to”. Attualmente, per la cronaca, è in regola grazie a una modifica apportata alla relazione tecnica depositata in Comune a fine ottobre. L’ispezione comunale, comunque, verrà ‘bruciata’ dal tendone versione invernale.

Certo che è strano. Il bidone Bid (Bando Interessi Diffusi) salta fuori dopo anni di catacombe per un pezzo di terra di 22 mila metri quadri in località Ponte Marchese: dove sorge il Presidio No Dal Molin (Giornale di Vicenza, 2 novembre 2007: “Il progetto: case dove c’è il Presidio”). E proprio nel periodo in cui l’assessore all’edilizia privata, Dalla Negra, ha mosso dubbi di legittimità sul tendone dei no base, paventando un’imminente demolizione.

foto Luifìgi De Frenza

www.spaziopiu.it/valdagnosocialforum

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Bid resuscitato Ma ve lo ricordate il Bid? Dell’invito Bivacco nell’area agricola di proprietà della famiglia Riva a far arrivare in Comune le richieste di edificazione lanciato in vista della che il Giornale di Vicenza vada a scodi Caldogno, ci sono anche Andrea e campagna elettorale 2003 dal centrovare certe notizie da sé: qualcuno in Martino Maroso, titolari del fazzoletdestra capeggiato da Enrico HüllweComune deve aver opportunamente to di terra su cui si trova la base dei ck, se lo ricordano senz’altro i 2 mila segnalato la cosa. Noi in tutti questi no base, il Presidio. I e passa vicentini che anni non abbiamo saputo più nulla due sono figli della batavanzarono i loro prodel progetto”. E precisa quali sono tagliera Giuliana Riva, getti. Fra cui appunto davvero le loro intenzioni sull’area salita agli onori dello un gruppo di cittadini Sull’area del tendone: “La nostra proprietà è schermo televisivo per di Ponte Marchese che del Presidio la parte più ridotta, e lì sarebbe doessere stata ospite nella cinque anni fa propovuto sorgere l’edificio più piccolo puntata di Annozero (la sero un piano che com- un gruppo dei quattro previsti. L’operazione è trasmissione di Michele plessivamente preve- di privati chiara: farci passare per speculatoSantoro) dedicata alla deva la costruzione di voleva ri”. Sottinteso: noi che appoggiamo Ederle 2 di Vicenza. una serie di palazzine costruire la resistenza contro l’insediamento residenziali da 90 abiun residence americano al Dal Molin. Perché la Speculatori? tanti e con una volusignora Riva è una delle più accese Giuliana, ex leghista, metria di 13.500 metri oppositrici dello sbarco dei parà a abita in un casolare dalcubi, con un parco e un stelle e strisce. l’altra parte della rotatoria di Rettorparcheggio attigui. gole, sempre di proprietà dei figli. Ci Tra loro, oltre a Dionigi Pendin, un No svalutation spiega il loro punto di vista: “Dubito costruttore molto attivo nella zona Le facciamo notare che c’è chi accusa i residenti della zona attorno all’aeroporto di fare fuoco e fiamme per mero interesse economico: il valore delle proprie abitazioni crollerebbe. “Il nostro terreno ha una destinazione d’uso agricola - replica a tambur battente Giuliana –. La vecchia casa vuota che c’è lì è una casa colonica, invece di lasciarla lì volevamo che rendesse qualcosa. Ma se viene fatta la base a noi non cambia nulla da questo punto di vista. Cambia a chi possiede la villetta in zona residenziale. Il nostro, ripeto, è un terreno agricolo”. Ribattiamo che la destinazione d’uso si può cambiare per innalzare appartamenti, come infatti prevedeva il piano di lottizzazione. Risposta: “Peccato che non se ne sia fatto nulla. E ora viene tirato fuori dal cassetto per il Pat. Ma Musica e cibo. Ponte Marchese è diventato anche un luogo di ritrovo per stare in compagnia noi non siamo speculatori”, ripete.

Resistere allo svincolo Il grande pericolo, collegato alla base americana, è invece lo svincolo della bretella stradale, la tangenziale nord di cui si fa un gran parlare come principale, anzi unica compensazione al raddoppio Usa. “Gli Americani vogliono un altro ingresso, posteriore, così serve una strada che arrivi lì. Anzi qui, a 70 metri da casa mia. Una servitù che se si fa, vorrà dire che per noi è davvero perso tutto”. Ma la signora non si dà per vinta: “La nostra battaglia è solo all’inizio. Non siamo rassegnati, per noi la base non si fa”. Ormai non resta che il blocco fisico, che è già cominciato per rallentare la bonifiVersione invernale ca dell’area aeroportuale. “Ci tengo Quanto ai dubbi sollevati dall’Edia dirlo: i blocchi non sono violenti. lizia Privata sul tendone, è fresca Noi non siamo violenfresca la soluzione ti. Ci mettiamo davanche dovrebbe metterli ti agli ingressi, inera tacere: un tendone ti, ma non facciamo nuovo. Il problema, “La alcuna violenza, non infatti, “non era tanto tangenziale? aggrediamo. Abbiamo se esso sia permanen- Una servitù piantato 150 piante, te o no. Su questo si militare: invece, perché lì ci vosono fatti fuorviare gli Americani gliamo un parco”. Cirdal nome del Presicola l’idea di farne uno dio (Permanente, per vogliono accanto alla base. “Ah l’appunto, ndr)”, dice una strada be’, il parco può essere la Riva. “Il punto vero dietro la base” allargato”, sbotta con era la resistenza della ironia la signora Giustruttura a neve, venliana. Come dire: può comprendere to e alle intemperie invernali. Ma a l’intero Dal Molin. Senza nessuna breve risolveremo la questione con base Usta. un tendone più chiuso, più protet-

Lo spazio all’interno del tendone. Qui si incontrano i membri del comitato


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speciale

Dall’ordinanza anti-accattoni del 2003 a quella anti-alcol, cosa c’è dietro i divieti di Hüllweck e Sorrentino

Più “sicuri”, meno liberi. Una giunta “law&order” e di non essere in linea con l’idea borghesotta di “decoro” che hanno a Palazzo Trissino. Ma se non fanno niente di male, non si capisce perché non possano scolarsi i loro cartoni di vino in santa pace.

DI ALESSIO MANNINO

Mentre l’Italia è percorsa da fremiti di vendetta contro rom e rumeni con un’escalation alimentata dai grandi media che gettano benzina sul fuoco dell’odio razziale, l’amministrazione di centrodestra di Vicenza pensa alla repressione dei quattro balordi che stazionano in pochi punti della città. E per farli sparire vieta a tutti i cittadini di bere, anzi di portare con sé alcolici per le strade. “Detenzione” vietata Una ventina di giorni fa è stata infatti emessa un’ordinanza a firma del sindaco Hüllweck che proibisce di “detenere e fare uso sul posto di ogni genere di bevanda alcolica da parte di persone presenti e frequentanti” i luoghi pubblici eccezion fatta per i “plateatici e le zone prospicienti i bar e i ristoranti”. In pratica, se uno se ne va in giro sorseggiando una birra, o si siede in piazza bevendo uno spritz lontano dal bar, si becca una multa di minimo 25 euro. Non solo: secondo la lettera dell’ordinanza comunale (“detene-

Per la maggioranza il “popolo delle panchine” è un problema di “percezione di insicurezza”

re”), anche il solo avere in mano una bottiglia di vino, magari comprata per portarsela a casa, potrebbe far incorrere nella sanzione. Vedremo attempati e distinti seguaci di Bacco che nascondono la fiaschetta sotto il paltò camminando guardinghi e furtivi come ladri? Punire, non generalizzare In realtà, la stretta anti-alcol sponsorizzata dall’assessore alla sicurezza Valerio Sorrentino (An) vuole soprattutto colpire quegli immigrati sfaccendati e quei poveri, italianissimi cristi che, specialmente sulle panchine di Campo Marzo, a Campo de’ Nane e sotto i portici di Palazzo Angaran, si radunano per passare il tempo con una bottiglia in

mano. “Percezione dell’insicurezza”: questo è il problema che il centrodestra, ma anche il centrosinistra moderato, vuole risolvere. Cioè molestie, sporcizia, degrado, violenze, atti indecenti. In buona parte vero (come poco tempo fa ci ha documentato con tanto di foto un imbufalito residente di Campo de’ Nane). Persone senza rispetto per abitanti e passanti fanno i loro porci comodi, persino i loro bisogni all’aria aperta. Si ubriacano e disturbano, lasciano per terra i resti delle loro riunioni conviviali. Insomma, rompono i coglioni. E allora. E’ giusto punirli. Ma solo se li rompono veramente. Perché alcuni di loro hanno la sola colpa di essere un po’ bruttarelli, magari di puzzare un po’,

Decoro borghese Eh, il decoro. Giusto quattro anni fa, nel 2003, Sorrentino&Hullweck si erano lanciati in un’altra crociata per la salvaguardia dell’immagine pubblica: quella contro i mendicanti e i punkabbestia. Notoriamente uno delle spine più gravi e sanguinanti per l’ordine pubblico. Il flagello delle vecchiette. Un’ordinanza, quella contro l’accattonaggio, che di per sé non conteneva nulla di sconvolgente: lo si tollerava sui marciapiedi (purchè non intralciasse il passaggio) ma non sulle aree pedonali. Ma il can can che si scatenò era, come quello di oggi per i tracannatori di strada, degno di ben altri problemi. Perché non altrettanta severità e puntigliosità sulle questioni che demoliscono il senso di legalità a colpi di avvisi di garanzia e sospetti di collusioni affaristiche, come nel caso Aim o nelle vicende dell’urbanistica? Meno liberi (ma sicuri) Ma soprattutto, tornando al divieto anti-alcol. Se io, che si presume

sia una persona civile, voglio bermi un bicchierino di quello buono gustandomi la bellezza di Piazza dei Signori piuttosto che l’ombra del giardinetto in piazza Matteotti, non posso più farlo. Si toglie una libertà a tutti perché le forze di sicurezza non riescono a far fronte ai reali problemi di sicurezza di alcuni. Perché allora finanziare le “pantere”, gli agenti privati in bicicletta pagati per sorvegliare le aree verdi del centro ma senza poter muovere un dito essendo costretti a chiamare comunque i vigili? Perché non dirottare certi costi non esattamente vitali che hanno accompagnato la storia di questa amministrazione (dalla consulenza al prof. Interdonato all’origine di tutti i guai di Aim allo strapagato portavoce del sindaco Fabio Carraro fino alle contestate luminarie natalizie) per assumere qualche vigile in più da appostare in servizio permanente nelle zone frequentate dai “molestatori alcolici”? Invece siamo al baratto libertàsicurezza. Una minuscola forma di fascismo, a volerla dire tutta. Anzi: è la solita storia dell’autorità forte con i deboli (e con i rompiballe), e debole con i forti. La sicurezza invece si costruisce occupandosi innanzitutto di questi. Perché “il pesce comincia a puzzare dalla testa”.

Il presidente dell’Anci Veneto difende i provvedimenti dei sindaci. “Serve rigore anche nelle piccole cose”

Ordinanze necessarie: degrado e insicurezza si combattono dal basso Contro i lavavetri come a Firenze, contro i mendicanti come a Trieste, contro i nomadi come a Padova, oppure contro le lucciole e i loro clienti come avviene ormai in tantissimi comuni d’Italia. Da un po’ di tempo a questa parte i sindaci di tutta la penisola hanno scelto la linea della tolleranza zero contro degrado e microcriminalità, con una serie di ordinanze che ha fatto molto discutere. “Sindaci sceriffi”, li ha etichettati qualcuno, facendo storcere il naso a chi, come il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, rivendica invece il diritto dovere dei primi cittadini di usare tutti i mezzi a loro disposizione per tutelare la sicurezza dei cittadini e ordine pubblico nei territori di loro competenza. E anche Vanni Mengotto, presidente dell’Anci regionale, l’associazione che riunisce tutti i comuni del Veneto, la pensa allo stesso modo. “I sindaci stanno cercando di esercitare un ruolo di supplenza – osserva -: a volte con strumenti propri, a

volte con strumenti impropri, si cerca di rispondere a dei fenomeni che ci sono. Perché il dato di fatto da cui partire è che stiamo assistendo ad un degrado progressivo delle nostre città. E non è solo il lavavetri o il singolo furtarello: il problema è il circuito che ci sta dietro, e il fatto che sempre più spesso ci sono zone e quartieri che sono effettivamente insicuri, in cui dopo una certa ora è meglio non andare”. Contro questa situazione, la ricetta deve partire dalle piccole cose. “Anche le piccole devianze devono trovare delle risposte precise e rigorose, perché il rigore e la serietà abituano a comportamenti corretti – continua Mengotto -. Una volta che le maglie si sono allargate, che si comincia a tollerare questo o quello, alla fine ci si trova a tollerare non solo i lavavetri, ma anche le prostitute sulle strade e i furti nelle abitazioni. È questo andazzo che i sindaci stanno cercando di cambiare, senza distinzioni tra uno

Mengotto. “Insieme alla giustizia, schieramento e l’altro, proprio persia chiaro – aggiunge lui -. Perché ché percepiscono la sensazione di quando c’è qualcuno che ha davvero crescente insicurezza dei loro cittabisogno, allora è compito delle amdini”. ministrazioni trovare gli strumenti Vero, perché le ordinanze arrivano per aiutarlo. Me per il resto ci deve tanto da amministrazioni di centroessere un rigore generalizzato, nei destra che da giunte di centrosiniconfronti di tutti, degli italiani come stra. Vero anche, però, che mettere degli stranieri, altripiù o meno sullo stesmenti si finisce con il so piano il “problema Anche le tollerare situazioni di lavavetri” con il racket piccole illegalità diffusa che della prostituzione, lacreano una situazioscia qualche perplessi- devianze ne di insicurezza. E tà. “Il comportamento meritano dall’insicurezza posva corretto a partire risposte sono nascere attegdalle piccole cose – in- serie. Così giamenti xenofobi. siste il presidente delci si abitua a È un rischio che non l’Anci Veneto -. Non comportamenti possiamo correre”. si può dire questo va Il dubbio sollevato da bene, quello anche, corretti molti è che in questo altrimenti poi divenmodo si vadano a colta difficile trovare un pire solo gli ultimi anelli della cateconfine. E si finisce per tollerare na, i pesci piccoli, senza toccare le tutto, anche la prostituta minorenvere ragioni dei problemi? Si multa ne che si fa finta di non vedere”. il lavavetri, ma non si intacca il racRigore e severità, dunque, sono le ket che ci sta dietro. E spesso si finiparole chiave del ragionamento di

sce con l’enfatizzare situazioni che, a ben guardare, non sono poi così pericolose, con il rischio di far passare provvedimenti restrittivi anche nei confronti di chi non fa nulla di male. “Non è così – ribatte il presidente dell’Anci -. Se si vuole essere rigorosi, bisogna partire dalle piccole cose, come hanno fatto a New York. Poi certo si deve arrivare ai livelli superiori e ci deve essere una giustizia efficiente, ma questo non dipende dai poteri di un sindaco. Il problema è che abbiamo lasciato correre per anni, e adesso invertire la rotte è difficile. Per questo servono provvedimenti rigorosi. E giusti. Poi, territorio per territorio, amministrazione per amministrazione, bisogna trovare il giusto equilibrio. Ma il pericolo maggiore, in questo momento, è che il cittadino normale si senta preso di mira. E questo genera un sentimento di ingiustizia su cui bisogna intervenire”. L. M.


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speciale

Nel regolamento di polizia urbana sono ancora in vigore norme del 1926. Come il divieto di pettinarsi e di rincorrere i piccioni

‘O vietiamo strano

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La prossima volta che vi capita di avere un appuntamento importante in centro, attenzione a non cedere alla tentazione di dare un’ultima spazzolatina ai capelli usando qualche vetrina come specchio. Oppure, se questo inverno dovesse arrivare una di quelle nevicate abbondanti, guardatevi bene dal lasciarvi trascinare dal bambino che è in voi in una improvvisata battaglia a palle di neve con gli amici. Già, perché nel regolamento comunale di polizia urbana e annona sopravvivono ancora norme che hanno ormai ottant’anni suonati: codicilli e prescrizioni approvati nel lontano 1926 e ormai superati dai tempi, mandati in pensione dai decenni che passano e dalle abitudini che cambiano, ma mai formalmente abrogate. Come quelle che vietano, appunto, di pettinarsi in vista del pubblico (art 72, atti contrari alla decenza) o di gettare palle di neve (art. 87, pulizia delle aree stradali). E gli esempi si potrebbero moltiplicare.

Ztl ante litteram Alla fine degli anni Venti, epoca a cui risale il regolamento, le auto in città si contavano probabilmente sulle dita della mano. Ma, con una lungimiranza che anticipava provvedimenti e decisioni ben più recenti, il consiglio comunale dell’epoca aveva già pensato di vietare il cuore della città ai mezzi più rumorosi, pericolosi e ingombranti. “Il transito per corso Palladio – si legge infatti all’articolo 48 - resta vietato a tutti i veicoli con cerchioni in ferro. È vietato altresì il transito ai veicoli carichi di derrate e di merci che non siano destinati agli abitanti od ai negozi siti lungo il suddetto corso nonché ai veicoli pesanti od ingombranti, autocarri ecc.., anche se muniti di cerchioni di gomma pneumatici o piena”. Se non è una zona a traffico limitato poco ci manca. Ma visto che all’epoca calessi e carretti erano sicuramente più numerosi degli autocarri, ecco un altro paio di articoli in cui si precisa che “i carretti a mano devono essere tra-

smodatamente o in modo importuno i prezzi e le qualità dei generi esposti in offerti in vendita”. Oppure quello di vendere, testuali parole, “il pane appena cotto e ancora caldo”. E, ancora, guai anche a giocare sulla pubblica piazza. Chi glielo spiega ai bambini che è “vietato rincorrere o prendere i piccioni di proprietà comunale”, “sdrucciolare sul ghiaccio” o “tenere giochi che possono risultare molesti ai cittadini”? Guardare ma non toccare. Acchiappare i piccioni (proprietà comunale) è vietato

scinati e non spinti”, e che è vietato “far rotolare botti, cerchioni, ruote o simili”. Niente dolce vita Anche volendo, Anita Ekberg non avrebbe mai potuto fare il bagno in una delle (poche, a dire il vero) fontane delle città. Le norme stabilite nel Ventennio come contrarie alla decenza, infatti, oltre al divieto di pettinarsi in pubblico (ma perché mai?), impediscono anche di “bagnarsi in vista del pubblico in stato di completa nudità o con costumi indecenti” e, in un sussulto di pudore di vittoriana memoria, di “esporre o battere biancheria di uso domestico, tappeti, tessuti e simili in qualsiasi parte del suolo o dello spazio pubblico entro l’abitato” (di più: “le biancherie e i panni sporchi non possono essere trasportati per la pubblica via se non diligentemente avvolti”). Niente mutande stese al vento, insomma: forse Berlusconi aveva dato un’occhiata al regolamento vicentino prima di vie-

tare di esporre la biancheria in occasione del G8 di Genova. Sempre per non contraddire la pubblica decenza, inoltre, è vietato esporre “fuori dalle botteghe bestie macellate, interiora od altre parti di animali”, “mostrarsi in pubblico con vesti o attrezzi macchiati di sangue” e di far vedere “nudità, piaghe e deformità ributtanti”. Passaggio, quest’ultimo, copiato pari pari nella prima versione della famosa ordinanza anti accattoni del 2003. Gabinetti, giochi e pane caldo Il divieto di soddisfare i bisogni fisiologici nei luoghi pubblici e “fuori degli appositi manufatti” è quantomeno scontato. Ma il regolamento va oltre, avvertendo che “è pure vietato allontanarsi dai camerini delle latrine e dagli orinatoi senza aver rimesso gli abiti completamente in ordine”; attenzione, dunque, a non dimenticarsi la patta abbassata. Un po’ meno scontati, invece, altri divieti: ad esempio quello di “gridare

Un codice da veggente La cosa strana è che, leggendo alcuni passi del vecchio regolamento, si finisce con l’imbattersi in prescrizioni dall’aria decisamente attuale. Del passo che aveva ispirato la prima ordinanza anti -accattoni abbiamo già detto, ma come si fa a non leggere l’articolo 97, in cui si vieta di “passare per i luoghi erbosi, guastare o smuovere sedili e dormirvi o restarvi sdraiato” all’interno di viali e giardini pubblici, e non pensare all’ordinanza che ha vietato i bivacchi in Campo Marzo? Oppure di leggere l’articolo 113, secondo cui “in tutti i luoghi pubblici o aperti al pubblico e in qualunque ora del giorno e della notte, i cani dovranno essere muniti di museruola solida” e non ricordare tutte le polemiche che hanno accompagnato la comparsa in città di un gruppetto di punkabbestia? Come dire che gli anni passano, i costumi cambiano, ma i problemi (e anche le soluzioni) rimangono sempre gli stessi. L. M.


