Spazio
EDITORIALE
dal passato
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MAR • 2022
SOMMARIO FOCUS
Spazio ALLE DONNE
NUMERO 2 • ANNO XXIII Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA
Opera NF T “Invisible Girl” di Andrea Crespi
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L’impresa è donna
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Saper essere una leader
13
La cultura d’impresa non ha genere
16 L’occupazione femminile a Varese 19 Presidente: Roberto Grassi Direttore editoriale: Silvia Pagani Direttore responsabile: Davide Cionfrini Direzione, redazione, amministrazione: Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese
Progetto grafico e impaginazione: Paolo Marchetti Fotolito e stampa: Roto3 srl Via per Turbigo 11/B - 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale: Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345 Pubblicità: Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Il numero è stato chiuso il 10 marzo Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 9 maggio 2022 “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore). Questa testata è associata a
22 24
Imprese a misura di donna Servono più ragazze STEAM
Il progetto Lei@BTicino
SCIENZA&TECNOLOGIA 49
Polvere di arancia e zolfo contro la desertificazione
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Spazio alle donne
RUBRICHE SU
LUOGHI E BELLEZZA La fornace degli artisti “blu Cunardo”
58
L’industria diventa museo diffuso
60
Cammin facendo
64
Tiziano e le protagoniste
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L’incanto del paesaggio
74
Idee per lo sviluppo di Varese
La nuova era della Criptoarte
78
E se aumentasse anche il costo del denaro?
Digital detox al mulino di Turro
82
Lo “Special one” dei rally
La community al femminile della LIUC
27
Cosa succede nell’industria di Varese?
30
Vivere al tempo dell’inflazione
34
46
56
INCHIESTA
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FORMAZIONE
ECONOMIA L’industria metallurgica punta sull’idrogeno
RUBRICHE SU
39
Il valore dello zero nella sostenibilità
90
Terza pagina
41
Dal web alla porta di casa passando per Fives
92
In libreria
95
Dal web
96
#ImpresediVarese
37
CULTURA E DIGITALE
FOCUS
L’ L’ L’IMPRESA DI
essere
DONNA
In provincia di Varese le aziende a guida femminile sono il 20,9% del totale. Un dato superiore alla media lombarda (19,6%), ma che si colloca al di sotto di quella nazionale (22,7%). Ci sono, insomma, margini di miglioramento, come anche sul fronte del mercato occupazionale. Le donne al lavoro nel Varesotto sono il 57%, una delle percentuali più alte in Italia, ma ancora lontana dall’asticella in cui si colloca l’Europa: 67%. A preoccupare sono, soprattutto, la persistenza di un evidente gender gap e la bassa percentuale di ragazze che si diplomano o laureano in percorsi tecnico-scientifici (STEM). L’inclusione è ancora ben lontana dall’essere completa. Non ovunque, però. Ci sono molte realtà aziendali varesine che riescono a fare eccezione e che spiccano nelle classifiche nazionali dei luoghi a misura di lavoratrici. E si moltiplicano le iniziative per colmare i deficit di parità. Tra queste, sul territorio, quelle di Confindustria, della LIUC – Università Cattaneo e della Camera di Commercio
FOCUS
L’IMPRESA
è donna Silvia Giovannini
prima parte del 2021, sulla base delle iscrizioni alle Camere di Commercio, avevano visto crescere dell’8,5% le imprese fondate da donne entro questa fascia d’età. A Varese, poi, gli ultimi dati ci dicono che le imprese al femminile rappresentano il 20,9% del totale. Va da sé che è importante valorizzare questa capacità di fare impresa, alimentandola nelle ragazze fin da piccole perché possano crescere e formarsi con la consapevolezza di potercela fare, superando i gap di genere ma senza fingere che il fare impresa per una donna non sia spesso più difficile che per un uomo”. Ma cosa racconta esattamente la fotografia della imprenditoria soprattutto per le nuove generazioni.” femminile in provincia di Varese A sottolinearlo Ilaria Broggian, del 2021 scattata dai dati elaborati imprenditrice gallaratese della Lurich dalla Camera di Commercio? Srl, Past Vicepresidente Innanzitutto, si parla di dell’Unione degli imprese piccole, per Industriali della il 59% individuali, Provincia di Varese, mentre le società e oggi Presidente di persona si del Comitato fermano al Imprenditoria 14% a fronte Femminile del 20% di di Varese, quelle maschili una struttura e le società di recentemente capitali al 25% creata dalla contro il 30%. Camera di Ilaria Broggian Come sottolineato Commercio proprio da Broggian, si tratta con questo obiettivo. di realtà guidate da giovani: “L’impresa è donna? Sarebbe l’11% contro l’8,2% di quelle un bell’augurio. Di sicuro l’impresa è maschili. In numeri assoluti, sono giovane! È, infatti, l’intraprendenza 12.373 le imprese femminili sul delle donne under 35 a caratterizzare territorio, che con il loro 20,9% sul l’andamento della natalità d’impresa totale, superano la media lombarda in Italia. I numeri nazionali della
La fotografia dell’impresa al femminile in provincia di Varese. Le donne affrontano la sfida, cercando di superare gap di genere e pandemia. “Ma occorre una nuova cultura che stimoli le nuove generazioni” secondo Ilaria Broggian, Presidente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Varese
I
n una recente intervista a La Repubblica, la nota imprenditrice della moda Elisabetta Franchi ha dichiarato: “Le donne? Spesso si limitano da sole”. Un punto di vista sulla capacità di impresa al femminile che periodicamente torna alla ribalta nella riflessione. Ma è realmente così? E, soprattutto, al di là dei titoli giornalistici, è possibile davvero generalizzare sulla questione femminile? Una risposta univoca evidentemente non c’è, ma uno sguardo ai dati e alle iniziative per favorire l’imprenditorialità femminile partendo dal territorio, è sicuramente possibile. E confortante. “Prima dei numeri però occorre una premessa di ordine generale: il dibattito sulla imprenditoria femminile deve essere al centro di una riflessione che dia origine ad una nuova cultura che sia di stimolo
8
IMPRENDITORIA FEMMINILE IN PROVINCIA DI VARESE
IMPRESE FEMMINILI IN PROVINCIA DI VARESE (2020): NUMERO E INCIDENZA % 22
13.000 12.500
19,7
19,9
20,1
20,4
20,8
20,7
21
10.500
12.088
18 12.090
11.000 12.391
19 12.389
11.500 12.356
20
12.220
12.000
2015
2016
2017
2018
2019
2020
17 16
10.000 IMPRESE FEMMINILI
INCIDENZA IMPRESE FEMMINILI SUL TOTALE
(19,6%) pur restando al di sotto di quella nazionale (22,7%). Gli addetti occupati sono circa 36.750, cioè il 14,9% sul totale provinciale. È interessante, in particolare, notare come l’incidenza abbia raggiunto il massimo livello proprio quest’anno, riallineandosi a livelli prepandemia. Per quanto riguarda la tipologia di settore scelto dalle imprenditrici, quasi un’impresa su quattro opera nel commercio, una su dieci nel manifatturiero. Fa riflettere la crescita in comparti più innovativi, come la produzione di software o la consulenza informatica, e in attività, non tipicamente femminili secondo l’immaginario comune, come il magazzinaggio. A livello di geografia provinciale, le imprese femminili si concentrano nei comuni di maggiore dimensione: Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Cassano Magnago. Tenendo invece presente la quota di imprese sul totale del singolo comune, i territori con più alta presenza femminile sono quelli a maggiore vocazione turistica e di attività dei servizi: Cittiglio, Lavena Ponte Tresa, Luino, Viggiù e Germignaga. Interessante, in particolare, da un punto di vista economico ma anche sociologico,
l’osservazione delle tendenze recenti relative alle nuove iscrizioni di imprese. Nel 2020, infatti, si era notato come l’effetto negativo del Coronavirus fosse più impattante per le donne: le iscrizioni di nuove imprese erano diminuite del 21% rispetto all’anno precedente contro il 15% di quelle maschili. Una situazione probabilmente spiegabile con il fatto che, da una parte, le donne sarebbero più presenti nei settori maggiormente colpiti, come i servizi, dall’altro avrebbero risentito del maggior carico familiare legato alla emergenza. Ma nel 2021 la situazione è cambiata: le iscrizioni in generale sono ripartite, come se le idee lasciate nel cassetto durante l’emergenza avessero poi preso forma e vita. Nel 2021, quindi, nel complesso, le nuove iscrizioni hanno registrato un +24% e le cessazioni sono diminuite. Le imprese femminili sono dunque cresciute del 2,4% superando l’1,7% dell’aumento di quelle maschili. In pratica, la battuta d’arresto nell’anno della pandemia non ha fermato la voglia di mettersi in gioco affrontando nuove sfide. “I dati varesini parlano chiaro: le imprese femminili sono pronte a sostenere la ripresa. Dal canto loro, le istituzioni sono pronte
a fare la loro parte: nello stesso pnrr il ruolo delle donne è considerato prioritario per lo sviluppo” commenta Broggian. “Il Fondo Impresa Donna, in particolare, è un sostegno finanziario istituito con un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno i 400 milioni del piano, destinati all’imprenditoria femminile. Tre gli obiettivi: fare impresa, sviluppare competenze, promuovere innovazione. Tutto questo fa ben sperare, ma non deve far dimenticare i gap di genere, che hanno radici profonde legate al retaggio sociale, alla tradizione familiare o alla formazione scolastica”. Il Comitato Imprenditoria Femminile di Varese - sviluppato sulla base di un protocollo tra il Ministero dello Sviluppo Economico, Presidenza del Consiglio e sistema camerale - formato per il mandato 2021-2024 da 17 componenti, tra consigliere camerali e rappresentanti delle associazioni di categoria, nasce proprio per superare i limiti di genere e incoraggiare e sostenere la presenza delle donne nelle attività di impresa ed economiche, in generale. “L’obiettivo è favorire la circolazione delle idee, promuovere azioni positive, fare in modo che si concretizzino progetti e servizi in favore delle donne con un approccio trasversale: la piena identità di una persona è prima ancora che
Nel 2021 le imprese femminili del Varesotto sono cresciute del 2,4%, un ritmo maggiore rispetto all’aumento dell’1,7% di quelle maschili. La battuta d’arresto della pandemia non ha fermato la voglia di mettersi in gioco 9
FOCUS
L’IMPRESA È DONNA
economica, sociale e familiare”, spiega la Presidente. “Favorire le condizioni di lavoro, significa quindi prima di tutto favorire quelle di vita. Per questo bisogna guardare alla questione da diversi punti di vista, come abbiamo messo in evidenza in un recente convegno sul tema a Varese. I temi messi in campo sono tanti. Penso all’orientamento e poi alla formazione delle giovanissime, al ruolo delle competenze STEM, al favorire la flessibilità, alla promozione del welfare, all’avvicinamento ai bandi, alla agevolazione dell’accesso al credito per le imprese femminili, alla responsabilizzazione verso quei temi d’impresa oggi fondamentali e molto in linea con la sensibilità femminile, come l’economia circolare. Promuovere il benessere femminile promuove l’imprenditoria così come l’imprenditoria promuove il benessere. Come Comitato vogliamo portare il nostro contributo alla crescita del ruolo delle donne per un miglior sistema
sociale ed economico non solo della provincia, ma nel Paese. Senza una nuova cultura però non si va da nessuna parte: per questo anche la
comunicazione, anche la presenza sui social, così come il racconto delle imprenditrici nelle scuole risulta fondamentale”.
TASSO DI FEMMINILIZZAZIONE IMPRESE PRIMI 10 SETTORI IN PROVINCIA DI VARESE TASSO FEMMINILIZZAZIONE QUOTA DI IMPRESE FEMMINILI SUL TOTALE ISTRUZIONE
27,5
ATTIVITÀ CREATIVE, ARTISTICHE E INTRATTENIMENTO
29,3
ATTIVITÀ PER LE FUNZIONI D’UFFICIO
31
COMMERCIO AL DETTAGLIO
32,6
ALLOGGIO
35,9
ATTIVITÀ DEL SERVIZIO D’INFORMAZIONE
38,5
CONFEZIONE DI ARTICOLI D’ABBIGLIAMENTO
39,1
ATTIVITÀ DEI SERVIZI DELLE AGENZIE DI VIAGGIO
41,3
ASSISTENZA SOCIALE NON RESIDENZIALE
49
ALTRE ATTIVITÀ DI SERVIZI PER LA PERSONA
66,5
0 10
10
20
30
40
50
60
70
SAPER ESSERE
una leader Alessia Lazzarin
Maggior tolleranza, predisposizione all’ascolto e al gioco di squadra. Capacità di creare un clima disteso che favorisce i rapporti umani. Creatività e collaborazione. Sono queste le soft skill che caratterizzano la leadership femminile in azienda. È quanto emerge da due ricerche svolte dalla LIUC – Università Cattaneo
U
na maggiore predisposizione all’ascolto e al lavoro di squadra. Collaborazione, comprensione e tanta creatività. Queste le caratteristiche, o forse è meglio definirle vere e proprie competenze, che contribuiscono a determinare la leadership femminile nel mondo del lavoro. Secondo i professori della LIUC – Università Cattaneo, nelle donne, le soft skill spiccano particolarmente. Certamente, però, a queste attitudini, si devono affiancare anche conoscenze tecniche. L’Osservatorio dell’ateneo ha posto l’attenzione su due contesti diversi tra loro. Il primo studio, dal titolo “Are family female directors
catalysts of innovation in family SMEs?”, riguarda il coinvolgimento e la presenza delle donne nel consiglio di amministrazione delle imprese familiari, è stato pubblicato su Strategic Entrepreneurship Journal, una delle FT50 (le 50 migliori riviste accademiche di management secondo il Financial Times) ed è stato svolto da Fabula, il laboratorio della LIUC che si dedica allo studio delle imprese di famiglia. Il secondo,
Salvatore Sciascia
Valentina Lazzarotti
che si intitola “Donne manager: quale legame fra competenze femminili e performance aziendali?”, si interroga su quale sia il valore delle manager e delle imprenditrici ai vertici di un’azienda o una multinazionale ed è stato realizzato dalla LIUC insieme a Federmanager, l’associazione dei dirigenti di azienda. La ricerca di Fabula “Lo studio è stato svolto su circa 300 Pmi familiari belghe insieme ai colleghi Bauweraerts dell’Università di Mons, Rondi dell’Università di Bergamo, Rovelli e De Massis dell’Università di Bolzano - precisa Salvatore Sciascia, delegato rettorale alla Ricerca e Co-direttore di Fabula -. Siamo partiti dall’assunto 11
FOCUS
SAPER ESSERE UNA LEADER
che la composizione del CdA può influenzare molto la qualità delle scelte strategiche, nonché dal fatto che studi precedenti hanno dimostrato che la diversità, soprattutto di genere, è auspicabile nella composizione dei CdA”. Differenti punti di vista, esperienze e relazioni che producono effetti positivi sulle scelte strategiche e le conseguenti performance. “Le donne tendono ad essere più aperte al dialogo e alla tolleranza altrui. Sono più cooperative e poi sono particolarmente creative - afferma Sciascia -. Aspetti che rendono preziosa la presenza delle donne nei Board”. I benefici sono anche maggiori per due motivi. Una donna che fa parte del Cda dell’impresa di famiglia, nella maggior parte dei casi, “detiene anche delle quote di proprietà e ha, quindi, un potere decisionale significativo”. E poi, spesso, si tratta di aziende di piccole o medie dimensioni, non quotate in Borsa. “In questo caso, occupare un posto in CdA non rischia di essere la risposta ad un fabbisogno formale, bensì è una scelta familiare e individuale consapevole e di impatto”. Sciascia e colleghi hanno ipotizzato e verificato che al crescere delle donne nei CdA, si investe di più per l’innovazione. “Si favorisce la nascita di nuove idee che poi vengono finanziate e sviluppate attraverso le attività di ricerca e sviluppo. Ciò soprattutto in certi contesti familiari: quando la famiglia si identifica particolarmente con il business e intende fortemente proseguire di generazione in generazione con la guida dell’impresa”. La ricerca LIUC-Federmanager A confermare questo quadro è la seconda ricerca della LIUC sulle donne manager. Uno studio che dà seguito a un precedente progetto sulle competenze manageriali svolto in collaborazione con Federmanager, declinando al femminile tre tipologie di abilità: tecniche, cognitive e relazionali. “Abbiamo fatto un esperimento pilota con la volontà di raccogliere i dati con un metodo 12
Valentina Lazzarotti: “Dalle nostre interviste è emersa la capacità delle manager e delle imprenditrici di adattarsi in modo eccellente ai cambiamenti che sempre più caratterizzano il business, definendo processi più efficienti e ottimizzando l’organizzazione aziendale” innovativo, ovvero con le protagoniste che si intervistano da sole, senza l’ingerenza del ricercatore” racconta Valentina Lazzarotti, Core Faculty LIUC Business School, insieme ai colleghi Monica Giani, Niccolò Comerio e al Rettore, Federico Visconti. “Solo il 18% dei dirigenti è donna, una percentuale che negli ultimi 10 anni è cresciuta solo dello 0,3%”: questo il dato che emerge dalle stime dall’Osservatorio mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager che ha permesso di inquadrare il contesto in cui la ricerca della LIUC si inserisce. L’esperimento
ha visto la partecipazione di quattro donne: 2 manager e 2 manager e imprenditrici allo stesso tempo. Ecco i nomi delle protagoniste: Laura Aspesi di Modecor Italia Srl; Michela Conterno, della Lati – Industria termoplastici Spa di Vedano Olona; Silvia Paganini, del Tacchificio Villa Cortese Srl; Silvia Montalbetti di Bally - JAB Holding Company. “Le interviste hanno posto a confronto una manager con una manager che è anche imprenditrice, con il fine di fare emergere similarità e differenze nei percorsi lavorativi connessi al fatto di essere o meno proprietari di una propria azienda oltre che ricoprire posizioni manageriali” spiega Lazzarotti. La metodologia adottata ha permesso di dar vita a un clima empatico, favorendo la propensione all’auto-analisi, utile a comprendere più a fondo la tematica affrontata. Gli aspetti in comune che sono emersi: “Capacità di adattarsi in modo eccellente ai cambiamenti che sempre più caratterizzano il business, definendo processi più efficienti e ottimizzando l’organizzazione aziendale; propensione a creare e gestire un team; empatia e distensione nel gestire con successo eventuali conflitti”. Tutte caratteristiche che nel percorso professionale delle manager intervistate hanno permesso di raggiungere un obiettivo: saper essere delle leader.
