Skip to main content

VicenzaPiù n.257, 28 giugno 2013

Page 1

L’informazione ti è vicina ogni giorno, ogni ora e ogni momento grazie a Vicenzapiu.com, Bassanopiu.com, Schiothienepiu.com, Montecchioarzignanopiu.com, Venetopiu.com. E per approfondire leggi il periodico cartaceo VicenzaPiù con gli inserti BassanoPiù e SchioThienePiù. L’elenco delle edicole e dei punti di distribuzione è indicato sulle testate web. VicenzaPiù lo puoi anche sfogliare comodamente abbonandoti on line a soli 18 € all’anno (30 € per abbonamenti sostenitori)

Lavora con i media del network VicenzaPiù Per un ulteriore potenziamento sul territorio cerchiamo collaboratori e corrispondenti per ‘coprire’ le città, i paesi e le aree delle nostre testate giornalistiche. Prendiamo in esame curricula (da inviare a direttore@vicenzapiu.com) di giovani (pubblicisti e non) che vogliano maturare esperienza nel mondo della comunicazione. Analoga ricerca è rivolta ad agenti che, vendendo pubblicità per i media del gruppo VicenzaPiù, trovino un’adeguata Vi fonte di guadagno in un ambiente professionale e contribuiscano al rafforzamento I SERVIZIdell’informazione offerti dal Rivolgiti al CAF SERVIZI di BASE indipendente. Inviare i curricula a info@mediachoice.it CENTRO di RACCOLTA ⇒ Dichiarazioni dei Redditi

• Modello 730 • UNICO Persone Fisiche

con inserto SchioThienePiù

⇒ ISEE – ISEEU – ANF/MAT ⇒ Bollettini IMU

VicenzaPiù

⇒ BONUS

Energia - Gas - ecc.

⇒ Detrazioni

Inps-Inpdap-Ipost

⇒ Trasmissione telematica

• IVA - 770 - Unico - F23 - F24

⇒ Contenzioso tributario ⇒ Modelli RED

I SERVIZI offerti dal CAF SERVIZI di BASE

⇒ Dichiarazioni dei Redditi

• Modello 730 • UNICO Persone Fisiche

⇒ ISEE – ISEEU – ANF/MAT ⇒ Bollettini IMU

www.vicenzapiu.com

⇒ BONUS

Energia - Gas - ecc.

SCHIO : Via 29 Aprile /31

Tel: 0444514937 fax0444316893

17.00 - 19.00

martedì 16.00 - 19.00

CENTRO di RACCOLTA ⇒ Successioni

giovedì

VICENZA : Via Zaguri 65

Telefono: 0444 514937 Fax: 0444 316893 Assistenza e Consulenza Email: vicenza2102@cafsdb.it · Previdenziale

sportello 2102

e.mail: vicenza2102@cafsdb.it Centro Assistenza Fiscale dal 15 aprile al 20 giugno Servizi di Base S.r.l. - Aut. 88 13131con in convenzione (zona Le Fontane)

Rivolgiti al ⇒ Modelli FSA

GLI ALTRI SERVIZI

Centro Assistenza Fiscale Servizi di Base S.r.l. - Aut. 88

16.00in convenzione -19.00 con

Tel 0445 522827 / 0445 520222

· Legale, vertenze di lavoro Assistenza VICENZA ViaCentro Zaguri, 65 - Tel.Fiscale 0444 514937 - Fax 0444 316893 - vicenza2102@cafsdb.it · SCHIO Casa, Immigrazione Servizi di Base S.r.l. - Aut. 88 : Via 29 Aprile /31 SCHIO Via 292102 Aprile, 31 - Tel. 0445 522827 - Fax 0445 520222 · Diritti consumatori sportello · Precariato (zona Le Fontane) e.mail: vicenza2102@cafsdb.it

Periodico indipendente, non riceve finanziamenti pubblici ⇒ Detrazioni

Inps-Inpdap-Ipost

⇒ Trasmissione telematica

• IVA - 770 - Unico - F23 - F24

⇒ Contenzioso tributario

Direttore responsabile Giovanni Coviello

Telefono: 0444 514937 Fax: 0444 316893 Email: vicenza2102@cafsdb.it

lunedì

⇒ Visure catastali

Vi

VICENZA : Via Zaguri 65

Prossima uscita 29 marzo

⇒ Modelli RED ⇒ Visure catastali ⇒ Modelli FSA ⇒ Successioni

GLI ALTRI SERVIZI Assistenza e Consulenza · Previdenziale · Legale, vertenze di lavoro · Casa, Immigrazione · Diritti consumatori · Precariato

dal 15 aprile al 20 giugno lunedì

Tel: 0444514937 fax0444316893

n° 257 - 28 giugno 2013 - euro 1,20

17.00 - 19.00

in convenzione con 13131

martedì 16.00 - 19.00 giovedì

16.00 -19.00

Tel 0445 522827 / 0445 520222

FISCALI

SENZA PRIDE FISCALI

La città rimane senza orgoglio tra aziende in crisi e proposte sospette di compartecipazione, lavoro che manca e disagio sociale, cubature crescenti e degrado urbano. Le foto simbolo della situazione sono quelle del volley rosa ucciso e del calcio in agonia, le speranze nascono dai valori degli immigrati e dal coraggio dei “diversi”. Il 28 giugno 1969 da Stonewall Inn partiva la rivolta di chi non era “normale”. Dal 28 giugno 2013 diciamo basta alla normalità del conformismo e della rassegnazione.


Quotidiani on-line: www.vicenzapiu.com - www.bassanopiu.com - www.montecchioarzignanopiu.com - www.schiothienepiu.com - www.venetopiu.com

28 giugno 2013 pag 3

Si parla ... mentre a Vicenza le domande di Cig in deroga sono 2.215 per 10.889 lavoratori di Giorgio Langella

E

, intanto, si parla ... di dimissioni non date (o rinviate) come quelle Josefa Idem che, semplicemente, dovrebbe lasciare la poltrona da ministro e, invece, fa una conferenza stampa (presente il proprio avvocato) penosa per le giustificazioni alquanto imbarazzanti ... ... della possibile crisi di governo qualora il già condannato Berlusconi subisse altre sentenze negative (per lui) ... ... di Letta che dichiara che Berlusconi è "corretto" perché, dopo la sentenza della consulta, non ha fatto cadere il governo ... ... di espulsioni dal M5S dopo le critiche mosse al "leader" Grillo ... ... di un possibile rinvio dell'aumento IVA che, dopo la sospensione dell'IMU sulla prima casa, dimostra

come l'attuale governo sia incapace di decisioni bloccato com'è dalle promesse e dagli interessi delle forze politiche che lo sostengono ... Cose "importanti", per carità, ma che si potrebbero risolvere in maniera normale, con qualche decisione di "ritiro dalle scene". Cose che servono a distrarre da quella che è il vero problema: la mancanza di lavoro. Perché nel nostro paese (e, come vedremo, la nostra provincia, purtroppo, non è da meno) la disoccupazione è a limiti intollerabili (in totale sono circa 6.000.000 le persone senza lavoro), le fabbriche che chiudono sono sempre di più, la cassa integrazione è aumentata in maniera spaventosa. Basta vedere i dati al 31 maggio 2013 relativi alla mobilità e alla cassa integrazione in deroga nella nostra regione per rendersi conto di quali dovrebbero essere le priorità del paese. In Veneto ci sono 4.847 domande di mobilità in deroga con un aumento,

rispetto alle 4.075 dello stesso periodo del 2012, pari al 19%. Per la cassa integrazione in deroga ci sono 9.611 domande che coinvolgono 51.005 lavoratori. Le province maggiormente in difficoltà sono Vicenza (2.215 domande per 10.889 lavoratori), Treviso (2.056 domande per 9.502 lavoratori), Padova (2.030 domande per 12.606 lavoratori). I settori più interessati sono quelli del manifatturiero (4.830 domande, 26.794 lavoratori), del commercio (1.503 domande, 7.749 lavoratori), delle costruzioni (1.325 domande, 4.550 lavoratori). Un declino preoccupante che deve essere affrontato con determinazione. E contrastato ... ... e, invece, si parla ... di decisioni che vengono rinviate, di dimissioni non date, di maggiore flessibilità per entrare nel mondo del lavoro (più precarietà) e per uscirne (licenziamenti più facili). E si parla di presidenzialismo e di "riforme" costituzionali quasi fossero questi i rimedi per risolvere i veri pro-

Operai in cassa integrazione blemi del paese. Rendiamocene conto che queste proposte di modifica costituzionale servono solo a coprire il disastro che una classe dirigente di politicanti mediocri e imprenditori miopi ha prodotto. Servono a sviare l'attenzione dai problemi reali, a far credere che

la crisi si possa risolvere modificando qualche articolo della Costituzione. Non è vero. La Costituzione non può essere modificata per favorire quelle oligarchie che voglio mantenere il potere. Deve solo essere attuata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Messa contro il Vicenza pride: chissà se papa Francesco ne sarebbe felice ... di Giovanni Coviello

S

e sabato 15 giugno erano stati in oltre 5.000 in occasione del Vicenza Pride a sfilare festosamente e civilmente lungo le vide cittadine a favore dei diritti degli omosessuali col sindaco Achille Variati a chiudere una kermesse, che i partecipanti, nella maggiore parte omosex ma con moltissimi etero a portare la loro testimonianza per i diritti civili in genere, sabato 22, leggiamo

sul GdV, è stata celebrata una sorta di “messa itinerante per «rigenerare e purificare le vie di Vicenza dalla malignità portata la scorsa settimana dal Gay Pride». A darle vita erano «... una quarantina le persone presenti, in arrivo anche da fuori città con cartelli che supportavano la causa e la voglia di pregare per “salvare” Vicenza...». Anche noi abbiamo ricevuto da Veronica Rigoni, l’autrice della foto postata sul suo profilo FB, rilanciata dal GdV e qui pubblicata, l’informazione sull’esistenza della foto di chi, sia pur legittimamente, manifestava contro «peccatori, aberranti

I nuovi untori di Paolo Mele

D

ell'opulento Nord-Est non è rimasto un granché, neanche la speranza di un più lento diffondersi della crisi, di una pur minima dilazione temporale che ci desse la possibilità di salvare almeno una delle nostre vacche magre prima del crollo definitivo della stalla. Siamo ormai in caduta libera, e per di più senza paracadute. È sufficiente aprire il frigo di casa e basta guardarsi attorno: negozi ed aziende chiudono, le banche non fanno più credito, e tantomeno lo Stato, sempre più intollerante e pretenzioso. La pressione fiscale va al di là degli effettivi, rimanenti profitti dei contribuenti. Aumenta, anche qui da

noi, giornalmente, il numero dei poveri, di coloro che vivono giorno per giorno, con le valige sull'uscio di casa, in attesa di sfratto, come ci raccontano le innumerevoli pagine di aste giudiziarie ed esecuzioni immobiliari pubblicate settimanalmente sui quotidiani locali. Necrologi urbani di piccole e grandi città, non escluso la nostra bella Vicenza, dove, si allungano le file alle mense dei poveri, senza che si riesca a placare la fame di tutti. Un baratro che si sta allargando sempre di più sotto i nostri piedi ed in cui, come lo confermano le statistiche dei suicidi, c'è chi ci si butta di propria iniziativa per far prima. Eutanasie e rese sociali, atti di estrema dignità più che di debolezza, dei quali, prima o poi, qualcuno dovrà render conto. La povertà è divenuta una sorta di

oscenità della società, portatori di degrado e falsi cattolici» sotto l’insegna di un movimento cattolico. Non l’avevamo pubblicata su web per una volta tanto “censurando” la domanda che ora, dopo la pubblicità che le è stata data con terminologie per giunta improprie (quello del 15 giugno non era il Gay pride ma il Vicenza pride con un significato un bel po’ diverso), facciamo ai partecipanti: «Chissà se papa Francesco sarebbe felice e concorde con questo modo di dirsi cattolici per la “messa” escludente?» © RIPRODUZIONE RISERVATA

malattia per la quale, a livello governativo centrale e/o locale, si rimpallano cause e colpe e, in assenza di rimedi, si cerca quantomeno di occultarne le conseguenze, invertendo, in questo modo, l'origine del problema. È nata così una “tolleranza zero” per ogni forma di esteriorizzazione della stessa, come se ciò potesse in qualche modo infettare la parte ancora sana delle nostre città. Una battaglia facilitata dal fatto che abusivi, senza tetto, questuanti eccetera risultano, almeno per il momento, quasi tutti cittadini stranieri, extracomunitari e/o clandestini. Persone “indesiderate” e meritevoli, per alcuni opportunisti e benpensanti, del foglio di via. Così è per gli occupanti delle Corti dei Miracoli Vicentine, dell'ex Domenichelli, dell'ex Enel, di Campo Marzo e di molte altre discariche-ostello, tra i quali c'è chi in meno di quattro mesi ha accumulato 80 sanzioni per mendicità molesta, accattonaggio, insedia-

La messa anti gay pride

mento abusivo, atti contrari alla pubblica decenza e così via. Miserabili come un giovane liberiano di 23 anni, alcolista senza fissa dimora o una minorenne rumena incinta. Individui pericolosissimi che

devono portare i loro stracci lontano dai nostri occhi. Untori , colpevoli del male assoluto. Di cui loro sono vittime innocenti.

www.vicenzapiu.com

www.bassanopiu.com

BassanoPiù Direttore Responsabile

Redazione

Editore

Via Pirandello, 11 - Vicenza 0444 1830808 redazione@vicenzapiu.com

GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com

MEDIA CHOICE s.r.l. Via Pirandello, 11 - Vicenza 0444 1830808 - info@mediachoice.it

Pubblicità

MARCO MILIONI m.milioni@vicenzapiu.com

Viale Trento, 197 - Vicenza 0444 1830808 pubblicita@vicenzapiu.com

Segretaria di redazione ANGELA MIGNANO info@mediachoice.it

Redazione Centro Città

Collaboratori di Redazione EDOARDO ANDREIN DANIELA CECCON MARTINA LUCCHIN GUIDO GASPARIN GIORGIO LANGELLA PAOLO MELE ALESSANDRO PAGANO DRITTO MARCO POLO GUIDO ZENTILE

Piazza dei Signori, 50751 - Vicenza

Stampa Centro Servizi Editoriali 36040 Grisignano Di Zocco (VI) V. Del Lavoro, 18 Tel. 0444 414303 Autorizzazione VicenzaPiù Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008 Autorizzazione BassanoPiù Tribunale di Vicenza n. 1201 del 1 settembre 2009 SchioThienePiù Supplemento di VicenzaPiù

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto di copertina CLAUDIO GROTTO

SchioThienePiù Collaboratori esterni DEHA SANATA CARYNE YOUSSEF CHERIF NINA CUPAC ANNA BARBARA GROTTO MARINA GRULOVIC LILIANA CHIKERU NYENKE LUCIANO PAROLIN Copyright Le condizioni di utilizzo dei testi e delle foto sono concordate con i detentori. Se ciò non è stato possibile, l’editore si dichiara disposto a riconoscere il giusto compenso.

VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi e fotografie) distribuiti gratuitamente con le licenze Creative Commons “Attribuzione”e “Attribuzione - Non opere derivate”. Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni: www.creativecommons.it

Giornale chiuso in redazione alle ore 13.00 di martedì 25 giugno 2013 Tiratura: 12.000 copie


28 giugno 2013 pag 4

Il GdV continua a barare. Variati e i cittadini ora lo sanno per la terza volta Canale 68 riparte sul canale UHF 22, dopo aver spento i motori e fatto pit stop al box Tva

di Giovanni Coviello

M

ercoledì 19 giugno denunciavamo l'ennesima "falsificazione" dei dati di un giornale, quello di Vicenza, che dovrebbe avere argomenti più degni per convincere i suoi sempre più scarsi inserzionisti, tra cui gli enti e le aziende legate al Comune di Vicenza, a fidarsi di lui. Ma anche domenica 23 il quotidiano di Confindustria continua a barare, sì a barare, perché pubblica la stessa pubblicità che denunciavamo e che l'Authorithy della pubblicità sicuramente qualificherebbe come "ingannevole" e, quindi, sanzionabile. A questo punto faremo l'esposto sia perché questo nostro convincimento trovi riscontro ufficiale, o venga smentito se errato, sia per fare in modo che il collega direttore Ario Gervasutti venga a sapere qualcosa di più del suo giornale, visto che non pensiamo che sia lui a essere meno che … corretto, sia, infine e in primis, per convincere Variati & c. (per i "privati", magari associati a Confindustria, il problema di spendere di più se ingannati rimane loro) che dovrebbero fare un uso più attento dei soldi pubblici che non spenderli su un giornale che esibisce dati di diffusione ingannevoli a supporto delle sue tariffe. Ecco il testo della nostra denuncia senza esito del 19 giugno che ripubblichiamo con ancora maggiore costernazione dell'altra volta per i colleghi che ogni giorno lavorano per dare credibilità a un quotidiano che dice il falso... per soldi. Domenica 16 giugno, mentre leggevamo doverosamente Il Giornale di Vicenza, il quotidiano di Confindustria locale e, quindi, parente oltre che emulo del prestigioso Il Sole 24 Ore di proprietà di Confindustria nazionale, ci ha colpito la notizia sparata a pagina 42: «ogni giorno nella provincia di Vicenza sono 316.000 i lettori di quotidiani» (vedi immagine). Visto che sono 858.732 i residenti nel Vicentino al 1° gennaio 2012 (dati Istat elaborati da Tuttitalia.it), se escludessimo tra i possibili lettori tipo dei quotidiani i ragazzi under 15, che al 1° gennaio 2012 erano 131.017, e gli stranieri (circa 100.000 secondo la stessa fonte), 316.000 lettori su un target possibile di poco più di 600.000 non relegherebbero di certo il nostro territorio tra i meno attenti alla stampa quotidiana. Sempre sul quotidiano di Via Fermi alla stessa pagina la notizia sul numero totale dei lettori viene, giustamente e orgogliosamente, completata col numero di quanti giornalmente sfogliano il giornale leader d'area: di quei 316.000 lettori giornalieri del Vicentino «il 76% legge Il Giornale di Vicenza». Cioè, tra acquirenti diretti del giornale in edicola, abbonati, lettori in famiglia, di gruppo e nei luoghi pubblici, oltre 240.000 vicentini in grado di leggere lo fanno sulle pagine del foglio diretto dal collega Ario Gervasutti. Che, attendibile qual è, cita la fonte di questi dati, e cioè "AUDIPRESS 2012/III - Indagine sulla lettura dei quotidiani e dei periodici in Italia" relativa all'ultimo trimestre 2012. E non più Audipress 2012/I (primo trimestre) che il GdV

....... sbandierava con i relativi 305.000 lettori per convincere gli inserzionisti delle politiche di febbraio 2013 a pagare con soldi spesso pubblici le pagine di un giornale che avrebbe dovuto perlomeno dichiarare i dati di Audipress 2012/II (secondo trimestre 2012) con solo 265.000 lettori se non proprio l'Audipress 2012/III che domenica ha usato per proclamare il suo 76% di lettori in città e provincia grazie al totale di 243.000 che risulta da questa indagine. Allora dovemmo denunciare noi e pubblicamente il falso prima che il GdV cambiasse la pubblicità, che comunque aveva pubblicato più volte, per sostituirla con una senza numeri... Domenica 16 il GdV i numeri li ha dati di nuovo. Perché l'Audipress citata è ancora una volta vecchia e, guarda caso, la più favorevole (e non ci venga a dire che si citano percentuali e non numeri, perché la giustificazione sarebbe ridicola visto che il messaggio trasmesso è chiaramente "il 76% di 316.000"). L'indagine attuale, che dice che i lettori medi sono scesi di un altro 6,6% fino a 227.000 di marzo (a fronte di solo 31.634 copie vendute in edicola in quel mese, questo è l'altro "numero" indiscutibile), è l'Audipress 2013/I disponibile per tutti sul mensile ufficiale Prima Comunicazione anche online dal 27 maggio 2013 mentre l'editore Athesis/Confindustria e il direttore dovrebbero avere avuto quei dati anche ben prima tramite i loro canali ufficiali. Dovremmo fare questa volta quello che per rispetto dei colleghi non abbiamo fatto a febbraio, citare cioè presso l'Authority competente chi bara sui numeri, a danno della concorrenza leale e di chi compra pubblicità?

