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VicenzaPiù www.vicenzapiu.com Direttore responsabile Giovanni Coviello
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n° 264 - 21 dicembre 2013 - euro 1,20
La “Persona dell’anno” 2013 Luc Thibault, il conflittuale
Quest’anno erano in ballo anche Giorgio Langella, Maria Rita Dal Molin e Massimo D’Angelo, solo alcuni tra i molti altri che meriterebbero pagine e copertine. Quando si sceglie si può anche sbagliare, ma di certo lo “schivo” Luc Thibault, la prima “Persona dell’anno” per VicenzaPiù, sarà il primo a “scusarsi” per la nostra scelta. Un motivo in più per nominarlo.
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Il silenzio sugli innocenti: la strage anti socialista di Utoya raccontata da Luca Mariani di Giulia Turra
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iovedì 12 Dicembre, presso l’Hotel Palladio di Vicenza, il giornalista dell’Agi Luca Mariani ha presentato il suo ultimo libro, Il silenzio sugli innocenti, dedicato alle stragi di Oslo e Utoya avvenute il 22 luglio del 2011, in Norvegia “per far luce sui silenzi che hanno accompagnato l’uccisione di tanti socialisti-laburisti”. L’autore ha dialogato con Luca Fantò, segretario provinciale Psi Vicenza; il moderatore è stato Giovanni Coviello, direttore di VicenzaPiù e VicenzaPiù.Tv, che ha trasmesso in esclusiva l’intera serata il cui video è disponibile gratuitamente on demand su VicenzaPiu.com. La presentazione è stata accompagnata dalla lettura di brani scelti del libro, ad opera di Mario Podeschi. Quel maledetto 22 luglio di due anni fa, Anders Behring Breivik, trentenne norvegese sostenitore di ideologie di estrema destra, ha prima fatto esplodere un ordigno presso il quartier generale del governo, fuori dall’ufficio del Primo Ministro, uccidendo otto persone, e, due ore più tardi, ha attaccato il campeggio dei giovani laburisti, che si teneva sull’isolotto di Utoya. La serata si è aperta con la lettura di un passaggio del libro che ha permesso ai presenti di calarsi immediatamente nell’atmosfera da incubo dell’isolotto di Utoya attra-
verso le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti: le parole di una ragazza dipingono un Breivik lucido e spietato, un attore senza scrupoli che, travestito da poliziotto, ha avvicinato un gruppo di ragazzi con la scusa di informarli circa l’attentato di Oslo, avvenuto poche ore prima, e ha poi aperto il fuoco su di loro, ingaggiando quindi una caccia all’uomo - anzi, al ragazzino, dato che i campeggiatori avevano dai 14 ai 19 anni durata 77 interminabili minuti. “I cellulari suonavano, ma nessuno rispondeva: i proprietari, infatti, erano tutti morti”. Uccisi dalla lucida follia di Breivik. Ma davvero di follia si trattava, o, piuttosto, di infame lucidità? L’autore propende chiaramente per questa seconda possibilità: nel corso della serata, dalle sue parole emerge chiaramente come la matrice ideologica anti socialista che ha armato la mano dell’assassino non solo sia stata messa in dubbio, ma sia stata deliberatamente occultata dalla stampa e dai media. Ecco, quindi, il perché dell’apparentemente enigmatico titolo scelto da Luca Mariani: si è taciuto il fatto che Breivik abbia scelto proprio quelle vittime, i ragazzi che partecipavano ad un campeggio dei giovani laburisti, in ossequio alle proprie deliranti idee antieuropeiste e anti immigrazione. Le prime notizie relative alla strage hanno, infatti, parlato di attentati di matrice islamica; successivamente, quando è emersa la verità ed è stato individuato il responsabile, lo si è fatto passare inizialmente per un pazzo; nessun
risalto è stato dato alla sua intenzione deliberata di designare come vittime proprio dei laburisti in quanto tali; nessun peso è stato attribuito all’ideologia che egli sosteneva e al suo passato di ideologo. Breivik, infatti, ha scritto un compendio di millecinquecento pagine, nel quale espone con perizia e con certosina precisione i punti cardine del suo pensiero, delirante finché si vuole, ma lucido quanto basta a consentirgli di portare a termine una carneficina che è costata la vita a 77 persone, senza che sia stato possibile intercettarlo in tempo e prevenire il massacro - aveva infatti progettato tutto con precisione svizzera, utilizzando anche precauzioni tali da consentirgli di procurarsi il necessario per costruire un ordigno senza farsi scoprire. Ha agito in modo premeditato, elaborando un preciso piano d’azione. Non è andato direttamente a colpire gli immigrati, come forse si sarebbe potuto pronosticare date le sue deliranti teorizzazioni. Ha ucciso, invece, dice e scrive Luca Mariani, i giovani che sostenevano la necessità di lavorare per una società diversa, più giusta, accoglienze, rispettosa. Colpire direttamente gli immigrati, ha argomentato Breivik, avrebbe significato dare ossigeno alla creazione di un movimento d’opinione in loro favore. Bisogna, invece, agire a monte, pensò l’omicida ideologo, esattamente come si fa per riparare una perdita d’acqua in un bagno: prima si ripara la perdita, i giovani socialisti, e poi si “tira lo sciacquone” per far sparire l’acqua. Breivik ha anche fondato,
/ Da sinistra: Giovanni Coviello, Luca Fantò, Luca Mariani, Mario Todeschi all'Hotel Palladio
nel 2002, il Movimento dei Cavalieri Templari, il cui compito, secondo le sue farneticanti intenzioni, sarebbe quello di spazzare via gli immigrati entro il 2083, attraverso quella che Breivik stesso definisce una vera e propria “deportazione dei musulmani e dei rom”. Il suo progetto era quello di “costruire aree produttive, situate magari in Anatolia o in Albania, dove gli immigrati dovrebbero lavorare per 12 ore al giorno, con un salario”, bontà sua, “pari al triplo di quanto riceverebbero in patria”; ma la permanenza sarebbe stata loro consentita solo per un anno, allo scadere del quale avrebbero dovuto tornarsene a casa loro. Un’ideologia organizzativa, insomma, ad uso e consumo di coloro i quali vorrebbero spremere dagli immigrati la forza lavoro, senza dare in cambio niente, nemmeno il rispetto dovuto ad ogni persona. Com’è emerso dai vari commenti suscitati dall’animato confronto che ha seguito la presentazione dell’autore, c’è infatti qualcuno a cui l’appellarsi al razzismo, in fondo, fa comodo, per meglio sfruttare la manodopera immigrata. Perché, infatti, ci si chiede, un idraulico, un muratore o un piastrellista dovrebbero votare partiti che fanno della lotta all’im-
migrazione il loro cavallo di battaglia? Facile: perché temono - e non a torto - la concorrenza dei lavoratori immigrati, che prestano la loro opera ad un prezzo più basso. Il lavoro irregolare, sostiene Luca Mariani, esiste perché conviene. Conviene all’imprenditore edilizio appoggiarsi al muratore clandestino che fa un prezzo più basso per la muratura; conviene alle griffe comprare da aziende tessili cinesi. E poi succede come a Prato, nessuno sapeva niente, nessuno vedeva niente. E ci scappa il morto. La soluzione, rileva qualcuno, ci sarebbe, eccome: controlli più severi, o semplicemente seri, e normativa comune europea perché parità di lavoro significhi parità di salario: il prezzo del muro è quello, e tale deve rimanere, che a tirarlo su sia un italiano, un rumeno o un cinese. La dignità del lavoro non conosce razza e non conosce confini. E non per buonismo, ma per giustizia. Come ha scritto un ragazzo a Breivik: “Io non ho paura di te. Non ci puoi colpire, noi siamo più grandi di te. Noi non risponderemo al male con il Male, come vorresti tu. Noi combattiamo il Male con il bene. E noi vinceremo”.
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Giglioli ospite insalutato e assessore dimenticato: forche, forconi e porconi di Marco Milioni
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ederico Formisano passerà alla storia del comune di Vicenza come il presidente di pongo. Si adatta perfettamenre alle formine ideate dal sindaco Variati e passategli sotto banco dal vice Bulgarini. Poi alla bisogna basta un po' di calore dal termosifone, si squaglia e si riutilizza per il prossimo diktat che viene dal dolce forno Harbert installatosi da anni a palazzo Trissino. La figura barbina di Formisano durante l'ultimo consiglio comunale è già stata raccontata da Vicenzapiu.com. Ma in queste ore emerge un nuovo dettaglio. Formisano non solo è stato costretto a re-ingurgitarsi l'invito in aula a Gianni Giglioli, che egli stesso aveva inviato, ma neanche si è "degnato" di salutare l'invitato rimasto poi inascoltato sulle sue accuse a Variati e ad Aim sul caso Marghera Ecoveneta. A sostenerlo è proprio Giglioli in una lettera* intrisa al curaro inviata al presidente del consiglio comunale e per conoscenza a tutti i capigruppo in Sala Bernarda. L'ex assessore non lesina stilettate chirurgiche: «Con il Suo atteggiamento ha sottolineato la distanza ancora una volta tra istituzione e le persone... Se fossi stato invitato dal Papa Francesco I, sono certo che sarebbe sceso dal suo seggio. Probabilmente Lei si ritiene supe-
riore a queste umane attenzioni». E il professionista è amaro anche, e soprattutto, quando ricorda a Formisano e alla maggioranza di ora come allora, in cui l'attuale presidente del Consiglio comunale era capogruppo del Pd, di essersi dimesso da assessore allo scoppiare del caso, per cui ora è stato assolto con formula piena, e questo per non creare imbarazzi a Variati & c. Come sottolinea in un post scriptum: «Lei quale capogruppo della maggioranza dovrebbe ricordare che diedi le dimissioni da assessore per un’imputazione ingiusta per non disturbare la serena attività della giunta. Non mi sorprenderebbe se ci fosse un Suo ed altrui formale ringraziamento per il mio nobile sacrificio. Ma anche queste forse sono cose che non si usano più.» Giglioli ha ragione e quindi torto. Perché alla barbarie si risponde con la barbarie. In tempo di forconi un comportamento del genere meriterebbe ben altra risposta. Giglioli si sarebbe dovuto recare in sala Bernarda a prendere a calci nel sedere, politicamente parlando, sputtanando in diretta il presidentissimo con favor di telecamere. È l'era dei forconi. E forca sia. Il tempo del formale mugugno o del civile reclamo è scaduto. Altrimenti dai forconi si ritorna ai porconi, * Ecco la copia della lettera che circola in Sala Bernarda e che rendiamo nota a tutti i cittadini © RIPRODUZIONE RISERVATA
Maltauro, Marzotto e i silenzi in sala Bernarda (m.m.) Il Pd non se ne accorge ma ormai sul piano della trasparenza e della correttezza la sua presunta superiorità morale è definitivamente morta. Basti guardare la pantomima del giorno 17 quando con una scusa men che banale la maggioranza di centrosinistra ha fatto quadrato attorno alla giunta impedendo una chiara discussione sul caso Aim, che si sarebbe dovuta coronare con l’audizione di Gianni Giglioli, ex assessore alle partecipate, finito nel vortice del caso Aim e uscito poi a testa alta dopo l’assoluzione al processo. Il niet opposto dalla maggioranza variatiana, ha lo stesso profumo, o meglio la stessa puzza, dei dinieghi opposti dai capataz del Pdl quando lo scandalo Marghera deflagrò in una sala Bernarda a trazione destrorsa. È normale che in un contesto del genere Beppe Grillo ed i suoi emuli abbiano gioco facile nel parlare di Pdl e
Pdmenoelle. A parti invertite infatti il gioco è sempre lo stesso, o come diceva il compianto Bombolo, invertendo le chiappe il prodotto non cambia. In questa storia di silenzi e di timori chi comunque perde più di ogni altro la faccia è il presidente del consiglio comunale Federico Formisano. Dopo le rivelazioni shock di Giglioli, in tribunale e nelle sue interviste a VicenzaPiùTv, ma soprattutto dopo la sentenza, un presidente con gli attributi se ne sarebbe infischiato di bilance e bilancini e buttandola giù dura avrebbe usato i poteri concessi per dare egli stesso la parola a Giglioli. Invece, come al solito a Vicenza ha vinto la palude, unitamente alla modestia dei Possamai, dei Pupillo e dei Guarda che si sono limitati a pappagallare gli ordini di scuderia cucinati da Variati e predigeriti da Bulgarini. Ma in una città che continua a
non volere fare i conti con sé stessa le miserie non arrivano mai da sole. In queste ore sui media locali è tutto un florilegio di indiscrezioni sulla possibile nomina di Matteo Marzotto quale nuovo numero uno di Fiera di Vicenza spa. Basterebbe un sussurro del sindaco democratico Achille Variati per far capire al rampollino che sarebbe meglio continuare a occuparsi di beneficenza e lustrini giacché sul figlio di Marta Marzotto nata Vacondio pesa come un macigno una inchiesta per evasione fiscale che lo ha portato alla sbarra. Vicenza e la sua Fiera si meritano uno così? Variati durante il suo primo mandato a metà anni ‘90 subissò di intemerate il Gruppo Maltauro. Urlò urbi et orbi che mai sarebbe stato eticamente accettabile affidare i lavori per i tunnel tra Vicenza Est e Vicenza Ovest a un gruppo finito nel gorgo di Tangentopoli. A distanza di qualche anno Maltauro
/ Achille Variati con Gianfranco Simonetto, presidente della Maltauro, inaugura lavori in Fiera
sul suo medagliere vanta l’ampliamento della Fiera, la maxi lottizzazione del Cotorossi, chiacchieratissima, e altri lavoretti in giro per il Vicentino (nella foto Variati con Gianfranco Simonetto, presidente della Maltauro, inaugura la-
vori in Fiera, ndr), Per caso la cappa di silenzio calata sulla sala Bernarda serve a sopire celesti imbarazzi per qualche imprenditore in procinto di canonizzazione sull’altare del dio mercato? © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Caffè amichevoli e calci nel sedere: Formisano e Giglioli fiction Se il nostro Marco Milioni ha invitato Gianni Giglioli a prendere a calci nel sedere chi neanche lo ha salutato in Consiglio Comunale dopo averlo inviato a parteciparvi, dopo la pubblicazione della sua nota su VicenzaPiu.com, e riprodotta accanto insieme alla lettera che ha svelato il Galateo di sala Bernarda ai capigruppo, lo stesso ex assessore ci ha girato la lettera ricevuta da Federico Formisao presidente del Consiglio Comunale, e il commento che lui ne ha fatto pregandoci di pubblicare il tutto con questa considerazione: «se il presidente che mi ha inviato e non mi ha salutato mi avesse scritto su un foglio bianco da amico, quale si professa di essere stato e di essere, cosa a me finora ignota, mai avrete diffuso le sue parole. Ma viosto che per scrivermi ha usato la carta intestata
del Comune penso che il suo sia un atto pubblico e che quindi vada reso pubblico. Che trasparenza sarebbe sennò?» La nota di Gianni Giglioli come commento alla lettera e all’articolo dei “calci”. Egregio Direttore, mi un po’ difficile prendere a calci sul sedere chi dallo scranno non si vuole alzare, e poi come si fa a sparare sulla croce rossa? Legga la risposta. No comment Gianni Giglioli La lettera di Formisano a Giglioli Caro Gianni ho ricevuto la tua lettera del 17 dicembre in cui mi manifesti alcune lamentazioni circa il mio comportamento tenuto in occasione dell'incontro del 28 novembre.
