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VARESEFOCUS 6/2019 - OTTOBRE

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ANNO XX · N.6

OTTOBRE 2019

VARESEFOCUS

Industria: la manifattura di domani Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA

contiene I.P.


EDITORIALE

Le competenze di domani Roberto Grassi

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ormazione e nuove competenze sono i temi chiave su cui si gioca la competitività delle imprese; due argomenti strettamente collegati tra loro, perché è evidente che senza un’adeguata formazione è molto difficile poi sul mercato del lavoro, trovare quelle competenze che le aziende cercano e molto spesso non trovano. Questa è la sfida, non del futuro, ma del presente, che bisogna attrezzarsi ad affrontare da subito, come è stato chiaramente indicato anche nel corso del World Manufacturing Forum di Cernobbio, che si è aperto proprio con la presentazione delle nuove skills del manifatturiero, richieste dalle imprese. Scuola, università e industria devono essere alleate in questo percorso; non c’è altra strada. Per far conoscere prima di tutto la cultura d’impresa, particolarmente radicata, come sappiamo, nel nostro territorio, già a partire dalla scuola primaria, perché è proprio su cultura e mentalità che bisogna agire, coinvolgendo sin da piccoli i ragazzi e le loro famiglie. L’Unione Industriali organizza da anni diverse iniziative in questo senso, come il Pmi Day, che contraddistinguerà il prossimo mese di novembre. Gli studenti avranno l’opportunità di visitare le aziende aderenti al progetto pensato per i ragazzi di terza media che si trovano davanti all’importante scelta del percorso di studi superiore da intraprendere. Un passaggio particolarmente delicato, perché l’individuazione della scuola superiore che si vuole frequentare inizia già a delineare di fatto quale sbocco professionale si intenda perseguire. In questa fase, entra in gioco l’importanza degli Istituti Tecnici, che non devono essere considerati scuole superiori di serie B o seconde scelte rispetto ai licei. Senza dimenticare gli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori, le scuole post diploma ad alta specializzazione, il cui tasso di occupabilità per i diplomati supera anche il 95%, ma che sono di fatto quasi sconosciuti. È prima di tutto una questione culturale, di cambiamento di mentalità, che riguarda anche e forse soprattutto, le famiglie dei ragazzi. Una sfida difficile ma che iniziative come il Pmi Day aiutano a combattere, perché non c’è niente di più efficace di vedere con i propri occhi come funziona un’industria e per dimostrare quanto le nostre imprese siano luogo di innovazione, di progresso e di sviluppo e dove le persone sono al centro. Oggi, uno studente di un istituto tecnico della provincia di Varese,

una volta terminati gli studi, trova quasi automaticamente un lavoro stabile, eppure le nostre imprese fanno sempre maggiore fatica a trovare diplomati preparati e con le competenze necessarie. Un problema che riguarda un po’ tutti i settori del manifatturiero, a partire dal tessile abbigliamento, che sarebbe pericoloso sottovalutare perché la competitività di un’impresa passa prima di tutto dalle persone che ci lavorano. Un futuro molto prossimo richiederà sempre nuove competenze ai ragazzi di oggi, con una velocità maggiore rispetto al passato; il mondo corre e non possiamo permetterci di restare indietro. In gioco non c’è soltanto la capacità delle imprese di competere su tutti i mercati mondiali, ma anche quale avvenire vogliamo attribuire al Sistema Paese nel suo complesso. Un’efficace politica industriale non può trascurare l’aspetto formativo che rappresenta un investimento e non certamente un costo. Abbiamo delle ragazze e dei ragazzi straordinari, come notiamo ogni volta che li incontriamo nelle nostre iniziative dedicate alla formazione, pieni di entusiasmo e di voglia di fare. Ragazze e ragazzi che non chiedono “aiutini”, ma soltanto di avere l’opportunità di dimostrare quanto sono capaci di fare. L’Unione Industriali è pronta, come sempre, a fare la propria parte in questa grande sfida in cui siamo immersi; a fianco delle imprese, della scuola, dell’università, alleate nel tracciare le caratteristiche dell’industria di domani.

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ANNO XX · N.6

OTTOBRE 2019

VARESEFOCUS

Industria: la manifattura di domani Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA

contiene I.P.

S O M

Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese. Presidente Roberto Grassi Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Matteo Fontana Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it

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reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese

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www.varesefocus.it Progetto grafico e impaginazione Paolo Marchetti Fotolito e stampa Roto3 srl Via per Turbigo 11/B 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345

PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso il 17 ottobre 2019. Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 9 dicembre 2019. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).

FOCUS 6

Il manifatturiero di domani 9 Al lavoro... sulle competenze 12 Skill varesine 14 Istituti Tecnici Superiori: questi sconosciuti

18 Una nuova figura per l’impresa: l’uomo-rating

ECONOMIA 20 Pensando al di fuori della scatola 22 Da Carosello all’Academy

Interventi e contributi di: Luigi Bignami, giornalista; Mario Chiodetti, giornalista; Alba Ciserani, Responsabile Area Formazione Univa; Andrea Della Bella, giornalista; Andrea Ferretti, giornalista; Paola Margnini, Responsabile Ufficio Studi Univa; Michele Mancino, giornalista; Luisa Negri, giornalista; Paola Provenzano, giornalista; Stefania Radman, giornalista; Sergio Redaelli, giornalista. In redazione: Matteo Fontana, Silvia Giovannini, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: Archivio Reuters, Argoclima, Assi, Davide Cionfrini, Silvia Giovannini, Glocalnews, Alessia Lazzarin, Pietro Limido, Chiara Mazzetti, Gaia Menchicchi, World Manufacturing Forum.


M A R I O 24 Gli Assi dell’informatica

FORMAZIONE

SCIENZA 37 Le professioni scientifiche di domani

26 Consapevolmente orientati 28 Intervista al nuovo dirigente scolastico provinciale Giuseppe Carcano

▶ Arte 60 Kuatty, l’affresco come uno spartito 65 Mostre e Appuntamenti

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UNIVERSITÀ 30 La cultura della formazione

▶ Gita a... 56 Angera allo zafferano

▶ Sport 68 Una passione...Reale

FOTO DAL MONDO 40 Un fenicottero nel suo recinto allo zoo di Anversa, in Belgio

TERRITORIO

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44 Alla riscoperta dell’Isolino Virginia 48 Il tesoro nascosto di San Biagio 52 A Glocalnews 20 anni di noi

68 ▶ Motori 73 Audi Q3 Sportback

VITA ASSOCIATIVA

RUBRICHE

▶ In libreria 74 Pagine gentili

34 La formazione al centro

▶ Provincia da scoprire 54 Girar per like

▶ Dal Web 77 L’orgoglio del lavoro


A logistica e trasporto PI MQTVIWI EJƤHERS PE VIElizzazione di un valore aggiunto del proprio prodotto: il servizio al cliente. L’attuale realtà produttiva è caratterizzata da un sistema economico globale, in cui si rende sempre più necessario proporre servizi RYSZM I HMZIVWMƤGEXM

• •

con operatori propri che svolgono il servizio su tutto il territorio nazionale in date stabilite e continuativamente, per comunicare in tempo reale i conteggi Posizionamento presso reparti ospedalieri secondo criteri FIFO e FEFO Trasporti espressi dedicati con furgoni e motrici, in Italia e in Europa. 24 ore su 24, 365 giorni all’anno Call center di supporto al cliente

Lo sa bene Carcano Trasporti S.p.a. che, ampliando la propria offerta, fa assurgere le attività di logistica e trasporto ad una funzione molto più intensa rispetto alla concezione tradizionale, costruendo una completa alleanza operativa con il cliente fondata sulle sue esigenze.

Logistica integrata in ambito alimentare

Ad oggi, la gamma di servizi si articola in:

Logistica integrata in ambito medicale e paramedicale • • •

Consegna “in camice bianco” all’interno delle strutture sanitarie, nei magazzini antistanti le sale operatorie e i reparti ospedalieri Consegna presso farmacie e presso GDO Consegna al domicilio con preavviso telefonico, EP ƤRI HM VIGETMXEVI M TVSHSXXM MR ƤRIWXVI XIQTSVEli concordate, direttamente al piano, nel rispetto della privacy e delle condizioni dell’utente. (Circa 600.000 deliveries annue e 50.000 mensili) Consulenza infermieristica da remoto abbinata alla consegna di prodotti medicali e paramedicali, in un’ottica di completa attenzione e supporto alle esigenze dell’utente. Con personale specializzato, per garantire la correttezza delle consulenze e delle informazioni fornite

Servizio di assemblaggi e confezionamenti con Laser Packaging • • •

Servizi accessori alla logistica in ambito medicale e paramedicale •

Rilevazione delle giacenze nei magazzini ospedalieri, nelle case di cura e nelle case di riposo

Celle a temperatura controllata ripartite a loro volta in porzioni più piccole e autonome sia nell’accesso che nella gestione termica. Utilizzabili come un’unica grande cella comunicante oppure suddivise per clienti e tipologie merceologiche diversi Consegna di prodotti alimentari anche presso Grande Distribuzione Organizzata con mezzi e attrezzature all’avanguardia e dalle elevate prestazioni, che garantisco una sicura catena del freddo

• • • •

Confezionamento di astucci, ceramiche, lattine, peluches, scatole termo retratte Confezionamento di ovetti e uova in carta stagnola Confezionamento di sorprese in bussolotti di TPEWXMGE S ƥS[ TEGO Confezionamento di panettoni e colombe 'SRJI^MSREQIRXS HM OMX TVSQS^MSREPM 'SRJI^MSREQIRXS HM OMX MR ƥS[ TEGO Confezionamento di caramelle, cioccolatini e biscotti in buste a cuscino

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA


Per ottimizzare i costi e personalizzare prodotti per mercati nazionali ed internazionali, sempre più freUYIRXIQIRXI PE GEXIRE TVSHYXXMZE EJƤHE E XIV^M PE TEVXI ƤREPI HIPPE ƤPMIVE Carcano Trasporti S.p.a., fondendosi con Laser Packaging S.r.l., ha voluto dotarsi di un ulteriore strumento per sopperire queste esigenze, ampliando la sua organizzazione con il servizio di assemblaggi e confezionamenti. In questo modo, il co-packing avviene direttamente all’interno del centro logistico e distributivo.

Punto di forza è l’approccio strutturato in oltre 20 anni di esperienza nel settore, che si esprime in ƥIWWMFMPMXɦ e adattabilità. Gli spazi sono plasmabili WYPPI WTIGMƤGLI RIGIWWMXɧ TVSHYXXMZI HIP GPMIRXI PI fasi di lavorazione sono su misura del prodotto e la varietà di macchinari, attrezzature e soluzioni tecnologiche possono allinearsi, di volta in volta, alle VMGLMIWXI HM YRE GSQQMXXIR^E HMZIVWMƤGEXE Questi elementi caratterizzanti fanno di Laser 4EGOEKMRK 7 V P YR alleato sicuro, competente e afƤHEFMPI per: •

Laser Packaging si trova a Varese, accanto alla sede centrale di Carcano Trasporti, dove dispone di 4000 mq tra reparti di lavorazione e magazzini attrezzati con celle coibentate che assicurano un adeguato mantenimento delle temperature. Il core business, infatti, è nel settore alimentare, con clienti di rilevanza nazionale ed internazionale. Attiva dal 1997, l’azienda è garanzia di standard elevati ed eccellenza operativa nelle attività di assemblaggio, etichettatura, decorazione, confezionamento, imballaggio e personalizzazione di semiPEZSVEXM I TVSHSXXM ƤRMXM EPMQIRXEVM I RSR per conto terzi.

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Confezionare astucci, ceramiche, lattine, peluches, scatole termo retratte Confezionare ovetti e uova in carta stagnola Confezionare sorprese in bussolotti di plastica S ƥS[ TEGO Confezionare panettoni e colombe 'SRJI^MSREVI OMX TVSQS^MSREPM 'SRJI^MSREVI OMX MR ƥS[ TEGO Confezionare caramelle, cioccolatini e biscotti in buste a cuscino

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA


FOCUS

Il manifatturiero di domani Al World Manufacturing Forum di Cernobbio si sono delineate le caratteristiche dell’industria di domani, fondata non soltanto su nuove competenze, ma anche sulle persone, con al centro il valore sociale delle imprese e con un’attenzione particolare rivolta al tema della formazione Report curato dal Comitato Scientifico presieduto dal professor

Matteo Fontana Marco Taisch e composto dai maggiori esperti mondiali del ma-

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all’alfabetizzazione digitale al problem solving creativo, dalla cybersecurity all’apertura costante al cambiamento. Sono alcune delle 10 top skills contenute nel WMF Report 2019, dedicato proprio alle competenze richieste per il settore manifatturiero del futuro, presentato al World Manufacturing Forum che si è svolto a Cernobbio alla fine del mese di settembre. Alberto Ribolla, Vincenzo Boccia e Marco Taisch

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nifatturiero. Nell’importante documento sono indicati anche 6 lavori emergenti che contraddistingueranno sempre di più il settore, come il Digital Ethics Officer, Lean 4.0 Engineer, Industrial Big data Scientist, Collaborative robot Expert, IT/OT Integration Manager, Digital Mentor. Futuro la parola chiave del World Manufacturing Forum, declinato sulle competenze professionali, sia in chiave di skills che di nuove professioni.


superare l’attuale fase di crisi del manifatturiero. “No dazi, no sanzioni, coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo, rafforzamento delle catene globali del valore, potenziando le macroaree che hanno sistemi produttivi omogenei e investimenti in competenze 4.0, allargamento dei mercati aiutando le nazioni meno fortunate ad emergere creando nuove classi che possano, con la loro domanda, incrementare il mercato e di conseguenza il benessere globale”, afferma il Presidente della WMFoundation. Quando si parla di competenze è inevitabile parlare anche di education e formazione. “Bisogna investire molto in education perché il mondo cambia in fretta e bisogna vincere la sfida di questo cambiamento” ha ricordato dal palco di Cernobbio Giovanni Brugnoli, Vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano. Fondamentale è riscoprire e rilanciare la formazione tecnica. “È necessario far comprendere alle famiglie che l’istruzione tecnica non è una seconda scelta” ha proseguito Brugnoli. “Bisogna puntare sul sistema di qualità degli ITS che sono un’opportunità vera per i

FOCUS

“Al WMF le aziende trovano le risposte alle domande che si pongono sul futuro – sottolinea Alberto Ribolla, Presidente della WMFoundation – nel pieno della rivoluzione 4.0, per completare questo cambiamento mettendo al centro le persone, bisogna governare questo percorso generando compatibilità tra tre fattori fondamentali per il futuro delGiovanni Brugnoli le nostre società: economico, sociale, ambientale”. Il valore sociale delle imprese è un altro perno nodale. “Non vi è reale benessere se gli indicatori economici crescono in contrasto con l’ambiente, le risorse naturali e i territori – prosegue Ribolla. Tra le 10 competenze top, anche una forte mentalità imprenditoriale con proattività e capacità di pensare fuori dagli schemi, una mentalità interculturale e disciplinare, inclusiva e diversificata per affrontare le nuove sfide, un’apertura costante al cambiamento, con la capacità di trasformazione per mettere costantemente in discussione lo status quo e avviare il trasferimento di conoscenza da altri domini. Guardare al futuro non significa però trascurare la situazione presente che anzi è fondamentale per poter Alberto Ribolla

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FOCUS

ragazzi”. Di formazione, al World Manufacturing Forum, ha parlato anche Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia. “È necessario investire in formazione del capitale umano in chiave 4.0, con competenze che servono alle imprese e che oggi sono spesso introvabili. Per affrontare le sfide dell’innovazione e dell’automazione, allora, è fondamentale ripensare i modelli formativi, coniugando istruzione, formazione e imprese, tra pubblico e privato” spiega Bonometti. A Cernobbio si sono delineate le caratteristiche delle imprese del futuro che dovranno basarsi su una sinergia perfetta tra uomo e tecnologia, un mix tra intelligenza umana e artificiale che contribuirà a ridisegnare i prossimi passi dell’industria globale. Per un’azienda, che vuole realizzare il manifatturiero del futuro, sarà obbligatorio sviluppare simultaneamente tre capacità chiave: l’essere smart, lean e green, ossia intelligente, snella e attenta all’ambiente. La produzione del domani dovrà essere sostenibile per l’umanità, altrimenti nessun futuro sarà possibile. Anche di questo argomento si è parlato a Cernobbio, in particolare nell’incontro tra le quattro Regioni motori d’Europa: Lombardia, Catalogna, Baden-Wurttemberg e Alvernia-Rodano-Alpi. “Al World Manufacturing Forum si sono gettate le basi per un grande progetto – come ricorda Bonometti – con le regioni che rappresentano i quattro motori d’Europa, per un’importante iniziativa di potenziamento e modernizzazione della filiera e dello sviluppo industriale. Tutto questo deve partire da progetti trasversali che coinvolgano grandi e piccole-medie imprese, centri di ricerca e università da tutta Europa. Insieme si porrà al centro la sostenibilità attraverso l’uso di innovazione tecnologica, di nuovi modelli di business e di economia circolare. E proprio perché riteniamo che un tema delicato come l’economia circolare non sia solo uno slogan o un argomento da convegno, è necessario creare il giusto equilibrio tra l’attenzione ambientalista e il fare impresa. Solo così, si realizzerà davvero una green economy senza ipocrisie”. Di investimenti nello sviluppo di competenze, di incentivi alle realtà sostenibili, inclusive e innovative si parla anche nel Manifesto dei Giovani Imprenditori dell’area macroregionale Alpina Eusalp, presentato nella giornata conclusiva del Forum. È necessario insomma un cambio di paradigma nel mondo dell’impresa italiana,

A Cernobbio si sono delineate le caratteristiche delle imprese del futuro che dovranno basarsi su una sinergia perfetta tra uomo e tecnologia, un mix tra intelligenza umana e artificiale che contribuirà a ridisegnare i prossimi passi dell’industria globale

Skills for the future of manufacturing Le 10 top skills più ricercate nel mercato del lavoro contenute nel Report “Skills for the future of manufacturing”, realizzato dal Comitato Scientifico della World Manufacturing Foundation presentato al Forum di Cernobbio: ▶ L’alfabetizzazione digitale come abilità olistica per interagire, capire, abilitare e persino sviluppare nuovi sistemi di produzione digitale, tecnologie, applicazioni e utensili; ▶ Capacità di utilizzare e progettare nuove soluzioni di analisi dei dati e AI interpretando criticamente risultati; ▶ Problem solving creativo; ▶ Forte mentalità imprenditoriale con proattività e capacità di pensare fuori dagli schemi; ▶ Capacità di lavorare fisicamente e psicologicamente in sicurezza ed efficacemente con le nuove tecnologie; ▶ Mentalità interculturale e disciplinare, inclusiva e diversificata per affrontare nuove sfide derivanti da una forza lavoro diversificata; ▶ Cybersecurity, privacy e consapevolezza dei dati/informazioni per riflettere il rapido incremento delle digital footprint delle catene del valore manifatturiere; ▶ Capacità di gestire l’aumento della complessità di richieste multiple e compiti simultanei; ▶ Efficaci capacità comunicative con umani, IT e AI attraverso diverse piattaforme e tecnologie; ▶ Apertura costante al cambiamento, capacità di trasformazione per mettere costantemente in discussione lo status quo e avviare il trasferimento di conoscenza da altri domini.

soprattutto davanti all’atteso calo della fiducia delle aziende, come ricordato anche dal Presidente di Confidustria Vincenzo Boccia, tra gli speaker del World Manufacturing Forum, il quale ha parlato dell’importanza della formazione, per accompagnare persone e imprese verso Industria 4.0 e cruciale per risolvere il gap di know-how. “Bisogna sostenere gli investimenti e puntare sulla formazione 4.0”, ha concluso il Presidente di Confindustria.

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FOCUS

Al lavoro... sulle competenze Uno studio di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni formativi dei prossimi anni mette in luce, settore per settore, la mancanza di candidati da un lato e di skill adatte dall’altro: nei prossimi 5 anni, il mercato del lavoro italiano avrà bisogno di circa 3 milioni di occupati, una richiesta trainata da rivoluzione digitale ed ecosostenibilità

di 213mila e 481mila lavoratori, numeri che sommati danno circa

Paola Provenzano il 30% della futura nuova occupazione.

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ei prossimi 5 anni - tra il 2019 e il 2023 - il mercato del lavoro italiano avrà bisogno di un numero di occupati compreso tra i 2,5 e i 3,2 milioni e a trainare la domanda complessiva di lavoro saranno la “rivoluzione digitale” (Big data, Intelligenza artificiale, Internet of Things) e la domanda di “ecosostenibilità” che richiederanno il coinvolgimento rispettivamente

Queste sono solo alcune delle indicazioni che emergono dal Report Excelsior di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni occupazionali di medio termine (2019-2023). L’industria manifatturiera, che nel suo complesso a livello nazionale avrà bisogno di un numero di occupati compreso tra le 333mila e le 471mila unità, dovrà far fronte soprattutto a un consistente turnover generazionale. Se in linea generale rivoluzione digitale ed ecosostenibilità sono IRCA storica

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FOCUS 10

parole d’ordine valide anche per il nostro territorio, restano poi le declinazioni in chiave locale rispetto a un tessuto produttivo che ha alcune sue specifiche caratteristiche. In generale la domanda che ci si pone è se ci sarà un numero adeguato di tecnici, di operai, di specialisti pronti ad entrare nel mercato del lavoro, opportunamente orientati e formati dalla scuola, dall’istruzione professionale e dall’università per fronteggiare queste esigenze.

tino Excelsior Informa 2018 − ci dicono che il bisogno di figure tecniche e specializzate è già oggi molto sentito: con il passare degli anni e le trasformazioni in atto nei processi produttivi questa esigenza non farà che crescere e richiedere una sempre maggiore attenzione anche nelle proposte formative. Vale a questo punto la pena di addentrarsi nell’analisi delle singole aree produttive, così come analizzate da uno studio Unioncamere-Anpal sui fabbisogni formativi dei prossimi anni.

