Freaks Out di Gabriele Mainetti Mensile di cultura e spettacolo - n° 255 - anno 25 - Settembre 2021 spedizione in A.P. 45% art.2 comma 20/B - legge 662/96 - DCI-VE
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255 SEPTEMBER 2021
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Cinema, cinema!
BIENNALE SPECIAL ISSUE
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l’architettura di sauerbruch hutton 3.9.21– 9.1.22
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[sostantivo femminile] Forte impressione, turbamento, eccitazione.
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Vasily Kandinsky, Paesaggio con macchie rosse, n. 2 (Landschaft mit roten Flecken, Nr. 2), 1913. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia.
emozióne
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september2021 CONTENTS
editoriale (pag. 7) Visioni convergenti zoom1 (pag. 8) Intervista ad Alberto Barbera, 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica | Roberto Benigni e Jamie Lee Curtis, Leoni d’Oro | Cinema Italiano | Concorso | Giurie | Orizzonti & Orizzonti Extra | Fuori Concorso | Settimana Internazionale della Critica | Giornate degli Autori | Venice VR Expanded | Odissea nello spazio | Venice Architecture Short Film Festival | Ona Short Film Festival | Cinema Galleggiante zoom2 (pag. 34) Intervista a Lucia Ronchetti, 65. Biennale Musica | Intervista ai Neue Vocalsolisten, Leone d’Argento | Kaija Saariaho, Leone d’Oro | Intervista a George Lewis | Intervista a Christina Kubisch tracce (pag. 44) Regata Storica architettura (pag. 46) Intervista a Shahed Saleem, Padiglione delle Arti Applicate | Intervista a Wael Al Awar e Kenichi Teramoto, Padiglione Emirati Arabi Uniti | Charlotte Perriand and I | Svetlana Kana Radević | Intervista a Louisa Hutton e Matthias Sauerbruch | L’architettura & la Città, M9 e Fondazione di Venezia | Whipsaw in Time Space Existence | Prix W 2020 | Biosphera Genesis | Rinascere dalle proprie ceneri arte (pag. 66) laToletta SpazioEventi | Mario De Biasi | Piranesi Roma Basilico | Hypervenezia | Nessuno Escluso | Intervista a Elio Ciol | The Soul Expanding Ocean #2: Isabel Lewis | Bruce Nauman | Jacopo Tintoretto | Donald Martiny | Baselitz Vedova | Palazzo Vendramin Grimani dell’Albero d’Oro | Ospiti in Galleria: Canaletto/Guardi | Art Night preview | Peter Fischli | Massimo Campigli e gli Etruschi | The Venice Glass Week | Carole A. Feuerman | Giuseppe Corrado Art Gallery | Review: Burne-Jones e Venezia, un viaggio nella Bellezza musica (pag. 84) The Leading Guy | Etnoborder | Women for Freedom in Jazz | Zucchero | Masini | Grandmaster Flash classical (pag. 88) Festival Palazzetto Bru Zane, Sulle tracce di Napoleone | Intervista a Vitale Fano, Musikàmera | Vivaldi Festival | Auditorium Lo Squero | Incontri Asolani | Musiche per il Paradiso di Dante theatro (pag. 96) Intervista a Giancarlo Marinelli, 74. Ciclo di Spettacoli Classici all’Olimpico | 73. Estate Teatrale Veronese | 26. La Luna nel Pozzo etcc... (pag. 100) Intervista ad Andrea Molesini | Festival della Politica | Parole menu (pag. 106) Harry’s Dolci | Ca’ di Dio | Tempo di vendemmia citydiary (pag. 111)
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78. MOSTRA DEL CINEMA
A well-oiled machine that works as perfectly as ever. Many sections converging on the paramount value of great quality: Italian cinema, Hollywood majors, beautiful documentaries, and Golden Lions awarded to two icons of cinema: Roberto Benigni and Jamie Lee Curtis. A word with Venice Film Festival director Alberto Barbera. zoom p. 8
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65. BIENNALE MUSICA
The first Music Biennale with Lucia Ronchetti as director focuses on the prime musical instrument: voice. Original, unexplored points of view for projects in awe-inspiring new venues. zoom p. 34
Freaks Out
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REGATA STORICA
Venice embraces its traditions as the whole city gathers on the Grand Canal for the great rowing regatta. The Duke’s cortege turns back the hands of time to later clear the playing field for a fierce rowing competition. tracce p. 44
COVER STORY
Cinema, cinema…e ancora cinema! Un festival attesissimo, più che mai, dopo la straordinaria edizione “resistenziale” dello scorso anno. La Cover non poteva che essere per l’edizione n. 2 della Mostra del Cinema dell’età pandemica, quella della vitalità recuperata. L’immagine di copertina restituisce un frame capace di suscitare energia, caos vitale, voglia di riprendersi la scena. Ebbene sì, Freaks Out abbiamo voluto, l’attesissimo ultimo lavoro di Gabriele Mainetti che attraverso le vicissitudini di quattro circensi allo sbando nella Roma occupata dai nazisti ci parla dell’irriducibile ricerca della libertà. Libertà è la parola chiave di questo numero, sì. Cinema, cinema, and more cinema! A Festival we cannot wait to live again, after the ‘Resistance’ edition of last year. Our cover is obviously dedicated to the second VFF of the pandemic era, and the one where we get our lives back. The cover pictures is a frame that will spike our energy levels, the life-bearing chaos, our eagerness to get back on stage. Freaks Out is the new, much anticipated film by Gabriele Mainetti: four drifter circus artists in Nazi-occupied Rome is the story of the insuppressible quest for truth. Code word: freedom.
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SAUERBRUCH & HUTTON
Matthias Sauerbruch and Louisa Hutton redefine the functionality of the existent and their thirty-year career with an exhibition of fifty+ designs that explore the concepts of ‘city’, ‘sustainability’, and ‘sensuality’. Zero-impact architecture at M9 Museum – which they designed themselves. architettura p. 60
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I SUONI DELL’IMPERO
An unrivalled strategist, Napoleon soon understood how music could be turned into a tool for political power. Palazzetto Bru Zane portrays an era using the sound and voices of those very years: from Cherubini to Méhul, Gluck, and Cambini. classical p. 88
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editoriale di Massimo Bran
VISIONI CONVERGENTI R ieccoci qui, ancora in piedi, o meglio, seduti, in sala,
nell’anno 2 d.p. Sì, perché al netto di ogni trita formula retorica ai limiti dell’inservibilità, da quel marzo 2020 è davvero cambiato tutto. E non si sa ancora come, misurare quanto. Si vive e si lavora, ci si incontra e ci si confronta percorrendo, ciascuno a seconda della propria disposizione e del proprio vissuto qui e ora, uno dei due binari paralleli prevalenti, che ancora non possono trovare una loro compiuta direzione convergente: da un lato vi sono coloro i quali si guardano indietro ancora ben attoniti, sufficientemente ancora increduli, oggettivamente ancora preoccupati per le incognite multiple che faticano a dissolversi; dall’altro, chi più disinvoltamente e talvolta irresponsabilmente, chi per autodifesa o semplicemente per assecondare una fisiologica, vitale disposizione positiva verso il domani, vi sono coloro che spingono sull’acceleratore per riprendersi in mano la vita rimuovendo, o comunque voltandole le spalle, questa drammatica sospensione esistenziale che ha coinvolto tutti, ma proprio tutti. In questo incedere opposto si colgono frutti necessariamente opposti, antitetici. Mondi ancora sospesi, se non proprio in catalessi; mondi in vibrante ripartenza, lanciati in un rettifilo senza freni. La Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno è divenuta suo malgrado, e al contempo orgogliosamente, il simbolo per l’imprescindibile universo della cultura, e non solo, di questa seconda disposizione, ma a dire il vero, e di più, di questo ancora invisibile, impalpabile punto di convergenza tra queste due opposte rotte. La scommessa meditata, ma pur sempre rischiosissima in quanto tale, dello scorso settembre 2020 di confermare il festival nonostante nessuno solo fino a qualche settimana prima avrebbe puntato neppure un misero cent sulla possibilità effettiva che ciò accadesse, una scommessa infine felicemente e professionalmente vinta, beh, ha conferito non solo al più antico festival cinematografico del mondo un’aurea ulteriore di inossidabile vitalità, ma ha anche e soprattutto, attraverso il suo svolgersi, comunicato al mondo e all’industria culturali di ogni dove che non tutto davvero era perduto, che facendo fronte con lucidità, sangue freddo, giuste visioni all’inedita catastrofe si poteva uscirne, anche a testa alta. E tanto è stato. Scusate se è poco. Questa seconda edizione della Mostra dell’età pandemica, nelle stesse date confermate e con le stesse modalità di sicurezza e di tutela per il pubblico della scorsa edizione, che si apre in questo primo giorno di settembre 2021, nel pieno di una crisi non ancora superata e però in buone sue parti finalmente domata, rappresenta davvero il definitivo ritorno al futuro, confermando la solidità di radici e formati secolari, eppure definendo inevitabilmente nuovi, è proprio il caso di dirlo qui, Orizzonti. Nella lunga intervista ad Alberto Barbera, il più longevo direttore della storia di questo nostro amato festival, con cui apriamo il presente numero emerge soprattutto questa seconda traccia, come se questa interruzione istantanea dell’attività cardiaca del nostro vissuto
sociale ci avesse spinto, una volta rinvenuti pur se ancora fisiologicamente rintontiti, a rimescolare le carte per ridefinire i nostri giochi, con altri codici, con altri colori. Nelle parole di Barbera si avverte come una elettrica tensione nel voler trascendere questa oscura parentesi accelerando verso direzioni che già si erano in qualche modo prima imboccate, come se questo violento montante subito ci avesse fatto capire che titubanze per rinnovare il nostro orizzonte non sarebbero più state concesse, tema deperire, magari lentamente, in modalità estenuanti. A quasi tutti i nostri quesiti Barbera risponde con parole come “sorprese”, “novità”, “sparigliamenti”, “contaminazioni”, come se oltre al naturale, contemporaneo dato di dover saper rispondere presente a quanto la rivoluzione tecnologica in pieno atto oggi chiede a tutti i settori, a tutti i linguaggi espressivi, ci fosse un qualcosa di molto più profondo ed esteso del mero essere per così dire sul pezzo dei tempi che ci sono dati di vivere. Come se questo essersi trovati sull’orlo del precipizio esposti a venti incontrollabili avesse regalato, per istinto di sopravvivenza, quel quid di coraggio in più per davvero abbattere una teoria di comodi confini che meccanicamente regolavano le grammatiche selettive, organizzative, disciplinari di mondi, come quello segnatamente qui del cinema, e che già si stavano de-strutturalmente da tempo dissolvendo in un delta senza fine. Un coraggio di ridefinire tutto recuperando al contempo le radici recise: questa la sfida identitaria che si è posta di fronte a questa macchina della cultura e dello spettacolo che è la Mostra del Cinema. Questa binarietà, questo parallelismo tra istinto di conservazione e pulsione innovativa, ha trovato proprio in questo mai sopito festival, ebbene sì, una possibile, percorribile direzione congiunta, una convergenza risolta tra opposte tensioni. Insomma, è davvero con un altro spirito che ci avviciniamo a questa 78. Mostra del Cinema, consci che qui si è tenuta viva la linea del conflitto con un infido nemico nell’ora più illeggibile e che da qui, ora, è possibile ripartire a bordo di una locomotiva che può, non solo simbolicamente, trainare fuori dal fango un’intera industria, quella culturale, quanto mai bisognosa di nuova vita e da sempre mal supportata e sopportata da chi la dovrebbe valorizzare e sostenere in quanto immagine e sostanza migliore della nostra identità collettiva. 7
78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA Programma day by day p. 112 Intervista Alberto Barbera
LA MIGLIOR CURA
The Best Treatment L’impressione è che tutti i registi volessero guardare avanti, più che concentrare la propria indagine su quello che ha sconvolto il mondo di Massimo Bran
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iciamoci la verità, senza un briciolo di retorica e nemmeno un grammo di enfasi: la scorsa estate, ancora completamente attoniti da questo tsunami pandemico che aveva travolto la grammatica dei nostri giorni, di tutti noi, nessuno avrebbe scommesso neanche un centesimo sulla remota possibilità che la Mostra del Cinema si sarebbe potuta svolgere. Tra tutti i festival e le mostre che la Biennale organizza annualmente, la Mostra al Lido è costitutivamente il più complesso da gestire in una situazione inedita del genere, per numero di spettatori e visitatori che affollano in quei giorni l’area, per le centinaia di proiezioni e di eventi che si susseguono senza tregua, per il fatto di dover gestire in spazi chiusi la compresenza di centinaia di persone insieme, per quanto le capienze vengano necessariamente ridotte. Insomma, una sfida davvero da far tremare le vene dei polsi. Eppure è andata, sì, e alla grande! Mentre tutti i grandi festival internazionali generalisti issavano bandiera bianca, qui si è deciso di resistere in trincea, vincendo infine, già. Non potevamo non partire allora da qui nella nostra annuale, distesa chiacchierata a 360 gradi con Alberto Barbera, per la tredicesima volta, e decima consecutiva, Direttore di questa quasi centenaria Mostra capace di rigenerarsi di anno in anno come un’indomabile ragazzina. Sì, perché avercela fatta lo scorso anno in quelle incredibili condizioni ha dato ancora più energia al Nostro e al suo staff per impegnarsi in nuove sfide, continuando in quel lavoro incessante di ascolto e di restituzione di un mondo come quello del cinema in rutilante divenire, con le sue ataviche e ora anche inedite preoccupazioni, con nuovi fremiti a scuotere le
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et’s face it: not a hint of pomp, not an
ounce of emphasis. Last summer, still dazed and confused by the pandemic that upset the grammar of our lives, none of us would have betted a dollar on the possibility that the Venice Film Festival could have taken place. And what happened? It happened! That’s the starting point for our annual conversation with Alberto Barbera, our thirteenth, to celebrate the Director’s helmsmanship of a Film Festival that is fast on its way to a hundred years of existence A selection that knows no borders, a true mix of genres and languages We had fun mixing and matching everything. It was one of our goals and in these long years, our efforts paid off in the ability to afford these ‘luxury programmes’. We looked around us and thought: “It is the year 2021, cinema changed radically, does it make any sense to stick to the selection criteria that we used in the past?”. Our society evolves incessantly, and the influence of media grows stronger by the day. If you don’t adapt, you’ll get swept away and lose work, there’s no way around it. Looking at today’s programmes and those of ten years ago, it becomes apparent how much we pushed forward in this direction and how much cinema changed at a global level. Today, we can find in the main competition titles that would have only made it to
78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1-11 settembre Palazzo del Cinema Lido di Venezia www.labiennale.org
MANIFESTO
The Last Duel
Lorenzo Mattotti firma per il quarto anno l’immagine del manifesto ufficiale: «Due personaggi che si filmano reciprocamente in una sorta di danza, di duello giocoso – spiega Mattotti – in un rapporto mediato dalla cinepresa. Una danza sotto i riflettori di un set, un movimento di energie comuni, un rituale di sguardi. Sguardi a confronto, potrebbe intitolarsi l’immagine, in un periodo in cui lo sguardo acquista forza come una nuova relazione tra le persone. I due personaggi simboleggiano due visioni diverse che si incontrano e si confrontano, si guardano e si studiano, ma non si oppongono: grazie al Cinema e al suo ruolo centrale, creativo, propositivo».
MADRINA
Dune
Napoletana classe ’85, Serena Rossi è la ventesima madrina nella storia della Mostra del Cinema di Venezia. «A Venezia vorrei che i sorrisi si riaccendessero sui volti di chi non ha potuto lavorare, ma che adesso può tornare a sperare, progettare, suonare, recitare, costruire scenografie, scrivere». Serena Rossi cresce in una famiglia di artisti, in cui la musica è all’ordine del giorno: chitarrista il padre, cantante la madre e autore di canzoni il nonno. Nella sua carriera cinematografica spicca il sodalizio con i Manetti Bros., che la rendono protagonista di Song’e Napule nel 2013 e di Ammore e malavita nel 2017, musical che a Venezia è stato apprezzatissimo da critica e pubblico. Spencer
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78. MOSTRA DEL CINEMA ALBERTO BARBERA sue già fragili certezze, con le rivoluzionarie, più che nuove, modalità di fruizione e distribuzione dei suoi contenuti annessi e connessi. Una Mostra che scommette ancora una volta sul futuro, con nuove sezioni, soprattutto con una visione sempre più aperta sulle commistioni che il cinema sempre più incessantemente presenta da un punto di vista artistico, produttivo, distributivo, cercando di trascendere anno dopo anno la sacralità dei confini rigidi che per decenni hanno connotato il fare-festival. Pandemia atto secondo: il vero impatto nella costruzione del Festival Nell’ultimo anno è cambiato tutto. Tutto. Nella programmazione e prima ancora nel lavoro di selezione. Un oggettivo scarto si è prodotto nel nostro percorso consolidato negli anni, presentando picchi di difficoltà inediti. Solitamente iniziavamo a vedere film con ritmo blando verso la metà di marzo, due-tre giorni la settimana; quest’anno abbiamo iniziato a ricevere film addirittura prima di Natale, anche perché si era creato un accumulo di tutti quei lavori che l’anno scorso non erano riusciti ad arrivare alla selezione in ragione delle note difficoltà di lavorazione causate dal primo, devastante lockdown. In regime di smart working, ricevendo via mail dalle produzioni i link privati per la visione delle pellicole, siamo stati impegnati nettamente più del solito, pur con le inevitabili dispersioni di tempo che il lavoro da casa comporta. Da gennaio il lavoro di visione dei film è stato praticamente quotidiano, dalla mattina alla sera, weekend compresi molto spesso. Alla visione si affiancavano poi le riunioni telematiche per confrontarci sui film che avevamo visto: a così tanti mesi dal festival si faceva spesso fatica a capire se valesse davvero la pena puntare su un film piuttosto che su un altro; si trattava spesso di pellicole che erano state offerte anche a Cannes e quindi le decisioni andavano prese senza temporeggiare troppo. Insomma, una Mostra dalla gestazione molto laboriosa. Una grande fatica che è stata però ripagata da un livello qualitativo medio altissimo, forse il più alto di sempre in sede di selezione. Avevo un ragionevole timore che i due lockdown avessero potuto influire pesantemente sul numero dei film che ci sarebbero stati presentati nonché sulla qualità produttiva di quelli che infine ci sarebbero arrivati, ma mi sono dovuto fortunatamente ricredere su entrambi i fronti. Anzi, durante il secondo lockdown tutti i registi interessati a partecipare hanno lavorato, ovviamente in condizioni difficili, confezionando prodotti dalla qualità altissima. È come se le condizioni di difficoltà generate dalla pandemia avessero stimolato fortemente la creatività dei registi, offrendoci molte più possibilità di scelta rispetto al passato, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. So che l’assunto, l’equazione per cui dalle crisi più drammatiche nascono nuove gemme di vita possano ora suonare retorici, quasi stucchevoli, eppure per quanto ci riguarda è andata proprio così, sì. Nei film l’urgenza di voltare pagina L’impressione è che tutti i registi volessero guardare avanti, più che concentrare la propria indagine su quello che ha sconvolto il mondo nell’ultimo anno e mezzo. Ovviamente tutti noi abbiamo stampati in testa i momenti tragici, terribili appena vissuti, ma la tendenza principale emersa nelle diverse poetiche di questi film è quella di una vissuta urgenza di guardare al futuro, di voltare pagina. Credo di interpretare il pensiero di tutti ponendo l’accento sulla voglia di pensare
secondary programmes years ago. And the reverse is also true: there are titles in the Orizzonti section that are very well worthy of a spot in the main competition. Also, we are squarely back to genre cinema and real auteur filmmaking. New geographies and intriguing surprises It’s hard to pick one – every director tells a story worth listening to. Take Erik Matti’s movie: On the job: The Missing 8. I expect many will wonder what is such a film doing in the main competition. Matti is a director known only to very few genre aficionados, real film buffs who know Matti’s commitment to thriller, erotic, action cinema, and crime drama. In the film we will see, there is all of Filipino genre cinema. Erik Matti keeps true to his penchant for B-movie style cinema, all the while making an ambitious, long (208’) movie of scathing social critique on corruption and media, balancing extremely well entertainment value and political stance. It took a while for us to decide which section the film belonged in, and we eventually realized how this filmmaker embodied the spirit of the Festival as an interpreter and a showcase. Another incredible movie is Amira by Mohamed Diab, in the Orizzonti section and the fifth title of a filmmaker that can certainly be considered the brightest promises of Egyptian cinema, with his poetical critique of Egyptian social conventions. The plot of Amira is disconcerting. It is the story of Palestinian children being born after assisted insemination with sperm smuggled from Israeli prisons, where these Palestinian fathers are locked away. It seems that a staggering 120,000 children have been conceived this way! Open sections Why is Matti’s film in the main competition and Diab’s is in Orizzonti? I don’t have a clear answer for you, precisely because of this continuing, conclusive erosion of the borders between the ‘high’ and ‘collateral’ sections of our festival. The only serviceable answer is that both could be in either section. It is vital to keep things mixing, and many filmmakers and interpreters agree. Take Thomas Kruithof’s Les promesses, opening the Orizzonti section. Well, we were uneasy in offering Kruithof’s film, which stars one of the most amazing actresses of our time, any place other than the main competition. What we ended up thinking, though, was that it would make an even stronger statement to place the film in the Orizzonti section than the main competition, among dozens film that are much more anticipated by critics and moviegoers. They loved the idea, and it goes to show how Orizzonti is perceived as anything but a collateral section.
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78. MOSTRA DEL CINEMA ALBERTO BARBERA ad altro, senza ovviamente rimuovere una così triste e sorprendente esperienza che dimenticare proprio non si può. Ciò detto, non credo comunque che da un punto di vista narrativo e anche immaginifico la pandemia possa costituire un vero e proprio filone tematico, anche se tangenziale rispetto ad altri. Tra qualche anno chissà, magari nasceranno filoni a riguardo, ma oggi come oggi la priorità è guardare in faccia la vita che riparte. Una selezione che azzera i confini, che dissemina incroci aperti tra generi e linguaggi Ci siamo divertiti a mischiare pesantemente le carte; era uno dei nostri obbiettivi e in questi lunghi anni i nostri sforzi sono stati ripagati dalla possibilità di poterci permettere questi ‘lussi programmatici’. Ci siamo guardati e ci siamo detti: «siamo nel 2021, il cinema è cambiato radicalmente, che senso ha rimanere ancorati ai criteri di selezione del passato?». In una società in continua evoluzione, in cui i media esercitano un’influenza spesso difficile da arginare, se non ti adegui vieni spazzato via e non lavori più, inutile girarci intorno. Sin dall’inizio abbiamo quindi capito che i presupposti nodali per fare il nostro lavoro come si deve sarebbero stati la libertà e il coraggio di portare avanti le nostre scelte, senza farci condizionare dal cinema del passato o dal pensiero critico che negli ultimi anni è stato predominante. Guardando la programmazione di oggi e quella di dieci anni fa ci si rende facilmente conto del lavoro pazzesco che è stato fatto in questa direzione e di come e quanto il cinema sia cambiato a livello planetario: oggi possiamo trovare in Concorso film che in passato sarebbero stati in sezioni collaterali, così come in Orizzonti oggi vediamo autori che avrebbero avuto pieno diritto di cittadinanza nel Concorso principale. Altro snodo cruciale è stato quello vissuto sul finire degli anni ’90, quando l’imperativo sembrava quello di dover a tutti i costi superare gli stereotipi di genere: oggi si torna prepotentemente ai film di genere per fare cinema d’autore autentico. Si è capito quanto non si possa prescindere dal contatto con il pubblico: se fai un film è perché vuoi raccontare una storia a qualcuno ed è necessario che questa narrazione venga fatta su un terreno comune, sia esso un linguaggio o, per l’appunto, un genere, soprattutto in un momento come questo in cui la diffusione delle piattaforme ha comportato un allargamento enorme della platea di pubblico. Non è quindi un caso che nel programma di quest’anno ci sia davvero di tutto, dalla fantascienza al western, passando per musical e horror, senza ovviamente dimenticare il genere documentario, sempre più protagonista vivo di tutte le nostre sezioni. Questa attenzione ha caratterizzato poi il lavoro di scouting cui Venezia non ha mai rinunciato. Più della metà degli autori del Concorso principale non sono mai stati prima di oggi in corsa per il Leone d’Oro. Sul totale dei film selezionati, circa 70, più della metà sono di autori che la maggior parte del pubblico non ha mai sentito nominare e proprio per questo motivo l’innalzamento del livello di qualità può risultare ancora più sorprendente. Mille geografie, setacciando nuove, originali disposizioni. Alcune intriganti sorprese Difficile sceglierne una, ogni regista ha una propria storia che merita di essere raccontata. Prendiamo per esempio il lavoro del filippino Erik Matti, On the job: The Missing 8: mi aspetto che più di qualcuno si chieda cosa ci faccia un film del genere nella competizione ufficiale. Matti è 12
regista conosciuto solo da pochissimi cultori dei generi, super cinefili che sanno quanto questo autore si sia impegnato nel thriller come nell’erotico, nell’action movie come nel poliziesco. Nel film che vedremo c’è tutto il cinema filippino di genere. Matti, pur non abbandonando il suo sguardo da cinema di “serie B”, mette in scena un’ambizione molto forte, confezionando tra l’altro il film più lungo del festival, con i suoi 208’ di feroce critica sociale alla corruzione e al ruolo giocato dai media, lavorando su una doppia chiave di lettura che oscilla tra il puro intrattenimento e l’impegno politico. Siamo stati in dubbio fino agli ultimi giorni su dove collocarlo, rendendoci infine conto di come e quanto questo autore incarnasse lo spirito di cui il festival vuole farsi interprete e vetrina, con una crescente, spiccata predilezione per registi che utilizzano le convenzioni di genere per ‘fare altro’, qualcosa che trascenda i limiti del genere stesso, diffondendo un messaggio identitariamente proprio. Altro film spiazzante è Amira di Mohamed Diab, inserito in Orizzonti e quinto lavoro di quello che può di sicuro essere considerato come la promessa del cinema egiziano, con la sua poetica critica delle convenzioni della vita egiziana e qui con una trama dai risvolti sconvolgenti, che racconta il fenomeno dei bambini palestinesi concepiti con lo sperma dei padri fatto uscire clandestinamente dalle carceri israeliane dove sono rinchiusi. Pare siano nati con questa “modalità” un numero assolutamente sconvolgente di bambini, qualcosa come 120.000! Un film davvero sorprendente per la sua capacità di raccontare con un tratto forte e proprio una vicenda umana e sociale che nessuno sospettava esistesse. Insomma, cerchiamo autori che non si limitino a portare sullo schermo visioni e soluzioni prevedibili, già canonicamente percorse. Sezioni aperte Come mai il film di Matti è in Concorso e questo di Diab è in Orizzonti? Non c’è una risposta netta, proprio grazie a questa progressiva e direi pressoché definitiva erosione dei confini che da sempre hanno diviso le sezioni cosiddette “alte” da quelle cosiddette “collaterali” del nostro festival. Quindi in realtà l’unica risposta servibile è che entrambi potrebbero tranquillamente essere presenti nell’una come nell’altra sezione. Un rimescolamento che viene percepito come vitale anche da moltissimi autori ed interpreti non necessariamente della prima ora, anzi. Prendiamo ad esempio Les promesses di Thomas Kruithof, film con Isabelle Huppert che apre Orizzonti. Ebbene, davvero non sapevamo come proporre all’autore di un’opera che ha come protagonista una delle più straordinarie attrici del nostro tempo di venire a Venezia in una sezione che non fosse il Concorso. Eppure eravamo e siamo convinti che aprire Orizzonti potesse essere una collocazione ancora più forte di quella di entrare nel lotto dei film in Concorso tra decine di film attesissimi dalla critica e con una grande pressione addosso. Ebbene, ci hanno risposto, con non poca sorpresa da parte nostra, con autentico entusiasmo accogliendo la proposta. Il che dice tutto di quanto Orizzonti oramai anche da autori e produttori venga percepita come una sezione tutt’altro che collaterale. Dopo dieci anni alla guida della Mostra non mi si prenda per presuntuoso se arrivo a dire con oggettiva chiarezza che Venezia sia stato tra i grandi Festival generalisti internazionali quello che si è decisamente rinnovato di più, compiendo scelte coraggiose, scompigliando preconcetti e convenzioni, impegnandosi in progetti inediti, a volte rischiosi, ma che sono stati assolutamente ripagati dal riscontro del pubblico
È stata la mano di Dio
e degli addetti ai lavori, in un mondo in cui i grandi Festival vengono spesso accusati di essere troppo prevedibili e uguali a loro stessi. Ecco, una critica del genere a Venezia non può essere mossa, semmai l’appunto opposto! Ma personalmente preferisco prendere dei rischi, ed eventualmente commettere degli errori, piuttosto che servire un menu prevedibile e, a volte, precotto… I classici da Concorso e i giovani che bussano Credo che molti dei grandi registi quest’anno in Concorso abbiano portato a Venezia se non i migliori, alcuni tra i lavori più alti e riusciti della loro carriera cinematografica. Penso a Sorrentino, alla Campion o a Giannoli, a Stéphane Brizé, tutti autori che di strada ne hanno fatta tanta con lavori quasi sempre riusciti. Potrebbero essere considerati in un certo e alto modo dei nuovi Classici, nel senso che si tratta di autori talmente consolidati, ‘arrivati’ in tutti i sensi da non potersi sottrarre ad una funzione di ispirazione per le nuove generazioni di cineasti. L’ottima notizia è la presenza di tantissimi registi giovani in grado di raccogliere questa ispirazione e farla propria, una generazione che sta costruendo il volto nuovo del cinema contemporaneo. Una generazione decisa a prendere il posto che fisiologicamente alcuni maestri del passato lasciano libero, penso ad esempio ai fratelli D’Innocenzo o a Michelangelo Frammartino, registi di valore sicuro e assoluto, ma potrei farne molti altri di nomi provenienti da altre cinematografie. C’è stato un rinnovamento profondo nel cinema che non è stato soltanto tecnologico, linguistico e formale, ma anche proprio generazionale. È necessario quindi per noi rimodulare la percezione di quelli che sono i valori in campo oggi. Credo che i festival servano anche a questo. Guardiamo a quanto è successo a Cannes: Titane, vincitore della Palma d’Oro, è un film che può piacere o non piacere, ma non si può negare che abbia saputo davvero toccare qualcosa, spostando in qualche modo i confini della percezione dell’oggetto film, il che ha portato più di qualche osservatore e critico a definire Julia Ducournau, regista dell’opera, come il “Cronenberg di oggi”. Lo “stato di grazia” del cinema italiano. Quanto una verità, quanto un auspicio Il limite del cinema italiano è sempre stato quello di essere troppo autoreferenziale, troppo ancorato alle convenzioni di un paio di generi con cui il pubblico lo identifica da sempre, incapace di guardare all’esterno e di viaggiare oltre i propri confini. Oggi, per fortuna, non è più così. Se ci soffermiamo un attimo sui film italiani in Concorso e Fuori Concorso registriamo la presenza di pellicole diversissime tra
Bong Joon-ho and the jurors I met Bong Joon-ho two years ago, after he won at Cannes with Parasite, and we spent a few days together at the Lyon Film Festival. I met a wonderful person, a kind, respectful human being, a downto-earth man who didn’t let success go to his head. We had invited him last year, but due to prior commitments, he couldn’t make it. He was very happy to come this year, as he had just finished his latest screenplay. Having him as a juror acted as a magnet for other personalities I invited, thanks to his ability to spark interest and curiosity. We work with diverse juries, with intellectuals and artists from different fields and not only from cinema, to shuffle the deck and appreciate competence from any fields, no matter what professional path they have behind them. People like Josh Siegel in the Orizzonti jury or Martin Schweighofer, respectively curator of the cinema section at MoMA New York and cinema critic, scholar, and festival director, bring great value with them, and never would we say that they cannot do a great job as jurors. Every juror is chosen with care and in a spirit of cultural challenge, picking from different fields in the arts and other disciplines, from all continents. From each, we expect knowledge of cinema, certainly, though also knowledge of the world, of the myriad cultural worlds that exist, and a disdain for self-referentiality, whatever their field of competence is. An international festival such as ours must look for and mix cultural profiles capable of an open vision, people we can trust and rely on. Infinite horizons… Many films in the Orizzonti section are by directors who were earlier shortlisted for the main competition. They are very valid authors, who grabbed our attention thanks to meaningful work that are very well worth of the Venice Film Festival programme. Bogdan George Apetri, the director of Miracol, almost made it last year, and maybe it’s been a blessing he didn’t, because this year’s film is even better than the one submitted in 2020. Miracol is a strong piece of cinema, an original, surprising story. The same can be said from Pubu (The Falls) by Taiwanese Chung Mong-hong. His earlier work, a Netflix production, was Taiwan’s candidate at the Academy Awards. When I was informed that he was working on a new film, I wanted to see it right away, and we were so amazed by it that we sent it straight into the Orizzonti section, even if it could make it just as well into the main competition.
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78. MOSTRA DEL CINEMA ALBERTO BARBERA loro, senza riferimenti, che so, tanto per fare un canonico esempio, alla cosiddetta commedia all’italiana. Lavori personalissimi che riescono a parlare ad un pubblico trasversale e cosmopolita attraverso percorsi inediti di ricerca, opere che sono assolutamente in grado di viaggiare per il mondo e dire altamente la propria. La rivoluzione che aspettavamo sta avvenendo finalmente. La descrivevamo negli anni passati come imminente e adesso sta assumendo contorni visibili a tutti. È compiutamente plausibile oggi la presenza anche in Concorso di giovani che confermano di essere già autori affidabili, capaci di non sfigurare a fianco di maestri come Martone e Sorrentino, i quali peraltro dimostrano di avere ancora qualcosa di più che importante da dire, qualcosa di inedito sia da un punto di vista formale che narrativo, rifuggendo da comodi percorsi che hanno garantito loro sin qui successo di pubblico e critica. Un momento particolarmente felice per il cinema italiano che non può assolutamente essere considerato espressione di esperienze episodiche od effimere, bensì una conferma di come si stia investendo su formule narrative efficaci e su profili autoriali capaci di definirle artisticamente con un tratto proprio, originale. Hollywood-Venezia a/r: sold out Ormai è un dato di fatto il ritorno di Venezia allo status di tappa fondamentale nella presentazione e promozione di film in uscita nei mesi autunnali e invernali. Questo nonostante i processi promozionali dei film non siano certo rimasti immuni in questi anni alla ventata di cambiamento che ha scosso l’universo cinematografico globale, non solo le major statunitensi, ma anche, per rimanere qui da noi, i grandi studi di produzione europei. Un tempo potevano passare mesi tra la presentazione di un film ad un festival e l’uscita in sala, ora l’imperativo è ridurre al minimo questo lasso di tempo. Delle grandi produzioni americane che abbiamo richiesto nessuna ci è stata negata per motivi legati alle tempistiche promozionali, anzi. L’assenza dell’ultimo film di Spielberg non può essere certo considerata come un diniego, dato che è ancora in produzione e uscirà a dicembre, un periodo che per gli americani è già un’altra stagione. Se devo indicare un vero, unico rimpianto penso all’ultimo film di Guillermo Del Toro, Nightmare Alley. Eravamo lì lì per farcela; Guillermo ha fatto davvero il diavolo a quattro per esserci, ma purtroppo si è dovuto fermare nella lavorazione del film per ben due volte a causa di questo dannato Covid, non potendo così completare in tempo utile una parte irrinunciabile della colonna sonora. It’s only rock’n’roll but… Alla base di tutto c’è una crescente, massiccia produzione in questi ultimi anni di materiale documentario sulle grandi band, sui cantautori e sui compositori che hanno scandito la storia della musica a livello planetario. In particolare per le musiche nate nel secolo breve, per lungo tempo intese come espressioni eterne della giovinezza qui ora e per sempre, in primis il rock’n’roll, che naturalmente raggiungendo la loro terza età fanno i conti con la memoria, con la necessità e il piacere di storicizzare nella maniera più alta e meno retorica possibile, pur sempre in agguato quando si lavora la materia del mito popolare, i propri percorsi ormai pluridecennali. A farla poi da padrone è ancora una volta e anche qui la qualità. Nel caso del film sui Led Zeppelin, Becoming Led Zeppelin, straordinario e inedito si presenta l’incredibile materiale di ricerca su tutto quello che c’è 14
stato prima che questa band leggendaria si rivelasse al mondo, con quel brulicante universo di club londinesi in cui, in quella giovane, irripetibile stagione aurea del rock, veniva suonata musica assolutamente meravigliosa magari da band che per vari motivi nessuno conoscerà mai. Anche per il documentario su Leonard Cohen, Hallelujah: Leonard Cohen, A Journey, A Song, è il materiale a fare la differenza, sempre di primissima qualità e proveniente da fonti con il più alto tasso di attendibilità, con tutta la parte centrale del film dedicata alla creazione di una delle canzoni più emblematiche della storia della musica, Hallelujah, che Cohen ci mise ben 2 anni a scrivere e che qui viene restituita anche attraverso decine di cover di questo pezzo immortale interpretate da vere icone della musica d’autore e non, a partire naturalmente dal mai troppo compianto Jeff Buckley. Il documentario su De Andrè ci regala invece l’opportunità non solo di conoscere particolari inediti del rapporto tra Fabrizio e Cristiano, ma anche di poter apprezzare in un imperdibile concerto dal vivo lo splendido arrangiamento firmato da Cristiano stesso su uno dei grandi capolavori di Faber, Storia di un impiegato. Il film su Bosso è un bellissimo lavoro sugli ultimi due anni di vita del compositore e direttore torinese, quando già la malattia ne aveva minato il fisico ma di sicuro non la straordinaria personalità, documentata anche qui da materiale di repertorio di altissimo livello. Cosa infine dire di un film come Ennio, in cui Tornatore intervista Morricone? Talento all’ennesima potenza! Bong Joon-ho e i suoi giurati Ho conosciuto Bong Joon-ho due anni fa, dopo la sua vittoria a Cannes con Parasite, e abbiamo passato insieme alcuni giorni al Festival di Lione. Ho scoperto una persona davvero straordinaria con cui fraternizzare, simpaticissimo, molto gentile e cordiale, che in alcun modo si è montato la testa dopo l’enorme successo ottenuto con i propri ultimi lavori. Lo avevo invitato già l’anno scorso, ma impegni sul set gli avevano impedito di esserci; è stato felicissimo di confermarmi la presenza quest’anno, finendo giusto in tempo per il festival la stesura della sua nuova sceneggiatura. La sua presenza in giuria ha fatto da calamita anche per le altre figure che ho invitato ad unirsi a noi, a lui, grazie alla sua straordinaria capacità di suscitare interesse e curiosità. Lavorare con giurie eterogenee, formate da intellettuali ed artisti attivi nei più disparati settori e non esclusivamente nel cinema, è una scelta figlia della volontà di sparigliare le carte anche in questo ambito, tenendo sempre fermo davanti a sé il faro della competenza, a prescindere dal percorso professionale di chi viene invitato e coinvolto nelle diverse giurie. Personaggi come Josh Siegel nella giuria di Orizzonti, curatore della sezione cinematografica del MoMA di New York, o Martin Schweighofer, critico cinematografico, docente e direttore di festival, nella giuria chiamata a premiare la migliore Opera Prima rappresentano di sicuro dei plusvalori; mai e poi mai potrebbero essere considerati dei profani non in grado di svolgere perlomeno un ottimo lavoro. Ogni singolo nostro giurato è scelto con cura e con spirito di sfida culturale, pescando in diversi settori artistici o disciplinari e in tutti i continenti, ma soprattutto in ognuno di essi cerchiamo non solo un’imprescindibile competenza cinematografica, ma anche e in primo luogo una conoscenza del mondo, dei mille mondi culturali del nostro pianeta, persone che non vivano chiuse autoreferenzialmente nel proprio recinto nazionale o regionale che sia. Un festival internazionale
come il nostro deve trovare e incrociare profili di questa natura, capaci di visioni apertissime. Persone su cui poter fare totale affidamento, da cui non ci si possono aspettare brutte sorprese. Orizzonti infiniti… Diversi film di Orizzonti sono di registi che erano inclusi nella short list finale per il Concorso, ma che poi per qualche motivo sono rimasti fuori dalla selezione. Autori validissimi, che hanno colpito la nostra attenzione grazie a lavori davvero significativi e del tutto degni di entrare a far parte del programma della Mostra del Cinema di Venezia. Prendiamo per esempio Miracol, del rumeno Bogdan George Apetri: un regista che avevamo tenuto in considerazione fino all’ultimo l’anno scorso, ma che per il rotto della cuffia non era passato; forse un bene a posteriori, visto che il film di quest’anno lo trovo ancora migliore di quello dell’anno scorso! Miracol è un’opera fortissima, molto originale, davvero sorprendente nel suo palpitante incedere, con continue svolte che ne caratterizzano la trama e la narrazione, di cui naturalmente non possiamo svelare neanche una virgola. Stesso discorso vale per il film taiwanese Pubu (The Falls) di Chung Mong-hong. Il suo precedente lavoro era stato prodotto da Netflix e candidato da Taiwan agli Oscar, tra i cui votanti faccio anch’io parte, e mi aveva molto colpito sia per la fotografia, di cui lo stesso Chung Mong-hong è direttore, sia per la sapienza narrativa della vicenda raccontata. Quando ho saputo che stava lavorando ad un nuovo film abbiamo chiesto immediatamente di poterlo vedere e, come immaginavo, siamo rimasti molto colpiti e soddisfatti dell’esito, inserendolo di corsa in Orizzonti, anche se avrebbe potuto tranquillamente dire la propria anche nel Concorso principale. Di Les promesses di Thomas Kruithof con Isabelle Huppert e Reda Kateb abbiamo già parlato all’inizio, un film con un cast da Concorso ad aprire una sezione sempre più attrattiva non solo per autori e lavori liminali. Ci sono poi anche dei bei ritorni, come quello di Rodrigo Plá e Laura Santullo, che avevano aperto la sezione anni fa e che quest’anno portano El Otro Tom, oppure degli intriganti legami sotterranei, come nel caso di Joaquín del Paso, a Venezia con El Hoyo en la Cerca, assistente alla regia di quell’Amat Escalante che nel 2016 ha vinto qui il Leone d’Argento-Premio Speciale alla Regia con La Región Salvaje. …Orizzonti Extra Ci siamo resi conto di ricevere ogni anno un sacco di lavori destinati a Orizzonti che per motivi logistici non riescono a trovare spazio, data l’impossibilità di allestire una sezione che vada oltre i 18-19 film. Abbiamo deciso quindi di sostituire la sezione Sconfini, il cui titolo e format devo dire non sono mai risultati ben intellegibili alla maggioranza degli addetti ai lavori, con una nuova appendice di Orizzonti che ci permettesse di dare spazio a una serie di opere non selezionate per la sezione-madre la cui visione potesse rappresentare il primo tassello di un rapporto che ci potesse legare a registi meritevoli di attenzione. Di Sconfini abbiamo voluto comunque qui mantenere la felice, convincente abitudine di terminare la proiezione con un incontro tra pubblico e regista, formula che ha funzionato benissimo in questi ultimi anni. Da qui, ossia dalla partecipazione di un pubblico appassionato che non aspetta altro che andare a vedere le pellicole nel cubo rosso de Il Cinema nel Giardino per poi ritrovarsi a tu per tu diretto con autori ed attori, l’idea di istituire per la prima volta nella nostra quasi secolare storia un Premio assegnato dal pubblico. Un modo diretto, vitale
Les promesses
We spoke earlier of Les promesses by Thomas Kruithof, a film whose cast is of main competition level, which will open a section that is every year more attractive for more and more mainstream filmmakers. And then we have the comebacks, such as Rodrigo Plá and Laura Santullo, who opened the section years ago and are in Orizzonti again with El Otro Tom. There are also intriguing, less-than-apparent connections, like the director of El Hoyo en la Cerca, Joaquín del Paso, having been assistant director of Amat Escalante, who in 2016 won the Silver Lion for best director with La Región Salvaje. Extra horizons We realized that every year, a great many titles are submitted to the Orizzonti section, which means that there is just not enough room for all of them. We choose about 18 to 19 films. That is why we decided to replace the section Sconfini (‘digressions’), who has never been that well-understood anyway, with an extension of the Orizzonti section that will allow us to make more room for titles that didn’t make it into the main roster, but whose inclusion meant that we could initiate an exchange with new, interesting directors. Of the Sconfini section, we wanted to maintain the good practice of making director and audience meet. We loved how well this formula has worked over the years; the audience loved to see the movie in the Red Cube (Il Cinema nel Giardino) and then have a face-to-face with filmmakers and cast. This year, for the first time, we established a new award to be given by an audience jury. A direct, vital way to involve the thousands VFF enthusiasts that every year spend eleven great days of cinema here on the Lido. I firmly believe that the public will love it as they get in touch with films that haven’t been produced with a blockbuster mindset. This is yet another initiative we undertook to make the usual Festival system evolve. New horizons, indeed. There will be plenty surprises, believe me. As an example, The Blind Man Who Did Not Want to See Titanic, by Teemu Nikki, is a film I fell in love with. It is an experimental film with a continuous, exceptionally well-realized usage of out-of-focus filming. Extraordinary emotional tension that resolves only at the very end.
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May 22nd 2021> February 27th 2022 ART EXHIBITION AT
PALAZZO BONVICINI Calle Agnello, 2161/A, Venice everyday 10 am - 6 pm Screenings on Mondays, Saturdays and Sundays at 11am upon reservation. For bookings please call at +39 041 805 0002
www.fondationvalmont.com 16
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78. MOSTRA DEL CINEMA ALBERTO BARBERA per coinvolgere ancora di più le migliaia di appassionati che frequentano la Mostra in questi lunghi undici giorni di cinema. Sono certo che la risposta del pubblico sarà ancora una volta eccezionale, anche per la curiosità di entrare in contatto con film che non sono fatti appositamente per le grandi platee e che abbiamo incluso nella sezione per la nostra crescente disposizione a scompaginare le tradizionali strutture del sistema-festival, cercando di individuare incessantemente nuovi, non vi è proprio parola migliore, orizzonti. Le sorprese saranno parecchie, credetemi. Tra tutte ne scelgo qui una, The Blind Man Who Did Not Want To See Titanic del finlandese Teemu Nikki, un film che mi ha fatto letteralmente innamorare: un’opera sperimentale, con un utilizzo continuo, incredibilmente riuscito del fuori fuoco, caratterizzato da una straordinaria tensione emotiva, destinata a sciogliersi solo nel finale. Voce del verbo ‘contaminare’ I passaggi da un campo all’altro sono continui, con artisti che vogliono fare film e registi impegnati in installazioni artistiche dalla natura più disparata. La Biennale in quanto polo di diffusione e produzione culturale si fa tramite di un cambiamento che sta attraversando il mondo a ogni latitudine, stravolgendone i linguaggi. Più che una scelta voluta e aprioristica, si tratta di dare risalto adeguato ad una tendenza sempre più diffusa e percepita. Shirin Neshat, anche qui pescando un forte esempio su tutti, ha confezionato un film assai diverso rispetto ai suoi precedenti lavori, molto rigorosi e poetici, in bianco e nero. Questo lavoro è girato negli Stati Uniti con tutti i crismi dei film americani, coloratissimo, un lavoro attraverso il quale la Neshat si mette fortemente in discussione, denotando intelligenza e voglia di mettersi in contatto con un pubblico sempre più ampio. L’irresistibile Leone che (non) ti aspetti Roberto Benigni è stata la prima persona che chiamai nel 1999, alla mia prima esperienza a Venezia, per far parte della giuria. Decise allora di non accettare perché non si riteneva all’altezza; figuriamoci se non lo era… Però, insomma, davvero non se la sentiva: un animale di razza come pochi altri quale lui è deve corporeamente sentire di dover esserci verticalmente in un dato proscenio, qualsivoglia esso sia. Lo deve vivere con pienezza, non può conoscere mezze misure. Sarebbe stata sicuramente allora, in quel ruolo, una scelta dirompente, ma tanto fu. In passato era stato più volte a Torino, non al festival, accompagnando Nicoletta Braschi, sua moglie, che era lì impegnata in uno spettacolo del Teatro Stabile e vi era stata quindi l’occasione di frequentarsi. Quest’anno mi sono chiesto quale potesse essere la figura che più di ogni altra aveva segnato gli ultimi quarant’anni di cinema e di teatro italiani, ma anche della miglior televisione, uno capace come mai nessuno prima di portare la grande letteratura nel piccolo schermo, coinvolgendo milioni di utenti su una materia che normalmente è roba per pochi, purtroppo. Nel Settecentesimo della morte di Dante pensare a Roberto è stato immediato. Ho ancora nelle orecchie la sua fantastica reazione quando gli ho comunicato la notizia: «Mamma mia, Alberto, che regalo pazzesco mi fai! Non me lo merito…». La leonessa dai mille volti Jamie Lee Curtis secondo me incarna in pieno il prototipo dell’attore/ attrice americano/a: intelligente, capace di mettersi continuamente in discussione e di disimpegnarsi in ogni genere narrativo, horror,
commedia o film d’azione, tutti affrontati con forte personalità e dinamismo. Questo Leone d’Oro vorremmo celebrasse uno status che non sempre è considerato a dovere, secondo noi, dimenticandosi invece come il cinema americano si fondi proprio su questo tipo di personaggi eclettici, professionalmente versatili, dotati di una grande curiosità e apertura mentale, capaci di cimentarsi con raffinata intelligenza e autentica passionalità in generi i più disparati, nei ruoli i più diversi. Biennale Channel & Sala Web: il digitale sia con voi Da almeno un paio d’anni accarezzavamo l’idea di una nostra piattaforma digitale per poter valorizzare quei film che erano stati tanto apprezzati alla Mostra e che non erano purtroppo mai stati distribuiti nelle sale. Oggi, grazie alla collaborazione con un nostro ormai consolidato partner quale è MYMovies, leader nazionale del cinema in streaming, finalmente ce l’abbiamo. Già da più di un mese su questo nuovo media, Biennale Channel, si potranno vedere queste opere per lo più di autori di Paesi emergenti, capaci a suo tempo di fare loro l’attenzione di critica e pubblico festivalieri e che in questo modo potranno continuare a circolare trovando un riscontro di pubblico più ampio. Abbiamo poi visto quanto MYmovies si fosse lanciata negli ultimi tempi, in particolare in questo inclassificabile ultimo anno e mezzo, in iniziative di fortunatissima collaborazione con decine e decine di piccoli e grandi festival del nostro Paese che, a causa della pandemia, si sono trovati costretti ad allestire edizioni totalmente online. MYmovies che da anni peraltro è nostro partner attivo con la Sala web, altra frontiera che siamo stati tra i primi, se non i primissimi proprio, tra i festival internazionali ad esplorare e che quest’anno raccoglie il maggior numero di adesioni mai raggiunto: 22 lungometraggi e 14 corti. Praticamente tutti i film che abbiamo interpellato hanno accolto con entusiasmo questa ulteriore opportunità di promuoversi, non tanto per il ritorno economico, che dati i costi ridotti di abbonamento non sarà certo esorbitante, quanto per la possibilità di accrescere il riconoscimento artistico del proprio lavoro e il numero di spettatori che in questo modo si avvicineranno alle loro opere da ogni dove. Virtual Reality, l’esplorazione continua I responsabili della sezione VR mi hanno illuminato su questo fenomeno planetario di creazione di mondi virtuali in comunicazione tra loro, un movimento che sta prendendo sempre più piede e che vede un numero sempre più alto di persone adottare un avatar e abitare questi mondi, passandoci sempre più tempo, addirittura ora anche chattando nel cuore dell’immersione virtuale con altre persone di cui si ignora la reale identità. Sono stati selezionati tra questi nuovi lavori sperimentali, di ricerca direi proprio, i 35 mondi virtuali più interessanti, che il pubblico potrà esplorare in un’esperienza davvero unica, mai realizzata prima. La canzone, le canzoni di Alberto Barbera nel mentre del fare festival Di sicuro Hallelujah di Cohen, un vero must per me, anche se come scelta un po’ scontata lo è in effetti. Mah, fatemici pensare un attimo… Ah ecco, dico Vivo di Andrea Laszlo De Simone, che considero, lasciatemi per un attimo allargare, un genio assoluto! Una canzone pazzesca, che ascolto praticamente ogni mattina e che ogni volta mi emoziona tantissimo. L’ho scoperta per caso a gennaio, in radio, e immaginate la sorpresa quando l’ho sentita nelle colonne sonore di tre diversi film presenti qui in Mostra, due italiani e un francese… 17
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78. MOSTRA DEL CINEMA LEONI D’ORO
Chiamami Roberto Le mille carriere del geniaccio toscano The Man of a Thousand Talents ENG
Di carriere, Roberto Benigni da Vergaio (Prato) ne ha avute tante, sicuramente più di una. Cantante e musicista all’alba degli anni ‘70 in quel di Prato, dove entra in contatto con una scuola che annovera Marco Messeri e Carlo Monni, il Nostro vira molto presto verso lo spettacolo comico di pura avanguardia, prima di trasferirsi a Roma e attraversare di slancio il primo grande snodo della vita, la conoscenza con Giuseppe Bertolucci, che per lui scrive il monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, grandissimo successo di teatro e grandissimo caso di censura, con Roberto che già da allora è incontenibile, troppo per uno spettacolo ‘solo’ teatrale, che infatti arriva alla versione cinematografica con Berlinguer ti voglio bene. Scomodo, ribelle, di nicchia, con questo affetto per il segretario PCI che sfocia in una foto iconica in cui per la prima volta un politico rompe gli argini del nazionalpopolare, facendosi prendere in braccio e cullare dal toscanaccio. Tra un “Wojtilaccio” bonariamente rivolto a Giovanni Paolo II, e apparizioni televisive senza filtri con Pippo Baudo o Raffaella Carrà, inizia nel 1983 l’esperienza cinematografica di Benigni in veste di regista con Tu mi turbi, e inanellando poi esperienze da riempirne tre o quattro di carriere: Non ci resta che piangere, scritto diretto e interpretato a quattro mani con Massimo Troisi, un sodalizio breve ma intenso con Jarmusch, un film alle direttive di Blake Edwards, la fantastica tripletta Il piccolo diavolo, Johnny Stecchino, Il mo18
stro, autentiche miniere inesauribili di citazioni e aneddoti, La voce della luna con Paolo Villaggio e la regia di Federico Fellini. Una carriera non più perfettibile, dite? Niente di più sbagliato, anzi, tutti quei momenti sono gradini che il nostro giullare salta a piè pari per arrivare in cima, proprio come raccontano i filmati di quel 21 marzo 1999, con quel «Roberto!» gridato da Sophia Loren per gli Oscar assegnati a La vita è bella, che Benigni scrive, interpreta e dirige aggiudicandosi tre statuette dorate per la Miglior regia, la Miglior colonna sonora e la Miglior interpretazione. Quando poi ci si potrebbe adagiare e attraversare la vita in comodo rettilineo, ecco che il Nostro dimostra quanto possa essere incontenibile l’amore per la letteratura, per Dante nello specifico, recitato a memoria per interi Canti e spiegato a generazioni di italiani che dalla sua viva voce possono comprenderlo, scoprirlo, amarlo. Geppetto nel Pinocchio di Matteo Garrone, chiude l’ennesimo cerchio dopo aver interpretato il burattino stesso in un film da lui diretto e sceneggiato. Roberto Benigni è un Leone d’Oro ‘assoluto’: tante vite in una, tutte celebrate da un riconoscimento che Venezia e il mondo assegnano al suo eclettismo gioioso, dissacrante, autentico e disarmante, popolare per eccellenza e per questo motivo carico di sfumature, osservate guardandosi allo specchio e scoprendosi gioiosamente «Roberto!». Davide Carbone
Roberto Benigni had not one career, but many. A singer and musician in his native Prato in the early Seventies, Benigni soon shifted to avant-garde stand-up comedy before moving to Rome for a meeting that will prove critical: that with Giuseppe Bertolucci, who will write for Benigni his first piece, Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, a conceptual and oft-censored monologue on modernity, rurality, sex, morality, and blasphemy. The monologue was later turned into feature film as Berlinguer ti voglio bene. A rebel, original, uncategorizable comedian, Benigni went on directing a streak of successful movies, and on starring in several others. Nothing to add to this, might you say? Quite the opposite. Those were mere steps for “Roberto!” to earn three Academy Awards, before the radiant eyes of Sophia Loren and the whole world of cinema. Benigni wrote, directed, and starred in Life Is Beautiful, the crowning of his decades-long career. It almost seemed like one could enjoy some off time, but no, Benigni went on to show how strong and totalizing the love for literature can be, and for Dante specifically, by performing in live readings of the Divine Comedy and allowing generations of Italians to appreciate, understand, and love it, too. His role as Geppetto in Matteo Garrone’s Pinocchio is another coming full circle, after his interpretation of the titular character in another movie he also wrote and directed. Roberto Benigni is an ‘absolute’ Golden Lion recipient: many lives in one, all celebrated by Venice and the world in that peculiar eclectic, playful, authentic, and desecrating popular humour, all the more full of nuance. Consegna del Leone d’Oro 1 settembre Sala Grande, Palazzo del Cinema www.labiennale.org
CURTIS’ FIVE Halloween - La notte delle streghe (Halloween)
Self-made Actress Un’icona di nome Jamie Lee
di John Carpenter, 1980 Laurie è la final girl per eccellenza e permetterà a John Carpenter di cambiare per sempre il cinema horror (e non solo). Un ruolo rivestito più volte, come nell’imminente Halloween Kills di David Gordon Green.
Una poltrona per due (Trading Places)
Halloween Kills
La più importante icona femminile del cinema post-moderno. Vedo già sopracciglia alzate mentre la mente scorre le miriadi di star che si sono accaparrate un numero ben più alto di copertine, premi e ruoli da protagonista. Ma pensandoci bene, è stata proprio Jamie Lee Curtis a incarnare l’essenza del nostro tempo, e finalmente la Mostra del Cinema di Venezia glielo riconosce con un meritato premio alla carriera. Figlia della più grande ‘faccia da schiaffi’ del cinema classico, Tony Curtis, e della queen delle scream queen, Janet Leigh, Jamie Lee affonda le sue radici genetiche nell’aristocrazia hollywoodiana, apportando, solo con la sua presenza, un rilevante patrimonio citazionista. Dopo un’apparizione in Colombo, esordisce nell’horror Halloween. È il 1980, anno spartiacque, quando la sua carriera decolla anche grazie a una verve comedy… paterna. Tempi, gesti, parlantina e una fisicità prorompente usata con disinvoltura le permettono di dar vita a personaggi memorabili. Ophelia, Wanda, Helen sono eroine anticonformiste, tenaci, legate a valori tradizionali ma rielaborati in chiave contemporanea. Nessuna come lei ha saputo usare il corpo con intelligenza e l’intelligenza con malizia, senza mai farsi corrompere. Anche dallo star system. Anche nella vita privata. Filantropa e ora realmente aristocratica, per matrimonio con il “barone”, regista e musicista Christopher Haden-Guest. Con lui ha adottato due figli: Annie, ora affermata coreografa, e Ruby, computergame editor transgender, di cui è follemente orgogliosa. Più icona post-moderna di così! The most important woman icon of post-modern cinema. I can already see raised eyebrows as thoughts flow through the myriad of stars who have managed to achieve a much higher number of covers, awards and starring roles. But if we think about it we realize that it’s Jamie Lee Curtis who best embodied the essence of our time. Finally the Venice Film Festival is recognizing this with a well-deserved lifetime achievement award. Daughter of the greatest ‘punchable face’ of classic cinema, Tony Curtis, and the queen of scream queens, Janet Leigh, Jamie Lee is genetically rooted in the Hollywood aristocracy, bringing, merely with her presence, a relevant citation heritage. After an appearance in Colombo, she debuted in the horror movie Halloween. Her career takes off thanks to a verve, paternal comedy in 1980. Times, gestures, silver tongue and a bursting physicality used with ease allowed her to bring to life memorable characters. Ophelia, Wand and Helen are nonconformist and tenacious heroines, linked to traditional values but reworked in a contemporary key. She was able to use the body with intelligence and intelligence with malice, without ever being corrupted. Not even from the star system and not even in private life. Philanthropist and now truly aristocratic thanks to her marriage to the “baron”, director and musician Christopher Haden-Guest. The couple has adopted two children: Annie, now a well-known choreographer, and Ruby, a transgender computer-game editor she is insanely proud of. It’s really difficult to think of a more post-modern icon than Jamie!
Sara Sagrati
Consegna del Leone d’Oro 8 settembre Sala Grande, Palazzo del Cinema www.labiennale.org
di John Landis, 1983 Nel cult natalizio di John Landis, Ophelia è una prostituta pragmatica e capace di far fruttare i propri investimenti. Jamie Lee si mette in mostra, letteralmente, e impone una raffinata grinta tutta femminile.
Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda)
di Charles Crichton, 1988 Wanda è una ladra dal cuore tenero e dalla sessualità poliglotta. Una locomotiva di indomita leggerezza che ha permesso alla surreale comicità del film, figlia dei Monty Python, di non deragliare.
Blue Steel - Bersaglio mortale (Blue Steel)
di Kathryn Bigelow, 1990 Megan è una recluta della polizia incastrata in un gioco sadico tra vittima e carnefice. Per l’ottimo noir metropolitano di Kathryn Bigelow, Jamie Lee incarna le sfide e le paure delle donne di fine millennio.
True Lies
di James Cameron, 1994 Helen è una casalinga sposata al noioso Arnold Schwarzenegger, in realtà spia internazionale. Commedia action in cui, in uno striptease memorabile, libera se stessa attraverso la liberazione del proprio corpo. 19
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78. MOSTRA DEL CINEMA CONCORSO
La rivoluzione è completata: il cinema italiano è ormai capace di viaggiare per il mondo e dire la propria Alberto Barbera
CONCORSO Qui rido io
di Mario Martone (Italia, Spagna, 133’)
Le vicissitudini di Eduardo Scarpetta, autore di Miseria e nobiltà, ai tempi della querelle con Gabriele D’Annunzio su La figlia di Iorio, è l’occasione per Martone di ricostruire la Napoli a cavallo tra fine Ottocento ed inizio Novecento.
Freaks Out
di Gabriele Mainetti (Italia, Belgio, 141’)
America Latina
Universo Italia Quest’anno è una cinquina a rappresentare il cinema italiano nel Concorso ufficiale veneziano. Un fermento che nasce dal profondo e che porta autori sia alle prime armi, ma già con un background solido e riconoscimenti internazionali, sia registi che hanno fatto scuola, a competere per il massimo riconoscimento: quel Leone d’Oro tanto agognato in questi ultimi anni (l’ultimo all’Italia è stato nel 2013 a Gianfranco Rosi per Sacro GRA). La old school è rappresentata dal solido Mario Martone, più volte in Concorso a Venezia, vincitore del Leone d’Argento Gran Premio della Giuria nel 1992 con il suo Morte di un matematico napoletano, che con Qui rido io porta al Lido la storia del commediografo napoletano Eduardo Scarpetta. L’habitué di Cannes, Paolo Sorrentino, che al Lido è già stato nel 2001 con la sua opera prima L’uomo in più e a presentare le serie prodotte da Sky nel 2016 e nel 2019, arriva con un’opera autobiografica, È stata la mano di Dio, che, come fece Truffaut con I 400 colpi, racconta se stesso e la nascita della passione per il cinema. Troviamo poi Michelangelo Frammartino, conosciuto per i suoi lavori poetici Il dono e Le quattro volte, che richiamano le opere di Olmi, Piavoli e Brenta, quest’anno con Il buco, le vicende di un gruppo di speleologi che nel 1961 esplorarono l’Abisso di Bifurto, in Calabria, detto anche la Fossa del Lupo, una grotta profonda quasi 700 metri. Tra le nuove leve Gabriele Mainetti, dopo il suo acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot del 2015, è in lizza per il massimo premio con Freaks Out, storia di emarginati durante l’occupazione nazista, con rimandi a Burton e a De la Iglesia. I gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura 2020 per Favolacce, sono stati selezionati con il loro America Latina con Elio Germano: trama e spoiler top secret! Andrea Zennaro 20
Con rimembranze dal film di Tod Browning, spunti dall’universo di Tim Burton e qualche ammiccamento a Ballata dell’odio e dell’amore di Álex De la Iglesia, il regista affronta il tema del diverso immergendolo in un contesto di oppressione e morte.
È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino (Italia, 130’)
Maradona, Napoli, le tragedie personali e le passioni più avvincenti sono all’interno del film più intimo di un autore ormai internazionale. Sorrentino ci mostra i suoi ricordi, il suo passato per raccontarci la vita, la morte e la potenza del cinema.
Di nomi, di fatti I grandi registi in Concorso Facts and Figures
The Power of the Dog
Molti i grandi nomi in Concorso quest’anno e tra questi spicca il ritorno della regista neozelandese Jane Campion, già Palma d’Oro nel 1993 per Lezioni di piano, che con The Power of the Dog, dramma ambientato nel Montana di un secolo fa, ci mostra le diatribe tra ricchi proprietari terrieri. Pedro Almodóvar lo ritroviamo con una storia di madri forti e coraggiose, Madres paralelas, che affrontano la vita prive del sostegno di un compagno, il tutto declinato secondo lo sguardo colorato del regista ispanico. Il regista cileno Pablo Larraín, dopo il percorso seriale di Lisey’s Story tratto dal romanzo di Stephen King con Julianne Moore, Clive Owen e Jennifer Jason Leigh, ritorna al cinema biopic con Spencer, concentrandosi sugli ultimi anni del matrimonio della principessa Diana con Carlo d’Inghilterra. Larraín ha già affrontato due volte il genere biografico, nel 2016 con Neruda, che mostra il poeta cileno sul finire degli anni Quaranta in fuga dal proprio Paese perché perseguitato politicamente, e con Jackie, suo primo film hollywoodiano incentrato sulla figura della first lady nel vortice tragico in cui era scivolata all’indomani dell’assassinio del marito JFK a Dallas. Un ritorno alle tematiche amate dall’autore di Tony Manero (2008), quella lotta contro il Potere che tenta di opprimere l’essere umano più debole, il quale reagisce e si rialza nonostante il mondo in cui vive stia precipitando verso l’inferno: lo sguardo di Larraín è spietato ed a volte inesorabile, ma in qualche angolo nascosto si può intravedere una flebile luce di speranza.
Autore di sceneggiature memorabili come Taxi Driver, Obsession - Complesso di colpa e Toro scatenato, regista di film come American Gigolò, Affliction, Adam Resurrected e First Reformed, Paul Schrader è in competizione con The Card Counter: il film è catalizzato sulle torture perpetrate dall’esercito statunitense nel carcere di Abu Ghraib e su ciò che queste hanno lasciato nella psiche dei reduci, sia quelli che hanno pagato per i loro crimini, sia quelli impuniti. Si spera che lo Schrader regista possa avere la giusta consacrazione che ha avuto nel ruolo di sceneggiatore: la sua scrittura rivoluzionaria ha dato lustro a registi del calibro di Martin Scorsese, Sidney Pollack, Peter Weir e Brian De Palma. Dopo il Premio speciale della giuria nel 2016 per il suo The Bad Batch, un miscuglio tra Mad Max e girlpower, la regista Ana Lily Amirpour torna in concorso con Mona Lisa and the Blood Moon, storia di una ragazza con strani poteri che fugge da una clinica psichiatrica. Il venezuelano Lorenzo Vigas, vincitore del Leone d’Oro nel 2015 con la sua opera prima Desde allá, è stato selezionato per la sezione più importante con il suo ultimo lavoro La caja, che narra le vicende di un giovane messicano che viene travolto dalla macchina dell’immigrazione clandestina. Una selezione ricca di grandi nomi che crea molte aspettative per il panorama cinematografico del prossimo futuro, nella speranza che il cinema possa tornare ad essere un grande evento culturale e sociale. Andrea Zennaro
ENG
Many great filmmakers in the main competition line-up at the Venice Film Festival this year. Shall we start with the return of New Zealand director Jane Campion? Campion, who earned a Palme d’Or in Cannes in 1993 for The Piano, is in Venice with The Power of the Dog, a drama set in early twentieth-century Montana. Pedro Almodóvar is in town as well with a story of strong, brave single mothers: Madres paralelas. Chilean director Pablo Larraín, which we know for mini-series Lisey’s Story, will present Spencer, a biopic on the last years of Princess Diana’s and Prince Charles’ marriage. Larraín is not new to biopics: his movies include Neruda and Jackie, the latter his first Hollywood film. In this year’s film, the director seems to expand on the themes he touched in Tony Manero (2008), namely fighting the powersthat-be that oppress the weaker person, who in turn reacts and rises up even in the worst of circumstances. Larraín’s style is ruthless, inexorable even, but one can find, if they look hard enough, the feeble light of hope. Paul Schrader wrote memorable screenplays such as Taxi Driver, Obsession, Raging Bull, and directed American Gigolo, Affliction, Adam Resurrected, and First Reformed. At Venice78, he participates with The Card Counter, a movie on the Abu Ghraib torture scandal and on the trauma left in the psyche of those responsible – both punished and unpunished. We expect Schrader’s as a director to be consecrated in the same guise he has been as a screenwriter. His writing brought prestige to such directors as Martin Scorsese, Sidney Pollack, Peter Weir, and Brian De Palma. Director Ana Lily Amirpour, who was in Venice in 2016 with her Special Jury Prize-awarded The Bad Batch, is in competition with Mona Lisa and the Blood Moon, a story of a girl with strange supernatural powers who escapes from a psychiatric hospital. Venezuelan director Lorenzo Vigas, who won the Golden Lion Award in 2015 with his debut film Desde allá, is in the main competition with La caja, the story of a Mexican teenager who finds himself caught up in the illegal immigration apparatus.
