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VicenzaPiù n.251, 15 marzo 2013

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VicenzaPiù Edicola Leggi comodamente in digitale i quindicinali

VicenzaPiù, BassanoPiù e SchioThienePiù la vetrina senza diaframmi su “Fatti, personaggi e vita vicentina”. Scaricali da www.vicenzapiu.com

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n° 251 - 15 marzo 2013 - euro 1,20

SEMPRE PIÙ Dopo il giro di boa dei sette anni e dopo la nascita di BassanoPiù, il network fa il tris con SchioThienePiù, approda in Regione e potenzia la sua presenza sul territorio grazie ad un accordo con le edicole Fenagi


Quotidiani on-line: www.vicenzapiu.com - www.bassanopiu.com - www.montecchiopiu.com - www.schiothienepiu.com - www.arzignanopiu.com

15 marzo 2013 pag 3

Sempre più «Venerdì 15 marzo VicenzaPiù festeggia i primi sette anni di vita dando una svolta al suo sistema distributivo per esorcizzare la diceria della “crisi del settimo anno “. Il periodico vicentino si propone quindi al pubblico con cadenza quindicinale solo gratuitamente, ma privilegiando l’edicola, per contribuire a stimolare nuovi lettori non solo suoi ma anche di altri media». È così che scrive Amalia Guzzon, coordinatrice di Fenagi Confesercenti Vicenza, ai suoi 50 edicolanti scelti a Vicenza, Bassano, Schio e Thiene capoluogo per lanciare una delle tante, nuove, iniziative dell’unico network locale dell’informazione indi-

pendente, cartaceo e web (per ora ma…). «Dopo il giro di boa dei sette anni e dopo la nascita di BassanoPiù, il network fa il tris con SchioThienePiù, approda in Regione e potenzia la sua presenza sul territorio grazie ad un accordo con le edicole Fenagi». È questo il sommario delle nostre tre copertine che accompagna il titolo, che urla, dato in contro tendenza per l’editoria, SEMPRE PIÙ: tre testate su carta, cinque web col nuovo VenetoPiu.com, che si aggiunge a VicenzaPiu.com, BassanoPiu.com, SchioThienepiu.com, MontecchioPiu.com & la gemella ArzignanoPiu.com. Le dodicimila copie distribuite gratuitamente in 50 edicole

Il GIORNALE IN OMAGGIO PRESSO LE SEGUENTI EDICOLE FENAGI CONFESERCENTI VicenzaPiù Andolfato Gabriele Calvin ( chiosco ) Canevarolo Mirco Simioni Cristina De Gobbi Paola Diana Edicola Giancarlo e Cristina Filippi Mauro (chiosco) Frigo Marica (chiosco) Aiello Paola Cecchetto Alessia Gianotti Enrico L’ Angolo di Strazzer Mosele Dario Naliato Laura New of World ( chiosco ) Peruzzi Wilma Poli Giampaolo Progita Ranzato Gianluca Rigoni Vallirosa Scodro Daniele Sossai Laura (chiosco) Tardio Carlo Annalisa Sossai (chiosco) Viero (chiosco) Ciemme snc Sesso Manuela (chiosco) Nosilia Dario (Tabaccheria) SchioThienePiù Brunello Donatella Ceron Maria Dall’Alba Matteo Dalla Fina Caterina Dalle Molle Lucia Dal Molin Iva Filomella Elisa Maltauro Michele Meggiorin Antonio Pettinà Maria Scortegagna Gregorio BassanoPiù Carraro Saverio Tognon Gabriella Bellò Lino Cerantola Clelia Cart. Alle Scuole Ed. 25 Aprile Marangoni Patrizia Basso Elena

Via Mazzini 245 Levà degli Angeli Via Fermi 82 Via del Sole 18 Cso Palladio 190 Via Giuriato 63/65 V.le S. Agostino 132 Via Albinoni Via delle Cattane Via Riviera Berica 432 Via Salvemini 45/47 B.go Casale 162 Via Ca’ Balbi 258 Via E. Di Velo 16 V.le della Pace 60 Viale del Verme Via Tornieri, 33 C.trà S. Francesco 28 C.so Padova 8 Via Astichello 211 V.le della Pace 287 C.trà del Guanto 6 C.trà Garibaldi 8 Via Vaccari 89 Piazza Castello 8 B.go Scrofa Via Cav. Vittorio Veneto Strada Padana Sup. 53 Via Lamarmora Schio Thiene Schio Schio Schio Schio Thiene Schio Poleo Thiene Schio Schio Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano Bassano

scelte come “attrattori” di lettori, anche per gli altri media, perchè leggere di più fa crescere di più, e, poi, in oltre 300 luoghi pubblici fanno dei tre periodici un riferimento nel panorama dell’informazione vicentina, ora anche al debutto in regionale. La loro comoda versione online, acquistabile a mo’ di contributo alla stampa libera con soli diciotto o trenta euro, si appoggia alle cinque testate web che sommano oltre 250.000 visite uniche al mese e alimentano più di 6.500 iscritti al servizio di newsletter perché informano e approfondiscono su tutto quello che si può e su tutti quelli che vogliono comunicare qualcosa. Ma anche su quelli che non vorrebbero che di loro si sapesse. E non certo per la giusta

privacy. Questo è il network VicenzaPiù. E fra qualche giorno sarà anche qualcosa di Più. Grazie a chi scrive, e sono sempre di più i nostri giovani oltre a tanti “citizen writers” (giornalisti liberi cittadini). Soprattutto grazie a chi ci legge, sono loro la nostra fonte di indipendenza economica. Perché

non pagano, ma perché è a loro, non ai poteri, che vogliono parlare le aziende che su di noi investono. Solo per pubblicità. Il direttore © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vinco anch’io. No, tu no! di Paolo Mele

P

Via Veneto 2 Via Boldrini 9 Via Pasubio 142 Via Fleming 16 Via Roma 10 Via Btg.Val Leogra 32 Via S. Gaetano 30 Via Sardegna 5/4 Piazza Rovereto Via Maraschin 77/b Via Strasseggiare 44 Piazzale Montevecchio Via Beato Giovanni 17 Via Angarano Via Angarano 8 Via Gobbi Quartiere 25 aprile 45 Via Val D’ Aosta 14 Via Marchesane

e presso tutti i punti di distribuzione elencati sulle nostre testate web

rova a cantare …“Si potrebbe andare tutti quanti allo Zoo elettorale/ per capire alla fine chi ha vinto davvero/ e scoprire che votare questo o quello era uguale/ e vedere di nascosto se il Governo si fa/ Vinco anch'io! No tu no/ Vinco anch'io! No tu no/ Vinco anch'io! No tu no/ Ma perchè? Perchè no!” Proprio così, Tu no... anche se alla fine tutti dicono di aver vinto, e comunque di essere soddisfatti del risultato ottenuto, perfino quelli buttati fuori dal Parlamento, nel quale, probabilmente, non metteranno mai più piede. Infatti c'est finie per Fini, con giubilio dei suoi ex vecchi camerati … anch'essi segati, c'est finie per il partito dei magistrati, alias triumvirato rosso di Di Pietro, Ingroia, Diliberto, nonchè per molti altri, compagni di merende e radical chic, fatto salvo qualche sparuto naufrago dell'anciènt regime, sopravvissuto allo tsunami Grillo. Un evento quest'ultimo, definito da alcuni “epocale”, ma che, tuttavia, stante i disequilibri provocati, potrebbe rilevarsi un'insuperabile calamità politica, per chi, come lo stesso Movimento 5 Stelle, pur avendo vinto, non ha i numeri per poter governare. Una situazione analoga a quella

del Pd e del Pdl, con maggioranze marginali, concomitanti, ma non confluibili in un unico centro. Un centro ridottosi ad un centrino mal ricamato dal Prof. Monti, che seppur “contento” del risultato ottenuto, affidandosi al più esperto tessitore Casini, sperava in qualchecosina di più, e non di dover mantenere il moccolo di una democrazia ormai immeritevole di qualsivoglia appellativo cristiano. Una flebile fiammella insufficiente ad illuminare il tavolo delle trattative in corso per la formazione di un nuovo, possibile Governo. Pasto nudo dei soliti insaziabili commensali, e dei nuovi ospiti, la cui tanto sbanderiata onestà, verrà ora messa alla prova, di fronte alle prelibatezze e tentazioni del ricco bouffet politicoistituzionale. Vedremo allora se

i Grillini saranno ancora disposti a saltare la “cena”, e quanti di loro resisteranno alle lusinghe dei rospi di Palazzo, prima di trasformarsi anch'essi nelle fameliche locuste che da troppo tempo flagellano il raccolto del Nostro Popolo. Vedremo, certo... ma intanto il raccolto è ogni giorno più misero, i granai sono vuoti, le provviste esaurite, i campi ardono nella siccità fiscale, l'erogazione del credito e dell'acqua per acquistare e dissetare le semenze è sospesa, la “terra” non offre più lavoro, così falci e forconi cercano occupazione... e non bastano più le promesse di un Pirro di turno, intento ad autocelebrare la propria inutile vittoria, per salvare il Paese. Urgono fatti, fatti.

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Giornale chiuso in redazione alle ore 12.00 di giovedì 14 marzo 2013 Tiratura: 12.000 copie


15 marzo 2013 pag 4

È vicentino lo sprinter della casacca: grand commis e pensionato d'oro Il commissario alla jella

di Pietro Troncon

D

a mesi si parla di costi della politica e le bordate finiscono sempre o quasi sempre verso i privilegi dei parlamentari. Giusto. Ma c’è un’altra casta nei confronti della quale i riflettori non si accendono abbastanza che è quella dei commissari governativi. Tanto per rimanere in casa veneta, più e più volte s’è detto dei conflitti d’interesse, veri o presunti di Silvano Vernizzi, grand commis regionale e gran visir della Spv. Ma c’è un altro commissario che parla veneto, anzi vicentino di Camisano: ad inizio anni 90 a Vicenza lo avevano visto farsi le ossa negli incarichi pubblici come presidente di Aeroporti Vicentini, un’altra delle aziende costate, e non poco, alla comunità locale. Lui si chiama Mauro Fabris (nella foto, ndr). Professione consulente aziendale, nel ‘90 è segretario della Dc vicentina, un partito che a livello nazionale di lì a poco sarebbe finito nel gorgo di Tangentopoli. Ma Fabris non si perde d’animo e fa confluire la sua militanza nel Partito Popolare di Mino Martinazzoli, il rottamatore della Dc. Quando però nel ‘96 dentro il movimento si capisce che i tempi stanno per cambiare Fabris cambia ancora pelle e finisce nel Cdu che poi con un balzo a piedi uniti lascia per finire nel Ccd di Casini nell’ambito di un centrodestra che con Berlusconi sembra avere la meglio. I venti della politica mutano spesso e Fabris nel ‘98 si rituffa nel centrosinistra vittorioso con Romano Prodi arruolandosi nelle truppe mastellate di Clemente da Ceppaloni: il tutto con un filotto di cambi casacca degni di un centometrista: Cdr, Udr poi Udeur. Dentro la casa post-democristiana l’uomo finisce sottosegretario durante il governo D’Alema prima e Amato poi con delega prima alle infrastrutture, poi poi alle finanze, poi ancora alle infrastrutture e ripoi ancora al commercio. L’uomo dai mille contatti nel mondo dei lavori pubblici lavora bene tanto che nel 2001 il centrosinistra lo blinda nel blindatissimo e rossissimo seggio senatoriale di Ravenna da dove Mauro di Camisano Vicentino, che con la Romagna c’azzecca come l’arrosto con lo zabajone, spicca il volo verso palazzo Madama. Seggio comodo vista panoramica Fabris si gode la legislatura all’opposizione. Nel 2006 il suo partitino non è sicuro di superare soglie e sbarramenti così, guarda

Mauro Fabris discute con Costantino Toniolo il tracciato dell'Eurotunnel caso, a Mauro da Camisano viene offerta, sempre dal centrosinistra, una wildcard per un seggio con buone speranze alla Camera, dove viene puntualmente eletto. E dove finisce? In commissione trasporti ovviamente, dove mette a frutto le sue conoscenze. Alla fine della legislatura però trova un accordo con i berluscones e affonda il centrosinistra che gli aveva garantito un seggio. Gli attacchi alla chiesa e le inchieste sui “Mastellas” scatenano l’ennesimo cambio di casacca, mentre qualche mese dopo arriva la nomina a commissario per il tunnel del Brennero. L’Italia infatti è quel Paese che oltre ai commissari alle grandi opere ha anche i commissari alle opere delle opere. Sulla Gazzetta ufficiale del 16 ottobre 2010 sta indicato il suo compenso per un

incarico poi confermato da Mario Monti alla faccia di ogni spending review: 214.000 euro all’anno, che si aggiungono alla pensione di 6.200 euro al mese da ex parlamentare che percepisce dall’età di 51 anni (gli importi suddetti sono lordi, ndr). Il provvedimento è firmato da due pesi massimi della buona politica italiana, quella che ha portato il Paese dove siamo: sono il premier Silvio Berlusconi e il segretario del Cipe Gianfranco Micciché. Ora, giacché Fabris è ancora lì, ma il vento della politica cambia, è pronto per lui un posto da commissario straordinario, magari per il Pd o addirittura col M5S? Non si sa mai, pare abbiano notato Fabris arringare in un vicolo di Camisano contro la casta a suon di vaffaday.

(p.t.) Si narra che nei corridoi dei palazzi romani che Mauro Fabris abbia pubblicamente espresso compiacimento per la riconferma a commissario del Brennero-tunnel ricevuta da Mario Monti in persona. Per uno che ha messo il Paese in ginocchio, come ha fatto il premier, c’è poco da rallegrarsi. Epperò si potrebbe pure controbattere ... sul baratro ci siamo finiti perché prima c’era stato Silvio. Il cui campo tuttavia era stato abbracciato proprio da Fabris quando è caduto il governo Prodi. Vabbé. Ma Santanché e soci dal canto loro replicheranno: ma quale Silvio, la colpa è del centrosinistra di Prodi... appunto. E in quel centrosinistra

chi c’era? Mauro Fabris ovviamente. Quindi delle due l’una... O l’amico di Mastella non capisce un’acca di politica o porta una sfiga degna di Filini dell’ufficio sinistri. Di recente pare che la bandiera vicentina dell’Udeur abbia anche ammesso la propria soddisfazione per i complimenti al suo operato di commissario ricevuti dal presidente della provincia di Bolzano Luis Durnwalder, poco appresso finito nell’omonimo affaire Schulmers. Roba da non credere, pare che saputa la cosa il granduca del Sudtirolo si sia intensamente toccato gli orbitali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il presidente Durnwalder col commissario Mauro Fabris

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Caro Variati, risparmia il francobollo e compraci un panino di Giovanni Coviello

“

Vicenza, pensieri e sogni”, é questo il bel nome di una bella mostra di cartoline d’epoca con cui il sindaco

Achille Variati continua a tenere viva la Basilica Palladiana dopo il mega evento sul ritratto che ha inaugurato il monumento di Andrea Palladio, sempre meno monumento, sempre più contenitore di cultura per la notorietà della città e di ... Marco Goldin, noto organizzatore che, però, si oppone alla co-

L’invito alla mostra “Vicenza, Pensieri e sogni

noscenza del suo portafoglio. Tutto bene, ma una nota stonata nell’invito a questa e ad altre inaugurazioni c’è. Da poco prima di Natale 2012 ad oggi, nota bene “oggi”, il sindaco ci ha sempre onorato dei suoi graditi inviti, tutti tempestivi via mail, tutti immancabilmente in ritardo grazie alle italiche poste. Ecco perché i 70 centesimi di affrancatura della cartolina invito, oltre che i costi per la sua stampa e quelli per scriverci su e impostarle, ci sembrano sprecati visto che sono soldi spesi dal Comune e dal suo “sponsor automa”, la municipalizzata Aim, di fatto gettati al vento perché ricevere oggi l’invito per ieri ci sembra francamente inutile e anche di poco lustro per chi ci invita e i suoi continui richiami allo Stato affamatore, salvo poi rimpinguare le casse di suoi servizi inefficienti. Fosse un caso isolato, pure inviteremmo a risparmiare quei soldi visto che mail e conferenze stampa ben sostituiscono gli inviti di maniera. Ma visto che negli ultimi mesi è sem-

pre successo così, e chissà con quanti invitati eccellenti come noi ..., caro Variati francobolla i tagli, ma non usare le affrancature inutili: ognuna è un panino in meno per chi ha fame. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Achille Variati in visita alla mostra


15 marzo 2013 pag 5

Il Veneto trema

Fondi neri, in manette il guru delle infrastrutture Baita e l’ex segretaria di Galan: si profila una tangentopoli-bis. Sotto vigilanza le posizioni delle compartecipate regionali

di Filippo Zenna

U

n ufficio piccolo piccolo, un patrimonio immenso. In 50 metri quadri, senza neppure una stampante e con un solo dipendente (che era pure il titolare e dichiarava introiti per 12mila euro l’anno), dentro il paradiso fiscale di San Marino, William Colombelli s’era costruito pure un paradiso economico. Attraverso la Bmc Broker, una delle “cartiere” privilegiate utilizzate da Piergiorgio Baita, ad della Mantovani, per un losco giro di fatture false che ha portato all’emersione di 10 milioni di euro di soldi “sporchi”, presumibilmente destinati a pagare tangenti ed assumere una sorta di monopolio negli appalti delle grandi opere del Veneto. La Guardia di Finanza di Venezia,

Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan già attiva su un filone per tangenti, ha accorpato la propria indagine a quella della Guardia di Finanza di Padova che, da una semplice verifica fiscale, è riuscita a scoprire un maxi cartello dedicato alla frode fiscale. In manette, oltre al 49enne Colombelli, titolare della Bmc Broker, sono finiti Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani ed uomo-fulcro dei movimenti loschi, Nicolò Buson, responsabile ammi-

nistrativo della stessa Mantovani, e Claudia Minutillo, ad della società Adria Infrastrutture (altra società cartiera) ed ex segretaria di Giancarlo Galan, governatore del Veneto fino al 2010. Baita e Minutillo erano già nel mirino degli inquirenti per un filone d’indagine che nel 2011 portò all’arresto per tangenti di Lino Brentan, ex ad dell’autostrada VeneziaPadova. Ma è stato l’accertamento fiscale alla Mantovani che ha aperto un nuovo fronte: nel 2005 la Bmc aveva emesso fatture indicando nell’oggetto attività tecniche che in realtà venivano svolte da altre società e in altri casi mai fatte. Le fatture false sono state pagate tramite bonifico bancario su conti bancari di San Marino e, a stretto giro, gli importi sarebbero stati prelevati in contanti per la quasi totalità (esclusa la “commissione”) da Colombelli e poi ridati a Baita e alla Minutillo. Il sostituito

procuratore Ancillotto ha interrogato tutti gli arrestati: Baita s’è avvalso della facoltà di non rispondere, Claudia Minutillo invece ha parlato ed è stata sottoposta ad arresti domiciliari (verbale secretato, sensazione che abbia vuotato il sacco sui giri illeciti delle cartiere). L’impressione è che la frode fiscale sia solo la punta di un grandissimo iceberg che intreccia politica e malaffare per giri di centinaia di milioni di euro. Le società cartiere sarebbero state in corrispondenza frequente – secondo la documentazione della Finanza – con diverse società partecipate della Regione, su tutte Veneto Strade. E di qui s’è scatenato pure il polverone politico. Il governatore Zaia ha prima istituito un nucleo ispettivo interno, poi firmato la proposta partita dalla minoranza di creare un’apposita commissione d’inchiesta. In tanti han manifestato l’esigenza di fare chiarezza sulla vicenda: da Pettenò (Fds) a Pipitone (Idv), passando per Fracasso e Ruzzante (Pd). Il più duro è stato, però, Andrea Zanoni, eurodeputato dell’Italia dei valori, che ha scritto a Zaia dopo aver già portato in Parlamento Europeo lo scorso dicembre – quando la bomba doveva ancora esplodere – la questione Veneto Strade. Con riferimento particolare a Silvano Vernizzi, ammini-