Putroppo sono dispiaciuto di quanto accaduto ma ti garantisco che non c'era veramente nessuna volontà da parte mia di non salutarti. Purtroppo il ruolo del Presidente del Consiglio è abbastanza delicato e prevede la presenza costante su quello che tu hai definito il seggio. Ogni volta che mi alzo dallo scranno devo predisporre la mia sostituzione che comporta anche una verbalizzazione, ecc. Comunque al di là di questo avrei voluto veramente salutarti con la massima cordialità anche perchè non ho motivi particolari per non farlo. Mi auguro che presto possiamo avere l'occasione per incontrarci e per risolvere con una stretta di mano e magari perchè no con un caffè o un aperitivo, le incomprensioni che dovessero essere in-
tervenute fra di noi. Ti auguro di trascorrere serenamente il prossimo Natale e le prossime festività
Federico Formisano, Presidenza del Consiglio comunale © RIPRODUZIONE RISERVATA
La letterina di Natale a Paolo Colla e Achille Variati
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aro amministratore unico di Aim, Paolo Colla, carissimo sindaco “unico” di Vicenza, Achille Variati, a Natale una volta i bambini scrivevano una letterina con i loro desideri per i regali da trovare sotto l’albero. Se per bam-
bini si intendono tutti i nostri figli che non sono ancora capaci di proseguire da soli il cammino della vita che noi gli abbiamo dato oggi la letterina la scriverebbero anche tanti, tantissimi, troppi giovani senza lavoro o costretti a / Achille Variati e Paolo Colla
farsi non sfruttare, ma schiavizzare pur di averne uno, magari onesto. L’incipit di una che di fatto ci ha consegnato per voi un under 30 ve lo giriamo subito, per poi completarla entro fine anno perché la possa leggere non solo Babbo Natale, che magari è straniero e non capisce tutto, ma anche la nostra vecchia, cara Befana. La lettera che vi chiede di poter avere oneste possibilità di cercare un lavoro, misero magari ma umano, inizia così: “cari babbi, Paolo e Achille, lo so che cominciando così avrò più ascolto perché babbo sa di fiorentino e la politica oggi, quella nuova e rottamatrice, parla rigorosamente toscano. Cari babbi, allora, voi che cambiando l’accento da vicentino a gigliato siete ancora in
sella, su scranni o in cda, se io parlerò toscano potrò lavorare per un’azienda che oggi ha vinto, e da tempo vi serve, appalti con Aim e altre controllate municipali, vicentine e non solo? E soprattutto potrò lavorare con un regolare contratto non a cottimo, magari per le consegna di lettere, che poi non arrivano, e le lettura di contatori, magari poi contestate? Io vorrei lavorare, ma con quel cottimo devo anche pagarmi un panino con la soppressa, sottile per carità, e la benzina per il miscela per il motorino, che i miei genitori, bravi e buoni loro, mi hanno già regalato anche se ho sentito da dietro la porta che facevano fatica a mettere insieme i soldi per pagarmelo ma che dovevano farmelo perché altrimenti non potrei avere quel lavoro. Allora, cari
babbi Paolo e Achille, so che non entrambi avete figli, ma promettetemi solo un piccolo regalo: se tra i vostri fornitori c’è chi costringe un babbo e una mamma a spendere soldi che non hanno per un motorino da regalare al figlio, che poi lo usa per lavorare ma non “tira su” neanche i soldi per pagarsi il panino con o senza soppressa, risparmiate di meno togliendo quell’appalto, che male avete fatto ad assegnare così, ai nuovi schiavisti, rottamate la speculazione sulla pelle della gente e magari investite qualche centesimo in più a busta da consegnare, sul serio però non come quelle della Tares, e date l’appalto ad aziende vere, che danno lavoro vero e vi fanno un lavoro vero. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Posta ammucchiata ma "certificata": indaga Aim, Hibripost si inalbera, VicenzaPiù pone altre domande di Giovanni Coviello
L
eggiamo e riportiamo un commento al nostro articolo su VicenzaPiu.com di giovedì “Aim e la posta ammucchiata ma “certificata”: chi sceglie e controlla a S. Biagio i partner?” (riportato di seguito in questa pagina), che fa seguito a un altro simile del 20 agosto “Acque Vicentine e le bollette bagnate: intervenga Guzzo” (http://www.vicenzapiu.com/le
ggi/acque-vicentine-e-le-bollette-bagnate-intervenga-guzzo ). La firma del post è di tal Lisatti Michele che scrive, sembra, a nome del Consorzio Hibripost, che si vanta di una pluriennale collaborazione con Aim, che però nel sito Hibripost non compare tra le referenze ..., e a lui rispondiamo a seguire. Così come a parte risponderemo alla mail di richiesta di dettagli da parte di Aim, che ha fatto onestamente meglio del “sempre silenzioso” Angelo Guzzo di Acque Vicentine, altra azienda pubblica che ha appaltato il servizio postale non a Poste Italiane (e, guarda caso, alla stessa Hibripost come documenta la foto bagnata). Ci auguriamo, anzi siamo sicuri che nel frattempo Aim, oltre che chiederci di sapere dove sono state “ammucchiate” le 5 lettere, cosa che può sapere anche da Lisatti che dice di saper già individuare dove siano state recapitate, proceda ad autonomi e numerosi controlli indipendenti. Il direttore
Il “post” di Lisatti Michele Spettabile Redazione, abbiamo letto l’articolo a firma di Giovanni Coviello apparso ieri su Vicenzapiù.com che commenta le modalità di recapito delle bollette Tares di Aim. Non intendiamo giustificare a priori eventuali inadempienze che
dovessero emergere una volta che avremo compiuto le dovute verifiche su questo caso isolato, (sempre ammesso che i destinatari delle missive rispettino il codice postale vigente), quanto piuttosto ricordare l’operato dei molti dipendenti che quotidianamente lavorano con professionalità, applicando le nostre precise regole aziendali. Ci sembra infatti fuori luogo e inutilmente sensazionalistico, ricorrere ai toni e alle immagini dispregiative usate dal signor Coviello che si scaglia contro chi “si fa pagare per certificare consegne ammucchiate e incertificabili”. Proprio perché la posta da noi recapitata è certificata, saremo senz’altro in grado di risalire all’operatore che ha consegnato le missive nella maniera in cui sono state fotografate, e solo dopo un confronto diretto, atto a stabilire le responsabilità dei vari soggetti coinvolti, prenderemo i giusti provvedimenti previsti da contratto, senza per questo dover subire gogne mediatiche di alcuno, lesive della consolidata professionalità che i nostri collaboratori testimoniano quotidianamente. Restiamo a disposizione del signor Coviello qualora fosse veramente interessato a conoscere come è strutturato il servizio di recapito certificato, anche se probabilmente non sapremo interpretare il destino “cinico e baro”, come lo chiama il signor Coviello, che si è abbattuto sulle 5 lettere da lui segnalate, a fronte dei milioni di bollette correttamente e puntualmente consegnate nel corso dell’ormai pluriennale collaborazione con Aim. Cordiali saluti. Lisatti Michele La nostra risposta Gentile sig. Lisatti Michele , che scrive (a quale titolo?) a nome di Hibripost, se ci invia via mail le sue motivazioni non esiteremo certo a pubblicarle. Ma lei, che pensiamo esperto di posta, sa che
Aim e la posta ammucchiata ma "certificata": chi sceglie e controlla a S. Biagio i partner?
(g.c) Anche in passato abbiamo segnalato sistemi, diciamo, allegri di consegna di lettere e avvisi spediti dal gruppo Aim. Come si fa a giustificare la consegna di avvisi per la Tares lasciati non in cassetta ma ammucchiati tra le grate del portoncino in metallo di ingresso di un condominio, in barba alla privacy di chi riceve
la posta insieme alla posta altrui e deve cercare la sua immaginando che ci sia nel mucchio anche se la prima busta del blocco potrebbe far pensare che tutte le buste siano del destinatario indicato nella prima? E come si può pensare che la consegna di quella posta sia dichiarata, e pubblicizzata, come
Giovanni Coviello, come è indicato nella firma dell’articolo, è il direttore responsabile di questo quotidiano web e che il suo indirizzo mail è chiaramente indicato nei dati della redazione? Ma se è solo esperto di posta cartacea, invece che di quella elettronica, sa che c’è anche l’indirizzo postale a cui scrivere per contrastare, documentando le motivazioni senza frasi fatte, la notizia, e non è la prima, sulla presunta gogna mediatica di 5 su 5 lettere mal(re)capitate, come da foto, in un condominio. Invece che supporre, controgogna mediatica?, che “ i destinatari delle missive” magari non “rispettino il codice
postale vigente” (ma se hanno una cassetta accanto alla grata in cui sono state ammucchiate le lettere cosa devono fare per farle inserire lì invece che nel modo fotografato?), perché non controllano magari se il caso non sia tanto isolato e se magari la consegna a campione anomala non sia dovuta, che so, a poveri operatori, magari stranieri con scarsa padronanza dell’italiano per leggere i nomi sulle cassette e magari con ancora più scarsa retribuzione? Caro sig. Lisatti Michele, che scrive (ripeto “a quale titolo?”) a nome di Hibripost, faccia lei le sue dovute verifiche, ci faccia conoscere, motivandole non genericamente,
«certificata» dal gestore incaricato, che accanto al proclama di certificazione si firma Hibripost e che ci aspettiamo giustifichi questo sistema magari giurando che quel mucchio di 5 lettere, per giunta lasciate lì a pochi centimetri dalle regolari cassette postali, è un puro caso, per giunta eccezionale, del destino? Magari cinico e baro. Cinico, viene da pensare, come chi assegna certi incarichi fregandosene di verificare se siano assolvibili, prima, o assolti dopo Baro, viene da temere, come chi si fa pagare per certificare consegne ammucchiate e «incertificabili». E, comunque, destino, viene da constatare, per una Aim che «certifica» anche con la sua posta consegnata a caso la gestione storicamente approssimativa dei suoi partner. © RIPRODUZIONE RISERVATA
le sue obiezioni e, magari, anche a quali condizioni Hibripost ha ottenuto la “pluriennale collaborazione” da Aim, azienda pubblica che vi preferisce, magari con giusta convenienza, all’azienda pubblica nazionale Poste Italiane. E ci dica anche come è composta la sua forza lavoro, in quali contratti di lavoro è inquadrata e con quali retribuzioni è pagata per il suo lavoro. Che mai abbiamo messo in discussione. Sul fronte dei lavoratori... Giovann Coviello Direttore di VicenzaPiu.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sui ritardi delle missive Tares c'è chi bara tra Hibripost e Aim: intanto pagano i cittadini di Giovanni Coviello Da VicenzaPiù.com
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ares da pagare subito, lunedì 16 dicembre, e allora, ecco le decisone "responsabile" di Aim: la municipalizzata gestita ai piani alti da Colla e Vianello ha tenuto aperti gli uffici sabato e domenica per consentire a tanti vicentini di farsi stampare a S. Biagio il modello F24, che non hanno ricevuto per adempiere all'obbligo e che non hanno dimestichezza col web per stamparselo in proprio. «Ma il problema non nasce da Aim, ma dal ministero dell'Economia che ha imposto ai Comuni di non posticipare le scadenze. Con questa apertura straordinaria cerchiamo di venire incontro a chi vuol pagare nei termini», spiegano dalla società di contrà San Biagio, come si legge sul GdV del 15 dicembre su cui la municipalizzata aveva comprato i suoi soliti
spazi promo-informativi. In questi giorni il consigliere Claudio Cicero, anche dopo la nostra segnalazione di anomalie nelle "consegne" della posta Aim tramite il consorzio Hibripost, con una nota aveva però avanzato dei dubbi ulteriori anche sul "mittente" Aim: «Lunedì la scadenza ma più di mezza città deve ancora ricevere le bollette e il modello F24. È un sistema sbagliato, inventato da qualche burocrate ministeriale. Forse, qualche spiegazione in tutto questo caos la deve anche Aim», che oggi, come detto, scarica tramite il GdV la responsabilità su Roma e addirittura lamenta i costi che ha dovuto sostenere con questa dichiarazione: «Per permettere di pagare regolarmente ai vicentini quanto impone lo Stato, la Tares, sta facendo i salti mortali. Compreso il pagamento dello straordinario ai dipendenti degli sportelli». Ora, dopo la nostra denuncia delle missive con gli F24 consegnate in "ammucchiata" rapida da Hibripost, che nel passato aveva abbandonato lettere di Acque vicentine sotto la pioggia,
senza che l'altra municipalizzata, presieduta da Angelo Guzzo, si degnasse di rispondere alla nostra segnalazione a differenza di Aim, che, bisogna dirlo, si è fatta viva, e dopo la risentita reazione del consorzio, che però si è ben guardato dal rispondere alle nostre domande su personale, contratti di lavoro e appalti, delle due l'una. O nasconde la verità Hibripost quando, vantandosi di «milioni di bollette correttamente e puntualmente consegnate nel corso dell'ormai pluriennale collaborazione con Aim», non segnala il 12 dicembre, quando ci scrive, che molte delle missive "Tares" spedite da Aim non erano state consegnate. O Aim gioca con frasi e soldi pubblici se scarica su Roma i ritardi nelle consegne non dicendo quando ha spedito le comunicazioni e i moduli non arrivati. Con pessima (e poco lecita?) scelta di trasparenza e di tutela anche per i cittadini che volessero documentare ritardi nei pagamenti dovuti a ritardi dei fogli arrivati nessuna data di spedi-
/ La fila negli uffici Aim per la Tares (foto Il Corriere del Veneto)
zione appare sulle buste. E nelle sei pagine spedite solo su quella con l'intestazione "Avviso di pagamento Tares" c'è la data del 27 novembre 2013. Di compilazione e non di spedizione? Se così ci si dica quando la posta "ibrida" è realmente partita e quanti giorni sono passati dalla compilazione alla spedizione. Il 27 novembre 2013 è, invece, la data di compilazione e spedizione? Allora qualcuno ci dica e ci "certifichi" perché le missive
dal 27 novembre o giù di lì non sono arrivate a molti cittadini dopo oltre due settimane con un servizio privato che, pure, dovrebbe essere più veloce delle vituperate Poste Italiane pubbliche. O è la solita storia italiana in salsa vicentina per cui i costi vanno al pubblico (Aim nel caso) e i profitti al privato (Hibripost)? Con l'aggravante, altrettanto solita, dei danni ai cittadini. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Tares, Hibripost e Aim: ucci ucci sento odore di problemucci. La denuncia di un lavoratore (g.c.) Da VicenzaPiù.com «Ho ricevuto la busta AIM sabato 14 alle ore 13. La gente onesta è stanca di questi giochetti ingannevoli da parte delle istituzioni. Ricercate i responsabili di questi ritardi e chiedete loro le motivazioni»: è
così che un lettore commenta l'interrogazione di Daniele Ferrarin, battagliero consigliere comunale del M5S, che prende, quasi, di petto i ritardi da parte di Aim o di chi per essa (il consorzio Hibripost da noi interrogato invano sulle sue consegne poco accurate per Aim e Acque Vicentine?) nel far arrivare ai cittadini le notifiche di pagamento dell'addizionale Tares oggi (16 dicembre, ndr) in scadenza. Aim ancora non ha risposto alle nostre domande postele su questo mezzo e su VicenzaPiù n. 263, tramite il quale avevano risposto pubblicamente alle sue dopo la nostra denuncia di possibile "mala-posta", e neanche ha risposto alla nostra richiesta ufficiale di intervista inviata per email alle 12.17 al suo responsabile della comunicazione e così ... posta: «chiediamo
cortesemente un incontro col vs. dr Colla e col vs. dr. Vianello per avere risposte ai quesiti posti nelle precedenti note». Ad Hibripost e a un certo Lisatti Michele, che scriveva in suo nome, avevamo anche chiesto «a quali condizioni Hibripost ha ottenuto la "pluriennale collaborazione" da Aim, azienda pubblica che vi preferisce, magari con giusta convenienza, all'azienda pubblica nazionale Poste Italiane. E ci dica anche come è composta la sua forza lavoro, in quali contratti di lavoro è inquadrata e con quali retribuzioni è pagata per il suo lavoro. Che mai abbiamo messo in discussione. Sul fronte dei lavoratori...». Da Hibripost, che aveva reagito in maniera scomposta alla nostra segnalazione, silenzio totale, mentre nel frattempo le polemiche montavano anche per opera di Claudio Cicero. Ma oggi (16 dicembre, ndr) si scoperchia una prima pentola grazie a una mail firmata da un lavoratore che ci arriva all'indirizzo di servizio riservato ai cittadini Cittadini@vicenzapiu.com :
«Buongiorno, volevo inviarvi la mia esperienza di lavoro in Hibripost e denunciare le condizioni pessime alle quali i lavoratori sono sottoposti. Unico problema che mi sorge è che devo ancora prendere lo stipendio e non vorrei che con il mio nome e cognome poi non rispettassero il pagamento a mio favore. Come posso fare?». Tutto da verificare, ovviamente, anche col denunciante (a cui abbiamo risposto ovviamente: «Incontriamoci e le assicuro totale anonimato»), ma una parola da Aim e una voce dai sindacati vorremmo ascoltarla visto che un po' di puzza di bruciato sui sente. Eccome... Anche perchè le prime domande senza risposta sulle stranezze ora montanti del connubio Hibripost Aim, e pi Acque Vicentine, le abbiamo poste fin dal 1° maggio 2010 ... Ce ne siamo accorti non per nostra memoria ma tramite il tag Hibripost ... © RIPRODUZIONE RISERVATA
/ Referenze Hibripsot senza Aim e Acque Vicentine
21 dicembre 2013 pag 8
Il Giornale di Vicenza crolla a 27.148 copie in edicola e a - 29% lettori medi. Ma cala anche il costo della pubblicità pubblica? di Giovanni Coviello
S
ono ancora scese, sia pure di poco, ad ottobre le copie medie vendute al giorno de Il Giornale di Vicenza secondo i dati ufficiali mensili di Prima Comunicazione generalmente noti come ADS, Accertamento Diffusione Stampa, ed elaborati utilizzando non rilevazioni indipendenti ma le cifre fornite dagli editori, non certo “negativi” con se stessi. Se a settembre le copie medie vendute al giorno de Il Giornale di Vicenza erano 34.119, in caduta verticale rispetto alle 36.998 di agosto (con una diminuzione di 2879 copie e un preoccupante -7,8% rispetto a un mese estivo che non dovrebbe di certo essere il migliore per l’assenza dalla città di molti lettori), ad ottobre il quotidiano confindustriale non dà cenni di recupero anzi scende, sia pure di poco grazie anche a numerose promozioni commerciali, e arriva a vendere solo 34.005 copie (tra edizione cartacea più digitale) di cui quelle pagate sono 33.125 composte da 27.148 quotidiani venduti in edicola, da 1.795 generiche “altre vendite”, da 4.182 abbonamenti e solo 880 copie “digitali”, che confermano uno skill poco “aggiornato” dei lettori del GdV. Per completezza di informazione, a fronte delle 34.005 copie vendute, ad ottobre sono 34.942 le copie medie diffuse (dati che alle vendite sommano gli omaggi nelle loro varie forme) queste erano 34.990 a settembre e 37.858 ad agosto. Insomma a Viale Fermi il termometro di un quotidiano, a cui il senso comune, poco confortato dai dati resi poco noti ai più, associa ancora chissà quali numeri, continua a scendere. Colpa della crisi dei quotidiani stampati o della linea del giornale o di entrambe in variamente ipotizzabili proporzioni? E’ la domanda che si staranno ponendo in Athesis, che per ora annuncia ulteriori sacrifici nelle redazioni per tenere in piedi bilanci ancora in utile grazie sempre meno alle vendite di copie e sempre di più ad un ancora sostanziale monopolio pub-
blicitario. Se lo motivano ancora i numeri complessivi del GdV, leader, sia pure con numeri molto ridotti rispetto a pochi anni fa, tra i quotidiani cartacei per copie vendute e per lettori medi nei vari locali pubblici, ad alimentare gli incassi pubblicitari c’è anche una certa qual pigrizia degli inserzionisti nel cambiare le proprie abitudini. Non si sa, però, questo è il punto, per quanto ancora questi lettori saranno disposti a spendere per costi per contatto sempre più elevati stante la riduzione di copie prima di scegliere strade nuove e più vicine ai nuovi e meno tradizionalisti lettori “compratori” di oggi. Se sono oggi 872.109 gli abitanti della provincia e 642.342 sono i maggiorenni è con questi ultimi, soprattutto, che si confronta il dato di 34.005 copie vendute al giorno per valutarne un primo peso. L’altro, ancora più significativo, arriva dall’Audipress 2013/II , “Indagine sulla lettura dei quotidiani e dei periodici in Italia”, i cui dati di lettori medi giornalieri (ogni giornale è letto da più persone e questo numero allarga la base raggiunta da ogni giornae) comprendono il cumulo di 2 cicli per quotidiani e supplementi di quotidiani (Quotidiani e Supplementi di Quotidiani: -1° ciclo 2013 (7 gennaio - 24 marzo 2013) 2° ciclo 2013 (2 aprile - 7 luglio 2013) I 305.000 lettori medi di Audipress 2012/I (primo trimestre 2012) sono diventati i 227.000 circa di Audipress 2013/I e, ultima rilevazione disponibile, i 217.000 di Audipress 2013/II: che decreta che il 29 dei lettori (uno su quattro) ha abbandonato in un anno e mezzo anno il Gdv. E da marzo in poi gli ulteriori crolli di vendite preannunciano un’Audipress catastrofica, visto che le sue cifre non nascono dagli editori perché gli Istituti esecutori del field sono Doxa ed Ipsos; il disegno del campione e l’elaborazione dei dati sono stati effettuati da Doxa; i controlli sono a cura di Reply. Se il numero di lettori giornalieri medi è sceso di circa il 30% questo è il valore di cui sarebbe dovuto scendere il costo della pubblicità. Se a pagare, eventualmente, un costo maggiore sono i privati, peggio per loro, si direbbe al di là degli ipotetici
danni gestionalia carco anche dei dipendenti . Se a non essere eventualmente attenti al trend reale di mercato fossero stati, siuano e saranno enti pubblici e para pubblici, beh, a quel punto il problema non sarebbe solo solo commerciale. Ed è forse per questo motivo che, ad evitare dubbi sul loro uso magari per atteggiamenti mediatici amichevoli, le spese del Comune di Vicenza e delle sue partecipate, quali teatro e Fiera, di aziende comunali quali Aim, provinciali quali Ftv, regionali quali le Ulss dovrebbero essere rese trasparenti. A vantaggio, in primis, della credibilità del GdV stesso © RIPRODUZIONE RISERVATA
VicenzaPiù ora anche in tv e in streaming con sport, spettacolo, cultura e informazione. VicenzaPiùTv, sul canale streaming 24 ore su 24 vicenzapiu.tv e sul canale 193 del digitale terrestre regionale di Sportelevision che trasmette anche in streaming su www.sportelevision.it, completa il network di informazione indipendente vicentina e veneta di VicenzaPiù, presente sulla carta stampata con un periodico, sul web con 5 quotidiani web e nelle librerie con la sua collana.
