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ilNotiziario
N°
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Unione Stampa Periodica Italiana - ANNO 53° - MENSILE 11 NUMERI
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GENTILONI E L’EDITORIA «Grazie a voi giornalisti sono stato un presidente migliore. Gli americani e la democrazia hanno bisogno della stampa. Avere voi in questo edif icio ci ha fatto lavorare tutti meglio, perché la stampa è l’occhio critico su chi detiene il potere. Continuate con la stessa tenacia». Barack Obama, ex Presidente USA, nella sua ultima conferenza (18 gennaio 2017)
HATE SPEECH, I DATI DELL’OSSERVATORIO GIOVANI “TONIOLO” MILLEPROROGHE, PROSEGUE L’ESAME AL SENATO Paolo Gentiloni (foto da Flickr.com, su concessione della Presidenza del Consiglio)
USPI ASSEMBLEA, 20/04/2017
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EDITORIA
DALLA COPERTINA
DECRETO MILLEPROROGHE E GENTILONI E L’EDITORIA TARIFFE POSTALI Da molti anni, l’attuale Presidente del Consiglio conosce le Accolti alcuni emendamenti. Prosegue l’esame, in I Commissione Affari Costituzionali del Senato, del DECRETO-LEGGE 30 dicembre 2016, n. 244, “Proroga e definizione di termini” (Atto Senato n. 2630). Come già illustrato sul precedente numero di questo Notiziario, l’articolo 2 del DL 244/2016 (c.d. Milleproroghe) contiene “Disposizioni in materia di editoria e di durata in carica del Consiglio nazionale e dei Consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti”. In particolare, i commi 4, 5 e 6 statuiscono che, fino all’adozione di nuove tariffe agevolate postali per le spedizioni di prodotti editoriali effettuate da imprese editrice di quotidiani e periodici e delle imprese editrici di libri, sono prorogate le tariffe oggi stabilite del Mise. Prorogato anche il trattamento agevolato per le tariffe postali per la spedizione di stampe promozionali e propagandistiche effettuate dalle Onlus (e altre associazioni assimilate). Ecco il testo originario:
3. Il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189 e successive modificazioni, è ridotto di 13,3 milioni di euro per il 2017. 4. Fino all’adozione di nuove tariffe agevolate postali ai sensi del comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, per le spedizioni dei prodotti editoriali effettuate dalle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e dalle imprese editrici di libri e dai soggetti di cui al comma 3 dell’articolo 21 del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, sono prorogate le tariffe di cui agli allegati B, D ed E del decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 21 ottobre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 23 novembre 2010 al fine della determinazione dell’entità dell’agevolazione tariffaria di cui all’articolo 1 del predetto decreto-legge n. 353 del 2003; per il medesimo periodo alle spedizioni postali di stampe promozionali e propagandistiche, anche finalizzate alla raccolta di fondi, spedite in abbonamento postale, effettuate dalle associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro individuate dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 353 del 2003, e dalle associazioni d’arma e combattentistiche,
tematiche del nostro settore. Dai Convegni USPI alle riunioni sulle tariffe postali, i nostri associati ricordano l’impegno costante e competente di Paolo Gentiloni. Fin dal 2003, quando intervenne al nostro Congresso, indetto per i cinquant’anni dell’ USPI, e analizzò il fenomeno delle concentrazioni delle risorse pubblicitarie a scapito della stampa, soprattutto periodica, e la necessità di individuare regole e responsabilità per internet. Da Ministro delle Comunicazioni (2006/2008), poi, ha svolto numerosi incontri con le delegazioni USPI sul servizio e le tariffe postali, con una particolare sensibilità alle necessità dell’editoria medio piccola. Gentiloni, giornalista professionista dal 1990, è stato anche presidente della Commissione di vigilanza della RAI (2005/2006) e direttore del mensile di Legambiente “La Nuova Ecologia” (1984/1993). E’ Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dal 12 dicembre 2016. CONFERITA LA DELEGA In questi giorni, il Presidente Gentiloni ha conferito la delega per l’editoria a Luca Lotti, che cumulerà l’incarico di Ministro dello Sport con la responsabilità del nostro settore. Il lavoro continua, in particolare con i decreti attuativi della nuova legge sull’editoria e con la soluzione, sempre più urgente, del problema delle tariffe postali.
SOMMARIO 2-4 Decreto Milleproroghe e tariffe postali 3 Convocazione Assemblea USPI anno 2017 5 Quote associative USPI anno 2017 6-8 Big data e privacy – La nuova geografia dei poteri - Intervento di Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali
12 Il Cardinale Scola e la post-verità - interrogarsi sul soggetto e sulla ricerca del vero 13-14 INPGI, il cumulo gratuito della contribuzione 15 Contributo anno 2017
AGCOM
15 Deposito legale e Convenzioni USPI - mesi febbraio e marzo
9 La liceità delle rassegne stampa
15 L’Eco della Stampa
10-11 Hate speech, incitamento all’odio - i dati dell’Osservatorio Giovani Toniolo
16 Successo del I° Master universitario in collaborazione con USPI - Digital Heritage Notiziario USPI n° 2/2017
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AVVISO DI CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA U.S.P.I. DELL’ANNO 2017 Ai sensi degli articoli 7 e 8 dello Statuto, l’Assemblea Generale Ordinaria dei soci dell’Unione Stampa Periodica Italiana (U.S.P.I.) è convocata per giovedì 20 aprile 2017, alle ore 14 in prima ed alle ore 14.30 in seconda convocazione, presso la sede sociale in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, con il seguente:
ORDINE DEL GIORNO 1. Insediamento della Presidenza e della Segreteria; 2. Relazione del Presidente; 3. Relazione del Segretario Generale; 4. Relazione del Collegio dei Revisori dei Conti; 5. Approvazione del rendiconto esercizio 2016; 6. Approvazione esercizio preventivo 2017; 7. Varie ed eventuali. In base all’articolo 7 dello Statuto hanno diritto di voto tutti i soci ordinari di cui all’articolo 3 in regola con il pagamento delle quote sociali. Ai soci di cui al punto 1) di tale articolo spettano tre voti per ciascuna testata, mentre ai rappresentanti delle Associazioni o Gruppi di cui al punto 2) spetta un solo voto. Hanno diritto inoltre ad esprimere un voto gli iscritti all’U.S.P.I. a titolo personale di cui all’art. 30 (norma transitoria). Ogni socio che non possa partecipare personalmente all’Assemblea può farsi rappresentare, ad ogni effetto, da persona, anche non iscritta all’USPI, munita di apposita delega. Nessun socio o delegato può essere portatore di più di dieci deleghe. Per la partecipazione all’Assemblea, i soci che ancora non lo avessero fatto, dovranno mettersi in regola con la quota associativa per il 2017. Il rendiconto 2016 ed il preventivo 2017 saranno a disposizione dei soci che li volessero esaminare presso la sede sociale dell’USPI, in Viale B. Bardanzellu n. 95 in Roma, dalle ore 12 del 3 aprile, alle ore 12 del 18 aprile c.a. Il presente annuncio è da considerarsi quale “avviso” secondo quanto stabilito dall’articolo 8, primo comma, dello Statuto. Roma, 9 gennaio 2017
IL PRESIDENTE (Don Giorgio Zucchelli)
---------------------------------------------DELEGA Il sottoscritto................................................................................................................................................................................................................ nella sua qualità di (1).......................................................................................................................................................................... delega il Sig ........................................................................................................................................................................................................ a rappresentarlo all’Assemblea dei soci dell’USPI del 20 aprile 2017 a Roma per l’approvazione dei bilanci consuntivo 2016 e preventivo 2017. ................................................. (data)
................................................. (firma)
(1) Indicare la qualità di editore e titolo del periodico, ovvero di suo rappresentante (punto 1 art. 3 dello Statuto) nel qual caso è necessario indicare anche la testata, ovvero la qualità di socio a titolo personale (art. 30 dello Statuto, norma transitoria). Notiziario USPI n° 2/2017
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EDITORIA si conferma l’applicazione del trattamento tariffario agevolato analogo a quello previsto, a favore dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 1, del citato decreto-legge n. 353 del 2003, dal decreto del Ministro delle comunicazioni 13 novembre 2002, recante: «Prezzi per la spedizione di stampe in abbonamento postale non iscritte al registro nazionale delle stampe e non rientranti nella categoria «no profit», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 291 del 12 dicembre 2002. 5. Per quanto stabilito dal comma 4, il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri provvede al rimborso a Poste italiane S.p.A. ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del citato decreto-legge n. 353 del 2003, nei limiti delle risorse, appositamente stanziate, disponibili a legislazione vigente. 6. I commi 5 e 6 dell’articolo 10 del decreto-legge 1º ottobre 2007, n. 159 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222 sono abrogati.
