

PAG. 1 - Ferisbook
PAG. 2 - Uomo e natura: rapporto impossibile?
PAG. 3 - 2010: l’anno della biodiversità
PAG. 4 - Viaggio di un’adolescente
PAG. 5 - Poesia
PAG. 6 - Alice in WonderSpace
PAG. 7 - Alice in WonderSpace
PAG. 8 - Bioshock
PAG. 9 - Bioshock II
PAG. 10 - Go Gaga, go!
PAG. 11 - Jimi Hendrix
PAG. 12 - Be otaku!
PAG. 13 - La redazione consiglia...
PAG. 14 - Comics
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Verità ormai appurata è il vantaggio offerto dai social network di rimanere in contatto ventiquattr’ore su ventiquattro con persone lontane magari diversamente irraggiungibili, o per lo meno con altrettanta facilità e frequenza. Tutti oggi hanno almeno sentito parlare del re di questi nuovi mezzi di comunicazione di tendenza: sua maestà Facebook! (n.d.r spesso anche incarnazione di tutti i mali terreni e non, dipende dai punti di vista) Accurati studi antropologici (anche in questo caso dipende dai punti di vista n.d.r.) hanno portato ad una classificazione delle rare specie nelle quali ci si potrebbe imbattere vagando nella fitta giungla del social network più famoso al mondo.

Il Buffone: è una specie molto comune nell’ingarbugliata rete virtuale. Si può facilmente individuare per la sua predisposizione alla condivisione di gruppi dai titoli ridicoli più disparati: da barzellette piuttosto divertenti alle più frequenti bravate innalzate a gesta della vita quotidiana, il tutto ovviamente attestato da video e foto pubblicate con orgoglio e, perché no, inviate ad amici in modo da marcare il territorio (bacheca) con raggio d’azione più vasto. Solitamente la sua fama lo precede fra le altre specie, dette comunemente ‘amici’. Il Sognatore: una razza particolarmente innocua quella del sognatore: i suoi componenti sono affetti dalla cosiddetta sindrome di ‘Peter Pan’, infatti reclamano, con la pubblicazione di video e immagini di cartoni animati Disney o affini, il diritto di restare eterni bambini nell’aspra giungla del social network.
Il Complicato: Attenzione: specie dalle caratteristiche ambigue. Non si riesce a capire se dietro alla miriade di fotografie accuratamente studiate si celi un animo dalla sensibilità estremamente fragile o si tratti di banale esibizionismo. Il complicato “parla” per enigmi, risulta ermetico e restio nel farsi comprendere dagli altri (o, per lo meno, da tutti), eppure sembra offrire tutti gli elementi per farsi comprendere. “Sembra”, il complicato, infatti sente l’irrefrenabile bisogno di comunicare sé stesso attraverso citazioni di ogni tipo, finendo con l’intasare la povera pagina iniziale con le proprie ansie.
Il Test Addicted: a differenza del complicato, l’amante dei test ha un modo tutto suo di intasare la bacheca. Ama i test! Per questo nella sua pagina personale si possono trovare contenuti del tenore di “Cosa ti succederà nei prossimi 5 secondi?” fino ad approdare ad “A quale Pokèmon assomigli??” per non dimenticare il classico e scontato “Quanto mi conosci???”. Recenti osservazioni hanno attestato, inoltre, che questa razza con l’avvicinarsi del 2012 (anno per il quale i Maya hanno profetizzato la fine di un’era) stia evolvendo in un suo ramo più superstizioso,motivo per il quale già molti individui della specie si sono muniti di “sicure” risposte rispondendo a test come “Dove e come morirai il 21-12-2012?”.
Il Credulone: se già i Test Addicted si stanno muovendo verso una percezione più accentuata della fatalità, nel Credulone questa peculiarità raggiunge l’ apice massimo.Egli è infatti colui che pensa di sfuggire alla sfortuna condividendo e permettendo la circolazione delle famose maledette catene di Sant’Antonio. Evidentemente il suo stato evolutivo non l’ha ancora portato a capire che si dovrebbe preoccupare più delle maledizioni che i cosiddetti ‘amici’ di Facebook gli lanciano quotidianamente per ogni catena pubblicata.
Il Guinness Man: uno che dI ‘amici’ se ne intende è certamente l’Uomo da Guinness. Appartiene ad una razza abbastanza diffusa che sente il vitale bisogno di avere un numero di ‘amicizie’ maggiore rispetto a quello (già esorbitante) dei suoi amici. Ossessione spesso estesa anche alla creazione di gruppi, foto, video e chi più ne ha più ne metta.
Il Complessato: a differenza della razza precedentemente classificata, il Complessato solitamente ha un numero esiguo di contatti con le altre specie. Ha la certezza matematica che qualunque fotografia che lo raffiguri compaia nella sua bacheca sia un’imminente minaccia, infatti gli individui appartenenti a questa specie sono poco fotogenici e temono continuamente che il ragazzo/a tanto carino/a che hanno aggiunto (poiché di solito non li conosce personalmente) possa giudicarli per quelle immagini alquanto sconvenienti. Magra consolazione per il povero Complessato è sentirsi dire dai pochi amici: “Cavolo! Non sei brutto come su Facebook!”.
Il Taggatore: benché il Complessato desideri scomparire con tutto sé stesso, il Taggatore è in agguato. Attenzione: specie predatrice! Potrebbe essersi nascosto dietro un’intera pagina web o un’insignificante notifica, ma al momento giusto balza famelicamente sulla preda indifesa e l’annienta a colpi di tag! Non fa troppe distinzioni: il suo spuntino preferito sono i poco fotogenici, ma si accontenta anche di pasti occasionali purchè la foto in questione sia la più brutta che la preda avrà nella bacheca per il resto dei suoi giorni.
Il Giocatore di Farmville: altra specie abbastanza insopportabile: gioca a Farmville! Fin qui tutto bene, ma il problema sta nel fatto che, per una probabile (non ci sono ancora abbastanza prove per accertarlo) discendenza dal Guinness Man, il Giocatore di Farmville sente il bisogno irrefrenabile di far partecipare tutti gli ‘amici’ alla sua primaria ragione di vita: giocare a Farmville!!! Quindi è ormai nota a tutti la miriade di notifiche solitamente causate da questa razza particolarmente fastidiosa.
Non esiste rapporto più travagliato al mondo di quello esistente tra l’uomo e la natura, che dopo migliaia di anni di progresso risulta ancora essere distruttiva e inospitale per il genere umano come dimostrano i recenti dissesti idrogeologici verificatisi nel sud Italia negli ultimi mesi. Ma è possibile attribuire, per così dire, le colpe di quanto accaduto esclusivamente ad una natura apparentemente matrigna o anche l’uomo ha delle responsabilità per cui è possibile parlare di un concorso di colpe?
Il recente rapporto di Legambiente “Ambiente in Italia 2010” mostra che anche noi abbiamo delle responsabilità, e parecchie; esso afferma, infatti, che il rischio idrogeologico (ovvero frane, esondazioni e smottamenti) riguarda il 70 % dei comuni italiani con nette differenze tra le varie regioni. Tra quelle con il tasso di zone a rischio più alto vi sono la Calabria (100% di comuni a rischio) e la Sicilia (93%), proprio quelle regioni in cui si sono verificate le più grandi emergenze. Se da un lato questo inverno è infatti stato caratterizzato da un alto numero di precipitazioni, che hanno indebolito il territorio rendendolo saturo d’acqua e provocando così cedimenti di interi costoni rocciosi, dall’altra la presenza di zone abitate nei pressi o sulle zone a rischio ha amplificato i danni conseguenti al cataclisma. E così paesi come quello di San Fratello nel messinese o quello di Maierato in provincia di Vibo Valentia sono stati prontamente evacuati per la sicurezza degli abitanti che sono stati trasferiti nelle città limitrofe. La Protezione Civile, che ha effettuato sopraluoghi nei paesi colpiti, ha rilevato interi edifici danneggiati o in procinto di crollare, con vaste crepe sui muri che rendono impossibile l’immediato ricollocamento degli abitanti. Ma ad essere stati colpiti non sono stati solo alcuni paesi ma anche strade, reti elettriche e reti idriche come quella di Cosenza, dove è mancata l’acqua in alcune zone della provincia per diverse ore.


