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n° 244 - 10 novembre 2012 - euro 1,20
LA GUERRA DEI CONTI
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Gianni Giglioli invia un esposto alla Corte dei Conti regionale per danni milionari all’erario per la mancata cessione nel 2006 di Aim bonifiche a Stabila. Da San Biagio respingono al mittente. Tirati in ballo ma silenti anche i vecchi vertici della multiservizi nonché la precedente amministrazione comunale
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10 novembre 2012 pag 3
Il conte Pietro al CorSera sulla saga dei Marzotto «Famiglia frantumata dagli errori» Da Il Corriere della Sera del 7 novembre 2012 Di Luciano Ferraro «La nostra è una famiglia che si è frantumata. Troppi errori. Siamo alla sesta generazione, i nipoti sono 70. Non mi sorprende quello che sta accadendo». Pietro Marzotto, 75 anni, è nella sala di comando di Peck, la gioielleria gastronomica a due passi dal Duomo di Milano («Con la migliore enoteca d'Italia», spiega passando in rassegna Bordeaux e Supertuscan). Peck, il negozio che piaceva a D'Annunzio, è la sua ultima avventura imprenditoriale dopo aver chiuso con quella di famiglia, nel 2004. Un addio non voluto: «Mi cacciarono», ricorda. Il «sior conte» ora guarda con rammarico all'azienda di Valdagno, di cui è stato il leader per tre decenni. Ha letto tutto sulla bufera giudiziaria che ha colpito 6 Marzotto e 3 cugini Donà dalle Rose, accusati di una evasione di 65 milioni nella vendita delle quote di Valentino Fashion group, lo scrigno con tutte le griffe dei Marzotto. Vede questo «brutto affare» come l'ultimo segno dell'«ineluttabile declino» della dinastia. Sotto la sua guida lo storico Lanificio dell'era del pre-welfare (la Città sociale, case, asilo,
Pietro Marzotto
ospedale, e persino una colonia estiva al Lido di Jesolo per i figli degli operai) diventò un gruppo internazionale del tessile e della moda. Lasciata Valdagno, il conte Pietro ha tagliato i ponti con tutti o quasi i parenti («Ora ho una piccola famiglia», sintetizza). Vive a Valle Zignago, 800 ettari di acqua e terra, nella laguna di Caorle in cui cacciavano Ernest Hemingway e Henry Fonda. Con lui, da Peck, c'è il figlio Pier Leone, con il camice bianco del negozio. Il conte rigira e morde il bocchino bianco che serve ad allontanare i tre pacchetti al giorno di sigarette che fumava. E ricorda: «Ho lottato in azienda per una successione che definirei con due aggettivi:
morbida e professionale. Ovvero non contrastata e affidata a professionisti di primo piano. Purtroppo non ci sono riuscito. Ho lasciato le cariche operative nel 1998, poi ho cercato di assistere i manager senza far pressioni, massima discrezione. Ma nel 2004 sono stato buttato fuori. La prima lettera dagli azionisti-parenti mi è arrivata nell'autunno del 2003, l'altra nel gennaio 2004». La saga dei Marzotto si incrina nel 1997 con lo scontro sulla fusione (naufragata) con Hpi. Poi il contrasto, a colpi di Opa, su Zignano. La famiglia si spacca. «Di contrasti ne ho sempre avuti tanti. Ero un uomo d'azienda, poco incline ai compromessi. Non sono mai stato amato», riflette il conte. E ritrova il gusto della battuta, quell'ironia che ha attraversato la sua carriera in cui non ha nascosto le simpatie per il centrosinistra (appoggiò Massimo Cacciari contro Giancarlo Galan per la poltrona di governatore veneto). «Nel 2003 proposi Giuseppe Vita come presidente della società, era già in Hugo Boss. Mio fratello Paolo e Andrea Donà dalle Rose sembravano d'accordo, ma alla fine votarono tutti contro. E scelsero una personcina, non ricordo neppure il nome, che poi cacciarono». Pietro Marzotto è stato un risanatore, ma quando l'amministratore
delegato Antonio Favrin partì con tagli e chiusure si ribellò: «Vuoi amputare più che curare, gli dissi. Anch'io nel 1970 feci tagli e riduzione del personale. Ma puntando allo sviluppo. Rivoltai l'azienda come un calzino, portando l'export dal 10 al 40 per cento in pochi anni. Ccmprai Bassetti, Lanerossi e Hugo Boss». E Valentino? «Feci solo il negoziatore. Ma non ero favorevole. Aveva i conti nel pallone. Glamour tanto, ma i bilanci... E poi se alla guida ci fossero stati dei cinquantenni, ma erano già oltre. Comunque negoziai al meglio». Quando ha cominciato a sfaldarsi quell'industria che era arrivata ad avere 11 mila dipendenti alla fine degli anni Ottanta? «Fino alla fine degli anni Sessanta il padrone era papà Gaetano, anche se noi eravamo già soci. Morì nel 1972. Poi siamo arrivati noi, 7 fratelli e sorelle. Con i nostri 25 figli. Poi i figli hanno avuto figli, che sono già grandi. Sono 70, cosa vuole...». Dopo l'esilio nella laguna veneta, il conte è rimasto in contatto solo con il fratello Umberto «perché si è pentito di come sono stato trattato in azienda. Gli altri sono quasi tutti morti». E le giovani generazioni? Il conte guarda Pier Leone come fosse l'unico degno di attenzione. «Avevo coniato il termine family public company
per Marzotto. Volevo dare continuità alla famiglia, non ce l'ho fatta. Ora vedo la disgregazione, un fenomeno che non mi stupisce. I Marzotto sembrano colpiti da una forza centrifuga, sembrano insofferenti alla misura e alla guida. Gli americani hanno studiato il fenomeno, le aziende durano fino alla seconda generazione, raramente alla terza. I Marzotto sono arrivati alla sesta, ma già alla terza si è capito come stava andando». Aveva descritto le beghe di famiglia, qualche anno fa, come «cose da operetta». Ora parla di «episodi che, se fossero veri, sarebbero vergognosi». Ma subito sfuma: «Con l'ultima vicenda non c'entro nulla, ora mi godo il meritato riposo. Mi occupo di Peck». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Matteo Marzotto e Veronica Sgaravatti
Marzotto: nessuna preoccupazione per i lavoratori di Giovanni Coviello
L
'abbiamo riportata, pensiamo, per primi o tra i primi sui media web locali la notizia del mega sequestro ai Marzotto e non solo di beni personali per 65 milioni di euro. Ma a scanso di ... equivoci ricordiamo il succo della notizia citando il GdV del 7 novembre a firma Diego Neri. «Un'evasione fiscale da 65 milioni di euro. È quella contestata dalla procura di Milano alle famiglie Marzotto-Donà Dalle Rose, che da decenni costituiscono un sodalizio imprenditoriale fra più forti e solidi
nel mondo del tessile e della moda a livello internazionale. L'ipotesi investigativa - che i diretti interessati negano con forza - ha portato, lunedì scorso, al sequestro per equivalente dei beni non solo della loro fiduciaria lussemburghese, ma anche degli stessi indagati. Sigillata, ad esempio, la storica villa Trissino Marzotto a Trissino, dimora di Giannino, oltre ad appartamenti, case, terreni e partecipazioni societarie...» Ora (a parte l'uso del termine «sodalizio», che l'avessimo usato noi ...) se sono preoccupati i «sequestrati», che per discolparsi avranno modi e tempi adeguati e che magari ora se li augureranno non decennali come per il processo Marlane Marzotto, la notizia dovrebbe tranquillizzare sindacati e lavoratori: nessun bene La fabbrica della Marzotto a Valdagno
aziendale è stato messo sotto sequestro, ma solo proprietà personali per cui aziende e lavoratori possono dispiacersi delle, fino a prova contraria, momentanee, perdite dei loro “padroni”, ma non devono temere nulla per investimenti e posti di lavoro. Se anche, come sicuramente può essere, i profitti personali dei Marzotto & c. sono andati lecitamente all'estero, certamente non erano destinati a investimenti in corso e programmati in Italia. Altrimenti perché ne sarebbero usciti? Tranquilli, quindi, sindacati dei lavoratori (quelli che almeno hanno parlato, silenti a parte, i più) e partiti (quelli che temono e quelli che condannano, silenti a parte, anche qui i più): se dovete biasimare, ferma restando la presunzione di innocenza, eventuali raggiri e frodi di chi guadagnerebbe qui per poi godere nei paradisi fiscali, fatelo a voce alta. Senza agitare i fantasmi di timori per l'occupazione che sanno tanto di preventiva difesa di classe. L'altra. A meno che anche i Marzotto, a differenza dei vicini Mastrotto che, pescati, hanno concordato col fisco senza rappresaglie, non facciano come i Marchionne: «ci hanno punito e allora licenziamo!». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Un'udienza del processo Marlane Marzotto al tribunale di Paola
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10 novembre 2012 pag 4
La banda del bando
Criticato per anni dal centrosinistra quando era all'opposizione il Bid diventa l'architrave del nuovo piano degli interventi griffato Variati e Pd: frattanto in questi giorni cade il biennale della alluvione di Ognissanti e di provvedimenti realmente restrittivi nei confronti della cementificazione, tra i principali responsabili del disastro, non c'è traccia
di Marco Milioni
A
lla fine la cifra rimane scritta nero su bianco: sono 130.000 i metri quadri che l’amministrazione comunale di Vicenza mette sul tavolo del nuovo Piano interventi, o Pi che dir si voglia, recentemente approvato in Sala Bernarda. La cifra da sola non significa molto, ma detta in altri termini è la quota che si sottrae alla campagna e con la quale si permette ai proprietari delle aree di costruire nuovo edificato. Ovviamente possibilità non è sinonimo obbligatorio di nuovo cemento, ma i dati dicono questo. E i dati parlano anche di 650.000 metri cubi residenziali equivalenti. Durante le settimane passate la giunta ha messo più volte le mani avanti: «Dei 130.000 metri quadri solo 40mila sono dovuti ad interventi di media o grande pezzatura, il resto sono piccoli interventi di fatto ereditati dal vecchio Bid, il piano degli interessi diffusi concepito dalla precedente ammini-
strazione di centrodestra. Inoltre l’indicazione di recepire una parte delle richieste provenienti dai Bid ci è venuta direttamente dal consiglio comunale». Così a più riprese hanno spiegato il sindaco Achille Variati e il compagno di partito, nonché assessore all’urbanistica, Francesca Lazzari. In realtà il Bid, ovvero una somma di richieste di cittadini e imprese che individualmente vengono recapitate agli uffici, è una eredità diretta della passata amministrazione di centrodestra. A metà dei Duemila infatti il Bid proietta la sua ombra su una sciarada politica rispetto alla quale l’allora opposizione di centrosinistra attacca a testa bassa contestandone la natura «elettoralistica personalistica» non basata su criteri generali. Il 28 luglio 2005 Giovanni Rolando, Sandro Guaiti e Luca Balzi (i primi due Pd doc, il secondo il Pd lo ha lasciato) organizzano un gazebo sotto l’ufficio dell’allora primo cittadino Enrico Hüllweck. Puntano l’indice contro il Bid e contro «l’urbanistica dei furbi che stravolge Vicenza». Chiedono a gran voce che a palazzo Trissino
Achille Variati
Dal Pi al pig (m.m.) Alla fine il tanto vituperato Bid è diventato lo snodo principale del nuovo piano regolatore quinquennale varato dal consiglio comunale, il Pi. La maggioranza pressoché monomarca in salsa Pd, saldamente detenuta dal sindaco Achille Variati, ha finito per far sua quella che un tempo fu «la porcata» marchiata centrodestra. Poco importa se un numero medio o grande di richieste siano state cassate dagli uffici. Poco o nulla importa se siano sta-
te cassate, come spiegano il primo cittadino e la Lazzari, le proposte relative a grandi superfici. La questione è di metodo. Come può una concezione «elettoralistica» considerata inaccettabile nel 2005 divenire accettabile nel 2012? È la casacca a rendere passabile la sbobba o contano invece gli ingredienti? Ma nel giro di valzer che sta abbracciando la politica locale c'è un altro passo poco chiaro. Pochi giorni fa la «sinistra diffusa», una piattafor-
si cominci «a rendere conto del sacco della città». Qualche anno prima, il 17 maggio 2003 Vicenza Abc, settimanale vicino alla sinistra locale, spara a zero contro il Bid con una copertina che dice tutto: «2010, fuga da Vicenza». A Pagina 3 c’è un altro titolo urlato: «Ma che variante? 1.200 domande e non si sa nulla». Ma non è nulla se si leggono le dichiarazioni rilanciate dai media locali il 15 giugno 2005, tra gli altri da Marino Quaresimin, Claudio Veltroni, Antonio Dalla Pozza, Gigi Poletto e Pierangelo Cangini. Il j’accuse è rivolto all’allora assessore all’urbanistica Maurizio Franzina finito anche in una campagna del GdV che in quei mesi lo prende pesantemente di petto. Gli uomini del centrosinistra sparano ad alzo zero: «Prima della campagna elettorale del 2003 Franzina lanciò il Bando... arrivarono circa duemila domande presentate da oltre 1200 cittadini del comune. Tale operazione ebbe fin dall’’inizio una chiara impronta elettoralistica che oggi, a distanza di due anni, si è confermata come tale (GdV del 15 giugno 2005, pagina 19, Ndr)». Gli anni passano. Nel 2008 il centrosinistra con Achille Variati vince le elezioni. Quaresimin viene eletto in consiglio comunale e poi finisce nella galassia dele partecipate di Aim. Poletto diventa presidente del consiglio comunale, Cangini assessore all‘edilizia, Dalla Pozza all’ambiente. Veltroni presidente della territorio. Insomma sono nella stanza dei bottoni per mettere in pratica i propositi di metà anni Duemila, hanno tutti i galloni del Pd sulle spalle; ma una volta in maggioranza sposano, sebbene purgata, la politica di Franzina, quello che sino a qual-
ma di cittadini vicini o militanti all'interno di Sel ha diramato un documento in cui i cento firmatari spiegano di valutare nel complesso positivamente l'operato della giunta Variati, ma di non condividerne i risultati dell'azione amministrativa in materia urbanistica. Ma l'urbanistica vale i tre quarti delle incombenze politico-amministrative di una consiliatura. È come congratularsi con un cardiochirurgo per l'intervento perfettamente riuscito, salvo un piccolo appunto dovuto alla morte del paziente. E c'è un di più. Variati parla sempre di un Pi che nei grossi interventi pesa solo 40.000 metri quadri o giù di lì.
Flood
che tempo fa era l’homo orribilis dell’urbanistica cittadina. Una politica che lo stesso centrosinistra di allora definì «cucinata» in abbinata con la allora potentissima direttrice del territorio Lorella Bressanello. Moglie dell’allora sindaco Enrico Hüllweck del Pdl. Epperò non c’è solo il gioco delle parti. Le cifre pesano. Anzitutto ci sono quelle del Pat, il piano di coordinamento generale già votato dalla maggioranza. Il Pi prevede sì 130.000 metri quadri, ma una volta scaduti i cinque anni del Pi (che ora è soggetto al vaglio dei cittadini i quali hanno una cinquantina di giorni per presentare le osservazioni), in linea teorica l’amministrazione in carica potrà prevedere nuovo consumo di suolo sino ad un massimo di 300.000 metri quadri, cui ovviamente vanno sottratti quelli eventualmente già realizzati con l’attuale Pi. Lazzari in più di una circostanza ha giudicato «congrua» la previsione del Pat. Ma è sicura? In questi giorni cade il biennale dell’alluvione di Ognis-
Ma si dimentica sempre del piano «Vicenza Est stadio bis» (300.000 metri quadri scarsi) cui si aggiunge la stranezza della fascia di rispetto stradale che lì in zona magicamente si restringe davanti al Pua 215 del gruppo Unicomm, griffato dal progettista ex vicesindaco variatiano ex Psi Sergio Carta. Che dice in merito Sel? © RIPRODUZIONE RISERVATA
santi 2010. Le relazioni degli esperti, a cominciare da quella del professor Luigi d’Alpaos parlano di dissesto idrogeologico dovuto a tre fattori preminenti. Eccessiva urbanizzazione, precarietà nella cura dei corsi d’acqua, mancanza di opere di difesa adeguate. La giunta ha letto il cosiddetto vademecum D’Alpaos. E la giunta ha letto i documentatissimi studi sul dissesto territoriale redatti dall’Accademia Olimpica e dal centro idrico di Novoledo (VicenzaPiù del primo novembre 2008 a pagina 4)? Come mai nonostante tutto non si è scelta l’opzione zero, ovvero l’opzione per cui non si costruisce più se non su aree già utilizzate? Rispetto a questa ipotesi la Lazzari in un paio d’occasioni ha spiegato che una scelta del genere avrebbe innescato una serie di reazioni prevedibili da parte di chi comunque nutriva delle aspettative. Ma è questo il paradigma su cui si muove la giunta? © RIPRODUZIONE RISERVATA
10 novembre 2012 pag 5
Partita urbanistica
La gestione del territorio è entrata a pieno titolo nel novero di due forze che si avvicinano a passi veloci alle amministrative del 2013. Da una parte c'è la galassia Sel che sta approfondendo il dialogo con l'attuale maggioranza di centrosinistra. Dall'altra c'è il M5S che porta sul tappeto della discussione alcune proposte innovative di «cesura profonda» rispetto al passato, tra cui l'opzione cemento zero
di Marco Milioni
Q
uesto scorcio di fine d'anno porta in dote due novità politiche. Il dialogo avviato della galassia Sel con il sindaco berico Achille Variati e il documento sull'urbanistica presentato alla città di Vicenza dal Movimento Cinque Stelle. Per quanto concerne Sel, che ha scelto di sfumare la sua connotazione partitica sotto il logo “Disegniamo Vicenza” ha avviato un percorso di confronto col primo cittadino in vista delle amministrative del 2013.
