Liceo scientifico e musicale “A. Einstein”, Rimini Anno 31 N. 5 Maggio 2024 0,50 €
L’Einstein vince la Campanella 2024! Utopia al Festival del Giornalismo
Ambiente, politica, diritti e lavoro
Musica e cinema: recensioni
Ansia tra gli studenti del liceo Einstein
+1 albero ogni 20 copie vendute!
L’Einstein vince la Campanella 2024!
Liceo di Giacomo Pucillo
Grande successo portato a casa dalla mitica squadra della Campanella, che si aggiudica la finale di questa edizione contro il VoltaFelli‐ni di Riccione!
Dopo un quarto e una semifinale che ci hanno fatto sudare freddo in più occa‐sioni, la sfida conclusiva ha visto il do‐minio incontrastato del nostro liceo.
I cinque ragazzi della cultura generalein questo caso Damiano (il capitano), Giordano, Michela, Giovanni ed Enrico hanno dimostrato di possedere cono‐scenze (sulle bandiere, tra le altre cose, si sono confermati incredibili), energia, rapidità e strategia.
Una garanzia la nostra redattrice Marta alla prova di disegno, che avrebbe me‐ritato più di un pareggio.
Un grande applauso va a Emily, che nel corso delle varie puntate non ha perso un colpo, con le sue immense doti canore. Inoltre, non si può non apprezzare il coraggio nel volersi mettere in gioco fin dal primo anno di liceo. Purtroppo, nonostante questo e nonostante la coreografia alle spalle di lei, questa volta il giudice ha assegnato un punto in più alla sfidante (anche lei molto brava), adducendo come una delle motivazioni il fatto che la stessa avesse cantato in inglese. Complimenti poi alle nostre cuoche, Greta e Rachele, per le loro ottime ta‐gliatelle al ragù (altro che alberghiero!). Primo soccorso e basket ineccepibili: congratulazioni a Enrico, Damiano e Nicolò per aver fatto guadagnare ulte‐riori punti alla squadra. Personalmente, dal canto mio, è stata una bella sfida la prova di giornalismo,
che mi ha regalato una discreta soddi‐sfazione (anche un punticino in più a volte può fare la differenza).
Grazie allo straordinario impegno di ciascuno, la partita si è conclusa con un punteggio di 3632 per l’Einstein! Il distacco durante l’Interrogazione Finale era tale che i nostri hanno persino potu‐to sbagliare volontariamente, sdrammatizzando, la domanda di matematica. Insomma, un vero successo. Sarà forse merito della maglia gialla, visto che in questa edizione non c’è stata una singo‐la puntata in cui gli azzurri abbiano prevalso? .
Al di là della vittoria, è stata un’espe‐rienza penso di poter parlare a nome di tutti davvero divertente. Con una squadra eterogenea (a livello di annate scolastiche) come mai prima d’ora, abbiamo creato un gruppo eccezionale. Tra allenamenti e pizzate, abbiamo instaurato un bellissimo rapporto, che di sicuro non si perderà. Un ringraziamento particolare, allora, bisogna rivolgerlo alla prof.ssa Roma‐gnoli, colonna portante di questo gruppo e nostra sostenitrice numero
uno. Ringraziamo, naturalmente, i rappresentanti, che ci hanno presentato questa attività, e tutti coloro che ci hanno supportato, in presenza o da casa
L’ennesimo ringraziamento, non ultimo per importanza (anzi!), va ad Alessandro, che ha convogliato ogni sua energia verso la realizzazione del video di presentazione del liceo, il quale ci ha permesso di ottenere 3 punti decisivi durante la prima puntata (lì sì che servivano!).
Concludo dicendo che, come ha ricordato giustamente la prof.ssa Romagnoli, è in momenti come questo che ci si rende conto di cosa significa appartenere a un liceo e poterlo rappresentare.
Una tradizione come quella della Campanella è veramente un’occasione da non perdere. Come redazione auguriamo il meglio alla squadra che si creerà il prossimo anno! Noi, attuali partecipanti di quinta, non ci perderemo un episodio!
2 UTOPIA5 Maggio 2024
Un giornalino di sinistra?
Editoriale di Giacomo Pucillo
Utopia al Festival del Giornali‐smo, finalmente! I nostri orizzonti si allargano sempre di più. La re‐dazione liceale ancora attiva con la più lunga storia alle spalle nel territorio riminese porta in alto il nome dell’Einstein a Perugia. Non potevamo non raccontare la nostra (breve ma intensa) esperienza umbra, che si è ri‐velata una miniera di spunti interessanti per aspiranti giornalisti e, in generale, per chi non intende voltare le spalle al mondo.
E per chi immagina Utopia come una setta di soli simpatizzanti per il centro‐sinistra (“quei comunisti del giornali‐no”, iperbolicamente), mi sento in dovere di precisare che, nonostante le idee non sempre imparziali di molti di
Dal CISS al Festival del Giornalismo
UtopiaaPerugia: lenostreavventure
di Giacomo Pucillo, Marta Curatolo e Rebecca Valdinoci
Liceo
L’Einstein cambiacasa di Vera Torsani
Sondaggio
Ansia:unproblema marginale?
di Camilla Fattori
Politica Telemeloni di Vera Torsani
noi, non siamo e non saremo un gruppo ostile al dialogo. Non c’è un giornalino scolastico “di sinistra” o “di destra”: ognuno riporta liberamente le proprie opinioni, lontano da ogni imposizione. C’è chi sostiene che una redazione stu‐dentesca non debba occuparsi di que‐stioni politiche: noi crediamo, al contrario, che sia importante parlarne, così come si affrontano gli altri argo‐menti. È altresì evidente che non si può discutere di politica senza un’adeguata conoscenza in merito. Chi tra di noi si occupa della trattazione di temi di que‐sto genere, spesso delicati, ha pertanto a cuore non solo il desiderio di esprimere la propria opinione, ma anche quello di argomentare la stessa. Questo, infatti, è il fulcro della questione: ormai si
Diritti
L’Italiaèuna Repubblicafondata sullavoro?
di Elena Selva
Diritti Esistonolimitialla libertàdistampa?
JulianAssange:eroeo criminale?
di Giacomo Pucillo
Ambiente
Cosaèstatodeciso allatantodiscussa COP28?
di Elena Selva e Ginevra Vanni
tende a gridare le proprie idee senza fornire adeguate ragioni rispetto alle stesse, o in nome della sintesi o per via dell’ignoranza delle argomentazioni stesse. E ciò inevitabilmente contribui‐sce ad alimentare gli estremismi. Dunque, alla luce di queste considera‐zioni, invitiamo i lettori e le lettrici di Utopia, e in generale tutti i ragazzi e le ragazze, a considerare Utopia uno spa‐zio in cui potersi esprimere libera‐mente (anche relativamente alla politica), senza l’obbligo di entrare formalmente nella redazione. Siamo sempre contenti di ricevere contributi esterni.
Ambiente
Energierinnovabili: lanostraunica salvezza?
di Claudia “Cleo” De Carlo Canzoni
Utopiainmusica di Davide Bernardi
Cinema Film“Fabbricantedi Lacrime” Recensionetrash
Allertaspoiler!
di Vittoria Furlani ed Elisabetta Ivanov
3
Introduzione
Dal CISS al Festival del Giornalismo
Utopia a Perugia: le nostre avventure
Giorno 1 19 aprile
CISSiamo!
di Giacomo Pucillo
Premessa: Perugia non è collegata adeguatamente con il resto d’Italia.
Stazione di Rimini, 14:43. Il treno diretto adAncona è in ritardo di 20 minuti. La coincidenza successiva è ri‐dotta a 4 minuti, che si annullano mentre siamo sul treno. Speriamo che il treno recuperi i minuti di ritardo, perché, in caso contrario, arriveremmo a Perugia veramente tardi. Fortunata‐mente ci imbattiamo in un controllore che supporta l’idea di chiedere all’altro
Per qualche giorno Perugia diventa il centro del giornalismo internazionale, ospitando numerose conferenze (in italiano e in inglese) il programma copre svariati ambiti connessi all’attualità ed è praticamente infinito ed esperti da tutto il mondo. Parallelamente, al CISS, decine di redazioni studentesche italiane si riuniscono per condividere idee e progetti per i rispettivi giornalini.
macchinista di posticipare a sua volta la partenza.
Siamo finalmente a bordo del secondo treno, direzione Foligno: il viaggio continua. Corse a Foligno per salire sul terzo e ultimo treno della giornata. Per un attimo scendiamo a Perugia Ponte San Giovanni, ma subito risaliamo: la stazione non è quella giusta. Arriviamo a Perugia qualche minuto prima delle 19. Destinazione: strada del Borghetto 6 (o almeno questo era ciò che pensavamo), nella campagna peru‐
gina. Ci inoltriamo in un percorso in parte sterrato finché ci affacciamo su un’infelice provinciale, che ci conduce, in salita, verso la meta.
Immersi nel verde, ci godiamo il pae‐saggio, nonostante la presenza delle au‐tomobili in curva. All’ennesima svolta leggiamo il nome della via: strada del Borghetto. Il primo numero civico che incontriamo è il 5: ci illudiamo di esse‐re vicini. Le abitazioni sono piuttosto distanziate le une dalle altre e la nume‐razione è tale per cui dobbiamo supera‐
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UTOPIA5 Maggio 2024
Foto di Giacomo Pucillo
re, sulla nostra sinistra, tutti i numeri pari (e le relative lettere: 4A, 4B, etc.) fino al 6.