Dal rapporto di Legambiente appare chiaro che in tutta Italia, in maggiore o minore quantità, è l’abusivismo edilizio a provocare danni così ingenti quando si verificano cataclismi di questo genere. Anche per il terremoto avvenuto lo scorso Aprile in Abruzzo o per la frana che ha coinvolto la città di Messina in Ottobre causando 37 morti la presenza di strutture inadeguatamente progettate o di edifici abusivi è stata determinante per le tragiche conseguenze dell’episodio. In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo episodio, erano giunte segnalazioni da parte del capo del Genio civile di Messina Gaetano Sciacca riguardo ad un potenziale rischio idrogeologico, rimaste ignorate. Per lui se fossero state seguite le sue direttive "la tragedia di Giampilieri [frazione di Messina, NdR] forse si sarebbe potuta evitare. Quanto meno si sarebbero potuti attenuare gli effetti disastrosi.” Ora, non è possibile stabilire quali siano le effettive responsabilità del Comune di Messina riguardo alla tragedia avvenuta nello scorso ottobre e al recente danneggiamento ed evacuazione di certi paesi, certo è che va applicato un maggiore controllo da parte delle Regioni nel campo dell’edilizia. E questo non riguarda solo il Sud Italia. Spesso infatti la mafia ricicla il denaro sporco costruendo nuovi edifici sia al Sud che nel Nord Italia, spesso senza scrupoli, ignorando le regole o corrompendo funzionari statali per ottenere un condono in una zona altrimenti non edificabile. Per questo è necessario un maggiore e più rigoroso controllo nella gestione delle gare d’appalto e nella concessione di condoni da parte dello Stato. Dello stesso avviso è Legambiente che nel suo rapporto afferma che per evitare il ripetersi di episodi drammatici come quelli recenti è necessario “adeguare le politiche regionali, pianificando la lotta agli illeciti ambientali e demolendo gli immobili abusivi.”
È quindi auspicabile che i nuovi presidenti di Regione eletti in questo mese si muovano con fermezza proprio in questa direzione. Ma innanzitutto bisogna capire che, per quanto le nuove tecnologie ed il progresso possano migliorare le nostre condizioni di vita, essi non devono e non possono assolutamente ignorare la natura. Il nostro mondo è un mondo vivo ed in continuo cambiamento, noi dobbiamo semplicemente accettarlo, imparare a rispettarlo ed adeguarci ad esso.


Nel 2002 le nazioni di tutto il mondo, durante la Sesta Conferenza delle Parti (COP 6), hanno dichiarato il 2010 “anno della biodiversità”
Ma prima di tutto, il concetto chiave: cosa vuol dire biodiversità? Per biodiversità si intende l’insieme di tutti gli esseri viventi geneticamente diversi tra loro e degli ecosistemi in cui essi vivono.
Fermiamoci già dal principio con una piccola parentesi etimologica. Diverse, in inglese, significa vario, molteplice, e la traduzione corretta del termine biodiversity sarebbe perciò biovarietà. Tuttavia, biodiversità è il termine più utilizzato in tutti gli ambiti scientifici e non, essendo “diverso” una traduzione spontanea di diverse
Perché questa parentesi? Bisogna fare molta attenzione nell’interpretare la parola biodiversità: essa va intesa come varietà della vita, e non come diversità della vita. Quello che infatti è a rischio, nel nostro mondo, non è tanto la diversità delle specie quanto la loro varietà e il loro numero. L’atteggiamento egoista ed egocentrico adottato dall’uomo nella sua corta eppure attiva esistenza hanno portato la natura a perdere molte delle sue specie viventi. Dobbiamo smettere di pensare a noi come diversi e distaccati da quello che ci circonda. Questo è lo scopo dell’anno della biodiversità: sensibilizzare la popolazione mondiale verso l’ambiente e spronare le ricerche verso scoperte “ecologiche”. L’obiettivo da raggiungere con queste opere di sensibilizzazione è una significativa riduzione della percentuale di perdita della biodiversità entro la fine di quest’anno. Tale obiettivo è stato sempre più discusso e amplificato in questi anni, e l’impegno della maggior parte delle nazioni è stato costante e produttivo. Ma come si è tentato di sensibilizzare la popolazione mondiale? Tramite leggi, conferenze, spot pubblicitari, finanziamenti alle ricerche per tecnologie ecosostenibili. La popolazione mondiale è veramente riuscita a migliorare nei confronti dell’ambiente? Molti dicono di no, ma in fondo, se ci si osserva intorno, si scopre che non è così. Molte più persone fanno raccolta differenziata, oggi. Molti di più acquistano macchine ecologiche piuttosto che velocissime sportive da competizione, molte più invenzioni ecosostenibili sono state sviluppate o sono in via di sviluppo… centinaia sono gli indizi che ci fanno capire che ci si sta effettivamente accorgendo dell’ambiente attorno a noi. Ma non possiamo fermarci ai soli indizi: la biodiversità è estremamente importante per il mondo, è alla base della sua stessa stabilità. L’obiettivo posto alla fine del 2010 verrà probabilmente raggiunto, ma perché questo “probabilmente” diventi un “sicuramente” occorre l’impegno di tutti.


