






E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.
[Siddharta, Hermann Hesse]
Gli studenti e i docenti.
Una tastiera e una pagina bianca: tutto ciò che ho e che mi serve. Mi fa strano pensare quanto la mia tastiera sia abituata a sentirmi digitare tante lettere ordinate (in fondo sempre le stesse), ma soprattutto “Backspace”.
Tante correzioni, tante frasi che non andavano bene, tanti pensieri rimangiati da quel “Backspace”: il bello di Word è che per quanto uno possa scrivere, basta un unico tasto, e la pagina torna linda ed immacolata come prima, e quel pensiero si perde nel dimenticatoio della nostra mente superaffollata. Sulla carta è diverso: ogni persona è costretta a ricordare ogni lapsus, ogni pensiero che inavvertitamente viene impresso sul foglio prima ancora di attraversare la parte cosciente della nostra scatolina isterica.
La mente umana, ahimè, appartiene alla categoria “foglio di carta”: viene stropicciato, strappato, ma l’inchiostro rimane al suo posto, ed è sempre lì, disponibile, per essere letto ed essere sparso per il foglio da una lacrima, o semplicemente per essere il motivo di un nostro sorriso.
Il capitolo della mia vita intitolato “Cinque anni di Einstein” (che so perfettamente che non interessa a nessuno, ma in quanto ultimo mio editoriale, 30 righe strappalacrime e banali le sopporterete) è pieno di inchiostro di tutti i colori e costellato di pagine strappate che non ho avuto il coraggio di buttar via, ma che in fondo sono parte integrante del capitolo, e fanno molto “collage”. Ed ora che sono seduta davanti ad uno schermo sfoglio le pagine.
1C in succursale, 10 minuti di ritardo il primo giorno di scuola perché non avevo capito (come quasi tutti i primini) COSA fosse la succursale. Aria di novità, nuovo spirito. Professori severi, davvero alle superiori si studia? Peccato. Studieremo... con calma. In prima, il primo ed unico Amore (e per questo forse non ringrazierò mai abbastanza la Fortuna che ci ha fatto incontrare, Enrico non fare battute).
La seconda: ancora biennio, le lezioni dei Promessi Sposi talmente






accattivanti che quasi sembrava di vedere Lucia che scappava nella Notte degli Imbrogli, Don Abbondio, ipocondriaco, litigare con Perpetua, Renzo a Milano scappare dalla folla in preda alla rabbia, l’iniziazione allo studio della biologia con i ciclo alcani non sembrano eventi così lontani. Eppure sono passati quattro anni.
E poi di corsa la terza, la quarta incalzata da una nuova vita che si stava delineando: la promozione in terza a caporedattrice del Giornalino, più per carenza di personale che non per le mie doti di scrittrice e organizzatrice (per non parlare del mio pessimo estro artistico: la qualità dell’impaginazione del Giornalino è drasticamente calata con la dipartita dell’Ari).
In quarta, già più grande, si comincia a pensare all’esame: I CREDITI, che in linguaggio corrente ed extrascolastico si può tradurre come “puoi avere tutti gli interessi che vuoi, ma se non hai la media superiore all’8.50 non sei nessuno, anzi, sei anche poco furbo perché potresti concentrarti ad imparare tutto il programma a memoria, invece che leggerti anche i paragrafi dei libri che il prof. ti autorizza a saltare”, e non crediate che i prof. non la pensino allo stesso modo, anche a loro farebbe piacere fare una lezione che non sia un travaso forzato di nozioni.
La quinta: l’ESAME. Tante buone intenzioni per quella tesina che doveva essere accurata ed interessante, non sarà ne’ l’uno ne’ l’altro, ma verso Marzo arriva l’apatia: solo allora ci si renderà conto che non vale la pena esaurirsi per un numero compreso tra 60 e 100 (anche se tre cifre fanno la loro figura).
La vita fuori dalla scuola si fa sempre più assente, troppe ore di sonno accumulate, colpa di mille attività: fortuna che la mattina sul Tram c’è sempre chi mi rallegra la giornata, rischiando di essere anche sgridato dai signori anziani per la troppa confusione (quattro anni sono serviti per conoscere qualcuno che non si scandalizzi se conosco gli autisti e le caratteristiche della vettura che mi porta a scuola in base al numero di matricola).
Arriviamo velocemente a questo ultimo editoriale, che siamo in ritardo col programma e temo di non finirlo prima di Giugno. Come caporedattrice da tre anni del Giornalino, vorrei chiudere ringraziando tutti i ragazzi che negli anni ho conosciuto e che hanno sopportato le mie manie di capo autoritario- madre apprensiva- rompiscatole- sapientona- isterica. Dall’Eva, mia grande musa ispiratrice, per la sua determinatezza, a Gianluca che mi ha preceduto come caporedattore (e mi ha lasciato 3.5 chili di monetine guadagnate con le vendite!), e ovviamente tutti i redattori di quest’anno: Luca, mio co-caporedattore, detto “Uomo-scienza”, e il suo fido aiutante, Nicola, Alessandra, che si è sobbarcata il ritiro e la battitura degli annunci, Linda, Elena, Paz, Federica, Angelica, Angela, Sofia, con i loro velati commenti tutti per Alex, Sergio, con i suoi articoli originali (ma dove prendeva l’ispirazione?), Andrea, Souad, fedelissima dalla prima, Nicolas per le sue copertine e la vitalità che sa donare.
Ultimo ma non per importanza, un grazie di cuore al prof. Giuseppucci, mio mentore da cinque anni, per il suo sostegno morale e per l’enorme pazienza nonostante i ripetuti agguati per consegnargli le bozze degli articoli da correggere (per non parlare dei continui richiami al mondo terreno dal mondo dei sogni adolescenziale).
E come ogni articolo malinconico che si rispetti, serve la chiusura ottimista, del resto, se ci aprissimo al mondo con più ottimismo e voglia di metterci in gioco, invece che stare in disparte in un angolo e criticare ogni azione altrui, forse si vivrebbe un po’ meglio. Ma sono solo parole. Nel mio piccolo, io almeno ci provo.
“And yes I said yes I will Yes.”
P.S.: Ragazzi, il Preside non fa così paura!
Il 12 e il 13 giugno 2011 l’Italia è chiamata a votare. Mi piace pensare che le date siano state scelte per evitare un giorno ulteriore di chiusura delle scuole, piuttosto che l’ennesima arguta trovata per non far raggiungere il quorum, approfittando dell’innata pulsione dell’Italiano medio a sollazzarsi sotto il sole dimenticando i suoi doveri di cittadino.
Da scrupolosa avente diritto al voto, ho cercato di informarmi: digito “Referendum – Ministero dell’Interno”, compare difatti la pagina del referendum.
Pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 4 aprile 2011 i decreti presidenziali che indicono i referendum popolari i cui comizi elettorali sono convocati per il giorno di domenica 12 giugno 2011, con prosecuzione delle operazioni di votazione nel giorno di lunedì 13 giugno 2011.
Le denominazioni sintetiche, formulate dall’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di Cassazione, in relazione a ciascuno dei quattro quesiti referendari dichiarati ammissibili:
a) referendum popolare n. 1 – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione;
b) referendum popolare n. 2 – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma;
c) referendum popolare n. 3 – Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme;
d) referendum popolare n. 4 – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
Fine. Questo è tutto quello che il sito del Ministero degli Interni scrive sul referendum alla voce “referendum”. Un po’ riduttivo per chi, come me, non si accontenta di porre il suo “si” o “no” dopo una frase dai termini altisonanti e ambigui. Decido di perdere il pomeriggio scartabellando tutti i possibili siti che trattano di referendum. Risultato deludente: tutti dicono COME votare, nessuno COSA comporti un voto favorevole o sfavorevole. In un impeto di disperazione cerco anche di mandare una mail al nostro Presidente della Repubblica, ma la pagina “cannot be found” (visitando forum e pagine di internet vengo a sapere che non solo non sono l’unica ad avere problemi con la casella di posta, ma che TUTTI hanno riscontrato un errore nella pagina, Napolitano, non girarci le spalle anche tu!). Risalgo alle origini, ricercando tutte le norme di cui viene chiesta l’abrogazione:
Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione
SI: la norma viene abrogata, cioè i servizi pubblici locali tornano nelle mani dello Stato, il quale si occupa della gestione di questi senza dare la gestione ai privati.