Lo stato dell’arte: chi li ha visti?

Chimico

Uno sguardo di insieme a quello che accade oggi può essere utile per capire dove stiamo andando: oggi le imprese fanno fatica a trovare le persone giuste da assumere e ciò accade sia per mancanza di candidati (15%) sia perché viene riscontrata una preparazione inadeguata (12%). L’insufficienza di candidati è tipica per figure chiamate ad operare nei servizi informatici e delle telecomunicazioni, nel settore della fabbricazione di macchinari e attrezzature e dei mezzi di trasporto, nelle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo e in modo residuale in altri settori. Interessante notare invece che, per l’industria tessile, la mancanza di personale è attribuita alla inadeguatezza della preparazione. In particolare, per la fascia giovanile, le professioni con maggiore difficoltà di reperimento sono gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, seguiti da cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici; solo dopo arrivano le richieste per tecnici amministrativi e commessi. Tutti questi dati − contenuti nel bollet-

Il chimico (che comprende farmaceutica e gomma plastica) è sicuramente un settore altamente tecnologico e molto informatizzato ed in effetti qui si risconta una maggiore incidenza di figure profes-

Oggi le imprese fanno fatica a trovare le persone giuste da assumere e ciò accade sia per mancanza di candidati (15%), sia perché viene riscontrata una preparazione inadeguata (12%)


Informatica È il settore in crescita e continuo sviluppo per antonomasia, dove le imprese lamentano una grande difficoltà nel reperimento di figure professionali specializzate. Da qui ai prossimi anni la tendenza sarà quella di una stabilità nei livelli occupazionali, ma con una crescita del fabbisogno professionale legato all’espansione del settore. A farla da padrone saranno figure come il data analyst ed esperti di cloud computing in grado di gestire da remoto le reti aziendali. Percorsi di studio più richiesti saranno la laurea e il diploma, mentre solo l’8% delle richieste potranno riguardare la qualifica professionale. La rivoluzione digitale, in altre parole, qui è di casa e non poteva essere altrimenti: per il nostro territorio stiamo parlando di un comparto che assorbe una quota di occupati pari al 2%.

Meccanica e Meccatronica Questo è invece il comparto più presente a livello di numeri in provincia di Varese che oggi, con 36mila dipendenti, comprende da solo il 16% degli occupati totali; qui sono riunite le imprese che si occupano di macchinari e mezzi di trasporto, di metalli, di manutenzione macchinari e di metallurgia. Le previsioni occupazionali sono nel segno di un lieve aumento e il futuro appartiene a figure come il controller di robot industriali, ovvero colui che collauda e controlla robot e macchinari industriali di ultima generazione; spazio anche al nanotecnologo ovvero chi ha dimestichezza con tecnologie di dimensioni minuscole che stanno rivoluzionando mondo produttivo e prodotti stessi. In questo caso ad essere ricercati saranno soprattutto diplomati ed in misura abbastanza simile laureati e giovani con una qualifica professionale.

Trasporti e Logistica

sotto, per via dell’effetto trainante di Malpensa e dell’asse del Sempione. Il comparto nei prossimi anni appare connotato da una certa stabilità occupazionale, ma anche qui non mancano le nuove figure professionali fortemente condizionate dall’innovazione delle tecnologie. Ecco allora ad esempio il tracker, che utilizza l’informatica per tracciare prodotti e merci in transito o in magazzino e il pilota di droni.

Tessile Uno spaccato abbastanza preciso per il settore tessile è invece emerso il 26 settembre scorso a Milano, all’interno del convegno “L’industria della moda è per giovani”, promosso da Smi (Sistema Moda Italia). Da qui al 2023, per il comparto tessile-abbigliamento, calzature, pelletteria concia, occhiali, oreficeria si prevede l’assunzione di circa 50mila giovani. I profili più richiesti sono quelli in campo tecnico come modellista, disegnatore industriale, tecnico controllo del prodotto finito, specialista in e-commerce, ma anche tecnico della progettazione industriale e tecnico di laboratorio (chimico). Nell’area operativa si prevedono assunzioni per addetti alla nobilitazione del tessuto, addetto alla tessitura, alla tintura e prototipista. Tutte figure professionali per le quali il raccordo con la formazione è fondamentale, anche se le imprese che hanno preso parte all’indagine hanno valutano coerenti i profili per quanto concerne laureati e diplomati ITS, mentre sussiste un problema di poca o scarsa preparazione per chi possiede un diploma tecnico (3-4 anni). Anche in questo settore, come per gli altri, le nuove tecnologie potranno portare alla nascita di nuove figure professionali contaminate ad esempio dalla stampa 3D e dallo sviluppo di tecnologie applicate ai tessuti, con attenzione anche ai temi dell’ecosostenibilità.

FOCUS

sionali “innovative”. Da qui al 2022, la previsione è di una certa stabilità del numero di occupati, con un certo grado però di ricambio generazionale che porterà giovani a ricoprire le posizioni lasciate vacanti dai pensionamenti. I livelli di istruzione richiesti riguarderanno per lo più diplomati (46%) e laureati (40%), mentre la qualifica professionale risulta residuale per intraprendere una carriera in questo comparto. Qui potrebbero emergere nuove figure professionali come il geomicrobiologist, che studia l’uso dei microrganismi per produrre nuovi farmaci o combattere l’inquinamento, oppure il bioinformationist, che combina lo studio della genetica con lo sviluppo di medicinali e terapie.

Per la fascia giovanile, le professioni con maggiore difficoltà di reperimento sono gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, seguiti da cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici

Questo settore oggi assorbe circa il 10% dei lavoratori del Vare11


FOCUS

Skill varesine Nel primo semestre di quest’anno, nell’industria, sono stati 11.800 gli avviamenti al lavoro sul nostro territorio: tra le figure professionali maggiormente ricercate dalle imprese varesine i disegnatori industriali e i tecnici meccanici terzo delle job vacancies nell’industria riguardano persone senza o

Paola Margnini (*) con al massimo due anni di esperienza pregressa. In assoluto, le figu-

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uante volte ci siamo chiesti come si possa avere una situazione in cui da un lato non si trovano giovani da inserire con ruoli tecnici nelle imprese e dall’altro un tasso di disoccupazione dei giovani tra i 18 e i 29 anni che, a Varese, si attesta intorno al 15,8%? È un nodo gordiano che si può scogliere solo se oltre ai numeri si analizzano le competenze. È lì, nella distanza tra quello che la persona sa fare e quello che le si richiede di saper fare, che si creano i mismatch tra domanda ed offerta. Se si vuole colmare questo gap e programmare i canali formativi in ingresso bisogna quindi studiare con attenzione le “qualità lavorative”, alla base dell’occupabilità. Bisogna sondare non solo i numeri, ma anche i saperi e le skill effettivamente richiesti dal territorio. Un processo, quello del raccordo formazione-skill, che richiede conoscenza e visione di prospettiva. Tra le, in verità poche, fonti di analisi qualitativa della domanda di lavoro si affacciano le opportunità messe a disposizione dai big data. Gli analisti ormai da qualche anno monitorano con continuità i contenuti degli annunci online (web job vacancies) per capire, quante e quali sono le ricerche attive sul web, ma anche, e soprattutto, studiare i contenuti professionali più richiesti. Sono algoritmi - quelli della banca dati WollyBI - che macinano numerosissimi dati, restituendo fotografie di come il mercato si muove nel continuum ed aiutando a comprenderne i nuovi trend. Nel primo semestre 2019 l’algoritmo ha individuato oltre 137.500 annunci sul web, a livello Paese, per l’industria manifatturiera, molti di più se si considerano tutti i settori. Guardando alla sola provincia di Varese, WollyBI ha “scovato” nel primo semestre di quest’anno 10.324 web job vacancies (diventate poi complessivamente 13.794 a fine agosto). Circa 3.800 di queste erano del settore manifatturiero (salite a 5.000 a fine agosto). Per primo parziale termine di raffronto, gli avviamenti nell’industria sono stati 11.800 nei primi 6 mesi del 2019. Alcune interessanti considerazioni emergono, ad esempio, analizzando lo spaccato dei giovani. Sulla provincia di Varese circa un

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re con meno di due anni di esperienza più richieste, tra le professioni intellettuali e scientifiche e le figure tecniche intermedie, risultano essere: Disegnatori Industriali (1° posto) e i Tecnici Meccanici (2° posto), che insieme occupano poco meno di un quarto delle web job vacancies. Interessante che al quinto posto troviamo gli ingegneri specializzati seguiti dagli ingegneri industriali e gestionali, figura quest’ultima che Varese sembra richiedere con maggior interesse rispetto alla media regionale e nazionale. Nel complesso, nell’ambito delle professioni intellettuali e tecniche intermedie, nei primi 6 mesi dell’anno sono stati rilevati annunci per circa 200 ingegneri e altrettanti tecnici alle prime armi da parte dell’industria manifatturiera varesina. In termini di area professionale il 43% degli annunci per giovani sulle professioni intellettuali e tecniche in ambito manifatturiero riguarda la progettazione, ricerca e sviluppo. Seguito dal 19% di professioni riguardanti l’installazione e manutenzione; dai sistemi informativi (9%); vendita (6%); produzione di beni o erogazione di servizi (4,9%) e marketing, comunicazione ed assistenza clienti (4,7%). L’analisi dei dati di WollyBI consente anche di arricchire il profilo delle professioni più richieste esaminando anche hard skill della preparazione specifica − e soft skill dell’atteggiamento verso il lavoro −, che sono ad esse connesse. Rassicurante è il fatto che le skill che le imprese già richiedono siano perfettamente in linea con le “10 competenze chiave per il futuro” indicate dal World Manufacturing Forum 2019 di Cernobbio. Tradotto si richiede di saper progettare, utilizzare bene il computer, essere preciso ed aver voglia di sperimentare anche qualcosa di nuovo. Caratteristiche che parlano chiaro in questi tempi in cui gli oggetti ed i processi tendono ad essere riprogettati in funzione Industry 4.0. Insomma, gli spunti di lettura del contesto sono tanti e sono articolati, per chi possiede la soft skill della “curiosità di indagare il mondo delle professioni del futuro”.

(*) Responsabile Ufficio Studi Univa


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FOCUS


FOCUS

Istituti Tecnici Superiori: questi sconosciuti Meglio noti come ITS, sono di fatto le high tech school italiane, scuole ad alta tecnologia, introdotte nel 2010, fondamentali per formare tecnici da inserire in aree strategiche per lo sviluppo economico e la competitività del nostro Paese Alba Ciserani (*)

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diplomati dei nostri ITS sono veramente pochissimi: 2.601 nell’ultimo anno. Dobbiamo arrivare almeno a 20mila diplomati ogni anno, anche perché, in base alle proiezioni di Unioncamere-Anpal, è proprio di almeno 20mila persone il gap di tecnici specializzati che ogni anno dovrebbero uscire dai nostri sistemi formativi terziari e che invece mancano alle nostre imprese. Un’assenza ingiustificata che rallenta la nostra crescita economica. 20mila diplomati ITS ogni anno sono un traguardo minimo da raggiungere, e al più presto, perché è davvero paradossale che le nostre aziende non trovino un tecnico su 3, mentre un giovane su 3 è disoccupato in questo Paese” afferma Giovanni Brugnoli, Vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano. Ma che cosa sono esattamente gli ITS? Partiamo dalla loro genesi: il Ministero dell’Istruzione li ha introdotti nel 2010 con l’obiettivo di ampliare l’offerta di formazione terziaria (ossia dopo la maturità) con un canale professionalizzante, già presente in molti Paesi dell’Unione Europea. Gli Istituti Tecnici Superiori (ITS) sono la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante, che, semplificando, rappresenta una scelta alternativa all’università. Gli ITS permettono infatti di acquisire un Diploma Tecnico Superiore con la certificazione delle competenze corrispondenti al V livello del Quadro europeo delle qualifiche (EQF - European Qualification Framework), mentre la laurea corrisponde al VI e la laurea magistrale al VII livello. Queste scuole sono nate con l’obiettivo di formare tecnici superiori in aree strategiche per lo sviluppo economico e la competitività in Italia: in questo senso sarebbe più corretto considerarli scuole di alta tecnologia stret-

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L’ITS abbina alle lezioni in aula laboratori e tirocini nelle imprese, coinvolgendo diversi soggetti che “fanno formazione” tra cui le università, i centri di ricerca scientifica e tecnologica, le imprese, oltre alle scuole e agli enti di formazione professionale tamente legate al sistema produttivo. A distanza di pochi anni dalla loro introduzione questi corsi si sono dimostrati efficaci sia nell’inserire i giovani al lavoro, con le conoscenze professionali richieste dalle imprese, sia nel metodo didattico. L’ITS abbina alle lezioni in aula laboratori e tirocini nelle imprese, coinvolgendo diversi soggetti che “fanno formazione” tra cui le università, i centri di ricerca scientifica e tecnologica, le imprese, oltre alle scuole e agli enti di formazione professionale. Ecco allora tre buoni motivi per scegliere un ITS: si ottimizzano i tempi, si impara un mestiere e si trova un lavoro. I diplomati che decidono di proseguire gli studi per altri 2 (in alcuni casi 3 anni) infatti, in un tempo relativamente breve, acquisiscono

(*) Responsabile Area Formazione e Scuola di Univa


Gli ITS in Italia sono attualmente 104 - di questi una ventina si trovano in Lombardia - e sono correlati a 6 aree tecnologiche considerate “strategiche” per lo sviluppo economico e la competitività del Paese. Numero di ITS per settore 16 Efficienza energetica 18 Mobilità sostenibile 7 Nuove tecnologie della vita 41 Nuove tecnologie per il made in Italy, comprende: - Servizi alle imprese (3 ITS) - Sistema agro-alimentare (16 ITS) - Sistema casa (2 ITS) - Sistema meccanica (12 ITS) - Sistema moda (8 ITS) 12 Tecnologie dell’informazione e della comunicazione 10 Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – Turismo

Il successo degli ITS è legato a due fattori. Il primo: questi istituti si collegano a un reale bisogno delle aziende. Il secondo: formano le persone direttamente per un “mestiere”

FOCUS

Dove sono gli ITS e cosa si insegna

professionalità ed entrano immediatamente in contatto con l’ambito lavorativo per il quale studiano. Non solo: avendo tante docenze aziendali (obbligatoriamente previste dal corso) di fatto gli studenti ITS si trovano già affiancati a coloro che svolgono quel lavoro o quella professione. Infine, da non sottovalutare, molti ricevono già durante il corso una proposta di assunzione. Ciò è possibile e viene spesso praticata tramite il contratto di alto apprendistato, che consente al giovane di portare a termine il corso ed acquisire il diploma di tecnico superiore e all’azienda di assicurarsi che quel ragazzo o quella ragazza entri a far parte della sua squadra. Non a caso, sul totale dei partner degli ITS in Italia, quasi il 40% sono imprese che assumono e fanno assumere gli studenti che loro stesse formano, anche perché quasi metà del percorso di studi si svolge in azienda e ben più della metà dei docenti viene dal mondo produttivo. Bisogna allora fare conoscere questi dati a giovani, famiglie, insegnanti e a tutti coloro che si occupano

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FOCUS

Restano ancora un’eccellenza di nicchia: a dieci anni dalla loro nascita, ci sono tanti occupati in uscita dagli ITS e pochi studenti, un paradosso che non si registra in nessun altro Paese industrializzato

Dove e come informarsi sugli ITS Agli ITS, il quotidiano Il Sole 24 Ore ha scelto di dedicare un’intera pubblicazione di 80 pagine, uscita in edicola giovedì 10 ottobre; agli Istituti Tecnici Superiori sono riservati una serie di podcast ogni giovedì sul sito di Radio24 nella rubrica “Verso il futuro e oltre - Scuola, università, ITS”, a cura di Maria Piera Ceci. Sul sito dell’Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa INDIRE è possibile fare una ricerca per regione e per area tecnologica: www.indire.it/progetto/ITS-istituti-tecnici-superiori/dove-sono-gli-ITS/

di educazione. Del resto, la loro appetibilità sul mercato del lavoro è confermata dalle statistiche nazionali. L’ultimo monitoraggio dell’INDIRE lo calcola all’80% a un anno dal titolo, con un tasso di coerenza del 90% tra percorso di studi e impiego svolto. Da Nord a Sud non mancano casi di eccellenza, spesso legati al 4.0, con un tasso di occupazione che arriva addirittura a sfiorare il 100%. Il loro successo è legato a due fattori. Il primo, è che questi istituti si collegano ad un reale bisogno delle aziende. Il secondo, è che formano le persone direttamente per un “mestiere”. Ma restano ancora un’eccellenza di nicchia: infatti a dieci anni dalla loro nascita, ci sono tanti occupati in uscita dagli ITS e pochi studenti, un paradosso che non si registra in nessun altro Paese industrializzato e di cui si è accorta anche l’OCSE che, nell’ultimo rapporto “Education at a glance 2019”, rileva in uscita dagli ITS un tasso di occupazione dell’82%, ma gli studenti frequentanti sono appena il 2% di tutti gli iscritti a un corso di studi terziario post diploma. In conclusione, occorre prendere atto della società in cui viviamo. Infatti, riprendendo le parole del Vicepresidente Brugnoli, “siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa ma 7 giovani su 10, nelle scuole supriori, non lo sanno. E, di rimando, tantissimi di loro non sanno nemmeno 16

Le Fondazioni partecipate da imprese ed enti collegati all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese 1. ITS INCOM- Busto Arsizio Imprese coinvolte: Eolo, Guttadauro 2. ITS PER LA FILIERA DEI TRASPORTI E DELLA LOGISTICA INTERMODALE Somma Lombardo Imprese coinvolte: Leonardo 3. ITS COSMO Nuove Tecnologie per il Made in Italy - Milano Imprese coinvolte: Missoni, Dolce&Gabbana 4. ITS RED - Varese Imprese coinvolte: Bticino e Novello 5. ITS LOMBARDIA MECCATRONICA Sesto San Giovanni

che esista la possibilità, dopo il diploma, di scegliere un ITS”. Un motivo in più per riconoscere l’impegno di tanti imprenditori che si sentono in primis responsabilizzati per il futuro dei giovani, senza dare niente per scontato, soprattutto quando si tratta di formazione.


FOCUS

Una nuova figura per l’impresa: l’uomo-rating Non può essere solo un algoritmo, per quanto “intelligente”, a stabilire correttamente il rating bancario di un’impresa: serve un nuovo profilo professionale in grado di comprendere e “correggere” i meccanismi che regolano il giudizio sull’indice di affidabilità attribuita alle aziende

“motori intelligenti”, non svilisce affatto il rapporto relazionale tra

Andrea Ferretti banca e impresa, anzi, lo fa evolvere verso livelli di maggior pro-

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iù o meno dal 2012, a seguito degli Accordi di Basilea, tutti i grandi gruppi bancari italiani si sono progressivamente dotati, sotto la pressione della Vigilanza, di sistemi di rating interni al fine di transitare da un “credito di vicinanza” (in senso buono) ad un credito erogato alle aziende su basi più oggettive. Ma il punto è che questo massiccio ricorso a sistemi di rating e a

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fondità e qualità rispetto al passato. Infatti, è vero che i sistemi di rating bancari, testati e validati dalla Vigilanza, riescono statisticamente ad evidenziare la rischiosità dei soggetti esaminati, tuttavia, basandosi su algoritmi, potrebbero non riuscire a percepire appieno le peculiarità di specifiche situazioni. Dunque, in assenza dell’uomo, il meccanismo potrebbe anche incepparsi. Ad esempio, una massiccia presenza di immobiliz-


Ad esempio, un imprenditore potrebbe chiedere alla propria banca un anticipo a fronte di ricevute bancarie RIBA pur temendo che i suoi clienti possano pagare in lieve ritardo. Ebbene quando arriverà il pagamento ritardato l’imprenditore, di questi tempi, stapperà comunque una bottiglia di spumante. Il problema è che il rating (che non guarda solo se un’impresa paga male, ma guarda anche se una azienda incassa male), potrebbe peggiorare ritenendo che l’azienda non abbia un buon portafoglio clienti. Con ovvie conseguenze in termini di maggiori oneri per l’impresa, accessibilità limitata ai prodotti della banca e difficoltà nel futuro accesso al credito. Nell’ambito di numerosi incontri con Confindustrie del Nord, è emersa ormai una chiara differenza nel rapporto tra banca e impresa, tra le aziende che si sono dotate di un uomo rating, adeguatamente formato, in grado di evitare l’insorgenza delle problematiche sin qui descritte, rispetto ad imprese che non hanno ancora ravvisato questa esigenza. Ora, è evidente che, a seconda delle dimensioni dell’azienda, potrà esser individuata una risorsa specifica per “marcare a uomo” il rating o attribuire questa mission a chi già segue, in generale, il rapporto con le banche. Una cosa però è certa: visto che indietro non si può tornare, è fondamentale che l’imprenditore prenda atto che è molto meglio organizzarsi e gestire questo “numeretto”, piuttosto che illudersi che sia un qualcosa di trascurabile. “If you can’t beet him, join him” dicono gli americani.

