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VicenzaPiù www.vicenzapiu.com Direttore responsabile Giovanni Coviello
Periodico indipendente, non riceve finanziamenti pubblici
Prossima uscita 23 febbraio
n° 249 - 16 febbraio 2013 - euro 1,20
OSPEDALE MORTO, SPRECHI VIVI
Se il project financing “finanzia” i privati che hanno costruito l’Ospedale di Santorso, noi abbiamo fatto i fotoreporter all’interno dell’ospedale di Schio, in abbandono ma ricco di mobili, apparecchiature e dotazioni con “tanto” di scatole già riempite di materiali e chiuse con su scritte a pennarello le stanze di destinazione nell’Ospedale Unico dell’Alto Vicentino
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16 febbraio 2013 pag 3
Il confronto chez VicenzaPiù: le tavole rotonde in Più Per la tornata elettorale del 24 e 25 febbraio i due periodici VicenzaPiù e BassanoPiù insieme al network delle 5 testate web della “famiglia” VicenzaPiu.com organizzano al caffè Garibaldi in piazza dei Signori una serie di ben nove tavole rotonde (durata di circa due ore ognuna) di confronto con leader vicentini di ben 14 partiti oltre che di formazioni sindacali. Il programma con le date e con il leader, che verrà accompagnato anche da esponenti locali, è riportato di seguito. Le informazioni di dettaglio, le cronache, anche video, e le riflessioni saranno pubblicate giorno per giorno sulle nostre testate web. Modereranno il direttore Giovanni Coviello e i collaboratori delle testate.
Il programma \ Martedì 19, ore 16.00 /
\ Giovedì 21, ore 17.00 /
Partito Democratico - Giorgio Santini con sindacati confederali e di base Ore 18.30 Popolo della libertà - Giancarlo Galan e Pierantonio Zanettin vs Partito Democratico - Alessandra Moretti & Federico Ginato
Veneto Stato - Marco Busato e Davide Lovat vs Centro Democratico - Massimo Donadi & Massimo Mirijello Ore 18.30 La Destra - Alberto Filippi vs Fratelli d’Italia, Cristina Caretta
Il vuoto in una città di Guido Zentile
F
ebbraio 2013: ed è subito sera. Vicenza, centro storico. Sono circa le 20: il corso, le vie limitrofe, la piazza: pressoché deserti. Qualche passante, un po’ di assembramento davanti a qualche bar-caffè che rimane ancora aperto a giornata ormai conclusa. Ed un silenzio, uno strano silenzio, in cui i muri dei palazzi sembra che ti parlino. Vabbè farà freddo, ma non tanto da lasciare una sensazione di vuoto, quasi … agghiacciante, in una città, quella città storica che non ha abitanti, e i city user si sono rintanati nelle loro blindate dimore, e i turisti, tanto richiamati e blasonati, sono scomparsi. La grande mostra “da Raffaello verso Picasso” che ha visto risplendere la Basilica Palladiana, ma non ha restituito l’insigne “Palazzo della Ragione” all'uso e godimento dei cittadini, ha portato, nei mesi di apertura dell’evento, un po’ di movimento in un territorio già di per sé sonnacchioso. Marco Goldin, curatore dell’evento, e Achille Variati, il nostro sindaco, elogiano il successo dell’evento, successo che senza alcun dubbio c’è stato (la cifra dei visitatori parla chiaro), ma ha lasciato fuori dalla partecipazione attiva la città, non ha avviato un processo di rivitalizzazione. Chiuso il circo tutti a casa; i vicentini avrebbero meritato ben altro, ma la cultura è un dono prezioso che non si può spalmare. Ci troviamo di fronte ad eventi di in-
dubbio interesse, che mettono prioritariamente al centro il giro d'affari, e la possibilità di ricavare profitto da un settore che invece dovrebbe essere alla portata di tutti, e non essere di richiamo solo perché incassa quei fondi di cui si ha sempre bisogno. Qui si entra nell'ambito della privatizzazione - mercificazione della cultura, e non si riconosce che la stessa deve essere pubblica, sempre ed in qualsiasi momento. Non ci sono soldi? Ci sono eccome, ma non quando c'è il pubblico, la gente comune che ne deve trarre godimento, perché, lo si sa bene, il pubblico non porta guadagno, il privato (a vantaggio di pochi, a scapito di molti) invece sì. Affari da milioni di euro, ma al cittadino di Vicenza che vede lontano l'insigne simbolo della sua città cosa importa? I signori Goldin e Varati non si rendono conto che con queste manovre culturali - finanziarie allontanano la città dai suoi abitanti? Ed un'altra sottigliezza, non da poco. Finita la mostra, i pannelli utilizzati quali espositori rimangono lì, nel grande salone della basilica, in attesa del prossimo evento. A causa dei costi di smontaggio e di riallestimento, la basilica, che è già lontana dai cittadini, rimane pressoché interclusa, e indisponibile, e non la si può godere in tutta la sua bellezza. A meno che non arrivino gli sponsor sognati dal sindaco. Uno c’è, dice subito Variati, ed è Aim, ma questa azienda pubblica la pagano i cittadini che per frequentare la basilica, quindi, pagano per conto loro. Questo è un brutto segnale. Un altro capitolo finale per la nostra cultura, quella della gente comune. Vicenza ha ne-
cessità di essere una città attiva e vivace, invece sta sempre più regredendo. Un profondo restyling, apparentemente bello, pulito ed ordinato, poi basta togliere il velo e scopri che la società rappresentata da quella moltitudine di cittadini non è soddisfatta; è grigia, perché è la città stessa che dà un immagine grigia, che porta inesorabilmente verso una “nobilitizzazione” decadentista (una storpiata traduzione del termine gentrification, coniato da Saskia Sassen nell'ambito della sociologia urbana). Lo scorso mese di dicembre la parte più caratteristica di corso Fogazzaro (dall'incrocio con contrà Pedemuro san Biagio, alla zona Carmini) è stata pedonalizzata. Via le auto (finalmente), rifatta la pavimentazione, ora in porfido, che ben si presta con il contorno dei palazzi laterali, libera e pulita dalle scatole d'acciaio, come dovrebbero essere le strade antiche delle nostre città, ti fa sentire a tuo agio. Corso Fogazzaro, poi ha un'impronta più popolare, che fugge dalla classica signorilità di corso Palladio, e lo preferisco; qui sotto i portici ci sono ancora (e purtroppo languono) botteghe ed attività artigiane di tutto rispetto. Le classiche attività che erano la vita della nostra città storica. Ed è qui che colpisce la gentrification: va bene pulire dalle auto, pedonalizzare la strada, ma bisogna anche fare uno sforzo per rivitalizzare l'economia sociale, non ripavimentare, e dare solo un'immagine esteriore. Così non si mette al centro la persona: bisogna lavorare dal basso, stare fra, e con, la gente. Attenzione che il passaggio dalla gentrification alla repressione è immediato. Vicenza sta reprimendo, allontanando cioè che disturba l'im-
Pubblicità politica Comunicato preventivo per la diffusione di messaggi politici elettorali relativi alle campagne per le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica fissare per i giorni 24 e 25 febbraio 2013. Ai sensi della legge n. 28 del 22.02.2000 e successive modifiche e per effetto della Delibera n. 666/12/CONS dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29/12/2012. Media Choice srl, Editrice di VicenzaPiù, BassanoPiù e nel network web Vicenzapiu.com, dichiara di aver depositato un documento analitico, a disposizione di chiunque abbia interesse a prenderne visione, presso gli uffici della propria redazione siti in Via L. Pirandello, 11 - 36100 Vicenza - Tel 0444/1830808. Tutti i messaggi politici elettorali devono recare l'indicazione del committente e la dicitura "messaggio elettorale". Saranno pubblicati tutti gli annunci pervenuti nei termini indicati nel rispetto delle condizioni stabilite nel documento analitico.
Corso Fogazzaro
magine bella, pulita, e nobile, quell'immagine che crea profitto; è un grande centro commerciale all'aperto. Se ci fossero ancora tutte le antiche porte della città rinascimentale, con i loro enormi portoni, basterebbe chiuderli, mettersi in tasca la chiave (custodi Goldin e Variati), e al mattino riaprirli. Come un qualsiasi Outlet Village, tanto oggi alla moda. Intanto un primo restyling c'è stato: l'oligarchico Piano degli Interventi, come desiderato, e votato, dalla maggioranza, il 7 febbraio scorso, in un inquietante consiglio comunale. Così l'amministrazione Variati ha deciso: fatto e rifatto, un colpo di mano degno della migliore scuola aristo-
cratica, in una terra, la nostra terra, che pur essendo massicciamente antropizzata, è sempre una terra selvaggia; e di questa terra selvaggia dobbiamo essere noi, il Re, umili calpestatori di questo suolo, perché è ciò che abbiamo, ciò che dobbiamo difendere. Ci vogliono togliere tutto, il sociale, la salute e la vivibilità, la cultura, per un solo fine quel misero profitto che attanaglia in una morsa la nostra civiltà. Quel misero profitto che sta dentro quei 130.000 mq di territorio agricolo da cementificare che la nostra civiltà (o meglio una parte di essa) ha preteso ed ottenuto.
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E ora Variati vede... Liliana Zaltron di Giovanni Coviello
S
abato scorso in Piazza dei Signori, così come in tutte le altre piazze che sta “occupando” nel suo Tsunami tour, Beppe Grillo ha arringato alla sua maniera tutti quelli che hanno scelto il suo Movimento 5 Stelle per lanciare un drastico messaggio alle caste: andate a casa, bisogna cambiare! Sono stati oltre ottomila quelli che hanno seguito tutto il suo show politico. Ma migliaia in più sono stati i vicentini che si sono fermati durante lo struscio del sabato in centro a sbirciare e a curiosare (su VicenzaPiu.com sono online i due video da noi montati per voi, uno col suo intervento completo, l’altro con quelli dei candidati al parlamento di M5S). E tra questa folla non c’erano solo quelli che hanno già deciso di votare per i candidati M5S, tutti non politici, nessuno toccato, almeno per ora, da sospetti né tantomeno da accuse giudiziarie. Ce n’erano tantissi-
mi che dal suo messaggio urlato sono attirati e che il 24 e 25 febbraio, se andranno a votare per lui, cambieranno gli equilibri della politica italiana. Perché una cosa è certa anche se c’è chi fa finta di non capire: che piaccia o no quello che Beppe Grillo dice e che si pensi o meno che, oltre che criticare, la truppa messa in campo dalle mosse del duo Grillo Casaleggio saprà anche proporre e gestire, il parlamento prossimo venturo, che comunque sarà caratterizzato da una numerosa presenza “grillina”, non potrà più fare e disfare come prima. Qualunque sarà, se ci sarà, la maggioranza, loro, i deputati e i senatori M5S, saranno enormemente dirompenti e tanto pubblicamente visibili quanto incontrollabili dalle alchimie degli accordi, sopra e sotto banco. All’epoca, sembra un’era fa, delle primarie del Partito Democratico ci aveva colpito un’affermazione, al solito ad effetto, di Achille Variati. Il sindaco uscente di Vicenza aveva spiegato il suo schierarsi con Matteo Renzi, che proclamava la necessità di
Liliana Zaltron dietro Beppe Grillo
rottamare personaggi politici proprio come lui soprattutto con questa convinzione: «Il sindaco di Firenze sta ricreando emozioni in politica e c’è bisogno di questo per ridare voglia ai cittadini di partecipare». Chissà se la pensa
ugualmente dopo aver visto, magari tramite i nostri video, che Grillo oggi ha trasmesso emozioni? E che emozioni! Sul palco dietro il fondatore del Movimento 5 Stelle ad emozionarsi come le migliaia di persone davanti al comi-
co politico (e non viceversa) c’era Liliana Zaltron, candidata sindaco M5S: tu chiamale, se vuoi, sensazioni... © RIPRODUZIONE RISERVATA
Grillo mattatore in piazza dei Signori di Marco Milioni
U
n applauso quasi liberatorio in una piazza dei Signori gremita ha accolto la tappa vicentina del tour elettorale di Beppe Grillo. Striscioni che inneggiano alla democrazia dal basso e cartelli che denunciano lo strapotere del signoraggio bancario e di una Banca d’Italia sono la cornice iconografica di un comizio con cui il fondatore
del M5S imbocca la strada della critica a 360 gradi. Non solo alla casta politica, ma anche alla attuale classe dirigente del Paese. Grillo inizia con un colpo di teatro cominciando a parlare poco prima di salire sul palco. Attacca il modello Veneto nella sua accezione del sistema di potere che ha retto la regione negli ultimi vent’anni. Stesso fuoco di fila contro i politici che passano da un talk show all’altro mentre le TV olandesi e tedesche riprendono la piazza stracolma che ascolta
in silenzio. E Grillo spara a zero sui redditi dei politici, chiede lo screening dei patrimoni e propone di acquisire all’erario quelli accumulati illecitamente. E mentre lo showman genovese parla di reddito di cittadinanza e accusa le liaison ‘perverse’ tra partiti e banche, i suoi collaboratori preparano la prossima tappa che si annuncia ancora gremita. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Folla per Grillo, un’altra opinione: effetto Almirante a Vicenza di Maurizio Morelli
A
lle 16.30 di sabato 9 febbraio il parking Cattaneo era già esaurito ed inutilmente gli automobilisti che volevano recarsi in centro si accanivano all’entrata della contigua sezione in sterrato, solitamente riservata ad abbonati ma che viene aperta in occasione
di manifestazioni che richiamino un pubblico numeroso: gli addetti rispondevano alle chiamate comunicando di non avere avuto disposizioni al riguardo. Sin troppo facile la maliziosa interpretazione dei grillini per una voluta trascuratezza nei confronti di manifestazione “non gradita”. Fatto sta che da un po’ dopo le 16 e sino alle 17, per chi si avvicinasse a piedi al centro storico era impossibile non notare quante
persone si dirigessero con un unico scopo verso la piazza principale della città: una sorta di formicaio ove le formiche fuoriuscite avessero improvvisamente deciso di tornare tutte e da ogni direzione verso la loro tana. Il risultato? Piazza dei Signori stracolma di persone, tanto che molte di esse erano costrette a strabordare in contrà Cavour, contrà Del Monte e le altre vie adiacenti. Un fenomeno d’altri tempi, che
Beppe Grillo
chissà da quanto a Vicenza non si vedeva più per un comizio elettorale. Tutti grillini? Beh, è ovvio che molti di essi fossero degli autentici supporters dell’(ex?) comico genovese, ma è altrettanto vero che molti altri erano spinti da una sorta di curiosità, che sarebbe però riduttivo definire come tale. Un autentico interesse per un fenomeno che si distacca dalla tradizionale politica; un irrefrenabile desiderio di assistere di persona alla preannunciata performance di un trascinante oratore, un istrione - se vogliamo - ma che alla folla sa probabilmente parlare come oramai nessun altro e come
nessun altro sa accalorare gli ascoltatori: abbiano essi le sue idee o no. Per chi non è più giovane è stato spontaneo e naturale osservare che un fenomeno del genere, capace di richiamare massicciamente anche chi non la pensa come lui, si era visto a Vicenza negli anni ’50, quando l’oratore era Giorgio Almirante. Che strani tempi (strani e…inquietanti?) quelli in cui ad appassionare ad avvenimenti politici è proprio chi viene considerato da molti il primo protagonista italiano dell’antipolitica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Piazza dei Signori, un palcoscenico speciale per i candidati vicentini del Movimento 5 Stelle di Daniela Ceccon
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opo circa un’ora di comizio, il 9 febbraio in piazza dei Signori a Vicenza , Beppe Grillo ha lasciato spazio sul palco ai candidati del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni, affidando l’apertura alla candidata sindaco di Vicenza, Liliana Zaltron. In un discorso incentrato sulla città di Vicenza, ma non troppo, Zaltron ha posto l’accento su tre punti: rifiuti e rispetto del territorio (sì alla differenziata, no agli inceneritori), aiuto alle imprese che stanno chiudendo, rilancio del turismo. Il candidato padovano Giovanni Endrizzi ha poi presentato il suo punto di vista, incentrato soprattutto sull’importanza di lavoro, ricerca e sviluppo, e sulla necessità di diffondere ovunque la banda larga, indispensabile strumento per il rilancio dell’economia. I soldi per finanziare questo progetto, ha spiegato Endrizzi (ma già Beppe Grillo ne aveva parlato), si possono trovare nei capitali scudati. Il bassanese Francesco Celotto ha invece puntato il dito sulle grandi opere, come la Pedemontana,
questione della quale il candidato al Senato si occupa da tempo. La sua critica si rivolge al cosiddetto project financing, il sistema utilizzato per costruire opere pubbliche con finanziamenti privati. Sul palco è salito quindi il capolista al senato per il Movimento 5 Stelle, Enrico Cappelletti, che ha sottolineato come valore l’inesperienza politica dei candidati 5 Stelle e il fatto che si tratti di semplici cittadini. Anche in questo caso, qualche parola è stata spesa per il sostegno alle piccole e medie imprese, che nel Vicentino rappresentano una parte consistente dell’elettorato. Il tema ambiente è stato portato sul palco da Marco Maccis, candidato padovano, che ha sottolineato la questione della salvaguardia del territorio a livello idrogeologico, tema caro agli abitanti di Vicenza e Padova che si trovano ad affrontare regolarmente le conseguenze delle piogge. Il candidato di Verona, Giuseppe Dalpasso, ha continuato a parlare di ambiente, ma approfondendo il tema dell’efficienza energetica, che il Movimento 5 Stelle sostiene anche come fonte di posti di lavoro. A Vicenza non poteva mancare la questione delle spese militari: il
M5S, osservazioni e preoccupazioni di Antonio Dalla Pozza Da profilo FB di Antonio Marco Dalla Pozza La folla in Piazza dei Signori per Grillo è sicuramente un fatto rimarchevole. Resta certamente da capire quanta militanza vi fosse, quanta curiosità, e quanta voglia di protestare, trovando qualcuno che incarni la protesta. Ma, al di là di tutto, resta rimarchevole. Rimane da capire quale programma abbia in mente Grillo, e con quali risorse. Perché eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, eliminare il finanziamento pubblico all’editoria, eliminare le Province, ridurre i parlamentari ed i loro emolumenti sicuramente sono begli slogan (capiti male e tardi dai Partiti), ma da soli non bastano, oltre a porre tante domande sulla democrazia di questo Paese.
