ovvero: come una banda di pazzi portò l’amore sull’Olimpo
Dopo diverse ore passate nella foresta ad allenarsi (tralasciamo i vari guai combinati in tal sede), il giovane Eros era giunto a casa dei suoi genitori pronto a mettersi all’opera. Grazie alle nuove armi il semi-Dio stava mettendo a punto il suo piano per far rimettere insieme i genitori. Non poteva fallire. Aveva pensato a tutti i dettagli, preparato il convito e le pietanze, la disposizione e tutto il resto. Quando i due si ritrovarono nella stanza assieme il piano fu messo in atto. Due frecce li colpirono con precisione.
I due si fissarono un attimo in stato catatonico, per poi passare la madre di tutte le serate romantiche.
Soddisfatto il ragazzo, si avviò verso il bosco.
Ma non poteva finire così.
Aveva un ultima faccenda da sistemare.
Il giorno dopo, a pomeriggio inoltrato, Diana e Mercurio erano in mezzo al bosco, increduli di fronte al fallimento del loro geniale piano.
-Ma come è possibile?- si chiese Diana disperata. –Era tutto perfetto! Deve essere stata colpa tua!- dichiarò, puntando il dito contro Mercurio.
-Mia? Guarda che io ho fatto tutto alla lettera!- ribattè il Dio.
Una nuova lite stava per sorgere, quando d’un tratto, due strane figure animalesche fecero la loro comparsa.
-Montoni?- si chiese Mercurio, leggermente stupito.
-No, scimmie…- commentò sarcastica Diana, lanciando un’occhiata storta al suo compare.
I due animali, intanto, si erano bloccati nel mezzo della strada.
-Beh, voi che volete? Sciò!- gridò la Dea, nel vano tentativo di cacciarli via. Niente da fare, anzi: ottenne l’effetto opposto. I due montoni infatti caricarono gli dei, i quali, resosi conto dell’imminente pericolo, tentarono una improbabile fuga condita di urla e pianti.
-Ma che vogliono questi due da noi?- chiese Diana, continuando a correre come una pazza furiosa.
-Forse gli occhi a forma di cuoricini possono essere un indizio?- commentò sarcasticamente Mercurio, avendo appena notato quel dettaglio.
Diana rabbrividì –Buoni! Siamo di tutt’altra razza noi!Niente da fare.
L’inseguimento andò avanti un intero pomeriggio, quando alla fine i due dei si dovettero arrendere di fronte alla resistenza degli animali, mentre Eros si piegava in due dalle risate.
Beh, aveva dato a chi di dovere la lezione.
Ora poteva tornarsene a casa, dove finalmente regnavano pace e tranquillità.
6 MESI DOPO
La vita scorreva tranquilla nel villaggio al di sopra dell’Olimpo.
Tutto alla fine si era risolto tranquillamente, ed i litigi non erano più contemplati in quel luogo.
In una zona del bosco, però, due loschi figuri correvano ancora a rotta di collo.
-Ce l’abbiamo fatta, siamo scappati!- gridò Mercurio, incredulo.
-Già, finalmente è finita!- disse Diana, immediatamente dietro di lui.
Nei sei mesi precedenti i montoni non li avevano mai abbandonati, riducendoli ad una sottospecie di poltiglia umana. Meno male che era finita.
Intanto Eros si godeva la scena dall’alto grazie alle sue ali.
Alla fine aveva dato a quei due un bel passatempo impegnativo, nella speranza che avessero imparato la lezione.
Tutto soddisfatto di sè, se ne volò a casa del nonno Zeus per avvisarlo del ritrovamento dei due “dispersi”.
Tutto è bene quel che finisce bene, insomma.
A parte un enorme trauma incancellabile dalla memoria dei due sventurati. FINE
Anima mia anima mia tu sei volata via dimmi ti prego, dove sei?
Lontana lontana son volata oltre le nubi, oltre i monti sono andata
Anima mia perché non mi rispondi?
Tu mi hai scacciata, l'hai dimenticato?
Oh dei che errore ho perpetrato anima mia rispondimi adesso cosa fare per farti tornare?
Un solo desiderio dovrai ascoltare ama con tutto te stesso solo allora sentirò il tuo richiamo.