Un viaggio è un itinerario ideale, immaginario o reale che comporta la conoscenza di nuove terre, persone e culture. Un viaggio è un cammino, un percorso in cui il viaggiatore matura e scopre, e proprio questo viaggiatore deve essere curioso, interessato, desideroso di imparare. I modi per intraprendere un viaggio sono numerosi e differenti. C’è chi viaggia in auto, chi in treno, chi in aereo. C’è chi viaggia qualche giorno, chi qualche settimana, chi alcuni mesi. C’è chi viaggia una volta all’anno, chi occasionalmente, chi addirittura una volta nella vita. Io, invece, viaggio seduta su una soffice poltrona, accanto al camino, immersa nelle ombre della sera, rischiarata dallo splendore della luce di una piccola lampadina. Il mio viaggio è quotidiano e, dall’età di sei anni, l’aeroporto della mia mente non ha più smesso di far decollare e atterrare i suoi voli. Il mio viaggio continuo è, infatti, la lettura. Il mio viaggio è insolito, personale, solitario… un viaggio da cui mai voglio fare ritorno. I miei viaggi non sono propriamente vacanze, ma sono comunque divertimento e svago, momenti di pace e tranquillità, conquistati fra gli affanni e gli impegni delle mie giornate. Come in ogni viaggio, anche il mio ha bisogno di una intensa preparazione. Le mie valigie sono la fantasia, la suspense di cominciare una nuova avventura, l’euforia di essere trasportata in un nuovo mondo. I miei viaggi non sono assolutamente casuali, ma accuratamente preparati e studiati a fondo. La biblioteca, la mia agenzia di viaggio preferita, e di cui sono assidua frequentatrice, mi offre vaste possibilità di itinerari. Ed io le valuto una ad una giungendo poi ad una stessa conclusione: mistero, fantasia, con un pizzico di romanticismo. E così, dopo una tale preparazione, sono pronta ad un’altra avventura. Quando la casa è silenziosa e tutti i miei familiari sono a letto, l’aereo in partenza fa l’ultimo appello alla sua unica passeggera, ed io accorro rispondendo, contenta, alla sua chiamata. La poltrona è pronta, mi accomodo. La luce rischiara il mio cammino, il mio passaporto è il segnalibro che mostra l’autenticità della viaggiatrice, e come gli occhi si posano sulle parole, il viaggio ha inizio. Il mio corpo giace su quella medesima poltrona da cui sono partita, ma la mente viaggia, vaga, esplora, viene trasportata in un mondo parallelo, dove conosce nuove terre, persone, culture. Ci sono sere in cui viaggio sull’Orient-Express, in compagnia di Hercule Poirot, aiutandolo nella soluzione dei suoi fitti misteri, sere in cui caccio insieme all’ormai celebre vampiro Edward Cullen e sere in cui L.J. Silver mi offre una bottiglia di rum. Alcune sere vengo trasportata nel paese dei balocchi, altre sere viaggio con Gulliver tra i Lillipuziani, altre ancora studio nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. I più strani personaggi diventano i miei migliori amici e i paesaggi meravigliosi la mia seconda casa. Le nuvole sono rosa, l’erba bianca, il mare smeraldo e io sono estasiata, mentre fotografo con la mente i panorami più suggestivi. Questi viaggi mi rilassano, mi tranquillizzano, mi insegnano. Soprattutto mi insegnano. Trovo, in essi, una maniera più genuina per comunicare, un nuovo lessico, un nuovo modo di presentarmi davanti al mondo. Mi trasmettono alcuni principi di vita, mi illustrano alcuni sbagli da non commettere, mi prospettano le difficoltà che la vita presenta e una maniera opportuna ed efficace per superarle. Mi offrono un paio di occhi nuovi con cui guardare il mondo, una luce diversa con cui illuminare le cose, insomma un nuovo punto d’osservazione della realtà. La lettura è il viaggio più efficace, più comodo, più istruttivo, e quando le lancette dell’orologio segnano un’ora troppo tarda per continuare a stare desti, il mio viaggio si conclude per aggiornarsi presto. Il tempo è passato troppo velocemente, purtroppo è giunta l’ora di tornare. La mente ritrova così il suo posto, saluta i suoi personaggi, promettendogli un ritorno il giorno seguente. Il mio viaggio è così terminato e, nonostante nessuno si sia accorto che io l’abbia realizzato, io mi sento felice e mi stendo nel letto, pensando ancora all’avventura appena trascorsa. Io adoro viaggiare, naturalmente, anche nel senso più reale e concreto della parola. Ma, avendo sperimentato entrambe le prospettive di viaggio, ho potuto constatare che il viaggio interiore, sia esso una lettura, uno sguardo al futuro o un’analisi di coscienza, e talvolta molto più impegnativo di un viaggio di esplorazione, può rigenerare l’animo umano e imprimergli una nuova forza vitale, tanto da riuscire a maturarlo e perfezionarlo.
Arianna 1G

NOTTE

La chiara notte arriva
Stelle e sogni porta
Tutti riposano
Solo io veglio
Mia è la notte
Mie le ombre
Miei gli incubi
Poiché chi veglia di notte
solo questi ottiene