Destini incrociati

L'esplosione dell'affaire Mantovani riporta a galla le liason tra centrodestra e centrosinistra nella gestione di molte opere in nome della finanza di progetto per la quale la provincia berica, tra partiti e imprese, rimane uno snodo chiave

di Marco Milioni

A

l di là delle questioni strettamente giudiziarie la provincia di Vicenza è e rimane uno degli snodi cruciali della cosiddetta vicenda Baita. Che in termini politici i media hanno immediatamente ribattezzato sistema Galan. Sull’agenda politica regionale infatti ci sono due opere della galassia Mantovani che parlano l’idioma berico. Nel raggruppamento di imprese che ha realizzato l’ospedale di Santorso, oltre alla sempreverde Mantovani, c’è un pool di spa locali di altissimo lignaggio: Palladio Finanziaria, Gemmo, Studio Altieri, Serenissima Ristorazione. Se si esclude la prima, la vicinanza dei big delle ultime rispetto all’ex governatore veneto, l’azzurro Giancarlo Galan è cosa assodata. Il tris di imprese però è storicamente in prossimità anche ad un altro dei personaggi politici più potenti del Veneto. Si tratta dell’europarlamentare del Pdl Lia Sartori, da molti considerata la mente politica di Galan. Di qui spostandosi più a est, ma sempre in provincia di Vicenza, l’affaire Mantovani incrocia i destini

della Valsugana bis, la contestata superstrada di 37 kilometri, 11 dei quali in tunnel, che dovrebbe connettere Castelfranco a San Nazario via Bassano del Grappa. Come per Santorso il trait d’union è la realizzazione con la finanza di progetto, o project financing. Ma oltre alla modalità di concessione l’altro aspetto politicamente rilevante riguarda il mondo economico. Se per Santorso tra le imprese che hanno avuto in carico realizzazione e gestione dell’opera ci sono soggetti storicamente vicini al centrosinistra (Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, Consorzio Cooperative Costruzioni), dall’altra l’istituto che assicura «la bancabilità» della Valsugana bis è Mps, notoriamente vicino al Pd. Ed è anche in questa chiave che vanno lette critiche, sempre prudenti, uscite nei confronti del sistema Galan da parte del Pd, in primis da parte dei neo-eletti al parlamento. E come succede spesso in natura a colmare il vuoto ci pensa qualcun altro. Sabato 9 marzo a Padova al caffé Pedrocchi i neo-eletti del M5S hanno incontrato gli attivisti e i simpatizzanti veneti del movimento proprio per fare il punto sulla finanza di progetto. E a condurre le danze è stato ancora un vicentino,

il senatore Enrico Cappelletti. Le sue dichiarazioni hanno fatto il giro dei media regionali. Basti pensare allo spazio dato lo stesso giorno dal portale del Corriere Veneto, un quotidiano solitamente prudente sul versante delle critiche alle infrastrutture: «... Bene che la commissione regionale d’inchiesta sullo scandalo Mantovani sia mista, composta sia da esponenti della giunta sia da consiglieri di minoranza, ma questo non basta. Serve più terzietà e noi invochiamo la presenza di componenti esterni al governo regionale, autonomi e indipendenti. Le minoranze dicono di voler partecipare alla commissione, ripeto è bene: ma queste opposizioni che verificano ora quello che non hanno verificato prima, che significato hanno?». Ma la parte più dura arriva alla fine: «È in discussione il sistema Galan, quindici anni di governo del Veneto. Ora bisogna cancellarlo per legge restituendo alla Regione reali funzioni di programmazione». E una prova del nove rispetto all’imbarazzo del Pd nell’ambito dell’intera vicenda lo si può misurare andando a spulciare Vicenzapiu.com del primo marzo: «... si scopre che un pezzo della indagine di queste ore è nata da quella che ha poi portato alla condanna, ancora non de-

finitiva, di Lino Brentan per una storiaccia di tangenti. Sì, quel Brentan espressione del Pd Veneto, storicamente vicino a un Pd doc come Davide Zoggia, venuto a salutare il sindaco “bericodemocrat” Achille Variati proprio poco prima delle elezioni. E allora qualche dubbio ti viene quando non senti nulla di nulla dai vari, appunto, Zoggia, Filippin, Sbrollini, Crimì, Ginato (Puppato in passato da consigliere regionale due tre ammonimenti li aveva lanciati per vero, idem dicasi

Piergiorgio Baita stratore delegato della compartecipata con diversi ruoli pubblici (tra i quali quello di presidente della Commissione regionale Vas, acronimo per valutazioni ambientale strategica), reo d’essere in evidentissimo stato di conflitto d’interessi. “Controllore e controllato allo stesso tempo” spiega Zanoni, aprendo ad un ulteriore fronte di riflessione e possibilmente d’indagine. L’arresto di Baita potrebbe essere stato soltanto la miccia per creare un’esplosione pazzesca portando all’emersione di una Tangentopoli 2 che finirebbe per inghiottire tutto il Veneto. Tra cemento, fatture false, fondi neri ed intrecci tra politica ed affari che rischiano di rivelarsi malsani. © RIPRODUZIONE RISERVATA

per il vicentino Stefano Fracasso del Pd e per Pietrangelo Pettenò di Rifondazione). Il silenzio è d’oro. Paradossalmente in una vicenda che politicamente inguaia i vertici del Pdl, l’unico che ha scosso il torpore politico è un certo Sergio Berlato, eurodeputato del... Pdl. Ed ecco spiegata la diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti di D’Alema, Bersani & soci quando fanno aperture strane prima al M5S e poi al plurindagato Berlusconi, l’amico di Galan». Da parte dei democratici, soprattutto in relazione allo stato di forte tensione che si sta accumulando a Roma, dove la pattuglia di onorevoli berici è più che nutrita, diversi tra commentatori e analisti, a partire da quelli de Il Fatto e del gruppo Espresso, si sarebbero aspettati «una durissima» presa di posizione. Che però, con rare eccezioni, non è arrivata.

Locandina relativa ad un incontro sulla Valsugana bis

© RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 6

Il nuovo Borgo Berga c’è Angela Mignano

«

Borgo Berga, il borgo ai piedi dei colli, tra l’acqua, i fiumi e i monti, si sviluppava lungo due direttrici: dal Porton del Luzo, davanti ai resti del teatro romano Berga, fino al monastero benedettino di San Silvestro, e l’altra dalla confluenza del Bacchiglione e del Retrone in contrà Barche, verso Santa Chiara e Caterina, fino a Porta da Monte, a lambire Monte Berico». Così inizia Irene Rui in un lavoro che verrà pubblicato sul prossimo numero di questo periodico per ricostruire storia e immagini di un’area oggi nota perché ospita il

nuovo tribunale col suo parcheggio, uffici direzionali, abitazioni moderne, negozi e varie attività. Deciso dall’amministrazione Hüllweck e inaugurato, come il “suo” teatro da Achille Variati, il nuovo insediamento, che è in via di completamento, ha fatto discutere e farà ancora discutere sui pro e sui contro. Se è indubbio che era indispensabile un nuovo tribunale con i relativi e ampi servizi lontano dall’angustia del centro e del parcheggio (provvisorio?) di Santa Corona, c’è chi protesta per la scomparsa del vecchio borgo. E c’è chi vede la funzionalità delle costruzioni moderne. C’è chi critica la viabilità, da migliorare, ma anche chi guarda all’area del vecchio tribunale come recuperabile al fine di rende re più vivo e fruibile il centro storico

magari cogliendo la positività del nuovo complesso anche per le opportunità di lavoro offerte dalle attività che lo stanno animando. Idee e opinioni che stimoliamo con un foto servizio che, in questo numero, mostra ai vicentini le forme architettoniche del cuore operativo del nuovo Borgo Berga. Sarebbero state più belle in un contesto tutto moderno, saranno più integrate col resto della zona a lavori ultimati? Intanto è utile dare uno sguardo al nuovo. Nel prossimo numero vedremo il vecchio e, nel frattempo, parliamone con un presupposto che è anche un obiettivo: il nuovo Borgo Berga c’è e oggi fa parte della città. © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 7


VICENZA

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15 marzo 2013 pag 9

Gli altri siamo noi di Giovanni Coviello Quando abbiamo cominciato a pubblicare VicenzaPiù, il 25 feb-

braio 2006, noi eravamo i diversi, gli altri dell’informazione, perché scrivevamo cose scomode per i protagonisti delle nostre inchieste e dei nostri approfondimenti e, soprattutto, perché non avevamo sponsor (mandanti?) né politici né

finanziari. Sembrava ed era uno svantaggio, insomma, essere diversi per noi che mai abbiamo cercato fondi pubblici per l’editoria e che facevamo fatica ad attingere risorse dalle fonti pubblicitarie sia per aver appena iniziato la caccia ai lettori (anche loro diversi, perché dovevano voler sapere) sia perché quelle fonti erano spesso in mano ai detentori del potere. Dopo anni

di lavoro non rappresenta ancora un vantaggio economico diretto continuare a essere “gli altri” dell’informazione ma la grande quantità di lettori dei periodici cartacei e di utenti delle testate web e gli investitori pubblicitari che ci scelgono per il solo motivo di raggiungere chi ci segue, ci rende orgogliosi e consapevoli delle qualità della diversità. Ecco perché da

questo numero si aprono spazi di comunicazione aggiuntivi e continuativi per quelli che sono diversi e chenoi vorremmo uguali. Cominciamo dalle pagine curate “in proprio” dagli stranieri e dalla comunità omosessuale. Noi le abbiamo lette e ci hanno dato qualcosa in Più. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mali, andata e ritorno. Senza contributi

Una manifestazione dell’Unione Immigrati a Vicenza

Grazie Vicenza, in serbo (m.g.) “Vicenza!” - ricordo ancora quella voce ruvida dell’autista che guidava il pullman. Era una giornata di settembre, serena e tiepida di vent’anni fa. Sono scesa con le lacrime agli occhi. Pensavo all’ultimo giorno passato nel mio paese prima di lasciarlo. L’ultima scena è rimasta scolpita nella mia memoria: vedevo i cari posti come in una nebbia, la giornata era grigia, grigie erano le navi militari che coprivano il mare e tutta la natura sembrava soffocata dall’odio... Ma, nel mio cuore odio non esisteva, non volevo adottarlo, non avevo intenzione di annaffiarlo... I primi giorni a Vicenza sono stati un continuo confronto con quello che avevo lasciato. Per me il posto preferito erano i gradini vicino alla Basilica Palladiana. Passavo ore e ore lì, guardando la torre civica ed i colombi che volavano. Ero incantata da questa bellezza che così tanto assomigliava alla città dove sono nata. Cominciavo ad abituarmi a vedere i volti nuovi, tranquilli e sorridenti. Cominciavo a respirare quel profumo di pace, desiderata cosi tanto. Scorrevano gli anni, non sono mancate le difficoltà che inevitabilmente accompagnano l’inserimento di un immigrato nella società diversa - le leggi, le pratiche burocratiche, lavoro, alloggio e così via - ma alla fine, tutto è stato superato. Questo è stato realizzato grazie alla presenza di nuove amicizie allacciate con la gente del luogo, persone riservate ma molto generose. E proprio quando tutto sembra risolto, la vita riserva nuove avversità: il progressivo aumento

della crisi economica ti pone innanzi nuovi problemi. Ed ecco che così appaiono ancora le nubi del passato già ben presenti nella mia vita. Nonostante tutto, però, i segni di bellezza e di civiltà che vengono creati, come ad esempio la presenza dei fiori sui ponti, la creazione delle nuove aiuole, riportano sollievo e gioia nel mio cuore. Mi sono resa conto che questa città non si arrende mai. Ha superato con coraggio i disagi causati dall’alluvione, tutti si sono impegnati per risolvere una situazione cosi critica. Ogni giorno passato in più a Vicenza rende ai miei occhi questa città sempre più bella, accogliente e calorosa. L’attuale Giunta Comunale ha ricoperto un importante ruolo nel miglioramento della città. Per me, amante della bici, le nuove piste ciclabili sono di una notevole importanza; inoltre ha favorito lo sviluppo di numerose associazioni che, anche se, purtroppo, non possono avere la nostra totale adesione, costituiscono la rete di solidarietà umana che ti fa sentire cittadino del mondo. Anche il Natale è più bello di prima, le luminarie presenti nella città, i vari mercatini riscaldano il cuore nelle fredde giornate di dicembre e addolciscono l’inevitabile malinconia per i Natali vissuti nella mia Terra. Queste innovazioni realizzate per migliorare la città, accrescono la mia forza e voglia di continuare a costruire, aiutano la speranza e spingono a non cedere mai. Grazie Vicenza! © RIPRODUZIONE RISERVATA

(m.a.m.) Samba Salim,di anni 57, è un cittadino del Mali. Samba perse il suo lavoro nel 1987 e, dopo due anni di ricerche non fruttuose, Samba decise di abbandonare le sue due mogli e i sette figli per emigrare verso l'Europa. Grazie all'aiuto dei suoi parenti e alla facilità con cui ottenne il visto prese il volo e scelse come destinazione Parigi dove era sicuro di incontrare qualche conoscente. Arrivato a Parigi lo consigliarono di andare nel ghetto dei suoi connazionali. Passò tre mesi a cercare invano un’occupazione nella città della torre Eiffel. Con agosto alle porte decise, quindi, di trasferirsi in Puglia per raccogliere prodotti agricoli. A Parigi Samba stava bene, aveva un letto dove dormire, aveva da mangiare. Però la sua famiglia era nel bisogno e i debiti per il viaggio aspettavano di essere saldati. Samba decise quindi di trasferirsi a Foggia dove era sicuro di trovare un lavoro avendo tutti i requisiti necessari per il compito da svolgere, ovvero forza fisica e buona salute. Al suo arrivo a Foggia dovette affrontare una nuova sfida, dormire in una casa abbandonata e fatiscente, ma tutto ciò non influenzò la sua determinazione a lavorare e aiutare i suoi familiari. Dalla prima mattina a Foggia comin-

ciò a lavorare e a migliorare la vita dei suoi familiari. Dopo tre anni di clandestinità Samba regolarizzò la situazione con la prima sanatoria. Con il permesso di soggiorno in mano e col pensiero ai suoi familiari che dipendono tutti da lui, Samba decise di trasferirsi a Vicenza dove trovò lavoro in una fonderia. Passato il periodo di prova, con un contratto di lavoro stabile, Samba fece arrivare il primogenito che trovò subito anche lui un lavoro. Poi fece venire anche un secondo figlio che mandò a studiare meccanica perché sentiva che diven-

tava sempre più difficile trovare un impiego. Nel 2005 l'azienda per la quale lavorava fallì e Samba non riuscì più a trovarsi un impiego. È cosi che Samba perse il permesso di soggiorno dopo tre anni e tornò clandestino. Per non pesare sulle spalle dell'unico figlio lavoratore, Samba se ne andò da Vicenza per tornare verso la terra di origine dove ritrovò il resto della sua famiglia con una domanda che lo tormenta ancora oggi: che ne sarà dei dieci anni di contributi versati? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lavoratori in Mali


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Questione di visibilità di Anna Barbara Grotto

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Cosa mettiamo in homepage del sito del Vicenza Pride?”. “Mettiamo un armadio aperto e ci scriviamo: aprite gli armadi!”. Nasce così, con un paio di battute davanti ad uno spritz, un messaggio che è tanto semplice ed immediato, quanto pieno di significato: un invito alla visibilità. Ma cosa s’intende esattamente per “visibilità”? La visibilità è vivere quotidianamente alla luce del sole ciò che si è e la propria affettività, senza finzioni e senza nascondersi dietro omissioni. La non visibilità, al contrario, è ciò che realmente rende diverso il diverso, perché è inevitabile che ciò che si pensa di dover tener nascosto venga ghettizzato e visto come “non normale”. Volutamente pongo l’attenzione non sulle malsane ragioni che spingono alla discriminazione, ma sullo status di invisibile del discriminato. È senza ombra di dubbio uno sforzo quello della visibilità, ma è inevitabile che

sia un’azione che solo noi, lesbiche, gay e transessuali, dobbiamo prenderci l’incarico di compiere. La comunità Lgbt (acronimo che sta per “lesbiche, gay, bisessuali, transessuali”) vicentina è tanto numerosa quanto nascosta. Nel corso degli ultimi vent’anni, era facilissimo conoscere omosessuali vicentini, ma sempre in locali ed eventi al di fuori di Vicenza: a Verona, a Padova, a Venezia, oppure ovviamente a Bologna, in cui spesso ci si riversava in massa in quanto città da sempre accogliente delle differenze e in grado di offrire iniziative di incontro e di cultura gay. Certo, qualcosa è cambiato nel 2002, quando ci fu il Gay Pride Nazionale a Padova. Ma cambiò più per Padova che per Vicenza, che continuava a rimanere un luogo in cui era difficile creare una comunità lgbt visibile e fattivamente presente nella vita cittadina. Ora il Pride sta dando una grande opportunità a tutta Vicenza di crescere e fare un salto di qualità nella civiltà, e agli omosessuali e transessuali di venire allo scoperto. Perché una cosa dobbiamo tenere bene a mente: nessun

diritto sarà mai raggiungibile finché non saremo tutti visibili. La visibilità è un’arma meravigliosa e potentissima nelle nostre mani, perché è l’unico strumento che può contrastare con forza la discriminazione: chi non è visibile nutre l’omofobia e giustifica l’omofobo. Guardo di nuovo il sito www.vicenzapride.it e quell’armadio aperto mi fa pensare, con entusiasmo ed orgoglio, che questo Pride darà la forza a molti gay, lesbiche e transessuali vicentini di spalancare il proprio armadio e far vedere a tutti che all’interno non c’è nulla da nascondere. La visibilità di cui parlo non è (solo) quella ostentata una volta all’anno durante la parata del Gay Pride, che è comunque un giorno speciale, di festa, per una comunità che, soprattutto nel nostro Paese, durante il resto dell’anno non ha certo di che stare allegra. La visibilità di cui parlo è soprattutto quella quotidiana, quella in famiglia, quella nel luogo di lavoro, coi vicini, in palestra, nelle serate con gli amici. Se ciascuno di noi si impegnasse, oggi stesso, a vivere nella trasparenza e nella coerenza

la propria affettività, contribuirebbe alla lotta contro l’omofobia. A Vicenza qualcosa sta cambiando grazie al Vicenza Pride, e si respira su più fronti la voglia di apertura e di accoglienza. Ne sono una conferma le realtà commerciali sempre più numerose che stanno rispondendo ai nostri appelli abbracciando la causa lgbt. Un grande contributo lo stanno dando i bar del nostro centro storico, ospitando varie iniziative sul tema dell’omoses-

sualità e della transessualità. Fra le altre attività, nel calendario del Vicenza Pride ci sono esposizioni (curate da Metamorfosi Gallery e con il patrocinio del Comune di Vicenza) al Caffè Alle Colonne, al Bar Borsa, al Caffè Garibaldi e al Bar Lioy; ma anche il Bar Castello, Little Italy e la Locanda del Gusto hanno creato eventi a tema. A riprova che è la visibilità il primo passo che noi, lesbiche, gay e transessuali, dobbiamo fare con fiducia. I tempi sono maturi perché seguano accoglienza ed interessamento nei nostri confronti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Teatro che fa la differenza