FOCUS

zazioni immateriali (come marchi e brevetti) nel bilancio di una azienda potrebbe “allarmare” il rating bancario a causa della difficoltà oggettiva di valutare queste poste. Tuttavia, una buona conoscenza tra banca e impresa potrebbe evidenziare come, in realtà, sia stato proprio quel brevetto a consentire alla nostra azienda di acquisire nuove commesse così da resistere agli agguerriti competitor tedeschi. Dunque, l’utilizzo dei sistemi di rating interni, paradossalmente, esalta l’importanza di due ruoli in passato spesso trascurati: per la banca, il gestore imprese e, per l’azienda, quello che si potrebbe efficacemente definire l’uomo - rating. La mission del gestore sarà quella di dialogare costantemente con questa figura professionale per evidenziargli, grazie ad una vera conoscenza dell’azienda in portafoglio, tutti quei comportamenti che possono “eccitare” il rating. Da evidenziare che, in determinati casi, il gestore potrà anche, grazie alle informazioni fornite dall’uomo - rating, procedere a modificare il “numeretto” attribuito all’azienda dal sistema (processo di override). Da parte sua, questa nuova figura professionale, con l’aiuto del gestore, dovrà comprendere appieno i meccanismi che influenzano il rating (non si parla qui di algoritmi, ma di comportamenti) così da attivare quelle correzioni necessarie ad evitare che il deterioramento del “numeretto” degeneri in un peggioramento del rapporto con la banca. E sarebbe anche molto importante che l’uomo - rating si tenesse costantemente aggiornato su quelle normative di Vigilanza che, ancorché dirette in prima battuta alle banche, finiscono per ripercuotersi inevitabilmente sulle imprese (sconfinamenti oltre i 90 giorni, Past due, ovvero l’esposizione scaduta e sconfinata da più di 90 giorni). Ma per comprendere meglio l’importanza di questa figura in azienda è necessario capire come si forma il rating. Considerando una PMI, i dati di bilancio dell’impresa concorrono alla formazione del rating stesso per circa il 20%, i dati della Centrale Rischi pesano per circa il 10%, mentre i dati presenti nell’area detta dell’“andamentale interno” arrivano a contare anche per un 70%. In quest’area, fondamentale per le piccole imprese, il rating scruta il rapporto quotidiano tra banca e impresa, controllando, ad esempio, il corretto utilizzo delle linee di cassa (sconfinamenti, utilizzo a tappo dei fidi) e delle linee autoliquidanti (anticipo fatture e ricevute bancarie - RIBA). Ed è proprio qui che è facile intuire l’importanza della presenza dell’uomo - rating in azienda.

I sistemi di rating bancari, testati e validati dalla Vigilanza, riescono statisticamente ad evidenziare la rischiosità dei soggetti esaminati, tuttavia, basandosi su algoritmi, potrebbero non riuscire a percepire appieno le peculiarità di specifiche situazioni 19


ECONOMIA

Pensando al di fuori della scatola Ampliare i propri orizzonti, lasciando che in azienda entri il pensiero giovane, foriero di cambiamenti, innovazione e rinnovamento. Questo il nuovo progetto di DELES Group che, con l’apertura di una sua Academy, ha deciso di dare spazio ad un mondo tutto nuovo ed inesplorato Stefano Scarone durante la cerimonia d’inaugurazione di DELES Academy

progressiva e continua chiusura su noi stessi e sulle nostre posizioni.

Chiara Mazzetti Così, quasi spontaneamente, è nata l’esigenza di aprire una finestra

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hink outside the box. Uno slogan e non solo: una vera e propria filosofia di pensiero. Un assetto mentale che, in DELES Group, da massima aulica si trasforma in realtà concreta e tangibile: “Il nostro mondo era chiuso dentro a quattro mura, il nostro pensiero non veniva ascoltato all’esterno e il risultato era una

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sul mondo dei giovani e lasciare che l’innovazione entrasse in azienda: da qui ha avuto origine DELES Academy”. Queste le parole di Stefano Scaroni, Ceo di DELES Group, azienda che opera da 50 anni nel settore dell’imballaggio, supply chain e automazione del fine linea. “Riconvertendo un sito produttivo ormai diventato obsoleto, ab-


to di riferimento in Italia per la formazione aziendale nei settori packaging, fine linea e logistica. Tutti i corsi proposti sono pensati e rivolti a laureati o diplomati interessati ad acquisire competenze specialistiche che ne facilitino l’inserimento nel mondo lavorativo, ma anche a professionisti che desiderino approfondire le proprie competenze. “Per fare innovazione non è sufficiente affidarsi alle nuove tecnologie: è necessario puntare sulle persone, sulla loro crescita individuale e professionale, all’interno e all’esterno dell’azienda. Ciò vuol dire investire sul futuro formativo dei professionisti, sulle loro idee, sulla loro crescita e, di conseguenza, sulla crescita delle aziende in cui lavoreranno. DELES Academy nasce quindi con l’obiettivo di condividere le competenze e le esperienze distintive di DELES Group, creando percorsi formativi di alta specializzazione dedicati allo sviluppo professionale nel settore del packaging”, spiega ancora Stefano Scaroni. “Dove nascono le idee per le imprese di domani”, insieme a “Think outside the box”, è il filo rosso che accompagna e guida chi visita gli spazi di DELES Academy. Spazi pensati per accogliere nuovi giovani talenti, ma soprattutto tanta tanta passione: “Quello che noi mettiamo a disposizione di questi talenti è un’esperienza di oltre 50 anni. Ma come azienda, cerchiamo, coltiviamo e incoraggiamo le passioni: quando guardo negli occhi un giovane, cerco di intravedere la felicità, la gioia e l’orgoglio di lavorare insieme a noi. Quando ciò accade, sento che siamo sulla strada giusta”, conclude il Ceo.

ECONOMIA

biamo dato vita ad un polo formativo, un’area in cui si fa pensiero, dove si costruisce pensiero e dove ci si contamina. Queste sono l’idea e l’intenzione con le quali abbiamo deciso di creare DELES Academy – racconta ancora Scaroni, che ci tiene poi a precisare lo scopo con cui quest’iniziativa è nata –. L’obiettivo è di trasformare questa scuola di alta formazione in un punto di incontro e di riflessione tra il mondo dei giovani e quello del lavoro”. A dare il via a questa esperienza formativa, a partire dal mese di novembre, sarà la prima edizione di un corso realizzato in collaborazione con il POLI.design, parte del sistema design del Politecnico di Milano. Un percorso pensato per coniugare le esigenze del mondo delle imprese, la proposta formativa accademica e la richiesta di specializzazione, sempre più forte, dei giovani nell’ambito del design applicato all’imballaggio. “Packaging Engineering & Design”: questo il titolo del corso dedicato ai ragazzi ed ai professionisti che vogliono approfondire i temi della progettazione e gestione di un imballaggio. “Con l’esperienza maturata da DELES Group nel fornire servizi alle aziende, proponiamo corsi formativi pensati per valorizzare il capitale umano per le imprese e contribuire così al loro sviluppo anche sul piano economico”, spiega il Ceo dell’azienda varesina che, ogni giorno, produce 400mila scatole per 3.500 clienti in tutto il mondo. Sale didattiche all’avanguardia, aule multimediali e laboratori, ospitati nella storica sede di Uboldo, insieme alle collaborazioni con docenti, professionisti e trainer interni, fanno di DELES Academy un pun-

DELES Group, un solution provider DELES Group nasce 50 anni fa come realtà locale in provincia di Varese: il suo core business è la produzione di scatole in cartone. Negli anni si è evoluta e si è modificata, passando attraverso diverse fasi di grande cambiamento: prima negli anni ‘90 con un passaggio di proprietà, poi negli anni 2000 con un vero e proprio cambiamento di pelle. L’impresa, che attualmente ha 9 stabilimenti produttivi (di cui 7 in Italia) e 500 tra dipendenti e collaboratori, è passata dall’essere produttrice di manufatti a diventare solution provider nell’ambito del fine linea. “Cambiano completamente le logiche: bisogna investire in ricerca e nel design. Questo è quello che siamo oggi: solution provider a 360 gradi. Cerchiamo di modificare il percepito che i nostri clienti hanno del mercato dell’imballaggio”, spiega Stefano Scaroni, Ceo aziendale.

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ECONOMIA

Da Carosello all’Academy Argoclima, storica azienda di Gallarate attiva nel settore della produzione e commercializzazione di apparecchiature per condizionamento e riscaldamento, festeggia 90 anni e inaugura il nuovo centro di formazione interno pensato per collaboratori, clienti e installatori riprodotti fedelmente i vari prodotti realizzati da Argoclima; la

Matteo Fontana moderna struttura accoglierà collaboratori, clienti e installatori

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rgoclima, storica impresa del Varesotto, fondata nel 1929 a Cavaria, celebra le sue radici, ma con lo sguardo rivolto al futuro, puntando in particolare su un ambito strategico come la formazione. I 90 anni di attività festeggiati dall’azienda, attiva nel settore del condizionamento e del riscaldamento, sono stati infatti accompagnati dall’inaugurazione della Argo Academy, il nuovissimo centro di formazione, situato all’interno della palazzina dove oggi si trovano anche gli uffici. Uno spazio innovativo dotato delle più moderne strumentazioni di lavoro e dove sono Inaugurazione dell’Argo Academy

per momenti di training formativi, con programmi di partecipazione rinnovati nella forma e nei contenuti. “Argo è in continuo fermento – spiega la filosofia dell’azienda l’Amministratore Delegato Paolo Nocivelli – pronta ad affrontare nuove sfide ed esplorare nuovi mercati: il cambiamento a volte viene visto con sospetto, ma il mondo corre e non aspetta”. La scelta di realizzare un centro di formazione a 360 gradi, nuovo di zecca, rientra proprio in questa voglia di stare al passo con i tempi e possibilmente di precorrerli, per essere sempre competitivi sui mercati.


“L’Academy è necessaria per far conoscere i nostri prodotti e per fare innovazione – prosegue l’Amministratore Delegato. Il 5% del nostro fatturato viene investito in Ricerca e Sviluppo”. Il team di Argoclima, completamente dedicato a questatti- Valter Banda e Paolo Nocivelli vità, che si occupa tutti i giorni di ricerca, sperimentazione, tecnologie e sistemi produttivi all’avanguardia, è composto da esperti suddivisi tra meccanica, termodinamica, elettronica, sistemi di controllo e laboratorio. Del resto, se si vanno ad analizzare le varie tappe della storia di Argoclima, si può notare come l’azienda sia sempre stata capace di leggere in anticipo le esigenze del mercato; nel 1968, l’impresa varesina è stata una delle prime in Italia a lanciare i condizionatori d’aria. Nel 1970 invece, il marchio Argo risulta conosciuto e apprezzato per la qualità dei prodotti, sostenuto anche da un’intensa campagna televisiva, attraverso il famosissimo programma televisivo Carosello in onda per tanti anni sulla Rai. Un’altra data significativa è il 2000, quando l’azienda rinnova il logo e cambia nome in Argoclima Spa, affermando la crescente leadership nel settore della climatizzazione. Non sono mancati momenti difficili, in particolare quelli legati alla crisi economica internazionale, tra il 2008 e il 2014, dai quali però Argoclima, grazie anche a questa mentalità rivolta sempre verso il futuro, ha saputo risollevarsi. Il business dell’impresa si fonda sulla produzione e commercializzazione di pompe di calore, climatizzazione e riscaldamento, riscaldamento elettrico e trattamento benessere ad aria. Un altro punto fermo della filosofia aziendale è quello di restare in Italia a produrre. “Una scelta che ha pagato – osserva Nocivelli – anche se magari sarebbe stato più facile andare all’estero; siamo orgogliosi delle nostre radici italiane, ma la nostra testa è nel mondo”. Un’impostazione che ha portato alla finalizzazione di prestigiose

ECONOMIA

La scelta di realizzare un centro di formazione a 360 gradi, nuovo di zecca, rientra nella voglia di stare al passo con i tempi e possibilmente di precorrerli, per essere sempre competitivi sui mercati

partnership come quella con i giapponesi terminata alcuni anni fa o come quella attuale con i cinesi, il cui accordo prevede la distribuzione sul mercato italiano dei climatizzatori Gree, di cui il brand è il più grande produttore al mondo. “Questo rapporto con la Cina ci ha consentito anche di realizzare uno scambio culturale che ci ha certamente arricchito” sottolinea l’Amministratore Delegato. L’estero rappresenta oggi per l’impresa gallaratese il 35% del business; Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, i mercati di riferimento. Tutte le strategie adottate da Argoclima sono orientate alla crescita e la formazione continua è una condizione necessaria. “Nel sito di Gallarate era già presente un centro dedicato alla formazione – racconta Valter Banda, Direttore dello stabilimento varesino – con l’Academy abbiamo voluto fare un salto di qualità, riproducendo fedelmente all’interno di essa i nostri prodotti installati, come fossero montati in una casa vera e propria, che permette a installatori, collaboratori e clienti di osservarne il funzionamento sia dall’interno che dall’esterno, sfruttandone a pieno tutte le capacità”. Un altro caposaldo dell’attività di Argoclima è l’impegno ambientale che non viene visto come un costo, ma piuttosto come un investimento. Nel 2010, l’azienda ha installato dei pannelli fotovoltaici sulla copertura dello stabilimento di Gallarate per un totale di 5 mila metri quadri con una potenza di 608 Kw; una dotazione che ha garantito un totale autosostentamento energetico. In 8 anni, l’impianto ha prodotto energia per oltre 6 milioni di Kwh ed evitato l’emissione di 4 milioni di kg di anidride carbonica. “Abbiamo un sogno che vogliamo realizzare e che cerchiamo di perseguire ogni giorno – conclude Nocivelli: migliorare la qualità della vita delle persone”.

Paolo Nocivelli: “Argoclima è in continuo fermento, pronta ad affrontare nuove sfide ed esplorare nuovi mercati: il cambiamento a volte viene visto con sospetto, ma il mondo corre e non aspetta” 23


ECONOMIA

Gli Assi dell’informatica L’azienda varesina affianca da 40 anni le imprese nei processi di innovazione e sviluppo gestionali e non solo: un osservatorio privilegiato anche per capire in che direzione stanno andando le nuove tecnologie Assi, acronimo che sta per Applicazioni, Soluzioni e Servizi per l’In-

Matteo Fontana formatica, non è semplicemente un’impresa che realizza soluzioni

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l settore dell’informatica è per eccellenza quello che meglio di altri comparti intuisce e anticipa i cambiamenti tecnologici che vanno ad impattare non solo sulla vita delle imprese, ma anche su quelle dei singoli cittadini. Un osservatorio privilegiato insomma, per capire anche quali nuovi competenze sarà fondamentale possedere da parte delle aziende per essere competitive sui mercati. Fare una chiacchierata con Fabio Fabris, IT Manager e socio di Assi, impresa di Varese attiva nel settore dell’informatica che si avvia a festeggiare i 40 anni di attività, consente di farsi un quadro della situazione e di gettare uno sguardo sul domani che non riguarda solo questo comparto. Linguaggio semplice e comprensibile, Fabris sottolinea che siamo davanti “più che a un processo di evoluzione, a una fase dov’è necessario, soprattutto da parte delle imprese, un cambiamento a livello culturale e di mentalità”.

Fabio Fabris

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Emanuele Bellini

software, ma un vero e proprio partner per le aziende e per le loro esigenze in campo informatico. In questi anni di attività, il team tecnico guidato da Fabris ha avuto modo di collaborare con tante imprese di diversi settori, affiancandole nella risoluzione di svariati problemi. “Incontriamo aziende ben disposte al cambiamento, ma anche tante resistenze, che sono più che altro di carattere culturale – spiega l’IT Manager –. La digitalizzazione dei processi produttivi è un elemento importantissimo di crescita e competitività per le imprese di tutti i settori; fare investimenti strutturali e non una tantum in questo ambito non rappresenta un costo ma un investimento”. Un esempio di “resistenza” al cambiamento è rappresentato dall’ecommerce. Perdere i clienti tradizionali è una delle paure più frequenti espresse da alcune imprese che per questo non investono sul commercio elettronico.

Fabiano Bellini


Paolo Moscagiuro

Barbara Mentasti

“Siamo davanti più che a un processo di evoluzione, a una fase dove è necessario, soprattutto da parte delle imprese, un cambiamento a livello culturale di mentalità”

ECONOMIA

“Ma investire sull’e-commerce non significa rinunciare al commercio tradizionale – osserva Fabris – anche perché gli stessi prodotti che un’azienda realizza vengono venduti su Internet dalla concorrenza”. Non ci si può insomma permettere il lusso di sottovalutare i vantaggi offerti dalla tecnologia che, nel caso dell’e-commerce, consentono ai prodotti di raggiungere tutti i mercati e di essere conosciuti e venduti. Un altro aspetto su cui le imprese devono lavorare è quello della sicurezza dei dati informatici, tuttora scarsa, come il livello di consapevolezza del problema, benché questo rappresenti un asset strategico per la sopravvivenza stessa di un’azienda. Assi, che oggi conta una quindicina di dipendenti e alcuni collaboratori esterni, fornisce alle aziende soluzioni software come Erp Industria 4.0 compliant, ovvero uno strumento informatico che permette la pianificazione delle risorse d’impresa. I tanti servizi offerti spaziano, per fare qualche esempio, dall’assistenza sistemistica, al pronto intervento informatico, hardware selection, virtual data center, assistenza remota, cloud computing, sicurezza dei dati, siti web, e-commerce, web marketing e mydata. Un altro elemento importante da sottolineare, è l’approccio che Assi utilizza nei confronti dei propri clienti, perché l’obiettivo è quello di realizzare un progetto su misura. “Non è solo una questione di offrire assistenza ordinaria o straordinaria – sottolinea l’IT Manager di Assi – quando entriamo in un’azienda il nostro metodo è quello di fare il punto della situazione sotto l’aspetto informatico; una volta esaminato lo status quo, proponiamo una visione d’insieme di miglioramento e le proposte per concretizzarla. Lavoriamo sempre a fianco del cliente per la durata di ogni singolo progetto, costruendo insieme il percorso da intraprendere”. È il metodo migliore che si deve adottare quando si affrontano i cambiamenti, a maggior ragione quando essi riguardano la tecnologia. Processi calati dall’alto, senza condivisione, rischiano di

produrre effetti contrari e ostacolare quel processo di cambiamento culturale e di mentalità necessario ad affrontare in maniera corretta le inevitabili sfide che l’innovazione tecnologica pone davanti. A proposito di cultura digitale, Assi negli anni scorsi ha partecipato a Coding, l’iniziativa pensata per le scuole primarie, per insegnare ai bambini non solo la programmazione informatica, ma anche il pensiero computazionale, ovvero un approccio inedito alla risoluzione dei problemi. La formazione su questi temi è fondamentale già a partire dalle elementari, proprio per innestare gradualmente quel cambiamento culturale che deve accompagnare i processi di innovazione. All’esperto chiediamo quali sono gli argomenti tecnologici “caldi” che, a suo parere, contraddistingueranno la vita delle imprese e dei cittadini da qui ai prossimi anni. “Uno dei temi è sicuramente quello dell’Intelligenza Artificiale e delle sue applicazioni – afferma Fabris. Da questo punto di vista l’Italia sembra essere un po’ bloccata, benché i progetti ci siano già; penso poi che i tempi siano maturi per arrivare finalmente alla realizzazione di App per il mondo del business, superando le attuali che assomigliano più a giochi che non a strumenti di lavoro”. Alla Assi insomma, tutti i giorni, si respira e si disegna il futuro, che riguarda non solo le imprese, ma anche la vita di ciascun cittadino.

