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4° numero

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EDITORIALE

“Anno nuovo, vita nuova” recita un famoso proverbio; non sempre però la svolta è così facile, specialmente se ad iniziare un nuovo anno è il presidente degli Stati Uniti, il tanto osannato B. H. Obama.

Ma per il nostro “abbronzato” internazionale non è così facile.

Gli ultimi sondaggi hanno rivelato infatti, ad un anno dalla sua elezione, un calo dei consensi ora addirittura inferiori al 50%

A quanto pare il popolo americano ha perso quella fiducia riposta nel suo presidente... a torto?

Meglio andare ad analizzare brevemente l’anno di operato appena trascorso.

Sociale

Dal punto di vista sociale Obama si è impegnato in varie campagne quali il diritto di gay di militare dell’esercito e i loro diritti civili, i diritti dei disabili, maggiori aiuti alle famiglie colpite dalla crisi con la proposta di non alzare le tasse per la popolazione meno abbiente... Complessivamente si può affermare che queste promesse siano state rispettate parzialmente: lo dimostra l’introduzione delle vittime gay nei reati di odio e la promessa dell’abolizione del “Don’t ask, don’t tell” clintoniano, ha firmato la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili (parzialmente rispettata la non introduzione di nuove tasse).

Economia

L’economia è il primo dei tasti dolenti nell’Obamaconomics: certamente risollevare una situazione drammatica come quella dell’anno scorso non deve essere stato facile, tuttavia gli si deve riconoscere una certa umiltà nell’aver posto come ministro del Tesoro, superconsigliere economico rispettivamente Timothy Geithner e Larrry Summers. Bravi economisti senza dubbio, il problema è che facevano e fanno tutt’ora parte di quella fazione che Obama contrasta (non sembra quindi una coincidenza se le banche hanno ottenuto complessivamente 700 mila dollari in sovvenzioni statali). Nonostante ciò il PIL è aumentato di 3,5 punti percentuali rispetto all’estate 2009, grazie ad incentivi forniti dallo stesso Obama. La disoccupazione è alta, 9,8% e anche il deficit pubblico si sta pericolosamente alzando: ora è pari al 90,4% del PIL. [N.d.R.: Fonti per i dati: blog.ilgiornale.it 03.11.2009]. Non meno importante è l’imposizione della “tassa sulla responsabilità finanziaria” alle banche, le quali dovranno pagare questa tassa per risanare le finanze dello stato, in modo di riattivare l’economia del Paese. Alle buoni intenzioni di Obama si oppone una candida affermazione di Morgan James Chase Dimon, che afferma quanto sia scontato il fatto che le banche riverseranno questa tassa sulle spalle dei contribuenti. [N.d.R.: lunita.it] Forse Obama sperava nel buon senso?

Politica estera

Anche sul versante transoceanico si prospettano varie nubi all’orizzonte che non promettono nulla di buono. Troppo accondiscendente, ha ceduto le missioni antimissile in Polonia alla Russia, così come non ha avuto alcun beneficio dalla Cina, la quale non scende a nessun compromesso ne’ sui diritti umani, ne’ sull’economia, ne’ sulla missione in Tibet. Ha intimato più volte ad Israele di abbandonare la costruzione di insediamenti in Cisgiordania. Nulla da fare. Anche l’indecisione nell’inviare truppe in Afghanistan hanno di certo aiutato all’aumento di sfiducia del popolo americano nei confronti di Obama. [N.d.R.: Fonte: Legnostorto.it del 21.01.2010].

ria, che permetterebbe, riducendo i costi dell’assistenza sanitaria di un 1,5 percentuale annuo, a molti Americani di avere la possibilità di essere curati. La riforma sta procedendo lentamente a causa della reticenza dimostrata sia dai Repubblicani che da parte dei Democratici, i quali non si trovano concordi su vari punti. A noi piace pensare che non ci sia l’influenza sotterranea di qualche magnate del campo sanitario.

We believe in change.

In conclusione non troviamo che sia giusto incolpare Obama di una situazione che era già devastata prima del suo arrivo alla Casa Bianca. Certamente le sue scelte potranno essere discutibili, ma è pregio di un grande uomo ammettere la consapevolezza di non sapere, e di attorniarsi di esperti in materia. Purtroppo pare che non serva un grande animo o il buon senso per mantenere le redini di uno Stato. Mutatis mutandis, quasi come una beffa che ricorda quanto l’uomo in realtà non riesca o non voglia cambiare, tornano alla mente alcune parole di uno scrittore vissuto a cavallo fra il 1400 e il 1500:

“A uno principe, adunque, non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi ardirò di dire questo, che, avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile: come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere...”.

Come buoni propositi, dunque, per quest’anno, da quest’anno, vogliamo sforzarci per rendere possibile ciò che razionalmente Machiavelli non aveva ritenuto possibile. Una politica di buon senso: sognatori? Simply believing!

Politica interna

Obama sta provando a far entrare in vigore la riforma sanita-

Angelica 4C & Arianna 4C

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono Auschwitz il più grande campo di concentramento e sterminio costruito dai nazisti. Solo ad Auschwitz trovarono la morte 1.100.000 persone, in maggior parte ebrei, ma anche zingari,omosessuali, comunisti e dissidenti politici. Sin dal 1920 (anno della fondazione del partito NazionalSocialista dei lavoratori tedeschi) era presente in Adolf Hitler la volontà di “ripulire” la Germania dai deboli (malati mentali cronici e disabili), dai cospiratori (comunisti e altri oppositori del nazismo) e dai “parassiti” della società tedesca(ebrei).Il primo passo concreto per la risoluzione di questo tipo di problema venne fatto nell’autunno del 1939 quando il Fuhrer emanò un decreto che permetteva ai medici di sterilizzare i bambini disabili e i mentalmente labili (dove sterilizzare significa uccidere) nei manicomi perché ritenuti un peso per la società tedesca, un peso da eliminare prima che potesse riprodursi. All’inizio, i perversi medici nazisti utilizzavano delle iniezioni di fenolo per eliminare i pazienti ritenuti indegni di vivere, iniezioni che vennero poco più tardi sostituite da furgoncini sigillati ermeticamente in cui i soggetti venivano fatti entrare a gruppi e asfissiati con del monossido di carbonio: queste erano le prime, rudimentali, camere a gas. Ovviamente le famiglie dei ricoverati non erano al corrente della macabra sorte che era toccata loro, venivano sviate dalla comprensione dei fatti reali da lettere da parte del personale medico dei vari istituti psichiatrici, in cui la causa del decesso menzionata era “morte naturale” o “incidente”, tipo rovinosa caduta dalle scale. Dall’ottobre 1939 al maggio 1940 le “morti naturali” e le “cadute dalle scale” furono oltre 10.000 solo nelle regioni della Prussia orientale e del Warthegau. Tuttavia, i nazisti non avevano ancora pensato di sterminare in massa gli ebrei e gli slavi. Le ragioni delle deportazioni dal ’39 al ’41 circa erano di spazio: in Germania e in Polonia gli individui di razza ebraica e slava occupavano terreni e abitazioni che secondo Hitler e i suoi sostenitori appartenevano di diritto alla razza Ariana. Allo scopo di “accogliere” gli ebrei che venivano privati dei loro possedimenti vennero creati svariati ghetti e campi di concentramento, così che gli immigrati tedeschi di razza pura potessero trovare, all’ loro arrivo in Polonia, delle comode case già arredate e pronte per essere abitate. Auschwitz venne costruito a partire dall’aprile del 1940 sulle pianure dell’alta Slesia vicino alla cittadina polacca da cui prese il nome. Quando arrivò il futuro dirigente del campo, Rudolf Hoss, Auschwitz non era altro che un insieme di vecchie e decadenti baracche militari infestate dagli insetti. Nel giro di pochi mesi era diventato un centro per la ricerca agricola, poi adibito a campo di concentramento dove venivano rinchiusi dapprima i criminali e gli zingari,poi quando divenne più grande (e i ghetti troppo piccoli) cominciò ad essere popolato da ebrei e polacchi colpevoli di occupare spazio. Lo scopo primario di Auschwitz era all’inizio rieducare i criminali(come gli attuali carceri) e rendere produttivi gli altri elementi, altrimenti inutili, impegnandoli nei lavori forzati. Furono stretti accordi commerciali fra lo stato nazista e la I.G.Farben (una fabbrica di vernici, tessuti e altri prodotti chimici tra cui lo Zyklon B) secondo i quali i primi fornivano manodopera praticamente inesauribile e instancabile ai secondi die-

