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n° 245 - 24 novembre 2012 - euro 1,20
BRUTTA FINE
Il Cis collassa in un “buco” di venti milioni di euro: un epilogo annunciato, denunciato da pochi e taciuto da molti che suona come il fallimento della classe dirigente berica post seconda repubblica
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27 ottobre 2012 pag 2
5 DICEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DEL VOLONTARIO
Santa Dorotea di Thiene, diretto da Silvia Turra. La serata del 5 dicembre sarà anche l’occasione per premiare i vincitori del concorso “Racconta le Azioni Solidali Vicentine”, promosso in occasione di “Azioni Solidali Vicentine 2012” ovvero chi ha saputo fissare in un’opera (foto, video, quadro, disegno, racconto o poesia) un momento significativo della manifestazione e del volontariato in genere. Inoltre sarà dato un rico-
Il Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza si prepara a viverla con tutto il volontariato Il 5 dicembre di ogni anno in tutto il mondo si celebra “La Giornata Internazionale del Volontario”, una giornata voluta dalle Nazioni Unite per sottolineare il contributo che i volontari offrono alla società in cui vivono, riconoscendo al tempo stesso il valore delle azioni che intraprendono quotidianamente, sia i singoli soggetti che le numerose organizzazioni di volontariato. In questo spirito anche il Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza, come gli altri CSV del Veneto, vuole celebrare questa giornata, offrendo un’occasione di incontro a livello provinciale. Per condividere questo momento di festa, grazie alla collaborazione della Fiera di Vicenza,vi invito a partecipare alla serata Beatles e Pink Floyd ... Contamination mercoledì 5 Dicembre, ore 20.30 Durante la serata saranno inoltre premiati i vincitori del concorso “Racconta le Azioni Solidali”. INGRESSO LIBERO
Il duemiladodici, che ci apprestiamo a concludere, è l’anno che l’Unione Europea ha voluto dedicare all’ “invecchiamento attivo e alla solidarietà tra le generazioni”. Si tratta, per molte ragioni, di temi molto cari al mondo del volontariato: perché sono numerose le associazioni che si occupano del benessere degli anziani, sani e ammalati; perché sono sempre tanti coloro che, giunti all’età della pensione, scelgono il volontariato come strada per mantenere un ruolo attivo e positivo all’interno della società, condividendo competenze e abilità maturate nell’arco di una vita lavorativa; perché attraverso il volontariato persone di tutte le età imparano a collaborare a cooperare insieme, ognuna portando il proprio contributo, per risolvere le criticità e le sfide del nostro tempo; ma anche perché, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, il volontariato deve farsi portavoce del suo valore fondante,
noscimento ad una Associazione di Volontariato della Provincia di Vicenza che, grazie ai progetti finanziati dal CSV con i contributi annualmente erogati dalle Fondazioni Bancarie, ha svolto nel territorio un intervento particolarmente significativo segnalato dagli stessi volontari e dalla cittadinanza. Un programma ricco insomma, per ricordare a tutti che il volontariato è impegno, ma anche condivisione, emozione e gioia!
PREMIAMO L'AZIONE SOLIDALE! quanto mai attuale e trasversale: la solidarietà. Possano i giovani essere solidali con gli anziani, ma anche, soprattutto in questa fase così critica, possano gli anziani essere solidali con i giovani, le cui possibilità di realizzarsi in una vita stabile e serena sono messe fortemente a repentaglio dalla crisi e soprattutto dalla mancanza di politiche per il futuro. Ricorda infatti la Presidente del CSV vicentino, Maria Rita Dal Molin: “Una grande responsabilità è nelle nostre mani e nella consapevolezza e fiducia che ce la possiamo fare: possiamo produrre la trasformazione che vorremmo, tenendo presente il momento storico in cui viviamo. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” - ci esorta Gandhi. Oggi più che mai le nostre scelte determinano cambiamento e chiedono a gran voce coerenza e rispetto nella ricerca di modelli di sviluppo sostenibili, che mettano al primo posto non più il profitto, ma la qualità della vita, anche per le future generazioni...”. Per celebrare la solidarietà tra le generazioni e l’impegno di tutti i volontari la scelta dello spettacolo non avrebbe potuto essere più appropriata: a salire sul palco saranno infatti i TacTusRosa, gruppo vicentino che proporrà i brani più famosi di due band davvero immortali, Beatles e Pink Floyd. Lo spettacolo presentato, però, non è una semplice riproposizione del passato: “Beatles e Pink Floyd - Contamination”, infatti, è una sintesi unica con arrangiamenti acustici e sinfonici originali, che si armonizzeranno agli interventi della compagnia teatrale “Livello Quattro”, collettivo tra i più interessanti e originali della scena provinciale di oggi. Archi, batteria, piano, chitarra, voci, corpi e arti visive condivideranno il palco e la ricca scenografia comprensiva di videoproiezioni e laser – per conciliare visione e ascolto in un’esperienza unica. A completare la serata, infine, sarà il coro voci bianche della scuola
Anche quest’anno, in occasione della giornata della Giornata Internazione del Volontario che in tutto il mondo si celebra ogni anno il 5 dicembre, il CSV di Vicenza intende conferire un riconoscimento a un’Associazione di Volontariato della provincia di Vicenza iscritta al registro regionale. Per questo chiediamo a tutti i Volontari e alla Cittadinanza di segnalarci un’Associazione di Volontariato della Provincia di Vicenza che, grazie ai progetti finanziati dal CSV di Vicenza con i contributi che annualmente vengono erogati dalle Fondazioni Bancarie, ha svolto un significativo intervento nel territorio a favore della comunità. Il concerto del 5 dicembre sarà l’occasione per premiare, tra le tante, l'Azione Solidale Vicentina maggiormente segnalata.Il modulo per le segnalazioni è disponibile sul nostro sito web: www.csv-vicenza.org
BENVENUTA Questo è il nuovo servizio lanciato dal Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza a favore delle nuove associazioni iscritte al registro regionale per il volontariato. Accogliere e presentarsi è un modo per condividere e conoscere le opportunità offerte dal CSV stesso in una logica di partecipazione, dove ogni singola realtà è importante e ci interessa! Grazie a queste nove associazioni che rendono ancora più grande l’impegno quotidiano di ogni singolo volontario ... benvenute! Ecco le ultime associazioni accolte:
24 novembre 2012 pag 3
Progetto Battistolli, Variati scarica Moretti di Marco Milioni
I
l week-end ha distillato due eventi che hanno incuriosito l’opinione pubblica. Si tratta del faccia a faccia tra Alessandra Moretti e Renata Polverini andato in scena su La7. E la gaffe della Moretti la quale dice di non sapere nulla sul caso Battistolli: una notizia data da Vicenzapiu.com il 16 novembre e che ha fatto il giro della rete sino a finire il giorno appresso su Il Fatto. E se del battibecco tv, dal quale le due sono uscite entrambe malconce (vicesindaco in primis) i media locali hanno lungamente parlato, le altre testate nulla hanno detto della vicenda riportata da Vicenzapiu.com. Come mai? Per caso quando si tirano in ballo le imprese i parametri mediatici cambiano? Va detto però che nel mare ma-
gnum degli eventi c’è una novità interessante. Chi scrive ha indirizzato una domanda precisa al primo cittadino chiedendo un commento in merito alla uscita del numero due della giunta. Più nel dettaglio la domanda era questa: «Si chiede al sindaco di Vicenza Achille Variati un commento sulla scelta da parte del suo vice Alessandra Moretti di contattare il Gruppo Battistolli, il cui nome figura in alcune inchieste della magistratura, come sponsor-partner della iniziativa presentata in municipio». Variati, e questo in politica significa molto, non si è nemmeno preso la briga di replicare personalmente, lasciando l’incombenza all’ufficio stampa. Il tono della nota è comunque gelido: «Il progetto di cui si chiedono informazioni è gestito dall’assessore Moretti e il sindaco non ne è a conoscenza». Tradotto brutalmente: si tratta di cavoli della Moretti. Che fuori dal politichese equivale ad uno sganciamento o
scaricamento che dir si voglia in pieno stile. Non altro perché in caso contrario il buon Achille, pur renziano, avrebbe incensato l’operato della sua vice e portavoce del segretario democratico Pigi Bersani. Dice, ma perché non chiedete conto al sindaco delle iniziative tra comune e Gruppo Maltauro? Pure quest’ultimo non è stato pesantemente coinvolto nell’affaire Marghera? Osservazione acuta, ma il problema è che la questione VicenzaPiù al primo cittadino l’ha posta più e più volte. Moretti era una storia nuova e diversa. In ultimo c’è il Gruppo Battistolli che considera il servizio pubblicato da Vicenzapiu.com il 16 novembre un «attacco di stampa». Al portavoce della compagnia Marco Meletti rammenterei la figura che giovedì scorso ha fatto Flavio Briatore ad Annozero, quando quest’ultimo si lamentava delle notizie sul suo conto snocciolate da Luisella Costamagna. Quando Marco Travaglio ha ricordato al brizzolato top manager
che ciò che ha fatto la nota cronista non si chiama sputtanamento «ma giornalismo», sul cuneese è caduta una salva di applausi satirici da seppellirlo. Ora al di là di ogni facezia è bene ricordare la differenza tra i toni usati nell’articolo di Vicenzapiu.com e quelli usati dalla Battistolli. La cosa, da
sola, pur piccola, dice tutto. Qui nessuno punta il dito contro nessuno. Quando si leggono certe notizie sulla stampa è normale chiederne conto. E così è stato fatto nei confronti di Moretti, del sindaco e della Battistolli. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Alessandra Moretti con Pier Luigi Bersani
Il Giornale di Vicenza a 31.215 copie: il monopolio fa meno 4,7%, lo decidono i lettori di Giovanni Coviello
C
ol suo meno 13,1% di lettori, come emergeva dai dati Audipress 2012/II sui lettori medi dei quotidiani che fotografavano la peggiore performance di un quotidiano locale in Italia (rilevazioni dal 9 gennaio al 25 marzo 2012 per il primo ciclo 2012 e dal 2 aprile all’8 luglio 2012 per il secondo ciclo 2012), Il Giornale di Vicenza sembrava aver toccato il fondo di una discesa preoccupante. Eppure su Prima Comunicazione, il mensile che pubblica i dati ufficiali di vendite e diffusione dei media italiani, il verdetto dei nu-
L’edicola di piazza Garibaldi
meri di settembre confrontati con quelli di agosto, che pure dovrebbe essere un mese da “fondo” del mercato delle edicole, avrà fatto sussultare ulteriormente gli editori dell’Athesis, la società tra Confindustria Vicenza e la consorella di Verona a cui fa capo la proprietà del quotidiano di Via Fermi oltre che de L’Arena di Verona e di un altro set di media di un impero locale molto forte. Le 1.537 copie perse in settembre rispetto a quelle agostane con relativo meno 4,7% nelle copie vendute che ora arrivano ad appena 31.215 (su una popolazione adulta della provincia, e quindi di possibili lettori, di ben oltre 20 volte superiore) fanno il paio con le 1.556 copie perse nei dati di diffusione, vendite più omaggi vari, che fanno scendere da 37.639 i quotidiani
“messi in mano” ai lettori ad agosto ai 36.083 di settembre. E sui dati non ci può essere contestazione alcuna perché da qualche mese sono non più rilevati in maniera indipendente ma sono i «dati medi dichiarati dall’editore e pubblicati sotto la sua responsabilità», precisa Prima Comunicazione per ogni mezzo. Quelli appena resi noti, pur se inseriti in un ambito in cui la diminuzione di vendite è, salvo poche eccezioni, la norma e dove non fanno testo i nostri “anomali” quindicinali VicenzaPiù e BassanoPiù saliti a 11.000 copie di diffusione solo per il cartaceo (mentre nel web sono da pole position), sono, però, dati ancor più preoccupanti per un quotidiano che sulla piazza, a differenza di altre situazioni in altre città, non ha concorrenti nel settore della stampa cartacea. Questo grazie al monopolio pubblicitario favorito, pur se Il Giornale di Vicenza è foraggiato anche da contributi pubblici, da istituzioni e para istituzioni locali poco abituate, e ancor meno favorevoli, all’informazione indipendente e in virtù del gioco di sponda della politica commerciale del suo foglio gratuito “In Città”, le cui tariffe pubblicitarie sono da campagna Conad del sottocosto pur di togliere spazio ai concorrenti. E grazie alla totale ritirata da Vicenza dell’altrettanto storico Il Gazzettino, dopo che il suo proprietario Gaetano Caltagirone, il suocero dell’Udc Pier “Ferdi” Casini, ne ha fatto la compiacente
sentinella dei suoi affari immobiliari in Veneto, e alla limitatissima foliazione de Il Corriere del Veneto. Sul comunque interessante dorso de Il Corriere della Sera interessa poco investire al suo iniziale socio locale Gianni Zonin da quando ha trovato ben altra eco alle sue gesta grazie alla predominanza conquistata presso il quotidiano “diretto” dalla proprietaria Confindustria Vicenza di cui è da poco presidente Giuseppe Zigliotto, un fedele membro del re dei vini nel Cda della banca fin dal 2003, e “condiretto” da Ario Gervasutti. Almeno per un altro anno, si dice, a dispetto dei, nuovi, santi dopo che il suo protettore iniziale, Roberto Zuccato, col più classico del “promoveatur ut amoveatur” è stato sfrattato da Palazzo “Zonin”
Longare per diventare presidente degli industriali del Veneto. A lui, infatti, a capo di un azienda da poco più di dieci milioni di euro di fatturato, tocca l’ingrato compito di (pensare di) contare in una regione in cui quelli che di certo non sono disabituati ai riflettori ma che pesano un po’ di più, per fatturato e numero di dipendenti, di cognome fanno, ad esempio, Benetton o Rosso... A meno che il Veneto dell’industria, affidando la sua rappresentanza a un esponente dei piccoli imprenditori, non abbia ripetuto lo storico errore di pensare di poter contare nella politica economica nazionale (e internazionale) lasciando i suoi veri generali nelle retrovie.
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Tutti comandano sull’acqua Commissione Interministeriale per la Politica dell’acqua nel Mediterraneo È istituita con D.P.C.M. del 24/3/77 la Commissione, della quale fanno parte rappresentanti dei Ministeri dei Lavori Pubblici, Ambiente, Politiche Agricole e Forestali, Affari Esteri e Dipartimento dei Servizi Tecnici nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha il compito di istituire il Punto Focale Nazionale per l'acqua nell'ambito del sistema euro-mediterraneo per lo scambio delle informazioni nel settore dell'acqua (SEMIDE) e di seguire gli sviluppi della politica dell'acqua nonché di proporre iniziative dirette. La Commissione rimette semestralmente una relazione sull'attività svolta al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Ministero dei Lavori Pubblici Espleta un'azione di indirizzo e coordinamento nella gestione della risorsa idrica attraverso la Direzione Generale della Difesa del Suolo, che si occupa dell'attuazione delle norme in materia di utilizzazione delle acque e difesa dalle piene, dall'inquinamento, gestione del servizio idrico integrato, programmazione delle relative risorse finanziarie.
Autorità di Bacino Sono state istituite nel 1989 a seguito dell'entrata in vigore della Legge 183 sulla difesa del suolo e sono: Po, Adige, Alto Adriatico, Arno, Tevere e Liri-Garigliano-Volturno. L'Autorità è un organismo misto, costituito da Stato e Regioni, operante sui bacini idrografici considerati come sistemi unitari. Essa è l'ente istituito per consentire interventi di pianificazione integrata a scala di bacino.
Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali Ai sensi del DL.gs n. 300, del 30/7/1999, ha competenze di disciplina generale e coordinamento nazionale in materia di grandi reti infrastrutturali di irrigazioni dichiarate di rilevanza nazionale, nonché in materia di intervento straordinario nel Mezzogiorno e dell'Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno (ex Agensud). Anche gli istituti di ricerca e sperimentazione del Ministero hanno competenze tecnico-scientifiche nel settore delle risorse idriche.
Il Comitato per la Vigilanza sull'uso delle Risorse Idriche è organo indipendente della Pubblica Amministrazione istituito dalla legge 5 gennaio 1994, n. 36. Il Comitato risponde direttamente al Parlamento, cui riferisce annualmente circa lo stato del settore, relativamente al servizio idrico integrato comprensivo dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, ed è composto da sette membri che durano in carica cinque anni e non possono essere rieletti. Tra i compiti fondamentali affidati al Comitato vi è quello di garantire l'osservanza dei principi della legge di riforma dei servizi idrici, con particolare riferimento all'efficienza, efficacia ed economicità del servizio, alla regolare determinazione ed al regolare adeguamento delle tariffe, nonché alla tutela degli interessi degli utenti.
Sin dal 1500, i Veneziani, consapevoli della necessità di mantenere stabili i delicati equilibri dei fiumi e della laguna veneta, istituirono il 7 agosto 1501 il Consiglio dei Dieci tres honodi Luciano Parolin rabiles nobiles nostri cum titolo sapientum super acquis cioè il Magistrato alle acque, con autorità esecutiva. Fu soppresso da Eugenio Napoleone Vicerè d’Italia nel 1808. Ma già sotto il governo austriaco, la struttura venne ripristinata e a più riprese trasformata.Con l’Unità d’Italia del 1866, l’istituto fu nuovamente soppresso, ma i disastri idraulici, si ripetono sino al 1907 quando, con le richieste delle province di Venezia, Padova, Verona, Treviso, Mantova e Rovigo, venne ricostituito il Magistrato alle Acque, con lo scopo di concentrare i poteri e le funzioni attinenti al buon regime delle acque, fu il primo esperimento di decentramento nel campo delle opere pubbliche. Nel tempo con l’annessione del Trentino Alto Adige, Venezia Giulia e l’indipendenza del Bacino del Po, Parma, le competenze territoriali variarono. Oggi, 500 anni dopo, il Magistrato opera nell’ambito del Ministero dei Lavori Pubblici ed ha, compiti di tutela dell’assetto idraulico dei corsi d’acqua, della laguna e dell’integrità dell’ambiente fluviale e lagunare. In Italia le attività istituzionali in materia di acqua sono affidate a troppi soggetti: dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al CIPE al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e poi Ministero della Sanità; Regioni, Province, Comuni e una serie di enti, autorità pubbliche e private che “comandano” sull’acqua. L’acqua è una fonte di vita insostituibile e, al pari comune appartenente a tutti gli abitanti del pianeta, a tutti gli organismi viventi. A nessuno, quindi, né individualmente, né come gruppo è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata. L’accesso all’acqua è un diritto umano e sociale, individuale e collettivo, imprescrittibile ed inalienabile. Non avere accesso all’acqua, significa non avere a disposizione la quantità minima per le funzioni giornaliere, fabbisogno di 5 litri di acqua in 24 ore.
I Consorzi di Bonifica Hanno la competenza di realizzare e gestire le reti per il risanamento idraulico del territorio e quelle a prevalente scopo irriguo; inoltre hanno facoltà di gestire gli impianti per l'utilizzazione delle acque reflue depurate. Nell'Italia meridionale hanno operato per le dotazioni territoriali in materia di viabilità, acquedotti rurali, elettrificazioni ed insediamenti civili.Essi sono di norma titolari della concessione di derivazione delle acque e, a seguito delle richieste degli utenti e delle esigenze derivanti dalle diverse colture, realizzano il coordinamento dell'uso delle acque.