Il cancello è chiuso e non si vede nessu‐no. L’accoglienza non sembra delle mi‐gliori. Alla fine optiamo per una soluzione alternativa: apriamo la serratura da dentro grazie alle chiavi già inserite e visibili sul lato interno del cancello. Dalle nostre ricerche su Boo‐king Villa il Glicine appariva leggermente diversa. Sapendo che la proprietaria dell’alloggio ci ha già inviato le indicazioni per il checkin, prima di aprire la porta di casa ci fermiamo in giardino a guardare il vi‐deo esplicativo. È in questo momento che leggiamo sullo schermo un numero civico diverso: strada del Borghetto, 6D/1, non 6 come era riportato su altri siti. Ci accorgiamo di essere entrati in un’abitazione altrui e usciamo prima
che qualcuno possa nutrire sospetti (vediamo una luce accesa al piano di sopra). Superiamo il civico 6D e fi‐nalmente raggiungiamo la nostra villa (effettivamente in giardino ci sono piante di glicine), numero 6D/1. Apriamo la serratura (a fatica) ed entriamo nella nostra villa. Il salone principale è molto accogliente, se non fosse per la fioca luce delle 20. Qualche elemento, tuttavia, è piuttosto singolare: due stanze inaccessibili, chiuse e senza alcuna chiave, una scala scricchiolante che collega i due piani, due piccoli ri‐postigli stracolmi nelle camere matri‐moniali di sopra. Sarebbe interessante conoscere la proprietaria di questa casa (cosa che non succede), che ha lasciato a noi ospiti decine di libri di ogni gene‐re (da manuali a volumi di statistica), mazzi di carte, fiches e molto altro. In frigorifero non c’è nulla ma abbiamo
Foto di Giacomo Pucillo
già sufficiente cibo: due pacchi di pasta, alcuni vasetti di ragù (fatto in casa), altri di pesto (comprato), delle scato‐lette di tonno, una colomba e una scultura di cioccolato rimaste dalle va‐canze, due bottiglie di acqua e qualche arancia.
Cuciniamo e mangiamo gli spaghetti al pesto, un po’ collosi ma non è importante: ci rifaremo domani sicura‐mente. Noi ragazzi entriamo subito in sintonia con il prof. Mantovani, che ringraziamo ancora per aver deciso di accompagnarci, con tutte le responsabi‐lità del caso.
Dopo il dolce e una partita a carte ci si‐stemiamo nelle camere, speranzosi di conoscere nuove persone al CISS, benché siamo gli ultimi arrivati tra tutte le redazioni, a causa di vari impegni
5 Perugia 2024
Giorno
2 20 aprile
Non CISSta
di Marta Curatolo
Alle 7:30 del mattino, con 5°C fuo‐ri e 20°C dentro, noi abitanti della casa infestata eravamo già più o meno attivi e stavamo preparando la co‐lazione. Nonostante la pioggia, ci siamo incamminati nella nostra amata strada sui colli e il pellegrinaggio verso la sala conferenze è iniziato.
Dopo aver rischiato la vita svariate volte (Perugia a quanto pare è priva di attraversamenti pedonali), siamo arrivati nell’albergo in cui si teneva il congresso con le altre redazioni.
Sorpresa: la sala era totalmente vuota. I ragazzi delle altre redazioni si sono degnati di arrivare solo dopo un’ora e un quarto. Non che sarebbe cambiato molto in realtà, dato che il congresso si è rivelato un incontro tra redazioni di Milano già amiche tra loro. Abbiamo passato il tempo provando a capire le battute che i ragazzi facevano
(ancora adesso rimaniamo perplessi di fronte ai meme che inviano sul gruppo) e scambiando i giornalini con alcune redazioni. Dulcis in fundo: lo Zabaione, redazione di Milano, ha fatto pagare ad ogni ragazzo dieci euro (per un totale di €732) per la sala conferenze, in cui eravamo stati solo due ore [adesso ce li hanno rimborsati, ndr].
Con le nostre due nuove amiche di Anthe (liceo Giacomo Leopardi di Macerata), Bianca ed Eleonora, ci siamo avventurati nel centro di Perugia. Il resto del pomeriggio è stato decisamente più interessante e avventuroso, grazie alle varie conferenze dell’IJF (International Journalism Festival) e alla pioggia, che ci ha accompagnato per buona parte del tempo.
Le tappe finali di questa giornata intensa sono state il supermercato e il
Foto di Giacomo Pucillo
ritorno sul taxi. Prendere quest’ultimo è stata un’impresa veramente ardua: abbiamo scoperto che Perugia, oltre a non avere le strisce ed i mezzi di trasporto, è talmente intricata che trovare la via giusta è praticamente impossibile. Tuttavia, con un po’ di perseveranza (e tanta fortuna), siamo riusciti a prendere due taxi e a tornare sani e salvi a casa.
Ringraziamenti speciali della giornata:
lo Zabaione, per aver contribuito ad alleggerire il portafoglio;
la mamma di Rebecca, per averci fatto un ragù molto buono;
il tassista, per aver riportato indietro il cellulare di Claudia (rimasto sul sedile dell’auto per un’ora buona)
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UTOPIA5 Maggio 2024
Giorno 3 21 aprile
FeliCISSimi e contenti
di Rebecca Valdinoci
Dopo esserci svegliati senza impe‐gno alle 8:30 del mattino — fi‐nalmente una gioia di vita — abbiamo fatto colazione con gli ultimi rimasugli di cibo (qualche pangocciolo, gocciole extra dark e un po’ di spremuta d’arancia), e poi abbiamo diligente‐mente lucidato da cima a fondo la no‐stra amata casetta (sì, come no). Una volta raccattati i bagagli, abbiamo detto addio alla villetta dei fiori e ci siamo incamminati verso il taxi prenotato dalla Marta: il sole cocente faceva pre‐sumere una giornata all’insegna del di‐vertimento (il bel tempo mette davvero di buon umore) e questo ci ha dato subito la motivazione giusta per affrontare il viaggio con tonnellate di chili di bagagli addosso. Arrivati in centro abbiamo deciso di esplorare un po’ i dintorni in attesa di assistere a conferenze interessanti. Così, dopo aver (educatamente) sbolognato i bagagli al prof. Mantovani — che ringraziamo di cuore per l’immancabile disponibilità —, ci siamo divisi per perlustrare il cuore di Perugia. Tanti so‐no stati gli scorci panoramici catturati dalla macchina fotografica di Giacomo — e meno male che se l’è portata dietro — ma soprattutto tante sono state le
officine di cioccolata in giro per le stra‐de. Infatti, non potevano mancare i Baci Perugina tra i souvenir da portare in patria in ricordo di questa città: ne abbiamo comprati di vari tipi, giusto per non farci mancare nulla. Il punto di ri‐trovo erano le scalinate della chiesa in piazza, dove il prof ci stava aspettando. Proprio mentre stavamo discutendo sul da farsi, un ragazzo sulla ventina d’anni ci ha approcciato, cominciando a chie‐derci alcune indicazioni sul Festival del Giornalismo. Quando ha saputo che ci trovavamo a Perugia per lo stesso moti‐vo e che noi stessi eravamo dei redatto‐ri, non ha esitato a farci domande sul giornalino, o meglio a interrogare la Marta, la quale ha risposto a tutte le do‐mande, ignara del fatto di star venendo ripresa proprio in quel momento per un video di TikTok. Morale: prossima‐mente aspettatevi di ritrovare il suo no‐me sulla copertina di qualche rivista, la sua carriera da star è in dirittura d’arri‐vo.
Non appena la fame ha iniziato a farsi sentire, i nostri passi ci hanno condotti in uno stretto vicolo, dove abbiamo tro‐vato una deliziosa pizzeria ad acco‐glierci: nessuno è rimasto insoddisfatto dalla scelta, la pizza era assolutamente
deliziosa. Siamo poi andati ad un’inte‐ressante conferenza sulla costante batta‐glia che le divulgatrici donne combattono in rete contro il sessismo degli utenti uomini, e abbiamo molto apprezzato il tono scherzoso e diretto delle due conduttrici Vera Gheno e Galateo Vaglio , che non hanno mancato di coinvolgere il pubblico nella loro presentazione. Abbiamo poi deciso di dividerci di nuovo per andare a fare merenda o per assistere ad un’altra conferenza sulla guerra a Gaza. Infine, siamo corsi a prendere la mini‐metro (molto piccola, ma davvero effi‐ciente) per arrivare in stazione, dove, fortunatamente, abbiamo dovuto aspettar noi il treno, e non il contrario. Cara Perugia, ci mancherai tanto, con le tue salite impossibili e l’elegante atmo‐sfera di un’antica città, ma ciò che ci mancherà più di tutto saranno certa‐mente i nostri dieci euro e una defini‐zione di questo stramaledetto “apparecchiato” da parte delle altre redazioni. Grazie per averci regalato così tante emozioni in così poco tempo, CISSiri‐vede!
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Perugia 2024
Foto di Alessia Petrera (redattrice di Zabaione, liceo Parini, Milano)
Liceo
L’Einstein cambia casa
di Vera Torsani
Mezza addormentata cammino verso l’ingresso della scuola.
Mi arriva un messaggio:
“Oggi nuova sede vero?”
Mi fermo.
“Yess.”
Inverto la marcia e vado verso la fanto‐matica nuova sede (che no, non è la succursale, ma permettetemi di non avere voglia di ripetere ad ogni riga “sede Carlo Alberto Dalla Chiesa”).
Dopo rischi indicibili e traversie innu‐merevoli come in Labyrinth arrivo a destinazione: qui però come acco‐glienza non trovo David Bowie vestito da re dei goblin, bensì un uccellino morto e spiaccicato per terra.
Cerco di capire dov’è l’ingresso, lo tro‐vo: vedo una mia compagna di classe e la seguo.
C’è un odore strano di vernice fresca, e c’è una fessura tra le scale e il muro do‐ve sicuramente cadrà qualche telefono.
Arrivata al secondo piano vado verso la mia classe.
Stretta, sviluppata in orizzontale e con finestrine esili. Bocciata.
Poi però arriva il giorno della verifica di storia dell’arte, durante la quale si veri‐fica un rifacimento del pavimento della classe: le nuove mattonelle, abbinate con quelle precedenti, sono di carta e qua e là presentano scritte contenenti informazioni sul mausoleo di Galla Pla‐
cidia.