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78. MOSTRA DEL CINEMA LE GIURIE
CONCORSO Bong Joon-ho | President
director, screenwriter (South Korea) Sette film, sette stazioni di un personale viaggio sul Male come naturale escrescenza della natura umana.
Saverio Costanzo director (Italy)
Regista con una particolare sensibilità per gli adattamenti di romanzi (In memoria di me, La solitudine dei numeri primi, Hungry hearts e la serie dell’Amica geniale sono tutti tratti da romanzi italiani), dovrà applicare l’equilibrio e la misura che sono caratteristiche del suo cinema alla valutazione dei film in Concorso, con un retro-pensiero alla possibilità di dare tangibili riconoscimenti alla forte partecipazione quest’anno dei film italiani.
Virginie Efira
actress (Belgium/France) Attrice franco-belga, è passata da una carriera di conduttrice tv a diventare una delle icone femminili del cinema francese degli ultimi dieci anni.
Cynthia Erivo
actress, singer, composer (UK) La storia del cinema, soprattutto quello USA, è infarcita di cantanti convertite alla recitazione e nominate all’Oscar come migliori attrici, o addirittura vincitrici della statuetta (Judy Garland, Diana Ross, Cher, Bette Midler, Jennifer Hudson). Ma solo quattro hanno vinto sia per la categoria attrici che per quella di cantanti: Barbra Streisand, Mary J. Blige, Lady Gaga. La quarta è Cynthia Erivo.
Sarah Gadon
actress, producer (Canada) Canadese, cinephile, nel settembre 2007 al Toronto Film Festival a 20 anni assiste alla conferenza stampa di Eastern Promises (La Promessa dell’Assassino), con Cronenberg e Mortensen. Da allora diventa la musa di Cronenberg e recita negli ultimi tre film del regista canadese (A Dangerous Method, Cosmopolis, Maps to the Stars).
ORIZZONTI Alexander Nanau
Jasmila Zbanic | President
Chloé Zhao
Mona Fastvold
director (Romania) Regista, sceneggiatore e produttore rumeno, autore di Collective, che sotto le spoglie di un docu-inchiesta sulla corruzione della sanità rumena è in realtà il thriller più avvincente degli ultimi anni. director, screenwriter, producer, editor (China) È una delle icone del cinema contemporaneo e della sua fungibilità estetica, divisa com’è tra le ballate country su cowboy e houseless che l’hanno resa famosa e il nuovo film della Marvel in uscita a novembre, The Eternals, con un budget di 200 milioni di dollari.
OPERA PRIMA Uberto Pasolini | President
director, screenwriter, producer (Italy) Nel ’97 produce Full Monty, fenomenale blockbuster mondiale con oltre 250 milioni di dollari al botteghino, e nel 2013 dirige Still life, struggente meditazione sulla solitudine e il dopo-vita.
Martin Schweighofer
critic, teacher, festival director (Austria) Critico, docente di cinema e direttore del festival Diagonale di Salisburgo, per quasi 30 anni è stato il direttore esecutivo dell’Austrian Film Commission, col compito di promuovere il cinema austriaco nel mondo. Impresa non facile, a 70 anni da Sissi, ma Michael Haneke gli avrà dato una mano…
Amalia Ulman
director, screenwriter (Bosnia Erzegovina) Bosnia, guerra balcanica e la relativa condizione femminile sono le coordinate geografico-mentali del cinema di Zbanic. Il suo Quo Vadis Aida? è stato uno dei film più belli nel Concorso del 2020. director, screenwriter (Norway) Sceneggiatrice della folgorante opera prima di Brady Corbet, Infanzia di un Capo, e regista del Mondo che Verrà, qui in Concorso l’anno scorso. Forse la ricordiamo più per la prima che per la seconda…
Shahram Mokri
director, screenwriter, critic (Iran) Regista iraniano, il suo film passato in Orizzonti 2020, Careless crime, sull’incendio nel 1978 del cinema REX ad Abidan che provocò la morte di 420 persone, lo ricordiamo con meraviglia per la sua geometria escheriana che univa passato storico e presente visionario, pathos e ragione, genere e forma.
Josh Siegel curator (USA)
È il curatore per il cinema del MoMA di New York, molto attento al problema del recupero e del restauro delle vecchie pellicole.
Nadia Terranova writer (Italy)
Una scrittrice in giuria in mezzo ai cinematografari, è un recente vezzo di Venezia (l’anno scorso Lagioia).
a cura di F.D.S.
artist, director (Argentina) Giovane Instagram artist argentina, ha diretto El planeta, agro-dolce commedia sulla post-recessione in Spagna, che ha avuto notevole risonanza al Sundance 2021. 23
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78. MOSTRA DEL CINEMA ORIZZONTI
Opere fortissime, originali, che avrebbero avuto pieno diritto di cittadinanza anche in Concorso Alberto Barbera Diversi ma uguali Orizzonti, una questione di qualità Different, and More Equal Than Ever ENG
Atlantide
Per stessa ammissione di Alberto Barbera, la qualità media delle pellicole di quest’anno è stata tra le più alte mai riscontrate, quasi a testimoniare come l’ultimo, terribile anno e mezzo abbia potuto far scattare qualcosa a livello creativo e di ispirazione, dando quell’impulso necessario a lavorare in condizioni logisticamente e concretamente molto difficili. La sezione Orizzonti contribuisce in tutto e per tutto a tenere alta questa qualità, con pellicole che avrebbero potuto benissimo figurare nel Concorso principale, per cast, regia e per grande abilità narrativa nello sviluppo della trama. Il discorso vale fin dal film di apertura, Les promesses, regia di Thomas Kruithof e con un cast comprendente fuoriclasse come Isabelle Huppert e Reda Kateb: l’attrice francese è Clémence, impavida sindaca di una città vicino a Parigi impegnata in una tumultuosa lotta personale tra devozione ai cittadini di una realtà difficile e ambizioni personali sempre più insistenti. Yuri Ancarani con Atlantide, ambientato 24
proprio qui in Laguna, si fa emblema della commistione costante tra ambiti espressivi differenti: il video artista porta alla Mostra un film nato senza sceneggiatura, basato sui dialoghi autentici dei ragazzi al centro della storia, in una vita fatta di espedienti e vissuta con fede cieca nella ‘religione del barchino’. Bogdan George Apetri con Miracol e Mohamed Diab con Amira si confermano registi da tenere assolutamente sotto stretta osservazione per seguirne attentamente il percorso: il primo con una storia basata sull’antica dicotomia tra razionalità e fede, il secondo con una vicenda ispirata alla realtà ma non per questo meno sconvolgente, con il fenomeno del traffico di seme dei prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane. Non mancano poi strani scherzi del destino, come la presenza di Joaquín del Paso, con El hoyo en la cerca, assistente alla regia di Amat Escalante, vecchia conoscenza veneziana, o il ritorno in Mostra di Rodrigo Plá e Laura Santullo, che nel 2015 con Un monstruo de mil cabezas avevano aperto proprio Orizzonti.
Venice Film Festival director Alberto Barbera won’t hide it: the selection of films at the VFF is, this year, of the highest quality ever. It almost seems like the last horrifying year and a half made something click at a creative or inspirational level and gave the boost needed to work in logistically very difficult conditions. The Orizzonti Section contributes generously to this quality, with movies that could easily make it into the Main Competition for their cast, direction, and narrative effectiveness. Our first example is the opening night movie, Les promesses by Thomas Kruithof starring Isabelle Huppert and Reda Kateb. Huppert interprets Clémence, the mayor of a town close to Paris torn between her devotion to public service and ever-pressing personal ambition. Yuri Ancarani participates with Atlantide, a film set right here in Venice. Ancarani’s is a film born without a screenplay, based on the natural conversation of the youths at the centre of the plot. Bogdan George Apetri (Miracol) and Mohamed Diab (Amira) are directors to keep both eyes on: the first will present a story based on the rationality-faith dichotomy, the second a story based on real-life events, and all the more upsetting because of it. In a twist of fate, our old acquaintance Amat Escalante’s assistant director, Joaquín del Paso, will participate in Orizzonti. His film is El hoyo en la cerca. Also back in Venice are Rodrigo Plá and Laura Santullo, who opened Orizzonti back in 2015 with Un monstruo de mil cabezas.
ORIZZONTI Miracle
di Bogdan George Apetri (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’) Una suora diciannovenne lascia di nascosto il proprio convento: deve assolutamente parlare con un uomo, senza però riuscire a trovarlo. Un risoluto ispettore di polizia cerca di ricostruirne i movimenti, in una storia dalle infinite svolte narrative.
Nati liberi Orizzonti Extra, senza limiti
White Building
di Kavich Neang (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’) Le fondamenta del mondo del ventenne Samnang vanno in pezzi propri come quelle del palazzo in cui vive assieme a famiglia e amici, tra le proteste per impedirne l’abbattimento e i suoi sogni di ragazzo per evadere da una realtà apparentemente senza futuro.
ORIZZONTI EXTRA The Blind Man Who Did Not Want to See Titanic
di Teemu Nikki (Finlandia, 82’) Jaakko è cieco e costretto su una sedia a rotelle. Quando l’amata Sirpa, mai incontrata di persona ma sentita quotidianamente al telefono, rimane sconvolta da una scioccante notizia, Jaakko non esita a mettersi in viaggio per raggiungerla.
Land of Dreams
di Shirin Neshat, Shoja Azari (USA, Germania, Qatar, 113’) Simin è una donna iraniana che lavora per l’ufficio censimento statunitense. Quando questo appronta un programma per il controllo dei cittadini attraverso i loro sogni, Simin è combattuta sulle implicazioni etiche e morali di questa pratica…
Costa Brava
Una selezione di opere senza vincoli di genere, durata e destinazione, purché superiori ai 60 minuti, con proiezioni accompagnate da incontri con i registi, gli attori o personalità della cultura. Una sezione ad alto tasso di interazione con il pubblico e a vocazione sperimentale, che affianca lavori dalla forma assai diversa e provenienti dalle cinematografie più disparate. Altra novità che questa sezione porta con sé è il nuovo Premio degli spettatori – Armani Beauty, attribuito mediante una votazione che coinvolgerà tutti gli spettatori di questa nuova sezione: ciascun biglietto d’ingresso conterrà un codice che dovrà esser inserito in un’apposita area del sito vff.boxol.it, oppure cliccando direttamente dal link presente sul biglietto. Dopo aver eseguito l’accesso, si potrà esprimere un voto da 1 a 10. Una volta utilizzato, il codice non potrà più essere riutilizzato. Lo spettatore in possesso di un codice di votazione dovrà esprimere il suo giudizio entro le ore 20 del giorno successivo alla proiezione ufficiale del film. Nel caso dell’ultimo film, in programma per venerdì 10 settembre, la votazione dovrà essere effettuata entro le ore 13 di sabato 11 settembre. Shirin Neshat e Shoja Azari trovano in questa sezione l’habitat naturale per Land of Dreams, film assai diverso dai precedenti lavori della Neshat, artista che con il cinema dialoga costantemente fin da quando nel 2009 il suo primo lungometraggio Donne senza uomini venne premiato proprio a Venezia per la migliore regia. Spazio poi a La ragazza ha volato di Wilma Labate, sceneggiato dalla regista stessa e dai gemelli D’Innocenzo, o Mama Ya Doma di Vladimir Bitokov, con protagonista una sempre convincente Ksenia Rappoport, nei panni di una madre alle prese con un’attesa snervante, introspettiva, angosciante.
Born Free
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A selection of titles with no constraints of genre, destination, or runtime – as long as it’s over 60 minutes. Screenings will be accompanied by meetings with directors, cast, and culture personalities. This is the section where interaction with the audience is strongest and is the most experimental too, for it lists movies of very diverse style and from the most diverse origins. What is also new this year is the new Audience Award – Armani beauty. Each ticket to this section will allow the audience to vote on the film on a scale from one to ten. Each tickets contains a code that can be used once on a dedicated area on vff.boxol.it. A link will be shown on the ticket. Votes must be cast by the audience by 8pm on the day following the official screening of the film. For the last film, whose screening is due Friday, September 10, votes must be cast by 1pm on Saturday, September 11. Shirin Neshat and Shoja Azari found their ideal home for Land of Dreams, a film that is quite different from Neshat’s earlier work. Her Women Without Men of 2009 won the Silver Lion for best directing at Venice. Wilma Labate’s La ragazza ha volato, written by Labate herself and by Damiano and Fabio D’Innocenzo complete this year’s line-up together with Mama Ya Doma by Vladimir Bitokov, starring Ksenia Rappoport, the story of a mother facing an unnerving, introspective, angstfilled wait.
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78. MOSTRA DEL CINEMA FUORI CONCORSO
FUORI CONCORSO Dune
di Denis Villeneuve (Usa, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’)
Documentari e opere di narrativa, raccontate con grande sapienza Alberto Barbera
La saga fantascientifica di Frank Herbert iniziata nel 1965, dalla quale molti hanno preso a piene mani, uno su tutti Lucas per il suo Guerre Stellari, diventa per Villeneuve una sfida visionaria e narrativa di complessa realizzazione.
Il bambino nascosto di Roberto Andò (Italia, Francia, 110’)
Last Night in Soho
Il figlio di un camorrista trova rifugio nella casa di un professore, interpretato da Silvio Orlando, mettendo a nudo tutte le fragilità di una società che non protegge i più deboli dall’orrore della violenza.
Più vero del reale
La scuola cattolica
L’ultima fatica di Ridley Scott, The Last Duel, del filone una volta denominato ‘cappa e spada’, fa tornare il regista sulle orme del suo lontano esordio del 1977, I duellanti, concentrandosi sull’ultima singolar tenzone nella Francia medievale. Collegato indirettamente a Scott, grazie al sequel di Blade Runner, il canadese Denis Villeneuve è presente con la nuova trasposizione del romanzo Dune di Frank Herbert: David Lynch, nel 1984, ci aveva provato, ma vi era rimasto impantanato a causa della disastrosa macchina produttiva guidata da Raffaella De Laurentiis, non all’altezza della situazione. Il nuovo capitolo della saga di Halloween, il dodicesimo tra reboot, remake ed altro, Halloween Kills del regista David Gordon Green, con le musiche del ‘padre fondatore’ John Carpenter, serve da sfondo al premio alla carriera a Jamie Lee Curtis, che ritorna nei panni di Laurie Strode a combattere lo psicopatico mascherato Michael Myers. Dal Regno Unito arriva un film, Last Night in Soho di Edgar Wright, che prende spunto sia dalla serie tv Quantum Leap sia dal film di Francis Ford Coppola Peggy Sue si è sposata, per narrare, con una venatura horror, una storia di viaggi nel tempo. Molto ricca la scelta dei documentari Fuori Concorso tra i quali spiccano Ennio di Giuseppe Tornatore sul compianto maestro Morricone, Django & Django di Luca Rea sul regista Sergio Corbucci ed Ezio Bosso. Le cose che restano di Giorgio Verdelli. Com’è da consuetudine le major statunitensi tendono a presentare i loro film più importanti Fuori Concorso, onde evitare possibili stroncature che possano inficiare e penalizzare la corsa al botteghino: il denaro, a volte, viene prima delle onorificenze... Andrea Zennaro
L’ambiente ovattato, atto a plasmare i migliori individui della società, viene destabilizzato dal massacro del Circeo, che cambia punti di riferimento e certezze della borghesia romana degli anni Settanta.
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di Stefano Mordini (Italia, 106’)
Questo pazzo mondo A guidare la 36.a edizione della Settimana Internazionale della Critica è Beatrice Fiorentino, nominata all’unanimità dal SNCCI (consiglio nazionale critici cinematografici italiani) lo scorso anno. Una svolta storica anche nel cinema, si tratta infatti della prima figura femminile a ricoprire questo incarico nella sezione fondata nel 1984 da Lino Micciché. Da sempre la SIC, parallela e indipendente alla Mostra del Cinema di Venezia, si è addentrata nei meandri più bui e poco esplorati della cinematografia internazionale, cercando di scoprire i nuovi registi contemporanei. Quest’anno la sfida è ancora più complessa: il proposito è di affrontare le problematiche dell’uomo moderno, soprattutto dopo l’esperienza della pandemia, che ha inevitabilmente cambiato il nostro modo di relazionarci con la vita, con la morte e con il mondo stesso. Attraverso la selezione di sette opere prime, concorrenti nel premio intitolato a Luigi De Laurentiis, e due eventi speciali, provenienti
Mondocane
da diversi Paesi, lo sguardo si allarga e il cinema diventa universale. Passato, presente e futuro sono i fantasmi che sembrano infestare la macchina da presa di questi cineasti, da Jake Wachtel ad Alessandro Celli, con i rispettivi Karmalink, ambientato in un avvenire ipertecnologico, e Mondocane (Dogworld), dove si sprofonda nella distopia di una Taranto irriconoscibile, a Helena Girón e Samuel M. Delgado, con l’incertezza tra la vita e la morte che si fa concreta nel loro Eles
transportan a morte (They carry death). La dernière séance (The Last Chapter) di Gianluca Matarrese, proprio come il titolo, è l’ultimo capitolo della selezione di quest’anno e, dalla globalità dello schermo, le riprese scendono nell’intimità più profonda dell’uomo, sfogliando i ricordi di un passato negato. Ludovica Schiavone 36. Settimana Internazionale della Critica 1-11 settembre www.sicvenezia.it
Le Giornate di Venezia Diciottesima edizione in programma dall’1 all’11 settembre per le Giornate degli Autori, con dieci film in concorso valutati da una giuria guidata dalle registe bulgare Mina Mileva e Vesela Kazakova e composta dai giovani partecipanti al progetto 27 Times Cinema. Film d’apertura è Shen Kong, prodotto dal regista Chen Guan, al suo esordio con un lungometraggio che prende le mosse subito dopo lo scoppio della pandemia dimostrandosi, dunque, specchio emotivo ed emozionale del momento storico che stiamo attraversando. La terza giornata, poi, ci offre Californie, frutto di un’interessante collaborazione tra l’italiano Alessandro Cassigoli e lo statunitense Casey Kauffman, già insieme per i documentari Butterfly (2018) e The Things We Keep (2017). Il film segue per cinque anni le vicende di Jamila, giovane ragazza marocchina che vive a Torre Annunziata. Tra i registi alla loro prima esperienza, da segnalare Dina Amer con il suo Tu me ressembles, presentato l’8 settembre: la pellicola dipinge attraverso gli occhi di due giovani sorelle un
Piedra Noche
fenomeno che ha macchiato troppo spesso di sangue il nostro secolo, il terrorismo di matrice islamica. Al suo debutto come regista anche Monica Stan, attiva nel campo della psicologia, con il suo Imaculat in collaborazione con il più esperto George Chiper-Lillemark (noto per Touch Me Not, Orso d’Oro alla Berlinale 2018). Come chiudere in bellezza questa rassegna cinematografica indipendente, se non con
un’altra produzione italiana? Film di chiusura è Lovely Boy di Francesco Lettieri, in gara per il Premio del Pubblico BNL. Cercando probabilmente di avvicinarsi al linguaggio dei più giovani, segue da vicino le vicende di un astro nascente della musica trap romana. Shanna Beggio 18. Giornate degli Autori 1-11 settembre www.giornatedegliautori.com
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78. MOSTRA DEL CINEMA FUORI FESTIVAL
Tutti dentro
Da 2016 è lo spazio più aperto e sperimentale della Mostra. Venice VR Expanded, la sezione dedicata ai progetti immersivi, proietta il Festival di cinema più antico al mondo nel futuro. Interamente fruibile online dall’1 al 19 settembre attraverso le piattaforme HTC Viveport, Oculus Store e VRChat, la sezione è disponibile anche in presenza in quattordici istituzioni culturali nel mondo grazie al Satellite Programme, che ospita postazioni e visori attraverso cui accedere a tutti i contenuti. Al Lido (fino all’11) la postazione è allestita all’interno del Palazzo del Casino, nella Sala Amici. In terraferma, al Museo M9 di Mestre, dove il nostro Daily sarà presente l’1 settembre per l’apertura di Venice VR Expanded con una speciale video intervista allo studioso di arte immersiva Bruno Di Marino, autore del recente - e brillante - volume Nel centro del quadro (Aesthetica Edizioni, 2021). 37 progetti, di cui 8 video a 360, 25 esperienze VR, 4 su prenotazione. Una sezione nutrita, che prevede un concorso con 24 titoli, una sezione antologica Best Of (11 titoli), più un progetto prodotto da Biennale College e uno Fuori Concorso. Mica poco. Anzi, per partecipazione e spessore, Venice VR Expanded occupa un posto di primo piano nel panorama internazionale dedicato alla VR. Non mancano gli eventi, tutti online e tutti imperdibili. I possessori di accredito VR potranno accedere al mondo virtuale in VRChat Venice VR Island, progettato da VRrOOm, dove ogni giorno sarà possibile dialogare con i creatori dei progetti via avatar, in momenti dedicati (Meet the Creators). Gli eventi, tutti alle 22, includono l’Opening Party (1 settembre) nella Piazza della Venice VR Island, in cui verrà proposto un music set prodotto da Incarna Studios e dal musicista virtuale m1n0t0r (autore del primo album VR Knight of the Wailing Stars) in collaborazione con l’artista visuale Denis Semionov. Il 4 sarà la volta di M.A.S.S., performance di musica elettronica, mentre il 6 si potrà assistere alla performance di danza virtuale interattiva Mycelia, realizzata grazie a un sistema audio-reattivo che sonorizza micro fluttuazioni e ‘presenze’ umane. Spazio alla meditazione l’8 settembre con l’evento Braindance, mentre il 9 farà il bis Jean-Michel Jarre, titolare del concerto in live VR più visto della Storia, trasmesso da Notre Dame a Parigi la notte del 31 dicembre 2020. Gran finale l’11 con la performance The Full Dome Exprience che ci vedrà vagare nei ghiacciai della Groenlandia ’trasformati’ in musica grazie a Molécule, per poi immergerci nel fondo degli oceani. Riemergere, ne siamo certi, sarà come rinascere. Riccardo Triolo Venice VR Expanded 1-19 settembre M9-Museo del ‘900 Mestre www.labiennale.org
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Un coniglio nello spazio
Quattro artisti contemporanei, Didier Guillon, Isao e Stephanie Blake e Silvano Rubino, presentano una propria versione della storia di Alice in Wonderland, leggendaria fiaba scritta da Lewis Carroll nel 1865 dai molteplici linguaggi e snodi narrativi il cui immaginario supera di slancio i vincoli temporali, mantenendo intatta un’attualità capace di fargli attraversare le epoche e rendendolo un classico per eccellenza. L’incredibile risultato è visibile e visitabile nella mostra Alice in Doomedland, in corso alla Fondation Valmont a Palazzo Bonvicini. Accanto alle personalissime riletture contemporanee spicca nel percorso espositivo la proiezione parallela del capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio (1968), la cui visione integrale viene offerta in una delle sale-cinema del Palazzo, rafforzando ulteriormente l’attrattiva visiva della mostra, declinandola in chiave cinematografica. La leggendaria pellicola si accosta agli echi della favola di Carroll molto più di quanto si possa immaginare, per un aspetto a prima vista capace più di dividere, che accomunare: romanzo, mostra e film sono legati a doppia mandata dal concetto di ‘linguaggio’, scritto nel caso del versante letterario, materiale nel caso delle installazioni dei quattro artisti, visivo nel caso della pellicola di Kubrick in cui dialoghi ridotti al minimo lasciano spazio alla potenza travolgente delle immagini, in quello che potrebbe essere definito il padre di tutti i film di fantascienza realizzati dopo il 1968. Pellicola e romanzo dialogano poi sul terreno della comune dimensione mitica, in grado di nutrire l’immaginario contemporaneo di più generazioni e capace di assumere carattere di universalità, evocando temi profondi a partire dal geniale inconscio di un unico creatore. In entrambi i casi l’opera diventa pretesto per un fervido viaggio estetico, in cui si entra con tutti i sensi e in cui è possibile immergersi secondo le modalità alle quali siamo più sensibili, dando vita a operefiume e opere-monumento che generano nuovi mondi, composti da sorprendenti dialoghi. Il concept di Alice in Doomedland si ritrova quindi espresso sul piano estetico e concettuale in un mezzo accessibile, ma in continuo rinnovamento, colpendo l’occhio dello spettatore con sequenze entrate di diritto nella storia del cinema mondiale di tutti i tempi. Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio (1968) in Alice in Doomedland Fino 27 febbraio 2022 Fondation Valmont, Palazzo Bonvicini, Santa Croce 2161A www.fondationvalmont.com
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Sep 9,10, 11 Giardini Marinaressa 19 hs Patronato Salesiano Leone XIII (Riva dei Sette Martiri, 30122 Venezia)
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Free tickets
One of a kind film festival in Venice Outdoor sports, mountain culture, nature & animation.
ONA Short Film Festival punta a condividere l'amore per lo sport all'aria aperta, la Natura e la consapevolezza ambientale; crediamo infatti che abbiamo il dovere di diffondere questo messaggio per incidere positivamente sulla società odierna.
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ONA Short Film Festival aims to share life-changing stories of outdoor sports, nature, and environmental awareness. We believe these themes can have a vital impact on today’s society.
La nostra visione è chiara: attraverso i valori che gli sport all'aperto insegnano e il contatto diretto con la Natura diveniamo esseri umani migliori, più consapevoli dell' ambiente in cui viviamo e dell'importanza di consegnare un mondo migliore alle generazioni future.
Direct contact with nature awakens us to the knowledge that we are a pivotal piece of the environment in which we live, and have a responsibility to protect it. Outdoor sports ultimately teach us values that create more sensitive people, and a better world for many more adventurers to come.
ONA Short Film Festival si svolge nel cuore di Venezia nei giorni 9, 10 e 11 settembre. Creato e prodotto da alpinisti in collaborazione con il European Cultural Centre e sostenuto generosamente dal CAI e da Salewa.
ONA takes place in the heart of Venice during September 9,10 and 11th. Created and produced by mountaineers in collaboration with European Cultural Centre, supported by CAI and Salewa.
Trova nel nostro festival masterclasses, workshops e presentazioni di noti registi, fotografi e atleti internazionali.
Enjoy our festival masterclasses, workshops and presentations given by well known filmmakers, photographers and athletes from around the world.
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78. MOSTRA DEL CINEMA FUORI FESTIVAL
VENICE ARCHITECTURE SHORT FILM FESTIVAL Il cinema diviene linguaggio e strumento prediletto per comunicare e riflettere su argomenti vicini alla comunità e agli architetti stessi, mentre l’architettura e gli spazi pubblici di Venezia diventano il luogo per incontrarsi e raccontarsi. L’architettura stessa viene messa in discussione, diventando strumento fondamentale che influenza e modella le nostre abitudini, il nostro futuro, il senso di comunità. Community è proprio il titolo e il tema affrontato nell’edizione 2021 di Venice Architecture Film Festival, dall’1 al 5 settembre, cinque giorni di proiezioni gratuite ai Giardini della Marinaressa. Attraverso i contenuti dei film selezionati, documentari, animazione e cortometraggi, il Festival è un viaggio per esplorare la percezione delle città come luoghi di sviluppo culturale e sociale e dell’architettura come strumento per plasmare la nostra società. Tre sezioni principali: The Architecture Short Film Competition, concorso aperto a corti della durata di 15 minuti che trattano il tema della Community; VAFF/ Films And International relations, una selezione di lungometraggi in collaborazione con il Canadian Centre of Architecture, BARQFestival, Move Cine Arte; VAFF/Fringe, una selezione dei migliori film degli studenti dell’Università IUAV di Venezia - Dipartimento di Architettura e Arti e dell’AA School of Architecture di Londra. 1-5 settembre Giardini Marinaressa, Riva dei Sette Martiri www.archituned.com
ONA SHORT FILM FESTIVAL Il contatto diretto con la natura risveglia la consapevolezza di essere un pezzo fondamentale dell’ambiente in cui viviamo e di avere la responsabilità di proteggerlo. Parte da qui l’idea di un Festival del cinema unico nel suo genere, che mira a condividere storie che cambiano la vita raccontando di sport all’aria aperta, natura e consapevolezza ambientale. Dopo il successo della prima edizione, ONA 2021 torna a Venezia a Palazzo Michiel e ai Giardini della Marinaressa con un fitto programma di short film divisi in tre diverse categorie: Outdoor Sports, Nature, Environment, che comprende diversi sport come sci, arrampicata, trekking, mountain bike, kayak, apnea, surf, paracadutismo e molte altre attività all’aperto, nonché argomenti relativi alla natura e all’ambiente; Animation, che accoglie corti realizzati con diverse tecniche di animazione per raccontare un mondo ad alta tecnologia e in continua espansione; Experimental, aperto a nuovi metodi di narrazione per indagare nuovi approcci al cinema. La direzione artistica del Festival è affidata a Joaquín e Tomás Gómez con Ben Sturgulewski. La giuria di questa edizione è composta da Angelo Schena, Billy Choi, Lorenzo Basadonna Scarpa, Maria Roberta Novielli, Jim Herrington. Ingresso libero su prenotazione. 9, 10, 11 settembre 2021 Palazzo Michiel, Cannaregio 4391 Giardini Marinaressa, Riva dei Sette Martiri onafilmfestival.com
CINEMA GALLEGGIANTE
La piattaforma galleggiante posta dietro la Giudecca – un maxi schermo di un cinema specialissimo, fatto di luce e riflessi, acqua e cielo - è per la seconda edizione un appuntamento da non perdere. Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute, progetto ideato da Edoardo Aruta e Paolo Rosso e presentato da Microclima, in collaborazione con Ocean Space/TBA21–Academy, Pentagram Stiftung, Palazzo Grassi/Punta della Dogana, Fondazione In Between Art Film e Lamyland – Owenscorp, torna dal 20 agosto al 4 settembre, con prenotazione obbligatoria in sito. Dodici serate di proiezioni, performance e interventi dedicate al tema del viaggio, ognuna con una specifica declinazione, un’esplorazione di terre, abissi, spazio e tempo, e al contempo una relazione tra culture, via d’accesso e di confronto con l’altro. Venezia, crocevia di storie e saperi, luogo di arrivi e partenze ma anche città messa alla prova dal sovraffollamento turistico, offre il contesto ideale per una riflessione su nuove forme di mobilità e coabitazione. È dunque all’insegna dell’instabilità, dell’inaspettato, della resistenza, della tecnica e dell’acqua come elemento in grado di creare nuove vie d’accesso e di comunicazione, in relazione al viaggio inteso come movimento fisico, emotivo e immaginario, che è volto il cuore della rassegna, dove registe e registi, artiste e artisti locali e internazionali, giovani o già affermati si avvicendano. Il Cinema diventa così un vero e proprio amplificatore di linguaggi artistici, che si contaminano per diventare messaggi concreti sul presente. Cinema Galleggiante nasce infatti dalla necessità di sviluppare attività culturali e di aggregazione attraverso nuove forme di dialogo e partecipazione costruendo un rapporto inclusivo con le più importanti istituzioni e associazioni locali e alcune significative presenze internazionali, chiamate ad integrare parallelamente alla programmazione cinematografica una serie di interventi di varia natura. In questo processo di immaginazione, Venezia, città emblematica del complesso rapporto di interazione tra uomo e ambiente, funge da catalizzatore di sperimentazioni locali che possono riflettersi su un piano globale. 2. Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute Fino 4 settembre Giudecca www.cinemagalleggiante.it - www.cinemagalleggiante.it
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17.09.2021 BIENNALE COLLEGE MUSICA CROON HARVEST (1490–1562) Sound installation JACK SHEEN (17.09 > 26.09) KAIJA SAARIAHO / HANS ABRAHAMSEN / CLAUDE DEBUSSY Orchestra del Teatro La Fenice 18.09.2021 BIENNALE COLLEGE MUSICA I SEE THE CLOUD IN THE WATER Sound installation CHONGLIAN YU (18.09 > 26.09) KAIJA SAARIAHO ONLY THE SOUND REMAINS
Photography Marco Borggreve
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La Biennale di Venezia labiennale la_Biennale BiennaleChannel Per acquisto biglietti e informazioni:
labiennale.org T. +39 041 5218 828 promozione@labiennale.org
19.09.2021 GEORGE LEWIS / SERGEJ NEWSKI Neue Vocalsolisten Stuttgart DAVID LANG / ARVO PÄRT Theatre of Voices, PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble 20.09.2021 MORTON FELDMAN / SAMIR ODEH-TAMIMI / FRANCESCO FILIDEI SWR Vokalensemble Stuttgart, PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble 21.09.2021 GEORGE APERGHIS Neue Vocalsolisten Stuttgart, SWR Vokalensemble Stuttgart CHRISTINA KUBISCH / ADRIAN WILLAERT / CLAUDIO MONTEVERDI / GIOSEFFO ZARLINO / ANDREA GABRIELI / GIOVANNI GABRIELI / CLAUDIO MERULO Cappella Marciana
22.09.2021 BIENNALE COLLEGE MUSICA EVO ENSEMBLE gruppo vocale ZULI 23.09.2021 MARTA GENTILUCCI MOVING STILL PROCESSIONAL CROSSINGS VALENTIN SILVESTROV Cappella Marciana 24.09.2021 KAIJA SAARIAHO / SIVAN ELDAR / SYLVANO BUSSOTTI Coro accentus ELINA DUNI 25.09.2021 JENNIFER WALSHE JOY FREMPONG 26.09.2021 BIENNALE COLLEGE MUSICA LUCA FRANCESCONI / MARIA VINCENZA CABIZZA / MANUEL HIDALGO NAVAS Neue Vocalsolisten Stuttgart BIENNALE COLLEGE MUSICA Experimental Performance DANIELE CARCASSI / AGITA REKE / XU TONG LEE E inoltre… Lezioni di musica Rai Radio 3 e incontri con i compositori
gratuiti, su prenotazione
il programma può subire variazioni
A seguito del D.L. 23/07/2021 n.105, si rende obbligatoria la presentazione del Green Pass o certificazione equivalente riconosciuta dallo Stato Italiano per accedere agli spazi del Festival
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Intervista Lucia Ronchetti
MESSAGGIO VOCALE
Voice and Message
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Mondi, esperienze costitutivamente difformi che si confrontano sul terreno comune e vivo, contemporaneo, della creatività
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Photo Vanessa Francia
65. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA CONTEMPORANEA Programma p. 124 di Andrea Oddone Martin
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’edizione numero 65 del Festival Internazionale di
Musica Contemporanea (17-26 settembre) segna l’esordio della direzione artistica di Lucia Ronchetti. Un’edizione che investirà la città lagunare tutta, uscendo dai confini del peraltro meraviglioso Arsenale. Luoghi iconici della città saranno infatti scenari di diversi degli eventi programmati. Su tutti, quello previsto per la sera di martedì 21, quando gli ori della Basilica di San Marco ospiteranno il concerto/installazione di Christina Kubisch intitolato Il viaggio della voce (Traveling voices), per voci registrate e diffuse basato sul repertorio della scuola veneziana del 1500. Come pure il Teatro alle Tese dell’Arsenale, le calli, le fondamenta, i Giardini, via Garibaldi nel cuore del Sestiere di Castello giovedì 23 saranno il palcoscenico itinerante di Moving Still – Processional Crossing, concerto per quattro voci recitanti ed ensemble vocale di Marta Gentilucci, un percorso processionale su testi originali. Due esempi di un Festival il cui palinsesto si fonda su una cifra che fa dell’articolazione delle proposte il suo elemento fondante, tra concerti, installazioni sonore, performance sperimentali, happening vocali e un lavoro di teatro musicale da camera. Nuove generazioni di compositori e opere di autori affermati e storici sono al centro di Choruses – Drammaturgie Vocali. Tema programmatico del Festival: “Il trattamento compositivo della voce, a partire dai lavori corali monumentali degli ultimi decenni fino alle esplorazioni drammaturgiche della produzione vocale più recente”. Prima donna alla guida del comparto musicale della Biennale, Lucia Ronchetti ne ridisegna il profilo proponendo un programma prospettivo incentrato sulle tre annualità in divenire. Un progetto di largo respiro che quest’anno si fonda sul primo strumento musicale dell’uomo, la voce, particolarmente sulla drammaturgia dei suoni vocali nella musica di oggi. L’abbiamo incontrata per indagare la radice viva di questa sua intrigante proposta. Cosa significa per Lucia Ronchetti, compositrice già affermata all’estero, il conferimento di questo incarico? Un onore grandissimo, che mi rende davvero molto felice. Penso che per un compositore italiano rappresenti in qualche modo il più importante riconoscimento istituzionale, in quanto la Biennale Musica è stata guidata, perlomeno negli ultimi vent’anni, da compositori importanti e riconosciuti quali Giorgio Battistelli, Luca Francesconi, Ivan Fedele. Allo stesso tempo penso che il contesto in cui il Festival Internazionale di Musica Contemporanea di Venezia si svolge sia assolutamente unico al mondo, mettendo a contatto stretto riconosciuti direttori artistici dalle competenze trasversali, architettura, arte, teatro, danza… Al grande onore di essere scelta come compositore italiano si aggiunge poi il sentimento di curiosità reale verso un’esperienza che di sicuro sarà fondamentale per la mia crescita professionale, compositiva. In questo momento mi trovo a Venezia per il primo incontro dal vivo di Biennale Musica College tra i tutors, compositori e performers di diverse formazioni, tendenze stilistiche e nazionalità, e un gruppo veramente molto attivo ed interessante di giovani artisti selezionati tra moltissime candidature internazionali pervenuteci. I giovani compositori e performers avranno l’opportunità di vivere un’esperienza di produzione complessa, lavorando assistiti dai tutors negli studi CIMM di Mestre Bissuola e dell’Arsenale. Penso che i loro lavori rappresenteranno la parte più importante del programma, in quanto inedite produzioni segnate da nuove sensibilità, nuovi entusiasmi, nuove
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he 65th International Festival of Contemporary Music (September 17-26) will be the first with Lucia Ronchetti as art director and will spill out of the Arsenale to touch iconic venues around town. The height of the season will be a concert at St Mark’s Basilica on Tuesday, September 21, with concert/installation Traveling Voices by Christina Kubisch. Theatres, alleys, embankments, and the Giardini will be the stage for travelling concert Moving Still – Processional Crossing. Two examples of a very articulated programme that comprises concerts, sound installations, experimental performances, vocal happenings, and chamber opera. Lucia Ronchetti is the first woman at the helm of the Music section of the Biennale and is there to redesign the Festival’s profile over the course of three years. In the first year, she will focus on humankind’s first musical instrument: voice. Your role A great honour that makes me extremely happy. For an Italian composer, this is one of the highest institutional acknowledgments. In fact, the Music Biennale had been guided by important, renowned composers over the last twenty years, such as Giorgio Battistelli, Luca Francesconi, Ivan Fedele. This is a great opportunity to grow as a professional as and as composer, too. These days, I am meeting the tutors, composers, and performers at Biennale College: a very active, interesting group of young talents. These composers and performers have the opportunity to be part of a complex production experience and I believe their work will be the most interesting part of the Biennale’s programme for their original sensitivity, enthusiasm, and expressive needs. It’s the future generation saying their piece on voice and vocality. I want this experience to be both educational and a starting point to explore voice from new and exciting points of view. Our tutors include Arab-Israeli composer Samir Odeh Tamini, who recently had his latest work premiere in Aix-en-Provence; Jennifer Walsh, one of the most important composers and vocalists in Europe; Thierry Coduys, a French sound engineer and programmer. Different worlds and experience will confront on the living common ground of modernity and creativity. Biennale College Ivan Fedele passed on to me this project, developed particularly in the field of chamber opera. I would like to expand and integrate the main theme of the Festival in what has grown to be an amazing tool for cultural production. The themes for the coming three years have already been decided. This year, the Festival is about voice, though not exclusively in an ‘operatic’ sense, but rather as a sound material or experimentation in contrapunto and polyphony. It will explore the experimental, expressive, and communicational elements of vocal composition. Each section of Biennale College will work on a different aspect. Starting with voice I want to trace a line between the Biennale and the musical history of Venice. There have been moments in history whose
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LUCIA RONCHETTI 65. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA esigenze espressive: è la futura generazione che si esprime sulla voce e sulla vocalità d’insieme. Vorrei che per questi giovani fosse tanto un’esperienza formativa quanto un’opportunità per lavorare sulla drammaturgia dei suoni vocali da punti di vista originali e inesplorati. Tra i tutors, Samir Odeh Tamini è un compositore arabo-israeliano che ha appena tenuto la prima di un’opera importante a Aix-en-Provence; Jennifer Walsh è una delle più importanti compositrici e vocalist attive in Europa; Thierry Coduys è un tecnico del suono e informatico francese con un importante e unico bagaglio d’esperienza. Oggi ho incontrato Xu Tong Lee, performer di origine cinese che vive a New York. È molto attivo anche come attore e lavorerà a una delle performance sperimentali insieme ad Agita Reķe, giovane compositrice di Riga, e al performer sperimentale italiano Daniele Carcassi. Mondi, esperienze costitutivamente difformi che si confrontano sul terreno comune e vivo, contemporaneo, della creatività. Biennale College è un settore trasversale ormai longevo del Festival, che già da diverso tempo ha superato lo status di “test”. La sua direzione lo eredita e allo stesso tempo è chiamata a darne una caratterizzazione. Eredito questo progetto da Ivan Fedele, che ha sviluppato l’esperienza di Biennale College soprattutto nell’ambito della creatività del teatro da camera. Io vorrei cercare di estendere ed integrare il tema principale del Festival nelle attività di quello che si è ormai consolidato come straordinario strumento di produzione culturale. Sono già stabiliti i temi dei prossimi tre anni. Quest’anno il Festival è legato alla voce non intesa in senso “operistico”, quanto come materiale sonoro o come sperimentazione contrappuntistico/polifonica, esplorando gli aspetti sperimentali, espressivi e comunicativi della scrittura vocale: ogni sezione di Biennale College è volta all’esplorazione di aspetti diversi di questo “strumento”. Il Festival del 2022, che si intitolerà Out of Stage, sarà imperniato sul teatro sperimentale al di fuori del palcoscenico tradizionale. In quel caso, Biennale College sarà basato sulla ricerca di nuovi performers, nuovi compositori per il teatro post-kageliano e post-cageano. Un programma, già pianificato per un quadriennio, in cui ogni annualità confluisce nella successiva in una sorta di staffetta articolatamente fluida. Perché iniziare con la voce? Il motivo risiede nel mio desiderio di collegare la Biennale di Venezia con la storia musicale della città lagunare. Nella storia musicale veneziana ci sono stati dei momenti impressionanti e importantissimi che ancora esercitano un’influenza enorme sulla scrittura contemporanea. Due fra i momenti più importanti sono stati di sicuro l’istituzione della Scuola di San Marco e della sua polifonia vocale sperimentale e l’invenzione e la diffusione del teatro musicale per il grande pubblico. Parliamo di un cinquantennio di produzioni sperimentali di teatro nella seconda metà del XVII secolo che ha generato capolavori che ancora oggi sono fondamentali per la ricerca e l’elaborazione drammaturgica. Desideravo fare in modo che si ricostruissero dei ponti, che si mettesse in evidenza quanto non sia casuale la presenza, la nascita della Biennale Musica proprio qui. La musica che si è sperimentata a Venezia nei secoli è importante perché dimostra che quando si verifica la volontà politica di creare delle ottime condizioni di lavoro per il compositore si generano capolavori musicali che rimangono nel tempo e che sono importanti 36
sia per la cultura che per l’economia di un territorio. Questa eredità è convintamente raccolta dalla Biennale Musica, laboratorio attivo in cui i compositori possono lavorare ad un altissimo livello qualitativo. La Scuola di San Marco di Willaert produsse grandi opere e rese possibile l’attività e la ricerca di grandi teorici, come Gioseffo Zarlino e Nicola Vicentino. Nei loro libri sono descritte le teorie sulla sovrapposizione delle voci che fanno capire quanto i Cantori Sancti Marci, cioè la Cappella Marciana già attiva e riconosciuta in quel periodo, fossero esecutori assolutamente non passivi. Si trattava di un gruppo di musicisti che sperimentava insieme ai compositori diverse possibilità espressive, creando delle composizioni giunte sino a noi in forma di partitura scritta. Quelle partiture ci fanno intuire come la Cappella di San Marco fosse un laboratorio continuo e attivo di improvvisazione vocale basata non solo sulla spazializzazione fisica delle voci, perché la Basilica la permetteva e in qualche modo la pretendeva, ma anche sul concetto di spazializzazione della voce interna alla scrittura, non casualmente ripresa poi da Luigi Nono. La lungimiranza della politica culturale dell’epoca, che sostenne l’attività della Cappella Marciana, creò le condizioni ideali per fare in modo che Claudio Monteverdi, stipendiato come maestro di Cappella, potesse scrivere liberamente, sperimentando nuove forme drammaturgiche attraverso le sue opere, sentendosi libero di tornare al contrappunto vocale nonostante fosse già un operista famoso. La musica di Claudio Monteverdi è a tutt’oggi da un punto di vista culturale una delle grandi risorse economiche dell’Italia; permane come uno dei grandissimi protagonisti della storia culturale italiana e per questo sarà eseguito per sempre. Nella cultura, e non solo musicale, è necessario essere consapevoli della necessità di condizioni preventive indispensabili per generare dei processi virtuosi. I responsabili della cultura musicale italiana non dovrebbero richiedere per la musica di ricerca un pareggio di bilancio, ma dovrebbero invece preoccuparsi di consentire ai compositori italiani di poter lavorare serenamente e con continuità. Tra mille, alcuni evolveranno sicuramente e potranno essere paragonati a Giuseppe Verdi e Gioachino Rossini continuando a rendere l’Italia famosa nel mondo per la produzione musicale, riconfermandone l’identità di terra culturalmente fertile, terra di turismo musicale. Da tutto il mondo le persone desiderano venire qui per ascoltare la musica di Rossini, per ascoltare le composizioni di Monteverdi nel loro contesto originario, non vedo perché tra uno o due secoli non dovrebbero fare altrettanto per godere delle composizioni create oggi da giovani, sconosciuti musicisti. Il Leone d’Argento rappresenta nella propria vocazione l’auspicio di una migliore carriera futura ed è quindi stato spesso conferito a musicisti dal percorso giovane, impegnati e promettenti. Nel caso dei Neue Vocalsolisten siamo invece in presenza di artisti affermati. Come mai questa scelta? La destinazione del premio durante gli anni della mia direzione artistica sarà anno dopo anno diversa da quella precedente. Ho pensato a lungo a questi conferimenti: per i compositori ricevere il Leone d’Oro è un riconoscimento di un lungo percorso, forse uno dei più importanti del mondo, a causa del valore simbolico che ha assunto questo premio anche nell’ambito delle altre arti, pensiamo al Leone d’Oro per il Cinema. Il Leone d’Argento è in qualche modo una novità, non possiede il carisma internazionale del Leone d’Oro e, nonostante l’intento augurale, non testimonia una carriera. Rimane comunque un riconoscimento
importante attraverso il quale si riconosce il lavoro degli interpreti specializzati nella musica contemporanea. Sono musicisti che dedicano tutta la loro vita a vincere sfide tecniche ed interpretative sempre più difficili e a lavorare strettamente con dei compositori aiutandoli a raggiungere importanti obiettivi. Attualmente l’unico riconoscimento che può spettare ad un esecutore o a un ensemble è la vittoria di un premio esecutivo ad un concorso, dove prevale un clima fortemente competitivo. Non ci sono premi che riconoscano la loro carriera. Ho pensato dunque che il Leone d’Argento potesse essere molto più interessante come riconoscimento per gli interpreti, o per tutte le persone che stanno anche dietro la parete invisibile che separa il pubblico dagli esecutori, come ad esempio i tecnici del suono. Nella storia e nell’attualità sono state e sono tuttora numerose le figure professionali importantissime per l’evoluzione della musica contemporanea. La sua produzione artistica si concentra nel teatro musicale contemporaneo. Una semiotica complessa e stratificata nella quale le gerarchie saltano e nella quale la musica e il gesto, l’immagine e il suono, il testo e l’interpretazione sono protagonisti di pari importanza. Sovviene l’antica diatriba tra “musica a programma” e “musica assoluta”. A suo avviso la musica contemporanea, nel modo di essere concepita e nel modo di essere praticata e poi eseguita, a quale dei due versanti potrebbe, o dovrebbe, appartenere? Nella musica contemporanea esistono tantissime e diverse tendenze stilistiche, come anche innumerevoli settori di ricerca. Sia nella musica contemporanea scritta che in quella non scritta vi sono compositori che lavorano nel vasto mondo del teatro musicale e compositori che lavorano nell’ambito della musica assoluta. In tutte queste diverse forme di creatività musicale normalmente sono tutti d’accordo nell’asserire che la musica assoluta, cioè la musica senza nessun rimando extramusicale, quindi intesa propriamente come linguaggio assoluto, rappresenti la direzione più importante della creatività musicale. Nel campo della mia prevalente attività, il teatro musicale, tutto quello che è opera o “teatralizzazione” di concerto è sicuramente, dal punto di vista della ricerca assoluta, un ambito secondario. In questo senso non è corretto affermare che la musica contemporanea sia più operativa in una direzione che nell’altra. Ci sono compositori molto attivi in entrambe le direzioni; penso, ad esempio, a un Salvatore Sciarrino. Nell’ambito del teatro musicale Sciarrino ha creato delle innovazioni che sono alla base di tutta la creatività attuale. Anche i compositori più lontani dal suo stile, tra i quali posso includere me stessa, non avrebbero realizzato molti dei loro progetti se non avessero ascoltato le sue opere. Questo si può dire anche del suo lavoro nell’ambito della musica assoluta, pensiamo ad esempio ai suoi quartetti e ai suoi pezzi per strumento-solo, che sono l’ABC dello studio di tutti i musicisti del mondo. Sciarrino è un compositore fertile su tutti e due i fronti. Un compositore che invece si confronta con una produzione operistica entra a far parte di una squadra che, tra gli altri, comprende la figura altrettanto importante del librettista. Nel momento in cui compone musica assoluta, invece, eccolo trovarsi solo nella speculazione musicale. Si tratta di due dimensioni completamente diverse; è proprio per questo motivo che ho deciso di progettare il Festival dell’anno prossimo attorno al teatro musicale sperimentale, mentre quello finale del mio mandato, previsto per il 2024, sarà un Festival interamente dedicato alla situazione attuale della musica assoluta, in cui presenteremo lavori per orchestra, per quartetto d’archi e musica elettronica di ricerca.
importance echoes in the way we write music today. Two of the most important are the establishment of the Scuola di San Marco and its experimental vocal polyphony and the establishment of musical theatre for the masses. In the mid-17th century, composers wrote masterpieces that are essential in drama research and elaboration today. I want to build bridges, to show why the Music Biennale takes place in Venice and not elsewhere. The music Venice experimented with throughout the centuries shows that when good policies create good working conditions, the masterpieces created will stay forever and will be important for the culture and the economy of a given territory. This is the heritage we proudly accept at Biennale, an open workshop where composers can create at the highest quality levels. In culture, not musical culture exclusively, we need to be aware of the necessity of special conditions to generate virtuous processes. Those responsible of Italian musical culture shouldn’t be asking experimental musical research to break even, but should rather worry about granting Italian composers with safety nets and the ability to work in continuous fashion. The next Verdi or Rossini are among them. The Silver Lion awarded to the Neue Vocalsolisten For composers, the Golden Lion is the acknowledgment of a long career and maybe the most renowned award worldwide. The Silver Lion is, in a way, something original. It is not burdened with the international charisma of the Golden Lion and, whatever the premises, it does not acknowledge a lifelong career. It is, in fact, an important stepping stone to recognize the work of specialized interpreters in contemporary music. These performers dedicate their lives to win harder and harder technical challenges and to work closely with composers to help them reach their goals. Currently, the only award that can be given to a performer or ensemble is an ‘execution award’ at competitions – and competitions are about competitiveness. There are no career awards, here. That’s why I thought that the Silver Lion may be a more interesting acknowledgment for performers, or for every other professional who stay behind the invisible wall that separates them from the audience – I’m thinking sound engineers and the like. These are essential figures in the evolution of contemporary music. The role of contemporary music There are many, many different styles and trends, as there are research fields. There are composers who work both in ‘absolute’ music, meaning music that has no reference outside of itself, and in theatrical music. I’m thinking of professionals such as Salvatore Sciarrino, who innovated musical theatre to lay the foundations of his overall creativity today. Even composers who differ from him in style, and I can count myself in that number, wouldn’t have created much of their work hadn’t they listened to his music. This can be said of ‘absolute’ music as well, his quartets for example, and his solo instrument pieces, which can be considered a sort of Composition 101 for musicians all over the world. Sciarrino is a very fertile composer like that. A composer who, instead, focuses on opera becomes part of a team that includes the librettist, a figure just as important. When you create absolute music, there we are in the field of musical speculation. These are two very different realms and for this reason, I decided to plan the 2022 Festival around experimental musical theatre, while my last Festival, in 2024, will be all about the current situation of absolute music, with pieces for orchestra, string quartet, and research electronic music. Choruses-65. Biennale Musica 17-26 settembre Arsenale, Basilica di San Marco, Teatro Malibran, Teatro La Fenice, Conservatorio B. Marcello www.labiennale.org
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65. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA LEONE D’ARGENTO
Laboratorio vivente Intervista a Neue Vocalsolisten I Neue Vocalsolisten hanno iniziato la loro attività nel 1984 come gruppo di musica vocale contemporanea nell’ambito del Musik der Jahrhunderte, uno dei più importanti centri organizzatori e produttori di musica contemporanea in Europa. A partire dal 2000 sono divenuti un ensemble autonomo di musica da camera e di teatro musicale. Ensemble specialistici ed orchestre radiofoniche, teatri d’opera, l’area dei teatri indipendenti e studi di registrazione elettronica, oltre a numerosi organizzatori di festival e di stagioni concertistiche contemporanee, si avvalgono di questo straordinario gruppo capace negli anni di attirare l’attenzione internazionale con una serie di produzioni di teatro musicale di primissimo livello: Freizeitspektakel di Hannes Seidl e di Daniel Kötter, con esibizioni a Venezia, Stoccarda, Madrid, Oslo e Varsavia; Aura di José-Maria Sánchez-Verdú, eseguita a Madrid, Stoccarda, Venezia, Berlino ed Amburgo; Shadowtime di Brian Ferneyhough’s. in scena a Monaco, Parigi, Londra e New York; Murmullos de Paramo di Julio Estrada, presentata a Stoccarda, Madrid, Venezia e Città del Messico. I Neue Vocalsolisten hanno giocato un ruolo fondamentale in diverse produzioni nell’area del teatro musicale in Europa, così come negli Stati Uniti e in Sud America, mettendo in scena lavori di Oscar Strasnoy, Luciano Berio, Lucia Ronchetti, Luca Francesconi, Friedrich Cerha e Giovanni Bertelli. Li incontriamo quali vincitori del Leone d’Argento in questa prima Biennale Musica diretta da Lucia Ronchetti. La vostra attività ha attraversato almeno gli ultimi tre decenni della musica contemporanea internazionale. In che modo secondo voi si sta evolvendo la composizione musicale? Quali le differenze più evidenti fra i compositori di trent’anni fa e quelli di oggi? E le differenze tra il pubblico di oggi e quello dei decenni che abbiamo appena superato? I compositori non sono cambiati poi molto. Ciò che è stato oggetto di notevole evoluzione durante questi lunghi anni riguarda la questione dello stile compositivo e del materiale, che nel corso degli ultimi trent’anni è cambiato veramente molto. Noi abbiamo accompagnato questa evoluzione con l’impegno di sviluppare un linguaggio particolare 38
© Manu Theobald
nella musica vocale solistica. Questa musica è diventata molto più ricca, le possibilità vocali che offriamo ai compositori odierni con i quali collaboriamo sono molto più articolate di trent’anni fa. Inoltre si sono sviluppate anche in senso virtuosistico, per cui i compositori di oggi hanno un repertorio formale a cui attingere molto più ampio, a tutto vantaggio della creatività e dell’espressione. Con il tempo il pubblico è forse diventato un po’ più “morbido”, meno critico, probabilmente perché l’estetica musicale di oggi è più aperta e meno stringente, meno “forte”. Altro motivo che può aver determinato questa maggiore “acquiescenza” da parte del pubblico può essere individuato nella progressiva riduzione della capacità di concentrazione in questo ultimo, liquido presente, elemento che certo condiziona le performances, anche proprio nella loro durata. Quali esecuzioni hanno segnato più profondamente la vostra storia? Sono state molte le tappe significative del nostro percorso artistico, ma immaginiamo sul gradino più alto del podio la prima esecuzione di Stimmung di Karlheinz Stockhausen: il compositore al termine del concerto era così felice che si distese a terra, come un bambino. Oppure il nostro primo concerto di musica da camera solista senza direttore: era il 2000 ed eseguimmo brani di Lucia Ronchetti e di Carola Bauckholt. Sicuramente tutte le prime esecuzioni di Georges Aperghis e la prima esecuzione dei Madrigali di Salvatore Sciarrino al Salzburger Festspiele del 2006. In tempi recenti possiamo certamente ricordare il concerto “fantasma” del 12 marzo 2020 alla Philharmonie Berlin, con l’esecuzione della Sinfonia di Luciano Berio insieme a Sir Simon Rattle e la Berlin Philharmonic Orchestra: non c’era una persona in quella enorme sala, ma il concerto fu meraviglioso, davvero mozzafiato! I componenti del vostro gruppo si impegnano non solamente come esecutori, ma anche come ricercatori. Cosa rappresenta per voi la ricerca nel campo della musica contemporanea e come nel concreto la praticate? L’attività di ricerca che conduciamo si confronta con la ricerca musicale dei compositori
in ambito vocale; collaboriamo con personalità che nella loro opera si confrontano con tecniche sia innovative che antiche. Ogni compositore interessato alla voce umana cerca di mettere a fuoco degli aspetti particolari nel suo stile, pensiamo a Georges Aperghis per il suo particolare virtuosismo vocale, a Salvatore Sciarrino per il suo forte legame con il belcanto e con il madrigale italiano, o a Lucia Ronchetti per la sua particolare sensibilità verso le possibilità teatrali dei cantanti e della loro voce. Tratto comune dei compositori congeniali alla nostra attività di ricerca è il non considerare la voce umana ‘solo’ come meccanica possibilità tecnica e strumentale. Qual è l’episodio più divertente che avete vissuto nella vostra lunga carriera? Sicuramente il bellissimo concerto di Kiev che si è svolto nella struttura di un orto botanico. Era previsto il Blumenstudien di Lucia Ronchetti e per una dimenticanza il sistema di irrigazione automatica non era stato disinserito: improvvisamente, nel bel mezzo dell’esecuzione, si è attivato! Siamo stati innaffiati abbondantemente e con noi i fiori dell’orto botanico e l’intero pubblico. Blumenstudien, un’esecuzione veramente…filologica! Che cosa rappresenta per voi il Leone d’Argento della Biennale Musica di Venezia? Siamo davvero onorati per l’assegnazione di questo riconoscimento, abbiamo un forte legame con la Biennale Musica che in questo modo viene saldato ancora di più, se mai ce ne fosse stato ulteriore bisogno. Questo premio è un forte incentivo a proseguire nel nostro percorso di lavoro e di ricerca, continuando ad ampliare i confini dell’espressione vocale. A volte è un’attività veramente impegnativa ed estremamente faticosa. Le risposte che abbiamo ricevuto nel tempo dal pubblico e dai compositori di tutto il mondo ci hanno dato la sensazione di quanto sia importante il nostro lavoro, in particolare per il modo in cui lo svolgiamo, e quanto sia fruttuoso il rapporto vicendevole che di volta in volta stabiliamo con i compositori. Andrea Oddone Martin Consegna del Leone d’Argento 20 settembre h. 12 Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne www.labiennale.org
Composers haven’t changed much. What did evolve are the issues of composition styles and material
LEONE D’ORO
© Maarit Kytöharju
Living Workshop
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Interview with Neue Vocalsolisten The Neue Vocalsolisten were founded as a vocal contemporary music group in 1984 under the auspices of Musik der Jahrhunderte, one of the most influential centres for contemporary music in Europe. Since year 2000, they graduated into an independent ensemble for chamber music and musical theatre and work with radio orchestras, opera theatres, indie theatres, and electronic music studios. They participate in festivals and concert programmes. The Neue Vocalsolisten played an essential role in several European musical theatre productions. The evolution of contemporary music Composers haven’t changed much. What did evolve, over the last thirty years, are the issues of composition styles and material. We followed this evolution by committing to the development of a particular language in solo vocal music, which grew richer thanks to more articulated vocal possibilities. Also, composers have a much larger formal repertoire to work on, all to the advantage of creativity and expression. Over time, audiences grew more receptive, less negative maybe, and probably because modern music aesthetics are more open, less stringent. Another reason could be the gradual reduction in the audience’s concentration abilities, which certainly influences the work of performers and its duration, too. Your story A lot has happened throughout our careers, though we’d say that the highest honour has been the first performance of Stockhausen’s Stimmung. Stockhausen was so happy with the performance that at the end of the concert, he lied on the floor, basking in happiness. Another moment that comes to mind is our first solo chamber music concert with no
conductor: it was back in 2000 and we performed pieces by Lucia Ronchetti and Carola Bauckholt. Certainly, all premieres by Georges Aperghis and the Madrigali by Salvatore Sciarrino at Salzburger Festspiele in 2006. More recently, the ‘fantom’ concert of May 12, 2020, at the Berliner Philharmonie – no one in the huge concert hall but ourselves as we played Luciano Berio’s Sinfonia. Amazing! Performers and researchers The research we conduct is all about vocal music compositions. We work with professionals who focus both on modern innovation and on older techniques. Each composer who cares about the human voice tries to focus on particular aspects in their style – think Georges Aperghis for his particular virtuoso vocal style, or Salvatore Sciarrino for his devotion to bel canto and Italian madrigal, or Lucia Ronchetti for her sensitivity for the performers’ theatrical and vocal abilities. The common trait in composers who are congenial to our work as researchers is their understanding of human voice not merely as a technical, mechanical phenomenon. The Silver Lion We are so honoured to be awarded this important recognition. We feel very strongly about the Music Biennale, a relationship that is cemented with this award. It is a strong incentive to keep working on our performance and research activities and keep on pushing the limits of vocal expression. Sometimes, it is incredibly laborious and incredibly demanding. The response we saw on part of our audiences and composers worldwide gave us a sense of the importance of our work, particularly because of the way we carry it out, and of how fruitful is the mutual relationship we establish with composers.
Risale allo scorso luglio, l’ultimo lavoro in ordine cronologico di Kaija Saariaho, che ha incantato e convinto il raffinato pubblico del Festival Internazionale di musica di Aix-en-Provence, in Francia. Sotto i riflettori è andata in scena Innocence, una storia quanto mai attuale che affronta temi come bullismo, sensi di colpa, segreti di famiglia tra inganni e innocenza. Il tenore colombiano Camilo Delgado Díaz dice di lei: «Saariaho è una delle compositrici viventi di opera lirica contemporanea tra le più stimate al mondo, un genio nell’ambito della musica orchestrale e dell’opera. È davvero straordinario come riesca a miscelare una serie di linguaggi così diversi tra loro. Anche l’argomento che tratta è importantissimo». La vincitrice del Leone d’Oro alla carriera di Biennale Musica è nata ad Helsinki nel 1952 e i suoi lavori da subito hanno avuto respiro e rilevanza internazionale. Ha studiato composizione a Helsinki, Friburgo e Parigi, dove vive dal 1982. I suoi studi e le sue ricerche all’IRCAM hanno influenzato molto la sua musica con quella caratteristica tessitura rigogliosa e misteriosa, spesso creata combinando musica dal vivo ed elettronica. Quella di Kaija Saariaho è una musica piena di suggestioni e dalla forte carica comunicativa, senza per questo mancare di complessità nella scrittura e di ricercatezza nelle soluzioni armoniche e timbriche. La sua musica è entrata stabilmente nel repertorio musicale delle grandi orchestre sinfoniche. E lo dimostrano alcune composizioni, come Orion che le venne commissionata dalla Cleveland Orchestra nel 2002, che sono state eseguite regolarmente nelle più importanti sale da concerto di tutto il mondo. Anche se larga parte del suo catalogo abbraccia lavori da camera, dalla metà degli anni ’90 ha affrontato sempre più spesso organici allargati e ampie strutture come le opere L’Amour de Loin, Adriana Mater ed Emilie. Consegna del Leone d’Oro 17 settembre h. 12 Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne www.labiennale.org
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65. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA
Primo ascolto Intervista a George Lewis Classe 1952, lo statunitense George Lewis è riconosciuto protagonista dello sperimentalismo della diaspora africana, oltre che artista multimediale, professore di composizione alla Columbia University e attualmente artista in residenza presso il Wissenschaftskolleg zu Berlin. Il suo nuovo lavoro, commissionato dalla Biennale, è incentrato sulla figura di Anton Wilhelm Amo, tra i primi filosofi di origine africana a ottenere notorietà e avere influenza in Europa. Il nuovo brano per voci ed elettronica è affidato in prima assoluta il 19 settembre ai Neue Vocalsolisten, destinatari quest’anno del Leone d’Argento. L’esecuzione di Amo rappresenta di sicuro uno dei momenti più attesi di questa Biennale Musica. Quale il percorso che ne ha caratterizzato l’ispirazione? Nell’anno accademico 2020-21 facevo parte della Wissenschaftskolleg zu Berlin (Institute for Advanced Study) e lavoravo ad un’opera e a vari articoli. A Berlino visitai la SAVVY Contemporary, una galleria d’arte contemporanea diretta dal curatore Bonaventure Ndikung e attualmente impegnata nell’attuazione di un progetto su Anton Wilhelm Amo, il Centro Anton Wilhelm Amo appunto, che articola i propri studi sia in ambito artistico che attraverso una piccola biblioteca. Era la prima volta che sentivo parlare di Amo, e più ne sentivo parlare, più la mia curiosità aumentava. Quando accennai a lui e al suo lavoro ai filosofi del Wissenschaftskolleg, tra cui alcuni esperti in filosofia tedesca del XVIII secolo, questa mia curiosità venne ancora più amplificata dal fatto che nessuno di loro avesse mai sentito parlare di lui. Ecco che nacque un grande interesse anche tra i membri dell’Istituto, sviluppatosi poi in un importante argomento di discussione non solo attorno alla figura di Amo, ma anche a quelle di altri protagonisti della diaspora africana, che sebbene poco studiate fino a quel momento si sono rivelate altrettanto importanti nella storia intellettuale europea. Amo non fu “il primo filosofo africano”, come spesso si legge nelle biografie che lo riguardano. In Mali nel XII secolo esistevano già dei filosofi di lingua araba, anche se lui fu probabilmente il primo filosofo di origine africana della sua epoca, dopo Sant’Agostino, 40
a diventare famoso e ad esercitare una certa influenza in Europa. Fu così che un testo di Amo che lessi proprio in quella galleria mi sembrò ideale per il brano musicale che ho composto per i Neue Vocalsolisten. Alla fine ho deciso di dedicare quest’opera proprio al Centro Anton Wilhelm Amo. Su quali aspetti del lavoro di Amo si è concentrato di più? Ho composto il mio testo per quest’opera ispirandomi al lavoro che Amo scrisse nel 1734, Philosophical Disputation Containing a Distinct Idea of Those Things That Pertain Either to the Mind or to Our Living and Organic Body. Il pezzo è cantato in tedesco, inglese, latino, olandese e in twi, lingua africana parlata dalla comunità cui apparteneva Amo. L’aspetto che più mi ha affascinato in questo testo è il modo in cui Amo parla di Dio, considerandolo non come una singola entità spirituale, bensì in relazione con altre possibili entità spirituali, come se vi fosse una sottile permeazione dei dogmi filosofici africani nei temi di discussione filosofica occidentale. Amo ritiene che la forza di Dio e di queste entità spirituali sia in fondo limitata dall’assenza di un corpo. Mi interessa anche affrontare altri aspetti della vita di Amo, per esempio come giunse in Germania da schiavo e come ritornò in Africa da uomo libero. Quali ostacoli e quali potenzialità ha incontrato nel mettere in relazione il mondo di Amo con quello della musica contemporanea? Mettere in relazione la filosofia di Amo con la musica contemporanea non mi ha creato più difficoltà di quante non ne avesse incontrate Wagner nel mettere in relazione i miti germanici con la musica della sua epoca, o Kaija Saariaho nell’inserire temi del Medioe-
vo nordafricano nella sua opera L’Amour de loin. Non ho sentito la necessità di cercare di rappresentare la Germania del XVIII secolo: ciò che conta in definitiva sono le idee, fare in modo che gli ascoltatori non sentano esclusivamente quelle di Amo, riuscendo anche ad immaginare in che modo una musica come la mia potesse risultare familiare ad Amo stesso, sottolineando così il potere della musica di trascendere il limite spazio-temporale. Centrale per la sua carriera di accademico e compositore è il tema della diaspora africana. In che modo questo complesso argomento influisce sulla composizione? Come questo tema viene integrato nelle sue pratiche di ricerca? Ad essere sincero penso che questo presupposto vada un po’ riconsiderato. Non descriverei il mio lavoro da compositore e studioso come incentrato essenzialmente sul tema dell’Afro-diaspora, sebbene questo argomento sia di sicuro ben presente nella mia opera. Il mio impegno in ambito accademico si concretizza in numerose pubblicazioni sulla tecnologia, sui media interattivi, sulle improvvisazioni algoritmiche, sull’elaborazione telematica dei dati e sull’afro futurismo, sui media e sulla sound art, tra cui Terry Adkins, Fluxus, Toni Dove, Stan Douglas, Jennie C. Jones, e Africobra, nonché sul concetto di improvvisazione in ambito musicale, estetico e artistico e non solo, come nell’opera in due volumi Oxford Handbook of Critical Improvisation Studies del 2016 di cui sono coautore e che raccoglie articoli inerenti un’ampia gamma di discipline tra cui l’antropologia e la sociologia, le scienze organizzative, politiche, cognitive e informatiche, l’economia, la teologia, le neuroscienze e la psicologia, e poi ancora filosofia, cultural studies e teoria letteraria, studi di genere e sessualità, architettura e urbanistica.
