







∗ Editoriale
∗ Mi chiamo Nicolas…
∗ On the air. Unaware.
∗ Realtà aumentata
∗ Realtà aumentata
∗ La povertà di linguaggio dei giovani
∗ La fabbrica delle notizie
∗ Italia violenta
∗ Giallo: Dignità schiacciata da telecamera
∗ Salvador Dalì
∗ Quanto sapete della vostra città?
∗ Mercatino equo-solidale
∗ Annunci
∗ Annunci
∗ Credits

Cade, non cade, cade, non cade. Non cade. Povero Governo, ultimamente avrà parecchie vertigini a causa di tutte queste cadute e risalite.
Del resto non deve essere facile governare con una maggioranza, appresa poche ore fa, di 314 su 311. Martedì 14 Dicembre, il “Corriere della sera” intitolava un articolo “Camera, i sette personaggi-chiave della sfida”, e da giorni ormai non si parla d’altro. Sfiducia al Governo, dimissioni di Berlusconi: non è più sostenibile un esempio tale di manipolazione dello Stato. Il Popolo della Libertà, dal canto suo, sostiene che il Governo funziona, e che tenta di mettere d’accordo soluzioni che possano essere approvate dall’opposizione, ma soprattutto positive per il Paese. Giornata di fuoco quella trascorsa in Parlamento Lunedì, nella quale Berlusconi e suoi eletti cercano un accordo per non far cadere il Governo. Il primo Fini, all’alba del suo nuovo partito, riferiva che l’Italia non era pronta ad andare a votare. La Lega, dalle prime scaramucce tra Berlusconi e Fini, pesta i piedi perché sia il popolo a decidere le sorti del Parlamento.
Che la Lega non abbia espresso il volere popolare? I disordini nella giornata di Martedì a Roma sono stati un chiaro segnale di una situazione che ormai sta degenerando. L’Articolo 21 della Costituzione Italiana recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“, l’Articolo 1:”La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. E’ vero che la democrazia vuole un’elezione di rappresentanti, scelti dal popolo, che governano in nome di questo, tuttavia molte decisioni possono essere prese chiedendo al popolo. A differenza di chi pratica l’assenteismo ed il menefreghismo perché definisce la politica italiana “uno schifo”, è bene notare che una fetta considerevole di popolazione altro non vuole che essere interpellata, specialmente per situazioni così importanti come la gestione del nostro Stato.
Forse la Fiducia non è da risolversi tra quattro pacche sulle spalle, un sorriso ed una cena al ristorante. Il comportamento dei nostri rappresentanti mi ha lasciato profondamente perplessa: si decidono in un giorno le sorti dell’Italia, ma sembra che non molti Parlamentari ne siano al corrente. Fini sbraita contro Berlusconi, e così Bersani, ma il resto cosa fa? Chi si mette il lucidalabbra (essenziale per il voto), chi gioca con il nuovo I-pad, chi parla al cellulare, fino alla disarmante affermazione dell’ On. Massimo Calearo: “ Deciderò all’ultimo. Io sono qui per divertirmi, tanto ormai questo Parlamento...”. Già, tanto ormai questo Parlamento è quello che deve legiferare, dal quale dipende anche il nostro futuro.
Forse a nome di molti cittadini italiani, non è proprio possibile una collaborazione di più ampio respiro? Mi riferisco alla “Destra” come alla “Sinistra”. Vorrei ricordare ai Parlamentari che mentre bisticciano per 7 voti in più o in meno, che in realtà determinano solo il cambio di poltrona da quella più lato finestra a quella più verso l’ingresso, c’è un Paese, vivo, che aspetta solo un accordo serio tra le parti, per procedere verso qualcosa di ponderato, del quale il popolo italiano possa sentirsi parte. E’ chiedere, forse, troppo?

Nicolas è un ragazzo tetraplegico, e studia nella nostra scuola. Nei corridoi non si vede spesso, perché rimane la maggior parte del tempo in una saletta adibita appositamente per lui. Ma Nicolas non vuole che questo apparente isolamento sia d’impedimento alla sua vita sociale. Nicolas vuol farsi conoscere, e far conoscere a chi non gli è vicino una realtà che, troppo spesso, viene ignorata. Questo è il proposito della 1A, di cui anche Nicolas fa parte. Sul Giornalino di Istituto (e devo aggiungere che ne sono profondamente orgogliosa) verranno infatti pubblicati una serie di articoli realizzati da Nicolas e dai suoi compagni di classe, in una sorta di “Diversamente Rubrica”, che avrà come filo conduttore proprio la vita dei diversamente abili ed i loro rapporti con la realtà a loro circostante.