Ma come saprò, senza te, che ho trovato colei che amo?
Saprai perché l'amore travolge e non sono solo io a sentire le sue dolci spine.
Allora dovrò attendere fino a sentire una sofferenza senza fine?
No, perché l'amore non è dolore tu attendi e cerca con cura l'amore è l'onda più pura non vi è dolore in esso cerca mi raccomando se davvero vuoi che torni segui il mio comando...
Alexander V
In Cina il matrimonio tradizionale è molto diverso rispetto a quello occidentale, ma sta assumendo canoni sempre più simili, talvolta identici, al matrimonio che conosciamo (soprattutto se la religione praticata dalla coppia è cristiana). In entrambi i casi, il giorno stabilito non è casuale, ma è calcolato basandosi sulla data di nascita degli sposi. Le differenze nel matrimonio si riscontrano anche legislativamente; infatti, l’uomo si può sposare solo al compimento dei 22 anni di età, mentre la donna dovrà compiere i 20 anni; il matrimonio non può avvenire se il legame degli sposi è diretto fino al terzo grado di parentela.
MATRIMONIO TRADIZIONALE
Il matrimonio tradizionale è ormai festeggiato solo nelle campagne rurali. Sia lo sposo che la sposa indossano abiti lunghi rigorosamente rossi ricamati spesso con disegni gialli e azzurri, raffiguranti draghi o fiori dorati. Sopra ad una sorta di corona di colore azzurro, la donna porta un velo rosso (feng guang), che le copre tutto il viso e che serve simbolicamente per nascondere la timidezza e allontanare gli spiriti malvagi. Sopra il vestito la sposa porta una mantella ricamata a nuvole rosee detta “xia pei”. L’uomo porta un grosso fiore sferico di color rosso legato al suo busto. In occasione del matrimonio si appende per tutta la casa il simbolo 喜 ripetuto due volte, per indicare la doppia felicità, augurando prosperità alle rispettive famiglie. Il matrimonio avviene nella casa del marito in presenza dei genitori e parenti più stretti. La sposa viene condotta all’interno della portantina color rosso, sollevata da almeno due uomini forzuti. Durante il tragitto vengono fatti scoppiare tanti petardi per movimentare l’atmosfera, accompagnati dal suono dei tamburi. Al matrimonio si venerano, in presenza degli invitati, gli antenati e i genitori per ottenere la loro protezione. Non c’è lo scambio delle fedi, ma il legame è simbolicamente espresso da un drappo rosso legato alla vita della sposa e quello dello sposo, in modo da tenerli uniti. La donna e il marito devono farsi reciprocamente degli inchini per poi farli anche verso ciascun genitore. Si procede al brindisi tra i due festeggiati, con un braccio intrecciato a quello dell’altro. Quindi si offre ai genitori una tazza di tè. L’uomo può scoprire il velo della donna solo quando sono lasciati dai convitati e rimangono da soli; prima di allora la donna deve sempre tenere il velo.
MATRIMONIO MODERNO
Questo matrimonio è diventato il più diffuso e, durante tutto il corso della giornata, è ripreso dagli onnipresenti fotografi. La sposa dispone di due vestiti: uno bianco per celebrare il vero matrimonio e l’altro roseo o rosso per il pranzo/cena nuziale. Lo sposo, invece, indossa un semplice smoking nero o bianco. Stabilito il giorno più adatto al matrimonio, la coppia avvisa i parenti e gli amici, portando l’invito insieme a caramelle e alimenti vari, confezionati all’interno di sacchetti o scatole rosse. Lo sposo e la sposa scelgono rispettivamente un paggetto e una damigella. L’incontro ufficiale della coppia avviene in casa della sposa, dove la donna si prepara ad accogliere lo sposo. Prima però questo deve dimostrare ai presenti l’amore che prova per la sposa, assecondando le difficoltà che gli pone la damigella, come cantare una canzone sentimentale, dichiarare pubblicamente il suo amore, fare una serie di flessioni… Superata la prova, lo sposo ha accesso nella stanza per chiedere la mano della donna, inginocchiandosi e offrendole il mazzo di fiori. Dopo il consenso della sposa, c’è lo scambio delle fedi, a cui segue il simbolico assaggio degli occhi di drago (frutti bianchi dal sapore dolciastro). Le auto degli invitati sono decorate con grandi fiocchi sferici di color bianco e ,talvolta, rosso; mentre agli invitati viene dato un fiore rosso finto, recante il legame di parentela con gli sposi o la scritta di amico, da attaccare all’altezza del cuore. Arrivati al ristorante, la coppia è invasa da piogge di riso e coriandoli. Dopo che la coppia ha salutato ogni invitato, la sposa va a cambiarsi il vestito, mentre ogni nucleo familiare invitato dà come dono una somma di denaro alla coppia. Dopo un fastoso banchetto, gli sposi passano di tavolo in tavolo per ringraziare gli invitati e per fare un brindisi. Ogni tavolo, però, ha in serbo alla coppia dei giochini, che, se non si portano a termine, hanno come penitenza bere altri bicchieri di vino. Tra questi giochi c’è, ad esempio, quello di mangiare una mela appesa senza l’uso delle mani; oppure quello in cui la moglie deve fare passare delle uova all’interno dei pantaloni del marito senza farli cadere.