Non è solo una questione di genere. Artisti schierati a favore del VicenzaPride

di Sergio Meggiolan

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a sempre attraverso il teatro è possibile leggere il presente a partire da storie, racconti e tematiche che hanno a che fare con la vita. La differenza è valore fondante per chi crea ed è per questo che tanti sono gli artisti che aderiscono al VicenzaPride. Li abbiamo incontrati quest’anno all’Astra e abbiamo chiesto loro un’opinione in merito. C’è chi affronta la differenza di genere come Marta Cuscunà che fa delle resistenze femminili l’ambito della sua indagine; come lei stessa afferma «Oggi la donna è al centro di molte contraddizioni: da un lato abbiamo bisogno delle quote rosa; dall’altro proprio le donne appaiono nei media in quanto merce di scambio tra politici e imprenditori corrotti. Con il mio lavoro cerco di ridare

Sergio Meggiolan

slancio a una rivoluzione di cui non sentiamo più il bisogno, e forse per una precisa strategia che, anche se con modalità apparentemente diverse, ci schiaccia ancora sotto lo strapotere maschile». Poi c’è il teatro che indaga la differenza nell’ambito della storia del potere, come quello di Anagoor: «Pur standoci molto a cuore il tema del linguaggio e della comunicazione, in Lingua Imperii la questione linguistica è in realtà presentata solo per offrire un esempio concreto di quanto siano false, tendenziose e non scientifiche le teorie su cui si basano tuttora le pratiche di separazione tra popoli e in seno alle stesse popolazioni: secondo queste teorie pseudo scientifiche sono stati giustificati in passato fenomeni violenti di caccia, segregazione ed eliminazione fisica di alcuni gruppi di uomini da parte di altri. Il punto è proprio la validità di queste linee di demarcazione». I Babilonia Teatri in Pinocchio raccontano la differenza di coloro che si sono risvegliati dopo aver vissuto l’esperienza di coma: «Per loro il teatro è il mezzo con cui tornare a far parte di quella società che, dopo la malattia, li ha respinti. Un luogo in cui tornare a realizzarsi, affermarsi e riconoscersi e da cui gridare il loro malessere, rivendicare il loro ruolo, esprimere la loro umanità. Per noi creare uno spettacolo con loro ha un senso profondo. Corrisponde al nostro bisogno di fare un teatro necessario. Un teatro dove la vita irrompe sulla scena con tutta la sua forza senza essere mediata dalla

finzione». Anche Matteo Latino fa della differenza un valore portante: «la mia ricerca si focalizza su come le nostre azioni possono fare la differenza. L’obbiettivo non è raccontare la diversità, ma far emergere la necessità in ognuno di sentirsi diverso. L’azione migliore che possiamo fare per la società è trasformare le nostre vite in modo che non siano più dominate dalla collera, dall’avidità, dalla paura». La differenza secondo Carlo Presotto è qualcosa che appartiene all’essenza del mestiere dell’attore: «Ogni giorno, quando mi preparo ad andare in scena, mi trovo a dover fare i conti con quella che

Anagoor

un amico (tecnico luci) chiama la “differenza di potenziale» tra la mia vita e quella del personaggio che interpreterò. Tra queste due polarità scatta una tensione che genera azioni fisiche, gesti, suoni. La differenza tra la mia vita e quella del Duca di Buckingam, o da Giacomo, il compagno di banco di Mario Rigoni Stern, richiede che io getti dei fragili ponti sul vuoto, che mi avventuri su di essi senza paura delle vertigini. Come un equilibrista cammino sul filo teso tra la realtà e la rappresentazione con leggerezza, perché so che non lo faccio solo per cercare una mia verità. A condividere le mie emozioni, c’è una comu-

Marta Cuscunà nità intera di spettatori che fa esercizio di verità attraverso la mia narrazione. Perché teatro è luogo dove si svolge in modo rituale, la pratica collettiva della differenza, attraverso il grande e misterioso gioco della mimesi, del “facciamo che io ero”. Una pratica di cui abbiamo bisogno per sottrarci, all’abitudine, per restituire alla realtà la sua ricchezza, quella che ben conoscono i bambini, ancora così capaci di stupore. Tutto il resto è spettacolo». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Le parole per dirlo di Cristina Bosi

L

eggendo qua e là, in questi giorni di grandi questioni aperte, politiche economiche e, perché no, religiose, mi sono imbattuta in un’intervista ad un prete un po’ particolare, una voce fuori dal coro. Bene, mi sono detta, non sono credente ma sono comunque cresciuta in una famiglia cattolica e, sono sincera: quando mi imbatto in religiosi un po’ diversi mi piace, forse mi aiuta a vedere un happy-end. L’intervista a cui mi sto riferendo è stata fatta a Don Gallo, e tocca vari punti tra cui l’omosessualità. Leggo con un sorriso, mi dico che magari tutti la pensassero così… Ma poi chiude l’articolo questa frase: “Il prete omosessuale - dice Don Gallo - deve poter essere libero di esprimere la sua identità e la sua sessualità, altrimenti si reprime e arriva alla pedofilia”. Mi offende terribilmente, mi ferisce: di nuovo l’accostamento omosessuale-pedofilo. Mi sono chiesta se il giornalista avesse magari travisato; ma se, invece, dietro al pregiudizio se ne nascondesse un altro ancora? Penso alle parole, all’importanza di utilizzarne una piut-

tosto che un’altra, e a come al giorno d’oggi siamo arrivati ad una certa terminologia. Nel XIX secolo non c’erano molti modi per definire gli omosessuali, il politically correct non esisteva: c’era il dialetto, con le sue parole più o meno offensive e grevi, e poi c’era chi voleva dirlo “diversamente”, che andava quindi a pescare nella storia, nella cultura greca. All’epoca veniva utilizzato il termine “pederasta”. Tratto dal Treccani: “pederastia: tendenza e pratica erotica che nel significato originario del termine è costituita dal rapporto sessuale di un adulto con un adolescente”. Ecco, mi sono detta, forse,

vista l’età di Don Gallo, è questo che è successo: un uomo di altri tempi si porta dietro un problema linguistico. La questione delle parole è ancora aperta, anzi più che mai oggigiorno, in cui termini antichi si mescolano a neologismi, un linguaggio forbito si ritrova a fianco volgari modi di dire. E così troppe volte l’omosessualità è accostata in modo improprio alla pedofilia, non solo per un deprecabile pregiudizio, ma anche per un errato utilizzo del vocabolario. Perché, a volte, anche un intervento in difesa può trasformarsi in un vero e proprio boomerang, se viene utilizzato un linguaggio non adatto. Porto un altro esempio: l’espressione “utero in affitto”, che tanto sentiamo utilizzata, non è nient’affatto amata da chi vive questo tipo di percorso alla ricerca della genitorialità. Più corretto parlare di “gravidanza per altri”. Ed il termine “lesbica”? Nel linguaggio volgare si è ridotto ad una parola offensiva, quando in realtà è carica di storia, dell’antica Grecia, dell’isola di Lesbo, delle soavi poesie d’amore di Saffo. Una donna lesbica porta con orgoglio questa definizione. Ed ancora il fastidioso errore che troppi fanno nell’accostare la terminologia riferita alle persone transessuali non

al genere della fine della loro transizione, ma a quello dell’inizio: si dice “le transessuali” per definire chi si sta riappropriando del proprio genere femminile, mentre “i transessuali” sono le persone che stanno adeguando il proprio corpo al genere a cui da sempre si sentono di appartenere, che è quello maschile. Si parla, insomma, ancora troppo poco di questi argomenti nei termini e nei modi corretti. La comunità lgbt si sta adoperando per intraprendere un dialogo con la società, ma è

anche la stessa società -intesa non solo come cittadini, ma anche come istituzioni e mass media- che dovrebbe mettersi all’ascolto e letteralmente imparare un nuovo linguaggio. Il pregiudizio è figlio dell’ignoranza, cioè della non conoscenza; ed è quindi nelle scuole, dove si cerca di dare conoscenza, che le corrette parole per dirlo dovrebbero essere usate e insegnate. Ciò che sta succedendo a Vicenza grazie al Vicenza Pride sta facendo conoscere una realtà, quella dei gay, delle lesbiche e dei transessuali, che è anche una questione di parole. Le parole sono importanti, e il rispetto inizia dal loro corretto utilizzo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il coming out nel rock di Bruno Dal Gallo

È

in uscita a giorni “The next day”, ultima fatica del quasi scomparso Duca Bianco, quel David Bowie che improvvisamente ha calato il sipario una decina d’anni fa facendo perdere le sue tracce e lasciando solo ricordi indelebili dietro a sé, memorie di canzoni senza tempo che per più di 40 anni ancora oggi ci accompagnano. Questo nuovo lavoro sembra far rivivere quei ricordi evocando atmosfere di quando il Duca faceva della sua immagine un emblema di trasgressività e androginia, di ambiguità così forte da far vacillare l’intera scena rock di allora. Erano gli anni settanta, dove finalmente si iniziava a rimescolare i generi ed i ruoli nel nome della ribellione più pura. E fu proprio in quegli anni, dopo la rivolta gay-lesbo-trans di “Stonewall Inn” nel Greenwich Village di New York nel 1969 che anche nel panorama musicale prendevano forma figure carismatiche e ambigue, nei modi, nel look e nei testi delle loro can-

Boy George

zoni. Personaggi come Lou Reed dei Velvet Underground, David Bowie appunto, Iggy Pop, Mick Jagger dei Rolling Stone, Elton John, Freddy Mercury ed altri ancora. Artisti che giocando con la loro immagine dicevano tutto e niente sulla loro sessualità, mai un “coming out” esplicito, ma solo una presunta omosessualità. Era probabilmente parte del music business che negli anni della liberazione, delle rivendicazioni ci si dichiarasse bisessuali, forse un’etichetta meno impegnativa per un artista che non volesse rischiare troppo e compromettere il proprio successo. Si narra di relazioni tra Bowie, Jagger, Iggy Pop ma ap-

punto nessuna certezza, nessuna ammissione degli stessi. Poi, nel decennio successivo, invece, l’elemento gay nella musica diventa un ingrediente che non sconcerta più nessuno, supportato da un look sempre più eccentrico ed androgino di figure come Boy George dei Culture Club o Pete Burns dei Dead or Alive, che fanno da catalizzatori per miriadi di ragazzini bisognosi di idoli da emulare ed idolatrare, attraverso i quali dar sfogo alla propria identità sessuale. Negli anni ottanta molti erano gli artisti che solamente anni dopo dichiararono la loro omosessualità, tra questi alcuni nomi come Marc Almond dei Soft Cell, Jimmy Sommerville dei Bronski Beat, Andy Bell degli Erasure, George Michael degli Wham, Pet Shop Boys, Holly Johnson dei Frankie Goes To Hollywood, Billy More, Michael Stipe dei R.E.M., Tracy Chapman, K.d. Lang, Samantha Fox e molti altri ancora. In quegli anni, non c’era ancora una coscienza gay ben formata, un orgoglio manifesto, c’erano più che altro tentativi di esprimere personalità al di fuori di schemi e atteggiamenti conformisti, erano comunque modelli sicu-

ramente già più evoluti che nelle decade precedente. Artisti questi, che pur non avendo fatto apertamente coming out nell’apice della loro fama, lasciavano trasparire attraverso i loro testi, ogni dettaglio della loro personalità e del loro orientamento. Un emblema ne è “Smalltown Boy” dei Bronki Beat, ancora oggi considerato come un inno gay per eccellenza. Canzone che parla appunto di un ragazzo di campagna che lascia la famiglia, incompreso e solo scappa dall’omofobia e dal dolore causato da chi lo reputa diverso. Da allora attraverso gli anni novanta giungendo fino ai giorni nostri, qui e là abbiamo assistito a vari coming out, ma esempi di identità forti e consapevoli della propria omosessualità nella musica non ne abbiamo ancora abbastanza. Nel lontano 1965, John Lennon scrisse “You’ve got to hide your love away” (devi nascondere il tuo amore lontano), sono passati molti anni da allora ed è tempo ormai che questo amore esca allo scoperto una volta per tutte. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Due immagini di David Bowie


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Discordia in laguna Il sito bonifiche del gruppo Aim a Marghera, dopo la tempesta giudiziaria degli anni passati, torna al centro della scena con una dura vertenza sindacale. Cgil e il management di San Biagio incrociano le lame senza risparmiare colpi mentre la vicenda potrebbe presto intrecciarsi ai destini delle elezioni comunali di Vicenza

di Marco Milioni

L

a vertenza che sta mettendo in contrapposizione Aim Bonifiche e Cgil Venezia, ha i semplici tratti della querelle sindacale o ci sono ulteriori retroscena da approfondire? Le richieste che avanzano i lavoratori sono completamente fuori scala rispetto alle necessità aziendali o ci sono margini di manovra? E soprattutto il gruppo Aim sta affrontando la vicenda come si comporterebbe qualsiasi impresa o il suo status di soggetto pubblico domanda una attenzione particolare? Sono questi i quesiti che aleggiano sull’intera partita in corso tra il capoluogo berico e la laguna. Una partita deflagrata sulla stampa regionale a fine febbraio. A Marghera ci sono sei dipendenti di Aim bonifiche, di cui uno non è lontano dalla pensione, a dover fare i conti con una realtà industriale in declino e che, dopo gli scandali degli anni passati e della amministrazione dei primi anni Duemila, vede all’orizzonte una dissolvenza in grigio. «A farne le spese sono i lavoratori», a rischio licenziamento, a tre dei quali Aim chiede di fare un passo indietro accettando, per salvaguardare i livelli occupazionali, quello che in gergo tecnico si chiama demansionamento: ovvero qualifica diversa, da operaio specializzato in trattamenti di bonifica, a semplice operatore ecologico con dislocamento a Vicenza presso Aim Valore Ambiente. Ad ogni modo in un primo momento gli operai accettano la proposta di distacco a Vicenza. Aim, dopo una lunga serie di trattative, redige la comunicazione ufficiale il 9 gennaio 2013. «Ma quando ci accor-

I lavoratori di Aim

Camuccio e operai di Aim Bonifiche a Palazzo Trissino giamo - spiega Davide Camuccio, responsabile organizzativo per CgilFilctem nel Veneziano - che le condizioni di lavoro sono inaccettabili si decide di fare un passo indietro rifiutando il distacco, il che è previsto dalla legge». Più nel dettaglio i tre lavoratori che effettivamente devono recarsi ogni mattina a Vicenza per una giornata di lavoro che comincia alle sei e finisce alle 12 «senza nemmeno la pausa pranzo» lamentano l’impossibilità di usare mezzi pubblici e la decurtazione «de facto» di circa 350 euro al mese di un già basso salario a causa della trasferta di 120 kilometri al giorno tra andata e ritorno. Con l’aiuto del sindacato quindi chiedono di potere usare la vecchia Panda in dotazione allo stabilimento con carburante a carico dell’azienda. Chiedono poi che le sei giornate lavorative di sei ore ciascuna diventino cinque per lo stesso totale settimanale di ore «perché alzarsi ogni mattina tra le tre e mezzo e le quat-

tro ti spacca». Ma è a questo punto che pochi giorni fa «arriva il niet di Paolo Colla, presidente di Aim» che secondo la Cgil mette i lavoratori di fronte ad un bivio: «O accettate o vi licenzio». Per la Filctem è un ricatto tanto che i gli stessi lavoratori iniziano a scioperare. L’Aim capitanata dall’amministratore unico però non ci sta e replica a muso duro: «Si sostengono tesi non vere e sono comunicati dati non reali circa la situazione dei lavoratori impiegati presso la piattaforma di Marghera... L’attività di Aim Bonifiche si sta avviando verso la chiusura, e il gruppo non avrebbe alcun obbligo di ricollocare i sei dipendenti... Tuttavia, fin da subito per senso di responsabilità, e non solo a parole, Aim ha fatto tutto il possibile per individuare una alternativa occupazionale all’interno del gruppo. Tant’è che una lavoratrice è già impiegata da otto mesi presso il settore amministrazione di San Biagio, e due dipendenti sono tutt’ora operativi a Marghera. Per i tre rimanenti, previa consultazione, è stato proposto il distacco a Vicenza presso Aim Ambiente, mantenendo l’originario trattamento economico del contratto chimici, certamente più vantaggioso di quello Federambiente dei colleghi vicentini. Dopo pochi giorni dalla firma dell’accettazione del distacco e dall’inizio del servizio, a nome dei tre lavoratori, il rappresentante sindacale Filctem di Venezia ha avanzato una serie di richieste anche economiche: un orario posticipato di inizio turno; una pausa pranzo; un’auto aziendale; cinque e non sei giorni di lavoro settimanale. In alternativa, la cassa integrazione, ovvero la possibilità di godere di un trattamento economico completamente a carico della

collettività, e destinato a lavoratori in reale stato di necessità. Il sindacalista ha anche dichiarato alla stampa che i dipendenti percepiscono 800 euro netti al mese, che le spese per la trasferta da Mestre a Vicenza si aggirano sui 400 euro; che l’azienda sta perseguendo un piano prestabilito per licenziare i lavoratori». Un j’accuse tutto d’un fiato che provoca immediatamente la reazione della Cgil veneziana cui danno manforte i cugini della Cgil Trasporti di Vicenza. Sicché i botta e risposta diventano più frequenti sino a quando in questo clima una delegazione di lavoratori e sindacalisti di Aim bonifiche, sbarca a Vicenza e viene ricevuta nel primo pomeriggio del 5 marzo dal sindaco berico Achille Variati (Pd). L’incontro, dura non più d’una ventina di minuti. «Al primo cittadino - fa sapere Davide Camuccio, responsabile Cgil Filctem di Venezia, abbiamo spiegato il dettaglio della vertenza aziendale che ci vede faccia a faccia col management del gruppo Aim, le nostre ragioni sono state debitamente ascoltate». Il capo dell’esecutivo dal canto suo spiega che pur apprezzando «la cortesia della visita» la sede naturale del confronto tra la parti è il tavolo tra lavoratori ed impresa alla quale l’amministrazione comunale, che ne è azionista unico, garantisce amplissima autonomia. Durante l’incontro Camuccio, che ha spiegato i timori dei lavoratori rispetto ad un vertice aziendale che in qualche maniera avrebbe costruito de facto le condizioni per obbligare i sei dipendenti di Aim bonifiche a licenziarsi, ha segnalato la necessità di un tavolo a tre davanti al quale seggano, oltre all’amministratore unico di Aim holding Paolo Colla e al sindacato, anche il comune di Vi-