2003, n. 353, convertito con modificazioni dall’articolo 1 della legge 27 febbraio 2004, n. 46, sono apportatele-seguenti modificazioni: 1) al primo periodo, dopo le parole: ‘’in favore’’, sono aggiunte le seguenti: ‘’degli operatori titolari di licenza individuale o autorizzazione generale, di cui agli articoli 5 e 6 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, e successive modificazioni, è’; 2) il secondo periodo è soppresso». Gli emendamenti sopra riportati avrebbero aperto anche agli altri operatori titolari di licenza individuale o autorizzazione generale il rimborso, da parte del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, per le tariffe postali applicate alle spedizioni della stampa quotidiana, periodica e no profit. Dobbiamo, in verità, ricordare che tali emendamenti erano gravati di un parere contrario della Commissione bilancio del Senato ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, che tutela l’equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio statale. CONTRIBUTI DIRETTI – LEGGE 250/’90 EMENDAMENTO APPROVATO Pur in assenza di una normativa specifica nel testo originario del decreto- legge presentato dal Governo, la Commissione Affari Costituzionali ha ratificato gli emendamenti identici 2.2 (testo 2), 2.3 (testo 2), 2.4 (testo 2) e 2.15 (testo 2), presentati da AP (Mancuso), PD (Spilabotte), ALA (Mazzoni) e SEL (De Petris) che riguardano il calcolo dei contributi diretti ex lege 250/’90 riferito all’annualità 2016. Ecco il testo:
Nel corso di conversione in legge del decreto, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha apportato alcune modifiche al testo. EMENDAMENTO APPROVATO Nella seduta di giovedì 9 febbraio, la Commissione, con il parere favorevole del relatore e del rappresentante del Governo, ha accolto l’emendamento 2.11 del senatore COCIANCICH (PD) che così recita:
«Al comma 5, dopo le parole: «Presidenza del Consiglio dei ministri» inserire le seguenti: «per tre anni e al fine di permettere l’ammortamento delle attività necessarie per fornire il servizio,». Tale emendamento limita a tre anni il rimborso alle sole Poste Italiane delle tariffe applicate agli editori. EMENDAMENTO RESPINTO Sono stati, invece, respinti gli emendamenti identici 2.5, 2.6, 2.7 e 2.8, presentati da vari senatori della Lega Nord (Calderoli), Forza Italia (Malan), ALA (Mazzoni), M5S (Crimi) che così disponevano:
«Sostituire il comma 5 con i seguenti: 5. Per quanto stabilito dal comma 4, il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri provvede al rimborso a Poste italiane S.p.A., ovvero agli operatori titolari di licenza individuale o autorizzazione generale per i servizi resi ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del citato decreto-legge n. 353 del 2003, nei limiti delle risorse, appositamente stanziate, disponibili a legislazione vigente. 5-bis. All’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 24 dicembre
«Dopo il comma 2, inserire il seguente: 2-bis. La disposizione di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 26 ottobre 2016, n. 198, entra in vigore nell’esercizio successivo a quella di approvazione dei decreti di cui all’articolo 2 della medesima legge; alla citata lettera a) sono soppresse le parole: “al netto del contributo medesimo”». Con l’emendamento riportato, si rinvia l’entrata in vigore della modifica del sistema di calcolo dei contributi a favore delle imprese editrici - che non possono superare il 50 per cento dei ricavi editoriali - al momento dell’emanazione dei decreti legislativi attuativi della legge n. 198 del 2016. Secondo i proponenti, infatti, in quella sede sarà possibile una revisione organica della materia del sostegno pubblico all’editoria. In tal modo si evita che la norma, approvata nel mese di novembre dello scorso anno, abbia efficacia retroattiva per l’intero 2016, consentendo quindi alle imprese editrici di pianificare la propria attività. L’emendamento, inoltre, va a modificare testo della legge 198/16 con riguardo al massimo liquidabile a ciascuna impresa editrice. La norma richiamata prevedeva che l’ammontare complessivo dovesse calcolarsi “al netto del contributo”. La modifica apportata conferma che il contributo non possa superare il 50% del fatturato, ma quest’ultimo verrà calcolato al lordo del contributo stesso e non più al netto. L’esame del decreto-legge A. S. 2630 proseguirà in Aula al Senato, in prima lettura, e passerà poi al vaglio della Camera dei deputati. Seguiremo, passo passo, l’iter parlamentare del provvedimento. Notiziario USPI n° 2/2017
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qUOTE ASSOCIATIVE PER L’ANNO 2017 Le quote associative fissate dal Consiglio Nazionale dell’USPI per il 2017 e comprensive della spedizione in abbonamento postale del “Notiziario USPI” (pari a 33 €) sono le seguenti:
qUOTE ASSOCIATIVE e "UNA TANTUM" di iscrizione, da sommarsi alla quota associativa per le testate che si iscrivono per la prima volta Per le TESTATE (secondo la tiratura dichiarata): (Per le TESTATE ON LINE il criterio della tiratura é sostituito da quello del numero degli utenti potenziali a cui la testata si rivolge) qUOTE
UNA TANTUM
Per i SOCI CORRISPONDENTI - Il SOCIO CORRISPONDENTE è persona fisica che, "condividendo le finalità dell'USPI, si interessa a vario titolo di editoria e comunicazione" € 100,00 Per i SOCI BENEMERITI - Soci benemeriti, e cioè persone od enti che mediante attività o donazioni abbiano contribuito allo sviluppo dell’USPI e, attraverso esse, abbiano favorito il progresso della stampa periodica
(prima iscrizione)
da 1 a 10.000 copie da 10.001 a 50.000 copie da 50.001 a 100.000 copie da 100.001 a 200.000 copie oltre 200.000 copie
€ 320,00 € 750,00 € 1.300,00 € 2.600,00 € 3.800,00
€ € € € €
100,00 170,00 170,00 170,00 170,00
Rinnovo della quota per i SOCI SINGOLI ex art. 30 dello Statuto - se direttori, condirettori, redattori capo, redattori o collaboratori di periodici associati all'USPI € 210,00 - stesse categorie ma che operano per periodici non associati all'USPI € 320,00
Il versamento della quota associativa può essere effettuato a mezzo bonifico bancario presso la Banca Popolare di Milano, Agenzia 6, Via Franceschini n° 58 - Roma (intestato a USPI) CODICE IBAN: IT 96 U 05584 03206 000000004977, ovvero, tramite assegno bancario, barrato e non trasferibile, spedito a mezzo assicurata convenzionale, o con versamento su conto corrente postale n. 27433002 intestato all'USPI. C.F. dell'USPI: 80188110581 ATTENZIONE Al fine di evitare errate registrazioni, si raccomanda vivamente agli associati che, nell’effettuare il versamento postale o il bonifico bancario, vengano chiaramente indicati, possibilmente a stampatello nella causale, il titolo della testata ovvero - se la quota si riferisce ad un iscritto individuale - il nome e cognome del socio.
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PRIVACY
“BIG DATA E PRIVACY. LA NUOVA GEOGRAFIA DEI POTERI” Convegno organizzato in occasione della Giornata Europea della protezione dei dati personali - 30 gennaio 2017. Intervento di Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali «I cambiamenti imposti dall’innovazione tecnologica hanno generato un livello senza precedenti di raccolta e di elaborazione di dati, destinato a subire un’ulteriore espansione con le nuove applicazioni dell’Internet delle cose, della robotica, della realtà aumentata. Dalle parole e dai numeri ai giochi, ai media, alle funzioni complesse dei sistemi industriali, all’ambiente, ai trasporti: tutto quello che riguarda la nostra esistenza ha subito una trasformazione digitale. Ora stiamo varcando una nuova frontiera, stiamo entrando nell’era dei sistemi cognitivi. Una nuova categoria di tecnologie, che utilizza l’elaborazione del linguaggio naturale e dell’apprendimento automatico, è in grado di amplificare e accelerare il processo di trasformazione digitale, per consentire alle persone e alle macchine di interagire in modo più naturale, estendendo e potenziando le competenze e le capacità cognitive. Lo sviluppo delle tecnologie rappresenta il presupposto essenziale perché le imprese possano competere nella dimensione globale dei mercati e perché possano migliorare le condizioni di vita delle persone in ogni angolo del pianeta. Ma i progressi incessanti di questi cambiamenti mettono in discussione molti paradigmi consolidati del diritto e molte consuetudini della politica. E sollevano interrogativi ineludibili. Avvertiamo che lo sviluppo di una florida economia fondata sui dati, che sfrutta le funzionalità tecnologiche per la loro raccolta continua e massiva, la trasmissione istantanea ed il riutilizzo, ci espone a nuovi rischi. E, poiché i dati rappresentano la proiezione digitale delle nostre persone, aumenta in modo esponenziale anche la nostra vulnerabilità. La libertà di ciascuno è insidiata da forme sottili e pervasive di controllo, che noi stessi, più o meno consapevolmente, alimentiamo per l’incontenibile desiderio di continua connessione e condivisione. Da un lato le imprese tecnologiche hanno dilatato la raccolta e la disponibilità dei nostri dati, dall’altro le esigenze di sicurezza, di fronte alla minaccia criminale e terroristica, hanno spinto progressivamente i governi ad estendere il controllo delle attività svolte in rete per finalità investigative in modo sempre più massivo. Il combinarsi di questi processi ha prodotto una straordinaria intrusione nella vita di tutti, una vera e propria sorveglianza, con effetti importanti sui comportamenti individuali e collettivi, sugli stessi caratteri delle nostre democrazie.