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fatti&notizie

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L’addetto stampa di Hüllweck sarà il consulente della Fondazione del nuovo teatro. A cui manca ancora un direttore generale

Carraro mister 100 mila euro: da portavoce a capocomico? DI ALESSIO MANNINO

Enrico Hüllweck-Fabio Carraro: una coppia che sfida i termini di mandato e si proietta solida e unita anche all’indomani delle elezioni comunali 2008. Sì, perché l’ex giornalista di TvA, dal 2005 portavoce dell’attuale sindaco, è stato individuato come “consulente della comunicazione” per la Fondazione che gestirà il nuovo Teatro Civico di viale Mazzini. A cui Hüllweck, dopo aver lasciato la poltrona di primo cittadino l’anno prossimo, si dedicherà a tempo pieno in qualità di presidente. Dove va lui, insomma, va anche Carraro.

niano a tutto volume: “E Forza Italiaaaa, siamo tantissimiii…”. Tantissimi sono anche i soldi che Fabio percepisce come portavoce: 83.525,98 euro (lordi). Tantissimi se rapportati alla mole di lavoro che può avere l’addetto stampa personale di un sindaco di provincia (Vicenza non è Milano). Tantissimi, soprattutto, se pensiamo che il portavoce non è una figura prevista né essenziale.

Ascione 2 Ma bando ai moralismi. L’inamidato, impettito, precisino Fabio, con le scarpe sempre lucide e firmate (sono la sua passione) e la sua giovialità non immune da Il cantiere del nuovo teatro brutte permaloserie, sarà l’omino del teatro. Pagato, dicono i ben informati, ben più di quei 83 mila relle e cronista in una radio privaE non solo a noi. E’ sorto anche alla dovrà invece occuparsi, novello euro che prende ora. Addirittura ta locale, arriva a Canale 68. Da lì Regione, uno dei soci della Fondacapocomico, anche del cartellone, più di 100 mila. si lancia nell’empireo zione che pare non sia per niente degli spettacoli, in Se la notizia sarà dell’etere vicentino, d’accordo nell’affidare a Carraro pratica delle attività Direttore-ombra confermata, si profiottenendo il posto mansioni “gestionali”. Non ne ha propriamente cultuIntendiamoci: nesla un caso “Ascione fisso di giornalista e Contro la sua le competenze, dicono a Venezia. rali. Da giornalista a suna polemica per- Il suo compito 2”. L’avvocato Willy mezzobusto a TvA. nomina la Effettivamente, non le ha. portavoce a direttore sonale. Fabio è uomo si estenderebbe Ascione è il “fortuDove rimane fino generale-ombra. di fiducia di Enrico, e alla Regione nato” legale che per al 2005, anno del“Forza Italia...” O forse neppure omcomprendiamo come una consulenza alla l’ascensione al fianco cioè Galan. Fabio Carraro nasce a Thiene 38 questi se lo porti die- programmazione bra, visto che di un società autostradadell’amato sindaco (il Cioè Sartori, anni fa. Diploma di istituto alberdirettore generale tro nel suo prossimo degli spettacoli. le Serenissima Bre«migliore che Vicen- in rotta con ghiero, i suoi genitori lo vorrebbevero, con le credenufficio. D’altronde, Con che scia-Padova (di cui è za abbia mai avuto»: ro dietro al bancone del loro bar. ziali adeguate e il curper definizione, un competenze? Hüllweck presidente la leghista parole sue). Convinto Lui però non ne vuole sapere: il riculum a posto, finoportavoce non è un Manuela Dal Lago) ha sostenitore di Forza cameriere lo fa, ma solo sotto naja, ra non c’è… l’ombra. giornalista: l’uno fa ricevuto la bellezza di Italia, a TvA si dice da alpino, alla mensa ufficiali. Ma E siamo a un mese gli interessi di chi circa 4 milioni di euro. Scatenando che quando nel 2001 la Casa delle il cuore batte per il magico mondo esatto dall’apertura dei cancelli. rappresenta, l’altro non dovrebbe le ire del governatore regionale, il Libertà vinse le elezioni, giunto in dei media: dopo aver fatto la gaNon so voi, ma a noi viene uno badare agli interessi ma scrivere forzista Giancarlo Galan, nemico redazione, mise l’inno berluscovetta come presentatore di passestrano dubbio… seguendo la sola bussola dell’intestorico della Dal Lago. E, guarda resse giornalistico. Quindi lasciai casi della vita, sulla “consulenza mo pur stare i prevedibili - e per per la comunicazione” a Carraro, altro condivisibili – ma di pancia ancora da ratificare da parte di di chi è stufo di veder assegnato tutti i soci della fondazione, a esseun incarico speciale a “uno a caso”, re contraria è proprio la Regione. cioè proprio a lui. Cioè Galan. Cioè Lia Sartori, soPerché il compito di Carraro è dale di quest’ultimo e dominus di speciale? Perché, almeno in queForza Italia a Vicenza, in rotta con sta fase di lancio del teatro, non Hüllweck per la vicenda Aim. E ad riguarderebbe la “comunicazioandarci di mezzo è il pupillo di Enne” intesta come pubblic relarico, Fabio alias il Bonaiuti vicentions. I rapporti con gli organi di tino. Sarebbe meglio far chiarezza, informazione e più in generale le e subito. A cominciare dall’amrelazioni esterne saranno cura di montare del suo compenso. un apposito ufficio stampa. Fabio Hüllweck e il suo portavoce su “Anno Zero” (Rai Due) Carraro (a destra) alle prese con l’inviato di Santoro


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fatti&notizie

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Il nuovo Comunale giudicato dagli architetti: promosse geometrie e colori, ma manca la fantasia

Non male, ma si poteva fare di più Valle e il “compitino” del teatro DI LUCA MATTEAZZI

È uno degli argomenti di discussione più gettonati del momento. Adesso che tutte le impalcature sono state smontate e che le sue forme si stagliano nitidamente tra i profili delle mura scaligere e lo sfondo del quartiere delle banche, i commenti sull’aspetto del nuovo teatro comunale si sprecano. C’è chi ne è entusiasta, chi lo trova bruttino, chi decisamente inadatto al contesto. Per capirne un po’ di più, abbiamo provato a chiedere un’opinione agli addetti ai lavori. Scoprendo che tra i professionisti del settore le differenze sono meno marcate rispetto a quanto avviene nelle chiacchiere da bar, e che la creatura di Gino Valle ne esce, in generale, promossa, ma con più di qualche riserva. A cominciare da quel parcheggio, a detta di tutti orrendo, che è stato appena ultimato di fronte all’ingresso. Promozione piena... Tra i più positivi di fronte al nuovo comunale c’è l’architetto Sergio Novello, per cui il teatro è “il lavoro prestigioso di un grande architetto, e non si può che essere contenti che sia stato fatto”. Scendendo più nel dettaglio, l’architetto chiarisce: “Probabilmente il teatro avrà bisogno di essere completato con altre strutture di contorno, come del resto era nel progetto originario. Ma Valle è una garanzia, e io non condivido il giudizio di chi ha detto che è un teatro dalle forme datate. A me pare, al contrario, un edificio senza tempo e destinato a durare: Valle ha usato di materiali tradizionali, con l’alternanza tra la pietra bianca e il rosso dei matto-

L’architetto Gino Valle al lavoro nel suo studio

Il nuoto teatro visto dalle mura scaligere

ni, e non ha cercato facili scopiazzature di cose come la Basilica. In più, il teatro, è un edificio dinamico: si vede che ha bisogno della gente che gli si muova intorno per essere vivo. Nel complesso, quindi, mi sembra una bella opera, che spero possa essere di stimolo per tutti quelli che lavorano del settore degli edifici pubblici”. Anche Novello, comunque, un piccolo appunto da fare ce l’ha: “Se c’è una cosa su cui si può avere da ridire, quello è il parcheggio: spero sia una soluzione provvisoria, perché non penso proprio che Valle avesse progettato una spianata di cemento davanti al teatro”. Simile, anche se con toni un po’ più sfumati, anche la posizione di Silvano Faresin: “Intanto osservo con piacere che sono stati usati i mattoni, che

sono un materiale che anch’io adopero spesso e che quindi non posso non approvare – commenta -. Forse la forma è un po’ datata, ma non è monumentale, non sovrasta quello che c’è attorno, e questo non è un male, anzi. Se ci guardiamo in giro in città, non è che ci sia molto di meglio. Se proprio devo indicare una cosa che mi pare un po’ forzata, è il fatto che per entrare si debba scendere. Questo non mi convince del tutto, ma il giudizio complessivo è positivo”. ... o sufficienza stiracchiata Più critica, invece, l’opinione di Paolo Stella, che per descrivere il teatro ricorre ad uno dei più famosi detti danteschi: “Mi sembra una costruzione senza infamia e senza lode”, osserva. E subito dopo spiega: “È un’opera che sicuramente non emoziona, che non aggiunge qualcosa di interessante, ma c’è da dire che se ci guardiamo in giro poteva anche andarci molto peggio. Almeno qui non c’è stata quella volontà di stupire a tutti i costi che spesso ha effetti così negativi”. Un teatro che non brilla per originalità, insomma, ma che ha comunque il pregio di non sovrastare tutto quello che ci sta attorno. “Si potrebbe quasi dire che è un edificio che si nota poco: i volumi sono accostati sapientemente, con una certa sobrietà, è c’è un evidente tentativo di raccordarsi alle mura storiche, utilizzando a colori invertiti l’alternanza tra il rosso dei mattoni e il bianco della pietra”. La sufficienza, dunque, ci sta tutta, ma il teatro lascia la stessa impressione di al-

negli spazi lasciati liberi dalla Beltrame, dalla Valbruna e dalla Zambon, avrebbe dovuto sorgere un grande centro direzionale progettato da un’unica mano con uno stile comune. “Valle si è trovato a lavorare in questa situazione, e ha progettato il teatro come se non fosse un edificio solo – puntualizza Secone -. Non l’aveva immaginato con davanti quel parcheggio indefinito, ma in rapporto agli edifici di tutto il centro direzionale. Per questo, ad esempio, l’ha fatto ribassato, per attenuare l’impatto dei volumi che sono necessari ad un teatro”. Si sa come è andata a finire. Del progetto abbozzato alla metà degli anni ’80 non è rimasto praticamente nulla, così il comunale si trova oggi isolato in un contesto che gli è estraneo. “Paga la decontestualizzazione – continua Secone -. Sembra un oggetto unico in mezzo ad edifici mediocri o decisamente brutti. È anche sfortunato ad avere vicino certi orrori, ma di sicuro tutta questa vicenda ha come rinsecchito, inaridito, la creatività di Valle, e ha fatto sì che il teatro non fosse una cuni compiti in classe in cui gli studenti delle sue opere più riuscite. Lo dico con che, se solo si fossero applicati un po’ di la modestia di un piccolo architetto di più, avrebbero potuto ottenere risultati provincia, che di fronte ad uno come ben diversi: “Lo dico con grande rispetGino Valle potrebbe anche andare a to per il lavoro dell’architetto, perché spasso”. so bene quanto sia difficile – conclude Anche per Secone, dunque, Valle Stella -, ma mi sembra solo un compiavrebbe potuto fare di più. “Si è mosso tino ben svolto, senza quel qualcosa in con prudenza, ha cercato un modo di più che ci si poteva aspettare da una costruire più mimetico che creativo, e persona del calibro di Gino Valle”. ha tentato di collegare il suo edificio alle mura richiamando il gioco del bianco e Un problema di contesto del rosso. Il teatro non è brutto: non è Ancora più articolato il giudizio di molto felice, ma non è Giuseppe Secone, la brutto, e ci si farà l’abicui analisi parte da due tudine. In quella strada premesse. La prima fa sarà sicuramente l’opera riferimento contesto Nasce monco migliore, e dovremmo in cui è inserito il nuo- perché scandalizzarci piuttosto vo comunale: “Su viale pensato per per gli edifici decisaMazzini – osserva -, si un progetto mente mediocri che ci confrontano due monsono attorno. Oppure di, due tessuti urbani più ampio per il nuovo tribunale, diversissimi: il tessuto Ma il vero quello sì che sarà un storico delle mura da obbrobrio è il vero orrore”. un lato, e l’oggettistica parcheggio Un’occasione persa, moderna degli edifici insomma, o comunque sul fronte opposto”. La non sfruttata al meglio. seconda premessa riCome tante altre, del resto: “Credo che guarda il percorso che ha portato Valle il teatro di Valle dimostri una volta di fino alla progettazione del teatro vicenpiù come sia difficile lavorare a Vicentino: “Nel corso degli anni ’80 – spiega za: ci sarà un motivo se anche nomi di Secone -, Valle attraversa una fase di importanza internazionale come Renzo forte sviluppo della sua attività profesPiano qui hanno fatto flop – conclude sionale, affrontando le tematiche della l’architetto. Vicenza è una città che ti grande scala e del rinnovo urbano, e in lascia solo: si chiede un teatro, ma poi quegli anni realizza vari progetti tipo non si creano le condizioni per inserirlo Vicenza”. E proprio nel 1984, ricorda in un conteso adeguato. E così anche l’architetto, la giunta comunale vara uno come Gino Valle, che era uno bravo un progetto unitario per la riqualificadavvero, fa fatica”. zione di tutta la spalla ovest della città:


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interventi

Il segretario cittadino Guarda: “Cambiate le condizioni rispetto un anno fa. La priorità adesso è avere la circonvallazione a costo zero”

Alcune delle condizioni sulla realizzazione della base americana al Dal Molin poste dall’amministrazione comunale nell’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale il 26 ottobre 2006 si reggevano sull’ipotesi che l’aeroporto civile avesse finalmente un futuro, dopo anni di fallimenti e di spreco di risorse da parte degli Enti Pubblici e Privati che costituiscono la società “Aeroporti Vicentini”. Tale ipotesi sembrava concretizzarsi nel corso del 2007, tanto che addirittura il 19 agosto, attraverso la stampa locale, l’assessore. Claudio Cicero e il presidente di Areoporti Vicentini Giuseppe Sbalchiero, annunciavano che l’aeroporto Dal Molin si era dotato delle infrastrutture necessarie per il volo notturno, la cui mancanza limitava fortemente lo sviluppo dello scalo berico. Non solo, entro quest’anno sarebbe stato possibile effettuare i voli “extra Shenghen” , cioè verso i paesi extra Europei, e che la torre di controllo sarebbe passata dalla competenza dell’aeronautica Militare a quella civile. Il presidente Sbalchiero annunciava per settembre l’approvazione

Daniele Guarda

da parte dell’Assemblea dei soci (un mix di Enti pubblici e privati tra cui Camera di Commercio, Comune, Provincia, FTV, Fiera, Aim, Assoindustria, Autostrade e Banca Popolare di Vicenza) l’approvazione di un piano di rilancio dello scalo berico. Invece dal Giornale di Vicenza del 10 ottobre si apprende che a tutt’oggi nessuno dei soci della società ”Aereoporti Vicentini”, a fronte di una perdita di esercizio di 1,6 milioni di euro negli ultimi due anni, appare disposto a procedere nemmeno ad un piano di mantenimento dell’ae-

L’ipotesi per la tangenziale nord

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roporto, destinato comunque a produrre delle perdite, e quindi tantomeno a rifinanziare un piano di sviluppo per l’istituzione di linee civili. Un altro articolo del Giornale di Vicenza del 12 ottobre scorso, inoltre, poneva opportunamente l’accento su fatto che il tratto in galleria della circonvallazione nord in corrispondenza dell’attuale pista dell’aeroporto Dal Molin, previsto dall’ipotesi di tracciato formulata a settembre dal Commissario Paolo Costa, è con ogni probabilità (in analogia con un parere tecnico espresso per una analoga galleria del passante di Costabissara), geologicamente incompatibile con la presenza di falde artesiane che alimentano importanti acquedotti, sorgenti di rogge, fiumi e pozzi privati. Quindi, la questione secondo la quale, indipendentemente dal lato su cui verrà realizzata la base americana, la pista comunque non potrà essere realizzata in presenza di una circonvallazione in superficie, pone la città di fronte ad una scelta: mantenere un aeroporto su non scommettono nemmeno i soci della società “Areoporti Vicentini” o di realizzare la circonvallazione nord. Anche il commissario straordinario per il Dal Molin Paolo Costa, già presidente della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, ha chiaramente dichiarato durante l’audizione in commissione territorio del comune di Vicenza il 4 ottobre scorso, che l’area del Dal Molin non è adatta per la realizzazione di un aeroporto civile. È di questi giorni poi la notizia secondo la quale l’Aeroporto dal Molin è stato inserito nell’elenco degli aeroporti militari italiani giudicati strategicamente inutili e destinati ad essere abbandonati dalle Forze Armate, per cui nemmeno per scopi militari si potrebbe giustificare il mantenimento di un’eventuale pista. Nelle scorse settimane, infine, il commissario governativo Paolo Costa ha smentito le indiscrezioni secondo le quali il Ministero della Difesa, attuale proprietario dell’area, in caso di chiusura dell’aeroporto venderebbe ai privati l’area del Dal Molin per la realizzazione di condomini, ed anzi ha affermato che l’area potrebbe essere destinata solo per un parco pubblico. E lo stesso Commissario Costa relativamente alla realizzazione

foto Luigi De Frenza

L’Udc: “Aeroporto inutile, meglio la tangenziale”

Proteste contro il Dal Molin

della circonvallazione nord ha dell’aeroporto Dal Molin per un recentemente parlato di “co- uso civile, sono mutate le confinanziamento” da parte dello dizioni per suo mantenimento, Stato, facendo intendere che il e quindi non ha più senso sosteComune potrebbe essere chia- nere l’aeroporto civile, a magmato comunque a sostenere una gior ragione quando esso è inparte della spesa. compatibile con la realizzazione Fatte queste premesse, l’udc cit- della circonvallazione nord. tadina invita l’Amministrazione E sostiene che la realizzazioad abbandonare il principio che ne della circonvallazione nord la pista dell’aeroporto debba co- deve rimanere una priorità asmunque essere disoluta come opera fesa come simbolo di mitigazione amdella città e quindi bientale ed urbanisollecita a prendere “Si torni stica a fronte della in considerazione in consiglio realizzazione della l’ipotesi di modifi- per discutere base americana, e care la destinazione ribadisce l’indicadi come d’uso del lato est zione dell’odg del dell’area del Dal utilizzare 26 ottobre ‘06 seil lato est” Molin. condo la quale il Nel contempo l’Udc costo della circonsostiene la realizzavallazione nord non zione della base ad deve essere in alcun ovest dell’area Dal Molin perché modo sostenuto dal Comune di coerente con la proposta formu- Vicenza. lata per primo dal Consigliere Propone quindi di aprire un Comunale dell’UDC dott. Mario confronto in consiglio comunale Bagnara il giorno stesso la pre- con le forze politiche che comsentazione del progetto in sala pongono il consiglio comunale Bernarda nel maggio del 2006, sulla futura utilizzazione a beproposta che mirava a riutiliz- neficio della città dell’area del zare un’area dismessa attual- Dal Molin non interessata dalla mente in disuso nella parte ad futura base americana. ovest. Prende atto che dal giorno in cui Daniele Guarda il consiglio comunale votò l’odg Segretario Cittadino che auspicava il mantenimento UDC di Vicenza

La pista del Dal Molin


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Verso il bilancio definitivo. Tutti d’accordo su teatro e viabilità. Le critiche dell’opposizione verso i tagli ai servizi e l’aumento degli incarichi esterni. La replica dell’assessore

Schio, bilancio ai raggi x Sociale giù, consulenze su

DI ANDREA ALBA

Il Bilancio di previsione dei municipi viene approvato dai consigli comunali molto prima del termine dell’esercizio, entro il dicembre dell’anno precedente, mentre il definitivo – in questo caso, quello del 2007 - viene approvato entro la fine dell’anno in corso. Il Comune di Schio non fa eccezione: può sembrare strano dare un’occhiata oggi alle previsioni dei “conti” fatte e approvate dall’amministrazione molti mesi fa, ma trattandosi di numeri in genere non noti ai più e spesso difficili da “tradurre” per il cittadino un’attenta lettura può riservare più di qualche sorpresa.