VicenzaPiùTv, la nostra divisione televisiva, propone con Sportelevision una doppia piattaforma televisiva in onda 24 ore su 24 sul digitale terrestre e in streaming e ricca di sport, spettacoli ed eventi vicentini e veneti, molti in esclusiva, tra cui il Vicenza calcio, il Real Vicenza, il Bassano Virtus, la Reyer Venezia, il Famila Basket, l’Obiettivo Risarcimento Vicenza di volley femminile, il Padova per il maschile e poi rugby, ginnastica …. VicenzaPiùTv è pronta a lanciare ora il contenitore VicenzaPiùTv Oggi per offrire sul suo secondo canale full streaming anche informazione, inchieste e commenti sulla vita locale di Vicenza, Bassano, Schio, Thiene e provincia, nel pieno rispetto della linea editoriale fissata il 25 febbraio 2006 nel n. 1 di VicenzaPiù, il periodico capostipite del network mediatico alternativo di Vicenza e del Vicentino, a cui hanno dato fiducia e spinta decine di migliaia di lettori e centinaia di migliaia di utenti, continuamente in crescita. Loro e altri nuovi amici sono e saranno i nostri telespettatori, in tv sul canale 193 e in streaming su www.vicenzapiu.tv.
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21 dicembre 2013 pag 9
I rifiuti tossici delle basi americane, parte I: Usa e getta di Edoardo Andrein Da Vicenzapiu.com.
I
rifiuti pericolosi prodotti dalle basi militari statunitensi presenti nel territorio vicentino dove vanno a finire? In questi giorni di indignazione generale per il caos scoppiato in seguito alla divulgazione delle dichiarazioni di Carmine Schiavone sui rifiuti tossici sotterrati dalla Camorra nelle “Terre dei fuochi” della Campania, spunta ora un documento della Defence Logistics Agency riguardante le sostanze nocive prodotte nelle installazioni Usa in Italia. È un documento risalente al 6 ottobre del 2010 scovato dal quotidiano “il manifesto” nel quale è riportato il capitolato d’appalto per la “ge-
stione, il caricamento, lo scarico, la rimozione, il trasporto, lo stoccaggio e lo smaltimento” delle sostanze pericolose in cinque città sedi delle principali basi americane: Aviano, Livorno, Napoli, Sigonella e Vicenza. Una lunga lista di sostanze che comprende resti di idrocarburi, solventi, vernici di ogni tipo, sostanze chimiche residuali nella gestione del munizionamento, più di dieci tonnellate di batterie esauste di ogni tipo, centinaia di chili di acidi inorganici, ammoniaca, agenti decontaminanti, solventi, idrocarburi aromatici (i temibili benzene e xilene), metalli pesanti come il cromo esavalente, il cromo, il mercurio e il piombo, il Pcb, pesticidi ed erbicidi, lubrificanti, oli esausti ed altri veleni. Nel documento viene specificato nei dettagli il processo di smaltimento di queste sostanze (trattamento, incenerimento e discariche), ma soprattutto il fatto che è vietato
Rifiuti tossici basi Usa, parte II. Un dipendente: noi non li sotterriamo, gli italiani al Dal Molin sì Da Vicenzapiu.com.
(e.a.) L’articolo sui rifiuti tossici delle basi americane che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sul web ha creato un notevole interesse tra i vicentini, visto il cospicuo numero di persone che l’ha visualizzato. L’eco è arrivato sino al contingente statunitense di stanza a Vicenza, tanto che un dipendente (che ci ha chiesto di non citare il suo nome) ha voluto contattarci per puntualizzare alcune questioni. “Ovviamente, i miei capi non si sognano neppure di rispondere, ma a titolo personale, vorrei un suggerimento su come pensate che potremmo smaltire i nostri rifiuti pericolosi all'interno delle basi come auspicato nel vostro articolo?”. L'intervento è incentrato sull’ultima frase del nostro pezzo che così recitava: “Di certo nell’impatto ambientale delle due basi c’è anche da considerare la massiccia filiera di smaltimento delle scorie made in Usa, perché gli americani di smaltirli all'interno delle basi non ci pensano nemmeno”. In effetti la frase da noi utilizzata è un po' esagerata, in quanto lo smaltimento di quella tipologia di rifiuti crea un indotto economico per le aziende italiane del settore che operano in modo corretto. Il nostro rife-
rimento era legato alla vicenda, raccontata dal quotidiano “il manifesto” e che abbiamo riportato nell'articolo, dell'azienda bresciana Ecoservizi, la quale per smaltire le scorie pericolose delle basi Usa si avvaleva di una discarica chiusa nell'anno 2000 e che oggi è considerata ad alto rischio e in attesa di bonifica. A creare i toni talvolta maliziosi del nostro articolo probabilmente ha contribuito anche la recente vicenda della “Terra dei fuochi”, una storiaccia esplosa dopo le parole del pentito di camorra Carmine Schiavone, risalenti al 1997 ma rese pubbliche solo poche settimane fa, attraverso le quali vengono spiegati i luoghi dove un ingente numero di camion avrebbe scaricato i rifiuti industriali tossici sotterrandoli nel suolo. Un metodo che il dipendente della base Usa respinge con forza per quanto riguarda le caserme statunitensi di Vicenza, vista la domanda conclusiva che ci pone nel suo intervento: “Avremmo dovuto fare un buco e seppellirli in piena città, come ha fatto per anni l'Aeronautica italiana al Dal Molin lasciando a noi gli oneri della bonifica ambientale, per poi tra qualche anno sentirci accusare di aver inquinato l'area?”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
smaltire i rifiuti nelle stesse basi americane. Il reportage di Andrea Palladino su “il manifesto” racconta come la gestione delle scorie pericolose delle basi Usa è stata affidata ad esempio alla bresciana Ecoservizi che si avvaleva di una discarica per rifiuti pericolosi a Brescia che, dopo essere stato chiusa nel 2000, oggi è considerata ad alto rischio e attende una bonifica. Chi pagherà questa bonifica? Inoltre la base Usa di Camp Darby, secondo il Rapporto sullo stato dell’ambiente del Comune di Pisa del 2006, appare diverse volte nell’elenco dei siti da bonificare, con segnalazioni di perdite di idrocarburi e problemi alla piattaforma per lo stoccaggio dei rifiuti pericolosi. E a Vicenza il monitoraggio ambientale sui rifiuti pericolosi delle due caserme militari è tutto in ordine? Di certo nell’impatto ambientale
/ Manifestazione alla base Usa all'ex dal Molin
dalle due basi c’è anche da considerare la massiccia filiera di smaltimento delle scorie made in Usa, perché gli americani di smaltirli al-
L'alluvione della Moretti da Giletti Da Vicenzapiu.com.
(e.a.) Giocava in casa l’Alessandra nazionale nella caciara de “l’Arena”, il programma dai grandi ascolti della domenica pomeriggio di Raiuno condotto dall’amico estivo Massimo Giletti, il quale nella puntata dedicata alla disastrosa alluvione che ha colpito la Sardegna una settimana fa non può non invitare la front woman vicentina del Partito Democratico Alessandra Moretti, oltretutto sua compagna di vacanze, ritagliandole anche un piccolo spazio sull’alluvione di tre anni fa a Vicenza. Certo che no; e allora, dopo i sermoni di Giletti e le opinioni degli ospiti Maurizio Gasparri e Bruno Vespa, ecco che in conclusione di trasmissione, prima dell’intervistona al ribelle Angelino Alfano, per ora sulla cresta dell’onda prima di finire inghiottito anche lui dal caimano in stile Gianfranco Fini, ecco che arriva il momento di Vicenza, a costo di tagliare anche lo spazio ad altri ospiti invitati con relative scuse d’ordinanza di Giletti. E via, si parte con la marchetta alla storica pasticceria del centro di Vicenza chiamata da Giletti “Bolzoni” facendo storcere il naso a Cinzia della pasticceria Bolzani, il cui intervento in studio si scaglia contro i tre anni di tempo necessari a mettere la prima pietra del bacino di Caldogno e i due previsti per il completamento dell’opera. Poi inizia il Moretti show con l’ormai classico
mantra “i volontari che si sono dati da fare” che si potrebbe anche evitare per non fare la figura dei soliti altezzosi polentoni davanti agli occhi dei tanti volontari delle passate catastrofi in giro per l’Italia anch’essi con le maniche rimboccate, ma senza sbandierarlo ogni volta ai quattro venti. Ma sono altre le perle morettiane del tipo “per troppo tempo non si è fatto nulla” oppure “il papà della signora Bolzani ha subito l’alluvione nel ’67 a Vicenza e l’ha risubita nel 2010” che fanno più riflettere. Perché se anche la maggior parte dei bambini ha imparato che la precedente alluvione del Bacchiglione è stata nel 1966, come ricordano anche i diversi / Moretti e Giletti on the beach
l'interno delle basi non ci pensano nemmeno. © RIPRODUZIONE RISERVATA
edifici della città sui quali ci sono ancora i segni e le date incise sui muri, almeno l’Alessandra nazionale dovrebbe ricordarsi che dal ’66 al 2010 tra i vari sindaci che si sono succeduti ci sono anche otto anni di amministrazione di Achille Variati, tra i quali tre con lei vicesindaco; e gli interventi antialluvione realizzati in città sono tutti avvenuti dopo la sciagura del 2010. Perlomeno, appena terminato l’intervento della Moretti, ci ha pensato il geologo Mario Tozzi, un altro degli invitati ne l’Arena gilettiana, a piazzare una stilettata ricordando che: “Abbiamo costruito troppo e dove non si poteva; e questo l’ha permesso la classe politica”. Ma quando l’Alessandra nazionale diventerà sindaco di Vicenza, tutto sarà diverso; e l’alluvione della Moretti sarà solo un ricordo lontano. Molto lontano. © PRODUZIONE RISERVATA
21 dicembre 2013 pag 10
Renzi vince e a Vicenza dice grazie ai colpi di fulmine della Moretti di Giovanni Coviello
«
Primarie Pd, Renzi domina anche a Vicenza. Civati secondo stacca Cuperlo», così poco fa ha titolato il nostro Edoardo Andrein la notizia che Renzi ha ribaltato il risultato di solo un anno fa «a Vicenza città in tutti e sette i seggi, anche quelli più tradizionalmente “rossi” come il circolo 6». Quando a vincere fu Pier-
luigi Bersani, che per quel risultato premiò la telegenica Alessandra Moretti, già scelta come portavoce, donandole un posto bloccato in Parlamento. Se l'ex vicesindaco di Vicenza, a seggio guadagnato, ripagò l'ingenuo ex leader con un voltafaccia clamoroso e fulmineo, non c'è da meravigliarsi che Civati e Cuperlo, a cui la bionda avvocatessa ha provato a donare i suoi favori extra televisivi, a Vicenza abbiano perso anche loro in credibiltà e ... voti. Matteo Renzi ringrazia, mentre Alessandra Moretti, c'è da scommet-
/ Alessandra Moretti ai tempi del suo idillio con Bersani
terlo, chiederà ancora più aiuto all'ex "nemico" cittadino Variati, a cui nel 2008 sfilò il posto in direzione nazionale del Pd nel 2008 e nelle cui grazie ha cercato di rientrare da tempo, non certo scalfendone le scelte affettive, ma affidandosi al suo "Alias" (leggasi l'agenzia Alias del, più, fido Bulgarini) per la cura delle P.R. Pubbliche Relazioni, prima, Pro Renzi, ora che tutti provano a salire sul carro del vincitore. «Moretti, viva la sincerità» era lo slogan del mastro birraio friulano,
/ I “colpi di fulmine” della Moretti
/ L'onorevole del Pd in vacanza con Giletti
omonimo ma difficlmente parente della nostra bella e bionda politica indigena che a quello preferisce il "peroniano", in senso birraiolo, non certo politico, «chiamami Moretti, sarò la tua birra». Ammesso che qualcuno ancora le creda. P.s. Il discorso di Matteo Renzi, dopo la certezza della sua vittoria, è stato trasmesso in diretta integrale da Rai
3, da Sky News e da La7, mentre le altre reti nazionali ci trastullavano con film, reality, calcio e spot. L'evento, che, si sia "amici e nemici" di Matteo, cambierà il corso almeno del Pd, non ha trovato spazio, invece, nel palinsesto del biscione: un segno che potrebbe cambiare anche il futuro dell'Italia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Un gatto nero si aggira per Vicenza di Edoardo Andrein
F
orse cerca di fare da contraltare alla novità delle luci rosse natalizie scelte dall’amministrazione comunale. Oppure è solo un modo per essere solidali con il corteo “nero” di Forza Nuova che tante polemiche ha creato in città. O magari, chissà, tenta di allontanare la malasorte per il giorno in cui verrà disinnescata la maxi bomba da 1800 chilogrammi di esplosivo trovata al Parco della Pace. “I dise che i gati neri i porta sfiga…” ci esclama sorridendo un anziano signore fermatosi a curiosare mentre scattiamo una delle due foto a corredo di quest’articolo. In effetti la diceria tramandata per
tradizione e diffusa tra le persone sostiene che incrociare un gatto nero mentre attraversa la strada è presagio di sventure. Il fatto curioso, però, è che gli inglesi, ad esempio, ritengono sia l’esatto opposto: un gatto nero quando “taglia” la strada o lo si incrocia di primo mattino per loro è foriero di una splendida giornata. E pensare che proprio in quelle zone dell’Europa del nord ha iniziato ad avere origini profonde la credenza che i gatti neri portino sfortuna, tanto che i libri della memoria raccontano le persecuzioni che i gatti neri subirono per diversi secoli (dal 1000 al 1700), comprese torture e sevizie di ogni tipo. In quelle zone pochissimi gatti completamente neri sopravvissero al massacro e oggigiorno è piuttosto difficile trovarne uno che sia completamente nero. Purtroppo la diceria, seppur in tono minore, si è diffusa anche qui dalle
nostre parti e recentemente a causa di Halloween è riaffiorata prepotentemente con la pratica di uccidere e torturare i gatti neri per qualche strampalato rito di stregoneria. “Però è vero che dopo la comparsa diverse settimane fa di questo gatto nero hanno scoperto quell’enorme bomba al Parco della Pace” ci dice l’anziano con un espressione enigmatica sul volto, tra il serio e faceto. Suvvia, facciamo presente, magari è solo qualche artista che cerca di rallegrare le pareti degli edifici cittadini: “In effetti sicuramente sono meglio delle orripilanti e inutili scritte politiche, rabbiose o d’amore che riempiono i muri della città” ci confida il signore, il quale incamminandosi verso il supermercato poco distante esclama: “Almeno sto gato no se poe magnare!”. Che sia una provocazione di qualche “indigeno” per rinvigorire la nomea di “vicentini magnagati”? Un’etichetta che a distanza di decenni dura ancora e che non è poi così vergognosa dato che all’epoca in cui è stata coniata la fame era tanta, in giro non si trovava nulla da mangiare, e perciò non c’era nulla di male a mangiarsi qualche gatto, visto che sotto ai denti ci finiva già il coniglio. Una situazione, però, che fece intervenire nel 1943 Neonis Dinale, il prefetto di Vicenza dell’epoca, con un decreto specifico:
“Il prefetto di Vicenza vista la nota del Ministero dell’Interno, Direzione generale della Pubblica Sicurezza, del 15 febbraio u.s. n. 15320/10089, con cui si segnala una crescente distruzione di gatti per la utilizzazione delle carni, dei grassi e delle pelli; ritenuto necessario e urgente eliminare il grave inconveniente prodotto dalla rarefazione dei gatti, a cui consegue un aumento dei topi, oltre che apportare gravi malattie, recano danno alle derrate alimentari, specie quelle depositate negli ammassi; visto l’art. 19 del T.U. della Legge Comunale e Provinciale approvato con il R.D. 3 marzo 1934 n. 383; decreta: E’ vietata la uccisione dei gatti per la utilizzazione delle carni, dei grassi e delle pelli. I contravventori incorreranno nelle penalità comminate dall’art. 650 del Codice Penale.
