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Bonus pubblicità - Il Governo sceglie lo sviluppo

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ilNotiziario

N° 10

Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 53° - MENSILE 11 NUMERI

BONUS PUBBLICITA’

Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma

IL GOVERNO SCEGLIE LO SVILUPPO

«E’ un giorno importante per l’editoria Italiana. Dopo un lungo braccio di ferro nel quale una parte del mondo editoriale tradizionale ha cercato di cancellare il digitale da questa importante normativa, il Governo ha invece deciso di ricomprenderlo». (Estratto del Comunicato USPI del 13/10/2017)

Foto: Palazzo Chigi - Credits: Yudi Setiawan

Editoria BANCHE DATI ONLINE, IVA AL 4%

Editoria CONTRIBUTI, LE FAQ DEL DIPARTIMENTO

Web SMARTPHONES NEL 2018, I DATI ZENITH

Varie DEPOSITO LEGALE, ADEMPIMENTI


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EDITORIA

BONUS PER L’INCREMENTO DELLA PUBBLICITA’ SU GIORNALI E PERIODICI, RICOMPRESI ANCHE GLI ONLINE E’ un grande successo dell’USPI - Plauso al Governo che ha riconosciuto la legittimità della tesi che includeva, di diritto e a pieno titolo, i giornali telematici tra i media autorizzati a ricevere pubblicità dalle aziende e lavoratori autonomi. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 242 del 16/10/2017 è stato pubblicato il Decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148 (“Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili”). Tra le varie norme presenti nel decreto, l’articolo 4 disciplina gli Incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari sulla stampa anche online e in materia di audiovisivo, stanziando le risorse finanziarie per gli anni 2017 e 2018. Il credito di imposta, a favore delle aziende e lavoratori autonomi, potrà essere utilizzato sugli investimenti incrementali oltre l’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, fino ad una quota del 75% e raggiungere il 90% nel caso in cui l’investimento sia fatto da PMI, micro imprese e startup. Ai sensi del comma 1 dell’articolo 57/bis della legge 21 giugno 2017, dovrebbe essere emanato a giorni il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con le modalità e i criteri di attuazione. LE CIFRE DEL PROVVEDIMENTO Per il 2018 il fondo è stato stabilito in 62,5 milioni di euro, e gli oneri saranno recuperati da una corrispondente riduzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazione della informazione”. A seguito di pressanti richieste delle organizzazioni di categoria il Governo ha stabilito di rendere attivi gli sgravi anche per il 2017, solo per il periodo dal 24 giugno al 31 dicembre 2017. Per tale periodo la capienza del fondo è stata stabilita in 20 milioni di euro. IL COMMENTO DI USPI E CITYNEWS «Per il 2018 il fondo è stato stabilito in 62,5 milioni di euro, e gli oneri saranno recuperati da una corrispondente riduzione del “Fondo per il pluralismo e l’innovazione della informazione”. A seguito di pressanti richieste delle organizzazioni di categoria, il Governo ha stabilito di rendere attivi gli sgravi anche per il 2017, solo per il periodo dal 24 giugno al 31 dicembre 2017. Per tale periodo la capienza del fondo è stata stabilita in 20 milioni di euro. Le organizzazioni di categoria legate ai quotidiani cartacei hanno cercato di influenzare il Governo per limitare questi sgravi solo alla stampa cartacea, escludendo, quindi espressamente, il digitale. Fortunatamente, il Governo, ha deciso in maniera lungimirante di ricomprendere tutto il settore: nel decreto viene espressamente indicato che anche le testate “on line” rientrano nella normativa sugli sgravi fiscali. “E’ un giorno importante per l’editoria Italiana. – dichiara Luca Lani, CEO del Gruppo Editoriale Citynews e Vice Presidente della nostra Unione – Dopo un lungo braccio di ferro nel quale una parte del mondo editoriale tradizionale ha cercato di cancellare il digitale da questa importante normativa, il Governo ha invece deciso di ricomprenderlo. A questo si è arrivati grazie alla lungimiranza dei ministri

DALLA COPERTINA

IL GOVERNO SCEGLIE LO SVILUPPO Come avevamo titolato lo scorso numero di questo Notiziario, il Governo è stato di fronte ad una scelta: “sviluppo o grandi lobby”. Ed ha fatto la scelta giusta, quella di aprire alla stampa online gli incentivi fiscali, per sostenere anche questo settore. Leggete l’articolo a fianco… Qui, proponiamo agli associati (cartacei e telematici) un facsimile di lettera commerciale, da inviare ai propri inserzionisti, per informare dei vantaggi fiscali sull’incremento di pubblicità: Oggetto: incentivi fiscali sugli investimenti pubblicitari Gentile Cliente, da oggi chi investe in pubblicità sulla stampa quotidiana e periodica, cartacea e online, non avrà solo un grande ritorno di visibilità, ma potrà avere un vantaggio economico rilevante. Grazie alla cosiddetta manovra correttiva 2017 ogni investimento pubblicitario sulla stampa avrà un importante incentivo fiscale che verrà usato come credito d’imposta, sulla somma investita incrementale rispetto all’anno precedente, a partire dall’anno 2018. L’importo, che potrà essere conteggiato già dagli acquisti incrementali realizzati dal 24 giugno 2017 e per tutto il 2018, potrà essere decurtato fino ad una quota del 75% e raggiungere il 90% nel caso in cui l’investimento sia fatto da PMI, micro imprese e startup. Il credito d’imposta potrà essere fatto valere in compensazione a qualsiasi altro tributo erariale o Inps, previa istanza al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. Basterà investire l’1% in più di quanto fatto nell’anno precedente per avere a disposizione questo straordinario incentivo. Ad esempio: un’impresa locale che beneficia dell’incentivo del 90% e che nel periodo agevolato ha investito 10.000 €, di cui 5.000 € incrementali rispetto all’anno precedente, otterrà un credito d’imposta fino a 4.500 € sulla dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. La invitiamo a informarsi presso il suo commercialista o consulente fiscale per poter avere tutte le informazioni necessarie per usufruire di questa opportunità. Nel ricordare che (...l’editore…) è a disposizione per trovare tutte le soluzioni più adatte al Suo obiettivo, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

L’EDITORE

SOMMARIO 2-5 Bonus per l’incremento della pubblicità su giornali e periodici, ricompresi anche gli online 2 Il Governo sceglie lo sviluppo 3 Quote associative USPI, anno 2018 4 La nuova versione dell’art. 57-bis 5 I media e il nuovo immaginario collettivo, 14° rapporto Censis sulla comunicazione 6-7 Banche dati online, iva agevolata al 4%

8-13 Contributi diretti all’editoria, pubblicazione FAQ del Dipartimento editoria 13 Deposito legale Convenzioni USPI

e

14-15 Nel 2018 il 66% degli individui avrà uno smartphone, i dati Zenith 15 L’Eco della Stampa 15-16 Notizie INPGI: Le dilazioni di pagamento dei crediti contributivi INPGI - Le dilazioni di pagamento dei crediti contributivi INPGI Notiziario USPI n° 10/2017


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SERVIzI GRATUITI PER I SOCI USPI 2018 LA CONSULENzA EDITORIALE E L'ASSISTENzA AMMINISTRATIVA PER PRATICHE PUBBLICHE

GIORNATE FORMATIVE DI QUALIFICAzIONE PROFESSIONALE

L'AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE MENSILE TRAMITE IL "NOTIzIARIO USPI"

CONVENzIONI ESCLUSIVE PER I SOCI

LA RAPPRESENTANzA E LA TUTELA IN SENO ALLE COMMISSIONI MINISTERIALI

AGGREGATORE DI NOTIzIE PUBBLICATE DAI GIORNALI ASSOCIATI

IL FILO DIRETTO TELEFONICO PER CONSULENzA FISCALE, POSTALE, LEGISLATIVA, LEGALE

INSERIMENTO NEL TROVA PERIODICI

USPI

IL NUOVO SERVIzIO USPINEWS è completamente gratuito e gestito in autonomia dagli uffici USPI, avvalendosi dei feed rss delle testate associate

QUOTE ASSOCIATIVE PER L’ANNO 2018 Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2018 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti: QUOTE ASSOCIATIVE e "UNA TANTUM" di iscrizione, da sommarsi alla quota associativa per le testate che si iscrivono per la prima volta Per le TESTATE (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura é sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) QUOTE

UNA TANTUM

Per i SOCI CORRISPONDENTI - Il SOCIO CORRISPONDENTE è persona fisica che, "condividendo le finalità dell'USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione" € 100,00 Per i SOCI BENEMERITI - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica

(prima iscrizione)

da 1 a 10.000 copie da 10.001 a 50.000 copie da 50.001 a 100.000 copie da 100.001 a 200.000 copie oltre 200.000 copie

€ 330,00 € 800,00 € 1.400,00 € 2.700,00 € 3.900,00

€ € € € €

100,00 170,00 170,00 170,00 170,00

Rinnovo della quota per i SOCI SINGOLI ex art. 30 dello Statuto - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all'USPI € 250,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all'USPI € 320,00

Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n° 58 - Roma (intestato a USPI) CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero, tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile, spedito a mezzo assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale n. 27433002 intestato all'USPI. C.F. dell'USPI: 80188110581 ATTENzIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.