Sul piano generale il gruppo condivide in linea di massima le scelte di fondo della attuale amministrazione tanto da far intravedere una possibile alleanza che però dovrebbe concretizzarsi dopo una approfondita analisi sul programma. A partire dalle scelte urbanistiche. Da giorni infatti “Disegniamo Vicenza” ha posto i suoi paletti e ha annunciato che sul Pi farà proposte di modifica sostanziale. Una bocciatura (o un cartellino giallo a seconda della sensibilità) che potrebbe concretizzarsi in una serie di raccomandazioni per iscritto al primo cittadino o addirittura in una serie di osservazioni al Pi da pre-
Un'assemblea a Laghetto promossa da Ciro Asproso, uno dei leader attuali di Disegniamo Vicenza, per bloccare il piano
Un esempio di people mover (conteso tra M5S e Cicero)
sentare secondo i tempi previsti dalla legge, ovvero una cinquantina di giorni. Al momento Sel rimane quindi coperta, ma saranno le modifiche al Pi a determinare un punto di svolta. Se Variati le considererà complementari al suo piano ci sarà il disco verde all'alleanza, in caso contrario “Dv”, pur con molte affinità culturali e politiche proseguirà il suo percorso da sola. Diversa è la questione del M5S. Il quale nel suo programma per le amministrative del prossimo anno ha fatto propria una delle opzioni più innovative almeno nel panorama nazionale, ma altrettanto contestate, in termini urbanistici. Si tratta della cosiddetta opzione zero, nota alla grossa anche come cemento zero, o crescita zero, ovvero di quella opzione urbanistica che prevede nuovo costruito solo su aree dismesse o già utilizzate. In
Italia il modello, in parte o in toto, è già stato adottato in diverse piccole realtà come Solza, Pregnana Milanese, Ozzero, Ronco Briantino e il famosissimo Casinetta di Lugagnano la cui amministrazione ha fatto da battipista nel Paese. Il M5S ha ripreso questa prospettiva e l'ha fatta sua. Mai, di recente, nessuna forza politica nel capoluogo si era spinta sino a questo punto, ma il M5S sul tavolo del dibattito ha inserito una serie di proposte concrete (tra le altre navette automatiche, parcheggi scambiatori avanzati, tutto pubblicato sul loro blog) sulle quali sarà possibile un confronto con gli altri partiti e gli
altri candidati, nel merito. Ma c'è un'altra rivoluzione, un'altra «cesura profonda» annunciata dal M5S. Quella di volere ridurre progressivamente il traffico circolante per il capoluogo nell'ordine del 65%. Ovviamente si tratta di annunci pre-elettorali i quali vanno poi verificati a bocce ferme. C'è però un dato comune che emerge dalle fila di M5S e Sel, almeno sull'urbanistica il confronto lo si potrà fare su «questioni concrete ma di portata profonda». Almeno queste sono le premesse il futuro è ancora da venire. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Attivisti del M5S Vicenza
L'esecutivo: «Un documento fondamentale»
I
l nuovo Pi? «Si tratta di un documento fondamentale - fa sapere il sindaco - che introduce nella pianificazione urbana regole e modalità innovative rispetto alle quali Vicenza gioca il ruolo dell'apripista. Trasparenza, tutela, riqualificazione, innovazione, semplificazione, equilibrio, coerenza sono le parole chiave che caratterizzano questo piano in cui il riuso del territorio
esistente vince di gran lunga sulla nuova espansione». È questa la chiave del documento approvato in consiglio, almeno stando al primo cittadino al quale si aggiunge il punto di vista della Lazzari: «È uno strumento dinamico che rimette al centro la città pubblica, i suoi valori e le sue funzioni, che coniuga lo sviluppo con la solidarietà, la qualità della vita e la sostenibilità, e da lì fa
Il sindaco Achille Variati e alla sua destra Francesca Lazzari mercoledì 23 ottobre durante la seduta di approvazione del PI
partire anche tutte le iniziative private». A giudizio dei due, sviluppando le scelte strategiche del Pat, il nuovo piano degli interventi individua e norma gli interventi di tutela e valorizzazione del territorio e programma la sua trasformazione, «mirando - precisano ancora sindaco e assessore - a uno sviluppo sostenibile». Accanto alle prescrizioni che regolano in modo dettagliato l'attività edilizia, il Pi contiene le disposizioni per le aree e gli immobili nei quali è possibile intervenire e sviluppa i grandi temi già individuati dal Documento del sindaco: il sistema ambientale, quello degli insediamenti, quello delle infrastrutture e del Pum, il piano urbano della mobilità. La giunta spiega poi che sono diverse le norme tecniche operative che regolamentano il nuovo documento che fin dai primissimi
giorni è stato messo on line sul sito del comune nel segno della semplificazione, della trasparenza e dell'innovazione. Lazzari di seguito illustra le cifre del Pi che è pari a 652.903 metri cubi corrispondenti a 4.353 abitanti teorici è il valore complessivo dello sviluppo ipotizzato. Soltanto 130 mila, a dimostrare il forte contenimento dell'espansione, sono i metri quadrati di Sau, cioè di superficie agricola utilizzabile, corrispondente a meno della metà dei 300 mila metri quadrati ipotizzati nel Pat. Tale superficie è stata destinata per 87mila metri quadrati agli ex Bid, cioè al cosiddetto «soddisfacimento del bisogno abitativo familiare», per 26.600 metri quadrati agli accordi con i privati caratterizzati da rilevante interesse pubblico e per 16.400 metri quadrati ad alcune nuove aree di espansione.
L'assessore ritiene comunque che si tratti di numeri che potrebbero ulteriormente ridursi, sia perché i privati devono intervenire entro cinque anni pena il ripristino della destinazione agricola, sia perché dei 626 ex Bid ritenuti urbanisticamente accoglibili tra le 1.525 istanze presentate, alcuni potrebbero non rispondere al criterio dei bisogni familiari puntualmente fissato nel piano per evitare speculazioni. Importante, ancora, secondo la responsabile del territorio, è la tutela prevista per il centro storico, con l'introduzione di un vincolo specifico lungo le mura, per i borghi, gli edifici monumentali, le frazioni di Maddalene Vecchie e San Pietro Intrigogna e le villette liberty che non potranno mai più essere abbattute per fare spazio ai condomini. © RIPRODUZIONE RISERVATA
10 novembre 2012 pag 6
Ipocrisia berica Il caso del bambino vicentino rasato fa il giro dei media nazionali, ma della struttura che ospitava gli allenamenti del piccolo, solo Repubblica e pochi altri citano il nome: si tratta del centro Moss di Caldogno che fa capo ad un gruppo presente sia nella provincia berica che in quella scaligera
di Marco Milioni
«
Dalle grandi vetrate al primo piano sopra la vasca della piscina, sembrano coriandoli sospesi in aria che non smettono di volare. Con le loro cuffiette colorate, i bimbi si lanciano a gruppi nel vuoto, spariscono in acqua, poi riemergono e guardano sempre lì, verso quel muro di mamme che viste dall'acqua sono come sospese. È sabato mattina al centro sportivo Moss di Caldogno, un immenso parco giochi dove nessuno vuole macchiare la festa pensando al bambino di 11 anni rapato a zero dai suoi istruttori di nuoto. Quelli che qui tutti conoscono perché fino a pochi mesi fa eranoi maestri dei loro figli. Dopo la trasferta di maggio a Locarno da cui era tornato senza capelli, tranne quelli che segnavano sulla testa una croce, Samuele (nome
di fantasia) non voleva più tornare nella grande vasca: voleva smettere col nuoto. È stata sua madre, lentamente, a convincerlo». Sono queste le parole usate da Sandro De Riccardis, inviato di Repubblica, quotidiano che il 4 novembre pubblica un ampio servizio dedicato al caso del giovane vicentino rasato, sostiene la famiglia, in seguito ad un episodio di nonnismo o bullismo che dir si voglia. Una storia dai molti risvolti dalla quale si dirama anche un binario penale giacché tre persone sono finite indagate per abuso di mezzi di correzione: sono Roberto Serraglio, 52 anni, Giulia Ponzio, 21, e Giorgia Baghin: tre coach in forza al centro Moss di Caldogno, che fa riferimento ad un gruppo operante nel vicentino e nel Veronese, dal quale si sono allontanati o perché sospesi o perché licenziatisi. Frattanto il bailamme mediatico nazionale diventa assordante. La notizia rimbalza da una agenzia
all'altra, da un sito di news alla edizione di un tg, ma nel capoluogo nessuno cita il nome della struttura in cui il bambino si allenava, nonostante il servizio di Repubblica. Per vero il GdV del 4 novembre dà ampio spazio anche alle ragioni dello stesso Serraglio, docente di educazione fisica al Remondini di Bassano, il quale espone con chiarezza il suo punto di vista: «C'è stata una reazione forte dei genitori, che mi ha amareggiato, e una riunione infuocata. Ho detto al presidente della società, che era presente in Svizzera, ma a cui non è stato contestato nulla, che mi sarei dimesso io, pur perdendoci molti soldi, per calmare le acque; e dopo aver aiutato quei bambini a inserirsi e crescere, la denuncia è la ricompensa». Ma quando l'intervistatore del GdV gli chiede quale sia la cosa che gli dà più fastidio la risposta è di quelle che possono fare il botto: «Il fatto che la società sportiva non si sia presa le sue
responsabilità, scaricando la colpa su di noi. Ma cercherò di rivalermi, non è giusto quello che è successo». Ma quale è la società sportiva? È una società estranea o no allo stesso Moss, ovvero alla
struttura che ospitava gli allenamenti del piccolo la cui famiglia ritiene sia stato oggetto di un trattamento contrario alla legge? © RIPRODUZIONE RISERVATA
Il centro Moss di Caldogno
Peggio il rammendo del buco (m.m.) Peggio il rammendo del buco dicono a Venezia. E Umberto Nicolai, assessore allo sport del comune di Vicenza nel buco c'è cascato in pieno quando in relazione alla nota vicenda del ragazzo rasato a zero su input di qualcuno a lui vicino perché non avrebbe ottenuto un risultato soddisfacente, o per nonnismo o per semplice goliardia, ha placidamente ammesso sul GdV del 5
Apertura di Repubblica sul bimbo rapato
novembre a pagina 8: «Sapevo tutto da maggio... Ma alla fine chi ci rimette è lo sport». Ma come la famiglia che ritiene il bambino oggetto di una condotta da codice penale non conta un cavolo? Delle due l'una. O la famiglia mente. E allora va additata al pubblico ludibrio, oppure dice il vero e allora va presa sul serio. Ma Nicolai fa l'equidistante; è un genio perché oltre a dire una fesseria ne
inanella pure un'altra ammettendo placidamente che lui da presidente del Coni berico è da maggio che sapeva. E non ha detto niente? A che titolo se ne esce solo ora sui giornali dopo che Vicenza ha fatto il giro d'Italia dello sputtanamento, meritato o no chi sa, indipendentemente dalla vicenda in sé stessa? Nicolai, nel suo mantra al GdV fa ricorso al meglio ovvero al peggio del perbenismo ipocrita vicentino. Una pratica che raggiunge il top quando spiega di non voler gettare la croce addosso a nessuno. Ma che vuol dire? Per caso l'uscita del nostro è una difesa d'ufficio mal mascherata degli autori del gesto? O più subdolamente è una difesa d'ufficio della società in cui si sarebbe consumato il fatto, reato o non reato che sia? All'assessore si unisce in sincrono l'onorevole Daniela Sbrollini del Pd che in un suo comunicato dice più o meno le stesse cose. Epperò nel festival dell'ipocrisia vicentina stampa e politici si tengono a braccetto. Come mai i media locali, tranne qualche eccezione, non citano il nome
della piscina in cui abitualmente si allenava il piccolo che sarebbe stato oggetto delle presunte angherie durante una trasferta svizzera? Perché, come fa Repubblica invece, non si dice che è il centro Moss di Caldogno (in foto)? Forse perché, domando, l'ha costruito il Gruppo Maltauro che è tra i nomi eccellenti della Confindustria locale che controlla il GdV e che a Vicenza ha ammanigli nella giunta di centrosinistra? O magari l'ha costruito qualche altro big della imprenditoria locale? Forse perché il contiguo a Vicenza comune di Caldogno, uno dei regni dell'hinterland della speculazione edilizia assieme a Costabissara e Isola, è quel laboratorio perfetto dove incubare vecchi arnesi della politica e del lobbismo di provincia per dare vita al nuovo Ogm Pd Pdl che proprio a Caldogno governa sotto l'egida del sindaco Marcello Vezzaro? Forse perché nel board della Fondazione C4 collegata al comune di Caldogno siede il vero dominus della zona ovvero l'ex sindaco e consigliere regionale del Pdl Costantino Toniolo, in celesti rapporti con Mal-
tauro e con la giunta di centrosinistra del capoluogo? E come mai da quando la notizia è uscita su Repubblica nessun politico locale ha azzannato alla carotide i presunti responsabili che hanno ammesso il gesto? E se non sono loro i responsabili perché non è stata azzannata alla carotide la società che doveva controllare? Garantismo o ricerca di serenità per il buon nome della società che li ingaggiò? E perché nessun politco berico ha avuto le palle di fare il nome della struttura? Ma la cosa che fa più «ridere e schifo» al tempo stesso, come lo schifo di Ciprì e Maresco è la scusa accampata da certi media locali che non hanno rivelato il nome dell'impianto per paura che fosse identificabile il bimbo. Le bugie hanno le gambe corte, le cazzate il fiato pesante. E così per sbarazzare la vicenda da ogni pelosa ipocrisia, al di là della magistratura che farà il suo lavoro, verrebbe da dire solo quattro parole: bambino rasato Caldogno Vicenza Moss... © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 7
La legge salva Sallusti imbavaglia la stampa: meno rischioso fare il rapinatore che il giornalista È il giudizio sostanziale di Iacopino e di Amadori, rispettivamente presidenti dell’Ordine dei giornalisti nazionale e regionale, oltre che di Spampinato, direttore di Ossigeno per l’Informazione, l’agenzia di Fnsi e Odg che tutela i giornalisti minacciati. Tra cui quelli di VicenzaPiù
di Daniela Ceccon
I
l cosiddetto ddl Sallusti, nato per “salvare” il giornalista dal carcere previsto dall’attuale legislazione in materia di diffamazione, è un disegno di legge proposto dai senatori della Commissione Giustizia e attualmente in discussione al Senato. Redatto da senatori di appartenenza politica trasversale, questo disegno di legge si propone di modificare la Legge sulla stampa del 1948, il Testo unico della radiotelevisione del 2005 e il Codice penale in materia di diffamazione. La novità più recente è che il 7 novembre la senatrice del Pd Silvia Della Monica si è dimessa dal suo ruolo di relatrice della commissione Giustizia al momento della presentazione in Senato del disegno di legge. I capigruppo hanno deciso così di rinviare il testo in Commissione e di ripresentarlo in aula, con una nuova formulazione, martedì 13 novembre. Alberto Spampinato, direttore di
Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia (nel cui elenco ufficiale rientrano, troppo spesso, direttore e redattori di VicenzaPiù, ndr), commenta così il travagliato iter di questa legge: «Secondo me quello che è successo finora è che, appena si è partiti per modificare la legge con cui si punisce la diffamazione a mezzo stampa (che attualmente prevede il carcere), sono emerse tante voglie di vendetta nei confronti dei giornalisti. Il risultato è un disegno di legge peggiorativo, con multe molto salate, obblighi insostenibili per i blogger e altre norme che possono essere definite “bavaglio”. Non posso che essere d’accordo con la senatrice Della Monica, che ha auspicato uno stop all’iter di questo decreto legge», continua Spampinato. «In Italia non ci sono le condizioni politiche per rendere più libera l’informazione e meno pesante la punizione della diffamazione, e per evitare l’abuso delle querele, tema che questo disegno di legge non affronta». Nel nuovo testo, tuttavia, qualcosa è stato modificato: sono state eliminate le misure interdittive per i gior-
nalisti, così come la cosiddetta norma “ammazza-libri” (obbligo di rettifica anche per le pubblicazioni non periodiche), la ritorsione sui contributi per l’editoria e la multa fino a 100mila euro a blog e motori di ricerca che non rimuovono i contenuti ritenuti diffamatori. Il nodo centrale resta, però, quello delle sanzioni pecuniarie per stampa, radio e tv in caso di diffamazione, che restano e che possono raggiungere i 50mila euro in caso di diffamazione per un fatto determinato (il caso di Sallusti), reato finora punibile con il carcere. Il tetto per la diffamazione semplice viene posto a 15mila euro, quello per la diffamazione a mezzo stampa a 30mila. Le pene vengono ridotte di un terzo in caso di pubblicazione della rettifica e aumentate se il direttore o il responsabile della testata omette di pubblicare rettifiche o dichiarazioni dell’offeso. «Ci sono migliaia di giornalisti che non guadagnano in dieci anni i 50mila euro ipotizzati come multa», ha fatto notare il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che ha anche annunciato,
in caso di approvazione del disegno di legge, il ricorso dell’Ordine alla Corte di Strasburgo. «Nel 2008 la Corte, in un caso di asserita diffamazione, ha condannato l’Italia a un risarcimento di 60mila euro, annotando, tra l’altro, che la sanzione pecuniaria inflitta all’imputato dai giudici italiani era una interferenza sproporzionata e non “necessaria in una società democratica”», ha riferito Iacopino. Che questa legge ponga l’Italia al di fuori di un contesto europeo è stato sottolineato anche da Spampinato: «Al contrario di quanto avviene negli altri Paesi, in Italia l’informazione è parzialmente libera, lo dicono le classifiche internazionali. E il fatto che con questo disegno di legge sia andata così lo dimostra. Speriamo che dopo le elezioni emergano forze più liberali, in grado di affrontare la questione». Nel frattempo, i direttori di diverse testate stanno firmando un appello contro la nuova legge bavaglio, ritenuta frutto della fretta e del rancore. Sono «misure che sottendono al tentativo di imporre una censura preventiva soprattutto su quegli or-
Il quarto potere protesta: da RodolfoAmodeo.it
gani di informazione che, magari in territori di frontiera condizionati dalla criminalità organizzata, svolgono un ruolo essenziale di presidio della democrazia che si alimenta di conoscenza, consapevolezza, responsabilità», si legge nell’appello, firmato fra gli altri anche da Berlinguer, Calabresi, De Bortoli, Mauro, Napoletano, Rangeri, Sallusti e Padellaro. Un appello appoggiato anche dall’Ordine dei giornalisti del Veneto: «È evidente che le nuove norme che il Senato vorrebbe introdurre hanno la sola finalità di punire i giornalisti e l’effetto pratico sarà quello di mettere il bavaglio all'informazione, di intimidire i giornalisti per evitare che scrivano cose scomode per i potenti di turno», ha detto il presidente Gianluca Amadori, che ha commentato: «Tra un po’, continuando su questa strada, risulterà meno rischioso fare il rapinatore che il giornalista». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Sparano su Di Pietro, e Gabanelli. Ma i killer aiutano Grillo Queste cose avvengono a Roma, non a Vicenza. Gianni Giglioli e Matteo Quero non sono d'accordo
di Giovanni Coviello Da www.vicenzapiu.com «Aiutateci» ha detto all’improvviso e con tono accorato pochi giorni fa Beppe Grillo rivolgendosi non solo ai siciliani ma a a tutti gli italiani. Il comico, trasformatosi in interprete dei sentimenti di rabbia di oltre un quinto degli italiani stando ai più recenti sondaggi, sentiva e ogni giorno sente sempre di più il peso della responsabilità di poter essere chiamato dagli elettori a trovare le soluzioni dei problemi per cui loro lo hanno scelto come megafono. E col peso di Grillo cresce anche il timore di chi condivide le sue denunce, ma trema al pensiero che il voto dato al suo Movimento 5 Stelle non produca governabilità come ammonisce Parma che fatica a trovare amministratori capaci di gestire i problemi reali non limitandosi ad individuarli. Ma Grillo è un artista e ha trovato nei killer mediatici dell’imprudente Antonio Di Pietro, costretto di fatto a fare a meno della sua Idv, i suoi salvatori ragionando così: «Non
avremmo con noi gli uomini con la giusta esperienza per governare anche perchè ci siamo auto vietati di averne tra quelli che hanno occupato scranni della vecchia politica? Ma Antonio Di Pietro, nostro vecchio amico e con cui flirtavo non troppo di nascosto da mesi, oltre all’esperienza da magistrato, da politico e da ministro maturata nel passato, è anche stato chi quel passato l’ha costantemente combattuto prima dall’interno nei tribunali e al Parlamento, poi anche in Rete e nelle nostre piazze. Allora Antonio Di Pietro è l’uomo che fa per noi e io, grazie killer per avermene dato l’opportunità, lo candido a Presidente della Repubblica e a nostra guida istituzionale. Col suo, esperto, aiuto non solo conquisto anche la fiducia di chi ancora non ce la dava solo per l’assenza nelle nostre fila di uomini così, ma spariglio anche le carte di chi voleva ghettizzare lui, troppo oltranzista col Pd montiano, e noi, con la modifica ora scoperta come urgente della legge elettorale che è stata mantenuta così com’è finché “lorsignori” non hanno cominciato e temere che gli si ritorcesse contro esaltando i nostri voti col premio di maggioranza assoluta».
