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VARESEFOCUS 7/2019 - Dicembre

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ANNO XX · N.7

DICEMBRE 2019

VARESEFOCUS

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EDITORIALE

Manca (da tempo) la sostanza Vittorio Gandini

U

n piano di investimenti per il rilancio infrastrutturale del Paese. Una vera e coerente politica di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro, con lo stanziamento di risorse per incentivi alle imprese per le assunzioni a tempo indeterminato o in apprendistato e per la valorizzazione degli Istituti Tecnici Superiori post-diploma, che si stanno affermando nel mondo della formazione come delle vere e proprie “macchine” in grado di produrre occupazione. Collocare, con provvedimenti concreti e non a parole, il tema dell’innovazione al centro dell’agenda di politica economica, supportando gli sforzi che le aziende stanno facendo, o potrebbero fare, sui fronti dell’efficienza energetica e dell’economia circolare, tanto importanti quanto la transizione verso la manifattura digitale. Ecco le tre priorità del sistema economico e sociale italiano: infrastrutture, giovani e innovazione. Tre temi fondamentali per il futuro del Paese, ma di cui nessuno si sta facendo portabandiera nel dibattito politico attuale, né tra le forze di governo, né tra quelle di opposizione. Su questo la proposta politica dell’intero emiciclo parlamentare è unanime nel non saper guardare alla realtà e alla sostanza. Il problema è generale e non si limita alla Legge di bilancio per il 2020. Non solo da oggi ci si perde, ormai da mesi, forse anni, in provvedimenti spot che sembrano presi più per assecondare questo o quel sondaggio, anziché sulla base di un progetto coerente di crescita. Nessuno si sorprenda, dunque, se l’Italia è ultima nelle previsioni di innalzamento del Pil per il 2020. Non c’è Paese in Europa che farà peggio di noi. Il nostro +0,4% pronosticato dalla Commissione Europea è infinitamente lontano dalla media continentale del +1,4%. Eppure, tant’è: rimaniamo il fanalino di coda di un’Europa che già di per sé dà segnali di affaticamento. Ultimi tra gli ultimi. C’è di che essere preoccupati. Le imprese lo sono. Si dirà: la coperta è corta. Motivo in più per darsi una strategia e concentrare su chiari obiettivi le poche risorse a disposizione. In realtà, il problema è che tra i mali del nostro Paese c’è la crescente ossessione del consenso fine a se stesso. Tutte le forze politiche sembrano muoversi su questo terreno senza vedere le conseguenze di questa competizione elettorale permanente. Così il risultato è una serie di provvedimenti slogan. Reddito di cittadi-

nanza e Quota 100, che potrebbero essere smantellati o rivisti per liberare risorse, sembrano destinati a rimanere in piedi pur non dando alcun beneficio nella produzione di ricchezza e creazione di lavoro, così come promesso dai loro realizzatori. Nel frattempo, con l’ultima manovra sono entrate nel dibattito la plastic tax e la sugar tax, sbandierate come strumenti di un nuovo green new deal e per un consumo alimentare più sano. Vedremo come verranno applicate. La realtà, però, è che, come qualsiasi tassa, se il loro gettito non verrà indirizzato verso voci specifiche, in questo caso incentivi per una riconversione industriale o per promuovere diversi stili di vita, non si chiuderà il cerchio e dunque il rischio è che si fermino ad essere meri strumenti per fare cassa. In questo modo si tasserebbero i prodotti, non le abitudini di consumo, come si vorrebbe far credere. E in più, mentre giustamente, anche se con poco coraggio e ancor meno risorse, si prova a iniziare ad abbassare il cuneo fiscale, rischiamo di vedere aumentare le tasse alla fetta, più o meno grande lo vedremo, di lavoratori che usufruiscono delle auto aziendali. E poi ci sono quelli della “manovra no-tax” e della flat tax. Voli pindarici, suggestioni. Slogan, per l’appunto. Ma poca sostanza. Ancor meno confronto con la realtà. Non è una questione legata all’ultima manovra. Lo sguardo è ormai fisso da tempo al prossimo voto. Amministrativo, regionale o nazionale che sia. Infrastrutture, investimenti nella formazione dei giovani e incentivi all’innovazione farebbero crescere il Paese, ma siccome non portano consenso per la tornata elettorale dietro l’angolo, rimangono un miraggio. Per buona pace del bene comune e dell’interesse generale di un’Italia sacrificata sull’altare del consenso.

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ANNO XX · N.7

DICEMBRE 2019

VARESEFOCUS

La collezione Thannhauser a Milano Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA

S O M

Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese. Presidente Roberto Grassi Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Matteo Fontana Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it

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reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese

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www.varesefocus.it Progetto grafico e impaginazione Paolo Marchetti Fotolito e stampa Roto3 srl Via per Turbigo 11/B 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345

PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso il 29 novembre 2019. Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 27 gennaio 2020. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).

FOCUS 6

Un “Bridge” verso il futuro 9 Malpensa e la sua “soglia magica” 12 Una porta sul mondo

14 Malpensa può arrivare a 35 milioni di passeggeri

ECONOMIA 18 La storia del futuro del tessile 21 A Varese crescono le imprese ELITE

Interventi e contributi di: Federico Anselmi; Luigi Bignami, giornalista; Mario Chiodetti, giornalista; Andrea Della Bella, giornalista; Cristina Di Maria, Ufficio Studi Univa; Erika La Rosa, giornalista; Roberto Morandi, giornalista; Luisa Negri, giornalista; Sergio Redaelli, giornalista; Stefania Radman, giornalista. In redazione: Matteo Fontana, Silvia Giovannini, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: Aidro, Archivio Reuters, Aurora Biancardi, Ecomondo, Kendeil, Alessia Lazzarin, LIUC-Università Cattaneo, Luca Massi, Chiara Mazzetti, Mattia Ozbot, Premio Chiara, Sacro Monte Varese Musei, SEA, Emanuele Tamburini, Tintoria Giovanni Clerici e Figli, UBI Banca. Cogliamo l’occasione per augurare a tutti voi lettori e alle vostre famiglie un sereno Natale e un inizio di 2020 ricco di energie.


M A R I O 22 Le imprese di Varese ad Ecomondo 26 Kendeil, 40 anni di flessibilità 28 L’innovazione traina la domanda di credito

SCIENZA

FORMAZIONE

48 Verso l’infinito e oltre

30 Dieci anni di #PmiDayVarese

TERRITORIO

UNIVERSITÀ

44 Aspettando il solstizio d’inverno

HIGH TECH

50 I mille volti del Premio Chiara 54 Varese is “Magic”

▶ Arte 62 La Collezione Thannhauser in mostra a Milano 64 Mostre e Appuntamenti ▶ Sport 68 Biliardo, che passione

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34 L’Università nel futuro

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RUBRICHE ▶ Provincia da scoprire 56 Bruscitti, costine e Tito Livio ▶ Gita a... 60 Natale al Sacro Monte

▶ Di moda 72 Re Salmone e la lasagna ▶ Motori 75 Nuovo Kia Sportage: da oggi anche GPL

VITA ASSOCIATIVA 38 Auguri Varesefocus!

FOTO DAL MONDO

▶ In libreria 76 Dalla terra alla Luna

40 Muro di un’abitazione costruito con bottiglie, Itaoca Brasil

▶ Dal Web 78 Cerco l’estate tutto l’anno

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Confezionamento e imballaggio, stoccaggio e trasporto NASCE LASER PACKAGING S.R.L., MP TVSKIXXS VIEPM^^EXS HE 0YMKM 'EVGERS I %HVMERS 1EJƤRE Da circa cinque mesi, Carcano Trasporti S.p.a. ha acquisito Laser S.c. generando la nuova Laser Packaging S.r.l.: 4.500 mq dedicati al confezionamento e all’imballaggio nel centro logistico e distributivo Carcano di via Buccari, a Varese. Parlano gli ideatori del progetto, gli imprenditori 0YMKM 'EVGERS I %HVMERS 1EJƤRE

si è reso subito disponibile a valutare questa opportunità. Così è nata la nuova Laser Packaging S.r.l. %HVMERS 1EJƤRE Quando ci siamo incontrati, nel 2016, ci è parso naturale ipotizzare un’integrazione tra le attività. Cosa ha comportato l’integrazione tra le due società che rappresentate? 0YMKM 'EVGERS Ha permesso di fare investimenti molto importanti nello sviluppo degli spazi, per rendere sempre più idoneo il lavoro di Laser Packaging rispetto alle richieste dei clienti. Penso ai 2.500 mq di celle a temperatura controllata, che permettono di lavorare prodotti alimentari in assoluta sicurezza. Quanto spazio ha a disposizione la nuova Laser? 0YMKM 'EVGERS Il doppio rispetto alla precedente allocazione: 4.500 mq dedicati alle lavorazioni, a cui abbiamo in previsione di aggiungerne presto altri 1.600. Ci rendiamo conto già da ora, dopo appena cinque mesi, che la crescita di Laser Packaging potrà essere QSPXS WMKRMƤGEXMZE

Come nasce il progetto Laser Packaging S.r.l.? 0YMKM 'EVGERS Il gruppo Carcano aveva necessità di allargare l’offerta di servizi aziendali rispetto alla logistica e ai trasporti, nostro core business da quasi un secolo. Una delle esigenze più frequenti da parte dei clienti, era quella di confezionamento e imballaggio, ovvero le attività caratterizzanti di Laser S.c., valida impresa del territorio varesino, che da ventitré anni ha fatto del co-packing il suo settore WTIGMƤGS %HVMERS 1EJƤRE TVIWMHIRXI HM 0EWIV 7 G

%HVMERS 1EJƤRE Spazi più ampi e meglio strutturati consentono di ragionare in termini di crescita e di accettare più lavori rispetto al passato. Rendono inoltre possibile l’allargamento della sfera di clienti e delle tipologie di lavorazioni, che oggi sono - nel settore alimentare - il confezionamento di astucci, ceramiche, lattine, peluches, scatole termo retratte, ovetti e uova in carta stagnola, caramelle, cioccolatini e biscotti in buste a cuscino, sorprese in bussoPSXXM HM TPEWXMGE S ƥS[ TEGO I TIV SKRM XMTS HM WIXXSre merceologico, kit promozionali. Ma con questa

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struttura e organizzazione, siamo ora in grado di proporci, ad esempio, anche nel settore farmaceutico e cosmetico. Insomma, abbiamo decisamente più forza nelle gambe.

0YMKM 'EVGERS C’è da aggiungere che la capacità di integrazione tra le due organizzazioni è stata perfetta, con sinergia in tutte le operazioni. E’ possibile già un primo consuntivo delle positività?

0YMKM 'EVGERS E rinnovato entusiasmo del fare. Quali sono i miglioramenti registrati rispetto alle modalità di organizzazione precedenti? 0YMKM 'EVGERS Questa integrazione sta portando vantaggi ad entrambi i partners, in termini di miglioramento del servizio e ampliamento della clientela. %HVMERS 1EJƤRE L’unione ha permesso inoltre HM EJJVSRXEVI MR QERMIVE TMɽ WXVYXXYVEXE IJƤGEGI I completa aspetti non strettamente legati alla produzione, come l’amministrazione, la qualità, gli investimenti, la sicurezza, l’igiene… Le due imprese protagoniste, oggi, valgono più di uno + uno.

0YMKM 'EVGERS Da giugno, ovvero da quando è effettiva Laser Packaging S.r.l., abbiamo registrato un netto miglioramento del sistema di lavoro. Sin da subito, si sono aperte prospettive di nuovi incarichi e di nuovi investimenti e siamo convinti che il progetto potrà garantire un buon futuro a tutte due. %HVMERS 1EJƤRE Sono solo i primi mesi, ma si sta seminando molto. Il confronto con Luigi Carcano e i suoi collaboratori è un continuo brainstorming. E garanzia di risultato sono la reciproca stima e apprezzamento.

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FOCUS

Un “Bridge” verso il futuro La riuscita gestione di un aumento dei movimenti del 44%. La sapiente politica di sconti per una corretta redistribuzione dei collegamenti. La limitazione dell’impatto sul fronte del rumore. Ecco perché il temporaneo trasferimento dei voli da Linate su Malpensa dei mesi scorsi si è trasformato in un successo e in un test sullo sviluppo dei prossimi anni dell’aeroporto varesino Roberto Morandi

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na prova generale di cosa potrebbe diventare Malpensa tra 7 o 8 anni. È quel che è accaduto durante l’estate con l’operazione “Bridge”, il trasferimento dei voli da Linate allo scalo varesino per tre mesi. Fase attesa con preoccupazione svanita alla prova dei fatti: Tramonto su Malpensa

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l’operazione si è conclusa con un sostanziale successo sul piano gestionale. Una prova difficile, su tanti versanti, affrontati insieme da SEA, enti nazionali e forze dell’ordine, ma anche con le realtà del territorio e i Comuni. Prendendo in considerazione il periodo dal 27 luglio al 27 ottobre, sono stati 105mila i passeggeri che mediamente, ogni giorno, sono passati da Malpensa, con un aumento del 34% rispetto al dato del 2018. Una maggiore domanda di trasporto che ha richiesto l’aumento


FOCUS

Trerminal 1 di Malpensa

del 44% dei movimenti, vale a dire dei decolli e atterraggi ripartiti sulle due piste. Numeri consistenti, che in prospettiva potranno essere raggiunti in futuro, se continuasse la crescita che si sta vedendo in questi ultimi anni: “Se il trend continua ad essere quello registrato negli ultimi 10 anni, ritorneremo ai volumi di quest’estate tra circa 7 o 8 anni”, quantifica Armando Brunini, l’Amministratore Delegato SEA. “Sono stime che facciamo sulla base di una serie di approcci classici su come si muove la domanda sul futuro”, chiarisce. “Le direttrici principali sono quelle intercontinentali, che noi vogliamo spingere il più possibile perché questo territorio merita un’amplissima rete di collegamenti con tutto

Prendendo in considerazione il periodo dal 27 luglio al 27 ottobre, sono stati 105mila i passeggeri che mediamente, ogni giorno, sono passati da Malpensa, con un aumento del 34% rispetto al dato del 2018

il mondo. Negli ultimi anni si sono fatti tanti nuovi collegamenti, ma c’è spazio ancora per crescere, in particolare verso l’Oriente e la Cina, più voli per gli Usa e altri continenti in genere”. Una mano la sta dando anche la politica aggressiva di Air Italy, l’ex Meridiana che - rilanciata con l’ingresso di Qatar Airways - ha di fatto oggi il suo principale hub a Malpensa e che ha lanciato nuove rotte verso Nord America (East e West Coast, ma anche Canada), Africa e India. L’altra direttrice di crescita “è il trend dello sviluppo del Low Cost che non si arresta”, anche se “magari rallenta un po’ rispetto ai 10 anni precedenti”. Alla storica presenza di EasyJet si è aggiunto un network crescente di Ryanair (tornata a Malpensa nel 2015), ma anche di altri vettori low-cost come Vueling, WizzAir o Ernest, che proprio in brughiera ha la sua base operativa. Nel periodo del Bridge molte delle preoccupazioni si sono concentrate anche sull’accessibilità, tema molto sentito soprattutto per chi - abitando a Milano - trova particolarmente comodo l’aeroporto di Linate. Gli occhi erano puntati soprattutto sull’accesso stradale, che deve fare i conti con i limiti della “storica” superstrada Anas 336, che a trent’anni dalla sua costruzione mostra una crescente incidentalità, legata anche al generale aumento di traffico. Per questo SEA ha lavorato, anche con politiche di sconti, per favorire l’accesso attraverso l’altro asse disponibile, quello che passa dalla autostrada A4 e dalla più moderna superstrada 336dir (“la Boffalora”, in 7


FOCUS

Nello sviluppo di Malpensa “le direttrici principali sono quelle intercontinentali, che noi vogliamo spingere il più possibile. Negli ultimi anni si sono fatti tanti nuovi collegamenti, ma c’è spazio ancora per crescere” gergo) realizzata nella seconda metà degli anni 2000. La politica di incentivo all’uso dell’asse più scorrevole e sicuro ha avuto un parziale ma significativo riscontro: nei tre mesi del Bridge l’aumento di Malpensa Cargo traffico sulla A8 e sulla “vecchia” 336 è stato del 10,9%, inferiore (seppur di poco) all’11,6% di aumento di traffico sulla A4 e sulla 336dir. Meno problemi sul versante dell’accesso con taxi (anche nella formula delle corse collettive Taxibridge) e sul servizio Malpensa Express: la navetta aeroportuale è stata potenziata con il raddoppio dei posti disponibili e ha registrato un dato di passeggeri effettivi - nei tre mesi del Bridge - di 1,2 milioni, con un aumento del 46%. Sul piano occupazionale, l’aumento del traffico si traduce in 1.166 nuovi posti di lavoro. Di questi oltre il 50%, 593, sono residenti in provincia di Varese, di cui 169 nei Comuni del Cuv, vale a dire i nove più interessati dalla presenza dello scalo; 119 sono invece i “pendolari dell’aeroporto” che vengono dalla provincia di Novara, dall’altra parte del Ticino. Quanto alla gestione interna allo scalo, il dato più positivo è quello della puntualità, che ha visto un recupero in punti percentuali del 4,4 tra partenze e attivi (ma con un peggioramento dell’1,9% rispetto al dato del 2018). Altro nodo delicato è stato quello del rumore che ha impattato sul territorio, in particolare a Nord dello scalo. I disagi sono stati significativi nei primi cinque giorni, in cui Enac - con decisione inattesa - ha imposto il blocco delle rotte di decollo dalle due piste, concentrando l’esposizione al rumore dei decolli sull’area 8

Nord-Est (Somma Lombardo, Arsago Seprio e Casorate Sempione). Ma in media il dato del rumore è risultato inferiore a quello del 2018. Il merito è dell’evoluzione tecnologica degli aeromobili, con nuovi modelli meno impattanti e con il progressivo rinnovo delle flotte. E guardando in prospettiva, questa potrebbe essere la carta per rendere compatibile lo sviluppo aeroportuale con il territorio: “Dal momento che per ogni tipologia di aereo, si conosce esattamente qual è il consumo e quanto rumore fa, la nostra idea è quella di far pagare un po’ di più a quelli più rumorosi e inquinanti e un po’ meno quelli più efficienti, generalmente i più nuovi”, dice ancora l’Ad di SEA Brunini. “Nei limiti in cui potremo farlo, ciò sarà più un incentivo a cambiare aerei che una punizione per chi non intraprende questa strada di rinnovamento della flotta”. L’ipotesi di una rimodulazione delle tariffe poggia sul fatto che già molte compagnie - comprese quelle basate a Malpensa, oltre a quelle che operano rotte - stanno rinnovando il loro parco macchine, con l’introduzione dei nuovi velivoli che riducono rumore (25-50% in meno, a seconda dei modelli), ma anche le emissioni in atmosfera. A fronte della grande sfida del Bridge per quanto riguarda il trasporto passeggeri, più in ombra è rimasto il tema del cargo, che pure è centrale e vede Malpensa in una posizione di leader incontrastato per le merci che si spostano in volo. Nel 2019 Malpensa si è assestata a 558.217 tonnellate movimentate, superando di più del doppio le circa 200mila tonnellate di Fiumicino: 26 voli cargo diretti e oltre 200 destinazioni servite con pallet imbarcati nelle stive degli aerei passeggeri. Uno scenario che fa dire a Giovanni Costantini, cargo manager di SEA, che “Malpensa ambisce a diventare, e in parte lo è già, l’hub cargo per il mercato del Sud Europa”. Se nella prima metà del 2019 anche lo scalo varesino ha risentito del rallentamento che ha toccato tutti gli scali europei, i progetti di sviluppo sono avviati e procedono: DHL sta completando i suoi nuovi magazzini (hub per il Sud Europa) e SEA si sta muovendo per tenere il passo per quanto di sua competenza. C’è da intercettare e servire un mercato - quello dell’ECommerce - che è in rutilante espansione ormai da alcuni anni. Ma senza dimenticare le grandi spedizioni che alimentano import ed export italiano, dall’alimentare al farmaceutico, alla meccanica.