O podestà e Commissari Prefettizi della Provincia, gli agenti della Forza Pubblica, l’Arma dei CC. e gli agenti della Polizia Giudiziaria sono incaricati della esecuzione del presente decreto e di vigilarne l’osservanza.” A meno che la crisi economica degli ultimi anni non peggiori repentinamente, i tempi dei “mangnagati” per fortuna sembrano definitivamente passati. Perciò, oltre che vedere sgambettare i simpatici felini lungo le strade, speriamo di notare altri gatti, neri, rossi o verdi che siano, disegnati sui muri della città. Magari gli abitanti conosciuti in Italia come “magnagati” forse un giorno potranno lasciare da parte la vetusta reputazione e diventare “vicentini disegnagati”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
StranIeri, italiani oggi
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Fratelli coltelli alle pendici di Monte Berico: denunciato l’ufficio tecnico comunale di Giovanni Coviello
I
l giorno 4 dicembre è stato formalizzato da parte dell’ arch. Maurizio Magrin, presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Vicenza, un atto di denuncia querela contro alcuni funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune di Vicenza e il professionista incaricato dalla ditta Mantoan Giovanna e Magrin Marco della redazione del progetto edilizio n. 1638/2013 U.T., attinente l’ampliamento di un’abitazione per ricavare alcuni vani, avvalendosi con ciò del Piano Casa. Occasione del contendere il rilascio ai richiedenti dell’efficacia della DIA di ampliamento, che il denunciante ritiene essere viziata in fatti, atti e comportamenti. Perplessità queste riportate nero su bianco in 10 cartelle dattiloscritte e 26 allegati che spiegano in modo preciso ed esaustivo le magagne secondo l’architetto penalmente rilevanti «invitando la Procura della Repubblica a procedere, in caso affermativo, nei confronti dei soggetti che saranno ritenuti responsabili». «L’area oggetto dell’intervento – sostiene Maurizio Magrin - è posta alle pendici di Monte Berico e ricade sotto il vincolo dei Beni Ambientali e Paesaggistici ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e ovviamente tale esposto è stato inviato per doverosa ed opportuna conoscenza anche alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Verona» e ciò “al fine di essere edotta circa le carenze e i difetti istruttori da parte del Comune di Vicenza nello svolgimento della pratica in questione. Ente quest’ultimo, il quale avrebbe dovuto invece, per proprio preciso e imprescindibile compito istituzionale, assicurare un adeguato livello di competenza tecnico-scientifica nonché garantire la necessaria separazione tra attività di tutela paesaggistica ed esercizio delle funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia.” L’esposto si sofferma sulla «mancanza di legittimazione alla richiesta da parte di soggetto non proprietario, sulla carenza di informazioni obbligatorie da parte del professionista
nella compilazione del modello di richiesta DIA-Piano Casa, sulla comproprietà (e pertanto non in forma esclusiva) dell’area valevole per il computo della superficie utile atta all’ampliamento, sulla omessa menzione dei singoli subalterni interessati dall’ampliamento, sulla mancanza della Regolarità Catastale (cioè la corrispondenza tra lo stato di fatto ed i dati catastali, ndr) ed Urbanistica (corrispondenza tra il progetto a suo tempo autorizzato e depositato in Comune e l’attuale stato di fatto, ndr), sulla erronea indicazione delle Superfici Utili, nonché sulle difformità del progetto autorizzato e delle prescrizioni ambientali a suo tempo imposte». Una sfilza comunque di informazioni e dati tecnici che per i non addetti ai lavori possono considerarsi un noioso e prolisso elenco da scorrere con gli occhi e nulla più. Quello che però balza agli occhi e lascia perplessi, a fronte della sempre conclamata attenzione all’ambiente anche del “Variati 2”, è la carenza di informazioni nella relazione circa la compatibilità paesaggistica del progetto, che secondo il denunciante non contiene alcuno degli elementi necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica dell'intervento, con riferimento ai contenuti e alle indicazioni del piano paesaggistico, bensì una frettolosa descrizione circa l’ubicazione dell’area e delle strade circostanti. «Nesun elemento è presente – incalza l’architetto - in relazione alla rappresentazione nel modo più chiaro ed esaustivo possibile dello
stato dei luoghi prima e dopo l’intervento, se non la mera rappresentazione fotografica dell’intervento e l’attuale trascuratezza. Nessuna documentazione viene presentata circa il contesto paesaggistico, ripreso da luoghi di normale accessibilità e da punti e percorsi panoramici, dai quali sia possibile cogliere con completezza le fisionomie fondamentali del territorio». In fase di redazione del progetto si sarebbe, quindi, «accuratamente evitato di rappresentare fotograficamente tutta quella violenza ed accanimento verso l’area pertinenziale e limitrofa all’abitazione della richiedente, posta immediatamente a fianco dell’ampliamento richiesto. Tali ingiustificati ed insensati interventi sono stati nel corso degli anni e recentemente, perpetrati dai coniugi Magrin Marco e Mantoan Giovanna, senza alcun intervento da parte dell’Ufficio regolarmente allertato più volte, sia in occasione di colloqui diretti, che mediante esposti. Il progressivo accanimento verso l’area in questione è il frutto del continuo disinteresse da parte dell’Ufficio; azioni per nulla condivisibili dal denunciante e dalla moglie in qualità di comproprietaria, e di cui non intendono assolutamente farne parte». E dulcis in fundo, a pagina 9, quello che non ti aspetti di leggere circa paventate (e denunciate) «omissioni nella relazione del professionista “all’analisi dei livelli di tutela” fa capire come alle volte certi disastri na-
turali, di recente sotto l’occhio di tutti, possano accadere anche da noi. Relativamente alla carta delle Fragilità scrive testualmente il tecnico: “gli elaborati non riportano alcun aspetto di criticità in termini di fragilità. La zona non presenta rischi di natura idrogeologica e nel tempo, in tale ambito, non si è manifestato alcun dissesto”. Ciò non corrisponde in alcun modo a verità. Poco meno di un anno fa il Sindaco del Comune di Vicenza emetteva ordinanza di sgombero nei confronti di un’abitazione limitrofa a quella in discussione a causa del dissesto provocato dal distacco e scivolamento di un fronte di smottamento verso l’abitazione». Dopo aver provato a riassumere la “denuncia” dell’architetto Magrin, che la “completa” con l’affermazione che «con riferimento a quanto previsto dall’ art 14 del PAT del Comune
di Vicenza, circa la compatibilità dei terreni ai fini edificatori, la Cartografia Scheda 55 elaborato 3 è molto eloquente in proposito, tanto da considerare l’area oggetto di intervento quale area non idonea...», e dopo aver tristemente annotato che in questi tempi di crisi, anche e soprattutto, di valori, le dispute familiari sempre più spesso approdano in Procura, pubblichiamo il documento attendendoci anche chiarimenti dagli uffici comunali preposti non tanto sul merito procedurale ma sull’attenzione da loro dimostrata nella cura del paesaggio. Encomiabile nel caso Valletta del Silenzio, da spiegare in questo, sia pure ad oggi più piccolo, caso in cui sembrerebbero autorizzati centinaia di metri cubi in più in una zona che va preservata. © RIPRODUZIONE RISERVATA
21 dicembre 2013 pag 12
La persona dell’anno Ogni dicembre il settimanale americano Time conferisce il riconoscimento di “Uomo dell’anno” a chi nel mondo ha avuto la maggiore influenza, nel bene o nel male, nei dodici mesi dell’anno appena concluso. Quest’anno è toccato a Bergoglio, definito “Papa della gente”. VicenzaPiù non è certo Time e la nostra vetrina è sul Vicentino non certo sul mondo, ma da questo ultimo numero del 2013, dopo 8 anni in cui i vicentini ci leggono anche a dicembre, vogliamo anche noi iniziare a dedicare la copertina e qualche pagina a chi secondo il nostro modesto parere ha messo anima e corpo per cambiare lo status quo e offrire una prospettiva di vita diversa alla gente... di Vicenza. Senza pensare solo a se stesso. Non sono certo l’Uomo dell’anno o la Donna dell’anno il vicentino o la vicentina che vi proponiamo per la prima volta nel 2013 ma per noi degna d’attenzione è la “Persona dell’anno”. Quest’anno erano in ballo anche Giorgio Langella, Maria Rita Dal Molin e Massimo D’Angelo, solo alcuni tra i molti altri che meriterebbero pagine e copertine. Quando si sceglie si può anche sbagliare, ma di certo lo “schivo” Luc Thibault, la prima “Persona dell’anno” per VicenzaPiù, sarà il primo a “scusarsi” per la nostra scelta. Un motivo in più per nominarlo. Il direttore
Il francese Luc Thibault è la “Persona dell’anno” di Vicenza di Martina Lucchin
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uc Thibault, sindacalista di base e conflittuale, si è battuto per la sicurezza dei lavoratori e il loro diritto di esprimere liberamente i propri rappresentanti nella Rsu dell’azienda per cui lavora; ha denunciato senza timore i passi falsi dei sindacati confederali e gli inciuci delle cooperative “rosse”; ha alzato la voce e manifestato per fare chiarezza sul project financing dell’ospedale di Santorso e sul processo Marlane Marzotto. Luc Thibault è un sindacalista di lotta che fa dell’onestà personale la bandiera delle sue azioni. Ma oltre al sindacalista targato Usb, sigla esposta anche sul cancello della sua casa a Schio, c’è l’uomo: un padre e un compagno, allergico ai gatti, ex fumatore incallito, che parla in dialetto veneto con accento francese. Proviamo a conoscerlo meglio, lui scledense da anni ma nato ad Angers l’11 giugno 1958. Luc Thibault sei nato e cresciuto in Francia ma vivi in Italia ormai da tanti anni. Cosa facevi in Francia prima di venire qui? Combinavo casini come qua.
/ Alla Greta per Raffaele Sorgato
Prima guidavo la metropolitana e poi i pullman, inizialmente a Parigi e poi mi hanno messo in punizione e spostato nelle banlieue perché avevamo scioperato per avere condizioni di lavoro e stipendi migliori. Iniziavo ad essere stufo però perché guidare a Parigi è davvero stressante, all’epoca un pullman faceva una media di 10 km all’ora. È successo che in Italia mi sono innamorato e quando mia moglie mi ha detto “o me o te”, a ventinove anni, mi sono trasferito a Schio. Ho iniziato facendo molti lavori, l’autista di pullman, il metalmeccanico alla Polidoro, il falegname e nel 2005 sono entrato alla Greta Alto Vicentino Ambiente (società di Schio che gestisce il ciclo integrato di rifiuti dove Usb è il primo sindacato nella Rsu, ndr). E qui ho costruito una famiglia. Mia moglie è morta quattro anni fa e adesso vivo con la mia compagna. Mio figlio ha 22 anni e studia psicologia del lavoro a Padova, ma mi ha già detto che, finiti gli studi, se ne andrà dall’Italia. Mia figlia di 21 anni studia alla Ca’ Foscari di Venezia, adesso è in Erasmus a Parigi con un contributo dello stato di appena 150 euro! E questo dimostra che purtroppo l’università è un lusso. Come vedono i tuoi figli il tuo im-
pegno da sindacalista? A volte non troppo bene perché il telefono continua a suonare e sono spesso via per le manifestazioni. Ma sanno che il mio impegno è anche per loro. I miei figli hanno viaggiato, hanno visto che il mondo è come una pentola a pressione e che quello che è successo in Grecia presto potrebbe succedere anche qua. Capiscono che lo faccio anche e soprattutto per i giovani perché, a differenza della mia generazione, quella che ha vissuto il 68, adesso i ragazzi non hanno un futuro e quindi nemmeno delle ragioni di vita. Mi batto perché presto questo finisca. Quando hai scoperto di avere un’anima da sindacalista? Fin da quando ero bambino. Sono nato nel 1958, nel periodo della guerra di Algeri e della guerra del Vietnam. Tutti i giorni vedevo le immagini dei bombardamenti e ricordo ancora una bambina che aveva la schiena che prendeva fuoco. Penso che vedendo quella scena sia nata in me la repulsione, che sento ancora oggi, verso questa società. Poi un giorno, forse quando avevo dodici anni, c’è stata una manifestazione nella città dove abitavo. Ho assistito alla carica della polizia contro gli operai e quando uno di loro si è nascosto sotto la macchina, l’hanno preso e picchiato. Questa cosa mi ha acceso la ribellione nel sangue. Avevo una famiglia per bene e ricca, ma vedendo questo non sono più stato in grado di accettare quella realtà. Quando hai deciso di aderire all’Usb e perché? Quando lavoravo alla cooperativa Polidoro ho perso le dita dentro ad una pressa e lì è iniziata la mia guerra contro i sindacati. Ero iscritto alla Cgil e quando ho chiesto di difendermi loro mi hanno detto: “noi ti difendiamo ma non vogliamo comparire nel processo”. E volevano anche che facessi pas-
/ Luc con la sua compagna di oggi
sare l’infortunio come un incidente domestico. A quel punto ho deciso di prendere un avvocato in privato e non ho voluto l’aiuto della Cgil per principio. Il giorno in cui ho vinto la causa ho strappato la tessera della Cgil. A quel punto ho iniziato a conoscere i Cub, i sindacati di base, e tre anni fa ci siamo uniti con altri sindacati ed è nata l’Usb. Qual è la causa per cui ti sei impegnato e che ti ha reso più fiero? Quello che siamo riusciti a fare alla Greta Alto Vicentino Ambiente. Noi dell’Usb abbiamo messo in sicurezza i lavoratori da soli dall’inizio alla fine e di questo vado molto fiero. E abbiamo fatto di tutto perché ci fosse un sindacato, perché crediamo che qualsiasi lavoratore con qualsiasi idea politica abbia il diritto di essere rappresentato. Abbiamo lottato tanto, prima alla C.i.a.s nel 2005 (cooperativa di nettezza urbana, ndr), poi alla Greta e dal 2007 anche in Ava (Alto Vicentino Ambiente srl, ndr), ottenendo la modifica delle buche dove i camion scaricavano i rifiuti. Non erano a norma e camion ed autisti sono caduti dentro più volte a quelle buche di sei metri. Alla Greta invece, anche grazie a noi, in tre anni tutti i mezzi sono stati messi a norma. Per avere questo risultato, purtroppo, abbiamo dovuto
aspettare la morte nel 2011 di un collega, Raffaele Sorgato, in un camion che non era in sicurezza. Non potrò mai dimenticarlo perché era proprio un bravo ragazzo. Non sempre però le vostre battaglie vanno a buon fine. Cosa ti spinge ad andare avanti? In Italia c’è una disinformazione di massa. La gente non sa per esempio che il costo dell’ospedale di Santorso sarà di un milione di euro, non si parla del fiscal compact che costringe gli italiani a pagare per un debito contratto da politici e banchieri né si sa a fondo dei bombardieri che il governo continua a comprare. Noi continuiamo a fare una controinformazione, a dire quello che i sindacati non dicono. A comportarci come dovrebbe fare un vero sindacato, perché non si può essere sia dalla parte dei padroni che degli operai: o stai con gli sfruttati o con chi sfrutta. Noi stiamo e combattiamo con i lavoratori. Una cosa su cui non transigo è l’onestà personale e politica, perché non si può predicare una cosa e fare il contrario. Anche nei momenti di sconforto, quando ti accorgi che la gente non reagisce, si va avanti. Perché se pensi che un altro tipo di società e modo di vivere siano possibili, non puoi altro che combattere e continuare.
