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VicenzaPiù n.253, 19 aprile 2013

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L’amministrazione si fa vanto di combattere l’abusivismo ma la sua condotta rimane ondivaga e opaca


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19 aprile 2013 pag 3

Daniela Carraro, il coraggio del dg di una Ulss di Giovanni Coviello

I

l direttore generale dell’Ospedale di Santorso (ma Daniela Carraro preferisce chiamarlo “ufficialmente” Ospedale Unico dell’Alto Vicentino, magari per mimetizzarne i problemi nell’immaginario collettivo, ndr) ci ha ricevuto solo il 4 marzo, come è noto a chi ci ha già letto, nonostante l’avessimo contattata prima del servizio su VicenzaPiù n. 246 e BassanoPiù n. 8 del 16 febbraio 2013 in cui avremmo poi pubblicato le foto che documentavano e denunciavano tutte le costose dotazioni lì abbandonate «con "tanto" di scatole già riempite di materiali e quant'altro e chiuse con su scritte a pennarello le stanze di destinazione a Santorso», mai raggiunte. Le foto erano pubblicate con una semplice didascalia, che indicava anche il valore di massima del materiale se ricomprato...» e riportavamo che «l'accusa, che pure evidenzia "le spese di pulizia di locali semi abbandonati e il mancato smaltimento anche di rifiuti che potrebbero essere tossici", punta il dito contro gli altri sprechi da abbandono "perché per contratto tutto

Ospedale di Santorso ricco di vetrate vista piazzale quello che manca a Santorso viene obbligatoriamente comprato ex novo da chi gestisce il project ai prezzi e con le modalità dallo stesso stabilite"». Se il 4 marzo Daniela Carraro ci ha ricevuto, ad oggi, così come scrivevamo sul VicenzaPiù (e sui periodici “confratelli”) del 15 marzo riamaniamo «ancora sgomenti della sua reazione successiva, che abbiamo dovuto interrompere con decisione uscendo dalla direzione della Ulss 4 a Thiene, quando il direttore generale ha iniziato all'improvviso e poi continuato a parlare senza ascoltare a mo' dei poli-

animazione con ri i d an m co lle so Con i apparecchiature monitor e parti d telefoniche

“

tici strombazzanti dei peggiori talk show. Dopo aver sperato che ci chiamasse e ci riconvocasse per evitarci di scrivere quello che ora è giusto (necessario) comunicare non possiamo nascondere anche su carta, dopo la pubblicazione online, che siamo molto preoccupati che la gestione di una Ulss importante come la 4, sede dell'ospedale di Santorso costruito con un, a dir poco, discusso project financing, sia affidata a una persona come lei. Intollerante all'improvviso verso il direttore di un giornale che dall'8 di febbraio attende pazientemente le sue spiegazioni per i lettori, molti dei quali utenti della Ulss 4 … Tutto questo mentre più volte era andata verso la sua scrivania per cercare non si sa cosa, come in preda a uno strano nervosismo. E tutto questo accompagnato da una frase ripetuta più e più volte: «Perchè ha fatto le foto? Chi l'ha accompagnata? Se i locali erano aperti questo non vuol dire che lei potesse fotografare ...». Se quel 4 marzo era stato inutile appellarci ai diritti dei

cittadini e ai doveri del cronista, a Daniela Carraro, che avrebbe come referenti nel complesso mondo della sanità veneta politici importanti come Giancarlo Galan e Marino Zorzato, e che è diventata «famosa per la sua capacità di gestire i rapporti da quando ha detto su Il Giornale di Vicenza che il contratto del project financing di Santorso è meglio non darlo a cittadini e sindaci, perché incapaci di capirlo» chiediamo ancora una volta di chiarirci i perché di quegli sprechi e non solo. Perché aggiungiamo ora qualche domanda che ci è stata suggerita da visitatori a vario titolo dell’Ospedale (più) unico (che raro) di Santorso e che avremmo voluto rivolgerle se il 4 marzo fosse stata un pizzico più “pubblica” nella sua funzione. Signora Carraro dove sono e perché i pannelli fotovoltaici del tetto che sarebbero stati scardinati dal vento? Dove sono i televisori che l’associazione “Amici del cuore” avrebbe regalato ma che sarebbero ancora imballati perché il consorzio che ha “vinto” l’appalto per il project financing avrebbe intenzione di installare tv a gettone? Le risulterebbe che un noto primario dell’ex pronto soccorso di Schio ora in pensione avrebbe denunciato in una riunione pubblica de La Destra che «la pavimentazione di chirurgia a Santorso è a rischio di infiltrazione di rifiuti organici»? E ci tranquillizza sulla non credibilità dei timori paventati per l’innalzamento dei controsoffitti delle sale

Daniela Carraro esterne a quella operatoria di chirurgia quando gli appositi apparati ne espellono fuori l’aria, batteri inclusi? E, dopo l’incidente alle tubazioni, pure previsto da molti che ne temevano l’insufficiente resistenza alle pressioni contrattualmente fissate nel “contratto ignoto”, è a conoscenza di bagni e pavimenti in cattive condizioni? Se lei, di sicuro, non è responsabile di “eventuali” anomalie e mancate verifiche contrattuali, con altrettanta certezza ha il dovere di rispondere prima che le chiediamo anche se ha posto rimedio alla mancanza di privacy dei pazienti sia nelle sale del pronto soccorso che nelle loro stanze di ricovero, specialmente quelle a piano terra con stupendi vetri trasparenti verso l’esterno, se i “posteggiatori” del famoso parking di Santorso verranno protetti dalla prossima canicola dopo aver subito il freddo glaciale e se la mensa di fatto “nuova” dell’ex ospedale di Thiene verrà rifatta … Risponda, coraggio direttore generale. Mica lei è un caporale?

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Giornale chiuso in redazione alle ore 12.00 di giovedì 18 aprile 2013 Tiratura: 14.000 copie


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Cosa ne sarà del Nordest lo spiega Ilvo Diamanti di Martina Lucchin

«

Il Nord est è una memoria importante, non si può avere paura del futuro con il passato che abbiamo avuto noi». Ilvo Diamanti non accetta l'autocommiserazione di quella che sente come la sua terra, anche se non gli ha dato i natali, e che considera come la casa in cui tornare nella sua vita da "nomade", tra l'università "Carlo Bo" di Urbino e quella "Panthéon-Assas" di Parigi, dove insegna. Nella lectio magistralis, tenuta il 4 aprile nel terzo appuntamento organizzato dall'Accademia Olimpica sul tema della crisi economica e dei suoi risvolti, il sociologo ha condotto un'analisi accurata e realistica del passato, presente e futuro di quella che prima di tutto è un'area geografica, per poi essere un concetto con un significato più o meno precisato.

“Il mito del Nordest: da modello a definizione indefinita”: il titolo della conferenza è emblematico. Negli anni novanta il Nordest diventa «il luogo in cui la società si fa impresa...un'area che grida», è il simbolo di un modello di sviluppo economico, quello della piccola e piccolissima impresa, e di un potere politico emergente, quello della Lega, che protesta e si ribella al centralismo e alla dipendenza da Roma. Seguono dieci anni in cui il Nordest e i suoi rappresentanti progressivamente passano da una condizione di «centro economico e periferia politica» a motore da inseguire anche dal resto d'Italia, all'inizio del nuovo secolo. Oggi la crisi economica ha fatto sì che questo Nordest non esista più, sostiene Diamanti: «adesso siamo indefiniti, non abbiamo più delle caratteristiche specifiche. Siamo al pari delle tendenze nazionali». Le statistiche confermano, infatti, che, soprattutto per le generazioni più giovani, il lavoro indipendente non rappresenta più

quell'ideale di vita che era proprio di questa terra, surclassato da quello pubblico; l'uso del dialetto diminuisce; la sfiducia verso lo stato non è più una prerogativa solo leghista, ma è condivisa anche dal resto del paese. Insomma tutte le caratteristiche tipicamente del Nordest con gli anni della crisi si sono diffuse anche nel resto della penisola. E il simbolo più evidente di ciò è il cambiamento dell'orientamento politico. Il M5S è il primo partito del Veneto, così come lo è nel Nordovest e in molte altre zone. Il Nordest non è più la terra di contestazione politica e cambiamenti di una volta. Che fare quindi adesso che la nostra identità si sta via via svuotando di significato? Certamente non si deve cadere nelle definizioni che gli altri danno di noi, considera Diamanti. I dati Istat affermano che i suicidi per motivi economici non sono aumentati in questi anni. Per Diamanti, quindi, i media hanno una grandissima responsabilità nell’imporre all’opinione pubblica un nuovo

Ilvo Diamanti a convegno tipo di idea del Nordest, definito adesso come una «terra suicida». Ripartire, ricordando le nostre origini per dare vita ad una identità nuova ma altrettanto forte, è l’auspicio e mo-

nito di Diamanti, che conclude così: «Il mito del successo non può trasformarsi nel mito del suicido». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Una comunità virtuale contro la crisi (m.l.) Nella primavera del 2012 il Nordest viene colpito da una serie di suicidi. L’11 giugno, quindi, la Regione e l’Ulss 4 Alto Vicentino danno vita al progetto "inOltre: la salute degli imprenditori", un numero verde a cui le persone in difficoltà possono rivolgersi e dove trovano il sostegno e le indicazioni di una equipe di psicologi, coordinata dalla psicoterapeuta Emilia Laugelli che il 12 luglio ha presentato l’iniziativa a palazzo Nievo col prof. Gianpiero Turchi, referente scientifico del progetto oltre che docente alla facoltà di Psicologia dell'Università di Padova, e col capo di gabinetto della provincia Dino Secco. Ad oggi le chiamate arrivate da tutta la regione sono circa 600, riferisce la dottoressa, mentre sono una sessantina quelle provenienti dalla provincia di Vicenza. La crisi economica e la mancanza di lavoro sono i temi più ricorrenti. Chi alza però la cornetta

per chiedere aiuto non sono solo gli imprenditori. «Riceviamo chiamate con qualsiasi tipo di richiesta – dice Emilia Laugelli - e il nostro servizio è innovativo perché grazie ad una task force di persone che opera a Santorso indichiamo praticamente come risolvere i problemi. Siamo operatori di comunità in tutti i sensi». Al di là delle “situazioni drammatiche” che il team di psicologi si è trovati ad affrontare, molte persone quindi si rivolgono a questo servizio per trovare quel sostegno che non riescono a reperire nella comunità dove vivono. Ciò che la crisi economica sta rendendo sempre più evidente è che una società poco coesa e indebolita nelle sue strutture mette le singole persone in una condizione di solitudine e smarrimento. La mancanza di legami comunitari e familiari spinge a chiedere aiuto ad una comunità virtuale come quella dello sportello “inOLtre”. La

Si salvi chi può di Paolo Mele

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allito il maldestro (o malsinistro?) tentativo di creare una Serenissima Repubblica, sorretta da un Consiglio di 10 saggi, donne e grillini esclusi, il mancato Doge Napolitano, ha rimesso lo scettro al suo successore in cambio di un vitalizio che è riduttivo definire regale. Sta ora al nuovo presidente, ancora carico d'affanno per la corsa al Colle,

mettersi al timone di questo malandato Bucintoro per tentare di approdare ad un'idea di Governo, che non si riveli, come è avvenuto finora, una mera astrazione: i 10 saggi con le loro ovvietà riguardo le cause della crisi ed i mali del Paese, hanno dimostrato di non saperne di più di un qualsivoglia sprovveduto. Ma quello che serve, dicono, è un Governo di larghe intese, larghe come le braghe del nostro affamato Paese, ormai prossimo a precipitare nella voragine, anch'essa sempre più larga, di una crisi senza precedenti.

stessa dottoressa, infatti, sostiene che per risolvere questa situazione sia necessario «rendere più visibili i sostegni che sono messi a disposizione dai comuni e che magari le persone non sanno che esistono. È importante diffondere il messaggio che non si deve avere paura di chiedere aiuto e che la comunità lavora insieme per andare tutti verso lo stesso obiettivo. Serve poi una politica che rassicuri, che porti risorse nel territorio e che dia fiducia alle persone. Tornare a fare comunità è la cosa più importante». In tutto ciò anche la stampa ha un suo ruolo. «Il messaggio puro va veicolato nella forma giusta», afferma Laugelli che ricorda, ad esempio, come dei due suicidi avvenuti a Schio nel mese di marzo, solo uno poteva essere ricondotto alla crisi dell’azienda dell’imprenditore. La stampa, invece, non ha sottolineato abbastanza la differenza tra i due casi. Inoltre la maggiore co-

Un'iniziativa su cui, durante il derby presidenziale, si sono confrontati i “big” della nostra politica, da Berlusconi, rivalutato da Casini, che si è incontrato con Bersani prima e Renzi poi, allo stesso Renzi che ha mandato al quel paese la Finocchiaro, prima, e Marini, poi, ed è stato a sua volta rivalutato da D'Alema e così via. Le facce di gomma di sempre, meno credibili dei loro cloni sgommati. I protagonisti ideali di un Governo-spettacolo, tuttavia meno sagaci di quelli di un Crozza Show, che, tra l'altro, a differenza di loro, ci fanno ridere di più e ci costano meno. Nel frattempo la Nazione continua ad avere come Premier il patibolare

Emilia Laugelli col prof. Gianpiero Turchi e col capo di gabinetto della provincia Dino Secco pertura mediatica data ai suicidi, contribuisce da un lato ad una sovrastima e dall’altro ad una semplificazione della tendenza in atto. Per non parlare poi del rischio dell’«effetto Werther», ovvero dell’identificazione e succes-

siva emulazione dell’atto del suicidio, che dovrebbe portare i canali di comunicazione ad una ancora maggiore responsabilizzazione.

Monti-Jaruzelski, che, messe da parte le promesse elettorali, è andato avanti nel suo cammino riformatore. Lo Spread - ha detto - non è un virus e l'Italia non è un malato infettivo …. forse solo terminale. Il 3% delle famiglie italiane, quelle che detengono attualmente gran parte della ricchezza del nostro Paese, con cui lo stesso Monti è imparentato, dunque, possono stare tranquille. Col nuovo Presidente, dunque, siamo ad una “svolta”, anche se non si sa ancora se a destra o a sinistra. Comunque sia, speriamo che dall'Alto qualcuno sappia consigliare, a chi di dovere, la strada migliore. In Venezuela l'attuale Presidente Ni-

colas Maduro, durante la campagna elettorale, raccontava di sentire la voce di Chavez attraverso il canto di un uccello. Quale nobile “animale” guiderà la scelta del nostro futuro Premier, tenuto conto che nel panorama zoopolitico italiano i più diffusi sono i molluschi ed i parassiti intestinali? Chissà. Certo non saranno i posteri, bensì loro, i soliti “prosperi”, ad emettere l'ardua sentenza. Per noi, infatti, persone qualsiasi, in mancanza di improbabili cambiamenti radicali ed immediati, non resta che l'effimero salvagente del “si salvi chi può!”

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StranIeri, italiani oggi

Integrazione in Italia, come la vive una trentenne del Burkina Faso B.M.: «Non sempre tutto è negativo per noi stranieri»

di B.M.

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crivo queste due righe per raccontarvi come mi sono trovata qui in Italia. L’Italia per noi stranieri vista da fuori è uno stato di ricchezza, di salute e di speranza. Ricchezza non solo personale ma per tutta la famiglia. Per noi famiglia non è solo papa, mamma, sorella e fratello ma è tutto l’albero genealogico familiare. Perciò migrando in Italia abbiamo la possibilità di mandare dei soldi ai nostri familiari rimasti in Africa che tante volte non hanno la possibilità di mantenersi da soli perché il loro lavoro per la maggior parte agricolo non basta da solo e non li ricompensa se non in parte delle fatiche e dei mezzi impiegati per avere qualcosa di ritorno. Il Burkina Faso, uno stato nel centro ovest Africa da cui vengo io, invece

è visto da noi come uno stato da qui fuggire perché povero, con scarsissima speranze di avere un futuro migliore per se stessi e per la propria famiglia. Così nel lontano 1988 mio padre emigrò in Italia, poi fece venire mia madre e poi me e le mie sorelle. Non è stato facile per lui, ma mio padre ha voluto averci vicino dopo tante difficoltà. Siamo arrivati qui in Italia a settembre del 1993 con visto turistico. Ci siamo inseriti molto bene e molto facilmente perché abbiamo trovato delle persone di buon cuore che conoscevano già i nostri genitori visti come delle brave persone. Perciò tanti di loro sono stati e sono tutt’ora disponibili, dai vicini di casa ai compagni di scuola e perfino i dipendenti del comune in cui risiedo sono stati sempre gentili con noi. In queste poche righe vi voglio raccontare che non sempre tutto è negativo per noi stranieri. Quando i miei amici mi chiedevano all’inizio

da dove arrivavo dicevo il nome del mio paese ma a loro era sconosciuto come nei computer. Il Burkina non esisteva, dovevi cercarlo come Alto Volta (nome vecchio prima dell’indipendenza del 1960) e allora lo trovavi. Mi ricordo che all’inizio come tutti gli stranieri non capivo niente d’italiano, parlavo a gesti con i miei compagni e ridevo quando ridevano anche loro ma tutto questo non gli impediva di venire a prendermi con i loro genitori per accompagnarci a scuola, a fare i compiti, ai compleanni e a fare un giro nei centri commerciali. Ora mastico alla grande l’italiano e quando parlo la gente rimane stranita da come lo parlo perfettamente e mi chiedono da quando sono qui. Ho fatto qui i miei studi, qui ho avuto una bellissima bambina che ha 3 anni e ormai io ho più di trent’anni. Devo dire che da quando sono arrivata in Italia ho cercato di capire la lingua, di conoscere al me-

glio le persone con cui stavo e di essere d’aiuto a loro come hanno cercato di fare loro con me e con la mia famiglia. Non ho mai incontrato delle difficoltà che non si potessero risolvere con l’aiuto di qualche buona persona italiana. Sono molto contenta di essere immigrata qui e non in un’altro stato. Con mia figlia i miei vicini sono buonissimi. Quando sono uscita dall’ospedale dopo il parto mi hanno aspettato fuori casa per darmi i regali. Ero al settimo cielo contenta di essere sempre nei loro pensieri come loro nei miei. Una delle mie prime amiche italiane con la sua famiglia ogni volta che vanno in qualche mercato comprano per mia figlia dei vestiti, dei giochi e qualsiasi cosa che sanno che può farle piacere ed io ogni giorno ringrazio Dio di avermeli fatti conoscere. La scorsa settima le hanno comprato un libro da colorare che hanno tenuto a casa loro così quando la porto da loro l’aiutano a colorarlo. A volte le fanno anche da baby sitter molto volentieri. Io, le mie sorelle e mio padre abbiamo trovato delle brave persone con cui lavorare e con cui non abbiamo nessun tipo di problema, anzi siamo amici di tutti e non ci hanno mai fatto sentire diversi. Sono

