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2° numero

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∗ Editoriale

∗ Mi chiamo Nicolas…

∗ On the air. Unaware.

∗ Realtà aumentata

∗ Realtà aumentata

∗ La povertà di linguaggio dei giovani

∗ La fabbrica delle notizie

∗ Italia violenta

∗ Giallo: Dignità schiacciata da telecamera

∗ Salvador Dalì

∗ Quanto sapete della vostra città?

∗ Mercatino equo-solidale

∗ Annunci

∗ Annunci

∗ Credits

Cade, non cade, cade, non cade. Non cade. Povero Governo, ultimamente avrà parecchie vertigini a causa di tutte queste cadute e risalite.

Del resto non deve essere facile governare con una maggioranza, appresa poche ore fa, di 314 su 311. Martedì 14 Dicembre, il “Corriere della sera” intitolava un articolo “Camera, i sette personaggi-chiave della sfida”, e da giorni ormai non si parla d’altro. Sfiducia al Governo, dimissioni di Berlusconi: non è più sostenibile un esempio tale di manipolazione dello Stato. Il Popolo della Libertà, dal canto suo, sostiene che il Governo funziona, e che tenta di mettere d’accordo soluzioni che possano essere approvate dall’opposizione, ma soprattutto positive per il Paese. Giornata di fuoco quella trascorsa in Parlamento Lunedì, nella quale Berlusconi e suoi eletti cercano un accordo per non far cadere il Governo. Il primo Fini, all’alba del suo nuovo partito, riferiva che l’Italia non era pronta ad andare a votare. La Lega, dalle prime scaramucce tra Berlusconi e Fini, pesta i piedi perché sia il popolo a decidere le sorti del Parlamento.

Che la Lega non abbia espresso il volere popolare? I disordini nella giornata di Martedì a Roma sono stati un chiaro segnale di una situazione che ormai sta degenerando. L’Articolo 21 della Costituzione Italiana recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“, l’Articolo 1:”La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. E’ vero che la democrazia vuole un’elezione di rappresentanti, scelti dal popolo, che governano in nome di questo, tuttavia molte decisioni possono essere prese chiedendo al popolo. A differenza di chi pratica l’assenteismo ed il menefreghismo perché definisce la politica italiana “uno schifo”, è bene notare che una fetta considerevole di popolazione altro non vuole che essere interpellata, specialmente per situazioni così importanti come la gestione del nostro Stato.

Forse la Fiducia non è da risolversi tra quattro pacche sulle spalle, un sorriso ed una cena al ristorante. Il comportamento dei nostri rappresentanti mi ha lasciato profondamente perplessa: si decidono in un giorno le sorti dell’Italia, ma sembra che non molti Parlamentari ne siano al corrente. Fini sbraita contro Berlusconi, e così Bersani, ma il resto cosa fa? Chi si mette il lucidalabbra (essenziale per il voto), chi gioca con il nuovo I-pad, chi parla al cellulare, fino alla disarmante affermazione dell’ On. Massimo Calearo: “ Deciderò all’ultimo. Io sono qui per divertirmi, tanto ormai questo Parlamento...”. Già, tanto ormai questo Parlamento è quello che deve legiferare, dal quale dipende anche il nostro futuro.

Forse a nome di molti cittadini italiani, non è proprio possibile una collaborazione di più ampio respiro? Mi riferisco alla “Destra” come alla “Sinistra”. Vorrei ricordare ai Parlamentari che mentre bisticciano per 7 voti in più o in meno, che in realtà determinano solo il cambio di poltrona da quella più lato finestra a quella più verso l’ingresso, c’è un Paese, vivo, che aspetta solo un accordo serio tra le parti, per procedere verso qualcosa di ponderato, del quale il popolo italiano possa sentirsi parte. E’ chiedere, forse, troppo?

Angelica 5C

Nicolas è un ragazzo tetraplegico, e studia nella nostra scuola. Nei corridoi non si vede spesso, perché rimane la maggior parte del tempo in una saletta adibita appositamente per lui. Ma Nicolas non vuole che questo apparente isolamento sia d’impedimento alla sua vita sociale. Nicolas vuol farsi conoscere, e far conoscere a chi non gli è vicino una realtà che, troppo spesso, viene ignorata. Questo è il proposito della 1A, di cui anche Nicolas fa parte. Sul Giornalino di Istituto (e devo aggiungere che ne sono profondamente orgogliosa) verranno infatti pubblicati una serie di articoli realizzati da Nicolas e dai suoi compagni di classe, in una sorta di “Diversamente Rubrica”, che avrà come filo conduttore proprio la vita dei diversamente abili ed i loro rapporti con la realtà a loro circostante.

Mi chiamo Nicolas, sono un ragazzo tetraplegico. Quando ero molto piccolo, avevo solo 15 giorni, ho avuto un incidente stradale che mi ha lasciato gravi conseguenze. Io sono particolare, sono diverso dagli altri perché loro fanno delle cose che io non posso fare: io non posso camminare, muovere le braccia, correre, respirare da solo, giocare con il pallone, ballare, quando sarò grande non potrò guidare. Sono triste perché non posso andare dove mi pare. Il mio sogno è quello di alzarmi in piedi e camminare!

Però io sono uguale agli altri perché parlo, rido, piango, urlo, gioco, guardo la TV, ascolto la musica, telefono...

Vado in giro, faccio viaggi, studio, leggo, scrivo, penso, dipingo, faccio le mostre, lavoro con la creta, sto con gli amici, ascolto quello che dicono, rispondo alle loro domande, racconto le mie cose.

La pittura è la mia passione; dipingo i fiori. I girasoli sono i miei fiori preferiti. Mi piace la musica, ascolto le musiche per pianoforte e violino, Ho fatto concerti con i miei amici di scuola.

Sono molto curioso e mi piace stare con i miei compagni.

QUANDO FACCIO QUESTE COSE MI DIVERTO, PIU’ VOLTE SONO CONTENTO.

Nicolas 1A

Prendo il giornale,sfoglio qualche pagina e leggo: “

Duecento coppie omosessuali si sono scambiate un ‘bacio collettivo di protesta’ nella piazza della cattedrale di Barcellona fischiando e gridando contro Papa Benedetto XVI mentre usciva dall’arcivescovado, diretto verso la Sagrada Familia”.

A questo punto un dubbio sorge spontaneo: a cosa potrebbe portare tale manifestazione?

Insomma, è questa la strada giusta per cambiare le cose? Ma soprattutto, come mai siamo portati a compiere simili gesti?

Tolleranza o intolleranza non è questo il dilemma.

Il fatto è che fin troppo facilmente siamo addomestiaddomesticati alla spettacolarizzazione di tutto ciò che ci circonda e riguarda, dimenticandoci che, a forza di esibizionismo, è la nostra stessa vita ad andare in “piazza”.

Non per nulla, d’altronde, siamo all’ undicesima edizione del Grande Fratello…

“E’ che ormai ci adagiamo passivamente sul modello che i mass media ci propinano”, potrebbe sentenziare qualcuno, ma è da casi isolati come questo che si può comprendere l’andamento reale delle cose. Per indole, infatti, siamo portati a ricercare all’esterno cause che invece risiedono nella nostra più intima natura. L’egocentrismo, intendo, che ci porta a compiere gesti eclatanti senza poi, in fondo, tendere a nessuna forma di soluzione, di ideale.

E’ così che, come ambiziosi narcisi, coperti da maschere di falsi valori ci innalziamo a paladini di una causa non ben definita cercando di raggiungere traguardi ancora meno chiari. E’ così che finiamo a lanciare castagne contro l’ingiustizia della riforma della scuola*…

che alla base di questo viscido meccanismo dei mass media c’è la nostra strisciante curiosità, ci siamo noi. Siamo proprio noi la generazione di facebook, così vanamente legati alla nostra immagine costruita ad hoc per mostrarci “al pubblico”, così inutilmente schiavi della nostra voglia di entrare, sgomitando, nella vita degli altri.

Siamo noi stessi che ci poniamo nelle condizioni di essere “in onda, senza saperlo”.