Questa è la storia di una bambina di nome Alice che cadde nella Tana alla velocità di un anno ombra, di un Capitano Cappellaio, di un computer felino e di qualcuderrimo.
C'è silenzio.
Ce n'è per quanto ce ne possa essere su un'astronave da guerra che viaggia attraverso la Tana con un equipaggio di millemila soldati da ufficiali a mozzi, quaranta e dieci tecnici, trentaventisette civili dalle occupazioni più varie e un computer felino semisenziente e non del tutto sano di mente, amante degli indovinelli e delle frasi ad effetto, ma Alice si accontenta: la Regina mal sopporta le lamentale e non ha voglia di perdere di nuovo la testa. Convincere dopo il medico di bordo a riattaccargliela è stata una gran fatica...
Si rigira nella branda nella vana speranza di dormire ancora un po' - manca ancora molto al loro arrivo e prima di allora lei non ha nulla da fare - ma quel poco di pace che le avrebbe permesso qualche ora di risposo viene uccisa da strepiti ed urla di una vocina stridula e fin troppo conosciuta. "È tardi! È tardi!"
Il tutto è accompagnato da un bussare insistente perchè non si dica mai che il Bianconiglio manchi di educazione e buone maniere. Alice farebbe anche a meno di tutte queste cerimonie - scambiando quei salamelecchi con dei buoni salamini - ma, come già detto, farsi decapitare non è tra i suoi passatempi preferiti e, benchè conosca il suddetto Bianconiglio da quando era una bambina alta un biscotto, finita per sbaglio in casa sua, sa altrettanto bene che la sua fedeltà verso la Regina è tale da renderlo la più spiona delle spie.
Si alza dal letto sistemandosi la corta gonna blu - che è per il suo gusto un po' troppo corta, fin troppo blu e decisamente troppo gonna - e si dirige verso la porta, che si apre un tonfo e un sfruscio scorrendo all'interno della parete prima che lei possa raggiungerla. Stupida serratura senziente e il suo essere una terribile impicciona: sbirciava sempre dal buco della toppa.
"Siamo in ritardo! In arciritardissimo!"
Alice sbuffa nel trovarsi davanti alla palla pelo del Bianconiglio e sbuffa di nuovo nel vedere come si è vestito: non è mai stato un figurino - sebbene lui continui a sostenere di tratti solo di pelliccia - ma con quel gilet stretto...diciamo che non è un bello spettacolo.
"Metterti qualcosa che non andasse di moda al tempo delle cyborg rivoluzioni non era proprio possibile?"
Ora è il Bianconiglio a sbuffare, ma non lo fa con la sua stessa grazia e capacità finendo così soltanto per far vibrare i baffi e farsi prudere il naso. Se lo gratta.
"Che vuoi che importi? Siamo in ritardo! In arcisuperitardo e la Regina ci decapiterà!"
"Un motivo in più per vestirsi bene: che brutta figura dover fare il cadavere senza testa e senza neppure buon gusto."
Ma il Bianconiglio non la sta ascoltando - tanto per cambiare - continuando invece a disperarsi e a far notare l'ovvio, dicendo che sono in ritardo, e ad invocare la sua fida cameriera Marianna - peccato che Marianna Mariannissima sia rimasta a casa a spolverare i cipollotti e gli zucchinotti e le carottotte. Alice sbuffa, sospira e rintulla per l'ennesima volta e lo segue. Questa è stata una della sue regole principali quando era ancora una recluta e le strane norme delle nave la faceva ammattire: segui il Bianconiglio e guarda in su. Appropinquati e non intrecciare le dita. Raddrizza quei piedi. Fai la riverenza. Apri la bocca un po' di più e dì sempre siiiiii maestade! Mentre camminano per il corridoio una nuvola di fumo denso le viene incontro e Alice la saluta, il Brucaliffo dalla sua bassezza di otto pollici prende l'ennesima boccata dal Narghilè e di rimando le fa soltanto un cenno con il capo.
Alice vorrebbe schiacciare quello stupido insetto, ops lepidottero. In realtà, se fosse per lei, non gli rivolgerebbe neanche la parola, ma l'ultima volta che ha osato mancargli di rispetto si è ritrovata la cabina piena di funghi e, se è vero che non ama perdere la testa, è altrettanto vero che non ama raccogliere funghi di prima mattina. E neppure lati di funghi.
Finalmente, quando sono ormai davanti al turboascensore, il Bianconiglio smette di borbottare, lamentarsi ed invocare, ma soltanto per poter urlare più agevolmente.
"La mia coda! La mia poverererrima coda! Qualcuno, qualcosa, qualcuderrimo me la sta pestando!"
"Oh quale mancanza di rispetto è mai questa? Io non sono un comune qualcuno, qualcosa, qualcuderrimo io sono Sir Sottufficiale Lepre Qualcuno Qualcosa Qualcuderrimo Marzolina. E non si accettano soprannomi."
La Lepre Marzolina, come la chiama Alice quando non può essere udita, è il più fedele dei fedeli tra i fedeli del Capitano Cappellaio Matto, anche più del Capitano stesso: due settimane prima, infatti, con un gesto plateale e che ancora faceva parlare l'intero equipaggio, il Cappellaio si era tradito e pugnalato alle spalle fancendosi la spia su un reato non ancora commesso e venendo condannato, così, a quindici giorni meno uno di carcere. E visto che la matematica non è un opinione - perchè alla Regina non piaceva e quindi non vi aveva posto dogmi come "il due non esiste" o "il tre è divisibile per ventordici" - quando raggiunsero la plancia di comando vi trovarono anche il Capitano Cappellaio Matto.
"Sarebbe proprio ora che ti tagliassi i capelli"
Per quanto Alice concordi sulla situazione non idilliaca della propria chioma - che è decisamente troppo capellosa - non ama che le si venga fatto ricordare, in fondo non è così brutta, sarebbe potuta andarle peggio come nascere pelosamente vaporosa come il Bianconiglio o con un nome come quello della Lepre Marzolina o pure senza un Venerdì. Lei è molto orgogliosa di possedere tutti i Giorni, non come il Re a cui mancano le Domeni-
che - motivo per cui è molto stressato - o al Capitano Cappellaio Matto a cui mancano addirittura tutti i Giorni tranne l'Ora del The. Peccato che nessuno sappia cosa sia questo benedetto The.
"Non sta bene criticare gli altri. È da maleducati."
Il Capitano ride rischiando quasi di far cadere a terra il Cappello, ma non succede perchè il Cappellaio non può restare senza Capello e perchè sì.
"Voglio proprio farti un indovinello, Alice. - e lei è felice perchè le piacciono veramente molto gli indovinelli almeno quanto non perdere la testa - che differenza c'è tra un corvo e uno scrittoio?"
Alice vorrebbe pensarci perchè non le va proprio di dar ragione a quello sciocco di un Capitano che la prende sempre in giro e che ha ucciso il tempo - a questo riguardo Tempo è stato offeso a lungo -, ma viene interrotta da una voce felina e abbandona la speranza di rispondergli: si sa che una cosa mal sospesa non può mica essere ripresa senza fatica e lei non ha proprio voglia di farne di nessun tipo.
"Vedo di sentire che il nostro Capitano ama fare domande che risposte che non rispondono alla domanda. "
Il G.A.T.T.O compare in mezzo alla plancia con le sue orecchie metalliche, i molteplici casi e il sorriso sornione del gatto che ha appena mangiato un topo e il Cappellaio gli fa la riverenza, mentre Alice continua a guardarsi le doppie punte e il sua gonna troppo gonnosa, ma poi arrivata a contare la quintunticesima ciocca di capelli parla. " Allora siamo arrivati?"
"Arrivati dove, Alice? Dove? Perchè si può arrivare dappertutto: leggi le direttive e verrai diretta dritta dritta nella diretta direzione."
Il G.A.T.T.O è il computer, il folle ed il sano di bordo, e conosce un sacco di risposte senza sapere a quale domanda appartengano.
"Al pianeta che dobbiamo conquistare, mi sto annoiando." Gli risponde Alice ancora offesa per non aver potuto rispondere all'indovinello del Cappellaio e a quelli successivi e non ancora fatti, sinceramente è più oltraggiata per il secondo punto: potevano essere indovinelli bellissimi che sono stati uccisi nel silenzio e a lei non piace il silenzio.
"Stiamo per conquistare qualcuno? Chi, G.A.T.T.O?" Chiede Sir Sottufficiale Lepre Qualcuno Qualcosa Qualcuderrimo Marzolina bevendo un po' di Me - perchè come già detto nessuno sa cosa sia il Thè, ma di Me ce n'è in abbondanza - e il computer di bordo sorride.
"Sterminare, si usa la parola sterminare." Lo riprende il Bianconiglio perchè è una persona precisa lui e non può mica accettare dei termini così grossolani, anche se riprendere qualcuno significa perdere tempo e lui non ha tempo. Ah, è in ritardo. In arcisuperitardo.
"Una razza matta. Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta. - G.A.T.T.O. si sposta volteggiando fino, quasi, a sedersi sul Cappello, ma poi non lo fa: il Cappellaio puzza troppo di quel thè che nessuno sa cosa sia. - Sono matti, e dicono di essere tutti figli di Hadam e sono folli e ti piaceranno Alice: ti assomigliano un sacco. Anche loro hanno occhi, mani, capelli e sono senza cervello. Oh, ti piaceranno."
Alice sorride: solitamente il G.A.T.T.O. ha ragione come la prima volta che si sono incontrati e le ha detto che la Regina sarebbe andata matta per lei e aveva ragione, infatti non le stacca la testa troppo spesso.
"Come hai detto che si chiamano?"
"Non l'ho detto, Alice, non l'ho detto. Lo dico ora perchè prima non l'ho detto prima: si chiamano Umani, si chiamano Umani."
Alice sorride e ride - anche se l'indovinello non ha avuto risposta e prima o poi la Regina le taglierà la testa, di nuovo - e si prepara alla battaglia.
C'è silenzio.