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sì straniera ma mi sento più italiana che del Burkina Faso perché so più dell’Italia che del mio paese in cui rientro raramente. Spero che le difficoltà di lavoro che stiamo riscontrando a causa della crisi diminuiscano e che tutti gli stranieri capiscano che lì dove migrano quello diventa il loro paese e che dobbiamo cercare di instaurare un buon rapporto comportandoci secondo le regole per poter vivere meglio con tutti e soprattutto con noi stessi facendoci conoscere meglio. Quando lasci il tuo paese sai che non tutto può andare sempre bene. Perciò auguro tanto coraggio a tutti davanti alle difficoltà che prima o poi passano. Sono delle prove che dobbiamo cercare di superare e poi arriveranno le ricompense sempre grazie a Dio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Pilan di Sel è il primo promotore di “Integrare con lo sport” Il calcio “integra”: premiate a Verona Ma non polemizza sull’amnesia dell’annuncio dato in comune di un’iniziativa meritevole

di Edoardo Andrein

C

ominciamo dal fondo. Mattia Pilan di Sinistra Ecologia e Libertà ci tiene subito a precisare che «non vuole sollevare nessun tipo di polemica». Ma è orgoglioso allo stesso tempo di far sapere che il primo promotore di “Integrare con lo sport” sia stato proprio lui anche se ... dimenticato dall’assessore Umberto Nicolai che ha presentato il progetto a Palazzo Trissino. «È partito tutto da mia figlia, 12 anni, giocatrice del Vicenza calcio femminile e studente della scuola media Giuriolo: quando andavo a prenderla agli allenamenti mi chiedeva spesso come mai nemmeno una delle sue tante compagne di classe “straniere” facesse sport, sebbene nelle ore di educazione fisica dimostrassero doti atletiche di alto livello». In quel momento a Pilan, essendo un esperto conoscitore delle problematiche dell’immigrazione in quanto da sempre vicino all’Unione degli immigrati, è venuto in mente di attivarsi per realizzare l’idea di questo progetto di integrazione per sopperire alla carenza di mentalità e soldi delle famiglie straniere: «Ho contattato subito i dirigenti del Vicenza calcio femminile e l’assessore alla famiglia Giuliari che l’ha proposto a Nicolai e Variati: entrambi hanno capito immediatamente la valenza della mia proposta, utile per l’integrazione a Vicenza». Sel non sarà apparentato con la lista civica

di Achille Variati, dopo il “gran rifiuto” del sindaco uscente, ma un buon contributo alle politiche cittadine è riuscito a portarlo anche questa volta, sembrerebbe sottintendere la “pacata rivendicazione” del mite Pilan. Ma ora torniamo all’ufficialità. “Integrare con lo sport” partirà dando la possibilità a venti giovani ragazze di seconda generazione (cioè figlie di immigrati) dai 10 ai 15 anni residenti nella Provincia di Vicenza, di contribuire economicamente a pagare la quota di iscrizione e poter così permettere alle ragazze di praticare sport: un contributo fondamentale in questo periodo di crisi economica in cui le famiglie meno abbienti non pensano certo di investire i loro pochi risparmi in spese come lo sport per i figli. Alla presentazione del 5 aprile in comune di Vicenza erano presenti l’assessore allo sport Umberto Nicolai, il presidente del Vicenza calcio femminile Andrea Acerbi, il presidente regionale del calcio donne Paolo Tosetto e il presidente dell’Unione immigrati Moumini Malgoubri. Niccolai ha sottolineato “l’entusiasmo dell’amministrazione e l’impegno personale del sindaco Variati nell’appoggiare l’iniziativa” e le risorse per finanziarlo saranno prese dai 50 mila euro predisposti dalla Fondazione Cariverona per avvicinare al mondo dello sport i giovani, soprattutto le fasce più deboli o svantaggiate come i disabili o appunto gli immigrati. Saranno circa 10 mila euro destinati nel prossimo triennio 2013-2015 al progetto che coinvolge le ragazze che decideranno di cimentarsi nel

mondo del calcio femminile. Il presidente del Vicenza calcio femminile Acerbi ha spiegato come “la sua Società creda molto in questa iniziativa, per integrare i giovani vicentini e le ragazze con culture, religioni esperienze, diverse. Già ora le ragazze italiane sono desiderose di accogliere in squadra le amiche straniere”. Un rapporto di collaborazione che ha coinvolto anche l’Unione immigrati con Moumini Malgoubri che ha messo in evidenza come “i problemi dei cittadini stranieri in Italia siano sempre presenti e questo vale soprattutto per le ragazze che sono discriminate già nei paesi d’origine e fanno fatica a volte anche ad andare a scuola. Questo progetto può essere un aiuto per educare i genitori a mandare le ragazze a praticare lo sport e allontanarsi dalla strada e dalle brutte conoscenze”. Insomma continua la storia: anche attraverso lo sport ci può essere un futuro migliore per la nostra società. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mattia Pilan

ragazze vicentine figlie di immigrati

di Mattia Pilan*

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a foto accanto è stata scattata sabato scorso 13 aprile a Verona davanti all’Arena in piazza Bra, in occasione della premiazione del progetto Integrare con lo sport, con la partecipazione di una delegazione dell’Unione Immigrati di Vicenza e della società sportiva Vicenza Calcio Femminile, presente con oltre 50 atlete. Tale progetto è nato dalla constatazione che tra le ragazze che praticavano questo sport non vi erano figlie di immigrati provenienti da paesi extra-europei: ci siamo chiesti quali erano i motivi di questa assenza, meno evidente in campo maschile, e la risposta che ci siamo dati è stata che i motivi erano sia di ordine economico che culturale. Le ragazzine provenienti da famiglie di immigrati scontavano primariamente una mancanza di risorse economiche dovute all’incalzare di una crisi che ha colpito in modo pesante le fasce più deboli della società, ed in secondo luogo un’arretratezza culturale che vedeva le donne relegate ad un ruolo casalingo che mal si conciliava con la pratica sportiva. Il progetto ‘Integrare con lo sport’ si è quindi posto l’obbiettivo di rimuo-

vere le cause economiche che fungevano da ostacolo alla partecipazione delle ragazze della ‘seconda generazione’ di immigrati, cercando altresì di rimuovere anche gli ostacoli di ordine culturale attraverso i contatti con i rappresentanti delle comunità presenti nel territorio. Questo progetto si è quindi realizzato con la collaborazione della società sportiva Vicenza calcio femminile e dell’Unione Immigrati di Vicenza con il Comune di Vicenza, che ha finanziato l’iscrizione alle attività sportive di una ventina di ragazze appartenenti alla seconda generazione di immigrati. Faccio notare, per inciso, che le ragazze nella foto sono nate in Italia e vivono qui da almeno 10 anni, ma non hanno diritto alla cittadinanza italiana, perché nel nostro paese, a differenza di molti altri paesi europei, non è riconosciuto il cosiddetto Ius soli, ovvero il diritto di acquisire la cittadinanza del paese in cui si nasce. * Responsabile immigrazione Sinistra Ecologia e libertà © RIPRODUZIONE RISERVATA


Vita Gay Vic ent ina

19 aprile 2013 pag 6

Dal 3 aprile sotto la Basilica Palladiana: “Princesa” la transessualità in fotografia Intervista al fotografo vicentino Marco Zorzanello

di Silvia Dalla Rosa

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e vi capita di venire in centro in queste settimane per approfittare della nuova pedonalizzazione di Corso Fogazzaro, tra le bellezze della Basilica Palladiana restaurata e lo struscio, non fatevi mancare la visita alle esposizioni “Art Coming Out” legate al Vicenza Pride organizzate da Metamorfosi Gallery. Art Coming Out vuole creare un dialogo, un’apertura, nei confronti dei temi dell’omossessualità e dell’identità di genere: in tutto sono quattro le mostre monografiche, diverse tra loro per modalità espressive, ma accomunate dall’argomento trattato. La prima mostra di Barbara Fragogna al Bar Le Colonne

in Piazza dei Signori è ancora allestita. Quella di Zorzanello chiuderà il 21 apirle. Dal 24 aprile al 12 maggio Valentina Rosset esporrà al Caffè Garibaldi“Play more!”e Constantin Migliorini chiuderà la rassegna con “Esisto” dal 10 maggio al 2 giugno al Bar Lioy. “Princesa” è l’ultima esposizione inaugurata il 3 aprile al Bar Borsa in Piazza dei Signori (sotto la Basilica), che vede protagonista il tema della transessualità. Le fotografie esposte sono di Marco Zorzanello, che ha immortalato alcuni momenti di vita quotidiana di quattro persone e del loro modo di vivere la propria identità. Marco, da dove nasce l’urgenza di parlare di transessualità? Non parlerei di urgenza in quanto non vi è un momento preciso in cui ho deciso di parlare di transessualità e nemmeno una ragione particolare

che mi ha spinto a impegnarmi su questo argomento. Vi è stato piuttosto negli anni un avvicinamento prima al mondo omosessuale e di riflesso a quello transessuale. Un appropinquarsi fatto di chiacchiere e curiosità nei confronti di quel che giudicavo un modo sconosciuto, raccogliendo nel tempo informazioni, dettagli, interessi che hanno trovato il loro naturale sfogo in questo progetto realizzato con la scusa di partecipare ad un concorso fotografico nazionale nel 2008. Come hai conosciuto queste persone? Ho incontrato Nicole, Marcella, Laurella e Cristian a Roma in occasione dell’annuale incontro del Coordinamento Nazionale Transessuali tenutosi durante il Gay Pride del 2008. I contatti necessari per poter essere accolti e accettati mi furono dati attraverso un lungo passaparola

partito da alcuni amici che mi ha permesso di conoscere associazioni che si occupano dei diritti dei Trans, Gay e Lesbiche, in particolare il Circolo Pink attivo a Verona. Dopo aver presentato ufficialmente il mio progetto all’intero Coordinamento Nazionale Transessuali, Nicole, Marcella, Laurella e Cristian si sono offerti prestandomi la loro immagine e raccontandomi la loro personale esperienza. Ha avuto difficoltà nell’approcciare le loro vite? Nessuna. Questo perché ho avuto la fortuna di incontrare persone disposte a raccontarsi e con la voglia di parlare della propria identità in modo libero e orgoglioso. Che reazione hanno avuto Nicole, Marcella, Laurella e Cristian ai tuoi scatti? Positiva. Felicità di potersi raccontare, di poter parlare della propria

normalità scevra dell’esibizionismo da parata che l’opinione pubblica collega ai transessuali, il bisogno di rappresentare la propria intimità quale semplice, comune e spontanea, in breve, simile a quella della maggior parte delle persone. Cos’è la diversità secondo te? Accettazione. Marco Zorzanello è nato a Vicenza nel 1979. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università Cà Foscari di Venezia e specializzato in fotografia di reportage all’Istituto John Kaverdash di Milano. Tra le principali pubblicazioni vi sono quelle con Io Donna, ANSA.it, Domus, Casabella, l’Unità, Manifesto, Liberazione, Carta, Scarpdetennis, TerraSanta, Terredimezzo, Il Giornale di Vicenza, Vicenza Più, e le collaborazioni con Sky Red Tv e Canale 68 Veneto, Comune di Vicenza, Acque Vicentine e altre aziende e studi di Vicenza. Nel 2010 promuove e sviluppa con Marco Dal Maso il network multimediale caalma.org ed espone presso lo spazio Lamec della Basilica Palladiana e nel 2011 presso la galleria ViArt di Vicenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Pasolini: artista e omosessuale di Mattia Stella

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ra il 29 ottobre 1949 quando nelle colonne de “L’Unità” comparve la notizia dell’espulsione di Pasolini dal Pci.: “Prendiamo spunto dai fatti che hanno determinato un grave provvedimento disciplinare a carico del poeta Pasolini per denunciare ancora una volta le deleterie influenze di certe correnti ideologiche e filosofiche dei vari Gide, Sartre e di altrettanto decadenti poeti e letterati, che si vogliono atteggiare da progressisti, ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della generazione borghese.” Pier Paolo Pasolini (05/03/192202/11/1975) è stato a mio avviso il più importante intellettuale italiano del XX secolo: scrittore, poeta, regista, giornalista e pittore. Tuttavia la bellezza delle sue opere e la ricchezza delle sue analisi passarono

sempre in secondo piano rispetto al suo essere “diverso”, omosessuale e controcorrente. In vita non smise mai di smascherare le contraddizioni e la nefandezza di una società che lo rinnegava in ogni modo possibile, subendo una vera e propria persecuzione giudiziaria: oltre 42 tra denunce e querele (28 solo per il film “Il Decameron”), dieci processi (di cui solo uno come parte lesa per l’uccisione del fratello nella strage di Porzus) e tante cause civili. Il suo amore per il nostro paese si manifestò in un critica dura nei confronti della borghesia e delle nuove generazioni, infatti fu tra i primi a sostenere che il “maggio” studentesco italiano era nei fatti una rivolta della borghesia contro se stessa. Dopo i fatti di Valle Giulia, Pier Paolo scrisse un pamphlet, comparso in anteprima su “L’Espresso”, non integralmente, dal titolo: “IL PCI ai giovani!!”, dove polemicamente scrisse: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpa-

tizzavo coi poliziotti! Perché I poliziotti sono figli di poveri. Vengono dalle periferie, contadine o urbane che siano.” E ancora: “Per questo provoco i giovani: essi sono presumibilmente l’ultima generazione che vede degli operai e dei contadini: la prossima generazione non vedrà attorno a sé che l’entropia borghese”. Il Pasolini “perturbatore della quiete” sentiva il bisogno di un colloquio/scontro con il pubblico, la sua sfida cronica era rivolta alla omologazione di costume e alla moralità, estremizzando il poeta in un “contro tutto e tutti”, forte e sottile allo stesso tempo. Numerose furono le aggressioni fisiche che Pier Paolo subì senza denunciare mai, fino alla sua morte brutale e violenta la notte del 2 novembre 1975, sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. L’omicidio fu attribuito al diciassettenne Pino Pelosi, che si dichiarò colpevole e durante il processo a suo carico affermò: “C’era la RAI con 2 telecamere, ma anche un casino di gente

tutt’intorno, e le mamme dei miei amici che mi circondavano con una corrente di simpatia, questo lo sentivo perché mi gridavano con compassione, qualcuna piangeva e mi gridavano “Bravo Pino!!”, “ A Pi’, resisti!”, “Pino hai fatto bene!”. Ma Pier Paolo Paolini fu odiato non solo per quanto scriveva e documentava, ma sopratutto per la sua omosessualità mai celata, sempre presente nel quotidiano quanto nei suoi lavori, fino ad essere detestato anche da alcuni suoi colleghi gay, ma poco dichiarati, come ad esempio dal regista Visconti. Allo stesso tempo, Pasolini non visse la propria condizione serenamente, tanto da dichiarare : “ Io ho sofferto il soffribile, non ho mai accettato il mio peccato, non sono venuto mai a patti con la mia natura e non mi ci sono mai abituato. Io ero nato per essere sereno, equilibrato e naturale: la mia omosessualità era in più, era fuori, non c’entrava con me. Me la sono sempre vista accanto come un nemico, non me la sono mai

sentita dentro”. Il critico letterario Walter Siti scrisse che la sessualità di Pasolini oscillava tra due poli estremi: “eros e agape”, tra l’amore sessuale e l’amore “sublimato in amicizia”, ma il soddisfare i propri sensi non quietava il poeta, affranto dall’idea di voler essere padre, a causa del consolidato potere che la vita rurale esercitava in lui. In “Supplica a mia madre” Pasolini giunse ad autoflagellarsi, dichiarandosi incapace di definirsi un vero figlio, la sua omosessualità recò in lui un forte senso di colpa, ma allo stesso tempo era motivo di un’infinita sete di amore, anzi di amori: quelli descritti nelle sue opere, ritratti nei suoi film e ricercati tra le vie della sua Roma, fino all’ultimo giorno della sua vita. Pasolini scosse l’Italia della seconda metà del ventesimo secolo, egli fu: artista, pensatore, maestro e, solo poi, omosessuale. © RIPRODUZIONE RISERVATA


Vita Gay Vic ent ina

19 aprile 2013

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Il mio compagno è (già) padre di Anna Barbara Grotto

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o incontrato una coppia di ragazzi di Vicenza - N. e P.- ed ho chiesto di raccontarci la loro storia: uno dei due, infatti, ha già un figlio, avuto da una precedente relazione eterosessuale. È la storia di tante coppie e dell’associazione Rete Genitori Rainbow, che unisce genitori ex-etero, i loro figli, i precedenti partner, ed i partner attuali. Io, però, non ho voluto chiedere a P., il padre, qual è stato il suo vissuto, da quando è diventato genitore assieme alla sua ex-compagna a quando ha scoperto di essere omosessuale ed ha iniziato a costruire un nuovo tipo di rapporto con lei, fino ad incontrare l’amore di un altro uomo. Ho voluto, invece, focalizzarmi su N., l’altro protagonista. M’interessa quanto succede nel cuore e nella testa di un uomo che si innamora di un altro uomo che poi scopre avere già un figlio. Comincio con una domanda banale per rompere il ghiaccio, e gli chiedo di raccontarci innanzitutto del loro primo incontro. Come a tanti succede, galeotta fu la chat: “Ho conosciuto il mio compagno più di tre anni fa in una chat gay; avevo voglia di chiacchierare con persone nuove ed ad un certo punto iniziai a chattare con P.; mi piaceva quello che scriveva e il suo approccio discreto. Abbiamo chattato per qualche settimana, senza mai vederci, poi ci siamo incontrati in un bar per un caffè. Scoppiò la scintilla!”. A questo punto mi viene spontaneo chiedergli se ha saputo subito che l’uomo di quel colpo di fulmine fosse padre.

“Quasi subito seppi che era sposato (ora è separato legalmente) - mi risponde - e dopo un po’ mi mise a conoscenza del fatto che fosse anche padre. Accolsi entrambe le rivelazioni con rispetto perché mi colpì il fatto che non cercasse la trasgressione o un rapporto parallelo, ma un confronto sull’omosessualità e sulle relazioni gay. Continuai a chattare con lui per questo motivo. Mi dava l’idea, poi confermata, di essere una persona in cerca, come me, di un rapporto profondo e duraturo.” Chissà cosa si prova dopo una rivelazione del genere. Mi risponde, in maniera molto sincera, di essere rimasto sorpreso e che cercò di avere informazioni sul figlio e su che tipo di rapporto avesse con lui. Ma che tutto cambiò e s’illuminò di una luce nuova quando conobbe G. (il bimbo, che ora ha 5 anni): “Rimasi senza parole per l’emozione, e fu allora che presi profonda consapevolezza del suo essere padre!”. Di fronte a quest’affermazione è palese la forza dell’amore genitoriale, capace di dare un senso, un equilibrio e una serenità anche a situazioni che di primo acchito paiono difficili da affrontare. E allora mi e gli chiedo cosa pensa di una sua possibile genitorialità biologica.

“Sì, c’ho pensato, ma ho anche capito che per essere un padre gay (o una coppia di genitori omosex) bisogna aver affrontato la propria omofobia interiorizzata ed essere molto forti per sopportare le pressioni di un contesto sociale parecchio omofobo.” Il discorso vira verso scelte che molte coppie omosessuali fanno, ovvero di rivolgersi a tecniche di procreazione assistita per avere figli; nel caso di aspiranti papà, la tecnica è la GPA, ovvero “Gravidanza per altri”. “Ne abbiamo parlato ma non siamo andati oltre. Crescere un figlio non è semplice e per una coppia omosex prevede un continuo coming out che può essere fonte di stress.” Mi interessa approfondire quest’aspetto con lui: mi ritrovo a parlare con una sorta di genitore adottivo (e dico “una sorta di” solo ed esclusivamente perché per la legge italiana tutto è ancora nebuloso in fatto di diritti e doveri lgbt), e vorrei capire qual è, secondo il suo sentire, la differenza fra un figlio desiderato all’interno della coppia ed un figlio “acquisito”. “La differenza… - si prende un po’ di tempo per organizzare le idee un figlio desiderato prevede una preparazione mentale ed affettiva, durante i 9 mesi della gravidanza,

alla paternità o maternità. Un figlio acquisito è un rapporto nuovo da tessere contemporaneamente alla costruzione dell’idea di paternità/genitorialità. Con il figlio del mio compagno ho un buonissimo rapporto, passa con noi metà della settimana. Parliamo, giochiamo, ci confrontiamo, ci vogliamo bene. Per lui sono il fidanzato del papà e un grande compagno di giochi. Sono anche

So però di altri genitori che vivono situazioni di difficoltà tali da non poter vivere l’omogenitorialità serenamente.” Inevitabile chiedergli come riescano a vivere la loro quotidianità, i rapporti coi vicini, con la scuola del bimbo, il rapporto con l’ex moglie del suo compagno. Ma anche come il suo compagno, divorziato e con un figlio, è visto dai suoi amici e famigliari.

l’adulto da cui va in cerca di risposte alle sue “grandi” domande. Sono un co-papà, visto la quantità e qualità di tempo che passa con noi, anche se G. (il bimbo) ha chiari i ruoli di suo padre e sua madre.” So che esistono varie associazioni Lgbt, che affiancano diversi percorsi di vita: AGEDO è l’associazione dei genitori con figli omosessuali, Famiglie Arcobaleno è l’associazione di coppie omosessuali che decidono insieme un percorso di genitorialità, mentre Rete Genitori Rainbow riunisce coppie con figli da precedenti relazioni etero. Gli chiedo qualcosa di più. “Verso la fine del primo anno di convivenza - mi racconta - abbiamo sentito la necessità di confrontarci con altri genitori nella nostra stessa situazione, abbiamo cercato in rete ed abbiamo trovato l’associazione di volontariato Rete Genitori Rainbow che offre servizi di supporto ai genitori (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) con figli nati da precedenti relazioni eterosessuali, oltre che alle figure a loro collegate da vincoli di parentela o relazione. Il sito dell’associazione è www.genitorirainbow.it. Nel territorio vicentino la realtà omogenitoriale non si differenzia molto da quella degli omosessuali o transessuali senza figli, nel senso che tutto è vissuto non in maniera così aperta. Insomma non siamo in Spagna o in Olanda in cui tutto è alla luce del sole perché in quei Paesi vi sono leggi che tutelano le diverse forme di famiglia. Comunque conosco direttamente una ventina di coppie del Triveneto che sono abbastanza integrate nel loro territorio.

