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Viaggi in treno e tanta fantasia

le avventure di Martino parte prima


C'è la stazione con i suoi binari un cartellone con tutti gli orari Ci sono sportelli per i biglietti con un deposito per i bauletti. C'è il giornalaio ed il bar cafè non ti so dire cosa non c'è. C'è tanta gente che viene e che va dove e da dove nessuno lo sa. C'è anche un bambino col suo zainetto sale sul treno in orario perfetto. “Sei ormai grandino” gli dice papà “puoi viaggiar solo, mettiti qua”.


Martino saluta il suo papà che gli ha raccontato tante cose sulle locomotive. Che passione! Pensare che la “mamma delle locomotive” la Rocket in Inghilterra aveva la velocità di 40 Km\h. Di locomotive a vapore ce ne erano state poi di tanti tipi, con diversi sistemi di ruote e di freni. Poi sono arrivate quelle elettriche sempre più perfette e potenti. La prima ferrovia italiana fu costruita agli inizi del '900.


Ora il treno sta per partire. “quanti Km\h? Questo proprio non me lo ricordo” dice Martino. Va dai nonni in campagna dove i suoi genitori lo raggiungeranno quando avranno le ferie. Non è però tutto solo nel treno perchè è stato raccomandato al ferroviere bigliettaio che è un conoscente di famiglia e che lo farà scendere alla stazione d'arrivo.


La locomotiva “vuoi fare un giro fino alla carrozza di testa?” chiede il bigliettaio che ha appena salutato il papà di Martino. “Ma certo che si!” Martino si precipita dietro di lui. “Piano non c'è fretta, ora passiamo nell'altra carrozza” Grr, tunc, grr, tunc, fuori dalla porta di passaggio un gran rumore e una ventata d'aria. Sembra che il treno stia fermo e le rotaie corrano sotto le ruote.


La carrozza vicina è quasi piena e anche quella dopo e quella dopo ancora. “Eccoci in curva, ora guarda indietro come è lungo il treno”, dice l'uomo, “torno subito e ti riaccompagnerò al tuo posto, non ti muovere di qui!”. Che velocità! Martino muove le mani come per manovrare i comandi, così faceva suo zio Giorgio quando comandava i trenini elettrici sul giro di binari del plastico. Fermo, passaggio a livello! Verde, via libera. Fermata per lo scambio. Attenzione a non


sbagliare. “oh, oh, zio!” Crash!!! che schianto! Martino perde l'equilibrio e si attacca con forza alla carrozza. “Cavoli ! Quella locomotiva arrivata d'improvviso di fronte sul binario vicino a tutta velocità sembrava venirmi addosso... Scontro frontale!” aveva detto zio Giorgio raddrizzando le due locomotive.


Ora Martino è tornato al suo posto e guarda il paesaggio correre dietro il finestrino

l'acquazzone Tic, tic, tic, tic. Una pioggerella improvvisa comincia a cadere fitta fitta, una folata di vento la butta con forza contro il finestrino, le goccioline si fermano un momento, tremano un po', poi cominciano a scorrere svelte.


Martino le segue col dito, lungo il vetro, giù, giù, giù... Ora tre goccioline partono in corsa, certamente è una gara. Chi vincerà? La più grossa corre veloce, poi si ferma un po' e riprende. Le due più piccole scendono più lente ma senza sosta. Forse si controllano. Ora quella di mezzo prende più velocità, non manca molto ad arrivare in fondo. Ancora la goccia grossa corre più veloce, sta per arrivare, ma quella piccola non ha intralci e arriva senza interrompersi.


Giù, giù, giù... “ vinto ! !” Martino si volta a guardare il signore con i capelli bianchi che dormicchia proprio davanti a lui con gli occhi chiusi, “chiusi?” Forse solo un po' chiusi, non del tutto chiusi. Se no chi avrebbe gridato “vinto ! !”?