Penso che la protezione dei dati debba assumere un ruolo di primo piano per presidiare la dimensione digitale: quella in cui sempre più si dispiega la nostra esistenza e nella quale ora si svolgono anche le relazioni ostili tra gli stati e dentro gli stati. La nuova economia, fatta di tecnologia sempre più interconnessa, favorita dall’espansione dell’Internet in mobilità, ali-
mentata dalla presenza capillare di sensori intelligenti, si caratterizza per i grandi volumi di dati, l’infinita eterogeneità delle fonti da cui provengono e la velocità dei sistemi che li analizzano. Ma governare questi processi non è certamente un compito semplice. La capacità di estrarre dai dati informazioni che abbiano un significato e siano funzionali, richiede infatti lo sviluppo di sofisticate tecnologie e di competenze interdisciplinari che operino a stretto contatto. In questo quadro i progressi nella potenza di calcolo svolgono un ruolo centrale per l’analisi dei Big Data e per l’acquisizione della conoscenza. E in un futuro non troppo lontano l’intelligenza artificiale, grazie ad algoritmi capaci di apprendere e migliorare autonomamente le proprie abilità, offrirà soluzioni efficaci per soddisfare le più disparate esigenze. E arriverà ad occuparsi di problemi che oggi possono sembrare ostacoli insormontabili, a beneficio della collettività. Potrà fornire un aiuto importante nel campo della medicina, nello studio dei cambiamenti climatici o nel favorire l’accesso a risorse di primaria importanza come l’acqua o il cibo. Ma, per altro verso, la logica posta alla base dei Big data con il suo insaziabile bisogno di accumulare dati porrà sfide ancora più complesse che solo in parte sarà possibile risol- Antonello Soro (foto da www.garanteprivacy.it) vere attraverso una maggiore regolamentazione degli operatori tecnologici, attualmente attestati su un regime di sostanziale autodichia. Le riforme del quadro giuridico europeo rappresentano una svolta importante per definire un contesto uniforme e proiettato sulle esigenze future e, soprattutto, preservare la fiducia degli utenti nello spazio digitale e nelle sue potenzialità. Fiducia, innovazione e futuro sono fortemente correlati. L’obbiettivo al quale dovremmo tendere è la garanzia di uno stesso livello di tutela dei diritti online così come offline. Ma se una buona regolamentazione è essenziale, essa non è da sola sufficiente per affrontare l’impatto di questi processi sulle nostre società. Penso che sia necessaria una nuova consapevolezza da parte delle opinioni pubbliche. L’attenzione ai Big data non può riguardare soltanto le sue implicazioni scientifiche e tecniche o gli sconvolgenti effetti delle innovazioni sull’economia. Ci deve preoccupare anche il potenziale discriminatorio che dal loro utilizzo, anche rispetto a dati non identificativi o aggregati, può nascere per effetto di profilazioni sempre più puntuali ed analitiche: in un gioco che finisce per annullare l’unicità della persona, il suo valore, la sua eccezionalità. E una grande attenzione dobbiamo rivolgere alle applicazioni Notiziario USPI n° 2/2017
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dell’intelligenza artificiale che effettuano valutazioni o assumono decisioni supportate soltanto da algoritmi, con un intervento umano reso via via più marginale, fino ad annullarsi, con effetti dirompenti sul modo di vivere e articolare esistenze e relazioni, in termini individuali ma anche sociali e politici. Le Autorità europee di protezione dati avvertono il bisogno di accompagnare questi fenomeni attraverso un più rigoroso approccio etico e di generale responsabilità. E prima di tutto abbiamo bisogno di promuovere garanzie di trasparenza dei processi, anche per la progressiva difficoltà a mantenere un effettivo controllo sui dati: per l’opacità delle modalità di raccolta, dei luoghi di conservazione, dei criteri di selezione e di analisi.
I rapporti asimmetrici tra chi quei dati fornisce e chi li sfrutta si risolvono a favore di questi ultimi ed in particolare di coloro che gestiscono le piattaforme digitali e dispongono degli standard tecnologici dominanti. La capacità di elaborare, anche in tempo reale, tramite algoritmi sempre più potenti un’ingente mole di dati consente di estrarre conoscenza e, in misura esponenziale, di effettuare valutazioni predittive sui comportamenti degli individui nonché, più in generale, di assumere decisioni per l’intera collettività. Chi possiede il profilo dei consumatori indirizza la produzione commerciale verso specifici modelli di utenza, così da assecondarne i gusti ed insieme orientare selettivamente le scelte individuali. Dobbiamo chiederci quante delle nostre decisioni siano in realtà fortemente condizionate dai risultati che un qualche algoritmo ha selezionato per noi e ci ha messo davanti agli occhi. Un libro, un certo viaggio, una clinica cui affidare la salute, un investimento dei risparmi, la scelta di un dipendente da assumere, un giudizio politico, la stessa fiducia nei confronti di una persona appena incontrata, della quale chiediamo subito informazioni cliccando sui motori di ricerca e la cui affidabilità siamo pronti a misurare su quanto appreso in rete. Dobbiamo riflettere sugli attuali scenari, interrogarci sugli effetti prodotti da queste trasformazioni: per comprendere le conseguenze sulle nostre vite indotte dalle decisioni automatizzate. I Big data sono diventati un fattore strategico nella produzione, nella competizione dei mercati, nelle innovazioni di importanti settori pubblici, nella struttura funzionale delle nostre abitazioni, nella normalità della nostra vita quotidiana. E cresce il numero di soggetti interessati a sfruttarne le potenzialità: attori pubblici e privati, piccoli e grandi, dalle banche alle compagnie assicuratrici, dagli enti di ricerca agli organismi di sicurezza. I sistemi di intelligenza artificiale sono già incorporati negli asset strategici di una grande varietà di imprese e di istituzioni e ne influenzano le scelte. Tuttavia solo chi detiene una grande mole di dati può realizzare le analisi più sofisticate. Si è così affermata una nuova gerarchia dei poteri che investe ogni settore e che punta a selezionare ogni contenuNotiziario USPI n° 2/2017
to o servizio a noi diretto per rendercelo sempre più affine a quello che gli algoritmi decifrano dei nostri sentimenti. E si diffondono tecniche sofisticate di data mining che ci riguardano non solo come consumatori ma in quanto cittadini. E possibili elettori. Attraverso il monitoraggio continuo della rete si individuano i temi di maggiore interesse, analizzando puntualmente la geografia dei bisogni e delle relazioni sociali per elaborare contenuti personalizzati anche nell’offerta elettorale. Una strategia comunicativa fondata sulla profilazione dei cittadini considerati non quali destinatari di un progetto politico, ma di una propaganda orientata su modelli e tipologie di utenti della rete. Schemi che, assai più delle fake news, travolgono le tradizionali regole del sistema politico. Ma altrettanto forte è l’interesse dimostrato dalle aziende digitali nel le testare potenzialità dei Big data anche nella
biomedicina e nella genomica. La scienza medica negli ultimi anni ha concentrato la ricerca verso la conoscenza delle cause genetiche delle malattie. Progetti finalizzati alla mappatura dell’intero patrimonio genetico umano hanno permesso un notevole sviluppo della medicina predittiva e di precisione. Algoritmi di apprendimento automatico, opportunamente “addestrati”, sono capaci di analizzare milioni di dati e cercare correlazioni probabilistiche di rischio, non solo per studiare il propagarsi di un’epidemia e per individuare le nuove terapie personalizzate ma anche per modificare i geni delle persone. Credo che non si debba sottovalutare - in questo processo l’esatta natura dei beni giuridici coinvolti, trattandosi di quanto di più delicato ci appartenga. E’ un tema davvero complesso che rende evidente come sia in gioco non solo l’interesse delle multinazionali digitali al ritorno economico, all’offerta di nuovi farmaci o servizi innovativi, ma anche il potere di ricercare la chiave per prolungare l’esistenza biologica dell’essere umano. Il sodalizio tra aziende digitali e ricerca genetica è destinato a crescere vertiginosamente nei prossimi anni in ragione dei massicci investimenti che i giganti di internet effettuano in questo campo. Abbiamo visto come le informazioni prodotte dalle e sulle persone abbiano permesso - in un tempo estremamente breve - alle grandi imprese tecnologiche di sconvolgere e scardinare la tradizionale catena di valore e di distribuzione della ricchezza su scala planetaria. Un enorme vantaggio che con i Big data e la loro capacità di estrarre significato da masse di dati anche non strutturati ed il crescente potere di autoapprendimento delle macchine, è destinato a rafforzarsi. Nell’evoluzione della società digitale gli internet provider sono generalmente percepiti come facilitatori delle nostre vite, premonitori delle nostre esigenze, erogatori di servizi gratuiti: in un processo che dilata in modo incontenibile la nostra dipendenza dalle loro infrastrutture. Il rischio è quello di consegnare a vantaggio di poche multinazionali digitali, non soltanto la supremazia economi7
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PRIVACY ca, ma il potere di conoscere i fenomeni che possono governare e influenzare il nostro sapere. Fanno giornalmente notizia le iniziative e le sperimentazioni anche avveniristiche dei giganti del web, assai lontane dalle loro originarie vocazioni, ma che permettono loro di assumere un ruolo sempre maggiore in campi (dalla finanza alla genetica, dall’automazione alla realtà aumentata) che hanno un impatto significativo nelle nostre vite sul piano sociale, culturale ed economico. Lo sviluppo tecnologico è destinato a mutare profondamente i rapporti di potere nella società globale. Un numero esiguo di aziende possiede un patrimonio di conoscenza gigantesco e dispone di tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che, un numero sempre più grande di persone - tendenzialmente l’umanità intera - potrà subire condizionamenti decisivi. Esse detengono un potere che si affianca - fin quasi a sopraffarlo - alla tradizionale autorità statuale e che diversamente da questa è meno visibile e prescinde dalla legittimazione e dal circuito della responsabilità. Le nostre democrazie appaiono più deboli. Le conseguenze di questa “concorrenza di poteri” sono state evidenti, ad esempio, nel caso che ha contrapposto Apple alle autorità di polizia statunitensi. In quella circostanza l’azienda di Cupertino ha dimostrato, in nome di una apparente tutela della privacy dei propri clienti, la forza che il suo patrimonio di dati criptati porta con sé. Un caso che non è rimasto isolato. Gli over the top hanno dunque acquisito poteri che assumono sempre di più una caratura sociale e che finiscono per concorrere con il diritto che regola le relazioni tra gli stati. Si pensi al progetto di Google, volto a contrastare il rischio di radicalizzazione online, elaborando ed offrendo contenuti dissuasivi da propositi violenti con una contro-narrazione: funzione “rieducativa” tipicamente espressiva dell’autorità pubblica. Analogamente al ruolo svolto con l’hate speech e la pedopornografia, dove i monopolisti del web si sono impegnati a rimuoverne i contenuti. E non meno rilevante è la funzione assunta dai motori di ricerca nel rapporto tra informazione e oblio, nell’ambito delle procedure di delisting. Se questa responsabilizzazione dei grandi protagonisti del web è certamente positiva, essa conferma come siano diventati in ogni campo interlocutori privilegiati e insostituibili.