“Tutto sommato la nostra quotidianità è serena, i vicini ci rispettano, gli insegnanti (che sono a conoscenza della situazione) sono corretti e con la ex moglie del mio compagno c’è una rapporto civile in cui si cerca di salvaguardare il benessere del bimbo. E per quanto riguarda come vivano i miei cari il mio compagno, beh posso dire che è visto “normalmente” e suo figlio è considerato dai miei genitori alla pari degli altri nipoti. I miei fratelli sono tranquilli. Gli amici hanno accolto affettuosamente sia P. che G.” E allora dicci una cosa bella e una cosa meno bella di avere un compagno già padre. “Una cosa bella è il gioco, giochiamo un sacco (ora siamo alla fase del calcio) è questo mi mette un sacco di gioia. La cosa meno bella è affrontare a volte la curiosità eccessiva di alcune persone.” Insomma è chiaro una volta di più che i problemi non sono all’interno di queste famiglie né nei rapporti stretti, ma sempre all’esterno delle dinamiche affettive. A questo punto, vorrei concludere con un pensiero da rivolgere ad altre coppie gay o lesbiche vicentine che vivono la medesima situazione. Glielo chiedo, e mi piace ciò che N. mi risponde: «Alle coppie, ma soprattutto a quei genitori che si scoprono omosessuali dopo essere diventati genitori, consiglio di uscire dall’isolamento. Non siete soli. L’unione fa la forza e la forza aiuta a superare gli ostacoli!». © RIPRODUZIONE RISERVATA


19 aprile 2013 pag 8

Ronzìo d’Api

L’associazione delle piccole e medie imprese stacca una sorta di ticket mediatico a beneficio della giunta comunale di Vicenza. Ma dai corridoi di viale Crispi intanto emergono timori e incognite: a partire dall’uso dei fondi per l’università berica

di Marco Milioni

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uando a metà aprile il presidente di Apindustria Flavio Lorenzin ha sottoscritto quell’accordo col comune di Vicenza i membri del consiglio direttivo dell’associazione dei piccoli imprenditori hanno salutato con favore l’iniziativa; anche per il lustro che la stessa comporta. Ma pare che nel frattempo dalle parti di via Crispi si sia levata qualche perplessità. Ma per un portale del genere dedicato alla promozione turistica non c’è già quello del consorzio di promozione turistica Vicenzaé? E non c’è poi anche quello della Regione Veneto che comunque promuove anche il Vicentino. Come saranno spesi quei soldi che stando alle dichiarazioni di stampa saranno in capo al budget dell’associazione? A chi sarà affidato l’incarico e quanto costerà veramente? C’è il rischio che il tutto non sia stato concepito come un semplice tributo di visibilità al-

l’attuale giunta? Vicenzapiu.com in un lancio del 9 aprile 2013 riporta le dichiarazioni del presidente di Apindustria Flavio Lorenzin: «Crediamo molto in questo progetto... per lo sviluppo non solo del turismo ma anche del tessuto economico della nostra provincia; e in associazione abbiamo le risorse e le figure adatte per portare avanti il progetto. Come facciamo noi infatti quando ci spostiamo per lavoro, così fanno anche i nostri clienti e fornitori quando vengono da noi: dedicano un giorno agli affari e cercano di ritagliarsene un altro da dedicare alla visita delle città in cui si trovano». Gli fa eco il sindaco di Vicenza, il democratico Achille Variati: «Il turismo sarà sempre più determinante nel creare ricchezza, opportunità e crescita per il nostro territorio... Nel passato ci siamo dedicati più spesso all’impresa che al turismo, ma in epoca di crisi è il turismo che torna ad essere di grande attualità. Le prossime amministrazioni dunque sempre di più dovranno puntare su questo settore, con capacità anzi di anticipa-

zione degli eventi». Un chiarimento sul fatto che nelle intenzioni www.turismo.vicenza.it non sarà il solito doppione interviene il consigliere comunale con delega alla innovazione Filippo Zanetti (Lista Variati): «Il valore aggiunto di questo nuovo portale... sarà il carattere di complementarietà rispetto a tutti gli altri strumenti on line che offre la città. Non vuole infatti essere l’ennesima iniziativa, ma il punto di convergenza, organizzato e curato, di quelle esistenti». Ma perché non implementare il tutto in un’unica e più attrezzata piattaforma come fanno in Francia per esempio? Questo Zanetti a metà di aprile non lo ha detto. Ma intanto in seno ad Apindustria i dubbi si moltiplicano. Dal passato recente infatti emerge proprio una seconda questione sospesa che riguarda il cosiddetto Progetto Università 2009. A partire da quell’anno infatti Apindustria chiede ai suoi associati un piccolo contributo per una iniziativa che nel volgere di alcuni mesi si dovrebbe concretizzare in un sostegno alle attività

universitarie nel capoluogo berico. Secondo una serie di rumors usciti da Galleria Crispi infatti la questione peraltro era stata affrontata proprio da Api durante una delle ultime assemblee del 2012 quando alcuni associati chiesero conto dell’esito del progetto e dei fondi ad esso assegnato. All’epoca si registrò la risposta della vicepresidente Maria Menin (che per di più ricopre la carica di amministratore unico di Aim Valore Ambiente; il che evidenza una liason con palazzo Trissino), sua la delega alla formazione. La quale se ne uscì con una risposta considerata sibillina da alcuni suoi. In soldoni i fondi del progetto (al momento l’entità è incerta) sono bloccati perché «l’Università continua a richiedere... un impegno da parte dell’associazione» senza considerare un utilizzo degli stanziamenti

«Altri causarono quel buco da oltre 600mila euro in Joy Volley Vicenza» (m.m.) Quando Giovanni Coviello parla della cessione del “suo volley” alla compagine di imprenditori «che lo ha fatto finire come lo ha fatto finire» ribadisce ogni volta lo stesso concetto. La società che possedeva la squadra di serie A, di serie B e tutto l’enorme vivaio pluriscudettato fu ceduta in condizioni normali per quella che è un’attività sportiva legata alla passione, tra l’altro gratuitamente e per giunta con un grande patrimonio di fatto in titoli sportivi e in proprietà dei cosiddetti cartellini. Il declino è arrivato «per opera o per scelta» di altri. L’ingegnere però si dice anche stufo di «dover sentire a destra e a manca, a partire da certi media, chi sostiene il contrario quando invece le carte parlano chiaro mentre non si sa bene che fine abbia fatto il patrimonio sportivo». E le carte cui fa riferimento l’ex patron del volley berico, dopo quelle riportate nel servizio pubblicato sul numero precedente, si chiamano «Stato passivo dei creditori» e indicano i debiti lasciati «non dalla mia gestione ma da quella di chi mi ha seguito» ovvero quella relativa alla società Joy Volley Vicenza srl da parte

dei nuovi titolari Mario Novello, Franco Ferappi, Claudio Mapelli, Fabrizio Padrin e Piero di Stefano. Compulsando l’elenco vidimato dal giudice Giuseppe Limitone ed elaborato dal curatore Roberto Beghetto cifre e nomi non mancano. Come al solito l’elenco in questi casi è suddiviso in crediti chirografari (ovvero con poche chance di successo nella rivalsa verso il fallito) e privilegiati che hanno garanzie di maggior spessore magari anche grazie a beni congelati dall’autorità giudiziaria. Sul piano pratico però poco cambia perché i debiti sempre debiti sono. Ma chi sono i creditori? A parte Stefania Paccagnella, il cui credito di 80.000 euro comprende presumibilmente una parte della stagione precedente, in cui, comunque, i nuovi soci erano già attori importanti, e Ivana Curcic, il cui avere di 25.000 euro circa faceva parte di un residuo che i nuovi gestori si erano accollati firmandolo in Lega volley, sono molte le persone fisiche, per la maggior parte giocatrici e tesserati dell’ultima stagione quella “firmata” dai nuovi proprietari, a vantare crediti da 50.000 fino a scendere a cifre più basse. Tra tutte le atlete

spiccano per ammontare del “buco” subito, tipicamente a cinque cifre, Petya Tsekova, Elisa Muri, Isabella Zilio e Ivana Popovic. Tra i tesserati (allenatori e dirigenti) dell’ultima stagione ci sono “con importi notevoli Mauro Marasciulo, Maurizio Baraldo, Gaetano Capasso, Dario tagliabue, Matteo Scodro, Paolo Mutterle” e anche il vecchio “custode” Paolo Berton. Spicca per altri versi l’assenza tra i creditori di Claudio Bianchi, “probabilmente saldato”, ma risaltano anche altre voci tra cui 7.000 euro dovuti allo stesso Coviello, i 9.000 e rotti alla Gold Sport srl, i 2.400 per l’Ac Hotel, i 25.000 euro per i due figli dell’ingegner Coviello nonché gli 11mila dovuti ad Angela Mignano moglie dello stesso Coviello. Avanzano un migliaio di euro Publivicenza srl, 15.000 il Ristorante Giada, oltre 12.000 la Popolare di Marostica, 13.000 la Ecolux srl, 9.000 la Vodafone. Ci sono poi 25.000 euro di «buco» lasciato sul groppone della controllante di Tva Vicenza ovvero Videomedia e gli oltre 27.000 euro dovuti alla famiglia Zanconato di Arzignano per le trasferte in pullman non pagate. Oltre a

debiti vari verso le aziende di fornitura di energia, tra cui Aim, e 17.000 euro di affitti non versati alla Più Investimenti, una società a maggioranza della famiglia Coviello a cui facevano capo le proprietà di alcuni appartamenti affittati alla Joy Volley Vicenza e che ha dovuto alzare ugualmente bandiera bianca per quanto non incassato.

alternativo a quanto previsto «dal progetto originale». Ma perché si sarebbe deciso un utilizzo diverso? E perché ci sarebbe stato questo intoppo? Ha senso pensare che parte di quei fondi destinati al progetto universitario siano stati destinati al portale turismo di cui si dà notizia proprio poco prima delle amministrative di maggio? Fra l’altro sempre durante quel periodo in Api gli associati sollevano altre perplessità. Nel mirino stavolta finisce il Centro Api servizi, la sua pesantezza a livello di bilancio e in quest’ultimo ambito gli alti costi tributati al servizio paghe rispetto alla platea delle imprese realmente servite. Una magagna che non avrebbe fatto dormire sonni tranquilli a molti associati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

«I conti presentati dal curatore - conclude Coviello - sono chiari e parlano di buchi di rilevante entità lasciati da chi mi ha, prima, accompagnato ed esautorato e, poi, seguito, e non dal sottoscritto: 204.000 euro per i chirografari e 400.000 euro per i privilegiati. Totale 600.000 euro e passa. Ora sarebbe simpatico sapere che cosa frulli per la testa dei responsabili di questa situazione e, soprattutto, dell’espropriazione fatta, non solo a me, fisicamente e moralmente, ma soprattutto alla città di un bene sportivo così grande e sparito nel nulla».

Franco Ferappi, Mario Novello e Angelo Mapelli

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19 aprile 2013

Il Carroccio armato di Filippo Zenna

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osiani contro Bossiani. Ormai è guerra dentro il Carroccio e – nonostante le smentite – si fa largo la suggestione di un nuovo partito che il senatur vorrebbe creare per dare sfogo e rappresentanza ai tanti dissidenti, nonché ai suoi fedelissimi, trentacinque dei quali espulsi dall’assemblea di Noventa Padovana dello scorso 13 aprile. C’è troppa acredine ed una distanza enorme tra le parti. È il vecchio contro il nuovo di un partito che si fondava su un’identità chiara e che invece viaggia verso il distacco dalle istanze del popolo. C’è chi prova a sorvolare sulle frizioni, chi addirittura finge che non esistano e chi invece ci preme su insistendo sulla necessità di cambiamento all’interno della Lega Nord. Il senatur non ha più l’appeal di un tempo ed i 150 fedelissimi di Noventa, che han contestato ferocemente Tosi, non rappresentano di certo i desideri del popolo padano. Sono una parte, tra l’altro marginale, di un partito che invece guarda a Tosi con benevolenza. Sulla questione si esprime Carlo Rigon, segretario della Lega Nord di Vicenza. Parte in diesel – «Avrei poca voglia di parlare di quest’argomento perché siamo concentrati in campagna elettorale e mi disturba che l’attenzione mediatica si concentri su episodi che non hanno nulla da condividere col progetto amministrativo di Vicenza» – poi si lascia andare e pubblicamente riconosce la propria posizione

tosiana. Senza nominare mai né il segretario né Umberto Bossi, ma lasciandolo intuire attraverso le dichiarazioni forti e decise: «Quello che è accaduto a Noventa Padovana è davvero antipatico: il confronto ci sta, ma le sceneggiate e le finte tragedie non si addicono allo stile che ci ha sempre contraddistinto. L’impressione è che sia stato tutto cercato, voluto nel tentativo di mettere in difficoltà il movimento». Insomma, secondo Rigon la protesta dei bossiani sarebbe stata orchestrata proprio per alimentare il pubblico dibattito e minare l’immagine del Carroccio: «Chi protesta in un certo modo va a ledere il partito. Non li chiamerei nemmeno bossiani, sono solo opportunisti», rincara Rigon, che poi non fa mistero della sua posizione: «La Lega ha iniziato un percorso che la sta portando a cambiare pelle. Si è passato da un capo unico che prendeva decisioni col suo stretto entourage e richiedeva truppe di soldati fedeli, che obbedivano senza mai ragionare. Ora, invece, siamo entrati in una fase

più partecipativa con richiesta di contributi significativi. È un percorso obbligato, il movimento deve ascoltare le istanze della gente». Rigon condivide Tosi a 360 gradi, pure sulle espulsioni: «Chi si pone in maniera plateale contro il movimento, danneggiandone l’immagine, è sempre stato espulso dalla Lega. Non è una questione di adesso e non è giusto strumentalizzarla». Sulla stessa linea d’onda Antonio Mondardo. Il tesoriere regionale è più “diplomatico” nelle esternazioni, ma il concetto è lo stesso. Parte da una premessa Mondardo: «Le vicende interne dovrebbero restare tali. Capita in ogni famiglia che ci siano screzi, ma quando certe azioni diventano eclatanti vanno a ledere l’immagine del partito». Poi la presa di posizione a favore di Tosi: «Siamo una fase di evoluzione del movimento, c’è bisogno di allinearsi. C’è chi accetta e chi no questo tipo di soluzione. Io trovo necessario seguire la strategia di cambiamento. Chi contesta questa scelta probabilmente non capisce che coi

vecchi messaggi non siamo riusciti a convincere gli elettori , perdendo molto consenso». Ermetico, forse troppo Attilio Schneck. Il commissario governativo della Provincia di Vicenza non si sbottona nemmeno un istante, fa soltanto appello al senso di responsabilità che ogni buon leghista dovrebbe avere: «Chi è Lega è Lega e non prende alcuna posizione, va avanti per la sua strada». Troppo aleatoria come premessa, ma Schneck non cade in tranelli e non sviscera il suo orientamento: «Ognuno – continua – si faccia il proprio esame di coscienza per capire cosa vuole dal movimento. Una causa giusta non si perde per piccole fregnacce. Non siamo per l’autonomia e per l’indipendenza, chi non lavora per questi obiettivi non può considerarsi un leghista». E guai a parlare di fronti che si fanno la guerra: «Non esistono bossiani o tosiani. Non mi pare ci siano fratture così marcate. Noi siamo la Lega, punto». E sulla rissa di Noventa Padovana tra Goisis e Bragantini un commento chiaro: «I cretini ci sono ovunque». Da che parte stia il commissario della Provincia di Vicenza si fa fatica a comprenderlo. Stando alle sue parole non esistono

Roberto Maroni e Umberto Bossi, amici nemici

Luca Zaia e Flavio Tosi, abbracci dimenticati

Ipab, la storiaccia infinita (f.z.) Un anno intero dall’Accordo di programma firmato in Regione, ma l’Ipab resta ferma al palo. Tutto fermo nell’attesa che la direzione attività ispettiva della Regione Veneto completi le indagini su richiesta dell’assessore al sociale Remo Sernagiotto. Il clima s’è un po’ stemperato dopo il

fuoco incrociato di polemiche e dichiarazioni tra febbraio e marzo, ma l’acredine non s’è spenta nemmeno dopo la querela per diffamazione presentata da Giovanni Rolando, presidente dell’ente vicentino. L’astio resta forte, così come la sensazione che dietro i faldoni di carte riFesta del gelato alla Ipab con Rolando

chieste dalla Regione ci sia un disegno politico orchestrato dal pidiellino Sernagiotto. L’ultima richiesta in ordine temporale ha acuito il sentore. Dopo aver passato ai raggi X bilanci e documenti dell’Ipab la direzione ispettiva regionale ha chiesto delucidazioni sul centro diurno Villa Rota Barbieri, di proprietà del Comune ma con gestione delegata ad Ipark spa, una società partecipata dell’Ipab. Un nuovo flusso di informazioni è pronto a viaggiare verso palazzo Balbi per consentire agli organi regionali di compiere quello che Sernagiotto definisce “semplice lavoro di controllo”. Ma il Cda dell’Ipab di Vicenza ed in particolar modo il presidente Rolando iniziano a mostrare segnali di nervosismo e stanchezza a fronte delle continue sollecitazioni e pressioni: “Questa situazione ormai ci sta logorando, va avanti dal luglio del 2012 e non trova la parola fine. Noi siamo disponibili alla collaborazione e lo stiamo dimostrando, però nel frattempo c’è

Remo Sernagiotto

un ente fondamentale da portare avanti. Ne va della buona salute di tante persone. Sono passati nove mesi, in tutto questo tempo – il commento seccato di Rolando – avrebbero potuto mettere al mondo un bambino”. Seccato, però sicuro che la lunga questione avrà epilogo positivo. Il presidente dell’Ipab ne è convinto: “Noi non abbiamo nulla da nascondere. È tutto alla luce del sole, però iniziamo ad essere particolarmente stufi di questa

