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VicenzaPiù n.252, 4 aprile 2013

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I vertici di Cgil, Cisl e Uil benedicono la messa in gara dei servizi di Aim ma la base è in fibrillazione mentre la politica si arroventa


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4 aprile 2013 pag 3

VicenzaPiù in Piazza dei Signori: sempre più al centro dell’informazione di Giovanni Coviello

I

n questi giorni stiamo completando l’apertura a Vicenza in Piazza dei Signori n. 50/51 della nostra nuova redazione di centro città, che sarà anche “punto d’incontro” con tutti i nostri interlocutori, anche quelli pubblicitari. Anche noi, quindi, dopo il meritevole rilancio dell’amministrazione Variati, contribuiremo a ravvivare la piazza non solo con la presenza del nostro “presidio” giornalistico nel cuore pulsante del salotto cittadino ma anche con un monitor touch screen dal quale sarà possibile leggere dall’esterno e ad ogni ora della giornata le ultime notizie di VicenzaPiu.com aggiornate in tempo reale. L’iniziativa, resa possibile anche grazie ad un’azione di co-marketing con Domofacile, un operatore innovativo del Vicentino nel settore immobiliare che sullo stesso monitor fa scorrere le sue proposte abitative, si accompagna alla contemporanea apertura della sede della nostra nuova divisione pubblicitaria in Viale Trento 197. Dopo sette anni VicenzaPiù cresce con i nuovi periodici BassanoPiù e SchioThienePiù, distribuiti, così come la testata madre, nelle edicole Fenagi e in centinaia di punti aperti al pubblico (l’elenco completo è sulle nostre testate web) e col

nuoco portale di informazione regionale, VenetoPiu.com. E non finisce qui. Dal monitor al video … il passo potrebbe essere breve. E tutto questo senza contributi di nessun tipo ma grazie agli investimenti pubblicitari di chi punta a catturare l’attenzione di chi ci legge e ora ci vede anche in piazza (e fra poco in tv) attirato da un’informazione gratuita ma qualificata e senza vincoli che non siano le notizie: sono ora 14.000 le copie diffuse dei nostri tre periodici con oltre 42.000 lettori medi a numero e sono più di 230.000 gli utenti medi unici mensili delle nostre testate web per milioni di pagine visitate. Se con questi numeri riusciamo a far sentire, forte, la voce di tutti, anche degli immigrati e del “popolo gay” con le rubriche liberamente curate da loro stessi, il merito è di tutta la nostra redazione e di tutti i nostri collaboratori, commerciali e “tecnici”, che pure affrontano concorrenti che sono colossi. Anche se con tracce di … argilla. Come il Giornale di Vicenza che a gennaio scende di nuovo nel grafico delle copie vendute secondo i dati ufficiali Ads (Accertamento diffusione stampa), passando dalle 32.227 copie medie giornaliere a 31.381 (- 2,6%). Questa cifra include 2.005 copie provenienti da non meglio definite "altre vendite" (quelle promozionali legate alle pagine pubblicitarie tipo Aim?, ndr) e scende sotto il livello di novembre avvicinandosi al primato negativo di ottobre 2012 con 30.632 copie

uscite dalle edicole o da accordi di cessione. Ai 31.000 e passa quotidiani venduti a gennaio vanno aggiunti gli abbonamenti pagati per l'edizione cartacea (in modesta crescita da 3.911 a 4.150) e i solo 607 della versione digitale a conferma di un "popolo" di lettori del GdV poco propenso a Internet. Come se non bastasse a questo calo di vendite si

aggiunge la notizia che, da fine aprile, dovrebbe cessare le pubblicazioni In Città, il quotidiano free del GdV edito dalla concessionaria di pubblicità Publiadige. Il motivo? La scarsissima appetibilità per gli inserzionisti di un prodotto editoriale poco curato nei contenuti e le cui pagine erano vendute sì a cifre irrisorie, se non a corollario e a incentivo delle

Fin che la barca va di Paolo Mele

È

passata la Pasqua ma è ancora tempo di Quaresima per la politica italiana. Per fortuna abbiamo il Papa, ma ci manca ancora il Governo. Bersani si era recato al Colle per raccogliere il mandato di una “Mission Impossible”. Una missione che avrebbe fatto perdere il parrucchino anche all’impavido Tom Cruise, a meno che non se lo fosse dipinto sul cranio come fa il nostro Berlusca. Una Via Crucis, tra compromessi e gastriti, al termine della quale il già pelato Bersani sperava di formare un Governo precario, in grado di sostituire quello “fantoccio” attualmente alla guida del Paese. E confermato, inopinatamente da Giorgio Napolitano che si è anche inventato i dieci saggi alla ricerca di chissà quale formula magica per far nascere un governo. Insomma si prospettano settimane di vera passione,

in attesa di tornare, più prima che poi, nuovamente alle urne. Ma ciò solo dopo che i soliti furbi avranno trovato il modo per mettersi in tasca qualche piccolo vitalizio o emolumento straordinario. Si sa, i tempi sono duri e bisogna accontentarsi. Nel frattempo, in contrasto con i citati percorsi liturgici, Berlusconi ha infiammato la piazza con un chiassoso Bunga Bunga di protesta politica. Una protesta contro il Governo che non c’era e contro quello che ora c’è contro la volontà del popolo, contro i pretendenti al Quirinale, in cui non lo vogliono, e contro i P.M. di Milano, che lo vogliono … ma in

galera. Una crociata disinteressata, per la quale a sostenerlo, sono scesi in strada migliaia di suoi fan, a parte alcune sostenitrici che per strada già si trovavano, poiché ci lavorano. C’erano così uomini e donne qualsiasi, onesti cittadini, pensionati in attesa del rimborso Imu e amici in attesa di giudizio, nonché personaggi pubblici noti o meno, tra cui una rotonda Alessandra Mussolini, discendente del primo Duce, vestita sobriamente da uovo di Pasqua tricolore, e la signorina Francesca Pascale, casta fidanzata del secondo Duce, coetanea della nipote di Moubarak. Comunque, pellegrinaggi e sagre a parte, i 945 parlamentari neo eletti, in attesa delle future designazioni governative e ministeriali, non sono rimasti con le mani in mano. Ben 500 (!) sono attualmente le mozioni avanzate da alcuni di essi in ambito legislativo. Tra queste, degne di nota, vi sono: “l’istituzione del Principato di Salerno”, dell’On. Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), “il riconoscimento degli equini quali

animali di affezione”, dell’On. Michela Vittoria Brambilla (Pdl), “la tutela delle televisioni di strada”, dell’On. Sergio Divina (Lega Nord), e “la fondazione della Città nazio-

vendite del fratello maggiore, ma il cui ritorno promozionale era altrettanto trascurabile. Come a dire che in momenti di crisi i nodi vengono al pettine ma chi è abituato a lottare per guadagnarsi il suo spazio si esalta. Sentendosi al centro dell’informazione, in Piazza dei Signori. © RIPRODUZIONE RISERVATA

nale del presepe”, dell’On. Giovanni Burtone (Pd). Proposte vitali per il futuro della Nazione, piccoli schizzi del mare di me...lma in cui Nave Italia si trova a navigare, in crociera verso la Grecia e Cipro, con al timone un probabile Schettino. Ma come si dice, fin che la barca va ….

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Giornale chiuso in redazione alle ore 12.00 di mercoledì 3 aprile 2013 Tiratura: 14.000 copie


4 aprile 2013 pag 4

Il declino e il degrado di Giorgio Langella Il declino. Sul fronte della disoccupazione i dati Istat riferiti al 2012 mostrano una situazione difficilmente sostenibile. Tra il 2011 e il 2012 ci sono in Veneto 37.945 disoccupati in più (pari a un incremento del 33,9%). Rispetto al 2008 l’aumento è di 69.903 unità (+87,4%). Nella provincia di Vicenza tra 2011 e 2012 i disoccupati in più sono 8.630 (+46,31%). Rispetto al 2008, nel 2012 si registra un aumento di 12.931 unità (pari a un drammatico +90,21%). Anche se i dati sulla disoccupazione mensile del 2013 (regionali e provinciali) non sono disponibili la sensazione è che non ci sia alcuna inversione di tendenza. Anzi. La disoccupazione a livello nazionale in gennaio 2013 è cresciuta toc-

Tasso di disoccupazione Veneto Vicenza Disoccupati Veneto Vicenza Inattivi Veneto Vicenza

cando un preoccupante 11,7% (+0,4% rispetto a dicembre 2012). E i dati aggiornati a fine febbraio (fonte Veneto Lavoro, gli unici ad oggi disponibili sulla situazione del lavoro in regione e provincia) evidenziano che, in Veneto, le domande di mobilità in deroga sono state 13.197 nel 2012 rispetto alle 8.003 del 2011 (l’aumento è del 64,9%). Una situazione a dir poco allarmante, confermata dalle continue notizie di chiusura di fabbriche, delocalizzazioni, riduzione di personale, licenziamenti, ricorso alla cassa integrazione. È il declino di una nazione intera. Un declino dovuto sicuramente a politici (anzi, sedicenti tali) interessati unicamente a fare affari e distribuire benefici ai propri “gruppi di riferimento”. Politici corrotti e mediocri, certo, ma non bisogna sottovalutare la responsabilità di una classe imprenditoriale miope e incapace che ha preteso di aumentare i propri profitti personali distruggendo un tessuto

2008

2009

2010

2011

2012

3,54% 3,67%

4,76% 5,02%

5,75% 5,72%

4,98% 4,62%

6,56% 6,82%

79.979 14.333

105.581 19.843

128.965 22.699

111.937 18.634

149.882 27.264

1.878.979 1.940.602 1.937.571 324.207 326.853 329.457

1.953.682 1.930.062 327.274 333.731

La tabella riportata evidenzia la crescita del declino che stiamo vivendo anche nella nostra regione e nella provincia di Vicenza.

industriale e produttivo importante. Il trasferimento di investimenti dalla produzione alla finanza, l’evidente fallimento del sistema delle sciagurate politiche di privatizzazione e il disinteresse dello Stato rispetto alle strategie industriali del paese hanno contribuito al declino che stiamo subendo. Lo Stato, invece di colpire le sacche di parassitismo e di corruzione presenti al suo interno, ha favorito speculazioni di qualsiasi tipo e ha regalato a privati senza scrupoli il patrimonio pubblico (industriale, finanziario, infrastrutturale). Il risultato è quello di aver ridotto il paese a una ininfluenza produttiva e industriale che lascia poche prospettive. La latitanza dello Stato e il suo “lasciar fare” al privato ha portato alla dismissione di interi comparti produttivi, alla chiusura di stabilimenti, alle delocalizzazioni, alla totale mancanza di strategia e piani di sviluppo industriali organici. L’assenza di regole e di controlli, unitamente all’aumento spaventoso di una burocrazia inutile hanno fatto il resto. Quello che dovremmo chiederci è se sia giusto e, soprattutto, utile continuare su questo binario o se la presenza del pubblico debba essere rivisto e ricondotto al suo ruolo costituzionale di produttore e controllore dello sviluppo economico e industriale del nostro paese. Bisognerebbe fare qualcosa e invece … Il degrado … c’è chi tenta a tutti i costi di evitare processi a proprio carico, chi è incapace di fare politica se non a slogan, chi cavalca la (giusta) rabbia

Siamo tutti grillini. Con gli altri di Giovanni Coviello

D

opo il marciume che per anni ci ha avvolto e che ancora oggi infetta con le sue scie maleodoranti la vita del Paese, in questi giorni comunque e da qualunque parte la si veda sta riapparendo se non la politica come elaborazione di idee e attuazione di progetti almeno la "passione politica". Fuori dai soliti talk show e dalla rete che comincia a mostrare limiti preoccupanti nel momento in cui la si fa assurgere a Grande fratello e luogo unico della democrazia, la gente parla a casa, nei bar, nei luoghi pubblici di Partito democratico, di Pdl, di Grillo e si appassiona. Alla seriosità perdente di Bersani, al fascino di Berlusconi, immarcescibile come il sogno di, quasi, ogni italiano di essere ricco e impudente come lui e di, quasi, ogni italiana che stigmatizza le belle e libertine ragazze che lo attorniano ma che forse al posto loro ...

E la gente si appassiona alla rabbia abbaiata di Grillo anche se vedere il suo "impegnato disimpegno" attuale dalle responsabilità di chi deve fare e non solo criticare fa tornare in mente il detto "can che abbaia non morde", neanche il nemico dichiarato Berlusconi, salvato dal rifiuto del Movimento 5 Stelle di accettare il "male minore" Bersani. Se la gente discute con passione di alleanze possibili o da evitare tra i tre partiti più votati dagli italiani, un'altrettanto forte sentimento di repulsione c'è verso Monti, i suoi alleati diretti come l'Udc del fu Casini e i poteri forti suoi mandanti. Ma dalla passione, un enorme passo avanti rispetto al rifiuto della politica, ora è tempo di passare all'azione per salvare l'Italia e ridare un futuro alla sua gente disperata. A Cipro la chiesa ortodossa si è dichiarata disposta a privare di cento milioni di euro il suo tesoretto per salvare l'Isola e i suoi cittadini/fedeli. Quanti miliardi dei suoi immensi beni la chiesa di papa Francesco è

disposta a restituire agli italiani per dare un senso alle sue dichiarazioni di ritorno alla povertà e alle sue esortazioni a non rinunciare alla speranza? Quando smetteranno i sindacati di non denunciare il malaffare di certi enti e di molte, troppe imprese perché loro stessi operano anche da agenzie d'affari per i loro dirigenti, le loro proprietà, i loro "distacchi sindacali" e il loro apparato elefantiaco in cui, spesso, nascondono anche lavoratori precari come certe aziende contro cui tuonano intorno ai "tavoli di concertazione", negli "osservatori del lavoro", nelle "commissioni di studio"...? Le associazioni degli imprenditori, prima di lamentarsi per l'eccesso di tasse, convinceranno i propri iscritti a trasformare in investimenti produttivi almeno una parte delle loro ricchezze, magari accumulate all'estero evadendo e grazie alla speculazione finanziaria? Gli artigiani, i professionisti e i pubblici esercizi rilasceranno, tutte, le fatture e le ricevute? E gli anziani attivi e i doppiolavo-

Disoccupati urlando e propone poco o nulla. E poi ci sono gli arroganti, quelli che considerano i magistrati peggiori dei mafiosi, gli ignoranti che si vantano della propria ignoranza, quelli che vorrebbero comandare ma solo per propria vanità, corrotti e corruttori che continuano a godere di impunità incomprensibili. In questo macabro balletto intorno alle spoglie di un paese in agonia si vedono politicanti vecchi e nuovi interessati solo ad avere qualche voto in più. E si può notare Renzi, il “giovane” rampante sindaco di Firenze, che annuncia la sua partecipazione, nelle televisioni di Berlusconi, alla prima puntata della nuova serie di “Amici”. L’importante è “apparire”. E si possono ascoltare le dichiarazioni di Grillo che assicura che il costo del lavoro del nostro paese è il più alto d’Europa. L’importante è dire qualcosa di eclatante (anzi urlarla). Non importa se l’informazione che si dà è falsa, dal momento che il costo del lavoro orario in Italia è di 27,20 euro, inferiore a quello della Svezia (41,90 euro), del Belgio (40,40 euro), della Danimarca (39,50 euro), della Francia (34,90 euro), del Lussemburgo (34,40

euro), dell’Olanda (31,30 euro), della Finlandia (31,10 euro), della Germania (31 euro), dell’Austria (30,50 euro) e dell’Irlanda (27,40 euro). Apparizioni, parole in libertà, notizie inventate, proposte strabilianti, promesse … nulla viene spiegato, niente viene suffragato da numeri certi o da informazioni attendibili. Intanto il lavoro è sempre meno e sempre più precario. I lavoratori sono sempre più costretti ad accettare qualsiasi condizione. I diritti vengono calpestati da chi si sente più forte. Il territorio è sempre più divorato dalla speculazione. I cittadini sono sempre più poveri e rassegnati. La corruzione e l’evasione fiscale trionfano … tutto continua come prima, magari con volti nuovi e “più giovani” che guideranno un cambiamento che è troppo gattopardesco per essere reale. Perché, tra quelli che sono oggi in parlamento, nessuno vuole veramente cambiare un sistema e un modello di sviluppo fallimentari e spaventosi. Aiuto!

risti lasceranno i loro lavori in nero ai padri di famiglia disoccupati e ai giovani in cerca di primo impego? E quelli che non lo cercano capiranno che sono finiti o finiranno i soldi dei genitori che ne foraggiavano divertimenti e gadget come i mille iPhone?

Tornare alla politica si può e si deve, ma sarà possibile solo se cambierà il nostro stile di vita non quello che condanniamo negli altri e se ricorderemo la parabola della trave e della pagliuzza. Per non essere tutti grillini, con gli altri.