LA CULTURA D’IMPRESA
non ha genere Paola Provenzano
Iperconnesse, flessibili, determinate, organizzate, propense a fare della felicità in azienda una leva competitiva. Sei storie di imprenditrici del Varesotto. Con le loro esperienze, punti di vista e chiavi di lettura di come interpretare il proprio ruolo ai vertici di settori economici e produttivi che l’immaginario collettivo vorrebbe ad appannaggio maschile. Un retaggio ormai del passato, superato (non senza fatica) da un nuovo modello di fare impresa che si sta affermano sul territorio
P
reparate, consapevoli del ruolo, responsabili, ma soprattutto disposte a far entrare in azienda intelligenza emotiva ed empatia. Le donne alla guida di aziende sono pronte a rivendicare un proprio modello di fare impresa, che non deve necessariamente ripercorrere quello tipico della leadership maschile. L’alternativa c’è ed è quella che ci raccontano queste sei storie: un bravo imprenditore o una brava imprenditrice hanno tutti come punto di riferimento la cultura d’impresa. “Da neomamma sono solo all’inizio di una nuova esperienza – dice Giorgia Munari direttore Comunicazione e marketing per La Termoplastic F.B.M. Srl e Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Univa -. Posso dire che l’iperconnettività, oggi,
è un banco di prova importante per modulare la propria presenzaassenza quando si occupa un ruolo di responsabilità e si vive anche una esperienza forte come quella di diventare madre”. La sua storia? Comincia con la laurea in Marketing, studi all’estero e con un’esperienza lavorativa alle dipendenze di un’altra azienda, per entrare poi in Termoplastic e avviare la funzione marketing. “Entrando nella mia azienda, mi sono confrontata con i temi dell’innovazione, con grande attenzione alla sostenibilità e ai materiali, ma ovviamente ho cercato anche nuove soluzioni per la gestione e segmentazione dei nostri target di mercato tramite azioni di marketing dedicate”. In quest’impresa di Arsago Seprio, che ha un mercato di riferimento mondiale, la presenza femminile è forte a livello apicale: il presidente è donna e il Cda è per il
50% formato da donne, in un settore dove la filiera vede ai vertici per lo più figure maschili. “Forse proprio la forte
Giorgia Munari: “Proprio la forte presenza femminile ci ha permesso di cogliere la necessità di lavorare sul tema del benessere in azienda e delle relazioni: temi troppo spesso messi in second’ordine, ma che hanno a che fare con la possibilità di lavorare meglio, con più soddisfazione e risultati” 13
FOCUS
LA CULTURA D’IMPRESA NON HA GENERE
Michela Conterno
Giorgia Munari
Patrizia Pigni
ingegneristica e che opera in un settore prettamente maschile”. Ad aiutarla è stata la spinta personale verso una continua formazione, il desiderio di imparare e sicuramente una capacità di adattarsi alla storia ereditata. “Se all’inizio mi sentivo una mosca bianca in certi contesti – conclude – oggi non è più così: vedo altre donne in ruoli apicali perché ciò che conta è la preparazione e questo vale a tutti i livelli anche nella mia azienda”. Prima donna ad occupare la posizione di vertice di Ucimu, associazione che riunisce i costruttori italiani di macchine utensili: partiamo da qui per raccontare Barbara Colombo, Amministratore Delegato della Ficep Spa. Il suo auspicio? Essere di ispirazione per altre donne nel non farsi ingabbiare dagli stereotipi, anche prendendo parte attiva nell’impegno di portare la testimonianza alle nuove generazioni attraverso progetti rivolti alle scuole. “Sono entrata in azienda 25 anni fa, dopo la laurea in Bocconi, un master e due anni di lavoro in banca. Oggi nella nostra azienda le donne che lavorano in ruoli che prima erano ad appannaggio degli uomini sono sempre più numerose: progettisti, pianificatori, esperti di software e data expert. Nei nostri progetti con le scuole capita non di
rado che le più brave siano proprio le ragazze”. Un incentivo alla presenza femminile in azienda arriva dai cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, e dall’emergere di nuove figure e prospettive occupazionali. Ma, secondo Colombo, c’è anche altro: “Spesso le donne sanno essere molto determinate, ma anche flessibili e sono portate per la ricerca di soluzioni. Anche se negli anni ho visto sempre più spesso uomini impegnarsi nella cura della famiglia, restano passi importanti da fare, a partire dai servizi per la prima infanzia o agevolazioni quali il quoziente familiare sul modello francese”. “Parlare di imprenditoria femminile mi sembra riduttivo: siamo imprenditori e quella che deve essere tenuta in conto è la cultura di impresa che non ha genere”: ha le idee chiare Eleonora Merlo, amministratore delegato di IVNG Spa, Past President Gruppo Giovani imprenditori Univa e componente del Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Varese. Mamma di due bimbi è affiancata in azienda anche dalle due sorelle. “Sono in azienda da 10 anni dopo un percorso come avvocato libero professionista. Per me entrare nell’azienda di famiglia ha significato immergermi in un settore in cui il
core business, per mansioni e orari, è prettamente maschile”. Una sfida che ha affrontato imparando tutto dal basso, prima di assumere un ruolo direzionale. “Su alcuni tavoli e in alcuni contesti può succedere ancora di essere viste in una chiave che rimanda al ruolo di cura, ma spetta a ciascuna di noi sapersi porre e prendersi gli spazi di cui si ha bisogno, abbandonando il dilemma di scegliere tra famiglia e lavoro”. “Sono entrata nell’azienda di famiglia dopo la laurea in economia, in un momento di grande espansione del nostro mercato di riferimento. Mi sono occupata subito della produzione, della qualità e dell’efficientamento del ciclo produttivo per poi passare al commerciale, aspetto che seguo ancora”. Così racconta Patrizia Pigni, oggi titolare de La Litocartotecnica Pigni Srl e Vicepresidente comitato piccola industria di Univa. Essere imprenditrice oggi? “Per me significa sentire il peso delle responsabilità, esattamente come le sente un uomo, ma essere autorevoli e capaci non è una questione di genere. Essere madre mi ha decisamente aiutata a saper gestire meglio gli aspetti organizzativi e ad avere tanta flessibilità e questo è decisamente una capacità importante sul lavoro. Una di quelle soft skill che va valorizzata”. 15
FOCUS
L’OCCUPAZIONE FEMMINILE
a Varese Paola Provenzano
Nel Varesotto la percentuale di donne che lavora è pari al 57%. Un dato ben più alto sia della media italiana (49%), sia di quella lombarda (53%). Il problema, però, è che siamo ben lontani dall’asticella europea che supera la soglia del 67%. Ma è soprattutto la differenza con lo stesso dato maschile sul territorio (74%) a preoccupare. Il gender gap è ancora troppo alto e negli ultimi anni non abbiamo fatto grandi passi avanti
I
l lavoro, la casa, i figli, a volte i genitori anziani, gli orari da rispettare, gli appuntamenti da gestire. Al di là delle apparenze e di parole fin troppo abusate, quando si parla di conciliazione tra vita privata e lavoro non si può farne una questione di stereotipi e frasi fatte. Alzi la mano la donna lavoratrice e con carichi di cura che non ha pensato almeno una volta nella sua vita: chi me lo fa fare? C’è chi resiste, chi ci prova, chi trova soluzioni e chi getta la spugna ed “esce dal gioco”. Una sconfitta personale. Forse sì, ma anche una perdita per tutti. Le stime di Banca d’Italia dicono che se nel nostro Paese la percentuale di donne al lavoro arrivasse al 60%, il Pil crescerebbe di 7 punti percentuali. In soldoni: tante più donne escono dalla partita, tanto più la ricchezza si riduce. Sta dentro questa considerazione il passaggio dalla questione personale ad un livello più
16
alto che merita spazio e attenzione. Cosa succede nel nostro territorio? A che punto è il lavoro delle donne e quali sguardi possiamo dare al futuro? La fotografia: cosa dicono i dati Partiamo da quello che fotografano i dati Istat elaborati dall’Ufficio statistica della Camera di Commercio di Varese: il tasso di occupazione femminile, fra il 2007 e il 2020 si è sempre collocato al di sopra della media italiana (49%) e in linea con quella lombarda (53%). Un dato che mette distanza tra noi e alcuni territori del centro e sud Italia e che sembra riflettere operosità e ricchezza del nostro tessuto. Ma che impallidisce di fronte al dato europeo dove l’asticella media in fatto di donne al lavoro è al 67,4%. Il quadro non è così roseo poi se si prende in considerazione il punto di partenza e quello di arrivo di questa serie storica, dal momento che in Italia le donne attivamente al lavoro sono
cresciute in questo lasso di tempo sia a livello nazionale, sia a livello lombardo, mentre nel Varesotto si è invece registrata una leggera flessione. In altre parole, possiamo immaginare un grafico in cui una linea rosa attraversa quasi tre lustri tra alti e bassi, ma tornando poi all’arrivo leggermente sotto il punto di partenza. Un aereo che non prende quota, che cerca di spiccare il volo, ma alla fine si posa nuovamente sulla pista. Ancora meno positivo è il dato sul gender gap, ovvero la distanza tra i livelli occupazionali maschili e femminili: un gradino che rimane elevato e questa distanza è cresciuta proprio nel 2020 a causa della pandemia, arrivando a 17 punti percentuali, facendo registrare il 74% il tasso di occupazione maschile contro il 57% femminile. Percentuali che ci dicono solo una cosa: il potenziale è ancora alto e la partecipazione al mercato del lavoro da parte delle
donne ha dei margini di crescita espressi anche da quel 5,9% di tasso di disoccupazione femminile, che racchiude le donne che un lavoro lo stanno attivamente cercando. Ma a far aumentare la distanza tra uomini e donne al lavoro è stata la perdita di occupazione femminile nel 2020. Nell’anno della pandemia il numero delle donne occupate nella nostra provincia è calato da 171mila a 162mila, con una perdita di oltre 8mila posti di lavoro. Dati che fanno riflettere, ma che ancora non permettono di tracciare un bilancio definitivo dell’onda lunga del Covid sull’occupazione e in particolare su quella in rosa. A corroborare questi numeri, arrivano poi anche i dati di una indagine Inps che ha fotografato il numero dei beneficiari dell’indennità
di disoccupazione nel 2020: il dato è risultato in crescita (+4,5%) rispetto all’anno precedente e per il 57% dei casi i percettori dell’assegno sono donne. Tra part time, smart working e nuove regole “I numeri e le percentuali che ci aiuteranno a capire veramente la situazione saranno quelli del 2021. Il primo anno della pandemia è stato condizionato dal blocco dei licenziamenti, dall’utilizzo massiccio della cassa integrazione e dallo smart working deregolamentato: tutti strumenti che hanno in una certa misura frenato la perdita di posti di lavoro che avrebbe potuto essere anche maggiore”: così commenta Anna Danesi, Consigliera di Parità della
Provincia di Varese, un’Istituzione che ha lo sguardo lungo su mercato del lavoro femminile, parità di genere e politiche per la conciliazione. Sul suo tavolo arrivano i dati, ma anche tutte le pratiche che riguardano le cessazioni di rapporti di lavoro da parte di donne e le controversie che hanno a che fare con il tema della conciliazione. “Ancora oggi la stragrande maggioranza dei casi di cui ci occupiamo – dice Danesi – riguardano il tema degli orari e del part-time: le aziende fanno molta fatica a concedere l’orario ridotto che, per molte donne con figli piccoli, rappresenta l’unica via per continuare a lavorare. Troppo spesso la via d’uscita è quella di dimettersi nel primo anno di vita del bambino, vedendosi riconosciuta l’indennità (Naspi) per 24 mesi: si tratta di una misura volta a
TASSO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE (15-64 ANNI)
CONFRONTO PERCENTUALE 2007-2020 TRA TERRITORI 60
59,31 57,26
56,60
56,99
55
50
49 46,64
45
40
ITALIA
LOMBARDIA 2007
VARESE 2020
17
FOCUS
L’OCCUPAZIONE FEMMINILE A VARESE
garantire un reddito alle neomamme che lasciano il lavoro, ma finisce per essere vista come una soluzione più semplice ed economicamente più sostenibile rispetto al rientro a tempo pieno con l’impiego di asili e babysitter”. Le politiche attuate fino ad ora, hanno preso la direzione del sostegno al reddito, piuttosto che promuovere il mantenimento del posto di lavoro incentivando per esempio l’utilizzo del part time, magari con sgravi contributivi per le aziende che applicano queste forme contrattuali. Le cose potrebbero cambiare per effetto di una forte spinta e attenzione al tema della partecipazione femminile al mercato del lavoro, sempre più vista come un obiettivo da raggiungere nel breve periodo. “In questo momento storico – dice la Danesi – c’è una grande attenzione anche da parte non solo del legislatore italiano, ma anche dell’Europa al tema della conciliazione e delle politiche di genere che ha dato luogo a diverse novità sia per le 18
modifiche intervenute nel Codice per le Pari Opportunità, sia per quanto contenuto nel Next Generation Eu e nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. Tutti tasselli che si vanno componendo e che permettono di guardare al futuro come a un periodo di cambiamenti. Per provare a invertire la rotta sul ritardo femminile nella partecipazione al mercato del lavoro in Italia e a ridurre le differenze sul piano retributivo e di crescita professionale tra i due generi, sono state introdotte due novità: la “certificazione di parità” - che mira a incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere - e i “rapporti sul personale”, ovvero strumenti di monitoraggio su diversi dati compresi quelli retributivi divisi per genere sono stati estesi anche alle imprese con più di 50 dipendenti (prima rivolto solo alle aziende con più di 100 dipendenti). “Si tratta di misure i cui effetti si vedranno nel tempo – dice la Danesi -. Per la certificazione di parità, in
particolare, dobbiamo attendere i decreti attuativi, ma sicuramente sono tutti passaggi necessari e importanti”. Sulla stessa lunghezza d’onda si trova il pnrr dove la questione della parità di genere è stata volutamente declinata dal nostro legislatore in modo trasversale in tutte e sei le missioni in cui il piano è articolato: con l’obiettivo di aumentare del 4% l’occupazione femminile entro il 2026 sono stanziate risorse per circa 38,5 miliardi di euro. Nel concreto si parla di piano asili nido, di servizi educativi all’infanzia, ma anche di potenziamento e ammodernamento dell’offerta turistica e culturale con l’obiettivo di avere un impatto occupazionale su settori a forte presenza femminile come quello alberghiero, della ristorazione, delle attività culturali. “Tutti passi importanti – conclude la Danesi -, a patto che non si dimentichi che la conciliazione non può essere vista come un fatto privato, ma che è un tema che riguarda la collettività”.
IMPRESE A MISURA
di donna Francesca Cisotto
Politiche di conciliazione lavoro-famiglia, smart working, contratti part-time, assunzioni con quote rosa, vertici aziendali dove la parità di genere è un dato di fatto, oltre che questione di percentuali. Ecco alcuni punti di forza delle aziende che svettano nella classifica sulla qualità dell’occupazione femminile “Italy’s best employers for women”. Tra queste anche delle realtà presenti sul territorio varesino. Le voci di KPMG, Goglio, Sanofi, MultiMedica e Carl Zeiss Vision
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oglio, BTicino, MultiMedica, ma anche KPMG, Sanofi, Carl Zeiss Vision e Dolce & Gabbana. Sono solo alcune delle aziende presenti sul territorio varesino in cui le donne risultano essere particolarmente felici di lavorare. È la realtà emersa dall’Indagine “Italy’s best employers for women” condotta, in partnership con Repubblica - Affari & Finanza, dall’Istituto tedesco Qualità e Finanza, l’ente che opera a livello europeo nelle valutazioni aziendali tramite indagini di mercato. Si tratta di una classifica in cui gli esperti hanno valutato le imprese italiane con un punteggio da 0 a 100. Il tutto ascoltando le voci dal web. Sulla base di un’azione di social listening, cioè un vero e proprio studio dei commenti su Internet, l’Itqf ha analizzato, attraverso sistemi di
intelligenza artificiale, i testi con un riferimento alle aziende considerate, categorizzandoli, in base al modo e al tono di scrittura, in positivi, negativi o neutrali. Ciò che ne è uscito è che su un campione di 2.000 imprese e oltre 2,5 milioni di citazioni online, tra social media, blog e portali di lavoro, sono 231 quelle in cui le donne sembrano essere particolarmente felici di lavorare. 57, invece, quelle che hanno ottenuto il massimo punteggio rappresentando così i datori e i luoghi di lavoro ideali. Sul podio anche realtà con stabilimenti o uffici in provincia di Varese. Realtà del calibro di Leonardo, e FedEx Express, ma non solo. Ma come sono arrivate a questo risultato? Cosa piace alle donne del loro lavoro in queste realtà? Non è sufficiente il buon umore tra colleghi o la stima dei collaboratori. Ecco che allora abbiamo ascoltato i
vertici aziendali di alcune imprese del territorio che si sono piazzate in classifica con un punteggio medio-alto. Nel settore dei servizi e in particolare nelle consulenze, abbiamo parlato con KPMG; nei beni di consumo, più precisamente del packaging con Goglio; nel settore della salute, invece, con Sanofi (farmaceutica), MultiMedica (servizi sanitari) e Carl Zeiss Vision (occhialeria). Alcuni non sapevano di aver raggiunto questo traguardo, probabilmente perché “sono cose che fanno piacere, ma KPMG non lavora per avere un posto nelle classifiche - sottolinea Ivan Spertini, socio di KPMG Italia -. L’obiettivo della nostra azienda è far crescere le persone a livello culturale e, di conseguenza, le imprese sul piano economico. Ecco perché dedichiamo diverso tempo nella risoluzione dei pregiudizi, anche 19
FOCUS
IMPRESE A MISURA DI DONNA
Donne al lavoro in Sanofi
inconsci; in progetti di coaching per aiutare le colleghe a sviluppare le competenze di leadership; in master e webinar per i genitori, affinché sviluppino competenze trasversali spendibili sia in azienda sia a casa. La nostra è una realtà spudoratamente meritocratica: se una persona è brava, fa carriera a prescindere dal genere; nelle assunzioni (centinaia ogni anno), però, ci siamo dati la regola di alternare una volta un uomo e una volta una donna così da appiattire il divario di genere”. C’è poi chi ha preso proprio a cuore tematiche come la parità di genere tanto da porsi un obiettivo e un termine entro il quale raggiungerlo. Sanofi, ad esempio, si sta impegnando per arrivare all’uguaglianza tra i dirigenti senior entro il 2025. Come spiega il Direttore dello stabilimento di Origgio, Roberto Di Domenico, “la parità tra uomo e donna rappresenta una sfida quotidiana per raggiungere il vero successo aziendale. In Sanofi Italia è donna il 41% del totale dei dipendenti, il 52% delle assunzioni dell’ultimo anno, il 43% delle promozioni e, ancora, il 48% dei 20
manager, il 50% del Cda, il 33% del leadership team. In particolare, lo stabilimento varesino, tra i siti italiani quello con il rapporto più favorevole (54% maschile, 46% femminile), vanta un leadership team e un gruppo manageriale perfettamente bilanciati”. Ma non è tutto. A livello nazionale l’impresa è certificata Winning Women Institute. “La certificazione - continua Di Domenico - riconosce l’impegno di Sanofi in termini di welfare integrativo e di politiche di conciliazione casalavoro, di sviluppo dell’empowerment e impegno in termini di adeguamento del pay gap”. Che sia stato appena superato il minimo punteggio per entrare in classifica o che si sia sfiorato il podio è comunque una soddisfazione per le imprese. “Ancor di più se il feedback arriva spontaneamente e non tramite strumenti come questionari di valutazione”, fa notare Roberto Baldan, Operations director di Carl Zeiss Vision: “La nostra attenzione è rivolta anche agli ambienti e alla sicurezza al fine di assicurare il minor stress possibile per le nostre persone. A tal proposito, durante i periodi di picco
della pandemia abbiamo dato piena libertà ai dipendenti nel prendere in considerazione la possibilità di stare a casa. Sia per un minimo sintomo di malessere, sia per una migliore organizzazione familiare. Con la pandemia abbiamo potenziato quei modelli di smart working che avevamo già messo a punto per conciliare le esigenze di tutti. Puntiamo molto anche su valori come il rispetto e sulla formazione sia tecnica, sia di soft skills. Per quanto riguarda le donne, pensiamo che il loro contributo e le loro opinioni siano fondamentali nella vita aziendale. Carl Zeiss Vision ha 420 addetti e più della metà sono donne; sono presenti in tutte le aree aziendali, dal marketing alla produzione fino alla direzione. Danno un apporto che fa la differenza; ecco perché sono coinvolte anche nelle aree operative che tendenzialmente si pensano maschili e nel gruppo dei project leader di un importante progetto di innovazione che l’azienda sta implementando”. In MultiMedica, invece, l’occupazione femminile raggiunge il 71%. Un’ambiente lavorativo prevalentemente rosa, soprattutto
Donne al lavoro in Goglio
nei ruoli dirigenziali: “Quello che più ci contraddistingue - sottolinea l’Amministratore delegato del Gruppo, Daniele Schwarz -, è la forte presenza femminile nelle posizioni di top management. Sei riporti su otto, diretti alla Direzione Generale, sono guidati da colleghe. L’aspetto che più di ogni altro, invece, credo abbia contribuito a farci raggiungere un buon risultato nella classifica, è l’impegno che MultiMedica dedica al contrasto del ‘glass ceiling’, il tristemente noto soffitto di cristallo fatto di barriere culturali, che ostacola la carriera delle donne e le loro opportunità. Nella nostra azienda le lavoratrici hanno accesso agli stessi strumenti formativi e livelli retributivi dei colleghi. In un momento storico in cui il lavoro femminile è stato messo a dura prova dalla pandemia da Covid-19, sapere che le nostre lavoratrici valutino positivamente la loro esperienza, è davvero gratificante. Proseguiremo la strada intrapresa che punta soprattutto su formazione, crescita professionale ed empowerment della componente femminile, nelle posizioni più
strategiche e di valore dell’azienda”. Centrale per rientrare nelle classifiche delle imprese a misura di donna è sempre e comunque la capacità di aiutare la conciliazione del lavoro con la vita privata: “Proprio in merito all’occupazione femminile e all’opzione part-
Goglio: “Ove possibile accettiamo le richieste di ricorso al part-time e di rimodulazione degli orari, così da consentire ai colleghi e alle colleghe di seguire i figli piccoli o i genitori anziani. Ai neogenitori offriamo anche un pacco nascita. Abbiamo inoltre stipulato una convenzione con l’asilo infantile di Daverio”
time attuata in azienda, possiamo affermare con soddisfazione che registriamo quote percentuali ben superiori alla media di settore precisa il Consigliere delegato di Goglio Spa, Stefano Trombetta -. Ove possibile accettiamo le richieste di ricorso al part-time e di rimodulazione degli orari, così da consentire ai colleghi e alle colleghe di seguire i figli piccoli o i genitori anziani. Ai neogenitori offriamo anche un pacco nascita; un piccolo pensiero che spesso si rivela utile per far fronte alle esigenze dei primi giorni dopo la nascita di un figlio. Abbiamo inoltre stipulato una convenzione con l’asilo infantile di Daverio affinché le richieste provenienti dai nostri dipendenti siano considerate con priorità e godano della retta di frequenza agevolata anche se non residenti nei comuni convenzionati. Politiche e iniziative che riguardano tutti i dipendenti Goglio, e ovviamente anche le nostre colleghe donne, che nello stabilimento varesino sono oltre 200, impiegate in tutti i reparti e a tutti i livelli”. 21
FOCUS
SERVONO PIÙ RAGAZZE
STEAM
Silvia Giovannini
Il progetto STEAMiamoci, nato in Lombardia e oggi diffuso in tutto il Paese grazie a Confindustria, vuole avvicinare le ragazze agli studi e alle professioni scientifiche, promuovendo il valore della diversità di genere anche in azienda
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‘‘I
ragazzi devono sapere che le materie scientifiche e le professioni tecniche sono affascinanti”. È la certezza del Vicepresidente di Confindustria per il Capitale umano Giovanni Brugnoli. Non una presa di posizione nell’eterno dibattito tra studi umanistici e scientifici, ma una presa di coscienza molto attuale: i giovani devono sapere quanto oggi offra (e richieda) loro il mondo della scuola, della formazione e del lavoro. I ragazzi in generale devono esserne consapevoli certo, ma soprattutto Giovanni le ragazze, Brugnoli perché questa consapevolezza le aiuti a superare quelli che comunemente chiamiamo gap di genere, aprendo loro quelle strade che vecchi stereotipi facevano, e ancora fanno, sembrare accessibili solo all’universo maschile. In primis, la strada degli studi tecnico scientifici. “Oggi più che mai è importante che i giovani credano nel futuro. Di fronte al contesto pandemico, alla decrescita demografica, agli andamenti congiunturali servono talenti giovani che vogliano entrare nelle imprese. E queste indubbiamente hanno fame di talenti e competenze scientifiche” continua Brugnoli. “Per costruirlo questo futuro, serve valorizzare la diversità di genere, fondamentale per la crescita sociale ed economica. Bisogna che il femminile entri a scuola e in azienda e per farlo serve che superiamo gli stereotipi secondo i quali i ragazzi devono per forza frequentare ingegneria e le ragazze percorsi umanistici. I dati parlano chiaro: le ragazze emergono con risultati incredibili negli istituti tecnici e negli ITS, hanno voti migliori nelle università scientifiche. Ciò nonostante, le iscritte
ad istituti tecnici e Its superano di poco il 25% e ancor meno sono le percentuali di laureate. Dobbiamo scardinare un retaggio culturale perché le ragazze possono fare tutto”. Ma come? “Bisogna partire dalla cultura e dall’orientamento, per far comprendere alle ragazze che c’è grande fascino nelle materie STEAM (letteralmente Science, Technology, Engineering e Mathematics con l’aggiunta di A di Arte, per includere ogni aspetto della conoscenza e dell’espressività, ndr). Per questo, come Confindustria, promuoviamo il progetto STEAMiamoci”, spiega il Vicepresidente Brugnoli. Nata in Lombardia, da un’idea di Assolombarda e portata avanti sul territorio dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali varesina, oggi l’iniziativa è diffusa a livello nazionale, grazie alla collaborazione di una rete di realtà accomunate dall’impegno per la valorizzazione dei talenti femminili. Un mondo variegato, così come le iniziative, che spaziano tra attività di orientamento e formazione, borse di studio o mentoring. A Varese, ad esempio, i Giovani Imprenditori promuovono diversi progetti. Tra questi, un percorso dedicato alla funzione femminile come valore per le organizzazioni e il progetto Futures MakHers della LIUC - Università Cattaneo, per unire imprenditrici, manager e professioniste con l’obiettivo di ispirare uomini e donne a costruire un futuro in linea con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Non ultima, attività da sempre fiore all’occhiello del Gruppo Giovani Imprenditori, quella dedicata all’orientamento dei ragazzi delle superiori direttamente nelle scuole, anche all’interno del progetto
Generazione d’Industria. “Il cambiamento parte dalle donne”. Così si legge sul sito del progetto STEAMiamoci. La convinzione è che la diversità sia un valore e una ricchezza per le imprese, che fa crescere produttività, competitività e innovazione, favorendo lo sviluppo sociale. Un obiettivo che può essere perseguito solo con più donne nelle professioni scientifiche e tecnologiche e ai vertici delle organizzazioni. Gli stessi numeri, del resto, raccontano un mercato del lavoro in cui queste aree vedono da sempre la predominanza maschile. Eppure, è proprio nelle aree STEM che, secondo l’Ue, entro il 2025 saranno richiesti 7 milioni di posti di lavoro: professionalità qualificate in settori specializzati come cyber security e Internet of Things. In Italia, però, sono solo il 24% le donne occupate in questi ruoli e nel mondo solo il 19% quelle in ruoli manageriali (nell’ICT si scende al 15%), uno scenario aggravato dalla pandemia. “Le competenze STEM sono e saranno le competenze del futuro. L’Italia ha reagito alla crisi pandemica, l’industria ha trainato la ripresa, 6 aziende su 10 dichiarano di voler assumere nonostante la pandemia. Le imprese cercano tecnici e, infatti, le percentuali di occupabilità di chi esce da un ITS sono altissime” continua Brugnoli. “Questo è il quadro. Ma non si tratta solo di numeri. Bisogna aumentare la qualità complessiva delle nostre persone e un contributo essenziale lo possono dare le donne: dobbiamo orientare sempre più ragazze verso i percorsi tecnicoscientifici per i quali dimostrano di essere molto portate. Dobbiamo lavorare con il sistema educativo per ridurre questo gap con progetti innovativi come STEAMiamoci. Le ragazze devono sapere che oggi le nostre fabbriche sono affascinanti, che c’è della bellezza nell’innovazione, nei nuovi macchinari, nelle tecnologie. Per questo bisogna sensibilizzare le scuole, le famiglie e le stesse ragazze e farle innamorare delle STEAM. 23
FOCUS
La community
AL FEMMINILE DELLA LIUC Alessia Lazzarin
L’ambizione di Women Empowerment LIUC Club è di promuovere, incentivare ed informare giovani donne talentuose nello sviluppo della loro carriera accademica e professionale attraverso seminari, workshop e incontri con figure professionali femminili di spicco. Intervista a Giulia Bertuola, Presidente e fondatrice di questa realtà in espansione nata all’interno dell’Università di Castellanza
S
u una classifica di 144 Paesi analizzati, l’Italia appare al centodiciottesimo posto per livello di partecipazione economica femminile, collocandosi in penultima posizione per quanto riguarda l’Europa. Le stime fatte dal World Economic Forum, l’Organizzazione Internazionale per la Cooperazione Pubblico-Privato, invitano a riflettere. L’ambito lavorativo, per le donne, sembra essere un terreno spesso scivoloso sul quale camminare. Partendo da questa statistica, da altri dati e ricerche, alcune studentesse della LIUC – Università Cattaneo di Castellanza, hanno deciso di dar vita ad una vera e propria community dedicata al mondo femminile. Il suo nome è Women empowerment LIUC Club. A guidare il Gruppo è Giulia Bertuola, che insieme alla collega di studi in giurisprudenza, Paola
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Almici, decide di mettersi in gioco pensato di lanciare questa iniziativa e di intraprendere questo percorso. per accrescere il senso di comunità La sua ambizione, che poi si riflette e arricchire la nostra esperienza anche in quella della Community, è universitaria, anche attraverso il di promuovere, incentivare ed coinvolgimento di nomi di informare le studentesse prestigio”. Non soltanto dell’ateneo nello testimonianze sviluppo della di figure con loro carriera carriere brillanti. accademica e “Personalità professionale impegnate nel attraverso sostegno alle seminari, altre donne e workshop nella diffusione ed incontri di una cultura con figure inclusiva”. femminili di L’obiettivo Giulia Bertuola spicco. Un primo del Gruppo è di passo per preparare medio-lungo periodo: giovani donne talentuose “Vogliamo diventare un ad un futuro che, a tratti, secondo le punto di riferimento per la comunità ricerche del Gruppo, appare offuscato. studentesca ma anche sensibilizzare “Alla LIUC – dichiara la Presidente su temi quali la parità di genere nel e fondatrice Bertuola – mancava contesto lavorativo, la conciliazione una realtà di questo tipo. Abbiamo famiglia – lavoro, gli incentivi alla
presenza femminile in alcuni settori, il gender gap”. Per avviare l’attività operativa del Club, inizialmente si è resa necessaria una divulgazione di tipo social attraverso i canali Instragram, Facebook e Linkedin. Successivamente, è stato creato un blog online che funge da raccoglitore di contenuti. Video-interviste, testimonianze e ricerche. Analisi e statistiche. Articoli scientifici. Sono questi i materiali di cui si discute durante gli incontri del Gruppo. “Abbiamo lanciato l’idea a marzo 2021 e siamo diventati operativi a settembre – precisa Bertuola -. La prima campagna social di recruitment l’abbiamo fatta a dicembre. Ad oggi siamo in 25 studenti a far parte della Community”. È un gruppo aperto a tutti. Ne fanno parte sia donne sia uomini. “Per noi già questo è un grande traguardo. Con la pandemia e gli impegni universitari non è stato semplice avviare i lavori”. Tra le attività in programma, verranno organizzati seminari e incontri con personalità che si impegnano a sostenere la figura della donna nel mondo del lavoro e nella società.