In attesa che il leader del M5S ci dia un’interpretazione autentica di queste sue (immaginate ma non troppo) elucubrazioni politiche e sperando che Beppe Grillo in “Casaleggio”, per tradurre in soluzioni la protesta, individui e accolga accanto a lui altri politici esperti ma scomodi per i poteri, e ce n’è qualcuno anche nel Vicentino, facciamo noi una ipotesi aggiuntiva, sul nostro mondo, quello giornalistico. In certi momenti storici, guarda caso, sono sempre partite bordate mediatiche più o meno credibili ma sempre contro chi stava consolidando o conseguendo un risultato che avrebbe potuto sconvolgere gli equilibri decisi sui tavoli tarlati della malapolitica. Di recente, ricordate, è toccato a Fini, allora in auge contro Berlusconi, e, poi, a Bossi, “scoperto” con le mani, dei figli, nella marmellata solo quando Maroni era appena uscito dal Ministero degli Interni ... Prendendo, adesso, per oro colato rapporti che denunciavano come sue 56 proprietà immobiliari, contro le 11, magari ancora troppo poco virtuose, ma 11 non 56, “documentate” da Di Pietro, anche lei, pensateci un po’, l’integerrima e,
Grillo, Di Pietro, Gabanelli, Quero, Giglioli
per stile, “dipietresca“ giornalista di Report su Rai 3, è stata killerata nella sua credibiltà. Ad arte. Vogliamo e dobbiamo crederlo, noi suoi ammiratori, anche perchè tutto, vedi sopra, è successo in concomitanza con la recente proposta di legge oscura Gabanelli e imbavaglia giornalisti rigettata anche da Alessandro Sallusti dalla cui presunta difesa è nata la volontà dei parlamentari di killerare per ven-
detta la libertà di stampa. Direte: tranquilli, queste cose avvengono a Roma, non a Vicenza. Gianni Giglioli e Matteo Quero non sono d’accordo. E non parlo di me. Nessuno è totalmente innocente. mai. Ma certuni vengo fatti apparire troppo colpevoli. Di dar fastidio. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 8
Prospettiva Usa Gigi d'Agrò, Luigi alla nascita, e Renato Ellero, sono due ex parlamentari. Ex Udc e bassanese il primo; ex leghista (con clamoroso abbandono del Carroccio negli anni Novanta), «veneziano con domicilio» a Vicenza il secondo. Entrambi fanno riferimento ad una matrice politica moderata; ma sono due caratteri diversi. Più propenso al ragionamento pacato il primo, più caustico il secondo. Nelle interviste pubblicate qui di seguito i due forniscono il loro punto di vista sulle elezioni americane, punto di vista che in alcuni tratti coincide
Obama e Romney ora pensano agli Usa di Angela Mignano
C
hicago esplodeva di gioia per la vittoria del suo Barack Obama mentre lui ringraziava via Twitter i suoi sostenitori («Voi lo
avete reso possibile. Grazie») postando una foto in cui abbraccia la first lady Michelle che fa il giro del mondo insieme alla frase a lei rivolta: «Io ti amo e l’America ti ama». «Mi sono congratulato con Mitt Romney, lavoreremo insieme per portare avanti il paese», ha poi aggiunto il democratico che sta cambiando gli schemi sociali
a stelle e strisce. E significativo (e di inimmaginabile esempio per l’Italia) era che di fatto avesse annunciato la vittoria del suo avversario, combattuto all’arma bianca finché aveva potuto, proprio lo “sconfitto” Mitt Romney che ha telefonato al presidente rieletto per congratularsi con lui e nel suo discorso al quartier generale di
Boston ha detto: «Questo è tempo di grandi sfide per l’America e prego che il presidente abbia successo nella guida del Paese. Auguro al presidente, alla first lady e alle loro figlie ogni bene, questi sono tempi molto difficili per la nostra grande Nazione». Mentre i sostenitori del presidente confermato, in delirio al suo quartier ge-
nerale di Chicago, intonavano “Four more years”, altri quattro anni, Obama utilizzava ancora la Rete per promettere via mail a tutti quelli che poteva raggiungere: «Farò tutto il possibile per finire quello che ho iniziato». Con Mitt Romney. © RIPRODUZIONE RISERVATA
D'Agrò: Obama ha vinto perché più presente sul territorio di Marco Milioni
L
uigi D’Agrò, bassanese doc, è uno dei decani della politica veneta per la quale ha macinato kilometri avanti e indietro dal Vicentino sino a Roma. E nella capitale D’Agrò ha maturato dal 2006 al 2008 il suo ultimo impegno parlamentare che lo ha visto «vicecapogruppo Udc a Montecitorio» e membro della commissione per le attività produttive. Ora con uno sguardo all’altra parte dell’Atlantico l’onorevole individua proprio «nella lettura dell’agenda economica» una delle cifre del successo del democratico Barack Obama. D’Agrò, che idea s’è fatto del voto presidenziale conclusosi a Washington poche ore fa. Come va interpretata la vittoria del presidente uscente? «Proprio il termine uscente è una delle chiavi interpretative della campagna elettorale. I cittadini americani solitamente non abbandonano a metà del guado il capo dell’amministrazione. È un dato senza dubbio storico, ma che va storicamente declinato di volta in volta in senso politico. Ad ogni modo il successo è arrivato nonostante le tantissime promesse non
mantenute a partire dal 2008». Quali promesse? «Quelle di una politica economica radicalmente più equa e meno combinata agli interessi di pochi soggetti, tanto per cominciare. Per poi passare al ritiro di parte del contingente militare in giro per il mondo. Obama comunque, indipendentemente dalle cifre rispetto alle quali sarebbe necessaria una approfondita analisi, è riuscito a dare l’impressione, e in parte lo ha fatto, di volere dirottare una parte delle immani risorse affidate al bilancio militare, alla economia reale. Le aperture all’industria automobilistica, tanto per dirne una, hanno pesato e come». E il candidato Repubblicano Mitt Romney? «Partiamo da una premessa essenziale. La preponderanza dell’ambito economico nella definizione dell’agenda politica è un aspetto assodato in tutti gli schieramenti. Storicamente i repubblicani si propongono come interpreti autentici della disciplina economica declinata in senso politico. Ma nel caso di specie Romney, che pure ha assunto un atteggiamento assai muscolare, ha sempre inseguito Obama. Non ha mai fatto il passo. La gente, consciamente o no, lo ha capito». E sul piano della gestione tattica che campagna ha visto? «Ancora una volta Obama è stato
due incollature avanti. Nel 2008 aveva vinto grazie a internet. Ma il raggio politico d’azione sul web, un po’ per la velocità del mezzo, un po’ per il grado di esperienza rapidissimamente raggiunto dagli utenti, si è presto saturato. Va dato atto quindi al presidente, o ai suoi spin doctor, di avere riattraversato il fiume all’indietro». Ovvero? «Sono andati a conquistarsi la vittoria casa per casa, non dando eccessivo peso nemmeno alla televisione, ma puntando sul rapporto personale: con una battuta di sapore informatico, col porta a porta 3.0» Onorevole, è possibile che gli statunitensi, sempre affascinati, più o meno non si sa, dal sogno americano, abbiano scelto Obama perché a livello inconscio ha dato loro l’impressione di fornire maggiori garanzie sul piano della sicurezza sociale? E se ciò è avvenuto si può leggere la cosa come un segno di crisi dello spirito americano? «Inutile girarci attorno. Per molti aspetti gli Usa incarnano la crisi del cosiddetto mondo occidentale. Il mito della frontiera declinato con la globalizzazione, il gendarme mondiale sono atteggiamenti mentali che pesano. Ma queste elezioni dimostrano che c’è chi comincia a prendere le distanze dalla corsa sfrenata». E sul piano dei rapporti con Italia
Luigi D'Agrò con le titolari del De' Gobbi a Vicenza
ed Europa come va letta l’affermazione democratica? «Sul piano dei “foreign affairs” il grande merito di Obama è stato quello di contenere, seppure con fatica, la spinta israeliana verso una opzione di forza nei confronti dell’Iran in nome del presunto rischio nucleare di marca sciita. Orbene, poiché i confini geopolitici sono assai più ampi di quelli nazionali, è naturale che una maggiore, seppur relativa, calma sullo scacchiere mediorientale, non può che farci stare più tranquilli. Diversa invece è la questione dei
rapporti con l’Europa. Appare evidente che nell’ultimo anno l’amministrazione americana ha cominciato a soffrire non poco le rigidità in materia monetaria e fiscale del governo tedesco capitanato da Angela Merkel. Una maggiore inclinazione al dialogo e alla flessibilità da parte del premier Mario Monti sono stati apprezzati nell’entourage di Obama; il quale peraltro ha un buonissimo rapporto con Giorgio Napolitano, il nostro capo dello Stato». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Ellero: Obama non ha colpito i veri «padroni» della crisi di Pietro Troncon
I
n rete ancora circolano i video in cui Renato Ellero parlava della campagna per le presidenziali Usa di quattro anni fa. Nei quali esprimeva un apprezzamento di massima per Barak Obama salvo poi mettere le mani avanti circa «la necessità di mettere in riga i signori della finanza, in primis anglosassone, che ha scatenato la crisi». Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti ed Ellero entra ancora nel vivo del dibattito, triangolando «gli eventi d’oltreoceano» con quelli di casa nostra. Professore quale è il primo pensiero che le viene in mente a poche ore dalla seconda affermazione del democratico Obama? «Mi viene in mente l’Italia». In che senso? «Che vincesse l’uno o l’altro nulla sarebbe cambiato per noi perché nulla contiamo. Più o meno le cose che dico io, anche se con più garbo le hanno dette il leader dell’Udc Pier Casini e l’ex guardasigilli del Pdl Angelino Alfano. Capita raramente di essere d’accordo con loro». Ma Monti non doveva essere l’uomo del rinnovato prestigio internazionale? «Scusi sa, ma ha sentito qualcosa quando di recente il candidato re-
Renato Ellero mentre VicenzaPiù lo intervista
pubblicano Mitt Romney, sulle cui qualità e capacità mi viene da ridere, ci ha sputtanati a livello globale accostandoci alla Grecia? Dov’era il premier Monti?». In realtà lei la cosa l’ha segnalata sul suo blog in una lettera aperta al capo dell’esecutivo. Ma non ha usato toni troppo accesi? Grandi giornali come Corsera o Repubblica ospitano corsivi di tenore opposto. Lei che dice? «Toni accesi un corno. E aggiungo che le stesse cose le ho dette di recente anche in tv a Canale Italia.
Non c’è stato un solo ascoltatore che mi abbia dato torto. Ad ogni modo uno può scrivere anche sul New York Times che la terra è quadrata. Ma nonostante il blasone della testata la cosa rimane una idiozia, mi scusi. E aggiungo un’altra chicca. Sul Corsera, da columnist, Monti diceva una cosa. Ora da premier fa il contrario». Sì, però il punto è il risultato americano. Che è successo negli States? «Hanno votato il meno peggio. Ad un turista dei paradisi fiscali hanno
preferito un avversario rodato che nonostante tutto conserva un barlume di pudore». Pudore per che cosa? «Per una situazione in cui la politica sembra stare o sembra voler stare al palo. E mi spiego. Tranne i Madoff di turno negli Usa i superbanchieri che hanno determinato la catastrofe finanziaria mondiale sono ancora lì. Guardi l’attuale ministro del tesoro americano Tim Geithner. Il signorino che cosa ha fatto quando era a capo della Federal Reserve newyorkese? E che diavolo ha controllato quando era a capo dell’agenzia per il controllo dei tassi d’interesse, il Fomc?». Questa è una dura critica ad Obama o no? «Ovviamente sì. Non sono stati colpiti i cosiddetti padroni della crisi. Non si capisce perché negli Usa il timone della politica economica debba sempre essere in mano a qualche discepolo di Goldman Sachs ed affini. Questo indipendentemente dal fatto che governino repubblicani o democratici. Fermarci a dire è più bravo Tizio o è più bravo Caio, senza soffermarsi sulle storture, anzi sul marciume, dell’intero sistema è da sciocchi. Purtroppo Obama in questi quattro anni non solo non ha mantenuto la promessa di tagliare le unghie a lobby, corporation e industria finanziaria, ma ha di fatto preservato il potere di lor signori permettendo alla Fed e alla
fiscalità generale un pompaggio impensabile di dollari che nelle tasche della gente comune certo non è finito. Di più, le grandi banche che indirettamente mister Barak ha favorito, hanno pure sostenuto Romney. Simpatico no? E ancora, il debito Usa ormai, lo dice pure il Corriere di oggi, veleggia verso quota 90-95%». E adesso? «E adesso Obama ha a disposizione quello che i politologi americani chiamano il quadriennio d’oro. Siccome per legge costituzionale il presidente non può ambire a un terzo mandato di fila, teoricamente potrebbe veramente passare e pensare alla storia. Ovvero al redde rationem. Ma il sistema glielo permetterà? Obama ne avrà la volontà o la forza? Io non ci metto la mano sul fuoco. Se effettivamente Obama vuol fare la storia e rompere i vari lacciuoli di stampo lobbistico che gli legano le mani, dovrebbe cambiare istantaneamente il segretario al tesoro Geithner e il segretario di Stato Hillary Clinton». Non le sembra di essere un po’ Beppe Grillo? «Sì, ma le parolacce non le dico in pubblico». © RIPRODUZIONE RISERVATA
La settimana lavorativa, finché c’è
La settimana di ognuno di noi è fatta di lavoro. E di avvenimenti. Li segnala Giorgio Langella, piccolo imprenditore, lavoratore, attento all’informazione. E dirigente comunista
di Giorgio Langella
R
appresaglia n° 1: Qualche tempo fa la Fiat è stata condannata in appello per discriminazione verso 19 operai iscritti alla Fiom. Questi operai, ha sentenziato il giudice, dovranno essere assunti. Circa una settimana fa la Fiat ha annunciato che, in cambio, metterà in mobilità (cioè licenzierà) altri 19 lavoratori. I lavoratori vengono usati come “merce di scambio” e vengono istigati a lottare tra loro per poter lavorare. Rappresaglia n° 2: Venerdì scorso, davanti al magazzino di smistamento dell’Ikea di Piacenza, c’è stata la manifestazione dei facchini (dipendenti di cooperative che erogano servizi all’Ikea) che protestavano per i carichi di lavoro e i salari spesso inferiori ai 500 euro mensili. La polizia ha caricato e ci sono stati una decina di feriti tra i manifestanti. L’Ikea ha annunciato che da domani ci sarà un “riposizionamento dei volumi” a Piacenza … cioè 107 lavoratori perderanno il posto di lavoro. La protesta è stata “punita”.
Rappresaglia n° 3 (… forse): Un paio di giorni fa la Guardia di Finanza di Milano ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per 65 milioni di euro nella disponibilità di 13 persone riconducibili al gruppo Marzotto. Vari membri della famiglia Marzotto avrebbero evaso imposte per la cifra sopra evidenziata nell’ambito della plusvalenza da cessioni di partecipazioni del marchio Valentino. Subito è scattata la preoccupazione dei sindacati per eventuali “ricadute” sui lavoratori. Evidentemente si paventa che ci possa essere riduzione di personale dovuta allo sviluppo della vicenda. In questo caso, forse, non sarà così ma il “mettere le mani” è sintomo di una situazione deteriorata, quasi fosse “normale” barattare l’impunità padronale con il mantenimento dei posti di lavoro. Libertà di stampa: Un paio di giorni fa, il ministro del lavoro Elsa Fornero, durante due incontri pubblici a Torino, ha chiesto di allontanare i giornalisti. Un esempio di come viene concepito il diritto all’informazione. La fine del tunnel: La commissione europea annuncia che non ci sarà ripresa fino al 2014. Per quanto ri-
guarda l’Italia la disoccupazione è prevista in aumento. Nel 2013 sarà dell’11,5% e nel 2014 raggiungerà l’11,8%. Questo aumento della disoccupazione è dovuto, come afferma la commissione europea, al maggior numero di persone in cerca di lavoro per la crisi e agli effetti della “riforma” delle pensioni. La fine del tunnel (seconda parte): Nel Veneto la situazione i dati di settembre 2012 sulla crisi occupazionale parlano chiaro. - Le aziende in crisi sono 1.009 e sono 24.050 i lavoratori coinvolti. Nello stesso periodo del 2011 le aziende erano 790 e i lavoratori 14.474. - Le ore autorizzate di cassa integrazione sono 70.185.474 (ordinaria 21.355.240, straordinaria 24.008.575, in deroga 24.821.659). Nel 2011 erano complessivamente 63.985.575 (ordinaria 14.691.694, straordinaria 28.331.555, in deroga 20.962.326). - Le aziende con trattamenti di cassa integrazione straordinaria, a settembre 2012, sono 389 (con queste scadenze: 57 ottobre, 48 novembre, 73 dicembre, 67 gennaio 2013, 42 febbraio, 47 marzo, 55 oltre).