NO: le aziende private, attraverso gare di appalti regolamentate per legge. MA: non è mai stato specificato in nessun decreto legge, legge e modifiche che cosa si intenda per “servizi pubblici locali”. Si parla tanto di acqua, ma non è solo quello. A tutt’oggi, la definizione mi rimane ignota.
Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma
[Nota: con „Abrogazione parziale di norma“ si intende l’abrogazione SOLAMENTE del comma 1 dell’Art. 154 del decreto legislativo n.156/2006 il quale recita “La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.“
à La remunerazione del capitale investito è un ammontare di profitti pari al 7%, calcolato sulla quota del capitale investito, in modo che ci sia una parte di capitale che copra il capitale a rischio (che può essere perso). Questo 7% è aggiunto alla bolletta dei singoli cittadini. [http://www.associazioneanea.it/ documenti/approfondimenti/note-tecniche-sulla-regolazione/ ANEA_NT_2_metodo.pdf]
SI: la norma viene abrogata, ma le disposizioni in caso di norma abrogata non sono chiare. Teoricamente non dovrebbero esserci speculazioni sulle tariffe. NO: le aziende possono godere della remunerazione del capite investito. MA: il comma 5 dello stesso Art. 154 recita “La tariffa è applicata dai soggetti gestori, nel rispetto della Convenzione e del relativo disciplinare.”e non ne viene richiesta l’abrogazione. Conflitto di interessi?
Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme
[Nota: la fantasia dei Parlamentari non ha limiti: si richiede infatti l’abrogazione SOLO di determinati punti di determinati articoli del decreto-legge 112/2008 tramutato nella legge 133/2008 e di alcuni punti della legge 99/2009 o meglio ad alcuni passaggi, tra i più “eclatanti”: “art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: «medesime»”, la parte sicuramente più importante è l’art. 7, comma 1, lettera d) che riguarda l’installazione di centrali nucleari su suolo italiano.]
SI: la norma viene abrogata, cioè non saranno realizzate su territorio nazionale centrali per la produzione di energia nucleare.
NO: si dà il consenso alla costruzione delle centrali.
MA: è bene notare che le leggi o i decreti sul nucleare non vengono aboliti in toto, ma sono alcune parti, per chi volesse approfondire:
DL 112/2008 http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08112d.htm L 99/2009 http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09099l.htm
DL 31/2010 http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/10031dl.htm
Parti da abrogare: http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/ sezioni/servizi/legislazione/ elezioni/0930_2011_03_23_DPR23032011centrali.html
Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
[Nota: si chiede la COMPLETA abrogazione della legge]
SI: la legge viene abrogata, cioè il Presidente del Consiglio dei Ministri (oggi Berlusconi) è obbligato a presentarsi alle udienze di procedimenti penali a suo carico. Anche per gli altri Ministri non sarà più legittimo impedimento l’attività “coessenziale alle funzioni del Governo”. Il giudice non rimanderà il processo causa legittimo impedimento. La prescrizione non sarà più sospesa fino alla fine dell’incarico del Presidente del Consiglio. NO: la legge rimane inalterata, ciò significa che il Presidente del Consiglio è autorizzato a non presentarsi alle udienze in cui lui è imputato causa legittimo impedimento. I suoi processi, inoltre, saranno rinviati fino alla fine del suo mandato.
Come avrete notato, a fine maggio ancora non la televisione non ha menzionato dibattiti, pubblicità che favorissero una parte o l’altra. Meglio, ci ha provato la Rai, ma a notte inoltrata non è molto efficace una pubblicità di carattere sociale. Dopo il disastro di Fukushima, Berlusconi, attraverso i sondaggi, ha deciso che la popolazione italiana è spaventata dal nucleare: meglio eliminare il referendum sul nucleare, in quanto potremmo non essere obbiettivi. Per quanto la componente emotiva, specialmente negli Italiani, sia molto alta, ridurci così esplicitamente ad una mandria di incapaci di intendere e di volere è un po’ eccessivo.
C’è, inoltre, chi sostiene che l’eliminazione del nucleare sia una manovra ad hoc per evitare che si raggiunga il quorum, in questo modo non solo il Governo sarebbe libero di fare ciò che crede nel campo del nucleare, ma rimarrebbe indisturbato anche il decreto legge sul legittimo impedimento. Che l’abbia fatto apposta?
Nel dubbio, meglio far sentire la nostra presenza andando a votare.

Tecnologia a portata di... dito
Sono sempre di più, al giorno d’oggi, i dispositivi portatili che integrano questa tecnologia. Tantissime sono le persone che utilizzano quotidianamente apparecchi touchscreen per i propri bisogni sociali, lavorativi, ludici.
Tutti conoscono dispositivi come il Nintendo DS, l’iPhone e l’iPad della Apple, tanti conoscono i tablet della Samsung o della Asus, pochi hanno mai sentito parlare di apparecchi come Microsoft Surface; tuttavia, quasi nessuno sa quando in realtà questa tecnologia è stata applicata per la prima volta e come funziona.
Il Touchscreen
Il primo progetto di schermo tattile risale al 1965: E.A. Johnson sviluppò uno schermo capacitivo per il Royal Radar Establishment nel Regno Unito. I touchscreen tuttavia guadagnarono visibilità solo 10 anni dopo, con l’invenzione del terminale di apprendimento computerassistito PLATO nel 1975 (una sorta di rete di computer a scopo di istruzione scolastica). Da quel punto in poi i touchscreen sono diventati sempre più diffusi: esempi sono i bancomat e i PDA (“antenati” dei tablet).
Uno dei primi computer commerciali touchscreen fu l’HP150, che usava sensori infrarossi disposti ad anello intorno ad uno schermo CRT (a tubo catodico) della Sony: per individuare i tocchi utilizzava un sistema di rivelamento simile a quello cartesiano, tuttavia piuttosto impreciso. La vera svolta per la diffusione massiva degli schermi tattili presso il grande pubblico, però, è stata data nel 2004 dalla console Nintendo DS che, con il suo touch screen resistivo, seppure approssimativo e non di alta qualità, è stata il primo dispositivo di grande successo che ha lanciato la tecnologia tattile nel mondo video ludico e commerciale. Dopo di essa, i dispositivi tattili diffusi presso il grande pubblico sono divenuti sempre più numerosi e sofisticati; ma questa è storia attuale.
Multi-touch
Sono in molti a credere che il primo dispositivo multi tocco della storia sia stato l’iPhone della Apple; tuttavia, tale tecnologia fu applicata a livello sperimentale su prototipi di tavolette e schermi multitouch ad opera dell’Università di Toronto già nel 1982. Più tardi negli anni novanta l’Università del Delaware sviluppò un sofisticato sistema di riconoscimento gestuale a due mani; tale sistema fu utilizzato
nel 2001 dall’azienda Fingerworks per i suoi mouse e le sue tastiere multi-touch.
Nel 2005 Fingerworks fallì ad opera della Apple Inc., che la assorbì; questa reclutò gli ingegneri della ex-azienda e assorbì le sue tecnologie, registrando tra i propri brevetti la parola “multi-touch” un anno dopo. Nel 2007, usando le tecnologie della Fingerworks, lanciò sul mercato il suo famosissimo dispositivo iPhone, che ebbe per il multitouch lo stesso ruolo di aprifila svolto dal Nintendo DS per lo schermo tattile in generale: dopo il telefono multitocco della Apple, difatti, sempre di più sono stati i dispositivi e i software in grado di gestire più tocchi per volta.
Con questa tecnologia si è costruito perfino uno strumento musicale, il reacTable: creato dal Music Technology Group all'università Pompeu Fabra di Barcellona, esso è in grado di creare motivi musicali a seconda degli oggetti che vengono appoggiati sulla sua superficie.

Tecnologie
>Capacitiva
Sebbene considerando i dispositivi su cui è maggiormente diffusa, ossia smartphone e tablet di fascia alta, tale tecnologia possa essere considerata la più evoluta, essa è stata in realtà la prima tecnologia touchscreen applicata. La tecnologia capacitiva è stata a lungo “sostituita” da quella resistiva e ha ripreso piede solo recentemente.
1. Il funzionamento:
- Il display è rivestito di un sottile strato di ossido metallico.
