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PrEcLab - Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia Preistorica

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Anno 2021 - Report 03

Chi Siamo Docenti Dottorandi Studenti

La Mission Obiettivi Motivazione Ricerca scentifica

Il Laboratorio Via Noto 8 Milano

I Progetti Colombare di Negrar Lavagnone Microbeads Archeozoologia Forcello di Bagnolo San Vito

PrEcLab Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia Preistorica a cura di Marta Rapi e Umberto Tecchiati

Notootto - Una iniziativa del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali - Università degli Studi di Milano


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NOTOOTTO Progetti & Persone del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali

http://www.bac.unimi.it/ecm/home http://www.bac.unimi.it/ecm/home/documentazione-visiva

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Presentazione Prof. Alberto Bentoglio Direttore Dipartimento dei Beni Culturali e Ambientali

Un ampio e luminoso locale situato al piano terra dell'edificio di via Noto 6 ospita dal 2019 le attività didattiche e di ricerca del settore L-ANT/01 (Preistoria e Protostoria). Esso è diventato così il PrEcLab – Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia Preistorica del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. A questa nuova realtà del Dipartimento abbiamo voluto dedicare un numero di Notootto. Il lettore vi troverà i profili delle donne e degli uomini che afferiscono al laboratorio in qualità di docenti, studenti e ricercatori, e inoltre le attività che vi si svolgono, i molteplici progetti di ricerca e di scavo che rendono il PrEcLab il centro per lo studio della Preistoria nel nostro Dipartimento. Ai progetti propriamente archeologici legati all’edizione dei risultati degli scavi in corso (Colombare di Negrar di Valpolicella, Forcello di Bagnolo San Vito, Lavagnone di Desenzano del Garda), si affiancano quelli bioarcheologici, specialmente dedicati allo studio delle faune di estrazione archeologica, e archeometrici (“Microbeads”, studio delle parure in pietra della tarda preistoria dell’Italia settentrionale). L’ambizione a una visione integrata del dato archeologico, arricchito e complicato dallo studio archeometrico e bioarcheologico, ha condotto all’individuazione di numerose collaborazioni con enti di ricerca e studiosi, non solo all’interno di UniMi, che si traducono in tesi di laurea e di specializzazione, in progetti scientifici comuni e, in una parola, in un ampio ventaglio di opportunità di crescita per la nostra comunità di giovani studiosi. In questo quadro sono da intendersi anche le molteplici relazioni intessute con Soprintendenze e Musei dell’Italia

settentrionale, e segnatamente lombardi, che originano dalla persuasione che studio, insegnamento, tutela dei beni archeologici e presenza nella società e nella cultura contemporanea siano compiti che non possono essere assolti se non lavorando insieme. Il progetto scientifico e didattico alla base del PrEcLab è quindi insieme un progetto educativo e civile, in una parola: ciò che l’Università è e intende essere ora e sempre, sia pure nelle difficoltà del momento che attraversiamo.

Notootto - Una iniziativa del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali - Università degli Studi di Milano Ideazione e impaginazione grafica : Valentino Albini Immagini fotografiche Valentino Albini, Stefano Viola, archivio PrEcLab

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Anno 2021 - Report 03

Contenuti

Chi Siamo Docenti Dottorandi Studenti

La Mission Obiettivi Motivazione

Ricerca scentifica

Il Laboratorio Via Noto 8 Milano

I Progetti Colombare di Negrar Forcello di Bagnolo San Vito

Lavagnone Microbeads Archeozoologia

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Chi siamo Docenti - Dottorandi - Studenti

Alfonsina Amato - Archeologa preistorica e archeozoologa Email: amatoalfonsina@gmail.com Elena Barbieri - Archeologa preistorica Email: elenabarbieri@hotmail.it Chiara Boracchi - Responsabile della comunicazione web Email: chiara.boracchi@studenti.unimi.it Selene Busnelli - Archeologa preistorica Email: selene.busnelli@gmail.com Cristiano Putzolu - Esperto di rilievo topografico Email:.cristiano.putzolu@yahoo.it Chiara Reggio - Archeologa preistorica Email: chiarareggio87@gmail.com Stefano Viola - Archeologo preistorico con esperienza nel restauro di manufatti ceramici e metallici Email: stefanoviola7@virgilio.it - Academia.edu

Sito Web PrEcLab : https://sites.unimi.it/preclab/ https://www.facebook.com/preistoriaprotostoria.unimi/