“Vogliamo diventare un punto di riferimento per la comunità studentesca ma anche sensibilizzare su temi quali la parità di genere nel contesto lavorativo, la conciliazione famiglia – lavoro, gli incentivi alla presenza femminile in alcuni settori, il gender gap” Il Club è stato ben accolto sia dall’Università, sia dalla comunità esterna. “Collaboriamo con LIUC Alumni, associazioni territoriali ed enti nazionali”. In Italia la LIUC è tra le poche realtà universitarie a vantare questo servizio. In provincia di Varese è l’unica. È anche per questo che il progetto è motivo di grande orgoglio. “Ci impegniamo, nel
nostro piccolo, a favorire lo sviluppo dell’empowerment femminile nei contesti accademici e lavorativi – informa la Presidente -. La speranza è di creare maggiore consapevolezza nelle nuove generazioni, con l’auspicio che ciò abbia in futuro un ulteriore riflesso positivo nelle realtà aziendali nelle quali si inseriranno le appartenenti alla nostra community”. Ma quali sono i benefici che le donne possono portare alla società? “Nazioni, imprese e comunità possono trarre vantaggio dall’attuazione di programmi e politiche di emancipazione femminile – si legge nel blog online del Club -. Esse, infatti, valorizzano la qualità e la quantità delle risorse umane disponibili per lo sviluppo. Innanzitutto, le donne al momento rappresentano il 40% della forza lavoro globale e più della metà degli studenti universitari del mondo. Se le loro capacità e talenti venissero utilizzati in modo più completo, va da sé che la produttività complessiva aumenterebbe. Una migliore allocazione delle loro competenze e talenti potrebbe aumentare del 25% la produttività lavorativa complessiva”. 25
Private garden in Rhiyad.
ARCHITETTI DEL VERDE LANDSCAPING Archiverde, realtà significativa a livello nazionale nell’ambito della progettazione e della realizzazione degli spazi verdi.
Ogni paesaggio ha la sua storia: quella che leggiamo, quella che sogniamo e quella che creiamo.
Sopralluoghi in Italia isole comprese e Svizzera. Per residenze private, contesti aziendali o ricettivi.
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INCHIESTA
Cosa succede
NELL’INDUSTRIA DI VARESE? Filippo Villani (Ufficio Studi Univa)
Il ritorno alla crescita registrato nel 2021. Le incognite che caratterizzano il 2022. Le crescenti tensioni geopolitiche e l’impatto che il conflitto Russo-Ucraino potrebbe avere su un’economia locale fortemente internazionalizzata. L’analisi dell’Ufficio Studi di Univa
I
l 2020 è stato, senza ombra di dubbio, un anno difficile e senza precedenti per la Provincia di Varese, sia sul piano economico, sia su quello sanitario. Il 2021 ha rappresentato invece l’anno della ripartenza: il piano vaccinale di massa, implementato a pieno regime a partire dalla primavera, ha permesso finalmente di vedere “la luce in fondo al tunnel” della pandemia, permettendo di ridurre progressivamente le misure restrittive. Ma soprattutto, ha contribuito a livello locale alla tenuta del nostro sistema produttivo, capace di porre a fattor comune le migliori energie del territorio. Secondo i dati dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, derivanti dalle diverse indagini congiunturali trimestrali condotte durante l’anno, lungo il 2021 il valore del grado di utilizzo degli impianti dell’industria varesina, primo strumento di misurazione dei livelli produttivi industriali, si è mantenuto su buoni livelli (mediamente stabili, attorno 27
INCHIESTA
EXPORT VERSO RUSSIA E UCRAINA
al 78,9%), superiori a quelli del 2020 (segnando così un recupero), ma ancora inferiori a quelli del 2019. Una dinamica sostanzialmente confermata anche dai consumi elettrici industriali, rilevati tramite i dati del Consorzio Energi.Va e utilizzati come secondo termometro dell’attività industriale provinciale: i consumi hanno segnato nel periodo gennaioottobre 2021 un incremento del +10,7% rispetto allo stesso periodo del 2020 (incremento concentratosi specialmente nel secondo trimestre 2021), ma mostrando al contempo livelli ancora inferiori del -2% rispetto al 2019. Uscendo dal perimetro degli indicatori strettamente “produttivi”, anche le statistiche sul mercato del lavoro e sull’export ci mostrano le altre sfaccettature della ripresa dell’economia industriale locale e del
suo confronto col pre-pandemia. Il mercato del lavoro, che l’Ufficio Studi Univa osserva tramite la lente dei dati Inps della Cassa Integrazione Guadagni riferita all’industria, registra nel 2021 sicuramente un miglioramento rispetto al picco di ore di Cig autorizzate nel 2020 (-37,6%); tuttavia, i valori rimangono 5 volte superiori a quelli del 2019, con oltre il 30% delle ore autorizzate nel 2021 a carico del comparto dei Trasporti e delle Comunicazioni (un segnale chiaro degli effetti della crisi pandemica su Malpensa). Il commercio estero registra invece una performance positiva per entrambi gli anni, considerando il confronto dei dati Istat di esportazione a valore nei primi 9 mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo sia del 2020 (+22,8%) sia del 2019 (+7,1%). Tuttavia, bisogna tenere in
conto anche il possibile effetto prezzi sui dati del 2021. Infatti, il 2021 non è stato solamente l’anno della ripresa, ma anche l’anno in cui è tornata sullo scenario economico, locale e nazionale, l’inflazione. Già nella primavera 2021, le indagini congiunturali dell’Ufficio Studi Univa hanno rilevato, con appositi focus, come la maggior parte delle imprese del territorio abbia cominciato a sperimentare rilevanti aumenti dei prezzi delle materie prime e dei semilavorati in maniera trasversale (per materiale e settore), nonché difficoltà nell’approvvigionamento delle stesse (scarsa disponibilità di determinati materiali, come i componenti elettronici; allungamento dei tempi di consegna) e criticità relative ai noli marittimi (aumenti imponenti dei costi di servizio;
ESPORTAZIONI VARESE → EXPORT VARESINO VERSO LA RUSSIA
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TOP 10 MERCI EXPORT
cancellazione delle rotte di navigazione; danni a merci). Fenomeni causati dalle strozzature di determinate catene del valore per le interruzioni produttive e commerciali dovute alla prima fase, la più acuta, della pandemia, a cui è seguito un mismatch tra domanda e offerta. Si può dunque notare come queste problematiche si siano presentate con un certo lag temporale rispetto al 2020: un effetto trascinamento “a cascata” che, a partire dalla seconda metà del 2021, si è portato anche sull’energia, con la dura crisi europea del gas naturale (di matrice geopolitica ed economica), che ha fatto lievitare nettamente il costo dell’energia per le imprese industriali, specialmente quelle energivore. A dicembre 2021 l’inflazione italiana è arrivata così a toccare il +3,9% rispetto a dicembre 2020, dato che
non si vedeva dal 2008; a gennaio 2022 il +4,8% rispetto a gennaio 2021, record che non si registrava dal 1996. Per ora l’inflazione è stata “trainata” prevalentemente dal crescente costo degli input (energia e materie prime), ma già a gennaio 2022 anche l’inflazione core ha raggiunto la soglia dell’1,5% sull’anno precedente: il rischio di erosione dei margini industriali è alto e al momento solo i produttori di beni intermedi sono riusciti mediamente ad alzare i prezzi, mentre sui beni di consumo la dinamica inflattiva è ancora “tenue” (esclusi ovviamente energia e alimentari). Questi fenomeni, uniti alle crescenti tensioni geopolitiche a livello internazionale e allo scoppio della guerra in Ucraina con l’avanzata delle truppe russe, agiscono da forte elemento di incertezza sul percorso
della ripresa dell’industria varesina. E da limite. Un limite che è necessario gestire non solo con politiche economiche congiunturali, ma con vere e proprie politiche industriali strutturali. Anche locali.
Nel 2021 il valore del grado di utilizzo degli impianti dell’industria varesina si è mantenuto su buoni livelli (mediamente stabili, attorno al 78,9%), superiori a quelli del 2020 (segnando così un recupero), ma ancora inferiori a quelli del 2019
ESPORTAZIONI VARESE → EXPORT VARESINO VERSO L’UCRAINA
TOP 10 MERCI EXPORT
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INCHIESTA
Vivere al tempo
DELL’INFLAZIONE Davide Cionfrini
Le conseguenze per le famiglie e per le imprese. L’impatto sul debito pubblico italiano. Le possibili politiche da adottare, da una parte, e gli interventi da evitare per non buttare ulteriore benzina sul fuoco, dall’altra. Intervista all’economista Carlo Cottarelli sullo scenario che si apre nel Paese con il ritorno dell’aumento dei prezzi
‘‘Q
uesta è un’inflazione d’importazione. È come una tassa che stiamo pagando all’estero, a quei Paesi da cui acquistiamo energia e materie prime. Ciò che dobbiamo evitare sono politiche espansive generalizzate che rischierebbero di buttare benzina sul fuoco”. È questo il pensiero dell’economista Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano. Con lui Varesefocus cerca di capire le conseguenze che potrà avere nei prossimi mesi il ritorno dell’inflazione sullo scenario economico. A febbraio l’Istat ha registrato un aumento generale dei prezzi per l’ottavo mese consecutivo, su livelli che non si vedevano da
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soprattutto al rincaro dell’energia e delle materie prime, ossia di prodotti che importiamo. Questo vuol dire che stiamo pagando una sorta di tassa nei confronti dell’estero. Lo Stato non può farsi completamente carico di questo aumento di costi per famiglie e imprese. Può assorbire una parte, ma non certo tutto. Attualmente, però, dobbiamo sottolineare che l’impatto sulla nostra crescita economica si sta traducendo in un rallentamento della ripresa che l’anno scorso è stata molto forte, non in un suo totale stop. Gli attuali livelli di inflazione non sono sufficienti per farci entrare in recessione.
novembre 1995: +5,7%. A fare da spinta Esclude, dunque, al momento sono i costi energetici, che iniziano a impatti sui livelli occupazionali? scaricarsi anche sui beni alimentari. Anche qui bisogna intendersi e Il carrello della spesa è aumentato del dotarsi della giusta chiave di +4%. Ma anche al netto di lettura. L’occupazione in beni alimentari freschi e Italia non è tornata di energia la crescita ancora ai livelli è comunque pre-pandemici del sostenuta: +1,7%. 2019 non perché Professor la gente sia più Cottarelli, scoraggiata sullo scenario che in passato, economico non perché stia e sociale è aumentando la tornata ad disoccupazione. affacciarsi Il vero problema l’inflazione. Carlo Cottarelli è che negli ultimi Cosa ci dobbiamo due anni le persone in aspettare a livello età lavorativa sono calate macroeconomico? di 500mila unità. È una pressione L’attuale aumento dei prezzi che continueremo a subire anche nei a cui stiamo assistendo è dovuto
prossimi anni. Qui il gap non è tanto economico, ma demografico. Un vero freno alla nostra competitività. Torniamo all’inflazione. Quali sono le conseguenze sul lato microeconomico a livello di singole imprese e famiglie? La prima conseguenza più evidente è che chi ha un reddito fisso da luglio ad oggi ha perso potere di acquisto. Dall’altro lato, per quelle imprese che non riescono a scaricare sul mercato l’aumento dei costi, si riducono i margini. Nel medio periodo, però, tutto si gioca sul livello dei tassi di interesse. Se lo scenario inflazionistico proseguirà la Banca Centrale Europea prima o poi sarà costretta a intervenire per porre un freno all’incremento dei prezzi e dovrà dunque aumentare i tassi. Ciò avrà inevitabili ripercussioni sui patrimoni delle famiglie. Quelle che hanno prestiti indicizzati dovranno fare fronte ad un aumento della spesa, il denaro costerà di più, così come il ricorso al credito. Anche per le stesse imprese. Il tentativo di raffreddamento dell’economia da parte della Bce, inoltre, farà diminuire la ricchezza di quelle persone che hanno investito in titoli di Stato a tassi fissi. Questo scenario inflazionistico è passeggero o durerà nel tempo? Dipende da ciò che decideranno di fare le banche centrali. La Federal
Reserve negli Stati Uniti ha già annunciato che interverrà ritoccando i tassi, ovviamente al rialzo. La Bce in Europa non si è ancora espressa in tal senso. C’è però anche un aspetto di politiche economiche da tener presente. Impostazioni generose di sostegno all’economia, come quelle recenti resesi necessarie per attutire gli impatti sociali della pandemia, hanno reso più facile la speculazione. Politiche espansive comportano abbondanza di potere di acquisto e dunque possono alimentare l’inflazione. Così come l’attuale abbondanza di liquidità a tassi praticamente vicini allo zero. Cosa vuol dire il ritorno dell’inflazione per un Paese dall’alto debito pubblico come il nostro? Normalmente un aumento dell’inflazione alla tenuta del debito pubblico e ai conti dello Stato fa bene. Aumentano le entrate. Basti pensare all’Iva che è una percentuale sul costo dei prodotti. Se il costo aumenta, aumentano anche le entrate per l’Erario. A parità di tassi di interesse, inoltre, c’è un’erosione anche del valore dei titoli di Stato, che impoverisce le famiglie, come dicevamo, ma che ha dei benefici per lo Stato. Questo, però, nel breve periodo. Se poi le banche centrali dovessero intervenire e aumentare i tassi, anche per l’Italia costerà di più indebitarsi e il debito aumenterà. Quando si parla di
debito pubblico e della sua tenuta, però, bisogna guardare sempre al suo rapporto con il Pil. Per questo è centrale analizzare le cause dell’inflazione. Quella attuale, come detto, è un’inflazione da importazione che fa meno bene di una inflazione domestica a cui si accompagna sempre una crescita del Pil e dunque ad una maggiore capacità di tenuta del debito pubblico. Quali sono le politiche economiche da mettere in atto? Bisogna proteggere le fasce e le categorie che ne hanno più bisogno con interventi mirati. Sussidi generalizzati, a cascata o diffusi, possono avere come conseguenza un aumento della domanda di energia e dunque rischiano di essere come benzina sul fuoco. L’inflazione verrebbe alimentata. Cosa avverrà ora sul fronte dei salari e della contrattazione? I salari sono oggi compressi. Non c’è molto da fare: le rivendicazioni su questo fronte arriveranno, è inevitabile. L’inflazione, però, come dicevamo anche prima, è una tassa che sta pagando tutto il Paese, imprese comprese. Il rischio che si deve assolutamente evitare in questo scenario è una rincorsa tra salari e aumento dei prezzi. Ciò vorrebbe dire alimentare una spirale. 31
INCHIESTA
IDEE PER LO SVILUPPO
di Varese Davide Cionfrini
Demografia, digitalizzazione, economia circolare, istruzione tecnica, infrastrutture. Queste le voci che il Presidente dell’Unione Industriali, Roberto Grassi, indica come prioritarie nel lanciare una proposta per una politica locale in grado di fare del territorio all’ombra delle Prealpi un’area moderna e capace di attrarre risorse e nuovi talenti
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mpostare iniziative e progetti in grado di favorire la genitorialità. Creare percorsi di transizione ecologica fattibili, nei tempi e nelle modalità, e non ideologici. Continuare con più forza sui percorsi di transizione digitale facendo leva sulla rete dei Digital Innovation Hub. Investire nell’istruzione tecnica, scientifica e professionale per contrastare la dispersione scolastica e puntando su progetti di inclusione delle ragazze. Portare al centro della politica locale la situazione dell’Area Nord del Varesotto, anche attraverso l’approdo agli strumenti degli aiuti di Stato approvati dalla Commissione Europea per favorire lo sviluppo di zone in declino. Rilanciare Malpensa, anche attraverso l’approvazione del Masterplan. “Perché non ci stancheremo mai di affermare quanto Malpensa sia centrale per la crescita economica e sociale della nostra provincia. Non ci faremo mai una ragione sulle posizioni che vogliono ostacolarne lo sviluppo, nel
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pieno rispetto della conciliazione tra sostenibilità e aumento dell’operatività aeroportuale”. Sono questi i punti chiave della proposta che lancia il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Roberto Grassi, per costruire una politica di sviluppo locale, a livello sia regionale, sia provinciale, che punti a fare del Varesotto un’area più moderna e attrattiva per gli investimenti e per le migliori risorse umane. L’occasione è stata rappresentata dalla tradizionale conferenza stampa di inizio anno del Presidente dell’Unione Industriali partita dall’analisi della situazione congiunturale. Congiuntura. Il 2021, secondo i dati dell’Indagine Congiunturale dell’Ufficio Studi Univa sul quarto trimestre dell’anno, si è chiuso con il 62,2% delle imprese che ha dichiarato livelli produttivi in crescita. In miglioramento anche il mercato del lavoro con una riduzione del ricorso alle varie forme di cassa integrazione,
che nel 2021 è stato del 37,6% inferiore rispetto al 2020. Dati, però, da prendere con le pinze, precisa Roberto Grassi: “Il 2022 si apre con uno scenario diverso: i buoni dati del 2021 rischiano di essere il passato, se non interverremo prontamente. Oggi viviamo in un mondo che è completamente mutato. I rincari delle materie prime e soprattutto dell’energia stanno frenando il motore della ripresa che eravamo riusciti ad avviare. Nei numeri delle rilevazioni locali questo ancora non lo vediamo, ma i campanelli di allarme nazionali del Centro Studi Confindustria (mi riferisco al calo della produzione industriale del -1,3% a gennaio) si stanno sentendo a livello di sentiment e di segnalazioni anche nelle imprese della provincia di Varese”. Energia. I costi dell’energia stanno mettendo in crisi le imprese del territorio. In alcuni settori, produrre sta diventando diseconomico e aziende di interi comparti rischiano
di fermarsi, nonostante abbiano il portafoglio ordini pieno, spiega il Presidente di Univa. In più l’attacco russo in Ucraina e le crescenti tensioni geopolitiche rischiano di frenare il motore Roberto Grassi della ripresa di un’economia locale, come quella varesina, fortemente internazionalizzata e radicata sui mercati esteri. “Paghiamo oggi a caro prezzo - accusa Grassi l’assenza di una politica industriale energetica e scelte scellerate degli anni e decenni passati. Occorre invertire subito la rotta con un mix di interventi congiunturali e strutturali. A partire dall’abbattimento delle componenti parafiscali e fiscali per le imprese, al pari di quanto sta avvenendo in Germania. Aumentare la produzione nazionale di gas allocandola alle aziende a costi inferiori a quelli di mercato, come sta avvenendo in Francia. Far crescere la disponibilità di fonti di energia all’industria anche attraverso un incremento della capacità derivanti da fonti rinnovabili, i cui costi di produzione non stanno aumentando, e che dunque potrebbero essere garantiti a prezzi inferiori a quelli di mercato comandati dal gas”. Pnrr. I rincari energetici mettono a rischio anche l’ottimismo delle imprese sulle opportunità aperte dal Pnrr. Su questo punto arriva dal Presidente di Univa un plauso e una proposta, rivolti entrambi agli amministratori locali: “Applaudiamo ai tavoli di coordinamento che sono stati avviati, come richiesto dalla stessa Unione
Industriali nella nostra ultima Assemblea Generale, dai principali Comuni della provincia. Lo ribadiamo: questo è un aspetto fondamentale, soprattutto in un territorio policentrico come quello del Varesotto. Rilanciamo però la posta sul banco della sfida chiedendo di coinvolgere su questi tavoli di coordinamento delle amministrazioni locali sul Pnrr anche le parti sociali del territorio”. Territorio. Sul tavolo l’Unione Industriali ha da portare la propria visione, che vuole declinare in proposte concrete da condividere con le Istituzioni, per politiche di sviluppo del territorio sia regionale, sia provinciale. Idee che spaziano su 5 linee di intervento: Innovazione e digitalizzazione; Welfare; Capitale umano; Transizione ecologica; Infrastrutture con focus Malpensa e Nord della provincia. Tra le proposte concrete già contenute in un documento che Confindustria Lombardia ha fatto avere prima di Natale nelle mani del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ci sono: sostenere progetti di aggregazione delle filiere produttive, accompagnare la digitalizzazione di filiere strategiche come l’automotive, aumentare la sinergia a livello regionale tra gli incubatori di start-up. Investire ancora di più nell’istruzione professionale e tecnica, per contrastare la dispersione scolastica e per avvicinare le ragazze alle materie tecnico-scientifiche.
Puntare al sostegno alla genitorialità dei lavoratori e delle lavoratrici. Su questo, annuncia Grassi, “presenteremo presto un nostro Progetto che coinvolgerà imprese e stakeholder del territorio”. E poi ancora: sostenere le iniziative di promozione dell’economia circolare e del riuso delle materie prime, proseguendo con la messa a terra delle piattaforme digitali, per l’incontro tra domanda e offerta di materiali già sperimentati in ambito regionale, come ad esempio, la Piattaforma Life M3P sviluppata da Univa e CentroCot. Infine, il tema infrastrutture. Su questo Grassi sa da dove partire: “Dall’approvazione del Masterplan di Malpensa da parte della Regione per non frenare lo sviluppo dell’Area Cargo, così preziosa per lo sbocco dei nostri prodotti sul mondo”. L’aeroporto e il suo sviluppo sostenibile rimangono per il Presidente di Univa “la priorità delle priorità del nostro territorio”. Senza dimenticare un fronte crescente di preoccupazione, l’area Nord del Varesotto: “Dobbiamo cominciare a lavorare oggi per riuscire nei prossimi anni a far entrare l’Area Nord della provincia di Varese nei parametri ‘Zone C non predefinite’ nelle prossime programmazioni. Ciò vuol dire garantire aiuti di Stato approvati dalla Commissione Europea per favorire lo sviluppo di zone in declino. Da tempo le Comunità Montane delle Valli del Luinese, della Valcuvia e della Valganna stanno vivendo un declino ed un progressivo depauperamento del tessuto produttivo in parte legato anche alla situazione di area di frontiera con la Svizzera. I parametri economici in quest’area iniziano a configurare una situazione meritevole di attenzione ai sensi degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale”.
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INCHIESTA
costo del denaro?