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/ Luc Thibault manfesta
Cosa ti aspetti dal 2014 per gli italiani, per te e per tuoi figli? Il 2014 sarà l’anno del big bang per l‘Italia. Tutti gli indicatori economici dicono che la ripresa non c’è,
la produttività cala e l’export anche. E in più questo governo e gli altri non fanno niente, anzi peggiorano la situazione, alzando l’età pensionabile e non considerando il
produce troppo. L’anno prossimo potrebbe essere quello buono. Per questo noi continuiamo a dire che dobbiamo cambiare: serve una società che sia a misura dell’uomo e non il contrario. Per me, invece, desidero un po’ più di pace e tranquillità, anche se so che è impossibile, perché quando fai la guerra il nemico è dappertutto. E per i miei figli spero che abbiano un futuro migliore, che conoscano un’altra
crescente tasso di disoccupazione. È una società condannata a morte e che condanna migliaia di persone a morire, in cui si distrugge quello che si produce perché si
società e che abbiano dei figli a loro volta. Si dice che i figli sono la tua immortalità. Ecco, vedere i figli dei miei figli è quello che desidero di più, sperando anche che siano dei piccoli lottatori. Se il desiderio di Luc sarà esaudito ci sarà di sicuro un altro candidato alla Persona dell’anno made in Thibault © RIPRODUZIONE RISERVATA
/ Thibault per la sanità
Ugo De Grandis racconta Antonio Trenti, l'antifascista dimenticato di Alessandro Pagano Dritto
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l magrediense Antonio Trenti vide forse il suo nome sul giornale un’ultima volta nell’anno della morte, quando già era ricoverato all’ospedale di via Baratto, Schio: era il 1979. Ironia della sorte, il libro in cui si annunciava il racconto delle sue gesta e di quelle di altri brigatisti nella guerra di Spagna non fu poi mai realizzato e così il suo nome ritornò, dopo un breve ultimo fulmineo lampo di notorietà, a essere dimenticato. Quando anni dopo lo storico suo compaesano Ugo De Grandis – di cui esce in questi giorni Da Magrè alla Spagna, passando per Francia, Belgio e URSS. La straordinaria biografia di Antonio Trenti, militante internazionale - cercò di ricostruire le linee delle sue vicende, constatò che erano in molti a non sapere nulla di lui: solo un vecchio dirigente del PCI locale, Carlo Piva, riuscì a fornire qualche vago ricordo dei suoi ultimi tempi dopo il ritorno a Schio. Eppure ci furono giorni lontani in cui l’attenzione della stampa, e non solo di quella, su Trenti era stata fortissima e gli aveva causato non pochi problemi. Antonio Trenti nasce nel 1902 da Giuseppe Trenti e Luigia Grendene. Sin da giovane avvicina le idee socialiste e nel 1921 parteciperà coi locali Arditi del Popolo agli scontri con le nascenti formazioni fasciste. Tra il gennaio 1922 e l’aprile 1923 è militare nel 2° Reggimento alpini di Gorizia e anche qui potrebbe aver partecipato
/ Un'immagine della resistenza in Val Leogra (foto Luca Valente)
ad alcuni scontri: l’ipotesi – avanzata da De Grandis – è data da un allontanamento ingiustificato dalla caserma che gli fruttò una denuncia e che coincide con i primi scontri conosciuti nella zona. Conclusa la leva, Trenti decide di espatriare con alcuni familiari prima in Francia, poi per un breve periodo in Belgio – dove viene espulso per resistenza a pubblico ufficiale - e poi di nuovo in Francia. In questo secondo soggiorno francese si trasferisce a Parigi, in Rue de Crimèe 229, nel quartiere di La Villette. La sera del 14 aprile 1930 due fascisti italiani, Giovanni Alberto Verrecchia e Pietro Forcari, muoiono in uno scontro a fuoco nelle strade della capitale francese. Verranno subito accusati due italiani trovati nelle vicinanze del luogo teatro dei fatti: uno è appunto Antonio Trenti. Il processo, iniziato nel gennaio del 1931, è seguito con attenzione non solo dalla stampa francese, ma anche da
quella vicentina e quindi dalle autorità italiane. In difesa di Trenti e dell’altro accusato presente in aula, Antonio Ongaro, intervengono importanti esponenti della sinistra nazionale e italiana, tra cui il dirigente comunista Ruggero Grieco (1893-1955). L’esito finale è una condanna per i due accusati in aula; un terzo, Gino Scaramucci, si è rifugiato in Unione Sovietica, altri due nomi verranno rivelati solo da successive indagini. Ma gli anni di prigione – i due ritorneranno liberi il 30 aprile 1933 – non accontentano nessuno: né gli antifascisti, che speravano nell’assoluzione, ne i fascisti, che invece speravano in una pena maggiore. Il nome di Antonio Trenti è comunque da quel momento nei registri della polizia politica italiana, gli stessi che permettono oggi a Ugo De Grandis di ricostruirne i movimenti. Dopo un breve secondo periodo belga – questa volta l’espulsione è dovuta alla partecipazione a una riunione tra comunisti – nel 1935
Trenti parte anche lui per l’Unione Sovietica, dove si sposa con una donna russa, rivoluzionaria bolscevica d’ottobre, di nome Frosja: dei due ci rimane una fotografia color seppia datata 1937: sono in posa, aria seria, seduti l’uno accanto all’altro guardano entrambi alla loro sinistra. Anni dopo, in piena guerra fredda, si sarebbero scritti in un vano tentativo di superare, almeno così, la cortina di ferro che divideva in due il mondo. Ma la cortina sarebbe stata più forte anche di loro e dopo un po’ l’inchiostro sbiadì. Non si sa bene perché alla fine Trenti facesse domanda di lasciare l’Unione Sovietica. Lo fece in un modo anomalo, quasi sfacciato, come a complicarsi la vita: non solo rivelò la sua presenza all’ambasciata italiana permettendo quindi alla polizia fascista di tornare, dopo qualche tempo di smarrimento, sulle sue tracce, ma motivò pure la sua volontà dicendo di avere un lavoro troppo pesante e un reddito insufficiente: c’era il rischio che le autorità sovietiche non gradissero. De Grandis ipotizza che Trenti avesse avuto sentore del periodo che le comunità straniere avrebbero passato da lì a poco con la repressione staliniana, e con queste anche quella dei comunisti italiani. Trenti riuscì comunque a fuggire evitando il peggio, Antonio Ongaro, suo compagno di prigionia in Francia e anche lui emigrato in Unione Sovietica, invece no: arrestato nel febbraio del 1938, fu fucilato a Butovo, sud di Mosca, il successivo 20 agosto. Fallito un primo tentativo di farsi mandare in Francia, dove si sarebbe ricongiunto coi suoi, Trenti riuscì a farsi inviare in Spagna, dove nel frattempo era scoppiata
la guerra tra i lealisti repubblicani e i ribelli franchisti sorretti dalla Germania di Hitler e dall’Italia di Mussolini. Approdato nel porto di Alicante nell’ottobre del 1937, raggiunge il campo di addestramento di Quintanar de la Republica e si unisce poi alla XII Brigata internazionale, allora impiegata a Fuentes de Ebro a sud di Saragozza. Solo nel settembre 1938 la polizia politica italiana riuscirà a recuperare le tracce del ricercato, proprio mentre la guerra per gli antifranchisti era quasi persa. Smobilitate le brigate, anche Trenti, come molti altri, conosce le dure condizioni dei campi francesi, ma a differenza di altri per lui la strada è più difficile: non può ritornare in Italia per via della polizia, è indesiderato in Francia. Il 21 agosto 1943, un’ultima traccia burocratica: una richiesta di informazioni. L’8 settembre e gli eventi successivi storneranno poi per sempre dall’antifascista l’attenzione delle autorità. Chiuso il fascicolo Trenti, quanto seguì lo dicono a De Grandis i suoi familiari. Si sa che l’uomo visse per un periodo a Besançon con la sorella Emma, fino a che una banale infrazione stradale non rispolverò il suo passato di cittadino indesiderato. Fece allora ritorno in Italia nel 1957, prima a Magrè e poi a Schio, con un breve intervallo di lavoro in Svizzera: lì fece lo stradino, a casa custodì biciclette. Le custodì al parcheggio dell’ospedale in cui poi concluse la sua vita e nel quale seppe, forse, di quel volume che avrebbe dovuto raccogliere, promessa vana, anche le sue vicende spagnole. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Solo la testimonianza di una presenza costante e solidale può permetterci di fare ancora la differenza e di vivere la gioia del Natale in ogni giorno Incontriamoci con un sorriso e una volta che avremo cominciato l'un l'altro ad amarci diverrà naturale fare qualcosa per gli altri. Madre Teresa di Calcutta
È
nell’incontro, nel fare insieme, nel costruire alleanze e nel cercare le differenze che riusciamo a rendere grande il nostro agire permettendo così al nostro cuore di aprirsi all’altro con amore. Ecco che allora tutto diviene più semplice, più grande, anche con le nostre Famiglie, con gli Amici e con quanti con noi scelgono di assicurare la loro presenza per il bene comune. L’amore ci permette di abitare luoghi e ci fa vivere la gioia di stare insieme. In questo clima desidero trasmettervi i miei più cari auguri di Buon Natale, uniti a quelli del Consiglio Direttivo del CSV di Vicenza e dell’Ente Gestore “Volontariato in Rete” assieme a tutti i nostri Collaboratori. Ringraziamo quanti ci mettono a disposizione spazi per poterci incontrare e confrontare: così, ricchi della presenza di tante persone impegnate, riusciamo ad assicurare una migliore qualità di vita a tutti, nessuno escluso. Solo così la vita acquista quel valore che ci fa vivere la gioia del Natale in ogni giorno. La Presidente del CSV Maria Rita Dal Molin
5 DICEMBRE 2013 GIORNATA INTERNAZIONALE DEL VOLONTARIO
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l 5 dicembre, Giornata Internazionale del Volontario, le associazioni vicentine si sono date appuntamento al Teatro Comunale di Thiene per un evento che il Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza ha voluto dedicare a loro e all’anno che sta per finire. Sul palco, ad accompagnare la serata, la Bassano Bluespiritual Band: 15 strumenti, 60 voci e 11 anni di storia per uno dei gruppi più affermati della regione. Hanno coronato l’incontro le voci bianche della Scuola Santa Dorotea di Thiene, con il coro delle classi quinte della scuola primaria, dirette da Silvia Turra e Andrea Dal Bianco. “Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato e partecipato – afferma la Presidente del CVS vicentino, Maria Rita Dal Molin - grazie perché la serata ha premiato la sobrietà, i valori che caratterizzano gli stili di vita delle nuove generazioni. Con il loro semplice messaggio, i bambini ci hanno comunicato a gran voce che «imparano ciò che vivono»: noi abbiamo la grande responsabilità di vivere con loro dimostrando che al primo posto, nel nostro cuore, ci sono solidarietà, appartenenza,
fratellanza... Ancora una volta un evento di incontro è divenuto il volano dei valori che sostengono i volontari, il loro impegno, i loro sogni”. Fra le tante emozioni, è stato dato spazio alle storie, perché è tradizione premiare, nel corso di questa serata, i vincitori di tre importanti concorsi: Concorso Racconta le Azioni Solidali. Tra mille incombenze quotidiane, i volontari hanno poco tempo per raccontarsi. Per questo è nato questo concorso, giunto alla sua quarta edizione, perché è giusto far conoscere almeno una piccola parte di quanto viene fatto, quasi sempre in silenzio; perché è bello che un osservatore esterno colga la magia dell’incontro, di una mano tesa verso l’altro; perché è nell’incontro e nella condivisione che si può crescere insieme. Ringraziamo tutti coloro che hanno dedicato del tempo a raccontare le azioni solidali di cui sono stati testimoni... o quelle che avrebbero voluto condividere con i volontari vicentini. Primo Classificato poesia Fiore della passione di Gianni Faccin di
Schio – Nella relazione d’aiuto è l’ascolto profondo a favorire il cambiamento, sia di chi vuole condividere le proprie emozioni, sia di chi ascolta e accoglie con rispetto le emozioni espresse. È questa la sensazione che ha regalato la poesia di Gianni Faccin: un invito ad accogliere la sofferenza degli altri e trasformarla, con amore. Forse è l’unico modo che abbiamo per cambiare un po’ questo mondo. Proprio perché insieme all’emozione incarna questa speranza è stato assegnato questa poesia il primo premio.
Secondo Classificato racconto I sogni e la speranza del domani di Laura Carnevali di Thiene, Associazione ANPA. Un vecchio spiega a un bambino l’essenza della vita, gli passa il testimone, avendo per capisaldi valori senza tempo: onestà, rispetto, solidarietà, amicizia. Il vecchio è saggio e non fa sconti al bambino. Gli dice che incontrerà anche molte prove lungo il cammino, che potrà superarle solo «con la forza del cuore e l’intelligenza della volontà». Ma lo invita soprattutto a lasciarsi emozionare dagli eventi «così sarai sempre giovane nel cuore e nell’anima… avrai conosciuto la vera essenza della vita». C’è tanta forza, ma anche tanta umanità nel racconto di Laura Carnevali. Terzo Classificato poesia La collana del Gruppo Sociale e Missionario San Giorgio di Poleo presentato da Anna Maria Sudiero. L’uomo, anche il migliore al mondo, senza gli altri non è nessuno. Ma quando un uomo decide di andare incontro agli altri uomini, si crea una catena di altruismo che diventa il bene più prezioso. Il Gruppo Sociale e Missionario San Giorgio di Poleo nella sua poesia paragona questa catena proprio a una collana, tanto umile quanto preziosa, e suggerisce che «sarà bello posarla sul cuore di quell’umanità che con un po’ di coraggio la cercherà». La commissione ha inoltre deciso di segnalare i racconti: Solidarietà in piazza e nel cuore di Silvana Valente di Schio: “Ora andrò a riposare sotto un cielo punteggiato di stelle, ma stanotte vorrei sognare di essere con tutti voi in un’immensa piazza, grande quanto il mondo intero, gremita di gente, di vita, di valori. Così potremo percepire insieme la serenità che portiamo dentro spargersi nel cielo; sentire l’armonia di colori, sapori e suoni, vedere finalmente il volto sorridente e sincero della solidarietà. Chissà che domani non sia proprio questo il mio prossimo
sogno che si avvera”. Gesti d’accoglienza e di speranza dell’Associazione ACAT Bassano Asiago: “Credo che la solidarietà sia come le parole crociate. Un trovare le definizioni negli spazi bianchi del nostro stupore. L’uno orizzontale è sempre il medesimo nome, solidarietà, due verticale, sollievo, come il nome della nostra dignitosa abitazione. E, negli incroci tra le parole, ci sono gli abbracci, i gesti ricchi di affetto e speranza. Fino a che, parola dopo parola, il cruciverba, lo riempi a poco a poco, giorno dopo giorno. E l’ultimo lemma, il più intenso e commosso, quello che voglio scrivere, sarà sempre riconoscenza, verso chi con tanta benevolenza e devozione, mi ha dato probabilmente, l’ultima opportunità di svegliarmi al mattino, ed apprezzare e rispettare tutto ciò che mi circonda, in armonia con me stesso, con la consapevolezza che da qui posso ricominciare, in modo nuovo, la mia esistenza.” Concorso SMS solidale Vincitrice: Paola Carollo di Chiuppano – Gruppo di protezione Civile Clipeus - Quello dei volontari è un mondo che di solito non fa rumore, eppure ha dimostrato nel tempo quanto la sua opera sia importante, indispensabile. Il volontario non chiede mai, ma ha fatto del dono la sua vocazione. Non ha aspettative se non quella di trovare l’idea vincente per risolvere i problemi e portare un po’ di conforto. Quest’anno abbiamo deciso di premiare l’sms solidale di Paola Carollo «Tutto il mondo è nel mio cuore» scrive Paola. E noi diamo voce a questo suo sentire per estenderlo a tutti i volontari. Concorso Volontari…Facciamo la differenza Associazione più segnalata Gruppo dell’Amicizia Onlus: “Dare briciole di tempo per scintille di gioia” è il suo motto. Dal 1981 opera ad Arzignano il Gruppo dell’Amicizia, con una missione ben precisa: trascorrere momenti di felicità e di svago con le persone con disabilità. Gite, feste, recite sono alcuni degli eventi che favoriscono l’incontro per incentivare il recupero personale e l’inserimento sociale. Piccoli segni come un sorriso, una carezza o un abbraccio, che non hanno prezzo, sono la forza esplosiva e contagiosa di questo gruppo che da ben 25 anni continua a tessere una rete sempre più vasta e forte di solidarietà e che quest’anno è risultato il più segnalato, fra le associazioni, tanto da meritare di essere inserito fra i “volontari che fanno la differenza”.
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Nord del Camerun sottosopra: Il documento appello di Don Maurizio Il missionario vicentino: noi da qui possiamo sensibilizzare l'opinione della gente.... e sarebbe già tanto
di don Maurizio Nicola Bernardi, giovane e affermato imprenditore vicentino nel settore immobiliare, ci ha inviato una nota che nulla ha a che fare con la sua attività ma è uno scritto di un suo compagno di scuola delle elementari, ora Missionario in Africa, che pubblichiamo con piacere e testimoniando la nostra vicinanza a quanto da lui scritto. Carissimi amici, qualcuno di voi è a conoscenza di quanto sta accadendo nella regione del nord del Camerun. Non certo perché i giornali italiani ne abbiano parlato (ci mancherebbe!), ma semplicemente perché domani (le lettera è del 28 novembre, ndr) una squadra di muratori da Molina di Malo doveva venire a darci una mano nella costruzione della chiesa della missione e invece, a 3 giorni dalla partenza, il viaggio è stato annullato. Ma ricostruiamo le vicende. Poi darò spazio a qualche considerazione. La notte tra mercoledì e giovedì scorso (13/14 novembre), un gruppo di “banditi” hanno assalito la missione di Nghecewé - 100 km a nord di Maruà - e, dopo un tentativo di furto finito male (il rumore aveva destato la gente delle vicinanze), sono ripartiti sequestrando il parroco, padre Georges, un missionario francese di 42 anni. Qualche kilometro a piedi in mezzo alla savana e poi una fuga in moto fino a passare il confine con la Nigeria. Il governatore della regione dell'Estremo Nord del Camerun e il suo staff, intervenuti immediatamente, hanno passato i successivi due giorni a organizzare le ricerche e a studiare un piano di messa in sicurezza del territorio. Infine, ieri, è arrivata la rivendicazione dell'atto da parte da parte degli estremisti di Boko Haram, la setta islamica che dal 2009 sta mettendo in ginocchio il nord-est della Nigeria. Lo scorso febbraio la stessa setta aveva fatto un’altra incursione in Camerun