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Marta Rapi Professore aggregato di Preistoria e Protostoria e di Archeologia e Antichità celtiche Marta Rapi è ricercatore dal 2011. Studia l’età del Bronzo, con particolare riguardo

agli

aspetti

insediativi

e

di

inquadramento

culturale delle culture di Polada e delle Palafitte e Terramare, e l’età del Ferro, con riferimento ai temi dell’archeologia e delle antichità celtiche (Celti golasecchiani e complessi tipo La Tène in Cisalpina). Dirige le campagne di scavi UniMi presso il sito palafitticolo iscritto al Patrimonio Unesco di Lavagnone (Desenzano – Lonato, BS) e presso il centro etrusco-padano del Forcello (Bagnolo S. Vito, MN). Contatti Marta Roberta Matelda Rapi DIPARTIMENTO DI BENI CULTURALI E AMBIENTALI

marta.rapi@unimi.it tel. 0250312329

Umberto Tecchiati Professore Associato di Preistoria e di Ecologia Preistorica Umberto Tecchiati (Bolzano conservatore di Musei e

1966) è stato funzionario di

Soprintendenza.

è

Dal

2018

Professore

Associato di Preistoria e Protostoria ed Ecologia Preistorica alla Università Statale di Milano. Specialista di archeologia alpina e di archeozoologia,

studia

le

componenti

socioeconomiche e spirituali delle comunità preistoriche e protostoriche dell’Italia settentrionale, con particolare riguardo alle relazioni esistenti tra l’Italia padana e le regioni a Nord dello spartiacque alpino. Ha pubblicato numerosi studi, promuovendo l’attività di gruppi di ricerca interdisciplinare. Dirige insieme a Paola Salzani (Sabap VR, VI, RO), le campagne di scavo UniMi presso il sito preistorico delle Colombare di Negrar di Valpolicella (VR). Contatti Umberto Tecchiati DIPARTIMENTO DI BENI CULTURALI E AMBIENTALI

Umberto.tecchiati@unimi.it Tel. 0250312324 7


La Mission Obiettivi - Motivazione - Ricerca scentifica

Chi entra nel PrEcLab partecipa a un progetto di

esperienze,

crescita

approfondimento

culturale

e

scientifica

che

è

letteratura siano

e

opportunità

di

spontaneamente

e

collettivo.

amichevolmente condivise. Chi entra nel PrEcLab lo fa

Individuale, perché ciascuno lavora a una ricerca

liberamente e accetta consapevolmente il progetto

scientifica che lo vede consapevolmente protagonista

scientifico, culturale e umano ad esso sotteso.

di un lavoro proprio e autonomo, sotto la guida dei

E accetta, inoltre, le norme pratiche di comportamento,

docenti responsabili.

incentrate sul decoro e sull’onore del lavoro individuale

contemporaneamente

Collettivo,

perché

ogni

individuale

ricercatore

e

del

e di gruppo in seno all’Università.

PrEcLab

coopera al progresso del laboratorio inteso come unità

Come si accede

di ricerca, e non solo come sommatoria dei ricercatori

Frequentano il PrEcLab tutti gli studenti triennalisti e

che lo compongono, conscio che il tutto è maggiore

magistralisti, gli specializzandi e i dottorandi, nonché i

della somma delle sue parti. Il laboratorio è luogo

ricercatori che a vario titolo chiedono di farne parte per

dell’(ap-)prendere: conoscenze, competenze, abilità,

ricerche di Preistoria, Protostoria Europea, Antichità

opportunità di ricerca e di lavoro.

celtiche, Ecologia

Ma è certamente anche e forse soprattutto il luogo

PrEcLab si accede facendo domanda scritta alla

dell’(ap-)portare e del condividere.

prof.ssa Marta Rapi (marta.rapi@unimi.it) o al prof.

I docenti responsabili del laboratorio si adoperano

Umberto

affinché la cooperazione tra i ricercatori sia massima e

quanto responsabili del laboratorio e delle attività che

si traduca nella formazione di gruppi di lavoro

vi si svolgono.

soprattutto

interdisciplinari,

in

cui

conoscenze, 8

Tecchiati

Preistorica, Archeozoologia.

(umberto.tecchiati@unimi.it)

Al

in


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Il Laboratorio PrEcLab – Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia Preistorica ll Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia Preistorica del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali nasce nel 2019 come luogo di ricerca scientifica nel settore della Preistoria e dell’Ecologia preistorica dell’Università degli Studi di Milano. Qui si svolgono le attività di studio e di preparazione alla pubblicazione di reperti archeologici e bioarcheologici provenienti dagli scavi degli insegnamenti di Protostoria Europea della Professoressa Marta Rapi, e di Preistoria e Ecologia Preistorica del Professor Umberto Tecchiati. Il laboratorio collabora attivamente, nello studio e nell’edizione di complessi preistorici e protostorici, con gli enti di tutela periferici del Ministero per i Beni e le attività culturali con delega al Turismo, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, la Soprintendenza archeologia, belle arti e

paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona Lodi e Mantova, l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e il Laboratorio di Dendrocronologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto (Dr.ssa Ivana Pezzo, Dr. Stefano Marconi). Di recente, infine, è stato possibile avviare una collaborazione informale con il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell'Università degli Studi di Pavia (Prof.ssa Maria Pia Riccardi) per studi di carattere archeometrico (petrografia degli impasti ceramici). La sede del laboratorio si trova in Via Noto 6 a Milano.