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Comitato Nazionale per la Lotta alla siccità e desertificazione È stato istituito con DPCM 26-9-1997 presso il Ministero dell'Ambiente, coordina l'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla siccità e/o desertificazione (UNCCD) nei Paesi gravemente colpiti, in particolare in Africa. L'Italia, ed i Paesi del nord del Mediterraneo costituiscono all'interno della UNCCD un gruppo regionale (annesso IV) che si prefigge di individuare e attuare politiche comuni di lotta alla desertificazione, nel contesto delle politiche dell'Unione Europea. All'Italia è stata assegnata la Presidenza dell'annesso IV, con il compito di coordinare la predisposizione del Piano regionale in vista della IV conferenza delle parti prevista nell'anno 2000. Il Comitato Nazionale, nella seduta del 22 luglio 1999, ha approvato le linee guida del piano d'azione nazionale per la lotta alla desertificazione, ove la gestione sostenibile delle risorse idriche costituisce uno dei quattro settori rilevanti di intervento, indirizzato principalmente verso la tutela delle acque, il controllo della domanda idrica, dei prelievi e degli scarichi, la riduzione degli sprechi e delle perdite, la razionalizzazione delle attività irrigue, l'incentivazione della ricerca sugli usi multipli dell'acqua, lo sviluppo e il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura, lo sviluppo di piani di prevenzione, mitigazione ed adattamento degli effetti di eventi di siccità.
Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio M.A.T.T. Le competenze in materia di risorse idriche sono attribuite al Servizio per la Tutela delle Acque, la Disciplina dei Rifiuti, il Risanamento del Suolo e la Prevenzione dell'Inquinamento di Natura Fisica. Il Ministero predispone e promuove studi e rilevamenti, ed ogni due anni è tenuto a presentare al Parlamento una "relazione sullo stato dell'ambiente".
Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale Fa parte del Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali, posto alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le principali attività sono: l'acquisizione, l'analisi e la pubblicazione di dati idrologici e oceanografici; il servizio gestisce inoltre una rete di monitoraggio in tempo reale per la previsione e il preannuncio delle piene fluviali costituita da oltre 1.000 sensori. Il Servizio è attualmente organizzato in 10 aree idrologiche corrispondenti ai maggiori bacini idrografici italiani e 10 uffici tematici presso la sede di Roma.
Commissione Interministeriale per la Politica dell’acqua nel Mediterraneo La Commissione istituita il 24 Marzo 1977 ha competenze di istituire il punto focale Nazionale per l’acqua nell’ambito del sistema europeo. Della Commissione fanno parte i ministeri: dei Lavori Pubblici, Ambiente, Politiche Agricole, Affari Esteri, Dipartimento Servizi Tecnici Nazionali. Ogni sei mesi prepara una relazione sull’attività svolta
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L'accordo dei contrari di Marco Milioni
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he cosa sta succedendo col bacino di contenimento previsto a Caldogno? Nel volgere di un fine settimana si è sentito di tutto. I lavori si fanno ma si pagheranno solo i diritti di allagamento. Sul bacino c'è lo spettro dei ritardi. No, la regione andrà avanti lo stesso e subito. Ci vogliono i superpoteri. Anzi, la regione pagherà gli espropri che garantiscono ai proprietari delle aree un rimborso maggiore. No, non ci sono i soldi, anzi sì. La Coldiretti ha in mano il sì dei privati, ma anche no perché pur d'accordo sono quasi tutti contrari. Tutto e il contrario di tutto in pratica. Epperò non c'è nessuno che
La mappa dei punti critici per gli allagamenti
abbia detto chiaramente che cosa sia possibile fare rispettando la legge. Ora se la legge consente gli espropri perché non si procede in tal senso? Non è che per caso è una bassa questione di soldi e non si ha il coraggio di dire che a causa del quindicennio di centrodestra a palazzo Ferro Fini e a palazzo Balbi hanno finito la grana? Che dice il sindaco di Vicenza al riguardo? Tanto per dire il passante di Mestre è costato l'80% in più di quanto previsto inizialmente (Corte dei conti docet), fa acqua da tutte le parti e non lo hanno ancora completato. Eppure sono ancora lì che lo incensano. Ma qualche milione di euro per risolvere la partita Caldogno in modo onorevole non ci sono? O sotto c'è qualcos'altro? © RIPRODUZIONE RISERVATA
Strada dei Munari a Vicenza
Piena a perdere (m.m.) Più ci si allontana dai giorni della piena di metà mese e più i proclami della prima emergenza lasciano il posto alle schermaglie della solita politica. Ad ogni modo il primo responsabile dello stallo creatosi nelle ultime settimane é la
Variati e Stancari in un sopraluogo
regione che sulla vicenda del bacino aveva già perso la faccia con le concessioni, poi ritrattate nei confronti dei possidenti delle aree da destinare alla cassa di contenimento di Caldogno. Le ambiguità con cui si é mosso l'esecutivo regionale sarebbero rimaste in qualche cassetto se non ci fosse stata la cosiddetta alluvione mancata. Il sindaco di Vicenza lo ha capito e ha cercato di imbastirci un pezzo della sua campagna elettorale. E l'operazione sarebbe riuscita se le opposizioni non avessero fatto notare che Variati si è sí attivato, ma dopo la piena. Il che ha reso possibile il sospetto della sortita elettoralistica. E non è un caso che durante gli ultimissimi giorni la tensione tra i partiti e quella tra le istituzioni si sia sopita. Segno evidente che sia Zaia che Variati hanno capito che continuando sulla scia dei proclami si sarebbero fatti del male. Sia sul
piano della immagine sia sul piano della percezione del loro operato presso l'opinione pubblica. A questo punto le strade sono due. Le istituzioni, senza tanti bagliori mediatici si mettono al lavoro seriamente. Oppure l'emergenza finisce in cavalleria sino al prossimo botto della prossima esondazione. Sulla stampa locale si sono alternate le opinioni degli esperti. I quali hanno parlato della importanza del bacino di Caldogno ma al contempo hanno fatto notare che non si tratta della panacea dei mali riferibili all'assetto idrogeologico del Vicentino. Epperò i suggerimenti dei vari D'Alpaos o Altissimo sembrano non sfiorare gli amministratori che continuano con un battibecco sterile e con la sarabanda dello scarica barile che evidentemente è concepita per nascondere le manchevolezze di una classe dirigente che dalla alluvione del 2010 continua con le stesse precante. E soprattutto con gli stessi silenzi. Rispetto ai quali risplende il vero problema. Quello della ipersaturazione
L’unità di crisi
urbanistica del territorio veneto. Ovviamente è un tabù del quale si fa fatica a parlare perché il mattone, con tutto l'indotto e con tutto il circolo degli annessi e dei connessi più o meno leciti, da anni è uno degli azionisti di maggioranza delle classi dirigenti regionali. E più la
questione pesa sul futuro dei Veneti più la si tace. Prima o poi questa antinomia però esploderà. I danni, l'isteria collettiva e il non senso di troppe risposte da parte di troppi politici ne sono le sinistre avvisaglie © RIPRODUZIONE RISERVATA
24 novembre 2012 pag 6
Giglioli e Colla: Stabila o non Stabila, questo è il problema el numero 244 di VicenzaPiù (e nel numero 6 di BassanoPiù) abbiamo riferito uno sviluppo documentato dell’interminabile querelle, con intricati risvolti penali e civilistici, intorno ad Aim Bonifiche, Ecoveneta, Gianni Giglioli, ex amministratori e manager di Aim, sindaci e vari imprenditori. Gianni Giglioli, già
consulente della multiutility per la famigerata piattaforma di Marghera dell’allora Aimeco, l’attuale Aim Bonifiche, ha infatti, inviato un dettagliato esposto su oltre quindici milioni di danni per l’erario. Causa, secondo l’ex assessore alle partecipate, il mancato accordo del 2006 con Stabila per l’acquisto di Aim Bonifiche ed errori gestionali. Da palazzo Trissino e da San Biagio hanno respinto le accuse al mittente già nel numero precedente (“fu la controparte a rifiutare l’intesa e
ora l’area è anche risanata”), mentre permangono inquietanti i silenzi dei vecchi vertici della multiservizi nonché della precedente amministrazione comunale. Se si ipotizzano accordi stragiudiziali, mentre di 570 tonnellate rimangono da bonificarne a Marghera solo ... 35 di pericolose, registriamo la replica e la contro replica inviateci da Giglioli e Colla, su cui ci riserviamo di approfondire.
La replica di Giglioli a Colla Inesauribile direttore, nel compiacermi della sua prudente ostinazione, peraltro indotta dalla necessità di contenere le spese legali, nel sentire le opposte verità (mezza verità è bugia intera) per quanto sto per affermare la esonero dal verificare in quanto sono notizie di pubblico dominio e di cui comunque assumo personale responsabilità. Come sempre peraltro. Il presidente di AIM, dottor Colla, persona che ho avuto occasione di conoscere apprezzandone lo stile prudente, ha affermato, replicando
al mio esposto alla Procura Generale della Corte dei Conti, che, subito dopo l’accordo, Stabila avrebbe di sua iniziativa rescisso lo stesso. È stato evidentemente male informato da chi dovrebbe sapere e riferire esaustivamente. L’allora Presidente di AIM, Silvio Fortuna, entusiasta dell’accordo, rilasciò un’inopportuna dichiarazione al Sole 24 Ore lasciando intendere la possibilità per Stabila di utilizzare il riciclo dei rifiuti per fare mattoni. Si aprì il cielo, un lampo fulminò Silvio, prontamente sostituito con il re-
dento Giuseppe Rossi. Questi ricucì i rapporti e tra AIM e Stabila proseguirono predisponendo i patti parasociali nonché ipotesi di budget operativi. È tutto agli atti di AIM, oltreché nel mio archivio riservato. Poco dopo fine anno Rossi fu dimissionato. Chi e perché decise di non dare esecuzione all’accordo non mi è dato a sapere. Dubito che Lei riuscirà a scoprire il suggeritore. Resta il danno. Confidiamo nella giustizia amministrativa. Distinti saluti Dottor Gianni Giglioli
di Giovanni Coviello
N
Il sito di Marghera di Aim bonifiche © RIPRODUZIONE RISERVATA
La contro replica di Colla Caro direttore, con riferimento alla dichiarazione del dottore Giglioli, l‘annullamento dell’accordo con il gruppo Stabila da parte dello stesso risulta da documenti agli atti, scritti e firmati da organi societari del gruppo stesso. Quindi nessun suggeritore, ma esame diretto della documentazione. Chiarito ciò comunico che non intendo partecipare a discussioni né private né pubbliche, soprattutto con persone coinvolte, sulla ge-
Carta e Formisano, lame incrociate di Marco Milioni
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ll’inizio del prossimo anno andrà in scena la prima udienza della causa civile promossa da Bruno Carta nei confronti di Federico Formisano: una guerra di carte bollate da 50.000 euro che segue di pochi giorni la notizia dell’esposto alla Corte dei conti da parte dell’ex assessore alle partecipate Gianni Giglioli: sullo sfondo c’è sempre la gestione di Aim durante gli ultimi due lustri. La novità. Venerdì 16 novembre un servizio di Nv ha riacceso i riI duellanti
flettori sulla polemica esplosa in sala Bernarda nel 2008 quando il capogruppo del Pd Federico Formisano attaccò frontalmente l’operato delle due giunte comunali di centrodestra che avevano governato dal ‘99 al 2008: oggetto del contendere i controversi rapporti tra esecutivo e i vari board di San Biagio, scaturiti in una indagine penale ancora in corso dalla quale però il vecchio cda (Carta incluso con l’esclusione di Giuseppe Rossi) era uscito giudiziariamente indenne. Epperò le affermazioni di Formisano durante l’assise del 29 settembre 2009 non piacquero a Carta che sentitosi indebitamente tirato in ballo è passato alle vie giudiziarie nei
confronti dell’esponente democratico: Vicenzapiu.com peraltro aveva fatto già diverse anticipazioni in un servizio del 28 marzo senza entrare nel merito dei soggetti citati in giudizio da Carta. Il j’accuse. Ad ogni modo quest’ultimo se la prende con Formisano: «Mi conosce da una trentina d’anni. Sa della mia correttezza. Sa del mio modo di agire. Quando ho saputo del suo comportamento in aula per settimane ho atteso le sue scuse, tanto che sono scaduti persino i tre mesi per sporgere querela per diffamazione. Non arrivando le scuse di Formisano, nemmeno dopo il passaggio preliminare davanti all’organo di conciliazione, ho deciso di procedere con la causa civile». L’ex componente del cda di San Biagio ed ex coordinatore cittadino del Pdl poi uscito dal partito, ha infatti chiesto un risarcimento per danni di immagine pari a 50mila euro considerando lesivo, tra gli altri l’aggettivo «delinquenziale» usato dal consigliere nel suo intervento. «La parola – sottolinea l’ex coordinatore del Pdl - passa ai magistrati quindi. Ci si vede in tribunale». Formisano. Il capogruppo del Pd però respinge le accuse al mittente
e considera fuori luogo la mossa del suo avversario: «Nel mio intervento mai mi sono riferito a Carta, che arrivò in Aim anche per la sua appartenenza politica. Non a caso politica la mia critica e assolutamente corroborata dai fatti. Io facevo riferimento alla gestione della multiservizio da parte dei cda marcati centrodestra. Di più, la mia uscita citava le conclusioni cui era addivenuto Franco Cera, braccio destro di Mauro Zanguio, chiamato come plenipotenziario a San Biagio dopo lo scandalo scaturito nell’indagine penale ancora in corso». Il consigliere quindi batte i pugni e sfida «chiunque a leggere il verbale di quella seduta, cosicché si capisca che il mio era un intervento rivolto al consigliere Maurizio Franzina» allora nel Pdl e oggi nel misto. Precedenti e prospettive. Per vero la gestione di San Biagio durante l’era del centrodestra era stato oggetto più riprese di critiche al vetriolo culminate in una incandescente seduta del consiglio comunale (era il 10 maggio 2007) durante la quale fu chiesta la testa dell’allora primo cittadino Enrico Hüllweck del Pdl. Peraltro VicenzaPiù del 10 novembre ha acceso un nuovo faro sulla guerra che da
nesi della vicenda, che non ho vissuto. Ho risposto alle domande di Vicenzapiù perché il silenzio avrebbe potuto essere interpretato come atteggiamento di chiusura nei confronti della testata. Ma non è mio compito ricostruire o esprimere giudizi su fatti che hanno riguardato precedenti organi amministrativi e che sono oggetto di approfondimento in procedimenti penali e civili. Paolo Colla
anni e da più fronti si combatte a San Biagio dando notizia in copertina dell’esposto alla corte dei conti redatto dall’ex assessore ad Aim Gianni Giglioli; il quale paventa possibili danni all’erario in seguito ad un contratto mai finalizzato tra la stessa Aim e il gruppo Stabila per la gestione di alcune tipologie di rifiuti. Una ricostruzione che però è seccamente contestata dagli attuali vertici della spa. Rimane da capire quindi lo scenario complessivo. Carta a sua volta è stato citato civilmente per danni dal cda di San Biagio durante la presidenza di Roberto Fazioli, giunto a Vicenza poco dopo l’arrivo di Achille Variati (Pd) sullo scranno di sindaco del capoluogo, nella cui giunta inizialmente c’era proprio Giglioli. È in qualche modo pensabile che l’azione civile di Carta sia una sorta di contrappeso rispetto al contenzioso che lo riguarda, magari in vista di un accordo bonario a 360 gradi che riguardi anche il procedimento in essere tra Aim ed Ecoveneta? Oppure si tratta di una azione circoscritta ai motivi addotti dallo stesso Carta? Quest’ultimo peraltro fa sapere che alla sua denuncia in sede civile potrebbero aggiungersi quelle di altri membri dell’ex cda marchiato centrodestra. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Linea d’ombra su entrate e uscite di Raffaello verso Picasso Il comune fornisce, invece, tutte le cifre e intanto i visitatori raggiungono quota centomila a metà percorso
di Giovanni Coviello
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iovedì 22 novembre «il centomillesimo visitatore della mostra ha varcato la soglia della biglietteria della Basilica Palladiana attorno alle 11.30» ha annunciato, giustamente orgoglioso, il sindaco Achille Variati, che, con l'assessore al turismo Massimo Pecori e il curatore della mostra Marco Goldin, ha donato un mazzo di fiori, il catalogo della mostra Raffaello verso Picasso e una stampa raffigurante piazza dei Signori a Paola Fabbri e Anna Lucca, scelte simbolicamente in rappresentanza del gruppo di Faenza formato da persone appartenenti all'università adulti di Faenza che prima di raggiungere la sede della mostra aveva effettuato una visita al Teatro Olimpico a confermare che Vicenza comin-
Achille Variati premia la visitatrice n. 100.000 della mostra Raffaello verso Picasso
cia ad attrarre i turisti grazie a un “contenitore” di bellezze architettoniche di assoluto rilievo. Se centomila sono stati i
visitatori in 48 giorni di mostra sui 105 in calendario e ipotizzando un prezzo medio di 10 euro del biglietto (si va dai 6
L’Orgoglio di Vicenza di Mattia Stella
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l primo Pride si tenne a New York nel giugno 1970 e da allora si ripete ogni anno per ricordare il giorno degli scontri di Stonewall. Il Pride é un evento che ha ormai attraversato tutte le più grandi città del mondo, eccetto in quei paesi in cui lesbiche e omosessuali sono condannati a gravi pene, inclusa quella di morte. Il Pride però non serve solo a ricordare i “Moti di Stonewall”, ossia la reazione della comunità gay alla sopraffazione della polizia newyorkese di fine anni sessanta, ma soprattutto a rivendicare il riconoscimento di diritti egualitari e a combattere lo stigma ed il pregiudizio.