Forse sì anche perché non è solo un problema, risolvibile, per le aziende private che sbagliano ancora anche per i prezzi che pagano e che sono evidentemente associati alla falsa diffusione esibita: ora sono state avvisate due volte e se errare è umano ... perseverare le danneggia. Ma il problema è anche "pubblico" perché su quel giornale, che pure accede in qualche misura ai contributi dello Stato, proliferano le pagine pagate dai cittadini contribuenti grazie agli acquisti effettuati con la responsabilità diretta del sindaco Variati per i budget di enti partecipati o controllati dal Comune e indiretta per le aziende controllate come Aim, che, intanto, per far quadrare i conti chiede sacrifici e tagli anche ai lavoratori. Ma forse potrebbe bastare che continuino a dare il loro giudizio i lettori e non l'Authority perché se il GdV droga costantemente il mercato pubblicitario locale sbandierando numeri addomesticati, sono sempre meno quelli che si chiedono ancora perché sia passato dai 305.000 lettori medi di Audipress 2012/I ai 227.000 di Audipress 2013/I, l'ultima disponibile, che decreta che il 25,575 dei lettori (uno su quattro) ha abbandonato Ario & C. Si possono avere tutte le linee editoriali che si vogliono, ma barare, per proprio interesse, sulle notizie non è da quotidiano che si rispetti. Se questo avviene per il numero di quelli che leggono il giornale, si saranno chiesto gli 88.000 lettori che prima lo sfogliavano interessati e ora non più, perché dovrebbero essere credibili e indipendenti le altre notizie? © RIPRODUZIONE RISERVATA

(g.c) «Oggi, salvo miracoli dell’ultima ora, spegne le telecamere Canale 68, l’emittente che dall’Alto Vicentino soddisfaceva da 32 anni una buona parte del desiderio di informazione e del gusto dell’intrattenimento dei vicentini di tutta la provincia...», così scrivevamo il 30 novembre 2012 per averne conferma il 6 dicembre dopo che la famiglia Barbieri aveva spento le telecamere e i contratti di lavoro dei suoi dipendenti. Poi solo pochi giorni dopo avviene qualcosa di imprevisto che segnalavamo il 12 dicembre 2012 col titolo «Tva e Canale 68: “o famo strano?”» scrivendo in dettaglio che «il logo della tv di Cornedo è tornato a campeggiare. Ma stavolta come ospite delle frequenze di Tva Vicenza (Gruppo Videomedia Confindustria) con la curiosa dicitura “Prove sperimentali di trasmissione”. Che cosa si profila all’orizzonte quindi? Canale 68 si appresta a divenire un altro nodo del circuito di Tva o il futuro riserverà altre sorprese? ...». Eravamo stati lontani ma facili profeti. Sabato 22 giugno la sorpresa ci è arrivata direttamente da Luca Barbieri, rampollo di Claudio, fondatore dell’emittente dell’Alto Vicentino, e anche lui appassionato di Tv, con questo sms delle 19.53: «A volte ritornano... dopo risintonia decoder LCN 72». Lo chiamiamo subito ma da allora fino al momento di scrivere il suo cellulare squilla ma rimane stranamente muto visto che ci aveva contattato per una bella informazione e che non potevamo né complimentarci con lui per la ripartenza dell’impresa né avere maggiori dettagli. Ci siamo informati presso tecnici ma la nostra (modesta) esperienza nel settore ci aveva già fornito gli elementi che vi trasferiamo e che poi ci sono stati confermati. Il canale su cui trasmette ora Canale 68 non è più il 43 in UHF di Videomedia, perché «con Tva non si erano sviluppati bene i rapporti previsti inizialmente», come ci dicono i soliti bene informati che pensavano a una Tv post elezioni pro Dal Lago, smontata, però, dai risultati elettorali ...

Luca Barbieri di Canale68 Ma il canale utilizzato dal rinato Canale 68 è l’UHF 22, che nell’elenco ufficiale corrisponde a Tele Regione (altrove chiamata Gold Plus Veneto) che da Monte Madonna a Teolo in provincia di Padova sul suo Mux (multiplexer di frequenze) trasmette e ospita, appunto, anche 7 Gold Plus e 7 Gold Plus +1 oltre che Canale 77 ed altre emittenti.Avevamo subito e come detto contattato Luca Barbieri che non ci rispondeva con questo “appello”: «da uomo di televisione e di informazione, a questo punto, dopo averci fornito “lo scoop” del ritorno di cui lo ringraziamo e che ricambiamo informando subito i suoi telespettatori vecchi e nuovi della lieta novella, ci racconti per loro che linea avrà la vecchia nuova Tv e con quale proprietà supporterà gli investimenti che da solo e solo pochi mesi non voleva più effettuare così da dover “chiudere” e licenziare. Sia chiaro chi trasmette in chiaro». Insieme alla conferma delle nostre anticipazioni aziendali («abbiamo raggiunto l’accordo con il gruppo Telepadova -7 Gold») la risposta, parziale, alla “curiosità” generata da lui stesso via sms ci è arrivata il giorno dopo, sabato 23, via mail (ma Luca Barbieri non parla più?) ed è questa: «La gestione dell’attività televisiva è rimasta alla famiglia Barbieri, il fondatore Claudio che con il figlio Luca si appresta a continuare ad essere un punto di riferimento per tutti i veneti…». Ora quindi e ufficialmente auguriamo il “bentornato” a Canale 68 Veneto da parte della redazione del network VicenzaPiù aspettando di conoscerne il palinsesto. E la linea editoriale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Una delle prime immagini delle nuove trasmissioni di Canale 68


28 giugno 2013 pag 5

Trivellato, Quero, Bulgarini, Variati e Lazzari: enigma a cinque di Marco Milioni

S

i potrà dire ciò che si vuole ma il sindaco berico Achille Variati sta facendo molto per dare l'impressione di volere stringere attorno a sé ancor più la cerchia dei fedelissimi. Il caso della fondazione teatro è emblematico perché uno la può pensare come crede ma la differenza tra quanto accaduto a Francesca Lazzari che nel cda della fondazione non c'è più e quanto invece accaduto a Luca Trivellato

che nella fondazione c'è rimasto la dice lunga. Se poi nello stesso contesto si considera che nel consiglio della fondazione da poco il sindaco ha nominato il suo vice full time Jacopo Bulgarini d'Elci allora il cerchio, magico, verrebbe da dire si chiude. Soprattutto se si considerano le vicinanze tra Bulgarini e Matteo Quero, in predicato di un posto in qualche controllata municipale. E le vicinanze tra Trivellato e Quero rispetto alla quale andrebbe approfondito il caso della cosiddetta Smart, non certo per questioni relative alla modalità di presunti finanziamenti alla campa-

gna elettorale, ma per chiarire il quadro delle relazioni tra soggetti che ruotano attorno alla giostra dei piani nobili di palazzo Trissino. Tutto ciò considerato rimane quindi di poco peso interrogarsi sul fatto se la Lazzari abbia più o meno deciso spontaneamente di non ricandidarsi per la giunta. O se abbia più o meno spontaneamente deciso di mollare il cda della fondazione. Quello che conta è conoscere le direttrici dei rapporti di forza che si stanno intessendo attorno alla gestione della cultura, dei suoi fondi e dei rapporti con enti, fondazioni e player culturali. Se Laz-

Jacopo Bulgarini d'Elci alla presentazione della stagione 2013-2014 del Teatro comunale

zari ha deciso di passare il turno evidentemente deve avere capito che i suoi margini di manovra sa-

rebbero comunque divenuti esigui. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mattone amaro per gli Amenduni che perdono 3,4 milioni di euro e ne immettono 32,7 (g.c.) «Si chiude con una perdita 3,4 milioni di euro dovuta a svalutazioni il bilancio di Vi-Ba», che è a monte della quotata Aedes nella sua nuova veste di unico polo immobiliare degli Amenduni, dinastia di imprenditori siderurgici proprietaria delle Acciaierie Valbruna, anche queste non in perfetta salute come dimostrano anche le ultime vertenze sindacali per una serie di licenziamenti imposti a Vicenza. A riferire della perdita Vi-Ba, con nessuna eco sui media locali, è Andrea Giacobino su Il Mondo n. 25 in edicola da venerdì scorso, settimanale del gruppo Rcs che pubblica anche Il Corriere della Sera. Gli Amenduni detengono anche il 10% delle ora problematiche quote Ilva ma sono tra i maggiori azionisti del gruppo Generali direttamente e, con qualche frizione strategica, insieme alla Cassa di Risparmio di Torino. Nei giorni scorsi, riferisce Giacobino, «l’assemblea degli azionisti ha deciso di attingere alla riserva “avanzo di fusione” per coprire la perdita di 3,4 milioni aperta nei conti del 2012» per un esercizio non confrontabile con quello precedente proprio perché «ViBa a fine dello scorso anno ha incorporato quattro società immobiliari che facevano riferimento alla famiglia proprietaria di Acciaierie Valbruna (Start Immobiliare, Alco International, Sarcal e Alind)». Se il totale dell’attivo è salito da 47,7 a oltre 85 milioni e il patrimonio netto da 20,8 a 52 milioni i debiti sono passati da 26,8 a 33,1 milioni, dei quali 32,7 verso i soci tutti della famiglia Amenduni, che, quindi, starebbero “pompando” liquidità nel ramo immobiliare in perdita. Sempre attingendo dai dati de Il Mondo n. 25, mentre il conto economico di Vi-Ba (probabilmente l’acronimo di VicenzaBari che tiene conto delle origini pugliesi e del cuore operativo locale della famiglia) ha risentito della svalutazione di 3 milioni sulla collegata Aedilia Nord Est, iscritta ora per circa 7 milioni, fra gli attivi si segnala la quota del 26,2% in Aedes in carico per 47,8 milioni in cui, in una vasta azione di riorganizzazione della rete di attività immobiliari della famiglia

Nicola Amenduni Amenduni conseguenti alla crisi di

settore (nel gruppo c’erano oltre 100 società) è confluita di recente anche la Rho Immobiliare, attiva nell’area delle nuova Fiera di Milano, a cui fanno riferimento, almeno fino a tempi recenti, partecipazioni della Fininvest del presidente Berlusconi e al centro negli scorsi anni di pesanti cadute in borsa. L’Aedes, “tra le primarie società italiane operanti nel settore real estate”, come recita il suo sito, era balzata anche agli onori della cronaca per il grande pubblico per la querelle sull’area di sua proprietà a Sesto San

Giovanni in provincia di Milano in cui operava la Insse del gruppo Camozzi che “lasciò sul campo” un gran numero di dipendenti mentre l’area entrò a far parte di un accordo immobiliare proprio tra Aedes e comune. Tornando alla capo gruppo Vi-Ba la sua maggioranza ora appartiene ai cinque fgli del patron Nicola Amenduni e cioè a Maurizio, Michele, Ernesto, Massimo e Antonella, quest’ultima consigliere di Aedes.

Michele Amenduni

© RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 6

«Siamo qui. E non molliamo». L'osso di Zigliotto Giuseppe Zigliotto e i suoi cani

di Giovanni Coviello

N

elle 24 pagine 24 dedicate mercoledì 12 giugno a Confindustria Vicenza, impegnata il giorno prima nella sua assemblea annuale, uno dei tre titoli con cui Il Giornale di Vicenza, di proprietà proprio dell'associazione imprenditoriale locale insieme a quella veronese, ha sintetizzato l'intervista del direttore Ario Gervasutti al suo datore di lavoro, il presidente Giuseppe Zigliotto, è: «Ora basta occupare terreni Riconvertiamo quello che c'è. Il Cis di Montebello è rimasto fermo vent'anni: restituiamolo all'uso agricolo». Inutile dire che il "lancio" ha preoccupato non poco (vedi nostri servizi) la Provincia di Vicenza e la famiglia Filippi. I due principali proprietari di quel terreno oggi commerciale, infatti, in quel titolo con sommario hanno visto svanire, se troverà attuazione, qualche

decina di milioni di euro, per metà pubblici, cioè della Provincia e di altri enti, per l'altra metà in capo ad un associato, l'ex senatore Alberto Filippi, ora, apparentemente almeno, in disgrazia politica e imprenditoriale ma già "sponsor" di Roberto Zuccato, predecessore oltre che socio di Zigliotto nella produzione di sedie e ora seduto sulla poltrona della presidenza di Assindustria Veneto. In un altro dei tre titoli («Dipendenti azionisti? Potrebbero dare lavoro in cambio di capitale») i vertici sindacali, ovviamente confederali, presenti hanno apprezzato la grande apertura degli industriali vicentini, ora che perdono soldi, a scambiare ore di lavoro che costa, soldi a loro, fatica ai dipendenti, con quote di aziende in perdita. Mentre i lavoratori si chiederanno, dopo averlo letto, perché Zigliotto & c. non hanno mai proposto di farli entrare nella proprietà quando intascavano utili a go go ... Sempre grazie al loro lavoro, buono allora per fare utili, ottimo oggi per ridurre le

perdite e accollarne una parte su chi produce. In fondo, si saranno chiesti i sindacalisti prima di decidere di applaudire, che differenza c'è tra questa proposta illuminata di Zigliotto e i project financing su cui sono da sempre silenti, quelli in cui i costi sono in capo al pubblico, mentre gli utili vanno al privato? Ma l'ultimo dei tre titoli, che poi è quello iniziale del servizio (in tutti i sensi) riassume, ovviamente, il significato complessivo dell'intervento dell'interprete del vertice confindustriale attuale: «Siamo qui. E non molliamo». L'osso, anche se spolpato già da evasione, elusione e delocalizzazione. Siamo duri col nostro commento? Può darsi, ma queste sono le valutazioni che ci suggerisce la lettura, doverosamente critica, del foglio confindustriale, l'unica fonte a nostra disposizione.Perché gli illuminati dirigenti di Palazzo Bonin Longare non temono la concorrenza globale, ma solo l'indipendenza di quelli, come noi, che non scrivono a loro busta paga.

Partecipazione lavoratori al capitale, Bergamin sussulta: di cosa parlano Assindustria e Refosco? Riceviamo (giovedì 13 giugno) da Marina Bergamin, Segretaria generale Cgil Vicenza, una nota, che pubblichiamo di seguito, sul tema della partecipazione dei lavoratori alle quote aziendali in cambio di "lavoro", sollevato dal presidente di Confindustria con assensi "sospetti" di settori sindacali su cui avevamo avanzato perplessità nel nostro corsivo di ieri e a cui di fatto risponde con chiara fermezza la segretaria della Cgil "contestando" Zigliotto e Refosco. Il direttore Ecco la nota di Marina Bergamin, Segretaria generale Cgil Vicenza Proposta Zigliotto su partecipazione al capitale d'impresa da parte dei lavoratori A Confindustria chiediamo di mettere i piedi per terra e, per cominciare, di rilanciare e qualificare la contratta-

Marina Bergamin,

zione di secondo livello. E chiediamo: sarebbero davvero disponibili e ragionare su un sistema duale, alla tedesca, che consegni ai lavoratori poteri veri sulle strategie delle imprese e non solo i rischi economici? Premessa: a Vicenza non è in corso alcun confronto sindacale su questo tema. Alle dichiarazioni di Zigliotto di lunedì sera in assemblea di Confindustria, a cui noi tre Segretari generali di Cgil Cisl Uil eravamo presenti, ci siamo guardati stupefatti: tutti e tre. Non comprendo a quale riflessione o confronto già aperto faccia riferimento il collega della Cisl, Refosco. Se c'è una riflessione in corso con Confindustria, la sta facendo la sua Organizzazione. Nel merito: nessun pregiudizio a ragionare di democrazia economica, prevista peraltro dalla nostra Costituzione (la quale, per inciso, prevede

la partecipazione dei lavoratori agli utili, ma non prescrive la partecipazione al rischio d'impresa e non ha nulla a che vedere con la proposta dell'azionariato aperto ai dipendenti). Per noi discriminante è che: 1) forme di partecipazione non siano mai sostitutive della contrattazione; 2) forme di partecipazioni agli utili siano aggiuntive alle dinamiche salariali, già molto modeste in questo periodo di crisi. 3) vi sia un reale equilibrio di poteri, un sistema duale, alla tedesca: oggi bilancio e gestione concreta dell'azienda stanno saldamente in mano a dirigenti e proprietà ed è pertanto inimmaginabile che i rischi d'impresa (o gli sbagli d'impresa) possano ricadere sui lavoratori e compromettere il loro reddito già - lo ripetiamo - falcidiato da crisi, contrattazioni difensive e fisco. Molto più modestamente e concretamente agli imprenditori vicentini chiediamo che, per cominciare, si rilanci la contrattazione e si estenda la contrattazione aziendale, si implementino i diritti di informazione, di conoscenza e di intervento rispetto ai processi. L'esperienza ci dice che troviamo fortissime resistenze a discutere di tutto questo. Dopo l'Assemblea di Confindustria ci aspettiamo nelle relazioni industriali un cambio di rotta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

È per questo che da anni non ci inviano i loro comunicati e non ci invitano ai loro incontri i piccoli dirigenti confindustriali locali mentre i grossi imprenditori vicentini sono da tempo assenti nel palazzotto del potere di facciata perchè sono nelle loro aziende a lavorare. E chi ha il tempo per parlare è molto più bravo nel mostrare il coraggio di volere, oggi, gli operai come soci, che

nell'avere, sempre, quello di sapersi confrontare. Non farlo non solo è irrispettoso verso i media e i lettori esclusi ma dimostra capacità culturali ridotte. All'osso. N.B. 24 pagine 24 noi non riusciamo proprio a farle su Zigliotto e Confindustria, ma un paio gliele dedichiamo volentieri. E gratis. © RIPRODUZIONE RISERVATA

La Cgil la coccola, Marzotto licenzia: operai comprate le azioni con la Cig (g.c.) Qualche tempo fa non sono mancate le reazioni polemiche di una parte del mondo sindacale di vertice, soprattutto della Cgil locale, al nostro invito a farsi sentire di più, almeno come la Cgil nazionale, per i morti con relativo processo alla Marlane Marzotto di Praia a Mare, impantanato da decenni, e per i primi casi di mesotelioma e asbestosi da amianto negli stabilimenti della Marzotto SPA denunciati fin dal 24 novembre 2009. Dalla sede di Via Vaccari ci risposero anche in una pubblica assemblea di fatto così: «bisogna andarci cauti con la Marzotto, dà lavoro a tanti lavoratori». Lo stesso tono, non solo doverosamente rispettoso dell'evoluzione delle indagini in corso ma addirittura più timido del confindustriale GdV, il giornale più letto dai vertici locali cigiellini, lo notammo allo scoppio dello scandalo delle decine di milioni di euro che la famiglia di Valdagno aveva destinato a lidi più accoglienti dell'Italia, in termini fiscali: «una condanna eccessiva dei Marzotto potrebbe portarli a disinvestire a Valdagno» dissero in sostanza gli stessi vertici sindacali. Come se aver portato decine di milioni di euro all'estero, come poi dai Marzotto stessi riconosciuto nella ora

La sede della Mcs a Maglio di Valdagno

avvenuta transazione col fisco, non avesse già notificato il loro disinvestimento: per investire, i soldi si mettono qui, nelle fabbriche, non si portano via ... O non si mettono negli orrendi capannoni Koris di Trissino, altra speculazione silenziata dagli "oggi e sempre sia lodato il nome dei Marzotto", che, se fosse vivo, il conte Gaetano Marzotto scaccerebbe dalle sue fabbriche insieme ai suoi eredi, spesso e in gran parte solo monetari. Ora che ai tanti tagli già effettuati nelle fabbriche del Vicentino e alle chiusure degli outlet della Valentino a Thiene e altrove si aggiunge "il fallo da rigore" sui 99 operai della Mcs, preludio a una moria ben più vasta di lavoratori, Marina Bergamin e i suoi consigliori più vicini (e attenti al "valore" della Marzotto) ci diranno che se non avessero fatto così la situazione sarebbe stata ancora peggiore.A noi potete anche dirlo, ma ditelo ai 99 con le gambe tagliate della Mcs e a chi sa che prima o poi toccherà a lui nell'attesa che arrivi il nuovo ideologo della via vicentina al capitalismo sociale, Giuseppe Zigliotto, a invitare quegli operai magari a investire la loro cassa integrazione per comprare azioni Marzotto... Ma d'altronde cosa ci si aspetta dalla povera Marina segretaria generale a Vicenza se in Italia si inneggia al bel Matteo Marzotto in tanti modi, il cui più misurato dice: «appartiene a una grande famiglia del Made in Italy. È stato anche presidente dell'Enit, l'ente nazionale del turismo ...»? Dei capitali all'estero aggiungeremmo noi. © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013

pag

7

Zigliotto: campi al posto Sul Cis Palazzo Bonin ha ragione ... e quindi torto del Cis. E Rizzotto: ma dove eravate? di Marco Milioni «Il Cis di Montebello è rimasto fermo per vent'anni ed è stato abbandonato a sé stesso... oggi si pensa anche alla possibilità di trasformarla in area commerciale. Credo che a questo punto si debba avere anche il coraggio di decidere di riportare quel territorio al suo uso originario, cioè a essere un terreno ad uso agricolo. Su questo la parte politica deve fare la sua parte». Sono queste le parole shock di Giuseppe Zigliotto riportate in una lunga intervista pubblicata oggi sul GdV a pagina 61. Una intervista che fa parte di un corposo inserto che il quotidiano di via Fermi, che è di proprietà proprio di quella Assindustria Vicenza presieduta da Zigliotto, la quale di recente ha tenuto la sua assise annuale negli stabilimenti della Telwin di Villaverla. Ma nel suo intervento Zigliotto va oltre e spiega: «Il nostro territorio ha sprecato indubbiamente molto spazio, però ha ricambiato anche questo spreco con ricchezza, be-