What counts is mostly ideas, that is how music transcends any spatial and temporal limit È vero che non scrivo più molto sulla musica come in passato, pur continuando ad occuparmi di compositori come Christian Wolff, Georg Friedrich Haas, Pamela Z, Benjamin Patterson, Julius Eastman, di musica europea e americana improvvisata, con brevi articoli su Boulez e Stockhausen. Senza poi dimenticare il mio volume del 2008 sull’Association for the Advancement of Creative Musicians (AACM), di cui faccio parte dal 1971. Di recente ho inoltre pubblicato un lavoro sull’identità della musica classica nell’epoca della decolonizzazione. Per quanto riguarda la mia attività di compositore molti dei titoli delle mie opere fanno riferimento a temi come l’ipertesto (Memex per orchestra sinfonica, 2014), il DNA (The Recombinant Trilogy per strumento solista e strumenti elettronici, 2014-2018), le filosofie di Spinoza (P. Multitudinis, 2018), Deleuze (Assemblage, 2013), Hadot (Les Exercices Spirituels per ottetto e strumenti elettronici, 2010), Wittgenstein (Tractatus per creative orchestra, 2012), turntablism (Sour Mash, 2009, con Marina Rosenfeld), la neuroscienza (Connectome per tre gruppi da camera, 2019), la fisica quantistica (Timelike Weave per clavicembalo, 2018), la teoria dell’actor-network e la storia della scienza (The Mangle of Practice per violino e piano, 2014), l’aria norvegese per richiamare il bestiame al pascolo (Kulokker per fiati, 2020), la teoria culturale e la decolonizzazione (H. Narrans per canto e strumenti, 2020, testo di Sylvia Wynter), la musica di Beethoven (Born Obbligato per settetto, 2013). Senza dimenticare, naturalmente, Afterword, la mia opera del 2015 sulla AACM. Divulgo anche testi e temi di scrittori afroamericani come Quincy Troupe (North Star Boogaloo per percussioni e strumenti elettronici, 1996) eZora Neale Hurston (The Will to Adorn per sedici strumenti, 2011), nonché di scrittori africani come il compianto poeta sudafricano Keorapetse Kgositsile (Memorial per canto e strumenti elettronici, 2015). C’è poi Voyager, il mio attuale progetto sull’improvvisazione algoritmica di cui ho parlato anche in termini di afro diaspora. Alla luce di tutto ciò non definirei la diaspora africana “elemento cardine” del mio lavoro, anche se ne fa senz’altro parte, proprio come io stesso faccio certamente parte di quella diaspora. Davide Carbone AMO 19 settembre Teatro Alle Tese www.labiennale.org
First Hearing
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Interview with George Lewis Born in 1952, American musicologist George Lewis is the most prominent African diaspora experimentalist as well as a multimedia artist, professor of composition at Columbia, and now artist-in-residence at the Berlin Institute for Advanced Study. His latest work, commissioned by Biennale, focuses on Anton Wilhelm Amo, one of the first philosophers of African origin to be recognized as an influential thinker in Europe. The new piece, for voice and electronic instruments, will be performed by the Neue Vocalsolisten on September 19. One of the most anticipated moments in the coming Music Biennale: Amo In 2020-21, I worked at the Berlin Institute for Advanced Study on an opera and on several articles. While in Berlin, I visited the SAVVY Contemporary, a modern art gallery that had an ongoing programme on Anton Wilhelm Amo. It was the first time I ever heard of him and the more I heard of him, the more curious I grew. I passed my curiosity on to my colleagues at the Institute, who also never heard of Amo, and it became a matter of academic interest. Amo is far from being the “first African philosopher”, as some say. There were Arabic-speaking philosophers in twelfth-century Mali. We may say Amo is the first of our time to have some influence in Europe. One of Amo’s essays resonated with one of the pieces I wrote for the Neue Vocalsolisten. And then I decided to dedicate my music to him. The focus on Amo I authored the lyrics for the opera after being inspired with a piece of Amo’s work from 1734, Philosophical Disputation Containing a Distinct Idea of Those Things That Pertain Either to the Mind or to Our Living and Organic Body. The piece is sung in German, English, Latin, Dutch, and Twi – a
language spoken in Amo’s native community. What fascinated me was the way Amo speaks of God – not an individual spiritual entity, but a relation with other many entities. It sounded like a subtle infiltration of African philosophical dogmas into western philosophy. Amo believes that the strength of God and these other entities are limited due to the absence of a body. I also studied other aspects of his life, like his coming to Germany in slavery and returning to Africa as a free man. Challenges and potential To relate Amo’s philosophy with contemporary music wasn’t any harder than what Wagner faced when he put German mythology into music, or Kaija Saariaho in integrating themes from the African Middle Ages into L’Amour de loin. I felt no need to recreate eighteenth-century Germany – what counts is mostly ideas, that is how music transcends any spatial and temporal limit. The African diaspora Frankly, I think this is a premise whose role must be reconsidered. I don’t see my work as a composer and scholar fundamentally centred on African diaspora, although certainly it is present. My academic work focuses on technology, interactive media, algorithmic improvisation, data elaboration, and Afro-futurism, media, sound art… I don’t write on music as often as I used to, but I do follow composers such as Christian Wolff, Georg Friedrich Haas, Pamela Z, Benjamin Patterson, Julius Eastman… authors of European and African improvised music, and I recently published an essay on classical music at the times of decolonization. I cannot say African diaspora is an essential element in my career, though certainly it is part of it, as am I a part of African diaspora.
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65. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA
La velocità del suono Intervista a Christina Kubisch È nell’acustica perfetta della Cappella Marciana che il 21 settembre trova spazio Il viaggio della voce, composizione site-specific per voci registrate commissionata dalla Biennale a Christina Kubisch, pioniera della sound art tedesca, già professore presso la Hochschule der Bildenden Künste di Saarbrücken, dove ha fondato il primo Dipartimento tedesco di arte audio-visiva. Parliamo con lei di un concerto che incarna in pieno il nucleo tematico di questa prima Biennale Musica firmata Lucia Ronchetti. Lei si chiede cosa potrebbe accadere «se le voci rinascimentali dei compositori di San Marco tornassero al loro Paese d’origine, ma in un mondo contemporaneo». Ci spieghi come e da dove nasce questa curiosità. In Ungheria sono stati rinvenuti dei libri di madrigali contenenti canti composti a Venezia, che però sono stati modificati e variati, non sappiamo esattamente da chi. È un aspetto che trovo davvero interessante: c’è un’informazione di base che poi “viaggia”, va in un altro Paese e messa a confronto con la realtà culturale del luogo si modifica, viene variata, a volte si conforma ai canoni della terra in cui è infine approdata. Un simile percorso deve farci riflettere in un presente in cui tutte le nostre informazioni circolano in modo digitale, istantaneamente. Ho qui una registrazione, tu stesso la puoi ascoltare integralmente, immediatamente, senza nessun filtro, nessun passaggio. Nel passato, anche non troppo lontano, ciò era semplicemente inimmaginabile; serviva che i “documenti” passassero di mano in mano fisicamente, tra mille incontri e incroci. Inevitabilmente venivano a crearsi degli epicentri da cui poi tutto si propagava in una teoria di grandi o invisibili direzioni. Ebbene, è fuor di dubbio che la musica aveva nei secoli passati quale suo centro musicale ineludibile per i musicisti di tutta Europa la Cappella Marciana. Lavoro con le registrazioni tenendomi ben lontana dal luogo comune che intende svalutare una complessità identificandola con un prodotto già pronto e ogni voce che Il viaggio della voce 21 settembre Basilica di San Marco www.labiennale.org
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© Andrea Avezzù
registriamo per me è come uno strumento: sono convinta che se suono il pianoforte dal vivo oppure uso un suono registrato, in fondo non ci sia una grossa differenza. Certo è che la registrazione, nonostante sia un metodo che utilizzavo già dagli anni ‘70, è comunque un mezzo attraverso cui fare musica che permette anche installazioni sonore che non esistevano prima, perché non esistevano i mezzi tecnici per realizzarle. Con i mezzi digitali oggi è tutto molto più facile, mentre quando ero agli inizi la parte tecnologica era laboriosa e faticosa; si tagliavano i nastri a mano, le macchine e i registratori erano molto pesanti. Questa facilità ha portato a una certa superficialità nel produrre i lavori e nella considerazione del materiale che si viene a creare; in passato, sì, vi era decisamente un rispetto maggiore verso il lavoro e le produzioni. Avevamo anche molto più tempo per approfondire, riflettere, meditare. Nel Cinquecento, o nel periodo in cui nasceva la cultura musicale del Rinascimento, la gente era molto più consapevole di quello che acquisiva; si portava dietro un bagaglio culturale improntato alla concretezza, alla spendibilità. Si diffondeva la stampa a caratteri mobili e si potevano quindi trasportare materiali stampati, processi che costituivano a loro volta dei ‘passaggi’, al pari del viaggiare stesso, assai più impegnativo e dispendioso rispetto ad oggi. In appena due giorni, in maggio, all’Arsenale abbiamo registrato diversi brani con 6-8 cantanti, con un microfono per ciascuno di essi, accumulando tanto bellissimo materiale sonoro. Questo è il mio materiale di base, che si presenta alla stregua di uno spartito: ogni voce è separata dall’altra in un corpus che è molto di più che una semplice registrazione diretta. Avrei voluto registrare anche in altri
Paesi, come Olanda e Belgio, ma la situazione pandemica non lo ha permesso. Nonostante il virus, sono però riuscita a lavorare in alcuni studi in Germania e ho potuto registrare in spazi con una determinata risonanza, spostando i microfoni e registrando fino a venti volte. Alla fine queste ‘ri-registrazioni’ diventano sempre più astratte, rimangono soltanto poche frequenze che vanno a realizzare un tessuto in cui possiamo sentire ancora lontanamente l’originale, come fosse una “nuvola di frequenze” frutto di questo passaggio, una sorta di distillazione. Possiamo pensare che anche la dimensione propriamente fisica del viaggio, geografica, svolga un suo ruolo rilevante nel suo processo creativo, decisamente caratterizzato da una disposizione “ostinata e contraria” verso il piatto livellamento prodotto dalla globalizzazione? Lo è sicuramente. Prendiamo ad esempio Heinrich Schütz, che a Venezia fu allievo di Giovanni Gabrieli. Abbiamo cercato di lavorare nella chiesa di Bad Köstritz, il suo paese natale in Turingia, nell’ottica di registrare nei luoghi natii di compositori europei che hanno ricevuto tanto da Venezia e dalla Scuola di San Marco, ma purtroppo non siamo riusciti per la pandemia in corso. L’idea che un musicista come Schütz, dopo l’esperienza formativa a Venezia, si trovasse in un territorio culturale dove era l’unico ad aver avuto questa esperienza ed influenzasse perciò con la sua opera successiva l’ambiente culturale in cui si trovava immerso confrontandosi con acustiche che non erano più quelle veneziane, con cantanti diversi, con le diversità della lingua, ci incuriosiva troppo: cosa sarà accaduto? Questa è la domanda chiave per il lavoro de Il viaggio della voce.
In the 1500s, people had a better awareness of what they were getting. Their culture was practical, adaptable The Speed of Sound
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Interview with Christina Kubisch A site-specific act for recorded voice commissioned by Biennale to German sound artist Christina Kubisch, Il viaggio della voce (‘the journey of voice’), will be played at Cappella Marciana, at St. Mark’s Basilica.
In quale periodo si è manifestato il suo interesse per il mondo visivo, dell’immagine, oltreché di quello musicale, acustico? Il mondo culturale della mia giovinezza era molto vivace e attivo. Si viveva costantemente pervasi da una frenesia creativa, mossi incessantemente da una necessità di cambiamento. Nessuno voleva continuare a comporre con tecnica, ad esempio, dodecafonica; nessuno voleva continuare a dipingere con la tecnica ad olio. Tutti cercavano ispirazione altrove, non solo in Italia. Negli anni ’70 rimanevo spesso a New York e frequentavo il circuito di sperimentazione di artisti ora molto importanti, ma che all’epoca non erano ancora nessuno. Lì sono entrata in contatto con un ambiente libero dalle sovrastrutture del passato, con una musica libera dagli accademismi. Mentre in Europa la composizione musicale non poteva non essere realizzata senza dei “puntini” sul pentagramma, lì già si sperimentavano produzioni musicali direttamente sonore. Penso che gli anni ‘70 siano stati senza dubbio un momento di grande accelerazione artistica, per esempio nell’integrazione dei media coinvolti nel processo produttivo. Ho alle spalle una formazione di arti applicate oltre che musicale; ho quindi da sempre avuto un’identità artisticamente ibrida, non particolarmente limitata ad un solo linguaggio. Oggi mi rendo conto di quanto si siano sviluppate forme espressive che all’epoca stavano appena nascendo. Oggi per le scuole di formazione artistica in Germania è normale avere una sala di registrazione per la produzione di contenuti sonori; ai nostri tempi avevamo a disposizione i dischi in vinile, i libri e il telefono. Ed era tutto. Senza contare come fosse necessario viaggiare per centinaia di chilometri per ascoltare qualcosa di interessante. Andrea Oddone Martin
Renaissance voices in the modern world Voliumes of madrigals and songs composed in Venice have been found in Hungary, though altered, and we don’t know by whom. I think this is very interesting: a basic piece of information travels from country to country and, when in a new one, it gets compared and adapted to the local culture, occasionally all the way to adhere to the extant canon of its destination. In today’s world, all our information circulate digitally and instantly. There’s space for reflection, there. I have a recording, here, which you can listen to right away, unfiltered. In the past, this was simply unimaginable: they needed documents to be handed over and over and inevitably, epicentres of culture would form. There is no doubt that the Cappella Marciana was such an epicentre for music. I work with recordings and I believe that identifying them with a ready-made product that devalues complexity is a misconception. Whether you listen to a piano being played live or through a recording – there is no big difference. Recordings are a way to make music that make original sound installation possible, and digital recordings pushed this capability to the limit. It’s true that it’s so easy to make such installations that many lack depth. Back in my days – I started in the 1970s – there was more respect for work. We also had much more time to think and reflect. In the 1500s, people had a better awareness of what they were getting. Their culture was practical, adaptable. Last May, in a mere couple days, we recorded a few pieces at the Arsenale with six to eight performers, and now we have many beautiful recordings. This is my raw material and I treat the combination of recordings as a musical score. By tinkering with microphone positioning, I was able to re-record the performers’ voices so many times that I was able to distil a spirit, an essence. The physical act of travelling Take Heinrich Schütz, who studied with Giovanni Gabrieli in Venice. A musician like Schütz, after his studies in Venice, wounded up in a cultural territory where he was the only one with such experience. With his later work, he would influence his cultural milieu and played with resonances that were not the ones he left behind in Venice. The singers were different, the language was different. What could have happened? This is the key question to understand Il viaggio della voce. Your interest in music and imagery The cultural world of my youth was fun and active. Creative urge was constant, as was the need for change. Nobody wanted to write, as an example, dodecaphonic music anymore; nobody cared about oil painting. Everybody was looking for inspiration elsewhere. In the 1970s, I visited New York often and was acquainted with many who would become important artists. It was an environment free of older superstructures; their music showed no influence from the academia. While in Europe, we couldn’t speak of music without dots and dashed on the stave, in America, we experimented with straight-to-sound music production. I believe the Seventies were a time of great artistic acceleration and today, I am amazed at how much they evolved and hybridized. Gone are the days when one had to travel hundreds of miles to listen to something interesting!
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CONTRO CORRENTE
Against the Tide
Continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato
tracce
Francis Scott Fitzgerald
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PUPPARIN Imbarcazione veloce usata un tempo per la vigilanza marittima o come barca da casada. Molto sviluppata nella poppa da cui prende il nome. Vogata a un remo fino ad un massimo di 4, la sua lunghezza varia da 9 a oltre 10 m.
di Fabio Marzari
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omenica 5 settembre si ripete nel corso d’acqua più famoso al mondo il rito della Regata Storica con il corteo di barche tradizionali e le sfide sulle imbarcazioni a remi suddivise per categorie con differenti equipaggi. Per il secondo anno di fila la pandemia non ancora risolta impedisce quegli assembramenti piacevoli e chiassosi lungo le rive e negli spazi affacciati sul Canal Grande, oltre che nelle terrazze degli alberghi e nelle finestre privilegiate dei palazzi che guardano direttamente sull’acqua. Rispetto al 2020 c’è una fetta di popolazione vaccinata, il che rappresenta un indubbio vantaggio, ma ancora non basta e anche se la città ha ripreso a confrontarsi quotidianamente con le annose questioni irrisolte di sempre, la Regata è la sfida del remo e per una volta di questo si vuole parlare. Dalle 16 si diparte lungo il Canal Grande il colorato corteo di imbarcazioni storiche, tra cui il Bucintoro, vanto della città il cui nome deriva, secondo il Sanudo, dal veneziano buzino d’oro (burcio d’oro), latinizzato nel Medioevo come bucentaurus, nome di un’ipotetica creatura mitologica simile al centauro, ma con corpo bovino. Questo ha portato qualcuno a sostenere che il nome derivasse da una testa bovina utilizzata come polena della galea, ma l’ipotesi è erronea: il nome bucentaurus non esiste nella mitologia greca, e la polena dei Bucintori, come appare nei dipinti che li raffigurano, è la stessa Venezia sotto forma di Giustizia. Doge, ambasciatori, prelati, patrizi e la regina Caterina Cornaro riccamente bardati come negli antichi dipinti, anche se andrebbe fatto un po’ d’ordine filologico, ma non si voglia sempre cercare il pelo (d’ermellino!) nell’uovo, si fanno felicemente trasportare lungo le acque. Il corteo lascia poi spazio al campo di gara, che vede coinvolti vari gruppi di equipaggi, a partire dalla Regata de le Maciarele e de le Schie, su mascarete a due remi riservata a ragazzi. Segue la regata dei Giovanissimi su pupparini a due remi e ancora la regata delle Caorline a sei remi, una gara di forza molto partecipata. C’è poi una regata più recente di nascita, che da subito ha fatto breccia in città: la sfida remiera Internazionale delle Università, su galeoni a otto remi tra l’equipaggio delle Università Ca’ Foscari e Iuav e le squadre di altre Università. Per finire con la regata delle Donne su mascarete a due remi, e la regata dei gondolini a due remi, la sfida delle sfide tra i campioni del remo. A Venezia, dopo l’isolamento forzato da pandemia, con la ripresa del grave moto ondoso e del traffico inquinante a motore, si è sviluppata una nuova coscienza tra gli abitanti del centro storico e sono sempre più numerosi gli equipaggi amatoriali che ogni giorno solcano le acque lagunari con la sola forza delle braccia, riprendendosi uno spazio necessario di sopravvivenza. Due colpi di remi valgono più di mille proclami, non serve alcun coraggio, basta la volontà!
A fast, agile boat traditionally used by maritime guards or as a barca da casada (family boat). Wider in the stern (poppa), from which it takes its name, the pupparin is generally 9 or 10 m long and can be rowed by between one and four oarsmen.
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n Sunday, September 5, the world’s most famous waterway will be the stage of the Historical Regatta, a cortege of traditional Venetian watercraft and a rowing competition between several local teams. For the second year in a row, the yet-unresolved pandemic won’t allow onlookers to gather along the city’s embankments or in the beautiful balconies of hotels and palaces overlooking the Grand Canal. Compared to last year, a great advantage is having most of the population vaccinated against COVID, but it’s not enough yet. However, this piece is about the Regatta, and about the Regatta we shall speak. At 4pm, traditional boats will accompany the Bucintoro, a boat that is a sort of mythological embodiment of the city. The Duke of Venice, ambassadors, priests, noblemen, and Queen Caterina Cornaro, whose costumes have been made following designs found in ancient paintings. After the boatcade (?) has passed, it is time for the race to start. Maciarele, schie, mascarete, pupparini, caorline, gondolini are the names of boats that are unfamiliar to everyone around the world except Venice lovers. A long, forced isolation due to the pandemic made us realise how much Venice was suffering under the constant attacks of heavy traffic, and maybe reverting to oar-powered leisure boating is worth more than a thousand words.
Regata Storica 5 settembre h. 15 Canal Grande www.regatastoricavenezia.it
MASCARETA Tipo di sandolo leggero usato per la pesca, per le regate e per il diporto lagunare. La sua lunghezza (6-8 m) varia in rapporto al numero di vogatori (1-4 remi). A kind of light sandolo boat used for fishing, regattas and general recreation in the lagoon. Its length (usually 6-8 m) depends on the number of rowers (1-4 oars).
CAORLINA Barca da lavoro, conserva le forme originali. Adibita alla pesca (caorlina da seragia) e soprattutto al trasporto delle primizie ortofrutticole dalle isole al mercato cittadino. Il nome fa presumere l’origine da Caorle. This work boat still preserves the original shape. Built for fishing (caorlina da seragia) and especially for transporting fresh fruit and vegetables from the islands to the city market. The boat’s name suggests that it was originally built in the town of Caorle.
GONDOLINO Nato ed usato esclusivamente per la Regata Storica, il gondolino fece la sua prima apparizione in gara nel 1825. Imbarcazione più leggera e svelta della gondola dalla quale trae la sua forma, misura attualmente 10.50 m di lunghezza, 1.10 m di larghezza e 0.65 m di larghezza del fondo. Designed and built exclusively for the Regata Storica, the gondolino was first launched in 1825. Lighter and faster than the gondola from which it takes its shape, today’s craft are 10.50 m long, with a width of 1.10 m and a keel width of 0.65 m.
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17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA Intervista Shahed Saleem, Christopher Turner, Ella Kilgallon *
architettura
RICOSTRUIRE COMUNITÀ
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Rebuilding Communities Il tessuto architettonico diventa simbolicamente una voce, un’espressione materica dello scambio culturale in corso
di Marisa Santin
N
el 1889 a Liverpool una comunità di immigrati di re-
ligione musulmana adattò una casa a schiera trasformandola in un luogo ufficialmente adibito alla preghiera. Fu la prima moschea mai aperta in Gran Bretagna; oggi ce ne sono 1800 distribuite sull’intero territorio del paese. La Biennale di Venezia e il Victoria & Albert Museum di Londra, in collaborazione per il quinto anno consecutivo, presentano Three British Mosques, un viaggio nella storia delle moschee in Gran Bretagna che diventa anche un’affascinante esplorazione delle trasformazioni del tessuto urbano inglese fondate sull’intreccio di culture e comunità diverse. Curato dall’architetto Shahed Saleem in collaborazione con Christopher Turner, direttore del Dipartimento di Design e Architettura e Beni Digitali del Victoria & Albert Museum, con la consulenza di Ella Kilgallon, il progetto fa riemergere storie di immigrazione, di identità e di ispirazioni comunitarie, inserendo un tassello antropologico importante nell’indagine sul vivere insieme sviluppata da Hashim Sarkis.
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n 1889 Liverpool, a group of Muslim immigrants
adapted a terrace house to turn it into a place of worship. That was to be Britain’s first-ever mosque. Today, there are 1800 mosques all over the country. The Venice Biennale and the V&A, in their fifth year of cooperation, present Three British Mosques, a journey into the history of mosques in Great Britain and a fascinating exploration of the changes in British urban fabric as different cultures and communities meet. Curated by architect Shahed Saleem with Christopher Turner, Head of V&A’s Department for Design, Architecture and Digital, and Ella Kilgallon. The exhibition shows stories of immigration, identity, community, adding an important anthropological aspect to Hashim Sarkis’ questions on how we will live together in the future.
Le moschee rappresentano comunità che pur preservando la propria forte identità vivono in stretta simbiosi con le società locali in cui operano. Come si manifesta questa relazione nell’ambiente urbano inglese? Shahed Saleem_La maggior parte delle moschee inglesi sono state ricavate dall’adattamento o dalla riconversione di edifici preesistenti. Solitamente il desiderio della comunità è quello di iniziare a servirsi subito dell’edificio senza attendere di poter avere a disposizione tutti i fondi necessari per la sua piena ristrutturazione. Quindi è frequente che in una fase iniziale l’edificio venga utilizzato nella sua forma originaria, apportandovi solo quelle modifiche essenziali che gli consentono di essere usato come luogo di culto, come ad esempio la creazione di spazi per l’abluzione, la definizione di uno spazio per gli uomini e di uno per le donne, e così via. A seguire, gradualmente, si procede poi ad un ulteriore adattamento della parte esterna dell’edificio, dove il tema del simbolismo svolge un ruolo molto importante. Quindi una volta che l’edificio è stato adattato ed è già funzionante per i riti religiosi, si procede con le modifiche necessarie a conferire i tratti distintivi propri della moschea, sostituendo le finestre, imbiancando le mura esterne, applicando le decorazioni. Per la comunità questi primi interventi hanno lo scopo di affermare che un dato edificio è diventato una moschea a tutti gli effetti, sottolineando con chiarezza che ora in quell’area vi è un nuovo luogo di culto, espressione di una cultura e di un credo diversi.
Mosques are embodiment of communities that preserve their own identity but at the same time relate to the local environment. How does this merging together become manifest as part of the English urban environment? Shahed Saleem_Most English mosques come from adaptation or conversion of an existing building. Often an existing building within the townscape is taken as the starting point and then used with minimum adaptations. A community might want to move into that building and start to use it immediately, even if they have limited fonds. So, in the first instance the building may stay very much unaltered. What the community will usually do is to make the building functional to be used as a mosque, which means internal changes, for instance ablution spaces, a space for men or a space for women, and so on. And then gradually they will make further adaptation to the exterior of the building. Even when it has been adapted and it has already started to work as a mosque, the symbolism is too very important to communities so they will still want to make alterations to signify it as a mosque. This usually means changing windows, doing paint work, or applying decorations and other small incremental changes. What they actually want to do through this is making their presence as Muslim communities evident to themselves and to the wider public. They are saying to their own communities that this is now a mosque, a Muslim place of worship, and that its meaning has changed. But they’re also saying that there is a new type of religious building coming to the environment representing a different type of culture, a different belief system.
Il progetto che qui presentate si coniuga perfettamente con il tema che Hashim Sarkis ha elaborato per questa Biennale. Come viene garantito l’equilibrio tra le diverse comunità? Com’è il loro living together? Shahed Saleem_Fondamentalmente la nozione di equilibrio ruota attorno all’idea che l’edificio muta la propria funzione in seguito ad un compromesso non solo con l’ambiente circostante, ma anche con la comunità locale estesa in cui si inserisce, musulmana e non. Le modifiche che progressivamente vengono apportate fanno sì che l’edificio diventi parte dell’evoluzione dell’ambiente circostante. La graduale conversione di un edificio preesistente in una moschea è parte di un processo di trasformazione ben più profondo da tempo in atto, e spesso già consolidatosi, nel contesto di un dato tessuto urbano; un processo che, anche laddove si dispieghi in modo graduale, frequentemente crea
Your project perfectly fits in Hashim Sarkis’ theme for this Biennale. How is the balance between different communities maintained? How is their living together? Shahed Saleem_Essentially the idea of balance means that the building has changed through negotiation with the environment, with the local Muslim community but also with a wider community. With changes happening incrementally it becomes part of the evolution of the local environment. The evolution of the mosque happens as part of a process of wider change. In many cases there is an opposition to mosque building in certain areas. That opposition varies, in some places it’s more and in some places it’s less, and often it is quite concentrated, concerning a small amount of people in particular areas. And this might come into conversation, sometimes you might have press articles in local
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA PADIGLIONE DELLE ARTI APPLICATE resistenze da parte di porzioni più o meno ampie della popolazione qui residente da generazioni, diventando oggetto di discussione pubblica con conseguente coinvolgimento dei media locali. Christopher Turner_Alla base vi è comunque sempre una trattativa sia con i responsabili della pianificazione del territorio che con le comunità residenti. Laddove le moschee rivestono una funzione di profonda aggregazione identitaria per le comunità di riferimento, il loro modo di manifestare questo rilevante ruolo a livello locale è naturalmente soggetto a una serie di trattative e di tensioni sociali che poi si risolvono con il tempo. Le tre moschee prese in esame presentano tre diverse tipologie di riconversione. Una di esse ha interessato la trasformazione di un’ex cappella protestante poi sinagoga (Brick Lane); un’altra è stata ricavata da un ex pub (Old Kent Road); la terza, infine, è stata in realtà costruita ex novo dove prima sorgeva una casa utilizzata un tempo dalla comunità storica come luogo di preghiera (Harrow Central). Perché ha scelto questi tre edifici in particolare? Shahed Saleem_Ci troviamo al cospetto di una viva dialettica tra diverse comunità e visioni, come se il tessuto architettonico diventasse simbolicamente una voce, un’espressione materica dello scambio culturale in corso. Spesso il progetto iniziale prevede una riappropriazione di alcuni elementi dell’edificio preesistente che diventano successivamente parte integrante della moschea. Nel caso di Old Kent Road, ad esempio, la sala principale della preghiera occupa lo spazio precedentemente riservato alla sala del pub, la quale presentava originariamente delle decorazioni in stile tipicamente vittoriano. Durante la trasformazione dell’edificio in moschea la sala è stata completamente ridipinta con colori diversi per più adeguatamente qualificare la sua nuova funzione. Per la stessa ragione sono anche state applicate alcune iscrizioni in arabo. L’edificio in sé è rimasto strutturalmente inalterato, mutando decorativamente le sue sembianze in relazione alla sua nuova destinazione d’uso. Ella Kilgallon_Sia Old Kent Road che Brick Lane sono la testimonianza di una trasformazione demografica complessa e in continuo divenire. Le trasformazioni avvengono sia per l’insorgere di nuove esigenze sociali, sia per l’estinguersi della presenza di altre storiche comunità. Nel caso specifico, solo quando è venuta meno la necessità di usare l’edificio di Brick Lane come sinagoga è quindi stato possibile trasformarlo in una moschea. Stesso dicasi per l’ex pub, che in seguito a profonde trasformazioni identitarie prodottesi all’interno della comunità locale era infine divenuto un luogo la cui funzione originaria di ritrovo e di socializzazione era andata nel tempo progressivamente esaurendosi. La riformulazione delle destinazioni di entrambi questi edifici riflette dunque innanzitutto una trasformazione demografica prodottasi negli anni in questi contesti. Christopher Turner_I tre casi sono rappresentativi anche per il fatto che le comunità che hanno adattato questi edifici sono diversissime tra di loro: Brick Lane è stata interessata dall’ondata di immigrati bengalesi, Old Kent Road dalla crescita della comunità nigeriana, Harrow da quella degli immigrati pakistani. Alla base della trasformazione di questi edifici vi sono dunque delle influenze molto diverse. L’edificio di Brick Lane, interessato da diverse fasi di immigrazione, è un caso denso di significati storico-religiosi e perciò sociali, con una serie di comunità che si sono avvicendate nel tempo, da qui la sua trasformazione prima da cappella protestante a sinagoga, poi da sinagoga a moschea. Si trat48
ta di un edificio iscritto nelle liste di conservazione dei beni culturali; le modifiche apportate hanno pertanto potuto interessare esclusivamente alcune parti interne. Il processo di negoziazione tra la comunità musulmana, i responsabili della pianificazione del territorio e le altre comunità residenti nel quartiere interessano solitamente anche la possibilità o meno di poter aggiungere elementi fortemente simbolici e identitari all’edificio dalla nuova destinazione religiosa, per esempio guglie e minareti. Ebbene qui non solo la richiesta della comunità di costruire più di un minareto attorno alla moschea di Brick Lane non è stata accolta, ma i responsabili della pianificazione del territorio hanno anche stabilito che l’unico minareto per cui era stata concessa la costruzione sarebbe dovuto essere in seguito demolito nel caso in cui l’edificio avesse smesso di svolgere la sua funzione di luogo di culto. Shahed Saleem_La moschea di Harrow occupa invece lo spazio di quella che era un tempo una casa utilizzata dalla comunità per la preghiera. Si tratta di una tipologia piuttosto interessante, poiché la trasformazione di un’abitazione in luogo di culto è un evento che può interessare sia altre comunità straniere di immigrati, che le comunità cristiane locali. Anche le comunità cattoliche e le comunità ebraiche giunte in Gran Bretagna nel corso dei secoli hanno usato inizialmente la casa come luogo di culto, per poi estendersi su spazi più grandi costruiti appositamente allo scopo. Molte moschee sono state costruite grazie a una raccolta diffusa di fondi. Si può parlare di un nuovo sistema di partecipazione pubblica connotato da specifiche finalità inerenti una data comunità religiosa, segnatamente quella musulmana, oppure è un processo che si aggiunge e sovrappone ad altri che precedentemente e per secoli lo hanno preceduto? Shahed Saleem_Nel caso dell’insediamento di nuove moschee, esse sono senz’altro il risultato di un’azione comunitaria fortemente identitaria. Solitamente un gruppo di persone insediatesi da poco tempo in un determinato quartiere si attivano per mettere assieme delle risorse proprie prima per acquistare un edificio, poi per continuare a finanziare adattamenti e ampliamenti graduali successivi. Penso che questo sia valso anche per le varie comunità cristiane che sono giunte in Gran Bretagna nel corso dei tempi. Ella Kilgallon_La storia dell’edificazione delle chiese è senz’altro strettamente legata alla raccolta di fondi che avvenivano all’interno delle comunità. Le modalità erano varie; per esempio attraverso il coinvolgimento diretto di un grande mecenate della zona o attraverso la vendita di indulgenze. La raccolta fondi è una modalità comune attiva nella storia un po’ in tutte le comunità religiose. In realtà ciò che contraddistingue la costruzione di una moschea qui in Gran Bretagna è soprattutto la grande influenza esercitata dalla comunità durante il processo di progettazione e costruzione della moschea stessa. Quindi più che questa sorta di autofinanziamento, che senz’altro svolge un ruolo importante ai fini della costruzione dell’edificio di culto, è l’influenza della comunità a livello di progettazione a rivestire un’importanza del tutto particolare. Christopher Turner_Vi è una sorta di componente che potremmo chiamare ‘di beneficienza’ attraverso la quale le comunità musulmane utilizzano in modo strutturale questo sistema di autofinanziamento. In molte delle moschee che abbiamo visitato per la preparazione del nostro lavoro vi erano esposti i progetti delle nuove moschee per le quali si stavano raccogliendo fondi. Una delle cose che mi ha
newspapers bringing up issues about the building of the mosque. Christopher Turner_It’s always a negotiation with planning officials and neighborhood groups as well. Where mosques have a specific function, how they manifest in the local environment is subject to their negotiations and tensions.
dant building. So both of these examples really show that wider demographic shift within the area. I think that’s reflected in the building. Christopher Turner_Very different communities have adapted these buildings. In Brick Lane it’s the Bangladeshi diaspora, in old Kent Road it’s the Nigerian community and in Harrow, Pakistani immigrants. So there are very different influences coming in and transforming these structures. Brick Lane does have tremendous power, having been home to so many waves of immigration that came into London. That building is a listed building, so it’s slightly more protected than the other ones which have been demolished to make way for purpose-built mosques, so alterations there are mainly internal. When we’re talking about that process of negotiation with planning officials and neighbourhood groups, we have to remember that when Brick Lane was turned into a mosque, they had hoped to add finials and more minarets, but only one was allowed and it’s slightly detached from the building. Moreover the planning officials have ruled that if it ever changes its use from being a mosque, that minaret has to be demolished within a month. So that’s interesting, too. Shahed Saleem_Harrow is a house mosque. The house as a religious space is quite an interesting typology, because the change of the use of the house in a place of worship is something that again goes beyond Muslim, because it’s something that goes back to other migrant communities that came to Britain as well, but also to local Christian communities. Catholic and Jewish communities who came through different periods of history have always used the house as a place of worship in the beginning, and then developed further bigger spaces or purpose built spaces.
The three mosques of your project have different historical collocations. They also seem to represent different typologies of conversion: from a former Protestant chapel then Synagogue (Brick Lane), from a former pub (Old Kent Road) and a purpose-built mosque (Harrow Central). Why did you choose these three buildings in particular? Shahed Saleem_The new Muslim community deals with an existing building and there has to be a dialogue with the existing architecture. In a way, to me, there’s a kind of symbolism of how one community or one culture engages with another culture. The architect of the architectural fabric represents, in a way, a cultural dialogue that’s going on. So in many of the cases you have elements of the existing building that are re-appropriated to become parts of the mosque. With the Old Kent Road mosque, for example, the main prayer hall is in what was the dining hall of the pub. There were classical decorations around that room in the typical Victorian style. And when the mosque came and adapted the building, they painted it in different colours to represent the new use. They also put calligraphy in Arabic lettering on the walls. The whole place has the same fabric but it’s been really re-signified through a new form of decoration. Ella Kilgallon_Both Old Kent Road and Brick Lane obviously show a kind of wider demographic shift because of the fact that Brick Lane no longer needed to be used as a synagogue allowing for it to become a mosque, and equally the pub, losing its significance when the community changed, becoming a redun-
Many mosques have been built through community fundraising. Can we speak of a new system of public engagement related to religious communities or is rather part of a general trend in architecture? Shahed Saleem_With the mosque it’s about people coming together in a particular area pulling their resource in raising money amongst themselves, buying a building, carrying on raising money and then gradually adapting, extending it. So the mosque is very much a community funded and community designed piece of architecture. I think that’s common also to many Christian communities historically across Britain. Ella Kilgallon_The history of church building obviously is a form of community fundraising, whether through a major patron within the neighbourhood or whether through collecting tides or sales of various offices or indulgences. Community fundraising is common across many religious buildings. Actually the distinction with mosque building in Britain is that the design and construction process is very community-led. So perhaps the fundraising, which is certainly part of it, is actually more common across religious architecture, but it’s the community design that’s quite unique here. Christopher Turner_There’s a sort of charitable giving component. Islam probably exacerbates this crowd sourcing. A lot of the mosques that I visited as part of this project had architectural plans on display of the new mosques they were fundraising for. And I think one of the things that was particularly striking to me was how detailed and architecturally engaged these communi-
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA PADIGLIONE DELLE ARTI APPLICATE particolarmente colpito in questa ricognizione è stato vedere quanto queste comunità fossero coinvolte nella definizione progettuale dei dettagli architettonici. Alle pareti erano appesi disegni particolareggiati fino ai minimi dettagli, dagli infissi ai diversi accessori. Vi erano esposti pubblicamente anche i preventivi dettagliati relativi a costi e spese accessorie, a dimostrazione del fatto che il processo che presiede alla costruzione di una nuova moschea è in qualche modo trasparente e pubblico e che l’architettura si fa in tal modo espressione di gran parte delle aspirazioni di una comunità. Un tema di straordinaria pregnanza in particolare nel contesto di questa Biennale, che fa del vivere insieme il suo punto nodale. Le moschee non sono edifici che rispondono esclusivamente ad esigenze pratiche, essendo luoghi dalla fortissima valenza simbolica. Quali elementi portano in sé la forza del simbolo in queste tipologie di architettura? Shahed Saleem_Alcuni simboli sono abbastanza ricorrenti nell’architettura musulmana, come il minareto, gli archi, la calligrafia, le cupole: tutti elementi che associamo facilmente alla religione e alla cultura islamiche. Il minareto è, fra tutti, il significante più evidente. Vivendo spesso una sindrome da discriminazione in quanto minoranza, nelle nostre società è ancora più importante per la comunità musulmana affermare la propria identità e la propria cultura anche attraverso un’architettura molto enfatizzata, trasmettendo così un messaggio di presenza forte e orgogliosa non solo alle comunità locali, ma anche direttamente a sé stessa, alla propria collettività. Ho potuto constatare che il desiderio di realizzare un elemento simbolico di grande impatto rimane presente e vivo all’interno della comunità anche dopo molto tempo. In tal senso è esemplare il caso della moschea di Brick Lane. Qui il minareto è stato costruito nel 2013, vale a dire quasi 50 anni dopo che l’edificio era stato adibito a moschea. Si tratta di una tipologia molto tradizionale di minareto, ma le sue caratteristiche attuali testimoniano che si è prodotto negli anni un processo di reinterpretazione delle sue forme tradizionali, ad esempio tramite l’utilizzo di materiali inusuali o l’applicazione di un’illuminazione non conforme ai canoni di una moschea, elementi che lo rendono al contempo scultura pubblica e moschea a tutti gli effetti. Il Padiglione delle Arti Applicate è trasformato temporaneamente in una moschea. Quali elementi caratterizzano l’allestimento? Shahed Saleem_Abbiamo riprodotto alcuni elementi propri di ciascuno dei tre edifici. Nella sala di preghiera principale delle moschee, quella degli uomini, l’Imam guida i fedeli verso la Mecca. Architettonicamente la direzione è indicata da nicchie chiamate mih.rāb. Nel Padiglione troviamo le riproduzioni dei mih.rāb della moschea di Brick Lane e di Old Kent Road. Per quanto riguarda nello specifico Brick Lane, abbiamo riprodotto lo spazio per la preghiera riservato alle donne, che si riduce per lo più ad un muro. Per Harrow abbiamo invece ripreso la porta dell’abitazione trasformata successivamente nell’ingresso della moschea. Ella Kilgallon_Nella riproduzione del frontone di Brick Lane vi è inoltre iscritta una citazione di Orazio dell’edificio originale. Abbiamo anche le finestre della cupola che facevano parte della sinagoga. Quelle che ai tempi della sinagoga erano delle aule, ora portano iscritte sui muri delle lettere in arabo che ci ricordano il nuovo uso cui sono destinate queste stesse stanze. 50
Christopher Turner_ Anche il tappeto è molto importante in quanto elemento identificativo della comunità musulmana. I pattern della tessitura a forma di nicchie conferiscono una qualità architettonica al tappeto stesso. Oltre ad indicare la direzione della Mecca, le nicchie delimitano lo spazio riservato a ciascun fedele durante la preghiera. I colori dei tappeti identificano ciascuno una diversa moschea fra quelle presentate. Ella Kilgallon_Volevamo offrire un’esperienza immersiva. Il motivo per cui abbiamo optato per questa sorta di materializzazione è che la maggior parte delle persone non musulmane, specialmente in Gran Bretagna, non è mai entrata in una moschea. Altro motivo di questa scelta è legato a Venezia, dove i riferimenti islamici, per lo più archi, sono percepiti in modo del tutto unico poiché già inseriti nell’architettura della città da tempo. Se non ci sono moschee a Venezia, sappiamo però che esistono delle moschee in fabbriche riconvertite sul territorio regionale del Veneto. Il confronto con la realtà locale potrà sicuramente risultare interessante dunque anche per il pubblico italiano. Christopher Turner_Nel rappresentare la ricostruzione di un progetto architettonico risulta difficile raggiungere una certa qualità emotiva. Per questo abbiamo pensato di ricreare l’ambiente come fosse reale: niente modelli in scala, né disegni, né progetti, ma solo una serie di elementi accostati per simulare l’insieme; una forma, una modalità di ricostruzione molto frequentata in passato ma piuttosto dimenticata oggi. Come diceva Ella prima, i cittadini europei in generale raramente sono entrati in una moschea, neanche in quella sotto casa… Per cui per noi era fondamentale con questo progetto che questa “visita”, questa esperienza fosse percepita nella forma più reale possibile, fuori da qualsiasi esercizio retorico virtuale. Vogliamo che i visitatori abbiano sensorialmente l’impressione di entrare in questi luoghi di culto. Il V&A è per la quinta volta protagonista di un progetto speciale alla Biennale di Venezia. Quali saranno gli sviluppi futuri di questo rapporto particolare tra le due Istituzioni? Christopher Turner_Quella con La Biennale di Venezia è per il V&A una partnership creativa davvero importante, avviata dal presidente Paolo Baratta e dal nostro compianto direttore Martin Roth nel 2015. È l’unico esempio di questo tipo di collaborazione tra la Biennale e un grande museo internazionale. Siamo davvero orgogliosi di avere questo privilegio, a maggior ragione se si considera che le nostre Istituzioni hanno entrambe origine nel 1800. Questa mostra in parti-
ties were with these projects. There were plans on the wall with details of fixtures and fittings, and also detailed breakdowns of how much the building was going to cost. It was very sort of transparent and public the process of building a new mosque and obviously a huge part of the communities’ aspirations is directed through architecture, which made it a sort of powerful subject for this Biennale. Mosques are not only buildings serving practical needs, but they also become symbols. How does this aspect impact on architecture and on designing architecture. Which architectural elements carry the strength of being a symbol? Shahed Saleem_Some symbols have been quite persistent for Muslim communities, like the minaret, or like arches or calligraphy or domes, all elements that we associate quite easily with mosques and with Islamic culture. What I found is that even after a long period of time the desire to create a sort of a bold symbol of this being an Islamic building is still there, it has not really diminished. The minaret is the most obvious signifier of the mosque, something that has remained very important in terms of the history of the Muslim community in Britain. So you will find that communities even if they might not have the money in the first instance to build the minaret they still will try to build one somewhere in the future. As for the Brick Lane Mosque for example the minaret was built in 2013, which means almost 50 years after the building had been established as a mosque. When in a Muslim’s diaspora in new countries, Muslims face discrimination as minorities, it is important for those communities to say through the architectural symbol “I have a different culture” or “I bring a new additional culture”. With that symbol you’re passing that message on to the wider community. They are also saying it to themselves and to their diaspora community who is settling in this new area. That symbol is consolidating a community identity as well. I think the minaret in Brick Lane is a very good example, being a very traditional historic typology of minaret. But the way in which it has been designed is a new interpretation of that typology. It’s quite modern, it’s a new way of representing the minaret: new materials, lighting and so on. It works as a public sculpture as well as an element to the mosque.
Which elements resembling a mosque are we going to find in the Sale d’Armi? Shahed Saleem_We’re reconstructing certain elements from each of the buildings. Inside the mosque you have what’s called the mihrab, the place where the prayer is led from. Inside the main prayer hall, the men’s prayer hall, there is a direction of prayer where the Imam stands and leads the prayer. So we’re reconstructing that element from Brick Lane and Old Kent Road mosques. From the Brick Lane mosque we’re also constructing the female prayer spaces, or rather the wall in the female prayer space, and then other elements such as some entrance doors, the house door to Harrow’s which becomes the entrance to the mosque. Ella Kilgallon_From Brick Lane we have the pediment, which is from where you go to the chapels, with a quote from Horace. So really going back to the 18th century element. We also have the dome windows, which were again part of the synagogue. These were classrooms basically, and they now have these Arabic letters that represent how they are being used now for the mosque. We also have the mihrab as well, from Harrow and, we have two test pieces from the Brick Lane minaret. So when you first come in, you’ll see part of that minaret we talked about, which is quite important as a symbol of negotiations as well. Christopher Turner_The carpet is also a very important element. It almost has an architectural quality with these niches in the carpet design. It delineates the direction of Mecca, but also the space that each worshipper has for their prayer. Each colour of carpet demarcates one of the mosques under discussions. It is an important architectural element to these ad hoc mosques and to mosques in general. Ella Kilgallon_The space at the Sale D’Armi will be an immersive experience. The reason why we went for this kind of embodied experience is that most people, certainly in Britain from the non-Muslim community, have never been into a mosque. So we wanted to recreate the experience of standing in front of those elements. Another reason was that in Venice the reference to Islamic symbols, mostly arches, is seen in a different context since the architecture of the city has some of those influences already. As for the Veneto Region, we know that there are mosques in converted factories. So there is definitely a local comparison as well, maybe less well known. I think the exhibition will make people reflect on that as well. Christopher Turner_When you’re representing architecture, it’s hard to get the emotional quality across. So we thought that this was an interesting experiment in the representation of architecture: no scale models or drawings or plans, but these one-to-one elements. You used to get those kind of reconstructions once, but they’re becoming increasingly rare. As Ella said, 90% of Britons have never been into a mosque. I’m sure it’s the same with Italians. V&A for the fifth time protagonist of a special project at the Venice Biennale. What developments have arisen or will arise from this special relationship between the two institutions? Christopher Turner_This is one of the V&A most important international activities. It’s a really important creative partnership for us which was started by Paolo Baratta and by the late director
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA PADIGLIONE DELLE ARTI APPLICATE colare ci dà l’occasione di arricchire ulteriormente la collezione della nostra istituzione, la più grande istituzione nazionale di architettura della Gran Bretagna, che già annovera una collezione ragguardevole di calchi monumentali in gesso, frammenti architettonici, modelli, disegni… Le scansioni 3D degli edifici e i prototipi del minareto di Brick Lane presenti a Venezia stanno già entrando a far parte della nostra collezione permanente. Con Three British Mosques stiamo tornando sul tema proposto durante la 2. Biennale Architettura del 1982, nel corso della quale venne presentata una panoramica dell’architettura nei paesi islamici. L’architettura di Venezia è un incredibile incontro tra Oriente e Occidente avvenuto durante secoli di relazioni culturali e scambi commerciali con gli Ottomani. Volgendo lo sguardo a Londra possiamo invece constatare come questo connubio creativo tra Oriente e Occidente si stia manifestando solo da poco tempo. Eppure oggi è ancora un tempo in cui vi è chi intende erigere barriere culturali o religiose. E allora sullo sfondo di un’islamofobia sempre più dilagante, abbiamo voluto celebrare il contributo odierno dei musulmani anche sul nostro settore di lavoro, che è poi il terreno che interessa il quotidiano di tutti gli esseri umani, ossia l’architettura. Quali sono le sfide più urgenti che le istituzioni culturali devono affrontare oggi e nel prossimo futuro? Christopher Turner_Tutte le istituzioni in Europa avranno la necessità di affrontare con decisione e con idee incisive l’incredibile situazione causata dalla pandemia. Sul fronte culturale si tratterà essenzialmente di concentrarsi in un primo momento su un nuovo pubblico locale, rivolgendo un’attenzione particolare al turismo nazionale, dato il prevedibile calo di quello internazionale. Il sindaco di Londra sta attivando campagne consistenti per incentivare i cittadini inglesi di tutto il paese a visitare Londra. La sfida più grande in tal senso, per ora, riguarda la costruzione di due nuovi musei nella zona est, a Stratford. Ritengo inoltre che il ruolo delle partnership internazionali diventerà sempre più importante per la Gran Bretagna in un momento storico non certo ideale alla luce della concomitanza di Brexit e Covid. Relazioni e interazioni così fertili culturalmente come quella da anni instaurata tra noi e la Biennale risultano quindi oggi più che mai preziose, direi fondamentali. Credo che questa edizione della Biennale assumerà una rilevanza simile a quella delle edizioni del secondo dopoguerra, confermandosi un luogo in cui i paesi del mondo si ritrovano per fare il punto della situazione guardando insieme al futuro.
* SHAHED SALEEM Curator CHRISTOPHER TURNER Head of V&A’s Department for Design, Architecture and Digital, London ELLA KILGALLON
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Martin Roth in 2015. It’s the only example of this kind of partnership between the Biennale and a major museum. We are really proud to have that privilege, even more so if you consider that our institutions both have their origins in the 1800’s. Every exhibition we jointly organise with the Biennale brings tremendous energy back into our own institution, in terms of our architectural strategy. We’re also collecting a lot from this exhibition. The three-D scans of the buildings and the prototypes of the minaret on Brick Lane are entering our collection which is the national collection of architecture for Britain, already including monumental plaster casts, architectural fragments, models, drawings. With this exhibition we were interested in looking back at the Biennale’s history. We were struck by the 2nd International Architecture Exhibition in Venice in 1982. It presented an overview of architecture in Islamic countries. So we are sort of returning to this theme in this year’s contribution. The architecture of Venice is an incredible meeting of East and West because of the years of trading with the Ottomans and, looking at London, the creative fusion between East and West is sort of manifesting today. We wanted to celebrate the Muslim contribution to architecture today against the background of Islamophobia in which we and they find themselves. In Venice there are no mosques. There are only three purpose built mosques I think in the whole of Italy, but there are lots of ad hoc mosques in the Veneto region. We found some wonderful photographs by Jonah Goodman depicting these mosques, very similar to the ones in London, with that kind of fusion of factory spaces and railway arches with the Islamic tradition. Which would you say are the most urgent challenges facing cultural institutions today and in the near future? Christopher Turner_Like all institutions across Europe, it’s all about Covid recovery in the future, about developing new homegrown audiences, because there’s going to be a real drop in international tourism. So it’s domestic tourism that needs to be cultivated. There are big campaigns to get people from the regions to visit London that the mayor is coordinating now. The specific challenge is now the building of two new museums in East London, in Stratford. London is home to the largest Muslim community in Britain, which is why this project is so meaningful. I also think that international partnerships in this climate are increasingly important against the background of Brexit and Covid. Initiatives like the special relationship with the Biennale are really, really crucial. We think that this Biennale will be in some way like the Biennale after the Second World War, a place for countries of the world to come together, take stock and look forward.
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA PADIGLIONE EMIRATI ARABI UNITI
Paradigmi per il futuro Intervista a Wael Al Awar e Kenichi Teramoto La produzione di cemento tradizionale genera l’8% delle emissioni mondiali di CO2. Il padiglione Emirati Arabi Uniti alla 17. Biennale Architettura di Venezia presenta il progetto di ricerca che i due curatori, Wael Al Awar e Kenichi Teramoto, stanno sperimentando per la creazione di un cemento alternativo a base di acqua salata altamente satura, residuo della desalinizzazione industriale. L’idea di un materiale da costruzione forte e insolubile è stata ispirata dai sali cristallizzati e dai minerali trovati nelle sabkhas (saline) degli Emirati Arabi Uniti. L’intersezione di un antico tesoro geologico con l’innovativa ricerca sulla sostenibilità diventa paradigma per il futuro. Il vostro progetto quale risposta offre al tema proposto da Hashim Sarkis: How will we live together? La nostra risposta è cogliere questa domanda come un’opportunità per esplorare il rapporto tra persone e natura. Per capire come vivremo assieme in quanto umani bisogna per prima cosa dare una risposta a una domanda molto più urgente: come conviveremo con il nostro Pianeta? Non siamo mai stati così distanti dalla natura e dal pianeta. L’industria delle costruzioni è responsabile per il 40% dell’inquinamento globale, per il 40% del consumo di risorse, per il 36% del consumo di energia e per il 40% della produzione di rifiuti. Il solo cemento è responsabile per l’8% delle emissioni di CO2. Siamo in sette miliardi e saremo dieci miliardi entro il 2050; come architetti abbiamo la responsabilità di innovare e di capire come poter costruire le città future in modo sostenibile ed ecologico, in modo da salvaguardare il Pianeta che ci sostiene. La ricerca di nuovi materiali, la sostenibilità e la trasformazione urbana sono temi ricorrenti di questa Biennale Architettura. Il vostro Padiglione presenta uno dei progetti in questo senso più avanzati per rispetto del territorio e delle sue risorse specifiche. In quale direzione si sta muovendo l’architettura degli Emirati Arabi Uniti? Come architetti, io e Teramoto siamo molto interessati alla geografia e al paesaggio degli Emirati Arabi Uniti, conoscenza fondamentale per il nostro lavoro. Nel cercare nuovi modi per risolvere il problema dell’irreversibile impatto ambientale delle costruzioni e della desalinizzazione abbiamo voluto portare l’architettura vernacolare nel Ventunesimo secolo, creando materiali sostenibili che possano riciclare i rifiuti industriali e allentare la dipendenza mondiale dal cemento tipo Portland. Tuttavia questo non significa che spingiamo perché questi materiali siano usati in tutto il mondo e in ogni paese. Si dà il caso che gli Emirati Arabi Uniti si affidino moltissimo alla desalinizzazione e allo stesso modo incoraggiano altri paesi ad analizzare meglio i loro rifiuti. Faccio un’altra domanda: i rifiuti industriali sono il futuro dell’architettura vernacolare? Gli Emirati Arabi Uniti sono al centro dell’interesse globale sull’architettura sostenibile e siamo contenti di raccontare una storia nascosta di questo Paese. L’approccio multidisciplinare della nostra ricerca rappresenta benissimo sia la cultura degli Emirati che la sua capacità di guardare avanti. Come architetti siamo consci di dover pensare in modo innovativo e della necessità di dover dialogare con tecnici di tut54
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ti gli ambiti e le discipline che l’architettura in qualche modo incrocia. Al fine di definire nuove modalità di utilizzo dello spazio vitale e per preservare giustizia sociale e ambientale dobbiamo spingerci verso nuovi territori. Entriamo nel cuore del progetto Wetland, ossia l’elaborazione di un cemento innovativo ed ecologico realizzato con salamoia di scarto industriale riciclato. Come è stata sviluppata questa sperimentazione? Quali i risultati tangibili e quali i parametri possibili di utilizzo di questo cemento ecologico (tipologie di strutture, durata, temperature, clima...)? Volevamo raggiungere una soluzione per noti problemi ambientali: un cemento basato sull’ossido di magnesio derivato dal residuo salino, un materiale da costruzione alternativo al cemento Portland. La struttura naturale delle sabkha dimostra eloquentemente quale sia la più importante sfida globale: il cambiamento climatico. Il lavoro per il padiglione degli Emirati Arabi Uniti ci ha dato le risorse per sperimentare la nostra visione in un processo collaborativo. Abbiamo condiviso la ricerca con squadre di tecnici all’Amber Lab della New York University Abu Dhabi, al dipartimento di biologia dell’Università Americana di Sharjah e ai laboratori Obuchi e Sato dell’Università di Tokyo al fine di sviluppare la formula chimica del cemento, usando avanzate tecnologie di ingegnerizzazione per formulare una struttura ispirata all’idea di “futura architettura vernacolare”. Questo ci ha permesso di ipotizzare che produrre cemento a base di sale estratto localmente è un’alternativa possibile e scalabile. Il prototipo presentato in mostra è ispirato alla tradizionale architettura locale degli Emirati Arabi Uniti, in particolare alle case di corallo, moduli prodotti a mano in forme organiche ispirate al corallo. Quale il ruolo della tradizione e dell’identità culturale nei processi di sviluppo dell’architettura contemporanea? Il prototipo esposto è l’antitesi dell’architettura moderna. Dobbiamo
Per capire come vivremo assieme bisogna per prima cosa dare una risposta a una domanda molto più urgente: come convivremo con il nostro Pianeta?
Paradigms for the Future
ENG
Interview with Wael Al Awar and Kenichi Teramoto anche affrontare il problema della produzione di spazio e di architettura, non solo dei materiali. Come può la nostra architettura rispettare i nostri climi e riflettere la nostra cultura e la nostra identità? Il prototipo è stato costruito senza disegnarlo, ma solo usando un manuale, il che ha costretto le maestranze a confrontarsi collettivamente per procedere col lavoro. L’architettura vernacolare degli Emirati Arabi Uniti nasce dal corallo e volevamo che il nostro prototipo lo riconoscesse. Abbiamo chiesto alle maestranze di disegnare a mano del corallo negli stampi, quindi abbiamo usato i moduli creati con l’aiuto dell’Università di Tokyo per ottenere delle scansioni che mantenessero traccia della costruzione, che avveniva in modo casuale, e che contemporaneamente operassero dei calcoli sulla struttura nascente. La cosa più interessante è che durante la costruzione del prototipo abbiamo fatto esperimenti sia a Dubai che a Tokyo e i risultati erano sempre diversi, perché ogni studente aveva un’idea diversa dell’aspetto del corallo. Le sabkha (saline) degli Emirati Arabi Uniti hanno ispirato le nostre creazioni. Stavamo cercando esempi naturali di alternativa alla calce e abbiamo trovato le sabkha, patrimonio UNESCO per la loro dimensione, il loro significato per la cultura locale e la loro complessità ecologica. Sono una delle caratteristiche geografiche più ricche e particolari degli Emirati e un fenomeno particolarmente interessante. Assorbono più CO2 per metro quadro della foresta pluviale e stiamo scoprendo adesso esattamente come funzionano. Da secoli il sale e i cristalli minerali delle sabkha hanno ispirato gli architetti. Alcune antiche costruzioni locali, come quelle di Siwa in Egitto, sono state realizzate utilizzando blocchi di sale. Padiglione Emirati Arabi Uniti | Wetland Fino 21 novembre Sale d’Armi, Arsenale www.nationalpavilionuae.org
The traditional production of cement is responsible for 8% or world carbon emissions. The two Emirati Pavilion’s curators, Wael Al Awar e Kenichi Teramoto, show an experimental alternative to concrete based on oversaturated saltwater, a waste product of industrial-scale desalination. The idea of a resistant, insoluble building material has been inspired by salt crystals and other minerals found in saltpans in the United Arab Emirates. The intersection of an ancient geological treasure with innovative research on sustainability becomes a model for the future. What answer does your project give to the theme posed by Hashim Sarkis: How will we live together? In response to Hashim Sarkis’s question, we saw this as an opportunity to explore the relationship between humans and nature. To answer the question how we will live together as humans, it was important to start by addressing the more pressing matter of how we will live together with our planet. As humans we have never been so disconnected from nature and our planet earth. The construction industry is responsible for 40% of global pollution, 40% of resource depletion, 36% of global energy use and 40% of waste generation. Cement alone is responsible for 8% of Co2 emission. We are today a population of seven billion people and projected to grow to ten billion by 2050. As architects we are responsible moving forward. How can we build our future cities in a sustainable and ecological manner that will keep a planet for us? Researching new materials, sustainability, urban transformation are recurring themes at this Biennale. As architects, Teramoto and I have a deep interest in the UAE’s geography and natural landscapes inspiring our work. In researching ways to address the irreversible impact of industrial construction and desalination, we have aimed to bring vernacular architecture into the 21st century by creating a sustainable material that could recycle industrial waste and reduce the world’s reliance on Portland cement. However, this is not to say that we are promoting this material to be used across the globe for
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PALAZZO MORA PALAZZO BEMBO GIARDINI MARINARESSA OPEN DAILY 10 AM - 6 P M CLOSED ON TUESDAY FREE ENTRY
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VENICE 2021 ARCHITECTURE BIENNIAL
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IG @ECC_ITALY
architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA PADIGLIONE EMIRATI ARABI UNITI architecture in every country. It just happens that in the UAE, desalinating is huge, and we encourage other countries to take a closer look at their industrial waste. I would like to ask the question: could industrial waste of our cities be the Future Vernacular? Let’s get to the heart of Wetland: an innovative, ecological type of concrete made with recycled brine – usually an industrial waste. We wanted to research a solution addressing harmful environmental issues: an MgO-based alternative cement created from recycled waste brine – this is saturated saltwater left over from industrial water desalination. Our research is focused on discovering a sustainable alternative building material to Portland cement. The structure of the UAE’s natural sabkhas offers ecological insight into the world’s most vital challenge: climate change. Our work with the National Pavilion UAE has provided us with the resources to experiment with our vision through a collaborative process. We developed our research with specialist teams at NYU Abu Dhabi’s Amber Lab, the American University of Sharjah’s Department of Biology, Chemistry and Environmental Sciences, and the University of Tokyo’s Obuchi Lab and Sato Lab to develop the chemical formula for the cement and use advanced digital engineering technology to formulate a viable structure inspired by the concept of “future vernacular” architecture. This has enabled us to develop a proof of concept showing that locally-sourced salt-based cement is a viable, scalable alternative. The exhibited prototype has been inspired by traditional local architecture in the UAE – specifically, coral houses, which are handmade, coral-inspired organic modules. What role for tradition and cultural identity in the development process of modern architecture? The prototype is the anti-thesis of modern architecture. We need to also address the production of space and architecture, not only the materials we use. How can our architecture respect our climates and reflect our culture and identity? The prototype was built without any drawings but a procedure manual that forces the builders to engage in a communal conversation to build. The Vernacular architecture of the UAE was built from corals, and we wanted the prototype to be an homage to that. Inspired from corals, we asked the builders to draw by hand their interpretation of corals into the soil moulds. I must say what is most interesting, is that during our mock-up building stages we ran experiments simultaneously in Dubai and Tokyo and each time the result was different because the students always drew different sizes and forms of what they imagined as corals. The UAE’s sabkhas were the inspiration behind the alternative we’ve created. We were looking for examples in the natural world as inspiration in our search for an alternative to lime and came across the sabkhas, or saltpans. They are one of the UAE’s richest and most unique geological features, and a fascinating phenomenon. They can absorb more CO2 per square metre than the rainforest – but our understanding of them is in its very early stages. The salt and mineral crystallisation in the sabkhas has inspired architects for centuries, with early buildings in the region, like Egypt’s Siwa, being created from salt-based bricks, so we knew they had immense potential to inspire us.
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Photo Andrea Avezzù
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA EVENTI COLLATERALI
L’arte della vita quotidiana Come vivremo insieme? La formula del vivere “insieme” trova l’ideale definizione negli spazi di un’abitazione basata su assemblaggi modulari semplici ed eleganti, prodotta in serie, a impatto minimo sull’ambiente e circondata da piccoli giardini. La cosa incredibile è che il modulo abitativo in questione, esposto all’Espace Louis Vuitton Venezia nella mostra, Evento Collaterale della 17. Biennale Architettura, Charlotte Perriand and I: converging designs by Frank Gehry and Charlotte Perriand, fu presentato da Charlotte Perriand nel 1937. Il progetto Tritrianon è posto nella mostra in dialogo con Power Pack (1969), l’unità abitativa autosufficiente e trasportabile di Frank Gehry. Appare subito chiaro quanto Charlotte Perriand (1903 – 1999), architetto, designer, urbanista e fotografa francese, abbia inciso nella sensibilità moderna del vivere (la cucina aperta, la produzione in serie di mobili, la razionalizzazione degli spazi aperti all’esterno), promuovendo la fusione di pittura, scultura, architettura e arredamento al fine di integrare
l’arte nella vita quotidiana di tutti. Il suo talento visionario ha animato oggetti fondamentali della quotidianità ammantandoli di nuovi valori estetici, in particolare nella scoperta e nell’uso di nuovi materiali, nel trovare soluzioni concrete e attualissime ancora oggi, che mantengono intatta una fedeltà al razionalismo reso personalissimo, umano e per questo modernissimo. Nel 1927, a soli 24 anni, con una cartella di disegni sotto il braccio, fa il suo ingresso nel prestigioso atelier parigino di Le Corbusier e Pierre Jeanneret, collaborando per un de-
cennio. Negli anni Trenta lavora con il pittore Fernand Léger e negli anni Cinquanta con l’architetto Jean Prouvé. Ma fu il Giappone a formare definitivamente il suo pensiero. Durante il suo lungo soggiorno in estremo Oriente (1940-1946) si rivela appieno il suo talento: una reinterpretazione della realtà dell’abitare che mette in risonanza tradizione e modernità. Charlotte Perriand and I Fino 21 novembre Espace Louis Vuitton Venezia Calle del Ridotto, San Marco 1353 www.fondationlouisvuitton.fr
Contratto spaziale Un archivio privato recentemente riscoperto e studiato diventa un giacimento di documenti, disegni, progetti, fotografie, corrispondenze capaci di contestualizzare e storicizzare una figura eccezionale pressoché sconosciuta dell’architettura del Dopoguerra. Svetlana Kana Radević (Cetinje, 1937–2000) è stata una degli architetti più importanti della Jugoslavia socialista, ha progettato monumenti antifascisti, alberghi e complessi residenziali, celebrati per l’abile sintesi di materiali locali e tendenze internazionali, per generosità di proporzioni e informalità degli spazi. Tuttavia il lavorare in circostanze culturali e geopolitiche periferiche per la storia dell’architettura moderna, ha escluso la possibilità di un suo riconoscimento a livello internazionale. La professione di architetto era per Radević racchiusa nel ruolo distintivo di negoziatrice del contratto spaziale tra Stato e cittadinanza, tra centro e periferia, tra i diversi piani della società: a livello regionale, negoziando tra la tradizione costruttiva locale e le tendenze globalizzanti del tardo modernismo; a livello 58
nazionale, progettando celebri spazi civici e condensatori sociali, che facilitassero una sfera pubblica progressiva tra lo stato socialista e la sua cittadinanza; a livello internazionale, articolando la sua esperienza negli Stati Uniti, il suo lavoro durante il suo periodo in Giappone, il suo improvviso ritorno a Podgorica in Montenegro. Radević è la più giovane architetto donna (29 anni) ad aver ricevuto nel 1967 il prestigioso Borba Architecture Prize, la più alta onorificenza architettonica della Jugoslavia socialista.
