

“Sono radical chic che manifestano per fini politici. Si tratta delle solite eroine snob della sinistra uscite dai loro salotti per tentare di strumentalizzare la questione femminile ed attaccare un governo che continua ad avere la fiducia degli Italiani” (Il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini)

E’ proprio il caso di dirlo, la Gelmini ha capito tutto. Qualcuno del resto doveva intuire che due settimane di preparativi, di scambi di opinione su giornali - ma soprattutto sulla rete -, e milioni di Italiani e non scesi in piazza non sono altro che i soliti comunisti ritornati alla riscossa per sovvertire il potere sfruttando la causa femminista.
Mi dispiace Ministro, ma pare che questa volta i comunisti abbiano vinto almeno la battaglia. La partecipazione è stata quasi superiore alle aspettative: ringraziano le coordinatrici del 13 Febbraio 2011, ribattezzato come “l’8 Marzo” per la nuova consapevolezza nata nelle donne (e si spera anche negli uomini).
Finalmente, un giorno in cui è possibile ritrovare la serietà, in cui “prevalgono i sorrisi e gli applausi, questa è une folla contenta. Contenta di riconoscersi, di condividere uno stato d’animo troppo ampio per poter essere rubricato soltanto come protesta.” – come afferma Silvia Avallone, scrittrice, che ha partecipato al sit-in di Bologna. Nelle altre città italiane qualche nota dolente c’è stata: da chi inneggiava motti per nulla attinenti alla manifestazione, a chi cercava di rendere la manifestazione “politica”.
Fuori Berlusconi
Dagli striscioni al più originale WC con tanto di catenella con al centro la fotografia di Berlusconi, l’opinione di parte dei manifestanti è esplicita: via Berlusconi dal Governo. Maria Laura Rodotà, giornalista, afferma:”le donne vanno in piazza per un motivo chiaro: chiedere le dimissioni di Berlusconi”.
Personalmente ritengo che Berlusconi sia solo l’incarnazione momentanea di un sistema che va cambiato alla radice. I motti indignati contro Berlusconi sono in realtà i motti indignati di chi è stanco di associare l’immagine della donna a qualcosa di sessualmente accattivante per l’uomo, ed il cui successo in ambito lavorativo e sociale dipende esclusivamente dalla propria disponibilità a concedersi.
Tuttavia gli striscioni presenti in tutte le piazze hanno sicuramente portato a pensare che la manifestazione avesse un ruolo politico, del resto, le opinioni di intellettuali sui giornali riguardo alla giornata corroboravano questa ipotesi. Mi preme perciò precisare che la protesta non era tanto contro il Governo Berlusconi, piuttosto esso è stato un pretesto per ribellarsi ad una politica fatta di ragazze che magicamente si ritrovano sedute su una poltrona in Parlamento dopo una notte con un politico.
“Sono convinta che le donne che hanno organizzato la manifestazione e quelle che aderiscono hanno tutt’altre intenzioni da quella di dare “la spallata” ad un premier traballante. [...] Fanno più fatica ad accettare le disuguaglianze che la società prepara loro una volta terminati gli studi.” [Claudia Mancina, Corriere della sera, 12 Febbraio 2011]
Le partecipanti
In piazza sono confluite varie proteste che avevano come punti fondamentali: la figura della donna nella società attuale come mero oggetto sessuale, in grado di fare successo solo grazie alle loro “dotazioni” fisiche, subordinate ad una logica maschilista, -come afferma Marina Terragni-:”in una sorta di paradiso dell’Islam pullulante di huri decerebrate” il riscatto della donna nell’ambito lavorativo e sociale: i dati parlano da soli: “Le donne italiane si diplomano e si laureano più (e meglio) degli uomini, ma neppure uno su due ha un posto retribuito. Una percentuale che ci pone ai piedi della classifica europea, meglio solo di Malta. E, a parità di livello, guadagnano il 16.8% meno dei colleghi maschi. Una donna su quattro lascia il lavoro dopo la maternità: su 100 bambini solo 10 trovano posto in un asilo nido, meno di 5 su 100 in uno comunale” [Barbara Stefanelli, Corriere della sera, 12 Febbraio 2011]
In poche parole, vera parità tra i sessi.



A Rimini
...e le astenute
Ma molte donne si sono astenute dallo scendere in piazza a manifestare, e anche in questo caso le motivazioni sono state diverse:
- Claudia Mancina, filosofa, considera l’evento come una manifestazione di un’ondata femminista destinata ad avere vita breve, e che non presenta un progetto politico di ampio respiro “da opporre alla società ingiusta” [cit. ivi]
- Luisa Muraro teme che la Manifestazione possa essere manipolata e dirottata per fini politici. Secondo la Muraro, non è un caso che l’evento sia stato organizzato a causa delle ripetute azioni poco lodevoli del Presidente della Repubblica, pertanto invita le donne italiane a non partecipare solamente per mostrare la propria indignazione sul “caso Ruby”, ne’ di “andarci contro qualcuno per conto di altri”
- Mariastella Gelmini e Michela Vittoria Brambilla non partecipano all’evento perché chiaramente politicizzato. In particolare, il Ministro Brambilla ricorda la lotta delle donne per “disporre del proprio corpo e della propria libertà di scelta”: donne e ragazze sono quindi libere di agire e di plasmare il proprio destino, indipendentemente dalle influenze sociali. La Brambilla riconosce la scarsità di servizi a cui possono accedere le madri odierne, ma riconosce anche l’impegno di questo governo nell’inserimento di donne in politica.