settentrionale e aveva sequestrato un’intera famiglia francese (compresi i 4 bambini). La liberazione era avvenuta dopo 2 mesi e – ma solo secondo fonti non ufficiali – dietro lauto riscatto. Poi c’è stata l’uccisione dei giornalisti in Mali. Ed ora il rapimento di questo prete. Padre Georges era arrivato in Camerun come Fidei Donum da soli due anni, unico missionario della sua diocesi in terra d’Africa. Ci si incontrava frequentemente alle riunioni a Maruà e, proprio perché lo si sapeva solo, era stato naturale dimostragli amicizia e farlo sentire ancor più “tra fratelli”. Proprio pochi giorni prima, gli avevo dato un passaggio in macchina e gli chiedevo come stesse. Era sereno, diceva di sentirsi ben voluto dalla gente e “protetto” proprio dai suoi parrocchiani che di continuo gli dicevano di stare tranquillo, che ci avrebbero pensato loro a tener lontano ogni malintenzionato (cosa che, in effetti, hanno provato a fare la notte dell’assalto: ma cosa possono dei bastoni di fronte a fucili e munizioni?). Il passo successivo intrapreso dal governatore è stato quello di provare a mettersi in contatto con le tre province frontaliere della Nigeria, per ottenere un coordinamento tra le forze dell’ordine dei 2 Paesi. Ma quello che è emerso è stato a dir poco inquietante: dall’altra parte della frontiera camerunese non c’è più la Nigeria, ma tre province completamente nelle mani di Boko Haram. Tutte le forze dell’ordine se ne sono andate, la gente fugge dove può. Non più un funzionario a dare una parvenza di normalità. L’esercito nigeriano sta tentando di riprendere il “suo” nord-est attraverso i bombardamenti. Per ora, senza riuscirci. I primi a pagare per questa situazione sono – come sempre! – i civili. La setta, che ha come scopo di distruggere le scuole e la cultura (diabolica manifestazione dell’oppressione occidentale, a loro avviso), assalta scuole e villaggi. La gente, dicevo, fugge dove può. Molti sono coloro che si stanno rifugiando in Camerun, dopo aver perso case, terre e raccolti. E i poveri che abitano le zone di confine stanno
mostrando una solidarietà inimmaginabile, accogliendo nelle loro case e nutrendo “fratelli” che hanno bisogno di tutto. Purtroppo, però, la tragedia non si limita a questo. L’esercito camerunese ha fatto sapere che, ben mimetizzati in mezzo a questi rifugiati, stanno entrando in Camerun anche vari membri della setta di Boko Haram. Fino a qui i fatti. Passiamo a ciò che in questi momenti si sta dicendo e pensando qui, sul posto. Quando, in aprile, la famiglia francese sequestrata era stata liberata, si era tirato un sospiro, illudendosi che lo Stato avesse ripreso in mano il controllo della situazione e che quindi si stesse ritornando “alla normalità”. Ma non era così. Nella tranquillità apparente, la setta stava invece cominciando a tessere la sua tela organizzativa. Le voci che circolano parlano di cellule in formazione. E di una connivenza da parte di qualcuno che quando va bene è solo passiva, ma che talora diventa decisamente attiva (senza complici “locali”, per esempio, l’assalto alla missione di padre Georges è difficile da spiegare). Già all’indomani del sequestro, il governatore aveva disposto che tutti i bianchi che abitano nelle vicinanze della frontiera nigeriana ripiegassero su Maruà e, meglio ancora, rientrassero in Patria. I missionari, però, si erano opposti, dicendo che non si abbandona la gente quando il bisogno si fa più grande. Ma l’autorità civile non aveva ceduto, facendo sentire il peso del suo comando. Ieri, invece, è arrivato l’insperato contrordine: sembra che il papa stesso sia intervenuto a chiedere che sia permesso ai missionari di restare al loro posto. La missione della Chiesa è accanto a chi ha bisogno. Prospettive. La “crisi” attuale (e, per una volta non mi riferisco a quella economica mondiale, ma allo stato di destabilizzazione in atto nel nord del Camerun) non è di quelle destinate a passare velocemente. Se, con l’aiuto di Dio, potremo riabbracciare il nostro amico Georges, questo non significherà la fine di un bel niente. L’Islam estremista è sempre più armato e sempre più intenzionato ad allargare il suo territorio. Purtroppo qui la maggior parte della gente è troppo “semplice” per rendersi conto che aprire la porte a questo Islam non porterà a nulla di buono. Qui non c'è la possibilità di informarsi come da noi, di fare la differenza tra Islam e Islam. Il vescovo di Maruà è da sempre un indefesso propugnatore della pace tra le religioni, del dialogo, della convivenza fraterna. Ma, si sa, con gli estremisti le vie del dialogo raramente portano da qualche parte. Per ora, da quanto si capisce, Boko Haram vuole colpire il Camerun proprio nel suo “punto di vanto”: Paese
in pace da oltre 50 anni, Paese d’integrazione religiosa, Paese aperto al mondo. E così fa di tutto per creare destabilizzazione. Dobbiamo poi aspettarci una seconda fase? Chiese bruciate, scuole assaltate a colpi di mitragliatrice, villaggi interi dati alle fiamme: è questo ciò che sta accadendo dall'altra parte della frontiera. E tutto questo nella volontà di imporre il VERO Islam. E la Chiesa, cosa fa? E cosa deve fare? In queste ore, io sono colpito e toccato dal coraggio di tanti confratelli e consorelle missionari, che non vogliono fare un solo passo indietro. Nessuno è incosciente. Nessuno ha voglia di lasciarci le penne. Ma nessuno intende neanche abbandonare il campo. Ieri sera un padre francese mi raccontava che sta ricevendo molte chiamate da giornalisti del suo Paese per avere dettagli sul sequestro. In molti casi ha dovuto “difendersi” da accuse del tipo: Perché rimanete lì? Volete proprio andarvela a cercare? E se poi vi sequestrano, chi paga? Il Vaticano? Saranno i contribuenti francesi che dovranno pagare la vostra cocciutaggine? Qualcuno si spingeva ancora più in là: Con i soldi del vostro riscatto, voi armate i Boko Haram! E via di questo passo. Sì, lo si sa che la Francia è un Paese ampiamente scristianizzato. Ma non ci stiamo allargando un po’ troppo? Preti, suore, laici che la Chiesa manda in missione non partono per il gusto dell’avventura. E neanche perché sono dei disadattati nel loro Paese d’origine. Si parte perché Gesù ha detto : “Voi sarete miei testimoni fino agli estremi confini della terra”. Testimoni di Gesù attraverso l’annuncio della sua Parola, e, molto più, attraverso una vita spesa al servizio degli ultimi. Sul Suo esempio. Questo è tutto. Come si fa a parlare di “Uno” che ha dato la vita per il mondo, se, al sopraggiungere del pericolo, si dice: “Beh, adesso io ho finito: cavatevela da soli”?!? Il Vangelo, amici miei, non è una bella storia. Bella da raccontare, bella da ascoltare. Il Vangelo è programma di vita. Che credibilità
avrebbe, se coloro che sono venuti ad annunciarlo (e vi ricordo che qui la Chiesa ha solo 50 anni!) se ne andassero non appena il prezzo comincia ad alzarsi? Francamente i missionari non lo vogliono il martirio (di sicuro, non io!), ma quando parli di Gesù in mezzo a gente che la vita ha tenuto sempre schiacciata a terra, senti tutto il peso della Parola che stai portando. E capisci che non puoi scaricarlo. Detto questo, bisogna anche che vi tranquillizzi un po’. Onestamente non mi sembra che qui a Loulou siamo esposti più di tanto. La frontiera nigeriana in linea d’aria è a 70 km. In più, l’esercito camerunese sta davvero mobilitandosi per proteggere le missioni. Quindi, vi invito a non avere particolari preoccupazioni per noi. Ma questa lettera andava scritta perché non può accadere che non si sappia! Il mondo deve sapere quello che accade. E la Chiesa di Vicenza ancora di più, visto che nel nord del Camerun ha 2 missioni diocesane (Loulou e Tchéré). Vi dico fin da subito che qualora qualcuno di voi volesse scrivere in proposito a quanto vi ho raccontato, non so quanto in grado sarò di rispondere. Il periodo è pieno e, alla facciaccia di Boko Haram, la vita continua! Una preghiera intensa per padre Georges, quella, invece, ve la chiedo con tutto il cuore. Vi abbraccio. E a me si associano don Leopoldo, suor Emanuela e suor Anna. Ciao! don Maurizio P.S.: Devo aggiungere una riga. Questo scritto non è un pezzo giornalistico. Non sono stato lì a pesare parola per parola così come fanno "quelli del mestiere". Vi ho raccontato quello che sta accadendo, seguito da quello che in questo momento si dice e si pensa. Se volete farvi anche altre idee, vi invito a navigare in rete (digitate "Georges Vandenbeusch", magari in motori di ricerca francofoni). Buon viaggio nell'informazione! Ancora ciao! © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Venezia e l’Oriente: una serie di ricerche coordinate dal territorio vicentino di Italo Francesco Baldo
L
a Repubblica di Venezia e il suo territorio furono molto legati all’oriente. La sua millenaria storia attesta come le relazioni furono varie, da quelle commerciali, a quelle politiche e anche belliche. Tutta l’Europa deve a Venezia la conoscenza del mondo orientale e in particolare a Il milione di Marco Polo Marco Polo (Venezia, 15 settembre 1254 – Venezia, 8 gennaio 1324) che ebbe certo maggiore diffusione rispetto alla Historia Mongolorum dell’umbro frate Giovanni da Pian del Carpine o da Piano dei Carpini (Pian del Carpine, 1182 circa – Antivari, 1º agosto 1252). Se il testo di Polo è il più famoso, non mancarono certo nei secoli successivi molte altre relazioni su vari temi e aspetti relativi al Vicino e all’Estremo Oriente. Fare luce e comprendere tutta lòa mole di studi è il compito intrapreso da un gruppo di studiosi che fa capo in primo luogo all’Università Ca’Foscari di Venezia. Da diversi
anni Giovanni Pedrini di Schio (VI), docente all’Università Cà Foscari di Venezia coordina una serie di ricerche nella direzione sopra accennata. Frutto di questo intenso lavoro al cui coordinamento partecipa attivamente Nico Veladiano sono stati tre volumi, il primo Ad Orientes : viaggiatori veneti lungo le vie d’Oriente, edito nel 2006 dal Comune di Montecchio Precalcino, mentre gli altri due sono il frutto di due Convegni. Il primo nel 2009 presso la Biblioteca “La Vigna” di Vicenza” cui ha fatto seguito il volume Itinera Orientalia. Itinerari veneti tra Oriente e Occidente. Relazioni di viaggio tra identiità e alterità, pubblicati dall’Editrice Veneta, Vicenza, nel 2010. Il secondo svoltosi sempre nella stessa sede, si è tenuto nel 2013, scopo di questo è stato il mettere il luce l’importanza delle relazioni culturali che Venezia ci ha lasciato nei suoi rapporti con l’oriente, evidenziano come questi investissero molti campi, tra cui quello della musica. Il volume del secondo Convegno Studia Orientis. Venezia e l’Oriente: un’eredità cultu-
rale (Editrice Veneta, 2013) è stato presentato sabato 23 novembre 2013 a Villa Nievo Bonin Longare ( Montecchio Precalcino) e riporta le relazioni di Giampiero Bellingeri dell’Università Ca’ Foscari Venezia (Intorno alle fonti venete sull’Azerbaigian); Boghos Levon Zekiyan docente all’Università Ca’ Foscari Venezia e al Pontificio Istituto Orientale Roma (Venezia, Il luogo delle ‘rivelazioni’ della Provvidenza per gli Armeni); Giovanni Pedrini, dell’Università Ca’ Foscari Venezia (Carovane d’Oriente. Mercanti, viaggiatori, missionari sulle vie carovaniere tra Siria, Mesopotamia e Persia); Giovanni De Zorzi dell’Università Ca’ Foscari Venezia (Vivere a Costantinopoli con le orecchie bene aperte. Giambattista Toderini (1728-1799) e la “musica turchesca”). Questi temi, opportunamente approfonditi e sviluppati costituiscono la nuova prospettiva di studi delle relazioni Venezia-Oriente, perché analizzano e pubblicano scritti inediti e ci aprono ad una visione non stereotipata di Venezia, come solo interessata agli aspetti mercantili e un oriente che ha da farci conoscere le meraviglie della sua cultura. Il progetto di Giovanni Pedrini ha potuto contare sull’interesse per questo genere di approfondimenti non solo dell’Università Cà Foscari, fondata nel 1868 come “Scuola superiore di commercio” dal veneziano Luigi Luzzatti (1841-1927), allievo del vicentino Giacomo Zanella e Presidente del Consiglio e altri , ma anche del Consorzio di Pro Loco Astico-Brenta comprendente le Pro Loco di Bolzano Vicentino, Bressanvido, Dueville, Montecchio Precalcino, Monticello Conte Otto, Quinto Vicentino, Sandrigo, Schiavon, Torri di Quartesolo, Nove, Pianezze, Mason Vicentino, Camisano Vicentino. Accanto e sempre in primo piano anche la Regione del Veneto, la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, la Fondazione Masi e la Masi Agricola di Verona, la Banca di Credito Cooperativo San Giorgio
Quinto e Valle Agno e i Comuni di Montecchio Precalcino e Monticello Conte Otto. Questo progetto di studi sulle relazioni tra Venezia e l’Oriente ci mostra come possa essere significativa la sinergia tra istituzioni pubbliche e private che vede assieme istituzioni culturali di grande prestigio e altre, come Pro Loco e Comuni, presenti capillarmente sul territorio. Un modo quanto mai efficace per portare a conoscenza del grande pubblico temi altrimenti destinati a rimanere nel ristretto ambito degli studiosi. E’ questo un esempio che aiuta a comprendere non solo la storia che non si riduce alle sole questioni “politiche” o “militari”, ma è uno sguardo analitico sul passato che ci aiuta anche nel presente, quando sappiamo coglierne l’insegnamento, perché aveva ragione Cicerone, la storia è maestra di vita, se la sappiamo ascoltare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Vita Gay Vic ent ina
21 dicembre 2013 pag 17
Arcigay Vicenza ospita Vladimir Luxuria Lunedì 16 dicembre nella suggestiva cornice del Bar Borsa, l'Associazione “15 GIUGNO" Arcigay Vicenza ha vissuto e fatto vivere alla città un piacevole incontro con una delle icone dell'attivismo LGBT italiano: Vladimir Luxuria
di Anna Barbara Grotto
I
l neonato circolo Arcigay vicentino ha avuto il merito (e forse anche la tenacia, dato che non è mai facile essere inclusi nell'agenda dei vip) di portare in città un personaggio famoso, e la capacità poi di creare l'atmosfera adatta per farcene scoprire il lato più intimo. Mattia Stella, presidente dell'associazione, ha condotto la serata come fosse un incontro tra amici, una vera e propria chiacchierata, e ciò ha reso l'atmosfera gradevolmente confidenziale. Luxuria, val la pena ricordarlo, nel 2006 è stata la prima parlamentare transgender della storia italiana. Nata a Foggia, attrice, scrittrice, conduttrice e animatrice, fu la regina delle serate del noto locale gay romano "Muccassassina", da cui la sua autobiografia -datata 2007- "Chi ha paura della Muccassassina?". A seguito della sua popolarità, che fra politica e tv ha vissuto una clamorosa escalation (vinse anche il reality "L'Isola dei Famosi", altro evento unico nella bigotta Italia), sempre più forte di pari passo è divenuto anche il suo impegno per la difesa dei diritti di omosessuali e transessuali. Essendo transgender lei stessa,
non mancò di denunciare le piccole grandi discriminazioni a cui una persona trans viene sottoposta quotidianamente, con azioni che la vedevano e la vedono coinvolta in prima persona, sempre astutamente in bilico fra gossip ed impegno civile: ricordiamo l’aspro scontro con Elisabetta Gardini (all'epoca di Forza Italia), la quale non voleva permetterle di usare in Parlamento il bagno delle donne. L'incontro al Bar Borsa con Vladimir Luxuria è iniziato con un'introduzione di Mattia Stella, che ne ha tracciato a grandi linee biografia e pubblicazioni, soffermandosi sull'ultimo romanzo "L'Italia Migliore". Luxuria ha preso, quindi, la parola, raccontandosi fin da subito in modo molto schietto, scanzonato e divertente, alternando narrazione di avvenimenti drammatici della sua vita, come il primo pestaggio che subì ancora adolescente, preso di mira in quanto "diverso" (ed uso il maschile perché la piena consapevolezza della propria identità di genere arrivò successivamente), ad aneddoti della sua vita politica, fino a proclami da vera attivista. Qual è. Si sono toccati molti argomenti, grazie ad una scaletta di domande armoniosa, variegata e mai noiosa preparata da Stella; ed anche alla partecipa-
zione attiva del nutrito ed attento pubblico del Borsa. Non sono mancati riferimenti all'attuale crisi che sta vivendo il nostro Paese, alle proteste di piazza, all'elezione del nuovo segretario del PD Renzi (che Luxuria ha più volte punzecchiato circa la sua "timidezza" sui temi riguardanti i diritti LGBT), fino alle immancabili battute sull'onnipresente Berlusconi. Si è parlato del Vicenza Pride 2013 a cui a malincuore, ha detto, ha dovuto rinunciare perché madrina di un altro Pride nel medesimo giorno: grandi complimenti agli organizzatori e alla città tutta, sottolineando l'importanza della visibilità che i Pride portano, soprattutto ora che da est arriva un nefasto vento omofobo. A tal proposito, ha ricordato la manifestazione del 26 novembre a Trieste contro Putin, in cui anche Arcigay Vicenza era presente: tenuta volutamente in sordina dalla politica e dai media, è stata invece molto sentita e partecipata. È stato anche mandato un messaggio di solidarietà a Camilla Seibezzi, consigliera comunale a Venezia, colei che ha proposto un adeguamento della modulistica alle nuove forme di famiglia, come già succede in altri Paesi europei, sostituendo i termini "padre e madre" semplicemente con "genitori". La Seibezzi continua ad essere
/ Vladimir Luxuria al Bar Borsa
vittima di vessazioni, minacce di morte fino addirittura a manifestazioni di piazza, a cui le istituzioni pubbliche non stanno ponendo un deciso freno né vi si stanno formalmente dissociando. Forte è stata, infine, la presa di posizione di Vladimir Luxuria a favore del matrimonio egualitario: "Se fino a qualche anno fa potevo essere favorevole a qualsiasi forma di tutela, seppur minima, purché arrivasse, oggi non voglio accontentarmi più. Nessuno di noi dovrebbe accontentarsi più. Sapete perché? Perché sarebbe come rivivere i tempi della segregazione razziale negli Stati Uniti: quando permisero ai neri di salire sull'autobus, la legge prevedeva che dovessero però cedere sempre il posto ai bianchi. E sapete quando si iniziò a debellare questa pratica abominevole? Quando Rosa Parks, una donna afroamericana, si rifiutò di cedere il posto ad un bianco. Io non voglio accontentarmi di salire sull'autobus
dei diritti, se poi devo cedere il posto agli eterosessuali, se loro avranno sempre e comunque privilegi rispetto a me. Io sono come loro e voglio avere lo stesso loro diritto di avere il mio posto." Una Vladimir Luxuria combattiva e vera, che non dissimula le difficoltà e le sofferenze della vita ma che è pronta ad affrontarle a testa alta, facendo delle scelte e mettendoci sempre la faccia: un personaggio scoperto persona, in cui ciascuno di noi può rivedere una parte di sé. Che c'è ed è palese o che vorrebbe venir fuori. "Per noi è stato simbolicamente importante portare Vladimir Luxuria nel cuore culturale della città" afferma Mattia Stella, presidente di Arcigay Vicenza. "L'accoglienza ricevuta l'ha piacevolmente sorpresa. Il giorno dopo si è dedicata alle Ville Palladiane e alle tradizioni vicentine". © RIPRODUZIONE RISERVATA
21 dicembre 2013 pag 18
I calciatori vicentini scovati in Fuori gioco Nella rubrica Chiaramente Calcio, in onda settimanalmente sul canale 193 di Sportelevision VicenzaPiùTv e sul nostro canale streaming VicenzaPiu.Tv, uno spazio diverso dalle solite interviste ed analisi tecniche è riservato ai ritratti fuori dal campo dei protagonisti delle pedate domenicali vicentine di Lega Pro. Pubblichiamo in questo numero di VicenzaPiù la trascrizione fedele dei primi ritratti che la rubrica “Fuori gioco” ha proposto ai telespettatori tv e web: scoviamo per voi chi sono nella loro vita quotidiana Jadid e Castiglia del Vicenza calcio, Pelagatti del Bassano Virtus e Tomei e Mei del Real Vicenza.
