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ilNotiziario
N°
7-8
Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 53° - MENSILE 11 NUMERI
USPINEWS.IT
Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB di Roma
L’informazione italiana «L’apertura verso un diritto a Internet rafforza indirettamente, ma in modo evidente, il principio di neutralità della rete e la considerazione della conoscenza in rete come bene comune, al quale deve essere sempre possibile l’accesso». (Stefano Rodotà, dal libro “Il mondo nella rete”)
Editoria “NON ESCLUDETE LE TESTATE ONLINE”
Editoria EMILIA ROMAGNA, LEGGE SULLA EDITORIA
Dialogando IN RICORDO DI STEFANO RODOTA’
Web STUDIO ZENITH, LA PUBBLICITA’ SUL WEB
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EDITORIA
“NON ESCLUDETE LE TESTATE ONLINE”, L’USPI SCRIVE AL MINISTRO LOTTI Riguarda il credito d’imposta sugli incrementi degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica. Il Segretario Generale USPI, Francesco Saverio Vetere, e il Vice Segretario Generale, Sara Cipriani, hanno scritto, in data Luca Lotti in relazione ad 11 luglio scorso, al Ministro alcune voci che mettono in dubbio l’ammissibilità (tra i media autorizzati) delle testate on line al beneficio del credito d’imposta sugli incrementi degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie, perché non espressamente citate nell’ dall’articolo 57/bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (conv. in Legge 21 giugno 2017, n. 96). La misura citata fa parte della manovra finanziaria correttiva dell’anno 2017. Le imprese o i professionisti che aumenteranno, rispetto all’anno precedente, i loro investimenti pubblicitari nella stampa quotidiana o periodica e nelle radio e tv locali potranno godere di un credito di imposta nel 2018. L’aumento deve essere pari o superiore all’1% rispetto all’anno precedente. Il credito d’imposta è pari al 75%, e aumenta al 90% in caso di microimprese, start-up e PMI. Ricordiamo che la microimpresa è tale quando ha meno di 10 dipendenti o un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro; una piccola impresa ha meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro; e una media impresa ha meno di 250 dipendenti e fattura meno di 43 milioni di euro. E’ ammessa per i professionisti, come chiarito dalla recenti liberalizzazioni, la pubblicità informativa relativa a: attività delle professioni regolamentate; specializzazione e titoli posseduti attinenti alla professione; struttura dello studio professionale; i compensi richiesti per le prestazioni; i chiarimenti necessari sull’attività svolta. Le maggiori polemiche sulla norma riguardano la presunta esclusione delle testate online, che non vengono esplicitamente nominate come destinatarie del credito. L’articolo 57/bis, infatti, indica, tra i media autorizzati ad accogliere tale pubblicità, la “stampa quotidiana e periodica” (considerata in generale) e “le emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali” (considerate, invece, nella specifiche forme). L’applicazione della norma, inoltre, passa tramite un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge, nel quale verranno stabiliti le modalità e i criteri di attuazione delle disposizioni normative, con particolare riguardo agli “investimenti che danno accesso al beneficio, ai casi di esclusione, alle procedure di concessione e di utilizzo del beneficio, alla documentazione richiesta, all’effettuazione dei controlli e alle modalità finalizzate ad assicurare il rispetto del limite di spesa”. E al ministro Lotti, che – ricordiamo - ha anche la delega per l’editoria e, quindi, è la persona di riferimento per l’emanando decreto, si è rivolta l’USPI, con una lettera nella quale viene ribadita l’importanza delle testate online nell’ambito del pluralismo informativo e viene citato il bisogno delle
DALLA COPERTINA
PERCHE’
USPINEWS
L’USPI è orgogliosa di presentare il nuovo servizio Uspinews, un aggregatore dedicato alle testate on line e alle versioni digitali dei periodici associati all’ USPI – Unione Stampa Periodica Italiana
Francesco Saverio Vetere, Segretario Generale USPI, ha così precisato: «Sembrava giusto fare emergere, nel panorama generale dell’informazione, le testate del nostro comparto, che si qualificano per serietà, rispetto delle leggi e del sistema dei contratti e accordi collettivi sul lavoro dipendente e autonomo. Che si qualificano per essere in rapporto stretto con il territorio, nel caso dei giornali locali, e con le proprie aree di interesse, nel caso dei periodici di nicchia». Il portale è destinato a raggiungere una dimensione molto rilevante nel giro di pochi mesi.
«Una informazione vera, lontana dalle fake news. Una informazione seria e qualificata, affidabile e professionale, - ha ribadito Vetere - il giornalismo per come lo intendiamo da sempre, noi di USPI. Per questo pensiamo che Uspinews possa diventare un punto di riferimento fondamentale per chi cerca la vera “informazione italiana”». Il portale è raggiungibile dagli indirizzi: uspinews.it e informazioneitaliana.info.
SOMMARIO 2-4 “Non escludete le testate online”, l’USPI scrive al Ministro Lotti 2 Perché Uspinews
11 Studio Zenith: Quest’anno sul web previsti oltre 200 miliardi di dollari in investimenti pubblicitari
3 Quote associative USPI, anno 2017
12 Reuters: Il consumo delle notizie oggi e in futuro 12 Deposito legale e Convenzioni USPI 12 Scadenze ROC – anno 2017
4 Emilia Romagna, legge sulla editoria locale 5-6 Fake news e trasparenza sul web, in parlamento due proposte contrastanti 7 Notizie dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria 8-10 Stefano Rodota’: La protezione dei dati personali rappresenta un elemento costitutivo della cittadinanza in tempi di cambiamento
13-15 Notizie INPGI: Il giornalista-redattore e il programmista: caratteri distintivi; Le dilazioni di pagamento dei crediti contributivi INPGI 15 L’Eco della Stampa 16 Il nuovo logo di Citynews, associato USPI Notiziario USPI n° 7-8/2017
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SERVIzI GRATUITI PER I SOCI USPI 2017 E
LA CONSULENzA EDITORIALE L'ASSISTENzA AMMINISTRATIVA
GIORNATE FORMATIVE DI QUALIFICAzIONE PROFESSIONALE
PER PRATICHE PUBBLICHE
L'AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE MENSILE TRAMITE IL "NOTIzIARIO USPI"
CONVENzIONI ESCLUSIVE PER I SOCI
LA RAPPRESENTANzA E LA TUTELA IN SENO ALLE COMMISSIONI MINISTERIALI
AGGREGATORE DI NOTIzIE PUBBLICATE DAI GIORNALI ASSOCIATI
IL FILO DIRETTO TELEFONICO PER CONSULENzA FISCALE, POSTALE, LEGISLATIVA, LEGALE
INSERIMENTO NEL TROVA PERIODICI
USPI
IL NUOVO SERVIzIO USPINEWS è completamente gratuito e gestito in autonomia dagli uffici USPI, avvalendosi dei feed rss delle testate associate
QUOTE ASSOCIATIVE PER L’ANNO 2017 Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2017 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti: QUOTE ASSOCIATIVE e "UNA TANTUM" di iscrizione, da sommarsi alla quota associativa per le testate che si iscrivono per la prima volta Per le TESTATE (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura é sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) QUOTE
UNA TANTUM
Per i SOCI CORRISPONDENTI - Il SOCIO CORRISPONDENTE è persona fisica che, "condividendo le finalità dell'USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione" € 100,00 Per i SOCI BENEMERITI - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica
(prima iscrizione)
da 1 a 10.000 copie da 10.001 a 50.000 copie da 50.001 a 100.000 copie da 100.001 a 200.000 copie oltre 200.000 copie
€ 320,00 € 750,00 € 1.300,00 € 2.600,00 € 3.800,00
€ € € € €
100,00 170,00 170,00 170,00 170,00
Rinnovo della quota per i SOCI SINGOLI ex art. 30 dello Statuto - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all'USPI € 210,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all'USPI € 320,00
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n° 58 - Roma (intestato a USPI) CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero, tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile, spedito a mezzo assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale n. 27433002 intestato all'USPI. C.F. dell'USPI: 80188110581 ATTENzIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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EDITORIA testate locali di aumentare la propria dimensione economica per migliorare la qualità dell’informazione. Il contenuto della missiva è stato ripreso da diverse fonti di informazione del settore e pubblicato su numerose testate online associate alla nostra Unione. Pubblichiamo, di seguito, il testo completo: Il TESTO DELLA LETTERA Ill.mo On. LUCA LOTTI, Ministro dello sport con delega all’editoria OGGETTO: Emanando DPCM sulle le modalità e i criteri di attuazione del credito d’imposta sugli incrementi degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica.