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Il Laboratorio Documentazione e studio dei reperti Schedare i reperti, misurarli e descriverli, e prima ancora siglarli con la china per associarli al contesto e all’unità stratigrafica di provenienza, cercare di ricostruirli se frammentari, passare poi a rappresentarli con fotografie e disegni… sono alcune tra le attività che si svolgono al PrEclab.

di scavo qui vengono maneggiati ed osservati per comprenderne i caratteri morfologici fondamentali e gli aspetti relativi alle tecniche costruttive che verranno descritti e riprodotti con procedure specifiche. Ci si forma insomma, attraverso la pratica, ad uno degli aspetti del mestiere dell’archeologo.

Con queste azioni, propedeutiche alle tesi e ai progetti di studio, spesso si realizza da parte degli studenti la prima presa di diretto contatto con i materiali; i reperti

Nell’immagine qui di seguito i ferri del mestiere, attrezzi per il disegno e la misurazione

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I Progetti Colombare di Negrar di Valpolicella Indagini archeologiche e paleoambientali nel sito preistorico delle Colombare di Negrar di Valpolicella

rilevamento a distanza) del sito, a fini non solo di ricerca ma anche di tutela. Perché è solo con la profonda conoscenza del territorio che possiamo tutelare gli elementi – anche antichi – che lo compongono. La ricostruzione del paleoambiente (ovvero dell’ambiente antico) su scala micro (cioè con riferimento al sito stesso) e macroterritoriale, la definizione della sequenza stratigrafica e la caratterizzazione e l’analisi dei sedimenti con lo scopo di ricostruire in che modo si sono formati i depositi si affiancheranno a un più ampio progetto di ricognizione (survey) del territorio.

Colombare di Negrar è un sito chiave per comprendere la preistoria dei monti Lessini. Ci permette infatti di valutare le dinamiche di evoluzione culturale in un arco di tempo prolungato e ancora, in generale, relativamente poco noto. Lo abbiamo scelto per la particolarità del contesto ambientale, per la conservazione di stratigrafie ricche di materiali e resti botanici, e per via della sua lunga frequentazione tra il Neolitico recente e l’inizio del Bronzo antico, cioè tra i 5000 e i 2000 anni a.C. Con la nostra ricerca intendiamo riprendere, con criteri moderni, scientificamente e metodologicamente aggiornati, lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta ben sessantacinque anni fa da Francesco Zorzi.

Cosa ci aspettiamo… Il riesame della documentazione Zorzi, svolto in collaborazione con il Museo Civico di Storia Naturale di Verona, potrebbe portare nuovi dati sulla storia delle ricerche e sul loro concreto svolgimento. Il riescavo di alcuni saggi servirà a condurre verifiche sulle strutture murarie e sulle stratigrafie individuate durante i primi anni cinquanta.

Colombare di Negrar, gli obiettivi della ricerca Obiettivi primari delle campagne di scavo sono il rilievo topografico professionale e il telerilevamento (ovvero il

Francesco Zorzi ©Museo di Storia Naturale, Verona. 18


Didascalia

Didascalia

L'apertura del sondaggio 1 (2019).

Lo studio dei resti botanici e faunistici servirà inoltre a precisare il carattere dell’economia di sussistenza del sito, cioè per capire quali fossero le risorse naturali (animali allevati o cacciati, piante coltivate, raccolte o scambiate) utilizzate per la sopravvivenza stessa degli abitanti, mentre una campagna mirata di datazioni al radiocarbonio porterà a comprendere meglio l’effettiva durata della sua occupazione. Collaborazioni sono state avviate a tal fine con le Università di Bologna (C14: Prof.ssa Sahra Talamo) e di Modena e Reggio Emilia (analisi polliniche: Prof.sse Anna Maria Mercuri e Assunta Florenzano). Con le nostre ricerche ci proponiamo inoltre di verificare se il sito avesse anche carattere funerario, di cui è indizio la scoperta, effettuata nel 1953 da Zorzi, di una sepoltura di infante. I dati raccolti sul campo e le relative indagini di laboratorio forniranno prevedibilmente un quadro nuovo, e per certi versi inedito, di un sito di cui sono noti l’importanza e paradigmaticità per lo studio della preistoria recente dell’Italia Nord-orientale e padana. Cosa sapevamo del sito di Colombare di Negrar di Valpolicella, prima di iniziare la nostra campagna di scavo e approfondire le ricerche scientifiche degli anni