tro compenso. Quando le sorti della guerra cambiarono nel ’41 cambiò anche la politica dei nazisti nei confronti degli internati e degli abitanti dei ghetti, che cominciavano ad essere troppi e troppo costosi da mantenere (le donne e i bambini erano finora stati risparmiati ma non erano in grado di provvedere a loro stessi) inoltre la frustrazione per le sconfitte subite a oriente alimentava la rabbia e la ricerca di un capro espiatorio da parte dei dirigenti dello stato nazista. Fu proprio in questo periodo che lo stato maggiore tedesco cominciò a cercare la Soluzione Finale al Problema Ebraico. La prima camera a gas fu costruita ad Auschwitz, fu testato su di un gruppo di circa mille persone (ebrei e russi) l’effetto del nuovo composto denominato Zyklon B. I risultati furono sconvolgenti: con una modesta quantità di composto inserita all’interno della camera dal tetto vennero intaccate le vie respiratorie degli internati, il 100% delle cavie perse la vita entro 15 minuti dalla diffusione del gas. Heinrich Himmler capo delle SS decise di far costruire altre camere a gas nel campo per un totale di 4, ognuna con capacità di circa 800 persone. Questa era la Soluzione Finale. Vennero costruiti campi di solo sterminio in poco tempo, dal ’42 al ’44 nei campi di Treblinka, Belzec e Sobibor trovarono la morte 1.700.000 persone. Ad Auschwitz La modalità con cui si perveniva all’omicidio di migliaia di persone in poco più di un’ora era la seguente: appena arrivati i bastimenti alla stazione venivano selezionati in pochi minuti gli individui abili al lavoro (in genere costituivano il 25-35%) da quelli inutili, i primi venivano allontanati e mandati agli alloggi, i restanti venivano accompagnati alle camere a gas dalle SS che avevano il compito di calmare i deportati per non creare disordini, poi questi ultimi venivano fatti denudare ed era loro imposto di depositare i vari effetti personali (che venivano poi venduti dalle SS) i deportati venivano poi condotti nelle camere a gas vere e proprie che avevano l’aspetto di docce. 20 minuti dopo la diffusione del gas nella camera un gruppo di “barbieri” scelti fra i prigionieri del campo aveva il compito di tagliare i capelli ai cadaveri capelli che sarebbero poi stati utilizzati per fare parrucche, infine, i cadaveri venivano portati al forno crematorio in fondo al campo dove venivano inceneriti. A questo punto, specialmente ad Auschwitz, acquistarono particolare importanza i medici: essi erano infatti i responsabili delle brutali selezioni all’arrivo dei convogli di deportati. Le ragioni sono due, una pratica e una filosofica. La ragione pratica è chiara: i medici erano i più qualificati per distinguere chi sarebbe stato in grado di lavorare e chi no. La ragione filosofica è invece la meno ovvia e al tempo stesso la più importante: la partecipazione attiva dei medici ad Auschwitz serviva a dare l’impressione che gli assassini non fossero motivati da pregiudizi ma da ragioni scientifiche.

27 gennaio - Giorno della Memoria

Auschwitz dunque non era per i nazisti un luogo di massacri ma un contributo alla salute dello stato che doveva essere epurato dalle esistenze inutili. Inoltre i Lager era per i ricercatori senza scrupoli una miniera d’oro da dove prendere cavie in numero praticamente illimitato per folli esperimenti. Di “scienziati pazzi” ve ne furono molti ma il più rappresentativo è senza dubbio Joseph Mengele. Laureatosi in medicina nel 1935 venne ferito lievemente nel 1942 si ritirò dai campi di battaglia e cominciò le sue ricerche genetiche. Arrivò ad Auschwitz nel 1943 e sin dal suo arrivo si guadagnò fra i prigionieri il soprannome di “Dr Morte”. Mengele aveva una ossessione per i nani e i gemelli che selezionava personalmente fra gli internati del campo. Le cavie scelte venivano sottoposte a esami spossanti, molti venivano sfigurati e altri addirittura vivisezionati per l’estrazione di cellule dagli organi. Le donne incinte erano costrette ad abortire solo per poter analizzare il feto, ad alcuni bambini venne iniettato del colorante negli occhi per far cambiare il colore dell’iride. Tutte queste (e molte altre) furono le cause della morte di migliaia di persone per la folle ricerca di Mengele. Il picco di uccisioni fu raggiunto al campo nel 1944. Quando la sconfitta dei nazisti era ormai segnata essi decisero di invadere l’Ungheria, che non era ancora stata coinvolta attivamente nel processo di sterminio avviato nel 1939. Data l’alta percentuale di popolazione ebraica l’Ungheria rappresentava una terra di tesori ancora da sfruttare per finanziare lo sforzo bellico. Con la collaborazione delle autorità locali i Nazisti riuscirono a deportare quasi un milione di ebrei metà dei quali trovò la morte ad Auschwitz. In questo periodo il lager divenne una vera e propria fabbrica di morte: quasi ogni giorno arrivavano al campo migliaia di deportati la maggior parte dei quali non superava le selezioni. Il 20 gennaio 1945 venne dato l’ordine di eliminare tutti i prigionieri rimasti. Tuttavia, il 25 gennaio le SS lasciarono il campo con ancora 8000 prigionieri per sfuggire alla ormai troppo vicina Armata Rossa. Il giorno 18 gennaio alcune SS radunarono circa 60.000 prigionieri ritenuti “abili” da tutto il complesso di Auschwitz e li costrinsero ad una Marcia della Morte verso ovest, in parte diretta a Mikolow distante circa 50 Km,in parte a Wodzislaw distante 60km nella parte occidentale del Reich. I prigionieri vennero spinti fuori dal campo coperti solo dalla leggera divisa, del tutto inadeguata per sopravvivere al rigido inverno polacco. Morirono a migliaia lungo il tragitto e quelli che sopravvissero vennero spediti in altri campi di concentramento come Bergen-Belsen. Il 27 gennaio arrivarono finalmente i soldati sovietici e trovarono circa 8000 prigionieri ancora in vita nel campo. Tuttavia i russi non si comportarono da