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FOCUS

Malpensa e la sua “soglia magica” “Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora”: questa la frase che accoglie i visitatori dell’aeroporto varesino, in arrivo dalla Stazione Ferroviaria. Una sorta di ingresso virtuale in cui trovano spazio arte, fotografia, musica e molto altro “Oggetti misteriosi”, Giò Ponti

Garutti. L’ambiente è rappresentato da una soglia virtuale forma-

Erika La Rosa ta da un taglio di luce che durante il giorno arriva direttamente

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l passeggero che arriva a Malpensa dalla Stazione Ferroviaria al piano -1 o che, appena sbarcato, deve partire alla volta di Milano si trova ad attraversare la “Soglia Magica”, un luogo in penombra di circa 900 metri quadrati, progettato da Pierluigi Nicolin insieme agli architetti Giuseppe Marinoni, Sonia Calzoni, Giuliana Di Gregorio e la consulenza del grande artista Alberto

dall’esterno, mentre di sera è illuminata da luce artificiale. Sul pavimento un’iscrizione accoglie il visitatore: “Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora”. “La Soglia Magica” risultò il progetto vincitore del concorso internazionale promosso da SEA Aeroporti di Milano nel giugno 2009, tra gli oltre 90 provenienti da tutto il mondo. L’ambiente venne inaugurato nel 2010 con l’obbiettivo di ospitare mostre e installazioni d’arte, IRCA storica

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FOCUS

“Everlasting”, installazione di Helidon Xhixha. Sotto, “Il Cavallo e il Cavaliere” di Marino Marini

diventando così la dodicesima porta di ingresso al capoluogo. Un’idea visionaria e sicuramente originale per un aeroporto, un non-luogo per eccellenza, dove ogni giorno migliaia di persone transitano, arrivano, partono, si fermano solo per poche ore, giusto il tempo di aspettare la coincidenza del volo. Un luogo apparentemente senza un’identità precisa, capace di concentrare persone provenienti da ogni parte del mondo, che forse mai più si rincontreranno. Ma proprio in virtù di questa vocazione, venne l’idea di dare un’identità forte e precisa a Malpensa e regalare, anche se per pochi istanti, momenti di bellezza e riflessione che solo l’arte può offrire. Anche se di fretta, potersi stupire e ammirare un’opera, può essere un regalo indimenticabile. Così in questi 9 anni, progetti espositivi e allestimenti suggestivi hanno presentato al pubblico dell’aeroporto opere che hanno scritto la storia dell’arte. La prima mostra presentava i “Sette Savi” di Fausto Melotti, tra i maggiori esponenti della cultura artistica a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60, restaurati grazie al contributo di SEA. Il grande gruppo scultoreo, ottenuto sul modello di quelle in gesso esposte alla Triennale nel 1959, 10

nella penombra della Soglia Magica sorvegliava i viaggiatori in transito nella magia del suo impenetrabile fascino. I Sette Savi sono riproposti oggi in uno strepitoso allestimento dell’architetto Michele De Lucchi, che nella sua semplicità esalta il fascino di quest’opera arcana e maestosa. Nel 2014 il “Cavallo e Cavaliere” di Marino Marini, l’antimonumento equestre per eccellenza, grazie alla collaborazione con il Museo del Novecento, si presentava in tutta la sua forza, con la semplificazione delle masse in spigoli, triangoli e traiettorie oblique, assieme al vigoroso convergere delle figure, il fascino per i volumi energici. Oggetti misteriosi firmati da Giò Ponti, collocati in un dialogo che sembrava ricreare un ambiente metafisico, venivano esposti in un doveroso omaggio al grande designer. Nel luogo e nel tempo sospesi tra arrivo e partenza un pavimento che poteva essere una pittura, un angelo che poteva essere una chiesa e tanti obelischi bianchi che contraddicevano la loro tradizionale, solitaria, severa monumentalità, ricreavano un ambiente utopistico e quanto mai contemporaneo, anche se le opere datavano 1966, 1967 e 1976. La contaminazione tra arte contemporanea e spazi pubblici


ha saputo così creare una intersezione magica tra la Soglia e il pubblico che la attraversa ogni giorno. I viaggiatori si fermano, contemplano, scattano foto, fanno selfie. Dopo un primo sentimento di stupore che trova del tutto inaspettata una mostra d’arte in un aeroporto, la Soglia diventa un appuntamento da ricercare per chi transita da Malpensa. Il progetto di vocazione all’arte e alla cultura quindi si amplia e l’aeroporto negli anni promuove la musica in occasione della Milano Music Week con concerti gratuiti, si apre alla fotografia con mostre che approfondiscono temi diversi e riflessioni contemporanee e trovano ideale collocazione in spazi dislocati del Terminal 1. Così la sosta all’aeroporto può diventare una possibilità, l’attesa può trasformarsi in un’opportunità. In occasione di Expo, La Porta di Milano accolse la suggestiva video installazione di Max Dorigo “Arte per l’umanità” su “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, come immagine icona del primo mese di Expo, mentre in chiusura della grande kermesse internazionale l’omaggio di Helidon Xhixha all’Ultima cena di Leonardo da Vinci nell’installazione dal titolo “Everlasting”, 13 sculture monolitiche in acciaio a simboleggiare gli apostoli e il Cristo, immerse nella penombra della Soglia Magica. La contaminazione degli spazi aeroportuali e la creatività artistica cresce nel tempo e il progetto si amplia anche ad altri ambienti come la Sala Montale, la Sala Respighi e la Sala Vip Schengen con una nuova collaborazione che vede SEA e il Museo MA*GA di Gallarate lavorare insieme a progetti espositivi che coinvolgono per lo più artisti del territorio. Nelle Vip Lounge i passeggeri possono trascorrere i momenti prima dell’imbarco lavorando, leggendo o semplicemente rilassandosi in una elegante cornice impreziosita da opere d’arte. Ad aprire la rassegna la personale di Vittore Frattini che proprio all’esterno di Malpensa ha realizzato la scultura “La Grande V” capace di dare il benvenuto ai viaggiatori in arrivo e in partenza e che si introduce come segno nello spazio e nell’orizzonte prealpino, collegando in modo indissolubile l’opera di Frattini al tema del viaggio. Tema che ovviamente è indissolubilmente legato alla natura dell’aeroporto e porta con sé emozioni, sen-

FOCUS

“La Soglia Magica” risultò il progetto vincitore del concorso internazionale promosso da SEA Aeroporti di Milano nel giugno 2009: l’ambiente venne inaugurato nel 2010 con l’obbiettivo di ospitare mostre e installazioni d’arte, diventando così la dodicesima porta di ingresso al capoluogo

timenti, paure che riempiono la scelta di partire o di tornare. Dalla collaborazione con il museo gallaratese vengono realizzate le mostre dedicate a Gottardo Ortelli, Giorgio Vicentini, Salvatore Lovaglio, Oksana Mas, Silvio Zanella, Paolo Masi e ha dato spazio alle installazioni di Missoni e Ugo La Pietra. L’ambiente Interno/Esterno realizzato da quest’ultimo riproduce un paesaggio apparentemente domestico - la stanza di una casa - salvo poi far accedere lo spettatore in un orizzonte prospettico in bianco e nero di una via di Milano, al centro del quale si collocano i binari del tram. L’ambiente è pensato e vuole coinvolgere attivamente il pubblico invitato a fotografarsi e condividere sui social i selfie. Proprio l’utilizzo dello spazio da parte del pubblico come luogo di esperienza e set fotografico attiva ancora oggi un sistema di comunicazione dell’opera all’esterno, rendendo visibile “fuori” ciò che accade all’interno dell’aeroporto. Un viaggio tra interno ed esterno, tra dentro e fuori, tra l’orizzonte e il cielo, tra ciò che ci aspettiamo e ciò che può sorprendere, tra la realtà e il sogno, che solo l’arte, in tutte le sue forme può permetterci di fare.

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Arcangelo Fino al 10 marzo 2020 Aeroporto di Malpensa; vip Lounge, Sala Monteverdi, Sala Visconti (Terminal 1) L’artista mette in scena il profondo desiderio di viaggio che ha segnato e continua a segnare il suo percorso creativo, continuamente sollecitato dalle culture antiche, dalle tradizioni sacre e profane, dalle genti che portano passione, sentimento, memorie, tensioni narrative. L’allestimento è organizzato per tappe che conducono il passeggero nel cuore della poetica di Arcangelo, dove ogni ciclo pittorico - nella Vip Lounge Respighi il ciclo Kenya Masai, 2008-09; in Sala Pergolesi, Beirut, 2011; in Sala Monteverdi, Segou, 2009-19; in Sala Visconti, Sanniti, 2006; in Sala Montale, Fiori irpini e fiori di croco, 2017-2019 -, rappresenta la stratificazione di un “viaggio”, dedicato a un sentimento, a una visione, a una terra già toccata o ancora da sperimentare. La terra per l’artista costituisce un imprescindibile punto di riferimento per spingersi altrove e fare esperienza delle suggestioni e degli archetipi dei luoghi.

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FOCUS

Una porta sul mondo Com’è cambiato l’aeroporto di Malpensa dal primo volo del biplano di Gianni Caproni, decollato nel lontano 1910? A spiegarlo un’analisi e un’infografica dell’Ufficio Studi dell’Unione Industriali Cristina Di Maria

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a tua porta per il mondo”: è così che l’aeroporto internazionale di Malpensa si presenta a chi visita il suo sito ufficiale. Ed è questo che è diventato nel corso, si potrebbe dire, di oltre 100 anni di storia. Era infatti il 27 maggio 1910 quando a Malpensa volò il primo velivolo di Gianni Caproni, il biplano Ca 1. All’epoca certo non si sarebbero potute immaginare le dimensioni e la rilevanza strategica che l’infrastruttura avrebbe raggiunto oggi: una superficie del sedime di 1.220 ettari; due scali passeggeri ed uno scalo merci; nel 2018, circa 190mila aerei commerciali decollati/atterrati; 24,6 milioni di passeggeri transitati (record storico per l’aeroporto); 573mila tonnellate di merci e posta trasportate (per un valore dell’export di oltre 32 miliardi di euro, pari al 7,1% delle esportazioni italiane – SEA Sustainability Report 2018). Numeri che rendono Malpensa il secondo aeroporto a livello nazionale per movimenti e passeggeri, nonché il primo per merce trasportata e uno dei principali scali cargo a livello europeo. Numeri che mostrano anche come il 2018 abbia rinsaldato il trend positivo dell’aeroporto i cui volumi sono cresciuti nel corso del triennio 2016-2018, registrando tassi superiori alla media e “collocando Malpensa fra i primi grandi aeroporti europei con oltre 20 milioni di passeggeri, per tasso di crescita” (come si legge in una nota di commento ai dati di traffico 2018 pubblicati da Assaeroporti). Trend positivo che si sta confermando nel 2019 grazie anche al successo della recente operazione “Bridge”, il trasferimento su Malpensa dei voli di Linate per i tre mesi di chiusura dello scalo Forlanini: nel solo periodo del Bridge (27 luglio – 27 ottobre) circa 9,5 milioni di passeggeri sono

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passati da Malpensa, 2,5 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (dati SEA). L’aeroporto di Malpensa si distingue non solo per la “quantità”, ma anche per la “qualità” della sua offerta: nel 2015 è stato infatti premiato da ACI EUROPE Awards come migliore aeroporto fino a 25 milioni di passeggeri, proprio per la qualità dei servizi e le attività proposte, inclusa l’iniziativa Chinese Friendly Airport. L’impatto socioeconomico di Malpensa poi supera anche questi (seppur significativi) risultati “operativi”. Se andiamo oltre e guardiamo infatti all’impatto diretto, a quello indiretto, di indotto e catalitico dell’aeroporto, ovvero allargando il campo anche alle attività economiche esterne al sedime ed in vario modo legate ai gestori diretti, nonché alle filiere di fornitura, all’effetto sul territorio sia in termini di commercio internazionale (le imprese possono beneficiare dei collegamenti aerei verso i mercati di export), che di turismo e di capacità di attrarre e trattenere investimenti produttivi (per impianti, uffici, magazzini), allora l’impatto socioeconomico che si stima Malpensa abbia avuto nel 2018, con varia intensità, sulla provincia, la Regione e sul Nord Italia, è davvero considerevole: 41,5 miliardi di euro di valore della produzione e 350mila posizioni lavorative attivate, che corrispondono a circa il 3% degli occupati in tutto il Nord Italia (vari studi del Centro per lo Sviluppo dei Territori e dei Settori della LIUC Business School - SEA Sustainability Report 2018). Ma anche solo restringendo il campo all’impatto diretto, ovMalpensa, Terminal 1 vero quello generato dalle attività economiche attivate nel sedime aeroportuale (vettori, bar, ristoranti negozi), lo scalo già emerge come un importante bacino occupazionale: nel 2018 Malpensa è stata infatti la sede di 548 attività produttive che hanno impiegato oltre 20.500 persone, di cui circa la metà risulta occupata nella nostra provincia (SEA Sustainability Report 2018).

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Malpensa può arrivare a 35 milioni di passeggeri La soglia di 360mila voli all’anno, un migliaio al giorno, è un livello raggiungibile dall’aeroporto della brughiera. E che potrebbe diventare realtà intorno al 2025. Queste le previsioni di Massimiliano Serati della LIUC Business School, alla luce del successo della gestione straordinaria del traffico di Linate Aerei pronti al decollo da Malpensa. A destra, partenza Terminal 1 di Malpensa

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3 mesi di lavoro straordinario che l’aeroporto di Malpensa ha svolto, con il dirottamento dei voli da e per Linate, a causa della chiusura di quest’ultimo per motivi di ristrutturazione, potrebbero diventare, nell’arco di 6 o 7 anni, realtà quotidiana”, così afferma Massimiliano Serati, professore associato e direttore della Divisione Ricerca della LIUC Business School e del Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori, a commento del post Progetto Bridge, il trasloco del traffico aereo dall’aeroporto Meneghino su quello varesino, avvenuto dal 27 luglio al 27 ottobre scorso. Professore, quali sono le prospettive di sviluppo e di crescita dello scalo di Malpensa alla luce dei numeri registrati nei mesi di superlavoro? Basandoci sui dati raccolti nel periodo del Bridge e proiettandoli sui 12 mesi dell’anno, si vedrebbe transitare dall’aeroporto di Malpensa un numero intorno ai 35 milioni di passeggeri, ovvero 360mila voli all’anno, tradotto in un migliaio circa di voli al giorno. Ciò determinerebbe un upgrade, un vero e proprio salto in avanti a portata dell’aeroporto. Questo sarà, però, il risultato di un processo che si concretizzerà non prima del 2025, perché ci sono diverse variabili difficili da controllare. Quali sono queste variabili che possono influenzare e allungare le tempistiche di sviluppo di Malpensa? Sicuramente una emergente avversione alla mobilità aerea, ritenuta una delle maggiori responsabili dell’inquinamento e del ri-

Gestire in maniera permanente gli stessi volumi dei mesi del Bridge per Malpensa vorrebbe dire “un incremento occupazionale ipotetico del 40%, che farebbe superare i 50mila posti di lavoro, per un valore economico che si aggirerebbe intorno ai 13/14 miliardi di euro”

scaldamento globale, che potrebbe, non si sa in quale percentuale, influenzare i modelli di consumo dei passeggeri, indirizzandoli a preferire il treno a discapito dell’aereo, ovviamente per le distanze più limitate. Altro aspetto da non sottovalutare riguarda l’evoluzione futura dei prezzi delle materie prime che tutt’oggi alimentano i vettori aerei, o ancora, gli sviluppi tecnologici in campo aeronautico, come le diverse modalità di volo elettriche. Qual è l’impatto economico che porta con sé una struttura aeroportuale e quale la situazione attuale di Malpensa? Quando si parla di impatto degli aeroporti si distinguono 4 tipologie di impatto: il diretto rappresentato, in termini occupazionali, da tutte le figure che lavorano nell’ambito del sedime dello scalo, dagli impiegati dei negozi, agli addetti del caricoscarico bagagli. A questo si aggiungono 2 impatti strettamente collegati fra loro che sono l’indiretto e l’indotto. Il primo riguarda la catena delle forniture che alimenta la cittadella aeroportuale e cioè quelle attività economiche che vengono messe in atto indirettamente dall’aeroporto, come le forniture di carburante utilizzato dagli aeromobili, ad esempio. Il secondo invece, mette in atto un circolo virtuoso legato agli sviluppi derivati dagli occupati, sia diretti che indiretti dell’aeroporto, che con il loro potere di acquisto danno vita a nuovi circuiti economici che a loro volta producono occupazione e Pil. Il quarto è l’impatto con un’importanza maggiore, quello catalitico, che misura l’attrattività dell’aeroporto, richiamando i turisti e le imprese, spingendo queste ultime a insediare i propri impianti vicino ad una porta sul mondo, creando flussi di commercio nazionale e internazionale. Attualmente Malpensa, sommando le prime 3 tipologie di impatto – diretto, indiretto e indotto – attiva circa 40mila posizioni occupazionali, mentre in termini di valore economico prodotto, si aggira intorno ai 10 miliardi di euro.

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Federico Anselmi

Comparando i dati che ha appena citato, rapportati ai 25 milioni di passeggeri attuali, con il numero ipotetico di 35 milioni di passeggeri a cui potrebbe aspirare Malpensa, come cambierebbe l’impatto economico futuro? Mettendo insieme questi valori, l’impatto economico sarebbe molto importante. Si stima che si otterrebbe un incremento ipotetico del 40%, arrivando a sfondare il muro dei 50mila posti di lavoro e si potrebbe raggiungere un valore economico che si aggirerebbe intorno ai 13/14 miliardi di euro. Queste proiezioni porterebbero Malpensa ad essere il primo maxi-impianto produt15


FOCUS tivo di tutta la regione Lombardia, rendendo l’aeroporto varesino il colosso più ampio sul territorio lombardo, in linea con aeroporti di altri Paesi europei. Il risultato economico non dipenderà, però, esclusivamente dalla grandezza e dalle dimensioni future di Malpensa, ma anche da altri fattori, dagli sviluppi delle varie economie del mondo e, soprattutto, da quanto saprà rimanere protagonista la nostra economia territoriale. L’unico dato sicuro è che l’aeroporto è uno straordinario generatore di economia e di occupazione. Quali sono gli aspetti di un aeroporto da tenere sotto controllo nel suo sviluppo? L’aeroporto è sicuramente una realtà complessa che porta con sé implicazioni non sempre pacifiche come l’inquinamento acustico e dell’aria, il consumo di suolo e territorio, in particolare per coloro che vivono e abitano intorno allo scalo. Per questo uno sviluppo aeroportuale deve tenere presente il trade-off tra l’impatto economico e quello ambientale a 360 gradi. Questi due aspetti vanno gestiti e ponderati insieme, per capire fino a che punto lo sviluppo economico giustifica i sacrifici di qualità della vita e dell’ambiente. E quindi, come è possibile fare coesistere tra loro questi due aspetti opposti, per uno sviluppo economico vantaggioso? L’obiettivo è quello di produrre sviluppo economico attraverso il territorio, ma farlo in maniera sostenibile, in modo che non av16

vengano danni irrecuperabili. Per fare questo, c’è bisogno di ricorrere a contributi tecnici che studino le implicazioni economiche e quelle ambientali dello sviluppo degli scali, ma soprattutto serve molto confronto e dialogo tra i diversi stakeholder, tra tutti i portatori di interesse, in primis la società di gestione aeroportuale, ma anche tutti gli altri esponenti del territorio. È proprio questo dialogo tra i protagonisti, supportato dalle analisi tecniche, l’unica via per regalare al territorio un aeroporto che sia allo stesso tempo forte, vincente e sostenibile.

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“Il risultato economico, però, non dipenderà esclusivamente dalla grandezza e dalle dimensioni future di Malpensa, ma anche da altri fattori, dagli sviluppi delle varie economie del mondo e, soprattutto, da quanto saprà rimanere protagonista la nostra economia territoriale”


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La storia del futuro del tessile La Tintoria Giovanni Clerici & Figli di Gallarate ha compiuto 150 anni. Una saga industriale orgogliosa delle proprie radici e dell’appartenenza al territorio capace di guardare sempre alle nuove sfide del mercato, senza mai dimenticare la “dimensione” familiare Le persone sono al centro della storia della Giovanni Clerici & Figli

Ripercorrendo la storia della Tintoria Giovanni Clerici & Figli

Matteo Fontana si ripercorre nello stesso tempo quella del nostro territorio, che

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e imprese a conduzione familiare sono un modello tipico e molto diffuso in provincia di Varese, ma quella della Tintoria industriale Giovanni Clerici & Figli è una storia che ve ben oltre gli schemi su cui siamo abituati a ragionare quando si parla di industria. A dimostrarlo sono i ben 150 anni di storia dell’azienda di Gallarate, fondata nel 1869, dove è già al lavoro la settima generazione. Parliamo sicuramente di un’altra epoca, ma non mancano i punti in comune, a partire dalla tipica “voglia di fare” che contraddistingue tuttora l’industria gallaratese e varesina in generale e che trae le prime origini proprio in quel contesto.

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nella seconda metà dell’Ottocento, proprio a Gallarate vede svilupparsi l’industria cotoniera italiana. È in questo contesto che Giovanni Clerici decide di avviare un’attività di tintoria e finissaggio che si sviluppa a supporto delle importanti imprese cotoniere della zona. Oggi come allora, sono la qualità, la laboriosità e il saper guardare al futuro, le armi vincenti dell’azienda, che accomunano i primi passaggi generazionali, come anche il costante ingrandimento delle attività e la crescita del numero dei dipendenti. Superate le difficoltà legate alla Seconda Guerra Mondiale, la Tintoria continua a sviluppare il proprio business; una data importante è il 1960, quando, alla morte di Mario Clerici, diventano amministratori Giovanni Clerici e


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Carlo Montonati, genero di Mario. Sono i due rami della famiglia che tuttora guidano l’azienda. I tempi cambiano, ma la gestione famigliare continua ad essere il filo conduttore; dal boom economico degli anni ‘60, alla concorrenza dei tessuti provenienti dall’Asia o dall’Europa dell’Est. L’impresa gallaratese reagisce continuando ad investire e a puntare sulla qualità, superando così le crisi di mercato del tessile o quelle più in generale dell’economia mondiale come quelle degli anni ‘90 e del 2008, senza ridurre il personale, che da sempre rappresenta un altro punto di forza e un valore aggiunto della Giovanni Clerici & Figli. Lo spirito imprenditoriale viene tramandato di generazione in generazione, come conferma la presenza in azienda della settima, rappresentata da Alberto Montonati che affianca il padre Mario e il cugino Filippo Clerici, a loro volta subentrati ai rispettivi genitori, Carlo e Gianni. Una sorta di albero genealogico industriale pronto a raccogliere nuove sfide, consapevoli che l’azienda non è soltanto sinonimo di produzione, ma è prima di tutto luogo dove esprimere competenze e passione. Un insegnamento che Mario Montonati, Amministratore, con Filippo Clerici, della tintoria Giovanni Clerici & Figli Spa ricorda spesso, soprattutto agli studenti che vengono in visita alla Tintoria in occasioni come quelle rappresentate dal Pmi Day. È un insegnamento che non resta sulla carta ma che trova applicazione nel lavoro quotidiano che si svolge nello stabilimento di Gallarate, oggi come nel 1869. Sono le persone ad essere, ieri come oggi, al centro del progetto industriale della Giovanni Clerici & Figli. “Tutti i macchinari hanno bisogno di persone in grado di farle funzionare e per questo motivo bisogna avere le competenze giuste” sottolineano Mario Montonati e Filippo Clerici. Solo con l’apporto decisivo delle persone, si può ottenere quella qualità del prodotto che è la stella polare dell’attività dell’impresa che ha da sempre il suo quartier generale in viale Milano. Il ciclo di lavorazione approda alla realizzazione di un tessuto semilavorato destinato a stamperie e confezionisti o a prodotti tinti e finiti per la moda e l’accessorio.