Siamo noi gli esibizionisti della finzione che vogliono essere al centro della ribalta, ma con la maschera ben fissata sul viso per celare ciò che non riteniamo degno del grande palco su cui ci costringiamo a salire quotidianamente.

Per questo la colpa è solo nostra, è per questo che facebook crea dipendenza, in televisione si infierisce sui fatti di cronaca, i reality hanno un alto audience assicurato e si scende in piazza spesso con metodi poco ortodossi o, se non altro, poco efficaci!

Si spengano, quindi, i riflettori sulla vita privata, cali il sipario sulla vita reale.

* mi riferisco agli strani strumenti di protesta utilizzati durante lo scorso sciopero contro la riforma Gelmini.

Continuiamo a lamentarci per il morboso interesse creatosi intorno al caso di Sarah Scazzi non pensando

Angelica 4C

Immaginate di…

Veder correre un dinosauro sulla vostra sedia d’ufficio, abbattere astronavi aliene sullo sfondo dei grattacieli di New York… con il vostro iPhone.

Immaginate di guardare il cielo e di sapere immediatamente che costellazione state guardando, da che stelle è formata, il loro nome, le loro caratteristiche scientifiche... O di osservare un edificio antico e vedere proiettato su di esso una rappresentazione tridimensionale di com’era nel suo passato splendore, di passeggiare per una città e ottenere costantemente ricchissime informazioni sulla propria posizione, sugli edifici che vi circondano, sugli amici che vi sono vicino, di disegnare una macchinina su un foglio e vederla mettersi in moto e schizzare via.

Fantascienza?

No.

Ma cos’è la realtà aumentata?

Si definisce Realtà Aumentata (Augmented Reality in inglese, sigla A.R.) la sovrapposizione di informazioni e/o oggetti multimediali di vario tipo all'esperienza reale di tutti i giorni. Di questa sovrapposizione ho già fatto vari esempi prima, sui quali ritornerò in seguito; per ora è meglio considerare quali dispositivi sono in grado di utilizzare questa tecnologia.

INTRATTENIMENTO DIGITALE

L’applicazione più conosciuta e diffusa della realtà auaumentata è sicuramente il 3D per l’intrattenimento: la visione tridimensionale nei cinema, nei televisori, nelle nuove console e videogiochi sta portando ad una vera e propria rivoluzione nel campo multimediale, dove sembra quasi di poter toccare con mano dinosauri, robot, alieni, con effetti speciali sempre più coinvolgenti.

MOBILE

Tuttavia, il campo dove, per ora, l’AR è applicata con maggior riuscita è quello delle applicazioni per dispositivi mobili, dove cellulari come l’IPhone o quelli dotati di sistema Android, attraverso speciali applicazioni come Layar, Wikitude, TwittARound possono unire la realtà con il social networking: per esempio, in gita sul gran canyon e inquadrando col cellulare il paesaggio posso vedere tutte le foto che sono state scattate nei dintorni, gli utenti dello stesso servizio nelle vicinanze, tutte le informazioni disponibili su quel luogo particolare... Grazie alla realtà aumentata, il mondo reale e internet si fondono insieme, creando una vera e propria rete di persone in carne ed ossa connesse tra loro.

MANIFESTAZIONI PUBBLICHE

Dispositivi in grado di utilizzare l’A.R.:

Dispositivi fissi: i Computer dotati di webcam (o recentemente di speciali occhiali 3D) sono in grado di riconoscere speciali immagini in bianco e nero chiamate ARtags e di “sostituirle” con oggetti tridimensionali.

Dispositivi mobili: per qualsiasi cellulare touch screen di ultima generazione sono disponibili particolari software in grado di fornire una visione “aumentata” della realtà

Dispositivi per l’intrattenimento: specchi in grado di fare indossare virtualmente un abito che si vuole provare, occhiali 3D, guanti VR (Virtual Reality), eccetera

Nelle rappresentazioni pubbliche l'AR riscuote sempre molto successo: un aereo che atterra in un campo da basket, una maglietta da cui salta fuori un uccellino da orologio a cucù, un foglio di cartone da cui si solleva un elicottero tridimensionale che può essere controllato da un joystick.

Per tutte queste applicazioni è necessario solo economico e comune hardware di base, ossia una telecamera e un computer, dal quale vengono elaborate e visualizzate le immagini.

Il mondo virtuale a portata di mano, in un batter d’occhio

Ma la realtà aumentata non è solo un "gioco": essa può e potrà anche avere funzioni pratiche, per scopi seri, ad esempio per la medicina, l'industria e la biologia. Vediamo dunque in che modo essa sta influenzando il mondo

MEDICINA

FORZE ARMATE

Simulazioni di combattimento virtuale e speciali visori AR sono già impiegati dalle forze speciali statunitensi (il Crosscom di Ghost Recon non è solo finzione). Inoltre, i cosiddetti HUD (Head Up Display) presenti negli aeroplani e negli elicotteri delle forze armate sono ottimi esempi di Realtà Aumentata.

ARTE

Come già citato negli esempi ad inizio articolo, al giorno d'oggi è possibile sovrapporre ad antichi edifici dei modelli 3D che li rappresentano per com'erano nel loro passato splendore, fornendo al pubblico una suggestiva panoramica di quello che vedevano i loro antenati. Questa tecnica è attualmente usata in Portogallo, presso il sito del Castello di Pinhel.

MARKETING

INDUSTRIA

Già da tempo la Volkswagen utilizza apparecchi AR per sovrapporre modelli tridimensionali alle macchine usate nei crash test, per valutare i danni subiti e migliorare le strutture delle loro auto. Inoltre, si stanno già studiando computer che permettono di valutare lo stato di parti dell'auto, confrontandoli con modelli 3D degli stessi in stato ottimale.

SCUOLA

Le cosiddette "lavagne elettroniche" sono esempi di realtà aumentata, in quanto permettono di usare semplici schermate del computer come lavagne vere e proprie. Con la realtà aumentata sarà (e in effetti è) possibile disegnare grafici interattivi, creare disegni in movimento, visualizzare filmati e scriverci sopra, ingrandendo particolari o facendo un confronto tra più scene; l'istruzione diverrà col tempo sempre più interattiva, diventando più semplice e stimolante per i ragazzi.

Le possibilità che l'AR fornisce al marketing sono infinite: oltre agli specchi in grado di far indossare virtualmente gli abiti che volete provare, esistono siti internet che, senza aver bisogno di andare in negozio, permettono di provare in realtà aumentata le scarpe che tanto vi piacciono, concessionari che mostrano un modellino virtuale della nuova automobile correre sul tavolo davanti a voi, e di vedere in anteprima come appare nei diversi colori degli interni e della carrozzeria.

Come potete vedere, le applicazioni per questa tecnologia sono quasi infinite: basta usare l'immaginazione e un po' ... di pazzia. Questa tecnologia è ancora in via di sviluppo, anche se glis studi progrediscono abbastanza rapidamente, e promette già tanto, forse neanche l'immaginazione può predire cosa l’AR ci renderà in grado di fare in futuro. Naturalmente, il fatto che ogni volta bisogna avere in dotazione una telecamera e uno schermo per visualizzare la realtà aumentata la rende... scomoda, ma molti stanno già lavorando ad una soluzione: oltre il "normale" approccio con occhiali muniti di schermi 3D e telecamere, diversi scienziati stanno studiando lenti a contatto speciali in grado di proiettarci nel mondo dell'AR senza troppi scomodi ausili. L'uomo, grazie ai recenti sviluppi tecnologici, sta rivoluzionando completamente il concetto di società, addirittura di umanità: il mondo sta diventando pian piano (e, a dir il vero, non senza difficoltà) un luogo in cui ogni individuo è connesso agli altri, e la conoscenza è comune a tutti; uno scenario definibile utopico, in cui la fantasia e la scienza si fondono con la realtà quotidiana. Un futuro che farebbe impazzire di gioia gli scrittori fantascientifici del XX secolo, un panorama da sogno. Un sogno che la Realtà Aumentata contribuisce a rendere vero.