Alessandra 2M
COMENIUS PROJECT LOGBOOK
What’s the Comenius project about?
Comenius is a project sponsored by the European Union that involves our class and some Polish, Swedish and Portoguese students. United through sports and healty as possible avoiding drugs, alcohol and all the things that can be dangerous for our health. We’ve been involved in this project since 2008 and it will end up on June 2010 with the final meeting in Poland. We started travelling in November 2008, when some of us joined our partners for a week in Sucha Beskidzka near Cracow; they introduced us to their typical healthy foods and we discussed together about the dangerous aspects of an inresponsible use of alcohol. The second step was Rimini: in April 2009, our partners enjoyed life in a sea town and visited all the Roman beauties of our city. During the morning at school we discussed together and with a doctor about drugs and alcohol. Then in the afternoon we played ultimate together on the beach in order to involve our European friends in a healthier lifestyle and to have fun too! In this new school year we’ve met again with our partners in Pedrogao Grande, a town on the Portoguese hills near Coimbra, a well-known city for its university. During this meeting we went into the topic of health again. We could attend a fitness lesson and put it into practice. Next step, Sweden! Our Swedish friends are hosting us in April. In a few days we’ll start dealing with those topics that will be introduced during the meeting in Kristinehamm.
FOLLOW US IN OUR EUROPEAN ADVENTURE!!!
Lorenzo Broccoli & Francesco Rosa 5A
AIUTOI!!!
Quindici persone sono a bordo di una nave che affonderà in 20 minuti; l’unico mezzo che hanno per salvarsi è una scialuppa di salvataggio con la capacità di trasporto di 5 persone. Un viaggio di andata e ritorno verso l’isola più vicina dura nonove minuti. Quante persone riusciranno a sopravvivere?
13 persone sopravvivranno; ogni viaggio di andata salverà 5 persone ma una persona è obbligata a tornare alla nave perché deve manovrare la scialuppa.
SOLUZIONE
TROVA LA STELLA
Nello schema qui sotto è nascosta una stella delle stesse dimensioni di quella alla destra dello schermo; riuscite a trovarla???
QUADRATO MAGICO
Inserite i numeri da 1 a 9 nello schema in modo che sommando i numeri di ogni riga orizzontale, verticale e diagonale si ottenga sempre lo stesso risultato. Per complicare il tutto, i numeri 1 e 2 sono già inseriti!
