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VicenzaPiù n.254, 16 maggio 2013

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COERENZA E CONCRETEZZA

Con Manuela DAL LAGO Sindaco di Vicenza Andrea Pittarello

Non scegliere il passato guarda avanti

Candidato al Consiglio comunale di Vicenza

Traccia una croce sul simbolo e scrivi:

Pittarello

Messaggio elettorale a pagamento. Committente Responsabile: Andrea Pittarello

committente responsabile Valerio Sorrentino - messaggio elettorale a pagamento

Direttore responsabile Giovanni Coviello

vota e scrivi

ENNIO TOSETTO Messaggio elettorale a pagamento. Comm. Resp. Ennio Tosetto

VicenzaPiù www.vicenzapiu.com

Elezioni comunali 2013

Bastianello Per DAL LAGO sindaco di Vicenza

Periodico indipendente, non riceve finanziamenti pubblici

Prossima uscita 29 marzo

n° 254 - 16 maggio 2013 - euro 1,20

OSPEDALE ALTO VICENTINO AAA COLLAUDO CERCASI


Quotidiani on-line: www.vicenzapiu.com - www.bassanopiu.com - www.montecchiopiu.com - www.schiothienepiu.com - www.arzignanopiu.com

16 maggio 2013 pag 3

Sportello Provinciale Autismo Un servizio della scuola per rispondere ai bisogni educativi speciali degli alunni con disturbo dello spettro autistico

di Claudia Munaro

L

e recentissime indicazioni del MIUR sui Bisogni Educativi Speciali del dicembre 2012 e del marzo 2013, richiamano le scuole alla responsabilizzazione di un intervento coordinato di tutta la comunità educante per favorire l’inclusione di qualità non solo per la disabilità o DSA, ma anche per gli alunni con altre atipie di funzionamento o con svantaggio. Questo amplia ulteriormente le competenze che il singolo docente deve avere nella conduzione del gruppo classe che, a volte per la complessità delle problematiche, non sempre risultano sufficienti. La Direttiva sui Bisogni Educativi Speciali invita le istituzioni ad attivarsi per promuovere specifiche capacità per il supporto concreto didattico agli insegnanti in difficoltà nella gestione di questi bisogni. Lo Sportello Provinciale Autismo e il “Gruppo Provinciale Disturbi Comportamento”, che si sta definendo, entrambi pensati e realizzati prima delle indicazioni ministeriali, ben si collocano e interpretano quanto espresso dalla Direttiva MIUR.

In particolare lo Sportello Provinciale Autismo, servizio destinato alle scuole della provincia di Vicenza per sostenere gli operatori scolastici coinvolti in progetti di integrazione con alunni con Disturbi dello Spettro Autistico (Asd), si colloca in un ambiente molto favorevole di collaborazione attiva ormai quasi decennale tra tutte le Ulss e gli enti Convenzionati, le associazioni genitori Angsa onlus, Associazione Autismo Triveneto e la Fondazione Brunello di Vicenza. Lo Sportello è organizzato dall'Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza e dalla rete provinciale dei Centri Territoriali per l'Integrazione (CtiI) e gestito, come scuola polo, dalla dirigente scolastica del Liceo “Corradini” di Thiene, dr.ssa Alessandra Zuffellato. Tale servizio cerca di rispondere ai bisogni specifici sull’autismo delle scuole con l’intento di colmare il turnover di insegnanti di sostegno, soprattutto nella scuola primaria, e cerca di offrire a ogni alunno con autismo una scuola inclusiva di qualità. Il progetto, coordinato dalla prof.ssa Claudia Munaro; referente provinciale per l’inclusione della disabilità, è stato pensato nel 2007, anche con il contributo fondamentale del prof.re Flavio Fogarolo, coinvolgendo un gruppo di docenti che avevano già

Gli operatori dello Sportello Provinciale Autismo

delle esperienze pregresse di alunni con autismo. Il gruppo dopo un biennio di intensa e specifica formazione sui disturbi dello spettro autistico, nell’anno scolastico 2009/2010 ha iniziato l’attività di supporto e di consulenza per le scuole che ne richiedevano il servizio. Dal primo anno di attività, con il supporto didattico-pedagogico fornito a sette alunni con autismo, l’incremento a oggi delle richieste al servizio dello Sportello è del 414%. Attualmente gli alunni seguiti sono, infatti, trentasei. Gli operatori e consulenti dello Sportello attualmente sono ventuno, tra questi diciannove insegnanti di tutti gli ordini di scuola e due operatori socio-sanitari; essi svolgono, oltre alle consulenze, anche attività di formazione, di raccolta e di documentazioni di esperienze e materiali. Oltre alla coordinatrice Claudia Munaro, i consulenti dello sportello sono: per la scuola d’infanzia Chiara Dalla Vecchia e Arianna Sorgato; per la scuola primaria Irene Baratella, Luisa Baron, Ilaria Cervellin, Francesca Cuccia, Maria Fabris, Alessia Gnata, Lara Testolin; per la scuola secondaria di 1° grado Cinzia Casacci, Piera Baron, Monica Pegoraro, Bruna Scrivo, Marialuisa Tonietto, Daniela Valente, per la scuola superiore Filippa Aranzulla, Marcello Imbesi, Francesca Calomeni; gli operatori socio sanitari Elisa Lancetti e Chiara Fochesato. La struttura organizzativa e operativa è dunque molto complessa e articolata non solo per l’elevata richiesta d’intervento, ma anche per il sempre più stretto, coordinato e sincrono rapporto di collaborazione con i servizi sanitari che seguono gli alunni in gestione allo Sportello. Il servizio offerto è sia di consulenza presso l’Ufficio Interventi Educativi dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza a cura della prof.ssa Munaro, sia presso le scuole che ne fanno richiesta con il consenso della fami-

glia. Nello specifico l’iter di attivazione è molto semplice e inizia con il contatto telefonico della scuola al numero dell’Ufficio Scolastico, 0444 251106, cui segue l’invio alla scuola richiedente della documentazione ufficiale da restituire con firma del dirigente e consenso della famiglia dell’alunno cui è riferita la richiesta. In base alle necessità espresse dalla scuola lo Sportello organizza, coinvolgendo gli specialisti che seguono l’alunno, incontri di sensibilizzazione, formazione o supporto organizzativodidattico con gli insegnanti di sostegno e di classe, gli operatori di assistenza e i collaboratori scolastici nonché con i compagni di istituto e di classe. Esso, ovviamente, non sostituisce l’apporto psico-socio-sanitario di competenza delle Ulss, essendo relativo solo agli aspetti didattici e all'organizzazione dell'intervento a scuola (tempi, spazi, materiali, compiti). L’attività di consulenza si protrae secondo le necessità della scuola e può estendersi anche per gli altri anni scolastici non solo dunque per l’aiuto

iniziale, ma anche come confronto continuo per migliorare la qualità inclusiva. Lo Sportello offre dunque, su richiesta, cinque tipologie d’intervento: formazione generale e specifica sulle tipicità e bisogni dell’alunno in carico aperta a tutto il personale (compresi i collaboratori scolatici), alle famiglie della classe inclusiva e ai genitori dell’alunno con Asd; sensibilizzazione e informazione alle classi sulle caratteristiche e bisogni del compagno con Asd a tutte le classi del plesso di accoglienza; formazione specifica e monitoraggio alla classe inclusiva per promuovere l’attività di tutoraggio al compagno Asd; consulenza al team (insegnanti di sostegno, curriculari, operatore sociosanitario, …) con vari incontri durante l’anno; sensibilizzazione-informazione alle scuole superiori a indirizzo socio pedagogico della provincia. Offre inoltre un sito web proprio dove si possono trovare articoli, materiali e proposte di interesse: www.autismovicenza.it

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Giornale chiuso in redazione alle ore 17.00 di martedì 14 maggio 2013

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Tiratura: 14.000 copie


Vita Gay Vic ent ina

16 maggio 2013 pag 4

Perché la bandiera arcobaleno? di Anna Barbara Grotto

A

vrete sicuramente notato che la nostra rubrica si è arricchita di un piccolo ma importante simbolo, formato dal titolo “Vita Gay Vicentina” e da un arcobaleno. Se qualcuno si stesse chiedendo perché qui e in tutte le iniziative che riguardano la comunità lgbt (acronimo che, ricordiamo, sta per: lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) venga usato l’arcobaleno, ecco che abbiamo deciso di scrivere una breve storia di questo simbolo mondialmente riconosciuto. Innanzitutto più che “arcobaleno”, anche in Italia il simbolo è ormai identificato col temine inglese “rainbow”, così com’è conosciuto in tutto il mondo; ma chissà quante volte molti avranno confuso il simbolo del movimento lgbt con la bandiera della pace. In cosa si differenziano? Innanzitutto per la scritta “pace”, che è la differenza più palese. E poi perché il rainbow lgbt ha sei colori, mentre la bandiera della pace ne ha sette. Ed infine per l’ordine dei colori, che nel caso della bandiera del movimento lgbt vede il viola in basso ed il rosso in alto. Perché proprio l’arcobaleno? Perché simbolo di rinascita dopo la pioggia, e anche per indicare pace e armonia, nonché unione di differenze. È inoltre presente in diversi credo e culti, nella Bibbia ma anche nella cultura New

Age e in quella dei nativi americani. Ma quando la comunità lgbt lo fa proprio? Fu Gilbert Baker, un artista di San Francisco, che nel 1978 definì gli 8 colori originali, ispirato ad elementi cari alla simbologia New Age: rosa, rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto, a simboleggiare rispettivamente sessualità, vita, salute, sole, natura, arte, armonia e spirito. Siffatta bandiera sventolò per la prima volta il 25 giugno del 1978, durante il Gay Pride di San Francisco. Pare che successivamente i colori diminuirono a 6 per una mera motivazione economica, in quanto difficile e costoso reperire gli altri 2; e fu a 6 colori che Baker produsse le prime 5.000 bandiere nel 1979. La bandiera rainbow a 6 colori è stata riconosciuta anche dal Con-

gresso Internazionale dei Produttori di Bandiere come simbolo mondiale del movimento lgbt. L’esposizione del rainbow indica in tutto il mondo un luogo gay o comunque gay-friendly, la qual cosa, nella storia finanche ai giorni nostri, è spesso stato motivo di polemiche. Negli Stati Uniti durante gli anni ’80 sono addirittura stati celebrati diversi processi, perché sino davanti al giudice si sono spinte certe dispute fra chi voleva esporre la bandiera e chi la voleva proibire. Questi ultimi, per fortuna e logica, hanno sempre perso le loro battaglie discriminatorie. Il rainbow, nei suoi ormai 35 anni di storia, s’è prestato a moltissime variazioni e personalizzazioni: quasi tutte le associazioni lgbt mondiali lo riutilizzano all’interno del proprio logo. E c’è anche chi, con l’aggiunta di una