Matteo Maranzana

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FORMAZIONE

Consapevolmente orientati In provincia di Varese sono diverse le opportunità di orientamento per gli studenti di terza media e le loro famiglie che si trovano davanti alla scelta della scuola superiore: ecco una sorta di guida nell’offerta didattica provinciale ne e la formazione professionale, è costituita da percorsi triennali

Maria Postiglione regionali erogati dai Centri di Formazione Professionale (CFP)

L’

anno della terza media è per gli studenti soprattutto l’anno degli esami. Ma prima della temuta prova finale, c’è un’importante decisione da prendere: la scuola superiore a cui iscriversi. Una scelta non facile e soprattutto non scontata. Alcuni studenti hanno le idee chiare su cosa vogliono diventare da grandi, ma non conoscono esattamente quali siano i percorsi più adatti, altri invece non sanno cosa vogliono fare e, soprattutto, quali materie preferirebbero studiare e approfondire. Perché la scelta della scuola superiore, si sa, implica l’individuazione di un percorso che aiuti lo studente a specializzarsi in quello che più rientra nelle proprie attitudini e aspirazioni: questo rappresenta un buon punto di partenza per orientarsi sulle numerose offerte formative. In effetti, il panorama dei corsi scolastici è piuttosto ampio, soprattutto in seguito alla Riforma Gelmini del 2010, con cui si sono introdotti nuovi indirizzi di studio nelle scuole e se ne sono ridenominati altri. A tal proposito, per meglio orientarsi e farsi un’idea complessiva sull’offerta didattica provinciale, è utile consultare la guida “Percorsi” edita dalla Provincia di Varese. La copia cartacea è consegnata, nel corso del primo quadrimestre, a tutti gli studenti di terza media ed è possibile inoltre sfogliarla online sul sito www.guida-percorsi-varese.it. La prima cosa importante da sapere è che ci sono quattro grandi macro-aree tra cui scegliere: liceale, tecnico, professionale e istruzione e formazione professionale (IeFP). Quest’ultima, l’istruzio-

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e dagli Istituti Professionali. Si tratta di corsi che prevedono, oltre ad una preparazione culturale, soprattutto una formazione di carattere tecnico sulla professione scelta. Al termine del percorso lo studente consegue una qualifica di Istruzione e Formazione Professionale valida su tutto il territorio nazionale. E forse sarebbe utile sapere che in provincia di Varese si può scegliere anche una scuola che duri solo quattro anni: la nostra, infatti, rientra tra le province italiane con il più alto numero di scuole quadriennali, sia in ambito tecnico, sia in ambito liceale. Alle due scuole che nel 2013 hanno introdotto per prime questa novità, l’Istituto Paritario Olga Fiorini e l’istituto tecnico economico Tosi di Busto Arsizio si sono aggiunte, nell’anno scolastico 2018/2019, cinque scuole che hanno attivato questi percorsi: il Liceo Classico Cairoli e il Liceo Scientifico Ferraris di Varese, l’Istituto Rosetum di Besozzo, l’istituto Montale di Tradate e infine il Liceo Sacro Cuore di Gallarate. Quale dunque la bussola per orientarsi in questo panorama di offerte così differenti tra loro? Un consiglio è quello di partecipare alle numerose iniziative di orientamento organizzate in provincia di Varese per aiutare studenti e famiglie nella scelta. Chi ha partecipato ad esempio alla seconda edizione del “Salone dei Mestieri e delle Professioni”, ha potuto informarsi sulle possibilità formative e di lavoro in provincia di Varese. Cinque giornate, dall’8 al 12 ottobre 2019, svoltesi nella cornice di Malpensafiere a Busto Arsizio, dedicate agli studenti del secon-


FORMAZIONE do e terzo anno delle scuole medie e a momenti di formazione specificamente dedicati ai genitori e ai docenti. Un’altra fonte importante di informazioni sono certamente gli open day, organizzati ogni anno dagli istituti superiori della provincia, per meglio illustrare e “far toccare con mano”, in molti casi, programmi didattici, laboratori e percorsi. Il consiglio è quello di consultare periodicamente i siti delle scuole così da essere informati sulle date previste per gli open day. Durante questi appuntamenti un aiuto molto importante per gli studenti sono le testimonianze di coloro che quella scuola la frequentano. Una sorta di “passaparola” significativo per studenti e famiglie. Sempre nell’ambito delle iniziative di orientamento si colloca il PMI DAY 2019. Un’appuntamento organizzato dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, che, dal 2010, vede

ogni anno le imprese aprire le porte dei propri stabilimenti agli studenti: un progetto pensato per contribuire a diffondere tra i più giovani la conoscenza delle realtà produttive e dei servizi presenti sul territorio. Nel mese di novembre sono centinaia le visite guidate, che vengono organizzate con lo scopo di aumentare la conoscenza di ciò che si fa ogni giorno in un’impresa, con i suoi successi, con le sue opportunità di carriera, con la sua storia, con la sua cultura e con i suoi valori, le valutazioni dei ragazzi sul proprio futuro. Perché siano, nel rispetto delle ambizioni e delle aspirazioni di ognuno, scelte quanto più consapevoli. Che è poi lo scopo primo dell’orientamento, accompagnare studenti e famiglie nella scelta, supportandoli nell’individuazione di un percorso di studi affine alle esigenze del ragazzo, ai suoi desideri e soprattutto ai suoi talenti.

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FORMAZIONE

Intervista al nuovo dirigente scolastico provinciale Giuseppe Carcano A

proposito di scuola e di formazione, abbiamo avuto l’occasione di intervistare il nuovo dirigente scolastico provinciale, il professor Giuseppe Carcano, in carica dallo scorso 13 settembre. Quali saranno le linee guida su cui si baserà il suo mandato? Certamente tenere sempre alto il livello della scuola in provincia di Varese, valorizzando le autonomie e le reti di scuole, sostenendo la formazione continua del personale e garantendo un’offerta formativa diffusa e articolata, sempre più aderente alla società che cambia tanto velocemente. Una lunga esperienza come dirigente scolastico sia di istituti tecnici sia di liceo: cosa di queste esperienze porterà nel suo operato di provveditore? Essere stato per 18 anni dirigente scolastico con esperienza di scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado tecnica, professionale e liceale (e anche di istruzione degli adulti) dal nord al sud della provincia, è certamente un vantaggio che già ho potuto sperimentare dai primi giorni. Gli interlocutori sono tantissimi, da quelli istituzionali ai dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale ATA, i genitori e gli alunni e nei rapporti l’esperienza, la conoscenza del territorio e delle problematiche contano tantissimo. Qual è a suo avviso lo stato di salute della scuola varesina? È una scuola sana, viva, ricca, di alto livello sia nel primo che nel secondo ciclo di istruzione con delle punte di eccellenza di livello europeo ma con un patrimonio immobiliare che, in

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alcuni casi, risente del tempo trascorso, cosa che richiede uno sforzo eccezionale da parte degli enti locali (e già nel primo mese di mandato ho partecipato all’inaugurazione di due nuovi splendidi edifici scolastici) anche nella consapevolezza del grave declino demografico che sta investendo la scuola primaria. Scuola e impresa, fino a qualche anno fa un connubio difficile, e adesso? Ormai darei per superati i preconcetti: grazie al lavoro fatto scuola per scuola, docente per docente da parte delle associazioni imprenditoriali (Unione Industriali in primis), grazie all’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro, grazie alla dedizione di tanti docenti, il muro è caduto e sempre più progetti vedono percorsi in simbiosi tra scuole e imprese. Quale è, secondo lei, la più grande sfida che l’aspetta? E il suo principale obiettivo? La sfida più grande sarà quella di lavorare a fianco delle scuole per il successo formativo di ognuno; da qui i principali obiettivi: ridurre la dispersione, includere sempre meglio, far crescere sempre più le attività di orientamento, rafforzare l’istruzione tecnica e professionale riducendo il mismatch tra richieste del mondo del lavoro e scelte degli studenti. Da insegnante prima e dirigente poi cosa chiederebbe al nuovo provveditore? Non dimenticare mai la frase del premio Nobel Albert SzentGyörgyi che ho sempre avuto in bacheca: “Il futuro sarà com’è la scuola oggi”. Maria Postiglione


UNIVERSITÀ

La cultura della formazione Per affrontare efficacemente le sfide del futuro, il cambiamento deve partire dalla mentalità degli studenti per poi arrivare alle imprese. La professoressa Eliana Minelli, docente di Organizzazione Aziendale alla LIUC, in questa intervista spiega come oggi più che mai sia indispensabile possedere competenze adeguate al cambiamento Più fattori: dalla velocità con cui cambiano le condizioni ambien-

Michele Mancino tali alle nuove tecnologie digitali, passando per la complessità dei

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ossono essere verticali, orizzontali e trasversali. Soft e hard, tecniche e specialistiche. Quello delle competenze è un universo vario e sempre più spesso sotto i riflettori, proiettato al centro del dibattito, soprattutto quando si parla di Industria 4.0, la nuova rivoluzione industriale. L’accelerazione verso un mondo sempre più complesso ha indotto persino l’Unione Europea a cambiare nel 2018 Eliana Minelli l’elenco delle competenze chiave per l’apprendimento permanente, formulato dodici anni prima e passato da sei a otto. Una raccomandazione che nasce da una semplice constatazione: per affrontare il futuro bisogna attrezzarsi in modo adeguato e quello che si faceva prima non lo è più. Eliana Minelli, professore associato di Organizzazione Aziendale alla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza, insegna ai suoi studenti che il cambiamento deve iniziare prima nella loro testa, solo così potrà poi arrivare alle organizzazioni.

Professoressa Minelli, perché questo tema è diventato così cruciale? Non è che prima non lo fosse, ma oggi siamo di fronte a un cambiamento che non ha precedenti. Finché i processi sono stati semplici, lineari e risolvibili è stato possibile eludere o aggirare questo tema. Oggi si insiste su questo argomento perché non essere consapevoli della necessità di avere competenze adeguate al cambiamento può costare caro al singolo e all’intero sistema. Nella storia ci sono state molte fasi di cambiamento. Che cosa rende così complessa quella attuale? 30

mercati. Se un’organizzazione non ha la possibilità di incidere sulle modalità di cambiamento, allora deve adattarsi con altrettanta velocità e per farlo deve affidarsi alle persone che ne fanno parte e alle loro competenze. Oggi però le organizzazioni sono arrivate in fondo alla scala e le competenze che hanno a disposizione non sono più sufficienti ad ammortizzare le spinte che arrivano dal mondo esterno. Ciò significa che non hanno più margini di manovra. Di che competenze stiamo parlando? Di quelle strategico-organizzative. La competenza tecnologica non è quella più semplice da acquisire, ma sicuramente è quella più scontata. Un Paese come l’Italia che forma pochi ingegneri, rispetto al fabbisogno nazionale, si rivolge al mercato dove si trovano gli ingegneri indiani e asiatici. Quindi da dove bisogna ripartire? Non si tratta solo di formare persone con una visione strategica, ma di sviluppare l’abitudine a quel pensiero che è una cosa ben diversa. La capacità di pensare e la finezza concettuale sono carenti a tutti i livelli e non basta citare il nome di Sergio Marchionne perché quella rimane un’eccezione. C’è poi anche una carenza di pensiero strategico-organizzativo nei formatori. Il problema è sistemico e non riguarda solo il mondo universitario, perché quell’abitudine deve essere sviluppata fin dalla scuola primaria. È una formazione complessa che richiede coraggio. Non è sufficiente rivedere i programmi formativi, ma bisogna ripensare l’intera concezione del sistema formativo. Noi siamo molto indietro e per fortuna non siamo soli.


Il problema a questo punto diventa politico. Il cosiddetto decisore pubblico è il maestro della semplificazione. Certo, perché è funzionale ad avere consenso. Prospettare alle persone soluzioni semplici a problemi complessi non significa guardare con cognizione di causa il problema, ma solo proiettarsi nel futuro. È un esercizio molto pericoloso perché proiettarsi nel futuro senza averne gli strumenti adeguati vuol dire mandare allo sbaraglio le persone.

“Se un’organizzazione non ha la possibilità di incidere sulle modalità di cambiamento, allora deve adattarsi con altrettanta velocità e per farlo deve affidarsi alle persone che ne fanno parte e alle loro competenze”

UNIVERSITÀ

Il filosofo Edgar Morin dice che il passato si costruisce a partire dal presente. Considerate le premesse, al netto della retorica sulla storia maestra di vita, diventa un esercizio complicato. Per anni l’Italia ha evitato di porsi la domanda più importante: come vogliamo che sia la società del futuro? Avevamo bisogno di rivedere la nostra visione di Paese con un ripensamento profondo. Il passato ti aiuta a capire, ma fino a un certo punto, perché il mondo oggi è più complesso. La ragione di questa complessità dipende da più variabili che intervengono nei processi e interagiscono tra di loro in modo non lineare. Alla fine, il rischio è quello di fare ipersemplificazioni che non danno risposte ai problemi e avallano soluzioni che tali non sono.

Chi pagherà il prezzo più salato di questa situazione? Certamente quelli meno attrezzati, i soggetti più deboli di fronte all’inadeguatezza delle nostre istituzioni. I decisori pubblici preferiscono delegittimare le istituzioni che rappresentano, piuttosto che riformarle, costa troppa fatica. C’è una sorta di cortocircuito delle finalità perché sono quelle istituzioni, che dovrebbero proteggere i più deboli, ad esporli a rischi maggiori. Il rischio più grande è avere una società fortemente polarizzata: i sommersi, quelli che non ce la fanno, e i salvati, quelli che prosperano perché detengono

Dall’alto, la visita a Linkedin, la lezione di Diego Marchioni, L’incontro in Tooso

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UNIVERSITÀ

ai ripari, gli si ritorcerà contro perché in questo modo si esauriranno le risorse del Paese. È però una responsabilità che va condivisa con i giornalisti e tutti coloro che hanno ruoli educativi. La soluzione è a portata di mano: ognuno deve fare la sua parte affinché le persone acquisiscano questa consapevolezza. Nello specifico quale deve essere il ruolo delle università? Hanno il compito di produrre la cultura necessaria per sostenere il Paese nel cambio di passo. In questa missione il mondo universitario si gioca la propria rilevanza. il sapere funzionale al sistema. È evidente che la delegittimazione delle istituzioni porta a uno squilibrio tra chi ha gli strumenti e chi non ce li ha, minando così alla base la democrazia, che dovrebbe garantire pari opportunità. Chi si farà carico dei sommersi, cioè di coloro che non ce la fanno? Spero che i politici si rendano conto che il danno, se non corrono

Il sistema universitario italiano è all’altezza di questo compito? Il nostro sistema è riconosciuto per la sua capacità di formare ottime punte, veri pensatori, ma non ha uno standard comune elevato. Mi piacerebbe, come disse una volta un illustre collega, che l’università prendesse i mediocri per trasformarli in menti brillanti.

Il progetto Skillmatch-Insubria Uno dei problemi del mercato del lavoro è il completo disallineamento tra domanda e offerta. Il progetto Skillmatch-Insubria, che rientra nel programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020, ha come obiettivo il ripristino di quell’allineamento. Il sistema si caratterizza, da un lato, per l’insufficiente strategia di posizionamento internazionale, perdita di competitività e di capacità d’innovazione, scarsa integrazione tra imprese, profonde disparità di sviluppo nei vari territori, dall’altro, per l’esclusione strutturale dal mondo del lavoro, dumping salariale e sostituzione occupazionale. A questi fenomeni, che generano forti tensioni e disagi, diffidenze e atteggiamenti di chiusura, devono far fronte le aziende, le persone e i territori dell’area. SkillMatch-Insubria interviene operando su capacità d’innovazione, generazione di valore per la creazione e la salvaguardia dell’impiego, la riduzione delle disparità regionali e il consolidamento del sistema transfrontaliero. Finanziato in parte dall’Unione Europea con il FeSr, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e in parte da fondi nazionali, il progetto prevede tre fasi operative: raccolta, validazione e messa a disposizione di dati transfrontalieri sugli squilibri occupazionali e i fabbisogni delle imprese, analisi e prospettive e implementazione degli interventi per riallineare domanda e offerta di lavoro. Il progetto ha come capofila la LIUC - Università Cattaneo di Castellanza e tra i partner SUpsi– Deass (DFA), divisione della formazione professionale (DECS), gruppo PTSCLAS e Università dell’Insubria.

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VITA ASSOCIATIVA

La formazione al centro L’Unione Industriali propone da anni una serie di iniziative rivolte agli studenti di ogni età con l’obiettivo di avvicinare al mondo delle imprese, le scuole, dalla primaria all’università, le ragazze, i ragazzi e le loro famiglie Con questa iniziativa l’industria e l’esperienza di lavorare in grup-

Maria Postiglione po tornano nelle scuole elementari varesine. I bambini ricevono

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Unione degli Industriali della Provincia di Varese con i suoi progetti dedicati alla formazione copre tutti i cicli scolastici, dalla scuola primaria fino al post diploma. Si parte con “Eureka Funziona”, un’iniziativa che ha un obiettivo educativo e formativo, per avvicinare i bambini di quarta e quinta elementare al tema del “saper fare”. Una vera e propria gara di creatività che nelle prime due edizioni ha visto più di 900 piccoli inventori di 14 scuole primarie, ubicate dal nord al sud della provincia di Varese, cimentarsi con la progettazione e la costruzione di oggetti e giocattoli.

il compito di ideare, progettare e costruire un vero e proprio giocattolo partendo da un kit fornito dall’Unione Industriali varesina e contenente vari materiali. Un’occasione quindi per mettere in campo non soltanto manualità e creatività, ma anche altri fattori altrettanto importanti, quali ad esempio il lavorare in gruppo e competenze linguistiche specifiche. Una delle regole della partecipazione è la creazione di un “diario di bordo”: a ogni gruppo viene richiesto di raccontare l’esperienza, proprio come piccoli giornalisti digitali. “L’obiettivo è stato quello di orientare i bambini al tema del saper fare e avvicinarli al mondo dell’industria e al lavoro di squadra. Una visita del #pmiday2018

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RUBRICHE Il risultato è sorprendente: i bambini sono stati molto creativi, non solo nel realizzare i loro spettacolari giocattoli, ma anche nel raccontarli a posteriori con parole e immagini, come dei veri giornalisti digitali. Per la prima volta hanno potuto constatare che smartphone e tablet non sono solo strumenti di gioco, ma un mezzo per comunicare le proprie capacità”, ha commentato il Presidente del Gruppo merceologico delle imprese Meccaniche dell’Unione Industriali Giovanni Berutti, a conclusione della seconda edizione varesina del progetto. Oltre alle imprese Meccaniche, Eureka conta sul coinvolgimento delle aziende Siderurgiche. “Quando i ragazzi presentano i loro progetti in pubblico, emerge chiaramente la loro capacità istintiva di fare gruppo e di saper trovare nel gruppo i talenti necessari alla realizzazione di un progetto. C’è il leader, c’è il progettista, c’è il disegnatore e il meccanico in erba. Alla fine, c’è anche il comunicatore che racconta a tutti il progetto e il percorso. È affascinante: un domani ci auguriamo sappiano spendere queste doti innate in maniera positiva per loro stessi e per il posto di lavoro, che sia in

L’edizione 2018 ha visto la partecipazione di più di 4.000 studenti, di 50 istituti, che hanno partecipato alle visite di orientamento allo studio. Numeri importanti in crescita nel 2019

un’azienda o meno”, ha sottolineato Dario Gioria, Presidente del Gruppo merceologico delle imprese Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie dell’Unione Industriali. Anche per gli studenti delle scuole medie è presente un importante collegamento con il mondo delle imprese. Migliaia di studenti di seconda e terza media, ormai da 10 anni, varcano, nel mese di novembre, i cancelli di centinaia di imprese nell’ambito dell’iniziativa PMI DAY. L’obiettivo è quello di diffondere, anche tra i più giovani, la conoscenza delle realtà produttive e dei servizi presenti sul territorio. L’edizione 2018 ha visto la partecipazione di più di 4.000 studenti, di 50 istituti, che hanno partecipato alle visite di orientamento allo studio. Numeri importanti che promettono di crescere ulteriormente per l’edizione 2019. “Aprendo le porte delle nostre comunità aziendali, invitiamo i ragazzi a metterci alla prova. Domande, dubbi, perplessità e persino critiche: ci aspettiamo di tutto da loro e siamo disposti a metterci completamente a loro disposizione, in estrema semplicità ed onestà, pur di trasmettere l’impegno, la dedizione e lo spirito di sacrificio che ci spingono ogni giorno”, spiega Giancarlo Saporiti, Presidente del Comitato Piccola Industria dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese che organizza l’iniziativa. Generazione d’Industria è invece il progetto, giunto al nono anno, pensato per le scuole superiori. Un’iniziativa che vede una collaborazione attiva e propositiva e soprattutto, l’entusiasmo di tanti docenti, tutor, imprese, oltre ovviamente a quello dei protagonisti: gli studenti del quarto e quinto anno degli istituti tecnici della provincia di Varese. L’obiettivo principale è il rilancio dell’identità della cultura industriale, attraverso un interscambio tra imprese e scuola e la valorizzazione del merito degli studenti. Un progetto nato nel 2011, con il sostegno dell’Ufficio Scolastico e della 35


VITA ASSOCIATIVA

Una delle classi premiate per il Progetto Eureka 2019

Provincia di Varese, che coinvolge un gruppo di imprese che progettano percorsi su misura per gli studenti, ospitandoli in azienda. Generazione d’Industria è anche la consegna delle borse di studio a fine anno scolastico e ad oggi gli studenti premiati sono stati ben 368. Un’iniziativa, dunque, che vuole creare e mantenere coesa una rete di aziende disponibili ad “investire” sulle scuole e sui giovani (fino ad oggi più di 50 imprese), condividendo un programma di attività pluriennale, dando così un maggior valore al ruolo sociale delle aziende. Una tradizione ormai che insegna l’importanza di come uno sviluppo di collaborazioni stabili con le scuole favorisca la preparazione degli studenti, la selezione e l’inserimento dei neodiplomati, oltre a migliorare l’immagine e la percezione che i giovani hanno del lavoro. Sempre per le scuole superiori c’è un’altra iniziativa, supportata dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese: “Latuaideadimpresa”. Un progetto che mette in competizione gli studenti, prima a livello locale e poi a livello nazionale. Aiutati dai giovani imprenditori tutor e dai docenti, gli studenti devono elaborare un business plan e presentare la loro idea imprenditoriale, che viene poi valutata dagli stessi imprenditori. Numerose altre iniziative vedono coinvolto il mondo associativo industriale varesino con le scuole superiori del territorio: sono molti i progetti di filiera in cui collaborano le imprese di specifici settori, quali ad esempio il tessile, l’aerospaziale e gli incontri di orientamento al lavoro organizzati dal Gruppo Giovani Imprenditori. Il segmento successivo è quello del post diploma. In provincia di Varese cinque fondazioni di istruzione tecnica superiore (ITS) erogano corsi di formazione terziaria non universitaria, che vedono il coinvolgimento a vario titolo di imprese associate all’Unione 36

Industriali. Si tratta di corsi post diploma appunto, con una forte “presenza” delle imprese nella docenza e nella progettazione dei tirocini: è proprio a loro che abbiamo dedicato un articolo nel Focus di questo numero. Si giunge così al gradino più alto, la formazione universitaria, dove ancora una volta il mondo delle imprese rappresenta un partner importante. La LIUC – Università Cattaneo di Castellanza nasce infatti nel 1991 su iniziativa dell’Unione Industriali varesina e si connota fin da subito per i rapporti internazionali; oltre il 40% degli studenti è coinvolto ogni anno negli scambi con l’estero e per lo stretto legame con le imprese: più di 6.500 imprese e istituzioni mantengono rapporti costanti con l’ateneo.

