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VicenzaPiù www.vicenzapiu.com Direttore responsabile Giovanni Coviello
Periodico indipendente, non riceve finanziamenti pubblici
n° 268 - 22 febbraio 2014 - euro 1,20
La marcia su Askoll Castell’Alfero chiama Povolaro
Duecentoventi lavoratori della Askoll di Castell’Alfero prima di perdere il lavoro come i colleghi di Moncalieri provano a farsi sentire anche presso la sede vicentina del gruppo di Elio Marioni tra i silenzi dei media locali, gli scollamenti e le partigianerie sindacali, i timori tristemente egoistici delle maestranze beriche e i calcoli numerici aziendali
Oggi Peppa Pig Giochi e simpatiche foto ricordo per tutti i bambini. Orari: 15,00 - 16,00 - 17,00 - 18,00 - 19,00
www.centrolepiramidi.it
Sabato 1 e domenica 2 marzo Dalle 15,00 alle 19,00 laboratorio di mascherine.
Martedì 4 marzo Dalle 15,00 alle 19,00 sfilata di carnevale con cascate di palloncini rosa e premiazione dei migliori costumi.
Vicenza est, Tangenziale sud, SS11, Padana superiore, verso Padova Negozi: lunedì 14.00-20.30 da martedì a venerdì 10.00-20.30 sabato 9.00-20.30, domenica 10.00-20.30
Quotidiani on-line: www.vicenzapiu.com - www.bassanopiu.com - www.montecchioarzignanopiu.com - www.schiothienepiu.com - www.venetopiu.com
22 febbraio 2014 pag 3
Aspettando Matteo di Giovanni Coviello
C
i riferisce una nostra collaboratrice al suo esordio in un incontro pubblico al Cuoa (e che incontro! Visto che è quello con l'ex presidente del carrozzone dell'Enit e ora doppio presidente proprio della business school di Altavila e della Fiera di Vicenza) di una battuta di Matteo Marzotto dopo la sua richiesta di fargli una domanda in occasione del master Honoris Causa conferito l’11 febbraio a Nerio Alessandri, Presidente e fondatore di Tecnogym. «Adesso mi farete il cu...», le sembra di aver ... udito e il sembra lo aggiungiamo noi a beneficio più che di una debuttante di una laureata in Scienze della Comunicazione che da tempo ci legge prima di averci inviato il suo curriculum e che, quindi, conosce il nostro giornalismo a viso aperto e quanto avevamo scritto in tempi recenti proprio del rampollo di casa Marzotto, molto noto anche sui giornali di gossip nazionale più ancora che sui quotidiani e sui settimanali nazio-
nali che gli «rompono il cu...» ben più di noi, povero foglio (che sia cartaceo, web o tv) di provincia ... Non sappiamo se intendere quella frase «adesso mi farete il cu...» come irridente anche se la nostra collaboratrice ci ha riferito di un Marzotto improvvisamente irrigidito dopo aver conosciuto il nome della /
testata da cui arrivava la domanda. O se pensarla come sfuggita a un giovane (?) quarantasettenne idolatrato da Jacopo Bulgarini d'Elci ma non per questo dotato di un cuor di leone. Se il bi-presidente temeva che avessimo affidato alla nostra collaboratrice le nostre curiosità sui suoi in-
Matteo Marzotto, presidente del Cuoa / Aspettando Godot
carichi come presidente del Cuoa e anche della fiera di Vicenza (due enti, ricordiamolo anche a Matteo Marzotto, con significative partecipazioni pubbliche), nonostante sia imputato per evasione fiscale, stia tranquillo. Noi non le mandiamo a dire, presidente, e, come già fatto con gli uffici preposti della Fiera di Vicenza, le abbiamo trasmesso tramite gli analoghi uffici del Cuoa il secondo invito per un'intervista a tutto campo, su passato, presente e futuro, che siamo sicuri che appena avrà tempo ci concederà visto anche, lo ripetiamo, che deve esserci ancora maggiore trasparenza da parte di chi è al vertice di due enti
in cui ci sono significative partecipazioni pubbliche. Non ci temerà di certo, egregio bi presidente, lei che è abituato ad ambienti internazionali e non provinciali come il nostro. Arriveremo con la massima comprensione per chi, magari, è tartassato dai magistrati. Che conosciamo anche noi. Con i loro pregi (eccezionali ad esempio quelli di chi combatte a proprio rischio mafia, camorra e ‘ndrangheta) e i loro umani difetti (li abbiamo sperimentati e li stiamo sperimentando di persona a nostro rischio). L'aspettiamo, presidente Matteo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Crollano i prezzi delle case: il Veneto non fa eccezione di Roberto Ciambetti
L
’andamento dei prezzi delle abitazioni rappresenta un segnale di particolare interesse: la forte diminuzione registrata a livello nazionale, dove per l’ottavo trimestre consecutivo si registra una diminuzione del 5.3 su base annua è chiaro indice della profondità della crisi che ha colpito la nostra economia. Il Veneto non sfugge alla regola: stando ai dati dell’Osservatorio Immobiliare della nostra regione, gli appartamenti con più di tre vani segnano prezzi in discesa e solo le proposte di fascia medio alta, dai loft agli attici, cioè rivolte a una clien-
tela che risente meno dell’andamento congiunturale, segnano dati in leggero incremento. Anche il dato relativo ai monolocali segna un andamento in controtendenza. Il prezzo medio di vendita , calcolato su tutto il territorio regionale, è di circa 2 mila € al mq: statisticamente si tratta di una cifra superiore del 76 per cento in più rispetto al prezzo medio che si registra in Calabria. Bisogna tenere conto della straordinaria disomogeneità nei prezzi che si registra a seconda dei Comuni: si va da una media di circa 1.300 € al mq in offerta a Rovigo fino ai 13 mila 750 € al mq di Cortina d’Ampezzo passando per i 5.550 medi di Dorsoduro nel centro storico veneziano. Il dato di Cortina è strepitoso: tra le cit-
tà on meno di 10 mila abitanti in Italia è quella che ha i prezzi più elevati in senso assoluto con differenze abissali rispetto ai Comuni della sua fascia: siamo lontanissimi anche da regine del turismo come Jesolo (3.950 € al mq medio), Caorle (3.450 € al mq), Torri del Benaco (3.350 € al mw) sul Lago di Garda. Asiago, nel cuore dell’Altipiano dei sette Comuni ma facilmente raggiungibile dalla pianura, spunta solo un prezzo medio di 2.650 € al mq: l’80 per cento in meno che a Cortina. Sorprende, e fa riflettere il dato di Vicenza città, che s’aggira attorno ai 1.650 €, con un meno 18 per cento rispetto alle media regionale, appunto 2 mila € al mq che non vengono raggiunte nemmeno nelle location più prestigiose ,come l’area di Monte Berico, dove si spunta al massimo 1.950 € al mq. Interessante notare come invece nei comuni della cintura del capoluogo vicentino, come nel caso di Creazzo, i prezzi lievitino. Bassano del grappa con i suoi 1.950 € al mq è abbastanza prossimo alla media regionale (- 4 per cento) ma decisamente superiore con un più 23 per cento rispetto alla media provinciale. La qualità della vita ha un prezzo e forse la tabella vicentina è un termometro di sicuro interesse anche da questo punto di vista: le città capoluogo, come Verona, Padova e Treviso hanno ben altre dinamiche rispetto a Vicenza. I meccanismi del mercato immobiliare risentono decisamente della
stretta creditizia: non è un caso se tiene ancora, con segnali di ripresa, il segmento alto, mentre le abitazioni a più vani nei quartieri popolari segnano ancora prezzi decisamente in contrazione, contrazione che si accentua se l’immobile necessita di interventi o lavori: chiaramente esiste un nesso tra questo andamento abbastanza anomalo e altalenante del mercato e la dura stretta creditizia che si fa sentire anche in veneto sebbene morda in forma minore che in altre regioni. Gli indicatori economici per altro dicono che il Veneto sta risalendo la china e che per quanto riguarda il segmento produttivo grazie all’export
VicenzaPiù Direttore Responsabile GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com Editore MEDIA CHOICE s.r.l. Viale Trento, 197 - Vicenza 0444 1834040 info@mediachoice.it Stampa Centro Servizi Editoriali 36040 Grisignano Di Zocco (VI) V. Del Lavoro, 18 Tel. 0444 414303 Autorizzazione VicenzaPiù Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008 Provider Goldnet s.r.l. In copertina un fotomontaggio di immagini Vicenzapiù
il Pil per il 2014 sarà positivo, ma se non riusciamo a rilanciare i consumi interni difficilmente la ripresa porterà nuovi posti di lavoro di cui abbiamo invece bisogno soprattutto tra i giovani. Tutti hanno fatto grandi sacrifici in questi anni difficili: ora il rilancio vero passa attraverso le banche. Senza robuste iniezioni di capitali non solo il mercato immobiliare non riuscirà a riprendersi ma con esso non si riprenderà il tessuto sociale. Per ripartire veramente bisogna sconfiggere quel cancro che si chiama credit crunch, stretta creditizia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Giornale chiuso in redazione alle ore 15.00 di venersì 21 febbraio 2014 Tiratura: 12.000 copie
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Un patto scellerato di Giorgio Langella
I
l 10 gennaio scorso, Susanna Camusso ha firmato, con i segretari di CISL e UIL e il presidente di Confindustria, il “Testo Unico sulla Rappresentanza”. Un patto, questo, che dovrebbe fissare i diritti e i doveri delle rappresentanze sindacali. È, in pratica, un regolamento vincolante che fa seguito all'accordo del 31 maggio scorso siglato sempre dagli stessi soggetti e ne modifica, peggiorandoli, i contenuti. Ebbene, se era criticabile quello di maggio, questo accordo è disastroso. Non si capisce perché il segretario della CGIL abbia firmato qualcosa che è in contrasto, oltre che con il diritto dei lavoratori di eleggere liberamente i propri rappresentanti, anche con il normale buon senso. Non si capisce perché la CGIL firmi oggi un documento del tutto simile a quanto si era rifiutata di sottoscrivere nel 2009.
lavoro e che è anche firmataria dell'accordo confindustria-sindacati. Queste sanzioni possono avere “effetti pecuniari”, ma anche comportare “la temporanea sospensione di diritti sindacali”. Cose, queste, che sono la negazione del diritto fondamentale al dissenso e sono, di fatto, una forma di ricatto preventivo per evitare qualsiasi tipo di protesta. La definizione delle “sanzioni” sarà parte integrante del contratto nazionale di categoria. Nel frattempo (e quindi fino a quanto le sanzioni non saranno definite nei nuovi contratti) viene creato un collegio arbitrale costituito da un rappresentante per ogni organizzazione sindacale firmataria del “Testo Unico”, da altrettanti rappresentanti di confindustria e da un “presidente” individuato di comune accordo o sorteggiato tra “esperti” inseriti in una lista definita sempre e solo dai firmatari del patto. Così i sindacati firmatari del “Testo Unico sulla Rappresentanza” accettano che le decisioni vengano prese dalla controparte (confindustria) che potrà avere facilmente la maggioranza del collegio arbitrale e quindi determinare a
/ Uno sciopero Usb
Il “Testo Unico sulla Rappresentanza” ha un impianto che penalizza fortemente i lavoratori e i loro rappresentanti e stabilisce vincoli che comprimono i loro diritti. Soprattutto alcuni punti risultano devastanti. Intanto, secondo quanto si percepisce dall'accordo siglato, le elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie (RSU) possono essere indette dalle organizzazioni sindacali che hanno firmato il “Testo Unico” e che, inoltre, hanno il potere, di fatto, di decidere la composizione delle RSU stesse e, anche, di indire le assemblee dei lavoratori. Queste norme (che si possono leggere alle pagine 8 e 9 del “Testo Unico”) appaiono in palese contrasto con quella che dovrebbe essere una normale regola democratica che prevede la piena autonomia dei lavoratori di eleggere i propri rappresentanti a prescindere dall'appartenenza a questa o quella organizzazione sindacale e al fatto se questo o quel sindacato abbia firmato o meno patti con confindustria. Nel “Testo Unico”, poi, si può leggere la parte relativa alle sanzioni in caso si contestassero (o non si accettassero) le decisioni della maggioranza (50%+1) che ha firmato il contratto di
propria discrezione le sanzioni e quant'altro. Sinceramente non si capisce il senso di tali decisioni da parte dei sindacati firmatari del “Testo Unico” e, in particolar modo è incomprensibile perché tra i firmatari ci sia la CGIL. I segretari dei tre maggiori sindacati italiani hanno firmato norme e regole vincolanti (non solo per loro ma per tutti i lavoratori) che contrastano (ed è solo un esempio) con le lotte fatte recentemente dalla FIOM per rientrare a pieno diritto negli stabilimenti della FIAT. Lotte culminate con la sen-
tenza n. 231-anno 2013(1) della Corte Costituzionale che dava ragione alla FIOM. A queste norme “incomprensibili” si aggiunge la decisione (dei quattro firmatari) che impedisce a sindacati “minori” che non raggiungono il 5% di rappresentanza a livello nazionale e che non hanno sottoscritto l'accordo con confindustria, anche di partecipare alla “contrattazione collettiva nazionale di categoria e aziendale”. Un vincolo che limita, di fatto, l'esistenza stessa delle organizzazioni sindacali minori o “meno organiche” alle regole imposte dall'accordo confindustria-sindacati e che contrasta palesemente con la libertà di associazione sindacale. Il dubbio ragionevole che nasce, leggendo questo accordo tra i maggiori sindacati e la confindustria, è che si stia cercando la maniera per congelare e impedire qualsiasi conflitto nel mondo del lavoro. Lo si fa, però, con accordi tra “privati” e non perché i conflitti vengono risolti. Lo si fa perché si vuole comandare (con regole e sanzioni) una sorta di “torpore sindacale” che va a tutto favore dei più forti, della confindustria, dei “padroni”. Il “Testo Unico sulla Rappresentanza” è un pessimo documento, firmato quasi di nascosto, reso pubblico dopo la firma avvenuta senza discussione, senza dibattito tra i lavoratori, senza che questi venissero neppure informati. È un “Testo” che vede, oggi, la ferma opposizione della FIOM e dei sindacati di base (a queste organizzazioni va la massima solidarietà democratica). Un accordo sbagliato nel metodo e nel merito. Un accordo che è indice della progressiva rinuncia delle maggiori organizzazioni sindacali a mantenere una propria autonomia rispetto alle volontà governative e imprenditoriali. Il “Testo Unico sulla Rappresentanza” è, di fatto, un patto tra privati che contrasta con i principi sanciti dalla Costituzione e che deve essere rifiutato pena la definitiva cancellazione di quei diritti universali conquistati dai lavoratori con decenni di lotte. In questo ultimo mese i rapporti interni al maggiore sindacato italiano si sono ulteriormente deteriorati. Il dissenso tra Fiom e CGIL è evidente ed è stato peggiorato dalla firma del “Testo Unico sulla Rappresentanza”. Si sono susseguite prese di posizione molto dure. C'è stata la richiesta da parte della segretaria CGIL Susanna Camusso al collegio statutario della
/ Manifestazione Cub
Landini durante una manifestazione a Pomigliano /
/ Susanna Camusso, Luigi Angeletti, Giorgio Squinzi e Raffaele Bonanni
CGIL di verificare se il segretario della FIOM Landini sia sanzionabile per le dichiarazioni rese pubblicamente e nel comitato direttivo del sindacato. C'è stata la gravissima e, per molti versi, incredibile azione contro alcuni delegati della FIOM e contro Giorgio Cremaschi ai quali è stato impedito fisicamente di intervenire a un'assemblea della CGIL. È una situazione preoccupante che evidenzia un grande disorientamento nel mondo del lavoro. Una situazione di conflitto, chiusura e divisione della quale non si sentiva il bisogno. In particolare nel periodo storico che stiamo vivendo. Un periodo nel quale l'attacco ai diritti dei lavoratori, la crescente disoccupazione, le difficoltà economiche che vivono i lavoratori e i pensionati imporrebbero un'azione sindacale e politica unitaria e determinata a risolvere questi problemi. La firma del “Testo Unico sulla Rappresentanza” ha il significato di una resa che non ha ragione d'essere. Si cancellino le firme sindacali poste alla fine del documento e, per il bene
della democrazia nel mondo del lavoro, si inizi una ampia e approfondita consultazione tra i lavoratori. Tra tutti i lavoratori. Anche tra chi non ha la tessera dei tre sindacati firmatari, anche tra chi è iscritto a quei sindacati considerati “minori” che non raggiungono la soglia del 5% di consenso a livello nazionale, anche tra chi non è iscritto a nessun sindacato. Non si sta decidendo la sorte di qualche privilegiata oligarchia. Si sta decidendo se esisterà ancora la dignità dei lavoratori e il loro diritto di essere rappresentati da chi essi stessi decidono. Senza vincoli preventivi, senza sanzioni. Dobbiamo scegliere se la Costituzione e le leggi dello Stato avranno ancora piena cittadinanza nei luoghi di lavoro o se i diritti dei lavoratori saranno sottoposti a regole decise in accordi tra privati, diverse da fabbrica a fabbrica, da ufficio a ufficio, da mansione a mansione … è una questione di democrazia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
La sentenza LA CORTE COSTITUZIONALE, riuniti i giudizi, dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda.”