Grazie all'AR e a speciali strumenti di chirurgia robotica i medici del prossimo futuro potranno "immergersi" completamente nel corpo del paziente, sperimentare sulle proprie dita la resistenza dei tessuti, leggere in speciali visori tutte le informazioni di cui hanno bisogno e visualizzare modelli tridimensionali degli organi del paziente, rendendo le operazioni più semplici, veloci e sicure, grazie anche a macchinari molto più precisi delle mani umane.

BIOLOGIA

Per gli studiosi della natura può essere molto utile, attraverso la realtà aumentata, riconoscere subito la composizione di un determinato materiale, ad esempio una roccia, il suo grado di friabilità e resistenza... oppure la specie e magari, le mutazioni di un organismo appena osservato. Si potrebbero inoltre individuare tracce invisibili all'occhio umano, come DNA, utile anche negli studi di scene del crimine.

PROGETTAZIONE

Finalmente si potranno visualizzare grafici tridimensionali e interattivi direttamente sul tavolo d'ufficio, rendendoli più comprensibili ed immediati; progettare un edificio, un nuovo autoveicolo, un innovativo apparecchio elettronico e vederlo danzare davanti ai propri occhi renderà più semplice e, in qualche modo, divertente il lavoro. Inoltre, con una dotazione di occhiali e guanti AR sarà possibile lavorare direttamente sui modelli tridimensionali.

[N.d.R] Lo scopo di questo articolo è dare informazioni sulla realtà aumentata, non spiegarne il funzionamento. Su youtube sono presenti molti video sull’argomento affrontato, quasi tutti decisamente interessanti. I risultati migliori si ottengono cercando su internet la voce “Augmented Reality”

Luca 3L, Nicola 3L

E’ oramai diventato certo il fatto che i ragazzi siano poveri a livello linguistico ed espressivo in generale: spesso esimi esperti di lingua o psicologia accusano la nuova generazione di essere incapace di comunicare in modo flessibile ed efficace. La causa maggiormente accreditata sono i social network e le chat online, in cui il linguaggio viene compresso, deformato, storpiato, privato di punteggiatura e composto con un numero limitato di termini elementari, “arricchito” spesso con parolacce e volgarità.

Quello del network è il mondo degli assoluti, il mondo del “si o del no” che non lascia spazio a dubbi, interpretazioni e riflessioni, che porta ad una mancanza di idee e prospettive personali. Tale mancanza si riflette nei modi e nei tempi verbali utilizzati dai giovani per comunicare online: sono infatti praticamente assenti i tempi del futuro,a evidenziare la mancanza di percezione dell'avvenire ed il modo congiuntivo, che esprime il dubbio a cui non è concesso esistere online. Si assentano sul web i particolari processi induttivi e deduttivi tipici della mente umana. Tutto è vero o falso, riportato in una serie meccanica di clic che aprono le pagine con le risposte, già scritte, che si cercano in quel dato momento. Questo modo di comunicare porta ad un impoverimento della memoria verbale che va poi a limitare le capacità di articolare periodi complessi.

La perdita di memoria influisce sul rapporto con il lessico: le parole perdono significato, vengono ridotte a suoni dal senso imprecisato e dall'origine sconosciuta. Viene accentuata quindi la difficoltà ad impararne di nuove: è sempre più comune la riluttanza dei giovani a raffrontarsi con la letteratura,storica o contemporanea che sia, per via del significato vuoto che essa assume. La povertà di linguaggio, l'incapacità di riflettere e dedurre porta ad una ridotta serie di argomenti e argomentazioni già di per se frivoli e privi di spessore che ben si prestano ad essere esposti con parole “menomate” e strutture sintattiche elementari.Povertà e incapacità che si manifestano anche a livello didattico: è il caso di coloro che studiano a memoria, evitando di approfondire e afferrare i concetti studiati, talvolta senza nemmeno aprire il dizionario per comprendere, se non il concetto in sé, la forma con cui esso viene esposto.

Complici della scarsità di temi sono i mezzi di informazione odierni,televisione in primis,che veicolano nel modo più rapido possibile una gran quantità di informazioni “concentrate” in poche incisive parole,suoni e immagini. Gli stacchi pubblicitari delle reti private sono un l'esempio di quanto affermato sopra: in un tempo medio di 15s, ogni pubblicità trasmette la maggior quantità possibile di informazioni, nel modo più semplice e veloce possibile, ripetuto martellando con gli stessi slogan, suoni e immagini ad intervalli di tempo regolare in una propaganda mediatica continuata per tutto il giorno. Riguardo la povertà di argomenti non rendono certo meglio i talk show ed i reality, questi ultimi in particolare sono tanto produttivi a livello di audience quanto frivoli e inutili a livello di tematiche trattate e discusse e che di sicuro danno il loro contributo allo sviluppo del linguaggio dei giovani, i quali risultano fra gli “appassionati” a questo genere di trasmissioni.

La capacità di espressione dei giovani, già di per sé intaccata, viene qundi sottoposta ad un ulteriore smembramento, del quale, tra l'altro, sono complici proprio i giovani direttamente interessati.

Concludendo,è bene dichiarare che i limiti del linguaggio sono anche i limiti della propria concezione del mondo,della cpacità di riflettere,ponderare e affrontatre le situazioni più svariate.La lingua italiana ha l'enorme pregio di mettere a disposizione di coloro che ne fanno uso un'enorme varietà di termini oltre ad una invidiabile duttilità sintattica. Ogni parola italiana ha un significato ed una storia,alcune molto recenti, derivate da dialetti o prese in prestito da lingue straniere, altre che affondano le proprie radici nell'antichità, nelle così definite “lingue morte”. La nostra lingua è la nostra storia, la nostra origine, è un male utilizzarla in un modo improprio ed è ancora peggio dimenticarla, per far subentrare un linguaggio semplice e primordiale composto da pochi suoni e forme combinati in modi altrettanto ridotti.

Sergio 2G

Citazioni dal "Corriere della sera", " La perdita dei sensi della digital generation" ( Vittorino Andreoli) del 24/11/10.

"Hai sentito l'ultima sul caso Scazzi?"

"No, raccontami..."

Potrebbe sembrare una banale conversazione tra amiche che si scambiano notizie di gossip; il punto è che si tratta di cronaca nera! Ebbene sì, al giorno d'oggi i fatti di cronaca si sono trasformati in reality show, alla stregua del blasonato "Grande Fratello". Ogni giorno la TV, internet e i giornali ci propinano ad ogni ora informazioni e aggiornamenti sugli sviluppi dell'ultimo caso di cronaca, in una estenuante "gara all'ultima notizia" che sembra non finire mai. Per fare un esempio, non si può non citare il caso Scazzi, l'ultimo passato agli onori della cronaca: è da mesi che tutti i massmedia ne parlano senza tregua. È asfissiante vedere l'accanimento irriverente con cui alcuni giornalisti, spesso senza pudore, si introducono violentemente nelle vite delle persone coinvolte: ogni giorno si può appurare una diversa versione dei fatti, e ogni minima variazione diventa il più clamoroso degli scoop.

Le notizie vengono distorte, ingigantite, addirittura cambiate, per scatenare le reazioni della gente e aumentare l'audience. Mi chiedo: perché è così necessario infierire sulla vita privata e "assediare" la famiglia della vittima dopo che ha subito un tale trauma? Mi ha lasciato di stucco il fatto che il ritrovamento del cadavere di Sarah sia stato comunicato in diretta ai familiari, costretti a rimanere muti davanti al loro dolore, perché le telecamere continuavano a riprenderli. Davanti a una notizia del genere sarebbe stato più opportuno interrompere la diretta e lasciare che la famiglia vivesse il lutto in riservatezza, ma a quel punto, non ci sarebbe stato più nulla di interessante da vedere. Martoriare una famiglia afflitta dal dolore fa audience, non è vero?

Posso ricordare altri casi, diventati clamorosi a causa dell'azione incessante dei mass-media, e finiti poi “nel dimenticatoio”: l'omicidio di Chiara Poggi può essere un altro esempio lampante di ossessione morbosa dei giornalisti, tant'è che inizialmente il clamore durò diversi mesi, per poi essere ripreso solo sporadicamente; un altro fatto che mi colpì e che fu trattato da tutti i mass-media fu la strage di Erba: i coniugi Olindo e Rosa assassinarono gran parte della famiglia dei vicini da cui scampò solo il padre.