Purtroppo la professoressa non approva il nuovo arredo e lo fa smantellare. Come bilancio finale, tra verifiche innovative e uccellini morti, tra aule oblunghe e condizionatori (grande innovazione per la scuola italiana) devo dire che poteva andare molto peggio. Penso però di parlare a nome di molti dicendo che c’è un bisogno incredibile che i lavori finiscano e che ritorni il vecchio bar perché, nonostante i bidet nei bagni, il vuoto lasciato dall’assenza dei rotolini al salame non è colmabile.
8 UTOPIA5 Maggio 2024
Gioie e orrori nella nuova sede
Sondaggio
Ansia: un problema marginale?
di Camilla Fattori
Il 75% degli studenti in Italia soffre o ha sofferto d’ansia. Questo dato pre‐occupante ci ha portato a chiederci le cause di questo sentimento, e so‐prattutto come gli studenti dell’Einstein lo affrontano e lo vivono. La prima domanda che abbiamo posto era molto semplice: “Hai mai sofferto d’ansia?”
Ben il 65,2% di persone ha risposto di sì, l’11,6% di no, e la restante parte non ne era sicura. Chiedendo poi di specifi‐care in quali ambiti loro soffrissero maggiormente di ansia, la maggioranza ha risposto “scuola”, risposta seguita poi da “comunicazione in pubblico” e “sport”.
Questi dati non sono lontani dalle stati‐stiche a livello nazionale, cosa comprensibile visto il carico di studio. Nonostante ciò, non è tanto la mole di lavoro a provocare ansia, bensì il modo in cui si affronta quest’ultima in classe; tale problema nella nostra scuola non viene molto discusso. Si possono prenotare incontri gratuiti con la psicologa della scuola, ma questa opzione viene spiegata solo in bacheca a inizio anno, e non sottolineata dai
professori in presenza. Questa proble‐matica emerge anche dalle risposte alla domanda “Pensi che a scuola si dia abbastanza importanza alla salute mentale dello studente?”, alla quale il 79,4% degli studenti ha risposto di no. Secondo loro i professori non si rendo‐no conto del carico di lavoro che danno sommato a quello dei loro colleghi e, per quanto avere una psicologa disponi‐bile gratuitamente sia già un passo avanti, si è ancora ben lontani dal be‐nessere mentale dello studente. Certi studenti hanno rivelato di provare ansia in certe ore unicamente a causa del professore, perché sanno che quell’ora finirà con un compagno che verrà sminuito, o trattato diversamente (e non in senso buono) unicamente per
lasuamediascolastica.
Ciò porta competitività tra gli studenti, che non può essere cancellata semplice‐mente oscurando la media generale sul registro elettronico. Certi atteggiamenti di chiusura di alcuni studenti, oltre che dal fatto di essere giudicati unicamente per il loro andamento, sono anche dati dal fatto che non si provi mai a parlare di salute mentale, neanche tra di loro, cosa che porta grande insicurezza e confusione nella testa di un ragazzo che di questo mondo del benessere mentale non conosce nulla.
Non si può lasciare che un giovane si debba educare su temi così delicati co‐me l’ansia su Internet che, nonostante sia pieno di informazione sull’argo‐mento, è anche pieno di disinformazio‐ne.
Ben l’83,9% degli studenti che hanno partecipato al sondaggio parla rara‐mente o non parla affatto di salute mentale con familiari e/o amici. Non è di certo una buona statistica, la chiusura dell’individuo su certi temi non porta del bene, ma l’esatto opposto. Questa non è una critica contro i professori, ma contro il sistema scolastico che mette costante pressione sui ragazzi che
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Liceo
Rispondono gli studenti dell’Einstein
vanno a scuola per imparare come funziona il mondo, non per subirne i lati negativi.
Andando avanti così il rischio non è so‐lo quello di crescere dei ragazzi che hanno imparato a reprimere le emozio‐ni, ma anche che continuino a farlo per tutta la vita, entrando in una società che pone già poca attenzione sul benessere mentale del lavoratore.
Il rischio è che tale ansia arrivi a livelli tali che la singola persona potrebbe arrivare a non riuscire a portare a termi‐ne un compito assegnato, cosa che, qui all’Einstein, è già capitata al 49% degli studenti. Per ora però non sembra che ci siano grandi cambiamenti in pro‐gramma, purtroppo.
Non vi darò una morale da seguire, né un’esatta risposta sul come migliorare le cose.
“Ma almeno”, come ha detto uno stu‐dente anonimo nel sondaggio, “alla fine di questi cinque anni tutti sapremo cos’è una funzione”.
La mia è più una critica alla scuola su un fattore che se modificato/migliorato darebbe degli ottimi frutti a mio avviso; sto parlando dei laboratori pomeridiani, di quello di teatro nello specifico. Io sono un ragazzo di quinta e l’anno scorso partecipai al corso di teatro e devo ammettere che è stato molto bello e coinvolgente, mi ha cambiato un po’ come persona in positivo mettendomi in contatto con nuovi/e ragazzi/e, aiutandomi ad aprirmi di più con me stesso e con gli altri in un clima di autoconsapevolezza. Quindi devo dire che è stata formativa come esperienza soprattutto dal punto di vista psicologico dunque vedo del fortissimo potenziale nell’ingaggiare degli esperti, come coloro che si occupano del corso di teatro, per sviluppare un laboratorio non puramente impostato sul teatro ma che spazi in vari ambiti sociali e psicologici tramite attività e pseudogiochi (importate creare legami tra chi partecipa, soprattutto fisici, di contatto in un presente dove i ragazzi fanno fatica ad abbracciarsi) che favoriscano la crescita dei partecipanti. Ad esempio, io ho sempre desiderato fare un corso di dizione per migliorare le mie capacità di parlare in maniera corretta e soprattutto di gestione dell’ansia parlando davanti ad un gruppo più o meno numeroso e certamente prima o poi lo farò per conto mio ma sarebbe bellissimo, anche se quest’anno concludo il mio percorso, introdurre all’Einstein più attività di questo tipo, che abbiano dei propositi alla fin fine pratici e utili a chiunque perché nessuno di noi nasce imparato e aggiungere al nostro bagaglio nuove (soft?) skills che ci formino sia come persone (nel contesto della conoscenza di sé, meno stress e ansie sociali, sentirsi a proprio agio nel mondo) che come professionisti.
Detto ciò spero che questo mio messaggio possa giungere anche sulla scrivania del preside tramite i potenti mezzi di Utopia! [...].
Si dovrebbe fare più informazione riguardo a malattie psicologiche e disturbi.
Penso che però non bisogni utilizzare questa scusa continua (parlo di chi la esagera) per proprio vantaggio personale, perché così si toglie credibilità a chi veramente sta male e si minimalizza un problema serio come l’ansia, che ripeto molte volte si potrebbe benissimo evitare seguendo un’organizzazionemigliore.
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“ ” UTOPIA5 Maggio 2024
Politica
Telemeloni
Come il
governo sta manovrando l’informazione pubblica
di Vera Torsani
Il governo Meloni non smette mai di stupirci.
Ad aprile 2024, appena un secolo dopo le guerre mondiali, a due passi di distanza da uno dei momenti più bui del nostro Paese, nonostante gli orrori che si nascondono dietro gli angoli e i lutti e i vuoti che portiamo ancora con noi, riusciamo in qualche modo a farci go‐vernare da chi, di questi dolori, evi‐dentemente non è consapevole. Tassello per tassello, chi ci governa sta riuscendo a costruire una rete ben solida per contrastare l’opposizione, percorrendo a passi non troppo silenziosi un percorso che ha come sola meta la no‐stra indifferenza.
Una delle mosse più eclatanti è stata as‐sumere il controllo della Rai, liberando‐si di chi si esponeva troppo, creando un ecosistema perfetto per far proliferare soltanto le idee che questo governo vuole inculcare.
Ancora una volta, dopo la censura del programma televisivo di Saviano, dopo il dibattito sorto a seguito degli eventi di Sanremo e della presa di posizione negazionista rispetto al genocidio in Pa‐lestina, la nostra televisione pubblica ha fatto un passo falso: ha cancellato un monologo a cura di Antonio Scurati, che tratta del fascismo, dei suoi orrori e delle conseguenze che hanno nel pre‐sente.
Sono state date spiegazioni, che ri‐percorreremo.
Come vedrete, esse sono un semplice pretesto per nascondere ciò che è
davvero avvenuto e che giornalmente avviene: la censura sistematica di ciò che è scomodo, di ciò che è opposizio‐ne.
Antonio Scurati, scrittore e vincitore del Premio Strega per un libro facente parte della sua trilogia sul fascismo e Mussolini, il giorno 21 aprile aveva in programma una serata su Rai3: avrebbe dovuto leggere il suo monologo in vista delle celebrazioni per la Liberazione del nostro Paese.
La sera stessa arriva però la notizia dell’annullamento del suo intervento. Sui social circola la notizia, e giusta‐mente sorge rabbia.
La sera stessa però, a “Che sarà”, Sere‐na Bortone legge il famoso monologo, consegnatole da Scurati stesso. Lo legge con convinzione e fierezza, dimo‐strandoci che c’è ancora qualcuno che svolge il suo lavoro da giornalista cre‐dendo fermamente nei suoi valori, anche arrivando a rischiare con molta probabilità la sua carriera, e che ancora qualche speranza rimane.
La prima spiegazione in merito all’annullamento viene data dal diretto‐re dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini: “Nessuna censura. La parteci‐pazione dello scrittore Antonio Scurati
alla trasmissione “Che sarà”, condotta da Serena Bortone, non è mai stata messa in discussione, come dimostrano i comunicati stampa e gli elenchi ospiti a uso interno. Credo sia opportuno non confondere aspetti editoriali con quelli di natura economica e contrattuale, sui quali sono in corso accertamenti a causa di cifre più elevate di quelle previste e altri aspetti promozionali da chiarire connessi al rapporto tra lo scrittore e altri editori concorrenti”.