22 febbraio 2014 pag 5
Tra Breganze, Spv e Impianti Astico In vista delle comunali di Breganze il centrosinistra, tra luci e ombre muove tanti passi ma il dominus resta Crivellaro
di Marco Milioni
Q
uale è in questo momento lo scacchiere politico all'ombra delle Bregonze? Il centrodestra, con le municipali in vista manterrà la sua piazzaforte? Il Movimento Cinque Stelle sarà della partita? E cosa succede invece nel campo del centrosinistra? All'oggi l'unico squarcio sul futuro dell'amministrazione di Breganze lo hanno fornito i media che hanno accesso i fanali proprio sul centrosinistra. Il portale del GdV il 27 novembre aveva infatti tratteggiato un quadro generale della situazione dando ampio spazio alla iniziativa della lista civica in costruzione che si appoggia alla associazione «Cittadinanza attiva». Quest'ultima ha in Francesco Crivellaro il vero punto di riferimento. Ex sindaco per due mandati e poi ex assessore all'urbanistica prima dell'avvento della giunta leghista Crivellaro, preside in un liceo a Schio descritto come uomo colto, misurato e molto attento al sentire cristiano, è l'uomo di maggior peso nella galassia cattolica che da una dozzina d'anni fa riferimento al centro e al centrosinistra moderato. In ottimi rapporti col mondo delle fonda-
zioni bancarie e con personaggi di spicco del Pd come Angelo Guzzo e Pietro Menegozzo, in paese ci sono alcune voci che vorrebbero Crivellaro ancora in lizza per le comunali. In realtà secondo la maggior parte dei rumor puntano lo sguardo verso un candidato di fiducia di Crivellaro (il quale sembra non abbia in simpatia le primarie) che invece punterebbe alla presidenza della locale casa di cura. Un posto di prestigio in ambito locale ma che darebbe meno gatte da pelare rispetto ad una eventuale poltrona da primo cittadino. Frattanto le parole d'ordine della compagine riferibile a Crivellaro rimangono le stesse: democrazia partecipativa, etica nella politica, rispetto del territorio e dell'ambiente, trasparenza negli atti amministrativi, dialogo con la cittadinanza, attenzione ai problemi della piccola impresa: un continuo richiamo a valori etici coltivato con rapporti personali di buon livello e una grande capacità di presa sulla base sociale di riferimento. Ad ogni modo per le materie ambientali il percorso appare un po' sdrucciolevole giacché nel comprensorio e oltre (a partire dal M5S) non sono mancate le critiche verso il Crivellaro amministratore giacché sarebbe stato scientemente soft nella opposizione al progetto della Pedemon-
tana che vede a Breganze uno dei passaggi più dolosi sul piano dell'impatto. Ma c'è un altro ambito che sta animando le manovre in seno al centrosinistra di Breganze. Crivellaro è membro del cda e vicepresidente di Impianti Astico. Una srl multiservizio pubblica del comprensorio. Da settimane c'è un tarlo che starebbe arrovellando i suoi aficionados. La nomina in quel consiglio di amministrazione è avvenuta in ossequio al periodo sabbatico che la legge all'epoca imponeva agli amministratori per entrare nelle controllate pubbliche in ruoli esecutivi? Più nel dettaglio la sua nomina a vicepresidente della società con atto del 30 aprile 2012 (questo riferiscono i documenti camerali), avrebbe in qualche modo incespicato col dettato dalla legge 148 del 2011? Quest'ultima (che però è stata dichiarata poi incostituzionale) stabiliva all'articolo 4 comma comma 21 che: «... Non possono essere nominati amministratori di società partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa società». Tradotto in soldoni: c'è per caso stata qualche incom-
/ Vigneti a Breganze
patibilità visto che Crivellaro aveva terminato il suo mandato di amministratore nel 2009 a Breganze e che lo stesso comune è socio della Impianti Astico? Ma soprattutto al di là dell'ambito giuridico (la legge amministrativa italiana è farraginosa quanto di ambigua interpretazione) tale nomina è avvenuta secondo i crisimi della opportunità politica? E ancora, potrebbe essere questo un argomento usato dal centrodestra nel caso in cui Crivellaro entrasse in giunta o
corresse per l'esecutivo? La questione è aperta perché proprio in ragione dei possibili grandi disagi generati dalla Spv sulla viabilità locale e proprio in ragione delle possibili partite urbanistiche che la Pedemontana potrebbe inaugurare in zona, non è da escludere che Breganze si riveli uno dei centri del malumore rispetto ad un progetto che ha implicazioni sociali e non solo urbanistiche © RIPRODUZIONE RISERVATA
Vita Gay Vic ent ina
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2013: tanti avvenimenti LGBT da ricordare A Vicenza, in Italia e nel mondo d’oro a Cannes. Il film, diretto da Abdellatif Kechiche e interpretato dalle attrici Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux, tratto dalla graphic novel di Julie Maroh “Il blu è un colore caldo”, sdogana l’amore lesbico nel senso più pieno del termine, senza edulcorarlo in nome del politically correct: dalle lacrime al sesso, la storia delle due è completamente senza filtri. Osannato dal pubblico eterosessuale, è accolto tiepidamente dal pubblico lesbico, che vede nelle scene di sesso un’ostentazione ad uso e consumo degli etero, piuttosto che una reale liberazione della fisicità lesbica. Piaccia o no, “La vita di Adele” fa parlare di sé come mai un film lesbico prima.
/ Tilda Swinton lgbt flag-luglio 2013
di Anna Barbara Grotto
G
ià un mese è passato in questo 2014, anno in cui la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender n.d.r.) italiana attende al varco la politica, affinché finalmente si legiferi per quei diritti civili che ancora mancano. Il nostro Paese sarà in grado di guardare indietro ed imparare da quanto è successo nel mondo durante l’anno appena trascorso? Chiediamocelo mentre facciamo una carrellata dei più significativi avvenimenti LGBT del 2013, italiani ed internazionali: dalla consacrazione dei diritti in alcuni stati europei, da cui l’Italia dovrebbe imparare; fino a deprecabili atti di odio, omofobia, e discriminazione che purtroppo avvengono, da cui il nostro Paese dovrebbe moralmente e politicamente affrancarsi. Ecco il 2013 arcobaleno. GENNAIO È il mese del “coming out/non coming out” di Jodie Foster, che con gran classe ed ironia parla di sé, dei suoi figli e della sua ex compagna con cui li ha cresciuti, fugando ogni dubbio (qualora ce ne fossero stati) sulla sua omosessualità, dicendo tutto senza dire niente. Semplicemente parlando di sé, senza troppi proclami. Risate e commozione con in mano il premio alla carriera nella notte dei Golden Globe, per una grande artista ed una grande donna. FEBBRAIO Gli organizzatori del Festival della musica di Sanremo decidono di censurare il bacio fra Stefano e Fe-
derico in modo da non urtare la sensibilità del pubblico a casa, ma la denuncia arriva comunque forte e chiara: le coppie omosessuali italiane non hanno diritti. I due, attraverso un filmato pubblicato on-line, hanno attirato l’interesse degli organizzatori del Festival, che li hanno voluti live sul palco. Senza il bacio finale del video originale, richiamano l’attenzione sulla mancanza di diritti civili in Italia, attraverso una performance di cartelli scritti, sollevati alternativamente: raccontano la loro storia d’amore e il desiderio di coronarla col matrimonio, che però sarà celebrato a New York, perché
Etichette di Alessandro Betto
U
ltimamente mi sono soffermato a pensare al valore così democratico delle etichette. Diciamo che la cosa è dovuta sia al caso sia alla ricorrenza della giornata della memoria che, a meno che tu non sia una capra insensibile (con tutto il rispetto per le capre) è una data che fa senza dubbio riflettere. Etichette perché ci sono infinite variazioni e sfumature nell'uso ed abuso che ne facciamo ed il risultato, a mio modesto parere, è che non si salva nessuno e non esiste una definizione corretta dal valore
universale di quello che si vorrebbe definire. Ogni persona, in quanto tale, viene opportunamente raccolta sotto una certa "categoria" ma per quanto questa etichetta sia ben pensata, a voler ben analizzarla risulterà comunque limitativa e non totalmente e correttamente rappresentativa per la persona in oggetto. Ecco la vera democrazia. L'unicità dell'essere umano va in netta contrapposizione con un sistema che vorrebbe raggruppare, per capire, semplificando e cogliendo solo alcuni aspetti. Non dico che questo non si debba o non si possa fare, questo no, ma vorrei porre l'attenzione sul solo valore positivo che si dovrebbe
in Italia non vi sono diritti per le coppie gay. MARZO Kenneth Faried, cestista statunitense professionista nella NBA con i Denver Nuggets, pubblica on-line la testimonianza filmata della sua vita con le sue due mamme, convinto che l’omofobia non si cancelli solo coi coming out degli omosessuali, ma anche col sostegno attivo di parenti ed amici. Quale migliore pubblicità positiva se sono i figli cresciuti in famiglie arcobaleno a parlare di sé e dei propri genitori?
APRILE Dopo oceaniche manifestazioni di piazza pro e contro, i matrimoni gay sono finalmente una realtà anche in Francia: il Governo francese, anche grazie ad una energica arringa difensiva del ministro della giustizia francese Christiane Taubira (il filmato del suo intervento diventerà letteralmente un cult nei social e nei siti LGBT), equipara nei diritti le coppie omosessuali alle coppie eterosessuali, dando così il via libera anche alle adozioni. MAGGIO “La vita di Adele” vince la Palma
dare (o almeno tentare) a questo tipo di approccio. L'etichettare è utile quando è strumento per trovare dei punti di contatto che aiutino ad autodefinirsi, a non sentire l'individualità e unicità come un peso, trovando quindi similitudini e conforto in coloro condividono qualcosa con noi. L'essere umano, nella fase di maturazione, transita nel fiume tempestoso delle domande, dove il forma-
re la propria personalità implica la ricerca di un esempio illuminate, di una o più categorie nelle quali riconoscersi ma sempre in cerca delle differenze, perché sono le differenze che rendono speciali. Ed ecco che, come spesso accade, le coincidenze si scatenano. Una giovanissima amica mi fa leggere un suo scritto per un concorso scolastico dove la definizione e l'identità giocano un ruolo chiave facendomi ulteriormente riflettere sul tema.
GIUGNO Dopo 6 mesi di attività culturali, politiche e ludiche in tutto il Veneto, frutto della collaborazione, per la prima volta nella storia della nostra regione, di tutte le associazioni LGBT venete e grazie all’apporto di molte realtà culturali vicentine, si conclude il primo Vicenza Gay Pride: la parata finale del “Vi.P2013” vede più di 7.000 persone da tutto il nord Italia sfilare per la città, accolte da una Vicenza festante, colorata e curiosa. È un successo storico. LUGLIO In Russia, entra in vigore definitivamente la legge firmata a fine giugno da Vladimir Putin: la controversa legge cosiddetta “anti-gay” limita di fatto qualsiasi tipo di evento, di manifestazione, di azione che abbia a che fare con la cultura omosessuale. Nascondendosi dietro l’alibi
continua
E poiché non solo le etichette, ma anche il destino, sono altamente democratici, mi ritrovo a scoprire nuovi (per me) acronimi che imperversano nel web con l'arduo compito di raggruppare, in modo dispregiativo, le persone basandosi sull'età, aspetto fisico e "sex appeal". I miei incubi, già complessi, si sono quindi popolati di sostantivi, più o meno vacui, che mi inseguono con il chiaro intento di imprigionarmi in un mondo di rigide definizioni, dove, in caso venga catturato, finirò squartato per poter essere precisamente suddiviso secondo le percentuali di appartenenza a ciascuna categoria. È questo forse quello che desideriamo? Io non credo e penso che, d'ora in poi, porrò sicuramente più attenzione nell'uso dei termini. Meglio tardi che mai! © RIPRODUZIONE RISERVATA
Vita Gay Vic ent ina
22 febbraio 2014 pag 7 grazie ai quali dichiarerà di “aver appreso l’evoluzione del concetto di famiglia”.
segue del dover proteggere i minori dalla “propaganda omosessuale”, vengono messi fuorilegge iniziative e gruppi organizzati. Di fatto, questa legge dà il La ad azioni di odio e di “giustizia anti gay fai-da-te” in tutto il Paese, con violenze, torture e persino omicidi ai danni di persone LGBT o solo sospettate di esserlo. L’attrice Tilda Swinton è forse il primo personaggio in vista a prendere posizione, nel vero senso della parola, contro questa legge: si fa fotografare con una bandiera arcobaleno di fronte al Cremlino, sfidando di fatto la legge. La foto fa il giro del mondo. Altra firma, ma di tutt’altra natura, merita una citazione: il matrimonio egualitario diviene realtà anche in Inghilterra e nel Galles, grazie alla firma della regina Elisabetta II. AGOSTO A Roma, un quattordicenne si suicida gettandosi nel vuoto da una terrazzo: «Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia». Purtroppo non è stato il primo gesto del genere, e altri drammaticamente ne seguiranno: sempre a Roma, a pochi giorni di distanza, un altro ragazzo 21enne deciderà di farla finita: “Sono gay. L’Italia è un
Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”. Sono le settimane in cui alla Camera si dibatte la legge contro l’omofobia, e questi suicidi, indotti da bullismo e discriminazione omofobica, palesano l’urgenza di introdurre quanto prima leggi a tutela della minoranza LGBT. SETTEMBRE In seguito ad una clamorosa gaffe omofoba in diretta durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, l’imprenditore Guido Barilla scatena un boicottaggio internazionale contro l’omonimo marchio di famiglia: afferma, infatti, che non farà
mai una pubblicità con una famiglia gay, che la sua azienda non è a quel target che si rivolge, invitando i “diversi” a mangiare un’altra pasta. #boycottbarilla diventa l’hashtag più utilizzato in tutto il mondo, arrivando persino in America: la cantante ed attrice Cher invita attraverso Twitter tutti i suoi amici a non comprare più “la pasta omofoba italiana Barilla”; la moglie del candidato sindaco (poi eletto) di New York si fa fotografare mentre accoglie l’invito dell’imprenditore a mangiare un’altra pasta, buttando tutta la pasta Barilla nell’immondizia. L’azienda dovrà correre ai ripari con un video di scuse, e l’imprenditore deciderà di incontrare i vertici dell’associazionismo LGBT italiano,
OTTOBRE Decisione storica per la Germania: l’introduzione di quello che semplicisticamente è stato definito “il terzo sesso”. La realtà è che il governo tedesco è il primo in Europa ed il secondo al mondo (dopo l’Australia) a riconoscere e dare dignità alle persone intersessuate, ovvero quelle che presentano alla nascita organi genitali non esclusivamente maschili o femminili. Secondo recenti stime, infatti, 1 bambino su 5000 in Europa nasce con organi genitali ambigui. Ebbene, in Germania non sarà più obbligatorio definirne da subito un sesso specifico, ricorrendo magari ad affrettati e invasivi interventi chirurgici. In questi casi, i genitori potranno decidere di non definire alla nascita il sesso del figlio, lasciando di fatto al tempo e ad un più completo sviluppo psico-fisico la decisione futura. Saranno eventualmente gli stessi individui intersessuati, una volta divenuti adulti, a decidere di rimanere “neutri” o di essere contemplati nell’uno o nell’altro sesso, in base non solo allo sviluppo fisico, ma anche e soprattutto. NOVEMBRE Altro importante avvenimento per la nostra città: dopo un silenzio durato
quasi 20 anni, torna a ricostituirsi Arcigay Vicenza. Inaugura, infatti, l’associazione “15 GIUGNO”-Arcigay Vicenza, raccogliendo il testimone del Vicenza Pride (dalla cui data prende il nome), con l’impegno di dedicarsi a progetti sia locali che nazionali, forte della più numerosa, radicata e storica associazione LGBT d’Italia: Arcigay. DICEMBRE Forse… anzi, senza forse, è in assoluto il più romantico coming out di sempre in Italia, ed è importante che siano due donne a farlo: Rosalinda Celentano, figlia del “molleggiato”, e l’attrice Simona Borioni fanno coming out dalle pagine del numero di novembre del giornale “Vanity Fair” e simpaticamente acconsentono, a ridosso del Natale, a “farsi sposare” dalle Iene, dopo la più classica delle interviste doppie. Conosciutesi nel lontano 1991, si sono rincorse, perse, ritrovate per vent’anni, fino ad incontrarsi nuovamente nel maggio del 2010 e decidere di non lasciarsi più. Una storia d’amore e di passione degna di un film, che le due raccontano con semplicità e naturalezza. Ci piace che l’ultimo ricordo del 2013 abbia questa allure d’amore; sperando che nel 2014 arrivino anche i diritti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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22 febbraio 2014 pag 8
La Giornata della Memoria non è una "festa", una vicentina: le mie Giornate della Memoria di Paola Farina Riceviamo da Paola Farina, una delle pochissime vicentine di religione ebrea, e volentieri pubblichiamo la sua testimonianza così come facciamo con tutte le testimonianze tra cui quella del lettore che sul web si firma Mercante.