Le tecnologie più progredite incidono ulteriormente sulla fisionomia propria degli stati, non solo perché ne hanno scardinato il fattore identitario della territorialità, rispetto appunto ad una realtà immateriale che si sviluppa su reti e su sistemi cloud, ma perché ne indeboliscono la capacità di conoscere i fenomeni per governarli e di intervenire sulle dinamiche ordinamentali a vantaggio della collettività. E’ ovvio che questa profonda crisi non è stata determinata esclusivamente dall’innovazione tecnologica ma è indubbio che tali fenomeni abbiano accelerato queste tendenze. In parallelo con la crisi dei tradizionali corpi intermedi, le piattaforme digitali, come veri e propri oracoli, paradossalmente, della retorica della disintermediazione sono destinate ad acquistare il ruolo di mediatori della realtà, di interpreti di ciò che accade o di quello che potrà accadere e di assumere decisioni per l’intera collettività. E nessuno avrà dati in quantità e qualità paragonabili a quelli a loro disposizione mentre in pochi saranno capaci di dare loro un senso utile. Del resto già oggi è estremamente ridotto il numero delle aziende che hanno il monopolio delle ricerche sul web, che controllano tutto il settore “mobile” , che sono proprietarie dei principali sistemi operativi presenti sul mercato e delle principali piattaforme di distribuzione, delle applicazioni che su questi girano e delle infrastrutture Cloud, sulle quali sono costretti ad “appoggiarsi” anche tutti i possibili concorrenti.
Ci sono interrogativi che non possiamo eludere. Quanto l’esercizio, da parte di soggetti privati, di funzioni così rilevanti sulla vita collettiva, è davvero democratico? Quale è il criterio di legittimazione di tali funzioni e a chi e con quali parametri rispondono, del loro esercizio, i “big tech”? Quali le garanzie dai rischi di classificazioni errate, di informazioni parziali o incomplete, di modelli e sistemi difettosi? O ancora, e soprattutto, chi garantirà l’affidabilità e la trasparenza dei criteri usati per selezionare, classificare, decidere? E come ripensare le norme giuridiche – anche in tema di responsabilità –rispetto alle applicazioni dell’intelligenza artificiale? Come assicurare, nel mondo dei big data, modelli equi ed efficienti sia di concorrenza che - insieme - di protezione dati? Il dibattito che seguirà rappresenta una buona occasione per approfondire questi temi».
Dopo il ruolo egemone nel campo dell’informazione e della comunicazione, le stesse aziende hanno ora la chiave per leggere l’enorme patrimonio di conoscenza, sempre più indispensabile per assicurare lo sviluppo di attività sociali e pubbliche come la sanità, l’istruzione e, più in generale, di ogni attività tesa ad offrire servizi alla cittadinanza: tradizionali prestazioni di welfare sino ad oggi affidate prioritariamente al settore pubblico. Notiziario USPI n° 2/2017
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DIRITTO
LA LICEITA’ DELLE RASSEGNE STAMPA Sentenza n. 816/2017 del TRIBUNALE CIVILE di ROMA – sez. 9 (pubbl. il 18/01/2017). Prima, storica sentenza di un tribunale italiano sul tema della liceità delle rassegne stampa e la tutela del diritto d’autore. Il Tribunale Civile di Roma, nella vertenza tra DATA STAMPA Srl e ECO DELLA STAMPA SpA (Associazioni di rassegne stampa) vs FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e PROMOPRESS 2000 Srl (mandataria di alcune testate giornalistiche), con la sentenza sopra citata, ha rimarcato, innanzitutto, “l’esigenza di un intervento legislativo” in materia. Tra i motivi della Decisione, infatti, il Tribunale ricorda che: “Il fatto poi che vi siano stati vari incontri tra le parti, promossi dalla Presidenza del Consiglio, al fine di trovare un accordo per istituire un contributo a favore degli editori per l’utilizzo dei contenuti editoriali, è sicuramente indice dell’esigenza di un intervento normati, non consentendo la carente normativa attuale un’interpretazione condivisa e non potendo considerarsi una soluzione in linea con la tutela costituzionale della libertà d’impresa e dell’informazione, l’istituzione del sistema di licenze “ARS” da parte di Promopress con la determinazione da parte di un soggetto privato, della durata, della remunerazione e della corresponsione di un compenso per l’utilizzazione di contenuti editoriali, senza il coinvolgimento degli organi istituzionali, in una materia ad alta evidenza pubblica come quella attinente al diritto d’autore”. Decidendo nel merito, la Sezione 9 del Tribunale Civile di Roma ha così disposto: «1) accerta la legittimazione attiva di Promopress 2000 Srl a rappresentare le società editrici in causa; 2) accerta il diritto di Data Stampa Srl e di Eco della Stampa SpA alla riproduzione, sulle rassegne stampa ad uso esclusivo dei suoi clienti degli articoli, informazioni e notizie già pubblicati sui giornali e periodici degli editori convenuti in giudizio nei termini di cui in motivazione». IL COMUNICATO DELLA FIEG LE RASSEGNE STAMPA AD USO COLLETTIVO DEVONO ESSERE AUTORIZZATE DALL’EDITORE Roma, 18 gennaio 2017 - FIEG prende atto che l’unica rassegna stampa liberamente consentita “è quella indirizzata al singolo cliente, non riproducibile né suscettibile di distribuzione”: con questa decisione, il Tribunale di Roma ha concluso il primo grado del giudizio che vede contrapposti da oltre tre anni gli editori di giornali e le due principali agenzie di rassegne stampa, Eco della stampa e Data Stampa. “Accogliamo la sentenza con soddisfazione” ha dichiarato la FIEG. “In essa vediamo riconosciuto il principio che la rassegna stampa può essere liberamente realizzata solo se finalizzata al soddisfacimento di uno specifico bisogno individuale, di natura personale, limitata all’argomento o specifico tema che interessa il singolo cliente, comunicata esclusivamente ad esso, non riprodotta, né diffusa o distribuita in concorrenza con gli editori di giornali, titolari esclusivi dei relativi diritti di utilizzazione economica.” In base alla sentenza, dunque, solo le rassegne stampa con Notiziario USPI n° 2/2017
queste caratteristiche possono essere realizzate liberamente; tutte le diverse, e molteplici, forme di rassegna stampa, ancora oggi poste in essere, non sono lecite laddove non autorizzate dagli editori. “Avremmo auspicato una decisione più omogenea, che affermasse senza riserve il diritto degli editori ad essere remunerati per l’utilizzo da parte di terzi degli articoli di giornale, e per questo motivo appelleremo la sentenza nella parte a nostro avviso manchevole. E peraltro evidenziamo come il giudice abbia ritenuto l’eccezione di legittimazione sollevata da Eco della stampa e Data Stampa del tutto infondata, affermando al contrario che Promopress può agire in rappresentanza degli editori che le hanno conferito il mandato per la tutela dei diritti di utilizzazione economica degli articoli di giornale.” LA POSIZIONE DELL’USPI REGOLE PUBBLICHE PER LE RASSEGNE STAMPA E’ opinione diffusa che la libera utilizzazione di articoli di giornali quotidiani e periodici generi un danno economico alle aziende editrici, pur nel quadro di una attività che si protrae da più di un secolo e che solo ultimamente è stata oggetto di controversia tra le parti in causa. L’USPI ritiene che, trattandosi comunque di materia riguardante l’informazione, debba essere una legge a regolamentare i rapporti tra società di rassegna stampa ed editori, nel quadro di tutela di ogni attività di diffusione di materiale informativo. Ma se, invece, sarà ritenuta preferibile la soluzione dell’accordo fra le parti, sarà imprescindibile la presenza al tavolo delle trattative della autorità di governo, affinché gli accordi non siano determinati solo da regole di mercato (e quindi da posizioni di forza dei soggetti più grandi), ma siano rispettosi dell’equilibrio complessivo del sistema editoriale e dei principi costituzionali. In questa ottica, la definizione di alcuni principi base per legge potrebbe essere opportuna. Nelle proposte, inviate al Governo già nel maggio 2015, l’USPI segnalava una clausola ipotizzata dall’allora Governo Letta (stralciata, poi, dal provvedimento presentato in Parlamento) di tale forma: 1. All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 2, è aggiunto il seguente: «2-bis. Laddove sia stata apposta dichiarazione di riserva, la riproduzione, la comunicazione al pubblico e in ogni caso l’utilizzazione, anche parziali, in ogni modo o forma, ivi compresa l’indicizzazione o aggregazione di qualsiasi genere, anche digitale, di prodotti dell’attività giornalistica, compresi la forma e il contesto editoriali, pubblicati a stampa, con mezzi digitali, tele-radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico con altri mezzi, è consentita solo previo accordo tra il titolare del diritto di utilizzazione economica dei prodotti medesimi, ovvero le organizzazioni di categoria dei titolari dei diritti a ciò delegate, e l’utilizzatore, ovvero le organizzazioni di categoria degli utilizzatori a ciò delegate. In mancanza di accordo sulle condizioni anche economiche dell’utilizzazione, dette condizioni sono definite dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, su istanza della parte interessata.». L’USPI auspica tuttavia che questi tipo di decisione resti di competenza del Governo, vista la delicatezza politica di tutto quanto attiene all’informazione e al pluralismo. 9
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WEB