Il settore cultura assorbirà 4,5 milioni, quasi tutti per il teatro Civico

I punti chiave della spesa Abitanti, obiettivo 68 mila pubblica del Comune La previsione si compone di due I punti che più incuriosiscono sono documenti. Il primo è la Relazione quattro, perfettamente visibili anprevisionale e programmatica, che che nel riassunto finale delle Spese analizza il territorio, le risorse e i Correnti. Anzitutto la spesa per il sogettiti dell’anno in corso e la loro ciale: le “funzioni nel settore sociale” evoluzione nei due anni a venire. risultano previste con Già nelle prime pagiuna variazione in nene del testo si ha un gativo di ben 455mila primo dato inatteso. euro, passando dai 5 Lo scledense medio Il Piano milioni 455 mila euro infatti - abituato a ri- Urbanistico dell’anno scorso ai siedere in un Comune ipotizza circa 5 milioni previsti abitato da poco meno una crescita quest’anno. L’assessodi 39 mila abitanti e della città re al Bilancio scledencon una crescita mefino a se, Mario Benvenuti, dia annuale che orha accettato di dare mai da anni si è sta- 68 mila pronta e precisa rispobilizzata sulla decina abitanti sta circa queste “variadi residenti in più, zioni”. «Il bilancio del in un territorio già Sociale si compone di due elementi fittamente urbanizzato – rimarrà – spiega – una parte strutturale che certo sorpreso nello scoprire che comprende i servizi erogati ai citil Piano Urbanistico prevede una tadini dall’amministrazione e una crescita annuale di ben 2014 perparte di progetti ad hoc, realizzati sone. Si tratta della cifra massima, di anno in anno in base a finanzianaturalmente, ma è un fatto che menti regionali. I fondi della Regiol’attuale strumento che programne vengono stanziati da Venezia con ma lo sviluppo urbanistico della un’apposita delibera annualmente: città prevede che Schio arrivi in la riduzione evidenziata non si rifetutto a quota 68 mila 143 abitanti, risce a un calo dei servizi forniti dal con tutto quel che ne conseguirebComune, ma è imputabile a variabe in termini di possibili edificazioni di finanziamento dei progetti zioni e servizi. Il documento per da parte della Regione». noi realmente interessante è però Il numero che più salterà all’occhio il secondo, il Bilancio di Previsiodello scledense lo si trova successine. Anzitutto, un po’ di totali: il vamente nella voce “Teatri e attivicomplessivo delle entrate previste tà culturali”: l’acquisizione di beni è pari a 58 milioni 931mila euro, immobili balza dal mezzo milione di di cui la singola voce più corposa euro del 2006 ai 4 milioni e mezzo rimane l’Ici con 11 milioni 220mila del 2007. Il “salto” è di 4 milioni di euro. Senza scendere nei dettagli, euro, e naturalmente si tratta del la spesa complessiva ammonta progetto di restauro del Teatro Cialla stessa cifra, e si divide in tre vico: ma questa cifra è servita per filoni: Spese Correnti, Spese in comprarlo? E soprattutto, sono tutti Conto Capitale e Spese per rimdei cittadini o vi sono compresi anborso prestiti.

che i tre milioni di euro promessi dalla Fondazione Cariverona? «Non è una vera acquisizione a dispetto del titolo della voce – replica Benvenuti - è lo stanziamento dei fondi per il primo stralcio dei lavori sul Civico, che renderà usufruibile e pienamente funzionale l’impianto. I tre milioni promessi da Fondazione Cariverona sono compresi nella cifra. La spesa complessiva per il restauro tuttavia si aggirerà fra i 6 e gli 8 milioni di euro: vi sarà una seconda fase che verrà completata nei prossimi esercizi». Nel prossimo stralcio andrà probabilmente ad inserirsi anche la quota di fondi promessi dal ministro della Cultura, Francesco Rutelli, nella sua recente visita a Schio. Della quota del ministero, tuttavia, l’entità è ancora ignota. Ma, nella previsione del 2007, la spesa per il Teatro non è l’unica “acquisizione di immobili” di grande entità: vi sono variazioni in aumento per due milioni di euro, tondi tondi, anche nell’acquisizione di immobili per “servizi relativi all’industria”. «Riguardano l’acquisto di terreni per le nuove viabilità – osserva l’assessore -, in particolare strada Parco e bretella sud del Campo Romano, cioè l’ultimo stralcio di via Maestri del Lavoro. Si tratta unicamente di uno stanziamento per l’acquisto dei terreni agricoli». Resta un ultimo punto che incuriosisce il lettore attento, ovvero la croce e delizia di ogni bilancio pubblico: gli incarichi professionali dati ad esterni. Nella previsione scledense del 2007 in alcune voci queste spese sono in diminuzione – di 77mila euro nella Gestione dei beni demaniali e patrimoniali, ad esempio, e di 245mila euro in Teatri e attività culturali – in altre voci in aumen-

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to anche recentemente. Comunque, nei prossimi giorni verrà presentato il bilancio sociale del 2008, e potremo toccare con mano quanto ci sia di vero in quanto è stato affermato». L’ingente spesa per il Civico raccoglie invece una sostanziale approvazione dal forzista: «anche noi abbiamo sempre auspicato la ristrutturazione di questo gioiello – continua – però ci rimane il dubbio su alcune acquisizioni di immobili fatte in passato, come ad esempio la caserma Cella, che non hanno ancora trovato una chiara sistemazione». Approvata anche l’acquisizione dei terreni per due milioni di euro per la futura viabilità, perché «non si può fare le strade senza espropriare i terreni, e comprendiamo e apprezziamo gli interventi come la Strada Parco. La nostra critica va però all’attuale viabilità in fase di assestamento: tutti questi lavori hanno in un certo senso trasformato realmente Schio in una città, visto che attualmente vi sono code un po’ dappertutto quando prima non ce n’erano. Ci sono dei problemi oggettivi da sistemare». Niente La parola Le uscite “intesa”, invece, per all’opposizione gli incarichi professioChe ne pensano nei totali sfiorano nali dati all’esterno: banchi della minoran- i 59 milioni «Siamo dubbiosi sulle za sulle spese “messe di euro. consulenze esterne – in conto”? Il giudizio Le entrate conclude infatti Toletpiù critico è di Marco maggiori tini –, perché abbiamo Tolettini, forzista, e ricevuto lamentele da riguarda la variazione arrivano dipendenti comunali. in negativo nei servizi dall’Ici Che ci hanno detto che sociali già evidenziata: loro vorrebbero fare L’amministrazione ha di più, ma il lavoro viene assegnato spiegato che si tratta di variazioni dofuori. Abbiamo dei dubbi sul fatto vute a stanziamenti di fondi regionache non vi siano professionalità adeli. «Bufale – commenta caustico l’azguate anche all’interno del Comune, zurro –, quelli che sono stati tagliati almeno in parte: si doveva prima sono gli stanziamenti dal governo utilizzare a pieno la forza lavoro già centrale. Lo stanziamento regionale esistente». aumenta di anno in anno, è cresciuto: solo per citarne alcuni, in Ufficio Tecnico crescono di 110mila euro, nelle Funzioni nel campo di viabilità e trasporti di 200 mila, nell’Urbanistica di 138 mila 500, nei servizi relativi all’industria di altri 200 mila e così via. Nel complesso, gli incarichi dati a professionisti esterni segnano un bel “più” 600mila euro circa rispetto all’anno precedente. «Questa è una voce che desta sempre preoccupazione – conferma l’assessore –, si temono “parcelle”. Ma bisogna fare una premessa, con un esempio. Costruendo una casa, devo per forza far fare il disegno a un tecnico specializzato che dovrò pagare. Ecco, quest’anno il Comune di Schio spende circa 12 milioni di euro in opere: gli interventi evidenziati sono compresi in queste». Perché non far fare questi progetti a dipendenti comunali? «Perché il personale del Comune è già impegnato in altro. Queste sono progettazioni che per la tipologia del progetto o la necessità del Comune devono essere dirottate a una consulenza esterna».

Palazzo Garbin, sede del Comune di Schio


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ovestvicentino

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Nelle primarie Pd dello scorso 14 ottobre, tanti voti per i candidati stranieri. “Vogliamo essere i portavoce dei disagi e della cultura degli immigrati”

Immigrati e politica, quando la diversità fa la differenza DI FEDERICA CEOLATO

In occasione delle votazioni per le primarie del partito democratico, che hanno coinvolto più di 28 mila vicentini lo scorso 14 ottobre in oltre cento seggi istituiti in provincia, la lista “A sinistra con Veltroni” del collegio 11, oltre ad essere la più votata, ha ottenuto un’alta percentuale di voti di cittadini extracomunitari, attirando particolare curiosità. “La presenza massiccia nella provincia di Vicenza di persone straniere, spesso chiamate a svolgere lavori faticosi, ripetitivi e monotoni nelle industrie soprattutto conciarie, è un dato Manifestazione sindacale. Gli immigrati sono sempre più presenti nel tessuto lavorativo di fatto, che deve essere preso nella giusta considerazione, cratico, mi dà la possibilità di nella conoscenza delle pratiche anche dalla politica”, afferma essere portatrice di problemi e burocratiche e legislative, ma Luigi Creazzo, che ha ideato e disagi, ma anche di tradizioni e anche nelle difficoltà sociali e guidato la lista. Coinvolgerli, culture di tutta la popolazione di adattamento nel paese di acquindi, nella costruzione e nel- immigrata residente in Italia, coglienza. “La mia candidatura l’ideazione di attività e inizia- non solo indiana, ma di ogni è la conferma di un impegno tive socio-politiche cittadino stranie- importante che vuole duraed economiche sul ro”, spiega Amita re nel tempo, a sostegno delle territorio, in una Sharma, indiana, problematiche delle persone La presenza logica di dialogo, r a p p r e s e n t a n t e straniere, nell’ottica di un’inconfronto e incon- massiccia di della costituen- tegrazione reciproca e di una tro, non sempre stranieri deve te regionale per il convivenza pacifica e rispettoscontro, come si essere presa partito democra- sa”. vuole credere o far nella giusta tico, insieme ad credere, potrebbe considerazione un’altra donna Aby Diversità come ricchezza veramente fare la Beye, senegalese, e Il 60% dei voti nel collegio 11, anche dalla differenza ed essea Gilbert Abasimi, che comprende Arzignano, re la vera ricchezza politica del Ghana, e Demis Chiampo, Montebello e Sarenella crescita umaCracco. Laureata go, è di persone extracomunina e sociale di ogni in scienze naturali, tarie: un dato notevolmente individuo e della Amita lavora pres- significativo ed eloquente, che comunità. so un’azienda del vicentino conferma, oltre alla nota precome operaia e svolge anche senza numerosa di cittadini L’impegno di attività di mediatrice culturale stranieri, anche la loro volontà Amita Sharma in scuole e ospedali, affiancan- a collaborare e ad essere parte “La politica, nel partito demo- do e sostenendo gli stranieri attiva al miglioramento delle

relazioni sociali e alla costru- ta una mossa astuta – precisa zione di una realtà multietnica il responsabile della lista - per e multiculturale. guadagnare più voti, ma una “In una società, come quella chiara volontà di evidenziare, attuale, sempre più sofisticata anche agli stranieri, che la vita e complessa, anche nei rappor- all’interno di una comunità ti interpersonali – spiega Luigi presuppone un forte impegno Creazzo -, noi stessi fatichiamo di tutti, indiscriminatamenad adattarci a questi repenti- te. Se, quindi, da una parte la ni cambiamenti e la diversità presenza di una voce straniespesso ci spaventa e crea so- ra permette di fare scelte più spetti e paure. Temiamo di es- ponderate e adatte alla realtà sere privati della nostra identi- e alle sensibilità del territorio e tà e che vengano messi in crisi ai suoi bisogni, dall’altra è una i nostri parametri sociali e cul- chiara assunzione di responsaturali. Ma è nell’ottica della di- bilità, anche delle persone exversità come ricchezza e allar- tracomunitarie, affinché il loro gamento delle conoscenze che vivere nella società sia attivo e dobbiamo ragionare, per poter consapevole”. essere a nostro agio in una so- Una impostazione che ha trocietà che cambia in continua- vato conferma nei risultati delzione. È uno sforzo che viene le urne. “Gli esiti delle votaziorichiesto anche agli stranieri, i ni, ben oltre le aspettative, non quali, evidentemente, faticano fanno altro che confermare maggiormente ad adattarsi ad questa loro esigenza imminenun contesto sociale spesso lon- te di essere e di sentirsi parte tano da quello d’origine e che, integrante del percorso politiquindi, richiede co, sociale ed ecoun forte impegno nomico del nostro a rimettere in cir- Il paese. E’ un chiaro colazione le loro coinvolgimento segnale di responricchezze culturali degli stranieri sabilità dei cittadie il loro bagaglio ni extra-comunitapermette di tradizionale, riari eletti e di coloro dattati alla società fare scelte che li hanno votati ponderate, ma – continua Creazzo ospitante”. è anche una -, un’occasione data I perché loro per la prima assunzione di della lista responsabilità volta e che il partiL’idea guida, into democratico non somma, è quella di deve perdere, ma allargare la partevalorizzare, affincipazione politica a quella fet- ché le politiche di integrazione ta importante di popolazione già in atto sul territorio vengache, pur condividendo la vita no potenziate e accelerate”. quotidiana degli italiani, ne è al momento tagliata fuori. “La La sfida presenza di candidati extraco- Il difficile, dunque, viene adesmunitari all’interno della lista so. A cominciare dalle piccole è una scelta ripercossa a livel- cose. Non è facile, ad esempio, lo – continua il responsabile -, riuscire a trovare il tempo annon solo regionale, ma nazio- che per la politica, soprattutto nale, in quelle zone interessa- per una donna, già molto impete da un fenomeno migratorio gnata con la famiglia, il lavoro massiccio, come nel nostro e il sociale. “Mio marito e i miei territorio. Si pensi solamente due figli, di 23 e 25 anni, mi al fatto che nelle classi scolasti- hanno sempre sostenuto nelle che delle scuole primarie quasi mie scelte e nelle mie decisiola metà, se non, in certi casi, ni, perché il nostro è un lavoro addirittura la maggior parte, di gruppo, in cui ci aiutiamo è composta da bambini stra- l’un l’altro, non solo all’interno nieri, che saranno tra qualche della famiglia, ma anche negli anno cittadini italiani, comple- impegni esterni. Essere in potamente integrati in una socie- litica significa dedicare tempo tà che loro stessi avranno con- ed energie, perché tanto è il latributo ad arricchire e ad allar- voro da fare – conclude Amita garne le vedute. Per questo è - ma l’appoggio della mia fastato deciso di dare la possibi- miglia e di tutte le persone che lità a tre persone straniere, di mi hanno votata mi daranno la cui due donne, di essere elette forza e la grinta necessarie per all’interno della costituente del ottenere risultati importanti e partito democratico. Non è sta- costruttivi”.