Infine ribadendo la sua non adesione, come maggior parte delle donne italiane, il Ministro invita le donne dell’opposizione a collaborare per offrire alle donne italiane “un diritto ad un uguale rete di servizi e di opportunità”
E speriamo che queste manifestazioni siano solo l’inizio di una maggiore consapevolezza dello stato della donna, ma soprattutto che ci serva per ricordare che i diritti vanno conquistati, ma anche mantenuti.
Angelica 5C
E’ stato il Coordinamento donne Rimini a organizzare la manifestazione ‘Se non ora, quando?’ a Rimini, in piazza Cavour. L’obiettivo dell’Associazione, come scrivono loro sulla pagina Facebook, è di “essere un riferimento locale di promozione di politiche europee a favore della condizione delle donne e per la salvaguardia dei loro diritti”. A parlare sulle gradinate della sede del comune è stata per prima la partigiana di Sant’Arcangelo Nera Neri, seguita da alcune donne del Coordinamento e dalla consigliera provinciale Lucilla Frisoni. E’ stato letto un testo della scrittrice a attivista Robin Morgan, “Credo di una donna”, parte di un’intervista di Ingeborg Bachmann, giornalista austriaca, e il racconto di un’anziana di Bellaria. Oltre ad alcuni esponenti della politica, come Gnassi, Vitali, Gobbi o Turci, c’erano molte nonne con le nipoti, mamme con le figlie di pochi anni, ragazze e ragazzi molto giovani, diversi uomini e anche professori della nostra scuola per un totale, secondo gli organizzatori, di oltre tremila persone. Gente sparsa per la piazza, sotto ai portici o alla vecchia pescheria, in mezzo alla folla con i cartelloni o in cima alle gradinate ad appendere le immagine delle ‘donne che ci piacciono’ con scotch e mollette lungo un filo del bucato improvvisato tra le colonne davanti alla sede del comune. Molti i cartelloni di cui quasi nessuno a sfondo politico, come richiesto dagli organizzatori, a testimoniare che la protesta è sentita dalle donne italiane senza distinzioni di partito.
Federica
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Sempre di più al giorno d'oggi dipendiamo dalla nostra tecnologia. Proviamo a pensare: chi di noi riuscirebbe a fare a meno di cellulare, televisione, internet? Una volta provata l'ebbrezza della "globalizzazione tecnologica", è quasi impossibile tornare indietro.
L'informatica ci segue ormai dappertutto, dai tostapane fino ai sistemi di controllo economico mondiale, dagli orologi alle apparecchiature operatorie mediche a distanza, dai tamagotchi ai mainframe della NASA.
L'intera nostra economia e il nostro stesso stile di vita si basano ormai interamente su apparecchiature tecnologiche.
Lo scopo di questo articolo è fare una panoramica su come la tecnologia informatica, internet, la biotecnologia... stiano influenzando e cambiando il nostro modo di vivere.
Ubiquità -Il mondo in uno schermo-
Il moderno Web-surfer è onnipresente.
L’ubiquità è la capacità di essere presenti in ogni luogo contemporaneamente.
In questo momento sto scrivendo su un editor di testi online (Google Documents) il cui server è situato chissà dove in Italia, collegato a un mainserver collocato chissà dove in Europa, collegato ad un mainframe collegato a Mountain View in America.
E sono presente, virtualmente, in tutti e tre i luoghi. Per altro, sto usando Facebook: grazie ad esso, posso essere contemporaneamente nei computer di tutti i miei amici e conoscenti, condividendo con loro i miei pensieri e le mie azioni; e per di più, sto usando Google Search, grazie al quale posso navigare in decine di milioni di pagine web e arrivare in qualsiasi stato del mondo.
Con un click sono in un sito Cinese, , con un altro ancora in uno Europeo e contemporaneamente in uno Americano... Qualsiasi informazione, vera o falsa, attendibile o meno che sia, può essere immessa in poche azioni su una rete globale e propagarsi molto velocemente in tutto il mondo; quasi tutto il sapere umano è contenuto in una “cloud” (nuvola) virtuale che non si trova in un luogo fisico, ma è accessibile grazie ad internet. Il concetto di Gaia, il superorganismo globale, non è forse così utopico come sembra, solo “virtuale” e non effettivo.
Creativi
-Menti alla velocità della luce-
Mai visto “Tron Legacy”?
Questo film, in realtà, è il seguito di un altro lungometraggio ben più vecchio e assai meno conosciuto, “Tron”. Gli esseri umani, in questo vecchio film (e anche nel suo seguito) erano in grado di trasferirsi all’interno della “Rete” informatica, e di interagire direttamente con i loro Programmi. Questi uomini venivano definiti dalle loro creazioni “Creativi”.
Tron, all’epoca, fu considerato un film visionario e sconcertante ( tra l’altro proprio per questo non ebbe un grande successo), tuttavia, al giorno d’oggi siamo in grado di rendere Tron... “realtà”.
to il concetto.
Nel 2002, uno scienziato Inglese al lavoro nel Project Cyborg, Kevin Warwick, si fece impiantare 100 elettrodi nel suo sistema nervoso per collegarlo ad internet. Riuscì a compiere attraverso di essi una serie di esperimenti, per esempio muovere una mano robotica, un altoparlante e un amplificatore attraverso il web.
Sebbene non venne proiettato fisicamente sulla rete come accade su Tron, Warwick è riuscito a proiettare la propria mente attraverso cavi, software e hardware amplificando il potenziale del proprio cervello.