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neppure le parti, ma c’è una sola Lega che unisce tutti. Così non è e ad ammetterlo è uno dei veterani del Carroccio, il senatore Paolo Franco, che tra pochi mesi festeggerà i venti anni di militanza in Lega Nord. È uno che guarda in faccia alla realtà, nota le divisioni, invita alla riflessione e trova pure spunti per far ripartire una macchina inceppata. Parte da un presupposto chiaro: «Sono contrario alle espulsioni decise lo scorso 13 aprile». Ma non è una presa di posizione anti-tosiana. Paolo Franco fa un’analisi parecchio lucida e spiega: «Abbiamo due grandi leader quali Tosi e Zaia, con loro si potrebbe davvero decollare. Alcune cose le condivido, altre no. Ad esempio mi piace l’idea di Tosi di agevolare l’ingresso di energie nuove nel movimento, ma alle espulsioni sono contrario. Vorrei che ci si buttasse tutto alle spalle e fosse per me proporrei un’amnistia per tutti gli espulsi dal partito negli ultimi cinque anni». Il senatore Franco offre soluzioni ed invita a guardare avanti, senza però dimenticarsi delle radici e soprattutto del senatur: «Bossi – riconosce – è il padre fondatore del movimento e da un padre si devono accettare i rimproveri. Inutile essere permalosi o orgogliosi. È giusto che ci dia qualche buffetto quando ce lo meritiamo, però – l’ultimo monito di Paolo Franco – non buttiamo sulle sue spalle responsabilità della classe dirigente attuale». Messaggio chiaro, ma di difficile attuazione. La sensazione è che le fratture siano destinate ad allargarsi, piuttosto che a risanarsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

condizione di paralisi. È passato un anno dal 19 aprile 2012, giorno in cui fu firmato l’Accordo di programma in Regione e senza i tanti ostacoli, piazzati da qualche politicante di turno, la macchina del sociale avrebbe potuto portare risultati importantissimi con riflessi sull’apparato economico e lavorativo. Basti pensare – Rolando invita a riflettere – che nell’accordo di programma è prevista la costruzione di tre nuove strutture. Noi avremmo la disponibilità di oltre 5 milioni di euro di fondi regionali per dare il via alla struttura in località Laghetto. Ciò migliorerebbe i servizi assistenziali e darebbe respiro ad aziende e a tante persone con difficoltà lavorative. Invece tutto è fermo. È giunta l’ora di chiudere la partita”. La palla passa a Sernagiotto, chiamato a valutare sull’esistenza o meno di irregolarità gestionali e poi a decidere se procedere al commissariamento. Intanto, le amministrative di Vicenza s’avvicinano. Vuoi vedere che…. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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«Indebite pressioni» Il geometra Carlo Valle, al centro di un lunghissimo contenzioso col comune per l’affaire Valletta del silenzio, «pur pronto ad osservare le ordinanze di demolizione» pendenti su due stabili del suo fondo chiede tempo e lamenta pressioni concentriche sulla sua famiglia

di Marco Milioni

«

Tra cinque giorni, ovvero giovedì verrà l’impresa delegata dal comune per tirare giù le strutture sottoposte a ordinanza di demolizione. C’è il rischio di dovere mandare al macello una mezza dozzina di cavalli che lì sono ospitati. Se il comune potesse pazientare un mese io avrei il tempo di trasferire bestie e attrezzature da un’altra parte, dando una boccata d’aria alla nostra attività». A parlare, su Vicenzapiu.com del 13 aprile è il geometra Carlo Valle (in foto) che quella mattinata sta effettuando una ricognizione nell’agriturismo di famiglia che si trova all’inizio della Riviera Berica nei pressi della valletta del silenzio. L’imprenditore è «stanco e sfiduciato» non ha intenzione di opporsi alle decisioni della magistratura amministrativa che dopo un contenzioso di anni molto noto in città, ha giudicato abusivi due manufatti interni alla proprietà. «Ma la delusione rimane perché noi abbiamo cominciato le opere con le autorizzazioni comunali in ordine. Poi la provincia di Vicenza, durante la presidenza di Manuela Dal Lago» è intervenuta sostituendosi al comune, con una

Embrione della cantina

procedura prevista dalla legge peraltro «avviando un iter che alla fine ha portato a considerare illegittima, anche per ragioni di ordine paesaggistico, la presenza di un edificio adibito a stalla, ricovero attrezzi e deposito vini e d’una barchessa vicina alla mensa dell’agriturismo di famiglia». Una barchessa la cui area soggiacente è divenuta di proprietà municipale proprio per effetto del vecchio contenzioso con gli enti pubblici. Ad ogni buon conto Valle dice di non volere mettere in discussione l’esito della vicenda ma chiede solo «una trentina di giorni». Il motivo? «Non solo avere un po’ di tempo per spostare animali e attrezzature (tra cui un cavallo «figlio del mitico Varenne») in uno stabile che stiamo per riadattare», ma anche per avere la possibilità di chiedere al comune «di essere noi a eseguire le demolizioni. Il che ci permetterebbe di riutilizzare il materiale di risulta che è di pregio e che è stato pagato caro». Di più, argomenta ancora Valle, noto in città anche per essere stato invischiato in diverse grane giudiziarie: «Gli animali e i mezzi sono parte intrinseca della attività di famiglia se non avremo dove ricoverarli la stessa attività rischia grosso». Ma quali sarebbero i motivi di questa estrema risolutezza da parte del comune? Il geometra è

convinto che l’amministrazione capitanata dal sindaco democratico Achille Variati voglia portare a casa la demolizione sprint, «che affidata a terzi costa di più rispetto a quella fatta con i nostri mezzi», per una mera finalità elettorale. E soprattutto per le «fortissime pressioni che una famiglia influente come i Valmarana» confinanti dei Valle, che da anni non gradirebbero l’effetto visivo di alcuni stabili realizzati dagli stessi Valle, «sta facendo nei confronti del primo cittadino». Al tutto si aggiungerebbero anche le pressioni che provengono «dalle parti di Italia Nostra» che a sua volta sarebbe sensibile alle sirene dei «Valmarana». Poi il geometra lancia un’altra bordata: «Ci sono altri edifici soggetti a obbligo di demolizione che stanno ancora in piedi. Basti vedere quanto accaduto allo stabile a Santa Lucia che fa riferimento all’immobiliare di Fabio Amadu». Come mai, si chiede l’imprenditore, quel manufatto sta ancora lì? Una circostanza che secondo Valle sarebbe da ricondurre ad alcuni passaggi relativi alla redazione dei recenti strumenti urbanistici del comune in ragione dei quali quell’area de facto sarebbe stata “sanata”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Carlo Valle

Il manufatto da demolire

La barchessa in demolizione


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La villa dei Valmarana che domina la Valletta del silenzio

(m.m.) Che cosa passi esattamente per la testa di Carlo Valle, uomo solitamente taciturno e riservato, probabilmente lo sa solo lui. Le preoccupazioni espresse per il futuro dell’impresa di famiglia e per gli animali ospitati presso l’agriturismo sono legittime. Ma lo stile per uno come Valle, noto alle cronache giudiziarie anche per il suo distacco e la sua capacità di destreggiarsi in situazioni borderline (l’affaire Cassiopea e quello Marghera ne sono alcuni esempi), non è il solito. Ad ogni modo la timeline che il geometra si è dato è agli sgoccioli. I giorni a venire diranno se i suoi animali dovranno finire al macello come risultato di un iter giudiziario visto come gramo e beffardo, o se dietro l’angolo ci sono sbocchi taciuti o nemmeno presi in considerazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mezzi ricoverati nel manufatto abusivo

Un figlio del mitico Varenne

Il sopralluogo

Valle osserva i cavalli per gli ospiti dell’agriturismo

Personale al lavoro nel retro dell'agriturismo

(m.m.) Con ogni probabilità gli edifici abusivi della famiglia di Carlo Valle saranno demoliti dagli stessi proprietari dell'azienda agrituristica sita in valletta del silenzio. E al contempo si cercherà il più possibile di scongiurare l'ipotesi che vacche e cavalli ed eventualmente altri animali lì ospitati siano macellati. È questo il succo dell'ultimissimo sopralluogo effettuato il 18 aprile dall'amministrazione comunale presso l'azienda agrituristica la Valletta cui ha preso parte l'assessore all'edilizia privata del comune di Vicenza Pierangelo Cangini. Con lui c'era la direttrice del settore Michela Piron coadiuvata dal team tecnico del comune e da una squadra di maestranze di Aim Valore città. Fino ad alcuni giorni fa sembrava che l'amministrazione fosse risoluta ad abbattere senza perdere tempo «un manifatto abusivo» all'interno del quale sono ospitati animali ed attrezzi. Ma dopo il messaggio lanciato dal geometra Carlo Valle al sindaco (Vicenzapiu.com del 13 aprile) gli eventi sembrano avere preso una piega un po' diversa. Anche perché lo stesso geometra si è più volte detto disponibile a demolire il tutto in proprio senza costi aggiuntivi «per l'amministrazione comunale». Cangini e Piron dal canto loro precisano che «l'amministrazione procede comunque con l'iter già istruito» ma al contempo fanno sapere che nel rispetto delle norme il comune cercherà di dare al privato un po' di tempo. «A noi serve un mese al massimo per sbaraccare» aggiunge Valle, il quale ribadisce un suo convincimento: «Lo stabile in cui sono ospitati attrezzi ed animali è stato realizzato a fronte di una iniziale autorizzazione comunale poi valutata illegittima dalla provincia. E al comune chiederemo i danni». La situazione poi rimane congelata per quanto concerne la barchessa in legno vicina alle sale da pranzo. Che non sarà toccata in quanto sottoposta a sequestro cautelare da parte del giudice penale poiché sul medesimo stabile è aperto un fascicolo per abuso edilizio. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Margherita connection Dall'affaire di via Vecchia Ferriera, tra magagne vecchie e nuove, fioriscono nuovi retroscena e si materializzano una serie di spettri che lambiscono i tecnici di piazza biade, il sindaco Variati e la sua lista. E spuntano connessioni anche con l'imprenditrice Carta Veller, ex candidato leghista al comune di Vicenza

di Marco Milioni

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urante l'udienza del 16 aprile il gip Stefano Furlani si è riservato del tempo per stabilire se rinviare a giudizio o meno Arcangelo Murzio e Roberto Pasini, i due ex dirigenti del comune di Vicenza che avrebbero comunque concesso l'apertura dell'ex Totem a fronte di una situazione di irregolarità edilizia conclamata. Ma per il cosiddetto caso di via Vecchia Ferriera a palazzo Trissino ci sono clamorosi sviluppi penali e amministrativi. Con questi ultimi che lambiscono anche il sindaco Achille Variati. Più nel dettaglio a palazzo di giustizia si è tenuta una udienza davanti al giudice delle indagini preliminari. Il dottor Furlani ha domandato tempo per analizzare il corposo dossier a carico dei due indagati rispetto ai quali il pm Luigi Salvadori ha chiesto tuttavia l'archiviazione non ravvisando comportamenti da codice penale. Di avviso opposto la parte civile, ovvero il Comitato contro gli abusi edilizi che tramite i suoi legali si è opposto. Eco passate. Ad ogni modo il cosiddetto affaire di via Vecchia Ferriera (in foto un cartello di cantiere) è un coacervo di questioni urbanistiche, civili, penali e amministrative

di un pezzo della spalla Ovest di Vicenza sedimentato negli anni. Le magagne nascono dal fatto che le aree, quasi tutte a vocazione produttiva, sono nel tempo state utilizzate con vocazione terziaria. Il comune negli anni ha cercato di intervenire. Ma tra modifiche urbanistiche, inerzie stratificate anche in relazione a lontane responsabilità degli uffici (come ammesso anche dall'assessore all'annona Tommaso Ruggeri), procedimenti, civili, penali e amministrativi l'amministrazione non è mai riuscita a venire a capo della partita. Il che ha scatenato negli anni le reazioni del comitato contro l'abusivismo edilizio. La novità. Frattanto in questi giorni sull'amministrazione è caduta una nuova tegola. L'imprenditore Agostino Cogo, noto per avere scatenato e vinto una battaglia ventennale a Grumolo delle Abbadesse per il cosiddetto affare Desio & Robé, da anni è impegnato in un procedimento civile contro Margherita Carta Veller, ex candidato leghista a sindaco di Vicenza e proprietaria dello stabile in cui ha trovato posto l'ex Totem. Per dare sostanza all'azione dei suoi legali a più riprese Cogo ha chiesto alcune carte all'amministrazione. L'imprenditore lamenta in questo senso l'inerzia da parte di palazzo Trissino e di piazza Biade; così il giorno 8 aprile ha indirizzato una durissima diffida al

sindaco Achille Variati, alla direttrice dell'edilizia privata Michela Piron (nominata di fiuducia dal primo cittadino all'inizio della consiliatura) e ad Alessandro Ceola, funzionario dell'urbanistica del comune di Vicenza. Nel documento Cogo chiede che in ossequio alla ordinanza di demolizione emessa dalla municipalità il 25 gennaio 2007 (alla quale più volte il comitato contro gli abusi edilizi ha fatto riferimento nella sua battaglia), gli uffici agiscano di conseguenza. La denuncia. Cogo però non si ferma ed il 9 aprile denuncia in sede penale alla Forestale la condotta degli uffici di piazza Biade. Nella denuncia finisce il nome di Ceola: «Alla odierna il signor Ceola non ha ancora risposto alla mia richiesta di accesso agli atti. Con nota del 8 aprile 2013 diffidavo formalmente il sindaco... segnalo quanto sopra affinché... l'autorità giudiziaria persegua chi di dovere...». E Cogo è un fiume in piena: «Agli uffici chiedo chiarezza e chiedo tutte le carte. Pochi giorni fa sono entrato in possesso di un documento firmato da Veronica Veller, che oltre ad essere la consulente della Carta Veller credo che con lei abbia pure legami di stretta parentela. Quel documento dovrebbe essere secondo il suo estensore una delle prove della condotta corretta da parte del privato. Ma a me è risultato incom-

Un cartello nel cantiere Veller prensibile». Questione politica e scenari futuri. Ma chi è veramente Veronica Veller? È per caso parente stretta della Margherita Carta Veller? E sempre Veronica è per caso uno dei candidati, o «giovani d'assalto», della lista che appoggia alle prossime amministrative proprio il democratico Variati? Quest'ultimo al momento non risponde. Ma l'altro aspetto pesante riguarda Ceola. Quest'ultimo, che altrettanto interpellato al momento non prende posizione, è uno dei volti emergenti in seno al Movimento cinque stelle di Vicenza.

Quando Vicenzapiu.com il 17 settembre 2012 accese i suoi riflettori sul funzionario comunale, sulla pagina dei commenti della testata si scatenò un pandemonio. Frattanto parla anche Paolo Crestanello, uno dei portavoce del Comitato contro gli abusi edilizi: «A brevissimo renderemo nota la nostra posizione. Al momento ci limitiano a ribadire che sulla vicenda di via Vecchia Ferriera e sull'operato di piazza Biade occorre una grande operazione di trasparenza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Personaggi e quesiti irrisolti (m.m.) Se non ci fossero stati il Comitato contro l'abusivismo edilizio e Agostino Cogo probabilmente la querelle che ruota attorno al vecchio comparto produttivo di ponte Alto sarebbe rimasta mimetizzata nelle pieghe della giustizia e nelle pastoie amministrative. E se da un lato è comprensibile che il comitato contro gli abusi edilizi capitanato dai due alfieri storici Fulvio Rebesani e Paolo Crestanello porti avanti le sue battaglie, ben diversa è la posizione di Cogo: un piccolo imprenditore del ramo moda, che ci si è «trovato dentro» suo malgrado, racconta lui, allorché «nel '97 presi in affitto dalla Carta Veller un immobile senza che mi fosse detto di alcune pendenze che gravavano su di questo e praticandomi un ben più caro fitto di tipo commerciale quando lo stabile insisteva su

zona produttiva. Io ho patito danni per decine e decine di migliaia di euro se non di più»: di qui un contenzioso civile, ancora in corso. Ma il vulcanico Cogo, 58 anni e una passione per gli orologi vintage, è noto anche a Grumolo per avere condotto, in circostanze non troppo dissimili, una battaglia di carte bollate col comune e con la regione per avere accesso ad alcuni atti necessari per dare sostanza ad una causa civile in corso coi privati. Una guerra fatta di istanze e solleciti che gli ha pure procurato una richiesta di rinvio a giudizio «da parte del sostituto procuratore Paolo Pecori». Almeno così scrive il GdV del 16 aprile a pagina 28. Cogo ironizza: «In udienza parleranno le carte. È stato il Tar a sentenziare che a continua a p. 13


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Pugno di ferro, mano tesa e mano lesta (m.m.) Sarà un caso oppure no direbbe Vasco Rossi ma la questione delle costruzioni abusive o presunte tali è ritornata di attualità sui media. Un primo passo lo ha mosso Carlo Valle con il suo accurato appello del quale Vicenzapiu.com ha dato notizia il 13 aprile. Nei suoi confronti l'amministrazione comunale sembra avere ingranato la quarta in tema di pugno di ferro e demolizioni, tutto in ossequio alla legge. La stessa risolutezza il comune sembra averla avuta nei confronti della The Goal spa quando ha ordinato la demolizione del contestato edificio di viale Trieste, che piazza Biade ritiene abusivo. In questo caso però i privati hanno ottenuto dal Tar la sospensione della demolizione in attesa che la magistratura si pronunzi nel merito. Il che dovrebbe avvenire alla volta del 18 dicembre 2013 (Vicenza-

cedere alcune autorizzazioni per eventi organizzati all'ex Totem assimilabili a quelli delle sagre: il tutto esplicitamente dichiarato dall'assessore al com-

Qui e a destra due immagini del cantiere di viale Trieste

piu.com del 14 marzo). Ancora diversa è invece la questione della Torre Girardi. Il comune la considera parzialmente abusiva ed ha erogato una sanzione che però non è stata mai pagata. Così sostiene il Comitato contro l'abusivismo edili-

mercio Tommaso Ruggeri a Vicenzapiu.com il 12 luglio 2012. © RIPRODUZIONE RISERVATA

zio il quale considera totalmente abusivo il manufatto giacché realizzato in zona vincolata. Ancora diversa è la questione di via Vecchia Ferriera e dell'ex Totem. In questo caso l'amministrazione è sempre apparsa più morbida. Sino a con-

Qui e a destra due scorci di via Vecchia Ferriera

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fronte dei niet del comune di Grumolo io avevo diritto ad avere quelle carte. Sarà proprio curioso ascoltare le argomentazioni in tal senso di Flavio Scaranto, primo cittadino di Grumolo, anche in considerazione dello tzunami amministrativo piovuto proprio su quel comune per l'affaire Desio & Robé». Una vicenda intricata in piedi da quattro lustri della quale VicenzaPiù del 4 aprile 2013 in pagina 15 ha dato puntualmente conto. Frattanto però rimangono le questioni in sospeso. Il sindaco che cosa dice al riguardo? La Veronica Veller candidata alle municipali nella sua lista è il consulente di Margherita Carta Veller ed è imparentata con quest'ultima? In caso affermativo esiste un problema di conflitto di interessi o di inopportunità? Al momento da palazzo Trissino non giungono repliche. Anche il referato agli affari legali, tra gli altri soggetti che dovrebbero vigilare

sui fatti in questione, capitanato dall'assessore nonché avvocato Massimo Pecori (Udc) rimane silente. Perché? C'è poi una questione squisitamente tecnica. Se sullo stabile di via Vecchia Ferriera insiste una ordinanza comunale di demolizione firmata da Roberto

La Torre Girardi

Pasini (protocollo generale 4654 del 25 gennaio 2007) come può l'amministrazione, con Ceola responsabile del procedimento, autorizzare alcuni lavori rilasciando poi l'agibilità? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Quelli che il sindaco…