Mi chiamo Nicolas, sono un ragazzo tetraplegico. Quando ero molto piccolo, avevo solo 15 giorni, ho avuto un incidente stradale che mi ha lasciato gravi conseguenze. Io sono particolare, sono diverso dagli altri perché loro fanno delle cose che io non posso fare: io non posso camminare, muovere le braccia, correre, respirare da solo, giocare con il pallone, ballare, quando sarò grande non potrò guidare. Sono triste perché non posso andare dove mi pare. Il mio sogno è quello di alzarmi in piedi e camminare!
Però io sono uguale agli altri perché parlo, rido, piango, urlo, gioco, guardo la TV, ascolto la musica, telefono...
Vado in giro, faccio viaggi, studio, leggo, scrivo, penso, dipingo, faccio le mostre, lavoro con la creta, sto con gli amici, ascolto quello che dicono, rispondo alle loro domande, racconto le mie cose.
La pittura è la mia passione; dipingo i fiori. I girasoli sono i miei fiori preferiti. Mi piace la musica, ascolto le musiche per pianoforte e violino, Ho fatto concerti con i miei amici di scuola.
Sono molto curioso e mi piace stare con i miei compagni.
QUANDO FACCIO QUESTE COSE MI DIVERTO, PIU’ VOLTE SONO CONTENTO.
Nicolas 1A

Prendo il giornale,sfoglio qualche pagina e leggo: “
Duecento coppie omosessuali si sono scambiate un ‘bacio collettivo di protesta’ nella piazza della cattedrale di Barcellona fischiando e gridando contro Papa Benedetto XVI mentre usciva dall’arcivescovado, diretto verso la Sagrada Familia”.
A questo punto un dubbio sorge spontaneo: a cosa potrebbe portare tale manifestazione?
Insomma, è questa la strada giusta per cambiare le cose? Ma soprattutto, come mai siamo portati a compiere simili gesti?
Tolleranza o intolleranza non è questo il dilemma.
Il fatto è che fin troppo facilmente siamo addomestiaddomesticati alla spettacolarizzazione di tutto ciò che ci circonda e riguarda, dimenticandoci che, a forza di esibizionismo, è la nostra stessa vita ad andare in “piazza”.
Non per nulla, d’altronde, siamo all’ undicesima edizione del Grande Fratello…
“E’ che ormai ci adagiamo passivamente sul modello che i mass media ci propinano”, potrebbe sentenziare qualcuno, ma è da casi isolati come questo che si può comprendere l’andamento reale delle cose. Per indole, infatti, siamo portati a ricercare all’esterno cause che invece risiedono nella nostra più intima natura. L’egocentrismo, intendo, che ci porta a compiere gesti eclatanti senza poi, in fondo, tendere a nessuna forma di soluzione, di ideale.
E’ così che, come ambiziosi narcisi, coperti da maschere di falsi valori ci innalziamo a paladini di una causa non ben definita cercando di raggiungere traguardi ancora meno chiari. E’ così che finiamo a lanciare castagne contro l’ingiustizia della riforma della scuola*…

che alla base di questo viscido meccanismo dei mass media c’è la nostra strisciante curiosità, ci siamo noi. Siamo proprio noi la generazione di facebook, così vanamente legati alla nostra immagine costruita ad hoc per mostrarci “al pubblico”, così inutilmente schiavi della nostra voglia di entrare, sgomitando, nella vita degli altri.

Siamo noi stessi che ci poniamo nelle condizioni di essere “in onda, senza saperlo”.
Siamo noi gli esibizionisti della finzione che vogliono essere al centro della ribalta, ma con la maschera ben fissata sul viso per celare ciò che non riteniamo degno del grande palco su cui ci costringiamo a salire quotidianamente.
Per questo la colpa è solo nostra, è per questo che facebook crea dipendenza, in televisione si infierisce sui fatti di cronaca, i reality hanno un alto audience assicurato e si scende in piazza spesso con metodi poco ortodossi o, se non altro, poco efficaci!