- Ai quattro angoli del display è applicata una tensione che genera un campo elettrico lungo tutto lo schermo a causa dell’ossido metallico.
- Quando lo schermo entra a contatto con un altro oggetto dotato di conduzione elettrica, il campo viene distorto.
- Il software rileva le coordinate della distorsione e visualizza le modifiche sul display.
2. I pro:
- la maggiore precisione, tanto elevata da essere teoricamente assimilabile al numero di pixel sul display (a livello teorico può essere rilevato il tocco in ogni singolo punto dello schermo).
- la possibilità di utilizzare tecnologie multitouch, il vero punto di forza di questo tipo di touchscreen poiché permette maggiore interattività e facilità di utilizzo rispetto alla tecnologia resistiva; è principalmente questo punto che provoca la grande diffusione della tecnologia capacitiva presso il grande pubblico.
3. I contro:
- La natura elettrica del sistema capacitiva lo rende completamente inutilizzabile con oggetti elettricamente inerti: questo è il motivo perché su dispositivi come l’iPhone della Apple non funzionano strumenti quali pennini e simili.
- Poiché l’utilizzo è possibile solo attraverso dita, lo schermo capacitivo risulta meno igienico di quello resistivo.
- Ironicamente, sebbene più accurato a livello teorico, poiché non capace di rilevare pennini lo schermo capacitivo risulta, a livello pratico, molto meno preciso del resistivo.
- Sopporta male variazioni eccessive di temperatura e di umidità.
4. Diffusione:
Presente su alcuni smartphone di fascia medio-alta e su tutti quelli di fascia alta, su tutti i tablet-pc, sulla maggioranza dei pad (i “mouse piatti”) dei notebook (a tal proposito, molti degli ultimi notebook e netbook supportano il multitouch) >Resistiva
Considerata meno avanzata e più “rozza” di quella capacitiva, tale tecnologia risulta essere più meccanica della sua concorrente. La maggioranza dei dispositivi degli anni ‘90 e degli inizi del 2000 risulta dotata di tale tecnologia.
1. Il funzionamento:
- L’apparato di rilevamento è costituito da due strati di materiale plastico sovrapposti, separati da uno spazio.
- Sulla superficie interna di ciascuno dei due strati è presente del

materiale conduttore.
- Premendo sulla superficie dello strato più esterno, i due strati di conduttore si toccano generando un contatto elettrico.
- Il software calcola le coordinate del contatto e applica le modifiche alla visualizzazione sul display.
2. I pro:
- Maggiore convenienza.
- Maggiore precisione nel riconoscimento dei caratteri scritti a mano, grazie alla possibilità di utilizzare strumenti quali pennini e simili
- Maggiore resistenza al variare di temperatura e umidità.
- Più igienico, poiché utilizzabile senza l’uso diretto delle dita.
3. I contro:
- Impossibilità di supportare il touchscreen senza una particolare procedura di re-engineering (che per complicatezza e mancanza di spazio non verrà riportata in questo articolo)
- Minore longevità, più veloce degenerazione della sensibilità.
- Minore interattività e comfort al tatto, per la sua natura più “meccanica” rispetto alla tecnologia capacitiva.
- Più sensibile ai graffi a causa del materiale plasticato più morbido utilizzato come schermo.
4. Diffusione:
Largamente presente negli smartphone di fascia media e bassa e nella maggior parte di apparecchiature di utilizzo pubblico (quali bancomat, schermi informativi per i turisti, ecc.)
La tecnologia resistiva è molto diffusa in paesi quali Cina e Giappone, la cui scrittura è ricca di complessi simboli, a causa della particolare predisposizione degli schermi resistivi al riconoscimento di precisione dei caratteri scritti a mano.
Anche se queste due tecnologie sono le più diffuse, ne esistono altre attualmente in sviluppo che in futuro potrebbero dare molte sorprese. Alcune di queste sono:
TouchDevice
E’ una tecnologia veramente peculiare: essa utilizza dei sensori acustici posizionati su una superficie qualsiasi per rilevare “colpi” sonori allo stesso modo in cui gli schermi touchscreen rilevano i tocchi “elettrici” sulla propria superficie. Questa tecnologia potrebbe portare l’interattività tattile perfino su tavoli o pareti; inoltre, potrebbero essere progettati dispositivi portatili in grado di trasformare qualsiasi superficie in uno schermo touch.
Microsoft Surface
Tecnologia molto interessante, soprattutto per luoghi di ritrovo come ristoranti e bar oppure negozi: essa consiste in una serie di telecamere e sensori disposti strategicamente per rilevare qualsiasi oggetto posizionato su un “tavolo” che ingloba uno schermo HD e un computer molto sofisticato. Esso è in grado di fare interagire insieme un gran numero di persone, e contemporaneamente di fare da intuitiva interfaccia per una discreta quantità di oggetti elettronici quali fotocamere, videocamere, telefoni... Un esempio: posizionando la propria fotocamera sul tavolo, Surface stabilirà immediatamente con essa una connessione infrarossi e visualizzerà le foto sul proprio grande schermo, permettendo a tutti gli utenti di manipolarle a piacimento.
Light Touch
Una tecnologia che potrebbe avere interessantissimi risvolti in futuro. Essa consiste in un proiettore di fasci laser portatile in grado di visualizzare su qualsiasi superficie uno "schermo luminoso"; numerosi sensori provvedono poi a rilevare le variazioni di luminosità corrispondenti ai tocchi e a modificare la visualizzazione di conseguenza. La qualità visiva di questa tecnologia non è, per ora, molto elevata, tuttavia si prospettano veloci miglioramenti nel prossimo futuro.
Luca 3L, Nicola 3L
All’inizio del XX secolo nella Russia imperiale le autorità zariste approvarono la creazione di campi di concentramento per i criminali e dissidenti. Dopo la Rivoluzione bolscevika, i campi continuarono tuttavia ad essere utilizzati per internare i controrivoluzionari e gli ex-nobili. Sotto Stalin questi campi divennero famosi con il nome di Gulag e durante gli anni '30 i Russi utilizzarono la loro pluridecennale esperienza in materia di campi di concentramento per aiutare i Nazisti ad organizzare i loro Lager. Come noto, i Lager furono chiusi con la sconfitta tedesca nel 1945, mentre i Gulag non vengono più utilizzati dal crollo dell'URSS nel 1991. Al mondo esistono ancora dei campi di concentramento, più precisamente in Cina, dove prendono il nome di Laogai.
Nel 1950 Mao Zedong fece costruire con l'aiuto dei Russi un gran numero di Laogai che ancora oggi sono operativi in tutto il territorio cinese, soprattutto nel sud-est, e vantano un numero di internati che oscilla fra gli 8 e i 20 milioni. La Laogai Research foundation, fondata dall'ex-prigioniero Harry Wu nel 1992, si occupa di scoprire e catalogare i Laogai attualmente in funzione e ogni anno fornisce una stima del numero di questi campi che, nel 2008, ammontava a 1422. Ma a che servono esattamente i Laogai? La parola Laogai è la contrazione di “laodong gaizao dui” e significa “riforma attraverso il lavoro”. La Repubblica Popolare Cinese (RPC) utilizza i Laogai per “riformare” i dissidenti politici attraverso un graduale indottrinamento perpetrato attraverso lavori forzati e torture disumane. Proprio

grazie ai lavori forzati il regime cinese ottiene un’enorme fonte di manodopera assolutamente gratuita, che permette alla Cina di esportare i propri prodotti in tutto il mondo a prezzi bassissimi. Secondo le testimonianze del sopracitato Harry Wu e di un altro ex detenuto, Lu Decheng, è sufficiente il sospetto di attività “controrivoluzionarie” da parte della polizia cinese per essere arrestati e internati senza processo in un Laogai.
I due ex-internati hanno fornito inoltre diverse informazioni sulla vita all'interno dei Laogai: i turni di lavoro possono arrivare anche a 16 ore al giorno, le condizioni igieniche sono precarie, il cibo è pessimo e somministrato in base alla produzione giornaliera. Torture ( fra cui la sospensione per le braccia e le scariche elettriche) sono ordinaria amministrazione. Non c'è da meravigliarsi che il tasso di suicidi fra i prigionieri sia elevatissimo.
Il secondo scopo dei Laogai, è quello di trasformare ogni prigioniero in un buon socialista fiducioso nelle istituzioni e nelle ideologie del governo, attraverso un “lavaggio del cervello” che consta di tre passaggi.