Un primo confronto dei dieci candidati a governare Vicenza: tra loro il suo futuro, o passato, sindaco

ra i candidati sindaco alle comunali di Vicenza del 26 e 27 maggio ci sono volti già noti e nuovi arrivati. Nel mare magnum della politica locale i dieci candidati hanno già dato il via alle danze, con aperture della campagna elettorale in stili diversi e rappresentativi delle loro identità. Chi indossando le vesti di un partito, chi “celandosi” in una delle mille liste civiche oggi di moda, vere o solo apparenti allo scopo di dissimulare la mancata rottamazione di politici che non ci pensano proprio a lasciare la poltrona. Ma chi possiede maggiori chances per arrivare in finale? Se dovessimo basarci sull’esito del voto nazionale allora i possibili avversari del ballottaggio non possono essere

che l’usato sicuro delle liste VariatiPd-Udc e il grido di protesta e cambiamento del M5S. Sarebbe però troppo semplice. Perché non si può non considerare l’onda Dal Lago che, dopo aver intessuto le trame della provincia vicentina per quasi vent’anni e ottenuto l’appoggio del malconcio Pdl vicentino, si prepara a conquistare anche l’amministrazione comunale. Vedremo perché la parola spetta come sempre ai cittadini. Quelli di… sinistra Tra la compagine di centro sinistra troviamo innanzitutto Achille Variati, sindaco uscente, che si presenta per la terza e ultima volta. A sostenerlo la lista civica Variati Sindaco e due partiti: Pd e Udc. Il sindaco uscente, uomo di partito già dagli anni ’70 con la Dc, si ripropone con slogan già sentiti cinque anni fa in un’ottica di completamento dell’opera avviata, all’insegna della riduzione delle disugua-

glianze sociali, di maggiori aree verdi e potenziamento del turismo e della cultura. Se quindi Achille ci mette testa e cuore in questa nuova competizione, quale potrebbe essere il suo tallone? Al di la delle promesse non mantenute, che rientrano nella routine politica, l’entourage che lavora intorno a Variati sembrerebbe avere qualche macchia di troppo. Jacopo Bugarini D’Elci, ex portavoce e capo di gabinetto del sindaco di Vicenza, deve ancora fare completa chiarezza sulle sue dimissioni-ferie e sul ruolo di Regina Rossa, l’agenzia di comunicazione di cui è socio, nella serata al teatro Comunale per l’avvio della campagna elettorale; Maurizio Franzina, ex pidiellino doc, ora parte dello staff di Variati, si diverte invece a fare la talpa dentro al M5S postando su facebook retroscena più o meno veri, che di sicuro non contribuiscono a dirottare i voti dei grillini non convinti su Variati. Questi al-

cuni dei nomi che nell’ultimo mese hanno occupato le scene per le loro attività non troppo cristalline. Polemiche, queste, che sembrano toccare poco il sindaco che sottolinea il buon operato della sua giunta ricordando i provvedimenti volti a favorire la partecipazione, l’integrazione e il rilancio culturale della città. Basti pensare, infatti, al successo della mostra “Raffaello verso Picasso” , all’istituzione del consiglio degli stranieri o del registro per le coppie di fatto e al referendum a quorum zero. Coloro i quali, invece, si definiscono come l’alternativa a Variati e i nemici assoluti della destra, sono la lista civica “La città respira” e il partito vendoliano di Vicenza. Questi i sostenitori della candidata sindaco Valentina Dovigo: presidente di Legambiente, consigliera comunale dal 2003 al 2008 ed una vita spesa per le cause ambientaliste e pacifiste. Dovigo ritorna alla politica

accompagnata da amici di lunga data, il partito di Sel a cui era iscritta fino a un anno fa e con cui condivide valori e obiettivi. “Disegniamo il futuro”è il progetto che li ha visti uniti a fine 2012 come compagine del mondo dell’associazionismo di sinistra in sostegno a Variati, poi fallito per volere dello stesso sindaco. Oggi quindi Variati si trova con un possibile alleato in meno. La passata liaison con il primo cittadino potrebbe non replicarsi, viste alcune mancanze dell’amministrazione uscente sottolineate più volte da Sel e Dovigo, e la condivisione di molte battaglie e valori con il M5S. Quelli… dal cuore verde e la bandiera diversa Il risultato elettorale nazionale del Carroccio non entusiasmante, lo scontro interno alla regione tra le due fazioni contrapposte facenti capo rispettivamente a Luca Zaia e Flavio Tosi e il commissariamento della Lega vicentina a seguito delle

Claudio Cicero

Davide Lovat

Gerardo Meridio

Manuela Dal Lago

Achille Variati

di Martina Lucchin

T

«Io giustizialista» Renato Ellero tra un rimando nazionale ed uno vicentino vede il futuro a tinte fosche: invoca punizioni esemplari per responsabili e complici del «disastro» in corso

di Martina Lucchin

C

he Renato Ellero sia un personaggio fuori dagli schemi è cosa nota, come cosa nota è la convinzione dell'ex senatore vicentino ma di «fieri» natali veneziani, che la situazione complessiva «del Paese stia degenerando» anche per colpa di «un popolo italiano sempre più senza attributi». Professore mentre l'attenzione della politica si volge alla elezione del presidente della Repubblica e alla formazione di un possibile governo nel Paese reale che cosa succede? «La crisi accelera e si ingigantisce

sul piano economico, sociale e istituzionale. Io non so che cosa succederà tra qualche anno ma la quasi totalità della classe dirigente andrebbe presa a legnate sulle rotule. Preferisco poi non dire nulla sull'ultimo governo perché abuserei del turpiloquio». Lei ha un punto di vista privilegiato per certi versi. Sul piano professionale ha fornito la sua consulenza all'eurodeputato del Pdl Sergio Berlato per il cosiddetto sistema Galan. Lo stesso è avvenuto col Covepa per la questione Spv. Che impressione si è fatto? «Per ragioni di deontologia non entro nei dettagli, ma sulla questione del project financing c'è poco da dire. Chi è coinvolto in procedimenti amministrativi ha diritto ad avere tutte

le carte. Se c'è qualcuno che afferma il contrario lo sfido ad un contraddittorio. Sul modo con cui poi il project finacing di fatto tolga il rischio d'impresa al privato e lo rovesci sul pubblico c'è poco filosofare. Quanto al sistema Galan poi che debbo pensare? Basterebbe riguardare due ottime puntate di Report sul Mose e sulla sanità regionale. Ma la procura di Venezia che cosa ha fatto in questi anni? Diversa è la questione per il caso Baita. Ci sarebbe da parlare per ore». Professore lei fa un riferimento ai media. Sta seguendo anche un procedimento su mandato di VicenzaPiù al tribunale di Trento, e più in generale lei ha sempre scritto e detto molto sui giornalisti. I potenti li intimoriscono anche con le que-

Renato Ellero rele oppure in troppi non hanno la schiena dritta? «Anzitutto come ribadisco non entro nel merito di vicende processuali. I processi li faccio in tribunale. Altra questione è se certi magistrati meritino tale aplomb. Ma tanto per restringere la questione vorrei sapere dal Csm quanti magistrati vicentini sono stati denunziati a Trento e quante condanne ci sono state. Poi confronterei i dati ottenuti col me-

todo statistico. Non aggiungo altro. Mi consenta di avere scarso riguardo per la categoria dei giornalisti. Tranne rare eccezioni sono sempre proni nei confronti del potere». E a livello locale come si interfaccia lei col potere locale? Lei ha patrocinato, su mandato del sindacato Cub, in sede disciplinare alcuni dipendenti del comune di Vicenza per il caso pagelle. Si tratta di un caso paradigmatico di come si comportano anche gli enti locali? «Ovviamente non posso fare riferimenti alla singola persona. Il comune di Vicenza ha mosso rilievi pesanti. Quando abbiamo controargomentato chiedendo giustificazioni rispetto ad accuse di accesso abusivo ai sistemi informatici municipali, che mai si sarebbero dovute muovere, l'amministrazione al posto di decidere se archiviare o azzardarsi a sanzionare ha messo la vicenda in salamoia con la scusa di attendere le risultanze di un presunto procedimento penale del quale non si sa se sia incardinato o meno. È la solita manfrina alla vicentina».


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dimissioni di Maria RIta Busetti, non hanno fermato Manuela Dal Lago, che ha annunciato la sua discesa in campo il 2 marzo. La Dal Lago, presidente della provincia dal 1997 al 2007 e deputata leghista nell’ultima legislatura, si presenta però sotto le vesti di civica. “Manuela Dal LagoLibera dagli schemi”, questo il nome della sua lista che ha ricevuto a fine marzo l’appoggio ufficiale del Pdl. Dopo una serie di tira e molla, viste le due correnti interne del partito, la squadra guidata da Galvanin, il coordinatore del comitato cittadino del Pdl, è giunta alla decisione di abbandonare la possibilità di una corsa in solitaria non senza mal di pancia interni. La decisione di appoggiare Manuela Dal Lago, quindi, può essere diversamente interpretata: un modo per unire il partito, per disgregarlo definitivamente tra i vari Zorzato (contro la corsa in coppia con la Lega) e Berlato (pro Dal Lago), o per non farlo scomparire dall’arena politica, considerati i tentativi falliti di trovare un proprio candidato (ricordiamo l’annuncio e successiva smentita della discesa in campo di Marco Zocca prima e Alberto Pellizzari poi). Intanto Manuela Dal Lago si dice convinta non

solo di andare in ballottaggio, ma anche di vincerlo. La candidata promette, infatti, di portare più cultura, sicurezza e commercio, di rivitalizzare il centro storico, di far tornare tutti i cittadini, “che si comportino bene”, ad essere orgogliosi di essere vicentini e di avere tolleranza zero per gli immigrati irregolari. Per sostenerla è ricomparso nell’arena politica anche Enrico Hullweck, forse per compensare lo scarso impegno del Pdl e quello contenuto della Lega Nord. È invece una “una candidatura di testimonianza” quella di un personaggio risultato scomodo alla Lega dopo le sue prese di posizione sulla “questione morale” e sul rinnovamento del partito e successivamente espulso. Parliamo di Davide Lovat, candidato sindaco sotto l’effige di “Veneto Stato”. Lovat si definisce nemico della Lega filo romana e amica del Pdl dei barbari sognanti capeggiati da Maroni e sostenitore ad oltranza della secessione del Veneto dal resto dell’Italia. Tesi questa, fortemente sostenuta anche da un altro candidato: Mauro Marobin, uomo di punta di Indipendenza Veneta, responsabile della consegna presso la Commissione Europea a Bruxelles

di 50 mila firme relative alla petizione per il monitoraggio internazionale del referendum per l’indipendenza del Veneto. Quelli… ex Pdl e adesso “solo” lista civica Tra le file degli ex consiglieri comunali, soprattutto azzurri, troviamo diversi nomi. Tra questi, quello del vicesindaco della giunta Hullweck, Valerio Sorrentino, che si propone come l’unica alternativa credibile al nemico Variati e che prova la corsa in solitaria con la sua lista civica, visto le lacerazioni interne del suo ex partito da cui è fuoriuscito tre mesi fa. Scende poi in campo un altro consigliere comunale di orientamento politico simile che ha in passato collaborato con l’amministrazione Variati come assessore delegato alla viabilità, salvo poi essere scaricato per le sue simpatie filofasciste. Claudio Cicero, a capo della lista “impegno a 360°”, rinnova infatti la sua candidatura dopo aver ottenuto cinque anni fa quasi il dieci percento delle preferenze e per questo da non sottovalutare. C’è poi Gerardo Meridio, altro esponente del Pdl dimessosi per correre da solo. La sua candidatura, ufficializzata dal presidente del nuovo partito in cui

è approdato, Gianpiero Samorì, potrebbe essere ritirata per appoggiare la Dal Lago. Tra coloro che si presentano alle elezioni con volti nuovi o per lo meno risistemati troviamo la lista civica “Un’altra Vicenza”. Il candidato sindaco è Maurizio Sangineto, regista e pubblicitario, che si propone di far “rivivere la città”. Ad affiancarlo c’è Pietro Maggadino, ex consigliere Pdl e politico di lungo corso. L’area del centrodestra, quindi, pullula di candidati che rischiano di farsi lo sgambetto a vicenda, salvo poi decidere in extremis di mettere da parte le antipatie reciproche e salire tutti sul carro trainato dalla Dal Lago. I… battitori “liberi” E coloro i quali potrebbero essere l’alternativa alla Dal Lago nella lotta finale contro Variati, sono proprio i 5Stelle. Il movimento di Grillo prova a sbaragliare la politica locale con Liliana Zaltron, candidata eletta dagli aderenti al movimento dopo un probabile ballottaggio con Laura Treu, scartata forse per il suo passato da politica. Liliana Zaltron, mamma e quadro direttivo presso una Banca di Credito Cooperativo della provincia, si propone come “il sindaco di tutti”: aperta alle istanze dei cit-

tadini per un cambiamento fatto di proposte che vengano dal basso. La candidata sindaco si è presentata alla città, insieme agli attivisti che hanno contribuito alla redazione del programma, mercoledì 27 marzo con un’assemblea pubblica. Volti veramente nuovi quelli dei grillini vicentini, che riportano sul territorio locale gli ideali del movimento che si è distinto come prima forza politica al voto di febbraio. Non mancano però neanche a Vicenza le difficoltà che il movimento incontra a livello nazionale. Ne sono un esempio il caso di Enrico Britti, attivista fuoriuscito dal movimento per “la mancanza di democrazia interna e trasparenza”, e il rapporto non sempre facile con la stampa locale. La sensazione, per adesso, è che nella dimensione cittadina e soprattutto in un territorio dal dna come quello di Vicenza, la battaglia dei 5stelle non sia senza ostacoli. A poco più di un mese dal del 2627 maggio quindi, per quanto le carte in tavola siano per lo più svelate, la partita è ancora aperta. Vedremo chi avrà l’asso nella manica necessario per vincere.

Liliana Zaltron

Maurizio Sangineto

Mauro Marobin

Valentina Dovigo

Valerio Sorrentino

Come se ne esce? Cambia qualcosa tra Vicenza e il resto del Paese? «Siamo al disastro. Forse non mi sono spiegato ma la situazione è al collasso. Ma li vedete i pensionati, addirittura proprietari di casa, che rovistano nei cassonetti del mercato ortofrutticolo? Avete ascoltato mogli e madri degli operai che stanno perdendo anche la cassa integrazione?» Il tutto avviene mentre si discetta su quei quaranta milioni di euro di evasione minuta di cui parlano i soloni di Bankitalia, Inps e ministeri vari. Mentre della grande evasione-elusione, quella che con la benedizione silenziosa di chi dovrebbe controllare finisce nei paradisi fiscali, nessuno parla. È sicuramente enorme ma non ne conosciamo le cifre. Ma attenzione perché se i nodi vengono al pettine... E se mandare in galera a pane e acqua coloro che pur dall'alto del loro mandato non muovono un dito significa essere tacciati di giustizialismo, io allora sono fiero di essere un giustizialista». © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’amarezza a sinistra di Giorgio Langella

L

e prossime elezioni comunali di Vicenza evidenziano una crisi della politica che ormai è caratteristica del nostro paese. Crisi della politica che porta a parlare e confrontarsi non tanto sulle cose da fare e su progetti di sviluppo della città (e del paese) diversi e alternativi ma, principalmente, di come “apparire”, del “marketing elettorale”, delle alleanze che possono attirare più voti. Facce, nomi, apparenza e pochi contenuti. Il privilegiare la forma alla sostanza, il partire dalle alleanze alle quali adeguare il progetto e non viceversa (fare un progetto sul quale costruire alleanze politiche su temi precisi) è la malattia poli-

tica del nostro paese. È, a mio avviso, proprio per questo “ribaltamento” della logica, per questo adeguamento alla spettacolarità (il famigerato teatrino della politica) che non si riesce a uscire da una crisi che sta distruggendo il paese. Tutto è “imbalsamato” nell’attesa della mossa dell’altro, dell’avversario (o presunto tale) che potrebbe diventare amico per il fatto di garantire una manciata di voti o una poltrona in più. I “capi” (si badi bene “capi” e non “leader”) proliferano e, spesso, non hanno un progetto da proporre, obiettivi “alti” da raggiungere, ma solo uno o più comitati elettorali o d’affari da soddisfare. Il risultato è l’aumento sconsiderato del numero di liste e di candidati sindaci (nel nostro caso vicentino se ne perde il conto), l’attenzione alla “bella presenza”, la ricerca dello slogan d’effetto.

L’apparenza, appunto. Vedere questa deriva è, per uno di sinistra, sconfortante. Partecipare agli incontri nei quali si evidenziano chiusure incrociate, i veti ai simboli “poco opportuni” (soprattutto quello con la falce e martello, simboli del lavoro) senza, mai o quasi, parlare dei contenuti e del progetto da costruire è altrettanto sconfortante. Sono anni che, il PdCI vicentino sta tentando di fare progetti unitari con le forze cosiddette progressiste della nostra provincia. Queste proposte (solo per citarne due: il piano per il lavoro provinciale, la sicurezza nei posti di lavoro a partire dalle vicende della Marlane-Marzotto e dei casi di mesotelioma negli stabilimenti vicentini della Marzotto) non hanno avuto seguito unitario se non estemporanee riunioni tra presunti addetti ai lavori (finite

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spesso in diffidenze dovute soprattutto all’appartenenza). Si ha l’impressione che ognuno, soprattutto a sinistra, vada per conto suo. E voglia farlo. Che sia meglio dividersi (mo, è solo più facile). Per questo, come PdCI vicentino, abbiamo deciso di non partecipare direttamente alla corsa per un posto in comune di Vicenza. Una scelta che deriva dalla convinzione che è inutile fare testimonianza se non si può (o non si vuole) avere un progetto unitario di cambiamento. Valuteremo attentamente i vari programmi. Criticheremo le proposte che non possiamo condividere e appoggeremo quelle che considereremo giuste e utili. Lo faremo senza preclusioni ma con l’amarezza che, se si vogliono veramente cambiare le cose, sarebbe necessario prima di porre veti discutere del “che fare”. Senza mai concordare poltrone da occupare. © RIPRODUZIONE RISERVATA