Punta di freccia in selce neolitica dalle raccolte di superficie

Coccio tardoneolitico dal sondaggio 4 (presso "capanna 1" degli scavi Zorzi) 19


I Progetti Colombare di Negrar di Valpolicella Cinquanta e Sessanta del secolo scorso? Il sito archeologico si trova sui monti Lessini veronesi, sul versante orientale della media Valpolicella, in posizione prospiciente alla Valpantena. Ad individuarlo fu, nel 1951, Giovanni Solinas all’interno del podere denominato Le Maronare, in una vallecola chiusa sulle pendici sud-occidentali del Monte delle Faldere. Solinas, collaboratore del Museo di Storia Naturale di Verona, si rivolse per l’avvio delle indagini al paletnologo Francesco Zorzi, all’epoca direttore del museo. Anche se lo Zorzi fu il primo a scavare l’area negli anni 1953 e 1954, non fu comunque il solo: un altro scavo fu poi condotto, qualche anno dopo, nel

1967, dal Museo di Storia Naturale di Verona sotto la direzione scientifica del professor Leone Fasani. Colombare di Negrar: un abitato collinare. I dati raccolti fino a questo momento ci raccontano di un abitato collinare all’aperto, posto a circa 650 m s.l.m., che rappresentava forse un luogo soggetto a un’occupazione stagionale, utilizzato per lo sfruttamento dei pascoli d’altura. Non solo. Sembrerebbe che la scelta di rifugiarsi in altura sia stata dettata da una generale instabilità politico-sociale che spingeva ad arroccarsi in luoghi più facilmente difendibili nel corso del IV millennio a.C., periodo al quale si fa risalire il primo impianto del sito, secondo i dati materiali.

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I Progetti Forcello di Bagnolo San Vito

Ingresso al Parco archeologico del Forcello di Bagnolo S. Vito (MN).

Il Forcello di Bagnolo San Vito (MN) è il principale abitato dell’area di espansione etrusca a nord del Po nel VI e V secolo a.C. Fondato intorno al 540 a.C., venne abbandonato all’incirca nel 380 a.C., in concomitanza con le invasioni galliche dell’Italia settentrionale e la fondazione di Mantova. Del sito non conosciamo il nome antico e per questo ora viene identificato con l’attuale toponimo della campagna a sud-est di Mantova. Sorgeva su un piccolo dosso di forma allungata che si affacciava su un lago formato dalle acque del Mincio e prosciugatosi nel XVII secolo. Il sito del Forcello di Bagnolo S. Vito (MN) e dei principali centri di VI-V secolo a.C. La posizione, oltre che costituire un elemento di difesa, rendeva l’abitato un importante snodo per le vie di comunicazione e i commerci, un indispensabile approdo per le imbarcazioni che navigavano lungo l’asse costituito dal Mincio e dal Po di Adria. I materiali di importazione, come la ceramica attica e le anfore greche da trasporto, il vasellame e ornamenti di ambito paleoveneto, retico, golasecchiano e celtico sia della cerchia hallstattiana occidentale che di tipo La Tène, sono testimonianza degli intensi traffici intercorsi con le popolazioni vicine dell’Italia settentrionale e con i Celti transalpini, oltre che con la Grecia attraverso i porti di Adria e di Spina. L’insediamento si estendeva per circa 12 ettari ed era 22

caratterizzato da una struttura pienamente urbana: circondata da un terrapieno, la città aveva un impianto ortogonale con assi viari principali e strade minori che si intersecavano ortogonalmente e delimitavano quartieri, occupati da edifici sia di tipo residenziale che produttivo. Con le nostre ricerche, sul campo e al PrEclab intendiamo di indagare un’ampia gamma di temi e in modo interdisciplinare: per esempio l’organizzazione dello spazio urbano e l’architettura domestica, ma anche le relazioni e gli scambi anche a lunga distanza, le produzioni locali e l’artigianato, l’economia di sussistenza, il paleoambiente.