Si spengano, quindi, i riflettori sulla vita privata, cali il sipario sulla vita reale.
* mi riferisco agli strani strumenti di protesta utilizzati durante lo scorso sciopero contro la riforma Gelmini.
Continuiamo a lamentarci per il morboso interesse creatosi intorno al caso di Sarah Scazzi non pensando
Angelica 4C
Immaginate di…
Veder correre un dinosauro sulla vostra sedia d’ufficio, abbattere astronavi aliene sullo sfondo dei grattacieli di New York… con il vostro iPhone.
Immaginate di guardare il cielo e di sapere immediatamente che costellazione state guardando, da che stelle è formata, il loro nome, le loro caratteristiche scientifiche... O di osservare un edificio antico e vedere proiettato su di esso una rappresentazione tridimensionale di com’era nel suo passato splendore, di passeggiare per una città e ottenere costantemente ricchissime informazioni sulla propria posizione, sugli edifici che vi circondano, sugli amici che vi sono vicino, di disegnare una macchinina su un foglio e vederla mettersi in moto e schizzare via.
Fantascienza?
No.

Ma cos’è la realtà aumentata?
Si definisce Realtà Aumentata (Augmented Reality in inglese, sigla A.R.) la sovrapposizione di informazioni e/o oggetti multimediali di vario tipo all'esperienza reale di tutti i giorni. Di questa sovrapposizione ho già fatto vari esempi prima, sui quali ritornerò in seguito; per ora è meglio considerare quali dispositivi sono in grado di utilizzare questa tecnologia.

INTRATTENIMENTO DIGITALE
L’applicazione più conosciuta e diffusa della realtà auaumentata è sicuramente il 3D per l’intrattenimento: la visione tridimensionale nei cinema, nei televisori, nelle nuove console e videogiochi sta portando ad una vera e propria rivoluzione nel campo multimediale, dove sembra quasi di poter toccare con mano dinosauri, robot, alieni, con effetti speciali sempre più coinvolgenti.
MOBILE
Tuttavia, il campo dove, per ora, l’AR è applicata con maggior riuscita è quello delle applicazioni per dispositivi mobili, dove cellulari come l’IPhone o quelli dotati di sistema Android, attraverso speciali applicazioni come Layar, Wikitude, TwittARound possono unire la realtà con il social networking: per esempio, in gita sul gran canyon e inquadrando col cellulare il paesaggio posso vedere tutte le foto che sono state scattate nei dintorni, gli utenti dello stesso servizio nelle vicinanze, tutte le informazioni disponibili su quel luogo particolare... Grazie alla realtà aumentata, il mondo reale e internet si fondono insieme, creando una vera e propria rete di persone in carne ed ossa connesse tra loro.
MANIFESTAZIONI PUBBLICHE
Dispositivi in grado di utilizzare l’A.R.:
Dispositivi fissi: i Computer dotati di webcam (o recentemente di speciali occhiali 3D) sono in grado di riconoscere speciali immagini in bianco e nero chiamate ARtags e di “sostituirle” con oggetti tridimensionali.
Dispositivi mobili: per qualsiasi cellulare touch screen di ultima generazione sono disponibili particolari software in grado di fornire una visione “aumentata” della realtà
Dispositivi per l’intrattenimento: specchi in grado di fare indossare virtualmente un abito che si vuole provare, occhiali 3D, guanti VR (Virtual Reality), eccetera

Nelle rappresentazioni pubbliche l'AR riscuote sempre molto successo: un aereo che atterra in un campo da basket, una maglietta da cui salta fuori un uccellino da orologio a cucù, un foglio di cartone da cui si solleva un elicottero tridimensionale che può essere controllato da un joystick.
Per tutte queste applicazioni è necessario solo economico e comune hardware di base, ossia una telecamera e un computer, dal quale vengono elaborate e visualizzate le immagini.
Ma la realtà aumentata non è solo un "gioco": essa può e potrà anche avere funzioni pratiche, per scopi seri, ad esempio per la medicina, l'industria e la biologia. Vediamo dunque in che modo essa sta influenzando il mondo
MEDICINA
FORZE ARMATE
Simulazioni di combattimento virtuale e speciali visori AR sono già impiegati dalle forze speciali statunitensi (il Crosscom di Ghost Recon non è solo finzione). Inoltre, i cosiddetti HUD (Head Up Display) presenti negli aeroplani e negli elicotteri delle forze armate sono ottimi esempi di Realtà Aumentata.