19 aprile 2013 pag 16

I bassanesi dicono la loro sul San Bassiano di Marco Polo

A

zienda ospedaliera – che brutto nome «azienda» per quella che rappresenta una pietra miliare del welfare italiano (sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili) – e cittadinanza: un rapporto complesso e delicato. Chi lavora nell’ambito sanitario dovrebbe avere una certa predisposizione e sensibilità perché ha quotidianamente a che fare con il dolore della gente. Non sempre tuttavia buone maniere, pazienza e completezza d’informazione sono di

casa in questi ambienti, a volte il servizio viene assolto con routine. E a questo si sono, purtroppo, aggiunti consistenti tagli ai finanziamenti erogati dalle Regioni per far fronte alle risorse necessarie al corretto funzionamento delle varie strutture. Un esempio che interessa l’Ulss 3 di Bassano del Grappa, ma da fare ce ne sarebbero tanti altri, ha recentemente riguardato un paziente colpito da ischemia celebrale, paralizzato nella parte destra del corpo, e bisognoso di assistenza 24 ore su 24. Ebbene il paziente in questione è stato trasferito nel nosocomio di Castelfranco, in quanto residente a Crespano ossia fuori dai rigidi confini dell’Ulss di competenza, nonostante la netta con-

trarietà dei familiari che, avendo abitazione e lavoro a Bassano, si sono visti amplificare a dismisura le difficoltà in un momento già profondamente segnato dalla sofferenza e dal disagio di organizzare i turni assistenziali. Il caso fece ancor più scalpore perché,in precedenza, proprio per evitare il ricovero del marito presso una struttura logisticamente così scomoda, l’anziana consorte lo caricò di peso nella propria automobile pur di non chiamare l’ambulanza che fatalmente si sarebbe diretta verso Castelfranco. Casi eclatanti come quello appena descritto a parte, è quotidiano l’afflusso di centinaia di cittadini presso l’ospedale San Bassiano, chi per accertamenti, chi per visite di routine, chi per donare il sangue, chi per essere assistito dal Pronto Soccorso, ecc. Proprio per rilevare in maniera sistematica la soddisfazione degli utenti sulla qualità dei servizi pubblici erogati, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha varato nel 2009 un'iniziativa denominata «Mettiamoci la faccia». Tale metodologia si avvale di interfacce emozionali (J,K,L) in grado di esprimere soddisfazione, sufficienza o negatività. Tale forma di controllo, inaugurata per la struttura ospedaliera cittadina direttamente dall’allora

ministro Renato Brunetta nell’estate del 2009, presenterebbe secondo il Dipartimento della Funzione Pubblica due principali vantaggi: in primis il sistema consentirebbe ai cittadini di poter esprimere un giudizio sul servizio utilizzato in maniera semplice ed immediata; in secondo luogo le amministrazioni che lo adottano possono monitorare in tempo reale e continuo la soddisfazione degli utenti. Nei giorni scorsi l’Ulss 3, che a partire da maggio 2012 ha attivato il sondaggio per tutti gli ambulatori del San Bassiano, ha reso noti i riscontri rilevati fino alla fine dell’anno. Il risultato è ampiamente soddisfacente: su un numero di quasi 8 mila votanti, 7.976 per la precisione, l’89,52% ha scelto la faccina sorridente, il 7,84% la

faccina sufficiente e solo il 2,65% ha espresso un’opinione negativa scegliendo la faccina imbronciata. L’azienda ospedaliera ha analizzato con più attenzione i dati sfavorevoli per cercare di capire in profondità i motivi dell’insoddisfazione da parte delle 211 undici persone che hanno evidenziato con il loro voto un servizio non adeguato. Di questi, 168 utenti hanno indicato nei tempi di attesa troppo lunghi la causa del loro scontento, 27 per aver ricevuto una risposta negativa, 11 per l’essere costretti a dover tornare e 45 (secondo motivo assoluto d’insoddisfazione) per la professionalità del personale ospedaliero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Bassano Calcio e Nazionale: un rapporto sempre più saldo (m.p.) Matteo Bevilacqua e Gianluca De Buono sono le nuove piacevolmente sorprendenti leve giallorosse che avanzano. Portiere 18enne il primo, difensore centrale 16enne il secondo sono in ordine cronologico gli ultimi elementi preparati dal settore giovanile giallorosso che hanno avuto l’onore di rappresentare la società, ma anche l’intero comprensorio bassanese, con addosso la maglia azzurra grazie alla convocazione con l’Italia Under18 di LegaPro. Il portierino Bevilacqua, dotato di buona tecnica per il ruolo ma anche abilità con i piedi, milita nella Berretti ed è già alla quarta convocazione con la rappresentativa nazionale, dove finora si è sempre distinto con delle prestazioni molto positive. De Buono è un coriaceo difensore dai buonissimi tempi di intervento, possiede un’eccellente lettura della situazione di gioco ed è forte nel gioco aereo. Da un paio di anni è seguito anche

da grossi club e negli ultimi mesi ha provato con sia con l’Inter che con la Sampdoria. Quest’anno sta facendo la spola tra Berretti e Allievi ed è il più giovane tra i ragazzi aggregati alla nazionale Under18 di Lega Pro, dove ha collezionato già tre convocazioni. Ad oggi il punto più alto a livello di nazionale giovanile l’ha toccato recentemente il terzino di Angarano Filippo Stevanin raggiungendo addirittura l’Under19 principale ma alle sue spalle ruggiscono in molti. Mattia Proietti, ad esempio, titolare da due anni in prima squadra, è un cardine della nazionale Under20 Lega Pro ed è stato recentemente indicato proprio dall’ex difensore dell’Udinese Valerio Bertotto come uno dei prospetti più interessanti della sua età tra C1 e C2. Per i giovani giallorossi il rapporto con le varie nazionali giovanili, sia A che di Lega Pro, è evidentemente sempre più forte. Con l’Under20 di LegaPro sono stati già

chiamati Stevanin, Bevilacqua e Slongo; con l'under15 LegaPro è toccato invece a Dal Monte, Toso e Busatta. Queste convocazioni, che arricchiscono i ra-

gazzi con esperienze straordinarie, sottolineano la bontà del vivaio del Bassano Calcio che in quest’ultima stagione sta rifornendo con giocatori impor-

tanti anche la prima squadra in piena bagarre per la promozione in C1. © RIPRODUZIONE RISERVATA


19 aprile 2013 pag 17

Carte ad alta tensione

In consiglio a Cassola Antonio Pasinato lancia accuse pesanti contro il Carroccio mentre le minoranze chiedono invano al Pdl una commissione speciale sul caso gassificatore

di Marco Milioni

«

Sto dicendo di essere in possesso di documentazione extracontabile della Lega». È durissimo il j'accuse di Antonio Pasinato, capogruppo di maggioranza del Pdl al comune di Cassola che l'11 aprile durante una concitata seduta del consiglio municipale ha attaccato pesantemente il Carroccio in relazione alla vicenda del gassificatore. Pasinato, ex sindaco, padre di Silvia la quale è l'attuale primo cittadino, è considerato il dominus della politca locale. Nel suo intervento in aula ha sparato a palle incatenate nei confronti di chi ha cri-

ticato la sua maggioranza per la vicenda del gassificatore. Specificando per di più che i primi input alla sua amministrazione per la realizzazione della contestata quanto chiacchierata opera siano arrivati proprio da ambienti del Carroccio. Un Carroccio che nelle sue componenti in consiglio invece, sempre a detta di Pasinato, per una mera questione di bottega elettorale, avrebbe strumentalizzato in una col centrosinistra e col comitato "No Gassificatore", la questione. Il che sarebbe dimostrato, aggiunge Pasinato, dal fatto che il progetto presentato dalla Karizia è stato ritirato proprio grazie all'impegno della attuale giunta marcata Pdl. E nel suo intervento di metà mese Pasinato ha articolato pesantissimi rilievi nei confronti

La seduta del Consiglio Municipale dell’11 aprile del capogruppo del Carroccio Tiziano Dissegna dicendosi pronto a riferire quanto di sua conoscenza

alla procura e alla Guardia di finanza. Il giorno 11 però non è mancata la replica del consigliere

Rubrica immobiliare in collaborazione con Retecasa Spa

Carlo Battagello, punta di diamante della Lega in consiglio, che chiamatosi fuori dagli addebiti di Pasinato, ha invitato la maggioranza ad acconsentire alla costituzione di una commissione speciale proprio per approfondire la vicenda. Poco di seguito è arrivato il niet della maggioranza stessa. A quel punto il pubblico, che durante tutta la seduta aveva rumoreggiato contro la compagine del Pdl ha abbandonato l'aula in segno di protesta. Frattanto il comitato, che vede in Egidio Bizzotto una delle figure carismatiche, sta valutando il da farsi anche per rispondere alle accuse che sul piano politico gli sono state lanciate in aula. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Quesiti a rubricaimmobiliare@vicenzapiu.com

Venditori di immobili: dormite sonni tranquilli

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egli ultimi 10 anni il settore immobiliare italiano ha subito una notevole trasformazione con provvedimenti legislativi che, prima, hanno favorito il processo di finanziarizzazione immobiliare, attraverso la nascita del project financing, dei fondi immobiliari e delle operazioni di cartolarizzazione. Queste ultime poi hanno portato alla crisi finanziaria scoppiata nell'agosto del 2007 con la costante recessione. A tutt’oggi siamo in presenza di uno stock elevato di immobili invenduti e di un allungamento rilevante dei tempi di vendita. L'importanza che sta assumendo

la gestione del settore immobiliare ha determinato per gli agenti la necessità di mettere in campo capacità imprenditoriali e gestionali sempre più avanzate, nonché servizi immobiliari sempre più evoluti. L'offerta formativa del settore si presenta in Italia ancora in via di sviluppo, ma l’agente immobiliare che opera all’interno di gruppi ben organizzati dispone di servizi e strumenti finalizzati a far si che l’immobile affidato in vendita esclusiva sia venduto nel più breve tempo possibile e al miglior prezzo. Questo pacchetto di servizi dedicati al Venditore, nel Network in cui opero

è denominato metodo “Vendita Sicura” Gruppo e si sviluppa in varie fasi, tra cui: - presentazione al meglio dell’immobile tramite video/servizi fotografici professionali, pubblicizzazione dell’immobile sui principali portali internet del settore, e sulle riviste Retecasa; - garanzia di una vendita sicura con: la verifica della conformità catastale, produzione della certificazione energetica, copertura assicurativa sull’immobile con EuropAssistance, selezione dei clienti acquirenti con il credit test ideato appositamente da Credipass, assi-

Il divano di Maria Cristina Strocchi

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nuova persona, tra i familiari di uno e la nuova partner, tra l’exconiuge e la nuova o il nuovo compagno e chi più ne ha più ne metta. Il figlio spesso vede la nuova o il nuovo partner del genitore come un intruso, un rivale, un usurpatore. Il terzo genitore può sentirsi a disagio, preso da convinzioni errate quali: “devo amare i figli del /della mia partner, non posso litigare con loro, i figli faranno di tutto per distruggere la

Stefania Bastianello affiliata Retecasa Montecchio

Stefania Bastianello

© RIPRODUZIONE RISERVATA

quesiti a: mc.strocchi@vicenzapiu.com

Il terzo genitore opo la separazione o il divorzio, sempre più spesso i partner costituiscono una nuova famiglia con il terzo genitore, ossia il nuovo o la nuova partner. Non a caso sono in aumento le famiglie multiple o ricomposte, soprattutto nel Nord Italia e anche a Vicenza. Purtroppo non essendoci un’adeguata preparazione culturale, spesso si verificano conflitti tra coniugi separati, tra i figli di questi e la

stenza del mutuo per il potenziale acquirente, stesura della proposta di acquisto, stesura del preliminare di compravendita, assistenza al rogito. Tutto ciò abbinato alla professionalità, alle competenze e all’atteggiamento propositivo dell’agente immobiliare formato nella Scuola di Formazione del network di appartenenza, permette al cliente venditore di dormire sonni tranquilli sapendo di avvalersi di un vero professionista.

nostra storia d’amore, devo essere perfetto, devo essere migliore del loro padre o della loro madre, non posso sopportare che non mi ubbidiscano, devo essere un genitore per loro, l’ex mi metterà sicuramente contro i figli….”Ecco alcuni consigli per facilitare le cose. Il coniuge separato dovrebbe far conoscere gradualmente il nuovo partner in modo da facilitarne l’accettazione dei figli, non presentandolo subito come molti

fanno; quando è possibile, si dovrebbe coinvolgere in questo processo anche l’ex-coniuge in modo che il lavoro di preparazione sia fatto insieme; ascoltare le paure dei figli a riguardo di questa nuova persona, senza imporla; definire delle regole educative insieme ai figli e alla nuova presenza, in modo da rispettare le esigenze di tutti; imparare a mediare. L’associazione “Volere è potere”, di cui sono Presidente, promuove dei seminari a questo proposito perché, se la separazione è già di per sé dolorosa, spesso la mancata conoscenza ed educazione porta a un’ulteriore difficoltà ai figli, ai

Maria Cristina Strocchi

genitori, a parenti e ai nuovi partner, spesso creando traumi ulteriori. E come sempre dico: “Prevenire è meglio che curare”. © RIPRODUZIONE RISERVATA


19 aprile 2013 pag 18

Il futuro di Romano col nuovo Piano di Marco Polo

I

l comune di Romano d’Ezzelino sta per completare il Piano Regolatore Comunale (Prc) che ha sostituito il vecchio Piano Regolatore Generale (Prg). Il nuovo strumento urbanistico, approvato dalla Regione Veneto con la Legge Regionale 11/2004, è composto dal Piano di Assetto del Territorio (Pat), di cui il comune ezzelino è già dotato, e dal Piano degli Interventi (Pi) di cui è appena iniziato l’iter che porterà alla definitiva approvazione. Il Pi, detto anche «piano del sindaco» in forza della sua durata

quinquennale, non è altro che lo strumento operativo che suddivide il territorio comunale in zone omogenee (residenziale, agricola, produttiva, ecc) in coerenza e nei limiti imposti dai vincoli di varia natura (idraulica, ecologica, storico/culturale, ecc) individuati nel Pat e dalla pianificazione sovracomunale. Al termine dei 5 anni tali previsioni sarebbero destinate a cadere in modo tale che il piano individui elusivamente interventi destinati ad essere realizzati in tempi ragionevoli, 5 anni appunto, in rispondenza a reali esigenze. Il sindaco di Romano, Rossella Olivo, illustra quali sono i principi e gli obiettivi che la sua amministrazione intende perseguire nella redazione del Pi: «Il cardine di

Il municipio di Romano d’Ezzelino

questo primo Piano degli Interventi è la tutela e la salvaguardia del territorio – spiega la Olivo – elemento che sta assumendo importanza sempre più rilevante dopo i disastri perpetrati nei decenni passati. Quindi difficilmente potranno essere ammesse ulteriori rosicchiature tra loro sconnesse delle aree agricole ma piuttosto verrà favorito il recupero delle zone degradate o abbandonate, presenti nel nostro comune anche in posizioni strategiche. È necessario perseguire una coerenza insediativa, organizzare gli insediamenti secondo i principi di una corretta urbanistica che prevede costruzioni «raggruppate» e non disseminate sul territorio. È evidente, ad esempio, che è molto più efficiente e meno costoso realizzare e mantenere in buona condizione tutti i servizi e sottoservizi (acqua, luce, gas fognatura, raccolta rifiuti, asporto pubblico, piste ciclabili, ecc) per un insediamento «compatto» piuttosto che per lo stesso numero di abitazioni ma sparse nel raggio di centinaia di metri. Altrimenti saremmo sempre alle solite: prima si pretende di costruire anche nei posti più improponibili, poi ci si lamenta perché mancano i parcheggi, mancano i marciapiedi, è pericoloso muoversi in bici, ecc. Quindi non è solo una questione di salvaguardia del territorio ma anche di inserimento armonico dell’abitato e di qualità della vita». Il battagliero sindaco batte molto su quest’ultimo tasto: «Il risparmio della superficie agricola è importante, è finita l’era della speculazione edi-

La torre di Romano d’Ezzelino lizia o del cambio d’uso della superficie finalizzato ad un mero ritorno economico. Credo che i ragionamenti quando si parla di territorio devono essere molto più ampi. La prima cosa da considerare è lo sviluppo sociale del territorio, io devo rendere il paese vivibile. Che senso avrebbe che fossimo tutti un po’ più ricchi, anche se poi è tutto da dimostrare visto il crollo del mercato immobiliare, se poi il paese non è vivibile e socialmente povero e caratterizzato da tutta una serie di problematiche?». Un altro punto centrale del Pi saranno gli accordi pubblico/privato. Con questo strumento urbanistico derogatorio, nel senso che permette di realizzare degli interventi in contrasto con la normativa di piano qualora dall’intervento stesso si possa ricavare un «rilevante interesse pubblico», il

comune ezzelino intende incamerare nuovi fondi e/o opere pubbliche da destinare alla comunità. Si tratta dunque di uno strumento delicato e da utilizzare con attenzione ma che rappresenta anche una grossa opportunità per risolvere situazioni aggrovigliate nonché per fare cassa in tempi di vacche magre: «Tramite gli accordi – prosegue la Olivo – possiamo favorire sia l’iniziativa dei privati che determinare un apporto di risorse a favore della comunità. Tale strumento consente una discrezionalità che potrà favorire lo spostamento delle attività incongrue con il contesto in cui si trovano ad operare come, ad esempio, attività produttive in aree residenziali. Ma anche realizzare piste ciclabili, marciapiedi e quant’altro a seconda del tipo di intervento proposto dal privato». Infine ci sarà una certa attenzione al recupero energetico degli edifici vetusti, anche se la netta impressione è che in tale ambito possono molto di più gli sgravi statali (fino a giungo sulle ristrutturazioni è in vigore un regime fiscale che permette di recuperare in 10 anni il 50% delle spese sostenute): «Verrà predisposto uno strumento che potrà invogliare la riqualificazione energetica degli edifici. Per chi interverrà con tali tecniche non verranno concessi sgravi sul contributo di costruzione o sugli standard pubblici da conferire bensì un bonus volumetrico aggiuntivo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Rossella Olivo contro la filosofia di Toni Zen: «basta speculazioni edilizie» (m.p.) Con il primo Piano degli Interventi l’amministrazione di Romano, all’interno dei criteri enunciati nell’articolo di apertura, vorrebbe dare risposta alle esigenze della popolazione attraverso l’accoglimento delle loro istanze che possono essere di cambio d’uso del terreno oppure varianti alle norme tecniche del piano che regolano l’uso, le attività, le dotazioni di parcheggi, le distanze da rispettare, ecc. «Abbiamo il dovere di dare risposte veloci e concrete a chi sta aspettando da anni – ha comunicato il primo cittadino –.Spetta ad ogni cittadino vagliare la possibilità e la fattibilità della richiesta, anche confrontando se invece non sia più proficuo usare il Piano Casa». Il tempo per presentare le prime richieste scadeva il 15 aprile ma la possibilità di modificare sia la cartografia che la normativa di

Rossella Olivo

piano ci sarà nel periodo destinato per legge alle osservazioni. «Le istanze dei cittadini verranno attentamente vagliate e, se ac-

colte, inserite nel piano per l’adozione – continua Rossella Olivo – . Una cosa che può apparire curiosa è che tra le domande di variante che sono pervenute al nostro servizio urbanistica ce ne sono diverse che chiedono di togliere la capacità edificatoria. Tra l’Imu e il fatto che le previsioni del Pi sono quinquennali, il che significa che un lotto edificabile oggi fra cinque anni potrebbe perdere tale diritto se nel frattempo non è stato edificato, la gente non vuol più rischiare di pagare per un terreno edificabile se non ha realmente intenzione di procedere». Il sindaco ezzelino approfitta dell’occasione per rimarcare la distanza delle proprie posizioni da quelle del suo predecessore, Toni Zen: «Il primo atto urbanistico che ho adottato quando sono stata eletta è stata la revoca del Prg redatto dall’amministra-

zione che mi ha preceduto. Quel piano prevedeva, solo per la zona industriale che si dipana tra Fellette e Sacro Cuore, 382 mila mq di zona produttiva. Io l’ho subito impugnato e fatto decadere. Voglio sottolineare che quella decisione si è rivelata lungimirante. La situazione economica nella quale ci troviamo avrebbe fatto si che ci saremmo trovati con un immensa area industriale costellata di capannoni vuoti. E con tanta gente più povera perché chiunque avesse investito per costruire si sarebbe trovato con in mano un capitale che non sarebbe riuscito a vendere o affittare. Destino dell’«Area Fratelli»? Non ci sono novità. I proprietari devono arrivare ad un accordo pubblico/privato se hanno intenzione di portare avanti un qualsivoglia progetto per l’area. Io non ho l’onore di parlare con loro quindi non co-

nosco le loro reali intenzioni. Inoltre nel Pi avremmo la prima riprova che la nostra intenzione, sempre manifestata, non è quella di colare cemento in quell’area, checché ne dicano i nostri soliti detrattori». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Toni Zen


19 aprile 2013 pag 19

Tribunale di Bassano, Filippin ci riprova ma il tempo stringe di Daniela Ceccon

P

etizioni, lettere, pagine sui quotidiani, cortei, incontri: dall’estate scorsa la protesta contro la chiusura del Tribunale di Bassano ha assunto diverse forme, ma nessuna finora ha ottenuto il risultato sperato e l’accorpamento con Vicenza, previsto per il 13 settembre, sembra sempre più vicino. In vista della chiusura sono già scattati i primi trasferimenti, come quello, a inizio aprile, del presidente Aurelio Gatto, che ha ricevuto il via libera per l’insediamento a Treviso. Bassano si ritroverà molto probabilmente con un presidente ad interim – Silvano Colbacchini, il magistrato più anziano -, cosa che non faciliterà di certo i tentativi di salvare il tribunale.