In sostanza il direttore ci rassicura: non si tratta assolutamente di censura! È soltanto una questione di soldi: il caro Scurati ne aveva chiesti troppi. Per fortuna arriva l’Usigrai a far luce sul ridicolo nascosto in queste parole: “Dalla direzione Approfondimenti che ha buttato oltre 6 milioni di euro su un progetto fallimentare come “Avanti Po‐polo” e ha tagliato le repliche di “Re‐port”, che invece sono a costo zero. Le motivazioni economiche per escludere Scurati sono chiaramente delle scuse per nascondere la verità che è una sola: si voleva silenziare Scurati e il suo mo‐nologo sul 25 aprile. Altre narrazioni sono solo dei diversivi per nascondere un sistema di controllo asfissiante che sta danneggiando la Rai, i suoi di‐
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Italia
Antonio Scurati Fonte: L’Unità
pendenti e tutti i cittadini”.
Insomma, ormai è chiaro: alla Rai è stato imposto di censurare il monologo. Il nostro Presidente però non esita a rendere la situazione ancora più ridico‐la, e posta su Facebook il monologo con questa premessa:
“In un’Italia piena di problemi, anche oggi la sinistra sta montando un caso. Stavolta è per una presunta censura a un monologo di Scurati per celebrare il 25 aprile.
La sinistra grida al regime, la Rai ri‐sponde di essersi semplicemente rifiu‐tata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un mi‐nuto di monologo.
Non so quale sia la verità, ma pubblico tranquillamente io il testo del monologo (che spero di non dover pagare) per due ragioni:
1) Perché chi è sempre stato ostra‐cizzato e censurato dal servizio pubbli‐co non chiederà mai la censura di nessuno. Neanche di chi pensa che si debba pagare la propria propaganda contro il governo con i soldi dei cittadini.
2) Perché gli italiani possano giudicarne li‐beramente il contenuto. Buona lettura”.
Ha ancora senso parlare di (anti)fascismo?
Cosa ne pensi?
Questo post è pieno di segnali che urlano che il nostro governo sta prendendo una deriva pericolosa. Intanto, il tono di Meloni e le parole che sceglie di utilizzare non sono degne di chi è alla guida di una Nazione: anche oggi la si‐nistra sta montando un caso (facile rendere ridicole le proteste dell’opposi‐zione), presunta censura (la censura non è presunta, è verificata più che mai, e non è la prima), la Rai risponde di es‐sersi semplicemente rifiutata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti
dipendenti) per un minuto di monologo (tralasciando il fatto che alla Rai gli sti‐pendi sono molto più alti rispetto a quella cifra, con questa frase Meloni sminuisce il lavoro di una vita di un intellettuale: quel minuto di monologo è stato preceduto da anni di preparazione sull’argomento), perché gli italiani possa‐no giudicarne libera‐mente il contenuto (che, seguendo il tono del post della Premier, sembra più un “leggete questo testo vuoto e inutile, e ditemi voi se non abbiamo fatto be‐ne a censurarlo”).
Questo non è il primo caso di censura, e non sarà l’ultimo: chissà quanti altri interventi sono stati ritenuti inopportuni dalla Rai e non sono stati mandati in onda.
Nei giorni seguenti al caso Scurati sono emersi episodi simili, a conferma del fatto che la censura della Rai non è spo‐radica e non dipende da motivi econo‐mici, ma è al contrario sistematica e
dipendente dagli ideali che questo go‐verno vuole inculcare.
Scrivo questa conclusione proprio il 25 aprile, dopo essere stata in piazza alla commemorazione.
La deriva che il governo Meloni sta prendendo è pericolosa.
Siamo guidati da persone che rifiutano di definirsi antifasciste perché ritengono che sia un termine troppo ambiguo, e che comprende anche correnti pericolo‐se.
Non è così.
Antifascismo è libertà, e antifascista è la Costituzione sulla quale queste persone hanno giurato.
Se le persone al governo possono essere libere in questo Paese, se possono esprimersi, se possono avere una fami‐glia ed essere sicuri che viva tranquilla in Italia il motivo è soltanto uno: l’anti‐fascismo.
E allora stacchiamoci dall’oblio di una comunicazione malata, e torniamo nelle piazze per ricordare ai nostri politici che l’antifascismo è ciò che permette a loro, e a tutti noi, di vivere.
Fonte: Donna Moderna
UTOPIA5 Maggio 2024 12
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro? Diritti
di Elena Selva
Volgere il primo articolo della nostra Costituzione in una domanda può aprirci ad una interessante riflessione e analisi della condizione del lavoro in Italia ai nostri giorni.
La Costituzione fa del lavoro un ele‐mento fondamentale della società sia come diritto che come dovere. Un lavo‐ro dovrebbe essere ben retribuito, con dei turni adeguati, sicuro, stabile, equo e che dia anche soddisfazioni personali, ma è effettivamente così?
Penso che la risposta sia più articolata rispetto ad un semplice “sì” o “no” poi‐ché il mondo del lavoro è molto complicato e vanno analizzati moltissi‐mi aspetti. In generale la situazione, per quanto possa sembrare demoralizzante sotto alcuni punti di vista, come quello delle morti sul lavoro o delle pensioni, ha una base abbastanza stabile e nell’ultimo periodo sia l’economia ita‐liana che quella a livello europeo sembra si stiano riprendendo.
Per provare a rispondere alla domanda potremmo iniziare con una piccola ana‐lisi del lavoro pubblico e privato, ri‐guardo a vantaggi e svantaggi di ognuno: il lavoro pubblico garantisce a tutti i suoi dipendenti orari fissi che si‐gnifica, teoricamente, avere dei turni adeguati, una busta paga sicura, dei giorni di permesso e una serie di tutele; per contro gli stipendi ormai sono piuttosto bassi rispetto al costo della vi‐ta e gli orari non sempre sono flessibili.
Il lavoro privato invece spazia tra le più diverse condizioni: si va da impieghi
La Voce delle Lotte
che richiedono un alto livello di studi ma garantiscono una buona condizione di lavoro, probabilmente gratificante a livello personale e con un buon sti‐pendio, ad impieghi dove il lavoratore è sfruttato a tutti gli effetti, ha uno sti‐pendio basso ed una tutela quasi nulla. Per migliorare la situazione attuale non ci sarà mai una soluzione semplice, ma intanto si possono introdurre alcune norme che tutelino le condizioni di la‐voro con direttive chiare, precise e concrete; una di queste può essere l’introduzione del salario minimo, così da garantire uno stipendio di base a tutti, oppure introdurre dei controlli sui luoghi di lavoro relativi alla sicurezza, così da arginare le morti di centinaia di persone a causa di incidenti che poteva‐no essere evitati.
Un altro aspetto che va sicuramente mi‐gliorato per far sì che un buon lavoro
per tutti sia un elemento su cui si basa la nostra società è quello di garantire un numero di posti di lavoro, uno stipendio e delle tutele eque alle donne.
Ad oggi la diseguaglianza nel mondo del lavoro è purtroppo ancora troppo vasta e le proposte per arginare il pro‐blema non ancora sufficienti se, come riporta il sottotitolo della prima pagina dell’edizione del 1° maggio del quoti‐diano “la Repubblica”, “in Italia una donna su quattro senza impiego, al Sud una su due. Svimez fotografa un Paese che scoraggia l’occupazione femmini‐le.”
Ai giovani, ed in particolare alle ra‐gazze, il compito di avere una consape‐volezza delle sfide del mondo del lavoro e di reagire alle ingiustizie pre‐senti in esso.
Italia 13
Fonte:
Diritti
Esistono limiti alla libertà di stampa? Julian Assange: eroe o criminale?
di Giacomo Pucillo
Può un Paese come gli Stati Uniti definirsi veramente democratico nel momento in cui un giornalista ri‐schia 175 anni di carcere per aver de‐nunciato crimini di guerra contro civili inermi? Questa è la situazione che da oltre un decennio ha il nome di “caso Assange” e che ora sembra giunta a un punto di non ritorno: la condanna defi‐nitiva dell’uomo appare ormai chiara. Ma chi è Julian Assange? Ripercorria‐mo la vicenda che lo vede coinvolto. Assange nasce nel 1971 a Townsville, in Australia. Negli anni ‘80 aderisce al movimento dei “Sovversivi internazio‐nali”, in qualità di hacker informatico. Nel 1991 la polizia fa irruzione nell’abitazione del giovane, accusando‐lo di aver ottenuto l’accesso a vari ela‐boratori informatici di proprietà di un’università australiana. L’anno successivo, con ventiquattro capi d’accusa, Assange viene rinchiuso in carcere, da cui viene poi rilasciato per buona condotta, oltre che per il paga‐mento di un’ammenda. Negli anni se‐guenti prosegue la propria attività di “hackeraggio”, anche se nessuna di tali azioni è reputata illegale. Studia, intanto, presso l’Università di Melbourne, dove approfondisce la matematica e la fisica, interessandosi anche ad ambiti quali la filosofia e le neuroscienze.
Tra l’apprendimento costante e varie pubblicazioni, nel 2007 è il principale promotore di WikiLeaks, la piatta‐forma che lo renderà noto a livello glo‐bale. Il titolo è già un manifesto:
l’obiettivo è quello di rendere pubblici (“leak” significa “perdita”, “fuga”, di notizie in questo caso) documenti co‐perti da segreto e ricevuti da utenti ano‐nimi. Le fonti delle notizie non vengono mai svelate, anzi lo stesso Assange ha molto a cuore il fatto che non si possa in alcun modo risalire alla sorgente.
D’altronde si tratta di documenti per lo più di carattere governativo in grado di stravolgere l’opinione pubblica come mai prima d’ora.
Una delle prime rivelazioni riguarda la prigione di Guantánamo, struttura de‐tentiva statunitense sulle coste dell’isola di Cuba e pilastro della propaganda
Questo articolo trae ispirazione da un incontro sulla figura di Julian Assange, tenutosi a Pe‐rugia (fuori dal festival) il 20 aprile, a cui noi abbiamo assistito. Gli organizzatori, tuttaviaquasi perdendo l’oggettività hanno usato toni molto forti (eccessi‐vi), insistendo sull’as‐senza di libertà di stampa in Occidente e definendo gli stessi giornalisti del festival “degli addetti alla pro‐paganda”.