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StranIeri, italiani oggi

4 aprile 2013 pag 5

Un voto per l’Italia di M.R. (17 anni)

P

oche settimane fa ci sono state le elezioni e l’Italia è stata chiamata a votare. Ma chi effettivamente l’ha fatto? Oltre a quelli che non lo fanno per scelta vengono esclusi dall’esercizio di questo diritto gli imprenditori falliti, coloro che a causa di una malattia non possiedono la capacità d’agire, i condannati per reati gravi. E gli immigrati. È proprio di questi ultimi che desidero parlare. Mi riferisco a quegli immigrati che sono residenti regolarmente in Italia da almeno un decennio, sono attivi nel territorio, contribuiscono al sistema produttivo del paese, pagano le tasse e i contributi, i loro figli frequentano le scuole esattamente come ogni cittadino italiano. Essi sono, chiaramente, parte integrante della società italiana nella quale si sono perfettamente inseriti e vanno trattati con equità. Eppure non godono di quell’unico

diritto che permetterebbe loro di fare veramente la differenza, di poter scegliere anch’essi le proprie rappresentanze. Condizione necessaria per poter votare è il possesso della cittadinanza italiana. Tuttavia la lentezza della burocrazia italiana concede la cittadinanza dopo un minimo di 3 anni dalla data della richiesta. Inoltre, per poter effettuare effettivamente la domanda è necessario avere almeno 10 anni di residenza documentata. Quindi un immigrato regolare residente in Italia da 10 anni, durante i quali ha sempre lavorato (altro requisito necessario), dopo aver effettuato la richiesta è costretto ad aspettare, per un lasso di tempo indeterminato, che le pratiche burocratiche si districhino. Occorrono ben 3 lustri e innumerevoli tasse aggiuntive da pagare, per ottenere la cittadinanza. Ma non è tutto, perché se questo ipotetico immigrato avesse dei figli che si avvicinano alla maggiore età, essi potrebbero ottenere la cittadinanza automaticamente, solo nel

La fuga verso la sopravvivenza di Marina Grulovic

È

iniziata lentamente, inaspettatamente, come le nuvole nere che porta il vento e che poi si fermano sopra la terra pronte a scoppiare in una scrosciante pioggia. La crisi economica: quanto brutto suona questa parola, basta sentirla e ti vengono i brividi. Sei consapevole, quando inizia, poi si allarga come una macchia d’olio e si fa fatica ad asciugarla. Colpisce le anime e i corpi, i nostri sogni e i nostri desideri, e il cammino verso il futuro diventa instabile. Si cerca sempre di affrontarla con il coraggio ma spesso la realtà ci fa inciampare e allora ci si ferma e si osserva. L’anno scorso, nel periodo di primavera, viene da me (faccio la mediatrice culturale) un amico serbo, muratore, in Italia da tanto tempo, con i figli nati qua, ottimi voti a scuola, ormai cresciuti e abituati a condividere il bene e il male con i coetanei, era disperato. Il suo datore di lavoro gli doveva parecchi stipendi, il lavoro non c’era più e i debiti aumentavano. L’affitto, le bollette: «Dobbiamo andare via, i figli sono disperati. Ma non abbiamo altra soluzione», la sua disperata confessione. Vicino a casa mia abitava una famiglia ghanese, il marito lavorava in fabbrica e manteneva la moglie e il figlio piccolo. Una famiglia tranquilla, ben inserita, i vicini di casa

dove abitavano li stimavano tanto. Non li vedo da molto tempo, poi, scopro che sono andati via: la fabbrica era stata chiusa. Un’altra mia amica è madre di due splendidi ragazzi, un esempio di buona educazione e cultura, il più grande si è laureato presso l’Università di Padova in medicina, ma è senza lavoro, senza possibilità di trovarlo. Le valigie sono già pronte, lascia la sua famiglia, la sua città, gli amici per tentare all’estero! E quanti sono già andati via, quanti si preparano a fuggire da questo maledetto cancro chiamato crisi, infine. Non sono loro ad averla voluta, non sono loro ad averla provocata. Sono sempre quelli che vogliono vivere e lavorare onestamente, senza cadere nella tentazione della delinquenza e della criminalità, a dover fuggire verso la sopravvivenza. A volte mi avvolge un velo di profonda tristezza. Cerco di immedesimarmi in chi conosco e in chi per me è un nuovo incontro e sento sempre quanto deve essere doloroso costruire quella torre che si chiama vita e che poi arriva la bufera e te la spezza! E purtroppo, la “fuga degli innocenti” continua, come un fiume che, quando si avvicina alla sua foce, è sempre più veloce. Alcuni tornano nel paese d’origine, alcuni vanno in un altro paese straniero. Ed alcuni, quelli che hanno trovato tutte le porte chiuse, in cielo verso il Signore. © RIPRODUZIONE RISERVATA

caso in cui il padre l’abbia precedentemente ottenuta. In caso contrario sarà necessario ripetere tutte le procedure anche per i figli. Mettiamo il caso che questi figli siano giunti in Italia all’età di 3 anni, essi avrebbero frequentato l’intero ciclo di studi italiano ma nonostante ciò, raggiunta l’età maggiore, essi non avrebbero avuto, comunque, diritto all’acquisizione della cittadinanza automatica. Un passo verso il miglioramento della loro situazione è stato effettuato a cavallo tra il 2011 e il 2012 con l’iniziativa “L’Italia sono anch’io”, che ha visto la collaborazione di numerose associazioni, compresa la Cgil e l’Unione Immigrati di Vicenza. L’iniziativa proponeva di concedere la cittadinanza ai figli immigrati alla nascita in Italia e l’acquisizione immediata della cittadinanza ai ragazzi stranieri che al conseguimento della maggiore età avessero frequentato regolarmente in Italia l’intero ciclo di studi oltre ad alcuni cambiamenti nei requisiti minimi.

Letture dal Mondo - Letteratura Bengalese e della Costa d’Avorio, progetto del Comune di Vicenze con l’Unione Immigrati Proposte come queste dovrebbero essere contenute all’interno dei programmi elettorali dei partiti, al posto di proposte utopiche e assolutamente irrealizzabili. In conclusione, a causa dell’esasperante lentezza burocratica, dei costi e degli alti standard dei requisiti, sempre meno immigrati ottengono la cittadinanza. Di conseguenza, a livello elettorale non viene presa in considerazione una grossa fetta della popolazione italiana. Queste persone, trascurate e scre-

ditate dalla politica, desiderano con convinzione il poter partecipare in modo attivo alla vita cittadina. Esse desiderano essere prese in considerazione e poter collaborare, fianco a fianco, con gli italiani. E forse se avessero avuto il diritto di votare l’esito finale delle ultime elezioni sarebbe stato più stabile e definito e l’Italia non si troverebbe in una situazione cosi critica… © RIPRODUZIONE RISERVATA

Con una mamma serba o con due vecchi vicentini è sempre amore (m.g.) La Pasqua dei cattolici, e io sono una serbo croata cattolica, è appena passata (per gli ortodossi la Pasqua quest’anno cade il 5 maggio, ndr). Dovevano fiorire le viole, le campanelline, i giacinti ...ma questo freddo invernale non ha intenzione di darci tregua. Comunque anche in tempi di crisi sono stati belli anche i preparativi per la Santa Festa con le vetrine dei negozi adornate ed abbellite dalla presenza delle classiche decorazioni pasquali, dalle uova di cioccolato di ogni tipo e di dimensione. Il sentimento religioso delle persone credenti si è animato ancora di più per la resurrezione di Gesù Cristo. Da alcuni anni per me la Pasqua rappresenta un periodo di profonda riflessione. In coincidenza di questa giornata si risvegliano in me i ricordi passati. L’infanzia vissuta con i miei genitori è quasi sempre presente e affiorano i ricordi: vestiti nuovi, i dolci che preparava mia madre, la mancia di mio padre, tutti i bei momenti insieme a loro. Ben presto, però, tutto ciò finisce, mia madre viene a mancare e l’incantesimo svanisce. Gli anni passavano con malinconia ma il tempo mi aiutava a crescere e a far maturare in me la forza per superare gli ostacoli. Una volta arrivata in Italia, il mio modo di vivere cambia radicalmente con l’inizio del nuovo lavoro, da assistente agli anziani. E proprio loro, i miei datori di lavoro, mi hanno restituito quello che il destino mi aveva tolto: la gioia dei momenti vissuti accanto a per-

Un pensionato con una badante sone care, con cui condividere affetti, lacrime e sorrisi. Suscitavano in me sempre di più la voglia di dare il massimo impegno, il loro rispetto e la fiducia nei miei confronti mi rendeva felice. Non si notavano più le differenze culturali, linguistiche, esisteva solo la lingua del cuore, porta universale verso la felicità! Nella mia mente sono frequenti gli incroci di bei ricordi: le nostre passeggiate, le risate, i pranzi, le cene, i nostri piccoli segreti. Quanto ero contenta di avere qualcuno a cui potevo raccontare le mie storie, qualcuno che riusciva a comprendermi e darmi, magari qualche consiglio! Altrettanto piacevole era ascoltare i racconti del loro passato e capirne i piccoli desideri cosi da immedesi-

marmi con loro ed essere un appoggio. È proprio la Pasqua che desta in me indimenticabili ricordi di begli episodi vissuti accanto a quelle persone a me care: con l’arrivo della primavera la natura che si sveglia le rendeva più serene, più affettuose. Tutto questo riempiva il mio cuore di allegria e gliene sono riconoscente. Ecco però il ciclo della vita ripetersi: anche questi miei cari vecchietti non sono più con noi. Ma loro vivono nel profondo del mio cuore, nell’aria che respiro, nella città in cui vivo. Prosegue il mio cammino orgogliosa di averli incontrati ... Buona Pasqua passata, cari miei! © RIPRODUZIONE RISERVATA


Vita Gay Vic ent ina

4 aprile 2013 pag 6

Chi ha paura di chi? di Alessandro Betto

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ramai la macchina è lanciata e mancano meno di 3 mesi al “giorno del giudizio” della nuova veste di Vicenza come città evoluta ed aperta ai cambiamenti. Sì perché, è inutile negarlo, il 15 giugno sarà una data importante in qualsiasi modo vada: al banco c’è un capoluogo di Provincia che, per la prima volta, si cimenta in un evento come un Gay Pride di importanza non solo cittadina bensì regionale. Ecco quindi due dei possibili scenari: - Invasione di locuste e pioggia di meteore riapriranno le porte dell’inferno (comodamente ubicate, per l’occasione, alla fine di Corso Palladio) e la profezia dei “due papi viventi” si avvererà, fagocitando tutto il male della moderna società, stigmatizzato per l’evento nei componenti più o meno visibili della comunità gaya locale e, perché no, visto che ci siamo, regionale. - Le persone ci prendono gusto e, dopo 6 mesi di mostre, eventi,

aperitivi, teatro, cinema, e molto altro ancora, partecipano con gioia ad una giornata insieme. E magari le stesse persone si dicono che “più diritti per tutti” è un buono slogan che può, senza dubbio, tornare utile ed, infine, guardandosi attorno ed accorgendosi che anche il vicino di casa partecipa - come del resto succede in tutte le città evolute del pianeta - concludono la giornata pensando che è stata proprio una bella esperienza ed un’occasione per capire un po’ di più. Nel caso dell’apertura delle porte dell’Inferno le preoccupazioni, a mio avviso, sono comunque abbastanza blande: Vicenza tornerà ad essere quella che è sempre stata, la città Bianca dalle molte facce, inclusa quella che vuole che tutte le atmosfere migliori si trovino oltre provincia, un po’ come nel 1965 Pietro Germi aveva rappresentato nel film “Signore & signori“. A mio avviso ciò sarebbe decisamente triste: credo che l’ipocrisia sia veramente fuori moda e che sia senz’altro tempo di fare pulizia di maschere e falsi perbenismi imparando a valutare persone, fatti e idee per quello che sono e non per come appaiono. Se è naturale avere ti-

more di ciò che è differente, la curiosità e la voglia di conoscere e capire sono parimenti parti della natura umana. Con questo non intendo minimizzare il necessario coraggio che l’esortazione “aprite gli armadi” sottende: è lecito essere spaventati dai propri “lati oscuri” e di certo non è sempre semplice capire ed accettare chi si è, passaggio però cruciale se si desidera presentarsi in modo limpido per se stesso e per gli altri. Da considerare anche che spesso accade che gli “altri” vedano e percepiscano molto di più di quanto i diretti interessati non vogliano o vedano. Anche per questo le “pulizie di primavera” sono un vero toccasana ed il risultato rimane invariabilmente lo stesso: “L’avessi fatto prima”. E così, dopo un percorso di accompagnamento di 6 mesi dove ogni valida scusa sarà stata usata perché il ”Vicentino Tipo” apra un nuovo cassetto, tiri uno stipo dimenticato o cerchi nel baule del proprio inconscio, si arriverà al fatidico 15 giugno, momento in cui l’operazione “armadi puliti” potrà mostrare i risultati. La verità? Il risultato non è tanto importante quanto il percorso fatto e la possibilità di far vedere una

Volo 2549: allacciate le cinture di sicurezza, può succedere di tutto di Alessandro Gaspari

È

uscito anche a Vicenza, proprio il primo giorno di questa piovosa primavera, l’ultimo lavoro del regista spagnolo Pedro Almodóvar “Gli amanti passeggeri”. Per gli aficionados del cineasta iberico si tratta di un piccolo evento: a due anni da “La pelle che abito”, noir dai toni particolarmente foschi, si torna alle atmosfere colorate ed eccessive degli anni Ottanta, i ruggenti anni Ottanta spagnoli. A venticinque anni dal pluripremiato capolavoro “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” pellicola divertente, amara e dall’ingranaggio perfetto, Almodóvar ritorna alla commedia pura e ci presenta le avventure di un volo di linea della compagnia “Península” diretto verso Città del Messico, carico di personaggi a dir poco stravaganti. L’aereo diventa, per ammissione del regista, una metafora della Spagna attuale: uno dei carrelli si rompe, l’aereo gira a vuoto sopra la città di Toledo e la confusione regna sovrana tra i passeggeri e tra i membri dell’equipaggio. Prima di iniziare lo strano viaggio, Penélope Cruz e Antonio Banderas, due addetti ai bagagli molto malde-

stri, accolgono gli spettatori con due piccoli ruoli simbolici. Il regista ha espressamente voluto i suoi attori feticcio all’inizio del film, per dare allo spettatore un senso di familiarità, prima di “salire” sul volo con il resto dei personaggi, interpretati dal meglio degli attori del cinema spagnolo: Lola Dueñas, Javier Cámara, Blanca Suárez, Miguel Angel Silvestre solo per citarne alcuni. Dopo un’ora e mezza dal decollo, si capisce che qualcosa non funziona: il guasto al carrello impedisce l’atterraggio. I piloti e gli steward,

tutti rigorosamente gay o bisessuali, e tutti dalla sessualità irrefrenabile, sembrano però essere preoccupati da ben altro. I passeggeri della business class si rendono conto che qualcosa non va e invadono la cabina di pilotaggio lamentandosi animatamente, minacciando di denunciare la compagnia. I passeggeri della classe economica invece, non hanno nemmeno il tempo di accorgersi del parapiglia perché vengono sedati da un’hostess transessuale. Con queste premesse si sviluppano situazioni grottesche condite da dialoghi pic-

Chi ha paura di chi? - Signore & Signori - 1966 - cast. faccia di questa città che nessuno aveva ancora visto. Rimarrà poi comunque la straordinaria rete di relazioni tra associazioni e realtà venete tessuta per realizzare questo progetto sulla base di “siamo tutti un po’ diversi”. Comunque vada, io sono convinto che molte persone ricorderanno il Vicenza Pride non per una giornata di metà giugno - dopotutto le parate dei Pride possono essere più o meno grandiose ma sempre parate sono - ma porteranno con sé un proprio momento più preciso, come una sera a teatro, un’opera d’arte particolarmente amata, una

canzone ballata con più energia o un approfondimento su di un tema mai affrontato prima. Ecco una cosa di cui essere orgogliosi, non credete? Offrire alla cittadinanza strumenti per pensare, capire, discutere e analizzare. Questo fa crescere e crescere insieme è un modo per migliorarsi, e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di migliorare! Quindi, infine, il consiglio è presto dato: sappiate scegliere ciò che più vi interessa ma non perdete l’occasione di partecipare.

canti e, a tratti, decisamente sfacciati. Il linguaggio è carico di riferimenti erotici e sembra proprio di esser stati catapultati in uno dei primi film del regista premio Oscar, uno qualsiasi degli anni Ottanta: sesso, droga e rock and roll… anzi pop music, con la hit targata 1982 “I’m so excited” delle Pointer Sisters. In un numero da musical-gay, che è uno dei momenti più gustosi del film, i tre steward si lanciano in una coreografia spassosa. Pedro Almodóvar lascia da parte, per un attimo, i drammi che ci hanno fatto commuovere e si butta a capofitto in un mondo colorato, divertente e divertito, quasi a esorcizzare questo difficile momento che stiamo tutti vivendo. Nelle interviste rilasciate all’uscita del film in Spagna, ha sottolineato il clima spiritoso che ha caratterizzato tutta la realizzazione del film. Si è trattato per lui anche di una sfida tecnica: girare in un aereo appositamente ricreato e dirigere un

grande numero di attori contemporaneamente. Solitamente si concentra su due, tre personaggi, mentre ne “Gli amanti passeggeri” si fa abile burattinaio di otto, dieci personaggi alla volta. In patria i critici cinematografici non sono stati particolarmente teneri con il nostro Pedro. Molti hanno stroncato il film, e il critico ufficiale del País, Carlos Boyero, lo ha bollato come uno dei peggiori film di sempre. Inevitabilmente un personaggio come Almodóvar crea polveroni qualunque cosa faccia. È vero anche che ha una capacità unica nel materializzare mondi nei quali sembra vigere un’altra realtà e dove davvero tutto sembra possibile. Sa intrecciare situazioni e personaggi come pochi, sa giocare con la commedia e con il dramma in modo magistrale. In fondo gli possiamo concedere questo svago divertito, e siamo ben disposti a salire sul suo pazzo aereo. O no?

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Vita Gay Vic ent ina

4 aprile 2013

Visto con gli occhi di una mamma di Cristina Bosi

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ra un po’ che ci pensavo, parlare di coming out con una mamma. Ho colto l’occasione di parlarne con la mamma di un mio amico attivista dei diritti lgbt. Ci troviamo a bere un caffè, siamo entrambe emozionate, io non ho mai intervistato nessuno e lei non è mai stata intervistata. Nonostante suo figlio sia in prima linea lei non si è mai trovata a parlare del suo percorso personale. Prendo coraggio e comincio. Può spiegarmi qual era la sua posizione circa gli omosessuali prima di sapere di suo figlio? Ho affrontato tante volte con amici l’argomento ma era sempre fuori dal mio orizzonte mentale, sia dal punto di vista religioso che culturale. Di fronte a determinate posizioni della Chiesa, certo ho fatto di testa mia, perché la mia visione della vita mi accostava alla radicalità di Gesù, mentre alcuni dettami dei vertici ecclesiali non erano sempre in sintonia con me. Continuo comunque a ritenermi una “cri-

stiana” fervente. Però prima semplicemente… non ci pensavo, credevo che fosse più una cosa culturale, appartenente alle “scelte” personali. Quando mi è capitato, devo essere sincera, mi è crollato il mondo addosso, incredulità, senso di colpa. Un esame personale che è durato tantissimo, una revisione a 360 gradi di tutto, ho passato mesi rasentando la depressione. Il dialogo con mio marito è stato fondamentale, siamo arrivati alla conclusione di attendere i tempi del confronto diretto con nostro figlio, dai primi sospetti, alla dichiarazione fino al dialogo aperto. Il suo primo pensiero dopo il coming out di suo figlio qual è stato? Il coming out è stato aperto, genuino, diretto, mio figlio si è messo in gioco completamente, si è messo nei panni di noi genitori e ci ha aiutato tantissimo nel dialogo e nella crescita reciproca. Qualsiasi cosa fosse successa ai nostri figli, erano i nostri figli, questo continuavamo a ripeterci. E questo si è rafforzato dopo il coming out, credimi. È chiaro che i genitori fanno dei progetti, hanno dei sogni per i propri figli, di famiglia “tradizionale”, di

diventare nonni. Eppure da quel momento in poi è stato un percorso di crescita, di apertura verso una realtà per cui prima provavamo indifferenza, poi “questo non mi tocca”, poi apertura di occhi e mente nei confronti della realtà omosessuale. Per certi aspetti, abbiamo anche provato una tenerezza nuova nei confronti degli amici di mio figlio che abbiamo visto crescere e che una volta scoperto essere omosessuali, ci siamo ritrovati ad amare in modo incondizionato. Con nostro figlio abbiamo imparato ad amare e rispettare anche gli altri omosessuali che vivono la stessa realtà. Ora c’è condivisione, questo processo di maturazione di noi come genitori ha fugato nubi e ci ha fatto crescere nei confronti degli altri e della realtà che ci circonda. Dissolti come neve al sole i nostri pregiudizi, e siamo orgogliosi di nostro figlio. E i sogni che avevamo nel cassetto stanno come… “dilatandosi” e assumendo una consistenza diversa: perché mio figlio con la sua testimonianza e il suo essere può fare del bene, ricucendo tanti rapporti famigliari interrotti dopo il coming out, ma anche a livello di “progresso” della realtà umana.

Il coming out di suo figlio ha creato conflitti con il suo Credo religioso? Per ciò che riguarda il mio Credo religioso, non mi è mai sfiorata l’idea che questo potesse in qualche modo scalfire la radicalità della mia fede, la profondità. Non mi ha mai sfiorato che questo potesse andare contro... contro che cosa? Cristo è amore. Deus caritas est, punto e basta. Ma perché?! Mi indigno di fronte alla domanda! Non dovevi farmela! È al di là del mio sentire. Cristo è amore. Le persone che discriminano, non interpretano adeguatamente il messaggio di Cristo! Dipende dall’educazione chiusa, dipenda dall’ignoranza, dalla non conoscenza. Non dipende dal messaggio di Cristo che è “amatevi gli uni gli altri”, né più né meno che questo.