Ario Gervasutti con Giuseppe Zigliotto

nessere e crescita. La logica oggi non è più quella di occupare terreni, ma quella di riconvertire quello che oggi abbiamo». Parole che hanno provocato la reazione di Carlo Rizzotto, ex coordinatore dell'Idv vicentina che contro il Cis, al quale sta incollata una complicatissima querelle ventennale, aveva fatto una battaglia: «Vorrei tanto capire come mai gli industriali si sveglino ora. Faccio presente che nella compagine societaria che ha spinto per il centro merci di Montebello, il Cis, ci

sono stati anche loro. Ovviamente per i buoni propositi non è mai troppo tardi, ma vorrei capire dove hanno vissuto in tutti questi anni i signori di palazzo Bonin Longare». La questione però potrebbe avere un risvolto in chiave amministrativa perché da tempo i sindaci del comprensorio avrebbero identificato per quel comparto una vocazione commerciale, il tutto in una vicenda che si lega a doppia mandata col caso Filippi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Caso Cis, parla Filippi (m.m.) «Sinceramente avrei ritenuto più opportuno ricevere prima una telefonata. Invece ho letto quelle dichiarazioni sulla vicenda Cis pubblicate sui giornali e lungi da ogni giudizio su Assindustria debbo dire che sul piano umano sono rimasto rammaricato». Sono queste le parole dell’ex senatore Alberto Filippi che commenta così 8giovedì 14 giugno) la recente uscita di Giuseppe Zigliotto presidente di Assindustria (martedì 12 giugno). Non appena poche ore prima infatti Zigliotto (in foto) era intervenuto sulla querelle del centro merci di Montebello, una piattaforma mai decollata e che negli ultimi anni aveva visto il coinvolgimento dell’azienda della famiglia Filippi che lì avrebbe dovuto trasferire i depositi di materiale chimico che costituiscono il core business dell’impresa, la Unichimica di Torri di Quartesolo. Più nel dettaglio Zigliotto ha sostenuto la opportunità di lasciare a destinazione agricola i terreni oggi destinati a edilizia logistica e commerciale (l’intero comparto è pari a 500.000 metri quadri). Ad ogni modo rispetto alla vicenda

Cis Filippi da mesi ritiene di essere stato oggetto di un voltafaccia da parte delle istituzioni. Le quali prima gli avrebbero chiesto di prendere parte, con il rischio d’impresa del caso, all’iniziativa immobiliare pubblico-privata che avrebbe dovuto dare via al centro logistico mai realizzato. E poi gli avrebbero chiuso la porta in faccia mettendo mille paletti alla possibilità di aggiungere all’insediamento logistico anche un grande insediamento commerciale che avrebbe fornito allo stesso Filippi la possibilità di rientrare, previa cessione dell’area, rispetto all’investimento affrontato per acquisire i terreni necessari. «Con i chiari di luna che ci sono ora - spiega l’ex senatore Leghista che ha chiuso la sua esperienza parlamentare nell’inverno 2013 nel gruppo misto - vorrei capire come si possa tracciare uno scenario del genere che alla ditta di famiglia, una ditta che dà lavoro e che produce ricchezza, può nuocere e non poco». Il ragionamento di Filippi alla grossa è questo. La sua società si è impegnata con le banche per acquisire un’area che oggi, anche in

ragione dei piani urbanistici adottati dagli enti locali del comprensorio, ha una destinazione logistica e commerciale: il tutto con la prospettiva di insediare a Montebello Unichimica e pagare i costi del trasferimento e delle altre incombenze con la plusvalenza ottenuta cedendo a terzi l’area destinata a commercio. Se in qualche maniera si realizzasse lo scenario paventato da Zigliotto ad essere danneggiata sarebbe la Unichimica. Questo almeno è il timore di Filippi il quale precisa: «Io da Assindustria, cui sono associato peraltro, non pretendo alcun trattamento di favore, ma essere interpellati prima per approfondire la questione con la delicatezza dovuta per situazioni del genere sarebbe stato meglio». In realtà lo scenario però è più articolato perché ci sono alcuni parallelismi che emergono riconsiderando la storia recente dell’hinterland vicentino. Su tutto c’è la questione del maxi centro logistico Despar di Longare che doveva sorgere su una superficie più o meno simile. In quel caso Assindustria, prima che l’ipotesi finisse in ghiacciaia sotto il peso della

(m.m.) Eh no belin. Il presidente di Assindustria Vicenza Giuseppe Zigliotto per il caso Cis non può cavarsela a prezzo di saldo. Le affermazioni riportate mercoledì 12 giugno dal GdV a pagina 61 sono il capitolo finale, e clamoroso, di una storia nata male (bìdedi articolo “Zigliotto: campi al posto del Cis. E Rizzotto: ma dove eravate? “) , finita peggio, in cui mandanti e complici non solo si mescolano senza soluzione di continuità, ma vanno ricercati in una intera classe dirigente, politica, industriale e bancaria che domina incontrastata la scena vicentina dalla fine della cosiddetta prima repubblica. Il tutto non in ragione di liason concettuali, ma per il semplice fatto che nell'azionariato del centro merci c'erano tutti: comune capoluogo, provincia, camera di commercio, Brescia Padova, BpVi, municipalità del comprensorio, Assindustria e chi più ne ha più ne metta. Sicché sul banco del processo che la storia ha già intentato contro la vicenda Cis sta immobile uno dei principali corpi del reato. Un pantagruelico buco da venti milioni di euro che se non risanato finirà per l'ennesima volta sul groppone, pardon nel culo, dei contribuenti. Che l'operazione Cis non fosse null'altro che una speculazione fondiaria, volgarotta peraltro, chi scrive, lo va documentando dalla metà degli anni Duemila, prima sul Gazzettino e dai ripetitori di Canale 68, poi sul suo blog e ancora dalle colonne di questa testata (in compagnia di pochi per di più). Il caso Cis è

l'emblema della miopia e della grettezza della vicentinità la quale, come nel resto del mondo globalizzato, si avviluppa in mantra continui come sviluppo, progresso crescita i quali non sono i mezzi per evitare il baratro, ma sono essi stessi il baratro. C'è poi un aspetto grottesco di tutta la partita. L'affaire Cis oltre a produrre un buco mostruoso, sul quale dovrebbe indagare la corte dei conti quanto meno, ha prodotto quintali tra interrogazioni in consiglio provinciale, interrogazioni in consiglio comunale a Vicenza, esposti, segnalazioni alla GdF. Da tutto questo «ambaradan» uno si aspetta quanto meno un po' di avvisi di garanzia verso qualche politico, qualche manager pasticcione. Ed effettivamente di avvisi di garanzia il caso del centro merci di Montebello ne ha prodotti. Sì, quelli a carico di Vicenzapiu.com rea di avere rivelato alcuni aspetti poco simpatici del retrobottega della vicenda. Ora al di là di quisquilie e pinzillacchere la lunga intervista a Zigliotto evidenza comunque dei passaggi interessanti, rispetto ai quali si comprende che, anche per i morsi della crisi, in seno al mondo imprenditoriale qualche dubbio unitamente alla necessità di una qualche resipiscenza stia anche maturando. Ma senza una analisi più approfondita delle ragioni intime che hanno portato alla degenerazione annunciata, da pochi, del caso Cis, non si andrà certo lontano. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Filippi

protesta dei comitati di zona e di alcune categorie come commercianti ed agricoltori, sostenne a spada tratta l’insediamento Despar. Come mai in quel caso l’afflato ecologista fatto trasparire con le recenti dichiarazioni non si registrò nemmeno in minima parte per di più con uno strumento urbanistico ancora da definire? Ad ogni modo Filippi fa sapere «di

non avere preclusioni» e aggiunge: «Se il futuro dei terreni di Montebello rimarrà agricolo e la cosa fosse compatibile con una exit strategy che consenta alla mia famiglia non certo di guadagnare ma di non rimetterci allora saremmo lieti di lavorare ancora insieme alle istituzioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 8

Industriali, GdV e Variati: Vicenza e Ambiente Pride di Giovanni Coviello

M

ercoledì 13 giugno l’intervista del direttore del Giornale di Vicenza Ario Gervasutti al suo datore di lavoro Giuseppe Zigliotto, titolava con una delle enunciazioni cardinali del presidente di Confindustria, proprietaria del quotidiano di Via Fermi, all’assemblea appena celebratasi: «Ora basta occupare terreni. Riconvertiamo quello che c’è. Il Cis di Montebello è rimasto fermo vent’anni: restituiamolo all’uso agricolo». Se l’estensore dell’intervista appariva più che concorde (diversa è la posizione della famiglia Filippi e dei proprietari pubblici, istituzionali, finanziari e associativi, tra cui Provincia di Vicenza e, strano, Assindustria stessa e la BpVI, di cui pure Zigliotto è membro del Cda) sull’area da “agricolizzare”, come direbbe Maroni by Crozza, sabato 15 giugno sempre il GdV titola una al solito interes-

Giuseppe Zigliotto con Achille Variati sante nota a firma a firma Gian Marco Mancassola «C´è l´ok a progetti per 240 mila metri cubi». Se l’occhiello «Urbanistica. A sorpresa la nuova giunta Variati nella sua seconda riunione approva gli schemi di convenzione di nove maxi accordi tra Comune e proprietari privati» e il sommario «Confermata la trasformazione dell´area “ex Domenichelli” La piazza di Bertesina accelera Centro direzionale a Ponte Alto» sintetizzano nel

merito i fatti, il collega evidenzia che «malgrado la rilevanza delle delibere licenziate, questo articolo è scritto sulla fiducia, perché ai cronisti non è stato consegnato lo straccio di un documento o di una cartografia, limitando le informazioni alla diffusione di un comunicato» e fa presagire la lagnanza con una sarcastica annotazione: «è plausibile che sindaco e assessori abbiano prosciugato la verve comunicativa durante la lunga ed estenuante campagna elettorale». Non si quanto la pur giusta lamentela nasca dal non aver potuto percorrere la solita corsia preferenziale riservata che porta certi argomenti (e documenti) succosi, da trattare magari col dovuto “garbo”, da Palazzo Trissino a Via Fermi né si sa se questo sia avvenuto per possibile dimenticanza o per augurabile diverso comportamento del nuovo portavoce, Nicola Rezzara, ex GdV. O, magari, per qualche scaramuccia ai piani alti del potere politico e di quello confindustriale-mediatico per gli equilibri post elettorali

Elezioni regionali 2015, i sindaci di PaTreVe con Zanonato vs Variati? di Martina Lucchin

P

aTreVe. È la sigla della Città Metropolitana che dal 2014 potrebbe comprendere i territori di Venezia, Padova e Treviso. L’intento di creare una rete interconnessa di servizi tra queste province, in vista di una loro definitiva abolizione, è stato rinnovato nell’incontro di sabato 15 giugno a Treviso tra il neoeletto sindaco della città Giovanni Manildo, il primo cittadino di Venezia Giorgio Orsoni ed il patavino Ivo Rossi, subentrato a Flavio Zanonato dopo la sua recente nomina a ministro dello sviluppo economico. Si tratta per adesso di una riorganizzazione degli enti locali non ancora definitiva. Ma l’“alleanza” tra Orsoni, Manildo e Rossi apre a scenari politici interessanti se analizzati sotto la lente di ingrandimento delle future elezioni regionali. All’appuntamento con le urne per il rinnovo della giunta di palazzo Balbi del 2015 guarda con trepidazione e speranza il centrosinistra. L’occasione, infatti, è ghiotta visti i successi incassati dal Partito Democratico nelle recenti elezioni amministrative, le difficoltà territoriali del Pdl, il declino e le baruffe interne alla Lega Nord – partito del governatore della regione in carica Luca Zaia. Dopo la vittoria a Vicenza del democratico Achille Variati, riconfermato dalla città al primo turno contro la sfidante Manuela Dal Lago, e quella del renziano Giovanni Manildo, che ha espugnato la roccaforte leghista, diventano cinque su sette i capoluoghi di provincia a guida Pd. L’impensabile diventa quindi probabile: tingere di rosso (rosa?) una regione tipicamente forzaleghista. Ed è su questa ipotesi che la città metropolitana PaTreVe assume un signifi-

cato diverso. I tre sindaci di centrosinistra potrebbero, infatti, costituire un'alleanza portante per la candidatura a governatore della regione del ministro Flavio Zanonato, appoggiato dai bersaniani del partito e dalla città che fino a qualche mese fa amministrava. Tutto ciò andrebbe a discapito di un altro sindaco in odore di candidatura. Achille Variati nel primo mese del suo terzo mandato a Vicenza non ha mai ammesso pubblicamente di aspirare ad una svolta regionale (o romana) della sua carriera politica, ma i rumors di corridoio fanno presagire che il sindaco della città berica potrebbe desiderare di spiccare il volo verso altri lidi, finalmente più prestigiosi di quelli locali finora frequentati sia pure con costante successo. Tesi avvalorata ancor di più dal “no, grazie” con cui Variati ha declinato la proposta del consigliere Claudio Cicero di una modifica del testo del giuramento di rito a cui si sottopone il sindaco durante il primo consiglio comunale e che lo avrebbe vincolato a rimanere per tutti i cinque

anni del mandato. “A patto che mi sostenga la salute e che la maggioranza mi supporti, manterrò l'impegno con gli lettori per il periodo del mandato”, ha comunque rassicurato Variati. Le illazioni sul suo futuro sono state quindi messe a tacere, ma solo temporaneamente visti gli spiragli che lasciano le condizioni che il sindaco ha posto per la sua permanenza a palazzo Trissino In caso di una discesa in campo di Variati, quindi, l’asse Orsoni-ManildoRossi rappresenterebbe un bel problema. A sostenere il primo cittadino berico ci potrebbe esserci il primo cittadino di Firenze Matteo Renzi, che è giunto a dargli manforte anche in chiusura della campagna elettorale per le comunali. Non mancherà inoltre l’appoggio (indiretto) del veronese e leghista Flavio Tosi che con Vicenza ha mantenuto in questi anni “un’alleanza strategica”, interrotta solo da qualche stoccata di facciata contro Variati a sostegno della sua avversaria, Manuela Dal Lago, nei giorni della campagna elettorale. Ma questi due supporters

,Ivo Rossi, Giovanni Manildo, Giorgio Orsoni

e post assegnazione dei posti in giunta. Se, invece, come è auspicabile, le preoccupazioni del collega sulla mancata trasparenza dell’informazione da parte della Giunta Variati&Bulgarini pronta ad approvare subito, quasi fossero una “cambiale elettorale” gli «schemi di convenzione di 9 maxi accordi con proprietari e investitori privati» per servire un «piatto ... ricco» costituito da «operazioni al centro di un intenso scontro nella maratona elettorale, come l´ex Domenichelli», sono state generate dal fatto che siano stati definiti «piani urbanistici che attiveranno 240 mila metri cubi di edificazioni», non si può non rilevare come una inattesa vena ambientalista sia quella che percorre ora il “corpo” degli industriali vicentini, contrari direttamente per bocca del loro presidente al Cis “cementizzato” e attenti col quotidiano di loro proprietà a vigilare sulle modalità che porteranno la città ad avere altri «240 mila metri cubi di edificazioni».

potrebbero non essere sufficienti in caso di un allargamento del consenso verso il ministro dello sviluppo, favorito in termini di notorietà e dalla partecipazione al pool del renziano di Treviso Manildo. Al congresso regionale del Partito Democratico in calendario dopo i mesi estivi spetta il compito di stabilire, se non direttamente il nome del candidato Governatore della regione, la strategia migliore (primarie?) per individuarlo. Sempre che il centrosinistra non decida

E’ casuale che questa vena abbia trovato linfa proprio nei giorni in cui si celebra il Vicenza Pride ma, se non si esaurirà alle prime commesse, potrebbe segnare il risveglio di un Ambiente Pride. Credibile? Anche noi, come il collega Mancassola, aspettiamo le future prove documentali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giuseppe Zigliotto con Achille Variati

di dormire sugli allori nella speranza o illusione di mantenere nei prossimi due anni quanto ottenuto fino ad oggi. E a Vicenza cosa cambierebbe se a trionfare a livello regionale fosse Achille Variati? In decadenza del sindaco in carica, come stabilito dall’Anci nel 2013, assumerebbe l’incarico sino alla scadenza ordinaria del mandato il vice sindaco Jacopo Bulgarini d’Elci. Ma questa è un’altra storia. O forse no... © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 9

Albergo rovente Tra esposti, denunce di degrado e battibecchi sui media, la querelle dell'ostello per i senza dimora finisce al centro del tavolo della politica del capoluogo mentre il neo-assessore Sala prova la carta della mediazione tra ospiti e il gestore della struttura

di Marco Milioni

U

na presenza silenziosa durante il primo consiglio comunale dopo le amministrative di maggio ed un paio di cartelloni in cui si chiede alla giunta di intervenire decisamente per correggere ciò che non funziona all'albergo cittadino. È stata questa la protesta di Giovanni Licata e Angelo Zanettin che avevano cominciato la loro battaglia a fine maggio con un esposto indirizzato al sindaco Achille Variati e per conoscenza alla prefettura. I tre raccontavano di una «cattiva condizione dello stabile» di finestre che permettono «all'acqua di entrare» durante la pioggia, di maniglie che si staccano, di corrimano dei bagni arrugginiti. E poi si lamentavano delle pulizie che non «avvengono in maniera cadenzata e spesso senza prodotti adeguati». Nell'esposto si narra anche di camere pulite con la stessa acqua con cui si sono lavati i gabinetti sporchi. L'altra tegola sull'amministrazione (proprietaria con Aim-Amcps dello stabile la cui gestione però è affidata alla coop padovana Cosep) arriva però il 15 giugno quando Licata e Iaconis indirizzano una dettagliata denuncia alla procura della repubblica berica. La vicenda di viale San Lazzaro tra l'altro ha più volte fatto

capolino sui media locali anche sul GdV del 4 giugno a pagina 19 dove si era dato conto del caso di scabbia denunciato da una donna lì ospite, nonché su Nv, che aveva invece approfondito alcune circostanze relative alla morte dell'ospite Franco Castagnaro deceduto a fine aprile proprio all'albergo di viale San Lazzaro. Ed è proprio rispetto a questa circostanza che però si è materializzata una novità importante. Sempre gli ospiti Iaconis e Licata a metà giugno infatti hanno inviato alla procura berica un esposto-denuncia nel quale in uno dei passaggi chiave si legge che per Castagnaro, giunto all'albergo in condizioni critiche, una volta a letto, nessun operatore avrebbe fornito adeguata «opera di controllo» il che «sembra discordare con quanto dichiarato» ai media «dal direttore di Cosep Daniele Sandonà». I due in sostanza si domandano se tra il 23 e il 24 aprile, giorno in cui è deceduto l'ospite, siano stati presi tutti gli accorgimenti per evitare il decesso. Ad ogni modo una prima risposta era giunta proprio da Cosep che per bocca del presidente Daniele Sandonà aveva confutato la tesi dei redattori dell'esposto. Tant'è che su vicenzapiu.com del 15 giugno si legge: «L'ospite disse che non voleva che lo toccassimo e non è caduto durante il tragitto dalla reception alla camera come sostiene qualcuno. Che sia andato in bagno e che sia caduto questo ce l'hanno riferito gli

I dimostranti con l'assessore Isabella Sala

ospiti...». E ancora: «L'orario degli accadimenti va spostato dalle 20 alle 21 e non dalle 21 alle 22. Inoltre l'operatrice Francesca Simonini, lì di turno quella sera, si chiede come abbia potuto Licata vedere tante cose, giacché al limite può aver visto l'androne. Per il resto non ho elementi per dire altro perché non ero lì». Sempre Sandonà però aggiunge un altro dettaglio alla sua versione rammentando che gli operatori avrebbero più volte chiesto all'ospite se intendesse farsi aiutare per chiedere un soccorso medico, cosa che rifiutò. Di più, Sandonà va oltre e respinge

.....