La pioggia è cessata, in cielo ci sono grosse nuvole in movimento

l'orco L'orco ha un naso a palla e una manona che tiene un randello, deve avere molta fame perchĂŠ ha spalancato la sua grande bocca. Ha visto due bei vitelli passare sui tetti di quelle case alte ed ha giĂ  l'acquolina in bocca, sta


per raggiungere il vitello più grosso, già alza il bastone, ma i due animali sono più svelti e l'hanno distanziato un pochino, finché, pian piano, il vitello più grosso vicino all'orco comincia ad allargarsi, si rompe in parti che diventano sempre più piccole. 52 pecorelle! “Beh! No, la carne di pecora sa di selvatico, è disgustosa” grida l'orco. “Furbacchione di un vitello,m non dovevi trasformarti così!” L'altro vitello è ormai sparito dietro quel gruppo di case e l'orco si è disfatto, forse per la


fame. “Sono cosĂŹ divertenti le nuvole quando tira un po' di vento altoâ€? pensa Martino.


Le nuvole si sono diradate e sbuca un bel raggio di sole.

Il drago Cammina, cammina, la salita è sempre più ripida e faticosa. Il fumo che esce dal vulcano comincia ad entrare negli occhi e nel naso, ma bisogna camminare ed arrivare alla cima perché la città è in pericolo. La tosse ed il bruciore degli


occhi costringono a fermarsi un momento, ma giĂ  in lontananza si vedono le lingue di fuoco uscire dalla montagna, Martino sa cosa si nasconde la sopra. Deve essere pronto con l'arma ben stretta in mano e soprattutto deve arrivare alla cima senza essere visto. Meglio strisciare per terra fra i pochi cespugli, piano, senza far rumore. Qualcosa di enorme, verde marcio, sta per uscire dalla montagna, due zampone con unghie ricurve e una gran testa tutta coperta di punte.


Per fortuna la cosa enorme volta la schiena, altrimenti sarebbero guai, ora una coda esce lentamente dal cratere, lunghissima, si alza di scatto verso il cielo e... Phaff! Come una gran frustata batte per terra a pochi metri di distanza da Martino. Ăˆ il momento giusto, via! Martino balza in piedi e aspetta con lo specchietto pronto, quando il drago volterĂ  la testa, il bagliore del sole riflesso lo colpirĂ  agli occhi e lo addormenterĂ  per sempre. Una nuova nuvola di fumo


densa e soffocante costringe a chiudere gli occhi un momento ma Martino riesce comunque ad alzare lo specchietto anzi, a dire il vero, il ciondolo di metallo, che ha in mano. Il sole batte sulla superficie lucida del ciondolo ed un forte raggio di luce va dritto ad abbagliare una signore che sta in piedi vicino ad un finestrino. La signora guarda verso Martino ( si vede che è molto, molto arrabbiata ) e con voce severa grida: “per favore, la carrozza è per non fumatoriâ€?. Un vicino del bambino spegne


velocemente la sigaretta e apre velocemente il finestrino. Ora si che si respira!


Il treno va veloce e le voci dei viaggiatori si mescolano al rumore della carrozza ma alcune voci femminili si alzano ben distinte.

il gatto nero “Guarda Amelia, un gatto nero”. Amelia sta aprendo un po' il finestrino per prendere una boccata d'aria:”Ed ha anche attraversato la strada” Amalia risponde all'amica


Amelia, ”Gatto nero porta rogna” brontola una terza signora piena di collane e bracciali che sta vicino a loro. “ma come chiacchierano fitto quelle signore, cosa diranno mai?” pensa Martino. “Porta nera rogna gatto” seguita l'amica di Amelia tristemente. “Rogna porta gatto nero” dice Amelia con voce lugubre. “certo che è proprio gente strana” pensa ancora Martino. Quella che si chiama Amelia poi, ha un naso adunco e delle unghie così lunghe... “che siano


streghe?” “Topo scatta tipo tappo” “becco curvo becca bacca” “gufo goffo sbuffa buffo” “ragno regna fra la legna” “rana strana ragno sbrana” “stop!” dice Amalia: “ragno sbranato male stroncato, siamo libere dalla sfortuna del gatto nero”. “Ti sbagli Amalia” dice Amelia che se ne intende di erbe, con voce nasale: “solo la malva dal gatto ti salva, io vi ho liberate dalla sfortuna”. “nossignore” dice la terza signora che ha il mento aguzzo