1) Dopo ogni sfiancante sessione di lavoro i detenuti sono costretti a prendere parte a “sessioni di studio” riguardo l'ideologia socialista.
2) La seconda parte è costituita dall' ”autocritica” che i prigionieri devono fare davanti alle guardie e ai loro compagni, con la quale confermano di aver commesso i crimini di cui sono accusati “riformando” la loro personalità secondo Harry Wu.
3) Infine i prigionieri devono dimostrare la loro fedeltà al partito denunciando amici e familiari a loro volta costretti a denunciare i prigionieri e a riconoscerli come colpevoli per scagionarsi. Come già detto, l'economia cinese si basa sul lavoro forzato dei Lagoai e sulle tante altre aziende che sfruttano i loro lavoratori. Nei Lagoai si produce di tutto: dai prodotti agricoli, ai capi di abbigliamento ai componenti elettronici; prodotti sui quali la Cina ha quasi il monopolio sul mercato mondiale. Dato il basso costo della manodopera, non c'è da meravigliarsi se le più grandi aziende europee ed americane come la Apple, che si è ultimamente vista accusare di sfruttare lavoratori cinesi per la produzione degli I-Pad, decidano di investire fortemente in Cina, rendendo così ancora più ricco il loro partner commerciale, ovvero il partito comunista che lì detiene il potere.
Altra interessante opzione di mercato per il partito è il traffico d'organi. Il tasso dei suicidi è molto alto nei Lagoai e i cadaveri degli internati vengono subito sezionati per estrarre e vendere gli organi al miglior offerente. Ovviamente non viene chiesto alcun consenso ai prigionieri riguardo la “donazione” dei propri organi. Nel 2006 un' alto funzionario del ministero della salute cinese ha dichiarato che la maggior parte degli organi venduti proviene dai prigionieri uccisi. Sembra addirittura che i condannati a morte e i prigionieri uccisi nei Lagoai vengano spesso selezionati in base al gruppo sanguigno e al loro stato di salute proprio per l'espianto e la vendita dei loro organi.
Tutte queste informazioni sono state prese dal sito della Loagai Research Foundation USA e dalla sua trasposizione italiana www.Laogai.it dove sono archiviati tutti i dati a disposizione della fondazione, articoli di giornali che parlano dei Laoagai o della macchina produttrice cinese e tutti i provvedimenti presi a livello europeo e americano per arginare il fenomeno dello sfruttamento. Se siete minimamente interessati all'argomento è consigliabile perlomeno visitare uno dei siti almeno per informarsi sulla piaga della repressione che ancora oggi, nel terzo millennio, affligge un intero popolo e su cui a guadagnarci sono i paesi occidentali che così possono permettersi di produrre a basso costo le loro merci e di rivenderle col massimo profitto, profitto ottenuto col sangue di milioni di oppressi.
Dopo lunghe ricerche sono riuscito a trovare un partigiano che ha combattuto il fascismo nelle nostre campagne, un partigiano se vogliamo diverso, che ricordando quegli anni non loda la resistenza ma ne fa una grande critica perché numerosi erano i problemi organizzativi all’interno di quest’ultima; un partigiano fra l’altro che vuole restare anonimo e perciò chiameremo “V.”
Redattore: “Signor V. che ne dice di raccontarci di come è diventato partigiano?” V. :”Beh tutto è iniziato quando i fascisti chiamarono tutti gli uomini del Paese per arruolarli nel loro esercito. [N.d.R.: L’avvenimento è datato attorno al Dicembre 1943. Il partigiano si riferisce alla chiamata alle armi contro gli Alleati ordinata da Mussolini dopo la costituzione della Repubblica di Salò (Settembre 1943). L’Emilia-Romagna era inglobata nello Stato suddetto, in quanto le potenze alleate si erano attestate nell’Italia centro-meridionale e stavano tentando la risalita della penisola, grazie anche all’aiuto dei partigiani.] Io e il mio amico Cesare, il cui nome di battaglia sarebbe poi diventato Pedro, dovevamo andare ad arruolarci, ma siccome avevamo capito che le camicie nere avrebbero preso all’incirca il 90% degli uomini dicemmo una balla: non eravamo interessati ad entrare nell’esercito fascista in quanto volevamo a tutti i costi entrare a far parte dell’esercito personale del re [N.d.R.: La famiglia reale si era trasferita insieme al nuovo governo Badoglio nel Sud Italia (Brindisi, poi Salerno) dopo lo sbarco degli Americani nell’Italia meridionale nel luglio del 1943. Dal Settembre 1943, con la creazione della Repubblica Sociale Italiana (vedi nota precedente) l’Italia si trova divisa tra Fascisti al Nord e Regno di Italia, detto “Regno del Sud”, appunto, al Sud], e diventare fascista non ci avrebbe permesso di essere al servizio diretto di Vittorio Emanuele III.
Così poco dopo quella bugia ci rendemmo conto che se non fossimo scappati i fascisti ci avrebbero preso e probabilmente ucciso. Decidemmo quindi di partire con i partigiani per lottare contro i devastatori del nostro Paese Partimmo da Forlimpopoli e arrivammo a Galeata con una guida che aveva il compito di guidarci fino alla base dei partigiani, giungemmo quindi nei pressi di Corniolo, naturalmente non stavamo sulla strada perché i fascisti la pattugliavano, fra l’altro mi viene in mente che proprio da quelle parti ci fu un attacco disperato contro i seguaci di Benito ma il comandante che li guidava non seppe mai che grazie al suo attacco io, il mio amico, la guida e mio zio riuscimmo a salvarci. Dopo Corniolo arrivammo a San Paolo in Alpe dove aspettavamo i rifornimenti degli Inglesi insieme agli altri partigiani. Devi capire però che questo tragitto, che a raccontarlo sembra semplice e breve, in realtà durò interi giorni sempre a nasconderci, camminavamo di notte, e non avevamo neanche un’arma per difenderci. Fra l’altro non toccavamo cibo da giorni e il dormire sempre per i monti non rendeva il cammino piacevole; avevamo infatti il terrore di fermarci un solo secondo perché se l’avessimo fatto ci saremmo addormentati e probabilmente saremmo stati catturati.
Il 14 Aprile del ‘44, era Pasqua e c’era la neve, ci fu il famoso “si salvi chi può”. Eravamo infatti da giorni accerchiati dai fascisti e non sapevamo dove andare. Il nostro comandante Libero ci disse di passare in un punto preciso che ora non ricordo. Il problema è che quel punto era in realtà una conca: una trappola. Proprio così, il nostro capo, il nostro leader ci aveva venduti ai fascisti e nonostante il momento di pericolo nessuno aveva pensato di darmi anche solo una pistola. Così, mentre i fascisti si apprestavano a uccidere ogni cosa avesse forma umana, io scappai con cinque miei compagni e cademmo in un fosso. Di Pedro seppi solo dopo che era riuscito a scappare.
Eravamo in una situazione di stallo, infatti le vedette fasciste non riuscivano a vederci in quella posizione, d’altro canto non potevamo in nessun modo muoverci di lì o saremmo stati visti.
Dopo vari giorni un ragazzo giovane, avrà avuto al massimo 18 anni, decise che non ce la faceva più e si sarebbe arreso ai fascisti. Dopo un po’, mentre cercavo di farlo ragionare, anche il fratello, giovanissimo pure lui, decise di arrendersi con loro un amico. Pensavano che essendo giovani non li avrebbero uccisi.
Camminarono come camminano i morti, e arrivarono alla base fascista che era sopra di noi. Il più giovane arrivò per primo e consegnò le armi. Io e l’altro partigiano potevamo vedere tutto. Un fascista lo prese e lo portò fuori; in quel momento arrivarono anche il fratello e il suo amico. Davanti ai loro e ai nostri occhi uccisero prima il giovane e poi gli altri due. Li lasciarono lì nella neve come si lasciano in cani, a essere consumati dai corvi senza neanche un minimo di dignità…”
Grazie alla nebbia, una inaspettata amica, V. e il suo amico riuscirono a fuggire, V. non avrebbe mai perdonato la resistenza per la scarsa efficienza in quella zona, ne’ Libero, il comandante venduto. Qualche mese dopo i partigiani chiesero di nuovo a V. di rientrare nella brigata, l’ottava Brigata Garibaldi, ma egli rispose con un profondo no, preferì combattere il fascismo ogni giorno e nel suo piccolo.