Sviluppatore: 2kGames
Publisher: Take 2 Interactive
Lingua: completamente in italiano
Giocatori: 1
Data di uscita: 31 agosto 2007
Bioshock è un FPS (first person shoother) ambientato in un utopistica città sottomarina alla fine degli anni ’50. Particolare merito va dato a questo capolavoro per la realizzazione tecnica: in primis per la grafica che rispecchia tutte le qualità della next-gen (nuova genazione), un sonoro realizzato con puntigliosa precisione e un ottima giocabilità data dal sistema di controllo efficace e lo schema dei comandi facile da memorizzare. La longevità media si aggira sulle 15 ore di gioco effettive, i dialoghi sono ben curati, doppiati da attori nostrani che hanno ben reso l’atmosfera del gioco tramite le parole. Il gameplay è parzialmente innovativo rispetto ai normali sparatutto: infatti oltre alle armi convenzionali quali mitragliatrici, pistole, fucili, lanciagranate e lanciafiamme avrete a disposizione un ampia gamma di poteri sovrannaturali grazie ad una sostanza chiamata Adam che altererà il vostro patrimonio genetico e vi permetterà di bruciare i nemici schioccando le dita, far scaturire fulmini dalle mani, ipnotizzare i vostri nemici e liberare sciami di api assassine incubate nelle vostre vene.
Inizierete il gioco su un aereo che precipiterà nell’oceano atlantico vicino ad un grande faro nel quale entrerete ed inizierete la vostra avventura sottomarina; nel faro troverete una batisfera con la quale giungerete nella città sottomarina chiamata Rapture.

Rapture fu costruita da un magnate russo Andrew Ryan della 2°guerra mondiale per raccogliere tutti i più grandi scienziati e artisti del mondo e per fuggire dal capitalismo, dal comunismo dalle religioni e dai vincoli morali umani.
A Rapture un’equipe di scienziati e medici ricavò da delle lumache sottomarine una sostanza, l’Adam, in grado di modificare geneticamente chi ne fa uso. Tutti i cittadini di Rapture ne fecero uso per ottenere gli effetti più disparati come la bellezza, la prestanza fisica e l’intelligenza oltre ai sopra citati poteri sopranaturali. Proprio come una droga, l’Adam distrugge il cervello di chi ne fa uso, infatti la stragrande maggioranza degli abitanti di Rapture impazzisce commettendo qualsiasi crimine e azione immorale pur di ottenere un’altra dose di Adam. Quando l’Adam cominciò a esaurirsi, i vertici di Rapture decisero di avviare un programma di recupero dai cadaveri. Gli strumenti sono delle bambine (chiamate Sorelline nel gioco) armate di una grande siringa che girano per i corridoi estraendo e bevendo l’Adam dai cadaveri per poterlo riciclare in seguito. Le bambine sono piccole e indifese, per questo sono accompagnate dai “Big Daddy”: enormi palombari super corazzati ed armati di tutto punto per difendere la sorellina loro assegnata dalle orde di ricombinanti e da voi. Sono dei nemici formidabili ma una volta abbattuti verrete ricompensati con ingenti quantità di denaro e, cosa più importante, potrete decidere il destino della bambina. Vi sarà possibile infatti scegliere se “salvarla” e permetterle di tornare ad una vita normale ottenendo però poco Adam oppure estrarre il parassita dallo stomaco della bimba, ottenendo un guadagno enorme in termini di Adam ma uccidendo la creatura innocente che prima lo ospitava.

Interessante gemma introspettiva è data dai vari diari audio tenuti dai personaggi del gioco che troverete sparsi per Rapture e che vi permetteranno di comprendere al meglio i dettagli della trama e della storia dell'Utopia (come la chiama Ryan) oltre a seguire il lento sopraggiungere della follia per i vari personaggi che incontrerete nel gioco. L’unica piccola pecca del gioco è forse lo scarso poter decisionale affidato al giocatore : l’unica scelta morale (che è anche l’unica che influenza il finale del gioco) che si effettua nel gioco è appunto quella di salvare o prosciugare le Sorelline. A parte questo, Bioshock rimane un capolavoro, una ventata di aria fresca fra gli “spara-tutto” odierni, con una trama degna di un romanzo e un’ottima fluidità di gioco. In sintesi Bioshock è un acquisto caldamente consigliato agli amanti del genere e non.