liberatori ne nei confronti degli internati ebrei ne in quelli dei loro compatrioti liberati: i casi di stupro da parte dei sovietici nel periodo di avanzata nel territorio tedesco e in quello appena seguente la caduta del Reich toccarono almeno la soglia dei 100.000. Il fatto che delle donne abbiano dovuto trascorrere un’esistenza in condizioni disastrose all’interno dei campi è riprovevole e il fatto che venissero violentate da quelli che dovevano essere i loro liberatori rende la loro esperienza orribile oltre i confini dell’immaginabile. Inoltre nel 1942 Stalin definì tutti i prigionieri russi in mano ai tedeschi “traditori della madrepatria”. Dunque gli internati nei lager di origine russa non venivano liberati ma nuovamente imprigionati dai loro connazionali e spediti nei Gulag in Siberia. I prigionieri che vennero liberati non trovarono comunque pace: molti di loro si limitarono a vagare per le campagne polacche dormendo nelle stalle e nei fienili e chiedendo ospitalità ai contadini, altri provarono a tornare alle case che erano loro state sottratte dai nazisti ma le trovarono distrutte o irrecuperabili presso i nuovi proprietari. I Nazisti hanno dimostrato con Auschwitz cosa sono in grado di fare gli esseri umani istruiti, tecnologicamente avanzati e aridi di cuore. Ad Auschwitz trovarono la morte circa 1.100.000 persone un milione dei quali ebrei. La nazione da cui fu deportato ad Auschwitz il maggior numero di Ebrei fu l’Ungheria dall’estate del 1944 in poi (438.000) seguono la Polonia (300.000) la Francia (69.114) i Paesi Bassi (60.085) la Grecia (55.000) la Boemia e la Moravia (46.099), la Slovacchia (26.661), il Belgio (24.906), la Germania e l’Austria (23.000), la Iugoslavia (10.000) e l’Italia(7.422). Tra non molto le poche persone che hanno vissuto le vicende legate alla Shoah moriranno e non potremo più avere delle testimonianze orali di quanto successo. Auschwitz è ancora dove venne costruito, a ricordarci cosa è successo in passato. Dobbiamo continuare a ricordare quanto accaduto in passato per fare in modo che non riaccada in futuro. Furono commesse atrocità molto gravi ben prima di Auschwitz: dal massacro dei musulmani a S. Giovanni d’Acri a opera di Riccardo Cuordileone al massacro di Ghengis Khan in Persia; forse è così che le generazioni future ricorderanno la Shoah: come una delle tante nefandezze del passato. Non dobbiamo permettere che accada.

Sergio 1G

LA STORIA

Il terremoto che il 12 Gennaio ha sconvolto il piccolo paese di Haiti ha portato l’attenzione mondiale su una realtà spesso ignorata e di cui la maggior parte delle persone è scarsamente informata: il piccolo Stato di Haiti, uno degli stati più poveri ed arretrati al mondo. Proprio per questo il disastro a cui abbiamo assistito ha provocato un tale numero di morti (si parla di 100.000 vittime) e danni così ingenti. Lo stato di Haiti occupa la parte occidentale dell’isola di Hispaniola (quella orientale è occupata dalla Repubblica Dominicana), situata nel Mar dei Carabi e facente parte dell’arcipelago delle Grandi Antille. Trovandosi ai margini della Zolla Caraibica, sulla faglia Enquirillo - Plantain Garden, l’isola di Hispaniola è frequentemente soggetta a forti fenomeni sismici e vulcanici. Originariamente abitata da popoli amerindi quali i Taìno o gli Awarak, fu scoperta nel 1492 da Cristoforo Colombo e poi colonizzata dagli spagnoli. All’occupazione spagnola seguì un periodo di intensa caccia all’oro su tutta l’isola e di forte sfruttamento delle popolazioni indigene, le quali vennero totalmente eliminate; per sopperire alla carenza di manodopera gli spagnoli deportarono numerosi schiavi neri provenienti dall’Africa - per questo oggi i neri di origine africana costituiscono il 95% della popolazione. Alla fine del XVII secolo la parte occidentale dell’isola (l’attuale Haiti) venne ceduta dalla Spagna alla Francia; sempre in quegli anni i mari dei Carabi erano solcati da numerose imbarcazioni pirata, le quali usavano come scali marittimi le coste della penisola haitiana. E sarà proprio un terremoto paragonabile a quello a avvenuto di recente ad infliggere un duro colpo alla pirateria del Mar dei Carabi, distruggendo tutti i loro maggiori porti (tra cui quello più importante, quello di Port Royal). Ma Haiti è ricordata anche per essere stata la seconda colonia americana (dopo gli Stati Uniti) a dichiarare la propria indipendenza, nel 1804. Tuttavia il XVIII secolo è stato caratterizzato, da una parte, da guerre civili nelle quali l’esercito ha assunto sempre più importanza (soprattutto a livello politico) e si è macchiato di grandi atrocità nei confronti della popolazione, dall’altro da un controllo economico sempre maggiore da parte delle grandi potenze europee, in particolare della Germania. La storia del piccolo stato di Haiti continua a rimanere caratterizzata da grande instabilità politica fino all’occupazione, nel 1915, da parte degli Stati Uniti, che lasceranno l’isola solo nel 1934. Durante il periodo di occupazione statunitense il Paese subì un processo di sviluppo con la costruzione di scuole, ospedali e opere pubbliche. Finita l’occupazione statunitense, nel 1934 il Paese precipitò nuovamente in una serie di lotte intestine che porteranno circa vent’anni più dopo, nel 1957, alle prime elezioni a suffragio universale, dalle quali uscì vincitore François Duvalier (soprannominato "Papa Doc”); una volta giunto al potere Duvalier si autoproclamò presidente a vita e diede il via ad una politica di repressione dei dissensi e di rigido controllo, grazie anche alla formazione di una brutale polizia segreta, i Tonton Macoutes ("gli uomini spettro"). Alla morte di Duvalier (1971) la presidenza passa al figlio che regnerà fino al 1986 con metodi simili a quelli del padre. Gli ultimi vent’anni della storia di Haiti sono molto travagliati e sono caratterizzati principalmente da due personaggi: Jean-Bertrand Aristide e René Préval. Il primo viene eletto presidente due volte, nel 1991 e nel 2001, ottenendo un fortissimo appoggio popolare. Egli ha cercato sostanzialmente di rendere Haiti un paese indipendente anche dal punto di vista economico e finanziario, ha sciolto l’esercito (molto temuto tra la popolazione per via delle violenze commesse negli anni precedenti) e ha cercato di ricostruire un tessuto sociale inesistente, con la costruzione di scuole ed ospedali. Tuttavia entrambi i suoi mandati sono stati caratterizzati da due colpi di Stato che lo hanno costretto a lasciare l’isola: il primo nel 1991, poco dopo la sua elezione (farà ritorno solo nel 1994 per concludere il suo mandato grazie all’allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter) e il secondo nel 2004, in seguito al quale gli Usa hanno nuovamente occupato il territorio haitiano. Si sospetta che entrambi i colpi di Stato siano stati appoggiati, se non addirittura pianificati, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ai quali faceva scomodo un personaggio come Aristide che mirava a sottrarre Haiti al saccheggio economico a cui era sottoposta da parte delle grandi multinazionali occidentali (soprattutto nordamericane); egli ha sempre sostenuto la tesi di un complotto contro di lui tramato dagli Stati Uniti che, nel 2004, lo avrebbero rapito e fatto salire su un elicottero diretto verso la Repubblica Centrafricana, dove si trova ora in esilio assieme alla moglie (ma secondo la versione ufficiale egli sarebbe fuggito); e nonostante l’esilio egli resta tuttora uno dei presidenti più amati dal popolo haitiano che ne ha spesso invocato il ritorno anche con violente manifestazioni. Al governo vi è attualmente René Préval, già eletto precedentemente nel 1996 e unico presidente ad aver portato a termine il suo mandato. La situazione del popolo di Haiti già prima del terremoto era drammatica, in gran parte per le cause storiche già citate, come dimostra il basso tasso di occupazione, il basso tasso di alfabetizzazione , l’alta mortalità infantile e la povertà estremamente diffusa (l’80% della popolazione vive in uno stato di povertà degradante). Haiti oggi è il frutto di secoli di sfruttamento, vittima del colonialismo e del neo-colonialismo tipicamente occidentale, come tanti altri paesi sudamericani; il terremoto non ha fatto altro che peggiorare la situazione in uno degli stati più poveri al mondo. Dopo il cataclisma è ora di guardare al futuro: la speranza è che con tutti i riflettori puntati addosso questa sia l’occasione per ricostruire il paese, per dargli una sua struttura politica stabile e per garantirne la libertà politica ed economica, che quasi mai ha avuto nel corso della storia