Pedro fece quello che non doveva fare, si addormentò. Fortunatamente per lui lo svegliarono i Russi e non i Tedeschi. Per qualche mese girò con loro sulle montagne finché non riuscì a tornare a casa.
È importante sapere e conoscere l’opinione e la memoria dei partigiani anche se non in linea con quello che immaginiamo, per ricordare cosa ha dovuto sopportare il nostro Paese per circa 20 anni e quanto sia stato difficile per le persone stare a contatto con questa realtà non solo per i cittadini, ma anche per gli oppositori che vedevano giovani perdere la testa consegnarsi al nemico o cugini morti in un’imboscata, è importante conoscere per ricordare perché presto non ci sarà più nessun partigiano, e toccherà a noi tenere vivo quello che loro, pur coi loro errori, hanno fatto per noi, noi tutti.
Andrea 2G
L' artista Ai Weiwei (艾未未), figlio del poeta Ai Qing, è nato a Pechino il 28 agosto 1957 e da sempre sostiene i diritti umani e la libera espressione, prerogative vietate in Cina. Ha passato la giovinezza a New York, in seguito all'esilio del padre dalla Cina, in quanto dissidente. Si è diplomato all'Accademia del Cinema, ma si è poi dedicato all'arte, diventando uno degli artisti internazionali più importanti. Le sue opere sono state ospitate nei musei più importanti del mondo, tra i suoi progetti si ricorda lo Stadio Nazionale di Pechino, inaugurato in occasione delle Olimpiadi del 2008. I suoi lavori vogliono trasmettere importanti messaggi, soprattutto critici nei confronti del governo cinese; egli, infatti, afferma che “l'arte è uno strumento, attraverso cui si pongono nuove domande e che ci apre verso nuovi orizzonti”.
Tra le composizioni più significative, sicuramente c'è Sunflowers Seeds, esposta nel museo „Tate Modern” di Londra fino a poco tempo fa. Il capolavoro consiste in cento milioni di semi di girasoli versati sul pavimento per manifestare la fame sofferta dai Cinesi durante la dittatura di Mao TseDong. Mao veniva paragonato al sole e il popolo ai girasoli che guardano verso di lui; inoltre i semi di girasole rappresentavano l'unica fonte di nutrizione, sebbene povera, per molte persone. I semi sono stati realizzati in porcellana da artigiani della piccola città cinese di JingDeZhen, che un tempo realizzava manufatti per la corte imperiale. Nell'esposizione i semi potevano essere calpestati, sfregiati tra le mani, ci si poteva sdraiare sopra, ma ovviamente non erano commestibili. Sorprendentemente, anche il quotidiano cinese “China Daily” ha trattato dell'esposizione Sunflowers Seeds, affermando però che “la natura coinvolgente di questo lavoro ... incoraggia a prendere in considerazione una domanda pertinente: siamo insignificanti o impotenti se non agiamo insieme?”
to addirittura picchiato per aver mostrato il numero elevato, ovviamente tenuto nascosto dal governo, di bambini morti nel terremoto del SiChuan del 2008 a causa di scuole mal costruite. Come se ciò non bastasse, hanno demolito il suo studio a Shanghai e lo hanno condannato agli arresti domiciliari dal Novembre 2010.

Sul social network “Twitter” l'attivista teneva aggiornato il numero di persone scomparse 'misteriosamente' e denunciava la corruzione del governo cinese, fino all'ultimo violento arresto del 3 Aprile 2011 all'aereoporto di Pechino, senza possibilità di appello al proprio avvocato, a cui seguì anche l'arresto della moglie e la perquisizione della casa: fino ad oggi non si hanno ancora notizie relative allo stato di WeiWei e della sua famiglia e il Governo cinese giustifica l'arresto legato alla “criminalità economica”. Per questo motivo il Tate Modern ha esposto sulla facciata dell'edificio la scritta “REALEASE AI WEIWEI” a caratteri cubitali e i principali musei del mondo hanno redatto una petizione online, richiedendo la liberazione dell'artista e il rispetto dei diritti umani, alla quale molti hanno aderito.
In Italia la vicenda non è stata particolarmente trattata dai media, per questo l'Associazione Pulitzer ha deciso di raccogliere delle sottoscrizioni online per presentare la situazione al presidente della Repubblica Napolitano, affinché prenda dei provvedimenti in favore della liberazione dell'artista. Nonostante l'assenza dell'artista, il Somerser House di Londra ha deciso di esporre ugualmente l'ultimo lavoro di Ai WeiWei, “Circle of Animals/Zodiac” per sostenere l'artista. L'installazione raffigura 12 teste di bronzo di animali dell'oroscopo cinese, che riproducono gli originali, progettati da Jesuits nel 18° secolo per la corte imperiale della dinastia Qing.
Se da una parte il Governo cinese mostra ammirazione per le sue opere d'arte e per il suo coraggio, dall'altra è considerato un nemico comune per lo Stato. Più volte è stato arrestato e trattato brutalmente dalle forze governative cinesi per aver sostenuto numerose iniziative in favore dei diritti umani. È sta-
Firma anche tu la petizione per liberare Ai WeiWei nel sito http://www.associazionepulitzer.it/ ohttp://www.change.org/ petitions/call-for-the-release-of-ai-weiwei
Il gesto estremo di Mohamed Bouazizi, giovane tunisino che si è dato fuoco per protestare contro le pessime condizioni di vita e la prospettiva di una carriera lavorativa assente è stata la miccia che ha infiammato gli animi arabi. Dalla Tunisia si è passati all’Egitto e poi in Libia, Marocco e in Medio Oriente. I nuovi metodi di telecomunicazione (facebook oppure Twritter) hanno agevolato lo scambio di informazioni fra i vari manifestanti, ma in larga parte la rivolta è stata compiuta da persone che non sanno neanche cosa sia “Facebook”. Inizialmente tali rivolte giovanili sono state viste dagli Occidentali come l’eco di antiche rivolte islamiche, avvenute negli ultimi decenni del secolo scorso, ma presto hanno riveduto la loro opinione accorgendosi che non era questa la strada delle nuove generazioni. Questi giovani non hanno manifestato nel nome dell’Islam, ma in nome della democrazia e del diritto al lavoro.
I loro padri facevano coincidere democrazia e Stato con la religione, e nuove generazioni riconoscono che religione e politica si occupano di due ambiti completamente diversi. La religione è da professare nel privato, non può interferire con la politica. Questi giovani stanno chiedendo a gran voce il riconoscimento delle loro sudate lauree, e la possibilità di farle fruttare. [N.d.R.: La concezione di studio nei Paesi arabi è diversa da quella europea: si basa infatti sul solo esercizio mnemonico, questo tipo di apprendimento blocca estremamente la creatività di un individuo].
Secondo l’opinione giovanile, chi studia con impegno per anni, alla fine si ritrova un foglio di carta senza valore, perché quei pochi posti di lavoro disponibili vengono concessi a coloro che hanno “conoscenze”. Questi giovani manifestanti stanno chiedendo qualcosa di semplice, ma che per un Arabo è qualcosa di grande valore.
Sono per la maggior parte persone che vivono ancora con i genitori perché non si possono permettere di andare a vivere da soli, non avendo soldi, la situazione è particolarmente degenerata nelle città rispetto alle zone rurali, nelle quali è più facile aprirsi un piccolo negozio o inventarsi qualche lavoretto. Gli unici lavori accessibili sono quelli statali, ma sono mal pagati. La situazione femminile, inoltre, è ancora più disagiata di quella maschile, poiché non possono andare via da casa senza essere prima sposate e in particolare andare a vivere sole e lontane da casa. Le rivolte nel mondo arabo segnalano dunque anche un progressivo allontanamento dalle tradizioni secolari, anche se non vengono rinnegati.
Il 30 febbraio il Marocco si riunisce per manifestare contro la corruzione del Paese e la sua incapacità di garantire lavoro ai laureati, che dopo aver studiato lunghi anni si ritrova senza lavoro. Le manifestazioni si sono svolte in tutto il Paese, l’intervento della polizia non ha fermato i manifestanti. Alla fine della giornata si sono contati 28 feriti e cinque morti, che spinti dalla follia del momento si erano introdotti in una banca per motivi non legati strettamente alle Manifestazioni.