«Illustrissimo Sig. Ministro, desideriamo richiamare la Sua attenzione sul tema in oggetto, normato dall’articolo 57/bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, conv. in Legge 21 giugno 2017, n. 96, e, in particolare, sui media autorizzati a raccogliere pubblicità.. Da diverse fonti, veniamo a conoscenza che esiste un dubbio circa l’ammissibilità al suddetto beneficio delle testate on line, perché non espressamente citate nella legge. Tale tesi negativa è contraria allo spirito e alle indicazioni del governo e della maggioranza (e, diremmo, anche al sentire comune) che hanno portato alla emanazione della Legge 198/2016, la quale ha sancito la definizione di “quotidiano on line” e l’ha inserita, a pieno titolo nell’ articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62 (“Definizioni e disciplina del prodotto editoriale”) e a tutte le precedenti leggi che hanno condotto ad una completa equiparazione delle testate telematiche a quelle cartacee. L’esclusione delle testate on line sarebbe, inoltre, un segnale terribile per un settore che, in prospettiva, è destinato a sviluppare sempre di più, e sempre più correttamente, il pluralismo informativo e l’occupazione. Citiamo, ad esempio, il Decreto Legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sulla riforma dei contributi diretti. Pensiamo, in particolare, al grande numero di testate locali e di nicchia, che hanno bisogno di sviluppare ulteriormente la loro dimensione economica per potersi dotare di strumenti sempre più efficaci per migliorare ancora la qualità dell’informazione e la possibilità di diffusione. Incentivi come quello degli investimenti pubblicitari incrementali incontrano perfettamente le esigenze del comparto della stampa periodica telematica, oltre che della stampa cartacea. Escludere da questo beneficio le testate digitali sarebbe non solo immotivato, dal punto di vista della parità di trattamento, ma incomprensibile dai punti di vista economico e sociale. Confidiamo, per questi motivi, nella determinazione di includere nel citato beneficio del credito d’imposta tutte le testate cartacee e digitali registrate al Registro stampa del Tribunale e/o presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC): quelle, in sostanza, che per la legge italiana sono testate giornalistiche a tutti gli effetti». Con i più cordiali saluti
IL SEGRETARIO GENERALE Francesco Saverio Vetere IL VICE SEGRETARIO GENERALE Sara Cipriani
“Il Segretario Generale dell’USPI, Francesco Saverio Vetere (a sin.), con il Ministro per lo sport Luca Lotti” EMILIA ROMAGNA, LEGGE SULLA EDITORIA LOCALE Legge regionale 23 giugno 2017, n. 11, pubblicata sul Bollettino ufficiale del 23 giugno 2017 n. 175 “L’informazione libera e plurale è alla base di una società democratica e aperta e come tale rappresenta un bene d’interesse pubblico da tutelare. Per questo la regione EmiliaRomagna sostiene le imprese operanti nel settore in ambito locale, perseguendo l’obiettivo di una sempre maggiore informazione ai cittadini e della loro partecipazione attiva alla formazione dei processi decisionali”, così recita l’articolo 1. Destinatarie dei contributi sono: a) emittenza televisiva digitale terrestre; b) emittenza radiofonica con trasmissione di segnale con tecnologia analogica e digitale; c) emittenza radio-televisiva via web; d) stampa quotidiana cartacea; e) testate giornalistiche online; f) agenzie di stampa quotidiana; g)stampa periodica regionale e locale. Possono accedere al sostegno pubblico tutte le imprese aventi qualsiasi forma giuridica, e una particolare attenzione è rivolta ai giovani, all’innovazione e alla valorizzazione dei territori. Sono escluse testate appartenenti a movimenti politici, organizzazioni sindacali, professionali e di categoria. Ambiti oggetto d’intervento saranno: l’innovazione tecnologica delle attrezzature e dei locali; la conversione delle strumentazioni per la produzione di contenuti web; la modernizzazione del sistema regionale di produzione, distribuzione e vendita della stampa locale, quotidiana e periodica; gli abbonamenti alle agenzie di stampa; la produzione di programmi specificatamente dedicati ai giovani; progetti editoriali per la valorizzazione del giornalismo partecipativo e l’assunzione di personale giornalistico, tecnico, amministrativo. Gli interventi di sostegno saranno costituiti da: contributi in conto capitale; contributi in conto interessi e prestazioni di garanzie per l’accesso al credito. Un sentito ringraziamento va al nostro Consigliere e Fiduciario, Salvatore Sangermano, per l’attento e puntuale lavoro svolto presso il Consiglio Regionale, teso a migliorare la proposta di legge. Notiziario USPI n° 7-8/2017
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EDITORIA
FAKE NEWS E TRASPARENzA SUL WEB, IN PARLAMENTO DUE PROPOSTE CONTRASTANTI Ambedue di iniziativa parlamentare, una presentata al Senato l’altra alla Camera Delle “false notizie” (o “fake news”) se ne parla moltissimo. Ne parlano, ormai quasi tutti i giorni, le Istituzioni nazionali e internazionali, i “guru” del web, politici e accademici di tutto il mondo. Tutti a denuciarne la pericolosità ed a ipotizzare e proporre soluzioni al fenomeno che riguarda non solo eventuali intrighi internazionali, ma la vita quotidiana di tutti i comuni mortali. Anche i nostri parlamentari non si sono sentiti esentati dal proporre soluzioni normative, di più o meno buon senso, arrivando a risoluzioni completamente opposte. ATTO SENATO n. 2688 Presentato in data 7 febbraio 2017 dalla senatrice Adele Gambaro (ALA), con altri firmatari, il Disegno di legge dal titolo “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica” è stato assegnato alle Commissioni riunite 1ª (Affari Costituzionali) e 2ª (Giustizia) in sede referente, ma non è ancora iniziato l’esame. Consta di 8 articoli e tende a reprimere la “pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico, attraverso “Adele Gambaro” piattaforme informatiche”, con un’ammenda fino a 5.000 euro, se il fatto non costituisce un più grave reato. Per la “diffusione di notizie false che possono destare pubblico allarme, fuorviare settori dell’opinione pubblica o aventi ad oggetto campagne d’odio e campagne volte a minare il processo democratico” si giunge alla reclusione non inferiore a due anni e con l’ammenda fino a 10.000 euro.
La sanzione prevista per la prima ipotesi di reato non si applica ai soggetti e ai prodotti di cui alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e di cui all’articolo 1, comma 3-bis, della legge 7 marzo 2001, n. 62 (giornali quotidiani, periodici e quotidiani online). Il vulnus riscontrato in questo disegno di legge è quello che prevede una serie di comunicazioni al Tribunale Civile, a carico dell’amministratore, all’atto dell’apertura di una piattaforma informatica destinata alla pubblicazione o diffusione di informazione presso il pubblico, non soggetta agli obblighi di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e di cui all’articolo 1, comma 3-bis, lettera a), della legge 7 marzo 2001, n. 62, corredata da ulteriori informazioni personali (cognome e nome; domicilio; codice fiscale; l’indirizzo di posta elettronica certificata). Questa previsione, seppur ispirata da un principio di garanzia per l’utente, può rimette in dubbio la differenziazione netta (operata dalla L. 26 ottobre 2016, n. 198) tra il quotidiano e periodico online, entrati a pieno titolo nella “definizione e disciplina del prodotto editoriale” della Legge 62/2001, e i vari blog, social, aggregatori di notizie e siti vari, e di dubbia natura, che si spacciano come siti di informazione. Notiziario USPI n° 7-8/2017
Pubblichiamo gli articoli più significativi del disegno di legge: Articolo 1 (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico, attraverso piattaforme informatiche) 1. Dopo l’articolo 656 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 656-bis. – (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico, attraverso piattaforme informatiche). – Chiunque pubblica o diffonde, attraverso piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione o diffusione di informazione presso il pubblico, con mezzi prevalentemente elettronici o comunque telematici, notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’ammenda fino a euro 5.000». 2. Nel caso in cui le fattispecie previste dall’articolo 656-bis del codice penale, introdotto dal comma 1 del presente articolo, comportino anche il reato di diffamazione, la persona offesa può chiedere, oltre il risarcimento dei danni ai sensi dell’articolo 185 del codice penale, una somma a titolo di riparazione. La somma è determinata in relazione alla gravità dell’offesa e alla diffusione della notizia, ai sensi dell’articolo 12 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Si applica altresì il terzo comma dell’articolo 595 del codice penale. 3. L’articolo 656-bis del codice penale, introdotto dal comma 1 del presente articolo, non si applica ai soggetti e ai prodotti di cui alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e di cui all’articolo 1, comma 3-bis, della legge 7 marzo 2001, n. 62. Articolo 2 (Diffusione di notizie false che possono destare pubblico allarme, fuorviare settori dell’opinione pubblica o aventi ad oggetto campagne d’odio e campagne volte a minare il processo democratico) 1. Dopo l’articolo 265 del codice penale sono inseriti i seguenti: «Art. 265-bis. – (Diffusione di notizie false che possono destare pubblico allarme o fuorviare settori dell’opinione pubblica). — Chiunque diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possono destare pubblico allarme, o svolge comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, è punito con la reclusione non inferiore a dodici mesi e con l’ammenda fino a euro 5.000. Art. 265-ter. — (Diffusione di campagne d’odio o volte a minare il processo democratico). – Ai fini della tutela del singolo e della collettività, chiunque si rende responsabile, anche con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online, di campagne d’odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici, è punito con la reclusione non inferiore a due anni e con l’ammenda fino a euro 10.000». Articolo 3 5