Giorgio Langella e simpatizzanti del PdCI FdS insieme all'onorevole Daniela Sbrollini il giorno in cui che aderiva all'appello per la Marlane Marzotto
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La mobilità colpisce 26.497 lavoratori superando il “record” del 2011 di 26.472 addetti. Conclusioni: Di fronte a queste notizie si rischia di restare attoniti. E di rassegnarsi all’impotenza. Ma almeno una considerazione conclusiva (con un timido appello) mi sembra doverosa. La cosiddetta “agenda Monti” è fallita. La politica del “governo tecnico” ha contribuito a rendere il lavoro sempre più precario, meno sicuro e, per tanti cittadini, inesistente. Bisogna cambiare direzione al più presto. L’aver approvato leggi inique come
quella delle pensioni o quella che ha cancellato l’articolo 18 e l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio hanno provocato danni enormi ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani. Chi sostiene “da sinistra” il governo Monti deve rendersi conto di quanto ha fatto e dichiarare con la serietà necessaria che, qualora vincesse le prossime elezioni, le leggi che hanno provocato questo disastro devono essere cancellate. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 10
Torri: per i ciclisti è pericoloso dirigersi verso Piramidi e Vicenza di Guido Zentile*
T
orri di Quartesolo è un paese circondato da autostrade, tangenziali, e ferrovia, con le opere ad esse connesse, cavalcavia, sottopassaggi e rotatorie, che separano il territorio, oltre che i centri dello stesso Comune, anche dalle realtà confinanti. Chi le volesse raggiungere in bicicletta o a piedi - non essendoci spesso il collegamento con i mezzi pubblici - non sempre trova a disposizione percorsi ciclopedonali in sicurezza ed è costretto ad avventurarsi per cavalcavia e rotatorie, non certo semplici da su-
perare per un comune cittadino. Sì, avventurarsi a proprio pericolo, e prima o poi rischi di rimetterci la vita, come, purtroppo, recentemente accaduto nella rotatoria delle Piramidi. Basti pensare che per raggiungere Vicenza non si può far altro che superare le rotatorie del Centro Commerciale Palladio, o quelle dell'autostrada; percorso alternativo quello arginale del Tesina, in forma alquanto campestre, e da lì si raggiunge Debba. E chi volesse raggiungere le Piramidi, dopo il viadotto autostradale, prima del Toys, la pista ciclo-pedonale si interrompe o meglio ne esiste un sedime sconnesso che non dà certo l'impressione di percorso in sicurezza, e quindi il pedone e il cicli-
La Giustizia è morta: la sentenza degli studenti del Montagna di Maria Cristina Strocchi
D
a una discussione con gli studenti della terza E sociale dell’Istituto “B. Montagna” di Vicenza, è scaturita questa riflessione riguardante la giustizia al giorno d’oggi. Studiando la Storia e il Diritto, si evince che sono sempre esistite le leggi ma che non sono mai state rispettate in ugual misura. Nello specifico, Davide Pasquale Esposito afferma che la classe più agiata, con maggiore potere, in ogni epoca storica è stata sempre la prima a non rispettarle, sbagliando perché avrebbe dovuto dare l’esempio, e predominando sulla classe più debole, inferiore, sfruttandola. Gli stessi politici, che le promulgano, sono purtroppo spesso i primi a non seguirle anche oggigiorno. Un detto popolare veneto, meglio vicentino, afferma Sofia Menegon, dice: “Articolo quinto: chi ga schei ga vinto”. Quindi, se da un lato c’è bisogno delle leggi, delle regole per vivere in armonia e per garantire la giustizia di cui tutti abbiamo bisogno, da un altro c’è sempre chi” la fa franca”. Ci si lamenta che i giovani d’oggi, ovvero il futuro dell’Italia, non hanno voglia di fare, di studiare, di lavorare, di accrescere la loro cultura, che non rispettano le regole a scuola e nella vita quotidiana, ma che esempio hanno da molti adulti? Intanto non bisogna generalizzare
La classe III E sociale del Montagna
perché ci sono giovani che si impegnano, che vogliono migliorare, come ad esempio tutti gli alunni della terza E naturalmente, come ci sono adulti che rispettano le leggi sociali e fungono da modello per i più. Al giorno d’oggi, non c’è più fiducia nella giustizia, perché non c’è la certezza della pena. Marta Carli sostiene che si assiste a paradossi del tipo: un extracomunitario che ruba per fame finisce in carcere e politici corrotti, che rubano alle nostre spalle o persone di dubbia moralità, non solo trovano delle scappatoie ma addirittura diventano personaggi famosi o testimonial ammirati da molti giovani e addirittura presi da loro come modelli a cui ispirarsi. Lorenzo Polga aggiunge che molti ragazzi arrivano a questa triste conclusione: «Se lui che truffa, ruba, ricatta diventa ricco e famoso, che prospettive ho io studiando, comportandomi onestamente di avere un futuro degno di essere vissuto?» Questa incertezza creata dall’ingiustizia, figlia di una società corrotta dove regna il principio dell’usa e getta, dell’opportunismo, dell’individualismo e della legge del più forte, affermano Sofia e Davide, sono andati anche perduti i valori dell’amicizia, dell’amore e della famiglia. Un ruolo fondamentale è rivestito dagli educatori, genitori ed insegnanti, ma soprattutto da coloro che governano che devono imparare a dare il giusto esempio. Anche i giovani devono imparare a ragionare con la propria testa e non a seguire la massa con la sua teoria dell’effetto “branco di pecore”. La classe terza “E” conclude affermando e credendo che un valore importante è anche quello della cultura, che permette ai giovani l’indipendenza di pensiero, lo spirito critico e contrasta l’effetto branco. © RIPRODUZIONE RISERVATA
sta, o cammina lungo il ciglio stradale, o nella stessa strada, arriva alla rotatoria, e l'attraversa sperando di farcela; non esiste neppure l'autobus che arrivi alle Piramidi, uno dei centri commerciali più conosciuti in Italia. Si potrebbe, volendo, supplire al disservizio, poiché vi passa la linea Ftv/Sita per Padova, con una fermata della stessa. E comunque il mancato prolungamento Aim è dovuto ad una scelta aziendale, e di chi gestisce il Centro delle Piramidi e dei vari gestori delle "scatole commerciali" presenti nella zona, le quali preferiscono il cliente autocentrico e sono incuranti degli altri utenti. Per quanto riguarda la pista ciclabile, in costruzione, è da anni in progetto, già dalla precedente Amministrazione, ma è partita in ritardo. Si è preferito, infatti, sempre per questioni di interessi perequativi, far costruire prima il palazzetto di pallamano, che introita guadagni, poi la rotatoria di via Vedelleria, importante per la viabilità del centro commerciale, ed infine attivare il cantiere per il collegamento ci-
Un recente incidente alla rotatoria delle PIramidi a Torri di Quartesolo
clo-pedonale, per la sicurezza dei cittadini; si spera che le opere giungano quanto prima ad una definizione ed alla conclusione. Intanto ci troviamo, e ci troveremo, ancora pedoni e ciclisti sulla rotatoria. Ma nel frattempo il cittadino vorrebbe sapere come l'amministrazione di Torri pensa di mettere in sicurezza ciclisti e pedoni che raggiungono le Piramidi e se vorrà, poi, interce-
dere con il comune di Vicenza affinché faccia partire al più presto i lavori per un collegamento ciclopedonale da Settecà a Vicenza, così che i cittadini possano raggiungere il capoluogo in sicurezza. * Cittadino di Torri di Quartesolo e segretario del circolo Prc di Vicenza nordest © RIPRODUZIONE RISERVATA
L'Imu fa male ai vicentini, ma non a chiesa, sindacati e partiti di Giovanni Coviello Da VicenzaPiu.com Il Consiglio comunale convocato per martedì 30 ottobre aveva all'ordine del giorno in primis l'approvazione del nuovo “Regolamento per la disciplina dell'Imposta Municipale Propria” (Imu) insieme a quella delle nuove aliquote 2012 (assessore competente Umberto Lago). Approvazioni scontate con piccoli ritocchi “concessi” a opposizioni e a singole proposte dei consiglieri di maggioranza rispetto a testi e tabelle licenziate da Giunta e Commissione consiliare sulla tassa più odiata da tutti in questo momento storico, l'Imu. Sarà per questo che i contrasti in Sala Bernarda (pochissimi nei fatti tra i pochi consentiti da un contesto legislativo nazional-centrico) non sono stati neanche lontanamente confrontabili con quelli che hanno animato le sedute precedenti sul Pum e sul Piano degli Interventi, argomenti che ancora hanno una grossa eco in città. Il malessere generale e il convincimento di aver fatto quello che si poteva per “limitare” i danni di una tassa sicuramente iniqua soprattutto per la prima casa e per i meno abbienti sono stati, di fatto, sintetizzati dall'intervento del sindaco Achille Variati che nel sottolineare «il disagio nel dover gestire una tassa che di municipale ha solo il nome» ha
puntato, comunque, l'indice verso «il precedente governo Berlusconi che con la sua gestione ha di fatto portato l'esecutivo Monti alla necessità di porre riparo con durezza a una situazione finanziaria del paese da lui ereditata e che era per tutti drammatica». Ovvio che non era quella di martedì sera la sede per discutere ancora dell'iniquità delle scelte di Monti verso i diversi “strati sociali” (patrimoniale dove sei?, ndr) ma Variati ha rivendicato con l'assessore Lago l'aver tenuto al livello minimo la «tassazione della prima casa e di averne attenuato e azzerato gli effetti per le categorie più disagiate con un occhio di riguardo anche verso chi, in modo lecito, che sarà verificato, ha concesso in reale comodato gratuito eventuali seconde abitazioni a familiari e congiunti». Di fronte a qualche annotazione negativa di una minoranza che, comunque, ha concordato con la “scomodità” del dover gestire localmente una tassazione i cui introiti sono in gran parte dello Stato Achille Variati ha difeso le scelte della giunta che «è riuscita a “non andare in rosso” e ad agevolare le categorie più svantaggiate manovrando solo sulle seconde case il cui livello di tassazione rimane, comunque, tra i più bassi in Italia. Sicuramente qualcuno potrà dire che si sarebbe potuto fare di più ma le nostre scelte ci sono parse adeguate negli angusti limiti di libertà che ci erano concessi». L'Imu ha fatto e fa danni alle tasche di gran parte dei cittadini, quelli che
La Sala Bernarda
si sentono, e sono, tartassati rispetto ai detentori intoccabili di “ricchezze” immobiliari, tra cui, ad oggi, la chiesa, i partiti, i sindacati e le fondazioni, i cui beni “commerciali” stanno per sfuggire alla relativa Imu solo perché i nostri governanti, prestigiosi tecnici, hanno, guarda caso, sbagliato a emanare i relativi decreti attuativi, bocciati dal Consiglio di Stato insieme ai nostri esimi professori. A meno di non supporre in loro malizia invece che la certificata incapacità a costruire norme tecniche. Ma l'Imu almeno martedì 30 a Vicenza ha fatto il miracolo: ha unito il consiglio spaccato dal Piano degli interventi e triste, di fatto tutto unito, nell'approvare norme appena meno dolorose di quelle imposte. Altrove e per sprechi altrui. © RIPRODUZIONE RISERVATA
La Cattedrale di Vicenza
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10 novembre 2012 pag 11
Ombre d'asfalto
La stampa calabrese rivela nuovi possibili clamorosi sviluppi sulle indagini dell'Antimafia veneziana sui cantieri della Vicenza Rovigo, le quali sarebbero in dirittura d'arrivo. E intanto sui media si parla di fari puntati dagli investigatori sia su un'impresa vicina al Carroccio, sia su soggetti in odore di vicinanza con la 'ndrangheta
di Marco Milioni
L
a fase preliminare dell'inchiesta dell'Antimafia veneziana sulla Valdastico Sud sarebbe in dirittura d'arrivo. «I magistrati ipotizzano che la criminalità organizzata si sia infiltrata nella gestione di appalti, concessioni, soprattutto per lo smaltimento dei rifiuti. Il tutto collegato alle realizzazione di grandi opere in Veneto e Lombardia». Sono queste le rivelazioni comparse il 6 novembre su Omicron, la piattaforma elettronica milanese dedicata allo studio del fenomeno mafioso. In realtà Omicron non fa che rilanciare un servizio comparso il 5 novembre sul magazine affaritaliani.it, la sezione news del popo-
lare portale Libero.it. Nello stesso servizio si legge: «Sotto il manto stradale dell'autostrada Brescia-Padova sarebbero finiti scarti di fonderie e acciaierie, materiali altamente tossici. Gli approfondimenti della magistratura toccano anche i cantieri della BreBeMi, la nuova arteria autostradale che collegherà Brescia e Milano senza passare per Bergamo. Dossier presentati in procura qualche mese fa dimostrerebbero che sotto la superficie autostradale si trovano centinaia di tonnellate di scorie. Tutte sepolte un metro sotto la superficie autostradale». E ancora: «Ci sarebbero anche video e foto notturni a mostrare automezzi intenti a riversare materiale tossico alla base del fondo stradale». Però affaritaliani.it fa un'altra rivelazione secondo la quale a finire «nel mirino dell'An-
timafia veneta ci sarebbero anche due grandi aziende, una vicina alla Lega Nord». Ad ogni buon conto la prima testata che aveva raccontato delle ultime novità dell'indagine era stata Il Quotidiano della Calabria, sia con una sintesi web, sia con un articolo in pagina 7 sulla edizione cartacea del 5 novembre 2012. Il quotidiano calabrese per vero parla genericamete di Brescia-Padova, che è la controllante della A31 Sud, ma sia le date riferite, sia le informazioni sul tracciato («Torri di Quartesolo - Pojana Maggiore») identificano chiaramente il tronco della Vicenza Badia Polesine. Lo stesso giornale riferisce che gli accertamenti coordinati dalla procura Antimafia sono stati affidati alla Guardia di Finanza ed ai Carabinieri e che l'inchiesta, partita poco meno di un anno fa avrebbe però avuto ri-
svolti inaspettati. Tant'è che la testata calabrese sostiene che gli inquirenti stiano attentamente valutando anche «il possibile coinvolgimento di soggetti vicini alla 'ndrangheta». Peraltro il servizio firmato da Pasquale Violi pone in essere alcune correlazioni tra le vicende della A31 sud con quelle che hanno interessato alcune grandi infrastrutture lombarde assai chiacchierate come, appunto, la BreBeMi. In passato i vertici della Serenissima, tra i cui soci figurano anche provincia e comune di Vicenza, si sono detti tranquilli rispetto alle indagini in corso. Mentre all'inizio dell'anno l'ex consigliere provinciale Emilio Franzina (Rc) aveva chiesto le carte con l'elenco di appalti, subappalti, forniture e subforniture rispetto ai lavori sulla A31 sud. Carte che secondo Rifonda-
Rubrica immobiliare in collaborazione con Retecasa Spa
Uno degli scarti ferrosi lungo il percorso della Valdastico sud
zione non sono mai arrivate. In queste ore peraltro, dopo le rivelazioni della stampa calabrese, non sono arrivati commenti (pur sollecitati da chi scrive) né da parte dei vertici di Serenissima, né da parte del presidente della provincia facente funzione, ovvero il leghista Attilio Schneck, che è anche presidente del board di Serenissima. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Quesiti a rubricaimmobiliare@vicenzapiu.com
L’obbligo di registrazione telematica dei contratti di Locazione La Legge 26 aprile 2012 n.44, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 28 aprile 2012 ed entrata in vigore il 29 aprile 2012, ha modificato le disposizioni in materia di registrazione telematica dei contratti di locazione. I soggetti in possesso di almeno dieci (prima cento) unità immobiliari, sono tenuti ad adottare la procedura di registrazione telematica direttamente oppure tramite soggetti delegati. La novità introdotta dalla legge comporta quindi l’obbligo anche per gli agenti immobiliari di adottare unicamente la proce-
dura di registrazione telematica per i contratti di locazione stipulati tramite il loro intervento, impedendo in tal modo la possibilità di procedere alla registrazione attraverso l’accesso diretto all’Agenzia delle Entrate in modo cartaceo. I vantaggi della registrazione telematica permettono di evitare errori, notevole guadagno di tempo, evitare code all’Agenzia delle Entrate e la possibilità di essere operativi in tempo zero. Oltre ai vantaggi abbiamo anche degli impedimenti per questo tipo di servizio. Non c’è la possibilità di al-
legare il contratto firmato tra le parti e poi inviarlo con un semplice click, ma bisogna inserire i dati in un software che poi redige un contratto standard cambiando i dati dei soggetti dello stesso e i dati dell’immobile, autenticare il file e trasmetterlo nei sistemi dell’agenzia delle entrate. Viene inviata una ricevuta di avvenuta registrazione a buon fine o meno. Proprio per questo modello standard di contratto che supera le 100 righe vengono poi conteggiate 4 marche da bollo. Per i contratti di locazione con cedolare secca si tra-
Il divano di Maria Cristina Strocchi
scente mi ha raccontato che per acquistare le scarpe di Prada alcuni compagni passano i compiti ai meno bravi per 20/30 euro. Ai miei tempi, almeno, lo si faceva per amicizia. Nella mia rubrica, di volta in volta, vi presenterò le più diffuse e vi insegnerò delle modalità per contrastarle e sostituirle con altre più a portata d'uomo . La norma sociale piú letale nella realtà vicentina, ma direi gene-
Lisa Pellizzer © RIPRODUZIONE RISERVATA
Lisas Pellizzer
quesiti a: mc.strocchi@vicenzapiu.com
Il senso di colpa sociale La nostra cultura, anche vicentina, stabilisce regole "disumane", è piena di contraddizioni, è un po' schizofrenica e contribuisce a creare sensi di colpa e di inadeguatezza che sono dei virus letali. Non a caso sono la causa di fenomeni depressivi, ansiosi, di patologie dovute allo stress. Nei giovani queste regole creano frustrazione, che poi diventa aggressività verso gli altri o verso se stessi. Un mio paziente adole-
smettono solo i dati del contratto con il programma Siria e non è necessario l’invio del contratto stesso. Questa nuova disciplina era stata introdotta molti anni fa, ancora quando vi era la Lira, ma mai resa obbligatoria; forse riusciremo a telematizzare alcune operazioni in modo da ridurre anche i tempi di attesa della burocrazia che sappiamo essere infiniti!
rale, è devi essere ricco ed è la prima che affronteremo. Questa norma è figlia della società del consumismo fatta di bisogni effimeri e che ti obbliga a stare al passo con i tempi anche in un momento di crisi economica. Appena esce il nuovo computer, tu lo devi avere, così come il telefonino, l'abito firmato, la villa e la macchina di grossa cilindrata. Se sei ricco/a, puoi avere
persone che ti corteggiano anche più giovani di te. Se sei povero, non ti considera nessuno, anzi puoi essere vittima di mobbing, di esclusione sociale e, se sei studente, di bullismo. Ma attenzione: se sei troppo ricco, la gente può pensare che sei disonesto oppure ti invidia o ti usa. Come fare per uscire da questa regola disumana.? Innanzitutto avere stima di te, essere per primo fiero di valori interiori. Sono questi che alla lunga valgono davvero e danno un senso alla tua vita. Se poi hai una certa età, non fidarti di giovani donne o uomini che ti cor-
Maria Cristina Strocchi
teggiano: rimani con chi ti ha scelto quando non eri nessuno. Alla prossima regola! © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 12
Viaggio in seconda classe di Guido Zentile
A
nni fa, nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso, la Rai mise in onda una serie di trasmissioni condotte da Nanni Loy, che in più puntate raccontavano storie di vita degli italiani, quegli italiani che viaggiavano con il mezzo pubblico per eccellenza. L’inchiesta, infatti, si svolgeva all’interno dei treni che attraversavano l’Italia, in lungo e in largo, con testimonianze e narrazioni, raccolte da attori che fungevano da elemento trainante, e con gli inconsapevoli viaggiatori che vi dialogavano; ecco confezionato il “viaggio in seconda classe”. Titolo azzeccato e caratterizzante, dato che in quegli anni molta gente viaggiava ancora in treno, non solo per il trasporto pendolare, ma anche per le lunghe distanze, i treni dal sud, per esempio, con quel carico umano di speranze ed incertezze che saliva al nord, e più ancora a nord, verso la Svizzera, la Germania. Il treno era ancora un trasporto di massa.