Cyborg -Quando costrutto e costruttore diventano uno solo-
La parola “cyborg” descrive un essere dotato sia di parti naturali sia artificiali (meccaniche, robotiche, elettroniche).
Si vede già come, partendo da questa definizione, coloro che usano apparecchi per l’udito, protesi e simili siano effettivamente dei cyborg; inoltre, in senso più lato, “cyborg” è un “essere che potenzia o sostituisce le proprie capacità con strumenti artificiali” anche coloro che portano apparecchi e occhiali sono definibili cyborg. E anche coloro che usano il computer si possono definire tali, poiché potenziano le proprie capacità sfruttando meccanismi artificiali.
Un esempio efficace è quello del paragrafo precedente; ma la “transumanizzazione” (potenziamento tramite apparecchiature artificiali) sta portando ben di più di una virtualizzazione del cervello: esoscheletri, arti aggiuntivi, occhi migliorati, cervelli potenziati, udito amplificato, vite migliori e più lunghe... infinite sono le migliorie che l’uomo può apportare al proprio corpo. Questo forse ci porterà a un grande miglioramento dell’umanità dal punto di vista fisico,ma allo stesso tempo ci legherà in modo indissolubile alla tecnologia, poiché diverremo un pro-

Citerò un solo esempio, poiché riassume ed esprime bene tut-
dotto di noi stessi.
Ere informatiche
-Il computer nel passato, nel presente, nel futuro (prossimo)-
L’era dell’informatica può essere divisa in diversi periodi, a partire dai primi computer,quasi mezzo secolo fa. Quella è considerata la prima era, in cui un solo computer, molto grande, voluminoso e costoso, doveva bastare a molte persone, e si trovava molto raramente nelle case. Successivamente, negli anni ’80 con i personal computer, il rapporto computer-persona, almeno nei paesi industrializzati diventò di 1-1. Nella nostra epoca una sola persona può possedere anche più di un computer. Per computer si intendono anche cellulari, console, palmari, moderni orologi ecc. Secondo le stime di alcuni scienziati, negli anni a venire, il numero di pc per persona sarà sempre più alto, addirittura in numero superiore al centinaio. Aumenteranno inoltre i pc a uso “pubblico”, nei posti più disparati: magari in cabine telefoniche , in stazioni o aeroporti, insieme ad altri computer in grado di fornire molte funzioni utili, ad esempio telegiornali, previsioni meteo, servizi bancomat. Si pensa che essi si “fonderanno” addirittura con l’ambiente, inserendosi in cartelloni, muri, tavoli, unendo sempre più il mondo reale con quello digitale.
Robot
-Intelligenze artificiali-
Quando si pensa a “robot” ci si immagina immediatamente “uomini di metallo” sullo stile di Io Robot. Nella realtà esistono robot umanoidi simili a quelli di quel film, e i progressi che si stanno facendo sulla loro intelligenza e sulla loro capacità di muoversi nell’ambiente sono veramente eccezionali; tuttavia la maggior parte degli automi hanno in realtà una forma tutt’altro che umana: si pensi ai robot da cucina (frullatori...), o ai Predator statunitensi (robot aerei a lungo raggio in grado di compiere attacchi di precisione). Un aspetto degno di nota della tecnologia robotica è il fatto che cercando di progettare cervelli artificiali simili a quello umano psicologi, informatici, ingegneri robotici stanno facendo grandi progressi nella comprensione dei meccanismi del sistema nervoso umano. Basandosi su questi studi, in un futuro forse non troppo lontano si potrà arrivare a creare robot sempre più avanzati ed efficienti nel compiere lavori specializzati, fino a riuscire a creare intelligenze artificiali in grado di unire molte funzioni.
Conclusioni
Come si è visto, i progressi degli ultimi anni ci stanno portando ad un mondo sempre più improntato sulla tecnologia; grazie alla scienza informatica, meccanica, biotecnologica, l’uomo sta portando se stesso e le sue “creazioni” a livelli fino a poco tempo fa impensabili, integrando sempre di più con la tecnologia qualsiasi aspetto del mondo reale sia possibile “digitalizzare” e immettere in una rete globale. In futuro probabilmente la differenza tra reale e virtuale si farà sempre più labile. Il rischio di un mondo come Matrix non è forse così lontano, ma bisogna sempre pensare che ogni cosa ha il proprio rovescio della medaglia. L’unica cosa a cui bisogna prestare attenzione è che il progresso tecnologico non vada troppo veloce e soffochi la nostra umanità
Nicola 3L & Luca 3L



Il 2 gennaio 2011 la motovedetta V5017 della Guardia di Finanza (GdF) è salpata dal porto di Rimini alla volta di Durazzo, in Albania, per avviare l'ennesima missione di controllo della frontiera con la collaborazione della polizia locale.
Quella della V5017 è l'ultima di una lunga serie di operazioni coordinate dalla Guardia di Finanza nel mar Adriatico, che costituisce l'avamposto italiano contro il traffico di armi, stupefacenti e l'immigrazione clandestina provenienti dall'est da ben 13 anni.
Questa “Guerra Segreta” della GdF continua dal 1997, anno del crollo dello stato albanese e del conseguente sviluppo di un’anarchia dovuta alla mancanza di istituzioni albanesi che riuscissero a fermare efficacemente il contrabbando attuato dai criminali albanesi.