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EDITORIA (Comunicazione al tribunale e obblighi dell’amministratore del sito) 1. Al fine di accrescere la trasparenza e di contrastare l’anonimato, all’atto dell’apertura di una piattaforma informatica destinata alla pubblicazione o diffusione di informazione presso il pubblico, non soggetta agli obblighi di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e di cui all’articolo 1, comma 3-bis, lettera a), della legge 7 marzo 2001, n. 62, l’amministratore della piattaforma medesima deve, entro quindici giorni dalla diffusione online, darne apposita comunicazione, tramite posta elettronica certificata, al tribunale territorialmente competente, trasmettendo il nome e l’URL (Uniform resource locator) della piattaforma elettronica e le seguenti informazioni personali: a) cognome e nome; b) domicilio; c) codice fiscale; d) l’indirizzo di posta elettronica certificata. 2. L’amministratore della piattaforma informatica di cui al comma 1 deve indicare in modo visibile e pienamente accessibile all’utente della stessa l’indirizzo di posta elettronica certificata per qualsivoglia comunicazione. Articolo 4 (Rettifica) 1. L’amministratore di cui all’articolo 3 è tenuto a pubblicare le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. 2. Le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma 1 sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, sulla pagina principale della piattaforma e con la medesima evidenza riservata al contenuto contestato. Articolo 5 (Misure a tutela del soggetto diffamato o del soggetto leso nell’onore o nella reputazione) 1. Fermo restando il diritto di ottenere la rettifica o l’aggiornamento delle informazioni contenute nell’articolo ritenuto lesivo dei propri diritti ai sensi dell’articolo 4, l’interessato può chiedere l’eliminazione, dai siti internet e dai motori di ricerca, dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione di disposizioni di legge e delle notizie sulla propria persona che non rivestano una rilevanza attuale o motivo di pubblico interesse. 2. L’interessato, in caso di rifiuto o di omessa cancellazione dei dati, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, può chiedere al giudice di ordinare la rimozione, dai siti internet e dai motori di ricerca, delle immagini e dei dati ovvero di inibirne l’ulteriore diffusione. 3. In caso di morte dell’interessato, le facoltà e i diritti di cui al comma 2 possono essere esercitati dagli eredi o dal convivente. ********** ATTO CAMERA n. 4552 Completamente di diverso tenore è il disegno di legge, a firma dell’on. Andrea De Maria (PD), presentato in data 15 giugno 2017, assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in
“Andrea De Maria”
sede referente, il cui esame, anche in questo caso, non è ancora iniziato. Titolato “Modifica dell’articolo 656 del codice penale e altre disposizioni in materia di pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose”, il DdL si compone di soli 2 articoli e tende ad “attualizzare” il codice penale in materia e a renderlo strumento efficace per il contrasto della manipolazione e della diffusione in via telematica di tali notizie. E’ previsto, inoltre, un inasprimento delle pene (da tre mesi a cinque anni di reclusione), nonché la possibilità di segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali. A differenza dell’ Atto Senato n. 2688, precedentemente esaminato, con questo Atto Camera n. 4552 va peggio per gli editori e i giornalisti, perché si fissano pene ancor più severe se il fatto è commesso per fini di lucro. Ecco l’articolato: Articolo 1 (Modifica dell’articolo 656 del codice penale) 1. L’articolo 656 del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 656. (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico o ad arrecare danno ingiusto alle persone). – Chiunque pubblica o diffonde, anche mediante l’utilizzo della rete telefonica o attraverso strumenti telematici o informatici, notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico ovvero ad arrecare danno ingiusto alle persone, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da tre mesi a cinque anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso per fini di lucro, ovvero se le notizie riguardano atti di violenza a sfondo razziale, sessuale o comunque di natura discriminatoria». Articolo 2 (Segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali) 1. Il gestore del sito internet, del social media, del servizio di messaggistica istantanea o di qualsiasi rete di comunicazione e trasmissione telematica, qualora il Garante per la protezione dei dati personali, di propria iniziativa o su segnalazione da parte di terzi di una condotta inquadrabile nelle fattispecie di cui all’articolo 656 del codice penale, gli invii una richiesta in tale senso, deve provvedere alla rimozione delle notizie false, esagerate o tendenziose. 2. Qualora, entro le ventiquattro ore successive al ricevimento della richiesta di cui al comma 1, il soggetto non abbia dato corso alla rimozione, il Garante per la protezione dei dati personali vi provvede direttamente ai sensi degli articoli 143 e 144 del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e ne informa l’autorità giudiziaria.
********** «La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge». (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ,art. 11), 1789. Riprenderemo l’argomento quando i disegni di legge inizieranno ad essere esaminati nei rispettivi rami del Parlamento. Notiziario USPI n° 7-8/2017
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EDITORIA
NOTIzIE DAL DIPARTIMENTO PER L’INFORMAzIONE E L’EDITORIA DISPOSIzIONI PER L’INCREMENTO DEI REQUISITI E LA RIDEFINIzIONE DEI CRITERI PER L’ACCESSO AI TRATTAMENTI DI PENSIONE DI VECCHIAIA ANTICIPATA DEI GIORNALISTI E PER IL RICONOSCIMENTO DEGLI STATI DI CRISI DELLE IMPRESE EDITRICI 21 giugno 2017 In data 29 maggio 2017, nella Gazzetta Ufficiale n. 123 - Serie Generale è stato pubblicato il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 69, recante “Disposizioni per l’incremento dei requisiti e la ridefinizione dei criteri per l’accesso ai trattamenti di pensione di vecchiaia anticipata dei giornalisti e per il riconoscimento degli stati di crisi delle imprese editrici, in attuazione dell’articolo 2, commi 4 e 5, lettera a), della legge 26 ottobre 2016, n. 198”. Il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 69 è attuativo della legge 26 ottobre 2016, n. 198 nella parte in cui ha delegato il Governo, tra l’altro, a riformare la disciplina che oggi regola il riconoscimento degli stati di crisi per le imprese editoriali, l’erogazione degli ammortizzatori sociali e i requisiti richiesti ai giornalisti per l’accesso ai trattamenti di pensione di vecchiaia anticipata, con la finalità di allineare progressivamente e con i necessari adattamenti dovuti alle peculiarità del settore, le regole vigenti in materia per le imprese editoriali a quelle previste in generale per gli altri comparti industriali. In particolare, l’intervento sui prepensionamenti introduce un incremento dei requisiti di anzianità anagrafica e contributiva e pone il divieto di mantenere un rapporto lavorativo con il giornalista che abbia ottenuto il trattamento pensionistico anticipato. Il provvedimento segue, peraltro, gli orientamenti a cui si è ispirata la riforma del sistema pensionistico dei giornalisti approvata recentemente dall’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani. Di analogo segno è l’intervento sui criteri per il riconoscimento degli stati di crisi e l’erogazione degli ammortizzatori sociali: anche qui i principi ispiratori della delega imponevano di allineare sostanzialmente la disciplina delle imprese editoriali, risalente alla legge 5 agosto 1981, n. 416, alla normativa più generale, compendiata nel decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.
********** REVISIONE DELLA COMPOSIzIONE E DELLE COMPETENzE DEL CONSIGLIO NAzIONALE DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI, IN ATTUAzIONE DELL’ARTICOLO 2, COMMA 4, DELLA LEGGE 26 OTTOBRE 2016, N. 198” 21 giugno 2017 In data 19 maggio 2017, nella Gazzetta Ufficiale n. 115 - Serie Generale è stato pubblicato il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 67, recante “Revisione della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in attuazione dell’articolo 2, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198”. Il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 67 è attuativo della legge 26 ottobre 2016, n. 198 nella parte in cui ha delegato il Governo, tra l’altro, a rivedere la composizione e le competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. L’intervento normativo modifica la legge 3 febbraio 1963, n 69, recante “Ordinamento della professione del giornalista”, operando una revisione nella composizione e nelle attribuNotiziario USPI n° 7-8/2017
zioni al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti secondo un principio di razionalizzazione delle competenze e del numero dei componenti. In particolare, sulla base dei criteri direttivi indicati dalla legge n. 198 del 2016, le nuove disposizioni intervengono: - sulle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti in materia di formazione; - sul numero dei componenti, stabilito nel numero massimo di sessanta consiglieri, di cui due terzi giornalisti professionisti e un terzo pubblicisti, tra i quali almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche riconosciute; - sul sistema elettorale allo scopo di garantire la massima rappresentatività territoriale.