La stazione della metro di Beaudry a Montreal

banda nera, vuol ricordare le vittime dell’AIDS: accade a San Francisco, dove gli attivisti lgbt hanno promesso di togliere la striscia nera quando sarà scoperto un vaccino contro questa terribile malattia. Delle tante applicazioni architettoniche, degna di citazione la stazione della metro di Beaudry a Montreal che fa servizio nel quartiere gay della città: al suo ingresso vi è un colonnato rainbow. Fra tutte le tante aziende che si sono dimostrate vicine alla causagay, c’è da sempre la Apple, che recentemente, nel febbraio di quest’anno, insieme ad altre grandi aziende del calibro di Microsoft, Google e Intel, ha portato all’attenzione della Corte Suprema la contrarietà di molte multinazionali (con tutto il peso economico e quindi politico che possono avere) rispetto alla “Proposition 8”, che in California puntava a bandire i matrimoni gay. Ebbene, tornando a noi, chi non

conosce la mela morsicata, celeberrimo simbolo di Apple, che nacque arcobaleno e così vi rimase fino alla fine degli anni ‘90? Si dice (e ci piace pensarla così) sia stato un tributo ad Alan Mathison Turing, matematico e crittografo britannico, che tanto diede alla storia della tecnologia (considerato uno dei padri dell’informatica), ma che tanto fu vessato e perseguitato per la sua omosessualità. Egli morì suicida morsicando una mela avvelenata con cianuro. Indubbiamente il periodo al mondo in cui più si sventola la bandiera rainbow è durante i Gay Pride, che internazionalmente vengono organizzati nel mese di giugno, in quanto la giornata dell’“Orgoglio Lgbt” è il 28 giugno, in memoria della “rivolta di Stonewall”. Ma di questo parleremo la prossima volta. © RIPRODUZIONE RISERVATA


Vita Gay Vic ent ina

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Una lacrima sul viso di Alessandro Betto

R

ecentemente mi è capitato di dover andare all'estero per lavoro. Il fatto di per sé non ha nulla di eccezionale visto che moltissime persone lo fanno ed anch'io, nel mio piccolo, ho visto molti aeroporti negli ultimi anni. In queste occasioni ho riscontrato come i lunghi viaggi aerei siano spesso cause di "spostamenti" emotivi oltre che fisici. Parlando poi con altre persone che spesso trascorrono lunghe ore in volo, ho scoperto che questa specie di emotività ad alta quota non è poi così rara. Ecco che mi risulta più semplice capire il perché i film in aereo riescono a commuovermi molto di più che se li vedessi comodamente al cinema (e non è per gli alcolici del servizio bar) ed anche perché alcune persone sembrino quasi trasfigurate dopo un volo di

qualche ora. Ad ogni modo, nella mia ultima tratta di rientro, stavo comodamente guardando un simpatico episodio di una nota sit-com e attendendo che servissero il pranzo quando una hostess, gentilissima, mi si avvicina e, posandomi una mano sulla spalla con un gesto solidale, mi chiede se andasse tutto bene! Sono rimasto perplesso e, ringraziando timidamente, l'ho rassicurata. Solo poi mi sono accorto che, per un banale irritazione ad un occhio, questo stava lacrimando. Quello che mi ha fatto riflettere è stato come episodi emotivi siano evidentemente considerati possibili, e forse anche frequenti, dal personale di bordo. Il fatto poi che io fossi vestito in modo presentabile e potessi essere un classico vicino della porta accanto, ha probabilmente influito positivamente a mio vantaggio. Ho iniziato a pensare come sarebbe piacevole se questa “formazione” all'umanità venisse estesa a tutta la cittadinanza e non fosse parte di

una professione. Il recupero del senso di comunità potrebbe partire da una maggiore attenzione alle persone che ci vivono accanto, in controtendenza a quanto imposto da una vita frenetica che scambia con il denaro (poco e sempre meno) i sentimenti. Ho immaginato un mondo di hostess e steward attenti alle sfumature emotive delle persone che incontrano e capaci di un cenno di riscontro e conforto all'occorrenza. Insomma, in un mondo dove il massimo dell'emotività si esprime con un cambio di stato su facebook, mi sono chiesto se possiamo fare qualcosa per migliorare. La domanda è retorica visto che (a parte alcuni casi disperati) si può sempre cercare di migliorarsi, ma è l'implicazione sociale di questo miglioramento ad essere interessante a mio avviso. Non basta che la crescita sia del singolo e quindi autogestita, vorrei capire come poter agire su una sfera più ampia, con un contagio di empatia che sconvolga l'intera cittadinanza. Penso che il

L’Agedo vicentino S

iamo Rosalia e Anna Francesca, mamme di due splendidi figli di cui siamo molto orgogliose: Lele appena laureato e Giulio giovane imprenditore. Siamo entrambe "molto giovani" come agedine perché Rosi è entrata nell'Agedo (Associazione Genitori di Omosessuali n.d.r.) all'inizio dell'anno scorso, mentre Anna Francesca si iscritta qualche mese più tardi. Entrambe siamo state accolte da Elena de Rigo di Conegliano, che fa parte di quest'associazione da molti anni e che da sola è stata "un'attivista" indomita. Possiamo dire che entrambe abbiamo un'inclinazione per l'associazionismo e da quando abbiamo conosciuto l'Agedo abbiamo trovato "naturale" aderirvi con tutte noi stesse, perché per un figlio "si fa questo e altro". Abbiamo provato sulla nostra pelle, o meglio sulla pelle dei nostri figli, cosa vuol dire: - essere oggetto di scherno alle medie e alle superiori e il conseguente isolamento dei nostri ragazzi dal gruppetto dei giovani del paese, perché non rientravano in certi "ruoli ben definiti" come giocare a pallone o con le bambole, giocare con i maschi o con le femmine; ciò ha indotto i nostri figli a provare disagio, pensieri e sentimenti sempre più pessimistici, in un momento così delicato della crescita come l'adolescenza. Noi amiamo i nostri figli e li abbiamo accolti da sempre e da subito così come sono, abbiamo

pensato di stare al loro fianco nel combattere le loro battaglie, perché i loro diritti venissero riconosciuti. In questi mesi siamo state presenti su più fronti, cercando: - di conoscere i gruppi di giovani omosessuali e transessuali come "arcilesbica"- "arcigay", "Delos", “Tondelli” presenti nel Veneto, specie a Vicenza, Bassano, Castelfranco, Padova, Treviso, incontrando ragazzi seri e apprezzabili, con le stesse aspirazioni dei nostri figli circa lo studio, il lavoro, l’amore, la famiglia, la vita di coppia, ecc.; - di sostenere e affiancare i suddetti gruppi nelle loro iniziative, partecipando al Pride di Bassano con l’Associazione glbt Tondelli e fornendo il nostro piccolo apporto al Comitato organizzatore del Pride di Vicenza; - di affiancare nel campo educativo le associazioni glbt nei dibattiti nelle scuole, secondo i progetti presenti in Agedo; - di ascoltare e comunicare le

nostre esperienze ad altri genitori che hanno scoperto da poco l'omosessualità o la transessualità dei loro figli e hanno difficoltà ad accettarla; - di incontrare alcune mamme della provincia di Vicenza che si sono rivolte a noi per "un sostegno" nel percorso di accettazione del figlio/a. Siamo state presenti: - con materiale divulgativo a tema come libri e dvd riguardanti l’Agedo e il rapporto famiglia-figlio/a, come è accaduto l’estate scorsa per alcune sere al Pride Village di Padova; - nella ricerca di interlocutori del settore pubblico impegnati in ruoli di carattere educativogiovanile, come assessori alla pubblica istruzione, alle politiche giovanili ecc., per divulgare attraverso dibattiti atteggiamenti sempre più antiomofobi; - nei comitati nel territorio veneto per la stesura di un documento condiviso per la richiesta dei diritti inalienabili di ogni cittadino, come l’approvazione della legge contro

nucleo della questione sia una cultura di rispetto tramite la quale è possibile veramente cogliere i segnali della comunicazione non verbale ed usarli per capire, imparando a condividere, anche con chi non conosciamo, una parte di noi. Ammetto che su questi ragionamenti ha avuto un certo peso l'aver trascorso gli ultimi giorni in un paese islamico dove sono stato edotto (ancora una volta) sulla bellezza e saggezza della religione locale, senza per altro poter avere riscontro anche dalla parte femminile che ne “subisce” il fascino e che mi faceva sentire come una suffragetta urlante “il corpo è mio e lo gestisco io” ad ogni affermazione su matrimoni e vita coniugale. Confuso e felice insomma? Direi di no! Dopotutto sono sempre convinto che siamo i