.....

al mittente anche gli addebiti rivolti alla gestione anche in termini di qualità delle prestazioni erogate da Cosep. Parla della volontà della cooperativa di rapportarsi in modo virtuoso con gli ospiti e pone dubbi sulle reali finalità delle iniziative «del signor Licata» del quale tratteggia una possibile situazione di stress determinata dal fatto che è da ben «otto anni» ospite presso le strutture dell'albergo cittadino. E ancora Sandonà descrive Licata come una persona difficile da gestire. E aggiunge: «Dire che non si fa niente per noi è diffamatorio. Noi abbiamo annotato le proposte fatte al signor Licata, proposte tese a trovare soluzioni alternative a questo tipo di permanenza. Proposte fatte tre, accettate nessuna». Licata da parte sua controreplica e in una dettagliata missiva pubblicata sempre su Vicenzapiu.com parla di accuse false e chiede le scuse, riservandosi di adire alle vie legali. Rimangono però un paio di questioni sospese. Come mai Cosep muove alcuni addebiti a Licata ma non li muove a Zanettin e Iaconis? E soprattutto perché la giunta per tutto questo

tempo è rimasta in silenzio? Tant'è che le opposizioni a palazzo Trissino sono in allerta. Pare che a breve verrà chiesta copia del contratto che regola i rapporti tra amministrazione e Cosep. In questo contesto però ci sono alcuni spiragli. «Dopo le nostre proteste - fa sapere Iacinis - gli operatori hanno cominciato a cambiare atteggiamento in alcune piccole cose. Rimane però il problema dei pasti. Che andrebbero scongelati con macchinari professionali mentre invece si usano microonde da hard discount. Il che rende le pietanze, alle volte, delle cose immangiabili». Iaconis poi abbozza un altro problema: «Ci sono persone all'albergo cittadino che lavorano e che se avessero una casa a fitto agevolato potrebbero andarsene. In realtà se uno è single, come il sottoscritto la lista di attesa in previsione di un alloggio a basso prezzo è infinita perché c'è sempre qualcuno che ti passa davanti. E così l'albergo finisce per fungere da discarica sociale perché sotto lo stesso tetto finisce sia chi ha un problema temporaneo, sia il tossicodipendente, sia il nomade che non si lava mai sia l'etilista incallito». Il neo-assessore Isabella Sala però sottolinea che la questione è tra le prime che saranno al suo stesso vaglio: «A breve incontrerò gli ospiti per capire esattamente i termini delle loro doglianze. Al contempo sto valutando con i tecnici lo stato della situazione. Il settore dei servizi sociali ha molte priorità e l'albergo cittadino è una di quelle». Zanettin, Iaconis e Licata dal canto loro, che hanno esposto alcuni striscioni di protesta sin dalle prime battute del consiglio comunale del 20 giugno, si sono dichiarati lieti dell'approccio mostrato dall'assessore al quale rammentano che sono pronti a rifare l'elenco di ciò che «non funziona». A partire dai gabinetti, spiega Zanettin, «molti dei quali versano in condizioni assai poco decenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA


StranIeri, italiani oggi

28 giugno 2013 pag 10

L’emigrazione di Youssef Cherif

Q

uesta volta voglio parlare di questo fenomeno a partire dalla mia esperienza personale. Io sono partito dalla Tunisia all’età di 28 anni e da sette vivo in Italia. Come me, molte altre persone devono affrontare la stessa trafila per vari e diversi motivi. A parere mio, la prima ragione è la ricerca di migliori prospettive di vita. La gente emigra e scappa da paesi in cui ci sono tanti problemi. Per esempio: fame, siccità, povertà, guerra, regimi dittatoriali, mancanza di lavoro o altro. Sono più gli uomini che le donne ma i problemi riguardano molte persone, senza distinzione. Posso garantire che non è semplice. Bisogna fare una scelta dura e radicale. Si devono abbandonare famiglia, amici. Si interrompono legami affettivi, di amicizia o di amore, nella speranza che possa trattarsi di un periodo e poi poter tornare o, almeno, mantenere i contatti. Ma non sempre risulta possibile. Chi accetta

di “imbarcarsi”, nei due sensi del termine, passa un periodo molto duro, che solo chi prova può capire. Vado o resto? Una volta approdato in Europa, il primo impatto è la lingua. E’ difficile non capire nulla, spiegarsi a gesti, sbagliare. E sai che un errore può costare caro, soprattutto a livello burocratico. Un documento mancante o non conforme rischia di far saltare tutto, di farti tornare clandestino o di impedirti di trovare lavoro. Mi ricordo perfettamente quante volte anch’io ho pensato di rifare le valigie e tornare al mio paese. Poi, ogni volta, mi facevo coraggio e decidevo di continuare. Altra difficoltà è la mentalità diversa con cui devi convivere. Non sempre la popolazione è accogliente, anzi, spesso, senza parlare ti fa sentire diverso. Non servono parole, lo sguardo di qualcuno la dice lunga. Se cerchi di parlare, è facile che la persona si allontani, ti guardi con sospetto o non ti risponda proprio. Non è diverso negli uffici pubblici. Per cui è normale che, almeno nei primi tempi, noi stranieri prendiamo l’abitudine

Il mediatore culturale parte dai bambini delle scuole di Marina Grulovic

L

'idea di formare la figura di mediatore culturale è nata circa tredici-quattordici anni fa, quando i flussi migratori erano piuttosto frequenti. Era sorta l'esigenza di una persona straniera con buona conoscenza della lingua, della cultura e delle tradizioni italiane e altrettanto della lingua, della cultura e delle tradizioni del paese d'origine. Il ruolo principale del mediatore culturale è di fare da tramite tra le due parti e facilitare la comunicazione e comprensione tra loro. In questo modo si evitano possibili conflitti e si risolvono varie problematiche. Il nostro lavoro l'abbiamo iniziato nelle scuole. I bambini appena arrivati in Italia si sentono isolati, imbarazzati, lasciano dietro le loro piccole spalle il proprio mondo: i nonni, gli amici, gli insegnanti, i vicini di casa , i cari posti... Interrompono il loro percorso scolastico per iniziarne un altro, completamente sconosciuto! La lingua diventa un ostacolo in tutti i campi: non riescono a seguire il programma didattico, creare amicizie, comunicare con i compagni di classe e quando gli altri ridono loro restano tristi! E proprio qui che il mediatore diventa uno strumento indispensabile, deve aiutare l'inserimento del

bambino nella nuova realtà, spiegare le differenze e le somiglianze tra le due lingue, i due paesi, i due mondi diversi. Spesso i bambini sono accompagnati dalla paura che deve essere eliminata e sostituita con la sicurezza e la fiducia in ss stessi! Hanno bisogno di un sostegno stabile e di un punto di riferimento. Tutte queste attività si svolgono in stretta collaborazione con gli insegnanti dai quali si ricevono compiti, suggerimenti, osservazioni. È un lavoro reciproco in cui, necessariamente si scambiano le opinioni e i metodi di lavoro con lo scopo di aiutare l'inserimento dell'alunno nella classe in maniera più efficace e il più presto possibile. Un altra difficoltà che affrontano i bambini stranieri è che hanno

di ritrovarci tra di noi e di aiutarci l’uno con l’altro. Chi ha più esperienza, dà consigli ed indicazioni ai nuovi arrivati. Per quanto mi riguarda mi considero fortunato rispetto ad altri i quali sono costretti a fare dei lavori più o meno legali per poter mettere in bocca un pezzo di pane. Quello che stiamo attraversando è un periodo veramente difficile, sia per gli italiani che per gli stranieri a causa di una crisi economica molto forte. Si sa che, in questi casi, i primi a rimetterci sono gli immigrati. Non è da dimenticare il problema che sorge agli stranieri che vivono in Europa da molto tempo e che sono riusciti a formarsi una famiglia. Se la persona straniera si sposa con uno o una del posto nascono i problemi di religione, sul tipo di educazione da dare ai figli, i rapporti con la parentela. Se invece si sposano due che provengono dallo stesso paese, i problemi si verificano molto dopo, quando i figli, nati e cresciuti con una mentalità europea, non vogliono più seguire gli insegnamenti dei loro genitori. Sono conflitti molto seri che, spesso arri-

spesso genitori con una scarsa conoscenza dell'italiano e che non sono, quindi, in grado di dargli una mano nello svolgimento dei compiti a casa. Tutti questi fatti ci fanno capire che queste piccole creature devono fare un percorso molto complicato, che, per chi non ne è al corrente, non sembra così! E pochi sanno quanto è importante il compito del mediatore che deve “entrare nell’anima” del bambino, essere suo, soprattutto, amico, poi insegnante, e infine “un soffio del paese d'origine”! Invece i bambini nati in Italia da genitori immigrati, oppure con almeno un genitore non italiano vivono la realtà in un altro modo! I bambini sono la ricchezza del pianeta e a volte, spesso bisognerebbe seguire quel che pensano e che dicono! © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marina Grulovic in classe

vano ad azioni di sangue, anche mortali. Il problema è anche politico, non solo perché certi partiti sono contro gli immigrati considerati sporchi, violenti, ladri e terroristi. Gli stranieri sono visti come persone che portano via posti di lavoro agli europei. Si tratta però di lavori che gli occidentali non vogliono fare. Un esempio fra tanti sono le badanti.

Manca una seria politica d’integrazione. Mi soffermo sul mancato riconoscimento della nazionalità ai bambini nati in Europa da genitori stranieri. Sono figli di nessuno. Magari non hanno mai messo piede nel paese dei loro genitori. A 18 anni sono costretti a diventare clandestini, con tutti i rischi che ne derivano. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cos’è la felicità? di Nina Cupac Nina Cupac è una bambina italoserba che ha solo undici anni. I suoi genitori sarebbero contenti se venisse pubblicato il suo articolo, questo ci è stato scritto. E allora pubblichiamo l’inno alla felicità della nostra lettrice italo serba di undici anni: ci rende felici. Molti dicono che la felicità sia ricchezza, popolarità, avere una villa, un castello enorme. Ma non è così, anzi, secondo me ci si può anche ridurre a essere dei senzatetto ed essere felici, perché la felicità in sé è diffusa in noi in maniera universale e, probabilmente è ciò che ci sostiene e ci mantiene saldi. Per vedere la felicità in persona basta guardare chi ci vuole bene: la famiglia. Quando cala la notte vediamo migliaia di stelle in cielo: rappresentano ciascuna la gioia. Una sola piccola insignificante stellina rappresenta un unico bimbo sulla terra; ognuno sa trovare la sua stella come ognuno sa trovare la sua felicità. Secondo me alcuni segreti per essere felici sono saper donare l'amicizia e addirittura l'empatia, cioè met-

tersi nei panni di qualcuno che sta soffrendo. Come ho accennato prima non sono ricchezza o popolarità a renderci felici. È importante essere felici, perché se si cresce tristi si muore tristi, ed è meglio morire che non essere mai stati felici in tutta la propria vita. Felicità, ecco cosa ci fa vivere. La felicità si crea facilmente, con degli “ingredienti” speciali: amore, tenerezza, empatia e tutto ciò che c'è di bello. Non si è mai troppo felici, perché la felicità è infinitamente, solamente unica. Siamo felici con amici, con parenti e con chi ci vuole bene, ma non solo, perché tutti, ma proprio tutti, anche se non sembra, provano questo sentimento nel proprio cuore. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nina Cupac


StranIeri, italiani oggi

28 giugno 2013 pag 11

Ahlam El Brinis è Miss Schio: un'italiana vera contro uno stereotipo sempre più falso di Alessandro Pagano Dritto

I

commenti che hanno accolto la nuova miss Schio regalano uno squarcio sul rapporto di alcuni italiani con le nuove generazioni di concittadini. Il Giornale di Vicenza pubblica la foto e nell'articolo o su Facebook spuntano decine di risposte di lettori, ognuno dei quali ne approfitta per commenti più o meno banali, più o meno riflessivi, com'è norma che accada.

Ahlam El Brinis

Tra questi, a sorpresa, la stessa miss, che col commento all'articolo numero 23 si sente in dovere di dire la sua e risponde col nickname di «ahlam»: «Tanto per chiarire eventuali dubbi. Io sono di nazionalità italiana, nata e cresciuta qui, ma ho origini marocchine. E comunque questa era una tappa regionale per Miss Blumare! Perciò potevamo partecipare da tutto il Veneto. Questa tappa prende il nome di Miss Schio solo perché si svolge a Schio, tutto qua! E raccomandata io? Non credo proprio. Pace e amore. Ahlam» Ahlam, oltre al nickname, è infatti anche il suo vero nome: «giovane residente a Padova, Ahlam El Brinis, 17 anni di origine marocchina, studentessa di liceo linguistico», l'ha presentata infatti il Giornale di Vicenza il 21 giugno scorso. La risposta della giovane Ahlam è utile perché toglie a chi non è a conoscenza dell'organizzazione dell'evento un legittimo dubbio: ma se si tratta di Miss Schio, per quale motivo la vincitrice viene da Padova? Non sappiamo dove Ahlam sia nata, ma il fatto che nel suo commento non dica subito di essere scledense fa pensare che sia nata altrove, comunque in Italia come precisa lei stessa: forse è nata a Padova, dove va a scuola, forse no. Lei stessa ci spiega che l'essere nate a Schio non è criterio vincolante per vincere Miss Schio, che è una competizione invece regionale. Cosa che fa pensare che allora questa tappa di Miss Blumare dovrebbe essere chiamata in un altro modo, perché in effetti è impossibile non cogliere l'incongruenza.

La colgono anche i lettori, che però a volte non si accorgono, pare, di essere ben lontani dal volerla risolvere. Scrive infatti, questa volta su Facebook, M.B.B.: «Bella ragazza, ma che ha a che fare con Schio? Ce ne sono di vicentine belle, mica bisogna andare altrove a trovarne». E poco dopo B.S.: «Mi dispiace, è molto bella senza dubbio, una bellissima ragazza. Ma? Non è nostra, non è di Schio e non è italiana... Mi dissocio e come me ce ne saranno tanti... ci sono bellissime ragazze italiane... e pure Scledensi e Vicentine o altre province... Criticate pure ma così non va, non ci sto, non credo che tanti ci stanno...» Il commento di B.S. ha nove preferenze, superato solo da un commento che si lamentava del fatto che Miss Schio non fosse di Schio. L'incongruenza è facile da trovare: ci si lamenta, con una certa ragione, della non scledensità di Miss Schio, ma si accetterebbe di buon grado che Miss Schio venisse dal Vicentino o da qualsiasi altra parte d'Italia. Allora bisognerebbe accettare anche Ahlam, che è nata in Italia e che, a quanto dice, ha la nazionalità italiana. Ma Ahlam no. Perché? Perché avrebbe le caratteristiche fisiche di una non italiana, in questo caso di un'araba, un'araba del Marocco. Se ne deduce che quello che ad alcuni dà fastidio è il fatto che Ahlam non rappresenti lo stereotipo dell'Italiano standard. Ci viene anche difficile incarnarlo, in verità, questo stereotipo, perché spesso tra alcuni italiani «doc» - qualsiasi cosa questo voglia dire - e un nordafricano arabo tutta questa dif-

ferenza somatica non c'è. Cosa si intende per italiano standard? A ben vedere, nulla. L'Italia è centro di migrazioni da secoli, e le passate presenze più o meno episodiche di genti da ogni parte del mondo ha reso l'italiano di oggi un vero coacervo di genti d'ogni razza e di ogni cultura. E questo non è un modo di dire, è la verità. L'imposizione storica e politica di confini e di nazioni non può cancellare secoli di trasmissioni genetiche e di migrazioni, da e verso l'Italia. Chi il 2 giugno scorso fosse stato in piazza Falcone Borsellino avrebbe visto decine e decine, un centinaio almeno, di ragazze come Ahlam, dalle fattezze arabe come le sue o invece sub sahariane - e anche questa è un'approssimazione - nate e cresciute a Schio, bilingui e biculturali. Ragazze e ragazzi africani, perché gli africani non sono solo quelli neri; l'Africa non esiste diceva Kapuscinski, è una costruzione artificiale ed esistono solo le Afriche.Se si accetta che Miss Schio dovrebbe essere nata a Schio e non a Thiene come un'altra partecipante, né a Vicenza né altrove in Italia, una qualsiasi delle ragazze scledensi tra quelle di Piazza Falcone Borsellino sarebbe andata benissimo e avrebbe vinto la fascia a pieno diritto, fattezze arabe, sub sahariane o persino indiane che avesse avuto. Questa è la nuova Schio, questa è la nuova Italia, insieme a quella italiana e scledense da generazioni. Ed è inutile opporre alla vera Italia lo stereotipo indefinibile e comunque in buona misura falso di un italiano puro sangue. Ormai l'Italia è ben al-

Integrazione da costruire mattone su mattone di Deha Sanata Caryne*

L

a prima parola che mi viene in mente quando penso al termine integrazione è: “diversità”, è il far parte di qualcosa di diverso da te. L’integrazione come tanti pensano non è diventare come l’altro ma adottare parte della sua cultura per cui ciò non significa abbandonare le proprie origini e tradizioni solo perché si è in un altro paese. È vero che l’integrazione è difficile per l ‘immigrato appena arrivato che non capisce la lingua e che conosce poche persone … Prima io pensavo che significasse solo quello, ma quest’anno a scuola, durante un assemblea d’istituto dopo la visone di un film che parlava di integrazione, ebbi una discussione molto tesa con una mia compagna di classe che mi spiegò una cosa a cui io non avevo mai fatto caso e che adesso mi è servita e spero che mi serva anche in futuro per vedere i due lati dell’ integrazione. Lei mi disse che l’integrazione

non è difficile solo per chi viene da un altro paese ma anche per gli abitanti del paese in cui arriva. Prendiamo come esempio di stato l’Italia. Penso che non sia stato facile, e tuttora non lo è ancora, accettare molti

stranieri, soprattutto per una popolazione che fino a 20 anni fa era abituata a vivere in un modo diverso e solo con i propri connazionali. Credo che con l’arrivo degli stranieri gli Italiani si siano sentiti invasi” , sì

Deha Sanata Caryne con le compagne di classe

uso il termine invasi, lo so che è un po’ forte ma credo che sia il termine corretto per una determinata situazione. Dicevo invasi da persone provenienti da altri paesi con religioni e culture totalmente opposte, tutto ciò

tro e dobbiamo rendercene conto. Per quelle che erano le regole di Miss Schio, Ahlam El Brinis, diciassettenne di nazionalità italiana e di genitori marocchini, poteva tranquillamente partecipare alla selezione e vincere, e ha vinto. È la nuova Italia che ha origini altrove ma che è nata qui, che forse un giorno riuscirà a distruggere definitivamente lo stereotipo inesistente dell'italiano autoctono da generazioni come solo italiano vero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

ha creato e crea tuttora enormi contrasti che si manifestano attraverso atti di razzismo e discriminazioni sia nell’ambito sociale che in quello lavorativo e scolastico. Secondo voi come sarebbe il mondo se fossimo tutti uguali? La diversità è una ricchezza per la società, che purtroppo molti di noi non sanno apprezzare. Una domanda che giorni fa mi fece mia madre fu: «Caryne , secondo te un immigrato si potrebbe integrare in un altro paese al 100%?». Io le risposi che sia nel paese di origine sia in quello in cui si emigra ci sono già diversità, per questo io penso che sarebbe piuttosto difficile per un immigrato integrasi al 100% in un paese straniero. Io, nonostante sia nata in Italia e abbia la cittadinanza italiana, sono stata cresciuta con entrambe le culture, sia quella Italiana che quella Ivoriana. Penso che l ‘integrazione non debba essere imposta ma pian piano e un po’ alla volta, costruendo un nuovo rapporto mattone per mattone , le cose cambieranno. Grazie per aver letto. * nata in Italia e di origini in Costa D’Avorio © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 12

Daniela Carraro prova a rispondere a VicenzaPiù che fa domande sugli ospedali di Santorso e Schio di Giovanni Coviello Daniela Carraro, direttore generale della Ulss 4, ha dovuto rispondere il 18 giugno dopo quattro mesi di pressing a gran parte delle domande su argomenti scottanti sulla sua Ulss, in primis ospedale di Santorso, alias Ospedale Unico dell'Alto Vicentino, e vecchio De Lellis di Schio, su cui inizialmente si erano appuntate le nostre attenzioni. Sulle risposte date faremo i nostri commenti dopo quelli già fatti lo stesso 18 giugno in occasione del convegno su Santorso e project financing in cui eravamo relatori col collega Renzo Mazzaro, autore de “I padroni del Veneto”, entrambi invitati, insieme all’assente Franco Pepe del GdV, da Pietro Veronese, presidente di Communitas, l’associazione che da anni lotta per l trasparenza del Project di Santorso. I commenti li faremo con ancora maggior cura dopo aver ricevuto anche le risposte alle domande ancora inevase (vedi accanto), ma, intanto, pubblichiamo volentieri il documento di Daniela Carraro anche a riprova del fatto che il servizio svolto dai media come il network indipendente VicenzaPiù deve andare e va al di là della semplice informazione, quando questa viene fornita senza vincoli e censure. Il direttore

Thiene, 17 giugno 2013 Egregio Direttore, rispondo alla richiesta di approfondimento da Lei presentatami tramite mail il 12.06.2013. Per il punto relativo al collaudo dell'opera, mi avvalgo del supporto tecnico dell'Arch. Nardi, Direttore dell'Ufficio Tecnico dell'Ulss 4 e Responsabile del Procedimento. 1°) L'Ospedale Unico è entrato regolarmente in funzione dopo il collaudo statico come previsto dall'art. 230 del D.P.R. 207/2010, in quanto la normativa che disciplina la materia consente di procedere alla Consegna Anticipata delle Opere e quindi all'utilizzo delle stesse a fronte di ben determinate condizioni, tra cui, in particolare, il rilascio da parte della Commissione di Collaudo di un apposito certificato in base al quale il Responsabile del Procedimento rilascia il certificato di Agibilità. Tali condizioni sono state rispettate e l'agibilità del nuovo Ospedale unico, che prescrive una serie di verifiche ai sistemi impiantistici e di sicurezza, è stata emessa in data 20 febbraio 2012. Successivamente è avvenuto il trasferimento dei due ex Ospedali di Schio e di Thiene, conclusosi nel mese di marzo 2012. L'incarico di collaudo statico delle strutture è stato affidato all'Ing. Arch. Luigi Chiappini di Treviso con deliberazione del Direttore Generale del 07.10.2008 in concomitanza con l'avvio della costruzione, il collaudatore ha effettuato visite in corso d'opera, per un accertamento pro-

gressivo della regolare esecuzione dei lavori. Nei mesi seguenti il trasferimento si sono verificate alcune problematiche di modesta rilevanza agli impianti ed alle strutture che la Commissione di Collaudo ha ritenuto venissero risolte, prima del certificato di Collaudo Provvisorio. I tecnici ricordano che la realizzazione del nuovo Ospedale Unico, opera assai complessa dal punto di vista strutturale e impiantistico, è avvenuta in soli 1095 giorni (tre anni), per cui la presenza di tali modeste problematiche rientra nella consueta, normale gestione di una struttura così articolata. Gli interventi di soluzione di tali problemi, ora in fase di ultimazione, sono stati progressivamente effettuati, rispettando la disponibilità di accesso ai reparti. Si ritiene opportuno, anche su richiesta della Commissione di Collaudo, che le operazioni di Collaudo Provvisorio siano ultimate soltanto a seguito della completa soluzione di tali problematiche, così da sottoporre al Collaudo l'intera opera. Si ricorda infine che la proroga del termine per il rilascio del Certificato di Collaudo Provvisorio non comporta alcun maggiore onere per l'Ulss, anzi costituisce un ulteriore elemento di garanzia per la migliore esecuzione dell'opera in quanto le spese di ripristino sono a totale carico del Concessionario. 2°) La sostituzione dei pannelli fotovoltaici è ancora oggetto di approfondimento da parte dei Vigili