HATE SPEECH, INCITAMENTO ALL’ODIO: i dati dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo A Trieste il 17 e 18 febbraio si è tenuto “Parole O_stili”, il primo incontro dedicato ai rischi del web. Durante l’incontro è Stato presentato il “Manifesto della comunicazione non ostile” scritto a più mani dalla community con l’obiettivo di ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi della Rete. L’Istituto Toniolo è partner scientifico dell’evento. Le nuove generazioni usano in modo diffuso la rete e i social network, li considerano come parte integrante della propria realtà e vita sociale. Il web è considerato un mezzo imprescindibile per acquisire informazioni e i social uno strumento utile per scambiare opinioni, confrontarsi, allargare conoscenze, raccontare di sé. Questa presenza pervasiva della rete per i Millennials, la prima generazione socializzata in connessione continua dal basso con il mondo, non significa, tuttavia, che il loro sia un uso incondizionato e acritico. La grande maggioranza è a conoscenza di insidie e rischi anche se non sempre è pienamente consapevole della loro portata e delle implicazioni. Diventa, quindi, esperienza comune essere vittima o spettatore passivo o complice più o meno involontario di situazioni spiacevoli e di pratiche corrosive. Accade spesso, in particolare, di imbattersi in diffusione di notizie false (“bufale”), in contenuti offensivi e discriminatori (“hate speech”), in provocazioni gratuite e accuse infondate (“trolling”). La grande maggioranza delle persone ritiene che queste pratiche rendano i social più inaffidabili e un luogo meno ospitale. Manca, però, una condotta guida di comportamento che aiuti a non favorirne la diffusione e a disinnescare gli effetti. La dimensione e l’interesse pubblico acquisito da questo tema suggerisce non solo la necessità di ulteriori analisi, quantitative e qualitative, ma anche lo sviluppo di codici di comportamento, strumenti e strategie di azione che aiutino a contenere gli effetti corrosivi negativi che pratiche di questo tipo possono produrre.
PAROLE O_STILI, LA PRIMA COMMUNITY CONTRO LA VIOLENZA 2.0 9 giovani su 10 condannano l’hate speech in Rete Una community trasversale di oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer per contrastare l’ostilità in Rete. Parole O_Stili è un progetto collettivo nato per far riflettere sulla non neutralità delle parole e sull’impor-
tanza di sceglierle con cura. L’hate speech, secondo l’indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo sul tema “Diffusione, uso, insidie dei social network” è un argomento molto sentito dai giovani italiani: 7 giovani su 10 (69,9%) l’hanno sperimentato in prima persona e quasi il 90% degli intervistati (89,4%) ne ha un’opinione negativa. La prima giornata di lavori, aperta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, la community si è confrontata su linguaggi e comportamenti digitali e ha sottoscritto il “Manifesto della comunicazione non ostile”. Durante la seconda giornata, che ha visto la partecipazione di Enrico Mentana, sono stati aperti al pubblico nove tavoli tematici su: social media e scritture; giornalismo e mass media; viaggi, sport e divertimento; politica e legge; business e advertising; in nome di Dio; giovani e digitale; bufale e algoritmi; bambini e social media.
Laura Boldrini ha dichiarato: “Ritengo che sia molto utile unire le forze per lanciare una mobilitazione di tutti coloro che sono contrari all’odio in rete. L’hate speech non può rappresentare il prezzo da pagare per essere presenti sullo spazio digitale. Una community contro la violenza sul web fornisce uno strumento in più a disposizione di chi è impegnato a contrastare questo fenomeno ma anche di chi ne è, suo malgrado, vittima”. Rosy Russo, ideatrice del progetto, ha commentato: “La Rete sta diventando il luogo privilegiato dell’incitamento all’intolleranza, all’odio, alla diffamazione. Parole O_Stili ha l’ambizione di invertire questo trend diffondendo online il virus positivo dell’inclusione e del rispetto grazie a una community capace di raggiungere quasi 4 milioni di persone su Facebook e 4 milioni su Twitter. Se mettiamo insieme la paura di cadere nelle trappole della rete, di non riuscire a ”porgere l’altro tweet“, di essere in difficoltà ad essere se stessi, di non avere più la voglia di confrontarsi perché c’è sempre un troll dietro l’angolo ecco svelato l’origine di questo movimento di idee. Perché per noi le relazioni hanno il profumo del rispetto”. L’INDAGINE “Diffusione, uso, insidie dei social network”: Indagine di approfondimento dell’ “Osservatorio Giovani” dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Milano, condotta a gennaio 2017 su un campione di 2182 persone, rappresentativo dei giovani italiani di età 20-34 anni. I RISULTATI PRINCIPALI La quasi totalità dei giovani tra i 20 e i 34 anni usa la rete, la grande maggioranza è presente sui social network. Tra questi, il 90,3 per cento ha un account su Facebook, segue Instagram con 56,6 per cento, Google+ con 53,9 per cento, Twitter 39,9 per cento. Rilevante è anche la presenza su Linkedin, più orientato a profili professionali, che arriva al 22,4 per cento. Gli utenti di Pinterest arrivano al 20,4 e su Snapchat al 16,1 per cento (che sale al 27,4 per cento nella fascia più giovane del campione, gli under 22). Più di nicchia gli altri. Gli utenti di Facebook risultano anche i più assidui, presenti quotidianamente in oltre il 90 per cento dei casi (93%), seguiti da Intragram (74%) e Snapchat (56,9%). Notiziario USPI n° 2/2017
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Lo strumento privilegiato per connettersi è lo smartphone (72,7%). Rispetto alle attività svolte nell’ultima settimana, quelle più comuni sono leggere post di amici/follower (fatta “spesso” dal 74,1% degli intervistati), leggere news (63,2%), conversare privatamente tramite messanger (57,8%). Attività che comportano inserimento di contenuti sono meno frequenti ma coinvolgono una larga parte del campione: commentare post di propri contatti (49, 1%), postare materiale sulla propria pagina (40,7%), condividere news (35,4%), postare proprie foto o video su pagine altrui (32,6%). Di rilievo anche le voci “Leggere/cercare annunci di lavoro” (28,3%) e “Visitare account di personaggi pubblici” (26,6%), commentare una news su una pagina di media ufficiali (23,5%). Nel complesso, la presenza attiva sui social dei giovani appare ampia, con intensa interazione e condivisione di materiali, news e opinioni. Allo stesso tempo emerge la consapevolezza dei rischi. Alto è infatti il consenso sul fatto che non vanno presi troppo sul serio perché i contenuti che vi si pubblicano possono essere tanto veri quanto “inventati” (86,6%). LE “BUFALE” Le cosiddette “bufale” sono notizie presentate e diffuse come vere e che invece si rivelano poi essere false. Qual è il livello di consapevolezza dei giovani verso questo fenomeno? Quanto è percepito come problema la formazione di convinzioni basate su fatti infondati? Come difendersi? Il 28,5% ammette che gli è capitato di condividere una informazione che poi a scoperto esser falsa. Al 73,8% degli intervistati è inoltre capitato di accorgersi di bufale pubblicate da amici. La possibilità di cadere in questa trappola è legata alla frequenza di uso dei social e dalla frequenza con cui si condividono news postate da propri contatti o da altre fonti non istituzionali. C’è però anche un interessante legame con il titolo di studio e quindi con li strumenti culturali di cui si dispone. Tra chi ha titolo basso (si è fermato alla sola scuola dell’obbligo) la condivisione di un bufala sale al 31,7%, mentre scende al 28 per chi ha un titolo di scuola superiore, e al 24% tra i laureati. I laureati ci cascano di meno ma si accorgono di più di una notizia falsa condivisa da un proprio amico/follower (77,8%, contro 74,6% di chi ha titolo intermedio e 70,4% di chi ha titolo basso). Dopo una esperienza personale o la diffusione da parte di un amico, il 75,4% degli intervistati dichiara di aver aumentato la sensibilità verso tale tema e l’attenzione verso contenuti sospetti. Il 55,6% ha smesso di condividere contenuti da contatti con contenuti rivelati come bufale, il 41,7% si è trovato anche a rimuovere contatti dalla propria rete. Anche sulla reazione e sull’acquisizione di consapevolezza dopo un episodio negativo esiste una differenza legata al capitale umano della persona. L’aumento della sensibilità verso il tema Notiziario USPI n° 2/2017
sale al 79,1% per i laureati, contro 76,7 e 71,4 rispettivamente di chi ha titolo intermedio e basso. Di norma condivido sempre e comunque, tanto è impossibile appurare l’attendibilità di quello che circola in rete. Quanto spesso ti trovi in questa situazione? Laureati Scuola sup Sempre/spesso 8,8 9,6 qualche volta 24,7 27,2 Mai 66,5 63,2 Totale 100,0 100,0 Ricerca elaborata per Paroleostili.com
Obbligo 15,0 39,6 45,4 100,0
Tutti 11,2 30,8 58,0 100,0
In generale come ci si cautela? L’11,2% non adotta mai nessuna strategia, condivide in modo indiscriminato ritenendo che sia impossibile comunque controllare la veridicità di tutto. Questa accettazione incondizionata è fortemente legata al titolo di studio. Solo la minoranza (45,4%) di chi ha titolo basso è del tutto contraria alla diffusione indiscriminata, mentre si sale al 63,2% tra chi ha titolo medio e al 66,5% di chi ha titolo alto. Riguardo al come appurare l’attendibilità, ad un estremo c’è il 23,9% del totale del campione che afferma di andare usualmente “a fiuto”, condividendo le notizie che in base ad una sua valutazione personale ritiene fondate o di interesse, all’altro estremo il 38,9% che restringe drasticamente la condivisione alle sole notizie di fonte ufficiale. La maggioranza adotta qualche criterio selettivo intermedio tra tali due estremi, basandosi sull’autorevolezza della fonte (privata o pubblica) che fornisce la notizia o su propria previa verifica dei contenuti. Il 45,5% di chi ha avuto esperienza di diffusione di notizie infondate concorda con l’idea che tutto sommato le “bufale fanno parte del gioco e del bello dei Social network”, senza differenze rilevanti per titolo di studio. Per il 53% di chi le ha subite è diminuita complessivamente la propria fiducia sui Social networks. In questo caso i più vulnerabili, perché rischiano maggiormente di caderci e hanno meno strumenti per difendersi, sono coloro che hanno titolo basso. Per essi la perdita di fiducia sale al 60,4 percento.