l’omofobia, il diritto alla coppia di fatto omosex o etero e l’adozione; - in tavole rotonde presso librerie conosciute come: Caffè libri di Bassano, Piccola Libreria Andersen di Marostica per la divulgazione di libri del settore; - con lo sportello ascolto telefonico che mette in comunicazione immediata i genitori e l'Agedo, gestito da anni da Elena De Rigo. Abbiamo capito in questi mesi quanto sia bello e importante affiancare i ragazzi nella rivendicazione dei propri diritti e che soprattutto i giovani trovino sempre più genitori pronti ad accettarli ed amarli per quello che sono: figli diversi fra loro, ma uguali nelle aspirazioni. Auspichiamo che Agedo cresca anche qui in Veneto come in altre regioni d'Italia, creando attorno a sé un gruppo sempre più numeroso di genitori con ruoli diversi, chi in prima linea, chi nelle retrovie, ma sempre di "sostegno" ai propri figli e non di "rifiuto". Sono ancora troppi gli ostacoli da abbattere qui in Italia, a differenza di molte nazioni europee e internazionali. I nostri figli hanno subito molte discriminazioni a causa del loro orientamento sessuale; l'Agedo si è costituita all'inizio proprio per eliminare i pregiudizi radicati nelle famiglie che portano alla non accettazione del figlio/a e si estendono al mondo della scuola, sia nei piccoli centri che nelle grandi città; quest'anno l'associazione festeggia i vent'anni e per l'occasione ha invitato a Milano la mamma di Kato Kisulo, giovane vittima del-

fautori del nostro destino (ecco, diciamo all'80%) e che possiamo veramente fare la differenza. Ed io, per contribuire ad un possibile cambiamento, che faccio? Diciamo che faccio quello che posso che mi permette di dormire sereno, quando non vengo svegliato da incubi dagli inquietanti risvolti politici, ma, con i tempi che corrono, credo che succeda ad una, ahimè crescente, percentuale di Italiani. Quello che veramente mi fa credere di non essere il solo a pensarla così è il vedere quante associazioni, gruppi e movimenti di persone sono nati e stanno crescendo nella nostra città in questi ultimi anni e questo non può che farmi sentir meglio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

l'omofobia in Uganda. Finché si verificheranno fatti gravi come le persecuzioni e le uccisioni omofobe, l'Agedo continuerà ad esistere. La sua forza sono i genitori che la compongono e che si prodigano gratuitamente per una società più equa nei confronti di tutti i cittadini gay, trans ed etero. Il numero degli iscritti è determinante per il successo degli obiettivi, in quanto l’azione deve essere capillare per essere incisiva, prima in ambito locale e poi in quello nazionale. Nell'associazione non vengono imposti compiti, ognuno fa quello che può e che si sente di fare. L'importante è esserci come genitori a fianco dei nostri figli; nell’associazione vi sono anche simpatizzanti che cooperano attivamente. Agedo smetterà di esistere quando avremo ottenuto in Italia tutti i diritti che spettano ai nostri figli, persone "uguali" a tutte le altre. Vuoi contattarci? AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) agedomilano@gmail.com www.agedo.org Sede nazionale: Milano tel. e fax: 0254122211 giovedì dalle 15 alle 17.30 Per il Veneto: Elena - Conegliano 043824969 (presente a Vicenza-BassanoConegliano) © RIPRODUZIONE RISERVATA


Onestà Coerenza Buon Senso

Vota SILVANO SGREVA

16 maggio 2013 pag 6

Ospedale di Santorso, collaudo desaparecido

Una missiva inviata al governatore Zaia da un altissimo funzionario regionale rischia di gettare lo scompiglio sull'Ulss 4. Al centro del contendere c'è il nuovo ospedale di Santorso, ma la querelle potrebbe riversarsi anche sulla politica, a Venezia come in terra berica

di Guido Gasparin e Marco Milioni

«

La quinta commissione ha elaborato un documento di analisi dettagliata dei vari project financing realizzati in Veneto dal quale si deduce che ci sono contratti capestro e forse quello di Santorso è il peggiore perché non è modificabile». Così parlò il consigliere regionale di minoranza Raffaele Grazia dell'Udc il 17 aprile 2012 a Schio: puntualmente riportato dal GdV del giorno appresso in pagina 24. Nella sala parrocchiale della Santissima Trinità infatti l'associazione Communitas aveva organizzato uno dei tanti incontri sul tema sanità e finanza di progetto. Un evento molto partecipato, come tutti quelli organizzati proprio da Communitas, durante il quale per la prima volta la popolazione aveva avuto dalla politica regionale, e non solo, un segnale chiaro: i canoni del leasing del contestato nosocomio di Santorso sono, o potrebbero divenire, troppo esosi per le tasche dell'Ulss 4. Ulss che in precedenza veniva presa come modello di parsimonia e gestione oculata. E così per mantenere in piedi l'ospedale griffato Studio Altieri (ma anche Gemmo, Palladio Finanziaria, Mantovani, Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, Consorzio Cooperative Costruzioni, Servizi Italia, Coop Service e Serenissima Ristorazione), la regione è costretta ad aprire i cordoni della borsa con un capitolo speciale fuori dal sacco del bilancio della Ulss 4. Così almeno sempre durante quell'incontro la spiega Leonardo Padrin, presidente in quota Pdl al consiglio regionale della commissione sociale e sanità. Ma le ombre sull'intera querelle si addensano quando a fine febbraio i media nazionali danno la notizia dell'arresto di Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, uomo

considerato l'architrave del cosiddetto sistema Galan. Riferimenti diretti tra la vicenda dell'ospedale e quella giudiziaria non ce ne sono. Ma in giunta regionale il presidente Luca Zaia della Lega, che quelle opere se le è trovate prima del suo arrivo comincia ad essere assalito da richieste di chiarimenti che arrivano dal consiglio, dalle associazioni e più in genere dal territorio. Tra queste va annoverata quella della associazione La Cordata, che fa riferimento a Valter Orsi, ex leghista, volto notissimo a Schio. Domenico Mantoan, ex big della sanità pubblica berica ed oggi massimo dirigente della sanità regionale (in burocratese si dice segretario) il 13 marzo 2013, dopo l'ennesima richiesta di lumi giunta a Zaia dall'Alto Vicentino, proprio in replica alle istanze del gruppo di Orsi, scrive al governatore una missiva registrata al protocollo col numero 111895. Cifre alla mano Mantoan riporta quelli che a suo dire sono i conti salienti della partita in gioco a Santorso. Tra forniture e costruzione il nuovo ospedale costa 164,3 milioni di euro. Di questi 79,5 in capo ai privati, 71,4 in capo alla regione e 13,3 in capo alla Ulss 4. E qui c'è il primo dato «pesante» perché al di là delle buone intenzioni sempre ribadite dai sostenitori dell'opera, «il project financing è bello perché pagano i privati», i numeri dicono altro. Ovvero che la maggior parte del peso per la costruzione pesa sulle spalle degli enti pubblici, regione ed Ulss per 84,7 milioni. E sempre in tema il super-dirigente scrive che nel considerare il problema «bisogna distinguere tra i canoni pagati per l'erogazione dei servizi, appalti, da una parte e canoni riferiti all'investimento dall'altra». Con questi ultimi che sono pari a «175 milioni di euro». Mantoan entra anche nel merito del contratto relativo al project, che nei mesi ha scatenato polemiche su polemiche

Una delle fasi della costruzione dell'ospedale di Santorso Alto Vicentino da parte della Ing. E. Mantovani

Senza parole (m.m.) Rispetto ai dubbi sollevati nel documento firmato da Domenico Mantoan, chi scrive ha interpellato la direzione dell'Ulss 4 nella persona di Daniela Carraro. Lo stesso è avvenuto ovviamente per lo stesso Mantoan. Dai due al momento non è giunta risposta alcuna. Le questioni poste sul tavolo però non sono di poco conto. Perché se l'iter dei collaudi in qualche maniera è incompleto è possibile che la struttura possa operare? E per caso le circostanze rendevano necessaria una penale a carico del concessionario? poiché non ne viene rivelato il contenuto. L'alto funzionario spiega che il contratto «non è stato sottoscritto dalla regione ma dall'Ulss 4» e che «i contenuti sono nella disponibilità della stessa azienda sanitaria e della conferenza dei sindaci». Una affermazione che potrebbe diventare un vero e proprio caso poiché da anni i sindaci del comprensorio lamentano di non avere mai ricevuto quelle carte. Chi dice la verità? Ma il vero nodo da chiarire riguarda uno dei passaggi centrali della relazione firmata Mantoan, poche righe che potrebbero gettare lo scompiglio sulla politica berica e regionale: «... Ad ogni buon conto l'opera è sottoposta al collaudo di un'apposita commissione: il collaudo è ancora in corso... Attualmente si sta procedendo alla verifica delle correzioni apportate dal costruttore, alle prescrizioni formulate dai collaudatori nel corso delle attività valutative, contestando puntualmente ogni difformità». Ma come è possibile una cosa del genere? È in qualche modo consentito l'uso dell'ospedale, che oggi appare pienamente operativo, anche in assenza di una procedura di collaudo compiuta e completa? E quali difformità sarebbero state rilevate? E soprattutto poiché la missiva di Mantoan è stata vergata da quasi due mesi, c'è il rischio che rispetto alla criticità evidenziate si tenti la strada di mettere in qualche modo tutto a tacere? © RIPRODUZIONE RISERVATA

La prima pagina della risposta di Mantoan a Zaia

Luca Zaia e Giancarlo Galan


MICHELE DALLA NEGRA

16 maggio 2013

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7

Messaggio elettorale a pagamento. Comm. Resp. Michele Dalla Negra

Il sindaco Menegozzo conferma: «Noi dobbiamo ancora vedere le carte» Il collaudo urbanistico sarebbe in ordine. Ma allora perché il nuovo ospedale non è ancora stato ufficialmente inaugurato?

di Guido Gasparin

«

A me personalmente non è arrivato assolutamente niente, noi sindaci siamo ancora in attesa che l’Ulss 4 ci fornisca gli estremi del contratto con i privati per il progetto di finanza dell’ospedale unico dell’Alto Vicentino»:

risponde così il sindaco di Santorso Pietro Menegozzo alla domanda se sia vero che, come sostiene il segretario regionale alla sanità Domenico Mantoan nella sua risposta al gruppo “La cordata”, «i contenuti di tale contratto sono nella disponibilità dell’azienda Ulss 4 e dei sindaci dei Comuni rappresentati nella relativa Conferenza dei Sindaci». Il primo cittadino del paese in cui sorge l’ospedale spiega che la domanda, da parte

della Conferenza, di accedere al contratto risale all’agosto dello scorso anno e che da allora, nonostante numerosi solleciti, nulla si è mosso. A chi non sa più a chi credere potrebbe venire in aiuto la successiva puntualizzazione di Mantoan e cioè che «in considerazione di alcune riserve evidenziate dal concessionario dell’opera e stante la complessità della questione, l’azienda Ulss 4 ha recentemente chiesto un parere al-

