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Il Muro di Berlino fu virtualmente abbattuto la sera del 9 novembre 1989, quando a causa di un malinteso il portavoce del governo della DDR annunciò l’apertura della frontiera verso Berlino Ovest “immediatamente”: e immediata fu la reazione della folla, che travolse così i check-point per poter raggiungere parenti e amici occidentali. Durante i mesi successivi a questa sua prima “caduta” parti del muro vennero portate via dagli stessi berlinesi prima e dalle forze armate poi; tuttavia ci si rese conto ben presto che quei 106 chilometri di cemento rappresentavano un vero e proprio monumento della Guerra Fredda, necessario per poter in futuro ricordare il passato. Per questo motivo in occasione dei venti anni dalla caduta del Muro è iniziata un’opera di restauro dei due principali blocchi ancora in piedi dopo decenni di smog, graffiti e sottrazioni di piccoli pezzi da parte di turisti maniaci di souvenir. In parte grazie agli stessi artisti che a suo tempo dipinsero scritte e murales ispirati alla dissoluzione del comunismo saranno nuovamente ben visibili alcuni dei disegni più famosi, come una Trabant (utilitaria della DDR) che sfonda il muro e il bacio fra l’ex leader della Germania dell’Est Erich Honecker e il leader sovietico Leonid Brezhnev. Ovviamente anche i festeggiamenti si sono fatti sentire, ma tra onnipresenti capi di stato e cerimonie interminabili ha particolarmente colpito la nostra attenzione il tentativo dei partecipanti di formare una catena umana di 33 km, dalla porta di Brandeburgo lungo la striscia di terra su cui il muro era eretto. Eppure davanti a tanta collaborazione bisogna chiedersi se effettivamente questa unione esista. La storia e in parte anche gli eventi attuali infatti dimostrano che le rivalità fra “Ossi” (abitanti della Germania Ovest) e “Wessi” (abitanti della Germania Est) non sono ancora risolte. A ben pensarci la caduta del muro decretò una tutt’altro che graduale integrazione fra le due parti: con essa si è repentinamente tentato di unificare socialmente ed economicamente due realtà completamente opposte come il capitalismo americano e il comunismo russo. Le disuguaglianze fra ideali insieme a quelle economiche non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, ma a noi piace pensare al festeggiamento dei venti anni dalla caduta del Muro di Berlino come ad un ottimistico inizio verso un’unità possibile. Michail Gorbaciov, ex presidente dell'Unione sovietica, disse all’epoca del Muro: “La storia è la causa della divisione della Germania e sarà la storia a porvi rimedio”.
Con questa rinnovata fiducia, vogliamo anche noi partecipare ai festeggiamenti nel modo che ci è più congeniale, con un numero semimonotematico sulla figura del muro.
Da quelli reali a quelli virtuali scoprirete quanto la società attuale non possa fare a meno dei propri “muri”, i quali però non sempre sono simbolo di chiusura mentale o fisica... ...buona lettura!
Angelica 4C & Arianna 4C

Il Muro di Berlino: il confine che divideva una città, un popolo sotto due bandiere e, per molte persone, la barriera che divideva l’oppressione e la paura (l’autoritarismo comunista a Est) dalla libertà e dalla possibilità di iniziare una nuova vita (il capitalismo americano a Ovest).
Lanascita...
La sua costruzione nel 1961 inaugurò un nuovo fenomeno legato ai tentativi di attraversamento illegale della frontiera: cinquemila persone tentarono di oltrepassare il Muro, strettamente controllato dalle guardie socialiste, nei modi più disparati e stravaganti. Molti portarono a termine il loro tentativo; meno fortunate le duecentotrentanove vittime del Muro. Ma cosa spinse questi impavidi Berlinesi a rischiare la propria vita tentando di varcare la cosiddetta “linea della morte”? Oltre ai legami affettivi che il muro aveva diviso e che i fuggitivi cercavano di riallacciare, Berlino Ovest offriva un sistema economico capitalistico che, attraverso il “piano Marshall”, riusciva a sopperire ai danni della crisi postbellica. Al contrario il sistema socialista non permetteva uno sviluppo se non collettivo, poco stimolante alla ripresa economica se si aggiunge il clima di terrorizzante autoritarismo messo in atto dal governo!
Scavalchiamolo!


Nel 1961 “gettarsi dalla finestra” divenne non simbolo di morte, ma di salvezza. Il Muro infatti fu costruito non tenendo conto delle case che avrebbero potuto trovarsi in mezzo, per questo alcuni Berlinesi orientali utilizzarono le proprie finestre come porta verso la salvezza; ma fu anche così che morì Ida Siekmann, prima vittima del Muro. La distrazione del Governo non durò per molto: lo stesso anno furono murate tutte le finestre che si affacciavano ad Ovest.
Se le case non offrivano più un passaggio, era necessario ricorrere a stratagemmi alternativi; si pensò dunque di farsi aiutare dalla natura, cominciando a guadare fiumi e laghi; anche su questa possibilità il Governo intervenne preciso e puntuale , installando siepi di filo spinato. Non mancarono sistemi brutali: il Muro fu abbattuto ben 14 volte da autocarri pesanti che aprirono un varco in modo da far passare qualche decina di persone. Una volta esauriti tutti gli espedienti più semplici si dovette ricorrere a stratagemmi più brillanti: fu così che nel 1963 un austriaco scoprì in un autonoleggio una macchina abbastanza bassa da consentire il passaggio sotto le sbarre di confine. Così, insieme alla sua fidanzata e alla futura suocera, si fece un viaggio senza ritorno nella terra della libertà. Fu imitato qualche mese dopo da un argentino, che accompagnò anch’esso la sua fidanzata a fare un “viaggetto fuori porta”, anzi “fuori patria”. Vista il poco amore che il Governo socialista nutriva per questi viaggi romantici, vennero ben presto poste delle sbarre verticali in aggiunta a quelle orizzontali di confine.
E dalle fughe per terra si passò a quelle per... aria. Nel 1965 un funzionario della Casa dei Ministri riuscì ad attuare una fuga “circense” per lui e la sua famiglia installando una sorta di rudimentale funivia, aiutato da suoi amici all’Ovest, che collegava il tetto della sua casa ad uno dell’altra parte di Berlino attraverso un filo metallico saldamente assicurato. E nel 1989 Winfried Freudenberg sorvolò il Muro con una mongolfiera auto costruita, la quale però cadde rovinosamente a Berlino Ovest causando la morte del giovane. Ci sono persone a cui piace il brivido dell’altezza e persone che amano stare con i piedi ben appoggiati per terra, o meglio... sottoterra! E così nel 1964 un gruppo di trentasei giovani lavorarono incessantemente per sei mesi creando un tunnel lungo centoquarantacinque metri e profondo dodici, che collegava una toletta di Berlino Est con una panetteria a Ovest; questa fu la più grande fuga in massa della storia del muro. Forse per gioco o per necessità, fatto sta che tra le fughe ce ne furono anche “al contrario”. Eclatante il caso di un Berlinese dell’Ovest che oltrepassò il Muro per ben 5 volte e per altrettante volte fu arrestato dalle guardie sovietiche e riaccompagnato all’Ovest.
…elafine.
La storia del Muro di Berlino si concluse il 9 ottobre 1989, quando milioni di Berlinesi inondarono i check-point e iniziarono a distruggere ciò che li aveva divisi per più di vent’anni. Ora sono state piantate duecentotrentanove croci in ricordo di coloro che morirono nella speranza di respirare aria di libertà. Marco 5C