“La fiducia nei social network è comunque complessivamente bassa tra i giovani, ben consapevoli del fatto che molti li usano come passatempo e luogo in cui farsi notare o sfogare le proprie frustrazioni – ha detto il prof. Alessandro Rosina, curatore dell’indagine – Ma per una parte rilevante sono considerati anche un contesto in cui sviluppare dinamiche di relazione e scambio di informazioni, messo però in crisi dalle troppe insidie dalle quali non è sempre ben chiaro come difendersi”. www.rapportogiovani.it, Redazione
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DIALOGANDO
SCOLA: «LA POST-VERITà SIA OCCASIONE PER RITORNARE A INTERROGARSI SUL SOGGETTO E SULLA RICERCA DEL VERO» Il cardinale Angelo Scola è intervenuto, presso l’Istituto dei Ciechi di Milano al tradizionale incontro con gli operatori della Comunicazione in occasione della Festa del loro patrono, San Francesco di Sales. «Occorre ascolto reciproco, benevolenza per ritrovare il senso della verità» Un tema che, per qualcuno, è oggi il vero problema e, per altri, addirittura, non esiste. Già questo definisce il senso di una questione complessa, sfuggente, eppure fondamentale nella comunicazione di oggi: la post-verità. A parlarne, in un affollatissimo incontro nella Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi – oltre 400 i presenti, in prima fila anche il sindaco Giuseppe Sala –, ci sono il cardinale Angelo Scola e nomi notissimi del giornalismo, appunto perché il dialogo è quello tradizionale promosso dalla Diocesi di Milano e dall’UCSI, in occasione della Festa del Patrono degli operatori della comunicazione, san Francesco di Sales. In occasione dell’incontro vengono anche diffusi i dati dell’ “Osservatorio Giovani” dell’Istituto Giuseppe Toniolo su “Diffusione, uso, insidie dei social network” (VEDI ARTICOLO PRECEDENTE). Modera il volto televisivo, Massimo Bernardini, autore e conduttore di “TvTalk”. «È come se non avessimo più il coraggio di parlare di menzogna forse perché la verità ci fa paura e, per questo, le mettiamo un “post” davanti. Ma cos’è la postverità? Perché un tempo i fatti erano certi e ora sono opinabili in un clima eterno di scontro?», si chiede Bernardini. Da un articolo della direttrice del “Guardian” – “Esiste un indebolimento dell’importanza sociale della verità, per cui non siamo più capaci di metterci d’accordo” –, nasce lo spunto per aprire il confronto: «Ripartire dai fatti è ancora possibile»? La riflessione del Cardinale Il cardinale Angelo Scola prende spunto dalla festa liturgica del giorno, San Tommaso di Aquino, e dice: «Tommaso diceva che la verità è corrispondenza tra la realtà e l’intelletto (adaequatio rei et intellectus) e, forse, la questione della postDa sinistra: Angelo Scola, verità può costringerci a tornare Massimo Bernardini, Daria alla verità. Tutto ruota intorno Bignardi, Carlo Verdelli alla realtà, perché se la manchia(Foto: Primaonline) mo, negando l’accesso alla verità del fatto, il nostro io viene sempre più messo in difficoltà. Oggi alla parola decisiva “reale”, la grande sconosciuta della nostra epoca, si contrappone la diminuzione della verosimiglianza». Il riferimento è alla Filotéa di san Francesco di Sales che, già nel 1600, definiva il buon metodo dell’agire interpretando i fatti sempre in favore del prossimo e nella maniera più benevola.
«Al contrario il verosimile è, oggi, una grande tentazione massimediatica, ma questo deve, semmai, indurre a un lavoro ulteriore per arrivare alla realtà, accettando che il reale mantenga sempre una componente e un aspetto ultimamen-
te misterioso. Credo che abbaiamo tutte le forze, se viviamo l’insieme, per attraversare, in senso costruttivo, questa epoca senza giudicare in maniera irrimediabile la fase che stiamo vivendo. Il problema è rimettere al centro il soggetto che, nell’epoca moderna, è stato scartato. Il punto è capire bene cosa sia la verità, che viene sempre al nostro incontro come un avvenimento, attraverso la trama di circostanze e rapporti che accadono. Per questo è fondamentale il tema dell’ascolto umile e di fecondazione reciproca. Dove ciò manca emerge solo l’emotività e il bisogno di autoaffermazione». Chiaro il monito di Scola: «Il frangente storico in cui prevale la post-verità – che è anche una post-falsità – chiede di mettere l’io al centro: non si tratta di imporre un serie di regole, ma di vivere la persona nella sua interezza. La scelta di giudicare con benevolenza, attraverso un ascolto di fecondazione, permette di stare in questo mondo con piedi solidi». I nuovi Media hanno già vinto Infine, ancora un breve giro di riflessione, soprattutto dedicato ai Social. «Facebook è diventato lo strumento principale del pianeta, visto che gran parte degli utenti lo usa come fonte di notizia e addirittura i presidenti di Stati Uniti e Messico hanno dato l’annuncio dell’annullamento del loro incontro su Twitter, saltando ogni intermediazione. Insomma, i giornalisti servono ancora?», ci si chiede. Sì, la risposta che emerge. Per Carlo Verdelli, direttore dimissionario dell’informazione Rai, «siamo di fronte a un’invasione per cui è necessaria resistenza. Il giornale di carta credibile, se diminuisce sempre i lettori, deve avere la stessa credibilità in ogni sistema che utilizza». Parole cui fa eco Daria Bignardi, direttore di Rai 3: «Non facciamo che la post-verità diventi anch’essa una moda, perché è un problema vero che viene al pettine, soprattutto in Italia, dove siamo meno portati a comprendere le differenze tra informazione autorevole e non. Il nodo è quanto ci importa della verità e di avere la certezza che quello che si legge o si vede nei telegiornali sia vero. Su questo dobbiamo riflettere, perché in un’epoca di narcisismo, tutto ciò viene aggravato. Tornare allo spartiacque tra informazione autorevole e meno accurata, può permettere di arginare questo mare di post e presunte verità». .