Il sindaco di Santorso, Pietro Menegozzo, all'inaugurazione del servizio provvisorio di bus navetta Santorso

un numero maggiore di auto posteggiate». Note positive a parte, resta comunque da capire a quale collaudo Mantoan si riferisca e perché a diversi mesi

dall’apertura e messa in funzione del nuovo ospedale non sia stata ancora organizzata l’inaugurazione ufficiale: un fatto alquanto strano, visto che spesso i politici, siano essi di uno

l’Avvocatura regionale in relazione alla possibilità di divulgare quanto richiesto». Tutto sarebbe insomma bloccato, in attesa del parere di un avvocato sull’opportunità di rendere noti tutti i dettagli e i vincoli del controverso rapporto tra pubblico e privato. Uno stallo che presenta più ombre che luci. E la questione del collaudo ancora in corso, resa nota da Mantoan nella sua lettera di risposta a “La cordata”? «Se-

condo quanto ci è stato comunicato dall’architetto Giancarlo Nardi, responsabile unico del procedimento, – spiega Menegozzo – dal punto di vista urbanistico il collaudo è stato eseguito ed è quindi in ordine. La nota positiva di questi giorni – aggiunge – è che sono entrate in vigore le tariffe ridotte del biglietto del parcheggio: 30 centesimi all’ora e un euro per il giorno intero. Già nel primo giorno di entrata in vigore delle nuove tariffe si notava

Una manifestazione della Cordata

schieramento o di un altro, fanno a gara per presenziare ai tagli dei nastri. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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FEDERICO FORMISANO

16 maggio 2013 pag 8 Messaggio elettorale a pagamento. Comm. Resp. Federico Formisano

Venti di guerra in comune con Variati, Ruggeri e Castagnaro La querelle sul caso delle cosiddette pagelle pirata arriva ad una svolta cruciale, il Cub con l’avvocato Ellero attacca l'amministrazione che sulla vicenda viene bacchettata anche dal Carroccio

di Marco Milioni

«

Ora voglio proprio vedere che cosa farà la giunta di fronte ad una evidenza così clamorosa». Non usa mezze misure Maria Teresa Turetta, responsabile provinciale del sindacato Cub che ad inizio settimana ha diffuso una nota al vetriolo. Nota nella quale si dava ampio risalto alla lettera inviata dal legale del sindacato, il professor Renato Ellero, all'amministrazione. Una lettera nella quale, proprio in relazione alla vicenda delle pagelle pazze, si metteva in evidenza un comportamento di fondo dell'amministrazione giudicato in modo molto negativo. Cub usa toni perentori: «In questi giorni l’avvocato Ellero ha trasmesso una nota di fuoco al sindaco Achille Variati e alla commissione di disciplina, in merito ai 90 accessi “abusivi” al programma di gestione delle valutazioni, contestati ad un lavoratore e sbandierati ai quattro venti, in consiglio comunale dall’Assessore Tommaso Ruggeri, oltre che sulla stampa. Ebbene, nonostante avessimo richiesto sin dall’inizio del procedimento disciplinare la consegna di tutta la documentazione riguardante la contestazione, solo dopo la fase dibattimentale del procedimento e dopo la sospensione dello stesso, abbiamo appreso che esisteva un ulteriore (novantunesimo) contatto che ci è stato tenuto nascosto, giacché lo stesso sarebbe avvenuto alle ore 14.04, quando il lavoratore aveva cessato di lavorare da più di un’ora». Anche Ellero non va per il sottile: «Era la prova evidente che nell’accertamento degli accessi qualcuno si era dedicato più agli elaborati di fantascienza che non ai dati effettivi della realtà. Del resto noi, già all’udienza, avevamo espresso la convinzione di trovarci davanti ad una fantasiosa ricostruzione. Ora, venuti finalmente in possesso degli orari dei novanta accessi residui, abbiamo la prova che il lavoratore è vittima di una accusa inventata. Risulta infatti che i novanta accessi “abusivi” sarebbero avvenuti in 4 minuti e 48 secondi, e dalla lettura dei medesimi si evince anche che il lavoratore sarebbe risultato contemporaneamente dentro all’icona “storico”, ma anche dentro l’icona “gestione”, senza che ci fosse nemmeno la certezza del Pc presso il quale tali accessi sarebbero avve-

Patrizia Barbieri

Renato Ellero

nuti. In sostanza – continua l’avvocato – il lavoratore era dotato del dono dell’ubiquità. E’ come dire che Tizio è contemporaneamente in casa e in autostrada». Passano poche ore e il consigliere comunale Patrizia Barbieri punta l'indice sull'esecutivo spiegando che quanto rivelato dal Cub «è gravissimo» e che in provincia sotto il profilo delle valutazioni l'amministrazione è ben «più trasparente». Al momento il sindaco democratico Achille Variati, che è in sostanza il destinatario finale della critica del sindacato tace dopo che nei mesi passati la giunta era stata molto dura col Cub. La quale, in una con la dirigenza, in questo momento starebbe sulle spine anche in ragione di uno degli ultimi passaggi della missiva firmata Ellero per il quale i punti critici sono cinque. «Uno, la dottoressa Micaela Castagnaro, la direttrice del personale con colpa grave, se non addirittura con dolo, ha istruito un procedimento infondato sottraendo alla difesa elementi probatori di formidabile tessuto difensivo. Due, il segretario comunale, violando un dovere di imparzialità nei confronti di tutti i dipendenti ha di fatto “difeso” la dottoressa Castagnaro. Tre, l’assessore Tommaso Ruggeri in consiglio comunale ha citato proprio il caso dei novanta accessi come prova di volontà delittuosa ed infedele. Il sindaco ha omesso di svolgere la sua funzione super partes dimenticandosi che era suo dovere affrontare il problema anche per capire se aveva graziosamente donato alcune decine di migliaia di euro, tolti dalle tasche dei suoi cittadini, alla ditta che aveva venduto il programma. Cinque, qualcuno con superficialità ha presentato una denuncia senza compiere alcun controllo». E dai lavoratori si preannunciano controquerele. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tommaso Ruggeri

Maria Teresa Turetta

Da sinistra: Achille Variati, Antonio Caporrino e Micaela Castagnaro

Messaggio elettorale a pagamento. Comm. Resp. Luciano Parolin


Patrizia Barbieri

Candidato al Consiglio comunale di Vicenza

Per DAL LAGO sindaco di Vicenza

16 maggio 2013 pag 9

Messaggio elettorale a pagamento. Comm. Resp. Patrizia Barbieri

Botte da orbi

In questi ultimi scampoli di campagna elettorale le schermaglie sul commissariamento di Ipab sono state in assoluto le più dure e hanno superato di gran lunga le polemiche, poche, distillate dalla politica berica. E se da un lato i protagonisti in prima battuta appaiono Meridio e Rolando, su di loro incombono i pesi massimi degli schieramenti in gioco

di Marco Milioni

G

li studiosi la chiamano nemesi storica. L’Ipab Vicenza, commissariata anni fa durante l’era Meridio, oggi patisce lo stesso destino ma a parti avverse. Ovviamente il contesto cambia. L’attuale CdA, a partire dall’ex presidente Giovanni Rolando, parla di situazione grottesca maturata come attacco politico «stranamente a ridosso» del voto amministrativo. Rolando, che è un politico navigato e che nello specifico è conscio che per la prima volta nei confronti suoi, ma più in generale del centrosinistra berico, è stato dispiegato un potenziale mai adoperato dalla minoranza di centrodestra, parte subito in quarta mettendo le mani avanti: «Calma e gesso egregi signori del Mir e Pdl. E Lega Nord. Per ora parlano i fatti, che dicono come il CdA costituito da Daniele Bernardini, dalla professoressa Vanna Santi, dagli avvo-

cati Gianni Cristofari e Giovanni Gozzi con il sottoscritto, e con l’ausilio del direttore Franco Zaccaria in Ipab per solo un quarto del suo tempo lavorativo, in soli due anni e mezzo abbia messo sul giusto binario del’equilibrio economico l’Ipab di Vicenza». Parole precise con le quali si prendono le distanze non solo dai j’accuse del consigliere del Pdl-Mir Gerardo Meridio. Ma pure dai rilievi del nucleo di valutazione in forza dei quali l’assessore regionale Remo Sernagiotto del Pdl ha chiesto e ottenuto che in laguna l’esecutivo dicesse sì al commissariamento dell’ente di contrà San Francesco. Una circostanza costantemente rimarcata da Rolando che si è spinto sino a Venezia con tanto di striscioni di protesta «per ottenere copia di quella delibera» con la quale il consiglio è stato mandato a casa, con due mesi d’anticipo per vero. Tant’è che Rolando non ci sta e ricarica: «Il nostro CdA ha riformato lo Statuto attribuendo il limite massimo di 40mila euro l’anno complessivi per i cinque consiglieri, mentre

erano nove i consiglieri con l’ex presidente Meridio e con una spesa annua di 150mila euro, di cui 5.000 al mese al solo Meridio Gerardo. Il quale giustificava il suo raddoppio di indennità mensile dai precedenti 2500 euro dalla sera alla mattina con il troppo lavoro e complessità dell’Ipab di Vi-