Treni locali, diretti, espressi, mezzi vuoti, stracolmi, treni stagionali, per lo meno c’era un servizio, le stazioni, anche le più piccole, erano effettivamente stazioni, piccole o grandi comunità dove ci si incrociava, chi partiva, chi arrivava, e non terre di nessuno, come oggi, dimezzate nelle superfici e nelle dimensioni, azzerate dei servizi, terre di conquista per il mercato immobiliare. E qui al centro di questo variegato mondo ci stanno i viaggiatori di seconda classe del XXI secolo. È interessante vedere come in que-
Una giornata di ordinario affollamento
gli anni (nemmeno mezza generazione fa), pur nonostante tante difficoltà e sofferenze, viaggiare in ferrovia costituiva un sistema complesso di persone e mezzi che si voleva rendere funzionale, anche perché era accompagnato da quei rapporti umani che ormai sono scomparsi. È tutto ciò che oggi si vuole non far funzionare. Il canale YouTube conserva qualche immagine di questa tele-testimonianza, testimonianza che merita un viaggio virtuale. Ritornando, a noi, ad oggi, alle cronache vicentino - scledensi di questi giorni, siamo consapevoli che viviamo in un’epoca in cui i mezzi di informazione, non solo cartacei e televisivi, ma anche via internet, tablet, o cellulare, non ci mancano, un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica, lo sviluppo dell’elettronica ci permette di fare cose che anni fa si leggevano sui racconti di Urania, un’epoca in cui “grazie” a quanto sopra siamo tutti sotto un “regime” informatico che ci controlla, ma un’epoca nella quale non riusciamo a far viaggiare dignitosamente i treni. Ritardi ingiustificati, guasti ai mezzi che ti bloccano in piena campagna, o nelle vicinanze della stazione, con il brivido di un’imprevista passeggiata sulla massicciata, porte che non si aprono e prolungano la gita in treno, il tutto contornato da una piacevole sensazione di sentirsi come sardine, incappottati d’inverno, appiccicati d’estate. Non esiste la minima volontà (sopratutto politica) di fornire le corse più frequentate con mezzi idonei alle esigenze oppure offrire un intervallo orario che non comporti un disperato assalto al treno. Se Nanni Loy fosse ancora in vita, o magari qualcuno della sua scuola (ma anche in questo caso il servizio Rai è oggi assente e preferisce distrarre il pubblico dalla realtà), si partirebbe per un bel viaggio in seconda classe tra Schio - Vicenza e Padova, o Verona. Con un piccola nota tecnica: ora abbiamo il “Minuetto”, il treno per il trasporto locale, un gioiellino di treno uscito
di recente (2003) dalle officine ferroviarie Alstom (costituito da una composizione bloccata di tre elementi, bidirezionale, assemblato sia nella versione ad alimentazione diesel, sia nella versione ad alimentazione elettrica, per un costo medio, cadauno, di circa 3,5 milioni di euro), il cui soave nome ci accompagna ad una soave melodia, che fa da contorno ad un’altra melodia, di rispettosa vivaldiana origine: adagio-allegro ma non troppo. Gli utenti pendolari, agguerriti appassionati di viaggi in ferrovia, che ogni mattina iniziano splendidamente la loro giornata nelle stazioni di Schio, Thiene (dai spingi, che entriamo …..), Dueville (ostia, non c’è più posto …..), Vicenza (ma ci sarà la coincidenza? ….), e nelle altre stazioni di questo Veneto, perso fra città metropolitane, città diffuse, ipotetiche fusioni provinciali, Comuni che si sentono più di qua, o più di là, hanno tutte le loro ragioni a protestare contro un disservizio che ha raggiunto dimensioni vergo-
gnose, e ancor più vergognoso è il comportamento di Trenitalia, la quale preferisce investire sul giocattolo fantoccio dell’alta velocità. Ai nostri viaggiatori, modestamente, non interessa quante sono e quante saranno le province nel Veneto (tanto la geografia nelle scuole non si insegna più), ai viaggiatori, modestamente, interessa avere un trasporto pubblico ferroviario razionale ed efficiente, integrato magari con i mezzi pubblici su strada (ma per quest’ultimo aspetto siamo ancora a livelli di Urania - racconti). Ai cittadini scledensi lancio un forte messaggio: siate forti e tenaci, non so se la Regione Veneto (che sta tagliando sempre più sul trasporto locale) e Trenitalia (che ha altro a cui pensare) si interesseranno di questa ferrovia in terra vicentina, ma forse il filo di speranza di un ipotetico interessamento si avrà quando verrà soppressa: ramo secco? © RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutte le foto sono dell’autore (esclusa la scatola di sardine). Foto 1 e 2 (marzo e giugno 1985): pochi mesi distano tra le due foto, ma il materiale rotabile dista quasi una generazione. A giugno 1985, con l'entrata in vigore dell'orario estivo, i servizi locali nella Regione Veneto acquisiscono treni di nuova generazione. Foto 3 (giugno 2011): i treni vicinali modello TAF entrano in servizio nel 1997/8. Foto 4: meglio le sardine, o i viaggiatori di seconda classe del XXI secolo?
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10 novembre 2012 pag 13
La Corte dei conti indaga sui danni milionari di Aim Bonifiche Gianni Giglioli, ex assessore alle partecipate, invia un esposto su oltre quindici milioni di euro di danni per l'erario. Causa il mancato accordo del 2006 con Stabila per l'acquisto di Aim bonifiche ed errori gestionali. Da palazzo Trissino e San Biagio respingono le accuse al mittente: fu la controparte a rifiutare l'intesa. Rimangono, invece, silenziosi i vecchi vertici di Aim e la precedente amministrazione comunale. Intanto si ipotizzano accordi stragiudiziali mentre di 570 tonnellate rimangono da bonificarne solo … 35 di pericolose
di Giovanni Coviello
I
l caso Aim Marghera è stato arena di scontri e faide prima delle ultime elezioni amministrative quando si era ancora in fase di indagini e ora, col processo in corso, è, invece, instradato sul binario morto della prescrizione possibile e del silenzio mediatico certo su accuse e difese degli imputati: l’ex presidente Aim Giuseppe Rossi, l’imprenditore Carlo Valle e Gianni Giglioli. Il consulente per questo coinvolgimento nella vicenda, pur se precedente all’incarico politico conferitogli da Achille Variati, si dimise da assessore, tra l’altro, alle aziende partecipate pur professando di essere totalmente estraneo a ogni raggiro e, addirittura, di aver operato a favore dell’azienda, i cui comportamenti “anomali” sarebbero, secondo lui e non solo, riconducibili a pressioni dell’eurodeputato Amalia Sartori a favore di Maltauro-Ecoveneta. Dire che Giglioli se la sia legata al dito, pratico e morale, è la pura verità ed è in quest’ottica e in quella del procedimento civilistico per danni promosso, doverosamente, da Aim, controllata al 100% dal Comune
3_Dario Vianello, Paolo Colla e Achille Variati
di Vicenza, contro gli amministratori precedenti (autonomo procedimento è in corso contro Ecoveneta) che va letto anche il suo esposto alla Procura della Corte dei conti Regione Veneto, che l’ha ricevuto lo scorso 23 ottobre 2012 e che noi siamo in grado di pubblicare integralmente. Nell’esposto il professionista, che alcuni dicono vicino, comunque, a un accordo stragiudiziale con Aim che coinvolgerebbe tutti gli interessati ai due filoni civilistici, Ecoveneta inclusa, chiede alla Corte di verificare e pronunciarsi in merito a presunti danni causati all’erario nel periodo successivo al 28 luglio 2006 (data di ratifica della cessione mai perfezionata del 49% di Aim Bonifiche e Valore Ambiente e del 15% di Sit al gruppo Stabila per una cifra di 12.200.000 di euro con una "notevole plusvalenza" rispetto all'in-
vestimento fatto in Aim Bonifiche, riferisce l'esposto) da amministratori del Comune di Vicenza e/o da amministratori e organi di vigilanza di Aim e Aim Bonifiche. I danni sono quantizzati tra gli otto e i quindici milioni di euro a cui dovrebbe aggiungersi «il danno ambientale da risarcire, in quanto il Ministero lo pretende da Aim Bonifiche e non da Ecoveneta (!) ed i costi di bonifica». Per capire l’origine dell’esposto bisogna dire che Gianni Giglioli è stato «chiamato in causa insieme all’attuale direttore generale del gruppo Aim, Dario Vianello, proprio dagli ex amministratori a loro eventuale “manleva”». Da lì la difesa partita dall’ex assessore che ci conferma: «I dati da me indicati nell'esposto coincidono con quelli che il legale di Aim ha rivendicato come somme risarcitorie nella causa civile da Aim avviata». Secondo l'esposto: «l'accordo (con Stabila, ndr) consentiva ad Aim di rientrare completamente dall'investimento fatto in Aim Bonifiche realizzando una cospicua plusvalenza. Non solo, ma l'accordo prevedeva una integrazione tra le attività dei due gruppi ed un intervento diretto di Stabila nella gestione di Aim Bonifiche che, dopo l'uscita di Ecoveneta, era rimasta senza una guida
manageriale. Senza alcuna ragione l'accordo sottoscritto non venne eseguito. Non solo, omettendo ogni scelta gestionale attiva, rinunziando persino alla messa in liquidazione, l'inattività gestionale ha provocato i seguenti danni alla capogruppo Aim, società interamente partecipata dal Comune di Vicenza così come lamentato dalla stessa». Ci ribadisce Giglioli che «gli ex-amministratori hanno chiamato in causa civile oltre a me anche il dottor Dario Vianello. Tant'è che questi ha prudentemente ed opportunamente richiesto l'intervento della sua assicurazione provocando un rinvio di un'udienza. I soggetti cui è rivolto l'esposto sono indicati nello stesso documento. In particolare agli amministratori del periodo in cui il dottor Mauro Zanguio era al vertice di Aim. La ragione è anch'essa ben precisata nel ricorso in quanto vi fu certamente un inadempimento contrattuale ed una omissione gestionale». Detto che Roberto Fazioli, ex presidente del Cda, e Mauro Zanguio, l’amministratore nell’interregno tra il precedente sindaco e Variati, al momento sono silenti, che l’ex sindaco Enrico Hüllweck ci ha solo detto sibillinamente (?) «non mi interessavo io e non mi volevo interessare io
Il testo dell’esposto Il 26/05/2006 venne sottoscritta una lettera di intenti tra Stabila e Aim che prevedeva da parte di Stabila l’acquisto del 49% della società Aim Bonifiche e Valore Ambiente nonché un 15% di SIT pagando complessivamente 12.200.000,00 euro. Il 28/07/2006 l’accordo venne ratificato dal sindaco di Vicenza Dr. Hullweck. L’accordo venne raggiunto dopo una trattativa di oltre 6 mesi cui partecipai come consulente di Aim. L’accordo consentiva ad Aim di rientrare completamente dall’investimento fatto in Aim Bonifiche realizzando una cospicua plusvalenza. Non solo, ma l’accordo prevedeva una integrazione tra le attività dei due gruppi ed un intervento diretto di Stabila nella gestione di Aim Bonifiche che, dopo l’uscita di Ecoveneta, era rimasta senza una guida manageriale. Senza alcuna ragione l’accordo sottoscritto non venne eseguito. Non solo, omettendo ogni scelta gestionale attiva, rinunziando persino alla messa in liquidazione, l’inatti-
vità gestionale ha provocato i seguenti danni alla capogruppo Aim, società interamente partecipata dal Comune di Vicenza così come lamentato dalla stessa: -28/04/2006: €285.000,00 (ricostituzione capitale sociale 95 %); -03/05/2006: €1.190.566,60 (ripiano perdite 2004 e 2005 pari al 95%); -18/10/2006: €15.000,00 (ricostruzione capitale sociale 5%); -18/10/2006: € 62.661,40 (ripiano perdite 2004 e 2005 pari al 5%); -01/07/2007: € 500.000,00 (rinuncia credito in sede di approvazione bilancio); -31/12/2007: €1.600.000,00 (rinuncia credito a fine ano 2007 per copertura perdita) -30106/2009: € 1.500.000,00 (rinuncia crediti prima approvazione bilancio 2008 per creazione riserva destinata a copertura perdita) -21/12/2009: € 1.000.000,00 (rinuncia crediti per costituire una riserva destinata a copertura perdita rilevata in corso d’anno);
-25/06/20 I O: € 145.563,00 (rinuncia crediti per copertura perdita residua); -19/11/2010: €1.000.000,00 (rinuncia crediti per costituire una riserva destinata a copertura perdita rilevata in corso d’anno); -18/10120 Il: €500.000,00 (rinuncia crediti per costituire una riserva destinata a copertura perdita rilevata in corso d’anno); -15/05/2012: € 600.000,00 (rinuncia crediti per copertura residua). In totale circa 8 milioni di euro. A questo devono aggiungersi crediti ancora in essere verso Aim Bonifiche srl al 30106/2012 per €4.883.665,04 (essenzialmente per finanziamenti a titolo oneroso) ed il danno ambientale da risarcire, in quanto il Ministero lo pretende da Aim Bonifiche e non da Ecoveneta (!) ed i costi di bonifica. TUTTO CIÒ PREMESSO Il sottoscritto chiede a codesta onorevole Procura di accertare se a seguito degli inadempimenti e delle
omissioni di cui sopra, sia o meno prefigurabile a carico degli amministratori del Comune di Vicenza nel periodo sopra indicato, qualsivoglia responsabilità per danno erariale e così come per gli amministratori e relativi organi di vigilanza di AlM ed Aim Bonifiche. A disposizione per ogni qualsiasi opportuna informazione il sottoscritto chiede di essere informato nel caso di eventuale archiviazione del presente esposto. Con osservanza, dott. Gianni Giglioli
Gianni Giglioli
Il sito di Marghera di Aim bonifiche
di queste cose …» e premesso anche che l'amministrazione comunale attuale ha preferito lasciare la risposta al management di Aim, riportiamo integralmente quanto ci ha dichiarato l’attuale amministratore unico Paolo Colla: «Dagli atti aziendali si rileva che l’accordo con il Gruppo Stabila S.p.A. (società della cui crisi aziendale attuale peraltro si legge a pag. 27 di mercoledì 7 novembre del Giornale di Vicenza) relativo alla cessione di alcune partecipazioni societarie Aim, al quale l’esposto fa riferimento, non venne eseguito per decisione del Gruppo Stabila, comunicata con lettera raccomandata a firma dell’Amministratore Delegato, dell’1 agosto 2006, quindi solo tre giorni dopo la firma dell’accordo. Anche successivi tentativi di accordo non si sono concretizzati. Per quanto riguarda la società Aim Bonifiche, negli anni successivi all’acquisizione, l’azienda ha subito perdite consistenti. Dal settembre 2011, data di insediamento degli attuali organi amministrativi, al 15 ottobre di quest’anno, è stata smaltita presso un inceneritore in Germania la quasi totalità dei rifiuti ancora giacenti presso il sito di Marghera, pari a circa 570 tonnellate. Residua una modesta quantità pari a 35 tonnellate di rifiuti pericolosi di dubbia provenienza che devono essere avviati ad altro tipo di smaltimento, per il quale l’azienda è in attesa di nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria. L’attività di Aim Bonifiche è in ogni caso “congelata”, il personale è in cassa integrazione (fatta salva l’attività di custodia), la situazione occupazionale è gestita in accordo con i lavoratori ed i loro rappresentanti al fine di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per minimizzare gli effetti della sospensione dell’attività. L’azienda e la holding sono impegnate a conseguire in tempi brevi la chiusura della vicenda, senza alcun diverso obiettivo se non quello della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio aziendale». I numeri dei danni sono chiari e inequivocabili perché sui numeri concordano anche le parti. Alla Corte dei conti e ai tribunali o agli accordi extragiudiziali rimarrà il compito di decidere chi ha fatto cosa e se qualcuno e come dovrà porvi riparo. I danni, per ora è certo, chiunque li abbia arrecati, sono in capo alla proprietà di Aim. I cittadini vicentini. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 14
Strada discordia
Un po' per «questioni pre-elettorali» un po' perché i nodi cominciano a venire al pettine attorno al progetto Spv si scatena un botta e risposta tra Pd e Pdl che si riverbera inevitabilmente sino ai comitati sul territorio. E i dubbi principali rimangono su costi e impatto ambientale
di Marco Milioni
C
'è maretta alla Regione Veneto dopo l'attacco indirizzato alla giunta da due consiglieri democratici, la trevigiana Laura Puppato e l'arzignanese Stefano Fracasso. Oggetto del contendere, ancora una volta, le carte del progetto della Spv, convenzione economica e piano finanziario in primis. Ma c'è di più, i due consiglieri d'opposizione sostengono che «le recenti modifiche progettuali» richiedano un profondo ripensamento rispetto all'opera caldeggiata dall'assessore alla mobilità Renato Chisso. I due però non si accontentano e si dicono pronti a ricorrere alla magistratura qualora l'amministrazione non disvelerà la documentazione richiesta. Tali addebiti dovrebbero peraltro entrare presto in consiglio regionale durante una seduta straordinaria anche in ragione del fatto che i due temono che sotto il progetto si celi un debito nascosto non contabilizzato. Su un binario simile si muovono anche i comitati spontanei dell'area breganzese, sempre di affi-
nità democratica, i quali da tempo hanno imbastito un contenzioso con la regione fatto di rilievi, riscontri e rimandi amministrativi. Più nel dettaglio i comitati puntano l'indice nei confronti del commissario governativo per la Spv Silvano Vernizzi e nei confronti degli uffici regionali ritenendo che le modifiche progettuali, a partire dal nuovo assetto dei caselli a sud di Bassano, citate anche da Puppato e Fracasso, contengano «anomalie tali» da mettere in discussione l'intera opera. Ed è questo il varco nel quale i comitati capitanati dal consigliere comunale breganzese Alberto Rigon e dal consulente tecnico Giampaolo Bergamin, vogliono incunearsi per tentare di convincere il governo, o meglio il Comitato interministeriale per la programmazione economica, il Cipe, a «bloccare» l'intera opera. Il tutto facendo ricorso allo strumento amministrativo delle osservazioni. Dal canto suo però Vernizzi non si muove di un millimetro; è convinto della bontà dell'operato della sua struttura e sulle pagine del Corveneto del 6 novembre a pagina 5 attacca: «Il termine di legge perché i residenti o i cittadini presentino osservazioni è bell'e scaduto...»