Uscire dall’Euro una soluzione? Uscire dall’Onu (pure questa si è sentita in Piazza) è una soluzione? Eliminare i sindacati (18 Gennaio) la ricetta per uscire dalla crisi? L’idea di Grillo mi pare quella di un Paese autarchico, nel quale alla fine comanda solo chi è in grado di usare (bene) un pc. Piazze piene, azzeramento dei partiti, processi per politici e reato di “strage” per gli amministratori locali, eliminazione dei sindacati, un solo canale pubblico, eliminazione di molte testate della stampa libera. Un solo capo, nessun partito, una folla osannante. Non è, purtroppo, una cosa nuova per l’Italia. A chi lo vota, e a chi lo sostiene, il compito di abbassare i toni, e scacciare i fantasmi
candidato Fabio Pino ha dichiarato il proprio sostegno al movimento No Dal Molin e ha criticato l’acquisto degli F35, come del resto ha sempre fatto Grillo stesso. Infine, sul palco hanno trovato spazio anche tre candidati della circoscrizione Estero, che hanno parlato di tutti i cittadini italiani costretti a rimanere fuori dal Paese
per le scarse opportunità che offre, e che vorrebbero tornare. I candidati non si sono dimostrati al livello di Grillo in fatto di energia e humour (del resto, il professionista è lui), ma il pubblico è rimasto in piazza ad ascoltare e ha apprezzato. Gli interventi sono stati ben studiati, in modo da non risultare ripetitivi e da presentare
un panorama abbastanza ampio del programma del Movimento 5 Stelle, spesso accusato di essere distruttivo e poco propositivo. Certo, i temi rimangono generici, ma sono pur sempre delle basi chiare e condivise su cui costruire qualcosa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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L’affondo di Francesco
Il nome di Maiolini, ex direttore di Banca Nuova (gruppo BpVi) era comparso a fine dicembre 2012 nell'ambito del cosiddetto caso Messineo. Ora però il manager decide di dire la sua e lo fa rispondendo punto su punto agli addebiti, mentre alla Popolare scelgono il basso profilo
di Marco Milioni
Q
uando a metà gennaio Francesco Maiolini ha annunciato di volere lasciare l’Irfis il manager non parlava tanto da numero uno, o ex numero uno, della finanziaria della regione Sicilia, ma piuttosto da ex direttore generale di Banca Nuova, uno dei principali istituti di credito dell’isola, controllato al 100% dalla Popolare di Vicenza. E per la sua ex banca, in cui ha lavorato dal 2000 al 2012, lo stesso Maiolini ha avuto parole di apprezzamento. Ma con un dettaglio. Nella lunga intervista pubblicata da LiveSicilia.it il 13 gennaio «Supermaio» come lo chiamano ancora alcuni funzionari della Popolare, non menziona mai la casa madre. E per chi conosce il codice di decrittazione del felpato linguaggio del mondo degli affari la cosa deve avere, sempre che l’abbia, un significato preciso, che solo i destinatari possono decifrare fino in fondo. Sul tappeto però rimane un fatto. Il
nome di Maiolini, almeno sul piano mediatico, ha fatto breccia sulla stampa nazionale quando a fine anno il suo nome finisce nel vortice del cosiddetto caso Messineo, che vede indagato appunto il procuratore palermitano Francesco Messineo accusato di avere spifferato proprio a Maiolini alcuni dettagli riservati di una indagine in corso: queste le cronache giudiziarie di fine anno. Dal versante opposto però Maiolini spiega la sua versione e lo fa accendendo i riflettori su fatti e circostanze precise: «Esiste una indagine della procura di Palermo si legge su LiveSicilia.it - per usura bancaria. Il termine usura è odioso e quindi è bene chiarire di cosa parliamo. In questo caso ci riferiamo ad un rapporto di conto corrente di modestissima entità e di cui i vertici della banca, compreso io, hanno conosciuto l’esistenza solo al ricevimento dell’avviso di garanzia, trattandosi di un rapporto bancario di competenza della filiale. Aggiungo - sottolinea Maiolini che per la stessa questione di diritto, la pretesa disapplicazione di un
regolamento della Banca d’Italia che escludeva le commissioni di massimo scoperto dal calcolo del tasso soglia usura, abbiamo già avuto in Banca Nuova pochi mesi fa un’archiviazione a Trapani e che sulle stesse fattispecie sono state interessate quasi tutte le banche italiane ed i relativi dirigenti ed amministratori. Sinora tutti i procedimenti in Italia si sono chiusi con un’archiviazione ed anche quando la Cassazione, in una pronuncia isolata e molto criticata dalla dottrina, ha ritenuto illegittima la normazione della Banca d’Italia, ha comunque concluso per l’assoluzione, sottolineando l’evidente assenza di dolo dei vertici bancari». E ancora: «Con riguardo poi all’asserita fuga di notizie di cui si occupa la procura di Caltanissetta mi limito ad osservare... che il reato di usura bancaria non si presta oggettivamente ad una fuga di notizie, poiché l’istruttoria è meramente contabile, ovvero legata a documenti bancari che non avevo alcun
motivo di chiedere, poiché già tutti, senza eccezioni, erano in possesso della banca». Poi Maiolini dà una sua ulteriore lettura degli eventi: «La vera fuga di notizie, a ben vedere, l’ha commessa chi ha informato la stampa della telefonata tra me e Messineo». Maiolini poi dice la sua anche sul caso delle assunzioni di parenti di importanti pubblici ufficiali di cui parla l’Espresso in edicola il 18 gennaio: «In Banca Nuova non è mai esistito un canale preferenziale per le assunzioni di parenti di magistrati o appartenenti alle forze dell’ordine che comunque, come ho già dichiarato alla stampa, ho sempre considerato un onore avere in organico, a dispetto di un passato anche recente che ha espresso forti legami tra la mafia ed alcune banche siciliane. Peraltro, per dare un senso quantitativo al problema, credo che su oltre un migliaio di dipendenti e collaboratori in Banca Nuova vi siano, salvo errori, solo tre parenti di magistrati. E sfido
Grillo, il Muos e Gemmo (m.m.) Sabato 9 febbraio è stato il giorno in cui Beppe Grillo ha riempito piazza dei Signori. Tra le mille cose dette ce n’è stata anche una che riguarda il M5S siciliano che all’assemblea regionale è riuscito ad obbligare la giunta di centrosinistra a mettersi di traverso al Muos, il grande impianto di comunicazione satellitare militare Usa che dovrebbe vedere la luce a Niscemi in provincia di Caltanissetta. Più nel dettaglio i consiglieri del M5S hanno obbligato la giunta regionale, pena la non approvazione della finanziaria per la quale i grillini pur non in maggioranza sono determinanti, a votare una delibera che dà mandato all’assessorato all’ambiente di annullare i permessi precedentemente rilasciati anche in relazione ad una serie di
La sede di Arcugnano della Gemmo
conseguenze sul piano della salute che la mega installazione potrebbe procurare. Un caso eclatante anche per le implicazioni internazionali, ma che ha una connotazione direttamente vicentina. Sì perché tra i soggetti incaricati dalla difesa Usa alla costruzione del Muos c’è la vicentina Gemmo. All’indomani del comizio la grande stampa regionale si è ben guardata dal fare emergere la questione. Eppure le vicende della ditta berica dovrebbero interessare i cronisti giacché Gemmo è uno di quegli operatori in ottimi rapporti con l’ex governatore veneto Gianclarlo Galan. I rapporti tra i due sono stati ben raccontati nel libro “I padroni del Veneto” di Renzo Mazzaro. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesco Messineo
chiunque a dimostrare che si siano mai generate, con questi magistrati, situazioni di conflitto di interesse. Certo chi deve deliberare una assunzione in un’azienda privata non può valutare negativamente questo genere di parentele, poiché si presume che chi ha ricevuto un certo tipo di educazione sia portatore di principi morali adeguati al ruolo che si verrà chiamati a svolgere sul lavoro». Poi una stoccata alla concorrenza: «È singolare comunque che si parli solo dei parenti di magistrati che lavorano in Banca Nuova e non di quelli che altrettanto legittimamente lavorano in altre banche o in importanti aziende private di Palermo». Frattanto il lavoro della magistratura procede. La Repubblica, edizione di Palermo, il 22 gennaio dà la notizia della richiesta di rinvio a giudizio immediato per Maiolini. La stessa testata, o meglio l’edizione on-line de La Repubblica di Palermo però il giorno 8 febbraio scrive che «per il Gip Cesare Vincenti, le prove contro l’ex manager di Banca Nuova, Francesco Maiolini, non sono affatto evidenti e, per verificare se effettivamente l’istituto di credito praticò tassi usurari nei confronti di due propri clienti, si dovrà fare una superperizia, affidata a un esperto della Banca d’Italia, Giulio Del Prete... Niente giudizio immediato, dunque, nei confronti di Maiolini». Nello stesso servizio si legge che tra gli indagati figura anche Marino Breganze, presidente di Banca Nuova e vicepresidente di BpVi. Quest’ultima al momento comunque in merito alla vicenda non prende posizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Pia quiete (m.m.) Che i vertici dell’Opera pia Cordellina preferiscano far parlare le carte vergate dal cda e che non commentino direttamente la vicenda della “multa” chiesta dal comune allo stesso ente di via Durando ci può stare. L’understatement si può criticare, si può considerare più o meno opportuno anche in un ente di nomina pubblica, ma ha una sua ragion d’essere. Che la giunta si limiti a spiegare che quella richiesta di oltre 100mila euro spedita alla Opc sia un atto dovuto ci può, forse, stare. Anche se il tutto cozza con i peana pro trasparenza che l’attuale maggioranza pro-
fessa dal 2008. Ma che le opposizioni, più o meno tutte, più o meno indistintamente, tacciano sul cosiddetto caso Opc è alquanto strano. VicenzaPiù (9 febbraio 2013, pagina 4) ha approfondito l’argomento con dovizia di dettagli ma a palazzo tutto tace. La questione è semplice, qui non si tratta di prendere di mira nessuno, si tratta di avere solo alcuni chiarimenti. Probabilmente certe conoscenze e certi trascorsi trasversali pesano; poco hanno a che fare con gli schieramenti e molto con la gestione del potere. Quando però i politici di turno si interrogano sui perché e sui come del fenomeno Grillo o si interrogano inebetiti sui come mai del diffuso malcontento,
Marco Zocca
ecco che un pensiero, seppur piccolo al caso Fontana dovrebbero farlo. Il silenzio è d’oro si diceva un tempo. Ma è un detto sinistramente ambivalente. © RIPRODUZIONE RISERVATA
VicenzaPiù & BassanoPiù
16 febbraio 2013 pag 7
Gli sherpa e i gregari delle elezioni politiche T
utti noi ricordiamo o riconosciamo i nomi dei grandi ciclisti che vincono i giri e quelli degli alpinisti che hanno scalato le vette più aspre. Ma chi sa che senza i gregari e gli sherpa, i portatori di sacchi e pesi, molte di quelle imprese sarebbero state irrealizzabili. E allora facciamo nelle prossime pagine i ritratti di alcuni gregari e alcuni sherpa, donne e uomini di otto partiti diversi, che aiuteranno i “big” (nome usuale a di Giovanni Coviello Sanremo e sdoganato per le liste elettorali per la politica spettacolo) a tagliare il traguardo e a scalare le vette del parlamento. Candidati che hanno poche o nessuna speranza di farcela di persona ma battono il territorio e le categorie a caccia di voti e consensi per far vincere il proprio partito e chi li ricorderà per il futuro come insostituibili sostenitori. Ma anche no …
Uno sherpa
Meri Ballico, «l’impresa non è impossibile» di Guido Gasparin
«
Il nostro numero magico è il 14». Meri Ballico, candidata al Senato per il Partito Democratico, lo va dicendo da giorni, «e non perché io sono al tredicesimo posto in lista, ma perché ottenere 14 senatori in Veneto significherebbe vittoria piena, senza correre il rischio dell’ingovernabilità dopo il voto». Meri Ballico è uno dei volti nuovi del Pd vicentino. Renziana di ferro (promotrice del comitato Valle Agno pro-sindaco di Firenze in occasione delle primarie), nella lista regionale per il Senato si trova sulla linea di confine per l'elezione a Roma nel caso in cui la sua formazione politica diventasse il primo partito in Veneto.