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La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte
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ECONOMIA
L’INDUSTRIA METALLURGICA PUNTA
sull’idrogeno Alessia Lazzarin
Promuovere la decarbonizzazione del settore dei metalli: è questo l’obiettivo comune di Tenova, impresa di Castellanza specializzata nello sviluppo e fornitura di soluzioni sostenibili per il comparto metallurgico, e Snam, il principale operatore di infrastrutture energetiche in Europa. L’impegno delle due società è quello di sviluppare soluzioni integrate pronte all’uso e testate in impianti industriali per consentire la riduzione delle emissioni di anidride carbonica
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entre al telegiornale si parla del rischio dello scioglimento del Permafrost e sul tavolo dell’Unione Europea si studiano piani di politiche sostenibili, le imprese, dalla loro parte, si impegnano per accelerare questo processo di transizione ambientale. A firmare un nuovo accordo di collaborazione Roberto Pancaldi che va in questa direzione sono la Tenova di Castellanza, azienda specializzata
nello sviluppo e fornitura di soluzioni sostenibili per l’industria metallurgica, e Snam,
Enrico Malfa
il principale operatore di infrastrutture energetiche in Europa. Il progetto intende promuovere la decarbonizzazione del settore metallurgico, sia in Italia sia all’estero. L’impegno delle due società è quello di lavorare insieme e di condurre studi strategici e analisi di mercato congiunti per realizzare apposite infrastrutture e sistemi di produzione dei metalli attraverso l’utilizzo dell’idrogeno verde. L’obiettivo è quello di sviluppare soluzioni integrate pronte all’uso e testate in impianti industriali per consentire una sostanziale riduzione delle emissioni di anidride carbonica e NOx (monossido di azoto e biossido di azoto, ndr) nel processo produttivo: dalla fusione alla trasformazione dei semilavorati metallici. “Nei cicli di produzione che utilizzano carbone, per intenderci i cicli produttivi simili a quello di Taranto, i gas di processo con percentuali di idrogeno che possono superare il 50%, vengono utilizzati come combustibile - afferma Enrico Malfa, Direttore Ricerca e Sviluppo di Tenova -. Partendo da questo bagaglio di conoscenze, la sfida è quella di estendere l’utilizzo dell’idrogeno fino 37
ECONOMIA
TENOVA
ad arrivare al 100% senza aumentare l’emissione di micro-inquinati”. Nella pratica funzionerà così: Snam metterà a disposizione le proprie competenze nelle tecnologie e nel trasporto dell’idrogeno, mentre Tenova contribuirà con il suo knowhow, in particolare sui sistemi di combustione per forni di riscaldo e di trattamento termico e sui forni fusori ad arco elettrico. La sinergia tra le due società si svilupperà sia attraverso test specifici presso il nuovo laboratorio nel quartier generale varesino di Tenova, sia attraverso installazioni e test di produzione direttamente in siti industriali. “A breve termine la strada realisticamente percorribile sembra quella della produzione on-site dell’idrogeno, attraverso installazioni di impianti dedicati alla produzione di energia elettrica rinnovabile e un approccio modulare basato su elettrolizzatori di taglia compresa tra i 5 e i 20 MWe (Megawatt elettrico, ndr), in base alle dimensioni dell’impianto - specifica Malfa -. Ciò consente installazioni e investimenti programmabili e scalabili nel tempo”. A livello tecnologico, oggi, la soluzione più consolidata per la produzione delle rilevanti quantità di idrogeno verde, che interessano il settore dei metalli, è quella degli elettrolizzatori alcalini. “Ma non
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trascuriamo tecnologie emergenti come la PEM (Proton Exchange Membrane) o la SOEC (Solid Oxide Electrolyzer Cell)”. L’approvvigionamento e l’utilizzo dell’idrogeno sono attualmente ancora molto limitati. A questo si aggiungono sempre maggiori pressioni per mitigare il cambiamento climatico. “Per questo motivo - informa Roberto Pancaldi, Ceo di Tenova stiamo sviluppando una soluzione ready-to-use per i nostri clienti, direttamente nei loro siti produttivi. Le competenze di Snam e Tenova sono complementari, e insieme siamo pronti a raccogliere la sfida della decarbonizzazione; obiettivo per cui lavoriamo da anni”. Le competenze tecnologiche e il know-how ci sono. Ma quali figure professionali servono per realizzare questo ambizioso progetto? La tematica è sicuramente multidisciplinare e le conoscenze richieste non sempre sono tutte direttamente già disponibili in azienda. Si va, infatti, dall’esperto nella modellazione di componenti e processi, al tecnico di laboratorio in grado di eseguire test sui bruciatori. Dal tecnologo e progettista di forni e reti trasporto di idrogeno o sue miscele con gas naturale, all’esperto della sicurezza. Dal metallurgista fino ad arrivare al business developer e
all’esperto di finanziamenti. “Questa multidisciplinarità è un’altra delle motivazioni che ci hanno spinto a collaborare - afferma il Direttore Ricerca e Sviluppo -. Le competenze di Snam e Tenova e i rispettivi punti di forza ci consentono di collaborare nell’ambito delle attività di ricerca, sviluppo tecnologico, innovazione e realizzazione di progetti”. I sistemi di combustione dell’azienda di Castellanza, parte integrante dell’accordo con Snam, “rappresentano una soluzione estremamente innovativa e unica sul mercato” sottolinea Pancaldi. Innanzitutto, permettono di ridurre le emissioni di anidride carbonica in modo progressivo e flessibile. “Questi sistemi, una volta installati, possono funzionare con una miscela di idrogeno e gas naturale in percentuali variabili, fino a utilizzare idrogeno al 100%, mantenendo le emissioni abbondantemente al di sotto dei limiti più restrittivi”. Inoltre, possono essere integrati con tecnologie 4.0 avanzate grazie all’infrastruttura digitale di Tenova. “Intendiamo dare il nostro contributo in termini di tecnologie e competenze affinché la transizione verso l’idrogeno in queste filiere vitali per l’economia italiana avvenga il più velocemente possibile” conclude Cosma Panzacchi, EVP Hydrogen di Snam.
ECONOMIA
IL VALORE DELLO ZERO
nella sostenibilità Alessia Lazzarin
La collaborazione tra imprese e atenei su progetti comuni è sempre più importante. La contaminazione tra questi due mondi aumenta la competitività, produce occupabilità tra gli studenti e genera ricchezza sociale ed economica. L’esempio arriva da “Together Towards ZERO” il programma di sostenibilità del Gruppo Carlsberg diventato caso di studio alla Scuola Sant’Anna di Pisa
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on un sistema di spillatura della birra innovativo che utilizza fusti in PET, differenziabili insieme alla plastica e senza aggiunta di anidride carbonica, si possono risparmiare 5.369.958 kg di emissioni di CO2, pari a quella assorbita in un anno da 214.798 alberi, l’equivalente di una superficie che corrisponde a 316 piazze del Duomo di Milano o 731 campi da calcio. Con l’utilizzo di una moderna tecnologia per le confezioni multi-lattina, Serena Savoca invece, si può dematerializzare il packaging,
fino ad ottenere una riduzione del 76% dell’utilizzo della plastica. Partendo dai risultati del “Bilancio di Sostenibilità 2020” e dall’esperienza ultradecennale sostenibile nei processi produttivi e di management, Carlsberg Italia, specializzata nella produzione, fabbricazione ed imbottigliamento di birra, è diventata caso di studio internazionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Lo scambio di conoscenze ed esperienze tra atenei e imprese su progetti comuni è fondamentale per l’attrattività delle Università, la competitività delle aziende, l’occupabilità degli studenti e la crescita economica e sociale dei territori” afferma Serena Savoca, Marketing&Corporate
Affairs Director di Carlsberg Italia. È in quest’ottica che il Gruppo, presente a Induno Olona con lo storico Birrificio Angelo Poretti, ha finanziato, con una borsa di studio, il percorso di studi di Vinicio Di Iorio, studente sulmonese del Dottorato Internazionale in Management della Sostenibilità, dell’Innovazione e della Salute della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “Abbiamo voluto trasmettere la nostra filosofia aziendale, i nostri valori, il nostro know-how alle nuove generazioni, contribuendo così alla formazione della classe dirigente del futuro continua Savoca -. Da questo rapporto è nato un case study d’eccellenza sul tema della sostenibilità integrata nei processi di management, realizzato insieme ai professori Fabio Iraldo e Francesco Testa”. Il case study ha attirato anche l’attenzione della casa editrice internazionale Pearson che lo ha pubblicato sulla propria 39
ECONOMIA
CARLSBERG
piattaforma di apprendimento interattivo e di digital repository ‘Management&Marketing Cases’. Il ruolo da protagonista per il caso di studio spetta a DraughtMasterTM Modular20, il sistema di spillatura rivoluzionario che utilizza fusti in PET, differenziabili insieme alla plastica, e senza anidride carbonica aggiunta. “Nel 2020, questa tecnologia ci ha permesso di risparmiare 5.369.958 kg di emissioni di CO2, pari a quella assorbita in un anno da 214.798 alberi, l’equivalente di una superficie che corrisponde a 316 piazze del Duomo di Milano o 731 campi da calcio”. Un focus è dedicato ad altre strategie sostenibili e tecnologiche adottate dal Gruppo. L’esempio è quello della dematerializzazione del packaging. Snap Pack, è una soluzione per le confezioni multi-lattina, non ancora disponibile in Italia, in grado di ridurre del 76% l’utilizzo di plastica rispetto al precedente packaging grazie 40
all’uso di punti colla al posto delle tradizionali stringhe di plastica. E poi c’è Green Fiber Bottle, un prototipo in fase di studio di bottiglia in fibra di legno derivante da fonti sostenibili e completamente biodegradabili. “Stiamo sviluppando questo progetto con una società danese impegnata nello sviluppo di soluzioni per un packaging sostenibile - informa Savoca -. Siamo convinti che collaborare con altre realtà sia una tappa fondamentale del percorso verso un futuro migliore e una economia circolare con zero rifiuti”. Definire la multinazionale esperta di sostenibilità non è certo un azzardo. Il Gruppo ha fondato la propria identità intorno a questo concetto: “Produciamo birra per un oggi e un domani migliori”. Nel 2017 è nato Together Towards ZERO, il Programma di sostenibilità del Gruppo Carlsberg che fissa i target 2030 allineandoli agli obiettivi di
sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu. Il programma si basa su quattro obiettivi: zero emissioni di anidride carbonica, zero spreco d’acqua, zero consumo irresponsabile e cultura zero incidenti. Anche la filiale italiana è all’avanguardia in questo senso: da oltre 10 anni redige il suo “Bilancio di Sostenibilità” e ha rafforzato la sua strategia, “seguendo poi i passi del Gruppo per generare un impatto concreto e misurabile nella nostra società”, conclude la Marketing&Corporate Affairs Director. Tra i progetti futuri c’è la partecipazione di Carlsberg a Beer Attraction, una delle più importanti fiere dedicata alle eccellenze birraie e del comparto beverage in generale. “Saremo presenti con i nostri tre brand di punta, Birrificio Angelo Poretti, Tuborg, Grimbergen, dando spazio anche alle novità relative al suo impegno in termini di innovazione e sostenibilità”.
ECONOMIA
DAL WEB ALLA PORTA DI CASA
passando per Fives Francesca Cisotto
In un click. Dall’ordine su Internet al corriere che suona il citofono, il nostro pacco passa per le linee veloci dell’azienda varesina creatrice degli impianti di smistamento di cui si servono tutti i corrieri più famosi al mondo. Ma non solo. Anche le Poste, italiane, americane e cinesi, per esempio, usano i loro sistemi. Una realtà di Lonate Pozzolo, che ha appena spento 65 candeline, festeggiate con una crescita di organico da record
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orrono veloci, sembrano sulle montagne russe, ma non siamo al Luna Park. Sono pacchi dalle misure più disparate: alcuni molto piccoli, da contenere un porta penne, altri molto grandi per racchiudere e trasportare un armadio componibile, ad esempio. Salgono, scendono, curvano e spariscono. Veloci e precisi. Siamo tra le mura della Fives Intralogistics Spa, l’azienda di Lonate Pozzolo, parte del Gruppo Fives, una multinazionale francese con sede centrale a Parigi che dispone di oltre 100 siti in 30 Paesi del mondo. Quella varesina si occupa di movimentazione di oggetti ad alta velocità. Una velocità tale da permettere al mercato di essere sempre ricettivo; di funzionare continuamente, h24. E quindi da permettere a quel libro necessario per superare l’esame, a quel paio di scarpe che dobbiamo indossare ad un evento imminente, o comunque, a
quella cosa che deve arrivare il prima possibile, di essere davvero dietro alla porta prima di subito. Accendiamo il cellulare, il tablet o il computer e navighiamo sul web. Prenotiamo quello che stavamo cercando, di più o meno urgente, e
leggiamo che la consegna, per i più frettolosi, può avvenire in poche ore. È dietro a questa necessità di immediatezza che rispondono gli impianti di smistamento della Fives Intralogistics Spa. Fondata nel 1957, l’azienda è nata sotto il nome CML
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ECONOMIA
FIVES INTRALOGISTICS
(Carpenterie Metalliche Lonatesi srl), come attività produttiva di impianti per l’estrazione della ghiaia, poi dagli anni ’70 il business si è concentrato sullo smistamento con la creazione di macchinari logistici. Due gli stabilimenti varesini in cui si divide l’attività, entrambi a Lonate Pozzolo: l’headquarter con l’area produttiva, situato sulla Strada provinciale Bustese; l’altro con gli uffici di gestione dei progetti e il service, adiacente all’aeroporto di Malpensa. Nove, invece, i centri esterni di manutenzione, in corrispondenza dei poli logistici dei clienti, tra Roma, Milano, Malpensa, Bologna e Piacenza, dove sono operativi i tecnici che, a turno, danno assistenza ai clienti h24. Inizialmente, i clienti erano le Poste italiane, oggi, invece, Fives serve gli enti postali di tutte le Nazioni e i corrieri internazionali, oltre che tutti i maggiori attori dell’e-commerce mondiale. Sostanzialmente tutti quelli che muovono pacchi velocemente, dalle grandi realtà con presenza mondiale alle realtà locali che erogano servizi logistici. Quelli che vengono richiesti da tutto il mondo all’impresa varesina sono macchinari intelligenti che combinano la meccanica dei carrelli, dei nastri trasportatori e dei motori all’intelligenza dei numeri e dei codici, alla velocità dei nostri bisogni. La tecnologia di punta e di riferimento è il cosiddetto cross-belt sorter. Un sistema green, fabbricato utilizzando alluminio riciclato e dai costi energetici bassissimi, che tra l’altro assicura una funzione costante: disponendo delle stesse tecnologie di progettazione degli elicotteri, è capace di continuare a lavorare anche nel caso in cui dovesse rompersi qualche componente. Gli impianti possono raggiungere le grandezze e le forme più disparate: i pacchi possono scorrere su linee di 80, 100 metri, ma anche di qualche chilometro. Insieme, variano anche i tempi e i costi: possono volerci dai 6 ai 18 mesi di realizzazione, mentre il valore va dal milione di euro per i 42
Fondata nel 1957, l’azienda è nata sotto il nome CML (Carpenterie Metalliche Lonatesi srl), come attività produttiva di impianti per l’estrazione della ghiaia, poi dagli anni ’70 il business si è concentrato sullo smistamento con la creazione di macchinari logistici. Due gli stabilimenti varesini in cui si divide l’attività, entrambi a Lonate Pozzolo progetti più piccoli, fino a centinaia di milioni per quelli più grandi. Numeri, già fin qui, da capogiro. Ma quello che è davvero impressionante è il boom che Fives Intralogistics Spa ha registrato negli ultimi anni, sia in termini di organico, sia di fatturato. Da un centinaio di addetti e un fatturato di 40 milioni di euro fino al 2015, l’impresa è passata in pochi anni ad avere 490 dipendenti e a superare i 230 milioni. Una cifra che è sempre stata frutto principalmente di export. “Esportiamo circa l’80% dei nostri prodotti, soprattutto in Europa, Francia, Germania ma anche Giappone, Nuova Zelanda e Canada - spiega il Ceo Lorenzo Moroni -. Lo sviluppo che abbiamo avuto deriva da una vera e propria esplosione dell’e-commerce intorno al 2014, quando Amazon è entrato in gioco cambiando il paradigma. È cresciuta la domanda di mercato; tutti hanno avuto bisogno dell’automazione, ormai indispensabile per rispondere ad una consegna immediata, e il Gruppo
Fives, disponendo delle tecnologie leader di ogni settore specifico, non si è trovato impreparato. Il Covid-19, poi, ha dato alla nostra attività un’ulteriore accelerazione”. Una crescita esponenziale che ha necessitato di un riassetto dell’azienda a partire dalla struttura. “Innanzitutto, abbiamo dovuto rivedere l’organizzazione delle funzioni per gestire al meglio il trasferimento al nuovo personale di quelle competenze tecniche di cui abbiamo bisogno, ma che non sono facili da trovare nel mercato - sottolinea la HR manager, Luisa Gecchele -. Facciamo progetti di automazione a livello internazionale, quindi le risorse con una preparazione generica si trovano nel mercato, ma per il nostro specifico settore, abbiamo dovuto creare un’accademia interna. Questo per velocizzare il trasferimento delle competenze ai nuovi entrati, potenziare quelle dei dipendenti più ‘anziani’, ma anche trasferire soft skills e valori aziendali. L’aspirazione è quella di dare vita ad una vera e propria Accademy a tutto tondo”. Traguardi e cifre importanti che, però, non frenano il desiderio di espansione dell’azienda varesina. Uno degli obiettivi di Fives Intralogistics Spa è quello di crescere ancora e non solo di fatturato: “Ci aspettiamo di fare un ulteriore passo in termini anche di organico con un turnover di un centinaio di ingressi all’anno. Stiamo crescendo con una media superiore a quella di mercato e, considerando i dati economici dell’e-commerce, si prevede che la domanda continui a crescere fino al 2025 - evidenzia il Ceo Moroni -. Facendo riferimento ai Paesi che non hanno ancora investito massicciamente in automazione, invece, come quelli dell’Europa dell’Est del Sud America, possiamo prevedere una richiesta ancora maggiore. Guardando l’andamento e provando ad essere positivi - chiosa Moroni - le probabilità sono quelle di arrivare ben oltre i 300 milioni di fatturato”. fivesgroup.com
ECONOMIA
L’IMPATTO DEL CARO ENERGIA
sull’acqua Riccardo Saporiti
Per garantire il funzionamento degli acquedotti fino ai rubinetti di casa, dei depuratori e degli impianti di fognatura serve energia. Nello specifico il gestore della provincia di Varese, Alfa Srl, consuma ogni anno 73 milioni di kilowattora. I rincari energetici pesano anche su questa realtà. I maggiori costi nel 2022 ammonteranno a 6,8 milioni di euro. Ma non incideranno su cittadini e imprese
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invasione russa dell’Ucraina, che ha avuto come primo effetto sui mercati quello di far salire i prezzi di petrolio e gas dei quali Mosca è grande esportatrice verso l’Europa (secondo Eurostat, nel 2019, rispettivamente il 26,9%, il 41,1% di quelli consumati all’interno dell’Unione, arrivano da lì), certamente non contribuirà a ridurre i costi energetici. Il punto è che quando il costo dell’energia sale, l’effetto non riguarda solamente l’aumento degli importi delle bollette. Ma fa crescere anche i prezzi di prodotti e servizi che di
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ECONOMIA
ALFA
quell’energia hanno bisogno per poter essere realizzati. Intanto, però, è possibile quantificare questi aumenti? Uno strumento utile lo mette a disposizione Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, che fornisce i dati relativi all’andamento dei prezzi energetici. Nel giro di un anno il prezzo della componente energia della bolletta è salito dai 9,24 centesimi al kilowattora, del primo trimestre 2021, ai 37,2 registrati nelle settimane di fine febbraio. In altre parole, il prezzo è quadruplicato. Un dato, quest’ultimo, che fa riferimento a quegli utenti domestici che rientrano nel servizio di maggior tutela, ovvero che ancora non hanno scelto di passare al mercato libero. E che rappresenta l’effetto immediato degli incrementi dei quali si parla in queste settimane, incrementi che ciascuno può verificare di persona leggendo la bolletta. Ora, se i costi energetici crescono per le famiglie, appare ovvio che questo accada anche per le aziende. Costi che queste ultime possono decidere di assorbire, riducendo i propri margini oppure tagliando le spese o gli investimenti, o di scaricare (quando le dinamiche del settore di appartenenza lo permettono, e non sono molti) sui propri clienti, facendo così lievitare il prezzo dei prodotti e dei servizi che immette sul mercato. Oppure, infine, di affrontare mediando tra i due possibili approcci. Un esempio utile, per capire questo meccanismo, è rappresentato da Alfa Srl, la società che si occupa della gestione del servizio idrico integrato in provincia di Varese. Utile per due ragioni: la prima è che non è possibile scegliere di cambiare fornitore per aziende e privati, la seconda è che non è nemmeno possibile fare a meno dei suoi servizi. 44
A meno, certo, di non voler tornare a ben più di qualche decennio fa. Intanto, quanta energia utilizza Alfa srl per garantire la gestione dell’acqua, dalla captazione nei pozzi fino alla depurazione? Il bilancio 2020 dell’azienda stima in 73,59 milioni di kilowattora l’energia consumata per garantire il servizio. Più nello specifico, la voce più significativa di consumo riguarda la gestione degli acquedotti (38 milioni di kWh), seguita da quella dei depuratori (33,5 milioni di kWh). Residuale, invece, il consumo legato agli impianti di fognatura. In totale si arriva quindi a superare i 73 milioni di kilowattora. Si intuisce, quindi, quanto un incremento, anche di pochi centesimi nel prezzo dell’energia, possa incidere sul bilancio di una realtà come Alfa. Azienda che, ovviamente, ha stimato quanto questo aumento possa andare ad incidere sui propri conti. Nello specifico, il budget per il 2022 prevedeva una spesa pari a 23,4 milioni per quanto riguarda i costi dell’energia elettrica. Una stima condotta prima della fine dello scorso anno, quando ancora gli aumenti dovevano dispiegarsi compiutamente. L’aggiornamento di questa previsione, alla luce degli effettivi incrementi dei costi energetici, fa lievitare a 30,9 milioni di euro la somma necessaria per alimentare acquedotti e depuratori. Un piccolo aiuto, nell’ordine dei 670mila euro, arriva dal cosiddetto decreto Sostegni ter, che ha stanziato 1,2 miliardi per tagliare quella voce della bolletta legata agli oneri di sistema. Ma l’aumento dei costi che l’azienda dovrà fronteggiare è nell’ordine dei 6,8 milioni di euro. E come verrà gestito questo aggravio dei costi? Cittadini e imprese sono al riparo da aumenti delle bollette:
Alfa non può intervenire su di esse. La scelta, spiega il presidente Paolo Mazzucchelli, è stata quella di intervenire per ridurre i costi. “Abbiamo effettuato alcuni tagli, come dire, scientifici”, afferma. “Ad esempio abbiamo deciso di ridurre il piano assunzioni, rinunciando a dieci nuove figure, e stiamo cercando di rinegoziare alcuni contratti con i nostri fornitori”. La scelta, in altre parole, è quella di ridurre i costi ma di non tagliare gli investimenti. Scelta possibile grazie al fatto che “per come è strutturata la tariffa, Alfa ha sempre prodotto utili tra i 5 e gli 8 milioni di euro”, circostanza che “ci consentirà di chiudere il bilancio di quest’anno con una perdita intorno al milione di euro” proprio a causa dell’aumento dei costi dell’energia. Nel frattempo “prosegue la nostra radicale revisione dei processi produttivi. I depuratori che abbiamo ereditato dalle precedenti gestioni hanno dei processi produttivi particolarmente energivori”. E appunto ridurre i consumi è il modo più efficace per contenere l’impatto dell’aumento dei costi dell’energia.