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Se si trovasse di fronte una mamma che ha appena avuto questa rivelazione dal proprio figlio, cosa le direbbe? Bisogna partire da dei punti fermi: i nostri figli sono i nostri figli. Punto e basta. Aprire gli occhi, conoscere, documentarsi e non condividere quei pregiudizi secolari che persistono nella nostra realtà. Con la conoscenza, l’apertura, l’approfondimento, solo così si possono superare i pregiudizi di una cultura secolare che ha discriminato con disprezzo e con orrore la realtà dell’omosessualità. Ha qualche rammarico? Qualcosa che cambierebbe? Mi pento solo di non essergli stata vicino nel momento in cui chissà quale travaglio interiore ha vissuto, ed io rimanevo sulla porta del suo cuore senza entrarvi. Io sentivo, percepivo, ma pensavo che fosse l’adolescenza... Non essergli stata vicina, non averlo accompagnato, ecco questo...di non aver capito... Salutandoci non ho potuto fare a meno di pensare alla tenerezza di questa mamma che in modo così sincero si è messa a mia disposizione per narrarmi il suo vissuto. Non posso che dirle grazie... © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Vicenza Pride al Consolato USA di Anna Barbara Grotto

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uand’è arrivata la mail di invito con tanto di stemma ufficiale statunitense, quasi non ci credevamo! Invece si trattava realmente della segreteria organizzativa del Consolato Usa con sede a Milano, che invitava il Vicenza Pride a presenziare all’incontro con Stuart Milk di martedì 19 marzo 2013. Dopo la sorpresa, l’orgoglio di essere riconosciuti, anche fuori dalla nostra città e dalla nostra regione, come facenti parte il movimento per i diritti lgbt in Italia. Stuart Milk, difensore dei diritti della comunità omosessuale e transessuale, sarebbe stato in visita ufficiale a Milano. La giornata a lui dedicata avrebbe compreso un incontro con le realtà lgbt del nord Italia e una conferenza pubblica presso l’Università degli Studi di Milano, dall’interessante titolo “Beyond tolerance, towards inclusion – Oltre la tolleranza, verso l’inclusione”. Si parte per Milano, quindi. Superati i controlli all’ingresso del Consolato e presentati i nostri inviti ufficiali, le porte ci si aprono non su una sala conferenze ma… direttamente nella casa del Console Generale; e non su un pubblico di centinaia di persone, bensì su una ristretta cerchia di una ventina di attivisti, politici, avvocati e giornalisti. L’impatto è stato molto emozionante! Entrate quasi in punta di piedi, qual-

che stretta di mano da cui traspare un po’ di inesperienza alle dinamiche tipiche di tali formalismi, ecco che qualcuno ci chiede: “Ma voi, chi siete?” La domanda è posta gentilmente, certo vagamente imbarazzante nel contenuto, ma rispondiamo con orgoglio: “Siamo del Comitato Vicenza Pride”. Ed ecco ciò che non ti aspetti: “Oh che piacere! Sono del Vicenza Pride!”, al che altre persone si girano verso di noi e ci sorridono. “Vi è stato presentato il Console Generale, signor Kyle R. Scott?”, stretta di mano. “Vi è stato presentato il signor Robert J. Palladino Jr, Console per Stampa e Cultura?”, grandi sorrisi da parte di Palladino, che ci risulta subito simpatico. “E vi presento Stuart Milk”. Ecco, lì l’emozione ha raggiunto il suo apice: stavamo parlando con il nipote di Harvey Milk, il primo po-

litico dichiaratamente gay eletto negli Stati Uniti (consigliere comunale a San Francisco nel 1977), assassinato dall’ex consigliere comunale Dan White (contrario all’entrata in vigore delle leggi per i diritti degli omosessuali) nel 1978, e divenuto, per la sua vita e la sua morte, una delle figure di riferimento mondiale nella lotta per i diritti delle persone omosessuali e transessuali. Il nipote, Stuart, è presidente della “Harvey Milk Foundation” e consigliere del presidente degli Stati Uniti Barack Obama per i diritti umani. Nel frattempo, il console Palladino ci si avvicina ed inizia un’amabile chiacchierata, dimostrandosi subito molto interessato all’attività della comunità gay vicentina e veneta. “So che il Vicenza Pride sarà il 15 giugno” ci dice, ed ovviamente in un primo momento rimango sorpresa che conosca la data; ma toccando con lui diversi argomenti, anche se in pochi minuti, capisco che

l’interessamento del Consolato USA ci riguarda realmente e da vicino. Un bicchiere di vino e poi è la volta degli interventi. Il Console Generale Scott ci dà il benvenuto ufficiale, ci fa sedere sui suoi divani, affacciati su una splendida terrazza a veranda, fiorita sui tetti di Milano e riscaldata da un sole caldo e terso. Introduce velocemente Stuart Milk, il quale prende la parola per un breve ma intenso intervento, che chiarisce il valore di questa giornata: “Gli Stati Uniti d’America e il presidente Obama credono che il Consolato Usa in Milano, gli attivisti e le associazioni lgbt, con la collaborazione delle istituzioni, debbano creare una rete d’azione con l’intento di far divenire il nord Italia vero traino del resto del Paese, col fine di sensibilizzare i politici al Governo affinché colmino il vuoto legislativo sui diritti civili”. Siamo parte attiva di un progetto emozionante e oneroso. Il Console Generale Scott introduce in modo schietto –molto americanoi successivi due interventi: “Ricordatevi che voi siete fra noi e il cibo”.

Risata spontanea di tutti. Parlano, in modo tanto conciso quanto preciso, la docente di diritto costituzionale dell’Università degli Studi Marilisa D’Amico e Matteo Winkler, avvocato e socio di Rete Lenford. Riprendendo la parola, il Console Generale Scott conclude dicendo che quell’incontro non è stato organizzato per ascoltare “quelli del mestiere”, bensì è tempo di mescolarci fra di noi, conoscerci, tessere quella rete di contatti che è il reale fine della giornata. Così facciamo, tornando a casa con diversi biglietti da visita, tante strette di mano, numeri di telefono, e-mail e un’esperienza straordinaria di comunione di intenti oltre i nostri confini (non solo geografici). E da Milano ci portiamo una spilletta ufficiale del Consolato, con la bandiera tricolore e quella a stelle e strisce unite insieme, in cambio di una con scritto “I love Vicenza Pride”, che ora sta sul bavero della giacca del Console Usa. © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 8

Occhi puntati In una lettera aperta al primo cittadino inviata dall'ex consigliere Equizi si chiedono lumi sulla iniziativa per il rilancio di campo Marzo

di Marco Milioni

F

ranca Equizi la settimana passata ha inviato una lettera aperta al sindaco di Vicenza, il democratico Achille Variati. Una pagina dattiloscritta fitta di riferimenti e richiami nella quale si chiede conto della collaborazione tra l'amministrazione e l'associazione «Il Fiero» il cui presidente, Gian Giuseppe Carpenedo, è imputato in un processo di camorra, con quest'ultimo che peraltro professa la sua estraneità ai fatti.

Nella missiva l'ex consigliere comunale Equizi (un passato remoto nel Carroccio, ora attivista del comitato Sos giustizia e legalità) chiede lumi specifici sulla partnership in corso tra il comune e Il Fiero recentemente incaricato della realizzazione di un progetto di rilancio di campo Marzo, una grande e centrale area verde a ridosso della stazione ferroviaria. Nel suo intervento però la ex leghista punta l'indice anche sui trascorsi della giunta berica e fa riferimento ad una iniziativa antimafia del 2011 organizzata in una da comune e Libera alla quale oltre ad esponenti di spicco dell'amministrazione (quest'ultima iniziativa aveva visto la luce sotto

Il GIORNALE IN OMAGGIO PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE FENAGI CONFESERCENTI VicenzaPiù Andolfato Gabriele Calvin ( chiosco ) Canevarolo Mirco Simioni Cristina De Gobbi Paola Diana Edicola Giancarlo e Cristina Filippi Mauro (chiosco) Frigo Marica (chiosco) Aiello Paola Cecchetto Alessia Gianotti Enrico L’ Angolo di Strazzer Mosele Dario Naliato Laura New of World ( chiosco ) Peruzzi Wilma Poli Giampaolo Progita Ranzato Gianluca Rigoni Vallirosa Scodro Daniele Sossai Laura (chiosco) Tardio Carlo Annalisa Sossai (chiosco) Viero (chiosco) Ciemme snc Sesso Manuela (chiosco) Nosilia Dario (Tabaccheria) SchioThienePiù Brunello Donatella Ceron Maria Dall’Alba Matteo Dalla Fina Caterina Dalle Molle Lucia Dal Molin Iva Filomella Elisa Maltauro Michele Meggiorin Antonio Pettinà Maria Scortegagna Gregorio BassanoPiù Carraro Saverio Tognon Gabriella Bellò Lino Cerantola Clelia Cart. Alle Scuole Ed. 25 Aprile Marangoni Patrizia Basso Elena

Via Mazzini 245 Levà degli Angeli Via Fermi 82 Via del Sole 18 Cso Palladio 190 Via Giuriato 63/65 V.le S. Agostino 132 Via Albinoni Via delle Cattane Via Riviera Berica 432 Via Salvemini 45/47 B.go Casale 162 Via Ca’ Balbi 258 Via E. Di Velo 16 V.le della Pace 60 Viale del Verme Via Tornieri, 33 C.trà S. Francesco 28 C.so Padova 8 Via Astichello 211 V.le della Pace 287 C.trà del Guanto 6 C.trà Garibaldi 8 Via Vaccari 89 Piazza Castello 8 B.go Scrofa Via Cav. Vittorio Veneto Strada Padana Sup. 53 Via Lamarmora Schio Thiene Schio Schio Schio Schio Thiene Schio Poleo Thiene Schio Schio Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano

Via Veneto 2 Via Boldrini 9 Via Pasubio 142 Via Fleming 16 Via Roma 10 Via Btg.Val Leogra 32 Via S. Gaetano 30 Via Sardegna 5/4 Piazza Rovereto Via Maraschin 77/b Via Strasseggiare 44 Piazzale Montevecchio Via Beato Giovanni 17 Via Angarano Via Angarano 8 Via Gobbi Quartiere 25 aprile 45 Via Val D’ Aosta 14 Via Marchesane

e presso tutti i punti di distribuzione elencati sulle nostre testate web

l'egida dell'assessore ai giovani, il vicesindaco democratico Alessandra Moretti, che oggi è anche membro della segreteria nazionale del Pd, portavoce del segretario nazionale Pigi Bersani in campagna elettorale e deputato) parteciparono anche il referente veneto di Libera don Luigi Tellatin e pure Danilo Preto, già amministratore delegato e già presidente del Vicenza Calcio, accusato dalla magistratura siciliana di avere occultato diversi beni di un clan mafioso. Ad ogni modo a fronte della lettera aperta al primo cittadino si registra anche la presa di posizione di Lino Roetta, il legale di Carpenedo. L'avvocato entra più nel dettaglio e spiega: «Il Tribunale del riesame ha considerato inconsistenti le motivazioni con cui l'accusa aveva chiesto l'arresto del mio assistito, tanto da annullare il provvedimento di custodia cautelare avanzato dalla Dda napoletana». Quanto poi al processo avanti il tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel Casertano in cui assieme ad altri il suo assistito figura tra gli imputati, lo stesso Roetta con un filo d'ironia aggiunge: «Io prendo atto della lettera di Equizi, ma non mi risulta che chi è indagato o imputato in un qualsivoglia processo debba smettere di lavorare». Parole che non si discostano di un millimetro rispetto a quanto Roetta dichiarò al portale del GdV il 9 dicembre 2011: «Carpenedo è un consulente del settore affermato e il suo compito era quello di vendere spazi commerciali... Egli è sconvolto per essere associato a un'inchiesta sulla camorra, non si dà pace, ripete la propria innocenza». Il sindaco e il vicesindaco dal canto loro al momento non parlano. Però dalla vicenda emerge una curiosità. Se si visita www.ilfiero.it, il sito della associazione Il fiero, si noterà facilmente la dicitura «una creatura di Regina Rossa»; alla quale dicitura corrisponde un link al sito www.reginarossa.it. Si tratta del portale web di una società di marketing ed eventi che si trova al civico 51 di piazza dei Signori, lo stesso indirizzo della agenzia di comunicazioni Alias della quale è socio Jacopo Bulgarini d'Elci, attuale plenipotenziario della campagna elettorale del sindaco. E sino a pochi giorni fa portavoce del primo cittadino nonché capo di gabinetto e capo dello staff del primo cittadino: peraltro Bulgarini ha poi annunciato le dimissioni da tali cariche in comune per non dare «adito a problemi di incompatibilità». Epperò da una analisi più ravvicinata di «Regina Rossa» emerge che questa srl (codice fiscale 03659070241), il cui presidente è

Franca Equizi

il valdagnese Vincenzo Grandi ed il cui amministratore delegato è il vicentino di natali svizzeri Jacopo Rodeghiero, vede tra i suoi soci proprio Bulgarini. Il quale dall'inizio della campagna elettorale per le amministrative di maggio non ha mai precisato gli eventuali rapporti

fra la srl di cui è socio, l'associazione “Il fiero” e le iniziative da quest'ultima attivate col comune quando Bulgarini era ancora capo dello staff del sindaco e capo di gabinetto nel medesimo ente. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nessi comunali

All’ombra di palazzo Trissino la storia dei rapporti tra comune, BpVi e pezzi della giunta rivela alcuni retroscena che vedono in prima fila l’assessore Pecori: liason che non sono mai state definitivamente chiarite dalla politica locale

di Marco Milioni

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È stato un riavvio soft quello della giunta Variati, ieri pomeriggio a palazzo Trissino, nella nuova versione a dieci con dentro l’Udc e con Impegno a 360 gradi in zona stanza dei bottoni. Presenti quasi tutti e pochi oggetti da affrontare: quello che ci voleva per una rentrée lavorativa in scioltezza. Di presentazioni non ce n’è stato bisogno: il neo-entrato Massimo Pecori a Palazzo ci sta da anni, prima da difensore civico per un quinquennio hüllweckiano e poi da consigliere centrista eletto nel 2008 in quanto candidato sindaco antagonista di Achille Variati. Ieri a fare notizia non era già più la sua ricollocazione accanto al centrosinistra, ma... la macchia di colore che faceva tra le austerità della salagiunta una sua vistosa felpona rossa quasi-civica, marchiata con il nome e lo stemma di Vicenza». Il 10 settembre 2010 con queste parole Antonio Trentin, firma storica de Il Giornale di Vicenza proprio sul quotidiano di via Fermi, fotografa l’entrata in giunta di Massimo Pecori, attuale assessore agli affari legali al comune di Vicenza. L’esponente dell’Udc di lì a pochi mesi, ovvero il 9 luglio 2011, annuncerà le sue dimissioni per non intralciare la corsa del padre Paolo a procuratore capo alla procura di Vicenza: è anche una questione di opportunità dice il giovane esponente dello scudocrociato. Il quale a sua volta rientra nell’esecutivo municipale, è il 21 dicembre 2011, quando si apprende che il padre rimarrà alla procura berica ma come sostituto visto che per la corsa alla carica di procuratore il Csm ha scelto l’attuale numero uno in forza agli uffici di Borgo Berga, ovvero il

Massimo Pecori

più giovane Antonino Cappelleri. Così seppur di rimbalzo questa vicenda ne richiama un’altra. Sul portale del comune di Vicenza il 27 luglio 2011 viene pubblicato questo lancio: «La Banca Popolare di Vicenza si conferma per la seconda volta consecutiva tesoriere del Comune di Vicenza. L’istituto di credito ha infatti vinto la gara per l’affidamento della gestione del servizio di riscossioni comunali fino al 28 febbraio 2015, dopo che aveva vinto nel 2006. La Popolare si è aggiudicata il servizio presentando condizioni vantaggiose in particolare in merito a tassi passivi, tassi attivi e contributo per spon-

sorizzazioni. Dal 2006 il servizio è svolto in forma completamente digitale, attraverso mandati di pagamento e ordinativi di incasso informatici. La nuova convenzione è stata sottoscritta ieri, alla presenza dell’assessore al bilancio Umberto Lago, del vice segretario generale del Comune di Vicenza Micaela Castagnaro, da Mauro Bellesia, direttore del dipartimento economico finanziario del Comune e da Emanuele Giustini, vice direttore generale della Banca Popolare». Se ne ricava che, ininterrottamente, dal 2006 ad oggi e sino alla fine di febbraio del 2015 BpVi è e sarà tesoriere del Comune di Vi-

cenza. E ancora sulla scia della BpVi proprio con questo istituto di credito l’amministrazione comunale inizia un percorso complesso che porterà alla trasformazione del parking Europa da parcheggio ad uso pubblico a parcheggio ad uso privato garantito per la Popolare. La quale in cambio demolisce una sua palazzina in disuso per cederne sedime e area liberata gratuitamente al comune. L’accordo è registrato a palazzo Trissino il 7 febbraio 2012 col protocollo generale 8923 ed è presentato dallo studio di architettura Antonio Balbo con sede a Vicenza in contrà del Pozzetto 10. Si tratta di uno dei 21 piani di iniziativa pubblico privata che poi, tra non poche polemiche finiranno nel nuovo piano degli interventi. In questa congerie di date, rimandi ed accordi c’è però un aspetto del quale la stampa non ha mai raccontato. Il 15 settembre 2010 l’avvocato Massimo Pecori, che peraltro da poco è entrato in giunta, firma «un avviso ai creditori ex articolo 498 del Codice di procedura civile»

nell’ambito della «procedura esecutiva 37/2010 Rge» pendente avanti il Tribunale di Vicenza. In quel documento sta anche scritto: «La Banca Popolare di Vicenza, in persona del responsabile dell’ufficio contenzioso... a ciò autorizzato con delibera del consiglio di amministrazione in data 15 luglio 2008... rappresenta (potrebbe essere un refuso per “rappresentata”, ndr) e difesa dall’avvocato Massimo Pecori ... giusta procura a margine dell’atto di precetto notificato in data 10 novembre 2009 ai signori Pietro Guido Bozzo ed Ines Valle...» Nella fattispecie Pecori patrocina BpVi presieduta dall’imprenditore vitivinicolo Gianni Zonin. Quest’ultimo tra l’altro nei primi anni Duemila era stato coinvolto in un procedimento penale nato dalle segnalazioni dell’avvocato vicentino Luigi Perin. In relazione al medesimo procedimento sia l’allora pm Paolo Pecori sia il giudice Stefano Furlani non avevano ravvisato alcun reato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Variati e le risposte non date (m.m.) Il 9 settembre 2010 Massimo Pecori entra ufficialmente in giunta. Cinque giorni dopo nella sua veste di avvocato libero professionista firma un atto come consulente legale di BpVi, banca che in quel momento è tesoriere comunale e sulla cui vigilanza rispetto a eventuali condotte incongrue è coinvolto anche l’assessorato capitanato dal giovane esponente dell’Udc. Al suo ingresso nell’esecutivo Pecori ha riferito al sindaco Achille Variati o all’amministrazione di eventuali

situazioni ostative rispetto alla sua veste di avvocato della Popolare di Vicenza? Se Pecori ha formalmente informato la giunta di tali fattispecie il primo cittadino non ritiene di dovere rendere conto alla cittadinanza? E ancora, alla firma dell’accordo urbanistico tra la banca e l’amministrazione, Pecori era ancora consulente del medesimo istituto di credito? Il sindaco si è premurato di acclarare tale circostanza? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Achille Variati e Massimo Pecori


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di Marco Milioni

I

n queste ore si sta scrivendo un secondo capitolo del contenzioso civile che vede opposta la famiglia dell'ingegner Giovanni Coviello e la galassia che faceva riferimento all'imprenditore Mario Novello di Isola Vicentina e composta oltre che da lui da Franco Ferappi, Angelo Mapelli, Fabrizio Padrin e Piero Di Stefano, tutti titolari di note attività nel vicentino e non solo. La vicenda è quella del passaggio di mano, avvenuto nel giugno 2009, della società del volley di serie A femminile di Vicenza tra la sua famiglia e la compagine di imprenditori locali capitana proprio dal socio di riferimento dell'omonimo gruppo di Isola con interessi anche in Repubblica Ceca; Coviello infatti accusa la controparte non solo di «aver azzerato in un anno quanto costruito in oltre quindici anni di lavoro per la pallavolo rosa di vertice e di base», ma anche di non avere onorato alcuni impegni economici assunti in concomitanza con la cessione tra cui quelli per i quali il tribunale di Vicenza si è mosso di conseguenza ordinando una ingiunzione di pagamento di 30mila euro, provvisoriamente esecutiva.