D
a Israele, un'amica Deborah Fait scrive «Chi mi legge saprà che, da anni, nell'approssimarsi del 27 gennaio, internazionalmente dichiarato Giorno della Memoria, scrivo per protestare contro l'ipocrisia, anch'essa internazionale, che questa Giornata rappresenta per i non ebrei». Mi sento quindi in perfetta sintonia con quanto scritto da Elena Loewenthal nel suo libro "Contro il Giorno della Memoria". Concordo anch'io, un tempo "pioniera" della Giornata della Memoria con Deborah e Elena. Per anni con discrezione ho girato l'Italia da Nord a Sud e mezzo mondo per parlare della Memoria, di quella vera, ma negli ultimi anni ho visto un degenerare dei valori della Memoria, una mercificazione della stessa. Qualche giorno fa una conoscente mi ha posto in mano un biglietto, patrocinato dal Comune di Vicenza, con una serie di sponsor e mi ha detto «guarda cosa abbiamo organizzato per la festa della Memoria»... ma che festa... dove è la festa? È questa leggerezza che mi fa paura... Non ero sola, ma con un saggio della Mishnah e del Talmud, assieme abbiamo guardato il cartoncino d'invito, inaugurazione fissata per le ore 19 del 24 gennaio, in pieno Shabbat, con tanto di Patrocinio del Comune di Vicenza ... ci siamo guardati ed abbiamo declinato l'invito ed ho avuto un'ulteriore conferma che la Giornata della Memoria non è più anche Giornata della Memoria per gli Ebrei, nemmeno per il Comune di Vicenza, una Municipalità da sempre poco attenta alla Memoria e che è comunque in buona e nutrita compagnia. Ho sempre lottato per evitare la commercializzazione della Giornata,
forse non ho lottato abbastanza, di certo non ho urlato perché credevo che bastasse uno sguardo, un minimo di logica e sensibilità. La Giornata della Memoria non è una sagra di paese e non può essere usata in alcun modo per promuovere se stessi. Se si vuole contribuire in maniera concreta alla realizzazione della stessa si dà il proprio contributo con discrezione, ma non si possano usare defunti, martiri e sentimenti altrui per sponsorizzare se stessi, specialmente se trattasi di "occasionali della Memoria", cioè quelle persone che si accorgono della Shoà solo il 27 gennaio. Da tempo ho smesso di partecipare ad incontri con sindaci ed assessori "becchinati" che con gli occhi bassi proliferano parole di cordoglio, suggerimenti banali e frasi "mai più", evito professori e studenti sinistri, che ne approfittano per comparare la Shoà con altri eventi che non hanno alcuna affinità e nemmeno la stessa atrocità della Shoà... quegli stessi geni "incompresi" che sono passati silenti davanti a Darfur, Tunisia, Siria, Egitto... e continuano a dire «Io ho molti amici ebrei, ma...». Quali amici e quali ma, visto che a Vicenza dopo la Seconda Guerra Mondiale la Comunità Ebraica si è estinta? Ditemi i nomi dei vostri amici che non c'è comunità ebraica al mondo che mi neghi un'informazione... Quante menzogne, quanta ipocrisia, quanta ignoranza e saccenza gratuita. Il mondo occidentale è ammalato di un antisemitismo revisionato, come si può pensare che si possa celebrare con pulizia interiore, sensibilità ed affinità elettive questa dolorosa ricorrenza, ovvero l'assassinio programmato di più di 6 milioni di Ebrei? C'è ancora gente che pensa che gli ebrei siano tutti ricchi e che tengano in mano il mondo. Ovvio, cosa volete che possano fare poco più di 13 milioni di persone contro 7 miliardi di abitanti nel mondo? A che serve la giornata della Memoria se si autorizzano o si tollerano in questo Giorno, contromanifestazioni di estremisti di sinistra, destra e musulmani che sventolano bandiere palestinesi, progettualità che nascono da
/ L’ingresso del campo di concentramento di Auchwitz
una minuziosa ed attenta rivolta contro l'esistenza di Israele? A che serve una Giornata così quando questori e prefetti di mezza Italia hanno paura delle loro azioni ed elargiscono autorizzazioni senza nemmeno chiedersi «è giusto o sbagliato?», come se, invece di rappresentare uno Stato, un'Istituzione rappresentassero un sacco di biglie colorate? Sono felice di essere vecchia, perché con gli acciacchi dei miei sessanta anni mi porto appresso anche i ricordi di chi il campo di concentramento l'ha vissuto davvero, mi porto nel cuore le parole dei Sopravvissuti, mi porto dentro gli occhi lucidi di adolescenti di tempi passati, che volevano solo sapere e non criticare e che sono scomparsi con il nuovo cambio generazionale. Nel 2014 la mia Giornata della Memoria è fatta di una vera valigia da pilota di pelle usurata, con attaccate tante etichette di compagnie aeree, alberghi e viaggi che ho fatto per incontrare i sopravvissuti, per dare delle risposte ai miei perché. La apro e percepisco atmosfere di guerra, vedo scenografie che mi fanno vivere grandi emozioni e sentimenti profondi. Ritrovo storie passate, mescolo emozioni, mi commuovo nella più assoluta liberta da stereotipi e da condizionamenti. I ricordi assumono delle forme... mi sembra di vedere in lontananza i volti di Gluck, Simon, Ariel, Bianca, Sarah e tanti altri... mi sorridono, perché mi hanno conosciuta, ci siamo confrontati, ci siamo scambiati emozioni e dolori e sanno che io non chiuderò la valigia dopo il 27 gennaio, per riaprirla l'anno successivo, perché il ricordo che mi ha accompagnato e mi accompagna nella vita testimonia appieno le loro storie tormentate, qui ed ora, là e domani, in altri luoghi, in altri spazi, con le stesse emozioni e gli stessi dolori... per ricordare, per non dimenticare, per essere. Le mie Giornate della Memoria avranno sempre l'imprinting della
purezza, della lealtà, la forza dell'assenza di elementi commerciali. Saranno sempre assoggettate a un equilibrio che ha regole interiori ed esteriori ben precise e che rifiuta la vendita di gadget, libri, il furto di tracce editoriali ed idee e quant'altro. Non abbasserò mai più il capo davanti al finto buonismo e falso
dolore dei "becchinati", non faccio politica e non entro nel business della finta memoria, non ne ho bisogno, perché valigia aperta o chiusa, solo la demenza senile potrà rubarmi i miei incontri, il mio vissuto, la mia anima e la mia sensibilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il commento di “Mercante”, un nostro lettore che si firma con uno pseudonimo Condivido tutto ben scritto, ma serve comunque la giornata della memoria e non solo. Ogni cosa che viene fatta per non dimenticare quegli orrori è importante. Sì, è verissimo, c'è un vergognoso revisionismo dalla destra estrema, un revisionismo rozzo, ridicolo, volgare, ma anche uno fortemente a sinistra, revisionismo pesantemente di sinistra, molto più sottile e meschino e pericoloso, che sicuramente ha portato a quello che scrivi : "C'è ancora gente che pensa che gli ebrei siano tutti ricchi e che tengano in mano il mondo. Ovvio, cosa volete che possano fare poco più di 13 milioni di persone contro 7 miliardi di abitanti nel mondo?". Pensano an-
che di peggio mia cara Paola, a partire dalle Torri gemelle o dall’ipotesi che le banche americane siano controllate da Ebrei, tutte o quasi. Ha ha ha, io chiedo sempre quali? Mai una risposta. Ecco sui 7 miliardi non son d'accordo, io non sono ebreo saremo anche minoranza ma siamo comunque in tanti, milioni che sono con Voi. Ironia della sorte è che continuerò a difendervi anche con scontri titanici ... a parole come spesso mi è accaduto come difenderò il diritto di Israele di esistere, pur non avendo un solo un amico ebreo ma non avendo mai conosciuto un ebreo. Forse perché abito a Vicenza dove sono pochissimi o per destino.
22 febbraio 2014 pag 9
Il caso Askoll di Castell’Alfero raccontato solo dai media astigiani e da VicenzaPiù Capitolo I. Askoll, ad Asti 220 lavoratori a rischio: "a Vicenza un ippodromo, qui sulla strada" Dagli articoli di Roberto Gonella e di Elisabetta Fagnola su La Stampa del 13 e del 14 febbraio ripresi su VicenzaPiu.com il 15 febbraio Dall'alba di giovedì 13 febbraio i lavoratori dell'Askoll, l'ex Ceset di Castell'Alfero, presidiano i cancelli dell'azienda. Lo sciopero ad oltranza è legato ai forti timori per il possibile stop della produzione di motorini elettrici per lavatrici nello stabilimento astigiano. I vertici dell'azienda veneta nei giorni scorsi avevano comunicato di non aver visibilità di ordini oltre febbraio ed avevano chiesto al ministero di posticipare l'incontro a Roma previsto entro la fine di febbraio: una proroga, a detta del gruppo, ne-
cessaria per verificare volumi e fatturati con i clienti più importanti. L'Azienda in un comunicato ha inoltre smentito le voci di una possibile vendita del grupppo settore bianco. A Castell'Alfero i dipendenti sono complessivamente 220: a giugno scadranno i contratti di solidarietà e la cassa integrazione. Oltre al sit in di mercoledì una marcia dei dipendenti venerdì 14 febbraio ha percorso corso Casale fino in piazza Alfieri, prima dell'incontro in prefettura per spiegare le paure già raccontate da slogan e striscioni durante il corteo della mattina, legate alla chiusura dello stabilimento Askoll di Castell'Alfero. «Askoll grazie di cuore, buon San Valentino» recitavano alcuni cartelli, «I cavalli
Capitolo II. Ancora timori alla Askoll di Asti minacciata di chiusura: in silenzio anche i lavoratori vicentini
di Giovanni Coviello
18
febbraio 2014. Dopo l'incontro odierno (martedì 18 febbraio, ndr) nella sede del comune di Castell'Alfero con la direzione e sindacati continua il presidio dei 220 lavoratori della sede Askoll di Castell'Alfero vicino Asti per la quale il noto gruppo vicentino non avrebbe escluso la possibilità che si proceda alla chiusura già a giugno 2014 se non prima vista, dice l'azienda, la mancanza di ordini. Della situazione astigiana della Askoll si stanno occupando oltre a La Stampa anche La nuova Provincia e La gazzetta di Asti, mentre nulla di più di quanto scriviamo noi stiamo leggendo a Vicenza, né sui media né da parte dei sindacati locali. Né tanto meno siamo a conoscenza di azioni di solidarietà con i colleghi astigiani dei lavoratori vicentini, non sappiamo se per la disinformazione mediatica e sindacale o per la sparizione degli ormai troppo vecchi sentimenti di condivisione dei problemi (qualcuno ricordi il caso della Ferriera di S. Giovanni Valdarno del gruppo Beltrame, da noi reso noto, e poi degli sviluppi occupazionali anche in
casa vicentina). Tutti evidentemente in quello che sta avvenendo nell'astigiano non riscontrano avvisaglie di rischi neanche per se stessi e per il gruppo il cui patròn, Elio Marioni, noto da sempre per il successo delle sue aziende e poi per la sua sfortunata corsa a diventare presidente di Assindustria Vicenza, ultimamente è balzato (anche se non troppo ...) agli onori delle cronache locali per le vicende del centro equestre in costruzione a Caldogno con tanto di polemiche dei cittadini sul possibile impatto ambientale e sul "prestito" anomalo di 100.000 euro da lui concesso all'amministrazione locale che ha dato il via al progetto e alle relative edificazioni di "contorno". © RIPRODUZIONE RISERVATA
in scuderia, gli operai sulla via» hanno scritto altri con amara ironia, raccontando che «a Vicenza la proprietà di Askoll sta costruendo un ippodromo». I rappresentanti sindacali spiegano che i capitali ci sono, manca forse l'interesse per la produzione nell'Astigiano e in Italia: il gruppo vicentino, che nella fabbrica di Castell'Alfero dà lavoro a 220 persone, ha chiesto tempo al ministero per «verificare la sussistenza di condizioni per la concretizzazione di volumi e fatturati». E questo preoccupa i lavoratori: «Non vogliamo arrivare al ministero per sentirci dire che la fabbrica chiude». Sulla vendita l'azienda ha già smentito: «Ma se il gruppo non vuole rilanciare, allora meglio vendere» sbotta Silvano
/ Lo stabilimento Askoll di Castell’Alfero
Uppo, Uilm. «Lavoro e produzione non mancano, vogliono investire altrove? Lo dicano chiaramente» aggiunge Giuseppe Morabito, Fiom Cgil. Intanto oggi a Castell'Alfero i
cancelli restano chiusi. Se ne riparla lunedì, in attesa di un incontro con l'assessore regionale Porchietto. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Capitolo III. Lavoratori Askoll di Asti a rischio: veniamo a Vicenza! Proprietà: il problema è comune. Fiom Vicenza: martedì incontro anche per Askoll 2 (g.c.) 20 febbraio 2014. "Andremo a denunciare la nostra condizione alla sede legale Askoll": è così che titola La Stampa di oggi (20 febbraio, ndr) riassumendo la "minaccia" dei 220 lavoratori dello stabilimento del gruppo vicentino che a Castell'Alfero nell'astigiano è ora a rischio chiusura. Dopo aver rilanciato sabato 15 febbraio la notizia a Vicenza, dove brillava il silenzio generale, avevamo rivolto martedì 18 un chiaro appello oltre che ai media locali anche all'azienda e ai sindacati vicentini e, con loro, ai "nostri" lavoratori anche loro, almeno apparentemente, silenti. E, dopo un contatto sfortunatamente e reciproca-
/ Protesta dei lavoratori Askoll di Asti
/ Cartelli contro il centro equestre di Elio Marioni a Caldogno
mente fallito ieri per reciproci impegni, oggi, nel permanente silenzio mediatico, la Askoll si è fatta viva col suo responsabile della comunicazione, il dr. Massimo Fùrlan, e altrettanto ha fatto la Fiom Cgil con Giampaolo Zanni. Dei due colloqui abbiamo riferito in sintesi giovedì stesso su VicenzaPiu.com ma ne omettiamo il testo perché ora li riportiamo integralmente nelle pagine seguenti mentre la nostra Marrtina Lucchin si è occupata di sentire dal vivo alcuni protagonisti astigiani della vicenda.
Da Castell'Alfero, comunque, alla nostra sintesi delle dichiarazioni di Fùrlan e di Zanni ha fatto subito eco, anche in questo caso tristemente, un lavoratore che ci ha scritto: «sono un dipendente della Askoll di Castell'Alfero e ho appena letto on line gli articoli che riguardano la nostra grave crisi e volevo ringraziarla per aver avuto il coraggio di metter in piazza i panni sporchi dell'Askoll proprio a Vicenza dove penso che certe notizie siano molto scomode ...». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Situazione stabilimento Askoll Askoll in lotta: Piove sempre sul bagnato ... P&C di Castell'Alfero (AT) Dal blog Askoll in lotta di venerdì 21 febbraio 2014.