Foto scattata a Perugia da Giacomo Pucillo
americana nella lotta al terrorismo isla‐mico, conseguente all’attacco delle Torri Gemelle. Ciò che succede all’interno del carcere è ignoto a tutti, fuorché al Comitato Internazionale della Croce Rossa, che nel 2004 de‐nuncia gravi casi di torture fisiche e psicologiche nel carcere. Stupisce in particolare la presenza, su oltre 750 pri‐gionieri, di circa 150 individui si sco‐prirà completamente innocenti (come confermato dal quotidiano “The Tele‐graph” nel 2011), spesso scambiati per terroristi omonimi. Ecco allora che nel 2007 WikiLeaks pubblica il documento contenente le direttive di Guantánamo,
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contro la volontà del governo statuni‐tense: vengono svelate senza mezzi termini tutte le forme di crudeltà e tortura nel carcere, nonché la volontà del Pentagono di occultare le stesse, dietro l’esaltazione della battaglia contro il terrorismo promossa da Bush. Il documento che ha animato di più le coscienze non è comunque questo, bensì un video relativo alla guerra in Iraq, datato 2007. Le riprese, effettuate da un elicottero statunitense, mostrano le atrocità commesse dai soldati ameri‐cani contro i civili iracheni. Il titolo as‐segnato al documento (naturalmente secretato) dalle forze del Pentagono, “Collateral murder”, doveva celare i massacri compiuti sui civili. Le imma‐gini sono agghiaccianti e parlano da so‐le (sono ancora disponibili su YouTube): in quella che ufficialmente è un’operazione di “lotta al terrorismo” ogni semplice passante entra nel mirino dei cecchini, che non mostrano alcuna pietà, anzi persino sghignazzano di fronte agli agonizzanti. Tra questi ulti‐mi, peraltro, non mancano bambini e reporter, così come si vedono persone che si sono semplicemente fermate a soccorrere altri feriti e che vengono massacrate. Tutto questo nello stesso
Fonte: Washington Post
momento in cui la propaganda militare statunitense esalta l’umanità e la cle‐menza dei soldati verso i civili inermi. Tanti altri documenti sconvolgono l’opinione pubblica: dalle torture du‐rante la guerra in Iraq (Iraq War Logs) agli oltre 250.000 messaggi cifrati tra diplomatici americani (il cosiddetto “Cablegate”), in materia di operazioni militari e di rapporti con i governi este‐ri.
Le rivelazioni di WikiLeaks fanno il gi‐ro del mondo, provocando un acceso di‐battito internazionale. Eppure, non è (almeno ufficialmente) per questo moti‐vo che nel novembre del 2010 il Tribu‐nale di Stoccolma emana un mandato di arresto in contumacia contro Assange: l’uomo è, infatti, accusato di stupro e molestie nei confronti di due donne. Ancora oggi sono in molti a mostrarsi scettici in merito alla veridicità di questi capi d’imputazione, i quali, se fossero provati, naturalmente andrebbero a spo‐stare l’ago della bilancia verso il lato oscuro di Assange.
Già il 28 novembre dello stesso anno il mandato d’arresto diventa internaziona‐le, in seguito alla stretta collaborazione tra la polizia svedese e il Sistema di Informazione Schengen. Sono giorni
concitati perAssange, che il 7 dicembre si presenta spontaneamente presso gli uffici di Scotland Yard e viene subito arrestato.
La Svezia presenta immediatamente una richiesta di estradizione. Si intuisce che l’uomo è ricercato non tanto per le accuse di molestie, per quanto gravi, bensì per le sue pericolose rivelazioni. La richiesta di estradizione in Svezia andrebbe allora letta come un passaggio intermedio prima del processo negli Stati Uniti. Lì Assange è accusato di spionaggio e le conseguenze sarebbero drammatiche. Le corti statunitensi, infatti, rispolverano una vecchia legge in materia di spionaggio risalente al 1917, il cosiddetto “Espionage Act”, che prevede, in questo caso, fino a 175 anni di reclusione, se non addirittura la pena capitale. Da questo momento, allora, si susseguono moti di protesta in tutto il mondo contro l’estradizione di Assange negli Stati Uniti. Seguono alterne vicende che ancora oggi non si sono concluse.
Nel novembre 2011 il Regno Unito concede l’estradizione. Assange si reca presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra, dove ottiene asilo politico in quanto perseguitato. In questi anni, rinchiuso nell’edificio, negatagli la pos‐sibilità di uscire senza essere arrestato, è persino sottoposto a un sistema di spionaggio costante, contrario alle linee guida internazionali in materia. L’11 aprile 2019 l’Ecuador revoca improvvisamente l’asilo politico al giornalista e sospende la cittadinanza che gli è stata concessa nel dicembre del 2017. Trascinato fuori dall’amba‐sciata, l’uomo viene sottoposto a pro‐cesso e poi recluso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Si levano voci di protesta anche dall’ONU: molti Stati si dichiarano pre‐occupati per una possibile estradizione
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Mondo
zione di Assange negli Stati Uniti, dove lui rischierebbe un processo iniquo, tutt’altro che imparziale.
Il 20 aprile 2022 il tribunale di Londra autorizza l’estradizione negli Stati Uniti: i ricorsi sono tutti respinti. Segue un nuovo appello all’Alta Corte di Giustizia Britannica, appello in parte accolto. È notizia recente (20 maggio 2024) il fatto che l’Alta Corte inglese ha concesso adAssange la possibilità di presentare appello contro l’estradizione. Un passo in avanti non scontato, che comunque non chiude la questione.
Se mai Assange dovesse essere estradato negli Stati Uniti, la sua vita, già messa a dura prova dalle opprimenti reclusioni, di fatto terminerebbe. E ciò sarebbe la tragica dimostrazione che anche in Occidente non è sempre garantito un diritto fondamentale qual è la libertà di stampa. D’altronde non sono pochi i casi in cui i giornalisti sono obbligati a sottostare a poteri superiori e a riportare ciò che altri desiderano che sia reso noto, nelle forme e nelle modalità prescritte dall’alto. Ma se Assange era ed è al corrente delle possibili conseguenze delle sue azioni, perché non ha mai interrotto la sua battaglia?
Semplicemente per così dire perché “un popolo libero va informato” (parole sue) e l’informazione comporta dei rischi.Assange lo sa: in queste fughe di notizie si manifesta il suo essere un giornalista libero, pericolosamente indipendente. Si potrebbe obiettare che tali documenti fossero secretati. Questa sarebbe sicuramente una valida argomentazione contro di lui, se non fosse che gli stessi documenti sono a loro volta uno scrigno di prove di colpevolezza del governo americano e del suo esercito.
Gli stessi Stati Uniti dove, mentre si rafforzano gli appelli dell’ONU e di Amnesty International contro l’estra
dizione, si ricorre a tentativi assurdi di colpevolizzazione. Non potrebbe essere applicato il 1° emendamento, che sancisce la libertà di parola, perché Assange non è un cittadino americano. Al contempo c’è chi dichiara che lui non sia in realtà un giornalista, al fine di screditarlo. Infine, tra quelli che lo considerano tale, si ritiene che lui si sia “spinto oltre” nella sua attività di giornalismo, occupandosi della sicurezza nazionale.
Non è forse paradossale ritenere illecita una forma di giornalismo che si impegna nell’affrontare problemi di interesse comune, nel denunciare crimini altrimenti oscurati? Possono davvero esistere dei limiti alla libertà di stampa?
Fonti e materiale di approfondimento (anche video):
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Fonte: The Guardian
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Fonte: El Español
Ambiente
Cosa è stato deciso alla
tanto discussa COP28?
di Elena Selva e Ginevra Vanni
Visto che di questo argomento si è parlato poco, o comunque non è stato quasi mai approfondito o spiegato, ci sembrava utile ed importante spiega‐re cos’è una COP, cosa si decide e co‐me, e soprattutto riassumere le scelte più importanti della COP28, l’ultima fatta.
Le decisioni di queste conferenze do‐vrebbero avere un impatto sulla vita quotidiana di buona parte della popola‐zione umana poiché si discute su come fermare il cambiamento climatico o arginarlo almeno un poco, di conse‐guenza le scelte fatte dovrebbero tocca‐re i più svariati ambiti della nostra vita ed in particolare, a livello globale, la produzione e il commercio di qualsiasi cosa si possa trovare sul mercato. Ci sembrava quindi giusto portare un approfondimento su queste conferenze per fornire a più persone possibili uno sguardo attuale su cosa succede nel mondo attorno a noi.
La 28ª conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28) si è svolta dal 30 novembre al 13 di‐cembre 2023 a Dubai
Ma, prima di cominciare a parlare della COP28, sappiamo tutti cos’è una COP?
Si tratta di un unico spazio politico che prova a raccogliere e unire il punto di vista di quasi 200 Paesi in tutto il mondo per portare avanti le più importanti decisioni per contrastare la crisi climatica e per fare un bilancio annuale riguardo al conseguimento de‐gli obiettivi degli accordi di Parigi. Le COP si sono svolte puntualmente ogni
Fonte: Georgofili.info
anno, dal primo appuntamento del 1995 a Berlino, e tutto è iniziato nel 1992 con la Convenzione Quadro delle Nazioni
Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) che ha fatto la storia come primo strumento di diritto internaziona‐le sul cambiamento climatico.
Ci sono 3 punti chiave per inquadrare il dibattito sul cambiamento climatico delle Conferenze delle Parti, così da capire al meglio come operano poi nel concreto:
1. mitigazione: riguarda tutte le politi‐che e gli interventi che prevengono o ri‐ducono l’emissione di gas a effetto serra in atmosfera; ad esempio fonti di energia a basso impatto di carbonio, ma anche il contrasto alla deforestazione;
2. adattamento: è la messa in campo di misure adeguate per prevenire o ridurre al minimo i danni causati dal cambia‐mento climatico;
3. finanziamenti: entrambi i due temi precedenti implicano la necessità di mobilitare investimenti e soprattutto di canalizzarli verso le nazioni più vulne‐rabili all’impatto della crisi climatica, che sono quelle meno responsabili del problema.