T R O Fatti, personaggi e sport vicentino SP Direttore editoriale Giovanni Coviello

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Anno 2 - Numero 37- Sabato 10 novembre 2007 Supplemento al settimanale VicenzaPiù n°79

La sentenza choc che prevedeva 8 mesi di squalifica è stata annullata e trasformata in 15 giorni di stop, già scontati. Il presidente Dori torna sorridente

Volley-1 Le B1 in campo per vincere a pagina 14

I Diavoli risalgono dall’inferno DI TOMMASO QUAGGIO

Volley-2 Il boom della Pallavolo Cornedo a pagina 15

Basket Famila pronto a risalire la cima a pagina 17

Calcio Il Bassano è pronto al salto a pagina 18

Tutto risolto, o quasi. Certo però lo spavento ci metterà un po’ a passare. L’incredibile vicenda che ha colpito la Caoduro Diavoli Vicenza, ovvero una squalifica di otto mesi da tutte le attività sportive della società, si è conclusa con l’accoglimento del ricorso dei biancorossi di fronte alla Caf. La società berica, dopo un’ora e Massimo Stevanoni in azione (a destra) mezza di discussione, ha finalmenperché arrivata alla prima di camte potuto spiegare la propria posipionato, ma soprattutto perché è zione e la propria estraneità ai fatti servita per chiudere nel migliore dei addebitati, dimostrando la buona modi e definitivamente la questione fede e l’onestà del proprio comporsqualifica che ha tenuto col fiato sotamento in tutta la vicenda, che si speso tutto l’ambiente biancorosso. è così risolta con la riduzione della Indispensabile sarà ora l’ingaggio a squalifica da 8 mesi a quindici gior“tempo pieno“ di Massimo Stevani, con termine il 2 novembre, e la noni per tutta la stagione. Il forte conferma dell’ammenda di 2 mila atleta di Bosco Chiesanuova, difeneuro. sore e anche attaccanIl presidente dei Diate, grazie alle sue doti voli, Roberto Dori di realizzatore, che dal tornato sereno, è stato è entrato a far ascoltato dalla Com“Siamo usciti 2004 parte dei biancorossi missione di Appello per dare un supporto Federale, accompa- puliti dalla nella fase finale del gnato e rappresentato vicenda. campionato e nei play dall’avvocato Russo È stata off, quest’anno, chiudello Studio Martinel- riconosciuta so con l’hockey ghiacli di Bologna: “Abbia- la nostra da professionista, mo sempre avuto la buona fede” cio ha deciso di dedicarsi massima fiducia nella solo all’hockey in line. Giustizia Sportiva e la “Quest’anno ho deciso convinzione di poter di abbandonare l’hocspiegare in modo chiakey ghiaccio, anche se è stata una ro e comprensibile la serie di fatti scelta sofferta – spiega Stevanoni –. che hanno portato a questa situaL’idea è nata anche per un cambio a zione – ha spiegato Dori –. Ancora livello personale, dal momento che adesso, ripensando ai vari passaggi ho raggiunto la laurea, ma speravo di questi ultimi undici mesi, non so di poter combinare almeno per un se presentando il ricorso lo scoraltro anno hockey e lavoro, ma non so novembre abbiamo commesso è stato possibile e così ho definitidei veri errori, sono convinto si sia vamente deciso di dedicarmi solo trattato di una serie allucinante di all’in line. Adesso che è iniziata la fatalità. Siamo quindi usciti puliti, stagione questa scelta pesa e sto in quanto è stata riconosciuta la nosoffrendo, però se ci penso ho preso stra buona fede e dimostrato che si la decisione giusta. D’altronde sono è trattato di una svista ”. una persona razionale nelle scelte E così il campionato dei vicentini e quindi penso di aver fatto la cosa è iniziato senza intoppi con un’immigliore. Altrimenti sarei ancora in portante vittoria per 4-3 contro giro a giocare, col pensiero che devo Arezzo Street Hockey. Importante

“mettermi a lavorare” e non mi sentirei bene comunque. Negli ultimi anni ho vissuto un po’ con ansia il fatto di dover girare spesso, di cambiare ogni anno città e squadra, anche perché questo non mi ha permesso di coniugare attività sportiva e lavoro e di crearmi dei contatti”. Cambiamento personale, ma anche delusione per il comportamento del Fassa. “Speravo di poter giocare un altro anno, ma col Fassa, anche se ero disposto a restare pur non avendo un lavoro, c’è stato uno scontro perché non hanno mantenuto gli accordi

– prosegue Stevanoni – Sembrava non ci fossero problemi, io ero disposto a restare con loro, ma due giorni prima di firmare hanno tirato in ballo delle questioni sul contratto e quindi ho deciso di chiudere con loro. E’ stata una delusione a livello personale, ho perso le motivazioni e quindi ho deciso di smettere con l’hockey ghiaccio”. “A Vicenza conosco tutti, mi trovo bene e quindi è una buona scelta, tra l’altro anche comoda a casa – conclude Stevanoni –. E poi giocando con i Diavoli posso mantenere la mia passione per l’hockey, quindi sono contento di essere qui da inizio stagione e affronto l’esperienza con il massimo impegno e lo stesso entusiasmo di sempre”. Come sarà la stagione 2007/2008? “La squadra ha buone basi – conclude Stevanoni – si punta a migliorare e la società vuole fare un ulteriore passo avanti rispetto ai risultati positivi dello scorso anno. La stagione sarà lunga e impegnativa, non si potrà aspettare la parte finale del campionato perché le partite saranno tutte decisive fin da subito”. Lunedì 12 novembre - il match sarò seguito in diretta televisiva - i Diavoli saranno impegnati a Trieste contro l’Edera.

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Volley. Fine settimana intenso per le formazioni vicentine. Alla ricerca di importanti conferme dopo un avvio di stagione con alti e bassi

Palladiogroup.it e Novello a caccia di riscossa DI GIAFRANCO GALANTI

Qui novello. Trasferta ostica per la Novello Vicenza che a Forlì, per la sesta giornata di campionato di B1, andrà ad affrontare l’ AICS Combitras Forlì seconda in classifica. Le ragazze di Nica arrivano dallo stop interno contro il Gaiga Verona capolista in un match affrontato dalle biancorosse a viso aperto e mostrando per lunghi tratti buon gioco. Le giovani atlete vicentine hanno inoltre dimostrato di poter giocare alla pari con chiunque. Da registrare qualche passaggio a vuoto, soprattutto nelle fasi centrali dei set, nelle quali la Novello spesso perde punti concedendo agli avversari dei break decisivi. Ritornata a titolo effettivo Giada Gorini, dopo la pausa forzata per infortunio, ad organizzare gli attacchi delle biancorosse. “Noi

L’ex capitano Rudy Cavaliere

giochiamo sempre per vincere – spiega Peppe Nica, coach delle biancorosse, per il prossimo impegno della Novello -, la pallavolo è così. Dobbiamo però essere più continui ed evitare buchi che permettono agli avversari di allungare”. Non sono però le avversarie il pensiero del coach della Novello: “Temo di più i nostri errori. Se giochiamo concentrati e sbagliamo poco giochiamo alla pari con tutti.” “Abbiamo provato alcuni cambiamenti tattici – aggiunge Nica – ed abbiamo avuto delle risposte positive. Abbiamo trovato qualche soluzione tattica in più. Vedremo adesso di partita in partita quale assetto impostare”. Qui Palladiogroup.it. Un solo punto in tre partite e il morale non certo dei migliori, ma resta una gran voglia di centrare una vittoria il prima possibile. E’ questa la situazione attuale in casa Palladiogroup.it Vicenza. I ragazzi di Fangareggi dopo l’ ultima gara contro Bologna dovrà iniziare a risalire la china della classifica. Nell’ultima match a compromettere la prestazione dei ragazzi biancorossi ci ha pensato anche la sfortuna: oltre a dover sopperire al vuoto lasciato dall’improvviso abban-

Colarusso in azione dono di Cavaliere, la squadra si è trovata a dover fare a meno anche del suo secondo alzatore. A scende in campo in cabina regia è stato così Andrea Egidi, tornato a palleggiare dopo dieci anni di schiacciate. Si annuncia battaglia per la prossima partita della Palladiogroup.it perché ospiterà il Volley Fiamma, ultimo in classifica a pari merito con i biancorossi. “E’ un momento difficile, dobbiamo riuscire a reagire sia individualmente che come squadra, dando ognuno qualcosina in più, specialmente dopo l’infortunio di Rizzi. Dobbiamo riuscire a giocare come il primo set della partita contro Bologna, nel quale la squadra ha giocato concentrata, convinta, poi, al di là dell’essere in campo senza palleggiatore, esprimiamo carattere

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squadra praticamente alla vigilia della partita e l’infortunio accorso a Nicola”. La partita in terra emiliana, però, è già nel dimenticatoio: “Si deve guardare avanti e cercare di voltare pagina. Martedì, quando abbiamo ripreso gli allenamenti – continua Enrico - abbiamo parlato e ci siamo guardati negli occhi: cose del genere non devono più succedere. Non ci devono essere delle scuse quando le cose vanno male, dobbiamo far di tutto perché vadano nel miglior modo possibile. Domenica giocheremo contro una squadra che come noi è in difficoltà, che come noi vorrà lottare per rialzare un po’ la testa… Ognuno di noi dovrà dare il massimo per cercare di portare a casa la prima importantissima vittoria”. L’appuntamento per la prossima importantissima sfida della Palladiogroup.it Vicenza è per domenica 11 novembre alle 17.30 al Centro Sport Palladio di Via Vittorio Veneto.

anche nel gioco. Dobbiamo andare avanti convinti, senza scoraggiarci”. Intanto in sostituzione al dimissionario Rudy Cavaliere è arrivata la nomina di capitano di Enrico Greggio che fin da subito analizza la situazione della sua Qui JoyVolley Vicenza. Una squadra. Enrico ha abbracciato il vittoria ed una sconfitta in queprogetto del settore maschile dal sto inizio di campionato per le Vicenza Volley nel suo nascere e ragazze di Elena Carboniero. Un con la squadra della Città del Palgruppo giovanissimo nel quale ladio ha ottenuto la promozione la società sta investendo molto in B2 e poi in B1 ed ora lotta pere da quale ci si aspetta molto in ché la Palladiogroup.it resti “neltermini di crescita tecnica. Joy la pallavolo che conta”. E così lui, Volley che nel prossimo turno veterano biancorosso, è stato noandrà in laguna ad affrontare minato nuovo capitano del team l’ A.S.D. Pallavolo Ceggia, per di Fangareggi. “Mi fa piacere esla terza giornata di campionato sere capitano, anche se avrei predella serie D. Elena Carboniero, ferito che Rudy non se ne fosse coach delle biancorosse: “Tra andato e continuare così a fare il le cose che mi sono più piaciusuo vice. Per il resto non cambia te nelle ultime gare, c’è stato un molto: non è una fascia che mi bel gioco di squadra. Le ragazze dà maggiori poteri, hanno collaborato io ho sempre cercato vicendevolmente sodi dare il massimo e Greggio: prattutto nelle cose continuerò a farlo. “Mi fa piacere nuove che avevamo Dopo la settimana essere preparato”. che avevamo avuto, capitano, domenica l’impatto Qui Mosele. Chiacon la partita non è anche se avrei mati all’inversione stato assolutamente preferito che di rotta i ragazzi di facile, ma nonostan- Rudy non coach Baraldo che te ciò siamo riusciti se ne fosse dopo le prime due a giocare un buon andato” giornate si trova anprimo set, nel quale cora a zero alla catutti abbiamo dato il sella punti in classimassimo, cosa che ci ha permesso fica. Lucida l’analisi su dove c’è di giocare punto a punto contro da lavorare per il tecnico bianuna squadra indubbiamente di corosso: “Il muro non ha funziouna caratura superiore - è l’ananato ed abbiamo difeso poco, di lisi a freddo del centrale bianconseguenza anche l’attacco ne corosso -. Poi abbiamo avuto un ha sofferto. Oltretutto nell’ulticalo e per contro Bologna è salita mo incontro la squadra era tesa in cattedra. Dopo pochi scambi e troppo litigiosa.” abbiamo mollato soprattutto psiOccasione per muovere la classicologicamente, complici magari fica sarà l’incontro con gli ultimi le ‘solite scuse’ che riguardano il in classifica, pari merito con la fatto che Rudy aveva lasciato la Mosele, sabato prossimo.


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10 NOVEMBRE 2007 La società. La squadra della valle dell’Agno ha puntato moltissimo sulle scuole e sul settore giovanile. E quando è il momento di far festa ci si trova in 600

Giovani, beach e (qualche) party: il boom della Pallavolo Cornedo DI ANNA MOLON

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Corre l’anno 1973, la Pallavolo Cornedo è ancora in fase embrionale e tutto ruota all’interno della parrocchia e a uno sparuto gruppo di ragazzini. Fra questi, c’è Luigi Zattra, allora quattordicenne, che ha seguito passo dopo passo l’evoluzione della società, fino a ricoprire oggi il ruolo di direttore sportivo. “Dagli anni ’80 abbiamo iniziato a curare il settore maschile a livello giovanile e come centro avviamento allo sport – ricorda Zattra ripercorrendo le principali tappe del gruppo –, poi dal 2000 abbiamo portato avanti 4-5 squadre maschili e una 3^ divisione femminile”. Oggi la Pallavolo Cornedo partecipa a 13 campionati e può contare su 12 formazioni: la serie D ma-

La formazione maschile di serie D

schile guidata dal coach Ugo Zanella, la 2^ divisione, le Under 18, 16, 14, 13 e 12, più la 3^ divisione femminile e le Under 18, 16, 14 e 14. Ad arricchire il ricco bacino d’utenza della società ci pensano i più piccoli, in tutto un’ottantina, che partecipano al minivolley, giocovolley e minivolley. Puntare sui giovani è una prerogativa che sta molto a cuore alla dirigenza del

Cornedo. “In questi ultimi 6-7 anni – racconta il direttore sportivo – ci siamo accorti che curando il settore giovanile si è allargata notevolmente la base, portando ad una maggiore partecipazione da parte di ragazzi e ragazze, che dal 2000 ad oggi sono passati da 120 a 250”. Un bell’incremento, favorito anche da iniziative che hanno portato in palestra e avvicinato

alla pallavolo ragazzi e ragazze delle medie. “La collaborazione con le scuole della vallata ci ha permesso di destare curiosità ed entusiasmo fra coloro che ancora non conoscevano questo sport – racconta Zattra –, grazie a due nostri istruttori laureati in scienze motorie che hanno affiancato gli insegnanti di educazione motoria nelle loro attività”. Risultato: dopo il ciclo di lezioni nelle scuole medie della zona, c’è stato un incremento di iscrizioni del 30%. La Pallavolo Cornedo inoltre porta avanti da anni delle preziose collaborazioni con altre società della vallata dell’Agno: Montecchio, Trissino, Castelgomberto, Brogliano. Valdagno, Novale e Maglio, dando vita ad efficaci sinergie sportive. “Cerchiamo di creare gruppi omogenei e anagraficamente coerenti, sia nel maschile, prelevando atleti da altre società e portandoli qui a Cornedo, sia nel femminile, mettendo a disposizione il nostro vivaio”. E per non andare a pesare sui genitori, la società ha in dotazione due pulmini

guidati da alcuni volontari per portare gli atleti da un posto all’altro, entro una fascia oraria che va dalle 16.00 alle 20.00. Nel corso dell’anno sono tante le occasioni per ritrovarsi e festeggiare assieme, come a Natale, a Pasqua e a fine campionato, con party che radunano fino a 600 persone, tra atleti, allenatori, dirigenti, parenti e simpatizzanti che chiudono in bellezza il campionato. Ma le attività per il Cornedo non finiscono con le vacanze estive. “Abbiamo la fortuna di avere un impianto di beachvolley all’aperto, dotato di 2 campi da gioco, e spogliatoi e prato annessi – racconta Zattra –: così ne approfittiamo per invitare le altre società della vallata a partecipare ai nostri campus di scuola di beach, che hanno una durata di 6 settimane”. Nell’arco dei tre mesi estivi la Pallavolo Cornedo organizza anche dei tornei di beach volley, e non si fa mancare proprio nulla: chioschi con mini bar, musica e spettacoli immergono i presenti in un’atmosfera dal “sapore di mare”.


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Per lui Monica 26enne, sono solare, spontanea, altruista, fantasiosa e creativa, intellettualmente vivace. Vorrei incontrare un uomo con il quale instaurare un rapporto serio, in cui credere, fondato su veri principi. Arianna 30enne. Sono una bella ragazza, mora. Amo la compagnia, mangiare in trattoria, le cose vere e semplici, ma anche le serate eleganti e chic. Non ho bisogno di un uomo a tutti i costi…. Vediamo se qualcuno riesce a farmi scattare la scintilla. Claudia 33enne, amo la bici da corsa e la musica jazz. Incontrerei un uomo non banale e di presenza gradevole, qualcuno in grado di guardare oltre la superficie. Astenersi perditempo. Katia 35enne nubile, molto sensibile, forse troppo. Sono anche una donna forte che sa affrontare gli ostacoli della vita. Cerco un uomo che abbia dei progetti. Adoro stare con la persona che amo. Nicoletta 37enne nubile molto carina, lavoro come impiegata. Cerco un uomo maturo, realizzato nel lavoro, con una mente effervescente, passionale che mi sappia anche proteggere. Marilisa 38enne, inguaribile romantica, miro più ai sentimenti che ai soldi. Vorrei conoscere per condividere degli interessi. Faccio yoga e sono interessata alla spiritualità, amo scrivere ed incontrerei volentieri un giornalista, un redattore o uno scrittore anche per hobby. Sonia, ho 39 anni e tutti mi dicono che ho tanta voglia di vivere e la trasmetto agli altri. Sono intelligente e carina, single per scelta, ora sento il bisogno di trovare un uomo che mi doni affetto, amicizia, sesso e tenerezza.

Per lei Marta 40enne. Donna manager di bella presenza, forte, dolce e romantica. Cerco un compagno di bella presenza, affidabile e coraggioso, capace di prendersi delle responsabilità. Amante della pace e che apprezza le gioie semplici della vita. Lucia 42enne divorziata, impiegata. Se sei ironico, intelligente, sincero nel bene nel male, un po’ pigro fisicamente ma dinamico mentalmente, coraggioso nelle emozioni, non convenzionale nel modo di porsi, vale la pena di incontrarsi. Mara 44enne laureata, sono colta amorevole e passionale. Penso di avere molto da dare e desidererei condividere le gioie della vita con un uomo che sappia veramente amarmi. Laura 47enne. Vitale ed in pace con se stessa, amante della natura, dell’arte, teatro, danza. Sono interessata alla crescita nella mente, nel cuore, nello spirito. Coltivo il piacere per la scrittura e per le relazioni umane. Maria Teresa 50enne. Amo esprimermi schiettamente e vivere gioiosamente. Cerco un uomo con le idee chiare, capace di essere discreto e piacevole allo stesso tempo, magari anche dotato di una certa ironia, necessaria a vivere meglio. Francesca 53enne vedova. Arrivo da una esperienza matrimoniale appagante e felice, sono serena e credo ancora nell’amore. Mi piacerebbe trovare un compagno che ami la vita e le piccole cose, che mi prenda per mano per assaporarle insieme.

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Lucio 34enne, sono un ragazzo tranquillo, simpatico estroverso. Non ho relazioni in corso, ne ho avute, ma penso di non aver trovato la persona giusta. Dico quello che penso, so quello che voglio, per il resto amo divertirmi e prendere la vita sempre dal lato più colorato. Paolo 58enne grafico pubblicitario. Ho l’hobby dei minerali e sono un collezionista. Divorziato da 10 anni, determinato nelle scelte. Cerco una donna per poter instaurare un rapporto che possa avere degli sviluppi. Roberto 36enne artigiano, alto 180 diplomato. E’ bello viaggiare lontano, quando è possibile, ma credo che la felicità sia dentro di noi stessi, nel leggere un libro, nel guardarsi negli occhi, nel fare insieme le cose. Fabio 38enne celibe, alto, moro. E’ difficile descriversi, posso dire di essere ironico e sincero, di poche parole, non tengo mai il muso. Mi piace viaggiare in paesi lontani ma anche nelle regioni italiane. Amo condividere sensazioni sport e passioni. Federico 40enne celibe. Sono alto ed amo lo sport. Sono concreto, apprezzo molto i fatti e meno le parole. So amare una persona in modo profondo, starle vicino e non dimenticarla mai. Credo nell’amore perché so che esiste.

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Giuseppe 44enne libero. Cerco una donna che mi completi, ho doti non comuni di comunicazione, passione, organizzazione e di grande serenità che ho sviluppato nella mia carriera professionale e nel mio impegno sociale. Al centro del mio mondo c’è sempre stata una donna: preziosa e sensuale.

Arturo 39enne archeologo. Ho spiccati interessi paesaggistici e storici. Sono decisamente gratificato dal mio lavoro. Ho un’ottima condizione economico-sociale. Cerco una ragazza (meglio se con cultura universitaria), nubile, max 34enne.

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Franco 48enne libero, laureato. Ho una biografia intensa, insegno per hobby, amo le persone complesse, ma molto intelligenti ed amanti della vita, che non si perdono nella banalità quotidiana. Mi ritengo un creativo con spiccato senso pratico, che sa realizzare qualunque sogno.