2 1



Il 27 gennaio 2010, a 91 anni, è morto l’autore J.D. Salinger nella sua casa a Cornish, dove si era ritirato a vita privata dal 1953. Nato nel 1919 a Manhattan, figlio di una famiglia di commercianti ebrei, dopo aver frequentato le scuole pubbliche nell'Upper West Side si iscrisse alla New York University, che abbandonò dopo poco per imbarcarsi su una nave da crociera. Tornato in America dopo una breve esperienza di lavoro nella ditta del padre a Vienna, frequentò un corso di scrittura alla Columbia University, pubblicando nel 1940 il suo primo racconto sulla rivista ‘Story Magazine’ del suo professore. Nel 1492, dopo una breve relazione con Oona O’Neill (che lo lasciò per Charlie Chaplin), partì come soldato alla volta dell’Europa, dove partecipò anche allo sbarco in Normandia. Assegnato al controspionaggio, fu uno dei primi ad entrare nei lager tedeschi: “E’ impossibile non sentire l’odore dei corpi bruciati, non importa quanto a lungo tu viva.” Tornato dalla guerra iniziò a collaborare con il ‘New Yorker’ pubblicando nel 1951 Il giovane Holden. Due anni dopo si ritirò a vita privata con l’ultima delle sue tre mogli, per sfuggire forse al grande successo che lo aveva travolto e di cui non voleva far parte.
Il giovane Holden fu non solo il più importante romanzo nella carriera di Salinger ma anche il manifesto della ribellione giovanile, riscuotendo grande successo nonostante le prime critiche negative. Il titolo originale, The catcher in the rye (una traduzione potrebbe essere "il pescatore nella segale”) deriva da un verso di una poesia di Robert Burns che direbbe: "se scendi tra i campi di segale e ti viene incontro qualcuno" mentre Holden crede dica "E ti prende al volo qualcuno". Holden ha infatti immaginato molti ragazzi che giocano in un campo di segale senza tener conto del dirupo in cui corrono il rischio di cadere.
Holden Caulfield è un adolescente sensibile e irrequieto, che non ha nulla da spartire né con i suoi coetanei, né con gli adulti. Espulso dal prestigioso istituto che frequenta in Pennsylvania, decide di trascorrere qualche giorno a New York, prima che i genitori vengano a sapere dell’ennesimo fallimento scolastico. Il week-end passato a New York è triste e vuoto e forse l’unico rifugio è la sorellina Phoebe e il suo mondo infantile. E sarà proprio lei a mostrargli la realtà e a farlo riflettere sui suoi desideri; infatti secondo Salinger “solo i bambini possono salvare l’uomo dall’orlo dell’abisso“. “A te non ti piace niente di quello che succede. Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. Non ti piace.” Sono queste le parole che inducono Holden a riflettere su ciò davvero gli piace: i sentimenti e gli affetti veri, come quello per il defunto fratello Allie, malato di leucemia. Ma ancora di più gli piacerebbe poter acchiappare tutti quei bambini che giocano nel campo: vorrebbe essere appunto ‘il pescatore nella segale’. Il linguaggio asciutto, realistico e un po’ trasandato che Salinger usa per caratterizzare la personalità schietta di Holden e il suo continuo tentativo di salvarci dal commettere i suoi stessi errori hanno fatto del libro una risposta ai molti giovani che cercavano “una voce diversa” e che in esso l’hanno trovata. Ci ha aiutato a capire che non bisogna prendere la realtà in maniera tragica, facendo una implicita critica allo ‘Stile di vita Americano’ di quel tempo, contro una società votata al denaro e caratterizzata da un appiattimento culturale.

"Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (J. D. Salinger)
I recenti avvenimenti di Rosarno hanno riportato alla luce ancora una volta il problema dell’integrazione tra diverse etnie e della xenofobia in Italia e hanno messo in risalto la difficoltà della politica nel trovare ed attuare un corretto ed efficace programma di integrazione che prescinda dall’appartenenza ad un partito. Ancora una volta si rischia, per di più, di sottovalutare e considerare la questione superficialmente, se non di strumentalizzarla o minimizzarla, facendola passare per un semplice problema di ordine pubblico; ed è ovvio che quella dell’integrazione rappresenti una delle grandi sfide del futuro, che non può essere risolta dall’oggi al domani solo mediante l’applicazione di severe norme nei confronti dei clandestini, ma che richieda una visione ed un programma a lungo termine.