Chi decide dove si svolgono le COP?
Si tratta di una rotazione tra le Parti della UNFCC. Ogni anno uno stato membro della Convenzione e apparte‐nente a una diversa regione del pianeta può candidarsi.
Inoltre le COP non sono un evento a porte chiuse, infatti esiste la cosiddetta “Green Zone”, uno spazio aperto al pubblico in cui rappresentanti civili e privati, organizzazioni giovanili, giornalisti ed esperti possono libera‐mente riunirsi e confrontarsi; esiste anche un calendario che scandisce i te‐
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mi delle giornate in cui si svolgono i discorsi secondari a quelli dei negoziati. Ma il cuore pulsante delle COP rimane nei negoziati formali e negli incontri tecnici fra i rappresentanti delle nazioni. I nodi che erano da sciogliere a Dubai erano relativi all’energia, con punti principali sull’utilizzo delle fonti rinno‐vabili, l’efficienza di esse e l’abbando‐no delle fonti fossili, così da arrivare ad un nuovo obiettivo globale sull’adatta‐mento e all’avvio del fondo per le perdite e i danni. La COP28 ha segnato la prima volta in cui il tema dell’agri‐coltura e della sostenibilità dei sistemi alimentari sono stati portati al cuore della questione climatica. I principali temi della COP28 sono stati i seguenti:
bilancio globale
mitigazione
adattamento
finanziamenti per il clima, tra cui il fondo per le perdite e i danni.
È stato inoltre realizzato il primo bi‐lancio globale dell’accordo di Parigi (l’Agenda 2030) che ha misurato i pro‐gressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi climatici stabiliti: il picco delle emissioni globali di gas a effetto serra entro il 2025 e di una loro riduzio‐ne del 43% entro il 2030 rispetto ai li‐velli del 2019, al fine di limitare il surriscaldamento globale a 1,5 ºC. È stato inoltre notato il ritardo di alcuni
Paesi per quanto riguarda il consegui‐mento degli obiettivi stabiliti nell’accordo di Parigi.
Ma l’UE e le sue nazioni hanno inco‐raggiato le parti a concordare i seguenti obiettivi globali in materia di energia:
realizzare la transizione verso l’abbandono dell’energia fossile: le parti hanno convenuto di abbandonare progressivamente i combustibili fossili nel settore dell’energia entro il 2050; energie rinnovabili ed efficienza energetica: le parti hanno convenuto di
triplicare la capacità di energia rinnova‐bile a livello mondiale e di raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030;
i finanziamenti: in occasione della COP 28 l’UE e i suoi Stati membri si sono impegnati a stanziare più della metà dei finanziamenti iniziali per il fondo per le perdite e i danni (oltre 400 milioni di euro); quindi, nel complesso, l’UE e i suoi Paesi sono il principale fornitore di finanziamenti per il clima a livello mondiale: hanno fornito contri‐buti pari a 28,5 miliardi di euro in fi‐nanziamenti per il clima da fonti pubbliche e mobilitato altri 11,9 mi‐liardi di euro di finanziamenti privati per aiutare i Paesi in via di sviluppo.
La COP28 è giunta in questo momento cruciale, dopo anni di impegni “generi‐ci” e dichiarazioni di intenti molto blande prese dalla comunità degli Stati e dopo tante altre dichiarazioni da parte della comunità scientifica della ineffica‐cia delle misure di contrasto al riscalda‐mento globale adottate e dopo varie COP dall’esito decisamente deludente che hanno allargato le proteste da parte della società civile, ed è riuscita a porta‐re delle innovazioni come la valutazio‐ne, purtroppo, negativa degli sforzi fatti dopo gli accordi di Parigi.
Ma la cosa più importante è che è stata finalmente espressa la necessità di abbandonare l’uso dei combustibili fos‐sili, anche se per gli attivisti climatici questo ancora non basta e la considera‐no “l’ennesima occasione persa” poiché non sono state prese decisioni concrete e specifiche per le problematiche di ogni Stato e ci sono ancora molte idee discordi su questo punto; fortunata‐mente molti Stati considerano queste decisioni di portata storica e quindi pre‐mono per una direzione di abbandono del fossile e diminuzione dei gas serra, speriamo quindi che dalle proposte “astratte” vengano prese al più presto decisioni concrete che possano miglio‐rare situazione climatica del nostro pia‐neta che attualmente è piuttosto drastica.
Possiamo quindi concludere dicendo che le COP sono importanti momenti di confronto fra i Paesi di quasi tutto il mondo, in cui si prendono decisioni importanti per il futuro del pianeta e che, se messe in pratica, andranno a cambiare le nostre abitudini di vita.
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Fonte: Mint
Ambiente
Energie rinnovabili: la nostra unica salvezza?
di Claudia “Cleo” De Carlo
Oggigiorno la società è impostata su un rapporto di completa di‐pendenza dall’energia, garantita principalmente dall’utilizzo di combustibili fossili (ovvero carbone, petrolio e gas naturale), i quali, però, comportano non poche problematiche: accanto a quella più nota dell’inquina‐mento (attraverso le emissioni di anidri‐de carbonica, CO2), si colloca anche il suo essere una fonte di energia non rinnovabile (e pertanto limitata).
Proprio per quest’ultima motivazione, ultimamente l’opinione pubblica si sta direzionando verso fonti di energia rinnovabili, ovvero inesauribili e riuti‐lizzabili, come quella solare, idroelettri‐ca, eolica, geotermica e le biomasse (rispettivamente ricavabili da sole, acqua, vento, suolo e combustione). Molto apprezzate e acclamate uni‐versalmente, queste risorse sono vera‐mente sufficienti a soddisfare il fabbisogno globale? Queste eroine sono davvero abbastanza forti per sostenere da sole il pianeta, senza alleati o rinforzi?
Apparentemente perfette, persino loro sono limitate (o per meglio dire effi‐cienti solo sotto determinate condizio‐ni): i pannelli solari, per esempio, producono energia esclusivamente se esposti ai raggi del sole e, analoga‐mente, le pale eoliche sono in funzione solo nel momento in cui si verificano folate di vento.
Esse inoltre richiedono elevati costi di produzione e un significativo quanti‐tativo di spazio per l’installazione; non
contando che, se volte a soddisfare appieno i bisogni planetari, l’impatto ambientale assumerebbe un carattere considerevole.
Ma quindi, escluse quelle sopracitate, a quale altra fonte si può ricorrere? L’unica alternativa rimasta è, ina‐spettatamente, il nucleare.
Scoperta nel 1938, attiva dal 1955, è una forma di energia che deriva da pro‐fonde modificazioni della struttura stes‐sa della materia: si distingue in fusione, ossia quando i nuclei degli atomi si fondono insieme, e fissione, quando il nucleo dell’atomo viene fatto scindere in più componenti. Questa opzione, seppur valida, viene spesso etichettata negativamente: forse per la sua natura non rinnovabile? A causa delle scorie che rilascia? Oppure per la tragedia avvenuta a Chernobyl (il 26 aprile 1986) o ancora l’incidente di Fukushi‐
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ma (11 marzo 2011), che tutt’oggi incu‐te vividamente timore?
Per quanto riguarda questi ultimi due avvenimenti, è stato calcolato che, per il primo, le vittime dirette provocate dalle radiazioni nelle settimane successive sono state 54, mentre la stima delle vittime totali (dovute a tumori ricondu‐cibili alle radiazioni) è di qualche centi‐naio; invece, nel secondo caso, ambedue i valori ammontano a zero (è pur vero che quel giorno i morti furono più di 15.000, ma questa cifra è da attri‐buire esclusivamente al terremoto e allo tsunami, verificatisi entrambi in conco‐mitanza con l’esplosione nucleare della centrale).
Numeri considerevoli e ragione‐volmente spaventosi, ma che diventano minimi se affiancati ai quasi 2.000 morti del disastro della diga del Vajont (9 ottobre 1963) o alle 170.000 vittime
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Fonte:
dell’incidente idroelettrico di Banqiao (8 agosto 1975), evento 40 volte più de‐vastante di quello di Chernobyl. Eppure si continua ad incentivare e a promuovere l’idroelettrico, lasciando il nucleare dissolversi nell’alone di mi‐stero che da più di 70 anni dalla nascita dei primi reattori a questa parte ancora lo oscura. Infatti l’Italia nel 1987, come nazione, ha abbandonato, con un referendum, il nucleare, mentre il resto del mondo eccetto Belgio, Germania e Svizzera, che si dichiarano prossime ad un abbandono completo è favorevole alla costruzione ed espansio‐ne di queste centrali. Essendo poi il nucleare una questione di interesse mondiale, ogni procedura, dalla costruzione alla gestione, deve su‐perare e soddisfare ispezioni costanti monitorate da osservatori internaziona‐li, che ne garantiscono la sicurezza oltre che la regolarità. Invece, per quanto concerne le scorie (rilasciate dal proces‐so di fissione), se ne producono in una quantità tale da essere facilmente controllabile e tranquillamente conteni‐bile in magazzini o capannoni. Infine, si stima che, con i consumi attuali di uranio, esistano risorse per i
prossimi 100/130 anni; considerando sempre che, con il tempo, si sviluppe‐ranno, inevitabilmente, nuovi metodi di estrazione, sistemi di riciclaggio ancora più efficienti e l’utilizzo di elementi alternativi (non è da escludere l’utilizzo del torio, potenzialmente disponibile per migliaia di anni).
Quindi, è veramente possibile che l’antagonista della favola possa invece trasformarsi in aiutante?