Il budget per il 2022 di Alfa Srl alla fine dello scorso anno prevedeva una spesa pari a 23,4 milioni per i costi dell’energia elettrica. L’aggiornamento di questa previsione alla luce degli effettivi incrementi ha fatto lievitare il conto a 30,9 milioni. Ecco quanto costerà alimentare acquedotti e depuratori del Varesotto
FORMAZIONE
IL PROGETTO
Lei@BTicino Maria Postiglione
Le ragazze che in Italia si laureano in materie tecnico-scientifiche sono solo il 16%. La metà dei propri colleghi universitari. Una diversità di genere che rappresenta un punto debole del Paese in un settore strategico per la competitività. Da qui l’impegno concreto di molte imprese nel promuovere lo studio delle materie STEM tra le ragazze e, più in generale, di portare al centro dell’attenzione in azienda le tematiche legate alla “diversity”. Tra queste, BTicino
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ai risultati del report “We Stem for Our Future” dell’organizzazione Weward, pubblicato il 7 febbraio 2022 in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza, emerge che in Italia sul totale delle studentesse che si laureano, solo il 16% lo fa in materie STEM (ossia frequentando percorsi di studio legati alla scienza, all’ingegneria, alla tecnologia o alla matematica). Un percentuale che rappresenta la metà di quella che si ritagliano, invece, i propri colleghi universitari maschi che arrivano, dunque, a superare il 30%. Un divario di genere, non può che
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essere definito così, in uno scenario, quello della conoscenza tecnicoscientifica, che rappresenta un asse portante per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Ma anche per la competitività stessa delle imprese. Da qui l’impegno di molte realtà aziendali anche del territorio varesino in progetti che hanno come obiettivo quello di diffondere tra i giovani, e in modo particolare tra le ragazze, la conoscenza delle numerose e variegate opportunità che gli studi STEM offrono in ambito lavorativo e di carriera. È in questo contesto che nasce il “Progetto Scuola” di Bticino, brand del Gruppo Legrand, in Italia, tra i leader mondiali nelle apparecchiature
elettriche e digitali destinate agli spazi abitativi, di lavoro e di produzione, con sede centrale a Varese. L’iniziativa in questione è da contestualizzare all’interno di un network chiamato Lei@BTicino, che si occupa soprattutto di tematiche legate alla diversità di genere. Manuela Bonadei, attuale Presidentessa del network spiega che “l’idea del network al femminile nasce in Francia, nella nostra Corporate del Gruppo Legrand, sotto il nome di elle@legrand. In Italia abbiamo accolto con entusiasmo l’idea e l’abbiamo fatta nostra in quanto crediamo fortemente nel valore della diversità di genere e, più nel complesso, nell’accoglienza della diversità in tutte le sue declinazioni: ciò deve tradursi sempre più in azioni aziendali concrete per rafforzare la cultura dell’inclusione all’interno e all’esterno del contesto lavorativo, visto l’impatto che un’azienda come Bticino ha anche nel tessuto sociale e territoriale in cui opera”. L’obiettivo principale, dunque, del network Lei@BTicino è contribuire alla realizzazione della roadmap aziendale su temi concreti di inclusione, prestando una maggiore attenzione sulla diversità di genere e mix working. Il network si propone di contribuire a perseguire un cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione in tema di Diversity, con un focus particolare al genere. Un cambiamento graduale attraverso la messa in campo di
diverse azioni volte ad alimentare momenti di confronto all’interno e all’esterno dell’azienda. “Al momento del lancio del network - spiega Federica Grazioli, Responsabile Diversity di Bticino - le adesioni sono state spinte soprattutto dalla curiosità, anche se, in prima battuta, abbiamo dovuto sensibilizzare gli interessati verso una dinamica attiva di coinvolgimento nel network; abbiamo creato i gruppi di lavoro intorno a temi che, a nostro avviso, avrebbero attivato l’interesse e quindi la partecipazione di altri colleghi”. Tra i destinatari delle azioni del progetto ci sono le scuole medie e superiori della provincia di Varese. L’obiettivo è quello di supportare studentesse e studenti in un orientamento più consapevole per la scelta del percorso di studio e di lavoro da intraprendere. Ad esempio, il percorso ideato per gli studenti delle scuole superiori
parte da un approccio filosofico, su temi legati alla motivazione, alla libertà e responsabilità verso sé stessi e la collettività per discutere poi di alcune trappole che possono deviare il percorso. Agli studenti viene chiesto così di concretizzare l’esperienza vissuta in una tesina o di effettuare ricerche sui temi trattati, proprio per supportarli nelle riflessioni legate al tema dell’integrazione. Per quanto riguarda le scuole medie, invece, l’azienda ha ideato il concorso “Scopri l’oggetto misterioso e personalizzalo”. Gli studenti, suddivisi in gruppi misti di ragazze e ragazzi, devono scoprire di quale oggetto si tratti, dando libero sfogo alla loro fantasia. Una volta identificato il videocitofono, prende il via l’attività di personalizzazione e decorazione che permette l’implementazione di competenze di educazione artistica e tecnica. Il miglior progetto di ogni scuola viene
poi realizzato dall’azienda e donato alla scuola come esemplare unico. “Si tratta sicuramente di un percorso lungo - chiosa Manuela Bonadei - fatto di molte attività e tanti piccoli passi lungo il cambiamento culturale e verso un approccio di reale inclusione. Ci sono sicuramente due traguardi importanti che abbiamo raggiunto attraverso il network: il primo è quello di aver sensibilizzato ulteriormente sul tema della diversità di genere alimentando di anno in anno un confronto aperto tra diverse generazioni di collaboratori. Il secondo è di aver portato l’azienda ad aderire a Valore D, prima associazione italiana che riunisce oltre 280 imprese per la promozione dell’equilibrio di genere nel mondo del lavoro, una scelta che per noi rappresenta un importante e concreto passo avanti nelle politiche di inclusione che l’azienda sta promuovendo ormai da tempo”.
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SCIENZA & TECNOLOGIA
Polvere di arancia
E ZOLFO CONTRO LA DESERTIFICAZIONE Francesca Cisotto
una serie di processi come quello dell’assorbimento dei fertilizzanti. La SBS, infatti, attraverso i suoi macchinari, riduce in pastiglie lo zolfo già dalla sua nascita nel 1984. Da qui l’idea di far convergere i due filoni sostenibili: il riciclo delle bucce di arance, prodotto tipico della tradizione siciliana, e il recupero degli scarti di zolfo dei processi di fabbrica. Il tutto unendo una terza componente: la bentonite, una specie di argilla che fa da veicolo allo zolfo per permettergli di essere assorbito lentamente dal terreno. “Siamo attivi da almeno 15 anni nel settore petrolifero e petrolchimico con il recupero dello zolfo che altrimenti vecchia tradizione che, ancora andrebbe a inquinare oggi, vede i contadini l’atmosfera - spiega il buttare le bucce delle Managing director, arance nei campi, Renato Calamarà. in sostituzione Ecco che allora ai comuni abbiamo pensato fertilizzanti di trasformare chimici questo gas serra distribuiti in in fertilizzante commercio. tramite Ecco da l’aggiunta della dove nasce il componente Fertilizzante di SBS. organica. L’effetto Renato Calamarà Un prodotto che acidificante dello non permette soltanto zolfo insieme alla il recupero degli scarti delle polvere di buccia di arancia arance, ma anche di riutilizzare dà vita al nostro fertilizzante che un derivato del petrolio come lo appartiene al gruppo di quelli zolfo che si trova in abbondanza organico-minerali. Si tratta del tra i residui delle numerose risultato di un forte connubio tra raffinerie siciliane e che può essere economia e tecnologia verde in linea usato in natura come correttivo con le richieste dell’ambiente e del del pH dei terreni, per agevolare mercato”. Quindi, ricapitolando,
Dagli esperimenti “fatti in casa”, sugli ortaggi nelle serre, ai terreni greci della Tessalonica. La SBS, azienda varesina produttrice di macchinari per l’industria, ha dato vita ad un innovativo fertilizzante organico-minerale in grado di rendere coltivabili anche le terre più aride del Pianeta. Una scoperta che ha permesso di ottenere un finanziamento dell’Unione Europea dal valore di oltre 1,7 milioni di euro
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live, arance, limoni e fichi d’India. Sono solo alcuni dei prodotti che regalano i campi della Sicilia. Una terra dalle forti tradizioni. È da una di queste, in particolare, che nasce una sorta di medicina in grado di combattere la desertificazione anche nelle terre più aride del pianeta È un nuovo fertilizzante organico-minerale; è composto da polvere di arance ed è frutto dello sguardo attento dell’ingegnere Giovanni Calamarà, Presidente di SBS Steel Belt Systems, l’azienda attiva nella produzione di macchine industriali, con sede sia in provincia di Varese, a Venegono Inferiore, sia in provincia di Messina, a Villafranca Tirrena. È proprio girando per i terreni siciliani che il Presidente Calamarà si è reso conto della necessità di innovare quella
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SCIENZA
SBS
l’arancia reintroduce la fertilizzazione che si era persa, lo zolfo corregge il pH e la bentonite facilita il tutto. L’impresa varesina, però, non ha solo scoperto questo nuovo fertilizzante organico-minerale; lo sa anche produrre attraverso il macchinario industriale studiato e realizzato dalla stessa azienda. Un risultato che arriva da una serie di passi importanti. A partire dagli esperimenti fatti “in casa”, nello stabilimento di Venegono, attraverso cui SBS ha creato il fertilizzante miscelandolo in differenti composizioni. Poi i test in serra, nei vasi di ortaggi, per valutare le cosiddette “curve di carico”; cioè per comprendere le migliori composizioni e quantità di fertilizzante da utilizzare sui terreni. Una fase importante che ha dato come risultato il brevetto sul prodotto e che ha visto la collaborazione di Adele Muscolo, Professoressa di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che secondo una classifica della Stanford University è tra i maggiori esperti mondiali del suolo. E poi lo sviluppo del macchinario produttivo attraverso tutto il know-how interno, proprio della SBS, che ha portato ad un altro brevetto; questa volta sul processo. E, infine, l’ok da Bruxelles dell’Unione europea: un finanziamento, 50
nell’ambito del Programma Life, di 1,7 milioni di euro a fondo perduto, che ha decretato il via al progetto denominato “LIFE RecOrgFert PLUS” dal valore totale di 4 milioni. 42, invece, i mesi per vederlo realizzato. La data sul calendario è già fissata: 28 febbraio 2025. Negli stabilimenti è tutto pronto per raggiungere quel traguardo che i rappresentanti aziendali si sono prefissati: andare nelle aree del mondo in via di desertificazione, installare i macchinari firmati SBS e produrre i fertilizzanti a livello locale. Non resta che testare il fertilizzante su larga scala e passare
Il fertilizzante è stato brevettato anche grazie alla collaborazione di Adele Muscolo, Professoressa di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che secondo una classifica della Stanford University è tra i maggiori esperti mondiali del suolo
alla commercializzazione sul mercato. “Con il progetto Life abbiamo due grandi obiettivi - chiarisce il Project coordinator Antonio Scialletti -. Da un lato, la costruzione della prima linea pilota per la produzione dei fertilizzanti nello stabilimento siciliano, che arriverà a produrre ventimila tonnellate di Fertilizzante all’anno. Dall’altro, i test sulle categorie di ortaggi e grano duro in 27 ettari di terreno che abbiamo a disposizione tra Italia e Grecia, più precisamente su 12 ettari della scuola di agraria American farm in Tessalonica. Così da sperimentare il nostro prodotto su terre in via di desertificazione europee, ma fuori dall’Italia”. Ad affiancare SBS nelle fasi di progettualità, come sottolinea il Technical director, Sergio Contesi, “è stata una rete di collaborazione che si è creata tra le varie realtà coinvolte. Un supporto importante è arrivato dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, sia dal punto di vista normativo sia per metterci in collegamento con i contatti istituzionali, della Confindustria nazionale, di Roma, ma anche direttamente con Bruxelles”. Un’ennesima soddisfazione per una realtà che non si accontenta; dall’azienda, infatti, prevedono per il futuro una crescita del +10/15% all’anno. Il fatturato, ad oggi, si aggira intorno ai 12 milioni di euro di cui l’80% è frutto di export. Questo perché, come spiega il Technical consultant, Luigi Lisciandra, “SBS è un po’ in tutto il mondo. Si rivolge a diversi mercati, dall’industria chimica e petrolchimica, a quella alimentare con macchine per la produzione di chewing gum e di caffè, ad esempio, fino a quella della gomma, servendo case come Pirelli e Michelin. Siamo impegnati anche nelle vernici in polveri ecologiche, con l’obiettivo di lavorare sempre di più nella green economy”. life-recorgfertplus.eu
FUGITIVE EMISSION TEST Continua il ciclo di articoli dedicati alla scoperta del mondo dei test applicati alle valvole e della realtà di BMB Valve, di cui si è ampiamente trattato nelle precedenti uscite. In questo nuovo articolo, andremo ad approfondire un ulteriore test che BMB offre con esperienza e professionalità ai suoi clienti: il Fugitive Emission Test o, più semplicemente, FET, per certi aspetti simile al PR2, test protagonista della precedente uscita.
elevata temperatura e pressurizzata. Anche in questo caso, viene effettuata una misurazione del grado di perdita, prima e dopo i cicli di movimento. Infine, a conclusione del test, la valvola viene nuovamente portata a temperatura ambiente e viene eseguito lo stesso identico processo.
Il processo di testing è molto simile a quello del PR2 e comprende le seguenti fasi: • partendo da una temperatura ambiente, la valvola viene messa in pressione per permettere a BMB di eseguire una prima rilevazione di perdita attraverso lo spettrometro di massa, l’unico strumento che permette, appunto, di verificare il grado di perdita in caso di utilizzo di un gas tracciante, in questa fattispecie l’elio, e successivamente viene fatta ciclare. A completamento dei cicli richiesti, viene eseguita una nuova rilevazione della perdita. • Il componente viene poi portato alla temperatura in negativo richiesta dal cliente, quindi ad esempio -46°C. Raggiunta tale temperatura, la valvola viene mandata in pressione di modo da poter nuovamente effettuare la rilevazione di perdita e successivamente far partire, anche in questo caso, i cicli di movimento, durante i quali la valvola si apre e si chiude. Terminato tale processo, viene effettuata una nuova rilevazione del grado di perdita per verificare che la valvola abbia superato il test. • A questo punto, si esegue lo stesso procedimento riportando però la valvola a temperatura ambiente: dopo aver mandato in pressione il componente, si misura il grado di perdita, la valvola viene fatta ciclare e al termine viene eseguita una nuova misurazione della perdita. • E’ poi il momento del ciclo termico in positivo, quindi la valvola viene fatta aprire e chiudere dopo essere stata portata ad
Le principali differenze tra PR2 e FET risiedono invece del metodo di rilevazione della perdita e nell’utilizzo del gas impiegato per pressurizzare la valvola. E’ infatti fondamentale ricordare che per il test PR2 ci si serve dell’azoto gassoso e che l’eventuale perdita viene rilevata attraverso la registrazione della pressione per via di un trasduttore collegato ad un pc di registrazione di pressione e temperature, mentre per il FET il gas tracciante è l’elio. In quest’ultimo caso inoltre, come discusso, la perdita viene rilevata attraverso lo spettrometro di massa, servendosi quindi del metodo “sniffer”, il cui utilizzo è vincolato al possesso di uno specifico patentino che ne autorizzi l’impiego, per via della complessità dello stesso. Durante lo svolgimento di questi test è fondamentale evitare un eccessivo shock termico per non compromettere la valvola, e dunque evitare di raffreddarla o riscaldarla troppo velocemente. Come sempre, per eseguire delle prove in modo corretto, conformi alle normative di riferimento e con risultato positivo, è necessario possedere un’elevata esperienza, le giuste competenze ma anche l’attrezzatura adeguata, in questo caso l’Alkitronick, uno strumento in grado di misurare la forza durante i cicli, per il quale BMB si affida a Mapptools. A conclusione di questo percorso, non perdere il prossimo articolo, in cui ripercorreremo il viaggio di questi ultimi mesi nel mondo di BMB Valve.
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IL TASTO CANC Nuovi oneri documentali NON BASTA in materia di transfer
pricing: il Provvedimento del 23 novembre 2020
Spesso si pensa che per eliminare un contenuto digitale basti premere un tasto. Non è così semplice: l’eliminazione definitiva dei supporti Le nuove disposizioni incidono ai fini fisici è oggi più che mai fondamentale. Computer, hard disk, memorie esterne della documentazione in tema di transfer ma anche smartphone, chiavette, cd o tutti pricing relativa al periodo d’imposta 2020 quei supporti ormai obsoleti dimenticati nei cassetti o negli archivi, come nastri e cassette, rappresentano la cassaforte di un patrimonio 14 maggio per i servizi infragruppo a basso Il 23 novembre 2020, il Direttore dell’Agenzia chedelle va tutelato. “TRUST CODE®2018 – spiega il aggiunto. Entrate ha pubblicato il Provvedimento che contiene i Corti – sivalore titolare Luigi occupa di distruggere e nuovi standard documentali in materia di “prezzi smaltirediin modo sicuro qualsiasiun tipo di archivio, • È introdotto obbligo, pena la non idoneità, di firma dai classici tutto quello che riguarda con “data certa”, trasferimento”, ossia i requisiti che le imprese sono schedari a digitale della documentazione digitale”. tenute a rispettare se intendono accedereilal regime di certificata a mezzo di marca temporale da apporre esenzione dalle sanzioni (cd. penalty protection), entro la data di presentazione della dichiarazione dei altrimenti previste in caso di accertamentoAdel mancatoDI LEGGE NORMA redditi. Per la prima volta, è dunque richiesto di fornire cyber security è oggi tema evidenza di estremo rispetto del principio di libera concorrenza“La nella una precisa in ordine a quando la interesse per le imprese che trattanosia stata predisposta, mantenendo determinazione dei prezzi nell’ambito di operazioni documentazione informazioni e dati sensibili” , sottolinea Corti. transfrontaliere infragruppo. Le nuove disposizioni l’indicazione della data di presentazione della “Per questo, internazionale, hanno efficacia a partire dal periodo d’imposta in corso la normativa dichiarazione dei redditi quale scadenza temporale in particolare 21964 del 2018, alla data di pubblicazione del Provvedimento. Dunque, la ISO/IEC ultima di predisposizione. regolamenta per gli esercizi coincidenti con l’anno solare, le regole di la distruzione per tutelare i • È prevista la possibilità di predisporre la dati digitali, identificando persino il grado di recente introdotte sono applicabili ai fini della documentazione solo per sensibilità il relativo talune operazioni poste in documentazione relativa al periodo d’imposta 2020, del da supporto e stabilendo ®entità consociate. Ne consegue che, se essere con le livello di distruzione. TRUST CODE da quasi 15 predisporre entro la scadenza della presentazione della l’impresa sceglierà di documentare solo una parte delle anni ha scelto di operare in conformità con le relativa dichiarazione dei redditi, nel 2021. proprie attività infragruppo, il regime di esenzione dalle più rigide normative proprio per offrire al cliente sanzioni sarà applicabile solo con riferimento alle una garanzia certificata”. Le principali novità: indicazioni operative
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TERRITORIO
LA FORNACE DEGLI ARTISTI
“blu Cunardo” Mario Chiodetti
Le Fornaci Ibis sono oggi un museo all’aperto, con le opere di grandi artisti della ceramica visibili al pubblico. Di qui passarono e si forgiarono nomi del calibro di Guttuso, Lucio Fontana, Vittorio Tavernari, Emil Schumacher. Un passato che potrebbe tornare grazie alla passione di una giovane ceramista 23enne
È
un magnifico viaggio nel tempo quello che si intraprende percorrendo lentamente la strada che conduce alle Fornaci Ibis, nascoste tra il verde in un silenzio rotto soltanto dai richiami del merlo e del picchio e da qualche scampanellio di bikers impegnati sulla ciclabile in mezzo al bosco. Qui, settant’anni fa, Paolo Robustelli e la moglie Pina decisero di dar vita a un’attività artigianale, in una terra in cui la lavorazione della ceramica ha origini antichissime, con fornaci addirittura di epoca romana. Ma fu sul finire dell’800, quando in paese si contavano quattro fabbriche e diverse fornaci per la cottura di mattoni e calce, che la produzione di manufatti ebbe un notevole impulso, grazie all’invenzione del “blu Cunardo”, una tinta nota soltanto ai ceramisti locali. Le Fornaci Ibis, collocate sulla discesa che da Cunardo porta a Grantola, sono un angolo di Ottocento rimasto quasi intatto. La ceramica d’arte del Novecento ha fatto tappa qui, in questo grande impianto che un tempo serviva a produrre la calce per imbiancare e costruire, e poi si è trasformato in una fucina per gli artisti di mezza Europa, che arrivavano in estate richiamati dal passaparola. Una stagione irripetibile, che portò il nome di Cunardo nel mondo, grazie a personaggi come Lucio Fontana, Jean Arp, Emil Schumacher, che dai fratelli Giorgio Robustelli e Gianni Robusti (nome d’arte) venivano a cuocere le loro opere e a trascorrere qualche giorno confrontandosi e scambiandosi consigli e opinioni. “L’intera struttura è ottocentesca, la costruì mio nonno, Carlo Bossi, assieme ai fratelli Pietro e Angelo, soci dell’impresa. Facevano la calce, ma poi l’avvento del cemento li costrinse a spegnere i forni. Da bambino ricordo che qui c’era una derivazione della linea tramviaria Varese-Luino, arrivavano vagoncini subito riempiti di calce. Il tram in certi tratti andava così piano che le persone salivano e scendevano in corsa”, racconta Giorgio Robustelli, 78 anni, rimasto l’unico proprietario delle Fornaci Ibis, dopo la scomparsa del fratello Gianni. “Nel 1951 mio padre Paolo, artista della Ceramica Coronetti di Cunardo, che
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Giorgio Robustelli e Gianni Robusti
aveva contribuito a far crescere dopo gli anni trascorsi alla ditta di Ghirla, acquistò l’azienda e incominciò con la moglie Pina la produzione in serie di portavasi, evaporatori per caloriferi e abbeveratoi per uccelli. Ricordo che una volta arrivò un cliente che ci ordinò 30mila abbeveratoi, aveva un grande allevamento a Torno, sul lago di Como”. La seconda vita delle Fornaci Ibis però, arrivò quando Giorgio e Gianni presero le
Giulia Bonora
redini della ditta nel 1964, con la fondazione dell’Associazione Culturale CunArt, promotrice di eventi culturali riguardanti non soltanto la ceramica, ma anche musica e poesia. “Di colpo le fornaci diventarono un luogo d’incontro per gli artisti. Arrivavano Guttuso e Arp, Lucio Fontana, sempre elegantissimo e alla mano, che i primi tempi, per vivere, faceva formelle di ceramica per i mobilieri brianzoli. Nostri ospiti erano spesso Angelo Frattini e Hsiao Chin, Nes Lerpa e Giancarlo Sangregorio, Giuseppe Montanari e Vittorio Tavernari, e il celebre Emil Schumacher soggiornò a casa mia per tre mesi. Ricordo che venne perfino la televisione tedesca a girare un documentario su di lui mentre lavorava la ceramica. Altri artisti ci raggiungevano dal Nordeuropa e si accontentavano di dormire in tenda, nei prati circostanti”, aggiunge Giorgio Robustelli. Ecco capitare anche Vanni Scheiwiller e Alberto Casiraghy, a cuocere il loro piatto firmato, come anni prima aveva fatto Piero Chiara: “Arrivava con la moglie Mimma e disegnava i piatti con i titoli dei suoi libri, poi pretendeva che Mondadori mettesse l’immagine in copertina, ma non ci riuscì mai. Un giorno, con amici svizzeri, si presentò anche Hermann Hesse, che mi raccontò le vicende del Monte Verità”. Le Fornaci Ibis oggi sono un museo all’aperto, con le opere di grandi artisti visibili al pubblico in esterno e nelle sale interne, ma accolgono ancora ceramisti, come la giovane Giulia Bonora, 23 anni, che con il suo marchio Keramo, da kéramos, in greco l’argilla, crea oggetti di design e sculture, grazie all’insegnamento di Giorgio Robustelli, Angelo Zilio e di altri maestri conosciuti nei diversi stage. “Le mie ceramiche si ispirano alle forme della natura, mescolo il mio stile al kurinuki giapponese, creando oggetti plasmati interamente a mano e rifiniti con il paddle. Le tazzine hanno forme che ricordano quelle delle rocce magmatiche, i miei oggetti devono essere utili ma anche piccole opere d’arte. A Faenza, dove ho seguito la summer school del Museo internazionale della Ceramica con Lorenzo Cianchi, ho affinato la tecnica al tornio e la scelta delle colorazioni”, dice Giulia, che sta per laurearsi a Brera in Decorazione. “Il mio sogno? Portare avanti le Fornaci Ibis creandovi una scuola di ceramica, e farle ridiventare un luogo d’incontro per gli artisti come era in passato. In fondo quella dei ceramisti è una grande famiglia sparsa in tutto il mondo”. 57
TERRITORIO
L’INDUSTRIA DIVENTA
museo diffuso Maria Grazia Gasparini
Musei Industriali del Varesotto, in acronimo MIVA. È il progetto che nasce dall’Assessorato all’Identità, Cultura e Sviluppo di Busto Arsizio per mettere in rete le strutture scrigno della storia manifatturiera della provincia di Varese e il loro legame con il territorio. Dal Museo del Tessile bustocco al Museo Frera di Tradate. Passando per Volandia, il Museo Agusta, il Mils di Saronno e le Pipe di Brebbia
G
ià dagli anni ’70 il museologo francese Georges Henry Riviere, insieme a Hugues de Varine, concepì l’idea di un nuovo modo di fare museo, teorizzando che potesse assumere anche la valenza di bene sociale appropriandosi del territorio circostante e creando quindi un legame con la comunità. L’idea ben presto assunse carattere di praticità e, infatti, il concetto si allargò diventando un percorso di visita in un’area geografica ben definita. In Italia ci sono vari esempi: il Museo diffuso di Torino che in 20 tappe racconta storie di Resistenza, guerra, diritti e libertà. Il museo di Vinci che arriva territorialmente fino a Certaldo e che comprende 21 musei convenzionati. C’è poi anche quello della Valdelsa con un percorso tra passato e presente e altri ancora. Nel nostro territorio varesino da poco più di due anni, è presente il MIVA, acronimo di Musei Industriali del Varesotto. Il progetto nasce nel 2018 a Busto Arsizio, da un’intuizione dell’assessore all’Identità, Cultura e Sviluppo del territorio, Manuela Maffioli la quale afferma: “Abbiamo preso coscienza del potenziale che avrebbe costituito nel nostro comprensorio creare una rete di musei non con l’esposizione di opere d’arte ma di realtà industriali, che sono la vera identità economica del nostro territorio”. Il sistema manifatturiero come parte integrante della tradizione e della cultura del Varesotto. La fabbrica non è solo economia. “Per valorizzare questa realtà e raccontare quanto l’industria sia intrinsecamente legata al territorio – prosegue l’Assessore Maffioli –
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Manuela Maffioli
abbiamo pensato di mettere in rete i musei che ne raccontano la storia e l’evoluzione per valorizzare i singoli progetti e dare loro forza organizzativa, col fine di agevolare le conoscenze per il pubblico. Sono otto percorsi museali, molto diversi tra loro, che narrano le realtà produttive di questa parte della Lombardia e parlano il linguaggio del territorio di appartenenza, con capofila il Museo del Tessile di Busto Arsizio”. L’assessore Maffioli e il suo staff stanno lavorando per rendere più fruibili anche i piccoli musei disseminati nel percorso che, per ora, sono visitabili su appuntamento. A riprova dell’interesse per questo nuovo turismo industriale, è stato pubblicato un libro di Jacopo Ibello dal titolo “Guida al turismo
industriale” dove è riportato nella descrizione che l’Italia è in prima linea nella valorizzazione di questa grande risorsa che comprende sia l’archeologia industriale – fabbriche dismesse, musealizzate o riconvertite a nuove funzioni – sia la cosiddetta cultura d’impresa, che include i musei e gli archivi aziendali e le visite all’interno di impianti industriali ancora attivi. Andiamo dunque alla scoperta di questo percorso museale del MIVA. L’ordine non è importante. Centrale, semmai, è completare il tour, perché nel suo insieme dà il senso della multidistrettualità che caratterizza da sempre il sistema industriale della provincia di Varese. Da qualche parte, però, si deve pur cominciare. Il nostro viaggio inizia dunque da Busto Arsizio al Museo del Tessile, per poi spostarsi in gita a Volandia, nel più grande museo aeronautico italiano dove è descritta l’epopea aeronautica in tutte le sue forme. Dai voli pionieristici dei primi del Novecento all’avveniristico convertiplano, dalle mongolfiere alla conquista dello spazio lungo un percorso espositivo di oltre 2 km. Accanto si trova il Museo
I musei MIVA Museo del Tessile www.comune.bustoarsizio.va.it Parco e Museo del Volo di Volandia e Museo Flaminio Bertoni www.volandia.it Museo Agusta www.museoagusta.it MILS Museo delle Industrie e del Lavoro Saronnese www.museomils.it Museo Fisogni della Stazione di Servizio www.museo-fisogni.org Museo della Pipa www.brebbiapipe.it Museo della Motocicletta Frera https://comune.tradate.va.it
Flaminio Bertoni che raccoglie oltre 100 veicoli all’interno delle ex Officine Caproni. Ci si sposta a Cascina Costa a Samarate, per il Museo Agusta con prototipi di elicotteri e aerei, modelli in scala e moto che raccontano un secolo di storia aziendale. Il percorso può continuare nella città di Saronno dove il museo delle Industrie espone macchinari e cimeli che hanno fatto la storia del saronnese intrecciata con le Ferrovie Nord. Da Saronno si va a Tradate al Museo Fisogni della Stazione di Servizio con oltre 5.000 oggetti tra pompe di benzina, latte d’olio e cartoline d’epoca e con i vecchi loghi delle società petrolifere. Sempre a Tradate, il museo della motocicletta Frera con tutti i modelli della storica moto e i relativi documenti della fabbrica. Non si può lasciare il territorio senza visitare il Museo della Pipa di Brebbia, fondato nel 1979, dove sono esposte migliaia di pipe di ogni forma possibile che stupiscono il visitatore. Un museo diffuso quindi, che consente di apprezzare il paesaggio lombardo, con visioni lacustri e con montagne innevate che ne fanno da cornice. Non un solo un luogo, ma una pluralità di tappe, che formano insieme un mosaico con un ben specifico filone: il lavoro e la produttività che diventano una nuova idea di turismo nel Varesotto. 59
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TERRITORIO
facendo Alberto Bortoluzzi
C’è un percorso che attraversa tutto il nostro Paese: è il “Sentiero Italia”. Più di 7.000 chilometri e 500 tappe. Il trekker Elia Origoni, 30enne di Besozzo, li ha coperti tutti interamente a piedi (e qualche colpo di remi) in un’avventura lunga otto mesi. Tra pericoli, un ricovero in ospedale e diverse paia di scarpe consumate 61
TERRITORIO
E
STORIA DI UN TREKKER
siste un sentiero lungo 7.000 chilometri, che percorre tutte le regioni dello Stivale (isole comprese): si chiama “Sentiero Italia” e si sviluppa in oltre 500 tappe lungo la dorsale appenninica e il versante meridionale delle alpi. Il cammino è stato ripristinato non molti anni fa dal Club Alpino Italiano, utilizzando in gran parte sentieri già esistenti. Il suo punto di partenza è in Sardegna, per la precisione a Santa Teresa di Gallura, e il suo arrivo è a Muggia vicino a Trieste. C’è chi questo percorso lo ha fatto tutto con zaino in spalla, in totale autonomia, percorrendolo interamente, senza utilizzare alcun mezzo di trasporto: si chiama Elia Origoni, ha 30 anni e vive a Besozzo. La sua avventura si è conclusa nel mese di ottobre del 2021.