Grazie ad un accordo bilaterale fra Italia e Albania è stato possibile intervenire efficacemente in mare per proteggere le nostre coste, intercettando scafisti e contrabbandieri nel canale di Otranto, loro itinerario preferito, o direttamente sulle coste albanesi da cui salpano.
Dal '97, gli interventi sono state innumerevoli: il colonnello Cosimo Serra, comandante responsabile della missione, ha dichiarato sul Corriere della Sera del10 febbraio che “solo nel 2008 sono state registrate 2051 operazioni, fra sbarchi, intercettazioni, abbordaggi e soccorsi, portate a termine per tutto l'anno con qualsiasi condizione climatica e a qualsiasi ora”.
Ed è proprio questa grande flessibilità, unita ai moderni mezzi utilizzati della Gdf , che ha ridotto i traffici illegali nell'Adriatico del 75%, passando dalle oltre 2000 operazioni registrate nel 2008 alle circa 500 del 2010.
Lo scopo della missione, oltre a porre un freno al traffico di armi, stupefacenti e persone, è quello di insegnare alle autorità albanesi come gestire in maniera autonoma la situazione in mare; per questo a bordo delle motovedette
italiane è sempre presente un poliziotto albanese del nucleo Kufitare (guardie di frontiera). Il più consueto modus operandi di queste operazioni è quello di identificazione, inseguimento e conseguente abbordaggio e bloccaggio delle imbarcazioni sospette: dopo l'identificazione infatti, i militari si lanciano spesso in inseguimenti, che possono arrivare a toccare i 70 nodi ( circa 120km/h), cercando di affiancarsi all'imbarcazione evitando le “contromisure” dei criminali, come il tentare lo speronamento o il lanciare delle cime in acqua per intaccare le eliche dei motori degli inseguitori, e tentando l'abbordaggio, effettuato da specialisti che cercano di saltare sulla nave inseguita e assumerne il controllo. Si tratta sicuramente di una procedura pericolosa, che tuttavia si conclude il più delle volte con l'arresto dei contrabbandieri, che spesso si arrendono quando le loro navette vengono abbordate.
Più difficile è assumere il controllo di imbarcazioni che trasportano profughi, fra i quali molto spesso si nascondono gli scafisti per non essere identificati, costringendo i finanzieri al setaccio della nave e del suo equipaggio, che viene comunque accolto in centri adatti una volta finita l'operazione e riportata a terra l'imbarcazione.
Più raro e pericoloso è il caso di sbarco sulle spiagge albanesi per bloccare a terra i contrabbandieri: tra il '97 ed il 2002, gli anni più “caldi” spesso è capitato alle GdF di sorprendere sulla costa dei banditi in procinto di organizzare le merci per la partenza e di essere coinvolti in scontri a fuoco con gli stessi.
Talvolta accade che alcune agili imbarcazioni riescano a seminare in mare i militari e ad approdare sulle coste nostrane. Tuttavia, grazie a moderni mezzi come elicotteri dotati di sofisticati radar di scoperta e adatti al volo notturno, la maggior parte delle volte la GdF riesce ad accogliere in modo opportuno i .

Fino ad ora il terreno di scontro fra GdF e scafisti è stato il mar Adriatico, nel quale si sono riversate le imbarcazioni di profughi e contrabbandieri, molte di queste ultime salpate da Corfù, la moderna Tortuga, passate poi in Albania e successivamente nel canale d'Otranto, ma l'attuale crisi libica fa presagire un probabile spostamento della zona operativa ad un'area più estesa del Mediterraneo. I porti di Durazzo e di Valona sono stati finora i centri operativi della GdF fuori Italia, ma verranno probabilmente presto soppiantati, in ordine di importanza, da Lampedusa e Pantelleria, più vicine al continente africano, dal quale si prevede un forte afflusso di immigrati.

"For the love of God", opera dell'artista inglese Damien Hirst, è esposta dal 25 Novembre 2010 al 1 Maggio di quest'anno a Palazzo Vecchio, storica sede del governo fiorentino, nella Camera del Duca. Realizzato nel 2007 e fino ad ora esposto solo a Londra, nella galleria White Cube, e al Rijksmuseum di Amsterdam, l'opera d'arte è un calco di platino di un teschio umano in scala reale, con denti veri proveniente da un cranio del Settecento acquistato da Hirst e Londra e tempestato di 8601 diamanti con sulla fronte incastonato un grande diamante rosa a forma di goccia. La scelta della collocazione non è casuale e serve per instaurare un rapporto di continuità tra il passato e il presente infatti nel suo studio segreto Cosimo I si occupava delle arti, dalla medicina alla musica, dalla scienza alla pittura inoltre costituisce una provocazione eviden "contaminazione" dei capolavori di architettura del con l'arte moderna che ha suscitato diverse critich
L’opera non ha precedenti nella storia dell’arte, anche se ricorda i tradizionali “memento mori”, infatti Hirst si distacca dall’iconografia seicentesca della vanitas in quanto l’opera non ha un fine morale o esortativo, ed è sottratta all’ottica religiosa in quanto la morte non è imposta da Dio ma è semplicemente un limite naturale. La sua opera mostra la precarietà della nostra vita e sembra voler affermare il trionfo del bello e dello sfarzoso sullo scorrere del tempo, incastonando la morte con diamanti, noti essere "per sempre". Hirst mette le persone davanti alle domande fondamentali dell’esistenza e davanti alle proprie paure senza fornire una risposta a questioni destinate a rimanere aperte. Lo stesso autore, citando un’opera di Gauguin, dichiara: ” Da dove veniamo? Chi siamo? Dove
oni dell’arte e i dare ad esse una parvenza di risposta, qualche suggerimento per

Nel 2001 è stato pubblicato il libro raccolta di interviste "Manuale per giovani artisti - L'arte raccontata da Damien Hirst" scritto da lui e dallo scrittore Gordon Burn. Il libro ricostruisce i primi 40 anni dell'artista, considerato da molti non solo il simbolo del boom della "Young British Art" ma anche una persona con una visione dell'arte a trecentosessanta gradi, in grado di superare categorie e pregiudizi, con l'intento, come lo stesso Hirst dichiara, di "passare tutte le informazioni che ho raccolto a gente che ha la stessa rabbia di quando ho iniziato io".
