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Vicenza
Digitale terrestre, tv vicentine oscurate pag 22
Contrà F. del Gambero, 26 0444 545378
il buon gelato artigiano
Cunico, il Vicenza Calcio fa fuori un amico pag 3
Vicenza Nuovo svincolo Contrà F. del Gambero, 26 0444 545378 di Alte, Cgil: 120mld al palo pag 12 il buon gelato artigiano
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n° 202 19 novembre 2010 euro 1,00
e Arzignano - Montecchio
Quindicinale di fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Giovanni Coviello
In edicola il venerdì
Quando i bordelli pagavano gli studi universitari
Alluvione, cause e reazioni
Giacomo Serafin
S
e pensiamo di aver toccato il fondo in fatto di scandali, scandaletti, escort, gay e cose del genere, rispetto a ciò che succedeva a Venezia nel periodo della sua massima potenza economica, commerciale e militare ( 1300 – 1550), i nostri illustri imputati, al confronto sembrerebbero delle innocenti educande. Continua a pag 23...
Ground Zero di Outsider
A
vete visto? Ritiratesi (al momento) le acque e ripulite le strade, sono arrivati tutti, anche quelli che non erano stati invitati … il premier, il senatùr, el trota, la pasionaria Camusso, e molti altri. Ci mancavano solo (peccato) solo i bellissimi Jolie e Pitt, preoccupati per la loro villa holliwoodiana in Valpolicella. Più tardi, promettono, arriveranno anche gli aiuti. Trecento milioni! Pensate … un niente in proporzione a quello che il Veneto sborsa di tasse a Roma. Tasse che, a differenza dei terremotati dell’Aquila, agli alluvionati nostrani non sono state al momento né sospese né scontate. Insomma, un bel giroconto di falsa solidarietà. E poi smettiamola con ‘sti “vi voglio bene”, “sono orgoglioso di voi”, “siete i miei angeli del fango”. Ma si sono chiesti se il loro “amore” è ricambiato o se rischiano lo “stalking istituzionale”? Pensassero al fango, non ancora rimosso, quello che gli è rimasto attaccato o che si sputano reciprocamente addosso. Chissà se sanno che presso la locale Procura della Repubblica ci sono altri angeli specializzati per questi tipi di “pulitura”.
Truppe d’asfalto
Ground Zero di Outsider è una nuova rubrica di libere opinioni, denunce e, si spera, di buone segnalazioni. Tutte chiare e secche, da 1000 battute. Attendiamo altri outsider all’indirizzo mail outsider@vicenza.com
Poche ciàcole
si fa in 5 www.vicenzapiu.com www.schiopiu.com www.montecchiopiu.com www.thienepiu.com www.bassanopiu.com
Informazioni e commenti quotidiani per tutta la provincia
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Colpevoli le vittime
’emergenza alluvione non è un’emergenza perché basteranno due gocce d’acqua in più per essere sempre sommersi dal fango: quello fisico, fatto di terra e acqua, e quello morale composto da immondi scaricabarile per colpe che si riassumono in tre parole: stupro del territorio. I responsabili, invece, hanno due nomi da sempre: politici senza scrupoli e affaristi immobiliari. I primi miopi, quando non ciechi, per il bene pubblico, ma dallo sguardo aguzzo per i propri interessi e i propri voti. I secondi che sanno guardare
bene al loro portafoglio, ma non vanno mai al di là del palmo del proprio naso. Le vittime delle alluvioni? Tutti gli altri, quelli che hanno perso molto o tutto, direttamente o indirettamente. Perché non va dimenticato che chi non ha subito danni immediati li subirà a breve: non avranno certo soldi per pagare i fornitori non alluvionati le vittime del disastro, che siano i privati cittadini per la spesa corrente o i titolari di aziende per la loro attività. E l’effetto domino sarà un’altra alluvione, frenabile e contenibile (ma non
azzerabile) solo se arriveranno subito i soldi promessi, da rimettere immediatamente in circolo nell’economia locale. Si spera senza lo sciacallaggio tipico di queste situazioni (L’Aquila docet). Abbiamo indicato i responsabili e le vittime. Chi sono i colpevoli? Tutti noi che ci lamentiamo ma non abbiamo il coraggio di mandare a casa i politici di mestiere e di isolare, anche sulla stampa, gli affaristi senza scrupoli. E questa non è una sentenza federalista. Vale per tutta l’Italia. Giovanni Coviello
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l’intervista
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Tiziano Cunico, ritratto di un vicepresidente tradito Escluso dal Cda e dal rapporto con i tifosi, è preoccupato da una trattativa di cessione troppo lunga e dai contorni confusi “Vado allo stadio dall’età di sei anni. Per far capire il mio attaccamento al Vicenza, basti sapedi Giovanni Coviello e Enrico Soli re che nel 1997 partii con alcuni amici alla volta di Donetsk, dirigenti sono come gli in Ucraina, per seguire la squaarbitri: i migliori sono dra impegnata in Coppa delle quelli che non si vedono mai”. Coppe. Andammo fino a Mosca Memore di questo insegnamenin aereo e poi continuammo il to di Ivan Ruggeri, ex presiviaggio per 27 ore in treno. Per dente dell’Atalanta, il vicentino quanto riguarda gli studi, mi Tiziano Cunico, classe ’61, inisono diplomato ragioniere, ma ziava sei anni fa la sua avventudevo ammettere che non ho mai ra nel Vicenza Calcio. Ed è vero amato stare sui libri. Del resto che in questo arco di tempo la mio padre non ha fatto neppusua presenza in società è stata re la terza media e poi ha cresempre discreta, per lo più siato un impero. Per molti anni lenziosa. Alla fine della scorsa ho seguito i suoi supermercati stagione sportiva Cunico rase poi sono stato tra i fondatosegnò le dimissioni: “Non ho ri del Cedi Sisa Centro-Nord, capito perché vennero respincon sede a Grisignano di Zocco, te – dice oggi – Fatto sta che che si occupa di distribuzione. mi fu affidato il delicato incaSono diventato presidente della rico di curare i rapporti con la finanziaria di zona del gruppo tifoseria”. Un ruolo dal quale è Sisa, ruolo prestigioso al quale appena stato esautorato “senza tengo tantissimo. Ma ho semun minimo di preavviso”. Oggi, pre avuto anche la passione per estromesso per motivi “ignoti” l’immobiliare”. dal Consiglio di AmministraE poi è arrivato anche il bingo: zione, giudica i suoi anni in un successo clamoroso, no? biancorosso “meravigliosi, an“Gestisco quattro sale: una in che se non esaltanti per i risulviale Crispi, una al Centro Paltati della squadra”. Tanto è vero ladio, una a Trento e una Moche se domani il nuovo propriedena. In effetti devo dire che tario del Vicenza gli chiedesse vedo uno spostamento dell’indi rientrare, lui non ci penteresse della gente serebbe due volte: verso cose futili: “Accetterei subito il bingo oggi va a perché è inutile namille e cresce di sconderlo: era un settimana in setruolo impegnatitimana. Tanto che vo ma gratificante. stiamo pensando Ringrazierò sempre di aprire altre sale. Cassingena dell’op- Amidu Salifu Quindi da un lato portunità offertami è un mio sono contentissimo . Detto questo, penregalo del l’i nve s t i mento so che la gestione fatto ormai dieci della mia uscita sia ai biancorossi anni fa, dall’altro stata un po’ sottosono amareggiato valutata. Forse tra per la situazione economica geamici ci si sarebbe potuti parnerale”. lare un po’ prima. In questo Quando ha conosciuto Cassenso è stata una vicenda che singena? umanamente mi ha amareggia“Addirittura dal 1975. D’estato molto. Soprattutto mi è semte mio padre, per farmi fare le brata quasi una presa in giro ossa, mi spediva al supermernei confronti dei tifosi il fatto cato Berico, dove Cassingena di aver potuto portare avanti lavorava come ragioniere”. il mio incarico per soli quattro Come lo vede il futuro del mesi. Mi ha fatto piacere riceVicenza Calcio? vere molti attestati di affetto “Mi auguro che le trattative in dalla tifoseria, ma non solo”. corso si concretizzino al più Siamo partiti dalla fine, presto. Non perché chi c’è ora ma quale è la storia di Cunon sia all’altezza, ma perché, nico imprenditore di sucdopo sei anni, è giunto il mocesso e tifoso biancorosso?
“I
| Stabilimento di Vicenza
mento di costruire qualcosa di più importante. Noi, con le nostre forze, abbiamo fatto ciò che potevamo. Nel tempo abbiamo lanciato tanti appelli per sensibilizzare l’imprenditoria vicentina, ma sono caduti tutti nel vuoto. Non essendo riusciti a trovare altri partner in città, è inevitabile che debba arrivare un soggetto motivato, che faccia gli investimenti necessari per puntare in alto, a quella categoria che per scaramanzia non nomino. Di questa trattativa comunque si sta parlando già da troppo tempo. Una trattativa dovrebbe essere pubblica solo quando è già stata conclusa”. Oggi si parla di due cordate: una “romana” che fa capo a Massone e una composta da Filippi assieme a investitori stranieri. Per chi fa il tifo? “Filippi semplicemente perché è vicentino anche se non conosco i suoi soci stranieri. Così come non conosco Massone per cui non mi permetto di giudicarlo. Certo è che il controllo del Vicenza tornerebbe di fatto
in mani non vicentine”. Per i vicentini è davvero così importante che il proprietario del club sia locale o basta che arrivino i risultati sportivi? “Penso che gli inglesi, che pure avevano lavorato bene, abbiano poi pagato di fronte alla tifoseria il prezzo di essere succeduti ad un presidente amato dal pubblico come Dalle Carbonare. È anche vero però che nel 2004 gli inglesi hanno mollato completamente. ”.
Adesso che non è più impegnato con il Vicenza, pensa di dedicarsi a qualche altra attività in ambito sportivo? “Mi è stato già chiesto di entrare a far parte di un’altra società, ma non accetterò mai. Continuerò a seguire i biancorossi da tifoso, come ai vecchi tempi. Ultimamente vado di meno allo stadio ma ho appena fatto un regalo ai biancorossi: il tesseramento di Amidu Salifu, un talento ghanese che vale milioni”. www.vicenzapiu.com
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Caporedattore ENRICO SOLI e.soli@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com Marco Milioni m.milioni@vicenzapiu.com Hanno collaborato a questo numero: Emma Grande Annamaria De Cillis Giulio TOdescaN Alberto Cunto Giuliano Corà Luca Fantò rolando mariotto giacomo serafin
Giornale chiuso in redazione alle ore 24,00 di mercoledì 19 novembre 2010
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In viaggio tra asfalto
e cemento Reportage dai luoghi all’origine dell’alluvione
di Marco Milioni
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’è un timido sole di mezzo autunno che scalda l’aria dopo la grande alluvione che dall’ultimo giorno di ottobre ha colpito il Vicentino. Una sorta di tregua che lenisce un po’ il dolore e dà una mano ai cittadini colpiti dalla calamità e ai volontari che li aiutano. Ormai si fanno i primi bilanci, si parla di aiuti al Veneto, i media traboccano di considerazioni sul clima, sulle opere idrauliche, sull’operato della protezione civile. I riferimenti al dissesto idrogeologico però rimangono pochi. Eppure i dati nonché l’esperienza sensibile dicono il contrario. Così, macchina fotografica alla mano ho deciso di inforcare la bici e di ripercorrere non tanto i luoghi della calamità quanto quelli che alla calamità ci hanno portato. Perché anche se in molti fanno fatica a dirlo, tutti sanno che la cementificazione massiva che dagli anni ‘60 incede inarrestabile è una delle cause principali, se non la prima, di quanto è accaduto la notte di Halloween. Colate di cemento a Ovest Il mio viaggio comincia in una Vicenza fortemente colpita dalle piogge, una Vicenza nella quale due anni orsono il centrosinistra aveva vinto le elezioni in primavera promettendo una diversa gestione del territorio e promettendo un argine alle speculazioni edilizie.
| Lottizzazione a Isola Vicentina (foto Milioni)
Passati appena sei mesi però la debolezza della politica rispetto ai grandi interessi immobiliari è emersa in tutta la sua evidenza: i 40.000 metri quadri di fabbricati terziari che il consiglio comunale comunale ha concesso in Zona Cattane al gruppo Cestaro, all’immobiliare Serena e alla famiglia Strobbe sono solo l’antipasto di una seconda colata di cemento che arriverà nella stessa zona in forza del nuovo stadio con maxi centro commerciale annesso portato avanti dal Gruppo Maltauro e dai suoi alleati. Sulla spalla opposta della città invece Vicenza si lecca ancora le ferite delle maxi lottizza-
terrottosi per la crisi è andato avanti sino a tre-quattro anni fa. Tra case a forma di capannone e capannoni che si attaccano alle case, concessionarie in stile archistar, ruamiantati e Il centrosinistra deri pilastri di cemento Il continuum Viarmato male in arcen za- Cost abis- non ha nese e imbigiti presara arginato le sto dal tempo, tra Sulla statale Pa- speculazioni Vicenza e Costabissubio palazzotti e edilizie sara ormai è tutto palazzoni anni ‘60 un continuum. Una e ‘70 fanno la comvolta entrato a Cobinata con quelli stabissara vado diritto lungo più patinati, ma spesso già cala statale sino al secondo bivio denti realizzati durante il seche porta al centro del paese, condo boom edilizio, quello inzioni a Ponte Alto ai Pomari. Rogge intubate, palazzoni in stile kitsch Ddr sono ormai la cifra di un lungo nastro d’asfalto e cemento che si dipana in direzione nord.
una delle tante cittadine dormitorio (con zona produttiva annessa), che circondano un capoluogo accerchiato anche metaforicamente. A destra dell’incrocio trovo l’ennesimo parco commerciale-terziario in stile glam: muri rosso sparato, improbabili cornici in bianco smaltato, angoli retti, finiture dal sapore lounge che ospitano più sommessamente un hard discount un parrucchiere fashion, uffici più o meno incistati. Sono tutti uguali. E tutta uguale è l’umanità varia che li frequenta. L’agente di commercio col telefonino incollato all’orecchio a causa del chilo di gel sui capelli, la professioni-
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| Nuove costruzioni a Costabissara (foto Milioni)
sta lampadata con decolleté pneumaticamente av vantaggiato e unghia ricostruita al computer, l’operaio dell’est con partita iva fittizia buona In provincia per non far pagare i contributi al da- 34 milioni di tore di lavoro, la metri cubi in cubista con fisico cinque anni da modella (amica del rappresentante e appena uscita dal parrucchiere), l’artigiano tuttofare che parla o impreca al telefonino (rigorosamente in dialetto), il tizio di 40-60 anni che sta seduto ore al bar a parlare con la barista senza dire nulla. Poi nel parcheggio ci sono i corrispettivi automobilistici, il suv in leasing, la Mini pompata, in leasing, la Smart donata, il furgone bianco più o meno scabinato, la Mercedes 2000 vecchia di dieci anni con dieci anni di ammaccature. Tra Villaverla e Isola Vicentina Perso nei meandri di un territorio ricoperto dal sintagma del “metro cubo su metro quadro”, svolto a sinistra e me ne vado, sempre a Costabissara, fino alla lottizzazione di via Martiri delle Foibe. Guardando lontano si vedono in lontananza ancora le colline bissaresi e quelle di Monteviale, ma abbassando di qualche grado lo sguardo vedo un panorama di gru ed edifici in costruzione. Le cose non cambiano quando arrivo a Caldogno o quando da
Caldogno mi dirigo verso le nuove zone industriali di Villaverla. Il passaggio da Villaverla a Isola Vicentina poi è lunare. Percorrendo la strada Capiterlina se si guarda sulla sinistra ci si accorge che il piano campagna è sotto di metri. Si tratta della terra
rossa e della ghiaia cavata dalle aziende dell’argilla in anni di attività. Le fornaci sono lì vicine. Isola è un altro di quei centri nei quali durante gli ultimi vent’anni si è costruito dio solo sa quanto. La lottizzazione sotto il Monte Grumello, quella nata con la scusa del Vicenza Calcio, è il simbolo di una urbanistica senza ordine. Nel Vicentino, solo tra il 2001 e il 2006, si è edificato per 34 milioni di metri cubi; oltre alla
cementificazione pregressa c’è pure quella contemporanea. In questo modo un esercito di sbancatori, addetti al movimento terra, “asfaltieri”, “cementieri”, cavatori, costruttori, immobiliaristi, banche, ha trovato il suo eldorado, la sua fonte di ricchezza. Molta della quale in nero. «Per far fronte al problema casa, ha proposto la creazione di “new town”, quartieri satellite al fianco ad ogni capoluogo di provincia realiz-
zati su terreni ex agricoli che poi potranno essere messi a disposizione delle giovani coppie “con mutui trentennali con rate inferiori” ai prezzi della locazione in essere nelle città capoluogo». Questo è il pensiero del premier Silvio Berlusconi riportato sul Corsera del 31 marzo 2008. Con questo slogan, il capo del Pdl vinse le elezioni. In visita a Vicenza per i disastri del Bacchiglione però non lo ha ripetuto.