Edoardo Vanzetto - Direttore medico dell'Ospedale Unico, Daniela Carraro - Direttore Generale, Roberto Toffanin - Direttore Sanitario, Patrizia Simionato - Direttore Amministrativo. del Fuoco, a seguito di una prescrizione tecnica intervenuta successivamente all'ultimazione dei lavori. 3°) Per quanto riguarda i cinque apparecchi televisivi nelle stanze di degenza cardiologica offerte dall'Associazione Amici del Cuore, questi apparecchi non sono stati installati al trasferimento del Reparto di Cardiologia in quanto in numero insufficiente per tutte le stanze di degenza e per non differenziare il trattamento dei ricoverati. Il servizio televisivo non è compreso nelle attività gestite dalla Finanza di Progetto dell'Ospedale Unico dell'Alto Vicentino. E' allo studio una proposta del tutto diversa dagli schermi televisivi appesi alle pareti della stanza, cioè la soluzione praticata da tre anni all'Ospedale di Legnago (ULSS 21) in cui circa duecento letti (non le stanze, ma ciascun

letto) sono stati dotati di video con televisione, anche per trasmissioni interne, con la possibilità per i pazienti di poter usufruire di questo servizio a fronte di un contributo contenuto (in altre realtà i pazienti contribuiscono con 3 euro per tre giorni e con 5 euro a settimana). 4°) Per migliorare la privacy sono in fase di realizzazione diverse azioni migliorative scaturite anche dalle osservazioni costruttive pervenute, tra cui l'applicazione di pellicole adesive alle finestre. 5°) Quanto al parcheggio, dopo l'installazione dei parchimetri non è più prevista la presenza di personale in loco. Infine ogni contributo offerto per il costante miglioramento dei nostri servizi è utile e ben accolto. Le porgo distinti saluti. IL DIRETTORE GENERALE (f.to Avv. Daniela Carraro

VicenzaPiù “interroga” ancora l’evasiva dg della Ulss 4 (g.c.) Nel ringraziarla, gentile dr.ssa Daniela Carraro, per le risposte intanto pervenute, rileviamo come siano confuse e contraddittorie quelle di cui al punto 1 nel merito dell’argomento di importanza capitale (in tutti i sensi) del “collaudo sì, collaudo no”. Il trait d’union delle contraddizioni è nella sua frase: «Nei mesi seguenti il trasferimento si sono

verificate problematiche di modesta rilevanza agli impianti ed alle strutture che la Commissione di Collaudo ha ritenuto venissero risolte, prima del certificato di Collaudo Provvisorio». Così di modesta rilevanza che persistono anche se, oddio, «la proroga del termine per il rilascio del Certificato di Collaudo Provvisorio non comporta alcun maggiore onere

Letti attrezzati abbandonati al De Lellis di Schio

per l’Ulss …». Dobbiamo sorridere, o piangere, perché per i ritardi o gli errori di chi ha costruito non comportino oneri per il committente, la Ulss 4 cioè? E dobbiamo preoccuparci che abbiamo fatto effetto gli ultimi alcolici somministrati al bar dell’ospedale quando chi ha trascritto le sue dichiarazioni le fa dire che l’allungarsi dei tempi per il collaudo «anzi costituisce un ulteriore elemento di garanzia per la migliore esecuzione dell’opera in quanto le spese di ripristino sono a totale carico del Concessionario». Ma ritardi nelle opere e nelle consegne di quanto andava costruito senza le “problematiche” che ostacolano ad oggi il collaudo, addirittura, provvisorio nulla comportano per la Summano Sanità se a sbagliare è stato chi ha costruito o per chi male l’ha indirizzata come specifiche di realizzazione, per l’opera intera e, ad esempio, per i pannelli fotovoltaici di cui al suo punto 2? Dopo questa ovvia, doppia, domanda, che non è nuova ma consegue a una sua risposta insoddisfacente o a noi non chiara, così come incomprensibile è parsa a tutti quelli

che l’hanno potuta leggere sul network Vicenzapiu.com dove è stata subito pubblicata, o ascoltare dal vivo anche durante il convegno di Communitas, le ricordiamo i quesiti ancora “inevasi” contenuti sia nella mail a cui lei fa riferimento sia nei servizi giornalistici precedenti e nel nostro incontro diretto sulle problematiche del nosocomio di Schio segnatamente per «tutte le costose dotazioni abbandonate al “vecchio” De Lellis di Schio». Sicuro che vorrà completare il suo sforzo di chiarezza e trasparenza nei confronti dei nostri media ma soprattutto di servizio verso i cittadini utenti della Ulss 4, come ha fatto ponendo rimedio alle nostre segnalazioni di cui ai suoi punti 4 e 5, le riassumiamo parte delle domande, oltre a quella originaria sul De Lellis, a tutt’oggi senza risposta: 1 Le risulterebbe che un noto primario dell’ex pronto soccorso di Schio ora in pensione avrebbe denunciato in una riunione pubblica de La Destra che «la pavimentazione di chirurgia a Santorso è a rischio di infiltrazione di rifiuti organici»?

E ci tranquillizza sulla non credibilità dei timori paventati per l’innalzamento dei controsoffitti delle sale esterne a quella operatoria di chirurgia quando gli appositi apparati ne espellono fuori l’aria, batteri inclusi? 2 Dopo l’incidente alle tubazioni, pure previsto da molti che ne temevano l’insufficiente resistenza alle pressioni contrattualmente fissate nel “contratto ignoto”, è a conoscenza di bagni e pavimenti in cattive condizioni 3 La mensa di fatto “nuova” dell’ex ospedale di Thiene verrà rifatta? Se poi vorrà utilizzare al meglio gli apparecchi televisivi donati dall’Associazione Amici del Cuore (veda il suo punto 3), magari ce lo faccia sapere visto che ancora non ci ha informato dell’utilizzo, a Santorso, in Italia o altrove, del costoso materiale da noi fotografato al De Lellis e che in tanti userebbero e vorrebbero. Grazie Il direttore © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 13

Santorso, l’ospedale a rischio zero. Per il concessionario Summano sanità di Alessandro Pagano Dritto

L

’ospedale unico dell’Alto Vicentino costruito a Santorso ha, come ogni opera edilizia di dimensioni rilevanti, delle cifre dietro di sé che ne costituiscono l’anima, per così dire, economica. E allora: quanti e quali numeri ci sono dietro questo nuovo ospedale? Utilizzeremo qui le cifre fornite dal presidente dell’associazione Communitas Pietro Veronese per darne un’idea.La realizzazione dell’opera è stata effettuata con i capitali di tre enti: la Regione, che ha pagato quasi 71 milioni e mezzo sostenendo quindi il 54% del costo totale; il Concessionario – leggi Summano Sanità – che ne ha sostenuto il 41% con poco più di 54 milioni di euro; l’Ulss 4 per poco più di 7 milioni

(5%). L’opera è quindi costata in totale 132 milioni e mezzo di euro meno qualche spicciolo. Il Concessionario deve poi provvedere all’installazione di attrezzature di vario tipo, che vanno quindi ad aggiungersi ai costi di semplice costruzione: quasi 25 milioni di euro si devono allora aggiungere al finanziamento dell’opera e quindi al costo finale della stessa, che sale a poco meno di 157 milioni e mezzo di euro (132+25). Il Concessionario ha speso a costruzione avvenuta quasi 79 milioni di euro (54 iniziali + 25 di attrezzature) finanziando di fatto il 50,2% del progetto. Cosa ottiene – si chiede Veronese – in cambio il Concessionario? Il Concessionario viene ripagato in canoni di noleggio della durata di 24 anni; unica eccezione il canone di noleggio delle attrezzature sanitarie che dura invece 8 anni. Oltre alle attrezzature sanitarie abbiamo però disponibilità dei locali, mobili e arredi,

hardware, appalti, parcheggi. Le cifre ovviamente variano da noleggio a noleggio e si va dai 755.000 euro e poco più l’anno dei mobili e degli arredi ai 19 milioni e spiccioli l’anno. Contando pure che ci sono degli aumenti annuali, si sono pagati nel 2012 37.637.033 euro, quindi più di 37 milioni e mezzo di euro. 31 milioni e mezzo erano quelli pagati nel 2007, si prevede che saranno quasi 60 quelli pagati nel 2035. Secondo i dati presentati l’Ulss e quindi i cittadini che rientrano nel territorio dell’Ulss stanno pagando a Summano Sanità un tasso di interesse annuale del 20,2%. Se l’Ulss si fosse invece indebitata a un normale tasso del 6%, avrebbe risparmiato 63 milioni di euro al netto dell’Iva. Altra domanda: con questi ricavi, quali rischi si assume il Concessionario? Risponde uno dei pochi passi noti del contratto, che recita secondo quanto riporta Veronese: «L’Azienda riconosce e prende atto che gli Istituti

Ospedale di Santorso con le stanze di degenza senza privacy denunciate da VicenzaPiu Finanziatori concederanno al Concessionario il finanziamento necessario ad adempiere a tutti gli obblighi assunti in base al presente contratto sul presupposto imprescindibile che la Regione Veneto abbia stanziato somme sufficienti nel bilancio regionale a farvi fronte e che la stessa sia obbligata a ripianare l’eventuale disavanzo dell’Azienda». Tradotto, se per qualche motivo le entrate dovessero venire meno, la Regione pa-

gherà per contratto la differenza. Se poi, si legge in un altro punto, la Ulss non dovesse pagare per un periodo maggiore a 60 giorni continuativi, dovrà allora pagare le penali richieste dai finanziatori per i quali il Concessionario fa da tramite e il 10% del finanziamento per gli anni che rimangono sul conto. Rischio per il Concessionario: Zero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nuovo esposto sull’Ospedale Unico dell’Alto Vicentino. Veronese: ora lo firmino i sindaci (a.p.d.) Un mosaico complesso di numeri, quello presentato martedì 18 giugno da Pietro Veronese, presidente dell'Associazione Communitas al palazzo Toaldi Capra di Schio. Con lui erano presenti anche Renzo Mazzaro, giornalista autore del libro I padroni del Veneto e il direttore di VicenzaPiù Giovanni Coviello; assente invece per "improvvisi motivi familiari", come spiegato all'inizio della conferenza dallo stesso Veronese, il giornalista del Giornale di Vicenza Franco Pepe, atteso tra i partecipanti. Un mosaico complesso, si diceva, talmente complesso che il lettore rischierebbe di perdersi tra i numeri a sei zeri se lo commentassimo per intero (comunque quelli di base sono nel pezzo accanto mentre la bozza sintetica dell'esposto con i dati fondamentali contestati per i lettori più attenti o preoccupati è scaricabile da Vicenzapiu.com a questo indirizzo: http://www.vicenzapiu.com/documenti/esposto%20veronese.pdf ). Basti a tutti per lo meno sapere però che il nuovo centro ospedaliero sorto a Santorso, secondo quanto sostiene Veronese e secondo i dati presentati, impegnerà le finanze dell'Ulss 4 e dei cittadini che vi fanno riferimento ancora per parecchi anni, aumentando il proprio costo di anno in anno. Se nel 2012 l'Ulss ha dovuto pagare 38 milioni di euro, la stima prevista per il 2035, ventitre anni dopo, è di quasi 60 milioni, pagati dall'Ulss all'ente privato che gestisce l'ospedale stesso attraverso enti terzi: la Summano Sanità. Il contratto, il "famigerato" project financing all'italiana (costi inusitati a carico del pubblico e vantaggi senza rischi al privato, convengono tutti i relatori presenti),

prevederebbe infatti - a quel che se ne sa e come relaziona Pietro Veronese, perché nessuno, tra amministratori pubblici e organi interessati, oltre ai contraenti, lo ha visto direttamente e per intero, nonostante la trasparenza totale cui sarebbero tenuti gli enti pubblici - una serie di canoni da pagare periodicamente all'ente: un canone di disponibilità fisso di quasi 5 milioni e mezzo di euro, tre canoni di noleggio attrezzature per un totale di circa 20 milioni di euro e un canone di gestione dei parcheggi oltre agli incassi del gestore che si avvantaggia degli spazi commerciali per poco più di 2 milioni e mezzo. Si conti poi che questi canoni e introiti vari aumentano, per contratto, di circa il 2% ogni anno. L'anomalia aggiuntiva è che per il complesso di Santorso paga l'Ulss, e non la Regione come è successo altrove, e il rischio è di veder scadere la qualità dei servizi messi a disposizione dei cittadini dallo stesso ente, che potrebbe non avere il denaro sufficiente per finanziarli visto l'impegno preso con la Summana Sanità.Nel suo intervento il nostro direttore, Giovanni Coviello, ha raccontato quanto i nostri lettori già sanno, ovvero anche il caso delle fotografie da lui scattate al materiale in disuso e "sprecato" al De Lellis, il vecchio ospedale di Schio in parte ancora funzionante per alcuni servizi, e la mancata risposta della direttrice dell'Ulss 4 Daniela Carraro, la quale dopo aver accordato un incontro all'autore delle fotografie, si è alterata senza rispondere alle semplici domande a cui VicenzaPiù l'aveva già da qualche tempo invitata a rispondere. Ma sia Coviello che Mazzaro hanno potuto portare alla conferenza delle

altre risposte inedite della direttrice Carraro, che spiegava in particolare al secondo i motivi dei disguidi cronologici e di costi nella costruzione di un ospedale se non si seguisse la "procedura certa" del project - pare che il dibattito e a conoscenza pubblica rallenterebbe le opere - e dava al primo risposte, a suo dire abbastanza confuse, su alcune, ma non tutte, le domande poste, una su tutte quella sul mancato completamento del collaudo della struttura già attiva. L'esposto alla Corte dei Conti preparato da Veronese e dai suoi collaboratori volontari, ecco la nuova strada annunciata da Communitas che lamenta il fermo del precedente esposto e i costi delle procedure attivabili presso il Tar (e per le quali Coviello ha proposto di lanciare una sottoscrizione pubblica tramite i nostri media), verrà sottoposto ai sindaci dei comuni interessati dal progetto dell'ospedale unico dell'Alto Vicentino - e quindi quelli che ricadono nel territorio della Ulss 4 nella speranza che riceva, dopo le eventuali proposte di modifica e/o integrazione, le firme con cui verrà presentato poi alla corte dei conti di Venezia. Firme che verranno richieste anche per "stanare" chi, tanti politici di tutte le aree, dice Veronese, «promette a parole battaglie per la trasparenza degli atti nell'interesse dei cittadini ma nei fatti lascia correre e scorrere tutto». In un disinteresse, collusione?, generale che esemplifica Mazzaro con un esempio: «la Corte dei conti ha speso giustamente tante risorse per stanare le spese dei consiglieri regionali, poco più di tre milioni di euro, ma non trova il tempo per verificare possibili malversazioni di decine o addirittura centinaia di milioni di

Convegno Communitas a palazzo Toaldi con Pietro Veronese, Renzo Mazzaro e Giovanni Coviello euro per il project di Santorso, che ben altra attenzione meriterebbe dagli organi di controllo e dai media bravissimi a seguire il malcostume dei rimborsi, un po' meno attenti su questioni grosse come questa, che, se verificata, comporterebbe per i cittadini un danno ben maggiore». Attenzione dei media, che, ha sottolineato con orgoglio il nostro direttore, «sta costringendo Daniela Carraro grazie alle nostre pressioni basate su documenti ad aprire, sia pure parzialmente e troppo lentamente, il velo su una vicenda con tanti risvolti dubbi se non illegali...». Intervenendo a fine conferenza dopo altri, pochissimi, amministratori locali e dopo Gino Ferraresso della Cgil, che non ha potuto, comunque, controbattere all'accusa di latitanza delle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil che l'8 ottobre 2012 avevano annunciato sempre a Veronese la costituzione di un "osservatorio" sul project ad oggi ancora "ignoto", il segretario della

sezione scledense di Rifondazione Comunista, Roberto Fogagnoli, ha dichiarato che il suo partito è pronto a firmare l'esposto. La prima firma, insomma, ci sarebbe già. Non basta assolutamente ma serve a richiamare tutti alle proprie responsabilità, ha fatto capire Veronese tra gli applausi convinti del pubblico che per ore ha affollato la sala «mai abbassando il livello di attenzione su un argomento ostico, ma evidentemente sentito», ha commentato nel dopo conferenza il sempre puntuale ma pragmaticamente coinvolgente Renzo Mazzaro, che ha gratificato gli organizzatori complimentandosi con loro per il difficile e coraggioso lavoro che stanno portando avanti, ha divertito, ce lo ha detto lui, il nostro direttore in pizzeria raccontando una serie di aneddoti sulla sua vita da giornalista e gli ha dispensato, oltre alla classica pacca sulle spalle, qualche gradito consiglio... © RIPRODUZIONE RISERVATA


Vita Gay Vic ent ina

28 giugno 2013 pag 14

Da Stonewall al Vicenza Pride: dal 28 giugno 1969 ad oggi. Le radici storiche dell’“Orgoglio Gay” di Anna Barbara Grotto

C

orreva l'anno 1969 a New York, ed era pressoché "normale" per gay lesbiche e transessuali subire angherie di ogni sorta da parte delle forze dell'ordine. La polizia aveva, infatti, questa pessima –ma, ripeto, per l'epoca drammaticamente "normale"- abitudine di fare irruzione nei locali di ritrovo della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), e attraverso vere e proprie retate repressive, picchiare arrestare umiliare. L'unica colpa dei gay era... di essere gay. Correva l'anno 1969, il 28 giugno per la precisione, quando la ribellione a questa oscena "normalità" fatta di soprusi diede inizio all' "Orgoglio Gay". Chissà quanti si saranno chiesti quali, appunto, siano le origini storiche del "Gay Pride". Beh fin troppe volte mi sono sentita chiedere "cosa ci sarà mai da essere orgogliosi, io mica vado a manifestare il mio orgoglio di essere etero". Mi viene da sorridere, perché sono decenni che sento fare questa obiezione, piuttosto superficiale direi. Non voglio scrivere di come si può rispondere in modo semplice alle frasi più banali (sciocche?) che vengono ripetute, sempre

identiche a se stesse, nei confronti del movimento LGBT; anche se ammetto che mi fa un po' d'acquolina (intellettualmente parlando, dico) l'idea di scriverne un articolo... vedremo. Mi limito -per ora- a rispondere che mi esprimerò sull'argomento quando tutti gli interlocutori avranno gli stessi diritti. Oggi voglio parlare delle radici storiche dell' "Orgoglio Gay". Quindi, tornando al nostro argomento, cosa successe il 28 giugno del 1969? Capeggiata da Sylvia Rivera, una donna transgender, che si narra diede il via agli scontri scagliando una bottiglia contro i poliziotti, iniziò dal locale "Stonewall Inn" la prima reazione di gay, lesbiche e trans contro le violenze della polizia. Polizia che non riuscì nemmeno nei giorni a seguire ad arginare la rivolta: e furono proprio le drag queen dello "Stonewall" a rifiutarsi di subire, in silenzio, l'attacco violento ed ingiustificato della polizia, a ribellarsi contro quella "normalità" che vedeva la comunità LGBT obbligata a nascondersi e comunque essere oggetto di soprusi persino all'interno dei propri luoghi di ritrovo, a fare muro contro le squadre anti-sommossa che la polizia aveva messo in campo. La comunità LGBT si ribellò e disse "basta"; e a questa presa di posizione seguì una spontanea manifestazione per le strade li-

Da Stonewall al Vicenza Pride (foto di Claudio Grotto)

mitrofe, che raccolse un po' alla volta tutti i tanti gay e lesbiche e trans che fino a quel momento si erano nascosti. Per 3 giorni la folla si raccolse e battagliò: raccontano che tra le 1.000 e le 2.000 persone furono protagoniste di questi che passarono alla storia come i "moti di