********** CONTRIBUTI DIRETTI ALLE IMPRESE EDITRICI PER L’ANNO 2016 16 giugno 2017 Le imprese editrici che hanno presentato nei termini di legge domanda di contributo per l’anno 2016, ai sensi della legge n. 250 del 1990 e s.m., dell’art. 153, comma 2, della legge n. 388 del 2000 e dell’art. 20, comma 3-ter, del decreto-legge n. 223 del 2006, devono far pervenire, a pena di decadenza, entro la data del 30 settembre 2017, la documentazione pubblicata nella sezione Modulistica, ad eccezione di quella già presentata contestualmente alla domanda. I documenti istruttori devono essere trasmessi esclusivamente per via telematica con firma digitale e tramite PEC, al seguente indirizzo di posta certificata: archivio.die@mailbox.governo.it utilizzando la modulistica scaricabile dal sito. I documenti dei files allegati non devono essere riprodotti a colori. Le imprese editrici di quotidiani italiani editi e diffusi all’estero devono far pervenire la documentazione, entro il termine del 30 settembre 2017, agli uffici diplomatici o consolari competenti che provvedono, con le modalità sopra indicate, a trasmetterla tempestivamente al Dipartimento. Modulistica
Documentazione da presentare per il perfezionamento delle domande di ammissione al contributo 2016: Imprese ex art. 3, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 250 e s.m. Ricordiamo solo che - Per le cooperative e per le società di capitali con maggioranza intestata a cooperative, fondazioni e enti morali, bilancio dell’impresa corredato degli annessi verbali e relazioni, ivi compresa la nota integrativa, accompagnato da dichiarazione di conformità della copia all’originale (doc.2); - Per gli enti morali, le fondazioni e le associazioni aventi personalità giuridica non obbligati alla tenuta delle scritture contabili di cui agli artt. 2214 e ss. del codice civile, il rendiconto economico-finanziario accompagnato da dichiarazione di conformità della copia all’originale (doc.2);
Per ulteriori informazioni e modulistica: http://presidenza.governo.it/die/ 7
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DIALOGANDO
STEFANO RODOTA’: La protezione dei dati personali rappresenta un elemento costitutivo della cittadinanza in tempi di cambiamento Il 23 giugno 2017 è morto Stefano Rodotà, uno dei più famosi giuristi italiani, con passate importanti esperienze nella politica e nella pubblica amministrazione. Nato a Cosenza, il 30 maggio 1933, nel 1953 approdò a Roma per laurearsi in legge. La politica, insieme allo studio, fu sin da subito una passione travolgente. Prima dei quarant’anni è già ordinario, insegna diritto civile alla Sapienza, ma l’impegno accademico è sempre intrecciato con quello politico. E’ tra i primi professori a scrivere regolarmente sui giornali, sin dai primi anni Settanta, quando le tribune dei giornali erano scansate dagli accademici. Nel ‘79 entrò in Parlamento, come indipendente nelle liste del Pci. Nell’89 aderì al Pds e ne diventò presidente. Nell’aprile del 1992 tornò alla Camera dei deputati e venne eletto vicepresidente. Nel 1994, al termine della legislatura durata solo due anni, Rodotà decise di non ricandidarsi, preferendo tornare all’insegnamento universitario Dal 1983 al 1994 fu membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e ,sempre in sede europea, partecipò alla scrittura della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nel 1997 Rodotà fu scelto come primo “garante della privacy”, incarico che ricoprì fino al 2005 (dal 2000 al 2004 presiedette il “Gruppo Europeo sulla Protezione dei Dati” e la commissione scientifica dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali - 2007). “C’è un impoverimento culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”, così Stefano Rodotà ammoniva già nel 2000. Per ricordarlo, pubblichiamo uno stralcio del discorso pronunciato, il 30 aprile 1998, alla presentazione della prima Relazione annuale (1997) del Garante della privacy: ********** «Signor Presidente della Repubblica, per buona sorte e volontà del Parlamento, i componenti del Garante per la protezione dei dati personali hanno avuto la ventura di accompagnare l’avvio di una legge il cui significato profondamente innovatore, pur tra legittime differenze d’opinione, è ormai riconosciuto da tutti. Il linguaggio, si sa, dice cose che vanno oltre le parole. Il termine privacy, piaccia o non piaccia, è ormai familiare al parlar comune, ricorre tutti i giorni nelle pagine dei giornali, ha una forza comunicativa che gli è riconosciuta dagli impieghi frequenti che ne fa la pubblicità. .E’ ragionevole e realistico dire che nella società italiana vi era un inespresso bisogno di rispetto, di un uso finalmente controllato dei dati personali, di redistribuzione del potere informativo. Così, l’adempimento di un obbligo istituzionale si è trasformato in una promessa che gli italiani stanno prendendo sul serio. Anche qui, come altrove, si può cogliere l’insofferenza per una condizione di sudditi, e la sacrosanta pretesa d’essere trattati come cittadini. Come sempre accade quando si affermano diritti di portata universale, pure in questo caso l’innovazione ha messo in discussione assetti a lungo consolidati, provocando difficoltà e costi per chi doveva adeguare la propria mentalità e la propria organizzazione alla situazione mutata. E’ stata una scelta ispirata dalla ragione, e non da una propensione alle concessioni. Proprio per il grandissimo ritardo
“Stefano Rodotà, primo Garante per la protezione dei dati personali” accumulato nell’attuare una seria disciplina dei dati personali, l’Italia è di colpo passata da una protezione ridottissima ad una assai elevata. Il salto è stato grande: per questo era necessario favorire un adattamento da parte di chi, da troppo tempo, era abituato a trattare le informazioni sulle persone come se si trattasse di cosa propria, della cui utilizzazione non doveva rendere alcun conto. La linea della collaborazione, adottata dal Garante, ha così potuto promuovere una progressiva e spontanea adesione alla legge, senza per ciò sacrificare neppure per un momento i nuovi diritti dei cittadini. Ora si può dire che questa fase si sta concludendo. Non sarà certo abbandonato un metodo di cooperazione, che ha avuto manifestazioni significative nelle consultazioni, sia pure informali, degli interessati nelle fasi di preparazione di atti importanti, come il modello di notificazione. Né verrà interrotto il lavoro di semplificazione che si è concretato in tre importanti decreti legislativi, nelle autorizzazioni generali e in numerosi altri provvedimenti del Garante. Ma ormai il tempo per acclimatarsi è stato sufficiente, e tutti devono essere disponibili per l’attuazione piena della legge. Si tratta di rendere operante in tutte le direzioni l’insieme dei principi fondativi della protezione dei dati personali, in primo luogo quel principio della dignità della persona che, con una scelta rivelatrice, si è voluto esplicitamente richiamare in apertura della legge. Oggi l’obbligo è quello di completare l’introduzione della Direttiva europea, di attuare la delega che il Parlamento ha dato al Governo per specificare la protezione dei dati personali anche in campi nuovissimi come Internet, di proseguire sulla strada del rapido adeguamento della disciplina italiana alle prescrizioni europee, così confermando un primato dell’Italia nella materia delicatissima dei diritti dei cittadini nella società dell’informazione e della comunicazione. Non è enfatico sottolineare come la protezione dei dati personali incarni una disciplina pervasiva e capillare, trasversale se davvero ve n’è una, che tocca ogni aspetto dell’organizzazione pubblica e privata, e della stessa vita quotidiana. Nel corso d’un anno di lavoro ci siamo occupati di banche e di assicurazioni, di sanità e di archivi di polizia, di lavoro e di ricerca scientifica, di giornalismo e di trasparenza del settore Notiziario USPI n° 7-8/2017
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DIALOGANDO pubblico, di telecomunicazioni e di videosorveglianza, di partiti e sindacati; e l’elencazione potrebbe continuare. La portata del lavoro del Garante è ben rappresentata da una sola cifra: in dieci mesi sono state circa 25.000 le questioni prospettate, più di ottanta al giorno. Bastano questi dati per mostrare come non corrisponda alla realtà la tesi di chi ha sostenuto che saremmo di fronte ad una legge fatta per tutelare solo i potenti, i personaggi influenti, le cosiddette figure pubbliche. Affidata com’è, in primo luogo, all’iniziativa degli stessi interessati, la protezione dei dati personali perde ogni connotazione burocratica, ed è lontanissima dal poter essere considerata oppressiva. Al contrario, in essa s’incarna la liberazione da un’antica servitù comunicativa, per la quale le persone erano senza voce, alla mercé di chiunque volesse raccogliere e far circolare informazioni sul loro conto. Così non viene soltanto confermata la redistribuzione di potere che la nuova legge porta con sé. Emerge con nettezza anche l’effetto di trasparenza sociale che essa produce, dal momento che i detentori delle informazioni non possono più rispondere con l’indifferenza o con il rifiuto alla richiesta di conoscenza ed alla esigenza di controllo legittimamente manifestate dai soggetti ai quali le informazioni si riferiscono. La tutela dei dati personali cammina ormai con due gambe: la riservatezza e il controllo. Alla prima si addice il silenzio, all’altra la trasparenza. Non basta rimanere al riparo dalle indiscrezioni altrui: poiché la natura stessa della società in cui viviamo rende quotidiani lo scambio e la cessione di informazioni personali, è indispensabile garantire a ciascuno il diritto di mantenere il controllo sulle proprie informazioni, sull’uso che altri possono farne. Diritti individuali e trasparenza sociale si congiungono: i primi, anzi, diventano strumenti per rendere possibile la seconda.. Si è subito stroncato, dunque, il