Riportiamo il 18 febbraio su VicenzaPiu.com quanto appare il giorno 17 sul blog Askoll in lotta per ricostruire la vicenda ripromettendoci di metterci in contatto anche con l'azienda da cui non è agevole avere informazioni dal suo punto di vista, che pure vorremmo rappresentare. Attualmente presso lo stabilimento Askoll P&C di Castell'Alfero (AT) sono in forza circa 225 addetti; il sito fa parte del gruppo ASKOLL ed è specializzato nella produzione di motori elettrici sin dalla sua nascita (1977), ora in particolare per lavatrici. Nell'ottobre 2008 la società ASKOLL con sede a Dueville (VI) acquista dalla multinazionale americana Emerson il gruppo EAME, del quale fanno parte gli stabilimenti italiani di Moncalieri (TO) ex Plaset con circa 330 dipendenti, di Castell'Alfero (AT) ex Ceset con 296 dipendenti; vengono contestualmente acquisiti anche gli altri stabilimenti esteri Eame ubicati in Slovacchia, Romania e Cina, tutti dediti alla produzione di motori elettrici. Il gruppo ex Eame prende il nome di Askoll P&C. Con questo acquisto l'Askoll ha una quota di mercato del 40% dei motori per lavatrici europei. Il percorso di ristrutturazione industriale dello stabilimento astigiano inizia subito. Per Castell'Alfero, nei piani Askoll destinato a divenire il polo di sviluppo ed industrializzazione del motore per lavatrice del gruppo, viene presentato un piano di ristrutturazione articolato che prevede il ricorso a 24 mesi di CIGS per ristrutturazione, dal giugno 2009 al giugno 2011 (D.M. n. 50955 del 25/03/2010), con una parallela apertura di Mobilità volontaria. Il 7 giugno 2011 allo scadere del biennio, visto la complessità dei processi produttivi avviati, si procede ad un ulteriore istanza di 12 mesi di CIGS per ristrutturazione conclusa nel giugno 2012. Analogo destino ha la Askoll P&C di Moncalieri, la ex Plaset fondata nel 1975 dall'ing. Cottino e specializzata nella produzione di motori elettrici, in particolare pompe di scarico per lavatrici e i ventilatori per forni, cappe e tangenziali. Iniziato un percorso di ristrutturazione industriale con l'utilizzo di 24 mesi di CIGS per ristrutturazione (giugno 2009-giugno 2011) e un investimento di circa 9 milioni di euro, purtroppo l'Askoll chiude dello stabilimento per crisi (in forza 208 lavoratori) con avvio della CIGS per cessazione attività da giugno 2011, concessa con D.M. per 2 anni sino a inizio giugno 2013 e ulteriori 6 mesi di CIGD (Cigs in deroga) concessa dalla Regione Piemonte (termine 5 dicembre 2013). Dal 2012 la sede legale della Askoll P&C viene trasferita a Castell'Alfero, mentre in precedenza era presso lo stabilimento di Moncalieri, chiuso di fatto a fine novembre 2011. Per lo stabilimento di Castell'Alfero il 5 giugno 2012 presso il Ministero del Lavoro a
/ La testata del blog Askoll in lotta con le citazioni di VicenzaPiu ̀
Roma, viene sottoscritto un verbale di accordo con relativo piano industriale per la cessazione della produzione del "vecchio" motore universale MCA per lavatrice, con delocalizzazione presso la stabilimento in Slovacchia e con conseguente chiusura del reparto produttivo dedicato, con un piano di 101 esuberi gestiti con la concessione di 24 mesi di CIGS per cessazione dal 7 giugno 2012 all'8 giugno 2014 (D.M. n. 70713 del 14/01/2013). ln parallelo per i Reparti ed Enti-Servizi non destinati alla chiusura, principalmente impiegati nella produzione del nuovo motore Askollmotor, sviluppato a Dueville e industrializzato a Castell'Alfero con un investimento di circa 9 milioni di euro, veniva presentata istanza per ottenere i Contratti di Solidarietà (D.M. n. 70281 del 20/12/2012) dal 08/06/2012 al 07/06/2013. Nell'agosto del 2013 le produzioni del motore universale MCA, sono definitivamente cessate con conseguente mezza in Cigs a zero ore di circa 70 lavoratori e delocalizzazione della Linea di produzione del motore in Slovacchia. Purtroppo la produzione del motore Askollmotor, oramai l'unico prodotto industrializzato nel sito astigiano, trova a tutt'oggi difficoltà a raggiungere i volumi attesi dal piano industriale prospettato. Attualmente l'azienda Askoll P&C è in attesa della pubblicazione del Decreto Ministeriale di concessione del 2^ anno di CIGS per chiusura Reparto MCA e del secondo anno di Contratti di Solidarietà; entrambe queste istanze sono state presentate a giugno 2013. Il 31 ottobre 2013 presso l'Unione Industriale di Asti, si sono incontrate le RSU aziendali assistite dalle segreterie territoriali di FIM FIOM UILM e la Direzione della Askoll P&C. In tale incontro, richiesto dalle Rsu sulla base di preoccupanti voci sul futuro aziendale, è emerso che la Direzione Aziendale, visto la situazione di crisi del settore dell'elet-
trodomestico, non esclude la possibilità che si proceda alla cessazione dello stabilimento di Castell'Alfero già a giugno 2014. Dopo tale affermazione è stata richiesta dalle OO.SS. unitamente alle RSU aziendali la convocazione di un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico al fine di verificare un piano alternativo alla cessazione. Successivamente sono emerse voci su una possibile vendita del settore motori e pompe per elettrodomestici da parte di Askoll Holding. In data 06.12.2013 presso il Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentato dal dottor Giampiero Castano, con presenti RSU e OO.SS., l'Azienda ha confermato che a riguardo del futuro dello stabilimento della Askoll P&C di Castell'Alfero fra le ipotesi vi è la chiusura dello stabilimento. Nella stessa riunione ha detto che il relativo piano industriale, per difficoltà di mercato, ha visibilità solo a tre mesi; ha escluso la ventilata vendita del settore motori per elettrodomestici da parte di Askoll Holding. Il dottor Castani, preso atto di tali dichiarazioni, che saranno messe a verbale, ha ritenuto opportuno rivedere le parti a febbraio 2014. L'Azienda ha richiesto espressamente al MISE di fissare l'incontro non prima del 10 Marzo. Il ministero ha concordato venendo incontro alle richieste dell'Azienda di fissare l'incontro per il 10 Marzo presso il Ministero. Oggi, 17 febbraio, l'Azienda si è rifiutata di incontrare in un tavolo istituzionale la Regione Piemonte. Siamo in attesa che l'Azienda venga incontro alle richieste sindacali per un incontro davanti a un tavolo istituzionale per capire la vera volontà di proseguire sul sito di Castell'Alfero o se i presupposti siano quelli di chiudere definitivamente lo stabilimento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo aver preso commiato dai colleghi ormai due anni or sono, mi ero ripromesso di non scrivere più su questo blog, troppi ricordi, troppi pensieri ma, sentendo le notizie di chiusura dello stabilimento che sempre più insistentemente si fanno avanti non posso evitare di fare quantomeno qualche considerazione. Prendo spunto da quanto recentemente comparso sulle pagine on-line di "VicenzaPiù", che riporto letteralmente di seguito: "Della situazione astigiana della Askoll si stanno occupando oltre a La Stampa anche La nuova Provincia e La gazzetta di Asti, mentre nulla di più di quanto scriviamo noi, stiamo leggendo a Vicenza, nè sui media nè da parte dei sindacati locali. Nè tanto meno siamo a conoscenza di azioni di solidarietà con i colleghi astigiani dei lavoratori vicentini, non sappiamo se per la disinformazione mediatica e sindacale o per la sparizione degli ormai troppo vecchi sentimenti di condivisione dei problemi." Queste parole pesano come macigni, poichè ancora una volta emerge il totale disinteresse da parte di Askoll Vicenza e più in generale delle istituzioni e dei sindacati veneti per le vicende dei colleghi piemontesi. Non siamo nuovi a questa forma di oblio e di disinformazione sistematica operata da Askoll, proprio come due anni fa l'azienda si adopera al fine di confondere e disinformare, fuggendo e negandosi di fronte a qualsiasi richiesta di chiarimento, finanche da parte delle istituzioni. E' vero, ci si sarebbe aspettati forse almeno un gesto di solidarietà da parte dei colleghi di Vicenza, ma penso (spero) più per paura di ritorsioni che per altro nulla è arrivato, e dire che proprio a Vicenza oggi lavorano alcuni colleghi precedentemente impiegati negli stabilimenti Asti-
/ Un titolo sulla stampa astigiana ̀
giano e Torinese. Da loro, come da tutti gli altri, non una parola. In questi giorni abbiamo sentito parlare di mobilitazioni, di cortei e di presidi. I giornali locali fanno un gran can can, ma dove conta, dove l'opinione pubblica dovrebbe sapere, dove la gente dovrebbe rendersi conto di chi è veramente Elio Marioni, del fatto che non si è fatto nessuno scrupolo a mettere in mezzo ad una strada 500 famiglie, li a casa sua, tutto tace, perchè li Elio Marioni è una specie di sant'uomo un intoccabile (o almeno così lui si considera). Li, a casa sua, il gran timoniere, si permette persino di "prestare" al comune 100.000 euro, come anticipo sulle opere di urbanizzazione del suo "Centro Equestre Internazionale" (un progetto da ben 25 milioni di euro). Che nome vogliamo dare a questa cosa ? Cosa si sarebbe detto se questo fosse successo a Caltagirone ed Elio si fosse chiamato chessò Pasquale o Salvatore ? Ogni lettore può fare a questo punto le sue personali considerazioni, io le mie le ho già fatte. Allora che dire, credo che il sentimento comune sia quello di chi ormai abbandonato si avvia rassegnato al suo destino. Nelle poche parole scambiate occasionalmente in questi mesi con qualche collega non sono riuscito a cogliere che rassegnazione, non più la speranza o la convinzione che la lotta possa portare a qualche soluzione. Forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più prima che la situazione arrivasse a questo punto, quando due anni fa si decise di terminare lo sciopero sulla scorta di un accordo troppo stretto e di promesse puntualmente disattese, o forse no, forse quello era tutto quello che ci era dato di ottenere, due anni di agonia, non lo sapremo mai. Sta di fatto che all'orizzonte si vedono solo nuvoloni neri e pioverà, ancora una volta, sul bagnato. © RIPRODUZIONE RISERVATA
22 febbraio 2014 pag 12
Massimo Fùrlan: la crisi della Askoll di Castell’Alfero è una goccia in quella del settore elettrodomestici Il direttore della comunicazione del gruppo di Elio Marioni inquadra i problemi dello stabilimento astigiano nel mercato in caduta libera del bianco e non esclude altri casi di sofferenza però comune per proprietà e lavoratori
di Giovanni Coviello
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ottor Furlan noi abbiamo riferito da sabato 15 febbraio di una situazione riportata da lavoratori e da giornali locali, come La Stampa sulle pagine astigiane e gli altri media di quella provincia, che parlano di una possibile chiusura della Askoll di Castell’Alfero in provincia di Asti perché stareste delocalizzando in Slovacchia. Da lì nasce lo stato di agitazione dei circa 220 dipendenti con scioperi, presidi, cortei. Vorremmo conoscere direttamente anche quello che sostiene l’azienda Onestamente a me sembra che anche quello che dice il sindacato non corrisponda a quello che lei mi sta dicendo in questo momento. Io, mi scusi, non ho nominato il sindacato, io ho nominato i dipendenti e non i sindacati, noi abbiamo parlato direttamente con i dipendenti che ci hanno contattato Quello che voglio dirle è che la situazione di questa fabbrica è aperta sui tavoli che stanno al ministero da molto tempo quindi che le negoziazioni, le considerazioni e le valutazioni sono fatte con il sindacato e con i lavoratori da molto tempo nelle sedi che sono opportune perché, è ovvio, non è che Askoll viva in un contesto isolato dal resto del mondo, siamo nel settore dell’elettrodomestico. Lei che sta a Vicenza la sa bene questa cosa, che anche vicino a noi abbiamo aziende molto grandi che sono in grande difficoltà tant’è che è addirittura intervenuto il Governo per la Electrolux. Quindi può immaginare come un’azienda che è fornitrice di componenti possa ben poco nella decisione del proprio futuro indipendentemente dai clienti. Quindi la questione dello stabili-
mento di Castell’Alfero diciamo che si è costruita nel corso del tempo e attraverso un percorso che ha cercato di qualificare completamente questa fabbrica con investimenti molto importanti che sono stati fatti per mettere su nuove linee di produzione, nuove produzioni che siano più coerenti con i prodotti diciamo ad alto valore aggiunto per essere diversi da quel basso valore aggiunto di cui lei ha parlato nella logica della ricollocazione delle produzioni in Slovacchia. Questo è un punto di partenza, la trattativa di quello che succede ha delle date che sono state concordate con tutti quanti gli interlocutori istituzionali e il sindacato perché è evidente che il quadro di quello che succede in questo momento non dipende solo da quello che vuol fare l’azienda ma dipende da quello che i nostri clienti ci consentiranno di programmare e di progettare per il futuro. Si è chiesto di avere un incontro a Roma al Ministero dello Sviluppo Economico, come lei ha scritto, che sarà nelle prime settimane di marzo perché in quella data era attesa una risposta da parte dei nostri clienti che ci avrebbero dovuto dare indicazioni se intendevano o meno fare degli acquisti di prodotto e comprare quindi delle quantità che avrebbero dato visibilità sul futuro più chiare. È ovvio che in un contesto come questo è comprensibile la preoccupazione dei lavoratori ma vorrei che fosse comprensibile che la preoccupazione dei lavoratori non è distante e distinta dalla preoccupazione dell’azienda perché è evidente che nessuno lavora con una logica che punta a chiudere le fabbriche o a essere contro i lavoratori, non riesco a comprendere questo approccio. Se si può fare si farà, il problema è che se non c’è la condizione questo renderà più difficile il futuro per tutti quanti. La sto ascoltando attentamente perché quando lei accennava ai sinda-
/ Un titolo sulla stampa astigiana
cati, noi i sindacati vogliamo sentirli intanto dopo aver sentito anche voi, abbiamo solo sentito dei singoli lavoratori che ci hanno approcciato direttamente ed abbiamo letto degli articoli fatti da colleghi anche sul quotidiano la Stampa e sulla stampa di oggi (20 febbraio 2014, ndr) io leggevo che la lamentela ufficiale dei sindacati, riportata dai colleghi di Asti, è che ci sarebbe una dilazione nei tempi da parte dell’azienda tale per cui addirittura penserebbero di fare una manifestazione qui a Vicenza. Questo è un po’ in contrasto con il discorso che lei faceva di un tavolo già concordato con i sindacati Io non so la sua fonte quanto male informata sia. Ho letto i giornali Le date sono certe, c’è una data prevista che è il 10 marzo in cui è previsto un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico per la questione che riguarda la Askoll, questa data è concordata con il ministero e con
/ La sede della capogruppo della Askoll a Povolaro di Dueville
tutte quante le istituzioni Forse non mi sono spiegato, ho detto che ho letto queste dichiarazioni come virgolettate e messe in bocca a sindacalisti, quelli a cui faceva riferimento lei, quindi il discorso è che i sindacati astigiani parrebbero pronti a fare una manifestazione a Vicenza martedì 25 febbraio perché loro, non noi, noi siamo un giornale che registra i fatti, direbbero che c’è una qualche dilazione nelle decisioni. In particolare ci hanno contattato iscritti ai sindacati confederali quindi non ai sindacati di base tanto per essere chiari. Vorrei un po’ capire meglio Le ripeto quanto le ho detto. Le date non sono mai state cambiate, questa data è stata definita ancora nel mese di dicembre. Quindi qualunque considerazione che viene fatta in questo momento è, dal mio punto di vista personale, un alzare il tono di una questione anzitempo rispetto al momento in cui è previsto che ci sediamo e ci diciamo quale è la situazione. Ora capisco che uno voglia forzare il tempo e torno a dire io nella massima disponibilità … Scusi se la interrompo, lei faceva riferimento all’inizio ad un rapporto lineare con il sindacato, io poi le riferivo di queste dichiarazioni sindacali che parrebbero dire il contrario sostanzialmente Il sindacato può dire tutto quello che vuole. Ci tenevo a precisare perché, a parte alcuni dipendenti con i quali abbiamo parlato direttamente per avere sensazione dal “campo”, noi oggi vogliamo “mettere alla pari” azienda e sindacato nel riferire delle eventuali loro varie visuali Dottor Coviello scusi, quello che posso dire è che l’azienda sta seguendo le date e le indicazioni che sono state concordate con tutti gli interlocutori compreso il sindacato.
Ora se qualcuno dei sindacalisti ritiene diversamente evidentemente sta facendo, mi consenta di parlarle fuori dalla pura ufficialità, un lavoro di comunicazione che ha delle finalità che sono diverse da quelle di sedersi ad un tavolo per affrontare dei problemi seri e cercare la soluzione più intelligente possibile. Quindi mettiamo sul tavolo i diversi ambiti. C’è un ambito che è «quale futuro e quali problemi?». Bene, il futuro e i problemi sono quelli di cui ci possiamo occupare ad un tavolo nella data prevista che è quella del 10 marzo, quando speriamo di avere dai nostri clienti delle indicazioni più chiare che ci consentano di mettere sul tavolo le situazioni migliori possibili e discutere e confrontarci nel modo più onesto ed efficace per tutti quanti. Questo è un tema. Secondo tema è se si pensa che la negoziazione di una cosa come questa possa essere forzata dicendo all’azienda «io mi siedo al tavolo soltanto se tu mi confermi che non chiuderai la fabbrica», come ho letto su alcuni giornali, è chiaro che questo è un approccio, mi lasci dire, che non è coerente con quanto abbiamo negoziato e discusso fino ad oggi che è «guarda fino al 10 di marzo non posso risponderti». Se vuoi forzare lo fai, ma sappi che non è che questo mi mette nella condizione di darti una risposta diversa, al limite posso trovarmi nella condizione di essere un po’ perplesso perché mi pare di avere delle persone di fronte che qualche volta forse non vogliono accettare la realtà. Chiaramente, da quello che capisco io, ma questo è abbastanza comprensibile, essendo voi un produttore, un fornitore di parti dipendete dal mercato globale, quindi se un costruttore, sto semplificando, pro-