Generazione d’Industria è il progetto, giunto al nono anno, pensato per le scuole superiori. Un’iniziativa che vede una collaborazione attiva e propositiva e soprattutto, l’entusiasmo di tanti docenti, tutor, imprese, oltre ovviamente ai protagonisti: gli studenti del quarto e quinto anno degli istituti tecnici della provincia di Varese


SCIENZA

Le professioni scientifiche di domani Dai “nanomedici” agli specialisti dell’agricoltura “verticale”, dagli architetti spaziali ai nuovi programmatori: un viaggio nei mestieri scientifici avanzati dei prossimi dieci anni che richiederanno competenze sempre più complesse che è sempre la scelta migliore, oppure se non si ha un desiderio

Luigi Bignami innato, chiedersi quali saranno i lavori più richiesti e soprattutto

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er molti studenti, ma anche per i loro genitori, arriva sempre il momento nel quale chiedersi: “E adesso cosa farò all’università?”. Ci sono due modi per intraprendere la nuova strada della vita: seguire la passione per una disciplina,

le occupazioni emergenti nei 5 anni successivi dal momento in cui si inizia l’università. Ovviamente ormai non si può più parlare di soli impieghi italiani, ma è necessario essere pronti ad aprire gli orizzonti almeno verso la nostra Europa. Negli ultimi anni sono state diverse le ricerche fatte in tal senso e qui cerchiamo di

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SCIENZA estrapolare da tali lavori quelle che potrebbero essere le professioni scientifiche del 2025-30 più ricercate, ma che riservano delle peculiarità. Volutamente tralasciamo quelle che saranno le richieste più ovvie, come ad esempio, la necessità di medici o di ingegneri per servizi indispensabili, ma che non sono da considerarsi come novità. Ci sarà cioè, sempre bisogno del chirurgo per operare di appendicite o l’ingegnere per costruire una casa, ma nel frattempo sta nascendo l’esigenza di nuove figure che ancora oggi hanno il sapore di fantascienza, ma non lo saranno tra meno di una decina di anni e sulle quali vale la pena puntare.

Medicina Nel campo della Medicina, saranno richiesti specializzati nella creazione di parti del corpo umano. Da un lato si parla di specialisti nella costruzione di arti artificiali sempre più complessi e sempre più facilmente fruibili dal corpo umano (ossia che abbiano le minori probabilità di rigetto possibile), mentre dall’altro ci sarà sempre più richiesta di specialisti atti a riprodurre organi umani tramite l’uso di cellule staminali di un paziente. Una strada che sembra dare ottimi risultati, non fosse altro perché gli organi che si producono presentano minori probabilità di rigetto rispetto ai trapianti. Sempre in campo medico ci sarà un forte richiesta di “nanomedici”, ossia di specialisti in grado di manipolare l’organismo umano a livello molecolare, se non atomico, al fine di combattere le singole cellule che sono causa di malattie. Si prevede poi che saranno molte le persone che vorranno aumentare le proprie capacità mnemoniche. Già oggi chirurghi di altissimo livello operano al cervello persone che hanno subìto gravi traumi, per cercare di connetterli ad un computer e far sì che possano dialogare con il mondo come altrimenti non potrebbero fare. Ma nell’arco di un decennio ci sarà richiesta di chirurghi in grado di impiantare 38

microchip o microcomputer nel cervello delle persone che vorranno accrescere a dismisura le proprie conoscenze o le proprie capacità cognitive.

Genetica e “Agricoltura verticale” Non è ancora chiaro quanto la genetica diverrà una scienza liberamente accettata da tutti. Ma se così fosse, ci sarà una grande richiesta di specialisti che sapranno operare su colture e pascoli modificati geneticamente per migliorare i raccolti e produrre proteine a scopo terapeutico. Un esempio pratico è quello di trasferire, ad alcuni alimenti, vaccini di vario tipo. E così bevendo un sorso di latte o mangiando un pomodoro si assumeranno le sostanze necessarie a debellare alcune malattie a volte molto difficili da iniettare nei bambini. Ci sarà anche una forte richiesta di un’agricoltura da sviluppare vicino a chi fa uso dei prodotti e, a tal fine, si ipotizza un forte sviluppo dell’“agricoltura verticale”. Si tratta di fattorie urbane verticali, ossia di luoghi all’interno o sulle facciate di grattacieli dove produrre frutta e verdura da coltivazioni idroponiche, così da avere realmente prodotti agricoli a chilometro zero in grado di soddisfare le esigenze delle persone che vivono nell’edificio stesso. Per gestire queste fattorie verticali ci sarà bisogno di agricoltori specializzati in possesso di competenze scientifiche, ingegneristiche e commerciali del tutto nuove.

Piloti spaziali Saltando, è il caso di dirlo, in un altro mondo, sembra che entro un decennio ci sarà una forte richiesta di piloti, guide turistiche e architetti spaziali. Non si parla della richiesta di professionisti per le imprese più avanzate in campo astronautico, ossia da inviare verso la Luna o Marte (le richieste saranno ancora in numero limitato per diversi decenni), bensì di uomini che dovranno soddisfare le


Specialisti dell’ambiente Come è ben noto, molto si deve fare per ridurre gli effetti del riscaldamento globale. Che sia causa o meno dell’uomo, poco importa. Sta di fatto che la temperatura del pianeta cresce e le conseguenze potrebbero essere realmente drammatiche. Professioni che dovranno prevedere e combattere i fenomeni peggiori, come alluvioni, frane, valanghe, saranno sempre più richieste, quindi figure che dovranno saper fondere in sé aspetti ingegneristici e scientifici per essere pronti a svolgere tali lavori. Sempre in tema di ambiente uno studio inglese prevede che ci sarà richiesta di tecnici di scienze ambientali che dovranno far fronte a tentativi di alterare il tempo meteorologico, insomma veri e propri “poliziotti del clima”. È noto che alcuni Paesi, nel tentativo di porre fine a siccità, cerchino di far piovere sui propri territori inseminando i cieli con particolari sali. Non è da escludere che tale tecnica possa essere sfruttata per creare problemi a regioni o nazioni ritenute ostili. E nell’ambito del mondo dell’”ambiente” ci sarà una grande richiesta di scienziati e tecnici che studieranno sistemi di riciclo sempre meno inquinanti. Città congestionate dal traffico stanno già richiedendo progettisti e costruttori in grado di progettare

mezzi di trasporto di nuova generazione utilizzando materiali e carburanti non inquinanti.

Programmatori Nel mondo dei media dimentichiamoci i giornalisti, gli intrattenitori dei giorni nostri, così come i cellulari che riempiono le tasche o le borse. Entro un decennio ognuno potrà avere a disposizione programmi creati perfettamente su misura e per questo saranno necessarie tecnologie che portino non solo all’interno di una singola famiglia, ma ad ogni singola persona, quel che si desidera vedere nei diversi momenti della giornata. Saranno occhiali o forse lenti a contatto, sta di fatto che stanno già nascendo e ci sarà sempre più richiesta di figure in grado di lavorare su quelli che sembrano avveniristici sistemi, ma che sono ormai dietro l’angolo. E in questo mondo sempre più interconnesso ci sarà sempre più bisogno di specialisti che forniscano alle persone che non vogliono essere rintracciate un servizio efficace di smaltimento ed eliminazione dei dati personali presenti nei vari database, elettronici o fisici. Tutto questo porta a concludere che una delle attività più richieste in campo scientifico e tecnologico sarà quella di programmare i computer dei quali nessuno dei lavori qui sopra potrà fare a meno. Purtroppo però, per i ragazzi italiani che si preparano a questo nuovo mondo sembra che nelle scuole vi sia un solo computer ogni 8 alunni e solo l’1,3% del Pil è dedicato alla Ricerca e allo Sviluppo contro la media europea del 2%, con la Germania che svetta al 2,9%.

SCIENZA

richieste di voli suborbitali (ossia senza andare in orbita terrestre) e di voli in orbita attorno alla Terra verso piccole stazioni spaziali. Sono più di una ormai, le società spaziali pronte ai voli turistici, una delle quali sta valutando anche la costruzione di una base in Italia, ma non solo.

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FOTO DAL MONDO 40

Un fenicottero nel suo recinto allo zoo di Anversa, in Belgio. REUTERS/Franรงois Lenoir


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FOTO DAL MONDO


I progetti centrali per una famiglia devono essere messi a fuoco in un contesto di stimoli distraenti

COGLIERE LE OPPORTUNITÀ DAI MERCATI PER I PROGETTI CENTRALI DI VITA In un contesto socio-demografico in evoluzione, occorre un approccio alla finanza metodico e disciplinato. I progetti di vita, cuore e motore di una famiglia, richiedono sempre più risorse. Servono soluzioni che sappiano cogliere le opportunità dei mercati Ogni giorno siamo esposti a un gran numero di stimoli che ci distraggono dai nostri reali obiettivi di vita. Inoltre, da anni, è in corso una rivoluzione socio-demografica che sta rivoluzionando il nostro vissuto, dilatando gli orizzonti temporali dei nostri progetti. Prima riflessione. La vita media si sta progressivamente allungando. Basti pensare che al 1° gennaio 2019 gli ultracentenari in Italia erano 14.456 (fonte: Rapporto 2019 “Cent’anni e non sentirli”, Istat). Vuol dire che, con l’ipotesi di ritiro dal mondo del lavoro a 70 anni, la pensione potrebbe non bastare per sostenere un buon tenore di vita per i successivi 30 anni. Stanno cambiando anche gli equilibri familiari. I giovani che intraprendono un lavoro oggi, diventeranno economicamente indipendenti soltanto a 40 anni (fonte: Rapporto 2017 su “Il Divario generazionale tra conflitti e solidarietà”, Fondazione Visentini). Occorre quindi prevedere un sostegno economico per loro. Infine i genitori, che con il passare degli anni, avranno bisogno di assistenza e cure sanitarie sempre più costose. Le variabili sono tante. Un aiuto arriva dai Family Banker di Banca Mediolanum, che supportano la famiglia nel rivedere il proprio ap-

proccio al risparmio, focalizzandosi su tre aspetti essenziali: la protezione, l’accumulo e il metodo. La protezione dai rischi è centrale. Se il tenore della famiglia dipende dal reddito del capofamiglia, nel caso in cui lo stesso venisse a mancare è importante aver messo al riparo i suoi componenti con una copertura assicurativa, come descritto nell’articolo successivo. Successivamente, si individuano i progetti di vita che contano davvero: la laurea del figlio, l’avvio dell’attività della figlia, la seconda casa al mare. Obiettivi emotivamente rilevanti, per cui vale la pena risparmiare. Un piano di accumulo aiuta ad accrescere il capitale, “imponendo” l’accantonamento periodico di una determinata somma. Infine, occorre metodo. Per portare efficienza al proprio patrimonio vanno scelte soluzioni finanziarie che sappiano cogliere le opportunità insite nei mercati e che dispongano di automatismi in grado di governare gli impulsi emotivi. Il mercato azionario, se affrontato con l’alleato tempo, può portare risultati in crescita. Un esempio. Un dollaro investito nel 1925 nell’indice MSCI World, il paniere delle più grandi aziende al mondo,


PUBBLICITÀ Crescita di 1 dollaro sull'MSCI World dal 1925 al 2019 Rendimenti reinvestiti al netto dell’effetto fiscale Fonte: Bloomberg

e mai disinvestito negli anni, a luglio di quest’anno valeva ben 2.689,87 dollari (vedi grafico). Per seguire questo approccio al risparmio, metodico e disciplinato, Banca Mediolanum offre un’ampia gamma di prodotti del risparmio gestito, soluzioni efficaci per ogni necessità.

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Alla riscoperta dell’Isolino Virginia Gli studenti della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria del Politecnico di Milano hanno elaborato un progetto di riqualificazione e rilancio dello storico sito Unesco, che sorge in mezzo al Lago di Varese Stefania Radman

L’

Isolino Virginia e il Lago di Varese tornano, dopo anni di silenzio, ad essere esplorati e valorizzati per quello che sono: il più importante e antico sito storico - anzi archeologico della provincia. Sono tante le iniziative promosse negli ultimi tempi a puntare i riflettori sull’importante sito archeologico. Da “V4U –

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Archeo”, progetto sostenuto da Regione Lombardia e Unione Europea per la valorizzazione degli attentatori culturali della Lombardia, nato per raccontare 8 siti archeologici della provincia di Varese, al festival Nature Urbane, che all’Isolino e al Lago di Varese ha dedicato una giornata, caratterizzata da una serie di convegni, uno dei quali proprio sulla piccola isola vicino a Biandronno. Di particolare importanza, per il progetto che le sta dietro, è anche la mostra che è stata allestita al museo di Villa Mirabello a Varese, intitolata “Strati-


ficazioni contemporanee”, che ha presentato un serie di nuove idee per l’Isolino studiate dagli studenti universitari del Politecnico di Milano. La mostra consta di una trentina di progetti disposti su 50 tavole e una decina di plastici, realizzati da circa 70 studenti. Progetti che hanno “rifatto il look” alla palazzina Ponti, sede del piccolo museo dell’Isolino, che hanno realizzato coperture per il sito degli scavi archeologici e hanno lavorato su delle ipotesi di “isole galleggianti”, pensate per il relax dei visitatori. Tutto questo è il frutto dell’attività progettuale di due laboratori didattici della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria del Politecnico di Milano, coordinati dai professori Susanna Bortolotto, Roberto Felicetti, Paolo Gasparoli, Fabio Zangheri e dagli architetti Andrea Garzulino e Matteo Scaltritti. Un lavoro di gruppo da parte degli studenti del Politecnico che darà anche importanti indicazioni al Comune di Varese: per realizzare gli elaborati infatti sono stati fatti una serie di rilievi, che verranno donati al Comune come oggetto di studio per le future scelte urbanistiche sul luogo. “L’operazione nasce all’interno della scuola di architettura del Politecnico di Milano, che ha coinvolto in due laboratori didattici, quello di progettazione finale con gli studenti dell’ultimo anno della laurea triennale, coordinato da me, da Susanna Bortolotto e da Fabio Zangheri, e quello di progetto e costruzione dell’architettura con gli studenti del primo anno della laurea magistrale, coordinato oltre che da me da Roberto Felicetti - spiega Paolo Gasparoli, coordinatore del progetto - la mostra di Villa Mirabello sintetizza l’attività progettuale dei due laboratori”.

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L’Isolino, da quando è stata scoperta la quantità di reperti archeologici che possiede, un vero e proprio “tesoro sotto i piedi”, è stato spesso oggetto di una vera e propria paralisi, per il timore di mettere in pericolo i reperti

Quello dell’Isolino Virginia non è il primo lavoro sul Lago di Varese promosso dal Politecnico di Milano: “L’anno scorso abbiamo lavorato alla casa del pescatore e al lavatoio di Cazzago Brabbia, con uno studio sul tema della riqualificazione del patrimonio - spiega il docente -. Un lavoro che ha fatto scoprire a tutti noi il Lago di Varese, un ambiente bellissimo. E, proprio di fronte al paese in cui lavoravamo, c’era l’Isolino”. Gasparoli decide così di “parlare con Roberto Cecchi, allora Assessore alla Cultura del Comune di Varese e mio amico da molti anni, che ha messo in contatto il mio team con il Direttore dei musei varesini Daniele Cassinelli e la Conservatrice del museo archeologico di Varese Barbara Cermesoni, con cui abbiamo elaborato i temi fondamentali sull’Isolino Virginia”. Tre, alla fine, sono stati i punti cardine su cui hanno lavorato gli studenti del Politecnico: “Un progetto di riqualificazione del piccolo museo Virginia, una struttura di copertura degli scavi e dei moduli galleggianti situati a distanza dal sito ma raggiungibili con barca o zattera, per sviluppare con delicatezza l’aspetto turistico dell’isola”. Perchè, continua il docente: “l’Isolino Virginia è un posto bellissimo e può essere certamente valorizzato, migliorando gli aspetti di accoglienza sul luogo. Noi abbiamo voluto dare delle suggestioni, per cogliere i processi di valorizzazione: il tema del progetto sul museo, ad esempio, prevede innanzitutto la realizzazione dei servizi igienici e poi un piccolo ampliamento per favorire l’accoglienza e avere una parte di bookshop. Comunque, l’argomento archeologia noi l’abbiamo toccato solo tangenzialmente: diciamo che ne abbiamo tenuto conto come tema sensibile”. L’Isolino, da quando è stata scoperta la quantità di reperti archeologici che possiede, un vero e proprio “tesoro sotto i piedi” è stato spesso oggetto di una vera e propria paralisi, per il timore di mettere in pericolo i reperti. “Non è un’area su cui non si può fare proprio niente. È certo che qualunque tipo di intervento dev’essere delicato, fatto con attenzione e dopo le opportune indagini archeologiche - sottolinea Gasparoli -. Questo porterà ad avere delle zone off limits: ma in altri casi si possono valutare altre possibilità, delle riqualificazioni leggere e rispettose del luogo. Fare restauro non significa per forza congelare tutto”. Tutto il Lago di Varese, del resto, “è ricco di grandi tradizioni che possono essere valorizzate, dall’archeologia al patrimonio ittico. Ora la sua storia è fatta di regate internazionali, per esempio. 45


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E il fatto che non sia balneabile è, per certi versi, una fortuna per il lago: lo distoglie dall’attenzione delle folle festanti e vacanziere, che in alcuni casi sono decisamente inopportune, soprattutto dal punto di vista della sua conservazione. Al contrario, quello è un luogo favoloso dal punto di vista paesaggistico: ci sono dei tramonti mozzafiato”, spiega il docente. L’Isolino Virginia è un piccolo affioramento di terreno sul Lago di Varese, poco più di 9.000 metri quadri, a breve distanza dalle rive del Comune di Biandronno. Il luogo, dal 2011, fa parte del sito seriale Unesco dal titolo “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, che comprende in tutto 111 insediamenti databili dal 5.000 al 500 a.C., ubicati sulle rive di laghi o di fiumi in Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. L’isola è il più antico insediamento palafitticolo dell’Arco Alpino e dal 1962, dopo la donazione da parte del Marchese Gianfelice Ponti, è proprietà del Comune di Varese. La sua particolarità sta nel fatto che più che essere provvista di un piccolo Museo Preistorico, molto più limitato però del Museo Archeologico di Villa Mirabello da cui dipende e dove sono conservati i ritrovamenti più preziosi, l’isoletta è essa stessa un museo, in quanto area archeologica e ambientale vincolata: “Camminare sull’Isolino Virginia significa camminare su migliaia di anni di storia”, ha commentato Barbara Cermesoni, Conservatrice del Museo Civico di Varese dal 2018. La sua storia però non è solo

archeologica: nel sedicesimo secolo era conosciuta come isola di San Biagio, per la presenza di una piccola chiesa dedicata a questo santo, agli inizi del diciottesimo secolo fu la residenza di Innocente Besozzi che, in onore della propria consorte, chiamò l’isola Camilla. E infine, dal 1878 ha preso il nome di Virginia, in omaggio alla moglie del Marchese Andrea Ponti.