La piattaforma di Marghera

Davide Camuffo cenza quale azionista di riferimento. La questione quindi, pur rimanendo nell’alveo della vertenza sindacale assume un retrogusto sapidamente politico. A maggio a Vicenza si vota per le amministrative e nel carniere delle questioni in sospeso ora c’è anche la querelle Marghera. Più in generale però la questione presenta un altro aspetto. L’area di Marghera, che in passato ospitò illecitamente centinaia di tonnellate di rifiuti pericolosi, ha pur sempre un elevato valore, almeno potenzialmente, in ragione dell’ampia banchina che le permette un facile accesso al prospiciente canale navigabile che porta sino al mare. «Per una grande azienda come Aim spiega Camuccio - per di più in mano ad un ente pubblico come il comune di Vicenza, con tutto il dovere etico che ne dovrebbe derivare, non dovrebbe essere un problema venire incontro ad alcune piccolissime richieste di pochi lavoratori. Non vorremmo mai e non vogliamo nemmeno credere - aggiunge il sindacalista - che dietro l’intransigenza del management di Aim, vi sia la volontà di lasciare l’area senza lavoratori, magari in vista di una speculazione edilizia legata al futuro urbanistico del comparto. Nessuno nega - sottolinea Camuccio - che Aim cerchi di valorizzare l’area e di conseguenza il patrimonio di Aim bonifiche, ma non si capisce perché la cosa vada fatta sulle spalle di pochi lavoratori la cui posizione può essere salvaguardata davvero con poco. Si tratta di persone - chiude l’esponente di Filctem - che hanno lavorato per anni con serietà senza mai pretendere alcunché». © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 13

Lo scontro

Il campo di battaglia del caso Ipab genera due mesi di guerre, veleni, querele ed infuocati botta e risposta. E mentre la questione si connota politicamente Variati viene allo scoperto: «No alla politica sulla pelle degli anziani»

di Filippo Zenna

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ue mesi di stoccate reciproche, di polemica crescente, di fantasmi politici che s’aggirano sull’Ipab di Vicenza. L’ente per i servizi sociali è ormai diventato terreno di scontro frontale tra destra e sinistra: la Regione Veneto, per conto dell’assessore Sernagiotto, ha avviato – con delibera del 9 gennaio 2013, il procedimento di vigilanza e controllo per far luce sull’intera macchina organizzativa e valutare se ci sono estremi sufficienti per il commissariamento. Da allora è iniziata un’escalation di accuse, diffide, querele, spesso degenerata in offese sul piano personale. Il funzionario Mario Modolo ha la-

Giovanni Rolando

vorato nell’ombra ed evitando qualsiasi forma di esternazione pubblica in attesa di spulciare nel dettaglio tra i faldoni di carte richieste all’Ipab. Diversamente hanno agito l’assessore regionale Remo Sernagiotto ed il presidente dell’ente vicentino, Giovanni Rolando: il primo lanciando strali, a volte di carattere personale, il secondo alimentando il sospetto – poi corroborato in consiglio comunale dal sindaco Achille Variati – che si tratti di procedura strumentale ai fini politici piuttosto che di ispezione di esclusiva natura tecnica. L’Ipab ha fatto ricorso al Tar e poi esposto querela, Sernagiotto ha accusato Rolando d’aver speso danaro pubblico, quest’ultimo s’è difeso attraverso una missiva firmata dal Cda in cui veniva specificato che la denuncia non avrebbe avuto alcun costo legale. Il terreno è diventato via via sempre più fertile per seminare veleno e coltivare tempesta politica. Mai un confronto face to face. Battaglia sviluppata a suon di comunicati ed interviste. In una nota ufficiale l’Ipab ha messo sul tavolo otto punti chiave che non avrebbero trovato risposte adeguate dalla Regione. In una lunga intervista rilasciata a VicenzaPiù lo scorso 4 marzo l’assessore ai servizi sociali, Remo Sernagiotto ci è andato giù in maniera durissima, replicando alle accuse di mancata sensibilità sui temi delle quote di rilievo sanitario che spettano alla Regione e sulla riforma ancora in fase embrio-

nale: “È davvero un deficiente – la pesante accusa rivolta a Rolando - E soprattutto un ignorante perché ignora un aspetto determinante: la scelta di mettere i soldi a bilancio non spetta né all’assessorato né alla giunta, bensì al consiglio regionale. Vale lo stesso discorso per una riforma delle Ipab. Evidentemente Rolando ha un’età troppo elevata e più che fare il presidente dovrebbe essere ospitato dall’Ipab. Se si arrivasse a modificare la legge secondo le mie proposte si nominerebbero 22 direttori generali, come per le Ussl, e si arriverebbe ad abbattere i costi di almeno il 20%. Vorrei sapere cosa ha fatto nella vita Rolando oltre a ricoprire incarichi pubblici. Insomma, mi piacerebbe sfogliare il suo curriculum e capire se ha davvero la capacità manageriale di gestire un’azienda che fa 30-40 milioni di fatturato all’anno”. Un vero e proprio intervento in tackle che il presidente dell’Ipab ha subito reagendo in maniera pacata ma comunque incisiva, prima d’impugnare i virgolettati della nostra intervista per sporgere querela contro Sernagiotto per ingiurie, diffamazione ed oltraggio a mezzo stampa, a cui aveva già risposto così: “È difficile interloquire con una persona che non fa altro che insultare. Leggo ciò che dichiara Sernagiotto e resto basito. Noi siamo persone di un’onestà cristallina, andiamo avanti a testa alta. Magari, se l’assessore di degnasse di venire a Vicenza, si renderebbe con-

Parco città, energia e condizionamento a rischio: timori anche per Ipark di Marco Milioni

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na complicatissima querelle fatta di carte bollate potrebbe mettere in forse la fornitura energetica all’intero quartiere di Parco Città, dove a temere maggiormente c’è il centro anziani IparkIpab (nella foto). È questo lo scenario uscito venerdì 8 marzo da una tesissima assemblea informale fortissimamente voluta dal ragionier Stefano Rodighiero, amministratore condominiale del maxi complesso di via Quadri. I primi sentori sulla vicenda, nata addirittura a metà anni 2000, arrivano nel 2008 quando la attuale giunta di centrosinistra che go-

verna a Vicenza si è appena insediata assieme al sindaco democratico Achille Variati. A palazzo Trissino infatti rimbalzano le eco di una querelle tra il gruppo Aim e Apec, la srl che ha in esclusiva la gestione trentennale del teleriscaldamento e del raffrescamento di tutti gli immobili del comparto di Parco Città, la chiacchieratissima lottizzazione di via Quadri che prese corpo a metà degli anni ‘90 le cui vicende si sono intrecciate a più riprese con quelle della politica locale. La querelle. Apec, infatti, già cinque anni orsono, chiama in causa Aim dalla quale si approvvigiona per il teleriscaldamento, addebitandole di non avere effettuato alcuni collegamenti alla rete che le permetterebbero di gestire al me-

glio e con costi accettabili il servizio a favore delle utenze di Parco Città, tra le quali figura anche quella dell’Ipark. Aim dal canto suo respinge gli addebiti e anzi imputa ad Apec una serie di inadempienze, anche economiche. Lo scambio di raccomandate prosegue per lungo tempo, mentre il nome di Apec finisce di rimbalzo anche nell’ambito di una inchiesta legata alla burrasca finanziaria che aveva interessato le immobiliari che avevano realizzato il quartiere: è il cosiddetto affaire fratelli Filosofo, negli anni Duemila vicinissimi a Forza Italia. La novità. Nonostante i mesi e gli anni che trascorrono però le tensioni non si sarebbero sopite tanto che a palazzo Trissino si mormora di forniture, per Ipark in primis,

to di quanto è complessa la nostra Ipab, con otto residenze ed oltre 800 anziani ospitati quotidianamente. E capirebbe che ruolo determinante svolge nel territorio per il buon funzionamento dei servizi sociali”. Alla proposta di azzerare i costi dei cda, provocatoriamente lanciata da Sernagiotto, Rolando ha replicato così: “Abbiamo già ridotto della metà il numero dei dirigenti e gli stipendi che percepiamo sono alla luce del sole, possono consultarli tutti. Pensi a lui, insomma, che guadagna circa 10mila euro netti al mese. O magari al precedente direttore generale dell’Ipab che guadagnava oltre 140mila euro all’anno”. La questione è stata portata pure in consiglio comunale ed il primo cittadino Achille Variati s’è schierato al fianco di Rolando e dell’intero cda, invitando a “non fare politica sulla pelle degli anziani” e ad accelerare il processo per l’accordo di programma, indispensabile perché il sociale, già vittima di tagli ed in piena crisi, non venga ulteriormente danneggiato. Un autentico polverone che ha quasi fatto passare in secondo piano i motivi per i quali la Regione ha deliberato l’attività di controllo in data 9 gennaio e poi richiesto ulteriore documentazione per completare il lavoro d’indagine sulla base di presunte anomalie riscontrate nell’attribuzione di appalti che dovevano essere pubblici ed invece son stati assegnati a trattativa privata. Il con-

che sarebbero a rischio proprio per via delle inadempienze di Apec, i cui vertici aziendali però negano ogni addebito. Ad ogni modo lo stato di tensione starebbe arrivando alle stelle in un vortice di cifre ancora da definire. Vortice del quale il sindaco sarebbe già stato informato. Per di più ieri a Parco città c’è stato un vertice (top secret?) cui avrebbero partecipato oltre a Rodighiero anche i referenti del gruppo Aim e di Apec. Da palazzo Trissino e da San Biagio filtrano ulteriori indiscrezioni. Lo scenario. Sembra che tra le ipotesi in ballo ci sia quella di far rilevare ad Aim le utenze di Apec (gruppo Blu Energy), ma ci sono molte incognite sull’eventuale ristoro. Sempre a palazzo Trissino si mormora anche di un eventuale acquisto di Apec da parte della multiservizio, i cui vertici però temerebbero, in caso di prezzo elevato, i possibili rilievi della Corte dei Conti. Gli specialisti di San

Remo Sernagiotto fronto s’è spostato altrove ed i fantasmi hanno preso il sopravvento. Intanto Sernagiotto, senza nascondere un sorriso, lancia l’ultima stoccata: “Non capisco tutta questa frenesia. Quella di Vicenza non è l’unica Ipab oggetto di ispezioni. Sono semplici controlli ai quali prima o poi tutti gli enti vengono sottoposti. Se emergeranno anomalie passeremo al commissariamento, come è giusto che sia quando si verificano casi di cattiva gestione”. Tutto questo, prima ancora che Giovanni Rolando lanciasse l’ultima querela della serie: “Mi vedo costretto a farlo. Devo difendere la comunità che rappresento, Sernagiotto non s’è limitato a restare sul piano tecnico e politico, è andato oltre. Le sue dichiarazioni sono state chiaramente oltraggiose e diffamatorie, non potevo sorvolare”. Appresa la notizia, Remo Sernagiotto quasi non ha battuto ciglio: “Dica pure a Rolando di fare ciò che vuole, ne ha la piena facoltà e libertà. Me ne frego altamente. Quando gli ho dato dell’ignorante è perché davvero ignorava con le sue considerazioni che le quote sanitarie e la riforma sono di competenza del consiglio regionale. In ogni caso, sono stufo di questa vicenda. Ci vedremo in tribunale”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ipark

Biagio tuttavia avrebbero già valutato fattibile la cosa sul piano tecnico a patto di non prendere in carico la gestione del raffrescamento, la quale vista l’obsolescenza di alcuni impianti, potrebbe rivelarsi un salasso per San Biagio. Dall’altra sul tavolo del sindaco sarebbe già giunto il monito di alcuni consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione affinché non siano interrotte le forniture, specie per Ipak, che ospita persone molto anziane e molto deboli. © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 14

Centro sport Palladio, tra dubbi e certezze L’azionista di maggioranza è Allegro, ma nell'azionariato, che è piuttosto diffuso e con moltissimi nomi della Vicenza che conta, figurano alcuni azionisti di peso

di Marco Milioni

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icenzapiu.com, era il giorno 4 marzo, scriveva: «Che cosa bolle in pentola per la vicenda del Centro Sport Palladio dopo le aperture ipotizzate dal primo cittadino? Gli obblighi che pesavano sui privati saranno rimossi da un nuovo accordo? Ma soprattutto che ne è della fidejussione che garantiva il comune? Sono questi gli interrogativi che ruotano attorno al futuro della struttura sportiva di via Cavalieri di Vittorio Veneto, una struttura sulla quale a metà degli anni Duemila era infuriata una vera e propria battaglia politica». E ancora: «In realtà erano state le amministrazioni di centrosinistra degli anni ‘90 a cucinare l’accordo con i privati per la realizzazione degli impianti. Il tutto a fronte di precisi obblighi tra i quali parcheggi, un parco Robinson, con tanto di attrezzature per bambini, un campo da bocce e uno da volley. La patata bollente durante il decennio di marca centrodestra (dal ‘99 al 2008) era passata in mano alla giunta capitanata dall’azzurro Enrico Hüllweck il quale cercò un accordo che venisse incontro ai desiderata dei privati che consideravano anacronistica la disciplina urbanistico-amministrativa prevista da palazzo Trissino per un comparto che oggi appartiene alla municipalità anche se l’amministrazione oggi col sindaco Achille Variati (Pd) punterebbe alla vendita

anche per fare cassa. All’epoca un accordo non troppo dissimile trovò la netta opposizione di ampi settori del centrosinistra (col consigliere comunale verde Ciro Asproso) e quella della allora leghista Franca Equizi che ingaggiò un contenzioso al vetriolo con Hüllweck e con l’allora assessore al territorio Maurizio Franzina di Fi». E comunque ad inizio mese un ciarliero Achille Variati, sindaco berico del Pd, al GdV del 4 marzo in pagina 9 aveva dichiarato: «Abbiamo deciso di cedere quell’area... per circa 1 milione 500 mila euro, rinunciando al parco Robinson». Appresso gli faceva eco l’assessore al patrimonio Massimo Pecori dell’Udc: «I privati comprando il terreno hanno la possibilità di ampliare l’edificio... e così mettiamo fine a una storia infinita. Riusciamo inoltre ad incassare soldi importanti per le opere che dovrebbero essere realizzate e che sono state inserite nel piano degli investimenti 2013». Sempre sul quotidiano di via Fermi del 4 marzo si legge: «I privati per il momento non si sbilanciano in dichiarazioni. E attendono di portare avanti la trattativa. Quel che è certo è che la vendita della superficie sui cui sorge il Centro sport Palladio consentirebbe loro di ampliare il complesso, come avevano già ipotizzato tempo fa; la volontà era quella di costruire una piscina scoperta in quell’area verde che è al momento in parte inutilizzata, sfruttando così il collegamento con l´interno della struttura...». Sarà pure così. Ma Pecori non spie-

Massimo Pecori con Achille Variati ga bene le sue certezze. E comunque rimangono sul tappeto gli obblighi che i privati da almeno un ventennio hanno nei confronti del comune: area gioco attrezzata e parking. Dei quali mai si è visto. Accordi per i quali il comune si era guardato le spalle grazie a una garanzia. Tant’è che sull’argomento pochi giorni fa era intervenuta proprio Equizi, la quale memore delle sue battaglie in sala Bernarda aveva messo le mani avanti: «Oggigiorno rimane da capire se la fidejussione data in garanzia dai privati sia stata rinnovata, se sia stata escussa dal comune per inadempienza, o se sia ancora esistente. Di più, ove il comune ritenga di aver bisogno di risorse, proprio da quella cessione potrebbe valutare anche la strada di una “incamerazione” delle fidejussioni senza dismettere l’area. L’amministrazione proceda con cautela, ma soprattutto spieghi alla cittadi-

nanza a carte scoperte quale è lo stato della situazione perché sono passati tanti anni e le carte sul tavolo potrebbero essere altre». Da quel giorno Variati e Pecori non hanno più parlato. Negli anni la convenzione in essere tra i proprietari del centro sportivo e il comune è cambiata svariate volte. Ed è su questa sequenza che la Equizi chiede chiarezza in modo da capire se palazzo Trissino negli anni «abbia indebitamente lasciato per strada qualcosa». Ora in attesa che le cose si chiariscano, magari in sede di redazione del bilancio di previsione, rimane da capire anche quali siano le aspettative dei privati. Il Centro Sport Palladio è una realtà, privata appunto, capitanata dal presidente del cda Silvano Allegro il quale nel settembre 2008, la giunta Variati era appena in carica, festeggiava nella struttura di via Cavalieri di Vittorio Veneto i 15 anni del me-

desimo Csp. Con lui un baldanzoso assessore allo sport Umberto Nicolai, da anni vicino allo stesso presidente. C’è poi un caso singolare che si segnala alle cronache. Dopo l’archiviazione avvenuta alcuni giorni orsono del caso di legionella al Csp, Variati e Nicolai non avevano esitato a farsi immortalare, assieme all’immancabile Allegro, con tanto di accappatoio indossato di tutto punto, per annunciare che l’impianto era tornato sano (in foto da sinistra a destra Variati, Allegro e Nicolai). Ad ogni buon conto nel cda del Csp gli Allegro abbondano (oltre a Silvano ci sono Luca e Marisa). Nell’azionariato, che è piuttosto diffuso, e con moltissimi nomi della Vicenza che conta, figurano alcuni azionisti di peso come Paolo Marzotto, Gian Paolo Boschetti, Massimo Masolo e la onnipresente famiglia Allegro. Più nel dettaglio La spa ha un capitale di 7,4 milioni di euro interamente versato nel quale la sola immobiliare della famiglia Allegro detiene azioni per un valore nominale di 2,8 milioni di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Variati, Allegro e Nicolai in accappatoio dopo il caso legionella

Giometto: Variati lo mando a casa io, ma Grillo mi ha copiato di Giovanni Coviello

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l 26 maggio a Vicenza ci saranno elezioni serie e Silvano Giometto, il pre grillino di Vicenza, fondatore di No Privilegi Politici, Sì Dal Molin deciso e promotore incallito dei tatzebao provocatori di Via IV Novembre, dice in una nota: «Fortunatamente non subiremo, come avviene nelle elezioni per il parlamento italiano, la patologica inclinazione di impedire ai cittadini di appellarsi al candidato preferito. Una tale deformazione e snatura della politica e dell’intelligenza prevede, nelle elezioni politiche, che se ai primi posti della lista viene scritto il nome “m......”, il mezzo chilo di m.... viene eletto. Follia pura!».