continua
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segue
duce di meno o deve acquistare a prezzi più bassi Askoll per quel settore lì dipende dal mercato e non può determinare più di tanto le politiche, questo è il discorso che lei sta facendo giusto? Esatto. Ha accennato anche, ma questo lo leggevo confermato sui giornali locali tra cui La Stampa ma anche sul blog http://askollinlotta.blogspot.it/ di chi sta manifestando, agli investimenti che la Askoll ha fatto sull’impianto per fare in modo che fosse più competitivo su prodotti di fascia più alta. Mi rendo conto che non mi può anticipare la risposta perché il tutto è vincolato al 10 marzo quando avrete delle previsioni di acquisto. Ma io vorrei ugualmente fare due ipotesi o considerazioni, faccia lei. Immagino, intanto, che gli ordini dipendano anche da una questione di prezzi perché non è in discussione la qualità del prodotto Askoll. Prima considerazione: nel caso in cui, quindi, ipotizzo io, il cliente volesse dei prezzi più bassi voi dovete capire se potete produrre o non produrre a Castell’Alfero quella componentistica a quei prezzi. Seconda considerazione: gli investimenti che voi avete fatto su prodotti di fascia più alta, quindi, comunque rimarrebbero attivi anche se, magari, immagino che il nuovo quadro avrebbe degli effetti sull’occupazione perché una cosa è una fabbrica di prodotti di massa, altra cosa sarebbe una fabbrica che va a produrre una componentistica di maggior qualità. Ho capito bene? La risposta alla sua domanda è che ovviamente è chiaro che le negoziazioni si fanno comprendendo tra questi argomenti anche il prezzo e questo è più che evidente. Lo stabilimento di Castell’Alfero è uno stabilimento che ha una situazione critica che Askoll ha ereditato perché questo stabilimento era già uno stabilimento critico quando l’azienda lo ha acquistato (come ex Ceset dal gruppo americano EAME Emerson Appliance Motors Europe a fine 2008 così come ha fatto con la ex PLASET di Moncalieri in provincia di Torino poi chiusa nel 2011, ndr). Per cui l’Azienda Askoll da questo punto di vista ha fatto una grande scommessa che è stata quella di rilanciare uno stabilimento che era già uno stabilimento in perdita, sennò dimentichiamo da dove arriva tutta questa storia. Era una situazione complessa, rispetto a questa situazione complessa l’imprenditore ha fatto una scelta coraggiosa che è stata quella di investire decine di milioni di euro, mi pare che siamo circa a 20 milioni di euro investiti in questo stabilimento, per rinnovare completamente la produzione, rimettere a punto un processo produttivo con macchine nuove, attrezzature nuove, processi nuovi, quindi con l’opportunità di andare a vendere sul mercato dei prodotti che avevano delle caratteristiche innovative. Tutto questo ovviamente è condizionato dalla disponibilità del mercato a comprare questi prodotti e a metterli sulle macchine da lavare per intenderci. È ovvio che non necessariamente il fattore prezzo è l’unico attore perché qui
/ Dall’alto in basso: L’Askoll 3; un corteo dell'Askoll di Castell'Alfero; un momento di assemblee e presidi alla Askoll di Castell'Alfero; un presidio alla Askoll astigiana
la questione diventa più complessa in quanto le decisioni di innovare i prodotti da parte dei nostri clienti non sono soltanto legate al prezzo di acquisto di una componente ma dalla volontà di rinnovare la propria gamma di prodotti. Quindi la complessità del processo produttivo che è a valle per quanto ci riguarda e che è, quindi, quello dei produttori delle varie Electrolux, Whirlpool e via dicendo, è quello che condiziona la capacità di introdurre dei prodotti nuovi con caratteristiche migliori nelle loro gamme di prodotti. Questo è un fatto che noi siamo in grado di valutare soltanto a posteriori. Non posso dirle
prima io quello che succederà, la nostra speranza è che il prodotto che abbiamo presentato sia così interessante, così avvincente da tutti i punti di vista, compreso quello del prezzo, che questi clienti decidano di cambiare e di usare questi prodotti al posto di altri. Quello che mi sta dicendo è che Askoll anche nella sua filosofia aziendale propone anche dei componenti che possono portare a modificare il prodotto, Askoll non opera soltanto su specifiche del cliente propone anche delle parti Noi lavoriamo sulle specifiche del cliente ma l’obiettivo dell’azienda è quello di essere in grado di proporre
delle cose nuove sennò l’unica competizione diventa il prezzo e allora sì che diventiamo tutti cinesi e anche meno che cinesi perché questa è la realtà. Ma del prodotto che ha del contenuto di innovazione se ne parla su tutti i giornali, poi quando si fa l’innovazione vera diventa un problema … Allora noi siamo un’azienda che innova e quando uno va ad innovare è chiaro che ha più rischi perché è molto più facile dire «costa meno, riduco il prezzo e continuiamo a fare la vecchia roba di prima». Questa era la filosofia della Emerson quando noi abbiamo comprato l’azienda. Qui si è fatto un investimento grande, si è riqualificata un’azienda, si è fatto uno sforzo enorme per andarsi a proporre al mercato con delle novità, ma questo è capitato nel momento della più grande crisi dell’ultimo secolo. È ovvio che il nostro destino di azienda, non soltanto dello stabilimento, è soggetto a questa pressione dell’esterno. Non possiamo far finta che non ci sia questo problema. Esiste e siccome lo sappiamo tutti è ovvio che dobbiamo metterci ad un tavolo e, quando abbiamo più informazioni, vedere in che modo possiamo affrontare le situazioni sperando che le soluzioni ci siano, che siano possibili e che siano soddisfacenti per tutti. Ma senza l’azienda non c’è posto di lavoro, senza le vendite non c’è posto di lavoro e, mi consenta di dirlo, non è una questione che tocca soltanto il lavoratore nel senso dell’operaio, ma l’azienda. Non è una questione di approccio anti operaio, banalmente qui siamo nelle cose più terra terra. Se non faccio i prodotti e non li riesco a vendere è chiaro che il problema che abbiamo è un problema che non è legato all’antagonismo azienda-lavoratore, la questione è un po’ più complicata. Penso di capire le sue considerazioni: qui gli sforzi vanno fatti da entrambe le parti anche perché se l’azienda ha investito milioni di euro non lo ha fatto per perderli Una cosa che ho detto anche a La Stampa. Mi ha telefonato l’altro giorno la sua collega de la Stampa e le ho detto che «io penso che tutte le cose che si dicono possono essere oggetto di verifica, controllo. Però vorrei dire che se uno vuole chiudere una fabbrica non ci investe 20 milioni di euro perché è soltanto un cretino che può fare una roba del genere». Allora usciamo da questo modo di vedere il mondo un po’ surreale, l’impresa ha fatto uno sforzo enorme per far sì che quest’affare qui funzionasse non perché deve salvare Castell’Alfero ma perché questo va a vantaggio di tutto il gruppo, perché questo è quello che l’azienda ha fatto. È ovvio che, oggi che il mercato sta in questa condizione, vorrei ricordare che ci sono cinque dossier molto pesanti per un totale di 12.000 posti di lavoro aperti al Ministero dello Sviluppo Economico in questo momento e che riguardano non le aziende della componentistica ma le aziende che producono gli elettrodomestici. La conseguenza di questo è che sono tutte le aziende della componentistica che dipendono da questo mercato, noi siamo una di quelle, è evidente che in questo contesto quindi le decisioni, le valutazioni, le opportunità che ci saranno nel corso di queste settimane saranno tutte
quante guardate con grande attenzione in primis dall’azienda e speriamo che ci siano condizioni per poter aprire un tavolo di lavoro che sia un tavolo che dà delle speranze, questo è il punto. Quando si parla di possibile delocalizzazione di una parte di lavoro di Castell’Alfero in Slovacchia lì torna in ballo la questione prezzi a questo punto perché l’innovazione il knowhow è proprietà dell’azienda Non è questione di delocalizzazione, il punto è che noi abbiamo fatto un lavoro di razionalizzazione perché si sono concentrate le competenze che sviluppano alcuni motori all’interno delle fabbriche dove c’era la maggioranza dei volumi di quelle caratteristiche in modo da rendere più efficienti i sistemi produttivi. Quindi non è che andando a produrre in Slovacchia si sono ottenute delle condizioni diverse, è che facciamo in Slovacchia tutto quel tipo di motore che viene fatto e quindi tutta la produzione di quel genere è concentrata in un unico stabilimento così come la produzione dei motori nuovi è tutta concentrata nello stabilimento di Castell’Alfero. Scusi di nuovo, abbia pazienza, ma se uno prende i soldi e li mette a Castell’Alfero per fare il motore nuovo perché non li mette subito in Slovacchia? Non era meglio? Non mi veda come l’altra parte … La questione è che ho letto in questi giorni delle tali e tante riflessioni che sembrano campate in aria senza fare un minimo di riflessione su cos’è che veramente sta dietro le scelte dell’azienda… Allora o dentro l’azienda sono tutti dei deficienti o evidentemente chi parla non riflette abbastanza. Ci possono essere situazioni analoghe a quella che state gestendo a Castell’Alfero in altri stabilimenti del gruppo? Sì, certamente, ma non necessariamente solo in Italia. È evidente che la crisi dell’elettrodomestico non è una crisi che riguarda uno stabilimento, riguarda il settore. È ovvio che questo settore dovunque lo guardiamo è un settore che può avere delle implicazioni. Al momento l’azienda sta continuando a difendere le proprie posizioni in tutto il mondo e sta cercando di farlo al meglio. La domanda era molto generale, non voleva certo entrare nel merito di singole situazioni perché non penso che il mercato sia facile per nessuno in questo momento Questo è un gruppo globale, noi siamo un’azienda che sta in tutto il mondo, i nostri clienti sono in tutto il mondo. Quindi mi consenta di dire che abbiamo una visione di quello che succede abbastanza completa. Questo da un lato ci consente di organizzare meglio le nostre risposte al mercato per cercare di mantenere le posizioni che abbiamo nel mercato e dall’altra di attenuare le difficoltà in tutti i modi possibili e immaginabili. Anche gli altri settori in cui operate, gli acquari o altri settori hanno difficoltà di questo tipo o sono realtà diverse? Altri mercati, altre problematiche, altri tipi di difficoltà. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Castell’Alfero e Vicenza, più vicine di quanto sembra: ce lo dicono in Askoll Interviste a cura di Martina Lucchin
Per Silvano Uppo della Uilm rischia anche la Askoll Tre a Povolaro Silvano Uppo, segretario della Uilm Uil della provincia di Asti, cosa accade nello stabilimento Askoll di Castell’Alfero e come si è arrivato allo sciopero di questi giorni? Ad agosto 2013 presso il sito di Castell’Alfero si è completata la chiusura di un reparto che produce un motore universale dell’elettrodomestico della lavatrice, che impiegava 70 persone, ed è stato trasferito in Slovacchia. Dopo questa chiusura, nel reparto è partita la produzione di un nuovo motore, che nel 2013 arriva a 350 mila pezzi. I numeri attesi erano però molto più alti, intorno agli 800 mila pezzi. A seguito di questo chiaro segnale di non raggiungimento del budget prefissato con il piano industriale abbiamo chiesto un incontro con l’azienda. Nell’incontro ad ottobre l’azienda ha dato atto alle nostre perplessità e, a domanda esplicita se questo poteva avere delle ricadute sul sito di Castell’Alfero, ha detto che “tutte le ipotesi erano aperte” e che “non veniva esclusa la chiusura”. Un’affermazione che ha sconcertato tutti e per cui abbiamo chiesto un incontro con il Ministero dello Sviluppo Economico per avere chiarezza sulle intenzioni dell’azienda. L’incontro previsto per metà febbraio è slittato al 10 marzo su richiesta dell’azienda: un’operazione per prendere tempo, da qui lo sciopero iniziato il 13 febbraio. Una protesta che porterete anche a Vicenza? Sì, anche se non c’è ancora una data definitiva stiamo prendendo contatti con le segreterie provinciali di Vicenza, per adesso so che sono state contattate la Uil e la Fiom Cgil. La Fiom Cgil di Vicenza parlava di un basso livello di sindacalizzazione all’interno della Askoll, che sembrerebbe confermato anche dal
fatto che le vertenze sindacali vengono condotte in maniera separata dai vari stabilimenti, nonostante alcuni di questi siano strettamente legati. È così? Intanto bisogna precisare che, mentre il livello di sindacalizzazione della Askoll nella zona di Vicenza non è alto, da noi invece c’è un rapporto storico e consolidato nel tempo con questa azienda, perché prima non era controllata da una società a proprietà individuale come è oggi la Askoll, ma era una multinazionale americana dove la presenza del sindacato è tipicamente molto più strutturale e organica. È vero, poi, che fino ad oggi le vertenze sindacali sono state portate avanti in maniera isolata dai vari stabilimenti. Ma in futuro le azioni potrebbero essere più condivise, in particolare tra Castell’Alfero e Askoll Tre a Vicenza (entrambe dedicate alla produzione di componenti per elettrodomestici, ndr). Anche perché c’era stata la notizia, poi smentita da Marioni stesso, dell’intenzione del gruppo Askoll di uscire completamente dalla produzione del bianco. In più il gruppo Askoll ha dichiarato di voler puntare molto sulla mobilità elettrica, ritenendo l’elettrodomestico ormai superato per l’Europa: questo potrebbe avere pesanti conseguenze anche sulla Askoll Tre a Vicenza. Come valuta le parole del responsabile della comunicazione di Askoll Massimo Furlan rilasciate a VicenzaPiù? Sono una conferma del gioco che l’azienda ha fatto fino ad oggi: cercano di prendere un quantitativo di tempo non chiaro. C’è da dire che il motore che producono qua lo producano solo qua e il fatto che abbiano già resistito otto giorni senza risentire del blocco di spedizione delle merci, in un periodo in cui di solito i magazzini sono sempre ridotti al minimo per una gestione ottimale dei costi, è significativo: fare delle scorte può essere funzionale ad una futura chiusura o ad una vertenza che si aspettano dura. Per questo motivo al tavolo del 10 marzo noi chiederemo all’azienda di fare chiarezza.
/ Un momento di assemblee e presidi alla Askoll di Castell'Alfero
È altamente scorretto dire che non hanno ancora deciso su un problema che riguarda 220 famiglie, quando magari hanno pianificato questa cosa da mesi.
Una dipendente: a Vicenza i nostri colleghi neanche sapranno che esistiamo È un momento di grande incertezza per i dipendenti dello stabilimento astigiano, e le parole di un’operaia che ci chiede di mantenere l’anonimato e che lavora da 18 anni nell’ex Ceset – la fabbrica acquisita da Askoll nel 2008, più conosciuta ancora oggi nella provincia di Asti con il vecchio nome –, lo confermano Nell’arco di questi anni da quando ci ha acquisito Askoll ci siamo visti togliere le piastrelle da sotto i piedi, ci hanno sempre più ristretto e di conseguenza oggi abbiamo ancora più paura perché siamo tutti con figli e se ci viene a mancare il lavoro siamo in mezzo alla strada. Forse la vostra protesta verrà portata anche a Vicenza, perché? Speriamo di ottenere l’attenzione di chi ci comanda (la sede della holding guidata da Elio Marioni è a Povolaro di Dueville, ndr), speriamo di far parlare di noi e di non cadere nell’oscurità. Non vogliamo che i giorni passino, che ci si dimentichi di noi e che l’azienda metta in atto quello che pensiamo voglia fare. Vi aspettate qualcosa dai colleghi vicentini (a Vicenza e provincia ci sono sette stabilimenti Askoll, tra questi Askoll Tre, a Povolaro di Dueville, produce componenti per elettrodomestici in un ciclo integrato con lo stabilimento di Castell’Alfero, ndr)? Noi dai colleghi vicentini non ci aspettiamo niente, sinceramente. Penso che loro non sappiano neanche che esistiamo.
Come valuta le dichiarazioni del responsabile della comunicazione di Askoll rilasciate a VicenzaPIù? Anche noi ovviamente ci siamo chiesti il perché di un investimento così alto per poi doverlo chiudere nell’arco di qualche anno. Spero che le sue parole siano sincere. Però fino ad ora speranze non ce ne hanno date. Per questo continueremo finché non abbiamo risposte certe dall’azienda. Perché se si parla di chiudere, questo riguarda tutti: dal secondo livello ai quadri, non si tratta di tagliare un reparto o qualche ente, come è già stato fatto. Si parla di chiudere uno stabilimento che ha quasi trent’anni di vita... Avevo due anni quando nasceva questa azienda, l’ho vista crescere ed è cresciuta con me.
Tiziano Toniolo: verremo a Dueville ma lì il sindacato conta poco Tiziano Toniolo (delegato sindacale per la Fim Cisl della Rsu dello stabilimento di Castell’Alfero), lo sciopero a rotazione dei dipendenti continua, e la vostra protesta trova anche il sostegno delle istituzioni. Sì, oggi (venerdì 21 febbraio, ndr) sono venuti ai cancelli, accompagnati dal vicesindaco di Castell’Alfero, l’assessore al lavoro del Comune di Asti Marta Parodi e il deputato del Pd Massimo Florio. A loro hanno espresso tutto il rammarico e le preoccupazioni per la situazione un’ottantina di persone, che hanno voluto anche mostrare lo stabilimento dove lavorano e che è un’eccellenza a livello mondiale nel campo dei motori. È stato concesso di vedere le linee produttive, accompagnati dal direttore di stabilimento Mario Faccio, e i tre politici sono rimasti entusiasti per come è strutturato riconoscendo che è veramente un peccato che chiuda.