tentativo di utilizzare la normativa sulla tutela dei dati personali come via per mantenere o accrescere l’opacità sociale. In questo non vi è alcuna forzatura ricostruttiva, ma la corretta individuazione della logica complessiva che ovunque è alla base dei sistemi di tutela dei dati personali. Qui, infatti, s’intrecciano l’esigenza di tutela piena del diritto di costruire la propria sfera privata e la necessità di impedire la creazione e l’esercizio di poteri incontrollati. Gli equilibri tradizionali, tutti a favore di questo tipo di poteri, sono stati ribaltati dalla legge n. 675, ed è proprio questo il dato da tener presente tutte le volte che si deve ricostruire il sistema di tutela dei dati personali. Siamo in presenza di un vero e proprio cambiamento del paradigma sociale e giuridico. Le variazioni della norma italiana rispetto allo schema di riferimento della Direttiva sono due, ed entrambe confermano la dilatazione della considerazione normativa. La prima riguarda l’arricchirsi del quadro dei principi con il rinvio alla dignità delle persone fisiche, secondo una linea generale di valorizzazione di questa nozione anche in ambienti culturali che non avevano finora attribuito ad essa una effettiva rilevanza costituzionale; la seconda consiste nell’aver affiancato alla riservatezza l’esplicita considerazione del diritto all’identità personale che, anzi, formalmente riceve lo stesso grado di considerazione della prima. La nozione di dignità dev’essere tenuta presente tutte le volte che bisogna identificare il significato complessivo della protezione delle informazioni personali e, in questo quadro, della tutela della riservatezza e dell’identità. Notiziario USPI n° 7-8/2017
Naturalmente, il fatto che non ci si limiti a mettere l’accento sulla riservatezza, ma si dilati l’orizzonte con il riferimento all’intero quadro dei diritti e delle libertà fondamentali, pone problemi di bilanciamento tra i diversi valori sui quali diritti e libertà si fondano, e che possono trovarsi in contrasto con un diritto all’autodeterminazione informativa che pretendesse l’assolutezza. Il Garante ha già sperimentato questa difficoltà in relazione alla libertà della ricerca (art.33 Cost.) e a quella di iniziativa economica privata (art.41 Cost.), ma soprattutto per quanto riguarda la tradizionale questione dei rapporti tra tutela della sfera privata e attività giornalistica, intesa come momento della libertà di manifestazione del pensiero. Partendo proprio dalla premessa, resa esplicita dall’art.21 della Costituzione, che esclude che la stampa possa essere soggetta ad autorizzazioni o censure, sono stati così rimossi alcuni ostacoli all’attività giornalistica che potevano derivare da una inadeguata disciplina della raccolta delle informazioni e dalla previsione di una autorizzazione per il trattamento dei dati sensibili. Ma il fatto più significativo, e impegnativo, è sicuramente rappresentato dall’elaborazione insieme al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti del codice di deontologia, che ora contiene una serie di significative disposizioni sul rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Qui la novità istituzionale è notevole, perché la definizione di una normativa secondaria speciale è stata affidata ad un procedimento ed a soggetti “atipici”, un’autorità indipendente ed un ordine professionale. Le ragioni di questa scelta possono essere ricondotte alla volontà di evitare una disciplina di tipo autoritativo in una materia particolarmente delicata per un sistema democratico; ed all’esigenza di assicurare alla normativa quella flessibilità che può derivare dal fatto che modifiche o integrazioni del codice di deontologia possono essere introdotte con estrema rapidità, sulla base di una semplice intesa tra le due istituzioni ricordate. Al codice di deontologia dei giornalisti, inoltre si deve guardare come ad uno degli elementi che contribuiscono ad individuare una dimensione istituzionale caratterizzata da un elevato tasso di innovazione, e nella quale si può riconoscere uno dei tratti evolutivi degli attuali sistemi giuridici. Siamo di fronte ad una distribuzione del potere normativo tra soggetti diversi: alle competenze del legislatore sovranazionale e nazionale si aggiungono le funzioni integrative attribuite ad altri soggetti, all’autorità indipendente in primo luogo, e la rilevanza riconosciuta all’autodisciplina di settore. La legge evoca una molteplicità di soggetti. Disegna uno scenario corale. Ridistribuisce e diffonde poteri. Dall’insieme di questi elementi non risulta soltanto delineato un sistema più efficiente e più aperto. Vengono pure ridefiniti senso e portata della tutela della vita privata. Mutano, in Italia come ovunque nel mondo, la percezione e la richiesta di quel che dev’essere la privacy. Non è certo scomparso il tradizionale “diritto ad essere lasciato solo”, ma ormai si è passati a nozioni più complesse, che riflettono una realtà nella quale l’informazione è la più importante delle materie prime, di cui devono essere continuamente ridefinite le modalità d’uso. Non è in questione la possibilità di raccogliere dati personali, anche su larga scala. Si tratta di valutare le potenzialità positive e negative 9
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DIALOGANDO delle raccolte di dati, di considerarne le finalità, di individuare i criteri di controllo e i valori da privilegiare tra i quali, insieme al rispetto della dignità, emerge sempre più nettamente il rifiuto delle discriminazioni. Cambiano simboli, essenze, riferimenti. La privacy si caratterizza in un quadro in cui assume rilevanza centrale il diritto di costruire liberamente la propria sfera privata, di scegliere i propri stili di vita al riparo da imposizioni esterne e stigmatizzazioni sociali. Si spiegano così l’attenzione del legislatore e l’impegno del Garante per la tutela dei dati sensibili, che più di altri possono appunto determinare mortificazioni della dignità e violazioni dell’eguaglianza.. Si parla, infatti, dei dati “idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”. Colpisce, in questa elencazione, la rilevanza particolare attribuita ai dati che implicano un momento associativo, l’adesione ad un gruppo. La riservatezza, allora, non viene intesa come uno strumento volto a favorire l’isolamento. Al contrario, solo attraverso la sua tutela è possibile stabilire liberamente legami sociali intensi e strutturati.
Nella norma sui dati sensibili, infatti, si manifesta uno dei tanti paradossi che accompagnano la nozione stessa di privacy. Opinioni religiose a parte, quelle politiche o sindacali definiscono la sfera pubblica di un soggetto. Se ad esse si attribuisce uno statuto “privato” particolarmente forte, disciplinandone in modo rigoroso le possibilità di trattamento, la finalità è del tutto opposta a quella di assicurar loro segretezza, poiché si vuole, invece, creare la premessa della loro massima esplicazione pubblica, senza che ciò comporti per l’interessato il rischio di discriminazioni o stigmatizzazioni da parte di determinati soggetti o in particolari contesti. Quella che si può continuare a chiamare tutela della privacy, allora, si presenta come condizione per il libero stabilirsi di relazioni sociali. Giungiamo cosi al cuore della condizione dell’uomo e del cittadino. Non è solo la “nuda vita” evocata da Walter Benjamin a costituire il punto di riferimento. Non s’invoca soltanto il potere del segreto, che consente il silenzio su di noi. Estremo paradosso, la privacy non si presenta come momento di definitiva rottura del legame sociale, come strumento che scatena gli egoismi ed incita all’isolamento, ma come via per ricostruire liberamente quel legame, a partire dal controllo sui detentori delle informazioni, in una prospettiva caratterizzata da redistribuzione di potere sociale e da una
conseguente trasparenza sociale. Tutto questo può determinare un integrale recupero della “sovranità su di sé”, facendo della pienezza della sfera privata anche la condizione della pienezza della sfera pubblica. Per il Garante si è aperto così un cammino difficile, che riguarda non la “riservatezza”, ma la “rappresentazione” della persona. Anche qui siamo di fronte al problema della libera costruzione della sfera privata. Viviamo, infatti, in una società nella quale lasciamo continuamente tracce, cediamo informazioni in cambio di servizi. Queste informazioni finiscono nelle banche dati più diverse, che conservano implacabilmente tutto quel che riguarda abitudini al consumo, spostamenti, traffico telefonico, e via elencando.
L’unità della persona viene spezzata. Al suo posto non troviamo un unico “clone elettronico”, bensì tante “persone elettroniche”, tante persone create dal mercato quanti sono gli interessi diversificati che spingono alla raccolta delle informazioni. Siamo di fronte ad un individuo “moltiplicato”. Nasce così un problema di identità. Che, tuttavia, non ha la sua radice soltanto nelle tendenze appena ricordate. Si manifesta anche per le possibilità offerte a qualsiasi navigante in rete di nascondersi dietro l’anonimato, di assumere nomi e identità diverse, continuamente variabili, intercambiabili. L’Io diviso esplode sullo schermo. Ognuno di noi può essere “uno, nessuno e centomila”. Si è detto che il sé corrisponde alle molteplici “finestre” che possono essere aperte sullo schermo del computer: “queste finestre sono divenute una potente metafora per pensare il sé come un sistema multiplo, distribuito”. La vecchia dimensione della privacy è lontana. Nuovi interrogativi accompagnano il modo d’intendere e di costruire la sfera privata. L’argomento che evoca un cittadino retto e probo, che nulla avrebbe da nascondere e dunque non avrebbe bisogno d’alcuna norma a tutela della sua sfera privata, cela un’insidia. L ‘«uomo di vetro» è metafora totalitaria perché, reso un omaggio di facciata alle virtù civiche, nella realtà lascia il cittadino inerme di fronte a chiunque voglia impadronirsi di qualsiasi informazione che lo riguardi. Al contrario, il cittadino armato di potere di decisione e controllo sulle proprie informazioni, e garantito da un quadro istituzionale che esclude sopraffazioni, diventa il soggetto consapevole di una vicenda di libertà. Il cammino delle democrazie, il radicarsi dello Stato costituzionale dei diritti sono stati accompagnati proprio dall’interrogarsi, persino angoscioso, intorno alla legittimità dei mezzi che lo Stato, e qualsiasi detentore di potere, possono adoperare. Proprio perché i problemi più acuti nascono dalla disponibilità di un arsenale tecnologico sempre più imponente, qui come altrove bisogna chiedersi se tutto quel che è tecnicamente possibile sia pure eticamente lecito, politicamente e socialmente accettabile, giuridicamente ammissibile. L’avvenire democratico si gioca sempre di più intorno alla capacità sociale e politica di trasformare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione in tecnologie della libertà, e non del controllo. In quest’anno, breve e intensissimo, abbiamo lavorato all’idea che la protezione dei dati personali rappresenti non solo un fattore di promozione della persona, ma un elemento costitutivo della cittadinanza in tempi di vorticoso cambiamento». Notiziario USPI n° 7-8/2017