Diatriba volley Nel contenzioso che prosegue dal 2009, Mario Novello, dopo i fatti dell'anno scorso, cede anche il secondo round all'ex presidente Coviello che spiega: «Sia ristabilita la verità» I consulenti dell'ingegner Coviello hanno appena ripassato al vaglio tutto l'incartamento nel quale spicca proprio l'ingiunzione di pagamento da 30.000 euro (più le spese accessorie) che il tribunale di Vicenza in data 18 gennaio 2013 ha emesso a carico di Novello. Si tratta di un provvedimento immediatamente esecutivo, rispetto al quale il privato ha proposto opposizione. «Dopo che l'avvocato Lucia Zigliotto che sta seguendo la pratica del pignoramento sui alcuni conti bancari riferibili a Novello - fa sapere lo stesso Coviello - ha dovuto constatare che questi risultano svuotati, si renderanno necessarie altre modalità con cui rivalersi della cifra». La querelle comunque non è nuova. Il 21 agosto dello scorso anno Vicenzapiu.com ne aveva già tratteggiato i contorni: «... Il punto di svolta c'è stato il primo agosto quando la famiglia di Giovanni Coviello, nel tempo direttore generale e poi anche presidente del team di

pallavolo femminile, è entrata in possesso dell'accordo extragiudiziale con il quale i nuovi proprietari del volley femminile, Novello in primis, poi avviatosi sul crinale del fallimento sotto la loro gestione, acconsentono, in buona sostanza, alla copertura di una prima parte delle condizioni economiche che avevano inizialmente garantito, con la firma di Mario Novello, in sede di acquisizione delle quote societarie. Si tratta di una cifra "simbolica"... 3.500 euro, oltre alle spese di pignoramento sui conti correnti di Mario Novello e a spese legali, a beneficio dei figli di Coviello, che dovevano vedersele restituite nel 2009 come rimborsi di anticipi effettuati a favore di Joy Volley Vicenza». In questo contesto Coviello, oggi direttore di VicenzaPiù, sempre il 21 agosto 2012 aveva dichiarato al suo giornale: «... Sono soddisfatto per la piega che ha preso questo primo evento poiché, intanto, si dimostrano in modo incontrovertibile due

circostanze. Uno, il sottoscritto ha dovuto battagliare affinché fossero onorati impegni, sia pure minimali, presi e non rispettati da Mario Novello. Due, dallo stesso accordo, su un cui stralcio Novello ha raggiunto un accordo transattivo che mi dà totalmente ragione, risulta che il sottoscritto ha ceduto le quote societarie della squadra a condizioni stravantaggiose, 279.870 euro di quote societarie a costo zero per i soci subentranti per non parlare dei sottesi valori dei titoli sportivi di squadre e giocatrici, con la convinzione che la nuova proprietà tenesse in vita la squadra per non distrug-

gere quindici anni di lavoro personale e di sacrifici economici che hanno azzerato ogni proprietà della mia famiglia per mantenere in vita il club biancorosso. Cosa che purtroppo, arrivati i nuovi cinque soci "imprenditori", non è avvenuta». A sette mesi di distanza l'ex presidente non ha cambiato opinione e anzi ribadisce il suo pensiero: «Non arretreremo di un millimetro. Sia perché ci sia corrisposto quanto ci è dovuto, sia perché venga ristabilita la verità rispetto a quanto accaduto in passato». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovanni Coviello presenta al pubblico Claudio Ferappi e Mario Novello, di spalle, quando affidò a loro il volley

Grillo il 24 maggio in Piazza dei Signori di Giovanni Coviello

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on Maurizio Sangineto sono ben undici i candidati sindaco alle prossime amministrative di Vicenza e in questo proliferare è facile riscontrare un’analogia con la quantità di liste che hanno partecipato alle ultime politiche con gli esiti che ben conosciamo. Ma se i candidati sono tanti colpisce in particolare il numero di quelli del, diciamo, centrodestra in cui il portabandiera del Pdl non si é aggiunto, solo per … caso e a conferma di quanto diremo, a Dal Lago, Cicero, Sorrentino, Meridio, Lovat, Marobin, Pittarello e, appunto, Sangineto. Se sul fronte del centro sinistra Valentina Dovigo appare più concentrata nel ridare un minimo di credibilità a una sinistra “di sinistra” che a fare analisi sul fronte altrui, in molti si chiedono come impatti sugli obiettivi di Achille Variati e come nasca la parcellizzazione di un fronte che a livello nazionale trova sempre il collante di Silvio Berlusconi ma che in città non sembra possa compattarsi intorno a Manuela Dal Lago, la sicura vincitrice di cinque anni fa, sconfitta non da Variati ma da chi decise di non candidarla. E proprio da quella decisione e

dalla imprevista sconfitta di Lia Sartori nasce, secondo un attento osservatore della politica locale e non solo, la frantumazione attuale del centrodestra: «L’on.Sartori, che nel frattempo ha costruito una solida alleanza de facto con Variati, da un lato non può accettare che qualcuno riesca in quello in cui lei ha fallito, dall’altro, e soprattutto, non può rischiare che il suo asse con l’attuale sindaco venga meno scontentando, a dir poco, i suoi “sponsor” imprenditoriali. Ecco allora la nascita di così tante liste anti Variati, sulla carta, volute o favorite o anche solo ben viste dall’europarlamentare per non far vincere, ecco l’obiettivo vero, Dal Lago e far trionfare l’amico Variati». L’ipotesi non fa una piega, la conclusione, però, potrebbe essere ben diversa dai calcoli fatti a tavolino dai manovratori nel back stage e dai protagonisti visibili della politica locale in base a schemi che le ultime politiche hanno dimostrato essere tramontati. Liliana Zaltron del Movimento 5 Stelle non può, infatti, che gongolare per così tanta confusa concorrenza tra chi dovrebbe puntare al consenso dell’area che, culturalmente e storicamente, a Vicenza è maggioranza, cioè il centrodestra, e il vincitore a sorpresa del 2008, Achille Variati, che punta al bis investendosi della rappresentanza del centrosinistra ma puntando così

Grillo in Piazza dei Signori tanto sulla “sua” lista e sul suo nome da imporlo (iconoclasticamente?) all’interno del simbolo del Pd dopo aver svuotato così tanto di midollo il Partito democratico da non fargli raccattare in tempo neanche i candidati necessari a “riempire” la sua lista. Cosa mai vista finora, chiedere per credere a Giovanni Rolando, che da quella lista è fuggito così come hanno fatto in tanti nomi eccellenti, che, se pure sosterranno idealmente la campagna del Pd, di certo lo faranno con minore foga fisica. Cioè con meno schede al seguito di candidature tramontate. Tutti ragionano in termini di Achille

Variati che, nel caso ora più probabile che si vada al ballottaggio, attende al varco chi la spunterà come sfidante tra la (ex?) potente Manuela Dal Lago e Liliana Zaltron, candidata non senza traumi dal Movimento 5 Stelle al posto della fino ad allora papabile Laura Treu. Ma nessuno, forse a torto, considera l’ipotesi che il tavolo possa essere ribaltato e che il mix di protesta che anima i fan del Movimento 5 Stelle si sposi col loro inserimento nelle istituzioni, testimoniato dall’aver costretto a livello nazionale al non accordo Pd e Pdl e dalla conseguente approvazione da parte di Beppe Grillo della decisione di Giorgio Napolitano di legittimare intanto il governo Monti («il parlamento può legiferare anche senza un nuovo governo» sostiene da tempo il M5S) e di affidare a due commissioni il compito di ... prendere tempo in attesa o di un inciucio che spalancherebbe le porte al trionfo grillino o di non si sa bene cosa se non il varo di un programma da approvare punto per punto in parlamento. Come vuole Grillo... Se quel mix diventasse il faro della vita politica nazionale chi meglio di Liliana Zaltron, la grillina tutta casa e banca in formato gazebo-borghese nel rispetto del perfetto stile vicentino, poco propenso alle rivoluzioni, potrebbe incarnarlo a Vicenza?

A livello nazionale, poi, i tre poli erano al loro interno coesi, mentre a Vicenza sono spappolabili o, almeno, friabili due di questi, quello intorno a Dal Lago, poco amata, come detto, dai sartoriani (anche da quelli a loro insaputa sponsor di variati) ma anche dalla nuova Leghina (non ce ne vogliano gli amici in verde, ma ora il loro partito è ridotto così dai proclami non rispettati), e l’altro che fa capo ad Achille, i cui membri di Giunta e i cui grandi elettori del Pd (oltre a Rolando anche Francesca Lazzari, tanto per fare due nomi e farci ben capire) hanno deciso di non candidarsi soprattutto perché stanchi di sopportare il peso delle loro cariche e dei loro ruoli senza però poter dire neanche “ni” ai voleri monolitici del sindaco uscente. La freddezza intorno a Dal Lago e la separazione in casa dei coniugi obbligati di Variati potrebbero portare la soglia del primo posto intorno al 35%. Lì la Zaltron ci può arrivare. A fatica, ma il ribaltone potrebbe non essere una pura ipotesi di scuola sfruttando il più classico dei “divide et impera”. Lo sanno anche Variati e Dal Lago, ma lo sa anche e soprattutto Beppe Grillo che il giorno della chiusura della campagna elettorale riempirà di sicuro di nuovo Piazza dei Signori. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Triplice intesa

Cgil, Cisl e Uil dicono sì alla possibile gestione anche privata dei servizi di Aim e la base entra in fibrillazione mentre dai sindacati di base, dalla sinistra storica e dal M5S partono le bordate verso la giunta vicentina di centrosinistra: per la quale si parla di inciucio col Pdl

di Marco Milioni

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Per raggiungere i condivisibili obiettivi da lui indicati, come uno stato moderno e una società competitiva, serve coesione tra le forze vive della società. Così come serve per ottenere l’aggancio del sistema vicentino alla Tav, senza forzature per il territorio e i cittadini ma in un’ottica di modernizzazione dello sviluppo. Su un piano più locale, rispondo circa la necessità che Aim, finalmente risanata, si apra al mercato dopo la stagione dell’in house». È il 4 luglio 2011. Chi parla è il sindaco di Vicenza Achille Variati del Pd. In una nota diramata nel pomeriggio il primo cittadino risponde al «presentat arm!» di Roberto Zoccato, allora presidente di Confindustria Vicenza, oggi numero uno della stessa associazione regionale. Poche settimane prima, ai primi di giugno c’è stata la clamorosa vittoria in sede dei referendum del cosiddetto no al nucleare e alla gestione del ciclo idrico. Il vento turboliberista è diventato una corrente d’aria percepita dagli italiani con fastidio. Per l’establishment va garantita ad ogni costo la possibilità della gestione anche privatistica dei servizi erogati da Aim. Le reti rimangono sì pubbliche ma la prospettiva in tutta Italia viene rozzamente eppur efficacemente vista come una «privatizzazione de facto». La cosa ovviamente non passa sotto silenzio. C’è un pezzo della maggioranza che non è molto favorevole alla cosa. C’è un pezzo del sindacato che è decisamente contrario, a partire dal settore degli elettrici di Cgil. Nonostante questo il primo cittadino cerca di mantenere la barra a dritta. Si mormora a palazzo Trissino che l’entourage di Variati abbia chiesto, soprattutto dalle parti della Cgil, non certo di sopire, ma quanto meno di contenere le voci dissonanti, che sono parte maggioritaria seppur abbastanza silenziosa. E nonostante la manovra di sterilizzazione, che passa indisturbata davanti al tavolo del segretario provinciale Marina Bergamin, la pentola del sindacato che un tempo era quello legato al Pci sbotta. «Perché il Gruppo Aim, attorno al quale gravitano oltre mille famiglie, dovrebbe abbandonare le gestioni in house se ha fatto utili, e considerato che la Corte costituzionale ha giustamente cancellato le ulteriori privatizzazioni di beni comuni? Quali sono le controllate del Gruppo Aim che hanno i bilanci in sofferenza? E perché qualcuno vuol vendere pezzi a quel mercato senz’anima che produce disoccupa-

zione e impoverimenti a catena? Abbiamo qualcosa da osservare e da proporre in tema di riassetti societari e organizzativi per migliorare la produttività del sistema Aim, a difesa dei beni comuni rappresentati dai servizi pubblici che il gruppo eroga, e anche a tutela della professionalità creativa dei dipendenti della multiservizi berica... I servizi pubblici fanno gola a chi vuol far cassa a prescindere dall’impatto sociale, occupazionale e dalla qualità e sicurezza degli stessi. Sono servizi, forniti a quel grande popolo che diligentemente paga bollette e tributi, tra l’altro, spesso ingiustificatamente in costante crescita». Con queste parole di fuoco Giuliano Raimondo vessillo storico della Cgil Filctem e paladino della battaglia per i beni comuni su Vicenzapiu.com del 18 settembre 2012 aveva infatti messo le mani avanti. Facendo capire urbi et orbi che cosa pensi la spina dorsale del suo sindacato in materia di messa a gara dei servizi. E così i mesi passano nel silenzio dei vertici della triplice mentre dalla giunta Variati si moltiplicano i segnali di una apertura sempre più manifesta nei confronti proprio della messa a gara dei servizi. Fino a quando il 19 marzo di quest’anno San Biagio e lo stesso primo cittadino escono allo scoperto con il sì definitivo. I vertici di Cgil, Cisl e Uil e i rispettivi segretari (Marina Bergamin, Gianfranco Refosco, Grazia Chisin) sanno già tutto da tempo ma interpellati per un commento rimandano ad una nota congiunta del 20 marzo ogni commento. L’imbarazzo è evidente. E nel mondo sindacale berico la voce già si è sparsa. In Cgil il grosso delle categorie confederali (trasporti, elettrici e metalmeccanici in primis) è coriacemente contrario ma le bocche rimangono cucite. In un vertice top secret sarebbero volati giudizi senza appello nei confronti di Bergamin la cui posizione è a rischio infilzata. Stessa contrarietà c’è presso la base della Cisl. Ma soprattutto la cosa è rimasta sul gozzo ai lavoratori di Aim. Già si parla di un possibile sciopero contro la scelta di palazzo Trissino che sarebbe devastante anche per i papaveri della triplice perché significherebbe uno strappo tra vertice e base, per di più sembra che della «uscita di Bergamin» non vi sia alcun cenno di dibattito interno al direttivo provinciale. E la tensione sale perché i sindacati di base, i partiti della sinistra storica ed il M5S hanno già bollato l’uscita dalla gestione in proprio come una privatizzazione de facto nonché un regalo ai soliti potenti. Una riproposizione a parti e a lobby invertite «del rega-

Una manifestazione dei lavoratori di Aim Trasporti lo» che Aim stava per fare ai capitani coraggiosi capitanati dal gruppo Amenduni quando a San Biagio comandavano Giuseppe Rossi e il centrodestra. Al fuoco di fila si aggiungono poi le sferzate dell’ex presidente di Aim Roberto Fazioli che tornato ad operare nel Vicentino, anzi nel Bassanese, un giorno sì e l’altro pure non smette di fare a pezzi la scelta del duo Variati Colla.