Adriano 5C

2009 -2010

Il progetto

Il secondo viaggio di condivisione solidale con le popolazioni africane dell'Etiopia, la consegna dei libri e materiale didattico realizzato personalmente dagli studenti dei licei Einstein, G. Cesare e Serpieri di Rimini attraverso il progetto "Da scuola a scuola" e "Da studente a studente", si è appena portato a compimento a Wassera nel luglio 2009. Ora, la nostra storia con l'Africa, o meglio con 'le Afriche' che sin ora abbiamo incontrato, le relazioni intrecciate, il senso di giustizia che si è risvegliato in noi, o semplicemente l'esserci coinvolti e sicuramente arricchiti vicendevolmente, ci porta a dire "alleghena" (letteralmente 'ancora una volta') se non altro come gratitudine per i sorrisi e l'ospitalità ricevuta e per la fedeltà a tutti quegli studenti, docenti e volontari che lungo tutto l'anno ci hanno seguito e donato tempo e risorse personali ed in denaro per la buona riuscita del progetto Ecco perchè allora Kofale; per non correre il rischio della autocelebrazione, nella logica del 'benefattore', ma sostenere l'istruzione come prima forma di giustizia in un paese che cerca un suo riscatto, ma che a volte si siede aspettando da 'altri' la risposta. Kofale dunque ci è sembrato subito una sfida grande, una palestra di convivenza civile e religiosa, crocevia di culture, etnie, tribù e culti difficile ed intrigante nello stesso tempo. A Kofale la lingua ufficiale è l'Amarico, ma vi è una proliferazione di dialetti e sottolineature etniche (Kambattese, Oromo ecc..) che non permettono una comprensione immediata e richiedono uno studio appropriato e mirato; è importante l'inglese. La figura della donna è fortemente discriminata ed emarginata, sottomessa all'uomo, poco emancipata fino ad arrivare a punte di forte strumentalizzazione. In questa difficile situazione, dieci anni fa sono entrate quattro 'sister' Sorella Francescane di Cristo, già presenti in Etiopia. Appena arrivate fu davvero difficile, ci hanno raccontato, resistere alla richiesta pressante dei genitori e delle autorità governative per aprire dopo la scuola primaria (dal 1° al 4° grado) anche la scuola secondaria (5° all'8° grado). Così grazie all'aiuto di alcuni missionari di Mantova che risiedevano a Gighessa (25 km più a valle), le 4 sister, hanno iniziato la presenza di questa piccolissima, sicuramente minoritaria, ma significativa chiesa cattolica, costruendo la casa delle suore, l'asilo (per circa 200 bambini), la scuola, il centro di promozione della donna ed un interessantissimo impianto sportivo con campi da calcio, basket, pallavolo e pista atletica. Questo stadio e le attività che abbiamo promosso insieme ai comitati sportivi locali, sono state molto apprezzate volute e partecipate dalla gente di Kofale e dintorni, infatti tanti giovani cercano ed usano da tempo questa preziosa struttura, tanto che di qui stanno uscendo gli atleti migliori dell'Etiopia, già da tempo famosi per non avere rivali nelle competizioni mondiali olimpioniche (famosa Galate Burka campionessa mondiale nei 1500m).

Nostra convinzione è che Kofale, attraverso la promozione di attività educativo-sportive, possa trovare un punto di incontro nel crocevia di culture etnie e sensibilità diverse che ospita e divenga una 'palestra' di convivenza civile nel rispetto della persona, delle regole e delle diversità innegabili che questa gente presenta. Potenziare questa 'opportunità' educativa ci sembra possa essere un grande passo per condividere quella fratellanza evangelica e senza frontiere che è poi lo scopo della missione stessa delle Missionarie di Cristo, le nostre coraggiose sister.

Concretamente: i dati.

Per affrontare l’emergenza educativa si era attivato il progetto “KOFALE-ALLEGHENAH” Etiopia 2009-2010 che prevedeva:

1. Progetto emergenza educativa (arredo sala e video-biblioteca): 3800 euro

2. Banchi per la 7° e 8° classe: 2000 euro

3. Sostegno metodo educativo scout: 500 euro

Borsa di studio: 750 euro

Di questi 7050,00 euro necessari, si è raccolto un totale di 5390,00 euro, dei quali 3563,00 euro sono stati raccolti attraverso donazioni libere, tombole e calendari.

SI RINGRAZIANO DI CUORE TUTTI COLORO CHE HANNO COLLABORATO PER LA RIUSCITA DEL PROGETTO “Kofale- Etiopia 2009-2010”!

La musica ha cambiato genere nel corso degli anni e come si è passati da quella classica a quella moderna, così si sono sviluppati dei generi precisi che coincidono spesso con i diversi decenni della storia. Degli anni '70 e ‘80si ricorda il rock dei Queen, dei Deep Purple e dei Led Zeppelin, ma dagli anni '90 ci sono arrivate canzoni sempre più commerciali e "ballabili". Con l'arrivo del 2010 siamo quindi giunti ad un nuovo decennio, lasciandoci alle spalle quelli che sono chiamati gli anni '00. Ma qual è stato dunque il genere predominante in questi anni?

Un evento importante che sicuramente ha influenzato il pubblico acquirente è stata l'introduzione dell'I-pod e dell'Mp3. Mentre la generazione dei CD era costretta ad una selezione della musica sia per motivi economici che pratici (un CD poteva contenere al massimo una ventina di canzoni), la “generazione I-pod” può aprirsi a nuovi panorami musicali, dato che di canzoni, nell'I-pod, ce ne stanno tante! Questa eccessiva promiscuità però rende quasi contraddittorie le playlist di ogni I-pod; per questo non è precisabile un "Head-genre" degli anni '00, ma attraverso le varie hit si possono analizzare i gusti musicali del decennio e trarne qualche conclusione.