Sviluppatore: 2k Marin
Publisher: Take 2 interactive
Lingua: completamente in italiano
Giocatori:1-12
Bioshock 2 è il seguito del gioco recensito qui accanto (l’avreste mai detto?). Di uscita relativamente recente presenta delle meccaniche simili al suo predecessore, ma sufficientemente modificate per aggiudicarsi giustamente il “2” nel nome. La storia è nuovamente ambientata a Rapture ma questa volta vestirete i panni di un Big Daddy, il primo Big Daddy, con tutti i vantaggi che ciò comporta. Sarete abbastanza forti da poter attaccare con plasmidi e armi da fuoco contemporaneamente, potrete fare scatti lunghi per travolgere i vostri nemici con la vostra enorme mole e sarete abbastanza forti da resistere alla pressione dell’acqua per farvi suggestive passeggiate sui fondali marini, fra i palazzi di una Rapture più decaduta che mai. Il gameplay non presenta radicali modifiche dal suo predecessore: i plasmidi sono gli stessi del gioco precedente, sarà però possibile potenziarli e combinare fra loro gli effetti trasformando ad esempio, l’incenerimento in un lanciafiamme o potenziare il congelamento per trasformare i nemici in blocchi di ghiaccio per frantumarli contro un muro con la forza del pensiero o ancora preparare esche esplosive o utilizzare lo sciame per creare delle bombe insettifere con i cadaveri dei ricombinanti uccisi. Le armi sono anch’esse delle evoluzioni di quelle precedenti: la pistola è stata sostituita da una sparachiodi,la mitragliatrice è ora uno sputafuoco a canne rotanti... una piccola ma gradita novità è rappresentata dall’introduzione della trivella a mano caratteristica dei Daddy del primo Bioshock che ora potrete utilizzare per dilaniare i poveri ricombinanti o gustarvi un estasiante suono metallico quando i ricombinanti vengono lanciati lontano dai Bioshock. La trama è ambientata dieci anni dopo il Bioshok originale. Rapture è ancora più decaduta di prima ed una certa Sofia Lamb si è impossessata del potere e ha avviato una serie di rapimenti di bambine in superficie da trasformare in Sorelline. In quanto primo Big Daddy il protagonista ha il piccolo difetto di morire se rimane lontano per troppo tempo dalla propria sorellina, che nel suo sfortunato caso è proprio la figlia della Lamb. Dopo uno stato di coma durato appunto dieci anni, verrete risvegliati e comincerete la vostra disperata ricerca della bambina. Ancora una volta avrete a che fare con le altre sorelline che però potrete adottare ed utilizzare per raccoglier Adam oltre a poterle salvare o prosciugare, dopo aver ucciso il loro custode scafandrato, s’intende. Anche gli altri Big Daddy si sono evoluti, molti infatti portano un cannoncino da spalla in stile Predator e sono in grado di lanciare delle torrette automatiche con lo scopo di aumentare il già enorme volume di fuoco e distruggervi al più presto.

Quando salverete o prosciugherete un certo numero di sorelline, la Lamb vi manderà contro le Big Sister che costituiscono una nuova aggiunta alla già di per sé nutrita orda di nemici che andrete ad affrontare. Sostanzialmente, le Big Sister sono della Sorelline più grandi, vestite con uno scafandro, come i Daddy ma, al contrario di questi ultimi, sono così agili da correre sui muri e saltare letteralmente sulle spalle dei Big Daddy, oltre ad avere l'abilità di lanciare palle di fuoco e di emettere un suono tanto acuto da stordirvi.
Le scelte morali del gioco sono le stesse del predecessore: si deciderà sulla vita o la morte delle sorelline. Oltre al poter decidere se uccidere o risparmiare alcuni individui (3 per l'esattezza) non si ha un grande miglioramento (si tratta pur sempre di uno spara-tutto) ma almeno garantisce la presenza di più finali da gustarsi alla fine del gioco (la cui durata si aggira sulle 12-15 ore).
L'aggiunta più interessante di questo titolo però è senza dubbio il multiplayer ambientato durante la guerra civile di Rapture.
Le aggiunte interessanti sono le armi da cecchino e un plasmide che consente di occultarsi alla vista degli avversari per un breve lasso di tempo, oltre alla possibilità di tramutarsi in Big Daddy e impalare i nemici ai muri con la sparachiodi. Man mano che ucciderete i ricombinanti nemici avanzerete di grado e potrete permettervi nuovi plasmidi, potenziamenti e armi per poter salire ancora di grado e alimentare il circolo vizioso per mezzo del quale diventerete dei nerd e passerete i vostri giorni davanti al computer scordandovi della vostra vita sociale. Scherzi a parte Bioshok 2 è un ottimo sequel,con una trama all'altezza del predecessore un buon gameplay ed una sfiziosa modalità multiplayer che vi regalerà svariate ore di divertimento.
Sergio 1G + Andrea 1G
“Ra ra a a a a”
“Ma che è?”
“Rama ramama“
“Si sarà inceppato”
“Gaga ullala”
“Ora controllo”
“...caught in a bad romance”
“Ah no, tutto regolare, è la canzone di Lady Gaga”
Lo ammetto, mi sbagliavo. Pensavo che dopo la canzone di Scanu il linguaggio fosse stato oltraggiato a sufficienza. Invece al peggio non c’è mai fine. Scanu ha tentato di invertire l’ordine delle parole, al fine di dare alla sua canzone una parvenza formale più poetica. Peccato che il risultato sia stato un groviglio alquanto sconclusionato di frasi. Lady Gaga ha fatto di più, non si è limitata al “soggetto, verbo complemento” elevato per la costante “c”: ha ridotto il linguaggio ad una serie di sillabe, il cui abbinamento, bisogna riconoscerlo, è davvero efficace!
Ma “Bad Romance”, ultimo singolo della cantante, è solo la concretizzazione di un processo che era già iniziato con la sua prima canzone, “Poker Face”, nella quale era già evidente la tendenza alla ripetizione. Anzi, con “Poker Face”, Lady Gaga ha dato un impulso notevole alla balbuzie generalizzata. Non è trascorso molto tempo da quando tutti camminavamo per i corridoi balbettando “Popopoppoppo popo poker face”. Un po’ pedante?
Del resto Lady Gaga non solo si è adoperata per la semplificazione estrema del lessico, ma ha voluto anche mostrare ai giovani come in fondo sia facile anche la carriera di musicista: basta essere geniali. Con questi tempi di crisi non tutti possono permettersi un’orchestra, o più semplicemente una band. Per questo Lady Gaga ha seguito la scia economista dei suoi predecessori. Da Madonna a Britney Spears la tattica è invariata: base stile “Canta tu”, una spruzzata di sintetizzatore e registratore della prima prova che funge da coro nei momenti. Perfetto per scalare le classifiche mondiali...
No, Lady Gaga non ha fatto strada solo per questo, si è distinta per la sua magnifica voce, capace di far esprimere tutta la potenza del filtro del microfono, e la bravura del Mixer. E pensare che dal vivo avrebbe veramente qualcosa da dire a livello vocale!
Testi e musica non sono tuttavia gli elementi caratterizzanti della nostra Lady. Di Britney Spears “Made in USA” ne abbiamo fin troppe. Era anche ora di cambiare. Via i calzoni a vita bassa, via i succinti corpetti che facevano percepire le forme come palpabili. Via i balletti sensuali. Per coloro che hanno sempre sognato di poter girare per la città in pigiama, Lady Gaga offre una speranza. Sul palco si canta in costume, facendo ben attenzione a mostrare la biancheria intima qualora sia possibile. O meglio, cosa ne pensate di camminare per le strade del centro incelofanati? Lady Gaga ci dimostra che è possibile.
Sfidare le leggi della fisica? Si può. O meglio, LADY GAGA può. A nulla valgono anni e anni di trapezismo, serve il portamento. O forse solo tanta voglia di una “vita spericolata”. In ogni caso non possiamo fare altro se non farle i complimenti, perché nonostante il gusto lasci leggermente a desiderare potrebbe diventare lei stessa argomento di studio dei nostri fisici attuali.
E come non parlare dei suoi video, sempre così permeati di un significato profondamente recondito? Se non altro si è espressa l’originalità, al contrario dei migliaia di video in cui pare che il sistema di comunicazione mondiale si basi su ansimi di natura ambigua e strisciate alquanto invadenti.
In fondo questa Lady Gaga ci piace, se non per il suo genere musicale, per la sua stravaganza eccentrica ed eccessiva, per il suo cattivo (?) gusto, per la sua figura così "Uncoventional".