Parco archeologico del Forcello: replica di una casa etrusca del V sec. a.C. rinvenuta in scavo La stratigrafia del sito, che consente datazioni molto precise sia in termini relativi che assoluti, permette di svolgere e di inquadrare le ricerche in una scansione cronologica molto dettagliata. Il sito del Forcello di Bagnolo San Vito ha un altissimo valore scientifico e didattico, ma non solo: lo studio di questo particolare contesto è infatti fondamentale per la valorizzazione, la tutela (ad esempio dall’erosione dei lavori agricoli) la comunicazione della storia del territorio. Per questo il comune di Bagnolo S. Vito e l’Università degli Studi di Milano hanno voluto promuovere insieme la realizzazione del Parco Archeologico del Forcello, inaugurato nel 2006. La storia delle ricerche al Forcello di Bagnolo San Vito inizia verso la fine dell’Ottocento, quando alcuni studiosi locali, Attilio Portioli ed Enrico Paglia, iniziarono a segnalare la presenza di oggetti antichi che affioravano dai terreni arati della zona. Nessuno però intuì che quei reperti appartenessero ad un abitato etrusco di grande importanza fino alla seconda metà del XX secolo, quando alcuni appassionati locali, Dino Zanoni di Mantova, Amilcare Riccò di Bagnolo San Vito e Gualberto Storti di Pietole, segnalarono all’allora Soprintendenza Archeologica della Lombardia i materiali portati in superficie dai lavori agricoli. Per verificare l’estensione e la consistenza della zona di interesse archeologico, quest’ultima decise allora di affidare una serie di indagini – prospezioni meccaniche e geofisiche – alla Fondazione Lerici, che tra il 1980 e il 1983 effettuò 257

carotaggi su un’area di 19 ettari. Contemporaneamente, tra il 1981 e il 1985, vennero condotti anche i primi sondaggi di scavo nella zona.

Ricostruzione di un laboratorio di tessitura 23


I Progetti Forcello di Bagnolo San Vito Grazie a quei primi sopralluoghi, l’allora funzionario Raffaele Carlo de Marinis riconobbe l’area del Forcello di Bagnolo San Vito come il più importante abitato etrusco a nord del Po e nel 1983 decise di avviare i primi scavi sistematici nella zona, condotti sotto la sua direzione dapprima per conto della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e poi come professore dell’Università degli Studi di Milano.

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I Progetti Lavagnone

Campagna LAV2007 - Settore B Lavagnone è un importante abitato palafitticolo dell’età del Bronzo, frequentato già in età mesolitica e neolitica intorno al 2000 a.C . Il sito deve il suo nome a una piccola conca lacustre di origine glaciale, che si trova a 3,4 km a sud del lago di Garda tra i comuni di Desenzano e di Lonato. Lo stesso toponimo, “Lavagnone”, che significa “bacino d’acqua”, “luogo umido”, conserva la memoria del posto. Oggi dell’antico lago sopravvive solo una piccola zona paludosa invasa dalla vegetazione. Il

bacino, che si era progressivamente trasformato in torbiera già in età preistorica, è stato bonificato e messo a coltura all’inizio del Novecento. Il Lavagnone è stato occupato ininterrottamente durante tutto il II millennio a.C. Per questa sua caratteristica, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso sono state avviate indagini scientifiche sistematiche tuttora in corso. La lunga sequenza insediativa, fissata nella stratificazione archeologica, documenta una occupazione protrattasi per circa 1000 anni, fondamentale per definire i caratteri culturali e la periodizzazione dell'età del Bronzo in Italia settentrionale. Il Lavagnone, inoltre, è anche un sito fondamentale per comprendere l’interazione tra uomo e ambiente in un arco di tempo molto lungo – 1000 anni circa – grazie alla presenza di resti organici animali e vegetali negli strati archeologici. Tutti questi fattori sono risultati decisivi per la candidatura e il riconoscimento, nel 2011, del Lavagnone nella Lista dei “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino del Patrimonio mondiale dell’UNESCO”. Si tratta di un sito seriale transnazionale perché comprende 111 villaggi palafitticoli selezionati tra i circa 1000 noti, datati tra il 5000 e il 500 a.C. e distribuiti sui territori di Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia.

Campagna LAV18, il team di scavo 28


Le palafitte non sono tutte uguali. Sebbene si possa parlare genericamente di strutture abitative caratteristiche dei siti umidi, si riconoscono diverse soluzioni strutturali e differenti situazioni ambientali. In oltre un secolo e mezzo, le ricerche archeologiche nei numerosi siti palafitticoli europei hanno infatti portato alla luce insediamenti lacustri e fluviali, che sorgevano sulla riva oppure in acque più profonde, con case su piattaforme sospese poggianti su lunghi pali isolati o su pali corti, su pali con fondazioni a reticolo auto-portanti, o ancora case su bonifiche di cassoni lignei, ovvero costruite su grandi “recinti” quadrangolari formati tronchi incastrati fra loro, riempiti con ghiaia e altro materiale drenante in grado di filtrare l’acqua e creare così un piano di calpestio piatto. L’abitato del Lavagnone restituisce una documentazione molto articolata in proposito. Gli aspetti che si sono conservati meglio riguardano l’abitato all’epoca della sua fondazione, all’inizio del