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EDITORIA competenti e grazie al lavoro di persuasione svolto dall’USPI in rappresentanza di centinaia di testate digitali”. “Se da una parte è vero che il settore cartaceo ha sofferto una crisi rilevante – continua Luca Lani –, dall’altra parte il settore digitale rappresenta il futuro dell’industria dell’informazione e pertanto va anch’esso sostenuto. Questo è ancora più vero in un momento storico come quello attuale, in cui la pervasività e la forza (anche commerciale) dei social network e dei giganti digitali statunitensi hanno reso molto più fragili anche le realtà digitali. Il provvedimento quindi è un aiuto a tutte le imprese editoriali e giornalistiche italiane che potranno avere maggiori risorse per poter aumentare la propria qualità e per generare occupazione” ». QUALCHE PERPLESSITA’ Negli operatori del settore, al momento di leggere il testo definitivo del provvedimento in questione, ha suscitato non poche perplessità il fatto che il credito di imposta riguarda il web solo per gli investimenti dal 24 giugno alla fine del 2017 e non più per quelli relativi al 2018. Per contro nel secondo semestre di quest’anno non sono previste agevolazione per investimenti pubblicitari sulla Radio e televisione che invece compaiono nel 2018. Da fonti della Presidenza del Consiglio, però, si è assicurato che l’estensione ai giornali online anche per il 2018 (e, in «Art. 57-bis NUOVA VERSIONE LEGGE 21 giugno 2017, n. 96 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, con DECRETO-LEGGE 16 ottobre 2017, n. 148 Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Articolo 4 Incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e misure di sostegno alle imprese editoriali di nuova costituzione 1. A decorrere dall’anno 2018, alle imprese e ai lavoratori autonomi che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi almeno dell’1 per cento gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente, è attribuito un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 75 per cento del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90 per cento nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative, nel limite massimo complessivo di spesa stabilito ai sensi del comma 3… ». 2. Per favorire la realizzazione di progetti innovativi, anche con lo scopo di rimuovere stili di comunicazione sessisti e lesivi dell’identità femminile, e idonei a promuovere la più ampia fruibilità di contenuti informativi multimediali e la maggiore diffusione dell’uso delle tecnologie digitali, e’ emanato annualmente, con decreto del capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, un bando per l’assegnazione di finanziamenti alle imprese editrici di nuova costituzione.

3 «Per la concessione del credito di imposta di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 62,5 milioni di euro per l’anno 2018, che costituisce tetto di spesa. Agli

via definitiva, anche per gli anni a venire) sarà ufficialmente sancita nel decreto attuativo del Presidente del Consiglio dei ministri, di prossima emanazione. Di seguito, riportiamo il testo dell’articolo 4, correlato al Dossier Studi del Senato: DECRETO-LEGGE 16 ottobre 2017, n. 148 Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. (17G00166) (GU n.242 del 16-10-2017) Articolo 4 Incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari e in materia di audiovisivo 1. All’articolo 57-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo, secondo e terzo periodo del comma 3 sono sostituiti dai seguenti: «Per la concessione del credito di imposta di cui al comma 1 è autorizzata la spesa di 62,5 milioni di euro per l’anno 2018, che costituisce tetto di spesa. Agli oneri derivanti dal periodo precedente, pari a 62,5 milioni di euro per l’anno oneri derivanti dal periodo precedente, pari a 62,5 milioni di euro per l’anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di cui all’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198. La predetta riduzione del Fondo è da imputare per 50 milioni di euro sulla quota spettante alla Presidenza del Consiglio dei ministri e per 12,5 milioni di euro sulla quota spettante al Ministero dello sviluppo economico. Le risorse destinate al riconoscimento del credito d’imposta medesimo sono iscritte nel pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e sono trasferite nella contabilità speciale n. 1778 «Agenzia delle entrate - fondi di bilancio» per le necessarie regolazioni contabili. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 2 si provvede mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di cui all’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198.»; * Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. «3-bis. Ai fini della prima applicazione del comma 1, una quota pari a 20 milioni di euro, a valere sulla quota di spettanza della Presidenza del Consiglio dei ministri dello stanziamento relativo all’annualità 2018, è destinata al riconoscimento del credito d’imposta esclusivamente sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, di cui al comma 1 effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, purché il loro valore superi almeno dell’1 per cento l’ammontare degli analoghi investimenti pubblicitari effettuati dai medesimi soggetti sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.».* *(in grassetto le modifiche apportate) Notiziario USPI n° 10/2017


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EDITORIA 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di cui all’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198. La predetta riduzione del Fondo è da imputare per 50 milioni di euro sulla quota spettante alla Presidenza del Consiglio dei ministri e per 12,5 milioni di euro sulla quota spettante al Ministero dello sviluppo economico. Le risorse destinate al riconoscimento del credito d’imposta medesimo sono iscritte nel pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e sono trasferite nella contabilità speciale n. 1778 «Agenzia delle entrate fondi di bilancio» per le necessarie regolazioni contabili. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 2 si provvede mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di cui all’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198.»;

b) dopo il comma 3 è inserito il seguente: «3-bis. Ai fini della prima applicazione del comma 1, una quota pari a 20 milioni di euro, a valere sulla quota di spettanza della Presidenza del Consiglio dei ministri dello stanziamento relativo all’annualità 2018, è destinata al riconoscimento del credito d’imposta esclusivamente sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, di cui al comma 1 effettuati dal 24 giugno 2017 al 31 dicembre 2017, purché il loro valore superi almeno dell’1 per cento l’ammontare degli analoghi investimenti pubblicitari effettuati dai medesimi soggetti sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.». DOSSIER STUDI DEL SENATO Art. 4. - (Incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari e in materia di audiovisivo) La norma mira a favorire la puntuale ed immediata applicazione dell’articolo 57-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, che prevede l’attribuzione di un credito d’imposta alle imprese ed ai lavoratori autonomi che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sui giornali quotidiani e periodici e sulle radio e televisioni locali, di valore incrementale rispetto agli analoghi investimenti effettuati sullo stesso mezzo nell’anno precedente. La misura del credito d’imposta è pari al 75 per cento dell’incremento dell’investimento pubblicitario, aumentato al 90 per cento nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative. La fissazione del limite complessivo dello stanziamento annuale da destinare alla misura fiscale, prevista dall’articolo 57-bis, è oggi demandata, dalla stessa disposizione, al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 4, della citata legge n. 198 del 2016. L’articolo in commento stabilisce direttamente l’ammontare delle risorse da destinare per il 2018 al credito d’imposta, in modo da consentire alle imprese di conoscere tempestivamente il reale impatto della misura per poter più consapevolmente adottare le decisioni e le strategie relative agli investimenti pubblicitari. In particolare, si stabilisce che il credito di imposta, riconosciuto a fronte di investimenti pubblicitari incrementali, sostenuto con le risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, è concesso per l’anno 2018 nel limite complessivo annuale, che costituisce tetto di spesa, pari a 62,5 milioni di euro. Le risorse destinate al riconoscimento del credito d’imposta di cui al comma 1 del citato articolo 57bis, inoltre, sono direttamente iscritte sul pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e trasferite nella contabilità speciale 1778. Si Notiziario USPI n° 10/2017

introduce, poi, all’articolo 57-bis, il nuovo comma 3-bis al fine di stabilire, in via di prima applicazione, la quota dello stanziamento relativo all’annualità 2018 destinata al riconoscimento del credito di imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali effettuati nell’anno 2017, a partire dal 24 giugno 2017, data di entrata in vigore del medesimo articolo 57-bis, e, conseguentemente, si stabilisce il periodo di riferimento per la valutazione della percentuale di incremento degli investimenti pubblicitari.