Alcuni anziani dell’Ipab di Vicenza

Gerardo Meridio con Gianpiero Samorì a Vicenza

Giovanni Rolando manifesta in regione

cenza, pur godendo di aspettativa istituzionale dall’istituto Inpdap di Vicenza di cui era dipendente». Botte da orbi. Ma il centrodestra ribatte colpo su colpo. E spiega che il nucleo di valutazione ispettiva che ha condotto gli accertamenti è un organo indipendente. E sulla graticola finisce così l’accordo di programma che attraverso una serie di dismissioni e concambi pubblico privato avrebbe dovuto dare liquidità e opportunità per rilanciare un Ipab con il numero di ospiti che cala «in modo preoccupante» fanno sapere i consiglieri comunali Francesco Rucco e Patrizia Barbieri, entrambi candidati per il raggruppamento che fa capo alla Dal Lago. In questo senso i due riprendono le critiche che in passato erano state circostanziate da Meridio e da Diego Beltramelli ex membro del consiglio di amministrazione proprio quando Meridio era presidente. L’accusa è pesantissima. Si ritiene che i valori “immobiliari” da attribuire ad Ipab siano quanto meno aleatori, il tutto con il

rischio di una pesante mazzata patrimoniale sull’ente in caso di mancanza congruità delle stime in ballo. Meridio, Rucco e Barbieri attaccano a spada sguainata: «è la relazione che lo certifica, per di più gli stessi dubbi li avevano palesati i componenti del collegio dei revisori dei conti. Ora la giunta ne prenda atto e si smetta di fare polemiche sugli anziani». La tensione è alle stelle. Rolando accusa Sernagiotto e Meridio di mire espansionistiche sugli enti assistenziali veneti. Entrambi fanno parte del movimento Mir tanto che nel centrosinistra si ironizza sulle «mire del Mir». Le repliche però arrivano a stretto giro: «Tra le incombenze del commissario Francesco Zantedeschi ci sarà quella di valutare eventuali danni erariali». Lo scontro in prima linea lo conducono Rolando e Meridio, ma nei rispettivi quartier generali, e con tutti i distinguo del caso, il primo risponde a Dal Lago. Il secondo a Variati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Fuoco d’assaggio La querelle tra M5S e San Biagio sui suoi conti non è che la punta dell’iceberg di una partita più complessa che parte dalle commesse affidate dalla multiservizi berica sino ad arrivare alle cosiddette liberalizzazioni che per molti nascondono una corsia preferenziale per le lobby che puntano sul business dei servizi pubblici (m.m.) Dopo un periodo di calma relativa le tensioni attorno ad Aim si sono riacutizzate. Da una parte ci sono le bordate che il Movimento Cinque Stelle di Vicenza ha sparato sui conti della municipalizzata. Dall’altra c’è il cda di San Biagio che preannuncia querele e attacca coloro che in vista

Beppe Grillo in piazza a Vicenza

della futura messa in gara dei servizi parlano di privatizzazioni striscianti mentre i grillini ripropongono altri quesiti rispetto ai quali, in una col centrodestra, accusano il sindaco di non volere rispondere. Ma le tensioni non si fermano qui. Anche in relazione al fatto che re-

centemente il consigliere democratico uscente Sandro Guaiti si è domandato se sia vera la voce secondo cui Aim avrebbe deciso di ritirare la causa civile milionaria nei confronti del Gruppo Maltauro Ecoveneta, dopo gli scandali della piattaforma di Marghera. Una novità che se confermata scatenerebbe un ulteriore vespaio di polemiche. E perché a Maltauro sono in seguito state assegnate o confermate importanti commesse pubbliche. E perché Aim, che deve affrontare le gare per la gestione del gas senza quell’introito, seppur potenziale, si troverebbe ancor più svantaggiata e costretta a ricorrere ad aiuti in qualche modo esterni. E, nonostante un processo in corso, ancora non si capisce come mai durante la gestione targata centrodestra, ma anche durante le precedenti, sia potuto accadere che i fanghi del depuratore di Sant’Agostino, nel quale è lecito conferire solo reflui civili o assimilabili, siano potuti

Liliana Zaltron e Marco Bezze accusano Aim

finire metalli pesanti e altre «leccornie» ambientali senza che ai cittadini di Vicenza fosse chiarito da dove provenissero e chi abbia pagato davvero per quelle presenze. A brevissimo tra l’altro si attende l’arrivo di Beppe Grillo a Vicenza dove farà da supporter alla campagna elettorale del M5S. Cinque anni fa i grillini, col Beppe nazionale a Vicenza, non affrontarono alcuno dei temi specifici «pesanti in capo alla città» se non facendo qualche blando riferimento alla vicenda Ederle bis. Ed è proprio l’approccio leggero al momento scelto dal movimento che avrebbe

causato più di qualche mal di pancia interno proprio da parte di chi avrebbe voluto maggiore «cattiveria politica» in un frangente in cui il consenso per i Cinque stelle berici appare meno smagliante rispetto a quello a ridosso delle politiche di marzo. Rimane poi la questione generale delle leggi nazionali che hanno imposto la messa a gara del gas. In più occasioni si è parlato di lobby all’opera per concentrare il mercato in poche mani. La giunta, interpellata a più riprese sull’argomento non ha mai risposto. © RIPRODUZIONE RISERVATA


16 maggio 2013 pag 10

La top ten delle amministrative: squalificati e ultimi arrivi di Martina Lucchin

I

n ogni competizione che si rispetti troviamo un vincitore e alcuni perdenti. Tra questi ci sono quelli che si ritirano durante la corsa e chi tenta il tutto per tutto con lo sprint finale. Se quindi per sapere chi conquisterà la poltrona di primo cittadino di Vicenza dovremo aspettare l’esito del voto del 26-27 maggio, il profilo dei corridori è invece già delineato. Vediamo innanzitutto quelli che hanno abbandonato la gara. I “venetisti doc”, Mauro Marobin e Davide Lovat, sono stati “squalificati” dalla commissione elettorale per irregolarità nelle firme raccolte che non hanno permesso di convalidarne la candidatura. I movimenti da loro capeggiati, “Indipendenza Veneta” e “Veneto

Claudio Cicero con suoi candidati

Stato”, sono quindi fuori dai giochi. Chi si è presentato ai blocchi di partenza in extremis è Franca Equizi con la lista “Sos Vicenza Giustizia e Legalità”. Una candidatura inaspettata dettata dalla volontà di dare un peso politico alle battaglie condotte in questi anni al di fuori dei palazzi del potere e, sottolinea l’ex consigliera contestatrice della Lega Nord, contro la censura di alcuni media vicentini. Nel programma di Equizi, quindi, la priorità è data alla lotta agli sperperi, alle illegalità e alle lottizzazioni con abusi edilizi. Equizi è stata consigliere comunale nell’amministrazione Hüllweck e, dopo l’espulsione dal Carroccio nel 2005, ha tentato l’abbordaggio al M5S senza successo. Sono state confermate a pochi giorni dalla scadenza del tempo massimo per presentare le liste anche le due candidature che fanno capo alla sinistra

estrema. I “separati in casa” Guido Zentile e Raffaello Giampiccolo condividono il simbolo delle loro bandiere, la falce ed il martello, ma percorrono strade diverse. Il primo, candidato sindaco del Partito di Rifondazione Comunista, pone al centro del suo programma le necessità della persona. Per questo Zentile, dipendente pubblico di cinquantaquattro anni ed esperto di ambiente, territorio e mobilità sostenibile, considera la mancanza di lavoro la priorità che il Comune dovrà affrontare. L’obiettivo dichiarato è quello di assicurare a tutti una casa ed una vita dignitosa. Raffaele Giampiccolo, di origini catanesi e residente a Vicenza da trentacinque anni, propone col Partito di Alternativa Comunista un programma volto a rovesciare il capitalismo con misure in favore di lavoratori, giovani, precari, disoccu-

Franca Equizi di Sos Legalità con alcuni candidati

pati e pensionati. Si dicono inoltre contrari entrambi alla cementificazione delle aree agricole e favorevoli ad un piano di conversione in verde pubblico degli edifici dismessi. È iniziato molto prima, invece, l’allenamento degli altri sette competitors per giungere alle settimane di campagna elettorale nella migliore forma fisica e mentale possibile. Le accuse reciproche al vetriolo, ma non troppo, e gli sforzi ingegnosi per far parlare di sé non sono infatti mancati. Tra i più agguerriti troviamo chi, stando ai sondaggi, ha le maggiori probabilità di arrivare in finale e di scontrarsi in un possibile ballottaggio. Da una parte c’è il sindaco uscente Achille Varati, sostenuto dalla lista civica “Variati sindaco” e da due partiti, Pd e Udc. Dall’altra Manuela Dal Lago che nelle vesti di civica guida la lista che prende il suo nome. Ad appoggiarla ci

sono: Lega Nord, Pdl, “Movimento aria pulita per Vicenza” di Meridio e “No privilegi politici - Si Dal Molin” di Giometto e Pittarello. A seguire, per quanto riguarda il grado di protagonismo conquistato, c’è il M5S capeggiato da Liliana Zaltron. Tra coloro i quali respiravano l’aria del centro destra e che hanno dato vita a liste indipendenti troviamo: Claudio Cicero con “Impegno a 360°” e Valerio Sorrentino a capo dell’omonima lista. L’alternativa a Variati nella compagine di sinistra è rappresentata dalla lista civica della candidata sindaco Valentina Dovigo a cui si è unito il partito di Sinistra Ecologia e Libertà. “Né a destra, né a sinistra. Ma più in alto”, così si definisce “Un’altra Vicenza” con Maurizio Sangineto candidato sindaco e Pietro Magaddino e Bruno Carta a fargli da sponsor politici. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Guido Zentile, candidato sindaco di Raffaello Giampiccolo, candidato Rifondazione, con la compagna Irene Rui, sindaco del Partito di Alternativa candidato in Consiglio Comunista (Lit-Ci)