Pelagatti: Belen è un sogno di Giulia Tessari
C
arlo Pelagatti sei arrivato a Bassano a stagione iniziata insieme a Fondi, sei stato presentato come difensore centrale quindi in alternativa a Bizzotto e Zanella in realtà in passato hai giocato come centrale come esterno ma il calcio tecnico ci interessa meno della tua storia. Tuo fratello Saverio è arbitro in Lega Pro Prima Divisione, l’Italia sappiamo è piena di conflitti di interesse, non dovrebbe succedere ma se mai succedesse che fosse tuo fratello ad arbitrare una tua partita che cosa sentiresti, come ti comporteresti? Prima cosa non è possibile che mio fratello possa arbitrare una mia partita perché lui deve dire le parentele che ha nel campionato in cui arbitra quindi non lo manderanno mai né in una mia partita né difficilmente nel girone in cui siamo noi. Però se dovesse succedere una cosa del genere, che come ti ripeto non possibile che succeda, sicuramente ci litigo in campo perchè ci litigo già fuori al campo quando siamo a casa che guardiamo qualche episodio della serie A, la pensiamo sempre in maniera diversa quindi sicuramente anche in campo sarebbe una battaglia. Cosa ne pensi invece dei conflitti di interesse? Purtroppo siamo in Italia, è così fuori dal mondo del calcio e purtroppo si risente anche nel mondo del calcio. Abbiamo questa figura anche all’estero, questa immagine dell’italiano che cerca sempre una via di fuga più facile,è normale dai. Sei nato l’8 gennaio 1989 ad Arezzo, lo sai che con il Valenza il vicentino quindi anche Bassano è concorrente della tua Arezzo, un altro conflitto ma questa volta di bandiere. Cosa ci dici? Lo so perché sia Vicenza che Arezzo sono città dell’oro le città più importanti a livello nazionale e non solo, è un altro conflitto di interessi di cui faccio parte perché sono di Arezzo però non è una cosa che mi interessa questa, sono due città importanti e mi fa piacere diciamo non è una cosa
/ Pelagatti sul ponte di Bassano
che mi preoccupa. Dopo aver esordito proprio ad Arezzo tra i professionisti a 20 anni nel 2008/09 nel 2009 ti sei trasferito a San Giovanni Valdarno e poi per tre anni sei andato all’estero cioè a San Marino, poi sei venuto qui a Bassano. Cosa ti manca della Toscana, della tua città Arezzo, di San Marino e cosa hai trovato qui a Bassano? Arezzo è la mia città natale quindi come penso per tutti è la città in cui sto meglio è la città in cui torno appena posso e che secondo e è la città più bella come per tutti lo è la città natale. Sicuramente mi manca molto San Marino perché ho passato tre anni fantastici conditi da una promozione, play off, dei gruppi straordinari, soprattutto l’ambiente vicino Rimini, Riccione è un ambiente molto bello molto cordiale, ho conosciuto persone fantastiche quindi terrò sempre un bellissimo ricordo di quel posto. Però sono contento di essere arrivato a Bassano che come ho detto ai miei familiari e ai miei amici è un posto molto carino in cui si sta veramente bene, anche le persone che ho conosciuto sono persone fantastiche. Si sta veramente bene, dai! e quindi sono contento perché potevo finire in molte altre città e sicuramente sarebbe stato al 90% delle città in cui potevo fi-
nire peggio quindi sono contento. E oltre il calcio che pratichi da professionista altri sport che hai nel cuore? Non li seguo tutti ma i piacciono tanti sport, mi piace il tennis, mi piace il golf, mi piace tantissimo l’NBA che seguo molto è lo sport che seguo di più. Il calcio facendolo tutti i giorni, vedo le partita più importanti ma non lo seguo più di tanto invece il basket mi piace tanto mi appassiona veramente. Quindi calcio, basket, sport in generale e nel tempo libero? Nel tempo libero mi piace uscire con gli amici andare a cena fuori, stare in compagnia magari anche girare per i negozi, guardare, comprare, spendere soldi diciamo, i riesce facile spendere soldi. Domande adesso un po’ più personali. La tua ragazza ideale come dovrebbe essere come te la immagini? Come Belen! No scherzo, sicuramente mi deve piacere l’aspetto fisico ma non ho e parametri precisi, sicuramente una ragazza che non sia troppo appariscente tranquilla, di paese diciamo dai. Adesso la domanda è scontata, sei fidanzato? No, in cerca. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Jadid ricorda Baggio ma gli piace essere un marito e un padre semplicissimo di Giulia Tessari
A
bderrazzak Jadid, regista di centro campo del Vicenza, sei nato il 1° giugno del 1983 in Marocco, poi tuo padre si è trasferito in Italia in cerca di lavoro e tu all’età di cinque anni ti sei trasferito anche tu con la tua famiglia per raggiungerlo. Vorrei partire da questo, Marocco e Italia due culture sicuramente diverse due ambienti diversi ci vuoi parlare un po’ delle tue impressioni, se torni mai nella tua terra d’origine, se ti manca, se ti trovi bene qui. Come hai detto a cinque anni sono venuto qua in Italia con mio papà, mia madre, tutti i miei fratelli e da lì è iniziata una nuova vita, abbiamo tutti iniziato gli studi qui in Italia chiaramente mio papà lavorava quindi si aspettava l’estate per tornare a casa in Marocco dove abbiamo ancora i nonni quindi approfittiamo sempre vacanze d’estate per tornare a casa in Marocco però siamo da tanti anni
che siamo in Italia e ci definiamo italianissimi anche se comunque non rinneghiamo le nostre origini e ci fa sempre piacere l’estate tornare a casa. Prima di giocare nel Vicenza hai giocato nel Brescia e in quell’anno hai giocato anche con un famosissimo calciatore vicentino che è Roberto Baggio. Raccontaci qualcosa, le tue impressioni su di lui, se lo senti ancora, se hai mantenuto qualche contatto. No, contatti non ci sono più stati, c’è stato solo il piacere di rivederlo una volta che è venuto a salutarci a Brescia con Guardiola, sentirci non ci siamo più sentiti e chiaramente è stato un onore per me giocare con lui, non è da tutti, e quindi è stato motivo di orgoglio, assolutamente un piacere aver giocato insieme a lui. Poi sai Baggio lo si conosce per quello che ha fatto in campo la fortuna di viverlo il quotidiano per me è stato assolutamente un piacere. Ecco visto che tu lo hai conosciuto ci vuoi dire che ricordo hai di lui, come era proprio come persona fuori fuori dal campo?
Lui era uno a cui piaceva sempre scherzare, aveva tante barzellette e aneddoti da raccontarti e quindi era sempre un piacere ascoltarlo ma allo stesso tempo era una persona molto seria con dei valori eccezionali e quindi ricordo con piacere l’anno che poi io mi sono operato al ginocchio lui mi disse che quella cicatrice sarebbe stata la mia fortuna nel senso che mi avrebbe rinforzato e quella frase mi ha aiutato molto. Ricordo questo di lui che era sempre pronto ad aiutare qualsiasi giovane. Sappiamo anche che hai firmato un contratto di un anno con il Vicenza, dopo cosa ti piacerebbe fare hai qualche idea, qualche desiderio? Il desiderio adesso comune è quello di fare bene da qui a fine stagione sperando di toglierci qualche soddisfazione e poi le somme si tirano sempre a fine anno. Un’ultima cosa: ci interessano anche le passioni dei giocatori, in questa rubrica ci soffermiamo soprattutto sul lato più umano che tecnico. Ci vuoi raccontare qualcosa di te, come occupi il tempo libero, se pratichi altri
/ Abderrazzak Jadid in piazza dei Signori
sport, quali sono i tuoi interessi per capire te come sei come persona. Fuori dal campo sono un marito e un padre semplicissimo, vivo il quotidiano come lo vivono tutte le persone e ho l’hobby dei cavalli mi piacciono da morire i cavalli e poi guardo tanto sport che siano corse di cavalli, che sia calcio, che sia soprattutto il football americano che mi piacciono parecchio i quarterback la loro prontezza la loro facilità di mandare a segno un compagno è uno sport che mi affascina. Sono come tutte le
persone che vivono il quotidiano, quando c’è la spesa da fare bisogna andare a farla. E poi tanto allenamento, comunque ci alleniamo sette giorni su sette insomma e quindi sono sempre al campo. I tuoi figli hanno preso da te la passione per il calcio, vengono a vederti, ti guardano da casa, fanno il tifo insomma per il papà? Sì, si assolutamente. Anche a loro piace il calcio? Sì tantissimo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Matteo Tomei: mamma e tatuaggi (g.t.) Matteo Tomei, portiere del Real Vicenza ,sei arrivato che il calcio mercato era praticamente quasi finito, sappiamo che sei stato il punto di riferimento per la serie D, eri considerato il numero 1 della serie D, sappiamo inoltre che la società ti ha accolto a braccia aperte, soprattutto il tecnico Vittadello con cui avevi già avuto un’esperienza quando avevi vinto i play off con il San Bonifacio. Sappiamo che tuo papà inoltre allena una squadra di calcio. Lui come è nei tuoi confronti visto che sei un giocatore del
Real Vicenza, ti da dei consigli? Io ho avuto la fortuna di avere mio padre come allenatore a Quinto e quindi in questo momento qui abbiamo un rapporto abbastanza tra giocatore e allenatore poi dopo lui mi da tanti consigli, riesce comunque a farmi vedere il pelo nell’uovo quindi di conseguenza per me è una grossa fortuna averlo a casa come diciamo primo tifoso. Adesso purtroppo non può più venire a vedere le partite del Real Vicenza, veniva ogni domenica, perché sta allenando una squadra di eccellenza e di conseguenza ben venga per lui e speriamo possa fare
anche lui un buonissimo campionato. Sei nato a Motta di Livenza un paesino in provincia di Treviso però sei anche uscito dall’Italia hai girato, hai anche fatto un’esperienza in Scozia, al Ross County, sicuramente un ambiente molto diverso Sicuramente l’ambiente è diverso anche perché comunque in Italia ci sono un po’ più di pressioni, parlo di categorie più elevate come la serie B e la serie A. La Scozia è bella perché c’è tanta natura, la gente è tanto ospitale il calcio è più bello secondo me rispetto a quello italiano anche perché le strutture gli allenamenti sono di-
/ Tomei con Giulia Tessari
versi, ti fanno un po’ più amare questo gioco anche le persone al di fuori di quello che può essere il calcio. Non la rifarei, vi premetto non la rifarei perché è stata un’esperienza abbastanza dura, mi ha formato molto e traggo solo gli aspetti positivi poi dopo diciamo è stato il mio passato adesso il mio presente è qui e speriamo di continuare. Parliamo un po’ delle tue passioni dei tuoi hobby Non ho hobby agonistici, ho hobby abbastanza colorati che sono … i tatuaggi e di conseguenza spendo il mio tempo ad andare su internet oppure a vedere foto per mettermi qualcosa addosso perché amo questi disegni. Possiamo chiederti quanti ne hai e cosa rappresentano per te se non è una cosa troppo personale? Non sono cose personali, adesso ne ho sei e sono in procinto di farne altri tre. Sul braccio ho un samurai fatto dopo aver visto il film di Tom Cruise “L’ultimo samurai” che mi è piaciuto molto perché anche comunque diciamo sonno un amante dei film, poi ho sulla pancia i miei due nonni che non ci sono più e un disegno della mia famiglia sul polpaccio, una croce sulla coscia e dietro la coscia una data che è molto importante per me. Sicuramente devi farne altri perché sappiamo che i tatuaggi devono sempre essere dispari Non ci credo molto a questa cosa , ti dicevo che ero un po’ anticonformista. Parlavi di film, hai qualche regista preferito qualche film in particolare
che ti piace, vai al cinema o li guardi a casa? Mi piace andare al cinema, ma non vado spesso perché sono single. Mi piace vederli a casa. Ripeto L’ultimo samurai è stato uno dei film che mi ha segnato molto e quando ero in Scozia ho visto dalle dieci alle venti volte Braveheart. Sono due colossal, sono questi i film che mi piacciono. Mi hai rubato una domanda. Mi hai già detto che sei single, volevo chiederti se c’è una donna che fa il tifo per te dagli spalti o da casa però anche se mi hai già risposto posso chiederti magari la donna giusta per te come deve essere, se hai un’idea. La donna giusta per me…, diciamo che secondo me le donne giuste, faccio una premessa, le donne giuste per il calciatore sono quelle donne semplici che ti danno serenità che ti danno una mano, ti aiutano e ti sostengono anche nei momenti meno rosei. In questo momento non ho nessuna donna che tifa per me, ne ho solo una in tribuna ogni volta che è mia mamma e quindi di conseguenza sono contento così in questo momento sono single e mi dedico a quello che è il mio lavoro che è il Real Vicenza. Speriamo allora che le donne che ci seguono abbiano preso appunti. Guarda io non sono uno che va in cerca molto, di conseguenza se viene fuori la donna della mia vita ben venga sennò andiamo avanti così. © RIPRODUZIONE RISERVATA
21 dicembre 2013 pag 20
Massimiliano Mei, il difensore vintage del Real Vicenza di Giulia Tessari
M
assimiliano Mei, difensore centrale del Real Vicenza, in passato hai giocato anche in Sardegna a Cagliari, poi, dopo un anno con la Fermana, a Sassari con la Torres, quindi a Venezia e per cinque anni a Reggio Emilia. A Vicenza hai ritrovato un tuo amico, Mirko Stefani, che ora è fermo per squalifica. Vuoi raccontarci di questa amicizia, lo stai aiutando in questo periodo in questo momento un po’ difficile per lui? Sì, è una amicizia che risale a qualche anno fa, proprio ai tempi della
Reggiana. Ci siamo trovati in squadra insieme e soprattutto i primi due anni, che poi sono stati i due anni in cui abbiamo giocato insieme perché poi lui è andato a Cremona poi a Frosinone, si è instaurato un legame soprattutto extra calcistico che poi nel tempo si è prolungato e consolidato. Lui ora ha avuto quello spiacevole episodio della squalifica e io ho cercato nel mio piccolo di potergli stare vicino. In questa rubrica ci occupiamo di più dell’aspetto umano dei giocatori ci interessa di più conoscervi a fondo rispetto al vostro lato, diciamo, più tecnico. Vuoi raccontarci qualcosa di te Massimiliano fuori dal campo, le tue passioni quello che ti piace fare quando non / Massimilano Mei con Giulia Tessari
pratichi lo sport del calcio quindi anche altri sport in generale. Va detto che da piccolo mi sono sempre detto che mi sarebbe piaciuto fare questo mestiere ed ho avuto fortuna anche se è chiaro che quando uno si pone un obiettivo si pone sempre il massimo, quindi non rinnego chiaramente la carriera che ho fatto e che sto continuando a fare però è normale che mi sarebbe piaciuto fare una carriera ai massimi livelli. Però le cose sono andate così, si può dire che forse doveva andare così e mi meritavo di fare questo. Ovviamente intorno a quello che è diventato il mio lavoro ci sono anche delle rinunce, sono andato via da casa a sedici anni, sono andato a Bergamo tre anni, poi ripercorrendo tutto il percorso sono stato a Cagliari in un oratorio di frati salesiani in una cella che era veramente una cella e quindi ci sono stati un po’ di sacrifici da fare. Sono un appassionato di sport, di tutti gli sport, mi piace tanto lo sci anche se per motivi legati a questo lavoro ho potuto praticarlo poco quasi niente anche perché essendo uno sport abbastanza rischioso va a mettere un po’ a repentaglio la carriera professionale e quindi si cerca di evitare. Ho un fratello che gioca a basket. Que-
st’anno ha avuto la fortuna di andare in serie A1 e quindi spesso seguo anche le vicende di basket. Durante il periodo estivo, quello del riposo, spesso gioco a tennis che mi piace un sacco. Per quanto poi riguarda le passioni sono un’amante del vintage inteso a 360 gradi, sia come abbigliamento sia per quanto riguarda le macchine e tante altre cose come gadget, oggetti. Sono affascinato dagli anni 60 forse perché dove vivo io è stato girato tanti anni fa il film ‘Sapore di mare’ al locale ‘La Capannina’: sono ambienti in cui sono cresciuto e quindi un pochino ci rivedo la mia infanzia. E poi mio padre ha una concessionaria di macchine e quindi anche la passione per i motori è dovuta anche a questo anche se non ci troviamo mai d’accordo come gusti. Questo per adesso sono io, per quanto riguarda l’aspetto caratteriale penso di essere una persona forse all’inizio abbastanza timida però poi se riesco a rompere il ghiaccio riesco ad aprirmi ed a tirar fuori quell’umorismo detto alla Pieraccioni di noi toscani. Sfati il mito del calciatore che al di là del calcio ha poche passioni e pochi interessi. Da quello che ci dici tu sei un ragazzo con le tue passioni
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ella rubrica Chiaramente Calcio, in onda settimanalmente sul canale 193 di Sportelevision VicenzaPiùTv e sul nostro canale streaming VicenzaPiu.Tv, uno spazio diverso dalle solite interviste ed analisi tecniche è riservato ai ritratti fuori dal campo dei protagonisti delle pedate domenicali vicentine di Lega Pro. Pubblichiamo in questo numero di VicenzaPiù la trascrizione fedele del ritratto di Massimilano Mei, che la rubrica “Fuori gioco” ha proposto ai telespettatori tv e web. Penso che sia un mito negativo perché ci sono anche tantissimi miei compagni di squadra che hanno le proprie passioni, se le coltivano quando possono. È chiaro che avendo un impegno lavorativo a 360° come il calcio si ha non molto tempo libero a disposizione per poterle curare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Castiglia, il sub per amore di Martina Lucchin
S
iamo alla Quinta Luna con Ivan Castiglia centrocampista del Vicenza Calcio. Sei cresciuto nella Reggina poi hai giocato con il Cittadella adesso a Vicenza. Tu dove ti senti veramente a casa? Un po’ dappertutto perché sinceramente sono stato sette anni fa qui e sono stato benissimo, l’ambiente mi ha accolto alla grande come sette anni fa quindi essere tornato qui è come essere ritornato a casa. Cosa ti piace in particolare di Vicenza? A Vicenza si sta bene, la città è molto bella e poi il tifo, una tifoseria così veramente ce l’hanno in pochi, la squadra, la società, l’ambiente, tutto. E che rapporto hai con il tifo? Con i tifosi ho un rapporto normale, tranquillo. È una tifoseria esigente anche perché purtroppo l’anno scorso sono retrocessi in Lega Pro e questa è una piazza che da più di vent’anni non aveva visto questa categoria quindi cerchiamo di impegnarci e di riportarla subito dove merita, dove le spetta. Nel tempo libero cosa ti piace
fare? Nel tempo libero, io sono sposato, dopo allenamento mi piace stare a casa con mia moglie magari ogni tanto andare al cinema, spesso a cena fuori, le cose che fanno le persone normali. Vedo che sei venuto qui con il tuo cagnolino, ti piacciono anche i cani allora. Ti dico la verità prima non mi piaceva molto anche perché questo è un chihuahua. Non mi piaceva molto la razza però siccome mia moglie ne aveva già uno prima di doverlo lasciare a casa ne ha voluto prendere un altro e sinceramente mi sono affezionato perché sono come dei figli. Con tutto l’affetto e l’amore che ti danno puoi solo amarli dopo. E poi per amore questo ed altro giusto? Infatti, per amore questo ed altro sì. Qualche pazzia fatta in passato per amore? Ho chiesto a mia moglie di sposarmi 10 metri sott’acqua, penso sia una bella pazzia. Tecnicamente come hai fatto? Eravamo con le bombole di ossigeno abbiamo fatto un’immersione normale, sono stato fortunato perché nel villaggio dove eravamo ho trovato dei ragazzi
molto disponibili, che mi avevano preparato uno striscione che avevo messo in tasca per mostrarglielo sott’acqua. È stata un’emozione bellissima. Non poteva che rispondere sì! Ho fatto anche due striscioni piccolini con il sì e con il no. Per fortuna ha preso il sì, sennò l’affogavo in acqua. Il sogno nel cassetto di Ivan Castiglia qual è? Il sogno che abbiamo tutti è quello di raggiungere la massima serie, di giocare in serie A. Spero di poterlo coronare anche perché sono giovane, ho 25anni, ho ancora molti anni per giocare ed arrivare a quel livello lì. Ed al di fuori del cacio cosa invece vorresti costruire nella tua vita? Al di fuori del calcio già ho iniziato tre anni fa con mia moglie: voglio costruirmi una famiglia con tanti bimbi anche, speriamo di averne presto qualcuno. Poi progetti con mia moglie ne abbiamo tanti, vedremo, comunque devo aspettare di smettere perché posso giocare altri dieci anni. Poi quando smetterò cercheremo di fare qualcos’altro. Trasmetterai loro la passione del calcio immagino una volta avuti dei bambini. Ti dico la verità: io preferirei la
femminuccia, poi se arriva il maschietto sicuramente sì sarei molto felice, orgoglioso di trasmettere questa passione a mio figlio. E che sport ti piacerebbe facesse allora una femminuccia al di là del calcio? Mah, quello che vuole. Poi alla fine saranno loro a decidere, può fare danza, può fare pallavolo, quello che vuole. Non c’è uno sport in particolare oltre al calcio che ti appassiona? Sì, mi piace molto il tennis. Infatti ogni tanto lo pratichiamo, d’estate molto spesso. Infatti quando smetto penso che mi dedicherò al tennis. Preferisci Nadal o Federer? Sono due grandissimi tennisti però il mio preferito è Djokovic, che
magari forse non conosci … ma secondo me è più forte di tutti. Come mai ti piace particolarmente? Mi piace la sua tecnica, come affronta l’avversario, le sue giocate, mi piace guardarlo. Prendi qualche spunto da lui che poi porti nel calcio? Quello che mi piace di lui è la mentalità essendo uno sport individuale devi essere forte mentalmente. Soprattutto nel tennis perché va avanti tante ore e lui mentalmente riesce ad ammazzare l’avversario. E questo è quello che cerco di prendere da lui: il fattore mentale. © RIPRODUZIONE RISERVATA
/ Ivan Castiglia intervistato da Martina Lucchil alla Quinta Luna
21 dicembre 2013 pag 21
La vera storia della "paladina" De Bortoli e della nebbia mediatica sul riconteggio di Edoardo Andrein
L
a vicenda dell'errato conteggio elettorale con conseguente riconteggio, che VicenzaPiu.com ha fatto conoscere per primo tramite l’intervista ad Angelo Tonello che denunciava le incongruenze nell’attribuzione delle preferenze degli eletti in consiglio comunale, si sta trasformando in un dibattito al limite del surreale, a causa forse e anche della narrazione" di Nicola Negrin su “Il Giornale di Vicenza” quando ha ripreso la vicenda. Proviamo a fare un po’ di chiarezza, partendo dagli ultimi avvenimenti. Pochi giorni fa è stato effettuato il riconteggio delle schede elettorali ordinato dal Tribunale amministrativo regionale e, come era preventivabile, è stato ristabilito il risultato originario, quello messo nero su bianco nei verbali dell’Ufficio Elettorale Centrale che aveva come Presidente un magistrato nominato dal Tribunale di Vicenza. Pochi, infatti, ricordano come tutto questo caos sia partito dal ricorso proprio della candidata della lista civica Variati Monica De Bortoli (nella foto ripresa dal suo profilo FB) sulla base dei risultati differenti raccolti dall’Ufficio dati del Comune. Un ricorso accolto in modo frettoloso e senza convocare i delegati di lista dei vari partiti dal ma-
gistrato assegnato all’Ufficio Elettorale Centrale. In seguito a quella richiesta risultò esclusa, oltre che Fioravante Rossi della lista civica Variati, anche Lorenza Rizzini del Partito Democratico, candidata del quartiere dei Ferrovieri: per questo motivo Tonello si è attivato, forte dei dati raccolti dal rappresentante di lista del Pd al seggio 62 dove è stata rilevata la difformità nei dati. A questo punto della nostra ricostruzione ripetiamo il punto fondamentale della vicenda emerso dopo il riconteggio delle schede disposto dal Tar: il verbale dell’Ufficio Elettorale Centrale depositato in Prefettura è giusto, mentre i dati diffusi dai dipendenti del Comune no. Lo sottolineiamo per le dichiarazioni "fuori contesto" dei mesi scorsi rilasciate dalle forze d’opposizione cittadine e soprattutto per quelle di alcune personalità che, basandosi evidentemente e solamente sulla ricostruzione confusa fatta dal GdV, hanno lanciato proprio dalle pagine del principale quotidiano cittadino, sia pure in calo di ... copie vendute e lette, accuse pesanti e sgradevoli al Presidente e agli scrutatori del seggio 62. Ora, però torniamo a monte della questione. Come è stato possibile che Monica De Bortoli abbia fatto un ricorso basandosi solo sui dati del Comune e che questo sia stato accolto?