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WEB
STUDIO zENITH, QUEST’ANNO SUL WEB PREVISTI OLTRE 200 MILIARDI DI DOLLARI IN INVESTIMENTI PUBBLICITARI Boom sui social. La spesa globale per l’Internet advertising crescerà del 13% nel 2017, fino ad arrivare a 205 miliardi di dollari, con una share del 36,9% sul totale investimenti pubblicitari, in crescita rispetto al 34,0% del 2016. A sostenerlo i dati dell’ultimo “Advertising Expenditure Forecasts” pubblicata da zenith, che sottolineano come per la prima volta, gli investimenti su internet supereranno quelli sulla televisione, che nel complesso ammonteranno a 192 miliardi di dollari. Stando ai dati, però, la crescita di internet sembra rallentare gradualmente rispetto agli anni precedenti: +17% nel 2016 vs un +20% del 2015; +13% nel 2017, +12% nel 2018 e +10% entro il 2019 (incrementando comunque di circa 23-24 miliardi di dollari ogni anno). In ogni caso, continua la ricerca, tra i principali beneficiari della crescita ci saranno i social media per i quali la spesa pubblicitaria entro il 2019 raggiungerà i 55 miliardi di dollari, superando quella per i quotidiani, che ammonterà a 50 miliardi di dollari. Secondo la ricerca infatti il social media advertising è la parte degli investimenti sul mezzo internet che presenta la crescita più rapida: +51% nel 2016, a cui va ad aggiungersi un 20% annuo fino al 2019. Per contro, l’advertising sui quotidiani (da
intendersi in relazione alla carta stampata, non considerando l’advertising sui quotidiani online, compresi nel totale pubblicità digitale), si sta riducendo del 5% l’anno a causa del continuo calo della circolazione: il picco dei 113 miliardi di dollari del 2007 non è stato più raggiunto e si prevede che entro il 2019 si tornerà ai livelli di investimento del 1985, senza considerare l’aggiustamento dovuto al tasso di inflazione. In generale, il mercato pubblicitario globale è cresciuto a un ritmo costante del 4%-5% l’anno dall’inizio del decennio e, secondo le ipotesi di Zenith, continuerà a farlo fino al 2019. Le previsioni per il 2017 parlano di una crescita del 4,4% (rimasta invariata rispetto alle ultime previsioni, pubblicate a dicembre 2016), in lieve flessione rispetto al +4,6% del 2016. E’ previsto un ulteriore aumento del 4,4% nel 2018 e, a seguire, del 4,2% nel 2019. Incrementi leggermente inferiori rispetto ai tassi di crescita delle previsioni del FMI per il PIL nominale. Tra i punti in cui si concentrerà la crescita della pubblicità ci sono le grandi città. Analizzando gli investimenti pubblicitari per i principali centri, stimando gli importi spesi sulla base Notiziario USPI n° 7-8/2017
della targetizzazione su queste città e sulle aree metropolitane circostanti in pubblicità locali, media nazionali ed internazionali, Zenith ha ipotizzato che solo dieci città contribuiranno dell’11% alla crescita della spesa pubblicitaria globale tra il 2016 e il 2019: in ordine decrescente per contributo, New York, Londra, Los Angeles, Jakarta, Tokyo, Shanghai, Manila, Pechino, Dallas e Houston. Nel 2016 sono stati spesi 61 miliardi di dollari nella targhetizzazione di queste dieci città, e secondo i conti questo totale salirà a 69 miliardi entro il 2019. Le 50 più grandi contribuiranno del 27% alla crescita globale totale, le 250 maggiori del 50%. New York è la città più importante al mondo in termini di advertising, dove verranno spesi quest’anno 15 miliardi di dollari, seguita da Tokyo (13 miliardi), Los Angeles (9 miliardi), Londra (8 miliardi) e Chicago (6 miliardi). “Le grandi città stanno attualmente guidando la crescita della spesa pubblicitaria e così gli abitanti di queste diventando un’audience sempre più importante per gli inserzionisti con obiettivi di crescita”, ha ribadito Jonathan Barnard, responsabile degli Advertising Forecast di Zenith Venendo a considerare gli aspetti che riguardano più strettamente il mercato italiano, i trend di crescita per l’anno 2017 risultano essere più moderati rispetto a quelli globali. Dopo una chiusura del 2016 al +3,7% verso l’anno precedente, per il 2017 ci aspettiamo una crescita del mercato pubblicitario italiano pari al 2,2%. Crescita che viene confermata anche per gli anni successivi: +2,4% nel 2018 e +1,8% nel 2019. La tv continuerà il suo trend positivo, anche se con una crescita più moderata rispetto a quella del 2016 (+1,6% vs +5,4%). Essa rimane il media dominante all’interno delle pianificazioni, con un 47% di share sul media mix totale. Sono in particolar modo i canali digital delle tv digitali e delle tv satellitari a crescere, sia in termini di audience che di investimenti pubblicitari. Anche il digital nel 2017 prosegue il suo trend positivo, con una crescita prevista del 7,5%, dovuta al potenziamento delle campagne video e agli investimenti sui social media. Il tutto accelerato anche dal passaggio della pianificazione al programmatic, che permette di raggiungere i consumatori in modo sempre più mirato. Il mobile rimane protagonista in termini di fruizione; la connessione a internet attraverso smartphone e tablet continua ad aumentare a doppia cifra: nel dicembre 2016 gli unique user erano 26,4 milioni, con una crescita del 17,7% rispetto all’anno precedente. Buone performance anche per il cinema, che chiude il 2016 con un +6,8%, e prevede un incremento del 2% anche nel 2017. Piuttosto stabile la radio, mezzo per il quale ci si aspetta una chiusura del 2017 intorno all’1%, mentre decresce l’investimento sulla Stampa: quotidiani e magazine subiranno un decremento nel 2017, rispettivamente del 6% e del 3,9%. Conseguenza questa, del cambiamento nelle abitudini dei consumatori sul reperimento delle notizie in seguito alla maggiore consultazione di internet e dei social network; sono infatti sempre più numerosi coloro che non prendono in considerazione i quotidiani e le riviste come prima fonte di informazione.
(PRIMAONLINE.IT)
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WEB
REUTERS, IL CONSUMO DELLE NOTIzIE OGGI E IN FUTURO Diffidano dei titoli urlati e si fidano pochissimo dei social. Ecco cosa dice un sondaggio della Reuters Tomorrow’s News, lanciato l’8 giugno scorso, ha interrogato 1.711 utenti di Reuters.com tra aprile e maggio di quest’anno per scoprire come i consumatori consumano le notizie oggi e come questo potrebbe cambiare in futuro. Secondo questo sondaggio sul futuro dell’informazione, solo il 12% è convinto che le testate più autorevoli scompariranno, l’11% tra i millenials. Con il termine Millennials (o Generazione Y, o Net Generation) si definisce la generazione del nuovo millennio. Gli appartenenti ad essa, chiamati anche Echo Boomer, sono i nati dalla fine degli anni 80 fino al 2000, nel mondo occidentale (o primo mondo).
Ma ciò che emerge da Tomorrow’s News è che oltre il 60% non è disposto a spendere per l’informazione di qualità. Il 30% ne è convinto con forza.
VARIE DEPOSITO LEGALE E CONVENzIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionale Centrali di Roma e firenze per il “deposito legale”: ENTRO IL MESE DI LUGLIO - Gli editori di: QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 2° trimestre dell’anno (aprile-giugno 2017). - Gli editori di: QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: VALLE D’AOSTA, PIEMONTE, LOMBARDIA, TRENTINO ALTO ADIGE sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 1° semestre dell’anno (gennaio-giugno 2017). ENTRO IL MESE DI AGOSTO - Gli editori di: QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati; con sede principale in: LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEzIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA, MARCHE sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 2° trimestre (aprile-giugno 2017). - Gli editori di periodici con cadenza superiore al settimanale nel mese di agosto NON devono effettuare alcuna consegna. Gli editori della Lombardia iscritti all’USPI possono avvalersi della convenzione stipulata con la Regione Lombardia Sovrintendenza beni librari ed effettuare il deposito legale regionale secondo le cadenze già stabilite con le due biblioteche nazionali.
SCADENzE ROC – ANNO 2017 Quanto ai millenials, per loro il futuro del giornalismo sarà connesso allo sviluppo di device mobili (93%), delle app (88%) e dell’internet delle cose (87%).
sempre meno persone si fidano della rete e solo il 10% dichiara di utilizzare i social come fonte primaria di informazione. Cresce infatti la percentuale di chi verifica le news su brand autorevoli, il 74% e più della metà (54%) incrocia le fonti. Il 90% nutre forti sospetti nei confronti di titoli sensazionalistici. Il video è visionabile su: https://agency.reuters.com.