| Nuovo fabbricato in via Quadri (foto Milioni)
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Brontolio polentone Tanti veneti scavano nel fango ma anche nel loro risentimento antimeridionalista. E se si protestasse anche qui invece di far vedere quanto siamo bravi e diversi dai lamentosi “terroni”?
di Giulio Todescan
I
l brontolio si sentiva crescere fin dai primi giorni dopo l’alluvione, quando i vicentini ancora attoniti erano indaffarati a salvarsi dall’acqua e dal fango che aveva invaso buona parte della città, l’abitato di Cresole e i campi e le case lungo la Riviera Berica. Aiutato dal quasi totale black out informativo dei media nazionali, il brontolio si trasformava in risentimento e correva su Internet, sui blog e passando da una bacheca all’altra di Facebook. Ma a rendere esplicito lo schema ci ha pensato il governatore Luca Zaia, in visita alla città martedì 9 novembre. Di fronte alle contestazioni che hanno preso di mira Zaia, con Bossi e Berlusconi, il presidente della Regione ha detto: «I soldi il governo li deve dare prima a noi, poi a Pompei». Un brivido di orgoglio sarà sceso lungo la schiena di molti veneti dal cuore verde padano, pochi forse si saranno resi conto che il gioco ad alzare la soglia del risentimento anti-romano e anti-meridionale non porterà grandi vantaggi al Veneto. Fino a quando si potrà ancora tirare la corda? Il risentimento aveva ini-
ziato a girare su Facebook, il social network dove molti - fra una foto delle strade spaventosamente invase dal fango e una giusta protesta per il buco nero informativo in cui per molti giorni l’alluvione è stata relegata a livello nazionale - condividevano ad esempio una lettera inviata da tale avvocato Matteo Mion al quotidiano Il Giornale: «Veneto, gli alluvionati spalano fango mentre a Napoli si fa la guerriglia». «Una situazione drammatica dalla quale però non si è levato uno strillo - così un passo della lettera - Non uno strepitio di folla che reclamava vitto e alloggio, imprecando contro lo Stato reo di averli abbandonati. Non una vedova in lacrime e litanie morbose. Non una rampogna contro gli amministratori locali e nazionali». Il mix ideologico è di quelli pensati bene e che, come da copione funzionano, purtroppo, bene: si contrappongono cose diversissime, come il lavoro dei volontari che hanno da subito aiutato a spalare il fango contrapposto agli scontri di Terzigno contro l’ennesima discarica tossica, la tradizionale mitezza e «democristianità» veneta versus la supposta lamentosità meridionale. Altro sito, uno dei tanti, www.pianetacellulare.it, una ditta che ha sede a Torri di Quartesolo e chiede
aiuto on line: «Abbiamo spalato il fango dai nostri negozi, ammassato mobili e vestiti da buttare via, ci siamo spartiti quel poco che ci è stato dato - si legge - senza per questo bruciare auto, distruggere o bruciare cassonetti, senza che nessuno a volto coperto abbia iniziato a far scoppiare petardi». Una frasetta di troppo, forse, e non di grande buon gusto nel momento in cui si chiede un aiuto concreto al resto dell’Italia? Lo rileva una internauta meridionale che, piccata, risponde con un commento: «Il solito retrogusto razzista verso il sud “piagnone” ve lo potevate pure risparmiare. Sareste stati più dignitosi nella vostra difficoltà». Le viene contro-risposto a brutto muso che «qui la politica non c’entra e nemmeno ci interessa». Il luogo comune secondo cui “Fosse successo questo a Napoli sarebbero ancora lì a lamentarsi vivendo nel fango” gira fra i capannelli di volontari che spalano il fango, mischiando in maniera quasi indistricabile il rancore verso uno Stato da sempre percepito lontano con la propaganda leghista che dipinge da sempre il Sud come piagnone, lamentoso e assistito. Oltre che essere fastidioso, questo atteggiamento è una spia proprio di quello che vorrebbe condannare: ovvero, una lamen-
tela bella e buona mascherata con un atteggiamento di orgogliosa autosufficienza. Il meccanismo è questo: il veneto medio si sente poco considerato dal resto d’Italia e quindi, anziché cercare un contatto da pari a pari con le popolazioni delle altre regioni, se ne sta zitto con le maniche rimboccate a sgobbare. Ma intanto il suo risentimento lavora, cresce, scava, fino ad esplodere di tanto in tanto in esclamazioni a mezza bocca contro il capro espiatorio più comodo e classico, il «terrone». Se il veneto medio fosse realmente fiero e autosufficiente, non avrebbe bisogno di scaricare così il proprio rancore. Invece ha bisogno di questa valvola di sfogo per compensare e giustificare il proprio scarso peso, politico innanzitutto, e in fondo il proprio senso di inferiorità. Chi contrappone il Nord Est lavoratore e umile alla Napoli pronta a fare scontri e a «ricattare» il governo per ottenere ingiusti privilegi dovrebbe, forse, ripensarci. E considerare che, forse, i cittadini di Terzigno che si oppongono ad una seconda discarica zeppa di rifiuti tossici in un Parco nazionale non rappresentano un Sud piagnone, ma al contrario ricorrono a mezzi estremi per ottenere il diritto alla salute e a modificare in senso realmente ecologico il ciclo dei rifiuti in Campania. E che forse, anziché farsi forti del proprio orgoglioso silenzio, i veneti dovrebbero imparare, quando è necessario, ad alzare la voce contro i propri governanti. Non solo quelli di “Roma ladrona”, ma anche i propri, localissimi sindaci, amministratori provinciali e regionali. Hanno enormi responsabilità: quante zone industriali e
artigianali, quante lottizzazioni di villette con tavernetta sono state autorizzate negli ultimi decenni? Quante di queste si trovano in zone a rischio inondazione? Quanti soldi non sono stati investiti nella difesa del suolo, nel recupero e rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, nella creazione di aree golenali di sfogo? Ha scritto il geografo Francesco Vallerani (sul sito www.estnord. it):«Si potrebbe approfittare di questa esondazione per riattivare il senso critico, evitando di accodarsi nel filone interventista che auspica ulteriori e pesanti artificializzazioni per “mettere in sicurezza” le geografie quotidiane. Proviamo invece a riflettere su quanto è stato sottratto del secolare patrimonio della rete scolante che con fatica i nostri predecessori avevano realizzato e mantenuto in efficienza». Certo, nessuno pretende da chi ha avuto il fango in casa pacate e sagge considerazioni. Ma qualche riflessione potrebbe tornare utile. Giovedì 4 novembre il consiglio regionale del Veneto ha deciso di «rimettere dov’erano i 21 milioni di euro inizialmente destinati all’emergenza acqua e spostati con l’assestamento di fine ottobre» (Corriere del Veneto del 5 novembre, pag. 3). Erano stati tolti, quei fondi, appena un mese fa da quel capitolo di bilancio per essere spalmati tra altri capitoli di spesa. Quanti «veneti doc» si sono accorti di questo fatto? Ci chiamavano i «terroni del Nord». Forse faremmo bene a scendere dal piedistallo che ci siamo costruiti per sfuggire a quell’epiteto, e tornare a poggiare i piedi per terra.
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Zuccato e l’economia padrona
Il capo degli industriali berici ha ammesso con coraggio: “All’origine dell’alluvione il troppo cemento” Il suo vice, Vescovi, ha minacciato di non pagare le tasse Ma lo Stato siamo noi. E siamo tutti colpevoli perché ce ne siamo fregati
di Alessio Mannino
«
Negli ultimi 50 anni il nostro territorio è stato troppo cementificato. Si sono costruite case, fabbriche e capannoni, togliendo al terreno la capacità di assorbimento. Non dobbiamo nascondercelo: anche questo è stato il prezzo della modernizzazione e del boom del Nord-Est». Chi l’ha detto? Un ecologista arrabbiato? Un anti-industrialista bucolico? Un apologeta della decrescita? No, a dirlo è stato il presidente della Confindustria vicentina Roberto Zuccato sulla Stampa del 3 novembre scorso. Causa prima Il suo commento a caldo dopo l’alluvione abbattutasi su Vicenza e sul Veneto due giorni prima è uno di quelli da incorniciare. Non capita spesso, infatti, di ascoltare parole di così netta autocritica anche se non si sa quanto consa-
pevole e con quali effetti futuri - da parte di chi rappresenta la massima espressione della causa a monte di un disastro che è poco naturale e molto umano: lo sviluppo economico fine a sé stesso. Nello scorso numero di VicenzaPiù abbiamo già spiegato il nostro punto di vista e in questo lo approfondiamo: dietro calamità come lo straripamento dei fiumi in territori eccessivamente urbanizzati come quello veneto c’è la logica devastatrice di sessant’anni di crescita economica. Che ci ha dato sì il “benessere”, che però ora è diventato malessere. Anzitutto, come in questo caso, ambientale, perché il nostro rapporto con la natura è all’insegna dello sfruttamento senza remore e la natura, offesa, giustamente reagisce a modo suo. Ma è anche un disagio sociale ed esistenziale, perché il rincorrere uno standard
di vita non più raggiungibile (fisco rapace, banche affamatrici, precarietà contrattuale) ci rende perennemente scontenti, insicuri, paurosi, risentiti. Cioè infelici. Verità scomoda Ma torniamo a bomba. Zuccato ha avuto il coraggio di dire una verità scomoda. Confermata tra l’altro dal parere di esperti non sospettabili di ideologismo come Anna Maria Martuccelli, direttrice generale dell’Associazione nazionale delle bonifiche, delle irrigazioni e dei miglioramenti fondiari. Che ha messo per esteso come meglio non si potrebbe il concetto espresso dal capo degli industriali vicentini: «Cinquecento millimetri di acqua in 48 ore sono tantissimi: è piovuto quanto può piovere in un anno. Ma le piogge si sono riversate su alcune zone del territorio veneto
dove certamente l’urbanizzazione, l’antropizzazione e l’abbandono di suolo agricolo hanno avuto una grande influenza. Indubbiamente questi elementi sono quelli che hanno creato il benessere del Veneto; ma è altrettanto vero che a questo sviluppo non ha fatto seguito una programmazione territoriale corrispondente» (Corriere del Veneto, 11 novembre 2010). Ci piacerebbe sapere se il “mea culpa” di Zuccato, rappresentante della lobby che ha fatto dello sviluppo un dogma, porterà a qualche ripensamento da parte degli industriali. Non crediamo proprio. L’economia capitalistica si basa sul massimo profitto, e cercare di spremere più guadagno possibile è un meccanismo che non ammette “sprechi” di capitale come le opere per «la ricalibratura, la ristrutturazione e il risezionamento della rete di bonifica» in modo da «adeguare il sistema alla avvenuta evoluzione del territorio ora non più rurale» (è sempre la Martucelli). Il perché è semplice: questi non sono investimenti, cioè non rendono più di quanto costano. Sono spese anti-economiche, e l’economia è sovrana e padrona di tutto, nella società liberal-liberista. Minaccia? Di qui discende il motivo per cui l’altra posizione espressa dall’associazione degli industriali vicentini, la minaccia di sciopero fiscale, ci ha convinto molto meno. «Se non ci sarà da parte dello Stato il sostegno alle imprese e ai cittadini vicentini, noi non pagheremo le tasse», ha dichiarato a Radio 24 domenica 7 novembre il vice di Zuccato, il costruttore Luciano Vescovi. Ora, a parte che la voce grossa fatta dagli imprenditori si è su-
bito sgonfiata appena sono stati promessi 300 milioni di euro da Berlusconi in passerella con Bossi, l’agitarsi dei nostri padroni del vapore sa di boutade ipocrita. D’accordo, lo Stato è assente e la politica, a tutti i livelli, non ha fatto la sua parte attuando per tempo una seria salvaguardia del territorio. E, d’accordo anche su questo, l’attenzione di Roma a questo Veneto gigante economico ma nano politico è stata, al solito, tardiva e strumentale (le elezioni si avvicinano?). Ma la colpa della catastrofe va anzitutto attribuita a coloro che hanno lasciato fare, di più: hanno incoraggiato, teorizzato e praticato lo scempio del paesaggio a fini economici. Ossia in primo luogo proprio gli imprenditori che ora sbraitano e si lamentano. La politica è da un pezzo la serva fedele dei desiderata dell’economia. I politici: camerieri delle banche, diceva Ezra Pound. E di Confindustria, aggiungiamo noi (non a caso il sindaco Achille Variati si è immediatamente accodatto a Vescovi). E allora se la prendano prima di tutto con sé stessi, i confindustriali. E tutti quanti coloro che ancora, imperterriti davanti ai primi vistosi scricchiolii di un sistema, scusate la battutaccia, che fa acqua ovunque, intendono continuare su questa china - costruire, espandere, crescere - dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza, invece di incolpare sempre e solo l’entità astratta chiamata Stato. I veneti hanno voluto arricchirsi fregandosene dell’ambiente e della qualità della vita? E allora hanno poco da fare i gradassi se poi bastano una forte pioggia e un vento di scirocco per spazzare via la loro tracotanza, e la loro cecità.