Silvano Giometto

Chi non lo conoscesse ora avrà già un’idea di chi è il pilota in pensione della vecchia, gloriosa Alitalia, che così continua: «Questa prospettiva fortunatamente per le elezioni comunali non esiste, perché in questo tipo di concorso il cittadino non si appella

ad un principio astratto e impersonale, ma ad un nominativo calibrato e in genere di sua conoscenza». In questa ottica Giometto, «valutata la situazione concreta che in questi ultimi cinque anni la città è stata data in affidamento ad un personaggio molto discutibile che ha fatto dell’antiamericanismo la sua bandiera, il gruppo No Privilegi Politici - Sì Dal Molin», ha deciso di partecipare alla competizione con Andrea Pittarello Sindaco e un simbolo in cui predomina lo sguardo di un’aquila sulla bandiera a stelle e strisce e il tricolore italiano a «significare la totale e futura ridefinizione dei comportamenti che saranno rivolti a cancellare le ripercussioni negative che questa amministrazione ha esibito nei rapporti con il Comando della Ederle». E se l’ex comandante Silvano annuncia che

giovedì 14 marzo dalle ore 10 in Piazza Matteotti «un gazebo del gruppo effettuerà i primi test sulla proposta elettorale di allontanare questo Sindaco Pd - No Dal Molin della città e sul gradimento che i vicentini hanno delle potenzialità che la base offre a Vicenza in termini di democrazia, di sicurezza e di lavoro», oggi il “nemico giurato” di Achille Variati, ha annunciato la sua non candidatura diretta con un nuovo tazebao a Ponte degli Angeli con su scritto: “Con Giometto sindaco avremmo chiesto la cittadinanza americana per i vicentini (a richiesta ovviamente), peccato che Giometto non si candidi”. Tutto si può dire di lui, ma non che non faccia di tutto per scuotere, anche se e ovviamente a modo suo, una città sonnacchiosa come Vicenza. Con una sola amarezza, si legge tra le righe dell’ultima frase di

questo politico d’assalto e per passione: «il signor Grillo sta copiando ora tutto ciò che è stato scritto a Ponte degli Angeli in questi ultimi quindici anni». Da Giometto, l’originale, e non dal Beppe nazionale: «porca boia! © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 15

Cunico in vacanza a Dubai: e il Vicenza calcio sogna in arabo di Filippo Zenna

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inque giorni a Dubai: “per vacanze” tiene a precisare Tiziano Cunico. Ma il viaggio di piacere potrebbe essere servito pure per un altro scopo: attraccare uno sceicco, convincerlo ad investire qualche milionata d’euro (caramelle per i nuovi padroni del mondo) nel Vicenza, dare una sterzata definitiva nell’opera di transizione societaria che va avanti da tanto, troppo tempo. All’ipotesi il dirigente biancorosso - delegato dalla società per il passaggio di consegne – sorride e poi fantastica: “Nella vita mai dire mai”. In fondo, pure la soluzione turca che sembrava fantascienza non è un’ipotesi così remota. I contatti con emissari del Fenerbache si sono susseguiti nelle ultime settimane e pare che il vice presidente della società turca dovrebbe essere a Vicenza nella seconda metà di marzo per rendersi conto della realtà in cui andrebbe ad investire. Di potenziali acquirenti ce ne sono tanti, ma solo due blocchi

avrebbero avviato le trattative a prescindere dalla categoria: la società che farebbe capo a Massone ed un’altra che farebbe riferimento a due imprenditori facoltosi del vicentino, che han posto come unica condizione di contrattazione la riservatezza dei propri nomi. Ed è con queste due “entità” che i rapporti si sono fatti più intensi nelle ultime settimane. Lo conferma lo stesso Tiziano Cunico: “Siamo in una fase più avanzata, gli incontri si sono susseguiti e l’interesse mi sembra più che concreto”. Chiaro che con gli altri pretendenti si sia arrivati allo stallo o quasi. Soprattutto con la supercordata di imprenditori vicentini che si sarebbe riaffacciata alla sede di via Schio anche se “orfana” di Rino Dalle Rive (il presidente del Marano pare abbia fatto retromarcia, ma potrebbe comunque essere attratto singolarmente da una candidatura a presidente in stile Masolo). C’è una conditio sine qua non: la salvezza in serie B. E siccome quella resterà in bilico fino a maggio inoltrato alle chiacchiere non faranno seguito i fatti. Tiziano Cunico andrà comunque avanti nel suo lavoro d’intermediario e a

breve dovrebbe ricevere il commercialista Magaddino, ex assessore al Comune di Vicenza, ed il dottor Del Santo che cura gli interessi di un altro volto noto, quel Lino Chilese che da tempo fa la corte al club biancorosso. La speranza della proprietà Cassingena è che al giro di consultazioni seguano fatti concreti. Perché da anni la società biancorossa viene corteggiata, ma poi mollata. Tiziano Cunico vuol mettere nero su bianco e non attendere che il campionato finisca prima di farlo. Per questo l’attuale proprietà s’è anche detta disposta ad assorbire una discreta fetta dell’attuale monte debitorio. Circa una decina i milioni di euro che il Vicenza deve riconoscere a vari creditori. Il più importante è lo Stato, che vanta crediti per circa 3,5 milioni di euro. Nei giorni scorsi, il club biancorosso ha avuto l’ok per dilazionare la cifra in cinque anni. Ed è un ulteriore incentivo per chi volesse subentrare ai Cassingena alla guida del Vicenza. In soldoni (sì, proprio quelli) un imprenditore o una cordata di acquirenti dovrebbero tirar fuori 4-5 milioni nell’immediato e poi garantire il futuro

del club. “I debiti non sono eccessivi – tiene a sottolineare Cunico – Fatta eccezione per il Cesena, che è esposto per circa 30 milioni di euro, siamo di poco più su rispetto alla media delle società di serie B. Insomma non è facile, ma neppure un quadro drammatico che può intimorire persone realmente intenzionate a fare calcio. Soprattutto se dall’altra parte trovano una società disposta a trattare ed anche a prendersi impegni importanti una volta uscita dall’organigramma”. Le trattative andranno avanti. La più concreta è coi due vicentini che hanno scelto di restare nell’anonimato. Tutto il resto rientra nel campo delle contrattazioni: “Avrò avuto oltre 100 incontri da quando ho ricevuto quest’incarico e – sospira Cunico – vorrei davvero portarla a conclusione per il bene del Vicenza”. Che andrebbe avanti – fa capire il dirigente biancorosso – pure se nulla dovesse concretizzarsi con i vari potenziali acquirenti. E pure in caso di malaugurata retrocessione in Lega Pro. In quella circostanza, l’unica fonte di guadagno sarebbe rappresentata dal paracadute che viene offerto alle squadre

Tiziano Cunico retrocesse dalla B: briciole in confronto ai circa 5 milioni di euro che annualmente vengono riconosciuti in cadetteria sotto forma di mutualità. È per quello che la mega cordata che prima faceva capo a Dalle Rive ha posto la condizione della salvezza: coi loro soldi potrebbero costruire il progetto tecnico piuttosto che acquistare e poi contribuire al risanamento dei debiti. Il tempo, intanto, scorre e secondo Cunico la difficoltà più grande è “la gestione del club. L’acquisto – secondo il dirigente biancorosso – è la parte più semplice e meno onerosa. È il dopo che richiede tantissimo impegno ed ottime capacità economiche e manageriali”. Ed il dopo, nonostante le svariate trattative, non ha ancora coordinate certe. Tornato da Dubai, Cunico, intanto, è diventato presidente, come è stato per Masolo ma col vantaggio in più di essere socio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Bassano abbraccia l’Under21 di De Sciglio e Destro di Marco Polo

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unedì 25 marzo lo stadio Mercante (ore 18:00) sarà il palcoscenico di uno degli ultimissimi test che la Nazionale Under21 di calcio si appresta a disputare prima dell’Europeo di categoria previsto per giugno in Israele. Non sarà dunque una semplice amichevole quella contro i pari età dell’Ucraina ma un importante banco di prova per testare la reale consistenza del gruppo azzurro nonché un’opportunità imperdibile per tanti giocatori in bilico per convincere mister Mangia ad aggregarli alla spedizione continentale. Le convocazioni non sono ancora state stilate, Cesare Prandelli, Devis Mangia e Arrigo Sacchi discuteranno riguardo a diversi ragazzi che pur essendo in età Under21, come lo stesso Mario Balotelli, saranno convocati per la Confederation Cup che l’Italia maggiore disputerà in Brasile contestualmente all’Europeo degli azzurrini: «Mi piacciono i giovani come El Shaarawy il cui talento non è fine a se stesso – sostiene Prandelli – . C’è una generazione di ragazzi molto interessante. Anche Santon e Verratti lo sono sicuramente, ma ce ne sono altri: dovrò valutare se portarli alla Confederations Cup o lasciarli all’Under 21

Maurizio Viscidi per l’Europeo. Con buon senso, cercheremo una via di mezzo tra le due esigenze». Dubbi prandelliani a parte, l’impianto cittadino ospiterà alcuni dei talenti più puri del panorama calcistico nazionale come il terzino De Sciglio, i centrocampisti Saponara, Marrone e Florenzi, gli attaccanti Destro, Immobile ed Insigne. Insomma si tratta di un’occasione più unica che rara per migliaia di sportivi bassanesi per vedere da vicino giocatori che saranno protagonisti in serie A per i prossimi dieci anni. Nel rendere concreto questo bellissimo regalo alla città ha contribuito, e non poco, Maurizio Viscidi. L’allenatore bassanese è il braccio destro di Arrigo Sacchi in qualità di vice coordinatore delle nazionali giovanili. «Uno degli obiettivi del nostro lavoro – spiega Viscidi – è quello di portare le rappresentative azzurre nei diversi angoli del territorio nazionale. Nell’ultima uscita dell’Un-

der21 (ad Andria si è tenuta l’amichevole Italia-Germania ndr) abbiamo riscontrato qualche problema organizzativo perciò per andare sul sicuro in vista degli ultimi veri test che devono prepararci all’Europeo, ho suggerito al presidente Abete e al vice Albertini due sedi tra loro vicine che offrissero assolute garanzie. Bassano del Grappa e Cittadella appunto (nella città murata l’amichevole è prevista per venerdì 22 marzo, avversario la Russia ndr). Essendo io bassanese ci tenevo in particolar modo a portare la nazionale in città e sono davvero lieto che tale possibilità si sia concretizzata. La cosa curiosa è che io non sarò presente in quanto impegnato a Malta al seguito della Nazionale maggiore per un match di qualificazione ai prossimi Mondiali in Brasile. È sicura invece la presenza di Arrigo Sacchi». Toccherà dunque a Russia e Ucraina mettere alla prova il collettivo di Mangia sotto gli occhi di bassanesi e cittadellesi. Ma che Nazionale dovranno aspettarsi? «Il processo di crescita degli azzurrini è a buon punto – continua Viscidi – e i risultati sono venuti di conseguenza. Noi siamo arrivati nel 2010 con l’Under21 non qualificata al torneo continentale mentre ora ci andiamo da protagonisti ed abbiamo anche rifornito di ottimi elementi la Nazionale maggiore, che è un po’ l’obiettivo di tutti i settori giovanili.

L’importanza delle due amichevoli? Fondamentale perché in seguito mister Mangia non avrà più la possibilità di sperimentare nuove soluzioni e affinare la sua squadra affinché sia pronta per l’Europeo». L’attuale crisi del calcio italiano ha avuto il merito di portare alla ribalta tutta una serie di nuovi talenti: «Essendoci meno disponibilità economiche le società hanno iniziato ad essere più selettive nella ricerca dei giocatori stranieri e a maneggiare con maggior cura il settore giovanile. Le nazionali hanno tratto enorme beneficio da questa situazione. Ma l’esplosione di tanti ragazzi così bravi è dovuta anche ad un salto di qualità nel processo di formazione. Investire in un settore giovanile non significa solo metterci più soldi ma anche far fruttare idee, metodologie

La Nazionale Under 21

e filosofie. Se le metodologie e la selezione del talento fossero sbagliate oppure in prima squadra non c’è il coraggio/volontà di dar spazio ai giovani, beh allora le risorse impiegate nel vivaio sarebbero sprecate». Tra le società venete più attive su questo fronte troviamo proprio il Bassano: «I giovani permettono di abbassare i costi di gestione e se alcuni di essi sono bravi si possono cedere a società più importanti fornendo una certa sostenibilità alla società. Personalmente i giallorossi quest’anno li ho visionati una sola volta però conosco molto bene Filippo Stevanin, fluidificante 18enne molto interessante che di recente è stato con noi nell’Under19». © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 16

La vita secondo Scuccato: hockey, sci e Infoplus di Marco Polo

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uella di Maurizio Scuccato e la maglia giallorossa dell’Hockey Bassano può a tutti gli effetti essere considerata una bellissima storia sportiva. Una di quelle favole in cui un bambino s’innamora di uno sport, in questo caso l’hockey, entra nel settore giovanile della squadra della sua città, ne diventa assoluto protagonista nella massima serie ed infine prima fa della sua azienda il main sponsor di uno dei Bassano Hockey più forte di tutti i tempi e successivamente ne acquisisce la proprietà. Un cerchio aperto agli inizi degli anni ’70 e chiuso di recente quando, nell’estate 2011, Scuccato ha rilevato il 54 da Eros Merlo. A permettergli questa scalata è stata anche una grande capacità imprenditoriale. Maurizio è infatti, assieme ai fratelli Luigi e Daniele, titolare della Infoplus, azienda leader nel settore delle gare d’appalto grazie ad una ventennale esperienza di supporto a grandi aziende, consorzi, medie e piccole imprese, enti pubblici. «Lo sport fa parte del dna della mia famiglia – racconta il patròn – ma quello che mi lega all’Hockey Bassano in particolare è un amore viscerale. Tuttavia gestire una società sportiva non è certamente cosa poco, è un impegno gravoso che ho accettato, non senza qualche tentennamento, di assumermi per evitare che questo glorioso sodalizio sparisse dal panorama nazionale». Storia di un grande amore dicevamo, un legame che vale la pena di raccontare per sommi capi. La carriera dello Scuccato giocatore subisce ben presto un’impennata: «Ho esordito giovanissimo in prima squadra, della mia età, 14 anni, non c’era nessuno. Mi sono messo in luce in tre stagioni in serie B tanto da meritarmi la convocazione con la nazionale azzurra juniores. Alcuni dei miei più bei ricordi da giocatore riguardano proprio quell’avventura perché conquistammo il Campionato Europeo di categoria, disputato nei Paesi Bassi nel 1977. L’Italia non aveva mai vinto un titolo di quella portata prima di allora e la soddisfazione fu doppia perché nel 4 a 3 finale ho apposto la mia firma con il terzo gol azzurro». Ma anche a livello di club Maurizio Scuccato si è tolto indimenticabili soddisfazioni. Le più travolgenti risalgono all’annata 1981, un’annata in cui l’Hockey Bassano è

Maurizio Scuccato (col micofono) e alla sua sinistra il fratello Luigi

prima stato dato per morto, salvo poi risorgere come l’Araba Fenice: «Una stagione indimenticabile, piena di pathos – continua l’ex attaccante giallorosso –. Una stagione che racchiude in sé il segreto di tutte le vittorie: l’importanza del gruppo, inteso come uomini ancor prima che giocatori. Ad inizio stagione alla vecchia guardia furono aggregati tutta una serie di ragazzi giovani e di belle speranze come Vanzo, Galliotto, Fietta e altri. Fu però commesso un errore madornale ossia mantenere una netta distinzione tra i veterani e i nuovi arrivati, addirittura avevamo due allenatori distinti. Le cose si imbarcarono subito male, io mi infortunai dopo tre giornate e di fatto scendeva in pista solo il blocco dei giovani generando attriti e mancanza di risultati. La situazione era disperata, lo spettro della retrocessione sempre più concreto. La società intervenne con fermezza allontanando i giovani e pescando direttamente dai juniores per completare l’organico della prima squadra. A quel punto tutti ci prendemmo le nostre responsabilità a Giovinazzo, ultima curva del torneo, contro ogni pronostico vincemmo 3 a 2 strappando la salvezza. I tifosi ci vennero incontro e le manifestazioni di gioia presso la stazione ferroviaria di Padova furono indimenticabili. Ma non è tutto. Quell’ondata d’entusiasmo ci caricò a mille tanto da farci arrivare in finale di coppa Italia ed alzare il trofeo a spese del Pordenone. Da non credere! Stiamo parlando del

primo grande trofeo in bacheca del Bassano Hockey prima dei trionfi dal 2004 alla recentissima coppa Cers». Negli anni successivi Scuccato si è laureato capocannoniere (29 reti all’attivo – stagione 1982/83) ma ha conosciuto anche il gusto amaro della sconfitta: «Nella stagione 1984/85 fummo assoluti protagonisti del campionato ma perdemmo la finale scudetto per 4 a 3, in casa, contro l’Hockey Novara. La delusione fu enorme ma rimane il fatto che sempre più gente assiepava le gradinate del Centro Giovanile e che mai prima di allora la nostra società era arrivata così in alto». Così com’era iniziata, però, la carriera di Scuccato s’interrompe bruscamente. Non ancora 29enne l’attuale patròn lascia Bassano per convolare a nozze con il Breganze. Il legame durerà una sola stagione a causa di un brutto infortunio, una bastonata all’occhio sinistro, che mette fine alla sua brillante stagione agonistica. Ma non di solo hockey ha vissuto il patròn della Geo&Tex, attuale terza forza del campionato dietro alle corazzate Viareggio e soprattutto Valdagno. Maurizio Scuccato ha un’altra grande passione, lo sci: «A quel tempo per giocare ad hockey non si percepiva un compenso se non i premi partita. Quello che mi ha permesso di conciliare passione sportiva e gli studi in ingegneria, che poi mi hanno permesso di impormi nel mondo del lavoro, è stato lo sci. A sedici anni ho iniziato a sciare e tre anni dopo sono diventato maestro di questa disciplina. Im-

partivo lezioni in Altipiano durante l’inverno e sul ghiacciaio in estate. Anche in questa disciplina me la sono sempre cavata bene

tanto da essermi guadagnato alcune vittorie e diverse convocazioni nelle varie rappresentative. Sci e hockey sono due sport che si possono benissimo coniugare, direi che l’uno è l’arricchimento dell’altro». Il tempo è passato e da poco, circa 18 mesi, Scuccato ha completato la metamorfosi da uomo di pista a manager dietro la scrivania. È raro nel panorama sportivo nazionale che un ex giocatore diventi proprietario del club in cui a giocato: «Beh il mio legame con la principale società hockeistica cittadina è cambiato nel tempo da quando ho appeso i pattini al chiodo. In qualità di sponsor ero un semplice spettatore. Adesso, invece, cerco di dare il mio apporto gestionale e organizzativo. Il fatto che io sia competente non significa che interferisco nelle questioni prettamente tecniche, l’allenatore ha carta bianca in tutto anche se in realtà il confronto esiste e il fatto di poter discutere tra persone competenti la reputo una ricchezza per il club». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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15 marzo 2013 pag 17