v.le Trento 74 36100 Vicenza Tel. 0444 320547
Vernizzi poi spiega che se il Cipe desse ragione ai comitati al massimo riuscirebbero a cancellare il casello di Villaraspa». Ma a sostegno di Vernizzi interviene, in uno scontro dal forte sapore berico, il consigliere regionale caldognese del Pdl Costantino Toniolo, che è anche presidente della commissione bilancio: «Per la Superstrada Pedemontana Veneta è stato fatto a suo tempo un gran lavoro di concertazione e mediazione con le esigenze dei territori vicentini e trevigiani attraversati per individuare il miglior percorso e per ridurre al minimo gli espropri... Ora i cosiddetti comitati contro appoggiati da alcuni esponenti dell'opposizione vorrebbero sollevare problematiche già superate a suo tempo: la loro è solo una operazione ostruzionistica fuori tempo massimo e probabilmente sposata in funzione delle primarie del centrosinistra». Ad ogni modo Bergamin e Rigon tra le altre ribadiscono una preoccupazione storica che si annida tra i residenti dell'est Bassanese. Quella secondo cui il tracciato della Pedemontana Veneta, un'opera da 2,4 miliardi di euro, collida con la discarica Gie di Cassola, considerata da molti abitanti una sorta di bomba ecologica. E così nel tourbillon delle dichiarazioni è arrivata anche la presa di posizione del Covepa il quale «da mesi si batte proprio nella direzione indicata da Puppato e Fracasso» i quali sul loro blog rilanciano tutta una serie di iniziative passate e invitano i due esponenti di spicco del Pd regionale a chiedere alla regione anche alcuni dati in materia di traffico che inficerebbero le previsioni di sostenibilità economica prospettate dalla giunta veneta. Lo stesso Covepa, formato da militanti di varia estrazione politica e da semplici cittadini, in una nota diramata il 6 novembre sul suo portale spiega: «Va compreso che ogni atto su questo progetto è coperto e garantito dal commissario Vernizzi l'esistenza della cui
clinto
colazioni spuntini pranzi aperitivi degustazioni vini
alcuni scatti del cantiere Spv raccolti dai comitati dell'Alto Vicentino
struttura la si deve ad un recente salvataggio da parte di un parlamento fatto di nominati. Invitiamo Puppato e Fracasso a sottoscrivere i nostri esposti contro la figura del commissario secondo quanto abbiamo segnalato alla magistratura». E tuttavia gli allarmi non finiscono. Sempre recentemente i comitati No Spv dell'alto Vicentino hanno pubblicato sul loro portale (http://difesasaluteterritorio.blogspot.it) un accorato appello corredato con tanto di immagini. Un appello in cui si parla di rischi per
lo stato delle falde: «Abbiamo ricevuto da alcuni cittadini della zona di Sarcedo e Montecchio Precalcino alcune immagini scattate lungo i cantieri della Pedemontana... L'escavazione fino a profondità di venti metri intercetta ed interrompe lo strato di argilla che è il filtro per le sostanze inquinanti, oltre che il piano su cui l'acqua scorre in senso orizzontale fino alle risorgive...». -© RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 15
La lettera di una precaria della scuola ai suoi figli Claudia Pepe scrive a VicenzaPiù e colpisce anche Servizio Pubblico di Santoro, che ne parlerà
di Claudia Pepe Oggi, ragazzi, non ci siete. Tutti e due siete ad incontrare la vostra vita, siete presi con un futuro da costruire e un bagaglio in più: una mamma che non smette di lottare. Tante volte mi chiedo se è giusto che mi vediate sempre così: assurdamente giovane e caparbia. Tante volte troppo arrabbiata per essere una madre di due splendidi ragazzi. Non sono qui per chiedervi scusa ma per spiegarvi perché avete una mamma così diversa, una mamma che qualche volta pensa più alla scuola che a stirare bene le camicie o a rattoppare un buco nei vostri jeans o a infornare torte di mele. Essere precaria non è da tutti, ci vuole forza, ci vuole carattere, ci vuole il cuore gonfio di passione e di memoria. Io non vi ho raccontato molte favole, sarà perché non ci credo: sono così tristi, così staccate dalla nostra vita che è invece piena di momenti potenti che possiamo riempire album di ricordi senza dover attaccare fotografie. Non ho potuto accompagnarvi sempre a scuola o fare i compiti con voi, perché ero in un'altra scuola e sempre diversa. La mia vita non è mai stata tranquilla: il giorno dopo non so se avrei trovato sempre i miei allievi, la mia musica, la mia cattedra le mie impronte sui quei banchi
Claudia Pepe
rotti e traballanti ma così cari, che quando non li ho è come non trovassi una parte della mia vita. Non vi ho potuto accompagnare a tutte le feste dei vostri compagni. No, ma vi ho accompagnato con gioie diverse a capire gli insegnanti, la scuola, la bellezza del ritrovarsi a parlare, a discutere, a suonare e sognare. Con una mamma precaria non si può dire dove si trascorrerà l'estate, perché la vostra mamma l'estate non è più nulla se non una lavoratrice violata. Violata come le donne: perché la scuola è donna. Grandi intellettuali hanno accomunato la scuola ad una massaia: la provvidenza per i figli, sempre. E così, tutti sono bravi ad accusare la donna senza esserlo: sono prese a
Strada chiusa (a.m.) «Un'opera voluta a gran voce dagli imprenditori e dalla gran parte della politica. Una convenzione che regola i rapporti con i privati incaricati del progetto che viene costantemente negata sebbene sia un documento di rilevanza pubblica. Un confronto serrato e approfondito che non c'è mai stato semplicemente perché negato. È questo il tracciato su cui idealmente nasce la Pedemontana Veneta. Un'infrastruttura la cui bilancia pende più dalla parte dei dubbi che da quella delle certezze». Sono le parole con cui il giornalista Marco Milioni e Francesco Celotto, presidente di Veneto Sostenibile, sintetizzano il loro lavoro al mo-
mento dell'uscita in aprile. Un libro, Strada Chiusa, che prende in esame gli ultimi anni della cosiddetta vicenda Spv. Ora tarare il contenuto di un volumetto con le intenzioni degli autori (Milioni ne scrive tutti i capitoli meno uno, mentre a Celotto è affidato il compito di fare sintesi su un modello di sviluppo alternativo a quello del Veneto) e senz'altro è un buon punto di partenza perché permette comparare gli obiettivi del libro con le capacità di analisi dello stesso. E l'operazione riesce. Sul piano della scrittura Milioni rimane lontano da ogni pretesa estetica per concentrarsi su una cifra stilistica semplice, massiva. Ma la semplicità
botte, umiliate, ridotte a schiave ma sempre zitte. La denuncia non è mai presa in considerazione, le sue volontà sono sempre subordinate al volere maschile, la sua valenza non sarà mai alla pari con un mondo che le mette in un angolo in attesa di folata di speranza. Essere precarie vuol dire essere violate come le donne sedotte e abbandonate, con un seno ancora grondante di latte che duole. Silenziosamente e senza arrecare danni, lo dobbiamo levare e buttare nel lavandino come fosse cibo avariato. E come le donne, la scuola è la prima ad essere derubata sempre: perché lo siamo sempre state. Essere precaria vuol dire non sapere mai se potrò aiutarvi nel vostro cammino, se i soldi basteranno , se i soldi arriveranno. Io vi ho sempre accompagnato, e lo sapete, con quell'amore che sa delle nostre vite, delle giornate passate con tanto lavoro e poche carezze chiuse in un pugno di rabbia e di solitudine. È proprio vero che la vecchiaia incomincia quando dici che ti senti come un'adolescente . Sapete perché? Perché ti rifiuti di pensare che la tua vita data per educare, per amare, per formare, per aiutare, non possa essere legittimata da parte di chi non sa cosa sia la scuola. Voi lo sapete, perché mi vedete tutte le mattine alzarmi all'alba piena di spartiti, di fotocopie, di dischi, di emozioni da dare. Emozioni che vi faccio vostre quando parlo delle
mie giornate, di quello che è successo e di quello che vorrei che rimanesse nei ricordi dei miei studenti. Essere precari, vuol dire essere un numero in una graduatoria che cambia quando cambiano le persone, i loro interessi e i loro affari. Il precario è solo una pedina che possono spostare nella scacchiera quando cambia il vento, e che si deve aggrappare alla riva per non annegare. Ma questo a chi dispone delle nostre vite non interessa. Loro non pensano che qualche volta, tornando la sera, ti piacerebbe entrare , sederti a tavola, ed essere una persona che ritrova il profumo della sua casa e l'allegria del suo disordine. Loro non pensano e non conoscono il profumo delle cose semplici e antiche, come quelle che i nostri padri costituenti hanno legiferato, perseguito e reso leggi. Figli miei, sappiate che le loro leggi cambiano come cambia il vostro aspetto: ieri eravate bimbi, oggi giovani uomini di cui il futuro non è certo. Tutti i giovani hanno avuto una grande problematica nella loro vita. Se penso ai miei genitori, penso alla guerra ma poi, subito, alla resistenza e ai partigiani. Se penso a me penso alla guerra ma non ad una pace. Se penso a voi, non penso. So che avete le basi per essere migliori perché sapete cos'è il peggio. Essere precaria, ragazzi miei, vuol dire essere madre di molti figli illegittimi: perché non esiste più
paga quando si inanellano uno dietro l'altro fatti e circostanze che messe insieme une alle altre descrivono un quadro non particolarmente lusinghiero di una regione in cui oltre ai silenzi e alle inadeguatezze della classe dirigente si cominciano ad intravedere le ombre della presenza della criminalità organizzata del sud e quella del malaffare autoctono. E non è un caso che il libro sia finito negli atti della commissione parlamentare antimafia. Ma tra le righe però, e non solo tra le righe, Strada Chiusa denuncia una vera e propria deriva ideologica in cui il fare, il cemento, il costruire, il macinare territorio, diventano le uniche cifre ideologiche per un presunto miglioramento del benessere, nel senso più lato del termine, che invece nel Veneto comincia a mancare.
Per vero il libro, che conserva il format dell'instant book, non si spinge troppo in profondità sul piano dell'approfondimento tecnico progettuale. Si tratta di una carenza voluta per dare spazio all'aspetto divulgativo. Nonostante questo la pubblicazione del volume in pochi mesi, e con una distribuzione fai da te, come in un grande effetto domino, ha riacceso potentemente un dibattito sulla Spv che sembrava estinto colmando per di più un colpevole vuoto dei media mainstream (e della politica) che hanno dovuto in qualche modo inseguire una parte dell'agenda redatta dei cosiddetti soggetti provenienti dal basso. Va poi fatta una menzione particolare all'architetto Carlo Costantini, uno degli uomini di punta dell'associazione AltroVeneto, la cui pre-
il saper amare e non esistono più responsabilità a cui non puoi sottrarti. Siamo trattati come in certi canili: aspettando per poter mangiare , aspettando che arrivi il nostro turno, aspettando che si accorgano di noi. Ma non è mai il nostro momento. E allora, dobbiamo abbaiare più forte per farci sentire, dobbiamo arrampicarci, dobbiamo darci fuoco per dire che ci siamo e qualche volta prendiamo anche bastonate, ci danno dei viziati e decidono che siamo da buttare. Qualche volta un maestro viene ricoverato in un ospedale psichiatrico e viene trovato morto, qualche volta un'insegnante finisce le sue serate con la sua bottiglia nascosta e qualche volta una precaria butta tutto dalla finestra, regalando alla notte la sua fantasia e il suo dolore. Miei adorati figli , oggi non ci siete e nella vostra mancanza rispecchio il mio dolore e il mio rimpianto. Ma forse, essere precari oggi, è diventato un dovere: perché non c'è nulla di così noioso che rimanere fissa nel cuore di qualcuno. Io in questo non sono precaria, questo non sono riusciti a togliermelo. Il mio amore per voi e nel vostro esistere, è la mia forza . Mi accompagna ogni giorno nel difficile ma esaltante amore per la vita: con la scuola e i miei studenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA
messa al libro anticipa e comprende la grande questione del sistema Galan. Poi approfondita ne I Padroni del Veneto di Renzo Mazzaro. Se c'è una pecca questa va ricercata proprio nella distribuzione. Un volume del genere dovrebbe essere reperibile sul mercato in formato elettronico; e invece non lo è. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 16
Se questi sono uomini di Irene Rui
N
ell'ottobre del 2011 sono arrivati nel vicentino 293 profughi provenienti dalla Libia, tra cui 18 donne, distribuiti in 24 Comuni. Ad occuparsi di loro sette cooperative oltre alla Caritas, la Crocerossa e le Amministrazioni Comunali. Alloggiati presso privati, enti religiosi o all'interno della stessa Crocerossa, costretti a convivere con la speranza che via, via, diventava sempre più fievole, di avere un permesso di soggiorno umanitario o un riconoscimento di rifugiato. Purtroppo, a fronte di chi lo fa veramente con spirito umanitario, ci sono tanti che “sfruttano” la loro diaspora: 1.200 euro al mese, 40 euro al giorno, per rifugiato previsti nel Piano Emergenza nord Africa, che avrebbero dovuto far fronte a spese sanitarie, vitto e alloggio, sono una polpetta appetibile e i rifugiati non hanno visto né un corso d'italiano, né una visita medica, sono stati parcheggiati nelle loro camerate in attesa... A questi poi si aggiungono i fondi dei progetti presentati in prefettura che prevedono percorsi di accoglienza in unità abitative, integrazione culturale e lavorativa. Un finanziamento che si manifesta a prima vista necessario a malapena a sovvenzionare il progetto, ma che, a quanto sembra, molti usano in parte per partite di giro economico interno. E pensare che gli italiani, i vicentini, pensano che prendano 40 euro al giorno per oziare! Niente di più falso, a loro
arriva un'irrisoria “paghetta” giornaliera di circa 3 euro, a malapena sufficiente per la merendina. Persone provenienti dal Ghana, Mali, Senegal, lavoratori immigrati, scappati da guerre e persecuzioni politiche dal loro Paese e approdati in Libia. Da dove sono stati costretti a scappare di nuovo, dopo la rivolta capeggiata dall'Europa e fomentata dagli Usa, per approdare in Italia, dove i barconi della morte e della salvezza li hanno scaricati: su dieci uno arrivava a riva. Molti di loro non possono far ritorno al loro Paese: sono una quarantina da un anno e mezzo a Vicenza, 237 in provincia, 1550 nel Veneto. A Vicenza sono rimasti solo gli uomini, mentre le donne sono ritornate al loro Paese. Sono persone che si confondono con altri immigrati, che per diverse vicissitudini si trovano sbandati in cerca di una stabilità. Persone costrette a vivere aspettando un permesso per motivi umanitari, che non arriva e non arriverà, poiché il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 20 del 2011 prevede che i beneficiari delle misure sono da individuare tra i “cittadini appartenenti ai Paesi del nord Africa affluiti nel territorio nazionale dal 1° gennaio alla mezzanotte del 5 aprile 2011” e quindi non tra i libici, non tra coloro che provengono dalla diaspora libica. Ai profughi è stato fatto semplicemente notare che dovevano presentare domanda di protezione internazionale e di asilo, o di rifugiato, domanda che è stata loro rifiutata, poiché per legge è riconosciuto titolare di protezione internazionale “colui che temendo a ragione
Profughi ricevuti in comune dall'assessore Giovanni Giuliari
Profughi che giocano a pallone dai Paolini a Vicenza
di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese d'origine di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”. I profughi provenienti dal Ghana, Senegal, Nigeria e Mali, pur essendo perseguitati politici nel loro Paese non hanno sufficienti prove per dimostrarlo. In Italia sono state accolte solo il 32% delle richieste, il resto sono state rigettate (fonte www.lavitadelpopolo.it). I rifugiati vicentini, grazie anche a “Meltingpot” e altre associazioni di immigrati, hanno fatto tutti ricorso, perché l'alternativa era di andarsene dall'Italia senza documenti
od optare per il rimpatrio. Sono persone che sono costrette a vivere da un alloggio collettivo all'altro, a perdere la possibilità di alloggio se non vi rientrano alla sera, magari perché sono andati alla vana ricerca di un lavoro. Lavoro che, da regolari, non esiste per loro, poiché non hanno un permesso. Diventa inutile quindi, accompagnarli presso le agenzie interinali o in zona industriale alla vana ricerca di un lavoro che non possono avere. I vicentini, gli italiani, finiti gli effetti mediatici iniziali, si sono dimenticati di loro e si accorgono che esistono quando disperati, come lo scorso 27 ottobre, si fanno sentire. Malgrado l'appello presentato in giugno all'amministrazione vicentina, la stessa non è riuscita ad ottenere e a dare una risposta al loro grido di dolore, se non per la sistemazione alberghiera. Forse non è intervenuta con decisione verso le autorità, non si è fatta sentire, come non si sono fatte sentire le altre amministrazioni. E, come al solito, sembrano volerci diplomaticamente dire “abbiamo tentato, ma abbiamo le mani legate”. I profughi non vogliono assistenza, ma un permesso da rifugiato. Il tempo passa e al 31 dicembre, quando scadrà il “Piano di emergenza nord Africa”, queste persone, si troveranno in mezzo alla strada, senza documenti, come clandestini, ad affrontare un disagio sociale ancora più duro di quello che stanno affrontando in balia di approfittatori schiavisti e della malavita. Persone, la cui dignità è stata spezzata, saranno preda dello sfruttamento del caporalato, della mafia presente anche al Nord; utilizzati nei lavori edili li troveremmo infatti, ad ingrossare le file degli invisibili che lavorano nei cantieri lungo le autostrade, o in quelli immobiliari,
in sub appalto, nascosti all'interno di un capannone, o nei campi per le raccolte stagionali a lavorare come schiavi per 4 euro al giorno. Persone che dopo il 31 dicembre, non essendoci più i finanziamenti, saranno cacciati dalla struttura alberghiera che li ospita, costrette a vivere di espedienti e a dormire in posti di fortuna ai margini della società, come clandestini. Questa è l'umanità che noi offriamo. È da chiedersi perché il Governo non ha mai pensato di ampliare le direttive del DPCM 20/2011 sia ai libici, sia ai profughi provenienti dalla Libia, o di emettere un nuovo DPCM, semplificando così la vita di queste persone che già molto hanno sofferto, ed evitando di finanziare progetti necessari solo al mantenimento e alla minima integrazione. Se questi, infatti, ottenessero il permesso umanitario o da rifugiato sarebbero in grado di badare a se stessi e potrebbero sia emigrare dove il mercato del lavoro è più appetibile, sia (anche se con difficoltà) trovarsi un impiego in Italia. Si stano tuttavia muovendo associazioni o gruppi, che “umanamente” stanno pensando o hanno già presentato progetti per avere il contributo europeo per i rifugiati, inventandosi qualcosa per far fronte all'emergenza non solo umanitaria, ma anche di sicurezza e permettendo ai profughi di attendere l'esito del loro ricorso, se così si può dire, in tranquillità. Manca tuttavia, la volontà politica di risolvere la questione, probabilmente perché queste persone sono meno importanti rispetto gli affari finanziari che il nostro Governo ha instaurato con la Libia. E ancora il capitalismo flessibile o il finanz-capitalismo ha la meglio sull'umanità. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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10 novembre 2012 pag 17
Rifugiati ad ovest L’assessore Bevilacqua è soddisfatta per la buona l’integrazione dei 5 presenti ad Arzignano nonostante lo sconcerto per un episodio di presunte molestie a una giovane
di Simone Sinico
Q
uando, a seguito della “Primavera Araba”, l'emergenza profughi ha saturato i centri d'accoglienza del sud Italia, l'allora ministro degli Interni Roberto Maroni ha affrontato la questione decidendo di distribuire i richiedenti asilo in tutta la penisola. Nell'ovest Vicentino quest'idea non raccolse i favori delle istituzioni locali: “Non abbiamo spazi adatti e comunque nel nostro territorio la popolazione straniera è già molta”, dichiaravano sindaci e assessori della vallata del Chiampo. Alla fine, comunque, alcuni dei profughi sono stati accolti ad Arzignano sotto lo stato di rifugiati. Ma la vicenda di queste persone fuggite dai terribili e sanguinari teatri di guerra del nord Africa è tornata sulle prime pagine dei giornali quando uno degli ospiti di Arzignano è stato arrestato per presunte molestie a sfondo sessuale. Una vicenda, quella dei rifugiati nella città del Grifo, seguita da vicino dalla vicesindaco con deleghe ai servizi sociali e pari opportunità Alessia Bevilacqua. Quanti rifugiati sono stati ospitati ad Arzignano? Da inizio giugno 2011 il Comune
Alessia Bevilacqua di Arzignano ha ospitato 5 profughi di nazionalità nigeriana. Sono stati accolti in un’abitazione di proprietà comunale, nell’ex casa del custode del cimitero. Inizialmente i profughi ipotizzati dovevano essere 12 ma per Arzignano, che ha già il 21% di stranieri, il numero non era sostenibile. Così, grazie a una buona collaborazione con la Prefettura, siamo riusciti a concordare l’arrivo di 5 profughi. Chi si è occupato di gestire i 46 euro giornalieri previsti come finanziamento per ogni rifugiato? L’accoglienza è gestita dal Comune ed è regolata da una convenzione tra la Prefettura di Venezia e il Comune di Arzignano che introita i 46 euro giornalieri a fronte di una det-
Profughi utilizzati in attività sociali volontarie
tagliata rendicontazione. Il finanziamento serve per le spese dell’alloggio (utenze ecc), i tre pasti giornalieri, vestiario, l’assistenza alle persone. Per facilitare l’integrazione il Comune ha dato incarico ad una mediatrice culturale e a un assistente domiciliare allo scopo di fornire ai profughi opportuna assistenza finalizzata a rendere gli stessi autonomi nella gestione della casa oltre all’accompagnamento in caso di assistenza sanitaria. Inoltre la convenzione prevede un pocket money giornaliero a ciascun ospite di euro 2,5 che possono utilizzare per acquisto schede telefoniche, libri, giornali o altro. Abbiamo messo a disposizione anche 5 biciclette al fine di consentire loro di muoversi in città. Come si sono trovati i rifugiati ad Arzignano e come ha risposto la città? Arzignano come sempre quando sa essere una comunità solidale, che riesce a far squadra e dare risposte a chi si trova in difficoltà. Un esempio è la disponibilità di una grande azienda locale “la Marelli Motori” che per i primi sei mesi ha garantito pranzo e cena presso la loro mensa. Inoltre anche la Parrocchia del Duomo di Ognissanti si è adoperata per cercare un dialogo, per dare un sostegno a questi ragazzi e li ha accolti a pranzo e/o cena nel fine settimana. L'episodio di presunta molestia cosa le ha fatto pensare? Naturalmente l’episodio mi ha immediatamente sconvolta, non nego da assessore che ha seguito il tutto ma anche da donna un senso di rabbia e delusione; gli uffici hanno lavorato molto per l’accoglienza, per l’integrazione, il territorio aveva risposto positivamente al loro arrivo e questo fatto sicuramente ha creato molta delusione e qualche disagio visto che il cimitero è molto frequentato soprattutto da signore che vi si recano per pregare i loro cari. L'episodio ha avuto un riflesso sugli altri rifugiati ad Arzignano? Gli altri 4 ospiti hanno preso subito le distanze e hanno condannato la presunta azione del compagno. Abbiamo inoltre riscontrato che all’interno della casa il profugo che è stato accusato di molestie aveva un comportamento un po’ particolare, poco sociale con i compagni al punto da mettere a rischio, in alcuni episodi, la buona convivenza all’interno della casa stessa. Qual è la condizione dei rifugiati oggi? Attualmente i profughi sono ancora ospitati dal Comune; la Commissione Territoriale per il riconosci-
mento della protezione internazionale di Gorizia non ha loro riconosciuto lo status di rifugiati politici, hanno quindi presentato autonomamente ricorso al Tribunale di Venezia che verrà esaminato nei prossimi mesi. C’è da evidenziare
che la convenzione con la Prefettura di Venezia viene prorogata di sei mesi in sei mesi finché rimane lo stato di emergenza “Nord Africa”.