I MEDIA E IL NUOVO IMMAGINARIO COLLETTIVO 14° RAPPORTO CENSIS SULLA COMUNICAzIONE Roma, 4 ottobre 2017 - Ancora numeri record per internet: il 75,2% degli italiani sul web, grazie a smartphone e social network. La crescita degli utenti di internet in Italia ha rallentato il ritmo, ma prosegue. Nel 2017 ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2% della popolazione, l’1,5% in più rispetto al 2016 (e il 29,9% in più rispetto al 2007). Il telefono cellulare è usato dall’86,9% degli italiani e lo smartphone, in particolare, dal 69,6% (la quota era solo del 15% nel 2009). Gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Notevole il passo in avanti di Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%. 22,8 miliardi la spesa per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati. La spesa delle famiglie per gli smartphone ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom (+190% nel periodo 2007-2016, per un valore di poco meno di 6 miliardi di euro nell’ultimo anno). Anche gli acquisti di computer hanno registrato un rialzo rilevantissimo (+45,8% nel periodo). I servizi di telefonia si sono invece assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-14,3%, per un valore però di oltre 16,8 miliardi di euro nell’ultimo anno). Quotidiani e libri ancora in flessione. I quotidiani continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale. Oggi solo il 35,8% degli italiani legge i giornali. Negli ultimi dieci anni, mentre i quotidiani a stampa perdevano il 25,6% di utenza, i quotidiani online ne acquistavano solo il 4,1% (oggi l’utenza complessiva è al 25,2%). Nel campo dei periodici, però, nell’ultimo anno si è registrata una ripresa sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%). Ma solo il 42,9% degli italiani legge i libri a stampa e il 9,6% gli ebook. Complessivamente, i lettori di libri si attestano al 45,7% della popolazione, confermando la ancora scarsa capacità dei libri elettronici di attirare nuovi lettori. 5


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VARIE

BANCHE DATI ONLINE, IVA AGEVOLATA AL 4% Risoluzione 120/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate del 28/09/2017 – Il parere ha preso le mosse da una iniziativa dell’USPI, in concorso e in accordo con il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio. Con la risoluzione 120/E/2017del del 28/09/2017, emanata in risposta ad un interpello, l’Agenzia delle Entrate ha dato parere sull’ estensione che la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (c.d. Legge di Stabilità 2015) ha dato alla tabella A, parte II, numero 18), allegata al DPR 633/1972, ricomprendendo tra i «giornali, notiziari quotidiani, dispacci dell’ agenzie di stampa, libri e periodici», tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica. Nello specifico, recependo anche la tesi più volte sostenuta dall’USPI nei confronti della stessa Agenzia, la Direzione Centrale Normativa ha chiarito che l’aliquota Iva al 4% è pure applicabile alle operazioni di messa a disposizione on line dei prodotti editoriali anche nel caso in cui tali prodotti siano offerti da parte di una banca dati online, che prevede altresì una serie di servizi aggiuntivi – tra cui, ad esempio, la possibilità di scaricare alcuni articoli in formato pdf o di leggere l’abstract. In definitiva, restando la funzione principale del contratto di abbonamento quella di consentire di acquisire il contenuto digitalizzato di libri, periodici e delle altre pubblicazioni, che presentano i requisiti richiesti dalla legge per il trattamento Iva agevolato, l’ aliquota Iva applicabile è senza alcun dubbio quella del 4 per cento. AGENzIA DELLE ENTRATE RISOLUzIONE 120/E/2017 DEL 28/09/2017 28/09/2017

OGGETTO: Interpello ordinario (Art. 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212). Aliquota IVA del 4 per cento - diritti di accesso a banca dati “on line” - n. 18, tabella A, parte II, DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’art. 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (c.d. legge di stabilità 2015) è stato esposto il seguente QUESITO L’Ente interpellante nel perseguimento delle proprie finalità istituzionali, consistenti, tra l’altro, nel rappresentare e valorizzare il sistema delle autonomie universitarie, intende realizzare economie nell’acquisto e nella gestione delle risorse elettroniche, a vantaggio delle Università ed enti aderenti. A tal fine, intende acquisire i diritti di accesso non esclusivi di risorse elettroniche quali riviste, banche dati, e-books e dei relativi servizi integrati. In particolare, l’Ente istante intende acquisire i diritti di accesso a banca dati nella quale sono archiviate e messe adisposizione dei sottoscrittori pubblicazioni scientifiche essenzialmente aventi carattere periodico (e, dunque, contraddistinte da un codice ISSN). Al riguardo, chiede di sapere se in relazione all’acquisto dei

predetti diritto di accesso alla banca dati sia applicabile l’aliquota IVA del 4 per cento prevista dal n. 18 della tabella A, parte II, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Più, in dettaglio, si chiede sei servizi gratuiti di accesso e consultazione della banca dati debbano essere considerati prestazioni escluse ai fini IVA ovvero servizi accessori alla prestazione principale di fruizione del contenuto della banca dati. SOLUzIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE L’interpellante ritiene applicabile al contratto di abbonamento alla banca dati l’aliquota IVA del 4 per cento prevista dal n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Ciò, in quanto, la finalità dell’abbonamento è quella di ottenere l’accesso e la fruizione dei contenuti della banca dati formata da pubblicazioni recanti codice ISSN (o, in alcuni casi, ISBN) e, dunque, rientranti nel campo di applicazione dell’aliquota ridotta di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633. In particolare, evidenzia l’istante, la banca dati in argomento costituisce una banca dati bibliografica contenente, in formato elettronico, informazioni sugli articoli pubblicati su un ampio numero di periodici, siano essi su supporto cartaceo o in formato elettronico, quali, l’autore, il titolo, il periodico, il fascicolo, le pagine, l’anno e, di norma, l’abstract. L’accesso alla predetta banca dati e la consultazione della stessa (che costituiscono parte del contratto sottoscritto dalla CRUI) fino alla visualizzazione dell’abstract sono servizi gratuiti. Del resto, evidenzia l’interpellante, le funzionalità di ricerca possono essere utilizzate gratuitamente tramite comuni motori di ricerca. Costituisce, invece, a parere dell’interpellante, servizio fruibile a fronte del corrispettivo di abbonamento, la consultazione integrale dei contenuti della banca dati, formata da pubblicazioni recanti codice ISSN (o, in alcuni casi, ISBN). In relazione a tale servizio, pertanto, l’Ente istante ritiene applicabile l’aliquota del 4 per cento prevista dal n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Osserva l’interpellante, peraltro, che ciò che l’editore commercializza sono i contenuti editoriali mentre le funzionalità di ricerca offerte - per le quali non viene corrisposto un prezzo - sono un supporto all’attività commerciale e, quindi, irrilevanti ai fini IVA. In proposito, in risposta alla richiesta di documentazione integrativa, l’interpellante ha chiarito che la piattaforma online consente e tutti gli utenti, sottoscrittori di abbonamento e non sottoscrittori, di svolgere una serie di attività grazie a delle funzioni gratuite, tra cui scaricare articoli in formato pdf se la rivista è inclusa tra quelle in abbonamento oppure se l’articolo è pubblicato in “open access”. Diversamente, non è possibile leggere, stampare o scaricare il PDF dell’articolo a meno di acquistarlo, con carta di credito. Evidenzia, infine, l’interpellante che lo scorrimento dei numeri delle riviste è la tipologia di consultazione tipica dei periodici in formato cartaceo e che la possibilità di stampare e scaricare una quantità ragionevole di articoli, abstract, registrazioni e parti di capitoli dei prodotti sottoscritti esclude il download massivo di interi volumi di periodici. Le funzionalità di ricerca anche laddove dovessero essere Notiziario USPI n° 10/2017


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VARIE considerate rilevanti ai fini IVA dovrebbero, comunque, essere considerate operazioni accessorie (nella nozione enucleata dalla giurisprudenza europea nonché dalla giurisprudenza e prassi nazionale) e quindi, dovrebbero essere assoggettate alla stessa aliquota prevista per l’operazione principale: la vendita di libri o riviste. In proposito, l’interpellante evidenzia che la nozione di operazione accessoria nel sistema comune di imposta sul valore aggiunto è stata enucleata dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea che, con costante giurisprudenza, ha affermato che un’operazione deve essere considerata accessoria ad una operazione principale, quando essa non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni della fornitura principale offerta dal soggetto passivo (cfr. Corte di Giustizia, sentenze: 16 aprile2015, causa C-42/14; 17 gennaio 2013, C 24/11; 27 settembre 2012, C-392/11; 10 marzo 2011, C-497/09, C499/09, C-501 e C-502/09; 2 dicembre 2010, C-276/09; 10 giugno 2010, C-262/08; 21 febbraio 2008, C-425/06; 14 giugno 2007, C-434/05; 29 marzo 2007, C-111/05; 27 ottobre 2005, C-41/04; 25 febbraio 1999, C-349/96; 22 ottobre 1998, C-308/96 e C-94/97). Evidenzia, altresì, l’interpellante che l’utilità della fornitura quale criterio di identificazione dell’operazione accessoria e dell’operazione principale è stato utilizzato sia dalla prassi dell’Autorità fiscale (cfr. Risoluzioni: 36/E del 2011; 343/E del 2008; 337/E del 2008; 230/E del 2002; 216 del 2002; 430654 del 1992; 490292 del 1991;431168 del 1990; 550145 del 1988; 369828 del 1980; 381732 del 1980; 363930 del1979) che dalla giurisprudenza nazionale (cfr. Corte di Cassazione, sent.: n. 13312 del2013; n. 24049 del 2011; CTC, decisioni: n. 184 del 1994 e m. 1184 del 1988). E’, peraltro, noto, evidenzia l’interpellante, che qualunque documento digitale offre anche la possibilità di effettuare ricerche su parole chiave se non su singole parole del testo. Non è, però, questa funzionalità a modificare la natura della risorsa elettronica ma esclusivamente il disporre o meno del testo integrale del documento editoriale al pari, peraltro, di quanto avviene con gli e-books. PARERE DELL’AGENzIA DELLE ENTRATE L’art. 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (c.d. legge di stabilità2015) - modificato dall’art. 1, comma 637, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 dispone che “Ai fini dell’applicazione della tabella A, parte II, numero 18), allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono da considerare giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica”. Con la circolare n. 20/E del 18 maggio 2016 la scrivente ha illustrato l’ambito di applicazione della predetta disposizione chiarendo che “ai fini dell’applicazione dell’aliquota Iva ridotta del 4 per cento, il codice ISBN o ISSN è condizione necessaria ma non sufficiente. Occorre, infatti, che il prodotto editoriale abbia le caratteristiche distintive tipiche dei giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici, per la cui individuazione si rinvia ai precedenti documenti di prassi della scrivente” (cfr. circolare n. 23/E del 2014 e circolare n. 328 del 1997). In particolare, giova richiamare le caratteristiche distintive dei predetti prodotti editoriali: - giornali e notiziari quotidiani - prodotti che si caratterizNotiziario USPI n° 10/2017