Lo spirito imprenditoriale viene tramandato di generazione in generazione, come conferma la presenza in azienda della settima, rappresentata da Alberto Montonati che affianca il padre Mario e il cugino Filippo Clerici, a loro volta subentrati ai rispettivi genitori, Carlo e Gianni Nelle foto, gli stabilimenti della Tintoria gallaratese

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Un altro caposaldo della Tintoria è il rispetto dell’ambiente; l’azienda anche sotto questo aspetto è riuscita a precorrere i tempi, dotandosi, già a metà degli anni ‘70, di un impianto di depurazione interno che tratta le acque utilizzate nella produzione. “Consumiamo molta energia e molta acqua, che stiamo riducendo facendo continua ricerca, per risparmiare il più possibile e rispettare sempre di più l’ambiente”, spiegano i due Amministratori: “Nel settore tessile, la chimica è indispensabile; la differenza, come sempre, la fa il come viene applicata, il rispetto dell’ambiente per noi è fondamentale. I nostri fanghi derivanti dalla depurazione biologica vengono riutilizzati come fertilizzanti in agricoltura”. Il fatto di avere radici così profonde non significa perdere di vista il futuro e le sfide che esso mette davanti. “Il presente è il passato del nostro futuro - ama ricordare Montonati agli studenti che vengono a visitare lo stabilimento dell’impresa - l’istruzione e la formazione sono importanti e per questo bisogna studiare, perché quello che si semina oggi lo si raccoglierà domani. Fare il proprio dovere è sicuramente essenziale, ma sono la passione e l’impegno a fare la differenza. In azienda, all’io si deve sostituire il noi, che alimenta il senso di appartenenza”. Alla Tintoria Giovanni Clerici & Figli sono quattro i cicli produttivi del tessuto: bruciapelati, candeggio, tintura e finissaggio. Il concetto di gestione famigliare si estende agli oltre 50 dipendenti, come dimostrano il pochissimo turnover e il fatto che il lavoro si tramandi di padre in figlio, anche tra i collaboratori e non solo quindi al vertice. “L’ambiente di lavoro non deve essere soltanto sicuro ma anche confortevole; tramite il lavoro si costruisce la propria vita e quella dei propri figli”, continuano Montonati e Clerici. Oggi, come 150 anni fa, nonostante i difficili momenti congiunturali, la provincia di Varese continua ad essere una zona ad altissima vocazione industriale. “Il nostro è un territorio ideale per sviluppare attività produttive commentano gli imprenditori - abbiamo molta acqua e una via di comunicazione importante come l’asse del Sempione, senza dimenticare quella voglia

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“Fare il proprio dovere è sicuramente essenziale, ma sono la passione e l’impegno a fare la differenza. In azienda, all’io si deve sostituire il noi, che alimenta il senso di appartenenza” di fare impresa che ti porta a ‘seminare’. In provincia di Varese siamo bravi, altrimenti non sarebbero nati tutti questi distretti produttivi. Le prospettive di un’impresa, che non è un’isola ma una realtà immersa nel contesto in cui opera, vanno sempre valutate nel medio periodo e non sul domani”. A proposito di futuro, cosa ci dobbiamo aspettare dal settore tessile e dalla Giovanni Clerici & Figli per i prossimi anni? “Vedo grande fermento – afferma Montonati – soprattutto nella direzione del tessuto tecnico, ma la nostra azienda non trascurerà mai la lavorazione dei tessuti per l’abbigliamento; il tessile italiano è un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo ed è per questo che ci copiano. La filiera del tessile italiano continua ad essere un valore aggiunto, anche se purtroppo il mercato si sta impoverendo e tante azienda hanno chiuso. Nei prossimi anni, il settore avrà bisogno di circa 50mila persone da assumere, che dovranno essere adeguatamente formate e preparate”. Alla Giovanni Clerici & Figli è palpabile il sentimento di orgoglio delle proprie radici familiari e territoriali, capaci di orientare ogni giorno lo sguardo verso il futuro.

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Con Secondo Mona di Somma Lombardo e SPM di Brissago Valtravaglia sale a 25 il numero delle imprese varesine che fanno parte del programma di Borsa Italiana, nato per supportare la crescita delle aziende Chiara Mazzetti

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er dare vita ad un’industria moderna, anche e soprattutto in una provincia altamente manifatturiera come quella di Varese, occorre partire dall’apertura delle aziende al mercato dei capitali e a nuovi canali di raccolta delle risorse a sostegno della crescita. In questo senso, riteniamo di fondamentale importanza lo strumento di ELITE e crediamo nella sua capacità di innovare la finanza delle imprese”. Così Roberto Grassi, Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, commenta l’ingresso di due imprese varesine in ELITE, la piattaforma internazionale del London Stock Exchange Group, nato in Italia nel 2012 in collaborazione con Confindustria, che si propone di accelerare la crescita delle aziende più innovative attraverso un percorso di sviluppo organizzativo e manageriale. Ed è proprio grazie alla partnership con Confindustria, che sono stati attivati gli ELITE Desk, diffusi su tutto il territorio nazionale: uno dei primi aperti a vantaggio delle imprese è quello del Varesotto, con sede all’interno dell’Area Finanza di Univa. “ELITE Desk rappresenta un momento di dialogo con le imprese su temi che rivestono particolare significatività nella vita aziendale – commenta Marco Crespi, Responsabile Credito e Finanza di Univa ed ELITE Desk Varese –. L’approccio è semplice ed il riscontro immediato”. Ad entrare in ELITE, facendo così salire a quota 25 il numero delle imprese varesine, sono state la Secondo Mona Spa di Somma Lombardo e la SPM Spa di Brissago Valtravaglia. “ELITE è un’opportunità per imprenditori e manager di formarsi per traghettare la propria azienda verso un ulteriore percorso di crescita dimensionale ed internazionale, esplorando tutti gli strumenti di finanza straordinaria disponibili sul mercato, ma anche andando a ragionare sull’adeguatezza, o meno, dei propri assetti gestionali e di governance aziendale e societaria, nel contesto magari di passaggi generazionali in atto”, racconta

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A Varese crescono le imprese ELITE Claudia Mona, Managing Director di Secondo Mona, entrata a far parte della nuova Lounge ELITE di Mediocredito Italiano, del Gruppo Intesa Sanpaolo, composta da 20 aziende caratterizzate da una grande attenzione alla gender diversity, la prima interamente dedicata alla leadership femminile. “Oggi non si può pensare a innovazioni tecnologiche o organizzative che non siano legate ad un’innovazione finanziaria per la raccolta di risorse in grado di supportare i progetti di crescita delle imprese. Le due sfide vanno giocate contemporaneamente. La piattaforma ELITE rappresenta il percorso più strutturato e più in grado di accompagnare le aziende verso nuovi scenari e verso quel cambiamento culturale fondamentale per dar vita ad una nuova finanza d’impresa”, spiega Giovanni Berutti, Presidente di SPM.

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Sopra, Claudia Mona. A sinistra, al centro, Giovanni Berutti della SPM

Le aziende ELITE di Varese Arioli Spa; Comerio Ercole Spa; Confezioni Andrea Italia Srl; Eolo Spa; Ficep Spa; IMT Intermato Spa; Isa Altanova Group; La Tipografica Varese Srl; Lati Spa; Missoni Spa; Monteferro Spa; Mpg Manifattura Plastica Spa; Nau! Spa; Pianoforte Holding; PreventPCB Srl; Pusterla 1880 Spa; Reti Spa; Sapio Srl (con un’unità locale a Busto Arsizio); Secondo Mona Spa; Sommese Petroli Spa; SPM Spa; Te.Ma. Srl; Tecniconsult Spa; Tenova Spa; TPS Spa.

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Le imprese di Varese ad Ecomondo Alla fiera di Rimini, che si è svolta a metà novembre, anche le imprese varesine con il progetto di circular economy Life M3P, con focus sullo scambio di scarti e rifiuti industriali tra le aziende di distretti manifatturieri diversi

partecipazione degli operatori internazionali rispetto al 2018. Un’e-

Silvia Giovannini dizione ricca dunque di numeri e di spunti che ha visto la parteci-

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a tutto il mondo ad Ecomondo. Non poteva esserci slogan più indicato per descrivere uno dei più importanti appuntamenti internazionali con l’ecosostenibilità. Un’edizione numero 23, quella svoltasi a novembre a Rimini, che ha segnato anche altri numeri di tutto rispetto: 1.300 aziende hanno occupato i 129.000 metri quadrati del quartiere fieristico riminese, con migliaia di buyers stranieri, dei quali oltre 500 profilati sulla piattaforma online, arrivati a Rimini da 130 Paesi e accreditati ai business meeting programmati in fiera con le aziende. Una crescita del 24% della

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pazione attiva anche delle imprese del nostro territorio, che non si sono lasciate scappare quello che in Europa è sicuramente l’evento di riferimento per l’innovazione tecnologica e industriale green. Un plus della fiera è, infatti, il format innovativo che unisce in un’unica piattaforma tutti i settori dell’economia circolare, dal recupero di materia ed energia allo sviluppo sostenibile. In particolare, quest’anno l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, in collaborazione con Centrocot, ha partecipato all’edizione con un focus sul Progetto Life M3P. Il piano, cofinanziato dalla Commissione Europea, coinvolge 4 regioni europee


permette una ricerca più semplice e una gestione più efficiente delle risorse, per trovare la soluzione perfetta a ogni esigenza creativa e dare una seconda vita ai rifiuti. Ed è proprio alla fiera di Rimini che si è svolta la conferenza finale del programma, all’interno di uno stand dedicato al progetto e ad altre iniziative europee. In questa edizione di Ecomondo, infatti, ampio spazio è stato dedicato alle nuove priorità normative in ricerca e innovazione sul fronte dell’Economia Circolare, ai nuovi processi (anche 4.0) e ai prodotti annessi a livello industriale. Nel corso dell’incontro, dal titolo An On-Line Platform for Industrial Symbiosis and Circular Economy, sono stati illustrati i risultati finali dell’iniziativa con la proiezione del video del progetto Life M3P con la partecipazione delle imprese Novello Srl, IMP Spa e Brunello Spa. Il tutto arricchito da una tavola rotonda “Esperienze comparate tra progetti europei sull’economia circolare: applicazioni attuali e future”, coordinata da Luisa Minoli, Project Ma-

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(Lombardia, Fiandre, Ovest Macedonia e Asturie) con l’obiettivo di promuovere una piattaforma online per incoraggiare lo scambio di scarti e rifiuti industriali tra le imprese di distretti manifatturieri diversi. L’ambizione è sia economica che culturale: dando vita ad un nuovo modello territoriale di gestione dei rifiuti industriali, si vuole incoraggiare la Simbiosi Industriale per favorire, insieme, l’efficienza complessiva dei processi e l’ecologia ambientale. Il progetto supporta le imprese partner in questo percorso e promuove la ricerca di nuove applicazioni degli scarti, basate su caratteristiche creative e utili. Con un duplice risultato: creare consapevolezza riguardo alle risorse disponibili localmente e rafforzare le sinergie con le altre aree industriali europee per ottenere un migliore recupero degli scarti. “Il rifiuto di un uomo è il tesoro di un altro”: questa la filosofia che sta dietro alla piattaforma Material Match Making, un database di materiali (scarti produttivi e non solo) e tecnologie che

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“Il rifiuto di un uomo è il tesoro di un altro”: questa la filosofia che sta dietro alla piattaforma Material Match Making, database di materiali e tecnologie che permette una ricerca più semplice e una gestione più efficiente delle risorse nager dell’Unione Industriali con i rappresentanti di progetti europei incentrati sull’economia circolare. Al centro la condivisione di esperienze. Dal progetto CIRCE (acronimo di European Regions toward Circular Economy) di Regione Lombardia, che mira a migliorare le

politiche regionali per l’Economia Circolare attraverso lo scambio e di buone pratiche, fino all’esperienza della città di Genova che si è focalizzata sulla filiera del legno per ridisegnarla con un approccio di Economia Circolare, finalizzato all’upcycling e alla prevenzione, fino al progetto Repair che ha sviluppato un tool per tracciare il flusso di materiali e rifiuti attraverso la geolocalizzazione. Spazio poi all’aspetto più creativo della questione. In mostra allo stand M3P dei prototipi realizzati da giovani designer con materiale di scarto delle imprese varesine condivisi attraverso la piattaforma digitale: dalla zanzariera che diventa amaca, al copri zaino creato con scarti di suole di gomma, dai capi di abbigliamento elegante realizzati con filati e tessuti riciclati da un team di imprese varesine che ha collaborato attivamente insieme, fino agli svuota tasche in feltro. Idee che all’aspetto economico e creativo abbinano anche quello umano: questi ultimi, infatti, sono stati realizzati da una cooperativa sociale. In perfetta rappresentanza delle tre “gambe” su cui cammina l’economia circolare: sostenibilità economica, ambientale e tensione sociale, ampiamente intesa.

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Valorizzazione degli scarti industriali nel Tessile e Abbigliamento: il Progetto ENTeR Il tessile e abbigliamento è uno dei settori economici portanti dell’Unione Europea, che vede la presenza di numerose e significative realtà industriali in quasi tutti i paesi della Ue. L’Europa centrale costituisce un’area densa di imprese tessili, sede anche di recenti processi di rilocalizzazione industriale. È all’interno di questo scenario che è stato dato vita al Progetto ENTeR - Expert Network on Textile Recycling, approvato nella seconda call del programma Interreg Central Europe, e che ha preso il via nel mese di luglio 2017. Il progetto vede Centrocot capofila di un partenariato composto da centri di ricerca e associazioni di imprese/cluster del settore tessile, appartenenti a 5 paesi dell’Europa Centrale: Italia (Lombardia), Germania (Sassonia), Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia ed è incentrato sulla riduzione dei rifiuti e degli scarti per prevenire il consumo di risorse non-rinnovabili nell’industria tessile. Partner italiano del Progetto è l’Unione Industriali varesina. Obiettivo strategico è quello di creare un network tra gli attori dell’innovazione tessile nell’Europa centrale, in primis centri di ricerca specializzati, associazioni/cluster e imprese tessili, al fine di rafforzare la capacità innovativa del settore. La cooperazione si propone di migliorare la gestione degli scarti/rifiuti industriali, promuovendo un approccio comune alla circular economy, mediante lo sviluppo dell’offerta di servizi innovativi comuni da parte dei centri di ricerca e delle associazioni coinvolte. “Obiettivo di ENTeR è favorire l’approccio all’economia circolare nelle aziende tessili. Nello specifico facilitare e sostenere il riciclo e il riutilizzo degli scarti tessili, con lo scopo di salvaguardare le materie prime e prevenire il consumo di risorse non rinnovabili”, spiega Luisa Minoli, Responsabile Area Ricerca, Innovazione e Qualità dell’Unione Industriali. Con lo scopo di sviluppare servizi innovativi per le imprese, conoscendone necessità e bisogni, ENTeR si propone la promozione di un approccio unitario alla circular economy, mediante lo sviluppo dell’offerta di servizi innovativi comuni da parte dei centri di ricerca e delle associazioni coinvolte nell’Europa Centrale e in Italia. Come? Attraverso la creazione di un’agenda strategica (strumento di orientamento delle policy per il territorio), un training formativo per le imprese, lo sviluppo di una piattaforma online per favorire lo scambio di materiali tra realtà diverse e last but not least la creazione di un centro tessile virtuale, che mette a fattor comune le competenze dei centri tecnologi dell’Europa Centrale in tema di gestione degli scarti tessili. E anche attraverso l’identificazione e lo studio di casi pilota che, nel concreto, realizzano approcci alla sostenibilità aziendale, con risultati tangibili.

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Tel. 0332 817490 – email: sales@assi.it – www.assi.it


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Kendeil, 40 anni di flessibilità Condensatori elettronici in alluminio: questo il prodotto, pensato e commercializzato da quattro decenni dall’azienda gallaratese, tra passaggi di testimone, piani di crescita e tanta innovazione Federico Anselmi

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lessibilità e capacità di offrire un’eccellenza qualitativa di prodotto e di innovazione”, queste le parole usate da Alessandro Bonini, Direttore Esecutivo di Kendeil, esa per descrivere la piccola e media impresa ova di Gallarate, che dal 1979 produce, innova e commercia in tutto il mondo lo stessoo

Le sede Kendeil di Gallarate

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prodotto condensatori elettronici in alluminio. Sul prodotto: finire degli de anni ‘70 l’azienda, appena fondata, si rivolgeva rivolgev principalmente al mercato italiano, ma nell’arco del decennio successivo era pronta ad intraprendere intrapre un piano di sviluppo dimensionale, con la creazione di una rete vendita internazionale, aumentando così la possibilità di farsi conoscere e di dare visibilità al proprio brand, anche in Europa e in Asia. Dopo una fase di consolidamento del


mercato acquisito e di un miglioramento dei processi produttivi, Kendeil decide di lanciarsi in un nuovo processo a mediolungo termine, con “l’espansione del gruppo tramite specifiche acquisizioni strategiche – spiega Alessandro Bonini – come l’upstream integration della francese Satma, a cavallo tra il 2007 e il 2008. Poi, due anni fa, nel 2017 abbiamo ampliato la gamma di prodotti con l’acquisizione di Emiltrafo, società bolognese attiva nella realizzazione di trasformatori”. Una delle principali caratteristiche che descrivono l’anima di questa azienda, come sottolinea Bonini, “è la Market Oriented, ovvero la capacità di pianificare la produzione tenendo conto delle esigenze dei clienti. Questa attenzione ci ha portato ad aprire, nel 2011, un nuovo sito produttivo, con la creazione di Kendeil Indfarad, in India. Qui siamo sbarcati perché abbiamo seguito le dinamiche e le necessità di alcuni nostri clienti, che avevano spostato in questo paese le loro attività e noi di conseguenza ci siamo adeguati, aumentando così i nostri volumi sui mercarti internazionali”. Queste specifiche, che hanno cambiato molto la natura della multinazionale gallaratese nel corso degli ultimi 40 anni, non sono state altro, come spiega il Direttore Esecutivo, che “le necessarie e dovute risposte ad un mercato che si è evoluto sia in positivo che in negativo: mi riferisco in particolare alla globalizzazione avvenuta nei primi anni 2000, la quale ha portato le aziende ad approcciarsi ai mercati in modo differente. Kendeil ha modificato la gamma dei suoi prodotti, proponendo sia dei miglioramenti tecnici che introducendo nuove linee e, infine, inserendo nel suo organico manager di alto valore e personale produttivo qualificato”. Oltre ad un’attenzione e un orientamento al cliente, la Kendeil si impegna da sempre a rispettare le dinamiche che possano coinvolgere gli stakeholder aziendali, a partire dai dipendenti, fino ad arrivare ai fornitori, in tematiche ambientali relative alla produ-

ECONOMIA

Alessandro Bonini: “Abbiamo iniziato a pensare fuori dagli schemi: siamo così arrivati ad intraprendere una strategia di crescita tramite acquisizioni, diversificazioni e partnership in Italia e all’estero”

zione. “All’interno dei nostri processi produttivi – spiega Alessandro Bonini – utilizziamo solamente materiali in accordo con le normative REACH e ROHS, collegate alla direttiva RAEE o WEEE (Waste of electric and electronic equipment), che regola l’accumulazione, il riciclaggio e il recupero delle apparecchiature elettriche. Si tratta di un’iniziativa messa in campo per risolvere il problema dell’enorme quantitativo di rifiuti generati da queste strumentazioni elettroniche diventate, oramai, obsolete. Ma non solo, siamo anche in procinto di lanciare un progetto per l’installazione di un impianto solare che possa servire per coprire totalmente i consumi del sito produttivo di Gallarate”. In Kendeil, da 40 anni a questa parte, tanto è cambiato e ancora cambierà, soprattutto in campo digitale, nel quale l’azienda fin da principio ha investito e continuerà a farlo: “Negli ultimi anni, complice la spinta propulsiva della digitalizzazione – conferma Bonini – abbiamo realizzato importanti investimenti in nuovi impianti, capaci di sfruttare al massimo i vantaggi che l’avvento del digital ci può offrire, come ad esempio il monitoraggio in tempo reale del testing su ogni condensatore prodotto, con la possibilità di gestire questi dati in qualsiasi momento e per qualsiasi tipo di situazione. Detto questo, siamo consapevoli che nei prossimi anni, con gli ulteriori sviluppi soprattutto dell’intelligenza artificiale, si apriranno tantissime nuove opportunità a cui non potremmo farci trovare impreparati”. Dal 1979 ad oggi, Kendeil ha attraversato diversi momenti significativi, come enfatizza il Direttore Esecutivo di Kendeil: “Insieme a mio padre Alberto abbiamo deciso di intraprendere una strategia di crescita tramite acquisizioni, diversificazioni e partnership in Italia e all’estero. Con questo nuovo asset l’intero management di Kendeil ha iniziato a pensare fuori dagli schemi, dandoci così la possibilità di confrontarci con sfide e problematiche diverse”. La stessa mentalità che servirà all’impresa gallaratese ad affrontare le sfide che il futuro le riserverà: l’intenzione è, infatti, proseguire con la medesima strategia di accrescimento di quote di mercato Fase produttiva iniziata anni fa, “affiancando ai condensatori di potenza e trasformatori altri componenti elettronici ed elettromeccanici con l’obiettivo di sfruttare appieno tutte le sinergie e le competenze che abbiamo sviluppato in tutti questi anni nel campo dell’elettronica di potenza. Questo – conclude Alessandro Bonini – dovrà essere fatto tramite nuovi investimenti indirizzati verso acquisizioni e partnership, fondamentali per costruire il nostro futuro. Senza dimenticare i nostri primi 40 anni, appena festeggiati, che rappresentano non solo la storia ma anche la forza a cui ricorreremo per affrontare le sfide impegnative che Kendeil dovrà fronteggiare nei prossimi anni”.