«Per fare un algoritmo di credibilità serve competenza, certo, ma soprattutto chiedersi chi vuole essere l’io, la persona. Dobbiamo sentire la situazione attuale come una provocazione, non come una catastrofe. Tuttavia, se l’io non è solido i processi sempre più celeri di oggi rischieranno di schiacciarci», conclude il Cardinale. Da qui la consegna: «una cura reciproca per affrontare con serenità il presente e il futuro, avendo significato e direzione della vita». www.chiesadimilano.it, Annamaria Braccini, 28.01.2017 Notiziario USPI n° 2/2017
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NOTIZIE INPGI
IL CUMULO GRATUITO DELLA CONTRIBUZIONE (art. 1, comma 239 e seguenti della legge n. 228/2012 e Legge Stabilità 2017)
Marina Macelloni, presidente dell’INPGI
“La legge di stabilità per il 2017 ha introdotto – afferma la Presidente M a r i n a Macelloni tra le misure previdenziali, il cosiddetto cumulo gra-
tuito della contribuzione. Si tratta di una misura che l’Inpgi chiedeva fin dal 2008 per poter tutelare tutti i colleghi con contribuzioni maturate presso l’Enpals, l’Inpdap o l’Inpgi 2 che finora non erano compresi nella legge Vigorelli che assicura il cumulo gratuito solo per le contribuzioni Inpgi e Inps. Il provvedimento non comporta oneri aggiuntivi per l’Inpgi né delibere di attuazione da parte del Consiglio di amministrazione. A chiarimento delle numerose interpretazioni della norma circolate in questi giorni l’Istituto ha predisposto una nota tecnica corredata da qualche esempio. Gli Uffici come sempre sono a disposizione di tutti i colleghi per ulteriori spiegazioni”. NOTA ILLUSTRATIVA La legge di stabilità per l’anno 2017, tra le varie misure in campo previdenziale, prevede l’estensione alle pensioni di anzianità dell’istituto del “CUMULO GRATUITO”, già introdotto nel 2013 per le pensioni di vecchiaia (legge 228/2012, art.1, commi 238 e seguenti). La norma del 2013 consentiva ai lavoratori dipendenti iscritti all’INPS (tutte le gestioni, comprese quelle ex Enpals ed Ex INPDAP) ed all’INPGI-1 di totalizzare, ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, le proprie posizioni assicurative, mantenendo il sistema di calcolo vigente in ogni gestione interessata, senza obbligo di applicazione del meno favorevole calcolo contributivo. Con il disegno di legge di Stabilità per l’anno 2017, il Governo ha inizialmente proposto soltanto l’estensione del predetto cumulo gratuito alle pensioni di vecchiaia anticipata (pensioni di anzianità), ma un emendamento approvato in sede di iter parlamentare ha ampliato il campo di applicazione anche ai regimi previdenziali per i liberi professionisti.
Sono ora ricomprese, quindi, anche la Gestione separata INPGI e tutte le altre Casse dei liberi professionisti. Anche in questo caso, come già previsto per le pensioni di vecchiaia, gli interessati dovranno essere in possesso dei requisiti previsti dalla “riforma Fornero”, per le pensioni di anzianità attualmente sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, un anno in meno per le donne (art. 24 comma 10 D.L. 201/2011). Pertanto, a decorrere dal 2017, si potrà richiedere la pensione di anzianità, senza dover effettuare necessariamente la riconNotiziario USPI n° 2/2017
giunzione onerosa, nei casi in cui dalla somma dei diversi periodi contributivi versati in enti diversi risulti perfezionato il requisito contributivo di circa 43 anni di contributi. Ad esempio: un lavoratore che abbia 10 anni di contributi INPS, 15 nell’ex INPDAP e altri 13 anni all’INPGI-1 ed altri 5 anni all’INPGI-2 (o in altra Cassa), totalizzando complessivamente 43 anni di contribuzione, potrà richiedere all’ente dove risulta da ultimo iscritto la liquidazione di una pensione mediante cumulo gratuito. Una volta effettuata l’istruttoria, mediante scambio di dati tra i vari enti interessati, ogni gestione calcolerà ed assegnerà la quota di pensione di propria competenza.
Il pagamento delle singole quote di pensione – come già avviene per la procedura di totalizzazione - sarà effettuato unicamente dall’INPS, come fosse un’unica pensione. Gli enti interessati rimborsano poi all’INPS le quote di pensione pagate per loro conto. La nuova normativa sul “cumulo gratuito” prevede che – entro il 2017 - i lavoratori che abbiano in corso una pratica di ricongiunzione onerosa ai sensi della legge n. 29/1979, sempreché per la stessa non sia intervenuto l’integrale pagamento dell’onere, possano rinunciarvi, con restituzione di quanto già versato. Sarebbe bene, in ogni caso, che gli interessati valutino bene gli effetti (costo/beneficio) di tale rinuncia. Infatti, sebbene con il cumulo gratuito si potrà ottenere ugualmente il trattamento pensionistico, ai fini del calcolo – ancorché retributivo – ogni gestione considera separatamente solo le proprie contribuzioni. Pertanto, le contribuzioni riferite ad inizi di carriera, con retribuzioni non particolarmente interessanti, potrebbero portare anche all’attribuzione di quote di pensione molto esigue, cosa che non avverrebbe invece in caso di ricongiunzione. Nel caso di ricongiunzione onerosa la contribuzione viene accentrata in un unico ente, ottenendo così il massimo profitto dai primi anni di assicurazione. Infatti, tali annualità sono computate nella pensione in base alle retribuzioni riferite agli ultimi anni di carriera, in genere più elevate. Tale accentramento in un unico ente consente, peraltro, di utilizzare i requisiti di accesso alla pensione vigenti in quel regime previdenziale, eventualmente più favorevoli rispetto al sistema generale. Questo è il caso dei giornalisti iscritti all’INPGI che - in base ai requisiti fissati dalla riforma recentemente varata dal Consiglio di Amministrazione, attualmente al vaglio dei ministeri vigilanti – possono accedere al trattamento pensionistico con un requisito pari ad almeno 57 anni di età e 35 anni di contribuzione collocati entro il 31/12/2016, oppure a 62 anni di età con 38 anni di contributi nel 2017, 39 anni nel 2018 e, a regime, 40 anni dal 2019.
Per i giornalisti restano comunque in vigore: le disposizioni di cumulo dei periodi contributivi previsti dalla legge Vigorelli (art. 3 della legge 1122/55), che consente il cumulo tra l’AGO – Assicurazione Generale Obbligatoria (Fondo lavoratori dipendenti e gestioni Artigiani, Commercianti e Coltivatori diretti INPS) e l’INPGI-1. 3
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NOTIZIE INPGI Tale norma prevede che – una volta perfezionati i requisiti contributivi - la pensione di vecchiaia o di anzianità - sia ripartita tra i due enti in ragione dei contributi versati in ognuno di essi. La domanda va presentata all’ente di ultima iscrizione, che provvede all’istruttoria della pratica con l’altro ente. Per il pagamento, contrariamente a quanto avviene con il “cumulo gratuito”, ogni ente provvede al versamento mensile della quota di propria competenza; le disposizioni sulla “totalizzazione” di cui al Decreto legislativo n. 42/2006, che comporta lo stesso procedimento previsto per il “cumulo gratuito”, ma tutte le quote di pensione sono calcolate con il meno favorevole sistema contributivo. La pensione di vecchiaia decorre 18 mesi dopo che siano stati raggiunti 65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contribuzione complessiva; mentre la pensione di anzianità decorre 21 mesi dopo che siano stati raggiunti 40 anni e 7 mesi di contribuzione complessiva, a prescindere dall’età anagrafica. ESEMPI
A) Giornalista che abbia la seguente posizione assicurativa: 1/01/1978 – 31/12/1983 n. 6 anni INPS 1/01/1984 – 31/12/2000 n. 17 anni ex Enpals 1/01/2001 – 31/12/2016 n. 16 anni INPGI-1 ———————Totale n. 39 anni complessivi In tale situazione, il giornalista – non avendo maturato i requisiti previsti nel sistema generale - potrà accedere alla pensione soltanto accentrando all’INPGI, mediante ricongiunzione, le sue posizioni assicurative.
B) Giornalista che abbia la seguente posizione assicurativa: 1/01/1978 – 31/12/1983 n. 6 anni INPS 1/01/1984 – 31/12/2000 n. 17 anni ex Inpdap 1/01/2001 – 31/12/2016 n. 16 anni INPGI-1 ———————Totale n. 39 anni complessivi In tale situazione, il giornalista – non avendo maturato i requisiti previsti nel sistema generale - potrà accedere alla pensione in più modi: - accentrando all’INPGI, mediante ricongiunzione onerosa, le sue posizioni assicurative; - spostando gratuitamente all’INPS le contribuzioni ex INPDAP ai sensi dell’art.1, comma 238, della legge n. 228/2012, in modo da avere poi contribuzioni solo all’INPGI ed all’INPS. In applicazione dell’art.4 del Regolamento INPGI, avendo maturato il requisito entro il 2016, potrà ottenere la sola quota di pensione INPGI. In tal caso, la quota a carico dell’INPS potrà essere liquidata da quell’ente al compimento dell’età prevista nel sistema generale per la pensione di vecchiaia.
C) Giornalista che abbia la seguente posizione assicurativa: 1/01/1974 – 31/12/1983 n. 10 anni INPS 1/01/1984 – 31/12/2000 n. 17 anni ex Inpdap 1/01/2001 – 31/12/2016 n. 16 anni INPGI-1 ———————Totale n. 43 anni complessivi In tale situazione, il giornalista – avendo maturato i requisiti previsti nel sistema generale - potrà accedere alla pensione
in più modi: - accentrando all’INPGI, mediante ricongiunzione onerosa, le sue posizioni assicurative; - spostando gratuitamente all’INPS le contribuzioni ex INPDAP ai sensi dell’art.1, comma 238, della legge n. 228/2012, chiedendo poi una pensione pro-quota INPS/INPGI ai sensi della legge Vigorelli. La pensione sarebbe così ripartita tra INPS ed INPGI, ognuno per la parte di propria competenza; chiedendo l’applicazione del “cumulo gratuito” ed ottenendo una quota di pensione da ogni ente e/o gestione interessata. Il pagamento viene effettuato unicamente dall’INPS per conto di tutte le gestioni.