I candidati di Manuela Dal Lago

La lista di Achille Variati

Liliana Zaltron con i candidati del Movimento 5 Stelle

Maurizio Sangineto di Un’altra Vicenza

Valentina Dovigo con alcuni candidati di Sel

Valerio Sorrentino e i suoi candidati


16 maggio 2013 pag 11

Tosetto, l’assessore del fare di Martina Lucchin

I

750 cantieri aperti in città negli ultimi cinque anni Ennio Tosetto li ha visti tutti. E proprio per dare continuità a quanto è stato fatto l’assessore ai lavori pubblici e alle infrastrutture stradali ha deciso di ricandidarsi al Consiglio Comunale nella lista del Pd. “Non un politico di professione, ma un cittadino che ama far politica con impegno”. Si definisce così l’architetto vicentino entrato nel partito socialista a 18 anni, senza abbandonarlo mai, assessore alla casa e al patrimonio dal 1985 al 1990 ed impegnato nelle politiche giovanili nel primo mandato di Achille Variati. “Creare occasioni di lavoro per tutti, giovani e non”, è l’obiettivo che la prossima giunta dovrà affrontare secondo Tosetto. Cosa l’ha spinta a ricandidarsi alla soglia dei sessant’anni, per di più in una lista, quella del Pd, che punta molto sui giovani? So che la lista è molto giovanile, però non dobbiamo dimenticarci

dell’esperienza che le persone hanno maturato negli anni. Non mi presento a mani vuote, ma dopo cinque anni di governo della città. Siamo partiti da una situazione impossibile in cui Vicenza non era messa male, ma di più. La Basilica cominciava a scoperchiarsi, le strade avevano una situazione allucinante e lo stesso vale per le strutture scolastiche e sportive. C’era una situazione di degrado diffuso e generale (…) nonostante questo e la situazione economica molto difficile abbiamo avuto dei buoni risultati, anche grazie al mio lavoro. Penso che sia giusto dare una continuità a questa operatività e avendo dei giovani in lista voglio favorire un travaso di esperienze. In questo senso i suoi cavalli di battaglia sono “coerenza e concretezza”, come si legge dal suo manifesto elettorale? Certo. Coerenza da un punto di vista politico. Non ho mai fatto salti da un partito all’altro o da una condizione politica all’altra. Sono un uomo di sinistra che crede che prima sia doveroso dare una mano a chi ha bisogno e poi agli altri. Sono nato come socialista. Purtroppo la grande

tradizione del partito è stata spazzata via dalla gestione Craxi. Sono contrario al fatto che un partito venga governato da un singola persona, ma deve essere governato da un insieme. Per questo mi sta bene essere nella lista Pd dove ci sono figure abbastanza diverse come esperienza, età e maturità politica. In questi cinque anni qual è stato il momento più difficile da affrontare e qual è invece il risultato di cui va più fiero? La maggiore soddisfazione l’ho avuta dal rapporto con le associazioni ambientaliste e impegnate nel decoro urbano della città (Fai, Città del Verde, Grande Club…) quando abbiamo collaborato per “Vicenza in fiore”, un piccolo progetto ma di grande impatto che è stato condiviso dalla città e ha avuto un certo successo. Il momento più difficile è stato sicuramente quello dell’alluvione e di tutti i lavori successivi. Ho avuto un grande rapporto con il Genio civile e con gli ingegneri che si sono succeduti, in particolare con l’Ing. Gennaro, ma questo è stato il ruolo più duro, faticoso e drammatico. Tra gli altri lavori impegnativi ci sono stati quelli per il Tribunale.

È stato ultimato, nonostante dal punto di vista urbanistico sia stata una scelta sbagliata perché si è scaricata una quantità di metri cubi di cemento in una zona delicatissima della città alterandone i connotati. A mio avviso non si doveva fare. Grandi opere. Variati ha detto che il tratto della tangenziale nord dalla strada Marosticana alla Sp46 non si farà. E non c’è traccia nemmeno della variante che potrebbe dare respiro alla zona dell’Albera. Il progetto della bretella per la SP46 è stato fatto ed è pronto. Anche se attraversa una situazione ambientale molto delicata, deve essere fatto. E per questo si farà, non ci sono dubbi Per la tangenziale nord sono d’accordissimo con la posizione del sindaco. Si devono usare le risorse per fare il prolungamento di Via Aldo Moro, il collegamento con la Marosticana e poi quello tra la base Dal Molin e la Sp46. Così si potrà evitare che tutto il traffico proveniente dall’esterno si scarichi sulla città. Il suo sogno nel cassetto in caso di rielezione, con assessorato compreso? Da assessore in futuro mi piacerebbe riqualificare Piazza Matteotti, farla

Ennio Tosetto... all’opera diventare il “salotto di Vicenza” dal punto di vista culturale. La candidata sindaco Manuela Dal Lago usa la stessa locuzione in riferimento ai suoi progetti di riqualificazione delle zone limitrofe alla stazione. Ah se vuole parliamo anche di quello, avrei molte cose da dire su viale Milano. Sono vecchiotto ma la città la conosco e l’ho studiata bene. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Dalla Negra, pronto a rifare l’assessore (m.l.) La prima tessera di partito risale al 1977 e il suo punto di forza è “non essere più un adolescente”. Michele Dalla Negra, candidato al Consiglio comunale con il Pdl, ha dalla sua parte l’esperienza. L’avvocato vicentino è impegnato in politica da quando ha diciassette anni –ora ne ha cinquantatré - , prima con Alleanza Nazionale e dal 2002 con il Pdl. Nella giunta Hüllweck (dal 2000 al 2008) ha ricoperto la carica di Assessore allo sport, all’edilizia privata e al personale. È stato inoltre consigliere di Amministrazione in Aim tra gli anni ottanta e novanta. Come valuta la situazione del Pdl vicentino in vista delle elezioni di fine maggio?

È un partito che ha schierato moltissimi giovani pieni di entusiasmo: facce pulite, sane e oneste. Sinceramente abbiamo di ben sperare non solo per queste elezioni amministrative, ma anche per il futuro. È inutile negare che abbiamo avuto alcune defezioni, però ogni tanto un po’ di pulizia va bene. Diciamo che è uscita qualche scheggia, che si è arrabattata per crearsi una listarella. Ma secondo me gli elettori faranno piazza pulita e giustizia. Spero che votino le due grosse formazioni, cioè il centro sinistra e il centro destra, evitando dispersioni inutili che poi creano storture. Come abbiamo visto anche a livello nazionale.

Un omaggio a Michele Dalla Negra, allora asssessore allo sport

Come avrebbe valutato la discesa in campo di Enrico Hüllweck e come giudica Manuela Dal Lago, la candidata sindaco che sostenete? È chiaro che da esponente del Pdl vedevo con un occhio di particolare favore la candidatura di Enrico Hüllweck: un sindaco che ha amministrato bene, dotato di grande equilibrio e molto conosciuto in città. Poi sono subentrate sue motivazioni personali per non candidarsi, d’altro canto fare cinque anni il sindaco logora. Per un candidato di coalizione vedo di buon occhio Manuela Dal Lago: conosciuta in città, con notevole seguito e fini affini ai nostri. È stata consigliere comunale ai tempi in cui Variati aveva ancora i pantaloncini corti, per cui è uno dei nomi migliori tra quelli che si potevano spendere al di fuori del Pdl. Quindi non è vero che l’attuale appoggio del Pdl alla candidata sarebbe un po’ freddino, soprattutto rispetto a quanto stanno facendo le altre liste che la sostengono? Essendo un partito di notevoli dimensioni è giusto e corretto che faccia la propria corsa, ovviamente all’insegna del candidato sindaco, tanto poi i voti del Pdl andranno al candidato. È chiaro che un partito piccolo si sente più protetto se entra al di sotto dell’ombrellone del candidato sindaco. Ritengo che la posizione del Pdl sia corretta, anche perché vogliamo salvare la nostra dignità. Questione Aim. In questi giorni in-

calza la controversia tra il M5S e l’azienda. I grillini scontano un enorme pressapochismo ed una visione della politica che non è matura. Sono persone sicuramente oneste e di buona volontà, ma per amministrare e far politica questo non è sufficiente… Ricordo che la candidata sindaco Zaltron ha detto che la prima cosa che farà se venisse eletta è quella di abbassare gli stipendi dei dirigenti. Allora, a parte che gli stipendi dei dirigenti sono stati definiti da contratti collettivi, ma un’uscita del genere è abbastanza peregrina. Anche su Aim sono scivolati. Sono stato un membro del consiglio d’amministrazione di Aim e posso dire che l’azienda e la sua normativa sono estremamente complesse, per cui non è facile intervenire con cognizione di causa sul bilancio. Gli stessi amministratori, soprattutto del passato, hanno dimostrato di essere un po’ superficiali. Adesso c’è Colla che mi sembra una persona competente. Che cosa ne pensa dell’uscita dalla “in house” dell’azienda? Bisogna conoscere bene la normativa e il progetto. Il rischio dell’azienda è che una volta che sia messa pesantemente nel mercato soffra dei vizi remoti che erano quelli dell’azienda partecipata. È comunque un’azienda che ha ancora una mentalità che sta tra il pubblico ed il privato, con tutti i difetti e pregi che hanno sia l’una che l’altra.

Michele Dalla Negra Quale sarà il suo impegno in caso di elezione, sia dai banchi dell’opposizione che da quelli della maggioranza? Io ho fatto per due mandati opposizione nel consiglio comunale, per il Movimento Sociale prima e Alleanza Nazionale poi. Per cui non è che mi faccia paura fare opposizione, certo quando sei all’opposizione devi occuparti a trecentosessanta gradi dei problemi che affronta il consiglio comunale… ma un po’ di esperienza penso di averla. Per quanto riguarda la seconda ipotesi: pensiamo pima ad arrivare al ballottaggio e di vincerlo. Poi ci risentiremo. E di arrivare al ballottaggio sono più che fiducioso. © RIPRODUZIONE RISERVATA