Evento Collaterale alla 17. Biennale Architettura, Skirting The Center: Svetlana Kana Radević on the Periphery of Postwar Architecture, curata da Dijana Vučinić e Anna Kats, a Palazzo Malvasia Palumbo Fossati, esplora i punti salienti del suo lavoro costruito e celebra la sua eredità non solo come architetto, ma come potente figura femminile. Skirting The Center Fino 21 novembre Palazzo Malvasia Palumbo Fossati, San Marco, 2597 dvarp.me - www.kanaradevic.me
FONDATION WILMOTTE
RE MAKE PRIX W 2020 - THE WINNING PROJEcT - THE cHâTEAu DE LA TOuR D’AIGuEs
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Fondamenta dell’Abbazia, Cannaregio 3560 - 30121 Venezia Open : 10:00am-1:30pm - 2:00pm-6:00pm Closed on Monday and bank holidays Vaporetto : Ca’D’Oro - Madonna dell’Orto
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T: + 39 041 476 1160 3
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fondaco@wilmotte.fr www.prixw.com
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17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA NOT ONLY BIENNALE
Dove vivremo insieme? Intervista a Louisa Hutton e Matthias Sauerbruch In luoghi particolarmente sensibili di varie città europee, dove trovare soluzioni ovvie sembrava quasi impossibile, lo studio berlinese di Matthias Sauerbruch e Louisa Hutton ha dimostrato che l’esistente può continuare a esistere ridefinendosi funzionalmente ed esteticamente: M9 – Museo del ‘900 di Mestre da loro progettato - è a riguardo una felice ed eloquente espressione. In oltre trent’anni di attività lo Studio ha realizzato un numero importante di progetti capaci di coniugare il dato funzionale, la sostenibilità e il design con l’impiego delle più recenti tecnologie edilizie. DRAW LOVE BUILD, che inaugura il 3 settembre allestita all’interno dei “loro” spazi M9, è una meticolosa indagine sul DNA dell’architettura di Sauerbruch Hutton. Ai quali abbiamo chiesto di guidarci attraverso la mostra. DRAW LOVE BUILD / Disegnare, amare, costruire: tre azioni centrali nella storia e nel lavoro dello studio Sauerbruch Hutton, tanto da dare il titolo alla prima vostra mostra monografica in Italia. Come e perché queste tre parole costituiscono la vostra idea di architettura? I tre termini possono essere intesi letteralmente: abbiamo insegnato all’università per decenni e siamo sempre stati interessati anche alla libera professione. In fondo ambiamo costruire i nostri progetti ed essere fisicamente coinvolti nelle città dove abitiamo e lavoriamo. Non puoi impegnarti nella pratica architettonica se davvero non ami questa disciplina. Spesso raggiungere il risultato è difficile e delusioni e frustrazioni sono sempre dietro l’angolo. Devi essere davvero appassionato in ciò che fai e devi impegnarti sempre a migliorare la situazione che hai davanti. Disegnare, infine, è il nostro mestiere, che pratichiamo ogni giorno. I disegni e i modelli sono il nostro modo di esprimerci, sono la lingua che usiamo per comunicare le nostre idee sia a noi stessi che agli altri. A livello forse più metaforico, usiamo queste tre parole come titolo della mostra per distinguere i tre aspetti principali del nostro lavoro: disegnare, rimanda all’aspetto concettuale dell’architettura; l’amore, alla previdenza e all’attenzione che vanno messe nell’affrontare i problemi; costruire sta sia per l’istinto ludico del bambino che gioca con le costruzioni, sia per l’emozione che si prova davanti alla presenza di qualcosa di pensato e costruito dall’uomo. L’esposizione presenta l’attività trentennale dello Studio restituendo al pubblico un percorso di oltre 50 opere. Quali i fondamentali del vostro lavoro e quale l’evoluzione impressa negli anni ad esso? Quali sono stati e sono oggi i riferimenti disciplinari a cui vi ispirate, i vostri maestri o modelli? Ogni progetto ha la sua storia, il suo committente, il suo sito, la sua squadra; insomma, ogni progetto è diverso dagli altri. Tuttavia il catalogo della mostra è diviso in tre sezioni: Città, Sostenibilità e Sensualità. Ciascuno si sofferma su uno dei tre temi principali che accomunano i nostri progetti. La maggior parte di questi si sviluppano su ciò che possiamo chiamare città postindustriale, che spesso è caratterizzata dalla presenza di manifatture e infrastrutture, a volte abbandonate e a volte no. La riurbanizzazione di questi elementi funzionali è uno dei compiti più grandi che la nostra generazione dovrà affrontare. La sostenibilità 60
© Ola Kolehmainen
è una questione che abbiamo affrontato già nei primi anni Novanta, ben prima che diventasse comune farlo, e non abbiamo mai smesso di cercare il modo di fare architettura a impatto zero. Detto questo, non ci sono ancora modelli praticabili e generalmente ci ispiriamo a un’architettura che sia conscia dell’importanza della sua sensualità, perché crediamo che quell’emozione gioca un ruolo fondamentale in come viviamo. Uno spazio speciale in mostra è riservato al progetto M9, che abbiamo potuto seguire passo dopo passo in tutto il suo divenire. Quali elementi del progetto lo rendono unico? Siamo molto felici di essere in mostra proprio all’M9, non solo perché ci piace Mestre e ovviamente il quartiere dell’M9, ma anche perché questa è una rara opportunità di descrivere una architettura reale all’interno della mostra stessa. Di solito le esposizioni di architettura mostrano progetti non presenti fisicamente e riprodotti per mezzo di fotografie, modelli, disegni, film…, insomma, architetture simulate. Inoltre in M9 tutto quanto detto finora si concretizza in modo molto naturale: è un progetto di rigenerazione urbana che ha aperto spazi della città fino a quel momento occupati dalle Forze Armate. La sua struttura e la sua funzione densifica la città, riconvertendo strutture esistenti e usando elettricità generata dal sole e da fonti geotermiche. Ma più di tutto M9 contribuisce alla vita pubblica, rende il centro cittadino più vivibile e godibile, offre dei servizi utili – così come una certa “nuova aura” – ad ogni abitante di Mestre e, più estesamente, a tutta la città di Venezia. Oltre a questo progetto, quali altre opere ritenete capisaldi del vostro percorso? Ogni progetto è nuovo e ogni nuovo progetto, comprese le difficoltà che affronta e di cui è portatore, forma l’orizzonte della nostra esperienza. Tutti i 50 progetti in mostra ora a M9 hanno contribuito quota parte alla nostra idea di architettura e al modo che abbiamo di affrontare i problemi. Questi progetti hanno preso vita in tutta Europa e siamo molto fortunati ad aver avuto accesso a situazioni, persone, programmi, contesti culturali così diversi.
Ciò che vogliamo è creare un’infrastruttura spaziale, tecnica, culturale e, soprattutto, emotiva che si spera sia abbastanza flessibile e sostenibile per servire le necessità delle generazioni future © AlessandraChemollo
La vostra mostra si svolge in concomitanza con la 17. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Quale risposta date al tema proposto da Hashim Sarkis: How will we live together? La nostra mostra forse risponde più alla domanda: dove vivremo insieme? Questo non vuol dire che non riconosciamo la connessione tra spazio costruito e costellazioni sociali. Ovviamente molte delle decisioni che prendiamo hanno come obbiettivo il benessere delle generazioni corrente e futura. Tuttavia bisogna anche dire che alla fine gli architetti possono solo creare dei luoghi e sperare che siano questi a dare origine a particolari situazioni positive. In che modo queste situazioni influenzino gli utenti va al di là del nostro controllo. Le relazioni sociali cambiano in modo drastico, la globalizzazione influenza la vita praticamente di chiunque sulla terra, il cambiamento climatico minaccia la nostra esistenza, la democrazia è sotto attacco – ci sono molti fenomeni che possono preoccuparci fino alla paralisi. In ogni caso non possiamo e non vogliamo prevedere la vita di ogni individuo. Ciò che vogliamo è creare un’infrastruttura spaziale, tecnica, culturale e, soprattutto, emotiva che si spera sia abbastanza flessibile e sostenibile per servire le necessità delle generazioni future. Visitando la Biennale emergono in maniera manifesta alcuni temi ricorrenti quali la ricerca di nuovi materiali, la sostenibilità e la trasformazione urbane, tutti elementi che hanno sempre caratterizzato la vostra progettazione. In quale direzione si sta muovendo, e in quale si dovrebbe muovere a vostro avviso, l’architettura oggi? Ovviamente ciò che abbiamo davanti è una situazione che richiede cambiamenti rivoluzionari. Secondo le ultime previsioni abbiamo solo quattro anni prima che le emissioni globali di anidride carbonica raggiungano il loro massimo per essere finalmente in grado di raggiungere gli impegni di Parigi. La svolta ecologica è, finalmente, il motore della ricerca architettonica e tutti dobbiamo dare il massimo per raggiungere emissioni zero in tutto ciò che facciamo. Dobbiamo usare tutte le tecnologie e le tecniche disponibili per mantenere condizioni vivibili e gradevoli, un habitat che generalmente chiamiamo urbano. draw love build. L’architettura di Sauerbruch Hutton 3 settembre-9 gennaio 2022 M9 – Museo del ‘900 via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it
Where Will We Live Together?
ENG
Interview with Matthias Sauerbruch and Louisa Hutton In particularly sensitive places in several European cities, where finding evident solutions seemed almost impossible, Berlin-based Matthias Sauerbruch’s and Louisa Hutton’s studio showed that what exists may be allowed to keep existing – it is the case with the M9 Museum in Mestre. In over thirty years, the studio realized a large number of projects that were able to mediate the functional aspects, sustainability, and design with the most advanced building technologies. DRAW LOVE BUILD, opening on September 3 at M9 Museum in Mestre, is an in-depth investigation on the architectural DNA at Sauerbruch Hutton. We asked them to guide us through the exhibition. Draw Love Build: three essential actions in the history and work of Sauerbruch Hutton, so much so that you named your first monographic exhibition in Italy after them. How and why are these three words synonymous with your idea of architecture? The three terms can be taken literally: even though we have been teaching at universities for decades, we have always been predominantly interested in practice, i.e., ultimately, we are interested to build our designs and so to get physically involved in the cities in which we work and live. Practicing architecture cannot be done well unless you really love the discipline. It is often an arduous way to the result that is often peppered with many disappointments and frustrations. You really have to be passionate about what you do, and you have to be determined to improve the situations that you find in your various assignments. Drawing, finally, is what we do all the time. The drawings and models are our means of expression, they are the language we use to communicate our ideas both to ourselves as well as to others, both in the design process and afterwards. On a more metaphorical level we also use these three words of the exhibition title to distinguish three main aspects of our work: drawing stands for the conceptual aspects of architecture; love for foresight and the care that is needed to address the challenges
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA NOT ONLY BIENNALE of our time while build may signify both the playful instinct of the child stacking his or her building blocks in the nursery as well as the emotional attachment that we feel in the physical presence of something that has been (thoughtfully) constructed by humans. The exhibition showcases your professional activity over thirty years in 50 designs. What essential features do we find in your work and how did they evolve over the years? Who and what have been, and are now, your mentors or models? Every project has its own history, its own client, its own site, its own production team and therefore they are all completely different. However, the catalogue has three chapters called city, sustainability, and sensuality - these address the three overarching themes that thematically tie the works together. Most of our projects are located in what we call the post-industrial city, in many cases sites that are characterized by infrastructure and industries, whether abandoned or not. The re-urbanisation of these originally functional elements is one of the huge tasks facing our generation. Sustainability is an issue that we pioneered already in the early ‘90s, long before it became the mainstream concern that it is today, and we do not stop looking for an architecture that is genuinely carbon neutral. There are, however, no real models for this but we are generally inspired by an architecture that is aware of the importance of its sensual aura, as we believe that emotion probably plays the most important role in the way we decide to live our lives.
2NL - Two New Ludgate London © Jan Bitter
KFW - Westarkade, Frankfurt
KGK - Kirche und Gemeindehaus, Köln
MAC - Maciachini Milano
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© Jan Bitter
© Margot Gottschling
© Jan Bitter
A special space at the exhibition is dedicated to the M9 design, which we followed very closely. What are the unique features of this particular project? We are very happy to be able to exhibit in the M9 Museum, not just because we like Mestre and, of course, the M9 museum district, but also because there is the very rare opportunity to present an actual piece of architecture within our exhibition. Normally architecture exhibitions are about things that are absent and must be represented by photographs, models, drawings and films or other media that aim to simulate reality. Also, in the M9 project, all the above themes come together in a natural way. It is a project of urban regeneration that has opened a part of the city that had been hitherto used by the armed forces. It densifies the city, re-uses existing structures and draws its energy from solar and geothermal sources. Most of all though it contributes to the public realm, helping to make the city centre liveable and enjoyable, providing amenity - as well as a certain new aura - for every citizen of Mestre and indeed the whole of Venice. Besides this project, what other designs do you think are the cornerstones of your professional career? Every project is new, and every project (together with its particular challenges) form part of the horizon of our experience. As they are also spread across several countries in Europe, we are very lucky to be exposed to so many different situations, people, programmes, and cultural contexts. All the 50 projects on show have contributed to our understanding of architecture and the way we address the challenges of our time.
L’ARCHITETTURA & LA CITTÀ Your exhibition takes place concurrently with the 17th Venice Architecture Biennale. What is your answer to the question asked by Hashim Sarkis, How will we live together? Our exhibition is perhaps more directed to the question Where will we live together? That is not to say that we cannot see the connection between built space and social constellations, and we obviously take many decisions with the intention of affecting the well-being of current and future generations. However, we are also aware that -in the end- architects can only construct locations that hopefully will, in turn, engender specific situations. How these situations may directly affect future users is of course beyond our control. Social relations are changing drastically, globalization has affected the lives of almost everybody on the planet, climate change is threatening the very basis of our existence, democracy is being attacked – there are many phenomena that can worry one into a state of paralysis. In any case we cannot, and do not want to, anticipate the life of the individual, but we do want to provide a spatial, technical, cultural and, most importantly, an emotionally loaded infrastructure that will hopefully be flexible and sustainable enough to react to the needs of the generations to come. Visiting the Biennale, a number of themes are apparent: researching new materials, sustainability, urban transformation – we can find these throughout your oeuvre. What direction is architecture following? Obviously, we are facing a situation now that requires revolutionary change. According to the latest predictions we have only four years until global carbon emissions must peak to finally be in a position from which one might be able to reach the Paris commitments. The ecological turn is now – finally – the ultimate driver of all architectural efforts and we all must fire our imaginations to significantly reduce carbon emission to zero in everything we do. In this we must critically employ all available technologies and techniques to sustain liveable – and as we would say: loveable – conditions in a habitat that one would generally describe as urban.
Un originale viaggio, che trova nella fotografia il suo tratto distintivo, per scoprire o riscoprire la Venezia del Novecento con lo sguardo rivolto all’architettura e alla trasformazione della sua vita sociale. Tre mostre che compongono diversi capitoli di un unico progetto culturale promosso da Fondazione di Venezia, in collaborazione con M9 – Museo del ‘900 e Circolo Fotografico La Gondola, in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni della nascita della Città lagunare. Tre luoghi – Casa dei Tre Oci, Fondazione di Venezia, sede di Rio Novo, e M9 a Mestre – loro stessi tra i più significativi interventi architettonici moderni e contemporanei, veri e propri landmark nel tessuto lagunare e translagunare. Le architetture di Venezia prendono forma attraverso fotografie selezionate rispettivamente dal patrimonio collezionistico e d’archivio della stessa Fondazione, dell’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia e del Circolo Fotografico La Gondola, cogliendone da un lato la dimensione più spettacolare e senza tempo, dall’altro quella più ordinaria e quotidiana del luogo di vita e di lavoro. M9 – Museo del ’900 apre il 3 settembre Le sfide di Venezia. L’architettura e la città nel Novecento, appendice moderna della grande mostra sulla storia della Serenissima VENETIA 1600. Nascite e rinascite ospitata a Palazzo Ducale (4 settembre-25 marzo 2022). Realizzata in partnership con la Fondazione Musei Civici, con l’importante curatela affidata al professor Guido Vittorio Zucconi, architetto, storico dell’architettura e accademico italiano, oltre che uno dei fondatori dell’Associazione italiana di Storia urbana e dell’Archivio Progetti Iuav, la mostra raccoglie materiale documentario (immagini, testi e modelli) per ripercorrere i cambiamenti architettonici avvenuti a Venezia, nella sua Laguna e nel suo territorio metropolitano nel corso del Ventesimo e del Ventunesimo secolo, in equilibrio tra conservare integralmente o innovare anche in forme coraggiose, tra vocazione alla cultura e al turismo e crescente attività in campo industriale e portuale. Sei sezioni compongono l’articolazione della mostra: Venezia oltre Venezia: la dimensione internazionale; Venezia oltre Venezia: la dimensione territoriale; La dimensione internazionale nel secondo dopoguerra; La fine del modello espansivo, a partire dagli Anni ‘70; Dopo il 1980; Venezia, laboratorio internazionale per l’architettura. La mostra rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2022. Casa dei Tre Oci presenta il 16 settembre La Venezia umana – La Venezia disumana, curata dal Circolo Fotografico La Gondola e realizzata in collaborazione con Marsilio Arte. Un percorso attraverso due sezioni solo apparentemente distinte che raccontano la città abitata e viva, per lo più narrata attraverso gli scatti di Sergio Del Pero, insieme a quella sempre più disumanizzata, anche se ancora non del tutto vinta, della Venezia colta nel tempo dallo sguardo di tanti altri fotografi. La mostra rimarrà aperta fino al primo novembre. Gianni Berengo Gardin e Maurizio Galimberti. Due sguardi a confronto, curata da Denis Curti, consulente per i fondi fotografici della Fondazione di Venezia e direttore artistico della Casa dei Tre Oci, dal 17 settembre è ospitata nella sede della Fondazione di Venezia in Rio Novo. Un originale dialogo per immagini fra due dei maggiori fotografi italiani del Ventesimo secolo e fra i loro particolari modi di vivere e guardare Venezia: da un lato lo sguardo iconico di Berengo Gardin, dall’altro quello istantaneo in formato polaroid di Maurizio Galimberti, angoli visuali diversi ma complementari. La mostra rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2022. Gli orari delle singole esposizioni sono condizionati dall’andamento dell’epidemia da Covid-19. Si raccomanda di verificare le eventuali variazioni sui siti delle singole istituzioni. fondazionedivenezia.org m9museum.it treoci.org
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architettura
17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA NOT ONLY BIENNALE
Spazio vitale Design, tecnologia e innovazione a misura d’uomo Vital Space
«I nostri corpi hanno acquisito nuove protesi e, sempre più, la nascente libertà di esprimere generi fluidi. Si diversificano e si liberano dall’uniformità, ma i criteri architettonici di comfort sono ancora basati su approcci standardizzati che confinano il corpo e lo separano dal proprio ambiente». La riflessione del curatore della 17. Biennale Architettura Hashim Sarkis apre lo sguardo al vivere inteso nella sua accezione più allargata, dal corpo umano alla casa, dalla città al paese e al mondo, mettendo in luce come la rivoluzione tecnologia debba essere lo strumento di una evoluzione del pensiero del nostro vivere insieme. L’uomo quindi è al centro dell’architettura in quanto abitante di essa. In una Venezia arricchita da progetti e mostre che offrono risposte multiformi alla domanda How will we live togheter?, la collettiva Time Space Existence, promossa dall’European Cultural Centre, guarda già al futuro con proposte sperimentali che suggeriscono nuovi modi di vivere e invitano a riflettere sull’esistenza che viene ridefinita da una percezione contemporanea del tempo e dall’interazione negli spazi, sia virtuali che fisici. Architetti e designer sono chiamati a rispondere a settori diversi della società, come per esempio, come si è ben visto in questi ultimi due anni, a quelli della salute e del benessere, con progetti e prodotti che possono aiutare a migliorare la vita partendo dalle nostre case. Eloquente in tal senso, con i vari e compositi loro progetti presentati a Palazzo Mora, è il lavoro del noto studio californiano di design e ingegneria Whipsaw, specializzato nel creare soluzioni intelligenti, uniche e intuitive che si 64
connettono profondamente con gli utenti a livello sia razionale che emotivo, arricchendo l’esperienza umana con un design declinato alla salute, al benessere, alla casa e all’efficienza come motore di sostenibilità di tempo e spazio. Vediamone alcune di queste soluzioni proposte da Whipsaw. Il design può riuscire talvolta ad assolvere una delle vocazioni più alte delle società civilmente evolute, ossia migliorare o addirittura salvare vite: è qui il caso dell’elettroencefalogramma portatile Ceribell, in grado di diagnosticare un attacco in meno di sei minuti; il design può riuscire anche a definire un perimetro dello spazio, sia per il distanziamento sociale che per l’avviso di una zona di sicurezza, come in MyZone; il design può proteggere istantaneamente la nostra stessa esistenza rilevando, come riesce a fare KoniKore, esplosivi o agenti tossici nell’aria; Tonal è invece una proposta avveniristica di palestra casalinga che utilizza pesi digitali (un motore elettrico controllato da un software), mobile e flessibile, potendola appendere elegantemente a qualsiasi parete. Potrebbero sembrare futuribili giocattoli, il confine tra funzionalità e utilizzo ludico di questi ‘oggetti’ può di primo acchito risultare in effetti labile; eppure ci troviamo al cospetto di concreti strumenti di vita e di lavoro, espressione di un design meno estetico e più etico, o per meglio dire, pragmatico, che risolve problemi e può avere un impatto diretto sul miglioramento della vita dell’uomo e di conseguenza sulla società, sulla politica, sul clima, sul Pianeta. La strada, sebbene lunga, è stata tracciata.
ENG
Architects and designer give their contribution in many different areas of human life. Health and well-being are two prime examples, given what happened over the last two years, with designs and products that improve our lives starting with our homes. A diverse exhibition at Palazzo Mora shows the work of a California-based design and engineering studio, Whipsaw, and their intelligent, unique, intuitive solutions that connect with users at both a rational and emotional level. A few examples follow. Ceribell is a portable electroencephalograph that can help triage a seizure in minutes; MyZone helps keep social distancing and monitor safe areas; KoniKore is a detector of explosives and toxins floating in air; Tonal is a futuristic home gym that allows virtual weight training using a digitally-controlled electric motor. These may seem like toys at first, but the boundary between functionality and playfulness is a thin one. They are, instead, tools that are useful for our lives and our work as well as the expression of a design practice that is, if less aesthetical, more ethical, or rather pragmatic; a kind of design that solves problems and has real positive impact on our lives and hence on society, on politics, on climate, on the planet. The right path, though long, is right in front of us.
Whipsaw in Time Space Existence Fino 21 novembre European Cultural Centre, Palazzo Mora www.whipsaw.com | timespaceexistence.com
OLTRE IL PRESENTE Ri/ nascimenti
Evoluzione dell’abitare
Capolavoro del Rinascimento, lo Château de la Tour d’Aigues, che si trova ai piedi del Massicio del Luberon, nel Vaucluse in Provenza, costruito sulle fondamenta di un edificio medievale, mantiene eleganti proporzioni pur avendo subito danneggiamenti (un incendio nel 1780 e in seguito la distruzione da parte dei rivoluzionari) e conseguenti ricostruzioni nei secoli. L’impianto architettonico è ispirato ai grandi castelli dell’Ile de France: cortile quadrato circondato da tre ali e due padiglioni simmetrici, loggiato e portale trionfale. Oggi di proprietà del dipartimento del Vaucluse ospita l’ufficio turistico e il Museo della terracotta. Lo Château de la Tour d’Aigues è il protagonista dell’edizione del Prix W 2020, giunto alla nona edizione, promosso da Fondation Wilmotte e rivolto a studenti e giovani laureati delle facoltà di architettura in Europa: concorso di idee e progetti da sviluppare in chiave enogastronomica per ripensare gli spazi del castello in funzione di nuovi utilizzi – mercato, scuola di cucina, laboratori, enoteca, spazi degustazione, ristorazione, hotel, spazi di co-working, museo, serre, giardini didattici, orti, ecc. – e con un approccio di innesto urbano, nel rispetto della sua storia. Re Make è il titolo della mostra in corso nella galleria di Fondation Wilmotte a Venezia dei progetti vincitori del Prix W 2020, di cui 9 menzionati e 3 premiati ex aequo, che hanno saputo più di tutti (139 erano i progetti presentati) promuovere l’incontro tra patrimonio storico e creazione.
Innovazione tecnologica, sostenibilità, efficienza umana ed energetica con un focus specifico sul benessere sono gli elementi fondativi del modulo abitativo rigenerativo Biosphera Genesis, l’innovativo progetto ideato da Mirko Taglietti e promosso da Aktivhaus, realizzato con il contributo di ricercatori, professionisti, cinque università (Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino; Laboratorio di Ecologia Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta; Dipartimento di Architettura dell’Università di Tor Vergata; Istituto di Sostenibilità Applicata all’ambiente costruito dell’Università della Svizzera Italiana e Politecnico di Milano) e aziende partner, tra cui Global Power Service. Il modulo, economicamente accessibile, realizzato per il settore turistico alberghiero ma applicabile a qualunque segmento costruttivo (privato, terziario, commerciale), è installato su una piattaforma galleggiante sull’isola di San Servolo ed è visitabile su appuntamento fino al 19 settembre. Summa di undici anni di sperimentazione e ricerca scientifica, il modulo abitativo itinerante è stato concepito per adattarsi alle esigenze del singolo, in cui è la tecnologia a rispondere e reagire in accordo con i cicli antropici, sincronizzandosi sui ritmi e sulla fisiologia di chi ci vive. Un modulo sperimentale, altamente tecnologico, destinato a portare a un cambio di paradigma sostanziale nel mondo delle costruzioni, ponendo l’uomo e il suo benessere al centro. Prenotate la visita guidata su: info@biospheraproject.com
Ad un anno dalla devastante esplosione nel porto della capitale libanese, due giornate di dibattiti e conferenze su rinascita e ricostruzione, organizzate in collaborazione con UNESCO e San Clemente Palace Kempinski, dal titolo Rinascere dalle proprie ceneri: Architettura come leva per il futuro di Beirut e non solo vedranno i più grandi nomi dell’architettura contemporanea, da Renzo Piano a Zouhair Mourad, Hedva Ser (Goodwill Ambassador for Culture Diplomacy, UNESCO Headquarter in Paris), a Anne Ajoux (Direttore UNESCO Sede di Venezia) e moltissimi altri, riunirsi a Venezia sull’isola di San Clemente il 14 e il 15 settembre. Chi sono gli attori, quali le lezioni di cui far tesoro e quali i bisogni per assicurare che la volontà di ricostruzione non si fermi quando l’attenzione dei media si affievolirà? Come alimentare lo slancio umanitario, la determinazione ed il senso civico per aiutare gli eroi della prima ora a continuare l’encomiabile attività di aiuto ed essere parte attiva della ricostruzione di Beirut? Quanto conta un piano urbanistico strategico nel ridefinire i quartieri colpiti dalla tragedia? Sarà possibile costruire una città nuova che annoveri il recupero del passato tra le esigenze contemporanee dei cittadini moderni? A tutte queste domande sono chiamati a rispondere architetti, professori, autorità, personalità di spicco per capire come la rinascita di Beirut possa far leva sul proprio porto, analizzando gli esempi di Barcellona, Marsiglia e Genova, e come istituzioni, associazioni, organizzazioni non governative, università ed iniziative private possano diventare motore di ricostruzione e salvaguardia del patrimonio umano e culturale. Per prenotazioni ed informazioni info.sanclementepalace@kempinski.com
RE MAKE. Prix W 2020 Winning projects Galleria, Fondaco degli Angeli, Cannaregio 3560 www.prixw.com | www.wilmotte.com
Biosphera Genesis. Modulo Abitativo Rigenerativo 1-19 settembre Isola di San Servolo www.biospheraproject.com
Rinascere dalle proprie ceneri 14-15 Settembre San Clemente Palace Kempinski, Isola di San Clemente www.kempinski.com
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LA SOSTANZA DELLE IDEE
arte
Il fotografo è un viandante, e la sua è un’arte errante Michele Alassio
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LO SPAZIO
laTOLETTASPAZIOEVENTI
di Massimo Bran
I
n una città ormai giunta sul crinale critico della sua sparizione, dopo almeno tre decenni di irreversibile abbandono a una monocultura turistica che progressivamente ha svilito l’idea alta stessa di turismo che pure Venezia aveva saputo prima coltivare, in una città in cui non vi è traccia alcuna di una seppur minima visione progettuale di sé futura, tutta rapita da quella dannata rendita di posizione per cui il dovere della qualità dell’offerta di servizi per vivere, da turisti e da residenti, questo luogo unico è davvero l’ultimo dei pensieri, in una città, in sostanza, su cui pochi scommetterebbero un centesimo in un suo alto futuro europeo, internazionale, da grande capitale culturale quale dovrebbe sempre essere, l’arte, l’offerta espositiva dei diversi linguaggi espressivi del fare arte oggi rappresenta davvero l’ultima vitale scialuppa cui aggrapparsi per salvarsi da questo stato di vita quotidiano sempre più degradato. La Biennale certamente ha rappresentato in questi ultimi 25 anni almeno un motore straordinario nel consolidare e rilanciare la cifra di capitale artistica internazionale di Venezia: sapere che almeno una volta all’anno questa città platealmente è ancora in grado di dimostrare ciò che potrebbe e dovrebbe essere in ogni suo santo giorno rappresenta una forma di resistenza davvero potente. In questi ultimi, recenti anni l’insediamento di almeno una decina di fondazioni internazionali d’arte provenienti da ogni dove, e altrettante se ne preannunciano, è la dimostrazione plastica che la capacità attrattiva di questa città, nonostante il degrado di cui sopra, è ancora comunque fortissima, e non solo per apparizioni fugaci, one shot. Lo sappiamo, non basta, però è comunque un’ancora luminosa, l’ultima su cui far conto per rimanere a galla. E però, e però… Uno dice, e insomma, non ti accontenti mai, che vuoi di più? Molto. Diciamo che l’universo Biennale ha prodotto una scossa dirompente nel disincanto ormai atavico dei più che qui ancora vivono, proponendo fermenti contemporanei in vitale dialogo tra di essi in tutto il suo corpo urbano. Bene. Però il tutto si svolge su un terreno eminentemente espositivo. A mancare è l’altra faccia della medaglia, quella forse meno luccicante eppure nodale per dare completezza a questo percorso, ossia la dimensione laboratoriale, la capacità di queste grandi fondazioni, musei, gallerie di coinvolgere chi qui studia e lavora con le arti, a partire dalle centinaia di giovani che studiano e lavorano su questo terreno nelle università e nelle accademie, non solo a Venezia si intende. Insomma, a mancare è proprio un percorso circolare continuo, che coniughi intelligentemente e concretamente l’alto con il basso, la schiuma con il fondo. Certo, accendere un simile processo sarebbe compito di chi per funzione ha quella di produrre visioni sistemiche a livello dirigenziale, amministrativo. Ma qui, come sappiamo, siamo non all’anno zero, di più. E va da sé, perciò, che un simile tema rimanga lettera non morta, ma neanche apribile da chi sappiamo. E quindi l’impresa non può che farsi disperata. Eppure c’è chi, privatamente, rischiando di suo, scommette senza alcun ritorno garantito, ma anzi, su chi non ha i mezzi per neanche proporsi in scenari così alti e dispendiosi quali quelli di una Biennale. C’è chi, insomma, crede ancora che vivere e lavorare qui significhi anche costruire un nuovo senso dello stare insieme, partendo dalla ricerca, dalla “scoperta” di nuove voci costruendo per esse nuovi spazi dove poter essere, esprimersi, produrre, esporre. Questa nuova, straordinaria avventura, laToletta SpazioEventi, concepita e realizzata da Giovanni Pelizzato, titolare e animatore culturale di quella storica e vitale libreria veneziana che tutti noi da sempre frequentiamo e che risponde al nome de “la Toletta”, e da uno dei più importanti e “presenti” fotografi veneziani, quel Michele Alassio protagonista di progetti e mostre un po’ in tutto il mondo sempre con un occhio vivo a restituire meraviglie e disgrazie della sua stra-amata città, beh, è ben più che un balsamo per la nostra bruciatissima pelle. Uno di quei progetti per cui la sua sola ideazione e prima realizzazione ti rimettono in moto testa, anima, in una parola, la vita, sì, perché è di questo che si tratta e si parla qui: creare spazi di vita nell’ultima oasi rigogliosa di questo luogo, l’arte. Un’oasi che per avere però un futuro più pieno e sensato deve prendersi cura delle sue acque, della sua linfa, che non possono che alimentarsi senza soluzioni di continuità coltivando chi viene ora, chi viene dopo. Chapeau.
All’interno di un contenitore totalmente nuovo, originalissimo e inatteso – qual è materialmente il magazzino/deposito operativo di una libreria –, continua l’impegno culturale che ha sempre caratterizzato le attività della Libreria Toletta e in particolare del suo titolare Giovanni Pelizzato. Uno spazio di aggregazione, di dibattito e di confronto aperto alla presentazione di volumi, agli incontri con autori e a ogni altra attività connessa, mentre la parte espositiva, con la direzione artistica di Michele Alassio, viene dedicata esclusivamente alla fotografia e grafica contemporanea e non. Un programma espositivo basato su collaborazioni internazionali con i migliori autori presentati in mostre personali e sull’innovativo Venice Photo Prize, un concorso sostenuto da Banca Generali riservato ad assoluti esordienti nel campo fotografico. Fondamenta di Borgo, Dorsoduro 1134
LA MOSTRA
VENEZIA Serie 2019, 2020, 2021 Ad inaugurare laToletta SpazioEventi, l’esposizione di una selezione di fotografie tratte dalle ultime serie realizzate a Venezia dal fotografo Michele Alassio, direttore artistico dello spazio, che documentano lo stravolgimento che ha colpito la città nel solo arco di tre anni coincidenti con la realizzazione dei tre distinti progetti. Venice’s Autopsy, realizzato tra il 2018 e il 2019 nel pieno dell’overtourism; Our darkest hour, its radiant time, prodotto nel 2020 durante il primo lokdown, dominato dalla inedita drammaticità del momento; Mirages (joking with fire), realizzato nel 2021, dove alla paura si sostituisce la consapevolezza di non dover esporre più la città ad altre ‘apocalissi’. Non un semplice mostrare, ma un provocare reazioni forti, sollecitare approfondimenti, stimolare riflessioni, ricercare soluzioni per questa città, bellissima, unica e fragile. Inaugurazione, 4 settembre h. 18.30
IL LIBRO
PASSING STEAMER «La fotografia smette di essere un documento e può essere arte quando ciò che mostra non è il fine, ma il mezzo». Michele Alassio ci conduce attraverso la sua personalissima indagine sulla fotografia operata attraverso la sua diretta esperienza, restituendola in un libro che è una sorta di ‘romanzo’ di formazione declinato sul fotografare. Il volume, edito da La Toletta – edizioni, uscito ad agosto 2021, sarà presentato da Giovanni Montanaro, autore della prefazione. Presentazione libro, 18 settembre h. 18
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arte
FOCUS ON PHOTOGRAPHY IN THE CITY
Inno alla vita di un fotografo
Una stupenda retrospettiva dedicata a Mario De Biasi. Fotografie 1947–2003 pone la Casa dei Tre Oci tra i luoghi assolutamente da visitare a settembre. Un’esposizione diacronica di 216 fotografie esposte per nuclei tematici attraverso 10 sezioni, passando dal racconto di grandi eventi storici e di viaggi esotici ai ritratti di personaggi famosi e potenti, a scene di vita quotidiana con volti sconosciuti, per poi sfociare nel concettuale e nell’astratto. Biasi si è occupato di cinema, architettura, natura, attualità con imprese ardite al limite dell’azzardo, tanto da essersi guadagnato l’appellativo di “fotografo pazzo”. Nato a Belluno nel 1923, si trasferì giovanissimo a Milano e, dopo un breve periodo alla Magneti Marelli come operaio, si licenziò per dedicarsi alla fotografia. Grazie ai suoi scoop raggiunse la notorietà in breve tempo, diventando uno dei fotogiornalisti più conosciuti al mondo. Ha raccontato lo sbarco sulla luna, la rivolta ungherese di Budapest, l’eruzione dell’Etna; ha immortalato attrici come Sophia Loren, Brigitte Bardot o personaggi famosi come Federico Fellini e lo Scià di Persia. Enrica Viganò, curatrice della mostra, afferma soddisfatta: «Era il momento! Si sentiva la necessità di una mostra antologica che celebrasse il talento di Mario De Biasi in tutte le sue sfaccettature. Il fotoamatore neorealista, il fotoreporter di «Epoca», il testimone della storia, il ritrattista di celebrità, l’esploratore di mondi vicini e lontani, l’artista visuale, l’interprete di madre natura, il disegnatore compulsivo e creativo. Tutto il suo lavoro è un inno alla vita». Daniela Paties Montagner 68
Poesia urbana
An amazing retrospective dedicated to Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003 makes Casa dei Tre Oci a place you don’t want to spare a visit this month. A diachronic exhibit of 216 photographs, sorted by theme and divided in ten sections, tell the stories of important historical events, voyages to exotic destinations, the lives of the famous and the powerful, everyday people whose face we don’t recognize, and end up exploring the conceptual and the abstract. De Biasi’s interests were cinema, architecture, nature, current events, and was known not to turn down a challenge. Some called him the ‘crazy photographer’. Born in Belluno, in the Venetian Alps, in 1923, Mario De Biasi moved to Milan as a young man to find a job. As a press photographer, he quickly made a name for himself and reported the moon landing, the Budapest uprising, and the eruption of the Etna. He took pictures of Sophia Loren, Brigitte Bardot, Federico Fellini, and the Persian Shah. Exhibition curator Enrica Viganò had been waiting for a long time to eventually see De Biasi’s talent being celebrated – the neo-realist photojournalist, the witness of history, the celebrity portraitist, the explorer of worlds near and far.
Il fitto dialogo tra l’opera incisoria di Giambattista Piranesi e la fotografia di Gabriele Basilico vede protagonista Roma, la città antica delle incisioni del primo e la città contemporanea ritratta nelle fotografie del secondo, una magnifica trama visiva che si intreccia e diventa poesia urbana dove il tempo esalta il fascino eterno della Capitale. Piranesi Roma Basilico, più che una mostra è una vera e propria sezione a parte nel contesto della bellissima collezione di arte antica conservata a Palazzo Cini, che potrebbe essere considerata in modo permanente occupandone sempre il secondo piano. La selezione inedita del lavoro del grande fotografo è stata infatti direttamente realizzata su commissione della Fondazione Cini nel 2010. Basilico, ispirato dalle celebri pagine che la scrittrice Marguerite Yourcenar dedicò a Giambattista Piranesi agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso, ha ripercorso con la macchina fotografica tutti i luoghi delle vedute piranesiane restituendone la straordinaria modernità. La geometria, linee rette e angoli acuti oppure vaste curve e arrotondamenti, la pietra e il marmo scolpiti, questo gioco di forme che è il miracolo e l’utopia di una città unica e diversa, presente e passata, emerge a poco a poco guardando le fotografie, una dopo l’altra, dando la strana e contraddittoria sensazione di perdersi e di ritrovarsi nel tempo.
Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003 Fino 9 gennaio 2022 Casa dei Tre Oci, Giudecca 43 www.treoci.org
Piranesi Roma Basilico Palazzo Cini La Galleria, Campo San Vio, Dorsoduro 864 www.palazzocini.it
An Anthem to a Photographer’s Life ENG
DIVERSI DA CHI? Occhio radicale
Il nuovo progetto espositivo di Palazzo Grassi, che apre al pubblico il 5 settembre dopo la chiusura di sei mesi per lavori di manutenzione, offre un’esperienza visiva radicale: la Venezia che conosciamo scompare e lascia emergere una Venezia parallela, vuota e atemporale, una HYPERVENEZIA. Ideata da Mario Peliti e curata di Matthieu Humery, conservatore presso la Pinault Collection, la mostra al primo piano di Palazzo Grassi, che offre al visitatore un’esperienza immersiva, si compone in tre diverse istallazioni: un percorso lineare di circa 400 fotografie che ripercorrono un ideale itinerario per i sestieri di Venezia; una mappa della città composta da un mosaico di circa 900 immagini geolocalizzate; un’installazione video di oltre 3000 fotografie che scorrono accompagnate da una composizione musicale inedita realizzata dal noto musicista e compositore Nicolas Godin, membro del duo di musica elettronica Air. Mario Peliti, a partire dal 2006 ha iniziato il suo Venice Urban Photo Project, dapprima in pellicola e dal 2013 in formato digitale, mappando sistematicamente la città di Venezia con le sue fotografie con l’obiettivo di raccogliere il più ampio e organico archivio di immagini della città mai realizzato e di restituirne una rappresentazione inedita dell’intero tessuto urbano nella sua complessità e continuità. A oggi l’archivio fotografico conta oltre 12000 scatti, tutti rigorosamente in bianco e nero, realizzati a parità di condizione di luce, senza ombre portate, e soprattutto in assenza di persone. l progetto recupera il rigore metodologico e
formale delle grandi campagne dei maestri dell’Ottocento e del Novecento – da Charles Marville a Eugène Atget, da Gabriele Basilico a John Davies – al fine di restituire una percezione, la più esaustiva possibile, della città come appare all’inizio del nuovo millennio.
A Radical Outlook
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The new exhibition project at Palazzo Grassi, to open to the public on September 5 after five months of renovation-forced closure, is a radical visual experience: the Venice we know disappears and gives way to a parallel Venice: an empty, atemporal one: HYPERVENEZIA. Created by Mario Peliti and curated by Matthieu Humery, the exhibition offers visitors an immersive experience into three installations: a linear itinerary over 400 photographs of Venice, a map of the city composed of 900 geo-tagged pictures, and a video installation that uses over 3000 photographs and music by Nicolas Godin, one half of electronic music band Air. Mario Peliti has been mapping Venice since 2006 with the goal of collecting the largest picture archive of Venice and to create an original representation of its urban fabric in all its complexity and continuity. HYPERVENEZIA 5 settembre-9 gennaio 2022 Palazzo Grassi, San Samuele, San Marco 3231 www.palazzograssi.it
Fotografie potenti ed evocative che raccontano storie, situazioni e aspirazioni di persone con disabilità in diverse parti del mondo, non mettendo in evidenza la “diversità” dei soggetti ritratti, bensì mostrando il forte contributo che la loro inclusione porta alla società. Nessuno escluso è la coinvolgente mostra di Christian Tasso, curata da Adelina von Fürstenberg e organizzata dal Consolato di Svizzera a Venezia, in collaborazione con ART for The World di Ginevra, ONG associata al Dipartimento dell’Informazione Pubblica delle Nazioni Unite (UNDPI), che per la sua valenza individuale e inclusiva nella rivalutazione delle diversità, si inserisce appieno nel quadro della politica estera svizzera per la tutela delle persone con disabilità. Christian Tasso (Macerata, 1986, vive e lavora tra l’Italia e la Svizzera) sviluppa progetti su temi legati alla comunità, i costumi e i rituali, la ricerca dell’identità attraverso e con gli altri, l’interazione con la natura e il rapporto tra memoria e territorio. Con Nessuno escluso l’artista presenta la “diversità” come una risorsa integrata nel contesto sociale, in cui le persone ritratte vivono. Ogni immagine, scattata in pellicola e sviluppata manualmente in camera oscura, riflette la storia personale del soggetto fotografato come individuo attraverso la sua vita e le sue ambizioni personali: la disabilità diventa così un elemento tra i tanti che costituiscono la sua identità. Nessuno Escluso – No One Excluded 28 agosto-17 settembre Palazzo Trevisan degli Ulivi, Campo Sant’Agnese, Dorsoduro 810 www.artfortheworld.net
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arte
FOCUS ON PHOTOGRAPHY NOT ONLY VENICE
Scatti corsari Intervista a Elio Ciol «Fontana di aga dal me país. A no è aga pí fres-cia che tal me país. Fontana di rustic amòur». (Fontana d’acqua del mio paese. Non c’è acqua più fresca che nel mio paese. Fontana di rustico amore). Sono versi in dialetto che Pier Paolo Pasolini ha dedicato alla sua Casarsa, il paese della campagna friulana dove è nato Elio Ciol, uno dei grandi fotografi del panorama internazionale. Anche lui, come Pasolini, è a suo modo un poeta per le emozioni che le sue immagini, i suoi paesaggi in bianco e nero, l’uso magistrale delle luci riescono a trasmetterci, per come è riuscito a donarci la bellezza attraverso la sua grande tecnica e il suo linguaggio espressivo intriso di spiritualità. Elio Ciol ha compiuto quest’anno 92 anni. Grande viaggiatore, ha esplorato con la sua fotocamera i luoghi più interessanti d’Italia e d’Europa, arrivando anche in Yemen, Mongolia, Libia, Uzbekistan, India, Nepal, Egitto e Siria. I suoi lavori si trovano nei più importanti musei e gallerie internazionali. Ciol vive ancora nella sua piccola Casarsa, nel suo Friuli, ora e per sempre legatissimo a quel “paese di temporali e primule”. Inizia giovanissimo a lavorare nello studio fotografico del padre dove apprende i primi rudimenti, ma sarà un ufficiale tedesco ad aprirgli un modo di vedere diverso, più consono alla sua sensibilità. Ha undici anni quando, compagno di giochi di Nico Naldini, conosce l’allora diciottenne Pasolini mentre trascorre le vacanze estive nella casa materna in cui poi si trasferirà a vivere durante la guerra. Pasolini nel 1945 fonda l’“Academiuta di lenga furlana” coinvolgendo anche il giovane Ciol; è suo, infatti, il celebre scatto all’esterno della Chiesa di Versuta con il poeta attorniato da allievi e amici. Elio Ciol è considerato un maestro della fotografia contemporanea. Moltissime le sue mostre in Italia e all’estero. Le sue immagini sono state acquisite dalle collezioni permanenti di alcuni tra i più importanti musei del mondo quali il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, i Musei Vaticani a Roma, il Museo Pushkin e il MAMM di Mosca. Nella sua lunga carriera ha collaborato con prestigiose case editrici contribuendo a illustrare con le sue fotografie 218 libri. Ha ricevuto svariati premi 70
e riconoscimenti, tra cui l’ambitissimo World Press Photo e due volte il Kraszna-Krausz Photography Book Award. Un’attività sempre molto intensa quella di Elio Ciol: a Venezia è da poco terminata la sua mostra alla Galleria La Salizada, a Casarsa è stata prorogata fino al 26 settembre la bellissima mostra Elio Ciol. Respiri di viaggio, con cui la sua città natale gli ha reso omaggio, mentre a Brescia al Museo di Santa Giulia proseguirà fino al 17 ottobre l’esposizione Palmira. Una memoria negata, curata da Renato Corsini. Le sue immagini sono inoltre state esposte dal 6 al 9 luglio a Ekaterinburg in Russia nell’ambito della manifestazione fieristica Innoprom, dove l’Italia è stata invitata quale primo Paese ospite d’onore. Incontro Elio Ciol a Casarsa tra le 120 fotografie di incantevoli paesaggi che compongono la sua mostra. Da friulana, con padre casarsese, devo subito chiederle di Pasolini, a cui lei fece dei ritratti bellissimi anche in compagnia di Maria Callas. Che ricordi ha di questo grande intellettuale? Il ricordo di una persona molto gentile, aperta, che ti incantava con il suo sapere ma senza farti sentire inferiore. E questo da sempre, sia quando l’ho incontrato la prima volta, avevo 10 anni, fino a quando l’ho incontrato ad Assisi nel 1963, quando ne avevo 34 di anni, e ancora con la Callas nel 1969, a 40. La gentilezza era la prima cosa che emergeva dalla sua personalità, poi il fascino della sua cultura. Non avevo legami particolari con lui se non quello dell’amicizia e della stima reciproche. Com’è nata il lei la passione per la fotografia? La passione per la fotografia è nata dal successo che ho avuto in un concorso foto-
grafico a Udine nel ‘49. Da quel momento ho deciso di dedicarmi completamente ad essa. Utilizza le moderne tecnologie? Modifica le foto con photoshop? Il digitale è professionalmente molto valido. Ho sempre fatto attenzione alle nuove tecnologie, sperimentandole prima di dare giudizi; tuttavia no, non modifico mai le foto con photoshop, non ne sento il bisogno. Come vede i selfie? Considero il loro uso in una chiave meramente ludica, per dilettanti. Niente di più. Io ho pochissime foto di quando ero ragazza. Allora una fotografia era legata a un evento speciale, un compleanno, una cerimonia religiosa, una gita; insomma, restituiva qualcosa di importante. Oggi vi è una compulsiva, quotidiana ossessione nell’immortalare ogni attimo, anche il più banale: il cibo al ristorante, l’ultimo acquisto, naturalmente da diffondere via social immediatamente al mondo… Una volta per fare una fotografia occorreva conoscere la tecnica fotografica. Solo chi conosceva la tecnica riusciva a fare delle buone immagini. Oggi non più grazie alla comparsa dell’automatismo. La macchina fotografica, o il telefono con la macchina fotografica inserita, garantisce di per sé la riuscita dell’immagine. Non occorre più conoscere tante cose per riuscire a fare una foto e inoltre non vi è bisogno di una spesa considerevole per realizzarla, di conseguenza diventa un divertimento documentare qualsiasi cosa. Lei è profondamente credente. È stato amico di quel straordinario uomo che è stato Padre David Maria Turoldo, sempre al fianco degli ultimi. Oggi dove trova la forza per rinnovare la sua fede di fronte a
La visione anche di una comune margherita mi fa pensare all’autore di tanta bellezza, all’ordine, al ritmo dei petali e al colore giallo della corolla come fosse un sole... tutto ciò che scorre davanti ai nostri occhi? Trovo la forza nelle cose belle. La visione anche di una comune margherita mi fa pensare all’autore di tanta bellezza, all’ordine, al ritmo dei petali e al colore giallo della corolla come fosse un sole che si estende tramite i petali all’infinito e, di conseguenza, all’autore dell’infinito e del Creato. Il rapporto tra uomo e ambiente è da sempre molto chiaro nei suoi scatti, ben prima che concetti quali sviluppo sostenibile divenissero verbo quotidiano della comunicazione sociale e politica. Cosa possiamo davvero fare in concreto a riguardo secondo lei? Agire secondo natura... Non contro. Qual è la sua fotografia che ama di più? Fortunatamente sono tante.
Cosa si sente di consigliare ad un giovane fotografo alle prime armi? A un giovane fotografo suggerirei di non scoraggiarsi per i risultati un po’ deboli delle prime foto, ma di continuare a scattare cercando di capire quale sia la causa della differenza del risultato visivo tra il visto prima dello scatto e quello riprodotto nella foto. Per questo occorre molta costanza e lavoro. Venezia ha ospitato spesso le sue opere. Che cosa rappresenta per lei questa città? Per me Venezia è una città eccezionale. Suggerisce continuamente motivi di inquadrature fotografiche. Infatti su Venezia ho già realizzato due fotolibri, di cui il primo ha ottenuto il Kraszna-Krausz Photography Book Award a Londra. È una miniera di cultura, di sensazioni, di ispirazioni all’arte. È un’occasione di crescita continua in tutti i sensi. Elisabetta Gardin
Ha attraversato tanti periodi storici diversi, la guerra, il boom economico, gli anni di piombo fino alla pandemia. Quale periodo storico ha vissuto più intensamente o comunque le è parso più interessante? Il boom economico, perché l’ho vissuto nel momento più importante della mia crescita. Allora si sono messe in movimento positivamente le tante occasioni e i molteplici interessi di sviluppo culturale e professionale. Lei è un grande viaggiatore, grande cantore del paesaggio. Dove si è sentito più in sintonia con quello che la circondava? In ogni Paese che ho visitato ho trovato nuovi motivi di grande interesse sia per il paesaggio, sia per l’architettura o per il modo di vivere dei suoi abitanti, però sempre quando in sintonia con il loro ambiente. Elio Ciol. Respiri di viaggio Fino 26 settembre Spazio espositivo ex Sala Consiliare, Casarsa della Delizia (Pordenone) - www.eliociol.it
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CORPI AL LAVORO
IN THE CITY
Danzando attraverso l’Oceano Isabel Lewis, una coreografia per il futuro
Photo Magali Le Mens
Secondo capitolo del programma espositivo biennale curato da Chus Martínez, curatrice di Ocean Space per il 2021-2022, commissionato e prodotto da TBA21–Academy. The Soul Expanding Ocean #2 è il titolo del nuovo progetto performativo dell’artista e coreografa Isabel Lewis che invita a una «danza attraverso l’Oceano». La performance esorta a prestare attenzione al linguaggio dell’Oceano: mani, pelle, occhi, naso, orecchie... tutti gli organi devono imparare a percepire l’Oceano, anche quando l’Oceano non è (ancora) presente. Per questo motivo l’artista propone un balletto che riprende le dinamiche delle interazioni bio-fisiche dell’Oceano sotto forma di strategia coreografica, un insieme formalizzato di movimenti che adattano il corpo al flusso sonoro. A fornire il flusso è l’Oceano e la missione è adattare i corpi al suo ritmo. Lewis invita partecipanti e visitatori nella Chiesa di San Lorenzo e nel rispettivo campo, come se fossero trascinati tra le acque dell’Oceano, con i corpi catturati dalle correnti e la voce integrata nell’opera come una componente politica. La performance affronta una domanda cruciale: come conciliare in modo coerente l’attività artistica di una coreografa e danzatrice con il suo impegno politico nei confronti della natura e dell’Oceano? Nel 1969 il musicista veneziano Luigi Nono affermò che, a suo avviso, non esisteva «alcuna differenza tra musica e politica». Lewis è esattamente dello stesso avviso: non esiste alcuna differenza tra danza e politica. La performance espositiva si svolgerà nel corso di cinque fine settimana consecutivi, ogni venerdì e sabato, dal 17 settembre al 17 ottobre, dalle 15 alle 20.
Dancing over the Ocean
ENG
The second chapter of the exhibition programme curated by Chus Martínez and produced by TBA21-Academy, The Soul Expanding Ocean #2 is a performance art project by choreographer Isabel Lewis and a story of dancing across the ocean. The performance invites us to pay attention to the language of oceans: hands, skin, eyes, nose, ears… all organs must learn to perceive the ocean, even when the ocean is not there yet. For this reason, the artist shows a dance that mirrors the bio-physical interaction of oceans in the shape of choreographic strategy, a formal set of motions and gestures that adapt the body to a sound stream. The stream is the ocean itself and the mission is for the body to adapt to it. Lewis welcomes us into San Lorenzo Church and its courtyard for us to feel transported by ocean waves and currents. The voice integrated in the art is its political component. The project asks a crucial question: how can the art of a dancer and choreographer coexist with her political activism for the welfare of nature and the oceans? In 1969, Venetian musician Luigi Nono stated that, in his opinion, “there was no difference between politics and music.” Lewis agrees wholeheartedly: there is no difference between dance and politics. Every Friday and Saturday, September 17 to October 17, 3pm to 8pm. The Soul Expanding Ocean #2: Isabel Lewis 17 settembre-17 ottobre Ocean Space, Chiesa di San Lorenzo, Castello 5069 www.ocean-space.org
«Bruce Nauman cammina. Mettendo un piede davanti all’altro mentre spinge all’esterno il fianco opposto a ogni passo, le mani intrecciate dietro alla testa, i gomiti in fuori, l’artista cammina in contrapposto, in continuo controbilanciamento. I suoi movimenti, catturati in video, attraversano lo spazio liminale dello studio; il suo corpo a volte sembra sicuro di sé e deciso, altre vacillante o instabile. In un certo intervallo di tempo siamo testimoni del conflitto tra il corpo e la mente di Nauman, che si compie mentre si consuma l’impegnativo equilibrio del chiasmo fisico e l’artista è spossato da questa azione. L’anno in cui questo movimento viene eseguito e registrato è il 2016 e il lavoro risultante è una monumentale installazione video a sette canali intitolata Contrapposto Studies, I through VII. «Bruce Nauman is walking. Placing one foot in front of the other while thrusting the opposite hip out with each step, his hands clasped behind his head, elbows out, the artist walks in contrapposto, executing a continual counterbalancing act. His movements, captured on video, traverse the liminal space of the studio; his body seems at times confident and sure, at others faltering or unsteady. Over the course of a certain duration, we bear witness to Nauman’s body-mind conflict unfolding as the exacting balance of this physical chiasm is worn down, the artist worn out by the action itself. The year in which this movement is performed and recorded is 2016, and the resulting work is a monumental seven-channel video installation titled Contrapposto Studies, I through VII.» (Adapted from “Body at Work” by Erica F. Battle, Bruce Nauman. Contrapposto Studies, 2021) Bruce Nauman: Contrapposto Studies Fino 9 gennaio 2022 Punta della Dogana, Dorsoduro 2 www.palazzograssi.it
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arte IN THE CITY
IL TORMENTO E L’ESTASI
Non una “copia” del gigantesco telero della sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, bensì un “modello” autografo di Jacopo Tintoretto del suo Paradiso, dove le caratteristiche stilistiche del Maestro sono presenti e portate alle loro estreme espressioni. Parte del patrimonio artistico della Scala Contarini del Bovolo, questo dipinto di Tintoretto ha ispirato l’artista americano Donald Martiny che mette in scena, proprio negli spazi espostivi del Palazzo veneziano, un fitto dialogo creativo. Il risultato: un corpus nuovo di opere di Martiny, un’ingegnosa fusione di pittura e scultura. Tintoretto dipinse con energia furiosa e decisa rapidità. La sua pennellata, forte e materica, pittorica ed espressionista, sembrava esistere fine a sé stessa. Gesti inediti, drammatici e cospicui che si traducono in segni tortuosi nei lavori di Martiny, allo stesso tempo tridimensionali e bidimensionali, caratterizzati da un’insolita immediatezza di tratto. La pittura di Martiny appare così un insieme di gesti epici e lirici, capaci di colmare il divario tra – o meglio riconciliando – l’Espressionismo astratto americano e l’Astrazione lirica europea. Curata da Gianluca Ranzi, la mostra Jacopo Tintoretto | Donald Martiny, che inaugura il 10 settembre, è realizzata in partnership con ArteA Gallery di Alessandro Deponti, Milano. Jacopo Tintoretto | Donald Martiny 10 settembre-10 ottobre Scala Contarini del Bovolo San Marco 4303 www.donaldmartiny.com
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Emilio e Georg Maestri d’arte e d’amicizia
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, nel Magazzino del Sale, proprio dove si trovava lo studio di Emilio Vedova, ri-pensato in modo straordinario e minimalista da Renzo Piano, ospita una piccola ma intensissima mostra dedicata a Georg Baselitz, o meglio un dialogo tra due Maestri. Perché, nonostante Vedova ci abbia lasciati nel 2006, il dialogo continua. L’eredità di un grande artista non risiede solo nel suo lavoro, ma anche nei contesti e nelle affinità che danno vita alle opere. L’amicizia tra Vedova e Baselitz è sicuramente un’eredità di questo tipo. I due Maestri erano legati non solo da un’intesa artistica, ma anche da una profonda e duratura amicizia fin dai primi anni Sessanta, nata nella Berlino divisa dal muro, dove Vedova visse per circa due anni. «Nonostante le spiritose e affettuose allusioni all’artista in questi hommages, i dipinti di Baselitz dedicati a Vedova non sono ritratti. Essi alludono allo stile espressionista e alla composizione all-over dei quadri di Vedova; alcuni poi fanno ampio uso del nero, colore che lo ha sempre contraddistinto. In ognuno di essi è ritratta una figura apparentemente nuda seduta su una semplice sedia, e tramite questa iconografia elementare Baselitz esprime vicinanza, compagnia e dialogo, un po’ come fece malinconicamente Vincent van Gogh ad Arles nel dicembre del 1888, quando giustappose il suo dipinto di una sedia vuota a quello dell’amico Gauguin: ritratti in absentia dei due uomini e del contrasto tra le loro personalità» (tratto da Georg Baselitz, Dove Va? di Philip Rylands). Vedova accendi la luce è il titolo della mostra da non perdere, aperta al pubblico fino al 31 ottobre.