ARTE
Come già citato negli esempi ad inizio articolo, al giorno d'oggi è possibile sovrapporre ad antichi edifici dei modelli 3D che li rappresentano per com'erano nel loro passato splendore, fornendo al pubblico una suggestiva panoramica di quello che vedevano i loro antenati. Questa tecnica è attualmente usata in Portogallo, presso il sito del Castello di Pinhel.
MARKETING
INDUSTRIA
Già da tempo la Volkswagen utilizza apparecchi AR per sovrapporre modelli tridimensionali alle macchine usate nei crash test, per valutare i danni subiti e migliorare le strutture delle loro auto. Inoltre, si stanno già studiando computer che permettono di valutare lo stato di parti dell'auto, confrontandoli con modelli 3D degli stessi in stato ottimale.
SCUOLA
Le cosiddette "lavagne elettroniche" sono esempi di realtà aumentata, in quanto permettono di usare semplici schermate del computer come lavagne vere e proprie. Con la realtà aumentata sarà (e in effetti è) possibile disegnare grafici interattivi, creare disegni in movimento, visualizzare filmati e scriverci sopra, ingrandendo particolari o facendo un confronto tra più scene; l'istruzione diverrà col tempo sempre più interattiva, diventando più semplice e stimolante per i ragazzi.
Le possibilità che l'AR fornisce al marketing sono infinite: oltre agli specchi in grado di far indossare virtualmente gli abiti che volete provare, esistono siti internet che, senza aver bisogno di andare in negozio, permettono di provare in realtà aumentata le scarpe che tanto vi piacciono, concessionari che mostrano un modellino virtuale della nuova automobile correre sul tavolo davanti a voi, e di vedere in anteprima come appare nei diversi colori degli interni e della carrozzeria.
Come potete vedere, le applicazioni per questa tecnologia sono quasi infinite: basta usare l'immaginazione e un po' ... di pazzia. Questa tecnologia è ancora in via di sviluppo, anche se glis studi progrediscono abbastanza rapidamente, e promette già tanto, forse neanche l'immaginazione può predire cosa l’AR ci renderà in grado di fare in futuro. Naturalmente, il fatto che ogni volta bisogna avere in dotazione una telecamera e uno schermo per visualizzare la realtà aumentata la rende... scomoda, ma molti stanno già lavorando ad una soluzione: oltre il "normale" approccio con occhiali muniti di schermi 3D e telecamere, diversi scienziati stanno studiando lenti a contatto speciali in grado di proiettarci nel mondo dell'AR senza troppi scomodi ausili. L'uomo, grazie ai recenti sviluppi tecnologici, sta rivoluzionando completamente il concetto di società, addirittura di umanità: il mondo sta diventando pian piano (e, a dir il vero, non senza difficoltà) un luogo in cui ogni individuo è connesso agli altri, e la conoscenza è comune a tutti; uno scenario definibile utopico, in cui la fantasia e la scienza si fondono con la realtà quotidiana. Un futuro che farebbe impazzire di gioia gli scrittori fantascientifici del XX secolo, un panorama da sogno. Un sogno che la Realtà Aumentata contribuisce a rendere vero.
Grazie all'AR e a speciali strumenti di chirurgia robotica i medici del prossimo futuro potranno "immergersi" completamente nel corpo del paziente, sperimentare sulle proprie dita la resistenza dei tessuti, leggere in speciali visori tutte le informazioni di cui hanno bisogno e visualizzare modelli tridimensionali degli organi del paziente, rendendo le operazioni più semplici, veloci e sicure, grazie anche a macchinari molto più precisi delle mani umane.
BIOLOGIA
Per gli studiosi della natura può essere molto utile, attraverso la realtà aumentata, riconoscere subito la composizione di un determinato materiale, ad esempio una roccia, il suo grado di friabilità e resistenza... oppure la specie e magari, le mutazioni di un organismo appena osservato. Si potrebbero inoltre individuare tracce invisibili all'occhio umano, come DNA, utile anche negli studi di scene del crimine.
PROGETTAZIONE
Finalmente si potranno visualizzare grafici tridimensionali e interattivi direttamente sul tavolo d'ufficio, rendendoli più comprensibili ed immediati; progettare un edificio, un nuovo autoveicolo, un innovativo apparecchio elettronico e vederlo danzare davanti ai propri occhi renderà più semplice e, in qualche modo, divertente il lavoro. Inoltre, con una dotazione di occhiali e guanti AR sarà possibile lavorare direttamente sui modelli tridimensionali.