Ma sullo sfondo c’è una questione politica. La fine della gestione in house è infatti figlia della legge 133 del 2008. Una delle più contestate tra quelle messe in pista dal governo Berlusconi durante i vagiti del suo esecutivo nell’estate del 2008. Quella legge poi sarà spazzata via dal referendum sull’acqua prima e poi dal pronunciamento della Consulta la quale mette nero su bianco

che l’obbligo della possibile privatizzazione dei servizi delle multiutility pubbliche non c’è e che questa è solo una opzione. Questo il centrosinistra lo sa. E il timore di rianimare le scorie politiche berlusconiane dopo le batoste patite dalla politica con i referendum è forte. A palazzo Trissino non mancano i consiglieri i quali temono che l’ok dato dal comune si trasformerà in boomerang elettorale e che la protesta alle comunali sarà cavalcata dal M5S che già parla di inciucio in vista. I segnali non mancano. L’arrivo nel gruppo di San Biagio del galaniano di ferro Gildo Salton (su cui pesa l’eredità della voragine nel caso Sinergie) da tempo ha fatto materializzare lo spettro di una combine Pd-Pdl nel nome di Variati e Lia Sartori, europarlamentare di lungo corso e plenipotenziaria di Galan nel Vicentino. Certamente rimane da capire quando le gare si faranno e se si potranno fare tutte. Il sì maturato a palazzo Trissino non cambia le cose nell’immediato ma apre certamente una prospettiva nuova. Ed è proprio in quel varco che si concentrano speranze, timori e rischi. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il vecchio Borgo Berga se ne va Una parte pulsante della vecchia periferia laboriosa di Vicenza lascia il posto a un insediamento moderno e discusso: dopo il presente e il futuro documentato nel numero del 15 marzo ecco la storia del Borgo. Da conservare

di Irene Rui

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orgo Berga, il borgo ai piedi dei colli, tra l’acqua, i fiumi e i monti, si sviluppava lungo due direttrici: la prima dal Porton del Luzo, davanti ai resti del teatro romano Berga, fino al monastero benedettino di San Silvestro, e l’altra dalla confluenza del Bacchiglione e del Retrone in contrà Barche, verso Santa Chiara e Caterina, fino a Porta da Monte, a lambire Monte Berico. Dietro la chiesa di San Tommaso e Caterina esisteva il portello dei burchi con cui si trasportava il pesce venduto in contrà Pescheria. Il

borgo si focalizza sino alla prima metà dell’800 attorno ai complessi di Santa Chiara, di San Tommaso e San Silvestro che costituivano elementi integrativi dell’ospedale di Santa Chiara. Tra il 1870 e il 1875 la zona sarà interessata da una rivoluzione idraulica. All’altezza dell’isola, dove il Bacchiglione si allargava a foce e vi confluiva il Retrone, il fondale prospiciente palazzo Piovene–Palladio è interrato e il percorso dei due fiumi deviato nell’umida e bassa “Piarda Fanton, separato da un argine, sino all’attuale viale Margherita. Qui il Retrone ritorna nell’alveo originale per essere di nuovo deviato alla fine dell’attuale via Belluzzi per finire lungo la riviera, mentre il Bacchiglione

prosegue lungo l’attuale percorso. Questo allo scopo di rendere libera dall’ansa originale il campo dove sarebbe sorta la CotoRossi, creando così una penisola. L’opera idraulica fu necessaria per evitare le alluvioni cui era soggetta Vicenza. Il porto si spostò lungo Riviera Berica, dove già nel 1700, furono edificate lungo il fiume le classiche abitazioni portuali in stile veneziano dai colori pastello. Con il porto nacque anche la dogana del sale al lato della quale una scala scendeva al fiume e le lavandaie facevano il bucato. La caratteristica socio-figurativa del borgo era la netta divisione tra la plebe e i nobili. Il popolo, infatti, viveva sotto, lungo la riva del fiume, e i nobili, col clero, sopra il monte

a dominare con le loro ville, conventi e seminari, il borgo e la città. Poi fu la volta del Conte Rossi a dominare la sua fabbrica e le scalette per accedere dal borgo ai piani superiori. Il paesaggio era spettacolare: si poteva notare un borgo che si affacciava sull’ampia ansa del Bacchiglione, che lambiva Porta Padova e costituiva una forma serpenteggiante che passava tra la Piarda Fanton e il Campo del Gallo; tra Monte Berico e il borgo si estendeva a prato la zampa del monte, che scendeva sul borgo e per Santa Libera, dove esisteva un ampio campo verde, Campo Marzo. Questa cartolina fu deturpata della ferrovia, inaugurata nel 1845, che separò di netto Vicenza da Monte

Berico e impresse un solco nel piede collinare. Le modificazioni attuate tra la prima metà dell’800 dalla deviazione dei fiumi e dalla tratta ferroviaria cambiò i connotati alla zona. I successivi interventi di ampliamento di viale Risorgimento e la tranvia, dismessa poi nel 1979, che salendo da Santa Libera si incuneava tra il monte e le case della riviera, fecero il resto. Il traffico fu deviato tutto lungo la riviera berica e Porta da Monte venne demolita. La ferrovia si pose come nuovo confine tra la città e il monte, i binari interruppero la sinergia delle ville con la città e con il fiume. A fine ottocento le attività artigianali si trasformarono in industrie e lo stesso


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borgo vide crescere in quel che era il Campo del Gallo, dove oggi c’è l’università, una fonderia e la Montecatini, ma anche la più grande industria di Vicenza, il cotonificio Rossi. L’Amministrazione Comunale nel 1877, per risolvere la questione della povertà delle campagne dell’est vicentino, deliberò di destinare incentivi e di mettere a disposizione una parte del Campo del Gallo per la costruzione di un’azienda che impiegasse almeno 600 addetti. È così che nel 1885, su spinta di Alessandro Rossi, i figli Gaetano e Francesco conclusero la convenzione con il Comune di Vicenza per la concessione di una parte della penisola, al di là della ferrovia, e la costruzione del ponte di accesso. Con la costruzione del cotonificio il tessuto sociale del borgo, che aveva una connotazione monastico-doganale, cambiò radicalmente e il borgo crebbe con la fabbrica diventando

parte integrante della stessa sino al 1990, quando l’azienda chiuse definitivamente per fallimento. Ogni giorno circa 1800 persone, provenendo dalle campagne dell’est vicentino, ma anche da Isola Vicentina, da Arzignano e dallo Scledense, transitavano con biciclette e carrette, poi con i “californi” e le corriere a motore, per il quartiere, entravano nell’accesso sul ponte e al suono della sirena sul camino iniziavano il loro turno: si udivano per tutto il quartiere il martellare dei telai, il fiume si tingeva dei colori usati in tintoria, i lavoratori si trovavano all’osteria da Fiore per giocare a carte tra una sigaretta e un bicchiere di buon vino. E a discutere del lavoro, ciò che non si faceva all’interno e nel dopo lavoro dell’azienda, dove invece negli anni ‘50 gli operai andavano a ballare, mentre i dirigenti partecipavano alle feste sopra in villa. Quei lavoratori che tenevano

su l’economia di un borgo dopo il 1990 non si vedono più, non si udiva più né la sirena della ciminiera né il caratteristico ticchettio dei telai. E il fiume aveva finito di tingersi. I negozi aperti grazie alla presenza dell’opificio con il tempo chiusero per lasciare posto a spazi vuoti e a garage, ai kebab e al compra oro. L’osteria Fiore diventa spaghetteria. Lo spaccio dei tessuti, il calzolaio, il negozio di abbigliamento, il meccanico di biciclette, delle moto, il casolin chiudono. Sull’area cade la desolazione, ma è già pronta un’altra trasformazione, da industriale a zona commerciale, servizi e residenziale. Il piano urbanistico Ceccarelli–Carta prevedeva un’edificazione massima di 200 mila metri cubi, di cui 30 mila a residenziale e 170 mila commerciale-amministrativo con un’altezza massima fuori terra di quattro-cinque piani, da destinarsi al commercio, all’arti-

gianato, alla cultura e alle associazioni. Sergio Carta, vicesindaco della prima Giunta Variati, accennava ad un maxi struttura commerciale di 1000 metri quadri, c’è chi ipotizzava la nascita della nuova Standa, essendo stata acquistata l’area dal gruppo Fininvest. Nel 2000 le escavatrici demoliranno la fabbrica, per poi lasciare spazio all’edificazione del nuovo tribunale, che ora quasi domina, per la sua mole, su monte Berico. Ma è solo l’inizio, tra il 2010 e il 2012 saranno edificate quasi tutte le cubature prefissate, la fabbrica si trasforma in centro commerciale e in un blocco di cemento. E la manodopera impiegata è ancora quella del sottoproletariato della campagna e non del centro cittadino. E pensare che nel 1875 l’amministrazione aveva bloccato la costruzione del grande opificio dalla parte opposta a Campo Marzo, lungo la ferrovia,

proprio per non deturpare il cono di visuale della città con Monte Berico. Eppure a circa 140 anni di distanza la giunta Hüllweck diede il via a quello che Variati definì uno scempio pur portandolo a compimento. E il borgo continua a rimanere l’accesso trafficato, e pericoloso, per i residenti con una viabilità discutibile mentre al posto degli operai ora all’area accedono gli avvocati, il neoproletariato commerciale dell’Interspar, gli utenti del tribunale e i clienti delle aree commerciali. Questo fa, o si spera faccia, vivere il nuovo insediamento ma è visibile, anche dalla vista aerea, il contrasto dell’inserimento chirurgico dei nuovi edifici ultramoderni senza alcun intervento plastico per saldarli architettonicamente col vecchio borgo, condannato all’agonia. Come i suoi anziani abitanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il Giro d’Italia a Vicenza, un’altra vittoria di tappa di lady Stefania Villanova di Daniela Ceccon

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uando l’abbiamo incontrata, lo scorso settembre, Stefania Villanova ci aveva già anticipato qualcosa del suo impegno per portare a Vicenza dopo diciassette anni una tappa del Giro d’Italia. Mercoledì 22 maggio quella che un anno e mezzo fa era solo una proposta diventerà realtà, ed è lei stessa a parlarcene. Come e quando è nata quest’idea? Il progetto è nato circa un anno e mezzo fa, quando Moreno Nicoletti (procuratore sportivo ed ex ciclista, ndr) mi ha chiesto se volevo diventare presidente del comitato Tappa Vicenza, proposta che ho accettato molto volentieri. Da allora il nostro gruppo ha lavorato prima per ottenere l’ok da

Rcs, arrivato dopo otto mesi, e poi per organizzare l’evento. Da chi è composto questo gruppo di lavoro? Siamo un comitato molto unito. Oltre a Nicoletti, ci sono fra gli altri il vicepresidente Eugenio Gonzato, il responsabile segreteria e marketing Gabriele Viale, Sandro Belluscio e Lino Mosele, che è il responsabile arrivo. A che punto è l’organizzazione? La data si avvicina, ma siamo a buon punto. Nicoletti si sta occupando del percorso nei minimi dettagli, anche perché l’evento ha richiesto un grosso lavoro anche nei rapporti con gli altri dieci Comuni interessati e con gli sponsor. Al momento stiamo definendo gli eventi che si affiancheranno al Giro. Di quali eventi si tratta? Ci sarà innanzitutto la mostra “Pedalando tra la storia e l’arte”, che porterà la storia del ciclismo all’interno della Basilica Palla-

Fari sul Csp di Marco Milioni

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ome finirà la vicenda della cessione dei terreni comunali su cui sorge il Centro Sport Palladio? L’operazione è pronta per passare nel roster del sindaco democratico Achille Variati o c’è qualche nota in sospeso? Più che la ratio della delibera in generale i fari sembrano puntati su alcuni dettagli dell’operazione tra cui il valore delle partite contabili in gioco nonché la valorizzazione immobiliare garantita dall’accordo in via di definizione. L’operazione è complessa ed in passato i due soggetti, comune da un lato e Csp dall’altro, erano anche finiti in tribunale con una vittoria del comune in primo grado, rispetto alla quale a palazzo Trissino mai è stato chiarito se il privato abbia realmente proposto appello. Così in sede di commissione finanze i primi chiarimenti li ha chiesti il consigliere di maggioranza Sandro Guaiti (Pd) con una istanza presentata proprio ad inizio settimana: «Si rammenta che gli articoli 14 e 16 della convenzione con il Centro Sport Palladio... pongono già in capo al concessionario l’onere della calmierazione dei prezzi. Si chiede pertanto che sia spiegato nel dettaglio a che titolo e

per quali ragioni siano stati concessi eventuali scomputi o deduzioni in materia di Imu o Ici». Guaiti per di più condivide con Silvano Sgreva dell’Idv (in minoranza) una serie di timori di fondo tanto che ha messo nero su bianco una lunga lista “della spesa” fatta di documenti vecchi e nuovi. Guaiti chiede infatti agli uffici di produrre tutti gli allegati alla convenzione con i privati di cui al protocollo generale 19683 del 612-1984 e successive integrazioni o modificazioni. E ancora la sentenza numero 1191 del giorno 8 luglio 2008 «di cui a pagina 2 rigo 5 della bozza di delibera posta alla nostra attenzione». E ancora chiede di produrre la proposta transattiva formulata dal privato «con nota 28-06-2010» nonché la nota 7-05-2012 elaborata dalla Agenzia del Territorio. Cui va aggiunta pure la nota 2-07-2012 elaborata dalla Agenzia del Territorio. Fuori da un linguaggio gelidamente amministrativo il consigliere del Pd chiede in pratica di sapere se il milione e mezzo che i privati avrebbero promesso al comune sono un prezzo ragionevole o se sono troppo pochi. L’enigma è questo. Il comune deve pretendere il solo prezzo relativo al valore delle aree? Oppure deve in qualche modo considerare nella partita anche edificio ed infrastrutture perché questi comunque alla fine

Stefania Villanova in sella a una bici d’epoca

diana. Saranno esposte bici d’epoca con pezzi pregiati provenienti da musei privati e anche la prima bicicletta. In programma c’è poi un grande evento benefico che abbinerà una pedalata il 19 maggio e una cena. In questa

occasione raccoglieremo dei fondi per la Fondazione San Bortolo, quindi per l’ospedale di Vicenza. Il 12 maggio saranno invece protagoniste le scuole con “Giro... nel territorio con Bimbimbici” un percorso in bicicletta

e una giornata in Campo Marzo organizzata in collaborazione con Tuttinbici Fiab Vicenza e rivolta ai più giovani. Il gruppo Facebook “Giro D’Italia - Tappa a Vicenza” e il sito www.tappavicenza.org sono i punti di riferimento per chi cerca maggiori informazioni. Come ci ha spiegato Moreno Nicoletti, la tappa vicentina del Giro si snoderà su un percorso lungo 57,6 chilometri e toccherà i comuni di Gambellara, Lonigo, Alonte, Orgiano, Sossano, Villaga, Barbarano Vicentino, Mossano, Nanto, Arcugnano per poi concludersi in viale Roma a Vicenza. E chi vorrà finire la giornata in maniera speciale, potrà prenotare per l’occasione una cena esclusiva – i posti a disposizione sono solo 200 - nella Basilica del Palladio con piatti preparati dai ristoratori vicentini. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sulla dismissione del sedime su cui sorge il Centro Sport Palladio il consigliere Sandro Guaiti del Pd ha deciso di vederci chiaro e ha chiesto agli uffici un pacco di domumenti per controllare che al privato non siano fatti sconti e che non si materializzi la solita speculazione fondiaria. E intanto dall’elenco dei soci spunta un pezzo della Vicenza bene della convenzione finirebbero comunque in mano all’ente pubblico? E soprattutto la nuova convezione prevede la cessione da parte del comune di un’area posta a lato del complesso. Il prezzo previsto è di 40.000 euro con l’obbligo per i privati di non costruire per dieci anni. Obbligo che può essere bypassato con il pagamento di una addizionale di 240.000 euro. A palazzo Trissino però non sono pochi i consiglieri che temono che la cosa costituisca il presupposto per una speculazione edilizia che in ragione delle novità introdotte dalle osservazioni sul piano degli interventi, permette un utilizzo commerciale dell’area, magari a fronte di un comune che potrebbe addirittura rischiare un danno erariale in ragione di un’area venduta sotto costo. Questo Guaiti non lo sa ed è per questo che ha chiesto tutto l’incartamento. Ad ogni modo la fretta con cui la giunta ha imposto la discussione sull’argomento non è andata giù a tutti i membri della commissione. E sullo sfondo rimane la proprietà del Centro Sport Palladio o Csp che dir si voglia. Se si compulsa l’elenco dei soci si scopre che i

Il Centro Sport Palladio soci, oltre alla sempre presente famiglia Allegro che esprime anche il management, si scoprono nomi della Vicenza che conta: imprenditori, professionisti, amministratori pubblici e volti più o meno noti. Tra questi figurano Paolo Marzotto, Antonio Santagiuliana, Gian Paolo Boschetti, Mario Cestaro, Maria Groppo, Massimo Masolo, Luigi De Facci spa, Pierantonio Bevilacqua, Luigi Morato, Agostino Rove-

rato, Alberto Roma, Aldo Arduin, Girolamo Tronca, Angelo Xompero, Margherita Raumer, Giuseppe Ongaro, Renato Adami, Maria Teresa Caoduro, Walter Casarotto, Luca Milocco, Severino Molon, Marilena Pizzolato, Alberto Morato, Ilario Faresin, Eliseo Barausse, Sandra Tecchio e Lino Coda. E chi più ne ha più ne metta. © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 15

Permessi fantasma

Dopo lo shock per i lavoratori e la cessata attività su Desio & Robé cala il macigno di una clamorosa sentenza del Tar: per 25 anni senza permessi per i parcheggi il centro acquisti mai avrebbe potuto aprire. Condannata la regione, aria tesissima anche al comune di Grumolo

di Marco Milioni

N

ello stillicidio di esuberi, licenziamenti, inizi di cassa integrazione che da almeno tre anni si abbattono sulla provincia berica anche l’Est Vicentino ha avuto, tra le altre la sua croce. È la fine di dicembre del 2012. I dipendenti del centro acquisti Desio & Robé di Grumolo delle Abbadesse stanno per perdere il lavoro, la ditta a causa della crisi sta per chiudere. E scrivono un comunicato di poche righe pieno di mestizia, molti sono impiegati in loco da più di trent’anni, che fa il giro dei media locali: «Ci sentiamo di salutare i clienti che in questi giorni stanno davvero dimostrando affetto e solidarietà... A tutte le persone che ci leggono auguriamo un buon Natale e un felice anno nuovo con la grande speranza che possa esserlo davvero per tutti». Passano poche ore e il circolo di Rifondazione dell’Est Vicentino, è il 21 dicembre dell’anno scorso, dirama una nota molto dura con la proprietà: «Per anni l’esercizio commerciale è riuscito a competere con gli altri magazzini grazie ai prezzi favorevoli a fronte di una qualità della merce di livello base. Per anni le coppie e le famiglie meno agiate si sono rivolte a questa “Ikea” italiana. E per anni i titolari sono riusciti a fare il bello e cattivo tempo nella zona di Vancimuglio e Grumolo, sfruttando i dipendenti, chiedendo flessibilità e disponibilità; sovvertendo alle regole commerciali e anche urbanistiche». Ed è nel segno di questo ammonimento che oltre alla vicenda della perdita dei posti di lavoro si somma quella delle irregolarità urbanistiche che da poco meno di trent’anni aleggiano come uno spettro su quella porzione di territorio incastonata tra l’hinterland di Vicenza e quello di Padova. Spettri che alla metà degli anni Duemila si materializzano nella persona di Agostino Cogo, un imprenditore del settore abbigliamento che avvia un complesso contenzioso legale con il comune di Grumolo e con alcuni confinanti. L’uomo si ritiene danneggiato a causa di una interclusione che i confinanti, sotto lo sguardo dell’amministrazione locale, avrebbero causato ad un suo fondo. L’imprenditore avvia così una guerra di carte bollate con le giunte di centrodestra che dominano nella zona. Prima con quella azzurra capitanata da Maria Luisa Teso, poi con quella di area Pdl retta da Flavio Scaranto. la vita politica locale va in fibrillazione quando lo stesso Cogo invia una letteraccia ai capigruppo del consiglio comunale grumolese.