Luigi 51enne divorziato, alto e longilineo. Amo la musica, l’arte, la pittura, la montagna e mi piace anche il nuoto. Sono sensibile, romantico, altruista, ottimista. Cerco una donna di carattere buono, dolce, sensibile, anche timida, di buoni principi morali. Alessandro 35enne, sono un bel ragazzo stile mediterraneo, sensuale, passionale e sensibile, vivo da solo e sono economicamente indipendente, di sani principi morali, anche un po’ esigente. La mia anima gemella deve essere: sincera, sensibile, elegante, con un po’ di sale, per rendere il rapporto saporito e duraturo. Penso ad un matrimonio e dei bellissimi bambini.

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Basket serie A1. Le arancioni sono partite a rilento, ma De Angelis tranquillizza: “Smettiamola di fasciarci la testa prima che si rompa. Abbiamo tutte le potenzialità per risalire”

Famila, rodaggio finito. Ora si fa sul serio DI FRANCESCO CAVALLARO

Famila Basket Schio, fino ad ora hai scherzato. Dalla trasferta di Montichiari la musica deve cambiare. Perché aver raccolto 4 punti nelle prime quattro partite è un po’ pochino; e va bene che le arancioni hanno giocato (e perso) fuori dalle mura amiche contro Napoli e Venezia, non proprio le ultime arrivate. Però non si può andare avanti così. Dov’è la squadra candidata alla vittoria finale? Fortuna che la scorsa settimana abbiamo registrato i primi segnali di risveglio. Il Famila ha strapazzato la Comense 86 a 61. Segno che la squadra c’è e ha tanta voglia di rifarsi. “E se anche non esprimiamo un bel gioco poco importa - commenta Paolo De Angelis, il general manager -; in questa fase dobbiamo solo pensare a vincere. C’è da dire che anche il calendario ci si è messo contro. Affrontare su-

A fermare le vicentine finora Venezia e Napoli bito in trasferta squadre del calibro di Napoli e Venezia è già difficile in condizioni normali. Figurarsi all’inizio della stagione: la nostra squadra deve ancora amalgamarsi e conoscersi per bene”. Ce lo aveva confidato giusto tre settimane fa coach Sandro Orlando: “Al Famila serve solo del tempo per assimilare gli schemi. Siamo un cantiere aperto”. Difatti i risultati delle prime quattro partite non hanno dato ragione alle scledensi.

Tuttavia, secondo lo stesso general manager, non c’è di che preoccuparsi. “E’ normale che il Famila sia leggermente indietro rispetto alle altre compagini - sottolinea De Angelis -; teniamo presente che le giocatrici hanno potuto fare il loro primo allenamento tutte assieme l’11 ottobre, cioè dieci giorni primo dell’esordio casalingo contro Ribera. E non è facile nemmeno prendere i ritmi che detta il nuovo allenatore. Adesso abbiamo solo bisogno

le partite; potremo mutare schieradi giocare tanto. Con la rosa che abmento senza abbassare il ritmo: si biamo, formata da undici giocatrici tratta di un vantaggio che dobbiatitolari, possiamo permetterci di mo imparare a sfruttare. Chiaro che farlo sempre ad alti livelli, abbinanse le ragazze sono lente e sfilacciate do la tecnica alla velocità. Un po’ a poco serve avere molte soluzioni come faceva il Ronaldo dei tempi in panchina. L’input decisivo deve migliori. Ecco, se sapremo coniugavenire sempre e comunque da loro. re questi due fattori non ce ne sarà Ormai il periodo dello scotto inipiù per nessuno: potrebbe essere il ziale è passato, si allenano insieme cocktail decisivo, la vera arma vinda quasi un mese. Mi cente del Famila. No, aspetto i primi frutti mica mi preoccupo se di tanto lavoro. Senza siamo quinte in clas“Il Famila non inutili giri di parole: sifica; smettiamola di desideriamo vincefasciarci la testa prima deve temere re, vincere e ancora che si rompa. Abbia- il confronto vincere. Il Famila, mo tutte le potenzia- con nessuno. così come è stato aslità per risalire fin da La società semblato, non deve subito la china. Siamo ha allestito temere il confronto un cantiere aperto? una rosa con nessuno. La soVorrà dire che ora lo competitiva” cietà ha allestito una chiuderemo”. rosa competitiva, in Chiave di volta della grado di puntare in stagione potrebbe esalto. Passi per la falsa partenza. Ora sere proprio la già citata panchina dobbiamo rimboccarci le maniche e lunga, come spiega De Angelis. “Orportare a casa il risultato. Il nostro lando avrà solo che l’imbarazzo delvero campionato inizia con la prosla scelta: ogni volta potrà schierare sima trasferta a Montichiari. Sarà il la formazione migliore. Abbiamo a match della svolta”. disposizione molti cambi durante

il sogno diventa realtà

azzurro e serie a con

Sono tante le biancorosse di Vicenza che sono state lanciate in A1 e hanno realizzato il loro sogno azzurro. Tra queste Paola Paggi, Isabella Zilio, Valentina Fiorin e ora De Gennaro e Stefania Dall’Igna. Il club biancorosso da sempre investe nel vivaio, dalle squadre giovanili della Joy VolleySchool fino alla Novello di B1 femminile, alla Palladiogroup.it di B1 maschile e alla Minetti Infoplus di A1 femminile

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10 NOVEMBRE 2007 Calcio serie C2. Continua la marcia del Bassano in vetta alla classifica del girone B Scemma: “Non mi stupirei trovare i giallorossi ancora primi al termine della stagione”

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Bassano, calcio stop and go per il grande salto in C1

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DI FRANCESCO CAVALLARO

Bassano fino a questo momento? invece quelle subite. Dietro al Bas“Assolutamente no – risponde -; sano è bagarre. Inseguono la sormister Glerean ha trovato la quapresa Portogruaro a una lunghezza, La “benedizione” dratura del cerchio; l’attuale prima Reggiana a 2, Spal e San Marino a viene dall’alto. posizione è il giusto pre3. E domenica è già Adalberto Scemmio per la sua dediziosfida promozione: ma, noto giorne alla causa. E non mi al “Mercante” arriva nalista sportivo stupirei neanche tanto proprio la Reggiana, “Glerean non (collabora con se trovassi i giallorossi una delle maggiori lo scopriamo “Il Corriere dello ancora primi al termine indiziate al salto di certo adesso. Sport”) nonché della stagione. La sociecategoria. profondo conoSi trova bene Ne vedremo delle scitore del calcio vicentino, tesse le in Veneto, negli tà ha programmi seri, alla base c’è un progetto belle, come preanlodi del Bassano. E lo fa senza tanti ambienti a che ha una sua funzionuncia lo stesso giri di parole: “I giallorossi possoScemma. “I grana- misura d’uomo” nalità. Non mancano no benissimo aspirare al salto dipoi i mezzi economici; ta non vanno per il retto in serie C1”. Siamo di fronte anche quelli aiutano”. sottile - commenad un’investitura ufficiale: se lo Per Scemma ai gialta il giornalista -; dice Scemma allora è proprio vero. lorossi quasi quasi va addirittura all’inizio del campionato erano i D’altronde dopo dodici giornate i stretta la serie C2: “Ma sì, perché soli favoriti per la vittoria finale. E numeri sono tutti dalla parte della hanno tutte le potenzialità per fare nonostante il distacco di due punsquadra di Glerean; il Bassano è bene anche in C1. Credo che alla ti lo sono tuttora. Sarà una partita primo nel girone B di serie C2 con fine riusciranno a centrare la tanto aperta a qualsiasi tipo di risultato”. 25 punti. Tanti quante le reti segnasospirata promozione”. Sarà. Nelle Sorpreso della performance del te (miglior attacco del girone); 11 ultime partite però il Bassano non si sta esprimendo al massimo in termini di risultati raccolti. “Si capisce - spiega -; la squadra di Glerean sviluppa un tipo di calcio cosiddetto stop and go. Prima vanno fortissimo; poi, mano a mano che passano le giornate, i giocatori devono per forza di cose ricaricare le batterie. L’alternanza di risultati sta tutta qui. Mica possiamo volere un Bassano che gira sempre a mille: sarebbe impossibile. Chiaro che ci vuole un buon turn-over; data la rosa Glerean se lo può anche permettere senza rischiare più di tanto”. A proposito dell’allenatore: bel tipo, Per la squadra vicentina la promozione di categoria è un sogno realizzabile no? “Glerean non lo scopriamo certo adesso. Lui ha una visione del calcio tutta sua; si trova bene in Veneto, negli ambienti a misura d’uomo. Con il Bassano ha tute le carte in regola per ripetere ciò che di bello ha vissuto con il Cittadella. Lasciamolo lavorare come lui ritiene più opportuno; sono sicuro che alla fine i risultati gli daranno ragione”. Durante la chiacchierata con Scemma, all’intervallo di Vicenza-Pisa, non poteva mancare una battuta sui cugini biancorossi. “La squadra di Gregucci costruisce un gioco facilmente leggibile dagli avversari - conclude Scemma -; e il fatto di adottare sempre e comunque lo stesso modulo, il 4-4-1-1, sta diventando un limite. Gregucci dovrebbe cambiare schema ogni tanto; ma non sono sicuro che sia disposto a mutare tattica dall’oggi al domani. Tuttavia, per come si stanno mettendo le cose, sarebbe più che opportuno mischiare le carte”. Ma questa è un’altra storia.

Rugby serie C. I biancorossi a riposo, in campo le donne e le giovanili

Rangers, occasione sfumata

La mischia berica

Ancora uno stop per il First il Vicenza tornerà in campo XV del Rangers Rugby Viil 18 novembre a Portogruacenza superato in casa dallo ro, contro il Rugby Lemene. Jesolo Rugby (risultato fiL’Under 19 invece è stata nale: 5-11). Un vero peccato, superata di misura dai Monperché i biancorossi hanno sters a Piazzola sul Brenta avuto maggiori occasioni di (21-19, 3 mete a 3). Domenimeta rispetto agli avversari e ca 11 novembre i ragazzi dei il punto di bonus guadagnatecnici Serventi e Pettenò to resta una magra consolasono chiamati a vendicare la zione, anche se permette di sconfitta dei Seniores sfidanagganciare il Vildo i coetanei dello ladose in classifiJesolo sul terreno ca e di rimanere di via S. Antonino davanti ad Alpa- I dirigenti del (inizio ore 12.30). go e Montereale. club fanno Gli Under 17, inI dirigenti del vece, affronteranbuon viso club berico fanno il CUS Verona, no buon viso a a cattiva sorte sempre in casa cattiva sorte e e pensano (inizio ore 11.00), pensano a pronte a pronte mentre gli Under rivincite nel giro- rivincite 15 saranno di scene di ritorno. La na a S. Pietro in squadra sta deciCariano contro il samente crescenValpolicella (inido sotto ogni aspetto e anche zio ore 10.00). Per concludenei punti di incontro si sono re, la squadra Seniores femvisti buoni miglioramenti, sia minile parteciperà alla seconin fase offensiva che difenda giornata di Coppa Italia, siva. Ancora incerta la prein programma a Treviso, e la stazione del pack di mischia, Scuola di Minirugby giocherà che non sempre riesce a far un torneo a Verona insieme valere la propria superiorità ai miniatleti del CUS Verona, in termini di chili, centimetri del West Verona e del Sudtie grinta. Domenica 11 novemrolo Rugby. bre il campionato di Serie C rispetterà un turno di riposo, F.B.


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Una delle più importanti associazioni culturali cittadine “dimenticata” da chi organizza la stagione del Comunale

Quartetto e Amici chiamano, il teatro non risponde DI LUCA MATTEAZZI

Non è bastato avere quasi un secolo di storia alle spalle, e che storia, visto che uno dei fondatori fu nientemeno che Antonio Fogazzaro. Non è bastato essere riusciti a portare in città, nonostante tutti i disagi legati ad una logistica precaria, molti dei più importanti musicisti contemporanei, alcuni dei quali – come Andras Scchiff e Salvatore Accardo – sono ormai degli aficionados. Così come non sono bastati i risultati delle ultime stagioni concertistiche che, in un clima di generale disaffezione alla musica classica, marciano a suon di tutto esaurito, o quasi. Per la Società del Quartetto e Amici della musica, le credenziali maturate in 98 anni di attività non sono state sufficienti per essere coinvolti, o quanto meno presi in considerazione, nella programmazione del nuovo Teatro Comunale. Come loro si auguravano e come probabilmente molti, se non tutti, si sarebbero aspettati. Una lettera senza risposta Lo sfogo, amaro più che arrabbiato, dei responsabili dell’associazione è contenuto in una lettera inviata nelle settimane scorse ai vertici della fondazione nuovo teatro, al sindaco e alla commissione cultura del Comune. L’unica, questa, ad avere risposto prontamente e ad aver convocato la Società per capire cosa non funziona e quali sono i motivi del disagio. Perché, effettivamente, suona strano che la più importante associazione culturale della città si trovi, suo malgrado, spiazzata dall’inaugurazione del nuovo Comunale. Prima di spiegare quali sono i problemi sul tappeto, il direttore artistico della Società del Quartett.o Piergiorgio Meneghini ci tiene a mettere ben in chiaro due punti fonda-

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mentali. Il primo è che la Società è assolutamente favorevole al nuovo teatro. “Un operatore culturale come me non può che esserne felice - spiega -. Tanto più che noi in questi anni, proprio per la mancanza di spazi adeguati, abbiamo girovagato per la città, arrabattandoci in situazioni particolari, ad esempio portando le orchestre sinfoniche nelle chiese. Quindi, lode all’amministrazione che è riuscita a portare avanti questo discorso”. Il secondo è che la società non rivendica incarichi, o ruoli nella gestione del teatro: “Non è questo che ci interessa”, chiarisce.

stato fatto e che viene fatto in città – continua Meneghini -. Non ha senso farci concorrenza, Vicenza non è New York, e nemmeno Milano”.

Concerti sì, ma dove? Me non è tutto qui. Quello che forse ha stupito di più la commissione cultura è che la Società del quartetto abbia chiesto di poter utilizzare il teatro per gli appuntamenti invernali della stagione 2007 - 2008, senza ottenere alcuna risposta. Né sulla disponibilità né, cosa forse più importante, sui costi. In altre parole, hanno offerto sette concerti già organizzati, con un pubblico sicuro e garantito, senza che dall’altra parte arrivasse alcun segnale. Un problema di concorrenza Detto questo, però, in vicolo cieco Re- Così, al momento in cui scriviamo, antrone ci si aspettava almeno che non che l’esibizione di Sergio Cammariere ci si facesse la guerra in casa, che l’at- del 13 dicembre è ancora in cerca di tività del nuovo teatro non andasse ad casa. Probabilmente tutto si risolverà invadere il settore in cui il Quartetto e il pianista cantautore calabrese suoe gli Amici sono attivi, con successo, nerà, come da programma, nel nuovo da decenni. “Rivendichiamo, questo Comunale; intanto, però, l’associaziosì – si legge nella lettera -, il diritto ne ha dovuto pianificare la prossima stagione alla cieca: ad essere considerati “Noi abbiamo messo degli interlocutori pria bilancio una certa vilegiati per chi dovrà “Nel cifra – conferma il dioccuparsi di program- programmare rettore artistico -: se ci mazione musicale del l’attività del stiamo dentro bene, se nuovo teatro. Perché teatro si siamo convinti di podovrebbe fare no torneremo alle nostre sedi usuali, cioè il terci esprimere con attenzione a Canneti e l’Olimpico”. competenza nel nostro “Sono stati coraggiosi settore; perché abbia- ciò che viene e benemeriti”, chiomo un solido pubblico già fatto in sa il presidente della radicato in tutta la pro- città” commissione cultura vincia; perché abbiamo Mario Bagnara. costruito una rete di relazioni artistiche di altissimo livello”. Questo però, non è accaduto. E la pre- Una strana dimenticanza sentazione del cartellone della prima La commissione cultura, comunque, stagione del Comunale - cartellone ha recepito le richieste dell’associain cui sono inseriti anche gli appun- zione, approvando all’unanimità un tamenti con il pianista Sokolov e con documento con cui si riconosce il l’Orchestra da camera di Padova, ruolo e l’importanza della Società del tutti e due ospitati in città nel recen- Quartetto e Amici della musica, e ha te passato proprio dall’associazione invitato sindaco e cda della Fondazio- ha lasciato interdetti e con l’amaro ne Teatro a rispondere al più presto. in bocca. “Crediamo che, al momento Nell’attesa, resta da capire come si sia di programmare l’attività del teatro, ci potuti arrivare a questo punto, come dovrebbe essere attenzione a ciò che è si possa spiegare una “dimenticanza” di questa portata. “Non glielo so dire –commenta Meneghini -, anche se posso capire che si sia in una fase costituente, in cui magari non tutte le idee sono ancora chiare”. “Spero sia stata solo una distrazione, dovuta a tutte le cose che ci sono da fare – gli fa eco Bagnara -. Mi auguro che sia solo una distrazione”. Solo disorganizzazione, insomma, tutto sommato quasi normale quando si deve avviare una realtà complessa come il teatro. Può darsi che sia andata così: ma l’impressione, chiedendo a chi segue un po’ il settore, è che anche in ambito culturale capita che avere le amicizie e gli agganci giusti valga più di 98 anni di concerti. E, come diceva Andreotti, a pensare male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca.

Da Rubinstein ad Accardo, il Quartetto ha portato a Vicenza i più grandi artisti del Novecento

L’Olimpico ha conosciuto i più grandi maestri del ‘900 grazie all’associazione

Cent’anni di grande musica Benedetti Michelangeli, Rubinstein, sta: chi viene ai concerti è gente che Ughi, Segovia, Rostropovich, Schiff, si ferma in città, che dorme qui, che Accardo. Bastano alcuni dei nomi la mattina a visitare mostre e musei. portati a Vicenza nel corso della sua E a noi questo fa molto piacere: il ormai secolare attività per rende- nostro scopo, infatti, è lavorare per re l’idea del peso e dell’importanza la crescita culturale della città. Per della Società del Quartetto e Amici dire, Schiff mette regolarmente neldella Musica nella vita culturale del- le presentazioni dei suoi spettacoli la città. Costituitasi quattro anni fa a New York, a Londra, a Venezia, dalla fusione tra la Società del Quar- il fatto di aver suonato all’Olimpico tetto – fondata nel 1910 da Fogazza- di Vicenza: c’è il teatro, c’è il nome ro - e gli Amici della Musica – anche della città, non quello della nostra loro con un’esperienza ormai tren- associazione. E a noi va bene così”. tennale nel campo della program- Certo le difficoltà non mancano. Per mazione musicale - l’associazione allestire una stagione come quella ha saputo raggiungere, negli ultimi del Quartetto ci vogliono circa 600 anni, risultati importanti. Con un mila euro, e meno del 20 per cento programma che ogni anno mette in arriva da contributi pubblici. Il recartellone oltre venti concerti – una sto è tutto frutto di incassi e sponsor quindicina di sera, e poco meno di privati: “Credo di essere il peggior una decina la domenica pomeriggio, accattone della provincia – scherper intercettare anche un pubblico za Meneghini -. Il punto è che deve diverso – la società ha consegnato essere chiaro che la cultura costa, e agli archivi una carrellata di stagioni che ogni anno bisogna comunque da circa 10 mila presenze l’una. Un ripartire da zero. Non c’è niente di risultato di tutto rispetto, soprat- scontato, di predefinito, non è dettutto se si considera che la tenden- to che chi ti finanzia da vent’anni lo za nazionale va esattamente nella faccia di nuovo. La fiducia va contidirezione opposta. E se è vero che nuamente riconquistata, anno per il fatto di poter contare sul Teatro anno”. Olimpico aiuta – Schiff e Accardo Finora l’associazione ci è riuscita, scelgono regolarmente Vicenza pro- anche grazie ad una politica che prio per il piacere di suonare in un non si limita all’organizzazione ambiente unico – è altrettanto vero del grande evento, ma che punta che certi risultati non arriverebbero molto sui ragazzi e sulle scuole, senza un impegno costante e un la- coinvolgendo ogni anno centinaia di giovani. Ad ottobre, ad esempio, voro di grande qualità. I vicentini l’hanno capito: quest’an- settecento bambini hanno assistito no 120 abbonamenti sono stati ven- alle prove dello spettacolo di Salvaduti a scatola chiusa, ancora prima tore Accardo. E poi hanno spedito che venisse presentata la stagione, e alla sede di vicolo cieco Retrone i gli altri sono andati esauriti in pochi loro lavori, con disegni, commenti, giorni. E l’hanno capito anche tanti impressioni. “I musicisti sembrastranieri: “Il 40 per cento di chi vie- vano in grado di fermare tempo e ne al Festival Schiff arriva dall’este- spazio”, ha scritto un bambino di ro e compra i biglietti da un anno terza elementare. “Sono queste le all’altro – commenta Meneghini -. soddisfazioni che ti danno la forza A Vicenza ci si lamenta spesso del per andare avanti”, conclude Meturismo mordi e fuggi. Ecco, questo neghini. L. M è un piccolo esempio di mordi e re-


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economia

Dietro l’impennata dei prezzi le riserve limitate e la domanda in contino aumento. E la corsa al record è solo all’inizio

Petrolio, la paura fa 90. Anzi, 100 (dollari) per dare una risposta sensata cade su due variabili: la quantità di petrolio che rimane da estrarre e la velocità con la quale lo estrarremo. Il petrolio infatti è presente in natura in quantità limitata.