[N.d.R] Lo scopo di questo articolo è dare informazioni sulla realtà aumentata, non spiegarne il funzionamento. Su youtube sono presenti molti video sull’argomento affrontato, quasi tutti decisamente interessanti. I risultati migliori si ottengono cercando su internet la voce “Augmented Reality”
Luca 3L, Nicola 3L
E’ oramai diventato certo il fatto che i ragazzi siano poveri a livello linguistico ed espressivo in generale: spesso esimi esperti di lingua o psicologia accusano la nuova generazione di essere incapace di comunicare in modo flessibile ed efficace. La causa maggiormente accreditata sono i social network e le chat online, in cui il linguaggio viene compresso, deformato, storpiato, privato di punteggiatura e composto con un numero limitato di termini elementari, “arricchito” spesso con parolacce e volgarità.
Quello del network è il mondo degli assoluti, il mondo del “si o del no” che non lascia spazio a dubbi, interpretazioni e riflessioni, che porta ad una mancanza di idee e prospettive personali. Tale mancanza si riflette nei modi e nei tempi verbali utilizzati dai giovani per comunicare online: sono infatti praticamente assenti i tempi del futuro,a evidenziare la mancanza di percezione dell'avvenire ed il modo congiuntivo, che esprime il dubbio a cui non è concesso esistere online. Si assentano sul web i particolari processi induttivi e deduttivi tipici della mente umana. Tutto è vero o falso, riportato in una serie meccanica di clic che aprono le pagine con le risposte, già scritte, che si cercano in quel dato momento. Questo modo di comunicare porta ad un impoverimento della memoria verbale che va poi a limitare le capacità di articolare periodi complessi.
La perdita di memoria influisce sul rapporto con il lessico: le parole perdono significato, vengono ridotte a suoni dal senso imprecisato e dall'origine sconosciuta. Viene accentuata quindi la difficoltà ad impararne di nuove: è sempre più comune la riluttanza dei giovani a raffrontarsi con la letteratura,storica o contemporanea che sia, per via del significato vuoto che essa assume. La povertà di linguaggio, l'incapacità di riflettere e dedurre porta ad una ridotta serie di argomenti e argomentazioni già di per se frivoli e privi di spessore che ben si prestano ad essere esposti con parole “menomate” e strutture sintattiche elementari.Povertà e incapacità che si manifestano anche a livello didattico: è il caso di coloro che studiano a memoria, evitando di approfondire e afferrare i concetti studiati, talvolta senza nemmeno aprire il dizionario per comprendere, se non il concetto in sé, la forma con cui esso viene esposto.
Complici della scarsità di temi sono i mezzi di informazione odierni,televisione in primis,che veicolano nel modo più rapido possibile una gran quantità di informazioni “concentrate” in poche incisive parole,suoni e immagini. Gli stacchi pubblicitari delle reti private sono un l'esempio di quanto affermato sopra: in un tempo medio di 15s, ogni pubblicità trasmette la maggior quantità possibile di informazioni, nel modo più semplice e veloce possibile, ripetuto martellando con gli stessi slogan, suoni e immagini ad intervalli di tempo regolare in una propaganda mediatica continuata per tutto il giorno. Riguardo la povertà di argomenti non rendono certo meglio i talk show ed i reality, questi ultimi in particolare sono tanto produttivi a livello di audience quanto frivoli e inutili a livello di tematiche trattate e discusse e che di sicuro danno il loro contributo allo sviluppo del linguaggio dei giovani, i quali risultano fra gli “appassionati” a questo genere di trasmissioni.
La capacità di espressione dei giovani, già di per sé intaccata, viene qundi sottoposta ad un ulteriore smembramento, del quale, tra l'altro, sono complici proprio i giovani direttamente interessati.