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ECONOMIA

L’innovazione traina la domanda di credito Il ruolo da protagonista di un’industria, quella varesina, “resiliente” e fortemente proiettata verso progetti di sostenibilità, internazionalizzazione e digitalizzazione. L’importanza crescente del “credito di filiera”. I timori per il rallentamento della Germania. Intervista a Luca Gotti, Responsabile d’area di UBI Banca

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ndagini congiunturali sui livelli di produzione, andamento della cassa integrazione, flussi di import/export, focus sui consumi. Ma non solo. Per capire lo stato di salute di un’economia locale è spesso utile anche andare a vedere la presentazione dei dati trimestrali di quelle imprese che sono quotate in Borsa. Questo vale anche quando l’azienda è una banca. Soprattutto se il territorio è Varese. E se l’istituto di credito in questione si chiama UBI Banca. Non una realtà qualsiasi per l’area all’ombra delle Prealpi. “Varese per noi è un insediamento storico”, spiega Luca Gotti, Responsabile Macroarea Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca: “Qui vantiamo una quota di mercato del 25% e siamo presenti con 2 Direzioni Territoriali, 73 filiali, 13 mini sportelli e 2 Centri Imprese, al servizio di circa 300.000 clienti tra privati e aziende”. Numeri che fanno di UBI, oltre che una delle più radicate banche sul territorio, anche una delle più importanti imprese del Varesotto. Un’azienda “che riesce a coniugare solidità a capacità di redditività economica”, secondo le parole del suo Amministratore Delegato, Victor Massiah, a commento degli ultimi dati trimestrali, di fronte ai quali la chiosa è stata: “Siamo ottimisti per quanto riguarda il futuro”. Nel pronunciare queste parole gli occhi di Massiah erano puntati soprattutto ad un dato: quella del calo della quota dei crediti deteriorati rispetto agli impieghi totali. Una riduzione di 2 miliardi “importantissima”, l’ha definita Massiah. Secondo la previsione di

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UBI l’indice che misura le sofferenze, le inadempienze probabili e quelle scadute rispetto al totale dei crediti, denominato Npe Ratio, si attesterà all’8%, contro il 10% preconizato dal piano industriale. Meglio del previsto, dunque. Ma c’è di più, secondo Massiah: “In altri contesti questa riduzione avrebbe in qualche modo inciso in maniera negativa sul Cet1, questo non è avvenuto da noi. Anzi, il Cet1 è passato dall’11,43% al 12,09%”. Tradotto, per chi non è del mestiere, ciò vuol dire che per Massiah UBI Banca è sempre più solida. Luca Gotti, questo cosa significa per un territorio come Varese dove la presenza di UBI è particolarmente radicata? La solidità e la capillarità di presenza nella provincia consentono ad UBI Banca di sostenere in maniera indistinta tutte le attività economiche e produttive varesine (industria, artigianato, commercio) e parimenti le faLuca Gotti miglie ed i privati, con una variegata offerta di prodotti e servizi studiati per ogni esigenza e con la professionalità di consulenti che, nelle numerose nostre filiali, quotidianamente si relazionano con la nostra clientela e con tutte le associazioni di categoria rappresentative della stessa. Il vostro è un punto privilegiato anche per capire in quale direzione stia andando il sistema produttivo. Quali sono attualmente i progetti per i quali le imprese richiedono maggiormente dei finanziamenti?


Tutto positivo, dunque? Non vede criticità? Le industrie varesine sono multisettoriali e hanno dato prova in questi anni, anche quelli più bui, di elevati livelli di resilienza, ma altrettanto

capaci di guardare al futuro, di rinnovarsi ed innovarsi. Un sistema produttivo virtuoso, ma che inequivocabilmente risente del rallentamento dell’economia globale a cui contribuiscono un insieme di concause: guerre tariffarie, Brexit, decelerazione della Germania la cui economia è fortemente interconnessa con quella varesina. Varese, forse ancor più di altre realtà manifatturiere, è caratterizzata da una spina dorsale fatta di piccole e medie imprese. Questo cosa comporta per la strategia di risposta alle esigenze del sistema produttivo di una banca come UBI? Per trovare le migliori soluzioni alle proprie esigenze, le Pmi possono contare su consulenti organizzati in team con sede in filiali specifiche sul territorio. A Varese sono 26 i team business dedicati ad aziende sino a 10 milioni di fatturato e 2 i Centri Imprese per le realtà più strutturate, per un totale di 109 consulenti quotidianamente al servizio delle imprese con strumenti tradizionali ed innovativi. A coloro che guardano ai mercati esteri assicuriamo, inoltre, la nostra presenza sia qui in Italia, con specialisti di settore, sia nel mondo, con i diversi uffici di rappresentanza. Infine, per le aziende che intendono aprirsi al welfare UBI è la prima Banca ad aver costituito una specifica divisione commerciale.

ECONOMIA

La domanda di credito è oggi trainata soprattutto dall’innovazione tecnologica e dal rinnovamento dei macchinari a seguito anche delle agevolazioni fiscali previste dalle ultime leggi di stabilità. In questa direzione va il sostegno che UBI Banca è in grado di garantire, sotto molteplici forme, alle aziende che avviano progetti virtuosi di investimento, programmi di internazionalizzazione, di sostenibilità, di innovazione e digitalizzazione in ottica di Industria 4.0, andando quindi oltre il mero rifinanziamento del debito. Settori come il manifatturiero, l’agroalimentare e l’industria meccanica hanno sicuramente importanti prospettive ed in questi rileviamo spazi di assoluta necessità di rinnovamento. Il credito di filiera è oramai attualità e costituisce un ottimo mezzo per ottenere i benefici che la diretta partecipazione ad un sistema economico può garantire. In questo senso la storica e consolidata collaborazione con l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese consente di sostenere il tessuto imprenditoriale, che in questa provincia si contraddistingue per operosità e capacità manageriale e le cui produzioni di punta sono tutte presenti. Come definirebbe l’industria varesina nel contesto lombardo? È un ruolo da protagonista che contribuisce in maniera determinante alla crescita, economica e sociale, della regione più produttiva del Paese. Un’area contraddistinta da una chiara fisionomia in termini di attrazione d’impresa, i cui driver di successo sono la competitività del sistema produttivo-territoriale, la concentrazione spaziale di imprese di settori innovatori, la forte vocazione all’export, l’indice di giovinezza della popolazione e la specializzazione nei settori ad elevata produttività.

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Luca Gotti: “A Varese abbiamo una quota di mercato del 25%, 73 filiali, 13 mini sportelli e 2 Centri Imprese, al servizio di circa 300.000 clienti tra privati e aziende” A Varese crescono gli investimenti nel digitale

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FORMAZIONE

Dieci anni di #PmiDayVarese Oltre 18.500 studenti coinvolti, nell’arco di un decennio. Centinaia le aziende del territorio varesino che hanno aperto le loro porte per avvicinare i ragazzi alla cultura d’impresa. Questi i numeri e la risonanza di un progetto di orientamento diventato, nel corso degli anni, il più significativo di tutto il territorio i cancelli dei propri stabilimenti agli studenti in visita”, com-

Chiara Mazzetti menta il Presidente della Piccola Industria dell’Unione degli

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empo di bilanci e considerazioni per il Pmi Day, la giornata nazionale della piccola e media impresa, voluta ed organizzata in tutta Italia da Confindustria all’interno della settimana della Cultura d’Impresa, giunta quest’anno alla decima edizione. “A dieci anni dall’avvio di questo progetto, mi viene in mente solamente un aggettivo: imponente. Imponente è il numero di ragazzi che hanno ‘invaso’ le aziende del territorio per avvicinarsi ai valori della cultura d’impresa. Imponente è la macchina organizzativa messa in piedi per realizzare un’iniziativa simile, che per intere settimane mobilita decine e decine di persone. Importante l’entusiasmo che le aziende dimostrano e rinnovano quotidianamente, aprendo I ragazzi del Pmi Day alla Tintoria Vago. A destrea, visita alla NTT

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Industriali della Provincia di Varese, Giancarlo Saporiti. Anche nell’edizione numero dieci del #PmiDayVarese che, nel corso del tempo si è trasformato nel più consistente evento di orientamento allo studio del Varesotto, i numeri si sono rivelati in aumento. Sono stati, infatti, più di 4.300 gli studenti di 194 classi provenienti da 37 istituti ad entrare in quasi 150 aziende di tutti i settori, per un totale di oltre 170 visite. Il tutto durante 4 settimane di visite aziendali. Risultato che conferma gli sforzi compiuti fin dalla nascita dell’iniziativa: dal 2010 ad oggi sono stati oltre 18.500 gli studenti coinvolti nel progetto. Numeri che danno un’idea dell’importanza, sempre maggiore, che il Pmi Day riscontra non solo per la compagine produttiva, ma specialmente per scuola, ragazzi e famiglie.


Ma se “rendicontare” le presenze di un decennio di visite risulta (abbastanza) semplice, non lo è altrettanto quantificare quello che decine di centinaia di studenti si sono (letteralmente) portati a casa partecipando ad un progetto orientativo come il Pmi Day. Passione, impegno e dedizione, prima di tutto, come raccontato da Ester Losa, Responsabile Risorse Umane della Cannon Afros di Caronno Pertusella, azienda che progetta e costruisce macchinari e impianti non solo per l’industria della refrigerazione, ma anche per la componentistica dell’automobile, pannelli isolanti per l’edilizia, imbottiture, schiume flessibili per l’arredamento: “Da noi trovano collocazione diverse figure professionali: la formazione è molto importante, ma altrettanto lo sono passione e motivazione. Sono quelle che fanno ottenere i risultati sul luogo di lavoro, ma non solo”. Di attaccamento alla maglia e dedizione ha parlato anche Luigi Carcano, Presidente e Proprietario della Carcano Trasporti e Logistica di Induno Olona, che dal 1920 si occupa di logistica, distribuzione su scala nazionale, consegne a domicilio, trasporti di generi alimentari a temperatura controllata, lavo-

FORMAZIONE

I numeri della decima edizione del #PmiDayVarese: più di 4.300 studenti di 194 classi provenienti da 37 istituti, 150 aziende di tutti i settori, per un totale di oltre 170 visite in 4 settimane

razioni, confezionamento e molto altro ancora: “La voglia di fare, la tenacia di un giovane io gliela leggo negli occhi: è quello che cerco quando qualcuno mi siede difronte durante un colloquio di selezione”. “La differenza nel mondo del lavoro la fa la voglia di fare sacrifici e di trovare la parte divertente di ciò che si fa”, ha invece ammesso Stefano Fontanive, Responsabile della Comunicazione di ATL, concessionaria ufficiale di Iveco, che si occupa della vendita di veicoli industriali sia nuovi che usati, oltre che dell’assistenza, delle riparazioni e della distribuzione dei ricambi. A proposito di sogni, Silvia Legnani, Marketing & Communication Manager della Faeber Lighting Il Pmi Day ha trtasformato gli studenti in reporter. Sotto, a sinistra, Pmi Day in Faeber Lighting

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FORMAZIONE

System, attiva nella progettazione e produzione di corpi illuminanti dagli anni ‘60, ha raccontato ad un nutrito gruppo di tredicenni la sua personale esperienza: “Non è facile realizzare i propri desideri, ma l’importante è crederci sempre: disegnate il vostro percorso in base alle vostre passioni. Siate sempre dinamici, curiosi e guardatevi intorno, anche a rischio di uscire dalla vostra zona di comfort”. Nozioni pratiche al fianco di consigli per il futuro: “La nostra è una realtà unica al mondo: abbiamo sviluppato una tecnologia per la produzione di film, spalmati e tessuti tecnici con un processo di spalmatura completamente libero da solventi, più o meno tossici e chimici. Siamo in pochi e condividiamo tutto: questo è il nostro segreto”, così Adriano Moioli, Direttore Tecnico della NTT ha accompagnato i ragazzi della Scuola Secondaria G. Salvemini di Varese in un percorso alla scoperta dell’innovazione green. È, invece, un viaggio nel mondo della plastica, con le sue diverse facce e i suoi diversi usi, quello che Luca Maria Castellanza della Omnia Plasti-

ca di Busto Arsizio ha permesso di fare ai ragazzi della 3D della scuola media De Amicis di Busto. Metafora non casuale quella del viaggio, per un incontro che ha consentito agli studenti anche di cogliere il valore del confronto con persone e imprese di ogni parte del mondo per la crescita umana e lavorativa di un professionista: “Non si possono sprecare i talenti: non si accende una lanterna per metterla sotto al moggio”, ha suggerito l’imprenditore. Il filo, la filiera, il settore del tessile, il mondo del lavoro sono stati, invece, al centro dell’incontro alla Tessitura Pastorelli di Gallarate. “Dietro al nome moda, c’è una realtà complessa: è bene che i ragazzi lo sappiano. In ogni caso, che vogliano fare i meccanici o 32

Pmi Day e SMI Il Comitato Education di Sistema Moda Italia (SMI), tra le più grandi organizzazioni mondiali di rappresentanza dell’industria del tessile e della moda, ha aderito alla giornata nazionale del Pmi Day, con l’obiettivo di dare visibilità ai mestieri e alle professioni del settore. “Nei prossimi 3/4 anni nelle aziende della moda sono previste 50.000 assunzioni, a fronte di iscritti a corsi tecnici e professionali assolutamente insufficienti - spiega Roberto Grassi, Presidente dell’Unione Industriali varesina -. Da qui la necessità di aprire le porte delle aziende agli studenti a ai loro docenti, per informarli di quanto importante ed attraente sia il settore del tessile-abbigliamento. Un comparto i cui ordinativi, nel terzo trimestre del 2019, sono in miglioramento e le cui previsioni, nel breve periodo, sono orientate alla crescita”.

i commerciali, è importante che sappiano che sul lavoro bisogna essere seri e presenti. E poi non si dimentichino di trovare il positivo nel mestiere che svolgeranno, perché lavorare deve essere il più piacevole possibile”, ha spiegato Roberta Pastorelli.

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Questo è solamente uno spaccato del reportage sul #PmiDayVarese, realizzato da Varesefocus insieme a VareseNews: su www. varesefocus.it è possibile trovare molte altre storie, immagini, video e testimonianze


Il viaggio la leva di marketing

che arriva all’anima Le aziende sono fatte di persone. Ogni azienda, ogni giorno, senza nemmeno rendersene conto, affronta la più grande delle sfide: quella di creare motivazione al risultato, lavoro di squadra, senso di appartenenza. Solo se il clima aziendale è tale da rendere ciascun collaboratore consapevole della propria responsabilità si può esser certi che i risultati arriveranno. La voce “senso di appartenenza” non è contemplata in nessuna riga di bilancio eppure è grazie a questo coefficiente che i numeri prendono il volo e le decisioni diventano opportunità per grandi risvolti. Come lavorare su questo intangibile valore? Attivando leve del marketing trasversale affiancate alla formazione tradizionale; perché le persone sono mente e anima. Ed è più facile far vibrare le corde dell’anima in momenti e contesti fuori dalla quotidianità, anche quella lavorativa. Lo “stacco”, che sia di un giorno o di una settimana, è una potente leva di marketing con un valore percepito decisamente più elevato del valore reale. I vantaggi prodotti dall’enorme differenziale tra il valore percepito e il costo reale del viaggio non sono ancora abbastanza sfruttati dalle aziende; eppure è proprio il viaggio lo strumento che può segnare la svolta nelle relazioni coi nostri collaboratori, coi nostri clienti o con la rete commerciale. Ciascuna azienda, in funzione dei propri obiettivi e delle dimensioni, ha l’opportunità di pianificare un progetto usando il viaggio come volano.

LeMarmotte ha competenza e versatilità per lavorare affiancando l’azienda in tutte le fasi: dal confronto iniziale per comprendere le esigenze, alla selezione dell’iniziativa più adeguata fino alla gestione della stessa prima, durante e dopo la partenza. Trent’anni di esperienza significa conoscenza del mercato, comprensione delle esigenze dei clienti e scelta dei fornitori più affidabili. Quale tra i tanti fornitori in un mercato di cambiamenti come quello turistico? Eden Viaggi. Un Tour Operator da sempre al nostro fianco con il quale abbiamo spesso brindato insieme alle nostre aziende clienti.

Tra le esperienze meglio riuscite? Soggiorno mare all’Eden Village in Oman Al Fanar, city break a Dubai, fino alla gita sul trenino del Bernina. Incentive è una parola ridondante e riduttiva. Il viaggio non è solo incentivazione alla vendita, è molto di più. Ed è per tutte le aziende e per tutti i budget.

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Manuela Marazzini cell. 338 6072177 • manuela.marazzini@lemarmotte.it

associata

www.lemarmotte.it www.edenviaggi.it


UNIVERSITÀ

L’Università nel futuro Saper guardare al domani dalla giusta prospettiva deve essere uno dei compiti primari per un ateneo ed è la sfida che la LIUC affronta quotidianamente, sapendo che scienza e umanesimo devono andare insieme, perché da sole la tecnologia e la tecnica non bastano che è sempre più prossimo e che va affrontato precorrendo il più

Matteo Fontana possibile i tempi, a partire dal tema della formazione.

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uali caratteristiche deve avere l’università - luogo privilegiato dove elaborare interpretazioni, orientamenti e linee guida - quali le sfide da affrontare che non riguardano soltanto l’ambito della tecnica, ma anche quelle legate ai valori? Interrogativi da cui non si può prescindere se si è capaci di guardare ad un futuro Federico Visconti, Rettore LIUC L’inaugurazione dell’anno accademico alla LIUC

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Ed è stata tutta proiettata al futuro la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico della LIUC – Università Cattaneo, a partire dalle prolusioni tenute dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e dal Professor Carlo Cottarelli, Economista e Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica.


Carlo Cottarelli: “Comportamenti e politiche che sembrano ottimali nel breve periodo si rivelano insostenibili o hanno conseguenze pericolose, nel lungo periodo, nel confrontare vantaggi e svantaggi occorre un po’ di equilibrio”

Confondere, sovrapporre, scambiare breve e lungo periodo sono operazioni potenzialmente molto pericolose. “Si cerca di convincere o di autoconvincersi che esistano sempre approcci win-win in cui tutti ci guadagnano e a nulla si deve rinunciare nel breve periodo – ha proseguito Cottarelli – purtroppo non è così; è invece necessario alimentare la consapevolezza che per garantire vantaggi nel lungo periodo è necessario spesso rinunciare a qualcosa nell’immediato. Sarà comunque la soluzione migliore se abbiamo interesse a preservare la sostenibilità economica e più in generale, la sostenibilità del nostro pianeta”. E non poteva che guardare al domani, alla formazione delle nuove generazioni, anche l’intervento del Presidente della LIUC, Riccardo Comerio, a partire dalla responsabilità sociale dell’università, “un tema imprescindibile per la LIUC, da sempre attenta a una dimensione del fare impresa Riccardo Comerio, che intreccia l’approccio umanistico Presidente LIUC con quello più tecnico” come ha ricordato Comerio. Una politica che anche i numeri stanno dimostrando vincente: rispetto all’anno scorso, le immatricolazioni di studenti hanno visto un incremento di circa il 15%. Anche i numeri del placement dimostrano come il “metodo” LIUC sia vincente; secondo il rapporto Almalaurea 2019, ad un anno dal conCarlo Cottarelli, seguimento del economista diploma, l’85,3% dei laureati in Economia e il 93,4% di Ingegneria è occupato, mentre a tre anni, il placement per Economia sale al 93,5% e per Ingegneria al 98%. Fondamentale per un ateneo e per il ruolo che ricopre, essere protagonista dei cambiamenti a cui va incontro la nostra società, dai tempi ai lavori, dai mezzi alle idee. “Vogliamo essere fino in fondo presenti nel cambiamento, non subirlo passivamente – ha proseguito il Presidente dell’università di Castellanza – vogliamo, grazie alle tante relazioni di qualità e a quello spirito imprenditoriale che ci caratterizza fin dalla nascita, essere attori di un cambiamento sostanziale, pronti ad accompagnare i nostri studenti verso scelte importanti per il loro futuro e per quello del Paese. Affinché siano stimolati da nuove tecnologie e nuovi processi, ma attenti alla sfera relazione e umana, che conta sempre di più in ambito lavorativo”.

UNIVERSITÀ

“Fondamentale per l’università è il saper leggere in profondità – ha sottolineato Ravasi – l’intelligere è proprio un’operazione di raccordo, di armonia, tra discipline diverse, per cui effettivamente non bastano solo delle competenze di tipo tecnico o astratto. Viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’anoressia dei fini. Siamo in un mondo in cui c’è una ricchezza sterminata di strumenti, ma poca progettualità”. Un esempio è la finanza, strumento necessario che rischia di diventare un fine rispetto all’economia, la quale invece deve avere una visione globale; stesso rischio è che la tecnica prevalga rispetto alla scienza. Così come la tecnologia da sola non può bastare: scienza e umanesimo devono essere un connubio. Leggere il futuro significa anche distinguere tra il breve e il lungo periodo; una distinzione fondamentale soprattutto nell’approccio alla risoluzione di problemi di grande portata, come il riscaldamento globale, la ricerca del profitto, il crollo demografico e la crescita economica. Temi contraddistinti dal comun denominatore della sostenibilità, come ricordato nell’intervento dal Professor Cottarelli. “Comportamenti e politiche che sembrano ottimali nel breve periodo si rivelano insostenibili o hanno conseguenze pericolose, nel lungo periodo – ha osservato l’economista – nel confrontare vantaggi e svantaggi occorre un po’ di equilibrio. Al momento, sembra che si stia cedendo alla tentazione di non pensare abbastanza al futuro, oppure si tende a far credere che preservare gli interessi delle generazioni future richieda semplicemente inventiva e determinazione, senza dover rinunciare a nulla nel breve periodo”.

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UNIVERSITÀ

Non solo profitto quindi, ma attenzione alla persona, non solo numeri, ma valori; formare i giovani e supportare le imprese, attenti ai nuovi paradigmi socioculturali. Di sfide aperte, di passi da compiere e di ostacoli da superare ha parlato anche Federico Visconti, Rettore dell’Ateneo di Castellanza, che è partito da una citazione di Sergio Marchionne: “Nel nostro ruolo di leader, se abbiamo la forza di immaginare un futuro di crescita per le nostre aziende o per i nostri Paesi, abbiamo la responsabilità di rendere questa visione reale”, che nella pratica quotidiana si traduce in capacità di visione e determinazione. “Si è intensamente lavorato e si sta lavorando sulla proposta di valore che la LIUC indirizza ai suoi 2.400 studenti e ai suoi stakeholders, perseguendo un disegno di innovazione strategica che rappresenta la condizione fondamentale per competere con successo in mercati tanto sfidanti quanto competitivi come quelli della formazione universitaria ed executive e della ricerca. Mercati e bisogni che esprimono la società del futuro, visto che sono composti in prevalenza da giovani e che determinano le competenze per affrontarlo” ha sottolineato il Rettore. Guarda al domani anche l’offerta formativa e didattica, a partire dallo sviluppo della facol-

tà di Economia, che nel triennio 2016/2019 ha visto una crescita strutturale delle immatricolazioni (+25% per la laurea triennale e +77% per quella magistrale); l’Ateneo di Castellanza ha introdotto nuovi progetti innovativi come l’Entrepreneurship & Innovation o il Family Business Management. Sempre in tema di didattica, la LIUC ha dato ulteriore sviluppo ad i-Fab, nella prospettiva formativa delle learning factories, che valorizzano il principio della didattica esperienziale in un ambiente di fabbrica simulata. È stato lanciato inoltre il progetto “Life Skills in Action”, un percorso didattico progettato per preparare al meglio gli studenti ad affrontare l’attuale complessità e competitività del mondo del lavoro e per allenare le soft skill. Anche le iniziative di internazionalizzazione sono al centro delle proposte dell’università di Castellanza, che si classifica al secondo posto a livello nazionale tra i piccoli atenei non statali, in base alla graduatoria stilata dal Censis basata su questo tipo di attività. Centrale anche il sistematico sviluppo delle attività di stage e di placement, tra stage all’estero, l’on campus recruiting e i percorsi di counseling. “L’evoluzione dei bisogni formativi, le dinamiche competitive del sistema universitario e, più in generale, la situazione Cardinal del Paese, ci impongono di dedicarci in Gianfranco Ravasi profondità a quella che efficacemente il Presidente Comerio definisce ‘progettualità futura’, cercando sempre di avere il ‘coraggio di cambiare’” ha concluso Visconti.