Il designer inglese Naroa Lizar Redrado ha anche creato un kit per riprodurre a casa propria alcune celebri opere della contemporaneità, molto spesso commentate dai più con uno sprezzante “Questo avrei potuto farlo anche io”. Il kit di Damien Hirst è dedicato a “For the Love of God“ e, alla modica cifra di 49,99 sterline fornisce un teschio, 8.601 cristalli, un tubetto di colla, un pennello, delle pinzette e ovviamente un manuale di istruzioni per il montaggio. Semplice parodia o anche invito a riflettere sull'importanza sempre minore che riveste ora la tecnica, nelle opere d’arte, in confronto alla fantasia?


Dario Fo nasce a Sangiano, in provincia di Varese, il 23 marzo 1926, da una famiglia di tradizione antifascista. Giovanissimo, comincia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e successivamente si iscrive alla facoltà di architettura del Politecnico, che abbandona prima di riuscire a laurearsi (anche se nel tempo riceverà numerosissime lauree honoris causa). Fo è un regista, un attore, un drammaturgo e uno scenografo, anche se dice: “Gli autori negano che io sia un autore. Gli attori negano che io sia un attore. Gli autori dicono: tu sei un attore che fa l'autore. Gli attori dicono: tu sei un autore che fa l'attore. Nessuno mi vuole nella sua categoria. Mi tollerano solo gli scenografi” (da “Panorama”, dicembre 1962)
La caratteristica principale dell’opera di Fo è l’anticonformismo, che si manifesta in una satira controversa che prende di mira soprattutto la politica, la Chiesa e la morale comune. (“Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti.”) I personaggi delle sue tante opere sono spesso quelli dell’attualità, della storia o del mito, ma visti in maniera “ribaltata” (Davide è un attaccabrighe, mentre il gigante Golia un essere buono e pacifico).
I suoi testi sono creati sul modello della farsa, del vaudeville e soprattutto della commedia dell’Arte: possiedono dunque una vis comica straordinaria anche alla lettura. Lo spettacolo ha spesso una struttura a cornice, secondo lo schema del meta teatro, cioè vi è la presenza di una storia esterna che ne contiene un’altra. Lo scopo della commedia di Fo è di dare una visione alternativa di fatti e personaggi, secondo un’ottica anche immaginaria, come egli stesso dichiara: “la risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune, anzi è più vero o, almeno, più credibile". Per questo motivo, uno dei personaggi ricorrenti nelle opere di Fo è quello del matto che ragiona meglio dei sani e non ha problemi nel rivelare verità scomode. Inoltre, Fo dà molto spazio a personaggi come prostitute, ubriachi e truffatori molto scaltri, visti in chiave positiva, che a causa di una crisi esistenziale devono lottare per affermare le proprie ragioni e smascherare le false verità.

Nel 1997 Dario Fo vince il Premio Nobel per la Letteratura, perché “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". Il Premio Nobel fu ampiamente contestato, in quanto molti non ritenevano Fo uno scrittore. Erroneamente infatti, si tende a pensare che un drammaturgo non sia uno scrittore, in quanto l’opera del drammaturgo è incompleta senza una rappresentazione scenica.
Mistero Buffo
Mistero Buffo è sicuramente l’opera più importante dell’intera produzione di Fo (insieme a “Morte accidentale di un anarchico”). È un monologo in un unico atto, nel quale vengono descritti alcuni episodi
tratti dai vangeli apocrifi e racconti popolari sulla vita di Gesù. L’opera è l’apice dell’originalità e della creatività dell’arte di Fo, che riporta in vita la figura del giullare: questi ripercorre una storia millenaria, alla ricerca della giustizia, e con lo scopo di risvegliare le coscienze assopite. Passato e presente si sincronizzano, non fondendosi completamente, nonostante il passato abbia una valenza negli avvenimenti politici contemporanei; sono presenti infatti numerosissime “giullarate” antiche rivedute e adattate alla realtà moderna. Dall’ambiente giullaresco deriva anche la lingua dell’opera: il grammelot, in cui i suoni (derivanti da molte lingue diverse; in questo caso dalle lingue locali padane) e l’azione mimica si fondono. Il Grammelot nasce sia dall’esigenza dei giullari di farsi intendere a popolazioni che parlavano lingue diverse, sia dalle leggi censorie che impedivano loro di recitare in lingua. Lo scopo dell’opera è di far rivivere la cultura popolare delle classi subalterne, da sempre, secondo Fo, interpretata male o messa in secondo piano rispetto alla cultura “ufficiale”, nonostante sia il vero cardine della storia del teatro, ma anche di altre arti. L’autore mette in risalto la mistificazione di avvenimenti storici e letterari, proponendo drammi religiosi e parabole e ribaltando la visione dello spettatore. Il titolo stesso, “Mistero Buffo”, è emblematico della scelta di Fo di trattare la cultura popolare nella sua forma ironicogrottesca, come mezzo di provocazione. Infatti, il termine mistero indicava già dal 111-1V secolo dopo Cristo uno spettacolo, una rappresentazione sacra: perciò, un mistero buffo è una rappresentazione di temi sacri in chiave grottesco-satirica. Il giullare infatti, nell’interpretazione dei misteri, non dissacrava la religione, ma denunciava le azioni dei potenti, che utilizzavano la religione per i propri interessi e per mantenere dei privilegi.