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Marlane Marzotto Lettera aperta di Giorgio Langella a partiti, sindacati e media V
enerdì 12 novembre 2010, il giudice del tribunale di Paola, Salvatore Carpino, ha stabilito che esiste una relazione causa-effetto tra le condizioni alle quali erano costretti i lavoratori della Marlane e le malattie devastanti che hanno colpito e hanno ucciso decine di loro. Con questa sentenza risulta chiaro che, giudicare i dirigenti della ex Lanerossi e della Marzotto indagati, non solo è legittimo, ma che deve essere fatto per arrivare alla verità ed avere finalmente giustizia. Gli indagati diventano imputati di un processo che inizierà il 19 aprile 2011. Una coincidenza, un invito alla memoria. Tanti anni fa, il 19 aprile del 1968, in piazza a Valdagno fu abbattuta la statua di Gaetano Marzotto simbolo di un rapporto tra padrone e lavoratori che veniva ormai apertamente rifiutato. Quello fu, infatti, un atto di emancipa-
nell'indifferenza delle forze politiche e sindacali vicentine. Non sono bastati gli appelli, i volantini, le lettere che noi comunisti di Vicenza abbiamo spedito e diffuso. Tutto è stato nascosto non si sa in quali cassetti polverosi e tutti hanno taciuto. Noi abbiamo avuto la netta sensazione che della vicenda Marlane-Marzotto, almeno a Vicenza, non fosse opportuno parlare. E questa nostra sensazione non è stata ancora smentita. In Italia, gli incidenti sul lavoro vengono considerati quasi sempre fatalità e le malattie professionali sono spesso solo "danni collaterali" di processi produttivi rivolti unicamente a raggiungere il massimo profitto. Nel nostro paese nessuno, ricco e potente, è mai responsabile di nulla e diventa semplicissimo, per lorsignori, evitare i processi. In questa situazione, il rinvio a giudi-
zione collettiva da quell'esempio di paternalismo padronale che la figura del fondatore della dinastia Marzotto incarnava. Non succede tutti i giorni che i massimi dirigenti di un'azienda importante come la Marzotto vengano indagati per reati gravissimi. Non succede tutti i giorni che i loro avvocati (tra i quali spicca il nome di Ghedini) tentino di rinviare le udienze preliminari con cavilli burocratici o con scuse risibili come quella dello stesso Ghedini che "non poteva assistere al processo" perché impegnato in Parlamento (dove va talmente poche volte da detenere un record negativo di presenze). Non succede tutti i giorni che si tenti di trasferire il processo a Vicenza con il chiaro intento di rinviarlo a "data da destinarsi" e, quindi, non farlo iniziare mai. E non succede tutti i giorni che tutti gli indagati eccellenti (accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro ambientale) vengano rinviati a giudizio nel quale dovranno rispondere a tutte le accuse. Eppure tutto questo è avvenuto
zio di personaggi famosi, ricchi e potenti quali sono i dirigenti della ex Lanerossi e della Marzotto oggi imputati nel processo Marlane dovrebbe essere una notizia da prima pagina. Così non è. Le priorità sono altre: il destino dell'orso Dino o le "ragazze del premier". Tutto quanto è accaduto alla Marlane avrebbe dovuto suscitare l'indignazione dell'opinione pubblica. Alla Marlane c'erano condizioni di lavoro assurde che hanno portato alla malattia e alla morte decine di lavoratori, rifiuti pericolosi e scarti di lavorazione tossici nascosti nei pressi dello stabilimento. Una devastazione umana e ambientale che ha pochi paragoni nel mondo cosidetto civile. Ma i cittadini sono rimasti all'oscuro dei fatti. Specialmente nei mesi scorsi ci sono stati pochi articoli sui giornali e nessun approfondimento fatta eccezione del quindicinale VicenzaPiù (e della sua testata web) che ha seguito puntualmente nel tempo la vicenda. Le azioni delle forze politiche e sindacali sono state rare e, per questo, preziose. Si deve rimarcare quello che
Pubblica assemblea nella Cittadella Sociale di Valdagno venerdì 19 novembre ore 20.30 ha fatto lo Slai-Cobas calabrese, così come la tenacia di chi si è ammalato e dei familiari dei lavoratori uccisi. Noi li ringraziamo perché senza la loro indomita volontà il processo sarebbe già finito nel nulla. E vogliamo anche rivendicare la nostra testardaggine di comunisti che ci ha portato a gridare in tutti questi mesi la nostra indignazione per quanto successo a Praia a Mare. Poco, forse, ma pur sempre qualcosa che ha aiutato a mantenere vivo il problema anche nella nostra provincia. Il rinvio a giudizio è una tappa importante ma non è finito nulla. Anzi, adesso inizia una fase determinante e importantissima per raggiungere la verità e dare quella giustizia che i lavoratori della Marlane chiedono da anni. Adesso c'è il pericolo che, nuovamente, tutto finisca nell'oblio mentre si dovrebbe combattere il silenzio per sapere se anche nel nostro territorio esistono situazioni analoghe a quella della Marlane o a quella della Tricom/ex PM Galvanica di Tezze sul Brenta. Conoscere quello che avviene nei luoghi di lavoro è necessario, non solo per denunciare casi isolati, ma soprattutto per modificare un modello di sviluppo che sfrutta l'odierna debolezza del movimento dei lavoratori in nome del profitto. Noi comunisti vicentini continueremo a fare la nostra parte con la mobilitazione e la lotta. E, siccome siamo testardi, facciamo un ulteriore appello alle forze politiche e sindacali. Non ci rivolgiamo a chi ha deciso ormai da tempo di servire il volere e il potere dei padroni. Da loro non ci aspettiamo nulla. Ma da chi si ritiene ancora libero da condizionamenti, dalle forze politiche e sindacali vicentine che si sentono ancora dalla parte dei lavoratori ci aspettiamo una svolta. Uscite dal torpore, non siate timidi. Rompete il silenzio che vi siete imposti o che state subendo. Tornate a lottare per i diritti di chi lavora. Aiutateci a conoscere se, anche in Veneto, esistono "fabbriche avvelenate" che costringono i lavoratori a subire condizioni ambientali pericolose e nocive. Fatelo o sarete anche voi complici di chi, negando verità e giustizia, vuole cancellare la nostra Costituzione. Giorgio Langella Partito dei Comunisti Italiani Federazione della sinistra di Vicenza
Praia a Mare Story di Alberto Cunto
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ella Marlane di Praia a Mare non resta che una scatola vuota, sulla quale sembra aleggiare un inquietante alone. Nata come Lanificio di Maratea nella prima metà degli anni ’50 - da qui Marlane, ovvero Maratea Lane - quale creatura della chiacchierata Cassa per il Mezzogiorno, nel corso degli anni è passata di mano diverse volte, dai fondatori Rivetti di Biella già imprenditori risicoli all’ IMI, per passare poi alla Lanerossi ed infine a Marzotto dopo l’acquisizione della branca tessile dell’ENI. Non fu felice la scelta d’insediare una fabbrica sull’ampia spiaggia di Praia a Mare, la nota località turistico-balneare del nord Calabria di ponente, anche se trovava parziale giustificazione il facile accesso allo scalo ferroviario e lo scarico a mare dei reflui industriali previa parziale decantazione. Ad ispirare l’operazione furono l’allora ministro dell’Ente “Cassa” Giulio Pastore, genovese di nascita e biellese d’adozione e l’omologo lucano Emilio Colombo, ovviamente entrambi democristiani, e ciò a significare che il paradigma politico ha costantemente connotato per mezzo secolo la vita di questa azienda. Le assunzioni, gl’incarichi in ambito aziendale, i riconoscimenti ad personam, tutto doveva essere rigorosamente funzionale alla linea demo-cattolica. Inutile dire che la quasi totalità del macchinario veniva dalle dismesse fabbriche del nord e nonostante fosse usato era stato fatturato per nuovo senza che alcuno avesse nulla da ridire. Tuttavia la fabbrica andava, pur con alti e bassi legati ad un’allegra amministrazione più che a crisi di mercato. Il prodotto era buono e ciò ovviamente suscitava le gelosie della concorrenza che a differenza di questa fabbrica non godeva d’incentivi particolari. Il passaggio all’ENI Lanerossi avvenne nel corso del ’69, scartando l’ opzione Montedison caldeggiata da potentati politici in contrapposizione al centrosinistra. E con l’avvento dell’ente petrolifero ci furono le prime scelte sciagurate e tra queste l’abbattimento dei muri d’isolamento della tintoria - reparto quasi al centro del capannone - an-
che se la gestione Lanerossi la dotò di depuratore che tuttavia non pare fosse adeguato alle necessità di smaltimento. All’inizio degli anni ’70 i primi decessi, i due addetti al carbonizzo, e i primi inganni se le cartelle cliniche non riportano in modo corretto le patologie riscontrate. Ma questa prassi la si è adottata in innumerevoli casi e lo dimostrano le schede necroscopiche o Istat che spesso riportano la dicitura “deceduto per arresto cardiocircolatorio” quando invece si era in presenza di un tumore. Poi è stato un crescendo, una scia di decessi spesso ignorati ed attribuiti a fattori non ben identificati, e non aiutavano a far chiarezza le statistiche viziate come dimostravano le schede appena citate. Poi nell’ 87 giunse Marzotto felice di levarsi di torno lo storico rivale, e si fece anche carico di onori ed oneri e tra gli ultimi la scia di decessi e l’inquinamento poi rivelatosi un disastro. Intanto la politica era diventata una “mousse”, i sindacati avevano acquisito le commesse dell’indotto ed un sindacalista era diventato sindaco; la Marlane era diventata una bengodi e molte delle figure istituzionali vi avevano libero accesso ma non per incarichi d’ufficio. Per arginare quella deriva nacque lo SLAI Cobas, il sindacato che ha consentito di portare alla luce le nefandezze e le estemporaneità delle quali l’azienda praiese si è resa protagonista. Il resto è storia di oggi, ma il bilancio è davvero triste: 107 vittime accertate più un imprecisato numero di ammalati con patologie serie. Poi potrebbe esserci il resto se come sembra le indagini hanno interessato anche la gestione dei fondi pubblici elargiti a piene mani. La fabbrica attualmente è sotto sequestro, come l’area che l’attornia e ciò non consente ad Aree Urbane di Marzotto lo sfruttamento per fini speculativi già in programma grazie alla variante al Prg. varato dall’amministrazione capeggiata dal sindaco ex responsabile Cisl in fabbrica e DC della prima ora. Il capannone di circa 30 mila mq. si affaccia sulla strada principale, grosso cetaceo arenatosi sul litorale, una volta esempio di operosità e ora testimone muto dell’arroganza padronale.
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Don Mariano, da Vicenza ad Arzignano pag 14
Area castellana, colata di incognite pag 12
Marlane Marzotto, politici e media silenziosi pag 8
Droga, due mesi dopo pag 9
Calcio a 5 i bambini “carioca” pag 15
Arzignano
Montecchio
Quindicinale di fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Giovanni Coviello
In edicola il venerdì
Incognite al gusto
calcestruzzo di Marco Milioni
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entre Vicenza continua ad avere paura della piena dei fiumi, l’Ovest Vicentino si interroga su quali siano le opere necessarie alla Valle dell’Agno e a quella del Chiampo. Siano esse opere pubbliche siano essere edilizia privata. Al centro della questione però c’è l’utilizzo di un territorio ormai divenuto saturo. Tant’è che il contrasto in questo senso lo si percepisce quando in uno sprazzo di bella giornata d’autunno si sale sui colli montecchiani. L’odore del muschio umido che si fonde alla pietra scura dei muri a secco e ai tronchi delle acacie fa a cazzotti con quello che si vede più in basso sulla statale 246. Questo iato diventa ancor più evidente quando si raggiungono Sant’Urbano o Santissima Trinità. Quando ci si rende conto che una collina ancora bella si è trasformata nel muro di mezzerìa tra due aree super affollate. Da una parte Trissino, Montecchio Arzignano. Dall’altra il comprensorio di Schio. Ma comunque sempre case, capannoni, strade e ancora strade, capannoni e case. Ed è in questo contesto che va collocata la lottizzazione Koris che la famiglia del conte “ribelle” Giannino Marzotto sta portando avanti a Trissino. Ma se il conte fosse stato veramente un ribelle, mai avrebbe detto sì a quegli 83.000 metri quadri di plinti edificati così vicino alla sua splendida “colombara” (vedi foto). Per fortuna sopra a quei capannoni verrà collocato un grande parco solare. Ma Marzotto si sarebbe potuto limitare al solo parco solare? Il conte sicuramente sì, ma il signor Giannino non lo ha fatto. La cifra culturale «euro al metro» è l’unica legge della vallata. E non c’è sceriffo o aristocrazia che tenga.
SMOKING VALLEY di Emma Grande
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ai primi 35 test condotti dalla Polizia Locale emerge che un abitante della vallata su quattro fa uso di droghe. Nella metà dei casi si tratta di cannabinoidi. Trasformare la Valchiampo in un laboratorio sperimentale per politiche contro l’uso delle sostanze stupefacenti. È sempre più ambizioso il progetto dell’assessore alla sicurezza di Arzignano Enrico Marcigaglia, forte dei primi risultati evidenziati dall’ordinanza anti-droga presentata un paio di set-
Koris, cemento conti ... nuo
timane fa alla presenza del sindaco di Verona Flavio Tosi. Un’iniziativa che ha riscosso clamore in quanto ancora inedita in Italia, perché, fa notare l’amministrazione arzignanese “va a coprire un buco normativo che, nel concreto, rendeva impossibile sanzionare i soggetti in stato di alterazione psicotropa”. L’unico intervento fino a ieri possibile era infatti limitato alla sola sanzione per ubriachezza molesta. L’obiettivo – non lo nasconde l’amministrazione stessa- non è però colpire il drogato molesto, quanto invece il consumatore di droga
tout court. “Il problema droga esiste e a mio avviso è un problema allarmante – spiega infatti Marcigaglia - Il nostro compito, il nostro dovere morale è e sarà quello di predisporre qualsiasi azione utile a contrastare tale fenomeno. Per il bene della città, per il bene dei giovani e per il bene delle famiglie”. Insomma una politica di intervento coerente con l’orientamento politico di chi amministra la città del Grifo. Del resto, come ricorda l’amministrazione stessa, “il proposito di frenare l’uso della droga è stato uno dei cavalli di battaglia
sin dai tempi della campagna elettorale”. Per perseguire l’obiettivo il Comune si è dotato non solo di un’ordinanza, ma anche di strumenti operativi, investimenti per oltre 100.000 euro per l’acquisto di due stazioni mobili antidroga dotate di drug test utilizzate quotidianamente dalla Polizia Locale Ovest Vicentino. I risultati relativi a 35 test raccolti in due mesi hanno interessato persone diverse per età e comune di residenza, testate in giorni ed orari diversi. Continua a pag 13...
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Lottizzazione Koris Trissino: luci ed ombre su un piano innovativo per le energie rinnovabili, ma contestato a livello urbanistico
di Marco Milioni
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n a volt a p er c or s o i l lu ngo a s s e at t r e z z ato a qu at t r o c or sie c he nel c o mu ne d i Monte c c h io Ma gg ior e c ol le ga A lte C e c c ato a l l a f r a z ione d i C a nov a , l a s t r ad a si r e s t r i nge p er r ic ol le ga r si a l ve c c h io s e d i me del l a s t at a le p er Va ld a g no. Q ue s t ’u lt i m a s fo c i a i n u n a g r a nde r ot ator i a c he pr e sid i a u n a z on a s t r ate g ic a i nc i s t at a t r a i c omu n i d i Monte c c h io appu nto, A r z ig n a no e Tr i s si no. Venendo d a s ud , d a A lte C e c c ato p er i ntender si, s u l l a si n i s t r a s ve t t a no le c onc er ie del
Gr upp o R i no Ma s t r ot to, p o c o olt r e , s empr e nel c o mu ne d i Tr i s si no, c i s ono i c apa n non i c he o s pit a no i l s up er m a rke t del Gr upp o R a mond a . S u ll a de s t r a , u n p o’ più n a s c o s to, i l g r a nde s pac c io A ntinea-A rman i. Un p o’ più a nor d , n a s c o s to t r a i c ol l i monte c c h i a n i e d i La giunta: Castelgomber to porterà lavoro c’è i l g r a nde s t abi l i mento c h i m i- e sviluppo c o del l a M iten i.