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Il Rettore Visconti interviene all’inaugurazione dell’anno accademico

Cardinal Ravasi: “Fondamentale per l’università è il saper leggere in profondità, l’intelligere è proprio un’operazione di raccordo, di armonia, tra discipline diverse, per cui effettivamente non bastano solo delle competenze di tipo tecnico o astratto” 36


VITA ASSOCIATIVA

Auguri Varesefocus! Vent’anni di storia e di storie, festeggiati con due eventi: il primo all’insegna del networking tra imprese, il secondo ha rappresentato la serata di apertura di Glocalnews, il festival del giornalismo digitale, organizzato da VareseNews contato come la comunicazione di qualità, quella, cioè, che mette

Silvia Giovannini al centro le persone con le loro unicità, talenti e passioni, sia fon-

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aresefocus vuole arrivare al cuore delle notizie, privilegiando l’approfondimento alla mera informazione. In un mondo in cui si dà valore alla comunicazione, ma non all’educazione, la nostra testata si prefigge di essere uno strumento per fare Cultura, soprattutto di impresa”. Racconta così il nostro Varesefocus, Roberto Grassi Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, che da 20 anni ne promuove la pubblicazione. Un compleanno a cifra tonda, celebrato in due occasioni d’eccezione: una serata dedicata al networking al Museo Maga di Gallarate e una in omaggio alla comunicazione che cambia, a Ville Ponti, all’interno del Festival del Giornalismo di VareseNews, Glocalnews. Protagonisti degli eventi imprenditori e testimonial del mondo dell’economia, dell’arte, del sociale, dello sport e dell’innovazione, che hanno rac-

Sotto, Alessandra Caraffini, Francesca Bestetti e Roberto Grassi. A destra, Silvia Franzi e Compagnie Sabbie Luminose

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damentale in tutti gli ambiti. Alla prima serata, Francesca Bestetti di Lascor e Alessandra Caraffini di Ilma Plastica hanno raccontato le esperienze delle proprie realtà aziendali con un efficace excursus che ha messo anche in luce la differenza e la complementarietà tra comunicazione interna ed esterna in un’impresa contemporanea. Filo rosso anche della seconda serata, la comunicazione dall’impresa all’agonismo, è stata il cuore di una tavola rotonda. Prota-


RUBRICHE gonisti Roberto Grassi, in doppia veste di presidente Univa e di imprenditore della Alfredo Grassi, Alessandra Caraffini, anche lei in doppio abito come imprenditrice e sportiva campionessa di canottaggio e Daniele Cassioli, atleta paralimpico di sci nautico plurimedagliato, formatore e autore del libro “Il Vento Contro”.

A seguire, alcuni protagonisti delle copertine e delle pagine della rivista: Marco Rodari Claun il Pimpa, che “di mestiere” porta il sorriso ai bambini nei luoghi di guerra; Silvia Franzi, giovane pianista che si è esibita anche alla Royal Albert Hall; Greta Galli, diciassettenne inventrice di una mano robotica assemblata con mattoncini Lego. Spazio anche alle storie del Pmi Day, l’iniziativa promossa dall’Unione Industriali varesina che apre le porte delle imprese del territorio agli studenti delle terze medie della provincia, con il racconto di Emanuele Bertani della Castaldi Lighting e della giovanissima Giulia Michael, che proprio ispirata dall’azienda, ha realizzato un disegno diventato poi copertina di un numero della rivista. Due occasioni per ripercorrere la storia della testata, con un ricordo affettuoso del primo direttore Mauro Luoni e un festeggiamento speciale con imprese e lettori. Guardando sempre al futuro e ai prossimi compleanni!

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In alto, Roberto Grassi e Alessandra Caraffini. Daniele Cassioli. Al centro, Marco Rodari “Claun Il Pimpa”, Emanuele Bertani e Giulia Michael. Sotto, Greta Galli

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FOTO DAL MONDO 40

Muro di un’abitazione costruito con bottiglie, Itaoca Brasil. REUTERS/Rahel Patrasso


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FOTO DAL MONDO


METTERE AL SICURO I PROPRI CARI E REALIZZARE I PROGETTI DI VITA Un contesto socio-demografico nuovo ha dilatato i bisogni della famiglia. Le soluzioni di investimento di ieri non sono più efficienti. Occorre un approccio al risparmio diverso dal passato, per raggiungere i propri obiettivi di vita di

Stefano Volpato*

Per abitudine siamo portati a pensare che le soluzioni di investimento dei nostri genitori si adattino anche ai nostri tempi. Il contesto generale è però cambiato da almeno due punti di vista: socio-demografico e di mercato. La famiglia tradizionale di un tempo, che si sosteneva e assisteva finanziariamente da sola, non esiste più. Si è trasformata in una famiglia frammentata che deve soddisfare bisogni diversi e complessi rispetto al passato. Vediamone alcuni. La vita media si è allungata. Occorre valutare, con un certo anticipo, se la capacità finanziaria dopo il pensionamento saprà continuare a sostenere l’attuale tenore di vita. I giovani di oggi diventeranno economicamente indipendenti sempre più avanti rispetto ai propri padri. Bisognerà quindi prevedere un’integrazione ai primi stipendi. Infine i genitori, invecchiando, avranno sempre più bisogno di un’efficiente e tempestiva assistenza socio-sanitaria. Come dicevamo, quindi, bisogni più complessi rispetto al passato e dilatati nel tempo. Bisogni comuni a tutti. Le soluzioni dei nostri genitori, vale a dire i Titoli di Stato e investimento nel mattone, non sono più efficienti. Con rendimenti che rasentano lo zero (vedi grafico sui Titoli di Stato), decidere di lasciare liquidi sui conti correnti degli italiani 1.560 miliardi di euro (**Fonte: ABI), significa esporre

il denaro all’inflazione, distruggendone il valore. Un contesto inedito e complesso richiede un supporto, una guida, che può arrivare dai Family Banker di Banca Mediolanum. La famiglia deve essere aiutata a focalizzarsi su tre elementi fondamentali per un corretto approccio al risparmio: protezione dai rischi, accumulo delle risorse ed efficienza del patrimonio. Prima di impostare qualunque percorso finanziario occorre garantire alla propria famiglia continuità di reddito, anche nel caso di grave infortunio del capofamiglia o sua prematura scomparsa. Prevedere l’imprevisto, i cosiddetti grandi rischi, restituisce serenità alla famiglia e le permette di pianificare i progetti di vita che le stanno a cuore, la cui realizzazione dilatata negli anni, assorbe più risorse rispetto al passato. Garantirsi queste risorse diventa vitale. Un bravo professionista aiuta ad analizzare il bilancio familiare, discernendo le spese incomprimibili, come il mutuo o le bollette, da quelle comprimibili, che, se dirottate verso progetti emotivamente importanti, come la laurea del figlio, possono portare valore alla famiglia stessa. Infine occorre portare efficienza al patrimonio già accumulato. L’economia mondiale e i mercati finanziari che la rappresentano

Crescita di 1 dollaro dal 1925 al 2019 sull'MSCI World il paniere delle più grandi aziende al mondo Rendimenti reinvestiti al netto dell’effetto fiscale. Fonte: Bloomberg

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PUBBLICITÀ dimostrano da sempre di crescere nel lungo periodo. Bisogna quindi orientarsi verso soluzioni finanziarie che sappiano cogliere le opportunità insite nei mercati e che dispongano di automatismi in grado di governare gli impulsi emotivi. Occorre rimanere investiti nel lungo periodo. Il mercato azionario, se affrontato con l’alleato tempo, può portare risultati in crescita. Un esempio. Un dollaro investito nel 1925 nell’indice MSCI World, il paniere delle più grandi aziende al mondo, e mai disinvestito negli anni, a luglio di quest’anno valeva ben 2.689,87 dollari (vedi grafico MSCI World). I mercati, se affrontati con razionalità, disciplina e consapevolezza, possono diventare alleati nella realizzazione dei progetti di vita.

Un bravo professionista aiuta a focalizzarsi su tre elementi fondamentali

* Direttore Commerciale di Banca Mediolanum

Rendimento Titoli di Stato decennali in Area Euro Fonte: Bloomberg. Dati al 22 ottobre 2019

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Fonte: Ufficio studi ABI su dati Banca d’Italia e SIABI rapporto mensile ABI, settembre 2019

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SCIENZA

Aspettando il solstizio d’inverno Sta per arrivare il giorno più buio dell’intero calendario: solamente 8 ore, 39 minuti e 56 secondi di luce. Ma si tratta veramente del dì meno soleggiato dell’anno? Oppure di quello più freddo? Tutto ciò che c’è da sapere, compresi falsi miti e antiche celebrazioni, sul solstitium invernale quale il buio prevale nettamente sulla luce. Se vogliamo essere

Luigi Bignami precisi nel definire cos’è il solstizio d’inverno si deve dire che, per

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omenica 22 dicembre ore 5:19: Questo il momento preciso in cui, nel 2019, inizierà il solstizio d’inverno. Il momento in cui la Terra entrerà nell’inverno astronomico. Già, perché l’inverno meteorologico è già iniziato con il primo giorno del mese di dicembre. È un giorno abbastanza particolare per quella parte di umanità che vive nell’emisfero boreale: l’alba sembra non voler mai arrivare, mentre il tramonto sembra sopraggiungere troppo presto. Ed in effetti è il giorno durante il

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l’emisfero boreale, è il momento in cui il sole si trova direttamente sopra il Tropico del Capricorno a una latitudine di 23,5 gradi sud, ovvero alla sua massima distanza al di sotto dell’equatore celeste. Il sole spunta nel punto più meridionale dell’orizzonte est e culmina a mezzogiorno alla minima altezza: è il dì (la parte di giorno con luce) al quale corrisponde il minimo irradiamento solare. In quel giorno a Varese ci saranno solo 8 ore, 39 minuti e 56 secondi di luce, solo un terzo del giorno. Beh, sarà poco, ma è ancora tanto se confrontiamo la durata del giorno con le latitudini più setten-


SCIENZA

Stonehenge, Regno Unito

trionali, come quelle che interessano l’Alaska o ancor più sopra, dove il sole non fa quasi mai in tempo a sorgere, che già cade al tramonto. Una situazione che è legata unicamente al fatto che la Terra ruota attorno al sole e che l’asse di rotazione del nostro pianeta è inclinato di 23 gradi e 27 primi rispetto al piano dell’ecclittica, cioè al piano sul quale ruota la Terra attorno alla nostra stella. Ma come mai arriva il 22 dicembre? Di solito si dice che l’inverno inizi il 21 dicembre. Il motivo di questa discrepanza ha a che fare con la differenza che esiste tra l’anno solare su cui si basa il calendario gregoriano e l’anno siderale, ovvero il periodo che la Terra impiega a ruotare attorno al sole e che corrisponde a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi. Per semplificare, il nostro calendario

Gli antichi romani celebravano, nei giorni attorno al solstizio invernale, la festa del “Deus Sol invictus”, una festività per la rinascita, in tutti i sensi: in quei giorni si usava scambiarsi regali, usanza natalizia arrivata fino ai giorni nostri

arrotonda l’anno a “soli” 365 giorni, ma così ogni anno si perdono un po’ più di 6 ore e tale ritardo fa ondeggiare date e orari dei solstizi invernali tra il 21 e il 22 dicembre. Il tutto si recupera ogni 4 anni, con l’anno bisestile, durante i quali si aggiunge un giorno a febbraio. Ma torniamo al solstizio invernale: molte persone pensano che durante tale giorno, così come durante tutta la stagione invernale, la Terra si trovi più lontana dal sole. In realtà siamo nel punto più vicino alla nostra stella (la logica darebbe ragione a chi vive nell’emisfero, australe dove nel medesimo giorno inizia l’estate), siamo cioè al perielio, ma va sottolineato che non è la distanza dalla nostra stella a determinare il freddo o il caldo della stagione, bensì l’inclinazione dei raggi solari, i quali come conseguenza dell’inclinazione dell’asse terrestre, ci arrivano più inclinati e radenti rispetto a quanto avviene in estate. Questo fa sì che un medesimo raggio solare che in estate arriva meno inclinato e in inverno più inclinato, vada a riscaldare una minore (in estate) o una maggiore (in inverno) superficie di suolo. C’è poi un altro mito che deve essere smentito: il fatto che in molti pensino che proprio per il minor numero di ore solari “concesse”, il solstizio d’inverno sia il giorno più freddo dell’anno. In realtà il freddo dell’inverno è in stretta relazione con la capacità degli oceani terrestri di assorbire l’energia solare e rilasciarla in modo graduale nel tempo. Per questo motivo, tra il momento in cui il sole ci irraggia di meno e quello in cui, effettivamente, si percepisce più freddo, c’è un po’ di ritardo perché gli oceani e i mari impiegano 45


SCIENZA

del tempo per raffreddarsi; così nell’emisfero boreale le temperature dell’atmosfera cadono al minimo tra gennaio e febbraio. E fin qui, quello che ci dice la scienza. Ma attorno a questo giorno sono nate leggende e storie che si trascinano sin dalla notte dei tempi. A partire dal nome stessi di questo giorno: solstizio che deriva dal latino solstitium, da sol, sole, e sistere, stare fermo. Nei giorni attorno al solstizio sembra quasi, infatti, che il sole, nel suo cammino nella volta celeste, tenda a fermarsi. Sembra sorgere e tramontare dalla stessa posizione. Ecco perché gli antichi romani celebravano, nei giorni attorno al solstizio invernale, la festa del “Deus Sol invictus”, una festività per la rinascita, in tutti i sensi. E nei giorni a cavallo del solstizio invernale, nell’Antica Roma, si usava scambiarsi regali come candele di cera colorate, libri, abiti e persino animali domestici. E in queste manifestazioni, alcuni vedono l’usanza natalizia dei nostri giorni nello scambiarsi regali. Ma se si vuole andare ancora più al di là di quel che era il solstizio per i Romani, basta dare una sbirciata alla tradizione germanica e celtica, per la quale il solstizio d’inverno coincideva con la “festa di Yule”: si accendeva il fuoco, si macellavano gli animali e si banchettava sulle ultime riserve di carne disponibili, erano giorni di riposo e di danze. E proprio a questa festa sembra risalire, secondo una delle tante tradizioni, l’Albero di Natale. Sarebbe il simbolo di rinascita, di rigenerazione della vita. Ma non è tutto. Se ci spostiamo infatti, a

Tramonto su un monte innevato

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nord dell’Europa, in uno dei luoghi più interessanti dal punto di vista archeoastronomico, Stonehenge, che oggi è conosciuto soprattutto per le feste pagane di inizio estate, sembra invece che per chi lo edificò fosse più importante, o almeno fosse alla pari, il solstizio d’inverno: anche qui si macellavano gli animali, mentre vino e birra raggiungevano il massimo della fermentazione. Un giorno, dunque, che nella società dei nostri giorni scorre come tutti gli altri, ma che nel passato, quando il rapporto con la natura era molto più forte, aveva un valore estremamente simbolico.

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Per l’emisfero boreale, il solstizio d’inverno è il momento in cui il sole si trova direttamente sopra il Tropico del Capricorno a una latitudine di 23,5 gradi sud, ovvero alla sua massima distanza al di sotto dell’equatore celeste


HIGH TECH

Verso l’infinito e oltre Realizzare un sogno, apparentemente impossibile, con l’ausilio della tecnologia dell’additive manufacturing: questo il progetto di Aidro Hydraulics & 3D Printing, azienda di Taino che, grazie alla stampa 3D, ha permesso ad un uomo di andare oltre i suoi limiti Chiara Mazzetti

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tampare, grazie alla tecnologia 3D, un dispositivo elettrico in grado di compensare un deficit umano e permettere, così, maggiore autonomia e libertà alla persona che ne fa uso: fantascienza? No, si tratta del progetto ServoFly T4/1, realizzato dalla Aidro Hydraulics & 3D Printing di Taino per Mattia Negusanti, ex carabiniere dell’Arma della caserma del comando provinciale di Pesaro, che nel 2015, a soli 34 anni, perse l’uso di un braccio in seguito ad un grave incidente stradale. “Questo è il primo caso in Italia, e forse al mondo, in cui un pilota con una sola mano, riesce ad ottenere la licenza per pilo-

Matteo Negusanti in volo

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tare un ultraleggero, grazie all’attrezzatura realizzata con la tecnologia additiva”, afferma Valeria Tirelli, amministratrice della società varesina, attiva nel settore oleo-idraulico, che ha messo a disposizione un team di ingegneri e i macchinari per realizzare un supporto, grazie proprio all’additive manufacturing, in grado di consentire a Mattia di ottenere l’idoneità al volo, anche con un solo braccio. “ServoFly è nato dall’idea del disegnatore Paolo Picchi e dal cugino Davide, esperto meccanico e pilota acrobatico dell’aeroporto di Fano e grazie al sostegno del Comandante Davide Cecchini. Dopo i primi prototipi realizzati in plastica – prosegue Tirelli –, Aidro ha preso in carico il progetto, dando vita ad un ausilio unico nel suo genere, realizzato tramite la fusione


dera essere di ispirazione per chi, come lui, si trova a dover convivere con una disabilità. “Volare è già un progetto ambizioso per tanti, farlo con un solo braccio sembra impossibile, ma io ci sono riuscito. E questo è molto gratificante. Dico sempre che non bisogna sperare, ma bisogna avere la forza e la volontà di crederci. E la scienza, la medicina, le nuove tecnologie, come la stampa 3D, ci possono essere di aiuto in questo”, riflette Mattia.

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Una storia “oltre i limiti”

HIGH TECH

laser di polvere di alluminio, pensato appositamente per sopperire alla disabilità del pilota”. Ma cos’è, nella pratica ServoFly e cosa fa? “Il dispositivo controlla la barra di comando gas motore dell’ultraleggero ed è una attrezzatura ‘plug-and-fly’, cioè di facile installazione sul cockpit dell’aereo. In poche parole, ServoFly viene agganciato alla barra senza richiedere alcuna modifica all’aeromobile, che quindi non subisce processi di revisioni e certificazione. L’aereo della scuola di volo dell’Aero Club Fano, un Pioneer 200 della Alpi Aviation, è diventato perciò un mezzo inclusivo, che può essere utilizzato da qualsiasi pilota, con o senza disabilità”, precisa di nuovo Valeria Tirelli. Per rendere ServoFly ancora più innovativo, si è resa disponibile l’azienda emiliana TecnoElettra Impianti, leader nei cablaggi e impianti elettronici per la formula 1 e Moto GP. Il suo fondatore, Leo Cantergiani, ha realizzato la parte elettrica dell’attuatore che trasporta tutti i principali comandi su un joystick installato sulla cloche dell’aereo, che di conseguenza può essere governato con una sola mano. La storia di Mattia Negusanti racconta di come la tenacia e la determinazione, con l’aiuto di una tecnologia flessibile come la stampa 3D, consentano letteralmente di volare oltre ogni limite. “Il giorno in cui ho ripreso a lavorare dopo l’incidente, al mio nuovo incarico al Ministero della Difesa, il mio istruttore mi propose di andare a volare insieme a lui. Io gli risposi: ‘Comandante vengo, se poi mi piacesse dovremmo trovare il modo di farmi pilotare un aereo da solo’. È iniziato tutto così”, racconta Mattia che, dopo aver conseguito la licenza per pilotare, desi-

Il progetto ServoFly ha ottenuto l’approvazione di Aero Club d’Italia e Mattia Negusanti ha ricevuto la tessera del AerMacchi Pilot Club di Venegono, dalle mani del Presidente Generale Mainini, come riconoscimento della sua impresa “oltre i limiti”. La sua storia è stata raccontata nella puntata di Linea Verde Life su Varese, trasmessa a metà ottobre da RAI 1, dall’Aero Club Adele Orsi di Calcinate del Pesce, insieme a quella di Igor Macera, pilota disabile di alianti, che ha permesso al Aero Club varesino di diventare il primo centro paraolimpico per il volo d’Italia.