Stonewall". Per la prima volta lesbiche, gay e transgender mostravano con fierezza il proprio volto, per la prima volta erano per strada a dire "non mi vergogno di ciò che sono, anzi ne sono fiero". L'anno successivo, in memoria di quanto era accaduto, un movimento organizzato che prese il nome di "Gay Liberation Front" organizzò una manifestazione che radunò fra le 5 e le 10.000 persone, che possiamo definire a ragione il primo "Gay Pride": marciarono dal Greenwich Village al Central Park. "Orgoglio gay" come coscienza di sé, quindi; "orgoglio gay" come gioia di essere, senza soprusi; "orgoglio gay" come volontà di vivere alla luce del sole, senza finzioni; "orgoglio gay" come manifestazione fiera delle differenze, contro l'omologazione. Dobbiamo molto (e non parlo solo della comunità LGBT, ma di tutta la società civile) alle donne transgender, a Silvia Rivera innanzitutto, e alle drag queen che ebbero il coraggio e la forza di alzare con fierezza la testa contro quelle "normali" violenze. Nessuna violenza dovrebbe mai essere accettata come "normale", e siamo in debito con chi si è battuto prima di noi per la libertà di tutti. Inevitabile pensare al nostro Gay Pride Vicentino, la cui Parata finale, dopo ben 6 mesi di eventi, si è svolta sabato 15 giugno. È stata la prima volta nella storia

della nostra città. Molti anni dopo quel 1969 quindi, ma è l'Italia tutta ad essere in ritardo rispetto agli Stati Uniti. A onor del vero, la prima manifestazione pubblica di omosessuali fu nel 1972, pensate, a Sanremo: contro il "Congresso internazionale sulle devianze sessuali". Vi parteciparono, però, solo poche decine di persone. Insomma ben diverso, nei numeri e nei modi, il coinvolgimento italiano rispetto a quella newyorkese. Furono comunque diverse, negli anni a seguire, le manifestazioni culturali della comunità LGBT, che un po' alla volta, timidamente, stava alzando la testa anche in Italia: vennero organizzate a Torino, a Pisa, a Palermo. Occorre attendere addirittura il 1994 per il primo vero e ufficiale Gay Pride nazionale italiano, che si svolse a Roma. Il primo Gay Pride in Veneto fu organizzato nel 1995 a Verona, e nel 1997 si replicò con Venezia. Ma la prima grande manifestazione nella nostra regione fu quella del 2002: Padova ospitò addirittura il Pride nazionale, andando ben oltre gli attesi 10.000 partecipanti (c’è chi dice si raggiunsero persino le 20.000 unità). Nonostante l’entusiasmo, si dovette poi aspettare il 2012 per assistere ad un'altra iniziativa di piazza: il Pride di Bassano. © RIPRODUZIONE RISERVATA


Vita Gay Vic ent ina

28 giugno 2013 pag 15

Ellero pride: no anti gay ma no anti etero, GdV era bacchettone ..., Variati ora vada ovunque di Giovanni Coviello

T

erminata in modo festoso la sfilata del Vicenza Pride in cui chi ha sfilato, tra i cinque e seimila, un successo comunque per gli organizzatori, ha condiviso la sua libertà con quella di chi ha manifestato “contro il pride” o “per la famiglia naturale”, abbiamo sentito sull’evento, che ha avuto luogo a Vicenza ma anche in tutta l’Italia tra cui Roma, una voce che è ben nota per la sua “visione globale” e non legata a parrocchie di alcun tipo. Renato Ellero, ex senatore della Repubblica, tuttora avvocato penalista cassazionista di fama (difende, modestamente ..., anche i nostri media e dintorni, ndr) e docente di Diritto penale, ma soprattutto acuto osservatore di cose locali e non solo, ... anzi, inizia a modo suo. Dico che hanno il diritto di manifestare la loro caratteristica, che va rispettata perché è un elemento che in natura esiste. Basta che non si trasformi il razzismo antiomosessuale in razzismo contro l’eteroses-

sualità. Pare che stiamo andando verso questa strada e questo è intollerabile. Il fatto che uno rivendichi il fatto di essere gay non toglie che deve rispettare chi non la pensa come lui I media hanno oggi un’attenzione particolare al fenomeno Per i media locali devo dire che ho sempre constatato, qualche volta anche con mio certo fastidio, una posizione molto bacchettona da parte del Giornale i Vicenza. Improvvisamente negli ultimi tempi ho constatato una sua apertura del tutto particolare, tanto che mi chiedevo, siccome è un giornale che più che di opinione è di opinione di chi comanda, se non era venuto qualche ordine dall’alto perché sarei curioso di sapere da che alto è venuto ... Visto che il Papa ha parlato di una lobby gay in Vaticano, in città c’è una lobby gay oppure no? Guardi, i gay essendo storicamente una minoranza sono molto solidali tra loro e costituiscono un corpo a parte cioè seguono una specie di metodologia massonica in parte comprensibile visto che hanno per secoli dovuto essere non solo messi a margine ma anche messi in carcere, torturati ecc. Certamente vi sono determinati atteggiamenti al

vertice sia economico che politico, e non è che parlo specificamente di Vicenza ma parlo in senso lato, in cui si notano delle amicizie che sono talmente affettate e talmente esagerate che fanno nascere dei sospetti. Certe amicizie talmente affettuose, anche controcorrente in certo modo, che lasciano molto perplessi e che fanno certamente propendere per la sussistenza di legami del tutto peculiari Questo anche in città oltre che nel paese? Non sto parlando di Vicenza in particolare, ognuno se vuol vedere Vicenza guardi Vicenza, se vuol guardare Verona, se vuol guardare Milano faccia di conseguenza. Ogni cittadino sa, io non entro nella situazione particolare perché ci sono più situazioni particolari. Ogni cittadino guardi nella sua città e nel suo ambiente commerciale, imprenditoriale oltre che in quello politico se sussistono delle perplessità su certi comportamenti. Cosa pensa della presenza delle autorità ufficiali a queste manifestazioni? Non è che le autorità comunali devono essere presenti a tutte le manifestazioni. Se c’è una persona aperta da questo punto di vista è

Qui sopra e nell’articolo in basso alcune immagini del gay pride del 15 giugno Marino, però giustamente il sindaco di Roma non è che “deve”andare al Gay Pride. È intollerabile che attacchino il sindaco di Roma perché non va al Gay Pride, non è che le autorità devono andarci. Non solo , ma è gravissimo che gli organizzatori del Gay Pride a Roma si siano incazzati perché non ci va. Il sindaco di Vicenza Achille aveva annunciato che per impegni personali non sarebbe potuto andare, poi, essendosene evidentemente liberato, ha tenuto un discorso in campo Marzo

Se ci è andato con metà giunta allora pretendo da cittadino che paga la giunta che lui e metà giunta vadano ora ad ogni manifestazione. Questo giochino non va proprio, altrimenti vuol dire che c’è qualcosa di diverso sotto Anche se chi partecipa dice di farlo a titolo personale? Quando va mezza giunta, voglio vedere chi va a titolo personale. Posso capire, giustamente, l’avv. Everardo Dal Maso ma ...

l'accesso ai consultori per l'aborto. Sono convinto che l'embrione è già “persona umana” e non cosa da essere costruita o scartata. L'approccio a tali questioni non è omogeneo neanche all'interno de “la parola”. Ho fatto bene a metterle da parte nell'essere “rappresentante dell'associazione”? La diversità a volte è difficile. E se venivo ripreso? I miei amici sanno che sono omosessuale, non in famiglia e in parrocchia. Col parroco ci si può parlare, ma coi parrocchiani? Se sono come mia mamma, sarebbe stato difficile continuare con quel volontariato. Pazienza. Non potevo restare nella paura dei “e se...” Confido in Dio che quello che avverrà sia per il meglio. Poi arrivai. Lasciai da parte i dubbi per unirmi ai volontari del DIS mentre concludevano il percorso che avrebbe poi fatto il corteo del PRIDE. La responsabile ci ha spiegato dove prestare attenzione: in quel bivio il corteo poteva sba-

gliare strada, in quella strettoia formarsi delle calche. É stata eccezionale: durante tutto il corteo, nonostante il caldo, ha corso avanti e indietro ad ogni intoppo. Nella pausa cercai gli amici de “la parola”. Li trovai all'ombra degli alberi e il nuovo striscione che avrebbero portato era venuto meglio che in foto. Arrivai in tempo per assistere alla controversia di tre ragazzotti. Avevano il tono alterato. Provai un attimo di smarrimento. Qualcuno disse di chiamare la polizia, dall'altro lato della strada, e i tre se ne vanno. Tornai in viale Roma dagli altri del DIS, distribuiti in coppie lungo il corteo. Ricordo che guardai all'ingresso dei giardini Salvi, dove iniziava. C'era tanta gente. Era bellissimo. Ogni persona contribuiva a formare un mosaico di tanti colori diversi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Vicenza pride 2013 visto con gli occhi di un omosessuale credente di “La Parola”*

L

a parola nasce nel 1988 per offrire un'esperienza più specificatamente religiosa ad un gruppo di omosessuali. Costituitasi poi come associazione di omosessuali credenti “laica, ideologicamente libera e apartitica” questa esperienza personale è rimasta e ai partecipanti è rivolto l'invitato al condividere la parola di se. Una forma di accoglienza che non guarda alle inevitabili differenze, o ai contrasti che possono accadere, ma

alla storia unica e preziosa di ogni persona. Io sono entrato a farvi parte 13 anni fa, con una difficile accettazione della mia omosessualità. Ne sono presidente da quando, agli inizia del 2010, morì prematuramente l'allora presidente. Non si può sapere se la sua decisione di porre fine alla vita sia dovuta all'omosessualità. Spero che questo PRIDE nella mia città natale aiuti a non avere vite a metà. Penso che questo valga più dei dubbi che mi hanno accompagnato nella strada del VIPRIDE, che non è solo quella di sabato 15 giugno. Del resto, una delle definizioni di Chiesa è “popolo in cammino”. Un pezzo di

strada, sia fisica che interiore, è anche la mia di quel giorno. Quel pezzo di strada iniziò sabato 15 giugno alle ore 13,30 Dopo mesi di eventi il momento era arrivato. Avevo deciso di parteciparvi da quando avevo proposto ai soci l'adesione della nostra associazione al comitato per il VIPRIDE. Mi ero offerto volontario per il DIS (dispositivo mobile di sicurezza). Non sarei stato con i miei amici a portare lo striscione de “la parola”, omosessuali credenti, però mi faceva piacere sapere che avrei contribuito affinché l'evento iniziasse e finisse come una festa. Nel guidare ero di umore particolare. Ritengo importante molto di quanto il VIPRIDE chiede e testimonia, ma alcune questioni non si conciliano bene con la mia cultura di cattolico e la mia fede cristiana. Nel manifesto c'è la richiesta del matrimonio civile. É la stessa parola del matrimonio religioso, con un significato diverso. É vero, avevo votato perché ci fosse. Dopo anni di “presa in giro” le coppie omosessuali sono nella non esistenza sociale. Mi vengono in mente le coppie dell'associazione che sono assieme da 15, 20 e oltre anni. Qualcosa andava fatto. Erano entrati anche termini come procreazione assistita e migliorare

* http://laparolavicenza.blogspot.it/ © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 16

SPORTELLI DECENTRATI

I

l Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza, da sempre impegnato nel dare visibilità e diffusione alle attività delle Associazioni, intende promuovere gli sportelli aperti grazie ai volontari con un nuovo progetto nell’ambito dell’Area Informazione. Oltre a favorire lo scambio e l’incontro nella propria sede di Vicenza e presso i due propri sportelli decentrati, Montecchio Maggiore e Asiago, resi possibili grazie alla collaborazione dei volontari, il CSV intende valorizzare tutte le esperienze esistenti di sportelli gestiti dalle Associazioni, in quanto forniscono riferimenti concreti a cittadini, operatori, insegnanti, animatori, amministratori, intercettando esigenze e bisogni di quanti vivono in stato di disagio. Hanno già aderito al servizio 24 sportelli gestiti autonomamente dalle associazioni, che hanno inviato le informazioni richieste. È possibile implementare le informazioni e aggiungere altri sportelli nell’area dedicata nel sito web www.csv-vicenza.org;

tutte le associazioni che intendono aderire al progetto, infatti, possono farlo semplicemente compilando il form online.Per noi questo progetto rappresenta un’opportunità per il volontariato vicentino e per la cittadinanza, perché diminuisce le distanze tra chi vuole donare e chi ha la necessità di ricevere, fornendo strumenti utili a favorire accoglienza e partecipazione. Non va dimenticato infatti che gli sportelli, oltre a raccogliere informazioni, istanze, richieste, permettono di intercettare nuovi bisogni: un’operazione fondamentale per definire insieme le priorità del territorio. Auspico che tutti gli sportelli attivati stringano sinergie e alleanze tra associazioni e istituzioni, rendendo la propria presenza sul territorio sempre più efficace, per favorire una maggiore attenzione alla prevenzione e alla qualità della vita di tutti i cittadini, nessuno escluso.

La Presidente Maria Rita Dal Molin

Gli sportelli delle Associazioni

La nuova sezione del sito, “Gli sportelli delle Associazioni” del sito del CSV di Vicenza rende facilmente rintracciabili le Associazioni di Volontariato della provincia e i loro sportelli. È possibile inserire uno o più criteri di ricerca (Località, Settore d’Intervento …) ottenendo istantaneamente le informazioni corrispondenti sull’organizzazione rintracciata, oppure si può semplicemente

osservare la mappa; cliccando sull’icona che indica la presenza di uno sportello, appare una finestra che riporta il nome dell’Associazione e gli orari di apertura del suo sportello. Che tipo di Associazioni gestiscono sportelli nel nostro territorio? Le aree di intervento sono svariate: molte le organizzazioni affini all’ambito del soccorso e della Protezione Civile, ma c’è anche chi si occupa di sostenere le persone con disabilità

ASSOCIAZIONE INTEGRAZIONE ONLUS Via Compans, 3 - Carrè (VI) CENTRO AIUTO ALLA VITA DI LONIGO Via Castel Giuncoli, 17 - Lonigo A.GE. ASSOCIAZIONE GENITORI-DISTRETTUALE DI THIENE Via Dante, 87 - Thiene H81 INSIEME VICENZA ONLUS Via Maurisio, 69 - Vicenza QUESTACITTÀ’ - ASSOCIAZIONE DI CITTADINI VOLONTARI Via Schiavonetti, 8 - Bassano del Grappa CENTRO AIUTO ALLA VITA MOVIMENTO PER LA VITA - MPV onlus - ARZIGNANO Via D.D’aosta,19 - Arzignano LEGA ITALIANA PER LA LOTTA CONTRO I TUMORI. SEZIONE DI VICENZA Via Borgo Casale, 84/86 - Vicenza ASSOCIAZIONE OZANAM ONLUS Contrà Vescovado, 1 - Vicenza ASSOCIAZIONE MALATTIA DI ALZHEIMER E ALTRE DEMENZE c/o Ospedale San Bassiano, Via dei Lotti (Bassano del Grappa c/o Distretto S. S. - Via Monte Sisemol, 2 - Asiago ANCIS AURELIANO ONLUS DOTTOR CLOWN ITALIA c/o Ospedale San Bortolo Via Rodolfi , 37 - Vicenza AVO VICENZA c/o Ospedale San Bortolo Via Rodolfi , 37 - Vicenza Circolo “AUSER THIENE” Via Dante, 87 - Thiene (ex Comboniani)

Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il nostro sito: www.csv-vicenza.org

PRESENTATO IL BANDO 2013 Sabato 1 giugno a Montecchio Precalcino, presso il Centro Servizi dell’ULSS 4 “Alto Vicentino”, si è tenuta la presentazione del Bando 2013, che ha visto la partecipazione di numerose Associazioni della provincia. Anche quest’anno, infatti, grazie al sostegno delle Fondazioni

Bancarie, il Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza offre alle Associazioni iscritte all’albo regionale un aiuto concreto per realizzare le proprie idee. L’importo complessivo stanziato quest’anno è di 70.000,00 euro, una cifra che la fase di difficoltà economica che sti-

Elenco delle Associazioni coinvolte e indirizzo dei loro sportelli ANA ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI - SEZIONE DI VALDAGNO Corso Italia, 63/g - Valdagno VOLONTARI ASSISTENZA ANZIANI Corso Padova, 57 - Vicenza A.I.T.SA.M. ONLUS SEZIONE ULSS 5 MONTECCHIO MAGGIORE Via D.D’aosta - presso il centro Arcobaleno di Arzignano ASSOCIAZIONE ITALIANA SOCCORRITORI ONLUS DI BASSANO DEL GRAPPA Via Monsignor Negrin, 27 Bassano del Grappa ADDIMA ASSOCIAZIONE PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEL MALATO Via Rodolfi n.37 c/o ospedale San Bortolo, area chiostro - Vicenza CENTRO AIUTO ALLA VITA DUEVILLE VIVARO Via degli Alpini, 26 - Dueville GRUPPO VOLONTARI ANTINCENDIO E PROTEZIONE CIVILE COGOLLO DEL CENGIO Via Verdi, 4 - Cogollo del Cengio ACAT BASSANO ASIAGO C/O sede via Jacopo da Ponte 37 Bassano del grappa FIDAS VICENZA Via Francesco Baracca, 204 Vicenza CENTRO ASTALLI VICENZA Piazzale Giusti 23, Vicenza “UTOPIE FATTIBILI” c/o Circoscrizione 6 - Via Thaon di Revel, 44 - Vicenza “EL FILÒ”ANTEAS Via Divisione Julia, 1 - Mossano

e le loro famiglie, gli anziani, gli ammalati di ogni età, i migranti, ci sono i centri d’aiuto per la vita e i donatori di sangue. Se sono tante le domande che vengono dal territorio, numerose sono anche le risposte delle associazioni, che il CSV, a sua volta, si impegna a sostenere.

amo attraversando ha certamente decurtato rispetto agli anni precedenti. “Il venir meno delle risorse – ha ricordato ai volontari la Presidente del CSV Maria Rita Dal Molin - non deve tradursi in fare meno, ma in un fare consapevole che insieme sappia riconoscere le priorità di intervento, per essere sentinelle vigili ed attente dei bisogni delle nostre comunità. Mi auguro che la progettazione sociale per le associazioni vicentine rappresenti sempre un valore e sappia tradursi in vera e propria azione di coinvolgimento e partecipazione”.

Il Bando si può consultare alla pagina web www.csvvicenza.org. Si ricorda che il termine per la presentazione dei progetti è fissato per il 15 luglio 2013.