Un lavoro di gruppo da parte degli studenti del Politecnico che darà importanti indicazioni al Comune di Varese: per realizzare gli elaborati infatti sono stati fatti una serie di rilievi, che verranno donati al Comune come oggetto di studio per le future scelte urbanistiche sul luogo


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Il tesoro nascosto di San Biagio A Cittiglio sorge una delle più antiche chiese dedicate al Santo protettore della gola, da dove stanno emergendo, a seguito di alcuni scavi, terminati la scorsa estate, reperti archeologici di grande valore scientifico, utili anche a ricostruire la storia di questa zona del Varesotto Mario Chiodetti

È

un laboratorio a cielo aperto la piccola chiesa di San Biagio, il più antico edificio di culto di Cittiglio e uno dei più vetusti dell’intera Valcuvia, con i suoi 1.200 anni di vita e le profon-

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de trasformazioni subite nel corso dei secoli. Posta su una collinetta, a circa 200 metri dalla stazione e dall’ospedale, nell’omonima frazione, è un prezioso indicatore del succedersi di genti e abitudini, degli uomini che hanno mutato negli anni il suo aspetto per adattarlo alle nuove esigenze di vita. Una chiesa oggetto di campagne di scavo − l’ultima è terminata lo scorso mese di luglio − che hanno


permesso il ritrovamento di interessanti reperti, tuttora al vaglio degli esperti dell’Università dell’Insubria, ma anche di studi in loco, svolti dai tirocinanti del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze biologiche dell’ateneo varesino, coordinati dalle dottoresse Marta Licata, tecnico di laboratorio del Centro ricerche di Osteoarcheologia e Paleopatologia, e Chiara Tesi, che svolge il dottorato di ricerca all’Università dell’Insubria e si occupa dello studio antropologico dei resti ossei rinvenuti nell’antica area cimiteriale della chiesetta di San Biagio, oggi occupata dal sagrato. Di proprietà della parrocchia San Giulio Prete di Cittiglio, la chiesa dedicata al protettore della gola è tuttora consacrata e aperta al culto, anche se ultimamente non è più officiato per i lavori di scavo in corso sul sagrato, ma fino al XIX secolo, dopo che la legge abolì i “benefici semplici”, era appartenuta alla nobile famiglia Besozzi, che ne fu responsabile per ben trecento anni. Dagli studi più recenti, l’edificio risulta di origine altomedievale, come testimonierebbe l’imposta dell’antica abside della chiesa primitiva, riconducibile all’epoca Longobarda, mentre il campanile, all’angolo sudorientale della chiesa, è alto 12 metri e si caratterizza per le tre bifore. La chiesa è costituita da un’aula unica (di 5,50 per 14,80 metri circa), a cui si accede da una sola porta centrale posta sul lato est; due sono le finestre, ed entrambe si aprono sul lato nord dell’edificio. Il tetto, a due falde, è realizzato in coppi ed è sorretto da quattro capriate in legno, visibili dall’interno dell’edificio e che caratterizzano tutto l’ambiente. Durante il XVII secolo, San Biagio ha mutato il suo originale orientamento, infatti, l’altare, che fino ad allora era rivolto ad est, è stato ricollocato sul lato ovest del fabbricato, ove si trova tuttora. L’abside affrescato, che racchiudeva il primitivo altare medioevale, è stato de-

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molito per lasciar posto alla nuova facciata della chiesa con la porta d’accesso che si apre sul sagrato che un tempo era il cimitero. L’antico altare della chiesa medioevale, invece, è ancora al suo posto, perché a suo tempo venne riutilizzato come base di fondazione dell’attuale facciata, mentre l’altare maggiore è addossato alla parete ovest e risale al XVII secolo, realizzato contestualmente al cambio di orientamento della chiesa. “I documenti più antichi, oggi conosciuti, che ci parlano di questo luogo di culto sono due atti notarili rogati l’11 giugno 1235 ed oggi conservati all’archivio di Stato di Milano e provengono da quello della chiesa di San Lorenzo in Cuvio” spiega l’ingegnere Antonio Cellina, presidente del Gruppo Amici di San Biagio, associazione nata nel 1988 che ha finanziato la prima tranche di scavi, avvenuti tra il 2006 e il 2009. “Dall’analisi di tali scritti si desume che in quell’anno (1235) la chiesa di San Biagio era esistente; era dedicata ai Santi Biagio Vescovo e Andrea apostolo e, soprattutto, si viene a sapere che la chiesa era edificata ‘in Castro de Cittilio’, cioè all’interno di una fortificazione, un castello, la cui esistenza e funzione si è persa col tempo. Non si conosce né il fondatore, né l’anno di fondazione, ma le deduzioni archeologiche fanno ritenere che la primitiva chiesa di San Biagio nacque come chiesa castrense, cioè come cappella privata a servizio delle esigenze del castello e della famiglia che ne deteneva il feudo. All’inizio, probabilmente l’importante e ricca famiglia lombarda dei De Cittilio che venne nel tempo sostituita dapprima con i

“I documenti più antichi, oggi conosciuti, che ci parlano di questo luogo di culto sono due atti notarili rogati l’11 giugno 1235 ed oggi conservati all’archivio di Stato di Milano e provengono da quello della chiesa di San Lorenzo in Cuvio” 49


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Un finanziamento della Fondazione Comunitaria per il Varesotto e in parte della Regione, ha fatto sì che i lavori di scavo riprendessero nel 2016, per terminare la scorsa estate e interessassero il sagrato, un tempo utilizzato come cimitero De Morsiolo e poi dai Besozzi”. La prima parte degli scavi, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e della dottoressa Jolanda Lorenzi, era stata affidata alla Società lombarda di Archeologia diretta da Roberto Mella Pariani e aveva portato alla luce una serie di tombe e di elementi pittorici e murari all’interno della chiesa, utili per individuare le diverse fasi costruttive della chiesetta, a partire dal periodo preromanico e romanico. Sono stati infatti rinvenuti tre strati di pavimenti e strutture architettoniche a testimonianza di un preesistente edificio più piccolo di quello attuale e i resti di una facciata, demolita in epoca medievale. Oltre a ciò, sono venuti alla luce interessanti affreschi: il volto del profeta Elia sopra l’attuale porta d’ingresso, sulla parete nord un affresco con un Santo Vescovo non identificato, entrambi risalenti al tardo Medioevo, poi un piccolo drago e, sulla parete sud, alla base del campanile e risalente all’anno 1000, la raffigurazione di una chimera, animale mitologico con tre teste, di leone, serpente e capra. “Nella seconda metà dell’XI secolo, alla facciata d’allora viene addossato un grosso corpo di fabbrica in muratura e pietra, di larghezza uguale a quello dell’aula romanica che dovrebbe corrispondere ad un atrio a destinazione funeraria, verosimilmente della famiglia che

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commissionò la cappella. In questo spazio sono riemerse, grazie al lavoro dell’archeologo, oltre venti sepolture sia di adulti che di bambini concentrate nella zona che oggi è antistante il presbiterio. Le sepolture sono visibili grazie a un pavimento di cristallo” dice Cellina. Tutti i reperti ossei sono stati inviati all’Università dell’Insubria, esaminati dallo staff del professor Giuseppe Armocida, tra i promotori delle campagne di scavo, e dalla dottoressa Licata, ma oltre a questi gli archeologi hanno trovato tredici monete di bronzo, rame e argento, di un’epoca tra il XII e la fine del XVI secolo, oltre a ciotole, coltelli, frammenti di tessuto, fibbie e borchie. La pavimentazione della chiesa è stata completamente rifatta nel 2015, con mattonelle in cotto, i “medoni”, tolti durante la campagna di scavo o recuperati da vecchi edifici. Un finanziamento della Fondazione Comunitaria per il Varesotto e in parte della Regione, ha fatto sì che i lavori di scavo riprendessero nel 2016, per terminare la scorsa estate e interessassero il sagrato, un tempo utilizzato come cimitero. “Durante gli ultimi interventi è stata recuperata parte dell’ossario comune dell’area cimiteriale esterna, frutto di una ‘bonifica funeraria’ compiuta in periodo Medievale, con lo svuotamento delle tombe e l’accumulo delle ossa in una fossa comune. I reperti sono stati portati all’interno della chiesa e sono al vaglio degli studenti del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita. Il materiale è molto ben conservato e permette di acquisire una serie di dati sugli scheletri e dedurne la vita media, la mortalità infantile nei vari periodi storici, oltre a farci capire le patologie che colpivano allora le persone, dall’artrosi alla carie, e la loro statura, più ridotta rispetto a quella media di oggi” afferma la dottoressa Licata. “È necessario però che gli scavi riprendano, perché il loro scopo è anche quello di restituire i reperti alla comunità e rendere il sito di valore museale, accogliendolo all’interno di un circuito. Per il momento il valore aggiunto è lo studio delle ossa da parte dei nostri tirocinanti, con i reperti puliti, restaurati e catalogati e, nel caso di patologie riscontrate sugli scheletri, inviati all’università per ulteriori indagini” conclude la ricercatrice.


DUE DILIGENCE L’IMPORTANZA DI SCEGLIERE BENE! L’apertura verso nuovi mercati o la ricerca di nuovi partner nel business sono passi necessari per un’azienda che vuole crescere, ma spesso, se fatti nella direzione sbagliata, sono causa di problemi di natura economica o giudiziaria. Sempre nell’ambito della prevenzione quindi un’azienda in espansione deve effettuare un’accurata “due diligence” sui futuri partner, che siano essi fornitori o partner interessati ad una joint venture, per verificare che la situazione economica e produttiva sia reale oppure millantata.

Ecco perchè effettuare una indagine come questa diventa importantissimo prima di effettuare importanti operazioni che coinvolgano altri partner nel proprio business: in sintesi la due diligence si traduce nella raccolta di tutte le informazioni utili al fine di determinare punti di forza e di debolezza di una società, passando per una valutazione economica della stessa.

Due diligence: cos’è? Il termine, di origine anglo-americana, può essere tradotto in “dovuta diligenza”: un’attività svolta al fine di raccogliere e verificare informazioni di natura fiscale, patrimoniale, gestionale ed economica di un’azienda. La due diligence è un’operazione molto spesso utilizzata in circostanze di natura straordinaria: cessioni, fusioni, aumenti di capitale o quotazioni in borsa di un’azienda. La creazione di uno spazio solido e redditizio nei mercati non è mai facile e serve molto tempo per conquistarsi la fiducia dei clienti. La scelta sbagliata nel momento sbagliato, oltre a causare un inevitabile danno economico, possono far precipitare l’immagine positiva creata in tanti anni di lavoro in un attimo, creando una frattura difficilmente sanabile nella fiducia dei clienti.

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A Glocalnews 20 anni di noi Al festival del giornalismo digitale, organizzato da VareseNews, anche una serata dedicata ai 20 anni di Varesefocus: appuntamento il 7 novembre alle 21.00 a Ville Ponti Silvia Giovannini mai sarà, un house organ. È per testimoniare questo “noi” che

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toria di noi: 20 anni della redazione di Varesefocus, sempre all’appassionata ricerca della curiosità, della nicchia da scoprire, della preziosità sconosciuta ai più. Sempre in tensione in questa ricerca sulla scorta degli insegnamenti del nostro primo direttore, Mauro Luoni, che - penna e macchina fotografica in resta, o meglio in sella alla sua moto - ha segnato il tracciato di un percorso che ha visto molte firme e volti percorrere la stessa strada. 20 anni di imprese, di storie di persone, di

idee, di ingegno, di sacrificio e di orgoglio. Di approfondimento a caccia del cuore della notizia, insieme al racconto onesto e anche ammirato di quella capacità tutta nostrana di rimboccarsi le maniche nel momento della difficoltà, che si trasforma in sfida e, a sua volta, diventa opportunità. 20 anni di un territorio tanto bello quanto unico che merita di essere comunicato in maniera altrettanto unica e attenta, senza darlo sempre per scontato come facciamo noi che siamo nati qui. 20 anni di cambiamenti epocali, che all’inizio scherzosamente in redazione descrivevamo come “un’onda da cavalcare ma di quelle che è meglio non restarci sotto”. Di noi quindi. Di collaboratori e di lettori, sempre attenti e partecipi, spesso sapientemente critici e propositivi, mai distanti da un progetto che, nato in casa dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese non è mai voluto essere, né 52

abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di VareseNews di festeggiare il compleanno della rivista all’interno del Festival del giornalismo Glocalnews, che torna con l’ottava edizione a Varese dal 7 al 10 novembre. Un appuntamento ormai tradizionale che quest’anno, tra gli ospiti e speaker di altissimo livello da

Giornalismo e nuove frontiere Sono le nuove frontiere del giornalismo il tema di Glocal 2019. Il Festival del giornalismo digitale, organizzato da VareseNews con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, la Camera di Commercio di Varese e il Consiglio Regionale della Lombardia, sarà dedicato ad un tema complesso quanto intrigante: la narrazione dei territori. “Dando al festival il titolo ‘Paesaggi in movimento, Glocal Territori della conoscenza’, vogliamo parlare di territori, dei rapporti tra i luoghi e le persone che li abitano e frequentano, di turismo, di strumenti di comunicazione, di tendenze e di idee, il tutto con uno sguardo verso la conoscenza quale motore che genera occasioni di confronto, incontro e crescita”, ha spiegato il direttore Marco Giovannelli, mente e cuore del Festival. “I paesaggi sono i luoghi della nostra storia, della nostra cultura, quelli che ci ospitano o in cui siamo nati. Ambienti tradizionali che nel contesto attuale si mettono ‘in movimento’, perdendo da un lato contorni e confini ma guadagnando dall’altro spazi di conoscenza e scambi sociali”.


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www.festivalglocal.it

ogni parte d’Italia, vedrà anche un evento dedicato ai 20 anni di Varesefocus. L’appuntamento è per giovedì 7 novembre alle ore 21.00 a Ville Ponti, con una serata dedicata alla rivista ma anche al territorio. Una serata che vedrà la partecipazione di protagonisti che sono passati dalle pagine di Varesefocus e che rappresentano le varie anime del territorio e della provincia: l’economia, l’arte, la musica, lo sport e molto altro. In quell’occasione largo spazio ai lettori giovani, con la presenza di tre under 25 che racconteranno il loro legame con una rivista, che in questi 20 anni, ha dedicato molto spazio alla crescita e alla formazione dei ragazzi. Tant’è che ha avuto l’onore di una copertina realizzata da un’artista tredicenne! Vi aspettiamo, dunque, lettori giovani e giovani dentro, a ripercorrere con noi 20 anni di Varesefocus. Con una certezza: senza di voi, un noi non ci sarebbe!

Varesefocus in festa al Festival del giornalismo di VareseNews: appuntamento il 7 novembre a Ville Ponti, con un evento aperto a lettori, collaboratori e imprese per festeggiare i 20 anni della rivista

Al festival del giornalismo focus per gli Uffici stampa Sono giornate dense quelle colorate dal rosso di Glocalnews. Dai premi giornalistici a Bloglab, dagli eventi formativi a quelli più informativi, il programma è ricco e variegato. Un nome su tutti che quest’anno parteciperà direttamente al festival è quello di Google, ma saranno presenti anche giornalisti come Mario Calabresi e volti noti come Valerio Staffelli. Per i comunicatori delle imprese varesine, segnaliamo un panel dedicato agli strumenti digitali, pensato specificamente per loro e che garantisce crediti per la formazione dei giornalisti. Appuntamento l’8 novembre alle 11.00 alla Camera di Commercio di Varese con Bernardo Mannelli di Confindustria Firenze, autore di Toolperstartup.com, il sito che raggruppa i migliori tool digitali per small business, organizzati per funzione.

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RUBRICHE

▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE

Girar per like Alla scoperta della provincia di Varese tra hashtag, tag e like. Roba (non solo) da Instagramer, ma da veri intenditori. Si sa, infatti, che spesso cambiando il proprio punto di vista, si finisce per fare scoperte strabilianti Silvia Giovannini

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e persone ci hanno fatto sapere che hanno bisogno di tempo e spazio prima di effettuare un acquisto, per questo abbiamo semplificato il modo di salvare e condividere i prodotti”. La nota dello scorso marzo pubblicata da Instagram per presentare le nuove rivoluzioni dell’eCommerce parla chiaro: le persone hanno bisogno di tempo e di spazio prima di fare una scelta. Di qualsiasi tipo. Curioso che sia proprio il velocissimo social network a ribadirlo e non un “guru” della psicosociologia, ma tant’è. Se siete tra quei consumatori che non acquistano nemmeno una penna se non hanno letto le recensioni su Amazon, confrontando i prezzi su Trovaprezzi e dando un’occhiatina ai commenti nelle storie di Instagram, condividerete in pieno. Agli altri lettori chiediamo di fidarsi, provare a lanciarsi e lasciarsi ispirare. Ma non nello shopping online. Non di soli prodotti, infatti, vive l’Iger (o Instagramer), ma anche di emozioni, di scorci, di bellezza. Come per scegliere un paio di scarpe o un libro, infatti, siamo convinti che le ispirazioni del digitale possano riguardare altri mondi. Immaginate, ad esempio, la provincia di Varese: la conoscete davvero? Quanti angoli nascosti e vie segrete e straordinarie si celano alla vista di chi la vive tutti i giorni? Per non parlare poi delle bellezze universalmente riconosciute – dai beni dell’Unesco al Fai, dal lago alle Prealpi – ma spesso localmente sconosciute. Spesso l’occhio del fotografo esperto o amatoriale si sofferma su superfi-

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ci che sfuggono al passante distratto, mettendo in rilievo colori e forme che altrimenti si perderebbero. Ecco, provate ad usare Instagram con questo intento e questa curiosità: troverete angoli nascosti da scoprire. Siamo tutti sicuramente più abituati a cercare vestiti, ricette e mete lontane sui social, ma provare a pianificare una gita alla scoperta della provincia di Varese partendo da qui può rappresentare una vera svolta. Iniziate ad usare gli hashtag (i temi chiave) come se il social fosse un motore di ricerca inserendo i nomi dei luoghi oppure gli hashtag, ormai diventati veri e propri brand (come #varesedoyoulake dal progetto della Camera di Commercio per promuovere le bellezze varesine o #varesetheplacetobe). Tra un’aspirante influencer e qualche grazioso assaggio di food porn, vi si spalancherà un mondo: scorci stupendi della scalinata del Campo dei Fiori, le in-

Mete da gita smartphone alla mano? Vareseturismo consiglia i punti più instagrammabili della provincia: la 14esima cappella del Sacro Monte è uno dei luoghi più ricorrenti su Instagram


stallazioni luminose di Villa Panza fino ai dettagli più originali di Busto e Gallarate. Avete mai guardato, ad esempio, il vostro centro urbano con il naso all’insù? Se avete qualche ora da spendere, ma non una meta, lasciatevi tentare dagli account dedicati. Qualche esempio? Varesenews, che da anni punta anche sul social delle immagini per raccontare il territorio in senso lato, Igersvarese, Varesephotoproject, Varese_ photography, Varese2Day e il già citato Varesedoyoulake. Esempi soltanto – scelte sicuramente arbitrarie, segnalazioni che, guarda caso, ci hanno suggerito i lettori via Instagram – di un mondo vasto e in continua crescita, in termini di foto e di appassionati, di una grandissima ricerca del dettaglio e del punto di vista inconsueto, senza dimenticare le riprese in volo via drone. Troverete belle storie che raccontano Varese fuori dai confini. Storie di persone e di imprese (a questo proposito non perdete l’account dell’Unione Industriali @generazionedindustria). Curiosa e affascinante, per dirne una, la scelta di Vogue di mettere in evidenza gli scatti local dell’architetto varesino Ferruccio Pavesi, riletture poetiche di spazi quotidiani, come le geometrie del lago a Gavirate o la vita pulsante dell’aeroporto di Malpensa. Altre volte, Varese fa da sfondo caratteristico alle narrazioni di personaggi celebri non solo sul web: Roberto Valbuzzi e Filippa Lagerback ad esempio. Senza contare gli eventi. “L’obiettivo del nostro progetto è valorizzare il territorio attraverso gli scatti degli utenti, con una attività sia online che offline, attraverso gli Instameet (veri e propri ritrovi di Instagramer ndr)”, raccontava su queste pagine Sara De Luigi, una delle curatrici del profilo IgersVarese e ottima fotografa digitale. Oltre agli eventi organizzati e i contest ci sono poi gli entusiasmi collettivi spontanei: basti pensare al florilegio di foto dall’alto durante la giornata apertura della Torre Civica di Varese. Ma quali sono le mete più fotografate e che meritano una gita, smartphone alla mano? Il sito del Varese Convention & Visitors Bureau (vareseturismo.it) consiglia i punti più instagrammabili della provincia con qualche suggerimento per lo scatto perfetto, senza dimenticare l’hashtag #vareseturismo. La serra di Villa Panza (ma la villa resta un must per i fotografi in tutte le sue sfaccettature, dentro e fuori), la Diga del Panperduto, Ville Ponti, Castiglione Olona, Mustonate, la piazzetta di Tornavento, Villa della Porta Bozzolo, Rocca di Angera, i moli di Lago (il molo in pietra sotto le fornaci di Ispra, il molo di Bodio, il pontile di Corgeno, sul Lago di Comabbio, il molo di Caldè, comune di Castelvecca-

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Siamo tutti abituati a cercare vestiti, ricette e mete lontane sui social, ma provare a pianificare una gita alla scoperta della provincia di Varese partendo da qui può rappresentare una vera svolta

na e uno dei piccoli moli di Laveno Mombello) e, ovviamente, il Borgo di Santa Maria del Monte. È la 14esima cappella uno dei luoghi più fotografati, secondo la De Luigi, tra i più ricorrenti su Instagram insieme all’eremo di Santa Caterina.