Questi e tanti altri fatti, indubbiamente tragici e riprovevoli, sono stati purtroppo sfruttati dai mezzi di comunicazione a scopo di guadagno, seguendo il triste decorso che è ormai diventato tipico dei gravi casi di cronaca. Dopo che viene diramata la funesta notizia di un omicidio, il peggio deve ancora venire; si apre la “caccia” allo scoop più recente o all’approfondimento più completo. Tutti i quotidiani, TV, internet, si rincorrono e trattano la notizia a dismisura, cercando quasi di carpirsi a vicenda le informazioni; qualsiasi programma televisivo o radiofonico, che tratti abitualmente di cronaca o meno, inizia ad affrontare il fatto e a invitare gli ospiti più disparati (i cosiddetti “opinionisti”), criminologi, familiari, che avanzano le loro idee e supposizioni. Inoltre i giornalisti corrono ad “assediare” la Avetrana o la Garlasco di turno, trasformate dalle infinite telecamere nei set dell’ultimo reality, intervistando gli abitanti, gli amici della vittima o, addirittura, appostandosi davanti alle case degli interessati. I riflettori si spostano dall’omicidio, alle indagini, agli interrogatori, al processo e alla prigione: sembra ormai che la vittima muoia nuovamente giorno per giorno, finché non accade un’altra tragedia e la storia ricomincia.

Al “bombardamento mediatico” ci siamo abituati tutti, ma in ognuno può suscitare reazioni diverse: c’è chi non se ne cura, magari per prin-

cipio, chi vorrebbe qualcosa di più conciso e affidabile e chi, invece, segue tutto nei minimi dettagli, non perdendosi una “puntata”. Sono proprio questi ultimi “appassionati” che talvolta arrivano a diventare grotteschi: mi ha non poco sconcertato sapere che sono stati organizzati tour guidati ad Avetrana, ormai famosa a tal punto da essere diventata una meta turistica! Mi ha poi irritato sentire al telegiornale la giornalista dire:«Per tutti gli approfondimenti sul caso Scazzi collegatevi al nostro sito…». È un omicidio, non un evento sportivo!

Io penso che questo sistema perverso, volto esclusivamente al guadagno, debba assolutamente cambiare. L’offerta di una così vasta gamma di informazioni, infatti, non è affatto volta ad aiutare a comprendere meglio gli avvenimenti, ma solo a tenere le persone davanti al televisore mandando, tra un approfondimento e l’altro, decine di spot pubblicitari che fanno guadagnare le emittenti televisive o, nel caso dei quotidiani, inducendo all’acquisto giorno per giorno. Trovo inutile la miriade di programmi e approfondimenti che non portano a nulla, se non a congetture fondate solo su supposizioni, o le decine di giornalisti appostati ad Avetrana che non solo ledono la privacy dei familiari della vittima, ma rendono anche più complicate tutte le operazioni: sarebbe bene cambiare a favore di una maggiore sintesi, chiarezza e soprattutto verità delle notizie che ci vengono propinate. Questo porterebbe anche a ridimensionare lo spazio dato a ogni notizia, in modo che il “caso” del momento non faccia passare in secondo piano fatti altrettanto importanti, quali possono essere quelli di politica, società, ma, addirittura, altre notizie di cronaca. Spero, insomma, che la gente si renda conto che le tragedie vanno considerate e rispettate come tali, non come futili pettegolezzi.

2G

Negli ultimi mesi, in Italia, sono stati diversi gli episodi di violenza riscontrati durante le manifestazioni pubbliche (quali scioperi, partite di calcio ecc. ecc.), tanto da guadagnarci la prima pagina del noto quotidiano americano “New York Times”. Notando l’incremento di questo fenomeno sorge spontaneo porsi una domanda: è necessario arrivare a tanto?

Origini del fenomeno

Sempre più spesso, in televisione, si sente parlare di comportamenti violenti in ogni contesto. L’origine della violenza è precedente all’uomo: da quando esistono animali che per sopravvivere si nutrono di altri animali, esiste la violenza. Ma se quella violenza animale può essere giustificata dall’istinto di sopravvivenza, all’interno della società umana non può valere la stessa giustificazione. Da millenni la violenza viene sfruttata per aumentare il proprio potere e la propria influenza su un gruppo di individui, opprure mossi da vendetta personale. Questi comportamenti animaleschi non trovano giustificazione in una società civile, democratica e razionale qual è la nostra, almeno in teoria, visto che in pratica si sente sempre più spesso parlare di episodi violenti.

Tuttavia, sebbene molte volte tali espressioni violente siano senza alcun movente, esistono molti altri casi in cui tale comportamento viene scatenato da repressioni culturali, morali, fisiche. In questi casi la violenza pare l’unica soluzione per far valere i propri diritti. Ciò, naturalmente, è estremamente sbagliato, ma purtroppo il senno umano ha un limite, e quando non si riesce a far valere le proprie argomentazioni con le parole, istintivamente si passa alla violenza, che diventa la soluzione più immediata e semplice per “averla vinta”, passando però, inesorabilmente, dalla parte del torto, qualsiasi sia il contesto.

La violenza e la guerra

Quante guerre sono scritte sui libri di storia? Quanti morti esse hanno causato? La violenza nella storia è ben diffusa e celata, perché è diverso leggere di certe cose su un libro scolastico piuttosto che vederle con i propri occhi. Penso che se avessimo veramente visto gli orrori che molti conflitti hanno causato e le conseguenze ai danni delle popolazioni coinvolte in essi, la nostra coscienza sarebbe estremamente più sensibile. Carestie, pestilenze, morti di fame e di stenti sono spesso causate dalle crisi portate, appunto, dalle guerre. Senza contare i morti sul campo. Non ce ne rendiamo conto, forse, che la nostra storia è sempre stata tinta di rosso sangue. Anche oggi in tutto il globo si stanno combattendo decine di guerre, eppure nessuno pare accorgersene. Si è troppo impegnati a seguire programmi come il Grande Fratello o Amici o X Factor e tutti gli altri. Ed anche se ci sforza di seguire i telegiornali, molte di queste guerre o vengono censurate (guerra Islam – America), o vengono prese sottogamba (guerra tra Nord Corea e Sud Corea), o addirittura totalmente ignorate (varie guerre in Africa).

L’uomo, sono convinto, se messo al corrente di determinati fatti e di tutte le questioni potrebbe creare un futuro migliore non solo per se stesso e per l’intero pianeta.

La violenza e le manifestazioni pubbliche: perchè tanto scalpore?

Nella nostra era (dell’ignoranza), accade spesso che molti fatti di

secondo piano vengano gonfiati fino a scoppiare solo per coprirne altri più rilevanti, per dare a questi ultimi un’apparente minore importanza. E’ quello che sta avvenendo con le manifestazioni pubbliche (scioperi, cortei). Soprattutto nell’ultimo periodo, a causa della protesta sulla riforma Gelmini, migliaia di studenti in tutta Italia sono scesi in piazza a protestare contro quello che loro ritengono una privazione dei diritti scolastici. Nei telegiornali non si parla d’altro, se non di quattrocento teste calde che hanno occupato il piazzale di fronte al senato. Secondo alcuni, occupare il senato può essere interpretato come tentativo di colpo di stato, e per questo la polizia poteva reprimere i disordini in maniera istantanea usando, a norma di legge, la violenza, visto che tali manifestanti hanno compiuto il reato non solo di colpo di stato, ma anche di violenza verso la Repubblica.

E’ però vero che si è dato anche fin troppo spazio a quei quattrocento studenti che hanno protestato sotto la sede del senato, ma sono passati completamente in secondo piano altri centomila ragazzi che hanno protestato pacificamente e civilmente in ogni piazza d’Italia. I primi hanno fatto passare così la totalità degli studenti italiani come un gruppo di ribelli facinorosi che non esitano ad attaccare la nazione. Bell’immagine che i telegiornali hanno dato di noi studenti.