zano per il requisito della cadenza quotidiana che soddisfino il requisito della registrazione presso il competente tribunale (cfr. Ris. n. 490961 del 10 novembre 1990); - dispacci delle agenzie di stampa - prodotti consistenti nell’invio giornaliero di informazioni desunte dalla stampa quotidiana e/o periodica, equiparati, ai fini della sola aliquota IVA, ai giornali quotidiani (sesto comma dell’art. 34 del D.L. 2 marzo 1989, n. 69, convertito dalla legge 27 aprile 1989, n. 154); - libri - prodotti che si caratterizzano per avere una funzione divulgativa e scientifica (cfr. circolari n. 23 del 2014 e n. 328 del 1997); - periodici - i prodotti editoriali registrati come pubblicazioni ai sensi della L. 8 febbraio 1948, n. 47 e successive modificazioni compresi quelli per i quali non può farsi riferimento al requisito della registrazione presso la Cancelleria del Tribunale in quanto esonerati da tale adempimento (esempio pubblicazioni di provenienza estera). In particolare, si considerano periodici quei prodotti che presentano il requisito della cadenza periodica ed hanno contenuto divulgativo. La citata circolare n. 20/E del 2016 ha, altresì, chiarito che sulla base del tenore letterale della disposizione in esame l’aliquota IVA del 4 per cento è applicabile “…anche alle operazioni di messa a disposizione “on line” (per un periodo di tempo determinato) dei prodotti editoriali sopra menzionati. Si tratta di quelle fattispecie, sempre più diffuse, in cui al consumatore è offerta la fruizione dei prodotti editoriali mediante utilizzo di siti web ovvero piattaforme elettroniche. Si pensi alla consultazione di biblioteche on line che prevedono, altresì, una serie di servizi aggiuntivi quali: ricerche; inserire commenti, stampare. Del resto, il riferimento della novella legislativa alle pubblicazioni “veicolate tramite mezzi di comunicazione elettronica” appare suscettibile di essere interpretato nel senso di ammettere al beneficio dell’aliquota super ridotta la fornitura, in formato digitale, ancorché per un periodo limitato, di giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici”. Tanto premesso, riguardo al caso concreto prospettato, si è dell’avviso che alla messa a disposizione, da parte della Banca dati, di prodotti editoriali aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN, torni applicabile l’aliquota IVA del 4 per cento di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972. Ciò, nel presupposto evidenziato dall’interpellante che, essendo la Banca dati in argomento una banca dati bibliografica, le funzionalità di ricerca offerte all’utente non costituiscano un valore aggiunto dal punto di vista del consumatore. Invero, tali funzionalità sono offerte gratuitamente agli utenti, a prescindere dalla sottoscrizione del contratto di abbonamento, tant’è - come evidenzia l’interpellante - che possono essere fruite anche tramite altri comuni motori di ricerca. Tali circostanze inducono la scrivente a ritenere che la ragione economica della conclusione del contratto di abbonamento sia quella di consentire all’abbonato di acquisire il contenuto digitalizzato di libri e altre pubblicazioni aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN. Pertanto, si è dell’avviso che all’operazione di abbonamento alla banca dati in argomento torni applicabile l’aliquota IVA del 4 percento di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972. 7


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CONTRIBUTI DIRETTI ALL’EDITORIA, PUBBLICAzIONE FAQ DEL DIPARTIMENTO EDITORIA Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri ha pubblicato le FAQ relative ad alcuni quesiti posti dalle imprese editrici sulle disposizioni contenute nel decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70.

FAQ SUI CONTRIBUTI ALL’EDITORIA PREVISTI DAL DECRETO LEGISLATIVO 15 MAGGIO 2017, N. 70 (Aggiornato al 6 ottobre 2017) 1. TRASFORMAzIONI E ADEGUAMENTI DEGLI ASSETTI SOCIETARI - APPLICAzIONE DELL’ARTICOLO 5, COMMA 3, DEL DECRETO LEGISLATIVO15 MAGGIO 2017, N. 70

QUESITO Una cooperativa proprietaria di una testata periodica, con maggioranza delle quote intestata ad un ente morale e le restanti quote intestate a persone fisiche, che percepisce i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250 del 7 agosto 1990, può continuare a beneficiare dei contributi previsti dal decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? RISPOSTA Sì, purché soddisfi le condizioni previste dall’art. 2, comma 1, lett. b), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, e limitatamente ad un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge 26 dicembre 2016, n. 198. QUESITO Una cooperativa, proprietaria di una testata periodica, che ha percepito i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250 del 7 agosto 1990 avendo la maggioranza del capitale intestata ad un ente morale e le restanti quote a persone fisiche, può accedere ai contributi previsti dall’art. 2, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, modificando il proprio assetto societario mediante la cessione ad uno o più enti morali delle quote intestate ai soci persone fisiche? RISPOSTA Sì, fermo restando il possesso degli altri requisiti, potrà beneficare dei contributi previsti dall’art. 2, comma 1, lett. c), del decreto legislativo n. 70, posto che a seguito di tale modifica il capitale sociale sarà interamente detenuto da enti senza fini di lucro. QUESITO Una cooperativa che ha percepito i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250 del 7 agosto 1990, si è costituita come cooperativa giornalistica in data 31 gennaio 2017 modificando il proprio statuto. La stessa può continuare a chiedere i contributi a far data dall’entrata in vigore del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, avvalendosi della disposizione contenuta nell’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? RISPOSTA Sì. L’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 prevede espressamente che il requisito dei due anni di anzianità di costituzione dell’impresa (e di edizione della testata) non si applica alle imprese, asso-

ciazioni ed enti che adeguino l’assetto societario alle prescrizioni del decreto; ciò proprio al fine di non penalizzare le imprese già beneficiarie dei contributi nel periodo di adeguamento dell’assetto societario alle nuove prescrizioni normative. In ogni caso e fatto salvo l’accertamento dei restanti requisiti richiesti dalla legge, per l’applicazione della norma è necessario che le imprese abbiano percepito il contributo per l’annualità precedente a quella in cui esse provvedono all’adeguamento (in questo caso la cooperativa deve aver percepito il contributo per l’anno 2016). QUESITO Una cooperativa non giornalistica che svolge unicamente l’attività di editore di giornale e beneficia da tempo dei contributi vorrebbe trasformare la cooperativa in una società a responsabilità limitata, con capitale interamente detenuto da un ente o da enti senza scopo di lucro. In tal caso, rientrerebbe nella disposizione contenuta nell’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 secondo cui non si applica il requisito dei due anni di anzianità di costituzione e di edizione della testata? RISPOSTA Sì, purché la cooperativa abbia percepito il contributo per l’annualità precedente alla trasformazione. QUESITO Un giornale che riceve da tempo i contributi all’editoria ed è edito da un ente morale senza scopo di lucro che non svolge unicamente attività informativa autonoma ma anche altre attività di tipo culturale, assistenziale, etc., deve adeguare il proprio assetto/scopo societario al fine di continuare a percepire i contributi ai sensi del decreto legislativo n. 70? Tale adeguamento potrebbe consistere nel costituire una nuova impresa/società editrice con capitale detenuto interamente da ente o enti senza fine di lucro, secondo quanto previsto dall’art. 2, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? In tal caso, si applica la deroga di cui all’art 5, comma 3, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? RISPOSTA L’art. 5, comma 1, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 stabilisce che le imprese editrici richiedenti i contributi devono svolgere “unicamente attività informativa autonoma……..di carattere generale”. In virtù di tale previsione, gli enti che non soddisfano tale condizione in quanto svolgono anche attività non aventi natura informativa, al fine di adeguarsi alla disposizione normativa e accedere al contributo, possono procedere alla creazione di un nuovo soggetto di diritto che abbia come oggetto sociale esclusivo l’edizione della testata; in tal caso, agli enti che hanno beneficiato del contributo per l’annualità precedente all’adeguamento, si applica la disposizione contenuta nell’art. 5, comma 3, del decreto legislativo n. 70. QUESITO Una cooperativa che riceve regolarmente i contributi e che nei primi mesi dell’anno 2017 ha adeguato il proprio assetto societario trasformandosi in una cooperativa giornalistica, Notiziario USPI n° 10/2017


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EDITORIA rientra nella deroga prevista dall’art. 5, comma 3, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70?