Denuncia alcune anomalie in una delle zone produttive della municipalità. È il 26 giugno 2007 e nella missiva si legge testualmente: «... Non si comprende ad esempio come sia possibile che l’immobile intestato alla ditta Desio & Robè srl sia classata... come opificio e fabbricato costruito per speciali esigenze... quando per le specifiche caratteristiche di vendita al dettaglio... dovrebbe essere ricompreso... nella categoria... grande distribuzione...». Gli esposti si moltiplicano. Scaranto accusa Cogo di tempestare l’amministrazione di richieste di documenti, in procura si apre un fascicolo. Cogo da parte sua punta l’amministrazione comunale e sostiene che ci sia il rischio «che per almeno un ventennio Desio & Robé abbia tenuta aperta l’attività senza rispettare alcune prescrizioni in materia di parcheggi e che eventuali permessi rilasciati o dal comune o dalla regione siano carta straccia. La svolta arriva l’anno passato quando sempre Cogo imbastisce un ricorso al Tar del Veneto contro comune ed ente regionale per «l’inerzia serbata dall’amministrazione regionale» e per l’emissione di un provvedimento da parte della Regione Veneto sulla base delle deci-

L’ingresso di Desio & Robé

sioni assunte in passato. Detto alla grossa Cogo sostiene che quel centro acquisti mai avrebbe potuto avere i permessi per aprire perché carente di parecchi adempimenti in materia di parcheggi. La pratica viene affidata

all’avvocato Ivone Cacciavillani di Stra nel Veneziano, uno dei più noti amministrativisti del Veneto. A metà marzo la sentenza arriva nelle mani di Cogo ed è clamorosa. Non solo perché dà ragione al ricorrente e torto agli enti pubblici. Ma soprattutto per quanto scrivono i giudici Alessandra Farina, Giovanni Ricchiuto e Nicola Fenicia: «... Il ricorso risulta fondato a fronte dell’illegittimità dell’inerzia serbata dalla Regione, la quale, nell’ambito delle proprie competenze ed in osservanza di quanto da essa stessa statuito in occasione del rilascio del nulla osta per l’apertura dell’esercizio commerciale, avrebbe dovuto provvedere a dichiarare la decadenza del nullaosta nell’ipotesi in cui non fosse stata osservata la prescrizione in tema di parcheggi». E ancora: «L’intervento della Regione risultava doveroso a fronte del chiaro inadempimento da parte della controinteressata, protrattosi per molti anni dall’avvenuto rilascio del nulla-osta...». Poi c’è un altro passaggio chiave: Sempre la regione viene condannata quindi a «provvedere disponendo la decadenza del nulla-osta in precedenza rilasciato, con tutte le conseguenze da ciò derivanti, anche per quanto riguarda gli adempimenti conseguenti di competenza delle altre amministrazioni coinvolte. A tal fine si dispone, di conseguenza, che l’amministrazione regionale provveda... nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione della presente». La sentenza, pur non definitiva giacché le parti possono sempre proporre appello, è epocale perché cala su una vicenda quasi trentennale un macigno dal peso amministrativo

immane che mette in discussione la vigilanza non solo degli uffici lagunari ma anche di quelli di Grumolo. Il cui sindaco al momento non si pronuncia: «Al momento non abbiamo le carte in mano per cui ci parleremo dopo averle lette con cura». Dal canto suo Cogo non entra nel merito della sentenza (che porta la data del 14 marzo 2013 al protocollo 00385/2013): «Preferisco che parlino gli atti e le memorie prodotte. Posso solo ricordare lo scherno e le umiliazioni patiti in questi anni da chi non ha mai voluto prendere in seria considerazione le segnalazioni che a più riprese ho inviato agli enti preposti». Ora l’affaire Grumolo però potrebbe avere risvolti penali. Il mattino del 21 marzo Cogo è andato dritto di filata alla Guardia di Finanza di Vicenza per presentare un esposto. Al quale è allegata una dettagliata memoria a firma Cacciavillani. A pagina 2 della stessa l’avvocato scrive che «... Non si può ritenere peregrina l’ipotesi... che alla base sia dei venticinque anni di abuso di parcheggio sia per il disinteresse per il processo ci siano affidamenti extra legem... che solo la Procura della Repubblica potrebbe appurare...». L’avvocato parla poi della possibilità della esistenza nei confronti di possibili eventuali situazioni di illiceità di «una protezione» portata avanti «contra legem» e che ha così «efficacemente funzionato per venticinque anni». Ora la palla passa alle fiamme gialle, ma a Grumolo già si parla di situazioni simili anche per altri comparti produttivi o commerciali. © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 16

La “Perfida Albione” forse ha ancora qualcosa da insegnarci di Marco Ferrero

I

l nostro è senza dubbio il Bel Paese e lo testimoniano i milioni di turisti che ogni anno percorrono le vie della penisola. E io amo questo Paese. Premessa indispensabile per evitare di fraintedere il senso di quanto brevemente esporrò. Giustamente ne andiamo fieri, nonostante i numerosi problemi che attanagliano la vita quotidiana di ogni cittadino italiano: dalla politica all’economia, dalla scuola alla sicurezza pubblica e al paesaggio. E sì, il paesaggio ... Qualche volta uno sguardo al di là dei confini sarebbe opportuno gettarlo, non tanto per rinnegare ciò che abbiamo in casa, ma per porre in essere un confronto stimolante tra le nostre bellezze - il nostro “italian style” - e quanto i cittadini dei paesi della Comunità Europea, perché su questo punto voglio fermare la mia attenzione, hanno messo in campo nel loro percorso verso quella meta che dovrebbe rappresentare l’obiettivo comune di tutti noi, ovvero un livello e una qualità della vita perlomeno soddisfacente. Sotto il profilo della storia non abbiamo nulla da invidiare agli altri paesi: una storia plurimillenaria caratterizzata da grandi momenti, da un impero immenso che è stato in grado di raccogliere in un unicum straordinario popoli, genti, territori, ognuno caratterizzato da

Un intatto paesaggio dell’Inghilterra sud-occidentale: la regola, non l’eccezione

proprie peculiarità e ognuno in grado di fornire un contributo importante anche alla creazione della “nazione Italia”. E non possiamo dire che siano mancati i personaggi di rilievo sotto il profilo politico, militare, ma soprattutto della cultura. Neppure un carattere dal corpo minuscolo e un giornale dalle molte pagine basterebbero per elencarli per nome e cognome. E poi uomini di chiesa, di scienza, uomini che hanno lasciato la propria im-

pronta in ogni ambito della vita e della società della nostra nazione prima, dell’Europa e dell’intero globo poi. Tuttavia, una recente esperienza di viaggio nel sud dell’Inghilterra mi ha indotto a riflettere con attenzione su quali siano quella meta, quel livello di vita e quella qualità della quotidianità cui noi italiani oggi aspiriamo e del cui raggiungimento qualche volta forse disperiamo. L’Italia è stata la patria delle istituzioni politiche che si sono condensate nei nuclei urbani:

Il centro di una localita turistica, St. Yves: carta a terra? neanche l’ombra

soltanto nella nostra penisola, dopo il crollo dell’impero di Roma, si è mantenuta una struttura urbana in grado di preservare e di tramandare quelle istituzioni politiche che erano nate si erano sviluppate a Roma. In nessun altro territorio europeo la città ha mantenuto quelle caratteristiche che aveva raggiunto nel corso dei secoli della Pax romana. In Italia, in modo particolare, si è sviluppata quella cultura monastica che ha rappresentato una sorta di cassaforte della cultura, conservando i frutti dei migliori ingegni del passato restituendoli, arricchiti, nel momento in cui l’esaurirsi delle invasioni di popoli “altri” permise agli abitanti dello stivale di rialzare la testa. Ma, e qui veniamo al punto cruciale, l’Italia è anche e, potremmo aggiungere soprattutto, un collage di straordinari paesaggi: quale altra nazione è ricca come la nostra di montagne innevate, di colline rilassanti, di pianure che permettono la coltivazione dei prodotti, di mari straordinari sia dal punto di vista turistico sia da quello economico. Ognuno di questi momenti si ripete continuamente e si offre tuttavia con caratteristiche proprie e ogni volta diverse da nord a sud. È strano allora osservare che siano stati altri popoli ad inventare quella che possiamo definire come una letteratura di viaggio e in particolare sono stati gli anglosassoni, più semplicemente gli Inglesi, a tracciare le direttive per questo tipo particolare di osservazione e di narrazione.

Capannoni industriali che, in Valsugana, si mischiano, deturpandole, alle aree residenziali e al paesaggio. A destra la campagna inglese

I loro viaggi all’estero - unitamente a quelli dei romantici francesi e tedeschi, Goethe su tutti con il suo Viaggio in Italia del 1829 - hanno rappresentato una costante a partire dall’epoca delle grandi scoperte fino al Settecento e all’Ottocento quando tale letteratura è diventata predominante ed elemento inscindibile per la costruzione di una cultura nazionale britannica, tedesca e francese basata sul rispetto, sulla conservazione e sulla protezione della natura che essi avevano a disposizione. Si è trattato di un progetto di ampio respiro, della costruzione e del mantenimento di norme precise volte specificatamente alla conservazione di un ambiente naturale di assoluta bellezza, ma al quale non dovremmo invidiare assolutamente nulla se fossimo stati in grado di operare, se non nello stesso modo, perlomeno nell’ottica di una conservazione e preservazione del nostro territorio. Che, oltre agli aspetti paesaggistici, può contare su monumenti straordinari ma spesso trascurati o abbandonati. Certo, non è tutto oro quello che luccica negli occhi altrui, ma la civiltà di una nazione consiste anche nel saper acquisire dagli altri ciò che di buono e corretto essi fanno. Guardiamo agli altri con occhio attento e torniamo a fare luccicare i nostri occhi con l’oro che possediamo. “Vae victis”, avrebbe detto Brenno ... © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 17

Un nuovo castello per Bassano di Marco Polo

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uanto può valere al giorno d’oggi un simbolo monumentale per una città in termini di brand, richiamo turistico, ritorno d’immagine? Ad esempio, per Bassano del Grappa quanto incidono economicamente il «Ponte Vecio», la Torre Civica, che ha dato i natali al simbolo della città, le chiese che caratterizzano le sue piazze?». Non siamo in grado di quantificarlo ma la risposta è evidente: tantissimo. Ebbene proprio in questi giorni la

città del Grappa si è dotata di un qualcosa di eccezionale valore, un qualcosa di non riproducibile ma che finora è stato un po’ snobbato nella coscienza collettiva. I recenti lavori per l’illuminazione della cinta muraria del Castello degli Ezzelini, preceduti da un solo parziale disboscamento della sottostante riva, rappresenta proprio questo: l’aver restituito alla città un simbolo che buona parte della sua popolazione quasi non sapeva di avere. È sufficiente parlare di «Castello di Bassano» per osservare il proprio interlocutore sbarrare due occhi increduli e chiedere: «Ma c’è un castello a Bassano?». Ebbene si, c’è. E

adesso la sua sagoma sapientemente illuminata risalta verso nordest, bellissima, ad allietare le serate bassanesi di residenti e turisti. Il sistema illuminante è stato progettato, sfruttando le opportunità concesse dalle nuove tecnologie led, proprio per la valorizzazione architettonica del maniero. A questo proposito anche un occhio non esperto può notare la profonda differenza con viale dei Martiri che al sopraggiungere dell’oscurità viene «coperto» da una uniforme e smorzante luce arancione. Il castello è stato costruito in una posizione strategica e dominante per garantire la miglior difesa possibile alla nascente città di Bassano (attorno all’anno 1000) e da cui controllare i movimenti lungo l’asse che, seguendo il Brenta e la Valsugana, collegava il nord con la pianura veneta. Le fortificazioni più importanti videro la luce successivamente sotto il dominio di Ezzelino III, detto «il Tiranno» (attorno al 1250), padrone dell’entroterra veneto prima della venuta della Serenissima nel 1404, salvo le parentesi viscontee e scaligere. Il «problema» di questo complesso nella percezio-

ne popolare riguarda l’edificazione di una cortina di fabbricati che ne hanno occultato il lato sud (lato piazza Terraglio), laddove c’era un fossato, e da una folta vegetazione più o meno spontanea cresciuta nelle rive sottostanti nei rimanenti lati. Vegetazione che contrasta nettamente con l’originaria funzione difensiva della fortificazione che necessitava della maggior visibilità possibile nonché di non concedere

pericolosi appigli al nemico in caso di eventuale attacco esterno. Ebbene con i recenti interventi di restauro della cinta muraria, non ancora completamente terminati, è stato compiuto un significativo passo in avanti nel restituire alla città una splendida, nuova ma nello stesso antica, angolatura di sé stessa. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nuova Valsugana, ma quanto ci costi? (m.p.) «A nostro giudizio i cittadini che usufruiscono frequentemente della tangenziale di Bassano non si sono ancora resi conto di che salasso dovrebbero affrontare se venisse realizzata la Nuova Valsugana». Non usa giri di parole Maria Pia Farronato, responsabile della comunicazione de «Labc» (Laboratorio Civico Romano d’Ezzelino), gruppo facente parte de «L’Eco delle Terre». Quest’ultimo è un movimento nato dall’esigenza di riunire le forze dei molteplici gruppi spontanei e comitati che sono sorti in questi anni nel territorio bassanese. Comitati che hanno in comune il fatto di essere formati da rappresentati della società civile, privi di qualsiasi colore politico, ma con l’obiettivo comune di promuovere la tutela e lo sviluppo del territorio attraverso l’informazione e il coinvolgimento dei cittadini. «La manifestazione che abbiamo organizzato è consistita nel consegnare, come provocazione, agli automobilisti in transito una specie di ticket autostradale in modo da costringere anche i più disinteressati o disinformati ad aprire gli occhi sul balzello che graverà sulle loro tasche nel momento in cui venissero realizzate le grandi opere, così come congeniate a pagamento, di cui si parla tanto. Beh il risultato ha sorpreso anche noi nel senso che i risultati sono andati oltre le più rosee aspettative. Gli automobilisti hanno reagito in modo posi-

Projectopoli

tivo, dichiarando di apprezzare il gesto, per quanto simbolico. Preciso che non abbiamo causato nessun rallentamento nel normale deflusso del traffico, scegliendo come punto d’incontro aree in prossimità di stop. A quanto ammontava il pedaggio? Considerando andata e ritorno del tratto di Nuova Valsugana e Superstrada Pedemontana Veneta che interessa il bassanese stiamo parlando di una decina di euro. Pensiamo

ai pendolari che percorrono tale tragitto tutti i giorni per lavoro, dovrebbero decurtare il loro stipendio di ben 200 euro al mese. Una follia! Per questo sono sopraggiunte anche numerose richieste di organizzare ulteriori momenti informativi proprio per far in modo di raggiungere più utenti possibili». Programmare uno sviluppo sostenibile del territorio ma anche farsi ascoltare dagli amministratori il tutto per

tutelare la cittadinanza da decisioni che produrrebbero costi alla lunga difficilmente sostenibili: «Con il perdurare della crisi che sta attanagliando le nostre imprese e le nostre famiglie, la preoccupazione è anche quella di scongiurare il varo di un’altra opera mediante lo strumento del Project Financing. Tale strumento nato per realizzare le grandi infrastrutture si sta sempre più chiaramente manifestando per quello che è. Non un’opportunità per le casse vuote degli enti pubblici ma un buco nero che inghiotte molte più risorse di quelle che verrebbero spese con il classico metodo degli appalti pubblici. Insomma un vero e proprio debito pubblico ma occulto e per questo ancor più pericoloso. Anche l’Unione Europea ci ha richiamati su questo metodo di procedere che, soprattutto in Veneto, ha trovato terreno fertilissimo a causa delle commistioni tra politica e grandi aziende. Questo sistema, denunciato anche in un recente libro di Renzo Mazzaro intitolato «I padroni del Veneto», è finito finalmente sotto la lente della magistratura come conferma il recente arresto di Piergiorgio Baita, leader della Mantovani. Questa fase così intricata l’abbiamo scherzosamente, ma non troppo, soprannominata «projectopoli» al posto della molto più famosa, ma non dissimile, «tangentopoli». Prepariamoci perché il nostro sentore è che siamo solamente all’inizio,

Un momento della manifestazione Labc

c’è molto marciume che presto verrà alla luce». La Farronato sottolinea però che la battaglia di questo «raccoglitore» di comitati non è indirizzata a contrastare questo o quell’imprenditore o amministratore ma semplicemente nel creare una coscienza pubblica, non manipolabile, che funga da garanzia affinché le decisioni prese nelle stanze dei bottoni abbiano come unico obiettivo l’interesse pubblico: «Il gruppo intende mettere mano agli strumenti che devono essere utilizzati per programmare lo sviluppo. Quindi oltre al Project Financing siamo molto preoccupati dall’articolo 38 del Ptrc, che permette alla Regione di stabilire qualsiasi tipo di utilizzo in un raggio di due km da ogni casello autostradale, come discariche, inceneritori ecc, senza doverne discutere con i rispettivi comuni. Se consideriamo che stiamo tappezzando il territorio di autostrade è lampante individuare il problema». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Le mille emozioni di Pittureri di Marco Polo

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on sono certamente stati giorni banali per gli sportivi della città del Grappa quelli appena passati. Il bassanese è stato, direttamente o di riflesso, protagonista di una serie di avvincenti incontri che hanno fatto divampare entusiasmo e passione in migliaia fra giovani e adulti del territorio. Il sentimento più bello che ha caratterizzato la settimana pre-pasquale è stata la condivisione di alcune splendide sensazioni. In particolare l’emozionante attesa di vivere in compagnia degli affetti più cari, ma anche di decine e decine di concittadini, le ore ed i minuti precedenti al fischio d’inizio di un confronto che può valere una stagione. Il piatto forte, condito dagli

oltre 3mila spettatori accorsi allo stadio Mercante e dalla diretta su Rai 2, è stato sicuramente l’amichevole tra una delle Nazionali Under21 più forte degli ultimi 10 anni e i pari età dell’Ucraina. Il giorno precedente, domenica 24 marzo, è stato il turno di un’avvincente sfida d’alta classifica. Protagonisti una delle più gloriose e blasonate società calcistiche del Veneto, l’Unione Venezia, che ha ospitato allo stadio Penzo, sull’isola di Sant’Elena, il Bassano Calcio. La sfida tra arancioneroverdi e giallorossi, appaiati al terzo posto in classifica, si è svolta davanti ad un centinaio di suppoters bassanesi, ma sarebbero stati più del doppio se non ci fossero intoppi burocratici, che hanno sfidato la pioggia e una gelida Bora pur di non perdersi il confronto tra quelle che senza intoppi ad inizio stagione sarebbero le regine del

torneo. In precedenza, ad aprire le danze era stata la Geo&Tex Hockey Bassano ed il suo scontro con i rivali storici della Recalac Valdagno campione d’Italia, incontro finito in 4 a 4. A seguire un altro derby, più recente e tutto interno al bassanese ma non per questo meno sentito, ossia il confronto tra Basket Bassano e lo Zepa Marostica che ha visto i giallorossi imporsi per 72 a 45. A raccontarci questa pazza settimana ci pensa Vincenzo Pittureri, professione giornalista, che con i suoi 23 anni di onorato servizio, per testate quali Nuova Vicenza, Gazzettino, Giornale di Vicenza, TeleAlto Veneto, Rete Veneta, Tva, è la firma storica per eccellenza dello sport ai piedi del Grappa. «Che dire, abbiamo vissuto un momento memorabile – commenta Pittureri – uno spettacolo di pubblico e passione. In tanti anni non ricordo una settimana così densa di avvenimenti di tale portata, ci sono stati altri eventi importanti ma a livello mediatico nulla di paragonabile. Vedere lo stadio Mercante in diretta su Rai2 è stata un’emozione, ci siamo tutti sentiti grandi almeno per una sera. L’Italia è sempre l’Italia, il suo fascino è immutato e capace di emozionare i più piccoli, com’è normale, ma anche chi ha già qualche capello grigio in testa». L’impressione del noto giornalista è confermata dall’opinione di Onofrio Gheno, supporter storico della Bassano calcistica: «Vedere lo stadio così gremito e in festa – ha confessato – è il sogno della mia vita». A proposito di Bassano calcistica, il derby giocato al Penzo ha lasciato dietro di sé al-