E’ uscito “Valleys of Neptune”, nuovo album di inediti di uno dei più grandi musicisti di sempre.
Sono passati quasi 40 anni da quel 18 settembre del 1970, giorno che vide la scomparsa del più grande chitarrista di tutti i tempi: James Marshall Hendrix, meglio noto come Jimi Hendrix. Frutto di un incrocio fra sangue indiano Cherooke, nero e messicano, all’età di dodici anni riceve come dono la sua prima chitarra elettrica con cui comincia le sue esperienze di autodidatta. Nonostante la sua infanzia non sia stata tra le più felici, arriva presto al successo. Dopo aver preso servizio nell’esercito come paracadutista, nel giro di poco tempo diventa il chitarrista di artisti come Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner e King Curtis. Il suo stile arriva presto a vertici difficilmente avvicinabili con la nascita di una nuova forma musicale, formata da distorsioni lancinanti combinate ad una vena blues. Nei suoi pochissimi anni di attività, il chitarrista di Seattle diventa un maestro nel riuscire a tirar fuori dalla chitarra suoni completamente nuovi che portano al limite le capacità delle attrezzature impiegate.
Il primo singolo della band di Hendrix (i The Jimi Hendrix Experience) è “Hey Joe”, subito seguito dall’LP “Are You Experienced?”, che grazie a canzoni immortali come “Purple Haze”, “Foxy Lady” e “The Wind Cries Mary” rimane uno dei migliori album rock di tutti i tempi. Nonostante il successo clamoroso in Inghilterra, è solo all’arrivo della band in America, nel 1967, che questa diventa la più popolare del mondo.
Il successivo LP è “Axis: As Bold As Love”, seguito nel 1968 da “Electric Ladyland”, un vero e proprio capolavoro. Qui comincia il declino fisico e morale, che porta, nel 1969, allo scioglimento dell’Experience. Rimane impresso nella memoria comune il festival di Woodstock dello stesso anno, dove Hendrix si esibisce in una reinterpretazione volutamente distorta dell’inno americano, nella quale vengono inseriti suoni che imitano spari e bombardamenti, ricordando la guerra in Vietnam.
Sempre nel ’69, ha inizio una collaborazione tra Hendrix, Billy Cox e Buddy Miles, con la nascita della “Band of Gypsys”. Le registrazioni dei concerti dei tre vengono messe sul mercato a partire dalla metà degli anni ’70. Successivamente Jimi ricontatta Mitch Mitchell (il batterista degli Experience), e con Billy Cox rimette in piedi la Jimi Hendrix Experience, che registra tracce per un altro LP, intitolato “First Rays Of The New Rising Sun”. Hendrix però non vedrà mai pubblicato questo nuovo lavoro: muore infatti un mese dopo a Londra, soffocato nel proprio vomito per una overdose di barbiturici.
Oggi rimangono molti dubbi su ciò che avrebbe potuto fare se non fosse morto a soli 27 anni: ma non possiamo far altro che ascoltarci “Valleys of Neptune”, il nuovo cd di Hendrix, uscito il 9 marzo. Questo contiene registrazioni in studio di brani come “Hear my train a comin”, “Fire” e “Red house”, una versione strumentale di “Sunshine of your love”, classico dei Cream, “Mr. Bad Luck”, che Hendrix suonava agli inizi della sua carriera nei vari locali, “Bleeding Heart”, di Elmore James, e una serie di inediti registrati dal grande chitarrista e mai pubblicati, come la title track. La Sony prevede di pubblicare anche un dvd con interviste a colleghi e amici di Hendrix. Insomma, un vero pezzo da collezione per gli appassionati di rock, e un invito a chi non l’avesse già fatto ad avvicinarsi alla musica di questo artista a dir poco inimitabile, che con l’amore per la sua chitarra ha rivoluzionato la storia della musica.