RISPOSTA Si, purché abbia percepito il contributo per l’annualità 2016. QUESITO Le imprese, fondazioni e enti morali in possesso dei requisiti previsti dall’art. 3 comma 3, L. 250/90 per presentare domanda e percepire i contributi relativi all’annualità 2017, possono procedere all’adeguamento nell’anno 2018 usufruendo così della deroga al requisito dei due anni di anzianità di costituzione dell’impresa e di edizione della testata, prevista dal comma 3 dell’articolo 5? RISPOSTA Sì, ove l’adeguamento dell’assetto societario si renda necessario al fine di conformarsi alle nuove prescrizioni contenute nel decreto e a condizione che l’impresa abbia percepito il contributo per l’annualità precedente a quella in cui si provvede all’adeguamento (in questo caso per l’annualità 2017). ***** 2. ENTI SENzA FINE DI LUCRO

QUESITO All’articolo 2, comma 1, lett. c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sono indicati tra i soggetti beneficiari del contributo gli enti senza fini di lucro. Quali soggetti rientrano in tale categoria? RISPOSTA In termini generali, per enti senza fini di lucro si intendono gruppi di soggetti privati (persone giuridiche private) che operano secondo criteri e principi non riconducibili ad una logica di profitto, utilizzando tutte le risorse per la realizzazione del proprio scopo per il perseguimento di finalità socialmente rilevanti. Tali enti possono assumere forme giuridiche diverse; a titolo esemplificativo appartengono a questa categoria le associazioni (riconosciute e non riconosciute), le fondazioni, l’organizzazione di volontariato o non governativa, la cooperativa sociale, il comitato, etc.. Tuttavia, ai fini dell’applicazione della disciplina sui contributi contenuta nel decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, l’ente senza fine di lucro deve soddisfare la condizione di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 70, e cioè svolgere unicamente attività informativa autonoma ed indipendente di carattere generale. *****

tivo 15 maggio 2017, n. 70, è da intendersi riferito al numero minimo dei dipendenti richiesti in relazione alla periodicità della testata, vale a dire 5 dipendenti regolarmente assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, per le imprese editrici di quotidiani, e 3 dipendenti regolarmente assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, per le imprese editrici di periodici. ***** 4. DIPENDENTI E CONTRATTO DI LAVORO APPLICABILE

QUESITO L’art. 5, comma 1, lett. d), del decreto legislativo n. 70 prevede, tra i requisiti per l’accesso ai contributi diretti, l’impiego nell’intero anno di riferimento del contributo di almeno cinque dipendenti con prevalenza di giornalisti regolarmente assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, per le imprese editrici di quotidiani, e di almeno tre dipendenti, con prevalenza di giornalisti regolarmente assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, per le imprese editrici di periodici. Al riguardo si chiede: 1. se sia applicabile qualsivoglia contratto di lavoro a tempo indeterminato che riguarda il lavoro in imprese editrici di quotidiani e/o periodici; 2. nel caso in cui l’impresa richiedente i contributi abbia un numero di dipendenti corrispondente al numero minimo previsto dalla norma, ma nel corso dell’anno di riferimento del contributo uno o più di essi cessino dal rapporto di lavoro per cause diverse (ad es. morte, licenziamento, pensionamento), se tale requisito può ritenersi soddisfatto quando gli stessi vengano sostituiti in un ragionevole lasso di tempo che tenga conto della necessaria attività di ricerca e selezione del personale. RISPOSTA Ai fini del possesso del requisito previsto dall’art. 5, comma 1, lett. d), i giornalisti devono essere assunti con un contratto avente durata indeterminata, a tempo pieno o parziale, nel numero minimo richiesto dalla medesima norma. Ove nel corso dell’anno di riferimento del contributo uno o più di essi cessino dal rapporto di lavoro, ai fini del requisito non vi deve essere soluzione di continuità nella sostituzione con i nuovi assunti, fatti salvi i casi in cui la cessazione del rapporto derivi da cause impreviste (per morte o licenziamento senza preavviso), per i quali è consentito il venir meno del requisito minimo per un tempo ragionevolmente necessario a reperire la nuova risorsa. QUESITO E’ corretto ritenere, come si evince dalla declaratoria della legge, che i dipendenti debbano essere assunti a tempo indeterminato ma che gli stessi possano essere assunti a tempo parziale?

3. NUMERO MINIMO DI DIPENDENTI

QUESITO Se un’impresa editrice di un periodico ha assunto sette dipendenti, di cui tre giornalisti, può chiedere i contributi previsti dal decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, fatto salvo l’accertamento degli altri requisiti richiesti dalla legge? RISPOSTA Sì, in quanto il requisito della prevalenza dei giornalisti impiegati nell’intero anno di riferimento del contributo, previsto dall’art. 5, comma 1, lett. d), del decreto legislaNotiziario USPI n° 10/2017

RISPOSTA Sì, tale disposizione, peraltro, era già prevista dal decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63 e su questo aspetto non è stata introdotta alcuna modifica dal decreto legislativo di riforma dei contributi. QUESITO Ai fini del requisito di accesso al contributo, i giornalisti devono essere assunti da due anni o devono risultare assunti nel periodo di maturazione previsto dall’art. 5 comma 1, lett. d), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? 9


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EDITORIA RISPOSTA L’art. 5, comma 1, lett. d), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 richiede un numero minimo di dipendenti, con prevalenza di giornalisti, assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, solo per l’anno di riferimento del contributo.

QUESITO Nel caso in cui siano soddisfatti i requisiti di anzianità dell’editore e della testata, la circostanza che i soci giornalisti (trattasi di una cooperativa), direttore compreso, siano stati retribuiti con partita IVA (emissione fattura) da almeno due anni, può rappresentare un motivo ostativo all’accesso ai contributi? RISPOSTA Sì. Ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. d), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, per accedere ai contributi è necessario che l’impresa, nell’intero anno di riferimento del contributo, abbia regolarmente assunto dipendenti, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con prevalenza di giornalisti. ***** 5. MISURE IDONEE A CONTRASTARE FORME DI PUBBLICITÀ LESIVA DELL’IMMAGINE E DEL CORPO DELLA DONNA

QUESITO L’art. 5, comma 2, lett. g), del decreto legislativo n. 70 prevede, tra i requisiti di accesso ai contributi, l’impegno ad adottare misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità

6. AMBITO COMMERCIALE AI SENSI DELL’ART. 5, COMMA 1, DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 70

QUESITO L’art. 5, comma 1 del decreto legislativo n. 70 prevede che i contributi diretti siano concessi alle imprese editrici di cui all’art. 2, comma 1, lettere a), b) e c) che, in ambito commerciale esercitino unicamente un’attività informativa autonoma di carattere generale e siano in possesso di una serie di requisiti. Al riguardo si chiede se, ai fini dell’ammissione ai contributi pubblici per l’editoria, soddisfi tale condizione un ente senza fine di lucro (eventualmente anche un ente ecclesiastico) proprietario di una testata periodica che, nell’ambito della propria attività istituzionale, conceda in locazione immobili di cui è esso stesso proprietario, con l’unico obiettivo di percepire i canoni e senza svolgere un’attività commerciale con i caratteri della professionalità, organizzazione e sistematicità. RISPOSTA Deve ritenersi che non vi sia incompatibilità tra l’esercizio, in ambito commerciale, di un’attività informativa autonoma di carattere generale da parte dell’ente ecclesiastico e l’eventuale concessione in locazione di beni immobili di cui l’ente è proprietario allorché essa si configuri come mero sfruttamento economico da parte dell’ente di tali beni e non come esercizio di attività commerciale con i caratteri della professionalità, organizzazione, sistematicità e abitualità, idonea a far assumere all’ente la soggettività passiva ai fini IVA. Ove infatti il regime fiscale applicato sia quello dell’IRES, e quindi l’imposta sul reddito delle persone giuridiche introdotta dal decreto legislativo n. 344/2003, deve ritenersi che l’attività non dia luogo a sistematica conduzione di operazioni economiche con terzi e quindi non ricorra il carattere dell’imprenditorialità in capo all’ente locatore, confliggente ai fini dell’applicazione del decreto legislativo n. 70 per l’ammissione ai contributi. ***** 7. ATTIVITÀ INFORMATIVA AUTONOMA INDIPENDENTE DI CARATTERE GENERALE

lesiva dell’immagine e del corpo della donna, assunto anche mediante l’adesione al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale. Al riguardo con quale modalità deve essere attestato tale adempimento?