L’opera ebbe un successo incredibile e fu replicata migliaia di volte, anche negli stadi. I vari spettacoli sono però irripetibili, l’uno diverso dall’altro, a causa dei vari interventi e dialoghi con il pubblico, dovuti al luogo o a svariati motivi occasionali (celebre l’episodio di Vicenza, in cui un temporale interruppe lo spettacolo e Fo colse l’occasione per parlare con il tuono, con il cielo e con Dio stesso).
“Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell'arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso.” (Dario Fo, da “La Repubblica” del 20 novembre 2006) Debora 3D



Emmaus - Alessandro Baricco
“Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un’inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenzaqualsiasi asperità che potesse segnalarci all’occhio lontano.” (“Emmaus”- A. Baricco) "Emmaus" è la storia di quattro ragazzi di diciotto anni, appartenenti a famiglie medio-borghesi. Ragazzi comuni, vittime di una normalità tramandata da padre in figlio per generazioni. Vanno a scuola, suonano in chiesa, fanno volontariato, le loro ragazze arriveranno vergini al matrimonio. I loro genitori gli vivono accanto,senza comprenderli. Vivono protetti dal loro codice morale in una dimensione quasi surreale; ma è l’arrivo della bella, disinibita, infelice e “diversa” Andrea a fargli comprendere i lati più nascosti e impensabili del loro essere. Così tutto ciò che a prima vista non si può cogliere, nonostante esista da sempre, viene svelato lentamente, proprio come nel passo del Vangelo preferito dai protagonisti, “Emmaus”, nel quale l’identità di Gesù si svela ai discepoli soltanto quando svanisce. Baricco pone l’ambientazione del romanzo in un’atmosfera che si colloca al di fuori di una realtà predefinita, ponendo al centro dell’attenzione la “parabola di vita” e il percorso di formazione di quattro giovani uomini alla scoperta di loro stessi, nel sottile confine tra perdizione e salvezza. Gli adulti appaiono sullo sfondo, comparse nelle vite dei loro stessi figli, e separati da loro da un invalicabile muro di incomprensione. Sono i ragazzi, attraverso le parole del protagonista, che raccontano i loro stessi pensieri e aprono i loro cuori, trascinando inevitabilmente con sé il lettore.
Cime tempestose - Emily Brontë
Gli ho dato il cuore e lui lo ha preso soltanto per stritolarlo a morte e scagliarmelo sulla faccia... Gli esseri umani sentono con il cuore, Ellen, e poiché lui il mio lo ha distrutto, non posso più provare alcun sentimento nei suoi riguardi; né vorrei provarlo, nemmeno se lo vedessi gemente a patire da questo momento fino al giorno in cui morirà, e anche se versasse lacrime di sangue per Catherine!
Una landa desolata dello Yorkshire, in cui il vento si insinua ululando fra le pietre e le colline soffocate dall’erica, fa da sfondo a quella che fu una tormentata storia d’amore e l’annientamento di due famiglie che ne conseguì.
È proprio nel finale di questa misteriosa storia che s’imbatté per caso l’inconsapevole Mr. Lockwood, gentiluomo di città, costretto da una terribile bufera a passare la notte nell’oscura tenuta di Wuthering Heights (Cime Tempestose). Romanzo romantico per antonomasia, aspro come la terra selvaggia che lo avvolge, fece scandalo fra i suoi primi “addomesticati” lettori di età vittoriana. Uno stralcio di vita triste in cui si mescolano passioni, rancore ed inquietanti leggende sommerse dalle nebbie della brughiera.
Il discorso del re - Tom Hooper
Inghilterra, anni ’30. La radio diviene strumento di comunicazione di massa in Gran Bretagna e anche la famiglia reale viene chiamata a servirsene per messaggi e discorsi alla nazione. Il principe Alberto (Colin Firth) è tuttavia affetto da una seria balbuzie, che rende pressoché impossibile ogni tentativo di discorso pubblico. Per questa ragione la moglie Elisabeth (Helena Bonham Carter) si rivolge ad ogni possibile specialista, sebbene senza alcun risultato, fino a giungere all’eccentrico logopedista dai metodi non ortodossi di origini australiane, Lionel Logue (Geoffry Rush) che diviene in poco tempo terapista di Alberto. Dopo la morte del padre Giorgio V, e l’abdicazione del fratello Edoardo VIII per sposare Wallis Simpson, donna divorziata, Alberto diviene sovrano di Inghilterra sotto il nome di Giorgio VI. La nazione si trova in un momento critico a causa dell’imminente guerra con la Germania, ormai inevitabile, e la presenza di un sovrano autorevole diviene fondamentale; ruolo che Giorgio VI riesce ad assolvere pienamente grazie al determinante aiuto del terapista e soprattutto amico Logue.