La progettazione di ServoFly

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TERRITORIO

I mille volti del Premio Chiara Davide Van De Sfroos, Flavio Caroli, Pupi Avati: questi solamente alcuni dei protagonisti dell’edizione 2019 del Festival del Racconto varesino. In calendario 36 appuntamenti tra letteratura, arte, musica, cinema, fotografia e sport Mario Chiodetti

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l siparietto avviene, quasi sempre, alla conferenza stampa di presentazione del Festival del Racconto, nel salone di Villa Recalcati. La direttrice Bambi Lazzati elenca gli innumerevoli appuntamenti della manifestazione e Romano Oldrini, immancabilmente, dice che anche stavolta si è esagerato, fingendo di rimproverarla per i troppi impegni a cui far fronte, ma in realtà

ti, intervistato sul palco del Teatro di Luino da Andrea Vitali e Mauro Gervasini. L’incontro in Triennale con la fotografa Letizia Battaglia a raccontare la fotografia come scelta di vita, il premio “Le parole della musica” assegnato al cantautore della porta accanto, Angelo Branduardi. Quindi tanti appuntamenti da ricercare nelle pieghe della brochure di presentazione, con lampi di letteratura che hanno illuminato la memoria di poeti come Attilio Bertolucci e scrittori come Andrea Camilleri (già premiato alla Carriera) o “prime” gustose di ulteriori scritti di I finalisti del Premio Chiara Giovani

orgoglioso di come il Premio Chiara, ogni anno, risorga dalle sue presunte ceneri “più bello e più superbo che pria”, per citare il grande Petrolini. L’edizione 2019 non è stata da meno: 36 appuntamenti, inizio con il botto già a settembre, con Davide Van De Sfroos ospite della biblioteca Frera di Tradate, Flavio Caroli protagonista di una lectio magistralis ad Azzate e poi via via una serie di incontri di ottimo livello tra letteratura, arte, musica, cinema, fotografia e perfino sport, perché il Premio è curioso come colui di cui porta il nome, quel Piero Chiara, sottile indagatore dell’animo umano. Ecco allora il riconoscimento alla Carriera al regista Pupi Ava50

Inizio con il botto per l’edizione 2019 del Premio Chiara, con Davide Van De Sfroos ospite della biblioteca Frera di Tradate e Flavio Caroli protagonista di una lectio magistralis ad Azzate


pudori, parlando dei suoi problemi psicologici e dell’amoreodio che a un certo punto della carriera ha avuto per la chitarra, diventata improvvisamente nemica”. Il Festival del Racconto ha mille sfaccettature e quasi sempre qualche novità, come quella piacevole del Premio Regio Insubrica, assegnato a un partecipante del Premio Chiara Giovani o della seconda edizione del concorso “Da un racconto di parole a un racconto per immagini”, dedicato ai videomaker, invitati a trasporre in un video uno dei tanti racconti chiariani. “Questa volta abbiamo avuto la sorpresa di vedere premiata una ragazza, Sabrina Stocco, che ha partecipato anche come scrittrice al Chiara Giovani, segno che i ragazzi leggono, si informano

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Chiara, come il volume “In viaggio”, con le prose dei molti tour che il Nostro compì in varie parti del mondo, perché del Pierino da Luino, non si butta via niente e guarda caso qualche anno fa era uscito un libro con il titolo ironico e un po’ irriverente di “Come il maiale”. “È stato un anno molto impegnativo, tanti appuntamenti, ma anche punti di riferimento ben precisi per noi, come i comuni di Varese, Azzate, Gallarate e Tradate e due nuovi ospiti, Gavirate e Saronno, che hanno chiesto di entrare a fare parte del nostro circuito. Chi ci sostiene desidera nomi di richiamo, come Flavio Caroli, protagonista di una splendida dissertazione sull’arte da Turner a Picasso, ma a noi piace anche scoprire personaggi noti ma in un’altra veste, come è successo con il maestro Peppe Vessicchio, che ha spiegato a Davide Bregola il delicato rapporto tra musica e natura”, spiega Bambi Lazzati. “Nel 2020 cadranno i dieci anni del Premio intitolato a Riccardo Prina, accolto nel Salone d’onore della Triennale di Milano e alla Galleria Ghiggini di Varese. È una formidabile occasione per i giovani fotografi di frequentare la Triennale e inventare un racconto fotografico, unendo parola e immagini. Quest’anno ci sono arrivate ben 90 proposte, tutte di buon livello e per noi è importante dare valore alla fotografia in un momento di grande confusione nel mondo dell’arte. Per il ‘compleanno’, ci piacerebbe invitare tutti i vincitori delle edizioni del premio, facendoci spiegare quale è stato il loro percorso umano e artistico in questi anni. Poi organizzare incontri con fotografi e collezionisti di fotografia, una passione che in Italia è ancora poco praticata ma sta pian piano prendendo piede”. Il Premio Chiara ha sete di espansione, vuole uscire sempre di più dai confini della provincia e muovere con forza verso Milano e la Svizzera, penetrare più a fondo nel mondo della scuola e delle biblioteche, allargare il raggio dei comuni amici. “Anche invitando personaggi che non ti aspetti, come Guido Meda, la voce televisiva del motociclismo. Mi ha fatto enorme piacere vedere alla sala Napoleonica di Ville Ponti 200 motociclisti, che non sapevano nulla del Premio Chiara ma erano lì ad applaudire. L’incontro con Van De Sfroos poi è stato quasi toccante, perché lui si è raccontato senza

Pupi Avati

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TERRITORIO

Romano Oldrini: “I giovani sono il futuro del Festival del racconto, dobbiamo essere ottimisti, perché ci sono parecchi talenti” e ci seguono da vicino. Un altro atout del Festival del Racconto sono stati i due incontri luinesi a Palazzo Verbania, il primo dedicato al libro ‘In viaggio’ con i reportage di Chiara e il secondo a quello di Silvia Sereni ‘Un mondo migliore’, con la mostra dei disegni di Giovanna Sereni curata da Chiara Gatti”, prosegue Bambi Lazzati. Anche sul fronte sponsor il Premio non vacilla: “La Fondazione Aem del Gruppo A2A di Milano ci ha confermato il sostegno anche per il 2020, così come altri sponsor storici. Abbiamo bisogno di visibilità e di avere nomi di richiamo per i premi principali, ma anche di consolidare il rapporto con le istituzioni. Siamo sempre in divenire, quindi cambiamo spesso i membri delle giurie e dei gruppi di lettura, occorre sapersi rinnovare ogni anno”. Uno dei punti di forza del Chiara, infatti, è il palmarès dei vincitori, sia del premio letterario, sia di quello alla Carriera, con nomi che vanno da Laura Pariani, Andrea Vitali, Gianni Celati, Andrej Longo, Gianrico Carofiglio, a Giuseppe Pontiggia, Claudio Magris, Mario Rigoni Stern, Alberto Arbasino, Carlo Fruttero, Andrea Camilleri o Ermanno Olmi, solo per citarne alcuni, garanzie per chi viene invitato a ricevere il riconoscimento. “È stata una buonissima annata: la vincitrice del Premio Chiara 2019, Marta Morazzoni, ha scritto un libro splendido, con una prosa limpidissima, come non è facile oggi poter leggere. Ottimo Davide Van De Sfroos

Vincitrici Giovani ed Editi 2019

il livello anche delle altre due finaliste, Beatrice Masini, traduttrice dei romanzi di Harry Potter e Laura Morante, quest’ultima con racconti quasi simili a sceneggiature di film. Flavio Caroli è stato spettacolare, il premio ‘Le parole della musica’ procede bene: avremmo voluto Bennato, ma non se l’è sentita e stiamo pensando a Zucchero e all’inavvicinabile Vinicio Capossela”, fa eco il presidente degli Amici di Piero Chiara, Romano Oldrini. “I giovani sono il futuro del Festival del racconto, dobbiamo essere ottimisti, perché ci sono parecchi talenti, occorre soltanto dar loro libertà di espressione. La ‘temperatura’ del premio è buona, gli sponsor ci seguono e noi riusciamo sempre a riempire il contenitore con proposte di qualità. Un altro punto di forza è il riconoscimento che va ogni anno al miglior romanzo inedito, questa volta a ‘Gente di frontiera’ di Giovanna Noseda. Un vincitore di qualche anno fa, il ticinese Fabio Andina, con il suo romanzo ‘La pozza del Felice’ si è aggiudicato il Premio Gambrinus 2019 per la sezione ‘Montagna: cultura e civiltà’, segno che chi arriva da noi non manca mai di qualità”. E, per il Chiara alla Carriera 2020, Bambi Lazzati e Romano Oldrini stanno preparando una sorpresa col botto, un nome a cui stanno facendo “ponti” d’oro. Ma per il momento non è possibile dire di più. D’altra parte, anche Piero Chiara era scaramantico.

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TERRITORIO

Varese is “Magic” Si chiama Mattia Oneto, ha 23 anni, studia Ingegneria Gestionale, è varesino e da maggio di quest’anno è il campione mondiale online del popolarissimo gioco di carte che da anni mette alla prova i più giovani con maghi, stregonerie e incantesimi Stefania Radman

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un varesino, Mattia Oneto, il campione mondiale online del popolarissimo gioco di carte Magic: lo è diventato battendo, il 19 maggio scorso, l’americano Kenji Egashira, nella finale del campionato di Magic Online che si è tenuta a Seattle, USA, nella sede della Wizards, la società che produce in tutto il mondo il notissimo gioco di carte. Mattia, 23 anni, ha frequentato il Liceo Scientifico “G. Ferraris” di Varese e ora studia Ingegneria Gestionale al Politecnico. Al gioco Mattia Oneto

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di carte, che si può disputare dal vivo o online e che unisce due o tre generazioni di ragazzi, è arrivato giovanissimo: “Ho cominciato a giocare a 13 anni all’oratorio, insieme ai miei amici - spiega -. Poi ho iniziato a fare tornei, prima a Varese e poi a Milano, conoscendo molti altri ragazzi con la mia stessa passione; il mio account di Magic online l’ho creato proprio per giocare con chi non potevo incontrare spesso di persona. Ed è con quell’account che ho vinto il campionato online”. Per arrivarci, il percorso è stato a tappe: “Per prima cosa ho dovuto fare un torneo online da casa, dove passano circa il 10% dei giocatori. Successivamente ho giocato un altro torneo con i concorrenti rimasti (eravamo circa 350) che qualificava i due finalisti alla finale a Seattle. Ce l’ho fatta, e ho partecipato a quest’ultima tra i 24 finalisti. E alla fine ho vinto io”. Un successo che gli ha aperto l’incredibile mondo dei giocatori online: “Dopo la vittoria, ho giocato un torneo a Barcellona, uno a Ghent e uno a Richmond. Barcellona e Richmond erano tornei prestigiosi, e devo dire che sono andati abbastanza bene: a Barcellona sono arrivato 59esimo, mentre a Richmond sono arrivato 43esimo, su circa 500 partecipanti ogni gara. Questo significa che ho ricevuto 1.000 dollari di premio nel primo e 1.500 nel secondo. In aggiunta c’è un sistema professionistico a punteggio, che concede ai più bravi agevolazioni a partecipare e somme di denaro (nel mio caso, 3.000 dollari e il volo per entrambi i tornei). Da quest’anno hanno aggiunto uno stipendio fisso per i primi 32 del mondo: si parla di 75.000 dollari all’anno. Io non ho nessuno stipendio, semplicemente ho raggiunto un certo status che mi garantisce degli inviti ad alcuni dei tornei più prestigiosi, e ricevo dei soldi se partecipo. Ma ci sono molte persone che giocano in maniera professionale: adesso per esempio va molto di moda fare streaming su Twitch, che permette di arrotondare le vincite dei tornei”.


TERRITORIO

Un’esperienza, dunque, che sta dando a Mattia competenze pre“Ho cominciato a giocare a 13 anni ziose da poter spendere in un futuro professionale: “Per quanto riguarda le hard skills la prima cosa, anche un po’ banale, è che, esall’oratorio, insieme ai miei amici, sendo un gioco di carte, probabilità e statistica sono all’ordine del giorno. Più interessante è stato vedere come molti argomenti che poi ho iniziato a fare tornei, prima studiato si applichino al gioco: in particolare, poiché si tratta di a Varese e poi a Milano, conoscendo ho un gioco fatto di decisioni su come spendere risorse, un po’ come molti altri ragazzi con la mia gli scacchi, ogni pezzo è una risorsa e ogni mossa è una decisione. Diverse situazioni nel gioco si possono ricondurre direttamente stessa passione” alla Teoria dei giochi di Nash, che si studia in quasi tutti i corsi di gestione aziendale a livello universitario. Un altro aspetto inteCos’è Twitch? Presto detto: “È un sito di streaming di proprie- ressante a mio avviso è la mentalità del Lean management, che si tà di Amazon dove vengono può applicare spesso nel gioco; trasmessi i principali eventi ci sono dei casi infatti in cui è di eSports, cioè le gare di chi opportuno essere orientati al gioca a videogiochi a livello risultato e altri casi in cui è opCome si gioca a “Magic” competitivo o professionale. Lì portuno concentrarsi solo sul è possibile decidere di trasmetgiocare la partita in maniera perIl nome esatto è “Magic: The Gathering” (Matere in streaming le proprie fetta e accettare la ‘varianza’ (in gic: l’Adunanza). È un gioco di carte, anche partite da casa ogni giorno. Il pratica la fortuna) delle carte peonline, ambientato in un universo immaginasito, durante la trasmissione fa scate, che può favorirti o meno. rio, chiamato Dominia. Ogni carta rapprevedere delle pubblicità a chi si Stessa cosa capita in fabbrica, senta avvenimenti, personaggi e luoghi di una connette per guardare le parsoprattutto per quelle che sono intricata storia. Il giocatore è, in pratica, un tite e poi dà una percentuale gestite con Lean management; mago che attraverso il proprio mazzo di carte di esse allo streamer, che così in molti casi il risultato finale guadagna. Inoltre, molta gente dipende solo in parte da come è ha a disposizione creature incantesimi, stregopuò fare donazioni spontanee gestito il lavoro e dipende molnerie, artefatti e magie per sconfiggere un altro ai giocatori: ce ne sono alcuni, to da fattori esterni. È impormago o altri maghi. Esistono varie versioni del tra i più seguiti, che guadagnatante capire quando si ha lavogioco, ognuna delle quali ha regole diverse. È no milioni ogni anno”. rato bene o male a prescindere considerato il più importante gioco di carte colMattia non affronta questo pedal risultato finale; ed è possilezionabili al mondo. È stato creato nel 1993 riodo da professionista: sta anbile che quest’ultimo sia otdal matematico Richard Garfield. cora studiando e il professionitimo ma che ci siano molte smo nel gioco online non è nei inefficienze nel processo che suoi pensieri. Ma quello che sta vanno corrette. O, al contravivendo ora non è tempo perso. rio, è possibile che il risultato “Io studio Ingegneria Gestionafinale sia terribile nonostante le al Politecnico a Milano; sono l’azienda abbia fatto del suo all’ultimo anno della laurea mameglio. Per quanto riguarda le gistrale con specializzazione Disoft skills, sicuramente il fatto gital Business e mi piacerebbe di interagire con persone con lavorare in azienda - spiega infatbackground e culture diverti il campione -. Il fatto di giocase è rilevante (ho conosciure a livello competitivo lo vedo to gente da tutto il mondo: più che altro come qualcosa di cinesi, giapponesi, indiani, divertente che amplia il mio americani) ma è anche imnetwork e mi lascia molte hard portante il fatto di saper fare skill e soft skill che all’università delle scelte in un tempo liminon potrei imparare, ma non tato e sotto pressione, come cercherò di farne la mia profescapita di fare durante un torsione perché penso che sarebbe neo. Tutte cose che ho potupesante giocare per 8/10 ore al to mettere in pratica proprio giorno come molta gente già fa”. facendo quest’esperienza”.

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▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE RUBRICHE

Bruscitti, costine e Tito Livio In un libro i segreti delle Confraternite enogastronomiche di Busto Arsizio, Somma Lombardo e delle altre associazioni che tutelano in Italia le tradizioni del mangiar bene vio sulla guerra tra Roma e i Galli (hic manebimus optime) e il

Sergio Redaelli volume raccoglie riti antichi e moderni che si celebrano a tavola

C

he cosa sarebbe il culatello senza le nebbie invernali fredde e umide del Po, la cassata senza la ricotta di pecora siciliana, l’aceto balsamico senza le acetaie di Modena, il Franciacorta senza le colline bresciane accarezzate dal sole? Se lo chiede Edoardo Toia, il tesoriere-scrittore del Magistero dei Bruscitti di Busto Grande, una delle 53 Confraternite raccontate nel libro “Qui starete benissimo”, ricette e storie delle Confraternite enogastronomiche italiane (180 pagine, Nomos Edizioni, 19,90 €). Un libro prima di tutto di ricette originali, codificate e depositate davanti al notaio, ma anche racconto di storie, specialità e tradizioni folcloristiche italiane. Il titolo fa il verso a una frase di Tito Li-

Con i “puristi” dei bruscitti bustocchi (una cinquantina di soci), spiccano nel libro i maestri grigliatori dell’Accademia Italiana della Costina, la specialità di Coarezza, frazione di Somma Lombardo 56

tra sventolar di stendardi, tintinnare di collari e medaglioni, frusciar di statuti, sussurrare di giuramenti e affollarsi di Gran Maestri e Priori. Tutti insieme allegramente a fare festa con le gambe allungate sotto il tavolo. La provincia di Varese è ben rappresentata. Con i “puristi” dei bruscitti bustocchi (una cinquantina di soci), spiccano nel libro i maestri grigliatori dell’Accademia Italiana della Costina, la specialità di Coarezza, frazione di Somma Lombardo che custodisce i segreti della perfetta cottura della carne di maiale alla griglia. Assenti giustificati, invece, i Cavalieri del Fiume Azzurro di Lonate Pozzolo che ripropongono le specialità culinarie seicentesche del curato Comerio vissuto all’epoca della battaglia di Tornavento. Ma che, da qualche anno, non fanno più parte della federazione italiana dei circoli enogastronomici presieduta da Marco Porzio. Le confraternite, secondo l’enciclopedia Treccani, sono associazioni di fedeli erette nel Medioevo per esercitare opere di carità e di penitenza. Ma di penitenza se ne vede poca tra le fumanti pentole dei moderni e affamati confratelli. “I bruscitti sono un piatto della tradizione contadina – spiega Toia, 43 anni, nella vita broker finanziario, laureato in economia alla Bocconi, sposato e figlio d’arte (il padre Luigi fu Gran Ma-

Le illustrazioni di queste pagine sono di Aurora Biancardi, per gentile concessione dell’editore Nomos


zola di Cameri), “Quelli che mangeranno uova con le nocciole rallegreranno sempre le donne” (Confraternita della Nocciola Tonda Gentile di Langa), “Difendi e diffondi in Italia e nel mondo l’antica ricetta del bacalà” (Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina). Il comune denominatore sono le preparazioni povere della tradizione. È un patrimonio popolare che ricorda le ricette regionali raccolte da Pellegrino Artusi nel libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, considerato la bibbia gastronomica dell’Ottocento. E che difficilmente si ritrova nei ricettari di corte dei gastronomiscrittori del passato, da Scappi a Messisbugo, dal Platina a Giovanni Vialardi, lo chef dei Savoia. Un patrimonio che fa giustizia delle moderne contaminazioni e delle errate convinzioni di chi pensa che il riso e il caffè siano nati in Italia mentre hanno rispettivamente origini asiatica e araba, che i bruscitti siano un ragù da cucinare con sugo di pomodoro, metà carne di manzo e metà maiale e che il risotto alla milanese si possa indifferentemente preparare con il riso indo-pakistano Basmati, con la curcuma al posto dello zafferano e il burro chiarificato. Ogni secondo giovedì di novembre il Magistero dei Bruscitti organizza la propria festa che quest’anno ha toccato la cifra record di 450 persone riunite a Malpensa Fiere, oltre 200 commensali in più rispetto alle riunioni del passato al Museo del Tessile di Busto Arsizio, ormai insufficiente a contenerli tutti. Dietro la scusa mangereccia, il Magistero fa cultura con le celebri strenne editoriali, ricercatissime da collezionisti e bibliofili. Dal 1975 ha pubblicato il Manuale dei Bruscitti, Ul ven da Bùsti di Luigi Giavini e Angelo Grampa, Pan e pitanza, Il mistero della Gioebia, Ris e verzi e… puesia, Sant’Antoni dul purscèll e tanti altri titoli che si possono richiedere al segretario Renato Crespi o alla libreria Boragno di Busto. Sono tomi di cucina e poesia, di tradizioni

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estro della stessa confraternita) –. Gli ingredienti sono le carni povere del manzo, polpa reale, cappello del prete, fustèla e tampètu, parti dure e muscolose. Poi burro, pancetta affumicata o battuta di lardo, sale, pepe e finocchietto selvatico che una volta cresceva sul ciglio delle strade campestri. Noi la chiamiamo erba bona. La cottura lunga è legata alla necessità della donna di potersi allontanare dal camino: al mattino metteva il coccio sulle braci, andava a lavorare nei campi o in fabbrica e all’ora di pranzo il piatto era pronto da servire con la polenta e una spruzzata di vino rosso. Quale vino? Quello dei vigneti che verdeggiavano intorno a Busto, oggi scomparsi, sostituito da Barolo, Barbaresco o Gattinara”. Un omaggio al caro vecchio Piemonte. Su cui, però, avremmo un appunto da fare: perché non utilizzare invece un rosso robusto e corposo della provincia di Varese, per esempio Nebbiolo di Angera e Golasecca o un Merlot di Morazzone? Il Barolo e il Barbaresco sono vini ricchi e costosi, bevande da re che piacevano ai Savoia (Vittorio Emanuele II addirittura li produceva nella Tenuta di Mirafiore e Fontanafredda dove alloggiava la “bela Rosin”, Rosa Vercellana, sua amante e poi moglie morganatica). Forse poco adatti ai “proletari” bruscitti. Il libro contiene 51 ricette e registra i nomi di 121 confraternite di ogni parte d’Italia, nomi curiosi ed evocativi come l’Arcisodalizio del Culatello Supremo, la Confraternita Amici del Porcello, la Congrega dei Radici e Fasioi, l’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e dei Gavi, la Magnifica Consorteria dei Gamberai di Settimo Torinese e via elencando. Ciascuna associazione con i propri paludamenti, le feste per la nomina dei soci e le formule rituali: “Sii saggio come questo sale, candido come questo latte, equilibrato come questo gorgonzola” (Confraternita del Gorgon-

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bustocche e racconti in dialetto: “Noi le chiamiamo panzanighe – spiega il tesoriere –. Con queste iniziative raccogliamo fondi per le associazioni benefiche, le case-famiglia del Progetto Pollicino di Busto, gli enti che si occupano dei bambini e degli anziani e l’associazione Bianca Garavaglia per la ricerca sul cancro”. La seconda settimana di settembre si riunisce invece l’Accademia Italiana della Costina: “Cuociamo solo carni allevate e macellate in Italia – spiega il presidente Massimo De Micheli, buongustaio e orafo a Somma Lombardo –. Utilizziamo una griglia lunga 18 metri e larga 1,50 e con l’esperienza abbiamo realizzato un prototipo circolare di 2 metri di diametro. È una griglia girevole che mantiene umida e morbida la carne e permette di esaltarne il sapore con il sapiente uso delle erbe aromatiche, rosmarino, salvia, alloro, mirto e maggiorana selvatica della montagna”. “Consigliamo di cucinare il carré intero di 12 costine perché garantisce la cottura uniforme – aggiunge De Micheli –. Curiamo la qualità della legna per la brace utilizzando faggio, mangrovia

e ulivo, controlliamo i tempi di cottura e la preparazione degli intingoli con i quali si irrora la carne. La costina di maiale non si mangia tutti i giorni, dà soddisfazione al palato ed è il godimento di una giornata speciale. Con un chilo di carne e 15 euro mangiano tre persone e si raccolgono soldi per fare beneficenza”. Insomma, la tradizione è cultura e divertimento.