Bronzo Antico. In una prima fase (verso il 2100-2000 a.C. circa) le abitazioni erano costruite su piattaforme lignee sostenute da lunghi pali di quercia, in una zona periodicamente esondata a circa 80 metri dall’antica linea di riva nord-orientale; verso est e verso la terra asciutta il villaggio era delimitato da una palizzata ed era raggiungibile dalla sponda percorrendo una passerella composta da assi di legno accostate le une alle altre, stese sul suolo torboso (timber trackway). Sappiamo poi che l’abitato ha cambiato aspetto nel corso del tempo e si è continuamente ampliato. Inizialmente l’area occupata dalle abitazioni era superiore ai 6000 mq, forse raggiungeva l’ettaro. La stabilità dell’insediamento si correla al progressivo ampliamento dell’abitato (fino a 3 ettari) e a un incremento demografico lento ma costante. Le fasi successive restituiscono diversi tipi di architetture del legno: infatti dopo neanche un secolo dalla prima fase dell’abitato e dopo che la palafitta più antica era andata a fuoco, vennero costruite case su pali corti infissi in tavole orizzontali (plinti). Sono state individuate anche abitazioni costruite su

Settore D, campagna LAV18: giogo

Settore D, campagna LAV 18: piroga monossile e remo 29


I Progetti Lavagnone bonifica con cassonature lignee riempite di pietrame. In alcune fasi strutture di tipo palafitticolo coesistettero con case costruite all’asciutto direttamente a livello del suolo. Alcune aree del bacino furono occupate per tempi più brevi, altre vennero periodicamente abbandonate e rioccupate, rendendo

l’abitato dell’età del Bronzo un villaggio dinamico e in continua evoluzione, anche in relazione all’ambiente circostante, alle risorse disponibili, al trend demografico e ai rapporti più o meno conflittuali con le popolazioni vicine. LAV2017 - Settore D

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Pettini in osso - Lav 2008 - settore E

Impugnatura per pugnale in legno e anelli di corno 31


I Progetti Microbeads Se dovessimo descriverli oggi, nel XXI secolo, diremmo che si tratta di oggetti ornamentali molto simili a ‘perline’, ma vaghi e microvaghi sono molto di più. I secondi in particolare (in inglese, microbeads) rappresentano infatti un aspetto molto rilevante del corpus archeologico dell’Italia settentrionale. Per questo è nato il progetto The manufacturing techniques of the microbeads of the Copper and Early Bronze Age in alpine region and northern Italy (Le tecniche di fabbricazione dei microvaghi dell’età del Rame e del primo Bronzo nella regione alpina e nel nord Italia) che ha lo scopo di indagare i metodi e le tecniche di microperforazione e fabbricazione su diverse materie prime di questo particolare tipo di ornamenti della prima età dei Metalli. Sebbene tra il Neolitico e il Bronzo Antico gli elementi di ornamento con microperforazioni siano piuttosto numerosi (normalmente su supporti microlitici), non esistono ipotesi chiare sulle tecniche e gli strumenti utilizzati nelle sequenze di lavorazione a causa del diametro molto piccolo e dell’estrema regolarità della perforazione. Nel corso del progetto verranno testate e discusse le principali ipotesi interpretative oggi esistenti attraverso alcuni esempi tratti dall’attività sperimentale e dallo studio tecno-funzionale di oggetti

archeologici (vaghi e possibili strumenti) rinvenuti in alcuni siti funerari. Lo studio tecnologico dei metodi di fabbricazione, basato su un’ampia base sperimentale e condotto con l’ausilio della microscopia digitale ed elettronica, è un approccio molto potente per individuare peculiarità culturali confrontabili ad altri contesti coevi, anche extraeuropei (es. Civiltà della valle dell’Indo). Nel corso del progetto sarà sperimentato un innovativo metodo di registrazione non a contatto delle tracce utilizzando scanner intraorali 3D portatili (IOS). Chi svolge il ‘progetto microbeads’ Nel progetto, di respiro internazionale, sono coinvolti Stefano Viola (Principal investigator UniMi-UniGe), Dino Delcaro (Experimental analysis-CAST), Giorgio Gaj (Experimental analysis-CAST), Roberto Micheli (typological analysis); Umberto Tecchiati (archaeological contexts analysis – UniMi), Luca Giglioli e Nausicaa Clemente (MicroCTanalisys-UPO), Chiara Vitale Brovarone e Giulia Molino (MicroCT e SEM analisys-DISAT) e Roberto Meneghello (Scanner IOS-UniPD). Tra le istituzioni figurano l’Università di Ginevra, in Svizzera (University of Geneva, Facultédes Sciences, Laboratoire d’archéologie préhistorique et

Momenti del processo di ricostruzione sperimentale dei microvaghi in pietra 32


Sistema di bloccaggio riprodotto sperimentalmente © Stefano Viola

anthropologie – Institut F.-A. Forel), insieme a università ed enti italiani (Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – Università degli Studi di Milano; Centro di Archeologia Sperimentale Torino; Università degli Studi di Padova, Civil Environmental and Architectural Engineering; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia; Università del

Piemonte Orientale; Dipartimento Scienza Applicata e Tec n o lo gi a D IS AT - Po l it ecn i co di To r in o ; Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza; Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province Bergamo e Brescia).