Un temp o t r a l a s t at a le e lo s te s so s t abi l i mento del l a M iten i c’er a u n a g r a nde s t r i s c i a ver de d i olt r e u n k i lome t r o e me z z o c he m it igav a l’i mpatto v i sivo r i s p e t to a l l a z on a dens a mente i ndus t r i a l i z z at a c he
a Tr i s si no si t r ov a s u l l ato o c c ident a le del l a s t at a le . O r a a nc he quel r e t t a ngolo s t a p er s pa r i r e . L a s o c ie t à K or i s i n f at t i h a ot tenuto l a p o s si bi l it à d i lot t i z z a r e i ter r en i c he s ono d i slo c at i non molto lont a no d a l t r atto del l a f ut u r a p e demont ana. L a nov it à L a nov it à r i s p e t to a l le lot-
t i z z a z ion i del pa s s ato è c he g l i s c hele t r i dei f ut u r i c apa n non i (c omu nemente c ono s c iut i c ome pl i nt i a nc he s e l a ter m i nolog i a non è pr opr io c or r e t t a) s ono s t at i r e a l i z z at i non d a c h i c omp er er à le a r e e p er e d if ic a r e le pr opr ie s t r ut t u r e , m a d a l lo s te s s o lot t i z z a nte ov ver o l a K or i s. Q ue s t ’u lt i m a i n f at t i r e a l i z z er à s o pr a i te t t i de g l i s te s si u n a g r a nde pa r c o s ol a r e i n g r ado d i pr o du r r e a n nu a lmente 216 0 Me gaw at t c ome i nd ic ato i n u n pu nt ig l io s o s er v i z io del G d V del 22 ottobr e 2010 a pa g i n a 3 4 . I n s oldon i i l pr iv ato p ot r à c o m i nc i a r e a pr o du r r e ener g i a ele t t r ic a p er venderl a a l l’ E nel a pr e z z o m a g g io r ato, c ome pr e ve de l a le gge s t at a le . L a r e a l i z z a z ione de g l i i mpi a nt i fotovolt a ic i c o s ter à a l l a g r o s s a s u i 7 m i l ion i d i eu r o ment r e i m a nu f at t i e d i l i ver r a n no, s empr e a l l a g r o s s a , s u i due m i l ion i. I l pi a no d’a r e a i nve c e è pa r i a 85 .0 0 0 me t r i qu ad r i. C onte s t a z ion i O v v i a mente si t r at t a d i u n a lot t i z z a z ione d i g r a nde ent it à p er u n c omu ne r el at iv a mente pic c olo c ome Tr i s si no. C ’è c h i non l’ h a pr e s a b ene . F r a que s t i c’è i l c onsig l ier e c omu n a le G er a r do Lup o s pa l le g g i ato d a l l a l i s t a c iv ic a C it t ad i n a n z a at t iv a (v ic i n a a l c ent r o sin i s t r a): «Per non e s s er e
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pr o dut t ivo v a ad i nc ide r e a nc he s u Monte c c h io e d A r z ig n a no. S opr at t ut to p er ò a c he c o s a s er vono a lt r e a r e e i ndu s t r i a l i i n u n a z on a pr ofond a mente i n c r isi? Un ter r itor io c o sì s e lo può p er me t ter e a nc he i mm a g i n a ndo u n a r ic adut a s u l pi a no o c c upa z ion a le , t ut t a d a d i mo s t r a r e p er a lt r o? S ono que s te le dom a nde ver e c he g l i a m m i n is t r ator i dov r ebb er o p or si. P u r t r opp o l a ge s t ione del ter r itor io, d a noi c ome nel r e s to del Pae s e è f at t a d a s empr e d a i p o s s e s s or i del le a r e e , i qu a l i non h a n no g l i s t r u ment i c u lt u r a l i p er v alut a r e i l t ut to c on u n a pr o s p e t t iv a c he non può ap pa r tener e a l l’i mpr end itor e . Ma l a p ol it ic a , d a que s to pu nto d i v i s t a è u g u a l mente molto c a r ente . I n fondo m i c h ie do, m a non s a r ebb e s t ato molto me g l io r e a l i zz a r e i l s olo pa r c o s ol a r e? A nc he i l pr iv ato c i av r ebb e f at to u n a f ig u r a b en m ig l ior e». Foto Mi lioni
s p e t t ator i c h ie d i a mo a t ut t i i c it t ad i n i d i a lz a r si, d i f i r m a r e c on noi l’e s p o s to a l le autor it à c o mu n a l i d i v ig il a n z a e d i c h ie Le critiche: der e c on for z a a i r e s p on s abi l i la zona è già s e u n’op er a z ione cementificata s p e c u l at iv a in u n’a r e a a r i s c h io può c o s t it u i r e u n a r e a le pr o s p e t t iv a p er Tr i s si no, s e è que s to c he vog l i a mo p er i l no s t r o f ut u r o, s e non h a più s en s o r ic ono s c er e u n a p o s si bi l it à i n quel lo c he molt i c h i amo p er c or si del l a enogas t r onom i a , del l a c u lt u r a e del t u r i smo (pr i m a r i s or s a e c onom ic a del l a R e g ione Vene to), i n quel lo c he molt i c h i a m a no e c onom i a ver de e c he pa r te d a u n a p ol it ic a c he s appi a g u id a r e l’e c ono m i a e i l pr iv ato p er pr i mo, f avor endo l’i n s e d i a mento d i a z iende r e a l i p er l avor i r e a l i, c ont r ol l a ndo lo s pr e c o del ter r itor io e r e gol a ndo le i n i z i at ive pr iv ate c on l’i nter e s s e d i t ut t i». L a vo c e del l a g iu nt a S u l l’a lt r o ver s a nte c’è l’a mm i n i s t r a z ione c omu n a le le g h i s t a c apit a n at a d a l pr i mo c it t ad i no C l aud io R a nc a n c he ve de nel pr oge t to u n a g r a nde opp or t u n it à «d i l avor o e d i s v i lupp o p er t utt a l a no s t r a z on a». R a nc a n
p er a lt r o er a più volte i nter venuto p er c h io s a r e le te si del l a m inor a n z a s pie ga ndo c he «l’iter bu r o c r at ic o c he i nter e s s a l a lott i z z a z ione K or i s è s t ato at tent amente v a g l i ato
d a g l i u f f ic i c omu n a l i» e c he s ot to i l pr of i lo te c n ic o a m m i n i s t r at ivo l a pr at ic a è s t at a p or t at a av a nt i s e g uendo s c r up olo s a mente l a le g i sl a z ione v igente . Pa r o le pr e c i s e c ond iv i s e i n toto
d a l l’a s s e s s or e a l l’u rba n is t ic a E r i k a S te f a n i. Q ue s t ione d i fondo C ’è p er ò u n’a lt r a vo c e c he v a pr e s a i n c on sider a z ione . E n r ic o R o s a , r e s p on s abi le v ic ent i no del s e t tor e ter r itor io e c u lt u r a p er Mov imento Z er o, l’a s s o c i a z ione c he f a c ap o a l lo s c r it tor e
| Il tratto di statale che corre a fianco della nuova lottizzazione Koris
Ma s si mo F i n i, s p o s t a l a que s t ione s u u n a lt r o ver s a nte: «Io non ho pr oblem i a c r e der e c he l’iter si a s t ato r e gol a r e . Ma l a que s t ione è u n’a lt r a . I l c ompa r to i n c u i n a s c er à i l nuovo p olo
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Le incognite sul futuro dell’area castellana Il nuovo casello di Alte è fermo al palo mentre su Montecchio si materializza lo spettro di una grande colata di cemento
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econdo il Sole 24 Ore di ottobre nel Veneto stanno per essere avviati lavori per 10,7 miliardi di euro. Si tratta ovviamente di infrastrutture. Nel frattempo sembra subire continui rinvii l’unica opera che serve veramente alla nostra zona cioè la bretella e lo spostamento del casello di Alte: costo stimato 120 milioni di euro. Alcune delle infrastrutture previste interesseranno pesantemente proprio il territorio di Alte e Montecchio. Basti pensare alla Pedemontana, un’opera a grande impatto ambientale anche sul tessuto urbano su cui abbiamo già espresso la nostra contrarietà al tratto della valle dell’Agno, da Alte a Malo, oltre al raddoppio dell’autostrada A4 che, in pratica, comporterà il passaggio di 14 corsie in totale, a ridosso e sopra al centro abitato di Alte; il tutto con conseguenze facilmente immaginabili.
Accanto a queste bisogna poi aggiungere la TAV, il CIS (area di intervento 500.000 metri quadri) con annesso centro commerciale ed eventuali altri appetiti. Come si sa l’appetito vien mangiando... il territorio. Al contempo si registra l’ultima richiesta da parte di una società privata controllata proprio dalla “Serenissima Brescia Padova”. Richiesta di costruire un autoparco per 500 TIR su una superficie pari a 100.000 metri quadri e oltre. Richieste del genere saranno sempre più pressanti una volta realizzata la Pedemontana e il CIS: proprio perché lo consente e lo prevede il “Piano Territoriale” varato dalla Giunta Regionale un anno fa, sul quale assieme a tante associazioni del Veneto, abbiamo presentato osservazioni critiche. L’Ovest vicentino si caratterizzerà così come un territorio di attraversamento per traffico di lunga
| Traffico sulla statale per Lonigo (foto Milioni)
percorrenza e per altri eventuali insediamenti collaterali, che nulla hanno a che vedere con i bisogni locali. Ma c’è consapevolezza da parte di chi ha responsabilità amministrative e di governo del territorio di quale sarà il volto futuro di questa zona e gli effetti sulla salute, sul consumo di suolo e sulla vivibilità? Bruno Chiari, attuale direttore generale della società Autostrade Brescia Padova, ha inviato una lettera al comune di Montecchio per tranquillizzare rispetto ai tempi di realizzazione di queste opere; le quali sarebbero completate entro il 2016. In realtà parecchi dubbi si erano materializzati quando Titti Schneck, presidente della spa e presidente della provincia berica, aveva rilasciato dichiarazioni che non concordavano molto con quelle di Chiari. C’è da fidarsi? Da una lettura attenta della lettera di quest’ultimo nascono spontanee cinque considerazioni. Uno, l’obbligo per la Società Autostrade di spostare il casello di Alte e costruire la bretella
era già previsto nel 1996 in cambio della concessione senza gara per la gestione dell’Autostrada BS-PD. Due, dopo parecchio tempo finalmente, nel febbraio 2006, è stato sottoscritto in regione il progetto definitivo con la presenza dei comuni interessati, Anas, Autostrada e altri per un totale di 43 enti. Il progetto per di più prevede la realizzazione di tutte le opere accessorie e non sempre a carico della Brescia Padova. Tre, nuovamente la società autostrade BS-PD chiede il prolungamento della concessione per finanziare l’opera e dare avvio ai lavori. Quattro, nel 2007 viene prolungata la concessione e l’avvio dei lavori era previsto per il gennaio 2009. Cinque, ora siamo ormai alla fine del 2010… La bretella e lo spostamento del casello sono opere non più rinviabili; la situazione è già di fatto insostenibile sia per i cittadini di Alte che per chi abita a Brendola o paesi limitrofi e deve attraversare Alte. Per questo è necessario che l’amministrazione di Montecchio insieme agli altri comuni
| Il casello di Alte (foto Milioni)
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vicini si faccia promotrice di un incontro pubblico a Montecchio, alla presenza del presidente della provincia e assieme ai vertici della Serenissima. Unitamente ai rappresentatnti della giunta regionale del Veneto. L’incontro ovviamente non dovrebbe essere dedicato solo al tema specifico della bretella e del casello, ma pure agli effetti che l’accumularsi delle varie opere, se realizzate, produrrà sul nostro territorio. Il tutto anche alla luce delle caratteristiche idrogeologiche proprie della zona di Montecchio-Brendola. In questo senso infatti non bisogna dimenticarsi dei possibili problemi, dovuti all’eccessiva cementificazione e alla distruzione di aree agricole, che l’alluvione ha drammaticamente messo in evidenza. Alluvione che da sola costituisce un monito chiaro a ripensare il nostro modello di sviluppo e il nostro rapporto col territorio. Maurizio Ferron responsabile Cgil Ovest vicentino
arzignano
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Capire il sistema scolastico italiano
Mentre i ragazzi stranieri si integrano sempre più velocemente, permane tra i loro genitori la difficoltà a confrontarsi con la nostra organizzazione. Il personale docente può colmare questa distanza
di Luca Fantò
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uello che potrebbe accadere, quello che quasi tutti vorremmo accadesse, è che gli stranieri arrivati in Italia per lavorare, per vivere in condizioni dignitose, per partecipare alla costruzione della società, riuscissero nel tempo ad integrarsi fino a confondersi e scomparire in una nuova comunità italiana, senza distinzioni. E’ quello che potrebbe accadere, è ciò per cui molti, nell’ovest vicentino, si stanno impegnando affinché accada. Come già segnalato dall’Osservatorio sulle famiglie della Regione Lazio, con uno studio sui minori immigrati, in Veneto gli alunni stranieri parlano sempre di più e sempre meglio la nostra lingua. Dallo stesso studio emerge anche la crescente capacità di integrazione dei ragazzi stranieri al nostro contesto. Nel nord-est italiano questi risultati sono il frutto delle politiche di integrazione del passato e soprattutto il frutto del lavoro dell’insieme dei singoli operatori e docenti che hanno operato ed operano sui fronti “più caldi” dell’accoglienza e dell’inserimento. Certamente sono presenti ancora molte difficoltà, specialmente con gli stranieri adulti. Dagli studi e dall’esperienza di chi lavora sul campo infatti emerge ad esempio come le principali difficoltà derivino dalla scarsa conoscenza da parte delle famiglie dell’organizzazione del sistema scolastico, difficoltà di fronte alla comprensione ed alla compilazione della modulistica adottata dagli istituti, difficoltà ad instaurare un rapporto continuo e costruttivo tra famiglia e scuola. Difficoltà che vengono affrontate e con-
tenute grazie a continui inviti ad incontri con il personale docente (inviti spesso ancora non accettati), grazie alla realizzazione di comunicazioni nella lingua di origine delle famiglie straniere, grazie ad incontri individuali, grazie alla traduzione della modulistica e grazie all’intervento dei mediatori culturali. Si tratta di interventi altamente professionali e determinanti. Ma a tutto ciò sottende l’abnegazione e la fantasia degli insegnanti e degli operatori che vivono quotidianamente il contatto con i giovani e le loro famiglie. La scuola quindi costituisce evidentemente il luogo privilegiato dell’inclusione sociale e non è un caso che i percorsi di integrazione che in essa si progettano e si sviluppano si dimostrino efficaci nell’accogliere e soprattutto nel valorizzare le diversità. Il Veneto è ai primi posti per percentuale di studenti immigrati. Nel vicentino ci sono migliaia di studenti stranieri, rappresentano quasi il 10% del totale della popolazione studentesca. Sarebbe perciò impensabile ignorare o peggio considerare “marginale” o temporaneo il fenomeno. Si tratta di un’opportunità che non deve sfuggire al nostro territorio. L’opportunità di poter arricchire, vivificare una società che sembrava destinata al collasso demografico e culturale e che invece, proprio grazie all’afflusso di stranieri, ha ora l’opportunità di godere di una rinnovata giovinezza. Giovinezza che ha certamente un costo. Il costo economico di investimenti per la scuola, per le strutture sanitarie, per le strutture di accoglienza ed assistenza. Un investimento che permetterà ai vicentini, al Veneto,
all’Italia di poter contare su un futuro migliore, di poter affrontare il futuro con serenità. E se esiste una ragione per stare sereni è che
mentre altrove, in un altrove diffuso ma privo di reale spessore, si fa professione di preoccupazione, paura e pessimismo, nella realtà
delle cose ciò che emerge è l’enorme potenzialità e qualità dell’apporto sociale ed economico della presenza straniera in Italia.
Smoking valley ...Segue da pag 9 Questi i dati principali: 33 test eseguiti ad automobilisti; 2 test di sostanza eseguiti a supporto della guardia di finanza (2 cannabinoidi); il 24,2% delle persone testate è risultato positivo (8 positivi su 33 test eseguiti); su 33 test sono state riscontrate 9 sostanze stupefacenti (27%); in un caso assieme ai cannabinoidi è stata rilevata l’assunzione di alcool oltre al limite consentito; in un caso è stata rilevata l’assunzione congiunta di cocaina e cannabinoidi; la fascia d’età 20-25 anni risulta quella con maggiori test positivi (37,5%); nessun test è stato attualmente eseguito su minori; circa il 15% delle persone testate risulta aver assunto cannabinoidi; circa il 6% delle persone testate risulta aver
assunto cocaina; tra i test positivi, le maggiori tipologie di stupefacenti riscontrati sono: cannabinoidi (50%) e cocaina (20%); il sabato sera risulta essere il giorno con la più alta percentuale di test positivi (37%); i test positivi sono comunque ripartiti in quasi tutti giorni della settimana (mercoledì escluso); i test positivi risultano equamente distribuiti in tutte e 4 le fasce orarie giornaliere; i comuni di Chiampo e Altissimo registrano da soli il 50% circa dei test positivi. “Si tratta – dice il sindaco Gentilin - di dati che fanno riflettere e che dimostrano come la lotta all’uso delle droghe debba essere al centro della nostra continua attenzione se vogliamo dare una svolta decisiva al preoccupante fenomeno.
Quest’attività di monitoraggio rappresenta qualcosa di veramente concreto ed innovativo che ci può dare indicazioni puntuali per concretare azioni operative ancor più mirate specialmente nei confronti dei giovani, unitamente ad una campagna di educazione e di prevenzione che veda impegnate Amministrazioni locali, Agenzie educative, Istituzioni pubbliche e private”. “Io e il sindaco non facciamo gli struzzi: ci rifiutiamo di nascondere la testa sotto terra – commenta Marcigaglia – Il problema droga esiste e non può essere sottovalutato. Stiamo finendo la stesura di un importantissimo progetto anti-droga con il quale chiederemo la partecipazione di tutti i comuni della vallata”.
arzignano
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Parroco a sorpresa È arrivato ad anno pastorale già avviato. Don Mariano si presenta
di Emma Grande
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un c ent ro d i ac c og lien za per a due set t ima ne A r z ii g iova ni che pensava no d i g na no ha ac c olto Don ent ra re in semina r io dopo Ma r ia no L ovato, i l nuovo le scuole super ior i. Perché pa r roc o che g uiderà la pa rio per pr imo v i sono ent raroc chia d i Og nissa nt i. In to dopo aver c onseg uito i l oc c a sione del suo a r r ivo ab d iploma d i rag ioniere. Dopo bia mo pensato d i ded ic a rg li quat t ro a nni, nel 1990, mi un’inter v ist a per pre sent a rsono spost ato a V i l la Sa n lo a t ut t i i cit t ad ini. C a rlo, a C ost aPer c om i nc iabissa ra, la c a sa re, vor rei ch ie per g li e serci z i derle d i pa rla re spir it ua li del la del la sua stor ia Dioc e si. Sono a re del la sua forUn amico non r ivato c ome v ic e ma z ione. d iret tore e c ol laSono or ig ina r io d i la pensava boratore d i Don L onigo, la mia facome me, Br uno P iubel lo, mig lia v ive a nc o e g li u lt imi quatra lì. Ho v issuto a così diffusi la t ro a nni ho pre so L onigo f ino a che parola di Dio i l suo posto c ome non sono ent rad iret tore: per un to in Semina r io. tot a le d i ben 1 4 Sono st ato ord ia nni. nato prete nel 1973 e la mia Nel 2004 , l’a l lora ve sc o pr ima e sper ien za l’ ho fat t a vo C e sa re Nosig lia mi ha in un c ent ro voc a z iona le d i chie sto d i a nda re a V ic en za Schio, dove lavorato f ino a l c ome v ic a r io episc opa le del1986, qua ndo a ssieme a Don la cit t à e pa r roc o del la pa rNic o Da l Molin ho ist it uto roc chia d i Sa n P iet ro, dove la c omunit à “Il Ma ndorlo”,
sono r ima sto f ino a pochi g ior ni fa, qua ndo mi è st ato a f f idat a la pa r roc chia d i A rz ig na no. Improv v isa mente d irei: avevo appena av v iato l’a nno pa stora le nel la pa rroc chia d i Sa n P iet ro. Q u i nd i i m mag i no sia st ato u n pa s so d i f f ic i le sot to i l pu nto d i v i st a a ffet t ivo. Ero a Sa n P iet ro da sei a nni, e c er t a mente e ssendo st at a la mia pr ima e sper ien za c ome pa r roc o ne ero a f fe z ionato. Ini z ia lmente ero un po’ per ple sso nel l’ac c et t a re que sto inc a r ic o, infat t i mi rendevo c onto che in cit t à la f ig ura del la pa r roc chia ha una v it a lit à d iversa, ment re in una rea lt à d i prov incia c ome A r z ig na no, la pa r roc chia d i Og nissa nt i a ssume una f un z ione più decisa. Mi sto ac c orgendo che la f ig ura del pa r roc o qui è forse d i mag g ior r i lievo. C om’è i l suo rappor to c on i g iova n i?
del Sig nore; la g ioia che ho Ho lavorato molto c on i g io provato qua ndo, dopo e sse va ni perché mi oc cupavo dei re r iuscito a por t a rlo ad un c ent r i voc a z iona li, e a V i l la r it iro spir it ua le, mi c onf idò Sa n C a rlo ho av uto modo d i la felicit à a ssaporat a in quei st a re molto a c ont at to c on moment i, è st at a fonda menloro. C onst ato c on molto t a le per la mia voc a z ione. piac ere che qui ad A r z ig naPa rla ndo di A r z ig nano ho av uto c ome predec e sno nel lo spec i f ic o, dopo sor i dei pa r roci molto ef f ii suoi pr i m i cient i; c on i g io qu i nd ic i g ior n i va ni ha nno fat to che i mpre s sio un buonissimo n i si è fat to? lavoro a nche don Decisa mente ho Diego e don Do subito perc epimenic o. In f ut uro to che la cit t à mi oc cuperò del- Dai bambini a ma i suoi pre le pa stora li del le si può t i. L’ac c og lien za pa r roc chie v iciè st at a c a lorosa. ne a f f inché ci sia imparare la In que st i g ior ni una c ol labora z io - semplicità mi sto muovenne che por t i deg li do per inc ont ra re ef fet t iv i benef ici e c onosc ere un a l la pre sen za g io po’ t ut t i.. F inora sono st ato va ni le. Impor t a nte inolt re a l l’A si lo Bona z z i, a l pensio è i l r uolo dei ba mbini: fonnato Sc a labr in e a l dopo da ment a le è v ivere ac c a nto scuola K a r ibuni. Ho av uto a loro. Si impa ra da loro la a nche g ià un inc ont ro c on semplicit à. l’a m minist ra z ione c omunaQ ua l i sono st ate le e spe le: i l sindac o mi ha pre senr ien ze che le ha n no fat to t ato t ut t i i d ipendent i del luc e su l la sua voc a z ione? c omune e ho v isto una bel la Inna n z it ut to l’educ a z ione rea lt à. Inf ine c’è da d ire che che mi ha nno impa r t ito i chi mi ha prec eduto ha creamiei genitor i: la mia è una to sinerg ia: sono a r r ivato i l fa mig lia numerosa, sia mo in g ior no d i Og nissa nt i e subiset te f ratel li cre sciut i c on to ho not ato qua nte persone una for ma z ione cr ist ia na sic ol labora no per l’a nda meng nif ic at iva e sola re, v issut a to posit ivo del la pa r roc chia. g ior no per g ior no. Mio paL a gente pa r tecipa c on end re, che era sacre st a no pre st usia smo e c on v it a lit à a l la so i l duomo d i L onigo e mia v it a pa r roc chia le e que sto mad re, c a sa linga, f in da picmi r iempie d i orgog lio. G e sù c oli ci ha nno inseg nato ad ci ha pa rlato del la v ite e dei a iut a rci l’un l’a lt ro e ha nno t ra lci: si sa che è lui a fa rsempre av uto un’at ten z ione la f r ut t if ic a re, ma, ma no a pa r t ic ola re per persone a nma no che ved i i t ra lci f ior iz ia ne e bisog nose, che ospire e r if ior ire, c apisci che la t ava mo in c a sa nost ra c ome v ite è sa na e piena d i ener fossero dei pa rent i. Sopratg ie. Sen za dubbio sono st ato t ut to l’aver v issuto un’a mic ontento d i ciò che ho t rovaci z ia c on un c oet a neo che to e sono sicuro che ci sono non c ond iv ideva in pieno le le ba si per un f ut uro d i cre mie e sper ien ze relig iose, mi scit a a ssieme in una rea lt à ha por t ato in adole sc en za serena. a l la decisione d i ded ic a rmi a d if fondere la pa rola
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arzignano
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A SCUOLA DI CALCIO A 5 Al “The Game” Fabrizio Amoroso insegna ai bambini la visione sudamericana del giocare a pallone. Contente le mamme, che possono portare i figli in un impianto confortevole al coperto.
di Emma Grande
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ar divertire i bambini facendo sport e insegnando loro il gioco più bello del mondo. E’ questa l’idea che, alla fine dell’estate, ha spinto Fabrizio Amoroso, famoso attaccante dell’Arzignano Futsal, e Michele Pellizzari, imprenditore di Arzignano nonché titolare del centro sportivo polifunzionale “The Game” di Zermeghedo, ad intraprendere il percorso di insegnamento del calcio a 5 ai bambini nati dal 1997 al 2005. L’ispirazione principale arriva dal Sudamerica, dove il 90% dei ragazzi, prima di giocare a calcio a 11, inizia dal calcio a 5: grandi campioni del calibro di Ronaldo, Cambiasso, Ronaldinho e Messi hanno iniziato infatti in scuole come questa, e successivamente, avendo dimostrato di avere grandi doti atletiche, sono passati al calcio a 11. La differenza principale fra i due sport sta appunto nel fatto che il calcio a 11 è più atletico, mentre il calcio a 5 è più tecnico. In quest’ultimo poi si è sempre nel vivo del gioco: tutto si fa più veloce e le azioni sono più numerose, come più numerosi sono i gol. La tecnica è proporzionata alla velocità, basta una distrazione di un attimo per subire gol dall’avversario. Il calcio a 5 si basa sul controllo di palla, sul passaggio veloce e sulla capacità di esaltarsi negli spazi stretti; senza contare le ridotte dimensioni del campo, che consentono di toccare palla in continuazione, lasciando quindi ad ogni bambino modo di rendersi partecipe del gioco. Ciò che rende l’iniziativa particolarmente interessante è il fatto che, non essendo legata a nessuna squadra, come avviene di solito per le scuo-
le calcio di paese, non vi è alcuna logica economica e non si cerca di far crescere sportivamente solo il bambino talentuoso che un domani potrà giocare nella rosa della prima squadra: l’obiettivo principale è l’insegnamento, profuso in maniera paritaria a tutti i bambini. Senza dubbio per giocare a calcio ci vuole talento, ma non è un dono divino e con un buon e che viene migliorato o corretto maestro si può imparare anche tramite gli accorgimenti tecnici partendo da zero. Gli allenatori dell’allenatore. “Al The Game posnon sono dei semplici volontari, siamo vantare veramente l’utilizma sono atleti professionisti: lo zo di un metodo deduttivo, perché stesso Amoroso, che vanta due il nostro personale tecnico è piescudetti e due supercoppe italiane namente qualificato - spiega Pelcon la maglia dell’Arzignano Grifo lizzari - Ribadisco che sono atleti e una Coppa Italia con la Marca professionisti. I bambini vengoTrevigiana, e l’argentino Luciano lasciati in buonissime mani.” no Antonelli, laterale di ruolo dai L’attività della scuola grandissimi dribcalcio per i più piccobling, anch’egli li invece è indirizzata ex militante in A1 maggiormente verso la con l’Arzignano forma ludica, in quanGrifo e ora nella to apprendimento e rosa dell’Arzigna- I ragazzi divertimento sono pono Futsal. “Non apprendono sti sullo stesso piano. ci limitiamo a far Essenziale è anche la giocare i ragazzi la tecnica qualità degli impianti. liberamente - dice da atleti “La scintilla che ha fatAmoroso - Io e Lu- professionisti to scaturire in me l’idea ciano giochiamo di istituire una scuola assieme a loro in calcio è il fatto che un modo tale da mocampo di calcio a 5 è più a misura strar loro gesti e tecniche. Siamo di bambino - continua Pellizzari convinti che giocare con i ragazzi Al The Game gli impianti sono sipossa dar loro una spinta a livello curi: si da la possibilità al giovane tecnico”. Continua spiegando che di giocare su una superficie di un i metodi di insegnamento/apprencentimetro di gomma, liscia e ridimento dei quali si servono sono scaldata, diversamente da ciò che due: quello deduttivo, che si basa avviene nel calcio a 11 dove i camsulla capacità dell’insegnante di pi sono spesso pericolosi e troppo mostrare al bambino il gesto atgrandi per un bambino di tenera letico, il quale lo ripeterà fino a età. Una sicurezza in più anche che non apprenderà il movimenper le mamme, che possono esseto corretto, e quello induttivo, re certe di far giocare i loro figli basato al contrario sulla capacità in un ambiente protetto, al riparo dello stesso bambino, che compie dalle intemperie, igienico e conil gesto atletico spontaneamente
dre fra le più importanti della provincia, quali l’Arzignano Futsal, il Montecchio Futsal e l’Arso Calcio Femminile”.
fortevole. Questa struttura infatti, che è stata pensata su misura per il calcio a 5, oltre alla scuola calcio, ospita gli allenamenti di squa-
Ad Arzignano
il primo personal trainer nel Vicentino L’attività fisica, intesa come vero e proprio farmaco, da somministrare a dosi appropriate a seconda delle esigenze individuali. Istruzioni per l’uso allo studio 4U (E.G.) Da un’idea del chinesiologo Mirco Zanellato ha aperto da circa un anno nella città del Grifo il primo studio di personal trainer di tutto il Vicentino. Dopo aver lavorato nel settore del fitness, Zanellato ha maturato l’idea di aprire un’attività per fornire un servizio realmente su misura, diverso dallo standard delle palestre. È un format già affermatosi in realtà più grandi, come Milano, Verona e Padova. “Non a caso ho scelto Arzignano, - spiega lo stesso Mirco – è il centro che offre più possibilità nella zona: qui si riesce a lavorare bene, ci sono persone più
recettive e una mentalità pronta ad una realtà innovativa”. Punto focale della proposta è un programma personalizzato studiato passo a passo con il cliente: si costruisce un allenamento su misura, ma si punta anche a trasmettere principi che possano essere utili nel quotidiano. “La maggior parte delle persone che praticano attività fisica lo fanno dedicandovi dalle due alle tre ore alla settimana. Per questo ritengo indispensabile insegnare alcuni accorgimenti, come l’ergonomia ed il controllo posturale, per mantenere il beneficio anche oltre l’allenamento”.
» TRATTAMENTO ACQUE » APPARECCHIATURE INDUSTRIALI E CIVILI » CONDIZIONANTI CHIMICI » DISINCROSTAZIONI » ANALISI E CONSULENZE Via dell'Artigianato, 13/B. Z.I. - 36030 VILLAVERLA (VI) - Tel. 0445 - 350252 - Fax. 0445 - 350230 E-mail: info@chimeco.net - Indirizzo internet: www.chimeco.net
volontariato
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ViPiù
Volontariato
5 DICEMBRE 2010,
Pagina redazionale realizzata in collaborazione con il Centro Servizi Volontariato
GIORNATA INTERNAZIONALE DEL VOLONTARIO l 5 dicembre è la giornata che le Nazioni Unite hanno deciso i dedicare alla celebrazione del volontariato o, meglio ancora, dei volontari. Una giornata all’anno pensata per sottolineare il contributo che i volontari apportano alla realtà in cui vivono, per riconoscere il valore delle azioni che tanto i singoli quanto le organizzazioni intraprendono quotidianamente nei più svariati ambiti della società. Il CSV di Vicenza, come gli altri Centri di Servizio del Volontariato del Veneto, ha scelto di cogliere questa occasione per creare un momento di incontro a livello provinciale, una serata da trascorrere tutti insieme, un momento di festa da condividere: Il Centro di Servizio per il Volontariato della Provincia di Vicenza in collaborazione con Fiera di Vicenza organizza In viaggio con Fabrizio Genova Sardegna andata e ritorno domenica 5 dicembre 2010 – ore 20:30 Durante la serata saranno inoltre premiati i vincitori del concorso “Racconta le Azioni Solidali”. Ingresso libero Nella realtà in cui viviamo, nella quale sono spesso le cattive notizie a
essere urlate, ostentate e sovraesposte, capita a volte che siano invece le azioni più positive a non trovare visibilità e a restare nel silenzio. In un territorio come il nostro, talvolta frettolosamente bollato come freddo e schivo, interamente votato al lavoro inteso come fonte di guadagno, sono ben 357 le associazioni di volontariato iscritte al registro regionale, senza contare tutti quei gruppi che operano a livello informale: un’intera comunità di persone che quotidianamente e gratuitamente si impegna ad apportare il proprio contributo al miglioramento della realtà che la circonda. Ciascun membro di questa variegata comunità sceglie di operare nell’ambito che più gli appare congeniale: la maggior parte dei volontari (circa l’80%) ha deciso, ad esempio, di impegnarsi nel sostegno alle persone, molti altri si dedicano all’ambiente, tantissimi promuovono uno stile di vita rispettoso dell’uomo e del territorio, sostengono il rispetto delle pari opportunità, senza distinzione di genere e provenienza, per costruire una società accessibile a tutti, liberata tanto dalle barriere architettoniche delle infrastrutture quanto
da quelle del pensiero. L’importanza del lavoro che queste persone svolgono, l’impegno che profondono a favore del nostro territorio, appare in questi giorni quanto mai evidente: “Sono purtroppo le situazioni drammatiche come quella che il nostro territorio si trova a fronteggiare in questo momento” afferma infatti la presidente del CSV Maria Rita Dal Molin, “a rendere visibile la forza e l’impegno del volontariato vicentino, ma proprio per celebrarne
A SERVIZIO DEL VOLONTARIATO VENETO.
I CSV Centri Servizio Volontariato del Veneto sono previsti dalla L. 266/91. Grazie alle Fondazioni bancarie sostengono la progettazione sociale e offrono servizi gratuiti a 2.425 associazioni iscritte al registro regionale e a migliaia di altre associazioni, non iscritte. Sono gestiti da 7 coordinamenti cui aderiscono 1.385 associazioni (66% del totale).
Nel 2009 hanno realizzato
2.019 PROGETTI
con le associazioni di volontariato iscritte al registro regionale
5.465 CONSULENZE in ambito legale, fiscale e progettuale
4.125 ORE DI FORMAZIONE ai volontari
10 SITI INTERNET con mezzo milione di utenti
20% SERVIZI
21.500 CONTATTI DI GIOVANI negli istituti scolastici
100 INCONTRI adv freskiz.com
I
per favorire la co-progettazione e il lavoro di rete fra associazioni e istituzioni locali
80% PROGETTI
Raggiungendo in totale
10.000 VOLONTARI
e oltre 5.000 associazioni impegnati nell’assistenza alle persone, nella sanità, nel sociale, nella protezione civile, nell’ambiente, cultura, ecc.
VERSO IL 2011 - ANNO EUROPEO DEL VOLONTARIATO
il lavoro, anche quello più minuto e quotidiano, e per farlo conoscere in tutte le sue sfaccettature anche a chi non ha mai avuto l’opportunità di farlo, nascono occasioni come quella del 5 dicembre o dello scorso 2 ottobre, decennale di Azioni Solidali, manifestazione annuale del CSV di Vicenza.” In questa giornata, ad esempio, ben 120 associazioni del nostro territorio hanno animato il centro di Vicenza, incontrandosi e raccontandosi con quanti passavano e chiedevano informazioni. Sono anche queste infatti (e non solo quelle più drammatiche) le occasioni in cui i volontari si riuniscono, rendendo visibile una comunità forte e coesa, che sa unirsi nel dolore e nel lavoro, ma anche nella gioia della festa, una comunità che concretizza in un sorriso e in una mano tesa concetti come accoglienza, incontro e solidarietà. C’è stato poi anche chi ha saputo trasporre in forma artistica questi valori, fermando in una foto, in un video, un disegno, un racconto o una poesia le emozioni e i pensieri nati nel corso della manifestazione in piazza del 2 ottobre. A questa occasione d’incontro è stato infatti legato il con-
IL CENTRO DI SERVIZIO PER IL VOLONTARIATO DELLA PROVINCIA DI VICENZA IN OCCASIONE DELLA
GIORNATA INTERNAZIONALE DEL VOLONTARIO
International Volounteer Day - 5 dic Giornata Internazionale del volontario - 5 dic
I CSV del Veneto
Anno europeo del volontariato 2011
ORGANIZZA LO SPETTACOLO:
In viaggio con Fabrizio Genova - Sardegna andata e ritorno
Il nuovo spettacolo delle Officine del Suono con Paola Rossi (La Piccionaia - I Carrara)
domenica 5 DICEMBRE 2010 - ORE 20.30
IN FIERA A VICENZA - SALA PALLADIO - INGRESSO LIBERO
lo spettacolo sarà l’occasione PER IL csv di vicenza DI lanciare il 2011 anno europeo del volontariato e DI premiare i vincitori del concorso “racconta le azioni solidali” ...VI ASPETTIAMO! per informazioni:
Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza Contrà Mure San Rocco, 28 - 36100 Vicenza Tel. 0444 / 235308 - Fax. 0444 / 528488 e-mail: info@csv-vicenza.org - sito web: www.csv-vicenza.org
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n queste settimane la Protezione Civile di Vicenza avrebbe dovuto essere al centro dell’attenzione per la concretizzazione di un importante accordo siglato con la Provincia in merito alla realizzazione di progetti di formazione ideati in co-progettazione con il CSV. Si tratta, in pratica, della strutturazione di una serie di corsi di preparazione per i volontari, strutturati in più livelli e pensati per garantire un programma formativo condiviso da tutte le Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile del territorio. L’importanza del progetto, primo del suo genere nel Veneto e con pochi precedenti a livello nazionale, si evince anche dai numeri: 200 volontari di 49 organizzazioni di volontariato iscritte all’Albo dei gruppi di protezione civile, impegnati in 15 fine settimana per oltre 9400 ore di formazione, come spiega l’Assessore alla Protezione Civile Marcello Spigolon. “La formazione”, afferma in seguito l’Assessore, “ è la strada seguita dalla Protezione Civile per garantire la massima qualificazione, affidabilità ed efficienza in situazioni di emergenza”, essendo “l’unico mezzo per consentire ai gruppi volontari di rappresentare una valida risor-
sa per il territorio al verificarsi di un’emergenza”. Durante il mese di ottobre sono stati dunque attivati i primi sette corsi per la preparazione di formatori di base, capo-squadra, capo-campo e operatori di sala operativa. Il primo novembre, tuttavia, si è verificato l’impensabile. La situazione di emergenza che il nostro territorio si è trovato a vivere ha sconvolto ogni ordine di priorità, determinando tra l’altro la sospensione dei corsi fino a gennaio: di tutt’altro genere rispetto al previsto sono state allora le motivazioni che hanno posto la Protezione Civile e i suoi volontari al centro dell’attenzione, portandoli sulle prime pagine dei nostri quotidiani. Tra le terribili immagini di città e paesi sommersi d’acqua e di fango, nelle fotografie di case e negozi devastati, di automobili distrutte, di cumuli oggetti inservibili accatastati per le strade, spiccano le figure dei tanti volontari che fin dalle prime ore si sono attivati per accorrere in aiuto della popolazione, cercando di coordinare le forze per contrastare la drammaticità della situazione. “Il 2 novembre, dalle prime stime, oltre 1000 volontari di Protezione Civile erano in servizio: alcuni chiamati dal proprio
comune, altri dalla Provincia, per fronteggiare le principali situazioni di emergenza verificatesi soprattutto a Vicenza, Caldogno, Recoaro”, spiega Spigolon. La precedenza, da protocollo, è andata alle abitazioni: “Io sono arrivato a Vicenza presso la caserma dei vigili del fuoco la mattina del 2 novembre, con una squadra formata di tre persone e una pompa idrovora” racconta ad esempio Paolo Borin, volontario della squadra di Protezione Civile Mesquilese. “Siamo partiti per la prima abitazione, un appartamento con circa 60cm d’acqua, ma in quel quartiere abbiamo trovato altri scantinati e garage allagati. Siamo stati lì per circa sei ore aiutando gli abitanti a risolvere qualche problema, come ripristinare alcune pompe ad immersione che erano bloccate, ma siamo riusciti a sistemare ben poco, nonostante la buona volontà: eravamo solo in tre con una pompa idrovora, continuava a piovere, i tombini continuavano a sputare l’acqua che prosciugavamo… Volevamo aiutare ma in alcuni momenti non è mancata la frustrazione”. La spaventosa situazione che i volontari si sono trovati davanti, la frustrazione provata nel lottare contro l’acqua e il
fango, sono perfettamente descritti dalle parole di questo volontario, che è impossibile leggere senza un moto di empatia e gratitudine. “Nel pomeriggio ci siamo spostati in piazzale Lorenzon”, continua, “dove i garage e i magazzini dei negozi erano completamente allagati. In quel contesto eravamo più squadre, dovendo intervenire su un complesso più ampio: abbiamo continuato ad estrarre acqua fino a serata inoltrata, ma la sensazione era che nonostante le tante forze e pompe impegnate, il livello dell’acqua non scendesse mai. Siamo tornati a casa, stanchi, fradici, sicuri di aver aiutato, ma con la sensazione nel cuore, che ben poco era stato il nostro aiuto rispetto alla gravità del problema”. Anche nei giorni successivi, quando il problema non è stato più quello di rimuovere l’acqua, ma piuttosto il fango, l’impegno dei volontari non è certo venuto meno. “Abbiamo spazzato, spazzato e spalato e ancora spalato”, racconta Borin, che pur non negando la fatica e la desolazione provate in quei frangenti, si affretta a spiegare da dove i volontari abbiano trovato le energie per portare avanti un lavoro tanto estenuante: “In quanto all’umore
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corso “Racconta le Azioni Solidali”, concepito per valorizzare la creatività dei volontari e per fissare con parole e immagini le belle emozioni vissute durante questa giornata di festa che volontari ed associazioni hanno condiviso con la cittadinanza, affinché non vadano perdute. In occasione del 5 dicembre, allora, si assisterà anche alla premiazione delle tre opere vincitrici, a coronamento di una serata ideata per celebrare il lavoro e l’impegno di tutti i volontari.
L’emergenza alluvione: il ruolo della Protezione Civile
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Movimento di Volontariato Italiano Ente Gestore del CSV Vicenza - Progetto “Volontariato in rete” Delibera del Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato n° 46 del 15/15/2008
in quei momenti, la tristezza per la desolazione che vedevamo intorno era tanta, la stanchezza pure, ma l’emergenza era grande, e l’energia ci veniva dal sapere che il bisogno d’aiuto era tanto e che tutti, e sottolineo tutti, si erano riuniti in una grande squadra: la Protezione Civile, gli abitanti, i volontari giornalieri, l’Esercito e nessuno ha esitato a sporcarsi di fango. Lo spirito di fare del bene con l’obiettivo comune di ripulire la città dal fango, ecco qual è stato il nostro carburante”. È stata insomma la capacità dimostrata dalla popolazione di rimboccarsi le maniche e unirsi a sostenere l’intervento d’emergenza, sono state la solidarietà e la coesione il motore del soccorso, l’incentivo a non soccombere alla desolazione e a reagire, forti dei reciproco sostegno. Inestimabile, allora, si è dimostrato il lavoro dei volontari, di tutti coloro che si sono spesi per aiutare chi è stato colpito, perché nessuno si sentisse solo di fronte alla difficoltà. “Vogliamo ricordare che i volontari di Protezione Civile sono persone, uomini e donne che donano gratuitamente tempo, energie e risorse per proteggere e custodire il territorio in cui vivono”, ricorda Spigolon.
l’opinione
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Insegnanti di religione di Giuliano Corà
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o sempre diffidato dalla figura del missionario, colui che, convinto di possedere la Verità – l’unica, naturalmente – sente l’obbligo di portarla all’Umanità cieca ed orfana, convinto che, in quanto Verità, essa debba essere accettata di per sé, al solo sentirla, e trova conseguentemente inconcepibile che qualcuno possa rifiutarla. È questo un atteggiamento tipico, prima di tutto, dei fedeli delle religioni rivelate, i quali appunto intendono come un dovere verso il loro dio la propagazione della fede, con qualsiasi mezzo ciò avvenga: gli orrori perpetrati dal Cristianesimo presso gli Amerindi dopo il 1492, tanto per fare un solo esempio, stanno lì come monumento di sangue al fanatismo. Il pensiero Illuminista e Socialista non è stato comunque da meno. La Vandea è uno tra i tanti monumenti eretti dai Princìpi dell’89 alla loro illuministica intolleranza, come pure, anche qui per fare un esempio solo, le barbarie di Stalin contro le religioni sciamaniche. Nella scuola italiana tocca agli insegnanti di religione, il ruolo di nuovi defensores Fidei, ai quali non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che a qualcuno possa non interessare niente della loro Verità, che qualcuno possa – addirittura! – vivere sereno anche senza aver conosciuto la buona novella, e si chiedono ironicamente (cito da una lettera apparsa su Repubblica il 31/10/10) “in nome di quale sublime concezione della persona, dalla formazione dell’uomo e del cittadino debba essere esclusa la formazione religiosa”, la quale – ovviamente! – non può che formare “uomini liberi”. Strana domanda, perché la risposta è semplicissima, quasi ovvia: quella “sublime concezione” si chiama libertà di coscienza, quella che stabilisce per ogni esse-
re umano il diritto a vivere liberamente le proprie idee, senza dover essere in alcun modo conculcato da quelle degli altri, fossero anche le migliori del mondo. È un diritto ‘naturale’, che i Padri Costituenti hanno voluto inserire nel dettato costituzionale, anche se poi teorie di governi servi e sicofanti – di destra o di sinistra non fa differenza – si sono entusiasticamente applicati a tradirlo. Ma questo è un altro discorso. Altro tratto che spesso contraddistingue il missionario è quello di rifiutare agli altri ciò che rivendica per sé. Molti anni fa, cominciando la mia carriera di insegnante in un paesino di campagna del cattolicissimo Veneto, i genitori della futura Classe Prima si recarono in delegazione dal Parroco (dal Parroco, non dal Direttore Didattico!) a dire che loro non avrebbero mai mandato i figli a scuola da ‘un insegnante ateo, divorziato e comunista’. Spiriti liberi. Come l’insegnante di una scuola elementare del Vicentino che, parlando di una bambina non cattolica, ha detto che aveva “delle macchioline nere sull’anima”. Nella mia vita sono stato per molti anni comunista – un’ideologia che troppo spesso ha assunto i caratteri di una Chiesa – poi Neopagano, ed ora da quattro anni mi sono ‘convertito’ al Buddhismo. Cosa sarebbe successo se io avessi tentato di indottrinare i pargoli sulle meraviglie del Sol dell’Avvenire? Se avessi cercato di iniziarli ai misteri della Caccia Selvaggia? Se oggi volessi introdurli alla sublime bellezza dell’Impermanenza bud-
dhista? Un pogrom, come minimo, e sarebbe giusto. Naturalmente non mi sono mai sognato di farlo, convinto, come il povero Conte Camillo Benso di Cavour tanti e tanti anni fa, che il principio che dev’essere alla base di una società autenticamente democratica sia ancora quello di una “libera Chiesa in libero Stato”. Con l’aria che tira oggi in Italia, ne siamo evidentemente molto lontani, ma se un giorno mai ci arriveremo, forse non avremo più bisogno di insegnanti di religione. Per capire poi, scendendo nel merito, quale sia la ‘religione’ che viene insegnata, basta farsi un giro nelle scuole. Desolanti banalità e melense sdolcinature costituiscono spesso la sostanza della materia, altrettanto spesso carente, invece, a livello di Antropologia Storica e di Antropologia Religiosa. Bizzarre sono poi le argomentazioni in base alle quali detti insegnanti spiegano le percentuali di frequenza ai loro corsi. ‘Se il 90% degli studenti delle Superiori – ha scritto uno di loro – sceglie di frequentare le ore di religione invece di andare a casa prima o di entrare dopo, una ragione ci dovrà pur essere’. Dato e non concesso che questi numeri corrispondano al vero, non facciamo finta di non sapere come vanno in realtà le cose. Le ragioni della scelta, per molti studenti, sono principalmente due: a) Gli insegnanti di religione votano in sede di scrutinio, per cui ogni studente sa benissimo che è meglio non inimicarseli. b) Corollario della prece-
dente, chiedere l’esonero dall’insegnamento della religione significa, molto spesso, porsi in cattiva luce anche presso gli altri insegnanti. Con l’aria che tira, non conviene nemmeno questa. Sarebbe poi interessante ragionare su come queste modalità di adesione all’insegnamento della religione costituiscano un addestramento intensivo al servilismo e all’ipocrisia, ma questo è un altro discorso. C’è sempre la possibilità di chiedere l’esonero per usufruire di attività alternative, potrebbe dire qualcuno, ma chi conosce un po’ la scuola sa bene come queste mitiche ‘attività alternative’ non esistano quasi mai, e ciò non per menefreghismo delle scuole medesime, ma per colpa dei tagli devastanti imposti dal governo alla scuola (esentando da detti tagli proprio gli insegnanti di religione e le scuole religiose: alla faccia di quel vecchio scemo di Cavour, appunto). A volte si ha addirittura l’impressione che l’assenza di attività alternative sia voluta, al fine di spingere gli studenti ad aderire all’insegnamento della religione. Per la serie: piuttosto che rompermi le scatole a cazzeggiare, preferisco stare in classe coi miei compagni. Questo è quel che è successo quest’anno al figlio di un amico, entrato in prima elementare, per il quale il padre aveva chiesto le attività alternative alla religione. Dopo poche settimane, però, si è reso conto che esse consis tevano nell’inserire il bambino in gruppi di recupero per alunni in difficoltà, nei
quali si annoiava a morte perché non ne aveva alcun bisogno, essendo intelligentino di suo. A ciò si sono aggiunti i pianti del piccolo, che si vedeva separato due ore alla settimana dai suoi compagni. Il padre ha dunque dovuto capitolare, ed il bambino ora partecipa regolarmente alle ore di religione, durante le quali si ritrova come insegnante ... una suora, sulla cui obiettività di insegnamento è lecito nutrire qualche dubbio. Libertà di coscienza, laicità dello stato, laicità della scuola … Questioni gigantesche, complesse e antiche, che meriterebbero ben altro spazio che queste poche colonne. Rimane comunque un dubbio irrisolto, del perché, se è davvero convinta dell’unicità della propria Verità, la chiesa cattolica combatta con le unghie e coi denti per imporla nelle scuole, invece che lasciare che i giovani accorrano ad essa liberamente e ‘naturalmente’, come appunto ci si dovrebbe aspettare. Già: chissà perché. Come nello stile di VicenzaPiù, rispettoso delle posizioni di tutti, ci auguriamo l’apertura di un dibattito. Il direttore
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Balliamo sul mondo! L’exploit del Prix Le Torri calcio femminile.
di Rolando Mariotto
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na vecchia canzone del Liga dice: “…c’è chi vince e c’è chi perde, noi balliamo caso mai. Non avremo classe ma gambe e fiato fin che vuoi…”. Proprio da queste parole nasce l’idea di squadra del Prix Le Torri rosa. Un progetto nato per caso e proseguito per scommessa. Una scommessa non ancora chiusa, anzi, più che mai viva e che si rinnova di partita in partita. Parte da lontano il Prix Le Torri, da un gruppo di ragazze, quasi ancore tutte qui. Parte dal Vicenza calcio femminile, campionato Primavera, sotto la guida di Giorgio Sartori, una specie di guru del calcio femminile, uno che ha fatto la fortuna di tante ragazzine calciatrici oggi più che mai in attività. Il percorso dal Vicenza al Torri è stato ricco di soddisfazioni e di entusiasmo, ma anche di contrasti e liti con la casa madre nel momento della rottura. E come spesso accade quando qualcosa si rompe, si cercano colpe, si usano parole e si fanno azioni poco simpatiche e ci si lascia non proprio in armonia. Da allora (2007/2008) abbiamo messo alle spalle due campionati di serie D che in entrambi i casi abbiamo chiuso al secondo posto nel girone ma, mentre il primo anno ci siamo fermati ai play off, lo scorso anno il percorso è stato completato con la conquista della tanto sognata serie C: vittoria nei play off sullo Spinea e successo (ai rigori) nello spareggio decisivo col Gazzera. Oggi siamo in C, ormai alla nona giornata già giocata e la classifica dice secondo posto a 4 punti dal S.Carlo Pontevi-
godarzere capolista imbattuta. Inizio brillante delle ragazze, 6 giornate, 5 vittorie e 1 pareggio nel giorno d’esordio nella categoria. Poi due giornate di flessione, con due sconfitte diverse nel contenuto ma ugualmente fastidiose. Domenica 14 novembre si è ritornate a vincere, con le ragazze che hanno ritrovato gioco e determinazione, anche se con alcune pause, ma l’entusiasmo e le buone capacità hanno alla fine determinato il risultato: 5-2 sul terreno de La Torre, squadra veronese dalle parti di Sona. Le ragazze ci sanno fare, cercano di applicare l’impostazione di gioco chiesta dall’allenatore, cioè pochi tocchi, palla bassa, rapidità. Si cerca di sfruttare le doti di velocità di alcuni elementi e le capacità tecniche di buon livello di tutte. Per chi avesse curiosità di conoscerci, siamo al campo di Torri di Quartesolo ogni mercoledì e venerdì dalle 20 alle 22, e domenica 21, alle 14,30, decima giornata di campionato, a Lerino, contro il Net Uno Lido di Venezia. Le calciatrici: Cristina Pieropan, Cappellari Anna, Valentina Bertoldo, Irene Caldano, Michela Dall’Osto, Silvia Di Bona, Irene Masetto, Francesca Parise, Ketty Dal Toè, Valentina Pagani, Michela Frigo, Susanna Cariolaro, Caterina Colombo, Anita Viero, Anna Zanella, Ilaria Berterra, Erica Steccanella, Vanessa Orlando. I dirigenti: Lucia , Renato, Daniele, Danilo, Daniela, Bruno, Eros, Manu, Mariarosa. I tecnici : Giampietro De Bernardini e Rolando Mariotto, che firma il pezzo e vi saluta.
| Prix Le Torri Rosa
Venerdi 26 e sabato 27 novembre
Vicenza torna al vino V
enerdì 26 e Sabato 27 novembre Vicenza torna al vino. Passata la paura dell’alluvione, ripulita ormai completamente ogni strada, la città del Palladio si prepara ad ospitare la seconda edizione della manifestazione ViViDOC e un convegno sul futuro della denominazione Colli Berici. Nelle serate di venerdì 26 e sabato 27, a partire dalle ore 18, tre locali tra i più trendy della città diventeranno paladini dei sapori locali con ViViDOC. Un happy hour enogastronomico all’insegna della vicentinità; una sorta di movida a kilometri zero nella quale si potranno degustare i vini Vicenza Doc e Colli Beri-
ci Doc accompagnati dai prodotti Dop vicentini. I locali che parteciperanno alla seconda edizione di ViviDOC sono il Cirkus di via Enrico Fermi, Ovosodo di Contrà Pescherie Vecchie e Julien di Piazza Matteotti. In ciascuno di essi si potranno degustare fino a tre vini Doc Colli Berici e Doc Vicenza (Tai Rosso, Cabernet e Pinot Grigio) e un piatto di prodotti Dop (Soprèssa Vicentina, Formaggio Asiago Mezzano, Prosciutto Berico-Euganeo) acquistando una Card del costo di 8 Euro. L’iniziativa è promossa in collaborazione con la Camera di Commercio di Vicenza. Sabato 27 alle ore 10 alla Biblioteca
Internazionale “La Vigna” di Vicenza è invece in programma il convegno “Colli Berici tra presente e futuro: dallo studio di zonazione alla sfida della Dop”. L’incontro, moderato dal giornalista Fabio Piccoli, partirà dalla presentazione del nuovo manuale d’uso del territorio per proporre una riflessione sul rinnovato ruolo attribuito ai Consorzi di tutela e sulle nuove strategie di promozione del territorio. Parteciperanno i principali attori della filiera vitivinicola vicentina. Al termine del convegno è prevista una degustazione dei vini e dei prodotti gastronomici protagonisti delle serate di ViViDOC.
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Rambo beve e parla il dialetto E’ il video più amato dai cibernauti vicentini Oltre un milione di clic e a gennaio arriva Ramboso 2
di Annamaria De Cillis
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edere un Rambo truce, torbido e minaccioso che con un fil di voce snocciola una sfilza di turpiloqui e di battute esilaranti in dialetto veneto, è assolutamente unico nel suo genere. La notizia è che “Ramboso” (nome ottenuto dal mix tra Rambo e il famoso vino Rabòso), continua ad essere uno dei video più cliccati dai vicentini che hanno voglia di farsi quattro risate con un Sylvester Stallone che ha un intercalare assolutamente fuori dal comune. Il video ha un primo tempo di otto minuti e un secondo tempo di sette. Entrambi i cortometraggi vantano un milione e 300 mila clic su YouTube. Sono veramente tantissimi. Nello scorso
L’idea della parodia su Rambo del mese di ottobre la parodia alla venefilm è nata dal gruppo “Toituto”, ta del film cult degli anni Ottanta ha due coppie di fratelli e un amico in vinto il primo premio della quarta comune originari di Legnaro, proedizione del concorso per video e siti vincia di Padova. Il doppiaggio del personali della regione al Campeprotagonista è stato dello Festival web. Si affidato ad Andrea tratta di un concorso Righi che ha dato vita dedicato ai privati che a un Rambo che ama si dilettano nel realizalzare il gomito. Già, zare lavori su Interperché il muscoloso net. Organizzatore è il Il reduce di reduce di guerra apCampedello.it Group: pare come un alcolizun gruppo di giovani guerra appare zato a cui è stata ritidi Vicenza capitana- qui come un rata la patente fino al ti dal web designer alcolizzato 2090 e si imbatte in Samuele Schiavo. Il nel paese di una serie di comiche secondo posto se l’è peripezie nel paese di aggiudicato il remake Astemiopoli “Astemiopoli”. L’eroe del celebre film camveneto, poi, è sempre pione di incassi “Avain guerra con un maresciallo un po’ tar”, sempre e comunque in dialetto troppo proibizionista. Ramboso è veneto, dal titolo “Àvate” (traduzione un giovanotto pieno di speranze veneta di “Lavati”).
gli ideatori di “Ramboso”? Andrea e di buona volontà che cerca lavoRighi, neanche a farlo apposta, fa ro come barista sfuttando la sua il barista, suo fratello Cristiano, è laurea in “Birrologia”, conseguita professore all’estero, Simone Venall’università “dea Pessa”, con anturini è un disegnatore grafico, suo nesso master in Spritz all’Univerfratello Matteo è titolare di un’imsità “di Bojòn”. “L’idea di realizzare presa ed Enzo Donà Ramboso - dice Anè un negoziante. Per drea Righi - è nata tutti gli appassionati, un paio di anni fa: Ramboso avrà a brea un nostro amico è ve un seguito. “Con stata ritirata la paRamboso 2 siamo già tente a causa dell’ecal 70 per cento del lacessivo consumo di Vincitore voro - dice Righi - Il alcol. Premetto che del primo video durerà 40 misono d’accordo sulle premio al nuti e uscirà a gennaio norme, ma credo che del 2011”. Aspettando, i provvedimenti sia- Campedello allora, il “Ramboso 2”, no un po’ duri ed ec- Festival Web se qualcuno non si è cessivi. Questo video ancora imbattuto nel invita a riderci sopra, personaggio di Ramma anche a riflettere bo veneto, basta cercare su You sulle nuove norme del codice della tube e il gioco è fatto. strada”. Ma cosa fanno nella vita
Nostalgia dei motori con l’anima Auto d’epoca, un mercato che non passa mai di moda Sempre più vicentini si scoprono collezionisti di vetture vintage (A.D.C.) Sfilate, mostre e manifestazioni a Vicenza e provincia lo dimostrano: quello delle auto d’epoca è un mercato, sì di nicchia, ma che non è mai demodè e non va mai in passivo. Perchè? “Chi possiede un’auto d’epoca possiede una memoria storica ereditata dal padre o dal nonno” spiega Andrea Tecchio, vicentino, componente della Commissione tecnica auto ASI, in altre parole l’ente nazionale che tutela tutto il mondo motoristico, nonché vicepresidente del circolo veneto Auto moto d’epoca di Bassano Del Grappa. “C’è poi chi acquista una vettura d’epoca perché rappresenta un momento particolare della propria vita, rafforzando così un legame sentimentale e creando un collegamento con il passato”. Ma quanto costa mantenere un’auto d’epoca? “Qui nel Veneto costa poco - dice Tecchio - Sono 30 euro per la tassa di proprietà e l’assicurazione è al di sotto dei 200 euro. Grande attenzione è rivolta alla cura e alla manutenzione della carrozzeria. Purtroppo le case automobilistiche italiane non forniscono pezzi di ricambio di auto d’epoca. All’estero, invece, esistono dei centri specializ-
zati con materiale d’epoca. I paesi stranieri su questo sono molto più avanti di noi. Basti pensare che in Inghilterra si trovano con facilità i pezzi di ricambio dell’Alfa Romeo e della Ferrari. E la Porsche ha dei musei delle auto, con la storia del loro marchio”. C’è chi usa il suo gioiello per andare a lavorare, chi scorrazza solo nel weekend, chi lo espone a mostre e manifestazioni. “Il mio gioiello - rivela Tecchio - è un GTV
2000 del 1972. L’ho comprata nel 1984 a 800 mila lire. Ora ovviamente vale molto di più, ma non la venderei mai. Il vero collezionista non vende i propri ‘giocattoli’ perché sono il frutto di una lunga ricerca storica e di un’autentica passione. E la passione non ha prezzo”. Condivide Loris Serafini, informatico, vicentino, che possiede un’Alfa Romeo Alfetta 1.8 prima serie, anno di costruzione 1974. “Fin da bambino
| Alfa Romeo Alfetta 1974, di Loris Serafini
| Andrea Tecchio alla guida di una Ferrari 750 del 1955
ho deciso di tornare indietro nel - racconta Serafini - il mondo dei tempo, scavando nei miei ricormotori mi ha sempre attratto moldi. Oggi posso dire to. Ho posseduto didi aver fatto un ottiverse auto, molte delmo acquisto, sia per le quali sportive. A il valore estetico che un certo punto però per quello affettivo qualcosa è cambiato: perchè l’antica auto le auto hanno comindi famiglia era ritorciato a non avere più In Inghilterra nata in vita”. Ma quaun’anima propria: per trovare le sarà l’auto d’epoca un tempo il design ti più bella del mondo? permetteva di iden- ricambi di una “Una Alfa Romeo tificare a distanza il Alfa Romeo o degli anni Trenta è modello dell’auto, il di una Ferrari sicuramente il sogno rombo del motore ti di tutti - dice Tecchio faceva riconoscere la – l’hanno avuta permarca. Queste sensonaggi importanti come Mussosazioni oggi sono sconosciute, le lini e Nuvolari. E’ un autentico auto non hanno più un’identità gioiello, il perfetto connubio tra specifica perché si assomigliano la meccanica ad alto livello e la tutte e l’elettronica che ha invaso carrozzeria perché, non dimenanche il mondo delle auto, le ha tichiamolo, i migliori carrozzieri rese simili a elettrodomestici con al mondo siamo proprio noi itale ruote. Tutto questo mi ha fatto liani”. disaffezionare, fino a quando non
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“Noi, i rifiuti, li smaltiamo così” Bidoni con il chip, l’innovativa raccolta del secco nel comune di Longare
di Annamaria De Cillis
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ongare è stato il primo tra i comuni della Riviera Berica a ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, riducendo e razionalizzando i costi per i cittadini. La raccolta del secco ha una caratteristica assolutamente particolare grazie al bidoncino dotato di chip. Il contenitore ha la capienza di 120 litri, è munito di coperchio e ruote e va esposto in strada il giorno prima della raccolta che avviene una volta alla settimana. “La particolarità - spiega Laura Chinaglia, respon-
tore amministrativo dell’Ufficio sabile comunale dell’area Lavotributi - e con questo sistema orri pubblici e Ambiente – sta nel ganizzativo il cittadino è portato sistema di rilevazione dotato di a fare una più attenta e puntuale chip che attraverso la lettura otdifferenziazione dei rifiuti”. Ma tica ne rileva lo svuotamento”. In quali sono i costi di questo servialtre parole il camion preposto zio per il cittadino? alla raccolta agganOgni svuotamento cia il bidoncino che costa 3,50 più Iva e ha un proprio col’addebito arriva una dice identificativo. volta all’anno diretSuccessivamente lo Promette tamente in bolletta. svuotamento viene molto bene Il comune di Longaregistrato attraverso re, che comprende le un dispositivo mu- il bidone frazioni di Costozza nito di laser. A fine “composter” e Lumignano, per giornata tutti i dati per umido la realizzazione di vengono scaricati su ed erba questo servizio colun apposito softwalabora con la sociere. Il messaggio per tà Soraris spa, allo gli utenti è: “Meno scopo di evitare che i costi nello svuotamento fai, meno paghi smaltimento dei rifiuti continuaggiunge Laura Zaccaria, istrut-
| Crocerossine alla sfilata del 2 giugno (foto di Daniele Lanci)
ino ad aumentare, sostenendo la differenziazione dei rifiuti e cercando di ricavare un guadagno per quelli che possono essere riutilizzati. Per la raccolta dell’umido, che avviene due volte alla settimana, si acquista un apposito sacchetto presso i rivenditori autorizzati. La plastica, invece, viene prelevata porta a porta ogni quindici giorni. Promette molto bene anche il bidone “composter”. Si
| Ernesto Zigliotto vicesindaco di Longare
tratta di un contenitore che viene dato in comodato d’uso ai cittadini che ne fanno regolare richiesta. In questo bidoncino va depositato umido ed erba. Attraverso un particolare processo, gli scarti vengono trasformati in compost, un concime organico, che viene poi scaricato nel giardino di proprietà. Ci vuole cura e manutenzione ma in questo modo si abbattono i costi dei sacchetti per la raccolta dell’umido. “Su 2400 famiglie - dice Ernesto Zigliotto vicesindaco e componente del consiglio di amministrazione dell’Ato rifiuti (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Vicenza - circa 900 hanno aderito a questo sistema di compostaggio domestico. E’ molto importante prestare una maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti che pur essendo apparentemente un servizio di relativo interesse ha dei risvolti rilevanti per tutti sia per un contenimento dei costi a carico del cittadino sia per un maggiore rispetto dell’ambiente in cui si vive. Come amministrazione puntiamo molto alla salvaguardia del territorio e stiamo valutando l’idea di ottimizzare il servizio effettuando in un immediato futuro la raccolta porta a porta della carta”.
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Tecnologia
Digitale terrestre in arrivo... Palazzo Nievo vigila Intanto le emittenti beriche potrebbero presto affrontare una concorrenza agguerrita che viene da Bassano e Treviso
di Marco Milioni
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ra il 30 novembre e il 2 dicembre nel Vicentino sarà spento il segnale delle TV analogiche e appena dopo sarà acceso quello digitale. Ma per molte emittenti potrebbe essere un salto nel buio. La causa del rischio va cercata nella penuria di frequenze a disposizione dei network veneti tanto che gran parte di queste ultime non sono ancora state assegnate. In questo momento gli ingegneri del ministero per lo sviluppo economico e per le telecomunicazioni starebbero facendo i salti mortali per permettere a tutti di trovare un posto al sole rispettando tempi e consegne. Il condizionale è d’obbligo perché a Roma l’indiscrezione non è confermata, ma segnali di allarme sarebbero giunti anche all’entourage del governatore veneto, il leghista Luca Zaia.
ma delle cinque, mentre TVA Vicenza (di proprietà degli industriali berici) mandava in onda una serie di spot sui pelapatate, Reteveneta, che ha la sua base nelal città del ponte, era già operativa con una diretta sulle piogge che nuovamente si abbattevano sul capoluogo. E nemmeno la piccola Canale68 faceva molto meglio.
Piccolo smacco Ora per quanto concerne Reteveneta a Bassano sono arcinote le polemiche che hanno coinvolto la questione dei fondi regionali che sarebbero finiti nell’orbita del Gruppo Jannacopulos (puntualmente riporA decoder accesi tati da Bassanonet.it), ma coMa intanto che cosa si vede munque lo smacco accendendo oggi il mediatico patito da decoder e guardanTVA nei confronti do i canali di chi già dei cugini bassanetrasmette in digitasi, i quali certo non le? All’oggi sono hanno alle spalle due i gruppi in pole Salti mortali Assindustria, è forposition. Il gruppo te. trevigiano Panto al ministero (Antenna Tre Tele- per garantire Scadenza in arnordest, area Lega) le frequenze rivo e il Gruppo Jannaa Vicenza e Frattanto gli enti copulos (Retevenelocali si sono dati ta LaVeneta, area provincia il compito di moPdl Lia Sartori). nitorare la situaLe due corazzate zione in vista dello sembrano infatti switch off in modo che non ci pronte a fornire una copertura siano aree a rischio «segnale capillare per news e intratteassente». Andrea Pellizzari del nimento sulle più importanti Pdl, assessore provinciale alla piazze venete. Sarà un caso, ma innovazione tecnologica fa samartedì pomeriggio poco pri-
| L’assessore provinciale Andrea Pellizzari
Montane si stanno comunque adoperando per adeguare gli impianti da loro direttamente gestiti o comunque su cui Istantanea della situazione hanno un servizio in concessioPer di più Pellizzari (vedi anne per il passaggio alla nuova che l’intervista rilasciata da tecnologia. Sono stati previsti quest’ultimo a VicenzaPiu. anche aiuti finanziari che la com) spiega che a palazzo Regione, su nostra istanza, ha Nievo si sono anche prefissastanziato per l’adeguamento ti l’obiettivo di valutare quali degli impianti di diffusione del siano all’oggi le possibili critisegnale al digitale cità: «Secondo le terrestre, per cui indicazioni della contiamo che dal Regione del Veneto punto di vista tecin provincia di Vinico non ci saranno cenza i problemi di particolari problericezione dovrebmi nella trasmissiobero essere limitati ne del segnale. C’é a piccole parti del Pellizzari: Rai3 da dire che la Rai territorio, zone col- arriverà anche con la nuova tecnolinari o montane in dove un tempo logia di emissione cui il segnale armancava la del segnale per il rivava al cittadino futuro garantirà non per il tramite copertura la trasmissione di di un ripetitore Rai3 anche nelRai, ma per iniziale zone in cui in tiva del Comune o precedenza offriva solo Rai1 e della stessa Comunità MontaRai2, e confidiamo che il sena, come ad esempio qualche gnale possa essere in generale area dell’Altopiano di Asiago o migliorato con l’emissione dila zona tra Gambellara e Grangitale». cona. I Comuni e le Comunità Il tutto è avvenuto sia attraverso un questionario specifico».
pere che a palazzo Nievo si è intervenuti «in via preventiva per evitare che nel passaggio dalla vecchia alla nuova tecnologia ci rimettessero le fasce deboli della nostra popolazione, ossia quelle residenti in zone montane o i cittadini anziani; pertanto abbiamo seguito le indicazioni della giunta. Ossia si è cercato di avere sempre un occhio di riguardo per le zone del territorio meno servito. Abbiamo di conseguenza organizzato già in settembre un apposito incontro tra i rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, della Regione del Veneto, sindaci e gli amministratori dei comuni della provincia per informare loro del passaggio al digitale terrestre e per monitorare la situazione rispetto ai problemi di ricezione del segnale. In questi mesi ci sono stati frequenti contatti tra gli uffici di palazzo Nievo ed i comuni per la raccolta di segnalazioni e malfunzionamenti nella trasmissione del segnale.
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Quando i bordelli pagavano gli studi universitari ...Segue dalla prima
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ovete sapere che all’inizio del periodo citato, gli appetiti dei maschi erano così alterati e gli eccessi talmente diffusi, che il governo della Serenissima, sentiti anche i vertici religiosi, dovette ricorrere a estremi rimedi, non tanto con interventi di dura repressione, ma creando un immenso parco dei divertimenti, dove i cittadini e i commercianti arrivati dal mondo, potessero dar sfogo ai loro spiriti bollenti. Venne, pertanto, espropriata un’estesa area abitativa ( nei pressi del Ponte di Rialto) da destinare all’uso, presso la quale dovevano prendere servizio le belle, le cui caratteristiche non dovevano certamente corrispondere agli attuali standard, anche perché il modello di donna di quel tempo non poteva che essere di taglia sostenuta e abbondante in tutte le sue parti. Alle anoressiche o magrone non erano concessi mezzi di rinforzo- taglia pena, in caso di scoperta dell’inganno, la pubblica spogliazione e dileggio a suon di sculacciate e calci nel sedere. Ma, meraviglia delle meraviglie, mentre oggi ci strappiamo i vestiti per qualche innocente scappatella origliata o sbirciata dal buco della serratura, allora il lavoro delle belle di giorno e di notte, veniva considerato un onestissimo e dignitoso lavoro di pubblico impiego, paragonabile alle nostre maestre, educatrici e impiegate. L’attività commerciale era totalmente in mano alle donne che, organizzate in cooperativa, ne gestivano i turni e le paghe che dovevano essere di pari importo a prescindere dal numero di prestazioni o rango della servente. Oltre a calmare gli animi, in soldoni che cosa ne ricavava la Serenissima da questa operazione? Non vi ho anticipato che le dipendenti di questo primo “bordello di stato”, occupavano una struttura di proprietà della Serenissima al cui erario dovevano versare un cospicuo affitto che nelle casse pubbliche era inferiore solo agli introiti derivanti dal commercio. Ma se tanto mi da tanto, di che parco donne disponeva la Serenissima per
lasciato lo scoprire la destinarecuperare una così ingente zione di questa enorme quansomma? 15.000, dico 15.000 tità di denaro. Tutto, o almeno dipendenti. Questo era l’eseruna buona parte veniva utilizcito per far fronte alle orde inzata nel campo dell’istruzione ferocite di uomini. Però, c’era e per mantenere allo studio, un però: nessuna organizzapresso l’università di Padova, zione parassita, singoli uomini studenti meritevoli nel ramo o mariti potevano in qualche della medicina. Questo succemodo approfittare e/o sfruttadeva a Venezia nell’ambiente re queste donne o mogli pena il del popolo, dei commerciati “ rogo”. La stessa sorte toccava locali e stranieri. È a coloro che moled’obbligo fare qualstavano o abusache cenno anche vano di bambini. della classe nobile. Anche agli omoPer questa la quotisessuali, qualora Oggi tagli dianità trascorreva scoperti, veniva in un contesto di riservato il rogo e, all’Università. feste, banchetti, rionde addolcire il A Venezia cevimenti, intrighi fetore della carne e amori di ogni geumana bruciata, invece venivano cosparsi l’istruzione era nere. Basti pensare che il carnevale di semi di finoc- pagata dalla di Venezia durava chio o “fenocio” dal 4 ottobre al 13 termine ancora in prostituzione giugno dell’anno uso per indicare un seguente, momenomosessuale. Forto in cui le nobili se qualcuno si dofamiglie lasciavano Venezia manderà che fine facevano le per recarsi in vacanza nell’endipendenti, che per età, usura troterra dove avevano le ville o altro uscivano dal mercato. A di campagna che ancora oggi loro l’organizzazione affidava vengono ammirate da migliaia compiti come: la gestione del di turisti. Le dame erano atdenaro, guardaroba, arredo lotorniate da amanti giovani le cali ecc...; non occupavano più cui prestazioni di ogni genere però i locali destinati ai clienvenivano consumate alla luce ti ma a loro venne data una del sole con la santa benedisede adiacente al (bordello) zione dei mariti. Era risapunei pressi del palazzo dei nobito che una donna, più amanti li Rampani o Ca’ Rampani; da possedeva, più era consideraqui la “carampana” ancora ta, valore attribuito anche ai in voga nel dialetto veneto per mariti che ritenevano prestiindicare un donna fisicamente gioso avere una moglie molto sfiorita.. Grande stupore mi ha corteggiata. Se qualcuno pensa di aver inventato le “beauty farm”, si sbaglia di grosso perché Venezia disponeva di ambienti chiamati “La Stua,” presumibilmente riscaldati e forniti di tinozze di vario genere a seconda della disponibilità dell’utente, dove ricchi commerciati e nobili trovavano ristoro immergendosi con splendide donzelle che, oltre alle varie prestazioni, massaggi e altro, avevano il compito di provocare lo sciacquio dell’acqua con il movimento delle mani provocando le mitiche bollicine rilassanti. Nel tempo, però, come per ogni cosa abbordabile e di facile conquista, tutto ciò portò il consumatore
all’assuefazione e quindi a ricercare altre fonti di piacere. E’ facile quindi pensare a quali tendenze si fossero convertiti i maschi veneziani. Viste le conseguenze per le casse pubbliche e nell’impossibilità di inter venire in modo draconiano in una situazione f uor i controllo, il governo, in accordo con il clero e le prestatr ici d’opera, escogitò una strategia promozionale per la quale le belle dovevano esporre in zone ben v isibili e di traf f ico la loro pregiata mercanzia. Da qui l’or igine dell’at tuale toponimo “Ponte delle tet te”. Questa nuova trovata sembra non aver r isolto completamente una tendenza che coinvolgeva un sempre maggior numero di maschi veneziani. È in questo per iodo che inizia per le donne la moda dei capelli cor ti, ed un abbigliamento in uso ai maschi, astuzia necessar ia per assecondare f urbescamente questa nuova tendenza maschile. Oramai la china era presa tant’è che, anche le nav i, la Serenissima, unica propr ietar ia, le af f ittava arredate di tut to punto comprese le maestranze, era compreso anche “il mozzo da c….o”, meglio conosciuto come “el recion” per una sua v istosa “sciona” appesa all’orecchio per distinguersi dagli altr i mozzi, con f unzione da immaginarsi. È da far
presente che nelle nav i veneziane v igeva il div ieto asso luto di imbarcare donne, per una superstiziosa credenza che por tassero sfor tuna. A Venezia il pubblico bordello durò per circa duecento anni, forse per i motiv i sopraesposti o per una possibile r iscossa moralistica der ivante dall’inf lusso di una mentalità di r igore in v ia di radicamento in molti stati della penisola e in Europa nel per iodo r inascimentale. Resta il fat to che Venezia, ubr iacata dai suoi fasti, r icchezza e commerci era, nell’immaginar io di tut to il mondo, la cit tà dove tut to
era possibile, e dove il carnevale durava ot to mesi su dodici. E’ in questo clima di totale lassismo e di denatalità portata all’estremo che la formidabile Serenissima si av v iava ad una lenta ma inesorabile decadenza.
| Le Carampane, nel sestriere San Polo