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Nel libro, assenti giustificati, sono i Cavalieri del Fiume Azzurro di Lonate Pozzolo che ripropongono le specialità culinarie seicentesche del curato Comerio vissuto all’epoca della battaglia di Tornavento


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Natale al Sacro Monte Un calendario ricco di eventi e visite guidate a luoghi solitamente chiusi al pubblico, partendo da una Cripta per arrivare fino alla scoperta di un antico codice miniato: questo il programma del borgo varesino per le festività natalizie il periodo natalizio al Sacro Monte di Varese. Giovedì 26 dicembre

Maria Postiglione e lunedì 6 gennaio è in programma l’iniziativa “Le Natività del Sa-

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urante il periodo natalizio, il magnifico sito dell’Unesco, accenderà i riflettori nella culla della fede varesina: sarà possibile infatti visitare la Cripta e le natività presenti nelle collezioni d’arte della più antica chiesa del Sacro Monte di Varese, uno spazio raccolto, in cui le immagini, l’architettura, le storie dei pellegrini prendono forma visibile. Si potranno dunque visitare gli affreschi che ornano la Cripta romanica, opere di fattura locale che ritraggono immagini perfettamente riconoscibili, in cui l’aspetto devozionale prevale su quello artistico. Un esempio è rappresentato dalla natività, raffigurata sulle pareti della cripta, che nella sua semplicità artistica mostra ed esprime l’autenticità del messaggio cristiano. Durante le visite guidate, unica modalità di accesso alla Cripta, i visitatori potranno attraversare tre distinti ambienti: la cosiddetta Sala delle Madonne, con la presenza di tre affreschi dedicati a Maria, il corridoio archeologico che mette in luce l’uso funerario di alcuni spazi e consente di osservare anche la tomba rubricata (contrassegnata con il colore rosso), datata al XI-XII secolo e la cripta vera e propria. Numerosi altri eventi sono in calendario per

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cro Monte, dall’antico al contemporaneo”: un percorso guidato che spiega come la tematica della natività sia stata trattata nel corso dei secoli dagli artisti. Durante i due appuntamenti sarà possibile visitare la rappresentazione della nascita di Gesù della fine del XIV secolo e le opere fiamminghe e di arte contemporanea ospitate nel Museo Baroffio, uno scrigno d’arte, che sorge accanto al Santuario di S. Maria del Monte. Per chi volesse poi conoscere e apprezzare il Sacro Monte nella magica cornice invernale, grazie ad una salita a piedi guidata lungo il Viale delle Cappelle, l’appuntamento è per sabato 4 gennaio. Un’occasione che consentirà di apprezzare il complesso monumentale risalente al ‘600 ed ammirare il panorama mozzafiato che spazia sulla pianura e sul lago di Varese e che permette, nelle giornate più nitide, di ammirare il Duomo di Milano e la sua guglia maggiore. A seguire sarà possibile visitare la Casa Museo Pogliaghi, eccezionalmente aperta al pubblico, per scoprire l’eclettica figura e la raccolta internazionale di opere di Lodovico Pogliaghi scultore, pittore e scenografo italiano. Non mancheranno, durante il periodo natalizio, anche appuntamenti dedicati ai più piccoli, che potranno così godere di quell’at-


RUBRICHE

Tutti i luoghi visitabili al Sacro Monte per il Natale 2019 Dal 26 dicembre al 6 gennaio (chiusura 31 dicembre) Visita Cripta e Museo Baroffio dal lunedì al venerdì ore 14-18 sabato e la domenica ore 10-18 Visita guidata alla Casa Museo Pogliaghi (solo su prenotazione, 366 4774873) dal lunedì al venerdì ore 15 sabato e la domenica ore 11 e ore 15

segna della riscoperta di un luogo, patrimonio dell’Umanità, che è anche cuore della fede varesina, della quale è possibile ripercorrerne le orme più antiche e affascinanti.

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Gli eventi e le visite guidate speciali mosfera unica che si respira nel borgo del Sacro Monte. Durante la prima domenica del 2020, il 5 gennaio, per i bambini dai 5 agli 11 anni, è in programma l’iniziativa “Indagini al museo: alla scoperta delle antiche note”. Una speciale visita guidata durante la quale i giovani visitatori potranno ammirare un codice miniato e osservare un antico antifonario, aprendo la teca nella quale è custodito. Sfogliando le antiche pagine scopriranno note preziose decorazioni e grazie all’aiuto di un musicista esperto, Mauro Donadini, i partecipanti potranno confrontare gli antichi spartiti con spartiti più moderni e avranno l’onore di diventare il pubblico d’eccezione per un piccolo concerto dal vivo. Il periodo natalizio al Sacro Monte di Varese sarà, dunque, all’in-

Non mancheranno anche appuntamenti dedicati ai più piccoli, come la speciale visita guidata durante la quale i giovani visitatori potranno ammirare un codice miniato e osservare un antico antifonario

Giovedì 26 dicembre 2019 e lunedì 6 gennaio 2020, ore 10.00 Museo Baroffio e Cripta del Santuario LE NATIVITÀ DEL SACRO MONTE, DALL’ANTICO AL CONTEMPORANEO 10 euro (comprensivo di ingressi e visita guidata) Sabato 4 gennaio 2020, ore 9.30 Viale delle Cappelle e Casa Museo Pogliaghi SACRO MONTE D’INVERNO Ritrovo: ore 9.30 alla Prima Cappella 10 euro (comprensivo di visita guidata ed ingresso) Domenica 5 gennaio 2020, ore 15.30 Museo Baroffio e Cripta del Santuario INDAGINI AL MUSEO: ALLA SCOPERTA DELLE ANTICHE NOTE (per bambini dai 5 agli 11 anni) 7 euro, 20 euro ingresso famiglia (2 adulti e 2 bambini) Prenotazione obbligatoria 366 4774873

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RUBRICHE

▶ ARTE

La Collezione Thannhauser in mostra a Milano A Palazzo Reale sarà possibile ammirare fino a marzo, 50 capolavori dei più grandi maestri della pittura europea, di solito esposti al Guggenheim di N New York e per la prima volta sbarcati in Europa Cézanne, Edgard Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude

Luisa Negri Monet, Pierre-Auguste Renoir, George Braque e molti altri che

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a cultura cu è una risposta ai problemi che il mondo sta vivenble do. E questa mostra segnerà per noi in modo indelebile il 2019 e il 2020”. Parole del Sindaco Giuseppe Sala, che si onoGi ra di ospitare nella sua città, fino al prossimo marzo, una rassegna rasseg di eccezionale livello, curata da Meg Megan Fontanella, promossa dal Comune di Milano, Palazzo Reale, MondoMo MondoMostre Skira e Solomon R. Guggenheim Foundation di New York. Sarà possibile ammirare 50 capolavori dei più grandi maestri della pittura europea, parte fondamentale della collezione fond Thannhauser che si trova al Guggenheim di New York e per la prima volta in Europa. Milano è la terza e conclusiva tappa espositiva, dopo quella di Bilbao e Aix en Provence. Si Bi parte da Van Gogh e si arriva a Picasso, che del collezionista Justin Thannhauser, figlio del fonTh datore Heinrich, fu amico e artista prediletto. a Continua dunque il proposito della Città di proporre ogni anno mostre dedicate alle a più prestigiose prestigios collezioni dei musei del mondo. L’operazione consente queL’o sta volta di ospitare e ammirare, oltre ai due grandi artisti, capolavori di Paul 62

hanno scritto la storia della pittura moderna e sono entrati nella prestigiosa collezione Thannhauser, donata nel ‘63 alla The Solomon R.Guggenheim Foundation di New York.

Sopra, Henri Rousseau, I giocatori di football, 1908. A sinistra, Edgar Degas, Danza spagnola, ca. 1896–1911


Chi visita a New York il Museo, collocato nel prestigioso edificio di Frank Lloyd Wright, può ammirare anche questa collezione iniziata in Germania e proseguita in altre città europee, poi confluita e donata al museo di New York. Ma questa volta il Guggenheim è venuto tra noi, a confermare preziosi legami con il nostro territorio. Pensiamo a quelli già esistenti con Villa Panza di Varese, che è parte del circuito Guggenheim. Come Giuseppe Panza anche Justin credeva nell’arte quale linfa e sorgente di vita. Conosceva e proteggeva gli artisti ed ebbe sicuramente un ruolo fondamentale nella storia dell’arte del Novecento. Morti prematuramente i due figli, poi anche la moglie, lasciò i frutti di una vita al Museo americano, con questa motivazione: “Dopo aver vissuto per 500 anni in Germania la mia famiglia è ora estinta. Per questo desidero donare la mia collezione”. Vale sottolineare come la visita a questa eccezionale collezione significhi proprio capire il senso dell’amore per l’arte, messaggio universalmente accomunante, e vero e proprio viatico di fronte al dolore della vita. L’arte è affratellamento e messaggio di speranza. Questo il vero lascito morale di Justin e della sua famiglia, che Milano a sua volta riceve e trasmette. Al di là di queste fondamentali considerazioni, la rassegna di Palazzo Reale offre leggerezza e felicità e la possibilità di camminare tra opere di grande freschezza come “Donna con pappagallino” (1871) e “Natura morta” (1885) di Renoir e di avvicinare quattro dipinti di Braque, a sua volta amico e sodale di Picasso, si veda “Chitarra, bicchiere e piatto di frutta su un buffet” (1919). Sei opere di Cézanne ricordano i colori della Provenza e della montagna Saint–Victoire cara all’artista, come “Bibemus” (1894-95). Tre splendide sculture bronzee di Degas, su soggetti femminili, affiancano l’opera di Maillol “Donna con Granchio” (1900). Molto amava il collezionista Justin l’opera di Edouard Manet: “Davanti allo specchio” (1876) è il ritratto di una cortigiana, amante dell’erede al trono olandese, vista di spalle allo specchio. L’artista consegna agli sguardi di chi osserva una visione misteriosa, fatta di una pittura diafana, evanescente. “Donna col vestito a righe” (1877) ha invece comportato nel 2018 un restauro e il recupero della pittura dell’artista, con il disvelamento di uno splendido tessuto blu-

RUBRICHE

viola. Tre le opere di Van Gogh non manca Le viaduc, di chiara ispirazione impressionista francese, accanto a “Paesaggio innevato” e “Montagne a Saint-Remy”. Straordinaria infine la parte dedicata a Picasso, grande amico del collezionista: sono 13 capolavori dell’artista spagnolo, di cui uno già del Guggenheim, “Paesaggio di Céret” (1911) e dodici della collezione Thannhauser. Tra le curiosità picassiane è in mostra l’opera “L’aragosta e il gatto”, preziosa perché dono di nozze dell’artista a Justin, come da affettuosa dedica del pittore. Accanto alla collezione Thannhauser, la fondazione americana ha aggiunto di suoi fondamentali lavori. Citiamo, tra gli altri, di Henri Rousseau “Gli artiglieri” e “I giocatori di Football” (1908), quest’ultimo appartenuto già a Justin ma poi venduto. Di Robert Delaunay, “La città” (1911). Che comparve nella prima mostra del Cavaliere azzurro organizzata a Monaco da Thannhauser. E ancora “Montagna blu” (1908-1909) di Kandinsky, artista prediletto da Guggenheim, e “Letto di fiori” (1913) di Paul Klee. “Nudo, paesaggio soleggiato” (1909-1912) è infine frutto della gioiosa arte di Henri Matisse.

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Qui sopra, Édouard Manet, Davanti allo specchio (particolare), 1876. In alto, Pablo Picasso, Le Moulin de la Galette, ca. 1900

LA COLLEZIONE THANNHAUSER DA VAN GOGH A PICASSO Palazzo Reale - Milano Dal 17 ottobre 2019 al 1° marzo 2020 Tel. 02 2897755 www.palazzorealemilano.it www.mostraguggenheimmilano.it lunedì: 14.30-19.30 martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30 giovedì e sabato: 9.30-22.30 63


M O S T R E

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A P P U N T A M E N T I

RUBRICHE

MERCATINI E APPUNTAMENTI DI NATALE 2019 Durante il periodo natalizio sono numerosi gli appuntamenti con i mercatini di Natale nella provincia di Varese.

Il 15 dicembre 2019 torna, come ogni anno, “Natale in piazza Montale”, con bancarelle e intrattenimenti per grandi e piccoli. Si possono trovare oltre 60 hobbisti con le loro creazioni uniche e fatte a mano, il tunnel degli elfi con le letterine e foto con Babbo Natale, caldarroste, vin brulè, panettone, battesimo della sella e molte altre iniziative.

QUANDO: 15 dicembre DOVE: Piazza Eugenio Montale - Gorla Minore (VA) Orari: dalle 9:00 alle 18:00 Il progetto “Varese Xmas Village”, il Natale per le vie del Centro di Varese, è realizzato da La Stube di Luca Tonidandel con il supporto di AIME. Dal 30 novembre 2019 al 6 gennaio 2020, le vie e le piazze del centro di Varese si trasformeranno in uno straordinario villaggio di Babbo Natale. Le casette di legno alpine allestite e decorate con pini e luci, le luminarie che coloreranno la città, giochi per bambini, i mercatini, la pista di pattinaggio e la corsa in bicicletta di Babbo Natale, faranno vivere ai varesini un Natale senza precedenti.

QUANDO: Dal 30 novembre al 6 gennaio 2020 DOVE: Piazza San Giuseppe, Piazza Giovine Italia, via Donizetti- Varese Orari: dalle 10:00 alle 20:00

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M O S T R E

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A P P U N T A M E N T I RUBRICHE

a cura di Maria Postiglione

Fino al 29 dicembre, ogni weekend il Museo del Volo ospita il “Reame dei Ghiacci” con truccabimbi, laboratori e la casetta per consegnare le letterina a Babbo Natale. Ogni sabato andrà in scena lo spettacolo “Pupazzi da legare” e la domenica lo spettacolo “La magia dei Ghiacci”.

QUANDO: Fino al 29 dicembre DOVE: Volandia - Somma Lombardo Via per Tornavento, rnavento, 15 - Somma Lombardo (VA) Orarioo apertura: dalle 10:30 alle 17:30. Orario spettacoli: 10:30/14:30/16:30 10:30/14

Befana del Fondista 2020 Nella notte dell’Epifania, a Brinzio, la Befana arriva sugli sci a portare doni ai bambini! Il tutto col consueto contorno di vin brulé e dolci per tutti… e il grande falò a conclusione di tutto! Appuntamento al Parco comunale, dietro al Municipio, anche in caso di maltempo.

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CARTA, FORBICE, SASSO

RUBRICHE

È Valeria Vaccaro, una giovane artista del marmo, la protagonista della mostra da PUNTO SULL’ARTE. Un lavoro elegante e dalla realizzazione impeccabile in cui il materiale della scultura per eccellenza diventa simbolo della società liquida che ci contraddistingue. La scultura infatti qui rinnega per certi versi se stessa, ripensando il materiale nobile per oggetti che di nobile non hanno nulla: dal pallet alla cassa da imballaggio, dal foglio di carta alla classica busta da ufficio destinata a essere lacerata e poi gettata.

QUANDO: Fino al 21 dicembre DOVE: PUNTO SULL’ARTE - Varese Viale Sant’Antonio 59/61 - Varese Orari: Da martedì a sabato 10:00-13:00, 15:00-19:00. Domenica: 15:00-19:00 Per informazioni: 0332 320990 - info@puntosullarte.it

FRANCESCO MESSINA AL MUSEO BODINI 20 ANNI DOPO Oggi una selezione di sculture in bronzo ricorda nuovamente l’importanza dello scultore e del rapporto che ha avuto con lo stesso Bodini. All’esposizione di opere di Francesco Messina, si affianca la volontà di ripercorre questi vent’anni di attività del Museo Bodini, attraverso un’ampia ricerca fotografica: dalle immagini della cascina rurale e dei lavori di ristrutturazione sino all’inaugurazione e alle successive esposizioni ed eventi.

QUANDO: Fino al 19 gennaio 2020 DOVE: Museo Civico Floriano Bodini - Gemonio Via Marsala, 11 – Gemonio (VA) Orari: sabato e domenica 10:30-12:30, 15:00-18:00 - Per informazioni: info@museobodini.it

ELENA MAZZI BECOMING WITH AND UNBECOMING WITH La poetica di Elena Mazzi indaga il rapporto tra l’uomo e l’ambiente ad esso circostante, il contesto nel quale vive e con il quale si confronta ogni giorno: una tipologia di analisi che spesso si lega ad uno sguardo e ad un approccio di tipo antropologico, ovvero di esperienza diretta di uno specifico territorio, per analizzare un’identità al contempo personale e collettiva. Le tre opere che compongono l’installazione sono il risultato dell’esperienza di ricerca condotta dall’artista in Islanda e dalla sua concentrazione su tre elementi principali: l’esplorazione dell’isola, il recupero di vertebre di cetacei, la riabilitazione del proprio corpo nelle piscine islandesi.

QUANDO: Fino al 19 gennaio 2020 DOVE: Museo MA*GA - Gallarate Via E. De Magri 1 - Gallarate VA Orari: da martedì a venerdì 10:00-13:00, 14:30-18:30; sabato e domenica 11:00-19:00. Ingresso a pagamento. Per informazioni: 0331 706011 - info@museomaga.it

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▶ SPORT RUBRICHE

Biliardo, che passione Da gioco da bar a disciplina olimpica, con tanto di campioni plurimedagliati: tutto quello che c’è da sapere sullo sport del tappeto verde e delle biglie varesino e dei suoi atleti, come il gallaratese Paolo Marcolin e il bustocco Giampiero Rosanna buon seguito. I numeri parlano di circa 650 affiliati alla Federazione

Andrea Della Bella Italiana Biliardo Sportivo e di 18 centri dedicati. Tra questi vi sono

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ggi ci sono sale appositamente dedicate. Ma fino a pochi anni fa, quasi in ogni bar e in tutti gli oratori, c’era almeno un biliardo. Tavoli che oggi hanno lasciato il posto a intrattenimenti più moderni. E così, il movimento ha perso quelle cantere popolari dalle quali sono usciti fior fiore di giocatori. Eppure, il gioco del biliardo, anche se attualmente “ruba” meno visibilità rispetto al passato, anche in provincia di Varese, continua ad avere un

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anche lo storico Cbs Lidia di Busto Arsizio, dove biliardisticamente è nato e cresciuto il campione Giampiero Rosanna e che con 52 anni di storia è il più longevo e il Cbs Massè di Sesto Calende, nato 26 anni fa e gestito da Paolo Marcolin, che recentemente ha conquistato terzo posto e una medaglia di bronzo al Mondiale. È proprio Marcolin, oggi punta di diamante del biliardo nella nostra provincia, a spiegare come il mondo del tappeto verde sia cambiato: “Ho iniziato a giocare circa trent’anni fa al Cbs San Marco, un circolo di


RUBRICHE Gallarate nella frazione Cedrate – racconta – ma oggi molti di quelli che un tempo erano considerati i templi di questo sport, non esistono più”. Anche se si continua a giocare con biglie e birilli. E a vincere. Marcolin, infatti, può anche contare 2 Campionati Italiani (Juniores nel 1994 e Master nel 2017), 2 vittorie al Campionato Italiano Aics di Vicenza (2005 e 2015), gara considerata un must e un terzo posto al Campionato Europeo a squadre nel 2007. Il campione, gallaratese di nascita ma sestese d’adozione, capisce ben presto che la sua passione non è il calcio, ma il biliardo. E fin da giovanissimo segue le orme del padre Giancarlo, giocatore ancora in attività, “perché per praticare questo sport non c’è un’età per iniziare e nemmeno una per smettere”.

Paolo Marcolin

Autodidatta, Marcolin impara giocando, ma soprattutto osservando i più grandi. Ed è lì, nei bar dove c’è un circolo di biliardo, che “ruba” mestiere e segreti della stecca. Guardare però non basta: “Questa disciplina richiede molto allenamento – racconta – i colpi vanno provati e riprovati all’infinito”. Senza la costanza, il gioco resta un gioco. Non per Marcolin, che ha la fortuna di coniugare lavoro e passione. La gestione del Cbs Massè gli dà l’opportunità di potersi allenare a lungo. Ma la differenza la fa la testa. “Un giocatore di biliardo ad alti livelli deve seguire una vita da atleta – spiega –. È importante allenare la mente, perché in gara bisogna riuscire a mantenere una concentrazione altissima, ma anche il fisico con una sana alimentazione, perché le competizioni possono essere molto lunghe e non è improbabile andare in crisi, 69


RUBRICHE

nell’intero panorama nazionale”, conclude Marcolin.

Paolo Marcolin, oggi punta di diamante del biliardo in provincia di Varese: “Questa disciplina richiede molto allenamento i colpi vanno provati e riprovati all’infinito” proprio come i ciclisti quando restano senza energie”. Ma più delle difficoltà, che la Federazione sta cercando di superare organizzando anche lezioni nelle scuole, resta il fascino del tappeto verde e delle biglie che, sotto l’abile mano dei campioni, sembrano quasi telecomandate e prendono giri, per i profani, difficili anche solo da immaginare. E se Marcolin è il giocatore più importante in questo momento, in provincia di Varese non mancano certo i giocatori di alto livello come Fabrizio Ferrario del Lidia e Stefano Della Torre dello Chalè Ternate, che hanno vinto i Campionati italiani o, tra le donne, Nicoletta Ferrario (sorella di Fabrizio), Cristina Giannelli e Barbara Colombo. Un tris che vanta nei rispettivi palmarès alcuni titoli di categoria. “Questo dimostra che la nostra provincia resta una delle realtà più floride e capace di far crescere ottimi giocatori

Giampiero Rosanna, il miglior attacco è la difesa Ancora oggi quando si parla di biliardo il primo pensiero va a Giampiero Rosanna. Vero monumento vivente del “mondo della stecca”. Rosanna, bustocco di nascita, inizia a giocare a biliardo nel 1959. Ma come nasce la passione, è lui stesso a raccontarlo in molte interviste, nelle quali spiega che tra una partita di pallone e l’altra all’oratorio, fin da giovanissimo si concedeva una partita a biliardo con gli amici. Stecca, birilli e biglie iniziano a diventare una cosa seria nei primi anni ‘60, quando disputa i suoi primi campionati italiani. Nella sua lunga carriera, che l’ha portato a gareggiare anche per la Svizzera, ha partecipato a una decina di Campionati del Mondo, vincendone 2: uno nel 1985 in Argentina contro Miguel Borrelli e uno nel 1992 sempre nella specialità denominata “Italiana 5 birilli”. Nel suo palmarès figurano anche 3 partecipazioni al Swiss Open, dove per ben 3 volte si è piazzato al secondo posto. Rosanna, battezzato nell’ambiente “braccio corto”, ha tradotto sul tappeto verde la sua filosofia tattica: ovvero il miglior attacco è la difesa. Niente colpi per il pubblico durante le gare, ma grande attenzione nel nascondere la biglia all’avversario. Strategia che l’ha portato in cima alle competizioni mondiali facendolo diventare una vera e propria leggenda vivente.