Venti anni sono passati dalla caduta del muro di Berlino; la Germania, l’Europa, il mondo intero hanno festeggiato il crollo di un simbolo di divisione fra popoli. Si potrebbe pensare che nell’attuale era della globalizzazione i muri siano una storia vecchia: nulla di più sbagliato!!! Tutti conoscono il muro costruito da Israele lungo il confine della Cisgiordania, una barriera tre volte più alta e due volte più larga di quello di Berlino; lo scopo ufficiale è di impedire le incursioni dei terroristi palestinesi nel territorio israeliano, come si può dimenticare il fatto che separa due culture e due religioni in un'unica terra promessa? L’esempio in Cisgiordania non è purtroppo l’unico al mondo: di cemento, lamiera o filo spinato, tanti altri muri e barriere continuano ad esistere, costruiti non per bloccare eserciti nemici, bensì per fermare civili o proteggere gelosamente le proprie ricchezze.
È infatti per “proteggere” gli Stati Uniti dagli immigranti illegali del centro e sud America che è stata eretta nel 1994 una barriera di separazione fra Stati Uniti e Messico: più di 1000 km di metallo, filo spinato, sensori e telecamere di sorveglianza. Un muro che gli americani chiamano “Muro messicano” o “Muro di Tijuana”, ma che in Messico è tristemente noto come “Muro della vergogna”. Come a Berlino, anche qui la storia si ripete: le dure misure di sicurezza sul confine spingono i disperati migranti a cercare altre strade, attraverso le vicine montagne o il deserto. Una così tenace lotta all’immigrazione è chiaro segno della paura xenofoba americana; la loro economia però non si fa problemi nello sfruttare a basso costo la manodopera immigrata. Dall’altra parte del mondo è ancora in piedi dal 1953 un muro che divide la Corea del Nord dalla Corea del Sud; la barriera si sviluppa per la maggior parte del confine tra due paesi che teoricamente si definiscono un unico popolo. Sempre in Asia esistono tanti altri muri “dimenticati” che nessuno mai nomina: una barriera fra Thailandia e Malesia, una fra India e Pakistan, un’altra tra Arabia Saudita e Yemen sono altri esempi di intransigenza e divisione tra popoli.
Anche la vicina Africa vanta un muro tra Zimbawe e Botswana: da una parte sta un paese poverissimo, dall’altra uno dei maggiori esportatori di carne di manzo in Europa e di estrattori di diamanti al mondo. Ufficialmente la barriera elettrificata lungo la frontiera deve evitare il diffondersi di epidemie tra i vicini allevamenti; in realtà essa serve per bloccare l’immigrazione clandestina di profughi dallo Zimbawe. Più a nord possiamo trovare non solo una barriera, ma addirittura un gruppo di otto muri noto come il “Muro del Sahara Occidentale”, eretto per permettere al Marocco di proteggere miniere e giacimenti petroliferi del deserto e per impedire gli attacchi degli indipendentisti che rivendicano l’autonomia del Sahara Occidentale. Pure nella democratica e unita Europa la situazione non è migliore! Esiste infatti una barriera eretta dalla Spagna (e pagata con fondi europei) che divide le due città spagnole di Ceuta e Melilla in territorio marocchino dal resto del paese africano; lo scopo “difensivo” è ancora una volta rivolto ai profughi di turno. Anche nell’Irlanda del Nord, e non solo a Belfast, esistono i “peacewall”, muri che ancora oggi dividono le zone cattoliche da quelle protestanti. Un piccolo segno di speranza è in un’altra isola, a Cipro, dove esiste da più di 30 anni una barriera che la divide in due parti - quella greca e quella turca. Il cemento del muro sta però cominciando a scricchiolare: sembra infatti che la sua caduta non sia più solo un sogno, grazie ai negoziati per la riunificazione e al forte (e più che giusto) consenso delle due comunità greco-cipriote e turco-cipriote.


Vi è mai capitato di essere piantate in asso dal vostro ragazzo perché era rimasto al verde? Avete mai rimproverato un amico perché aveva la coda di paglia? Queste sono espressioni che sentite o usate tutti i giorni, ma ne conoscete davvero il significato e l’origine? Se la risposta è no, ecco pronte per voi alcune risposte con le quali potrete saccentemente sbeffeggiare qualche malcapitato meno colto di voi sull’argomento. Mi raccomando, però, acqua in bocca!!!