Fazioli contro le privatizzazioni: «Nei servizi pubblici hanno fallito» Il presidente di Novenergia e Noveimpainti oltre che di Soelia segue strade diverse da quelle tracciate per Aim

di Marco Polo

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’intero bassanese guarda con estremo interesse alla svolta «in house» voluta dal sindaco di Nove Manuele Bozzetto. Il primo cittadino del comune in destra Brenta ha recentemente presentato il nuovo consiglio di amministrazione di Novenergia srl e Noveimpianti srl, società interamente controllate dal comune di Nove e operanti nel settore distribuzione gas e dell'acqua. Presidente del nuovo consiglio di amministrazione è il professor Roberto Fazioli, esperto del settore, presidente di una big come Soelia e in passato con lo stesso ruolo in numerose società multiservizio fra le quali Aim Vicenza, che ha contribuito a risanare prima che le visioni strategiche lo allontanassero dalla proprietà comunale. «Ho un modello in testa – spiega il professore – un modello di produzione locale che ritiene negativo l’inserimento del privato in aziende che devono gestire servizi pubblici. Voglio sottolineare come il recente referendum sull’acqua abbia visto il trionfo del «Si» contro le privatizzazioni con oltre il 95% delle preferenze da parte degli italiani. E questo dato la dice lunga». Il professore espone una doverosa premessa: «I servizi pubblici locali possono essere affidati in tre modi. Si possono affidare ad una società privata tramite gara d’appalto, ma è un modello stupido di governo del territorio, ad una società mista, in cui il socio privato è scelto con gara, oppure

possono essere gestiti da un’azienda esclusivamente pubblica che però deve sottostare ai requisiti stabiliti dal modello «in house» (letteralmente «in casa» ndr) che prevede uno stringente controllo da parte del pubblico. L’operazione compiuta a Nove è null’altro che una forma di legittimazione sulla base della normativa europea di un’azienda, Noveimpianti srl appunto, già controllata dal comune ma che ora verrà profondamente riorganizzata per metterla al passo con i tempi, aprendosi anche alla collaborazione con alcun comuni contermini. Non è un cambiamento radicale ma un importante chiarimento dello status quo. Non è un passaggio banale se si pensa che oggi in Veneto abbiamo delle aziende pubbliche che hanno avuto affidamenti diretti ma che non sono sottoposte al rigido protocollo, o meglio dire controllo, a cui devono sottostare le aziende in house. Di fatto una situazione completamente illegale». L’operazione che sta prendendo corpo a Nove va nella direzione opposta rispetto a tutta una serie di privatizzazioni compiute nel recente passato con le quali molte aziende municipalizzate sono state fuse per formare società miste pubblico-private di dimensioni consistenti e che quasi sistematicamente hanno prodotto rincari nelle bollette pagate dai cittadini. Operazioni spesso giustificate dalla necessità di aumentare l’efficienza e, magari, generare utili per l’ente pubblico – oltre che per la quota detenuta dai privati. Fazioli ha le idee chiare sul motivo che ha spinto molti comuni

Fazioli con Dal Santo, alla sua destra, e il sindaco Bozzetto alla sua sinistra

Da sx Ettore Dal Santo, Roberto Fazioli, Manuele Bozzetto e Samuele Zanardello, Assessore Comunale con delega alle Società Partecipate

ad agire nel modo appena descritto: «L’idea, mai ben chiarita, che si era diffusa prevedeva di mettere insieme tante realtà locali, farne aumentare il valore e poi privatizzarle o quotarle in borsa. Questo sistema è miseramente fallito. E non ho nemmeno il timore di dire che molti enti locali hanno fatto ciò che le segreterie dei vari partiti dicevano loro di fare, una logica che non metteva in primo piano un beneficio per la cittadinanza, anzi. Andava per la maggiore uno slogan del tipo «grande azienda, grande aggregazione, grande efficienza e profitti». Uno slogan ideologico mai supportato da conti o verifiche. Per essere chiari porto l’esempio di Aim Vicenza, di cui sono stato presiedente per tre anni. Ebbene l’azienda vicentina è stata salvata dal baratro nel quale stava sprofondando con la precedente gestione grazie ad un modello in house. Se poi qualcuno mi porta l’obiezione che nel privato c’è più efficienza e quindi maggiori vantaggi per i cittadini rispondo che è una stupidaggine. Lo dicono i dati empirici che questa è una stupidaggine». Si spiega meglio il professore: «Il privato, giustamente, ha l’obiettivo di massimizzare i profitti e siccome queste aziende operano

in un regime di monopolio, non hanno concorrenza, le soluzioni sono due. O alzano le tariffe oppure tagliano la qualità dei servizi, non fanno investimenti, subappaltano le opere per lucrare anche sui lavori e via discorrendo. È talmente evidente che non serve aggiungere altro». Qualcosa da aggiungere Fazioli, invece, lo trova subito: «L’altra grande castroneria riguarda i dividendi, cioè il profitto che queste aziende riescono ad ottenere nell’erogazione dei servizi pubblici. Quando una multiutility distribuisce dividendi ai propri comuni sta facendo federalismo fiscale contrario. Mi meraviglio dei sindaci della Lega che hanno intrapreso questa strada perché equivale a regalare soldi a quella che definiscono «Roma Ladrona». È oggettivo, mi spiego meglio: i comuni non hanno soldi, spremono i loro cittadini per permettere maggiori guadagni alle public utilities per introitare dei dividendi. Questi dividendi, però, sono tassati al 50% e ciò significa che la metà se ne va in tasse. Ma non basta. I comuni sono affamati delle risorse provenienti da questi dividendi ma non possono utilizzarli perché bloccati dal patto di stabilità. In questo modo la stupidaggine diventa idiozia

pura. Sono facilmente reperibile, invito chiunque a chiamarmi per dimostrarmi il contrario! Con il sistema «in house», invece, l’obiettivo è aumentare la qualità dei servizi, non certamente produrre maggiori profitti ai danni della popolazione». Un altro punto cardine della filosofia di Roberto Fazioli riguarda le ricadute positive che una gestione «in house» produce sull’occupazione locale: «A questo aspetto teniamo particolarmente. È chiaro che basare su scala locale la gestione dei servizi pubblici locali indurrà una forma di maggior attenzione all’occupazione degli abitanti di Nove. Il piano industriale che stiamo elaborando, riguardante anche alti servizi, prevede un’attenzione massimale verso i giovani locali. Ecco ne approfitto per sottolineare che a Nove vogliamo realizzare una solida base per poi permettere l’adesione di altri quattro o cinque comuni, non di più. Il gigantismo in Italia ha dato esiti pessimi, è così evidente che mi fa ridere chi sostiene il contrario». © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 18

Ztl attiva tutte le sere: e a Bassano è di nuovo polemica di Daniela Ceccon

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a zona a traffico limitato nel centro di Bassano continua a far discutere. Si è tornati a parlarne dal 26 febbraio, quando in conferenza stampa l’assessore all’Ecologia e alla mobilità Andrea Zonta ha illustrato la nuova proposta per la prossima estate: Ztl tutti i giorni dalle 19 alle 6. Attualmente alcune vie del centro sono chiuse al traffico solo nel fine settimana e nei giorni festivi e di mercato, e l’associazione dei commercianti è sempre stata critica anche rispetto a questa decisione. Ma l’amministrazione va avanti e il prossimo passo verso la pedonalizzazione della parte antica della città sembra proprio sarà l’introduzione della zona a traffico limitato nelle ore serali e notturne. Come ha spiegato l’assessore, l’idea (o il “pensiero di giunta”, come lo ha definito) potrebbe concretizzarsi già fra qualche mese. Prima sarà comunque necessario installare e rendere attivi i display luminosi posti ai varchi della Ztl, indispensabili per segnalare agli automobilisti se in quel momento la zona è aperta oppure no. La reazione da parte dei commercianti non si è fatta attendere, ma già in conferenza stampa Zonta ha sottolineato che l’orario in cui la zona a traffico limitato sarà attivata non è quello di apertura dei negozi e che per gli esercizi commerciali non cambierà nulla, anche perché nella zona interessata non ci sono parcheggi. Secondo quanto riportato dall’assessore, l’amministrazione sarebbe intenzionata ad estendere l’attivazione della zona a traffico limitato nel periodo estivo proprio perché il centro è più frequentato di sera e in orario

aperitivo, offrendo così un centro più tranquillo, non solo per i residenti ma anche per chi viene da fuori, e senza penalizzare i commercianti. La novità più controversa, però, è quella relativa ai permessi di accesso e di sosta nella zona a traffico limitato: l’amministrazione comunale ha infatti recentemente integrato il disciplinare introducendo norme più dettagliate. L’autorizzazione è stata estesa alle auto elettriche e ai veicoli di proprietà di soggetti che dimorano occasionalmente nell’area soggetta al traffico limitato, anche se non possiedono un posto auto privato. Potranno avere accesso anche i clienti della farmacia di turno situata all’interno della ztl, in caso di urgenza o necessità, chi è stato convocato al Comando della Polizia Locale e i residenti di via Campo Marzio e di via Verci in caso di chiusura al traffico della strada. L’aumento dei permessi non sarebbe di per sé un problema, anzi, ma potrebbe diventarlo nel momento in cui richiederli e ottenerli risultasse troppo macchinoso. E’ il caso dei clienti della farmacia, che dopo l’accesso alla ztl dovranno inviare un fax alla Polizia Locale con la targa della propria auto e copia dello scontrino a dimostrazione dell’acquisto. Alcuni fra i gestori dei negozi del centro non ci stanno e le reazioni non si sono fatte attendere. Hanno fatto scalpore i volantini con la scritta “Vergogna” affissi sulle vetrine di molti esercizi commerciali. Si tratta di un’iniziativa di Mario Bonamigo, titolare del negozio di abbigliamento Sears di via Matteotti, che ha promesso anche una protesta sotto il municipio con tanto di fumogeni. I negozianti hanno accolto l’idea di Bonamigo, e i volantini sono stati affissi su molte vetrine, anche in via Jacopo Da Ponte, da anni pedonale sette giorni su sette. Battista Cenere, titolare dell’omonimo negozio e presidente dei commercianti di quella

La Ztl in via Roma

zona della città, Edo Miotti del Leon Bar, Davide Zonta, titolare di un’agenzia immobiliare, e Ketty Todaro della Casa del Busto in piazza Garibaldi sono fra coloro che si sono dichiarati contrari alla ztl. Ad appoggiare i commercianti è stato anche il consigliere leghista Finco, che ha chiesto alla giunta di ripensarci, dipingendo una Bassano allo sfascio e portando il dibattito su un piano politico pre-elettorale. “Nell’ultimo anno”, ha scritto in un comunicato, “complice sia la crisi ma anche la politica sbagliata dell’amministrazione, hanno chiuso esercizi commerciali, il museo non funziona, il turismo è sparito, non vengono più organizzate manifestazioni ed eventi di spessore che potrebbero costituire una sicura attrattiva in centro storico. Nessuno nega il fatto che la crisi abbia contribuito a questa situazione, ma non ne è la sola causa. C’è chi avrebbe, in 4 anni, potuto favorire lo sviluppo dell’economia cittadina ed invece ha solo lasciato macerie”.

La Ztl tra piazza Terraglio e via Gamba

Una criticità, inutile negarlo, è presente, ed è lo stesso assessore responsabile della Polizia locale, Dino Boesso, a confermarlo. Fra gennaio e marzo di quest’anno sono state ben duemila le multe comminate per infrazioni legate alla zona a traffico limitato e alcuni automobilisti sono stati sanzionati più volte nello stesso giorno. Il numero delle multe è andato ben oltre le attese delle due–trecento sanzioni “fisiologiche” previste, che includono anche chi lavora in centro ma non ha ancora il permesso. Eclatante è stato il caso dell’avvocato di Cassola, Paolo La Placa, riportato dal Giornale di Vicenza. La Placa, che lavora in centro, parcheggia ogni giorno la propria auto in un garage in affitto. Nonostante abbia fatto domanda per poter accedere alla ztl – e dovendo comunque recarsi al lavoro – La Placa ha ricevuto multe per un totale che supera i mille euro, e ha deciso di rivolgersi al Giudice di pace per tentare di risolvere la situazione. Qualcosa che non va nel meccanismo c’è, e intanto si cominciano a fare i conti su quanto queste duemila multe porteranno alle casse del Comune: circa 170mila euro, anche se l’assessore Boesso ha tenuto a precisare che la ztl non è stata introdotta per fare soldi, e che l’amministrazione sta pensando ad un modo per risolvere la questione, indicando chiaramente se si può passare oppure no. Secondo quanto riportato dall’assessore Zonta, i tecnici solo al lavoro per installare alcuni display elettronici, che dovrebbero contribuire a rendere più chiara la situazione agli automobilisti. La polemica rimane accesa, comunque, tanto che il sindaco Cimatti si è sentito in dovere di intervenire pubblicamente con una lettera aperta per rivendicare prima di tutto le promesse elettorali: il “programma elet-

torale, per il quale siamo stati votati […] diceva, tra l’altro, ‘Predisporremo quanto prima la “Zona 30” entro la cerchia delle mura e procederemo con un progressivo allargamento delle zone pedonali del Centro Storico’”. Il sindaco si è detto, quindi, sorpreso della polemica, dal momento che la ztl era in programma da tempo. E le lamentele dei commercianti? “Scambi di opinione su questo tema ve ne sono stati moltissimi in questi quasi quattro anni” ha detto. “Ma sulla ztl vi è sempre stato un no preconcetto, per cui mi pare assolutamente inutile cercare una condivisione con ulteriori incontri”. Cimatti è anche critico sulle ragioni che spingerebbero i commercianti alle lamentele: non tanto il fatto che chi viene da fuori non potrà più parcheggiare (nell’area interessata dalla ztl i parcheggi sono attualmente una decina in tutto), quanto piuttosto l’abitudine dei clienti alla “sosta selvaggia”, con auto posteggiate in divieto un po’ ovunque – soprattutto in piazza Libertà - per accedere direttamente agli ingressi dei negozi. “Con questa operazione vogliamo rendere più vivibile il nostro centro storico, permettendo alle persone di passeggiare in maggiore sicurezza, come avviene oggi in via Da Ponte, nella quale non mi pare che nessuno chieda di permettere nuovamente il traffico veicolare”, ha continuato il sindaco, che ha anche individuato nelle critiche un tentativo di strumentalizzazione della questione per interessi personali o politici. Il primo cittadino ha promesso che continuerà su questa linea e, anzi, ha già prospettato la possibilità – dopo un periodo di rodaggio – di allargare l’orario di attivazione della ztl anche ad altri momenti della giornata. E, c’è da scommetterci, sarà di nuovo polemica. © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 19

Il ricordo di una vicentina illustre di Martina Lucchin

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L’Italia non avrebbe mai fatto questo se non ci fosse stata Sonia Ghandi al potere”. E’ uno dei tanti commenti che in questi giorni occupano i media e i social network indiani. Si perché, più il caso diplomatico tra Italia ed India sembra complicarsi, tanto più crescono nel paese la copertura mediatica e la polemica. Polemica che è rivolta con notevole enfasi nei confronti di Sonia Ghandi, Presidente del Partito del Congresso, rea della sua “italianità” non solo per la linea tenuta dal primo ministro Manmohan Singh , che il partito d’opposizione nazionalista BJP( Il Partito del Popolo) definisce troppo morbida ed indulgente, ma anche per il sospetto diffuso, ma non provato, di aver favorito il ritorno in patria dei due marò. La vicenda in questione è nota: Mas-

similiano Latorre e Salvatore Girone, i marinai italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani nello stato del Kerala nel febbraio 2012, non torneranno in Inda dopo le settimane di licenza per votare. L’annuncio del Ministro degli Esteri italiano Terzi ha scatenato la reazione del paese indiano che accusa l’Italia di non rispettare gli accordi presi e di sottrarre i due italiani al giudizio della Corte Suprema indiana. In questo affaire diplomatico, seppur importante e dai risvolti imprevisti, perché viene chiamata così fortemente in causa Sonia Ghandi, una delle donne più influenti al mondo, nonché personalità politica di grande spicco? Non fosse altro che per un senso di orgoglio patriottico, è bene ricordare dove ebbe origine la storia di questa italo-indiana. Antonia Edvige Albina Maino, detta Sonia, nasce a Lusiana il 9 dicembre 1946, nella contrada Màini. Ed è proprio nell’altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza, dove Sonia trascorre parte della sua infanzia. Terra questa

che rimarrà sempre nel suo cuore e dove tornerà anche con il marito Rajiv Gandhi, figlio di Indira Gandhi e nipote di Jawaharlal Nehru e successivamente primo ministro dell’India. L’amministrazione e i cittadini di Lusiana, paese di meno di 3000 abitanti alle pendici dell’altopiano d’Asiago, ricordano con affetto ed orgoglio la loro ex concittadina, alla quale nella scorsa “Festa del Migrante” hanno dedicato una targa d’oro. Dopo il matrimonio con il discendente della famiglia Nehru-Gandhi nel 1968, Sonia stabilisce la sua residenza in India. Trascorsi quindici anni assume la cittadinanza indiana, per evitare i problemi che la sua nazionalità comportava al marito. La sua entrata in politica si ha solo nel 1998, quando dopo sette anni dall’assassinio del marito, la Gandhi conquista con il suo carisma il popolo indiano, riportando in auge, da Presidente, il Partito del Congresso. Quando nel 2004 viene eletta Primo Ministro della coalizione uscita vittoriosa dalle elezioni, Sonia Gandhi cede l’incarico

al compagno di partito Manmohan Singh, attuale capo del governo, per mettere fine all’ostracismo di parte della classe politica indiana. L’ostacolo è ancora una volta la sua nazionalità d’origine, a cui si aggiunge la polemica per l’uso non fluente dell’indiano e dell’alfabeto hindi. Il 3

settembre 2010 Sonia Maino Gandhi viene rieletta per la quarta volta all’unanimità Presidente del Partito del Congresso Indiano. Dalla contrada di montagna da dove Sonia Gandhi ha mosso i primi passi alla democrazia più popolosa al mondo dove adesso vive, la strada percorsa è stata molta e non priva di ostacoli, per altro tutt’ora presenti. Tant’è che anche i parenti della Gandhi a Lusiana, la famiglia Luppato, non hanno voluto esprimere opinioni pubbliche sull’argomento per non toccare “questioni delicate”, pur “conservando molti ricordi”, e l’assessore alla Cultura del Comune, Sabrina Passuello, che pure ci ha parlato, ha messo ben in chiaro che la “concittadina” non apprezza che la sua italianità venga troppo sottolineata dalla stampa, viste le difficoltà che le ha comportato. Per quanto la sua prima appartenenza venga polemicamente tirata in ballo ogni qualvolta sia possibile, Il suo sentire e la sua persona adesso appartengono completamente all’India. Ciò che rimane, quindi, nella sua terra d’origine è il ricordo di una vicentina illustre.

La casa dove è nata Sonia Gandhi

Rubrica immobiliare in collaborazione con Retecasa Spa

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Quesiti a rubricaimmobiliare@vicenzapiu.com

Le agenzie immobiliari e il percorso d’acquisto

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hiariamo subito un concetto: dare un buon servizio è cosa diversa dall’offrire al cliente un ventaglio di bevande e infusi da far invidia a una sala da tè, o fargli trovare eleganti riviste nella zona d’attesa. Sono cose utili, certo, ma che potrebbero non bastare a togliere nell’acquirente la fastidiosa sensazione di aver pagato decisamente troppo per ciò che gli viene fornito. L’asticella della soddisfazione si è alzata, e la vecchia definizione di agente immobiliare come “mediatore che mette in relazione due parti per la conclusione di un affare” è superata dalle attese dei clienti. Individuare una casa che piaccia in fondo è semplice, acquistarla serenamente lo è molto meno, e questa è la sfida per chi fa il nostro mestiere oggi:

passare da mediatore a consulente professionale capace di lavorare in team, diventare un facilitatore e una guida che conduca le parti fino al rogito notarile, individuando il percorso migliore, schivando le trappole, superando gli ostacoli che si possono incontrare lungo il cammino. Ecco di seguito alcuni degli elementi che, se praticati, forniscono un grande valore aggiunto agli acquirenti che si rivolgono a un’agenzia immobiliare: La ricerca mirata: inquadrare col cliente i principali parametri della richiesta accorcia il tempo necessario a trovare l’immobile giusto. La capacità di lavorare “in rete”, collaborando con altre agenzie qualificate, permette di avere un solo referente e un ampio ventaglio di scelta.