E così, anche l’affermazione del Ministro dell’interno Maroni, dopo la rivolta degli immigrati di Rosarno e la successiva sparatoria contro gli immigrati, non coglie appieno il problema; egli promette, sostanzialmente, “tolleranza zero con i clandestini e con coloro che costringono gli immigrati in condizioni di schiavitù”, concetto in seguito ripreso anche da altri esponenti della Lega. Ora, se da un lato è vero che la corretta e precisa applicazione della legge, anche in zone come la Calabria dove la presenza dello Stato è molto debole ed è sostituito dallo strapotere delle cosche mafiose, è necessaria per evitare lo sfruttamento dei lavoratori immigrati e per permettere loro di lavorare in regola (sottraendoli quindi al controllo dell’Ndrangheta, la cosca mafiosa presente in Calabria), dall’altro non è sufficiente; occorre, come già affermato, attuare una politica di integrazione a tutto tondo che influisca anche sulla cultura del popolo italiano e sul nostro modo di pensare, eliminando l’immagine dello straniero come diverso.
Uno degli ambiti da cui deve partire una corretta politica di integrazione è sicuramente quello scolastico; proprio in questo senso sembra volersi muovere il Ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, mediante l’introduzione, a partire dal prossimo anno, di un tetto del 30% di stranieri per ogni classe. La norma di per sé si basa su un principio giusto: evitare l’accumulo di extra-comunitari in alcune classi e la loro ghettizzazione, che renderebbe più difficile sia la loro integrazione nella società, sia l’insegnamento da parte dei docenti. Ben venga quindi la norma del Ministro, la quale presenta tuttavia alcune falle. La prima consiste nell’ aver presentato la misura come una gran novità e nell’averla poi ridimensionata, non includendo nel tetto gli stranieri nati in Italia, che costituiscono il 37% del totale degli stranieri; la seconda consiste nel non prevedere una certa elasticità nei casi ove non fosse possibile applicare la norma, come ad esempio nei piccoli paesi nei quali i ragazzi stranieri sono più del 30% e risulta difficile doverli spostare nella scuola di un paese vicino. Infine sarebbe opportuno dotare le scuole dei fondi necessari per poter investire in corsi di apprendimento della lingua italiana fuori dall’orario scolastico, che permetterebbero un più rapido inserimento dei ragazzi stranieri nella propria classe, e per avviare una collaborazione stretta tra docenti e le famiglie immigrate, rendendo la scuola italiana veramente interculturale (come affermato anche dalla onorevole Livia Turco).
Un altro ambito sul quale, a nostro parere, bisogna apportare sostanziali modifiche riguarda il coinvolgimento degli stessi immigrati nella vita politica. Il paradosso dei dibattiti a cui si assiste spesso in televisione riguardo al tema dell’integrazione consiste nell’aver spesso opinioni divergenti espresse però sempre e solo dai politici e giornalisti di turno, senza che vengano mai interpellati i diretti interessati, gli immigrati appunto, i quali non trovano mai un canale attraverso il quale fare sentire le proprie ragioni; e tutto ciò porta, come è infatti avvenuto, a rivolte violente come quella di Rosarno. Per coinvolgere davvero gli immigrati nella vita politica italiana occorre partire quindi dal diritto di cittadinanza e dal diritto di voto, altri temi caldi riguardo alla questione dell’immigrazione. Sarebbe opportuno smettere di presentare questi due diritti fondamentali solo come premi da raggiungere alla fine di un lungo percorso di integrazione, ma cominciare a considerarli come validi e fondamentali sistemi di integrazione. A questo proposito vi è una legge bipartisan che giace alla Camera e che dovrebbe regolamentare l’acquisizione della cittadinanza e renderla più agevole, ma che sembra dover incontrare molti ostacoli prima di essere approvata. Se ciò dovesse avvenire, come è auspicabile, significherebbe un passo in avanti nel processo di integrazione e formazione di un’Italia veramente interculturale, che permetta anche alle minoranze di esprimersi e di fare sentire le proprie opinioni.
L’Italia non è un paese di razzisti, perlomeno la maggioranza non lo è. Sicuramente non è un Paese che favorisce l’integrazione, né che fa molto (e qui la classe politica e i mezzi di comunicazione hanno delle grosse responsabilità) per aiutare l’inserimento degli immigrati nella società, dipingendoli troppo spesso come delinquenti, nullafacenti o come coloro che tolgono il lavoro agli italiani. Sarebbe veramente ora di fare uno sforzo e di cominciare a pensare la diversità di etnie come una ricchezza e non come un problema e di investire molto sull’integrazione per rendere il nostro paese un paese moderno.