Rossana (こどものおもちゃ, Kodomo no Omocha), conosciuto anche con il nome di Il giocattolo dei bambini , è un manga ( shoujo: genere femminile per ragazze dai 14 ai 18 anni) scritto e disegnato da Miho Obana . E’ suddiviso in 10 volumetti, più uno speciale intitolato La villa dell'acqua . Il primo di essi è stato pubblicato in Italia nel 1995 dalla Dynamic Italia e successivamente anche dalla Dynit. Dal manga è stato tratto un anime di 102 episodi, che furono mandati in onda dall’8 luglio del 2000 su Italia 1 con il titolo di Rossana, in una versione relativamente censurata; prima dell’anime è stato prodotto un OAV di circa 30 minuti, in rifacimento al primo volume.
Il manga illustra la storia di una ragazzina di undici anni, che lavora nell’ambiente dello spettacolo, fin dalla giovane età, come attrice e vive a Tokyo con la madre, un’originale scrittrice, Misako Kurata, il manager Rei Sagami e la governante, la signora Chiyo.

La ragazza frequenta la sesta elementare (prima media in Italia), una classe turbolenta e molto difficile, in cui non si è in grado di fare lezioni normali. Tale situazione è causata da un gruppo di bulli formato esclusivamente di ragazzi, che disturbano lo svolgimento delle lezioni. Il gruppo è capitanato da un ragazzo di nome Akito Hayama , che ricatta gli insegnanti con una foto, che li ritrae in una situazione compromettente (un bacio!), ciò costringe gli insegnanti a sottomettersi ai voleri del bullo.
Rossana viene a conoscere la situazione e pensa di intromettersi per poter chiarire il problema nel modo migliore. Questo è il modo in cui la storia fra i due giovani è iniziata, una storia sottolineata dal procedere di vari avvenimenti che hanno sconvolto le esistenze dei due, sia come rivali che come migliori amici e alla fine come innamorati. La successione dei fatti ha costretto i due protagonisti a maturare in modo veloce e sistematico, influenzati da un mondo dominato dagli adulti, che influenzano e sconvolgono le esistenze dei bambini, senza tener conto dei loro desideri.
Rossana è una ragazza molto simpatica e con un carattere dalle mille sfaccettature, che ne fanno una ragazza abbastanza intricata, caratterizzata da momenti di grande maturità che decadono in momenti di puro infantilismo e viceversa.
Akito è un ragazzo difficile che viene segnato dalla vita fin dalla nascita e che ne fa un ragazzo ribelle, ma molto profondo e maturo per la sua età. Si sente attirato dalla vivacità dell’amica, che prima cerca di distruggerlo e poi di consolarlo. Il loro rapporto è ricco di numerosi colpi di scena, condizionati dal loro rapporto con gli altri amici del gruppo e in particolare da quello con i loro genitori.

Il manga è ricco di argomenti profondi e tratta la difficile vita dei ragazzi in crescita.
L’anime tratto dal manga è stato modificato rispetto alla trama originale (sono stati eliminati vari episodi piuttosto importanti per la comprensione della trama nel suo insieme) tanto che anime e manga possono essere considerati due opere che non hanno molta influenza reciproca. Fondamentale è l’aggiunta dell’episodio che si svolge nella villa in montagna, preso dal volume separato dal manga, intitolato La villa dell’acqua. Esso esplicita la separazione categorica e definita fra il manga e l’anime.
Souad 4F




L’ospite - Stephenie Meyer

In un futuro non troppo lontano, una specie aliena ha orma preso il dominio della terra, utilizzando gli umani come “ospiti”. Gli alieni, chiamati Anime, vengono infatti inseriti nei corpi degli umani, instaurando così una relazione “ospite-parassita”. La Terra, ormai, è colonizzata da alcuni anni, quando vi giunge Viandante , un’Anima, che ha a lungo vagabondato di pianeta in pianeta senza trovare nulla che la trattenesse in qualche angolo dell’Universo, e, visto i suoi successi in altri ospiti, viene impiantata dentro il corpo di Melanie, una dei pochi sopravissuti alla colonizzazione. Purtroppo il corpo non diventa un semplice involucro, ma l’identità di Melanie resta, come i suoi ricordi, l’amore per Jared e l’affetto infinto per il suo fratellino Jamie. Viandante dapprima cerca di sopprimere tutto ciò, ma, una volta intrecciata una forte relazione d’amicizia con il proprio ospite, parte alla ricerca degli ultimi umani rimasti sul pianeta, ignorando il fatto che questo viaggio lo porterà a scoprire un motivo vero per cui vivere e lottare, anche se questo lo porterà a tradire anche la sua specie.
Gone - Michael Grant Nessuno riesce a capire come sia successo, fatto sta che tutti gli adulti un attimo fa c’erano. Nessun lampo, nessuna esplosione. Sono tutti come volatilizzati. Fra i giovani la felicità regna sovrana, fino a quando la paura non la scalza. I giovani si sentono abbandonati a loro stessi, imprigionati in un mondo che, senza adulti, rimane come paralizzato. I mezzi di comunicazione non funzionano e i giovani si scoprono isolati dal resto del mondo a causa di una barriera sferica il cui centro corrisponde alla centrale nucleare della città. Decisi a scoprire il mistero che gravita attorno alla centrale, Sam, il suo inseparabile amico Quinn, ed il genio della scuola Astrid, si organizzano in una spedizione pericolosa... forse letale. La situazione viene ulteriormente complicata dall’isteria collettiva dei giovani, che i tre amici devono tentare di sedare, e dall’arrivo dei ragazzi della Coast Academy, che vogliono impossessarsi del controllo sulle deboli menti impaurite dei loro coetanei. Si scoprirà inoltre l’esistenza nei giovani di poteri sopranaturali, ma non tutti sono in grado di controllarli...
Marked - P.C. & Kristin Cast
Zoey ha solo sedici anni quando riceve il Marchio (una mezzaluna blu sulla fronte che la trasformerà in un vampiro). Zoey è costretta ad abbandonare la scuola, la famiglia e gli amici, per trasferirsi nella “Casa della Notte”, una scuola dove imparerà a controllare i suoi nuovi poteri e ad affrontare la Trasformazione, ossia il passaggio dall’essenza umana a quella di vampiro. E’ infatti un passaggio delicatissimo, visto che, se il corpo umano rifiuta la Trasformazione, l’unica alternativo è la morte. Inoltre il Marchio di Zoey è diverso dagli altri ragazzi della “Casa”: è un Marchio che solitamente è presente negli adulti, probabilmente segno di un’incredibile potenziale della ragazza. Questa sua particolarità la porterà ad avere una forte rilevanza sociale fra i suoi compagni. La vita ricomincia a scorrere tranquillamente, fino a quando Zoey non assiste alla morte di un ragazzo, il cui corpo non ha sopportato la Trasformazione...
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