Tutti noi ricordiamo le immagini di alcuni Pride italiani, in particolare modo quello di Roma nel 2000, e le polemiche che li hanno preceduti. A Vicenza e provincia vivono migliaia di lesbiche e gay, ma la loro presenza é quasi invisibile o semplicemente ignorata, mentre poche sono state le occasioni ad oggi per affrontare serenamente temi quali: omofobia e riconoscimento dei diritti civili negati. Per tale motivo l’Associazione D.E.L.O.S. (Diritti, Eguaglianza e Libertà di Orientamento Sessuale) ha candidato Vicenza ad ospitare il Pride veneto 2013, il coordinamento delle associazioni della nostra regione ha accolto il tutto con favore e quindi sabato 15 giugno 2013 potremo accogliere tra le vie della nostra città migliaia di per-
Manifestazione Gay dopo gli scontri di Stonewall
sone da tutta Italia. Questa manifestazione non può essere vista come una semplice festa o una parata, bensì come un’occasione per riaffermare l’impegno a lottare contro ogni forma di violenza e discriminazione, non solo nei confronti delle persone LGBT, ma anche delle donne o delle persone di diversa provenienza etnica. Per tale motivo il Comitato “Vicenza Pride” sta mettendo in piedi una serie di iniziative sul tema della diversità (o delle differenze) che si svolgeranno tra gennaio e giugno del prossimo anno, oltre ad un fitto calendario di eventi sul tema dei diritti. Alla realizzazione stanno contribuendo attivamente anche molti soggetti culturali di Vicenza, desiderosi di partecipare ad un evento per noi storico. Il Vicenza Pride segue il Bassano Pride del 2012, dove un pugno di ragazzi in anfibi neri ha accolto i manifestanti con uno striscione vergognoso nei pressi del Ponte degli Alpini, o dove alla fine della parata un ragazzo é stato preso di mira e picchiato. Quasi un anno fa inoltre ci sorprese la notizia del tentato suicidio di una ventenne omosessuale di Altavilla causato da un “coming out” accolto in malo modo in famiglia. Il lavoro che ci attende é enorme, ma serve a noi, alla nostra città e al nostro paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA
euro dei bambini dai 5 anni in su fino ai 15 per le prenotazioni aperte) l’incasso da biglietteria sarebbe intorno al milione di euro a meno di metà del cammino per cui sarebbe ipotizzabile un totale di oltre due milioni di euro a cui vanno aggiunte le vendite di gadget e volumi e i finanziamenti milionari della Fondazione Cariverona e degli sponsor. Per avere un quadro completo dell’impegno, in dare e a vere, di Linea d’ombra di Marco Goldin, l’organizzatore di questa mostra, di quella gemella di Verona e di altre due con sequenze invertite di sedi sul tema Verso Monet (a Vicenza dal 22 febbraio al 4 maggio 2014) sarebbe necessario conoscere anche i costi sostenuti per gestirlo: personale, impegni con i musei, logistica, assicurazioni, promozione eccetera. Ma tutto è al condizionale perché, mentre l’amministrazione comunale, che dagli incassi diretti non trae alcun beneficio puntando ai risultati futuri per il territorio, ha risposto compiutamente fornendo le cifre del suo impegno economico e quello, per la parte alle stessa nota, della Fondazione, Linea d’ombra contattata ufficialmente più
e più volte non ha voluto fornire alcun dato trincerandosi dietro una finale e sconcertante dichiarazione: «Con riferimento alle sue richieste rivolte al dottor Marco Goldin, le comunico che il bilancio di Linea d’ombra sarà reso pubblico e consultabile nelle forme di legge». Ci corre l’obbligo di sottolineare che abbiamo chiesto al (professor) Goldin i dati di entrate e uscite per la mostra e mai il bilancio complessivo della sua società a socio unico con nove dipendenti, che, poi, per curiosità abbiamo scaricato dall’archivio della camera di Commercio leggendoci alcune fusioni societarie e molti numeri con tanti “meno”, che, se sarà utile ai nostri lettori, esamineremo con attenzione sulle nostre testate web e in un prossimo futuro su questo quindicinale quando daremo conto dei dati arrivatici dal Comune. Detto questo facciamo solo una domanda: perché Linea d’ombra non vuol rendere noti dati così semplici? A Marco Goldin la risposta. Per diradare antipatiche ombre su un evento che non le merita. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Gli interessi diffusi: a ciascuno il suo Bid di Guido Zentile
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ccoli là, belli alla luce del sole, o dello schermo del computer: tanti asterischi rossi contornati da un tratteggio marrone, una diffusione di icone magistralmente sparse (a mo' di pecorino sulla pasta) in tutte le tavole della zonizzazione del P.I. del Comune di Vicenza, con particolare incidenza nelle aree agricole a ridosso, o in prossimità, di un nucleo abitativo. Colpisce il soave nome, affibbiato alla simbologia: “esigenze abitative di tipo familiare”, quali fossero delle impellenti necessità di indubbia utilità emergenziale e sociale; invece sono la retrospettiva di mirati e specifici interessi scelti fra le numerose richieste, maturate già nella precedente Amministrazione, per soddisfare esigenze personalistiche che nulla hanno a che fare con il concetto base dell'urbanistica (o meglio di quello che dovrebbe essere il concetto base dell'urbanistica) di ieri e di oggi: gli interessi collettivi, la pianificazione quale linguaggio comunitario. Invece qui, con i Bid (bandi di interesse diffuso), si vanno ad esaudire, utilizzando il Piano degli Interventi, quale strumento base di pianificazione, e quindi con valenza di legittimità, gli appetiti personali. I “paroni a casa nostra” entrano negli ideogrammi dell'urbanista veneta. Vediamo un po' di termini, logori e usuali: “pianificazione degli interessi privati”, “l'urbanistica è mia e me la gestisco io”, “la mia casa, come, dove, e quando voglio”. E quel rispetto del territorio, delle persone, quello spirito che dovrebbe unire le persone?
Qui non è rappresentato, abbiamo la casa, la casa sempre più blindata e domotizzata (così da lontano posso controllare il mio Bid). Sono tanti questi “poveri Bid”, un peso significativo per il nostro territorio; anche se normati, con le opportune limitazioni, le superfici e i volumi sono pressanti. E non dimentichiamoci che non è finita qui: la nostra legislazione prevede anche l'istituto della deroga, la deroga in campo edilizio ed urbanistico. Dopo i tre catastrofici condoni che hanno legittimato di tutto, con i quali abbiamo visto punari (sarebbero i pollai, ma detto in italiano non dice niente) trasformarsi in abitazioni, abitazione generare abitazione, fino a creare una lottizzazione in zona agricola, ora abbiamo il “Piano Casa”, lo strumento che ti permette di ampliare la tua casa, quando in via ordinaria non sarebbe possibile. Strumento temporaneo (non strettamente limitato alla sola edilizia residenziale) che, qui in Veneto, sembra, stia avendo un discreto successo, tale che, a seguito proroga, siamo già alla seconda tornata. La storiella (con un po' di dati), dell'uno più uno, con l’aggiunta di quel tanto di avidità umana, è semplice: iniziamo con la vecchia legge regionale 24/1985, per l'edificazione in zona agricola, per chi, non necessariamente imprenditore agricolo, possedeva già quattro mura, poi il primo condono, la riapplicazione della succitata legge sul primo condono, poi il secondo condono, la ri-riapplicazione della solita legge regionale (perché intanto, per merito dei condoni, le case sono diventate più di una), poi ancora il terzo condono, la legge regionale che con i primi anni 2000 ha cambiato pelle (L.R. 11/2004), ma che gra-
La campagna, un patrimonio da conservare
zie a continue rivisitazioni e modifiche è sempre “molto riguardosa” nei confronti delle zone agricole, e, infine, il “Piano Casa”. Ma quanto è bello consumare la campagna: case su case, cemento su cemento; e ora i Bid, l'ottimale insaziabilità, i schei, il Veneto, i veneti. I Veneti (e qui ci vuole la V maiuscola), e gli antichi popoli, che hanno abitato i nostri territori, se potessero vedere cosa hanno fatto i loro successori rimarrebbero inorriditi nel vedere la trasformazione che ha subito il territorio, per un progresso, poi, che sta sempre più regredendo e ci sta sempre più individualizzando. Mentre sto scrivendo queste poche righe il mio cane mi guarda chiedendo attenzione. Capisco il suo atteggiamento; non chiede di giocare con la palla, ma lancia una richiesta più puntuale: anche lui vuole il suo Bid; infatti la sua cuccia personale necessiterebbe di essere ampliata. Lo invito a formulare idonea richiesta; al prossimo giro potrebbe essere accolta: anche lui è un soggetto portatore di interessi. Visto che gli interessi diffusi, quale elemento collettivo, non rientrano nel linguaggio della pianificazione, aggiungiamo agli interessi mirati della razza umana, gli interessi della razza animale (in questo caso i cani); anche loro ne hanno diritto, e manifestano più intelligenza e sensibilità di chi si sente più elevato perché cammina eretto: colui che è riuscito a distruggere ciò che la natura ha creato. È proprio vero che l'ingordigia, l'avidità, la supremazia …..., è umana: invito, pertanto, per meglio comprendere e riflettere, ad una rilettura dell'Inferno di Dante (vedi la Divina Commedia). © RIPRODUZIONE RISERVATA
Eventi a Vicenza e dintorni dal 24 al 28 novembre di Daniela Ceccon Tanta musica classica, ma anche teatro, spettacoli e tradizioni nella settimana di eventi a Vicenza e zone limitrofe. Imperdibile il circo acrobatico, che andrà in scena sabato al Teatro Astra. E poi ci sono gli appuntamenti alle fiere, come quelli di domenica a Barbarano Vicentino, dove si gusta il mandorlato, e ai Castelli di Giulietta e Romeo a Montecchio Maggiore, dove sono in programma visite guidate e spettacoli. Visti i tempi, vale la pena anche fare un giro alla Security exhibition, fiera della sicurezza aperta da venerdì a domenica, per scoprire tutto sugli ultimi sistemi di allarme per la casa. * Sabato 24 novembre - Si parte alle 20 dal centro sociale di San Gottardo a Zovencedo per la passeggiata notturna alla ricerca delle Anguane. Necessari scaroponcini, pile e abbigliamento adeguato. Al termine dell’escursione, che dura circa 2 ore, maroni per tutti. Iscrizioni: 0444893140. - Al Teatro Astra va in scena il circo acrobatico El Grito – 20 Decibel: un’esplosione di fantasia e libertà. Ingresso: 5-6,50 euro. Ore 20.30, con replica domenica alle 17. * Domenica 25 novembre - A Barbarano Vicentino è aperta per tutto il giorno la tradizionale Fiera di Santa Caterina, con degustazione di mandorlato. - A Montecchio Maggiore appuntamento ai Castelli di Giulietta e Romeo per un pomeriggio alla scoperta dei misteri del colle con visite guidate e spettacolo tea-
trale. Dalle 14.30 alle 18. Informazioni: 0444696172. * Lunedì 26 novembre - Viart ospita fino al 20 gennaio la mostra “Souvenir d’Italie”, con le opere di giovani designer under 30. Dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 19. - “Musica per crescere”: il Merel Quartet d’archi in concerto propone al Teatro Comunale un programma che parte da Mozart, passa attraverso Brahms e giunge a Sándor Veress. Ore 20.45. * Martedì 27 novembre - Alle 18 al Conservatorio Pedrollo, Pierluigi Piran al pianoforte in concerto. - Al Teatro Comunale va in scena “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams, per la regia di Antonio Latella. Replica mercoledì sera. Ore 20.45. * Mercoledì 28 novembre - A Palazzo Cordellina il dialogo tra libro e lettore spiato dalla macchina fotografica in “Còlti a leggere”, mostra aperta fino al 6 gennaio dalle 10 alle 18. Ingresso libero. - A Sossano, al piano terra del municipio, fino al 6 dicembre è aperta la mostra “Miraggio” di Etta Scotti. Dalle 10 alle 13. Per altri appuntamenti www.vicenzapiu.com www.schiopiu.com www.thienepiu.com www.montecchiopiu.com (In foto: lo spettacolo di circo acrobatico El Grito – 20 Decibel. Credit: http://www.elgrito.net)
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Replica scaligera Caso Mirror, per la querelle sulle quattordicesime non corrisposte la coop risponde alla diffida di Cub per bocca di un avvocato veronese. E precisa: la rinuncia a quella mensilità è stata concordata con i soci lavoratori
di Marco Milioni
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a rinuncia alle quattordicesime da parte dei dipendenti Mirror? La coop veronese incaricata delle pulizie in comune replica a Cub e spiega: tutto è in ordine, la legge è stata rispettata. Sicchè ora la palla ritorna in mano al sindacato che aveva diffidato la stessa coop e all’amministrazione municipale berica, che dovrà vagliare gli aspetti amministrativi della vicenda. Il preambolo. L’affaire Mirror deflagra in realtà nella primavera di quest’anno quando i consiglieri comunali Sandro Guaiti e Silvano Sgreva rilanciano il contenuto di una loro interrogazione. Nella quale si denunciavano una serie di torti che a loro dire i lavoratori avrebbero patito, sia in termini di arretrati non pagati sia in termini
di quattordicesime non retribuite. A supporto di questa visione c’erano state una serie di prese di posizione tra cui quella della Legacoop per giungere a vari sindacati sino a Cub che ha indirizzato una diffida a Mirror affinché sistemasse ogni pendenza. La replica. Dopo settimane di silenzio però a metà settimana è arrivata la replica di Fabio Gugole, legale rappresentante di Mirror il quale parla per bocca dell’avvocato Stefano Conti del foro veronese: «Dalla documentazione acquisita evinco che per voto dell’assemblea dei soci a partire dal 2010 è stata prevista la rinuncia alla corresponsione della 14esima mensilità... nel rispetto della normativa vigente». Il riferimento è alla legge 142 del 2001. Nella missiva firmata da Conti si ribadisce per di più che il dettato costituzionale, articolo 36, non menziona la 14esima mensilità. In pratica Mirror rispedisce al mittente ogni addebito «contestando
integralmente» gli addebiti mossi dal sindacato Cub con la diffida del 24 settembre 2012. Nuovo capitolo. Rimane quindi da capire quali saranno le reazioni dei diretti interessati. Per quanto concerne i dipendenti la partita, se avrà un prosieguo, dovrebbe giocarsi davanti al giudice del lavoro sempre che gli addetti alle pulizie non giudichino circostanziate le repliche della coop scaligera. Diversa invece è la partita nei confronti dell’amministrazione pubblica che ha dei poteri specifici di coordinamento e controllo. Da settimane infatti la pratica è negli schedari di tre assessorati: quello al personale guidato da Tommaso Ruggeri, quello agli affari legali guidato da Paolo Pecori e quello al bilancio guidato da Umberto Lago. I tre al momento però non hanno assunto alcuna posizione ufficiale. Risposta Mirror
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Acqua marcia L'Arpav berica invia un sollecito alla provincia e al comune di Sarego in cui si chiede di intervenire sulla cartiera Burgo affinché sia sanata la situazione relativa agli scarichi: i reflui comprometterebbero il rio Acquetta e il rio Comparolo sino al territorio di Lonigo (m.m.) L’acqua del rio Comparolo e del rio Acquetta a Lonigo è in cattive condizioni a causa degli scarichi della cartiera Burgo localizzata nel vicino comune di Sarego. Lo proverebbe un rapporto dell’Arpav. La notizia sarebbe rimbalzata da palazzo Nievo fino (e non solo) al municipio di Lonigo. Tanto che nel capoluogo leoniceno l’opposizione del Carroccio, preoccupata dalle voci che da settimane si rincorrono in paese, starebbe preparando un briefing del gruppo consiliare previsto ad horas, con annessa interrogazione. L’antefatto. In realtà l’indiscrezione sta girando da settimane a palazzo Nievo. Agli ultimi di otto-
bre infatti sarebbe giunta in provincia una comunicazione della direzione provinciale di Arpav la quale su segnalazione di residenti avrebbe avviato una campagna di monitoraggio dei due corsi d’acqua. Ma non solo. L’agenzia ambientale avrebbe approfondito il rapporto tra lo stato di salute dell’acqua e gli scarichi della cartiera Burgo sita nel comune di Sarego. Il rapporto. Nel rapporto starebbe scritto tra l’altro che lo scarico della cartiera contribuisce a creare la quasi totalità della portata dell’acqua del rio Comparolo. E che nei periodi di scarsa piovosità, la cosa influirebbe anche sulla qualità dell’acqua del rio Acquetta,
giacché le due rogge sono collegate. Lo stesso documento testimonierebbe lo sforamento dei limiti previsti dalla normativa ambientale ovvero il decreto legge 152 del 3 aprile 2006 in relazione al parametro Bod5; il quale detto alla grossa indica la quantità minima di ossigeno tollerabile affinché microrganismi e organismi, a partire dai pesci, possano proliferare. La provincia e Sarego. In realtà seppur molto sommariamente il sindaco Roberto Castiglion del M5S già questa estate aveva fatto un breve cenno alla problematica, anche se su un piano molto più generale. Nell’occasione aveva fatto cenno anche ad alcuni contatti in
La cartiera Burgo a Sarego
corso con la multinazionale della carta, nonché uno dei big dell’imprenditorìa berica, per cercare di affrontare il nodo ambientale. Il rapporto Arpav infatti non sarebbe arrivato solo in provincia ma anche a Sarego dove sarebbe giunto il 31 ottobre 2012. Nelle carte per di più sarebbe contenuta una vigorosa sollecitazione per i due enti. A palazzo Nievo si raccomanda infatti la redazione di una diffida per Burgo affinché ponga in essere gli accorgimenti necessari a riportare i valori in regola. All’amministrazione di Sarego invece si raccomanda la redazione di una ordinanza affinché in alcuni tratti dell’Acquetta e
del Comparolo la fabbrica ripulisca dalle fibre di cellulosa, la cui decomposizione favorirebbe quei processi di decomposizione e putrefazione delle piante acquatiche alla base dei cattivi odori lamentati dai residenti. In silenzio. Pur interpellato il presidente della provincia Attilio Schneck (Lega) non commenta. Lo stesso vale per Castiglion e per Giuseppe Boschetto, sindaco di Lonigo, in quota al centrosinistra. Stesso silenzio pure dalla Burgo che fa capo ad uno dei gruppi cartari più importanti del continente. Rimane poi una questione di fondo. Storicamente l’acqua delle due rogge viene anche adoperata dagli agricoltori del posto per irrigare i campi. Ma lo sforamento che sarebbe stato registrato da Arpav è compatibile con questa pratica? Anche per questa fattispecie le amministrazioni di Sarego e Lonigo non hanno, al momento, fornito chiarimenti. Frattanto il Carroccio leoniceno si prepara a chiedere lumi sulla vicenda. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Lode del Porcellum di Italo Francesco Baldo