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Come spesso accade nei mercati finanziari, un fenomeno attrae l’attenzione dei media e della massa degli investitori solo quando si raggiungono traguardi record. E la vertiginosa salita del petrolio di questi giorni non ha fatto eccezione. Di fronte ad una situazione di questo tipo, è importante prima di ogni cosa capire le ragioni che stanno alla base del fenomeno in causa. Forse non tutti sanno che ben il 40% di tutta l’energia priI dati disponibimaria mondiale viene dal petroli (fonte C. Camlio, che il 90% dell’energia usata pbell – ASPO) per i trasporti trae anch’essa orisono incerti, gine dal petrolio e che il 65% del ma già a partire petrolio stesso viene usato per dagli anni 1960, ottenere carburanti. Il petrolio rile stime delle manente si utilizza per produrre risorse petroenergia elettrica, asfalti, materie lifere globali si plastiche, fertilizzanti, prodotti erano stabilizchimici e per alimentare sistemi zate intorno a di riscaldamento di edifici. E non Il prezzo alla pompa è frutto di una dinamica complessa un valore medio esiste nessuna alternativa al pedi circa 2.000 trolio che sia altrettanto versatile, è ben diversa: i prezzi hanno co- miliardi di barili. E non è vero efficiente e a basso (proprio così, minciato a mostrare forti oscilla- dunque che al tempo delle crisi basso!) costo. zioni con le grandi crisi degli anni petrolifere (1974-1979) si temesE’ stimato che 1970 e da allora se di essere già arrivati all’esauil mondo connon sono mai ri- rimento di questa indispensabile sumi all’incirca tornati ai valori materia prima. 25 miliardi di bassi e stabili di Quale che sia la stima sulla quanbarili di petrolio prima. tità di petrolio disponibile, un all’anno per una La causa quindi fatto sicuro però c’è: ne rimane spesa mondiale di questi dura- sempre meno. di 2300 miliardi turi rialzi è da Negli Usa la produzione interna di dollari, ovve- è calata drasticamente ricercare altro- Le scoperte di nuovi giacimenti ro 1600 miliardi ve. E’ possibile hanno raggiunto il loro massimo di Euro. E secondo quello che forse che gli aumenti dei prezzi storico verso la metà degli anni si legge sui giornali, gli aumenti siano dovuti all’esaurimento del ‘60. Da allora sono in declino. dei prezzi sono sempre dovuti a petrolio? E se è così, quanto du- E’ dal 1985 che si consuma più fattori estemporanei, attentati, rerà il petrolio? petrolio di quanto non se ne scocrisi politiche, eventi particolari e La risposta a questa domanda è pra. grandi speculazioni. Ma la realtà dipende, e la scelta del criterio Abbiamo detto che il totale estraibile di petrolio convenzionale è intorno ai 2.000 miliardi di barili Fino ad oggi, abbiamo estratto circa 1000 miliardi di barili e ne consumiamo circa 25 miliardi di barili all’anno. Dunque, procedendo nel nostro semplice calcolo saremmo portati a pensare che ci restano ben 40 anni prima dell’esaurimento delle scorte. Purtroppo però, non tutto è facile Le stime del petrolio presente nelle viscere del pianeta, in migliaia di miliardi di barili come sembra. La produzione di petrolio non è mai stata costante nella storia, sia a causa dell’espansione economica sia dell’aumento della popolazione mondiale. Perciò, non ha senso parlare di “40 anni di riserve al ritmo di produzione attuale”. Una teoria interessante è stata proposta nel 1956 da Hubbert, un geologo americano. Hubbert prevedeva che la produzione La produzione aumenta ma poco. Mentre diminuiscono i nuovi giacimenti scoperti di petrolio dai pozzi petroliferi

americani avrebbe seguito una talmente alti che la produzione “curva a campana” (o gaussia- comincia a diminuire. na), passando per un massimo Questo effetto è la base della nell’anno 1971. A quel tempo, teoria di Hubbert che afferma nessuno ci credette. Ma dai dati che la produzione di una risorsa in cui siamo in posesauribile passa per sesso oggi, possiaun massimo e poi mo affermare che tende a calare. Dobbiamo l’idea di Hubbert Quello che interesera sostanzialmente prendere sa i consumatori corretta. però non sono tanto atto che le cause che conduil petrolio La curva della pro- costerà cono al fenomeno, duzione americana quanto il fenomesempre è passata per un no stesso: per cui massimo nel 1971, di più dobbiamo prendere proprio come aveva atto del fatto che predetto Hubbert. il petrolio costerà, Dopo essere arrivatendenzialmente, ti a produrre quasi 3,5 miliardi sempre di più. Non solo a noi di barili (Gb) all’anno, gli Stati italiani che paghiamo la benzina Uniti ne producono oggi circa la più di 1,3 euro al litro, bensì a metà e sono diventati un paese tutto il mondo. Ed è difficile che importatore di petrolio. le economie che crescono a ritLa spiegazione della teoria di mi sostenuti (Cina su tutte) riHubbert è molto interessante. nuncino a far crescere le proprie Inizialmente, è facile trovare imprese solo per rendere a noi i pozzi di occidentali maggiori il petrolio dimensiopiù conni, un po’ veniente. come nella Anzi, sabattaglia ranno con navale si ogni probacolpiscono bilità propiù facilprio queste mente le nuove sunavi più per potenze grandi. Via industriali via che i Una raffineria a Houston a far impozzi di pennare ulgrandi dimensioni si esaurisco- teriormente i prezzi delle mateno, bisogna ricercare e sfruttare rie prime non potendo ,o meglio pozzi più piccoli, e i costi di que- non volendo, rinunciare ad uno sto tipo di ricerca e di estrazione sviluppo che può proiettarle ad risultano essere crescenti. A un una leadership globale, almeno certo punto, i costi diventano a livello di ricchezza prodotta. www.flickr.com/ix09BN

DI MARCO ZACCARIA

VENEZIA


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storie

Dai gatti in pentola alle orge nei sotterranei della Rotonda: ecco cosa si racconta su alcuni degli angoli più noti della città

Gatti, nani, serial killer e altre leggende DI STEFANO FERRIO

A più di un vicentino è capitato negli ultimi tempi di sentire di Gatti cucinati alla cantonese, serial gatti randagi spariti killer della Rotonda, sconfinamenti in modo sospetto, con spaziotemporali dalle parti di San probabile destinazioBortolo, nani di villa Valmarana avne le padelle dei ristovolti nel mistero. Sotto la superficie ranti cinesi del circondi una Vicenza frenetica e agitata da dario. “Vero, anche se epocali problemi come il Dal Molin, è opportuno parlare si agita una città stritolata fra antico di voci - precisa Carlo e moderno, fiabe millenarie e deforCarlo Presotto Presotto - perché allo mazioni indotte da una contempostato attuale manca raneità schizofrenicamente postmoqualsiasi prova in proposito. Dobderna. E’ il quadro che emerge dai biamo infatti tenere presente che, a ricorrenti sondaggi sull’immaginario differenza del cane, il gatto non è anilocale di cui si occupa Carlo Presotmale contemplato dalla cucina cineto, attore-regista della compagnia se. Si favoleggia dunque di ristoratori Piccionaia, nonché ricercatore di legche servirebbero impunemente gatti gende metropolitane. Un’attività che, spacciati per polli o conigli, approoltre a indagini mirate, comprende fittando dunque della nostra ovvia anche periodici filò con gli abitanti di ignoranza in tema di cucina cinese”. Vicenza, a cominciare dagli anziani “Attenzione - continua il teatrante incontrati nelle circoscrizioni cittadella Piccionaia - perché siamo di dine. fronte a meccanismi culturali che riFra le varie “scoperte” degli ultimi guardano anche noi italiani. Andate tempi, colpisce questa dei cinesi che a chiedere a certi inglesi o tedeschi stanno insidiando i vicentini come cosa hanno sentito dire in passato “magnagati”. Un’usurpazione di titodel ragù alla bolognese servito dai lo impossibile, a causa della secolare nostri connazionali all’estero. Vi tirenomea di “miciofaghi” attribuita a ranno fuori orribili storie su topi machi nasce sotto i Berici, ma resa vircinati sopra i maccheroni. Probabile tuale da notizie, o forse è meglio speche in qualche angolo del mondo sia cificare “voci”, sempre più ricorrenti. successa una cosa del genere, ma la generalizzazione del fenomeno è sicuramente immotivata. Lo stesso meccanismo riguarda i cinesi e i gatti”. Le voci così si moltiplicano, ingolfando blog e siti internet. In compaioLe statue grottesche in villa Valmarana hanno ispirato una triste leggenda Rete

no addirittura “foto” (ma potrebbero essere fotomontaggi), di gattini cucinati vivi, come sarebbe accaduto in un’imprecisata località toscana ma, al di là dell’orrore suscitato da un’ipotesi del genere, resta difficile immaginare come poi servire in tavola animali sottoposti a un supplizio del genere. Chissà, forse lo potrebbe spiegare quel tipo di Verona noto come “Scannagatti”, finito sotto processo assieme alla moglie per il presunto maltrattamento di un centinaio di felini. Di fronte a un’accusa così grave, l’imputato si è difeso sostenendo di avere venduto gli animali a chef cinesi che glieli avrebbero ordinati su commissione. Leggenda dentro la leggenda, il processo risulta non essere nemmeno cominciato, a causa della sparizione degli atti. Valmarana, i nani nascono prima della nana Leggenda in crisi è invece quella sulle statue che circondano le mura della famosa villa Valmarana, detta “ai Nani”. Secondo quanto si tramanda, furono piazzate lì in cima per far credere a una nobile bimba, segregata nella villa a causa del suo nanismo, che fuori nel mondo la maggior parte di uomini e donne erano come lei. Cosa che non impedì alla reclusa di scoprire la realtà, e uccidersi a causa del trauma. Forse furono i nani in pietra a far generare dalla fantasia popolare una storia in grado di spiegarli, e non viceversa. Vengono prima i nani della nana sostiene la tesi in questione, con buona pace di chi non vede altrettanto

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Secondo i detti popolari, di notte la Rotonda si trasforma in un luogo di perdizione

“Le caratteristiche, a cominciare dal chiaro nell’eterno conflitto di precepozzo, sono tipiche di un immendenza fra uovo e gallina. Esattamenso filone di fole su castelli e ville di te come viene prima la rinascimencampagna” chiarisce Presotto. Che, tale Rotonda del film Don Giovanni a proposito di vecchie storiacce viche Joseph Losey vi ambientò venti centine, sta concentrando le sue anni fa esatti. Ma fino a un certo ricerche su contra’ Busa della Cotespunto, visto che il grande regista sa, strada dalle parti di San Bortolo ricostruì al suo interno gli infernali al centro di una secolare leggenda. tormenti del libertino mozartiano “Solo che le versioni sono diverse come se “sapesse” della truce legspiega - con ritorno ricorrente di tre genda da poco riaffiorata sulla matrame. La più antica narra di un’avagione commissionata al Palladio dal ra contessa, punita da canonico Almerico. un diavolo-mendican“Mai passare da sole dalle parti della Ro- Quella dei gatti te che la fa cadere in tonda quando è scuro” alla cantonese un buco infernale con la sua carrozza. Poi ce si raccomandava nel è una variante n’è una alla Stephen secolo scorso alle gio- della vecchia King, dove la “busa” vani operaie costrette leggenda serviva a terrorizzare i a rientrare a piedi o in metropolitana bambini che volevano bici dal cotonificio di avventurarsi nella teDebba. Il rischio, tor- sul pericoloso nuta della nobildonna. nato di leggendaria at- “cibo E infine si parla di una tualità, era, e sarebbe, straniero” pozza che risucchia il quello di imbattersi in malcapitato di passaggio”. Per una un gruppo di uomini, da cui essere quarta versione, si può sempre fare trascinate a un’orgia, per essere poi un salto di persona e... non tornafatte a pezzi e gettate in un pozzo re... senza fondo.


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pensieri contro

Il racconto di chi ci vive da 30 anni e all’apertura della stagione venatoria deve vedersela con gatti in pericolo e bossoli dappertutto

“I miei Colli Berici, preda di caccia” DI GIULIANO CORÀ

no fenomeno quando vi rendete conto che non è ghiaccio quello che sta venendo giù: sono nuvole di pallini vaganti, sparati da qualche imbecille verso casa vostra, che colpendo il vostro tetto, la vostra parabola, i vostri pannelli solari, producono un simpaticissimo rumore. Allora vi rendete conto che è proprio cominciata, e cercate di prendere qualche provvedimento.

ca coloratissima e i scalpiccio sulle fofondelli sembrano glie per quello di essere stati dotati una lepre. E mendi qualche maligna tre camminate, se resistenza, per cui, la cosa vi interesse qualcuno come sa, potete mettere voi non li raccoinsieme una colleglie, rimangono lì zione completa di in eterno. Tornate bossoli. Anni fa, il a casa sconsolarivestimento delle ti – bang! – e vi cartucce era di carchiedete perché, tone e, quando ve- I Colli Berici, “paradiso” in pericolo in questo cialtroniva abbandonato nissimo Paese, deve sempre esserci per terra, in poche settimane marciva. qualcuno – categoria o persona – più Anche il fondello di ottone, in pochi uguale degli altri, cui tutto è permesmesi si corrompeva completamente. so. E’ la democrazia, baby. Ma oggi i rivestimenti sono di plasti-

Lo strano caso dei gatti scomparsi Per esempio, mettete sotto chiave il gatto, I boschi sono invasi dai bossoli chiuso in cantina con una scorta di acqua ne in mano, entrare liberamente in Licenza di rompere le scatole e croccantini per un paio di mesi, qualsiasi proprietà privata, sparare Ma ad un certo punto arriva il seed una sabbiera gigante. Corre voce quando gli pare, dove gli pare, a quel dici settembre (la data può variare, infatti da queste parti – nessuno ve cazzo di ora che gli pare, beh, questa per farvi una sorpresa) e una bella lo confermerà, naturalmente, e non è la cosa più facile del mondo: basta mattina vi svegliano a fucilate: si è lo troverete scritto da che si faccia la licenza aperta la caccia. Sì, proprio a fucilate. nessuna parte – che, di caccia. Oddio, non è che ve le sparino adI pallini nei primi giorni dopo Ecco perché, come ho dosso o nelle orecchie, per carità. Ma sparati in l’apertura, i primi a detto, dalla metà di set– certo lo saprete – l’Italia è un Paecadere sotto le raffiche tembre e per parecchi aria ricadono se dotato di leggi spesso demenziali, di kalashnikov siano i giorni, qui si viene sve- su finestre, applicate in modo demenziale. In gatti. Sì, perché, semgliati a fucilate. Aprite parabole base a queste leggi, se, per esempio, pre secondo queste gli occhi, vi concentrate, e costosi siete a Venezia in Piazza San Marco voci, sembra che i cacinviate qualche intensa pannelli solari e tirate fuori un panino dallo zaino, ciatori li odino a morte, maledizione e cercate vi schiaffano ai Piombi. O se, invedi chi vive con la motivazione che di prenderla con filoce, durante una passeggiata il vostro “danneggiano gli anisofia. Quando credete nei paraggi cane entra in un giardino privato e mali”. Ecco, lo sapevo: di essere riusciti a calvoi scavalcate la rete per recuperarlo, non ridete così forte, non sta bene. Lo marvi, sentite grandinare. Ma il cielo dopo cinque minuti arrivano i Nocs. so che sarebbe come se un serial kilè azzurrissimo, e voi state già per teMa se, invece, uno vuole andarsene ler si rifiutasse di usare gli zampironi lefonare all’Arpav a segnalare lo straa spasso con un fucile a ripetiziocon la motivazione che ogni forma di vita è sacra, ma questo è quello che si racconta. Può darsi che sia una vile SALUMI VALLIGIANI DELL’ALTO ASTICO E POSINA calunnia messa in giro dalle Brigate SPECIALITÀ: SALAMI • SOPPRESSE • VALLIGIANE Verdi, ma sta di fatto che, in tanti anni che abito qui, ho visto sparire da casa mia non so quanti gatti: animali splendidi, intelligenti, rispettati e curati, che avevamo allevato ed amato come familiari. Un giorno, in genere appunto tra settembre e novembre, non tornano più, chissà perché.

“Un tempo esistevano veri cacciatori. Oggi sono barbari”

Colli Berici. Ci vivo da trent’anni, e – giuro – non ho mai rimpianto la città. Un silenzio ‘perfetto’, intessuto soltanto di ciò che lo rende vivo: insetti, stormire di boschi, la pioggia che batte sul tetto e sulle foglie, gli usignoli d’estate. Talmente ‘rumorosi’ che una notte, verso le tre, mi sono affacciato ed ho gridato: “Silenzio!”. Sono stati zitti per cinque minuti, ma poi hanno ricominciato - dicevano che prima di tutto questa è casa loro. Certe volte mi siedo sotto il portico, a fumare un sigaro, ad ascoltare il silenzio, e credo che sia l’esperienza più vicina alla felicità che io abbia provato.