Punta in materia organica e sue usure da utilizzo © Stefano Viola 33


I Progetti Archeozoologia Qui al Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia

sesso? Per poter far ciò si possono utilizzare atlanti

Preistorica, un ruolo molto importante è giocato

anatomici, ma è indispensabile avvalersi di una

dall’archeozoologia che si occupa dello studio dei resti

collezione di confronto il più ampia possibile.

ossei animali provenienti da contesti archeologici. Il

Archeozoologia, la collezione del PrEcLab

fine di questi studi è la comprensione delle relazioni

La creazione di una buona collezione di confronto è

intercorse tra l’uomo e gli animali, per cercare di

uno degli obiettivi del laboratorio, e la sua realizzazione

capire, ad esempio, cosa mangiavano i nostri antenati,

richiede tempo e pazienza. Grazie a Cristina Longhi,

come

funzionaria della SABAP per le province di Bergamo e

e

cosa

cacciavano,

quali

animali

erano

maggiormente sfruttati per l’ottenimento dei prodotti

Brescia

secondari come il latte, la lana e la forza lavoro.

Soprintendente archeologo della Lombardia, è stato

L’archeozoologia deve tener conto non solo dei dati

possibile

ricavati dallo studio delle ossa, ma anche delle

Soprintendenza situati a Flero (BS) una piccola

informazioni che provengono dalla documentazione di

raccolta di resti scheletrici animali già appartenuta al

scavo.

professor Fusco. Questa costituisce il nucleo di base

L’insieme di questi dati permette di comprendere

della nascente collezione del PrEclab. Vincenzo Fusco,

meglio l’ambiente, l’economia e le pratiche adottate

collaboratore della Cattedra di Preistoria del Professor

per la sussistenza dalla comunità oggetto di studio. Il

Ferrante Rittatore Vonwiller (1919-1976) all’Università

lavoro dell’archeozoologo si basa sulla determinazione

Statale di Milano fino agli anni Settanta del secolo

dei resti ossei degli animali, e deve rispondere ad

scorso, al momento della pensione aveva lasciato la

alcune semplici domande di base: di quale animale si

sua collezione a un collaboratore, Franco Magri, che a

tratta?

sua volta l’ha donata alla Soprintendenza Archeologica

Di quale parte anatomica stiamo parlando? Quale l’età

della

dell’animale al momento della morte? Quale il suo

Raffaella Poggiani Keller. Questa collezione è formata

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e

a

Raffaella

recuperare

Lombardia,

allora

Poggiani dai

diretta

Keller,

magazzini

dalla

già della

dottoressa


da 5 cassettine che contengono prevalentemente denti

Antico e Medio. In collaborazione con SABAP per le

di diverse specie, come maiale, bue, marmotta, cervo

province di Cremona, Lodi e Mantova (Funzionario

e orso. Sono presenti anche dei crani (volpe, gatto,

incaricato Dr.ssa Cristina Longhi, SABAP per le

marmotta e lepre). Poche invece sono le ossa lunghe,

province di Bergamo e Brescia); Studio della fauna del

come femore, tibia, omero e radio. Quasi assenti le

sito etrusco del Forcello di Bagnolo San Vito (MN), in

vertebre e le coste.

collaborazione con SABAP per le province di Cremona,

Una volta arrivata in laboratorio, la collezione è stata

Lodi e Mantova, scavo diretto dalla Prof.ssa Marta

sottoposta ad una pulizia e ad un controllo per

Rapi, Università degli Studi di Milano; Studio della

verificarne la correttezza a livello di determinazioni. Il

fauna della Palafitta del Lavagnone di Desenzano del

lavoro è stato svolto anche utilizzando la collezione

Garda (BS), in collaborazione con SABAP per le

osteologica del Museo di Storia Naturale di Milano,

province di Bergamo e Brescia, scavo diretto dalla

gentilmente messa a disposizione da Michela Antonella

Prof.ssa Marta Rapi, Università degli Studi di Milano;

Podestani e da Giorgio Giuseppe Bardelli della sezione

Studio delle sepolture di animali rinvenuti a Treviglio

di Zoologia del Museo. Di recente un importante lotto

(BG), in collaborazione con SABAP per le province di

di reperti faunistici di confronto, già appartenuti al

Bergamo e Brescia, funzionario incaricato Dr. Andrea

“Museo Anatomico dell’Istituto di Anatomia degli

Breda; Studio dei resti faunistici provenienti dagli scavi

Animali Domestici dell’Università di Milano”, è stato

del

donato al PrEcLab dal Dipartimento di Medicina

Fornasiello

Veterinaria dell'Università di Milano (Prof.ssa Silvia

Lambrugo).