La violenza negli stadi: il fenomeno dell’Italia

Un altro fenomeno che sta occupando colonne di giornali, intere trasmissione televisive e radiofoniche è quello della violenza negli stadi. Il primo fenomeno di questi avviene in Inghilterra verso gli anni cinquanta dello scorso secolo, con le dispute fra le varie bande di hooligans. In circa vent’anni il governo inglese è riuscito a fermare questo fenomeno, ma non ha fermato tuttavia completamente questa corrente di brutalità che cominciò a riversarsi in tutti i campionati del mondo, e che trova comunque in Italia uno dei migliori terreni dove coltivare questo fenomeno, che tutt’oggi è praticato in tutti gli stadi dai cosiddetti “Ultras”. Da un paio di decenni ormai questo fenomeno imperversa negli stadi italiani, ma più si va avanti più pare irriparabile: come mai il governo italiano non riesce a porre un rimendio efficace a tale problematica sebbene c’è l’abbia fatta l’Inghilterra in minor tempo? Ormai nemmeno le partite della nazionale (che simboleggiano la fratellanza non solo tra tutti gli Italiani, ma tra tutti gli sportivi del mondo) sono più garanzia di ordine e sicurezza tra i tifosi, ma esse vengono manipolate e sfruttate a scopo politico (Italia-Serbia del 12 Ottobre 2010, in cui un centinaio di Ultras serbi (comandati da Ivan “il terribile” Bogdanov) hanno messo in ginocchio quasi un centinaio di poliziotti a colpi di kalashnikov e fumogeni ).

L’insensatezza della violenza

Dopo aver analizzato i vari episodi (più o meno recenti), si può ribadire quanto l’atto violento in sè sia insensato e controproducente. Quello che la maggior parte della gente non sa è che esistono altri modi per far valere i propri diritti in modo civile e adeguato ad una società come la nostra (lettere ai parlamentari, giurisdizione). Non è assolutamente sensato, tantomeno giusto, ricorrere alla violenza.

Giallo: Dignità schiacciata da telecamera

26 agosto 2010, Taranto, Avetrana: Sarah Scazzi, 15 anni, viene assassinata. La giovagiovane e povera Sarah, amante di Avril Lavigne, con i suoi trucchi, i suoi vestiti da donna, le scarpe con i tacchi, i diari segreti da adolescente e una vita davanti.

Ma questo, in quanti non lo sanno? Magari non per personale interesse, ma credo che chiunque abbia un televisore in casa ne avrà sentito parlare almeno una volta. Una brutta vicenda: l'orribile omicidio; la povera vittima, giovane, angelica e indifesa; l'assassino, lo zio posseduto dal demonio; il "Garage degli orrori", dove avviene il misfatto; il pozzo, dove il corpo viene ritrovato. Sembrano il riassunto schematizzato di un film, e perché non renderlo tale? Magari un appariscente commissario in erba, dal volto squadrato, che mosso dal suo senso civico e umanistico sbatte i pugni sulla scrivania urlando -Chi ha potuto farlo! Era solo una ragazzina!- e tra un’indagine e l'altra vive la sua sofferenza assieme alla famiglia della vittima, innamorandosi della sorella della stessa vittima. Non credo di essere così immorale, anche perché al giorno d'oggi sono i moralismi a non essere etici. Credo che la gente, quando viene messa a confronto con la morte attraverso i media, affronti il discorso in modo ipocrita. Perché, se invece io ironizzo, sono considerato una persona dai pochi valori, magari proprio da coloro che questi valori li infrangono? Ad Avetrana, giorni dopo l'omicidio, dopo un po' di rigonfiamenti da tv e giornali, si scatena il fenomeno del "turismo dell'orrore". Gruppi di ragazzi e addirittura famiglie, si affollano davanti alla casa, davanti al garage e vengono intervistati, da un giornalista di Mediaset: -Siamo venuti qui a vedere, perché raccontato in tivù non sembra nemmeno vero…Poi arrivi qui e scopri che tutto è come si vede, ed esiste veramente. Allora, ti fai una foto per farla vedere agli amici quando torni a casa.-

E questo sdegno viene giustamente criticato. Criticato, però, soprattutto da coloro che ne fanno una storia da raccontare, un film, ne esagerano ogni minimo particolare,

prima ci condizionano, poi ci istruiscono pure al "corretto" modo di pensare, perché sono loro i primi ad avere voce in capitolo, i primi a parlarne. Le indagini della procura, affiancate dalle inchieste di "Chi l'ha visto" il plastico della casa dell'omicidio da "Porta a porta" e gli infiniti pianti e dibattiti con Barbara d'Urso e così Sarah Scazzi viene assassinata e stuprata un'altra volta, dalla buonista compassione del palinsesto televisivo e dall'ingenuo e accecato pubblico che crede che per dare valore ad una persona, una persona che è morta, occorra metterla in croce per l'eternità, di fronte ai ricercatori dello scoop, alla folla eccitata e ai genitori in lacrime ripresi dalle telecamere e dai microfoni:

-Le manca sua figlia?- -Cosa prova in questo momento?-

Domande del genere sembrano quasi finte, uno scherzo, come dire ad una donna che sua figlia è morta in un'intervista in tv, quando ancora sperava fosse lì da qualche parte, la realtà sbattuta in faccia davanti al resto del mondo visione, come tra l'altro è successo. E poi ad esempio, un altro triste "scherzo", il Tg 5, che annunciava, quando i 33 minatori cileni, intrappolati sotto terra, iniziavano ad uscire dopo più di 2 mesi che erano rimasti intrappolati sotto terra:

-La felice conclusione ci consente di fare un insospettabile parallelismo molto meno drammatico[...] capita di assistere ad un evento toccante e inedito, come la liberazione di minatori cileni e avere la sensazione di averlo già visto, urla, risate, abbracci, è la gioia del ritorno alla vita e quell'uscita spettacolare riporta alla mente quella, certo meno drammatica e volontaria dei concorrenti del Grande Fratello...-

E in tutto ciò viene persa di vista la persona per quell'essere umano che è, circondata appunto da tutto quel crogiolo di informazioni e perde identità.

Sembra che la televisione non perda mai la voglia di fare gossip, anche nelle situazioni più tragiche, indagando sui retroscena del delitto come nei dietro le quinte di attori e divi:

-Sara si contendeva un ragazzo con la cugina?- e i suoi diari personali vengono venduti a panorama e chissà a quale prezzo. Tutto ciò è di sicuro una conseguenza dell'esibizionismo e il bisogno di diventare celebrità. Pare che il fratello della vittima abbia contattato il mecenate dello spettacolo Lele Mora, dichiarando: -Ho sempre desiderato lavorare nello spettacolo-; come il sopravvissuto di Erba, Azouz Marzouk, che dopo la strage, era diventato un Vip, dai pianti in telecamera alla macchina sportiva.

Ma quali sono le principali ragioni di tutto ciò?

Una risposta viene praticamente scontata. Il business. Magari fosse solo perché nessuno si rende conto che sbaglia. Il fine è ancora quello. Un altro motivo sicuramente meno diffuso è che le televisioni sono logorroiche su alcuni temi per parlare meno di altri, probabilmente più importanti, come la situazione politica e la crisi economica, che le istituzioni preferiscono evitare.

Ad ogni modo dobbiamo cercare di non farci condizionare, ma l'andare sul posto a vedere se un qualunque fatto che viene raccontato è vero, esiste, è così, come principio è la cosa giusta da fare. Vedere per credere; scoprire per credere. E ora speriamo bene per Yara, la piccola Yara tutto casa, pallavolo e scuola, e speriamo che almeno qualcuno si ricordi che anche lei è un essere umano, prima di tutto. Paz 3A

Salvador Felipe Jacinto Dalì nasce a Figueres, Cat Catalogna, nel maggio del 1904 e si rivela da subito un vero e proprio bambino prodigio: a soli sei anni dipinge la sua prima opera d’arte e tiene la sua prima esposizione nel teatro della città natale appena 14enne. Nel 1921 si iscrive all’Accademia di belle arti di Madrid dalla quale viene espulso due volte per il suo carattere ribelle e la sua costante critica nei confronti dei professori. Proprio all’Accademia fa la cono-scenza del regista Luis Buñuel e il poeta Federico Garcìa Parigi, nel 1927, di Pablo Picasso dal quale rimane molto colpito, definendolo un vero e proprio

dell’arte”.