E con nell’aria un verdetto giudiziario che in molti prevedevano sarebbe stato sfavorevole com’è possibile che sia stata affidata proprio alla De Bortoli la delega delle politiche giovanili? C'entrano qualcosa i suoi trascorsi sotto l’ala protettrice di Alessandra Moretti che durante il suo mandato di assessore le aveva già affidato un incarico al laboratorio giovanile Vi.Lab? Oppure dietro alla De Bortoli c’è qualcuno che ha tentato di manovrare questa giovane donna, magari per gli equilibri interni di nuove associazioni civiche avvolte intorno all’antico vessillo variatiano? Altro fatto rilevante è che De Bortoli, a differenza della collega coinvolta nella vicenda Silvia Dalle Rive, si è avvalsa di un avvocato per difendere il proprio posto in consiglio provando a impedire al Tar di procedere con il riconteggio delle schede. Il perché forse si può spiegare andando a controllare la posizione nella lista Variati di De Bortoli e scoprire che, secondo i dati originari della Prefettura, scenderebbe in posizioni non ripescabili; mentre Dalle Rive sarebbe la prima dei non eletti, con buone possibilità di reintegro in consiglio. Anche per questo motivo, probabilmente, Dalle Rive non ci pensa nemmeno a dimettersi come ha fatto invece De Bortoli pochi giorni fa. E anche perchè Dalle Rive non si è candidata, come ha
/ Monica De Bortoli
fatto recentemente De Bortoli, per il posto di “Garante per i diritti delle persone private della libertà personale” per il quale secondo regolamento è incompatibile il ruolo di consigliere comunale… a cui ora ha stoicamente rinunciato. Insomma, se ci sono complimenti da fare in questa vicenda non sono certo quelli arrivati negli ultimi giorni dal vicesindaco (nemmeno candidato alle elezioni) Jacopo Bulgarini e dal consigliere d’opposizione (esperto di mobilità e “zone
rosse”) Claudio Cicero per il gesto della “paladina” De Bortoli di dimettersi. Andrebbero fatti, invece, a chi come Tonello, insieme ad altri rappresentanti cittadini del Pd, si è battuto affinché emergesse la vera volontà espressa dagli elettori diventando lui sì, e con merito, “Garante per i diritti delle persone private della libertà personale”. Di scegliere i propri eletti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il conte alla sbarra, la padella al polso di Marco Milioni
P
overo Matteo. Dopo la legnata del rinvio a giudizio per la colossale evasione fiscale legata al caso Icg, l'uomo sembra che sia alla ricerca di un posto di lavoro che gli doni un po' della tranquillità persa nel 2013. Oltre alle voci su una sua cooptazione presso il Cda di Fiera di Vicenza il rampollo della Valle Agno, che è pure presidente di Cuoa è sempre più in ballo. I settimanali nazionali, a partire da L'Espresso, sfoggiano la reclame a tutta pagina con il volto dell'onnipresente M. che presta il suo volto alla Philip Whatch. L'azienda svizzera, che però vanta un design italiano, deve avere ben sfogliato la stampa del Belpaese, soprat-
tutto nelle pagine della giudiziaria, per capire che evidentemente il volto di un vip chiamato alla sbarra tira. Sia chiaro. L'iniziativa è per beneficenza. Ma se tanto mi dà tanto allora perché non pensare a Totò Riina o a Vallanzasca? Pure loro usano l'orologio no? Ma i tempi cambiano, le mode pure. E il «fassion», proprio questa è la pronuncia di Matteo in una memorabile intervista a pagamento che Tva pubblica sul suo sito, tira sempre. Intanto la fantasmagorica pièce videogiornalistica vola nello share di Youtube e raggiunge quota 24 contatti. Mica pizza e fichi. Se solo la mamma contessa Marta, stilista eccentrica, avesse invitato metà degli ospiti delle sue cene eleganti a cliccare sull'intervista di junior, l'audience di Matteo sarebbe schizzata sicuramente non solo oltreagno, ma ben più lontano.
E invece del ricordo dei conti Marzotto ci si deve accontentare di quello della contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare. Magari la prossima volta Tva potrebbe tentare una doppia intervista sotto le stelle. Il piccolo conte Marzottino più il principino Emanuele Filiberto che pattinano nei corridoi di Confindustria Vicenza assieme a Milly Carlucci e Giuseppe Zigliotto. Così, per beneficenza, potrebbero sponsorizzare il braccialetto elettronico per il controllo dei detenuti affidato dal governo a Telecom. Se poi hanno problemi basterà telefonare a sora Lella Cancellieri. Attenzione però a non incontrare il Duca-conte Piercarlo Ingegner Semenzara. Che a qualcuno dei presenti potrebbe intimare l'indimenticato: «E la smetta di toccarmi il culo». © RIPRODUZIONE RISERVATA
/ Marzotto, la decadenza
21 dicembre 2013 pag 22
Dissidi a cinque stelle Tra Vicenza e Bassano nel M5S proseguono i dissapori in seno agli attivisti: è la gestione interna a destare i maggiori attriti. Le frizioni si registrano nel capoluogo e nel comprensorio bassanese
di Marco Milioni
N
el M5S l'aria dentro la casa rimane frizzante. Dopo la frizioni fra attivisti, sia nel Vicentino che nel Bassanese, tra la fine di novembre e i primi di dicembre, nel capoluogo a metà mese si è consumata l'ennesima frattura tra il gruppo storico e quello dei dissenzienti, i quali con un documento unitario hanno censurato l'operato di Giordano Lain, volto storico del M5S nella città del Palladio. Lain per il momento si limita a definire priva di fondamento l'iniziativa che lo ha escluso dalla piattaforma elettronica del M5S nel capoluogo. Nel Bassanese invece il meetup (o gruppo d'incontro) del Grappa, censurato dai cugini della città del ponte, e al quale fanno riferimento i comprensori di Romano, Cassola e Mussolente e Possagno in ambito Trevigiano, preferisce mettere subito i puntini «sulle i» e in attesa di un documento ufficiale fa comunque sentire la sua voce . «Abbiamo saputo - sottolinea il possagnese Ennio Cunial (in foto), uno degli esponenti del meetup del Grappa - che il nostro gruppo, unitamente ad alcuni suoi
membri è stato fatto oggetto di addebiti specifici». Addebiti che sarebbero stati riassunti appunto alla fine di novembre scorso dal consigliere comunale di Sandrigo Simone Contro che è anche uno degli organizzatori del gruppo di coordinamento della provincia di Vicenza. Allora Cunial a che cosa vi riferite? «Ad essere sinceri sappiamo che ci sono state mossi diversi rilievi sia in materia di comportamento sia relativamente al metodo di lavoro del nostro gruppo, sia per il comportamento di singoli attivisti. Ma le informazioni in nostro possesso non sono così dettagliate». Ad ogni modo al di là del fuori programma di venerdì, immaginate che ci siano di mezzo i dissidi, anche di natura personale, che da mesi vedono protagonisti da una parte Simone Contro e Flavio Ferrazzi e dall'altra Francesco Celotto, che con altri è tra i volti più noti della vostra squadra? «Certamente sì. Ma la questione è un'altra. Premesso che il M5S non è un partito e che quindi procedure formali di censura assimilabili a quelle degli altri movimenti non possono nemmeno essere pensate, rimane una considerazione più
generica da fare». Quale? «Ci può stare tranquillamente che uno abbia delle rimostranze. Bene, allora lo si contatta gli si inviano gli addebiti circostanziati e per iscritto. E poi durante un momento assembleare pubblico va in scena il contraddittorio. Cosa che a quanto ci risulta non è avvenuta con queste modalità. Ci sono però alcune valutazioni oggettive da fare». Sarebbe a dire? «Ammettiamo per un istante la rilevanza delle questioni sospese con Celotto. Mi si deve spiegare che cosa c'entrino gli altri attivisti». Ci sono episodi specifici da considerare? «Sì, il mio. Faccio una premessa. Anni e anni fa, non sono più un ragazzino purtroppo, ho fatto anche io politica. Ho frequentato un po' la Dc un po' Fi. Il mio approccio è sempre stato quello di fare l'antenna. Andare in giro per il territorio, sentire la gente, annotare criticità e spunti riferendo poi alle istituzioni o ai referenti politici. È un lavoro silenzioso, che non dà grande visibilità; ma è essenziale perché se uno vuol risolvere dei problemi li deve rintracciare sul territorio. Ed è lo stesso approccio che ho seguito con M5S, anche perché le
/ Ennio Cunial
battaglie in campo aperto erano già altri a seguirle». Ma tornando al punto? «Tornando al punto per oltre un mese e mezzo Contro, che è anche il referente vicentino del gruppo di coordinamento veneto, noto come meetup veneto, mi ha tenuto fuori dalla piattaforma elettronica dedicata alla discussione. Peraltro dopo le mie insistenze sono stato ugualmente inserito». E perché? «Sono state accampate motivazioni di spessore nullo. Ora questo è un piccolo esempio di come le cose non devono andare in un movimento che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia. Se si procede così rischiamo di sclerotizzarci. Per di più Contro ha fatto illazioni sul mio conto e non si capisce bene perché.
E parlo con cognizione di causa giacché sono in possesso di tutta la sequenza della documentazione e delle mail spedite ai meetup. Di più, diverse persone possono testimoniare le difficoltà che mi sono state create fino a poco tempo fa prima di essere iscritto. Ovviamente mai nulla è perduto. Ogni cosa si può appianare. Ma sarebbe bello potere avere con il consigliere Contro un confronto pubblico in modo da capire come stiano le cose. A brevissimo gli proporrò la cosa. Siccome è un ragazzo di buon senso mi sento di dire che accetterà». E se non dovesse accettare? «Mi vedrò costretto a domandarglielo ancora. Se il no perdura, allora dovrò rendere pubbliche tutte le comunicazioni intercorse». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Vicenza, nella nursery a cinque stelle da Grillo a Fantozzi (m.m.) Dal movimento a Cinque stelle alla trasparenza a targhe alterne la strada seppur comica, o meglio ridicola può essere breve. È quanto è capitato il 29 novembre a me quando verso le nove di sera sono andato al centro civico della zona 2 dove era in corso una «riunione dei gruppi e meetup della provincia di Vicenza». Premesso che di incontri del genere ne ho frequentati a iosa, per ovvi motivi professionali, in tutto il Veneto. E mai c'erano stati problemi. Ma c'è sempre una prima volta. Infatti ieri mi è capitato di essere
invitato a lasciare la riunione. Latori di questa richiesta si sono fatti il consigliere comunale di Vicenza Liliana Zaltron e il consigliere comunale di Sandrigo Simone Contro; il quale mi ha spiegato davanti a un centinaio di convenuti che a non volere la presenza di un giornalista era una non ben precisata maggioranza. Per non passare da provocatore, cosa che mi gusta non poco, ho preso e ho lasciato l'aula magna del centro civico sistemandomi fuori in antisala. Dalla quale molto si sentiva del dibattito però. Poco appresso una
persona, suppongo un attivista mi invitava, adducendo poche ma confuse motivazioni, a lasciare anche l'antisala. Scocciato gli rispondevo che non avevo intenzione e che avrei continuato a lavorare scrivendo il mio pezzo di cronaca. Il gendarme facente funzione insistendo mi obbligava a chiamare chi materialmente aveva prenotato la sala e che quindi ne era il responsabile pro-tempore della gestione (Giordano Lain, un militante storico del M5S vicentino) il quale sconfessando e un po' sbertucciando il pretoriano estemporaneo gli spiegava che avrei potuto rimanere lì quanto potevo. Questi i fatti. Il fuoriprogramma ha diviso i presenti. In diversi non sono stati d'accordo. Più di qualcuno nella concitazione, a mo' di bisbiglio, ha indirizzato a Zaltron e Contro epiteti irripetibili coi quali, in modo colorito, si stigmatizzava il comportamento nei miei confronti. Caterina Galiotto, assi-
stente parlamentare del senatore Enrico Cappelletti, sbigottita ha esclamato «poi fanno bene i giornali a massacrarci». In serata si sarebbero dovuti discutere i dissidi tutt'ora in essere in seno ai meetup del Vicentino. Naturalmente la domanda nasce spontanea. I cinque stelle (o alcuni di loro), che hanno fatto del lavaggio dei panni sporchi in piazza una disciplina osannata (giustamente dico io) quando si trovano a dover replicare con gli argomenti hanno o no il fiato corto? Ieri in quella sala ho sentito parlare di regolamenti con una padronanza della logica e del diritto prossimi allo zero. In tante occasioni i militanti mi hanno chiesto un parere sugli stessi attivisti. E la risposta è sempre stata la stessa. Da tecnico dell'informazione “vi dico che siete troppo poco grillini”. Molti però faticano a capire. E tentando di emulare Grillo finiscono per assomigliare a Fantozzi. E non a quello geniale dei primi
due film diretti da Luciano Salce. Ma a quello sbiadito e bolso dei film di Neri Parenti. Ovviamente qualche rimprovero debbo farlo anche a me stesso. Poiché avevo tutte le carte in regola per stare lì (spazio pubblico, mia iscrizione al meetup dal 2007 perché da cronista la realtà era interessante, nessun servizio di guardianìa) sarei dovuto rimanere. Il cronista non abbandona il fronte, anche se è una nursery a cinque stelle popolata da parecchi mocciosi capricciosi e un po' stentati nell'apprendimento. Sarebbero bastati due minuti a stendere le argomentazioni dei contrari. Ma non me la sono sentita di sparare sulla croce rossa. Chi mi legge su VicenzaPiù sa che non sono uso a trattare del mio personale. Ma per dare conto di quanto accaduto, in questo caso, era necessario un intervento del genere. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Provincia di Vicenza
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Mezzi Ftv a riposo nelle giornate di mercoledì 25 e giovedì 26 dicembre e di mercoledì 1 gennaio 2014, quando tutte le corse saranno sospese