A caval donato non si guarda in bocca: il noto proverbio indica significa che dobbiamo sempre essere grati dei regali. L’espressione nasce dal fatto che lo stato di un cavallo si giudica, appunto, dallo stato sua dentatura e non dal numero dei suoi denti. Si narra che un ragazzotto di campagna, andando al mercato per acquistare un cavallo, poiché il padre si era raccomandato di controllargli i denti, s’indignò nei confronti di un mercante dicendogli: ”Mi volete imbrogliare! Vendermi un cavallo di quarant’anni!”. Tanti infatti sono i denti del cavallo adulto, e il ragazzo li aveva contati…
Acqua in bocca: la tradizione vuole che una ragazza dedita alla maldicenza, ma anche molto devota, pregasse il suo confessore di darle un rimedio contro quel peccato. Un bel giorno il prete diede alla giovane una boccetta d’acqua del pozzo: quand’ella avesse sentito la voglia di sparlare, ne avrebbe dovute mettere in bocca alcune gocce e le avrebbe dovute tenere lì finchè la tentazione non fosse passata. Così fece e si liberò dal brutto vizio e considerò quell’acqua miracolosa.
Avere la coda di paglia: un’antica favola racconta che una giovane volpe cadde in una tagliola;riuscì a fuggire ma gran parte della bellissima coda rimase intrappolata. Gli animali che la conoscevano, avendo pietà di lei, le costruirono una coda di paglia. Un galletto, però, raccontò la cosa in confidenza a qualcuno,arrivando così fino alle orecchie dei padroni dei pollai. Questi accesero, quindi, un fuoco davanti ad ogni stia. La volpe, per paura di bruciarsi la coda, evitò di avvicinarsi. Si dice che qualcuno ha la coda di paglia quando ha commesso qualche misfatto ed ha paura di essere scoperto.
Piantare in asso: deformazione popolare della locuzione “piantare (lasciare) in Nasso”, isola greca in cui, secondo la mitologia, Teseo, colui che uccise il Minotauro, avrebbe abbandonato (piantato) Arianna dopo che l’aveva aiutato s compiere l’impresa con il suo celebre filo.
Fare fiasco: A Firenze c’era un artista comico che ogni sera si presentava in scena con un oggetto diverso sul quale poi improvvisava versi che facevano ridere. Una sera si presentò con un fiasco, ma i versi non piacquero e da allora questa espressione fu usata con il significato di non riuscire in qualcosa
Fare una cosa di soppiatto: Tutti sanno il significato di questa espressione, ma forse non è altrettanto nota la sua derivazione da un verbo latino (sub+plattus) che letteralmente significa “schiacciarsi”, “appiattirsi”. La persona che agisce di soppiatto quindi cerca di “rimpicciolirsi”, per non farsi notare.
Fare un tiro mancino: In questo caso l’aggettivo mancino può o significare sinistro (in riferimento alla mano) e quindi misterioso, oppure la mano sinistra infatti quando qualcuno ci deve colpire istintivamente guardiamo la mano destra perciò un colpo dato con la sinistra è inaspettato. Il gioco non vale la candela: C'era l'uso, un tempo, che il giocatore vincitore lasciasse una piccola parte del suo guadagno al padrone di casa per la spesa dell’illuminazione (cioè la candela). Qualora la vincita fosse inferiore rispetto al costo della candela, si diceva appunto che il gioco non valeva la candela cioè che chi intraprendeva un’impresa non ne ricavava guadagno.




La Coca-Cola (anche nota come Coke negli Stati Uniti o semplicemente Coca in Italia) è una bibita industriale analcolica inventata dal farmacista John Stith Pemberton nel1886 ad Atlanta, inizialmente come rimedio per il mal di testa. La composizione originale era una variazione del cosiddetto "vino di coca", una miscela di vino e foglie di coca che aveva avuto largo successo in Europa: l'alcool venne sostituito con un estratto delle noci di cola, una pianta tropicale reputata non dannosa per la salute. È appunto dall'uso combinato di questi due ingredienti principali, la coca e la cola, che la bevanda acquisì il suo nome attuale. Tornando alla sua storia, bisogna ricordare che il farmacista non poté sfruttare la sua invenzione visto che morì solamente due anni dopo, il 16 agosto 1888. Poco prima della sua morte però era riuscito a vendere la sua formula ad Asa Candler che, grazie a quella che sarebbe diventata la futura Coca-Cola Company, divenne presto uno degli uomini più ricchi del pianeta. Poche anni più tardi, per la precisione nel 1894, mentre la Coca-Cola ottiene sempre più successo un altro farmacista, Caleb Bradham, inventa la Pepsi. Al contrario della Coca-Cola la Pepsi Cola nasce immediatamente come bibita rinfrescante e non come medicinale, anche se inizialmente viene pubblicizzata come "la bibita rinfrescante che ti aiuta a digerire". Il nome fa riferimento alla pepsina, un prodotto che effettivamente aiuta la digestione. Peccato che il nome sia ingannevole: non ci sono infatti tracce di pepsina nella famosa bibita, fin dalla sua nascita! Comunque sia, all’inizio del XX secolo la Pepsi è l'unico concorrente della Coca-Cola; con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale però il costo dello zucchero, elemento fondamentale nella Pepsi come nella Coca-Cola, sale a dismisura mettendo in crisi la produzione di entrambe le famose bibite. La Pepsi decide di rischiare e acquista grandi quantità di zucchero, ma le ipotesi a riguardo di un ulteriore aumento di prezzo sono sbagliate: ciò manderà in bancarotta l'azienda, tanto che si cercherà di vendere l'impresa alla Coca-Cola nel 1922 quando ancora possedeva solo due impianti di imbottigliamento negli USA. L'impresa della Coca-Cola rifiutò l'offerta, un grande errore di cui si pentì quando la Pepsi, dopo qualche anno, divenne uno dei suoi più forti concorrenti!