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al Colle fino all'ultima sezioncella di partito è di moda parlare male dell'attuale legge elettorale, il "Porcellum". I ripetuti richiami per il cambiamento cadono un po' a vuoto mi pare. Il problema è la quota che premierà la coalizione vincente o il partito vincente. E pensare che questo aveva sollevato quasi una rivoluzione quando fu proposta la legge n.148/1953, detta dalla sinistra "legge truffa”. Era composta da un singolo articolo e introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno
dei voti validi. Si intenda bene, il 50% più uno dei voti validi. Quindi una maggioranza veramente democratica. Oggi si litiga per il 40% o 42%. La legge detta Porcellum non va bene, non consente le preferenze. Ma quando mai le preferenze hanno battuto le decisioni delle Segreterie o dei Capi corrente? MAI. Non si conoscono outsider nella lista elettorale, non lo erano certo Mariano Rumor, Tony Bisaglia e nemmeno S. Tessari e Daniela Sbrollini. Tutti erano in lista secondo il criterio
stabilito dal partito e a sinistra era rigorosissimo. La segreteria del partito decideva e basta. Inoltre, dato che in Italia si è sempre quasi esclusivamente votato il simbolo, ne risultava che i primi della lista erano gli eletti e il decimo, sempre indicato dalle Segreterie dei partiti, poteva spesso solo aspettare, sperare e magari con cattiveria desiderare il passaggio di un deputato/senatore altra situazione o paradisiaca o infernale per poter avere il seggio, magari a fine legislatura, ma tale da consentirgli di
Italo Francesco Baldo
ottenere gli stessi vantaggi di chi aveva partecipato a tutta la legislatura. Ciò accadeva e accade anche nelle elezioni amministrative. Sappiamo bene che molti assessori, ad esempio a Vicenza, hanno avuto ben 195 voti di preferenza, ma la lista che la presentava qualche migliaio, e chi ne ebbe ben 465 restò al palo, potenza dei capi! e non delle preferenze. La ragione principale per cui non si desidera cambiare il Porcellum è che la possibile, l'apparato è più forte del sindaco di Firenze, coalizione bersaniana e con essa da noi Alessandra Moretti con i suoi 195 voti di preferenza o qualcuno in più, potrà sperare nel seggio
Adriano Verlato
* Impegno per Vicenza © RIPRODUZIONE RISERVATA
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on è facile partire con un ragionamento dopo tutte le notizie che quotidianamente si affastellano una sull’altra. Cerchiamo di farlo con quella più fresca: Obama ha vinto. Quello che si leggeva sui giornali in questi giorni, con tutta la suspense del caso, era, per me che scrivo queste righe, una doccia gelata. Avesse vinto Romney, gli Usa avrebbero avuto un presidente pericolosamente conservatore e con sensibilità sociale ed economica a livello zero. La riconferma del presidente c’è stata, invece, e pure più sostanziosa delle previsioni generali. Ora ci aspettiamo, mister Obama, i suoi affondi sulla fiscalità e sulle regole della finanza in generale. Situazione dei partiti. Tutti ne parlano male, tutti affermano che sono, oramai, alla canna del gas. Ma non è del tutto così. Pd, Udc e Sel, pur con qualche piccola variazione in giù o in su, mantengono una loro fisionomia e, sia concesso dire che, con le primarie aperte del centrosinistra, il primo e il terzo stanno dando una bella dimostrazione di democrazia. In particolare Bersani, con la rinuncia a nascondersi dietro le norme dello statuto, dimostra di essere quella brava persona che è che sarebbe bene tutti imparassero a conoscere. Anche l’intervista a
Due "pensatori" politici che alla quantità degli anni contrappongono la valutazione delle idee
Essere incalzati è vivere male di Adriano Verlato cinque su Sky è stata la dimostrazione che, in politica, non tutti sono politicanti. Rispetto, tempi giusti e concretezza sono emersi nitidamente. Non interessa qui dire chi abbia vinto la tenzone. Si è espresso garbatamente il proprio pensiero e, cosa per molti inattesa, si è visto che i punti di contatto tra i vari contendenti sono molti di più di quanto non appaia su giornali e dibattiti tv. Evidentemente nel Pd e nel possibile alleato Vendola, c’è una base su cui costruire qualche cosa di buono. La Lega, che con Maroni sembrava aver trovato una certa sobrietà, ha ripreso, proprio con lui, a straparlare di Nord, di futuro ritiro dei deputati dalle Camere, di referendum sull’euro e altre amenità che si pen-
sava, dopo Bossi, fossero oramai da baule in soffitta. Sembra ad ora, che l’unico leghista ad avere un certo senso della realtà sia rimasto il governatore Zaia. Ma, visti i precedenti, tengo il giudizio sospeso. Si lavora da mesi per una nuova legge elettorale. Si sta cercando una soluzione equa,equilibrata, magari su un modello europeo che ha già dato buona prova di sé, una legge che consenta a chi vince di governare senza ricatti? Neanche per sogno. Il Pd vorrebbe un doppio turno di collegio con il quale ogni forza politica si presenta su un certo territorio e chi prende più voti va in Parlamento. La destra – Pdl ed ex An - cerca una soluzione che indebolisca il possibile vincitore (i sondaggi sono favorevoli al centrosinistra). Il centro di Casini è per una soluzione proporzionale con un basso premio di maggioranza. Questa soluzione porterebbe ad un certo equilibrio delle forze in campo e una difficile
Il divano di Maria Cristina Strocchi
per primi non sanno affrontare la sofferenza. Quante persone hanno vissuto lutti o perdite dolorose e si sono ritrovati improvvisamente senza amici? Non a caso esiste il detto: "nella prosperità gli amici ti conoscono; nelle avversità tu riconosci gli amici". Ed ecco che, per
governabilità. Risultato? Data la delicata situazione economica del Paese, il presidente della Repubblica assegnerebbe nuovamente il governo a Mario Monti. E dell’Italia, delle sue esigenze di votare con una buona legge che permetta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, chi se ne occupa? Quasi nessuno. Quelli che avrebbero l’idea giusta non hanno la forza sufficiente per imporla e devono abbozzare. Il nostro carattere e la nostra indole rifiutano le cose semplici e il machiavellismo emerge ad ogni piè sospinto. Ricordo un fatto personale. Avevamo costituito un’associazione per il Partito democratico e dovevamo preparare uno statuto. Ci siamo trovati per 6 mesi con gente che veniva da Padova, Venezia Verona ed abbiamo discusso anche sulle virgole del testo che prevedeva il giusto, ma anche tutte le possibili varianti, interpretazioni e possibili accadimenti fossero mai
potuti verificarsi. Alla fine lo approvammo e dopo pochi mesi ci fu la decisione di costituire il Pd che avrebbe naturalmente avuto un suo statuto originale. Tante disquisizioni e discussioni per nulla. La situazione economica continua a preoccupare. I conti sono in ordine, ma gli effetti dei provvedimenti, fin qui assunti dal governo, non fanno ancora sentire i loro effetti. E questo, a sentire persone di scienza ed equilibrio, era prevedibile. Ma non è tutto qui, naturalmente. Le risorse disponibili devono essere utilizzate per esodati, terremoti, disastri naturali e tante altre emergenze,; quello che rimane consente, solo in piccola parte, di aiutare le famiglie in difficoltà e quindi dare un po’ di ossigeno alla domanda. Su tutti questi problemi c’è la spada di Damocle delle future elezioni. Dovesse arrivare un nuovo governo che mettesse mano alle riforme fin qui realizzate dal governo Monti, riperderemmo la stima che il nostro premier ha riottenuto in Europa e, quel che è anche peggio, scatenerebbe nuovamente la speculazione dei mercati. Ci sarebbe ancora tanto altro che ci incalza, ma, per ora, mi fermo qui. * Vicenza Riformista © RIPRODUZIONE RISERVATA
quesiti a: mc.strocchi@vicenzapiu.com
Le regole sociali disumane Eccoci pronti per riflettere sulla seconda regola sociale fonte di stress e sofferenza nella nostra realtà vicentina e non solo: Devi essere felice. In questa società lo devi essere perché altrimenti vieni tagliato fuori. Gli amici non ti invitano perché
parlamentare e come mormorano addirittura un ministero, potenza delle preferenze zero. Con l'attuale legge è la coalizione che vince e porta a casa il premio di maggioranza e i partiti minori, come è accaduto per la Sinistra arcobaleno, per i Grilli parlanti, per la Lega Sud, Sinistra critica, i Verdi, e altre formazioni, scompaiono. Teniamoci il porcellum e per prima cosa non avremo i partitini che poi vogliono spartire potere, e soprattutto spendere per sé, inteso come il capo i rimborsi elettorali. Forse l'unica cosa da cambiare è che invece della lista bloccata, vi sia, come un tempo, la possibilità di indicare preferenze dei designati alla competizione elettorale da parte delle segreterie dei partiti. Tutto più semplice e alla fine della festa avremo un ottimo Porcellum, cotto secondo il modo romano ossia come porchetta.
non essere criticati o esclusi, gli infelici fanno finta di nulla o, peggio, tirano di coca, si ubriacano perché così va bene e lo fanno tutti. Ma attenzione: non devi essere nemmeno troppo felice, altrimenti susciti invidie e pettegolezzi! Quindi, se sei troppo fe-
lice, gli altri ti fanno sentire in colpa perché "non si può essere felici con tutto il male e la sofferenza che c'è a questo mondo!" Come fare per uscire da questa regola disumana? Accettare il dolore come tappa normale dell'esistenza: il dolore va attraversato non represso, altrimenti ci si ritrova completamente svuotati e con la salute rovinata. E se gli altri dovessero criticare? Rispondi che il riso abbonda sulla bocca degli stolti.
Arrivederci alla prossima regola! © RIPRODUZIONE RISERVATA
Maria Cristina Strocchi
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24 novembre 2012 pag 11
Il Pantheon vicentino di Daniela Ceccon
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hi ha seguito il confronto fra i candidati alle primarie del centro-sinistra, andato in onda su Sky la sera del 12 novembre, ricorderà sicuramente la domanda posta a Tabacci, Puppato, Renzi, Vendola e Bersani su quali fossero i personaggi che fanno parte del Pantheon della sinistra italiana. Le risposte hanno fatto discutere, in particolare Bersani con il suo Papa Giovanni XXIII e Vendola con il cardinal Martini. E tutti a chie-
dersi come sia possibile che personaggi storici come Gramsci, Berlinguer e Allende siano stati spodestati addirittura da figure religiose. Ma è davvero così? Per rispondere a questa domanda abbiamo chiesto agli esponenti della sinistra vicentina di darci i loro Pantheon. Nell’infografica sono presenti solo quattro dei cinque candidati perché nessuno degli intervistati ha dichiarato di sostenere Tabacci, che quindi non è stato inserito. La grandezza dei visi è proporzionale al numero di persone che hanno detto di sostenere il candidato: 5 per Renzi (i 4 che hanno risposto alla nostra domanda più Angelo Guzzo), 4
per Bersani (i 3 che hanno risposto più Daniela Sbrollini), 2 per Vendola, 1 per Puppato. La sorpresa è che, su 12 intervistati, nessuno ha messo la stessa persona al primo posto. È un gioco, naturalmente, ma è curioso notare come i sostenitori di Renzi abbiano una predilezione per i politici stranieri, dal
Mandela di Renzi stesso al Kennedy di Formisano. Stona fra i personaggi associati a Vendola il cardinal Martini, che lui stesso ha nominato: i suoi sostenitori preferiscono, come da tradizione, i cari vecchi Gramsci e Berlinguer. Forse le telecamere, la voglia di sorprendere a tutti i costi e il
tentativo di portare dalla propria parte anche chi la pensa diversamente hanno convinto i leader a dire qualcosa di diverso, ma la sinistra – almeno quella vicentina - rimane ancorata ai suoi padri fondatori e alle figure storiche che ne hanno sostenuto e arricchito le idee -© RIPRODUZIONE RISERVATA
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24 novembre 2012 pag 12
E pure Vendola c’è di Tommaso Rebesani*
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omenica prossima 25 novembre si svolgeranno le primarie del centrosinistra. Dopo anni di incertezze e ambiguità su politiche cruciali come la questione del lavoro, i diritti delle unioni civile e delle coppie omosessuali, la centralità dell'ambiente ci sarà la possibilità di fare una scelta netta. Chi vorrà ripristinare integralmente le tutele previste dall'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, rivedere la riforma delle pensioni realizzata dal ministro Fornero per creare maggiore equità per i ceti più deboli potrà votare per Nichi Vendola che su scelte così rilevanti dal punto di vista sociale non ha dubbi. In senso più ampio chi ritiene sia importante rivedere il modo di ridistribuire la ricchezza in Italia, scegliendo Vendola sa che potrà contare sull'introduzione di una vera tassa patrimoniale in modo che possano contribuire maggiormente ai servizi e bisogni della
nostra comunità, quanti godono di redditi e patrimoni più elevati in modo da finire con l'attingere sempre dai redditi da lavoro dipendente e dalle pensioni per coprire il fabbisogno dello Stato. Ad una posizione netta sul piano sociale e del diritto al lavoro, Vendola affianca un impegno straordinario, dimostrato negli otto anni di governo della Regione Puglia, a favore dei giovani, della loro formazione per poter costruire con loro nuove opportunità di impiego, grazie anche al riconoscimento di un ruolo fondamentale alla cultura. È importante un cambiamento radicale rispetto a trent'anni in cui abbiamo affidato il nostro destino a classi dirigenti che si sono consegnate senza battere ciglio al potere delle banche, dei grandi gruppi finanziari e mediatici con il risultato di aver impoverito il tessuto produttivo del nostro Paese, aver stravolto la cultura ed i linguaggi e quindi le relazioni tra di noi. Siamo tutti più poveri sul piano materiale, relazionale e spirituale, tutti più soli, ma in una situazione di crisi così pesante la consolazione di mamma televi-
sione non ci aiuta a pagare i conti alla fine del mese. Abbiamo bisogno di tornare ad occuparci dei nostri compagni di lavoro, dei nostri concittadini, tornare a creare comunità, l'amore e la cura per la nostra terra, per le nostre città e quindi un sentire comune. Per questo occorre mettere al centro degli investimenti pubblici la promozione della cultura e dell'istruzione con l'impegno di risorse ingenti, e al tempo stesso lanciare un piano straordinario di recupero e salvaguardia dell'assetto idrogeologico del nostro Paese. Come possiamo pensare di superare la crisi attuale senza grandi investimenti pubblici nella cura delle persone e della nostra terra? Quanti perseverano nel giustificare l'attuale stato delle cose vi diranno che non è possibile, che non ci sono soldi e che occorre ripianare il debito pubblico ed i debiti delle banche. Vendola pensa che non siano queste le priorità: in Italia si stima un patrimonio privato dell'ordine degli ottomila miliardi di euro, quindi abbiamo le risorse per poter sostenere politiche diverse che ci permettano di far nuovamente re-
Luca Zaia e Nichi Vendola
spirare un Paese in cui manca l'aria. È solo una questione di volontà e di scelte politiche: chi avrà il coraggio di lasciare un modo di gestire la cosa pubbliche che favorisce le rendite e penalizza la maggior parte del Paese che vive di pensioni e stipendi, potrà trovare risorse nuove ed importanti senza appesantire il carico fiscale di chi ha sempre puntualmente pagato il proprio contributo alla fiscalità generale. Vendola vuole percorrere questa strada, vuole ridare una speranza ad un popolo che in buona parte è schiavo della paura prodotta da una precarietà diffusa e da servizi sociali che ormai stanno in modo preoccupante trasformandosi in assistenza caritatevole per i diseredati e non in diritti universali
Il partito dei ricchi di Giorgio Langella
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ice Luca Cordero di Montezemolo: "Mai più accetteremo di vedere l'Italia derisa e disonorata, per questo scendiamo in campo". Così l’ex presidente di Confindustria e il suo movimento entrano in politica e appoggiano Mario Monti. È la nascita ufficiale del “partito dei ricchi”. Oggi c’è una grande, diffusa avversione verso la politica. Una politica che è ridotta a una parodia di se stessa. Una politica senza prospettive che è diventata solo gestione della cosa pubblica da parte di individui che si uniscono in base alla propria convenienza economica e affaristica. Personaggi improponibili che hanno costituito una “casta”. È tutto vero. Si è avverata la previsione di Enrico Berlinguer quando parlava della “questione morale” (cioè dell’occupazione dello Stato da parte di partiti ridotti a comitati d’affari) come principale problema del nostro paese.
Ma esiste anche un’altra casta, molto più pericolosa di quella dei politicanti. È quella che controlla i comitati d’affari. Quella che fa enormi profitti con la speculazione finanziaria. Quella che evade le tasse, che corrompe, che sfrutta il lavoro altrui. È ora di finirla con la leggenda degli imprenditori “neutrali”. È la casta dei ricchi. Montezemolo e soci non possono “scendere in campo” perché nel campo ci sono sempre stati. Hanno condizionato governi, hanno chiesto e ottenuto quello che volevano,
hanno sollecitato e appoggiato le politiche liberiste, hanno preteso la cancellazione di diritti faticosamente conquistati dai lavoratori. In poche parole hanno sempre comandato da dietro le quinte. Oggi Montezemolo e soci vogliono consolidare il proprio potere ed entrano direttamente in politica. Sono ricchi e vogliono aumentare le proprie ricchezze. Per fare questo, non hanno più bisogno di politicanti compiacenti che governino per conto loro. Lo faranno direttamente con
manovre che colpiranno sempre di più i lavoratori, i pensionati, i giovani. Questo è un ulteriore attacco alla democrazia, un pericolo reale che deve essere fermato con un progetto di vero cambiamento. Bisogna rimettere al centro dell’azione politica le condizioni di vita di chi vive del proprio lavoro, la distribuzione del lavoro e della ricchezza, uno sviluppo industriale ed economico compatibile con l’ambiente e il benessere di tutti i cittadini e non solo dei ricchi. Un piano del lavoro che preveda che lo Stato ritorni ad essere protagonista e proprietario di questo sviluppo e non venga utilizzato da “lorsignori” come generoso elargitore di denaro e favori. Uno Stato dei diritti e non dei privilegi. Ben diverso da quello che proprio lorsignori hanno umiliato e asservito ai propri interessi. L’Italia è allo stremo non solo a causa di politicanti servili ma, soprattutto, perché esiste una casta di capitalisti furbi e cialtroni che li ha utilizzati e forgiati per i propri fini. È la “casta dei ricchi”.