16 maggio 2013 pag 12

Declino annunciato

Stretto tra la crisi e le difficoltà di gestione, Parco Città è l’emblema di quella urbanistica speculativa che negli anni ha sottratto verde alla collettività: e ora il complesso che da anni ha abbandonato le mire della residenza di alta qualità, segna anche il passo delle attività commerciali

di Marco Milioni

L

e prossime settimane saranno decisive per capire quale sarà il futuro del contenzioso tra Apec, la società che gestisce riscaldamento e raffrescamento nel complesso di Parco Città, e gli stessi residenti del plesso, un vero e proprio quartiere. Ad attendere con trepidazione c’è l’inquilino di maggior peso, ovvero il centro anziani Ipark, proprietà di Ipab Vicenza, che con i suoi cento e oltre ospiti teme più di ogni altra cosa un’estate calda e afosa. Su Apec infatti si addensano pesanti ombre sul bilancio. Il 9 marzo 2013 su VicenzaPiu.com si leggeva: «Una complicatissima querelle fatta di carte bollate potrebbe mettere in forse la fornitura energetica all’intero quartiere di Parco Città, dove a temere maggiormente c’è il centro anziani Ipark-Ipab... È questo lo scenario uscito ieri da una tesissima assemblea informale fortissimamente voluta dal ragioner Stefano Rodighiero, amministratore condominiale del maxi complesso di via Quadri». Nella diatriba sono intervenuti anche comune ed Aim e si spera di trovare una quadra per la soluzione del problema. Ma sul futuro complessivo del quartiere inevitabilmente si riverberano le scelte del passato. Il concetto che sul finire degli anni ottanta portò alla progettazione della grande isola di via Quadri era quello in voga in quel periodo. Secondo cui un abitato doveva fornire tutti i confort del caso: scuole, supermercati, abitazioni funzionali, servizi pubblici andavano integrati assieme a molto altro. È lo stesso schema che in città più grandi come Roma ha portato costruttori come Caltagirone a tirar su nell’agro capitolino interi quartieri dal nulla. Oggi semivuoti, incompleti e privi di servizi. Ad ogni modo l’iniziativa immobiliare berica si incaglia più volte in vari scogli, anche quelli giudiziari. Sui primi degli anni Duemila finisce addirittura al centro di una polemica violentissima tra l’allora sindaco azzurro Enrico Hüllweck e il consulente urbanistico dell’amministrazione Carlo Loro. La parte destinata a hotel non trovava acquirenti cosa che tra mille critiche avviene solo quando con la legge sul Giubileo (voluta dal centrosinistra sulla spinta di Cei e Curia vaticana) molti enti previdenziali vengono di fatto invitati dalla politica romana ad acquisire in giro per il

Paese stabili faraonici che in teoria avrebbero dovuto ospitare i pellegrini. Ma che poi si rivelarono una semplice uscita di emergenza per speculazioni edilizie di basso profilo. Ed è su queste basi che si incardina un pezzo della vicenda Parco città. Un complesso che a fronte delle luccicanti premesse degli anni ‘90 ora si presenta pieno di acciacchi anche edilizi, con una qualità del contesto lungi dall’essere di pregio e con un parco commerciale de facto ridotto a supermarket di quartiere e con i proprietari dei muri (a palazzo Trissino tra gli altri si parla di diocesi, Pittarello e Unicomm) o titolari delle attività ormai rassegnati, a rimanere in loco cercando di contenere spese e preoccupazioni lasciando da parte ogni velleità di rilancio in parte per una situazione economica obbiettivamente difficile, in parte perché Parco Città continua ad essere vittima di una concezione figlia della speculazione più che della urbanistica pensata in modo armonico col contesto. Bastano quattro passi tra le botteghe e lo shopping centre per avvertire questa atmosfera, il tutto acuito da una cronica mancanza di luce naturale che è sempre stato uno dei punti deboli, sul piano progettuale, dell’intera area. Pertanto a quasi vent’anni dalla sua realizzazione, con cinquemila case sfitte e una serie di parchi

commerciali semivuoti la domanda rimane la stessa che venne formulata dalle minoranze in sala

Bernarda nei primi anni Duemila: ma quella colata di cemento nella campagna a nord i Vicenza era

proprio indispensabile? © RIPRODUZIONE RISERVATA


16 maggio 2013

USB Alto Vicentino lancia un tavolo di coordinamento anticrisi Duro attacco contro i confederali, accusati di “inciucio con i padroni” di Guido Gasparin

«

Gli altri sindacati ci sabotano e quindi noi proponiamo a tutti i lavoratori, siano iscritti o meno alle organizzazioni sindacali, di creare un coordinamento per affrontare in modo serio il problema del lavoro nell’Alto Vicentino»: è l’idea lanciata dall’Unione Sindacale di Base per voce di Luc Thibault, responsabile della sede di Schio e membro del direttivo provinciale. Non è una novità il fatto che i rapporti tra USB e la triade Cgil, Cisl e Uil siano tesi. L’Unione Sindacale di Base accusa i confederali di non rispettare le regole democratiche per quel che riguarda le RSU. L’USB, non avendo firmato gli ultimi contratti nazionali, è infatti tagliata fuori dalle rappresentanze sindacali nelle fabbriche. Capita così che in alcune fabbriche l’USB abbia la maggioranza degli iscritti alle sigle sindacali ma non abbia alcun diritto di espri-

mere propri rappresentanti all’interno delle rappresentanze sindacali unitarie. Gli accordi nazionali, inoltre, danno di diritto un terzo dei rappresentanti dei lavoratori a Cgil, Cisl e Uil e questo a prescindere dal numero degli iscritti all’interno dell’azienda. «L’accordo con Confindustria sulla rappresentanza nel settore privato sancito nella riunione dei direttivi congiunti – spiega Thibault - è parte del più ampio patto proposto da Squinzi e raccolto con giubilo da Cgil, Cisl, Uil, Fiom e Ugl e ricalca, in salsa sindacale, l’inciucio che ha portato al “governissimo” di salvezza nazionale di Letta ed Alfano. L’accordo parte dalla necessità dei padroni e dei sindacati di rendere immediatamente esigibili gli accordi raggiunti, escludendo la possibilità che i lavoratori mettano in discussione quanto concordato a maggioranza tra le parti. Se lo facessero attraverso le rappresentanze elette, queste sarebbero sanzionate ed espulse dalle RSU! Se ciò non fosse sufficiente – continua Thibault - si

vuole che chiunque abbia intenzione di partecipare alle RSU debba preventivamente sottoscrivere il patto con Confindustria e quindi accettare preventivamente il divieto di sciopero in caso di dissenso dall’accordo raggiunto a maggioranza». Accuse pesanti, che si inseriscono in un clima già piuttosto avvelenato per via delle numerose crisi aziendali che come un morbo stanno corrodendo il sistema economico dell’Alto Vicentino. «Siamo molto preoccupati per l’attuale situazione del mondo produttivo – commenta Thibault – perché quasi ogni giorno riceviamo segnalazioni di aziende che intendono ridurre il personale o addirittura chiudere. Per questo lanciamo il nostro appello, rivolto a tutti i lavoratori, affinché si venga a creare un tavolo unico di discussione, che vada al di là delle classiche logiche sindacali e si ponga come motore di una lotta serrata contro il modo in cui oggi viene gestita la concertazione. Lanciamo una grande campagna di informazione e di mobilita-

zione fabbrica per fabbrica, ufficio per ufficio, per mettere un freno al massacro che gli accordi firmati dai confederali provocheranno e soprattutto smettiamola di dare ancora credito e sostegno, con la propria iscrizione, a chi non ha altro orizzonte che la propria sussistenza». L’USB ha dunque deciso di tirare dritto per la sua strada, nella convinzione che sia l’unica percorribile per fronteggiare in modo efficace le pesanti ripercussioni della crisi. Un primo incontro è già stato organizzato. Nelle prossime settimane ne seguiranno altri, al fine di raccogliere adesioni e di creare un calendario di appuntamenti fissi. «Dentro la Cgil e la Fiom ci sono dei bravi compagni. Non stiamo zitti, denunciamo questo ennesimo inciucio - conclude Thibault -. Non accettiamo l’omertà! Oggi chi si dice dalla parte dei lavoratori deve prendere una posizione unica: non accettare e denunciare chi fa il doppio gioco». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luc Thibault manifesta a Venezia con Usb

SCM Group di Thiene, il tempo stringe Ancora incerto il numero degli esuberi, mentre si avvicina la scadenza degli ammortizzatori sociali (g.g.) Appuntamento il 20 maggio al Ministero. Sarà il nuovo, cruciale passaggio nella vicenda degli esuberi alla SCM Group, che a Thiene controlla la Stefani. Nei giorni scorsi, sempre al Ministero, la conferma dei numeri: sono 340 i dipendenti che rischiano il posto in tutto il gruppo; gli esuberi sarebbero complessivamente 90 negli stabilimenti di Thiene, Rimini e Villa Verucchio. Il motivo, ha spiegato ai sindacati l’azienda che produce macchine per la lavorazione del legno, sta nel drastico ridimensionamento degli ordini. Di conseguenza è necessario procedere ai tagli del personale. La situazione a Thiene è preoccupante: ormai da cinque anni i dipendenti sono a turno in cassa integrazione e alla fine di questo anno scadranno gli ammortizzatori sociali, a meno che non sia concessa una proroga ai contratti di solidarietà. Ed è qui che si aprono due ipotesi: la prima è appunto quella di un altro anno di contratto di solidarietà, in cambio, teme l’USB, della flessibilità negli orari e del blocco degli aumenti salariali; la seconda è

l’apertura della mobilità per i dipendenti in esubero, praticamente l’anticamera del licenziamento e della disoccupazione. In questo quadro negativo a fare da mediatore è il Ministero, che nell’incontro avuto qualche giorno fa con l’azienda e i sindacati, ha chiesto alla direzione di presentare un piano dettagliato sullo stato di salute del gruppo, sulle prospettive di rilancio e sul numero esatto degli esuberi ipotizzati. “I sindacati – si legge sul sito newsrimini.it, pubblicato nella città dove ha sede il quartier generale dell’azienda - hanno ottenuto dalla SCM l’impegno a valutare soluzioni alternative agli esuberi, a patto che i tempi siano comunque brevi. Lo stesso Ministero, fanno sapere Fim, Fiom e Uilm, ha chiesto all’azienda di evitare iniziative unilaterali”. E ancora: “Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un progetto industriale che, escludendo il ridimensionamento del perimetro aziendale, affronti i problemi di sostenibilità del gruppo senza ricorrere ad iniziative unilaterali e interventi sull’occupazione”. Le posizioni sono insomma ancora

distanti. In attesa di essere riconvocati il 20 maggio, azienda e sindacati avranno nuovi incontri bilaterali, per tentare di trovare una piattaforma comune su cui lavorare: da una parte la necessità di un ridimensionamento della produzione per il calo dei volumi e del fatturato, dall’altra la necessità di salvare i posti di lavoro. Posizioni che ad una prima lettura sembrano inconciliabili. Intanto a Thiene gli operai e gli impiegati attendono di conoscere il loro destino. Il periodo di sofferenza della Stefani si trascina da anni e sembra non trovare sbocchi positivi. Tra il 2009 e il 2011 il piano di ristrutturazione, che ha comportato 384 uscite e 8 licenziamenti, e, come se non bastasse, il recente lutto legato all’infortunio mortale sul lavoro occorso al montatore esterno Nicolae Hart, morto in Slovacchia schiacciato da un macchinario per la lavorazione del legno che stava installando. Una tragedia che ha destato un profondo dolore nello stabilimento di Thiene, dove Hart era molto conosciuto e apprezzato, e che ha nuovamente posto sotto i riflettori il

tema della sicurezza sui luoghi di lavoro in un periodo in cui, causa crisi, si corre il rischio di chiudere più di un occhio per risparmiare risorse e denaro. Per la SCM non sembra insomma esserci pace e le prospettive purtroppo non sono rosee. Gli esuberi, a causa della crisi che non demorde, sembrano essere inevitabili: resta solo da capire la portata