Hanno detto che si faranno carico di tutte quelle che sono le azioni in loro potere, non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il deputato sarà, infatti, martedì nella sede del Ministero del Lavoro, dove cercherà di illustrare la situazione e soprattutto di proporre delle soluzioni alternative. Voi, quindi, siete assolutamente certi della chiusura dello stabilimento? Le parole testuali dell’amministratore delegato Alessandro Beaupain, venuto martedì al Comune di Castell’Alfero, sono state che, a livello di gruppo e non solo di stabilimento, “per salvare l’azienda servirebbero una trentina di milioni di ordini aggiuntivi nelle prossime tre settimane. Spero che si possa fare, ma non credo”. Va da sé che il futuro è più che nero. Anche il direttore delle risorse umane di tutto il gruppo, il dottor Pazzini, lunedì 10 febbraio ha detto, testuali parole, che “dagli elementi in nostro possesso ad oggi sarebbe chiusura”. Manca l’annuncio, ma per noi la situazione è chiara: 224 persone perderanno il lavoro. Come continuerà la vostra protesta? La settimana prossima saremo a Dueville. Stiamo lavorando con le organizzazioni sindacali provinciali, e non con le Rsu locali che ci dicono essere non molto attive, e per questo stiamo valutando di fare un’assemblea per gli stabilimenti intorno alla Holding per dare loro delle informazioni dirette, ma è solo un’ipotesi. Non c’è ancora una data certa comunque, stiamo aspettando i permessi della questura. Intanto, però, continueremo lo scioperopresidio iniziato il 13 febbraio: presidieremo i cancelli h 24, sabato e domenica, notti comprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Zanni della Fiom: da Asti non ci avevano informato, ma Askoll è padronale e qui c’è scarsa sindacalizzazione Intervista a cura di Giovanni Coviello Giampaolo Zanni della Fiom Cgil di Vicenza ci chiama al telefono giovedì 20 dopo alcuni giorni dall’appello da noi rivolto su VicenzaPiu.com ai sindacati e ai dipendenti vicentini della Askoll oltre che al gruppo di Elio Marioni e ci parla con schiettezza mista a preoccupazione. Ho letto su VicenzaPiù rispetto alla situazione in Askoll. Siccome dell’Askoll mi occupo io da un paio di anni volevo dirti che noi non siamo mai stati chiamati, contattati in questi due anni dagli stabilimenti piemontesi dove la proprietà ha fatto delle acquisizioni. Però la sindacalizzazione che abbiamo a Vicenza è debolissima proprio perché si tratta di una azienda di un padre padrone che ha sempre tenuto fuori le organizzazioni sindacali. Io ho due Rsu in Askoll Due con produzione in settori diversi da quello di Asti Non nel campo dei componenti per elettrodomestici, negli altri settori diciamo perché a Castell’Alfero sono componenti per elettrodomestici Sì e c’entrano con lo stabilimento Askoll Tre dove solo la Cisl ha dei delegati sindacali, io là ho due iscritti non faccio assemblee non ho presenza. Ci sono altri sindacati? Tutti sono pochissimo sindacalizzati, però io in Askoll Due faccio regolarmente attività sindacale, pur avendo solo una decina di iscritti su cento e passa dipendenti. Ho due Rsu su tre, uno lo ha la Uilm, c’è un contratto di solidarietà, non è insignificante l’attività sindacale, è costante. Rispetto alla questione di Castell’Alfero noi non abbiamo mai avuto incontri di coordinamento. Ho letto, adesso sto facendo delle verifiche, che la Uilm di quella zona sta reclamando l’assenza di collaborazione e avrebbe intenzione di portare un pullman per manifestare a Povolaro Stamattina (il 20 febbraio, ndr) le organizzazioni di Asti ci hanno chiamato, tutti e tre i sindacati confederali. Forse perché abbiamo scritto qualcosa noi … Può essere che siate serviti diciamo per … Sì in quel senso lì, abbiamo fatto un po’ da stimolo. Qui l’azienda, i sindacati e i lavoratori non si sentivano. Abbiamo cercato di informare per capire cosa succede. Mettiti nei miei panni. Stamattina mi ha chiamato tale Morabito, che io conosco da quando ero del comitato centrale della Fiomm, perché lui era il segretario provinciale di Cuneo e oggi si occupa dello stabilimento. Mi ha spiegato tutta la situazione e io gli ho detto: «noi martedì 25 febbraio abbiamo un
incontro in azienda per il contratto di solidarietà, secondo me sarebbe antipatico che voi arrivate qua con un pullman mentre i lavoratori e le organizzazioni locali non sono state coinvolte. Dammi il tempo di fare l’incontro martedì, poi faccio un’assemblea e poi concordiamo un’iniziativa per avere i lavoratori tutti uniti. Il mio obiettivo come giornale sensibile al territorio è anche quello di fare in modo che ci si muovesse un pochettino … Sì infatti questo lo capisco. Anche Cisl e Uil locali tramite Fim e Uilm hanno contattato i loro per proporre che la cosa sia posticipata di qualche giorno per permettere un coordinamento. Se questi invece non vogliono saperne e vogliono comunque portare avanti la loro iniziativa … Tu lo sai che la cosa che a noi succede spesso è che ci contattano per darci informazioni, non siamo neanche noi a cercarle le informazioni … scomode Infatti me lo ha detto anche Morabito che qua la stampa zero tranne una testata e io ho detto sarà VicenzaPiù. Ci hanno contattato dei dipendenti, abbiamo preso la cosa soft perché non avendo informazioni di prima mano abbiamo fatto alcune verifiche anche con l’azienda. Nella mail che mi è arrivata da un tuo collega sindacalista c’era scritto “le anticipo che è in programma una manifestazione in terra vicentina e che abbiamo già preso contatti con le strutture territoriali … di Vicenza” Vedi corrisponde tutto perfetto. Questa è una mail di ieri Credo che non la faranno, se la vogliono fare per forza martedì ci tro-
vano impreparati, ma secondo me siccome loro non hanno la smania di fare la manifestazione ma hanno la smania di riuscire a smuovere qualcosa credo che sia conveniente anche per loro che ci coordiniamo. Queste cose che mi hai detto posso scrivere immagino Sì, sì puoi dirle e chiamami in modo tale che ti dia informazioni perché siccome vi sembra che noi dormiamo, allora è vero che non abbiamo finora detto nulla ma perché finora non è emerso nulla a Vicenza se non il contratto di solidarietà in due stabilimenti. Onestamente mi sembrava molto strano, infatti avrei chiamato, ho parlato con i dipendenti per capire bene, ho mandato una persona in stabilimento, ho contattato la Askoll e avrei contattato anche i sindacati. La cosa che mi colpiva a Vicenza era zero informazioni e zero reazioni, questo mi colpiva in senso non positivo Lo ho visto per questo ti ho chiamato, ero anche un po’ arrabbiato Ma il mio stimolo era ai giornali per i quali non esiste quel problema, all’azienda che non era presente e ai sindacati. Ma anche ai lavoratori e ora tu mi hai spiegato il perché sostanzialmente anche perché anche da Castell’Alfero alcuni vicini anche alla Rsu mi hanno spiegato che «pur di tenere fuori il sindacato il caffè delle macchinette, per quanto costasse solo 30 centesimi, era gratis e la settimana bianca era pagata a tutti i dipendenti una volta all’anno: questa era la contrattazione aziendale fatta dall’azienda per escludere il sindacato». Ai dipendenti ho chiesto se ci sono iscritti ai sindacati di base ma ce
/ Giampaolo Zanni della Fiom Cgil
ne sono pochissimi. Però da quello che pare di capire adesso che sta scoppiando il problema i dipendenti sono incavolati anche con il sindacato Ma l’anno scorso questi che avevano gli stabilimenti in cassa straordinaria eccetera una telefonata potevano farcela, una riunione di coordinamento potevano chiederla, invece zero assoluto. Sai com’è, corri, insegui le emergenze e io non ho il tempo di andare in cerca di vedere sempre da solo quali sono i problemi. Quello che io temo è che puoi aspettarti gli stessi problemi anche in quest’area. Non sto parlando di imprenditore buono o imprenditore cattivo, questo è un problema più grosso di Castell’Alfero. Sì, sì. Soprattutto in Askoll Tre perché ha la stessa produzione degli altri in Piemonte. Ho parlato stamattina con Chemello che è il sindacalista della Fim che segue lo stabilimento Tre e mi diceva che lì
/ Askoll 2 a Povolaro di Dueville
stanno ragionando per rinnovare il contratto di solidarietà come in Askoll Due. Qua non abbiamo avuto finora né espulsioni né licenziamenti ma solo il contratto di solidarietà, cioè una riduzione dell’orario di lavoro a fronte del quale l’Inps corrisponde il 70% vero della retribuzione di ciascuno quindi è la cosa migliore dal punto di vista salariale perché il lavoratore perde pochissimo, resta comunque al lavoro, matura per intero le ferie. Le ore di lavoro sono totalmente a carico dell’azienda, le ore in cui uno resta a casa invece sono a carico dell’Inps che corrisponde il 70% della retribuzione effettiva di ciascun lavoratore e poi si maturano per intero Tfr, tredicesima, ferie, permessi. In Askoll Tre quanti sono i dipendenti? In Askoll Tre sono 200. È il settore in cui opera anche Castell’Alfero e che hanno una fabbrica in Slovacchia Questo non lo so. Sì, loro stanno producendo queste cose in Slovacchia, hanno una fabbrica in cui producono non soltanto i componenti che fanno a Castell’Alfero ma producono tutto il motore completo quindi è lì che possono traslocare una parte della produzione. In Askoll Due sono poco più di cento e lì, come ho detto, è già attivo il contratto di solidarietà e lo stiamo rinnovando per il secondo anno. Io martedì ho un incontro in relazione a questo però siamo già d’accordo di porre il problema di avere informazioni sul resto per vedere se le cose che ci diranno sono le stesse, immagino di sì, ma è diverso sentirselo dire ad un tavolo ufficiale con gli Rsu. Questo mi dà modo di fare un’assemblea con le persone e quindi di ragionare sul gruppo. Askoll2 si occupa di componentistica per acquari? Sì, settore acquari. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sei di Vicenza se … copi di Giovanni Coviello “L'amarcord dei vicentini? Ora viaggia su Facebook con "Sei di Vicenza se ..." e non solo”: così titolavamo su VicenzaPiu.com del 26 gennaio 2013 una piccola
grande curiosità della “rete” vicentina (ripostata di seguito) a firma Giulia Turra, argomento poi ripreso dagli altri media locali che tante volte ci inseguono, anche se magari non sugli argomenti scottanti. Meglio, quelli proprio indigesti rimangono in naftalina o, come il “crollo” di una parte
dell’isola di Borgo Berga targata Maltauro “l’onnipotente”, sono spiegati con tanti giri di parole solo 2 giorni dopo i nostri video facendo “fallo di confusione”, come direbbero i commentatori calcistici quando non riescono a spiegare altrimenti certe decisioni arbitrali. Per arrivare all’assurdo
di riferire solo il 7 febbraio, dopo che noi lo avevamo riportato il 31 gennaio scoprendolo in … Consiglio comunale (è a firma Martina Lucchin il pezzo ripubblicato accanto), lo strano “prestito” di 100.000 euro al comune di Caldogno di Elio Marioni, il grande imprenditore della Askoll “trom-
bato” dagli attuali podestà nella sua corsa ad Assindustria. Insomma per i media locali, cartacei, web e televisivi, tutti indipendenti di sicuro a parole, non si sa se nelle … parole, copiare è bello, ma non è stuzzicarello... © RIPRODUZIONE RISERVATA
L'amarcord dei vicentini? Ora viaggia su Facebook con "Sei di Vicenza se ..." e non solo di Giulia Turra
C
hi di noi non ricorda almeno una di quelle cene di classe cui si partecipa più per la curiosità di vedere "che fine hanno fatto" i vecchi compagni, chi si è sposato con chi, che lavoro fa l'ex bambino terribile che faceva impazzire la maestra, che ne è stato del compagno secchione eternamente oggetto dei dispetti dei compagni? Chi l'ha provato potrà confermare: ad un certo punto, qualcuno lancia nel bel mezzo della conversazione un "ti ricordi di quella volta che"... e, uno dopo l'altro, i coscritti gli vanno
dietro, perdendosi in una trafila di rievocazioni che, alla fine della serata, lasciano in ciascuno un velo di nostalgia per i bei tempi andati. Ma tutto questo era prima. Prima dell'avvento di Facebook e dei social network, naturalmente. I nativi digitali, la generazione del duemila, nata praticamente insieme ai più moderni ritrovati della tecnologia delle comunicazioni, lo sanno bene: nel mondo dei social network il cambiamento è la regola, e la diffusione di un trend può diventare in pochi giorni un fenomeno virale. Così è stato per il nuovo fenomeno del momento: pagine e pagine Facebook dedicate ai vari quartieri della città, nonché ai paesi o frazioni limitrofi. A consultare queste pagine sono tutti coloro che, iscritti
/ Campo Marzo com’era una volta (foto pubblicata da uno dei membri del gruppo facebook “Sei di Vicenza se…”)
sul social network, desiderano condividere qualche esperienza relativa al posto in cui sono nati e cresciuti. Tra i post, i commenti pubblicati, c'è chi ricorda la maestra delle elementari del quartiere, il giornalaio, il bidello, ma anche il vicino di casa scomparso prematuramente, la vicina di banco delle elementari, la compagnia che si trovava sempre allo stesso posto, i personaggi inconfondibili del quartiere, le piccole grandi tradizioni di ogni zona, e via di ricordi. Ma vediamo insieme qualcuno di questi gruppi. Si parte con il gruppo Sei di Vicenza se, un gruppo eterogeneo che conta 1117 membri ... I ricordi spaziano tra gli argomenti più svariati: c'è chi ricorda "che i tram erano verdi e passavano per Corso Palladio", chi va con il pensiero ai luoghi del divertimento che più hanno segnato la propria adolescenza con un "Chi di voi si ricorda di DJ Bato al Nordest?", e chi conferma che "al sabato pomeriggio si andava a far vasche in centro, e alla domenica si prendeva il tram numero 9 per andare tutti al Nordest!!", famosa discoteca ancora oggi in voga. Qualcuno va lontano con la memoria: Sei di Vicenza se... "Alle elementari andavi in gita a Palazzo Chiericati!". C'è chi riporta ricordi ancestrali: "Questa è per i quasi 50enni: se ti compravi i jeans al King's jeans!", o anche "se andavi alla SIP davanti al Duomo a telefonare al moroso". Ma soprattutto, sei di Vicenza se... "Se dici ceste!", nota espressione vicentina per dire non fa niente, pazienza, chi se ne importa, ma con un'accezione particolare, con una nota, un accento, che esprime la vicentinitas più pura, un'appartenenza territoriale che non potrà mai essere negata o cancellata. A seguire, ecco il gruppo dedicato al popoloso quartiere di San Pio X, Sei di San Pio se..., che conta ben 1.475 membri, attivissimi sul social network, che ricordano e condividono fatti ed episodi vicini e lontani nel tempo: Un membro del gruppo chiede "Quanti di voi del 72 siete stati mandati dal preside?" E ammette "Io ci sono stata 3 volte".
/ Foto di Via Giorgione, San Pio X, durante l’epica nevicata dell’85 (foto pubblicata da uno dei membri del gruppo facebook “Sei di San Pio se…”)
Un'altra ricorda: "Sei di san Pio X se.....hai fatto le mitiche corse campestri della Barolini! Vi ricordate?". Qualcun altro pubblica una foto di viale Giorgione imbiancato dalla neve della leggendaria nevicata dell' '85. C'è poi chi ricorda di come sia cambiata la fisionomia del quartiere, come rileva un altro membro del gruppo: Sei di San Pio se... "Se ti ricordi che sotto l'A&O ..al posto dell' attuale dentista ..c'era una pizza al taglio!!". E chi organizza cene e pizze di classe, della pallavolo, del calcio... Il gruppo Sei dei Ferrovieri se... conta 754 membri. Si parte con la condivisione di importanti ricordi comuni: Sei dei Ferrovieri se... "Il tuo bar di ritrovo era dalla Pina", "Se ti ricordi il campo di granturco prima che realizzassero il Parco Retrone", "Se sei dei Ferrovieri...devi aver bevuto almeno una volta nella fontanella dietro la chiesa". E c'è chi, davvero, in questo quartiere ha lasciato il cuore, come scrive una mamma: "Vedere crescere i tuoi figli negli stessi posti dove sei cresciuto tu, vederli frequentare gli stessi posti dal parco giochi alle scuole, andare in bicicletta in Via Baracca, ti fa uno strano effetto e ti carica di ricordi ancora più di
quanti ne hai per la tua esperienza personale. Ieri, passeggiando con la mia famiglia, vedere appunto la partita di calcio al campo vicino alla chiesa e girarsi vedere che c'era una partita di pallavolo mi ha riempito il cuore". Il gruppo Sei di Laghetto se... conta 26 membri, ma non per questo è meno attivo: i post infatti si accumulano uno dietro l'altro, Sei di Laghetto se... "giocavi all'elastico in Via Lago D'orta", "Se le sere d'estate le passavi al Parchetto", se "facevi parte di una delle compagnie che si ritrovavano sotto i portici", se "Era impensabile mancare alla mitica Festa delle Margherite". Alla fine di questa carrellata, ammettetelo, vi è rimasta un po' di nostalgia. E allora, fate un salto su Facebook a verificare se c'è anche il gruppo dedicato al vostro quartiere e se non c'è attivatelo. Potreste ritrovare vecchi amici, ricordi ormai sepolti nella memoria, emozioni dimenticate. E a chi dice che il mondo va avanti, che i ricordi sono inutili, che non bisogna guardare il passato... i vicentini non possono che rispondere "Ceste"! © RIPRODUZIONE RISERVATA
22 febbraio 2014 pag 18
Il comune per la prostituzione in periferia: al via le iniziative di informazione di Giulia Libanori
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Come dice il proverbio, uomo salvato mezzo avvisato e noi facciamo un grande piacere perchè avvisiamo". Così parla il sindaco di Vicenza Achille Variati a Palazzo Trissino parlando delle iniziative di contrasto alla prostituzione su strada. Da lunedì 23 febbraio alle ore 23, mentre in altre aree del Veneto si vorrebbe legalizzare la prostituzione tassandone le “libere professioniste, inizierà in città quella che il sindaco ha definito "un'iniziativa un pò spregiudicata" che ha l'obiettivo di spostare (di nuovo?) le prostitute dalla zona centrale a quella industriale della città. Si cercherà di sgomberare le strade principali della città, in particolar modo viale Verona e viale San Lazzaro, vie molto frequentate dalle prostitute e dai loro clienti. In queste zone saranno presenti dei tabelloni sui quali ci sarà il divieto di prostituzione e la conseguente multa di 500€ per chi trasgredisce. Questi avvisi saranno proiettati nelle ore notturne sui tabelloni AIM solitamente utilizzati per segnalare i parcheggi, sarà inotre presente in viale San Lazzaro un display led all’altezza
/ Segnalazioni anti prostituzione
/ Multe contro la protituzione in zone centrali
del civico 91 con impresso il seguente messaggio: “In questa zona vengono effettuati controlli contro l’esercizio della prostituzione. 500€ di multa ai clienti e alle prostitute”. Tali controlli affermano il sindaco e l’assessore alla sicurezza urbana Dario Rotondi verranno attuati grazie all’utilizzo di telecamere oltre alla massiccia presenza in borghese di rappresentanti delle forze dell’ordine. E’ prevista anche la realizzazione di volantini distribuiti dalla cooperativa La Mimosa nei quali si spiega ai diretti interessati quali sono i rischi che si corrono se non si pren-
dono in considerazione le nuove normative e si indicano inoltre le zone della città dove la prostituzione viene accettata. E' il primo caso in Italia, secondo il comune, che prevede l'utilizzo di tali mezzi informativi per incentivare la diminuzione di uno dei fenomeni più persistenti nelle città. L’ordinanza anti prostituzione è valida nella zona rossa della città ossia nella zona vietata che si estende circa al 99% della rete stradale vicentina. Solo 11 km infatti sono luoghi in cui è permessa tale attività. Anche le vie San Lazzaro e Verona sono a tutti gli effetti zone
rosse ma la prostituzione, nonostante sia diminuita rispetto al passato, continua ad esistere anche perché, come spiega l’assessore Rotondi, in questi viali le prostitute ci vivono. Quello che si cercherà di fare da lunedì è infatti convincere i clienti a spostarsi nella zona più periferica della città ossia quella industriale di Vicenza Ovest, portando maggiore tranquillità e sicurezza altrove. Dalle ultime stime del comune si realizza che solo nel 2013 i verbali elevati a prostitute sono stati 1031 e nessuno di questi è stato pagato, mentre quelli ai clienti sono stati 54 di cui 32 effettivamente pagati. Dall’inizio dell’anno invece sono stati 117 a prostitute di cui 0 pagati, 14 ai clienti di cui 4 già pagati; ma l’assessore si dice fiducioso in quanto non tutti sono ancora scaduti. Anche se ovvimente la situazione non si risolverà in breve tempo e,
vale la pena sottolineare che dovrebbe essere migliorata anche da un punto di vista legislativo nazionale, sia il sindaco che l’assessore si dicono convinti della buona riuscita del progetto. E chi chiede al sindaco cosa ne pensa della proposta fatta dalla Lega di chiedere un contributo fiscale alle prostitute lui risponde:”Non so come sia nata la mozione della Lega ma se una cittadina decide di fare la prostituta come lavoro in modo libero, senza essere costretta, è giusto che paghi le tasse, ma questo è un altro discorso”. Noi non sappiamo se arriveremo mai ad avere un contributo fiscale da queste “lavoratrici” ma per ora ci accontentiamo di vedere le nostre strade libere dal fenomeno della prostituzione e, di conseguenza, più sicure e civili. © RIPRODUZIONE RISERVATA
"Verso Monet" e non solo: Vicenza si arricchisce di eventi (g. l.) Dal 22 febbraio al 4 maggio si terrà a Vicenza, all'interno della Basilica Palladiana, la mostra d'arte "Verso Monet, storia del paesaggio dal Seicento al Novecento". La nostra città ospiterà la mostra record che si è appena conclusa a Verona e che ha ottenuto il maggior numero di visitatori in Italia durante l'inverno. Quest'anno la rassegna pittorica, al contrario di quanto avvenuto nel 2013, terrà la città palladiana come seconda e ultima tappa e vista la quantità di biglietti prenotati (circa 70.000) e la differenza sostanziale rispetto allo stesso dato registrato un anno fa a Verona, si può considerare già un successo. Secondo gli ultimi dati, infatti, molti italiani, veronesi in particolar modo, hanno preferito prenotare per la mostra di Vicenza rispetto a quella della città scaligera, mentre solo un anno fa sono stati pochissimi i vicentini che si sono recati al Palazzo della Gran Guardia per ammirare in anteprima lo spettacolo. In occasione dell'apertura la mostra resterà aperta fino all'una di notte e
sarà possibile dalle ore 19 alle 24 acquistare il biglietto ridotto a 10€ anzichè a 13€. Sarà poi presente un ricco buffet, presentato dai ragazzi della scuola alberghiera San Gaetano, e il curatore Marco Goldin spiegherà con due conferenze i motivi e i temi della mostra. L'esposizione presenterà al pubblico quadri provenienti dai più famosi musei internazionali. Le opere presenti in Basilica saranno 101 in totale, di cui tre non presenti a Verona, e si divideranno in varie sezioni che copriranno svariati movimenti pittorici, focalizzandosi in particolar modo sulla comparazione tra Realismo e Impressionismo. Dopo un iniziale scorcio di Venezia rappresentato in maniera egregia da Canaletto la natura e il mare vengono illustrati da pittori di tutto il mondo: inglesi, americani, olandesi, francesi e così via. I paesaggi rappresentati saranno molto vari così come le correnti pittoriche. Dopo aver ammirato i quadri di Turner, Constable, Church, Renoir si arriva finalmente alla sezione finale dedicata ai due
grandi dell'Impressionismo: Van Gogh e Monet. Le ultime sale saranno dedicate alla natura rappresentata da questi due grandi autori dell'800. La mostra dunque riprodurrà vedute, giardini e spiagge dei più significativi artisti che hanno contribuito a rendere grande la pittura dal XVII al XX secolo. Unico punto dolente la chiusura della terrazza sulla Basilica che, a differenza dello scorso anno, non permetterà ai turisti di ammirare le bellezze del centro cittadino. Essa, assicurano però dal comune, sarà riaperta arricchita da un bar con la stagione estiva in modo tale da favorire happy hour e incontri in uno dei luoghi più caratteristici della città. E in concomitanza con la mostra la città palladiana si conferma punto di attrazione e di eventi. Molte sono infatti le iniziative in programma: serate a teatro, concerti, feste a tema e manifestazioni dedicate allo sport e alla cultura, per grandi e bambini. Da sottolineare anche i progetti creati dal comune in oc-
casione della festa della donna che proporranno incontri di poesia, dibattiti sulla discriminazione femminile contemporanea, opere di teatro, danza e mostre di vario genere. Da segnare sul calendario inoltre l'appuntamento con la StrAVicenza, la gara dedicata a tutti i maratoneti e non solo prevista per domenica 16 marzo, giornata che prevede il blocco totale
delle auto e si prospetta così essere perfetta per tutti coloro che vogliono godersi appieno la città. Per i prossimi mesi quindi Vicenza si arricchirà di turisti e amanti della cultura, per i quali ha organizzato un calendario fitto e variegato dal quale non ci resta che segnare le date più interessanti..