Concludendo,è bene dichiarare che i limiti del linguaggio sono anche i limiti della propria concezione del mondo,della cpacità di riflettere,ponderare e affrontatre le situazioni più svariate.La lingua italiana ha l'enorme pregio di mettere a disposizione di coloro che ne fanno uso un'enorme varietà di termini oltre ad una invidiabile duttilità sintattica. Ogni parola italiana ha un significato ed una storia,alcune molto recenti, derivate da dialetti o prese in prestito da lingue straniere, altre che affondano le proprie radici nell'antichità, nelle così definite “lingue morte”. La nostra lingua è la nostra storia, la nostra origine, è un male utilizzarla in un modo improprio ed è ancora peggio dimenticarla, per far subentrare un linguaggio semplice e primordiale composto da pochi suoni e forme combinati in modi altrettanto ridotti.
Sergio 2G
Citazioni dal "Corriere della sera", " La perdita dei sensi della digital generation" ( Vittorino Andreoli) del 24/11/10.
"Hai sentito l'ultima sul caso Scazzi?"
"No, raccontami..."
Potrebbe sembrare una banale conversazione tra amiche che si scambiano notizie di gossip; il punto è che si tratta di cronaca nera! Ebbene sì, al giorno d'oggi i fatti di cronaca si sono trasformati in reality show, alla stregua del blasonato "Grande Fratello". Ogni giorno la TV, internet e i giornali ci propinano ad ogni ora informazioni e aggiornamenti sugli sviluppi dell'ultimo caso di cronaca, in una estenuante "gara all'ultima notizia" che sembra non finire mai. Per fare un esempio, non si può non citare il caso Scazzi, l'ultimo passato agli onori della cronaca: è da mesi che tutti i massmedia ne parlano senza tregua. È asfissiante vedere l'accanimento irriverente con cui alcuni giornalisti, spesso senza pudore, si introducono violentemente nelle vite delle persone coinvolte: ogni giorno si può appurare una diversa versione dei fatti, e ogni minima variazione diventa il più clamoroso degli scoop.
Le notizie vengono distorte, ingigantite, addirittura cambiate, per scatenare le reazioni della gente e aumentare l'audience. Mi chiedo: perché è così necessario infierire sulla vita privata e "assediare" la famiglia della vittima dopo che ha subito un tale trauma? Mi ha lasciato di stucco il fatto che il ritrovamento del cadavere di Sarah sia stato comunicato in diretta ai familiari, costretti a rimanere muti davanti al loro dolore, perché le telecamere continuavano a riprenderli. Davanti a una notizia del genere sarebbe stato più opportuno interrompere la diretta e lasciare che la famiglia vivesse il lutto in riservatezza, ma a quel punto, non ci sarebbe stato più nulla di interessante da vedere. Martoriare una famiglia afflitta dal dolore fa audience, non è vero?
Posso ricordare altri casi, diventati clamorosi a causa dell'azione incessante dei mass-media, e finiti poi “nel dimenticatoio”: l'omicidio di Chiara Poggi può essere un altro esempio lampante di ossessione morbosa dei giornalisti, tant'è che inizialmente il clamore durò diversi mesi, per poi essere ripreso solo sporadicamente; un altro fatto che mi colpì e che fu trattato da tutti i mass-media fu la strage di Erba: i coniugi Olindo e Rosa assassinarono gran parte della famiglia dei vicini da cui scampò solo il padre.
Questi e tanti altri fatti, indubbiamente tragici e riprovevoli, sono stati purtroppo sfruttati dai mezzi di comunicazione a scopo di guadagno, seguendo il triste decorso che è ormai diventato tipico dei gravi casi di cronaca. Dopo che viene diramata la funesta notizia di un omicidio, il peggio deve ancora venire; si apre la “caccia” allo scoop più recente o all’approfondimento più completo. Tutti i quotidiani, TV, internet, si rincorrono e trattano la notizia a dismisura, cercando quasi di carpirsi a vicenda le informazioni; qualsiasi programma televisivo o radiofonico, che tratti abitualmente di cronaca o meno, inizia ad affrontare il fatto e a invitare gli ospiti più disparati (i cosiddetti “opinionisti”), criminologi, familiari, che avanzano le loro idee e supposizioni. Inoltre i giornalisti corrono ad “assediare” la Avetrana o la Garlasco di turno, trasformate dalle infinite telecamere nei set dell’ultimo reality, intervistando gli abitanti, gli amici della vittima o, addirittura, appostandosi davanti alle case degli interessati. I riflettori si spostano dall’omicidio, alle indagini, agli interrogatori, al processo e alla prigione: sembra ormai che la vittima muoia nuovamente giorno per giorno, finché non accade un’altra tragedia e la storia ricomincia.