Profughi utilizzati in attività sociali volontarie
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BassanoPiù
10 novembre 2012 pag 18
Un derby da godere dopo la rinascita di Marco Polo
L
a sfida più affascinante dell’annata giallorossa. Per blasone, storia e conterraneità il derby contro il Venezia rappresenta una giornata di festa per la Bassano sportiva. Tanto più che entrambe le compagini venete, dopo un avvio stentato, hanno ripreso quota a suon di prestazioni e risultati anche se la vetta rimarrà irraggiungibile ancora per diverse settimane. Mister Claudio Rastelli è stato capace di rimettere in sesto una situazione che sfiorava il drammatico e dove i nervi all’interno dell’ambiente giallorosso, per forza di cose, erano quasi sistematicamente a fior di pelle. C’è voluto un grande lavoro da parte di tutto il gruppo, l’intuizione del tecnico di voltare almeno momentaneamente pagina e passare alla
difesa a 3 e quel pizzico di fortuna che in precedenza era del tutto mancato (sono mitologici i 6 gol subiti a seguito di soli 7 tiri nello specchio della porta delle prime 4 gare del torneo). Alla fase di grande progressione del Soccer Team hanno contribuito in maniera importantissima anche i giovani come il bassanese doc Filippo Stevanin, 18enne fluidificante sinistro nato e cresciuto ad Angarano e frequentante l’ultimo anno di ragioneria all’Enaudi, o i due under che più di tutti promettevano scintille alla vigilia del torneo per l’esperienza accumulata l’anno precedente in C1 ossia Proietti e Toninelli. Senza dimenticare Tommy Maistrello, altro prodotto del settore giovanile giallorosso, autore del fondamentale gol del pareggio, in rovesciata, contro il Castiglione. Mister Rastelli ad oggi può realmente contare su tutto l’organico a sua disposizione perché «tutti – dice il tecnico – sono presi in egual
considerazione». La cosa sorprendente è che non si tratta della solita frase fatta, prova ne è che individuare la formazione che l’allenatore manderà in campo alla domenica è difficile come fare 13 all’ormai obsoleto totocalcio. Con il posto in squadra sempre in ballo nessun calciatore può permettersi il lusso di mollare qualcosa, previa perdere immediatamente la casacca di titolare a favore di un compagno che a sua volta è spronato dalla gestione del tecnico. Il risultato è che raramente si è assistito ad una così repentina inversione di tendenza che, però, dovrà essere confermata a suon di risultati positivi. Uno dei pochi esempi di squadra relegata per un paio di mesi sul fondo della classifica salvo poi riprendersi e stravincere il campionato, in C2, è stato proprio l’unione Venezia nell’annata di grazia 2005/06. Nella prima stagione della formazione di Bassano del Grappa tra i professionisti, infatti,
I giocatori del Bassano salutano festeggiando il pubblico
giallorossi ed arancioneroverdi coabitarono per diverse settimane nei bassifondi del torneo prima che i lagunari, dopo aver esonerato Andrea Manzo a favore di Nello Di Costanzo suggerito direttamente da Luciano Moggi, ingranassero una marcia tale da raggiungere la promozione in C1 senza passare per
la lotteria dei playoff. Curiosità: come finì lo scontro diretto del «Mercante»? Uno a uno grazie alla rete di Tagliente su rigore al 90’ quando già i tifosi ospiti cantavano da alcuni minuti «e se ne va, la capolista se ne vaaa». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Ex ospedale di Mezzaselva di Roana: firmato il protocollo di accordo per la riapertura di Daniela Ceccon
È
una storia piuttosto travagliata, e legata alla carenza di denaro pubblico (anche se i 500mila euro spesi per un bando non possono che sorprendere), quella che riguarda il tentativo di riaprire con finalità sanitarie l’ex ospedale di Mezzaselva di Roana, dismesso dall’uso sanitario-ospedaliero nel 2005. Nel 2009 l’Ulss 3 ha bandito un concorso – finanziato dalla Regione con 500mila euro – per trovare un progetto adeguato al rilancio di questa struttura. Gli otto progetti ricevuti sono stati studiati, i tre vincitori sono stati individuati (con il primo posto
assegnato all’idea di un centro polifunzionale con finalità sociali), ma non c’erano soldi. Tutti i progetti risultavano troppo onerosi e alla fine non se n’è fatto niente. All’inizio del 2012 è stato quindi deciso di dare in affitto l’immobile ad aziende che fossero in grado di garantirne una destinazione sanitaria o socio-educativa. La cifra richiesta per l’affitto è di 186mila euro all’anno, con una spesa di 651mila euro (scalati dai primi 42 mesi di affitto) da spendere per gli interventi di manutenzione straordinaria necessari all’edificio. Nel maggio 2012 l’ex ospedale è stato assegnato all’unica azienda interessata, la Progetto33 srl di Creazzo, che la mattina del 5 novembre ha firmato con la Ulss
La presentazione del protocollo di intesa. Da sinistra: l’assessore regionale al Bilancio Roberto Ciambetti, il sindaco di Roana Valentino Frigo, il consigliere regionale Nicola Finco, l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, l’assessore regionale al Turismo Marino Finozzi, il direttore generale dell’Ulss 3 Valerio Alberti. (foto: Chiara Borin)
3 il protocollo di intesa, dando il via all’accordo di locazione. Un accordo che trova l’appoggio delle istituzioni, visto che all’incontro erano presenti il sindaco di Roana Valentino Frigo, il direttore generale dell’Ulss 3 Valerio Alberti, il consigliere regionale Nicola Finco, gli assessori regionali Marino Finozzi, Luca Coletto e Roberto Ciambetti e la parlamentare Manuela Lanzarin. A partire da gennaio e per i prossimi nove anni, quindi, Progetto33 gestirà i locali dell’ex ospedale, realizzando prima i lavori di manutenzione richiesti e poi, a proprie spese, le ristrutturazioni necessarie alla riconversione a nuovo utilizzo. L’attività sarà completamente al carico dell’azienda, che ha previsto l’impiego di una forza lavoro di 70 persone, fra medici, operatori all’assistenza, infermieri professionali, fisioterapisti e personale ausiliario: 25 verranno assunti nel primo anno, 40 nel secondo e altri 5 quando la struttura sarà a regime. Secondo quanto riportato dal direttore generale della Ulss 3 Valerio Alberti, il risparmio per l’unità sanitaria locale sarà di 100mila euro all’anno, cioè il costo attuale di manutenzione dell’edificio. Ma quali saranno i servizi offerti dal nuovo polo sanitario? Parte dell’edificio sarà dedicato ad attività sanitarie intra ed extra ospedaliere, parte a servizi assistenziali. Verranno gestiti in loco
la riabilitazione ortopedica, traumatologica, fisiatrica e neuropsichiatrica, e, in accordo con le Università di Padova e Verona, vi si svolgeranno lezioni dei corsi di laurea triennali in Fisioterapia e Infermieristica e corsi di formazione per operatori socio-sanitari. Quando saranno pronte le due sale operatorie, il centro offrirà anche operazioni in day hospital con interventi di tipo ortopedico, chirurgico bariatico minore e chirurgico-plastico estetico. I costi? Giorgio Rizzato, direttore scientifico del progetto, ha assicurato che agli utenti le prestazioni costeranno poco più del ticket ospedaliero. Il bacino di utenza non mancherà, soprattutto nell’ambito della riabilitazione, vista la vicinanza con Asiago, centro di ec-
L’ospedale di Mezzaselva (foto: Ulss 3)
cellenza per il trattamento dei problemi al ginocchio. Il rischio, però, è anche che da qui a qualche anno il centro possa entrare in competizione con il nuovo ospedale di Asiago da 18milioni di euro e in fase di costruzione, dove la riabilitazione sarà una delle attività più importanti. Certo, i tempi di apertura del centro di Mezzaselva sono più rapidi: gli ambulatori e le aule apriranno già a fine gennaio 2013, mentre l’avvio di tutti i servizi previsti (e soprattutto dei cinquanta posti letto destinati alla riabilitazione, per i quali è atteso il via libera dalla Regione) si avrà non prima della fine del 2014. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Bassano, camera con tassa di Daniela Ceccon
M
a che cos’è questa imposta di soggiorno? La legge che apre la possibilità di applicarla risale al marzo 2011 e precisamente al decreto legislativo numero 23, contenente le disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale. Si tratta quindi di una legge che riguarda le tasse che i comuni possono decidere di applicare ai propri cittadini. L’articolo 4 enuncia quali sono i comuni che possono applicare questa tassa: i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni e quelli inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte. Bassano rientra fra questi ultimi. Nello stesso articolo si legge che l’imposta di soggiorno è “a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio” e che l’importo può arrivare al massimo ai 5 euro per notte di soggiorno, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo. L’articolo fornisce anche la destinazione del gettito, che deve andare a “finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché inter-
Roberto Astuni presidente dell'Associazione degli albergatori di Bassano
venti di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali”. Soldi dal turismo per il turismo, insomma. Nel comma 3 viene anche prospettata la possibilità per il comune di disporre ulteriori modalità applicative del tributo o di prevedere esenzioni o riduzioni per categorie o periodi di tempo particolari, “sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei titolari delle strutture ricettive”, ovvero l’associazione degli albergatori di Confcommercio. Basandosi su questa legge, il 5 novembre l’assessore al Turismo di
Bassano del Grappa Alessandro Fabris ha dichiarato al quotidiano Il Gazzettino di voler proporre alla sua maggioranza l’introduzione della tassa di soggiorno a partire dal 2013 reinvestendo l’introito in comunicazione e attività di marketing a vantaggio del settore del commercio, oppure in un fondo a sostegno dei giovani disoccupati (cosa che però appare in contrasto con quanto previsto dalla legge). La tassa giornaliera proposta da Fabris sarebbe di 1,50 euro a notte a camera: una cifra che, secondo quando riportato dal quotidiano, l’assessore avrebbe definito “irrisoria per i turisti”. Solo un paio di mesi fa il sindaco Cimatti aveva esposto la sua contrarietà alla tassa di soggiorno, motivandola con la concorrenza sleale che Bassano si troverebbe ad affrontare, dal momento che molti alberghi sono situati in altri comuni, ma proprio ai confini con la città. Cimatti si era detto pronto ad introdurre l’imposta solo se applicata a tutto il Bassanese e dando voce agli albergatori non solo nella decisione di applicare la tassa, ma anche nella gestione degli introiti. La risposta del presidente degli albergatori bassanesi, Roberto Astuni, all’assessore Fabris non si è fatta attendere: “nessuna comunicazione mi risulta sia pervenuta a tal proposito né nessuna richiesta
di incontro da parte dell’assessore”, ha fatto sapere Astuni.“In quanto alla cifra “irrisoria” di 1,5 euro vorrei ricordare all’assessore che nei mesi da ottobre ad aprile (ben 7 su 12!) nella città di Bassano arrivano pochissimi turisti e quindi tutta la nostra categoria “vive” grazie alle aziende che accolgono i loro clienti, fornitori, rappresentanti nelle nostre strutture. Di questi tempi anche 50 centesimi fanno la differenza per un’azienda. Quindi l’introduzione della tassa potrebbe spostare la maggior parte della clientela in comuni limitrofi (Cassola, Nove, Romano) dove di tasse di soggiorno non hanno mai neanche parlato”. A Vicenza l’accordo con gli albergatori è stato trovato: la tassa introdotta va dai 50 centesimi ai 2 euro a camera a notte e la previsione fino a fine anno (dal mese di maggio) è di un introito totale di 350mila euro. Di questi, 170mila verranno utilizzati per promuovere la Basilica, 180mila per gli spettacoli al Teatro Olimpico: tutti investimenti rivolti al turismo. Considerando che a Bassano nel 2011 ci sono state circa 134mila presenze in strutture ricettive e ipotizzando che tutti abbiano condiviso una camera doppia, possiamo stimare che l’anno scorso le notti trascorse in camere di alberghi, affittacamere, bed&breakfast e agri-
Alessandro Fabris assessore al turismo di Bassano del Grappa
turismo siano state circa 67mila. L’introito che il Comune potrebbe ottenere da una tassa di 1,50 euro a camera a notte sarebbe quindi di circa 100mila euro, una somma con cui qualcosa si può sicuramente fare. Agli albergatori, però, non è proprio andato giù che l’assessore non li abbia interpellati prima di fare quelle dichiarazioni, come invece aveva prospettato il sindaco solo un mese e mezzo fa. La palla passa ora all’amministrazione, che dovrà valutare la proposta di Fabris anche alla luce di quanto detto da Astuni in rappresentanza degli albergatori. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Un viaggio nel cuore e nella storia di Bassano con gli Incontri In Centro (d.c.) Cosa significa conoscere la propria città? Sapere i nomi di strade e negozi, certo, seguire quello che fanno le istituzioni, partecipare agli eventi. Ma la Bassano che conosciamo oggi è quella che è perché qualcuno se ne è andato, magari a lavorare sottoterra in Belgio, perché ci sono state persone che hanno sognato creando esperienze politiche come quella del Circolino Rosso di Cismon, e pedalato, come Imerio Massignan. Conoscere la propria città significa anche conoscere le persone, i fatti e (perché no?) le tradizioni culinarie e festive che ne hanno segnato la storia e l’hanno resa quella che è oggi. Nei mesi di novembre e dicembre è la libreria La Bassanese con gli Incontri In Centro ad offrire l’occasione di saperne di più, in cinque serate da trascorrere in compagnia di altrettanti autori. Il 16 novembre Walter Basso condurrà il pubblico nel Veneto degli anni Cinquanta, da dove molti sono partiti per lavorare nelle miniere di carbone in Belgio. Le loro storie sono raccolte nel libro “I due volti della morte nera”, presentato
proprio in questa occasione. Venerdì 23 novembre nella serata intitolata “Dannate fatiche: il Veneto a pedali”, Marco Ballestracci racconterà la generazione del ciclista Imerio Massignan, la cui storia si intreccia con quella dei tanti veneti partiti negli anni Sessanta per costruire ponti e strade in Europa. L’incredibile storia, sconosciuta ai più, del Circolo Rosso di Cismon sarà raccontata il 30 novembre da Daniela Caenaro che, nel suo libro “Breve storia del Circolo Rosso” parla proprio della giovane amministrazione prima socialista e poi comunista che governò il paesino fra il 1920 e il 1922 e che arrivò persino a coniare moneta. Giovedì 6 dicembre ci si tufferà nella cucina della tradizione veneta e nelle atmosfere delle Feste, con la presentazione del libro del professor Antonio Celotto “A tavola … nei Dì di festa. Dal Piave al Brenta, dal Brenta al Lastego e dintorni”, con aneddoti e racconti ambientati nel Bassanese. Spazio, infine, alla fotografia naturalistica il 12 dicembre, con la presentazione del nuovo libro del
fotografo Maurizio Sartoretto “Lungo le acque del Veneto”, una raccolta di suggestivi scatti di fiumi, torrenti, laghi e laguna. Quelle offerte da Incontri in Centro sono occasioni importanti – e
Una veduta del ponte di Bassano
gratuite – per vivere il centro storico della città, approfondire la storia e la cultura del Veneto e capire un po’ meglio la Bassano di oggi. L’ingresso è libero, ma su prenota-
zione in libreria o all’ufficio Iat di Bassano. La sede degli incontri, che cominciano alle 20.45, è il piano superiore dell’ufficio Iat. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Giochi d'acqua L'affaire Ecotrasporti deflagra tra Rossano e Cassola in un ping pong incendiario i cui effetti si avvertono sino in regione: intanto i comitati inviano una diffida ai comuni interessati
di Marco Milioni e Marco Polo
L
a Ecotrasporti da settimane scalda gli animi dell'Est Bassanese. Si tratta di una ditta specializzata nel trattamento di rifiuti speciali sia liquidi che solidi, pericolosi e non pericolosi. La srl ha intenzione di trasferire la propria
sede di alcune centinaia di metri in modo da ampliare la propria attività. Però il lotto industriale individuato, sempre nel comune di Cassola, e sul quale la ditta ha già studiato e presentato il progetto di nuova edificazione, si trova a poche centinaia di metri da un pozzo per l'approvvigionamento idrico dislocato però nel comune di Rossano. Un pozzo che attinge dalla falda 26 litri al secondo. Acqua che finisce poi nel rubi-
Un momento dei tumulti in sala (dal video di VicenzaPiu.com)
netto degli abitanti del territorio senza badare a qualsivoglia confine amministrativo. In paese la gente è inquieta. Il ricordo del disastro ambientale di portata nazionale capitato nel vicino comune di Tezze sul Brenta è ancora vivo: il cromo finito nella falda dell'est Bassanese e dell'Ovest Padovano a causa della condotta illecita della Tricom «è ancora nella memoria di tutti». E la paura nel comprensorio emerge ogni volta che si tocca l'argomento anche perché, lo dicono gli esperti a partire dai tecnici dell'Arpav, è la struttura ghiaiosa e porosa del terreno della fascia pedemontana veneta a permettere che un inquinante più o meno volontariamente sversato finisca dove non deve finire. Ed ecco spiegata la grande sollevazione della fine del mese passato che ha portato decine e decine di cittadini ad esporre per le vie del paese striscioni di protesta. Una rabbia repressa esplosa durante la seduta del consiglio comunale del 27 ottobre scorso nel mezzo del quale una folla inferocita ha interrotto i lavori dell'assise municipale di Rossano
(vedi Bassanopiu.com dello stesso giorno). La vicenda però ha anche risvolti politici. A Rossano Veneto la maggioranza e buona parte della opposizione sono espressione di un unico partito il Pdl, attualmente corroso da attriti interni sia a livello locale come sul piano regionale e nazionale. Il primo cittadino è vicino all'ex assessore provinciale al turismo Dino Secco. La minoranza sta con il
consigliere comunale Morena Martini, sempre del Pdl, ex assessore provinciale all'istruzione. Ma un semplice schema partitico spiega poco o nulla di quanto accaduto a Rossano perché i fatti di fine mese raccontano di un pezzo di paese che indipendentemente dalle appartenenze politiche si è rivoltato nei confronti della giunta. I comitati infatti da settimane chiedono (vedi servizi seguenti)
Una mamma che protesta (dal video di VicenzaPiu.com)