Più di un secolo dopo la sua invenzione la Coca-Cola è diventata un simbolo, un mito attorno al quale sono state create leggende in tutto il mondo. Alcuni esempi? In molti credono nelle straordinarie proprietà corrosive della Coca-Cola, che la renderebbero capace di sciogliere la ruggine o corrodere viti e bulloni; alcuni sostengono che possa liberare tubi di scarico e sturare gabinetti intasati, altri la utilizzano per togliere lo smalto dalle unghie o le macchie più tenaci dai vestiti; altri ancora credono che possa sciogliere denti, pezzi di carne o piccoli animali. Niente di più falso: gli acidi della famosa bevanda sono molto meno corrosivi di quelli contenuti negli agrumi o nei nostri succhi gastrici! Sono famosi anche i racconti sui possibili effetti allucinogeni di una Coca-Cola bevuta insieme ad un’aspirina: qui si parla addirittura di effetti afrodisiaci, di conseguenze paragonabili a quelle dell’LSD o di cocktail letale! A partire dagli anni ’70 inoltre tante ragazze americane hanno creduto (e forse ancora credono) nelle sue proprietà contraccettive: le istruzioni sono agitare bene la lattina, praticare un forellino e dirigere il getto opportunamente. Inutile dire che tutte queste sono solo leggende metropolitane, anche se il loro successo è stato tale da far nascere il fenomeno del “Cokelore”, un insieme di miti e racconti sulla Coca-Cola. E anche sullo stesso marchio girano numerose voci, soprattutto su possibili messaggi subliminali. Secondo alcuni, se si osserva la scritta in verticale si può notare la vaga immagine di un uomo che sniffa cocaina; in effetti la bevanda conteneva inizialmente cocaina ma al tempo era sottoforma di liquido, non la polverina che oggi si sniffa! Osservando sempre lo stesso marchio davanti ad uno specchio alcuni affermano di vedere una frase contro il mondo islamico: “No a Maometto, no alla Mecca”. È vero che la scritta vista così può vagamente ricordare la scrittura araba, ma è difficile pensare che gli inventori della CocaCola a fine ‘800 sapessero già che la loro bevanda sarebbe diventata un simbolo esportato in tutto il mondo e che abbiamo quindi progettato un messaggio anti-islamico! Dalia 2D + Arianna 4C
PARTE I: RICCARDO SFORZA
Riccardo Sforza era uno degli studenti più conosciuti al liceo scientifico A. Einstein di Rimini, ma la sua fama non era sinonimo di grande intelletto e affabilità: anzi, tutto il contrario! Riccardo Sforza era il più violento bullo che il liceo avesse mai visto nei suoi oltre 50 anni d’esistenza: “esortava” sempre qualche compagno a prestagli soldi per il caffè o la merenda, e le ragazze si guardavano bene dal rifiutare di uscire con lui viste le conseguenze disastrose in caso di diniego. La scuola era il regno, e Riccardo Sforza il re. Mentre percorreva il parcheggio con la sua solita aria da bullo, nessuno osava avvicinarsi a lui. Gli altri studenti tendevano a restargli ben distanti per considerarsi fuori portata da un suo attacco di ira, e nessuno osava parcheggiare il motore vicino al suo. Lui era il “re”, e solitamente ad un re è concessa la precedenza in tutto: anche nell’andare a casa. I jeans strappati, il giaccone di pelle nera, lo sguardo cattivo e i capelli ribelli erano un vero e proprio marchio di fabbrica, ed odiava tutte le volte che doveva nascondere il suo volto “duro e impassibile” dietro alla visiera del suo casco integrale. Era il 23 Dicembre quando Riccardo abbandonò l’edificio scolastico per l’ultima volta in quell’anno. Lo attendevano due settimane di completo svago e dormite storiche, eppure era inferocito. Stava abbandonando il suo hobby preferito (cioè terrorizzare gli altri) a causa di una festa dove prevalgono le virtù ed i sentimenti… un’inutilità, il Natale, secondo lui. Ma la cosa che odiava più di tutte era partecipare a quei noiosi ricevimenti organizzati dai genitori nella propria casa ogni mese, e non poteva di certo mancare a quello speciale di Natale. Quella sera sarebbe stato costretto a sorbirsi ore ed ore di parenti semi-sconosciuti, troppo affezionati e troppo impiccioni. Di mala voglia indossò il casco, montò sulla sua moto e partì verso casa.
Dopo pochi minuti di folle velocità Riccardo parcheggiò la moto nel garage della sua enorme tenuta di campagna, sfruttata saltuariamente per quelle occasioni di ritrovo familiare. Durante il viaggio aveva sentito degli strani rumori: convinto che ci fosse qualche problema al motore, il ragazzo si mise a lavorare sulla sua moto. Improvvisamente si fermò ad ascoltare qualcosa.
“Riccardo…” Lo stava chiamando una voce familiare, ma che allo stesso tempo sembrava distante. Il ragazzo alzò lo sguardo per notare una spettrale figura fluttuare a mezz’aria di fronte a lui. Un urlo agghiacciante si avvertì lungo tutto il cortile, mentre il ragazzo che lo aveva lanciato fissava incredulo quella figura evanescente e fluttuante di fronte a sé.
morto!” balbettò Riccardo sconvolto.
“Infatti è così” replicò Max, come se fosse la cosa più naturale al mondo.
Riccardo ci mise qualche attimo ad assimilare l’informazione, per poi rimettersi a gridare come un folle a causa del terrore che si era impossessato di lui.
“Zitto!!!” Gli gridò Max, puntandogli il dito contro. Il ragazzo si zittì di colpo, notando però delle catene attaccate al corpo del suo amico defunto.
“E quelle catene?” Chiese, ora troppo preso dalla nuova scoperta per avere ancora paura.
“Dici queste?” domandò Max, indicando il ferro che gli pendeva dalle braccia.
“…vedi altre catene?” ribatté Riccardo, sarcastico.
“Fossi in te farei meno lo spiritoso…” lo zittì Max.
“Queste sono il frutto dei peccati che ho commesso in vita, e al momento la tua pena è molto superiore la mia” dichiarò con aria saccente il morto. “Ma non è troppo tardi” proseguì lo spettro, ignorando lo stato catatonico dell’amico ”Tu sei ancora in tempo per cambiare. Questa notte tre spiriti si recheranno da te nel sonno: il primo sarà lo Spirito del Natale passato, il secondo del Natale presente, il terzo del Natale futuro. Loro avranno il compito di mostrarti le tue azioni riprovevoli e dovranno riportarti sulla retta via: ma se falliranno in questo compito, allora sarai condannato alla dannazione eterna. E non c’è modo di imbrogliarli, perché loro sentono ciò che pensa il tuo cuore! Vennero anche da me mentre ero in riformatorio per colpa tua, tentarono di cambiarmi ma fallirono perché pensavo a quanto ci saremmo divertiti io e te una volta fuori. Alla fine quel postaccio mi ha ucciso prima che potessi rivederti da vivo. Non fare i miei stessi errori” concluse il fantasma, scomparendo.
Il povero bulletto rimase sconvolto dalle nuove scoperte: non poteva e non voleva credere a tutto quello che aveva visto e sentito. Ma per il momento lasciò perdere il tutto e si riconcentrò sull’unica cosa che per lui contava veramente nella vita: la sua moto.
Quando Riccardo finì il suo lavoro era ormai sera; guardò l’orologio e strillò “Sono in ritardo!!!” prima di precipitarsi verso la sua stanza. Miracolosamente riuscì a presentarsi in tempo per la festa: tre ore, tra le più barbose della sua vita, erano trascorse più lente che mai. Stanco ed annoiato, si svestì e si infilò il pigiama. Tra pochi minuti sarebbe stata la vigilia di Natale. Il ragazzo si infilò sotto il piumone e si addormentò beatamente, dimenticando completamente gli avvertimenti di Max.
“Non è possibile… Max… mi avevano detto che eri
PARTE II: IL FANTASMA DEL NATALE PRESENTE
Un suono cupo e sordo risuonò all’interno della stanza. Uno. Due. Tre.
Il rumore si faceva man mano sempre più intenso. Riccardo si svegliò di soprassalto a causa del gran baccano e notò così una strana figura di fronte a sé. Aveva l’aspetto alto e fiero, come di una persona la cui vita è stata spesa con passione; i suoi capelli canuti e ordinati lasciavano spazio a un paio di baffetti che mitigavano l’austerità di questo spirito, rendendolo un po’ buffo.
“Ma lei è...” prese a balbettare.
“Sant’Uffizio, certo che sono io. Chi ti aspettavi, la fata turchina?” chiese ironicamente l’ignota figura.
“Scusi la domanda prof… ma lei che diamine ci fa qui?” ribatté sconvolto Riccardo.
“Io sono lo Spirito del Natale passato, e sono qui per farti rivivere i momenti felici passati”
“Certo… come no…” Riccardo era alquanto scettico.
“Insomma, rispetto ragazzo! Sapevi che sarei venuto, mi aspettavo di vederti in piedi, pronto, attivo e scattante!” sbottò lo Spirito.
“Certamente, è più che normale che a mezzanotte uno sia pronto, attivo e scattante!” protestò Riccardo.
“Per mantenerti attivo potevi anche svolgere qualche problema di chimica, ragazzo mio” fu la secca risposta.
“Sì… certo… mi scusi, ma i problemi non andavano svolti mentre eravamo in fila in discoteca?”
“Ogni momento è buono per fare qualche problema. Ed ora…” Lo spirito afferrò Riccardo per il polso, bloccandolo. “…signori, allacciatevi le cinture di sicurezza e chiudete le paratie stagne! Si parte!!!”
Una strana sensazione di risucchio avvolse Riccardo, che si ritrovò dalla sua stanza a piazza Tre Martiri.
“Prof… che diavolo ci facciamo qui?” chiese il ragazzo.
“Aspetta e vedrai” commentò lo Spirito, iniziando a camminare attraverso la folla.
“Ehi, mi aspetti!!!” gridò il ragazzo, seguendo a fatica la sua guida. Percorsero tutto il Corso d’Augusto, fino ad arrivare a piazza Cavour. E qui, Riccardo si bloccò. Vide se stesso da bambino. Sorrise. Quanto era buffo a tre anni! Il biondo angelico dei suoi capelli. Il celeste dei suoi occhi. Le gote arrossate dal freddo. La buffa papalina arancione che le aveva comprato la madre.
“Eri davvero tenero da piccolo…” disse lo spettro al ragazzo. Riccardo sospirò, malinconico; lo spirito sorrise sotto i baffi, forse c’era ancora qualche speranza. In lontananza, apparve una piccola e paffuta figura.
Anche questa aveva più o meno l’età del Riccardo bambino. I capelli corvini le ricadevano sulle spalle raccolti in due graziose codine, mentre i suoi occhi, neri come la notte, risplendevano di una gioia semplice. La pelle era di un bianco candido, e la sua bellezza era tale da fare invidia agli angeli.
“Cristina…” sussurrò appena Riccardo.
“Vedo che ti ricordi di lei” disse lo spirito professore.
“E come potrei scordarmi dell’unica persona che ha contato veramente per me?” esclamò convinto il ragazzo, perso nei ricordi.
“Adesso ammira bene quest’immagine… guardala intensamente, e ora SCOLPISCITELA NEL CUORE!!!” gridò lo Spirito, mentre la bambina veniva incontro al ragazzo e gli scoccava un bacetto sulla guancia.
“Che teneri!” commentò la madre di Riccardo lì accanto, mentre teneva per mano il suo bambino.
Il ragazzo iniziava a ricordare. Ricordava tutto di quel giorno. L’atmosfera serena e gioiosa, le luci, la gente
che camminava felicemente per il corso, l’albero di Natale che li guardava dall’alto. Era tutto magico.
“E’ ora di cambiare tempo, ragazzo mio” disse improvvisamente il professore fantasma. “Debbo farti visitare un altro posto prima di riportarti a casa. Forza, andiamo 10 anni nel futuro!!!” gridò lo spirito, e afferrò ancora Riccardo al polso facendosi di nuovo risucchiare da quello strano vortice insieme al ragazzo.
Scombussolato, Riccardo si rialzò dal terreno sul quale era caduto. “Non mi abituerò mai a questi…” si fermò un attimo a riflettere “…come si chiamano, prof?”
“Sbalzi dimensionali” rispose con fare saccente il prof.
“A questi “cosi” disse Riccardo.
“Non ci sono speranze, vero Signor Sforza?” sospirò disperato il professore fantasma.
”Eh no!” rispose il ragazzo, ghignando. Ma poi si bloccò. E vide quello che non avrebbe mai voluto vedere.
La svolta. Il suo errore più grande.
“Cristina!”
La vide, lei stesa a terra, lui ghignante con i suoi amici.
“Che ne dite ragazzi, ci divertiamo un po’ con lei?”
chiese Max, all’epoca il capo della banda. “Sforza, a te l’onore di iniziare!” disse un altro, probabilmente il suo braccio destro.
“Voglio andarmene!” disse Riccardo al fantasma.
“Andiamo via!!!” urlò con tutto il fiato possibile.
“Ricordati di questo, ragazzo. Guarda i tuoi errori. Comprendili. E non commetterli più”.
Tutto intorno a Riccardo cominciò a svanire, e il ragazzo sconvolto dalla visione del suo passato si ritrovò nella sua camera. Lo spirito del Natale passato era scomparso.
“Cristina…”
Riuscirà il nostro Riccardo a sciogliere le sue catene? Scopritelo con noi nel prossimo numero!
Alex 3L