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Salumificio VERZA di Toniolo Andrea 36010 Cogollo del Cengio (VI) Via delle Calcare, 1 (Zona A) Tel./Fax 0445 320512 Email salumificioverza@libero.it

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Bossoli per l’eternità Rivolgendo un reverente pensiero al loro karma, decidete di andarvene a fare una passeggiata nei boschi, ma anche qui, attenzione. Portatevi una radiolina, e mettetela a pieno volume. Oppure cantate, più forte che potete. Certo, se incontrate qualcuno correte il rischio di passare nell’un caso da maleducato e nell’altro da matto. Ma sempre meglio che essere passati per le armi, perché qualche assatanato ha scambiato il vostro

Sono contro la caccia. E non per vago animalismo, o per pacifismo ad oltranza. Sono contro la caccia perché è diventata una delle manifestazioni più barbare e stupide di quel Progresso che, ormai da secoli, sta spianando culture e tradizioni. Per millenni cacciare ha significato prendere una vita: e dunque, nelle culture pre-moderne, in cui davvero ogni forma di vita era sacra, la caccia era caricata di innumerevoli significati simbolici, ed arricchita di innumerevoli riti, propiziatori prima ed apotropaici dopo, per placare lo spirito dell’animale ucciso. Soprattutto, essa veniva vissuta come una tenzone alla pari tra uomo e animale. Certo l’uomo aveva l’arma – pietre, all’inizio, o lance; e poi archi e frecce; e poi le armi da fuoco, quei pesantissimi fucili ad avancarica – ma l’animale dalla sua aveva l’istinto, la sua ‘animalità’, che lo faceva essere un tutt’uno con quell’ambiente in cui, invece, l’uomo si inseriva con difficoltà; e aveva velocità, zanne e artigli. Una lotta nobile, una lotta alla pari. Il cacciatore si riconosceva vincitore, ma onorava il vinto, quando addirittura non lo sacralizzava. Oggi dov’è la nobiltà? Dov’è la nobiltà in fucili che sparano a ripetizione, un colpo dietro l’altro, scagliando non un singolo proiettile ma rose di pallini che spazzano via tutto ciò che incontrano? Dov’è la nobiltà nel cacciare animali ripopolati? Sui miei Colli Berici, se tornate a casa di sera, col buio, vi sarà facilissimo incontrare, in mezzo alla strada, una lepre, fissa lì, che vi guarda. Le fate gli abbaglianti, e

non si muove; suonate il clacson, e non si muove. Sta lì, straniera in un ambiente in cui è stata deportata magari poche ore prima, di cui non conosce odori, percorsi, nascondigli, in cui non ha una ‘casa’. Bisogna che scendiate dalla macchina ad urlarle ‘Buuu’. Solo allora se ne va, spaventata. Cadrà domani sotto i colpi di qualche fiero cacciatore, convinto – ma è possibile che lo sia davvero? – di aver fatto un bel colpo. Con la macchina sorpassate una fagiana. L’hanno appena liberata dalle gabbie degli allevamenti, e magari, dopo che voi avrete tirato dritto, un altro baldo cacciatore metterà a segno un altro ‘difficile’ tiro e se la porterà a casa: “Carne genuina, vera selvaggina naturale!”. Ignobile, grottesco, vergognoso. Stabiliamo, finalmente, che l’unica arma ammessa sia, appunto, il vecchio fucile ad avancarica, da caricare manualmente, con polvere, stoppaccio, bacchetta e palla di piombo, fusa a mano, in casa, prima di partire, o lì nel bosco, su un fuoco di sterpi. Certo, così tutto diverrà immensamente più difficile, e ci saranno cento colpi persi prima che uno finalmente vada a segno. Ma anche, così, avremo restituito alla caccia la sua nobiltà di un tempo, e reso nuovamente cacciatore e preda elementi di un ciclo naturale di vita e di morte. Così com’è, la caccia è – passatemi la battuta – una prosecuzione della guerra con altri mezzi: anche in Afghanistan si butta un Cruise e si ammazzano cento persone per prenderne una. Ma, ne converrete, non è un modo molto nobile di fare la guerra. G.C.


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edicola

Ogni settimana, tratto dalla stampa locale o nazionale, un articolo che fa riflettere, discutere o arrabbiare. O anche divertire

Brescia, manifestazione nazionale dei migranti (ottobre 2007)

criminogeni diversi. In questo senso il filippino sarà sempre più “addomesticabile”(ma comunque mai “nazionalizzabile”) dell’albanese e del rumeno. Insomma, il particolarismo implica spesso il razzismo. (…) Il migrante, quando arriva in Italia, di regola, si trova già inserito in un circuito socioculturale di connazionali: persone con cui divide valori, desideri, ma anche bisogni e paure. Si tratta in genere di strutture claniche, parentali, familiari, che spesso vanno a intersecarsi con strutture illegali che gestiscono l’immigrazione, in patria e all’estero, indirizzandola verso specifici settori (dalla prostituzione allo spaccio di droghe, ma anche all’accattonaggio e al lavoro nero). Pertanto il migrante che giunge in Italia, viene subito cooptato all’interno di tali strutture, che talvolta, per i paesi extraeuropei, godono anche di appoggi consolari. Spesso perché il migrante deve ripagare il “viaggio” oppure perché più facile “socialmente”. Dal momento che trova connazionali (i suoi “simili”) coi quali divide un vischioso ma confortante “brodo” socioculturale composto di sentimenti, tradizioni, bisogni, ma anche di “riconoscenza”, gerarchie e purtroppo, talvolta, sfruttamento. In genere 2 migranti su 3 - parliamo del caso italiano - tendono a restare immersi in questo “brodo”, o perché vogliono ritornare presto nel paese di origine, o trasferirsi, più avanti, in una nazione terza. Ecco perché è corretto definirli migranti e non immigrati. www.flickr.com/newbrainframes

La tragica morte di Giovanna Reg- attraverso l’utilitaristica adesione giani deve invitare alla riflessione (data anch’essa per scontata) da e non a sposare posizioni o atteg- parte del migrante alle istituzioni giamenti di tipo razzista. (…) di adozione, attraverso la creaIl problema, purtroppo, è gros- zione di un’area franca di fedeltà so. Ed è quello di come “gestire” repubblicana. Pertanto si tratta l’immigrazione straniera in Ita- di un approccio che giustappone lia. E purtroppo la nostra caren- all’universalismo il particolarismo za non riguarda solo le risorse, del patriottismo costituzionale. E ma soprattutto la totale man- che per contro può provocare nel canza di un adeguato approccio migrante, riduttivamente giudicasocioculturale al problema. Un to alla stregua di un homo oeconoapproccio, la cui individuazione, micus, reazioni identitarie. deve precedere qualsiasi scelta organizzativa. Sostanzialmente, La cultura della tolleranza zero, finora, hanno avuto la meglio due dà invece per scontato, in modo culture: quella dell’accoglienza altrettanto semplicistico, che il indiscriminata e quella della tol- migrante sia presuntivamente peleranza zero. Entrambe sono erra- ricoloso. Di qui l’impossibilità di te. Vediamo perché. inserirlo, in quanto La cultura dell’acco“cellula” potenzialglienza indiscrimimente “patogena” nata dà semplicistiall’interno di un tescamente per sconta- Finora ci suto economico e soto l’inserimento del sono stati ciale “sano”. In certa migrante nel nuovo due approcci: misura si tratta di un contesto sociocultu- l’accoglienza approccio particolarale, grazie al conche considera indiscriminata ristico, seguimento di un determinanti le diffelavoro, all’affitto di e la tolleranza renze socioculturali. una casa, eccetera. zero Differenze - attenzioO comunque grazie ne - che sono rapporall’impiego di struttate, spesso in chiave ture che ne possano quantitativa, alla nafavorirne l’inserimento - ma at- tura criminogena, per nazionalità, tenzione - non socioculturale ma dei migranti. I quali, pur essendo economico-sociale. In certo senso, considerati tutti ugualmente pesi tratta di un approccio universa- ricolosi, di solito sono classificalistico, che considera ininfluen- ti, anche a livello politico “alto” ti le differenze socioculturali. O (governativo), come appartenencomunque superabili nel tempo, ti a nazionalità con “potenziali”

www.flickr.com/lasara

Immigrati: dopo la rabbia, la riflessione. Al di là degli stereotipi

Immigrati e lavoro, manifestazione a Roma promossa dai sindacati

L’universo psico-sociale e culturale del migrante è perciò sottoposto a pressioni fortissime: è qui, in Italia, ma vorrebbe essere altrove… Da ciò discende la difficoltà istituzionale di stabilire un “contatto”. Siamo davanti all’antico

problema del complesso rapporto e pare bene, in alcuni settori al tra culture nomadi (o semimobi- confine della legalità (si pensi al li), quelle dei migranti, e culture riciclaggio bancario del denaro sedentarie (o stabili), le nostre. sporco), come terminali del merServirebbero strutture flessibili (in cato capitalistico. termini giuridici, sociali, culturali) di accoglienza, ancora da inventa- In questo senso la cultura dell’acre. In grado di recepire i bisogni in coglienza indiscriminata favoridivenire di chi ancora non abbia sce, in un clima già alterato dagli deciso che fare della propria vita; inesorabili meccanismi utilitarima anche di intervenire, e rapida- stici del mercato, la riproduzione mente, nelle situazioni di illegalità per reazione - anche a causa del e di sfruttamento, senza però ri- suo universalismo-particolaricadere nel razzismo smo repubblicano spicciolo. Conside- degli elementi più rando, appunto, che vischiosi di tale “broil migrante vive aldo socioculturale” l’interno di vischiose Il mercato comunitario. Facilima “confortevoli” (e capitalistico tando i “movimendunque non tronca- non è capace ti” della criminalità bili con un netto col- di capire “terminale” ma anpo di spada) strutture che quella marginal’importanza claniche, parentali e lizzazione culturale familiari. Non “tron- dei fattori del migrante, che cabili” con la spada, socioculturali spesso ne precede perché tenute insieannuncia la reazione me, talvolta dalla sola identitaria. Mentre forza,maspessoanche la tolleranza zero si dall’invisibile gioco degli interessi limita soltanto a reprimere, svolreciproci e delle antiche fedeltà. gendo il ruolo di “Guardia BianIn ultimo - ma non in ordine di ca” del capitalismo e designando importanza - va ricordato che il nell’immigrazione, di volta in mercato capitalistico per un verso volta, o un fattore “lavorista” o non facilita l’integrazione cultu- un “agente patogeno”. Provorale del migrante, ridotto a puro cando, in quest’ultimo caso, la fattore lavoro. Mentre per l’altro, diffusione di reazioni razziste a favorisce le migrazioni imponen- livello collettivo. E di controrido, quando occorre, al lavoratore- sposte identitarie dal parte delle migrante di trasferirsi seguendo comunità, più stabili, di migranti. le necessità del ciclo economico, Comunque sia, entrambi gli apcon i suoi alti e bassi. Insomma, procci sono funzionali a uno sviil mercato capitalistico, cui spesso luppo capitalistico, senza se e ci si appella elogiandone le virtù senza ma, e a una sorta di inculsalvifiche, non ha alcuna capacità tura (dominante) dei fenomeni di capire (e affrontare) l’impor- migratori Perciò anche in tema di tanza degli effetti di ricaduta di “gestione” dei migranti, serve una quel “brodo socioculturale”, cui Terza Via. Ma quale? E come? La abbiamo accennato: il mercato, parola ai lettori. essendo basato sullo scontro e/o l’alleanza degli interessi, può riCarlo Gambescia correre, al massimo, alle gerar- da http://carlogambesciametapochie delle “manovalanze criminalitics.blogspot.com/ li”: le varie mafie che funzionano, 2 novembre 2007


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Carrozzerie Carrozzeria Nichele Giancarlo via Meucci 40, Costabissara (Vi) tel. 0444 557373 Computer Digit World di Marco Casazza viale Riviera Berica 187, Vicenza tel. 0444 240731 Computer Discount viale Grappa 22, Vicenza tel. 0444 923909 Computer - Internet Netstop strada Padana Superiore 25 Vicenza tel. 0444 521129 Concessionarie Auto Auto Berica (Mitsubishi Motors) via Olmo 35, Altavilla Vicentina (Vi) tel. 0444 522787 Costruzioni Isola Portoni Industriali Via Pasubio 81, Isola Vicentina (Vi) tel. 0444 976425 Disinfestazioni 3D Antiparassitaria di Luca Raffaelli via Pologni 22 Priabona di Monte di Malo (Vi) tel. 0445 589074

Ristorante Albergo Villa Bonin di Maria Rosa Barindi via Villa Porto 1, S. Gottardo Zovencedo (Vi) tel. 0444 893035

Pizzerie Ai Sette Santi Pizzeria Ristorante piazzale Monte Berico, Vicenza tel. 0444 235470

Imballaggi Vicenza Imballaggi via L. Da Vinci 2/4 (Z.I.) Arcugnano (Vi) tel. 0444 964472

Ai 2 Fogher ss Pasubio 2, Vicenza tel. 0444 564790

Imprese di pulizie Diamante, impresa di pulizie via Casermette 103, Vicenza tel. 0444 306016 Industrie dolciarie Dolciaria A. Loison, ss Pasubio 6, Costabissara tel. 0444 557844 Internet cafè Cyber Cafè Sirena via Btg. Val Leogra 46, Vicenza tel. 0444 561000 Internet provider Goldnet via della Meccanica1/A, Vicenza tel. 0444 965600

Arredamenti pavimentazione Sinergie Abitative Srl viale Trieste 153, Vicenza tel. 0444 512014

Estetica Estetica Sandra di Sandra Miccoli via Maggio 24, Lonigo (Vi) tel. 0444 830086

Istituti di bellezza e profumerie Istituto Karina Snc C.so Palladio 168, Vicenza tel. 0444 545330

Ascensori e montacarichi Detto Srl via Galileo Galilei (Z.I.) 42/44 Costabissara (Vi) tel. 0444 557677

Fitness e benessere Break Even Center ss Marosticana, 24, Vicenza tel. 0444 921694

Armonia Istituto di Estetica Snc galleria Tiziano 20 Centro Comm. S.Pio x, Vicenza tel. 0444 514567

Fitness Isola Center via Europa 45/A, Isola Vicentina (Vi) tel. 0444 978507

Votre Beautè piazza Castello 12, Vicenza tel. 0444 542337

Assicurazioni Agenzia Assicurazioni Provisa Srl viale Trento 352, Vicenza tel. 0444 562685 Bar Bar Roxy D&M Sas di Gennaro Maurizio via Prati 6, Vicenza tel. 393 9014355 Bar Il Borsa Snc piazza dei Signori 26, Vicenza tel. 0444 546636 Biciclette&Accessori Bike & More via Ca’ Balbi 133, Vicenza tel. 0444 912958 Birrerie & Pub “Il Calesse” birreria, pizzeria, trattoria via Stradella Donà Motta di Costabissara (Vi) tel. 0444 970465 Birreria Numero Uno ss Pasubio 498, Vicenza tel. 0444 980676 Murphy’s The Celtic Stone corso Porta Padova 58, Vicenza tel. 0444 300426

Fotocopiatori e assistenza Copymac Sas via Lago Maggiore 2 Tavernelle di Altavilla Vicentina (Vi) tel. 0444 370922 Gastronomia L’Eden - Frutta e verdura via Leg. Antonini 157, Vicenza tel. 0444 570766 Salumificio Verza di Andrea Toniolo via delle Calcare 1 (Z.I. A) Cogollo del Cengio (Vi) tel. 0445 320512 Gommisti Pieretti F.lli viale della Pace 78, Vicenza tel. 0444 513880 Hotel Viest Hotel strada Pelosa 244, Vicenza tel. 0444 582677 Hotel Aries NCA Sas via Leonardo Da Vinci 28, Vicenza tel. 0444 239239 Hotel-Ristoranti Hotel Giada - Centro congressi, ristorante, pizzeria via Nazionale 10 Grumolo delle Abbadesse (Vi) tel. 0444 580057

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regione

10 NOVEMBRE 2007

È stato aperto il nuovo svincolo a livelli sfalsati tra la Strada Statale n. 309 Romea e la Strada Provinciale n. 7 “Rebosola”

Chisso: Chioggia è più libera con il collegamento alla nuova Romea Non se ne vedevano da anni, in Italia opere pubbliche di un certo rilievo realizzate con tanto anticipo rispetto ai tempi previsti: meno di quindici mesi rispetto ai diciotto previsti contrattualmente. E’ accaduto a Brondolo di Chioggia, dove è stato aperto il nuovo svincolo a livelli sfalsati tra la Strada Statale n. 309 Romea e la Strada Provinciale n. 7 “Rebosola”. Alla manifestazione inaugurale sono intervenuti tra l’altro il sindaco Romano Tiozzo, l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, il presidente della Provincia di Venezia Davide Zoggia e il responsabile dell’ANAS per in Nord Est Ugo Dibennardo. Si tratta di un intervento che rende più sicuro e scorrevole il traffico in uno snodo chiave di Chioggia e che pone le premesse per realizzare il secondo grande accesso alla città e a Sottomarina. La nuova opera, attesa da alme-

no un ventennio, dà continuità alla Romea mediante un sovrappasso, al di sotto del quale è stata realizzata una rotonda, collegata con svincoli alla Strada Statale, sulla quale si innesta la

Rebosola il cui precedente sedime è stato destinato all’accesso al mercato ortofrutticolo e ad una cooperativa orticola locale. Da qui, inoltre, partirà una nuova bretella di collegamento lun-

Zaia: “I miei complimenti al Comune di Venezia” “Mi congratulo con il Comune di Venezia per la tempistica con cui ha dato il via al restauro del monumento di Carlo Goldoni in campo San Bortolo”, con queste parole il Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto, Luca Zaia, ha accolto la notizia dell’imbracatura in cui è

attualmente avvolta la statua del drammaturgo, posta in campo San Bortolo, per via dei lavori di restauro volti a recuperarne l’antico splendore. “Come veneto non posso che applaudire a questa iniziativa di recupero – ha aggiunto Zaia – ma trovo che, il fatto di aver dato l’avvio ai lavori proprio quando il monumento costituisce uno dei punti cardine delle celebrazioni goldoniane 1707-2007, organizzate per festeggiare il compleanno di uno dei drammaturghi più tradotti al mondo, sia assolutamente biasimevole”. “Infatti – ha spiegato il Vicepresidente – la Regione ha finanziato, tramite Promovenezia, consorzio di promozione locale, l’operazione che ha portato all’iniziativa “Segrete evocazioni notturne” che prevedeva la realizzazione di una mappa visiva dei

luoghi, abitazioni, teatri e monumenti legati alla memoria di Goldoni. Apposita illuminazione e didascalie per creare attorno al turista una suggestiva atmosfera goldoniana che ne rievochi il suo soggiorno veneziano. Ora, uno dei luoghi topici del Goldoni si trova coperto e nascosto in piena manifestazione, a dimostrazione dell’incapacità di seguire e apprezzare quanto di buono viene organizzato a Venezia a livello culturale”. “E pensare – ha concluso il Vicepresidente – che lo stesso sindaco aveva a suo tempo citato tutta l’operazione come simbolo di una ben riuscita collaborazione tra Regione, Provincia e Comune… Bastava che il Comune, dimostrando maggior sensibilità, avesse dato il via ai lavori il 5 novembre”.

go l’Arzerone che costituirà il secondo vero e atteso ingresso alla città, la quale – ha ricordato Chisso – “da oggi diventa più libera, più sicura e si collega meglio con l’entroterra”.