Il biliardo e la settima arte “E adesso rinterzo ad effetto con birillo centrale. Calcio a cinque sponde e undici punti. Colpo partita: triplo filotto reale ritornato con pallino”. Sono diventate un aforisma le frasi con cui il ragionier Ugo Fantozzi annuncia i colpi vincenti nella sfida a biliardo con il mega direttore Catellani. E la partita in cui il ragioniere più sottomesso della storia ribalta la tragica situazione in gara è anche l’emblema della “classe operaia” che va in paradiso, oltre al fatto che volontà, applicazione e sacrifici (Fantozzi prende lezioni di biliardo nel cuore della notte) anche nel biliardo sono fondamentali. Sempre tra le commedie italiane c’è un’altra scena in cui stecca e birilli sono passati alla storia. È quella girata nel bar del Necchi in “Amici miei”, dove i protagonisti si ritrovano attorno al biliardo nella sala ricavata sul retro del bar trattoria gestito dall’amico e dalla moglie. Ma l’icona cinematografica del giocatore di biliardo è certamente Paul Newman ne “Lo Spaccone”. Il film, uscito nel 1961, rimane in assoluto un capolavoro. Newman interpreta il ruolo del protagonista Eddie Felson, abilissimo giocatore di biliardo, meglio conosciuto nel suo ambiente come “lo Svelto”. Il film ha anche un seguito, “Il colore dei soldi”, in cui accanto a Paul Newman recita un giovane Tom Cruise.

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▶ DI MODA RUBRICHE

Re Salmone e la lasagna Consigli per i regali di Natale e per quando conviene comprarli ne prima di natale. Per le bambole (Barbie escluse, quello è un mon-

Silvia Giovannini do a sé) meglio aspettare una settimana. Per gli pneumatici estivi

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ari lettori, siete tra quelli che canticchiano già la canzone di Radio Deejay ancor prima che esca (ma sì quella dell’anno scorso era sicuramente meglio…) oppure dei piccoli Scrooge e niente potrà convincervi del fatto che l’aver cominciato ad addobbare le città ad ottobre non sia tra le cause del vostro mal di testa ricorrente? Lungi da noi mettere in discussione il vostro spirito natalizio ma, almeno per la scelta dei regali, ecco come da tradizione, qualche suggerimento per gli acquisti. Con un’attenzione particolare per i risparmiatori. Ogni anno qualche studio di previsione d’acquisto mette in luce i comportamenti del consumatore medio, svelando qualche imprevedibile curiosità e offrendo alcuni spunti di riflessione. Ricordate quell’analisi “quest’anno solo regali tecnologici!” che vi torna in mente quando scartate l’ennesima confezione di dopobarba? Una cosa così. Allora per il 2019 ecco un’interessante indagine di Idealo.it che, sulla base delle ricerche online sul proprio portale nel natale 2018, suggerisce quanto risparmiare comprando in una data piuttosto che in un’altra. Una vera e propria statistica che racconta, per esempio, che se pensate di regalare dei Lego, li pagherete il 33% in meno due settima-

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(sì sono nella lista; no non è un buon regalo per la vostra fidanzata se ci state pensando) tre settimane prima potete risparmiare quasi il 17%. Idealo ha rilevato tre grandi picchi di interesse online: il 2-3, 9-11 e 16-17 dicembre. A partire da questa data, le ricerche crollano drasticamente, a dimostrazione del fatto che il 17 è tra le ultime date utili per ricevere tutto in tempo se puntate sull’e-shopping. Se arrivate a quel punto, staccate PC e smartphone, copritevi bene e affollate i negozi del centro, che apprezzeranno. Ma qual è la settimana più conveniente? Nel 2018 è stata quella tra il 10 e il 16 dicembre. Quale il prodotto più gettonato? Basandosi sul fatto che i prodotti ricercati nel mese di novembre sono spesso quelli più desiderati in vista di Natale, i dati Idealo mettono sul podio italiano: Dr Martens da donna, un evergreen da medaglia d’oro e due tecnologici al secondo e terzo posto: Fifa 20 e le Aipods 2 di Apple. In Germania, Francia ed Austria al primo posto dei prodotti più desiderati in questo periodo ci sarebbe la Nintendo Switch. Nel Regno Unito, dove evidentemente fa più freddo o si ha meno tempo per giocare, una giacca North Face. In Spagna, ma non lo commentiamo, il vibratore Satisfyer Pro 2. Ma veniamo a noi. I consigli delle aziende varesine quest’anno per lo più solleticano il palato, anche con le bollicine. Il suggerimento a tema del brand Porrini & Bottazzi, che lega due realtà diverse, ma accomunate da una ricerca per il prodotto esclusivo, è duplice. Un cesto di prodotti gourmet, ideale per chi apprezza il dono gastronomico o, per chi avendo già tutto, dà valore alla ricercatezza e ai gusti inediti: dai panettoni artigianali triplo cioccolato, alle olive farcite con crema all’arancia fino a salumi sfiziosi. Per gli amanti del buon bere, invece, il consiglio è un Dumenil Blanc de Blancs. Un nome che in-


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trigherà gli appassionati, una delle chicche, tra Champagne e non solo, presenti nella storica Enoteca Bottazzi dal 1957 a Besozzo in via Roncari, 30. Ottimo per un brindisi ben augurale e particolarmente indicato per aperitivi o piatti a base di pesce. Per restare in tema ittico, Agroittica suggerisce un regalo gustoso. Immancabile protagonista delle tavole delle feste re salmone diventa anche perfetto come cadeaux. Al punto vendita Fjord (via per Cassano Magnago, 120 Busto Arsizio) troverete confezioni regalo con i migliori filetti di salmone norvegese salati a mano e finemente affumicati, da gustare in purezza o con crostini leggermente croccanti. Per veri intenditori la confezione con Norvegese in fettine, Champagne Laurent Perrier e Vodka originale russa in cofanetto in legno. Per chi desidera un regalo diverso, alla proposta wine & food di Bottazzi, Porrini Moda e Casa suggerisce la linea di diffusori e candele Noblesse di Culti Milano. Perfetto mix tra complemento d’arredo e funzionalità, suggeriscono un nuovo modo di pensare e “scaldare” l’inverno e sono un pensiero elegante sia per chi ama la casa che per chi ama la ricercatezza made in Italy. Li trovate nello store di Besozzo in via 25 Aprile. Sempre per gli amanti del made in Italy e made in Varese, il marchio I Sapori di Varese suggerisce confezioni, perfette anche come regali aziendali, con un “bouquet” di aromi e prodotti delle aziende del territorio (www.isaporidivarese.it) Accanto a re e regine della tavola, l’imperatore assoluto dei regali secondo le aziende varesine è l’ultimo nato di casa Rolex. A Baselworld 2019, il celebre marchio ha presentato la nuova generazione del suo Oyster Perpetual Day-Date 36, declinata in oro giallo, bianco o everose 18 ct. con quadranti inediti e, per alcune versioni, lunette con diamanti. Tra le nuove proposte, due in particolare spiccano inaugurando un originale design del quadrante con un degradé concentrico: la prima, in oro giallo 18 ct., adotta un quadrante verde ombré; la seconda, in oro everose 18 ct., un quadrante marrone ombré. Entrambe sono impreziosite da diamanti che fungono da indici; quelli a ore 6 e a ore 9, come vuole la configurazione della gamma Day-Date, sono taglio baguette. I Rolex Day-Date della nuova collezione sono tutti dotati del calibro 3255, all’avanguardia della tecnologia orologiera. Come ogni Rolex, i Day-Date 36 vantano la certificazione di Cronometro Superlativo che garantisce prestazioni al polso fuori dal comune. 73


RUBRICHE

re al posto della tradizionale regalistica natalizia per dipendenti, collaboratori, clienti. Quali i vantaggi? Gift si può usare nelle Agenzie LeMarmotte anche via mail o tramite assistenza telefonica. Può essere correlato ad un importo in denaro spendibile su qualunque servizio oppure un’esperienza scelta a priori dall’azienda (gita, crociera, weekend, soggiorno) e ha un trattamento fiscale tipico della regalistica. Inoltre, ha una scadenza estesa e, non ultimo, è cedibile.

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Questi gioiellini della tecnica si possono ammirare alla Gioielleria Nicora di via Manzoni, 14 a Varese. Restando in tema “tempo di qualità” perché, invece, non regalare un viaggio? LeMarmotte, agenzia presente a Varese (via Crispi), Busto Arsizio (V.le Rimembranze) e Biella (Corso Risorgimento) propone un’idea innovativa rispetto al tradizionale cofanetto, dedicata anche alle imprese. Si tratta di Gift, un buono viaggio che l’azienda può utilizza-

La ricetta di Natale di Anna Non di soli crostini, vive il salmone. Anna Prandoni, firma eccellente del settore enogastronomia, ci regala per la tavola natalizia una ricetta su misura. Trovate questo piatto e molti altri consigli per il menù delle feste su www.unaricettalgiorno.it/ anche in podcast.

LASAGNE CON SALMONE, ROBIOLA E PEPE ROSA Ingredienti e dosi per 8 persone: 400 g di pasta fresca per lasagne* 500 g di salmone affumicato 500 g di robiola 50 g di grana 50 g di pangrattato 50 g di burro 25 g di maggiorana 1/2 litro di latte sale pepe rosa

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Procedimento: Lavare, sfogliare e tritare la maggiorana. Ammorbidire la robiola con il latte e unire la maggiorana. Imburrare una pirofila da forno. Disporre uno strato di lasagne e alternare con robiola e salmone. Proseguire fino ad esaurire gli ingredienti. Distribuire sulla superficie il grana, il pangrattato, qualche fogliolina di maggiorana e il pepe rosa. Infornare a 200°C per 25 minuti. Servire. *Se usate la pasta fresca sbollentatela in acqua pochi minuti prima di formare le lasagne. Se usate le lasagne già pronte scegliete quelle fresche, che rendono meglio in cottura.


▶ MOTORI RUBRICHE

Nuovo Kia Sportage: da oggi anche GPL Personalità e stile la fanno da padroni nel nuovo modello del SUV tra i più amati in Europa, vero e proprio inno alla sportività e allo stile dinamico

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on l’arrivo della versione a GPL Kia Sportage arricchisce ulteriormente la gamma di motorizzazioni per soddisfare le esigenze di una fascia sempre più allargata di consumatori. Affiancando le già note unità propulsive eco friendly diesel 1.6 e 2.0 CRDi mild hybrid, Nuovo Kia Sportage propone un’innovativa soluzione di alimentazione bi-fuel. Frutto della collaborazione con BRC-MTM e la società olandese PRINS AutoGasSystem, Nuovo Kia Sportage ECO-GPL è equipaggiato con un impianto a doppia alimentazione sul pluricollaudato motore 1.6 GDi Euro6d-Temp EVAP, che nella variante bi-fuel eroga 127 CV e garantisce un’autonomia di circa 1200 chilometri (sommando la capacità di entrambi i serbatoi) con emissioni di 151 g/Km di anidride carbonica nel ciclo combinato NEDC. Ma non è tutto: nell’ottica di mantenere la proverbiale affidabilità Kia, testimoniata da 7 anni di garanzia, Sportage ECO-GPL è dotata di tecnologia “Valve Care” che, grazie all’immissione di uno speciale additivo stivato in un apposito serbatoio, protegge le valvole dall’u-

sura nel corso del tempo. “Questa grande novità nella gamma Sportage rappresenterà un indubbio vantaggio competitivo sia per l’ancora forte domanda delle motorizzazioni GPL, specialmente tra i clienti privati, che rappresenta più del 7% del mercato, che per l’assenza di veri concorrenti di Sportage con alimentazione bi fuel – spiega l’amministratore delegato di Kia Motors Company Italy, Giuseppe Bitti –. Sportage ECO GPL entra appieno nella strategia di Kia, dove uno dei principali asset è anche quello di essere presenti con una gamma ECO-GPL completa, rispondendo alla crescente necessità di alimentazioni alternative derivanti dalle sempre più stringenti restrizioni al traffico, in particolare nelle grandi città”. Per maggiori informazioni: Sede Kia Busto Arsizio, Corso Sempione, 186 - 21052 Busto Arsizio (VA), 0331 1850300, martignoniauto@ martignonisrl.it; Sede di Vergiate, Via G. di Vittorio 88 - 21029 Vergiate (VA), 0331 964855.

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IN LIBRERIA

Dalla terra alla Luna “Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto”. (William Shakespeare)

Cercando mondi migliori, guardando alla Luna: libri per sognare Silvia Giovannini Silvia Sereni UN MONDO MIGLIORE Bompiani Editore, 2019 Presentato di recente a Palazzo Verbania, il volume è stato occasione per una

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mostra delle tavole di Giovanna, sorella dell’autrice. Bocca di Magra, luogo di villeggiatura di Vittorio Sereni, fu meta di scrittori, poeti, funzionari editoriali che hanno segnato il panorama del ‘900. È qui che Silvia, la figlia, sceglie di evocarli, con ricordi che restituiscono i personaggi in una luce viva e personale. Da Fruttero e Lucentini a Oreste del Buono, da Isella a Pontiggia, da Gillo Dorfles con la moglie Lalla a Giovanni Raboni. Attraverso le pagine emergono volti di persone in cerca di bellezza, in cammino verso un mondo migliore. Legate al libro i lavori di Giovanna, artista e illustratrice, che indagano l’indole di autori che hanno segnato un lungo capitolo della nostra storia. La mostra è stata arricchita da documenti dell’Archivio Sereni di Palazzo Verbania, che riscoprono le storie di amicizia fra il poeta e autori come Bertolucci, Lalla Romano, Bandini, Rognoni ed Elio Vittorini, immagine guida della mostra.

Gianfranco Galante IL PENSIERO SOFFIA ANCORA Ass. Cult. TraccePerLaMeta, 2019 Il pensiero soffia ancora. Con un fascino che sprona. Nuovo lavoro per “il Gianpi” come conosciuto a Varese per il suo mestiere tra carta e libri. “Un’indubbia vocazione poetica è quella che l’autore mostra in questa silloge dopo avere già al proprio attivo la pubblicazione di altre fortunate raccolte”, scrive Ilaria Celestini nella prefazione. “Qui l’autore esprime il meglio di sé, narrando un percorso di vita ricco di emozioni e ricordi che sa rappresentare in tono vibrante con capacità ritmica e proprietà lessicale. Questa silloge è un inno d’amore, un omaggio all’amata, e, insieme, una celebrazione della vita, nei suoi aspetti più belli, nello scandirsi dei giorni, nella contemplazione dei ricordi, nel desiderio struggente e totale di vivere ancora, insieme, giorni sempre nuovi, nuove esperienze, nuovi orizzonti, portando sulla terra frammenti dolci e autentici di cielo, teneri e intensi barlumi d’infinito, palpiti di meraviglia e gratitudine per tutta la strada percorsa insieme e per tutta quella che verrà”.


“Come civilizzare il mercato”. Un testo ricco di spunti e riflessioni non solo di tipo economico: una lettura che stimola la coscienza personale e collettiva. Il noto economista, docente universitario e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, traccia un quadro senza sconti di quella che dovrebbe essere la responsabilità oggi. Un viaggio che parte dalle disuguaglianze e disparità di genere, passa dalla disoccupazione e dalla povertà e arriva a temi attualissimi (big data e social network, industria 4.0 e intelligenza artificiale), lasciando trapelare, nonostante molti chiaroscuri, un grande senso di fiducia nell’uomo economico. “Essere responsabili”, ha sostenuto il professore recentemente a Varese, ospite di Gulliver e Università dell’Insubria “non è solo non fare il male ma è agire per il bene e, nel mercato, adottare comportamenti che affermino la responsabilità come prendersi cura”.

AA.VV. FLORA, FAUNA E ALTRE VITE Corraini Edizioni, 2019 Un lavoro per raccontare il patrimonio naturalistico delle Prealpi varesine. Un’opera nata grazie alla collaborazione tra diverse realtà nell’ambito del progetto Corridoi Insubrici: coordinatore il Parco del Campo dei Fiori, con un partenariato composto da Provincia, Comune di Varese, Comunità Montana Valli del Verbano, Università dell’Insubria, Lipu, Oikos, Legambiente, con il sostegno della Fondazione Cariplo. Obiettivo raccontare i più preziosi luoghi nel territorio, muovendo dalla consapevolezza che solo un’accurata conoscenza di specie e habitat possa portare ad una loro effettiva protezione. Nel volume sono presenti schede informative a cura del naturalista Federico Pienezza, per spiegare le caratteristiche delle varie specie e per sapere quando e dove osservarle; inoltre, i disegni realizzati dall’illustratore Giacomo Bagnara. A fare da guida il racconto dello scrittore Davide Longo, che connette la relazione tra uomo e natura attraverso l’affascinante storia di Ettore e Agata.

Luca Missoni MOON ATLAS Damiani Ed, 2019 Un cognome che evoca colore ed eleganza e un volume che rispecchia pienamente la sensazione. Passione per la fotografia e per il corpo celeste accompagnano l’autore fin da piccolo e lo spingono a fotografare, così si legge nella presentazione, “in modo rigoroso, quasi scientifico, la sempre mutevole apparenza della Luna, perseguendo negli anni un proprio progetto artistico che si realizza nella pubblicazione di un Atlante Lunare”. Il libro con la prefazione di Maurizio Bortolotti è introdotto da una conversazione con l’artista e presenta un estratto dal celebre trattato di astronomia di Galileo Galilei. Moon Atlas comprende due sezioni principali: nella prima la Luna è illustrata con più di 40 scatti in una dettagliata sequenza di fasi; nella seconda sono raccolte invece le inedite sperimentazioni cromatiche apportate da Missoni alle sue foto. Pubblicato in occasione del 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna.

IN LIBRERIA

Stefano Zamagni RESPONSABILI Il Mulino, 2019

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DAL WEB

Cerco l’estate tutto l’anno

Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network

solo su

varesefocus.it

univa.va.it

Con Gnodi è già estate

Gli interventi Finlombarda nelle imprese

In questi giorni di rigido inverno, avete mai nostalgia dell’estate? Sabbia, ombrelloni e bagni al mare hanno ceduto da un pezzo il posto a divano, coperte in pile e cioccolata calda. Eppure, c’è chi, nonostante l’aria fredda prealpina, lavora nell’ottica della prossima estate. Forse non tutti sanno che le #ImpresediVarese pensano e realizzano anche gli stabilimenti balneari. È il caso di Mobile System, divisione specializzata del Gruppo Gnodi di Somma Lombardo che progetta e costruisce moduli made in Varese per gli stabilimenti più innovativi.

Sono molteplici gli strumenti agevolativi messi a disposizione delle imprese da parte di Finlombarda, società finanziaria di Regione Lombardia. Da misure pensate per supportare la liquidità, ai finanziamenti per ricerca e sviluppo, all’internazionalizzazione. I dettagli sono stati illustrati in un convegno ad hoc. A partire dalle novità di Credito Adesso, che ha messo a disposizione 100 milioni di euro extra in dote ai finanziamenti e che prevede un’unica modalità di accesso semplificata per tutte le imprese beneficiarie. Le domande di partecipazione si possono presentare solo su www.bandi. servizirl.it, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Appuntamento il 27 e 28 febbraio con Connext, l’incontro nazionale di partenariato industriale di Confindustria. Aperte le iscrizioni.

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solo su

È stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad inaugurare la decima edizione del Pmi Day nazionale. La Rai ha dedicato uno speciale a Varese. Spazio anche alla storia di Mattia, pilota di aerei con disabilità e al progetto ServoFly, realizzato da AIDRO Hydraulics.


#ImpresediVarese

Una selezione di scatti varesini su Instagram. L’account dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese è @generazionedindustria

DAL WEB

Dalle

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L’impresa di raccontare

UN NUOVO MODO DI COMUNICARE.

www.univa.va.it www.varesefocus.it varesefocus

Qualsiasi sia il tuo strumento UNIVA e Varesefocus sono sempre con te. Nuovi contenuti, nuova forma, nuovi mezzi di comunicazione. Varesefocus da oggi è molto più multimediale, con la presenza di articoli, fotografie e video per dare vita a un’informazione diversa. Vogliamo raccontare storie di imprese, fenomeni dell’economia e del territorio che ci circonda. Anche il sito dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese è più ricco, pronto per accompagnare le imprese verso i nuovi scenari dell’industria 4.0.

generazionedindustria

@univa_stampa


Graphic By Colybrino

QUANDO GUARDIAMO

nel

aggiungiamo la in

Intelligenza IInn t e l l i g e n z a Artificiale A r t iiff iicc i a l e

Tecnologia all'avanguardia per i nostri Pazienti Il CENTRO MEDICO SME - Diagnostica per Immagini si è dotato di una tecnologia avanzata di INTELLIGENZA ARTIFICIALE che consente maggiore precisione nella diagnosi del

MORBO DI ALZHEIMER. Grazie all’analisi quantitativa computerizzata delle immagini di RISONANZA MAGNETICA, calcola automaticamente i volumi delle diverse aree anatomiche cerebrali, consentendo una DIAGNOSI PRECOCE di malattia. Il MONITORAGGIO dei volumi cerebrali è in grado di PREDIRE la PROGRESSIONE della malattia di ogni singolo PAZIENTE, assistendo i Medici nelle loro decisioni. CENTRO MEDICO SME Diagnostica per Immagini Direttore Sanitario Dr. Alfredo Goddi

Via L. Pirandello 31 - 21100 Varese www.sme-diagnosticaperimmagini.it

in collaborazione con

0332 224758

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