e sporgente, “vi sbagliate tutte e due, solo le pietre dure servono in questa occasione” “Malachite e Opale sconfiggete il male!” e se ne va sdegnata, però voltandosi vede Martino che guarda ad occhi sbarrati. Dalla collana di anellini le pende un'infinità di ciondoli, il pesce, il gobbo, il gatto, la luna, il gufo, lo scarabeo, la rana, la chiave, la serpe e tanti cornetti. Sorride, ne stacca uno piccolo rosso, e lo dona a Martino: “Tieni, ti porterà fortuna, sai, io ho un negozio


di bigiotteria”. “Ma che sciocchezze!” Dice piano il signore anziano li vicino ridendo, “ si può essere così superstiziosi?” Anche Martino ride” lo attaccherò al collarino del gatto della mia nonna, gli starà benissimo”.


Quello che sta passando rumorosamente proprio sopra il treno è un elicottero.

L'elicottero “volare, che sogno”. Tutto è ok, le pale cominciano a girare con velocità, Martino salta sull'elicottero, è il suo primo volo. La difficoltà sta nell'alzarsi, poi tutto è più semplice, a destra, a sinistra, più in alto, più in basso, poi quasi fermo a


guardare tutto dall'alto. É ancora più bello che stare a testa in giù e vedere tutto al rovescio. Proprio sotto c'è la pianura, più lontano si vedono le montagne, più lontano ancora sicuramente cdi saranno le montagne e le isole e poi ancora le terre ed il deserto e sopra, sempre il cielo blu. Nel cielo però c'è un puntino nero, che diventa sempre più grosso:” Mi sembra un altro elicottero che si avvicina” pensa Martino. Sul fianco dell'elicottero si legge.”


POLIZIA”. “Documenti, prego” dice il poliziotto accostandosi, “tutto in regola” risponde il bambino e comincia a cercare nel suo zainetto la patente di elicotterista. Cerca, cerca... “dove sarà finita?” esclama, “ documenti, prego!” ripete impaziente il poliziotto. “Un momento... Oh no!... devono essermi caduti quando sono saltato sull'elicottero”. “Ah è così?... Niente patente?”. A Martino cominciano a tremare le mani per l'ansia, ma poi... “ Si, nella tasca sinistra


della giacchetta li avevo messi!, si certo, eccoli� dice eccitato. Il controllore del treno lo guarda un po' meravigliato poi sorride e gli restituisce il biglietto forato.


Tutto è tranquillo poi...

aiuto!! “ih...ih” uno strillo da brivido. “è lì... è lì... Aiuto!” tutti si voltano, una ragazzina è in piedi spaventatissima e scuote un braccio. “é bruttissimo, è seduto lì, schiacciatelo!” grida. Martino salta in piedi:”Non schiacciatelo, lo porto via io” ha capito che si tratta di un piccolo animale e sa che è


inutile ucciderlo, lo raccoglie e lo appoggia sul fazzoletto per vederlo bene. Ha le antenne e le zampette lunghe ed un corpo con i riflessi metallici, pulito e lucido come un grosso bottone, anzi come un guerriero dentro la sua armatura. “Bello” pensa “è un bel coleottero diverso da tutti quelli che mi ha fatto vedere il nonno. Gli spiegherò com'è fatto per sapere da lui come si chiama”. Martino sa che di coleotteri ce ne sono tanti, che ogni specie è un po' diversa ed ha un nome


particolare. Lo tocca pian piano col dito, e cerca di trattenerlo sul fazzoletto, aspettando la prima fermata del treno per metterlo fuori. “Sono proprio curioso, come ti chiami?” gli dice senza accorgersi che sta parlando ad alta voce. La ragazzina che si è fatta coraggio, nel frattempo si è avvicinata e spalanca gli occhi tutta meravigliata:”Ma credi veramente che ti risponda? Se vuoi ti dico io un bel nome da dargli: Orlando Paladino, ti


piace?�.

Fine

prima parte


Tratto dalla serie di piccoli racconti Di Marghe: “viaggi in treno Con tanta fantasia� Parte prima

Edizioni verdefronda 2011


Le avventure di Martino (parte prima)