RISPOSTA Ai fini del possesso del requisito di cui all’art. 5, comma 2, lett. g), del decreto legislativo n. 70, l’impresa editrice deve attestare nella dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà prevista dall’art. 2, comma 2, lett. d), punto 12, del D.P.C.M. 28 luglio 2017: a) di aver adottato nell’ambito dell’attività informativa misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna; b) ove abbia aderito, eventualmente tramite la propria associazione rappresentativa, al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, di essersi adeguata alle prescrizioni in esso contenute. *****

QUESITO L’art. 5, comma 1, del decreto legislativo n. 70 prevede, quale requisito di accesso ai contributi diretti, l’esercizio in ambito commerciale, unicamente, di un’attività informativa autonoma indipendente di carattere generale. Quali attività è corretto ritenere che rientrino nell’ambito di tale attività informativa autonoma? RISPOSTA Ai fini dell’ammissione ai contributi diretti, rientra nella nozione di attività informativa, autonoma e indipendente, in primis, l’attività editoriale diretta alla produzione di quotidiani o periodici, a cui può affiancarsi un’attività informativa svolta mediante impresa di radiodiffusione sonora, anche tramite servizi di media audiovisivi o radiofonici per le trasmissioni digitali terrestri e/o per le trasmissioni satellitari, l’esercizio di un sito web a carattere informativo e un’eventuale attività di edizione di libri riconducibile alle finalità istituzionali dell’ente. In ogni caso le attività eventuali ed ulteriori rispetto all’attività di edizione di giornali devono essere tenute distinte dal punto di vista organizzativo e gestionale e i relativi costi di produzione devono essere imputati a contabilità separate. Notiziario USPI n° 10/2017


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EDITORIA ***** 8. DISTRIBUzIONE DEGLI UTILI

QUESITO L’articolo 5, comma 2, lett. e), del decreto legislativo n. 70 prevede, quale requisito di accesso, il “divieto di distribuzione di utili provenienti dall’esercizio dell’anno di riscossione dei contributi e negli otto anni successivi, adottato con norma statutaria”. Decorso il tempo previsto dalla disposizione normativa, possono essere distribuiti gli utili anche se l’impresa editrice continua a percepire i contributi? A decorrere dall’entrata in vigore della nuova normativa, possono essere distribuiti utili formatisi nel periodo antecedente gli otto anni del divieto? RISPOSTA No, fino a quando continua a percepire il contributo, l’impresa non può distribuire utili. Ciò in quanto la finalità della norma è quella di evitare che i contributi erogati alle imprese editrici confluiscano nella disponibilità patrimoniale personale dei soci anziché essere impiegati per il vantaggio e lo sviluppo aziendale, cui è preordinato il sostegno pubblico alle imprese editoriali c.d. “deboli” (cooperative, enti senza scopo di lucro, etc.). Gli otto anni di divieto decorrono dall’esercizio dell’ultimo anno di riscossione dei contributi e, quindi, non è possibile effettuare distribuzioni di utili prima della scadenza di tale periodo. QUESITO E’ necessario adeguare lo statuto sociale dell’impresa che, in conformità a quanto previsto dalla legge n. 250 del 1990, dispone il divieto di distribuzione degli utili nell’anno di riscossione dei contributi e nei dieci anni successivi? RISPOSTA La previsione in materia di divieto di distribuzione degli utili contenuta nella legge n. 250 del 1990 e s.m. è più restrittiva rispetto a quella del decreto legislativo n. 70; pertanto l’adeguamento statutario alle nuove previsioni è rimesso alla scelta dell’impresa. QUESITO Anche gli enti ecclesiastici proprietari di una testata periodica sono tenuti a rispettare, ai fini dell’accesso ai contributi diretti di cui al decreto legislativo n. 70 del 2017, il divieto di distribuzione di utili adottato con norma statutaria, secondo quanto previsto dall’art. 5, comma 2, lett. e), del decreto legislativo n. 70? Nel caso di risposta affermativa, ove tali enti non abbiano l’obbligo di avere uno statuto, può tale requisito ritenersi conseguito allorché l’autorità ecclesiastica competente disponga, con proprio decreto, il suddetto divieto di distribuzione degli utili? RISPOSTA Il divieto di distribuzione degli utili, richiamato dall’art. 5, comma 2, lett. e) del decreto legislativo n. 70 ma già previsto dall’originaria normativa sui contributi diretti all’editoria, ha la finalità di evitare che le risorse statali, espressamente destinate al settore dell’editoria, possano essere utilizzate per scopi diversi da quello primario del sostegno all’attività editoriale. Trattandosi, quindi, di un requisito generale richiesto dalla normativa di settore, esso si applica anche agli enti ecclesiastici, considerata anche la loro natura di enti che non perseguono un fine lucrativo. Ciò, peraltro, appare in linea con quanto dispoNotiziario USPI n° 10/2017

sto dall’art. 7, comma 3, della legge n. 121 del 1985 (Ratifica ed esecuzione dell’Accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede), secondo cui “le attività diverse da quelle di religione o di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sono soggette, nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti, alle leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previsto per le medesime”. Alla luce della medesima disposizione, nel caso in cui l’ente fosse sprovvisto di statuto l’osservanza del divieto di distribuire utili, nei termini previsti dalla legge, potrà essere attestata con l’allegazione del provvedimento dell’Autorità ecclesiastica. QUESITO Le società titolari di periodici che richiedono l’accesso ai contributi diretti devono adottare, con norma statutaria, il divieto di distribuzione di utili provenienti dall’esercizio dell’anno di riscossione dei contributi e negli otto anni successivi. In caso di liquidazione e scioglimento prima della decorrenza di tali otto anni, come si deve procedere? RISPOSTA In tal caso trova applicazione l’art. 3, comma 6, della legge n. 250 del 1990 secondo cui ove la società sia posta in liquidazione nei dieci anni dalla riscossione dell’ultimo contributo, la stessa dovrà versare in conto entrate al Ministero del tesoro (rectius: dell’economia e delle finanze), prima di qualunque distribuzione od assegnazione, una somma calcolata con le modalità indicate nella medesima disposizione nei limiti del risultato netto della liquidazione. A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 70, il periodo di riferimento dei dieci anni è da intendersi ridotto ad otto anni ai sensi dell’art. 5, comma 2, lett. e), del decreto medesimo. ***** 9. COOPERATIVE DI GIORNALISTI

QUESITO Le cooperative di giornalisti debbono adeguare il proprio statuto a tutte le disposizioni previste alla lettera d) del comma 3 dell’articolo 4 del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 70 o solo alla disposizione di cui numero 1, secondo quanto indicato dall’art. 2, comma 2, lett. b), del D.P.C.M. 28 luglio 2017? Nel caso debbano adeguare lo statuto a tutte le disposizioni, vi possono provvedere nel corso dell’anno 2018? RISPOSTA L’art. 4, comma 3, lett. d), del decreto legislativo n. 70 dispone che le cooperative giornalistiche abbiano espressamente previsto nello statuto le clausole ivi indicate; pertanto, a decorrere dai contributi relativi all’anno 2018, gli statuti delle cooperative giornalistiche devono essere conformati alle disposizioni contenute nel decreto legislativo, parzialmente richiamate dal decreto attuativo. In sede di prima applicazione del decreto legislativo n. 70, ove le cooperative perfezionino l’adeguamento statutario nel corso dell’anno 2018, le stesse dovranno produrre, nell’ambito della documentazione da presentare a corredo della domanda di contributo, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante l’osservanza sostanziale ed effettiva di tutte le clausole previste dall’art. 4, comma 3, lett. d), a far data dal 1° gennaio 2018, cioè anche per il periodo antecedente la formalizzazione


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EDITORIA della variazione statutaria. ***** ***** 11. RIMBORSO DEI COSTI 10. PROPRIETÀ/AFFITTO DELLA TESTATA

QUESITI - Ai sensi del decreto legislativo n. 70, una cooperativa deve obbligatoriamente acquistare la testata per ricevere il contributo? - Una cooperativa semplice, comodataria a titolo gratuito od affittuaria di una testata periodica, la cui maggioranza del capitale risulti intestata ad un ente morale e le restanti quote a persone fisiche, che ha percepito i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250 del 7 agosto 1990 può continuare a percepire i contributi previsti dal decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? - Una testata di proprietà di una diocesi è stata, fino ad oggi, concessa in locazione ad un’impresa editrice (cooperativa) che ne ha chiesto i contributi ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge n. 250 del 1990. In tal caso è possibile applicare all’impresa la deroga all’obbligo di proprietà della testata da

QUESITO Fatto salvo l’accertamento dei requisiti richiesti dalla legge, un’impresa editrice può chiedere il rimborso dei costi relativi a tutti i propri dipendenti ovvero solo ai dipendenti entro il numero minimo richiesto dall’art. 5, comma 1, lett. d), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70? RISPOSTA Le imprese possono portare a rimborso i costi relativi a tutti i dipendenti che rientrano nelle categorie previste dall’art. 8, comma 2, lett. a), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 (giornalisti, poligrafici, web master, altre figure tecniche assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato); tali costi verranno rimborsati entro gli importi e nei limiti fissati dal decreto legislativo all’articolo 8, commi 2, lett. a), 8 e 9. ***** 12. CRITERI PREMIALI

QUESITO Ai sensi dell’art. 8, comma 14, lett. b), del decreto legislativo n. 70, all’impresa che attua percorsi di alternanza scuola-lavoro si applica una quota aggiuntiva di contributo, fino ad un massimo del 3 per cento del contributo erogato. Detta percentuale si intende riferita a ciascuna scuola superiore che abbia stipulato convenzioni con l’impresa editoriale per l’attivazione dei suddetti percorsi? RISPOSTA La quota aggiuntiva di contributo prevista dall’art. 8, comma 14, lett. b), del decreto legislativo n. 70 è calcolata in relazione alle convenzioni per l’attivazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro stipulate con ciascuna scuola. DIE, Via della Mercede 9, Roma - Da Wikipedia.org

parte dell’editore, prevista dall’art. 5, comma 2, lett. d), del decreto legislativo n. 70 per le cooperative subentrate ai sensi dell’art. 1, comma 7-bis, del decreto legge 18 maggio 2012, n. 63?