Il regista Tom Hooper scavalca con successo la facciata reale di Giorgio VI per dedicarsi a Bertie, un uomo sensibile e allo stesso tempo vittima di scatti d’ira che fanno trasparire il dramma interiore che lo assale. Diviso tra il senso di inadeguatezza per l’importante ruolo che gli era affidato, e l’animo coraggioso che in realtà lo caratterizza, tutto ciò di cui ha bisogno è qualcuno che per la prima volta “ascolti la sua voce”.
Va tuttavia detto che per quanto il doppiaggio sia ben fatto ,un film basato in maniera predominante sulla voce e sulla pronuncia come questo, deve essere visto in lingua originale perché sia compresa appieno la bravura degli attori.
Grazie alla sua efficacia, il film si è assicurato 12 nomination agli Oscar 2011, collocandosi sicuramente tra i film imperdibili di quest’anno.

WHISTLE!( Hoissuru !) è uno spokon (manga sportivo) scritto e disegnato dall’autore giapponese Daisuke Higuchi, formato da 24 volumi usciti tra il luglio del 1998 e il marzo del 2003. Dal manga è stato tratto un anime di 39 episodi di 24 minuti ciascuno con il titolo Dream Team ; in Italia è arrivato solamente l’anime, trasmesso tra il maggio 2002 e il febbraio 2003 dalla Cartoon Network e successivamente nel novembre 2009 da Boing, senza censure. Il manga racconta delle avventure di un giovane ragazzo, Sho Kazamatsuri, che sogna fin da piccolo di diventare un calciatore professionista. Decide perciò di entrare nella scuola “Musashi no Mori”, famosa per avere una delle più forti squadre di calcio, ma a causa di alcuni problemi ben presto abbandona la celebre scuola per entrare in una meno prestigiosa, che gli permette di esaudire comunque il suo desiderio più forte: giocare in una vera squadra di calcio. Anche nella “Sakura Jousui” Sho è costretto a lottare per poter fare ciò che gli piace, ma riesce a superare la prime difficoltà grazie all’aiuto di nuovi amici come il talentuoso Mizuno Tatsuya, oppure il divertente e geniale Shigeki Sato. Sho è un giovane che non possiede un grande talento; questa mancanza è vinta da una volontà di ferro che gli permette di superare tutte le difficoltà con il sorriso sulle labbra. Con la sua incrollabile fede riuscirà a raggiungere il sogno e la stima e l’amicizia di compagni e avversari di squadra. Sho è una figura carismatica che riesce a far collaborare personaggi completamente diversi fra loro per un fine comune; è una persona di grande carattere che però non riesce a vedere il suo grande talento: la capacità di creare uno spirito sportivo e un gioco di squadra dove non esisteva prima. Il manga insegna anche l’importanza dei sogni, che non bisogna abbandonare davanti alle prime difficoltà ma è necessario combattere per avere ciò che si vuole. Sognare è un fattore importante nella nostra esistenza che talvolta crescendo si abbandona davanti alle continue delusioni della vita reale. Il manga/anime è un buona lezione morale: Sho è la tenacia fatta persona, è colui che rischia anche la vita per raggiungere i propri fini, senza tener conto dei limiti del proprio corpo. Tuttavia, la sola tenacia non basta nella vita, e la realtà ce lo dimostra: alcuni calciatori, per poter raggiungere i propri fini rischiano di rovinarsi la vita e non riescono a riconoscere il momento di fermarsi.

Aoki Densetsu Shoot, conosciuto anche con il titolo Alè Alè Alè Oh Oh Oh, è un anime sportivo, prodotto dallo studio Toei nel 1993-1994 e giunto in Italia solamente nel 1997 sul canale Italia Uno. È un anime diviso in 58 episodi ciascuno di 22 minuti e riprende il manga del famoso autore Tsubasa Ooshima. L’anime racconta la storia di quattro amici di infanzia, appassionati del calcio che si erano persi di vista con il passare degli anni, si ritrovano per puro caso alle superiori. Toshi, Kenji ,Jim (“calciatori” dalle elementari) e Cindy (tifosa del trio) si rincontreranno per volontà di Cindy: scoperto che i suoi vecchi tre amici andavano nella stessa sua scuola, decide di riportare in vita quel vecchio affiatamento facendo loro partecipare alla squadra di calcio liceale. La storia dell’anime si concentra molto sul rapporto d’amicizia e sulla complessità della personalità dei personaggi che si intrecciano in modo complicato e molto umano. Il racconto alterna vicende amorose a quelle sportive (ma si concentra più sulle seconde), ma in generale ha un senso di realtà che in altri anime manca e proprio per questo è uno dei miei anime preferiti. L’inizio è un po’ lento e faticoso, ma per il resto agevole ed accattivante. Si capisce facilmente che il personaggio principale è Toshi, il quale, però, è una figura senza carisma che sparisce di fronte alla grande forza di carattere di Kubo, capitano della squadra del Kagegawa dove i ragazzi giocano. Toshi è un ragazzo molto timido e Kubo lo accompagnerà nella sua strada verso la maturità. Tale insicurezza è dimostrata anche nei momenti tragici dell’anime, durante i quali gli altri suoi compagni si dimostreranno forti nelle loro decisioni e capaci di maturare anche senza nessuno che li guidi. L’anime è molto differente dagli altri anime sportivi: di solito i protagonisti tendono a essere persone carismatiche che sovrastano tutte le altre figure senza dar loro la possibilità di emergere come personaggi. In questo anime è il protagonista a dimostrarsi un po’ troppo nell’ombra e a scomparire davanti ad altre figure come Kubo o Kenji, altra figura chiave dell’anime. Per queste introspezioni psicologiche e questo percorso formativo del protagonista, è possibile considerarlo come un “anime di formazione”.