▶ GITA A RUBRICHE

Angera allo zafferano Vanno a gonfie vele le iniziative comunali del Museo Diffuso lanciato nel 2016. Gite, itinerari ed escursioni alla scoperta delle bellezze storiche, artistiche e dei prodotti tipici, vini, grappa, miele, pane, gioielli e la preziosa spezia del risotto Sergio Redaelli

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ngera non è solo l’arcinota Rocca Borromeo, il santuario della Riva e la bellissima skyline sul lago impreziosita da spiagge e monumenti. Possiede numerose altre attrazioni: il vino, la grappa, il pane, il miele, i cavalli, i gioielli e perfino la pianta dello zafferano, una tra le spezie più costose al mondo, nota in Italia soprattutto nelle varietà sarda e abruzzese. La coltivano da quattro anni l’imprenditore Giovanni Belluscio e la moglie Carmela Pappalardo, biologa, nell’azienda agricola Le Sinergie in via Paludi, un ettaro di terreno dove crescono rigogliosi i rossi pistilli, le erbe officinali e gli ortaggi di antiche varietà. “Ne produciamo 300 grammi l’anno e non è poco – spiega Belluscio –. Pensate che con 0,10 grammi si condiscono quattro piatti di risotto. La qualità è superiore, paragonabile a quella sarda. Lo vendiamo ai ristoranti e ai privati. Con gli stimmi rossi e le erbe officinali prepariamo anche tisane e una linea cosmetica dalle proprietà particolari”. Ad Angera lo zafferano non è una novità. Ne parlava in un libro, all’inizio dell’800, il medico Ajcardo Castiglioni che iniziò a coltivarlo partendo da sei bulbi piantati in vaso. Antica di 15mila anni e ricca di reperti archeologici (le prime testimonianze della presenza umana risalgono al paleolitico superiore), Angera è una sorta di “Museo Diffuso” e non stupisce che il Comune e l’Assessorato alla Cultura vogliano farne tesoro. Non solo arte e storia, come si diceva, ma anche produzioni tipiche. “Dal 2015, anno in cui aprimmo il nuovo ufficio all’im56

barcadero e dopo l’inaugurazione del Museo Diffuso, siamo passati da 2.346 visitatori ai 10.688 del 2018 e oggi registriamo il maggior numero di accessi all’Infopoint in tutta la provincia di Varese – spiega l’Assessore alla Cultura, al Turismo e alle Realtà Produttive Valeria Baietti –. Ogni anno organizziamo una media di venti passeggiate guidate, da aprile a settembre. Gli itinerari culturali e naturalistici, a piedi e in bici, scoprono tutti gli angoli della città, dal centro alle colline, alla campagna. Per avere più informazioni basta digitare angera.it, la App del Comune, consultare l’Infopoint o rivolgersi al civico museo archeologico. Nel 2018 i visitatori del Museo Diffuso sono stati oltre 5.000”. Angera si coccola le sue tre produzioni tipiche a denominazione di origine comunale (Deco), il pane bimillenario, i vini, i gioielli e la quarta in arrivo, lo zafferano appunto. Particolarmente curiosa è la storia dei gioielli di foggia tardo-celtica. Ispirandosi a un pendaglio di bronzo dedicato alla matrona Dervonia conservato nel museo archeologico, la gemmologa angerese Carola Caputo ha creato una parure (anello, orecchini, bracciale e portachiavi) e il


RUBRICHE Comune, considerato lo stretto legame con il patrimonio archeologico locale, ha deciso di premiarla con la Deco. Altrettanto significativa è la nascita del pane di Angera, frutto di un progetto del civico museo archeologico e della Soprintendenza archeologica della Lombardia. Le analisi svolte da Mauro Rottoli ed Elisabetta Castiglioni su forme di pane carbonizzate venute alla luce durante gli scavi nella necropoli di Angera, hanno rivelato gli ingredienti, farina di farro e frumento macinati a pietra e lievitati con pasta madre o lievito di birra, giunti intatti fino a noi dopo quasi 2000 anni. Il Comune ha deciso di avviarne la produzione con marchio Deco e lo chef Claudio Mei Tomasi e il panettiere Claudio Giombelli hanno elaborato la ricetta utilizzando farine biologiche macinate a pietra e lievito naturale. Oggi Angera è la seconda località in Italia, dopo Pompei, per quantità e qualità di pane ritrovato d’epoca romana. Il pane è in vendita il giovedì e il sabato nella panetteria Giombelli in due tipologie, treccia e quadratus mentre un terzo tipo, la tazina, a forma di ciambella senza il buco, si gusta nei ristoranti con la zuppa di pesce o degustandola con la formaggina. Dei vini si sa tutto o quasi. Angera non è Montalcino, ma ha un’antica vocazione vitivinicola, documentata dai tempi di Ludovico

Oltre all’arcinota Rocca, ad Angera, c’è molto di più: il vino, la grappa, il pane, il miele, i cavalli, i gioielli e perfino la pianta dello zafferano, una tra le spezie più costose al mondo Il Moro, signore di Milano, che regolamentò le fiere in tempo di vendemmia. L’azienda Cascina Piano in via Valcastellana figura stabilmente nella Guida Vini Plus dell’associazione dei sommelier. Dispone di vigne in località Cascina Piano, Castabbio, Rotonda e Ranco sul lago Maggiore. Produce uve nebbiolo, merlot, barbera, chardonnay, malvasia aromatica di Candia e altri vitigni. Il fiore all’occhiello è il vino Nebbiolo in purezza, ma altrettanto celebre è il muffato Mott Carrè, da dessert e meditazione, che viene paragonato al pregiato Sauternes francese. “Le nostre etichette – spiega il titolare Franco Berrini – fanno riferimento ad antichi affreschi locali e forniscono descrizioni in dialetto sul retro delle bottiglie”. 57


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Altra gloria indiscussa è la distilleria Rossi, 170 anni di storia festeggiati nel 2017, attiva dai tempi di Giuseppe Garibaldi. Arturo Rossi è il presidente dell’Istituto Grappa Lombarda e in ottobre ha organizzato la giornata delle Grapperie Aperte con aziende della Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese. Ad Angera, insomma, i 50 palazzi, conventi, chiese, giardini, piazze, lavatoi, contrade tipiche e cappelle devozionali, che danno vita al Museo Diffuso, si sposano con la manifattura, l’enogastronomia e il commercio. Senza dimenticare le aziende agricole e le fattorie didattiche. L’agriturismo Al Vecchio Castagno accoglie studenti di ogni età, dal nido alle scuole superiori, a cui mostra il mondo dell’alveare con la nascita dell’ape regina nell’arnia di vetro trasparente e i telai per le covate. Gli addetti spiegano ai visitatori l’antica arte del ferro battuto, insegnano la filatura della lana di alpaca, illustrano la flora e la fauna del lago e le fasi della vendemmia. L’azienda di Rita Leo Verheyden in via Paludi gestisce invece otto ettari dedicati alla filiera del cavallo, dai puledri di pochi giorni agli animali adulti. Il Comune crede nella formula del Museo Diffuso. L’assessore Baietti spiega: “Abbiamo vinto il bando regionale di 42mila euro Viaggio #InLombardia che premiava la valorizzazione turistica dei borghi. Il progetto ‘Angera Hub del lago Maggiore’ prevede azioni di marketing per promuovere il turismo culturale, enogastronomico e naturalistico di pregio attraverso i siti e i canali social con dibattiti, conferenze e workshop rivolti alle strutture ricettive non alberghiere. Vogliamo sensibilizzare le guide turistiche e gli imprenditori

Angera è una sorta di “Museo Diffuso” e non stupisce che il Comune e l’Assessorato alla Cultura vogliano farne tesoro: non solo arte e storia ma anche produzioni tipiche dell’incoming a creare sviluppo economico intorno ad Angera. Le idee non ci mancano. Abbiamo inaugurato la pinacoteca a cielo aperto con le opere di Andrea Ravo Mattoni dislocate nelle vie del borgo che riproducono antichi affreschi angeresi e facciamo divulgazione e didattica con i nostri musei”. L’Assessorato organizza passeggiate in musica nei cortili e nelle ville storiche a cui partecipano anche ottanta persone per volta, camminate naturalistiche nell’oasi della Bruschera e alla scoperta della collina di San Quirico, escursioni con istruttori di nordic-walking, coinvolgendo decine di aziende agrituristiche, cantine, maneggi e apicolture. E promuove gite in barca con la collaborazione delle Vele d’Epoca del Verbano: “L’anno scorso abbiamo avuto una sessantina di iscritti – sottolinea la Baietti – è stata davvero una bella soddisfazione”.


Il viaggio la leva di marketing

che arriva all’anima Le aziende sono fatte di persone. Ogni azienda, ogni giorno, senza nemmeno rendersene conto, affronta la più grande delle sfide: quella di creare motivazione al risultato, lavoro di squadra, senso di appartenenza. Solo se il clima aziendale è tale da rendere ciascun collaboratore consapevole della propria responsabilità si può esser certi che i risultati arriveranno. La voce “senso di appartenenza” non è contemplata in nessuna riga di bilancio eppure è grazie a questo coefficiente che i numeri prendono il volo e le decisioni diventano opportunità per grandi risvolti. Come lavorare su questo intangibile valore? Attivando leve del marketing trasversale affiancate alla formazione tradizionale; perché le persone sono mente e anima. Ed è più facile far vibrare le corde dell’anima in momenti e contesti fuori dalla quotidianità, anche quella lavorativa. Lo “stacco”, che sia di un giorno o di una settimana, è una potente leva di marketing con un valore percepito decisamente più elevato del valore reale. I vantaggi prodotti dall’enorme differenziale tra il valore percepito e il costo reale del viaggio non sono ancora abbastanza sfruttati dalle aziende; eppure è proprio il viaggio lo strumento che può segnare la svolta nelle relazioni coi nostri collaboratori, coi nostri clienti o con la rete commerciale. Ciascuna azienda, in funzione dei propri obiettivi e delle dimensioni, ha l’opportunità di pianificare un progetto usando il viaggio come volano.

LeMarmotte ha competenza e versatilità per lavorare affiancando l’azienda in tutte le fasi: dal confronto iniziale per comprendere le esigenze, alla selezione dell’iniziativa più adeguata fino alla gestione della stessa prima, durante e dopo la partenza. Trent’anni di esperienza significa conoscenza del mercato, comprensione delle esigenze dei clienti e scelta dei fornitori più affidabili. Quale tra i tanti fornitori in un mercato di cambiamenti come quello turistico? Eden Viaggi. Un Tour Operator da sempre al nostro fianco con il quale abbiamo spesso brindato insieme alle nostre aziende clienti.

Tra le esperienze meglio riuscite? Soggiorno mare all’Eden Village in Oman Al Fanar, city break a Dubai, fino alla gita sul trenino del Bernina. Incentive è una parola ridondante e riduttiva. Il viaggio non è solo incentivazione alla vendita, è molto di più. Ed è per tutte le aziende e per tutti i budget.

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Manuela Marazzini cell. 338 6072177 • manuela.marazzini@lemarmotte.it

associata

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▶ ARTE

Kuatty, l’affresco come uno spartito Attraverso la contaminazione di nuove e antiche tecniche, frugando nella quotidianità e nella storia dell’arte, Kuatty ha cercato nel lavoro e nella vita la luce dell’uno per illuminare l’altra. In mostra allo SPAZIO ARTE IFC di Varese 54 opere dell’artista mantovano amico di Pollock, Burri e del critico francese Pierre Restany Lo è stato nei momenti chiave del dibattito sull’arte e la morale, sull’ar-

Luisa Negri te e la scienza, sull’arte e la natura. Il suo contributo estetico all’ecologia

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della natura amazzonica si è rivelato di primaria importanza”. Così il onosco Max Kuatty da più di trent’anni ed è stato pre- noto critico Pierre Restany scriveva nel 2000 dell’amico artista Max sente ad ogni svolta della mia analisi tecnica e pratica Kuatty. “Il suo intervento originale nel dominio secolare della tradidelle motivazioni essenziali dell’arte contemporanea. zione iconografica - aggiungeva infine - ha assunto un’importanza


capitale. Mentre il destino dell’immagine pittorica è stato sempre più condizionato dall’intervento di processi fotomeccanici, Max Kuatty ha rivoluzionato l’arte del ritratto”. A Varese c’è l’opportunità di accostarsi a 54 opere di Max Kuatty, amico di Pollock, Burri e di Restany, che lo considerò tra i più originali ritrattisti contemporanei. Provenienti da collezioni private, raccontano il percorso compiuto dall’artista mantovano, nato a Canneto sull’Oglio il 22 maggio 1930 e deceduto a Milano nel 2011. Allievo all’accademia di Brera, con Moro, Paiella e Gadaldi, dopo l’iniziale bohème da madonnaro e i primi lavori da illustratore, si trasferisce a Parigi nel 1956, seguendo la personale vocazione. Conosce qui, oltre a Pollock, artisti prediletti come Tapies, Poliakoff, Riopelle. E già nel 1969 espone alla galleria Durand. È l’anticipazione di molte altre esperienze in campo internazionale, tra gli anni ‘60 e ‘70, e di quel successo che otterrà nel 1982, al Centre Pompidou e nel 2000 con la galleria di ritratti dei 24 Premi Nobel per l’opera Codex Codicum in occasione del primo Summit mondiale dei Premi Nobel per la Pace, in Campidoglio. In Italia esporrà anche a Palazzo Reale di Milano, a Palazzo dei Diamanti (Ferrara) e al Palazzo Barberini, nella capitale. Le sue opere si trovano nei più importanti musei e collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero. La novità dell’esposizione, tutti lavori inediti per il capoluogo varesino, sta anche nell’inusuale scelta del sito: non uno spazio museale, né una galleria privata. Semplicemente un luogo di lavoro: la sede di Unipol Sai di piazza Monte Grappa a Varese, che fin dal 2000 ospita tra le pareti dei suoi uffici opere d’arte ed eventi culturali. Kuatty avrebbe apprezzato. Da artista del fare frequentava i luoghi de-

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L’artista s’incontra e scontra con l’universo, mette le mani nella materia, annoda fili e trame tra la storia e l’arte presente e passata, setacciando anche il valore della parola

dicati al lavoro e amava l’artigianato italiano. Aveva amici a lui carissimi - anche nel nostro territorio - ai quali volentieri concedeva la fiducia, accostando al buon prodotto delle loro mani la sua bella mano d’artista. Luigi Tufano, contitolare dell’attività, non nasconde la soddisfazione della scelta. “Fa piacere che i nostri collaboratori possano operare quotidianamente, anziché tra il grigio di quattro pareti, in uno spazio abitato dalla bellezza”. Ci si accorge di quanto sia vero appena entrati. Massima accoglienza è offerta a chi s’inoltra nelle sale e negli uffici per conoscere le opere di Kuatty: coloratissime, come nel nucleo a tecnica mista Isola Felice o giocate su strappi, trasparenze e velature, su effetti di luci e di ombre, come nelle opere costituenti gli altri nuclei di Infinite poesie del Frammento, Prime visioni, Grandi autori. Sono, anche qui, le preziose parole scritte per lui dall’amico Restany, in occasione dei tanti eventi espositivi, a raccontare il percorso. Attraverso la contaminazione di nuove e antiche tecniche, frugando nella quotidianità e nella storia dell’arte, Kuatty ha cercato nel lavoro e nella vita la luce dell’uno per illuminare l’altra. Isola Felice, una sequenza di opere che hanno seguito l’intera esistenza dell’artista, rispecchia anche gli iniziali approcci di Kuatty agli anni Sessanta, con l’osservazione e l’innamoramento per l’opera di Warhol e le esperienze di illustratore. Con la conoscenza di Restany e la condivisione del “Naturalismo integrale” espresso dal Manifesto del Rio Negro che Restany realizza nel 1978, si apre poi un capitolo importante della sua ricerca, quello del “Naturalismo essenziale”. Dove Kuatty utilizza fogli dei legni amazzonici per raccontare a tutti ante litteram − testimoniano anche le fotografie in mostra − l’importanza del polmone verde del mondo. Vulcanico ed eclettico, Max continuerà la sua ricerca d’artista per l’intera vita, tappa dopo tappa, perché non è mai stanco di riflettere, cercare e sperimentare. S’incontra e scontra con l’universo, mette le mani nella materia, annoda fili e trame tra la storia e l’arte presente e passata, setaccia anche il valore della parola, interessandosi al mondo della carta stampata. Nel marzo 1999 tiene una mostra alla galleria d’arte contemporanea B&B di Mantova. Presenta matrici di giornali, astenendosi da qualunque abbellimento o “manipolazione estetica”, offerti nell’ essenziale nudità di supporti alle parole scritte. L’idea è quella di fissare nel tempo le notizie dei quotidiani, che di per sé “vivono e muoiono” nell’arco di una giornata. 61


RUBRICHE Sottolinea Restany che “la chiave di comprensione di tutti gli elementi dell’opera di Max Kuatty è la volontà di eliminarne gli elementi complementari e superflui, così da realizzare una specie di spartito musicale puro, con pochissime note e con una scrittura, una voce, una tessitura”. È quanto avviene anche con il miracolo dell’invenzione del polaretablo - dalla fusione delle parole polaroid e retablo (pala rinascimentale) - di un affresco cioè a portata di tutti, ottenuto fissando su di una base, di cui lui solo sa la ricetta alchemica, la proiezione fotografica realizzata con la Polaroid. Per Tommaso Trini, storico delle relazioni tra le arti e le tecnoscienze, Kuatty “ha praticamente reinventato l’antica arte dell’affresco mettendo a punto una chimica inusitata di materiali plastici e reagenti. Ciò gli consente di plasmarla ovunque e di realizzare un nuovo tipo di affresco sintetico che risulta più rapido se applicato a parete, ma anche più portatile, perché si adatta prontamente alla tela, alla carta e al legno”. Non solo, per Trini l’artista si conferma nel suo percorso “gran domatore della luce”. Luce che prima traeva principalmente dalla dimensione spaziale del quadro e dalla dimensione temporale del dipingere, ma poi investe, nei suoi affreschi, anche proiezioni del tempo storico. “Per l’arte di Max Kuatty, sempre modificata e pur sempre unitaria, la luce ha la storia e la filogenesi dell’arte di tutti i tempi, in particolare dei 62

maestri dei secoli d’oro”. Grazie a questa magia d’insieme affiorano nel corso della visita alla mostra, nella sua “pittura pura perché segreta”, straordinari strappi di opere da autori noti. E allora ecco il prediletto Michelangelo della Cappella Sistina, con le misteriose Sibille, ecco Piero della Francesca, Masaccio e Paolo Uccello, ecco i soavi visi di Masolino da Panicale, che lavorò in quel di Castiglione Olona, chiamatovi dal cardinal Branda. L’esposizione dei volenterosi collezionisti di Kuatty, nome da riproporre in sedi museali cittadine, merita la visita. Perché incontro con un artista “lirico nella gestualità repressa della sua pittura”, attuale per l’attenzione alla conservazione del bello e del pianeta. “Un pittore ricco di tutti i segreti della sua anima silenziosa”.

MAX KUATTY: PORTAMI DOVE LE COSE HANNO UN’ANIMA Fino al 31 gennaio 2020 SPAZIO ARTE IFC Piazza Monte Grappa, 12 Varese Collaborazione: EPROMsolutions Info: 0331.993469 - www.ifc-group.it


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a cura di Maria Postiglione

IL FESTIVAL DEL RACCONTO 2019 Il Festival del Racconto è nato sotto il cappello di Piero Chiara, per ricordare la grande abilità dello scrittore nel genere della narrazione breve e della affabulazione. Personaggi di prestigiosi affronteranno il tema dal loro punto di vista.

Elenco degli eventi in programma al Festival del Racconto in scena nel mese di novembre 2019. 7 novembre, ore 18.00 - Tavola rotonda: le biblioteche come officina di cultura (Villa Recalcati Varese) 9 novembre, ore 17.30 - Il racconto tra fumetto e cinema (Villa Recalcati Varese) 10 novembre, ore 17.00 - Premiazione concorso videomaking 2019 (Villa Recalcati Varese) 14 novembre, ore 21.00 - Luigi Stadera, “A tu per tu con Piero Chiara” (Municipio Gavirate) 17 novembre, ore 17.00 - Silvia Sereni, “Un mondo migliore” (Palazzo Verbania Luino) 20 novembre, ore 18.00 - Due libri per Antonia Pozzi (Biblioteca Cantonale Lugano) 21 novembre, ore 21.00 - Marco Missiroli dialoga con Giorgio Fontana (Biblioteca Frera Tradate) 24 novembre, ore 17.30 - Angelo Branduardi, Premio Le Parole della Musica 2019 (Ville Ponti Varese) Tutti gli eventi sono ad ingresso libero. Per i seminari è obbligatoria la prenotazione. Per informazioni: www.premiochiara.it/festival/calendario-2019/

RAFFAELE MINOTTO: “MEMORIES” Le stanze di un palazzo nobiliare al centro di Padova, sono lo spunto per un’analisi della realtà condotta attraverso l’esperienza della grande storia dell’arte del passato: dall’impressionismo - che l’artista rielabora nella stesura vibrante del colore e nella capacità particolarissima di dare consistenza solida alla luce - all’espressionismo astratto, ripensato nel gesto finale con cui l’artista getta il colore chiaro sulla tela proprio per ottenere gli effetti di luce frammentata.