***** 13. EDIzIONE IN FORMATO DIGITALE AUTOPRODOTTO E AGGIORNAMENTI

-

MATERIALE

- Una cooperativa giornalistica beneficiaria dei contributi a decorrere dall’anno 2006 in virtù di un contratto di cessione in uso della testata, può continuare a percepire i contributi ai sensi del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70?

QUESITO Si può definire autoprodotto il materiale già pubblicato sull’edizione cartacea? Può trattarsi di materiale proveniente da agenzie e/o uffici stampa, opportunamente lavorato dal punto di vista giornalistico?

RISPOSTA L’art. 5, comma 2, lett. d), del decreto legislativo n. 70 prevede, come requisito per accedere al contributo, che l’editore sia proprietario della testata per quale richiede il contributo stesso. Le deroghe a tale obbligo, previste dal medesimo articolo, si riferiscono a fattispecie tassative che riguardano le imprese editrici che hanno maturato il diritto ai contributi entro la data del 31 dicembre 2005 (legge 23 dicembre 2005, n. 266) e le cooperative subentrate al contratto di cessione in uso ai sensi dell’art. 1, comma 7-bis, del decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63. Al di fuori delle suddette ipotesi, i beneficiari dei contributi devono risultare proprietari della testata nel periodo per il quale si richiede il contributo.

RISPOSTA Per materiale autoprodotto si intende il risultato dell’attività editoriale svolta dalla struttura organizzativa interna all’impresa editrice, in termini di creazione, elaborazione critica, commento delle notizie dirette all’utente. Il materiale pubblicato nell’edizione cartacea e diffuso anche nell’edizione digitale, può considerarsi “autoprodotto” se rispondente a tali caratteristiche. La semplice aggregazione di notizie o la ripubblicazione, totale o prevalente, di contenuti prodotti al di fuori della propria organizzazione editoriale, non soddisfa il carattere di originalità dell’informazione richiesto dall’art. 7, comma 2, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. QUESITO Notiziario USPI n° 10/2017


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EDITORIA

VARIE

Cosa si intende per “aggiornamento” degli articoli o contenuti multimediali originali. E’ sufficiente la ripubblicazione?

RISPOSTA Per aggiornamento si intende la revisione, l’adeguamento, lo sviluppo e l’integrazione degli articoli o dei contenuti multimediali originali, generato sulla base di nuove conoscenze o di nuovi accadimenti riguardanti gli stessi o ad essi correlati. La mera ripubblicazione di un articolo non è sufficiente a soddisfare il requisito previsto all’art. 7, comma 2, lettere a) e b), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. ***** 14. CONTENUTI A PAGAMENTO

QUESITO Per quanto riguarda i contenuti a pagamento per le testate on line, ci sono particolari quantità da rispettare? RISPOSTA In caso di edizione esclusivamente in formato digitale, l’art. 7, comma 4, del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 non indica soglie o limiti di onerosità delle testate on line, purché vi siano contenuti fruibili a pagamento in relazione ad ogni singola uscita. ***** 15. UTENTI UNICI FINALI

QUESITO L’art. 2, comma 2, lett. d), punto 11, del D.P.C.M. 28 luglio 2017 prevede che il legale rappresentante dell’impresa richiedente i contributi presenti, per l’edizione digitale, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante, tra l’altro, l’indicazione del numero medio mensile di utenti unici finali raggiunti. Ai fini di tale indicazione, si può fare riferimento ai dati di Google Analytics? RISPOSTA Google Analytics risulta essere uno dei sistemi di rilevazione statistici del numero di utenti unici ad oggi presenti in Italia. Pertanto, ai fini dell’attestazione richiesta, si può fare riferimento ai dati da esso forniti. ***** 16. FUNzIONALITÀ PER L’ACCESSIBILITÀ AI CONTENUTI INFORMATIVI DEL SITO

QUESITO L’art. 7 del decreto legislativo n. 70 prevede, tra l’altro, che le edizioni in formato digitale della testata siano dotate di funzionalità per l’accessibilità alle informazioni nel sito da parte delle persone con disabilità. Ai fini dell’assolvimento di tale prescrizione, può essere adottato lo standard W3C? RISPOSTA In conformità ai principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006 (art. 9), la piattaforma W3C (World Wide Web Consortium) è idonea a consentire alle persone con disabilità l’accesso ai sistemi di informazione e di comunicazione. Pertanto la sua adozione risulta adeguata ai fini di quanto richiesto dall’art. 7 del decreto legislativo n. 70.

Notiziario USPI n° 10/2017

DEPOSITO LEGALE E CONVENzIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse al pubblico, a scadenze differenziate per Regioni e per periodicità della testata. ENTRO IL MESE DI OTTOBRE Gli editori con sede principale in VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE, - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relative supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 3° trimestre dell’anno (luglio - settembre 2017); Gli editori con sede principale in LAzIO, ABRUzzO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA e SARDEGNA - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite nel primo semestre dell’anno (gennaio - giugno 2017). ENTRO IL MESE DI NOVEMBRE Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEzIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 3° trimestre dell’anno (luglio-settembre 2017); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, NON sono tenuti ad effettuare alcuna consegna 3


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WEB

NEL 2018 IL 66% DEGLI INDIVIDUI AVRÀ UNO SMARTPHONE, I DATI zENITH Cina, India e Usa saranno i paesi con più utenti. Su mobile visualizzato quasi il 60% della comunicazione pubblicitaria. Nel 2018 il 66% degli individui in 52 paesi* sarà proprietario di uno smartphone. A sostenerlo le previsioni pubblicate nel Mobile Advertising Forecasts 2017 di zenith, che sottolinea come il dato sia in crescita rispetto al 63% del 2017 e al 58% del 2016. La rapida espansione dei possessori di smartphone però sta rallentando a livello worldwide, mentre raggiunge l’80/90% nei mercati più avanzati. Il numero di possessori di smartphone aumenterà del 7% nel 2018, contro il 10% di crescita nel 2017, il 14% nel 2016 e il 21% nel 2015. Europa occidentale e Asia Pacific restano i leader in termini di possessori di smartphone. Cinque sono i mercati che secondo lo studio raggiungeranno nel 2018 una penetrazione di smartphone superiore al 90%: Paesi Bassi (94%), Taiwan ( 9 3 % ) , H o n g K o n g ( 9 2 % ) , Norvegia e Irlanda (ciascuno al 91%). U n d i c i mercati avranno un livello di penetrazione compreso tra l’80% e il 90%, tutti in Europa occidentale e Asia-Pacific, ad eccezione di Israele, dove la penetrazione raggiungerà l’86%. Il paese con il maggior numero di utenti smartphone sarà la Cina, con 1,3 miliardi di individui, seguita dall’India, con 530 milioni. Gli Stati Uniti saranno terzi, con 229 milioni. Diversa la situazione per i tablet. Il possesso di questo tipo di device, secondo lo studio è meno comune rispetto agli smartphone, in parte per la probabile condivisione all’interno delle famiglie e in parte perché i consumatori di alcuni mercati preferiscono utilizzare smartphone con schermo grande. I tablet non hanno avuto successo in Cina, dove stimiamo quest’anno una penetrazione pari al 4,8%, contro l’85,4% degli smartphone, e la loro penetrazione è addirittura in declino in Thailandia. Il possesso varia significativamente nei 52 paesi analizzati nel report: supera il 50% in 12 mercati ed è inferiore al 10% in sette. È molto più diffuso nei Paesi Bassi (74%), in Australia (66%) e in Irlanda (65%). A livello mondiale si stima una penetrazione dei tablet pari al 18,7% nel 2017, leggermente in crescita dal 17,8% del 2016. Previsti livelli di penetrazione del 19,5% nel 2018 e del 20,1% nel 2019. In generale, i dispositivi mobili sono oggi il mezzo principale per accedere a internet per la maggior parte degli utenti, e rappresenteranno il 73% del tempo impiegato in internet nel 2018, in crescita rispetto al 70% del 2017 e al 65% del 2016. La navigazione web tramite mobile è raddoppiata dal

2011, quando costituiva il 36% dell’intero traffico internet. Entro il 2019, ci aspettiamo che arrivi ad una quota del 76%. Diverso l’utilizzo di internet tramite mobile nei vari paesi. La Spagna è al top, con una previsione per quest’anno di una quota dell’81%, seguita dall’Italia (78%), dalla Cina e dagli Stati Uniti (entrambi al 77%) e dall’India (73%). Per la prima volta quest’anno gli investimenti pubblicitari internet su mobile hanno superato l’importo speso per gli annunci su desktop. Le previsioni evidenziano che il 53% del totale della comunicazione pubblicitaria sarà visualizzata sui dispositivi mobili nel 2017 e che tale percentuale raggiungerà il 59% nel 2018 e il 62% nel 2019, con un totale di 156 miliardi di dollari (il 26% del totale investimenti media).