LA “COMUNICAzIONE ANNUALE” Ricordiamo che entro 30 giorni dalla data di deposito del bilancio in Camera di Commercio, per i soggetti tenuti alla redazione del bilancio stesso (Società di capitali o Cooperative), o entro il 31 luglio 2017, per tutti gli altri editori, deve essere trasmessa la “Comunicazione Annuale” dei dati societari (anagrafici, amministrativi e di assetto proprietario) all’Agcom, uno degli adempimenti annuali cui sono tenuti tutti gli iscritti nel ROC Registro Operatori Comunicazione. IES - INFORMATIVA ECONOMICA DI SISTEMA L’Informativa Economica di Sistema (IES) è una dichiarazione annuale da rendere all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni cui sono obbligati gli operatori dei settori dei media (tra i quali gli editori, anche in formato elettronico, di giornali quotidiani, periodici o riviste) e riguarda i dati anagrafici ed economici sull’attività svolta. L’adempimento consiste nella compilazione del modello elettronico pubblicato ogni anno, che deve essere inviato all’AGCOM dal 1° giugno al 31 luglio 2017. Tutte le informazioni sul sito www.uspi.it. Notiziario USPI n° 7-8/2017
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NOTIzIE INPGI
IL GIORNALISTA-REDATTORE E IL PROGRAMMISTA: CARATTERI DISTINTIVI Corte d’Appello di Roma, Sezione Lavoro, 11/07/2017, n.3738 La Corte d’Appello di Roma ha delineato la figura del giornalista-redattore distinguendola da quella del programmista. Richiamati i principi dettati dalla Cassazione in materia di attività giornalistica (Cass. 22.11.2010, n° 23625) – secondo cui è tale l’attività di mediazione intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso attraverso un messaggio confezionato “con apporto soggettivo ed inventivo”- il Giudice d’Appello ha posto in evidenza che ciò che maggiormente caratterizza l’attività giornalistica rispetto alle altre attività intellettuali è la tempestività della informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta attenzione e considerazione. Con questa chiave di lettura è stata distinta l’attività di programmista da quella di giornalista-redattore, la quale si sostanzia non solo nella raccolta, selezione ed elaborazione (con connotati anche di creatività) delle notizie, ma è necessario che tutto ciò avvenga in relazione ad una attività di mediazione immediata e diretta tra colui che acquisisce conoscenza del fatto e la diffusione di esso tra i destinatari. Pertanto, sono stati ritenuti dirimenti nel ritenere giornalistica l’attività oggetto del giudizio circostanze quali la realizzazione di servizi su tematiche di attualità e di cronaca, le uscite con i cameramen per seguire eventi di cronaca, la partecipazione a conferenze stampa in veste di redattrice per l’e-
mittente, la elaborazione delle notizie di agenzia, la realizzazione di interviste e la compilazione di scalette di argomenti per il TG e la collaborazione a trasmissioni informative e di approfondimento, anche settimanali, nell’immediatezza di fatti di rilevanza e interesse collettivo. In presenza dell’elemento della mediazione immediata e diretta tra la conoscenza del fatto e la sua diffusione, la Corte ha ritenuto irrilevante che alcune attività - singolarmente prese - siano astrattamente compatibili con quelle ricondotte alla figura contrattualizzata del programmista. (www.inpgi.it)
********** LA CORTE DI APPELLO DI ROMA Sezione controversie lavoro, previdenza e assistenza obbligatoria SENTENzA n. 373812017 - pubbl. l’11/O7/2O17 - RG n. 1635/2015 tra XXX, esercente l’attività di emittente televisiva (appellante) e INPGI (appellato) OGGETTO: appello avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, n. 10670/2014 pubblicata in data 11/11/2014 Notiziario USPI n° 7-8/2017
RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE 1. - Con ricorso depositato in data 11/O5/2015, XXX ha proposto appello - con richiesta di integrale riforma e vittoria delle spese del doppio grado avverso la sentenza in epigrafe indicata, con cui è stata rigettata, nel contraddittorio delle parti, l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 1904 emesso il 28 febbraio 2013 contenente l’ingiunzione alla società, esercente l’attività di emittente televisiva di pagare all’INPGI la somma specificata a titolo di contributi assicurativi, oltre somme aggiuntive, per il rapporto di lavoro subordinato di natura giornalista intercorso con la giornalista YYY per il periodo dal gennaio 2010 al marzo 2012, inquadrata come “programmista” nel III livello del CCNL Aeranti-CoralloCisal. Secondo il primo giudice, era stata raggiunta ampia prova, gravante sull’Inpgi, che la lavoratrice, iscritta all’albo dei praticanti giornalisti, avesse svolto attività di natura giornalistica. L’appellante ha evidenziato l’erroneità della decisione. Si è costituito in giudizio l’Istituto appellato, resistendo al gravame. All’odierna udienza la causa è stata decisa come da separato dispositivo. 2. - L’eccezione pregiudiziale di inammissibilità dell’appello è infondata. (omissis) 3. - L’appello è infondato. 3.1. - Con un unico articolato motivo di ricorso la difesa appellante si duole del fatto che il Tribunale abbia respinto l’opposizione, erroneamente valutando le prove documentali fornite in giudizio (verbale ispettivo e documentazione allegata, dichiarazioni rese agli ispettori, delibera dell’Ordine dei Giornalisti che aveva disposto l’iscrizione al registro dei Praticanti giornalisti della dipendente) e gli esiti della prova orale espletata. 3.2. - Ha dedotto in particolare che la sentenza non avrebbe tenuto in debito conto la circostanza che la lavoratrice, nel periodo di riferimento ( gennaio 2010-luglio 2012), era stata assunta prima con un contratto a tempo determinato e poi trasformato il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con l’inquadramento di “programmista” ai sensi del CCNL AerantiCorallo, Cisal, e aveva così dato luogo ad una collaborazione con l’emittente televisiva XXX affatto diversa da quella di tipo giornalistico. 3.3. - Invero, richiamati i tratti distintivi che connotano la figura di giornalista, la società appellante ha ancora una volta ribadito che l’attività svolta dalla YYY era riconducibile a quella di programmista cioè di colui che “sulla base delle indicazioni impartite, idea e realizza programmi e/o prodotti televisivi anche coordinando e/o eseguendo la ripresa, il montaggio e l’edizione; redige o concorre alla stesura di testi effettuando all’occorrenza prestazioni in audio e video”: le numerose dichiarazioni testimoniali in tal senso avevano evidenziato che la lettura del TG nonché la realizzazione dei servizi e la collaborazione alla stesura della scaletta del telegiornale, la realizzazione della trasmissione “F……. “, dedicata ai personaggi più o meno di spicco del mondo sardo e articolata sotto forma di dialogo tra la YYY e i vari ospiti, la collaborazione e l’organizzazione della trasmissione di attualità di poli3
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NOTIzIE INPGI tica e di economia ’……..’ , rappresentavano tutte attività ricadenti nell’area di competenza professionale del “programmista” tanto più se considerato che la stessa operatrice si occupava di compiti amministrativi e di promuovere l’azienda presso gli enti pubblici, portando richieste d¡ sponsorizzazione di trasmissioni agli enti pubblici, attività sicuramente inibita ai giornalisti.
3.4 - Anche con riferimento alla realizzazione di servizi giornalistici, la stessa lavoratrice era stata impegnata ordinariamente in interviste con operatore (microfono e telecamera) o nella compilazione di schede di ricerca, attività pacificamente riconducibile a quella di esecuzione di attività audio video di cui alla diversa declaratoria di “programmista”. 4. - A ben vedere le censure, come articolate dalla difesa appellante, non sembrano cogliere nel segno. 4.1. - Va premessa la consolidata giurisprudenza della S.C. che, se riconosce che il provvedimento di iscrizione all’Albo professionale rappresenta un atto di accertamento costitutivo da cui deriva uno status professionale efficace verso tutti e che tale atto può essere impugnato solo dai soggetti legittimati dalla L. 63\69, afferma però che i terzi interessati (come
il datore di lavoro) non abilitati ad intervenire nel procedimento per la predetta iscrizione, potranno pur sempre agire giudizialmente per verificare l’effettiva rispondenza dell’attività svolta a quella giornalistica e tentare di ottenere, ove di interesse, una qualificazione della natura del rapporto diversa e corrispondente a quella pattuita tra le parti. 4.2. - Detta situazione ricorre nel caso di specie, nel quale, come emerge dalla documentazione versata in atti già a sostegno della richiesta di decreto ingiuntivo, all’accertamento ispettivo in cui si dà atto dell’appartenenza della lavoratrice al locale Ordine dei Giornalisti. D’altra parte, è acclarata la circostanza che la lavoratrice cui attiene l’accertamento era iscritta al registro dei praticanti giornalisti con decorrenza dalla data di assunzione (7 febbraio 2009). 4.3. - Ciò posto, la definizione dell’attività giornalistica non è agevole soprattutto in raffronto ad altre attività intellettuali che comportano anch’esse la selezione ed elaborazione delle notizie. Proprio con riferimento al profilo del programmista deve infatti considerarsi che anche quest’ultimo può occuparsi della selezione ed elaborazione di notizie in funzione della redazione di testi e della realizzazione di inchieste da utilizzare nella confezione del programma, secondo la declaratoria sopra citata. Insomma, più in generale il programmista è colui che idea, propone, imposta e prepara - sotto il profilo culturale, artistico, organizzativo, produttivo e budgettario - programmi radiofonici e/o televisivi, culturali e di spettacolo; redige o concorre alla redazione di testi, soggetti, scalette, trattamenti e sceneggiature effettua all’occorrenza prestazioni al microfono e/o in video ed al mixer video per le riprese dirette o differite di attualità.