Elia, da dove nasce la passione per il trekking e come sei arrivato a concepire questo viaggio? I miei genitori possiedono una casa a Monte Viasco ed è lì che da bambino ho cominciato le mie prime scorribande in montagna. Poi sono arrivate le camminate in val D’Ossola e in Trentino con i miei genitori, le esperienze con tenda e sacco a pelo con gli scout e il desiderio di cimentarmi in viaggi più lunghi. È così che nel 2015 ho pianificato l’Alps Project: 2.500 km a piedi attraversando le Alpi, da Vienna a Genova. È stato in quel frangente, mentre scendevo verso Genova, a viaggio ormai concluso, che ho pensato quanto sarebbe stato bello non fermarmi e proseguire percorrendo tutta l’Italia. Da allora ho pensato solo a quello, e nel febbraio del 2021 sono partito per questa nuova avventura in solitaria, che ho compiuto in otto mesi e in totale autonomia. Avrai dovuto pianificare non pochi dettagli per portare a termine questa impresa. Sì, ci ho lavorato parecchio. A parte l’aspetto fisico che per me non rappresentava un problema, ho dovuto pianificare l’aspetto dell’alimentazione. Ho studiato una scelta di viveri che fosse di facile reperimento lungo il percorso. Per questo mi sono affidato a una nutrizionista di Castronno: Anita Benati, con la quale abbiamo pianificato una alimentazione equilibrata, fatta di proteine, carboidrati, fibre, frutta e verdura. Ma non è sempre stato facile trovare gli alimenti che mi servivano, e qualche volta ho dovuto ricorrere anche a del cibo liofilizzato. Il secondo aspetto che ho dovuto affrontare, volendo fare il viaggio in totale autonomia, è stato quello di prepararmi per attraversare i tratti marini e lacustri, che mi dividevano dalle isole e dalla terra ferma. Ho così acquistato una barca a remi oceanica di 8 metri, e ho cominciato a prendere lezioni di canottaggio per poterla utilizzare nel migliore dei modi. Da dove è partita la tua avventura? Sono partito da Santa Teresa di Gallura in Sardegna nel mese di febbraio 2021, l’ho attraversata tutta fino a Villasimius, qui è cominciata la mia parte acquatica fino a Trapani. Hai avuto qualche problema per la parte acquatica? No, tutto è filato liscio, sono partito studiandomi bene il meteo e le correnti per non
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avere sorprese. Dei quattro giorni preventivati per arrivare in Sicilia, sapevo che solo il terzo non sarebbe stato ottimale causa meteo, ma poi nel quarto avrei potuto recuperare, e così è stato. Poi attraversata la Sicilia e superato lo stretto di Messina ho risalito lo stivale percorrendo gli Appennini e poi le Alpi. Come è stato il tuo rapporto con la gente lungo il percorso? È stato fantastico specialmente al sud. In Sicilia c’è stato una specie di “tam tam” sui miei spostamenti e non c’è stata una sera che non sia stato invitato da qualche parte, nonostante fossimo in piena pandemia. Ho avuto un po’ meno calore umano al nord, ma c’è da dire che ci sono arrivato in un periodo dell’anno, in cui le montagne erano popolate da turisti e quindi la mia impresa passava un po’ in secondo piano. Sul tuo sito abbiamo letto che chi voleva poteva unirsi a te lungo il cammino: hai avuto qualcuno che ti ha seguito nel percorso? Sì, ma solo per brevi tratti, fate conto che tenevo dei ritmi molto elevati. Dopo il primo mese di rodaggio, in cui facevo 25-30 km al giorno, ho cominciato a farne anche 40-50 km e quindi diventava difficile seguirmi. Quali disavventure hai dovuto affrontare? Una c’è stata e poteva anche concludersi molto male: proprio alla metà del mio viaggio, era il 29 di maggio e stavo attraversando una vallata innevata dell’Appennino Tosco Emiliano a cavallo tra il monte Prado e il monte Cusna. La giornata era molto calda, ma mi sentivo abbastanza tranquillo avendo visto che erano già avvenuti diversi distacchi di neve, e quindi mi ritenevo al sicuro da eventuali valanghe. Poi improvvisamente ho visto rotolare un piccolo sasso davanti a me, a cui è seguita una piccola slavina che sono riuscito ad evitare. Rendendomi conto che potesse preludere a un distacco più grande, ho cercato di attraversare la valle il più rapidamente possibile, ma non ho fatto a tempo, sono stato travolto da una seconda slavina che mi ha inghiottito. Per fortuna sono riuscito a liberarmi dalla neve da solo, e grazie al trasponder, che porto sempre con me, ho schiacciato il tasto dell’sos, che in automatico ha trasferito le mie coordinate al 112. Essendo il tempo meteorologico non dei migliori ci sono volute tre ore prima che un elicottero riuscisse a trovare un varco nelle nuvole e venisse a recuperarmi. Sono stato in ospedale 10 giorni e a casa in convalescenza un mese e 20 giorni. Nulla di rotto, ma tante contusioni. Il primo giorno mi sono anche un po’ spaventato, non riuscivo più a muovere le gambe, poi piano piano tutto è tornato alla normalità.
Percorso “Sentiero Italia”
di portare il minimo indispensabile: cartografia, zaino, sacco a pelo, materassino, tenda, un piccolo fornelletto per cucinare, vestiario tecnico, scarponi, un piccolo diario dove prendere appunti, una macchina fotografica, un cellulare e dei pannelli solari con i quali ricaricare dei power bank che alla sera mi servivano per ricaricare il materiale tecnologico. Una curiosità: quante scarpe hai consumato per portare a termine la tua impresa? Ne ho consumate quattro paia, due alte e due basse a seconda della stagione e del tratto di strada che ho percorso. Dovessi tornare indietro faresti qualcosa di diverso? Sì, forse non porterei più la tenda, l’ho usata solo 15 giorni su otto mesi.
Nel periodo di convalescenza hai pensato di mollare tutto? No al contrario, mi sono caricato emotivamente, volevo portare a termine l’impresa a qualsiasi costo, e così è stato.
Quale è stato il budget giornaliero? Dai 5 ai 7 euro, ad esclusione dei costi legati all’equipaggiamento.
Cosa hai provato quando sei arrivato in prossimità del traguardo a Muggia, vicino a Trieste? Mi sembrava impossibile che tutto dovesse finire di lì a breve e improvvisamente ho capito che il momento più bello non sarebbe stato l’arrivo, ma quanto avevo vissuto durante quegli otto mesi di viaggio.
Hai avuto degli sponsor che ti hanno sostenuto? Per lo più tecnici. Uno solo mi ha supportato economicamente ed è stato Eolo.
Come ci si attrezza per una impresa come la tua, quanto pesava il tuo zaino? Il mio zaino pesava dai 12 ai 15 kg. In quanto all’equipaggiamento, ho cercato
Ora che sei tornato a casa hai in mente qualche altro progetto? Per ora fare una pausa e ritornare alla mia vita di tutti i giorni, poi tra qualche mese si vedrà.
Studio Tributario e Societario
OSPEDALE Nuovi oneri documentali
garantiti dalla Cassa di Assistenza messa a disposizione dalla Compagnia di assicurazioni. Le aziende associate a UNIVA godono di uno sconto a esse riservato. Per l’assistenza sanitaria ci si può rivolgere a un network di strutture mediche convenzionate (solo a titolo di esempio: San Raffaele, Humanitas, IEO, Monzino) che verranno rimborsate dalla Compagnia. Inoltre si può ricorrere all’assistenza personalizzata di Eramo & Associati. Nel caso di cessazione dall’incarico o dalla partecipazione Le nuove disposizioni incidono ai fini societaria, l’Amministratore o il Socio ramo & Associati, broker di persone di qualsiasi età, anche al potranno ottenere di subentrare della documentazione in tema di transfer assicurazioni, è ormai da molti di sopra dei 70 anni, anche di 80, personalmente alla contraenza della pricingannirelativa al periodo 2020tutte le partner di Univa per gli 90d’imposta e oltre; sono comprese polizza con onere del premio a proprio aspetti assicurativi, anche nella patologie pregresse e recidivanti; carico. veste di Associato. La quasi totalità delle effetto della copertura dallo stesso La Convenzione prevede quattro opzioni 14 maggio i servizi infragruppo a basso Ilpolizze 23 novembre il Direttore cosiddette2020, “malattia” presentidell’Agenzia giornodelle dell’adesione; le garanzie di 2018-per nonché quella riservata all’integrazione Entrate ha pubblicato il Provvedimento che contiene i sul mercato esclude, all’atto della polizza sono operative pervalore tutto ilaggiunto. Fasi e Fasdac (vedi tabella). nuovi standard in materia di “prezzi di • È iintrodotto un obbligo, pena la non idoneità, di firma sottoscrizione, le documentali patologie pregresse e nucleo familiare compresi figli I piani prevedono altre prestazioni come trasferimento”, ossia i requisiti che le imprese sono digitale della documentazione cone“data certa”, recidivanti, le cure odontoiatriche, le non conviventi di qualsiasi età; sono cure psichiatriche psicoterapeutiche, tenute se intendono al regime di certificata di marca temporale dauomo apporre personeadirispettare età superiore a 70 anni, laaccedere assicurabili i genitori e i suoceri anchea mezzo check up annuali mirati per e esenzione dalle sanzioni (cd. penalty protection), entro la data presentazione della dichiarazione possibilità che la garanzia venga prestata non conviventi; la copertura è estesa in didonna, rimborso delle spese sostenute dei altrimenti previste in caso di accertamento del mancato redditi. Per la prima volta, è dunque richiesto di fornire oltre gli 80 anni, un premio costante tutto il mondo; oltre ai componenti del in caso di perdita di autosuffi cienza rispetto del principio di libera concorrenza nella una precisa evidenza in ordine a quando la (spesso aumenta con l’avanzare dell’età). Consiglio di Amministrazione e ai Soci (LTC). L’opzione Platino prevede, oltre determinazione dei prezzi nell’ambito dilaoperazioni stata predisposta, Tutti limiti di un retaggio assicurativo polizza può essere estesadocumentazione ad altre linee aisia costi di cura, anche la mantenendo corresponsione transfrontaliere infragruppo. Le nuove disposizioni data di presentazione della che le imprese possono finalmente aziendali come i quadri o il’indicazione dirigenti a della dell’importo una tantum di euro 10.000 hanno a partire dalviene periodo d’imposta in corso dichiarazione deialredditi quale scadenza maligne, temporale lasciarsiefficacia alle spalle. 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E
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ARTE
Tiziano
E LE PROTAGONISTE Luisa Negri
A Palazzo Reale di Milano la mostra sull’immagine della donna nel Cinquecento veneziano
Tiziano, Venere Marte e Amore, 1550 circa olio su tela, 97x109 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
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ARTE
TIZIANO
C
he fossero soggetto prediletto di Tiziano era evidente ai contemporanei, gli amici e i colleghi, i potenti collezionisti che meglio lo conoscevano e sapevano quanta bellezza, soavità e magia sapesse trarre dalle sue modelle preferite. Come la moglie Cecilia morta ancor giovane di parto. O le amanti. O la figlia Lavinia. O ancora le nobildonne, dalle cui famiglie era chiamato a dipingere ritratti che resteranno, a memoria sua e delle protagoniste, nella storia dell’arte. Scriveva Lodovico Dolce (1508-1568), scrittore e grammatico italiano veneto, esperto d’arte, che le sue pennellate potevano “far ribollire il sangue” dell’osservatore. L’importante rassegna dedicata da Palazzo Reale di Milano a “Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano”, curata da Sylvia Ferino, già direttrice della Pinacoteca del Kunsthistoriches Museum, prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e Skira editore (main partner Fondazione Bracco, media partner “Il Corriere della Sera”) comprende un centinaio di opere. I dipinti, in totale 47, sono di Tiziano ma anche di grandi artisti a lui contemporanei: come Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto. Moroni e altri. Né mancano mirabili sculture della classicità greca, lavori di arte applicata come gioielli, preziose opere letterarie e grafiche. E persino un abito ideato nel ’94 da Roberto Capucci, ispirato a Isabella d’Este. Della quale è presente il bel ritratto di Tiziano, “Isabella d’Este in nero” (1534-1536), proveniente dal museo viennese, che potrebbe essere anche emblema della mostra.
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La nobildonna di Casa d’Este, maritata a Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, e in assenza di lui reggente, fu mecenate e Sotto, Tintoretto, Susanna e i vecchioni, 15551556 circa, olio su tela, 146x193,6 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum. A destra, Tiziano, Giovane donna con cappello piumato, 1534-1536 circa, olio su tela, 96x75 cm, San Pietroburgo, Museo dell’Hermitage
“Questa mostra - scrive la curatrice - è dedicata alla natura della donna, eternamente attuale eppure senza tempo, che invero determina, e non solo contribuisce a determinare, gli eventi del mondo, come Tiziano ha filosoficamente e profeticamente intuito”
ARTE
TIZIANO attraverso l’arte del maestro e di tanti suoi colleghi. Per la prima volta, lo spaccato del mondo femminile è quello della Serenissima, dove le donne godevano di un vivere più vario e libero di quanto non fosse in altre realtà del tempo. Certo non mancavano anche qui le differenze tra primogenite, rifornite di dote e destinate a matrimoni importanti, e le altre figlie, inviate nei conventi per non appesantire le finanze di famiglia. E forse le donne coniugate non erano sempre così libere di governare la propria quotidianità. Ma sicuramente la scintillante vita veneziana concedeva loro momenti di felice protagonismo, di svago, e di sostegno alle attività familiari con un impegno di rappresentanza che non dappertutto veniva sollecitato a una madre o a una moglie. Pare che a Venezia le donne conoscessero e leggessero testi letterari, ben più che in altri territori della penisola. E persino le cortigiane erano donne colte e apprezzate per le loro conoscenze nel campo della letteratura, della musica, del bel canto. Come ad esempio Veronica Franco, ritratta in mostra, che era scrittrice e poetessa. Costretta ad essere cortigiana dalla madre, frequentò scrittori e Paolo Veronese, Lucrezia, 1580-1583 circa, olio su tela, 109,5x90,5 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
collezionista d’arte, considerata tra le più eleganti e autorevoli donne del Rinascimento e del mondo culturale del suo tempo. Nel 1500 incontrò a Milano, in missione diplomatica, il re di Francia Luigi XII, per convincerlo a non inviare le truppe contro Mantova. Fu anche scrittrice prolifica, e lo si evince dal carteggio di una vita con la cognata Elisabetta Gonzaga. “Questa mostra - scrive la curatrice - è dedicata alla natura della donna, eternamente attuale eppure senza tempo, che invero determina, e non solo contribuisce a determinare, gli eventi del mondo, come Tiziano ha filosoficamente e profeticamente intuito”. Non è un caso che la curatela sia stata affidata a Ferino da Palazzo Reale e dalla Fondazione Bracco. Main Partner della mostra, Bracco è da sempre attenta al ruolo della donna, si è più volte impegnata in rassegne dedicate alla figura femminile. Lo è anche, come spieghiamo in queste pagine, della parallela mostra fotografica dedicata alle direttrici dei musei d’arte. La rassegna su Tiziano, che comprende ben sedici lavori del pittore cadorino (nasce tra l ’88 e il ‘90 del 400, la data di nascita è incerta, e muore nel 1576), si propone di avvicinare i visitatori a imperdibili opere provenienti dai più importanti musei (dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, all’Ermitage di San Pietroburgo) ma anche di indagare il mondo femminile e la condizione delle donne veneziane del Rinascimento, nel sedicesimo secolo, 68
Luca Nannipieri Il destino di un amore. Tiziano Vecellio e Cecilia Skira, 2021 Un romanzo sui misteri che si celano dietro l’enigmatico capolavoro di Tiziano, la Venere, realizzata nel 1538, uno dei lavori più potenti del Rinascimento, conservata agli Uffizi. Lei è Cecilia Soldani, la moglie dell’artista. È incinta del terzo figlio: una gravidanza complicata. Cecilia vorrebbe abortire per continuare ad amare il pittore, ma muore scegliendo di dare al mondo la creatura che il marito vuole, invece, con forza. Alla nascita della piccola Lavinia, Tiziano, che fino ad allora ha seguito solo gloria e denaro, è travolto dall’improvvisa coscienza di un sentimento immenso e unico, scoperto solo con la morte della moglie. Inizia, così, a cercare Cecilia nei suoi quadri, dipingendola con tutto l’amore che negli anni non è riuscito a darle. (S. G.)
La mostra “Ritratte. Direttrici di musei italiani” Una mostra fotografica, un grand tour per l’Italia per raccontare le loro storie. La rassegna “Ritratte - Direttrici di musei italiani” promossa da Palazzo Reale, Comune di Milano Cultura e Fondazione Bracco, sarà visitabile fino al 3 Aprile. “Valorizzare le loro storie - dice Diana Bracco, presidente della Fondazione - grazie agli scatti di Gerald Bruneau, ci è sembrato importante per ispirare percorsi analoghi da parte delle più giovani, vogliamo, attraverso il progetto ‘100 donne contro gli stereotipi’, nato nel 2016, incoraggiare la presenza femminile in tutti i campi, dalla scienza all’economia, dalla storia alla filosofia, dall’arte alle istituzioni”. Sono direttrici di musei che rappresentano la leadership al femminile.