“Il possesso dei dispositivi mobili ha quasi raggiunto la saturazione in alcuni mercati, ma c’è spazio per un’ulteriore crescita nel resto del mondo”, ha dichiarato Jonathan Barnard, head of forecasting e director of Global Intelligence di Zenith, sottolineando come il mezzo sia la principale via per accedere a internet. “Dal momento che internet è oggi mobile, i brand hanno l’opportunità di utilizzarlo per comunicare ai consumatori durante i diversi momenti della giornata, quando fanno shopping, mentre socializzano, quando viaggiano o quando sono al lavoro”, ha invece evidenziato Vittorio Bonori, global brand president di Zenith. “Raggiungendo i consumatori con messaggi personalizzati nelle diverse occasioni, i brand possono guidarli più efficacemente attraverso il consumer journey”. Passando invece a esaminare nel dettaglio la situazione italiana, il report ha sottolineato come i principali fornitori di servizi mobili del paese siano Tim, con una quota di mercato pari al 30,2%, seguita da Vodafone (29,4%) e Wind (22,1%). Gli abbonamenti mobile hanno raggiunto i 97 milioni nel 2016 e 21 milioni di italiani si connettono quotidianamente a internet tramite dispositivi mobile; circa 27 milioni ogni mese. (La percentuale del mobile nell’uso giornaliero di internet) GRAFICA 1 (a sinistra) La mobile reach quotidiana è simile per uomini e donne (47,5% vs 48,1%), ma le donne trascorrono più tempo online via mobile rispetto alla controparte maschile (+30 minuti). La penetrazione mobile è più alta nei gruppi di età più giovane, tra i 18 e i 34 anni, raggiungendo circa l’80% su base mensile. Nel 2017, il valore degli investimenti pubblicitari su mobile dovrebbe raggiungere 875 milioni di euro (+ 30% rispetto al 2016). (La fetta destinata al mobile negli investimenti pubblicitari) GRAFICA 2 (a destra) Il 70% dei formati utilizzati sui cellulari è composto da display advertising (video e social inclusi), seguito dalla search (27%). La crescita registrata nel 2017 è attribuibile agli OTT (in particolare Google e Facebook), che incidono più dell’80%. In Italia le vendite al dettaglio tramite mobile hanno raggiunto i 3,3 miliardi di euro nel 2016 (+ 63% vs 2015), pari al 17% del valore totale delle vendite online in Italia. Il forte aumento, spiega la ricerca, è dovuto a siti che si conNotiziario USPI n° 10/2017


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NOTIzIE INPGI centrano sui modelli di business che si basano sull’acquisto immediato (come le vendite flash), e le iniziative adottate per offrire una customer experience semplice ed efficace. Inoltre, l’evoluzione dei pagamenti digitali ha creato opportunità interessanti per gli smartphone: banche, operatori e produttori telefonici stanno investendo nel portfolio mobile e si stanno sviluppando sistemi di pagamento peer-to-peer, anche da messaggistica istantanea e da social network. Sempre più rivenditori alimentari offrono inoltre servizio di couponing da mobile. Un’altra area di sviluppo è l’uso del mobile come canale di interazione con gli oggetti fisici (Internet of Things). Gli smartphone sono lo strumento principale che consente agli individui di interagire in tempo reale con i loro oggetti person a l i . Questo tipo di approccio richiede che le strat e g i e m o b i l i diventino parte integrante del processo di sviluppo del prodotto. La costante presenza di dispositivi mobile nelle tasche dei consumatori consente la raccolta di dati utili per la segmentazione degli utenti in base alla posizione, o per capire meglio il comportamento del cliente nei punti vendita. * I 52 paesi analizzati per elaborare questo report sono: Argentina, Australia, Austria, Bielorussia, Belgio, BosniaErzegovina, Bulgaria, Canada, Cina, Colombia, Repubblica ceca, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Hong Kong , Ungheria, India, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Malesia, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Singapore, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan. PRIMAONLINE 17 ottobre 2017

LE ULTIME MISURE DELLA RIFORMA INPGI Possibile riscattare il praticantato effettuato presso le Scuole di giornalismo Con l’approvazione, da parte dei Ministeri vigilanti, delle residue misure sulle quali erano stati richiesti ulteriori approfondimenti, giunge a compimento il percorso di riforma del sistema previdenziale dell’INPGI. Con atto n. 35/2017, infatti, il Consiglio di Amministrazione dell’INPGI aveva recepito le ultime osservazioni formulate con le note ministeriali del 20 febbraio 2017 e del 4 maggio 2017, con le quali era stata approvata parzialmente la Riforma deliberata nel 2016. I Ministeri vigilanti, con nota del 17/10/2017, hanno espresso in proposito il loro parere favorevole. In dettaglio, queste le misure approvate:

FACOLTA’ DI RISCATTO DEL PRATICANTATO E’ stata approvata l’integrazione all’art. 20 del Regolamento, che consente il riscatto dei periodi di iscrizione al Registro dei praticanti tenuto dall’Ordine dei Giornalisti, purché il periodo interessato risulti privo di qualsiasi copertura assicurativa all’INPGI e/o in altra forma di previdenza obbligatoria, quale ad esempio il periodo di praticantato svolto nelle “scuole di giornalismo”. E’ stato, infine, definito il testo dell’art. 21 del Regolamento, che disciplina la facoltà di riscatto del periodo di praticantato coperto da contribuzione presso altre Gestioni previdenziali. Al riguardo, i Ministeri vigilanti - pur raccomandando un costante monitoraggio delle entrate e delle relative uscite hanno confermato la riduzione dell’onere del riscatto al 50% della riserva matematica; riduzione operata a fronte della decurtazione della futura pensione di una quota pari a quella erogata dall’altro ente/gestione per effetto dei medesimi periodi contributivi oggetto di riscatto. DETERMINAzIONE DELLA MISURA DELL’ONERE DEI RISCATTI E’ stata approvata l’integrazione all’art. 19 del Regolamento, che - richiamando l’applicazione delle disposizioni di cui al

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Notiziario USPI n° 10/2017

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NOTIzIE INPGI D.lgs 184/97 - disciplina il sistema di calcolo dei riscatti riferiti a periodi assicurativi ricadenti nell’ambito del sistema contributivo, cioè periodi contributivi successivi al 1° gennaio 2017.

PENSIONI DI ANzIANITA’ I Ministeri vigilanti hanno approvato l’eliminazione dall’art. 4 del Regolamento del riferimento alle riduzioni percentuali previste dall’art.10 del D.L. 201/2011 (cosiddetta Riforma Fornero), inizialmente recepite dall’INPGI. Tale eliminazione costituisce un intervento di raccordo tecnico-formale del testo Regolamento resosi necessario in seguito all’abrogazione - ad opera del Legislatore - della norma richiamata, intervenuta durante l’iter di approvazione della Riforma da parte dei Ministeri vigilanti. “Il via libero dei Ministeri vigilanti alle ultime misure della riforma - ha commentato la Presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni - è molto importante e ci conferma la validità del percorso iniziato un anno fa. In particolare la possibilità del riscatto del praticantato svolto presso le scuole di giornalismo risponde alle esigenze di molti colleghi”.

www.inpgi.it, 18 ottobre 2017 **********

LE DILAzIONI DI PAGAMENTO DEI CREDITI CONTRIBUTIVI INPGI Tribunale di Roma, n.6914

Sezione Lavoro,

ni in L. n. 133/08 (che disciplina le dilazioni di pagamento dei debiti con la P.A.) non è applicabile all’Inpgi. Nel caso infatti di debito contributivo maturato nei confronti dell’INPGI, la concessione della dilazione di pagamento non è un obbligo di legge, bensì una facoltà che l’Istituto può concedere alle aziende in alternativa al recupero coattivo del credito. Questo è quanto stabilito dal Tribunale di Roma – Sezione Lavoro – che, nella sentenza in commento, ha ribadito che tale norma è riferibile unicamente agli enti di diritto pubblico e non è invocabile nei confronti dell’Inpgi. A seguito, infatti, della trasformazione in fondazione di diritto privato, l’Inpgi non può più ritenersi direttamente destinatario della disciplina dettata per gli Enti previdenziali pubblici, potendosi discostare da essa ogniqualvolta si renda necessario per garantire l’equilibrio di bilancio posto che l’Istituto deve assicurare la copertura finanziaria per il pagamento delle prestazioni pensionistiche senza poter contare su alcuna forma di finanziamento pubblico. E proprio nell’ambito di tale riconosciuta autonomia, l’Inpgi, può concedere dilazioni di pagamento per favorire il riassetto finanziario ed economico delle aziende, imponendo tuttavia che la riscossione del credito sia garantita da fideiussione bancaria e assicurativa, al fine di permettere all’Ente, in caso di insolvenza del debitore, l’immediato recupero del credito vantato.

www.inpgi.it

13/07/2017,

L’art. 83, comma 23 D.L. n.112/08, convertito con modificazio-

ilNotiziario Mensile - numeri Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Editoriale: Sara Cipriani Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)

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Il n. ottobre 7 è stato stampato il 26 ottobre 2017

Notiziario USPI n° 10/2017


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