Nell’estate del ’29, incuriosi-ti dalla sua crescente fama, si recano a fargli visita i pittori Magritte, Eluard e sua moglie Gala dalla quale Dalì rimane rapito e che diventerà in seguito sua moglie nonché musa ispiratrice e custode del suo precario equilibrio mentale ed emotivo e vengono dipinti da questo momento in poi quelli che verranno considerati i suoi capolavori. Nello stesso anno entrò a far parte della compagine surrealista di Breton. Grazie alle numerose mostre a Parigi, New York e Londra arriva per lui la consacrazione artistica e proprio in questo periodo si sviluppa il suo metodo “paranoico-critico” che, assieme allo scandalo creato dal quadro "L'enigma di Guglielmo Tell", lo porta all’espulsione dal gruppo dei surrealisti nel 1936. Nel 1940 si trasferisce a New York dove risiede per più di otto anni ed ha modo di esporre le sue opere al Museum of Modern Art insieme a Mirò e di contribuire, con il disegno delle scene, al film ‘Io ti salverò’ Di Hitchcock. Rientrato in Europa prosegue l’attività scenografica per il cinema collaborando con Visconti e organizza diverse esposizioni a Parigi, Roma, Venezia e Londra fino all’importante mostra a Madrid e Barcellona del 1983, un anno dopo la morte di Gala, e quella del 1987 al Guggenheim Museum. Salvador Dalì muore due anni dopo per un attacco di cuore, mentre sta ascoltando il suo disco preferito, Tristano e Isotta di Wagner. In rispetto alle sue volontà viene sepolto nella cripta del Teatro-Museo Dalí a Figueres. Nel suo testamento lascia allo Stato spagnolo tutte le opere e le sue proprietà.

LA PITTURA

Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.”, è così che il Surrealismo venne definito dagli stessi creatori. Nonostante Dalì sia conosciuto come uno dei principali esponenti di questo movimento, nella sua pittura si riscontrano peculiarità, simbolismi e temi ricorrenti del tutto innovativi grazie ai quali è possibile dividere in fasi la sua arte.

1904-1928

Nel primo periodo della sua pittura affrontò, anche solo per gioco, molte correnti artistiche del momento: impressionismo, puntinismo, futurismo, cubismo (omaggiando Picasso) riuscendo brillantemente in ognuna di esse. Ciò che però lo interessava realmente era il classicismo dove la pennellata precisa e la scelta di colori freddi formavano una composizione nitida, pulita in cui la figura veniva posta al centro. Nel periodo di adesione al cubismo le sue opere perdettero la componente realista e fotografica che avevano avuto fino ad allora e iniziarono ad accostarsi a una percezione trasfigurata della realtà.

1929-1936

Le sue costruzioni mentali, dall’incontro con Gala, riescono a concretizzarsi sulla tela, ricche di dettagli visivi e simbolici e, pur non avendo ancora frequentato i surrealisti, lascia sempre più libertà al proprio essere. Significativa fu la conferenza del 1925 con Luis Aragon sulla fondamentale importanza del sogno della fantasia e dell’immaginazione creativa nell’arte infatti i concetti quivi esposti rimasero fondamentali per Dalì. Il Surrealismo era per lui l’occasione per far emergere il suo inconscio, secondo quel principio dell’automatismo psichico teorizzato da Breton al quale diede anche un nome preciso: metodo paranoico-critico. Le immagini che Dalì fissa sulla tela nascono dall’agitarsi del suo inconscio (paranoia) e riescono a prendere forma grazie a un processo di razionalizzazione (momento critico). La tecnica a cui si rifà è quella del Rinascimento italiano, dal quale riprende solo la nitidezza del disegno e le scale cromatiche, non l’equilibrio formale e nemmeno la complessità di meccanismi che rimandano infatti per artificiosità al Barocco.

1397-1948

Mentre in Spagna imperversava la guerra Dalì si recò a Roma e a Firenze per riscoprire il mondo rinascimentale che iniziò a fare parte delle sue opere, interpretato secondo il metodo paranoico-critico. Riprende, da Leonardo e Arcimboldi in particolare, la tecnica della prospettiva e della anamorfosi, per cui un oggetto viene dipinto con una prospettiva diversa e che lo rende riconoscibile solo da una determinata angolazione, con l’intenzione di evidenziare la percezione multiforme della realtà e stimolare il sistema di percezione visivo. Nel 1938 conobbe Freud che dopo la pubblicazione de “L’interpretazione dei sogni” era considerato essenziale per il surrealismo in quanto aveva messo in luce l’area della psiche in cui nasce l’immaginazione e la libera associazione della mente e aveva evidenziato il complicato rapporto dell’individuo, non più in grado di gestire il suo Io, con il suo subconscio.

1949-1962

La bomba atomica del 1945 aveva aperto a Dalì un nuovo interesse per la fisica nucleare e per il misticismo, già sperimentato in alcuni quadri nel periodo trascorso a New York. Ogni singolo elemento della composizione pittorica è sospeso nello spazio, come un frammento scomposto di un unico insieme in seguito a un’esplosione, alludendo anche alle forze di attrazione e di repulsione all’interno dell’atomo.

1963-1989

Nel constatare le ambiguità della sua persona e le sue contrastanti tendenze (realtà-immaginazione, anarchiaconservatorismo, agnosticismo-cattolicesimo) Dalì riuscì a rintracciare la loro origine e risalì alla morte del fratello, avvenuta prima delle sua nascita e che portava il suo stesso nome. A causa di questo gesto Dalì si considerò sempre morto ancor prima di diventare cosciente della sua stessa vita e a causa di ciò aveva

come unica immagine del suo corpo quella di un corpo in putrefazione, molle e divorato dai vermi. In questo periodo di riflessione sul significato della vita e dell’arte non mancò un’ennesima considerazione sulla pittura tradizionale per opporre resistenza alle nuove correnti che anteponevano la creatività e l’idea all’abilità tecnica, viste come forme di pigrizia più che di genio da parte del pittore. In questa ultima fase la scienza si combina con la metafisica, la tradizione artistica con le tecniche d’avanguardia, la sovrapposizione d’immagini e la percezione tridimensionale della figura.

Dal 22 settembre 2010 al 30 gennaio 2011 Dalì ritorna a Milano, dopo la mostra personale che si svolse nell’ottobre del 1945 a Palazzo Reale. Nella mostra, curata da Vincenzo Trione, viene approfondito il rapporto tra l’artista spagnolo e il paesaggio, tema poco conosciuto ma che offre spunti di riflessione in merito al suo rapporto con la pittura rinascimentale italiana, il surrealismo, la religione e la metafisica.

Oltre ai numerosi quadri, fotografie e disegni dell’autore è possibile vedere il cortometraggio “Destino” girato assieme a Walt Disney tra il 1945 e il 1946, completato nel 2003 grazie ai disegni conservati negli studi Disney e mai proiettato prima in Italia

4L

Federica

La costruzione originaria del teatro comunacomunale a noi noto come “Teatro Galli” iniziò nel 1843 ad opera dell’architetto Poletti ,venne inaugurato con alcune modifiche rispetto al progetto originario nel 1857 e dedicato a Vittorio Emanuele II. Durante la seconda guerra mondiale, precisamente dall’anno 1943,venne quasi completamente distrutto dai bombardamenti,e dopo gli svariati saccheggi e demolizioni successive l’unica parte a rimanere “integra” fu il foyer. Negli anni ‘80 si aprì una discussione, che anche se per motivi differenti ancora oggi non si è esaurita, a proposito della ricostruzione del teatro e più precisamente se fosse più opportuno ricostruirlo nella sua struttura originaria oppure rinnovarlo completamente. Negli anni ‘90 venne approvato un progetto a firma dell’architetto Natalini che presentava un teatro nuovo. A questa decisione si opposero miglia di riminesi che reputavano vergognoso distruggere un pezzo portante della storia di Rimini; perciò il progetto venne bloccato.