Assolutamente sì, in quanto, proba‐bilmente, esso non è mai stato un vero nemico. Anzi, forse è solo stata letta la storia dalla prospettiva sbagliata. Difatti, per raggiungere la stessa po‐tenza, pannelli e pale eoliche dovrebbe‐ro occupare, rispettivamente, 116/194 km2 e 673/932 km2, mentre il nucleare solo 2,6 km2.Anche per quanto riguarda le quantità di anidride carbonica (CO2) emesse (in tonnellate su gigawattora, GW/h), il nucleare detiene il valore più basso (di sole 3 tonnellate, contro 4 dell’eolico, 5 del solare e ben 34 dell’idroelettrico; perché quest’ultime hanno bisogno di molti allacciamenti per collegare le centraline, hanno vita relativamente breve e la loro costruzio‐ne necessita dell’estrazione di vari me‐
Fonte: Greenreport
talli, quindi, nel complesso, tutti questi fattori comportano un inquinamento ed emissioni di CO2 maggiori).
E, sebbene non si possa negare l’ele‐vato costo del nucleare, altrettanto innegabile è la grande quantità di energia che riesce a produrre. In conclusione, è conveniente affiancare questa proposta alle fonti rinnovabili?
Rispondendo con un veloce bilancia‐mento generale, a parità di rendimento tra l’esclusiva adozione di queste e un accostamento del nucleare, nell’ultimo caso si ricava un margine di risparmio del 2535% su costi economici e ambientali. Avendo finalmente tutti gli strumenti necessari per leggere corretta‐mente questa favola, è possibile raggiungere un soddisfacente lieto fine?
Claudia “Cleo” De Carlo
[I dati riportati sono stati estrapolati dall’OMS e UNSCEAR, organi delle Nazioni Unite incaricati di monitorare i rischi per la salute.]
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Utopia in musica!
di Davide Bernardi
“Eternal sunshine” di Ariana Grande
La popstar americana è tornata sulla scena musicale, dopo ben quattro anni di assenza, con un nuovo disco: “Eternal sunshine”. L’album, che presenta 13 tracce e ha una durata di circa 36 minuti, è un progetto ispirato al film “Eternal Sunshine Of The Spotless Mind”, uscito nel 2004, che, secondo quanto ha affermato la cantante in un’intervista con Zach Sang, rappresenta molto accu‐ratamente la sua situazione sentimentale attuale.
Questo disco costituisce un importante passo avanti nella sua carriera e nel suo sviluppo come artista e, ascoltandolo, si può affermare, con certezza, che esso è il progetto più maturo della cantante: infatti, ogni traccia è stata scritta e prodotta da lei, cosa che le rende molto più personali, e l’album presenta una struttura circolare, poiché la domanda posta nella prima traccia, “Intro (end of the world)”, trova una risposta nell’ultimo brano ,“Ordinary things”; inoltre, è un progetto coe‐so e contestualizzato, doveAriana Grande è riuscita a rendersi vulnerabile e onesta, e ad esprimere le sue emozioni, sia riguardo al divorzio con Dalton Gomez, sia alle accuse (successivamente rivelatesi false) che le sono state rivolte dai media nel corso di tutto l’anno passato (pur senza rinunciare a brani divertenti e più leggeri); infine, tutto il disco è accompagnato dalla voce angelica, armoniosa, matura e indimenticabile di Ariana, che dimostra i tanti migliora‐menti in campo vocale.
“Eternal sunshine” analizza il sentimento d’amore in ogni suo aspetto, soprattutto dal punto di vista della fine di una relazione; dunque, ascoltarlo in ordine ci consente di comprendere i vari passaggi che hanno portato l’artista al di‐vorzio, e di immedesimarsi nel personaggio, riuscendo non solo ad immaginare, ma a comprendere e sperimentare le emozioni provate dalla cantante: dubbio, rabbia, delusione, dolore, rassegnazione, accettazione e speranza. L’album è completo in ogni suo aspetto, ed è piaciuto ai fan come anche ai critici musicali: la rivista Rolling Stones l’ha defini‐to un “instant classic”.
In conclusione, “Eternal sunshine” è uno dei progetti più interessanti del 2024 e merita decisamente di essere consi‐derato tale.
Voto:
Brano migliore: We can’t be friends (wait for your love)
Immagini delle copertine degli album: media.pitchfork.com
Immagine del disco: mungfali.com
Canzoni
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Recensioni
“The
Tortured Poets Department” di Taylor Swift
Durante la premiazione per l’album dell’anno ai GRAMMYs di quest’anno, Taylor Swift ha sorpreso tutti, annunciando l’uscita del suo nuovo disco: “The Tortured Poets Department”.
Prima di analizzare l’album, è necessario fare una pre‐messa: “The Tortured Poets Department”, uscito il 19 aprile, non è un album “per bambine”. I sentimenti che scaturiscono dal disco sono specifici e complicati, difficili da comprendere e, anzi, spesso risultano talmente personali, che soltanto l’artista è in grado di capirli pienamente.
Dal punto di vista musicale, l’album appartiene al genere pop, ma nella maggior parte dei brani si distacca da esso e raggiunge una dimensione totalmente diversa, e tale passaggio è reso possibile anche dalla profondità della voce della cantante, da cui traspare un’enorme maturità. Essa, tuttavia, non esplode mai, risultando limitata nelle sue potenzialità. La produzione è il risultato della collabora‐zione tra l’artista stessa e JackAntonoff, e non si discosta molto da quella dei suoi ultimi progetti. Ciò che caratterizza questo disco e che viene maggiormente valorizzato daTaylor Swift è l’attenzione per i testi, che, da come si può intuire leggendo il titolo, possono quasi essere considerati componimenti poetici: essi sono spesso impenetrabili, ricchi di doppi significati, di allusioni alla sua vita e alle sue scelte, di figure retoriche tipiche di un testo poetico, ma esprimono con cura maniacale dolore, rabbia, malinconia, depressione, nostalgia e assenza. Ogni canzone racconta una propria storia, ma è necessa‐ria, nella sua unicità, per tessere il filo di emozioni che caratterizza l’album. Il lessico utilizzato appartiene ad un registro alto, presenta termini ricercati e specializzati. Determinante è l’atmosfera che questo disco crea, semplificata anche dai colori scelti per la copertina: bianco, nero e grigio, che permette di empatizzare con l’artista e di vivere le vicende raccontate.
Tramite “The Tortured Poets Department”, Taylor Swift è riuscita ad esplicitare la sua interiorità, ad aprirsi al mondo intero, e ciò è stato apprezzato dal pubblico, tanto che l’album sta raggiungendo ri‐sultati colossali in Italia come nel resto del mondo.
Per concludere, il nuovo album di Taylor Swift continua a dimostrarci la profondità dei suoi testi, che, però, non vengono valorizzati dalla produzione, ripetitiva e fin troppo basilare (in alcuni brani), e dalla vocalità, che, seppur più matura, rimane sempre sullo stesso piano, risultando trascurata.
Voto:
Brano migliore: Florida!!! (feat. Florence + the Machine)
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“Cowboy Carter” di Beyoncé
Anche Beyoncé ha rilasciato il suo nuovo album nel 2024, precisamente il 29 marzo, e ha stupito ancora una volta il mondo intero.
Questo nuovo progetto della superstar americana si presenta come il più ambizioso che abbia mai fatto: 27 tracce, 1 ora e 18 minuti, diverse interessanti colla‐borazioni. “COWBOY CARTER” costituisce il se‐condo atto della trilogia a cui la cantante ha dato inizio nel 2022, con “RENAISSANCE”, e che ha co‐me scopo quello di rivendicare alcuni generi musicali, come l’house (a cui fa riferimento il primo atto) e il country (genere principale del secondo atto), che furono inventati da artisti neri ma di cui si sono appropriati, con il tempo, tantissimi artisti bianchi.
L’album è una vera e propria esplosione di sentimenti, generi musicali e temi: si possono trovare pop, R&B, rap, addirittura opera lirica, tutti collegati insieme dal country. In questo disco l’artista ha di‐mostrato di poter spaziare in ogni genere, tema, suono, melodia e, addirittura, epoca: ascoltando l’album spesso accade di immedesimarsi nell’epoca descritta, nel personaggio presentato e nella vi‐cenda raccontata.
Alivello di produzione Beyoncé non annoia mai, riesce sempre a stupirci con nuovi suoni e melodie apparentemente strane, che riesce a rendere armoniose grazie alla sua voce, una delle migliori di tutti i tempi. I testi sono estremamente curati, ma non per questo necessariamente profondi e strappalacrime.
Interessanti sono soprattutto le collaborazioni, tra cui si notano alcuni artisti contemporanei, come Miley Cyrus e Post Malone, e altri che hanno fatto la storia della musica e, soprattutto, dello stile country, come Dolly Parton, Willie Nelson e Linda Martell. Uno dei brani più importanti, a livello storico e tematico, è sicuramente “BLACKBIIRD”, una rivisitazione dell’originale dei Beatles, dove Beyoncé, insieme ad altre giovani artiste nere, rinforza il messaggio sui diritti civili che lo stesso Paul McCartney aveva voluto trasmettere nel 1968. Caratteristica è anche la versione aggiornata di “Jole‐ne” di Dolly Parton, interpretata in modo eccezionale da Beyoncé, la quale ha, però, voluto dare un tocco di originalità al testo, modificandolo e adattandolo al messaggio che voleva mandare.
Per riassumere, Beyoncé continua ad affermarsi un vero e proprio genio nell’industria musicale, non solo come cantante con una splendida voce, ma anche come produttrice e cantautrice, in grado di reinventarsi e di mostrare un lato di sé sempre diverso in ogni suo progetto.
Voto:
Brano migliore: DAUGHTER
Recensioni 23
Film “Fabbricante di Lacrime” Recensione trash Allerta spoiler!
di Vittoria Furlani ed Elisabetta Ivanov
Con 600.000 copie vendute, il libro “Fabbricante di lacrime” è stato il primo romanzo pubblicato da Erin Doom, la celebre scrittrice (emersa sulla piattaforma digitale Wattpad) che in pochi mesi, a partire dal 2021, ha appassionato alla “lettura” molte ra‐gazzine.