Nel 2000 ci si imbatte subito in un successo di Bon Jovi: alzi la mano chi non ha mai canticchiato "It's my life... It is now or never..." così come "Vamos a bailar (esta vida nueva)" di Paola e Chiara, sempre dello stesso anno. Il 2001, invece, è stato in particolar modo segnato da vari tormentoni italiani, partendo da "Xdono" di Tiziano Ferro fino a "Tre parole" di Valeria Rossi che, invece di rimanere "sole, cuore, amore", venivano e vengono tutt'ora cambiate a proprio piacimento. L'anno successivo le spagnole Las Ketchup hanno lanciato un singolo indimenticabile, "Aserejè", la cui coreografia assieme al brano ha caratterizzato tutta l'estate del 2002; lo stesso anno il mondo ha ballato sulle note di "Whenever, Wherever" di Shakira e "All the Things she said" del duo russo Tatu. Il 2003 sarà sicuramente ricordato dal pubblico italiano per lo scioglimento degli 883 e dal tormentone "Obsesión" degli Aventura. Non vanno dimenticati i brani "Gocce di memoria" di Giorgia o "Bring Me to Life" degli Evanescence. Nel 2004 "Dragostea din tei" di Haiducii ha scalato le classifiche assieme a "Vertigo" degli U2 che, visti anche i precedenti successi della band, rimarrà certamente impressa nella storia della musica. Il 26 ottobre di questo stesso anno viene aperta la versione italiana dell'I-tunes Music Store che permetterà una grande diffusione dell'I-pod nell'anno successivo. E sempre nel 2005 si ha l'impennata delle suonerie per cellulari, aiutata anche dalle insistenti e quasi ossessive pubblicità. Le canzoni legate a questo periodo sono "Big City Life" di Mattafix e moltissime canzoni italiane, tra le quali troviamo "I bambini fanno oh" di Povia, "Cleptomania" degli Sugarfree e "Semplicemente" degli Zero Assoluto. Questi ultimi porteranno alcune delle loro canzoni nel 2006, facendo persino un duetto con Nelly Furtado ("All good things"). Un’altra canzone arriva dalla "regina della musica", Madonna, che si piazza ai primi posti delle classifiche con "Hung Up", seguita poi da un altro suo brano, "Sorry". I grandi successi di quell' anno sono, più che le canzoni, i rappresentanti di Cd che abbracciano generi anche molto diversi tra loro, come "Stadium Arcadium" dei Red Hot Chili Peppers, "Back to Basic" di Christina Aguilera, "Black Holes & Revelations" dei Muse o "FutureSex/LoveSounds" di Justin Timberlake. Nel 2007 invece rinasce l'emo, inteso come genere musicale, che spopola tra molti adolescenti grazie a nuovi gruppi come My Chemical Romance, Panic! At the disco e Tokio Hotel. Da ricordare inoltre il debutto di Mika che grazie a "Grace Kelly" raggiunge le vette delle classifiche mondiali, mentre Daniele Silvestri occupa l'estate cantando "La paranza". Avvicinandoci alla fine del decennio però ritornano a farsi sentire band storiche come gli AC/DC, i Metallica, i Guns N' Roses e i Coldplay, ma anche nuovi arrivi come Katy Perry, Leona Lewis e Lady Gaga che probabilmente ci accompagneranno anche nell'inizio degli anni '10. Altri grandi successi arrivano dai Black Eyed Peas ("I Gotta Felling") e dai Green Day con l'album "21st Century Breakdown". Da non dimenticare il durissimo colpo per la musica internazionale: la morte di Michael Jackson, che lascia al mondo un nuovo Cd, "This Is It", con il quale continua a far sognare milioni di fan.

Genericamente parlando, possiamo dire che gli anni ‘00 sono stati caratterizzati più che altro dalla musica commerciale. Molti gruppi e artisti hanno tentato di emergere ma solo pochi hanno effettivamente protratto la loro fama dopo l'uscita del loro primo album o anche solo di una canzone. Ci fa sorridere il paragone fra questi nuovi "miti" nati e decaduti nel corso di un anno e i nostri connazionali della seconda metà del secolo scorso: Fabrizio de' Andrè e Lucio Battisti sono solo alcuni dei nomi intramontabili della storia italiana...

Ma chissà, magari ci sarà un'inversione di tendenza negli anni '10?

Dalia 2D

21 Dicembre 2012. Quante volte abbiamo sentito questa ormai monotona data? Per esprimere la quantità di preoccupazione con un crescendo di numeri, in decine di lingue diverse centinaia di persone esprimono ogni giorno migliaia di dubbi. Quanti milioni di ragazzi come noi sono preoccupati dal pericolo che, con la macchina nuova-nuova e la maturità appena conquistata, un meteorite possa cadergli in testa? In realtà, la maggior parte delle catastrofi che dovrebbero avvenire sono solo frutto dei media, ai quali non è sembrato vero poter finalmente avere un argomento drammatico, leggendario, lugubre e a lungo termine con cui aumentare l’audience. Quanto di quello che è stato detto è “vero” e quanto è falso? Il seguente elenco è stato costruito in seguito ad un confronta tra due giornali scientifici differenti (Le scienze, Airone), Wikipedia e il sito internet della NASA.

• Partiamo prima di tutto dal calendario Maya. Sappiamo che i Maya erano appassionati del tempo e dei calendari, tanto da dedicare tutta la propria scienza e osservazione astronomica per creare un calendario “perfetto”. I Maya misuravano gli anni in base ad un calendario chiamato “Lungo Computo”, che si basava su lunghi periodi chiamati Ere. Secondo la loro mitologia, l’uomo sarebbe comparso solo nella V era, e tale era avrebbe fine appunto il 21 Dicembre 2012. Tuttavia i Maya non parlano mai, tranne che in un breve accenno su una stele rovinata, di tale data. E nemmeno in quell’accenno parlano della fine del mondo; accennano invece all’inizio di un’epoca di pace e prosperità, insomma un’età d’oro dell’umanità.

• Avete presente i Grigi, gli alieni monocromatici provenienti dal fantomatico “pianetino vagante” Nibiru? Beh, non dovrete più temere rapimenti e esperimenti alieni, visto che il pianeta su cui vivono… non esiste. Si tratta di una vera e propria “leggenda”. Gli stessi studiosi sumeri, in base a scritti tratti dalla biblioteca del re assiro Assurbanipal, vissuto tra il 668 e il 627 a.C., sapevano che Nibiru era una figura mitologica. Se poi esistesse veramente un pianeta del genere in rotta di collisione con la Terra, i nostri telescopi lo avrebbero già avvistato anni fa.

• Nel film 2012 si parla di disastrose tempeste solari, ma si tratta di pura fantascienza. Le tempeste solari, cioè l’immissione nell’atmosfera terrestre di particelle ad alta energia magnetica provenienti dal Sole, sono fenomeni comuni che raggiungono un picco circa ogni undici anni; l’ultimo è stato nel 2001 e proprio nel 2012 dovrebbe registrarsi il prossimo fenomeno. Ma niente catastrofi, solo più disturbi con le comunicazioni satellitari, con il cellulare e il navigatore dell’automobile. Stessa storia per le locuste giganti: pura fantasia.

• C’è anche chi crede che potremmo essere colpiti da un enorme meteorite, proprio come quello che sessanta milioni di anni fa causò l’estinzione dei dinosauri. Oggi la Nasa dispone di attrezzature sofisticate come lo Spaceguard Survey, un sistema computerizzato di telescopi che è in grado di captare con larghissimo anticipo l’eventuale arrivo di meteoriti. L’astrobiologo David Morrison della Nasa assicura che per il 2012 e per gli anni successivi non risulta niente all’orizzonte che possa impensierirci.

• Altra famosa storia è quella delle “previsioni” delle quartine di Nostradamus. Esse sono estremamente ermetiche e generiche, e per ogni “fine del mondo” l’uomo ha interpretato le catastrofi più diverse.