L’amministrazione attuale (2006-2011) ha proposto un altro progetto che garantirebbe la ricostruzione del teatro in maniera fedele all’originario, con le necessarie modifiche richieste dai tempi moderni. Ovviamente anche su questo progetto vi sono innumerevoli proteste a proposito dei più svariati motivi. Uno di questi è per il fatto che l’amministrazione , per motivi prevalentemente economici, una volta ricostruito il Teatro Galli ,pensa di dismettere il Teatro Novelli; a questo cittadini e forze politiche si oppongono poiché reputano che la città di Rimini debba avere due teatri.

Non ci resta quindi che augurarci che questa ricostruzione non sia ulteriormente ostacolata e possa procedere al più presto.

PEDONALIZZAZIONE DEL PONTE DI TIBERIO

La sua costruzione iniziò nel 14 d.C. sotto il regno di Augusto e terminò nel 21 d.C. sotto il regno di Tiberio.

Il “ponte di Tiberio” è uno dei simboli della nostra città, e dopo quasi 2000 anni è ancora percorso dalla viabilità cittadina, segno della grande abilità edile del popolo romano.

Fu l’unico ponte ad attraversare il Marecchia a rimanere integro durante i bombardamenti nella seconda guerra mondiale ,sebbene gli altri fossero di ben più recente costruzione.

Così dopo quasi 2000 anni di “servizio” si pensa di mandare in meritato pensionamento il ponte e pedonalizzarlo. Per poter mettere in atto questo provvedimento, la principale possibilità valutata consiste nel costruire un tunnel parallelo al ponte di Tiberio che colleghi il Borgo San Giuliano al centro storico, pur salvaguardando l’impatto ambientale, e costruito con materiali di nuova generazione per assicurare l’abbattimento delle polveri sottili.

La fattibilità del progetto è stata garantita lo scorso 26 ottobre e se appaltato potrebbe essere concluso nel 2014.

Cosa sapete del mercato equo e solidale?

Siamo cittadini del mondo, e in quanto tali dobbiamo cercare di incentivare il commercio senza frontiere, ovvero il commercio aperto anche ai popoli più poveri. In quanto consumatori dovremmo scegliere di mettere nel nostro carrello della spesa prodotti non di marca, ma di ottima qualità, e con un vantaggio: esiste una ragionevole certezza che i soldi ricavati dalla vendita vadano direttamente al produttore, senza passare per le mani delle multinazionali. Il commercio equo e solidale è un parternship commerciale fondato sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali e garantendo diritti dei produttori e dei lavoratori marginalizzati. In Italia il commercio equo e solidale è diffuso tramite il CTM (ovvero il “Consorzio Trade Market”), che sensibilizza gli scambi economici fondati sulla giustizia (tra le tante ricordiamo Pacha Mama).

Punti fondamentali del mercato equo e solidale: un prezzo adeguato delle merci ai costi reali di produzione, al costo della vita, al valore delle materie prime; rapporti diretti e

continuativi: fiducia e rispetto reciproci nello scambio econo- mico in amicizia e solidarietà; prefinanziamento degli ordini: pagare prima in mo- do da facilitare i produttori nell'acquisto delle materie prime; promozione della coltivazione biologica: perché la terra ci è data in prestito dai no- stri figli; tutela dei diritti dei minori e delle donne: promuo- vere l'emancipazione e la giusti- zia in pari dignità per tutte e per tutti.

I nostri obiettivi:

Comprando i pro-

dotti del commercio equo e soli- dale dichiariamo apertamente da che parte stiamo: sosteniamo i piccoli produttori del Sud del mondo e un sistema agricolo globale fatto di con- tadini proprietari delle loro terre, do- tati di mezzi per coltivare in armonia con l'ambiente e in grado di provvede- re alla propria alimentazione e deci- dere in autonomia cosa produrre. Quello che vorremo

fare in vista dei mercatini è sensibiliz- zare le classi prime del liceo su que- sta realtà e per tanto inviteremo anche un docente di economia, Dott. Maurizio Mussoni. Sconfiggere la fame è possibile, ed è una responsabilità che compete ad ognuno di noi. Tu puoi orientare il mercato, insieme possiamo ridurre il numero di persone a cui è negato il diritto al cibo.

Quindi ti aspettiamo davanti l'aula magna i giorni 14 e 16 dicembre dalle ore 8 alle ore 18 per i tradizionali mercatini collegati al CTM.

Il gruppo del volontariato

Il Natale è alle porte, ma nonostante questo, c’è chi ha nostalgia di quella buonissima macedonia che tanto ricorda l’estate. E’ il caso della 2B, che ispirata dal famosissimo Pablo Neruda, ha deciso di scrivere delle Odi... Proprio alla macedonia!

Odas a la macedonia

Los chicos un dìa

decidieron hacer una sangria, pero al no tener vino

cambiaron de idea para la viesta del vecino.

La macedonia de fruta era la idea justa.

Pero solo con plàtano, manzana y pera la barriga mas fruta espera,

y por esa razòn las madres de las chicas golosas compraron en la tienda muchas cosas..

Naranja, uva y kiwi en la cantidad industrial la macedonia tuvo un exito excepcional.

[Beatrice Malatesta]

Ode alla macedonia

Dei ragazzi un giorno decisero di fare una sangria,

però non avendo del vino combiarono idea per la festa del vicino.

La macedonia di frutta era l'idea giusta.

Però non solo con con banane, mele e pere la pancia più frutti chiede, e per questa ragione le madri delle ragazze golose comprarono al negozio molte cose..

Arance, uva e kiwi in quantità industriale

la macedonia prese un esito eccezionale.

En la ensalada de frutas

hay platanos, manzanaz y fresas.

Si eres timido parece un platano, porque tienes una barrera..

Pero frutas como la pera son para las personas contigo mas buenas.

Si quiero tu amor

te doy un melocotòn..

Pero si tu comes el limòn quiere decir que te han toro el corazòn.

Asì la fruta es como la vida

si la comes es muy divertida!

[Matteo Bacchini]

Nell'insalata di frutta

ci sono banane, mele e fragole.

Se sei timido sembri una banana, perchè hai una barriera..

Però frutti come la pera

sono per le persone

con te più buone.

Se voglio il tuo amore

ti dono una pesca..

Però se tu mangi un limone

vuol dire che ti hanno spezzato il cuore.

Così la frutta è come la vita

se la mangi è molto divertente!

Traduzioni a cura di Angela 3C e Sofia 4C

• Accendete i termosifoni! =s fa freddo! Non siamo eschimesi! <-- io vivo in un igloo xD

• Luca ti vogliobbene!*-*

• Anch’io Fràà!

• Quest’anno niente regali di natale!!

• Ho fatto l’albero di natale!

• Auguri [N.d.R grazie! (:]

• Ciao!---> ciao :D

• 6h fino alle 14 e’ davvero da spararsi!!

• Ele…oooook

• Ohohohoh… Merry Christmas!

• La 4D ha un albero di natale con le palline blu!

• L’Elena si e’ rotta un dito!! Dopo lunghe sofferte riflessioni sono arrivata alla conclusione che non ho più voglia di andare a scuola.

• La fra concorda U_U

• VOGLIO TORNARE IN AUSTRALIA! E la fra mi accompagna J

• E l’Ele viene con me al Luccacomix *.*

• Anna 8D

• Depa ti devo dire una cosa… DHAAA!

• Io amo più della mia vita la vero!

• E’ 1 CARAMELLA

• Pe <3 PASTI PASTIIIIIIIIIIIIIIIIIII <3

• GIORGI HA ROTTO LA PORTA!!!! ora e’ dal preside ,ahah(filo,ge 3i)

• BILLY!

• Azaba

• CIAO CALABBRIAA!!!

• MUMU SUPER CREMOSO EVVAI!

• PIO-PIO

• Zaghini+ il suo amichetto frontale= <3(prova a cancellarlo ora :D)

• PE <3 PASTI PASTIIIIIIIIIIIIIIIII <3

• Accidentaccio che fa rima con carraccio.