Modina). Numerose ricerche, seguite dal professor Umberto Tecchiati e dalla dottoressa Amato, sono attualmente in corso presso il PrEcLab. Tra le altre:

Studio

dei

tardoneolitico.

resti In

faunistici

di

Fiavé

collaborazione

1

(TN),

con

la

Soprintendenza ai Beni culturali di Trento (Direttore dell’Ufficio Beni archeologici Dr. Franco Nicolis, funzionario incaricato Dr. Paolo Bellintani); Studio dei resti faunistici di Sergnano (CR), datato al Bronzo 35

Dipartimento

nell'abitato

(Prof.sse

Marina

peuceta Castoldi

di e

Iazzo Claudia


Il primo laboratorio di Schedatura e analisi dei materiali archeologici di reperti archeologici, ovvero gli elementi di ornamento. I casi studio presentati hanno riguardato elementi in pietra (lignite/giaietto, steatite, calcite), ambra e materia dura animale (conchiglia) provenienti da alcuni contesti della tarda Preistoria (Neolitico-Bronzo Antico) dell’Italia settentrionale, in particolare alpina, europei ma anche extraeuropei, provenienti dall’area vicino orientale. L’obiettivo didattico principale è stato quello di fornire i concetti generali e alcuni approfondimenti mirati (che riguardano la cronologia, i tipi di materia prima e sue analisi specifiche, le tipologie particolari di oggetti, ecc..) inerenti alla parure preistorica, utili a prendere dimestichezza con lo studio di questa classe di reperti che può fornire numerose informazioni agli archeologi. Ogni singola lezione è stata suddivisa in due parti: una teorica ed una pratica. Per quanto riguarda la parte teorica, il corso si è focalizzato su diversi campi d’indagine: definizione; riconoscimento dei supporti; metodi di registrazione; metodi di osservazione (ad es. osservazione ad alto e a basso ingrandimento); sistemi di analisi. Durante ogni lezione, poi, si è svolta anche una parte pratica con esempi di riconoscimento delle materie prime, di catalogazione e di studio tecno-funzionale basato su un ampio repertorio di confronto etnoarcheologico e sperimentale. Grande attenzione è stata riservata a quella che viene definita “strategia analogica sperimentale”, una strategia che si avvale dei risultati dell’archeologia sperimentale per creare una cornice metodologica di riferimento (e di confronto) per l’analisi degli elementi di ornamento in pietra e di alcuni strumenti utilizzati in antico. Infine, per valutare l’impatto del corso nel percorso formativo degli studenti iscritti sono stati previsti alcuni momenti di “valutazione esperienziale”. In un primo momento gli studenti hanno compilato apposite schede descrittive di reperti etnografici (ceramici e litici). Le stesse schede sono poi state riprese e ricompilate verso la fine del corso. Obiettivo: far comprendere agli studenti il modo in cui sono stati recepiti i concetti discussi durante le lezioni e come la pratica possa

Grande interesse da parte degli studenti e una probabile pubblicazione ad uso didattico per la Milan University Press: il laboratorio didattico di Schedatura

e analisi dei materiali archeologici: dallo scavo all’edizione per l’anno accademico 2019-2020, tenuto da Stefano Viola, collaboratore dell’insegnamento di preistoria, ha inaugurato un nuovo filone di studi all'interno del Dipartimento. Le lezioni si sono svolte ogni mercoledì dal 16 ottobre sino all’11 dicembre 2019 presso il Laboratorio di Preistoria, Protostoria ed Ecologia preistorica di via Noto 6. Schedatura e analisi dei materiali archeologici: come si è svolto il laboratorio Tema delle lezioni sono stati i differenti metodi e le tecniche impiegate nello studio di una specifica classe

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aver modificato il loro punto di vista, in una sorta di autovalutazione. Si tratta di un aspetto rilevante, poiché, trattandosi di un laboratorio di nuove metodologie analitiche, è sembrato molto stimolante far emergere le differenze che nascono in modo spontaneo quando si passa da una visione di gusto più tipologico ad una visione che prende maggiormente in considerazione le istanze tecno-funzionali. Infine, l’ultimo giorno, è stato parzialmente dedicato alle presentazioni individuali di alcuni studenti su temi che hanno maggiormente stimolato il loro interesse.

Escursione al laboratorio SEM del Dipartimento di Scienze della Terra UniMi (Dr.ssa Stefania Crespi) © PrEcLab 37


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http://www.bac.unimi.it/ecm/home http://www.bac.unimi.it/ecm/home/documentazione-visiva 40


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