QUANDO: fino al 9 novembre DOVE: Punto Sull’Arte, Varese Viale Sant’Antonio 59/61 - Varese Orari: martedì - sabato: 10.00 -13.00 / 15.00 - 19.00 Info: 0332 320990 - info@puntosullarte.it 65


RUBRICHE

COLORE, COLORE, COLORE. 50 SCATTI DI GIORGIO LOTTI TRA NATURA, LUCE E ASTRAZIONE CROMATICA La raccolta di cinquanta scatti è parte della più ampia ricerca tematica condotta da Lotti, sin dagli anni Settanta, sulla triade astratta linea-forma-colore e ben testimonia la capacità di fare dialogare fotografia e pittura. Le opere fanno parte di due cicli tematici: “Luce e Mare” e “Luce, Colore, Emozioni”.

QUANDO: fino al 7 gennaio 2020 DOVE: Padiglione Morselli, Varese Via Otorino Rossi 9 - Varese Orari: lunedì – venerdì: 9.00 - 19.00. Per informazioni: www.uninsubria.it

GIOVANNI PIRANESI: INCISIONI ORIGINALI Sarà esposto al pubblico un corpus di dodici incisioni originali e coeve, provenienti da collezione privata, tra le quali figurano una serie di stampe di prima tiratura eseguite in Roma tratte dalle matrici di “Antichità Romane” del 1756 e opere da le “Vedute di Roma”, un excursus espositivo che copre un arco temporale della produzione piranesiana comprensiva delle edizioni francesi.

QUANDO: fino al 1° febbraio 2020 DOVE: Sangalleria, Arcumeggia Vicolo Malcotti 1 - Arcumeggia, Casalzuigno (Varese) Orari: sabato 15.00 - 18.00, domenica 10.00 - 12.00/15.00 - 18.00. Visite guidate a richiesta per gruppi e studenti accademia. Per informazioni: 3395297073 – 3386660262 - sangalleria@alice.it

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▶ SPORT RUBRICHE

Una passione... Reale Giordano Reale da Fagnano Olona, campione e commentatore televisivo di freccette, racconta la sua esperienza davvero particolare con uno sport ancora di nicchia in Italia: cinque i club attivi in provincia di Varese “Sono il Bergomi del bersaglio”, dice con ironia per definire il suo ruo-

Andrea Della Bella lo durante una telecronaca e riferendosi alla coppia calcistica Caressa

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a sua voce fa centro e la sua passione per le freccette è più che decennale. Giordano Reale da Fagnano Olona, non solo è il punto di riferimento del darts club più longevo d’Italia, l’Appaloosa di Cairate, ma è anche il telecronista dei più importanti appuntamenti nazionali e internazionali di freccette trasmessi in tv.

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– Bergomi. Ovvero lui è come la seconda voce, quella che accompagna, che dà tecnica alla cronaca e ritmo alla narrazione dell’evento. Reale ha commentato gare per Eurosport, per Sky, per Fox Sport e dall’anno scorso mette a disposizione la sua passione e le sue competenze in materia per Dazn. “Quella delle telecronache è qualcosa di più recente rispetto alla


RUBRICHE pratica e alla passione per questa disciplina – spiega Reale – ed è nata quasi per caso. È stata la nostra Federazione a invitare i tesserati a partecipare a una specie di contest organizzato da Eurosport per selezionare un telecronista. Ed io sono stato tra quelli scelti”. Insomma, doveva essere un’esperienza quasi unica, ma da allora, quando in tv ci sono le freccette c’è anche Reale a commentare. “Dopo qualche anno a Eurosport, Luca Franchini ha sentito qualche mia telecronaca e mi ha chiamato a Sky. Ora da un anno ho un contratto con Dazn” prosegue. Ma per Giordano Reale le freccette non sono

Giordano Reale nel suo palmares vanta 2 Campionati Italiani a squadre (1997 e 2015), un secondo posto nel 2019 perso a giugno contro una squadra friulana, una Coppa Italia nel 2011 ad Assisi e 5 Campionati regionali in coppia con Alessandro Colnaghi

solo una questione di narrazione. È anche gioco: club, pedana, bersaglio, peso del dardo e alette giuste. Una passione iniziata al bar che frequentava insieme agli amici. E anche questa volta il caso ci ha messo lo zampino. “Una sera entro al bar e il biliardo non c’era più. Al suo posto il gestore del locale aveva deciso di passare alle freccette. E al posto del tavolo verde con le buche in mezzo alla sala, c’era un bersaglio a spicchi appeso al muro”. Passare dalla stecca alla freccetta è stato quasi automatico: “Quattro chiacchiere, una birra con gli amici e una partita a freccette - racconta Reale - perché all’inizio non era nemmeno un gioco. Era solo un modo per passare qualche ora in compagnia”. Ma una freccetta tira l’altra e quel passatempo diventa in fretta qualcosa di più: una vera passione. Giordano Reale nel suo palmares vanta 2 Campionati Italiani a squadre (1997 e 2015), un secondo posto nel 2019 perso a giugno contro una squadra friulana, una Coppa Italia nel 2011 ad Assisi e 5 Campionati regionali in coppia con Alessandro Colnaghi. La storia di Reale, in Italia, è un po’ la storia di tutti i giocatori di freccette. Spesso il primo approccio è a casa. Molti ragazzi hanno attaccato al muro o dietro la porta della propria camera un bersaglio. Magari di quelli a velcro e con le palline che si appiccicano. Ma sempre un bersaglio a spicchi è. In genere però si inizia nei club, che hanno sede nei bar o nei pub. Ed è lì che ci si allena e si disputano le gare provinciali, regionali e nazio69


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nali. In provincia di Varese i club sono 5 (Appaloosa a Cairate, Beta ad Azzate, Il Tagliere a Solbiate Olona, Texas a Jerago con Orago e I Luppoli di Cugliate Fabiasco) e in tutta la Lombardia sono poco più di 15. E stiamo parlando di quelli affiliati alla Federazione Italiana Gioco Freccette, che conta a livello nazionale circa 3mila tesserati. Anche se i lanciatori di dardi sono più o meno 15mila, contando altre Federazioni nazionali. Una goccia se si pensa che in Inghilterra le stime parlando di 7 milioni di praticanti. È il Nord Europa (Gran Bretagna in particolare, ma anche l’Olanda) il punto di riferimento di questa disciplina, che da semplice passatempo si è trasformata in una delle principali industrie europee, come scrisse un paio d’anni fa il New York Times. E se in Italia il movimento, che comunque sta crescendo, è ancora considerato una nicchia, basta andare in Inghilterra per scoprire attorno al bersaglio a spicchi tutto un altro mondo. Fatto di giocatori professionisti, di contratti di sponsorizzazione milionari e di eventi che richiamano un pubblico ampio e riempiono i palazzetti. L’appuntamento clou si tiene proprio nel periodo natalizio all’Alexandra Palace di Londra dove si disputano i Mondiali di freccette pper professionisti. Evento che mixa sport a p poiché mentre in pedana i divertimento: poich fare i conti con concorrenti devono de concentrazione, controllo delle concentrazio emozioni e conti matematici per ridurre il numero di lanci e aumentare la resa dei punti, sugli spalti va in scena un vero e procarnevale. prio carn

“Tradizione vuole - spiega Giordano Reale - che gli spettatori vengano ad assistere alle gare in maschera. E la cosa divertente è che ormai è scattata una vera e propria gara tra chi indossa il costume più stravagante, che dà diritto come premio a un’inquadratura televisiva. Che in genere manda in visibilio, oltre che in mondovisione, il protagonista”. Insomma, una bolgia di quasi 3mila persone. Difficile da immaginare per chi si mette davanti al bersaglio nei bar e nei pub italiani. Come suona strano il fatto che i più grandi campioni internazionali abbiano un mental coach personale. Insomma, tra la patria dei dardi e l’Italia il divario è ancora grandissimo. Anche se grazie alla televisione e alla voce di Giordano Reale gli appassionati, anche nel nostro Paese, stanno crescendo, ma soprattutto scoprendo una modalità di interpretare il gioco delle freccette fino a pochi anni fa davvero inimmaginabile.

Punto di riferimento del darts club più longevo d’Italia, l’Appaloosa di Cairate, è il telecronista dei più importanti appuntamenti nazionali e internazionali di freccette trasmessi in tv

Le regole del gioco delle freccette Il gioco ha l’obiettivo di lanciare le freccette (o dardi) verso un bersaglio suddiviso in settori, ciascuno dei quali ha un determinato punteggio. La variante più praticata è quella con le freccette con la punta d’acciaio su bersagli di legno, anche se esistono punte in gomma o silicone e bersagli elettronici. Nel gioco standard, il bersaglio ha un diametro di 453 millimetri e il centro esatto viene fissato ad un’altezza da terra di 173 centimetri, mentre la linea di tiro viene posta a terra ad una distanza di 237 centimetri dal bersaglio. Bersaglio che è suddiviso in 20 settori, numerati da 1 a 20: il bianco e nero è la porzione più grande di ogni settore, chi la centra porta a casa il punteggio indicato alla base. Viene chiamato “doppino” invece l’anello esterno del segmento, colorato di verde o rosso; il punteggio indicato sul bordo esterno viene raddoppiato. Colpendo invece l’anello più interno, i punti del segmento vengono triplicati; è il settore che ha il valore più alto e colpendolo con tutte e tre le freccette, che ogni giocatore ha a disposizione, si realizza il punteggio massimo possibile, ovvero 180 punti. L’area del cerchio esterno, di colore verde, vale 25 punti; il centro perfetto del bersaglio, colorato di rosso, vale invece 50 punti. Nel gioco delle freccette è possibile fare anche zero, quando un dardo termina al di fuori del bersaglio o cade dal bersaglio prima che sia terminato il turno del giocatore che l’ha lanciata. Ogni partita ha come obiettivo un punteggio finale, il più comune è 501, ma può essere anche di 301 o 701. Si va a scendere dal punteggio complessivo deciso e vince il giocatore che termina per primo a zero; se nell’ultimo tiro un giocatore realizza un numero di punti maggiore di quelli necessari per chiudere a zero la partita, oppure se li realizza senza chiudere un “doppio”, si applica la regola del cosiddetto “sovrapunteggio” e il tiro viene considerato pari a zero.

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Audi Q3 Sportback L’ultima arrivata della casa automobilista dei Quattro Anelli unisce un look da coupé a spazio e sportività, senza dimenticare dotazioni tecnologiche di ultima generazione, per uno stile di viaggio davvero impareggiabile

È

un SUV? È una berlina? È una coupé? La nuova Audi Q3 Sportback è tutto questo e molto di più: pronta a farsi ammirare, presentando tutte le sue novità, l’ultima arrivata tra le vetture dei Quattro Anelli è la prima a sposare questa nuova tendenza stilistica, sempre più presente negli ultimi anni nel segmento delle auto premium. La nuova Audi Q3 Sportback si propone come un prodotto capace di combinare design, abitabilità, tecnologia, garantendo la potenza di un SUV e l’eleganza di una coupé. Q3 Sportback è capace di eccellere sotto diverse prospettive: il design è personale, dinamico, accattivante; l’abitabilità è ai massimi livelli di spazio; l’infotainment offerto è di ultima generazione e di classe superiore, garantendo così l’assistenza massima alla guida. L’esterno di questa vettura si presenta in continua evoluzione, mentre il frontale è dominato dal Singleframe di grandi dimensioni con design ottagonale e dalle prese d’aria laterali, la parte posteriore è invece risaltata dalla linea fluida ed inclinata del tetto. Gli interni sono personalizzabili in base ai propri gusti, grazie ai pacchetti S line e Design Selection e agli elementi interni in similpelle ed Alcantara. A bordo di Q3 Sportback, stile e qualità costruttiva incontrano la digitalizzazione: il black panel integra il display da 8,8

pollici della Radio MMI Plus o da 10,1 pollici del sistema di navigazione MMI Plus. Q3 Sportback misura 4.500 di lunghezza, 1.843 mm di larghezza e 1.556 di altezza, perciò pur essendo una coupé, lo stile non sacrifica l’abitabilità della vettura. La panca posteriore di serie risulta scorrevole e lo schienale è diviso in tre sezioni, omologato per essere inclinato in sette posizioni diverse. Anche il baule dà il meglio di sé disponendo di una capacità minima utile di 530 litri, arrivando ad una massima di 1.400 litri. Audi Q3 Sportback propone un’offerta in termini di illuminazione, sistemi di assistenza alla guida e di infotainment di altissimo livello. I proiettori a LED Audi Matrix costituiscono il vertice dell’offerta luci, affiancandosi ai proiettori anteriori parzialmente a LED e ai proiettori anteriori e posteriori full LED. Su tutte le configurazioni spicca l’adaptive cruise assistant, che grazie alla combinazione di lane guidance con intervento anticipato, traffic jam assist e adaptive cruise control, consente di massimizzare la dotazione ADAS di livello 2. I motori disponibili per questa vettura sono TDI con 110 kW (150 CV) o TFSI con 169 kW (230 CV) da 2,0 litri. È pronta da scoprire dal vivo nelle due concessionarie Audi Zentrum Varese.

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IN LIBRERIA

Pagine gentili “Le cortesie più piccole – un fiore o un libro – piantano sorrisi come semi che germogliano nel buio”. (Emily Dickinson) Silvia Giovannini Pat Zietlow Miller (con illustrazioni di Jen Hill) SII GENTILE Nomos, 2019 Forse non tutti sanno che esiste una giornata mondiale dedicata alla gentilezza: si festeggia il 13 novembre. Per chi pensa che sia decisamente

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meglio essere gentili tutti i giorni e non aspettare novembre (che poi arriva anche Natale e tocca anche esser più buoni...) ecco il libro perfetto. Bestseller del New York Times, con 150.000 copie vendute negli Stati Uniti, tradotto in cinese, coreano, giapponese, turco e francese arriva anche in Italia edito dalla bustocca Nomos. Un libro per bambini, ma si sa, i libri per bambini sono sempre un ottimo strumento per arrivare ai grandicelli. La storia è quella della piccola Tanisha. Quando a scuola viene derisa dai compagni per aver rovesciato il succo d’uva sul suo vestito nuovo, chi le è vicino cerca di farla sentire meglio, ricordandosi che la mamma si raccomanda sempre: “Sii gentile!” Ma cosa significa davvero? Le tante occasioni quotidiane raccontate in questa storia fanno riflettere su come ogni azione possa fare la differenza.

IL GIGANTE E LA MONTAGNA Pietro Macchione ed., 2019 “Gli alberghi hanno un’anima? - si chiede Carlo Mazza presidente di Italia Nostra Varese - Sì, e il Grand Hotel Campo dei Fiori ne ha molte. Quella del Sommaruga, che ne ha fatto uno dei più significativi monumenti del Liberty. Altre, meno famose ma non meno importanti, di tutte le persone che hanno vissuto il Grand Hotel e lo hanno reso vivo”. Un progetto nato dall’idea di Elisabetta e Paolo Moneta, eredi di uno dei proprietari. Grazie a “La Prealpina” è stato lanciato un contest “Storia e storie del Grand Hotel Campo dei Fiori” per riportare alla luce esperienze vissute, memorie di racconti ascoltati, lettere, immagini e fotografie ritrovate. I contributi sono stati poi raccolti nel volume. “Il nostro gigante è ancora lì, disastrato, ma tuttora in grado di mostrare tutta la sua imponenza e la sua maestosa importanza architettonica - aggiunge Mazza -. Ricordare i suoi fasti passati è stato un piacere. Restituirgli un futuro, un dovere”.


Secondo episodio delle avventure di Guido Lanfranchi, giornalaio di professione, detective per caso e forse suo malgrado, aiutato dal fedelissimo inseparabile labrador nero Commissario Laviolette, con il naso raffinato e la sensibilità canina, e di Amelia Giusti, giovane e affascinante magistrato in carriera. Torna in libreria la scrittrice Angela Borghi con una storia dai sapori di provincia che piacerà agli amanti dei gialli sui generis: sullo sfondo di una località varesina dal nome inventato, San Fulcro, ma riconoscibilissima (lasciamo al lettore questo compito...) si svolge un efferato e inspiegabile delitto. Ormai una sanguinosa tradizione per l’amena località dove, come spesso accade nei piccoli centri, anche altri protagonisti del pittoresco panorama di paese si interessano dei fatti accaduti. Una storia originale e piacevole, che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina e nella quale si muovono personaggi molto local: tanto incredibili da essere veri.

Claudio Bossi IL PICASASS SOPRAVVISSUTO AL TITANIC Pietro Macchione ed., 2019 La affascinante storia di Emilio Portaluppi, scultore e architetto, nato ad Arcisate, americano d’adozione. Una biografia che è quasi un romanzo storico, con molta attenzione ai dettagli. Una storia che va ben oltre le avventure del protagonista, uno dei miracolati della incredibile tragedia, e comprende le ampie e complesse vicende dell’emigrazione, del lavoro e della società tra Otto e Novecento. Una vicenda avvincente e struggente che trasmette emozioni, così tanto che alcuni ipotizzano che sia stato proprio Portaluppi ad ispirare il Jack Dawson, protagonista impersonato da Leonardo Di Caprio nel celebre film Titanic. Al di là delle ipotesi fantasiose, una vicenda storica toccante raccontata da Bossi, storico, scrittore e grande indagatore del naufragio del Titanic, al quale ha dedicato articoli, libri e conferenze, considerato tra i più qualificati esperti internazionali della storia del celebre transatlantico. Per gli appassionati del tema e per i cultori di storia recente, segnaliamo il sito Internet dell’autore: www.titanicdiclaudiobossi.com.

E. Mapelli (a cura di) GRAN PREMIO D’ITALIA Editore Copia Unica 2019 Storia illustrata dei 52 eroi vincitori. Un titolo che accende passioni: cronache di uno sport affascinante e di campioni che diventano leggende anno per anno. A Monza. Un’opera che ripercorre dal 1921 le gesta dell’appuntamento mondiale seguendo la traccia più gloriosa: chi ha vinto questi Gran Premi d’Italia? Il libro è completato da un inserto speciale dedicato alla vittoria della Ferrari e di Charles Leclerc durante il Gran Premio dello scorso settembre: quale miglior modo per festeggiare i 90 anni della Scuderia del Cavallino e del circuito di Monza? Nell’inserto anche un poster da collezione. Il libro ripercorre le gesta di questi piloti in quelle giornate magiche, attraverso testi che raccontano con aneddoti e passaggi di cronaca come tutti questi eroi siano riusciti a battere gli avversari. Un’opera che contiene centinaia di illustrazioni totalmente inedite, disegni che interpretano questi protagonisti assoluti e, oltre a quelle a loro dedicate, sono presenti tavole a doppia pagina che raffigurano le varie epoche in cui questo inimitabile Gran Premio d’Italia ha preso forma, fino alle recenti edizioni.

IN LIBRERIA

Angela Borghi LA RAGAZZA CON IL VESTITO AZZURRO Robin ed., 2019

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Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network

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varesefocus.it

Mille di questi elicotteri per Leonardo!

Holcim: il cemento è green

C’è anche un po’ di Varese a bordo degli AW139 di Leonardo. Il programma da record è arrivato, in appena 15 anni, a consegnare mille macchine in ogni angolo del pianeta. Un traguardo incredibile, come spiegato dall’amministratore delegato Alessandro Profumo nel corso della cerimonia di consegna del millesimo elicottero alla Guardia di Finanza. “Quello che celebriamo – ha sottolineato – è molto più del successo di un prodotto o di un’azienda. È l’affermazione a livello globale di un asset del Paese”.

Holcim si racconta al territorio. “Siamo orgogliosi del fatto che ciò che viene costruito con i nostri prodotti contribuisca alla sostenibilità delle città moderne e, soprattutto, di poterci considerare l’impianto più performante d’Italia in termini di riduzione di anidride carbonica – spiega Luca Danuvola, direttore di stabilimento –. Abbiamo investito sui nostri impianti in modo da poter recuperare materiali che tradizionalmente erano considerati scarti e vogliamo continuare in questa direzione. Siamo orgogliosi del nostro lavoro e di mostrarlo agli abitanti delle comunità in cui operiamo”.

Il 2 ottobre a Milano viene a mancare Giorgio Squinzi, imprenditore, chimico, dirigente sportivo e Presidente dal 2012 al 2016 di Confindustria, che così lo ricorda sui social.

Tra i contenuti più ritwittati del Word Manufacturing Forum quelli dall’intervento di Giovanni Brugnoli, Vicepresidente di Confindustria, che mette al centro giovani e famiglie.

DAL WEB

L’orgoglio del lavoro

Il Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Varese in visita al Joint Research Centre di Ispra alla scoperta di intelligenza artificiale ed economia circolare. 77


DAL WEB

Dalle imprese Per festeggiare i 20 anni di Varesefocus, un contest fotografico dedicato allâ&#x20AC;&#x2122;industria su Instagram. Ecco cosa fare per partecipare:

1. Fotografa le imprese di Varese (non diamo limiti alla creativitĂ : valgono prodotti, processi, edifici, eventi e iniziative legate alle imprese

del territorio o ad iniziative dellâ&#x20AC;&#x2122;Unione degli Industriali della Provincia di Varese) 2. Posta la foto 3. Segui @generazionedindustria profilo

Qui le foto selezionate per questo numero: complimenti a @nicolettamashmallow @sz_bikes @tintoriacesareceranaindustrial @asiettisrl @grassi_1925 @ilfedeans90

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dellâ&#x20AC;&#x2122;Unione Industriali 4. Tagga #impresedivarese Le foto migliori, a giudizio della redazione, verranno pubblicate su Varesefocus.


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