Nel frattempo, scade il 30 aprile il limite per richiedere la proroga di cinque anni del trasloco, e il presidente del tribunale di Vicenza Oreste Carbone non si è ancora pronunciato in merito. Carbone ha però sollevato un’altra questione: la mancanza di spazio a Vicenza. In realtà, già nel mese di luglio 2012 nella conferenza stampa indetta dalla Cisl a proposito della soppressione del tribunale, Rosa Sorbello, rappresentante sindacale dei lavoratori della Corte di Assise di Vicenza, aveva raccontato così la situazione del suo luogo di lavoro: "Negli uffici manca il personale, chi va in pensione non viene rimpiazzato. I pensionati tornano al lavoro la mattina come volontari e vengono ripagati solo delle spese. Non c'è informatizzazione e molto viene fatto ancora a mano, a volte persino con l'aiuto dei familiari. E poi, mancano le attrezzature perché non ci sono fondi:

Il tribunale di Vicenza nel giorno dell'inaugurazione

attualmente solo una delle tre aule è in funzione, i processi vengono rinviati e i cittadini lo scoprono solo quando arrivano in tribunale, e vengono rimandati a casa. Figuriamoci cosa accadrà dopo il trasferimento". Oggi il problema viene tirato in ballo dal presidente Carbone, che ha avviato un’ispezione per verificare che ci sia spazio a sufficienza per assorbire il personale in arrivo da Bassano. Se i tecnici riterranno impossibile l’accoglimento a Vicenza, è probabile che verrà presentata richiesta di congelamento del trasloco. Contemporaneamente, però, i Comuni interessati dovranno rendersi disponibili a coprire le spese di gestione dei Tribunali, che per Bassano si aggirano sui 420mila euro all’anno. La neosenatrice del Pd Rosanna Filippin, avvocato ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Bassano e impegnata nella battaglia in difesa del tribunale fin dagli inizi, sta intanto cercando di smuovere la situazione. Dai banchi di palazzo Madama ha infatti presentato un disegno di leggere per richiedere l’applicazione del parere espresso dal Parlamento nella precedente legislatura. Lo scorso anno le Camere avevano infatti richiesto l’esclusione dall’elenco dei tribunali soppressi le sedi di Bassano, Alba, Chiavari, Lucera, Rossano Calabro e Urbino, un parere di fatto ignorato dal ministro Severino con la firma del decreto 155 relativo alla ridefinizione delle circoscrizioni giudiziarie. Quello che è certo è che settembre si avvicina e che passeranno dei mesi prima che la proposta Filippin venga esaminata, anche se la

Rosanna Filippin con Rosy Bindi

senatrice ha espresso la speranza che il Consiglio dei Ministri decida di prendere in esame la proposta con urgenza e che le Commissioni si mettano al lavoro subito dopo

l’elezione del Presidente della Repubblica e la nascita del nuovo Governo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il vecchio Tribunale di Bassano del Grappa

Aprile e maggio Senza Censura alla Bassanese (d.c.) La nuova stagione degli Incontri senza Censura organizzati dalla libreria La Bassanese è cominciata il 3 aprile con una delle serate più audaci: ospite della rassegna è stato il giornalista e storico romano Claudio Rendina, che ha affrontato il tema dell’attuale e controversa situazione in Vaticano. Decisamente più leggera è stata invece l’affollata serata del 12 aprile, nella quale la giornalista e conduttrice Daria Bignardi ha presentato il suo romanzo d’amore ‘L’acustica perfetta’. La rassegna continua con la sera di venerdì 19 aprile, sempre alle 20.45, con l’attore teatrale e autore comico televisivo Beppe Tosco, che presenta il suo ‘Perché le donne credono nel colpo di fulmine e gli uomini nel colpo di culo’. Il tema della serata è il rapporto tra i due sessi e in particolare il diverso modo di approcciarsi alla ricerca dell’anima gemella, affrontato in modo divertente da Tosco, fra l’altro autore anche per Luciana Littizzetto, Bertolino e Ale e Franz.

Marco Bernardi con Stefano Zanchetta, uno dei suoi ospiti cool in un'edizione precedente Il 23 aprile e il 3 maggio si torna ad affrontare il tema della religione con due personaggi molto diversi fra loro, ma che hanno in comune un certo rapporto con il mondo dei media e della televisione in particolare.

Il primo è uno degli uomini di Chiesa più conosciuti nel nostro Paese, don Antonio Mazzi, che porterà alla Bassanese le sue riflessioni sul significato dell’essere cristiani oggi e sui temi che da sempre lo appassionano: scuola, educazione, disabilità, problematiche dell’età evolutiva. Inaugura invece gli appuntamenti di maggio una persona che ha stupito tutti con il cambiamento portato alla sua vita dal pellegrinaggio a Medjugorie. In ‘Viaggio a Medjugorie’ Paolo Brosio racconta l’esperienza che lo ha segnato per sempre, ma nel doppio incontro in libreria e a teatro si cercherà anche di capire qualcosa di più sul fenomeno delle apparizioni e sul crescente numero di veggenti e ‘nuove Medjugorie’. Ad Incontri senza Censura non mancano mai le ‘serate di servizio’, appuntamenti di approfondimento che offrono anche consigli utili per la vita di tutti i giorni. È il caso dell’incontro del 10 maggio, dedicato

al libro di Pierpaolo Corradini ‘Cosa c’è davvero nel tuo carrello?’, che spiega come leggere le etichette dei prodotti che acquistiamo ogni giorno e quali rischi per la salute si nascondono dietro ad alcuni ingredienti. Dal 16 maggio prendono il via gli Incontri senza Tossine, che affrontano il tema della salute da diverse prospettive, come sempre non convenzionali. Certamente controverso sarà il primo dei tre appuntamenti previsti a maggio, quando il dottore italo-belga Pierre Pellizzari presenterà il suo libro ‘Guarire è facile, basta volerlo?’, nel quale spiega quali sono i diversi elementi che possono contribuire ad affrontare in modo migliore una malattia anche grave, dalla dieta all’attitudine spirituale. La serata del 26 maggio con il professor Silvio Garattini, esperto di farmaci e terapie mediche, è invece dedicata al tema della salute in generale, affrontato secondo le domande più frequenti che i

cittadini/pazienti si pongono, dalla nocività dei vaccini ai farmaci generici, dalla sperimentazione animale all’omeopatia; un viaggio a 360 gradi per saperne di più su ciò che fa bene o fa male di quanto propone la medicina di oggi. Chiude il mese di appuntamenti, la sera del 31 maggio, il dottor Paolo Giordo, omeopata, fitoterapeuta e nutrizionista, che affronterà il controverso rapporto fra medicine naturali e cancro, offrendo un confronto fra le terapie convenzionali e quelle elaborate dalle medicine naturali. Anche in questo caso si prevedono critiche e discussioni, ma l’obiettivo (dichiarato) di Incontri senza Censura è proprio quello di fornire spunti per riflettere su modi diversi di vedere e spiegare la realtà. Obiettivo che, a giudicare dagli ospiti e dai temi trattati, le prossime serate centreranno in pieno. © RIPRODUZIONE RISERVATA


19 aprile 2013 pag 20

Asse con la Lombardia contro la crisi nell’Alto Vicentino L’associazione di imprenditori “Primavera d’Italia” cerca nuove alleanze

di Guido Gasparin

L

’indignazione e la protesta degli imprenditori dell’Alto Vicentino si allargano e raccolgono consensi in tutto il Nord Italia. Sono bastati alcuni gesti clamorosi, come quello del presidente degli industriali di Thiene Renato Munaretto, incatenatosi ai cancelli della sua azienda di Zanè, o la frase ad effetto del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi («Siamo a tempo scaduto. Il governo non serve subito, ma subitissimo») per rinsaldare il fronte dell’imprenditoria contro una crisi che appare senza fine, anche a causa dello stallo della politica. Il termometro di questa situazione incandescente lo fornisce la forte eco prodotta dalla nascita del comitato territoriale di Malo e Schio de “La primavera d’Italia”, l’associazione di industriali ed artigiani nata in seguito alla serie di suicidi prodotti dalla crisi anche nell’Alto Vicentino. Il rappresentante Antonio Costalunga, imprenditore artigiano titolare della Prisma Stufe di

San Tomio di Malo, dove il comitato ha sede, spiega: «La nostra associazione a Treviso conta già 300 associati e noi tra Malo e Schio abbiamo già avuto più di cento contatti. La settimana prossima avremo un incontro con un gruppo di imprenditori lombardi che hanno i nostri stessi problemi, ossia difficoltà nell’accesso al credito, impossibilità di pagare i fornitori e il rischio di chiudere l’azienda e licenziare i nostri dipendenti». Le recenti clamorose proteste hanno profondamente colpito Costalunga: «Dopo il gesto di suo fratello Renato, è venuto a trovarmi in azienda Fabio Munaretto – racconta – per parlarmi delle grosse difficoltà che sta attraversando la sua azienda. Aveva le lacrime agli occhi. Lo conosco da una vita, non lo avevo mai visto così abbattuto. È la stessa situazione in cui si trovano centinaia di imprenditori: ormai le aziende sono alla fame e non se la sentono più di rischiare. In Italia si è fermato tutto e il comportamento dei politici è contro ogni logica delle cose». Costalunga non nasconde le sue prospettive pessimistiche: «Un altro mese e mezzo e crollerà l’Italia,

perché si genererà una catena di chiusure che provocherà il collasso del sistema. Le banche hanno chiuso i rubinetti e per le aziende non c’è via di uscita». E le associazioni di categoria? «Fino a pochi giorni fa gli associati di Confindustria erano tenuti calmi dai vertici dell’associazione, al fine di non creare troppo rumore in un periodo così delicato. Il clamoroso gesto di Renato Munaretto ha invece cambiato tutto, perché sono gli stessi responsabili territoriali dell’associazione a far sentire ora il loro grido di dolore. Penso poi che gli interventi del presidente vicentino Zigliotto e di quello veneto Zuccato siano stati determinanti per far dire a Squinzi che ormai il tempo è scaduto. A mio parere nelle prossime settimane non mancheranno nuove iniziative di protesta». Il clima è insomma quanto mai incandescente e vede sullo stesso fronte imprenditori e dipendenti, come ha dimostrato il caso della Summania Beton. «Ci uniamo per dare una forma alla nostra rabbia di fronte ai troppi lutti che abbiamo dovuto sopportare a causa della crisi – sottolinea Costalunga -. Il mese di marzo è

La sede di Prisma Meccanina di S. Tomio di Malo dove è attivo il comitato antisuicidi

stato devastante per noi che siamo dovuti andare a tre funerali diversi tra Schio e Treviso di altrettanti nostri compagni di lavoro. Ci uniamo nel movimento di opinione e pensiero ‘La primavera d'Italia’ perchè vogliamo fare qualcosa di utile per gli altri, imprenditori e anche famiglie dei lavoratori, che credono nel lavoro e nell'onestà. Il nostro simbolo è una primula: ne abbiamo portate cento davanti alla sede dell'azienda di un imprendi-

tore che a Schio si è tolto la vita perchè preso nella morsa della crisi e delle banche che strangolano le nostre attività tanto quanto la mancanza degli ordini: vogliamo che nessuno di noi ceda di nuovo alla disperazione. Siamo convinti che solo unendoci e mettendoci a disposizione l'uno dell'altro riusciremo a passare anche questa ennesima tempesta». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Dalla Rovere alla conquista dell’America L’Ambrogio delle banche con la sua Sinv affitta il brand Piazza Sempione (g.g.) Consigliere di Veneto Banca, ma nel suo lungo curriculum, spalmato in quasi 30 anni di impegno, compaiono anche altri numerosi incarichi nel mondo bancario: vicepresidente di Cariverona, membro del consiglio e del comitato esecutivo della Cassa di Risparmio di Udine, consigliere di Unicredito e vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona. Ambrogio Dalla Rovere, classe 1940, nato a Thiene, è uno che ha avuto e continua ad avere un importante peso nella finanza del Nordest e non solo. Diplomato in ragioneria nel 1960, di professione fa l’imprenditore tessile. È fondatore e amministratore delegato del gruppo Sinv, che ha base a Schio e che si pone come leader nella produzione e nella distribuzione di abbigliamento fashion in licenza. L’ultimo colpo Dalla Rovere lo ha fatto proprio con la Sinv, che

ha introdotto nel proprio portafoglio marchi il brand Piazza Sempione, grazie ad un contratto di affitto di azienda nei confronti di Piazza Sempione Spa. «L’offerta di Piazza Sempione - spiega un comunicato aziendale - si rivolge ad un pubblico femminile molto attento alla qualità e allo stile del prodotto, una donna esigente, che cerca capi attuali, dal taglio sartoriale». La Sinv di Schio allarga dunque i propri orizzonti e si tratta di una notizia non da poco in un periodo in cui l’economia vicentina arranca e in una fase in cui a subire contraccolpi non indifferenti è proprio il settore del tessile e dell’abbigliamento. «L’affitto di Piazza Sempione è per noi un’operazione importante e ambiziosa: si tratta di un marchio che vogliamo contribuire a riportare in luce - spiega Ambrogio Dalla Rovere -. È una grande soddisfazione per un’azienda italiana come la no-

stra contribuire a portare il made in Italy di qualità nel mondo». «La produzione 100% italiana e la forte presenza negli Stati Uniti sono certamente tra i capisaldi che vorremmo maggiormente valorizzare per dare un nuovo corso all’azienda, unitamente allo sviluppo in altri Paesi – sottolinea Sandra Spinacè, Direttore Generale di Sinv e nuovo Amministratore Unico di Piazza Sempione -, e sono tra i fattori determinanti che ci hanno portato a questa operazione». Si arricchisce dunque la galassia Sinv, dove già trovano posto i brand Love Moschino, See by Chloè e Luca Roda. La Sinv spa fornisce i suoi prodotti a più di 3.000 clienti in più di 70 nazioni, attraverso gli showroom diretti di Milano e Parigi e una rete di oltre 60 tra agenti e distributori. È controllata da Sinv Holding Spa, che detiene inoltre il 30% del capitale di Moschino, una partecipazione del

40% in Luca Roda Srl, il 100% di Sinv Real Estate e il 30% di Mas Logistics srl. Scopriamo insomma che in tempi di profonda crisi l’imprenditorialità vicentina si sa ancora difendere e che esiste ancora qualcuno pronto a scommettere non solo sulla propria capacità di emergere, ma anche su una possibile ripresa dei mercati. Dalla Rovere è certamente uno che sa cogliere ed affrontare le sfide; oltre agli incarichi negli istituti bancari, può vantare la presidenza dei Maglifici Italiani, la partecipazione al consiglio del Ceis (Centro di Recupero Tossicodipendenti), la presidenza di Infracom e la partecipazione ai cda del Cisa – Centro di Architettura Palladio e della Fiera di Vicenza, dai quali nel 2010 si dimise in seguito a quello che forse fu il più pesante smacco ricevuto nel corso della sua carriera: la mancata riconferma alla vicepresidenza della Fondazione Carive-

Ambrogio Dalla Rovere

rona, dovuta, si disse allora, all’assenza di un appoggio convinto alla sua ricandidatura da parte del mondo politico vicentino e a contrasti con il presidente della Fondazione Paolo Biasi. Da quel momento Ambrogio Dalla Rovere si è ributtato anima e corpo nella gestione della sua azienda e i risultati, a ben vedere, si notano tutti. Ora la Sinv va alla conquista dell’America e a Vicenza qualcuno dovrebbe seguire il suo esempio. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Aumento dei ticket in autostrada: «è il preludio della Valdastico Nord» Il comitato contro l’opera attacca il Governo e rilancia la battaglia

di Guido Gasparin

I

l Governo approva l’aumento dei pedaggi autostradali da parte della società Brescia – Padova e il comitato No Valdastico Nord grida all’ennesimo scandalo nella vicenda del prolungamento dell’A31 verso la Provincia autonoma di Trento. Il comitato che ha base a Cogollo del Cengio, paese dove è più viva la protesta contro l’infrastruttura il cui progetto preliminare, almeno per quel che riguarda il primo stralcio, è stato recentemente approvato dal Cipe, considera l’aumento dei pedaggi un aiuto alla società autostradale perché, come ha affermato il Vice Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Mario Ciaccia commentando le autorizzazioni emesse per le diverse società italiane, essi “sono necessari ad assicurare l`attuazione degli investimenti posti a carico di ciascuna società concessionaria e a garantire il mantenimento della rete autostradale in condizioni di efficienza e di sicurezza per gli utenti”. “Sommato ai significativi aumenti

concessi negli anni scorsi – commenta Renzo Priante nel blog del comitato No Valdastico Nord - l'aumento delle tariffe anche sulla tratta autostradale Brescia-Padova, cui il Governo ha dato il via libera, si configura di fatto come un sostegno pubblico ad una società privata che sta facendo 'scorta' per poter poi investire sul prolungamento dell'A31 Valdastico Nord. Un'opera che risulterà insostenibile economicamente, perché applicando le normali tariffe autostradali avrà difficoltà anche solo a pagare le normali spese di gestione, senza contare oneri finanziari e ammortamenti, a causa degli enormi costi energetici a fronte di transiti esigui. Abbiamo infatti calcolato – spiega Priante - che alla scadenza della concessione autostradale, nel 2026, su 74 milioni di euro di entrate ben 69 se ne andranno solo per spese energetiche, senza contare tutti gli altri costi, dal personale alle manutenzioni, dal gas ai programmi informatici. Per questo la società concessionaria sta già facendo pagare un supplemento a tutti gli utenti che transitano per le sue tratte, anche a chi non passerà mai per Piovene.