Il testo insegue le vicende di Nica e Ri‐gel, due ragazzi cresciuti in un orfano‐trofio noto come Grave. Il titolo dell’opera prende spunto dalla favola raccontata ai bambini tra queste mura, che narra di un uomo capace di far piangere la gente: “Il fabbricante di la‐crime”. All’età di diciassette anni i due giovani vengono adottati dai Milligan, ma fin da subito tra loro nascono conflitti di varia natura che portano il loro legame a diventare un rapporto di amoreodio. Ciò è identificabile con lo stereotipo (o trope) dell’enemiestolovers e del badboy, che attira da sempre l’attenzione dei più giovani, comuni‐cando spesso ideali di relazione “tossi‐ci” e sbagliati. Dal 4 aprile, è possibile guardare l’adattamento cinematografico del bestseller su Netflix. Il film è diretto da Alessandro Genovesi e la sua casa di produzione è Colorado Film. In pochi giorni, “Fabbricante di Lacrime” è di‐ventato il film italiano più visto al mondo. In molti, però, si chiedono se
questo sia davvero da considerare un traguardo italiano: infatti, la pellicola ha riscontrato molte critiche, fino a essere ritenuta “un capolavoro del cringe”. Ovviamente siamo d’accordo, e la do‐manda alla quale proveremo a dare ri‐sposta è: “Perché è così trash?”
In primo luogo, il film è pieno di buchi di trama, che lo rendono incomprensibi‐le per coloro che non hanno letto il libro (meno male). L’eccessiva quantità di spazi vuoti e salti temporali è alquanto in contrasto con il numero esorbitante di contesto inutile e momenti morti pre‐senti nel testo cartaceo. Questo finisce col demolire l’equilibrio di alcuni personaggi (ad esempio, le amiche della protagonista femminile, Billie e Miki, alle quali viene sottratto spazio narrati‐vo nonostante l’importante evoluzione del loro rapporto).
[...] la pellicola ha riscontrato molte critiche, fino a essere ritenuta “un capolavoro del cringe”.
Ciò velocizza fasti‐diosamente il ritmo della narrazione, dando una costante sensazione di fretta nel concludere la sto‐ria (peraltro banale). Parlando della sce‐neggiatura, invece, vi sono altrettante cose da commentare. In primis, è evidente che gli attori sono stati scelti tra i vari ruoli secondo un criterio puramente estetico, ritenuto per molti fondamenta‐le al fine di non demolire l’idea di perfezionismo fisico descritta nel ro‐manzo. Tuttavia, il cantante di “Amici” Biondo (Simone Baldasseroni), che
interpreta Rigel, non ha grandi capacità recitative; si potrebbe dire lo stesso della famosa tiktoker Nicky Passerella, la migliore amica di Nica nella storia; solo Klaus, il gatto della famiglia Milli‐gan, si salva su questo punto di vista.
Per quanto riguarda l’ambientazione, gli errori spaziotemporali sono infiniti ed estremamente evidenti. La colloca‐zione temporale è molto confusa, perché l’orfanotrofio, le automobili e alcuni abiti indossati dai personaggi fanno pensare a un’epoca poco recente, ma questo viene in più occasioni smentito dall’utilizzo dei cellulari. Dalla trama, sappiamo che la storia è ambientata in Minnesota, negli Stati Uniti; questo scenario è continuamente alimentato dalla presenza della High School tipicamente americana e da altre finezze più o meno ricorrenti. Cionono‐stante, alcuni personaggi, specialmente Rigel, hanno un marcato accento roma‐no che, con sole poche parole, riesce a spezzare l’incantesimo creato dalla sce‐neggiatura.
Le frasi che gli attori sono perennemente costretti a ripetere sono copiate arbitrariamente dal testo letterario, e purtroppo prendono spesso un’accezione troppo imbarazzante e metaforica. Questa caratteristica della scrittura della Doom emerge anche nel libro, che molti lettori hanno ritenuto pesante e inutilmente lungo a causa delle imbarazzanti figure di significato; in molti si scagliano contro lo stile apparentemente poetico dell’autrice,
Cinema
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UTOPIA5 Maggio 2024
Fonte: leganerd.com
interrogandosi sul perché di tali sviste, facilmente evitabili se il racconto fosse stato sottoposto a rilettura da parte di un editor in casa Salani.
Tra il libro e il film è presente uno scarto non ignorabile. Nel libro viene menzionata solo una volta la natura del rapporto dei due protagonisti (che sono diventati fratelli adottivi). La scena vede Nica dubbiosa mentre legge la legislazione per quanto riguarda i rapporti familiari. Nello stato in cui i due vivono, sembrerebbe proibito avere rapporti sentimentali con il proprio fratello, di sangue o meno. Riteniamo che ciò sarebbe dovuto essere maggiormente esplorato in entrambe le rappresentazioni, e non comprendiamo perché nel film una scena del genere sia stata rimossa. Al pubblico viene tolto lo sfizio di sapere cosa ne pensano i genitori adottivi dei due, il parere degli amici e della società.
Nemmeno il finale si salva dalle critiche degli spettatori: sono innumerevoli i meme creati sulla scena finale del film, dove la gelosia di Lionel, lo spasimante della protagonista, agisce finalmente contro Rigel. I due amanti stanno infatti attraversando un ponte, e notano il ragazzo che li insegue con l’auto. A far storcere il naso è la surrealtà della scena: l’“inseguimento” è infatti terribilmente lento e, sebbene comprendiamo che è probabilmente per tutelare la sicurezza degli attori, la scelta (incoerente con la narrazione originale) rende il momento tutto fuorché significativo.
A condannare definitivamente il fenomeno mediatico agli occhi dei lettori più esperti è però un altro aspetto: tramite una delle innumerevoli recensioni riguardanti il libro ci è giunta voce che la leggenda presentata in apertura (e sulla quale si basa
addirittura l’innamoramento di Rigel per la protagonista) non è farina del sacco di Erin Doom, bensì di Daniele Conserva, che l’ha pubblicata nel suo libro “Il bosco dei Violini e altre storie”. L’autrice non si è mai pronunciata al riguardo delle accuse di plagio letterario.
In conclusione, riteniamo che il “Fabbricante di Lacrime” sia un’opera senza capo né coda, che suggeriamo per occasioni leggere, come un pomeriggio di risate con gli amici.
25 Recensioni
di Giacomo Pucillo
Orizzontali
1.TTECIMMAAA(+)
2.TOANALENLME
4. ICPITNI
5.AGOSVNTAIG
8. EPIOTNTMTMAAI (ristorante)
9. NARTOECS
11. IARMPAOLO (lettere)
17.ARACITSCO (geografia; due parole)
Verticali
3.TRAE
6.VEITIIRSRD (verbo)
7. EFSIMILENA
10. STAGNOOI (santo)
12. GRAITTEAS
13. GLATTENVAA
14. (Vx I x C x I + M V+ 5 ) + + ( IX xV+ XX / IV) (acronimo di un festival riminese)
15.ATLLEIAGELT
16. ROSOLMIGNAI (notizia)
Cruciverba livello impossibile Riordina le lettere in modo da formare parole di senso compiuto, sfruttando gli indizi fra parentesi. I termini da ricercare e la moda‐lità di gioco sono chiaramente ispirati alla Campanella (Paroliamo). La definizione 14, che fa eccezione, oltre all’indizio, cela un messaggio in ciascuna delle prime due parentesi.
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UTOPIA5 Maggio 2024
La redazione di Utopia
Anita Pazzaglia
Camilla Fattori
Chiara Fabbri
Claudia “Cleo” De Carlo
Daniele Coccato
Davide Bernardi
Elena Selva
Elisabetta Ivanov
Federica Ercolani
Federico Guidi
Filippo Silverii
FrancescaAllegra Pace
Gruppografica
Camilla Fattori
Chiara Fabbri
Claudia De Carlo
Daniele Coccato
@utopiaeinstein
Francesco Ciccioni
Francesco Remus Serea
FrancescoTelò
Giacomo Pucillo
GinevraVanni
Giovanni Stasi
Lorenzo Rossi
LorenzoVandelli
Marta Curatolo
Michela Savioli
Montesi Rutsito
Morena Masini
Utopia Einstein
Federica Ercolani
Marta Curatolo
Morena Masini
RebeccaValdinoci
@utopiaeinstein
Ringraziamo...
I gestori dell’Evelyn Cafè per averci fornito, come al solito, i buoni che abbiamo inserito casualmente in alcu‐ni numeri.
La fumetteria Alcatraz per aver accettato, dal numero precedente, una collabora‐
Paolo Guado
RebeccaValdinoci
Simone Dinoi
VeraTorsani
VittoriaAlbini
Vittoria Furlani
Caporedattore
Giacomo Pucillo
Vicecaporedattrice
Marta Curatolo
Docentecoordinatore
prof. Paolo Facciotto
Docenticonsulenti
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prof. Lorenzo Gianfelici
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Impaginazione
Giacomo Pucillo
Gruppomultimediale(seguicisuisocial!)
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Evelyn Cafè Via Sirani, 19 Instagram: @evelyncafebistrot
zione e una pubblicità reci‐proche, soprattutto sui social. Ricordiamo, inoltre, che se mostrerete questo numero (o quello scorso) in negozio otterrete uno sconto del 5% sui vostri acqui‐sti!
Marta Curatolo
Michela Savioli
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Paolo Guado
Simone Dinoi
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Alcatraz Via Bertola, 11 Instagram: @alcatraz_comix
I proprietari di Foto Soci per aver deciso di accogliere la nostra proposta di rea‐lizzare un concorso fotogra‐fico in collaborazione con loro.
Tutti i ragazzi che hanno risposto al sondaggio.
Foto Soci Via Cairoli, 10 Instagram: @fotosoci
I rappresentanti, in partico‐lare Luca Arlotti, per aver sostenuto l’idea di Marta per il 6 giugno al liceo (scopri‐rete!).
Quanti, anche fuori dalla redazione, ci hanno aiutato a stampare.
27 Chi siamo
Utopia non si identifica con alcuna linea politica. Ognuno semplicemente esprime la propria opinione. Siamo sempre aperti alla pluralità dei punti di vista e pronti ad accogliere qualsiasi contributo da parte vostra.
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Immagine: vicolo di Perugia (foto di Giacomo Pucillo)