per tutti a causa della cancellazione di buona parte del sostegno finanziario dello Stato. Domenica possiamo scegliere un candidato per un governo di “vero” centrosinistra che cambi radicalmente il modo di governare l'Italia, questo candidato è Nichi Vendola. * Coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà © RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli interessi. Oppure Vicenza di Giovanni Coviello
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osa vuol dire la condidatura di Nichi Vendola a livello nazionale tutti lo sanno. Oppure … Vendola lo sta spiegando. Cosa significhino le percentuali a doppia cifra che la accompagneranno nelle primarie è chiaro: c’è ancora una “sinistra di sinistra”, istituzionale e di governo ma in cui l’anima riformatrice ha incluso e sviluppa con una “narrazione” moderna la forza rivoluzionaria delle idee di libertà, democrazia e diritti civili: il lavoro torna ad essere un diritto da difendere e sviluppare e l’uguaglianza si trasforma in equità di trattamento sociale e di opportunità di crescita personale. Ma in cosa potrà tramutarsi un eventuale e consistente consenso a Vicenza per il governatore della Puglia dipenderà dai suoi dirigenti locali e da chi li seguirà (e li pungolerà). Se Vendola scuoterà le coscienze intorpidite locali vorrà dire che per Tomaso Rebesani & c. si apriranno scenari di forte stimolo per un Pd e un centro sinistra che in città hanno perso ogni funzione di guida, delegata nel migliore dei casi ad Achille Variati. Far emergere da quegli scenari una sinistra che sa protestare e lottare per costruire un forte condizionamento a sinistra della maggioranza che oggi naviga su una palude indistinta di interessi “paralleli” è il compito che il successo di Nichi Vendola affiderebbe ai suoi sostenitori locali. Incazzati abbastanza come i grillini, più pronti di loro oggi a dare risposte alle proteste. Da condividere, però: gli interessi oppure Vicenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Nella foto di Chi Corrado Passera, Giovanna Salza e Luca Cordero di Montezemolo
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24 novembre 2012 pag 13
La doppia preferenza è legge: largo alle donne alle comunali di Vicenza 2013 di Daniela Ceccon
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entro alla nuova legge sulla doppia preferenza, approvata dalla Camera in via definitiva il 13 novembre, c’è anche un po’ di Vicenza. L’iniziativa della proposta di legge che, assieme al disegno di legge presentato dalla Carfagna e alla proposta sottoscritta da quasi sessanta deputati e deputate, ha dato vita al testo
Daniela Sbrollini e Alessandra Moretti insieme ai tempi dell'alluvione a Vicenza
unificato della nuova norma è arrivata proprio da Daniela Sbrollini, deputata vicentina del Pd. La legge sul riequilibrio di genere nelle amministrazioni comunali è, se così si può dire, una versione più avanzata e democratica delle cosiddette “quote rosa”, che tanto hanno fatto discutere. Del resto, anche se in parlamento sono stati in tanti a sostenere la proposta, anche questa volta le discussioni non sono mancate, con diversi esponenti del Pdl che hanno fortemente criticato la legge, votando in sessanta contro il proprio gruppo. Le principali novità introdotte riguardano prima di tutto la garanzia che nelle liste che si presentano alle elezioni comunali dei comuni con una popolazione superiore ai 5mila abitanti ciascuno dei due sessi sia rappresentato almeno da un terzo dei candidati. Nel caso in cui questo non accada, nei comuni di oltre 15mila abitanti la mancata applicazione di questo principio porterà alla decadenza della lista stessa. Novità anche al momento del voto: l’elettore potrà espri-
mere uno o due voti di preferenza, a patto che il secondo sia per un candidato di sesso diverso da quello espresso nel primo, pena l’annullamento del secondo voto. Un punto importante riguarda anche la parità di accesso ai mezzi di comunicazione durante le campagne elettorali: con questa legge si richiamano i mezzi di informazione che si occupano di comunicazione politica a promuovere le pari opportunità. “Stiamo promuovendo e costruendo una parità effettiva, una democrazia inclusiva, che si traduce in fatti e opportunità. Questa legge, che si occupa di sanare una drammatica diseguaglianza tra i generi nell’accesso alle cariche elettive degli enti locali, aumenta gli spazi di competizione”: è stato questo il commento della deputata Daniela Sbrollini, convinta che questa norma peserà fortemente nelle prossime elezioni locali, condizionando i partiti nella composizione delle liste. “Sarebbe significativo – ha concluso Sbrollini - allargare la stessa op-
portunità offerta agli enti locali e ai consigli regionali, anche alle elezioni politiche. Aspettiamo ora di vedere la proposta di legge elettorale attualmente ferma al Senato.” Della stessa opinione è Rosanna Filippin, responsabile regionale del Pd: “Spero che la cosa non finisca lì e anzi che si estenda alle altre istituzioni. In questi giorni si sta parlando della riforma della legge elettorale nazionale con l’introduzione delle preferenze. Mi auguro che venga inserita anche qui la doppia preferenza per attivare un meccanismo di partecipazione femminile”. Sarà probabilmente diretta interessata nella prossima tornata elettorale vicentina, quella del 2013 per le elezioni della nuova amministrazione comunale, Alessandra Moretti, attuale vicesindaca della città e impegnata nel ruolo di portavoce di Pier Luigi Bersani, in corsa per le primarie del centro-sinistra. “Questo è un risultato di civiltà - ha detto - perché non possiamo più pensare di escludere la presenza femminile dal processo legisla-
tivo nel nostro paese. Per questo auspico che la doppia preferenza venga applicata anche in parlamento: l’Italia ha bisogno delle donne”. Nell’intervento di Moretti non manca una stoccata all’attuale situazione politica: “In questi anni sono stati soprattutto gli uomini a dare il cattivo esempio. Lo sguardo lungimirante sul futuro che le donne – in quanto madri – riescono ad avere è quindi ancora più importante”. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rosanna Filippin
Fatto l'inganno, trovata la legge di Giovanni Coviello
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o, il titolo non è nè invertito nè tantomeno sbagliato e questo è un segno del degrado irreversibile dei tempi. Se una volta, infatti, i legali si peritavano di trovare tra le leggi in vigore (nessuno sa quante siano, si azzarda un numero superiore a 140.000, venti volte più della Germania, quattordici più della Francia, scrivono) quella più favorevole al proprio assistito (magari con un comma che ne contraddiceva altri), oggi i politici, molti fra di loro gli avvocati trasferitisi in Parlamento, legiferano in base a chi prima da una di quelle decine migliaia di leggi e centinaia di migliaia di commi sarebbe stato, comunque, punito. Hanno iniziato gli “onorevoli” legulei di Silvio, ma la loro scuola ha studenti di ogni colore. E questo non vale solo per i reati e i peccati, tipo i mille diventati meriti e comandamenti nel secondo ventennio italiano, ma anche per le leggi elettorali che non si fanno oggi in base alle esigenze della moderna democrazia ma contro i possibili vincitori indicati dai sondaggi ma messi al bando da chi non vuole dare spazio alla volontà popolare. Insultata, d’altronde, da un presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che unico
caso in occidente, e magari nostalgico della sua Russia che invadeva l’Ungheria per soffocarne gli aneliti di libertà, blatera oggi contro il Porcellum (contro Grillo e il suo Pd) dopo averne fornito una sua personale interpretazione scenica quando ha decretato un governo e una maggioranza che mai il popolo italiano aveva votato. E fare le leggi per coprire gli inganni vale anche per quelle che dovrebbero regolare in modo moderno la libertà di stampa ma che si fanno oggi per liberare Sallusti dal carcere e per imbavagliare tutti gli altri giornalisti grazie all’enorme numero di franchi tiratori in Senato che provano a vendicarsi di chi giorno dopo giorno ha scoperto e denunciato i brogli e gli imbrogli di chi neanche conosce il significato del termine politica, imbarbarito com’è dall’appropriarsi della cosa pubblica invece che difenderla.
Capannoni Koris a Trissno
E vale per decidere, contro ogni ordinamento attuale, di indire le elezioni amministrative prima o dopo quelle politiche, in un giorno o più giorni ma solo in base ai propri interessi di parte, quelli di chi ad esempio nella scorsa tornata era contro l’election day, ma stavolta con opposte motivazioni lotta per averlo. L’inganno eretto a legge vale anche per imporre ad ogni comune cittadino mille regole da rispettare per costruirsi una casetta ma consente agli Usa, in spregio di quelle stesse regole, di “infilzare” il terreno sotto l’ex dal Molin con 3.800 pali di cemento di 25 metri di lunghezza, per un diametro di 50 centimetri proprio sopra una delle falde più ricche d’acqua del Veneto, quell’acqua che, magari bloccata da quei pali e da tutto il cemento che sorreggono, ne è violentemente fuoriuscita domenica scorsa alle 10,15 circa di mattina quando a Vicenza c’era
solo una fitta pioggerellina e nessun’onda era arrivata dal Bacchiglione! Fare le leggi o usarle per coprire o favorire gli inganni contro la natura, e contro natura, vale anche per quell’obbrobrio di capannoni che sono stati costruiti a Trissino lungo la statale che da Montecchio porta verso Valdagno grazie al Piano Koris firmato da Giannino Marzotto, da sempre elogiato come magnanimo mecenate anche da esponenti illustri locali del Pd, come il renziano Matteo Quero, da cui ci attendiamo, almeno ora che il conte ci ha e lo ha lasciato, un segno di rottamazione della morale che perdona ai ricchi quel che proibisce ai poveri. Quella base sarà pure a difesa dell’occidente e quei capannoni saranno pure stati un diritto di un esponente, lo ha detto Pietro Marzotto in riferimento all’ultimo scandalo, di «una famiglia frantumata dagli errori». Ma le modalità di autorizzazione della costruzione della base Usa che ha violentato la falda (sfido chiunque a dimostrare il contrario se non con l’inganno) e il “silenzio assenso” di gran parte dei politici locali di fronte a quei capannoni lugubramente vuoti ma che hanno distrutto anche il paesaggio della valle (la foto non inganna) dimostrano non solo che, fatto l’inganno, si trova sempre una norma per legalizzarlo.
Ma che oggi l’inganno è legge. Mentre scrivo, scusatemi il P.S., scorrono su Servizio pubblico le immagini di Mario Monti e Elsa Fornero che, insieme a tante “personalità”, vanno a una cena al Campidoglio che la giornalista chiede se sia del Gruppo Bilderberg, come conferma timidamente un altro ospite, il sindaco Alemanno. Ma il premier scelto da Napolitano e il ministro scelto dal commissario dell’Europa per conto delle banche si rifiutano di rispondere a una domanda che non dovrebbe imbarazzarli se nulla di poco chiaro stessero accingendosi. Domanda che stasera è ancora lecita, finche non verrà, magari già da domani, impedita con questa norma: «è vietato, pena il carcere, fare domande su un governo nato con l’inganno». E destinato a perpetuarsi qualunque voto esprimeranno i, sempre meno, italiani che andranno a votare. Così pochi e minoritari che, paradossalmente, sanciranno che gli altri, che non vorranno partecipare al rito di votazioni decise altrove per perpetuare la casta, avranno cancellato definitivamente il significato di democrazia, il governo del popolo. Ma arrivati a quel punto, che dovremmo ma non sapremo evitare, sarà chiaro che qualunque governo sarà illegittimo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Sergio Berlato: I like Bersani di Sergio Berlato*
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ermo restando il rispetto per le scelte che l’elettorato di centrosinistra intenderà fare in occasione delle primarie per il proprio candidato premier, mi auguro che la competizione sia vinta da chi ha a cuore il bene del nostro Paese e la consapevolezza che la grave crisi economica ed occupazionale che sta investendo l’Italia e l’Europa può essere superata solo con la convergenza di tutte le forze politiche responsabili, emarginando quelle populiste e quelle
Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani
secessioniste. Premesso ciò, se le primarie del centro sinistra verranno vinte da Matteo Renzi, è probabile che avvenga un salutare terremoto in tutto l’apparato del Pd e dell’intera area di centro sinistra. Non vi è dubbio alcuno che il nostro Paese ha bisogno di competenza, di esperienza, di senso di responsabilità. Tutte doti che indubbiamente vediamo emergere più chiaramente nel Segretario Pierluigi Bersani, mentre in Matteo Renzi prevalgono le battute gratuite, il populismo e l’atteggiamento del novello rottamatore. I tipi come Renzi, presenti anche in altri partiti, credono
24 novembre 2012 pag 14 che il ruolo del rottamatore sia più legittimato da caratteristiche anagrafiche che da concrete proposte e programmi credibili da contrapporre a chi si vuole rottamare. La giovinezza anagrafica non è un merito, ma un piacevole situazione che, purtroppo, passa con grande velocità. Per ergersi quindi ad aspiranti rottamatori non basta quindi la giovinezza anagrafica ma serve quella delle idee e dei programmi. Dal momento che la giovinezza anagrafica non sempre coincide con quella mentale, capita spesso che gli aspiranti rottamatori, se non sanno dimostrare concretezza, capacità e merito, siano tra i primi ad essere rottamati. Ma l’apparente disputa tra Bersani e Renzi rappresenta una intelligente messa in scena attraverso la quale il Pd ha saputo catalizzare l’attenzione dei mezzi di informazione e di una buona parte dell’opinione pubblica per diversi mesi. È oggettivamente riscontrabile come la candidatura di Renzi abbia sollecitato l’interesse non solo dell’elettorato storicamente di sinistra ma anche quello di una parte dell’elettorato non storicamente di sinistra. Vada come vada, vinca chi dovrà vincere, l’iniziativa del Pd sarà comunque un successo che porterà ulteriori consensi al centro sinistra ed in particolar modo al Pd. Un’ottima trovata pubblicitaria, insomma. Anche se i candidati alle primarie del centro sinistra adesso se ne stanno dicendo di tutti i co-
Maurizio Franzina: e io voto Renzi di Maurizio Franzina*
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e primarie del centrosinistra rappresentano un interessante metodo per la selezione della classe dirigente, nel caso di specie del candidato premier. Un metodo che fa uscire la politica dalle lobbies parlamentari, sempre più avulse dalla realtà e sempre meno capaci di interpretare la volontà popolare. I candidati a queste primarie hanno tutti aspetti interessanti e lodevoli. Però il dato di profonda novità, sia nell’approccio, che nello stile, che nei contenuti della proposta, lo
lori, sono già d’accordo nello spartirsi il frutto del bottino elettorale. Li avranno pur pagati per qualcosa i loro esperti di marketing ...
ha portato Matteo Renzi. Un giovane sindaco di una grande città, ed i sindaci sono costantemente a contatto con la realtà del territorio, che potrà portare una ventata di novità, una vision moderna, e libera dai pesanti schematismi del Pd, al governo del paese. Quindi voterei Renzi, ed anzi voterò Renzi perchè ho deciso di dare il mio contributo a questo interessante ed innovativo processo di cambiamento del paese. *Maurizio Franzina, Capogruppo del misto al consiglio comunale di Vicenza © RIPRODUZIONE RISERVATA
* On. Sergio Berlato Deputato italiano al Parlamento europeo. Coordinatore provinciale del Pdl di Vicenza © RIPRODUZIONE RISERVATA
Roberto Ciambetti si richiama a Togliatti: vinca il migliore di Roberto Ciambetti*
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Chi voteresti alle primarie del Pd”? A questa domanda rispondo, con onestà, che non sono interessato a questo o quel nome, quanto a capire il dibattito interno ad una vasta area socio-culturale ed economica. Capire e seguire il dibattito, ma non certo prendere posizione per questo o quello, capire e seguire il dibattito ma non certo intromettermi negli affari altrui. È fondamentale seguire con attenzione, e rispetto, quanto sta accadendo nel Pd, senza lasciarsi abbagliare dalla superficialità, senza incespicare in una analisi frettolosa: la prima cosa da dire, è che il confronto vuole essere anche una risposta all’antipolitica, una replica al qualunquismo, un tentativo di arginare la deriva democratica verso le piazze virtuali di una democrazia telematica che non può non spaventare. Non so se in questo le primarie del Pd riusciranno a smuovere le coscienze, a riportare tra i propri militanti e simpatizzanti, una nuova linfa vitale, nuove motivazioni e, soprattutto, nuove idee e strategie. Voglio dire, che ciò che vive il Pd è una fase molto complessa, che non può essere esemplificata nell’esigenza di un passaggio generazionale e di una discontinuità di figure di riferimento rispetto al passato. Purtroppo nei mass media emerge il lato spettacolare, il più superficiale, di un confronto che invece non è, o non
dovrebbe essere, tra persone, quanto tra diverse concezioni della politica, della forma partito, del ruolo e della futura linea politica di un movimento democratico che mi auguro possa dar voce e speranze alle esigenze di una vasta fascia di cittadini. L’ostacolo più grande che vedo è esterno al Pd e so quanto questa mia considerazione potrà risultare spiazzante in chi invece teme le troppe e diverse anime che si agitano all’interno di questo partito: c’è tutta una vasta area di interessi diffusi e di corporazioni o lobby esterne alla politica per le quali tutto deve rimanere com’è, per cui, nella migliore tradizione del gattopardismo italiano, si cambia tutto per non mutare nulla. Il rischio c’è, ed è un rischio reale mentre il mondo attorno a noi muta troppo velocemente e una crisi economica epocale sta chiudendo un ciclo storico. Ancora una volta, mi trovo a riflettere su quanto scrisse Antonio Gramsci, per il quale “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere; e in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. Ecco, spero solo che il confronto delle primarie nel Pd sia il segno dei nuovi tempi. A tutti i partecipanti, allora, un sincero in bocca al lupo, con la speranza che a vincere sia veramente il migliore, che non è (solo o tanto) un richiamo a Togliatti, ma un augurio per il bene di tutti. * Assessore regionale della Lega Nord © RIPRODUZIONE RISERVATA
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24 novembre 2012 pag 15