Io sono di origine marocchina e ciò mi ha permesso di vedere in prima persona le conseguenze del nepotismo e la mancanza di lavoro, che ci sono in molti Paesi arabi. I miei zii si sono tutti laureati in matematica e economia, ma non hanno mai potuto esercitare le loro professioni perché non ci sono posti di lavoro; un altro zio lavora nella marina con una paga che gli permette a malapena di mantenere moglie e due figli. Lo zio più giovane si è laureato in matematica e informatica, e dopo anni di disoccupazione o lavori , mal pagati e non coerenti con la sua laurea, è riuscito a vincere una borsa di lavoro per l’ America, dove si è trasferito. Una cugina è dovuta andare a vivere a Rabat, allontanandosi da Beni Mellal, sua città natale, dove può tornare solo per rare occasioni e per brevissimo tempo se non vuole perdere il suo posto di lavoro. Lavora per dodici ore consecutive, il salario è bassissimo e le permette di sopravvivere a malapena. La scelta è stata fortemente osteggiata dal padre, il quale non voleva che si allontanasse da casa poiché non sposata.
Il Re Mohammad VI ha indetto una conferenza straordinaria all’inizio del mese di marzo in cui prometteva di cambiare la situazione dei giovani e ammetteva le colpe del governo. Il Re ha deciso di dare nuovi posti di lavoro ai laureati, anche a coloro che si sono lauretai più di 10 anni fa, previa sottoposizione ad un test specifico. Ma queste sono solo promesse a vuoto per sedare la situazione un po’ delicata degli ultimi anni, oppure è la manifestazione di buoni propositi per il futuro? Non si possono avere risposte immediate ma è un passo in avanti già il fatto che il Re abbia ascoltato i problemi e deciso di intervenire in qualche modo.
Souad 5F
Sono molti coloro che si interrogano sull'effettivo ruolo del web nelle rivolte di Tunisia, Egitto e Libia; e in particolare si può fare una netta distinzione tra coloro che parlano di una vera e propria "Twitter revolution" e chi invece considera il ruolo del web ininfluente o addirittura negativo.
In Tunisia, la cosiddetta "goccia che ha fatto traboccare il vaso" è stata lo sdegno seguito alla morte di Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante che si è dato fuoco nella città di Sidi Bouzid. Successivamente a questo gesto, in un Paese in cui la disoccupazione giovanile supera il 40 per cento, si è scatenata una rivolta che in poco tempo si è estesa in altre città fino ad arrivare a Tunisi. Le immagini della violenta repressione e i messaggi di protesta si diffondono sui social network, non solo locali, ma anche su blog tunisini ospitati su server stranieri. Da qui i mezzi di comunicazione indipendenti, come Al Jazeera, hanno tratto informazioni e video trasmessi poi sulla tv satellitare, in risposta alla corrotta informazione ufficiale. In questa maniera si è andato a creare un nuovo sistema di comunicazione che nonostante i tentativi dei governi risulta difficile da censurare. E allora appare spontaneo chiedersi se senza questi nuovi mezzi la rivoluzione avrebbe avuto la stessa larga adesione.
Probabilmente non avrebbe avuto le stesse caratteristiche, ma è importante affermare che non sono le vie di comunicazione a fare la rivolta, bensì il desiderio di porre fine alla lunga serie di ingiustizie presenti in questo Paese, basti pensare alla diffusa povertà, all'esclusione sociale, alla censura, agli arresti immotivati e alle torture.
I vantaggi di queste nuove rivolte "virtuali" sono molti ma si possono individuare altrettanti punti deboli, che fanno dubitare sulla reale efficacia di questi nuovi mezzi di comunicazione.
Con l'avvento dei vari blog e social network risulta ora più semplice esprimere le proprie idee, collaborare ed unirsi. Quando nel 2009 diecimila persone scesero in piazza in Moldavia per protestare contro il governo comunista, si è parlato di "rivoluzione di Twitter": la rivolta infatti si è propagata soprattutto grazie a passaparola istantanei attraverso “Twitter”, il quale, a Teheran, è stato considerato uno strumento essenziale per le rivolte studentesche. In realtà, come fa notare lo studioso Evgeny Morozov, Twitter ha avuto un ruolo marginale in Moldavia, un Paese in cui esistono pochissimi account; nel caso iraniano, pare che le persone ad utilizzare Twitter non fossero in realtà all’interno dello Stato iraniano, ma in Europa. Ciò ci fa quindi comprendere che spesso è l'egocentrismo degli innovatori a farci credere essenziale l'introduzine del loro stesso modello, come se prima di esso non ci sia nulla degno di essere ricordato. Le più importanti rivoluzioni, infatti, sono avvenute ben prima della nascita di Internet, in tempi in cui anche l'uso del telefono non era così scontato. Le reti infatti promuovono un tipo di legame debole, ed è importante comprendere la differenza tra i cosiddetti "amici" di facebook e coloro che consideriamo amici nella vita reale. Avere tanti legami deboli può aiutare a diffondere un'informazione o instaurare rapporti a distanza, ma raramente possono portare ad azioni ad alto rischio.
Inoltre le reti non sono controllate da un'unità centrale e per questo hanno difficoltà a definire obiettivi, sono inevitabilmente inclini ai conflitti e agli errori. Perciò questo nuovo sistema di comunicazione ci permette di accedere alle informazioni in modo più semplice e rapido, di esprimere le nostre idee liberamente ma rende più difficile che esse abbiano un qualche impatto nella vita reale.
Concludendo, si può considerare la rete un'opportunità nuova e favorevole ma che come ogni strumento è necessario guardare con occhio critico ed è fondamentale tenere ben presente che non è Internet, ma sono gli uomini a fare le rivoluzioni e che non c'è miglior portatore delle nostre idee che noi stessi.
Il problema dei libri di testo, considerati di parte, si è sollevato in questo ultimo periodo a seguito del progetto di legge presentato da Gabriella Carlucci e altri 18 deputati, che reputano necessario introdurre una commissione parlamentare di inchiesta "sull'imparzialità dei libri di testo scolastici". Come spesso accade la questione non risulta nuova, infatti era già stata trattata sul finire degli anni ‘90 da Giorgia Meloni, allora presidente di Azione Giovani.
Ora il PDL torna sull'argomento affermando che nei libri di testo vi sarebbero frasi finalizzate all'"indottrinamento" delle menti dei giovani per poterle "plagiare" a fini elettoriali. Le parti "incriminate" per la maggiore risultano essere l'inadeguata trattazione dei massacri delle Foibe, fino ad arrivare a quella considerata parziale del periodo del Risorgimento. In merito a ciò il Ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini ha affermato: "Quello dei libri di testo è un tema che ricorre spesso: penso che, in generale, nei libri di testo non debba entrare la politica ma una visone oggettiva dei fatti e soprattutto degli eventi storici" e quindi andrebbero evitate "letture interessate di parte e cercare di consentire ai ragazzi di esercitare la propria formazione su libri di testo che siano indipendenti e rispettosi della veridicità storica degli accadimenti".
Per quanto riguarda la commissione d'inchiesta sarebbe, secondo il Ministro, una proposta da valutare, ma ovviamente sarà il Parlamento a prendere una decisione. Secondo l'opposizione invece la proposta risulterebbe desolante e per certi versi "esilarante", in quanto se davvero questo governo avesse voluto occuparsi di scuola, forse avrebbe evitato di portare ad una graduale distruzione la scuola pubblica ed abbassare gli standard qualitativi in una maniera senza precedenti. Altri affermano invece che questa proposta sarebbe addirittura "autolesionistica" in quanto il centro destra è risultato vincitore nelle ultime elezioni nonostante il tentativo di "plagio delle giovani menti". Il problema trattato risulta certamente essere degno di nota e soprattutto di essere sollevato, ma ci si domanda se una commissione di parlamentari di una schierata fazione politica possa effettivamente mantenere l'atteggiamento critico necessario per rendere "imparziali" i libri di testo e quindi rappresentare un'effettiva soluzione al problema. Va inoltre aggiunto che sta prevalentemente ai docenti incaricati di trattare la materia formare una coscienza critica nei loro alunni e quindi renderli in grado di individuare negli stessi testi le parti inattendibili o faziose ed ampliare quelle reputate non esaurienti. In conclusione, prima di sollevare le solite battaglie ideologiche e faziose, sarebbe forse necessario occuparsi di comprendere effettivamente cosa significhi creare coscienze "critiche" e il modo concreto per contribuire a farlo.