Uno specifico accordo di programma per la nuova bretella sarà sottoscritto all’inizio del 2008 tra Regione, Provincia, Comune e ANAS. “Nell’ANAS del Veneto – ha sottolineato Chisso – la Regione e le altre istituzioni locali hanno trovato un interlocutore attento e attivo, che sta contribuendo efficacemente, assieme a noi, a superare il ritardo storico della nostra regione nel campo delle infrastrutture stradali: Mai nel nostro Paese si era visto un così buon rapporto tra Regione, enti locali e la società per le strade: un rapporto che deve continuare anche in futuro”. La realtà collaborativa che si è costruita nel Veneto è stata richiamata anche da Dibennardo, il quale ha fatto presente che proprio grazie a questo clima è stato possibile superare rapidamente tutte le “interferenze” e non ci sono stati contenziosi per gli espropri. Dal canto suo il sindaco Tiozzo ha ribadito il proprio impegno perché venga realizzato in tempi rapidi tutto ciò che serve alla città e alla comunità, mentre

Zoggia ha confermato che la Provincia ha già inserito quote di finanziamento per il nuovo accesso a Chioggia nella propria p i a n i f i c a z i o n e viabilistica.Anche questa tuttavia sarà solo una tappa – ha aggiunto Chisso – “perché occorre pensare al futuro, ovvero ad un terzo accesso, per il quale l’occasione vera si chiama Nuova Romea: dal previsto casello di Cavarzere occorrerà realizzare un raccordo con Chioggia, d’intesa con le Comunità locali. Se continueremo a lavorare assieme come abbiamo fatto finora riusciremo a dare questa ulteriore risposta alle esigenze della comunità clodiense”.Lo svincolo aperto oggi rientra nella convenzione stipulata a suo tempo tra regione ed ANAS per eliminare i cosiddetti “punti neri” con il cofinanziamento regionale del 35 per cento. Il preesistente incrocio a raso era infatti pericolosissimo e ci sono stati numerosi incidenti mortali, soprattutto nelle giornate di nebbia, mentre diventava un “tappo” defatigante per i vacanzieri estivi. La definizione progettuale dello svincolo venne decisa nel febbraio del 2001; nella primavera del 2002 l’opera è stata inserita nel Piano triennale ANAS; il progetto è stato redatto a cura e a spese della Regione, che ha impegnato per questo circa 210 mila euro. L’importo complessivo dei lavori è di circa 9 milioni 864 mila euro, dei quali poco meno di 6 milioni di euro per lavori a base d’appalto, il resto per somme a disposizione; la quota a carico della Regione è di oltre 3 milioni 452 mila euro. In occasione della realizzazione dello svincolo è stato anche previsto il rifacimento del ponte sul Mandracchio, cofinanziato dalla Regione per il 50 per cento della spesa e realizzato dalla Provincia di Venezia.


Carciofini sott’odio

La vicentinìte di Alessio Mannino Cosa non si fa per gli schei (e magari per una candidatura alle prossime comunali). Nella anniluce-lontana città di Aznévic, rovescio siderale che in un’altra galassia prende tutto ciò che c’è di buono di Vicenza, si è insinuato il tarlo che ha divorato questa: gli schei. Infatti, a distanza di milioni di chilometri di iperspazio, i soldi si chiamano così anche là. Potenza dell’idolo di cartamoneta. Così anche nella spumeggiante, coraggiosa e vitale Aznèvic si preparano a manifestare contro l’Impero Galattico d’America e le sue mire su un pezzo di territorio locale (il cosiddetto Dahl Mol Hinn). Un giorno, però, fra gli orgogliosi Ribelli che si battono contro Darth W. Push e il suo oscuro braccio destro Lord Dick Water si leva la voce della rappresentante della Federazione Separatista Bottegai, Anne No Ian: “No a manifestare, sono più importanti gli schei”. Si scopre così che gli Imperiali hanno un bastione nel cuore stesso della città, e alle prossime elezioni cittadine la loro candidata sarà la No Ian. I Ribelli più determinati controbattono invocando il rispetto la Costituzione della Vecchia Repubblica, ma ormai di quella nessuno si ricorda più: carta straccia, a confronto della ben più profumata preziosa carta col segno del Dollaro Stellare. La fazione dei Repubblicani Imperialisti (un tempo Ribelli, oggi: boh) sono ormai sulla stessa linea degli Imperialisti Repubblicani (i filo-Imperiali doc): che l’Impero faccia quello che vuole, basta che ci dia qualcosa in cambio. Schei prima di tutto. Chi non ci sta viene bollato come Ultra-Ribelle estremista facinoroso violento stupratore pedofilo e con problemi di evacuazione. Il grande amico degli Imperiali, il coltissimo timoniere degli industriali Max Antenna, preso anche lui, stranamente, dalla smania di guadagno, propone di aprire uno Stargate (una porta spazio-temporale) che colleghi Aznévic con Vicenza. Il disegno è chiaro: travasare i vicentini già ben rincitrulliti dalla vicentinìte per spargere il virus anche nella Dimensione Opposta detta Paese Normale. La vicentinìte: “Paura di esporre le chiappe alla condanna del prossimo, di qualsiasi prossimo. Per quieto vivere, per provincialismo, ma soprattutto perché quel prossimo che ti disapprova oggi potrebbe essere il prossimo da cui ricevere schei domani”.

10 NOVEMBRE 2007

tempo libero

L’angolo dell’oste. Con gli scarti del maiale si possono ottenere piatti molto gustosi. Ma occhio alla dieta

Ciccioli, figadei e barbusti quando in tavola va il mas-cio

Del maiale non si butta via niente, si diceva una volta. Oggi, probabilmente, questo vecchio e notissimo adagio avrebbe bisogno di una piccola rivisitazione. Un po’ perché, con il miglioramento delle condizioni di vita, la necessità di sfruttare anche le parti meno appetitose dell’animale è venuta meno, e un po’ perché i nuovi disciplinari di produzione e le nuove normative igieniche hanno mandato in pensione metodi e tecniche considerate abituali fino a non troppi anni fa. Fatto sta che, per un motivo o per l’altro, piatti che per lungo tempo sono stati una fonte fondamentale di calorie nella povera dieta delle famiglie vicentine, finiscono oggi nel dimenticatoio, destinati ad un consumo sempre più ridotto, quasi carbonaro, da parte di piccole nicchie di irriducibili buongustai.

È il caso dei ciccioli, o sossoli, che si ricavano dal grasso sottocutaneo del maiale, scotennato e messo a cuocere tagliato a piccoli cubetti. Con la cottura, i cubetti perdono la parte più grassa, dalla quale si otterrà lo strutto, diminuiscono di volume, e cominciano a galleggiare, diventando sempre più piccoli e croccanti. È questo il momento giusto per toglierli dalla pentola e portarli in tavola. Come condimento per verdure cotte, come sostituto povero della pancetta, o come ingrediente a sorpresa per delle forme di pane dal sapore ormai dimenticato. L’importante è tenere presente che, per quanto gustosi, i ciccioli rimangono un prodotto ipercalorico e di difficile digestione, visto che la lunga cottura finisce con l’alterare molte delle caratteristiche di partenza

della carne. Ma i ciccioli sono solo il caso più noto dei prodotti “di risulta” della macellazione del maiale, di quei piatti poveri che servivano a far festa quando si Faceva su il mas-cio e che Una volta non si buttava via niente, ora si creano prelibatezze con le parti migliori oggi sono dimeno pregiate e le frattaglie (cuoventati delle rarità. Un altro esemre, fegato, polmoni), da mangiare pio sono i figadei, piccole salsicce cotta ai ferri con crauti e polenta. ottenute con un impasto in cui si E stanno sparendo anche alcune usa abbondantemente il fegato e varianti del cotechino, come quelche possono essere consumate sia lo con la lingua, col grugno o concotte alla brace sia bollite in tegaservato in onto. La bilancia forse me. Oppure i barbusti, anche quene guadagna, ma con loro se ne va sti una variante della salsiccia otun pezzo della nostra cultura. tenuta macinando assieme le parti

Appuntamenti. Stella apre la stagione del Teatro Astra. A Palazzo Leoni Montanri la nascita dell’arte moderna

Le mille forme dell’Aqua. E dell’arte paleocristiana Teatro “Mato de guera”, lungo monologo sulle vicende del fante Ugo VardaneSi apre la nuova stagione del Teatro ga e sulle ferite che si porta dentro Astra organizzata dall’assessorato dalla guerra (inizio alle 21, biglietti a alle attività culturali del Comune e 7,50 e 6 euro). dalla Piccionaia – I Carrara. Ad inauComicità di quelle che fanno riflettegurare il cartellone saranno sabato re, infine, al Maxlive di Costabissara, sera Gian Antonio Stella e Gualche ha da poco ritiero Bertelli preso l’attività. Sacon lo spettacolo bato 10 novembre “Aqua”, un viagarriva infatti Leogio multiculturale nardo Manera, e multietnico tra artista della scule storie e l’arte che deria di Zelig che si sono sviluppate presenterà uno attorno all’acqua spettacolo costrui– acqua benedetta, to attorno ai mille acqua come confiepisodi che costelne, acqua come via lano le estati, tra di comunicazione, vacanze, amori e acqua come causa dispiaceri. Inizio delle guerre - dai alle 21,30. canti arabi ai ritornelli chioggiotti Testa di San Pietro dalla Basilica Ostiense (inizio alle 21, bi- (Roma), uno dei gioielli della mostra Manifestazioni glietto a 15 euro). a Palazzo Leoni Montanari Dopo oltre un Al teatro San secolo di vuoto, Marco continua invece la rassegna Barbarano Vicentino torna ad Fitainsieme. Questo fine settimana organizzare la Fiera di San Martitocca ad uno dei drammi più famosi no, abbinata alla Festa del Ringraziadi Brecht, quella “Madre Coragmento e al Palio delle Contrade con gio e i suoi figli” che, ambientata l’obiettivo di far conoscere i prodotti durante la guerra dei Trent’anni, tipici del territorio. Dopo il prologo rappresenta un’amara denuncia suteatrale di venerdì sera e le prime gare gli aspetti economici e psicologici tra le contrade di sabato 10, il modella guerra, e sugli orrori che questa mento centrale della manifestazione provoca (spettacoli sabato 10 e doè in programma domenica 11: dalle menica 11, con inizio alle 21 e alle 16, 9 di mattina sarà aperta la fiera con i biglietti da 7 a 5 euro). Sempre sabaprodotti della zona, e nel corso della to sera, al teatro Zuccato di Polegge, giornata si susseguiranno rievocazioinfine, per l’11° rassegna Parcoscenini di antichi mestieri per strada, deguco Aperto, Luigi Mardegan presenta stazioni di latte appena munto, stand

gastronomici con specialità lumache, esposizioni di trattori d’epoca e la sfilata di carri allegorici. Il tutto terminerà alle 21,15 con la proclamazione del vincitore del palio. Mostre Ultima settimana per ammirare la splendida mostra sulla “Rivoluzione dell’immagine – Arte paleocristiana tra Roma e Bisanzio” allestita presso le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari. Attraverso un’ottantina di opere (sculture in marno e bronzo, affreschi, mosaici,

vetri dorati, avori, argenti, tessuti concessi per l’occasione da una ventina di musei italiani) viene illustrato il passaggio dagli ultimi sussulti dell’arte ellenistica alle nuove forme di espressione di matrice cristiana, con forme più semplici e immediate (dovevano essere capite subito e da tutti) e con simboli e significati nuovi: giardini e pascoli sono adesso emblema dell’Eden riconquistato, il pastore diviene Cristo “Buon Pastore”, l’orante dalle braccia tese è l’anima beata, il sole dai molti nomi è Cristo. Da martedì a domenica dalle 10 alle 18.

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tempo libero

Popcorn. Nelle sale La Terza Madre, l’ultimo film del regista padre di Asia. Uno spettacolo da antologia ai confini del trash

Un Argento più vivo (e geniale) che mai DI GIULIANO CORÀ

Genio e sregolatezza: potrebbe essere il motto di tutta la filmografia di Dario Argento. Parliamo del ‘genio’. Il genio in questione è sempre stato nella capacità di creare atmosfere allucinate, e nel mostrare allo spettatore una Morte così macellaia da trasformarsi in spettacolo. Il genio è nell’abilità dei movimenti di macchina, nella capacità di muoverla ‘emotivamente’: si veda la lunga sequenza di Asia che percorre la casa della Mater. O nell’uso delle luci, in

quell’effetto ‘casa-delle-streghe’ che sarà anche baracconesco, ma che proprio per questo accende reazioni primigenie. Il genio è nell’offrire un orrore ‘semplice’, ma quanto efficace, da cui è piacevole lasciarsi prendere. E la sregolatezza? Le sceneggiature: improbabili e bislacche, che spesso rasentano il comico, quando non lo travalicano. Battute assurde che, isolate dal contesto, formano una deliziosa antologia del demenziale. Ricordate la conversazione tra Daria Nicolodi e David Hemmings nella Cinquecento, in Profondo Rosso? O il dialogo ‘frocesco’ tra i due gay nel Gatto a nove code?

Qui, al poliziotto che le chiede quale sia la sua posizione nell’Istituto in cui avviene il primo delitto, Asia risponde: “Mi sto specializzando”. “In cosa?”. “In archeologia”. O gli attori. A parte quelli dei personaggi principali, si ha l’impressione che per Argento gli attori ‘non esistano’: silhouettes di cartone sul set, che svolgono la loro funzione nel modo più anonimo ed antiprofessionale concepibile. Gli effetti speciali, poi, qui sembrano usciti da Buffy l’Ammazzavampiri, e il fantasma della Nicolodi che si porta via il cadavere in fiamme è puro trash. Troppa sregolatezza, dunque? Forse, ma il ‘genio’

Asia Argento, attrice anche nell’ultimo film del padre

alla fine salva tutto. Impossibile non provare un brivido di fronte al manipolo delle streghe punk, o non inorridire di fronte ai tre demoni assassini. Impossibile

non urlare di ‘entusiasmo’ di fronte alle scene infernali nella cantina della Mater. Insomma, bravo. Vale la visione (ma poi, a casa, tirate fuori i vecchi dvd!).

Sul comodino. Nel saggio di Brunetta, l’analisi delle difficoltà degli autori di casa nostra. Ma la crisi è un’altra cosa

Da Fellini ai Vanzina, quarant’anni di cinema italiano DI GIOVANNI MAGALOTTI

Gian Piero Brunetta, docente ordinario di Storia e critica del cinema all’Università di Padova, è uno dei maggiori studiosi del cinema italiano (“Cent’anni di cinema italiano” è una delle sue pubblicazioni più celebri). In questo recente volume analizza gli ultimi quarant’anni della nostra cinematografia nazionale, per raccontarne, in una prospettiva storica che spesso subordina la dimensione

critica, mutazioni e rivolgimenti. Si parte dagli anni ’60. Una “dolce vita” un po’ per tutto il cinema italiano, capace di confrontarsi con Hollywood sul suo stesso terreno, quello delle grandi produzioni e dell’ampio consenso di pubblico, grazie a centinaia di titoli: dai capolavori d’autore (“Otto e mezzo” di Fellini) alle graffianti commedie all’italiana (“I mostri” di Risi e Monicelli). Negli anni ’70, numerosi mutamenti sociali influenzano sia i modi di produzione, sia i modelli narrativi. Agli albori della TV privata, la cinematografia italiana

sembra già risentirne la presenza: il cinema di genere scompare progressivamente; molti registi scelgono di passare proprio alla televisione; e migliaia di sale di seconda e terza visione spariscono. Rimangono alcuni sguardi “d’autore” che raggiungono una consacrazione internazionale (Bertolucci, Ferreri, Scola). Nei successivi anni ’80 e ’90, il fenomeno più appariscente è l’affermarsi di una generazione di comici, alcuni di valore (Verdone, Troisi, Benigni), altri meno. I grandi maestri del passato sono sostituiti da Moretti, Soldini, Maz-

Gian Piero Brunetta

zacurati, per fare alcuni nomi, che, ciascuno a suo modo, provano a mantenere un’interessante sguardo sul presente. Va detto che i pregi e i difetti degli italiani, seppure in modo spesso compiaciuto e facilmente assolutorio, sono messi in scena anche nei lavori dei vituperati fratelli Vanzina e dei film-panettone di Enrico Oldoini e Neri Parenti: gli unici, oggi, a reggere il confronto, almeno sul piano degli incassi, con i “blockbuster” a stelle e strisce.

Al termine della sua analisi, Brunetta, pur constatando la regressione, rigetta il termine “crisi” con cui sovente è definito la stato attuale del cinema italiano. È legittimo nutrire speranze nel futuro. Ai nuovi nomi, alcuni di sicuro interesse (i registi Crialese, Garrone, Sorrentino), il compito di recuperare un legame non banale con il pubblico, facendo propria nel modo migliore l’esperienza del passato. Gian Piero Brunetta, Il cinema italiano contemporaneo. Da “La dolce vita” a “Centochiodi”, Laterza, 826 pp., € 20

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palladiogroup.it

Tornano i ragazzi della Palladiogroup.it con tutta la loro grinta per un campionato sempre più ricco

Abbonamento speciale per chi segue entrambe le squadre Per una squadra 60 euro (solo 20 euro per ragazzi 15-18anni, over 60 e tesserati Fipav) Per entrambe le squadre 80 euro (solo 30 euro per ragazzi 15-18anni, over 60 e tesserati Fipav) Tifosi del cuore. Uno sconto supplementare del 20% è riservato a tutti gli appassionati che convertiranno l’abbonamento triennale alla Minetti Infoplus di A1 costretta ad emmigrare a Imola. Maggiori informazioni sul sito www.vicenzavolley.it o telefonando allo 0444 922766 Il meglio in tivù. Quaranta minuti che riassumono i punti salienti delle partite con interviste esclusive e curiosità del volley vicentino. Le sintesi delle partite di serie B1 saranno trasmesse ogni martedì alle 18,05 e in replica mercoledì all’1,00 su TvA Vicenza.

“Da oltre un decennio i cittadini assistono impotenti all’invasione barbarica, al degrado delle periferie-baraccopoli, all’escalation della criminalità, ai soprusi, ai commerci abusivi, alle occupazioni case popolari, alla prepotenza di stranieri delinquenti impuniti (…) I politici sono avvertiti: o si spicciano o toccherà presto a loro assaggiare il randello”. Vittorio Feltri Libero 4 novembre 2007

Aperte le iscrizioni a Joy VolleySchool

Un premio a tutti i tifosi delle serie giovanili

Joy Volley Vicenza organizza anche quest’anno i corsi di Minivolley con la sua Joy VolleySchool: per chi vuole fare i primi passi nel volley, come hanno fatto in giovane età le campionesse della Minetti Infoplus, i talenti della Novello e gli atleti della Palladiogroup.it, e per chi vuole semplicemente iniziare a giocare a pallavolo per la gioia di farlo.

Agli spettatori delle partite delle nostre altre squadre (Serie D, Seconda Divisione, Under18, Under16, Under14, Under 13), sarà dato un biglietto in omaggio per una nostra partita delle di serie B1 in casa (Novello Vicenza oppure Palladiogroup.it Vicenza).

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2a Div U18 U16 U14 U13

Serie D Mas. Serie D Fem. 2a divisione Mosele Elettronica Joy Volley Vicenza femminile

Under18 femminile

Under16 femminile

Under14 femminile

Under13 femminile

informazioni: volley@volleyvicenza.it • www.vicenzavolley.it • tel. 0444 922766 • fax 0444 926780


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VicenzaPiù n.79, 10 novembre 2007 by Giovanni Coviello - Issuu