Nessuno dei suddetti di Massimo Follesa*
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eguo il dibattito per le primarie del Pd e ho seguito la campagna dei candidati. Non nascondo la mia estrema delusione. Nel dibattito delle primarie manca la sostanza, che dal mio punto di vista riguarda due fatti non detti e sorvolati: le primarie sono un’ottima opportunità per la democrazia ma sono usate come un ordigno di distrazione di massa rispetto alla necessità del paese di avere una vera nuova legge elettorale adesso. Le primarie surrogano, con la scelta dei candidati, quella del nuovo governo espressione reale della volontà del paese e non di accordi post elettorali; in secondo luogo manca una chiara e attenta riflessione sull’assenza di risposte del Pd alle richieste degli elettori e alle sue contraddizioni. Non c’è una considerazione profonda e pubblica sul fallimento del progetto politico rappresentato dalle candidature di Calearo e di Boccuzzi. Su questo punto é più chiaro il non detto e il fallimento di quell’idea di politica e di società a partire dalla mancanza di una nuova legge elettorale. Soprattutto del fallimento senza rimedio della proposta politica democratica e riformatrice con cui saldare l’alleanza tra i ceti produttori, dove dirigenti e lavoratori condividano una visione di società, dell’ambiente, della stabilizzazione dello sviluppo raggiunto, un’etica del lavoro, dell’economia e della cosa pubblica. È concreta l’inefficacia delle proposte di chi non riesce ad attaccare alla radice la natura della crisi del nostro sistema. Dove si fa scontare agli sti-
pendi, alle tutele, ai redditi e ai lavoratori, la defiscalizzazione e il finanziamento delle imprese finanziarie che investano in progetti e contratti fallimentari come Tav, Pedemontane e autostrade varie. Invece di pensare alle donne, ai bambini e agli anziani, sta prevalendo il si salvi chi può di banchieri, finanzieri e di un ceto politico di nominati. Il Pd non ha ancora risposto a questi temi in modo incisivo. Quello che è avvenuto il 31 luglio di quest’anno è indicativo: contemporaneamente alla presentazione del documento degli intenti per l’Italia del Pd, base delle primarie, alla Camera il Pd si è distinto per il salvataggio del commissario dimezzato per l’inesistente emergenza della Pedemontana Veneta, il cui Piano Economico Finanziario è già fuori controllo e al limite del fallimento. Manca una scelta precisa di comando, la capacità di fare la cosa giusta, affrontando con decisione le priorità di quella che è una guerra economico-finanziaria che colpisce soprattutto le persone. Pierluigi Bersani ha su di se questo problema di leadership e di autorevolezza. Ha dimostrato di non saper conoscere e scegliere gli uomini al suo fianco. È evidente la sua incapacità di conoscere fino a quanto possano spingersi certi collaboratori. In certi casi conta si la propria onestà, ma soprattutto conoscere fino a che punto possa giungere quella di chi ti circonda. Nel partito permane ancora una scelta basata sul metodo medievale dei vassalli di questi ultimi vent’anni che ha denunciato lui stesso. Matteo Renzi rappresenta una prospettiva dove si blandisce e accarezza i ceti finanziari o il desiderio di esserlo, senza avere le carte e le forze invece, per riuscire
a porre un controllo da parte della politica sulla finanza o su certe sue pratiche. Il rischio è lasciare una porta aperta per il controllo di questa sulla politica. Il concetto di rottamazione, potrebbe riguardare ampi ceti sociali del nostro paese che già vivono quotidianamente questa dimensione: non si capisce cosa possa frenare i sostenitori di Renzi, se dovessero governare, da applicare questi concetti per decreto. Laura Puppato l’ho conosciuta di persona, proporrebbe una sponda ai temi ambientali, alla mobilità, alle infrastrutture, allo spreco di suolo, di risorse economiche, al disastro finanziario di certe imprese che usano il territorio più per rifinanziarsi che per creare lavoro e produzione, al disastro sociale di imprese pronte ad avventure finanziarie piuttosto che a creare lavori, di cui il Veneto di Galan-Zaia è pieno. Ma non vi è traccia di tutto questo nella sua azione in consiglio regionale. Non si capisce come mai non sia stato possibile in questi due anni e mezzo di mandato mettere al centro dell’azione dell’opposizione regionale i temi che propone per le primarie. Nulla dei suoi argomenti appare nell’agire del gruppo consiliare regionale del Pd di cui è capo: una parte del Pd nazionale e veneto ha posto e pone lacci e laccioli evidenti. I suoi argomenti su politica e finanza sono troppo generici, quando ha sottomano gli esempi del Veneto dei nuovi ospedali, piegato a costruire debito pubblico e a coprire con la finanza bancaria quello privato. Si tratta di operazioni dove i debiti privati verso le banche diventerebbero debiti pubblici per la Regione e garantiti dallo Stato con nuove tasse, esigibili dalle banche a cui sono stati ceduti ricapitaliz-
Malga Campetto
zando le imprese che hanno provveduto alle costruzioni. Questo modello di debito è lo stesso delle infrastrutture in partenza come Spv, Valsugana, Nogara-Mare e Valdastico. Chi fa politica nel Veneto dei nostri giorni non può certo dimenticarlo nel momento in cui si propone sullo scenario nazionale. Solo dalla consapevolezza di queste evidenze poste al centro della discussione politica può nascere una seria parte costruttiva per il paese. Certo le risposte su questo piano sono aspre, poiché molte delle produzioni sono ormai fuori del paese, ed è duro reagire e riconoscere il fallimento di certe pratiche industriali italiane che hanno per epigoni le vicende rappresentate dalle notizie sul Veneto e sulle sue dinastie imprenditoriali, che ricavano molto di più dalla finanza, che dal lavoro. Per queste ragioni condivido il disinteresse di molti cittadini per queste primarie che non affrontano i temi della costruzione di una alternativa alla politica che ci ha con-
dotto fin qui. Non basta una buona faccia o un buon risultato televisivo, vanno aperte nuove riflessioni politiche, e la costruzione di un’agenda realmente alternativa alle condizioni che stiamo vivendo. Ritengo anche che non vi sia alcuna alternativa alla politica, ma a questa, fatta da partiti incapaci di rinnovasi soprattutto sul piano delle proposte, si! Nonostante tutto non sono disponibile a rinunciarvi e credo che l’esercizio della partecipazione, della formazione, dello studio, della proposta e del voto sia una premessa indispensabile per costruire un panorama nuovo dove i cittadini siano parte attiva. Per questo dico Ciao Bella Ciao….portami via…. meglio una domenica in malga in questo inizio di inverno, sui luoghi dove è nata la nostra democrazia, per poi ridiscendere a valle pronti a dare battaglia in primavera! *militante del Partito Democratico © RIPRODUZIONE RISERVATA
I candidati alle Primarie Centrosinistra, dalla diretta su Sky
VicenzaPiù & BassanoPiù
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Cisvena
La «fiaba» del centro merci di Montebello giunge all'epilogo. La morte era annunciata da tempo, ma solo ora politica e categorie prendono atto di un fallimento imputabile ad una intera classe dirigente, a partire dal centrodestra. E mentre rimangono nembi fittissimi sul buco da venti milioni lasciato a carico della collettività non è ancora chiaro quanto siano costati progettazione, funzionamento dell'ente e acquisto dei terreni: sui quali pesa «l'onta» della speculazione fondiaria
di Marco Milioni
L
a storia del centro merci di Montebello è finita dopo un ventennio di iniziative inconcludenti: per di più al lordo di una baruffa chioggiotta tra la provincia di Vicenza e Brescia Padova da una parte e la Camera di Commercio, il comune e Assindustria dall’altra. Il tutto per spartirsi i cenci del cadavere, ovvero la nomina dei professionisti che dovranno mettere in liquidazione una spa che mai, o quasi mai, ha prodotto utili. «Un carrozzone», come disse nel 2007 l’ex consigliere comunale vicentino Luca Milani del Pdl, finito adesso nel binario morto della storia. La nascita. L’epopea in grigio del Cis incomincia nel 1989 quando la società viene costituita. Ne fanno parte la provincia berica, il comune di Vicenza, la Brescia Padova, Apindustria, Confindustria, Camera di Commercio, BpVi, i comuni di Dueville, Bassano, Arzignano, Brendola, Chiampo, Montebello, Schio Thiene, Sossano, Zané, Camisano, Noventa, Montecchio Maggiore, Lonigo, Zermeghedo, gli artigiani di Cna Vicenza, la Fiera di Vicenza, l’Esac spa, una emanazione dei commercianti, la Finvi, la finanziaria dell’Assindustria berica, nonché alcune compagnie di autotrasoprto. In prattica c’è tutta Vicenza e provincia. È la fine degli ‘80 e a Vicenza e
Cinzia Bottene e Silvano Sgreva
dintorni politica fa ancora rima con Dc. Si ipotizza che per il centro merci l’area più idonea sia un raggruppamento di lotti agricoli nel comune di Monticello a pochi passi dal confine nord del comune capoluogo. Lì a un tiro di schioppo passa l’autostrada Piovene Rocchette con relativo casello. Lì a un tiro di schioppo c’è la ferrovia Vicenza Schio. Insomma sono a portata di mano tutti i cosiddetti nodi che possono favorire la nascita di un centro realmente intermodale. I cui obiettivi dichiarati sono due: aiutare le imprese con una logistica più razionale ed efficiente; aiutare l’ambiente aumentando il numero di merci da far viaggiare su rotaia. Il tempo passa però. E se da una parte le idee iniziali debbono fronteggiare la tendenza ormai storica di Fs ad abbandonare il traffico merci, almeno quello più pulviscolare, dall’altra in Italia e nel Veneto arriva la cosiddetta seconda repubblica. Gli equilibri politici cambiano e dalla seconda metà degli anni Novanta a palazzo Nievo comincia l’era leghista. Due mandati con l’onorevole Manuela Dal Lago, poi due quadrienni con l’attuale presidentecommissario Titti Schneck. È l’apoteosi del centrodestra perché da Roma passando per regione, provincia e comune la Cdl costituita da Udc, Lega e Fi (poi Pdl) ha in mano le chiavi degli enti: la filiera del potere è unica, monolitica. Le opposizioni sono ridotte ad orpelli, quando non a strumenti collaborativi. Ed è in questo
contesto che matura la decisione. Il Cis si farà a Montebello Vicentino, un un’area inserita tra la A4 e la ferrovia Milano Venezia. Un’area che tutti sanno di delicatissimo equilibrio idrogeologico e che per di più potrebbe ospitare anche alcune vestigia preistoriche. Fattori che si riveleranno entrambi confermati. Ad ogni modo tra la fine degli anni ‘90 e i primi anni 2000 l’idea Montebello prende corpo definitivamente quando anche a palazzo Trissino sbarca il centrodestra dell’azzurro Enrico Hüllweck. Iniziative e progetti. Di lì in seguito sarà un florilegio di conciliaboli, incontri, bozze funzionali, consiglieri di amministrazione più o meno noti. I giornali seguono pedissequamente ogni novità: le prime bozze progettuali, l’incarico affidato all’architetto Giuseppe Pilla, che sforna un progetto che realizzato dovrebbe valere una ottantina di milioni di euro. E che fa gridare alla politica berica: «Faremo tremare il quadrante Europa, l’interporto di Verona». Di quanto Cis spa abbia pagato per quelle tavole progettuali nulla mai si saprà. Anche perché sulla vicenda Montebello a palazzo Trissino e a palazzo Nievo vige la consegna del silenzio. Rotto in qualche occasione dal verde Ciro Asproso e soprattutto dalla leghista Franca Equizi, che per questa e altre intemperanze sarà sbattuta fuori dal Carroccio. Le cose cominciano però mettersi male quando, nel più totale silenzio dei media, su LaSberla.net e su Canale 68 e su Il Gazzettino, cominciano a filtrare le indiscrezioni relative alle sofferenze bancarie che Cis spa avrebbe nei confronti di alcuni istituti. Sì perché il funzionamento della società, l’acquiso dei terreni, i progetti, non sono pagati solo grazie al capitale sociale. Ma anche grazie all’intervento delle banche, le quali sulla metà degli anni 2000 cominciano a chiedere conto. Lo stallo. E poi come una saetta arriva lo stallo della seconda metà degli anni Duemila. Cis spa ritiene che per le sue esigenze servano 500.000 metri quadri. Ma la società non ne raggranella che
Palazzo Bonin Longare
270.000. La parte centrale del comparto è invece in mano ai privati. Ad ogni modo il comune di Montebello è pronto a concedere il cambio di destinazione d’uso, ma ad un patto. Che tale destinazione d’uso ritorni agricola qualora l’interporto non si faccia. Questo è l’intento dell’allora sindaco Giuseppe Cristofaletti. Il cui erede però, Fabio Cisco, sempre area centrodestra, non solo dice sì al cambio d’uso, ma prevede, con un piano integrato dei comuni contermini, anche la presenza di edilizia commerciale. È la scintilla che fa deflagrare definitivamente la polemica. La speculazione edilizia, paventata, temuta, raccontata solo da qualche giornalista, diventa di dominio pubblico a cavallo tra il 2007 e il 2008. E se a palazzo Nievo c’è ancora la Lega, sebbene rappresentata da Schneck che milita nel raggruppamento ostile a quello della della Dal Lago, a palazzo Trissino le cose dovrebbero cambiare, poiché proprio nella primavera del 2008 in cabina di comando sbarca il centrosinistra col sindaco Achille Variati. Ma nonostante il mutato assetto politico della compagine che regge il comune i silenzi della giunta sul Cis rimangono scolpiti negli intonaci della sala Bernarda. Fanno eccezione alcuni interventi di Cinzia Bottene (Vil) e Silvano Sgreva (IdV) il quale in una interrogazione del 15 aprile 2009 chiede all’esecutivo Variati: «... se, per quanto consta alla giunta comunale, sia effettivamente arrivato
Il Consiglio Provinciale
un nuovo sollecito ai vertici di Cis spa da parte dei creditori; se tra questi figuri il gruppo Bancario Bnl; a quanto ammonti l’esposizione finanziaria patita da Cis spa; se il rappresentante del comune di Vicenza in seno al cda del Cis sia il signor Gabriele Galla... se la giunta valuti positivamente, nel senso della rispondenza alle linee programmatiche del sindaco Variati, l’operato e la condotta del signor Galla...; se la giunta giudichi positivamente o negativamente la condotta della professoressa Dal Lago come presidente della provincia in relazione alla vicenda Cis; se la giunta giudichi positivamente o negativamente la condotta del professor Attilio Schneck come presidente della provincia in relazione alla vicenda Cis; se la giunta ritenga di volere, anche indirettamente, ostacolare una eventuale destinazione d’uso dei lotti attualmente in capo al Cis, diversa da quella agricola o per infrastrutture pubbliche; se la giunta, per tramite del suo rappresentante in seno al cda di Cis, giudichi positivamente o meno un eventuale concambio dei terreni di proprietà della famiglia Filippi con quelli di Cis spa; se la giunta sia a conoscenza di azioni giudiziarie della corte dei conti a carico del management di Cis spa». Il caso Filippi. Alle domande di Sgreva il sindaco non risponderà mai. Da poco è scoppiato l’affare dei terreni in area Cis comperati dalla famiglia del senatore leghista Alberto Filippi. Anch’egli con-
VicenzaPiù & BassanoPiù sigliere comunale. Il quale a margine di un consiglio comunale indirizza allo stesso Sgreva alcune frasi «assai poco onorevoli». E di seguito la polemica rimbalza a palazzo Trissino perché c’è chi come l’ex consigliere comunale Franca Equizi comincia a sparare sul primo cittadino e su Titti Schneck. Teme che il silenzio del centrosinistra in comune sia pensato affinché la provincia non metta becco nel maxi piano di trasformazione edilizia che a Vicenza Est dovrebbe vedere la nascita del nuovo stadio, di un nuovo shopping centre e dell’arena degli eventi. Un affare che proietta la sua ombra su un’area da 300.000 metri quadri che ciclicamente finisce nelle polemiche politiche locali. La situazione però diventa rovente nel febbraio 2011 quando Equizi invia l’ennesimo esposto alla magistratura del quale dà conto in una affollatissima conferenza stampa cui partecipano anche le telecamere di Annozero. Equizi spiega che nell’esposto ha accluso un carteggio ricevuto in
forma anonima che consegna ai giornalisti. Nel quale sono riportate comunicazioni riservate tra l’immobiliare Arco (che è entrata nella partita proponendosi come socio e come eventuale utilizzatore a fini commerciali di una parte dei lotti) e l’onorevole Filippi; agli atti ci sono diverse copie di movimentazione bancaria e una lettera dello stesso Filippi a Roberto Zuccato presidente di Assindustria. Vicenzapiu.com è l’unica testata che pubblica «il carteggio esplosivo». Poco dopo parte l’inchiesta della procura per rivelazione di documentazione riservata e arriva il sequestro di parte dell’articolo pubblicato sul sito di Vicenzapiu.com. E ancora poco appresso sia il Riesame, sia la Cassazione diranno che quel sequestro era illegittimo, nel silenzio appena appena rotto da qualche eccezione, delle testate locali. Nel frattempo la polemica politica deflagra perché Dal Lago ammette di essere intervenuta affinché la famiglia Filippi acquisisse le aree mancanti al raggiungi-
Alberto Filippi
Franca Equizi
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mento dei 500.000 metri quadri per la realizzazione del Cis. I cui vertici di lì a poco dichiareranno che l’interporto si può fare in 300.000 metri quadri, lasciando spazio al magazzino della Unichimica di Filippi o ad altre eventuali iniziative commerciali tra cui l’insediamento di Ikea, immediatamente benedetto dal sindaco di Montebello. Contestualmente però sulla stampa, anche nazionale la polemica infuria. Si parla di speculazione edilizia ordita e pensata per favorire qualcuno. Il 7 aprile 2011 in consiglio provinciale, allorché si deve varare una norma che potrebbe agevolare l’insediamento di uno shopping centre in corrispondenza dell’area Cis nella maggioranza di centrodestra succede di tutto: accuse reciproche, sgambetti, parolacce, bestemmie, sfottò, urla, annunci di epurazione. Ma la partita rimane ancora aperta perché stante il quadro normativo attuale ancora non si capisce quali attività si possano insediare in quel comparto. Al che si aggiunge la crisi del mercato immobiliare che in questi mesi ha fatto il resto. La cifra. E così sul groppone di Cis rimane una voragine di 20 milioni di euro che mancherebbero all’appello. Crediti vantati da terzi ovviamente, banche in primis. Ma quali sono le cifre esatte? Chi sono i creditori? Chi paga? Di chi è la colpa di questo aborto? Di solito in un’impresa privata i top manager che si macchiano di fallimenti così eclatanti finiscono anzitempo al parco giochi a dar mollìche a passeri e piccioni. Ma nel caso del Cis chi rifonderà la collettività?