Master of art and friendship
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The art studio where Vedova used to work, at Magazzino del Sale, is now the Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, thanks to a beautiful, minimalist intervention by architect Renzo Piano. Today, the place keeps true to its history with an art exhibition dedicated to Georg Baselitz, or rather, to a conversation between Baselitz and Vedova. The legacy of a great artist survives in his work, and also in the context that foster the creation of new art. The friendship between Vedova and Baselitz is an essential part of this legacy. The two met in Berlin in the early 1960s. “Although Baselitz’s paintings of Vedova display good-spirited, affectionate allusions, these are not portraits. These are references to the expressionist style and the all-over composition style in Vedova’s art. Some make large use of black, which is the colour he loved. In each of them, we can see the portrayal of a person, apparently in the nude, sitting on a simple chair. By means of this elemental iconography, Baselitz shows closeness, companionship, dialogue, a bit like what Vincent van Gogh did in Arles in the December of 1888, when he juxtaposed his painting of an empty chair to a portrait of his friend Gauguin. In absentia portraits of two men, and of the contrast between their personalities.” (Philip Rylands) Baselitz. Vedova accendi la luce Fino 31 ottobre Fondazione Emilio e Annabianca Vedova Magazzini del Sale, Dorsoduro 42 www.fondazionevedova.org
Storie di Palazzo Scoprire la storia di un palazzo e le vite dei suoi illustri abitanti è un viaggio affascinante tra arte e leggenda. Un viaggio nel tempo che palazzo Vendramin Grimani, sede della nuovissima Fondazione dell’Albero d’Oro, garantisce attraverso un inedito percorso di visita che presenta opere e curiosità rare ed emblematiche appartenute alle famiglie che hanno vissuto in questa splendida residenza del XVI secolo: un eccezionale nucleo di dipinti che include il Ritratto di Andrea Contarini di Domenico Tintoretto, Imeneo di Sebastiano Ricci e Ritratto di Maria Ragazzoni di Francesco Montemezzano, opere antiche, tra cui arazzi, dipinti, arredi e altri oggetti, e opere contemporanee, come gli acquerelli del pittore francese Yvan Salomone (Saint-Malo, 1957). La storia del Palazzo, vicinissimo a campo San Polo e affacciato sul Canal Grande, si intreccia in particolare con le articolate genealogie delle nobili famiglie veneziane dei Vendramin e dei Grimani. Le vicende dell’edificio, già esistente nel 1365, si possono ripercorrere attraverso la lettura
della struttura architettonica, delle stratificazioni e delle diverse campagne decorative succedutesi in un lungo arco temporale: dalle preesistenze bizantine, romaniche e gotiche (visibili nella pianta prospettica di Jacopo dei Barbari del 1500) alla rifabbrica del primo Cinquecento, voluta dai Vendramin, che fornì l’attuale veste esteriore al palazzo. Successive acquisizioni di fabbricati adiacenti, iniziate nella seconda metà del Seicento, ampliarono il corpo dell’edificio fino a raggiungere nel Settecento il retrostante rio delle Erbe. Anche la stagione tardo settecentesca interverrà sulla fabbrica con modifiche sostanziali all’organizzazione degli ambienti e al loro apparato decorativo, mentre il XIX secolo contribuirà ad arricchire gli interni con gli affreschi di Giovanni Carlo Bevilacqua, Sebastiano Santi e Giuseppe Borsato, realizzati negli anni venti dell’Ottocento. Palazzo Vendramin Grimani dell’Albero d’Oro San Polo 2033 www.fondazionealberodoro.org
Canaletto incontra Guardi Una insuperata sintesi narrativa in armonico equilibrio tra la virtuosistica riproduzione dei celebri monumenti di Venezia e l’affabile rappresentazione di uno spaccato realistico e gustoso di vita settecentesca: Canaletto offre ne Il Molo verso ovest con la Zecca e la colonna di San Teodoro un colpo d’occhio di impareggiabile vivacità descrittiva. La struttura prospettica solida e il grande senso della realtà compongono una veduta che si allarga dalla colonna di San Teodoro verso il molo della Libreria Marciana, prolungandosi nell’edificio della Zecca fino all’ingresso del Canal Grande con la Dogana da Mar e la grande cupola della Chiesa della Salute. Davanti alla Libreria e alla Zecca si accalcano le bancarelle dei mercanti di generi alimentari, le cui barche sono ormeggiate sul molo antistante. Tutto il primo piano è dominato dalla animata piazzetta con bimbi che giocano, borghesi che conversano, senatori in toga. Quasi sicuramente acquistato dal console Joseph Smith, Il Molo verso ovest con la Zecca e la colonna di San Teodoro (1735/42) fu poi
ceduto al IV duca di Leeds, oggi conservato a Milano alla Civica Pinacoteca del Castello Sforzesco assieme al suo pendant, Il Molo verso la Riva degli Schiavoni con la Colonna di San Marco. Il dipinto di Canaletto è Ospite in Galleria alla Ca’ d’Oro, posto a confronto diretto fino al 24 ottobre con il dipinto di Francesco Guardi Il Molo verso la Salute, che fa parte della Collezione di Giorgio Franchetti. Due straordinarie tele eseguite dai protagonisti assoluti del ve-
dutismo lagunare del Settecento: la luminosa versione di Canaletto, di ampio respiro scenografico e impeccabile coerenza prospettica, riferibile alla maturità del pittore, e la vibrante interpretazione lirica offerta da Francesco Guardi, in una fase avanzata del suo operato, ormai lontana nella sua indeterminatezza fantastica dal nitido rigore dell’altro. Ospiti in Galleria/Confronti Fino 24 ottobre Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Cannaregio 3934 www.polomusealeveneto.beniculturali.it
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arte IN THE CITY
SMETTERE DI DIPINGERE Aspettando Art Night... ... e un nuovo modo di fare cultura «Era una bella giornata e stavo passeggiando lungo un fiume insieme al giovane artista. Mi parlava dei suoi nuovi dipinti. Raccontai al pittore che, quando ero giovane lo Zeitgeist imponeva di dichiarare: “La pittura è morta”, alcuni lo gridavano con veemenza, altri lo sussurravano. Com’è ovvio, mi venne in mente il celebre, meraviglioso, paradossale dipinto scarabocchiato di Jörg Immendorff, Hört auf zu malen (Smettete di dipingere), che solo in parte è assimilabile al concetto di “smettere di dipingere”. Quel dipinto preannunciava che il funerale della pittura sarebbe stato probabilmente rimandato, perché aveva il carattere di un’insubordinazione. Allora pensai ad annunci funebri più antichi, a cominciare dalla celebre di Paul Delaroche: “Da oggi la pittura è morta”. [...] Come sappiamo, si sbagliava: non c’era bisogno di alcuna bara. Cominciai a immaginare come avrebbe potuto configurarsi una mostra dedicata all’esposizione panottica di queste posizioni artistiche. Immaginavo che sarebbe stata un caleidoscopio di gesti ripudiati, e avrebbe incluso la critica di quei gesti ripudiati. Provai a tracciare il vago profilo di una struttura narrativa per una mostra sul tema “smettere di dipingere”. Qualcosa come “le cinque crisi della pittura” poteva funzionare: poteva avere un senso e al tempo stesso fingere di avere un senso. [...] Tuttavia l’uso del termine “crisi” mi sembrava problematico, perché in molti casi viene utilizzato a sostegno di argomentazioni reazionarie. Cercavo un altro termine. E se avessi sostituito “crisi” con “rottura”? L’idea che si delineava nella mia mente era di percorrere un sentiero lungo queste linee di rottura, intervallato da qualche deviazione illuminante [...]». Tratto da La luce della lampadina spenta di Peter Fischli in Stop Painting, catalogo della mostra, edito da Fondazione Prada, Milano 2021. Stop Painting. An Exhibition by Peter Fischli Fino 21 novembre Fondazione Prada Venezia Ca’ Corner della Regina, Santa Croce 2215 www.fondazioneprada.org
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Le disposizioni per arginare il diffondersi della pandemia e delle sue diverse varianti hanno ridisegnato la quotidianità di milioni di persone in generale, in modo particolare per quel che concerne la convivenza sociale, il fruire in condivisione momenti ludici e culturali, ponendo in primo piano il ruolo della tecnologia come surrogato veicolo di normalità. Eventi di successo come Art Night Venezia, promossi da istituzioni responsabili ed esemplari, nel caso specifico l’Università Ca’ Foscari, sono stati costretti nel 2020 ad annullare l’appuntamento, rinviandolo all’anno successivo. Tuttavia, arrivati al punto di dover prendere una decisione sulla decima edizione, si è infine deciso di fissarla straordinariamente per quest’anno il 2 di ottobre, in concomitanza e in accordo con la famosa Nuit Blanche di Parigi che si tiene nello stesso giorno. Per l’occasione davvero extra-ordinaria, le organizzatrici, le infaticabili Silvia Burini e Angela Bianco con tutto il team di Ca’ Foscari, sono state capaci di ridefinire i confini dell’evento che fa da sempre del coinvolgimento diretto la sua prima radice identitaria, trovando soluzioni alternative e creative. L’improvvisazione è bandita, lasciando spazio al giusto mix di analogico e digitale, formula perfetta per ritrovare il piacere della fruizione. Sospesi per il momento i viaggi virtuali, che a lungo ci hanno accompagnato negli scorsi mesi, l’arte e la cultura ritornano ad essere vissuta in prima persona nel rispetto delle norme anti-covid e con l’aiuto di una tecnologia smart. Già da qualche anno operativa a Venezia, Mypass è una app al servizio del cittadino, viaggiatore e turista capace di aprire in modo digitale e semplice le porte della città, con l’offerta di prenotazioni agili e veloci di parcheggi, trasporti, gondole, visite guidate, musei, collezioni, mostre, concerti, spettacoli e molto altro ancora. Proposte che mettono in risalto l’importanza del digitale per gestire in modo diretto, rapido e incisivo il proprio tempo visitando una destinazione dalle mille opportunità culturali e di entertainment. Partner di Art Night, Mypass garantirà anche in un evento diffuso, partecipato e in larghissima misura gratuito come questo un servizio di prenotazione e di accessibilità alle centinaia di luoghi ed eventi in programma il 2 ottobre. Non resta quindi ora che rimanere in attesa del programma di Art Night 2021, per programmare al meglio digitalmente la nostra playlist della notte “bianca” più attesa dell’anno. www.unive.it ww.mypassvenezia.it
L’ombra del tempo Campigli e gli Etruschi, dialogo silente
Una figura femminile appena reclinata, vestita di un chitone a mezze maniche ed una lunga tunica fissata da una fibula sulle spalle, con la tradizionale acconciatura a ciocche simmetriche che si irradiano da una scriminatura centrale è stesa sul sarcofago a foggia di coperchio. Ascrivibile al III sec. a.C. e proveniente dal Museo Archelogico di Viterbo introduce Campigli e gli Etruschi, intrigante e raffinata mostra ospitata a Palazzo Franchetti. Trentacinque sue opere realizzate tra il 1928 e il 1966, provenienti da collezioni private, dialogano con una cinquantina di reperti generosamente prestati dai musei archeologici di Viterbo, Cerveteri, Montalto di Castro, Tarquinia. «[...] Fui in grado di accogliere il messaggio degli Etruschi, tal quale come si può incontrare ripetutamente una donna che siamo destinati ad amare, e risentire il “coup de foudre” solo al momento che era scritto». Quel colpo di fulmine Massimo Campigli lo percepì appena varcò le porte del Museo di Villa Giulia a Roma nel 1928, riconoscendosi in quella umanità piccola e sorridente. «Trovai invidiabile il sonno beato sui sarcofaghi di queste altre odalische di terracotta e il loro modo di essere morte. Nei miei quadri entrò una pagana felicità tanto nello spirito dei soggetti che nello
spirito del lavoro che si fece più libero e lirico». Artista colto, di madre tedesca, arruolatosi nella Grande Guerra fu naturalizzato italiano. Dopo un iniziale contatto a Milano coi futuristi Carrà e Boccioni, inviato in Francia dal «Corriere della Sera», a Monpartnasse decise di divenire artista e iniziò a dipingere, facendo parte del Novecento italiano e della Scuola di Parigi. Entrò in contatto coi galleristi di punta che gli acquistarono i primi quadri: nel 1923 a Roma fu allestita la sua prima personale, a Dresda nel ‘27. Fu un successo internazionale immediato, nel ‘28 gli fu riservata una parete alla Biennale di Venezia, l’anno dopo a Parigi in tre giorni vendette tutte le opere. Durante la Seconda Guerra si trasferì in Laguna entrando in contatto con Cardazzo e la Galleria del Cavallin; la sua ascesa continua lo riportò alla Biennale nel 1948 e nel ‘58 con una sala personale. Il successo lo fece apprezzare anche ad Hollywood, tra i suoi fans Kirk Douglas e Billy Wilder, che inserì un suo quadro nel film The Apartment. «Io vedo, comprendo, ritengo solo quello che è già in me», riportò nei suoi scritti ripensando a quella prima folgorante visita al Museo etrusco, che spiega la sua pittura fatta di tinte terrose, sfumate con sprazzi di azzurro e di rosso mattone, apparentemente sbiadite dalla
patina del tempo, che gelano quelle piccole storie fatte di quotidianità. La mostra, curata da Franco Calarota, è orchestrata in tre sezioni cronologico-tematiche: uomini e donne, animali e forme geometriche. Un’umanità di corpi stilizzati e a clessidra che si muovono per piani giustapposti in uno spazio privo di profondità. In apertura gli Zingari, dove si erge statuaria di schiena una donna con anfora, in un gioco di linee ortogonali: sullo sfondo l’acquedotto romano e un cavaliere di mariniana memoria, citazioni dall’antico com’era uso nella pittura e scultura degli anni ‘30. Donne al piano suonano a quattro mani su uno sfondo arabescato, bambine che giocano col cerchio, dettagli mai casuali, come i gioielli e le collane di perle ‘rubati’ con gli occhi ai busti etruschi, e che riportano a una ricchezza archetipica. Sguardi fissi che sembrano richiamare una regalità paleocristiana, teatrini dove i volti divengono quelli di bambole. «[...] I miei visi sono monotoni perché in fondo è un solo viso che cerco [...]». Figure che negli anni si semplificano come forme geometriche senza perdere mai la loro aulica serenità. Michela Luce Massimo Campigli e gli Etruschi. Una pagana felicità Fino 30 settembre Palazzo Franchetti, San Marco 2842 www.acp-palazzofranchetti.com
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arte
THE VENICE GLASS WEEK
#VivaVetro! Pezzi unici o opere d’arte? Il confine non esiste con il vetro e la sua riproducibilità attraversa un terreno che è unico, fatto di tradizioni antichissime, di Maestri e artigiani, di creatività pura. The Venice Glass Week è il festival internazionale istituito nel 2017 per celebrare, supportare e promuovere l’arte del vetro, l’attività artistica ed economica per la quale Venezia e Murano sono conosciuti nel mondo da più di 1000 anni. Dal 4 al 12 settembre, la quinta edizione coinvolgerà in mostre, attività, incontri, dimostrazioni, tour a tema sempre più istituzioni, gallerie, negozi e naturalmente fornaci a Venezia, Murano e Mestre. Il titolo #VivaVetro! è un vero e proprio manifesto per il futuro del vetro, perché pone l’accento sull’energia senza tempo di questo materiale e al contempo dedica particolare attenzione alle nuove generazioni – bambini, ragazze e ragazzi – avvicinandole al fascino millenario di questa lavorazione fatta di sabbia e fuoco. Il festival è promosso dal Comune di Venezia e ideato e organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Le Stanze del Vetro – Fondazione Giorgio Cini, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e Consorzio Promo Vetro. Il programma completo, che comprende più di 140 eventi, è consultabile direttamente nella mappa cartacea distribuita nello stand dedicato al festival in campo Santo Stefano e online sul sito www.theveniceglassweek.com. Originali, tradizionali e al contempo assolutamente innovative: di seguito un ‘assaggio’ del festival in sei tappe significative, sei mostre diversissime tra loro ma ugualmente capaci di porre il vetro al centro esatto del contemporaneo. The Venice Glass Week 4-12 settembre Venezia, Murano, Mestre www.theveniceglassweek.com
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LE STANZE DEL VETRO L’arca di Vetro. La Collezione di animali di Pierre Rosenberg
DEMARCO ARTE Harvest 2021 4-12 settembre
Fino 1 novembre
© Enrico Fiorese
Un viaggio alla scoperta della Murano del Novecento guidati da Giordana Naccari e Cristina Beltrami per scoprire una collezione originale e unica. L’ex presidente-direttore del Museo del Louvre, Pierre Rosenberg inizia a plasmare la sua collezione di animali in vetro nel 2001, una volta terminato il suo incarico professionale al Louvre. Con cadenza mensile si reca in viaggio a Venezia riuscendo così a mettere insieme una collezione composta da oltre duemila pezzi, di cui selezionati per la mostra ‘solo’ 750. Questa Arca di vetro rappresenta il divertissement di Rosenberg, ma anche dei Maestri vetrai muranesi che hanno creato animali di tutte le specie e grandezze per il loro puro piacere. Non mancano esemplari delle serie più celebri come i pulegosi di Napolene Martinuzzi, i volatili di Tyra Lundgren o di Toni Zuccheri per la Venini. Accanto ad esemplari noti della Seguso Vetri d’Arte, agli zebrati di Barovier & Toso, agli acquari di Alfredo Barbini, la mostra propone un vasto campionario di animali realizzati da vetrerie meno note ma altrettanto interessanti sul fronte della sperimentazione tecnica e formale della Murano del Novecento. Vi sono infine esemplari di artisti viventi come Cristiano Bianchin, Isabelle Poilprez, Maria Grazia Rosin e Giorgio Vigna. La mostra è pensata per tutti, grandi e piccini: giraffe, insetti, ippopotami, tigri, sembrano vivi e reali grazie a suoni, luci e allestimento. Le sale riproducono l’habitat di ogni specie, costruendo così una storia che si intreccia a quelle di Murano, del collezionista, degli artisti. Luigi Crea Isola di San Giorgio lestanzedelvetro.org
L’artista americana Judi Harvest è da sempre legatissima a Venezia e in particolare all’isola di Murano, dove trascorre lunghi periodi ogni anno per lavorare alle sue opere in vetro e veder crescere rigoglioso il giardino a Sacca Serenella, sul retro della vetreria Giorgio Giuman, che letteralmente ha saputo creare, zolla dopo zolla e fiore dopo fiore, al posto di un terreno abbandonato in cui venivano gettati scarti di lavorazione della fornace. In questo giardino ‘segreto’ Judi Harvest ha creato le condizioni affinché le api possano vivere al meglio e produrre un ottimo miele di Laguna, trasformandolo nel suo Honey Garden. Harvest – un destino nel cognome, che significa “raccolto” – ha segnato in questo modo una svolta: quattro arnie abitate da altrettante colonie di api da miele sono state installate per creare consapevolezza intorno al declino dell’industria del vetro di Murano e al rischio di sopravvivenza delle api stesse, due comunità di bellezza in via di estinzione. Ora, otto anni dopo, le colonie di api da miele sono diventate otto e la fornace continua a creare. Per Judi Harvest infatti l’arte ha uno scopo oltre l’estetica, deve incidere sulla nostra percezione del mondo e sensibilizzare verso temi importanti. Prima le api ora, allargando il suo spettro d’attenzione, i pipistrelli, che come le api rivestono una funzione importante nell’equilibrio vitale, vittime di forti pregiudizi che mettono a repentaglio la loro esistenza. Nel costante processo creativo, Judi Harvest ha di recente recuperato l’uso di un’antica tecnica pittorica, l’encaustica, che si basa sull’utilizzo di colori mescolati attraverso il calore con cera d’api, pigmenti e resina. Nuove opere presenti in mostra accanto a quelle in vetro. Demarco Arte, Dorsoduro 652/b Giardino delle api, Vetreria Giorgio Giuman, Sacca Serenella 14 – Murano judiharvest.com
Il vetro è fragile perché tracciato di sguardi Yusuf Kadel FONDAZIONE BERENGO ART SPACE GLASS TO GLASS Fino 21 novembre
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE Ottaviano Augusto a confronto con l’antico 4-12 settembre
Partendo dall’Ottaviano Augusto in bronzo di Ferdinand Barbedienne (1810–1892), a sua volta copia di un busto classico, Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga – con l’aiuto del Maestro Giorgio Giuman, esperto della tecnica della cera persa – ha realizzato quattro versioni in vetro della scultura: in cristallo, ambra, avventurina e nero con gli occhi in foglia d’oro. La produzione è molto complessa, aspetto che la mostra sottolinea presentando anche la versione in cera, passaggio intermedio tra originale e vetro. Piazza San Marco 17/52 www.giberto.it
GALLERIA ALESSANDRO ZOPPI La vitalità del colore nel vetro di Murano 4-30 settembre
Ancora una volta la parola per definire il nuovo capitolo dedicato al vetro messo in forma espositiva da Adriano Berengo con WonderGlass è “sorprendente”. Glass to Glass, questo è il titolo, indaga l’incontro tra il mondo dell’arte contemporanea e il mondo del design d’avanguardia che trovano nel medium del vetro il loro comune denominatore. Presso la Fondazione Berengo Art Space a Murano, una vecchia e tradizionale fornace trasformata in spazio museale contemporaneo di incredibile forza, e la Berengo Collection a Venezia, la bellissima galleria a San Marco, una della più antiche farmacie della città, viene esposta una selezione di opere ideate da artisti e designer di fama internazionale in collaborazione con i Maestri vetrai muranesi. Una perfetta ambientazione per restituire una visione dinamica del futuro del vetro. Berengo Studio e WonderGlass realizzano insieme una mostra che mette in risalto le proprie affinità e il proprio ruolo di visionari del mondo del vetro, dando nuova vita a questo antico materiale e sostenendo la reputazione dell’Isola lagunare che per così tanto tempo ha custodito le proprie tradizioni. Questa collaborazione esclusiva serve come piattaforma per evidenziare le infinite possibilità offerte all’arte e al design contemporanei applicati al vetro, indagando in modo aperto e senza limiti questo materiale dall’identità in continua ridefinizione, un incontro di vicendevole ispirazione e rinnovamento che ne riafferma l’indiscusso valore. Lo dimostrano i lavori presenti in mostra di Maria Thereza Alves and Jimmie Durham for LABINAC, Andrea Anastasio, atelier oï, Atelier Van Lieshout, Maarten Baas, Sam Baron, Ronan and Erwan Bouroullec, Sebastian Brajkovic, Kim Colin and Sam Hecht (Industrial Facility), Tom Dixon, Zaha Hadid, Christine Kelle, Krista Kim, India Mahdavi, Paul McCarthy, nendo, Gwenael Nicolas (Curiosity), Edgardo Osorio, John Pawson, Raw Edges, Maria Grazia Rosin, studiopluz, Nao Tamura, Joost van Bleiswijk, Kiki van Eijk, Bethan Laura Wood, Dan Yeffet, Hideki Yoshimoto, Zaven Marco, Zito. Il vetro assume le più svariate forme, in bilico tra architettura leggera e scultura, oggetto e installazione, mantenendo sempre un forte legame materico che sfrutta in maniera sorprendente la luce e la sua riflessione. Fondazione Berengo Art Space, Campiello della Pescheria 4 – Murano Berengo Collection, Calle Larga San Marco 412-413 www.fondazioneberengo.org
Se il ‘700 è stato il secolo del vetro trasparente, incolore e leggermente fumé, la fine del XIX secolo ha visto la rinascita dell’arte vetraria Muranese grazie all’esplosione dei colori vivaci ed accesi ed al virtuosismo della forma, aprendo la strada all’innovazione e alla sperimentazione. Alessandro Zoppi Gallery presenta allestimenti cromatici, uno per colore – rosso, giallo, blu, verde – , in cui sono esposte opere del ‘900 e alcuni esempi del XIX secolo di artisti, designer e vetrerie tra cui: Napoleone Martinuzzi, Carlo Scarpa, Vittorio Zecchin, Alfredo Barbini, Dino Martens, Flavio Poli, Angelo Seguso, Paolo Venini... Campo San Maurizio, San Marco 2671 Bar Longhi Hotel Gritti, Campo Santa Maria del Giglio
CA’ PISANI DECO DESIGN HOTEL Essenziali by Federico Peri 4-30 Settembre
Nuova collezione di vasi in vetro di Murano disegnata da Federico Peri, due versioni declinate in diverse dimensioni, finiture e colorazioni, che si sviluppano a partire da una forma comune, il cilindro, sottoposta a differenti lavorazioni. I colori utilizzati sono il fumé, il miele, il blu profondo, il cristallo, tinte misurate che si concedono un solo vezzo: passare dalla finitura lucido-trasparente a quella satinato-sfumata per un effetto materico che nella purezza delle forme diventa vera sostanza. Si rinnova così la collaborazione tra Purho Murano e il Ca’ Pisani, volta a raccontare il mondo del vetro di Murano attraverso la lente del design internazionale. Dorsoduro 979/A www.federicoperi.com
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Jacopo Tintoretto | Donald Martiny Jacopo Tintoretto | Donald Martiny An exhibition of work by Donald Martiny Tintoretto | Donald Martiny An Jacopo exhibition of work by Donald Martiny in dialogue with the work of Jacopo Tintoretto. in dialogue with the work of Jacopo Tintoretto. An exhibition of work by Donald Martiny
Scala Contarini Del Marco, 4303-Venezia, Scala Contarini Del Bovolo, San San Marco, 4303-Venezia, ItalyItaly in dialogue with theBovolo, work of Jacopo Tintoretto. 10 September 10 October 2021 10 September - 10-Del October 2021 Scala Contarini Bovolo, San Marco, 4303-Venezia, Italy 10 September - 10 October 2021
Detail: Jacopo Tintoretto, Il Paradiso, 1588, oil on canvas, cm. 154x350 Jacopo Tintoretto, Il Paradiso, 1588, canvas, cm. 154x350 Detail:Detail: Jacopo Tintoretto, Il Paradiso, 1588, oil oil on on canvas, cm. 154x350 Photocredit: credit:Fondazione Fondazione Venezia Servizi alla Persona Venezia Servizi Persona Photo Photo credit: Fondazione Venezia Servizi allaalla Persona
“This body work byDonald Donald Martiny, inspired bylate the late ofofwork Martiny, inspired the late work workwork “This“This bodybody of work by by Donald Martiny, inspired bybythe of Jacopo Tintoretto, is an ingenious fusion of painting and sculpture. of Jacopo Tintoretto, is an ingenious fusionofofpainting paintingand andsculpture. sculpture. of Jacopo Tintoretto, is an ingenious fusion At once three and two-dimensional, Martiny’s gestures are At once three two-dimensional, Martiny’sgestures gesturesare are At once three andand two-dimensional, Martiny’s simultaneously epic and lyrical, bridging the gap between— simultaneously epic and lyrical, bridging the gap between— simultaneously epic and lyrical, bridging the gap between— reconciling—American abstract expressionism andand European reconciling—American abstract expressionism European reconciling—American abstract expressionism and European abstraction lyrique. Martiny’s work quintessentializes gesturalism abstraction lyrique. Martiny’s work quintessentializes gesturalism abstraction lyrique. Martiny’s work quintessentializes gesturalism as masterpieces ofofdialectical thinking.” masterpieces dialectical thinking.” as as masterpieces of dialectical thinking.” Donald Kuspit | |Professor emeritus of art hisory andand philosophy at Donald Kuspit Professor emeritus ofhisory art hisory philosophy Donald Kuspit | Professor emeritus of art and philosophy at at State University of New York at Stony Brook. University of New at Stony Brook. StateState University of New York York at Stony Brook.
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The Exhibition is curated by Gianluca The is curated by Gianluca Ranzi TheExhibition Exhibition is curated by Gianluca RanziRanzi in partnership in partnership withwithwith in partnership ArteA Gallery di Alessandro Deponti in Milan. ArteA Gallery di di Alessandro Deponti in Milan. ArteA Gallery Alessandro Deponti in Milan.
www.arteagallery.it info@arteagallery.it www.arteagallery.it info@arteagallery.it
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arte
FUOCO VIVO
NOT ONLY VENICE
Le bagnanti di Carole L’artista americana alla GAM di Roma
Nuotatrici e bagnanti dall’afflato poetico, colte nell’attimo di quiete sospesa prima del bagno o immediatamente dopo, occupano gli spazi espositivi del GAM, Galleria d’Arte Moderna di Roma, con la loro meravigliosa energia e bellezza. Opere empatiche di un’immediatezza esteticosensibile che attivano un dialogo diretto con i visitatori. Rese quasi “vive” grazie alla tecnica elaboratissima e l’uso di una delicatissima resina colorata, queste sculture giganti hanno contraddistinto fin dagli anni ‘80 il percorso espressivo dell’artista americana Carole A. Feuerman, divenendo le sue opere più iconiche. Interprete del corpo femminile, l’artista evoca attraverso un rinato candore gli anni della sua infanzia passati a Long Island, così come la sua fascinazione per l’acqua ed il nuoto. Le sue nuotatrici nella loro grazia e perfezione contemporanea mutuano dal passato la forza della bellezza e conservano la proporzione della grande scultura classica. Riconosciuta a livello internazionale come una dei massimi esponenti della scultura americana, Carole A. Feuerman è considerata «la regina del super-realismo», così definita dallo storico dell’arte John Spike. A lei è dedicata la personale in corso alla GAM fino al 10 ottobre, curata da Paolo De Grandis e Carlotta Scarpa e promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con PDG Arte Communications in partnership con Bel-Air Fine Art – Contemporary Art Galleries. Le sue sculture di bronzo, resina e marmo a grandezza naturale e in miniatura occu-
pano armoniosamente gli spazi museali mettendosi in dialogo con essi, come l’omaggio ai grandi classici ricercato in The Thinker (Il Pensatore), messo in parallelo con la struttura architettonica dell’antico monastero settecentesco che attualmente ospita la GAM. Altre sue sculture uscite dal Museo campeggiando armoniosamente sulla Terrazza del Pincio, sono figure atletiche ritratte nell’atto di maggiore tensione fisica. Strength rappresenta la forza secondo l’artista, non solo intesa come energia fisica che rende capaci di eseguire varie azioni, ma anche come capacità di pensare, sentire e comportarsi con se stessi e con gli altri positivamente. Fire & Harmony rappresenta invece l’alta saggezza, che determina l’ampiezza della pace, la profondità dell’esplorazione, l’estensione del progresso e il limite della trascendenza. Le opere sono in bronzo brunito, realizzate con una perizia tecnica che dona ai corpi un rinnovato vigore materico, contraddistinte da contrappunti stilistici dati dall’utilizzo della foglia d’oro. La mostra è parte del progetto “From La Biennale di Venezia & Open to Rome. International Perspectives” attivato nel 2016 dalla Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con PDG Arte Communications. Lo scopo è quello di fare convergere insieme le “prospettive” d’arte di due città come Venezia e Roma per diffonde esperienze internazionali sul territorio nazionale. Carole A. Feuerman Fino 10 ottobre Galleria d’Arte Moderna, Via Francesco Crispi 24, Roma
In Puglia, nel basso Salento, a circa 45 chilometri da Lecce, si trova Montesano Salentino, delizioso borgo di poco più di 2.500 abitanti, appartenente all’area interna del Capo di Leuca, sorto presumibilmente intorno al XIV secolo grazie a dei coloni che vi si stabilirono attratti dalla salubrità della zona, dalla fertilità del terreno e dai profumi e colori irripetibili della terra. Laboratori artigianali e piccole botteghe, dove gli antichi mestieri continuano ad essere svolti con grande passione, raccontano di una popolazione il cui DNA non può che ricondurre all’arte. Qui, infatti: «il genio creativo contamina ogni piccola bottega e trasforma anche il più umile artigiano in un artista». Una creatività riscontrabile nei laboratori creativi di Davide Corrado, di Antonio Margarito, maestro di pietra leccese, di Venanzio Marra, architetto e creativo, del pittore Orlando Cazzato e soprattutto dello scultore e pittore Giuseppe Corrado, scomparso prematuramente quattro anni fa. Classe 1960, “l’artista più conosciuto del Salento” ha lasciato un segno indelebile della sua arte nel borgo di Montesano Salentino: oltre alle sue numerosissime opere, restano il suo laboratorio La Masseria Palmieri, la Giuseppe Corrado Art Gallery e la sua Casa Museo. Già da bambino andava recuperando massi di pietra e tronchi d’ulivo «assegnando loro valori espressivi ed estetici». Mosso da grande spirito di libertà, ha abbandonato molto presto la ‘certezza’ di un mestiere d’insegnante per dedicarsi alla sua arte: era infatti alla continua ricerca dell’assoluto, amava i colori brillanti della pittura e la manipolazione della materia. Artista cosmopolita apprezzato in tutto il mondo, ha esposto sia in Italia che all’estero. Di lui è stato detto e scritto molto, tra i molti commenti da ricordare quello dell’attrice Helen Mirren: «Chi guarda le sculture di Giuseppe Corrado trova una parte di sé, la più oscura e nascosta. In essa, il bene e il male coesistono, come l’amore e l’odio, come la verità e la menzogna, come la giustizia e la violenza [...] Possiamo scegliere se stare da una parte o dall’altra. La sua arte ci esorta ad assumerci questa responsabilità tremenda e stimolante al tempo stesso. Guardare le sue sculture con questo impegno è anche provare ad esistere in un modo diverso». Daniela Paties Montagner www.giuseppecorrado.com
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arte REVIEW a cura di Franca Lugato
LONDRA VENEZIA A/R «I
l primo amore non si scorda mai» è così che Michela Luce, storica e appassionata d’arte, riprende con acquisita maturità gli studi universitari su uno dei Preraffaelliti più affascinanti della pittura inglese della seconda metà dell’Ottocento: Edward Burne-Jones (Birmingham, 1833 – Londra, 1898). Ce lo racconta attraverso un interessantissimo saggio, scritto con una prosa discorsiva e coinvolgente, memore della sua lunga pratica giornalistica, edito da Supernova, casa editrice di nicchia che da qualche anno ha arricchito il suo catalogo con contributi preziosi sull’arte e la letteratura anglofona soprattutto in rapporto con la Città lagunare. La puntuale e spesso inedita ricerca di Michela Luce ci porta a ripercorrere la vita e l’arte di questo pittore inglese ponendo l’accento sul rapporto privilegiato con Venezia. I suoi viaggi in Laguna inizialmente non poterono che essere ispirati da quella specie di demiurgo dell’arte inglese che fu John Ruskin, scopritore di talenti e militante difensore della conservazione. Più volte in città per ragioni artistiche e formative, Edward fu affascinato dalla bellezza delle architetture che si specchiavano sulle acque dei canali ma ancor di più a colpirlo fu la pittura dei grandi maestri del passato, dalla folgorazione per Carpaccio, che fu lui stesso a far scoprire al suo mentore, a Bellini e Giorgione fino alla pittura luministica di Tintoretto. Fu coinvolto con ardore nelle polemiche sui restauri marciani e in generale sulla inadeguata conservazione del patrimonio artistico veneziano. Tutto questo viene raccontato nei primi due capitoli del volume con approfondimenti e contestualizzazione che rende la lettura gradevolissima e adatta anche ai non specialisti. Un capitolo è invece interamente dedicato all’unica opera italiana di Burne-Jones, che lo tenne impegnato dai primi anni Ottanta fino alla morte, il prezioso ciclo di mosaici per la chiesa americana di San Paolo entro le Mura a Roma, recentemente restaurati. È un viaggio nell’arte del mosaico Ottocentesco soprattutto veneziano visto che l’impresa, allora svolta in ‘remoto’ dall’artista con una triangolazione tra Londra-Venezia-Roma, vide protagonista per la produzione delle tessere vitree la Salviati dott. Antonio, trasformatasi in seguito, con l’ingresso di partner inglesi, in C.V.M. La ditta veneziana creò un mosaico ‘prefabbricato’ che Luce analizzando la relazione dei recenti restauri, ripercorre nella successione tecnica, temporale e iconografica. Ma forse l’assoluta novità del saggio è la ricostruzione del rapporto tra l’artista inglese e le prime Biennali veneziane (1895,1897, 1901), uno scavo fatto grazie a un’accurata lettura delle carte d’archivio in parallelo alla critica coeva. Un capitolo assolutamente originale è quello in chiusura dal titolo Venezia tra le righe, che trae ispirazione da quella ricca e straordinaria stagione dell’editoria veneziana del Rinascimento. Anche per Burne-Jones, assieme al sodale amico e collega William Morris, il fascino soprattutto dell’Hypnerotomachia Poliphili uscita per i tipi di Aldo Manuzio divenne fonte inesauribile di suggestioni per la produzione di raffinatissimi volumi illustrati. Nel “viaggio nella Bellezza” di Michela Luce non poteva mancare una lettura iconografica, stilistica e iconologica che accompagna il lettore alla comprensione e godimento della pittura estetizzante di questo straordinario pittore inglese. Per un approccio più specialistico il volume è corredato da un ricco apparato di note e da una esaustiva bibliografia generale.
Michela Luce Burne-Jones e Venezia, un viaggio nella Bellezza Supernova, 2021
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QUALCOSA DI PERSONALE
Something Personal Quello che cerco di fare è che la canzone arrivi prima di me...
musica
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l 2 settembre Veneto Jazz ospita una tappa del nuovo tour
di The Leading Guy, all’anagrafe Simone Zampieri, in cui l’artista presenta per la prima volta live alcuni dei brani inediti contenuti nel suo nuovo progetto discografico, interamente in italiano. A due anni di distanza dall’album Twelve Letters, The Leading Guy è pronto a tornare cimentandosi in una nuova sfida, affrontata con entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco completamente. Il cantautore di Belluno lascia così per il momento da parte l’inglese, lingua con cui si è affermato ed ha pubblicato due album, privilegiando la scrittura in italiano: un percorso già iniziato con il singolo Per non andare via, pubblicato a gennaio 2020, che viene adesso ripreso con una maggiore consapevolezza dopo un periodo di ricerca e sperimentazione. Cantautore abile e raffinato, The Leading Guy pubblica nel 2015 l’album di debutto Memorandum e a maggio 2019 il secondo disco Twelve Letters, venendo arruolato poi per Faber Nostrum, il disco tributo a Fabrizio De André uscito ad aprile 2019, a fianco di alcuni dei nomi più influenti della nuova scena musicale italiana con la sua personale versione di Se ti tagliassero a pezzetti, che è stata tra i brani più apprezzati del disco. Parallelamente all’attività discografica, The Leading Guy ha sviluppato un’intensa attività live che dapprima l’ha portato in tour da solo (voce e chitarra) in tutta Europa per presentare il disco del debutto e poi gli ha permesso di condividere il palco con alcuni grandi nomi del panorama musicale italiano e internazionale: Ben Harper, Jack Savoretti, Jake Bugg, Niccolò Fabi e per ultima Elisa, che ascoltando la sua musica lo ha scelto come special guest della sua ultima tournee teatrale. Il concerto di Palazzo Grimani è l’occasione per suonare dal vivo anche il nuovo singolo Per non andare via, assieme ai brani del primo album Memorandum e soprattutto di Twelve Letters, disco dal sound accattivante e con una spiccata attitudine internazionale, che spazia tra sonorità pop-folk, cantautorato classico, con incursioni rock e ispirazioni indie pop.
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n September 2, Veneto Jazz hosts a date of The Leading Guy’s new tour. The artist, whose real name is Simone Zampieri, will perform in a live premiere of his new album. Two years after his previous one, Twelve Letters, The Leading Guy is back for a new challenge and decided to temporarily stop using English and rather use his native Italian. A capable, sophisticated singer/songwriter, The Leading Guy debuted in 2015 with Memorandum. In 2019, he participated in Faber Nostrum, a tribute to the late Fabrizio De André, with his cover of Se ti tagliassero a pezzetti, which ended up being one of the most appreciated interpretations. As well as working on his records, The Leading Guy has also been packing his schedule of live concerts all over the continent. At times, he would share the stage with big names of international music: Ben Harper, Jack Savoretti, Jake Bugg, Niccolò Fabi, and Elisa, who chose him as special guests of her latest tour. The upcoming concert at Palazzo is the chance to play live his latest single, Per non andare via, as well as tracks from his earlier albums Memorandum and Twelve Letters, especially, with its captivating sound and a distinctly international attitude peppered with pop-folk, auteur, rock, and indie pop sound.
The Leading Guy 2 settembre Palazzo Grimani www.venetojazz.com
TRIO TORANJ
Vahid Haijhosseini santour Hosna Parsa kamanchech Paolo Modugno tamburi a cornice, dayereh e bendir Concerto di musica classica persiana con gli strumenti tradizionali del santour e kamancheh affidati rispettivamente a Vahid Hajihosseini e Hosna Parsa, con l’apporto delle percussioni di Paolo Modugno. Nel programma brani d’autore e composizioni tradizionali intervallati da improvvisazioni. Concert of classical Persian music on the traditional santour and kamancheh, played respectively by Vahid Hajihosseini and Hosna Parsa, with Paolo Modugno on percussion. The program alternates traditional pieces and those by noteworthy composers with improvisations. Cortile di Palazzo Grimani 11 settembre h. 18/20
DUETTI, PARALLELI
Ditta Rohmann violoncello, voce Szabolcs Szőke gadulka, sarangi, array mbira Eccellente duo composto dalla violoncellista Ditta Rohmann, acclamata interprete del repertorio barocco e di J.S.Bach e da Szabolcs Szőke, specialista di strumenti a corda balcanici e orientali. Insieme esplorano sonorità nuove con strumenti di origine e tecniche di esecuzione distinte. Excellent duo made up of the cellista Ditta Rohmann, acclaimed interpreter of J.S.Bach and the Baroque repertoire and Szabolcs Szőke, specialist in string instruments from the Balcanic and Oriental traditions. Together they explore entirely new possibilities in sound, playing instruments with completely different origins and playing techniques. Cortile di Palazzo Grimani 25 settembre h. 18/20 Photo Damiano Tommasi
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musica CONCERTI
ARIA NUOVA
Quello con Women for Freedom in Jazz, la maratona estiva veneziana di concerti e solidarietà diretta da Elena Ferrarese in collaborazione con l’organizzazione umanitaria Women for Freedom sulla terrazza panoramica dell’Hotel Carlton on The Grand Canal di Venezia, è ormai un appuntamento consolidato e atteso, con una quinta edizione partita a luglio e destinata a concludersi il 23 settembre. Si sono avvicendate in calendario alcune delle più apprezzate voci femminili della scena jazz del territorio, come Jennifer Cabrera, Angela Milanese e Francesca Bertazzo, già conosciute nelle scorse edizioni, e non, con nuovi progetti da presentare, spaziando tra culture musicali di diversi continenti, musica italiana, francese, americana, brasiliana, argentina, mediterranea, latina, gipsy, messicana, fino a quella veneziana. Ospite del 2 settembre è Rita Bincoletto: nata a Treviso nel 1991, ha iniziato lo studio del canto e del pianoforte all’età di tre anni iscrivendosi successivamente al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia dove ha conseguito la laurea in canto. Durante il percorso di studi ha preso parte a numerose produzioni come aiuto regista, solista in concerti di musica contemporanea e in varie formazioni corali. Ha collaborato inoltre con la Biennale Danza nel progetto Moving The City ideato dal coreografo Ismael Ivo. Componente del Coro Lirico di Verona, si è esibita nel 2012 nella tournée italiana con Ennio Morricone. Women for Freedom in Jazz 2, 9, 16, 23 settembre Hotel Carlton On The Grand Canal www.carltongrandcanal.com
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Di gran carriere
Il mio genere
Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Umberto Tozzi, Nek, Francesco Renga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Arisa: questi ed altri sono gli invitati che Marco Masini ha voluto con sé il 30 settembre all’Arena di Verona per festeggiare il trentennale di una carriera sicuramente da ricordare. Una carriera, che come la storia spesso vuole, è stata caratterizzata da alti e bassi, da un tumultuoso rapporto con critica e industria discografica, come nel ’93 con l’album T’innamorerai e la traccia omonima, Vaffanculo e Bella stronza, quest’ultima compresa nell’album successivo, Il cielo della vergine. Nel 2004 la sliding door de L’uomo volante gli fa vincere a Sanremo e intraprendere un nuovo capitolo della propria carriera, portata avanti all’insegna della coerenza e di un rapporto limpido con un pubblico affezionatissimo, che già da tempo ha segnato in calendario la data scaligera. E l’Arena si conferma essere luogo prediletto per i grandi happening musicali, con la doppia data di Zucchero prevista per il 24 e 25 settembre in cui Adelmo Fornaciari porta sul palco Inacustico D.O.C. & more, spettacolo comprendente tutti i brani dell’ultimo disco di inediti D.O.C. e una selezione di grandi successi del suo sterminato repertorio, riarrangiati in un’inedita veste acustica, sapientemente aiutato dai chitarristi Doug Pettibone e Kat Dyson. Se poi pensiamo che il 25 settembre lo Zucchero nazionale compie anche gli anni, Dio solo sa cosa potrebbe avere in mente per festeggiare…
Alzi la mano chi, tra voi, può fregiarsi di aver inventato un genere musicale. Sì, avete letto bene, un genere musicale. Allora? Nessuno? Beh, non è cosa che capita tutti i giorni. Joseph Saddler è nato a Bridgetown, capitale di Barbados, il 1° gennaio 1958: padre fondatore dell’hip hop, pioniere della consolle, inventore delle cue button techniques ed innovatore dello scratch, il suo nome potrà non dirvi niente, ma il suo nome d’arte potrebbe farvi un effetto ben diverso. Lui è Grandmaster Flash, icona che ha cambiato la storia della musica e della Grande Mela e ispirato colonne portanti dell’universo di genere come Eminem e i Public Enemy, Snoop Dog e Tupac Shakur, Run-DMC e Jay Z. L’11 settembre a Padova dobbiamo dire grazie al Future Vintage Festival per la possibilità di vedere e ascoltare da vicino una leggenda della musica, autentico precursore di stili e metriche, primo a percorrere un sentiero poi battuto da nomi arrivati fino a noi direttamente della grande scuola statunitense, che recentemente ha ispirato anche la serie Netflix The Get Down, creata da Baz Luhrmann e Stephen Adly Guirgis. Arriva a Padova l’uomo che ha trasformato l’umile giradischi in uno strumento potente come il piano o la chitarra, primo Dj a pubblicare un disco rap e con Adventures On The Wheels Of Steel a creare un modello sonoro che ha permesso al mondo intero di scoprire i segreti dei ghetti di New York.
Zucchero 24, 25 settembre Marco Masini 30 settembre Arena di Verona | www.friendsandpartners.it
Grandmaster Flash 11 settembre Parco della Musica-Padova www.futurevintagefestival.com
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LA VOCE DI UN IMPERO
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The Voice of the Empire
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Alla fine della Rivoluzione, speranze e sogni di grandezza accompagnano la nascita del nuovo secolo: Parigi diventerà la nuova capitale musicale dell’Europa?
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apoleone, come Luigi XIV, capì l’utilità dell’arte ai fini della promozione della sua immagine e della sua ideologia. L’opera fu uno degli ingranaggi di questa abile politica, come dimostra il concerto del 25 settembre, secondo appuntamento del Festival autunnale di Palazzetto Bru Zane dedicato a La musica all’epoca di Napoleone Bonaparte (1795-1815), alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista, con arie d’opera di Cherubini, Méhul, Gluck, Jadin, Fontenelle, Spontini trascritte per voce e quartetto d’archi eseguite dalla soprano Judith van Wanroij assieme al Quatuor Cambini. La conquista dell’Italia permette a Napoleone di scoprire Paisiello: questo incontro decisivo spalanca le porte dell’Opéra di Parigi a compositori come Spontini e Cherubini, che inventeranno quel romanticismo monumentale di cui Wagner e Verdi si sarebbero nutriti in seguito. Il programma proposto da Judith van Wanroij e dal Quatuor Cambini intende illustrare l’effervescenza di questo laboratorio operistico. Il nuovo Festival, che inaugura il 14 settembre con un concerto del pianista 24enne Mihály Berecz con musiche di Montgeroult, Adam, Hérold, offre a Palazzetto Bru Zane l’occasione per fotografare un’epoca attraverso la musica, pratica che il Centre de musique romantique di San Polo porta avanti ormai dal 2009 con risultati eccezionali, capaci di renderlo uno dei soggetti culturali più apprezzati e integrati nella vita culturale cittadina. La determinazione di Napoleone si concretizza grazie a un esercito di compositori riuniti in seno al Conservatorio, aperto nel 1795, tra i quali Catel, Le Sueur, Méhul, quest’ultimo compreso nel programma dell’altro concerto di settembre, il 26 precisamente, intitolato All’alba di Chopin, con il pianoforte di Philippe Hattat impegnato in musiche di Jadin e Montgeroult, Hérold e Boieldieu.
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apoleon, much like Louis XIV,
understood the importance of art as a propaganda tool for his own image and ideology. Opera was one of the elements of this policy. On September 25, the second appointment of the autumn programme at Palazzetto Bru Zane will show us how with arias by Cherubini, Méhul, Gluck, Jadin, Fontenelle, Spontini, adapted for a voice-and-strings formation. Napoleon’s conquest of Italy allowed him to gain knowledge of Paisiello, an Italian composer of the time, and precipitated a series of events that saw Spontini and Cherubini working at the Parisian Opéra and invent that monumental Romanticism that will later inspire Wagner and Verdi. The programme at Bru Zane comprises a series of performances by Judith van Wanroij and Quatuor Cambini. The Festival will open on September 14 with a concert by twenty-four-year-old pianist Mihály Berecz, with music by Montgeroult, Adam, Hérold. Napoleon’s determination materialized thanks to a small army of composers who used to meet at the Conservatory, opened in 1795. The group included Catel, Le Sueur, Méhul, the latter of which will be in the programme of the concert due September 26, a piano performance by Philippe Hattat.
I suoni dell’impero. La musica all’epoca di Napoleone Bonaparte (1795-1815) 14 settembre-12 novembre Palazzetto Bru Zane, Scuola Grande San Giovanni Evangelista bru-zane.com
SULLE TRACCE DI NAPOLEONE
Sono passati due secoli dalla morte di Napoleone – 1821/2021 – e i giudizi sulla sua esperienza storica, politica, militare e culturale sono straordinariamente divisivi. «Fu vera gloria»? Secondo Alessandro Manzoni sarebbero stati i posteri a emettere «l’ardua sentenza», tuttavia il giudizio finale rimane ancora tutt’oggi in precario bilico tra sostenitori e detrattori. Rimane l’inesausta urgenza di dover indagare approfonditamente le tracce del passato in tutte le loro articolazioni, così che possano sempre più compiutamente farsi patrimonio comune. Siamo ritornati così al fatidico 1797, quando fu proprio Napoleone a sancire la fine dell’indipendenza della Repubblica Serenissima, per seguire e ritrovare le tracce del suo passaggio a Venezia. Non un semplice tour ma un racconto che assume diverse connotazioni, prima fra tutte quella della musica, guidati da Alexandre Dratwicki, direttore scientifico del Palazzetto Bru Zane, in occasione del Festival autunnale dedicato proprio a I suoni dell’impero. La musica all’epoca di Napoleone Bonaparte (1795–1815). Una selezione di opere liriche composte durante un’epoca in cui avvenne un notevole cambiamento estetico che aprì la strada all’espressione musicale dei sentimenti e al romanticismo. 89
classical L’IMPERATORE, VENEZIA, LA MUSICA
VILLA PISANI
Napoleone, Imperatore di Francia dal 1804 e incoronato Re d’Italia a Milano nel 1805, arrivò a Venezia tra la fine di novembre e la prima decade di dicembre del 1807. La sera prima dormì nella splendida Villa Pisani a Stra, che la famiglia Pisani stessa aveva venduto proprio a Bonaparte nel gennaio di quell’anno per la considerevole cifra di 1.900.000 lire. La villa venne donata dall’imperatore Bonaparte al figliastro Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, che da raffinato mecenate avviò una serie di lavori di ammodernamento che trasformeranno l’aspetto di molte sale della residenza nonché dell’annesso parco.
anche immediati in termini di riforme civiche e sociali attraverso una serie di interventi che lasceranno delle tracce moderne indelebili sul territorio urbano.
Sémiramis di Charles-Simon Catel, 1802 https://spoti.fi/3sXjMzf Tragédie-Liryque con una struttura ancora settecentesca ma con una sensibilità che inizia a contaminarsi di suggestioni preromantiche nonché di una vocazione eroica.
Les Bayadères di Charles-Simon Catel, 1810 https://apple.co/3sSSs5i Opera pervasa di orientalismo che cerca di commuovere per mezzo di nuove combinazioni di suoni e di inedite costruzioni drammatiche.
ISOLA DI SAN CLEMENTE
CIMITERO DI SAN MICHELE
Giunto a Venezia, Napoleone stabilì il suo insediamento militare sull’Isola di San Clemente, che dal 1645 ospitava gli Eremiti camaldolesi di Monte Corona. La crisi che seguì la caduta della Serenissima coinvolse anche l’isola per la soppressione napoleonica degli ordini religiosi. Nel 1810 i Camaldolesi abbandonano San Clemente, che diventò sede di presidi militari a difesa di Venezia e suo sicuro rifugio, visibile ancora oggi nel nuovo fronte in mattoni dell’Isola.
QUADRIGA DI CAVALLI
Napoleone si pose nei confronti della città inevitabilmente in modo duplice, così come era doppia la sua indole insieme di conquistatore imperialista e di rivoluzionario progressista: da un lato l’esaltazione del passato che diventa acquisizione e traduzione, o meglio “depredamento”, di un considerevole patrimonio mobile di capolavori della città – il più clamoroso dei quali fu il trasferimento della quadriga di cavalli, prelevata dalla balaustra della Basilica di San Marco per campeggiare alle Tuileries –, poi in gran parte restituiti, eccetto le famosissime Nozze di Cana di Paolo Veronese del refettorio palladiano del Complesso abbaziale dell’Isola di San Giorgio Maggiore, ancora, e oramai per sempre, conservate al Louvre!; dall’altro lato uno sguardo aperto e moderno verso la città, come da molti secoli nessuno era più stato in grado di avere, che produrrà dei forti cambiamenti 90
Gli effetti del famoso editto di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures) emanato da Napoleone nel 1804, con il quale si stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, furono per Venezia significativi. I campi di sepoltura furono spostati e raccolti in un solo luogo fuori dal centro storico, in un’isola appositamente dedicata, l’isola di San Michele. Napoleone diede ordine di avviare i lavori all’architetto Giannantonio Selva (l’unico di cui si fidasse), finanziando interamente il progetto. Ciò comportò la copertura dei campisanti in città sin lì utilizzati trasformandoli in nuovi spazi pubblici, nuovi campi, molti dei quali ancora oggi mantengono il toponimo di Campo Santo o Campiello novo dei morti, come quello dietro Campo Santo Stefano. Luoghi riconoscibilissimi ancora oggi, normalmente posti a fianco delle Chiese e rialzati di uno o più gradini, come per esempio a fianco della Basilica dei Frari. Uthal di Étienne-Nicolas Méhul, 1806 https://bit.ly/3gJZVPj Opera breve e avvincente, ispirata alle fantasticherie della poesia ossianica che usa una particolare sonorità ottenuta da un’orchestra senza violini.
PALAZZO REALE
Una visione moderna di città che si sposava con la volontà di autocelebrazione, per cui l’obiettivo di migliorare la salubrità del contesto urbano portò alla demolizione e allo
sventramento di parti importanti di Venezia, lasciando posto a nuove edificazioni. Una delle più famose fu la demolizione in Piazza San Marco della Chiesa di San Geminiano, di antichissima origine e in seguito ricostruita da Jacopo Sansovino nel 1557 di fronte alla Basilica di San Marco, per fare spazio alla realizzazione dell’Ala Napoleonica, dove fu insediato il Palazzo Reale, che collegando le Procuratie Vecchie a quelle Nuove definì il progetto di chiusura scenica della Piazza. L’impresa avrà termine solo a metà Ottocento. All’ingresso del Museo Correr vi è ancora oggi una lastra di marmo che ricorda il luogo dove fu demolita l’antica chiesa. La Fille de Madame Angot di Charles Lecocq, 1872 (Data di pubblicazione: novembre 2021) Ambientata nel periodo del Directoire (1795-1799), periodo storico cruciale in cui Napoleone costruisce la fama politica che lo porterà a diventare poi Imperatore.
GIARDINI REALI
Nel progetto di riforma napoleonica dell’Area Marciana si inserisce anche la decisione di includervi un’area verde, ottenuta dall’abbattimento degli antichi granai della Repubblica. Sorgeranno così i Giardini Reali. Dal 2019 sono stati restituiti alla città pienamente recuperati grazie allo straordinario progetto botanico firmato da Venice Gardens Foundation, che ne ha recuperato in pieno il valore storicoartistico riportandoli all’originaria bellezza.
CASTELLO
Altro intervento significativo furono le demolizioni di moltissime case, compresi ben quattro edifici religiosi nel sestiere di Castello – il rinascimentale San Niccolò di Castello con il suo seminario, l’Ospedale dei Marinai, la chiesa gotica di Sant’Antonio Abate con i dipinti del Carpaccio, un convento di suore cappuccine con tanto di chiesa trecentesca e il monastero di San Domenico –, per dar
corso al grande e ambizioso nuovo progetto di dotare Venezia del suo primo parco pubblico con arco di trionfo e statua in bronzo di Napoleone, ora i Giardini della Biennale. La progettazione fu affidata ancora una volta ad Antonio Selva e i lavori si protrassero dal 1808 al 1812. Con le macerie ottenute dalla demolizione si provvide a consolidare il terreno, a creare una collinetta sulla quale trovò posto un caffè e alla copertura del vicino canale di Sant’Anna per realizzare la via Eugenia (l’attuale via Garibaldi). Per quanto riguarda la scelta delle piante, ci si servì della collaborazione di Pietro Antonio Zorzi, il quale incontrò più di qualche difficoltà nella selezione delle stesse date le particolarità climatiche lagunari. Conclusi i lavori, sarà infine possibile collegare attraverso una meravigliosa passeggiata i due polmoni verdi della città storica, ossia i nuovi Giardini con i Giardini Reali di San Marco. La Mort d’Abel di Rodolphe Kreutzer, 1810 https://spoti.fi/3gHHQ4k Opera-oratorio con una ricchezza di scrittura orchestrale straordinaria che suscitò l’entusiasmo di Hector Berlioz.
GALLERIE DELL’ACCADEMIA
L’alienazione della Chiesa e del convento della Carità, sgombrato dai soppressi Canonici lateranensi, portò all’istituzione ufficiale con decreto napoleonico nel 1807 dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, evoluzione della preesistente Accademia dei Pittori e Scultori già attiva, dal 1750, presso il Fonteghetto della Farina a San Marco. Dopo importanti lavori di adeguamento degli edifici e degli ambienti, conclusi nel 1811 e attuati dall’Architetto Giannatonio Selva, fu per la prima volta aperta al pubblico – anche se soltanto per un breve periodo – nel 1817, con grande concorso di visitatori. Molti dipinti di grandissima qualità soprattutto di scuola locale dal XIV al XVIII secolo, provenienti per la maggior parte dalla dispersione del patrimonio civico ed ecclesiastico, trovarono la loro estrema salvaguardia nella Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti, sorta con funzioni di raccolta didattica per la formazione dei giovani artisti e divenuta di fatto strumento di tutela. Olimpie di Gaspare Spontini, 1826 https://bit.ly/3sXXX2M Effetti sensazionali a profusione, pathos, drammaticità, cori giganteschi: il genere della tragedia lirica all’apice della spettacolarità in un lavoro che avrebbe rivoluzionato il teatro lirico.
PALAZZO LOREDAN
L’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a Palazzo Loredan deriva dal Reale Istituto Nazionale voluto da Napoleone per l’Italia all’inizio del XIX secolo: «Vi deve essere per tutta la Repubblica un Istituto Nazionale incaricato di raccogliere le scoperte, e perfezionare le arti e le scienze». Nel 1802, con la trasformazione della Repubblica Cisalpina in Repubblica Italiana, si realizzò la fondazione del progettato Istituto Nazionale e per decreto del Corpo legislativo, il 17 agosto 1802, il nuovo Istituto fu attivato, diviso in tre sezioni: di scienze fisiche e matematiche, di scienze morali e politiche, di lettere e belle arti.
SCUOLA GRANDE DI SAN MARCO
L’imperatore fu il primo a denunciare la necessità di una grande “legge speciale” (il decretone) per Venezia al fine di rilanciare un’economia minata da troppe calamità e rovesci di fortuna. Nell’ottica di avviare un radicale processo di modernizzazione della città fu deciso di trasformare la Scuola Grande di San Marco in ospedale pubblico e di collocare l’Archivio di Stato nell’ex convento della Ca’ Grande, attiguo alla Basilica dei Frari.
GHETTO DI VENEZIA
Non dimentichiamo un altro atto di nodale importanza storica: la rimozione delle barriere e delle porte che isolavano il Ghetto Ebraico, il tutto con grande apprezzamento della Comunità Ebraica di Venezia.
MURAZZI
Napoleone dette il via inoltre alla realizzazione di tutta una serie di altri progetti che prevedevano la trasformazione di alcune aree importanti della città: l’insediamento di un’area commerciale sulla Riva degli Schiavoni; il disegno di un’ampia via all’isola della Giudecca che doveva terminare in un giardino pubblico da usarsi anche per le parate militari; la costruzione di un porticciolo nell’isola di San Giorgio Maggiore, tutt’oggi esistente. Intervenne anche sul sistema lagunare, rafforzando le fortificazioni delle dighe in pietra d’Istria, chiamate “murazzi”, che da San Nicolò proseguivano per tutto il litorale fino alla zona detta degli Alberoni.
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classical FESTIVALS
Camera nostra Intervista a Vitale Fano Un’interruzione improvvisa, quando il peggio sembrava alle spalle: nell’autunno scorso la stagione di Musikàmera non è sfuggita allo stop imposto dalla pandemia alla programmazione culturale di ogni latitudine. E se nella sua giovane storia la rassegna ha abituato il pubblico a palinsesti di assoluto livello, adesso sappiamo quanto la capacità di programmazione del Consiglio direttivo vada oltre ogni ostacolo, con un settembre che si annuncia fitto di appuntamenti all’insegna della qualità, come ci racconta in questa intervista il codirettore artistico Vitale Fano. Musikàmera nasce nel 2016 da un gruppo di cultori della musica da camera. Quali furono le ragioni di fondo che ne determinarono la costituzione? Fu principalmente la necessità di rilanciare la musica da camera al Teatro La Fenice, che dopo vari decenni di gestione egregia da parte della Società Veneziana di Concerti viveva un momento di forte crisi. L’allora Sovrintendente Cristiano Chiarot decise di tentare un cambiamento radicale di gestione affidando il compito di rivitalizzare la cameristica ad una nuova équipe, quella, appunto, di Musikàmera. Una scelta azzardata e rischiosa, che però si rivelò vincente: le nuove scelte artistiche e le nuove formule organizzative attivate da Musikàmera sono riuscite infatti a conquistare sempre più il favore della città, costruendo un legame profondo, direi fedele, con il suo pubblico di veneziani appassionati. Fondatori di Musikàmera furono l’attuale presidente Sonia Guetta Finzi, mecenate veneziana da sempre legata alla musica e al Teatro La Fenice, Franco Rossi, musicologo e all’epoca direttore del Conservatorio Benedetto Marcello, Filippo Gamba, pianista dalla carriera internazionale, Lucas Christ, assistente alla direzione artistica del Teatro La Fenice, Fausto Adami, primo presidente (poi uscito dall’associazione nel 2018), e infine il sottoscritto, musicologo già con un bagaglio di esperienza quasi ventennale di organizzatore di concerti a Venezia e a Padova. Un percorso che, come purtroppo innumerevoli altri, si è bruscamente interrotto a causa di questo imprevedibile caos pandemico. Esiste un filo che lega quella 92
Stagione forzatamente arrestatasi a questo nuovo inizio? L’emergenza Covid ha purtroppo improvvisamente sospeso il processo di rapido sviluppo avviato da Musikàmera, che nel 2020 proponeva un cartellone arricchito nel numero dei concerti e nella scelta dei programmi e degli interpreti, con conseguente incremento nel numero degli abbonati e degli spettatori e un maggior sostegno di contributi pubblici e privati. Dover cancellare quasi un’intera Stagione di concerti in un momento così felice ha inevitabilmente frenato la nostra crescita, rallentato di conseguenza il nostro radicamento nel tessuto culturale cittadino. Questa condizione a dir poco critica non ci ha per questo indotto a rinunciare alle scelte artistiche fatte e agli accordi presi con molti musicisti. L’autunno 2021 sarà perciò caratterizzato da molti recuperi della programmazione sospesa: Solisti della Fenice, Quartetto Van Kuijk, Quartetto Adorno, Ensemble Aurora, Valentina Coladonato e Claudio Proietti, Maria Pia Piscitelli e Maurizio Colacicchi, Giuseppe Albanese. Oltre a tenere vivo questo percorso all’insegna della continuità, il filo che lega questo nuovo inizio alla nostra attività precedente consiste nell’assidua ricerca della massima varietà di organici cameristici, dal pianoforte solo al duo, al trio e al quartetto, fino all’ottetto, e di autori che spaziano dal diciottesimo secolo sino ad oggi, ovvero le età più significative per la musica da camera. Prosegue inoltre l’esecuzione dell’integrale dei Quartetti di Beethoven, ideata nel 2020 per le celebrazioni del 250° anniversario della nascita del grande compositore tedesco, e si conferma la nostra particolare attenzione verso la musica da camera del Novecento storico italiano, grazie anche alla collaborazione, nata sempre nel 2020, con l’Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus. Quali gli appuntamenti di settembre? Una bella combinazione di recuperi dalla Stagione 2020 e nuovi programmi. Inizieremo con due concerti in data unica: il 6 settembre Zlatomir Fung, ventiduenne violoncellista americano di origine bulgara e cinese, vincitore dell’edizione 2019 del Concorso Ciaikovsky di Mosca, con un interessante programma per violoncello solo che comprende la celeberrima prima Suite di Bach, la Sequenza XIV di
Berio e musiche di Dall’Abaco e Cassadò; il 7 settembre un concerto con un organico particolarmente ampio per la musica da camera quale è l’ottetto dei Solisti della Fenice, composto da strumentisti dell’Orchestra del teatro veneziano impegnati in un capolavoro assoluto come l’Ottetto op. 166 di Schubert. L’11 e il 12 recuperiamo il Quartetto van Kuijk, quattro ottimi musicisti francesi che stanno acquisendo sempre più popolarità in Europa grazie allo stile, all’energia e al senso del rischio che permeano le loro esecuzioni. L’ensemble esegue il Quartetto op. 80 di Mendelssohn e il Quartetto op. 27 di Grieg. Il 24 e 25 settembre è la volta del Trio Boccherini (violino, viola e violoncello), fondato a Berlino dal violoncellista italiano Paolo Bonomini, che ha già ricevuto ragguardevoli apprezzamenti dalla critica musicale in Europa e in Australia. L’interessante e inconsueto programma affianca al Trio op. 9 n. 1 di Beethoven musiche di più raro ascolto di Kodaly, Leó Weiner e Jean Françaix. Quali i percorsi futuri che l’associazione si propone di intraprendere? Non nascondo che Musikàmera coltiva grandi ambizioni. Siamo convinti che una città come Venezia e una sede eccezionale come il Teatro La Fenice, con le Sale Apollinee adatte come poche altre al mondo per acustica ed eleganza alla musica da camera, e la Sala Grande perfetta per i récital che richiamano il grande pubblico, debbano ospitare Stagioni cameristiche di grande respiro. Il nostro duplice obiettivo è quindi da un lato quello di portare a Venezia il maggior numero possibile di grandi star del concertismo mondiale, aumentando il numero di esibizioni in Sala
DELL’ARMONIA E DELL’INVENTIONE
Photo Nikolaj Lund
Vogliamo alimentare in città la passione per la grande musica da camera
Grande e dando nuova vita alla cameristica al Teatro Malibran, dall’altro quello di potenziare i concerti alle Sale Apollinee elevando sempre più il livello artistico degli interpreti, prestando quindi sempre maggior cura alla peculiarità e all’originalità della programmazione artistica. Intendiamo inoltre proseguire, con programmi sempre più accattivanti, le lezioni concerto di Musik@ giovani che già da cinque anni realizziamo di mattina alle Apollinee, in collaborazione con il settore Education del Teatro La Fenice, rivolte agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado del Veneto. Questi incontri intendono far conoscere ai giovani la musica da camera e non solo, spaziando anche in altri generi: musica corale, jazz, pop. Un programma pensato ed elaborato in una chiave prospettica, come ogni progetto formativo ha l’obbligo di fare. Quindi programmazione a lungo termine, non certo attività estemporanea. Per fare un esempio a riguardo, il 18 maggio 2022 è in programma un incontro con il pianista, compositore e voce di Radio3 Arturo Stalteri interamente dedicato al ricordo di Franco Battiato. La ricchezza culturale della città ci induce a valutare progetti specifici da realizzare anche in altre sedi. E’ in corso un confronto con la direzione della Biblioteca Marciana sull’eventualità di dar vita, nella splendida Sala Sansoviniana, a iniziative musicali che portino alla luce musiche sconosciute, inedite e ineseguite, custodite proprio alla Marciana. In prospettiva, quindi, contiamo di alimentare in città la passione per la grande musica da camera, ma puntiamo anche ad una visibilità sempre maggiore che ponga Musikàmera e Venezia al livello delle maggiori istituzioni concertistiche italiane e internazionali.
L’anno delle celebrazioni per i 1600 anni dalla nascita di Venezia si arricchisce di un nuovo appuntamento, destinato a diventare ricorrenza annuale e dedicato alla città e al suo figlio musicale più celebre: la prima edizione del Vivaldi Festival. Con uno sguardo al Festival di Salisburgo come modello, la manifestazione si propone di riscoprire e valorizzare lo sterminato catalogo di Antonio Vivaldi grazie ad un ricco programma di concerti, opere, spettacoli, incontri, mostre, proiezioni, che vedono la partecipazione dei più noti artisti contemporanei nei luoghi vivaldiani per storia ed eccellenza, come la Chiesa della Pietà, nel cui orfanotrofio “il prete rosso” fu maestro e animatore instancabile, o la Chiesa di San Giovanni in Bragora, dove fu battezzato. Ideatore e direttore artistico del progetto è Enrico Castiglione, tra i più poliedrici ed acclamati registi e scenografi di teatro musicale della sua generazione a livello internazionale, oltre che direttore artistico di prestigiosi festival e teatri internazionali. Il programma prevede l’inaugurazione ufficiale martedì 21 settembre, quando la Chiesa della Pietà apre le porte al concerto Il cimento dell’armonia e dell’inventione - Le Quattro Stagioni con l’Orchestra Lorenzo Da Ponte diretta dal Maestro Roberto Zarpellon e Maristella Patuzzi come violino solista. Altro appuntamento di rilievo alla Chiesa della Pietà, martedì 28 settembre con Le donne di Vivaldi: i mezzosoprani Vivica Genaux e Sonia Prina e il soprano Gemma Bertagnolli si esibiscono insieme all’Orchestra Sonatori de la Gioiosa Marca diretta dal Maestro Francesco Fanna, con la regia di Enrico Castiglione, in un recital trasmesso dalla RAI. La programmazione continua poi per un mese esatto, fino al 21 ottobre: ospite d’eccezione, Cecilia Bartoli, alla quale sarà assegnato il Premio Vivaldi d’Oro. Livia Sartori di Borgoricco
Musikàmera 6, 7, 11, 12, 24, 25 settembre Sale Apollinee, Teatro La Fenice www.musikamera.org
Vivaldi Festival 21 settembre-21 ottobre Chiesa della Pietà www.vivaldifestival.org
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Con un evento straordinario che rientra nelle celebrazioni del VII centenario della morte di Dante Alighieri, il mercoledì 1 settembre inaugura la 43. edizione di Incontri Asolani, rassegna internazionale di musica da camera curata da Asolo Musica che torna ogni anno nel borgo-gioiello della provincia trevigiana. StraborDante è una performance multimediale ospitata dal Teatro Duse in cui la prima Cantica della Commedia assume una veste contemporanea, un’opera tra jazz, rock e noise, con le musiche originali di Nicola Fazzini e Alessandro Fedrigo. L’appuntamento successivo riunisce, nel concerto intitolato In Memoria, Nurit Stark e Liza Ferschtman, violini, Gareth Lubbe, viola, Zlatomir Fung, Jakob Koranyi e Giovanni Gnocchi, violoncelli, insieme ai violoncelli di Rovigo Cello City in un variegato programma che vede sul leggio pagine di Boccherini, Martinu, Piatti, Popper, Strauss e Arensky (3 settembre). Il 6 settembre si prosegue con la performance del vincitore del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, mentre l’8 è in calendario un concerto monografico dedicato a Johann Sebastian Bach e alle sue Sonate. Il 14 il trio formato da Sergej Krilov, Alessandro Carbonare e Gloria Campanern è impegnato nella suite da l’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij per violino, clarinetto e pianoforte e nell’esecuzione di alcuni brani di Ravel, Milhaud, Gershwin, Kovacs e Kuttenberger.
Questa primavera l’Auditorium Lo Squero dell’Isola di San Giorgio Maggiore è tornato a vivere. Dopo il tutto esaurito delle prime tre date, la Stagione, organizzata da Asolo Musica assieme alla Fondazione Giorgio Cini, prosegue con altri sette concerti da settembre a dicembre, con artisti del calibro di Mario Brunello, Sonig Tchakerian, Maurizio Baglini ed acclamati ensemble come L’Arte dell’Arco e il Quartetto di Venezia: la compagine storica della nostra regione, fondata nel 1994 da Federico e Giovanni Guglielmo, suona il 18 settembre insieme al clavicembalista Roberto Loreggian, in un programma bachiano che comprende due concerti per clavicembalo originariamente nati per violino e la prima versione del Quinto concerto brandeburghese, omaggio non solo a Bach, il grande “artigiano” della musica, ma anche ai costruttori degli stupendi strumenti musicali utilizzati per le esecuzioni. In programma capolavori destinati a rinnovare anche in clima autunnale «la meraviglia del pubblico che dopo la pausa forzata ha vissuto, nuovamente, l’incanto di una Venezia viva con una colonna sonora ogni volta diversa». Parole del Presidente dell’Associazione Asolo Musica Maurizio Jacobi, che esprime grande «riconoscenza alla Fondazione Giorgio Cini che ha voluto creare questo luogo straordinario dove vivere un’esperienza unica per l’occhio e l’orecchio».
Incontri Asolani 1, 3, 6, 8, 10, 14, 17 settembre Chiesa di San Gottardo-Asolo www.asolomusica.com
Stagione 2021–2022 18 settembre Auditorium Lo Squero, Isola di San Giorgio www.cini.it
Forse ve ne sarete accorti anche voi, si fa spesso ampio uso di locuzioni come “eccellenze del territorio” e “creare sinergie”, e ogni tanto si arriva al punto di svuotarle del loro significato, però davvero questa bella cosa che succede il 2 settembre a Bassano e il 5 a Padova non saprei come altro spiegarvela: due eccellenze del territorio, l’Orchestra di Padova e del Veneto e il collettivo teatrale Anagoor, già Leone d’Argento alla Biennale, si sono incontrati per dare vita a Il Paradiso di Dante, nuova produzione a metà tra musica e arti performative in omaggio ai 700 anni della morte di Dante Alighieri. Le musiche sono del celebre compositore siciliano Salvatore Sciarrino, dal cui immenso catalogo OPV propone l’esecuzione dell’ultima partitura su soggetto dantesco, ovvero Musiche per il Paradiso di Dante (1993), in una nuova versione che appunto sancisce questa prima collaborazione con Anagoor. Le Musiche per il Paradiso di Sciarrino, nelle sue stesse parole, sono una «sorta di musica-ambiente, stilizzata a porgere gli spunti che il verso tace e richiama». Nell’interpretazione di Marco Angius, direttore musicale e artistico OPV che guida l’Orchestra in questa nuova avventura, questa musica presenta «un intreccio a maglie larghe, dove è possibile distinguere il gioco di trame sovrapposte pur nello stordimento delle continue rifrazioni prismatiche». Il Paradiso di Dante, presentato in anteprima all’OperaEstate Festival di Bassano del Grappa, è al centro della quinta edizione di In Principio, rassegna di musica sacra promossa da OPV in collaborazione con la Diocesi di Padova. Livia Sartori di Borgoricco Musiche per il Paradiso di Dante 2 settembre Chiesa di San Francesco Bassano; 5 settembre Palazzo della Ragione-Padova www.operaestate.it
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Intervista Giancarlo Marinelli
IL LIMITE E L’INFINITO Vicino è il giorno…/ Che delle parole guerra e miseria noi rideremo/ Di quanto fu amarezza nulla resisterà/ Ogni viso avrà diritto alle carezze Paul Eluard
theatro
di Fabio Marzari
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G
iancarlo Marinelli, un intellettuale atipico, assai colto e raffinato, con un’aria volutamente un po’ ruvida, quasi a volersi schernire, lui figlio del Nord Est, di essere riuscito a trovare il panem dai suoi Carmina. Lo avevamo intervistato in occasione della sua nomina a direttore di Arteven; dopo questi mesi ancora non facili anche e soprattutto per la cultura, lo ritroviamo per parlare della stagione del Teatro Olimpico di Vicenza, senza retorica il più bel teatro al mondo, e per qualche accenno al Toniolo di Mestre. Marinelli ha messo in campo una corazzata della cultura in grado di abbracciare pubblici differenti, senza indulgere in scelte furbe. Un’offerta teatrale importante, di grande qualità, con un pensiero profondo alla base: l’amore per il teatro e il superamento degli stereotipi, pur nel rispetto della sacralità di taluni Autori. Marinelli dixit: «l’Olimpico di quest’anno si prefigge di essere il Tribunale delle Carezze. Il luogo sacro deputato a distribuirle. E la celebrazione della sua Nemesi avverrà in modo sfrontato, con una ricchezza e una abbondanza di appuntamenti, quasi come nelle feste imperiali. Non avremo bisogno però di fare come gli imperatori romani che la sfruttavano per annunciare le loro iniziative di ritorsione contro le ribellioni dei barbari o dei provinciali infidi, ma che poi la presentavano solo nella luce positiva del ritorno alla pace da forgiare magari nelle monete. La Nemesi sarà una sola. La Pax, una sola. Come l’Olimpico.
Nemesi. Ogni viso avrà diritto alle carezze. Quale significato si cela nel titolo criptico del 74. Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico? Nemesi è un concetto classico che rimanda a qualcosa di pauroso e negativo: viene intesa come giustizia distributiva e compensatrice quasi sempre in senso negativo. Ho ottenuto qualcosa di felicemente immeritato e gli dei mi puniscono anche a distanza di molto tempo. Noi invece abbiamo voluto rovesciare il tutto. Con quel verso splendido di Paul Eluard la nostra Nemesi consiste nel ritrovare tutte le carezze che in questi mesi non abbiamo dato e non abbiamo ricevuto. Una Nemesi di dolcezza. E la prima carezza ce la farà il Teatro Olimpico. L’Histoire du Soldat è un omaggio evidente ai 50 anni dalla morte di Stravinskij, ma anche uno spettacolo di apertura ‘inconsueto’ per la rassegna vicentina. Da dove nasce la scelta di portare in scena quest’opera di cui lei firma sia la regia che la riscrittura? L’Histoire appartiene profondamente alla mia infanzia. Mia madre me la raccontava come una favola. Ed è quello che farò esattamente io da regista. C’è un soldato che vende il suo violino al Diavolo, il ritorno dalla guerra, la consapevo 74. Ciclo di Spettacoli Classici all’Olimpico 23 settembre-23 ottobre Teatro Olimpico-Vicenza www.tcvi.it
HISTOIRE DU SOLDAT Il testo della favola in musica di Stravinskij diventa come pochi altri la rappresentazione della Nemesi che il titolo dei Classici all’Olimpico propone: il Soldato che vende il violino e l’anima al Diavolo in cambio di una ricchezza che lo priverà di tutto. 23, 24, 25, 26 settembre
ANTIGONE Nella rivisitazione della tragedia di Sofocle, a cura di Giovanna Cordova e messa in scena con i giovani attori di Tema Cultura Accademy, è presentato l’eterno conflitto tra giustizia terrena e giustizia divina, una guerra di religione e politica che è anche conflitto generazionale, di vecchi contro giovani. Per la prima volta il personaggio di Creonte è interpretato da una donna, una fuori classe della scena come Ivana Monti. 1, 2 ottobre
FEDRA Photo Germana Cabrelle
lezza che ciò che salva il mondo è il talento e non il suo sfruttamento. Quando Igor e compagnia allestirono l’Histoire vennero travolti dalla Spagnola. Queste disordinate parole bastano a dire quanto l’Histoire racconti in modo perfetto il feroce momento che stiamo vivendo. Vorremmo offrire ai nostri lettori una piccola guida agli spettacoli all’Olimpico: ci può regalare un tweet per ciascuno di essi? Fedra che segna il battesimo olimpico di una grande attrice come Anna Bonaiuto, La Tragedia Innocente che torna con Antigone e Ester, e con Ivana Monti nella parte di Creonte, i Borgia e la loro classica tragedia metropolitana con Eracle, i canti delle Muse e quello delle Sirene, Lucilla Giagnoni che celebra Dante, le multivisioni di Francesco Lopergolo. In primo piano le donne (ancora una volta) e il confronto con l’Olimpico come Tempio del Teatro. Bellezza e ancora bellezza. I giovani attori di Tema Cultura Academy sono protagonisti di due spettacoli della rassegna, La Tragedia Innocente: Antigone da Sofocle e Ester di Jean Racine. Un gruppo di ragazzi tra i 7 e i 20 anni alle prese con i grandi classici. Come funziona il binomio “tragedia/adolescenza”? Funziona benissimo. Nessuno come un ragazzo in verità capisce meglio la tragedia. Che in fondo è il rapporto tra dei e mortali. Tra cielo e terra. Un ragazzo sa di essere
mortale ma si sente immortale. Vive da immortale. Può concepire il limite e l’infinito in una volta sola. È lo spettatore e l’autore ideale per queste rappresentazioni. È trascorso più o meno un anno ormai dal nostro ultimo ‘incontro’, in occasione della sua nomina a Direttore artistico del Circuito teatrale regionale Arteven. Un incarico che l’avrà messo di fronte a molte sfide, non solo di natura sanitaria. Quale il bilancio di questi primi dodici mesi di mandato? Ci siamo inventati di tutto e di più. Dai Radiodrammi al format tv, dalle residenze per le compagnie alla formazione estiva per fare in modo che il riavvicinamento sociale avvenga attraverso il teatro. Non ci siamo mai fermati. Ora però è tempo di aprire. Con Arteven ha collaborato alla prossima stagione del Toniolo, che presenta ad un’offerta varia e di qualità, senza puntare solo sui grandi nomi. Verrebbe da definirla una “stagione metropolitana”, di ampio respiro. È un segnale forte di cambiamento. Come si dovrebbe relazionare secondo lei un teatro con la realtà urbana che lo contiene? Il Teatro Toniolo è un’eccellenza italiana ed europea. Lì esiste un pubblico capace di confrontarsi con ogni forma di teatro, danza, musica. Direi che tutti i teatri del mondo dovrebbero imparare dal Toniolo. Dovrebbero relazionarsi con il pubblico nella stessa maniera. Dovrebbero, sanamente, copiarlo.