La ragioniera capo del Comune di Trissino, paese in cui risiede, crede all'impresa. «Compatibilmente con gli impegni familiari e di lavoro sto girando in lungo e in largo la provincia non solo per la mia campagna elettorale – spiega - ma anche per sostenere i miei compagni di partito. È un’esperienza bellissima, ritengo però che il Pd dovrebbe uscire ancora di più tra la gente, senza rincorrere i vaneggiamenti di Berlusconi, ma proponendo le proprie idee con forza e fermezza. Occorre suonare ai campanelli – continua – per rimettere in moto il popolo delle primarie. Solo così riusciremo ad ottenere una vittoria significativa». Nel caso di elezione, Meri Ballico si pone già alcuni obiettivi da raggiungere attraverso il lavoro da parlamentare. «Lavorando in un Comune – spiega – so quanto gli enti locali vicentini
facciano del loro meglio per dare risposte ai cittadini, ma spesso si trovano con le mani legate a causa di una burocrazia soffocante e di risorse ridotte all'osso. Una delle priorità è quella di ottimizzare le risorse destinate alla pubblica amministrazione, favorendo quei piccoli ma importanti interventi che possono contribuire al rilancio dell'economia locale, attraverso le commesse alle imprese del territorio. L'eccessiva burocrazia – continua Ballico – non penalizza soltanto gli enti locali, ma anche le imprese, che per investire si trovano spesso di fronte una montagna da scalare». Ma come si trova la Meri Ballico candidata per il Pd a lavorare per conto della giunta leghista di Trissino? «Nel mio lavoro mi sono sempre comportata come un tecnico che deve raggiungere gli obiettivi posti dall'amministra-
zione – spiega – e a Trissino, fortunatamente, amministrano persone squisite, con le quali ho un rapporto che va al di là delle divergenze politiche. Basti pensare che la vicesindaco Erika Stefani è madrina di una delle mie tre figlie, che da giovani andavamo in discoteca assieme e ci trovavamo a giocare a tennis». Meri Ballico affronta insomma con fiducia la sua prima avventura elettorale nazionale (nel 2006 si era già candidata alla carica di sindaco di Brogliano, uscendone sconfitta), forte dei 1531 voti ottenuti in occasione delle primarie. «L'esperienza iniziata con il mio appoggio a Renzi – sottolinea – ha coinvolto anche persone che non erano iscritte al Pd. Mi candido anche per loro, lo faccio perché non voglio deludere le loro aspettative». Intanto però c’è da continuare l’impegno nella campagna elet-
Meri Ballico
torale, che secondo la trissinese ha bisogno di uno scatto d’orgoglio. Per Meri Ballico la persona giusta è Matteo Renzi, che nel suo tour a sostegno dei candidati ha inserito anche la tappa vicentina del 15 febbraio. «Al di là del mio sostegno alle primarie – sottolinea – ritengo che Renzi abbia una capacità maggiore di comunicare i valori e le idee del Pd per la crescita del nostro Paese. Il suo contributo sarà fondamentale». © RIPRODUZIONE RISERVATA
La candidata Olivo: missione impossibile, ma non contro la burocrazia di Marco Polo
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er Rossella Olivo quelli attuali sono mesi sono piuttosto frenetici. Il sindaco di Romano d’Ezzelino è, infatti, impegnato su più fronti. Risolto l’annoso problema dell’accusa per concussione, argomento trattato nel numero 10 di BassanoPiù, Rossella Olivo ha tra le mani la patata bollente della Nuova Valsugana ma è profondamente impegnata anche nella campagna elettorale per le politiche del prossimo 24 e 25 febbraio. In realtà il sindaco del comune ezzelino è stato inserito al 18° posto sui 22 totali della lista unica per il Senato della Repubblica del Pdl in Veneto. Il che rende di fatto impossibile la sua reale elezione a Palazzo Madama: «La mia candidatura – spiega il primo cittadino romanese – è nata in seguito all’esigenza della segreteria del partito di proporre alla cittadinanza un sindaco del territorio. Sapevo in partenza che non sarei stata collocata in posizione utile per sperare di essere
eletta ma ciò mi stava bene in quanto ho tutta l’intenzione di continuare a prendermi cura dei cittadini del mio comune. L’assenso ad essere inserita in lista va letta nella speranza di riuscire a portare l’esperienza di sindaco maturata in questi anni e le istanze del territorio all’interno di quel gruppo di politici che saranno chiamati a sedere in parlamento. Questo perché mi accorgo che spesso, purtroppo, le problematiche della gente comune non vengono prese in considerazione da chi viene incaricato di governarci». In tale quadro l’esperienza di sindaco, che contempla un rapporto molto stretto con la popolazione, può tornare utile in campagna elettorale per portare acqua, in questo caso voti, al mulino del Popolo della libertà: «Sono assolutamente convinta – continua Rossella Olivo – che un’esperienza maturata in qualità di amministratore di un ente locale aiuti moltissimo un politico nel rendersi conto dello stato delle cose, ed in particolare di ciò che funziona e di ciò che, al contrario, proprio non quadra. La mia quotidianità è fatta di rapporto con
i cittadini ma anche di relazioni con altri enti. In questi anni alla guida di un comune di quasi 15 mila abitanti mi sono resa conto che ai sindaci non viene mai chiesto quali sono gli enti o i gangli burocratici che possono essere ridotti o eliminati in un’ottica di riduzione dei costi della macchina pubblica che rappresenta veramente uno dei problemi più gravi, e costosi, che zavorrano il nostro paese. I sindaci sanno perfettamente quali enti o procedimenti sono efficienti, quelli che sono passibili di miglioramento, che quasi sempre fa rima con semplificazione, e quali esistono solo per mantenere sé stessi. Troppo spesso in Italia sono la burocrazia e i burocrati ad avere in mano una consistente fetta di potere, anche se poi la colpa principale è attribuibile a leggi che sono complicate e passibili di interpretazione. Nel nostro Paese le norme non contribuiscono assolutamente a fare chiarezza, tutt’altro. A questo va aggiunto il mal funzionamento della giustizia, che per tempi e costi ormai è diventata una giustizia per soli ricchi. Su questi temi si può intervenire ma sono necessarie
una sferzante volontà politica e una reale conoscenza di queste realtà». Il sindaco ezzelino rappresenta con estrema lucidità il (mal)funzionamento del sistema Italia ma la domanda sorge spontanea: all’interno del Pdl, principale partito della coalizione che ha governato per otto degli ultimi dieci anni, si avverte la necessità di abbracciare tali idee? «Devo essere sincera, finora non ho avuto grossi riscontri su questi temi. A mio giudizio Renato Brunetta aveva intrapreso la strada giusta però la sua azione si è arenata per contrasti interni all’allora maggioranza e per i soliti impedimenti burocratici. Tuttavia mi sembra che anche altri partiti come la Lega, che ha mandato molti suoi sindaci a Roma, ha ottenuto poco niente su tale fronte. Per questo io mi auguro di avere dei rapporti sempre più stretti con i miei colleghi che siederanno in Senato proprio per sollecitarli su queste tematiche. Bisogna andare contro al sistema che si è consolidato, è un’impresa scomoda ma assolutamente necessaria se si vuole dare una prospettiva ad un paese ingessato in un momento
Rossella Olivo
particolarmente critico». La campagna elettorale è in pieno svolgimento ma Rossella Olivo non percepisce un particolare fermento: «Non sto notando una grande partecipazione e un grosso entusiasmo da parte della cittadinanza. Le ragioni sono principalmente due, entrambe molto forti. In primis un sistema elettorale che, togliendo le preferenze, slega i candidati dal rapporto con il territorio (preferenze blindate, ndr) lasciando in bagarre solo quei politici che non avendo un piazzamento sicuro si sbattono per raccogliere il consenso. In secundis tra la gente c’è una diffusa convinzione che comunque vada non cambierà niente». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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16 febbraio 2013 pag 8
Erika Stefani sulla soglia dell’eleggibilità, «ma prima viene il partito» di Guido Gasparin
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uinto posto e prima dei vicentini nella lista veneta della Lega Nord per il Senato. La vicesindaco di Trissino Erika Stefani, di professione avvocato, si trova in una posizione piuttosto delicata. Se la Lega confermerà i successi veneti del passato non dovrebbe avere problemi a fare il grande salto nella politica nazionale; se invece il Carroccio dovesse pagare con un sostanzioso calo di voti i recenti scandali giudiziari e la più generale disaffezione alla politica, Erika Stefani si troverebbe proprio sullo spartiacque tra elezione e non elezione. «Se avrò la possibilità di entrare in Senato ci metterò tutto l’impegno per portare le istanze del Veneto e in particolare del Vicentino
Erika Stefani
- spiega mentre si sta recando a Montecchio Maggiore per un incontro elettorale che vede presente il governatore del Veneto Luca Zaia -. L’importante per me non è tanto il risultato personale, ma piuttosto che la Lega veda
premiato con il voto dei cittadini il rinnovamento voluto da Roberto Maroni e Flavio Tosi. La mia candidatura, così come quella dell’ex assessore di Thiene Filippo Busin alla Camera, è una dimostrazione di questo rinnovamento, perché, se vogliamo, io provengo dalle seconde linee, essendo stata finora impegnata soltanto nel ruolo amministrativo nel mio Comune: un incarico che considero importantissimo e che, per rispetto nei confronti dei cittadini che mi hanno votata, porterò avanti anche nel caso in cui venissi eletta in Parlamento. Insomma, non intendo assolutamente abbandonare Trissino e lasciare a metà il lavoro fin qui svolto». La vicesindaco in questi ultimi giorni che precedono le elezioni si sta dunque muovendo sia a livello personale che a sostegno del partito, perché, dice, «è ormai da molti anni che lavoro per il
Ezzelini Storti, il “globe trotter” rosso (g.g.) È al decimo posto nella lista Veneto 1 per la Camera, ma virtualmente è collocato al quinto posto. Giuliano Ezzelini Storti, 31 anni, segretario provinciale di Rifondazione Comunista e candidato pure alla poltrona di sindaco di Recoaro Terme (ma se ne riparlerà in primavera), ritiene di avere buone possibilità di entrare in Parlamento. Dipenderà dal risultato elettorale di Rivoluzione Civile: se sarà molto buono potrebbero liberarsi le prime 5 posizioni della lista, perché Ingroia, Lucarelli, Sof-
Giuliano Ezzelini Storti
fritti, Stramaccioni e Dotti sono candidati anche in altre Regioni. Ezzelini Storti si troverebbe quindi subito dopo Bottene, Palombarini, Marchioni e Radich. «In tutta la lista - dice con un pizzico di orgoglio - sono il primo esponente veneto dei partiti che sostengono Ingroia. Significa che il mio lavoro in Rifondazione Comunista è stato premiato». Ezzelini Storti è uno che mastica politica da quando era molto giovane. Di professione operaio all’ex Marzotto di Valdagno (ora MCS spa), fa parte dell’RSU dell’azienda, per otto anni è stato consigliere di opposizione a Recoaro Terme e in Rifondazione Comunista fa parte del comitato politico nazionale e del coordinamento nazionale Giovani Comunisti. Quest’anno si è iscritto alla Facoltà di Storia, «ma i primi due esami sono capitati proprio in periodo elettorale. Ho appena dato informatica e avrò un altro esame subito dopo il voto, chissà se avrò il tempo di prepararmi a dovere…». Giuliano Ezzelini Storti è un altro dei vicentini che si trova sullo spartiacque tra elezione e non elezione. «Penso di es-
sere il candidato veneto di Rivoluzione Civile ad avere il maggior numero di presenza a dibattiti, assemblee pubbliche, manifestazioni, comizi e volantinaggi al mercato - sottolinea - perché è un lavoro che faccio prima di tutto per il partito. Per ottenere risposte bisogna partire dal contatto con la gente e in queste settimane sto respirando un clima positivo attorno al nostro movimento». Ma se verrà eletto in Parlamento, Ezzelini Storti rinuncerà alla candidatura a sindaco di Recoaro? «Neanche per sogno - spiega - perché ho preso un impegno e perché attorno alla mia figura sta lavorando bene un gruppo che rappresenta il centrosinistra allargato alla società civile. Per Recoaro potrebbe essere veramente la volta buona nell’ottica di un deciso cambiamento di rotta. Abbiamo buone possibilità di vincere». E l’esperienza di Rivoluzione Civile potrebbe essere l’embrione per un ricompattamento del frastagliato mondo della sinistra italiana? «Potrebbe trattarsi di un importante passaggio intermedio verso la creazione di un soggetto politico di sinistra forte
movimento e ho sempre condiviso i valori della Lega, fin dalla sua nascita. Gli elettori stanno manifestando una sorta di disamore nei confronti dell’intera classe politica, ma sono convinta che la Lega abbia ancora la capacità di conquistare ampi consensi tra la popolazione». Stefani non corre insomma soltanto per se stessa, ma anche con l’obiettivo di portare l’acqua (in questo caso i voti) al mulino del Carroccio e dei candidati che la precedono in lista. Dopo essersi presentata a Schio e ad Alonte, i prossimi impegni la porteranno ad Arzignano e a Vicenza (dove avrà al suo fianco anche il sindaco di Verona e segretario regionale del partito Flavio Tosi) e già si profilano ulteriori incontri pubblici ad Arsiero e in altri Comuni del Vicentino. «Continuerò a praticare la mia professione di avvocato - spiega perché non ho mai vissuto di politica e non intendo farlo nemme-
no in futuro. Assicuro comunque il mio impegno per il bene di questo territorio, che necessita di molte risposte da parte dello Stato centrale. I problemi sono tanti e la politica ha il dovere di risolverli». A lei, che ha combattuto la dura battaglia contro la malattia, vincendola, la determinazione e la tenacia certamente non mancano. Con questo spirito sta affrontando anche questa avventura elettorale, con la convinzione che prima di tutto sia importante un successo della Lega Nord, messa a dura prova negli ultimi tempi, ma anche, sostengono molti dei suoi sostenitori, rigenerata dal cambio di guardia Bossi Maroni. Poi, a seconda dei numeri, per Erika Stefani potrebbero aprirsi le porte del Senato. Se così non fosse, assicura che si impegnerà ancora di più nel suo compito di amministratrice locale.
e unitario. Vedremo se dopo le elezioni sarà possibile anche un dialogo con Sel, che per ora ha scelto la strada, a mio modo di vedere sbagliata, dell’alleanza solitaria con il Pd». Ezzelini Storti, che ricorda di essere a capo del partito con il maggior numero sezioni provinciali dopo Pd e Lega Nord, prosegue dunque nella sua frenetica campagna elettorale. Mancano pochi giorni al voto e, a giudicare dal suo fittissimo programma di impegni, non in-
tende rinunciare a un dibattito o a un confronto per far conoscere l’agenda politica di Rifondazione Comunista e Rivoluzione Civile. «Le sensazioni sono positive, perché la gente che incontro dimostra di aver compreso il nostro obiettivo: la creazione di un soggetto di massa che unisca tutta la sinistra, per i diritti dei lavoratori e delle classi meno abbienti».
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Meridio: «Per superare la crisi serve anche una banca pubblica» di Marco Milioni
G
erardo Meridio conosce la politca da tempo. Nato il 5 agosto del '60 a Thiene è vissuto per molti anni a Dueville dove ha cominciato a frequentare gli ambienti della Democrazia Cristiana e dove ha mosso i primi passi come amministratore ricoprendo la carica di vicesindaco. Funzionario Inps «ex Inpdap» Meridio è stato per anni presidente dell'Ipab Vicenza, città in cui vive, mentre dal 2008 è stato eletto «consigliere comunale del Pdl». Allora Meridio come mai ha deciso questo salto di qualità? Da consigliere a candidato per Mir al senato. Quando ha deciso con precisione? E come interpreterà la campagna, da membro del coro o da solista? «Era il dicembre dello scorso anno ed ero deluso dal mancato rinnovamento in seno al Pdl. Conoscevo Gianpiero Samorì e quando si è can-
Gerardo Meridio
didato alle primarie la sua iniziativa mi aveva convinto. Poi non se n'è fatto nulla ma la sua iniziativa con il Mir mi ha trovato d'accordo; così mi sono trovato candidato al Senato poiché Mir oltre a non avere nelle sue fila eletti a Roma predilige di gran lunga i soggetti che provengono dal territorio. Io personalmente non ho alcuna ambizione da “carega per la carega”».