Tra loro Francesca Cappelletti, direttrice Galleria Borghese di Roma; Emanuela Daffra, direttrice regionale Musei della Lombardia; Flaminia Gennari Santori, Direttrice delle gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma; Anna Maria Montaldo, già direttrice Area Polo Arte moderna e contemporanea del Comune di Milano; Alfonsina Russo, Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo; Virginia Villa, della Fondazione Museo del violino Antonio Stradivari di Cremona; Rossella Vodret, storica dell’Arte, già Sopraintendente speciale per il patrimonio artistico e per il Polo Museale della Città di Roma; Annalisa Zanni, direttrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano. (L. N.)
poeti, ai quali chiedeva rispetto per la sua vita. L’imprinting della bella rassegna ha un gusto e una curiosità d’indagine, espressa a tutto campo, di mano femminile. Fanno da supporto alla rassegna i riferimenti alla storia della moda, quella contemporanea a Tiziano ma anche quella antica della classicità greca e romana, sottolineata dalle sculture di arte greca, avvolte in impalpabili pepli, provenienti dal citato museo di Vienna. Fondamentali per avvicinarsi all’epoca e ai soggetti raccontati da Tiziano anche le fonti letterarie, siano la bibbia o la mitologia greca o latina, o gli autori come Petrarca. La Venere, così come Eva, fu soggetto particolarmente caro a Tiziano e ai colleghi del tempo, così come la Vergine Maria era al centro dell’attenzione. Ad aprire la mostra sono infatti proprio una “Madonna col Bambino” di Tiziano (1510-11), dolce immagine del Nuovo Testamento su di uno sfondo rasserenante di campagna, e “La tentazione di Adamo ed Eva”, opera di Tintoretto (1518-19) proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e simbolo biblico di quella terrena strada su cui s’incammina da sempre il destino della donna e dell’intera umanità. Si dice che a Tiziano non interessasse la bellezza in sé, quanto la descrizione della persona basata su di un’intensa indagine rivelatrice. Pareva così preso, raccontavano i contemporanei, dai suoi ritratti, da essere sordo alle domande e distante da chi lo osservava mentre ritraeva. Il ritratto avveniva dal vero, ma sovente, con le dame dell’aristocrazia, come fu con Isabella d’Este, era ripreso da un primo ritratto eseguito da chi aveva potuto vedere de visu la persona. Tra i capolavori di Tiziano spicca “Giovane Donna con Cappello piumato”, un ritratto avvincente della stessa modella - forse la prima moglie - che aveva posato senza veli per l’immortale e scandalosa “Venere di Urbino”, oggi proveniente dall’Ermitage. “Lucrezia e suo marito”, icona della mostra, è invece il ritratto della figlia amata di Tiziano. Tra le imperdibili opere è la “Laura” di Giorgione, petrarchesca creatura che
emana serenità e saggezza, accanto a due opere sullo stesso tema: la “Giuditta” di Lotto e quella di Veronese. Bellissima nella sua distante, quasi ironica crudeltà, la “Salomè” di Palma il Giovane. Di Paris Bordon, Giovanni Cariani, Bernardino Licinio, Giovan Battista Moroni, Palma il Giovane, Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, sono altre splendide opere. Un plauso all’allestimento ‘nitido’ ed essenziale di Pierluigi Cerri, giocato su luci delicate e soffuse, e chiarissime indicazioni che rendono la mostra più vicina e godibile. Cucendo in armonia momenti diversi della lunga vita del pittore, nel ricco e vario contesto storico, culturale e sociale del tempo, e nel confronto con altre vite che s’affacciano sulle acque della Serenissima.
Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano Palazzo Reale Milano . Piazza Duomo, 12 Dal 23 febbraio al 5 giugno 2022 Da martedì a domenica, dalle 10 alle 19,30 Lunedì chiuso. Giovedì dalle 10. alle 22.30 Il Catalogo, disponibile in tre lingue, è di Skira
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ARTE
L’incanto DEL PAESAGGIO Luisa Negri
Alla Pinacoteca Cantonale Giovanni Zust di Rancate è in programma una rassegna che mette insieme naturalisti, geografi, artisti, fotografi di ieri e di oggi. Opere che messe insieme rappresentano un viaggio originale alla scoperta del Canton Ticino. Protagonista indiscussa, la figura femminile
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ome da consuetudine la Pinacoteca Zust di Rancate propone rassegne che contribuiscono a conoscere e approfondire nuovi aspetti di storie e protagonisti del territorio elvetico ticinese. Va in questa direzione anche la mostra “L’incanto del paesaggio. Disegno, arte, tecnologia. Naturalisti geografi, storici dell’arte nel Ticino del passato prossimo” curata da Paolo Crivelli, Giulio Foletti e Filippo Carlo Bossoli, Ampia veduta del Lago di Lugano (dal Monte S. Giorgio)
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Rampazzi, con il coordinamento di Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla. Dedicata al paesaggio elvetico e ai suoi indagatori tra metà Ottocento e inizi del Novecento, prende avvio da una stele antropomorfa di 4.500 anni fa, in parte sbozzata,
che rappresenta la più antica testimonianza di statuaria nel Canton Ticino, per arrivare alle incredibili immagini effettuate da Stefano Romani coi droni sulle testimonianze monumentali. Ci racconta uomini innamorati del territorio ticinese, naturalisti, geografi, geologi, artisti o, a volte, semplicemente appassionati viaggiatori di un ambiente caratterizzato da varietà geografica, curiosità storiche, bellezze paesaggistiche e artistiche. Sui tre piani del museo ecco allora la possibilità di avvicinarsi al territorio attraverso un racconto corale che attinge alle più disparate fonti: dalle carte topografiche spettacolari Dufour e Siegfrid, allestite con criteri geodetici e trigonometrici dei primi indagatori, alle strumentazioni esposte nelle vetrine utili a misurare le velocità dei venti, le altitudini, e quant’altro occorreva a chi ne vuol sapere del territorio, alle narrazioni, di panorami e paesi, incise nelle piastrelle degli altari delle chiese. È il caso della Chiesa di San Pietro in Dongio, dove Francesco Solari lasciava un delizioso paliotto d’altare con paesaggio, nel 1732. La tecnica è in scagliola dipinta e intarsiata su lastra. Si arriva poi anche alla fotografia, frutto di una meravigliosa scoperta che cambia e stravolge anche l’arte del Novecento. Dalle fotografie storiche della frana della Vallemaggia, testimonianza utile per chi voleva studiare certe tipicità morfologiche, a quelle di oggi realizzate con drone che permettono di ritrovare realtà del territorio inavvicinabili altrimenti. Notevoli in mostra anche gli antichi taccuini da viaggio, già tipici dei viaggiatori del Grand Tour, che usavano riprodurre a matita i luoghi visitati, ponti, montagne, laghi, in disegni che sono davvero piccoli capolavori. Alcuni naturalisti come l’abate Bartolomeo Verda (1744-1820) e il medico Giuseppe Zola (1789-1831) furono tra i precursori della botanica. Luigi Lavizzari (1814-1875), fu anche importante politico, si distinse tra i pionieri delle scienze naturali ed è considerato il fondatore del Museo Cantonale, per aver dedicato studi e vita a un’assidua ricerca sul campo. Insegnante
al liceo di Lugano (già dei padri Somaschi) di chimica e storia naturale, si premurò di istituire in sede un gabinetto di storia naturale. Le vetrine coi laboratori, ricostruiti fedelmente in mostra, presentano strumentazioni e oggetti di diversa natura. E rivelano anche l’alto interesse naturalistico verso insetti, uccelli impagliati, lepidotteri, conchiglie di molluschi che hanno abitato e ancora abitano nei luoghi umidi del territorio. Nel bel catalogo, curato dalla Pinacoteca di Mendrisio, Claudio Ferrata così interviene a proposito di paesaggio come immagine e rappresentazione del territorio: “È noto che la parola paesaggio assume un vasto spettro di significati, ed è forse ciò che ne fa la sua ricchezza. Tra le diverse accezioni che può acquisire, il paesaggio viene considerato come una manifestazione degli aspetti formali del territorio (come le forme dello spazio organizzato), un’esperienza dello spazio da parte degli individui che si manifesta attraverso i sensi (la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto); come una rappresentazione culturale e un sistema di simboli (dipinti, riproduzioni, narrazioni) da interpretare. È su quest’ultima idea che desideriamo mettere l’accento, ritenendo che la rappresentazione del territorio possa avere
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RANCATE
una incidenza non indifferente nella costruzione del mondo materiale. Così, per le sue qualità nel campo della rappresentazione, il paesaggio diventa una componente assolutamente imprescindibile per riprogettare il mondo nel quale viviamo. Ma non c‘è comprensione del reale senza l’aiuto delle immagini. Queste danno senso alle cose del territorio e diventano gli strumenti per realizzare il progetto del mondo che desideriamo”. E a proposito, dunque, di immagini e paesaggio, a coronamento dell’esposizione, ecco le felici mani degli artisti che al territorio elvetico guardavano con occhio innamorato. E facevano dono, al mondo che sapeva osservare, delle loro impressioni e dei desideri. Tra i maggiori artisti in mostra ci sono Luigi Rossi, Filippo Franzoni, Edoardo Berta e Ugo Zaccheo. Alcune opere sono capolavori della pittura paesaggistica, rivelano la radiosa bellezza della montagna innevata di primo mattino, si veda “Ghiacciaio” di Emilio Longoni, o lo splendore del paesaggio di Filippo Franzoni, “Riva di Muralto,” affacciata sul Verbano, inondata dalla luce in una gioiosa epifania cromatica. O la buzzatiana, misteriosa e insieme imponente, visione della “Valle di Blenio” di Isidoro Solari, un olio del 1924. La “Vista da Lanzo d’Intelvi”, che forse già sa di ‘Realismo magico’, era il 1913, è opera di un altro bravo artista ticinese, Ettore Burzi. Da notare come anche in questa rassegna - dedicata in partenza a illustri Campo Vallemaggia, Palazzo Pedrazzini. Sotto, Antonio Fontanesi, Viaggio in Ticino
studiosi - protagoniste dei rasserenanti paesaggi, ma anche di piccole sculture in creta, o lavori in bronzo, siano spesso, se non in prevalenza, figure di donne colte nella quotidianità delle attività contadine tipiche del Ticino tra Otto e Novecento: si veda la bellissima opera “Donna con gerla” di Augusto Sartori (1922), una tecnica mista a olio e tempera. Di Luigi Rossi sono presenti due lavori esposti alla Biennale di Venezia, “La Pianura” e “La raccolta delle castagne” del 1922. Di Edoardo Berta è il famoso bucolico “Messidoro” e “Giugno in montagna” (1915). “L’Isolino” (1900) di Filippo Franzoni è, infine, un’oasi felice nel verde e sull’acqua del Verbano, dove giocano le due nipotine, Marcelle e Lulu, gli abiti e i larghi cappelli bianchi al sole dell’estate. A dimostrazione che la donna è sempre ispiratrice e figura centrale dell’arte. Come madre, come lavoratrice, come portatrice di bellezza della quale non si può fare a meno. Nella splendida quiete ticinese, tra primavere e autunni dorati, come quelli immortalati in “L’ultima estate di Klingsor” da Hermann Hesse, abitante illustre della Castagnola, la Collina d’oro sopra Lugano, che ben descrisse nelle sue opere, risplende la figura femminile. Sulla quale già molto anche il museo di Rancate ha indagato con rassegne di rara e raffinata bellezza dedicate in passato alle donne della quotidianità di Luigi Rossi, o alle signore altolocate come Carolina Sommaruga Maraini (1869-1959), ritratta dai pittori della borghesia del Nord Italia. Benefattrice generosa, di natali svizzeri, mai dimenticò la sua Lugano. Alla quale donerà la sua elegante dimora, già in precedenza destinata a sede di attività professionali per le giovani lavoratrici.
L’incanto del paesaggio. Disegno, arte, tecnologia. Naturalisti, geografi, storici dell’arte nel Ticino del passato prossimo Pinacoteca Cantonale Giovanni Zust di Rancate Dal 13 novembre 2021 al 25 aprile 2022 Da martedì a venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18 Sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18 decs-pinacoteca.zuest@ti.ch www.ti.ch/zuest
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La nuova era DELLA CRIPTOARTE Lisa Aramini Frei
Gli NFT e il metaverso come nuova frontiera per l’innovativo artista varesino Andrea Crespi. Dall’opera “Invisible Girl”, ispirata alla famosa fotografia “Ragazza afgana” di Steve McCurry, all’esposizione “Genesis 69” dedicata ai risvolti filosofici del Kamasutra. Il digitale apre a nuovi modi di esprimere genio e creatività Andrea Crespi, Opera casuale
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otevo farlo anche io. È la frase che molte persone pronunciano di fronte ad opere di arte contemporanea che non capiscono o che risultano eccessivamente semplici. L’arte da sempre ha la finalità di suscitare emozioni e reazioni in chi la osserva. A volte si rimane anche interdetti di fronte alle novità che il mondo contemporaneo ci propone. E l’ultima novità sicuramente è una di quelle che sta facendo più discutere. Stiamo parlando degli NFT, Not Fungible Token, che da marzo 2021 sono entrati a tutti gli effetti nel mondo dell’arte. Da quando è stata venduta la prima opera digitale “Everydays: The First 5,000 Days” dell’artista americano Beeple, per un valore di 69 milioni di dollari, la sfera della criptoarte è esplosa, diffondendo una vera e propria febbre da NFT. Da Luca Argentero come collezionista a Johnny Depp come artista digitale, tutti si stanno interessando a questa nuova era artistica nel digitale. Non c’è quindi da stupirsi se questa novità sia arrivata anche da noi, proprio tramite le opere di un artista varesino. Stiamo parlando di Andrea Crespi, classe 1992, Laureato in Design del Prodotto allo Ied di Milano. Recentemente è entrato anche lui in questa nuova onda digitale. “Io sono un curioso per natura” ci dice. “Durante il lockdown ho avuto diversi momenti in cui potevo approfondire e
studiare per migliorare la mia arte. Quando ho capito che qualcosa si stava muovendo ho cercato di comprendere di che cosa si trattasse. Ho passato molto tempo ad indagare perché non è un concetto così immediato”. È riuscito comunque a interpretare e fare sua questa nuova tecnologia. Nel suo percorso artistico ha sempre cercato di esprimere la propria creatività in tutti i modi possibili. Iniziato come un passatempo per evadere dalla vita quotidiana e ora diventato una vera e propria professione, Andrea, crea opere basate sull’essenzialità e su una riconoscibilità data da uno stile visivo ispirato a effetti ottici fatti di linee bianche e nere. Adotta una certa poliedricità nell’utilizzo degli strumenti che vanno dalla classica pittura su tela alla più moderna NFT, adattando i suoi visual alle diverse situazioni proposte: per esempio, la collaborazione per la Fashion Week dell’Hotel Bulgari, per cui
Crespi, tramite la piattaforma di charity fundrasing CharityStars.com, ha collaborato con OTB Foundation, associazione benefica che da anni supporta la causa sociale a sostegno dei rifugiati afghani. In occasione di un’asta benefica ha realizzato e donato un’opera NFT ad hoc per l’occasione: “Invisible Girl” venduta ad un collezionista per 3.900 euro
ha realizzato le texture per lo spazio espositivo, o il contributo dato al marchio italiano Etro, per cui ha prodotto un Digital Art Work per un progetto da loro lanciato. L’ultima collaborazione, tramite la piattaforma CharityStars.com, è quella con OTB Foundation che da anni supporta la causa sociale a sostegno dei rifugiati afgani. In occasione di un’asta benefica ha realizzato e donato un’opera NFT ad hoc per l’occasione: “Invisible Girl”, ispirata alla famosa fotografia di Steve McCurry “Ragazza afgana”, simbolo dei conflitti afgani degli anni Ottanta. Utilizzando il suo stile ottico, l’artista varesino ha celato la ragazza con le sue linee distintive, nascondendo gli elementi caratteristici della foto, ovvero gli occhi. Questo simboleggia come, attualmente, nei paesi afgani la situazione delle donne sia estremamente critica e che molte di loro, agli occhi del Paese e del mondo, siano del tutto invisibili. È stata così creata un’opera dal forte impatto visivo, dando una nuova vita ed un nuovo messaggio alla foto già estremamente nota, poi venduta ad un collezionista per un totale di 3.900 euro,
Allestimento Bulgari
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NFT spostare parti del vissuto quotidiano in questo universo intangibile. Come diceva il designer Bruno Munari: “Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità”.
Cos’è un NFT?
Andrea Crespi
interamente devoluti alla causa. “Spesso nel mondo NFT si sente parlare di mancanza di regolamentazioni e spostamenti di grandi capitali non controllati, demonizzando questa nuova realtà. Bisogna far capire che questo può succedere, sia in questo mondo, sia in quello tradizionale. È bello quindi promuovere iniziative come queste che non hanno scopi speculativi, bensì benefici, facendo capire alle persone quante opportunità in più si possono avere con questo tipo di innovazioni”, sostiene Andrea. Tra le innumerevoli opportunità di cui parla c’è quella che gli ha permesso di inaugurare non solo la sua prima mostra di sempre, ma la sua prima mostra nel Metaverso, portandolo alla realizzazione, nei primi mesi dell’anno, di una rassegna ufficiale delle proprie opere in una dimensione del tutto virtuale. Protagonista dell’esposizione è la sua collezione “Genesis 69”, una serie di immagini ispirate all’opera indiana del Kamasutra, che approfondiscono l’aspetto filosofico ed emotivo del trattato spesso sottovalutato. L’utilizzo di una realtà digitale ha permesso l’accesso alla mostra a persone localizzate in diverse parti del mondo, eliminando limiti geografici e portando alla creazione di uno spazio fruibile sempre e, soprattutto ovunque. Basta quindi un pc ed un link per poter provare l’emozione vera e propria di visitare la mostra, con tanto di dialogo tra i vari visitatori e foto fatte alle opere esposte, che in termini di digitale possiamo tradurre in screenshot. Questo conferma una certa tendenza per il futuro a dematerializzare e a 76
Di che cosa parliamo quando ci riferiamo a un NFT? Questo termine che da due anni a questa parte sta letteralmente invadendo il web significa “Not Fungible Token”, traducibile in italiano con “Gettone Non Fungibile”. Detto in parole semplici, un NFT non è altro che un certificato depositato su Blockchain, una sorta di archivio digitale, sottoforma di token appunto, che attesta la proprietà di un bene virtuale e ne garantisce l’unicità e l’autenticità. Un NFT ha quindi la particolarità di essere unico e funziona esattamente come un oggetto da collezione e un certificato di proprietà allo stesso tempo. Può essere quindi archiviato, scambiato e venduto. Di questi beni digitali ce ne possono essere di diversi tipi: dall’opera d’arte ai meme usati sui social, perfino ai tweet. Tutto, se digitale, può essere un NFT. Questo fenomeno, nato nel “lontano” 2017, deve il suo successo a dei gatti. Anzi, a dei CriptoKitties per la precisione. Questi gattini digitali, ideati dalla società canadese Dapper Labs, sono stati tra i primi NFT ad essere venduti e scambiati. Nati per essere una sorta di tamagotchi virtuali, ossia degli animaletti da crescere e accudire, sono presto diventanti oggetti da collezionismo super richiesti. Il possesso di questi personaggi, oltre a permettere la registrazione sulla Blockchain di Ethereum, garantisce di generare altre varianti, tramite l’accoppiamento di NFT già esistenti, anche di utenti diversi, creando gattini sempre più unici e diversi. Basti pensare che il numero attuale di gattini in circolazione si aggira attorno ai 2 milioni, numero in crescente aumento data l’alta frequenza di nuove “cucciolate”. Ogni micio è poi associato ad un valore numerico, più è basso il numero, più raro è l’animale digitale. Questo fenomeno ha dato il via al boom degli NFT, contribuendo alla crescita della rete Ethereum, blockchain decentralizzata e open-source con la funzionalità di stilare contratti intelligenti, utilizzata prettamente per il deposito di opere d’arte NFT. Nell’ultimo anno, gli NFT hanno preso pieno dominio del mondo dell’arte, con il mercato delle opere digitali che ha quasi raggiunto quello delle opere reali. Molti artisti, quindi, si sono spostanti nel mondo virtuale che, grazie certificati di unicità e autenticità delle opere, il tracciamento della proprietà e la possibilità di monetizzare dalle vendite secondarie, vedono negli NFT uno strumento di innovazione e sperimentazione.
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GITA A...
Digital detox AL MULINO DI TURRO Alessandra Favaro
Una gita per fare un salto indietro nel tempo per riscoprire i gesti di una volta, quando l’ingegno sostituiva la tecnologia. In un luogo, gioiello nascosto tra i boschi di Monvalle, che è, allo stesso tempo, testimonianza della storia antica locale e laboratorio dedicato alle attività manuali. All’attuale stampa dei libri si aggiungeranno il restauro dei mobili, la lavorazione del ferro battuto e la ceramica
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uesto articolo potrebbe iniziare con il classico incipit delle fiabe: “C’era una volta”. Anzi, “c’erano una volta”. Perché fino al secolo scorso, la provincia di Varese era costellata da mulini, molti dei quali, ora, andati in rovina. La primavera e le gite nel verde possono diventare un’ottima occasione per riscoprire questo passato locale quasi dimenticato. Basti pensare che “solo lungo il torrente Viganella-Monvallina ce n’erano un tempo almeno una dozzina”, ricorda Franco Oregioni, sindaco di Monvalle e proprietario di un antico mulino che sta diventando un progetto di condivisione creativa e testimonianza della memoria. “Sì, la mia famiglia ne è proprietaria, ma noi preferiamo chiamarci custodi di questo posto e della storia che rappresenta” aggiunge il primo cittadino. Il “suo” Mulino di Turro, per anni è rimasto abbandonato a se stesso, “ma alla fine io e mia moglie abbiamo deciso una decina di anni fa, di acquistarlo. Ora siamo al lavoro per ristrutturarlo, molto abbiamo fatto e ancora molto c’è da fare. L’obiettivo è quello di trasformarlo in un luogo aperto, dedicato alla cultura e alla memoria”. Questo piccolo gioiello “nascosto” tra i boschi di Monvalle è raggiungibile anche in una bella gita, in bicicletta o a piedi, facile da fare per tutti. Il mulino è aperto alle visite alcuni giorni all’anno, ma da fuori si può ammirare sempre. Qui ha sede anche l’associazione Rotte Contrarie, che all’interno del mulino opera con un laboratorio di stamperia antica attraverso le tecniche e gli strumenti tipografici tradizionali.
a Gemonio e comprò a Monvalle un mulino che “era in rovina”. Ampliato nel Novecento, visse purtroppo in seguito altri decenni di abbandono, fino ad essere acquistato dalla famiglia Oregioni e riqualificato, stavolta per essere aperto alla comunità. “In questa zona si può respirare la suggestione del luogo e di un mondo da riscoprire che pare essere scomparso anche in provincia di Varese, dove ormai i mulini funzionanti si possono contare sulle dita di una mano” commenta Oregioni. Atmosfere d’altri tempi: il vecchio mulino con ancora le ruote sul torrente, la stamperia che riporta alla luce l’arte della stampa di un tempo, le sale delle macine e del mugnaio, con ancora le scritte sulle vecchie porte dei calcoli del mugnaio di prezzi, pesi e farine. Ci si arriva lungo un percorso nel verde altrettanto fiabesco, una volta deviato dalla strada provinciale e inoltratisi nel bosco, seguendo le indicazioni che portano al mulino. Sentieri fra bosco e prati, ponticelli, ruscelli, fino Il Mulino di Turro ad arrivare ad un grande prato verde affacciato L’origine dell’edificio del Mulino di Turro viene fatta risalire alla prima metà sulla Monvallina, dove si erge il grande mulino, del 1800, vanta quindi quasi duecento anni di storia. Le tracce seguenti risalgono al secolo successivo, quando la famiglia Vedani da Biumo si insediò che ha conservato tutto del suo passato, ma
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Il Sentiero dei Mulini C’è un altro magico percorso per riconnettersi con l’antico passato delle acque e del lavoro in provincia di Varese. Si tratta del Sentiero dei Mulini, un percorso di circa 16 chilometri, adatto agli amanti delle passeggiate, del trekking e della mountain bike. Tocca i comuni di Monvalle, Besozzo, Brebbia, Malgesso, Bregano, Bardello. Si passa dalla ghiacciaia a Bardello al mulino di Piona di Brebbia, rimasto attivo fino a pochi anni fa, e quello di Turro, fino al Mulino Roncari, che prende il nome da una famiglia di mugnai che, per generazioni, ha svolto questo mestiere. Originario del Settecento, conserva ancora oggi il sistema di chiuse, la roggia di derivazione per convogliare l’acqua, il ponte pedonale e la grande ruota tipica dei mulini ad acqua. Lungo un’altra roggia di derivazione del Monvallina c’è poi il Mulino Mendozza, che risale a fine 1800. Il sentiero è di facile percorribilità e mette in comunicazione i mulini che hanno per secoli caratterizzato la vita locale a ridosso dei fiumi Monvallina e Bardello. L’itinerario rappresenta anche un collegamento tra i laghi di Varese e Maggiore e lungo la strada è possibile ammirare anche vecchie opere di ingegneria idraulica lungo il fiume Bardello, senza dimenticare il famoso museo della Pipa. Degni di una tappa sono i vari nuclei di Brebbia Superiore, Malgesso, Bregano e Bardello. E se fa caldo, da non perdere una deviazione alla vicina spiaggia del Gurée per un tuffo rigenerante.