Anche questo mese torna la rubrica per tutti i lettori e futuri adepti al mondo dei manga!
FullMetal Alchemist di Hiromu Arakawa è un manga fantasy ambientato agli inizi del 20° secolo ad Amestris, un mondo immaginario dove invece della chimica tradizionale viene praticata l’alchimia, scienza che permette di trasmutare qualsiasi materia in una differente attraverso l’uso di un cerchio alchemico. Come ogni scienza che si rispetti, l’alchimia segue la legge dello scambio equivalente, secondo la quale, per ottenere una sostanza di un certo valore, bisognerà sacrificarne un’altra della medesima importanza. C’è tuttavia un’eccezione da non sottovalutare: questo principio può essere infranto in presenza di una Pietra filosofale. I migliori alchimisti hanno la possibilità di partecipare ad un esame che consente di entrare nell’Esercito sotto il titolo di Alchimisti di Stato, avendo così accesso ad informazioni segrete e maggiori libertà nelle proprie ricerche. Edward Elric, giovanissimo Alchimista di Stato, e il fratello minore Alphonse sono alla ricerca della leggendaria Pietra Filosofale per rimediare alle conseguenze di una trasmutazione umana (pratica proibita dallo scambio equivalente) per resuscitare la madre morta; Ed ha perso la gamba destra ed Al tutto il corpo, ma sacrificando il suo braccio destro, Edward è riuscito a legare l'anima di Al ad un'armatura; il braccio e la gamba di Ed sono stati così sostituiti da due arti meccanici chiamati “automail”. Durante le loro ricerche i due fratelli scopriranno segreti sulla Pietra Filosofale che non avrebbero mai voluto sapere e tenteranno disperatamente di trovare altri metodi per creare la Pietra. Questo manga è considerato uno shounen, cioè una storia per ragazzi da 12 a 18 anni. In Italia sono disponibili tutti i numeri fino al 22° volume, ma la saga è ancora in corso di svolgimento; tuttavia l’autrice ha annunciato che la vicenda sta ormai per concludersi. Ispirandosi al manga è stato prodotto, dallo studio giapponese Bones, una serie animata andata in onda su MTV. La trama si discosta totalmente da quella del manga ed è stata conclusa con il film uscito in Italia nel 2008 Il conquistatore di Shamballa. Da poco è anche uscita la seconda serie dell’anime chiamato Full Metal Alchemist Brotherhood, la quale, al contrario della prima, rispecchia pienamente la trama del manga. Sono disponibili i primi episodi fansubbati su YouTube.