Ad ogni modo la sua elezione a palazzo Madama appare difficile. Non si sente in una posizione marginale rispetto ad altri partiti del centrodestra o rispetto ad altri candidati con probabilità maggiori di successo? «Assolutamente no. Ciò che conta è il progetto comune. Noi siamo qui per riammodernare il centrodestra. Ci interessa l'obiettivo complessivo» Quale è la vostra priorità sul piano politico? «Ridare speranza al Paese sapendo che occorre combattere sprechi e malversazioni. Noi che non abbiamo scheletri nell'armadio possiamo gridarlo forte. E poi ci stiamo immergendo giorno dopo giorno tra le persone». Quel è il primo spreco che le viene in mente? «Io preferisco cominciare dalla testa e quindi il mio pensiero va alla presidenza della Repubblica che costa 250 milioni di euro all'anno. Più dell'Eliseo e di Buckingham palace messi insieme. Poi occorre limitare il
numero dei parlamentari. Si dovrebbe scendere ad una soglia paragonabile a quella della Germania quanto meno». E poi? «Non è pensabile che alcuni grandi funzionari di stato prendano 6-700, anche un milione di euro l'anno. Il Capo della polzia in Italia guadagna 700.000 euro l'anno, il capo dell'Fbi negli Usa 120.000, tanto per dire». Ma sul piano economico che ricette proponete contro la crisi? «Anzitutto c'è un problema di disciplina bancaria. Non è possibile che le banche prendano a prestito soldi dalla Bce a tassi minimi per rimpinguare i loro bilanci, o per comperare titoli di Stato, lasciando la gente e le piccole imprese nella stretta creditizia. Occorre una sana e seria banca pubblica che rimetta in circolo la moneta o altrimenti di austerity si morirà. Per acquisire risorse sarebbe anche utile dismettere il patrimonio aureo di Bankitalia. La Germania già lo ha fatto. Poi però bisogna ridurre
altri sprechi». Quali? «Vanno accorpate regioni, competenze, centralizzati acquisti, va razionalizzata la spesa in materia di acquisizione di beni da parte delle amministrazioni altrimenti non si va lontano. Ci vuole poi un tetto agli emolumenti di quei manager bancari di quegli istituti che beneficiano direttamente o indirettamente dell'aiuto pubblico. Il caso di Mps insegna. Certi premi a manager che combinano certi guai non vanno nemmeno presi in considerazione, soprattutto quando poi spunta l'aiutino dei Monti bond». Lei da giorni va rimarcando il concetto di innovazione. A che si riferisce? «Ci sono alcuni cicli industriali che stanno cedendo il passo. Dobbiamo capire che ci sono ambiti come le reti internet ad alta potenza, le ristrutturazioni ambientali, il trasporto 2.0 che vanno incentivati dallo Stato. Occorre una sorta di scintilla neokeynesiana tale da far ripartire l'economia, ma nella direzione utile all'essere umano; altrimenti se l'economia diventa il retrobottega della finanza non va bene». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Celotto: «Tra rischi ambientali e debito occulto si rischia grosso anche per l'occupazione» (m.m.) Francesco Celotto è uno degli attivisti più conosciuti nel M5S in tutto il Vicentino. Laurea in giurisprudenza, piccolo imprenditore del ramo editoriale, ha fatto delle battaglie per la qualità ambientale uno dei suoi vessilli, il che è anche il risultato dell'eredità del padre Antonio, esponente di spicco della cultura bassanese, scomparso di recente a causa di un incidente stradale. «Troppi non si accorgono - fa sapere Celotto che è candidato al Senato nella circoscrizione Veneto 1 - che stiamo vivendo un passaggio storico in cui ci viene chiesto un cambio di passo. Le conventicole del passato hanno il fiato corto. E pesante». L'aspirante al seggio di palazzo Madama però deve fare i conti con una posizione in lista non particolarmente promettente. Il che obbliga lo stesso Celotto ad un insolito doppio ruolo di gregario a beneficio delle prime posizioni ma anche di outsider di lusso che potrebbe spuntarla nel caso di una netta affermazione del suo movimento. Il M5S esce da un week-end che ha visto Beppe Grillo riempire le piazze in mezzo Veneto. Quali sono i vostri sentimenti in questo momento? State sentendo la fatica sul campo? «C'è grande fibrillazione al nostro interno, ed è comprensibile, perché ci stanno tributando un ritorno che gli altri partiti nemmeno sognano. I
Francesco Celotto
politici dei vecchi partiti fanno fatica a farsi vedere in giro perché la gente oltre ad essere disperata comincia ad essere disgustata di certi volti e di un certo sistema. E tutto questo avviene stando fuori dal circuito televisivo. Ovviamente per noi la fatica si sta facendo sentire perché la rete di dà una mano ma poi si deve battere a tappeto il territorio. Io personalmente in diverse occasioni sento il bisogno di staccare la spina per un po' di giorni». Sembra la metafora di una corsa ciclistica o no? Più gregario o capitano? «No la definirei più simile ad un 3000 siepi. Una gara di resistenza che deve essere comunque veloce». Celotto in queste ore lei sta macinando kilometri fra incontri, ban-
chetti, volantinaggi. Come sta lavorando la squadra? Si vede più votato al gruppo o sente la campagna su un piano personale? «Io sto facendo la mia parte ribadendo i miei convincimenti e rimettendo sul tappeto le mie battaglie. Va da sé che il lavoro di squadra viene per primo» Lei Celotto sul palco a Vicenza ha detto di essersi convinto verso la via del M5S dopo avere assistito alla cosiddetta Woodstock a cinque stelle. Che cosa è cambiato in questi anni? «Purtroppo in questi anni le cose sono cambiate. E in peggio. Nonostante i segnali della crisi, il monito che veniva da autorevoli esperti nei più disparati campi la politica non ha continuato che a fare i propri interessi e a coltivare il proprio potere. Ma sarebbe riduttivo parlare di politica perché la piega che stanno prendendo gli eventi è da attribuire ad una intera classe dirigente autoreferenziale e chiusa come una casta, che con la casta politica intrallazza da decenni. Di più, tra rischi ambientali e debito occulto si rischia grosso anche per l'occupazione». Da alcuni mesi una parte del vostro movimento ha rialzato i toni sulla questione delle infrastrutture e degli ospedali costruiti col project financing. Come mai? «È vero che in queste ultime setti-
mane abbiamo posto l'accento su alcuni temi, specie quello delle infrastrutture. Il fatto che se ne senta parlare con più insistenza deriva dal fatto che si avvicina il voto e di conseguenza, vista l'ascesa del M5S, anche i media che solitamente snobbano questi temi sono costretti a dare qualche cenno. Le nostre battaglie sulla Spv, sulla finanza di progetto nella sanità sono dati di fatto. E da tempo. Ciò detto, nessuno pensa di avere il monopolio su nulla poiché sul territorio le associazioni, i comitati o i singoli che si battono contro questa o quella stortura sono numerosi ed è anche grazie a loro che il M5S ha potuto vederci chiaro. Rimane il fatto che il tema delle grandi opere vada affrontato di petto. Perché queste ultime così concepite sono diventate il trucco con cui vengono drenate dalla fiscalità generale risorse a benefico di pochi, spesso creando debito occulto. È un andazzo che ci può mettere in ginocchio se non lo si cambia». Sui media nazionali non manca chi accusa il M5S di scarsa democrazia interna. Al contempo ci sono occasioni in cui, Vicenza è un esempio, si è assistito a duri scontri interni, più per questioni personali o di apparato che su questioni di merito. Le cose stanno così? «Abbiamo fatto degli errori, alcuni dovuti alla nostra inesperienza, altri causati da una incapacità di dialogo
tra i vari gruppi sul territorio. Ci sono stati anche attriti di natura personale; ma è nel dna del movimento. Perciò queste cose vengono fuori perché gli attivisti se le dicono in faccia. E i media le amplificano. Se però amplificassero anche le nostre denunce contro il malgoverno sarebbe meglio, ma così non accade. Se poi uno guarda dentro il ventre dei partiti che hanno governato sino a ieri allora viene da ridere, o da piangere, a seconda dei gusti». Quante possibilità di ingresso al senato vede per lei alle prossime elezioni e quali saranno i primi passaggi di Francesco Celotto se varcasse la soglia del Senato? «Diciamo discrete se il M5S fa un ottimo risultato nel Veneto. Ma in questo momento la cosa non è la mia prima preoccupazione. C'è una campagna elettorale da condurre casa per casa. Dobbiamo organizzarci al meglio con i rappresentanti di lista ai seggi, non ci fidiamo della partitocrazia. E soprattutto c'è una situazione generale che ci sta crollando addosso. Comunque se dovessi arrivare a Roma la prima cosa che farei sarebbe quella di recuperare le carte su Spv e Valsugana, a partire dai piani finanziari e su su sino alle convenzioni economiche». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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16 febbraio 2013 pag 10
Fillippi cerca voti per La Destra di Angela Mignano
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lberto Filippi, già deputato e ora senatore uscente, prima della Lega Nord, da cui è stato espulso («i mandanti sono Stefani e Dal Lago, a cui ero d’ingrombo ma ora “puniti” dalla pulizia fatta da Maroni e Tosi, i miei riferimenti in tempi non sospetti»), poi transfuga obbligato in altri lidi, si candida alla camera sia in Veneto 1 che in Veneto 2 come n. 3 nella lista del partito di Francesco Storace, La Destra nazionale. Se la sua nuova formazione («ma io sono sempre stato personalmente e di famiglia uomo di destra sia pure moderna e aperta al mondo da imprenditore come sono») supererà lo sbarramento del 2% lui sicuramente tornerà a Roma, perché Storace e Bontempo, che lo precedono come candidati di bandiera, lo faranno posto. Se non dovesse avvenire «io di
Alberto Filippi presenta i candidati anche a Cortina
certo continuerò a fare politica con quel partito puntando alle prossime europee in cui dovrei essere candidato in tutti i collegi. Portare un contributo al paese è stato sempre il mio obiettivo e lo posso dire io che non vivo certo di politica. Per giunta in tantissimi amici, molti amministratori locali, mi hanno
seguito nella mia nuova casa per cui di certo non li lascerò soli nel loro nuovo percorso politico». È così che Alberto da Arcugnano racconta la sua nuova esperienza in cui senza il paracadute della vecchia Lega Nord fa da sherpa al partito e a se stesso perché oggi i voti li va a cercare ovunque, a
Vicenza, come a Verona, a Belluno come a Monselice: «di fatto col segretario regionale Bosetti faccio anche da richiamo per tutti quelli che si riconoscono nei valori tradizionali della destra perché, a parte Nello Musumeci, che è venuto in Veneto e dal cui carisma sono rimasto colpito, gli altri big nazionali hanno lasciato a me e a Carlo Bosetti il compito di promuovere le nostre iniziative contro Imu, Irap, Equitalia e contro tutti i sistemi e i meccanismi che oggi tartassano le imprese e uccidono il mercato del lavoro». Ma «bisogna trovare le risorse per abbattere le tasse» dice Alberto Filippi, che cura l’azienda di famiglia, la Unichimica, col padre e il fratello, ma che è anche laureato in Economia e Commercio: «le risorse si trovano anche tassando la prostituzione. Arriveranno soldi, tanti, da un mondo di pil sommerso e in mano alla malavita e si risolveranno anche problemi umani e sociali rendendo legale e controllato quel “commercio” che altri-
menti, oltre ad avvantaggiare solo magnaccia e mafie, sfrutterà solo e sempre chi potrebbe invece, esercitare quella professione alla luce del sole e con le dovute precauzioni mediche». Insomma il candidato deputato de La Destra si è rimboccato le maniche per recuperare i consensi che prima in buona misura gli arrivavano in automatico e forse questo sta rendendo anche più vicino alla gente un politico che chi lo denigrava lo descriveva come ”figlio di papà”: «sul mio “santino” elettorale, che proprio voi avete scoperto e lanciato mediaticamente come iSantino e che La Repubblica ha rilanciato a livello nazionale, ho messo il mio numero di cellulare che uso da sempre. Lì mi trovano e mi potranno trovare sempre i miei elettori». E ora anche alcuni sindacati, come la Cisal, stanno con l’imprenditore e futuro papà. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Con Monti ma senza avere l’elezione in… Tasca
L’ex sindaco di Bassano, Gianni Tasca, corre con due concittadine «per dare una prospettiva ai nostri figli»
di Marco Polo
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Non una realtà politica/partitica ma una forza che raggruppa le migliori competenze e conoscenze della società civile impegnate nel tirare fuori l’Italia dal barattato nel quale stava precipitando a causa di una gestione sprecona e spesso clientelare della cosa pubblica. Questa è la principale motivazione che ha spinto il sottoscritto e le candidate del nostro territorio alla Camera dei deputati, Lorenza Breda e Lucia Monelli, a sposare la causa di Scelta Civica con Monti per l’Italia». Gianni Tasca, ex sindaco della città del Grappa, si è gettato a capofitto nella nuova avventura anche se l’eleggibilità sua e delle sue concittadine e compagne di percorso di «Scelta» non è garantita ma dipenderà dall’esito delle votazioni. Difficile dunque scovare un interesse personale diretto da questa presa di campo che costa fatica ed impegno tutt’altro che trascurabili. A spingere Tasca a rituffarsi anima e
corpo in politica è una profonda e tenace volontà di contribuire a cambiare le cose: «In cuor mio ho fortemente sperato che Monti si candidasse ancor prima che questa eventualità fosse paventata. Quando il premier ha annunciato la sua salita in politica sono stato travolto da un desiderio interiore di portare il mio contributo all’unico schieramento che può dare una prospettiva positiva al nostro Paese». La critica di Tasca colpisce in pieno il sistema partitico: «Chi è alla perenne ricerca del consenso elettorale non poteva imbarcarsi in riforme scomode che poi avrebbero pagato in termini di voti alle successive elezioni. Anche se questo conduceva l’Italia ad accrescere le sue spese e con esse il debito. Di fatto si è scientificamente scelto di far pagare gli unici italiani che non potevano difendersi perché impossibilitati dal recarsi alle urne: i bambini. Non è un caso che adesso la disoccupazione giovanile sia così alta. Per porvi rimedio e fermare l’emorragia che ci stava conducendo a far la fine della Grecia, dove la disoccupazione ha superato il
50%, Monti è stato costretto ad intervenire con una cura pesante. Sarebbe bastato iniziare qualche anno prima a mettere i conti in ordine e predisporre politiche per lo sviluppo per evitare che noi tutti fossimo sottoposti agli indiscutibili sacrifici a quali siamo stati chiamati. Negli ultimi 20 si sono succeduti governi che hanno fatto pochissime riforme e, soprattutto, non sono mai state riforme condivise. Ad esempio la legge elettorale, le riforme della giustizia e dello stato». Nell’approcciarsi con i suoi concittadini, che da sempre ne stimano correttezza e serietà, l’ex sindaco bassanese ha riscontrato un pericoloso deficit d’informazione: «Effettivamente a volte è dura allargare la prospettiva a certe persone, soprattutto in quei casi in cui si tende ad informarsi solo superficialmente o a non farlo proprio. La colpa è però anche dei politici. Quando abbiamo dei candidati che sostengono che lo spread non è un problema significa mentire sapendo di farlo. Se a Mario Monti è stato affidato l’incarico di formare un governo è perché la politica era alla frutta e non era in