Le ragioni della giunta (m.p.) Se da una parte i comitati che hanno recentemente manifestato a Rossano non le mandano a dire al primo cittadino quest'ultimo ribadisce la sua posizione. Garantisce sulla bontà della sua giunta e rispedisce le accuse al mittente. Tant'è da giorni i media bassanesi sono ricolmi delle dichiarazioni del capo dell'esecutivo: «Tutto quello che bisognava fare per salvaguardare la falda e il territorio, Rossano Veneto lo ha fatto e lo sta facendo. Le mie norme non possono interferire con quelle del comune di Cassola, la competenza è degli enti sovracomunali. Il Pat Rossano Veneto è in fase di adozione, questa è la fase delle controdeduzioni e una riguarda proprio il pozzo di via San Paolo, che noi stiamo accogliendo in pieno. Chi in Regione rilascia il Pat terrà conto che siamo d'accordo e l'ente preposto metterà i paletti necessari. Se i paletti li fa il comune non conta niente, perché non è autorizzato a farlo». Il sindaco rossanese rigetta con forza la tesi secondo la quale avrebbe voluto, almeno in prima battuta, respingere le richieste di comitato e minoranza solo per non correre il rischio di non veder approvato il Pat prima della fine del suo secondo mandato: «Non ab-
biamo mai detto che eravamo disposti a mettere a repentaglio la sicurezza del pozzo di via San Paolo, e con esso l’acqua potabile, solo per evitare di far slittare l’approvazione del Pat. Abbiamo invece sostenuto che non aveva alcun senso riaprire i termini dell’adozione, che potrebbe mandare in fumo tutti gli sforzi fin qui profusi deludendo le aspettative della cittadinanza, quando sarebbe stato sufficiente trattare l’emendamento come un’osservazione che si inseriva senza ostacoli nell’iter già avviato del piano stesso. Solo che ci è stato impossibile spiegarlo inequivocabilmente, a volte viene osteggiato il razionale e premiato l’irrazionale. Con la variante al Prg avremmo messo in moto un processo che avrebbe coinvolto gli enti superiori, spetta a loro attivarsi su certi argomenti» Trevisan però accende i riflettori anche sull'ente di coordinamento delle acque, l'Ato, il quale, sempre secondo il sindaco, da sempre fa ogni sforzo per garantire la salubrità degli approvvigionamenti idrici, inclusa una riformulazione della carta dei vincoli che presto sarà operativa. Lo stesso sindaco poi parla di un atteggiamento «politicizzato» di una parte del comitato. Parla degli
striscioni «appesi in giro per il paese» che avrebbero generato ansie ed allarmismi poiché mettevano in discussione «la qualità dell'acqua che attualmente circola nel nostro acquedotto» anche se la circostanza è stata smentita dagli stessi comitati in aula «visto che i cartelloni palesavano timori per il futuro e non per la situazione attuale». Ad ogni modo Trevisan conferma di avere segnalato i fatti del 27 ottobre «alle autorità preposte» sia per quanto concerne «l'interruzione del consiglio» sia per il contenuto «dei manifesti». Il primo cittadino allo stesso tempo risponde a chi durante il consiglio comunale dalle fila del pubblico aveva identificato un nesso tra la presunta volontà di non modificare il Pat (e la conseguente perdita di celerità nella approvazione dello stesso) e la vicenda della ex cava Biasuzzi. Sul comparto infatti c'è un progetto di riqualificazione dei 300.000 metri quadri che prevede un parco, un hotel e una struttura sanitaria, che potrebbe essere convenzionata con la regione. Da anni il sindaco ritiene il progetto una grande opportunità per Rossano mentre dall'altra in paese c'è chi ritiene che la cava, a norma di legge, dovrebbe essere semplicemente ri-
pristinata a spese del privato. Rispetto a questo tema il capo dell'esecutivo respinge ancora ogni illazione e spiega: «Il progetto attualmente è in divenire. C'è una volontà di massima che comprende anche una struttura sanitaria dedicata a malati con patologie particolari. Ma fino a quando non sarà spostato l'impianto di betonaggio ivi esistente non è possibile dichiarare la fine della attività di cava, che rimanendo in vita non permette insediamenti incompatibili. A ciò si aggiunga che va anche rimossa la presenza di amianto». Di più, il primo cittadino tiene a sottolineare che l'area è privata e che comunque il comune si è impegnato per una ri-
qualificazione di pregio che compendierebbe oltre al polo medico anche un albergo, una promenade, verde diffuso, maneggi, spazi ricreativi». Secondo Trevisan il progetto non è ancora partito a causa di una trafila burocratica definita mastodontica: «Il privato pur avendo acquistato dei terreni ha rinunciato all'ampliamento della cava. E in funzione di questo accordo di massima con gli enti pubblici ha rimesso in vendita i terreni: il tutto per dire stop alla cava di Rossano Veneto. È una grande operazione ma le grandi operazioni sono quelle più attaccate da chi fa politica». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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Morena Martini
una modifica del piano generale di assetto del territorio, il Pat, che a loro dire produrrebbe vincoli stringenti, anche se non diretti, sulle autorizzazioni rilasciate a Cassola per la Ecotrasporti. Il cui nuovo insediamento è contestato duramente dai comitati cassolesi i quali accusano la giunta del sindaco Silvia Pasinato, del Pdl, di eccessiva prossimità rispetto alla stessa Ecotrasporti. Di rimbalzo a Rossano il primo cittadino Gilberto Trevisan a sua volta è preso di mira dai residenti i quali gli rinfacciano una condotta ancillare rispetto alla Pasinato e al di lei padre Antonio, attuale capogruppo del Pdl in comune a Cassola ed ex potentissimo sindaco della cittadina. In sostanza durante le proteste i cittadini hanno polemizzato con Trevisan additandolo di non essersi politica-
mente speso, per non urtare la suscettibilità dei Pasinato, contro il preconizzato insediamento della Ecotrasporti. E proprio in questa cornice i comitati, sulla scorta di una dettagliata relazione idrogeologica, hanno preso carta e penna indirizzando alla amministrazione di Cassola una formale diffida a rilasciare qualsivoglia permesso a costruire per attività pericolose nell'area afferente il pozzo di via San Paolo, pozzo che pur ricadendo sotto la giurisdizione Rossanese «potrebbe essere messo in una situazione di rischio» da ciò che accade nel comune contermine. Ma com'è possibile che una ditta che tratta rifiuti altamente inquinanti, pur con tutte le precauzioni del caso, possa insediarsi a poco più di 200 metri da un punto di
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prelievo d'acqua potabile? Il garbuglio nasce da una contestatissima carenza normativa. L'insediamento infatti è possibile in quanto la normativa attualmente in vigore, il Decreto Legislativo 152 del 2006 noto anche come “Testo unico dell'ambiente”, prevede che «laddove le regioni non abbiano individuato la zona di rispetto, la medesima abbia un'estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione dell'acqua». Si tratta evidentemente di una norma di carattere generale tutt'altro che calata di fino nei diversi contesti del nostro Paese. E tanto meno nella fascia pedemontana veneta conosciuta anche per essere un'importante ambito di ricarica delle falde sotterranee a causa delle sue caratteristiche ad elevata permeabilità. Banalmente: essendo il sottosuolo composto prevalentemente da detriti grossolani (ghiaie), accumulati in migliaia d'anni dal fiume Brenta, l'acqua piovana s'infiltra con grande rapidità fino a toccare in alcuni punti una velocità di discesa pari a 10 metri l'ora. Ed è questo il motivo per cui l'ente idrico interprovinciale, L'AtoBrenta, ente competente in materia di risorse idriche (acquedotto-fognatura-depurazione), ha lavorato ad una revisione delle fasce di tutela dei punti di prelievo d'acqua potabile: il tutto secondo uno specifico metodo idrogeologico che permette di individuare in maniera più accurata l'area di vulnerabilità potenziale. Tale proposta viene presentata alla Regione Veneto proprio in questi giorni, la quale però non l'ha ancora resa efficace mediante pubblicazione sul bollettino regionale.
Rimanendo quindi in vigore il vincolo meno stringente si creerebbe «una scappatoia amministrativa» affinché Cassola dia il via libera alla Ecotrasporti: fatti salvi ovviamente gli eventuali effetti della diffida redatta dai comitati. Almeno così la pensano questi ultimi che col loro consulente tecnico Francesco Antonio Tonietto spiegano: «Il rischio è che sfruttando questa fase di vuoto normativo la Ecotrasporti possa ricevere tutte le autorizzazioni del caso ed insediarsi nel lotto individuato nei pressi del pozzo. La cosa buffa è che ora l'amministrazione Trevisan si erge a paladina dell'acqua potabile, in maniera peraltro discutibile, ma quando lo scorso dicembre è stata invitata a partecipare alla conferenza di servizi per discutere della Valutazione di impatto ambientale, la cosiddetta Via, in merito al nuovo insediamento della Ecotrasporti nessun esponente della amministrazione rossanese, avente diritto di veto, si è presentato».
Un momento della protesta
Sicché gli oppositori si sono organizzati. E la loro soluzione è stata distillata durante uno dei consigli comunali più infuocati di sempre nella storia recente del Bassanese (paragonabile ai fatti di Rosà legati alla Zincheria Valbrenta). Una assise in cui la giunta comunale ha incrociato i guantoni con la minoranza, capeggiata simbolicamente da una furoreggiante Morena Martini, coalizzata con almeno una quarantina di comuni cittadini, per lo più afferenti al “Comitato No Gassificatore”. Dopo cinque ore di consiglio comunale, di cui un'ora di sospensione per i disordini verificatesi subito dopo l'esito contrario della votazione di un emendamento proposto dalla minoranza, maggioranza e opposizione sono confluite a più miti consigli votando all'unanimità lo stesso emendamento in precedenza bocciato. «Ma la partita non è finita» fanno sapere sia l'esecutivo che i comitati. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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I comitati, tra accuse e paure di Marco Polo
A
Rossano Veneto sono giorni di tensione elevatissima. Una sorta di guerra civile vede da una parte il sindaco Gilberto Trevisan e sull'altro versante il “Comitato No Gassificatore per la salute della gente di Cassola, Rossano e paesi limitrofi”: il quale è simbolicamente unito in questa battaglia ai consiglieri comunali di opposizione. La situazione è intricata in quanto l'oggetto del contendere, la collocazione del lotto industriale ove vorrebbe insediare la propria nuova sede la Ecotrasporti srl a poche centinaia di metri da un punto di prelievo d'acqua potabile, non si trova all'interno della giurisdizione amministrativa del comune rossanese bensì, anche se solo per pochi metri, in un'area situata all'interno del comune di Cassola. Di fatto l'atto amministrativo, ovvero la modifica alle
norme del già adottato piano urbanistico d'indirizzo, il Pat, preteso dagli esponenti del comitato ed infine promulgato dal consiglio comunale di Rossano produce una pressione enorme (anche se di fatto non pone condizioni obbligatorie nel breve periodo) sia sull'amministrazione cassolese, intenzionata a rilasciare l'autorizzazione al trasferimento della Ecotrasporti, sia sulla Regione Veneto, competente in materia di tutela delle risorse idriche. Ad ogni modo il caso è definitivamente deflagrato a fine ottobre quando una folla imbufalita ha bloccato i lavori dell'assise municipale. «Il sindaco si è presentato in consiglio comunale con la volontà di rifiutare qualsiasi passo avanti verso la popolazione che gli chiedeva un ben preciso tipo di atto amministrativo - spiegano Maurizio Milani ed Egidio Bizzotto per il comitato, i quali aggiungono il primo cittadino sa bene, anche se finge di non capire, che solo il Pat può avere una efficacia tempestiva, perché indurrebbe l'intervento della Regione Veneto. Per
quasi un mese aveva finto di accondiscendere alle richieste dei cittadini, incaricando della trattativa l'assessore all'ambiente Andrea Gastaldello. Forse sperava nel diniego dalla regione, ma quando questa si è espressa favorevolmente, l'ha messo spalle al muro; è così dimostrato quale voltagabbana egli sia». Rincara la dose Paolo Pigatto, portavoce del Movimento 5 Stelle di Rossano Veneto: «Per quale motivo l'amministrazione ha avuto così tanta paura dell'eventualità che il Pat potesse subire un rallentamento? A Trevisan importa portare a casa il Pat entro il 31 dicembre, prima che il consiglio perda il potere di autorizzare eventuali e successivi cambi di destinazione d'uso?». Sulla stessa lunghezza d'onda c'è Marco Bigolin, un altro esponente del comitato il quale che punta l'indice direttamente contro il capo dell'esecutivo: «Il sindaco si è augurato che i toni ritornino sereni però dimostra il contrario annunciando denunce contro tutto e tutti. Prima del consiglio comu-
Striscioni di Protesta
nale "incriminato" ha rifiutato due volte di incontrarci e sentire le nostre ragioni. Il nostro obiettivo è solo quello di tutelare una risorsa preziosa. Una volta che falda è contaminata è contaminata. Guardiamo ai costi patiti dalla collettività per il caso Galvanica di Tezze sul Brenta». Più nello specifico entra Francesco Antonio Tonietto consulente
tecnico del comitato: «La tutela dell'acqua potabile dovrebbe essere ben prioritaria rispetto a qualsiasi problematica di tempistiche. Ad ogni modo la modifica messa in conto non dovrebbe far slittare l'approvazione dello stesso Pat entro i primissimi mesi del 2013». © RIPRODUZIONE RISERVATA
The Pasinatos
Egidio Bizzotto, uno degli animatori del comitato contro il gassificatore di Cassola denuncia un retroscena «inquietante» materializzatosi a ridosso dell'incontro sulla Spv del 10 ottobre (m.p.) Egidio Bizzotto nel Bassanese, e soprattutto nella sua Cassola è una persona molto conosciuta. È uno degli animatori di punta del comitato No Gassificatore, ma il suo gruppo da mesi si sta muovendo in maniera trasversale in tutto il comprensorio: Spv, Valsugana bis, pozzo di Rossano. In quel fazzoletto di terra del lembo nordorientale della provincia di Vicenza infatti i comuni si toccano e le sorti dei residenti si incrociano. Il comitato fra l'altro è molto attivo sul piano dell'organizzazione degli eventi. Ed è in questo contesto che matura un episodio denunciato dallo stesso Bizzotto, fratello del più noto don Albino, leader dei beati costruttori di Pace. È la metà di settembre. La giunta capitanata da Silvia Pasinato del Pdl organizza un incontro pubblico all'auditorium Vivaldi. Si parla di Spv, oltre al primo cittadino ci sono i pezzi grossi della regione tra cui il commissario alla Spv Silvano Vernizzi. Per i sostenitori del progetto la serata va male. Le critiche sono assordanti, il capo dell'esecutivo
viene messo in ridicolo davanti al pubblico mentre Antonio Pasinato, padre di Silvia, ex sindaco, ex onorevole e capogruppo del Pdl in consiglio, ascolta in silenzio i j'accuse che arrivano dagli spalti (Vicenzapiu.com del 19 settembre 2012). Tra gli interventi più duri c'è quello di Bizzotto il quale punta l'indice contro la giunta regionale veneta accusata di avere mandato come rappresentanti due tecnici come l'ingegnere Vernizzi e il suo vice Giuseppe Fasiol, mentre mancano all'appello i big dell'esecutivo di palazzo Balbi, a cominciare dall'assessore Renato Chisso ex socialista in forza al Pdl. La serata finisce tra urla e mugugni: i presenti non restano convinti delle rassicurazioni circa il progetto. Ciò che spaventa di più i cassolesi è il passaggio della Spv a ridosso della vecchia discarica Gie. Negli spalti la definiscono una bomba ecologica inesplosa. Passa qualche tempo, e il comitato decide di aumentare il passo organizzando un dibattito pubblico sempre al Vivaldi di Cassola. Ed è a questo punto che
comincia «la disavventura» di Bizzotto. Il quale si reca in comune per prenotare l'auditorium. Presso gli uffici Bizzotto però si vede negare l'utilizzo della sala. Al che non ci pensa un attimo, impugna la cornetta e chiama il sindaco Pasinato al quale chiede come mai non venga concesso l'utilizzo della sala Vivaldi. Bizzotto racconta che dal primo cittadino riceve una risposta scarna: «Ho detto agli uffici di fare applicare il regolamento». Bizzotto riferisce poi dell'invito della Pasinato a recarsi presso l'ufficio del vicesegretario comunale Nico Moro il quale avrebbe spiegato il dettaglio della vicenda. Bizzotto non la prende bene, punta l'indice contro il primo cittadino e parla di ripicca: «Quest'ordine sia chiaro lo ha impartito lei con l'intervento di suo padre... Dovevano farmi pagare qualcosa». Poi Bizzotto se la prende col dottor Moro gli addebita di avere accampato scuse le più varie con la finalità di non concedere l'uso della sala: «Mi aveva detto - spiega l'attivista che l'utilizzo compatibile era
quello relativo a spettacoli, balletti e prosa. Ma la settimana prima al Vivaldi c'era stato un simposio di psicologia mentre un po' di giorni prima era stata l'amministrazione a parlare di Spv». Passano pochi minuti, Bizzotto richiama la Pasinato e le dice: «Guarda che il vicesegretario Moro si sta arrampicando sugli specchi per negarmi l'autorizzazione. Io so benissimo che sei stata tu a dirgli di farlo. Comunque ti assumi la responsabilità. Pensaci, fai quello che vuoi. Ricordati però che il sottoscritto va fino in fondo. Domani sono in procura della repubblica poi vediamo come va a finire». Poche ore appresso Bizzotto racconta che gli arriva una telefonata da parte del dottor Moro il quale precisa che l'amministrazione concede l'utilizzo della sala. E al funzionario lo stesso Bizzotto si rivolge così: «Meglio per voi che si sia conclusa in questo modo, mai io avrei arretrato». Bizzotto poi allarga la panoramica sull'amministrazione e parla di Antonio Pasinato, padre
Egidio Bizzotto
di Silvia, ex parlamentare azzurro, nonché potentissimo capogruppo del Pdl proprio in consiglio a Cassola: «Fa alto e basso delle strutture comunali come se fossero cosa sua. Ha in tasca la chiave del comune pur essendo un semplice consigliere comunale. È sempre in comune a farsi i cavoli suoi oppure nello studio del sindaco. Gli impiegati sono terrorizzati, neanche i funzionari possono agire liberamente. Debbono mostrargli tutto per filo e per segno e lui fa loro cambiare anche al virgola se occorre. Siamo nella totale assurdità del nostro sistema». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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