Giuseppe Miale di Mauro si confronta con il testo ‘sacro’ di Euripide, Seneca e Racine, chiamando al proprio fianco per la drammaturgia Francesco Niccolini. «Un ritratto della vita che si scompone colpita dalla forza delle azioni dei personaggi che ne sono responsabili e che ne pagheranno tutte le conseguenze. Perché la vita, a volte, può diventare molto feroce» (G.M. di Mauro). 8, 9, 10 ottobre
ESTER L’opera di Jean Racine, nella raffinata traduzione del letterato e traduttore vicentino Giacomo Zanella, di cui ricorre il bicentenario, esalta la figura della regina Ester. Un personaggio forte che, nell’allestimento di Giovanna Cordova sempre con i giovani e giovanissimi attori di Tema Accademy, è ideato come una perfetta fusione di Antigone (la lotta contro il potere) ed Elena (il simbolo della bellezza travolgente) in una Nemesi che conduce gli spettatori nelle atmosfere della grande tradizione biblica. 16, 17 ottobre
DISCO INFERNO L’attrice Lucilla Giagnoni propone i migliori versi della prima Cantica, con le sue figure più conosciute e amate come Paolo e Francesca, Ulisse, il Conte Ugolino, l’Exit, in una sorta di pellegrinaggio a tappe, raccontato dalla voce e trasfigurato dall’esperienza sonora del dj Alessio Bertallot. Moderno Caronte, il musicista, cantante e autore, accompagna gli spettatori oltre le barriere del suono passando dal jazz alla musica elettronica, per condurli a riveder le stelle. 21, 22, 23 ottobre
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With the patronage of
Palazzo Franchetti Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Promoter
Campo Santo Stefano
Venice October 16, 2021 March 13, 2022 98
theatro
L’IMPERFEZIONE DELLA LUNA
NOT ONLY VENICE
Il potere del mito Bergamasco, Fabre, Anagoor al Teatro Romano
È la programmazione del Settembre Classico a chiudere la lunga rassegna dell’Estate Teatrale Veronese, edizione numero 73. Si comincia mercoledì 1 settembre con la prima nazionale di IFIGENIA#generazionesacrificio, riscrittura del dramma euripideo ad opera di Silvia Masotti e Camilla Zorzi messa in scena da un gruppo di giovani e adolescenti coinvolti in un intenso percorso formativo avviato dalle due registe in piena pandemia, circostanza che fornisce la chiave di lettura della drammaturgia: la storia della giovane figlia di Agamennone, sacrificata perché il vento si potesse alzare e le navi degli Achei partire alla volta di Troia, diventa il pretesto per raccontare un momento in cui è la paura a governare gli animi, in cui succede che diventiamo tutti vittime e carnefici e siamo disposti a sacrificare molto pur di non perdere i nostri privilegi. Un dramma che contrappone potere e dedizione, ragione di stato e moti del cuore, regole imposte dagli adulti a cui i giovani devono attenersi, loro malgrado. Il conflitto generazionale è infatti tema forte, sia del dramma originale che della riscrittura, sottolineato dai giovani che compongono il coro e amplificato dai suggestivi quadri video realizzati per lo spettacolo da Anagoor – compagnia Leone d’Argento alla Biennale del 2018. Il 7 e l’8 settembre si prosegue con Resurrexit Cassandra: la riscrittura poetica e potente del mito di Cassandra firmata da Ruggero Cappuccio diventa un ‘assolo’ per l’attrice Sonia Bergamasco creato dal provocatorio e geniale artista fiammingo Jan Fabre,
che di questo spettacolo è regista e curatore della scenografia, dei video e del disegno luci. La Cassandra di Cappuccio/Fabre è un messia femminile, resuscita dalla mitologia greca per metterci in guardia sulle sorti devastanti del nostro pianeta. Nel susseguirsi di cinque quadri, cinque tableaux vivants, cerca di parlare agli uomini ancora una volta, avvertendoli del disastro a cui stanno andando incontro, ma, prigioniera del suo destino, le parole cadono nel vuoto. Avrebbe potuto prevenire e mettere l’umanità al riparo dalle calamità che essa stessa sta provocando contro di sé e contro il pianeta: movimenti politici e ideologici radicali, cambiamenti climatici, isole di plastica negli oceani, inquinamento... Il 9 e 10 settembre il classico riscopre Plauto con Aulularia (Commedia della Pentola o La Pentola d’oro): la storia dell’avaro Euclione che trova una pentola d’oro – ispirazione principale de L’Avaro di Molière – tutta giocata sui temi di avidità, lussuria e denaro. Ambientato in un’epoca senza tempo, riscritto citando Shakespeare, Ariosto e, appunto, Molière, lo spettacolo, che vede Ettore Bassi nei panni di Euclione, porta in scena i tipi fissi plautini, tra intrecci comici e sentimenti cinici e sarcastici, evocando modelli che dal teatro antico arrivano direttamente alla moderna stand up comedy, complici un linguaggio semplice e una grande libertà di espressione. Livia Sartori di Borgoricco
Un elogio all’imperfezione come continua forma di ispirazione per l’arte. La 26. edizione del Festival di Teatro di Strada La Luna nel Pozzo, a Caorle dal 2 al 5 settembre, si ispira al verso «la perfezione è un falso che rende pazzi» del Circo discutibile di Elio e le Storie Tese per restituire lo spirito di una rassegna in tensione perpetua verso l’innovazione, l’impulso artistico, la creazione di emozioni. La prima settimana di settembre, le piazze del borgo storico sul mare diventano palcoscenico per oltre cinquanta spettacoli con artisti provenienti da tutto il mondo a cimentarsi in un ventaglio di discipline che spaziano dalla giocoleria alla clownerie, dal mimo alle performance di circo-teatro, senza dimenticare spettacoli dal carattere più classico, quali il teatro e la danza contemporanea. E se la perfezione è bandita da questa edizione de La Luna del Pozzo, non si può dire lo stesso dell’eccellenza che è brillantemente rappresentata da ospiti del calibro di Marianna De Sanctis, artista e hooper dall’eccentrico talento capace di fondere il suo corpo e i cerchi in un’unica cosa, sfidando le regole dell’equilibrio e della gravità. Da non perdere anche il Galapiat Cirque, compagnia francese di circo contemporaneo di 50 elementi, che presenta al Festival La Brise de la Pastille, e ancora i Nomaduo pronti a ‘rapire’ il pubblico per portarlo a viaggiare con la fantasia verso sogni e orizzonti lontani, o la compagnia di artisti cubani Mosaico Errante, diretta da Alejandro Plàcido, che si riverserà nelle vie di Caorle creando uno spettacolo in cui le emozioni volteggiano nell’aria insieme ai coltelli e alle clessidre…
73. Estate Teatrale Veronese 1, 7-8, 9-10 settembre Teatro Romano-Verona www.estateteatraleveronese.it
26. La Luna nel Pozzo 2-5 settembre Caorle, centro storico www.lalunanelpozzo.it
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Intervista Andrea Molesini
A LEZIONE DI STORIE Sono nato e cresciuto nell’arcipelago veneziano, nel sestiere di Castello. Qui si è formato il mio carattere. E qui ambiento le mie storie di Elisabetta Gardin
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ndrea Molesini è nato a Venezia dove vive e lavora, ha insegnato Letterature Comparate all’Università di Padova. Inizialmente ha pubblicato libri per ragazzi e poesie. Nel 2010 con il suo primo romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna, tradotto poi in moltissime lingue, ha ottenuto un enorme successo di pubblico e di critica oltre a numerosi riconoscimenti, tra cui i prestigiosi Premio Campiello e Premio Comisso. Dopo i romanzi La primavera del lupo, Presagio, La solitudine dell’assassino, Dove un’ombra sconsolata mi cerca, è uscito quest’anno per Sellerio il nuovo suo avvincente racconto, in cui storia e invenzione si intrecciano, dal titolo Il rogo della Repubblica. Molesini ha uno stile asciutto al servizio di una narrazione fluida, potente e molto musicale. La storia de Il rogo della Repubblica si svolge nel 1480 a Portobuffolè e parte dalla misteriosa sparizione di un bambino. Del fatto vengono accusati tre ebrei, sospettati di averlo assassinato e di aver usato il suo sangue per impastare le focacce pasquali. I tre imputati, dopo essere stati torturati, vengono condannati a morte ma fanno ricorso, così il processo si sposta a Venezia davanti al Senato della Repubblica. Qui entra in scena un personaggio affascinante e torbido, una spia della Serenissima, Boris da Candia, un avventuriero spregiudicato, ma al tempo stesso un colto umanista. In un clima di rabbia, di malcontento popolare, in una città che si sta appena risollevando dalla peste e dalla guerra contro i turchi, le prediche del francescano Bernardino da Feltre scaldano gli animi e istigano all’odio contro gli ebrei. Il doge Mocenigo emana una bolla per cercare di garantire tolleranza e rispetto nei confronti degli ebrei, ma il suo agire pare più espressione di un calcolo politico che di vera convinzione. Non ci sarà il lieto fine: i tre ebrei verranno bruciati in piazza. Una tragedia figlia di una cieca
e violenta intolleranza con molti precedenti nella storia passata e purtroppo ancora ferocemente attuale. In fondo, come diceva Croce, la storia, nel senso della storiografia, è sempre contemporanea. Leggendo questa storia di intolleranza, di odio religioso che nega ogni minima forma di razionalità, ogni umana pietà, mi è subito venuta in mente la vicenda raccontata da Carlo Ginzburg ne Il formaggio e i vermi, incentrata sulla figura del mugnaio friulano Domenico Scandella, detto Menocchio, messo a morte dall’Inquisizione alla fine del ‘500. Perché le dottrine istituzionali hanno tanta paura dell’eresia – che spesso si limita a essere una voce fuori dal coro, frequentemente espressione di una capacità di analisi originale e anticonvenzionale – e della diversità di provenienza, di religione, di abitudini? Non supereremo mai questa difficoltà di comunicazione tra mondi diversi? Le dottrine politiche servono per legittimare il potere. Il potere è un fatto: pochi uomini decidono del destino di molti. Chi sceglie questi pochi? E con quale criterio? I re medievali si dicevano investiti da Dio, i monarchi del XIX Secolo invece erano “Re per grazia di Dio e volontà della Nazione”, oggi legittimano il potere ricorrendo all’istituzione del voto popolare. Ma comunque lo si legittimi, il potere ha bisogno di un nemico per farsi riconoscere come necessario: perché ci sia il Buono deve esserci un Cattivo da sconfiggere. Il capro espiatorio è una necessità. I Romani accusavano d’infanticidio i primi cristiani, i cristiani fecero lo stesso con gli eretici, poi con gli ebrei; insomma, torna utile a chi comanda che qualcuno – si tratta sempre di una minoranza – mangi bambini. In quanto al comunicare tra diversi… be’, gli esseri umani
fanno quello che possono e certo non possono prescindere dalla stupidità che alberga in tutti e in ciascuno, anche nei migliori. Un altro tema fondamentale del suo romanzo è il conflitto tra potere e giustizia. Da quell’epoca lontana che paralleli può fare con la realtà sociale, politica e civile dei nostri giorni? Nel XV Secolo non esisteva una separazione nemmeno formale tra i poteri dello Stato: esecutivo, legislativo, giudiziario. L’assemblea legiferante, nel caso di Venezia il Senato, era anche, alla bisogna, tribunale giudicante. Nella sostanza, però, temo che le cose siano cambiate meno di quel che appare. Oggi come allora la legge ha bisogno della spada per farsi rispettare: l’autorità costituita, che in ogni epoca impugna la spada, sarà sempre tentata di abusare del suo privilegio. Ogni Stato – sia pure nella sua odierna, tentacolare separazione dei poteri – aspira sempre al monopolio della forza; dunque la domanda che ricorre, generazione dopo generazione, è quella di Giovenale: Quis custodiet ipsos custodes? Chi vigilerà sul Potere? «Non riuscendo – dice Servadio – a fare forte il giusto, gli uomini chiamano giusto il forte». I suoi romanzi sono spesso ambientati in Veneto e nel Nordest. Al di là dei suoi inevitabili legami natali con queste terre, che cosa l’affascina di questi luoghi? Sono nato e cresciuto nell’arcipelago veneziano, nel sestiere di Castello, quello dell’Arsenale. In questi luoghi d’acqua e di pietra, di colori accesi, nebbie fitte, fetori pungenti, albe e tramonti che spaccano l’anima, qui, dove l’occhio e l’orecchio sono chiamati a fiutare l’andirivieni della marea, si è formato il mio carattere. E qui ambiento le mie storie. Ma forse c’è un altro motivo: le Tre Venezie sono sempre state un crocevia di popoli e culture differenti. Venezia è stata la cerniera tra Bisanzio e il Sacro Romano Impero. Nel Veneto, nel Friuli, nel Trentino si sono combattute le guerre generate dall’insorgere dei nazionalismi ottocenteschi e durante la Guerra Fredda la frontiera orientale dell’Italia è stata frontiera dell’Occidente intero. Insomma, per lunghissimi secoli questi luoghi sono stati un confine di guerra, ma al contempo anche di fecondi scambi pacifici tra le culture germaniche, slave, greche e latine, tra mercanti, contadini, pastori e soldati dei monti e del mare. La sua scrittura sa definire molto bene i personaggi. Sono tutti molto caratterizzati, si sente che dietro c’è un lavoro accuratissimo sui profili delle varie figure protagoniste delle sue narrazioni. Qual è il suo personaggio preferito tra tutti i romanzi che ha scritto? Ci ha messo qualcosa di sé stesso? Boris da Candia de Il rogo della Repubblica credo sia il più riuscito, insie-
me al Nonno di Non tutti i bastardi sono di Vienna. Anch’io, come loro, mi sento un ironico mangiapreti. Sono però i personaggi femminili quelli che più mi piace tratteggiare e forse è proprio a loro che affido il compito difficile di misurarsi col mistero della Verità, che nessuno sa bene cosa sia, ma che a tutti sta maledettamente a cuore. Com’è stato il passaggio dalla narrativa per ragazzi ai romanzi? È avvenuto senza che quasi me ne accorgessi. Non credo sia stata un’evoluzione, una scelta consapevole. È successo e basta. A breve Venezia, come ogni anno, ospiterà la cerimonia del Premio Campiello, da lei vinto nel 2011. Che significato ha avuto per lei questo riconoscimento? Improvvisamente ho ricevuto un sacco di inviti a cena così sono ingrassato, cosa piuttosto piacevole, poi però mi sono dovuto mettere a dieta, cosa decisamente sgradevole. Ho comunque appurato che vincere è più bello che partecipare. Le storie che narra sono tutte molto cinematografiche. Quale dei suoi romanzi le piacerebbe diventasse un film e chi le piacerebbe lo dirigesse e interpretasse? Il rogo della Repubblica si presterebbe molto, per la forza dei personaggi, per la trama limpida e per i temi della Giustizia, della Fede, dell’Onestà, del Potere che affronta e che hanno un’impareggiabile forza emotiva. Su regista e interpreti non so rispondere, ce ne sono tanti di bravi. Chi è il suo autore preferito? Quale scrittore l’ha influenzata di più? Tolstòj. Guerra e pace è un ineguagliabile esempio di forza e grazia narrativa, è una riflessione travolgente sul magico, palpitante caos di cui sono fatti l’uomo e la sua storia. Lei è nato e vive a Venezia. Com’è cambiata da quando era bambino? Come vede il futuro di questa città? Quando ero piccolo c’erano più ubriachi e meno turisti. I veneziani erano centomila, il doppio di oggi. Nelle bettole c’erano vino, pane e soppressa, oggi soppiantati da spritz ed elaborati tramezzini. Ricordo che quando, ragazzino, entravo in un bar venivo sempre investito da una risata diffusa. Forse è questa la differenza che noto di più: il declino dell’allegria, che va di pari passo con il trionfo della trivialità televisivomediatica e del suo complice, la seriosità. Ma invecchio e questa può essere, probabilmente, una deduzione azzardata. Sul futuro, francamente, non so pronunciarmi. Concludo chiedendole un consiglio per tutti gli amanti della lettura: qual è il libro che secondo lei sarebbe importante leggere oggi? Il Maestro e Margherita. Bulgakov canta l’indecifrabile assurdo che ci attanaglia e determina. 101
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Se nascerai donna Il Festival della Politica e il paradigma del futuro
Arriviamo troppo tardi per un “coccodrillo” in memoria di Gino Strada, ma siamo ancora in tempo e lo saremo a lungo per tessere le lodi di un uomo ruvido e pragmatico che ha regalato a tutti coloro i quali sono in grado di volerla recepire una grande lezione di vita. Egli ha saputo offrire la sua professione di medico senza tradire mai il giuramento di Ippocrate, guardando a chi aveva concreto bisogno d’aiuto senza occuparsi d’altro. E il destino ha voluto che Strada se ne andasse proprio a ridosso di una débâcle epocale dell’intero Occidente in Afghanistan. Un antieroe contemporaneo, schivo e all’apparenza burbero, capace di sforzi immani a favore delle vittime di qualsiasi fazione. Un chirurgo eccellente, specializzato alla Scuola di chirurgia di urgenza del professor Vittorio Staudacher, con diversi anni di lavoro nelle Università di Stanford e Pittsburgh nei trapianti cuore-polmone. Per Strada lavorare in un ospedale per feriti di guerra rappresentò un cambiamento radicale. Aveva deciso di provare a fare il suo lavoro di chirurgo in un paese a basse risorse. Presentò il curriculum alla cooperazione italiana e ricevette la chiamata dopo pochi giorni. Venne mandato a Quetta, in Pakistan, dove arrivavano i profughi e i feriti afgani ai tempi dei combattimenti tra le forze ufficiali filo-sovietiche e i mujaheddin. Era solito raccontare che all’inizio non aveva tempo di pensare, dato l’enorme numero di feriti. Passava ore e ore in sala operatoria, a volte intere giornate e tagliava, cuciva, tagliava, cuciva incessantemente... L’incontro con quei feriti segnò l’inizio della sua vita di chirurgo di guerra: Pakistan, Etiopia, Tailandia, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia. Poi nel 1994 fondò Emergency e fu il tempo del Ruanda, dell’Iraq, della Cambogia. Ciò che colpì da subito Strada fu un dato sconcertante: 9 feriti su 10 erano civili inermi, vittime involontarie di conflitti. Venerdì 10 settembre il Festival della Politica gli rende omaggio con un incontro nel Chiostro di M9 – Museo del ’900 (ore 11-13) coordinato da Mara Rumiz con interventi e testimonianze da parte di chi ha conosciuto Strada e ha sostenuto il suo lavoro, a cominciare dalla moglie Simonetta Gola Strada.
Torna dal 9 al 12 settembre in versione “live”, pur con le indispensabili restrizioni sanitarie e con la prenotazione obbligatoria per assistere a tutti gli appuntamenti, il Festival della Politica, promosso dalla Fondazione Gianni Pellicani, giunto al suo decimo anno di vita. Attraverso gli anni il Festival ha raccolto nelle piazze di Mestre più di 200mila cittadini e oltre 600 relatori. A partire da Giorgio Napolitano, intervenuto da Presidente della Repubblica in carica nel 2012, fino a Ségolène Royal, Umberto Galimberti, Maria Chiara Carrozza, Ezio Mauro, Dacia Maraini, Carlo Cottarelli, Ferruccio de Bortoli, Corrado Augias, Ernesto Galli della Loggia, Gad Lerner, Alessandra Sardoni, Lucio Caracciolo, solo per citarne alcuni. Piazza Ferretto, il Museo M9 con i suoi vari spazi, il Teatro Toniolo e piazzetta Malipiero delimitano geograficamente i confini di questa importante kermesse. Il potere delle donne è il tema scelto per il Festival 2021, in cui si intende focalizzare l’attenzione sul loro ruolo come motore di cambiamento culturale, economico e sociale. Si compie un’esplorazione a 360 gradi della condizione femminile nella società contemporanea e sull’orizzonte di capacità, visioni ed energie che le donne investono nell’Italia e nel mondo di oggi. Un itinerario critico che coinvolge esponenti della scienza, dell’economia, della cultura, chiamati a immaginare e dibattere gli ambiti strategici di un’azione politica volta alla piena liberazione del potenziale femminile nella nostra società. Curatrice ospite dell’edizione è Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat e chair di Women20 che lancia la sua sfida: «Il potere politico si trasformerà solo se non sarà l’espressione del pensiero unico, se non sarà solo maschile, ma maschile e femminile, o una loro sintesi, solo se saprà contaminarsi col femminile e avviare un profondo cambiamento di paradigma, rimettendo al centro la qualità della vita di tutti». Smentire il leitmotiv per cui il nostro «non è un Paese per donne» attraverso esperienze e storie dove le capacità declinate al femminile possano essere testimonianza di riscatto e resilienza, è l’ambizione delle
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cinque giornate del Festival della Politica 2021. Attraverso una vasta indagine compiuta in tutte le sue declinazioni sull’antica e dibattuta questione che riguarda il ruolo delle donne all’interno della nostra società, che tuttavia appare ancora lontana dall’aver trovato una situazione di piena parità, occorre comprendere quanta strada rimane ancora da percorrere affinché la parità di genere, sancita dalla Costituzione Italiana, diventi esperienza concreta e universale nella politica, nel lavoro, nella società. Nel nostro Paese sono ancora troppo poche le storie di successo al femminile, i talenti delle donne, la loro concretezza rigenerativa, la loro intelligenza pratica e la loro lungimiranza, sono qualità e pregi tuttora non pienamente valorizzati in seno alla nostra comunità sociale. Una pagina particolare è dedicata ad un amico del Festival, scomparso recentemente, Emanuele Macaluso, ricordando la sua straordinaria vicenda umana, politica e intellettuale. Inoltre vista l’attuale situazione afghana affacciatasi drammaticamente nello scenario mondiale, l’11 settembre, 20 anni dopo l’attentato delle Torri Gemelle, Piero Fassino, Marco Damilano e Renzo Guolo incontrano Zahra Ahmadi, giovane imprenditrice e attivista per la difesa dei diritti umani di Kabul, giunta da poco in Italia dopo l’arrivo dei talebani nel suo Paese. F.M. Festival della Politica – Il potere delle donne 9 -12 settembre M9, Piazza Ferretto, Teatro Toniolo www.festivalpolitica.it
6 settembre ore 20.00
26-27 ottobre ore 20.00*
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
ZLATOMIR FUNG
violoncello musiche di Joseph Marie Dall’Abaco, Luciano Berio, Johann Sebastian Bach, Gaspar Cassadò
7 settembre ore 20.00
Integrale
Alessandro Cappelletto e Gianaldo Tatone violini Petr Pavlov viola, Nicola Boscaro violoncello Stefano Pratissoli contrabbasso, Konstantin Becker corno Vincenzo Paci clarinetto , Marco Giani fagotto musiche di Franz Schubert
11-12 settembre ore 20.00* Teatro La Fenice - Sale Apollinee
QUARTETTO VAN KUIJK
Nicolas Van Kuijk e Sylvain Favre-Bulle violini Emmanuel François viola, Anthony Kondo violoncello musiche di Felix Mendelsshon, Edward Grieg
24-25 settembre ore 20.00*
Beethoven
QUARTETTO ADORNO
Edoardo Zosi e Liù Pelliciari violini Benedetta Bucci viola, Stefano Cerrato violoncello musiche di Ludwig van Beethoven
29 ottobre ore 20.00
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
SOLISTI DELLA FENICE
deI quartettI dI
Teatro La Fenice - Sale Apollinee novecento storIco ItalIano
in collaborazione con Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus
DANILO SQUITIERI
violino
ORAZIO SCIORTINO
pianoforte musiche di Robert Schumann, Felix Mendelssohn, Sergej Prokofiev
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
EMANUELE ARCIULI
21 ottobre ore 20.00
Teatro La Fenice - Sale Apollinee storIco ItalIano
novecento
in collaborazione con Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus
GIUSEPPE ALBANESE
pianoforte musiche di Guido Alberto Fano, Alfonso Rendano, Francesco Cilea, Giuseppe Martucci, Christoph Willibald Gluck, Igor Stravinskij, Claude Debussy, Maurice Ravel
9 novembre ore 20.00
TEATRO MALIBRAN
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
CONCERTO STRAORDINARIO in occasione dei
40 ANNI DI ATTIVITÀ del
QUARTETTO DI VENEZIA
CLAUDIO MARTINEZ MEHNER pianoforte musiche di Camille Saint-Saëns, Leonard Bernstein, Claude Debussy, Igor Stravinsky, Francis Poulenc
19 novembre ore 20.00 TEATRO MALIBRAN
ĖLISO VIRSALADZE
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
8 novembre ore 20.00
DOMENICO NORDIO
clarinetto
2-3 novembre ore 20.00*
pianoforte musiche di Guido Alberto Fano, Francesco Cilea, Giuseppe Martucci
12-13 ottobre ore 20.00*
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
TOMMASO LONQUICH
pianoforte musiche di Wolfang Amadeus Mozart Fryderyk Chopin
Suyeon Kang violino - Vicki Powell viola Paolo Bonomini violoncello musiche di Zoltán Kodály, Ludwig van Beethoven, Leó Weiner, Jean Françaix
TRIO BOCCHERINI
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
ENZO OLIVA
violoncello
pianoforte musiche di John Cage, Nicola Campogrande, Nino Rota, Frederic Rzewski Round Midnight Variations: Hommage to Thelonious Monk (for Emanuele Arciuli) (John Harbison, Milton Babbitt, Michael Torke, Michael Daugherty)
Teatro La Fenice - Sale Apollinee
15-16 novembre ore 20.00*
ENSEMBLE AURORA
Enrico Gatti violino - Gaetano Nasillo violoncello Anna Fontana clavicembalo musiche di Giuseppe Tartini, Antonio Vandini
AIAM PREZZI BIGLIETTI: TEATRO LA FENICE | SALE APOLLINEE - Intero € 25 - Ridotto (over 65 e abbonati Teatro La Fenice) € 20 - Ridotto (under 30) € 15 - TEATRO MALIBRAN - Platea € 50 - Palco centrale e laterale (parapetto) € 35* - Palco centrale e laterale (dietro) € 20* - Balconata I settore € 50 - II settore € 35 - Galleria € 25 Loggione € 15 - Ridotto (under 30) € 15 (tranne Platea e Balconata I settore) - Vendita biglietti dal 2 settembre. PREZZI ABBONAMENTI (8 concerti): 6 concerti alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice (1° o 2° turno a scelta) + 1 concerto al Teatro Malibran (posto a scelta in tutti i settori) + invito al concerto straordinario del Quartetto di Venezia al Teatro Malibran Intero € 150 - Giovani (under 30) € 80 - Docenti € 120 MAXI ABBONAMENTO (tutti i 15 concerti) Intero € 230 - Giovani (under 30) € 140 - Docenti € 180.
5 dicembre ore 20.00
VALENTINA COLADONATO soprano
CLAUDIO PROIETTI
pianoforte musiche di Maurice Ravel, Ivan Fedele, Mario Castelnuovo-Tedesco, Francis Poulenc
10 dicembre ore 20.00
Teatro La Fenice - Sale Apollinee novecento storIco ItalIano
in collaborazione con Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus
MARIA PIA PISCITELLI soprano
MAURIZIO COLACICCHI pianoforte musiche di Amilcare Ponchielli, Alfredo Catalani, Francesco Paolo Tosti, Pietro Mascagni, Alfredo Catalani, Riccardo Zandonai, Umberto Giordano, Francesco Cilea, Giacomo Puccini, Franco Alfano, Guido Alberto Fano
* Concerti in abbonamento
in collaborazione con Fondazione Teatro La Fenice
Vendita abbonamenti: dal 2 agosto al 12 settembre solo rinnovo, dal 30 agosto al 12 settembre anche nuovi abbonamenti. Acquisto biglietti: Biglietteria del Teatro La Fenice, Punti vendita Venezia Unica di Piazzale Roma, Ferrovia, Tronchetto, San Marco Correr, Rialto, Lido S. Maria Elisabetta, Accademia, Mestre Piazzale Cialdini, Aeroporto Marco Polo, Dolo, Sottomarina, Chioggia. Biglietteria telefonica (commissione 10%) +39 041 2722699 (dalle 9 alle 17) Biglietteria online (commissione 10%) e info www.musikamera.org * I posti di palco potranno essere acquistati solo da congiunti (minimo 2) a partire da quelli di parapetto. Nel caso in cui il nucleo familiare sia composto da più di due persone potranno essere acquistati, solo in biglietteria, i posti dietro.
SAPHIRA & VENTURA ART DESIGN ARCHITECTURE, and the NEW YORK INTERNATIONAL CONTEMPO RARY ART SOCIETY (NYICAS), present WHEN ART MEETS ARCHITECTURE IN TIMESPACEEXISTENCE – Venice Biennale 2021, at Palazzo Mora. Saphira & Ventura exhibits cutting edge international architects, designers, and contemporary artists. It provides its clients access to the international market by creating partnerships with public and private companies, museums, art fairs and other international entities. It transforms spaces into exclusive and unique experiences. Saphira & Ventura's mission is to find creative solutions that connect people to their ideas and spaces through sustainable practices and cutting-edge technology. These selected 12 projects are a collective work of artists, architects and designers that demonstrate how our society can live together harmoniously in TIME SPACE EXISTENCE. WALKACROPOLIS: Gotham Innovation Greenhouse team Jee Won Kim, Carl Skelton and Patrick Bermingham present WALKACROPOLIS. The project elevates pedestrians to a new level. It takes pedestrians “off the street” to a safer, brighter, quieter place and facilitates and supports autonomous vehicle circulation below. THE PATH OF CONSCIOUSNESS: The Path of Consciousness, is a conjuncture of Neil Kerman's paintings, the sculptural vision of Antonio Spinosa, the structural design of Nicolas Fiedler, the graphics of the architect Samuel Garcia from Studio Papaya, and the reference of Edo’s Rocha stadium architecture. Patricia O’Reilly, architect and urban planner, author of the social project FAVELA DA PAZ (Peace Slum) for sustainable urban renewal and architecture, transforms the stereotype of the favela into a livable urban community. Currently, the architect is raising funds for execution of this project.
WALKACROPOLIS
THE PATH OF CONSCIOUSNESS
FAVELA DA PAZ
COEXISTENCE IN TIME AND SPACE THROUGH COLOR AND MUSIC
COEXISTENCE IN TIME AND SPACE THROUGH COLOR AND MUSIC: The painter Howard Zi Hao Qiu and architect Alan Ritchie have created a Museum of Music and Colors. The project SHARING TABLE by Graziele De Souza focuses on the moments in which we live, awakening the importance of sharing and being present in people's lives.
SHARING TABLE
Architect Anna Persia's installation emotionally connects the individual and the environment. The EPHEMERAL INSTALLATION creates an atmosphere of contemplation and discovery of sensations. PARKLETS: Cristina Cortes, with Danielle Garcia and Rayra Lira, developed a concept of “RE-CONNECTING BUS SHELTER", an innovative solution that brings together key concepts such as nature reconnection, biophilia and sustainability.
EPHEMERAL INSTALLATION
Architect Adriana Mavignier's GARDEN GALLERY created a space where nature blends with art. This garden gallery is a thematic garden, imbued with deeper meanings and symbols. Tufi Mousse presents a special SCHOOL FOR AUTISTIC TEENAGERS, where architecture and aesthetics generate a sensory environment and raise the intuitive sense of teenagers with AUTISM.
PARKLETS
JUCA MAXIMO, artist and designer, has created an installation in which the walls and the paintings become one. OSTAP PATYK exhibits an emotional reflection of reality which focuses on the beauty of the world as well as a philosophical rethinking of the world. Patyk's projects are composed of mosaic murals.
SCHOOL FOR AUTISTIC TEENAGERS
Alexandre Mavignier, shows the series GIANT WOMEN (“Mulheres Gigantes”), inspired by the extinction of the Ycamiabas Indian tribe, warrior female giants, whose history gave rise to the name Amazonas. He also presents AMAZON TEARS, (“Lágrimas Amazônidas”), a ceiling installation constructed with pieces of coals harvested from Amazonian ashes. Meirelles Junior - designer and photographer of the book MANGUEZAIS RAÍZES MARANHENSES shows the area of mangroves in Maranhão state that produces about 95% of the food caught from the coastal sea areas of the Amazon, vital for the ecosystem’s survival.
OSTAP PATIK
Michael Schucht, producer of the documentary THE FLYING RIVERS focuses on the way the Amazon forest cools the earth. Large quantities of water vapor are transported from the Amazon Basin to other parts of the planet. Chris Diewald presents a series of photos of people living on the riverbanks in the Amazon: RIBEIRINHOS.
RIBEIRINHOS
SAPHIRA & VENTURA GALLERY: 4 W 43rd Street, Suite 416 - New York, NY - 10036 | +1 (646) 922-7052 | info@artsvgallery.com | saphiraventura.com
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etcc... PAROLE a cura di Renato Jona
«P
arole, parole, parole / Soltanto parole / Parole tra noi…» cantava soavemente Mina qualche anno fa. Allora le Parole avevano un tempo come le canzoni utile per la comprensione e la diffusione oltre che l’ascolto. Oggi, invece, sembra prevalere la fretta e l’urgenza che l’emittente del messaggio raggiunga il ricevente quanto più rapidamente possibile. Per avere velocità massima di trasmissione delle parole, dopo millenni di lenta evoluzione, alla fine del secolo scorso nacquero le telescriventi che ebbero poca vita perché vennero sostituite dai telefax e poi ancora dagli affascinanti computer, prima semplici poi sempre più sofisticati: si poteva così miracolosamente spedire e ricevere in tempo reale! La posta, a poco a poco si sbiadì, cadde in disuso. I francobolli rimasero progressivamente forse soltanto un ricordo del tradizionale sistema di comunicazione. Di conseguenza, quasi inavvertitamente all’inizio, poi sempre più decisamente, cambiò il linguaggio: espresso, telegramma, raccomandata, fermo posta, avviso di ricevimento, senza scomparire, vennero usati sempre più raramente, un po’ dimenticati dalla gente comune. Nuovi termini sono diventati di moda, per lo più tratti dall’uso del computer. Ricordate quando anziché indicare: “giorno e notte”, è diventato d’uso comune dire, sinteticamente: h24! Altri termini vengono ripetuti fino all’eccesso: (globalizzazione, riassetto, filiera, emergenza, sfida, stimolante, “come dire…”). Già, come dire? È stato così veloce il cambiamento della vita che incominciavano forse a mancare i termini che rispecchiassero appieno le esigenze espressive del modo di essere, che rapidamente cambiava. Mutano i concetti, si sviluppano nuove sensibilità. C’è stata l’epoca in cui si avvertì la rivoluzionaria esigenza della “parità” dei sessi. In effetti, dopo tanti anni di “disparità”, occorreva decisamente girare pagina e apprezzare, considerare positivamente e paritariamente le capacità femminili. Compiaciuti, abbiamo “ammesso” il personale femminile nell’esercito, considerato con favore (benché un po’ impreparati) l’occupazione di cariche pubbliche da parte di rappresentanti del gentil sesso. Addirittura oggi sono ancora incerte le parole per indicare le cariche ricoperte dalle Signore: Sindaco o Sindaca, Ministro o Ministra? Assessore o Assessora? Non solo, ma sono sorte terminologie e indicatori nuovi che hanno sostituito le parole: hashtag (simbolo di cancelletto associato a una o più parole per facilitare le ricerche, aggregatore tematico, anche se per i musicisti viene letto istintivamente come un diesis, come una alterazione in senso crescente dell’intonazione della nota cui si riferisce). Sono stati sviluppati concetti nuovi o semplicemente vecchi concetti sono stati espressi in forme nuove (fake news, spill over, politically correct, climax, cloud, performance, multitasking e potrei facilmente continuare…). Molta parte dello sviluppo delle nuove parole è legato all’uso del computer (splittare, spid, web…). Alcune si ispirano al mutato rapporto tra Stato e cittadini (ammortizzatori sociali, cassa integrazione). Altre volte è stato necessario inventare una parola per esprimere un significato più raffinato di quello da cui deriva: resilienza (capacità
PAROLE TRA NOI di un materiale di assorbire un urto senza rompersi) che in un certo senso deriva da resistenza (ad un urto). La tendenza espressiva oggi è orientata verso la sintesi. Oh, quanto tempo guadagnato se tutto potesse essere comunicato mediante l’uso delle sigle! In effetti… abbiamo già iniziato: SOS razzismo, SOS balene, NO Tav, Km0 (chilometri zero), NO G.N.aV., D.P.C.M., L.G.B.T.Q.+! Non sempre le espressioni sono proprio eleganti e raffinate: “terrapiattismo”, ad esempio, avrebbe potuto essere coniato con maggior rispetto verso la lingua italiana. Hacker, post, virtuale, cloud, spid, pec, mail, sms, whatsappare: tutto diventa sintetico. Una sola parola riassume una serie di concetti, un sistema comunicativo frequentemente usato (…talvolta inutilmente, ma soltanto per il piacere di misurarsi con la capacità di trasferire ad altri in modo nuovo pensieri, idee, sensazioni). Con il mutare dell’uso dei mezzi comunicativi, anche il linguaggio non ha potuto evitare di adattarsi ad essi. Si pensi alla velocità con cui sono cambiate le funzioni del cellulare: fino a pochi anni fa questo apparecchio consentiva di portare fuori delle mura di casa il telefono, permettendo di comunicare da una distanza limitata con telefoni installati nelle abitazioni o uffici. In pochi anni alla funzione primaria si è aggiunta una serie meravigliosa, quasi incredibile, di altre possibilità: è diventato un computer tascabile, una macchina fotografica, una cinepresa, un lanciatore di messaggi, di immagini, trasmette documenti, diffonde musica, ricorda appuntamenti, sveglia al mattino con il suono desiderato, ‘parla’ con il nostro computer, conserva ordinatamente pensieri, ci permette di far conoscere il nostro stato d’animo agli amici, invia loro sintetici incoraggiamenti, messaggi lusinghieri, di apprezzamento e , perché no?, anche un pizzico di sentimenti espressi in modo sintetico, convenzionale, sostituisce l’elenco telefonico, consente a più persone di parlare contemporaneamente nella stessa chiamata, di partecipare via web a riunioni, conferenze, seguire congressi, risparmiando al titolare la sua presenza fisica, magari in luoghi ben distanti da dove si trova (consente addirittura per un tempo stabilito il dono dell’ubiquità…), elargisce previsioni del tempo, prende per mano e conduce alla meta desiderata (Ah, se Mosè avesse potuto utilizzare Google Maps oppure Waze: forse si sarebbe risparmiato 40 anni di poco gradevoli peregrinazioni nel deserto…). Insomma il cellulare è un vero ‘mostro’ tascabile! Ricordate la raccomandazione di non toccare gli schermi per non sporcarli? Adesso al contrario i comandi sono previsti, ad esempio per i cellulari (e per alcuni computer), soltanto… touchscreen! Il progresso ha fatto passi “esponenziali”: spesso le parole per esprimerli non bastano più, sono lente, incomplete. Occorrono più rapidi segni grafici, figure intuitive, emoji, simboli, come… all’età della pietra! Confesso che mi è difficile giudicare se l’uomo è padrone o schiavo degli attuali mezzi espressivi del proprio pensiero… La sensazione tuttavia è che talvolta l’entusiasmo abbia consentito di superare il (buon) senso del limite. Non resta che sottoporre questo quesito essenziale all’indiscutibile misterioso algoritmo, che certamente ci darà la miglior risposta possibile, la soluzione più affidabile. Nel frattempo, approfittando del fatto che non occorre la password, scarichiamo svelti l’app per inviare a chi ci legge i nostri migliori saluti, “sostenibili”, s’intende! 105
I CARCIOFI DEL DOTTORE
Harry’s Artichokes
menu
L’Italia è piena di professionisti, ma non andremo da nessuna parte finché non si renderanno tutti conto che il nostro unico, vero modello resta la trattoria e che la nostra forza è l’accoglienza Arrigo Cipriani
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TAGLIOLINI GRATINATI AL PROSCIUTTO
di Fabio Marzari
V
orrei raccontare un episodio di cui sono stato diretto spettatore, che ancora una volta ha potuto rafforzare il convincimento sulla straordinaria unicità del “panorama” veneziano di cui non abbiamo forse mai piena consapevolezza. Set: Giudecca, Fondamenta S. Biagio, una riva piacevolissima da cui si apre uno sguardo su Venezia vicino, ma allo stesso tempo lievemente distaccato. Sto parlando dell’Harry’s Dolci, “il più bel ristorante di Venezia” secondo le parole del suo proprietario Arrigo Cipriani e fatico a non dargli ragione. La scena si svolge in un giovedì caldo e assolato, pochi giorni dopo Ferragosto, un tranquillo lunch rilassato in buona compagnia, un’ombra piacevole accompagnata da una brezza che spezza l’afa. Il servizio impeccabile di sempre, senza fronzoli, camerieri giovani e capaci, le conferme ritrovate di un menù di tradizione che riesce a mettere tutti d’accordo, a partire dal Bellini, irrinunciabile aperitivo, preparato sempre in maniera perfetta. Il vero coup de théâtre è dato dalla presenza dell’Oste numero uno al mondo, il padrone di casa Arrigo Cipriani, che con una baldanza che fa scordare di trovarsi di fronte ad un elegante signore di quasi 90 anni, ci intrattiene con la verve di sempre, ricco di aneddoti, a partire dall’acquisto del locale della Giudecca, un semplice magazzino all’epoca, che egli decise di comprare senza indugio spinto dal fatto che suo padre, all’epoca 78enne, gli aveva comunicato l’intenzione di acquistarlo… Per quanto attiene alla capacità di far sentire gli ospiti al meglio, Cipriani non ha eguali, e non sembri iperbolico il paragone: è come avere Tintoretto che illustra i teleri di San Rocco (!) quando egli racconta delle sue coltivazioni di carciofi a Torcello e della prima produzione finita non proprio al meglio, della tecnica di conservazione raggiunta che garantisce ora la perfetta resa mantenendo intatto il sapore unico di una delizia lagunare, ma, e qui sta la grandezza del personaggio Arrigo Cipriani, soprattutto quando, con una spontaneità e naturalezza assoluta, arriva al tavolo come un normale cameriere, recando un piatto dei suoi succulenti carciofini, una vera prelibatezza, anche serviti come dessert. Priceless davvero... Si è altresì consapevoli delle difficoltà tremende subite dal settore della ristorazione a causa della pandemia e non è neppure pensabile pretendere in tutti i locali lo standard elevatissimo che si trova nei locali di Arrigo Cipriani, ma non ci si deve arrendere alla sciatteria diffusa o peggio alla maleducazione. Ancora una volta è del tutto evidente che l’entusiasmo e l’amore vero nei confronti di un mestiere non facile rappresenta il fattore determinante del successo.
I
f anyone still has a shred of doubt about Venice being an extraordinary city, unlike any other, there’s nothing I can do at this point. Location: Giudecca Island, by the quay, a nice view on Venice and just as nicely detached from it. Set: Harry’s Dolci – the “most beautiful restaurant in Venice” according to Harry, the owner, and to me. A scorching hot Thursday mitigated by the breeze, an exceptionally well-balanced menu any guest can agree on, and beautiful Bellini cocktail at the ready. Harry, or Arrigo, Cipriani himself was playing innkeeper, and although pushing ninety, he is quite the innkeeper, always a funny story to tell you and an amiable soul all around. That day, he told us about his artichoke crops in Torcello and his trial-and-error efforts to preserve them at their best. This artichoke cultivar is a local delicacy, something you cannot find anywhere else in the world. And the beauty of the experience is all about the realness of meeting he who is, at once, a custodian of traditional Venetian farming, hospitality, and bon vivre. We must here acknowledge how the hospitality industry suffered terrible hardships due to the pandemic, and we cannot demand that every single eatery in town adheres to the highest standards set by such venues as Cipriani’s, but this doesn’t mean we, as patrons, must succumb to the sloppiness or, worse, straightout bad manners that is to be found in less prestigious environments. Once again, it is apparent that enthusiasm and real love for a job that is far from easy, if done well, is the key factor on the way to success.
Harry’s Dolci Fondamenta S. Biagio, Giudecca 773 www.cipriani.com
Nella duplice versione con pasta verde agli spinaci o tradizionali, il piatto rappresenta un concentrato di bontà e di semplicità. Si racconta fosse amatissimo pure da Maria Callas, comunque sia è una certezza in termini di sapore ed è in grado di non deludere nessun palato, mai. Serviti con doppio piatto per evitare di scottarsi, i tagliolini gratinati al prosciutto sono una ricetta all’apparenza riproducibile senza problemi. Sarà, ma secondo me il genius loci crea la differenza in questo piatto!
MERINGATA ALLA CREMA
Alias “torta pannuta”. Il peccato di gola più perdonabile che ci sia. Dolcezza profusa a piene calorie, in un dolce che è quasi la materializzazione del sublime. Il mondo si divide in due categorie, cioè chi la mangia senza alcun senso di colpa e vive felice, e chi la rifiuta con la frasetta cacofonica: “non amo i dolci, preferisco il salato” ... fottetevi! Ops, chiedo venia. Non si discute su questo dolce a base di piccole porzioni di paradiso, inframmezzate da crema al sapore di vaniglia e panna, con la superficie soffice, leggermente brunita dal veloce passaggio del fuoco a cannello, su cui affondare la forchetta, leccandosi metaforicamente i baffi ad ogni assaggio. Una licenza che rende ancor più desiderabile avventarsi su di essa è data dal gettare una tazzina di caffè espresso per farlo insinuare tra gli strati della torta, attenuando quella sensazione di zucchero puro al palato e conferendo una forza ulteriore sul versante della bontà. Le sempre generose porzioni di casa Cipriani garantiscono un’autonomia di zuccheri per un lungo periodo, conosco tuttavia chi sovente ha osato fare il bis... ma non lo si dica troppo in giro. 107
Disruptively Exquisite Proposing modern Venetian and Italian dishes crafted with integrity, Gio’s Garden and Terrace is an unexpected haven in the midst of Venice’s contemporary art scene. Between meals, stop by for a bespoke selecton of contemporary serves with unrivaled views. Gio’s welcomes visitors 7 days from morning until late.
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For reservations, please visit giosrestaurantvenice.com or call +39 041 240 0001 San Marco 2159, 30124, Venice, Italy
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menu DIVINA ACCOGLIENZA
Laddove c’era dal 1272 un semplice ospizio per i pellegrini diretti in Terra Santa, divenuto in seguito un luogo di accoglienza per donne povere e ancora, in epoca più recente, una casa di riposo per veneziani che godevano di una vista ‘paradisiaca’, pur saldamente ancorati a questo mondo..., ora vi è un nuovissimo – è stato inaugurato il 27 agosto – ‘albergo’ cinque stelle del gruppo VRetreats, collezione di dimore esclusive in alcune delle più suggestive città d’Italia, che offre a una clientela abbiente e desiderosa di vivere l’esperienza veneziana uno sguardo incantato verso il bacino di San Marco, a due passi dall’Arsenale e dai Giardini della Biennale. Ca’ di Dio si chiamava ed il nome è rimasto uguale, forse il dio che governa l’accesso è di forma rettangolare, plastificato, color oro o platino, ma i tempi mutano e con essi le forme di accreditamento ai paradisi terreni! L’edificio nelle forme attuali è di impianto cinquecentesco, attribuibile a Sansovino e consta di 4.000 metri quadri con 66 camere e junior suite, due ristoranti, una SPA, due giardini interni e chiostri. Il luminoso travertino nelle sale comuni, gli affreschi perfettamente conservati, i dettagli in vetro di Murano e la pietra d’Istria delle architetture non sono semplici particolari, ma vere e proprie emozioni. Il compito di trasformalo in hotel è stato affidato a Patricia Urquiola, architetto e designer di fama internazionale, che racconta: «Ca’ di Dio è un progetto con una forte identità. Il palazzo nasce come luogo di ospitalità e abbiamo voluto interpretare questa sua vocazione in modo contemporaneo». Lo visiteremo e ne riparleremo presto. Ca’ di Dio Riva Ca’ di Dio, Castello 2181 vretreats.com
Giornate dionisiache Tempo di vendemmia... sarà un’ottima annata
A dimostrazione che la Natura non conosce lockdown, anche quest’anno è iniziata la vendemmia, con una settimana di anticipo, influenzata tuttavia dai veloci cambiamenti climatici in atto. Le gelate in primavera, grandinate, siccità e bombe d’acqua durante l’estate, unite alle ondate di calore che hanno portato le temperature oltre i 40 gradi, hanno contributo ad accelerare la maturazione delle uve al Sud, mentre al Nord il ritardo stimato è di circa 10 giorni. Si prevede un calo di produzione tra il 5 e il 10%, tuttavia le premesse per un’annata di qualità assai buona ci sono tutte. E nonostante il calo a livello nazionale, l’Italia quest’anno è il primo produttore mondiale di vino, mentre per il secondo posto si prospetta una sfida tra Francia e Spagna. Su 658mila ettari coltivati a livello nazionale, da nord a sud della Penisola la raccolta parte tradizionalmente con le uve Pinot e Chardonnay in un percorso che prosegue a settembre e ottobre con la Glera per il Prosecco e con le grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e si conclude a novembre con le uve di Aglianico e Nerello. Volgendo lo sguardo alla storia sia i Greci che i Romani, come tutte le popolazioni affacciate sul Mediterraneo, consideravano la vendemmia un’attività festosa, che non apparteneva esattamente alla sfera del lavoro quotidiano, ma trasformava la condizione umana e la poneva in contatto con il divino. Proprio per questo motivo, almeno nel mondo greco, la maggior parte delle raffigurazioni riguardanti la produzione del vino ha come protagonista Dionisio e il suo seguito di Menadi e di Satiri,
spesso rappresentati mentre riempiono canestri di grappoli d’uva e in altre attività legate alla vendemmia. Questa solitamente avveniva nella metà di settembre. Riempite le ceste di uva, questa veniva portata alla pigiatura, eseguita in conche di legno d’acacia stagionato o in muratura, leggermente inclinate per favorire la colatura del mosto. Una parte del mosto veniva consumata subito, dopo aver subito leggere aggiunte d’aceto, mentre la quasi totalità di questo era destinato alla vinificazione. Il mosto veniva inviato alle cantine dove avveniva la fermentazione in grandi vasi di terracotta alti circa 3,5 metri, con un’apertura di un metro, detti pithoi, che venivano interrati profondamente e cosparsi esternamente di resina e pece. Nel mondo romano la vendemmia aveva un dies a quo, il 19 agosto in cui ricorreva la cosiddetta Vinalia Rustica, la rituale festa in onore di Giove che sanciva l’inizio del raccolto. Si utilizzavano degli strumenti simili a coltelli per recidere i grappoli che venivano poi raccolti in appositi recipienti e trasportati sino a delle enormi vasche dove, infine, venivano pestati a piedi nudi. Da alcune fonti della letteratura latina, conosciamo una grande varietà di vini prodotti e consumati nel mondo romano. Plinio, nella sua Naturalis Historia, indica più di ottanta tipi di vino in mescita solamente a Roma. Lo storico ci informa che fu il Falerno il vino preferito da gran parte dei consumatori nell’Urbe. Orazio nei Carmina nomina il Caleno e il Cecubo, prodotto a Fondi. Marziale invece, negli Xenia, ci parla del vino Albano. F.M. 109
Carole A.
Feuerman
From la Biennale di Venezia and Open to Rome. International Perspectives. A cura di Paolo De Grandis e Carlotta Scarpa
Galleria d'Arte Moderna | Via Francesco Crispi 24, Roma 14.07 - 10.10 2021 info 060608
|
www.galleriaartemodernaroma.it
Con il Patrocinio dell'Ambasciata degli Stati Uniti d'America in Italia
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in collaborazione con
| #carolefeuermaninrome | partnership
sponsor
servizi museali
september2021 pag. 112 pag. 124 pag. 126 pag. 132 pag. 135 pag. 137 pag. 139 pag. 141
Cinema, cinema, cinema e ancora cinema! Non solo Biennale, che quest’anno coinvolge tutte, ma proprio tutte le sale cinematografiche del Lido, di Venezia e di Mestre, ma anche cinema e architettura, cinema e arte, cinema e musica, cinema e politica, cinema e sport! Buona visione
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biennalecinema 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
01
mercoledìWednesday
Sala Darsena h. 16 ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
LES PROMESSES
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
02
giovedìThursday
Sala Grande h. 14 FUORI CONCORSO
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG
PalaBiennale h. 16 ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
Daniel GELLER, Dayna GOLDFINE (USA, 115’)
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
LES PROMESSES
Sala Grande h. 19 CERIMONIA DI APERTURA – INVITI a seguire CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL LEONE D’ORO ALLA CARRIERA A
CENZORKA (107 MOTHERS)
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Sala Astra 1 h. 16.45 VENEZIA 78 – FILM D’APERTURA
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’)
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA – FILM DI APERTURA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Yuri ANCARANI (Italia, Francia, USA, Qatar, 100’)
MADRES PARALELAS
Sala Giardino h. 17 PROIEZIONI SPECIALI V.M.14
Sala Astra 2 h. 17 VENEZIA 78 – FILM D’APERTURA
IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Sala Grande h. 22 VENEZIA 78
MADRES PARALELAS
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’)
Sala Astra 1 h. 14.15 VENEZIA 78 – FILM D’APERTURA
MADRES PARALELAS
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’) Sala Astra 2 h. 14.30 VENEZIA 78 – FILM D’APERTURA
MADRES PARALELAS
THE POWER OF THE DOG
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Multisala Rossini 1 h. 15.30 VENEZIA 78 – FILM D’APERTURA
a seguire ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
MADRES PARALELAS
IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 VENEZIA 78 – FILM D’APERTURA
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’)
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78 – FILM DI APERTURA
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Multisala Rossini 2 h. 16 ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
MADRES PARALELAS
a seguire ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
LES PROMESSES
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’) Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78 – FILM DI APERTURA
MADRES PARALELAS
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78 – FILM DI APERTURA
MADRES PARALELAS
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
LES PROMESSES
PalaBiennale h. 16.15 ORIZZONTI
ATLANTIDE
Sala Grande h. 16.30 VENEZIA 78
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
THE POWER OF THE DOG
ATLANTIDE
ATLANTIDE
Yuri ANCARANI (Italia, Francia, USA, Qatar, 100’) Sala Grande h. 19.15 VENEZIA 78
È STATA LA MANO DI DIO
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’)
Teatro Piccolo Arsenale h. 19.30 VENEZIA 78
Teatro Piccolo Arsenale h. 16.30 FUORI CONCORSO – PROIEZIONI SPECIALI
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
RICOSTRUIRE INSIEME. BIENNALE ARCHITETTURA 2021
Graziano CONVERSANO (Italia, 52’) a seguire
GES-2
Nastia KORKIA (Russia, Italia, 77’)
112
Thomas TUROLO (Italia, 14’) Esibizione live: AKA7even
Yuri ANCARANI (Italia, Francia, USA, Qatar, 100’)
Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
LES PROMESSES
LA REGINA DI CUORI
IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
Yuri ANCARANI (Italia, Francia, USA, Qatar, 100’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI - FILM DI APERTURA
PalaBiennale h. 19 EVENTO SPECIALE – INVITI
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
LES PROMESSES
MADRES PARALELAS
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
THE POWER OF THE DOG
Thomas KRUITHOF (Francia, 98’)
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
LES PROMESSES
LAND OF DREAMS
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
THE CATHEDRAL
Teatro Piccolo Arsenale h. 20 VENEZIA 78 – FILM DI APERTURA
LES PROMESSES
THE POWER OF THE DOG
Ricky D’AMBROSE (USA, 87’)
CENZORKA (107 MOTHERS)
Antonello SARNO (Italia, 10’) a seguire
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’)
MADRES PARALELAS
a seguire VENEZIA 78
Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78
MADRES PARALELAS
MADRES PARALELAS
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
BIENNALE COLLEGE CINEMA PRESENTAZIONE
Peter KEREKES (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina, 93’)
Sala Darsena h. 19 DIRETTA DELLA CERIMONIA DI APERTURA INVITI a seguire VENEZIA 78 – FILM DI APERTURA
È STATA LA MANO DI DIO
ATLANTIDE
Shirin NESHAT, Shoja AZARI (USA, Germania, Qatar, 113’)
ROBERTO BENIGNI
Pedro ALMODÓVAR (Spagna, 120’)
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
PIETRO IL GRANDE
Peter KEREKES (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina, 93’) PalaBiennale h. 14 ORIZZONTI
a seguire VENEZIA 78 – FILM DI APERTURA
Sala Darsena h. 16.45 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
È STATA LA MANO DI DIO
È STATA LA MANO DI DIO
THE CARD COUNTER
Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
CENZORKA (107 MOTHERS)
Peter KEREKES (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina, 93’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
CENZORKA (107 MOTHERS)
Peter KEREKES (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina, 93’)
03
venerdìFriday
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG
Daniel GELLER, Dayna GOLDFINE (USA, 115’) Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
THE POWER OF THE DOG
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
THE POWER OF THE DOG
È STATA LA MANO DI DIO
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’)
a seguire VENEZIA 78
Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
Jane CAMPION (Nuova Zelanda, Australia, 136’)
Peter KEREKES (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina, 93’)
THE POWER OF THE DOG
CENZORKA (107 MOTHERS)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
a seguire BIENNALE COLLEGE CINEMA
PalaBiennale h. 18 VENEZIA 78
a seguire VENEZIA 78
Peter KEREKES (Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Ucraina, 93’)
Ricky D’AMBROSE (USA, 87’)
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’)
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’)
Sala Giardino h. 11.30 ORIZZONTI EXTRA – FILM DI APERTURA
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA – EVENTO SPECIALE – FILM DI APERTURA
PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Shirin NESHAT, Shoja AZARI (USA, Germania, Qatar, 113’)
Cecilia MANGINI, Paolo PISANELLI (Italia, 89’)
Jake WACHTE (Cambogia, USA, 102’)
Wilma LABATE (Italia, Slovenia, 93’)
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE
CENZORKA (107 MOTHERS)
LAND OF DREAMS
THE CATHEDRAL
IL MONDO A SCATTI
Multisala Rossini 3 h. 12 VENEZIA 78
Multisala Rossini 1 h. 15.30 VENEZIA 78
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’)
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’)
THE CARD COUNTER
THE CARD COUNTER
Multisala Rossini 1 h. 12.30 VENEZIA 78
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 VENEZIA 78
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’)
È STATA LA MANO DI DIO
THE CARD COUNTER
IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.30 VENEZIA 78
PalaBiennale h. 16 ORIZZONTI
Paolo SORRENTINO (Italia, 130’)
Eric GRAVEL (Francia, 85’)
Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
È STATA LA MANO DI DIO
ATLANTIDE
Yuri ANCARANI (Italia, Francia, USA, Qatar, 100’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
ATLANTIDE
Yuri ANCARANI (Italia, Francia, USA, Qatar, 100’)
À PLEIN TEMPS
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG
Daniel GELLER, Dayna GOLDFINE (USA, 115’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG
THE CARD COUNTER
KARMALINK
SPENCER
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Sala Grande h. 18.45 FUORI CONCORSO
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’)
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 FUORI CONCORSO
Teatro Piccolo Arsenale h. 19 FUORI CONCORSO
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’)
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’)
DUNE
DUNE
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’) a seguire VENEZIA 78
SPENCER
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’)
EL HOYO EN LA CERCA
Sala Grande h. 16.15 VENEZIA 78
Sala Grande h. 14 FUORI CONCORSO
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’)
TRANCHÉES
Loup BUREAU (Francia, 85’) Sala Astra 1 h. 14 FUORI CONCORSO
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG
Daniel GELLER, Dayna GOLDFINE (USA, 115’) Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
EL HOYO EN LA CERCA
Joaquín DEL PASO (Messico, Polonia, 100’) Sala Astra 2 h. 14.15 FUORI CONCORSO
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG
Daniel GELLER, Dayna GOLDFINE (USA, 115’) Teatro Piccolo Arsenale h. 14.30 PROIEZIONI SPECIALI V.M.14
PIETRO IL GRANDE
Antonello SARNO (Italia, 10’)
CÙNTAMI
Giovanna TAVIANI (Italia, 70’) Multisala Rossini 1 h. 21.30 FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
Joaquín DEL PASO (Messico, Polonia, 100’)
LA RAGAZZA HA VOLATO
SPENCER
Daniel GELLER, Dayna GOLDFINE (USA, 115’)
PalaBiennale h. 13.45 ORIZZONTI
SPENCER
DUNE
DUNE
Sala Grande h. 22 VENEZIA 78
THE LOST DAUGHTER
Maggie GYLLENHAAL (Grecia, USA, UK, Israele, 121’) Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
EL HOYO EN LA CERCA
À PLEIN TEMPS
Eric GRAVEL (Francia, 85’)
Joaquín DEL PASO (Messico, Polonia, 100’)
SPENCER
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
Sala Astra 1 h. 16.30 VENEZIA 78
Eric GRAVEL (Francia, 85’)
Joaquín DEL PASO (Messico, Polonia, 100’)
THE CARD COUNTER
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’) Sala Astra 2 h. 16.45 VENEZIA 78
THE CARD COUNTER
Paul SCHRADER (USA, UK, Cina, 112’) Teatro Piccolo Arsenale h. 16.45 ORIZZONTI EXTRA – FILM DI APERTURA
LAND OF DREAMS
À PLEIN TEMPS
Sala Astra 1 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC – EVENTO SPECIALE – CORTO DI APERTURA
ERA IERI
KARMALINK
04
Jake WACHTE (Cambogia, USA, 102’)
Sala Darsena h. 17 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Valentina PEDICINI (Italia, 15’)
Sala Giardino h. 17 BIENNALE COLLEGE CINEMA AL ORIENTE V.M.14
José María AVILÉS (Ecuador, 100’)
DUNE
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’)
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA – EVENTO SPECIALE – FILM DI APERTURA
Sala Astra 2 h. 19.45 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC – EVENTO SPECIALE – CORTO DI APERTURA
Eric GRAVEL (Francia, 85’)
PalaBiennale h. 24 FUORI CONCORSO
Valentina PEDICINI (Italia, 15’)
Shirin NESHAT, Shoja AZARI (USA, Germania, Qatar, 113’)
À PLEIN TEMPS
EL HOYO EN LA CERCA
ERA IERI
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA – EVENTO SPECIALE – FILM DI APERTURA
KARMALINK
sabatoSaturday
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
TRANCHÉES
Loup BUREAU (Francia, 85’) Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
SPENCER
ake WACHTE (Cambogia, USA, 102’)
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’)
Arena Lido h. 20.30 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’)
Pablo LARRAÍN (Germania, UK, 111’)
DUNE
SPENCER
113
biennalecinema 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
EL HOYO EN LA CERCA
Teatro Piccolo Arsenale h. 14.30 BIENNALE COLLEGE CINEMA AL ORIENTE V.M.14
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA
a seguire FUORI CONCORSO
José María AVILÉS (Ecuador, 100’)
Alessandro CELLI (Italia, 110’)
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE
PalaBiennale h. 18.30 VENEZIA 78
Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI
Maggie GYLLENHAAL (Grecia, USA, UK, Israele, 121’)
Chen GUAN (Macao, 103’)
Joaquín DEL PASO (Messico, Polonia, 100’)
EL HOYO EN LA CERCA
PAROLE. OPERETTA PER VOCE E PIANO
Joaquín DEL PASO (Messico, Polonia, 100’)
Umberto CONTARELLO (Italia, 85’)
Sala Giardino h. 11.30 ORIZZONTI EXTRA
Multisala Rossini 1 h. 15.30 VENEZIA 78
Wilma LABATE (Italia, Slovenia, 93’)
Maggie GYLLENHAAL (Grecia, USA, UK, Israele, 121’)
LA RAGAZZA HA VOLATO
Multisala Rossini 3 h. 12 VENEZIA 78
THE LOST DAUGHTER
Maggie GYLLENHAAL (Grecia, USA, UK, Israele, 121’) Multisala Rossini 1 h. 12.15 FUORI CONCORSO
DUNE
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.15 FUORI CONCORSO
DUNE
Denis VILLENEUVE (USA, Ungheria, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Norvegia, Canada, 155’) Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
À PLEIN TEMPS
Eric GRAVEL (Francia, 85’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
THE LOST DAUGHTER
MONDOCANE
THE LOST DAUGHTER
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
IL BUCO
Michelangelo FRAMMARTINO (Italia, Francia, Germania, 93’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 VENEZIA 78
IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Maggie GYLLENHAAL ( Grecia, USA, UK, Israele, 121’)
Michelangelo FRAMMARTINO (Italia, Francia, Germania, 93’)
Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
THE LOST DAUGHTER
IL BUCO
LAST NIGHT IN SOHO
SHEN KONG
PalaBiennale h. 21.15 FUORI CONCORSO
SCENES FROM A MARRIAGE (EPISODI 1-2)
Hagai LEVI (USA, 115’)
Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78
COMPETENCIA OFICIAL
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78
COMPETENCIA OFICIAL
Loup BUREAU (Francia, 85’)
TRUE THINGS
Harry WOOTLIFF (UK, 102’)
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
Sala Grande h. 22 PREMIO CAMPARI PASSION FOR FILM A
Loup BUREAU (Francia, 85’)
Harry WOOTLIFF (UK, 102’)
PalaBiennale h. 16.15 ORIZZONTI
Sala Grande h. 19.30 VENEZIA 78
a seguire FUORI CONCORSO
Harry WOOTLIFF (UK, 102’)
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’)
Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
Sala Astra 1 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC
Mohamed DIAB (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, 98’)
Isabella TORRE (Italia, 15’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
MONDOCANE
TRANCHÉES
TRANCHÉES
TRUE THINGS
Sala Astra 1 h. 16.30 VENEZIA 78
THE LOST DAUGHTER
Maggie GYLLENHAAL (Grecia, USA, UK, Israele, 121’)
TRUE THINGS
COMPETENCIA OFICIAL
LUNA PIENA
MARCUS ROWLAND
LAST NIGHT IN SOHO
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
AMIRA
Eric GRAVEL (Francia, 85’)
Sala Astra 2 h. 16.45 VENEZIA 78
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
Sala Grande h. 14 FUORI CONCORSO
Maggie GYLLENHAAL (Grecia, USA, UK, Israele, 121’)
Alessandro CELLI (Italia, 110’)
Mohamed DIAB (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, 98’)
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
Sala Grande h. 17 VENEZIA 78
Teatro Piccolo Arsenale h. 19.30 VENEZIA 78
PalaBiennale h. 24 FUORI CONCORSO
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’)
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
À PLEIN TEMPS
BECOMING LED ZEPPELIN
PalaBiennale h. 14 ORIZZONTI
AMIRA
Mohamed DIAB (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, 98’) Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
AMIRA
Mohamed DIAB (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, 98’) Sala Astra 1 h. 14.15 FUORI CONCORSO
THE LOST DAUGHTER
IL BUCO
05
NUESTROS DÍAS MÁS FELICES
Sala Astra 2 h. 19.45 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC
Sol BERRUEZO PICHON-RIVIÈRE (Argentina, 100’)
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 1-2)
Isabella TORRE (Italia, 15’)
Sala Giardino h. 17 BIENNALE COLLEGE CINEMA PRESENTAZIONE V.M.14
Teatro Piccolo Arsenale h. 17 ORIZZONTI EXTRA
LA RAGAZZA HA VOLATO
Wilma LABATE (Italia, Slovenia, 93’)
Sala Astra 2 h. 14.30 FUORI CONCORSO
Sala Darsena h. 17.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Loup BUREAU (Francia, 85’)
Harry WOOTLIFF (UK, 102’)
TRANCHÉES
114
BECOMING LED ZEPPELIN
LAST NIGHT IN SOHO
Michelangelo FRAMMARTINO (Italia, Francia, Germania, 93’)
TRANCHÉES
Loup BUREAU (Francia, 85’)
COMPETENCIA OFICIAL
AMIRA
TRUE THINGS
a seguire FUORI CONCORSO
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
domenicaSunday
Sala Giardino h. 9 FUORI CONCORSO
LUNA PIENA
Hagai LEVI (USA, 115’)
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
Alessandro CELLI (Italia, 110’)
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’)
Michelangelo FRAMMARTINO (Italia, Francia, Germania, 93’)
MONDOCANE
COMPETENCIA OFICIAL
BECOMING LED ZEPPELIN
IL BUCO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Teatro Piccolo Arsenale h. 14.15 BIENNALE COLLEGE CINEMA
Michelangelo FRAMMARTINO (Italia, Francia, Germania, 93’)
V.M. 14
IL BUCO
Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
AMIRA
Mohamed DIAB (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, 98’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
AMIRA
Mohamed DIAB (Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, 98’) Multisala Rossini 3 h. 12 FUORI CONCORSO
LAST NIGHT IN SOHO
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
Multisala Rossini 1 h. 12.30 VENEZIA 78
COMPETENCIA OFICIAL
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.30 VENEZIA 78
COMPETENCIA OFICIAL
Gastón DUPRAT, Mariano COHN (Spagna, Argentina, 114’) PalaBiennale h. 13 ORIZZONTI
MIRACOL (MIRACLE)
NUESTROS DÍAS MÁS FELICES
Sol BERRUEZO PICHON-RIVIÈRE (Argentina, 100’) Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE
HUGO IN ARGENTINA
Stefano KNUCHEL (Svizzera, 97’) PalaBiennale h. 15.30 VENEZIA 78
IL BUCO
Michelangelo FRAMMARTINO (Italia, Francia, Germania, 93’) Multisala Rossini 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
LAST NIGHT IN SOHO
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
LAST NIGHT IN SOHO
Edgar WRIGHT (UK, 118’) Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
BECOMING LED ZEPPELIN
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
BECOMING LED ZEPPELIN
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
Bogdan George APETRI (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’)
Teatro Piccolo Arsenale h. 16.30 FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA A SALAMANDRA V.M. 14
Alex CARVALHO (Brasile, Francia, Germania, 119’) Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
SUNDOWN
Michel FRANCO (Messico, Francia, Svezia, 83’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
COSTA BRAVA
Mounia AKL (Libano, Francia, Spagna, Svezia, Danimarca, Norvegia, Qatar, 106’) Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI
CALIFORNIE
Alessandro CASSIGOLI, Casey KAUFFMAN (Italia, 81’)
SUNDOWN
Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78
Sala Grande h. 18.45 VENEZIA 78
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’)
Michel FRANCO (Messico, Francia, Svezia, 83’)
ILLUSIONS PERDUES
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’)
ILLUSIONS PERDUES
IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78
ILLUSIONS PERDUES
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’)
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’)
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
IL PARADISO DEL PAVONE
Sala Grande h. 21.45 VENEZIA 78
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’)
IL PARADISO DEL PAVONE
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’) Sala Astra 1 h. 19.15 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC
NOTTE ROMANA
Valerio FERRARA (Italia, 11’) SETTIMANA DELLA CRITICA A SALAMANDRA V.M. 14
Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
MIRACOL (MIRACLE)
Bogdan George APETRI (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
MIRACOL (MIRACLE)
BECOMING LED ZEPPELIN
Alex CARVALHO (Brasile, Francia, Germania, 119’)
Bogdan George APETRI (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’)
TRUE THINGS
Sala Grande h. 16.45 VENEZIA 78
Sala Astra 2 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC V.M. 14
PalaBiennale h. 24 PROIEZIONI SPECIALI
IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
Michel FRANCO (Messico, Francia, Svezia, 83’)
Valerio FERRARA (Italia, 11’)
Harry WOOTLIFF (UK, 102’)
Sala Astra 1 h. 16.45 FUORI CONCORSO
A SALAMANDRA
Harry WOOTLIFF (UK, 102’)
TRUE THINGS
Sala Grande h. 14 FUORI CONCORSO
ARIAFERMA
SUNDOWN
LAST NIGHT IN SOHO
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’)
Sala Astra 2 h. 17 FUORI CONCORSO
Sala Astra 1 h. 14 FUORI CONCORSO
Edgar WRIGHT (UK, 118’)
BECOMING LED ZEPPELIN
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
LAST NIGHT IN SOHO
Sala Darsena h. 17.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
BECOMING LED ZEPPELIN
Teatro Piccolo Arsenale h. 19.30 VENEZIA 78
ILLUSIONS PERDUES
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’) a seguire VENEZIA 78
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
06
lunedìMonday
Sala Giardino h. 9 ORIZZONTI EXTRA
COSTA BRAVA
Mounia AKL (Libano, Francia, Spagna, Svezia, Danimarca, Norvegia, Qatar, 106’) 7,5 ptMultisala Rossini 3 h. 9
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’)
IL PARADISO DEL PAVONE
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’)
Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
PalaBiennale h. 17.30 FUORI CONCORSO
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
Michel FRANCO (Messico, Francia, Svezia, 83’)
Bogdan George APETRI (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’)
Bernard MACMAHON (UK/USA, 137’)
Alex CARVALHO (Brasile, Francia, Germania, 119’)
Manlio GOMARASCA, Massimiliano ZANIN (Italia, 70’)
FUORI CONCORSO
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’)
Sala Astra 2 h. 14.15 FUORI CONCORSO
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
INFERNO ROSSO. JOE D’AMATO SULLA VIA DELL’ECCESSO V.M. 14
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’)
IL PARADISO DEL PAVONE
Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
MIRACOL (MIRACLE)
NOTTE ROMANA
Sala Giardino h. 17.15 ORIZZONTI
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’)
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 3-4-5)
ILLUSIONS PERDUES
a seguire VENEZIA 78
ARIAFERMA
SUNDOWN
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’)
Hagai LEVI (USA, 178’)
115
biennalecinema 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Sala Astra 2 h. 14.15 FUORI CONCORSO
Teatro Piccolo Arsenale h. 17.15 ORIZZONTI EXTRA
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
Michel FRANCO (Messico, Francia, Svezia, 83’)
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’)
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’)
Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
Teatro Piccolo Arsenale h. 15 ORIZZONTI
Mounia AKL (Libano, Francia, Spagna, Svezia, Danimarca, Norvegia, Qatar, 106’)
Audrey DIWAN (Francia, 100’)
Bogdan George APETRI (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’)
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’)
SUNDOWN
MIRACOL (MIRACLE)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
MIRACOL (MIRACLE)
Bogdan George APETRI (Romania, Repubblica Ceca, Lettonia, 118’) Multisala Rossini 3 h. 12 VENEZIA 78
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’) Multisala Rossini 1 h. 12.30 VENEZIA 78
ILLUSIONS PERDUES
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.30 VENEZIA 78
ILLUSIONS PERDUES
Xavier GIANNOLI (Francia, 144’) Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
IL PARADISO DEL PAVONE
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
IL PARADISO DEL PAVONE
Laura BISPURI (Italia, Germania, 89’) Sala Giardino h. 13.45 FUORI CONCORSO
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 3-4-5)
Hagai LEVI (USA, 178’)
ARIAFERMA
IL PARADISO DEL PAVONE
Multisala Rossini 3 h. 15 PROIEZIONI SPECIALI
COSTA BRAVA
ELTÖRÖLNI FRANKOT (ERASING FRANK) V.M. 14
Gábor FABRICIUS (Ungheria, 98’)
INFERNO ROSSO. JOE D’AMATO SULLA VIA DELL’ECCESSO V.M. 14
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78 L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
Multisala Rossini 1 h. 15.30 VENEZIA 78
IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78 L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’)
PalaBiennale h. 18.45 VENEZIA 78
Manlio GOMARASCA, Massimiliano ZANIN (Italia, 70’)
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 VENEZIA 78
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’) PalaBiennale h. 16 ORIZZONTI
Audrey DIWAN (Francia, 100’)
Audrey DIWAN (Francia, 100’)
SUNDOWN
Michel FRANCO (Messico, Francia, Svezia, 83’) Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
PUBU (THE FALLS)
CHUNG Mong-Hong (Taipei, 129’)
PUBU (THE FALLS)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
CHUNG Mong-Hong (Taipei, 129’)
CHUNG Mong-Hong (Taipei, 129’)
PUBU (THE FALLS)
ARIAFERMA
Sala Grande h. 19.30 VENEZIA 78
IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’)
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’)
ARIAFERMA
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’)
LA CAJA
Sala Astra 1 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC V.M. 14
L’ULTIMO SPEGNE LA LUCE
Sala Grande h. 16.45 VENEZIA 78 L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
Tommaso SANTAMBROGIO (Italia, 20’)
EZIO BOSSO. LE COSE CHE RESTANO
Sala Darsena h. 16.45 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Gábor FABRICIUS (Ungheria, 98’)
PalaBiennale h. 14 ORIZZONTI
CHUNG Mong-Hong (Taipei, 129’)
LA CAJA
Sala Grande h. 14
OMAGGIO A CITTO MASELLI
a seguire FUORI CONCORSO
Giorgio VERDELLI (Italia, 104’)
EL GRAN MOVIMIENTO
Kiro RUSSO (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’) Sala Astra 1 h. 14 FUORI CONCORSO
ARIAFERMA
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’) Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
EL GRAN MOVIMIENTO
Kiro RUSSO (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’)
116
Audrey DIWAN (Francia, 100’)
PUBU (THE FALLS)
Sala Astra 1 h. 16.45 VENEZIA 78
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’) Sala Astra 2 h. 17 VENEZIA 78
MONA LISA AND THE BLOOD MOON
Ana Lily AMIRPOUR (USA, 106’) Sala Giardino h. 17.15 BIENNALE COLLEGE CINEMA LA TANA V.M. 14
Beatrice BALDACCI (Italia, 88’)
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
ELTÖRÖLNI FRANKOT (ERASING FRANK)
Teatro Piccolo Arsenale h. 19.30 VENEZIA 78
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’) a seguire VENEZIA 78
L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
Audrey DIWAN (Francia, 100’) Sala Astra 2 h. 19.45 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC V.M. 14
L’ULTIMO SPEGNE LA LUCE
Tommaso SANTAMBROGIO (Italia, 20’) a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
ELTÖRÖLNI FRANKOT (ERASING FRANK)
Gábor FABRICIUS (Ungheria, 98’)
LA CAJA
a seguire VENEZIA 78
L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
7 PRISIONEIROS
Alexandre MORATTO (Brasile, 90’) Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI
IL PALAZZO
Federica DI GIACOMO (Italia, Repubblica Ceca, 97’) Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78
LA CAJA
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78
LA CAJA
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’) Sala Grande h. 22 FUORI CONCORSO
LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
Stefano MORDINI (Italia, 106’) Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
EL GRAN MOVIMIENTO
Kiro RUSSO (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
EL GRAN MOVIMIENTO
Kiro RUSSO (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’)
07
martedìTuesday
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
EZIO BOSSO. LE COSE CHE RESTANO
Giorgio VERDELLI (Italia, 104’) Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78 L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
Audrey DIWAN (Francia, 100’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78 L’ÉVÉNEMENT V.M. 14
Audrey DIWAN (Francia, 100’) Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
EL GRAN MOVIMIENTO
Kiro RUSSO (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI - NOTTI VENEZIANE
PalaBiennale h. 18.15 FUORI CONCORSO
Kiro RUSSO (Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’)
UNA RELAZIONE
PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Stefano SARDO (Italia, 110’)
Leonardo DI COSTANZO (Italia, Svizzera, 117’)
Antoinette BOULAT (Francia, Belgio, 87’)
Multisala Rossini 3 h. 12 FUORI CONCORSO
PalaBiennale h. 15.15 ORIZZONTI
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI
EL GRAN MOVIMIENTO
LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
Stefano MORDINI (Italia, 106’)
ONCE UPON A TIME IN CALCUTTA
Multisala Rossini 1 h. 12.30 VENEZIA 78
Aditya VIKRAM SENGUPTA (India, Francia, Norvegia, 131’)
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’)
Multisala Rossini 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.30 VENEZIA 78
Stefano MORDINI (Italia, 106’)
Lorenzo VIGAS (Messico, USA, 92’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
LA CAJA
LA CAJA
Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
PUBU (THE FALLS)
CHUNG Mong-Hong (Taipei, 129’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
PUBU (THE FALLS)
CHUNG Mong-Hong (Taipei, 129’) PalaBiennale h. 13.15 ORIZZONTI
ARIAFERMA
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
MA NUIT
THREE MINUTES A LENGTHENING
Bianca STIGTER (Paesi Bassi, 69’)
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’)
Stefano MORDINI (Italia, 106’)
Aditya VIKRAM SENGUPTA (India, Francia, Norvegia, 131’)
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’)
Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
Sala Grande h. 22 FUORI CONCORSO
LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
EZIO BOSSO. LE COSE CHE RESTANO
Giorgio VERDELLI (Italia, 104’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
EZIO BOSSO. LE COSE CHE RESTANO
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’)
ONCE UPON A TIME IN CALCUTTA
ONCE UPON A TIME IN CALCUTTA
Aditya VIKRAM SENGUPTA (India, Francia, Norvegia, 131’) Sala Grande h. 19.15 VENEZIA 78
QUI RIDO IO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78
QUI RIDO IO
OLD HENRY
Potsy PONCIROLI (USA, 99’) Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
BODENG SAR (WHITE BUILDING)
Giorgio VERDELLI (Italia, 104’)
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’)
QUI RIDO IO
Kavich NEANG (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’)
Kavich NEANG (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’)
Sala Grande h. 16.30 VENEZIA 78
Sala Astra 1 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC
IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
Sala Giardino h. 13.45 FUORI CONCORSO
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’)
Federico DEMATTÈ (Italia, 17’)
Sala Astra 1 h. 16.30 FUORI CONCORSO
MOTHER LODE
BODENG SAR (WHITE BUILDING)
REPUBLIC OF SILENCE
Diana EL JEIROUDI (Germania, Francia, Siria, Qatar, 183’) Sala Grande h. 14 FUORI CONCORSO
LIFE OF CRIME 1984-2020 V.M.