Adriano 5C
Ci sono cose senza le quali non si può vivere: può trattarsi di dolci, serie Tv, Internet o anche fumo, droga, alcool... in ogni caso se ciò controlla, invece di venir controllato, se ne diventa dipendenti.
Perché le dipendenze sono così forti?
Ognuno di noi vuole essere felice, e ognuno si immagina quella felicità in modo diverso. Spesso però non la si riesce a raggiungere e a sentirsi completi. A quel punto arrivano in aiuto delle illusioni di felicità: il fumo, la droga, Internet, la felicità inverosimile dei telefilm, nella quale ci si può immedesimare e vivere per un po' in un mondo fantastico…
Dipendenza dal fumo
All'incirca 1,1 miliardo di persone al mondo sono dipendenti dal tabacco. Fumano anche tantissimi giovani, a volte anche ragazzini di 11-13 anni ispirano tranquillamente il fumo delle sigarette davanti agli occhi critici degli adulti. Non parliamo poi del fatto che non è sano. Con ogni fumo ispirato, il corposi trasforma in un camino.Vengono intossicati non solo i polmoni, ma tutti gli organi, il sangue, vengono danneggiati il gusto e l'olfatto. Attorno a noi ci sono così tante strade, città totalmente inquinate, cibi pieni di conservanti che il nostro organismo non ha proprio bisogno di altri danni.
Dipendenza da Internet
Quando è difficile trovare amici nella realtà, ci si affida al mondo virtuale. Per qualche tempo ciò ci salva, aiuta a sentirci meglio, ma non si può trascorrere tutta la vita di fronte ad uno schermo. E' più importante infatti vedere gli occhi degli amici, sentire il calore delle mani della persona amata, sentire alcune voci amichevoli. Internet propone divertimento, informazioni, amicizia, e addirittura l'amore, ma in cambio assorbe le nostre energie, la nostra creatività, persino la nostra salute. Il mondo virtuale non potrà mai sostituire viaggi, incontri, avventure… Si dovrebbe cercare di non lasciare che la realtà cibernetica prenda il sopravvento. Nessuno potrà mai riportare indietro il tempo perso, le esperienze, la felicità ma anche il dolore che non si sono vissuti. Dopotutto la vita non può essere sacrificata al computer.
Dipendenza dalla droga
Di solito tutto comincia dalla voglia di provare qualcosa di nuovo, essere come gli altri... Ma è certamente meglio evitare il tipo di vita che ti possono offrire le droghe. Cos'è meglio: un futuro di buchi di siringhe e degradazione o una vita sana, lunga e luminosa? Vale davvero la pena sacrificarla così? E se si è solamente invidiosi degli amici, della loro vita "alla moda", è meglio evitare di raggiungere lo stesso a qualsiasi costo. Meglio che siano gli altri a invidiare la tua voglia di creare, di partecipare, di vivere.
Dipendenza dalla Tv
Se dicessimo che leggere un libro è mille volte meglio che guardare la tv, chissà in quanti ci crederebbero. Ma i telefilm e i vari programmi sono solamente le storie, le esperienze di altri. Perché guardare cosa fanno gli altri se nello stesso momento puoi scrivere la tua storia: incontrare i tuoi amici, scrivere un diario, frequentare dei corsi, andare a delle feste. Se proviamo a non guardare la tv anche solo per un giorno ci accorgiamo di quante cose più belle e interessanti possiamo fare.
Dipendenza dallo shopping
A volte non hai soldi, ma non puoi restare senza aver comprato qualcosa: un'agenda carina, ma inutile, una maglietta in offerta, un nuovo portafoglio... Questa dipendenza è solita anche per una gran parte degli adulti e, chissà perché, si pensa che non è un problema molto grave. Ma, appena si compra con tutti i risparmi rimasti un oggetto totalmente inutile, si comincia a impiangere il denaro speso che poteva essere tranquillamente usato per qualcosa che serve davvero.
Dalia 2D
Avatar. Chi, sentendo questo nome, subito non pensa ad alti alieni blu? La “connessione” che sono in grado di instaurare con il loro mondo Pandora ( più precisamente con la divinità naturale Ewya) è un’intelligente riflessione sul nostro modo di vivere, distaccato dalla natura e in contrasto a quello degli alieni. Naturalmente, si pensa, è una metafora di Cameron: nessun essere vivente può collegarsi ad alberi, animali… Ma c’è chi l’ha ipotizzato.