Vincenzo Pittureri cune cartoline straordinarie nella loro emotività. Un tifoso giallorosso in tribuna, circondato dai supporter veneziani, che alza lo sguardo al cielo, esplodendo in silenzio con il volto sfigurato dopo il primo gol di marca bassanese. Un ragazzo con una disabilita motoria che ha sfidato ponti e gradini veneziani pur di vivere assieme a squadra e tifoseria le emozioni di uno splendido derby all’insegna del fair-play e rispetto reciproco. La presenza in tribuna dell’intero stato maggiore giallorosso. Il papà del terzino bassanese Filippo Stevanin al seguito nonostante il figlio, infortunato, non fosse nemmeno convocato. «Tutto bello – continua Pittureri – bellissimo! Avrei voluto esserci anch’io ma un altro impegno lavorativo mi ha trattenuto in città. Sarebbe fantastico ritrovare nella piazza l’entusiasmo che si respirava ai tempi dello squadrone di Glerean ma non è facile di questi tempi seguire la

squadra anche in trasferta perché i costi non sono irrisori e sempre più tifosi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Inoltre la burocrazia, vedi tessera del tifoso, sta uccidendo il calcio. Portare 50 persone in trasferte oltre i 20 km è già un successone, il fatto che a Venezia (che come costi per la trasferta è paragonabile a mete ben più lontane ndr) siano scesi un centinaio di appassionati è davvero tanta roba». Una serata di grande sport è stata anche quella del PalaInfoplus. La Geo&Tex ha sfoderato una prestazione tutta cuore e orgoglio meritandosi gli applausi della curva: «Gran partita davvero. Il Valdagno è qualcosa di soprannaturale, ad averlo fermato c’è tanto gusto. La Geo&Tex Bassano può giocarsela fino alla fine con il suo proverbiale carattere, i giallorossi sono un osso duro per tutti. E questa caratteristica è molto apprezzata dai tifosi. Il terzo posto finale, che varrebbe l’accesso all’EuroLega, è un obiettivo raggiungibile». Infine la pallacanestro. Le due massime espressioni della palla a spicchi del territorio si sono suddivisi, sempre davanti al pubblico delle grandi occasioni, i due derby stagionali: «Purtroppo qui la notizia è che quello disputato al XXV Aprile potrebbe essere l’ultimo derby. Ci sono rilevanti problemi a portare avanti l’unione tra i due sodalizi e uno dei due, a causa di problemi economici, parrebbe seriamente sull’orlo di mollare. È una possibilità molto più che concreta ma tutti facciamo il tifo perché ciò non accada». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Fabris e l’Under21: emozioni (m.p.) «Sono stati momenti carichi di forti emozioni che vorremmo poter vivere tutte le settimane». È un sorridente Alessandro Fabris, assessore allo sport di Bassano del Grappa, a raccontare la sua visione della settimana sportiva più intensa ed emozionante che la città abbia vissuto negli ultimi 20anni. «Si è trattato di una splendida occasione per sancire il rapporto speciale tra Bassano e lo sport. Soprattutto la partita dell’Under21 ci ha dato enormi soddisfazioni». L’assessore ha una dedica speciale da fare: «Nel commentare una giornata come questa non possiamo dimenticarci di ringraziare un bassanese doc, nonché grande allenatore, come Maurizio Viscidi. È stato grazie ai suoi buoni uffici che è stato possibile fare un vero e proprio regalo alla città. Eventi di tale portata non si riuscirebbero ad organizzare se non ci fossero nostri concittadini che hanno raggiunto l’eccellenza nelle

Alessandro Fabris rispettive professioni. Lo ringrazio di cuore da bassanese, da sportivo, da mister. Anche per essersi reso disponibile a far parte della consulta dello sport del comune di Bassano, prima che fosse rapito dagli impegni con la FIGC». La serata tinta d’azzurro dall’Under21 è stata un’eccezionale occasione di

condivisione dei valori che sa trasmettere lo sport: «Il sentimento principale che ha permeato la mia serata era il senso d’orgoglio di essere bassanese. Nell’osservare lo stadio pieno e in festa per la nazionale italiana, nella mia città, assieme ai miei amici, circondato da ragazzini e genitori pazzi di gioia, curiosità, entusiasmo ho provato davvero un forte orgoglio. Devo confessare che qualche giorno prima dell’amichevole di Bassano ero stato a Ginevra ad assistere al derby del mondo tra Italia e Brasile. Una partita del genere ha pochi paragoni in termini di spettacolo e fascino però l’emozione e il coinvolgimento che ho provato al Mercante è andato ben oltre». Oltre all’aspetto prettamente sportivo, il match dell’Under21 ha rappresentato una grande opportunità per rafforzare l’immagine di Bassano su scala nazionale: «Un evento trasmesso in diretta su Rai 2 alle 18:30 può

raggiungere 4 o 5 milioni di italiani. Si è trattato di un’opportunità grandiosa per la città e il comprensorio per aumentare la propria visibilità. Anche in questo caso dobbiamo ringraziare Maurizio Viscidi, molto probabilmente ha riscosso molti più risultati lui portando qui l’Under21 che non

tante altre iniziative, anche costose. In un momento di crisi come il presente aver potuto usufruire di una pubblicità del genere, che rappresenta una grande promozione turistica, è un qualcosa di assolutamente straordinario».

lo stadio Mercante di Bassano del Grappa

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4 aprile 2013 pag 19

Beraldin vs cemento, il nuovo assessore contro le varianti “prima casa” di Daniela Ceccon

È

assessore all’Urbanistica da poche settimane e già pensa a come lasciare il segno: Mauro Beraldin, che ha da poco preso il posto della neoeletta senatrice Rosanna Filippin, ha cominciato la sua battaglia contro il cemento e in particolare contro le cosiddette Varianti prima casa. Si tratta del permesso di costruire abi-

tazioni per esigenze familiari purchè vicine a case già presenti di proprietà di persone appartenenti allo stesso nucleo familiare o di parenti di primo grado. Il permesso è soggetto a richiesta: si partecipa ad un bando e, se si soddisfano i requisiti, si ottiene l’autorizzazione a costruire. La nuova abitazione, inoltre, è soggetta ad un vincolo di inalienabilità di dieci anni. All’epoca dell’introduzione delle Varianti prima casa da parte della giunta Bizzotto nel 2002, le richieste pervenute al Comune erano state un migliaio e ne erano state accolte circa

due terzi. L’amministrazione Cimatti ha riproposto il bando lo scorso anno, introducendo però alcuni limiti, come i mille metri quadrati massimi di superficie edificabile e il divieto di richiedere il permesso per chi ne ha usufruito in passato. Le perplessità di Beraldin riguardano proprio questa ultima versione del bando, scaduto lo scorso mese di agosto e al quale hanno partecipato più di cento persone. Secondo l’assessore, Bassano sarebbe una delle città del Veneto maggiormente edificate, con meno di un quinto della

superficie ad uso agricolo. La sua proposta è di ispirarsi al Nord Europa, dove alla cementificazione di un’area corrisponde il recupero a verde di una zona dismessa. Scattano, così, le prime scintille con l’ex sindaco Bizzotto, che aveva introdotto per primo le Varianti prima casa e che anche oggi sostiene la bontà dell’iniziativa. Bizzotto è intervenuto in difesa di quel centinaio di cittadini che ne avevano fatto richiesta e che non hanno più saputo nulla, ma Beraldin risponde con i numeri: se si calcola una media di 400 metri

Mauro Beraldin quadrati per ciascun lotto, e alle seicento persone che hanno ottenuto il permesso negli anni scorsi si sommano le cento del 2012, si ottiene un totale di 280mila metri quadrati di territorio. E per l’assessore sono decisamente troppi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Bayer di Mussolente, uno su 39 ce la fa (d.c.) Della situazione della Bayer Material Science, che sarà smantellata entro il 30 giugno, ci siamo occupati più volte fin dall’estate scorsa, quando l’azienda madre ha preso la decisione di chiudere lo stabilimento di Mussolente, una fabbrica non in perdita che occupa personale molto qualificato. Lo scorso settembre l’azienda tedesca si è detta non disponibile a cercare soluzioni di riconversione, ma si è anche impegnata a ricollocare i trentanove dipendenti. Bayer ha chiesto la loro disponibilità ad affrontare colloqui individuali allo scopo di valutare le loro competenze e la loro disponibilità a trasferirsi

Presidio alla Bayer di Mussolente

in altre aziende del gruppo (probabilmente in Lombardia) o, eventualmente, in altre aziende del territorio grazie all’intervento dell’Associazione degli industriali e all’offerta di un anno di stipendio pagato dalla Bayer stessa all’azienda che si fosse impegnata ad assumere. Ad oggi, però, solo uno dei dipendenti ha trovato un nuovo posto di lavoro, situato fuori provincia , mentre in quattro hanno accettato l’offerta dell’azienda di trasferirsi nella sede Bayer di Filago, in provincia di Bergamo. In trentaquattro, quindi, stanno ancora percependo l’incentivo finanziario offerto da Bayer ai dipendenti a

Serve un sindacato 2.0: l’autofinanziamento del sindacato è un passaggio importante di una nuova era sindacale Riceviamo da Massimo Pantano, FIM-CISL Bassano, e pubblichiamo. Le recenti elezioni politiche hanno evidenziato un dato interessante. Secondo Ilvo Diamanti il 40% dei lavoratori dipendenti hanno votato Movimento 5 stelle. Questo è avvenuto nonostante molti ex sindacalisti siano stati candidati dai partiti tradizionali. Alcuni dei tanti (vecchi e nuovi) candidati non sono stati eletti. Spiccano i candidati proposti dalla FIOM nelle liste di Ingroia che non ha raggiunto nemmeno il quorum, mentre gli eletti nelle liste di SEL rappresentano meno del 3,0% del paese. Come far combaciare questi risultati con la presunta maggioranza di rappresentanza FIOM nel mondo del lavoro (solo loro lo credono) è molto complicato, ma sono certo loro ci riusciranno. Ma anche la CISL non può guardare a questi risultati senza trarne alcuni insegnamenti e alcuni suggerimenti sulla sua strategia recente. In primo luogo, è evidente che gli

Massimo Pantano italiani, lavoratori compresi, sono stanchi di una certa politica e la vogliono cambiare. Possiamo pensare, per analogia, che molti lavoratori siano anche stanchi di un certo modo di fare sindacato. Personalmente credo che le urla di tanti sindacalisti e il silenzio di altri non siano graditi alla gente. Non credo vi sia la voglia di buttare tutto a mare (e nemmeno si deve) ma certo serve un cambiamento. Le stantie regole del confronto sindacale nelle aziende e nella stanze di rappresentanza vanno sicuramente aggiornate. Un sindacato 2.0 dovrebbe, a mio parere ripensare la

propria rappresentanza anche in chiave più aperta e meno strutturata del passato, insomma meno dedita a riti anacronistici. A partire dal sistema del tesseramento, che dovrebbe alleggerirsi ed aprirsi a forme di contribuzione più leggera ed occasionale. La sua trasparenza poi dovrebbe essere totale, certificata e pubblica. Sui riti tanto cari a pochi, non è possibile che in alcuni casi si vada a fare assemblee in 4 sindacalisti di 4 sindacati diversi in aziende di 8 dipendenti. È uno spreco di risorse e di tempo. Spesso per dire esattamente le stesse cose. Certo, oltre alle regole diverse servono anche sindacalisti più professionali. Troppo spesso ci troviamo a smentire le affermazioni di colleghi di altri sindacati poco informati o “non formati” al ruolo di rappresentanza, che un sindacato moderno deve avere. Rappresentanza che va definita, spero presto, con un accordo tra le parti sociali. Credo poi che talune iniziative che

disabituano la gente alla responsabilità debbano essere abbandonate. Ad esempio: dire alla gente che si accettano solo le parti positive dei contratti (come sta facendo la FIOM in questi giorni) non è forse portare acqua al mulino di coloro che sono contro solo perché non vogliono contribuire? Che differenza c’è tra chi non vuole pagare le tasse ma vuole lo stato sociale funzionante e quei sindacati che invitano a prendere solo gli aumenti salariali e non i doveri contrattuali? Diranno che tutti devono votare è vero ma con quali regole? Infine credo che nel sindacato 2.0 ci debba essere la piena assunzione di responsabilità delle organizzazioni sindacali rinunciando anche ai distacchi retribuiti, soprattutto se questi vengono dalla pubblica amministrazione. Il sindacato autonomo non è quello che non dialoga con i partiti e la politica ma è quel sindacato che vive dei contributi sindacali che i lavoratori LIBERAMENTE sottoscri-

seconda dell’anzianità lavorativa (da 28 a 50 mensilità) e sono in attesa di un’offerta di lavoro adeguata alle loro aspettative. Del resto, non è facile accettare riduzioni di stipendio e trasferimenti: le offerte non sono mancate (e sono arrivate da una cinquantina di imprese venete), ma sono state tutte declinate. Alcune di esse sono state scartate dalla Bayer stessa, che aveva posto dei requisiti, come la presenza in organico di almeno 15 dipendenti. Tempo per decidere i lavoratori ne hanno ancora, ma trovare di meglio non sarà facile. © RIPRODUZIONE RISERVATA

vono a favore del LORO sindacato. Anche noi del sindacato dobbiamo dare un esempio sulla falsa riga di quello che si sta discutendo in parlamento e nel paese. Se il finanziamento pubblico dei partiti è così odioso ed odiato dalla gente, l’autofinanziamento del sindacato è un passaggio importante di una nuova era sindacale. Era nella quale la CISL sta entrando decisamente anche attraverso una ristrutturazione interna che porterà a ridurre i livelli decisionali (come chiediamo ai governi abolendo provincie ed altro) e che porterà, spero, anche ad una nuova classe dirigente. Certo il rinnovamento parte anche dal rendere accessibili le posizioni di responsabilità ai nuovi sindacalisti, chiedendo ai più anziani di liberare spazi . In questo senso spero che nel prossimo congresso nazionale della CISL, pur adeguando le età pensionabili dei sindacalisti (come prevede la normativa pensionistica) non si prolunghino i mandati di coloro che sono in scadenza. Tra questi vi sono anche persone di valore e di grande responsabilità, ma decisamente rappresentano il passato. © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 20

Io, venuto in Italia per lavorare, ora non vedo futuro di Guido Gasparin

L

a crisi ha innumerevoli volti. Sono i volti delle migliaia di persone che hanno perso il lavoro o che non riescono a trovarlo. La crisi colpisce indistintamente: giovani, meno giovani, neolaureati e persone vicine alla pensione, italiani e stranieri. La crisi non guarda in faccia a nessuno. Non lo ha fatto nemmeno con Dejan Stojicevic, 40 anni, serbo, giunto nell’Alto Vicentino per cercare un futuro migliore ed ora rimasto senza un impiego. La sua storia è emblematica: potrebbe essere presa da esempio per descrivere la situazione di centinaia di stranieri sedotti e poi abbandonati dall’eden lavorativo chiamato Nordest. Dejan abita a Marano Vicentino con la moglie, una figlia di 17 anni e un figlio di 12. È giunto in Italia nel ’94: ha lasciato la Serbia dopo aver combattuto nella sciagurata guerra che ha prodotto lo sfaldamento della Yugoslavia. Ha scelto

l’Alto Vicentino perché in quegli anni, come tutto il Nordest d’Italia, quella piccola area geografica rappresentava la sicurezza di un posto di lavoro. Era la locomotiva d’Italia: un sistema economico e produttivo fatto soprattutto di piccole aziende, prodotti di eccellenza ed una vivace propensione all’export. Dejan ha iniziato a lavorare in un’autofficina, poi è passato alla forgiatura e infine è approdato all’edilizia. Per 8 anni tutto è filato liscio: ha avuto due figli, si è perfettamente integrato, ha trovato quella sicurezza economica che gli permetteva di guardare con fiducia al futuro suo e della sua famiglia. Poi, nel 2008, la prima batosta: l’azienda edile di Marostica per cui lavora fallisce, lasciandolo senza tfr e cassa edile. La crisi galoppante degli anni successivi farà il resto: soltanto lavori saltuari in un settore, quello dell’edilizia, che non accenna a riemergere dalla lunga fase di sofferenza, generata dalla paralisi del mercato immobiliare. “Sto facendo colloqui in continuazione – spiega Dejan, seduto nel salotto di casa – e non solo nel

settore edile. Tutti mi dicono che non hanno posto. Alcuni anni fa sono stato operato ad un occhio per un tumore e quindi rientro nelle categorie protette, ma molte aziende mi rispondono che in presenza di procedure di cassa integrazione anche le assunzioni legate a queste categorie sono bloccate”. Ora Dejan sta percependo l’indennità di disoccupazione, che però terminerà nel mese di agosto. È grande la preoccupazione di non riuscire più a pagare l’affitto e a sostenere le spese scolastiche dei figli. Se partendo dalla Serbia avesse scelto un’altra destinazione, ad esempio la Germania, probabilmente adesso Dejan non si troverebbe in questa situazione: “Non mi pento di essere venuto in Italia – spiega – perché nessuno può conoscere il proprio futuro. Qui mi sono sempre trovato bene e sono contento per i miei figli, che sono perfettamente integrati. Senza lavoro, però, non c’è futuro. Tante aziende mi hanno promesso che mi avrebbero richiamato, ma non ho mai avuto risposte positive. Penso inoltre che in questa situa-

Dejan Stojicevic

zione di crisi generale gli stranieri facciano ancora più fatica, rispetto ad un italiano, a trovare un impiego”. Dejan comunque non molla. Nel mese di giugno sosterrà l’esame per ottenere il diploma in un istituto tecnico. Intende arricchire il suo curriculum, per avere un maggior numero di possibilità di trovare un lavoro. Sa che in tanti sono nella sua stessa situazione, ma è anche convinto che le sue competenze, accumulate in diversi settori, valgano molto. Certezze che però rischiano di crollare se entro la prossima estate non ot-

terrà un’assunzione. “Agosto si avvicina velocemente – spiega – e temo per il futuro della mia famiglia. Non avrebbe senso un ritorno in Serbia, dove abbiamo i nostri parenti, perché anche nel mio paese la situazione lavorativa è disastrosa. Il mio futuro è qui, nell’Alto Vicentino, dove i miei figli studiano e hanno i loro amici: qui, quando ero più giovane, ho trovato il lavoro che cercavo. Immaginavo una vita migliore e per molti anni l’ho vissuta. Ora spero nuovamente in una svolta”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Creatività e tradizione: mix vincente nel concorso nazionale Il Laboratorio Grafico Guglielmi di Schio vince il premio Mediastars, grazie ad una linea per la Zanin di Zugliano (g.g.) Nonostante la crisi, esistono ancora aziende vicentine che si fanno valere su scala nazionale. Non stiamo parlando della produzione di macchinari o abbigliamento (gli esempi in questi campi fortunatamente non mancano) ma di una professione “creativa”, che fa della comunicazione la propria missione. In tempi in cui la voce pubblicità è una delle prime ad essere tagliata dalle aziende che si trovano in difficoltà, c’è chi continua ad investire in questo settore e ad imporsi a livello italiano. È il caso del Laboratorio Grafico Guglielmi di Schio, che si è classificato al primo posto nella categoria "Limited Edition", sezione "Packaging", al prestigioso concorso nazionale dedicato al Premio Tecnico della Pubblicità Mediastars. Giunto alla diciassettesima edizione, Mediastars è uno dei più autorevoli riconoscimenti a livello nazionale: premia la creatività e la professionalità delle aziende che operano nello sviluppo delle soluzioni di comunicazione classiche e multimediali. Si tratta di un premio in continua espansione ed indipen-

dente, senza legami con riviste di settore, che si propone di mettere in luce il valore della professionalità di chi tecnicamente contribuisce con il proprio apporto alla riuscita di una comunicazione pubblicitaria. La vittoria del Laboratorio Grafico Guglielmi, nato nel 2002 e dal 2013 membro dell’Unicom (Unione Nazionale Imprese di Comunicazione), è il frutto della collaborazione con un’altra azienda dell’Alto Vicentino, la Distilleria Zanin di Zugliano. Il progetto presentato al concorso si chiama “Amarcord Line”: si tratta di una linea di

10 bottiglie mignon in vetro serigrafato che punta a rilanciare in chiave contemporanea i liquori di un tempo. Latte di Suocera, Assenzio, Rosolio, Ortica, Violetta, Cordiale sono alcuni dei 10 liquori rieditati in un veste nuova e originale. Una sfida all’insegna del rinnovamento che è piaciuta ai giurati del concorso nazionale Mediastars, visto che il progetto del laboratorio scledense è stato scelto tra più di settecento partecipanti. Tra le motivazioni che hanno portato alla vittoria, spiega il Laboratorio Grafico Guglielmi, “vi è la grande energia che scaturisce nel proporre un di-

stillato in pack ‘easy & smart’ e con una grande valenza storica”. La giuria ha dunque apprezzato lo stile moderno con cui vengono presentati i distillati, che rimandano invece alla tradizione legata alla dimensione contadina di un tempo. Una proposta certamente accattivante, che attraverso le soluzioni grafiche adottate punta a conquistare anche un pubblico più giovane. La vittoria nel concorso nazionale Mediastars è frutto della creatività e degli investimenti in cui credono ancora numerose aziende dell’Alto Vicentino. È la dimostrazione che

l’innovazione, accompagnata da una forte propensione verso nuove forme di comunicazione, può ancora premiare, anzi, può rappresentare l’unica via per uscire da una crisi che sembra destinata a durare a lungo. Il tutto, e sono le stesse categorie economiche a dirlo, deve andare a braccetto con un altro punto fermo: il gioco di squadra. La collaborazione tra diverse aziende impegnate in diversi settori può dare buoni frutti, come dimostra l’esempio del Laboratorio Grafico Guglielmi di Schio e della Distilleria Zanin di Zugliano. Il premio, che sarà consegnato ufficialmente a Milano nel mese di giugno, è il traguardo raggiunto da due realtà economiche che hanno deciso di investire in pubblicità, nonostante il lungo periodo di crisi che sembra risparmiare pochi settori. D’altronde, lo diceva anche Henry Ford, il fondatore dell’omonima casa automobilistica: “chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo”.