grado di affrontare una grave emergenza che poteva portare all’immediato tracollo dell’Italia, stato che ha un enorme debito pubblico detenuto per più del 50% da stranieri. Se questi ultimi percepiscono che non siamo in grado di restituire quanto dovuto perché il nostro sistema non è sostenibile si liberano dei titoli di stato. E per non fallire il Paese, quindi noi tutti, doveva pagare degli interessi più salati per fare invogliare comunque gli investitori a prestarci i soldi. Chi più chi meno tutti abbiamo fatto un mutuo, dovremmo sapere cosa sono gli interessi! Quindi oltre ad un deficit di informazione paghiamo anche un deficit di democrazia perché ci sono persone disoneste. Personaggi che parlano in maniera furbesca, dicono solo ciò che gli fa comodo a fini elettorali promettendo ciò che la gente vuol sentire anche se non sono promesse mantenibili, altrimenti sarebbero già state realizzate. Oppure prima vengono fatti dei proclami, come quello sul taglio di un carrozzone mantenuto con soldi pubblici come le province, eppoi gli stessi partiti hanno insabbiato la riforma portata avanti con se-
Gianni Tasca
rietà dal governo Monti per non ledere privilegi ed eliminare poltrone per qualche compagno di partito. A questi personaggi interessa solo raggiungere e mantenere il potere. Così è stato negli ultimi anni, questa è la strada che ci ha portati a pagare le conseguenze pesanti dell’oggigiorno. Se non svoltiamo adesso i nostri figli e nipoti rischieranno grosso». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Vecchio ospedale di Schio, le immagini degli sprechi da abbandono di Giovanni Coviello
brame, fa capire) della galassia Galan Sartori e delle solite aziende che le graviterebbero intorno, noi abbiamo fatto i fotoreporter all’interno dell’ospedale di Schio, vecchio così tanto da essere già dotato di una piattaforma edilizia che ne avrebbe permesso l’espansione per svariati piani e così ricco di dotazioni da tenerne in grembo ancora tantissime con “tanto” di scatole già riempite di materiali e quant’altro e chiuse con su scritte a pennarello le stanze di destinazione a Santorso. L’accusa, che pure evidenzia «le spese di pulizia di locali semi abbandonati e il mancato smaltimento anche di rifiuti che potrebbero essere tossici», punta il dito contro gli altri sprechi da abbandono «perché non per contratto tutto quello che manca a Santorso viene obbligatoriamente comprato ex novo da chi gestisce il project ai prezzi e con le modalità dallo stesso stabilite». Per chiarire il più possibile a chi ci legge abbiamo scelto di pubblicare le foto senza commenti, che non siano in questa premessa esplicativa, e con una semplice didascalia, che indica
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ono in tantissimi a parlare del caso del project financing, che secondo l’accusa “finanzia” i privati che hanno costruito l’Ospedale di Santorso, pardon l’Ospedale Unico Alto Vicentino come il nuovo Direttore Generale, Daniela Carraro, ci ha invitato ufficialmente a citare l'ospedale impegnando per questo il tempo suo e del suo staff. Ma sono in pochi, quelli che contano, a coprire di nebbia contratto, importi dettagliati e accordi in ballo, oltre che le tante lamentele che solo i sordi non riescono a sentire, non diciamo ascoltare, anche se è sotto gli occhi di tutti il faraonico impegno economico pubblico verso la cordata che ha costruito un ospedale che ad oggi è fonte di polemiche anche sulle modalità con cui è fornito il (dis)servizio. Allora mentre si attende trasparenza sull’operazione che il collega Renzo Mazzaro attribuisce ai voleri (alle
anche il valore di massima del materiale se ricomprato, ma prima di pubblicarle volevamo avere lumi e spiegazioni proprio da Daniela Carraro. Le abbiamo, così, chiesto già l’8 febbraio un incontro («per intervistarla e per mostrarle alcune foto dell’ospedale di Schio» abbiamo scritto anche il 13 febbraio allo stesso indirizzo da cui ci invitava a usare la giusta dizione per l’Ospedale di Santorso, ops dell’Alto Vicentino) perché ci desse la motivazione del mancato trasloco, magari non fatto in attesa di una auspicabile cessione di tanti materiali, apparati e mobili “inutili” a una qualche onlus che li destinasse a paesi poveri. Nessuna risposta? Se l’avessimo avuta la pubblicheremmo, se l’avremo la pubblicheremo. Con la stessa trasparenza con cui si vedono i malati a piano terra, e non solo, a Santorso nelle stanze con vetrate da hotel vista mare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Reparto rianimazione tolte le apparecchiature, con la barra di sostegno più impianti gas medicali del valore di circa 20.000 euro
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Mobili abbandonati in Chirurgia
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Scatole rianimazione
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All’ospedale di Santorso caffè e pasti sono da guida Michelin: beviamoci su (g.c.) C’è chi dice che l’Ospedale unico dell’Alto Vicentino, vulgariter di Santorso, non sia stato realizzato rapidamente ma che, invece, la consegna sia stata, quella sì, rapida ma solo per evitare le penali sui ritardi, e che, quindi, ci fossero , e ci siano ancora, tanti lavori incompiuti (vedi il parcheggio in cui gli operatori della biglietteria ancora oggi non hanno un gabbiotto in cui proteggersi dal freddo e dal gelo) o, peggio, mal progettati, come «gli impianti fotovoltaici divelti dai tetti al primo vento di una zona noto-
riamente battuta dai venti», oppure come «le sale del pronto soccorso, piccole, con locali per i pazienti e anche il personale insufficienti e inadatti, con sale d’attesa non degne di essere chiamate così» per non parlare degli stazionamenti delle ambulanze e, peggio, del «sistema di tubazioni già andato in tilt più volte» per non parlare del sito prescelto, periodicamente investito dagli odori dell’inceneritore La Capretta, non certo graditi dai degenti e dal personale. Ma girando per la vecchia struttura di
di operatori presenti, dovrebbero essere ben maggiori e, quindi, spingere un bravo gestore (o chi gli ha firmato il contratto) ad abbassare piuttosto che aumentare i prezzi. Ma poi ci siamo consolati del solo 33% in più pagato per un caffè se è vero, come ci … dicono, che un pasto nella sede di Schio costa alla Ulss 4 poco meno di 6 euro mentre La (solita) Serenissima adde-
Schio e quella nuova di Santorso (a Thiene ci andremo, ma ci dicono che il quadro non sia poi diverso da quello di Schio) ci ha colpito un dettaglio. In cerca di una macchina da caffè a Schio l’abbiamo usata per avere un buon caffè a 45 centesimi di euro. A Santorso, per soddisfare la nostra futile ma incallita esigenza, la stessa macchinetta con lo stesso gestore dei servizi di ristorazione, oplà La Serenissima, macina il caffè e serve la tazzina a 60 centesimi anche se le quantità erogate, visto il numero di degenti e
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bita circa il doppio. Quando ci riceverà a Daniela Carraro chiederemo anche quali sono le prelibatezza da chef che hanno convinto Ulss e Regione a pagare il doppio. Per un maggior numero di pasti, al solito. E poi ci berremo su, magari con gli infreddoliti operatori del parcheggio, con gli alcolici somministrati in un ospedale che è “Unico” anche per questo.
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I dati della crisi e la soluzione “rivoluzionaria” di Giorgio Langella di Giovanni Coviello
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iorgio Langella, segretario regionale del PdCI, è da tempo impegnato per ricucire gli strappi a sinistra e per riportare in parlamento la voce di chi ha ancora il coraggio di definirsi comunista. In Rivoluzione civile, la lista che il suo partito, Rifondazione, i verdi, vari movimenti ambientalisti e legalitari, l’Idv di Di Pietro, i sindaci arancione come De Magistris e Orlando, hanno messo insieme perché non sia una semplice coalizione elettorale ma il seme di una nuova, autentica sinistra, Langella ha trasferito tutta la sua spinta ideale, che tutti gli riconoscono, a prescindere dalle proprie personali opinioni. Il seguace di Oliviero Diliberto è, tra l’altro, un attento analista dei dati e dell’evoluzione del mondo (lui odia la parola “mercato”) del lavoro. Varie volte lo abbiamo ospitato su queste pagine. Approfittando della sua partecipazione a una delle nostre tavole rotonde sulle prossime politiche (di cui riferiamo a pagina 17) lo abbiamo interpellato per avere un quadro, numerico e qualitativo e lui inizia così: «Dopo cinque anni di governi liberisti (prima quello PDL-Lega di Berlusconi e poi
quello “tecnico” di Monti appoggiato da PD,PDL e UDC) i dati di fine 2012, a livello nazionale, sono questi: - la disoccupazione è dell’11,2%, pari a 2.875.000 persone. Nel 2007 i disoccupati erano 1.506.000 (6,1%); - la disoccupazione giovanile è del 36,6% pari a 606.000 unità. Nel 2007 il tasso di disoccupazione giovanile era il 20,3%; - i salari nel sono aumentati dell’ 1,5% (l’incremento più basso dal 1983) a fronte di un’inflazione del 3%. Si stima che i prezzi dei beni di largo consumo) siano, invece, aumentati del 4,3%; - sono state autorizzate 1.090.600.000 ore circa di cassa integrazione. Nel 2007 furono circa 183.700.000»; Ma i numeri drammatici per l’Italia, non sono certo confortanti con la locomotiva del nord est, oggi con poco o senza più carburante: «Nel nostro territorio (regione e provincia) i dati sono altrettanto preoccupanti: - in Veneto i disoccupati sono stimati in 155.000 persone (+124,6% rispetto alle 69.000 del 2007); - le ore di Cassa Integrazione (ordinaria, straordinaria, in deroga) sono state in Veneto
102.866.768, pari a 62.343 lavoratori (+805% rispetto alle 11.365.671 ore del 2007) e a Vicenza 17.980.186, pari a 10.850 lavoratori (+494,5% rispetto alle 3.023.998 ore del 2007); - i lavoratori entrati in mobilità sono stati complessivamente 36.092 in Veneto e 5.737 a Vicenza. Di questi, 27.295 in Veneto e 4.134 a Vicenza sono lavoratori che hanno subito licenziamenti individuali. In Veneto, ci sono state 12.135 domande di mobilità in deroga. I lavoratori iscritti nelle liste di mobilità sono 61.530 in Veneto (+148,35% rispetto al 2007) e 10.669 in provincia di Vicenza (+79,55% rispetto al 2007); - le aziende venete entrate in crisi sono 1.502 (34.738 sono i lavoratori coinvolti). Quelle vicentine sono 271 con 5.337 lavoratori coinvolti». L’analisi che ne fa Giorgio Langella è secca e lucida, anche perché, per chi non lo sapesse, l’esponente di Rivoluzione civile vede il fenomeno anche da imprenditore nel settore del software industriale e della relativa formazione con la sua Studio Synthesis in Viale dell’oreficeria: «Questi sono i risultati di una politica liberista che, nella totale assenza di un piano di sviluppo industriale, ha:
Un sogno politico di Paolo Mele
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el corso di questi ultimi anni, il rifiuto per la politica ha raggiunto nel nostro Paese un livello senza precedenti, al punto di assurgere, paradossalmente, esso stesso a programma a politico e di governo. Lo dimostra la nascita di partiti , come il gettonato e clonato, “Movimento 5 Stelle” del capo popolo Beppe Grillo, o il più recente partitino “NO VOTO”, che professano una sorta di “ideologia” politica ispirata all'anti-politica. Iniziative che, tuttavia, già da lungo tempo, avevano una loro estesa rappresentanza nel più grande “partito” non ufficiale, di maggioranza italiano, quello del“assenteismo”, pari al 30-40% dell'elettorato. “Partito” a sua volta supportato dalla “coalizione” delle schede bianche e nulle, per fantasia o ignoranza. Quali siano le cause di così grave disinteresse per la politica, è cosa sulla quale non vale neanche più la pena di soffermarsi, riguardando esse i suoi rappresentanti, indegni ormai di qualsivoglia civile com-
mento. Vi è invece da chiedersi se vi siano ancora cure o soluzioni a tale problema, che, contrariamente alle apparenze, offre alle solite, onorevoli sanguisuge di continuare ad abbeverarsi alla fonte dei profitti e sponsor elettorali. Soluzioni che possano , per tempo, acquietare l'ormai crescente e radicale desiderio di liberazione dall'attuale giogo politico. Soluzioni non lenitive del dolore che tale male produce, ma risolutive del male medesimo, che, dunque, senza ulteriori indugi, va estirpato, e se necessario isolato sotto una colata di igienizzante, caldo bitume. “Pianificazione” utile a riproporre la famosa tabula rasa su cui ricominciare a scrivere una nuova idea di Politica. Quale? Quella di una Politica che non sia una lucrosa occupazione per incapaci o nullafacenti, ma un impegno volontario e responsabile da assumersi verso il proprio Paese e la comunità di appartenenza. Di una Politica a titolo gratuito, salvo il rimborso del reddito che si sarebbe percepito per la propria attività lavorativa (fatti salvi tetti da definire, ndr) – che andrà sospesa durante tutta la durata del mandato politico – da determinarsi
sulla base delle ultime tre denunce dei redditi, oltre il rimborso delle spese rigorosamente documentate. Di una Politica senza più auto blu o scorte, ad esclusione di quelle per il Presidente della Repubblica ed il Papa, semmai di … nostra competenza. Di una politica senza più vitalizi ed altri privilegi. Di una Politica preclusa ai pregiudicati, a quelli in attesa di giudizio, ai falliti, a chi vive di rendita o possiede quote in società operanti a livello pubblico, ai congiunti prossimi ed alle amanti,
- cancellato i diritti dei lavoratori a partire dall’articolo 18; - permesso qualsiasi deroga al contratto nazionale di lavoro e alle leggi dello Stato che regolano i rapporti di lavoro (l’articolo 8 dell’ultima finanziaria del governo Berlusconi); - aumentato gli anni di lavoro per poter andare in pensione e aumentata l’età pensionabile; - permesso la delocalizzazione delle attività produttive; - accettato la logica del ricatto occupazionale, assumendo il “metodo Marchionne” come forma di rapporto tra imprenditori e lavoratori e cancellando, di fatto, il contratto nazionale di lavoro; - accettato la chiusura di stabilimenti e fabbriche di importanza strategica; - privatizzato beni comuni, servizi pubblici e settori strategici; - svenduto il patrimonio dello Stato; - reso il lavoro sempre più precario e “flessibile”; - tagliato gli investimenti pubblici destinati alla sanità, all’istruzione, alla ricerca; - ridotto il tessuto produttivo del nostro paese fino a renderlo ininfluente e poco competitivo nel panorama internazionale». Se i dati sono inconfutabili, la valutazione delle cause della crisi del
dove è eletto chi prende più voti e per la quale nepotismo, raccomandazioni e favori sono da ritenersi reati gravissimi da punirsi con la galera. Di una Politica i cui rappresentanti, ridotti a un decimo di quelli attuali - anche in ragione del numero dei partiti che non potranno essere più di tre, divisi per destra, sinistra e centro – risponderanno del loro operato pubblicamente, per merito o demerito, e qualora commettessero un illecito, il loro status verrebbe considerato un aggravante. Di una Politica il cui unico scopo sia il benessere del proprio Paese e del suo Popolo. Un sogno? Sì... per il momento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
L'immagine di una manifestazione del 2011 del M5S e del PopoloViola
Giorgio Langella e Roberto Soffritti