SCM Group di Thiene

dei licenziamenti nello stabilimento di Thiene. Nel prossimo incontro al Ministero i sindacati sperano di ottenere risposte precise. L’auspicio è che esse siano positive, anche perché, in vista della scadenza degli ammortizzatori sociali, il tempo veramente stringe. © RIPRODUZIONE RISERVATA


16 maggio 2013 pag 14

Il primo eco villaggio del Veneto Tra i gruppi che partecipano al progetto del Comune di Santorso "Scuola dei Beni Comuni", anche la comunità ecosostenibile San Rocco Community di Andrea Stagliano, che in un'intervista esclusiva a VicenzaPiù ha chiarito meglio il suo progetto

L’Ecovillaggio di Alessandro Pagano Dritto

P

erché la San Rocco Community ha deciso di aderire a questa iniziativa del Comune di Santorso? «Perché fare comunità è la nostra pratica quotidiana. Un nostro obiettivo è ritrovare il senso della tribù nella comunità, tanto che alcuni di noi vivono già assieme. All'iniziativa del Comune di Santorso, che si basa anche su questi principi, aderiamo quindi volentieri, anche se si tratta più di un'adesione di principio» In che senso «di principio»? «Nel senso che non disponiamo ancora delle energie sufficienti per partecipare ad un workshop, ad esempio, ma abbiamo però partecipato ad alcune riunioni. Il numero delle associazioni non è uguale a quello dei workshop, quindi qualcuno rimane fuori. Ma il Comune ci ha dato la possibilità di partecipare, e noi, per quanto possibile, vogliamo esserci» La San Rocco Community è una comunità ecosostenibile che si propone di costruire a breve un complesso abitativo, l'ecovillaggio Corte del Vento; sorgerà appunto a San Rocco, frazione collinare di Schio. In cosa consiste esattamente?

Planimetria dell’ecovillaggio. In rosa le parti comuni, in giallo le abitazioni che sorgono nella prima fase (2012-2013), in verde quelle della seconda fase. Le abitazioni private sono su due piani fuori terra e per la maggior parte con piani da 50/60 mq. «Verranno costruiti degli edifici che ci permetteranno di essere quasi indipendenti dal punto di vista energetico: bi-

sogna considerare infatti che circa il 75% dell'energia un edificio lo consuma nel tempo per mantenersi, e non

durante la costruzione. Noi invece riusciremo a limitare questa spesa per esempio riutilizzando l'acqua che, dopo essere stata consumata, mettiamo per lavare i piatti, opportunamente trattata e depurata potrà essere riutilizzata per abbeverare l'orto» Perché non riutilizzare vecchi edifici già esistenti, invece di costruirne di nuovi? «Sono in buona sostanza problemi burocratici; personalmente non sono certo contro il recupero, anzi. Il territorio su cui noi opereremo, però, è estremamente frazionato fra gli abitanti delle contrade della zona. Pensi che il nostro terreno l'abbiamo comprato da sette famiglie diverse, ognuna delle quali aveva un piccolo appezzamento. In più il terreno era già edificabile al momento dell'acquisto, quindi se non l'avessimo utilizzato noi per il nostro villaggio avrebbe potuto farlo qualche altro con strutture più tradizionali e dispendiose» Ci sono altre realtà simili alla vostra nel Veneto? «Nel Veneto no, siamo i primi. Fuori invece sì, esistono altre realtà simili» Per esempio? Funzionano in tutto e per tutto come voi o ci sono delle differenze? «Una comunità dipende molto dal territorio in cui sorge e che ha a disposizione. A Bagnaia, per esempio, in pro-

Il Consiglio Regionale dice no a nuovi controlli nella discarica Vianelle Gridano allo scandalo il Movimento Salvaguardia Ambiente e l’eurodeputato Zanoni

di Guido Gasparin

È

palese la delusione del Movimento Salvaguardia Ambiente a pochi giorni dall’esito della votazione, in Consiglio Regionale, della mozione che chiedeva di attivare gli enti locali interessati per acquisire nuovi elementi di valutazione sul piano idrogeologico in merito alla sicurezza della discarica Vianelle, al confine tra Marano e Thiene, giudicata pericolosa dal Movimento per il timore di una contaminazione della falda sottostante che serve un bacino di 700 mila persone. «Il Movimento – sta scritto in una nota - è restato sbalordito da tale esito, in quanto la mozione non chiedeva il divieto di conferire rifiuti nella cava. Evidentemente – continua la nota - gli interessi economici che ruotano attorno alla cava sono enormi». La mozione era stata presentata da uno schieramento trasversale di consiglieri: Antonino Pipitone e Gennaro Marotta (Idv), Pietrangelo Pettenò

(Federazione Sinistra Veneta – Prc), Stefano Fracasso, Laura Puppato e Giuseppe Berlato Sella (Pd) e Nicola Finco (Lega Nord). Avrebbe quindi potuto ricevere voti da entrambi gli schieramenti, ma è stato soprattutto il no della Lega a pesare e a schierarsi contro il firmatario del Carroccio Finco e al sì espresso dall’altro leghista Nicola Furlanetto. «Vogliamo rendere pubblici i nomi dei Consiglieri Regionali che si sono assunti questa responsabilità politica e ambientale – scrive il Movimento -: della Liga Veneta-Lega Nord Padania Santino Bozza, Bruno Cappon, Vittorino Cenci, Roberto Ciambetti, Cristiano Corazzari, Giampietro Possamai, Daniele Stival, Paolo Tosato; del Pdl: Davide Bendinelli, Dario Bond, Giancarlo Conta, Marialuisa Coppola, Piergiorgio Cortelazzo, Massimo Giorgetti, Nerteo Laroni, Leonardo Padrin, Remo Sernagiotto, Carlo Tesserin, Costantino Toniolo; astenuti: Clodovaldo Ruffato del Pdl e Stefano Peraro del Udc». Risultato: 19 contrari, 19 favorevoli e due astenuti. Mozione bocciata. Per quel che riguarda le critiche, è sulla stessa linea d’onda l’eurodepu-

tato Alde Andrea Zanoni, che nei mesi scorsi aveva visitato il sito della discarica e incontrato i rappresentanti del Movimento e del Comune di Marano, manifestando loro il pieno appoggio alla battaglia contro il conferimento di rifiuti nell’ex cava. «Un comportamento vergognoso e irresponsabile che dimostra totale insensibilità all’ambiente e alla salute dei cittadini – sostiene Zanoni -. Si chiedeva solo di acquisire elementi di va-

La discarica Vianelle

lutazione sul piano idrogeologico. Di fronte a una richiesta che aveva come fine esclusivo la tutela della salute continua Zanoni -, ci sono stati rappresentanti dei cittadini che la hanno respinta al mittente. La perizia del geologo Pier Luigi Marchetto, eseguita su incarico del Comune di Marano Vicentino, ha evidenziato come la discarica sia separata solo da una sottile barriera impermeabile artificiale che dovrebbe avere invece uno

Andrea Stagliano vincia di Siena, esiste una comune agricola che ha tanto terreno a disposizione da essere autosufficiente. Noi invece non potremo raggiungere questo obiettivo, perché avremo a disposizione giusto poco più di un ettaro. Costruiti gli edifici, rimarrà appena lo spazio per coltivare qualcosa, ma troppo poco per essere autosufficienti» Quando comincerete a costruire? «Pensiamo all'estate che è alle porte. Anzi, cerchiamo investitori per un edificio, in particolare ci rivolgiamo ai giovani e a chi non può permettersi una casa. Per chi è interessato, dieci case su venti sono ancora libere, nessuno le ha acquistate» © RIPRODUZIONE RISERVATA

spessore doppio, dallo strato ghiaioso e sabbioso a elevata permeabilità sopra una fondamentale falda acquifera utilizzata per l’approvvigionamento di acqua potabile dagli acquedotti della zona che servono oltre 700.000 abitanti. È scandaloso che non si sia approfittato della mozione per fare un po’ di chiarezza sui reali pericoli che incombono sull’area: ora chi ha respinto la mozione si dovrà assumere una responsabilità politica e ambientale, soprattutto nel caso di future contaminazioni della falda acquifera che alimenta i pozzi che portano l’acqua nei rubinetti delle nostre case». Intanto si registra un altro scontro, quello tra il Movimento e l’assessore regionale leghista Roberto Ciambetti, il quale, intervistato dal Giornale di Vicenza, ha detto: «Quello che mi chiedo è come mai le attenzioni siano tutte concentrate su questa cava e non ci sia altrettanto interesse per quanto riguarda l’altra discarica di proprietà del Comune di Marano, vicinissima a questa, che mi risulta riceva già da tempo rifiuti speciali». Secondo il Movimento la risposta è semplice: «la discarica Vegri ha un volume pari soltanto al 2,4% di quello della Vianelle e al suo interno possono essere attualmente conferite sei tipologie di rifiuti: cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, vetro, terre e rocce. Non certo quindi rifiuti speciali!». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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VicenzaPiù n.254, 16 maggio 2013 by Giovanni Coviello - Issuu