• Tantaratantaratara macarena, tantaratantaratara macarena, eeeeeh macarena! [N.d.R.: Aaah!]
• La direzione del giornalino è tanta roba. [N.d.R.: Lo prendiamo come complimento?]
• È ricaricabile? È un kamikaze? Ti cascano le calze? O.o
• Fusi Kunfu Panda!! By 4ªG
• - Dante + Pilu.
• Ciao! [N.d.R.: Ciao!]
• Alunno 1: Perché i primi autovelox sbagliavano e registravano una vecchietta in bici ai 90 Km/h.
Alunno 2: Magari era la mamma di Pantani.
• 1ªD...tanta roba! (Diventate fan su Fb)
• Gin_occhio!!
• W Rimini Sharks Snaps. Incentiviamo il basket femminile!
• I traumi che passano in corridoio la mattina!!
• E la prima D vince anche il 2° turno della gara di lettura!
• È tanto bello l'struttore di frisbee! :D
• Perché i nostri prof. non prendono mai la febbre?
• 15.02.2011 San Foschino!!
• Nicole, sola in ultima fila, comincia a chiacchierare. Prof sbalordita:<<Con chi parli?>> Nicole:<<Con il cerchietto!>>
• La Juve batte la povera Inter 1-0!!! Mi dispiace! Forza Juve! (questa era una dedica per Luca e la Sofy!)
Siete ancora sotto, sssh!
Si ma almeno noi non abbiamo un calciatore che quando vuole fa il ballerino!
• 3 marzo Angels-Crabs. W Crabs
• Abbiamo vinto contro l'Arcerboli 3-0. Yeah!
• I love Ameba!
• Fede sei la mia vicina di banco preferita ♥
• Buccioli loves Ameba.
• Ciao Kia come stai??
• Siete tutti Sweety!
• I hope you always find a reason to smile. :D
• Wazzzzz up?
• ...No vabbhé!
• La 2ªB ha passato una nottataccia da Innominato :(
• Io non mi sembro l'Innominato nel campo “Amore&Company”
• “Ma perché deve sempre andare così?” “Boh.”
• Prof: voi conoscete Stalin. Alunno (serio): Sì Stalin e Olin!
• Pazzo lui, pazza lei, pazzi noi!
• Le tre caravelle: la Nina! la Pinta! eee la Mezza-Pinta!
• Gugnoooo! Dove è Tonio Cartnoio?
• Gugno lo dici a qualcun' altro canuto! Tonio mi ha ripreso nel fantabosco! Yeee!
• Le donne non sanno guidare! [N.d.R.: Statistiche hanno dimostrato che fanno meno incidenti degli uomini, tuttavia fanno più fatica a percepire gli spazi, quindi il parcheggio risulterà loro più faticoso]
• Robin van Persieee!
• Col proletariato unito, con la lotta senza partito, col proletariato armato el pueblo jamà sarà matado!
• Lotta dura senza paura.
• Sete di lacrime per chi ha pagato la vita sotto il muro del peccato.
• W Mart by Mart XD
• Amore ti amo! Cla +4.
• W gli scoiattoli!
• Snape+Apple= Snapple!
• Uno spray di Mario Maria Mario!
• Ma papà io voglio fare l'usciere! Bylly Ballo.
• Guantanameeeera!
• 1ªC figli di Fonzie nel core!
• Devo andare in bagno U.U
• W la Wally! *_*
• Mi piacciono i treni ._.
• W il rosa!
• Mandarini per tutti!
• ~Pink~ da Emi.
• Lipstick girc! <3
• Zia biscotta e zio biscotto.
• Hamtaro ham-ham! <3
• J'adore le mert vert!
• Ma che differenza fa?
• 'Tal vu un panen sla mortadela?' 'No, l'é fnida, a tal dag se parsot.'
• Ta dag na manarversa!
• So am I still waiting!! D:
• Due spaghetti alla bolognese!
• Mizzica! Calabria time.
• La Valeria annaffia le piante sennò si seccano! Pollice verde. Mi chiamo
Valeriiia.
• Ai em veri eppi! ;D
• Sono le tagliatelle di nonna Pina.
• Stiamo aspettando di fare il corso di recupero di matematica -.-
• C'è un tipo bello, anche se interista, in 4ªI!
• Like a true nature's child, we were born, born ti be wild. We can climb so high, I never...wanna die!
• Stay rock!
• Shock the monkey! (è una canzone xD)
• Viva me [N.d.R.: Non sono riuscita a scriverlo con le lettere in orizzontale. Mi dispiace.]
• Per fare l'albero ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole...Barbra Streisad uhuhuhuhuh.
• Ce la possiamo farcela, siamo una classe fortissimi.
• Miel pops...black pops.
• Come va il cammello dei remagi? A tutta mirra! [N.d.R.: Eletto l’annuncio più bello del 2011!]
• My grandma is on the table! Wow.
• Mio fratello simple present.
• Ciao, ciao sono ottone il camion curiosone, vuoi giocare con me?
• IªH vince la gara di lettura.
• 2ªD vs 2ªE gara dei libri...zum zum zam zam...2ªD vince!
• Vorrei darti i miei occhi per vedere ciò che non vedi.
• Una giornata in aula multimediale per montare la lavagna interattiva. Ma dove l'avete messa?