lavoro nasce dalla sua visione politica, che però esplicita con chiarezza e non con fumose e politicheggianti affermazioni. E da quella interpretazione Langella prova a tracciare la strada delle soluzioni: «Oggi, chi governato in questi ultimi 5 anni, ci vorrebbe far credere che la soluzione è continuare a privatizzare e cancellare i diritti. Non è così. Bisogna trovare agire con una politica che abbia come obiettivi: - il ripristino della legalità e dei diritti nei posti di lavoro, a partire dal ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e la cancellazione dell’articolo 8 dell’ultima finanziaria di Berlusconi; - la cancellazione della “controriforma Fornero” sulle pensioni; - l’applicazione l’articolo 11 della Costituzione con il ritiro dei militari italiani impegnati in scenari di guerra e il taglio delle spese militari a partire dall’acquisto dei cacciabombardieri F35 e di tutti i nuovi armamenti; - una lotta decisa contro l’evasione fiscale e la corruzione, che permetta di recuperare i miliardi necessari per lo sviluppo del paese, il rafforzamento dei servizi pubblici, la diminuzione della tassazione sul lavoro; - una patrimoniale strutturale e progressiva sulle grandi ricchezze; - il tetto alle retribuzioni milionarie dei dirigenti statali e alle pensioni d’oro; - la sconfitta definitiva delle mafie rifiutando la logica perversa di scendere a patti con esse; - il contrasto delle delocalizzazioni delle attività produttive che significano “esportare sfruttamento per importare disoccupazione”, attivando per legge il recupero dei finanziamenti pubblici erogati, il vincolo delle aree dismesse, l'esproprio degli impianti al fine di permettere la continuazione della produzione; - crescenti investimenti nell’istruzione, nella ricerca e nella sanità pubblica garantendo questi diritti fondamentali a tutti; - la realizzazione di un piano di sviluppo industriale ed economico che individui i settori strategici da potenziare e permetta la piena occupazione; - la volontà e capacità dello Stato di intervenire direttamente nell’economia e nella produzione senza limitarsi al ruolo di generoso erogatore di denaro pubblico ai privati». Un programma difficile. «Ma perché non tentare di attuarlo?» chiede Langella. A noi potrebbe già bastare aver contribuire a stimolato la discussione. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lega vs Udc by ViPiù: Lanzarin e Valdegamberi i candidati a confronto di Daniela Ceccon
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icenzaPiù festeggia il settimo anniversario della testata con una serie di incontri in vista delle elezioni. Il primo appuntamento si è svolto martedì 12 febbraio alle 18 al Caffè Garibaldi di Vicenza con la bassanese Manuela Lanzarin della Lega Nord e il veronese Stefano Valdegamberi dell’Udc (tutto l’evento è stato “pubblicato” nei 4 video in cui è stato suddiviso, ndr) Il coordinatore dell’incontro, il direttore di VicenzaPiù Giovanni Coviello ha subito chiesto conto della situazione di difficoltà della Lega e di come il partito intenda superarla. “Non ci nascondiamo”, ha detto la candidata al Senato, già parlamentare e sindaco di Rosà, Lanzarin. “Ci siamo trovati in una situazione difficile, ma cambiamento e rinnovamento all’interno della Lega ci sono stati. La pulizia è stata fatta, a differenza di quanto accaduto in altri partiti. Noi proponiamo una classe dirigente nuova e giovane e idee nuove, come il progetto dell’euroregione
del Nord, una macroregione in cui trattenere le risorse”. Al consigliere regionale Valdegamberi, invece, Coviello ha chiesto conto della decisione di allearsi con Monti, dopo il distacco dal Pdl. Il candidato alla Camera ha individuato la causa nella contraddizione di tutte le formazioni politiche, quella di mettere insieme forze estreme e moderate, che poi non consentono di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. “Monti ha fatto delle cose buone, magari discutibili”, ha commentato. “Ma ha salvato il Paese e ora non bisogna annullare il lavoro fatto”. Interpellati sui due casi ‘caldi’ del momento che riguardano i rispettivi partiti - Finmeccanica per la Lega e Monte Dei Paschi (Caltagirone) per l’Udc - i due candidati hanno preferito glissare: Lanzarin ha detto che la Lega aveva già chiesto alla magistratura di fare chiarezza su Finmeccanica, Valdegamberi che lui può parlare solo per sé, che i rapporti fra Casini e Caltagirone non lo riguardano e che comunque lui è contrario al leaderismo. I primi attacchi sono partiti proprio dal consigliere regionale, che ha accusato la Lega di aver gestito male
Coviello, Lanzarin, Valdegamberi, Milioni
diverse aziende venete lasciando buchi: l’Aeroporto di Verona, la Fiera di Verona e la Serenissima. Il dibattito si è spostato quindi sulle questioni locali, e in particolare sull’uso del project financing come modalità di costruzione delle opere pubbliche venete. Una modalità tipicamente italiana in cui gli utili vanno al privato e i costi finiscono per ricadere sulla comunità. Entrambi i candidati hanno criticato non tanto lo strumento in sé, ritenuto valido soprattutto per la carenza di fondi pubblici, quanto piuttosto la sua applicazione, che talvolta lascia spazio all’illegalità. Interpellata sul caso specifico dell’ospedale di Santorso, Lanzarin ha risposto di-
cendo che Zaia ha dato mandato di massima trasparenza. L’argomento della trasparenza è stato affrontato anche relativamente alla questione Pedemontana, sollevata dal giornalista Marco Milioni, che da tempo sta cercando di ottenere la documentazione relativa al progetto, ma senza successo. Mentre Valdegamberi ha genericamente auspicato la massima trasparenza degli atti amministrativi con pubblicazione online, Lanzarin (geograficamente più vicina al problema) ha detto che non è stato nascosto niente relativamente alla Pedemontana e che i cittadini possono comunque rivolgersi agli organi preposti.
Milioni ha poi posto una domanda diretta: è giusto che lo Stato mantenga il segreto sulla vicenda Pollari? Le risposte anche in questo caso non sono state puntuali: Lanzarin ha replicato auspicando una riforma della magistratura nel suo complesso, mentre Valdegamberi ha detto che il segreto di Stato è giusto, ma non se viene utilizzato come strumento per proteggere qualcuno. Ultima questione affrontata nel dibattito è stato il finanziamento pubblico dei partiti, ovvero il rimborso elettorale. “La Lega è a favore dell’abolizione”, ha detto Lanzarin. “Il futuro governo prenderà una decisione in merito, visto che ci dovrebbe essere una convergenza dei partiti”. Sulla questione degli stipendi dei parlamentari, Lanzarin sostiene che quella del politico non debba essere una professione, ma un lavoro a tempo determinato. Per Valdegamberi, invece, il vero tarlo è la corruzione, perché è lì che sta il guadagno di alcuni politici. “L’ipocrisia”, ha detto, “è quella di tollerare la corruzione e poi lamentarsi degli stipendi, che comunque dovrebbero essere equi, ragionevoli e commisurati all’Europa”.
Vai Ario che ce la fai di Giovanni Coviello
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l 1° febbraio 2013 su questi mezzi denunciavamo nel corsivo “GdV: falso in rilancio” l’utilizzo ingannevole fatto da Il Giornale di Vicenza di vecchi dati Audipress per invogliare i partiti a comprare pubblicità elettorale grazie ai 305.000 lettori vantati nel giorno medio. Peccato solo, scrivevamo, che i lettori fossero crollati di 40.000 unità (con un meno 13,1% da record negativo per i quotidiani locali) nella rilevazione più vicina alla realtà attuale, quella successiva e nota da un bel dì. Anche se ancora migliorativa rispetto alle successive ulteriori diminuzioni di copie vendute secondo lo specifico organo ufficiale di rilevazione, l’Accertamento Diffusione Stampa (Audipress annota i lettori medi, Ads i giornali venduti, ndr). Ora al di là del fatto che un quotidiano credibile, come vuole essere quello di Confindustria Vicenza diretto da Ario Gervasutti, mai dovrebbe “giocare” sui
numeri e sui dati a danno di lettori, che per forza di cosa tendono a fidarsi di quello che leggono sul “loro” quotidiano, e ricordando che quei dati “ottimisticamente” obsoleti inducevano i partiti a spendere più soldi, spesso pubblici, quindi dei cittadini stessi, per una pubblicità che si voleva accreditare con numeri roboanti, a danno anche degli altri media, che magari non usano questi sistemi per attirare attenzione e investimenti, il nostro ufficio legale, già impegnato a difenderci su altri fronti. aveva preparato, dopo le uscite reiterate di un messaggio ritenuto ingannevole, una segnalazione ufficiale all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (riportata sulle nostre testate web). Ma un po’ la mancanza di tempo di chi scrive, legata anche all’impegno profuso con la redazione nell’organizzare ben otto tavole rotonde di confronto politico e con ospiti di rilievo per le prossime politiche, di cui riferiamo anche qui, e un po’ la speranza nel “ravvedimento” degli amici di Via Fermi dopo il nostro titolo provocatorio “Gdv, falso in rilancio” ci hanno fatto ritardare l’invio dell’esposto.
E martedì 12 febbraio abbiamo, così, potuto risparmiare il simbolico francobollo della nostra Pec perché il buon Ario deve aver preso il telefono interno in mano per non far più diffondere numeri distraenti dalla realtà per politici già un po’ spendaccioni per conto loro e il Gdv ha finalmente pubblicato con la stessa grafica solo spazi e prezzi. Merito nostro? No, merito di Ario e del suo ravvedimento che ci auguriamo diventi anche “operoso”, se solo avrà l’onestà intellettuale di annunciare, qualche volta, le nostre iniziative, magari anche solo una delle otto tavole rotonde, quella del 19 febbraio con Galan e Zanettin su un fronte e Moretti e Ginato sull’altro. Non penseremmo mai che non sia stata anche oggi pura mancanza di spazio quella per cui il Gdv ha “censurato” Lanzarin vs Valdegamberi, prima, Mancini vs Soffritti, poi e così via. Ma vai Ario che ce la fai a pubblicare anche gli eventi altrui. Per informare i cittadini lettori senza trucchi ed omissioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Pubblicità ingannevole del Gdv dal 30 gennaio
Pubblicità veritiera del Gdv del 12 febbraio
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Sinistre contro, ma con prove di dialogo di Guido Gasparin
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oto utile, Napolitano, Monti, scandalo in Finmeccanica e le divisioni all’interno della sinistra che un tempo si riconosceva compatta nel Pci: molti i temi su cui si è discusso giovedì 14 febbraio nel corso della seconda tavola rotonda organizzata da VicenzaPiù in vista delle prossime elezioni politiche. Al Caffè Garibaldi di Vicenza, moderati dal direttore Giovanni Coviello, si sono confrontati gli esponenti di Rivoluzione Civile e di Sinistra Ecologia e Libertà: per Rc, che corre da sola sostenendo il candidato premier Antonio Ingroia, erano presenti Roberto Soffritti (ex sindaco di Ferrara, componente della segreteria nazionale del Partito dei Comunisti Italiani e n° 3 nella lista per la Camera di Veneto 1, Liguria e Calabria), Giuliano Ezzelini Storti (segretario provinciale di Rifondazione Comunista, n° 10 nella lista Veneto 1 per la Camera) e Giorgio Langella (segretario regionale PdCI-FdS); per Sel, coalizzata con il Pd e il Centro Democratico di Tabacci, Oscar Mancini (ex sindacalista Cgil, n. 6 nella lista per la Camera Veneto 1) e Davide Vittorelli (coordinatore di Vicenza del partito). Ma andiamo con ordine, partendo dalla prima domanda posta dal direttore Coviello e ricordando che è stato pubblicato, come per ogni serata, il video completo diviso in più sezioni. Il voto utile, invocato per sconfiggere Berlusconi, è una cosa positiva o negativa e per chi? Mancini: È importante perché una vittoria larga del centrosinistra potrà produrre un’alleanza europea con la Francia di Hollande e in futuro, se dovessero imporsi i socialdemocratici, con la Germania. Per allontanare lo spettro di Berlusconi occorre vincere anche in Lombardia con Ambrosoli, quindi è importante votare l’alleanza di centrosinistra Soffritti: L’obiettivo principale è fermare la deriva iniziata con il governo Monti. La vera sinistra deve innanzitutto tornare in Parlamento, per poi eventualmente aprire una discussione con il Pd. Ezzelini Storti: Penso che Vendola abbia fatto un errore strategico nell’allearsi con il Pd. Noi chiediamo la coerenza politica. Sono curioso di vedere come si comporterà Sel dopo che il Pd, ad elezioni concluse, avrà stretto l’accordo con Monti. Vittorelli: Sel si comporta a livello nazionale come si è comportata negli enti locali, alleandosi con il Pd e vincendo. L’anomalia, in un contesto europeo, sarebbe rimanere fuori da un’alleanza di centrosinistra. L’abbiamo proposta anche a Variati, ma lui ci ha risposto picche. Langella: Il voto utile fu invocato anche da Veltroni, che fallì miseramente. Allora trionfò la destra e la
sinistra fu espulsa dal Parlamento. Siamo divisi da Sel per via di un ostracismo: Ingroia ha chiesto di parlare con il Pd dei contenuti, ma le porte del dialogo, non certo da parte nostra, erano già chiuse. Serve un ritorno ad una sinistra compatta, che possa dialogare con il Pd da una posizione di forza. La seconda questione posta sul tavolo è stato il rapporto tra il comunista di vecchia data Giorgio Napolitano, ora presidente della repubblica, e il premier Monti. Napolitano, ha ricordato il direttore di VicenzaPiù, appoggiò l’invasione sovietica dell’Ugheria nel 1956, fu “contestato” da una troupe di una tv tedesca, contro la quale reagì invocando l’intervento della polizia, per aver usufruito di un rimborso di 800 euro per un biglietto aereo costatone meno di 100 quando aveva incarichi in Europa, ma soprattutto ha messo in atto “un colpo di stato democratico” nominando premier Monti e assicurando che il professore, una volta assolto il suo compito, non sarebbe entrato in politica... Mancini: Non ero, né potevo essere, in Piazza contro l’intervento sovietico in Ungheria in quanto quei fatti accaddero nel 1956 e avendo allora otto anni non posso neppure ricordare le posizioni che allora furono assunte da Napolitano, che comunque mi sono note. Ma il 20 e21 agosto del 1968 ero in Piazza contro l’invasione sovietica della Cecoslovaccia che avvenne nel corso di quella tragica notte che soffocò la primavera di Praga. Del governo uscente penso tutto il male possibile, perché siamo tornati al capitalismo selvaggio e al liberismo più sfrenato, che creano disoccupazione e l’aggravamento delle condizioni delle masse popolari. Langella: Napolitano non gode della mia simpatia, perché quando è caduto Berlusconi c’era la possibilità di dare una svolta politica andando subito alle elezioni. La nomina a senatore a vita di Monti ha fatto nascere questo Governo, che noi osteggiamo. Soffritti: Ricordo che nel Pci Napolitano era a capo della corrente migliorista che si opponeva a Berlinguer. Scegliendo Monti ha scelto i poteri forti dell’Europa, dimostrando di non essere incoerente, perché ha sempre agito in questo modo. Confronto sulla stessa linea invece sul caso delle presunte tangenti in Finmeccanica giudicate come “utili” da Silvio Berlusconi in quanto “prassi internazionale” per stare in quel tipo di mercato Soffritti: Non possiamo nasconderci che le assegnazioni di queste commesse seguano certe vie. Uno degli obiettivi principali è, quindi, l’introduzione nel codice penale del reato del falso in bilancio. A quel punto le aziende avrebbero l’obbligo della massima trasparenza nella stesura dei rendiconti economici e ogni cosa sarebbe più chiara. Mancini: La corruzione è entrata nel sistema che una volta era quello
Da sinistra Ezzelini Storti, Langella, Soffritti, Coviello, Mancini, Vittorelli
delle partecipazioni statali. È un errore privatizzare tutti i settori e i risultati si vedono. Ma perché Sel si trova da una parte e Rivoluzione Civile dall’altra, se poi i valori di fondo sono condivisi? E cosa non convince del Partito Democratico? Mancini: Riteniamo che un vero cambiamento a prescindere dai numeri del Pd non sia realizzabile. Anch’io avrei voluto che tutta la sinistra fosse entrata nella coali-
zione, ma ricordiamoci che è stata proprio Sel ad impedire l’alleanza del Pd con Casini e con Monti. Tra Bersani e Monti, a mio parere, si sta aprendo un fossato che si allargherà sempre di più. Auspico una collaborazione con Rc in Parlamento. Ezzelini Storti: Il patto Italia Bene Comune stretto tra gli alleati del centrosinistra stabilisce che le decisioni saranno prese a maggioranza. Avendo il Pd la maggioranza, non penso che Sel avrà le mani libere.