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GITA A...
MULINO DI TURRO
grazie a un’attenta ristrutturazione che prosegue ancora oggi, risulta ben tenuto e decisamente affascinante.
Visitarlo, e viverlo
Se ammirarlo da fuori è sempre possibile passandoci vicino, in diverse giornate viene aperto al pubblico per “farsi conoscere” di più. In primavera ed estate sono diverse le occasioni che lo rendono una tappa interessante, dalle iniziative di Rotte Contrarie alle giornate a porte aperte per scoprire il passato del mulino e il suo funzionamento. Se le norme anti-Covid lo permetteranno, ad esempio, verrà aperto a maggio in occasione delle Giornate Europee dei Mulini, curate in Italia dall’associazione italiana Amici dei Mulini Storici. Ed anche in primavera, per la conclusione di un bel progetto con le scuole visto che il mulino, con l’associazione Rotte Contrarie, sta lavorando con alcune classi degli istituti locali per un’iniziativa di recupero e stimolo alla lettura cartacea. Al termine, i giovani studenti potranno letteralmente stampare a mano il loro libro di racconti. Un’anteprima di come Oregioni vede il futuro di questo luogo, che un domani accoglierà anche un bed & breakfast: “Lo vediamo come un luogo che diventi un museo vivo, una testimonianza della storia antica locale, da riscoprire a passo lento. Vorremmo portare qui altri laboratori dedicati alle attività manuali di un tempo, quando non c’era la tecnologia per tutto: dal restauro del mobile alla lavorazione del ferro battuto, dalla ceramica alla già avviata stampa dei libri. Un luogo dedicato al fare con le proprie mani, dove riconnettersi con le proprie radici, la natura e la storia”. 80
Il torrente Viganella-Monvallina Tra lago e mulini, il torrente Viganella-Monvallina nasce nei pressi di Orino, al Campo dei Fiori, per procedere lungo la sua strada contorta fino a gettarsi nel lago Maggiore. La sua particolarità è proprio il “doppio nome”, visto che si chiama Viganella alla nascita per poi prendere il nome di Monvallina verso il lago. Il fiume è lungo circa 12 chilometri e mezzo ed in passato è stato una grande risorsa per abitanti dei borghi circostanti. Forniva non solo acqua, ma era anche navigabile e offriva energia per i numerosi mulini della zona. È un mulino toccato dalle sue acque anche il Museo Salvini di Gemonio. Il rio è importante anche dal punto di vista ambientale, visto che solca boschi e aree naturali preziose molto particolari: tra queste, il sito di interesse comunitario SIC/ZPS “Canneti Lago Maggiore” e “Palude Bozza Monvallina” per un’estensione di circa 6,7 ettari nel comune di Monvalle, ricco di biodiversità dal punto di vista di fauna e flora.
Fotovoltaico: La città di Varese entra nella classifica delle 10 città più solari d’Italia La quarta edizione del Barometro del Fotovoltaico di Elmec Solar tratteggia il percorso virtuoso intrapreso dal Bel Paese nel terzo trimestre del 2021 verso l’adozione di forme di approvvigionamento sostenibile.
Nella classifica delle 10 province italiane più solari (ovvero che hanno registrato il maggior incremento di impianti fotovoltaici nel terzo trimestre del 2021), fa il suo ingresso, per la prima volta, la città di Varese, che ha installato oltre 418 impianti fotovoltaici. Questo è il dato che è emerso dal Barometro del Fotovoltaico di Elmec Solar, la ricerca dedicata alla diffusione del fotovoltaico creata, partendo dai dati di Italia Solare, dall’azienda del gruppo Elmec di Brunello (VA) che si occupa di energie rinnovabili e di sostenibilità energetica. Si tratta di una analisi in continuo aggiornamento che ha l’obiettivo sia di evidenziare i continui miglioramenti che il nostro paese sta facendo nell’adozione di questa tecnologia, sia di guidare cittadini e aziende italiane a scegliere forme di approvvigionamento a impatto zero. L’ottimo risultato ottenuto dalla provincia di Varese si inserisce in un contesto di crescita del fotovoltaico in Italia. L’aumento dei pannelli installati nel corso del terzo trimestre del 2021 è stato omogeneo su tutto il territorio nazionale: il Barometro del Fotovoltaico di Elmec Solar infatti, ha evidenziato che, nei soli mesi di giugno, luglio e agosto 2021, sono stati installati 20.984 impianti fotovoltaici,
contro i 18.655 impianti posizionati nel secondo trimestre dello stesso anno. Questo è sinonimo di una maggiore sensibilità sul tema delle rinnovabili e la conferma che stiamo andando nella giusta direzione. In totale, in Italia, gli impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici utilizzati sono 989.687. Con un impianto fotovoltaico si possono ridurre i consumi energetici, autoproducendo l’energia di cui si ha bisogno e facendo bene all’ambiente. In media, in un anno, la produzione di energia pulita di un impianto da 3 kWp, e la conseguente emissione di CO2 evitata, corrisponde ad aver piantato 80 alberi. La tecnologia del fotovoltaico dunque, può essere un alleato efficace per introdurre forme di approvvigionamento energetico sostenibile e, per questo motivo, cittadini e aziende italiane sono chiamate allo sviluppo di un percorso virtuoso verso la sostenibilità. Ne è un esempio il progetto che Elmec Solar ha intrapreso assieme a Praezision, l’azienda di Bodio Lomnago (VA) specializzata nella vendita e assistenza di software per la sanità, che ha installato sul tetto della sua struttura un impianto da 20 kWp, con moduli SunPower Maxeon, che consentono una diminuzione delle emissioni di CO2 pari a 11600 kg annui, l’equivalente di una piantumazione di 353 alberi ogni anno. L’emergenza climatica che stiamo vivendo non può essere ignorata e scegliere le rinnovabili per la propria abitazione e azienda significa favorire la sostenibilità in prima persona. La tecnologia del fotovoltaico, per produrre energia, non emette emissioni di CO2 e aiuta a ridurre i danni all’ambiente.
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
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SPORT
LO “SPECIAL ONE”
dei rally Andrea Della Bella
Il primo capitolo è quello scritto in sella alle moto da cross. Il secondo si svolge oggi sulle quattro ruote. L’olgiatese Mauro Miele ha i motori nel proprio Dna. Una vita, la sua, che si divide tra impresa (la Stamperia Olonia di Gorla Minore) e competizioni sportive che ne fanno un pilota pluripremiato. Fino all’attuale avventura nel nuovissimo Campionato Master di rally, da lui stesso ideato
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iù terra che asfalto nella vita sportiva dello “special one” del cross in sella a una moto o al volante di un’auto da rally. E l’ultima impresa conquistata al primo colpo è il Montecarlo alla guida della sua Fabia Skoda R5 Evo. Mauro Miele, bustocco di nascita, ma olgiatese di adozione, sa cosa significa fare impresa, poiché è Ceo della Stamperia Olonia di Gorla Minore, ma sa anche mettere a segno imprese sportive. Successi che rombano come i motori dei mezzi che
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nel corso della sua carriera sportiva ha guidato e portato in trionfo. Risultati che hanno segnato la storia del cross, del Camel Trophy o dei rally. Vittorie che spesso sono arrivate al primo colpo, un po’ come il Josè Mourinho dei tempi d’oro. Miele ha i motori nel Dna. Soprattutto quelli che si misurano dove finisce l’asfalto e inizia il
terreno sconnesso. La genesi sportiva di questo campione evergreen inizia in sella a una moto da cross. Mauro Miele è il primo italiano a vincere una gara del Mondiale nel 1979. Un anno dopo, nel 1980, concede il “bis della prima volta” e vince (primo in Italia) una gara di cross indoor. Curiosità: la Genova Cross Superbowl fu anche la prima gara “al chiuso” che si disputava in Europa. “Il motocross – racconta Miele – è stata la mia prima passione”. Possiamo dire il dress code per entrare nel mondo del fuoristrada. E Mauro Miele in questo mondo ha vinto un po’ ovunque e non solo in sella a una moto da cross. Non all’esordio, ma ha conquistato anche il Camel Trophy segnando anche il suo passaggio dalle due alle quattro ruote. Poi una pausa. “Con la nascita del mio secondo figlio – racconta – ho parcheggiato i mezzi e la passione ai box per quindici anni. Dopo di che il richiamo è stato forte e sono tornato a correre”. E così ha iniziato a scrivere il secondo capitolo da pilota. Una storia sempre con poco asfalto, corredata da successi. Sono i rally a tenere banco. E Mauro Miele in bacheca mette il diamante: il Montecarlo. Fresco, freschissimo. E bellissimo. Sia per il gradino più alto del podio, sia per la storia che ci sta dietro. Una storia raccontata proprio da Miele: “È vero – dice sorridendo e assaporando le grandi emozioni vissute – il Campionato Master che sto disputando è alla prima edizione. E devo dire che nasce da una mia sollecitazione alla Fia (Federazione Internazionale dell’Automobile ndr). E tutto accade proprio al Montecarlo prima dello scoppio della pandemia. È lì che incrocio Jean Todt (ai tempi era presidente della Federazione, ndr), con il quale scambio due chiacchiere e butto lì l’idea di dare vita a un campionato Master”. Detto fatto? Quasi. Perché lo sterrato non è l’asfalto: è terreno sconnesso e infido. Buche, salti e imprevisti. Ma per Mauro Miele tutto questo “è pane” per i suoi denti. “Torno a casa e scrivo una mail dettagliata alla Fia in cui illustro l’idea del nuovo campionato rally. E Todt mi risponde entusiasta”. All’ultima curva però spunta il Covid: “Già, solo la pandemia ha fermato tutto e rimandato. Ma il 2021 è servito per mettere tutto a punto e ora si corre”. Montecarlo (disputato e vinto); Svezia (disputata nel momento in cui questo numero è andato in stampa) Croazia, Portogallo
e Sardegna sono le sei tappe Mondiali alle quali prenderà il via Miele. “Il Mondiale ha più date, ma ne occorrono sei per entrare in classifica. Vediamo...”, conclude il pilota olgiatese senza porre limiti. E prima di tornare a parlare di cosa ancora oggi lo spinge a premere il pedale dell’acceleratore: “L’adrenalina. Sensazioni che sono rimaste vive dentro di me anche in quei 15 anni di pausa. Emozioni che ho ritrovato identiche nel momento in cui sono tornato a correre”. Ecco un ingrediente per restare vincente nel tempo. Ma non l’unico. «Adrenalina ed emozioni sono benzina importante, ma non bastano. Oggi mi alleno più di quando avevo vent’anni. Palestra, nuoto e corsa quasi tutti giorni. Ormai stare in forma è diventata la mia seconda attività accanto a quella in Stamperia. Insomma, una bella fatica, ma dopo un po’ sento proprio il bisogno di rimettermi al volante. Ogni volta è così”. Quella di Mauro Miele è una passione infinita. Talmente grande da averla incisa anche nel Dna di famiglia. Anche Simone, il più grande dei suoi due figli, è un pilota di rally. “Andrea vola – racconta il padre – Simone corre nei rally. Ma non credo di essere io ‘il responsabile’. Forse è davvero un gene che abbiamo in comune”. Dna che romba nelle vene e fa vincere nelle gare. Poiché anche Simone può, tra i successi, vantare in bacheca un successo dal sapore particolare: un Rally dei Laghi. Vittoria conquistata nel 2016, a trent’anni esatti dal successo del padre (anno 1986). Insomma, una coincidenza da special one. 83
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IL SUV CAYENNE DI PORSCHE SI VESTE DI PLATINO
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orsche propone un’edizione limitata per il nuovo Suv Cayenne: un design esclusivo disponibile anche per le versioni Cayenne, Cayenne E-Hybrid e Cayenne S, nonché per tutti i rispettivi derivati coupé. Gli inserti nelle lamelle delle prese d’aria anteriori, la scritta Porsche integrata nella striscia di luci posteriori a Led, la denominazione del modello nella parte posteriore e i cerchi RS Spyder Design di serie da 21 pollici: sono tutti elementi di questa versione,
verniciati in color platino satinato. A marcare ulteriormente l’aspetto sportivo ed elegante sono, poi, i terminali di scarico e le modanature dei finestrini laterali in nero. L’interno è caratterizzato dalle cinture di sicurezza in color gesso e le soglie d’ingresso in alluminio spazzolato aggiungono un tocco speciale, così come il pacchetto interni in alluminio testurizzato e le finiture color argento. Questa esclusiva versione è disponibile anche nella Cayenne Coupè con un equipaggiamento di serie ampliato rispetto al modello Cayenne Suv, come
ad esempio, i nuovi sedili sportivi a 8 vie, il tetto panoramico fisso in vetro e i pacchetti sportivi in struttura leggera opzionali. Un’importante caratteristica tecnica della Cayenne Coupè è rappresentata dal Porsche Active Aerodynamics (PAA) che, con il nuovo spoiler posteriore adattivo, fornisce in ogni momento l’aderenza adeguata creando il corretto equilibrio tra un “passo” raffinato e uno energico. Anche su questa esclusiva versione Centro Porsche Varese offre il servizio di noleggio a lungo termine con formule personalizzate in base ad ogni esigenza.
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RUBRICHE SU
CULTURA E DIGITALE TERZA PAGINA
Anna tra scarpette e forchette IN LIBRERIA
Arte e pandemia DAL WEB
Voglia di crescere
CULTURA E DIGITALE
Terza pagina
Anna tra SCARPETTE E FORCHETTE Come cambia la comunicazione enogastronomica? La vulcanica giornalista bustocca, Anna Prandoni, racconta i suoi ultimi progetti, tra cui Scarpetta, miglior rivista 2021 secondo il Gambero Rosso
N
on è di cristallo, ma è comunque una bella storia. Quella di Scarpetta è solo una delle tante creazioni di Anna Prandoni, giornalista di Busto Arsizio, nome di riferimento nel settore della comunicazione culinaria. Una ricetta dai molti ingredienti che ha visto l’apprezzamento nientedimeno che del Gambero Rosso che l’ha riconosciuta rivista dell’anno 2021. Per Anna, ideatrice del progetto con la fotografa Gaia Menchicchi, l’ennesimo riconoscimento di un percorso che l’ha portata negli anni a affermarsi
come firma autorevole del giornalismo specializzato. Un curriculum che è passato dalla direzione de La Cucina Italiana, alla realizzazione di numerosi volumi dedicati ai fornelli e al saper vivere, fino all’attuale direzione di Linkiesta Gastronomika, progetto per il quale ha ricevuto il premio Dialoghi della Cucina Excellence 2021. Giornalista, scrittrice, influencer. Dovessimo snocciolare il palmares Prandoni, servirebbe troppo spazio... È sicuramente motivo di orgoglio, per me e per tutta
la squadra che lavora con me, ma non sono tanto le righe sul curriculum che vorrei far emergere, quanto lo spirito che sta dietro i progetti. La motivazione del premio Dialoghi della Cucina è stata quella di “aver realizzato un progetto di approfondimento di cultura enogastronomica nel pieno di una crisi senza precedenti, contribuendo a far circolare idee e contenuti innovativi, in un periodo in cui la tendenza dell’editoria di settore sembra perdere importanza e appeal sul lettore”. Ecco questo è il motore che mi guida, fare cose sempre nuove e appassionanti. E Scarpetta segue questa linea. Il Gambero Rosso la definisce un prodotto del filone bookazine, cioè un progetto editoriale capace di coniugare i lati
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Silvia Giovannini
più apprezzati delle riviste – impaginazione, scatti d’autore, impostazione del testo snella e piacevole – con il fascino dei libri, a cominciare dai contenuti. La mia passione per il digitale e i social convive con quella con la carta e con il desiderio di inventare da zero prodotti nuovi, destrutturati, liberi e autonomi. Questo progetto editoriale è nato in un momento di pausa, un assolato pomeriggio di novembre, sulla terrazza che guarda al lago al Sole di Ranco. Scarpetta è nato dall’esigenza di dare una forma a una passione e per ricordarci di godere pensieri, immagini, idee ed incontri un po’ come quel piatto che ci piace tanto da volere non finisse mai: di farci appunto la scarpetta. Un pasto lento da gustare fino all’ultimo boccone, raccogliendolo con il pane, con il grissino, con la forchetta o pourquoi pas con il dito, inseguendo spensierati quel pizzico di godimento e di felicità in più. È un progetto di microeditoria autofinanziata e punta a un mercato giornalistico alternativo e a un lettore di nicchia, in distribuzione diretta presso una selezione di locali e boutique scelti. Inoltre, si
“Scarpetta è nato dall’esigenza di dare una forma a una passione e per ricordarci di godere pensieri, immagini, idee ed incontri un po’ come quel piatto che ci piace tanto da volere non finisse mai: di farci appunto la scarpetta”.
come quello della brigata di cucina. Scarpetta nasce dall’incontro con Gaia Menchicchi ma anche dalla coesione di un ottimo team e dalla partecipazione di nomi e firme noti. Tra gli altri, mi piace ricordare il servizio fotografico dedicato a Virna Toppi, prima ballerina della Scala di Milano a ricordare quanta bellezza si può ancora incontrare fra le strade delle città. Un’altra scarpetta, questa volta da ballo.
può anche ordinare online su www.scarpettamag.it grazie al print on demand. L’intero progetto vive, infatti, con una tiratura ristretta e progressiva ma potenzialmente illimitata. Una scelta dettata dall’economia ma anche dalla sostenibilità ambientale: si stampa solo ciò che verrà davvero letto.
Naturalmente non manca la dimensione social: pillole condivisibili di Scarpette, godibili velocemente, pensate per chiacchierare o sorridere. Un concetto nuovo di prodotto editoriale. A partire dalla periodicità stagionale. Provare vie non battute è uno stile di
vita e, a voler guardare, uno stile da chef stellato: gli ingredienti della tradizione diventano piatti mai arrivati prima sulle tavole grazie a tecniche e creatività uniche. È un paragone che calza anche per un’altra ragione. Quello del giornalista resta un lavoro di squadra così
Possiamo dire “premiato un progetto se ne apre un altro”. Anna Prandoni non si ferma mai... L’ultima idea nata, grazie alla collaborazione con Chiara Buzzi, è recentissima e si chiama Forketters. Qui usciamo dalla carta e partiamo dai social per un progetto dal vivo: si tratta di una serie di cene social, per esplorare un nuovo modo di condividere il piacere del cibo. Il progetto è incubato da Gastronomika magazine del quotidiano Linkiesta. La ricetta è semplice: una serata esclusiva, uno chef a disposizione, un menu che esplori la sua cucina, due guide d’eccezione e un gruppo di appassionati. Condividere il piacere del cibo e del buon vivere, fuori dai social network, ma in maniera sociale. Un progetto dedicato fin dal nome alle “buone forketters”. 91
CULTURA E DIGITALE
In libreria
Silvia Giovannini
Perché le fabbriche fanno bene all’Italia
Giuseppe Bossi Disegnatore Slvio Mara Nomos Editore, 2021
Rachele Sessa Rubbettino, 2021
‘‘P
er la riscoperta della bellezza fra tradizione e innovazione.” Il volume ripercorre la biografia storica e artistica di Giuseppe Bossi di Busto Arsizio, prima studente e poi a capo dell’Accademia di Brera, figura di primo piano del panorama neoclassico. Dai primi anni di formazione sino alla maturità con un ricco corredo iconografico, che restituisce la personalità artistica del protagonista cogliendo i classici modelli di riferimento (Michelangelo e Raffaello su tutti) e non solo. Con un saggio di Laura Binda. Un lavoro, organizzato per temi e generi, che vuole fornire nuovi chiavi interpretative sulla figura dell’artista.
nomosedizioni.it 92
Arte e pandemia Antonio Bandirali (a cura di) 2021
T
estimonianze. Con il contributo di 140 persone, con riflessioni sul tema e opere artistiche: il risultato è una variegata mostra virtuale e suggestiva del tempo che stiamo vivendo. La mostra e il volume sono stati curati da Antonio Bandirali, presidente del Circolo degli Artisti di Varese, con la collaborazione e il supporto di molte importanti realtà del territorio pubbliche e private. “Una salutare boccata di
ossigeno per il nostro incerto presente”, per usare le parole della premessa a firma di Renzo Dionigi. Il progetto è corale in ogni senso, con il patrocinio di Comune di Varese, Provincia e Regione Lombardia e Università dell’Insubria, ed è introdotto dai testi, oltre che di Bandirali, di Maurizio Ampollini, presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto e di David Wilkinson. Alla premessa fanno seguito le presentazioni del presidente della Regione Attilio Fontana e del sindaco Davide Galimberti. circolodegliartistivarese.it
L’
Italia può fare a meno della sua industria? Senza la sua storia industriale e un’esperienza manifatturiera radicata nel territorio e nella società il nostro Paese avrebbe la stessa posizione che occupa oggi nel mondo? La risposta dell’autrice, varesina, vicedirettore di Fondazione Ergo, è nel titolo (e nei fatti, aggiungeremmo). Per questo l’industria deve ritornare al centro delle politiche nazionali. “Schierarsi per il partito dell’industria rappresenta una scelta civile, prima che politica in senso stretto”.
fondazionergo.it
Malgrado tutto mi risolleverò: prenderò in mano la mia matita, che ho abbandonato nel mio grande scoramento, e ricomincerò a disegnare. Vincent Van Gogh
Le farfalle non si posano sui fiori di plastica
Virtual team Andrea Martone, Massimo Ramponi Franco Angeli, 2021
Pierfranco Riboldi Europa edizioni, 2021
U
Mimì decide di scappare: perché è stanca di essere trattata come un regalo e vorrebbe invece essere un simbolo. Nel mese di marzo un consiglio a tema. Un libro per bimbe e bimbi - anche quelli cresciuti - con i lavori di Paola Formica, illustratrice milanese, collaboratrice anche di Varesefocus.
no degli strumenti cruciali dello smart working sono i virtual team, tra persone distanti che interagiscono per realizzare un obiettivo comune. Un volume che si propone di sondare le condizioni di efficacia e di efficienza nella gestione dei gruppi di lavoro virtuali. Come si crea un team virtuale efficiente? Quale modello di leadership deve avere? Come si definiscono gli obiettivi e come si misurano i risultati? La virtualità, pur non intaccando l’efficacia e l’efficienza, fa nascere un paradosso manageriale. Per vincere la sfida occorre una forte condivisione degli obiettivi.
carthusiaedizioni.it
liuc.it
‘‘I
l mondo ha bisogno di vera bellezza, so che non lo deluderai...” Prima pubblicazione del medico varesino appassionato di musica e di scrittura. Una giovane protagonista, Anja, si ritrova, come per magia, in grado di suonare il pianoforte in modo sublime. Un sogno che si sviluppa e prende forma strada facendo, un sentimento di puro e profondo affetto di un uomo già avanti con gli anni, che attraverso la narrazione riuscirà finalmente a trovare la vera felicità. Metaforico viaggio alla ricerca della pace. Quanto mai attuale. edizionieuropa.com
Mimosa in fuga Serena Ballista, Paola Formica Carthusia, 2021
L
ottare per se stesse e per quello in cui si crede è la lezione di Mimì, la più piccola di un gruppetto di sorelle mimose. La mattina di un 8 marzo
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Dal web VOGLIA DI CRESCERE
Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network. Solo su
Eurojersey: fatturato in crescita del 27,5%
Zeiss, 175 anni da record
I
l Gruppo, che conta nel mondo circa 30 stabilimenti, 60 sedi di distribuzione e assistenza, 27 centri di ricerca e sviluppo ed è presente anche in provincia di Varese, ha chiuso con un fatturato record per il suo 175esimo compleanno: 7,5 miliardi di euro.
E
urojersey aumenta di fatturato e investe. L’azienda ha in cantiere per il 2022 investimenti per 9 milioni di euro. Lo sviluppo di Eurojersey si basa su una strategia che combina l’innovazione e l’attenzione alla qualità con lo sviluppo sostenibile.
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CULTURA E DIGITALE
#ImpresediVarese Dettagli di presente: una selezione di post da Instagram. L’account dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese è @unioneindustrialivarese
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Sempre carichi
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