L’estate si preannuncia piena di eventi musicali per tutti i gusti! Di seguito i principali concerti per l’estate 2011!
Heineken Jammin’ Festival Quest’anno il famoso festival targato Heineken si svolgerà a Mestre (Venezia), come lo scorso anno, nelle giornate che vanno dal 9 all’11 giugno, all’interno di un grande parco che sarà come sempre ricco di ospiti. Si comincia giovedì 9 giugno con Beady Eye ( band formatasi dalle ceneri degli Oasis ), Cesare Cremonini, Echo & The Bunnymen, We Are Scientists e i Coldplay.
A seguire, venerdì 10 giugno si avranno Fabri Fibra, Verdena, Interpol, Elbow e Negramaro. Infine, sabato 11 giugno si chiuderà il festival con Pretty Reckless, All Time Low e Vasco Rossi.
I biglietti sono in vendita già da febbraio e vi sarà anche un secondo stage su cui si esibiranno talentuose band italiane emergenti.
Sonisphere Festival
Spostiamoci a Imola, in cui nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 giugno si svolgerà questo festival ricco di ospiti imperdibili. Il 25 giugno saliranno sul palco artisti come Iron Maiden, Slipknot, Motorhead, Rob Zombie, Apocalyptica, Mastodon, Labyrinth, Rise to remain, Papa Roach, Bring me The Horizon, Buckcherry, Parkway Drive, Escare the Fate, Skindread, Architects.
Il giorno seguente, si avranno Linkin’ Park, My Chemical Romance, Sum 41, Alter Bridge, Guano Apes, Kids in The Glass House, the Cult, Kyuss Lives, the Dwarves, the Damed Things e altre band che devono ancora essere annunciate.
Gods Of Metal
Uno dei festival più famosi d’Italia torna con nuovi ospiti nella giornata di mercoledì 22 giugno. Stiamo parlando di Judas Priest, Whitesnakes, Mr.Big, Europe, Cradle Of Filth, Epica, Duff Mckagan’s Loaded, The Cavaliera
Conspiracy e Baptized in Blood. L’evento si svolgerà presso la Fiera di Milano.
I-Day Festival
Un altro favoloso festival si terrà a Bologna nelle giornate del 3 e 4 settembre. Sabato 3 avremo sul palco Artic Monkeys, Kasabian, White Lies, the Whombat e altre band che verranno annunciate a breve. Domenica 4, invece, lo stage bolognese avrà come headliner gli Offspring oltre ad altri ospiti ancora da annunciare.
The Big Four
Un’altra data impedibile sarebbe quella del il 6 Luglio a Milano (all’area Fiera di Rho), dove suoneranno Metallica, Slayer, Megadeth e Anthrax!
N.B. per informazioni sui biglietti e costi potete visitare il sito www.ticketone.it
Ayashi no Ceres
Ayashi no Ceres ( Ayashi no Seresu) è uno shojo manga di Yuu Watase, pubblicato dalla casa editrice giapponese Shogakukan nel 1996, mentre in Italia è arrivato solamente nel 2003 con la casa editrice Play Press con la traduzione “La magnifica Ceres”. Il manga è formato da quattordici tankobon, e da esso è stato tratto un fortunato anime di ventiquattro episodi, trasmessi nel 2001. Il manga racconta la storia di una giovane ragazza di nome Aya che alla vigilia del suo sedicesimo compleanno, cadendo da una balaustra, nel tentativo di recuperare una borsa sciupata, scende volteggiando senza farsi nulla e successivamente viene salvata da un ragazzo che le impedisce di essere investita da un’automobile. Il mistero si complica il giorno successivo quando i suoi genitori, invece di festeggiare il suo compleanno e quello del gemello Aki, li portano alla casa del nonno, capofamiglia dei Mikage. Costui consegna loro una scatola al cui interno trovano una mano mummificata.
Quando aprono la scatola i due gemelli vengono immersi da una luce che ricopre di ferite Aki e rende Aya una forza naturale. Questo è l’inizio delle avventure della nostra giovane amica che si ritroverà il centro di una vecchia leggenda che influenza non solo la sua vita ma anche quella di altre persone come Tooya, il giovane salvatore di Aya, il quale si ritrova senza memoria ma che ha il compito di proteggere Aki e riprendere la ragazza. La protagonista verrà aiutata da Suzumi, vedova e influente membro della famiglia degli Aoigiri, e dal suo giovane cognato Yuuhi.
Il racconto non è lineare ma ricco di intrecci, di storie differenti e sentimenti contrastanti che rendono i personaggi complessi e molto reali, anche se con un sottofondo magico. La personalità dei personaggi e la loro storia è caratterizzato da un senso di tragedia e complessità emotiva che rendono il racconto pieno di suspence, che talvolta eccede nell’horror. Un tema ricorrente è il mistero che guida le azioni dei vari personaggi e che si risolve solo alla fine permettendo al lettore di provare sempre più emozioni che culminano alla fine. Non manca la storia d’amore lungo la quale girano le varie vicende, dando la possibilità anche alle ragazze romantiche di divertirsi un po’, oltre a quelle che amano l’azione e le vecchie leggende giapponesi che raccontano gli avvenimenti di dee e uomini.
Trainspotting— Danny Boyle
Il film, diretto nel 1996, è stato tratto dal romanzo così intitolato di Irvin Welsh.
La pellicola vede come protagonista un giovane, Mark Renton (interpretato da Ewan McGregor) e la sua banda di amici, chiamati Spud, Sick Boy, Francis e Tommy. I cinque ragazzi sono accomunati dalla dipendenza da svariate droghe, tra cui spicca lo smoderato “amore” per l’eroina (tranne da parte di Francis che sembra non volerne sapere).
Mark intraprende svariate volte la via della disintossicazione, spesso seguito da qualcuno degli amici, ma continua a ricadere nella sua dipendenza per la depressione e per la noia, causate appunto dall’assenza di droghe. Quando sembrerà esserne del tutto uscito, dopo la morte di Tommy e il trasferimento a Londra, ricompariranno i vecchi amici, proponendogli un affare che porterà svariati problemi a tutti e quattro. Durante il corso del film, osserviamo come in nostri personaggi si trovino a faccia a faccia con furti, sotterfugi, morte e malattie; il regista è riuscito a darci una chiara idea di cosa si nasconda realmente dietro la tossicodipendenza, che può facilmente affondare le proprie radici e diventare sempre più pericolosa.
Il cigno nero—Darren Aronofsky
Il Cigno Nero (Black Swan), recentemente proiettato al cinema, vede come protagonista l’attrice americana Natalie Portman nei panni di una ragazza, Nina , ballerina ambiziosa e determinata, che tenta di ottenere ad ogni costo il ruolo più ambito del balletto ‘Il lago dei cigni’: il cigno bianco, aggraziato e delicato, e conseguentemente il suo alter ego, il cigno nero, malizioso, perfido e seducente.
La giovane riesce ad ottenere il ruolo tanto desiderato, nonostante, data la sua timida eleganza, sorgano alcune incertezze, da parte del malizioso direttore dell’opera, sulla capacità della ballerina di interpretare il secondo di questi due ruoli.
Tra faticose prove, intrighi, fantasie, nuovi incontri e gelosie, in particolare verso un’altra ballerina, Lily, la sua maggiore rivale, possiamo osservare il morboso ed insano rapporto di Nina con la madre, le pericolose manie di perfezione della giovane, le paure, i dubbi e le debolezze che la accompagnano sino alla prima dello spettacolo. Con il trascorrere dei giorni, Nina si cala fin troppo bene nel ruolo del malvagio e mortale cigno nero, trascinandoci verso un finale a sorpresa.
Tra le righe del film si possono cogliere interessanti retroscena psicologici su cui è bene riflettere; una pellicola sconsigliata per chi ama ‘rose e fiori’, ma certamente coinvolgente, per cui vale la pena spendere i soldi del biglietto.