14
Jon ALPERT (USA, 121’) Sala Astra 1 h. 14 FUORI CONCORSO
EZIO BOSSO. LE COSE CHE RESTANO
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
INCHEI
Kavich NEANG (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’)
LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
Matteo TORTONE (Francia, Italia, Svizzera, 86’)
Sala Darsena h. 16.45 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Teatro Piccolo Arsenale h. 19.30 VENEZIA 78
08
Stefano MORDINI (Italia, 106’)
ONCE UPON A TIME IN CALCUTTA
Aditya VIKRAM SENGUPTA (India, Francia, Norvegia, 131’)
QUI RIDO IO
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’) a seguire VENEZIA 78
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’)
Giorgio VERDELLI (Italia, 104’)
Sala Astra 2 h. 16.45 FUORI CONCORSO
Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Stefano MORDINI (Italia, 106’)
Kavich NEANG (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’)
Ellie FOUMBI, Joseph MASTANTUONO (USA, 107’)
Matteo TORTONE (Francia, Italia, Svizzera, 86’)
Sala Astra 2 h. 14.15 FUORI CONCORSO
Teatro Piccolo Arsenale h. 17.30 ORIZZONTI EXTRA
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
Alexandre MORATTO (Brasile, 90’)
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’)
BODENG SAR (WHITE BUILDING)
EZIO BOSSO. LE COSE CHE RESTANO
Giorgio VERDELLI (Italia, 104’)
Teatro Piccolo Arsenale h. 14.30 BIENNALE COLLEGE CINEMA LA TANA V.M. 14
Beatrice BALDACCI (Italia, 88’)
BODENG SAR (WHITE BUILDING)
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
Sala Giardino h. 17.30 BIENNALE COLLEGE CINEMA
MON PÈRE, LE DIABLE V.M. 18
7 PRISIONEIROS
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA
MOTHER LODE
Matteo TORTONE (Francia, Italia, Svizzera, 86’)
Sala Astra 2 h. 19.45 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC
mercoledìWednesday
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
LIFE OF CRIME 1984-2020 V.M. 14
Jon ALPERT (USA, 121’)
Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’)
INCHEI
IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’)
Federico DEMATTÈ (Italia, 17’)
MOTHER LODE
QUI RIDO IO
a seguire VENEZIA 78
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
Valentyn VASYANOVYCH (Ucraina, 125’)
VIDBLYSK (REFLECTION) V.M. 14
Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
BODENG SAR (WHITE BUILDING)
Kavich NEANG (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
BODENG SAR (WHITE BUILDING)
Kavich NEANG (Cambogia, Francia, Cina, Qatar, 90’)
117
biennalecinema 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
Sala Giardino h. 11.30 ORIZZONTI EXTRA
PalaBiennale h. 15 ORIZZONTI
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
Alexandre MORATTO (Brasile, 90’)
Laurynas BAREISA (Lituania, 92’)
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
Multisala Rossini 3 h. 12 FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI – NOTTI VENEZIANE
Helena GIRÓN, Samuel M. DELGADO (Spagna, Colombia, 75’)
7 PRISIONEIROS
OLD HENRY
Potsy PONCIROLI (USA, 99’) Multisala Rossini 1 h. 12.30 VENEZIA 78
PILIGRIMAI (PILGRIMS)
CAVEMAN
Tommaso LANDUCCI (Italia, Svizzera, 91’)
ELES TRANSPORTAN A MORTE
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
KAPITAN VOLKONOGOV BEZHAL (CAPTAIN VOLKONOGOV ESCAPED)
QUI RIDO IO
Multisala Rossini 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia, Francia, 126’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.30 VENEZIA 78
Potsy PONCIROLI (USA, 99’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’)
QUI RIDO IO
Mario MARTONE (Italia, Spagna, 133’) PalaBiennale h. 13 ORIZZONTI
VERA ANDRRON DETIN (VERA DREAMS OF THE SEA)
Kaltrina KRASNIQI (Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, 82’) Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
OLD HENRY
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
OLD HENRY
Potsy PONCIROLI (USA, 99’) Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
LIFE OF CRIME 1984-2020 V.M. 14
Jon ALPERT (USA, 121’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
LIFE OF CRIME 1984-2020 V.M. 14
ONCE UPON A TIME IN CALCUTTA
Jon ALPERT (USA, 121’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
KAPITAN VOLKONOGOV BEZHAL (CAPTAIN VOLKONOGOV ESCAPED)
Aditya VIKRAM SENGUPTA (India, Francia, Norvegia, 131’)
ONCE UPON A TIME IN CALCUTTA
Aditya VIKRAM SENGUPTA (India, Francia, Norvegia, 131’) Sala Grande h. 14 FUORI CONCORSO
PLASTIC SEMIOTIC
Radu JUDE (Romania, 22’) a seguire FUORI CONCORSO
DJANGO & DJANGO
Luca REA (Italia, 97’)
Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
VERA ANDRRON DETIN (VERA DREAMS OF THE SEA)
Kaltrina KRASNIQI (Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, 82’) Sala Astra 1 h. 14.15 FUORI CONCORSO
LIFE OF CRIME 1984-2020 V.M. 14
Jon ALPERT (USA, 121’)
Teatro Piccolo Arsenale h. 14.15 BIENNALE COLLEGE CINEMA MON PÈRE, LE DIABLE V.M. 18
Ellie FOUMBI, Joseph MASTANTUONO (USA, 107’) Sala Astra 2 h. 14.30 FUORI CONCORSO
LIFE OF CRIME 1984-2020 V.M. 14
Jon ALPERT (USA, 121’)
118
Sala Grande h. 16.30 VENEZIA 78
Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia, Francia, 126’) Sala Giardino h. 16.30 BIENNALE COLLEGE CINEMA PRESENTAZIONE LA SANTA PICCOLA V.M. 18
Silvia BRUNELLI (Italia, 97’)
Sala Darsena h. 16.45 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
PILIGRIMAI (PILGRIMS)
Laurynas BAREISA (Lituania, 92’) Sala Astra 1 h. 16.45 FUORI CONCORSO
KAPITAN VOLKONOGOV BEZHAL (CAPTAIN VOLKONOGOV ESCAPED)
Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia, Francia, 126’)
FREAKS OUT
a seguire FUORI CONCORSO
HALLOWEEN KILLS V.M. 14
David Gordon GREEN (USA, 105’) PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
SOKEA MIES, JOKA EI HALUNNUT NÄHDÄ TITANICIA (THE BLIND MAN WHO DID NOT WANT TO SEE TITANIC)
Teemu NIKKI (Finlandia, 82’)
Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI
MIZRAHIM, LES OUBLIÉS DE LA TERRE PROMISE
Sala Grande h. 19 VENEZIA 78
Michale BOGANIM (Francia, 93’)
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
FREAKS OUT
FREAKS OUT
PILIGRIMAI (PILGRIMS)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78
IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
Laurynas BAREISA (Lituania, 92’)
PILIGRIMAI (PILGRIMS)
Laurynas BAREISA (Lituania, 92’) PalaBiennale h. 19.15 PROIEZIONI SPECIALI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
LE 7 GIORNATE DI BERGAMO
FREAKS OUT
Sala Grande h. 22 CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL LEONE D’ORO ALLA CARRIERA A
JAMIE LEE CURTIS
a seguire FUORI CONCORSO
HALLOWEEN KILLS V.M. 14
Simona VENTURA (Italia, 65’)
David Gordon GREEN (USA, 105’)
Sala Astra 1 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC EVA V.M. 14
Sala Astra 1 h. 22 GIORNATE DEGLI AUTORI
MADELEINE COLLINS
Rossella INGLESE (Italia, 20’)
Antoine BARRAUD (Francia, Belgio, Svizzera, 102’)
ELES TRANSPORTAN A MORTE
Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
Helena GIRÓN, Samuel M. DELGADO (Spagna, Colombia, 75’)
VERA ANDRRON DETIN (VERA DREAMS OF THE SEA)
Teatro Piccolo Arsenale h. 19.30 VENEZIA 78
Kaltrina KRASNIQI (Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, 82’)
PalaBiennale h. 17 FUORI CONCORSO
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
Potsy PONCIROLI (USA, 99’)
HALLOWEEN KILLS V.M. 14
OLD HENRY
Potsy PONCIROLI (USA, 99’)
OLD HENRY
Sala Astra 2 h. 17 FUORI CONCORSO
FREAKS OUT
a seguire FUORI CONCORSO
David Gordon GREEN (USA, 105’)
Potsy PONCIROLI (USA, 99’)
Sala Astra 2 h. 19.45 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC EVA V.M. 14
Teatro Piccolo Arsenale h. 17.30 ORIZZONTI EXTRA
a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
OLD HENRY
MA NUIT
Antoinette BOULAT (Francia, Belgio, 87’)
Rossella INGLESE (Italia, 20’)
ELES TRANSPORTAN A MORTE
Helena GIRÓN, Samuel M. DELGADO (Spagna, Colombia, 75’)
VERA ANDRRON DETIN (VERA DREAMS OF THE SEA)
Kaltrina KRASNIQI (Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, 82’) Sala Astra 2 h. 22.15 GIORNATE DEGLI AUTORI
MADELEINE COLLINS
Antoine BARRAUD (Francia, Belgio, Svizzera, 102’)
09
Sala Grande h. 13.30 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
Augusto CONTENTO (Francia, Italia, 142’)
Radu JUDE (Romania, 22’)
Radu JUDE (Romania, 22’)
PalaBiennale h. 13.45 ORIZZONTI
giovedìThursday
PLASTIC SEMIOTIC
a seguire FUORI CONCORSO
VIAGGIO NEL CREPUSCOLO
INU-OH
Luca REA (Italia, 97’)
DJANGO & DJANGO
YUASA Masaaki (Giappone, Cina, 98’) animazione
Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Sala Astra 1 h. 14 FUORI CONCORSO
KAPITAN VOLKONOGOV BEZHAL (CAPTAIN VOLKONOGOV ESCAPED)
Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia, Francia, 126’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
KAPITAN VOLKONOGOV BEZHAL (CAPTAIN VOLKONOGOV ESCAPED)
Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia, Francia, 126’) Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
VERA ANDRRON DETIN (VERA DREAMS OF THE SEA)
PLASTIC SEMIOTIC
Jan P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’)
Luca REA (Italia, 97’)
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA
DJANGO & DJANGO
Sala Grande h. 16.30 VENEZIA 78
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
PLASTIC SEMIOTIC
a seguire FUORI CONCORSO
Sala Giardino h. 16.30 ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI
DJANGO & DJANGO
Luca REA (Italia, 97’)
Teatro Piccolo Arsenale h. 14 BIENNALE COLLEGE CINEMA LA SANTA PICCOLA V.M. 18
TOU SHENG, JI DAN, ZUO YE BEN (HAIR TIE, EGG, HOMEWORK BOOKS)
Luo RUNXIAO (Cina, 15’)
MULAQAT (SANDSTORM)
Silvia BRUNELLI (Italia, 97’)
Seemab GUL (Pakistan, 20’)
Sala Darsena h. 14.15 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Mikel GURREA (Spagna, 17’)
INU-OH
YUASA Masaaki (Giappone, Cina, 98’) animazione
HELTZEAR
LA FÉE DES ROBERTS
Léahn VIVIER-CHAPAS (Francia, 14’) animazione
IL TURNO
Chiara MAROTTA, Loris Giuseppe NESE (Italia, 14’)
Kaltrina KRASNIQI (Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, 82’)
Sala Astra 2 h. 14.15 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
Radu JUDE (Romania, 22’)
Shaima AL-TAMIMI (Yemen, Qatar, Emirati Arabi Uniti, USA, Paesi Bassi, 9’)
DJANGO & DJANGO
FUORI CONCORSO – CORTOMETRAGGI
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI – NOTTI VENEZIANE
TSAI Ming-Liang (Taipei, 19’)
VERA ANDRRON DETIN (VERA DREAMS OF THE SEA)
Kaltrina KRASNIQI (Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, 82’) Sala Giardino h. 11.45 ORIZZONTI EXTRA
MA NUIT
Antoinette BOULAT (Francia, Belgio, 87’) Multisala Rossini 3 h. 12 FUORI CONCORSO
HALLOWEEN KILLS V.M. 14
David Gordon GREEN (USA, 105’) Multisala Rossini 1 h. 12.30 VENEZIA 78
FREAKS OUT
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
PLASTIC SEMIOTIC
a seguire FUORI CONCORSO
Luca REA (Italia, 97’)
GIULIA
Ciro DE CARO (Italia, 109’) Multisala Rossini 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO HALLOWEEN KILLS V.M. 14
David Gordon GREEN (USA, 105’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO HALLOWEEN KILLS V.M. 14
David Gordon GREEN (USA, 105’)
DON’T GET TOO COMFORTABLE
LIANG YE BU NENG LIU (THE NIGHT)
ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI – FUORI CONCORSO
PREGHIERA DELLA SERA (DIARIO DI UNA PASSEGGIATA)
Giuseppe PICCIONI (Italia, 17’) Sala Astra 1 h. 16.30 FUORI CONCORSO
HALLOWEEN KILLS V.M. 14
David Gordon GREEN (USA, 105’) Sala Astra 2 h. 16.45 FUORI CONCORSO
HALLOWEEN KILLS V.M. 14
PalaBiennale h. 16 ORIZZONTI
David Gordon GREEN (USA, 105’)
FREAKS OUT
Gabriele MAINETTI (Italia, Belgio, 141’)
Rodrigo PLÁ, Laura SANTULLO (Messico, USA, 111’)
Sala Darsena h. 17 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
Laurynas BAREISA (Lituania, 92’)
Radu JUDE (Romania, 22’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 12.30 VENEZIA 78
PILIGRIMAI (PILGRIMS)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
PILIGRIMAI (PILGRIMS)
Laurynas BAREISA (Lituania, 92’)
EL OTRO TOM
PLASTIC SEMIOTIC
a seguire FUORI CONCORSO
DJANGO & DJANGO
Luca REA (Italia, 97’)
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
a seguire FUORI CONCORSO
Jan P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’)
Radu JUDE (Romania, 22’)
Multisala Rossini 1 h. 18 VENEZIA 78
EL OTRO TOM
Rodrigo PLÁ, Laura SANTULLO (Messico, USA, 111’) Teatro Piccolo Arsenale h. 17 ORIZZONTI EXTRA
SOKEA MIES, JOKA EI HALUNNUT NÄHDÄ TITANICIA (THE BLIND MAN WHO DID NOT WANT TO SEE TITANIC)
Teemu NIKKI (Finlandia, 82’)
ZALAVA
Arsalan AMIRI (Iran, 93’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 18 VENEZIA 78
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
Jan P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’) PalaBiennale h. 18.30 VENEZIA 78
KAPITAN VOLKONOGOV BEZHAL (CAPTAIN VOLKONOGOV ESCAPED)
Natasha MERKULOVA, Aleksey CHUPOV (Russia, Estonia, Francia, 126’) Teatro Piccolo Arsenale h. 19 VENEZIA 78 AMERICA LATINA V.M. 14
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’) a seguire VENEZIA 78
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
Jan P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’) Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
INU-OH
YUASA Masaaki (Giappone, Cina, 98’) animazione IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI
INU-OH
YUASA Masaaki (Giappone, Cina, 98’) animazione Sala Astra 1 h. 19.15 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC L’INCANTO V.M. 14
Chiara CATERINA (Italia, 20’) a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
ZALAVA
Arsalan AMIRI (Iran, 93’) Astra 2 h. 19.30 SETTIMANA DELLA CRITICA – SIC@SIC L’INCANTO V.M. 14
Chiara CATERINA (Italia, 20’) a seguire SETTIMANA DELLA CRITICA
ZALAVA
Arsalan AMIRI (Iran, 93’) Sala Grande h. 19.45 VENEZIA 78
AMERICA LATINA V.M. 14
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’)
119
biennalecinema 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
AMERICA LATINA V.M. 14
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’) a seguire VENEZIA 78
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
an P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’) PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
MAMA, YA DOMA (MAMA, I’M HOME)
Vladimir BITOKOV (Russia, 104’) Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI
IL SILENZIO GRANDE
Alessandro GASSMANN (Italia, Polonia, 107’) Multisala Rossini 1 h. 21.30 VENEZIA 78 AMERICA LATINA V.M. 14
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 VENEZIA 78 AMERICA LATINA V.M. 14
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’) Sala Grande h. 21.45 FUORI CONCORSO
LES CHOSES HUMAINES
Yvan ATTAL (Francia, 138’) Sala Astra 1 h. 22 GIORNATE DEGLI AUTORI
DESERTO PARTICULAR V.M. 14
Aly MURITIBA (Brasile, Portogallo, 120’) Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
EL OTRO TOM
Rodrigo PLÁ, Laura SANTULLO (Messico, USA, 111’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
EL OTRO TOM
Rodrigo PLÁ, Laura SANTULLO (Messico, USA, 111’) Sala Astra 2 h. 22.15 GIORNATE DEGLI AUTORI
DESERTO PARTICULAR V.M. 14
Aly MURITIBA (Brasile, Portogallo, 120’)
10
venerdìFriday
Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
VIAGGIO NEL CREPUSCOLO
Augusto CONTENTO (Francia, Italia, 142’)
Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
Jan P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
ŻEBY NIE BYŁO ŚLADÓW (LEAVE NO TRACES)
Jan P. MATUSZYŃSKI (Polonia, Francia, Repubblica Ceca, 160’) Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
EL OTRO TOM
Rodrigo PLÁ, Laura SANTULLO (Messico, USA, 111’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
EL OTRO TOM
WELA (ANATOMY OF TIME)
Jakrawal NILTHAMRONG (Thailandia, Francia, Paesi Bassi, Singapore, 118’) Teatro Piccolo Arsenale h. 14 ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI
TOU SHENG, JI DAN, ZUO YE BEN (HAIR TIE, EGG, HOMEWORK BOOKS)
Luo RUNXIAO (Cina, 15’)
MULAQAT (SANDSTORM)
LES CHOSES HUMAINES
Yvan ATTAL (Francia, 138’) PalaBiennale h. 13 ORIZZONTI
WELA (ANATOMY OF TIME)
Jakrawal NILTHAMRONG (Thailandia, Francia, Paesi Bassi, Singapore, 118’) Multisala Rossini 1 h. 13 VENEZIA 78
AMERICA LATINA V.M. 14
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’) Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
INU-OH
YUASA Masaaki (Giappone, Cina, 98’) animazione IMG Cinemas Candiani 1 h. 13 VENEZIA 78 AMERICA LATINA V.M. 14
IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI
INU-OH
YUASA Masaaki (Giappone, Cina, 98’) animazione
LES CHOSES HUMAINES
Yvan ATTAL (Francia, 138’)
Sala Giardino h. 16 ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI
PID POKATI MAI (NEW ABNORMAL)
Mehdi FIKRI (Francia, 11’)
Léahn VIVIER-CHAPAS (Francia, 14’) animazione
YAMASHITA Momi (Giappone, 19’)
LA FÉE DES ROBERTS IL TURNO
Chiara MAROTTA, Loris Giuseppe NESE (Italia, 14’)
DON’T GET TOO COMFORTABLE
Shaima AL-TAMIMI (Yemen, Qatar, Emirati Arabi Uniti, USA, Paesi Bassi, 9’) FUORI CONCORSO – CORTOMETRAGGI
LIANG YE BU NENG LIU (THE NIGHT)
ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI – FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 3 h. 12 FUORI CONCORSO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
Mikel GURREA (Spagna, 17’)
TSAI Ming-Liang (Taipei, 19’)
Vladimir BITOKOV (Russia, 104’)
LES CHOSES HUMAINES
Yvan ATTAL (Francia, 138’)
Sorayos PRAPAPAN (Thailandia, Corea del Sud, Singapore, 15’)
HELTZEAR
Sala Giardino h. 11.30 ORIZZONTI EXTRA
MAMA, YA DOMA (MAMA, I’M HOME)
Multisala Rossini 1 h. 15.30 FUORI CONCORSO
Seemab GUL (Pakistan, 20’)
Rodrigo PLÁ, Laura SANTULLO (Messico, USA, 111’)
Damiano D’INNOCENZO, Fabio D’INNOCENZO (Italia, Francia, 90’)
120
Sala Darsena h. 14 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
DESCENTE (4 AM)
KANOYAMA (THE LAST DAY) LOS HUESOS
Cristóbal LEÓN, Joaquín COCIÑA (Cile, 14’) animazione
FALL OF THE IBIS KING
Josh O’CAOIMH, Mikai GERONIMO (Irlanda, 10’) animazione
TECHNO, MAMA
Saulius BARADINSKAS (Lituania, 18’) FUORI CONCORSO – CORTOMETRAGGI
SAD FILM
VASILI (Myanmar, Paesi Bassi, 12’) ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI – FUORI CONCORSO
ATO
PREGHIERA DELLA SERA (DIARIO DI UNA PASSEGGIATA)
Bárbara PAZ (Brasile, 20’)
Sala Astra 1 h. 14.15 FUORI CONCORSO
Augusto CONTENTO (Francia, Italia, 142’)
Giuseppe PICCIONI (Italia, 17’)
VIAGGIO NEL CREPUSCOLO
Augusto CONTENTO (Francia, Italia, 142’) Sala Astra 2 h. 14.30 FUORI CONCORSO
VIAGGIO NEL CREPUSCOLO
Augusto CONTENTO (Francia, Italia, 142’) Sala Grande h. 14.45 VENEZIA 78
ON THE JOB: THE MISSING 8
Erik MATTI (Filippine, 208’)
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI – NOTTI VENEZIANE
LES ENFANTS DE CAIN
Keti STAMO (Francia, Albania, Italia, 68) a seguire GIORNATE DEGLI AUTORI – NOTTI VENEZIANE
PRINCESA
Stefania MURESU (Italia, 49’) PalaBiennale h. 15.30 ORIZZONTI
NOSORIH (RHINO) V.M. 18
Oleh SENTSOV (Ucraina, Polonia, Germania, 101’)
Multisala Rossini 2 h. 16 FUORI CONCORSO
VIAGGIO NEL CREPUSCOLO
IMG Cinemas Candiani 2 h. 16 FUORI CONCORSO
VIAGGIO NEL CREPUSCOLO
Augusto CONTENTO (Francia, Italia, 142’) Teatro Piccolo Arsenale h. 16.45 ORIZZONTI EXTRA
MAMA, YA DOMA (MAMA, I’M HOME)
Vladimir BITOKOV (Russia, 104’) Sala Darsena h. 17 ORIZZONTI SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE NOSORIH (RHINO) V.M. 18
Oleh SENTSOV (Ucraina, Polonia, Germania, 101’) Sala Astra 1 h. 17 FUORI CONCORSO
LES CHOSES HUMAINES
Yvan ATTAL (Francia, 138’) Sala Astra 2 h. 17.15 FUORI CONCORSO
LES CHOSES HUMAINES
Yvan ATTAL (Francia, 138’)
PalaBiennale h. 18 FUORI CONCORSO
ENNIO
Giuseppe TORNATORE (Italia, Belgio, Cina, Giappone, 150’) Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA
OBKHODNIYE PUTI (DETOURS) V.M. 14
Ekaterina SELENKINA (Russia, Paesi Bassi, 73’) Sala Giardino h. 18.30 FUORI CONCORSO
Sala Darsena h. 21 FUORI CONCORSO SEGUE CONCERTO DOPO LA PROIEZIONE
Multisala Rossini 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Sala Astra 1 h. 13.45 FUORI CONCORSO
DEANDRÉ#DEANDRÉ STORIA DI UN IMPIEGATO
Erik MATTI (Filippine, 208’)
Giuseppe TORNATORE (Italia, Belgio, Cina, Giappone, 150’)
PalaBiennale h. 21 ORIZZONTI EXTRA SEGUE Q&A DOPO LA PROIEZIONE
ON THE JOB: THE MISSING 8
Roberta LENA (Italia, 94’)
LA MACCHINA DELLE IMMAGINI DI ALFREDO C.
Roland SEJKO (Italia, 76’)
LES CHOSES HUMAINES
Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI - EVENTI SPECIALI
Multisala Rossini 1 h. 18.30 VENEZIA 78
Elisa FUKSAS (Italia, 84’)
Yvan ATTAL (Francia, 138’)
ON THE JOB: THE MISSING 8
Erik MATTI (Filippine, 208’)
IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30 VENEZIA 78
ON THE JOB: THE MISSING 8
Erik MATTI (Filippine, 208’) Sala Grande h. 19 VENEZIA 78
UN AUTRE MONDE
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’) Teatro Piccolo Arsenale h. 19 VENEZIA 78
SENZA FINE
Sala Grande h. 21.15 CERIMONIA DI CONSEGNA DEL PREMIO CARTIER GLORY TO THE FILMMAKER A
RIDLEY SCOTT
a seguire FUORI CONCORSO
THE LAST DUEL
Ridley SCOTT (USA, 152’) Sala Giardino h. 21.30
REPUBLIC OF SILENCE
Diana EL JEIROUDI (Germania, Francia, Siria, Qatar, 183’)
ON THE JOB: THE MISSING 8
IMG Cinemas Candiani 1 h. 9.30 VENEZIA 78
Erik MATTI (Filippine, 208’) Multisala Rossini 2 h. 10 ORIZZONTI
ENNIO
Sala Darsena h. 14 VENEZIA 78
ON THE JOB: THE MISSING 8
Erik MATTI (Filippine, 208’)
WELA (ANATOMY OF TIME)
Teatro Piccolo Arsenale h. 14.45 ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI
IMG Cinemas Candiani 2 h. 10 ORIZZONTI
Sorayos PRAPAPAN (Thailandia, Corea del Sud, Singapore, 15’)
Jakrawal NILTHAMRONG (Thailandia, Francia, Paesi Bassi, Singapore, 118’)
Mehdi FIKRI (Francia, 11’)
Jakrawal NILTHAMRONG (Thailandia, Francia, Paesi Bassi, Singapore, 118’)
WELA (ANATOMY OF TIME)
Sala Giardino h. 10.45 ORIZZONTI EXTRA
SOKEA MIES, JOKA EI HALUNNUT NÄHDÄ TITANICIA (THE BLIND MAN WHO DID NOT WANT TO SEE TITANIC)
Teemu NIKKI (Finlandia, 82’) Multisala Rossini 3 h. 12 FUORI CONCORSO
THE LAST DUEL
PID POKATI MAI (NEW ABNORMAL) DESCENTE (4 AM)
KANOYAMA (THE LAST DAY)
YAMASHITA Momi (Giappone, 19’
LOS HUESOS
Cristóbal LEÓN, Joaquín COCIÑA (Cile, 14’) animazione
FALL OF THE IBIS KING
Josh O’CAOIMH, Mikai GERONIMO (Irlanda, 10’) animazione
TECHNO, MAMA
Saulius BARADINSKAS (Lituania, 18’) FUORI CONCORSO – CORTOMETRAGGI
SAD FILM
Ridley SCOTT (USA, 152’)
VASILI (Myanmar, Paesi Bassi, 12’)
Sala Giardino h. 12.45 VENEZIA 78
ORIZZONTI – CORTOMETRAGGI – FUORI CONCORSO
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’)
Bárbara PAZ (Brasile, 20’)
UN AUTRE MONDE
Multisala Rossini 2 h. 22 ORIZZONTI
a seguire FUORI CONCORSO
Jakrawal NILTHAMRONG (Thailandia, Francia, Paesi Bassi, Singapore, 118’)
Ridley SCOTT (USA, 152’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 22 ORIZZONTI
Multisala Rossini 2 h. 13 ORIZZONTI
Sala Giardino h. 15 FUORI CONCORSO
Jakrawal NILTHAMRONG (Thailandia, Francia, Paesi Bassi, Singapore, 118’)
Oleh SENTSOV (Ucraina, Polonia, Germania, 101’)
Ridley SCOTT (USA, 152’)
Sala Astra 1 h. 22.15 GIORNATE DEGLI AUTORI
TRES
IMG Cinemas Candiani 2 h. 13 ORIZZONTI NOSORIH (RHINO) V.M. 18
Sala Astra 2 h. 22.30 GIORNATE DEGLI AUTORI
PalaBiennale h. 13.15 FUORI CONCORSO
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’)
THE LAST DUEL
Multisala Rossini 2 h. 19 ORIZZONTI
NOSORIH (RHINO) V.M. 18
Oleh SENTSOV (Ucraina, Polonia, Germania, 101’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 19 ORIZZONTI NOSORIH (RHINO) V.M. 18
Oleh SENTSOV (Ucraina, Polonia, Germania, 101’) Sala Astra 1 h. 20 GIORNATE DEGLI AUTORI
ANATOMIA
Aleksandra JANKOWSKA (Polonia, Francia, 112’) Sala Astra 2 h. 20.15 GIORNATE DEGLI AUTORI
ANATOMIA
Aleksandra JANKOWSKA (Polonia, Francia, 112’) Arena Lido h. 20.30 VENEZIA 78
UN AUTRE MONDE
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’) a seguire FUORI CONCORSO
THE LAST DUEL
WELA (ANATOMY OF TIME)
WELA (ANATOMY OF TIME)
uanjo GIMÉNEZ (Spagna, Lituania, Francia, 104’)
TRES
uanjo GIMÉNEZ (Spagna, Lituania, Francia, 104’)
11
sabatoSaturday
Sala Giardino h. 9 ORIZZONTI EXTRA
LA MACCHINA DELLE IMMAGINI DI ALFREDO C.
Roland SEJKO (Italia, 76’) Multisala Rossini 3 h. 9 FUORI CONCORSO
DEANDRÉ#DEANDRÉ STORIA DI UN IMPIEGATO
Roberta LENA (Italia, 94’)
UN AUTRE MONDE
NOSORIH (RHINO) V.M. 18
Oleh SENTSOV (Ucraina, Polonia, Germania, 101’)
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 1-2)
ATO
THE LAST DUEL
Multisala Rossini 3 h. 15 GIORNATE DEGLI AUTORI – NOTTI VENEZIANE
TONINO DE BERNARDI. UN TEMPO UN INCONTRO
Daniele SEGRE (Italia, 52’)
Multisala Rossini 2 h. 15.30 VENEZIA 78
UN AUTRE MONDE
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’)
Hagai LEVI (USA, 115’)
IMG Cinemas Candiani 2 h. 15.30 VENEZIA 78
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 3-4-5)
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’)
a seguire FUORI CONCORSO
Hagai LEVI (USA, 178’)
Multisala Rossini 1 h. 13.30 VENEZIA 78
UN AUTRE MONDE
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 13.30 VENEZIA 78
UN AUTRE MONDE
UN AUTRE MONDE
Multisala Rossini 1 h. 16.30 FUORI CONCORSO
THE LAST DUEL
Ridley SCOTT (USA, 152’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 16.30 FUORI CONCORSO
THE LAST DUEL
Ridley SCOTT (USA, 152’)
Stéphane BRIZÉ (Francia, 96’)
Ridley SCOTT (USA, 152’)
121
biennalecinema 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
Sala Astra 1 h. 16.45 FUORI CONCORSO
THE LAST DUEL
Ridley SCOTT (USA, 152’) Teatro Piccolo Arsenale h. 17.30 ORIZZONTI EXTRA
LA MACCHINA DELLE IMMAGINI DI ALFREDO C.
Sala Perla h. 20.15
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL PREMIO ORIZZONTI MIGLIOR FILM
Sala Astra 2 h. 20.15 GIORNATE DEGLI AUTORI IMACULAT V.M. 14
Roland SEJKO (Italia, 76’)
Monica STAN, George CHIPERLILLEMARK (Romania, 114’)
Sala Giardino h. 18 FUORI CONCORSO
Arena Lido h. 20.30 FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
Stefano MORDINI (Italia, 106’)
Roberto ANDÒ (Italia, Francia, 110’)
LA SCUOLA CATTOLICA V.M. 14
Multisala Rossini 2 h. 18 FUORI CONCORSO
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 1-2)
Hagai LEVI (USA, 115’)
Multisala Rossini 3 h. 18 SETTIMANA DELLA CRITICA – EVENTO SPECIALE – FILM DI CHIUSURA LA DERNIÈRE SÉANCE V.M. 18
Gianluca MATARRESE (Italia, Francia, 100’)
IL BAMBINO NASCOSTO
a seguire
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
Sala Grande h. 21 FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
IL BAMBINO NASCOSTO
Roberto ANDÒ (Italia, Francia, 110’) Sala Darsena h. 21
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
IMG Cinemas Candiani 2 h. 18 FUORI CONCORSO
Multisala Rossini 2 h. 21 FUORI CONCORSO
Hagai LEVI (USA, 115’)
Hagai LEVI (USA, 178’)
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 1-2)
Sala Grande h. 19
CERIMONIA DI PREMIAZIONE
INVITI
Sala Darsena h. 19
DIRETTA DELLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE
INVITI
PalaBiennale h. 19
DIRETTA DELLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE
a seguire FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
IL BAMBINO NASCOSTO
Roberto ANDÒ (Italia, Francia, 110’) Sala Astra 1 h. 20 GIORNATE DEGLI AUTORI IMACULAT V.M. 14
Monica STAN, George CHIPERLILLEMARK (Romania, 114’)
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 3-4-5)
Multisala Rossini 3 h. 21 GIORNATE DEGLI AUTORI
LOVELY BOY
Francesco LETTIERI (Italia, 105’) IMG Cinemas Candiani 2 h. 21 FUORI CONCORSO
SCENES FROM A MARRIAGE (EP. 3-4-5)
Hagai LEVI (USA, 178’)
Multisala Rossini 1 h. 21.30 FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
IL BAMBINO NASCOSTO
Roberto ANDÒ (Italia, Francia, 110’) IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30 FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
IL BAMBINO NASCOSTO
Roberto ANDÒ (Italia, Francia, 110’) Sala Giardino h. 22.30
IL BAMBINO NASCOSTO
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ARGENTO - GRAN PREMIO DELLA GIURIA
a seguire
Sala Perla h. 22.30
Teatro Piccolo Arsenale h. 20 FUORI CONCORSO – FILM DI CHIUSURA
Roberto ANDÒ (Italia, Francia, 110’)
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
Sala Giardino h. 20.15
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE DEL FUTURO – PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS”
122
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA
Sala Astra 1 h. 22.30 GIORNATE DEGLI AUTORI
PIEDRA NOCHE
Iván FUND ( Argentina, Cile, Spagna, 87’)
Sala Astra 2 h. 22.45 GIORNATE DEGLI AUTORI
PIEDRA NOCHE
Iván FUND (Argentina, Cile, Spagna, 87’)
12
domenicaSunday
Multisala Rossini 1 h. 15.30
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 15.30
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
Multisala Rossini 1 h. 18.30
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 18.30
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
Multisala Rossini 1 h. 21.30
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
IMG Cinemas Candiani 1 h. 21.30
PROIEZIONE DEL FILM VINCITORE DEL LEONE D’ORO
Gli italiani si voltano, Milano, 1954 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano
MARIO DE BIASI FOTOGRAFIE 1947-2003 VENEZIA / TRE OCI 13.05.21 > 09.01.22 Mostra organizzata da / Exhibition organized by
Con / With
Promossa da / Promoted by
Media partner
Sponsor Tecnico / Technical Sponsor
In collaborazione con / In association with TRE OCI CLUB
biennalemusica
65. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA CONTEMPORANEA CHORUSES
17
venerdìFriday
h. 12 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
Cerimonia di consegna Leone d’Oro alla carriera
KAIJA SAARIAHO
a seguire Tom Service in dialogo con Kaija Saariaho h. 16-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
Sound installation, 2021 Produzione CIMM, Centro Informatica Musicale e Multimediale de La Biennale di Venezia h. 20 | Teatro La Fenice
HANS ABRAHAMSEN / CLAUDE DEBUSSY CHILDREN’S CORNER (2012, 18’) KAIJA SAARIAHO NOTES ON LIGH (2006, 28’)
Per violoncello e orchestra Orchestra del Teatro La Fenice Ernest Martínez Izquierdo, direttore Ansi Karttunen, violoncello
18
19
domenicaSunday
h. 9 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
LEZIONI DI MUSICA: GIOVANNI CABRIELI IN ECCLESIIS
a tre cori e basso continuo
EXAUDI ME DOMINE
a cura di Paola Damiani Conferenza di Giovanni Bietti h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 16 | Arsenale, Teatro alle Tese (III)
GEORGE LEWIS AMO (2020, 25’)***
per 6 voci e live electronics
SERGEJ NEWSKI DIE EINFACHEN (2021, 35’)*
sabatoSaturday
per 5 voci Neue Vocalsolisten Stuttgar
h. 9 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
h. 19.30 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
LEZIONI DI MUSICA: ADRIAN WILLAERY SALMI SPEZZATI A DUE CORI
a cura di Paola Damiani Conferenza di Giovanni Bietti
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 15 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
Sound installation Produzione CIMM, Centro Informatica Musicale e Multimediale de La Biennale di Venezia h. 19 | Teatro Malibran
KAIJA SAARIAHO ONLY THE SOUND REMAINS (2015)***
Opera da camera in due parti Co-produzione La Biennale di Venezia, Tokyo Bunka Kaikan, Palau de la Musica Clement Mao-Takacs, direttore Aleksi Barriere, regia
124
L’EMANCIPAZIONE DELLA VOCE. SULLE COMPOSIZIONI SPERIMENTALI PER ENSEMBLE VOCALI
conferenza di Gianmario Borio a seguire h. 21
DAVID LANG THE LITTLE MATCH GIRL PASSION (2008, 35’)***
per 4 voci
ARVO PÄRT STABAT MATER (1985, 25’)*
per soprano, contralto, tenore, violino, viola, violoncello Theater of voices / PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble
20
h. 21 | Basilica di San Marco
lunedìMonday
h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 12 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
Cerimonia di consegna Leone d’Argento
NEUE VOCALSOLISTEN STUTTGART
a seguire Björn Gottstein in dialogo con i Neue Vocalsolisten
h. 20 | Arsenale, Teatro alle Tese (III)
MORTON FELDMAN THE ROTHKO CHAPEL (1971, 30’) SAMIR ODEH-TAMIMI TIMNA (2018-20, 20’)* FRANCESCO FILIDEI TUTTO IN UNA VOLTA
(2020, 15’) *** per doppio coro SWR Vokalensemble Stuttgart PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble Yuval Weinberg, direttore
21
CHRISTINA KUBISCH IL VIAGGIO DELLA VOCE
(2021, 50’) *** per voci registrate e diffuse basato sul repertorio della scuola veneziana del 1500 con composizioni di Adrian Willaert, Claudio Monteverdi, Gioseffo Zarlino, Andrea Gabrieli, Giovanni Gabrieli, Claudio Merulo Cappella Marciana Marco Gemmani, direttore sonorizzazione curata dal CIMM
22
mercoledìWednesday
h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 11 | Conservatorio “Benedetto Marcello”
Incontro con
CHRISTINA KUBISCH
h. 17 | Teatro Piccolo Arsenale BIENNALE COLLEGE MUSICA
Programma in definizione
EVO ENSEMBLE
martedìTuesday
h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 11 | Conservatorio “Benedetto Marcello”
Incontro con
GEORGE LEWIS
h. 18 | Arsenale, Teatro alle Tese (III)
GEORGE APERGHIS WÖLFLI KANTATA (2006, 70’) *
per ensemble vocale e coro Neue Vocalsolisten Stuttgart SWR Vokalensemble Stuttgart Yuval Weinberg, direttore
Veronica Bartolomei, Eleonora Braconi, Alessandro Cavazzani, Cinzia D’Anella, Ervin Dos Santos, Emanuele Gizzi h. 21 | Teatro del Parco, Bissuola, Mestre
ZULI
Live performance for voice & electronics
23
giovedìThursday
h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 11 | Conservatorio “Benedetto Marcello”
Incontro con
JENNIFER WALSHE
h. 18 | Arsenale - processione all’aperto e Teatro alle Tese (II)
MARTA GENTILUCCI MOVING STILL PROCESSIONAL CROSSINGS
(2020/2021) *** Percorso processionale su testi originali di Elisa Biagini, Evie Shockley, Irène Gayraud e Shara McCallum Voci recitanti: Elisa Biagini, Evie Shockley, Irène Gayraud e Shara McCallum, Ensemble vocale Sequenza 9.3 Voci selezionate dalla classe di canto del Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” Antonello Pocetti, regia sonorizzazione curata dal CIMM Catherine Simonpietri, direttore h. 21 | Basilica di San Marco
VALENTIN SILVESTROV LITURGICAL CHANTS (2015, 45’)
per coro misto a cappella Cappella Marciana Marco Gemmani, direttore
24
venerdìFriday
h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 11 | Conservatorio “Benedetto Marcello”
Incontro con
KAIJA SAARIAHO
h. 18 | Arsenale – Teatro alle Tese (III)
KAIJA SAARIAHO RECONNAISSANCE (2019, 20’) ***
per coro, percussione e contrabasso commissione accentus
SIVAN ELDAR AFTER ARETHUSA (2019, 10’) ***
per coro ed elettronica commissione accentus
KAIJA SAARIAHO TAG DES JAHRS (2001,15’) *
h. 21 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
ELINA DUNI PARTIR
solo performance per voce, chitarra, percussioni e pianoforte
25
sabatoSaturday
h. 9 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
LEZIONI DI MUSICA: CLAUDIO MONTEVERDI VESPRO DELLA BEATA VERGINE
a cura di Paola Damiani Conferenza di Giovanni Bietti h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
(vedi sabato 18 settembre)
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
h. 11 | Conservatorio “Benedetto Marcello”
LUCA FRANCESCONI HERZSTÜCK (2012, 27’)
per ensemble vocale
MARIA VINCENZA CABIZZA THE DIFFERENCE BETWEEN BEING AND STAYING (2021) *** MANUEL HIDALGO NAVAS IR (2021) ***
Neue Vocalsolisten Stuttgart Produzione CIMM h. 21 | Teatro Piccolo Arsenale BIENNALE COLLEGE MUSICA
DANIELE CARCASSI NUOVA PRODUZIONE *** AGITA REKE NUOVA PRODUZIONE *** XU TONG LEE NUOVA PRODUZIONE *** EXPERIMENTAL PERFORMANCE
Produzione CIMM
*** Prima assoluta ** Prima europea * Prima italiana Biglietti/Tickets www.labiennale.org
Incontro con
MARTA GENTILUCCI
h. 17 | Arsenale – Teatro alle Tese (III)
JENNIFER WALSHE IS IT COOL TO TRY HARD NOW (2017) *
Solo performance per voce, film e live electronic h. 21 | Teatro del Parco, Bissuola, Mestre
JOY FREMPONG CHANGE AND CHANCE (2021) ***
Solo act per voce e live electronics
26
domenicaSunday
h. 9 | Ca’ Giustinian, Sala delle Colonne
LEZIONI DI MUSICA: ANTONIO VIVALDI MAGNIFICAT
a cura di Paola Damiani Conferenza di Giovanni Bietti h. 10 | Arsenale, Sale d’Armi E BIENNALE COLLEGE MUSICA
per coro ed elettronica
CHONGLIAN YU I SEE THE CLOUD IN THE WATER (2021, 30’)***
Coro accentus Marcus Creed, direttore
h. 10-18 Conservatorio “Benedetto Marcello” BIENNALE COLLEGE MUSICA
SYLVANO BUSSOTTI PER 24 VOCI BIANCHE O ADULTE (1967, 12’)
h. 18 | Arsenale - Tese dei Soppalchi BIENNALE COLLEGE MUSICA
(vedi sabato 18 settembre)
JACK SHEEN CROON HARVEST (2021, 90’)***
(vedi venerdì 17 settembre)
125
agenda
MUSICA, CLASSICA, TEATRO, CINEMA
:musica
02
giovedìThursday
THE LEADING GUY
Musica d’autore “Autori Vari Indipendenti”
Museo di Palazzo Grimani h. 19.30
RITA BINCOLETTO
Musiche mediterrane “Women for Freedom in Jazz”
Terrazza dell’ Hotel Carlton h. 20.30
DANILO REA MASSIMO MORICONI ALFREDO GOLINO
Tre per una: Omaggio a Mina
Concerto tributo “Il Suono e la Parola”
Arena Live Geox-Padova h. 21
09
12
18
Musiche brasiliane “Women for Freedom in Jazz”
Dj-set “Future Vintage Festival Off”
Ska
10
PINO D’ANGIÒ
giovedìThursday
ROSA EMILIA DIAS
Terrazza dell’ Hotel Carlton h. 20.30
venerdìFriday
DAVID BOATO THREE
Modern jazz “Waiting Venezia Jazz Festival Fall Edition” Laguna Libre h. 19.30
BYE.TIDE
Dj-set “Chic Nic”
PIERO PELÙ
Giardini dell’Arena-Padova h. 21
Teatro Romano-Verona h. 21.30
Alternative pop “Future Vintage Festival Off”
Rock
03
venerdìFriday
MALIKA FÉ
Jazz-soul “Waiting Venezia Jazz Festival Fall Edition” Laguna Libre h. 19.30
RKOMI
Taxi Driver
Rap “Castello Festival 2021”
Arena Live Geox-Padova h. 21.30
MUSICA TRA LE NUVOLE
La Rappresentante di Lista Tatum Rush | Vanarin | Viperas Alice Robber
Anfiteatro del Venda-Galzignano h. 16
04
sabatoSaturday
MUSICA TRA LE NUVOLE
Melancholia | Emmanuelle | Nu Genea Studio Murena | Populous & Protopapa Anfiteatro del Venda-Galzignano h. 16
06
lunedìMonday
KETAMA126
Kety Live Tour
Rap “Castello Festival 2021”
Arena Live Geox-Padova h. 21.30
07
martedìTuesday
ALESSANDRO LANZONI TRIO
Cristofori Jazz
Jazz “Castello Festival 2021”
Arena Live Geox-Padova h. 21.30
126
JOAN THIELE
Parco della Musica-Padova h. 21
FRANCESCO DE GREGORI
Musica d’autore
Piazza dei Signori-Vicenza h. 21
11
sabatoSaturday
TRIO TORANJ
L’albero della vita
Folk “Etnoborder”
Museo di Palazzo Grimani h. 18/20
GRANDMASTER FLASH
Hip hop “Future Vintage Festival Off”
Parco della Musica-Padova h. 21
DISCO STUPENDA
Festa tributo a Raffaella Carrà “Chic Nic”
Giardini dell’Arena-Padova h. 21
MAX PEZZALI
Max90 Live
Pop
Piazza dei Signori-Vicenza h. 21
Festival della Bellezza
FRANCESCA MICHIELIN
Pop
Teatro Romano-Verona h. 21.30
domenicaSunday SAMUEL
Parco della Musica-Padova h. 21
ROBALOSKA
Villa Orio e Beatrice, Alberoni-Lido h.19
SIR OLIVER SKARDY
‘80 pop “Chic Nic”
Reggae
GAGA GOES HONOLULU
23
Giardini dell’Arena-Padova h. 21
Pop dance “Castello Festival 2021”
Arena Live Geox-Padova h. 21.30
Festival della Bellezza
GINO PAOLI
Cielo in una stanza
Musica d’autore
Teatro Romano-Verona h. 18.30
13
sabatoSaturday
Summer Music Festival
Crach Club-Monastier di Treviso h. 21
giovedìThursday
FRANCESCA VIARO
Musiche mediterranee “Women for Freedom in Jazz”
Terrazza dell’ Hotel Carlton h. 20.30
24
venerdìFriday
ZUCCHERO
lunedìMonday
NEK
Live acustico
Pop
Piazza dei Signori-Vicenza h. 21
16
Blues-rock
Arena di Verona h. 21
25
sabatoSaturday
DUETTI PARALLELI
from Trio Squilini
giovedìThursday
ANGELA MILANESE
Musiche veneziane “Women for Freedom in Jazz”
Folk “Etnoborder”
Museo di Palazzo Grimani h. 18/20
Summer Music Festival
COMPARISODA
Terrazza dell’ Hotel Carlton h. 20.30
Swing
ANTONELLA RUGGIERO MAURIZIO CAMARDI SABIR 5ET ROBERTO COLOMBO
Indie pop-rock
Empatìa
Musica d’autore “Castello Festival 2021”
Arena Live Geox-Padova h. 21.30
17
venerdìFriday
COMBO SUONDA
Collective jam “Waiting Venezia Jazz Festival Fall Edition” Laguna Libre h. 19.30
ERNIA
Pop-rap “Future Vintage Festival Off”
Arena Live Geox-Padova h. 21
Villa Orio e Beatrice, Alberoni-Lido h.19
PINGUINI TATTICI NUCLEARI
Zoppas Arena-Conegliano h. 21.30
ZUCCHERO
Blues-rock
Arena di Verona h. 21
30
giovedìThursday
MARCO MASINI
Musica d’utore
Arena di Verona h. 21
ANFITEATRO DEL VENDA
Via Sottovenda-Galzignano Terme http://anfiteatrodelvenda.it
ARENA DI VERONA
Piazza Bra, Verona www.eventiverona.it
ARENA LIVE GEOX
Via Tassinari 1-Padova www.castellofestival.it
CRACH CLUB
Via Madonna 3-Monastier di Treviso www.facebook.com/krachclub
GIARDINI DELL’ARENA
Corso Giuseppe Garibaldi-Padova www.futurevintagefestival.com
LAGUNA LIBRE
Fondamenta Cannaregio 969 www.venetojazz.com
MUSEO DI PALAZZO GRIMANI
Ramo Grimani, Castello 4858 www.venetojazz.com
PARCO DELLA MUSICA
Via Venezia-Padova Fb: Parco della Musica
PIAZZA DEI SIGNORI
Vicenza www.comune.vicenza.it
TEATRO ROMANO
Rigaste Redentore 2-Verona festivalbellezza.it
VILLA ORIO E BEATRICE
Via dei villini 4, Alberoni-Lido www.hoteloriobeatrice.it
ZOPPAS ARENA
Viale dello Sport-Conegliano zedlive.com
01
mercoledìWednesday
NABUCCO
Opera lirica in quattro parti Daniel Oren direttore Michele Olcese regia Musiche di Verdi “98. Arena Opera Festival“ Ingresso/Ticket € 216/28 Arena di Verona h. 20.45
02
:classical
INDIRIZZI
giovedìThursday
RINALDO
Opera in tre atti Federico Maria Sardelli direttore Pier Luigi Pizzi regia Musiche di Händel “Stagione Lirica 2020-2021“ Ingresso/Ticket € 181/77 Teatro La Fenice h. 19
IL PARADISO DI DANTE
di Salvatore Sciarrino - Anagoor Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius Testi di Dante Alighieri e Simone Weil Con Ferole Stebane, Dongmo Noumedem, Marco Menegoni Organizzazione Annalisa Grisi “41. Operaestate Festival” Ingresso/Ticket € 20/16 Chiesa di San Francesco Bassano del Grappa h. 21
IN MEMORIA
Nurit Stark violino Liza Ferschtman violino Gareth Lubbe viola Zlatomir Fung violoncello Jakob Koranyi violoncello Giovanni Gnocchi violoncello Francesco Ivan Ciampa direttore e i violoncelli di Rovigo Cello City Musiche di Luigi Boccherini, Bohuslav Martinu, Carlo A. Piatti, David Popper, Richard Georg Strauss, Anton Arensky “Incontri Asolani“ Ingresso/Ticket € 25/20 Chiesa di San Gottardo-Asolo h. 21
TURANDOT
Opera in tre atti e cinque quadri Jader Bignamini direttore Michele Olcese regia Musiche di Puccini “98. Arena Opera Festival“ Ingresso/Ticket € 240/29,50 Arena di Verona h. 20.45
04
sabatoSaturday
RINALDO
(vedi giovedì 2 luglio) “Stagione Lirica 2020-2021“ Ingresso/Ticket € 181/77 Teatro La Fenice h. 19
MARTA MARI E LE LIRICHE DI LICINIO REFICE
VIAGGIO IN ITALIA TRA NAPOLI E VENEZIA
Marta Mari soprano Mosè Edmondo Savio pianoforte “Vicenza in Lirica“
Ingresso/Ticket € 10 Giardino del Teatro Olimpico-Vicenza h. 21
Dramma per musica di Antonio Caldara, su libretto di Pietro Metastasio, in prima esecuzione assoluta in tempi moderni “Vicenza in Lirica“
Arie d’opera di Caldara e Porpora Emma Alessi Innocenti mezzosoprano Carlo Steno Rossi concertatore al cembalo Ensemble barocco del Festival “Vicenza in Lirica“
LA TRAVIATA
Opera in tre atti Francesco Ivan Ciampa direttore Michele Olcese regia Musiche di Verdi “98. Arena Opera Festival“ Ingresso/Ticket € 216/28 Arena di Verona h. 20.45
03
venerdìFriday
LEO NUCCI PREGANDO CON LA MUSICA
Musiche tratte dal repertorio sacro Quartetto Armonía Elisa Maffi soprano Leo Nucci baritono e violoncello Marco Righi violoncello Paolo Marcarini organo “Vicenza in Lirica“ Ingresso libero/Free entry Chiesa di San Lorenzo-Vicenza h. 21
Ingresso libero/Free entry Odeo del Teatro Olimpico-Vicenza h. 11.30
LE GRAZIE VENDICATE
06
lunedìMonday
ZLATOMIR FUNG violioncello
Musiche di Bach, Berio, Dall’Abaco e Cassadò “Musikàmera 2021“
Ingresso/Ticket € 25/15 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
07
martedìTuesday
I SOLISTI DELLA FENICE
Alessandro Cappelletto e Gianaldo Tatone violini Petr Pavlov viola Nicola Boscaro violoncello Stefano Pratissoli contrabbasso Konstantin Becker corno Vincenzo Paci clarinetto Marco Giani fagotto Musiche di Schubert “Musikàmera 2021“
Ingresso/Ticket € 25/15 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
STABAT MATER
Costanza Cutaia soprano Antonia Salzano contralto Ensemble Barocco del Festival Carlo Steno Rossi cembalo Musiche di Alessandro Scarlatti “Vicenza in Lirica“ Ingresso libero/Free entry Chiesa dei Servi-Vicenza h. 18.30
MITRIDATE, RE DI PONTO
Opera seria in tre atti di W.A. Mozart Libretto di Vittorio Amadeo CignaSanti Luca Oberti direttore Natale De Caroli regista (anteprima aperta al pubblico) “Vicenza in Lirica“ Ingresso/Ticket € 25/8 Teatro Olimpico-Vicenza h. 20.30
Ingresso/Ticket € 10 Giardino del Teatro Olimpico-Vicenza h. 17
AIDA
Opera lirica in quattro atti Daniel Oren direttore Michele Olcese regia Musiche di Verdi “98. Arena Opera Festival“ Ingresso/Ticket € 240/27 Arena di Verona h. 20.45
05
domenicaSunday
LE QUATTRO STAGIONI
Orchestra sinfonica del Conservatorio di Milano Pietro Mianiti direttore Musiche di Antonio Vivaldi “Vicenza in Lirica“
Ingresso/Ticket € 10 Tempio di Santa Corona-Vicenza h. 17
127
agenda
MUSICA, CLASSICA, TEATRO, CINEMA
08
mercoledìWednesday
…E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE
Concerto dedicato a Dante Alighieri con musiche di Francesco Morlacchi, Luigi Confidati, Gioacchino Rossini, Franz Listz, Amilcare Ponchielli Manuela Custer mezzosoprano Raffaele Cortesi pianoforte Ensemble Quartetto Dafne “Vicenza in Lirica“ Ingresso/Ticket € 10 Giardino del Teatro Olimpico-Vicenza h. 21
BACH
Mario Brunello violoncello piccolo Francesco Galligioni viola da gamba, violoncello Roberto Loreggian cembalo Musiche di Johann Sebastian Bach “Incontri Asolani“ Ingresso/Ticket € 25/20 Chiesa di San Gottardo-Asolo h. 21
09
giovedìThursday
CATERINA ISAIA violoncello CLARISSA CARAFA pianoforte
Musiche di Luigi Boccherini, Johannes Brahms, David Popper “Musica con le Ali 2021“ Ingresso/Ticket € 20 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
MITRIDATE, RE DI PONTO
Opera seria in tre atti di W.A. Mozart Libretto di Vittorio Amadeo CignaSanti Luca Oberti direttore Natale De Caroli regista “Vicenza in Lirica“ Ingresso/Ticket € 60/45 Teatro Olimpico-Vicenza h. 20.30
10
venerdìFriday
IL QUARTETTO DI CREMONA
Cristiano Gualco violino Paolo Andreoli violino Simone Gramaglia viola Giovanni Scaglione violoncello Musiche di Giuseppe Verdi, Camille Saint-Saens “Incontri Asolani“ Ingresso/Ticket € 25/20 Chiesa di San Gottardo-Asolo h. 21
11
sabatoSaturday
QUARTETTO VAN KUIJK
Nicolas Van Kuijk violino I Sylvain Favre-Bulle violino II Emmanuel François viola François Robin violoncello Musiche di Felix Mendelsshon, Edward Grieg “Musikàmera 2021“
Ingresso/Ticket € 25/15 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
12
domenicaSunday
QUARTETTO VAN KUIJK
(vedi sabato 11 settembre) “Musikàmera 2021“
Ingresso/Ticket € 25/15 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
ORCHESTRA DA CAMERA FERRUCCIO BUSON
Concerto inaugurale con il vincitore del Premio Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni 2021, Massimo Belli Musiche di Baldassare Galuppi e Mozart “Festival Galuppi 2021“ Ingresso/Ticket € 25 Scuola Grande di San Rocco h. 20.30
sabatoSaturday
L’ARTE DELL’ARCO ROBERTO LOREGGIAN
clavicembalo
Musiche di Johann Sebastian Bach “Stagione concertistica 2021“ Ingresso/Ticket € 33/11 Auditorium Lo Squero Isola di San Giorgio h. 15/17.30
L’APPASSIONATA
Lorenzo Gugole Maestro concertatore Kirill Rodin violoncello Tommaso Benciolini flauto Musiche di Johann Sebastian Bach, Franz Joseph Haydn, Felix Mendelssohn-Bartholdy “Festival Galuppi” Ingresso/Ticket € 25 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
21
giovedìThursday
LE QUATTRO STAGIONI
Il cimento dell’armonia e dell’inventione
Concerto inaugurale del Festival Maristella Patuzzi violino Roberto Zampellon direttore Orchestra Lorenzo Da Ponte “Vivaldi Festival“
MITRIDATE, RE DI PONTO
Ingresso/Ticket € Chiesa della Pietà h. 20.30
Ingresso/Ticket € 60/45 Teatro Olimpico-Vicenza h. 20.30
SERGEJ KRYLOV violino MICHAIL LIFITS pianoforte
(vedi giovedì 9 settembre) “Vicenza in Lirica“
14
martedìTuesday
HISTOIRE DU SOLDAT
Sergej Krilov violino Alessandro Carbonare clarinetto Gloria Campaner pianoforte Musiche di Giuseppe Verdi, Camille Saint-Saens “Incontri Asolani“ Ingresso/Ticket € 25/20 Chiesa di San Gottardo-Asolo h. 21
17
venerdìFriday
TRIO CHAGALL BRUNO GIURANNA
Sergej Krilov violino Alessandro Carbonare clarinetto Gloria Campaner pianoforte Edoardo Grieco violino Francesco Massimino violoncello Lorenzo Nguyen pianoforte Bruno Giuranna viola Musiche di Johannes Brahms Richard Strauss “Incontri Asolani“
Ingresso/Ticket € 25/20 Chiesa di San Gottardo-Asolo h. 21
128
18
Musiche di Sergej Prokof’ev, Igor Stravinskij, Manuel De Falla, Fritz Kreisler “Festival Galuppi 2021“
Ingresso/Ticket € 25 Scuola Grande di San Rocco h. 20.30
23
giovedìThursday
DUO BARUTTI
Giuseppe Barutti violoncello Anna Barutti pianoforte Musiche di Ludwig van Beethoven, Franz Schubert “Festival Galuppi”
Ingresso/Ticket € 25 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
24
venerdìFriday
TRIO BOCCHERINI
Suyeon Kang violino Vicki Powell viola Paolo Bonomini violoncello Musiche di Ludwig van Beethoven, Leó Weiner, Jean Françaix “Musikàmera 2021“
Ingresso/Ticket € 25/15 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
25
sabatoSaturday
QUATUOR CAMBINI JUDITH VAN WANROIJ soprano
Arie d’opera di Cherubini, Méhul, Gluck, Jadin, Fontenelle, Spontini, trascritte per voce e quartetto d’archi “Il suono dell’Impero“ Ingresso/Ticket € 15/5 Scuola Grande San Giovanni Evangelista h. 19.30
TRIO BOCCHERINI
(vedi sabato 24 settembre) “Musikàmera 2021“
Ingresso/Ticket € 25/15 Teatro La Fenice, Sale Apollinee h. 20
28
martedìTuesday
LE DONNE DI VIVALDI
Vivica Genaux, Sonia Prina Gemma Bertagnolli
Sonatori della Gioiosa Marca Francesco Fanna direttore Enrico Castiglione direttore Musiche di Antonio Vivaldi “Vivaldi Festival“ Ingresso/Ticket € Chiesa della Pietà h. 20.30
29
mercoledìWednesday
RIGOLETTO
Opera in tre atti di Giuseppe Verdi Libretto di Francesco Maria Piave Luca Salsi baritono Daniele Callegari direttore Damiano Michieletto regia Orchestra e Coro del Teatro La Fenice diretta da Claudio Marino Moretti “Stagione Lirica 2020-2021“ Ingresso/Ticket € 240/165 Teatro La Fenice h. 19
30
giovedìThursday
ACCADEMIA DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
Valentina Corò soprano Caterina Meldolesi soprano Francesco Samuele Venuti baritono Richard Barker pianoforte Musiche di Mozart, Donizetti, Bizet, Cilea e Verdi “Festival Galuppi”
Ingresso/Ticket € 25 Palazzo Labia, Salone del Tiepolo h. 18
ARENA DI VERONA
Piazza Bra-Verona www.arena.it
AUDITORIUM LO SQUERO
Fondazione Cini, Isola di San Giorgio www.cini.it
CHIESA DELLA PIETÀ
Riva degli Schiavoni, Castello www.vivaldifestival.org
CHIESA DI SAN FRANCESCO
Piazza Giuseppe Garibaldi Bassano del Grappa www.operaestate.it
CHIESA DI SAN GOTTARDO
Via Foresto Nuovo 3, Asolo www.asolomusica.com
CHIESA DI SAN LORENZO
Piazza San Lorenzo 2, Vicenza www.vicenzainlirica.it
PALAZZO LABIA
Campo San Geremia, Cannaregio festivalgaluppi.it
SCUOLA GRANDE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA
San Polo 2454 www.bru-zane.com
TEATRO LA FENICE
Campo San Fantin 1965 www.teatrolafenice.it
TEATRO OLIMPICO
01
mercoledìWednesday
OSCILLAZIONI
di Vitaliano Trevisan Con Matteo Cremon Regia di Valentina Brusaferro Teatro Stabile del Veneto / Dedalofurioso “Castello Festival” Ingresso/Ticket € 15/7 Arena Live Geox-Padova h. 21
IFIGENIA #GENERAZIONESACRIFICIO
NOMADUO
Mano a mano, equilibrismo
Piazza Veneto h. 18.50/21.50
FABIO SACCOMANI
Satira, fuoco, bolle di sapone Piazza Veneto h. 18.50/21
MARIANNA DE SANCTIS
Hula hoop
05
Piazza Vescovado h. 21
CIRQUE ENTRE NOUS
Acrobatica
02
La Luna nel Pozzo
CIRCO BIPOLAR
Trapezio ballant, giocoleria Piazza Matteotti h. 18/22
THE BLACK BLUES BROTHERS
Danza acrobatica
Piazza Vescovado h. 22.20
di e con Marta Dalla Via Piergiorgio Odifreddi “41. Operaestate Festival”
Ingresso/Ticket € 15/12 Teatro al Castello “Tito Gobbi”, Bassano del Grappa h. 21
STIVALACCIO TEATRO
La Luna nel Pozzo
COMPAGNIA SAMOVAR
sabatoSaturday
Teatro cominco, musica dal vivo Piazza Matteotti h. 18/21.50
TOBIAS CIRCUS
Acrobatica, clownerie
Clownerie, equilibrismo
MARIANNA DE SANCTIS
GALAPIAT CIRQUE
Hula hoop
TEMPIO DI SANTA CORONA
Danza
Piazza Vescovado h. 21
ULLALLÀ TEATRO
Piazza Vescovado h. 22.10
RULAS QUETZAL
Giochi di fuoco
Piazza Matteotti h. 22.40 Ingresso gratuito/Free entry Caorle
03
Piazza Matteotti h. 18.50/22.40
Clownerie, acrobatica Piazza Matteotti h. 21
NOMADUO
Mano a mano, equilibrismo
La Luna nel Pozzo
GIROVAGO E RONDELLA FAMILY THEATER
Teatro di figura
Campo Pio X h. 18/21.40
STIVALACCIO TEATRO
Clownerie
Campo Pio X h. 18.40/21/22.20
MADAME REBINÉ
Acrobatica, clownerie
Piazza Matteotti h. 18/21
CIRCO BIPOLAR
Trapezio ballant, giocoleria
Piazza Matteotti h. 18.50/21.50
FABIO SACCOMANI
Piazza Matteotti h. 18.50
Circo cubano
Piazza Vescovado h. 21
GALAPIAT CIRQUE
Clownerie, acrobatica Piazza Matteotti h. 21
FABIO SACCOMANI
Satira, fuoco, bolle di sapone Piazza Vescovado h. 21.50 Ingresso gratuito/Free entry Caorle
06
lunedìMonday
UNO SPETTACOLO DIVERTENTISSIMO CHE NON FINISCE ASSOLUTAMENTE CON UN SUICIDIO
di Nicola Borghesi e Lodo Guenzi in collaborazione con Daniele Parisi e Gioia Salvatori Regia di Nicola Borghesi “È sempre una bella stagione”
Piazza Veneto h. 21
Ingresso gratuito/Free entry Piazzetta Malipiero-Mestre h. 19.30
Circo contemporaneo
07
CIA ZEC
Piazza Veneto h. 21
THE BLACK BLUES BROTHERS
Danza acrobatica
Piazza Vescovado h. 21
venerdìFriday
Piazza Matteotti h. 18/21.50
HAVANA ACROBATIC ENSEMBLE
04
Piazza Matteotti h. 18.50/21.50
COMPAGNIA SAMOVAR
Teatro cominco, musica dal vivo
Piazza Veneto h. 22.40 Ingresso gratuito/Free entry Caorle
Giochi di fuoco
Campo Pio X h. 18/21.40
MADAME REBINÉ
La Luna nel Pozzo
Satira, fuoco, bolle di sapone
Teatro di figura
Campo Pio X h. 18.40/21/22.20
domenicaSunday
RULAS QUETZAL
GIROVAGO E RONDELLA FAMILY THEATER
Clownerie
conversazioni filosofiche tra Massimo Cacciari e Umberto Curi moderazione a cura di Francesca Nodari “Castello Festival”
Danza
ALICE OLTRE LE MERAVIGLIE
giovedìThursday
La morte del tempo
Ingresso/Ticket € 5 Arena Live Geox-Padova h. 21
ULLALLÀ TEATRO
Piazza Vescovado h. 21.20
Ingresso/Ticket € 20/8 Teatro Romano-Verona h. 21
MASSIMO CACCIARI E UMBERTO CURI
Piazza Matteotti h. 19.40/22.40
da Euripide Spettacolo-laboratorio con un gruppo di ragazzi dai 18 ai 25 anni Progetto di Spazio Teatro Giovani Riscrittura drammaturgica e regia di Silvia Masotti e Camilla Zorzi “73. Estate Teatrale Veronese”
Piazza Matteotti 11, Vicenza www.vicenzainlirica.it
Contrà Santa Corona 2, Vicenza www.vicenzainlirica.it
:theatro
INDIRIZZI
CIRQUE ENTRE NOUS
Acrobatica
Piazza Vescovado h. 22.10
FABIO SACCOMANI
Satira, fuoco, bolle di sapone Piazza Vescovado h. 23.10 Ingresso gratuito/Free entry Caorle
martedìTuesday
RESURREXIT CASSANDRA
Ideazione, regia, scenografia, video di Jan Fabre Con Sonia Bergamasco Testo di Ruggero Cappuccio Musiche originali Stef Kamil Carlens “73. Estate Teatrale Veronese” Ingresso/Ticket € 20/8 Teatro Romano-Verona h. 21
ALICE OLTRE LE MERAVIGLIE
di e con Marta Dalla Via Piergiorgio Odifreddi “41. Operaestate Festival”
Ingresso/Ticket € 15/12 Teatro al Castello “Tito Gobbi”, Bassano del Grappa h. 21
129
agenda
MUSICA, CLASSICA, TEATRO, CINEMA
08
mercoledìWednesday
IN RIDERE
Compagnia I Legnanesi “Castello Festival”
Ingresso/Ticket € 28/18 Arena Live Geox-Padova h. 21
RESURREXIT CASSANDRA
(vedi martedì 7 settembre)
Ingresso/Ticket € 20/8 Teatro Romano-Verona h. 21
09
giovedìThursday
OMAGGIO AD ASTOR
Coreografie Luciano Padovani Danzatori: Roland Kapidani e Roberta Morselli, Elisa Mucchi e Mirko Maghenzani, special guest Loredana De Brasi Compagnia Naturalis Labor “È sempre una bella stagione” Ingresso gratuito/Free entry Spazio antistante il Teatro del Parco Bissuola-Mestre h. 19.30
BLU INFINITO
Coregorafie di Anthony Heinl Evolution Dance Theater “Musiké” Ingresso gratuito/Free entry Arena Live Geox-Padova h. 21
AULULARIA
di T.M. Plauto Con Ettore Bassi Musiche originali di Sara Castiglia Regia di Cristiano Roccamo “73. Estate Teatrale Veronese” Ingresso/Ticket € 20/8 Teatro Romano-Verona h. 21
10
venerdìFriday
AULULARIA
(vedi giovedì 9 settembre)
Ingresso/Ticket € 20/8 Teatro Romano-Verona h. 21
11
sabatoSaturday
INSTRUMENT JAM
Coreografie e regia Roberto Zappalà Compagnia Zappalà Danza “XXIII Prospettiva Danza e Teatro”
Ingresso/Ticket € 12/10 Piccolo Teatro Don Bosco-Padova h. 21
SUPERMARKET. A MODERN MUSICAL TRAGEDY
Libretto, musiche, regia di Gipo Gurrado Drammaturgia Gipo Gurrado e Livia Castiglioni Elsinor Centro di Produzione Teatrale “Musiké” Ingresso gratuito/Free entry Arena Live Geox-Padova h. 21.15
130
12
domenicaSunday
SIMPOSIO DEL SILENZIO
Con Lucrezia Maimone e Damien Camunez / Zerogrammi Effetti magici Jonathan Giard “XXIII Prospettiva Danza e Teatro”
Ingresso/Ticket € 12/10 Piccolo Teatro Don Bosco-Padova h. 17.30
13
lunedìMonday
LES MISERABLES
o della miseria umana
Danza: Christian Leveque, Carlo Massari, Luigi Monfredini, Alice Monti, Luca Sansoè Creazione originale e libretto di Carlo Massari C&C Company “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione-Padova h. 21
14
martedìTuesday
SAGA
Versione site specific
di Marco D’Agostin Con Marta Ciappina, Alice Giuliani, Leon Marič, Stefano Roveda, Julia Rubies Suono Pablo Esbert Lilienfeld “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione-Padova h. 21
15
mercoledìWednesday
SERATA ANTICORPI EXPLO
Tracce di giovane danza d’autore
Evento di Giulio Petrucci e Jari Boldrini Borderline di Beatrice Bresolin Error#1 di Martina Gambardella Gianni-Pasquale di Pablo Girolami “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione e cortile di Palazzo Moroni-Padova h. 19
PARTY GIRL
Francesco Marilungo, vincitore del Premio Prospettiva Danza e Teatro 2020 Con Alice Raffaelli, Barbara Novati, Roberta Racis Regia e coreografia di Puccio Castrogiovanni “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione-Padova h. 21
PRELUDES
Ideazione e coreografia Massimo Moricone Ballerini, Anbeta Toromani, Alessandro Macario, Amilcar Moret Gonzalez Pianoforte Costanza Principe “Musiké” Ingresso gratuito/Free entry Arena Live Geox-Padova h. 21.15
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giovedìThursday
IO PROVO A VOLARE!