/ Goldin fa il padrone di casa a Verso Monet
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Per Fratelli d’Italia debutto delle primarie a Vicenza di Edoardo Andrein
S
e n’era andata sbattendo la porta la giovane ex ministro Giorgia Meloni, quando un anno fa il Popolo delle Libertà sembrava avviato anch’esso al momento di aprire i gazebo per le primarie. La Meloni voleva fare le primarie nel centrodestra per scegliere il leader da candidare alle elezioni politiche, ma l’ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi aveva annullato tutto. E allora è nato in fretta e furia il movimento Fratelli d’Italia, fondato insieme a Ignazio La Russa e Guido Crosetto. Un’operazione che anticipava lo smembramento del centrodestra italiano che, dopo lo strappo di Angelino Alfano con la formazione del Nuovo Centro Destra, si sta frantumando in diverse anime alla ricerca di una maggiore democrazia e partecipazione interna. Ora è arrivato il momento del debutto delle primarie del centrodestra programmate per sabato 22 e domenica 23 febbraio con i rappresentanti vicentini di Fratelli d’Italia Mattia Ierardi, Portavoce Provinciale, Renato
/ Alex Cioni
Gasparini, referente area “bassanese”, Alex Cioni, dell’ area “alto Vicentino” e Giovanni Agresta, per il “basso Vicentino”, che chiamano a raccolta tutti i vicentini, iscritti o simpatizzanti del Movimento nei due seggi elettorali allestiti sul territorio Provinciale, a Vicenza e Bassano del Grappa. C’è da scegliere il Presidente Nazionale del Movimento e i “grandi elettori”, cioè complessivamente 3150 delegati – di cui 41 dalla provincia di Vicenza - che avranno il compito, nel congresso nazionale previsto a Fiuggi per l’8 e 9 marzo 2014, di ratificare l’elezione del Presidente nazionale,
la scelta del simbolo e l'elezione dei membri dell'Assemblea Nazionale del movimento. Le regole prevedono la scelta di cinque preferenze tra i candidati nel territorio di appartenenza, il nuovo simbolo del Movimento tra una rosa di otto proposte selezionate dalla Segreteria generale del Congresso anche tenendo conto della consultazione online organizzata nel mese di gennaio e nella scheda elettorale c’è anche un apposito spazio dedicato alle “primarie delle idee” con la possibilità di esprimere un’opinione su dieci temi caldi o particolarmente cari al Movimento: dal presidenzialismo all'uscita dal-
/ Mattia Ierardi
/ Renato Gasparini
l'Euro, o dalla riapertura delle case chiuse alla stretta sulle slot machine. Gli iscritti al Movimento votano gratuitamente, mentre per i non iscritti c’è da versare un contributo minimo di 2 euro e sottoscrivere il manifesto politico. Infine gli elettori possono recarsi a votare in qualunque seggio sul territorio provinciale perché il loro riconoscimento avverrà mediante un sistema informatico che garantisce la regolarità del voto con la possibilità di votare anche on-line (tranne che per i “grandi elettori”) collegandosi al sito internet di Fratelli d'Italia. «Mentre gli altri si mettono d’accordo su una legge elettorale che ha come unica certezza quella di mantenere le liste bloccate e
negare agli italiani il diritto di scegliere direttamente da chi farsi rappresentare in Parlamento, noi facciamo la scelta di primarie a tutti i livelli, per la selezione della leadership nazionale e dei dirigenti locali. Primarie anche per la scelta del simbolo, che metterà insieme la tradizione di Alleanza Nazionale con l’innovazione di Fratelli d’Italia», ha dichiarato la leader Giorgia Meloni nella presentazione delle storiche primarie. E sì, perché l’altro fatto rilevante, oltre alla prima volta del centrodestra, è che con queste primarie torna a comparire il simbolo di Alleanza Nazionale concesso dal suo detentore legale, la Fondazione An, a condizione però che il movimento accolga le candidature più aperte possibili di chi si sente alternativo alla sinistra. Sono passati quasi cinque anni da quel 29 marzo 2009, quando l’ultimo grande partito della destra fondato da Gianfranco Fini dalla tradizione dell’Msi di Giorgio Almirante si è fuso insieme a Forza Italia nel PdL, ma ora la “fiamma” sembra voler tornare a rinascere. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Comitati anti-zingari, avanti un altro. Non rimane che un bel viaggio in Svizzera (e. a.) A Vicenza, dopo il polverone bollette, nasce un nuovo comitato, con tanto di raccolta firme. Ogni volta che spunta una nuova ipotesi per lo spostamento temporaneo dell’area di viale Cricoli adibita a ospitare le famiglie Rom e Sinti si forma anche un comitato ad hoc: ora è il turno degli abitanti di di via Muggia, con tanto di minacce di occupare l’area prescelta. Nel frattempo i comitati che (sembra) siano riusciti a scampare il “pericolo” esultano tra politici che continuano a soffiare sulla protesta incuranti delle paventate denunce annunciate a VicenzaPiù dalle associazioni Rom e Sinti per istigazione all’odio razziale. La proposta clou che arriva dal centrodestra è quella di trasferire il campo zingari al nascente Parco della Pace: “un parco - come ricorda il nostro lettore Andrea Lanaro in una parte del suo intervento in risposta all’interpellanza del consigliere di Forza Italia Roberto Cattaneo – “chiuso da 8 mesi per la bonifica bellica e a oggi non si conosce ancora la data di conclusione definitiva delle operazioni: infatti è pieno di ordigni piccoli e grandi che richiedono la messa in sicurezza, oltre ad almeno un "bomba day" non ancora
programmato”. Chiosata dal commento Zaupanto: “Vuoi vedere che qualcuno voleva mandare i rom solo come tester cavia per la bonifica...diretta?”. E mentre sul versante politico opposto sono impegnati a passare le giornate occupando la sede del Partito Democratico di Vicenza per il cambio di “allenatore” alla guida del Governo di un’Italia alla ricerca perenne del suo Mourinho, non ci si accorge che Vicenza, tra comitati anti-rom, ordinanze contro accattoni, accuse generalizzate agli immigrati e assessori alla sicurezza con il cappello da sceriffo in testa, sembra diventare una città sempre più razzista. Sì, perché come nel caso degli abitanti del campo di via Cricoli il più delle volte questo astio è basato solo su pregiudizi, come confermano anche le diverse ricerche sui Rom e Sinti. A partire dai numeri, visto che in Spagna ci sono 800mila rom, in Francia 400mila e in Italia si stima la presenza media di circa 150 mila rom, pari allo 0,23% della popolazione. E oltre il 90% di quelli che vivono in Italia ha abbandonato da decenni la vita nomade: su 150mila, infatti, solo 40mila vivo-
/ Una famiglia Rom
no nei campi, la maggioranza abita in case. Da una relazione sulla situazione dei rom in undici Stati membri pubblicata dall'Agenzia dei diritti fondamentali dell'Ue risulta che un rom su tre è disoccupato e il 90% vive al di sotto della soglia di povertà. Molti si scontrano quotidianamente con pregiudizi, intolleranza, discriminazioni ed esclusione sociale che porta ad emergere una reticenza a dichia-
rarsi rom per cercare un lavoro. Questo a causa della "generalizzata tendenza a legare all'immagine dei rom e dei sinti ogni forma di devianza e criminalità. Inoltre, secondo una ricerca a cura di Sabrina Tosi Cambini dell'Università di Verona, viene smontato lo stereotipo della "zingara rapitrice di bambini": su tutti i circa 30 casi riportati dall'Ansa fra il 1985 e il 2007 non c'è alcun rapimento di minori a opera di un gruppo rom o
sinto. Fino a che non si riuscirà ad andare oltre i pregiudizi e a integrare in modo efficiente queste comunità nella nostra società spunteranno comitati anti-zingari come funghi. Anche quando torneranno nel terreno di via Cricoli a Vicenza, i vicini di casa intorno magari formeranno un comitato. E allora dove li mettiamo? Forse la soluzione arriva dall’anziana vicentina Oriella Cazzanello, una signora di 85 anni di Arzignano, andata in Svizzera senza dire nulla ai parenti per andarsene dalla vita in silenzio, in una clinica dove le è stata praticata l'eutanasia, emulando un numero crescente di italiani che negli ultimi anni (2-3 al mese secondo Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, Associazione per il diritto a una morte dignitosa) ha deciso di compiere il viaggio della morte in Svizzera. Magari qualche vicentino, dato che il nazismo sembra ormai un lontano ricordo, ci sta pensando anche per risolvere il problema Rom e Sinti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
22 febbraio 2014 pag 20
La politica. Da riscoprire finché non sarà troppo tardi di Giovanni Coviello Si può essere di destra e di sinistra, si può dire che destra e sinistra sono schemi superati. Ma si torni a parlare di politica. Che non è il mezzo oggi preferito per coprire sempre più squallide operazioni di spartizione di potere che arrivano a “scrivere” leggi, come quella elettorale, solo per registrare e cristallizzare, peggiorandolo, lo status quo e non per migliorare il Paese. La politica era e deve tornare ad essere
confronto di idee e di metodi per realizzarle per il dimenticato interesse pubblico, che va rimesso al centro del nostro agire a tutti i costi, pena la disfatta completa dello stato democratico. Che si condivida o meno quello che da tempo scrive, e fa, Giorgio Langella, comunista ed imprenditore, nessuno gli può negare di aver sempre inteso la politica nella sua originaria accezione. Pubblichiamo il suo scritto, ricco di dati e analisi oltre che di bozze di proposte su cui confrontarsi, e lo facciamo totalmente nostro ma con un’aggiunta: pensiamo che ci siano anche uomini di destra che ma-
gari la pensano diversamente da lui, ma che mettono il loro agire basato su degli ideali al servizio di tutti. Se hanno fatto la storia della politica di sinistra gli Antonio Gramsci, i Giuseppe Di Vittorio, i Ferruccio Parri, gli Enrico Berlinguer che Langella cita, non mancano anche a destra i nomi di chi sul fronte opposto faceva della politica, però, la bandiera comune. Li invitiamo i Langella di destra a venire sempre di più allo scoperto e a fare anche loro i nomi delle loro “persone integerrime” di riferimento e dei loro “veri giganti della Politica”, non a caso con l’iniziale maiuscola, magari come
/ Scontri in Parlamento
i Giorgio Almirante e i Giovanni Malagodi, invisi ai Langella di allora, ma dei cui opposti ideali sentono l’assenza anche i comunisti di oggi. Su queste colonne e sul nostro network web ne contiamo e ne ospitiamo sempre qualcuno in più. Democratica-
mente, perché la democrazia non è di destra né di sinistra ma ha bisogno di destra e di sinistra o di come volete voi stessi chiamare i molti, non solo due, poli di confronto civile e sociale. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Mentre si parla il lavoro manca di Giorgio Langella
Uno spettacolo insopportabile in tutt’Italia Stiamo assistendo a uno spettacolo insopportabile. Gli attori sono quei politicanti che siedono in parlamento o quelli che, standone fuori ma controllando i partiti maggiori, si accordano per modificare la Costituzione e le regole democratiche del nostro paese. In senso autoritario. E allora si vedono “ghigliottine” (cioè la decisione di interrompere d’imperio l’ostruzionismo parlamentare) per poter approvare un decreto che regala miliardi alle banche accorpandolo a quello che conferma il non pagamento della rata dell’IMU, schiamazzi, urla, botte, schiaffi, volgarità, insulti via internet secondo le regole dei peggiori film di infimo ordine. Oppure le incivili proteste della destra che si
inalbera perché il Senato si costituisce parte civile in un processo che vede imputato Silvio Berlusconi (già condannato in forma definitiva per frode fiscale ai danni dello stato) accusato di aver dato qualche milione di euro a qualche senatore per “convincerlo” a passare dalla sua parte. Uno spettacolo indegno di un paese civile. La fotografia impietosa di un paese in grave crisi politica, dove la democrazia è a rischio, dove corruzione e malaffare sono “normali”, dove si nascondono i problemi reali dietro la volgarità di battute da avanspettacolo indecente. Il dibattito politico si avvita su quali siano le più proficue alleanze da fare in vista della nuova legge elettorale concordata da Renzi e Berlusconi e sugli insulti scagliati dal M5S verso chi occupa alte cariche istituzionali. Al di là dei metodi inquietanti di azione politica messe in atto dai rappresentanti del M5S, restano le decisioni della maggioranza di governo di mettere assieme, in un’unica vota-
/ La presidente della Camera Laura Boldrini "ghigliottina" l’opposizione
nere un “equilibrio immobile” tra pochi partiti, ormai poco distinguibili tra loro, che risponderanno a quei gruppi di interesse che saranno i veri padroni del paese. Con la scusa della “governabilità” il dissenso verrà soppresso, si cancelleranno le minoranze “scomode”, si imporrà una “pace sociale” ottenuta con il silenzio che soffocherà chi non la pensa come la maggioranza.
/ Il presidente del Senato Pietro Grasso lo “costituisce” parte civile
zione, provvedimenti tra loro diversi come quello sull’IMU e sul finanziamento “mascherato” alle banche private tramite la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia, cosa che ha scatenato la bagarre dei deputati diretti da Grillo e Casaleggio. E resta, soprattutto, la presentazione di una legge elettorale (concordata fuori dal parlamento tra Renzi e il pregiudicato Berlusconi) che, guarda caso, favorisce le coalizioni e i partiti più forti (e, quindi, PD e FI). Il risultato dell’applicazione della “nuova” legge elettorale (l’italicum) potrebbe essere quello di avere un parlamento formato da un partito di destra (FI e vari alleati “rientranti” sotto l’ala berlusconiana), un partito del fu centro sinistra diventato sempre più autoritario e contiguo a posizioni di centro-destra (il PD), un movimento (ma perché, poi, non chiamarlo partito?) come il M5S che mescola giuste proteste ad atteggiamenti fascistoidi in un minestrone i cui ingredienti principali sono populismo e qualunquismo.