• Parlando sempre di profezie, c’è anche quella di San Malachia di Armagh, vescovo irlandese vissuto tra il 1094 e il 1148. A Malachia è attribuito un testo dal titolo “Prophetia de Summis Pontificibus”, in cui sono descritti, ciascuno con un proprio motto, i 111 (a secondo le versioni, 112) futuri papi, a partire dal suo contemporaneo Celestino II fino ai tempi nostri. Non tutti i “motti” sono precisi, alcuni sono molto generici, ma il conto indica che l’attuale papa Benedetto XVI sarà il penultimo dei pontefici.

• Infine c’è chi crede che la Terra, nel 2012, possa “impazzire”, smettendo di ruotare su sé stessa per settantadue ore e poi riprendendo a girare in senso contrario, in seguito all’inversione dei due poli. Secondo l’astrobiologo l’inversione della rotazione della Terra è impossibile e si tratta di una sciocchezza senza alcun valore scientifico. E’ vero che la polarità magnetica del campo terrestre varia ogni quattrocentomila anni, ma questo non causa danni alla vita di piante e animali. E comunque non sono previsti cambiamenti per i prossimi due o tremila anni.

Luca 2L

Nel vedere le pagine bianche fittamente scritte e dai delicati bordini grigi della SalvezzaDell’AnimaPerOgniStudente, meglio conosciuta come Wikipedia, si ha la sensazione di avere a che fare con una di quelle straordinarie opere della natura create dal pigro lavoro del tempo, senza rendersi conto che dietro quella facciata da casetta con steccato bianco e bambino che corre sul prato si nasconde un porto malfamato da competere con la Tortuga dei bei tempi andati.

Wikipedia è un calderone di persone, è una taverna di passaggio dove gli avventori si fermano ora per ristorarsi, alias per venire a conoscenza di nozioni fondamentali come il sesso degli angeli, oppure per proporre i loro servigi, cioè mettere a disposizione di tutti le suddette basilari notizie. Peccato che, come in ogni osteria che si rispetti, le risse non manchino: certo, quelle di Wikipedia non sono a suon di spadoni e tavoli volanti, ma altrettanto indubbiamente un "Persino nel suo silenzio c'erano errori linguistici" può essere ugualmente doloroso.

Il problema di Wikipedia, o meglio ciò che porta alle numerose litigate dietro le quinte, è il concetto stesso da cui nasce: l'obiettività. Infatti, la maggior parte delle discussioni avviene sul POV (Point of view) cioè il punto di vista dell'avvenimento. Questa vale soprattutto per le voci che trattano argomenti odierni: ricordo ancora bene la polemica nata sull'allora situazione politica del Venezuela - che per chi non lo sapesse è in nonbendefinitaquasidittaturaconlaborghesiafurenteeilsostegnopopolare - che era degenerata in una lite a suon di insulti nella lingua madre dei due contendenti, cioè in venezuelano, il tutto ovviamente nella Wikipedia italiana. Questo però non esclude che anche voci ipoteticamente più sicure, come il ciclo riproduttivo della rana cornuta, possano essere marchiate di infamia se trattate in modo troppo esuberante - leggi: da fan esaltato che ha scritto il pezzo in preda ad una crisi psicomisticaoppure senza le fonti necessarie... ed ecco un'altro motivo di litigio.

La mitologica, eppure fin troppo presente, sottolineatura in delicato color pastello associata alla scritta [senza fonte] è uno degli spauracchi dell'utenza wikipediana in quanto arriva ad ondate lasciandosi poi, dietro di sè, centinaia di pagine marchiate per l'eternità. Presa singolarmente questa è una funzione fondamentale: senza una prova esterna chiunque potrebbe scrivere qualunque cosa senza lasciare una possibilità di smentita, soltanto che, in alcuni casi, è veramente difficile trovarne e questo genera situazioni piuttosto tese soprattutto quando la richiesta di fonti finisce nel grottesco. "Le mucche fanno il latte. [senza fonte]" è solo un esempio.

Oltre a questi casi, ovviamente, esistono le flame war¹ provocati da troll² che si divertono a provocare zizzania nella non troppo pacifica Wikipedia, ma per quelli non possiamo fare molto: gli imbecilli online e onlife sono una realtà, quasi quanto il seno rifatto della Pamela Anderson. [senza fonte] Ehi, ma non vale. Questa è persecuzione, ho le prove....

Ed è così che nasce una rissa su Wikipedia.

¹ Flame war: un flame (dall'inglese per "fiamma") è un messaggio deliberatamente ostile e provocatorio inviato da un utente alla comunità [..] e flame war ("guerra di fiamme") è lo scambio di insulti che spesso ne consegue. ² Troll: nel gergo di Internet [..] è detto così un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l'obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti (Flame war) [..]

Definizioni, ovviamente, prese da Wikipedia

Veronica 4G
ovvero: come una banda di pazzi portò l’amore sull’Olimpo

“Ecco che ci risiamo...” sospirò rassegnato un giovane fanciullo, vestito solo di due candide ali bianche, mentre i genitori erano impegnati nell’ennesima, furiosa, lite coniugale. Venere aveva accusato Ares di essere un barbaro insensibile dopo che Ares si era scordato di andare a comprare il latte. Ma tutto era iniziato circa tre mesi prima, quando Mercurio rivendicò la paternità del giovane figlio della coppia: Cupido. Marte, corroso dal sospetto e dalla gelosia, accusò la consorte di averlo tradito con il Dio della medicina. Qualche giorno dopo un parziale chiarimento intervenne Diana, che sostenne la tesi del dio Mercurio. Dal momento in cui intervenne la dea, ogni pretesto era diventato utile per clamorose litigate con tanto di lancio di stoviglie, insulti e ingiurie, minacce di morte e/o divorzio. Il giovane Cupido era logorato dalla situazione e per questo decise di uscire di casa: meno ascoltava di quei disgraziati discorsi, meglio era per lui.

Il giovane, per distrarsi, optò per un giro nella foresta dell’Olimpo, dove rimase incantato dall’armonia di cui era attorniato: animali che giocavano pacifici tra loro, gli uccelli cinguettavano allegri, le vocianti risate di Diana e Mercurio... un momento. Da quando quei due ridevano e scherzavano assieme?

Cupido tese l’orecchio: le voci provenivano da una stradina adiacente alla sua, divisa appena da una siepe. Si sedette al suolo, in modo da non farsi vedere: odiava quei due dei. Erano loro i colpevoli del litigio dei suoi genitori! Dovevano sparire.

“Ma ci pensi a quei due che anche in questo momento staranno urlando come scimmie?” ridacchiò Diana.

“Certamente” commentò Mercurio “il tuo piano per separarli è stato geniale. Complimenti mia regina…”

“Per queste frivolezze!” si pavoneggiò la dea “Finalmente la mia rivincita su Venere sarà completa: si pentirà amaramente di avermi soffiato il titolo di bella fra le belle!”

Cupido, ancora nascosto, seguiva tutto con attenzione.

“Se è questo quello che tu vuoi, io sarà felice di aiutarti” la adulò il dio della medicina.

Ora era tutto chiaro. Adesso il giovane Cupido aveva solo una cosa da fare: spifferare tutto a zio Zeus.

“Mi spiace ragazzo, ma non posso aiutarti” fu la pacata e deludente risposta dell’imponente signore degli dei, il magnifico Zeus.