Omaggio a Domenico Modugno con musica dal vivo Di e con Gianfranco Berardi “È sempre una bella stagione” Ingresso gratuito/Free entry Spazio antistante il Teatro del Parco Bissuola-Mestre h. 19.30
QUEL CHE MUOVE TUTTI NOI
Testi di Diego De Francesco, liberamente tratti dal monologo Felicità di Roberto Benigni Spazio Danza Padova “XXIII Prospettiva Danza e Teatro”
Ingresso/Ticket € 10 Palazzo della Ragione-Padova h. 19.30
I CARRY, YOU HOLD
con Olivia Court Mesa e Yochai Ginton Coreografia Olivia Court Mesa Assistente alla creazione Yochai Ginton “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione-Padova h. 21
MEOHADIM
Con Blanca Tolsá, Helena Hernáez, Julia Sánz, Lara Misó e Naya Monzón Musiche originali Sergio Gassmann Coreografia Jacob Gómez “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione-Padova h. 22
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venerdìFriday
DB2H DIGITAL BACK 2 HUMAN IN PERPETUUM
DB2H Digital Back 2 Human: idea di Cosimo Morleo e Paolo Mohovich musiche originali Max Fuschetto e Cosimo Morleo (canto dal vivo) Coreografia Paolo Mohovich In Perpetuum: musiche Brahms, Barbara Furtuna, Quito Gato, Paolo Pandolfo, Christina Pluhar, Henry Purcell Coreografia Fernando Suels Mendoza Eko Dance Company “XXIII Prospettiva Danza e Teatro” Ingresso/Ticket € 12/10 Palazzo della Ragione-Padova h. 21
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giovedìThursday
HISTOIRE DU SOLDAT
Musica di Igor Stravinskij Libretto di Charles-Ferdinand Ramuz Nella versione di Giancarlo Marinelli Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Beatrice Venezi Voce narrante, Drusilla Foer Regia di Giancarlo Marinelli “74. Ciclo di Spettacoli Classici” Ingresso/Ticket € 28/18 Teatro Olimpico-Vicenza h. 21
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venerdìFriday
HISTOIRE DU SOLDAT
(vedi giovedì 23 settembre)
Ingresso/Ticket € 28/18 Teatro Olimpico-Vicenza h. 21
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sabatoSaturday
HISTOIRE DU SOLDAT
(vedi giovedì 23 settembre)
Ingresso/Ticket € 28/18 Teatro Olimpico-Vicenza h. 21
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domenicaSunday
CENTOTTANTA GIORNI
Storia di un ritorno alla vita
dall’omonimo romanzo di Manuela Campalto Con Cecilia Prosperi e Matteo Campagnol Compagnia Barbamoccolo
Ingresso gratuito/Free entry M9 – Museo del ‘900, Chiostro-Mestre h. 21
IL SENTIERO DEL RICCIO
di e con Paola Rossi e Carlo Presotto La Piccionaia I Carrara Silent Play di comunità con gli abitanti di Molvena “41. Operaestate Festival” Ingresso/Ticket € 10 Sentiero del Riccio (loc. Molvena), Colceresa h. 17/17.15
HISTOIRE DU SOLDAT
(vedi giovedì 23 settembre)
Ingresso/Ticket € 28/18 Teatro Olimpico-Vicenza h. 21
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martedìTuesday
ERACLE L’INVISIBILE
da Euripide Drammaturgia di Fabrizio Sinisi Con Christian Di Domenico Regia di Gianpiero Alighiero Borgia “74. Ciclo di Spettacoli Classici – Off” Ingresso/Ticket € 15 Terrazza del Teatro Comunale di Vicenza h. 18/21
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mercoledìWednesday
ERACLE L’INVISIBILE
(vedi martedì 28 settembre)
Ingresso/Ticket € 15 Terrazza del Teatro Comunale di Vicenza h. 21
WONDER LOUDER
Invenzione ed interpretazione Rosa Brunello, Siro Guglielmi Danza Francesco Saverio Cavaliere “41. Operaestate Festival”
Ingresso/Ticket € 10 Parco Rizzi a Castelnovo, Isola Vicentina h. 18
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giovedìThursday
ERACLE L’INVISIBILE
(vedi martedì 28 settembre)
Ingresso/Ticket € 15 Terrazza del Teatro Comunale di Vicenza h. 18/21
INDIRIZZI 41. OPERAESTATE FESTIVAL
Teatro al Castello “Tito Gobbi” Teatro Remondini e altri luoghi a Bassano del Grappa www.operaestate.it
ARENA LIVE GEOX
Via Tassinari 1-Padova zedlive.com
È SEMPRE UNA BELLA STAGIONE
Piazzetta Malipiero Parco Bissuola, Mestre www.culturavenezia.it
LA LUNA NEL POZZO
Piazze e vie del centro storico di Caorle lalunanelpozzofestival.it
PALAZZO DELLA RAGIONE
Piazza delle Erbe-Padova www.prospettivadanzateatro.it
PICCOLO TEATRO DON BOSCO
Via Asolo 2-Padova www.prospettivadanzateatro.it
TEATRO OLIMPICO
Piazza Matteotti 11-Vicenza www.tcvi.it
TEATRO ROMANO
Via Regaste Redentore 2-Verona www.estateteatraleveronese.it
TEATRO VERDI
Via dei Livello 32-Padova www.teatrostabileveneto.it
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urbantrekking FOOTPRINTS IN THE CITY
a cura di Franca Lugato
1. HOTEL EXCELSIOR
1908, Architetto Giovanni Sardi
Esempio più maestoso del grande sviluppo turistico e residenziale degli inizi del Novecento, delle splendide e bizzarre ville Liberty, dei grandi alberghi in stile eclettico, che trasformarono l’Isola d’Oro, come veniva chiamato allora il Lido, nella località balneare più elegante e mondana d’Europa. Voluto da Nicolò Spada, visionario uomo d’affari veneziano, fu costruito su progetto di Giovanni Sardi in stile esotico moresco – interpretazione orientale dello stile veneto-bizantino, con muri esterni in mattoni con finestre e cupole, archi sotto flessione, trifore, polifore, caditoie, altane, mosaici con sfondo dorato e torri –, su quattro piani, con decorazioni interne di artisti quali Brosh, Carbonaro, Tarbulini, Castagnaro, Wolff e il maestro Umberto Bellotto, autore di alcune porte, lampadari e lanterne, con accesso diretto sulla spiaggia e dotato delle attrezzature alberghiere più moderne per l’epoca. Venne inaugurato con una cerimonia sfarzosa nel 1908, dopo 17 mesi di lavori. Da subito divenne uno dei luoghi più frequentati da l’élite mondana ed elegante, tanto che nel 1932 ospitò nella sua terrazza la prima edizione della Mostra del Cinema.
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2. ALBERGO QUATTRO FONTANE
1905 – 1926, Trasformazioni novecentesche
Nel luogo in cui sorge questo incantevole albergo negli anni Settanta del Cinquecento il patrizio veneziano Daniele Pisani volle che venisse eretto un luogo di delizie. Su progetto di Gian Antonio Rusconi e Andrea Palladio sorse il primo “casino” al Lido, luogo di erudite conversazioni in una cornice agreste e amena, che si coglie ancora in quello che rimane dello splendido giardino, ma anche in alcuni elementi architettonici inglobati nei rifacimenti novecenteschi. Trasformato in osteria nell’Ottocento venne già all’epoca frequentato da ospiti illustri come il poeta inglese Robert Browning. Diventato Albergo nel Novecento venne trasformato in chalet, seguendo lo stile in voga a quei tempi, con incantevoli e accoglienti interni.
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3. LION’S BAR
1925, Architetto Giovanni Sicher
La sua singolare storia inizialmente non era legata alla ristorazione (come da qualche anno a questa parte, solo durante la Mostra del Cinema), bensì al rilancio delle esposizioni d’arte della Bevilacqua La Masa. Dopo il Primo conflitto mondiale e una faticosa ripresa, le esposizioni veneziane videro nella scelta di dedicare un nuovo spazio proprio nell’Isola d’Oro, frequentata dal bel mondo cittadino e internazionale, la cornice ideale per il rilancio dell’arte in città. Nel parco dell’Hotel Excelsior, tra marzo e luglio del 1925, sorse ad opera dell’ingegner Giovanni Sicher il Padiglione delle Esposizioni, inglobando un più antico edificio detto “Procuratie” per la presenza dei portici. Il risultato fu un’architettura eclettica, baroccheggiante, con un imponente ingresso sopraelevato da una gradinata ad angolo. L’attuale Lion’s Bar era il vestibolo circolare, l’ingresso con biglietteria, sovrastato da una cupola e ricoperto all’epoca da splendidi e raffinati tessuti Fortuny. 132
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Un percorso (a km 0) nell’Isola d’Oro alla scoperta degli edifici che per dieci giorni accolgono l’olimpo del cinema internazionale
4. PALAZZO DEL CINEMA
1937, Ingegnere Luigi Quagliata
L’originario edificio venne realizzato in tempo record tra il 1936 e il 1937 per ospitare la quinta edizione del Festival. Il progetto dell’ingegner Luigi Quagliata era ispirato al linguaggio modernista in voga all’epoca e composto da una semplice hall e da una grande sala cinematografica, che garantiva la capienza di circa 1.032 posti. Dell’originario edificio razionalista sono visibili oggi i due lati arrotondati e i prospetti laterali. Con il crescente successo della Mostra, a partire dagli anni Cinquanta, l’edificio venne sottoposto a restauri e ampliamenti. Mancanza di fondi ridimensionò l’ambizioso progetto realizzando un volume addossato al prospetto principale dell’edificio, un avancorpo che andava a coprire la facciata del ‘37, per ampliare il foyer della Sala Grande e per creare un’area per uffici e servizi: quello che ancora oggi fa da fondale al tappeto rosso. La Biennale, alla fine degli anni Ottanta, ha bandito un concorso internazionale a inviti per il nuovo Palazzo del Cinema al Lido. Vi hanno partecipato tra gli altri architetti di fama internazionale come Carlo Aymonino, Mario Botta, James Stirling, Rafael Moneo, Jean Nouvel, Aldo Rossi, Oswald Mathias Ungers. Vincitore è stato il progetto di Moneo, poi non realizzato per mancanza di fondi, il cui modello è esposto ora ai Giardini della Biennale (Area Scarpa) per celebrare proprio l’architetto spagnolo Leone d’Oro alla carriera della 17. Mostra Internazionale di Architettura. 5. PALAZZO DEL CASINÒ
1938, Ingegnere Eugenio Miozzi 4
La risistemazione dell’area del Forte austriaco delle Quattro Fontane fu affidata all’ingegnere Capo del Comune di Venezia, Eugenio Miozzi. Il vecchio forte fu in parte demolito e in parte incorporato. Oltre al Palazzo del Cinema era previsto un Casinò e un edificio che doveva ospitare un campo di pattinaggio su ghiaccio, che non venne mai costruito. Il Casinò venne invece realizzato su progetto di Miozzi in soli otto mesi. Lo stile razionalista che guarda all’architettura di regime degli anni Trenta è evidente nella struttura geometrica esaltata dalla severa facciata ricoperta da lastre di travertino. La monumentale casa da gioco era dotata di innovativi impianti di raffreddamento e di riscaldamento, ed era collegata al Palazzo del Cinema e all’Excelsior da un percorso sotterraneo. L’interno fu decorato con marmi e vetri artistici realizzati da rinomate fornaci della laguna, e i suoi spazi furono distribuiti prevedendo appositi transiti per il personale. Fu utilizzato come sede estiva del Casinò di Venezia fino anni ‘90, quando venne chiuso. Ora è parte integrante della “Cittadella del Cinema” della Biennale, utilizzato solo durante la Mostra. 6. SALA DARSENA
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1952, Arena all’aperto 1991, Sala coperta
Nell’ambito dei lavori di ampliamento del Palazzo del Cinema effettuati negli anni Cinquanta venne realizzata anche un’arena all’aperto in adiacenza al Palazzo stesso. All’epoca della sua realizzazione offriva la possibilità ad oltre 1.500 persone di assistere alle proiezioni serali. La struttura è stata coperta in legno lamellare nel 1991 su progetto dell’architetto Enrico Valeriani, una soluzione provvisoria in attesa di un intervento di ristrutturazione più radicale. Nel 2014 la Sala Darsena è stata oggetto di una significativa riqualificazione con l’obiettivo di avere una struttura di pari livello della Sala Grande. Sono stati rifatti gli interni e le dotazioni tecnologiche e creato un foyer per accogliere il pubblico. La gradinata originaria è stata ampliata al fine di poter collocare nuove sedute e di ampliare la capienza fino a 1409 posti. 133
exhibitions IN VENICE
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI VENEZIA
Between space and surface Arthur Duff, Ludovico Bomben, Francesco Candeloro
FinoUntil 11 settembreSeptember Magazzino del Sale 3, Dorsoduro 423 www.accademiavenezia.it
FONDAZIONE EMILIO E ANNABIANCA VEDOVA
Baselitz. Vedova accendi la luce
FinoUntil 31 ottobreOctober Magazzino del Sale Zattere, Dorsoduro 266 www.fondazionevedova.org
ALMA ZEVI
FONDAZIONE GRIMANI DELL'ALBERO D'ORO
FinoUntil 6 novembreNovember Salizzada Malipiero, San Marco 3357 www.almazevi.com
FinoUntil 21 novemberNovember San Polo 2033 www.fondazionealberodoro.org
OPENING
FONDAZIONE PRADA
Not Vital. Snow & Water & Ice
CASA DEI TRE OCI
La Venezia umana – La Venezia disumana 16 settembreSeptember 1 novembreNovember Giudecca 43 treoci.org
CASA DEI TRE OCI
Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003
Palazzo Vendramin Grimani
Peter Fischli. Stop Painting
FinoUntil 21 novembreNovember Ca’ Corner della Regina Santa Croce 2215 www.fondazioneprada.org
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/1
Venezia panoramica. La scoperta dell’orizzonte infinito
FinoUntil 9 gennaioJanuary, 2022 Fondamenta delle Zitelle, Giudecca 43 www.treoci.org
FinoUntil 12 settembreSeptember Santa Maria Formosa, Castello 5252 www.querinistampalia.org
CONCILIO EUROPEO DELL’ARTE
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA/2
BORGOALIVE!
FinoUntil 21 novembreNovember InParadiso Art Gallery Giardini della Biennale, Castello 1260 www.concilioeuropeodellarte.org
EUROPEAN CULTURAL CENTRE
TIME SPACE EXISTENCE FinoUntil 21 novembreNovember Palazzo Bembo Riva del Carbon, San Marco 4793 Palazzo Mora Strada Nova, Cannaregio 3659 Giardini della Marinaressa, Castello europeanculturalcentre.eu
FONDACO DEI TEDESCHI
Maarten Baas. Second Act FinoUntil 21 novembreNovember Calle del Fontego dei Tedeschi Ponte di Rialto www.dfs.com
FONDACO MARCELLO
Wallace Chan. TITANS: Un dialogo tra materiali, spazio e tempo
FinoUntil 31 ottobreOctober Calle del Traghetto, San Marco 3415
FONDATION VALMONT
Alice in Doomedland
FinoUntil 27 febbraioFebruary, 2022 Palazzo Bonvicini Calle Agnello, Santa Croce 2161A fondationvalmont.com
FONDAZIONE BERENGO
GLASS TO GLASS
FinoUntil 21 novembreNovember Fondazione Berengo Art Space Campiello della Pescheria 4, Murano Berengo Collection Calle Larga San Marco 412-413 www.fondazioneberengo.org
Un’evidenza fantascientifica. Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto, Giuseppe Caccavale
FinoUntil 17 ottobreOctober Santa Maria Formosa, Castello 5252 www.querinistampalia.org
FONDAZIONE WILMOTTE
Re Make. Prix W 2020 The Château de la Tour d’Aigues FinoUntil 21 novembreNovember Galleria, Fondaco degli Angeli Cannaregio 3560 www.wilmotte.com OPENING
FONDAZIONE DI VENEZIA
Gianni Berengo Gardin e Maurizio Galimberti. Due sguardi a confronto 17 settembreSeptember 9 gennaioJanuary, 2022 sede Rio Novo, Dorsoduro 3488/U www.fondazionedivenezia.org OPENING
GALLERIA MICHELA RIZZO
Claudio Costa Hermann Nitsch Il viaggio nell’ancestrale
GALLERY CASTELLO 925
Marco Agostinelli. QVA QuaranTime Video Art and New Generation
FinoUntil 21 novembreNovember Fondamenta San Giuseppe, Castello 925 www.castello925.com OPENING
GIARDINI REALI DI VENEZIA
Echoes of the Forest Maria Thereza Alves e Jimmie Durham collettivo LABINAC
3-17 settembreSeptember Venice Gardens Foundation, San Marco www.venicegardensfoundation.org
LE STANZE DEL VETRO
L’Arca di vetro La collezione di animali di Pierre Rosenberg
FinoUntil 1 novembreNovember Isola di San Giorgio Maggiore lestanzedelvetro.org OPENING
M9 – MUSEO DEL ‘900
Le sfide di Venezia. L’architettura e la città nel Novecento 3 settembreSeptember 9 gennaioJanuary, 2022 Via Giovanni Pascoli 11, Mestre www.m9museum.it OPENING
MARIGNANA ARTE
Lorenzo Passi. Roots
4 settembreSeptember 13 novembreNovember Rio Terà dei Catecumeni, Dorsoduro 141 www.marignanaarte.it OPENING
MARINA BASTIANELLO GALLERY
Gilbert Hage Flash Art Sale Exhibition – prima tappa assoluta 9, 10, 11 settembreSeptember Via Pascoli 9c, Mestre www.marinabastianellogallery.com
OCEAN SPACE/1
The Soul Expanding Ocean #1: Taloi Havini
FinoUntil 17 ottobreOctober Chiesa di San Lorenzo, Castello 5069 www.ocean-space.org OPENING
OCEAN SPACE/2
The Soul Expanding Ocean #2: Isabel Lewis
17 settembreSeptember 17 ottobreOctober Chiesa di San Lorenzo, Castello 5069 www.ocean-space.org
5 settembreSeptember 13 novembreNovember Giudecca 800Q www.galleriamichelarizzo.net
PALAZZO CINI/1
GALLERIA VAN DER KOELEN
FinoUntil 31 ottobreOctober San Vio, Dorsoduro 864 www.palazzocini.it
»ERA – È – SARÀ« I 40 anni de La Galleria
FinoUntil settembreSeptember Calle dei Calegheri, San Marco 2566 galerie.vanderkoelen.de
L’Ospite a Palazzo. San Giorgio e il drago di Paolo Uccello
PALAZZO CINI/2
Piranesi Roma Basilico
FinoUntil 31 ottobreOctober Campo San Vio, Dorsoduro 864 www.palazzocini.it OPENING
PALAZZO DUCALE
Venetia 1600. Nascite e Rinascite 4 settembreSeptember 25 marzoMarch, 2022 Appartamento del Doge, Piazza San Marco palazzoducale.visitmuve.it
PALAZZO FRANCHETTI
Massimo Campigli e gli Etruschi. Una pagana felicità
FinoUntil 30 settembreSeptember ACP, San Marco 2842 www.acp-palazzofranchetti.com OPENING
PALAZZO GRASSI
HYPERVENEZIA
5 settembreSeptember 9 gennaioJanuary, 2022 San Samuele, San Marco 3231 www.palazzograssi.it
PALAZZO GRIMANI
Georg Baselitz. Archinto
FinoUntil 27 novembreNovember Ramo Grimani, Castello 4858
PALAZZO MORA/1
When Art Meets Architecture in TIME SPACE EXISTENCE FinoUntil 21 novembreNovember ECC - Palazzo Mora Strada Nova, Cannaregio 3659 timespaceexistence.com
PALAZZO MORA/2
GHETTO: Sanctuary for Sale in TIME SPACE EXISTENCE FinoUntil 21 novembreNovember ECC - Palazzo Mora, Strada Nova, Cannaregio 3659 timespaceexistence.com
PUNTA DELLA DOGANA
Bruce Nauman: Contrapposto Studies
FinoUntil 9 gennaioJanuary, 2022 Dorsoduro 2 www.palazzograssi.it OPENING
SCALA CONTARINI DEL BOVOLO
Jacopo Tintoretto | Donald Martiny 10 settembreSeptember 10 ottobreOctober San Marco 4303 www.donaldmartiny.com
V-A-C ZATTERE
Non-Extractive Architecture: Progettare senza estinguere
FinoUntil 31 gennaioJanuary, 2022 Dorsoduro 1401 www.v-a-c.ru
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STUDIOLANZA
RIPARTIAMO DALLA CULTURA COOPCULTURE È ARTE, DIDATTICA, VALORIZZAZIONE, TUTELA, COOPERAZIONE, LAVORO
Ripartiamo dalla Cultura
Non vediamo l’ora di riaccogliervi in luoghi di inusitata bellezza e di condividere assieme amore per l’arte, cura del patrimonio culturale e della memoria del passato. Coltivare l’anima ci aiuterà a ricominciare. Presto.
www.coopculture.it www.liveculture.it
Sedi
Venezia Mestre
Roma
Torino
Firenze
Napoli
Palermo
Corso del Popolo, 40
via Sommacampagna, 9
Via F. Ferrucci, 77/9
Via Guelfa, 9
Corso Umberto I, 58
Via A. Borrelli, 3
books READINGS & REVIEW
PAOLO GIULIERINI
MARIATERESA DI LASCIA
Stupor Mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti
Passaggio in ombra
Rizzoli_Dalle popolazioni preistoriche agli etruschi, dai romani ai bizantini, dai greci ai normanni, e ancora arabi, cinesi, indiani: nel corso dei secoli il Mediterraneo è stato luogo e strumento d’incontro – o di scontro – tra civiltà diverse e distanti, che ne hanno solcato le acque per commerciare e depredare, per condividere e conquistare. Quella del Mare Nostrum è una storia che parla di noi italiani e del nostro rapporto con gli “altri”; un rapporto testimoniato dalle cronache e dai documenti, ma soprattutto dagli oggetti giunti fino a noi. Giulierini, archeologo e direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha scelto dall’imponente collezione del museo trenta oggetti emblematici, per raccontarci come nasce la grande bellezza italiana.
Feltrinelli_Una principessa esule in una terra dove non si respira. Solitario come un’autobiografia e corale come una saga familiare, questo vigoroso e insieme delicato romanzo intreccia le storie di una comunità e i destini dei suoi componenti attraverso lo sguardo di una donna che, per scongiurare la follia sprigionata dal dolore, si affida al potere rasserenante della memoria. Riemergono allora, in un accorato fluire di ricordi, la madre Anita, il padre Francesco, la zia Peppina, il cugino Saverio... Sullo sfondo di un Sud tanto avvolgente e aspro quanto vitale e dolce, Chiara guida, da una vecchiaia vissuta fuori dal tempo nel turbinare dei suoi fantasmi, lungo gli aspri sentieri della sua esistenza.
DAISY JOHNSON
JAMES ELLROY
GINO STRADA
Sorelle
Panico
Fazi_La storia di due adolescenti, Luglio e Settembre, strette da un legame fortissimo siglato da una promessa di sangue quando erano ancora bambine. Nate a soli dieci mesi di distanza, è difficile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altra tanto sono unite le loro due personalità. Dopo una vita solitaria e ritirata, passata senza avere nemmeno un’amicizia, un giorno a scuola avviene un fatto indicibile da cui non si può più tornare indietro. Con la madre si trasferiscono in una casa sul mare dall’altra parte del paese nella speranza di ritornare a una vita normale. Le cose però sono irrevocabilmente cambiate e il rapporto fra le due sorelle non è più quello di prima… Che cos’è successo quel pomeriggio a scuola?
Einaudi_Los Angeles è satura di paranoia. L’America è preda della paura. Siamo negli anni Cinquanta, e il popolo americano è avido di notizie, di gossip, di scheletri negli armadi. Quanto più ama qualcuno, tanto più vuole conoscerne i vizi. E Freddy Otash è deciso a dare al pubblico quello che vuole. Freddy era un poliziotto. Poi ha ucciso un uomo per vendicare un collega e il nuovo capo della polizia l’ha congedato con disonore. Adesso è un investigatore privato specializzato in ricatti, un pappone e, soprattutto, il braccio armato di «Confidential», il famigerato tabloid. Circondato da un alone di benzedrina e di violenza, Freddy Otash dovrà risolvere l’omicidio dell’unica donna che ha mai amato, vedersela con un complotto comunista e uscire vivo da una congiura che mira a fermare la corsa di Jack Kennedy alla presidenza.
Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra Feltrinelli_Con la prefazione di Moni Ovadia, il racconto in prima persona del chirurgo di guerra, recentemente scomparso, fondatore di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. Strada mette a nudo le immagini più vivide, talvolta i ricordi più strazianti, le amarezze continue della sua esperienza di medico militante, stretto continuamente tra le politiche ufficiali dell’ONU e dei padroni della guerra e le pratiche del volontariato internazionale.
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Vivaldi Fe s t i v a l
21 Settembre - 21 Ottobre 2021
Settembre 2021 21 Settembre 2021 ore 20.30
28 Settembre 2021 ore 20.30
CONCERTO INAUGURALE
LE DONNE DI VIVALDI
Antonio Vivaldi
IL CIMENTO DELL’ARMONIA E DELL’INVENTIONE
“LE QUATTRO STAGIONI” MARISTELLA PATUZZI Violino Orchestra Lorenzo Da Ponte
ROBERTO ZARPELLON DIrettore
VIVICA GENAUX SONIA PRINA GEMMA BERTAGNOLLI Sonatori Gioiosa Marca
FRANCESCO FANNA DIrettore ENRICO CASTIGLIONE Regia Musiche di Antonio Vivaldi
Venezia Chiesa della Pietà Programma completo:
www.vivaldifestival.org
festival@vivaldifestival.org
reservations VENUES, CLUBS, RESTAURANTS
a cura di Fabio Marzari
Da Giuseppe in Osteria La pandemia ha portato con sé tanto dolore e notevoli difficoltà e purtroppo spesso ha segnato la chiusura definitiva di molti bar e ristoranti, ma in alcuni casi non ha certo indebolito l’intraprendenza e l’entusiasmo di alcuni osti coraggiosi, tra i quali merita un plauso Giuseppe Galardi, ristoratore veneziano sempre sulla cresta dell’onda, che dopo aver gestito in centro storico per quasi trent’anni l’Osteria Ai Assassini, ha iniziato una nuova esperienza riaprendo lo scorso luglio l’Osteria Pancin al Lido. Proprio a testimoniare questo desiderio di rinascita e di ripresa, sul bel bancone di legno antico, centro pulsante del locale, tra l’ampia varietà di liquori campeggia fiera una fenice in legno dorato, l’uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri, non a caso simbolo del Teatro La Fenice, emblema stesso di Venezia e della capacità di risorgere. L’Osteria Pancin, chiusa da tempo, è stata totalmente rinnovata: il locale offre tutto il fascino di una tipica osteria d’altri tempi con uno stile rustico, ma caldo e confortevole, ricco di rimandi alla tradizione degli antichi bacari veneziani, con una grande cura per i dettagli, dall’uso del legno ai pavimenti in cotto, agli splendidi lampadari neri in vetro di Murano, così come i bicchieri artigianali e i raffinati centrotavola. All’esterno, affacciato sul canale, si sviluppa uno spazioso e confortevole dehors delimitato da fioriere, dove trovano posto otto tavoli all’ombra di grandi ombrelloni parasole bianchi. Accanto all’inseparabile moglie Marina, ai fornelli c’è proprio Giusi Galardi, che punta a valorizzare la cucina del territorio, proponendo piatti realizzati con ottime materie prime, in gran parte a chilometro zero. All’insegna della semplicità e dei sapori della tradizione, la cucina offre un variegato menù con piatti di carne e di pesce sempre basati sulla stagionalità. Ricca la carta dei vini e ampia la scelta di birre. Giusi Galardi, che negli anni tra i suoi tavoli ha incontrato un’infinità di personaggi – persino il premio Nobel Dario Fo volle cimentarsi cucinando delle uova nella sua cucina –, ci confida: «Sono felice ed emozionato per questa ripartenza proprio qui al Lido, dove abito con la mia famiglia. È un locale che mi somiglia, molto ‘veneziano’ e accogliente. Qui voglio portare la mia lunga esperienza, la mia creatività e il mio grande amore per la mia città, la più bella del mondo. Qui, come sempre, i miei clienti diventeranno i miei amici». Elisabetta Gardin Pain and hardship tagged along the pandemic, especially for workers in the hospitality industry, though in some cases, entrepreneurship and enthusiasm got the upper hand. Giuseppe Galardi – Venetian restaurateur always on the crest of the wave and for almost thirty years the owner of Osteria Ai Assassini – recently re-launched a new locale at Lido: Osteria Pancin. On the vintage, wooden countertop, a rising Phoenix stands out. Its metaphorical meanings are obvious to those who love Venice. The Osteria, or inn, has been thoroughly renovated. Its rustic charm is still all there, warm and comforting, with beautiful cotto floor tiles, Murano glass chandeliers, handmade glasses. The dehors is a cosy space lined with flowerboxes, where eight tables will be served local cuisine and traditional fare in general – both meat and seafood dishes. The beverage menu is similarly well-equipped with interesting choices of wine and beer. In the words of Galardi: “I am so happy and excited for this new start here on the Lido, where I live with my family. This restaurant looks a lot like me, very Venetian and Very hospitable. I will give it all my experience, my creativity, and my love for the most beautiful city in the world.” Osteria Pancin Via P. Manuzio 3, Lido 0413091115
FLY RESTAURANT AEROPORTO NICELLI
In un’atmosfera sospesa nel tempo, al Nicelli, un aeroporto-gioiello dalle linee razionaliste, un ristorante in cui la qualità degli ingredienti è una costante assoluta. Pesce freschissimo, preparato in modo eccellente, verdure a km 0 e un servizio adeguato per una tavola di autentici sapori lagunari.
A place that looks out of this world, an air terminal in rationalist style, a restaurant where the all-encompassing belief is in the quality of ingredients. The freshest fish, excellently prepared, local produce, and attentive service for authentic Venetian dining. Via R. Morandi 9, Lido 041312 3984 | 3498691934
TRATTORIA FAVORITA
Il locale classico e rassicurante a gestione familiare offre un piacevole spazio all’aperto e rappresenta un assai credibile punto fermo nella ristorazione con le sue proposte di cucina a base di pesce secondo la grande trazione veneziana e con una cantina degna di nota per la qualità dell’offerta.
A classic, reassuring mom-andpop eatery with a beautiful patio, an essential stopover for their fish-based cuisine in perfect Venetian style. Wine lovers will also appreciate their high-quality offer. Via Francesco Duodo 33, Lido 0415261626
MADONNA NERA
Con una fresca e spaziosa veranda esterna e con una carica di autentica simpatia e gentilezza, vengono offerte soprattutto una varietà di carni di primissima scelta, preparate in vari modi, accompagnate da verdure sempre freschissime, con una carta del bere molto assortita per birre e vini.
A fresh, roomy dehors and the right amount of friendliness. Meat is what it’s all about, with a large array of prime meats cooked to order and accompanied by the freshest veg-gies. The beer and wine selection will have any patron delighted. Via Doge Michiel 2/C, Lido 3408992429
PUNTOZERO RESTAURANT
Una terrazza aperta sul mare, dove perdere lo sguardo e in cui poter assaporare una varietà di cibo, dal pesce ai salumi e formaggi a paste e carni, inclusa una buona pizza. Assolutamente all’altezza delle aspettative anche la carta dei cocktail e del bere in generale, con una scelta ragionata di vini.
An open terrace by the sea to let your eyes wonder dreamily while you taste any item from a well-appointed menu, from fish to cured meat to cheese, pasta, and meat. Pizza is available, too. Their cocktail list is quite interesting, as is their wine offer. Lungomare Marconi 22/B, Lido 3488251849
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design&more Il fabbricante di storie
Experimenter of Ideas
Intervista a Maarten Baas
Interview with Maarten Baas
Smoke, il suo progetto di laurea del 2002 in cui aveva usato il fuoco per “riscolpire” una serie di pezzi di arredamento vittoriano finché non si fossero letteralmente bruciati, carbonizzati e ricoperti di materiale epossidico, ha trasformato lo studente della Design Academy Eindhoven in uno dei designer più acclamati. Il progetto divenne una collezione di grande successo, chiamata Where There’s Smoke, che musei, critici e collezionisti hanno definito un’icona del design del XXI secolo. Stiamo parlando di Maarten Baas, nato nel 1978 ad Arnsberg, in Germania, ma trasferitosi da piccolo nei Paesi Bassi, protagonista a Venezia del progetto Second Act, installazione site-specific ospitata e voluta dal Fondaco dei Tedeschi in occasione della 17. Biennale Architettura. L’approccio fantasioso a forme, materiali, e processi porta Baas a sperimentare moltissimo, utilizzando diversi linguaggi della creazione, tuttavia imprimendo a tutti istintivamente personalità e talento inconfondibili. Riflesso del tempo in cui viviamo, Second Act racconta la condizione di sospensione che hanno vissuto, e che in parte stanno vivendo ancora, in particolare i teatri d’opera. Quattro lunghi sipari di velluto rosso sospesi nel cortile monumentale del Fondaco sono la metafora dell’attimo incerto che passa tra il loro alzarsi e l’inizio dello spettacolo. Al quarto piano spazio all’installazione di uno dei suoi famosi orologi: qualunque cosa accada, il tempo comunque scorre! Lei opera un abbattimento dei confini stretti dei linguaggi espressivi, per cui potrebbe essere definito artista, designer, narratore o ancora scenografo, poeta... Quale la definizione che preferisce? Il punto è proprio quello: io non mi definisco! La parola “definire” include “fine” e a me piace tenere invece le cose aperte, valutando quale ruolo mi si addice di più in ogni diversa circostanza. 140
© Matteo De Fina
Sperimentatore di idee. Nelle sue opere colpisce il concept più che la forma, la ricerca che attraversa sempre nuovi confini, materiali e possibilità. E quale per lei il significato di “limite”? A me piace che ci siano dei limiti quando creo. Ho bisogno di avere dei vincoli per poterli mettere in discussione, una cosa che faccio fin da bambino. Se un insegnante mi dava una regola, io mi ribellavo finché non capivo quale principio ci fosse dietro quella regola. Ma limiti tanto per averli, quelli non li ho mai accettati, no. Lei dichiara di non creare oggetti, ma storie. Quale storia ci racconta con il progetto Second Act al Fondaco dei Tedeschi? Per me è importante reagire al mondo che mi circonda. Quando stavo lavorando su questo progetto il mondo era immerso in una sorta di modalità di pausa. Continuavo a chiedermi: cosa succederebbe se ritornassimo alla normale vita di prima? Era come vedere una recita e immaginare cosa sarebbe successo sulla scena durante l’intervallo e, a seguire, cosa sarebbe potuto succedere nel secondo atto. L’apertura e la chiusura del sipario sospeso sul magnifico atrio interno del Fondaco simboleggiano questi tempi incerti in cui viviamo.
ENG
In Smoke, his graduation project from 2002, Maarten Baas used fire to ‘re-sculpt’ Victorian furniture pieces. The furniture would get burned and charred and then covered in epoxy. Since then, that student from the Design Academy Eindhoven has grown into one of the most renowned designers in the world. Second Act is his site-specific installation in Venice, at Fondaco dei Tedeschi. His imaginative approach to shapes, processes, and materials means lots of experimentation with different creative languages – all bearing the sign of Baas’ unmistakable talent. Let’s counter the rigid confines of creative languages that may typecast you as either an artist, a designer, a storyteller, a scenographer, a poet... How do you define yourself? That’s the whole thing: I don’t define myself. The word ‘define’ includes ‘fin’, the end. I like to keep things open, and see which role fits me best in every circumstance. In your work, what strikes the most is the concept, rather than the shape, the research that pushes to the frontier and looks for new materials and new possibilities. What does “limit” mean to you? I always like to play with limitations. I need restrictions so that I can questing them I already did that when I was a child. If the teacher would just tell me a rule, I would rebel against it until I understood the function of the rule. But I never accept boundaries just because they’re boundaries.
In quale rapporto pone la performance, il teatro e il design? Tutti e tre sono storie visive.
You say it’s not objects you create, but stories. What story does Second Act tell us? I always want to react to the world around me. When I worked on this concept, the world was in a kind of a pause. What would happen when we would go back to our normal life again? It was like a theatre play, in which you wonder how the stage looks after the break, and how the ‘second act’ will go. The opening and closing of the curtains is symbolic for this uncertain time we’ve been in.
Maarten Baas. Second Act Fino 21 novembre Fondaco dei Tedeschi, Ponte di Rialto www.tfondaco.com - maartenbaas.com
What relation is there between performance, theatre, and design? They all tell visual stories.
Hangar Reloaded
Una storia di creatività, ricerca, innovazione: Hangar Design Group, studio multidisciplinare di design inteso come estetica della contemporaneità, celebra i 40 anni dalla fondazione con la presentazione in anteprima il 9 settembre al Teatro Goldoni di Venezia del lungometraggio Hangar Reloaded. Un docu-film di Daniele Barraco, fotografo e filmmaker classe 1980, dedicato alla storia e alla visione creativa del gruppo, non un semplice reportage celebrativo di una lunga e premiata carriera (tra cui il Compasso d’Oro nel 2011 per il concept innovativo di una casa mobile e l’ADI Design Index 2019 per lo Spazzolino Piuma Care), ma un vero e proprio racconto in viva voce dell’esperienza, dell’energia e della poetica propria di questo gruppo di professionisti, «un gruppo di visionari innamorati delle idee» (Barraco). Agenzia creativa internazionale, fondata nel 1980 a Mogliano Veneto dagli architetti Alberto Bovo e Sandro Manente, e oggi con sedi anche a Milano, New York e Shanghai, Hangar Design Group abbraccia, attraverso la chiave del design strategico, tutti i campi relativi alla progettazione di brand, dalla comunicazione visiva al retail, dal design di prodotto al digital, annoverando tra i clienti nomi quali: Canali, Ferrarelle, Perugina, Peggy Guggenheim, Armani/Casa, Arper, Andrea Berton, Mondadori, Alfa Romeo, Listone Giordano, Gruppo Santa Margherita, Tenute Lunelli, Fabbri, ecc.. Viaggi continui, alla ricerca di nuove idee e suggestioni sono la base dei progetti di Hangar Design Group, figli di tutti i luoghi e delle esperienze vissuti da un team di creativi che trova nel viaggio la sua essenza primaria. «In 40 anni – ricorda Alberto Bovo, uno dei due fondatori – Hangar Design Group è
diventata multiculturale, nomade e multidisciplinare. Volevamo celebrare questo importante traguardo con un progetto che fosse, prima di tutto, omaggio a coloro che hanno contribuito a scrivere questa storia e crearne le fondamenta». Lontano dall’essere un documentario didascalico, Hangar Reloaded è uno spunto intimistico sul pensiero creativo di Hangar Design Group: come in costante ricerca dell’idea perduta, i protagonisti si muovono dentro le città che frequentano e vivono, in un viaggio continuo, muto, intimo. Un viaggio fisico, oltre che metaforico, che li porta ad attraversare città, confini, continenti – dalla vicina e amata Venezia alle più lontane Shanghai e New York. Il regista fissa lo sguardo sui protagonisti, creando una trama di movimenti lenti, indugi, continue esplorazioni. Ad accompagnare l’intera narrazione, una nebbia che appare e scompare, nasconde e dipana. «Il docu-film è nato – racconta il regista – con un processo inverso e sottrattivo dove la sceneggiatura si è generata quasi in maniera spontanea durante le riprese e perfezionata poi fino all’essenza in fase di montaggio. Spesso quando descrivi gli altri attraverso te stesso finisci per scoprire una “terza dimensione” fatta di collettività: Hangar Reloaded è una nitida e palpabile sospensione di quel processo creativo». Hangar Reloaded è un racconto non lineare di un modo di lavorare che è, prima di tutto, un modo di essere e vivere. Incessante, inquieto, collettivo. Hangar Reloaded (55’) – Première Giovedì 9 settembre h. 17.30 Teatro Goldoni, San Marco 4650/B hangardesigngroup.com
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a prim ante
bre ttem e s dì 8 cole mer
21 e 20 r b m ette 12 s 9 tre Mes
MERCOLEDÌ 8 SETTEMBRE Ore 17.00 - Chiostro M9 IL POTERE DELLE DONNE. Linda Laura SABBADINI con Chiara VALERIO Ore 18.30 - Auditorium M9 IL LIBRO. Luigi Nono Caminantes. Una vita per la musica. Intrecci e testimonianze Nuria SCHOENBERG NONO, Alvise VIDOLIN, Nicola CISTERNINO A seguire - Auditorium M9 CINEMA. I film di famiglia di Serena Nono (2018)
GIOVEDÌ 9 SETTEMBRE
Ore 10.00 - Chiostro M9 RASSEGNA STAMPA. Francesco MASELLI Ore 11.30 - Chiostro M9 Presentazione del FESTIVAL DELLA POLITICA. Saluti istituzionali Ore 12.30 - Piazza Ferretto INAUGURAZIONE LIBRERIA DELLA POLITICA. Ore 16.00 - Piazzetta Malipiero LA COSTELLAZIONE FEMMINILE. Simone Weil Antonio GNOLI, Teresa FORCADES, Roberto ESPOSITO Ore 16.30 - Chiostro M9 DIALOGO. La leadership femminile Sofia VENTURA, Alessandra GHISLERI con Giovanni DIAMANTI Ore 18.00 - Chiostro M9 DIALOGO. Un’agenda per la salute Antonella VIOLA con Roberto ARDITTI
10a edizione www.festivalpolitica.it
Ore 18.30 - Piazzetta Malipiero IL LIBRO. Le indiscrete. Storie di cinque donne che hanno cambiato l’immagine del mondo Elisabetta RASY con Eleonora ZAMPARUTTI Ore 18.30 - Corte M9 IL LIBRO. Di qua dall’acqua. Storie di Mestre Daniela SPAGNOL, Tiziana AGOSTINI Ore 19.00 - Piazza Ferretto DIALOGO. Politiche urbane per la ripartenza Luigi BRUGNARO, Marco BUCCI, Dario NARDELLA Ore 21.00 - Chiostro M9 IL POTERE DELLE DONNE. La cura della comunità Donata FRANCESCATO, Chiara SARACENO, Flavia PERINA, Carlo COTTARELLI con Simona SALA Ore 21.30 - Teatro Toniolo SPETTACOLO. Pojana e i suoi fratelli di e con Andrea PENNACCHI. Musica dal vivo di Giorgio GOBBO e Gianluca SEGATO produzione Teatro Boxer
VENERDÌ 10 SETTEMBRE
Ore 10.00 - Chiostro M9 RASSEGNA STAMPA. Francesco MASELLI Ore 11.00 - Chiostro M9 OMAGGIO A GINO STRADA. Ore 16.00 - Piazzetta Malipiero LA COSTELLAZIONE FEMMINILE. Maria Zambrano Antonio GNOLI, Laura BOELLA, Armando SAVIGNANO
* Il programma potrà subire variazioni, per tutte le informazioni consultare www.festivalpolitica.it. In caso di maltempo gli eventi si svolgeranno in un luogo al coperto che sarà tempestivamente comunicato * Incontri, dialoghi, interviste, spettacoli, presentazioni di libri, eventi speciali, workshop al Festival della Politica, promosso dalla Fondazione Gianni Pellicani in partnership con la Fondazione di Venezia, M9 - Museo del ’900 e Comune di Venezia.
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Gli eventi sono su prenotazione www.festivalpolitica.it
Direttore Nicola Pellicani Curatrice ospite Linda Laura Sabbadini
Ore 16.30 - Chiostro M9 LA STORIA È MEMORIA. In ricordo di Emanuele Macaluso e Gianni Pellicani Concetto VECCHIO, Paolo FRANCHI, Massimo CACCIARI Ore 17.30 - Corte M9 DIALOGO. Storie di donne Alessandra NECCI, Tiziana PLEBANI con Giuseppe SACCÀ Ore 18.00 - Chiostro M9 IL LIBRO. Democrazia e sicurezza. Società occidentali e violenza collettiva Angelo PANEBIANCO con Renzo GUOLO Ore 18.00 - Auditorium M9 IL LIBRO. Cronache di piombo Adriano FAVARO con Edoardo PITTALIS Ore 18.30 - Piazzetta Malipiero IL LIBRO. Pugnali neri. Aenigma, il saltimbanco che beffò il fascismo Mario SPALLINO, Marta GERARDI, Raul PANTALEO con Mario LUPANO Ore 19.00 - Piazza Ferretto DIALOGO. La politica di fronte alla crisi Massimo CACCIARI, Linda Laura SABBADINI, Ilvo DIAMANTI Ore 21.30 - Piazzetta Malipiero CINEMA ALL’APERTO. Contro l'ordine divino (Die göttliche Ordnung) - di Petra Biondina Volpe (2017) in collaborazione con Circuito Cinema Venezia
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Main Partner
Con il patrocinio di
LABORATORI PER BAMBINE E BAMBINI ore 16.00 1-1 PALLA AL CENTRO M9Edu propone un laboratorio didattico che aiuta i più piccoli ad avvicinarsi all’educazione, al rispetto delle diversità, alla parità di trattamento, alla solidarietà, all’emancipazione di ragazze e donne attraverso un’attività a carattere scientifico, tecnologico e ingegneristico (STEAM). Durata: circa 105 m. Giovedì 9 - Sabato 11 - da 8-10 anni Venerdì 10 - Domenica 12 - da 11-12 anni 5 € a partecipante. Posti limitati. Info e iscrizione obbligatoria a ufficiogruppi@m9museum.it M 334 7093012
SABATO 11 SETTEMBRE
WORKSHOP @M9lab ore 11.00 I NUOVI LINGUAGGI DELLA POLITICA in collaborazione con Quorum/YouTrend Giovedì 9 - Il linguaggio della politica: dalla Prima Repubblica alle dirette Instagram con Martina CARONE Venerdì 10 - Social media e politica: la comunicazione del nuovo millennio con Leonardo BUCCIONE Sabato 11 - Data journalism e data visualization: comunicare con i numeri con Salvatore BORGHESE e Davide POLICASTRO
Ore 10.00 - Chiostro M9 RASSEGNA STAMPA. Francesco MASELLI Ore 11.00 - Auditorium M9 IL SECOLO DELLE DONNE. Il personale è politico. La reinvenzione della politica Claudia MANCINA, Letizia PAOLOZZI con Livio KARRER Ore 11.30 - Corte M9 IL LIBRO. Il grande inganno Marianna APRILE con Martina CARONE Ore 12.00 - Chiostro M9 IL LIBRO. Pascoli di carta Giannandrea MENCINI con Gianni BELLONI Ore 16.00 - Piazzetta Malipiero LA COSTELLAZIONE FEMMINILE. Marie Curie Antonio GNOLI, Annalena BENINI, Umberto CURI Ore 16.00 - Chiostro M9 IL LIBRO. Che fine hanno fatto i bambini Annalisa CUZZOCREA con Marco DAMILANO Ore 16.30 - Auditorium M9 IL LIBRO. Queer. Storia culturale della comunità LGBT+ Maya DE LEO con Michelangela DI GIACOMO Ore 17.30 - Chiostro M9 IL LIBRO. Un’amicizia Silvia AVALLONE, Francesca SCHIANCHI Ore 18.00 - Corte M9 DIALOGO. Ricordo Macaluso Giuseppe PROVENZANO, Sergio STAINO, Nicola PELLICANI
Main Mediapartner
Con il sostegno di
Ore 18.30 - Teatro Toniolo IL POTERE DELLE DONNE. Le sfide del lavoro Anna Maria TARANTOLA, Veronica DE ROMANIS con Giuseppe LATERZA Ore 19.00 - Piazza Ferretto DIALOGO. Afghanistan: un popolo in trappola a vent’anni dall’11 settembre Zahra AHMADI, Piero FASSINO, Renzo GUOLO, Marco DAMILANO Ore 21.30 - Piazzetta Malipiero CINEMA ALL’APERTO. Libere di Rossella Schillaci (2017) in collaborazione con Circuito Cinema Venezia
DOMENICA 12 SETTEMBRE
Ore 10.00 - Chiostro M9 RASSEGNA STAMPA. Francesco MASELLI Ore 11.00 - Auditorium M9 IL SECOLO DELLE DONNE. Io sono mia. Corpi, sessualità e aborto Nadia Maria FILIPPINI, Adriana CAVARERO con Valeria PALUMBO Ore 12.00 - Chiostro M9 LA STORIA È MEMORIA. Il riformismo di Gianni De Michelis Gennaro ACQUAVIVA, Laura FINCATO con Livio KARRER Ore 15.00 - Chiostro M9 IL LIBRO. Statosauri. Guida alla democrazia nell'era delle piattaforme Massimo RUSSO con Giusy MAINARDI Ore 16.00 - Piazzetta Malipiero LA COSTELLAZIONE FEMMINILE. Hannah Arendt Antonio GNOLI, Giacomo MARRAMAO, Adriana CAVARERO
VISITE GUIDATE M9 - MUSEO DEL ’900 ore 18.00 LA STORIA DEL ’900 AL FEMMINILE Il museo apre le sue porte con visite guidate alla mostra permanente, dando risalto al ruolo delle donne nel Novecento italiano. Giovedì 9 - Non solo mamme Venerdì 10 - Pioniere. Le prime donne che… Sabato 11 - Donne al lavoro Domenica 12 - Il secolo dei diritti Visita gratuita inclusa nel prezzo del biglietto. Posti limitati. Info e iscrizione obbligatoria a ufficiogruppi@m9museum.it M 334 7093012
Ore 16.00 - Auditorium M9 IL LIBRO. L’età di Merkel Paolo VALENTINO con Edoardo PITTALIS Ore 16.30 - Chiostro M9 DIALOGO. La società civile alla scoperta delle verità nascoste Daria BONFIETTI con Giuseppe GIULIETTI Ore 18.00 - Corte M9 IL LIBRO. L'era della suscettibilità Guia SONCINI con Luca MOLINARI Ore 18.00 - Piazzetta Malipiero IL LIBRO. Diversi da prima. Conversazioni oltre il Covid Daniele FERRAZZA, Valentina CALZAVARA, Alessandra GRAZIOTTIN Ore 18.30 - Chiostro M9 IL POTERE DELLE DONNE. Ambiente è salute Video messaggio di Frans TIMMERMANS Emanuele COCCIA, Ilaria CAPUA, Vittoria DORETTI, Martina ROGATO con Stefania ALOIA Ore 19.00 - Piazza Ferretto IL POTERE DELLE DONNE. Il muro degli stereotipi Elisabetta CAMUSSI, Maurizio MOLINARI, Chiara VALERIO con Marco FILONI Ore 21.30 - Piazzetta Malipiero CINEMA ALL’APERTO. Nilde Iotti. Il tempo delle donne di Peter Marcias (2020) in collaborazione con Circuito Cinema Venezia
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Con il contributo di
Technical partner ANTOLINI MOTORS
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staff
Mensile di cultura, spettacolo e tempo libero Numero 255 - Anno XXV Venezia, 1 Settembre 2021 Con il Patrocinio del Comune di Venezia Autorizzazione del Tribunale di Venezia n. 1245 del 4/12/1996 Direzione editoriale Massimo Bran Direzione organizzativa Paola Marchetti Relazioni esterne e coordinamento editoriale Mariachiara Marzari Redazione Chiara Sciascia, Davide Carbone Speciali Fabio Marzari Coordinamento Newsletter e progetti digitali Marisa Santin Grafica Luca Zanatta Distribuzione Michele Negrisolo
Hanno collaborato a questo numero Katia Amoroso, Loris Casadei, Michela Luce, Luigi Crea, Fabio Di Spirito, Pierangelo Federici, Elisabetta Gardin, Renato Jona, Franca Lugato, Andrea Oddone Martin, Daniela Paties Montagner, Giorgio Placereani, Livia Sartori di Borgoricco, Riccardo Triolo, Andrea Zennaro, Massimo Zuin Si ringraziano Alberto Barbera, Lucia Ronchetti, Neue Vocalsolisten, George Lewis, Christina Kubisch, Shahed Saleem, Christopher Turner, Ella Kilgallon, Wael Al Awar, Kenichi Teramoto, Louisa Hutton, Matthias Sauerbruch, Maarten Baas, Elio Ciol, Vitale Fano, Giancarlo Marinelli, Andrea Molesini, Paolo Lughi, Emanuela Caldirola Traduzioni Andrea Falco, Patrizia Bran Foto di copertina Freaks Out di Gabriele Mainetti, Courtesy La Biennale di Venezia lo trovi qui: Bookshop Gallerie dell’Accademia; Qshop (c/o Querini Stampalia, Santa Maria Formosa); Alef (c/o Museo Ebraico, zona Ghetto); Mare di Carta (Fondamenta dei Tolentini); Studium (zona S. Marco); Toletta, Toletta Cube e Toletta Studio (zona Campo San Barnaba) e in tutte le edicole della città. Direttore responsabile Massimo Bran Guida spirituale “Il più grande”, Muhammad Alì Recapito redazionale Cannaregio 563/E - 30121Venezia tel. +39 041.2377739 redazione@venezianews.it www.venezianews.it venezianews.magazine
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M9 - MUSEO DEL ’900 1.09 –––––– 19.09 2021
M9 - Museo del ’900 via G. Pascoli 11, Venezia Mestre www.m9museum.it | info@m9museum.it