After schoolnightmare è un manga shojo (genere femminile dai 14 ai 18 anni) scritto dalla mangaka Setona Mizushiro ed è disponibile in ogni fumettificio dal gennaio 2008, distribuito dalla Star Comics. Il protagonista, Mashiro Ichijo, studente del primo anno di una facoltosa scuola privata, nasconde un terribile segreto: la parte superiore del suo corpo è maschile mentre la parte inferiore è femminile. Tuttavia Mashiro si considera un maschio a tutti gli effetti e cerca di ignorare la sua parte femminile considerandola debole; proprio a causa di questa sua “particolarità” è però costretto ad abbandonare l’amato kendo. L’incontro con una strana e misteriosa professoressa cambia completamente la sua vita; accompagnato al piano inferiore della scuola, scoprirà una sorta di infermeria, nella quale si tengono delle strane lezioni. Qui gli studenti si trovano a condividere uno stesso incubo, nel quale i partecipanti sono costretti a scontrarsi in una battaglia all’ultimo sangue nel tentativo di trovare la chiave per poter vincere e diplomarsi. Ma cosa succede a quelli che si diplomano? E perché Mashiro è l’unico a mantenere la sua forma normale anche nell’incubo, mentre gli altri acquistano le sembianze più grottesche? Ad aiutare il nostro giovane amico ci saranno altri due partecipanti: Kureha, giovane ragazza problematica, e il taciturno ed enigmatico Sou costringeranno Mashiro ad interrogarsi sulla sua natura. Il manga è ricco di suspence e farà tenere il fiato sospeso fino alla fine, mantenendo sempre un velo di mistero sui vari personaggi che si troveranno durante le lezioni.

Anna 4C + Souad 4F


Album: The Wall
Artista: Pink Floyd
Anno di Pubblicazione: 1979
Esattamente trent'anni fa, nel novembre del 1979, veniva ultimato e pubblicato uno degli album più conosciuti e dibattuti della storia del rock: The Wall dei Pink Floyd. L'album, un doppio, rappresenta lo sforzo da parte della gruppo e soprattutto del suo leader, il bassista Roger Waters, di creare un concept album con una chiara struttura narrativa e che riuscisse a sintetizzate i concetti principali degli album precedenti (TheDark Side of theMoon,WishYouWereHere e Animals): la follia, l'abbandono, l'incomunicabilità e la misantropia. La trama che corre lungo tutta l'opera trae ispirazione per la maggior parte dalla vita dello stesso Waters, compositore di tutti i testi e della maggior parte degli arrangiamenti. La vita del protagonista dell'album, Pink, presenta infatti numerosi punti di contatto con quella del suo autore. Pink è una rockstar, chiuso nella sua stanza da albergo, davanti alla televisione. La scomparsa del padre in guerra quando Pink era ancora in fasce, l'iperprotettività della madre, la rigidità dell'istruzione scolastica, il divorzio dalla moglie, il distacco provato verso il proprio pubblico sono tutti i mattoni del muro che Pink ha eretto attorno a se stesso e ai propri sentimenti per impedire di venire ulteriormente ferito. La costruzione del muro viene narrata nella prima parte del disco, che si chiude con Goodbye Cruel World, il definitivo addio al mondo che lo circonda. Il secondo disco narra invece il degrado psicologico in cui sprofonda Pink e il suo avanzare verso uno stato di follia, mentre ripercorre tutti i passaggi negativi della sua vita. Viene ritrovato dal suo manager in uno stato catatonico; in tutta fretta e senza troppo curarsi delle sue reali condizioni, Pink viene drogato e rimesso in piedi ; lo show, semplicemente, deve continuare.
Proprio in questa parte dell’album si trova una delle immagini più forti e riuscite dell'intero disco; quello che si presenta al concerto non è Pink, bensì un suo alter-ego (dal punto di vista psicologico, non fisico) sotto le vesti di un dittatore nazistoide che trasforma il concerto in un comizio nel quale vengono perseguitate e messe al muro tutte le minoranze: i gay, gli ebrei, i neri, i malati... Proprio in brani come In the Flesh, Run Like Hell e Waiting For The Worms si raggiunge l'apice del degrado mentale del protagonista, sempre più intento, tramite il suo alter-ego,a tiranneggiare nei confronti del proprio pubblico, e ad attuare sugli altri i soprusi che lui ha dovuto subire nel corso della sua vita. Tuttavia, proprio al culmine della follia Pink riesce a trovare la forza per dire basta e per imbastire un autoprocesso all'interno della propria mente (The Trial), al quale partecipano come testimoni le stesse persone che hanno contribuito al suo isolamento; egli viene dichiarato colpevole per aver mostrato emozioni di natura umana e viene condannato all'abbattimento del muro e alla sua riesposizione al genere umano. Il disco termine con un motivo di flauto che si lega con quello posto all'inizio dell'album stesso, quasi a voler suggerire una ciclicità nel processo di erezione e abbattimento del muro.
Il disco si presta a diverse chiavi di lettura; sicuramente quella più immediata è quella di tipo psicologico-sociale, che ha come tema l'incomunicabilità tra le persone dovuta ai più svariati motivi; incomunicabilità che spesso genera alienazione e fragilità emotiva e che porta o ad erigere un muro attorno a se stessi ed ai propri sentimenti, o a ripercuotere sugli altri le violenze subite - nel disco sono presenti entrambi gli aspetti.
Il disco può inoltre essere letto anche da un punto di vista più politico, con la denuncia di molte delle istituzioni tra cui lo Stato, la scuola e il mondo dello show business, accusate di contribuire all'isolamento delle persone all'interno della società e alla loro massificazione.
Infine The Wall lancia un messaggio anche riguardo al ruolo dell'artista ed in particolare della rockstar: evidente è all'interno dell'album il muro che separa l'artista dal proprio pubblico, il quale viene spesso visto solo come una massa informe pronta a seguire i deliri del proprio idolo a causa della sua fascinazione.
L'ispirazione al disco venne a Waters proprio durante un concerto quando, preso da un raptus che lì per lì nessuno riuscì a capire, sputò addosso ad un ragazzo nelle prime file; questo gesto lo fece riflettere riguardo alla distanza che intercorre tra l'artista e il proprio pubblico.
Dal punto di vista musicale gli arrangiamenti si fanno più semplici rispetto agli album precedenti del gruppo, anche per adattarsi alla struttura narrativa dell'album; vengono messe in secondo piano le tastiere per dare maggior spazio ad arpeggi ed assoli, tra i migliori di sempre tra quelli di Gilmour (Mother, Another Brick in the Wall, Comfortably Numb, Hey You). La varietà di stili presente è notevole; ci sono pezzi di carattere sinfonico, altri di stampo più progressivo, pezzi acustici e qualche pezzo prettamente rock; spesso all'interno della stessa canzone viene cambiato registro musicale.
Per concludere, The Wall è un album che a trent'anni di distanza conserva ancora un grande fascino, dovuto anche alla sua enorme vastità di contenuti e di significati, sia dal punto di vista musicale che da quello narrativo, e che per certi temi trattati dimostra anche oggi una grande attualità e una grande profondità.
Adriano 5C