“Come sarebbe a dire?” protestò il ragazzo “tu sei onnipotente. Puoi tutto! Devi smettere di far litigare mamma e papà e punire quei due!”. Zeus lo guardò comprensivo.

“Io non posso fare niente, ma tu ed il tuo animo nobile sì” disse il sommo, mentre una ninfa, comparsa dietro il dio, porgeva a Cupido un arco con una faretra e delle frecce. “Questa è l’arma dell’amore, colui che la userà sarà in grado di far innamorare le persone di qualsiasi altra forma vivente sulla terra. Affido a te il compito di riportare la serenità nell’Olimpo, giovane nipote mio.”

Il fanciullo guardò gli oggetti che porgeva la Ninfa: il regalo di Zeus per rimettere in ordine una situazione di per sé tragica.

“Per di più se compirai questa missione, sarai promosso a dio dell’Amore, al pari di tutti gli altri dei dell’Olimpo.”

Il ragazzo sorrise estasiato.

Avrebbe portato a termine la sua missione.

A qualunque costo.

Fine prima parte.

Alex 3L

Silenzio.

E' lì, davanti a me, stesa sulla sedia e tace.

Assapora la propria arte; capisce: cos'è la musica se non attesa del silenzio?

Qual è il suo scopo se non amarlo? Riflette, ansiosa, gli echi del suo suono non ancora giacciono che lei attende. Mi attende, mi cerca, la cerco e ci fondiamo, una volta di più noncuranti del tempo. Generosi o meno di note, ma sempre immersi, nella vita.

Risuona in testa il suo squillo, la bassa voce, il puro risuonar d'armonico. Cambio l'aria e cambia alchimia. E poi... silenzio, le dita scorrono, frenesia sui pistoni e cercano, immaginano melodie confuse, chiare armonie, idee grezze di ciò che vivrà. L'attimo creativo teso alla vita stessa. E tace, immobile, abbandonata sulla sedia. Calma, tutto è fisso nell'aria ascolto, sento, brillante avverto un residuo di vita, poi niente... Silenzio.

Marco 5D

D

Anche questo mese torna la rubrica per tutti i lettori e futuri adepti al mondo dei manga!

-Grey Man è un manga shonen scritto dalla mangaka Katsura Hoshino, e distribuito dalla Panini Comics - la prima uscita risale al luglio del 2006. É stato prodotto un anime omonimo di 103 episodi, ma la serie è finita mentre il fumetto è ancora in corso. Il manga è ambientato in una Terra maledetta in cui vagano anime nate dalla disperazione degli esseri umani per la perdita dei loro cari. on la falsa speranza di riportarle in vita, il Conte del Millennio approfitta di tale debolezza e rende i disperati suoi schiavi e sottomessi. Tali esseri sono chiamati Akuma e vengono cacciati dagli Esorcisti, un gruppo di uomini e donne che hanno poteri soprannaturali in grado di distruggerli. Allen Walker, il protagonista del manga, è un ragazzo che è stato maledetto dal padre e un Esorcista. La maledizione lo ha trasformato in un Akuma, ma Allen sarà capace di utilizzare questa sua “condanna” anche nel lavoro di Esorcista: egli infatti possiede un particolare occhio, di cui sono dotati gli Akuma, che gli permette di vedere le anime umane intrappolate all’interno del corpo dell’Akuma. Dopo la morte del padre adottivo Allen cresce con il Generale Marian Cross, anch’egli Esorcista e suo maestro per 3 anni; alla fine Cross manda Allen al Quartier Generale dell’Ordine Oscuro (altro nome del gruppo degli Esorcisti) per poter fregiarsi del titolo di Esorcista. La strada è lunga e difficile e il giovane ragazzo sarà accompagnato da un golem, piccolo animaletto volante e giallo di nome Timpcampi, che funziona anche come telefono per comunicare con gli altri Esorcisti. L’obbiettivo di Allen è chiaro: distruggere gli Akuma e sconfiggere il Costruttore, ma non appena giungerà al Quartiere Generale scoprirà che lo scopo degli Esorcisti è un altro. Ad Allen sarà ordinato di trovare i vari pezzi dell’Innocence, un oggetto di formidabili poteri in grado di contrastare la Dark Matter usata dal Conte del Millennio per creare gli Akuma.

Kingdom Hearts nasce come videogioco nel 2003 ed è noto per essere il risultato di un crossover tra personaggi Disney e del videogioco “Final Fantasy”. Dal videogame di successo è nato il manga Kingdom Hearts di Shiro Amano della collana Disney Manga,. KH abbina la magia disneyana alle collaudate tecniche grafiche e narrative nipponiche: i personaggi Disney convivono infatti con quelli giapponesi. L’impostazione delle tavole ricrea l’azione frenetica tipica dei videogiochi, tra fitte linee cinetiche per movimentare l’azione e i caratteristici occhioni dei personaggi. Il manga Kingdom Hearts 2 è il sequel (serie successiva) di KH1 e Chain of Memories. È costituita da 4 albi sempre editi da Disney Manga; questa serie però è a sé stante, poiché ogni avventura è indipendente dalle altre. Come i precedenti, riporta i personaggi delle vicende passate e in più ne aggiunge di nuovi presenti anche nel videogioco originale. Chi ha giocato prima al videogioco noterà molte somiglianze con la storia e gli eventi lungo tutta la serie, molti dei quali lievemente alterati per rendere le situazioni un po’ più vivaci di come sarebbero nell’originale. La caratteristica che colpisce più, è però il fatto che la prima serie abbia la lettura all’occidentale e non sia ribaltata; un’idea innovativa e curiosa, che però non è stata mantenuta nelle serie seguenti dove si è tornati alla lettura tipica giapponese.

Souad 4F + Anna 4C

Album: Anime Salve

Artista: Fabrizio De André

Anno di pubblicazione: 1996

Nel Gennaio 1999, circa 11 anni fa, moriva uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De André. È difficile scegliere una sola opera tra i tanti dischi che ha pubblicato in quanto ognuno, a suo modo, rappresenta una parte del suo pensiero, ci racconta una parte del mondo, della nostra società; è difficile, oltre che totalmente privo di senso, stilare una classifica degli album più belli o più importanti di De Andrè. Sicuramente però Anime Salve, ultimo album rilasciato prima della sua morte, è quello che riesce a riassumere al meglio la sua poetica, i trent’anni della sua carriera e rappresenta un po’ il testamento artistico del cantante, anche se all’epoca nessuno aveva ovviamente previsto che sarebbe stato l’ultimo. L’album, composto assieme ad un altro grande cantautore della musica italiana, Ivano Fossati, ha come leitmotiv gli ultimi, gli emarginati, coloro che, per scelta o perché vi sono stati cacciati, vivono ai margini della società. L’attenzione del cantautore genovese si focalizza quindi su tutti coloro che, un po’ come lui stesso, sono spiriti liberi, perennemente “in direzione ostinata e contraria”, in una situazione di solitudine dalla quale riescono, tuttavia, a scorgere le cose con una sensibilità e profondità maggiore rispetto agli altri uomini. All’interno del disco sono narrate così varie storie: si va da quella di un viado portoghese (Princesa) a quella di un’amante di paese vista di cattivo occhio dalle compaesane benpensanti (Dolcenera), passando per storie di uomini soffocati dalle proprie paure e angosce (Ho visto Nina volare) o rassegnati alla monotonia della quotidianità (Le acciughe fanno il pallone). Un posto particolare in quanto a bellezza è occupato all’interno del disco da Khorakhané (a forza di essere vento), stupenda canzone che narra le vicende del popolo Rom, il popolo del vento, spesso disprezzato se non perseguitato durante il corso della storia. Anime salve, cantata in duetto con Fossati, rappresenta invece un po’ il manifesto dell’album, oltre ad essere uno dei momenti più emozionanti dell’album. Ma chi sono allora queste anime salve? “Anime salve sono i solitari. I diversi, quelli che stanno ai margini, perché ce li ha cacciati il sistema o perché lo hanno scelto loro. Salvi perché soli, perché liberi, perché lontani da questa civiltà da basso impero dove i bambini vengono stuprati e gli adulti si arrabbiano solo quando gli rubi l’argenteria di casa”, così spiegava De André in un’intervista pubblicata su “Oggi” nel lontano 1996. E sempre alle anime salve è dedicata l’ultima canzone, quella Smisurata Preghiera che viene da molti indicata come il testamento spirituale di Faber; preghiera a favore delle minoranze e dei perdenti, di tutti coloro che riescono “a consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità, di verità”. In un'altra intervista risalente al 1999, poco prima della sua morte, De André dichiara: “I perdenti sono le persone che più mi affascinano. Per me dietro ogni barbone si nasconde un eroe. È la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. Così la solitudine diventa una possibilità di riscatto.”