La costruzione quindi di infrastrutture poco efficienti, non solo non genera sviluppo, ma lo frena”. La bocciatura è insomma completa e per tale motivo la lotta del comitato continua. Dopo i due “slow mob” promossi lungo la Valle dell’Astico (auto in fila a passo d’uomo per criticare il progetto della Valdastico Nord), nel cinema parrocchiale di Cogollo del Cengio è stato organizzato un “concerto per la valle”, con i gruppi Valincantà e BandaBrian, mentre prosegue il lavoro di sensibilizzazione nel territorio, nei confronti sia dei cittadini che degli amministratori. Ma, appunto, che aria tira tra gli amministratori? Come stanno seguendo la vicenda? Dalla recente assemblea della Comunità Montana Alto Astico e Posina è giunto un accenno di compattezza, dopo le recenti divisioni tra i diversi Comuni: non un no all’opera nel suo complesso, ma un no (all’unanimità) all’esecuzione parziale della Valdastico Nord, secondo quanto dispone invece il Cipe. I sindaci dicono che così l’opera risulterebbe incompleta e quindi inutile. Come dire: o c’è il sì definitivo della Provincia di Trento per il prosegui-

Slow mob sulla Valdastico mento verso nord o l’autostrada non s’ha da fare. Al comitato questo però non basta: l’autostrada non deve essere fatta nel suo complesso, punto e basta. Secondo il movimento, che fa parte della rete dei comitati dell’Alto Vicentino, essa creerebbe inquinamento, segnerebbe la fine delle poche aziende agricole rimaste nella zona e, bucando con una galleria i bastioni dell’Altopiano dei Sette Comuni, potrebbe causare seri problemi di natura idrogeologica,

per non parlare dei danni paesaggistici soprattutto nella zona di Cogollo del Cengio. La situazione è insomma alquanto ingarbugliata e il comitato si chiede: quanto costerà ai cittadini la Valdastico Nord? E in tempi di crisi essa può ancora essere considerata un’opera indispensabile per un terzo sbocco a nord, dopo il Brennero e la Valsugana? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Una cordata per il nuovo canile dell’Alto Vicentino In fase di definizione un progetto da sottoporre alla Conferenza dei Sindaci (g.g.) La vicenda del canile dell’Alto Vicentino ad una svolta? Probabilmente sì, perché è in cantiere un’ipotesi di accordo che vede coinvolti l’associazione Park & Forest Rangers (che ha finalità ambientaliste e si ispira ai guardiaboschi canadesi), l’Enpa di Thiene e due privati. Lo scopo è la realizzazione di un nuovo canile che rispetti i requisiti indicati nel nuovo bando emesso dalla Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 4 e in scadenza in questi giorni. Grazie ai contatti del capo divisione dei Rangers Giovanni De Chino, il progetto vede il coinvolgimento dell’Unione Nazionale Arma Carabinieri (in particolare del comandante ed istruttore delle unità cinofile Aldo Taglietti), del titolare della Master Engineering di Pavia Gianfranco Cicala, incaricato di predisporre i piani di sicurezza, di alcuni comportamentisti degli animali e, in termini di consulenza, della Poseidone, associazione ecozoofila impegnata soprattutto nella laguna veneta. Si tratta di un progetto studiato nei dettagli e che, se approvato in sede di valutazione delle proposte, potrebbe riguardare anche

l’attivazione di un’ambulanza veterinaria e quindi la gestione della questione randagismo a 360 gradi. Il tutto sotto l’egida della Norman Academy, un’associazione non profit con base in Florida che persegue finalità culturali, umanitarie e di solidarietà. È insomma all’opera un gruppo di lavoro che vuole fare sul serio, al fine di dare una risposta definitiva ad un problema che negli ultimi mesi ha raggiunto livelli di tensione piuttosto alti, con denunce e controdenunce tra animalisti e gestori dei canili Segalla di Piovene e Real Summano di Schio e duri attacchi, da parte dell’Enpa, al presidente della Conferenza dei Sindaci e primo cittadino di Valdastico Alberto Toldo. L’ultima scintilla in ordine di tempo è stata la protesta andata in scena al mercato del sabato di Schio, quando gli animalisti hanno duramente criticato i contenuti del bando che, dicono, favorirebbe i privati e allontanerebbe l’ipotesi della gestione pubblica affidata ad un’associazione certificata. L’esempio da seguire, secondo chi protesta, è quello dell’Ovest Vicentino, dove l’Ulss 5 ha stretto un ac-

cordo proprio con l’Enpa per la gestione del canile di Arzignano. Intanto la questione del randagismo nel territorio dell’Ulss 4 resta quanto mai allarmante perché, in attesa dell’esito del bando, le soluzioni adottate rimangono precarie. “Il canile di Piovene Rocchette è stato finalmente chiuso (per violazioni di natura urbanistica, ndr), ma il problema non è stato risolto perché i randagi sono stati affidati al canile Real Summano di Schio, per il quale abbiamo sollevato più volte le nostre perplessità”, spiegano i volontari Enpa della sezione di Thiene – Schio nel volantino distribuito durante la protesta al mercato. Gli animalisti parlano di “cani denutriti”, di “condizioni dimostrate con certificati medici e decine di testimonianze di famiglie adottanti”, di “cani in gabbie esterne con una piccola tettoia che di certo non era sufficiente a proteggerli dal freddo e dalla pioggia” e via così con altre accuse, non ultima quella secondo cui ai volontari “viene impedito di svolgere l’attività” all’interno del canile. Per questo chiedono al presidente Toldo di intervenire e di fare chiarezza in una vicenda che continua essere la fonte di tensioni tra

Foto di un cane nel canile dell'Alto Vicentino dal sito dell'Enpa di Schio gli enti e gli animalisti, ma anche tra le stesse associazioni: non si è infatti ancora risolta la battaglia che vede di fronte l’Enpa e l’Anpa (associazione nata recentemente sempre a Thiene), messesi una contro l’altra perché entrambe ritenevano di avere l’esclusivo diritto di occuparsi delle adozioni e della cura degli animali nel canile di Piovene. Insomma, baruffe e pasticci vari, che allontanano l’attenzione dalla

vera questione, ossia il benessere degli animali. Gli enti locali, in tutto questo, dovrebbero come minimo fare un po’ di chiarezza, per evitare il ripetersi di certe situazioni. Chissà che la proposta di un canile completamente nuovo non riesca a risolvere in via definitiva il problema. La Conferenza dei Sindaci sarà d’accordo? © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Schio: l’ex leghista Valter Orsi si rilancia con la lista civica “Noi Cittadini” Il progetto nasce sulla rete alimentato dal filo conduttore della delusione nei confronti della partitocrazia a livello locale.

di Fabio Landi

Q

uando ho richiesto un’intervista a Valter Orsi mi aspettavo di trovarmi dinnanzi al solito scambio di domande e risposte in rapidità a seguito di una conferenza. L’ex militante di spicco della Lega Nord scledense, arcinoto alle cronache per aver abbandonato partito e consiglio comunale nello scorso mandato a causa di “dissidi interni”, mi convoca invece in una piccola panetteria ai margini del quartiere operaio di Schio. Ad accogliermi non c’è uno stuolo di addetti stampa impettiti bensì un gruppo di una decina di persone di età, sesso e provenienza professionale differente.

Commercianti, insegnanti, imprenditori o neolaureati poco cambia: quello che ho davanti, nel complesso, sono persone come tante unite dal filo conduttore di una forte delusione nei confronti delle amministrazioni locali e che si sono preposte l’obbiettivo di innescare un forte cambiamento. I presenti si introducono uno ad uno e mi chiedono di dargli del tu. Per l’intervista ci sediamo attorno a una sorta di tavola rotonda sorseggiando un caffè; tutti vogliono partecipare e dare il proprio, anche piccolo, apporto. In questo clima conviviale riesco subito ad estorcere ad Orsi, senza problemi, una battuta sul suo recente passato politico: “Non sono mai stato un uomo di partito. Ho sempre operato nel pieno della mia consapevolezza prendendo le decisioni con la mia te-

Il GIORNALE IN OMAGGIO PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE FENAGI CONFESERCENTI VicenzaPiù Andolfato Gabriele Calvin ( chiosco ) Canevarolo Mirco Simioni Cristina De Gobbi Paola Diana Edicola Giancarlo e Cristina Filippi Mauro (chiosco) Frigo Marica (chiosco) Aiello Paola Cecchetto Alessia Gianotti Enrico L’ Angolo di Strazzer Mosele Dario Naliato Laura New of World ( chiosco ) Peruzzi Wilma Poli Giampaolo Progita Ranzato Gianluca Rigoni Vallirosa Scodro Daniele Sossai Laura (chiosco) Tardio Carlo Annalisa Sossai (chiosco) Viero (chiosco) Ciemme snc Sesso Manuela (chiosco) Nosilia Dario (Tabaccheria) SchioThienePiù Brunello Donatella Ceron Maria Dall’Alba Matteo Dalla Fina Caterina Dalle Molle Lucia Dal Molin Iva Filomella Elisa Maltauro Michele Meggiorin Antonio Pettinà Maria Scortegagna Gregorio BassanoPiù Carraro Saverio Tognon Gabriella Bellò Lino Cerantola Clelia Cart. Alle Scuole Ed. 25 Aprile Marangoni Patrizia Basso Elena

Via Mazzini 245 Levà degli Angeli Via Fermi 82 Via del Sole 18 Cso Palladio 190 Via Giuriato 63/65 V.le S. Agostino 132 Via Albinoni Via delle Cattane Via Riviera Berica 432 Via Salvemini 45/47 B.go Casale 162 Via Ca’ Balbi 258 Via E. Di Velo 16 V.le della Pace 60 Viale del Verme Via Tornieri, 33 C.trà S. Francesco 28 C.so Padova 8 Via Astichello 211 V.le della Pace 287 C.trà del Guanto 6 C.trà Garibaldi 8 Via Vaccari 89 Piazza Castello 8 B.go Scrofa Via Cav. Vittorio Veneto Strada Padana Sup. 53 Via Lamarmora Schio Thiene Schio Schio Schio Schio Thiene Schio Poleo Thiene Schio Schio Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano

sta. Quando sono sorti i ben noti problemi e scandali all’interno della Lega ho capito di non poter più far parte di quel movimento”. Domando quindi, rivolgendomi allo stesso Orsi, come e quando sia nata questa nuova iniziativa: “Il progetto Noi Cittadini è nato, spontaneamente, da poco più di un anno. Aldilà di chi ha dato l’input è stato infatti molto importante l’incontro tra persone avvenuto in rete, su facebook, e le discussioni che ne sono scaturite. A legarci infatti era un senso di comune delusione nei confronti della partitocrazia. Nel nostro gruppo non esiste un vero atto di iscrizione o un tesseramento come per altre realtà perché la chiave è la libera partecipazione. Alcuni di noi avevano già avuto brevi esperienze in altre compagini politiche ma ne sono fuoriusciti trovando in questa iniziativa lo spazio e la possibilità di dedicarsi realmente alla propria città e al tentativo di risolvere le problematiche concrete che vi si manifestano”. Cerco allora di capire come avvenga il dialogo tra persone con una provenienza sociale ed ideologica così differente: “Siamo un gruppo trasversale ed affrontiamo ogni problema da diversi punti di vista: ci sono persone che arrivano dal centro destra come dal centro sinistra o dal centro e questo ci permette un’analisi della realtà secondo diverse sfaccettature. Proprio da questa dinamica di dibattito e di scambio di opinioni vi è la possibilità di giungere ad una soluzione delle problematiche concreta ed efficiente, senza essere targati col marchio di un partito ma nel tentativo di rappresentare al meglio i nostri concittadini”. Chiedo allora quali siano i valori e gli obbiettivi condivisi da un

Via Veneto 2 Via Boldrini 9 Via Pasubio 142 Via Fleming 16 Via Roma 10 Via Btg.Val Leogra 32 Via S. Gaetano 30 Via Sardegna 5/4 Piazza Rovereto Via Maraschin 77/b Via Strasseggiare 44 Piazzale Montevecchio Via Beato Giovanni 17 Via Angarano Via Angarano 8 Via Gobbi Quartiere 25 aprile 45 Via Val D’ Aosta 14 Via Marchesane

e presso tutti i punti di distribuzione elencati sulle nostre testate web

Il gruppo di Noi Cittadini

gruppo al suo interno così eterogeneo: “Sappiamo quali sono le possibilità di una pubblica amministrazione e quali le forbici di manovra e vogliamo cercare un nuovo modo per gestire le cose e, soprattutto, le risorse economiche. Pur essendoci, inevitabilmente, delle discussioni interne si riesce sempre a giungere ad una conclusione basata sul buon senso, dato che non dobbiamo rispondere ad alcuna direttiva proveniente dall’alto. La nostra finalità principale, d’altronde, è quella di impostare un modus operandi della cosa pubblica basato su un senso di comunità e di confronto coinvolgendo direttamente tutti i cittadini”. Il dialogo si sposta poi, concretamente, su Schio e le sue problematiche: “Schio è una realtà medio-piccola e con una mentalità in un certo senso “da paese” ma, nonostante ciò, riveste un’importanza strategica e trainante nella geografia della zona. Esistono realtà pubbliche che coinvolgono un bacino d’utenza di quasi 200 mila abitanti con un giro d’affari milionario. È inevitabile che queste strutture, in qualche modo, entrino nella sfera d’interesse e d’azione dei partiti, come avvenuto nella tanto criticata dinamica del project financing dell’ospedale di Santorso. Dinamica che ha portato al sorgere di numerose problematiche ma di cui nessuno di è voluto prendere la responsabilità. Questo è ciò che deve essere cambiato a monte, perché le scelte che i partiti ed i politici prendono non sono solo calcoli numerici ma influiscono direttamente sulla vita delle persone”. Tra gli aderenti spontanei al gruppo spicca la, poco consueta, presenza di tre giovani under 25; chiedo allora

quale sia il ruolo all’interno del progetto. A rispondermi è Alessandro Maculan, 25enne insegnante presso un istituto tecnico: “Il ruolo per noi giovani all’interno del gruppo è lo stesso che chiunque dei presenti può raggiungere. Nelle riunioni settimanali ciascuno apporta il proprio contributo comunicando le voci, i dati o i dissapori che ha raccolto direttamente sul campo. In un certo senso ci sentiamo al servizio dei cittadini: fare parte di una lista civica significa per noi rappresentare una città essendo presenti sul tedrritorio, in ogni quartiere. Anche se non dovessimo mai vincere confidiamo di dare il nostro apporto proponendo buone idee, e buone soluzioni, per risolvere i problemi che i cittadini riscontrano ogni giorno. Per esempio, in un’ottica di politica moderna, poniamo grande attenzione su aspetti trattati in maniera marginale da altri partiti come le energie rinnovabili o l’inquinamento e vogliamo operare sempre in piena trasparenza abbattendo le vecchie abitudini dell’amministrazione”. Dopo la presentazione ufficiale alla stampa del gruppo, avvenuta simbolicamente lo scorso 21 marzo in concomitanza dell’equinozio di primavera, il gruppo Noi Cittadini ha fissato, per gli interessati, un appuntamento di presentazione e confronto con la cittadinanza per il prossimo 23 aprile presso la sala del Rustico Pettinà in Via Caile 10. Per tutti quelli che vogliono tenersi informati sulle iniziative del gruppo o partecipare attivamente alle discussioni è possibile visitare la pagina facebook “Noi Cittadini”. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Terza edizione dell’Agorà della Solidarietà: il futuro è nella progettazione per tutti Anche quest’anno, dal 21 al 24 marzo, la Fiera di Vicenza ha ospitato Gitando.all: un appuntamento ormai tradizionale, in cui da tre anni si inserisce con successo anche l’Agorà della Solidarietà, organizzata dal Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza all’interno di questa cornice. Nel 2013, Anno Europeo dei Cittadini, l’Agorà ha festeggiato la sua terza edizione lanciando il Primo Festival della Progettazione Sociale, nato per promuovere la rete a livello locale, provinciale, regionale, nazionale ed europeo tra le diverse istituzioni. Come ogni anno, la manifestazione ha avuto un ricco calendario che ha saputo coinvolgere volontari, istituzioni, cittadini e autorità. «Con questa manifestazione» spiega Maria Rita Dal Molin, presidente del CSV di Vicenza «il volontariato locale è stato invitato a vivere un’occasione unica per promuovere nuove sinergie in rete e lo scambio di buone prassi a tutti i livelli. Gli appuntamenti che abbiamo vissuto e condiviso insieme sono state vere opportunità di incontro non solo tra associazioni, ma anche tra studenti, istituzioni e volontari. I ragazzi sono i Cittadini Europei che in futuro si occuperanno delle nostre comunità: a loro abbiamo il dovere di trasmettere i nostri valori, il nostro senso di cittadinanza, l’impegno e la passione che ci animano. Voglio ringraziare le migliaia di persone che hanno partecipato, quelle che ‘passando’ si sono lasciate coinvolgere, i tanti Amici che hanno reso possibile questo evento di festa, creatività,

riflessione, progettazione sociale, incontro». Al centro di un’Agorà circondata dalla vitalità di proposte e riflessioni provenienti dal mondo del turismo accessibile, il CSV ha voluto porre due temi: in primo luogo, l’attenzione per il mondo della scuola e dei giovani, espressa attraverso convegni che hanno promosso un concetto esteso di educazione, parlando di progettazione inclusiva e restituendo concrete esperienze di sperimentazione e collaborazione tra scuola, istituzioni locali e volontariato, che infondono nei ragazzi un’idea di cittadinanza attiva e responsabile. Lo stesso spirito ha animato l’incontro avvenuto nel contesto del Primo Festival della Progettazione Sociale tra gli alunni della Scuola Media di Carrè-Chiuppano e quelli della Scuola Media emiliana di San Felice sul Panaro colpita dal terremoto. Il secondo tema portante dell’Agorà, è stato proprio quello della Progettazione Sociale, non solo a livello locale, ma nazionale ed europeo. Tra gli esempi di buone prassi, di sinergia effettiva ed efficace, è stata inoltre presentata l’esperienza di 3 anni di co-progettazione tra Provincia, Servizio di Protezione Civile e CSV di Vicenza. Il messaggio che il CSV e il volontariato lanciano in questo momento difficile, nel quale le prospettive sembrano venir meno, è ancora una volta semplice ma efficace e positivo, oltre che propositivo: stringere rapporti e alleanze per allargare gli orizzonti,

migliorando la qualità della vita di tutti, nessuno escluso. Ecco un esempio di co-proggettazione presentato alla Terza edizione dell’Agorà della Solidarietà dove abbiamo promosso il primo festival della Progettazione Sociale, una buona prassi che valorizza i percorsi formativi dedicati ai volontari in particolare a quelli delle 80 organizzazioni di protezione civile del Vicentino. Corsi di formazione per volontari di protezione civile… l’intesa funziona. Con il 2012 si è concluso il terzo anno di attività del protocollo di intesa tra Provincia di Vicenza – Servizio Protezione Civile e Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza. Nella Regione Veneto le Province hanno una competenza specifica nella formazione di base di protezione civile, mentre tra i compiti dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) meritano una particolare riflessione i percorsi di formazione per volontari. Partendo da questi elementi era abbastanza naturale definire un percorso in cui le due realtà confluissero in un protocollo di intesa condiviso per la formazione dei volontari di protezione civile. Il progetto è stato avviato nel 2010. In tre anni (2010/2012) questi sono i percorsi di formazione realizzati: - n. 2 Corso per Istruttori Base di Protezione Civile della durata di 48 ore (45 volontari coinvolti); - n. 4 Corsi per CapoSquadra della durata di 60 ore ciascuno (120 volontari coinvolti); - n. 1 Corso per CampoCampo e

gestione CampoBase della durata di 20 ore (30 volontari coinvolti) - n. 1 Corso per Operatore di Sala Operativa della durata di 20 ore (30 volontari coinvolti); - n. 2 Moduli di Aggiornamento per Istruttori Base della durata di 16 ore (20 volontari coinvolti); - n. 1 Modulo di Aggiornamento didattico per istruttori di base di protezione civile (20 volontari 12 ore); - n. 2 Moduli di Aggiornamento per Istruttori di Base della durata di 20 ore (45 volontari coinvolti) - n. 10 Corsi Base per volontari di protezione civile della durata di 45 ore ciascuno (300 volontari coinvolti); - n. 10 Corsi Base per volontari di protezione civile della durata di 48 ore ciascuno (350 volontari; - n. 5 Corsi sul rischio idrogeologico della durata di 20 ore (150 volontari coinvolti) - che complessivamente hanno coinvolto 1100 volontari di oltre 80 organizzazioni in oltre 45.000 ore/uomo di formazione. La principale innovazione è stata l’individuazione della figura dell’istruttore di base volontario di protezione civile, riconoscendo così che anche l’attività formativa è un ambito delle attività del volontario. L’istruttore di base, volontario, oltre ad avere spiccate capacità di formazione e addestramento, trasmette e testimonia in questo modo le sue scelte di essere un volontario. Formazione basata anche sulla testimonianza di un impegno. Questa è una sorte di “piccola rivoluzione formativa”

destinata sempre più ad incidere sulla vita delle nostre associazioni. I risultati sono stati illustrati nel recente convegno: IL VALORE DELLA CO-PROGETTAZIONE “Buone prassi: Insieme si può... un’esperienza concreta nel settore della protezione civile all’interno della terza edizione dell’Agorà della Solidarietà. Alla presenza dell’Assessore al Bilancio della Regione Veneto Roberto Ciambetti, dell’Assessore alla Protezione Civile del Comune di Vicenza Pierangelo Cangini, del Dirigente dell’Unità di Progetto Protezione Civile della Regione Veneto Roberto Tonellato, del Dirigente del Servizio Protezione Civile della Provincia di Vicenza Maria Pia Ferretti, il Presidente del Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza Maria Rita Dal Molin ed il funzionario della Provincia di Vicenza Graziano Salvadore hanno sottolineato tutte le tappe di questi tre anni di coprogettazione. L’occasione è stata propizia anche per ringraziare tutte le amministrazioni locali e le associazioni che hanno ospitato nelle loro sedi i corsi promossi, per ringraziare gli istruttori che hanno condiviso il nuovo modello formativo e, dopo aver presentato ufficialmente i nuovi istruttori, per consegnare gli attestati di partecipazione agli oltre 600 volontari che negli ultimi due anni hanno completato il percorso di formazione di base. Insieme si può!


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VicenzaPiù n.253, 19 aprile 2013 by Giovanni Coviello - Issuu