A guardar bene, tutte queste tre forze hanno una visione “aziendale” dell’organizzazione politica. Da questa deriva una gestione autoritaria, l’assenza di dibattito e discussione, il decisionismo del “capo”, la criminalizzazione del dissenso interno ed esterno. Tutte tre hanno “leader” che impongono il proprio volere a militanti e quadri intermedi che sembrano incapaci di pensare autonomamente. Questa situazione verrà “stabilizzata” da una legge elettorale molto poco democratica che cancellerà le forze alternative al sistema grazie a soglie di sbarramento che impediranno a milioni di cittadini di essere rappresentati in parlamento. Un parlamento così costituito, risultato dei voti cancellati dalle soglie di sbarramento e delle crescenti astensioni, rappresenterà non la complessità dell’intero paese ma una minoranza. Ci troveremo ad essere governati da oligarchie. Vivremo in una sorta di dittatura (blanda o feroce a seconda dei temi trattati) che servirà a mante-
Una situazione drammatica, anche in Veneto e a Vicenza Intanto, la commissione europea fa sapere che la corruzione in Italia è pari a 60 miliardi di euro. La metà del totale della UE. Con la corruzione e l’evasione fiscale a livelli insopportabili per un paese civile, mentre la politica parlamentare parla d’altro, nonostante le dichiarazioni ottimistiche dei rappresentanti del governo, il lavoro manca e la crisi impoverisce lavoratori e pensionati. L’assenza dello Stato (di questo stato liberista) è evidente. Basta pensare al “caso Fiat” con l’azienda torinese che cambia pelle e nome (diventa FCA), sposta la sede legale in Olanda, la residenza nel Regno Unito (la sede fiscale è a Londra) per pagare meno tasse e sarà quotata a New York. Il governo non dice nulla. Un silenzio complice di chi ha prodotto la frana produttiva e industriale del nostro paese. Alcuni esponenti del partito di maggioranza come il sindaco di Torino (Piero Fassino PD), dichiarano che sono “orgogliosi della Fiat mondiale” e che questa fuga dell’azienda torinese dall’Italia
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giunto il 12,7%, il numero degli occupati continua a diminuire, i giovani non hanno lavoro né prospettive, i senza lavoro non iscritti nelle liste di disoccupazione sono in aumento. Ci sono più di 6.000.000 di persone che vorrebbero lavorare e non trovano occupazione. Nel 2013, in Veneto, ci sono state 1.930 aziende entrate in crisi (furono 1.502 nel 2012). A Vicenza (sempre nel 2013) le aperture di crisi hanno colpito 320 aziende (nel 2012 furono 271). In Veneto (nel 2013) sono state autorizzate 26.380.484 ore di cassa integrazione ordinaria (28.098.705
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Enrico Berlinguer
disciplinari nei confronti del segretario della Fiom (vedi il riquadro).
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/ Camusso & Landini insieme, un'immagine vecchia
non è grave, anzi. Non si accorgono “lorsignori” che si sta puntualmente verificando quanto già era stato denunciato dalla Fiom e dai partiti di sinistra (quelli non presenti in Parlamento) qualche anno fa? Perché si lascia fare a Marchionne e ai rampolli della famiglia Agnelli tutto quello che vogliono? Perché non si attua la Costituzione e perché lo Stato non interviene direttamente nella questione? Perché non si chiede alla Fiat il rientro dei soldi che la collettività le ha dato negli anni? Perché il governo latita quando di mezzo ci sono famiglie importanti o sedicenti “grandi imprenditori”? La stessa malinconica assenza (che, forse, sarebbe più giusto definire connivenza?) la si può percepire anche nel caso Electrolux. Infatti, mentre Renzi e gli altri capi dei partiti che sono in Parlamento sono “prudentemente” silenziosi, Davide Serra, uno dei “consiglieri economici” più ascoltati dal segretario del PD, dichiara di compren-
dere la pretesa padronale di tagliare di centinaia di euro al mese i salari mensili dei lavoratori, una scelta questa che, secondo lui, è razionale e realistica. È facile per chi vive nell’agiatezza parlare con distacco e superficialità della povertà altrui. Ma come potranno vivere quei lavoratori con il drastico taglio di salari già oggi insufficienti? Il governo si dimostra timido, spaesato, senza una linea precisa se non quella di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Non agisce con il coraggio e la determinazione necessarie per impedire la desertificazione produttiva e industriale del nostro paese. Rinvia, attende, tergiversa. È inadeguato, inutile. Così, mentre importanti esponenti del governo si affrettano a dichiararsi ottimisti, la crisi non dà tregua a chi vive del proprio lavoro e della propria pensione. I dati sono lo specchio del dramma che si vive nel paese. A livello nazionale il tasso di disoccupazione ha rag-
Giorgio Almirante
ore nel 2012) e 94.226.540 quelle di cassa integrazione straordinaria (75.938.311 ore nel 2012). A Vicenza (nel 2013) le ore di cassa integrazione ordinaria sono state 4.067.682 (4.160.281 ore nel 2012) e 6.133.590 quelle di straordinaria (5.733.721 ore nel 2012). Come si può vedere la piccola diminuzione di ore di cassa integrazione ordinaria non pareggiano affatto il consistente aumento di cassa integrazione straordinaria che, spesso, significa l’anticamera della mobilità e del licenziamento. Per quanto riguarda la mobilità, i licenziamenti collettivi (legge 223/91) hanno colpito, in Veneto, 12.483 lavoratori (nel 2012 furono 8.503) e a Vicenza 2.371 persone (1.581 nel 2012). Un aumento drammatico che dà l’idea di un sistema produttivo allo stremo. Anni (se non decenni) di mancati interventi pubblici, l’assenza di un serio piano per il lavoro, la miopia e l’ingordigia dei capitalisti nostrani attenti soprattutto a fare cassa con speculazioni varie, la riduzione drastica degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo, hanno prodotto macerie.
Di fronte a questa situazione i segretari dei tre maggiori sindacati italiani firmano, assieme a confindustria il “Testo Unico sulla Rappresentanza”, un accordo tra privati che fissa vincoli che limitano la libertà di ogni lavoratore di scegliere i propri rappresentanti e che fissa sanzioni a chi non segue (o seguirà) i dettami della maggioranza di chi ha firmato tale accordo. La firma del “Testo Unico sulla Rappresentanza” dimostra lo stato confusionale nel quale si trovano organizzazioni dei lavoratori che hanno smarrito il proprio obiettivo di lottare per i diritti e gli interessi della classe lavoratrice e che prestano attenzione esagerata alle esigenze di quelle forze politiche che governano il paese. Siamo di fronte a una resa senza condizioni del movimento dei lavoratori del nostro paese, una sconfitta accettata come inevitabile che deve preoccupare. Preoccupazione che viene aggravata dalle notizie che trapelano circa il tentativo della segretaria generale della CGIL Susanna Camusso di mettere sotto accusa Landini e chiedere provvedimenti
da il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2014 Il segretario della Cgil Susanna Camusso ha scritto di suo pugno una lettera per chiedere al Collegio Statuario di valutare il comportamento del numero uno della Fiom Maurizio Landini. Al centro delle polemiche, le dure critiche del leader dei metalmeccanici per l’accordo firmato con Confindustria sulla rappresentanza. Ecco il testo della lettera: “Io sottoscritta Susanna Camusso, tessera numero 718519 del 2013 (non essendomi ancora stata consegnata la tessera 2014), chiedo al Collegio Statutario di appurare se è coerente o consentito che il Segretario Generale di una Categoria, nel caso Fiom-Cgil, affermi che le decisioni del Comitato Direttivo non sono per lui e per la sua categoria un vincolo, e che non essendo vincolato discuterà con la Fiom-Cgil e i delegati quello che c’è da fare. Dichiarazioni rese nell’intervento al Comitato Direttivo e reiterate ripetutamente alla stampa. Chiedo, inoltre, al Collegio Statutario se si è in violazione della norma, come si possa determinare il rimedio o la sanzionabilità del comportamento stesso“.
L’Italia sembra una nazione che chiude gli occhi per non vedere il disastro sociale ed economico che soffoca chi vive del proprio lavoro. Un disastro prodotto da una classe dirigente inadeguata, incapace e corrotta. Sembra un impazzimento generale che fa si che si parli d’altro, che si impongano leggi e regole inutili e dannose, che si tentino di risolvere i problemi con l’apparenza e non con la sostanza. Tutte cose che servono a non cambiare nulla, a consolidare le rendite di posizione, a perpetuare il sacco delle istituzioni. Sembra di vivere la “fine dell’impero”.
La necessità di cambiamento globale L’unica speranza è in un cambiamento profondo, radicale. Si lavori per attuare la Costituzione e non per tentare di stravolgerla. Si risolvano i veri problemi del paese a partire da quello del lavoro ridando dignità e forza al ruolo dello Stato nell’economia e nella produzione industriale. Si inverta la rotta cancellando le pessime (contro)riforme del sistema pensionistico e del mercato del lavoro firmate dal ministro Fornero e la possibilità di derogare, in tema di rapporti di lavoro, qualsiasi legge dello Stato (come prevede il famigerato articolo 8 dell’ultima finanziaria approvata dal governo Berlusconi). Si colpiscano severamente corruzione ed evasione fiscale. Si ripristini il falso in bilancio. Si facciano riforme serie, vere, strutturali, che permettano una equa distribuzione della ricchezza. Senza ambiguità, senza bizantinismi, senza timori di essere considerati per questo “di sinistra” anzi “troppo di sinistra”. Questo è il compito della sinistra. Perché è della sinistra che il paese ha bisogno. Di quella sinistra vera che, oggi, è esclusa dal parlamento e che fonda le sue radici in quel grande progetto di cambiamento della società che fu di persone integerrime, veri giganti della Politica, come Antonio Gramsci, Giuseppe Di Vittorio, Ferruccio Parri, Enrico Berlinguer ... © RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Testimoni di Geova: in che cosa credono? di Lee Gheno
Dopo aver visto che i testimoni di Geova sono una confessione cristiana a pieno titolo (VicenzaPiù 259, 25 ottobre 2013), vediamo alcuni aspetti del loro credo, rinviando di volta in volta a specifici punti della Sacra Bibbia.
I
nnanzi tutto, qual è la concezione di Dio che ha il Testimone che è forse vostro vicino, conoscente, collega di lavoro o che vi viene a far visita? Dalle Sacre Scritture, ha appreso che Geova (in ebraico הוהי, YHWH) è il nome personale di Dio. Per quanto la Bibbia usi termini come “Dio”, “Padre”, “Creatore”, “Sovrano Signore”, “Eterno”, “Altissimo”, “Onnipotente”, ecc., il tetragramma – termine che significa “parola di quattro lettere”, le 4 consonanti ebraiche הוהי, per l’appunto – è unico e nel testo ebraico della Bibbia ricorre circa 7.000 volte. La frequenza stessa con cui ricorre dimostra l’importanza di questo nome. Secondo i testimoni di Geova, non è corretto che tanti traduttori moderni della Bibbia tolgano dalle Sacre Scritture il caratteristico nome personale di Dio nel dichiarato intento di non urtare chi considera tale nome “ineffabile” e addirittura “offensivo”. “Gèova” è la forma italiana che rende l’originale nome di Dio; è nota da secoli e viene specificamente compresa quale nome proprio di Dio. I testimoni di Geova ten-
gono in alta stima il nome di Dio, anche in ossequio alle parole di Gesù: “Sia santificato il tuo nome” (Vangelo di Matteo
6,9). Dalla conoscenza e dal rispetto del nome di Dio e della Sua volontà dipende la salvezza del fedele (Gioele 2,32; Atti degli Apostoli 2,21). Geova Dio, il Padre di Gesù, va adorato, secondo le stesse parole di Suo Figlio “con spirito e verità” (Vangelo di Giovanni 4,24), vale a dire secondo i dettami della Bibbia e senza l’ausilio di immagini più o meno sacre (Esodo 20,4-5). I testimoni di Geova ritengono fondamentale rivolgersi solo a Dio in preghiera, ma non concepiscono quest’ultima come una serie di formule ripetute a memoria (Vangelo di Matteo 6,5-7). Non ritengono che si debbano pregare i “santi”, i quali dovrebbero intercedere per il fedele. Gesù Cristo è il Figlio di Dio. In quanto Figlio non ha l’autorità e il potere del Padre; inoltre, proprio perché Figlio ha avuto un inizio (Lettera ai Colossesi 1,15; Apocalisse 3,14). Come già illustrato nell’articolo precedente, i testimoni di Geova, pertanto, credono in Gesù Cristo (Vangelo di Giovanni 3,16). Che accettino il punto di vista biblico della subordinazione di Cristo al Padre non significa che snaturino il ruolo e l’importanza di Cristo: lungi dal fare questo, i Testimoni fondano il loro credo e la loro prassi religiosa sulla figura e
sugli insegnamenti del Cristo, quale modello da seguire (Prima lettera di Pietro 2,21). Gesù Cristo depose la propria vita per offrire l’unico riscatto necessario e sufficiente per la salvezza di tutta l’umanità, essendo poi stato risuscitato in spirito per tornare in cielo (Vangelo di Matteo 20,28; Prima lettera di Pietro 3,18). Pertanto, benché Gesù Cristo sia di natura divina (Vangelo di Giovanni 1,1; 1,18) e nettamente distinto dall’Iddio Onnipotente, è l’unico mediatore valido tra Dio e gli uomini (Prima lettera a Timoteo 2,5; Vangelo di Giovanni 14,6). Data la subordinazione di Gesù Cristo (il Figlio) a Geova (il Padre, l’Iddio Onnipotente), i Testimoni non accettano il dogma della Trinità secondo cui il vero Dio è formato da tre persone distinte ma coeguali e coeterne. La Bibbia descrive lo spirito santo come la forza di cui Dio dispone, senza attribuirgli caratteristiche di “persona”, come del resto viene spesso riconosciuto anche dagli esegeti moderni (Genesi 1,2; Vangelo di Matteo 3,11; Vangelo di Luca 1,41; Atti degli Apostoli 2,4). Nella dottrina dei Testimoni quindi sono sì presenti sia il Padre, sia il Figlio, sia lo spirito santo: non è però presente il concetto di una Trinità perché non ricavabile dalle Scritture (Deuteronomio 6,4; Vangelo di Giovanni 14,28; Prima lettera ai Corinti 11,3; 15,28). La dottrina della Trinità, sconosciuta anche ai primi padri della chiesa, venne abbozzata solo nel IV secolo nella sua forma attuale. Aspetto fondamentale del culto dei Testimoni è il battesimo, amministrato non per aspersione ma per immersione in acqua, come nel caso di Gesù e dei primi cristiani (Vangelo di Matteo 3,16). Il battesimo non toglie alcun peccato ma è un simbolo del fatto che una persona ha deciso di servire Dio al meglio delle proprie capacità (Prima lettera di Pietro 3,21). Essendo richiesta un’espressione di fede e
di scelta individuale, non è un passo che si può far compiere a neonati. Il battesimo tra i Testimoni è per persone adulte o comunque in grado di prendere una posizione personale. D’altro canto, Gesù, lui stesso battezzatosi a “circa trent’anni”, comandò che i suoi seguaci fossero battezzati dopo essere stati istruiti nella fede (Vangelo di Matteo 28,19; Vangelo di Marco 1,9-10; Vangelo di Luca 3,2123). Per i Testimoni, la vera fede è ovviamente imperniata sulla Bibbia e sull’accurata conoscenza del disegno di Dio, ed è per conseguire questa accurata conoscenza che i Testimoni studiano regolarmente la Bibbia sia in privato che in gruppi (Vangelo di Giovanni 17,3; Lettera ai Colossesi 1,9-10). La Bibbia è la Parola di Dio, scritta da fedeli uomini del passato sotto ispirazione di Dio, ed è la verità rivelata (Vangelo di Giovanni 17,17; Seconda Lettera a Timoteo 3,16-17). Cristo Gesù la citava di continuo e la spiegava (Vangelo di Matteo 15,3-9; Vangelo di Luca 24,44-45). Trattandosi della Parola di Dio, i Testimoni ritengono che sia completa e sufficiente per la crescita spirituale del fedele (Deuteronomio 4,2; 12,32; Proverbi 30,5-6; Lettera ai Galati 1,8; Apocalisse 22,18-19). Tutti sono nelle condizioni di poterla conoscere. I Testimoni non considerano certe parti della Bibbia più importanti di altre; né accettano solo certe parti per sostenere delle dottrine prestabilite: piuttosto lasciano che sia la Bibbia a stabilire cosa è vero in ambito dottrinale (Seconda Lettera a Timoteo 3,16-17). Nel loro studio personale i testimoni di Geova si avvalgono, per ragioni di completezza, di varie traduzioni bi-
bliche. I Testimoni hanno pubblicato e diffuso nel nostro secolo varie traduzioni della Bibbia in un certo numero di lingue (la più recente è la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture). Nella loro opera di evangelizzazione i Testimoni invitano gli interlocutori a consultare e leggere la propria Bibbia. Nel Padrenostro Gesù ci ha insegnato a pregare che venga il Regno di Dio. I Testimoni ne attendono vivamente l’avvento, poiché da quanto hanno appreso dalla Sacra Bibbia questo vorrà dire buon governo, giustizia e pace in tutto il mondo per le persone sincere e oneste, senza che sulla terra ci sia più il male o chi lo fomenta (Proverbi 2,21-22; Isaia 9,6-7; Vangelo di Matteo 25,4146; Seconda Lettera ai Tessalonicesi 1,6-9). Da un esame delle profezie bibliche i testimoni di Geova concludono che il tempo dell’intervento del Regno di Dio sia prossimo (Vangelo di Matteo 24,3-14; Vangelo di Luca 17,2630; 21,7-36; Seconda Lettera a Timoteo 3,1-5). Questo ovviamente dà loro una prospettiva molto ottimistica circa il futuro, ed è proprio questa visione incoraggiante che cercano di condividere con i loro vicini. Tuttavia, ci sono altri aspetti dell’impianto dottrinale dei testimoni di Geova che meritano di essere conosciuti per poter capire sempre meglio questa confessione cristiana. Ad esempio, cosa pensano della condizione di morti? Quali sono i loro valori morali? Perché si sentono tenuti a venire alla vostra porta? Grazie all’ospitalità di VicenzaPiù, confidiamo di poterne parlare pros simamente. © RIPRODUZIONE RISERVATA