L’amore ai tempi del colera—Mike Newel
Nella Colombia del 1879 il giovane Florentino Ariza, telegrafista e appassionato di poesia d'amore, incontra in casa della famiglia Daza, consegnando un telegramma, la giovane Fermina della quale si innamora perdutamente, come fino a quel momento aveva solo letto nei suoi libri di poesie. Dopo un rapido incontro fra i due inizia una fitta corrispondenza dalla quale sembra che il sentimento di Florentino sia ricambiato dalla ragazza, ma è il padre di Fermina ad opporsi, avendo programma per l'unica figlia una vita diversa, fatta di impegni mondani e una casa da portare avanti. Mandata quest'ultima dalla cugina, il rapporto con Florentino termina, ma non è il distacco a spegnere la fiamma nel cuore del giovane, e nemmeno le innumerevoli amanti, che aspetterà Fermina per tutta la vita, o meglio, per 51 anni, 9 mesi e 4 giorni.




Qual è il plurale di ambo (in latino)? Terna e quaterna!
A.A.A. Cercarsi “simpaticone” che scrive sui banchi!!!
Impossible is nothing.
In 2ªL c'è un tipo che si annaffia i capelli. Ed è Deeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeenis (con 23 “e”).
Lo stesso tipo che si annaffia i capelli si fa le foto allo specchio.
Lo stesso tipo che si annaffia i capelli e si fa le foto allo specchio dice di avere la fidanzata, ma lei non lo sa.
Lo stesso tipo che si annaffia i capelli e si fa le foto allo specchio e dice di avere la fidanzata e lei non lo sa, è un figo.
È i gran visir Alex!!!
8 giugno: devasto!
Si pregano i professori di non interrogare il giorno dopo la festa.
Ciao Boniiiiii!!!
Ci siamo rotti completamente le scatole!
Perché tutte le verifiche sono a maggio/giugno?? Abbiamo avuto 3 mesi prima!!
Bazinga! I ♥ BigBangTheory.
Patronimico di Ettore→Priamide→piramide→anagramma!!
Shabalaya!
Odio il PET.
Yes, no, may be.
Rompo nella classe.
-17 giorni e poi liberi! :)
-15 giorni...vai!
W Bruno ♥ I love him so much! Sei il bidello +bravo.
Bruno the great.
Oggi sono un canarino .-.
Io invece un pesce palla, però domani io sono già morto per colpa tua.
Ciaoooooooooooooo (14 “o” perché mancano 14 giorni)
Ciao Templare.
Stasera vado da Jovanotti!
Burioni tira fuori il pennino e scrivi!
Le cimici sudate sono fra noi...
San Giovanni d'Acri.
Salta con noi magic pitone!
Non l'avevo proprio vista, presidente!
Scherzi della vernaccia...!
I wanna be forever young.
Milk bar!
Povera 2ªF!!!
IO no Enea, no Paulo sono. Spaco Botilia!- cit. Dante [N.d.R.: Forse è un po’ diverso:P]
La scuola a maggio è un inferno!(e anche a giugno e settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile!).
[N.d.R.: So, change!]
Ciao!
Ari ti amo!
Vin diesel.
Freske fraske.
I wish I was a fisherman...
Muahaha. Parmolo.
PSN è ritornato!
Fantagenitori!
Abbau compie due anni!
In questa scuola ci sono i troll! Chi li avvistasse è pregato di avvisare la 1ªH, siamo muniti di detrollizzatori al plasma.
Papam!
Odio spronato!
Terrore preconsegna del compito di filosofia!
Sta finendooooo!
Peter Pan arriviamo!!
Mi bocciano! Hahahahahahahahaha.
W i luperini!
Come si fa ad arrivare in 5ª Liceo? [N.d.R.: Si studia!]
Il latino è una lingua troppo difficile...I ragazzi non sono obbligati a studiarla. [N.d.R.: ??? Serve per la logica, quella cosa che nella vita ti serve per risolvere i problemi anche quotidiani, presente?]
Se superman è così furbo; perché si mette gli slip sopra i pantaloni?
Billy e Mandy è il miglior cartone che esista.
Asfissi antemente asssfisiante.
Il latino è una lingua morta, perché ci ostiniamo a riesumarla!
Qualche parolina dolce nei nostri confronti sarebbe ben gradita.
[N.d.R.: Tante coccole!]
Vogliamo essere informati!
Siamo rinchiusi in un buco di aula e nessuno ci comunica più niente.
Fra: “che odore di prosciutto!” Io: “Guarda che è salame” xD
Allora non possiamo dare altre materie, non possiamo parlare, e non possiamo intervenire nell'interrogazione durante la sua ora...e quindi? La prossima volta stiamo a casa!
Sparatemi non ce la faccio più! D:
Anche io voglio Roberto Vecchioni come insegnante di lettere!
Abbiamo fatto matematica di nostra spontanea volontà! Mi correggo. Abbiamo aperto il quaderno di matematica volontariamente, poi alla vista degli esercizi lo abbiamo richiuso!
Dedicato a N.C. Della 5ªA: “Alaaaaaaan!”.
Omg, c'è uno stato che si chiama Casacchia!
DROGHINI
Alunno: Qualcuno ha un fazzoletto?
Droghini: No, pagina 107 la correggiamo dopo!
BARRESI:
Barresi: Marco con quante “b”?
ZANOTTI
Zanotti: Perché ci serve un acido forte?
Alunna: Perché libera molti ioni H+ .
Zanotti:No, non molti...di più!
FILIPPI
Filippi: Potressero ebbersi degli errori.
Filippi: di costante ce ne una.
Alunno: tutti gli altri fan 31.
BARVAS
Barvas: I cavalieri facevano crociere in terra santa.
Barvas: presubilmente...presum...presumabilmente.
Barvas: enfasizzano.
Barvas: i monaci manualensi (amanuensi).
Barvas: Clerici (chierici).
Barvas: minosauro (minotauro)
Barvas: andarono dal pellegrinaggio alla sua tomba.
Barvas: gli spettacoli erano fatti circa all'una o alle due di mezzogiorno.
FOGLIETTA
Foglietta (una classe fa rumore): Ma che chiasso fanno? E chi li ha autorizzati?
BOCCA D.
Alunno: Posso andare in bagno?
Bocca D.: No!
Alunno: Ma prof...
Bocca D.: Soffri in silenzio!
FAINI
Alunno: Prof, a cosa serve la serie di Fibonacci?
Faini: Non lo so, ma è divertente.
Alunna: prof, la posso disturbare un secondo?
Faini: Lo hai già fatto.
Faini: Quando ci troviamo di fronte a dei brutti, bruttissimi angolini...mi posso comportare come un asinello e contare gli angolini e vi avviso che faccio così.
M.BIAGINI
Biagini: Dove abiti?
Alunno: In via Pascoli.
Biagini: E come vieni? A piedi?
Alunno: No, in motorino.
Biagini: Aberrante.
Biagini: Ed ecco che Montesqieu tira fuori il coniglio dal cappello.
NERI
Neri:”...dopo che si supera una certa sogliola”.
Neri: Siete dei cola-brodi!
Alunna: Prof, mi sento insultata, anche se non so perché.
Neri: Non sai cos'è il colabrodo?
Alunna: No!
Neri:Andata a fare i corsi di cucina! Il nome dice tutto: sono essenziali per fare il brodo.
Alunna: Ma con il dado no?
Neri: Voi mangiate male e, mangiando male, non capite gli insulti dei prof!
FABIANI
Fabiani: Come faccio a dire che P. , L. e M. sono diversi? Come faccio a dire che sono uomini e non panettoni?
BOSCHETTI:
Boschetti: A. perché hai paura della morte? A: io non ho paura della morte. È la morte che ha paura di me!
GUIDI
Guidi: “Dai, no, ragazzi... fate basta di far basta!”
GULINELLI
Gulinelli (ad un'analisi di una poesia): inquietante la sintesi: ha superato ogni limite!
ATTENZIONE!
L’Associazione Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro “Ruggero Toffolutti” bandisce la terza edizione del Concorso Letterario Nazionale “Premio Leoncini”. Il premio si pone l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sul tema del rapporto tra donne e lavoro.
Si partecipa con poesie, racconti o fumetti.
La partecipazione è gratuita e riservata esclusivamente agli studenti del triennio delle scuole medie superiori italiane.
Ogni partecipante può concorrere con un solo elaborato per sezione, in lingua italiana, e mai premiato ad altri concorsi pubblici. Il testo deve essere inedito e i diritti di proprietà dell’autore.
Sono accettati anche elaborati collettivi.