Al “bombardamento mediatico” ci siamo abituati tutti, ma in ognuno può suscitare reazioni diverse: c’è chi non se ne cura, magari per prin-
cipio, chi vorrebbe qualcosa di più conciso e affidabile e chi, invece, segue tutto nei minimi dettagli, non perdendosi una “puntata”. Sono proprio questi ultimi “appassionati” che talvolta arrivano a diventare grotteschi: mi ha non poco sconcertato sapere che sono stati organizzati tour guidati ad Avetrana, ormai famosa a tal punto da essere diventata una meta turistica! Mi ha poi irritato sentire al telegiornale la giornalista dire:«Per tutti gli approfondimenti sul caso Scazzi collegatevi al nostro sito…». È un omicidio, non un evento sportivo!
Io penso che questo sistema perverso, volto esclusivamente al guadagno, debba assolutamente cambiare. L’offerta di una così vasta gamma di informazioni, infatti, non è affatto volta ad aiutare a comprendere meglio gli avvenimenti, ma solo a tenere le persone davanti al televisore mandando, tra un approfondimento e l’altro, decine di spot pubblicitari che fanno guadagnare le emittenti televisive o, nel caso dei quotidiani, inducendo all’acquisto giorno per giorno. Trovo inutile la miriade di programmi e approfondimenti che non portano a nulla, se non a congetture fondate solo su supposizioni, o le decine di giornalisti appostati ad Avetrana che non solo ledono la privacy dei familiari della vittima, ma rendono anche più complicate tutte le operazioni: sarebbe bene cambiare a favore di una maggiore sintesi, chiarezza e soprattutto verità delle notizie che ci vengono propinate. Questo porterebbe anche a ridimensionare lo spazio dato a ogni notizia, in modo che il “caso” del momento non faccia passare in secondo piano fatti altrettanto importanti, quali possono essere quelli di politica, società, ma, addirittura, altre notizie di cronaca. Spero, insomma, che la gente si renda conto che le tragedie vanno considerate e rispettate come tali, non come futili pettegolezzi.
Alessandro
2G
Negli ultimi mesi, in Italia, sono stati diversi gli episodi di violenza riscontrati durante le manifestazioni pubbliche (quali scioperi, partite di calcio ecc. ecc.), tanto da guadagnarci la prima pagina del noto quotidiano americano “New York Times”. Notando l’incremento di questo fenomeno sorge spontaneo porsi una domanda: è necessario arrivare a tanto?
Origini del fenomeno
Sempre più spesso, in televisione, si sente parlare di comportamenti violenti in ogni contesto. L’origine della violenza è precedente all’uomo: da quando esistono animali che per sopravvivere si nutrono di altri animali, esiste la violenza. Ma se quella violenza animale può essere giustificata dall’istinto di sopravvivenza, all’interno della società umana non può valere la stessa giustificazione. Da millenni la violenza viene sfruttata per aumentare il proprio potere e la propria influenza su un gruppo di individui, opprure mossi da vendetta personale. Questi comportamenti animaleschi non trovano giustificazione in una società civile, democratica e razionale qual è la nostra, almeno in teoria, visto che in pratica si sente sempre più spesso parlare di episodi violenti.
Tuttavia, sebbene molte volte tali espressioni violente siano senza alcun movente, esistono molti altri casi in cui tale comportamento viene scatenato da repressioni culturali, morali, fisiche. In questi casi la violenza pare l’unica soluzione per far valere i propri diritti. Ciò, naturalmente, è estremamente sbagliato, ma purtroppo il senno umano ha un limite, e quando non si riesce a far valere le proprie argomentazioni con le parole, istintivamente si passa alla violenza, che diventa la soluzione più immediata e semplice per “averla vinta”, passando però, inesorabilmente, dalla parte del torto, qualsiasi sia il contesto.