GLI SPORTELLI del CSV di Vicenza VICENZA - Sede centrale

Segreteria informativa presso

Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza Contrà Mure San Rocco, 28 Orario apertura ufficio: lunedì - venerdì 9.00 - 13.00 / 14.30 - 18.00

Informacittà di Bassano del Grappa Via Piazzale Trento, 9/A Tel. 0424/237584 per consulenze il primo martedì del mese dalle ore 15.00 alle ore 19.00 Si riceve solo su appuntamento da fissarsi alla Sede centrale di Vicenza

Sedi Sportelli decentrati gestiti dal volontari del CSV di Vicenza

Montecchio Maggiore: ex Scuola Pascoli - Via San Pio X Apertura serale lunedì dalle 17.30 alle 19.30

Asiago: presso Centro Giovanile - Via Matteotti, 27 Apertura serale venerdì dalle 17.30 alle 19.30 Sedi dello sportello unico per la formazione:

Montecchio Precalcino c/o Centro Servizi alla persona ULSS 4 Alto Vicentino, Via Europa, 12 Sedi per le consulenze:

Bassano del Grappa: c/o Servizi Sociali Comune di Bassano Via Jacopo da Ponte, 37 - Sala Tolio

Schio - Comune di Schio Ufficio Informagiovani - Via Pasini, 27 Tel. 0445/691297

Orario informagiovani: lunedì mercoledì e giovedì dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e mercoledì 10.00 – 13.00 Si riceve solo su appuntamento da fissarsi alla sede centrale di Vicenza

THIENE - Comune di Thiene c/o Urban Center - Via Roma, 26 Tel. 0445/804749

Orario informagiovani: dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e martedì e giovedì 9.30 – 12.30 Si riceve solo su appuntamento da fissarsi alla sede centrale di Vicenza


28 giugno 2013 pag 17

Le osterie a Vicenza, erano troppe di Luciano Parolin

I

l termine osteria a Vicenza, come nel resto del Veneto, stava ad indicare non solo una rivendita di vino, ma un luogo dove si poteva trovare anche cibo e alloggio. L’oste era un locandiere, un albergatore. È del 1485 il più antico statuto degli osti che contiene l’intero ordinamento della fraglia (categoria). Nelle norme si trova “cadauno venderà o farà vendere in piaza o in la cita di Vicenza carne pesse torte o altre cosse cote da magnare debia dare e pagare ogni ano a la dita fragia soldi quindexe (15) de dinari overo sia obligado entrare in la dita fragia e sostegnire tuti li incarghi farano gli altri de la dita fragia”. I primi osti che fondarono la confraternita o associazione furono: Ser Jacomo da Cremona Osto al Sole; Rizo Osto a le Gazole; Trivisan Osto al Bo; Agnoleto Osto a L’Orso; Furlan Osto a la Crose;Gusmin Osto a l’Agnolo; Matio da Bergamo Osto a la Spada; Gigolo Osto al capello; Biasio Scuelaro Osto al Pavon. Altre osterie dagli estimi del Comune del 1530 sono quelli della Catena, in Piazza delle Erbe; l’osteria alla Corona vicino al Tempio di Santa Corona; l’osteria alla Spada a

Osteria al Campanile in Piazza Duomo, resiste ancora

Gli uomini alla mensa delle Dorotee a San Faustino

baldi: Caffè Sommano, Caffè Cannon, Bar alle Poste, al Campanile, caffè agli Scrigni. Contrà Santi Apostoli – Ponte San Paolo – Contrà Paolo Lioy: Brendolan vini, Osteria “al Pugnale insanguinato” dopo Cera Pompe Funebri, Osteria dalla Moma o Sanson poi Grotta mode, Bar dalla Guerrina Pzza. San Giuseppe, da “Boca Storta” a San Silvestro. Osteria Carli, Trattoria Buffalo Bill, Bar San Michele, Osteria al Cursore, Bar Ponticello, Albergo all’Orologio. San Paolo. La Polizia Austriaca aveva difficoltà a sorvegliare gli esercizi di vendita vino e liquori, aperti abusivamente, senza licenza, perchè erano troppi, e perchè si tramava contro gli imperiali Con l’aiuto della memoria, i racconti di mio nonno e con l’ausilio della pianta della città di Andrea Kozlovic riportiamo le insegne più conosciute sino alla prima metà del secolo scorso. Fuori Porta Castello: Caffè Moresco; Ristorante Colotti, poi Parra, poi Supermercato Pam, ora chiuso Caffè Gambrinus oggi Panarotto Sport; Gelateria Remor Corso Andrea Palladio, già Principe Umberto, già Ettore Muti: Bar Crosara, poi Self Service ora chiuso. Bar Italia sorelle Maule al Cinema Edison, ora Magazzini COIN; Bar Corso ora Orologeria, Bar Vicenza all’angolo di Via Do Rode. Piazza dei Signori, sotto la Basilica: Taverna Luccarda; Bar Borsa. Piazzetta Palladio: Caffè Stati Uniti; Caffè Firenze, Pasticceria Sorarù. Contrà Pigafetta: Osteria dalla Marina, Osteria Bella Vicenza. Contrà Pescherie Vecchie o Piazza delle scarpe o dei socoli (si teneva sino agli anni ’60 il mercato delle calzature zoccoli compresi): Osteria al Chiampo, Osteria dalla Anna, Osteria al Paradiso, Albergo alla Luna, Trattoria alla Vecchia Guardia. Piazza delle Poste o Piazza Gari-

Da ricordare: Al Cantinon in San Paolo; Osteria al Trombon di Santa Caterina, Osteria “al Gallo” in località omonima; In Viale della Pace Osteria “Polenta e Baccalà”. Contrà Fontanelle: Ai Gati mori. Osti, Locandieri, bettolieri, che non seguivano le disposizioni impartite, di somministrare cibo, venivano multati. L’elenco molto dettagliato delle osterie, con il nome dei proprietari e la loro ubicazione, permette una completa ricostruzione delle botteghe del tempo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Offelleria la Meneghina in Via dei Giudei, nelle cantine, si radunavano nel 1848 i rivoluzionari vicentini Birreria Stati Uniti in Piazzetta Palladio

Bar al Corso, ora cancellato, era l'ombelico della Vicenza di allora


28 giugno 2013 pag 18

Ripensare Vicenza. Perché Piazza dei Signori non nasconde via Roma di Guido Zentile

U

na città è costituita da tanti elementi: le strade, le piazze, i parchi, i giardini, gli edifici pubblici, gli edifici privati, ciò che è la polis, sulla quale le civiltà antiche (delle quali oggi stiamo cancellando ogni traccia, per lasciar spazio al cemento) concentravano l’attività politica e sociale. Tutto ciò, però, necessità di vitalità e chi crea questa vitalità sono gli abitanti della città, coloro che creano dinamismo e costruiscono spazi di relazione e di dialogo: la città dei cittadini. Vicenza è una città millenaria, che ha visto passare epoche storiche che le hanno conferito momenti di splendore e di decadenza, alla pari di molte altre città italiane, in un paese frammentato in stati e staterelli fino ai primi albori dell’unità nel 1861. Città e Stato, sui quali ha sempre pesato il dominio, militare e sociale, di un altro Paese, ed oggi la storia continua con gli americani a Vicenza … Assaporare la bellezza, quella artistica e paesaggistica che dovremmo sentire dentro di noi, significa ammirare la città dall’alto della terrazza della Basilica Palladiana, guardando verso la piazza, i palazzi, le chiese, i tetti rossi (purtroppo qualcuno storpiato dalle antenne satellitari), e sul retro, dall’altro lato della terrazza, la città a sud abbracciata dai colli Berici Ma lì in mezzo a questo panorama domina l’incubo degli incubi: la mole imponente del nuovo tribunale e dei nuovi

mega-edifici, ciò che “Qualcuno” temerariamente ha inteso come riqualificazione dell’ex Cotorossi. Alla luce di questi aspetti esteriori, ci siamo mai chiesti come oggi la gente, gli abitanti di Vicenza, vivono la città, in particolare la città storica? Ora che la campagna elettorale è terminata e il reame è stato riconfermato (ma non acclamato), ritorna in auge un tema molto dibattuto fra le tante questioni che riguardano la città, cioè come rianimare la città storica che presenta, in particolare dalle ore serali, degli irreali momenti di vuoto, suggestivi, ma inquietanti: dove sono finiti gli abitanti? Il 10 aprile di questo bollente 2013 (intendo politicamente) c’è stata la presentazione del masterplan del centro storico. Un libro di intenti che pone, alla neo squadra del sindaco-bis che amministrerà Vicenza nei prossimi cinque anni, idee e proposte. Brand, smart city, smart point, la scena urbana, ipotesi di trasformazione, quante terminologie e tematismi, interessanti e d’effetto, ma complessi per il cittadino comune, già soffocato da un regime economico-sociale nel quale non trova spazi di respiro. Questo cittadino vorrebbe, almeno, trovare una città più semplice, a misura: ma come è possibile in questo masterplan che recita le magnificenze della città del Palladio e si dimentica della sua gente e non trova spazio per loro? La partecipazione della città farebbe sì che siano i cittadini stessi a fare il masterplan, con l’ausilio, e il coordinamento dell’Amministrazione (la famosa urbanistica partecipata, che resta

una chimera). Così non si spenderebbero soldi pubblici per dare incarichi esterni a studi professionali, per poi risolvere tutto con una conferenza pubblica. Ecco come il cittadino è informato: fine del masterplan - atto primo. Eh sì, si parla di molti aspetti, indubbiamente giusti, quali il trasporto pubblico, la pedonalizzazione di alcune strade del centro, l’allargamento della ZTL, il rilancio turistico…, ma ci si rende conto che, oggi, la città storica è una grande area commerciale - direzionale all’aperto, e le periferie sono diventate dei quartieri dormitorio, le cui piccole attività commerciali di vicinato stanno scomparendo sotto l’espansione della GDO (grande distribuzione organizzata), quei non luoghi che consumano ettari di terreno agricolo? Dobbiamo restituire la Vicenza storica (e non solo) alla gente comune per essere abitata da chiunque, e riconquistare quel sapore di città popolare, e non borghese altolocata come appare oggi. Rimettere in gioco le piccole botteghe, le piccole attività artigianali, e non esclusivamente boutique e negozi di lusso vari (compreso l’alimentare), ma luoghi che incentivano il cittadino a sentirsi tale per vivere la città, quali, ad esempio, il mercato di piazza. La città nella città deve essere di tutti e non un luogo elitario, che si trascina le paure di chi vive di espedienti e trova una realtà inospitale, che non è in grado di fronteggiare la emergenze sociali. Una città che reprime, ma non sa, e non vuole, prevenire, poiché non bisogna disturbare la bellezza. Non sarebbe meglio ve-

Vicenza dal terrazzo della basilica Palladiana

dere gente serena e sorridente, piuttosto che individui cupi e grigi? C’è molto da fare per rivitalizzare Vicenza, ma il percorso non è impegnativo. Basta cambiare il paradigma: accantonare il mercato, il business plan, per lasciare spazio alla gente, ai comuni cittadini, ai bambini e ai ragazzi, non solo quelli della movida, ma coloro che sono la polis. Il voto di primavera (non quello alla Madonna) è, quindi, passato. La pianificazione del territorio e della città riveste un ruolo fonda-

mentale. Non servono piani urbanistici puntuali per dare immagine, e piani sovra-ordinati alla legge del mercato. È la gente che pianifica la città e vive nella sua storia. Al turista che viene a Vicenza non basta vedere una città vetrina, ma vuole una città dinamica e di comunità. E perché lo sia il suo cittadino comune deve vivere Piazza dei Signori e la Basilica del Palladio ma non può scappare da via Roma e dalla zona ex Enel. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non desiderare la roba d'altri di Edoardo Andrein

L

o sgombero dell’ex Enel in viale della Pace ha tenuto banco per diversi giorni: dopo aver fatto allontanare le famiglie che si erano sistemate all’interno di quell’edificio arredando le stanze come se fosse una casa normale per adulti e bambini con i loro giochi e pupazzetti, il Comune ha intimato con decisione ai proprietari di murare tutti gli accessi ai locali. L’evoluzione della vicenda nei giorni successivi ha portato i senza tetto ad occupare il cortile esterno, causando disagi nella notte ai residenti del quartiere a causa del baccano. La settimana della sgombero, infine, ha registrato un nuovo colpo di scena sabato notte, quando gli ex inquilini romeni degli edifici dell’ex Enel si

sono ritrovati davanti alla caserma della Polizia Locale e, con una protesta rumorosa che ha svegliato diverse persone della zona, hanno reclamato gli altri oggetti portati via in seguito allo sgombero. Nella stessa settimana in cui a Vicenza accadeva tutto questo, RaiTre mandava in onda il 17 giugno un reportage shock di Domenico Iannacone da Roma, esattamente da Via Erminio Spalla 53, dove si trova un edificio di nove piani con la facciata di vetro. Chiunque ci passi davanti non penserebbe ad altro che a uno stabile di uffici, uno dei tanti che si vedono in molte città italiane. Solo che dal 2008, dopo che la società che lo gestiva è fallita, all’interno ci abitano ben cento famiglie, italiane e straniere. Sono entrate dal cancello aperto e grazie all’organizzazione dei “Blocchi Precari Metropolitani” hanno occupato l’edificio, ricavando dagli uffici dei monolo-

cali arredati poi all’interno da ciascun occupante come dei veri e propri appartamenti. Un condominio a tutti gli effetti insomma, dal quale entrano ed escono bambini con lo zaino in spalla per andare a scuola, solo che è completamente abusivo. “Facciamo da ammortizzatori sociali al Comune” racconta nel reportage uno dei responsabili dell’organizzazione, un italiano sposato con una straniera dalla quale ha avuto una bimba. “Da noi vivono nuclei familiari con stipendi di cinque seicento euro, invalidi con pensioni minime, disoccupati privi di reddito, rifugiati politici; persone diverse per lingue, abitudini, religioni, ma uguali nel bisogno che li ha portati ad occupare”. Abusivi, che secondo la legge sono da sgomberare al più presto. Ma forse è meglio di no, perché l’alternativa sarebbe ritrovarseli una notte sotto la caserma dei vigili a urlare.

Lo stabile ex-Enel murato Il video della puntata de I Dieci Comandamenti dal titolo Non desiderare la roba d'altri può essere scaricato al seguente indirizzo http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1e6304cc-3055-4c55b789-45970839a4ed.html#p=0 ) © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 19

Troppi soldi per i gioielli, troppo pochi per le persone di Angela Mignano

D

egrado, prostituzione, sicurezza, extracomunitari. Sempre più spesso leggiamo, così quasi da essere colpiti da assuefazione, queste parole che non funzionano più da messaggi subliminali singoli ma come un collegamento tra i problemi del

degrado che nascerebbero dalla crescente prostituzione e dalla minore sicurezza, fenomeni da associare tipicamente alla mala genìa degli immigrati, magari irregolari, soprattutto extracomunitari e tutti senza un lavoro umano che non sia cioè collegato alla delinquenza più o meno organizzata. Allora vai con ordinanze repressive, rispettabili negli intenti ma che nessuno rispetta nella pratica e che costano nel tentativo di farle

applicare, e forza ai proclami mediatici di espulsioni di chi neanche può essere espulso se comunitario e di chi del classico foglio di via fa uso solo per accrescere l’immondizia gettata tra le vie e nei giardini della città. A poche centinaia di metri da Viale Roma, a cui dedichiamo il triste reportage di questa pagina con foto fatte h 24, direbbe il politicante di turno, ci sono gli splendori del centro col gioiello della

Basilica Palladiana incastonata in piazza dei Signori. Ma l’avete mai vista una signora che spende tanti soldi per una preziosa collana, ma non cura il suo corpo mostrandolo sporco e avvizzito? E avete mai visto qualcuno corteggiare, se non per interesse, una donna che su un copro maleodorante indossa pietre preziose? Per i gioielli di Vicenza si spendano, quindi, meno milioni, magari a favore di ricchi organizzatori, ma

se ne destinino una buona parte per creare condizioni di lavoro e di vita umane per chi abbiamo accolto quando ci serviva e che vorremmo ora gettare nei cestini della spazzatura, come neanche facciamo con le immondizie di Viale Roma. I cittadini e i turisti di Vicenza lo apprezzerebbero. Foto: Andrea Ferrero © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 20

Vicenza calcio, "sbattuto" da una finanziaria all'altra: e il povero cuore biancorosso? di Giovanni Coviello

D

icono i bene informati che l’accordo per la cessione del Vicenza Calcio alla cordata guidata da Hamdi Mehmeti domenica 23 giugno sera a Prishtina fosse cosa fatta. Poi, a cena, l’imprevisto con il presidente Tiziano Cunico che tenta ancora una volta di perorare la causa di Paolo Cristallini e Dario Cassingena, suscitando le ire di Pier Mbock (mentre andiamo in stampa nasce un caso sull’italocamerunense: seguilo su vicenzapiu.com). Solo la mediazione di Fabrizio De Poli avrebbe evitato la rottura, ma il dettaglio non è da poco. In settimana, dopo la chiusura di questo numero, si dovrebbero rivedere (e i condizionali in questa storia infinita della cessione sono sempre d’obbligo) i commercialisti delle due parti, mentre Mehmeti, uomo d’affari svizzero di origini kosovare, e Mbock, Dna camerunense, approderebbero nella palazzina di via Schio per conoscere almeno la sede del club dei loro desiderati. E sarà accordo o rottura definitiva. Ma ...

Tiziano Cunico, il traghettatore

Ma se le questioni di “careghe” per il rampollo di Sergio Cassingena e di continuità della vecchia gestione sportiva per Castellini avrebbero tenuto banco sotto sotto nelle discussioni con la cordata svizzero-kosovara guidata (?) da Hamdi Mehmeti sono tante le stranezze del racconto che i media ce ne hanno fatto, ce ne fanno e, comunque vada a finire dopo che VicenzaPiù n. 257 sarà in edicola, ce ne dovranno fare. Intanto leggiamo il 24 giugno sul GdV, ammesso alla linea “ufficiale”, ad esempio, che «come ha già preannunciato il presidente Cunico ci sarà l´assemblea dei soci, chiamata ad approvare l´intesa raggiunta». Di quali soci? Non certo di quelli in prima battuta del Vicenza Calcio, perché, come scrivevamo già nell’ottobre del 2010 ma nel silenzio generale «la proprietà è allo stato sconosciuta a causa dello schermo di fiduciarie che ne determinano la struttura» anzi , precisavamo il 28 di quel mese (e oggi non c’è motivo noto per scrivere diversamente), «il Vicenza Calcio ... secondo i dati di Infocamere aggiornati a ieri è posseduto in grandissima parte (ben oltre la maggioranza assoluta) da due società fiduciarie che occultano il nome del proprietario (o dei proprietari) reali. Tali fiduciarie sono la veneziana Pannorica srl e la Fiduciaria Vicentina srl; le quali nel dettaglio controllano in toto la Finalfa srl che a sua volta detiene il pacchetto di controllo del club sportivo». Ora se, quindi, a decidere l’eventuale cessione sarà sostanzialmente la Pannorica e, quindi, chi c’è nascosto dietro e non Finalfa, che dovrà solo eseguire le volontà della controllante per mano di Ser-

gio Cassingena o Danilo Preto, vale a dire uno dei due amministratori di Finalfa, «i soci della cordata svizzero-kosovara potrebbero rilevare interamente le quote di Finalfa, ed è la via più corta - sostiene sempre il GdV -, oppure affidarsi ad una soluzione diversa e più complessa, che prevederebbe la creazione di un ramo d’azienda per far partire la nuova gestione senza i debiti pregressi, che rimarrebbero a carico di quella precedente». Ma questa seconda ipotesi, al di là di ogni giudizio etico-legale (ad esempio i creditori come Zanconato, Helyos eccetera chi li tutelerebbe?) e a meno che non si aggirino le regole, non è assolutamente praticabile visto che al nostro quesito scritto la Lega Pro ci ha risposto a firma del segretario generale avv. Sergio Capograssi: «la cessione del titolo sportivo è proibita ai sensi dell’art. 52, 1° comma delle NOIF. La cessione di ramo d’azienda è astrattamente prevista dall’art. 20 delle NOIF, ma non viene autorizzata più dalla FIGC dopo la modifica del codice civile che ha previsto la trasformazione da associazione in società di capitali. Non è possibile, quindi, percorrere la strada ipotizzata».

Il tradizionale sodalizio Danilo Preto e Sergio Cassingena

Ma ecco che poi leggiamo sul GdV una frase che potrebbe essere quella che dietro di sé cela la verità: «in ogni caso i soci guidati da Hamdi Mehmeti con ogni probabilità costituiranno una nuova società che di fatto si sostituirà a Finalfa nel controllo del Vicenza Calcio: dunque con ogni probabilità non ci sarà un proprietario inteso come persona fisica, individualmente riconoscibile, ma una nuova finanziaria di controllo». E qui, traduciamo per i (poveri?) tifosi, ci sarebbe una doppia delusione. Non solo chi compra lo farà lasciando indebitato il Vicenza Calcio salvo quanto pagherebbe la vecchia proprietà (ad esempio all’erario e col vantaggio per i creditori di ... mantenere invariato il debitore) e salvo immissioni di capitali successive (come quelle di Cassingena & c. in gran parte legate a vendite di patrimonio tecnico?) ma, con una nuova finanziaria a monte (che magari, ecco una ipotesi a cui acconsentirebbe ogni buon commerciali-

sta, «potrebbe addirittura comprare Finalfa, senza debiti, e non il Vicenza calcio, con debiti»), se oggi i proprietari reali sono ignoti, tali rimarrebbero anche in futuro, con la chicca in più che se quelli attuali sono celati dietro una fiduciaria veneziana i futuri sarebbero svizzerokosovari-camerunensi. A meno che tutto questo tourbillon non sia gattopardesco come già fece temere la cordata romana di Massone: si cambia tutto, col controllo in una nuova scatola ignota, perché nulla cambi. E questo dubbio di fatto è venuto anche ad un’altra testata locale, ma che fa capo a un network nazionale lontano dagli interessi e dagli ammiccamenti ... indigeni, Vicenza Today, che scrive: «Premettendo che (quella dell’accordo con Mehmeti, ndr) è l’unica via percorribile, restano seri dubbi sulle motivazioni che hanno spinto la cordata kosovara ad interessarsi al Vicenza».... © RIPRODUZIONE RISERVATA

"Zanconato" in silenzio sui crediti con il Vicenza Calcio di Guido Gasparin

U

n "no comment" che lascia aperti molti punti interrogativi e che allo stesso tempo delinea una situazione non certo distesa. Enio Aldo Zanconato, fondatore dell'omonima azienda arzignanese di autoservizi, non intende sbilanciarsi in merito alle domande sollevate da VicenzaPiù sul caso dei creditori del (vecchio?) Vicenza Calcio, ditte più o meno grandi che avrebbero più di un conto in sospeso con la società biancorossa, alle prese con i debiti e con una trattativa per la cessione o per l'ingresso di nuovi soci alquanto complicata. Tra queste ditte ci sarebbe appunto la Zanconato, che per anni si è occupata delle trasferte della squadra. "Abbiamo sempre avuto buoni rapporti con la società, ci siamo sempre trovati bene", si è limitato a dire Enio Aldo