Achille Variati
Ma la questione più importante rimane quella ambientale. Quale è attualmente la reale destinazione d’uso dei lotti di Montebello? Che cosa ci si può costruire. È vero o no che la destinazione d’uso dovrebbe tornare quella originale giacché l’interporto non vedrà più la luce? Quali sono gli argomenti
di chi sostiene che in loco sia opportuno realizzare nuovo cemento? Carlo Rizzotto, ex coordinatore provinciale dell’Idv, che per mesi battagliò contro il Cis ebbe più volte a dire: «Il fallimento del progetto è nelle cose ed è un fallimento dell’intera classe dirigente vicentina su cui si stagli l’onta della speculazione. La fiaba è finita da un pezzo». Mai nessuno gli ha replicato. In queste ore peraltro tra palazzo Nievo e palazzo Trissino è in corso una schermaglia per la nomina dei liquidatori. Più se ne controllano più è facile che l’onere delle perdite ferisca il meno possibile la compagine di maggioranza, dicono i boatos di palazzo Trissino. Ma sono comunque i titoli di coda. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Attilio Schneck
Interporco (m.m.) C’è chi dice: è finita male. Il riferimento è alla vicenda Cis, ma c’è solo quello di esatto. Perché la vicenda invece per lorsignori è finita bene, anzi benone. Come da programma, su quei lotti, almeno stando al piano urbanistico intercomunale adottato a Montebello, il Pati, si potrà costruire. E ora che i soci di Cis spa annunciano di volere vendere i terreni per rientrare dai buchi, l’affarone appare doppio. Per la cementificazione pronta cassa non ci sono più i soli 230.000 metri quadri in mano ai privati. Ora che il pubblico venderà o svenderà i suoi 270.000 a prezzo amico, sarà facile festeggiare per i saldi di fine stagione politica. Il privato che acquistasse l’intero pacchetto a prezzo di realizzo si porterebbe a casa bella bella e a buon mercato «una paccata» di
metri quadri: 500mila per essere felici. Qualche consigliere provinciale durante la burrascosa seduta del 7 aprile dell’anno scorso usò il termine «porcheria» per descrivere gli eventi; ma tant’è, della trasparenza e della buona amministrazione per l’affaire Montebello si è già fatta carne di porco. Nulla si sa dei costi dei cda, dei costi di gestione, di programmazione, delle spese per consulenze. Nulla di nulla sebbene i soci se vogliono possano andare a vedere carte, cartine, cartemonete e movimenti bancari. E la colpa è di tutti, mentre tutti, a partire dalla Lega, ma non solo, bofonchiano contro gli sprechi del sud. Ad ogni modo c’è l’intero establishment vicentino dietro la ingloriosa derrota che ha sversato nello stesso trogolo tutti quanti: politca (destra e
sinistra), categorie, professioni, banche, burocrazia. È il fallimento chiavi in mano, di una intera popolazione; fallimento che rappresenta in scala ridotta l’intera umiliazione in scala naturale che i vicentini, non solo quelli che hanno brigato, ma anche quelli che hanno taciuto o non capito, hanno inflitto a Vicenza. In questo racconto di mediocrità e arrivismo anche l’ignoranza è una colpa. E poche sono le eccezioni. Non si capisce pertanto la verve del sindaco di Vicenza Achille Variati del Pd, che alcuni giorni fa definiva una pagina di brutta politica il cosiddetto blitz di provincia e A4, che insieme hanno quasi la maggioranza delle azioni di Cis spa, per accaparrarsi le nomine dei liquidatori in sede di assemblea dei soci. Variati conosceva bene, da consi-
Progetto CIS
gliere regionale prima e da sindaco poi, il verminaio di Montebello. Nel 2009 era stato formalmente interessato con più interrogazioni. Ma lasciò correre, segno evidente che c’erano altre partite da giocare. Altri interessi da servire. La cosa ridicola è che di esposti per la vicenda Cis ce ne sono stati a valanghe. Ma l’unica inchiesta ancora pendente, a che se ne sappia, nonostante il duro monito della
Cassazione che ha annullato il sequestro di un pezzo di articolo, è quella pendente su Vicenzapiu.com per rivelazione di documenti riservati, ovvero di una lettera di Filippi a Zuccato contenuta in un esposto inviato ai magistrati veneziani. Se hai la febbre la colpa è del termometro. Mai del virus che ti ha infettato. © RIPRODUZIONE RISERVATA
BassanoPiù
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I Veneti: un popolo antico e sempre nuovo di Italo Francesco Baldo
I
Veneti hanno una lunga storia come popolo e nel mondo nel corso dei secoli hanno avuto fama, che ha il suo riferimento principale nella Repubblica di Venezia, uno Stato che è vissuto per circa 1000 anni. Se dopo il periodo napoleonico il Veneto e i Veneti, uniti al ducato di Milano, hanno avuto prima difficoltà con il dominio asburgico, poi enorme crisi con l’unione allo Stato Italiano, si pensi all’emigrazione, ha saputo però, a partire dai primi del Novecento, seppur lentamente, raggiungere un effettivo progresso economico. Questo è stato il frutto di un’originale e storica prospettiva: la piccola proprietà. Lo Stato veneziano non amava molto il latifondo, infatti, se si osservano le carte catastali antiche, sempre ben curate dalla Repubblica, si noterà che le proprietà importanti erano sempre intervallate da piccole. I proprietari di “luoghi” o “loghetti” possedevano dai tre ai dieci ettari e con questi sviluppavano un’economia importante e non di sola sussistenza. Così si è anche sviluppato il modello della piccola industria, del “capannone” dove la famiglia lavorava e produceva allargandosi a tutto il territorio e anche al mercato globale. Il lavoro per i Veneti è sempre stato importante e nonostante qualche film del neorealismo li abbia dipinti sì come lavoratori, ma anche come “un po’ creduloni” e soprattutto democristiani, la capacità veneta è sempre stata importante e capace di guardare al mondo. Quasi che nel Dna vi fosse quella tensione ad aprirsi a nuovi mondi, che fu la caratteristica con cui essi si sono affacciati alla storia. Scoprire l’origine dei Veneti è interessante. Diverse sono le fonti che parlano di questo popolo, la più importante fu scoperta a Isola Vicentina nel 1992 nella località Altura, una stele in pietra con iscrizione in lingua venetica. In essa abbiamo la prima documentazione del termine “veneto” (venetkens). Oggi la stele è conservata al Museo Naturalistico-Archeologico di Vicenza. Il reperto è importantissimo e nell’attestazione del nome si ha conferma di quanto gli antichi storici avevano detto. Tra i primi Erodoto che ricorda gli Eneti, delle tribù illiriche (più o meno l’attuale Dalmazia); Tacito invece localizza i Veneti o Venedi
Lamina proveniente dal santuario di Caldevigo, VII sec a.C., con immagini di guerrieri Veneti
nell’Europa centrale e Pomponio Mela ricorda che il lago di Costanza era detto anche Venetus lacus. Plinio infine li considera una popolazione laziale con il nome di Venetulani. Di Veneti o Evetoy parla anche Omero. Dopo la distruzione di Troia e la dispersione dei suoi abitanti. Enea, il padre Anchise e i Lari (divinità domestiche) su invito degli dei, narra il mito, ritornarono là dove era partito il fondatore di Troia, Dardano, e migrarono verso l’Italia centrale. Qui, sposando Lavinia, figlia del re dei Latini, diede origine a quella che sarà la civiltà romana. Le gesta dell’eroe furono cantate da Virgilio. Antenore, un saggio troiano che aveva implorato i concittadini di restituire Elena a Menelao, raggiunge il nord Italia con membri delle popolazioni Meoni (originaria della Lidia) e i Paflagoni originari dell’Anatolia centro settentrionale e fondò, come ritiene la leggenda, Padova. Nella città, patria dello storico Tito Livio (59 a.C. – 17 d.C.), viene conservata la tomba del fondatore, secondo
Manufatti veneti (da http://www.museicivicivicenza.it)
quanto disse il giudice Lovato Lovati, poeta e studioso preumanista, nel 1283. In realtà la ricognizione del 1985 attesta che i resti apparterrebbero ad un guerriero ungaro del IX secolo d.C., morto durante le invasioni di quella popolazione. Tutto aiuta a comprendere le origini dei Veneti e come fossero diffusi in diverse parti d’Italia e d’Europa. Che poi i nominati Veneti fossero effettivamente tutti “veneti” non è certo dimostrato. In ogni caso il termine viene dall’indoeuropeo wen (amare) e perciò i veneti, come ricorda l’enciclopedia on line Wikipedia, sarebbero “gli amati” o gli “amabili”. Certo che questo conforta circa il carattere appunto dei Veneti. I Veneti, oggi gli storici preferiscono più i Paleoveneti, sono in realtà una popolazione di origine indoeuropea che si stanziò nella penisola italiana nella zona nordest tra il lago di Garda e i Colli Euganei, ma estendendosi verso il Friuli, zona del Tagliamento e il Polesine, zona di Adria, circa nella seconda metà del secondo millennio a. Cristo, fondendosi con gli indigeni autoctoni della civiltà Villanoviana Padana. Questa popolazione sviluppò una propria civiltà soprattutto durante il primo millennio a.C. Una civiltà dedita all’agricoltura, ma anche ad attività artigianali e mercantili, che le diedero importanza e la fecero incontrare con la civiltà etrusca che giungeva fino alla zona di Adria (RO) (da visitare il suo riordinato e bel museo con importanti reperti veneti, etruschi e attici). Il territorio dei Paleoveneti fu occupato dai Romani nel 2° sec. a.C. Nel periodo imperiale la popolazione veneta raggiunse il numero di più di un milione di persone, dedite soprattutto ad un’agricoltura molto specializzata. Il territorio vocato all’agricoltura fu suddiviso, secondo la regola romana in centuriazioni, di cui si ha traccia soprattutto attraverso le fotografie aeree, pubblicate nei suoi “Quaderni” dal Centro di Documentazione della Bassa Padovana (sede a Stanghella (PD). Con la nuova organizzazione statale di Augusto il Venetorum anglus con tutte le sue importanti arterie (Postumia, Annia, Emilia-Altinate, Popilia, dell’Arzere, Claudio-Augusta, Julia-Augusta, del Natisone e Gemina), come lo chiama Tito Livio, divenne con l’Histria la Regio Decima, in totale erano 11. Le principali città furono Aquileja, Patavium (il più importante tra i municipia e già la più importante
formula dedicatoria in cui compare la prima attestazione epigrafica del termine etnico Veneto (da http://www.museicivicivicenza.it)
città paleo-veneta), Altinum, Atria, Acelum, Tridentum, Feltria, Opitergium, Julia Concordia, Pola e Vicetia, probabilmente da vicus= villaggio, un insediamento di origine paleo veneto, attestato dal culto (le famose 200 laminette votive) della venetica dea Retia e da un'iscrizione in lingua venetica, rinvenute nel 1959 durante i lavori di costruzione di un edificio di fronte alla sede municipale di Palazzo Trissino. Con la fine dell’Impero romano d’Occidente, 476 d.C., inizia una nuova storia per i Veneti, che si conclude nel
Insediamenti dei Veneti antichi
1797 con il trattato di Campoformio la fine della repubblica Veneta. Dopo il Veneto moderno e soprattutto contemporaneo, esprimendo sempre una tradizione, una propria cultura che esaltata e potenziata esprime il meglio di sé, affermando quello che il filosofo Antonio Rosmini diceva: unità nella sua naturale diversità e ciò in sintonia con quanto ben sosteneva il poeta dell’Unità d’Italia, il vicentino Giacomo Zanella. © RIPRODUZIONE RISERVATA
BassanoPiù
24 novembre 2012 pag 19
Il Bassano punta in alto e prepara gli scontri diretti di vertice di Marco Polo
H
a cambiato marcia il Bassano Calcio. Con una rincorsa pazzesca che sta elettrizzando l’ambiente si è portato a ridosso delle prime posizioni dopo aver per oltre un mese navigato a vista nelle turbolente acque della bassissima classifica. La banda di Claudio Rastelli si appresta a entrare nel momento clou del girone d’andata, all’orizzonte si profila un testacoda che potrà dire molto anche in chiave promozione. Prima sarà il Casale, inchiodato in fondo alla classifica, anche a causa di una penalizzazione di 5 punti, a testare al Mercante la capacità della compagine giallorossa di superare le difficoltà poste in essere da una
formazione rognosa e che lascia pochi spazi. Subito dopo si aprirà un trittico da far tremare i polsi perché salirà a Bassano del Grappa il Savona capolista, segue la trasferta di Busto Arsizio contro la quotatissima Pro Patria ed infine, nuovamente nello stadio cittadino, si presenterà il Forlì, una delle rivelazioni del torneo. L’allenatore dovrà continuare a pescare a piene mani dalle numerose opportunità che la ricca rosa giallorossa gli concede per rendere il più efficace possibile un 3-5-2 che ha portato in dote 19 punti in sette partite. Compreso il frequente ricorso alla freschezza, alla vitalità e alla voglia di emergere dei numerosi ventenni che sgomitano per lasciare il segno. Non fa più notizia la continuità d’impiego di Filippo Stevanin ma ha lasciato piacevolmente sorpresi gli addetti ai lavori anche la scelta di impiegare 4 o addirittura
Eventi a Bassano e dintorni dal 24 al 28 novembre di Daniela Ceccon
D
ue appuntamenti musicali di rilievo (Francesca Michielin il 22 novembre e Il Cile il 24 novembre), incontri con scrittori, musica classica, mostre fotografiche un incontro per i più piccoli: ecco le nostre proposte per la settimana bassanese. Abbiamo selezionato anche due appuntamenti dedicati alle buone forchette: l’aperitivo-cena sui presidi Slow Food la sera del 25 novembre a Cismon e la “Cena dell’Anguana”, fra sapori della natura e letteratura fantastica, mercoledì 28 novembre a Breganze. Inoltre, la sera di sabato c’è l’attesa inaugurazione del presepio nella chiesetta dell’Angelo di Bassano. * Sabato 24 novembre - In chiesetta dell’Angelo alle 18 inaugura il presepio di Margherita Pavesi Mazzoni, una monumentale installazione dedicata alla Natività. Ingresso libero. - Alle 21.30 al Teatro Remondini in concerto Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, nuova promessa della musica pop cantautoriale italiana. Ingresso: 15 euro + prevendita. * Domenica 25 novembre - Alle 16 a Palazzo Sturm “Incontri alla tastiera” con musiche di Donizetti e Beethoven eseguite al pianoforte da Gabriele Maria Vianello su recente Skuthan restaurato. Lo accompagnano violino e violoncello. Ingresso su prenotazione. - Alla Locanda Italia di Cismon, dalle 18 serata “Deviazioni” dedicata al Terra Madre Day e ai presidi Slow Food. Il costo della
cena a buffet è di 12 euro. Su prenotazione: 3423946600. * Lunedì 26 novembre - Scatti dedicati alla natura sono esposti fino al 22 dicembre alla biblioteca comunale di Cassola. Dalle 9 alle 19. - Alla biblioteca civica eccezionale esposizione di lettere autografe di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, assieme ad un percorso sugli autori del Novecento italiano. Nello stesso orario sono visitabili anche la mostra d’illustrazione per bambini e l’esposizione fotografica “In bicicletta”. Dalle 14.30 alle 18.30. * Martedì 27 novembre - Mariapia Veladiano presenta alla libreria Palazzo Roberti il suo nuovo libro, “Il tempo è un dio breve”. Alle 18. - Al Teatro Remondini si parla di viaggi e in particolare di Oman, in una serata culturale organizzata da un’agenzia viaggi. Ingresso libero. Dalle 20.30. * Mercoledì 28 novembre - Storytime, lettura animata in lingua inglese per bimbi dai 6 agli 8 anni, alla biblioteca civica dalle 16.45. Ingresso libero, su prenotazione. - All’Hostaria Don Fili di Breganze alle 20.30, appuntamento con la “Cena dell’Anguana”, serata gastronomica letteraria: “gnocchi di ricotta e porcini, capriolo con polenta, dopo aver preventivamente trangugiato un antipasto posenato a base di sopressa, asiago, pan biscoto e... una vera delizia, le gemme dei fiori di pisacan”. Il costo della cena è di 30 euro. Su prenotazione: 0445873154. Per altri appuntamenti www.bassanopiu.com
5 under contemporaneamente (come nella trasferta di Fano) a dispetto di una regola che ne prescrive solo 3. Questo significa che l’allenatore sta portando avanti proficuamente anche quella parte di progetto affidatagli in estate che prevede la valorizzazione del patrimonio giovanile della società. Ma le buone notizie arrivano anche dai veterani, compresi i giocatori più attesi. Con il ritorno su livelli altissimi, in termini di gol e prestazioni, di Emanuele Berrettoni ora la società e il popolo giallorosso attendono con frizzante impazienza la crescita sul piano della brillantezza di Lucas Correa, giocatore in grado di far lievitare l’intera manovra, e di Jack De Gasperi. Tre giocatori del genere in C2, o Seconda Divisione che dir si voglia, non li ha nessuno. A completare una squadra fortissima e che ambisce ai primi due posti che
Immagine di gruppo del Bassano calcio
valgono la promozione (in ballo ce n’è un terzo ma ottenibile solo attraverso la lotteria dei playoff) ci sono altri elementi che hanno avuto una crescita di rendimento verticale. In difesa troviamo un «animale da arena» come Matteo Bertoli e un esplosivo come Shadi Ghosheh; a centrocampo alla grinta e al carattere di Marcelo Mateos si aggiunge la sagacia tat-
tica e la tecnica da categoria superiore di Davide Carteri; in attacco Christian Longobardi e Guardino Gasparello, in perenne ballottaggio per una maglia da titolare, sono invece alla ricerca della consacrazione che per una punta si misura soprattutto in termini di gol realizzati. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Bagarre province: il bassanese sta con Venezia Stefano Cimatti: «Il treno che dobbiamo prendere viaggia verso la città metropolitana di Venezia con Padova e Treviso, non verso il Polo Ovest di Vicenza-Verona» di Marco Polo
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l tema del riordino provinciale, dopo una fase di calma apparente, sta per riaccendersi e con esso il dibattito su tutte le conseguenze che possono derivare da un argomento di questa portata. Alcune posizioni in campo sono ben delineate. C’è inoltre da annotare che questo processo di trasformazione sta avvenendo dal basso, dai sindaci, dopo che qualsiasi mediazione, intesa come decisione chiara e definitiva, è fallita in sede di consiglio regionale. Si ricordi a tal proposito la famosa proposta spedita all’esecutivo di Roma, inaccettabile in termini di legge, di mantenere lo status quo comprendete le vecchie sette province. Achille Variati, spalleggiato dai primi cittadini di Verona Flavio Tosi e di Rovigo Bruno Piva, sta spingendo sull’acceleratore nella direzione di un’unione effettiva delle attuali province di Vicenza, Verona e Rovigo, le ultime due già in previsione di accorpamento dal decreto legge promulgato dal governo: «Non da oggi – spiega il sindaco del capoluogo berico – abbiamo avviato un processo che possa portare alla creazione di un organismo di area vasta, che comprenda gli ambiti attualmente sotto la giurisdizione delle province di Verona, Vicenza e Rovigo. Tale nuovo ente potrà consentire la dismissione di tutta quella miriade di enti più o meno piccoli quali gli Ato, i consorzi di bonifica, le comunità montane, ecc, che rendono ingovernabile
Stefano Cimatti
in tempi ragionevoli e in maniera efficiente il nostro territorio. Dopo gli accorpamenti «statali», inoltre, la provincia di Vicenza si trova schiacciata tra due aree di dimensioni più elevate e aventi maggior peso anche politico come la Verona-Rovigo e la Padova-Treviso. Quest’ultima, tra l’altro, dovrebbe presto confluire nella città metropolitana di Venezia. Per tali motivi ritengo indispensabile, per non subire il futuro ma viverlo da protagonisti, far in modo che il Polo Ovest, il cosiddetto Vivrò, si concretizzi il prima possibile. Per il bene dei vicentini non possiamo sprecare quest’occasione che potrà portarci a diventare il cuore economico del nord-est». Attenzione però che nell’area in cui il fiume Brenta s’interseca con la pedemontana del Grappa si respira un’aria diversa anche se le posizioni ufficiali sull’argomento potranno venir espresse solo in seguito al coinvolgimento dei consigli comunali dei vari comuni del bassanese. A prendere la parola è il sindaco di Bassano, Stefano Cimatti: «La doverosa premessa è che in questa sede esprimo una valutazione del tutto personale, presto discuteremo del riordino delle province anche in consiglio ma prima ci dovrà essere tutta una fase di concertazione con le varie forze di maggioranza e minoranza. Il discorso è complesso e va capito bene. Questa riorganizzazione istituzionale prevede la drastica diminuzione dei poteri e delle competenza in carico alle province (rimarranno in capo a loro la pianificazione territoriale e valorizzazione dell’ambiente; la pianificazione dei trasporti e della viabilità; la programmazione scolastica e gestione dell’edilizia scolastica ndr). Al contrario le città metropolitane, che sono riconosciute anche dall’Unione Europea, hanno dei poteri molto maggiori e riusciranno ad attingere ai finanziamenti europei senza dover passare attraverso le regioni. È per questo che il sindaco di Padova Zanonato, giustamente, vuole sfruttare l’opportunità, permessa dalla legge, di aderire alla città metropolitana di Venezia. Questa scelta è molto sensata anche da un punto di vista economico. Invece, a mio avviso, ha poco interesse creare un polo territoriale Ovest, come quello che farebbe a capo al trio Vicenza, Verona e Rovigo. Si otterrebbe