...c’è più gusto con i film consigliati dalla Redazione!
PinkFloyd - TheWall(regiadi AlanParker)
Il film, uscito nel 1982, trae spunto dall'omonimo album dei Pink Floyd e ne rappresenta la trasposizione in campo cinematografico. La storia riguarda la vita di Pink, rockstar con una vita segnata da avvenimenti che ne hanno causato l'isolamento e l’alienazione dal mondo che lo circonda (per una trama più approfondita vedere la recensione dell'album a pagina 11). La storia è narrata semplicemente attraverso le canzoni dell'album, le immagini, i disegni e le animazioni surreali. La pellicola è il risultato della collaborazione del regista Alan Parker, del leader dei Pink Floyd Roger Waters e del fumettista Gerald Scarfe che con i suoi disegni animati ha dato un valore aggiunto all'opera, rendendola più scorrevole e anche di più facile comprensione.. Le immagini del film colgono appieno l'atmosfera dell'album: memorabile, in particolare, la scena del comizio dove Pink presenta il suo alter-ego nazistoide e tiranneggia contro il suo pubblico. Tuttavia, rispetto all'album, nel film è più accentuata la critica alla società (famosa l'immagine degli scolari che vengono ridotti in carne da macello, a simboleggiare la rigidità dell'educazione inglese degli anni del dopoguerra) e alle istituzioni, spesso responsabili dell'isolamento e dell'alienazione dell'uomo. Consigliato vivamente, previo ascolto dell'album per una migliore comprensione.
GoodByeLenin!(regiadi WolfgangBecker)
“Sposata alla causa socialista, portabandiera del progresso sociale, paladina dei bisogni grandi e piccoli della gente comune, strenua oppositrice di tutte le ingiustizie”. Il 7 Ottobre 1989 la madre di Alexander viene ricoverata a causa di un infarto che, non curato tempestivamente, le ha procurato un coma profondo dal quale si risveglia dopo otto mesi, forse i mesi più gravidi di avvenimenti nella storia tedesca. Come spiegare alla madre, che non può avere nessun tipo di shock, della caduta del Muro di Berlino e la conseguente capitalizzazione della Germania Est? Si fa credere che tutto sia rimasto inalterato: semplice a dirsi ma non a farsi. Così la casa in cui Cristiane è rinchiusa per motivi di salute, diventa un palcoscenico in cui Alexander, fra cetriolini e programmi televisivi, può sbizzarrirsi nel ricreare quell’atmosfera pre-americana che pare tutti abbiano dimenticato, abbandonandosi ai quei valori che il capitalismo aveva portato: consumismo, globalizzazione, massa. “Quel giorno mentre fissavo le nuvole mi resi conto che la verità era qualcosa di estremamente vago, che potevo facilmente adattare all’abituale percezione del mondo che aveva mia madre”. Con la giusta dose di umorismo, il film getta i riflettori sulle problematiche, eclissate dai mass media nell’euforia dell’epoca, che la caduta del Muro ha provocato; viene da chiedersi se realmente si debbano sacrificare i propri valori morali per una condizione di vita apparentemente migliore.
LaZona(regiadiRodrigo Plà)
Nel centro di Città del Messico un ipotetico muro separa due mondi: da una parte stanno le misere baracche e la povertà delle favelas, dall’altra la Zona, ricco quartiere residenziale ossessionato dalla propria sicurezza e disposto a tutto pur di mantenerla. La finalità divisoria e protettiva del muro viene improvvisamente meno quando un temporale e la caduta di un cartellone pubblicitario provocano un varco: tre ragazzi riescono così a introdursi nella Zona per rubare denaro in una delle belle case. La rapina però finisce tragicamente: l’anziana padrona viene uccisa, due dei giovani ladri in fuga muoiono sotto gli spari della sorveglianza. I residenti del quartiere tentano di insabbiare la vicenda e, sfiduciati nei confronti delle istituzioni, decidono di farsi giustizia da soli. Scatta quindi una folle caccia all’uomo per ritrovare il terzo ladro, Miguel, riuscito a nascondersi ma non a lasciare la Zona. Il rifugio improvvisato del “ricercato” è la cantina di Alejandro, giovane coetaneo decisamente più fortunato, unico che sceglierà di seguire la propria coscienza invece di adeguarsi al clima di sospetti e corruzione del vicinato. Perché anche se il muro dovrebbe proteggere dai ladri, esso non riesce a frenare i pregiudizi, le paure e gli istinti di violenza verso l’estraneo e il diverso.



Levitedeglialtri(regiadi FlorianHenckelvonDonnersmarck)
Una stanza spoglia.Cuffie.Una macchina da scrivere. C’è anche un uomo, ma questo è quasi irrilevante; uno sfondo a ciò che rappresenta: la propria funzione, ben inquadrata, all’ interno dello Stato. Lui è, secondariamente a tutto questo, Gerd Wiesler: un capitano della Stasi, solo, che ha messo al primo posto nella vita il suo mestiere e le ideologie politiche in cui altri l’hanno persuaso a credere. Sì, perché nella Berlino Est dell’anno 1984 non c’è abbastanza spazio per un’idea propria, una morale propria, una propria identità. Se questo fa paura, immaginate i sentimenti di Georg Dreyman, scrittore di teatro al quale (a sua insaputa) viene riempita la casa di microfoni nascosti per poter essere tenuto meglio sotto controllo da Wiesler. La sua colpa? Avere per compagna l’attrice Christa Sieland, che il ministro della cultura Bruno Hempf vuole per sè. Dreyman non è un ribelle, ma in seguito ad alcuni gravi avvenimenti arriva anche per lui il momento di una conversione ideologica. È così che Wiesler, uomo svuotato di sentimenti e accuratamente omologato per sottostare al regime, venendo a contatto con una realtà diversa e così puramente umana, cambia. Spiando le vite degli altri, forse immedesimandosi nei personaggi, si affeziona a loro diventando, così, vero uomo dotato di sentimenti. Nei suoi regolari rapporti inizieranno ad essere celati ed omessi particolari della ribellione, diventandone anch’egli complice.
1984 - GeorgeOrwell