D) Giornalista che abbia la seguente posizione assicurativa: 1/01/1974 – 31/12/1983 n. 10 anni INPS 1/01/1984 – 31/12/1996 n. 13 anni ex Enpals 1/01/1997 - 31/12/2000 n. 4 anni Gestione separata INPGI 1/01/2001 – 31/12/2003 n. 3 anni ex Inpdap 1/01/2004 – 31/12/2016 n. 13 anni INPGI-1 ———————Totale n. 43 anni complessivi In tale situazione, il giornalista - avendo complessivamente maturato i requisiti previsti nel sistema generale - potrà accedere alla pensione in più modi: - accentrando all’INPGI, mediante ricongiunzione onerosa, le sue posizioni assicurative; - chiedendo l’applicazione del “cumulo gratuito” ed ottenendo una quota di pensione da ogni ente e/o gestione interessata. Il pagamento viene effettuato unicamente dall’INPS per conto di tutte le gestioni.
E) Giornalista che abbia la seguente posizione assicurativa: 1/01/1977 – 31/12/1983 n. 7 anni INPS 1/01/1984 – 31/12/1996 n. 13 anni ex Enpals 1/01/1997 - 31/12/2000 n. 4 anni Gestione separata INPGI 1/01/2001 – 31/12/2003 n. 3 anni ex Inpdap 1/01/2004 – 31/12/2016 n. 13 anni INPGI-1 ———————Totale n. 40 anni complessivi In tale situazione, il giornalista – non avendo complessivamente maturato i requisiti previsti nel sistema generale potrà accedere alla pensione soltanto accentrando all’INPGI, mediante ricongiunzione onerosa, le sue posizioni assicurative.
F) Giornalista che abbia la seguente posizione assicurativa: 1/01/1977 – 31/12/1983 n. 7 anni INPS 1/01/1984 – 31/12/1996 n. 13 anni ex Enpals 1/01/1997 - 31/12/2008 n. 12 anni Gestione separata INPS 1/01/2009 – 31/12/2016 n. 8 anni INPGI-1 ———————Totale n. 40 anni complessivi In tale situazione, il giornalista - non avendo complessivamente maturato i requisiti previsti nel sistema generale e non essendo ricongiungibile il periodo contributivo presso la Gestione separata dell’INPS - potrà accedere alla pensione soltanto attraverso il “cumulo gratuito”, dopo aver versato almeno altri 3 anni di contribuzione o raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia (attualmente 66 anni e 7 mesi). www.inpgi.it, 12 dicembre 2016 Notiziario USPI n° 2/2017
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VARIE
CONTRIBUTO AGCOM anno 2017 Versamento (1,9 per mille dei ricavi 2015) e invio telematico della modulistica entro il 1 aprile 2017 Obbligati tutti i soggetti operanti nel settore delle comunicazioni anche se non tenuti alla redazione del bilancio. Esentate le imprese con ricavi assoggettabili pari o inferiori a 500.000 euro, le imprese che hanno iniziato la loro attività nel 2016 e quelle in liquidazione o sottoposte a procedure concorsuali. Sul sito dell’Agcom è stata pubblicata la Delibera n. 463/16/CONS dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, del 19 ottobre 2016, riguardante “Misura e modalità di versamento del contributo dovuto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l’anno 2017”. L’Autorità ha ritenuto congruo, per coprire le spese inerenti alla propria attività, fissare l’entità della contribuzione per il 2017 nella misura del 1,9 per mille dei ricavi risultanti nell’ultimo bilancio approvato prima della citata Delibera n. 463/16/CONS, quindi sui ricavi del 2015. Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota precedente del 1,9 per mille alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie. Viene confermata la tempistica del versamento, da effettuarsi entro il 1 aprile 2017, sul conto corrente bancario intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che è pubblicato sul sito istituzionale. Si conferma, inoltre, alla stessa data del 1 aprile 2017 l’invio del modello telematico predisposto dall’Autorità. Le istruzioni e il modello telematico per la comunicazione delle informazioni economiche strumentali alla determinazione del contributo dovuto da ciascun soggetto saranno pubblicati nel corrente mese di febbraio.
Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sul nostro sito: www.uspi.it
DEPOSITO LEGALE E CONVENZIONI USPI In base agli accordi sottoscritti dall’USPI con le Biblioteche Nazionali Centrali di Roma e Firenze per il “deposito legale” dei prodotti editoriali presso gli Archivi Nazionali (DPR 252/06), gli editori associati USPI possono effettuare la consegna in forma cumulativa delle copie diffuse al pubblico, a scadenze differenziate per Regioni e per periodicità della testata. ENTRO IL MESE DI FEBBRAIO Gli editori con sede principale in LIGURIA, VENETO, FRIULI VENEZIA GIULIA, EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, UMBRIA E MARCHE - che pubblicano qUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite al pubblico nel 4° trimestre dell’anno (ottobre-dicembre 2017); - che pubblicano qUATTORDICINALI, qUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie dei periodici distribuite al pubblico nel 2° semestre dell’anno (luglio-dicembre 2017). ENTRO IL MESE DI MARZO Gli editori con sede principale in LAZIO, ABRUZZO, MOLISE, CAMPANIA, PUGLIA, BASILICATA, CALABRIA, SICILIA e SARDEGNA - che pubblicano QUOTIDIANI, PLURISETTIMANALI (meno di 5 uscite a settimana) e SETTIMANALI e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie distribuite alpubblico nel 4° trimestre dell’anno (ottobredicembre 2017); - che pubblicano QUATTORDICINALI, QUINDICINALI, MENSILI e di ALTRA PERIODICITA’ e relativi supplementi e allegati, sono tenuti ad effettuare la consegna delle copie dei periodici distribuite al pubblico nel 2° semestre dell’anno (lugliodicembre 2017). Ricordiamo la necessità di allegare a questa prima spedizione annuale a questa prima spedizione annuale un certificato di iscrizione all’USPI per l’anno 2017.
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Notiziario USPI n° 2/2017
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VARIE
GRANDE SUCCESSO DEL PRIMO MASTER UNIVERSITARIO IN COLLABORAZIONE CON L’USPI “Digital Heritage. Cultural communication through digital techologies” del Dipartimento di Storia Culture Religioni, Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma. Con la discussione delle tesi presentate dai candidati, si è concluso il Master di I° livello in Digital Heritage, anno 2016. Gli studenti hanno dimostrato grande interesse per il Modulo USPI inserito nel programma del Master e destinato a svilupparsi ulteriormente nei prossimi anni. Le lezioni USPI sono e resteranno aperte anche agli associati, come vere e proprie giornate formative. Diretto dal professor Umberto Longo, il Master è stato dedicato alla comunicazione e valorizzazione del patrimonio culturale attraverso gli strumenti digitali. Un punto di incontro fra saperi umanistici e tecnologie digitali Le competenze che ha permesso di acquisire hanno crescenti sbocchi occupazionali, sia nel mondo dell’impresa privata, che nella libera professione e nella pubblica amministrazione. Il Master ha, dalla sua istituzione, la peculiarità di formare dei project digital manager della cultura nei settori di azione dell’l’editoria, archeologia, storia dell’arte, archivistica, bibliote-
conomia, museologia, media, eventi. Si è lavorato su casi reali con il supporto di studiosi e professionisti. I progetti sono stati affrontati da tutti i punti di vista: tecnico-realizzativo, contenutistico, economico gestionale. Il Master era strutturato con una parte teorica ed esercitazioni attraverso didattica frontale e un periodo di stage presso enti, istituzioni o aziende e/o project work. Nella sede dell’USPI, la stagista Neda Tomasevic ha sviluppato la tesi: “Prospettive e criticità dell’editoria digitale - Il ruolo delle associazioni di categoria” , ottenendo la votazione di 110 e lode. Nella tesi, la Tomasevic ha approfondito lo studio del fenomeno dell’editoria telematica in Europa, gli interventi delle Istituzioni europee sottolineando, infine, l’importanza delle Associazioni di categoria nazionali ed europee. Sul sito del Master, Neda ha affermato: “Grazie al master abbiamo avuto l’occasione di incontrare professionisti del settore culturale e della comunicazione, esperti di fundraising e progettazione. Fondamentale la disponibilità dei docenti anche al di fuori del contesto del master. Infine il tirocinio, svolto presso importanti istituzioni pubbliche e fondazioni private, ci ha permesso di mettere in pratica ciò che abbiamo appreso a lezione”. E, proprio guardando al futuro, possiamo annunciare che è ancora possibile iscriversi, entro il mese di marzo, alla IV edizione 2017 del Master. L’USPI si renderà ancora parte attiva a tirocini presso la propria struttura e presso le testate associate.
ilNotiziario Mensile - numeri Registro Stampa del tribunale di Roma n. 14861 del 16/12/1972 Proprietario e Editore: Unione Stampa Periodica Italiana Viale Battista Bardanzellu, 95 - 00155 ROMA Telefono: 06.40.71.388 - 06.40.65.941 (anche fax) Sito internet: www.uspi.it E-mail: uspi@uspi.it Iscrizione al R.O.C. n. 1672 (già RNS n. 3314 del 18.7.1991) Direttore: Francesco Saverio Vetere Direttore Editoriale: Sara Cipriani Direttore Responsabile: Vittorio Volpi Grafica e impaginazione: Rita L’Abbate Tipografia: MEDIAGRAF SpA. Via della Navigazione Interna, 89 35027 Noventa Padovana (PD)
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Il n. febbraio 7 è stato stampato il 21 febbraio 2017
Notiziario USPI n° 2/2017