una provincia di dimensione più consone alla nuova riorganizzazione, questo è vero, ma rimarrebbe comunque un ente dotato di pochissimi strumenti per poter incidere sul futuro e sullo sviluppo del suo territorio. Fatta la doverosa premessa, ritengo molto più interessante la creazione di una città metropolitana PaTreViVe, ossia comprensiva dei territori delle province di Padova, Treviso, Venezia e Vicenza. Una grande alleanza traversale che determinerebbe la creazione del primo distretto produttivo d’Europa. Una cooperazione di questo tipo già esiste, si pensi a quello che sta accadendo per la candidatura di Venezia “città della cultura” del 2019 che vede queste quattro aree lavorare tutte insieme». Tirando le somme per Cimatti la soluzione ottimale sarebbe quella di far confluire in un unico ente con maggiori poteri e finanziamenti le quattro province del Veneto centrale. Secondo Variati, invece, sarebbe più proficua la creazione di un Polo Ovest in grado di controbilanciare il «potere» che si concentrerebbe attorno a Venezia. Due visioni diametralmente opposte. La questione si fa più intrigante se si scende di scala e si considerano le
caratteristiche di affinità territoriale, infrastrutturale e socio-economica del bassanese il cui territorio, allo sbocco della Valsugana, si trova incuneato tra le province di Vicenza, Padova e Treviso: «Storicamente il bassanese – continua il primo cittadino della città del Grappa – ha rapporti molto più intensi lungo l’asse nord-sud, e quindi con Padova e il padovano piuttosto che con Vicenza e il vicentino. Si pensi ad enti territoriali quali Etra, Ato Brenta, il consorzio di bonifica Pedemontano-Brenta, la comunità montana del Brenta; a livello infrastrutturale con le linee ferroviarie e l’asse stradale della SS47 Padova-Trento utilizzate per scambi commerciali ma anche per raggiungere le università di Padova e Venezia; molte parrocchie del nostro territorio appartengono alla diocesi di Padova (Campese, Valbrenta, Romano, Borso, Rossano, Cassola, ecc). Mi fermo qui ma di motivazioni ce ne sono molte altre. È evidente che se non trovo alcuna convenienza per Vicenza nel confluire nel Polo Ovest, che vedrebbe Verona capoluogo, tanto meno la vedo per il bassanese per il quale, anzi, una tale soluzione sarebbe a dir poco dannosa, data anche la sua posizione del tutto decentrata. Variati dice che convolare a nozze con
Verona e Rovigo controbilancerebbe la PaTreVe? Ma invece di controbilanciare non sarebbe più opportuno esserne parte? Se Padova e Treviso si unissero a Venezia allora troverei indispensabile che anche la provincia di Vicenza s’imbarchi in quest’avventura. Ma se i vicentini hanno altre idee allora il bassanese potrebbe intraprendere quella strada per conto proprio. La mia convinzione, fortificata in diverse riunioni anche con Zanonato, è che la città metropolitana rappresenti un treno da non perdere. Il primo passo in questa direzione ci sarà nell’incontro che i rappresentanti dell’Ipa del Veneto Centrale hanno chiesto a breve ai quattro primi cittadini delle città capoluogo: Orsoni (Venezia), Zanonato (Padova), Variati (Vicenza) e Gobbo (Treviso). In ogni caso prima che Bassano possa esprimere una posizione ufficiale sarà necessario capire l’orientamento di tutti i comuni del comprensorio bassanese, non abbiamo nessuna intenzione di forzare la mano ai colleghi ma solo lavorare insieme ad una scelta condivisa che possa portare i maggiori vantaggi possibili a tutto il territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra città metropolitana e nodo infrastrutturale Rosanna Filippin: «Se non semplifichiamo i livelli di governo e riduciamo i costi della macchina pubblica il mondo ci asfalterà» (m.p.) Città metropolitana si, città metropolitana no. E per il bassanese: città metropolitana con Venezia, Padova e Treviso (PaTreVe) o Polo Ovest con Vicenza, Verona e Rovigo (Vivrò)? Il dibattito è apertissimo. I favorevoli a Venezia, come il sindaco di Bassano del Grappa Stefano Cimatti, sottolineano come nel 2014 partirà un programma di finanziamento comunitario per le città metropolitane che potranno accedere con più facilità agli undici miliardi di euro destinati alle Smart Cities. Per l’Unione Europea, infatti, governare i processi urbani è una priorità per evitare sviluppo disorganico e spreco di risorse. Secondo il presidente della Fondazione Venezia 2000
ed ex rettore dello Iuav Marino Folin, inoltre, «nell’attuale organizzazione territoriale è difficile fare le infrastrutture e varare sistemi atti a mettere davvero in rete le potenzialità di ciascuna area del veneto centrale. Questo non è altro che il problema derivante dall’assenza di un sistema di governo omogeneo capace di risolvere i problemi che via via si presentano. La città metropolitana risolve i nodi delle grandi opere infrastrutturali e permette di affrontare le difficoltà che gli eventi economici presenteranno». Sono molto chiare anche le idee di Rosanna Filippin, segretario Rosanna Filippin
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regionale del Pd nonché assessore in carica a Bassano, in merito all’urgenza di riformare l’apparato burocratico istituzionale che caratterizza il Veneto: «Non è da oggi che il Partito Democratico lavora ad un’idea di riforma dei livelli di governo. Il primo passaggio riguarda stabilire chi fa cosa. La nostra idea prevede che la regione abbia compito legislativo e programmatorio mentre ai comuni spetta il compito gestionale. Tra parentesi sottolineo come dovrà essere accelerato anche il processo che porterà ad un accor-
24 novembre 2012 pag 21 pamento, non solo riguardante i servizi ma anche politico, dei troppi comuni presenti nel nostro Paese. Infine l’ente intermedio, la provincia d’area vasta, dovrà garantire omogeneità nella gestione di tematiche che per loro natura devono essere coordinate da un ente sovracomunale: infrastrutture e logistica. Non ha più senso ragionare sugli ambiti quali sono le attuali province. Attualmente in Veneto ci sono due grandi aree metropolitana: Venezia e Verona. Attorno a queste due realtà va costruito l’ente intermedio procedendo nel contempo ad eliminare la serie
abnorme enti pubblici che tutt’oggi esistono. Dobbiamo puntare alla semplificazione dei livelli istituzionali e quindi delle competenze. Fare chiarezza e individuare una netta ripartizione delle risorse. Se non si riorganizza la macchina pubblica saranno dolori, com’è progettata ora costa troppo. Non si può pensare di elevare un muro, di coltivare il proprio orticello e continuare a cercare consensi con ragionamenti campanilistici: o cambiano noi, cambiando anche la macchina istituzionale e diminuendone i costi, oppure il mondo ci asfalterà». Il segretario veneto lancia
poi un monito al mondo economico, produttivo e sociale del territorio: «È vero che noi bassanesi abbiamo sempre difeso con grande spirito la nostra identità e autonomia rispetto alle altre grandi città venete, è per questo che per noi non ha grande significato l’idea di provincia com’è adesso. Ma sul tavolo ci sono questioni molto importanti che non possono essere affrontate a scala locale. Pensiamo al grosso problema dei collegamenti verso nord. Pensiamo al collegamento est-ovest della SPV che metterà in connessione una delle aree più dinamiche della nostra regione che è la pede-
montana che da Vittorio Veneto arriva a Schio. Bassano del Grappa si trova proprio al centro di questo sistema e di questo processo. Il nostro territorio potrà diventare un importante nodo infrastrutturale/logistico. Conviene ragionare all’interno di questo quadro così da rimanerne agganciati ed essere protagonisti di una dinamica di sviluppo. Altrimenti rischiamo di venir sorpassati in cavalleria da una miriade di possibili competitori sparsi per l’Europa che nei prossimi anni non staranno di certo a guardare». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Per Romano più Pa.Tre.Ve che Polo Ovest Rossella Olivo: «Meglio Venezia di Verona». Ma il tempo stringe, il decreto va convertito in legge entro dicembre (m.p.) Non si sono ancora parlati con i crismi dell’ufficialità e gli incontri pensati per sviscerare il tema devono ancora concretizzarsi. Eppure alcuni sindaci del bassanese sono esattamente sulla stessa lunghezza d’onda di Stefano Cimatti per quanto concerne la preferenza sulla PaTreVe rispetto al Polo Ovest. È il caso del primo cittadino di Romano d’Ezzelino, Rossella Olivo rappresentante di un comune di quasi 15 mila abitanti. Il decreto che stabilisce l’accorpamento della provincia di Padova con quella di Treviso e della provincia di Verona con quella di Rovigo, porta la data del 5 novembre ed, essendo un decreto legge, deve essere convertito dal parlamento entro 60 giorni. Il tempo quindi per provare a modificare le cose, sia a favore della Città metropolitana
di Venezia sia per aderire al Polo Ovest, è abbastanza limitato. Com’è suo costume Rossella Olivo prende di petto la situazione. Il sindaco romanese, ancor prima di indicare la sua preferenza per l’una o l’altra possibilità, si scaglia sul modo d’operare del governo Monti che, a suo dire, avrebbe dovuto fare delle scelte nette oppure muoversi all’interno di una forte ottica concertativa: «La mia impressione è che come sempre facciamo le cose all’italiana – spiega il sindaco – . L’idea iniziale era quella di eliminare le province. In realtà si è passati all’accorpamento e ad una riduzione delle competenze. Avrei preferito una scelta più chiara e netta, che non potesse dar adito a campanilismi o a chiacchiere inutili, e capire con precisione l’entità dei fi-
nanziamenti calibrati sulla base delle rispettive competenze. Un altro concetto che mi sento di esprimere riguarda la città metropolitana: non era forse il caso di estenderla a tutta la regione e far sparire le province? Non era meglio cancellare l’ente intermedio e prevedere l’accorpamento, anche politico, dei comuni? Interrogativi senza risposta. Personalmente la vedo come un’occasione persa per eliminare un carrozzone». Flavio Zanonato a Padova spinge per entrare a far parte della città metropolitana di Venezia, Achille Variati a Vicenza sta stringendo legami sempre più forti con Verona e Rovigo per dar vita al Polo Ovest. Dove si colloca il bassanese? «Se guardiano alla conformazione territoriale, ai rapporti economico/sociali e all’ambito di competenza di di-
Rossella Olivo
versi enti dei quali facciamo parte il nostro comprensorio avrebbe solo vantaggi ad aderire alla PaTreVe perciò l’area bassanese non può condividere la linea del sindaco di Vicenza. Dal mio punto di visto di vista un’ottima soluzione sarebbe mantenere unite le ex province del Veneto centrale, e quindi la provincia di Vicenza con Padova e Treviso, caratterizzate da un’entità territoriale particolare e che ha sempre evidenziato uno dei ritmi di crescita maggiori del Nord-Est qual’è la pedemontana. Inoltre nel caso specifico di Romano, abbiamo molto più a cui spartire con il confine orientale, e quindi il trevigiano, che non con la maggior parte della provincia di Vicenza. Capoluogo Verona? Per noi sarebbe una scomodità assurda». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Paolo Bordignon (Rosà) e Gianni Scettro (Marostica): «Concertiamo la soluzione migliore per il bassanese» (m.p.) Più prudente ma in sintonia con quanto espresso dal sindaco di Romano Rossella Olivo è Paolo Bordignon, primo cittadino di Rosà: «Al momento la questione non è ancora stata affrontata in sede di consiglio comunale, finché non saranno fissati alcuni paletti credo sia prematuro parlarne. Vicenza e Verona hanno diverse affinità e quindi Tosi e Variati mettono un po’ le mani avanti. D’altra parte la città metropolitana ha poteri e contributi ben più significativi. L’importante è che con l’occa-
sione vengano eliminati dei costosi carrozzoni burocratici. La realtà sta cambiando, è urgente che ne parliamo assieme agli altri sindaci perché il nostro territorio ha peculiarità e una posizione geografica ben diverse dal vicentino e dal veronese. Dobbiamo valutare da quale soluzione il bassanese trarrebbe più vantaggi». Anche Gianni Scettro, nella sua ultima intervista da sindaco di Marostica prima del scioglimento del consiglio comunale che ha portato al commissariamento il comune, esprimeva prudenza ma anche la necessità di un ra-
gionamento serio e condiviso: «Per scegliere tra Città metropolitana e Polo Ovest ci vuole grande pragmatismo e ragionamenti seri. Vanno valutati scenari e opportunità che derivano da una scelta rispetto all’altra ed in ogni caso la decisione va condivisa con tutti i primi cittadini del bassanese. Dei punti fermi sono che la città metropolitana porta maggiori finanziamenti e le nostre principali linee infrastrutturali, come le linee ferroviarie, si dipanano verso Padova e Venezia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Paolo Bordignon
Gianni Scettro
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24 novembre 2012 pag 22
Eletti i consigli di quartiere, ma il centro storico non raggiunge il quorum di Daniela Ceccon
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el pieno vortice delle primarie di centro-destra e centrosinistra che stanno monopolizzando l’informazione politica, domenica 18 novembre i cittadini bassanesi sono andati alle urne per eleggere i propri rappresentanti iper-locali: i consigli di quartiere. Istituiti nel 2006, questi organismi (che, è bene ricordarlo, non hanno valore istituzionale) non hanno mai avuto grande successo, né come interesse da parte dei cittadini, né come attività svolta. Basti pensare che, in tutto, nel 2009 ci sono state solo sei assemblee, così come nel 2010, mentre nel 2011 sono state 10. E parliamo di ventidue consigli. Ci sono quartieri (Rubbio, San Vito e Merlo) che non hanno mai fatto nemmeno un’assemblea negli ultimi tre anni. Rubbio, fra l’altro, non ha neanche raggiunto il numero minimo di candidati per parteci-
pare a queste elezioni. Si capisce, quindi, la preoccupazione del sindaco per la situazione, che ha portato il Consiglio comunale ha cambiare le regole per allargare la partecipazione e Cimatti stesso a invitare i bassanesi al voto con una lettera aperta. Nelle elezioni di quest’anno, quindi, anche sedicenni, diciassettenni e stranieri residenti hanno potuto votare. Il risultato? Rispetto al 2009 sono andati a votare il 2% in più degli aventi diritto. Un recupero c’è stato, soprattutto se si considera la disaffezione dei bassanesi che si è verificata nel 2009, quando la percentuale dei votanti era scesa del 3,7% rispetto al 2006. Fra le novità introdotte dal nuovo regolamento c’è anche il quorum: i quartieri che non raggiungono l’8% di votanti devono andare nuovamente al voto entro tre mesi e, in caso di nuovo insuccesso, rinunciare ad avere un proprio consiglio di quartiere, “accontentandosi” della figura del referente per la gestione dei beni comuni, che già esisteva in passato.
La sorpresa risultata dallo spoglio delle schede di domenica è stata che proprio il centro storico, con solo il 5,6% di votanti, è stato l’unico dei 21 quartieri a non aver raggiunto il quorum. Grande delusione per la presidentessa uscente Bruna Benesso, che ha individuato nella difficoltà per gli anziani delle due case di riposo di recarsi al voto la domenica una delle cause del mancato raggiungimento. Rimane il fatto, però, che persino alcuni candidati non si sono presentati alle urne. Situazione opposta, invece, in quartiere Pré, dove a votare sono andati più di metà dei cittadini (il 55%). Con l’8,84%, l’ha scampata per un soffio Angarano dove solo 277 dei 3134 aventi diritto sono andati a votare. Per quel che riguarda i minorenni (i “futuri amministratori locali”, come li ha definiti il sindaco), l’affluenza è stata del 10,85%, con il picco a Campese, dove sono andati a votare in 8 dei 24 aventi diritto. Èstato Rondò Brenta, invece, il quartiere con il numero assoluto più elevato di votanti minorenni
(10) e stranieri, che in 57 – staccando notevolmente tutti gli altri quartieri, dove al massimo hanno votato 8 stranieri – si sono recati alle urne. La cosa si spiega con l’elevato livello di integrazione raggiunto in quella zona di Bassano, spesso portata come esempio positivo dallo stesso Cimatti. Il sindaco ha espresso grande soddisfazione sia per quei 1200 cittadini bassanesi in più che si sono recati alle urne, dimostrando un’inversione della tendenza negativa di partecipazione alle elezioni dei consigli di quartiere. “Trovo che sia anche importante sottolineare che nel quartiere del Merlo, dove hanno votato solo 7 stranieri, sia stato eletto con 91 voti Apelete Kwassi Agbobli. Questo dimostra che è stata una decisione giusta quella di coinvolgere anche gli stranieri che vivono a Bassano”. L’altro immigrato consigliere è Sadjo Silà, eletto a Rondò Brenta. La strada verso un’affluenza consistente, almeno vicina a quella delle elezioni politiche o amministrative, è ancora lunga, e un
ruolo in questo spetta ai consigli di quartiere stessi: più incontri, più partecipazione, più dialogo con l’amministrazione sono necessari per dare un valore effettivo a questi gruppi di persone, che rischiano altrimenti di diventare solo portatori di interessi individuali, o addirittura organismi del tutto inutili. Un importante strumento di cooperazione con l’amministrazione comunale è la Conferenza dei presidenti, anch’essa introdotta dal nuovo regolamento per sostituire il cosiddetto “interquartiere”, che non aveva alcun ruolo ufficiale. “Le istituzioni incontreranno la Conferenza dei presidenti per discutere delle attività che il Comune deve svolgere”, ha detto Cimatti. “In tempi come questi, in cui i fondi sono scarsi, è importante per l’amministrazione stabilire le priorità: questo nuovo organismo può rivelarsi utile nell’aiutarci a indirizzare i nostri interventi.” © RIPRODUZIONE RISERVATA
Acqua a Rossano: verso la soluzione
Ato Brenta ha presentato le nuove fasce di protezione per i pozzi Ecotrasporti: «Viviamo nel Paese dei no. I nostri giovani perderanno il lavoro»
di Marco Polo
C
ontinua ad ardere sotto le ceneri il caso della tutela del pozzo di via San Paolo a Rossano Veneto. Il 13 novembre Ato Brenta ha presentato alla Regione Veneto il proprio studio, messo a punto utilizzando un metodo idrogeologico, in merito all’individuazione delle aree di tutela dei pozzi idropotabili. Dall’incontro dei rappresentanti rossanesi con i tecnici regionali è emerso che la delibera di consiglio comunale, definibile come di ri-adozione del Pat, potrebbe presentare qualche dubbio di legittimità a causa del riferimento al limite temporale oltre il quale l’approvazione del piano di assetto non «potrebbe» slittare. In ogni caso, salvo sorprese, la normativa di salvaguardia basata sulla perimetrazione individuata da Ato, ben più ampia rispetto ai limiti di legge (200 metri dal punto di prelievo), verrà inserita d’ufficio dalla regione mettendo così la parola fine ad ogni timore.
Nel frattempo il «Comitato No gassificatore di Rossano, Cassola e comuni limitrofi» ha indetto una riunione generale, tenutasi presso il PalaBrunello di Rossano, aperta a tutti gli abitanti del circondario nonché alle autorità politiche rossanesi di maggioranza e opposizione. Si è trattato di un importante momento di chiarimento dopo le vicissitudini del consiglio comunale del 27 ottobre dove scoppiò una vera e propria bagarre di fronte all’iniziale ostilità da parte della maggioranza capeggiata dal sindaco Gilberto Trevisan di approvare una nuova adozione del Pat che ne avrebbe fatto slittare i tempi di approvazione. Di fronte a circa 300 persone il relatore principale della serata Egidio Bizzotto, tra gli esponenti di spicco del comitato, ha ricostruito la vicenda per fare chiarezza e smorzare le polemiche che hanno scosso la vita politica di rossanesi e cassolesi. Bizzotto si è anche scusato per le intemperanze viste durante l’ormai famoso consiglio comunale. Altro relatore di spicco è stato l’urbanista Massimo Follesa il quale ha portato un prezioso contributo tecnico/scientifico.
Negli ultimi giorni è giunta anche la pacata reazione della Ecotrasporti srl, la ditta che con la sua istanza di trasferire, per poter ampliare, la propria attività di poche centinaia di metri, sfortunatamente proprio nella nuova fascia di protezione per il pozzo di via San Paolo individuata da Ato Brenta, ha innescato il polverone. La Ecotrasporti, creata dal nulla da un’idea del signor Bizzotto Raffaele, inizialmente impegnata nello spurgo delle vasche per lo scarico nel suolo dei reflui fognari, è da tempo leader veneto nel settore del trattamento e riciclo di rifiuti: «Siamo in un modo di solo no – si sfoga il titolare –. No alla Spv, no alla cava, no al traliccio dell’alta tensione, no ai ripetitori dei cellulari, no ai rifiuti vicino casa, no alla fabbrica vicino al paese. La nostra attività consistite nel recuperare e riciclare il più possibile. Tutti si riempiono la bocca con la parola «rifiuti» ma in realtà sono rifiuti anche una fotocopiatrice inutilizzata, un frigorifero rotto, il compensato che fungeva da separè in un ufficio da rinnovare. Più si recupera e ricicla e più si tutelano le risorse ambientali. Inquinamento? Io
Incontro al PalaBrunello
non vedo questo rischio. Bisogna rispettare le normative e prendersi cura della qualità dell’ambiente, non ci sono dubbi. Ma non possono esserci ostacoli ulteriori. Se poi le ditte fanno le valige e lasciano l’Italia non so dove andranno a lavorare i nostri giovani. Noi non arretreremo di un passo nel rispetto dei paletti imposti dalla legge». Sintetico e molto chiaro anche il commento dell’amministrazione di Cassola,
comune in cui la Ecotrasporti si trova e dove ha individuato il nuovo lotto a destinazione produttiva per il proprio trasferimento. «Il comune di Cassola si atterrà a qualsiasi decisione verrà presa dalla Regione Veneto – conferma il sindaco Silvia Pasinato – ente superiore e con competenza in materia». © RIPRODUZIONE RISERVATA