Noi non vogliamo essere la sinistra residuale, ma una vera alternativa di governo, libera e senza vincoli. Ritengo poi che il Pd sia un partito già spaccato al suo interno, vedi il grande consenso ottenuto da Renzi alle primarie. Langella: Perché la coalizione di centrosinistra ha rifiutato il confronto con Ingroia e non ha accettato un dialogo sui contenuti? Semplicemente perché era già stato deciso che la cosiddetta sinistra massimalista dovesse rimanere fuori dall’alleanza. Vittorelli: Il Pd soffre ancora i postumi della fusione tra i Ds e la Margherita, ma la componente popolare si sta via via assottigliando e altri esponenti si stanno spostando verso destra. Noi abbiamo il merito e l’obiettivo di spostare la coalizione verso sinistra. Soffritti: Il Pd è nato da una fusione a freddo dei gruppi dirigenti allo scopo di raggiungere obiettivi politici e in più, a complicare ulteriormente le cose, in Italia abbiamo il Vaticano. Per la discussione in sala rimandiamo al video. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Nuova Valsugana, cresce il fronte del «no» di Marco Polo
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omano d’Ezzelino è in fermento. L’ipotesi progettuale della Nuova Valsugana, per la quale è giunto il «si» sottoforma di delibera di giunta regionale votata all’unanimità, ha diviso gli abitanti del territorio in fazioni come ai tempi di Ezzelino III da Romano. La differenza rispetto al XIII secolo sta nel fatto che le fazioni da due, allora guelfi e ghibellino, sono diventate tre, favorevoli, contrari e i new entry: gli indecisi. Il dato più interessante in questa specie di campagna elettorale, che fa il paio con quella che ha portato alla riconferma del sindaco Rosella Olivo la scorsa primavera, all’interno del comune ezzelino riguarda proprio quest’ultima categoria. «Gli indecisi sono in costante au-
mento» direbbero i sondaggisti. A smuovere le coscienze e insinuare il tarlo del dubbio nei molti favorevoli della prima ora è stato anche il cospicuo lavoro sul territorio portato avanti dal «Comitato Valsugana a Romano», gruppo apolitico/apartitico creato da alcuni cittadini senza mire politiche, ma con l'obiettivo di illustrare il tracciato e le problematiche derivanti dalla possibile realizzazione della Nuova Valsugana. Grazie all’attenzione dei media, nonché ad una distribuzione capillare di volantini, quasi 400 persone hanno partecipato all'evento organizzato presso il Teatro parrocchiale di Romano capoluogo, prendendo parte con interesse al dibattito. Durante la serata sono state illustrate con semplicità le criticità evidenziate dai tecnici che hanno aderito spontaneamente al comitato tra cui l’ingegner Flavio Zoncheddu. In particolare sono stati
sottolineati i costi che dovrà assorbirsi la comunità considerato che una strada scorrevole e gratuita si tramuterà in una strada a pedaggio e che gli esorbitanti costi previsti per la realizzazione dell’opera, qualora non coperti dal flusso di veicoli, saranno a carico della Regione e quindi di tutti i cittadini veneti. Inoltre la preoccupazione è elevata per quanto concerne la distruzione di un’ampia e incontaminata zona agricola e per l’impatto distruttivo di cantieri mastodontici della durata di alcuni anni. Il tutto sottolineato dall’evidenza che i problemi attuali del traffico che percorre la direttrice Bassano-Trento sono concentrati a Carpané, frazione di San Nazario, comune di 1.700 abitanti. «Siamo molto soddisfatti riguardo alla partecipazione alla serata e più in generale della crescente attenzione della popolazione su questo tema - spiega il presidente del comitato Isaia Cit-
Incontro sulla Valsugana
ton –. Al primo incontro aperto al pubblico abbiamo apprezzato anche la presenza del sindaco Olivo nonché di alcuni esponenti della giunta comunale. Siamo convinti che il successo della nostra iniziativa sia imputabile anche al fatto che siamo assolutamente lontani da qualsiasi fine politico.
Abbiamo rilevato come sempre più persone abbiano mutato l’iniziale sostegno ad un’opera del tutto sovradimensionata per le esigenze attuali e future». Ulteriori informazioni sono rinvenibili del portale www.valsuganaromano.it. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rossella Olivo: «Accuse false sulla Nuova Valsugana» (m.p.) «Fra i meriti più rilevanti della nascita del Comitato Valsugana a Romano c’è sicuramente quello di aver ricondotto il confronto a toni decisamente più pacati e rispettosi». Non fatica ad ammetterlo il sindaco di Romano d’Ezzelino Rossella Olivo. «Ho rilevato con piacere che questo gruppo è composto da persone serie e civili. Nella presentazione organizzata presso il teatro parrocchiale di Romano non hanno minimamente fatto emergere posizioni politiche e questo l’ho sicuramente apprezzato». Le visioni di comitato e giunta comunale rimangono distanti anche se non mancano i punti di convergenza: «Alcune delle criticità sollevate sono assolutamente da condividere – continua Rossella Olivo –. Ad esempio il
pericolo di un aumento dell’inquinamento legato alla crescita del flusso di automezzi è reale. Tuttavia da sindaco responsabile devo preoccuparmi del fatto che l’apertura della Superstrada Pedemontana porterà tantissimi mezzi da e verso Trento e ritengo che una nuova strada, anche se a pagamento, possa aiutare a rendere più snello e meno problematico tale traffico di attraversamento. Altri punti toccati dal comitato, invece, proprio non li condivido. Ad esempio la tanto temuta frattura urbanistica e l’isolamento che andrebbe a crearsi tra le varie parti del comune. La Nuova Valsugana, infatti, su nostra richiesta, sarà completamente interrata nell’area di San Giacomo, che è la più densamente abitata, mentre il resto sarà
in trincea (sul piano campagna ci sarà la complanare che sostituendo l’attuale gratuita tangenziale sarà gravata di notevole traffico ndr). Inoltre gli abbattimenti non sono così numerosi come presentato ma riguardano due abitazioni e alcune pertinenze. Non vedo nemmeno il paventato pericolo dell’articolo 38 del Ptrc, che lascia mano libera alla programmazione regionale in un raggio di 2 km dai caselli, in quanto la Valsugana non può essere considerata una strada primaria non avendo in tutto il suo percorso due corsie per senso di marcia». Così il sindaco ezzelino si esprime nel merito del progetto. Ma Rossella Olivo alza anche il tiro e invita a riflettere sulla reale capacità d’incidenza di un sindaco nei confronti di opere di
interesse sovraregionale: «Nonostante qualche benpensante che non ha nessun interesse reale nei confronti del progetto della Nuova Valsugana ma che ha come unico obiettivo quello di mandare a casa il sindaco Olivo (il riferimento è al consigliere di Romano Libera Gianpaolo Lorenzato ndr), il «Comitato Valsugana a Romano» ha sottolineato come le sedi giuste per mostrare le proprie perplessità siano Venezia e Roma. Stiamo infatti parlando di un progetto sovracomunale che viene studiato in sede regionale e presentato agli enti locali. In questo quadro il sindaco non ha certo il potere di opporsi. Il mio ruolo è quello di affiancare il progetto e portare a casa le migliori mitigazioni e compensazioni possibili». Continua Rossella
Olivo e chiama ancora in causa il raggruppamento di Romano Libera: «Il gruppo di Luciano Dissegna e Gianpaolo Lorenzato è stato sostenuto in campagna elettorale dall’assessore regionale Elena Donazzan. Mi chiedo perché non la invitino ad un incontro pubblico per farle spiegare il motivo del suo voto favorevole alla delibera di giunta regionale sulla Nuova Valsugana. Non solo. Nel bassanese c’è un altro esponente di spicco in regione che è Nicola Finco, presidente della commissione ambiente. Perché invece di coinvolgere queste personalità continuano a rivolgere le loro attenzioni sul sindaco che in capitolo ha peso relativo?». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Lorenzato risponde al sindaco Olivo: «Distruggiamo Romano per salvare Carpané» (m.p.) Gianpaolo Lorenzato contesta con forza i presunti «successi» ottenuti dal comune di Romano in merito alle osservazioni presentate in regione: «Premetto che la risposta alle osservazioni inoltrate dal nostro comune sono pubbliche e quindi facilmente consultabili da chiunque. Noi l’abbiamo fatto e abbiamo rilevato che nella stragrande maggioranza dei casi la Regione Veneto alle osservazioni romanesi ha risposto in maniera elusiva, con una frase tipo «la questione verrà valutata successivamente, in fase di esecuzione dei lavori». Quindi che l’amministrazione so-
Il semaforo di Carpané
stenga di essere soddisfatta per l’accoglimento delle osservazioni mi sembra paradossale». L’esponente di «Romano Libera» risponde con fermezza anche alla presa
di posizione di Rossella Olivo in merito alla sua impossibilità di intervenire per bloccare il proseguimento dell’iter di un’opera di interesse sovra regionale: «Non mi stupisce tale risposta. Questo è il tipico modo pilatesco di operare da parte del sindaco Olivo. Lo sappiamo tutti che stiamo parlando di un’opera sovracomunale. Tuttavia abbiamo richiesto, con idonea istanza in consiglio comunale, che l’amministrazione comunale esprimesse un netto e inequivocabile indirizzo politico su tale progetto. Tutti sappiamo invece come è andata, con il sindaco che, nonostante una straor-
dinaria presenza di cittadini in consiglio, si è rifiutato di trattare il tema. Credo sia scandaloso che un comune come Romano non abbia ancora espresso la propria posizione con un atto ufficiale su un progetto di tale impatto! Cosa potrebbe fare il sindaco? Beh sono convintissimo che se il comune di Romano, che rappresenta quasi 15 mila abitanti, si opponesse diventerebbe il capofila di un gruppo più ampio di comuni e a quel punto la regione si vedrebbe costretta a tenerne conto. Chiaro che se i rappresentati del territorio più martoriato si dicono favorevoli la lotta è già per-
sa in partenza. Con questo non vuol dire che siamo contrari a risolvere l’annoso problema della Valsugana bensì sosteniamo con estrema forza che non possa essere il nostro paese a farsi carico di tutta una serie enorme di problematiche per non affrontare il vero nodo della questione che è localizzato a Carpané. Sarebbe sufficiente bypassare quell’imbuto per risolvere il 90% dei problemi e abbattere il 90% degli assurdi costi della speculazione che la solita cordata di privati vorrebbe fare con la Nuova Valsugana». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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16 febbraio 2013 pag 20
La scia toscano-veneta di Marco Milioni
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a Pd e Pdl quando si parla di grandi opere del Veneto sono ai ferri corti oppure no? All’inaugurazione del chiacchieratissimo ospedale dell’Angelo a Mestre, un’opera fortemente voluta dall’ex governatore veneto Giancarlo Galan l’allora ministro Ds al sociale Livia Turco si spertica in elogi. Lo stesso ospedale finirà miseramente radiografato durante una famosa puntata di Report lo scorso anno. Sempre ospedali, sempre in finanza di progetto, a costruire è sempre la galassia orbitante attorno al duo Sartori Galan. Stavolta le polemiche avvinghiano l’ospedale di Santorso nell’alto Vicentino. Pietro Menegozzo, sindaco di Santorso “renziano doc” viene intervistato su Thiene on line. La giornalista Natalia Bandiera gli chiede: «Di che cosa va fiero della sua ammi-
nistrazione?». La risposta è secca: «Dell’ospedale nuovo, senza dubbio». Che però hanno fatto privati e regione. Il contesto cambia ma non troppo, la scena si svolge in parlamento dove a metà settembre Pd e Pdl, assieme a Udc, Fli e Lega, votano la legge che proroga l’esistenza del commissario alla Spv. Una novità che scatena le ire del Covepa che parla di inciucio multipartitico. Altro giro altra corsa. Stavolta c’è di mezzo l’articolo 38 del Ptrc, il piano territoriale regionale di coordinamento fortemente voluto da Renato Chisso ma anche da tutta la giunta di centrodestra, Lega inclusa. L’articolo è stato ibernato in sede di discussione consiliare in regione sotto una valanga titanica di osservazioni: 18.000. I comitati che le hanno redatte temono che con la scusa delle aree strategiche i comuni perdano la potestà urbanistica nelle intersezioni con i grassi assi viari e ferroviari. La norma però viene difesa da Antonio Bortoli, direttore del settore territorio al comune di Vicenza, ex alto diri-
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gente della provincia di Venezia e dato vicino al Pd. E Bortoli su Vicenzapiu.com del 9 febbraio dichiara: «Un conto sono i rischi immaginati, un conto è il dettato della norma la quale spiega chiaramente che vengono affidate alla pianificazione regionale solo le aree di pertinenza dei caselli, non tutte le superfici attorno ai caselli per un raggio di due kilometri. In regione non sono mica scemi». Così, tanto per capire se di ritorno esistano altre cortesie ricambiate è sufficiente tornare in Toscana. Sul Gazzettino del 10 febbraio a pagina 6 si parla dell’affaire Mps. Angelo Pollina ex pidiellino di ferro, ex braccio sinistro Denis Verdini, uomo macchina dell’ex premier Silvio Berlusconi, proprio in Toscana preconizza eventuali inciuci sottobanco tra il partito di Berlusconi e i democratici: «Accordi fra Pd e Pdl in Toscana? Non ho le prove - spiega Pollina che è candidato alla Camera per Fli - ma lo dicono i fatti. Dai deboli candidati di centrodestra per la Regione ai Comuni che avevamo conquistato e
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che abbiamo perso». Ma lungo l’asse toscano-veneto c’è un nome che ricorre più di tutti: Andrea Pisaneschi. L’uomo è uno di quelli che contano. Ordinario di diritto costituzionale a Siena entra nel board di Mps nel 2003 in quota Forza Italia, mentre recentissimamente è transitato verso i lidi di Fli. Pisaneschi è l’uomo che con l’avallo del centrodestra finisce nel cda di Antonveneta dopo che questa è stata acquisita da Monte Paschi Siena. Sicché da alcune settimane a palazzo Ferro Fini hanno cominciato a circolare alcune insistenti domande. Se Mps ha asseverato il piano economico finanziario per la Valsugana bis, è possibile che siano emerse incongruità preoccupanti? Mps, ha asseverato anche per la Pedemontana Veneta? Ad ogni modo dalle carte relative all’iter Spv infatti emerge che l’asseverazione, così spiega l’organismo di valutazione regionale, il Nuvv, è avvenuta grazie a tre «primari istituti di credito». Ma quali? E soprattutto è possibile, almeno a livello teorico, che grandi opere come Spv o Vsb, più che progetti siano operazioni che abbiano anche l’onere di tenere gonfiate alcune bolle speculative o alimentare alcune catene di Sant’Antonio? Ovviamente nessuno può fare il processo alle intenzioni. I vertici della regione da mesi parlano di