La definizione della spesa: un colloquio con un consulente creditizio all’inizio della ricerca consente di definire con precisione il passo economico da affrontare, e permette al cliente di avere molte probabilità di ottenere il mutuo necessario all’acquisto. La realistica indicazione del prezzo di un immobile: le agenzie immobiliari più attente propongono in vendita soluzioni in linea con la propria valutazione, tralasciando quelle che presentano richieste troppo esose da parte dei proprietari. La regolarità urbanistico/edilizia: non tutti sanno che un immobile dev’essere acquistato in regola sia da un punto di vista catastale che progettuale. Tecnici specializzati possono accertare che sia effettivamente così

Il divano di Maria Cristina Strocchi

prima che una persona acquisti una casa. La valutazione ipotecaria: le migliori agenzie immobiliari collaborano con studi notarili per verificare la bontà di un acquisto sin dal momento della compilazione della proposta. Queste sono alcune delle azioni volte a semplificare, chiarire e rendere sereno il percorso d’acquisto. E questo è il senso di quel che si chiama “servizio al cliente”. Poi vengono il marketing, i piani di promozione, la capacità di negoziare, gli strumenti tecnologici; tutti elementi importanti ma inutili se non trattiamo ogni cliente come vorremmo essere trattati noi se fossimo al suo posto. Nicola Bello, affiliato Retecasa Treviso © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nicola Bello

quesiti a: mc.strocchi@vicenzapiu.com

Un evento difficile da accettare: la fine di un amore

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recenti fatti di cronaca nel mondo, in Italia e a Vicenza fanno chiaramente comprendere che alcune persone non accettano il distacco. Quando l’amore finisce, mettono in atto tutta una serie di comportamenti disfunzionali che vanno dalla negazione, dal far sentire in colpa l’altro, fino ad arrivare a reazioni estreme come lo stalking, l’omicidio e/o il suicidio. È necessario invece rendersi conto che quando inizia una storia d’amore, esistono 4 possibilità: che continui serenamente per entrambi, che finisca di comune accordo, che continui infelicemente, o che termini

perché uno dei due non è più innamorato. È qui che iniziano i problemi. Quelli che hanno una normale reazione al lutto soffrono perché è umano star male quando si perde una relazione significativa e questo “dolore normale” dura da nove mesi ad un anno. In alcuni casi, purtroppo, la persona lasciata non accetta l’evento, negandolo con recriminazioni del tipo: “Hai giurato di amarmi per tutta la vita…. Non è possibile che non mi ami più….. io ti amo e quindi devi amarmi anche tu”. Colui che lascia inizia a sentirsi in colpa, e a ciò con-

tribuiscono amici e parenti con frasi del tipo: “Poverino/a soffre, potresti dargli/le un’altra possibilità”. Ma l’amore, e non il bene fraterno, è indispensabile per rendere un rapporto soddisfacente. Amare senza essere amati è la peggiore delle sofferenze. Sopportare per un periodo il dolore dà la possibilità di trovarlo in un’altra storia, magari anche più felice. E i figli? Molti dicono che bisogna sacrificarsi per il bene dei figli. Le ricerche dimostrano invece che questi soffrono vedendo indifferenza o peggio liti tra i genitori che insegnano loro che l’amore è soffe-

renza. Non dimentichiamo che ognuno di noi ha imparato l’amore in famiglia. D’altro canto chi non accetta la fine di un amore può usare i figli per colpire e vendicarsi dell’altro, senza considerare che questo è” maltrattamento psicologico” oppure può arrivare allo stalking e alla violenza. Molti sportelli e associazioni si occupano di aiutare chi si trova in questa difficile e pericolosa situazione, io invece ritengo che educare all’amore e alla fine di un amore sia importante per prevenire questi disagi. È per questo che tengo seminari alla por-

Maria Cristina Strocchi

tata di tutti su questi temi anche nelle scuole. Spero che altri possano seguire questa strada. © RIPRODUZIONE RISERVATA


VicenzaPiù & BassanoPiù

15 marzo 2013 pag 20

Daniela Carraro muta sugli sprechi all'Ospedale di Schio: "la colpa è... delle foto" di Giovanni Coviello

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Siamo stati chiamati venerdì 15, quando il numero era già in stampa, e ci è stato cortesemente comunicato che il direttore generale (Daniela Carraro, ndr) ci riceverà il 4 marzo», così chiudevamo il pezzo di lancio delle foto che su VicenzaPiù n. 246 e BassanoPiù n. 8 del 16 febbraio 2013 documentavano e denunciavano tutte le costose dotazioni lì abbandonate «con “tanto” di scatole già riempite di materiali e quant’altro e chiuse con su scritte a pennarello le stanze di destinazione a Santorso», mai raggiunte. Le foto erano pubblicate con «una semplice didascalia, che indica anche il valore di massima del materiale se ricomprato...» e riportavamo che «l’accusa, che pure evidenzia “le spese di pulizia di locali semi abbandonati e il mancato smaltimento anche di rifiuti che potrebbero essere tossici”, punta il dito contro gli altri sprechi da abbandono “perché per contratto tutto quello che manca a Santorso viene obbligatoriamente comprato ex novo da chi gestisce il project ai prezzi e con le modalità dallo stesso stabilite”». E il 4 marzo Daniela Carraro ci ha ricevuto, noi le abbiamo raccontato chi siamo e come facciamo informazione senza

Daniela Carraro veli ma anche senza preconcetti, le abbiamo detto che volevamo aprire un canale di comunicazione corretto che desideravamo, come nostra abitudine, già prima della pubblicazione delle foto, ma che ci era stato negato. Davanti alla responsabile dell’ufficio stampa, che aveva autonomamente lodato in premessa la bontà della nostra abituale collaborazione col suo lavoro, avevamo anche detto a Daniela Carraro che poteva rilasciarci l’intervista sulle dotazioni fotografate successivamente, purché prima del prossimo numero. In base a questa nostra disponibilità la Carraro aveva congedato la sua addetta stampa. Siamo, quindi, ancora sgomenti della sua reazione successiva, che abbiamo

dovuto interrompere con decisione uscendo dalla direzione della Ulss 4 a Thiene, quando il direttore generale ha iniziato all’improvviso e poi continuato a parlare senza ascoltare a mo’ dei politici strombazzanti dei peggiori talk show. Dopo aver sperato che ci chiamasse e ci riconvocasse per evitarci di scrivere quello che ora è giusto (necessario) comunicare non possiamo nascondere anche su carta, dopo la pubblicazione online, che siamo molto preoccupati che la gestione di una Ulss importante come la 4, sede dell’ospedale di Santorso costruito con un, a dir poco, discusso project financing, sia affidata a una persona come lei. Intollerante all’improvviso verso il direttore di un giornale che dall’8 di febbraio attende pazientemente le sue spiegazioni per i lettori, molti dei quali utenti della Ulss 4, e irrispettosa anche verso le due collaboratrici che aveva chiamato con piglio autoritario nel suo ufficio perché confermassero che lei aveva dato disposizione che ci contattassero subito ma che loro non l’avevano fatto! Tutto questo mentre più volte era andata verso la sua scrivania per cercare non si sa cosa, come in preda a uno strano nervosismo. E tutto questo accompagnato da una frase ripetuta più e più volte: «Perchè ha fatto le foto? Chi l’ha accompagnata? Se i locali erano aperti questo non vuol dire che lei potesse fotografare ...». Inutile

è stato appellarci ai diritti dei cittadini e ai doveri del cronista, anche ripetendoci con una voce crescente per provare, senza esito, a farci ascoltare. «Perchè ha fatto le foto? Chi l’ha accompagnata? Se i locali erano aperti questo non vuol dire che lei potesse fotografare ...», continuava Daniela Carraro, a cui pure avevamo dato come tranquillizzante esempio della nostra disponibilità a far parlare tutti la signorile e “sportiva” partecipazione ai nostri convegni pre elezioni di Giancarlo Galan che, con Marino Zorzato, è dato come suo referente nel complesso mondo della sanità veneta. Tutto inutile di fronte al suo non volere dire nulla sulle ... didascalie delle foto degli sprechi all’ospedale di Schio, presunti, sì, ma ora anche più presumibili finchè lei o chi per lei non li chiarirà. Lo spreco per Daniela Carraro, evidentemente, è stato quello del lavoro da noi fatto per fotografare letti, poltrone, apparecchiature, materiali sanitari, rifiuti, scatoloni imballati e con destinazione mai raggiunta, quella dell’ospedale di Santorso. Anzi no dell’Ospedale Unico dell’Alto Vicentino come lei ha scritto di volere che venga chiamato sulla stampa, come se un nome diverso coprisse problemi e silenzi. «Perchè ha fatto le foto? Chi l’ha accompagnata? Se i locali erano aperti questo non vuol dire che lei potesse fotografare ...». Continuava Daniela Carraro, la si-

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rianimazione con Consolle comandi apparecchiature monitor e parti di telefoniche

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gnora già famosa per la sua capacità di gestire i rapporti da quando ha detto su Il Giornale di Vicenza che il contratto del project financing di Santorso è meglio non darlo a cittadini e sindaci, perché incapaci di capirlo. Scriviamo anche qui la nostra risposta, perché, visto che il 4 marzo mattina non la ascoltava costringendoci a uscire e a salutarla, speriamo che almeno la legga: «Le foto le abbiamo fatte per il dovere di informare i cittadini. Non serviva che qualcuno ci accompagnasse in locali aperti. Per documentare eventuali “mancanze” di certo non si avvisa prima né si chiede di essere accompagnati da chi si teme che certe mancanze le voglia coprire invece che, come il 4 marzo sarebbe stato possibile, spiegare. Se in una casa chiusa, e le sale dell’ospedale erano, invece, accessibili, non si potesse entrare, anche i mafiosi sarebbero intoccabili». Ma ora è tutto chiaro: il contratto di project financing è riservato solo a chi ha il gradimento della Carraro, dirigente pubblica a modo suo, mentre se c’è materiale per decine di migliaia di euro abbandonato nell’ospedale di Schio la colpa è solo delle nostre foto. Onorevole Galan, almeno lei, smentisca che Daniela Carraro è stimata da lei e da Marino Zorzato. Grazie. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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VicenzaPiù & BassanoPiù

15 marzo 2013 pag 21

Attrezzature abbandonate al De Lellis, il dibattito si allarga Veronese, associazione Communitas: “Vogliamo la catalogazione”. Dalla Via: “Se inutilizzati, vanno venduti o donati”. Toldo silente

di Guido Gasparin

N

on si sono fatte attendere le reazioni al fotoservizio pubblicato sul n. 249 di VicenzaPiù che documentava la presenza, nell’ospedale non più ospedale di Schio, di numerose macchine, attrezzature e dotazioni medicali non utilizzate. Ci chiedevamo (e lo chiedevamo al neodirettore generale dell’Ulss 4 Daniela Carraro) se non si trattasse di uno spreco di denaro pubblico e se tali apparecchiature non potessero essere destinate al nuovo ospedale unico dell’Alto Vicentino o quantomeno a qualche struttura sanitaria di un paese povero o in via di sviluppo. In attesa della risposta del direttore generale (chiesta ufficialmente ma non ancora pervenuta alla nostra testata, come da servizio nella pagina precedente), i commenti non mancano. A partire da quello di Pietro Veronese, animatore dell’associazione Communitas, da sempre contraria alla realizzazione del nuovo ospedale tramite il progetto di finanza e alla dismissione del vecchio De Lellis di Schio. “Proprio su questo aspetto dell’intera vicenda nuovo ospedale – spiega – avremmo dovuto incontrare l’ex direttore generale Ermanno Angonese, ora però passato all’Ulss 6 Vicenza. Chiederemo un incontro alla Carraro, perché sarebbe opportuno che fosse resa nota una catalogazione di tutto ciò che è rimasto inutilizzato all’interno del-

l’ospedale di Schio. In un articolo del gennaio 2008 avevo già posto alcune domande, affermando che l’Ulss, a causa dei vincoli imposti dal project financing, sarebbe stata costretta a comprare tutte le apparecchiature per il nuovo ospedale di Santorso”. C’è il sospetto che sia andata veramente così. “Noi siamo ovviamente preoccupati per l’onere economico nel suo complesso, destinato a pesare per anni sulle casse pubbliche dell’Ulss 4: si parla di 13 milioni di euro l’anno per il canone di disponibilità della struttura (in pratica una specie di rata di affitto) e per i tre canoni di noleggio delle macchine medicali, dell’arredo e del sistema di informatizzazione. Da questa cifra, di per sé già altissima, sono esclusi gli oneri per l’appalto dei servizi non sanitari (parco macchine, mensa, call center, manutenzioni eccetera) e quelli per la gestione degli spazi commerciali e dei parcheggi. A queste preoccupazioni se ne aggiunge un’altra: temiamo che la probabile rinegoziazione del contratto possa far salire a 20 milioni la quota dei canoni di disponibilità e di noleggio, a fronte di un taglio di 9 milioni previsto nel 2013 dal bilancio regionale. Ci chiediamo come farà l’Ulss a far fronte ai suoi impegni di spesa: sarà costretta a ridurre i servizi?”. Nel 2006 Communitas fece un esposto alla Corte dei Conti: l’associazione attende ancora una risposta e non esclude nuove integrazioni da sottoporre ai giudici contabili. La battaglia, sul fronte dei conti pubblici, non è insomma ancora conclusa, anzi.

Anche il sindaco di Schio Luigi Dalla Via interviene sulla questione delle apparecchiature rimaste all’interno del De Lellis, ma non si sbilancia più di tanto. Ha visto il nostro fotoservizio, ma preferisce adottare la linea morbida: “Le attrezzature, se non più utilizzate – spiega - devono essere vendute o donate. Per quanto riguarda il monoblocco devo però dire che personalmente ho fatto diversi sopralluoghi al suo interno: non ho visto degrado e tutte le porte erano correttamente chiuse a chiave”. Riferito dell’accorato dubbio che ci ha esposto a questo punto il nostro direttore, autore del fotoreportage là dove le porte non erano chiuse e “timoroso”, quindi, che le porte chiuse celino altro ancora, Dalla Via ha allargato poi il discorso alle future destinazioni del vecchio ospedale: “Quando parliamo del De Lellis dobbiamo innanzitutto fare una distinzione chiara tra la piastra e l’edificio di sette piani. Se il monoblocco è infatti al momento inutilizzato, la piastra svolge invece un ruolo strategico nell’offerta di servizi al territorio, come un grande distretto sociosanitario. Qui infatti hanno sede servizi importanti e di utilizzo quotidiano: dai poliambulatori alla radiologia, dalla diabetologia alla riabilitazione, dal centro donna al punto prelievi e raccolta sangue, oltre ai servizi propri del distretto sociosanitario. La loro presenza qui è stata definita dal piano di potenziamento della sanità territoriale definito già nel 2008 ed è stata fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Schio. In questi anni siamo sempre stati in prima li-

Sprechi e speranza (g.c.) C’è chi spreca, e questi sono tanti anzi troppi come dimostrano le foto ai materiali sanitari abbandonati al vecchio ospedale di Schio senza che il direttore generale Daniela Carraro abbia sentito il bisogno, oltre che il dovere, di spiegare il perchè. Ma c’è anche chi, come

Stefania Fochesato riceve l'assegno di una raccolta di beneficenza di rodigini

Stefania Fochesato, presidente della Fondazione Città della Speranza, che ha notorietà in tutto il mondo per le sue eccellenze nella ricerca oncologica giovanile, si dedica anima e corpo a sfondare i muri possenti della burocrazia che agevolano il malaffare ma ostacolano la beneficenza. Sabato mattina, 9 marzo, lei era pronta ad accogliere con un sorriso riconoscente i rappresentanti rodigini di cittadini appassionati di musica che con una loro iniziativa hanno raccolto poco più di duemila euro, l’equivalente di due dei lettini abbandonati a Schio … Fochesato li ha ringraziati con un calore molto più intenso di quanto richiedesse il suo ruolo ufficiale: «sono queste iniziative, piccole ma tantissime e spontanee, a darci non solo linfa vitale dal punto di vista economico

ma anche e soprattutto una spinta in più a darci da fare per chi soffre e per i nostri ricercatori, che con i fondi europei, indipendenti dalle baronie locali, stiamo integrando con giovani italiani costretti a portare all’estero le loro grandi capacità. E dopo i rodigini Stefania ha accompagnato in visita alla Torre della Speranza con l’architetto Giuseppe Clemente un gruppo di visitatori e di volontari, tra cui una mamma di un bambino del Vicentino salvato da questa eccellenza non solo padovana, ma italiana e internazionale, e poi si è soffermata a parlare di altri progetti dopo aver sottolineato che la Città sta decollando, nonostante qualche recente e dannoso clamore negativo: «se si insinua il dubbio di ritardi, che non dipendono da noi ma dalla complessità dell’opera-

Pietro Veronese

Alberto Toldo nea nel chiedere che il piano venisse completato creando quel sistema di servizi diffusi senza il quale l’ospedale unico non può funzionare. Solo così infatti si assicura adeguata risposta alla domanda di sanità dei cittadini per tutti quei casi che non richiedono il ricovero a Santorso. Al momento molti servizi sono stati attivati. Ne mancano altri, tra cui la medicina di gruppo integrata e i posti letto dell’ospedale di comunità, che è però fondamentale vengano realizzati. E di questa richiesta continueremo a farci carico”. Il Comune di Schio promette quindi il massimo grado di vigilanza nei

Luigi Dalla Via, sindaco di Schio

zione e dalla burocrazia e che ora, comunque, non ci sono più si frena, magari, il flusso del 5% per mille e questo è un danno per tanti bambini, vorrei che lo capissero i media. Vorrei solo che verificassero con noi le notizie come hanno fatto quando ci hanno aiutato in occasione della nostra protesta per l’Imu da pagare, che come pure l’Iva, andrebbe comunque eliminata per fondazioni no profit come le nostre. Abbiamo sottratto dieci milioni ai nostri fondi solo per l’Iva. Quanti progetti avremmo potuto finanziare con quei soldi? Se ci fosse un governo, questo gli chiederemmo subito». Cara Daniela Carraro, se vuole, incontri Stefania Fochesato, che sempre sabato scorso ha ricevuto, anche da una mamma di un ragazzo del Vicentino curato proprio dall’istituto padovano, una maglia autografata da Roberto Baggio per essere messa all’asta per beneficenza a favore dei piccoli pazienti, ovviamente, e che poi è

confronti delle future strategie dell’Ulss 4 in ambito di sanità territoriale. Se l’ospedale unico dell’Alto Vicentino è definito per acuti, significa che in altre strutture dovranno trovare posto i servizi per le medie e le basse intensità di cura e i posti letto del cosiddetto ospedale di comunità sono tra le priorità indicate dall’amministrazione comunale scledense. A detta del sindaco, dunque, numerosi progetti devono ancora essere avviati. E il presidente della conferenza dei sindaci della Ulss 4 Alberto Toldo, nonché candidato al senato per la Lista Monti? Per ora da parte sua, pur se informato sulla questione, sollecitato e inseguito al telefono, nessun commento sulla vicenda delle apparecchiature. “Troppi impegni di lavoro”, è la sua unica risposta. Intanto i sindaci dell’Ulss 4 attendono ancora di conoscere nel dettaglio tutte le caratteristiche del contratto stipulato dall’azienda con i privati per la realizzazione del nuovo ospedale. È vero, un primo accordo sulla riduzione delle tariffe del parcheggio è stato raggiunto, ma i punti da chiarire sono ancora molti, per non parlare dei guasti, come quello recente ad alcune tubazioni, che secondo i sindacati (Usb in testa), sono troppi per una struttura nuova di zecca. I lavori sono stati eseguiti a regola d’arte? O si è puntato al risparmio? Tra le maglie del project financing forse si trovano queste ed altre risposte. © RIPRODUZIONE RISERVATA

andata a Padova - Vicenza non per tifare (anche se poi sarà stata contenta da vicentina della vittoria biancorossa) ma per promuovere raccolte di fondi per la ricerca. Per aiutare bambini che possono morire... Forse lei potrà darle, caro direttore generale, quella carica in più che nasce dal fare per il bene comune. Comune, non dei soliti che la magistratura ora vuole rendere noti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefania Fochesato mostra la maglia autografata di Roberto Baggio