Zanconato, raggiunto negli uffici dell'azienda. Poi nessun altro commento. Un atteggiamento di cautela, probabilmente finalizzato a non creare tensioni in un periodo in cui stavano entrando nel vivo le trattative tra il presidente del Vicenza Tiziano Cunico e l'imprenditore svizzero Hamdi Mehmeti. Massima prudenza insomma, a nostro modo di vedere, per non incrinare i rapporti con la società, nella speranza di recuperare il credito (che sarebbe piuttosto ingente) e di mantenere la collaborazione anche con la nuova proprietà. Ma in quest'ultimo caso i debiti del Vicenza che fine faranno? "Le tre (o quattro) aziende più esposte, oltre ai vari piccoli creditori - scriveva nel già citato articolo VicenzaPiù - se non ricevessero in parte o in toto quanto vantato grazie ad anni di servizi prestati e da loro pagati ai loro dipendenti, riuscirebbero ad assorbire il colpo o entrerebbero in crisi con gravi implicazioni per i loro lavoratori, che, per far pagare

i vecchi e i futuri giocatori biancorossi, potrebbero perdere il loro lavoro?". Alla Zanconato il lavoro non sembra mancare, il via vai dei pullman è frequente, ma la domanda, almeno per ora, è destinata a rimanere senza risposta, per volontà di chi avrebbe tutto il diritto di far sentire con forza le proprie ragioni.Se non lo fa per il bene del club, questo articolo servirà a ricordarlo a chi arriva o a chi rimane dopo una trattativa, quella con lo svizzero kosovaro Hamdi Mehmeti, che sembra riproporre sulla futura catena di controllo del club lo schema di incomprensibilità "politica" di quella a cui fa capo il club di Via Schio tra finanziarie e fiduciarie varie, caso più unico che raro nel calcio professionistico italiano. E se il monte debiti mai considerato dai media locali, quello proprio verso le aziende di Vicenza e del Vicentino che sono esposte con la società biancorossa, ammonta a spanne a più di un milione di euro complessivi, anche Vicenza Today, un altro dei pochi

Un pulmann Zanconato al Menti media che di Vicenza calcio possono parlare liberamente, reputa nebulosa la strada che porta al non meglio definito uomo d'affari che Tiziano Cunico ha incontrato nel fine settimana a Prishtina, capitale del Kosovo": «Premettendo che

è l'unica via percorribile, restano seri dubbi sulle motivazioni che hanno spinto la cordata kosovara ad interessarsi al Vicenza». © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013pag 21

Conti in sospeso

Mario Novello saluta il pubblico dell'allora Minetti Vicenza dopo il passaggio di consegne di un allora fiducioso Giovanni Coviello

Nell'ambito della intricata vicenda del passaggio del club di vertice del volley femminile a Vicenza dalla famiglia Coviello al gruppo capitanato dall'imprenditore Novello, spunta un pignoramento a carico di quest'ultimo pari a 50.000 euro per impegni non onorati: l'industriale ha fatto opposizione e il verdetto definitivo dovrebbe arrivare a luglio

di Marco Milioni

«

I conti presentati dal curatore sono chiari e parlano di buchi di rilevante entità lasciati da chi mi ha, prima, accompagnato ed esautorato e, poi, seguito, e non dal sottoscritto: 204.000 euro per i chirografari e 400.000 euro per i privilegiati. Totale 600.000 euro e passa. Ora sarebbe simpatico sapere che cosa frulli per la testa dei responsabili di questa situazione e, soprattutto, dell'espropriazione fatta, non solo a me, fisicamente e moralmente, ma soprattutto alla città di un bene sportivo così grande e sparito nel nulla». È questo uno dei passaggi fondamentali riportati in un lungo servizio pubblicato da VicenzaPiù n. 253 del 19 aprile poi ripreso il 13 maggio su VicenzaPiu.com. Un servizio in cui l'ingegnere Giovanni Coviello, ex patron del Volley berico e oggi direttore di VicenzaPiù, dipinge gli scampoli della vicenda che portarono il club alla cessione verso il gruppo capitanato da Mario Novello, noto imprenditore di Isola Vicentina, in cordata con altri. Un gruppo che secondo Coviello, abbandonò la società sotto una pesante situazione debitoria poi finita in un fallimento: il tutto a fronte di una «eredità sostanzialmente sana ed in buon ordine che il sottoscritto aveva lasciato ai subentranti». La querelle però ha tuttora, tra i vari, uno strascico civile perché tra i creditori della società griffata Novello c'è lo stesso Coviello (Vicenzapiu.com del 19 marzo 2013) il quale sostiene di vantare nei confronti della compagine societaria una somma di 30.000 euro più altre somme accessorie per un totale di 50.000 euro. Il motivo? La cifra, sempre secondo l'ex presidente, andrebbe ascritta a carico del club a guida Novello in guisa di spettanze dovute allo stesso Coviello per la sua opera di general manager. Ritenendosi danneggiato dal mancato pagamento delle stesse l'attuale direttore di VicenzaPiù aveva chiesto al suo legale, l'avvocato berico Paolo Doria, di redigere due distinte ingiunzioni di pagamento presentate poi al Tribunale civile di Vicenza; il quale in data 21 gennaio 2013 le aveva giudicate perfettamente congrue tanto da renderle esecutive: il tutto nell'ambito di un procedimento assimilato ad una causa di lavoro. Più nel dettaglio la prima istanza aveva come bersaglio il pignoramento di quote della srl della quale Novello è socio. La seconda, di fatto gemella, era invece vestita come istanza di pignoramento verso terzi, anche se il bersaglio rimaneva il medesimo ovvero la Novello srl.

Di tenore differente è invece la valutazione dei legali di Novello (Riccardo Canilli e Marco Pasqualin) i quali il giorno 11 marzo 2013 presentano in tribunale una opposizione al pignoramento stabilito in gennaio. Nel documento che porta la loro firma i due spiegano che «l'ingiungente» ovvero Coviello, risulti decaduto dalla possibilità «di azionare l'azione fidejussoria» in ragione di quanto stabilito dall'articolo 1957 del Codice civile. Di più i legali sostengono che l'attuale direttore di VicenzaPiù, non possa vantare nei confronti del club capitanato da Novello alcun credito tanto che «pare... pacifico che la pretesa creditoria debba ritenersi inesistente e... infondata». Per di più i legali reputano che l'istanza vada comunque rigettata poiché il credito vantato da Coviello sarebbe stato «estinto» per intervenuto pagamento «della debitrice principale». E ancora le azioni di ingiunzione attivate presso terzi avrebbero creato «allarme sociale». Sul versante opposto però c'è la replica dell'avvocato Doria il quale nell'atto di «comparsa di costituzione e risposta» che porta la data del 14 giugno 2013, un documento di 9 pagine, refuta punto per punto le testi dello studio Canilli e porta come prova della sostanza delle richieste del suo cliente una scrittura privata concordata e sottoscritta con data certa a suo tempo tra le parti. Quanto poi al pericolo derivante per il Novello dal materializzarsi della azione di pignoramento, Doria specifica che il pignoramento nemmeno è stato iscritto a ruolo per mancanza di credito riconducibile all'imprenditore di Isola presso le banche di riferimento. Lo stesso legale usa un pizzico di ironia quando contesta che «considerata la florida attività imprenditoriale del signor Novello... possa danneggiare in modo grave il debitore». Un assunto che in più di una occasione ha fatto dubitare Coviello circa la volontà reale ed i motivi più o meno sottaciuti «da parte della controparte di onorare i suoi impegni». E così, come in flashback cinematografico rimangono sospesi i timori dell'ingegnere sulla vicenda del passaggio di mano, avvenuto nel giugno 2009, della società del volley di serie A femminile di Vicenza tra la sua famiglia e la compagine di imprenditori locali capitana proprio da Novello, socio di riferimento dell'omonimo gruppo di Isola con interessi anche in Repubblica Ceca. In questi mesi Coviello non ha cambiato idea. E accusa la controparte non solo di «aver azzerato in un anno quanto costruito in oltre quindici anni di lavoro per la pallavolo rosa di vertice e di base», ma anche di non avere onorato alcuni impegni economici assunti in conco-

mitanza con la cessione tra cui quelli per i quali il tribunale di Vicenza si è mosso di conseguenza ordinando una ingiunzione il cui iter è ancora in divenire. Più precisamente, a meno di nuovi accadimenti, il tribunale civile di Vicenza, si pronuncerà nel merito fra meno di un mese, ovvero il 17 luglio. La vicenda però ha anche un aspetto che riguarda la sfera affettiva e l'orgoglio personale. Coviello ancora oggi non si dà pace per il tracollo cui è andato incontro il volley femminile di vertice a Vicenza «dopo l'ingresso della nuova compagine societaria». In questo senso sono eloquenti le dichiarazioni rilasciate da Coviello a Vicenzapiu.com proprio il 19 marzo: «... Sono soddisfatto per la piega che

ha preso questo primo evento poiché, intanto, si dimostrano in modo incontrovertibile due circostanze. Uno, il sottoscritto ha dovuto battagliare affinché fossero onorati impegni, sia pure minimali, presi e non rispettati da Mario Novello. Due, dallo stesso accordo, su un cui stralcio Novello ha raggiunto un accordo transattivo che mi dà totalmente ragione, risulta che il sottoscritto ha ceduto le quote societarie della squadra a condizioni stravantaggiose, 279.870 euro di quote societarie a costo zero per i

soci subentranti per non parlare dei sottesi valori dei titoli sportivi di squadre e giocatrici, con la convinzione che la nuova proprietà tenesse in vita la squadra per non distruggere quindici anni di lavoro personale e di sacrifici economici che hanno azzerato ogni proprietà della mia famiglia per mantenere in vita il club biancorosso. Cosa che purtroppo, arrivati i nuovi cinque soci "imprenditori", non è avvenuta». © RIPRODUZIONE RISERVATA


28 giugno 2013 pag 22

Lavoratori croati, Zaia ne chiede il rinvio della circolazione. Veneto pragmatico o solo miope? di Alessandro Pagano Dritto

I

l senso dei messaggi lanciati sul tema dalla Regione pare possa riassumersi così: «Va bene la Croazia in Europa, ma stiamoci attenti perché se no qua in Veneto crolla tutto». Il presidente Luca Zaia e l’assessore al lavoro Daniela Donazzan temono che, aperte le frontiere, cittadini croati arrivino in Italia e soprattutto in Veneto a cercare lavoro, aggiungendosi ai 6.085 registrati in regione dall’ultimo censimento, quello del 2011, e ai 1158, nello specifico, della provincia di Vicenza. Si potrebbe notare che in realtà, secondo i dati dello stesso censimento, il numero negli ultimi anni è in calo, in quanto nel 2005 i cittadini croati residenti in Veneto erano quasi 400 più. Ma non ci si nasconda dietro il paravento dei numeri: più di 6000 sono comunque rimasti e quindi il Veneto è una regione di migrazione non solo transitoria, per lo meno dalla Croazia: «Qui si rischia – scrive Zaia – che l’intero Veneto finisca fuori mercato. Quella che ho già definito una vera apocalisse». Vogliamo anche dare ragione, a livello molto pragmatico, a Zaia e alla Donazzan. La questione è semplice: se io ho pochi posti di lavoro in parte già occupati, mi arrivano migliaia di persone che me li occupano e gli altri o se ne vanno altrove o si aggiungono ai disoccupati; per non parlare, almeno potenzialmente, dei lavoratori in nero – non sempre sgraditi alle industrie, perché meno diritti equivale a meno costi e più guadagni - o a chi

si dà a operazioni illegali pur di avere di che vivere. Non si pretende – ma in certi casi si dovrebbe - nemmeno che la politica si comporti da quell’associazione umanitaria che non è mai stata: la politica nazionale ragiona in termini nazionali e privilegia i lavoratori nazionali sui migranti, a meno che questi non diventino a loro volta cittadini dello Stato che raggiungono. Fino ad allora è il governo croato a doversi occupare dei cittadini croati, non quello italiano. Fin qui il filo logico di un pensiero che possiamo tranquillamente definire nazionalista e conservatore e che per molti, in terra prima democristiana e poi leghista qual è il Veneto, non fa una grinza. Non è forse questa anche la terra dello «sceriffo» Gentilini e della sua (ex) Treviso? Non vengono forse sia Zaia che la Donazzan da partiti che il senso comune indica come conservatori, dal pensiero ben chiaro sulle migrazioni? Nelle lettere firmate non c’è traccia di numeri precisi, si chiede solo un indefinito rinvio della libera circolazione dei croati, per lo meno in Italia. Il Corriere del Veneto parla di sette anni: dal luglio 2013 – data dell’ingresso della Croazia in Europa – al 2020. Ma non possiamo dimenticare che uno dei punti basilari su cui si regge l’Unione europea è la libera circolazione, all’interno dei paesi membri, di merci e persone. La Regione dovrebbe quindi giustificarsi con evidenti prove di voler superare questa impossibilità immediata di accoglienza attraverso la necessaria adeguazione delle strutture e dell’economia del territorio di sua competenza. Perché è vero che un migrante porta ulteriori costi a livello sociale. Se un

migrante va all’ospedale, la comunità deve sobbarcarsi il costo della spesa, se ha bisogno di una casa entra anche lui in lista, anche lui consuma elettricità, luce e gas, anche lui mangia e beve e aumentando la richiesta si devono soddisfare tutta una serie di elementi collegati e che hanno a che fare con la gestione dei servizi sul territorio. Insomma, l’aumento di popolazione non è cosa da affrontare a cuor leggero, il resto è retorica. Ma non si dimentichi che aumentano i costi come pure i guadagni: il migrante regolare paga le sue tasse come un italiano, anche lui paga il suo ricovero in ospedale, anche lui le sue bollette di luce e gas, acquista la propria spesa e fa andare avanti le industrie o comunque i settori in cui lavora con la stessa onestà a cui è tenuto un italiano. E allora che senso ha parlare solo di un prolungamento a data da definirsi dell’ingresso dei migranti croati in Italia, se poi la situazione rimane la stessa e non si apportano modifiche interne – in meglio - al settore dell’economia, dell’assistenza sociale, del lavoro, dei diritti del lavoratore e del cittadino? I migranti prima o poi arriveranno, è la storia del mondo e dell’Italia, e il territorio dovrà essere pronto ad accoglierli. La Regione saprà – ne dà recente notizia Il Fatto Quotidiano – che Emergency non opera più solo in Afghanistan o nella Repubblica Centroafricana del recente colpo di Stato, e nemmeno più solo nella Sicilia dellla corruzione mafiosa o nella Calabria di Rosarno e della rivolta dei lavoratori africani. No, Emergency lavora anche a Venezia Porto Marghera e sta pensando di estendersi nelle province di Treviso e di Padova. Secondo quanto

La bandiera dei Croazia leoni fan club riporta il giornale, attualmente in Veneto un paziente su cinque dell’associazione di Gino Strada ora è italiano. Il che vuol dire sì che quattro su cinque non lo sono, ma anche che quattro su cinque appartengono a tutte le possibili nazionalità di migranti esistenti a Venezia e dintorni. Diventa una questione di proporzioni, a considerarla meglio. E chi si rivolge ad Emergency lo fa perché non può permettersi cure importanti che non siano praticamente gratuite. E questo fa un po’ a pugni, tanto per rimanere nel Vicentino, con quanto sta emergendo sul nuovo ospedale costruito a Santorso, per esempio, che alcuni giurano sia un caso tutt’altro che isolato. Un ospedale che sembra sempre più fare il gioco dei privati lasciando al pubblico solo i costi nei prossimi decenni. A quale sviluppo sociale ed economico porterà tutto questo nei prossimi sette anni? Come si preparerà il territorio all’accoglienza di nuovi migranti o semplicemente di una maggiore popolazione? Ci rendiamo conto che parlare di migranti e nuove possibilità di tassazione

vuol dire togliere loro ogni umanità, e questo non ci piace. Un migrante è anche altro, non un semplice limone da spremere: è innanzi tutto una persona con il proprio diritto alla soddisfazione dei desideri e delle ambizioni. Ma ci atteniamo qui a un discorso puramente pragmatico che le autorità pensiamo potrebbero e dovrebbero apprezzare. Non si può solo negare, allontanare, mettere pezza su pezza. Si può chiedere un’eccezione temporanea alle regole dell’Europa – rimane da verificare in quali casi e con quali modalità sia prevista e possibile - giustificandola però con dei piani concreti che, scaduti i termini, aiutino a inserire i lavoratori croati o di qualsiasi altra nazionalità nel tessuto sociale ed economico regionale e nazionale. Ci sembra che si stia scegliendo una strada diversa: dire che la nave è piccola, che non ci stiamo tutti, salvo poi evitare di costruirne una più grande e più comoda. E questo nei limiti, va riconosciuto, delle possibilità fisiologiche del cantiere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vicenza: città “interessante”... per la prostituzione di Martina Lucchin

L

a prostituzione di strada rappresenta un fenomeno complesso e controverso non solo per quanti direttamente praticano, per scelta o costrizione questa attività, ma anche per tutti i diversi attori sociali che ne sono coinvolti più o meno direttamente. Quella che caratterizza il territorio vicentino negli ultimi anni è una prostituzione prevalentemente migrante, spesso sottoposta allo sfruttamento di organizzazioni criminali, caratterizzata da numeri alti e in aumento. A riferirlo è Barbara Maculan, presidente dell’associazione di volontariato Mimosa, nata nel 1996 a Padova e operante nel territorio vicentino dal 2005 attraverso un sistema di monitoraggio e supporto alle vittime che coinvolge gli enti locali e regionali, le forze dell’ordine, la magistratura e gli operatori sociali. L’azione messa in campo dai volontari della Onlus si realizza attraverso un’unità mobile che per due sere alla settimana offre aiuti ad un doppio li-

vello: a chi si prostituisce attraverso l’inserimento nei servizi territoriali e proponendosi come punto di riferimento per i clienti. “Da quando abbiamo iniziato con le unità di strada nel 2005 intercettavamo dalle 150 alle 170 unità in un anno. Adesso arriviamo anche a 280 persone, numeri che superano quelli registrati nella città di Padova che rispetto a Vicenza conta circa 100 mila abitanti in più”, riferisce Barbara Maculan. Vicenza inoltre è una città di prima destinazione, dove le persone nuove vengono avviate alla prostituzione e poi spostate. A rendere la città del Palladio una “meta interessante” per le organizzazioni dedite allo sfruttamento è un particolare tipo di domanda delle prestazioni sessuali. “In relazione a quanto ci dicono le persone che si prostituiscono, ciò che caratterizza Vicenza e che attrae è la presenza della base americana da cui deriva un numero cospicuo di clienti”, afferma la presidente dell’associazione Mimosa. Altro fattore che influenza l’andamento del fenomeno è la crisi economica in atto, che riporta a prostituirsi chi ne era uscito ma si trova ora senza lavoro e

che induce ad offrire prestazioni non protette per essere più concorrenti con il rischio di infezioni e malattie sessualmente trasmissibili. In queste condizioni, quanto mai complesse, Barbara Maculan valuta positivamente l’azione intrapresa dall’amministrazione nel quinquennio passato, che ha trovato conferma anche nel mandato attuale di Achille Variati con la proroga dell’ordinanza varata nel 2011. “Si è scelto coraggiosamente di governare il fenomeno, toglierlo dalle zone ad alto impatto, cioè ad alta densità abitativa, per allentare la tensione sociale e rispondere ai cittadini. Questo non in un’ottica repressiva perché oltre alle forze dell’ordine, che intraprendono un’azione deterrente e di controllo nelle zone in cui è stata vietata la prostituzione, è stato coinvolto anche il sociale. Certo tutto è perfezionabile – continua il presidente – ma dobbiamo dare atto al coraggio di un’amministrazione che non ha fatto finta di niente e ha chiamato a raccolta i vari attori che concorrono nella gestione del fenomeno, cosa che non era mai successa”. L’associazione Mimosa, che da quando è in vigore l’or-

dinanza si occupa del reinserimento sociale delle persone dedite alla prostituzione, ha rilevato che a Vicenza in questi anni sono aumentate le persone che sono riuscite a sfuggire dallo sfruttamento e che al contempo si è allentata la tensione sociale. L’ordinanza detta delle “zone rosse” è diversamente giudicata e alcune forze politiche di minoranza a Vicenza si sono esposte in maniera contraria. Si ritiene, infatti, che il provvedimento abbia un carattere puramente repressivo e che vada a colpire esclusivamente le vittime del sistema prostituivo con sanzioni che difficilmente vengono pagate. Alle critiche si aggiungono anche proposte a favore di un ritorno al sistema delle case chiuse, regolate e gestite però direttamente dal Comune. Barbara Maculan è molto cauta su questa ipotesi e sottolinea che il discorso si sposterebbe sul campo del legislatore con il conseguente passaggio dal modello abolizionista, attualmente in vigore, ad uno di regolamentazione della prostituzione. “È necessario definire in modo preciso come andrebbero regolate queste case perché in caso contrario si agevolerebbero le

organizzazioni dedite allo sfruttamento. Voglio ricordare poi che la legge Merlin – legge del febbraio 1958 n. 75 per “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui” – per quanto ormai superata è ancora in grado di tutelare le donne, mentre tutte le proposte di modifica fatte finora mi sono sembrate molto pericolose”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Prostitute al Campiello


LUCE+GAS a r t X e SCEGLI ASCOTRADE ANCHE PER LA LUCE, RISPARMIA E ASSICURATI UNO SCONTO EXTRAORDINARIO SULLA BOLLETTA DEL GAS

numero verde

800 918 208

ENERGIA DALLE NOSTRE MANI

www.ascotrade.it


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook