Page 1

IMPEGNIAMOCI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Aprile 2010 - informazione sugli eventi culturali e sociali della nostra città TESSUTI: Abiti, Biancheria, Borse, Cuio, Pelli, LEGNO: Rottami di Mobili, Cassette per Prodotti Ortofrutticoli ALLUMINIO E ACCIAIO: Lattine, Vaschette in Alluminio, Bombolette Spay, Contenitori per alimenti puliti

Progetto Bramea Comunicazioni:

www.siderurgikatv.tk

Comune di Rionero in Vulture www.comunedirioneroinvulture.pz.it – Numero Verde 800-604444 www.youtube.com/rioneroinvulturetv www.worldtv.com/rioneroinvulturetv (F.I.P.) Associazione Vibrazioni Lucane, Via Ortilizi, Rionero evasion.giornale@libero.it Tel: 349.6711604 Supplemento a : Piccola Città, Autorizzazione Tribunale di Melfi n.2/91, Direttore Responsabile Armando Lostaglio

I S’BBURCH

donne. I Sacerdoti del Sinedrio, con aria tesa e inquisitoria accusatori di Cristo scortati dalle guardie del Tempio. Caratteristiche le figure di Gesù schernito e flagellato dagli uomini: Gesù alla Colonna e Gesù con la Canna. Tra le due figure del Cristo sfilano gli Apostoli, la Donna del Sinedrio, l’Annunciatrice. Segue San Giovanni Battista colui che predicò l’imminenza del regno di Dio e battezzò Gesù. E’ la volta della corte di Erode, con le cortigiane, Erode ed Erodiade, i dignitari di Corte. Non possono mancare i custodi dell’ortodossia ebraica ed accusatori di Gesù, i Farisei.

A Rionero in Vulture la “Via Crucis” o “ i s’bburch’ (i sepolcri), come popolarmente viene chiamata, si svolge la mattina del sabato santo. Anche quest’anno le attese per la tradizionale ‘La Passione di Cristo’ non sono state deluse. A renderla particolarmente suggestiva contribuiscono i fedeli costumi d’epoca e le armature. Realistica la Cavalleria Romana seguiti dai Troccolatori. In apertura della sfilata Gesù a Gerusalemme accolto e osannato dai bambini e dalle

Personaggio controverso, liberato dalla folla al posto di Gesù: Barabba. Mentre Giuda l’Iscariota, traditore del Cristo, è seguito dalla Tentazione,

Vetro, Bottiglie, Bicchieri, Vetri Rotti, Cristallo

ATTENZIONE QUESTO CONTENITORE E’ PER LA RACCONTA DEI

RIFIUTI NON RECUPERABILI Rifiuti organici e scarti di cucina Fiori, fogli, erba, scarti di verdura Polveri Stoviglie in plastica e carte usate Gomma e Penne Cocci di Ceramica Pannolini e Assorbenti

CARTA: Giornali, Riviste, Scatole, Cartoni, Tetrapak (latte, succhi di frutta,,,)

Info RIONERO

Le notizie di Rionero e del Vulture su www.siderurgikatv.tk nella rubrica: VULTURE MAGAZINE

Info RIONERO


personaggio simbolo della dannazione eterna. Mentre la processione si snoda lungo le principali strade della città ecco i simboli della forza militare di Roma: Signifero e Legionari - Legionari con Timpano. La Corte di Roma: Moglie di Pilato con le ancelle, Ponzio Pilato, Pretoriani.

Caratteristica della Via Crucis di Rionero è il Moro seguito da tre piccoli Moretti. Le donne che hanno seguito e servito Gesù: Santa Maria, Santa Marta, Samaritana, Veronica, le ancelle con i simboli della Passione. La Via Crucis si snoda con gli altri personaggi del Calvario: Legionari, i Ladroni, il Centurione. I simboli del Calvario: L’Ancella con Il Pane, L’Angella con il Calice, L’Angella con Cuore Trafitto, L’Angella con la Corona. Il Protagonista: Gesù con la Croce circondato da quattro legionari, dal porta Catene, e da Simon Cireneo che aiutò Cristo a portare la Croce.

La Zingara una figura folcloristica di questa manifestazione che schernisce Gesù durante tutto il tragitto, ride, si esibisce, mostra i suoi gioielli, la sua vanità. Concludono il percorso l’amore e la sofferenza: la Madonna, Maria Maddalena, San Giovanni, le Pie Donne, le donne della Deposizione della Sacra Sindone. Il dolore per la morte del Cristo vengono rappresentati da Giuseppe D’Arimatea (uomo buono e giusto che prese in consegna il corpo di Cristo), Nicodemo (Fariseo del Sinedrio che cerca una concordanza tra la legge antica e i Verbo del Vangelo di Gesù), Angelo della Resurrezione, le ancelle con l’antica statua raffigurante il Cristo ormai morto, il Vessillo Nero con la Statua raffigurante la Madonna nel suo infinito dolore. Una bellissima giornata primaverile e una calorosa partecipazione di tanti rioneresi, turisti giunti da tutta Italia hanno reso questo evento unico nel territorio e toccante dal punto religioso e umano. L’intera Via Crucis “La Passione di Cristo” è visibile su YouTube sul canale www.youtube.com/rioneroinvulturetv oppure su www.siderurgikatv.tk con foto e video delle altre Vie Crucis.

Rocco Papaleo e la sua Basilicata coast to coast Di Armando Lostaglio Rocco Papaleo, attore versatile originario di Lauria, gira il suo primo film tutto lucano, a partire dal titolo: Basilicata coast to coast. Un film a suggello di una carriera costellata di apprezzabili risultati, fra buon cinema, televisione, interventi radiofonici e teatrocanzone. E’ una personalità eclettica quanto mutevole, caratterista di una scuola brillante che pur emana sprazzi di malinconia; un attore che cerca la completezza e la raggiunge nella sua corporalità minuta e inerme, che tuttavia tende a valorizzare con ironia. Un viso che ci appartiene, sarà per questo che siamo propizi verso il suo lavoro e la sua opera prima dietro la macchina da presa, superando tuttavia ogni provincialismo. Lo avevamo incontrato a Maratea, in occasione del primo ciak, durante Maratea Film Festival. Intanto, perché la tua regione da costa a costa, da Maratea fino a Policoro, Metaponto, Nova Siri e Scanzano? Come nasce questo soggetto, e la sceneggiatura? R.: Il film nasce da una suggestione che mi accompagna da sempre, il mio sentire la terra in un senso spirituale, un viaggio che intendo chiudere a Scanzano Jonico, nome evocativo di un forte sentimento collettivo, dove la comunità regionale tutta ha dato prova di compattezza come non mai. Il film l’ho scritto con Walter Lupo, il mio alter ego, un sodalizio artistico che dura nel tempo. Un film on the road, un viaggio dentro e fuori, nei confini regionali fra le coste; l’area nord come il Vulture (ad esempio) sarà solo menzionata, come dire una citazione “etilica”, per via dell’aglianico. Perché un film proprio adesso, tutto tuo quando viaggi intorno ai cinquant’anni: è l’età della maturità anche artistica, o comunque hai idee nuove sul cinema, delle verifiche da fare sul linguaggio? R.: Certo, mi sembra l’età giusta per un primo bilancio, e con venticinque anni di professione alle spalle. Il momento ideale per fermare il

Info RIONERO

Info RIONERO

tempo e proiettarlo nel futuro artistico. Il cinema può rappresentare una sintesi interiore, sotto diversi aspetti, professionali e soprattutto umani. Ma parliamo del tuo film, che per la fine di agosto inizierai a girare. Con te un’attrice importante, internazionale ormai, Giovanna Mezzogiorno. R.: Si parte da Maratea, e con me anche Giovanna Mezzogiorno. Ho con lei un rapporto artistico intenso; nel mio film è una giornalista un po’ depressa. Attraverso il viaggio anche lei elaborerà la propria condizione interiore. Una storia carica, insomma. Ci siamo incontrati più volte in questi anni sulle terrazze del Lido di Venezia, in occasione delle varie Mostre del Cinema cui partecipavi con film nei quali avevi ruoli da co-protagonista. Ma il successo di pubblico è forse legato a quei film cosiddetti di cassetta. Come l’ultimo film di Pieraccioni, uscito per Natale. R.: Per un attore è importante mettersi continuamente alla prova. Nell’ultimo film di Pieraccioni “Io e Marylin” avrò il ruolo di un sensitivo, che spiega al protagonista le evoluzioni delle sue visioni. Ho aderito al personaggio con grande rispetto. Film apprezzabili in questi anni con diversi autori come D’Alatri, Virzì, Vanzina Veronesi, al fianco di attrici come Asia Argento, e dulcis-in-fundo metteremmo Michele Placido. Memorabile la tua interpretazione nel suo “Del perduto amore” presentato a Venezia nel ’98, anche lì con la Mezzogiorno, film peraltro girato anche in Basilicata. R.: Beh! Con Placido mi lega un feeling particolare, probabilmente scaturito dalle nostre comuni radici. Sento una certa similitudine con la sua cifra artistica (anche se può sembrare un po’ ardito dirlo): Michele è un attore e regista affermato da decenni nel mondo, grande professionista con il quale si instaurano rapporti di intensa sintonia. Da parte mia, provo a percorrere con umiltà un cammino che mi metta sempre a dura prova.


''Savoia peggio dei briganti hanno saccheggiato il Sud'' Il mandato era quello di distruggere tutto. Una rappresaglia in piena regola per vendicare quaranta soldati uccisi in una pasticciata azione guerrigliera. Gli incaricati eseguirono il compito con efficienza, lasciarono in piedi solo tre case, uccisero uomini e donne (non si sa bene quanti), stuprarono nei modi piu' sadici. Non sono i Balcani ne' l'Africa delle pulizie etniche. E' l'Italia del 1861. I soldati cattivi erano i bersaglieri della patria appena unita. Le vittime, gli abitanti di PONTELANDOLFO (Benevento), i neoitaliani che avevano dato man forte a un manipolo di briganti. La lotta al brigantaggio pullula di mattatoi simili. Per sconfiggere quei ribelli al Risorgimento, un po' mascalzoni e un po' romantici lealisti dei borboni, i piemontesi impiegarono piu' di dieci anni. E non risparmiarono mezzi militari ne' trovate crudeli, mentre i giornali spalleggiavano la campagna contro il terrorismo, invocando punizioni esemplari, come sempre accade quando le guerre si dicono «giuste». Decine di paesi distrutti, prigionie senza processo, soldati consumati dal freddo nelle carceri del Nord, esecuzioni, delazioni, terrore quotidiano. Per par condicio c'e' da dire che le masnade di briganti facevano altrettanto. E' una pagina poco edificante dell'Unita' d'Italia, ma ampiamente studiata dagli storici, e acquisita dalla comunicazione di massa. Vancini racconto' al cinema il massacro di Bronte, gli Stormy Six

Info RIONERO

cantarono in musica l'eccidio di PONTELANDOLFO. Venivano in mente anche progetti bislacchi per risolvere la questione meridionale. S'almanacco' di deportare i meridionali in qualche landa sperduta del globo. Un'ideona di Stato, mica un torneo di Risiko. Un ministro degli Esteri consulto' per anni colleghi stranieri per ottenere luoghi consoni, tipo Patagonia, Borneo o Eritrea. Alla fine, ovviamente, non se ne fece nulla. Solo agli inglesi, che avevano mandato avanzi di galera in Australia, riuscivano esperimenti del genere. «Ma il problema e' che il Sud ha perso le sue istituzioni, le sue industrie, la ricchezza, di colpo. E il vuoto e' stato colmato da una classe dirigente di mediocri, profittatori, voltagabbana, mafiosi, spesso complici dei nuovi padroni. Il Meridione e' stato spremuto di tasse, pagava di piu' un sasso di Matera che una villa a Como. Ha perso la propria gente. Migliaia sono emigrati, lasciando per tre-quattro generazioni una societa' senza padri. E poi il danno piu' grave: c'e' stata una lobotomia culturale, il Sud e' stato privato della memoria e della consapevolezza di se'». (Terroni di Pino Aprile)

GIUSTINO FORTUNATO (junior) Definito "L'Apostolo del Mezzogiorno", onore e vanto di Rionero per avergli dato i natali, Giustino Fortunato nasce il 4 Settembre 1848 da Pasquale e Antonia Rapolla. Ancora fanciullo compie i suoi primi studi a Napoli, al Collegio dei Gesuiti e a Rionero sotto la guida dello zio Gennaro. Nel 1861 assiste alla reazione borbonica e a quella brigantesca nella quale rimangono coinvolti i suoi familiari perché dichiarati istigatori, promotori. Superati gli esami di licenza liceale si laurea a Napoli in Giurisprudenza e frequenta studi di grandi artisti tra i quali Morelli, Palizzi, Di Chirico, Amendola. Si iscrive al club Alpino con l'intento di percorrere a piedi tutto l'Appennino Meridionale. Questo suo lungo peregrinare gli conferisce, però una sicura conoscenza della geografia meridionale evidenziatasi, tra l'altro, anche nei suoi tanti scritti sulla rivista del Bollettino del Club Alpino, ma ancor di più la consapevolezza di quanto la terra meridionale sia poco amica dell'uomo: concezione questa che permea ogni suo pensiero determinando ogni sua opera. Frequenta le lezioni di Luigi Settembrino e Francesco De Sanctis dove conosce Antonio Salandra e Francesco Torraca e nel 1878 è corrispondente da Napoli della "Rassegna Settimanale" fondata da Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti.

Info RIONERO

Nel 1880 Giustino Fortunato presenta la sua candidatura nel Collegio Elettorale di Melfi agitato dall'unico desiderio di cooperare alla ricostruzione civile della patria. I suoi discorsi parlamentari sono numerosi e soprattutto, qualitativamente, "grandi discorsi" dai quali trapelano sempre amare verità. Ma il grande merito di Giustino Fortunato risiede nell'aver sollevato la famosa "Questione Meridionale" sfatando in Parlamento e nell'opinione pubblica, l'erroneo convincimento di un'Italia Meridionale come terra felice, non debitamente sfruttata da abitanti inetti, denunciando invece le arretratezze economiche, le tristi condizioni sociali, le incidenze negative dei fenomeni naturali, della persistente malaria, dell'insufficiente viabilità. Egli affermò che non si sarebbe potuta realizzare l'Unità D'Italia tra il Nord ricco e il Mezzogiorno povero, se la nazione intera non avesse preso piena coscienza della gravità del problema e, conseguentemente, della straordinarietà degli interventi dello Stato. Il pensiero e l'opera di Fortunato furono termini di riferimento nel rinnovo radicale degli studi di geologia, di economia e nella storiografia. Non dimenticò mai il suo "loco natio": le ferrovie ofantine che gli costarono dodici anni di fatiche notevoli e l'impegno profuso per l'Istituto Tecnico di Melfi, ne sono gli esempi più significativi come pure la grande lotta per l'introduzione del chinino di Stato contro la malaria che all'epoca


rappresentò il più grande flagello della classe contadina. In seguito fonda la società per gli Studi della Malaria diventandone Presidente. Nel 1909 lascia volontariamente il Collegio di Melfi, dopo aver rifiutato più volte vari Ministeri offertigli dal Coppini e dal Genala, e viene nominato Senatore. Allo studio dei problemi economici e sociali, affianca le ricerche storiche locali: tante infatti sono le pubblicazioni; tra le maggiori: della Valle di Vitalba nei sec. XII e XIII, Santa Maria di Vitalba, Santa Maria di Perno, Rionero Medioevale, il Castello di Lagopesole, la Badia di Monticchio, Avigliano nei secoli XII e XIII, due nuovi Vescovi della Diocesi di Rapolla, Riccardo da Venosa e il suo tempo. Promuove nel frattempo gli studi del Bertaux sulla Basilicata, la traduzione delle opere del Gay. Fonda, inoltre, due Asili infantili uno a Lavello e uno a Rionero. Il 6 Dicembre 1926 muore il fratello Ernesto, solido e valido collaboratore, che gli fu sempre di grande conforto, mentre più tardi muore anche il nipote Viggiani. Nel 1931 pubblica i suoi "appunti di storia napoletana dell'ottocento". Muore a Napoli il 27 luglio 1932

Info RIONERO

POLO MUSEALE PALAZZO GIUSTINO FORTUNATO La Biblioteca G. Fortunato Il Museo della Civiltà Contadina Il Centro della Civiltà dell’Aglianico Aula Didattica Sala Degustazione La Mostra Permanente sul Brigantaggio Divisa in sezioni, la mostra consente di fare un percorso teso alla conoscenza dell’intero fenomeno del Brigantaggio post-unitario. Con l’ausilio delle nuove tecnologie (touch screen, video, audio guide) il visitatore riuscirà a calarsi nel periodo tanto funestato di fine '800, grazie all'apporto di immagini, video, voci narranti, musiche, proiezioni cinematografiche, opere pittoriche, fotografiche, rivivendo sotto una nuova luce le vicende di personaggi chiave come Crocco, Ninco Nanco, Michelina di Cesare. Il punto di partenza della mostra è un'introduzione al Brigantaggio con la presentazione della situazione storicopolitica; si passa poi a conoscere meglio i volti dei briganti e delle brigantesse, la vita quotidiana, l'appartenenza alle bande. Novità assoluta è una sezione interamente dedicata alle donne che nel brigantaggio hanno avuto un ruolo fondamentale, non come semplici amanti e vivandiere ma come vere e proprie guerriere. L'ultima sezione racconta invece delle influenze che tale fenomeno ha avuto sul cinema e letteratura, con la possibilità unica di assistere alla proiezione di alcune scene di film quali "L'eredità della Priora" di Anton Giulio Majano, "Li chiamano Briganti" di Squitieri, e attraverso la lettura di libri che hanno trattato l'argomento.

Brigante se more (testo: Anonimo)

E stu nemico 'u facimm tremmà

Amm pusate chitarra e tammurr Pecché sta musica s'adda cagnà Simmu brigant e facimm paura E ca scuppetta vulimm cantà.

Femmen belle ca dat lu core Si nu brigante vulite aiutà Nun 'u cercate scurdatev 'u nome Ch ci fa 'a guerra nun tena pietà

E mo cantamm na nova canzon Tutta la gente se l'adda 'mparà Nuje cumbattimmo p''u rre Burbone A terra è nostra e nun s'adda tuccà

Omm se nasce brigante se more E fin all'ultum avimma sparà Ma si murimm menat nu fiur È na preghiera pe' sta libertà

Chi ha visto 'u lupu s'a misu paura Nun sape bune qual è 'a verità 'u veru lupu ca magna i criatur È u piemuntes c'avimma caccià Tutt'e paise da Basilicata Se so scetate e vonna luttà Pur'a Calabria si s'è arruvutata

Info RIONERO

INFO RIONERO -aprile 2010  

informazione sugli eventi culturali e sociali della nostra città

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you