Massimo Follesa
partita economica in ordine. E del loro convincimento va preso atto; ma rimane il fatto che le convenzioni economiche e il piano finanziario con cui, per esempio, chi costruisce Spv reperisce le risorse sul mercato, non sono noti. Come non erano noti i derivati che Mps si portava in pancia. Sino all’esplosione dell’affaire Mussari. Sullo sfondo però rimane il monito che l’ingegner Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti di appalti e contratti pubblici in Italia, ribadisce ogni volta che è incitato ad un dibattito pubblico: «Il project financing è sempre proposto, o quasi, per le opere per cui non ci sono soldi. E non è vero che è una modalità di investimento tipica del mondo britannico. È come andare a Londra e chiedere la zuppa inglese, da loro non esiste: è una cosa italiana con un nome straniero». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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La mescolanza
Il Covepa scaraventa la Valsugana bis nel vortice dell'affaire Mps. E se il caso da giorni vede opposti Pd e Pdl, dalle pieghe della vicenda emergono anche vicinanze e affinità politiche sopite nei mesi passati
di Marco Milioni
«
Money talks». Alla lettera, i soldi parlano. Ed è forse l’espressione anglosassone che meglio rende l’idea della capacità pervasiva del denaro. Ma tant’è in una campagna elettorale in cui l’affaire Monte Paschi Siena infuria sulla stampa nazionale, finisce che in uno dei suoi mille rivoli, oltre alle accuse dal Pdl verso il Pd, si nasconda una storia in cui a farla da padrone sono le infrastrutture venete. Rispetto alle quali le due forze politiche sono pronte ad acquietare i rispettivi ardori. J’accuse. Il caso acquista il sapore della polemica aspra quando il 9 febbraio Covepa, il coordinamento dei comitati che si oppongono all’attuale tracciato della Spv, dirama un comunicato il cui titolo si commenta da sé: «La banda del project». L’assonaza con «la banda del 5%» che sarebbe stata all’opera nel ventre del colosso senese è evidente, ma l’ambito è diverso perché il Covepa punta l’indice sulla sorella minore della Pedemontana Veneta, la Valsugana bis, un’asta ricurva di 30 kilometri che dovrebbe connettere Castelfranco
Tratta Altilia Falerna dell'autostrada Salerno Reggio Calabria costruita da Pizzarotti & C. spa
nel Trevigiano a San Nazario, estrema propaggine nordorientale della provincia di Vicenza. Similitudini. E le similitudini tra i due progetti non mancano: entrambe le maxi arterie vengono realizzate con il progetto di finanza, entrambe vengono inizialmente concepite in un modo per poi finire progettate in un altro, entrambe inizialmente vedono l’appoggio o la non belligeranza di una parte delle comunità locali e poi la netta opposizione. Nel caso della Valsugana bis l’asseverazione sulla sostenibilità economica della proposta dei privati, tra cui la Pizzarotti e la Baita, arriva da «MPS Capital Services... gruppo Monte Paschi». Un satellite del gruppo bancario toscano finito di recente nella bufera. E se da una parte infatti l’opera è fortemente voluta dal Pdl veneto non-
Monte dei Paschi di Siena, sede
ché dal Carroccio, dall’altra l’asseverazione finanziaria arriva da un soggetto vicinissimo al Pd. E così il Covepa con una nota firmata dal portavoce Massimo Follesa va giù di mannaia e mette sulla graticola i timori di parecchi attivisti che vedono nella Castelfranco-San Nazario una sorta di protesi per la Spv, cui dovrebbe portare traffico a sufficienza per fare in modo che in futuro i pedaggi ripaghino l’investimento. Cifre e assetti societari. Ad ogni modo sul tappeto rimangono le cifre. Se la Valsugana bis, in gergo nota come Vsb, ha un costo previsto pari a 750 milioni di Euro, la Spv dovrebbe costare invece 2,3 miliardi. Tutte e due viaggiano su un costo al kilometro di 24-25 milioni. Ma chi sono i proponenti privati della cuginetta? La capofila è la «Pizzarotti & C. spa», impresa molto vicina al Pdl parmigiano. Il nome Pizzarotti compare nella maxi inchiesta della procura della città emiliana per il cosiddetto affare dell’ospedale vecchio (Repubblica.it, pagine di Parma 4 giugno 2012), la cui ristrutturazione era stata concepita proprio con lo strumento del project financing. E ancora nel raggruppamento compare un nome molto noto in regione: è la «Ing. E. Mantovani», una spa descritta molto accuratamente nel libro “I padroni del Veneto” a firma del giornalista Renzo Mazzaro. La spa è data nella cerchia dell’ex governatore veneto, l’azzurro Giancarlo Galan ma è data come vicina anche all’europarlamentare del Pdl Lia
Pedelombarda, una delle infrastrutture costruite dalla Pizzarotti & C. spa
Una veduta della Valsugana
Sartori. L’impresa da anni viene ascritta al cosiddetto sistema Galan in riferimento ad appalti e commesse pubbliche che vanno dalle infrastrutture viarie ai grandi progetti per la sanità. E ancora sempre nello stesso raggruppamento figura la Cis spa, una holding finanziaria veronese specializzata in grandi progetti. E qui le liason col Pdl sono ancora più robuste perché fino a pochi anni orsono Sartori era addirittura vicepresidente della Cis spa. Il retroscena. Non è un caso che il 17 dicembre 2011 sul portale del centrosinistra di Romano d’Ezzelino venga pubblicato un lungo approfondimento sulla vicenda Vsb nel quale si dà conto dei timori precedentemente espressi da Raffaele Grazia, consigliere regionale in quota Udc. Il testo è chiaro: «... Fu il consigliere Grazia» a chiedere la convocazione urgente dell’assemblea. «... Voleva sapere perché non fosse stata presa in considerazione la proposta concertata e approvata in modo unanime dagli enti locali interessati dal tracciato; perché non si fossero consultati i sindaci, la comunità montana del Brenta, l’Amministrazione Provinciale di Vicenza». E ancora: «Come mai le
Raffaele Grazia, consigliere regionale Udc
imprese Pizzarotti & C. spa; Ing. E. Mantovani spa; Cis Compagnia investimenti sviluppo spa e Cordioli spa, il primo luglio congiuntamente avessero presentato alla Regione del Veneto una proposta di finanza di progetto, relativa alla progettazione, costruzione e gestione dell’“Itinerario della Valsugana... superstrada a pedaggio; se le stesse fossero riunite in modo autonomo o fossero state sollecitate da qualcuno; se risultasse vero che fossero già stati spesi 18,2 milioni di euro per la progettazione; se avessero deciso autonomamente di assumersi un rischio di impresa di tali dimensioni o avessero ricevuto assicurazioni, da soggetti ignoti, che quei soldi sarebbero stati abbondantemente recuperati, ovviamente a carico dei contribuenti». La staffilata fa il giro di tutto il Bassanese soprattutto se si considera l’affondo finale di Grazia (di cui dà conto in primis Bassanonet.it) ma che viene riportato sempre sul portale del centrosinistra romanese. Il consigliere si domanda chi abbia nominato un certo politico in seno al cda della scaligera Cis investimenti. Il riferimento, neanche velato, è all’onorevole Sartori. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Una delle fasi iniziali della costruzione dell'Ospedale di Santorso Alto Vicentino da parte della Ing. E. Mantovani
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16 febbraio 2013 pag 22
Operaestate Festival: un impatto economico da 2 milioni di euro di Daniela Ceccon
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ono stati resi noti i risultati della ricerca condotta dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino sulla ricaduta economica e socioculturale del festival di Operaestate sul territorio. Fitzcarraldo è un organismo indipendente che svolge attività di ricerca, progettazione e documentazione sulla cultura, analizzata nei suoi vari aspetti, dal management all’economia alle politiche culturali. I dati più rilevanti sul festival Operaestate sono l’economia addizionale diretta generata dall’evento,
calcolata in 1,93 milioni di euro, e l’impatto economico stimabile totale (come effetti diretti, indiretti e indotti), calcolato in un range che va dai 2,7 e ai 3,5 milioni di euro. Quei 2 milioni di euro di economia aggiuntiva includono i movimenti di denaro per l’acquisto di beni, servizi, forniture e knowhow necessari allo svolgimento del festival, ma anche le spese sostenute dal pubblico, dagli artisti e dagli operatori presenti. Si tratta, insomma, di un calcolo che include tutto il denaro che, se il festival non ci fosse stato, non si sarebbe mosso. Gli studi effettuati dalla Fondazione Fitzcarraldo non riguardano però solo l’impatto economico, ma analizzano anche altri indica-
Il pubblico: uno sguardo complessivo
tori che insieme contribuiscono a dare un quadro della ricaduta di un evento culturale sul territorio e sugli abitanti: il contributo al miglioramento della qualità della vita della popolazione residente, il rafforzamento dell’immagine e dell’attrattività turistica, l’aumento dei consumi e delle pratiche culturali, l’incremento di know-how locale, il sostegno al capitale creativo e alla produzione artistica. Fra i dati interessanti relativi ai residenti, quelli relativi alla conoscenza del festival: il 65% della popolazione è stato raggiunto da una conoscenza “spontanea “, mentre quasi tutti (il 93%) conoscono indirettamente Operaestate. Il 73% dichiara di aver partecipato almeno una volta al festival, il 91,6% dichiara che il festival dà prestigio alla città e al territorio, l’85% che il festival ha fatto conoscere il territorio oltre i confini regionali, il 33,4% che si è avvicinato al mondo dello spettacolo grazie a Operaestate, il 31,8% che ha scoperto grazie al festival il teatro e la danza contemporanei. Per quello che riguarda il pubblico, i dati ne mostrano la fedeltà (il 40% lo segue infatti da oltre 7 anni) e l’interesse. L’87% esprime un giudizio molto positivo, meno dell’1% negativo. Il 93% dei turisti e degli escursionisti (pubblico non locale) è venuto a Bassano per il festival. Conoscono il festival soprattutto per conoscenza pregressa 50% e attraverso il passaparola e la comunicazione tradizionale, ma si informano sugli appuntamenti in maggioranza sul web (63%). E apprezzano per il
94% gli spazi non convenzionali scelti dagli organizzatori. L’immagine di Operaestate che emerge dallo studio è quella di un festival percepito come “glocal”, in cui l’attenzione per il territorio e per gli spazi offerti dalle 40 città-palcoscenico si unisce ad uno sguardo globale sulle realtà artistiche contemporanee e sui
del Comune di Asiago (in tredicesima posizione) e Maurizio Caron, ceramista di Nove e consigliere comunale del suo paese dal 2009, in ventiduesima posizione. Unica leghista bassanese in lista per il Senato è Manuela Lanzarin. Nata a Bassano del Grappa nel 1971, ha un diploma di interprete e traduttore e, fino alla sua elezione di sindaco del comune di Rosà nel 2002, ha lavorato nel settore commerciale estero. A maggio dello scorso anno ha concluso i dieci anni di mandato da sindaco e nel frattempo, nel 2008, è stata eletta in Parlamento, dove lavora nella commissione Ambiente, territorio e lavori
pubblici. Va riconosciuto a Manuela Lanzarin il gran numero di presenze a Montecitorio: secondo i dati pubblicati da OpenParlamento, ha partecipato al 96,34% delle sedute e ha un indice di produttività parlamentare (calcolato sul numero, la tipologia, il consenso e l'iter degli atti presentati) di 284,4, che la pone in 132° posizione su 630 deputati. Molto presente su internet, Lanzarin è l'unica fra i candidati citati a possedere un account Twitter (@LanzarinManuela), mentre i due bassanesi Todaro e Bizzotto hanno scelto Facebook. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Pdl, candidati bassanesi a caccia di un posto in Parlamento (d.c.) Secco, Trevisan, Olivo: sono questi i candidati del Bassanese che si presentano nelle liste del Pdl. Per quello che riguarda la Camera dei Deputati (lista Veneto 1), il favorito è Dino Secco, che, forte di un curriculum politico di primo livello, si trova in sesta posizione. Nato a Bassano nel 1952, è stato assessore provinciale e vicepresidente della Provincia di Vicenza fino a maggio scorso. Laureato in Storia e filosofia, dal 2004 al 2009 è stato anche consigliere comunale a Solagna e, prima di dedicarsi alla politica a tempo pieno, ha lavorato a Bassano come funzionario comunale. Attualmente è presidente del Consorzio Vicenzaè, che si occupa della promo-
Dal Consiglio comunale al Parlamento: i candidati bassanesi della Lega (d.c.) Sono quattro per la Camera e uno per il Senato i candidati provenienti dal Bassanese che la Lega Nord ha schierato in lista per le elezioni politiche di febbraio. Due di loro, il primo in posizione sicura, sono consiglieri comunali proprio a Bassano. Il geometra Luciano Todaro, classe 1956, è il segretario bassanese della Lega Nord. Consigliere comunale dal 2009, è quinto nella lista Veneto 1. E' invece diciassettesima Tamara Bizzotto, anche lei consigliere a Bassano in quota Lega Nord. In lista per la Camera figurano anche il giovane insegnante asiaghese Franco Sella, nato nel 1976 e assessore allo Sport
nuovi linguaggi della danza e del teatro. Inoltre, essendo anche luogo di produzione, il festival svolge un ruolo importante nel sostegno della scena artistica regionale, contribuendo a fare di Bassano un luogo non solo di fruizione culturale, ma anche di creazione.
Dino Secco
Manuela Lanzarin
zione turistica a livello provinciale. Tredicesimo posto in lista alla Camera, invece, per Gilberto Trevisan, sindaco di Rossano Veneto dal 2008, che è uscito indenne lo scorso aprile dalla vicenda giudiziaria legata al "Lotto 51", nel corso della quale era stato accusato di abuso d'ufficio e falsità ideologica, poi assolto. Posizione tutt'altro che favorevole, infine, quella di Rossella Olivo, commerciante cinquantenne attualmente al suo secondo mandato come sindaco di Romano d'Ezzelino. Dopo un passato nella Lega è entrata nel Pdl, partito per il quale si trova candidata al Senato al ventesimo posto. Il 28 febbraio 2012 è stata condannata in primo grado per tentata concussione in concorso con il suo consigliere Giuseppe Saretta, ma questo non ha impedito la sua rielezione a sindaco. Rossella Olivo ha presentato ricorso, quindi la vicenda giudiziaria rimane aperta. Dal Bassanese nessun "volto nuovo" e nessun giovane nelle liste del Pdl. Peccato anche per l'assenza di tutti e tre i candidati dai principali social network. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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