Il suo nome è James Lovelock, scrittore free-lance ed esperto di chimica atmosferica, e la sua teoria è chiamata Ipotesi Gaia Gaia è il nome greco della dea più comunemente detta Madre Natura (conosciuta anche come Gea) e, per Lovelock, questo nome rappresenta pienamente l’essenza della sua teoria, che prevede l’esistenza di un unico, grande, essere vivente. La Terra stessa. In pratica, l’Ipotesi Gaia afferma che tutti gli ambienti terrestri si mantengono in una condizione idonea alla presenza di vita proprio grazie alla presenza dei viventi: quindi, la temperatura, la salinità dei mari, la composizione atmosferica… e tutti gli altri parametri ambientali presentano valori resi costanti proprio dalla presenza di vita. Inoltre, tali valori cambiano nel tempo ed evolvono insieme ai viventi, proprio come se l’intera terra fosse un unico organismo. Gaia è quindi l’insieme delle relazioni tra ambiente e vita e tra vita e ambiente, dove entrambe agiscono in modo da sostentarsi vicendevolmente.Due esempi che possono confermare questa ipotesi sono quelli dell’atmosfera e della temperatura terrestre:
L’atmosfera è formata da gas che reagiscono facilmente con l’ossigeno, per esempio il metano. In teoria, data la quantità di ossigeno presente, il metano rilevabile dovrebbe essere pochissimo: esso infatti tende a unirsi con l’ossigeno e, tuttavia, le misurazioni confermano che è presente 1035 volte il valore teorico.
Il sole non è sempre stato caldo come lo è adesso: alla comparsa della vita sulla Terra esso era molto più freddo. Teoricamente anche la Terra, a sua volta, avrebbe dovuto essere più fredda, ma i reperti fossili dimostrano che la temperatura media era sempre di 22°C, come quella attuale.
Teoricamente, le condizioni descritte negli esempi non sono possibili. L'unico modo per spiegarli e giustificarli è l'ipotesi Gaia: Lovelock infatti ipotizza che la vita terrestre debba aver regolato l’ambiente fin dalla sua prima comparsa. Ogni forma di vita reagisce alle difficoltà facendo tutto il possibile per sopravvivere e queste azioni individuali portano quindi ad una conservazione globale dell’ambiente adatto alla presenza della vita stessa.
Quindi, se la vita non avesse reagito alla presenza dei cataclismi come meteoriti o tempeste solari, oggi noi non saremmo qui. I viventi non hanno a che fare con un ambiente passivo a cui si adattano, anzi essi fanno e rifanno il loro ambiente, e vengono fatti e rifatti da quest’ultimo.
Molti scienziati non sono d’accordo con l’Ipotesi Gaia, soprattutto per il fatto che contrasta con la teoria di Darwin, la quale dipende dalla competizione di organismi in lotta per la sopravvivenza
Ma Lovelock, supportato da una moltitudine di studiosi, afferma che in realtà le due teorie sono compatibili e complementari. Difatti, si prenda per esempio un ambiente gelido. La forma di vita presente in quel luogo combatte per sopravvivere, ma il freddo aumenta a dismisura e la forma di vita muore. Evita così di lasciare progenie che potrebbe morire in un futuro periodo gelido, e al tempo stesso ha comunque contribuito, nel corso della sua vita, a riscaldare l’ambiente. Ma un’altra forma di vita, più adatta alla temperatura freddissima, prende il posto di quella che se ne è appena andata e si riproduce. “Scartando” in questo modo una specie non più adatta, la biosfera (insieme degli organismi viventi) diventa nel complesso più robusta. In questo esempio, ipotizzato da Lovelock stesso, sono presenti entrambe le teorie, ed esse come si vede si supportano a vicenda.Si conclude così che, alla fin fine, anche noi siamo come i Na’Vi, connessi all’ambiente a cui appartengono. Come loro noi viviamo in un enorme essere vivente, noi ne siamo figli, noi ne siamo parte. Noi siamo frutto di Gaia.