4.4. - Ritiene la Corte utile per operare una doverosa distinzione tra le figure del giornalista-redattore e quella di programmista, riportare i passi significativi di una sentenza della Suprema Corte sull’argomento, relativa proprio alla struttura qui in discussione ( Cass. 22/11/2OIO, n, 23625 ): “costituisce attività giornalistica la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione attraverso gli organi di informazione, con valutazione della rilevanza della notizia o dei commenti d¡ approfondimento e della idoneità ad incidere, in relazione ai fatti riferiti, sul convincimento del lettore... il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale fra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso, nel senso, cioè, che sua funzione è quella di acquisire esso stesso la conoscenza dell’evento, valutarne la rilevanza in funzione della cerchia dei destinatari dell’informazione e confezionare quindi il messaggio con apporto soggettivo ed inventivo; ai fini dell’individuazione dell’attività giornalistica assumono poi rilievo la continuità o la periodicità del servizio, del programma o della testata, nel cui ambito il lavoro è utilizzato, nonché l’attualità delle notizie trasmesse, in ordine alle quali si rinnova quotidianamente l’interesse della generalità dei lettori, differenziandosi la professione giornalistica da altre professioni intellettuali proprio in ragione di una tempestività di informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta attenzione e considerazione”. 4.5. - Conviene pertanto la Corte - in conformità a tali principi - che le mansioni giornalistiche consistono non già nella mera raccolta, selezione ed elaborazione ( anche con connotati di creatività ) delle notizie, ma è necessario che tutto ciò avvenga in relazione di una attività di mediazione immediata e diretta tra colui che acquisisce la conoscenza del fatto e la diffusione di essa tra i destinatari. 4.6. - Tale rapporto di mediazione diretta è proprio quello che è chiaramente venuto in luce nella fattispecie, essendo emerso dalla prova orale che l’attività di elaborazione delle notizie non era né marginale né secondaria bensì diretta all’acquisizione e diffusione della notizia e complementare all’attività giornalistica di redazione: i giornalisti e redattori dell’emittente televisiva, escussi come testi, sono stati concordi nel riferire che la YYY oltre ad occuparsi della lettura di alcune edizioni del telegiornale, realizzava servizi giornalistici, lavorava in redazione alla realizzazione di servizi per il telegiornale per la una trasmissione di XXX ( cioè lavorava agenzie e comunicati); curava altresì da sola la trasmissione “……” consistente in una serie di interviste dirette a personaggi della vita sarda; quale conduttore di tg le era altresì affidata la redazione della scaletta del telegiornale ( era un atto di fiducia verso il giornalista); insomma faceva “sostanzialmente le stesse cose” al pari degli “altri giornalisti” (vedi dichiarazioni dei testi che hanno pure precisato che la YYY lavorava all’interno della redazione, rispondendo direttamente al direttore e svolgendo sostanzialmente tutte le attività giornalistiche tipiche di una redazione TV). 4.7. - Ciò esclude, sul piano logico fattuale, che possa darsi valenza dirimente all’argomento sotteso alla censura posta dalla difesa appellante secondo cui l’attività, di contenuto prettamente giornalistico, potrebbe essere ritenuta per ciò solo compatibile con quella propria del “programmista”. 4.8. - Per il resto, come correttamente evidenziato già dal primo giudice, tale quadro probatorio non è affatto messo in Notiziario USPI n° 7-8/2017
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NOTIzIE INPGI discussione dalla deposizione della teste HHH , la quale ha potuto riferire delle mansioni e dei compiti svolti dalla YYY in ambito amministrativo: circostanza posta in evidenza dalla società appellante per sostenere che la lavoratrice non svolgeva all’interno della redazione dell’emittente televisiva attività giornalistica in senso proprio ma che tuttavia non è utile per rendere inattendibili le convergenti deposizioni degli altri testi che, tutti quali giornalisti, lavoravano o collaboravano a fianco della YYY.
come dedotto dalla stessa società in sede di opposizione).
4.9. - Ulteriore ragione di infondatezza della tesi portata avanti dalla società appellante si trae proprio dalla circostanza che la posizione contrattuale della YYY era stata oggetto di rilievo in sede sindacale posto che la stessa era inserita in un settore dell’azienda diverso dalla redazione giornalistica. Il sindacato in sede di stipula del contratto di solidarietà firmato con l’Azienda nei primi mesi del 2012 volle infatti precisare con una nota a margine che la posizione lavorativa della stessa riportata in contratto non era corretta.
LE DILAzIONI DI PAGAMENTO DEI CREDITI CONTRIBUTIVI INPGI
4.10. - D’altra parte la situazione riscontrata in fatto è conforme all’art. 34 della legge 3 febbraio 1963, n.69, secondo cui: “La pratica giornalistica deve svolgersi presso un quotidiano, o presso il servizio giornalistico della radio o della televisione, o presso un’agenzia quotidiana di stampa a diffusione nazionale e con almeno 4 giornalisti professionisti redattori ordinari, o presso un periodico a diffusione nazionale e con almeno 6 giornalisti professionisti redattori ordinari”. Ne è conferma la circostanza che la YYY era stata inserita a pieno titolo nella redazione giornalistica dell’emittente e non è neppure in discussione che essa facesse capo ad una struttura comparabile con una testata giornalistica composta da numerosi giornalisti (ben dieci redattori professionisti
5. - In conclusione, il gravame deve essere respinto. P.Q.M. rigetta l’appello. Così deciso in Roma, il 07/07/2017 IL PRESIDENTE Dott.ssa Anna Maria Francini IL CONSGLIERE EST. Dott. Carlo Chiriaco
Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, 13/07/2017, n. 6914 L’art. 83, comma 23 D.L. n.112/08, convertito con modificazioni in L. n. 133/08 (che disciplina le dilazioni di pagamento dei debiti con la P.A.) non è applicabile all’ INPGI. Nel caso infatti di debito contributivo maturato nei confronti dell’INPGI, la concessione della dilazione di pagamento non è un obbligo di legge, bensì una facoltà che l’Istituto può concedere alle aziende in alternativa al recupero coattivo del credito. Il Tribunale di Roma ha ribadito che tale norma è riferibile unicamente agli enti di diritto pubblico e non è invocabile nei confronti dell’ INPGI. A seguito, infatti, della trasformazione in fondazione di diritto privato, l’INPGI non può più ritenersi direttamente destinatario della disciplina dettata per gli Enti previdenziali pubblici, potendosi discostare da essa ogniqualvolta si renda necessario per garantire l’equilibrio di bilancio posto che l’Istituto deve assicurare la copertura finanziaria per il pagamento delle prestazioni pensionistiche senza poter contare su alcuna forma di finanziamento pubblico. E proprio nell’ambito di tale riconosciuta autonomia, l’INPGI, può concedere dilazioni di pagamento per favorire il riassetto finanziario ed economico delle aziende, imponendo tuttavia che la riscossione del credito sia garantita da fideiussione bancaria e assicurativa, al fine di permettere all’Ente, in caso di insolvenza del debitore, l’immediato recupero del credito vantato. (www.inpgi.it)
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VARIE
IL NUOVO LOGO DI CITYNEWS, ASSOCIATO USPI Citynews, a cui fanno capo 43 quotidiani locali online , ha lanciato una nuova brand identity. Il nuovo logo del gruppo editoriale digitale, fondato nel 2010 da Luca Lani e Fernando Diana, è stato realizzato dalla creatività dell’agenzia True Company. Nel brand compare una videocamera per segnalare l’intenzione di diventare “protagonista nella produzione di videonews cittadine”. «Il richiamo all’obiettivo di una videocamera presente nel nuovo logotipo – ha sottolineato Luca Lani – ha anche lo scopo di proiettare Citynews nel suo futuro prossimo, che vedrà il nostro gruppo editoriale diventare sempre più protagonista nella produzione di videonews cittadine. Abbiamo quindi voluto realizzare un logo che sicuramente guarda al presente, ma che allo stesso tempo ci fa intravedere l’evoluzione della nostra azienda». «Citynews, grazie alla nuova brand identity, vuole abbandonare l’immagine da start up – ha spiegato Fernando Diana – a favore di un’identità più seria, matura e istituzionale, senza però perdere le caratteristiche di modernità e continua innovazione tecnologia tipiche di chi è nativo digitale. In questi anni, sia i lettori che i nostri partner commerciali, hanno imparato che le testate Citynews sono testate giornalistiche autorevoli e istituzionali al pari di quelle tradizionali. Era arrivato il momento che questi valori venissero espressi a pieno anche
da un nuovo logo». Far emergere il concetto di “gruppo editoriale” è il secondo importante obiettivo che si prefigge la nuova brand identity di Citynews. Il ruolo di editore puro che ricopriamo è molto importante – ha continuato Fernando Diana – e, al contempo, molto difficile da sostenere nel nostro Paese, soprattutto in questi anni di crisi dell’editoria tradizionale».
“Non dimentichiamo che il nuovo logo, – ha concluso Walter Bonanno – ci identifica come produttori di contenuto di prossimità ma collocati in un contesto nazionale”, ma rappresenta anche le sfide che il nostro gruppo editoriale si troverà ad affrontare nei prossimi anni».
“Da sinistra, Luca Lani, Walter Bonanno e Fernando Diana. (Foto da primaonline.it)”
Il Gruppo Editoriale Citynews registra 76 milioni di visite e 146 milioni di pagine viste al mese, conta oltre 440 mila iscritti, 10,5 milioni di fan su Facebook, produce più di 1.000 news al giorno. Citynews rappresenta, inoltre, il più interessante esempio di citizen journalism in Italia; basti pensare che oltre il 15% delle notizie pubblicate ogni giorno nasce dalle segnalazioni degli utenti o viene arricchito grazie ai loro contributi. (www.primaonline.it)
ilNotiziario Mensile - numeri Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Editoriale: Sara Cipriani Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)
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Il n. 7- luglio/agosto 7 è stato stampato il 26 luglio 2017
Notiziario USPI n° 7-8/2017