• A' piz è sembre kit buona!!

• commé bel comm é bel qual segn o'quagliarell!!

• 10…l'inter e i polaretti hanno stretto amicizia!!

• il n.27… alla Suve c'è Krasic, al Palermo Pastore, al Milan

Boateng, e all'inter..Pandev!! xD

• La potente armata della 3ªE ha finalmente sconfitto il terribile mostro dei sotterranei della scuola: ragazzi siete liberi! Per chi non credesse all'impresa rendiamo ufficiale l'invito ad ammirare i resti del mostro nella nostra aula, oggi esposti al pubblico.

• Negli annunci personali io ci metterei "due uova" (Y) [N.d.R.: ]

• No ma dai… ma dove siamo? Dimmi dove… ma dove siamo eh?

• No cioè.. ma, ma, ma…ma dove siamo? Eh burle!

• El pajaritoooo! <3

• La 3ªC è a corto di idee.

• Chuck Norris è l'unico che riesce a piallare gli assi del triangolo.

• Chuck Norris è l'unico che riesce a mettere a piombo una retta.

• Chuck Norris è l'unico che riesce a fare la raccolta differenziata nel cestino di Windows.

• Mio marito è figgo *_* <3

• Sarco Vurioni è un gran figgo!! Yeah and fuco!<3

• Felice natalino = Merry Christmans

• Quello sopra è un figgono. by Yle =D

• W il 140.

• Ne vodka, ne martini.. ubriachi di chietini.

• A Nicola, il miglior scroccone di spianata al mondo. xD

• Viva Gesù!

• Potere vero! -Onno-

• Sono un fungo wakuwary.

• U_U Perché domani (8/12/10) stiamo a casa? Così salto l'ora di ginnastica con il tipo bello * -*

• Dopo 16 lunghi anni qualcuno ha dato retta alla Ka ♥

• Che rosene!! Iscrivetevi al gruppo: "Che rosene rock band<!!

• I am soul man!! xD

• Amore, buon compleanno scoiattolo mio. Finalmente 17! Era ora! Mancavo poco e sarei passata per pervertita! Ti amo!

• Anna e Giuli vi amo. ♥ B. ♥

• Nicolò ti odio. :O

• Noi facciamo brutto :O

• La classe 2ª I si dissocia dall'esaltata che ha scritto il commento precedente.

• ♥Ciao, pace a amore. ♥Anna

• Come si trova la diagonale della lavagna?

• Solo noi abbiamo 5 verifiche a settimana! Che bello essere masochisti :D

• Quando? Come? Dove? Perché? Chi? Che cosa? Quanto? In che modo?

• Siamo tutti niubbi!

• Sei uno spiffo.

• Sentitevi Borgogna!

• Mishka i love you!

• =)

• Jack + Sara = <3 = “love u so much”

• Forza Stella

• Gambe è stato qui

• Ciao Francy! <3

• Nicole ciao!

• Russia <3

• Nichy e Ale <3 :D

• Bolshoi Ballet!

• I Krivolpe

• Io amo l’Alessia Carrano ma sposerò la Sara Tenti! =C Sara <3

• Scommessa Carrans!

• Sara 1 – Carrans 0 :P

• Carrans, sara e ery siete stupende – sofy

• Don’t worry about a thing ‘cause every little thing gonna be all right. Chiav

• Pata tì, Pata tà, Pata snella come te XD

• Dep il nostro Bublè si sposa :C

• Baccolino Paperino!

• Saro ti amo by dilo

• We all live in a yellow submarine yellow submarine yellow submarine

• 1°L! Bel <3 6 <3

• Alice sei uno splendore <3

• Pennella, il ragazzo dalla vita “complicata”

• 1°L!! <3

• W il lavavetri

• Ho perso il giuco

• Ombra giugiusto

• Abbau = Pesce Ciabao = Newero (scriveteci)

• Biagini:

• ‘Avete fatto caso che con le luci spente sembriamo tutti più belli?’

• Alunno:’E se non c’e in biblioteca?’

• Prof:’la cerchi come un cane da tartufo!

• ’La prossima volta interrogo solo in storia’

• Alunno: ‘ma prof 5 ore?

• ‘sisi così se vado in galera ci vado felice!’

• FILIPPI: La velocità è come le scatole cinesi, quindi l'accelerazione è a= 4πr²/ T².

• Alunna(di origine cinese): Eh?

• FILIPPI: Come, tu non capisci le scatole cinesi?

• Filippi: Tornate a dormire!

• Alunno: Prof. posso andare in bagno?

• Filippi: Dopo hai un'interrogazione?

• Alunno: No!

• Filippi: Quando avrai un'altra interrogazione?

• Alunno: Lunedì.

• Filippi: Allora vacci di lunedì!

• Filippi: Chi va in montagna non mangia le lasagne!

• Filippi: La forza scaletta!

• Alunno: Prof., quanto mi ha dato?

• Filippi: zero.

• Alunno: Davvero?

• Filippi: No, dai. Ti ho dato 1.

• MASINI:

• Masini: Non dovete fare come i pasticcieri, che per fare una torta usano la farina, il latte, le uova…

• Alunni: 2 uova, 2 uova. 2 uova, 2 uova! [N.d.R.: Colorado docet!]

• Masini: Io conosco cose che voi umani non potete immaginare!

• Masini: 12 e 5…. DICIASSEI!

• MONOPOLI:

• Monopoli: Se faccio una ruota e la ruota non tiene il peso, non sono un bottaio: sono un cretino!

• Monopoli: C'è gente che ancora deve consegnare la prima tavola, che comincia a puzzare di cadavere!

• FABIANI:

• (Parlando degli uomini primitivi)

• Fabiani(A gran voce): All'inizio gli uomini primitivi facevano << UH UH UH!!!>>.

• Fabiani: Oggi interroghiamo… ESMERALDO! (L'alunno si chiama Semeraro).

• BUCCIOLI:

• Buccioli: Ragazzi, la vista non ce l'ho buona, ma le orecchie si; però a lei non la sento!

• Buccioli: Non ti fidarti!

• MARTINI:

• Martini: Se continuate così sarò costretta a sentire uno di voi due!

• Alunno: Prof., ma ci ha già interrogati!

• Martini: certo, ma non c'è limite alla sventura!

• GOVERNATORI:

• Governatori: H2Odotti (scritto sul registro per indicare di studiare gli acquedotti).

• ANNIBALI:

• Annibali: Ci sono il sete della matematica. [N.d.R.: ?]

• GIANESSI:

• (Uno studente incontra la prof.)

• Alunno: Prof., ha un nuovo maglione?

• Gianessi: Sì, ma questo è un altro paio di maniche.

• RIGHETTI B.: Vagabondismo intelligente.

• SUCCI: Già si capisce poco, in +, non si capisce niente.

• BARRESI: due rette sono parallele, quindi non si incontrano mai e se si incontrano non si salutano!

• Piantieri: “Facevamo i festini…no ragazzi non c’era Berlusconi”

• Filippi: “Questo fascio di rette si chiama fascio di rette”

• Succi: “Per chi parlo io?” ….silenzio… “Per l’albero di fuori naturalmente”

• Succi: “L’idrolisi e compensazione sono con-

Credits

Caporedattrice

Angelica 5C Angelica 5C Angelica 5C Angelica 5C

Co-caporedattore

Luca 3L Luca 3L Luca 3L Luca 3L

Redattori

Nicolas 1A, Linda 1D, Andrea 2G, Sergio 2G, Tai 3A, Nicolas 1A, 1D, Andrea 2G, 2G, Tai 3A, Angela 3C, Alessandra 3F, Elena 3I, Angela 3C, Alessandra 3F, Elena 3I, Angela Alessandra Elena 3I, Angela Alessandra Elena 3I,

Nicola Sofia Angelica 4L, 4L, Souad

Nicola 3L, Sofia 4C, Angelica 4L, Federica 4L, Souad 5F

Un ringraziamento speciale... Un ringraziamento speciale... Un ringraziamento Un ringraziamento

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