Luca 2L
...c’è
più gusto con i film consigliati dalla Redazione!
AVATAR (regia di James Cameron)
Jake Sully, un ex marine costretto sulla sedia a rotelle,accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora per sostituire il fratello morto, il quale era uno scienziato istruito ad inserirsi nel pianeta mediante un avatar: esseri simili ai nativi ma comandati cerebralmente dagli umani attraverso specifici apparecchi all’interno della base. Gli uomini si trovano sul pianeta per prelevare un preziosissimo minerale e l’intera spedizione è perciò comandata da uomini d’affari e militari senza scrupoli, pronti a tutto pur di non perdere i loro guadagni. Il compito di Jake è perciò quello di conoscere usi e costumi della popolazione indigena dei Na’vi per capire in che maniera “colonizzarli”, ma conosce Neytiri, la figlia del capo tribù, la quale gli insegna a comprendere il suo mondo e il suo popolo. Da qui lo scopo della missione di Jake cambia e così il suo modo di vedere la realtà…
La trama del film non è sicuramente tra le più originali, nonostante ciò guardando Avatar non si può che rimanere stupiti. Gli effetti speciali sorprendono per la precisione nei dettagli per quanto riguarda il pianeta “Pandora”e i suoi abitanti e il 3D conferisce un maggiore realismo che contribuisce a trascinare lo spettatore nel “nuovo mondo”, mondo dal quale non si vorrebbe uscire alla fine del film: infatti nonostante la durata non sia tra le più brevi, il film risulta notevolmente scorrevole. Probabilmente Avatar non sarà la rivoluzione del cinema moderno come molti affermano, tuttavia si tratta di un film imperdibile e superiore alla gran parte dei film di questi tempi.
LIVE! - Ascolti record al primo colpo (regia di Bill Guttentag) Lo spettacolo della morte. Il piacere infimo dello sfaldamento della vita sotto i nostri occhi avidi di turbamento. La sensazione è la stessa fin da quando il sangue bagnava copioso le sabbiose arene romane in un tempo antico, non del tutto perduto. Infatti l’uomo è da sempre lo stesso ricercatore dell’emozione. Katy,una produttrice televisiva senza scrupoli, lo sa bene. Per questo un suo amico (che nel film non comparirà mai) farà una sorta di documentario amatoriale sulla creazione del nuovo programma record di ascolti di Katy in cui 6 concorrenti si sfideranno alla roulette russa in diretta tv. Un grido che non si può ignorare traspira dallo svolgimento del “necessario” sacrificio umano al “dio” tv che potrebbe essere richiesto in unosperiamo meno prossimo -futuro per compiacere il pubblico sovrano. Noi, odierni amanti del colpo di scena , come potremo reagire ad una sconvolgente rappresentazione lineare dei fatti preannunciati?
THE ISLAND (regia di Michael Bay)
Per questo Lincoln Sei Echo vive la finzione di essere uno dei pochi sopravvissuti ad una contaminazione globale. Ma questo è del tutto falso. Lui, infatti, è un clone che vive in un centro asettico che riproduce l’utopia di una rinascita dell’umanità in cui tutti devono pensare solo ad essere sani e felici, aspettando di vincere la lotteria per andare sull’isola: l’unico luogo incontaminato oltre alla struttura futuristica in cui vivono. Loro non sanno che, in realtà, la gente del mondo reale li acquista credendoli agnati in stato vegetativo dai quali prelevare organi in caso di disfunzioni vitali per ingannare, così, la morte.Ma i cloni hanno un problema: sono troppo umani, tanto che Lincoln, a causa della sua natura inquisitiva, scopre di aver vissuto di bugie che gli organizzatori del progetto gli hanno indotto per ipnopedia(deviazione delle menti delle creature in via di “costruzione”) e decide perciò di fuggire con la sua amica Jordan Due Delta per salvarsi dal macello. I cloni, come in un campo di concentramento del futuro, non riconosciuti in quanto persone, pur essendolo, vivono con i propri acquirenti una continua lotta per la sopravvivenza come due parti dello stesso io determinate a vincere la sfida di una nuova rinascita.
A cura di Sofia 3C + Angelica 3L