La violenza e la guerra
Quante guerre sono scritte sui libri di storia? Quanti morti esse hanno causato? La violenza nella storia è ben diffusa e celata, perché è diverso leggere di certe cose su un libro scolastico piuttosto che vederle con i propri occhi. Penso che se avessimo veramente visto gli orrori che molti conflitti hanno causato e le conseguenze ai danni delle popolazioni coinvolte in essi, la nostra coscienza sarebbe estremamente più sensibile. Carestie, pestilenze, morti di fame e di stenti sono spesso causate dalle crisi portate, appunto, dalle guerre. Senza contare i morti sul campo. Non ce ne rendiamo conto, forse, che la nostra storia è sempre stata tinta di rosso sangue. Anche oggi in tutto il globo si stanno combattendo decine di guerre, eppure nessuno pare accorgersene. Si è troppo impegnati a seguire programmi come il Grande Fratello o Amici o X Factor e tutti gli altri. Ed anche se ci sforza di seguire i telegiornali, molte di queste guerre o vengono censurate (guerra Islam – America), o vengono prese sottogamba (guerra tra Nord Corea e Sud Corea), o addirittura totalmente ignorate (varie guerre in Africa).
L’uomo, sono convinto, se messo al corrente di determinati fatti e di tutte le questioni potrebbe creare un futuro migliore non solo per se stesso e per l’intero pianeta.
La violenza e le manifestazioni pubbliche: perchè tanto scalpore?
Nella nostra era (dell’ignoranza), accade spesso che molti fatti di
secondo piano vengano gonfiati fino a scoppiare solo per coprirne altri più rilevanti, per dare a questi ultimi un’apparente minore importanza. E’ quello che sta avvenendo con le manifestazioni pubbliche (scioperi, cortei). Soprattutto nell’ultimo periodo, a causa della protesta sulla riforma Gelmini, migliaia di studenti in tutta Italia sono scesi in piazza a protestare contro quello che loro ritengono una privazione dei diritti scolastici. Nei telegiornali non si parla d’altro, se non di quattrocento teste calde che hanno occupato il piazzale di fronte al senato. Secondo alcuni, occupare il senato può essere interpretato come tentativo di colpo di stato, e per questo la polizia poteva reprimere i disordini in maniera istantanea usando, a norma di legge, la violenza, visto che tali manifestanti hanno compiuto il reato non solo di colpo di stato, ma anche di violenza verso la Repubblica.
E’ però vero che si è dato anche fin troppo spazio a quei quattrocento studenti che hanno protestato sotto la sede del senato, ma sono passati completamente in secondo piano altri centomila ragazzi che hanno protestato pacificamente e civilmente in ogni piazza d’Italia. I primi hanno fatto passare così la totalità degli studenti italiani come un gruppo di ribelli facinorosi che non esitano ad attaccare la nazione. Bell’immagine che i telegiornali hanno dato di noi studenti.
La violenza negli stadi: il fenomeno dell’Italia
Un altro fenomeno che sta occupando colonne di giornali, intere trasmissione televisive e radiofoniche è quello della violenza negli stadi. Il primo fenomeno di questi avviene in Inghilterra verso gli anni cinquanta dello scorso secolo, con le dispute fra le varie bande di hooligans. In circa vent’anni il governo inglese è riuscito a fermare questo fenomeno, ma non ha fermato tuttavia completamente questa corrente di brutalità che cominciò a riversarsi in tutti i campionati del mondo, e che trova comunque in Italia uno dei migliori terreni dove coltivare questo fenomeno, che tutt’oggi è praticato in tutti gli stadi dai cosiddetti “Ultras”. Da un paio di decenni ormai questo fenomeno imperversa negli stadi italiani, ma più si va avanti più pare irriparabile: come mai il governo italiano non riesce a porre un rimendio efficace a tale problematica sebbene c’è l’abbia fatta l’Inghilterra in minor tempo? Ormai nemmeno le partite della nazionale (che simboleggiano la fratellanza non solo tra tutti gli Italiani, ma tra tutti gli sportivi del mondo) sono più garanzia di ordine e sicurezza tra i tifosi, ma esse vengono manipolate e sfruttate a scopo politico (Italia-Serbia del 12 Ottobre 2010, in cui un centinaio di Ultras serbi (comandati da Ivan “il terribile” Bogdanov) hanno messo in ginocchio quasi un centinaio di poliziotti a colpi di kalashnikov e fumogeni ).
L’insensatezza della violenza
Dopo aver analizzato i vari episodi (più o meno recenti), si può ribadire quanto l’atto violento in sè sia insensato e controproducente. Quello che la maggior parte della gente non sa è che esistono altri modi per far valere i propri diritti in modo civile e adeguato ad una società come la nostra (lettere ai parlamentari, giurisdizione). Non è assolutamente sensato, tantomeno giusto, ricorrere alla violenza.