Dal punto di vista musicale nel disco convivono la passione per la musica etnica del cantautore genovese, elementi di musica mediterranea e parti orchestrali, senza mai perdere di vista però i canoni della canzone popolare. Nei testi, molto curati e profondi, vengono spesso utilizzate lingue straniere come il portoghese (in Princesa) o il romanes (la lingua del popolo Rom, in Khorakhanè) o il dialetto genovese molto caro a De André (il quale lo aveva già utilizzato in un disco precedente, Creuza de Mä) che donano alle canzoni un’estrema naturalezza e ne costituiscono un valore aggiunto. È sicuramente un disco di non facile ascolto, ma rimane tuttavia uno dei pilastri della musica (e, perché no, anche poesia) italiana grazie alla sua ricchezza di suoni, ai suoi versi, mai troppo scontati ma sempre attenti a descrivere la realtà minuziosamente, senza paura di sconvolgere, di scandalizzare, ma volendo sottolineare cioè che spesso si vuole ipocritamente ignorare.

Adriano 5C

TUTTI MORIMMO A STENTO (1968)

Secondo album di De Andrè, percorso da atmosfere e arrangiamenti cupi, parla anch’esso degli emarginati, dei perdenti (Cantico dei Drogati, Ballata degli Impiccati) e contiene alcune delle canzoni migliori del repertorio del cantautore genovese. Gli accompagnamenti sono principalmente di tipo orchestrale e molto elaborati.

LA BUONA NOVELLA (1970)

Quarto album pubblicato, narra la storia di Gesù e dei personaggi del Vangelo da un punto di vista completamente diverso; in questo disco, che riassume perfettamente la visione religiosa di De André, tutti i personaggi sono carichi di una grande umanità; uno degli album migliori grazie anche alla collaborazione con i futuri componenti della PFM.

...c’è più gusto con i film consigliati dalla Redazione!

BIG FISH - Tim Burton

Le storie che racconta Edward Bloom sulla sua vita sono incredibili; ammaliano tutti quelli che le ascoltano, tranne suo figlio Will. Quando Edward sarà in fin di vita, toccherà a Will scoprire cosa c’è di vero in queste esagerate avventure e cosa no. Intraprenderà allora un viaggio fantastico nella vita di suo padre: l’incontro con una strega per vedere la sua morte, la partenza per un mondo all’altezza delle sue ambizioni, l’incontro con l’amore della sua vita, la guerra e altre fantastiche avventure. Nonostante Will considerasse suo padre tanto simpatico quanto finto, alla fine si ricrederà e capirà che realtà e magia possono coesistere, se si è in grado di accettarle entrambe. Un film in grado di toccare l’anima, che unisce il mondo della fantasia a quello della realtà, facendoci rendere conto di quanto questi universi non siano poi così diversi, bensì interscambiabili e sovrapponibili. L’ormai affermato regista Tim Burton riesce a creare un clima d’incanto, lontano dal suo classico stile gotico, con un film che resta nel cuore come un bel sogno, colorato e fiabesco.

THE TRUMAN SHOW - Peter Weir

La vita di Truman Burbank (Jim Carrey) è all’insegna della felice e tranquilla normalità: un lavoro sicuro, una moglie amorevole, ottimi rapporti con amici e vicini. L’unica pecca di questo idilliaco quadretto è la morte del padre, annegato durante una tempesta. Anni dopo però Truman lo incontra per strada, ma l’improvvisa comparsa viene subito trascinata via da due misteriosi individui. E a ben vedere tutti quanti si stanno comportando in maniera molto strana, come se controllassero le sue azioni… Dopo gli iniziali deboli sospetti, Truman si renderà ben presto conto del fatto che tutta la sua vita è in realtà una grandissima messinscena, una soap opera dove lo studio è l’intera cittadina in cui Truman abita, Qui lui è l’unica persona che “vive” veramente, in mezzo ad attori e telecamere nascoste guidati dal regista Christof che pianifica e registra tutte le sue azioni trasmettendole in diretta 24 ore su 24. Come potrà Truman uscire da questa prigione? Ma in fondo è proprio necessario che rinunci al suo ruolo di star e ad un mondo creato solo per lui?

UN PONTE PER TERABITHIA - Gábor Csupó

La vita di Jesse, un ragazzo introverso e solitario, scorre tra le difficoltà finanziarie della famiglia e la scuola, dove viene costantamente preso di mira dai bulli. Ma tutto cambia con l'arrivo di una nuova ragazza nella sua classe, Leslie, fantasiosa e allegra. I due diventano presto amici e un giorno, giocando nei boschi, trovano una corda appesa sopra un torrente. È proprio grazie ad essa che, giunti all'altra riva, immaginano di essere in un altro mondo, Terabithia, dove possono rifugiarsi dai problemi della vita reale, vivendo avventure magiche. Per creare un mondo meraviglioso come Terabithia basta "Chiudere gli occhi ma tenere la mente ben aperta", ma ben presto la realtà si farà dolorosamente sentire…

A cura di Debora 2D + Arianna 4C + Dalia 2D

CAPOREDATTORI

Arianna 4C, Angelica 4C

REDATTORI

Adriano 5C, Alex 3L, Alessandra 2M, Andrea 1G, Angela 3C, Angelica 3L, Antonio 2M, Cristina 3B, Dalia 2D, Debora 2D, Federica 3L, Luca 2L, Marco 5C, Melissa 3C, Pietro 5G, Sergio 1G, Souad 4F, Veronica 4G

Un ringraziamento speciale...

Ad Anna, la nostra photocopy-girl di fiducia, ai professori che ci hanno concesso il tempo per la vendita (se ce l’hanno concesso!) e alla pazienza del prof. Giuseppucci che ci sopporta... ehm... supporta sempre! XD

...e i soliti annunci!

La redazione si incontra ogni venerdì alle 13.45 in 4G (classe utilissima perché in posizione strategica, proprio davanti al laboratorio di informatica!).

Ricordiamo che non é necessario far parte della Redazione per scrivere o proporre idee... potete inviare i vostri articoli, annunci e denunce al nostro indirizzo mail:

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