In un ipotetico 1984 il mondo è diviso in tre superstati dominati da altrettante feroci dittature, in perenne guerra fra loro. In Inghilterra - denominata Pista1 dal partito socialista inglese - vige una fortissima disinformazione: tutto ciò che si legge sui giornali o si vede in televisione è menzogna, atta a far guadagnare credito al Partito presso la già indottrinata popolazione. Sui muri di Londra campeggiano i manifesti con l’immagine del Grande Fratello, presunta mente del Partito che tutto sa e tutto può e che nessuno ha mai incontrato. Non esistono leggi scritte, tranne quelle del partito; è proibito amare se non con il solo fine di riprodursi, è proibito pensare se non secondo i dettami del Partito, è proibito divertirsi se non con i mezzi di propaganda. La psicopolizia spia dentro le case per mezzo dei teleschermi e interviene, punendo con la morte, non appena un individuo dice o fa qualcosa contro il Partito. Winston Smith è un suo membro, vive in un condominio fatiscente e lavora nel campo dell’informazione (o meglio,della disinformazione). Tuttavia, pur lavorando per il Partito, Winston matura la convinzione che il Socing (socialismo inglese) non sia tutto e che esista un altro modo di vivere. Si innamora di Julia,altra persona che crede ci sia dell’altro oltre all’odio e alla propaganda; pur essendo costretti a vedersi di nascosto Winston e Julia cercheranno con tutte le loro forze di conservare quella che è l’umanità ormai perduta dagli abitanti di questo mondo fatto di menzogne, lavoro incessante, odio e propaganda.
Lagrandefugadell’OttobreRosso - TomClancy

Marko Alexandrovich Ramius, uno dei migliori comandanti della marina sovietica, viene messo al comando dell’Ottobre Rosso, modernissimo sommergibile con testate nucleari a bordo. Poco dopo essere salpati Ramius uccide l’ufficiale politico di bordo Putin inviato per controllare l’andamento della prima missione dell’Ottobre, cioè navigare in acque statunitensi e “dare una lezione agli americani”. Quando in Unione Sovietica si diffonde la notizia della scomparsa dell’Ottobre lo stato maggiore sovietico cerca disperatamente il sommergibile. Jack Ryan, un’ analista della CIA, compie indagini sulle strane operazioni della marina sovietica nel mare del nord e viene a sapere dell’Ottobre Rosso. Con ulteriori indagini Jack riuscirà a portare alla luce il vero intento di Ramius, in un crescendo di tensione e di intrighi nei quali si giocherà il destino della Guerra Fredda.
A cura di Sergio 1G

Cos’hanno in comune tutte le persone o quasi di anni compresi fra dieci e sessanta? Ovviamente Facebook. Unico, forse, mezzo di comunicazione di massa giovanile, questo famosissimo social network ha soppiantato i suoi avversari (gli ormai giurassici cellulari), per dare spazio ad una rete molto più estesa, molto più interessante.
Irritate del rimpiazzo repentino, le compagnie telefoniche stanno cercando di tornare alla ribalta con offerte stravantaggiose, del resto, se vuoi, puoi. Ma i giovani ( e non solo ) hanno ormai colto l’enorme divario di prestazioni che intercorre tra facebook e i cellulari, che rimangono comunque un valido oggetto di compagnia per le ore noiose di lezione. E così fra cellulari e facebook, il “book” diventa qualcosa di sempre più lontano e misconosciuto... quasi limitato ad una cerchia di persone le cui origini non sono ben definite e sulle quali corrono varie, misteriose leggende.
L’odore della carta non elettrizza certo i giovani quanto uno schermo saturo di foto e commenti. E così si è aperto all’ospedale “Gemelli” di Roma, un reparto in cui vengono curati i computer dipendenti, i quali si dividono in cinque categorie: i dipendenti da sesso virtuale e pornografia, da gioco d’azzardo e shopping compulsivo on-line, da ricerca ossessiva di informazioni, da un coinvolgimento eccessivo in giochi di ruolo e d’azzardo e, dulcis in fundo, i dipendenti da social network. Che la situazione sia sfuggita di mano risulta un fatto abbastanza evidente, ma, spogliandosi di falsi moralismi, è più interessante analizzare la situazione al fine di capire il motivo di tanta popolarità del social network.
Facebook è una realtà che permette di interagire con un enorme numero di persone, e di ritrovarne e scoprirne altrettante. La vera attrattiva forse, è proprio questa: attraverso il social network riusciamo a rintracciare perfino i nostri tanto affezionati compagni dell’asilo (che non vediamo da ormai quindici anni, ma sono rimasti nel cuore come l’amico della vasca delle palline colorate, o quello che, improvvisandosi parrucchiere, faceva la tinta nelle ore di pittura... quelli sì che erano tempi!).
Ironia a parte, una rete che permetta di collegare tutte le persone in tutte le varie parti del mondo è senz’altro un’idea geniale, se usata con criterio. Non molti si rendono conto del potere informativo e persuasivo che possiede Facebook (forse non è un caso che in Cina sia proibito). Attraverso un singolo commento lasciato in bacheca, posso rendere partecipi centinaia di persone di un’iniziativa, la quale può essere civile come potrebbe non esserlo, innocua o pericolosa. Chi controlla il sistema esiste, ma una rete che vanta sessanta milioni di iscritti è difficile da gestire. Il vantaggio estremo dei social network è la possibilità di creare un mondo parallelo e virtuale nel quale ognuno è libero di esprimere veramente se stesso, o al contrario, di reinventarsi. Gli introversi sono sempre esistiti e da sempre occupano un ruolo emergente... al primo banco, internet gli consente un riscatto sociale non indifferente: non riuscirà a dire nulla in classe, ma partecipare ad una discussione su un gruppo è già un passo importante. In particolare per l’universo femminile si corona il sogno della propria vita: diventare
“amica” del tanto sospirato super eroe di corridoio. Lui, fra i suoi 784 amici non saprà nemmeno di averla aggiunta, ma questo è fattore secondario.
In conclusione Facebook è un’invenzione da non sottovalutare, in quanto è sicuramente un’arma a doppio taglio: può essere il trampolino di lancio alla scalata sociale, come ciò che elimina ogni rapporto con la realtà circostante ed il contesto sociale. La vera vita non è davanti ad uno schermo.