Prodotti della Distilleria Zanin © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 21

L’inceneritore di Schio pericoloso per la salute? Non è dato a sapere I comitati chiedono l’istituzione di un registro dei tumori, che per strane manovre non ha ancora visto la luce

di Guido Gasparin

U

n registro tumori per l’Ulss 4 e l’Ulss 5. È questa la richiesta che proviene dall’ultimo incontro pubblico tenutosi a Palazzo Toaldi Capra a Schio nell’ambito delle iniziative organizzate dall’associazione Alto Vicentino Ricicla per parlare dell’inceneritore e delle conseguenze delle sue emissioni sull’ambiente e sulla salute. L’impianto di Cà Capretta continua a far discutere e a non far dormire sonni tranquilli ad una consistente fetta della popolazione dell’Alto Vicentino. Il dibattito che da anni si accende attorno all’inceneritore si è negli ultimi mesi ravvivato, proprio grazie alla campagna di informazione e di sensibilizzazione promossa dall’associazione Alto Vicentino Ricicla, che fa parte della rete dei comitati a difesa del territorio nata recentemente nella zona di Schio e Thiene. Nell’ultimo convegno pubblico si è parlato di diossina e inquinamento, con gli interventi di Paolo Rabitti, ingegnere, docente universitario e

consulente tecnico delle procure in diversi processi per reati ambientali, e di Vincenzo Cordiano, medico, presidente della sezione vicentina dell’ Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia). È stato quest’ultimo, che lavora come ematologo all’ospedale di Valdagno, a denunciare l’assenza di un registro dei tumori per i territori dell’Ulss 4 e dell’Ulss 5, aree particolarmente esposte all’inquinamento atmosferico perché caratterizzate da una forte concentrazione di industrie e dalla presenza di impianti di smaltimento dei rifiuti. Per l’Ulss 4 si parla dell’inceneritore, mentre nell’Ovest Vicentino numerose associazioni sono preoccupate per il progetto di realizzazione di un gassificatore dei fanghi di conceria. Secondo la relazione 2010 del servizio epidemiologico dell’Ulss 4, nell’Alto Vicentino la mortalità per tumori è inferiore rispetto alla media regionale, ma esiste un eccesso significativo di malattie legate al diabete, a disfunzioni delle ghiandole endocrine e del sistema immunitario e di malattie cardiovascolari e del sistema circolatorio. Per quel che riguarda i tumori, nell’Alto Vicentino si registra un eccesso di malattie del

fegato e del sangue. «Mortalità più bassa non significa però che ci si ammali di meno», ha spiegato Cordiano, «sarebbe quindi interessante sapere quanti casi insorgono all’anno e a che tipo di tumori essi sono legati. Il problema sta proprio qui, perché questo territorio è tuttora privo di un registro». A favore dell’istituzione del registro è stata aperta anche una petizione online, che chiede ai direttori generali e alla Regione di dare il via ad uno studio approfondito sulle aree dell’Alto e dell’Ovest Vicentino. Soltanto con i dati in mano sarà possibile capire se l’inceneritore abbia o meno un’incidenza sulla popolazione, ma i comitati sospettano che le resistenze all’istituzione del registro siano dovute proprio alla volontà di non scoperchiare un calderone che potrebbe riservare amare sorprese. I precedenti non mancano, come ha spiegato l’ingegnere Paolo Rabitti, che ha descritto i danni subiti dalla popolazione di Mantova e di Seveso a causa della diossina sprigionatasi da impianti industriali: petrolchimico da una parte e Icmesa dall’altra, con il sostegno delle autorità a vario titolo preposte alla sal-

L’inceneritore di Schio vaguardia dell’ambiente e della popolazione, non hanno mancato di produrre dati falsi per negare quello che era evidente in maniera drammatica. Secondo i comitati la disinformazione rappresenta il pericolo principale, perché, dicono, sottovalutare l’impatto sull’ambiente del ciclo dello smaltimento dei rifiuti significa chiudere gli occhi davanti ad un problema reale. La vera e unica soluzione, sostiene A.V.R., è il poten-

ziamento della raccolta differenziata sul modello di alcuni Comuni trevigiani, come Vedelago. Soluzioni che meritano di essere studiate ed approfondite, per dare una svolta al modo in cui oggi si gestisce lo smaltimento dei rifiuti: Alto Vicentino Ricicla, proprio per questo, proporrà nuovi incontri pubblici e occasioni di confronto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Clima teso in Comune a Malo per il contratto I dipendenti bocciano il piano 2012 e la Cub attacca Cgil, Cisl e Uil: «I delegati si devono dimettere» (g.g.) In Comune a Malo è maretta tra dipendenti e Amministrazione comunale sui contenuti del contratto 2012 e 2013. Come se non bastasse, anche il clima sindacale non è dei migliori, perché la Cub attacca duramente Cgil, Cisl e Uil per come è stata finora gestita la contrattazione. Nell’ultima assemblea i dipendenti hanno bocciato il contratto 2012, che tra le altre cose prevede il taglio dell’indennità minima prevista di 150 euro lordi per i responsabili di procedimento (una quindicina di lavoratori), «ma il vero punto – spiega Giulia Miglioranza della Cgil – è il rapporto con l’Amministrazione comunale, che non è dei migliori per via di alcune chiusure al dialogo che hanno segnato i mesi passati». Tra i dipendenti serpeggerebbe dunque un malcontento che ha prodotto la bocciatura del contratto proposto dal segretario comunale Massimiliano Spagnuolo e presentato in assemblea da Cgil, Cisl e Uil: 25 voti contrari, 5 astenuti e 11 favorevoli. Da questi numeri parte l’affondo di Riccardo Bocchese della Cub: «Mentre i lavoratori del Comune di Malo, stanchi

dall’ennesimo sopruso, bocciano il contratto – spiega - i rappresentanti della Cisl votano a favore della proposta del segretario e i rappresentanti della Cgil e della Uil si astengono». La Cub attacca dunque «le politiche sindacali concertative della Cisl e dei sindacati confederali, sempre pronti a compiacere le proposte dell’Amministrazione». Giulia Miglioranza non ci sta: «La votazione in assemblea si colloca nel normale percorso della rappresentanza sindacale. Abbiamo ricevuto un’importante indicazione dai lavoratori: a mio parere essa va oltre il taglio dei 150 euro e coinvolge a più ampio raggio i rapporti con l’Amministrazione comunale. Abbiamo già avuto un incontro con l’Amministrazione, durante il quale abbiamo chiesto un maggiore coinvolgimento dei dipendenti nel processo decisionale che riguarda il loro contratto. Abbiamo ottenuto la promessa che nella contrattazione saranno accorpati anche i temi del 2013, in modo da non creare ritardi simili a quelli che hanno portato a discutere il contratto 2012 soltanto quest’anno». Cgil, Cisl e Uil si di-

cono quindi pronti a tornare in assemblea per presentare una nuova piattaforma di discussione. Un sistema che comunque non piace alla Cub, perché, sottolinea Bocchese, «la contrattazione, oltre ad aver fatto perdere valore reale agli stipendi, ha introdotto una divisione dei lavoratori sempre più accentuata, con un aumento della sperequazione tra capi, capetti, vicari e blablabla; una meritocrazia inesistente, che rappresenta la foglia di fico dei dirigenti strapagati usata per dispensare qualche obolo ai propri sottoposti. Ora che anche gli oboli cominciano a scarseggiare (non le indennità dei responsabili che invece sono sempre il massimo prevedibile da contratto), anche le posizioni organizzative cominciano a preoccuparsi: come faranno a mantenere calmi i loro sottoposti? I delegati Rsu di Cgil Cisl e Uil che si astengono o votano a favore del contratto dopo il voto in assemblea non rappresentano più i lavoratori e dovrebbero coerentemente dimettersi dal loro ruolo». Il clima insomma non è dei migliori e la spaccatura, se non verrà risanata, rischia di ripercuotersi a diversi

Il Municipio di Malo livelli. E l’Amministrazione comunale in che posizione si colloca? Parla il sindaco Antonio Antoniazzi: «È vero, c’è stata qualche incomprensione tra Comune e dipendenti. Negli ultimi mesi, complici anche la crisi economica e le difficoltà dei Comuni di far quadrare i bilanci, non si è potuto dialogare in modo efficace e sereno. Da parte nostra assicuriamo la massima disponibilità per trovare al più presto una soluzione al problema del contratto.

Sono sicuro che un accordo è possibile, per voltare pagina in tempi brevi. Siamo aperti al dialogo, nell’ottica di un rapporto costruttivo tra ente pubblico e lavoratori». Ora si attendono le nuove proposte contrattuali. La prossima assemblea dei dipendenti dirà se avrà vinto la conciliazione o se i rapporti fra le parti avranno subito una nuova battuta d’arresto. © RIPRODUZIONE RISERVATA


4 aprile 2013 pag 22

Ecomostri: anche a Marano Vicentino una struttura incompiuta fuori dalle normative tecnico estetiche Il paesaggio di viale Europa deturpato dallo scheletro abbandonato di quello che doveva essere un avveniristico centro commerciale: frattanto incontrato l’assessore alla qualità del territorio, Francesco Luca, spiega i motivi “di un tale scempio”

di Fabio Landi

L

a strada provinciale Maranese ha storicamente rappresentato il percorso di congiunzione tra i territori di Schio e Thiene. Marano Vicentino, dal canto suo, è da sempre un fiore all’occhiello per quanto riguarda la qualità edilizia e la viabilità. Percorrendo viale Europa però, da qualche anno, lo sguardo di ogni passante si staglia inevitabilmente sullo scheletro abbandonato di un’opera edilizia incompiuta. La storia di “questo scempio paesaggistico” risale al lontano 2006 quando la società scledense Eurogroup Srl acquistò il terreno. Nei due anni successivi furono redatti il progetto ed avviati i lavori di costruzione di quello che, ideal-

mente, nell’ambizioso progetto avrebbe dovuto divenire il più importante centro commerciale e direzionale del piccolo comune berico. Fino al 2009 i lavori proseguirono regolarmente ed a buon ritmo ma a partire dall’ultimo semestre di quell’anno subirono dei bruschi rallentamenti. L’emergere della crisi aveva infatti colpito duramente l’impresa scledense titolare del permesso ed in poco più di nove mesi, nel novembre 2010, l’azienda fu costretta a dichiarare l’istanza di fallimento. Il Comune a quel punto si trovò spiazzato, come spiega l’assessore: «All’epoca non era immaginabile un simile epilogo. Per i primi 24 mesi i lavori erano proceduti normalmente e l’impresa, oltre a sostenere le proprie spese, aveva corrisposto gli oneri al Comune. Il

dissesto finanziario però fu un fulmine a ciel sereno che oltre al danno ambientale pose il Comune nella posizione di parte lesa, in quanto in credito nei confronti dell’azienda». Certificato il fallimento, il tribunale incaricato provvide a nominare un avvocato responsabile della liquidazione dei beni aziendali, tra i quali il terreno di Marano con le relative strutture già costruite. Nel corso degli anni furono aperti numerosi bandi d’asta ma, complice la cattiva congiuntura economica, non si giunse mai alla cessione del lotto in questione come spiega l’assessore Luca, che ha seguito da vicino il problema: «Con una base d’asta di 2/3 milioni di euro è impensabile pensare di poter trovare un compratore. Qualche intermediario si era fatto avanti ma con offerte e richieste decisamente fuori mercato. D’altro canto anche per il

“Addebiti infondati” Dopo il duro attacco alla giunta sulla cattiva gestione dello skate park l’amministrazione di Isola respinge le accuse di spreco e scarsa responsabilità

Massimo De Franceschi (f.l.) Dopo la dura missiva (vedi accanto) contro il Sindaco di Isola Vicentina Massimo De Franceschi, reo secondo lo scrivente di aver lasciato degradare il locale skate park, arriva la pronta risposta del primo cittadino: «La lettera da voi pubblicata verte su due principali accuse: i costi e la responsabilità dell’amministrazione. Si afferma infatti che una struttura costata 50 mila euro è stata abbandonata a se stessa dato che il Comune avrebbe deciso di non prendersene la responsabilità, ma entrambe le asserzioni non sono veritiere. In tal senso è infatti bene precisare che la suddetta struttura non nacque per volere dell’amministrazione bensì, nell’ottica partecipativa

che da sempre contraddistingue il modus operandi della nostra lista civica, da una richiesta di un gruppo di giovani in età adolescenziale che al tempo erano molto interessati allo sport dello skateboard ed aiutarono addirittura nella realizzazione del progetto. L’opera, il cui costo di realizzazione fu intorno ai 50 mila euro, era composta da una piattaforma in cemento e da strutture in metallo utilizzate come “rampe” per le evoluzioni degli skater». Effettivamente nei primi tre anni di “vita” la struttura svolse il suo dovere attirando molti appassionati della zona come ricorda il sindaco: «Lo skate park ha funzionato molto bene finché i ragazzi che avevano promosso e voluto la realizzazione dell’area la frequentavano ma, man mano che

essi crescevano dedicandosi ad altre attività, l’area perse il suo appeal e si avvicinò progressivamente ad uno stato di abbandono. Successivamente lo spazio si allontanò dalla finalità sportiva per il quale era stato creato trasformandosi in un luogo di aggregazione per giovani della zona e non. Questo non avrebbe comunque rappresentato un problema per l’amministrazione cittadina. Il problema semmai sorse per il trattamento poco responsabile riservato dai nuovi frequentatori dello skate park all’area in questione, con il costante abbandono di rifiuti sul terreno e l’aggiunta di nuove strutture non a norme di sicurezza». A questa situazione seguirono degli incontri tra la giunta comunale e gli abituali frequentatori dello skate park, in cui

Ecomostro di Marano Vicentino Comune è impossibile agire perchè non dispone del budget sufficiente per acquistare ed, eventualmente, riqualificare l’area». Ad oggi «è molto difficile ipotizzare il futuro dell’area» che, inevitabilmente, a causa degli agenti atmosferici peggiora di continuo il proprio status di degrado. «Ci si augura - ribadisce l’amministra-

zione - che prima, con l’auspicabile miglioramento delle condizioni economiche nazionali, un qualche investitore decida di acquistare il terreno per riqualificarlo e restituire alla zona i tratti paesaggistici ed ambientali che da sempre la caratterizzano».

il Comune chiese ai giovani di costituirsi in associazione, o di appoggiarsi ad un’associazione locale, per gestire in maniera attenta ed oculata quell’area che mano a mano si stava avvicinando ad uno status di degrado: «Come ogni struttura sportiva all’interno del centro polifunzionale è necessaria una gestione da parte di un gruppo o di un associazione in modo da garantire una manutenzione ed una conservazione funzionale. Nonostante il tira e molla con lo sparuto gruppo di skater non si riuscì ad individuare un collettivo in grado di amministrare l’area. A quel punto, constatata la mala gestione dell’area,

lo skate park fu chiuso e di li a poco si decise di convertirlo ad altri scopi. Nonostante la chiusura nulla è stato buttato: la piattaforma in cemento in cui sorgeva la struttura è infatti stata destinata alla costruzione di un campo polivalente per basket e pallavolo, mentre le rampe utilizzate per le evoluzioni degli skater verranno riadoperate per la creazione di una pista BMX, promossa da un’associazione, in prossimità del campo sportivo. Nessuno spreco quindi ma, piuttosto, un riutilizzo più sano ed utile».

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Lettera aperta all’Amministrazione di Isola Vicentina Questione di responsabilità

Nel 2007 l’amministrazione comunale di Isola Vicentina ha iniziato a investire soldi in progetti a favore di sport “non convenzionali”; in particolare ha speso 50.000 euro per finanziare lo skatepark in zona San Rocco (idea giusta o sbagliata che sia, non vogliamo entrare nel merito della scelta). Tutto sommato l’area ha avuto anche un discreto successo, testimoniato dall’alta frequentazione di ragazzi di tutta la provincia, ma soltanto un difetto: la sua utilizzazione non era conforme agli standard (dei campi da tennis o da calcetto). Lì i ragazzi arrivavano, giocavano e se ne andavano senza prenotare o chiedere il permesso a qualcuno di entrare. In pratica usavano l’area come se fosse un parco giochi, cioè come deve essere usata. L’amministrazione, con la sua abitudine di auto-deresponsabilizzarsi voleva scaricare l’onere della gestione della struttura cercando di ingabbiare gli utilizzatori tra false promesse e vincoli stringenti. Non c’è riuscita, così non spendendo neanche un euro per la manutenzione, il parco ha perso appeal, finché non è stato definitivamente chiuso il 9 marzo 2013 (parte delle strutture sono state smontate e ora riutilizzate in modo approssimativo per altre attività, così, tanto per non buttarle via…). La giustificazione dell’amministrazione: “non è nata una associazione che gestisse l’area”. Vero, ma anche la maggior parte dei parco giochi non ce l’hanno, e la maggior parte degli skater sono minorenni: neanche possono associarsi! Comunque non sta lì il punto. Gente che gestisce un comune e ha il potere di usare i soldi di tutti non può permettersi di spendere 50.000 euro in questo modo. Si vuol fare uno skatepark? Bene, si spendano 35 mila euro e si programmino spese di manutenzione per quindici anni. L’Amministrazione vuole fare e poi lavarsene le mani? Faccia a meno. È questione di responsabilità! Nicola Galvanetto Isola Vicentina


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VicenzaPiù n.252, 4 aprile 2013 by Giovanni Coviello - Issuu