15 marzo 2013 pag 22

“Fatturato in calo”, chiude il V.F.G. Store di Thiene Dal 30 aprile le 5 dipendenti saranno messe in mobilità di Guido Gasparin

I

l punto vendita V.F.G. Factory Store di Thiene (V.F.G. sta per Valentino Fashion Group, l’ex Marzotto passato a fondi stranieri, per intenderci) chiude i battenti e dal 30 aprile le cinque dipendenti saranno in mobilità. Se nel Vicentino si salverebbero, il condizionale è d’obbligo, gli store di Maglio di Sopra a Valdagno (dove c’è il quartier generale dell’azienda) e di Brendola, la chiusura colpirà anche il negozio di Muggia, in provincia di Trieste, e, probabilmente, riguarderà la gran parte degli altri tredici “outlet” presenti nel resto d’Italia tra cui quello di Praia a mare, tristemente famosa per le decine di morti per cancro della Marlane Marzotto e per il relativo interminabile processo che coinvolge vertici e membri della famiglia Marzotto. Nulla si sa, poi, degli altri tre store ancora attivi in Inghilterra, Svizzera e San Marino. Calo delle vendite e costi di gestione non più sostenibili: questa la spiegazione fornita da

M.C.S Italia s.p.a. ai sindacati che stanno seguendo la procedura. “L’azienda ha espresso la necessità di ridurre il numero di punti vendita – spiega Renato Omenetto della Filctem Cgil - e a Thiene c’erano meno vincoli rispetto ad altri negozi: il contratto d’affitto dei locali in cui si trova in via delle Arti è infatti in scadenza e il Vicentino sarà comunque servito dai negozi di Valdagno e Brendola”. Si chiude dunque una pagina legata alle grandi firme del Gruppo Valentino e di Marlboro Classics, perché anche i brand più rinomati non sfuggono agli effetti del calo dei consumi. “La società non intende rinnovare il contratto di locazione a Thiene – spiega MCS Distribuzione s.p.a. in una nota – a causa dei risultati negativi ottenuti negli ultimi mesi. In particolare, il 2012 ha visto il fatturato netto del punto vendita contrarsi del 15% rispetto all’anno precedente (da 863 mila euro al netto di Iva di ottobre 2011 a 730 mila euro al netto di Iva di ottobre 2012) con un Ebidta di previsione (l’utile prima degli interessi passivi, imposte e ammortamenti su beni materiali e immateriali) di 21 mila euro. Al di là dell’Ebidta previ-

sionale previsto per la chiusura 2012 – continua l’azienda – si evidenzia che a partire dal 2013 alcuni marchi di forte attrattiva per la clientela non saranno più distribuiti in entrambi i punti vendita di Thiene e Trieste per il venir meno di accordi commerciali con i fornitori successivi all’avvicendamento della capogruppo della società. Di conseguenza in questi negozi è prevista a budget una contrazione del fatturato di un ulteriore 10% e la persistenza dei medesimi costi fissi determinerà un ulteriore peggioramento dell’Ebidta che rende pertanto antieconomica la prosecuzione dell’attività in entrambi i negozi”. Anche a Muggia è andata piuttosto male, perché le perdite sfiorano i 50 mila euro. “Il punto vendita – spiega l’azienda – sarà chiuso il 31 agosto 2013, perché non più strategico per le vendite per la scarsa marginalità lorda del venduto”. Sembra che in questa realtà, situata all’interno di un centro commerciale, i risultati economici piuttosto negativi siano stati influenzati anche dalla realizzazione di una nuova strada, che avrebbe dirottato verso altre zone il flusso principale degli acquirenti. Fatto sta che il comune denominatore tra i due casi è rappresentato dalla chiusura dei punti vendita e dalla perdita del posto di lavoro da parte delle responsabili e delle commesse. “L’azienda ha fatto un passo avanti nei confronti delle esigenze delle dipendenti che perderanno il posto di lavoro – spiega Omenetto -. A Thiene, essendoci alcune posizioni in regime di part time, non ci sarebbero stati i numeri per far scattare la mobilità. La società ha quindi accorpato in un unico procedimento le dismissioni dei negozi di Thiene e Muggia, raggiungendo i requisiti, in termini numerici, per l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Grazie alla mobilità,

Qui sopra e in basso il punto vendita V.F.G. Factory Store di Thiene saranno garantiti sgravi fiscali a quelle aziende che assumeranno le ex dipendenti del negozio. Alcune di loro hanno famiglia ed hanno a carico figli: logicamente sono preoccupate per il loro futuro, inserito in un contesto di forte crisi del mercato lavorativo nell’Alto Vicentino e non solo”. Nello store di Thiene si respira un’aria di rassegnazione. “Siamo decisamente in ansia – dicono le commesse – perché sappiamo che non sarà facile trovare un nuovo impiego. Abbiamo sempre fatto al meglio il nostro lavoro, seguendo e consigliando i clienti con passione, ma evidentemente questo non è stato sufficiente per salvare il nostro posto. Paghiamo sicuramente la crisi generale dei consumi. Purtroppo si chiude una storia che abbiamo vissuto con il massimo impegno e alternative, almeno per ora, non se ne vedono: per alcune di noi sarebbe stato difficile spostarsi in altre sedi dell’azienda, per via della lontananza da Thiene”. Non è stata infatti ritenuta praticabile, né dalla società né dalle dipendenti, la soluzione di una ricollocazione all’interno della rete commerciale del-

l’azienda e quindi tra poche settimane il rapporto lavorativo sarà sciolto. Per ora non si sa se qualche altro marchio prenderà il posto, nei locali lasciati vuoti dal prossimo primo maggio, del prestigioso brand internazionale. La crisi dei consumi sta colpendo duramente anche nella cittadina che da sempre è caratterizzata da un forte spirito commerciale. Gli acquisti natalizi hanno fatto registrare una significativa flessione e anche il successivo periodo dei saldi non ha registrato numeri esaltanti. E sono in difficoltà non solo le boutique, ma anche la grande distribuzione e le grandi firme, come dimostra il caso del punto vendita V.F.G. Factory Store: il colosso valdagnese nato da una costola dell’impero Marzotto è costretto ad operare una ristrutturazione della rete commerciale, per non andare incontro a perdite economiche che potrebbero ripercuotersi ad altri livelli. Per le 5 dipendenti di Thiene non resta che la speranza di trovare un nuovo lavoro, una sfida non certo facile in tempi di crisi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

A.A.A. canile cercasi… e intanto l’Enpa protesta In attesa del nuovo bando è guerra aperta tra animalisti e conferenza dei sindaci (g.g.) Nell’Alto Vicentino la battaglia dei canili sta giungendo ad una fase cruciale: i 32 Comuni dell’Ulss 4 stanno predisponendo il nuovo bando per l’individuazione di un’unica struttura che riunisca canile sanitario e rifugio del cane e a metà mese scade l’ordinanza di messa in ripristino dei luoghi in cui si trovava il canile Segalla di Piovene Rocchette (per anni utilizzato dall’Ulss 4 ma considerato abusivo dal Comune guidato dal sindaco Maurizio Colman). I cani che si trovavano a Piovene, una quindicina in tutto, sono stati affidati al canile di Arzignano, mentre un altro cane, che si trova in regime di cure sanitarie, è stato trasportato al canile di Lonigo. Si tratta di una situazione di emergenza, perché nel frattempo il ri-

Cane in attesa di adozione, Enpa di Thiene

fugio del cane al Tretto di Schio non ha rinnovato la propria disponibilità: funge da canile sanitario soltanto per i primi 11 giorni, dopodiché i cani ammalati vengono trasferiti a Lonigo. Un trattamento che non piace alle associazioni animaliste, Enpa in testa, la quale accusa il presidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss 4 Alberto Toldo di aver gestito in modo

inefficace in tutti questi anni la questione del randagismo nell’Alto Vicentino, finanziando con soldi pubblici un canile, quello di Piovene, poi risultato abusivo e causando sofferenze ai cani a causa dei continui spostamenti da una struttura all’altra. “Non intendo rispondere alle provocazioni, perché sono abituato a parlare con i fatti – replica Toldo . Sarà presto aperto questo bando di gara che permetterà di creare una struttura unica in vista di un servizio pluriennale: al bando possono partecipare sia i privati che le associazioni animaliste, nel segno dunque della massima trasparenza. Il processo di affidamento è seguito in prima persona dal sindaco di Santorso Pietro Menegozzo: siamo alle fasi finali di un percorso che

ha visto la nascita di numerosi conflitti tra ciò che concerne il benessere degli animali e le questioni urbanistiche. Entrambi gli aspetti vanno considerati alla stessa misura, per giungere poi ad una conciliazione tra le diverse istanze”. “Il nuovo bando è stato predisposto dai tecnici e a breve sarà varato – sottolinea Pietro Menegozzo – nel frattempo ci affidiamo alle strutture dell’Ulss 5”. Secondo l’Enpa l’intera questione del randagismo è stata invece gestita male ed è stata caratterizzata da scarsa trasparenza, tanto che per avere accesso agli atti l’associazione si è dovuta rivolgere al difensore civico regionale. Non corre insomma buon sangue tra gli animalisti e il presidente della conferenza dei sindaci.

Intanto a Schio c’è chi propone di adattare a canile l’ex area di sosta dei nomadi in zona industriale: si tratta del consigliere comunale della Lega Nord Luigi Santi, secondo il quale l’area, già provvista di allacciamenti, sarebbe in grado di ospitare fino a 30 – 40 cani, grazie alla sua dimensione di circa 1200 metri quadrati. La proposta è stata inoltrata all’Ulss 4, alla conferenza dei sindaci e alle associazioni animalisti. Il gruppo leghista prevede una spesa di circa 310 mila euro, da ripartire tra tutti i Comuni dell’Ulss 4. Manca però il gestore, perché il primo bando promosso dai sindaci è andato deserto: ora si attende l’esito della nuova gara. Intanto i cani aspettano… © RIPRODUZIONE RISERVATA


15 marzo 2013 pag 23

Torna l’Agorà della Solidarietà Quest’anno giunta alla 3a Edizione per promuovere il 1° Festival della Progettazione Sociale Fiera Vicenza – Gitando dal 21 al 24 marzo 2013 Nel 2013, Anno Europeo dei Cittadini, il tradizionale appuntamento con l’AGORÀ DELLA SOLIDARIETÀ, organizzata dal Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza (CSV di Vicenza) e realizzata nel contesto di GITANDO.ALL dal 21 al 24 marzo presso la Fiera di Vicenza, sarà arricchito dal primo Festival della Progettazione Sociale, con l’intento di promuovere attraverso scambi e alleanze il lavoro di rete e di buone prassi del volontariato a livello locale, provinciale, regionale, nazionale ed europeo. Il primo appuntamento è previsto per giovedì 21 mattina alle ore 9.15, in Sala Palladio, con il convegno “La visione multidisciplinare come paradigma per una nuova progettazione inclusiva”. Sarà l’occasione per un’importante restituzione riguardo un’esperienza che ha coinvolto più di 300 giovani di cinque istituti per geometri della nostra provincia: ITG “A. Canova” di Vicenza, ITG “L. e V. Pasini” di Schio, ITG “L. Einaudi” di Bassano del Grappa, ITG “Aulo Ceccato” di Thiene, ITIS “G. GALILEI” di Arzignano. Questa iniziativa, cui hanno aderito anche la Prefettura di Vicenza e il CSV di Vicenza, con il coordinamento delle quattro ULSS della provincia, ha interessato molte associazioni di volontariato, ma anche professionisti, tecnici, insegnanti, dirigenti ed operatori socio-sanitari. L’incontro, coordinato e condotto dal Centro Studi Ribaltamente, sarà presieduto da Massimo Piani. Sempre giovedì 21 dalle 15.00 alle 17.30 sarà inaugurata ufficialmente l’Agorà della Solidarietà alla presenza della presidente del CSV di Vicenza Maria Rita Dal Molin, del Direttore di Fiera Vicenza Corrado Facco, dell’Assessore Regionale all’Istruzione Elena Donazzan, del Funzionario della Provincia di Vicenza Graziano Salvadore ,nonché di tutte le altre autorità e dei relatori, tra i quali Roberto Vitali, Andrea Stella, Stefano Maurizio, Roberto Rabito, Massimo Piani, Nazzareno Leonardi. La giornata di venerdì prevede inoltre la visita all’Agorà, l’incontro con le Associazioni e la partecipazione al Meeting Internazionale sul Turismo Accessibile. Sabato 23, dalle 9.15 alle 12.00, si terrà il convegno “Diversi da Chi?”, mirato a stimolare la riflessione sulla realtà dei giovani delle scuole coinvolte e sulle loro op-

portunità di crescita. Parteciperà all’incontro Franco Venturella, Presidente dell’Associazione “Cittadini per Costituzione”, che sta trasformando la sua esperienza nella scuola in una grande risorsa per il territorio. In questa logica, su nostro invito, alcuni alunni della Scuola Media di Carrè-Chiuppano e 24 ragazzi di una scuola Media dell’Emilia Romagna colpita dal terremoto parteciperanno dal 2324 marzo 2013 al primo Festival della progettazione sociale. I ragazzi emiliani, grazie alla collaborazione dei gruppi di Protezione Civile del Coordinamento ATO “Alta Pianura” (in particolare i gruppi di Protezione Civile di Sandrigo e Chiuppano) e dell’Amministrazione Comunale di Sandrigo saranno ospitati nei locali di Palazzo Mocenigo di Sandrigo. Saranno anche ospiti, dopo il convegno di sabato in Fiera, della Comunità di Marostica grazie alle associazioni di Volontariato di Protezione Civile di Marostica, la Pro Marostica, il Gruppo Astrofili “Monte Grappa” di Nove e l’Assessorato alla Protezione Civile

dell’Unione dei Comuni del Marosticense. Ancora sabato 23, alle 17.00, sempre in Fiera a Vicenza ma stavolta in Sala Palladio, si terrà un altro convegno “Il Valore della Co-progettazione” che il CSV ha voluto affidare a Franco Pepe per la sua esperienza e collaborazione. Il convegno rappresenterà un’occasione per promuovere alleanze, collaborazioni e scambi tra le istituzioni e il mondo della scuola, e per una restituzione di tre anni di co-progettazione tra la Provincia di Vicenza - Servizio di Protezione Civile e il Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza, il cui concreto impegno condiviso permette la formazione continua di Volontari in oltre ottanta Associazioni di Protezione Civile del territorio. A conclusione del convegno saranno consegnati gli attestati ai volontari che hanno seguito i percorsi formativi nel 2012. Domenica mattina non mancherà il consueto appuntamento europeo “Noi, Cittadini d’Europa…”con gli amici del Centro di Servizio per il Volontariato della Sardegna e Tiscali Italia, che vedrà la presenza tra i tanti relatori del presidente della Consulta Nazionale dei Co.Ge. Carlo Vimercati e della Vice

L’inaugurazione dell’Agorà 2012

presidente del Coordinamento dei Centri di Servizio d’Italia CSVnet Francesca Danese. Il convegno è affidato al coordinamento di Maria Luisa Duso giornalista de “Il Giornale di Vicenza”. Anche quest’anno, afferma la presidente Maria Rita Dal Molin, “L’Agorà della Solidarietà ci permetterà di presentare in termini di “valore sociale” le nostre azioni solidali, di mostrare come la condivisione delle risorse ci abbia dato la possibilità di sviluppare strategie operative che rappresentano esempi di “buone prassi” a livello nazionale. Questo importante appuntamento sarà allora un’ulteriore occasione per condividere idee, impegno e partecipazione, avviando e promuovendo al tempo stesso azioni e progetti concreti. Significativo sarà il coinvolgimento delle Scuole della nostra provincia e in particolare lo scambio di esperienze tra gli Istituti Comprensivi di Carrè-Chiuppano-Zanè e di San Felice sul Panaro - Modena che, in questo contesto, si impegneranno a promuovere il volontariato visto come occasione di crescita progettuale e valoriale all’interno dell’evento “Gitando.all”. Ormai giunta alla terza edizione, la manifestazione Agorà della Solidarietà ha eletto anche quest’anno come suo simbolo la Piazza, come si evince dal logo che abbiamo ideato per l’evento, e in particolare la Piazza dei Signori, nella quale ogni anno le associazioni di volontariato vicentino si incontrano e si raccontano... per abitare il cuore di Vicenza. “La piazza è il luogo privilegiato d’incontro nel quale, nelle varie manifestazioni, il nostro agire ben si coniuga con la scelta di essere volontari, capitale sociale ed espressione autentica di cittadinanza attiva che vive le città, abita le piazze, creando legami e rela-

zioni per condividere e promuovere l’appartenenza, la condivisione, l’attenzione, l’accoglienza, la solidarietà, la prossimità…”. L’iniziativa è organizzata grazie al supporto e alla collaborazione di vari partner, tra cui spiccano alcuni Centri di Servizio per il Volontariato sia a livello regionale che nazionale ed alcuni esperti del settore come Tiscali e ALDA (Association of Local Democracy Agencies). Hanno aderito inoltre la Commissione Europea, il Ministero del Turismo, l’Enit, oltre alla Regione del Veneto che, nella precedente edizione, ha firmato un protocollo di intesa con la Commissione Europea per essere Regione pilota per il turismo accessibile. Il patrocinio è stato richiesto a: Regione Veneto, Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato, Anci Veneto, Prefettura di Vicenza, Provincia di Vicenza, Comune di Vicenza, alle quattro Aziende ULSS della nostra provincia e all’Ufficio Scolastico Territoriale della provincia di Vicenza. Partner dell’evento sono: CSVnet, Centro di Servizi per il Volontariato Sardegna Solidale, il Comune di Carrè, il Comune di Chiuppano, il Comune di Sandrigo, L’Istituto Regionale Ville Venete, Il Centro di Servizio di Volontariato della provincia di Trento, l’Associazione Cittadini per Costituzione, Alda, Eyca, Associazione Ribaltamente, Istituto comprensivo “N. Rezzara” di Carrè/Chiuppano/Zanè, Istituto comprensivo “San Felice” San Felice sul Panaro, Lo Spirito di Stella, Village4All e Unisolidarietà Onlus. Media Partner: Tiscali Italia, Il Giornale di Vicenza, La Voce dei Berici, Redattore Sociale Vicenza Più, MaCoMe, Advenians. Vi Aspettiamo!


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VicenzaPiù n.251, 15 marzo 2013 by Giovanni Coviello - Issuu